HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di
|
DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
|
top ARTICOLI DEL 18-2-2008
#TOP
"Pier,
non sei un piccolo Berlusconi"
( da "Stampa,
La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: operazione i cattolici avranno nuovamente un partito che
li esprime in politica... "Dobbiamo avere come preciso riferimento i
valori cristiani, ma essere laici. Nessun partito romano, nessuna proiezione di una parte
della gerarchia vaticana. Mica vogliamo far concorrenza a Ferrara, iniziativa
totalmente sbagliata sul piano politico.
Termovalorizzare
Udc e Udeur Finalmente, al grido di non siamo in vendit
( da "Stampa,
La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La campagna
contro i laici Se consideriamo la continua, insistente e prepotente campagna
anti-laica, contro le leggi dello Stato italiano e contro tutto quello che non
è conforme alla dottrina della Chiesa cattolica apostolica romana, a quando un
editto della Cei, diretto a sindaci e assessori comunali cattolici, affinché si
rifiutino di celebrare matrimoni civili,
Se
il porcellum è peggio della legge acerbo - mario
pirani ( da "Repubblica, La"
del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
l'alleanza
tra il grande partito cattolico e i partiti minori di democrazia laica e
liberale. Verso la fine del 1952, dopo varie elezioni amministrative, cominciò
a manifestarsi un deterioramento elettorale di questa alleanza. La Dc perdeva a
destra, mentre aumentava il peso delle sinistre (Pci e Psi).
Pd,
arriva la carica dei cattolici - giovanna casadio
( da "Repubblica,
La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: un terreno di scontro tra laici e cattolici da cavalcare
in campagna elettorale, è una cosa che tutti dobbiamo sfuggire". Condivide pure la Binetti,
esprimendo un desiderio: "Vorrei non sentire più nessuno dire che i
cattolici non possono stare a sinistra. Anche se sui
Radicali ho già detto tutto il mio dissenso, sono contagiata da un certo
ottimismo:
Il
partito cattolico? In Italia non serve
( da "Corriere
della Sera" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
tredici anni
dimostra come proprio Forza Italia ha saputo garantire ai cattolici ampia
rappresentanza nelle compagini di governo e risposte efficaci. Forse mai come
in Lombardia politici ispirati dalla dottrina sociale cristiana in dialogo con
esponenti del mondo laico e riformista hanno contribuito a trasformare,
modernizzare e umanizzare le più importanti strutture della società,
Equilibri
la rivoluzione continua ad avanzare ma ha i suoi problemi
( da "Riformista,
Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: o meglio il centro di ispirazione cattolico-moderata: e
qui conterà non molto, ma moltissimo, come si atteggerà una Chiesa che sin qui
è parsa, almeno ai nostri occhi di laici, assai determinata sui principi, sì,
ma pure parecchio incerta sulle scelte da fare. Non sappiamo se Casini ce la farà,
e nemmeno se, realisticamente, ce la potrebbe davvero fare,
ROMA
- Abbiamo una responsabilità storica. Costruire una cosa nuova, che vada olt
( da "Messaggero,
Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma c'è
bisogno di un partito cattolico in un contesto in cui il pluralismo delle
scelte politiche dei credenti è ormai ineliminabile? "Non
vogliamo fare un partito cattolico, ma un partito laico di ispirazione
cristiana, capace di attualizzare il patrimonio del popolarismo e del
cattolicesimo sociale.
La
Chiesa ha scelto ( da "Tempo, Il"
del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
L'identità
cattolica, insomma, è scampata allo tsunami. Da parte delle gerarchie
ecclesiastiche il tentativo è stato quello di far sopravvivere un soggetto
politico che in qualche modo si ricollegasse alla storica presenza organizzata
dei cattolici nell'agone politico.
La
Chiesa ha scelto, questa volta non si sciererà
( da "Tempo,
Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
L'identità
cattolica, insomma, è scampata allo tsunami. Da parte delle gerarchie
ecclesiastiche il tentativo è stato quello di far sopravvivere un soggetto
politico che in qualche modo si ricollegasse alla storica presenza organizzata
dei cattolici nell'agone politico.
( da "Stampa, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Intervista/1 Le
condizioni della Rosa "Pier, non sei un piccolo Berlusconi" ANTONELLA
RAMPINO ROMA Orgoglioso di "aver previsto la crisi del bipolarismo
italiano, posizionando la Rosa Bianca per tempo", Bruno Tabacci non è
tuttavia facile all'entusiasmo. Con Casini che si sgancia da Berlusconi, e
Mastella libero, l'operazione Grande Centro sarebbe a portata di mano. E invece
no, non è proprio così. O per meglio dire: lo sarebbe, ma ad alcune condizioni.
Politiche, ovviamente. "Casini è stato
estromesso da Berlusconi, si fosse sganciato lui avrebbe evitato la rottura con
alcuni di noi e sarebbe stato inseguito da Berlusconi.
Ha sbagliato strategia. Ora ha rotto, bene. Ma non si illuda
che la sinistra gli dia spazio elettorale: sarà un campione
dell'antiberlusconismo solo per qualche giorno". Dunque, Tabacci:
porge a Casini la Rosa Bianca? "Le scelte nostre sono molto
più radicali di quelle di Casini, che già dice che se Berlusconi dopo le
elezioni dovesse aver bisogno di una mano se ne può parlare. E' invece un errore anche considerare che Berlusconi possa tornare
alla guida del paese". Quali altre condizioni pone? "Casini è un realista, e cioè un buon doroteo: a questa
convinzione ci arriverà, ma con i tempi di un doroteo. Invece deve fare
in fretta. Guardi, il primo punto riguarda le persone più adatte: non è che chi
ha sbagliato la strategia diventa automaticamente il campione di tutti. Può
esserlo, certo. Ma se glielo riconoscono gli altri".
Tradotto: il candidato premier resta lei, Tabacci? "Mi
chiedo chi sia il più adatto. Non è che Casini può fare il berlusconino.
Se ci sarà convergenza bisognerà mettersi in discussione".
Pensa alle primarie? "Anche solo un sondaggio, su una
rosa di nomi. Il secondo punto non è meno importante: la formazione
politica deve essere un fatto nuovo, non un'annessione o un allargamento
dell'Udc. Il Pd è nato in pochi minuti, il Pdl in pochi secondi, Casini ha
sciolto la sua storia in nanosecondi, il tempo per conclamare da un notaio una
formazione nuova c'è. Terzo punto: nella scelta delle
candidature non possiamo abiurare il giudizio negativo nei confronti della
Casta". Tradotto: non si può candidare Cuffaro? E Mastella? "Mastella ha un problema suo con l'elettorato italiano, e noi
non possiamo certo fare Ceppalonia. Cuffaro, persona degnissima, può
anche avere un rapporto importante con l'elettorato siciliano, ma dobbiamo
valutare l'enorme ricaduta sul piano nazionale. Dobbiamoavere
un profilo etico alto". Alla fine dell'operazione i cattolici avranno nuovamente un
partito che li esprime in politica... "Dobbiamo avere come preciso
riferimento i valori cristiani, ma essere laici. Nessun partito romano, nessuna proiezione di una parte della
gerarchia vaticana. Mica vogliamo far concorrenza a Ferrara, iniziativa
totalmente sbagliata sul piano politico. Quello di Ferrara non è tema da
campagna elettorale, il vincolo di mandato in quel caso sta nella coscienza.
Credo infatti che Berlusconi alla fine l'operazione
con Ferrara non la farà, è troppo destabilizzante. Però vedo che il Cavaliere
sta lavorando alacremente per perderla, la campagna elettorale. Pensa che il
mondo sia fermo al 1994...". Il centro tornerà ad
essere quello di De Gasperi, qualcosa che dialoga con la sinistra? "Non so
però se Veltroni sia la sinistra...". Se nascerà
la Cosa Bianca di Tabacci e Casini, il simbolo sarà lo scudo crociato? "Discuteremo anche sul simbolo, certo. Ma lo scudo
crociato è bene che vada alla Fondazione Sturzo. Sono vergognose le diatribe
giudiziarie su quel simbolo. Bisogna guardare al futuro, al
nuovo, non si va avanti guardando sempre nel retrovisore".
( da "Stampa, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
"Termovalorizzare"
Udc e Udeur Finalmente, al grido di "non siamo in vendita" e
"difendiamo la nostra idendità", i due monconi della vecchia Dc, cioè
l'Udc e l'Udeur, hanno deciso di correre da soli. La sola e unica verità è che
cercano in qualsiasi modo di salvaguardare le poltrone. Bene dunque ha fatto il
Pd a non dare troppa importanza a Mastella e arcibene ha fatto Berlusconi a
chiudere la porta in faccia ai due leader di questi partiti ormai ridotti a
brandelli che cercano, con le loro basse percentuali di voti, di determinare
squilibri. Mi si perdoni la similitudine, che non vuol essere affatto
irriguardosa, ma il comportamento di costoro mi fa venire in mente la
spazzatura della Campania che si sposta da un mucchio a un altro senza trovare
la definitiva sistemazione che, come tutti suggeriscono, è il
termovalorizzatore che la trasforma in energia. Questo dovrebbero fare l'Udc e
l'Udeur: trasformarsi per rendersi utili al Paese. LEONARDO CECCA RIVALTA DI
GAZZOLA (PC) Casini 10 Berlusconi 0 Con Bossi e Casini Berlusconi ha usato due
pesi e due misure: alla Lega ha consentito di affiancare il Pdl con il suo
simbolo, all'Udc no. Così facendo, ha ingiustamente defenestrato il suo più
serio alleato, per di più dopo averlo preso a pesci in faccia col dire che il
simbolo dell'Udc va buttato. La plateale ingiustizia così perpetrata potrebbe
compromettere il risultato elettorale per il centrodestra e Berlusconi il 14
aprile potrebbe trovarsi un'amarissima sorpresa. A mio avviso farebbe bene a
scusarsi con Casini e, cospargendosi il capo di cenere e riconoscendo l'errore
commesso, richiamarlo a sé, se ciò è ancora possibile. Voto finale: a Casini 10
(per la serietà e la coerenza), a Berlusconi zero (per l'iniquità e
l'arroganza). OMAR VALENTINI, SALÒ (BS) La sicurezza dimenticata Ormai tutti i
giorni muoiono lavoratori nell'indifferenza generale. Ma nessun politico
impegnato in questi giorni a promettere tante frottole in caso di vittoria
elettorale si è ricordato di far rispettare la sicurezza nel mondo del lavoro,
come se non interessasse a nessuno. R. L., PIACENZA Detassare gli straordinari?
Pare che i politici vivano su altri pianeti. Ho sentito in questi giorni
discutere su una cosa apparentemente importante, che, secondo alcuni,
risolverebbe qualche problema economico: detassare gli straordinari. Operazione
molto buffa e lontana dalla realtà economica. Nell'ufficio dove lavoro,
dipendente dal Ministero della Difesa, questo anno i civili hanno potuto
effettuare solo 15 ore di straordinario in 365 giorni. Quale irrisorio guadagno
ci sarebbe stato dalla cifra esentasse? Riflettere non
è mai troppo tardi. ALESSANDRO D'ANGELO Prendeteci in giro con un po' di classe
Leggo come sempre con interesse il "Buongiorno" di Gramellini e
condivido pienamente il concetto che le elezioni non sono un sondaggio
ideologico ma uno strumento per scegliere il leader più adatto a guidare il
paese; proprio per questo la mia famiglia rabbrividisce al pensiero che a
guidare questo povero paese sia ancora una volta un signore che ha dimostrato
ampiamente nei precedenti mandati di essere inadatto al ruolo ricoperto. In
questo momento ci vuole una svolta vera. Lasciamo il settantenne a godersi i
suoi ozi e affidiamo le nostri sorti in mano a un
leader che almeno sappia prenderci in giro con più classe! Perché quando
sentiamo dire al settantenne che Biagi se ne è andato dalla Rai per avere la
liquidazione, veramente ci cadono le braccia! MARIA GRAZIA BONA Una moratoria
sulla famiglia Come al solito ho seguito con grande interesse In mezz'ora,
protagonista Giuliano Ferrara. Ancora una volta mi ha stupito, nei discorsi
sull'aborto, l'assenza del fattore famiglia. Credo che ogni bambino abbia il
diritto inderogabile ad avere una famiglia; che è un organismo dall'equilibrio
non sempre saldamente radicato, che può essere gravemente compromesso dal
nascituro, a danno dei già nati. Ritengo che una moratoria sull'aborto debba
essere preceduta da una moratoria sulla famiglia. CLAUDIO DE ROSA PAVONE C.SE
(TO) La campagna contro i laici Se consideriamo la
continua, insistente e prepotente campagna anti-laica, contro le leggi dello
Stato italiano e contro tutto quello che non è conforme alla dottrina della
Chiesa cattolica apostolica romana, a quando un editto della Cei, diretto a
sindaci e assessori comunali cattolici, affinché si rifiutino di
celebrare matrimoni civili, per i quali è ammesso il divorzio? GUIDO
BERTELLA, CASELLE T.SE L'emergenza educativa A Milano, nell'ottobre del 2004,
gli studenti allagano il liceo Parini. In Sicilia, più di recente, una
professoressa di scuola media viene presa a calci e pugni da mamma e nonna inferocite,
perché ritenuta colpevole del tentato sequestro di un telefonino. Un insegnante
di Tecnologia viene picchiato all'uscita da scuola da un genitore che urla:
"Non ti permettere più di rimproverare così mio figlio". Un altro
insegnante, colpevole di avere fatto una nota sul registro all'alunno che lo
aveva preso a parolacce, viene picchiato pesantemente all'uscita dalla scuola.
Durante l'aggressione l'alunno è spalleggiato dal padre. L'emergenza educativa
scavalca i muri degli edifici scolastici e approda nella cronaca della tv, dei
quotidiani e dei settimanali. Non riesce invece a trovare spazio adeguato nel
chiacchiericcio desolante della politica e nella (in)sensibilità delle varie
sigle sindacali, che dovrebbero avere più a cuore la dignità degli insegnanti
lavoratori. LORENZO CATANIA, CATANIA.
( da "Repubblica, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti LINEA DI
CONFINE Se il Porcellum è peggio della legge Acerbo MARIO PIRANI Voteremo con
la "legge porcata", ma quanti sanno di che si tratta? E, ancor più,
quanti conoscono i precedenti storici che permettano almeno di acquisire
consapevolezza dello stato comatoso della nostra
democrazia? Per questo credo utile tracciare un breve riassunto storico. Dopo
la Liberazione, quando in Italia si tornò a votare, il sistema prescelto fu
quello proporzionale, in base al quale ogni lista avrebbe avuto un numero di
seggi corrispondente esattamente alla percentuale di voti ottenuta. Questo
sistema era ispirato dalle teorie dei massimi giuristi dell'epoca, in
particolare da Hans Kelsen, i quali sostenevano che solo un sistema elettorale
proporzionale assicurava una corretta rappresentatività di tutte le forze
presenti in una democrazia. Dalle elezioni del 18 aprile, che dettero quasi la
maggioranza assoluta alla Dc, scaturirono quei governi centristi (Dc, Psdi, Pri
e Pli) che sancirono, sotto la leadership di De Gasperi, l'alleanza
tra il grande partito cattolico e i partiti minori di democrazia laica e
liberale. Verso la fine del 1952, dopo varie elezioni amministrative, cominciò
a manifestarsi un deterioramento elettorale di questa alleanza. La Dc perdeva a
destra, mentre aumentava il peso delle sinistre (Pci e Psi). De Gasperi
se ne preoccupò molto per due ragioni: da un lato Pio XII, papa Pacelli,
premeva perché la Dc rompesse gli indugi e accettasse di allearsi, oltre che
con i centristi, anche con gli ex fascisti del Msi e con i monarchici, ancora
presenti in Parlamento, così da assicurarsi a lungo termine la maggioranza
assoluta; dall'altro, il leader trentino, fino a quando non fosse maturata una
linea autonoma del Psi di Nenni, non poteva tentare
aperture a sinistra. Escogitò, quindi, con la collaborazione del ministro
dell'Interno, Mario Scelba, una riforma elettorale per garantirsi che l'asse
politico restasse ancorato al centro democratico, con l'introduzione di un
premio di maggioranza, pari al 65% dei seggi per la coalizione o il partito che
avesse raggiunto il 50,01% de voti validi. Venne chiamata "legge
truffa" e la sua approvazione si svolse in un clima infuocato di proteste
di piazza e parlamentari raramente eguagliato. I
presidenti di Camera e Senato finirono per dimettersi, grandi personalità
liberali come F. S. Nitti e V. E. Orlando si rivolsero al presidente della
Repubblica, Einaudi, perché non promulgasse la legge, altre
come Corbino, Calamandrei, Parri, Codignola dettero vita a piccoli
raggruppamenti per strappare voti al centro. E ci riuscirono. Il 7 giugno 1953
la legge non scattò per soli 54.000 voti ("il destino, cinico baro",
commentò Saragat). Va notato che il Pci paragonò la "legge truffa"
alla legge fascista Acerbo, il che era falso. Mentre la legge voluta da De
Gasperi avrebbe avvantaggiato solo chi avesse conseguito, comunque, la
maggioranza assoluta dei voti, la legge fascista del 1923, premiava con i 2/3 dei seggi chi riusciva ad ottenere il 25% dei voti. Se
si volesse davvero equiparare la legge Acerbo a qualcosa di simile, bisogna
guardare molto più vicino, al "porcellum" con cui abbiamo votato e
andremo a votare, una legge ancor più devastante dei diritti di rappresentanza
democratica di quella imposta da Mussolini. Infatti
non c'è nemmeno bisogno del 25% dei voti per ottenere il premio di maggioranza:
chi arriva primo fra le varie liste e coalizioni, quale che sia la percentuale,
ottiene la maggioranza di 340 seggi a Montecitorio. Di qui la tendenza alla
formazione di coalizioni le più ampie possibili e, se è pur vero che
l'iniziativa coraggiosa di Veltroni ha innescato un processo virtuoso per
tornare ad aggregazioni compatibili fra loro, cionondimeno la struttura
elettorale a bassissima incidenza democratica resta nella sua integrità. In
secondo luogo permangono lesioni, ancor più gravi: gli elettori e i militanti
non hanno alcuna voce nella scelta dei candidati, dominio pressoché assoluto di
un gruppo ristrettissimo di personaggi. Così al momento del voto l'elettore
potrà votare solo la lista nell'ordine precostituito. Anche le alleanze, sia a
destra che a sinistra vengono decise dal leader. Non esiste più neppure quella
democrazia di vertice che erano i comitati centrali, le direzioni dei partiti,
per non parlare dei congressi. Ecco a cosa è ridotta la democrazia italiana.
Tra le cause non secondarie è la criminalizzazione subita dal sistema
proporzionale quando esso, negli anni di Tangentopoli, finì per coincidere con
lottizzazioni e tangenti, nonché con l'instabilità cronica dei governi. Ne
scaturì l'assurda sublimazione ideologica del maggioritario e del bipolarismo.
Con il disastro che ne è seguito.
( da "Repubblica, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
I consigli di
Avvenire Pd, arriva la carica dei cattolici Il 27
convention a Roma. Dalla Bindi alla Binetti stop alla diaspora La sfida dei
leader "Dimostriamo nei fatti dove sono i credenti in politica"
Aprirà i lavori il salesiano don Carlo Nanni, vicino al cardinale Tarcisio
Bertone GIOVANNA CASADIO ROMA - Giuliano Ferrara "pro Life" più che
altro "irrita le gerarchie". Pier Ferdinando Casini ha il partito
sotto botta e dovrebbe accogliere i suggerimenti di Avvenire, il quotidiano dei
vescovi, sulla "qualità" di chi mette in lista. Da
ciò ne deriva che "una questione cattolica si è ormai aperta per
Berlusconi e company; al contrario la diffidenza della Chiesa nei confronti del
Partito democratico va calando". Beppe Fioroni ne è sicurissimo.
Personalmente, ha invitato don Carlo Nanni, teologo e pedagogista salesiano, ad
aprire (con Andrea Riccardi della comunità di Sant'Egidio e con il sociologo
Franco Garelli) il convegno dei cattolici del Pd, il
27 febbraio a Roma. C'è da scommettere che lo stesso cardinale Tarcisio
Bertone, salesiano di formazione, apprezzerà la scelta dell'amico don Carlo. E
insomma, i cattolici dei democratici passano
all'attacco. Lasciandosi alle spalle certi antichi rancori tra i prodiani
"cattolici adulti" come Rosy Bindi e Franco
Monaco e i teodem Paola Binetti o Emanuela Baio, i cristiano-sociali o gli
stessi Popolari. Tutti insieme, uniti, stanno
predisponendo la convention. A volere l'iniziativa è stato
soprattutto Dario Franceschini, vice di Veltroni, leader cattolico popolare. Su
Franceschini si scaricano tutti i malumori e le tensioni che scuotono in queste
ore i cattolici nel Pd. La vicenda dell'accordo con i
Radicali, per dire. Lo hanno tempestato di sms e di
telefonate. Lo hanno anche accusato di esserci "veltronizzato" se non
ci fosse stato un chiarimento, e cioè che "i cattolici sono radice essenziale del Pd al pari di chi
proviene dalla tradizione socialista e che non possono esserci derive
laiciste". A un certo punto lui, il pacato Franceschini, è sbottato:
"Dimostriamo nei fatti dove sono i cattolici in
politica". Nel Pd, appunto. Oltre cento parlamentari, consiglieri
regionali, comunali, provinciali ma rigorosamente in platea. A parlare dal palco esponenti delle associazioni ecclesiali,
sindacalisti, intellettuali. Poi si aprirà il dibattito. E il titolo della
convention la dice lunga sulle intenzioni di "rassicurare la base
cattolica e le gerarchie", rimarca la Binetti, perché è "Educare al
bene comune", lo stesso tema delle settimane sociali della Chiesa.
Conclusione e saluto di Veltroni. I cattolici del Pd
hanno un doppio obiettivo: da un lato mostrare che non sono affatto
"irrilevanti" e che un'eventuale presenza dei Radicali nelle liste
non snatura la fisionomia del partito nato dall'accoppiamento di Ds e
Margherita; dall'altro, approfittare del momento che giudicano propizio per
raccogliere i consensi cattolici. Certamente, ragiona
Francesco Saverio Garofani, queste elezioni potranno rappresentare "un
test" sull'atteggiamento dei cattolici che si
trovano a scegliere tra centrosinistra, la destra e un centro peraltro
frammentato. Fioroni insiste: "Ripeto, la questione
cattolica ormai si è aperta nel centrodestra perché il Pdl di Berlusconi e Fini
è diventato conservatore e di destra e ha spostato la
sua posizione su rive quanto più distanti dalla dottrina sociale della Chiesa.
L'apparentamento con Ferrara è lo specchietto per annacquare questa situazione.
A Formigoni e a Pisanu ho chiesto: siete consapevoli della
sempre maggiore lontananza tra voi e il mondo cattolico?".
Nonostante all'Assemblea costituente di sabato, un'ondata di irritazione abbia
attraversato i cattolici Popolari e teodem quando il
segretario ha dichiarato di volere accogliere "Emma Bonino e il suo
partito", il giorno dopo prevale "l'ottimismo del fare".
Emanuela Baio è convinta che, "forse sarebbe stato
meglio spiegare non solo che la 194 non si modifica ma anche che va attuata
completamente". è altresì sicura che un programma
"in cui si parla molto di famiglia va incontro alle richieste dei cattolici" e che solo "poche personalità
radicali" saranno ben accette. La Baio è stata incaricata di invitare
esponenti delle Acli, dei Focolarini, dell'Azione cattolica. Giorgio Merlo, un
"fedelissimo" di Franceschini, è un altro degli organizzatori. Rosy
Bindi alla Costituente ha affermato che il Pd "non lascerà i cattolici a Ferrara, Casini o Pezzotta". Precisa ora
che questo non si fa attraverso "correnti cattoliche", bensì
"non inseguendo la strumentalità con cui Ferrara introduce i temi etici
nella campagna elettorale". Tutti d'accordo. Franceschini qualche giorno
fa aveva dichiarato: "Non c'è nulla di più rabbrividente che fare delle
questioni eticamente sensibili, aborto in testa, un terreno
di scontro tra laici e cattolici da cavalcare in campagna elettorale, è una cosa che tutti
dobbiamo sfuggire". Condivide pure la Binetti, esprimendo un desiderio:
"Vorrei non sentire più nessuno dire che i cattolici non
possono stare a sinistra. Anche se sui Radicali ho già
detto tutto il mio dissenso, sono contagiata da un certo ottimismo: ci
sono tanti cattolici nel Pd e ,
miracolo, sono pure uniti".
( da "Corriere della Sera" del
18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-18 num: - pag: 28 autore: di ROBERTO FORMIGONI categoria: REDAZIONALE DOPO
PANEBIANCO Il partito cattolico? In Italia non serve C aro direttore, oggi
qualcuno si chiede se i cattolici italiani hanno di
nuovo bisogno di un partito dichiaratamente cattolico o - che non è esattamente
la stessa cosa ma è collegata - gli elettori di centro sentono l'esigenza di un
terzo polo di centro-centro oltre al centrodestra e al centrosinistra. A queste
domande (intorno alle quali ha ieri scritto sul Corriere Angelo Panebianco) ha
già dato una drastica risposta la storia politica del nostro Paese, con la
distruzione della Dc nel '93 e il varo di un sistema bipolare che oggi si avvia
rapidamente a diventare bipartitico. E io non penso affatto che le vicende di
questi giorni rallenteranno né tanto meno invertiranno questo trend, anzi gli
elettori cattolici e di centro saranno portati a
scegliere e a schierarsi ancora più di ieri, e scegliendo peseranno e saranno
determinanti per la vittoria. D'altra parte - come ogni gruppo sociale - i
cittadini cattolici o di centro chiedono alla politica
due cose: rappresentanza e risposte di governo. Vincerà chi saprà indicare gli
esempi ed assumersi gli impegni più convincenti. L'esperienza di Regione
Lombardia in questi tredici anni dimostra come proprio
Forza Italia ha saputo garantire ai cattolici ampia
rappresentanza nelle compagini di governo e risposte efficaci. Forse mai come
in Lombardia politici ispirati dalla dottrina sociale cristiana in dialogo con
esponenti del mondo laico e riformista hanno contribuito a trasformare,
modernizzare e umanizzare le più importanti strutture della società,
dalla sanità alla scuola, alle reti della produzione, dell'internazionalizzazione
e dell'innovazione, intervenendo con leggi in favore della famiglia e della
maternità, rendendo la pubblica amministrazione più efficiente e meno costosa,
gettando le basi per una nuova statualità fondata sulla sussidiarietà, il
riconoscimento dei meriti e l'allargamento delle opportunità. E la grande
maggioranza degli elettori cattolici di centro si è
riconosciuta in questo cammino, sostenendolo con un crescente consenso. Così
sarà domani a livello nazionale, soprattutto se il Popolo della Libertà, come
credo, darà significativo spazio a riconoscibili candidature di cattolici e se, come sono convinto, evidenzierà nei suoi
programmi la capacità di incrociare nel dettaglio l'attenzione alle persone e
ai corpi sociali con il bisogno di modernizzazioni, liberalizzazioni e riforme
di cui il nostro Paese ha assoluto bisogno. Ecco perché non c'è bisogno in
Italia né di un piccolo partito dichiaratamente cattolico né del tentativo di
un terzo polo centrista, tanto più che il Pdl appartiene già al Partito Popolare
Europeo, come ha ricordato il segretario Wilfried Martens, la grande famiglia
nella quale sono presenti sullo scenario europeo i partiti di tradizione
popolare, moderata e cristiana. La campagna elettorale che sta per iniziare
avrà su questi temi i confronti più interessanti e decisivi. Presidente della
Regione Lombardia \\ La Lombardia dimostra che Forza Italia ha saputo garantire
rappresentanza ai credenti \\ Non c'è posto per un terzo polo di centro. Tanto
più che il Pdl già appartiene al Partito popolare europeo.
( da "Riformista, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Equilibri la
rivoluzione continua ad avanzare ma ha i suoi problemi L'incognita Casini sul
bipartitismo nostrano L'altro week end (ricordate?) fu quello della
rivoluzione: bipolarismo muscolare di coalizione addio, benvenuto bipartitismo
(temperato nelle forme, quasi coatto nella sostanza). Poi la rivoluzione ha
segnato un po' il passo, con la decisione di Walter Veltroni di concedere una,
e una sola, deroga alla solitudine del Partito democratico, apparentandone
simbolo e liste con il simbolo e le liste di Antonio Di Pietro e dell'Italia
dei Valori, ma nell'ex centrosinistra nessuno, tranne i socialisti e in parte i
radicali, ci ha fatto troppo caso. Anche stavolta, però, le novità sono
arrivate a fine settimana. Lo stesso sabato in cui
Walter, di fronte all'assemblea costituente del Pd, annunciava il suo
programma, Pier Ferdinando Casini, dopo giorni di (comprensibile) sofferenza
rendeva nota all'universo mondo la decisione dell'Udc di correre da sola, o
forse (vedremo) assieme alla Rosa Bianca e all'Udeur di Clemente Mastella, ma
comunque al centro. Non solo distinta, ma anche distante, dal Popolo delle
Libertà. Non sarà una rivoluzione, come quella che, stando a quanto un po'
ovunque abbiamo letto e sentito, si sarebbe consumata tra la Milano di Berlusconi
e la Spello di Veltroni una settimana fa, ma è comunque un fatto nuovo e
importante. Perché lo stesso esito delle elezioni si è fatto, se non ancora
incerto, di sicuro meno scontato, almeno per quanto riguarda il Senato. Ma,
prima ancora, perché la scelta di Casini può cambiare, almeno in parte, il
segno della campagna elettorale. Fin qui, tutto era parso abbastanza chiaro:
due protagonisti, il Pdl e il Pd, con una Cosa Rossa, una Cosuccia Bianca, una
Cosetta nera e magari anche la lista pro life di Giuliano Ferrara a fare da più
o meno rumorosi comprimari. Intendiamoci. Forse le cose andranno lo stesso
così, a parte il probabile apparentamento (a ciascuno il suo Di Pietro?) delle
liste Ferrara al Pdl in alcune regioni. Forse la spinta centripeta e bipartitica
è davvero inarrestabile, così come inevitabili saranno i suoi effetti, larghe
intese chissà come denominate e riforme elettorali e istituzionali ritagliate a
misura dei due grandi partiti e dei loro leader. Forse. Ma non è detto. Dipende
da tante cose, a cominciare, si capisce, dalla capacità o meno di Casini e
dell'Udc (ma, immaginiamo, non soltanto loro, perché a questo punto nessuno
capirebbe il senso di una corsa separata da quella della Rosa Bianca) di
presidiare il centro, o meglio il centro di ispirazione
cattolico-moderata: e qui conterà non molto, ma moltissimo, come si atteggerà
una Chiesa che sin qui è parsa, almeno ai nostri occhi di laici, assai
determinata sui principi, sì, ma pure parecchio incerta sulle scelte da fare.
Non sappiamo se Casini ce la farà, e nemmeno se, realisticamente, ce la
potrebbe davvero fare, anche perché la sua scelta, comunque la si
giudichi, è stata tormentata e soprattutto tardiva: se avesse avuto il coraggio
di sparigliare nel centrodestra prima delle elezioni del 2006, invece di
accontentarsi di una larga rappresentanza parlamentare,
probabilmente tutto il corso della politica italiana sarebbe stato
diverso. Sappiamo però che, scegliendo adesso, Casini si è autocostretto, gli
piaccia o no, a battersi per dimostrare in meno di due mesi, quelli che mancano
al voto, non solo l'esistenza in vita, ma la volontà di non farsi cancellare,
di una tradizione e di una cultura politica che hanno contribuito in misura
determinante a fare l'Italia com'è. La sua decisione riguarda in primo luogo,
ovviamente, l'Udc e i cattolici moderati. Ma non
soltanto loro. Perché di fronte a un problema non troppo dissimile si
ritrovano, sul versante opposto, non dei partitini personali, e nemmeno
soltanto dei pezzi (non straordinari) di ceto politico, ma forze, culture
politiche, tradizioni che hanno radici antiche nella storia italiana: a
cominciare dalla sinistra-sinistra e dagli stessi socialisti. Sta a tutte
queste forze, comunque collocate, e soltanto a loro, l'onere di dimostrare che
quella che si accingono a dare non è una battaglia testimoniale, da reduci o
comunque di retroguardia. 18/02/2008.
( da "Messaggero, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di
CLAUDIO SARDO ROMA - "Abbiamo una responsabilità storica. Costruire una cosa nuova, che
vada oltre la vecchia idea di "centro". Già da tempo avevo proposto a
Pier Ferdinando Casini di imboccare questa strada e ora la sua scelta offre
ulteriori opportunità. Dobbiamo riuscirci. Per il bene del
Paese". Savino Pezzotta, ex segretario della
Cisl, co-fondatore della Rosa bianca, tende la mano all'Udc: "Bisogna
avviare subito un confronto senza pregiudiziali. L'obiettivo è dar vita
ad una forza mite, riformista, di ispirazione cristiana ma non confessionale. Dopo 14 anni gli italiani sono insoddisfatti di questo distorto
bipolarismo che, pur nell'alternanza dei governi, ha prodotto più povertà e più
divisione, tra i ceti sociali e tra il Nord e il Sud". Sarete
capaci di unirvi? L'Udc ha candidato Casini come premier, mentre voi avete
proposto Tabacci. E, sulla base del codice etico della Rosa bianca,
Cuffaro dovrebbe essere escluso dalle liste siciliane... "Dobbiamo sederci
al tavolo e discutere senza pregiudiziali. Sarebbe assurdo riproporre
tra di noi il modello autoritario di Berlusconi: o si fa come dico io o niente.
Non c'è dubbio che ci siano problemi da risolvere. Ma possiamo affrontarli
insieme. Mettendo da parte i personalismi. Disponibilità al
confronto e metodo del dialogo sono già parte del progetto nuovo". Ma c'è bisogno di un partito cattolico in un contesto in cui il
pluralismo delle scelte politiche dei credenti è ormai ineliminabile? "Non vogliamo fare un partito cattolico, ma un partito laico
di ispirazione cristiana, capace di attualizzare il patrimonio del popolarismo
e del cattolicesimo sociale. Un partito che difende la vita dal
concepimento e che include nella difesa della vita la sicurezza del lavoro, il
sostegno alla famiglia, la lotta contro la povertà. Siamo stanchi
dell'aggressività inconcludente della politica di questi anni. Laici e cattolici di buona volontà possono
lavorare insieme sulla base di una cultura personalista e di programmi
riformatori nel campo economico-sociale". Perché dovreste riuscire
voi a costruire una forza intermedia autonoma, dopo che sono falliti tutti i
progetti di "terzo polo"? "Perché oggi ci sono
condizioni nuove. Il Pd di Veltroni ha un'identità incerta. Mentre
Berlusconi ha spostato il Pdl tutto a destra,
tagliando fuori il centro. Li unisce la demagogia di questa campagna
elettorale, iniziata con mirabolanti promesse che mai saranno mantenute. L'Italia ha bisogno che un'area temperata eserciti un'influenza sul
governo del Paese e funzioni da antidoti al populismo". Se il polo
di centro avesse successo, Berlusconi potrebbe mancare la vittoria in Senato.
Ma in questo caso è probabile che il Cavaliere cerchi l'intesa con Veltroni per
una riforma di tipo presidenzialista e bipartitico. "Sono
contrario a stravolgimenti della Costituzione. Già il presidenzialismo
strisciante di questi anni è una forzatura, che produce squilibri al sistema
politico ed è una concausa delle cattive prove di governo della cosiddetta
Seconda Repubblica. Ma adesso Berlusconi e Veltroni devono pronunciarsi
chiaramente sulle riforme che intendono sostenere nel prossimo Parlamento.
Hanno parlato di legislatura costituente. Bene, hanno il
dovere di dire se vogliono fare insieme il presidenzialismo". E voi
cosa proporrete? "Un sistema di tipo tedesco. Il
nostro modello è l'Europa, non l'America. Nei Paesi europei, anche in Gran
Bretagna, non ci sono soltanto due partiti. Se la rappresentanza politica non
corrisponde alla realtà si rischiano gravi storture. Noi siamo contro la
frammentazione. Dunque, a favore di una soglia di sbarramento. Ma il bipolarismo forzato è l'altra faccia della medaglia della
frammentazione". Nel governo di domani con chi vi piacerebbe
allearvi? Vi sentite più vicini al Pdl di Berlusconi o al Pd di Veltroni? "Abbiamo un programma. Aumentare la competitività del
Paese per consentire così di far crescere i salari e ridurre le tasse sul
lavoro. Combattere la povertà. Unire il Nord e il Sud del Paese. Cambiare il
fisco, partendo da un abbassamento del prelievo sulle famiglie. Chi è disposto a sostenere queste politiche sarà nostro
alleato".
( da "Tempo, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa vescovi super
partes La Chiesa ha scelto, questa volta non si sciererà Le Chiesa cattolica
guarda con prudenza e attenzione a quanto sta avvenendo sulla scena politica
italiana. Dopo 14 anni è in corso una trasformazione del sistema dei partiti
che avrà una sicura incidenza sul futuro del Paese; un fatto, questo, di cui
sono ben consapevoli nei Sacri palazzi, che monitorano giorno per giorno quanto
avviene al di là del Tevere. Anche perché sembra davvero conclusa la fase di
una presenza cattolica organizzata e autonoma nei due schieramenti. E va
considerato che all'interno dei diversi partiti dei due schieramenti la Chiesa
aveva diversi interlocutori: spezzoni di area cattolica o leader comunque
attenti alle esigenze, alle proposte etiche e sociali della Chiesa. Ma oltre
alla nascita del Pd e del Pdl, c'è un altro fattore inedito: il riproporsi di
una forza politica di ispirazione cattolica autonoma dai due grandi partiti. I
primi a rompere gli indugi sono stati quelli della "Rosa bianca",
composta da Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Mario Baccini e Gerardo Bianco. A
loro si affianca in queste ore Pier Ferdinando Casini con l'Udc. Il dialogo fra
questi due soggetti è tutt'altro che impossibile. C'è poi il caso di Clemente
Mastella e dell'Udeur. L'identità cattolica, insomma, è
scampata allo tsunami. Da parte delle gerarchie ecclesiastiche il tentativo è stato quello di far sopravvivere un soggetto politico che in qualche
modo si ricollegasse alla storica presenza organizzata dei cattolici nell'agone politico. Da qui, anche, la resistenza di
Casini a non sciogliersi nel Pdl. All'indomani dell'apertura della crisi dalla
Conferenza episcopale italiana è partito un messaggio preciso: fare un accordo
su una legge elettorale proporzionale di modello tedesco; questa opzione
avrebbe consentito a un piccolo ma robusto raggruppamento cattolico di avere un
ruolo importante nel nuovo Parlamento. Così Avvenire, il quotidiano della Cei,
perorava "un governo di scopo" per fare in primo luogo la riforma
elettorale e se possibile alcune altre riforme istituzionali.
Basta con questo bipolarismo diceva a sua volta l'agenzia stampa dei vescovi.
Toccava poi al cardinale Tarcisio Bertone chiedere un accordo fra i partiti
prima del voto, quindi il Segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe
Betori, si esponeva in modo più esplicito. Mentre lo stesso Betori non dava né
un "placet", né un "non placet" alla Rosa bianca di
Pezzotta ma confermava l'impostazione tradizionale della Chiesa che lasciava ai
laici la scelta di determinare le forme della loro presenza politica. Eppure
l'accelerazione imposta agli eventi con la formazione di due nuovi grandi
partiti, la corsa al posizionamento in vista dell'appuntamento elettorale,
faceva saltare l'ipotesi di un accordo di "larghe intese" per la
riforma del sistema di voto e spalancava la via delle urne. Camillo Ruini ha
cercato in questo frangente di salvare la presenza di un simbolo cattolico -
quello dell'Udc - nell'area del centrodestra, ma l'oggettiva novità del Pdl,
metteva definitivamente in crisi l'ipotesi di un
presenza autonoma dell'Udc che rimanesse però organicamente alleato con il Pdl.
Insomma, in un breve lasso di tempo la strategia tessuta per 15 anni dalla
Chiesa sembra essere entrata in crisi; solo un eventuale successo di voti della
Rosa bianca, condizionato probabilmente al raggiungimento di un accordo con
l'Udc, potrà capovolgere questo dato di fatto. Rimane il fatto che la presenza
cattolica ha in parte scelto di essere dentro i due maggiori partiti che si
apprestano a giocare la competizione elettorale. In un quadro già complesso
interveniva anche la provocazione di Giuliano Ferrara con la sua lista per la
moratoria sull'aborto. Qui la Chiesa preferisce non parlare troppo,
insomma prudenza.
( da "Tempo, Il" del 18-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa vescovi super
partes La Chiesa ha scelto, questa volta non si sciererà Le Chiesa cattolica
guarda con prudenza e attenzione a quanto sta avvenendo sulla scena politica
italiana. Dopo 14 anni è in corso una trasformazione del sistema dei partiti
che avrà una sicura incidenza sul futuro del Paese; un fatto, questo, di cui
sono ben consapevoli nei Sacri palazzi, che monitorano giorno per giorno quanto
avviene al di là del Tevere. Anche perché sembra davvero conclusa la fase di
una presenza cattolica organizzata e autonoma nei due schieramenti. E va
considerato che all'interno dei diversi partiti dei due schieramenti la Chiesa
aveva diversi interlocutori: spezzoni di area cattolica o leader comunque
attenti alle esigenze, alle proposte etiche e sociali della Chiesa. Ma oltre
alla nascita del Pd e del Pdl, c'è un altro fattore inedito: il riproporsi di
una forza politica di ispirazione cattolica autonoma dai due grandi partiti. I
primi a rompere gli indugi sono stati quelli della "Rosa bianca",
composta da Savino Pezzotta, Bruno Tabacci, Mario Baccini e Gerardo Bianco. A
loro si affianca in queste ore Pier Ferdinando Casini con l'Udc. Il dialogo fra
questi due soggetti è tutt'altro che impossibile. C'è poi il caso di Clemente
Mastella e dell'Udeur. L'identità cattolica, insomma, è
scampata allo tsunami. Da parte delle gerarchie ecclesiastiche il tentativo è stato quello di far sopravvivere un soggetto politico che in qualche
modo si ricollegasse alla storica presenza organizzata dei cattolici nell'agone politico. Da qui, anche, la resistenza di
Casini a non sciogliersi nel Pdl. All'indomani dell'apertura della crisi dalla
Conferenza episcopale italiana è partito un messaggio preciso: fare un accordo
su una legge elettorale proporzionale di modello tedesco; questa opzione
avrebbe consentito a un piccolo ma robusto raggruppamento cattolico di avere un
ruolo importante nel nuovo Parlamento. Così Avvenire, il quotidiano della Cei,
perorava "un governo di scopo" per fare in primo luogo la riforma
elettorale e se possibile alcune altre riforme istituzionali.
Basta con questo bipolarismo diceva a sua volta l'agenzia stampa dei vescovi.
Toccava poi al cardinale Tarcisio Bertone chiedere un accordo fra i partiti
prima del voto, quindi il Segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe
Betori, si esponeva in modo più esplicito. Mentre lo stesso Betori non dava né
un "placet", né un "non placet" alla Rosa bianca di
Pezzotta ma confermava l'impostazione tradizionale della Chiesa che lasciava ai
laici la scelta di determinare le forme della loro presenza politica. Eppure
l'accelerazione imposta agli eventi con la formazione di due nuovi grandi
partiti, la corsa al posizionamento in vista dell'appuntamento elettorale,
faceva saltare l'ipotesi di un accordo di "larghe intese" per la
riforma del sistema di voto e spalancava la via delle urne. Camillo Ruini ha
cercato in questo frangente di salvare la presenza di un simbolo cattolico -
quello dell'Udc - nell'area del centrodestra, ma l'oggettiva novità del Pdl,
metteva definitivamente in crisi l'ipotesi di un
presenza autonoma dell'Udc che rimanesse però organicamente alleato con il Pdl.
Insomma, in un breve lasso di tempo la strategia tessuta per 15 anni dalla Chiesa
sembra essere entrata in crisi; solo un eventuale successo di voti della Rosa
bianca, condizionato probabilmente al raggiungimento di un accordo con l'Udc,
potrà capovolgere questo dato di fatto. Rimane il fatto che la presenza
cattolica ha in parte scelto di essere dentro i due maggiori partiti che si
apprestano a giocare la competizione elettorale. In un quadro già complesso
interveniva anche la provocazione di Giuliano Ferrara con la sua lista per la
moratoria sull'aborto. Qui la Chiesa preferisce non parlare troppo,
insomma prudenza.