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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  18-19 maggio 2008       #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (26)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Corteo anti-chiesa tra sorrisi, canzonie critica civile ( da "Secolo XIX, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: insofferenza laica: "La Chiesa si prende 4 miliardi l'anno attraverso l'8 per mille, il mancato pagamento dell'Ici e il finanziamento alla scuola". E uno. "La Chiesa interviene pesantemente nella politica di uno Stato estero". E due. "Il Cattolicesimo ha uno spazio preponderante nei media, a scapito delle altre religioni".

<La sua visitarinnova l'affettotra città e chiesa> Lupi: <Più luci che ombre> ( da "Secolo XIX, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un avvenimento che è insieme laico e di devozione e che vede la partecipazione di migliaia di persone. È, questa vicinanza, una caratteristica della nostra città. Fa parte della nostra storia, del nostro carattere. Savona sa unire laici e cattolici, fiducia nel progresso scientifico e consapevolezza dei limiti umani, lavoro materiale e vita spirituale.

Commento papa ( da "Secolo XIX, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ma contemporaneamente a tutti i cattolici nel mondo e a chiunque, laico o di diversa religione, intenda ascoltarlo. Ma non bisogna mai dimenticare che, accanto alle parole, per la Chiesa parlano i segni. Così la visita di Ratzinger a Savona e a Genova si è aperta con segni e parole destinati a restare nella storia del suo pontificato,

L'arringa di Ratzinger a Savona: Contro il laicismo, senza compromessi Al via la visita in Liguria: Per affrontare il materialismo e il relativismo bisogna essere disposti a pagare ( da "Unita, L'" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pride Laico" con la parola d'ordine "Per una società libera dalle ingerenze della Chiesa cattolica, contro i continui attacchi alla legge 194, contro l'omofobia, contro l'otto per mille alla Chiesa cattolica e per la sua destinazione alla scuola pubblica, contro l'oscurantismo e per una società dei saperi, per il riconoscimento dei diritti delle diverse forme di famiglia"

Sotto la pioggia i laici annebbiati dalla rabbia ( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: emblema del pride laico; la sosia della cagnetta spaziale sovietica, abbandonando la tradizionale visione che la vuole come simbolo della fedeltà, si è trasformata così nella mascotte della manifestazione voluta dai centri sociali e dalle associazione laiche, atee, omosessuali e femministe, scesi in piazza per urlare tutto il loro dissenso contro Papa Benedetto XVI.

A Genova l'incontro con i giovani e la Messa ( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quella pioggia che invece deve aver spaventato il "pride laico": così atteso e sponsorizzato dai mass media da non riuscire a portare in piazza più di trecento persone. Ed un riferimento al laicisimo, Benedetto XVI lo ha fatto nella sua omelia savonese nella quale ha parlato delle sfide del mondo che i cattolici devono affrontare: "materialismo, relativismo,

Il papa: "niente compromessi nella sfida al laicismo" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: manifestanti del Pride Laico, che hanno sfilato a Genova appena prima del suo atterraggio. "Più staminali, meno cardinali" è uno degli slogan scherzosi inalberati sugli striscioni. "Sia fatta la nostra volontà - libertà, diritti, laicità" proclama un altro. Frettolosamente rimossa dalle autorità è la scritta spray "Abbasso il tiranno" apparsa in mattinata sulla fiancata della sopraelevata.

Genova laica fischia il Papa ( da "Liberazione" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: duemila genovesi hanno dato vita ieri pomeriggio al Pride laico, sfidando una pioggia meno convinta di loro, per dare visibilità a un sentimento più ampio di quello che ha marciato da Ponente al Porto Antico e poi fino all'Università dov'era iniziata la giornata con una tavola rotonda su laicità e autonomia dei saperi e della ricerca che ha gremito l'aula magna di lettere.

Alemanno fa squadra nel mirino i senza casa ( da "Liberazione" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Dice: "La scuola cattolica è una grande risorsa per la nostra società, ed è dovere delle Istituzioni difenderne il diritto di esistere. Perché se lo Stato è laico, l'educazione, deve essere libera, ed ogni genitore ha il diritto di scegliere come istruire i propri figli".

PARIGI - Non mi è stata mai perdonata questa frase: io sono un cattolico adulto. Con la p ( da "Messaggero, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non mi è stata mai perdonata questa frase: io sono un cattolico adulto. Con la presidenza della Conferenza episcopale, ho avuto l'impressione di scontrarmi con un'opposizione politica". Romano Prodi, in un'intervista al quotidiano cattolico francese La Croix, si rammarica dei suoi rapporti con la gerarchia cattolica italiana.

Benedetto XVI abbraccia la Liguria ( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il rapporto con la Chiesa cattolica è "in progress", in una città che è attraversata (come si è visto nella piccola manifestazione del "Pride laico") da rigurgiti di anticlericalismo. Frange del tutto minoritarie, a volte minacciose (non dimentichiamo le terribili giornate del G8 e i "no global") che costringono, caso unico in Europa,

Un futuro alle famiglie più di una promessa ( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una contrapposta all'altra, quella cattolica e quella laica. Finì 1.500.000 a 10.000. Era il tempo in cui in Italia si parlava di unioni civili e di famiglie gay. Sappiamo bene come è andata a finire anche quella battaglia ideologica, conosciamo come al Senato tutto si bloccò, la vendetta della Bindi e l'espulsione del Prof.

SAVONA ( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una perfetta intesa bipartisan fra l'anima laica e cattolica, che ha prodotto un'organizzazione e un'accoglienza praticamente perfette. E pazienza, ma anche questo fa parte dell'indole savonese, se fuori dalle transenne di piazza del Popolo, in via Paleocapa e in darsena, non c'è stato il bagno di folla.

Migliaia di fedeli mentre a genova sfila il pride laico ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: IL VIAGGIO Migliaia di fedeli mentre a Genova sfila il Pride laico" Savona. Mentre a Genova sfila il "Pride laico", il Papa a Savona chiede ai cattolici "il coraggio di affrontare le sfide del mondo", il "materialismo, relativismo e laicismo", senza "cedere a compromessi" e disposti a pagare di persona.

"Savona è laica e spirituale" ( da "Stampa, La" del 18-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un avvenimento che è insieme laico e di devozione e che vede la partecipazione di migliaia di persone. E', questa vicinanza, una caratteristica della nostra città. Fa parte della nostra storia, del nostro carattere. Savona sa unire laici e cattolici, fiducia nel progresso scientifico e consapevolezza dei limiti umani, lavoro materiale e vita spirituale.

Arriva papa Ratzinger, in tremila al Pride laico ( da "Manifesto, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: In tremila sono sfilati ieri da Sampierdarena a Caricamento per il Pride laico organizzato in occasione della due giorni di papa Benedetto XVI in Liguria per rivendicare i diritti a uno stato laico e alla libertà di pensiero. Il papa a Savona chiede ai cristiani di combattere "materialismo, relativismo e laicismo".

Dimessa poche ore pur di vederlo ( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: spiegano i rappresentanti di Azione cattolica - alla fine quando il Santo Padre l'ha toccata noi tutti abbiamo gioito, è stato un'esperienza surreale, mistica, stupenda". DALL'AFRICA - Un'altra storia incredibile è quella di un missionario laico che vive in Costa d'Avorio e pur di non mancare a quello che definisce "un rendez-vous col Papa nella mia città"

La lunga notte del Papaal Santuario dei genovesi ( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Marta Vincenzi (entrambi laici e di sinistra) e Alessandro Repetto, cattolico dichiarato. Però, già nelle parole dei politici, era apparso chiaro che la visita non sarebbe stata solo una passerella per i fedeli. Ieri mattina alle 9, come da programma, Papa Benedetto XVI è sceso dall'appartamento situato nell'ala est del Santuario,

Un pranzo riservatocon imprenditorivicini alla chiesa ( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: presidente dell'Ucid (gli imprenditori cattolici); l'architetto Antonio Sibilla, curatore del progetto dell'altare e di piazza della Vittoria; Giovanni Berneschi, numero uno di Banca Carige; Giovanni Battista Casazza e Carlo Arcolao, collaboratori laici della Curia; Luciano Belloni, titolare del ristorante Zeffirino.

La sindaca Vincenzi al Papa Così si difende la laicità La prima cittadina a Genova accoglie il Pontefice: L'etica non sia campo di battaglie politiche ( da "Unita, L'" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: edizione del La sindaca Vincenzi al Papa "Così si difende la laicità" La prima cittadina a Genova accoglie il Pontefice: "L'etica non sia campo di battaglie politiche" di Roberto Monteforte inviato a Genova LO AVEVA annunciato: "Accolgo il Papa e difendo lo Stato" ed è stata di parola la sindaca di Genova, la diessina Marta Vincenzi.

Quell'umanità spazzatura ( da "Unita, L'" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Turbamento dei cattolici ma anche di laici che non nascondono la meraviglia. Perché tanta prudenza? Ne scelgo due. Lettera amara di Ettore Masina. È stato il primo vaticanista (la parola non gli è mai piaciuta) della Rai-TV. Due volte deputato della sinistra, fondatore di Rete Resch: solidarietà ai profughi, dalla Palestina all'America Latina.

Coro di consensi "discorso vero e senza paura" - donatella alfonso ( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sulla laicità dello Stato, invece, nessuno ha mai messo in discussione che lo sia, fermo restando il fatto che siamo uno Stato di matrice cattolica, con un'identità ben precisa che tutti, anche nelle istituzioni, dovrebbero ben ricordare". Fa un ragionamento complessivo, e di grande apprezzamento per il discorso del sindaco Vincenzo Lorenzelli,

L'appello del sindaco al Papa: l'etica non sia lotta politica ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fedeli laici, sulla responsabilità della coscienza e sul "rispetto delle rispettive competenze ". Se c'è stata irritazione nell'entourage papale non è trapelata (anche se si può ipotizzare, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone era piuttosto accigliato), quanto a Benedetto XVI è stato perfino cordiale con il sindaco con cui ha scambiato parole di ringraziamento per l'

IN Europa vivono circa 400 milioni di persone. Settanta milioni, cioè un adulto europeo su ( da "Messaggero, Il" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ingerenza del magistero cattolico. E lo pensa tra due alternative: quella di una laicità intesa come neutralità dello Stato rispetto alle fedi o alla mancanza di fede, ma non del tutto chiusa alle manifestazioni religiose; e quella di una laicità militante, che espelle la religione dallo spazio pubblico confinandola in una dimensione privata.

IL DIBATTITO SULL'ABORTO LA SCELTA DI UN FEDELE ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: da parte del Papa cattolico-liberale Paolo VI, egli condannò la regolazione artificiale delle nascite. Non comprendo la meraviglia che qualche cosiddetto "laico", anche se rispettoso della Chiesa Cattolica, ha manifestato; ma ne comprendo la causa che risiede nella confusione di pensiero e di comportamento che una certa lettura del Concilio Vaticano II,

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come laici, che sia quanto mai opportuno raccogliere i numerosi messaggi di solidarietà e di accoglienza che vengono dal mondo cattolico e proporre per le donne immigrate e i loro figli un più facile accesso ai servizi sanitari migliorando l'informazione e ricorrendo a mediatori culturali che possano rimuovere sentimenti di diffidenza e comportamenti di carattere discriminatorio.


Articoli

Corteo anti-chiesa tra sorrisi, canzonie critica civile (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

La protesta nGenova. "Sia fatta la nostra volontà", scandisce la folla, e si mette a piovere. Come se un dio dispettoso non riuscisse a digerire la compostezza, persino eccessiva, di una manifestazione nata in segno di protesta. Contro l'ingerenza della Chiesa cattolica nella vita pubblica. Contro l'omofobia. Contro "gli obiettori di coscienza sulla pelle degli altri". E però non era contro gli dei, il corteo di 1500 agnostici, atei, gay, lesbiche, compagni della Sinistra Critica e di Rifondazione, tupamaros dei centri sociali, militanti ferrandiani, pacifisti e verdi. Era per la libertà, d'espressione e di culto, e di forte critica verso la visita di un Papa che ancora l'altro ieri tuonava sulla legittimità di un solo tipo di coppia, quella formata da uomo e donna, benedetta dal sacramento del matrimonio. Rispetto, tuttavia, nessun insulto né a Ratzinger né a Bagnasco, vescovo di Genova e presidente della Cei. La protesta è stata organizzata e condotta all'insegna della civiltà. Tanto è vero che non si levava una sola bestemmia, a parte un'insolenza gratuita inalberata dalla maglietta del cantante Bob Calleri: "Non è reato dileggiare un personaggio di fantasia". Per chiarire meglio il proprio punto di vista Calleri ostentava anche un cartello polemico, "Se Dio ci fosse vi prenderebbe a bastonate". Discutibile, ma non censurabile a priori. Dal camioncino che alternava allo stereo l'Internazionale con De André, Shaggy e Rino Gaetano venivano illustrate le ragioni dell'insofferenza laica: "La Chiesa si prende 4 miliardi l'anno attraverso l'8 per mille, il mancato pagamento dell'Ici e il finanziamento alla scuola". E uno. "La Chiesa interviene pesantemente nella politica di uno Stato estero". E due. "Il Cattolicesimo ha uno spazio preponderante nei media, a scapito delle altre religioni". E tre, ma non era tanto la ragionevolezza delle critiche a lasciare a bocca aperta. Era l'educazione, la cortesia nei confronti dei passanti, il sorriso sulle labbra, l'assoluta mancanza di sguaiataggine. Solo un ragazzino in felpa nera scriveva sul portone verde del Pio istitututo delle suore franzoniane, in via Cantore, "Né Dio né Stato". Purtroppo i vigili urbani erano lontani, e i poliziotti non si sarebbero mai sognati - visto il clima - di intervenire almeno per far ripulire il portone all'imbrattatore. All'inizio, pochissima gente, anche per colpa della pioggia che era caduta copiosa, per tutta la mattina, sul ponente genovese. Un centinaio di facce. Silvano Vergali, dell'Associazione agnostici e atei, spiegava come "l'allarmismo dei media abbia fatto disertare la manifestazione da tanti che avrebbero voluto partecipare. Si è evocato il G8, la violenza, gli scontri. Ma perché? Perché si vuole impedire alla gente di manifestare liberamente e pacificamente"? Striscioni e cartelli ironici, nessuna offesa: "Più staminali e meno cardinali", oppure "Fuori la Chiesa dalle mutande", o ancora "Meno preti più alberi". Tra la gente, parecchi cani guidati da punkabbestia insolitamente mansueti. Ai lati del corteo, libera vendita di opuscoli a favore della lotta birmana. Il camioncino inalberava una specie di mucca pezzata che nelle intenzioni doveva essere un cane. Al collare un nome, Laika, e sotto gli zoccoli - pardon, le zampe - un cardinale con tanto di zucchetto rosso. "E' la cagnetta mandata dai sovietici nello spazio", spiegavano faticosamente gli organizzatori, "e simboleggia la vittoria della scienza contro la superstizione. Il nome della cagnetta naturalmente conta molto". Malgrado la pioggia intermittente, la gente ha cominciato ad afflure a metà di via Cantore, dove il corteo ha assunto una precisa fisionomia. Davanti i centri sociali e poi le femministe, la sinistra antagonista, i gay, le lesbiche, i cani sciolti. Rallentamenti a Dinegro. I primi applausi in via Gramsci. Immortalato da task force di turisti orientali, ai quali non pareva vero di fotografare un serpente di folla colorata e spumeggiante. Ancora Vergali: "Noi non siamo contro il cattolicesimo, Ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma stiamo assistendo a una vessazione quotidiana da parte della Chiesa, a un'ingerenza continua negli affari di uno Stato che deve restare laico proprio per garantire la libertà di credere". In prima fila anche Antonio Bruno, antico consigliere comunale alternativo (L'Altro Polo eccetera): "Io sono credente. E in questi giorni di visita papale soffro". Non era il solo. 18/05/2008.

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<La sua visitarinnova l'affettotra città e chiesa> Lupi: <Più luci che ombre> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

"La sua visitarinnova l'affettotra città e chiesa" Lupi: "Più luci che ombre" berruti SANTITÀ, storia religiosa e storia civile si sono incontrate spesso nella nostra città. Basti pensare alla grande stagione roveresca e ai due papi Sisto IV e Giulio II. E poi l'apparizione della Vergine del 18 marzo 1536, che conferì energia e orgoglio ad una città che stava attraversando un momento di grande difficoltà. E poi, ancora, la permanenza a Savona di Pio VII, papa che fu amatissimo dai savonesi, del quale visiterà la residenza fra poco. Sono avvenimenti che evidenziano lo stretto legame di questa comunità con la Chiesa e con il clero. Un legame che viene simboleggiato, ogni due anni, dalla processione del Venerdì Santo, un avvenimento che è insieme laico e di devozione e che vede la partecipazione di migliaia di persone. È, questa vicinanza, una caratteristica della nostra città. Fa parte della nostra storia, del nostro carattere. Savona sa unire laici e cattolici, fiducia nel progresso scientifico e consapevolezza dei limiti umani, lavoro materiale e vita spirituale. Il Santuario nel quale Lei si è ritirato in preghiera poco fa ne è la testimonianza concreta. Si tratta, infatti, di un luogo che sintetizza perfettamente questa unione: l'edificio, costruito con il contributo delle corporazioni artigiane del Cinquecento, è ancora oggi di proprietà della città. Con la Sua visita di oggi, questa vicenda di unione e affetto si rinnova. Savona sta affrontando la sfida di una rinascita economica, demografica e culturale. Sono certo che la memorabile giornata che stiamo vivendo aumenterà la nostra forza morale e sosterrà la nostra speranza nel futuro. Federico Berruti .x/18/0805.

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Commento papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Bruno viani Ogni pontefice, quando visita una chiesa locale, si rivolge ai fedeli che incontra nelle piazze e nelle chiese, ma contemporaneamente a tutti i cattolici nel mondo e a chiunque, laico o di diversa religione, intenda ascoltarlo. Ma non bisogna mai dimenticare che, accanto alle parole, per la Chiesa parlano i segni. Così la visita di Ratzinger a Savona e a Genova si è aperta con segni e parole destinati a restare nella storia del suo pontificato, molto più della pioggia che ha guastato la festa a pochi fedeli accorsi alla Guardia malgrado il maltempo per assistere alla conclusione della prima giornata del Papa in Liguria. La prima considerazione: anche se il Vaticano è una nazione autonoma, il suo capo non parla la stessa lingua dei capi di Stato. La visita che oggi si compiràè prettamente religiosa, nel cuore del mese di maggio tradizionalmente dedicato alla Madonna. Per questo, Ratzinger ha scelto di visitare due santuari mariani e portare, in ciascuno di essi, il massimo riconoscimento pontificio, la rosa d'oro che un tempo veniva concessa alle regine e alle principesse che si erano distinte nella difesa dei valori della fede, oggi è consegnata solo alle chiese dedicate alla Vergine. I santuari della Misericordia e della Guardia, da questo momento, sono in compagnia di Lourdes e Fatima, Loreto e pochi altri nel mondo. La seconda considerazione è, in qualche modo, politica. Papa Ratzinger, rivolgendosi ai fedeli savonesi (abitanti di una città che ha dato alla Chiesa due Papi), ha portato ad esempio per i fedeli di oggi il suo lontano predecessore Papa Chiaramonti, Pio VII, il pontefice che a Savona trascorse un lungo periodo da "rifugiato" per essersi opposto alla volontà di Napoleone. È per lo scontro tra due mondi distanti, il papato e il neonato impero napoleonico, che il generale corso fu costretto a rinunciare alla consacrazione da parte del Papa, tanto che nel cingersi della corona pronunciò le celebri parole "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca". Imperatore per designazione celeste, senza mediazione umana. Papa Ratzinger, in modo semplicistico, viene spesso indicato come un uomo di retroguardia, un nostalgico. Certamente un conservatore, che oggi, però, accosta queste sue simpatie passatiste alla visione politica di un Papa che teorizzò tra l'altro la conciliabilità tra il Vangelo e la democrazia. La questione va però posta in altri termini. Joseph Ratzinger, considerato un progressista ai tempi del Concilio Vaticano II, diventato il custode della Fede come responsabile dell'ex Sant'Uffizio sotto Giovanni Paolo II, ha iniziato una nuova tappa della vita con l'elezione al soglio pontificio. Benedetto XVI in questi suoi primi anni di pontificato ha fatto scelte esteriormente molto conservatrici: un abbigliamento che ha ripreso curiosi capi del passato, la decisione di dare nuovamente piena legittimità alla messa in latino, la dichiarata predilezione musicale per il gregoriano e la scarsa simpatia per le chitarre. Eppure, anche se l'uomo Ratzinger è legato anche a questi segni, la sua visione della Chiesa non ha più nulla a che fare con quella di Pio VII, un Papa che si contrappose fino al sacrificio personale al potere politico. L'accostamento con Papa Chiaramonti, in questo, è suggestivo ma fuorviante: il pontefice che ha parlato all'Onu è invece un capo di Stato calato nei problemi della sua epoca, non un folle vestito di bianco, fuori dal tempo, che pensa di aizzare le guardie svizzere contro il mondo. Il vero avversario di Benedetto XVI è invece un Occidente secolarizzato, che sembra poter fare a meno del cristianesimo. E allora il vero punto forte del discorso del Papa ai savonesi è un altro, sociale e non politico. È il passaggio nel quale non accusa ma propone, invita a riscoprire le radici cristiane della domenica, la giornata che per i cristiani è dedicata a Dio. Papa Ratzinger va in direzione opposta a un mondo in cui anche i cattolici sembrano dare scarsa importanza alla celebrazione della messa festiva e scelgono invece, sempre più spesso, i riti laici dello shopping e dello stadio. Oggi, la domenica secolarizzata fa certamente più paura dei nuovi Napoleone. Il problema, per Papa Ratzinger, è la perdita del senso del sacro nella società, dalla sacralità della domenica alla sacralità della vita. In questo, Benedetto XVI è inevitabilmente intransigente e la religione cattolica non può che essere antidemocratica: il bene e il male, per la Chiesa, non si mettono ai voti. 18/05/2008.

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L'arringa di Ratzinger a Savona: Contro il laicismo, senza compromessi Al via la visita in Liguria: Per affrontare il materialismo e il relativismo bisogna essere disposti a pagare (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del L'arringa di Ratzinger a Savona: "Contro il laicismo, senza compromessi" Al via la visita in Liguria: "Per affrontare il materialismo e il relativismo bisogna essere disposti a pagare di persona". Ventimila fedeli sotto la pioggia in Piazza del Popolo di Roberto Monteforte inviato a Savona NON CEDERE ai compromessi. Affrontare con coraggio le sfide del mondo, come "materialismo, relativi- smo e laicismo", anche a prezzo di pagare di persona "pur di restare fedeli al Signore e alla Chiesa". È questo il messaggio lanciato ieri a Savona da Benedetto XVI nella omelia tenuta in una piazza del Popolo affollata da ventimila fedeli che hanno sfidato la pioggia e il vento per rendere omaggio al pontefice. Papa Ratzinger ha invitato a seguire l'esempio di una figura particolarmente cara ai savonesi: papa Pio VII, il pontefice che venne arrestato su ordine di Napoleone la notte del 6 luglio 1809 nel palazzo del Quirinale, trasferito a Grenoble e successivamente tenuto prigioniero in quello che oggi è il palazzo vescovile della città, dove rimase segregato fino ai primi mesi del 1813, perché non si volle mai piegare alle imposizioni dell'imperatore. Ieri il Papa ha voluto ringraziare la città per il sostegno dato al pontefice "prigioniero", ma ancora più l'ha esortata a seguirne l'esempio. Nella sua breve visita ha compiuto un altro gesto significativo. Accompagnato dal presidente della Cei, cardinale Bagnasco e dal segretario di Stato, cardinale Bertone, ha voluto iniziare la sua visita apostolica con un pellegrinaggio al santuario della Madonna della Misericordia, che ha raggiunto in elicottero. Ad accoglierlo il vescovo di Savona, Vittorio Lupi e oltre alle autorità locali, il ministro Claudio Scajola a nome del governo. Benedetto XVI, dopo aver sostato in preghiera nella cripta del santuario, ha voluto deporre una rosa d'oro ai piedi della statua della Madonna. Un gesto che ricorda quello compiuto da papa Pio VII il 10 maggio 1815 per sciogliere il voto che aveva fatto prima di essere liberato da Napoleone Bonaparte. Ma non si è fermato alle rievocazioni il pontefice. Nella sua omelia ha richiamato le "emergenze materiali e morali", inviando "un saluto ai detenuti di Savona, che vivono da tempo una situazione di particolare disagio". Si è rivolto ai malati. Ha invitato i giovani ad avere "sempre il coraggio di andare controcorrente". "Questa - ha aggiunto - è la via della vera realizzazione personale e quindi della vera felicità". Poi ha richiamato il tema dei valori cui riferirsi. "Nel mondo moderno, che spesso fa della bellezza e dell'efficienza fisica un ideale da perseguire in ogni modo, come cristiani - ha affermato - siamo chiamati a trovare il volto di Gesù Cristo, proprio nelle persone sofferenti ed escluse". Dopo la celebrazione ha raggiunto in Papamobile l'arcivescovado dove ha visitato l'appartamento dove ha vissuto la sua prigionia Pio VII. Quindi in elicottero ha raggiunto il santuario della Madonna della Guardia a Genova, per la sua seconda giornata in terra ligure. Mentre il pontefice era a Savona, si è tenuta a Genova la manifestazione di protesta contro la visita del Papa. Oltre un migliaio di manifestanti (3000 secondo gli organizzatori e 1000 scarsi per la Digos) dopo un'assemblea all'università sono arrivati in corteo a Piazza Caricamento dove si è concluso il "Pride Laico" con la parola d'ordine "Per una società libera dalle ingerenze della Chiesa cattolica, contro i continui attacchi alla legge 194, contro l'omofobia, contro l'otto per mille alla Chiesa cattolica e per la sua destinazione alla scuola pubblica, contro l'oscurantismo e per una società dei saperi, per il riconoscimento dei diritti delle diverse forme di famiglia". La manifestazione è stata composta e pacifica.

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Sotto la pioggia i laici annebbiati dalla rabbia (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 118 del 2008-05-18 pagina 4 Sotto la pioggia i laici annebbiati dalla rabbia di Stefania Antonetti Il corteo formato da seicento persone ha fatto anche fatica a radunarsi: è partito un'ora dopo (...) dei manifestanti si sono aggregati proprio durante la sfilata, fotografata da Carlo Kaiser, lettore indignato per quanto ha visto. Un corteo dove Laika, il cane di cartapesta bianco e nero, alto quasi un metro, è diventato inconsapevolmente l'emblema del pride laico; la sosia della cagnetta spaziale sovietica, abbandonando la tradizionale visione che la vuole come simbolo della fedeltà, si è trasformata così nella mascotte della manifestazione voluta dai centri sociali e dalle associazione laiche, atee, omosessuali e femministe, scesi in piazza per urlare tutto il loro dissenso contro Papa Benedetto XVI. "Nessuna sterile contrapposizione alla visita del Papa. Non vogliamo fare ingerenze. Non avrebbe senso", aveva ripetuto qualche giorno fa, Luca Oddone del centro sociale Zapata a nome degli organizzatori. Eppure la parata, che nelle intenzioni doveva essere almeno colorata e gioiosa - partita da piazza Montano a Sampierdarena, è proseguita per via Cantore, via Buozzi, via Adua, sino in piazza Caricamento - ha avuto invece come unico bersaglio la fede cattolica e il suo massimo rappresentante. Non sono mancati certamente richiami poco lungimiranti nei confronti del capo della Conferenza episcopale italiana (Cei) e del cardinale Tarcisio Bertone. I manifestanti, membri di una lunghissima lista di associazioni e centri sociali: Zapata, Terra di Nessuno, Laboratorio sociale Buridda, gli universitari di Humpty Dumpty, Rete Laica, Assemblea antifascista, Arcigay, le Ninfe-Arcilesbica, Usciamo dal Silenzio, Città Partecipata, Lila, Linfa e Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti), insieme alle forze politiche di Rifondazione comunista, dei Verdi e della Sinistra Critica, hanno sfilato inneggiando slogan, alzato manifesti e dimostrato un forte senso di inciviltà. L'acronimo Pd (Partito democratico), è diventato così per i manifestanti, una sigla per bestemmiare l'impossibile. Ma anche una maglietta nera indossata dall'eclettico Bob Gallero, musicista genovese, che riproduceva le foto colorate dei cardinali Bagnasco e Bertone, accompagnati da una indicibile offesa contro Dio. Ma non c'è limite al peggio. Soprattutto quando il Santo Padre viene oltraggiato nei peggiori dei modi. Bastava infatti alzare lo sguardo per scorgere un'immagine agghiacciante: la foto di Benedetto XVI accostata a quella di Josef Fritzl l'uomo che in Austria ha segregato in cantina la figlia per 25 anni e dalla quale ha avuto sette figli. E pensare che coloro che hanno manifestato ieri pomeriggio, sono gli stessi che accusano di oscurantismo, intolleranza e di regressione culturale, la Chiesa cattolica. E anche gli stessi che tempo fa hanno giurato di non voler offendere la fede di nessuno in questa manifestazione: insomma, doveva essere "una giornata di contestazione e basta; una mobilitazione per i diritti, le libertà e contro l'integralismo vaticano". Il tutto, sotto l'occhio vigile dell'esponente della Sinistra critica, Franco Turigliatto, di poliziotti, carabinieri e finanziari e da un'insolita "coda": gli addetti di un'azienda privata incaricata di cancellare le scritte lasciate dai manifestanti sui muri. Come accaduto ieri mattina in Sopraelevata, chiusa al traffico alle 7 per rimuovere la scritta: "Abbasso il dittatore". Insomma, dietro "i diritti, le libertà e contro l'integralismo", slogan ufficiale del Pride laico, i manifestanti hanno saputo macchiare un evento di grande visibilità nazionale e internazionale quale la visita del Pontefice a Genova. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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A Genova l'incontro con i giovani e la Messa (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 118 del 2008-05-18 pagina 3 A Genova l'incontro con i giovani e la Messa di Federico Casabella (...) prevista dai meteorologi sulla città. Dopo l'appuntamento della mattina saranno almeno altre ventimila persone a esprimere il loro calore al Santo Padre. Per nulla intimiditi dal tempo, quella pioggia che invece deve aver spaventato il "pride laico": così atteso e sponsorizzato dai mass media da non riuscire a portare in piazza più di trecento persone. Ed un riferimento al laicisimo, Benedetto XVI lo ha fatto nella sua omelia savonese nella quale ha parlato delle sfide del mondo che i cattolici devono affrontare: "materialismo, relativismo, laicismo, senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla Sua Chiesa". Così oggi Benedetto chiamerà a raccolta il suo esercito genovese, dopo quell'antipasto avuto ieri sera quando il Pontefice ha salutato un gruppo di pellegrini che nonostante il tempo, ieri mattina, si sono messi in cammino a piedi da San Carlo di Cese fino al Santuario della Guardia. All'appuntamento alla Guardia era presente anche il presidente della Regione Claudio Burlando, mentre il sindaco di Genova Marta Vincenzi saluterà il Papa questa mattina. Nella sua giornata l'incontro con i bambini dell'ospedale pediatrico "Gaslini", precederà l'appuntamento con i giovani in piazza Matteotti. Nel programma, dopo la recita dell'Angelus, la visita alla diocesi, l'incontro in San Lorenzo con i sacerdoti e il pranzo in curia prima della Messa in piazza della Vittoria dove i genovesi potranno far sentire il loro caloroso benvenuto a Benedetto XVI. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il papa: "niente compromessi nella sfida al laicismo" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Nella visita a Genova Benedetto XVI Il Papa: "Niente compromessi nella sfida al laicismo" fpèhozdp+èfùhbèsfihè+s"ibènhsfih+spaiè+bi+s"fibè+"sièbs+aibè+saibè+asig+saigès+dagpi+s MARCO POLITI GENOVA - Vola tra due apparizioni mariane Benedetto XVI nel suo primo giorno in Liguria. Arriva in elicottero a Savona nel pomeriggio al santuario della Madonna della Misericordia e si ferma in serata a dormire nel santuario della genovese Madonna della Guardia. Per entrambe una rosa d'oro. Le sfide di oggi, da affrontare con lo stesso coraggio con cui Pio VII resistette alle angherie di Napoleone - ricorda ai trentamila savonesi riuniti per una messa sotto la pioggia - sono "materialismo, relativismo, laicismo". Mali del mondo attuale cui contrapporsi "senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla sua Chiesa". Ad una Chiesa italiana sofferente di persecuzioni credono assai poco i mille manifestanti del Pride Laico, che hanno sfilato a Genova appena prima del suo atterraggio. "Più staminali, meno cardinali" è uno degli slogan scherzosi inalberati sugli striscioni. "Sia fatta la nostra volontà - libertà, diritti, laicità" proclama un altro. Frettolosamente rimossa dalle autorità è la scritta spray "Abbasso il tiranno" apparsa in mattinata sulla fiancata della sopraelevata. Alla dimostrazione pacifica, promossa dall'Uaar (Unione atei, agnostici, razionalisti), dai centri sociali e da Arcilesbiche, ha preso parte anche Giuliano Giuliani, padre di Carlo ucciso durante il G8 del 2001. Per un momento, ieri mattina, si è temuto che la visita di Benedetto XVI rischiasse la cancellazione. A causa del vento un paio di aerei erano stati dirottati a Torino. Poi il tempo, pur piovendo, si è aggiustato. A papa Ratzinger la pioggia sembra, comunque, far bene. Ai fedeli è apparso vivace e in ottime condizioni. Se al santuario della Madonna della Misericordia stava per perdere l'equilibrio per un passo falso, a Savona ha scherzato improvvisando rivolto agli anziani: "Molti di voi sono in età avanzata, come io!". Citando poi le parole del profeta Isaia, che evoca i vecchi che "inciampano e cadono" ma riacquistano ali d'aquila grazie alla fede, e raccogliendo un caloroso applauso da parte dei fedeli. Dal tronetto, che fu di Pio VII, papa Ratzinger ha delineato ancora una volta, come ama fare spesso, i tratti essenziali del Dio cristiano: un Dio che è amore, grazia e misericordia. La folla ha ascoltato attenta, esplodendo alla fine in un susseguirsi di "Viva il Papa e Benedetto-Benedetto". Se la piazza di Savona ha offerto al pontefice una folla festosa, Ratzinger ha da preoccuparsi a livello mondiale. La Chiesa cattolica si mostra in affanno. L'annuario statistico vaticano, appena pubblicato, rivela che nell'area delle nazioni bianche (Europa, America, Oceania) il cattolicesimo o aumenta di pochissimo (più 1% in Europa) oppure cresce meno della popolazione. Diminuiscono costantemente i religiosi (meno 2,31%) e calano le suore: meno 50mila negli ultimi sette anni. Unica consolazione l'Africa, dove in sette anni i fedeli sono passati da 130 a oltre 158 milioni.

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Genova laica fischia il Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 18-05-2008)

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Contro le ingerenze della Chiesa ieri pomeriggio sono scesi in piazza in migliaia Genova laica fischia il Papa Checchino Antonini Genova (nostro inviato) Da un quinto piano di Sampierdarena, una persona di una certa età si sbraccia fischiando. Agita dal balcone la bandierina diffusa in quantità industriali dal grande giornale cittadino per dare il benvenuto al "signor Ratzinger" (come lo chiama Giuliano Giuliani). Poi dice che i provocatori sono i giovani. Il corteo fatto soprattutto di giovani, appunto, ride ma non fa una grinza. Mentre il papa era a Savona, duemila genovesi hanno dato vita ieri pomeriggio al Pride laico, sfidando una pioggia meno convinta di loro, per dare visibilità a un sentimento più ampio di quello che ha marciato da Ponente al Porto Antico e poi fino all'Università dov'era iniziata la giornata con una tavola rotonda su laicità e autonomia dei saperi e della ricerca che ha gremito l'aula magna di lettere. "E' stato un dibattito su toni alti elevati", assicura Sergio Morra, docente di psicologia, tra i tanti ad aderire (l'elenco completo sul sito dirittinrete.org ) alla giornata di mobilitazione, boicottata dal rettorato, per le "libertà di tutti, la laicità e contro ogni morale imposta per legge", come si sgola a dire Luca dello Zapata, uno dei centri sociali genovesi promotore con l'associazionismo e pezzi di sinistra e sindacato della manifestazione. Ai bordi del corteo che costeggia il porto una folla di persone sentirà le rivendicazioni contro un apparato clericale ingombrante e costoso. Toni composti lungo tutto il percorso a smentire le previsioni fosche di chi avrebbe preferito provocazioni e un clima più simile a quello del G8. A dare conto dell'adrenalina delle autorità, la velocità con cui è stata avvistata e rimossa una scritta "Abbasso il tiranno" comparsa sulla sopraelevata nella notte. Gli studenti, numerosissimi, raccontano le intrusioni di Cl non solo negli appalti ma nella vita universitaria. Ne sanno qualcosa i redattori di Ergosum che hanno perso i fondi dell'ateneo per aver osato disegnare un Gesù tutto fasciato per proteggersi dall'Hiv. "Il blocco di potere della Curia fa affari e costruisce egemonia sulla destrutturazione dei servizi sociali", spiega Simone Leoncini di Rifondazione elencando i punti di forza di quel potere temporale: Fondazione Carige, Gaslini e Galliera, la cooperazione controllata dalla Compagnia delle Opere. Proprio al Galliera, ospedale presieduto per statuto dall'arcivescovo ma che mangia 108 milioni l'anno di fondi pubblici e nega l'attuazione della 194 s'è svolta l'iniziativa di lancio di questo Pride che fa parte delle iniziative della Giornata mondiale contro l'omotrans fobia. Poco distante, a Sestri Ponente, alcune associazioni di donne hanno organizzato sullo stesso tema un gioco dell'oca. Molte, come Patrizia Poselli, già capogruppo Prc a Tursi, fanno la spola tra le due piazze. Ci sono molte bandiere viola di Arcilesbica, assenti quelle di Arcigay: che una parte di mondo laico sia condizionato dalla timidezza del Pd (Franco Turigliatto, ex senatore di Sinistra critica, ricorda che a votare l'emendamento per abolire l'esenzione vaticana dall'Ici non furono più di 20 senatori) non deve occultare la "vivacità dell'incontro tra reti femministe e associazioni lesbiche, la consapevolezza di battersi per un meticciato dei diritti - spiega a Liberazione Lilia di Arcilesbica - non puoi accontentarti della tua vertenza". Lo striscione di apertura parla di e a Verona, spiega che è un'unica piazza contro i fascisti di ieri e di oggi. Altri striscioni parlano di "madri per scelta, ribelli per natura", chiedono che la chiesa resti "fuori dalle mutande", fotocopie di articoli di stampa rammentano l'incusione di Ratzinger a favore del nucleare pacifico. Un'uscita infelice, per i manifestanti, al pari delle spallate alla 194 o delle scomuniche alle famiglie non convenzionali. "Una manifestazione per nulla dissacratoria, è una dimostrazione di maturità", dice Antonio Bruno, capogruppo a Tursi per la Sinistra e cattolico a sua volta. In testa la mascotte del corte: una fiera cagnetta in cartapesta, sosia della sovietica Laika, eroina dello spazio negli anni Sessanta. All'arrivo a piazza Caricamento, un altro cartello accoglie i duemila: "Più alberi, meno preti", a ricordare la sorte di decine di piante sacrificate per ragioni di sicurezza in piazza della Vittoria dove oggi si terrà l'oceanica messa papale. 18/05/2008.

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Alemanno fa squadra nel mirino i senza casa (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Roma, il sindaco presenta la giunta. Due le donne Alemanno fa squadra nel mirino i senza casa Auguri, ne avranno bisogno. La squadra per governare Roma è pronta, l'allenatore Gianni Alemanno promette un campionato scintillante. Anche se l'equipe dà l'impressione di essere stata allestita piuttosto in fretta. Come se Alemanno pensasse più facile conquistare un poltrona ministeriale che lo studio del Campidoglio che fu di Francesco Rutelli e Walter Veltroni. Invece è andata come è andata, la destra che governa il paese amministrerà Roma. "Sarà una giunta decisionista ma non dirigista come lo è stata quella di Veltroni", assicura Alemanno. Traduzione: faremo e non staremo chiusi nel palazzo. Auguri di nuovo. L'agenda degli appuntamenti è fitta. Naturalmente si parte dalla sicurezza, con l'atteso "commissario straordinario ai rom", il cui nome - per allontanare sospetti di razzismo oltre che giustificati dubbi di anticostituzionalità - sarà "commissario per i senza fissa dimora". Meglio sarebbe "commissario a caccia dei senza fissa dimora". Però questo si può fare, non si può dire. Anche perché il clima è all'insegna del fair play. Per rispondere alle ansie securitarie dei cittadini della capitale Alemanno tirerà fuori dal cassetto l'oggettistica della destra. Ma anche guarderà a sindaci del piddì, Sergio Cofferati in primis. "Vogliamo avere un rapporto costruttivo con l'opposizione", spiega il sindaco delle libertà. D'altra parte la nomina di due tecnici "con esperienze diverse al centrodestra" è per Alemanno già un messaggio di apertura all'opposizione. Gianni come Silvio? Certo non sarà il caso di chiedere a Rutelli se abbia o meno l'intenzione di allestire un'amministrazione ombra. In un clima da terzo tempo calcistico, nasce l'amministrazione Alemanno. Foto di gruppo come da consuetudine e da lunedì via a lavoro. Perché di lavoro da fare, a giudicare dalle promesse fatte in campagna elettorale, ce n'è davvero tanto. Età media 44anni, segni particolari impari opportunità. Due sole le donne (Sveva Belviso alle Politiche sociali e Laura Marsilio alla Scuola), tre tecnici i (Umberto Croppi alla Cultura, Ezio Castiglione al Bilancio e Marco Corsini all'Urbanistica). Cinque assessori di Alleanza nazionale comprese le uniche due donne della squadra, tre di Forza Italia, il vicesindaco Dc Mauro Cutrufo. Toh, chi si rivede. Il sindaco tiene per sé le deleghe sulla Pulizia municipale, sulla Sicurezza urbana e sulla Protezione civile, Sergio Santoro viene nominato capo di gabinetto. Sono pronti a scendere in campo. Massimiliano Smeriglio, assessore provinciale e segretario romano di Rifondazione comunista osserva quel che succede in Campidoglio e allarga lo sguardo al'intera città: "Quel che preoccupa di più è la campagna sulla sicurezza. Per il clima che si respira nel paese e anche qui a Roma. La vittoria della destra non aiuta. In questo momento Alemanno cerca comunque di essere cauto, mantiene basso il profilo. Nei posti chiave sono stati chiamati "tecnici" di fiducia del sindaco. Su Cutrufo vicesindaco meglio stendere un velo pietoso, salta agli occhi il numero di donne. Solo due, pochissime". Laura Marsilio - chiamata a dirigere l'assessorato alla Scuola, alla Famiglia e all'Infanzia - è la sorella gemella dell'ex capogruppo di An in Consiglio comunale. Più che di merito si potrebbe parlare di diritto dinastico. "Faccio i migliori auguri di buon lavoro alla giunta comunale presentata dal sindaco Alemanno", afferma, in una nota, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. "Le questioni su cui dovremo confrontarci e collaborare - spiega - sono molte, a cominciare dalla mobilità, dalla crescita culturale del nostro territorio, all'innovazione, dalla sicurezza dei cittadini". Nella giunta più nera che rosa c'è anche il senatore Cutrufo, è vicesindaco di Roma. Dice: "La scuola cattolica è una grande risorsa per la nostra società, ed è dovere delle Istituzioni difenderne il diritto di esistere. Perché se lo Stato è laico, l'educazione, deve essere libera, ed ogni genitore ha il diritto di scegliere come istruire i propri figli". Aggiungiamo: senza oneri per lo Stato. Sul punto Cutrufo è vago, anzi proprio non ne parla. Ed è in buona compagnia, perché oltertevere qualcuno lo guarda. Ricordate la vecchia pubblicità Dc alle elezioni del 1948? "Nel segreto della cabina elettorale dio ti vede. Stalin no". f.n. 18/05/2008.

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PARIGI - Non mi è stata mai perdonata questa frase: io sono un cattolico adulto. Con la p (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

PARIGI - "Non mi è stata mai perdonata questa frase: io sono un cattolico adulto. Con la presidenza della Conferenza episcopale, ho avuto l'impressione di scontrarmi con un'opposizione politica". Romano Prodi, in un'intervista al quotidiano cattolico francese La Croix, si rammarica dei suoi rapporti con la gerarchia cattolica italiana. E osserva: "Mai sono stato intervistato da "Avvenire", il giornale della Cei". L'ex premier spiega di aver provato amarezza soprattutto per le critiche che gli arrivarono dalle gerarchie cattoliche quando adottò provvedimenti in favore degli emarginati: "Gli ho anche telefonato - rivela - per dirgli che prima, comunque, non c'era niente. Non mi hanno risposto". Quanto al suo bilancio più generale, Prodi ricorda: "entrando in politica nel 1994 avevo tre obiettivi. Primo, costruire il Partito democratico, ed è stato realizzato. Poi, portare tutte le componenti della sinistra, compreso quella più estrema, a governare insieme. E qui ho fallito. Infine, il mio terzo obiettivo è stato realizzato soltanto a metà: far lavorare insieme i cattolici democratici e i democratici laici per chiudere una divisione secolare in Italia".

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Benedetto XVI abbraccia la Liguria (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Ieri Ratzinger è arrivato a Savona dove ha celebrato la Santa Messa in piazza del Popolo davanti a 30mila persone festanti Benedetto XVI abbraccia la Liguria Sicurezza Eccezionali misure in occasione della visita. In serata il Papa a Genova Giuseppe De Carli "Un pellegrinaggio, mediante Maria, alle sorgenti della fede, della speranza e dell'amore. Un pellegrinaggio che è anche memoria e omaggio al mio venerato predecessore Pio VII, la cui drammatica vicenda è indissolubilmente legata a questa città e al suo Santuario mariano". La città è Savona, il santuario è quello di Nostra "signora della Misericordia". Savona, prima tappa della visita pastorale di Benedetto XVI in terra ligure ha visto un bagno di folla col Pontefice in "papamobile" e la messa celebrata in piazza del Popolo davanti a 30.000 persone. Ieri sera, dopo le 21, il Papa è arrivato a Genova dove oggi incontrerà i bambini dell'Ospedale "Gaslini", i giovani sacerdoti, la cittadinanza per una messa conclusiva in Piazza della Vittoria, la più imponente della città della Lanterna. La Liguria è la prima delle tre visite pastorali in Italia che il Papa ha messo in agenda per quest'anno. In giugno, infatti, sarà a Santa Maria di Leuca e Brindisi e il 7 settembre a Cagliari. Visite che pare seguano quella "geografia della Grazia" rappresentata dai santuari mariani nel nostro Paese. Il Papa a Savona e Genova. Savona, diocesi difficile, è stata inclusa all'ultimo momento. Benedetto XVI è accompagnato (fatto insolito per le visite pastorali in Italia) dal Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Già arcivescovo di Genova per poco più di tre anni, prima di stabilirsi a Roma come "premier" del Papa. Bertone "salda" così un debito di affetto e di riconoscenza verso i genovesi e in cambio porta come un dono provvidenziale il Successore di Pietro. In più Genova, è la diocesi del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco. La visita assume così molteplici significati. Accanto a quelli pastorali ed ecclesiali, quelli affettivi, con risvolti anche "politici". Il Papa e il suo Segretario di Stato, incontrando a Genova il Capo dei Vescovi ne rafforzano, in un certo senso, la linea di indirizzo della Chiesa Italiana. è come dire che il "dopo Ruini" è veramente cominciato, anche perché, alla luce delle elezioni del 13 e 14 aprile, sembra essere iniziata una nuova stagione che permette di affrontare alcune questioni di fondo: la famiglia e la povertà, anzi tutto. La Liguria non è il luogo per una passeggiata trionfale del pontefice. "C'è molta attesa, ma senza emotività. Non è scattata l'eccitazione, la passione". Il presidente della Caritas diocesana di Genova, don Franco Anfossi, mette le mani avanti. Il rapporto con la Chiesa cattolica è "in progress", in una città che è attraversata (come si è visto nella piccola manifestazione del "Pride laico") da rigurgiti di anticlericalismo. Frange del tutto minoritarie, a volte minacciose (non dimentichiamo le terribili giornate del G8 e i "no global") che costringono, caso unico in Europa, il presidente di una delle Conferenze episcopali più importanti del mondo a girare con la scorta armata! Ma a parte queste ombre, la visita del Papa si sta svolgendo in un clima pacato e di fiduciosa, aperta accoglienza. L'unica vera minaccia è stata il meteo col rischio di continui spostamenri "in corsa". In rappresentanza del governo Berlusconi, il ministro Scajola.

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Un futuro alle famiglie più di una promessa (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa Un anno dopo San Giovanni Un futuro alle famiglie più di una promessa Da qualche giorno è trascorso l'anniversario di quel 12 maggio 2007. Quel 12 maggio dell'anno scorso, era un sabato, ci ritrovammo in tanti a Roma, in Piazza San Giovanni, con le nostre famiglie al Family Day. Eravamo un popolo festoso che cantava tutta la sua gioia, "più famiglia è più bene al paese". Alcuni giornali si divertirono con la perversa fantasia degli esponenti politici che pretendevano di dimostrare l'esistenza di "due piazze", l'una contrapposta all'altra, quella cattolica e quella laica. Finì 1.500.000 a 10.000. Era il tempo in cui in Italia si parlava di unioni civili e di famiglie gay. Sappiamo bene come è andata a finire anche quella battaglia ideologica, conosciamo come al Senato tutto si bloccò, la vendetta della Bindi e l'espulsione del Prof. Pier Paolo Donati dall'Osservatorio per la Famiglia. Fuori il maggior esperto italiano e dentro Nichi Vendola e Sergio Cofferati. Poi è venuta una campagna elettorale in cui c'è stata una gara a chi prometteva di più alle famiglie, dal buono per la spesa gratis alla libertà dal fisco. In una parola, tutti hanno promesso tanto, alcuni tantissimo e tra qualche giorno il Dpef comincerà a esser scritto. Sarà un banco di prova, il primo traguardo che anticipa la stesura della Finanziaria di settembre. La maggioranza dovrà dimostrare di saper mantenere gli impegni, al Pdl rimane la responsabilità di allargare il dibattito sulla famiglia e alle diverse opposizioni rimane il gravoso e importante lavoro di incalzare, e, nel caso, votare le misure positive per le famiglie italiane. "Ogni giorno è un family day", diceva in una brillante intervista di allora Giancarlo Cesana e quella sintesi del ragionamento oggi è ancora più vero e urgente a fronte degli aumenti di tutto l'indispensabile per la vita delle famiglie italiane. Per intanto l'impegno di tutti dev'essere quello di non dimenticare la propria esperienza e l'esperienza di quella giornata, su cui si disse e scrisse di tutto ma tutto finì dimenticato dall'allora Governo. Oggi le cose sono cambiate, altra maggioranza e altre promesse da verificare. Intanto, per ciascuno di noi deve valere un impegno, in quell'anniversario diamo un bacio in più ai nostri figli, festeggiamo per come possiamo nostra moglie e la nostra famiglia. Per non dimenticare, certo, ma pure per meglio guardare alla realtà a quell'esperienza rischiosa ed entusiasmante di essere coniugi, genitori e, se permettete, cittadini elettori. L'anniversario è passato in "surplace", ma i problemi economici ed educativi delle famiglie italiane sono drammaticamente aumentati. Si fa più fatica a far la spesa, c'è meno libertà di educazione, le emergenze aumentano a dismisura. Quoziente familiare? Va bene anche quello, basta che corrisponda a un alto quoziente di lealtà con le promesse fatte agli italiani. Il laico filosofo Gadamer diceva che senza memoria non ci sarebbe stato futuro, ricordiamo quel giorno perché, la presenza dei nostri figli, quel futuro ce lo rammentano in ogni istante.

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SAVONA (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Tre ore e mezza di grande emozione: in un'atmosfera per certi versi surreale, con il centro città senza auto e sotto un cielo da novembre inoltrato, ieri i savonesi hanno capito di vivere comunque una giornata storica, che andava al di là del puro evento religioso. Dopo 193 anni un papa visto dal vivo ha attraversato come un lampo la città e lasciato un sigillo indelebile. L'importanza del 17 maggio 2008 si comprenderà ancora meglio a cominciare dai prossimi giorni. La visita di Benedetto XVI ha avuto una risposta forte e allo stesso tempo composta, senza eccessi di fanatismo o contestazioni, agevolata anche dallo stile di un pontefice che sembra muoversi in punta di piedi, quasi "sussurrando" e mai gridando il suo messaggio di capo della Chiesa. Savona sotto i riflettori ha mostrato il suo volto migliore, una perfetta intesa bipartisan fra l'anima laica e cattolica, che ha prodotto un'organizzazione e un'accoglienza praticamente perfette. E pazienza, ma anche questo fa parte dell'indole savonese, se fuori dalle transenne di piazza del Popolo, in via Paleocapa e in darsena, non c'è stato il bagno di folla. Il Papa oggi è a Genova: gli appuntamenti più attesi al Gaslini (ore 10,15) e la messa solenne in piazza della Vittoria, con inizio alle 16,30.PRIMO PIANO DA PAGINA 58 A PAGINA 65 E IN NAZIONALE.

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Migliaia di fedeli mentre a genova sfila il pride laico (sezione: Laici e chierici)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

IL VIAGGIO Migliaia di fedeli mentre a Genova sfila il Pride laico" Savona. Mentre a Genova sfila il "Pride laico", il Papa a Savona chiede ai cattolici "il coraggio di affrontare le sfide del mondo", il "materialismo, relativismo e laicismo", senza "cedere a compromessi" e disposti a pagare di persona. Memore di Pio VII - per tre anni imprigionato da Napoleone nel vescovado di Savona - Benedetto XVI osserva che "quella pagina oscura della storia dell'Europa ci insegna il coraggio nell'affrontare le sfide del mondo: materialismo, relativismo, laicismo, senza mai cedere a compromessi, disposti a pagare di persona pur di rimanere fedeli al Signore e alla sua Chiesa". Pio VII, al secolo Gregorio Luigi Barnaba Chiaramonti, non volle cedere al tentativo di Bonaparte di controllare la Chiesa, e fu prigioniero prima a Savona e poi a Francia. Così Benedetto XVI, nel suo primo viaggio in Italia quest'anno, ha scelto di rendergli omaggio, anche visitando la sua prigione. Ma il ricordo del Papa prigioniero di Napoleone è stato presente dal primo appuntamento delle quattro ore a Savona, con la preghiera al santuario della Madonna della misericordia, dove il Papa ha anche deposto una rosa d'oro a ricordo della sua visita: nello stesso santuario, Pio VII nel 1815 rese grazie per la propria liberazione. Sotto una pioggia inclemente alcune migliaia di persone hanno partecipato alla messa in piazza del Popolo e ascoltato le sue parole. Nell'omelia del Papa non vi era solo l'ammonimento contro il laicismo ma anche la richiesta di "riscoprire le radici cristiane della domenica", di coltivare la "preghiera domestica". Intanto a Genova il corteo del "Pride laico": dal quartiere di Sanpierdarena è partita la manifestazione di un migliaio di partecipanti circa, radunati dalla Sinistra critica e dai centri sociali. "Per una società libera e laica", si leggeva su un cartello. La protesta mentre Benedetto XVI stava per dare inizio alla sua visita in Liguria. "Siamo qui anche per rivendicare il diritto di critica nei confronti della Chiesa cattolica", ha spiegato Franco Turigliatto di Sinistra Critica. "Malgrado la pioggia non è andata così male", ha commentato Luca Oddone, uno degli organizzatori, che durante il corteo ha più volte spiegato al megafono i motivi della manifestazione. gio.ch.

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"Savona è laica e spirituale" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-05-2008)

Argomenti: Laicita'

[FIRMA]ERMANNO BRANCA SAVONA "Santità, la nostra è una città che unisce laici e cattolici, progresso scientifico e spiritualità". Con queste parole il sindaco Federioco Berruti ha accolto il Papa sul palco di piazza del Popolo. Un discorso di grande equilibrio e fermezza, con cui il sindaco ha saputo sintetizzare l'anima di una città tradizionalmente di sinistra che tuttavia partecipa in massa alla processione della festa patronale o del Venerdì santo. Berruti ha accostato con coraggio i valori della fede e della devozione religiosa, alla difesa della cultura scientifica, evitando la facile tentazione di porgere un banale saluto di benvenuto al Papa o di appiattirsi semplicemente sugli aspetti religiosi. "Santità, è un grande onore, per me, porgerle il benvenuto della Città di Savona. Storia religiosa e storia civile si sono incontrate spesso nella nostra città. Basti pensare alla grande stagione roveresca e ai due papi Sisto IV e Giulio II. E poi l'apparizione della Vergine del 18 marzo 1536, che conferì energia e orgoglio ad una città che stava attraversando un momento di grande difficoltà. E poi, ancora, la permanenza a Savona di Pio VII, Papa che fu amatissimo dai savonesi, del quale visiterà la residenza fra poco. Sono avvenimenti che evidenziano lo stretto legame di questa comunità con la Chiesa e il clero". Berruti ha sottolineato il concetto portando alcuni esempi concreti di questo connubio che nei savonesi sembra innato: "Un legame che viene simboleggiato, ogni due anni, dalla processione del Venerdì Santo, un avvenimento che è insieme laico e di devozione e che vede la partecipazione di migliaia di persone. E', questa vicinanza, una caratteristica della nostra città. Fa parte della nostra storia, del nostro carattere. Savona sa unire laici e cattolici, fiducia nel progresso scientifico e consapevolezza dei limiti umani, lavoro materiale e vita spirituale. Il Santuario nel quale Lei si è ritirato in preghiera poca fa ne è la testimonianza concreta. Si tratta, infatti, di un luogo che sintetizza perfettamente questa unione: l'edificio, costruito con il contributo delle corporazioni artigiane del Cinquecento, è ancora oggi di proprietà della città. La Chiesa locale, da sempre, lo gestisce e ne officia la basilica in un rapporto con il Comune regolato da accordi secolari. Con la Sua visita di oggi, questa vicenda di unione e affetto si rinnova. Savona sta affrontando la sfida di una rinascita economica, demografica e culturale. Sono certo che la memorabile giornata che stiamo vivendo aumenterà la nostra forza morale e sosterrà la nostra speranza nel futuro".

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Arriva papa Ratzinger, in tremila al Pride laico (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Genova Arriva papa Ratzinger, in tremila al Pride laico Ci sono quelli che "meno preti più alberi". Le donne che "madri per scelta ribelli per natura fuori la chiesa dalle mutande". O chi appeso al cappuccio della giacca ha attaccato "religione a scuola? No grazie". In tremila sono sfilati ieri da Sampierdarena a Caricamento per il Pride laico organizzato in occasione della due giorni di papa Benedetto XVI in Liguria per rivendicare i diritti a uno stato laico e alla libertà di pensiero. Il papa a Savona chiede ai cristiani di combattere "materialismo, relativismo e laicismo". Da Genova Luchino del centro sociale Zapata dice che "il papa ha il diritti di dire quello che vuole ai credenti, che è peccato abortire. Un altro conto è chiedere a uno stato di impedire l'aborto negli ospedali". La manifestazione, incentrata anche sulla 194 dopo l'ennesimo attacco vaticano, parte un po' alla chetichella con due striscioni in testa: "Genova-Verona un'unica piazza contro i fascisti di ieri e di oggi" e "Sia fatta la nostra volontà. Libertà, diritti, laicità-Pride laico". Il corteo man mano s'ingrossa e nella folla c'è di tutto. Chi per scelta non ha portato bandiere, come i Cobas che hanno aderito all'appello lanciato dai centri sociali (Zapata, Terre di nessuno con Ya basta, Buridda), dall'Arcigay che poi tentenna, dall'Arcilesbica presente massicciamente con le loro bandiere viola, dalla Lila e dagli studenti medi e universitari. I partiti vanno e vengono. C'è qualche bandiera di Prc, Comunisti italiani, Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica con Franco Turigliatto: "Sono dieci anni che nessuno critica il papa come fosse un attentato di lesa maestà - riflette il leader torinese, tornato al suo lavoro nella regione Piemonte - è un apparato maschile oscurantista che vuole decidere dei diritti delle donne". Si definisce "un sessantottino non pentito", prevede "un lungo periodo di ricostruzione che non parta da forme partitiche" e in tempi di pogrom ("la sicurezza agitata a sinistra è stato un vero boomerang"), la manifestazione gli sembra una boccata d'aria: "In fondo i partiti della sinistra sono tornati a fare politica insieme in manifestazioni come questa o a Verona". Tra i temi del corteo tornano anche i costi della due giorni papale in Liguria, che superano tra Genova e Savona il milione e 600 mila euro: "Ma sai quanti corsi per gli stranieri potremmo fare nelle scuole elementari con una cifra come quella? - si chiede Norma Bertullacelli, pacifista e insegnante elementare - abbiamo un progetto per istituire un corso d'italiano per gli stranieri di una ventina di giorni che non si riesce a far partire perché mancano i fondi. Poi scopriamo che il Comune ci mette oltre 800 mila euro per un giorno del papa in città". Norma ce l'ha anche col fatto che Bagnasco abbia il grado di generale per il suo passato da capellano militare: "Un cattolico dovrebbe indignarsi di tutte quelle stellette sulle tonache". In barba ad Arcigay che ha disertato la manifestazione, una decina di soci appaiono con ombrelli colorati (d'altra parte pioviggina) con su scritto "felicemente gay". Un po' più in là Lilia Mulas parla d'inventare pratiche nuove per stare in piazza. A Caricamento uno degli organizzatori, Matteo Jade dello Zapata, è soddisfatto: "Siamo il primo corteo non di sinistra. Siamo quello che facciamo, oggi per uno stato laico, domani contro i cpt, con questa sinistra che c'è solo se comoda ed è diventata un comitato d'affari come sembra dimostrare l'inchiesta genovese non vogliamo più aver niente a che fare. Siamo marxisti e felici che la sinistra non ci sia più". E per oggi col papa al Gaslini, a piazza Matteotti e a piazza della Vittoria la parola d'ordine è stare chiusi in casa.

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Dimessa poche ore pur di vederlo (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Storie di fede La toccante storia di una monaca ricoverata. Missionario rientrato apposta dall'Africa C'E' CHI è arrivato da lontano per vederlo e chi di metri ne ha fatti pochi ma faticosissimi e sofferti perché ricoverata in un letto d'ospedale. C'è chi al brivido dell'avvenimento spirituale ha sommato l'ansia per una prova canora del maxi coro di piazza del Popolo dal cui esito dipendeva buona parte della "coreografia" dell'evento. Ancora: c'è chi ha fatto il furbo con le bandierine bianco-gialle che venivano regalate ai fedeli nel kit del pellegrino, vendendole fuori dalle transenne della piazza, e chi si è tolto la soddisfazione di esporre alla finestra, almeno una volta nella vita, i drappi rossi, purpurei, che la famiglia si tramandava di generazione in generazione. E ancora: c'è chi per non mancare e presentare tutta la famiglia unita all'avvenimento ha fatto rientrare entrambi i figli dall'estero, dove vivono. La visita del Santo Padre è stato anche tutto questo: storie diverse di vivere un evento "memorabile", per usare le parole del vescovo Lupi. MALATA - Uno dei casi più toccanti è quello di una suora di clausura ammalata e ricoverata in ospedale che pur di non rinunciare all'incontro con il Santo Padre si è fatta portare al Santaurio dalla sorella - una nota insegnante di religione - in un letto "mobile" per potersi avvicinare a Benedetto XVI. "Ci teneva e ci tenevamo noi tutti - spiegano i rappresentanti di Azione cattolica - alla fine quando il Santo Padre l'ha toccata noi tutti abbiamo gioito, è stato un'esperienza surreale, mistica, stupenda". DALL'AFRICA - Un'altra storia incredibile è quella di un missionario laico che vive in Costa d'Avorio e pur di non mancare a quello che definisce "un rendez-vous col Papa nella mia città" ha preso tre aerei e fatto migliaia di chilometri in poche ore. "Sono partito giovedì da Abidjan e ho fatto scalo sia a Lagos, in Nigeria, che ad Acra, in Ghana - racconta Serafino Lunetti, 48 anni, da quattro missionario in Africa, prima in Congo, ora in Costa d'Avorio - In tutto è stato un viaggio di 17 ore compresi gli scali, e altrettanto mi toccherà fare tra pochi giorni quando tornerò in Africa. Ma ne è valsa la pena, è stata un'esperienza troppo magica, troppo confortante, troppo speciale. La parola del Papa dà un senso all'impegno di tutti per il prossimo, per gli altri". DIRETTORE CORO - Per padre Piergiorgio, vice parroco di San Pietro in via Untoria a Savona, è stata un'esperienza doppiamente speciale: è stato a pochi metri dal Santo Padre e ha diretto un coro maxi per l'occasione formato da 450 membri. "Non abbiamo potuto fare molte prove ma direi che il maxi coro ha risposto alle aspettative - commenta il viceparroco di San Pietro - Dal punto di vista musicale mettere insieme tante corali diverse e fonderle in un'unica credo stata un'esperienza riuscita ed emozionante. Sarebbe bello avere altre occasioni per ripetersi". DRAPPI - Tra le esperienze difficilmente ripetibili c'è invece quella di chi si è tolto lo sfizio di esporre dalle finestre drappi e pizzi in onore del Santo Padre come si faceva in passato per celebrare il capo della Chiesa. "Mia nonna è mancata due anni fa e a questi suoi drappi purpurei teneva moltissimo - spiega Andreina Ambrogi, savonese che li ha esposti in via Paleocapa - Mi aveva invitato a custodirli e usarli come aveva fatto lei in vita. Aveva vissuto a Genova e Firenze e a ogni visita di papa negli ultimi vent'anni quei drappi sono sempre stati alle finestre. Ora l'ho fatto anch'io, per Papa Ratzinger e per quanto ci teneva la nonna che non c'è più". LA FAMIGLIA - Un'altra famiglia che vive a Savona (Benedetti) per vivere unita l'evento della visita papale ha fatto rientrare dal Belgio la figlia più grande, dove frequenta un master, e da Roma il secondogenito, che fa l'Università. "Appena saputo che il Papa sarebbe venuto in città ci siamo organizzati per esserci tutti e quattro ed essere uniti - dice Giuseppe Benedetti, il capofamiglia - noi siamo cattolici e praticanti, c'eravamo già ritrovati in piazza San Pietro a Roma il mese scorso durante una messa di Benedetto XVI che casualmente era bagnata come questa savonese. Questa nella nostra cittàè stata un'esperienza unica, indimenticabile. Vedere il Papa al Santaurio davanti alla nostra Madonna di Misericordia è un'immagine che resterà indelebile". VENDITORI ABUSIVI - Per chiudere un fenomeno non proprio simpatico: i venditori abusivi di bandierine. "Erano le stesse che sono state consegnate gratis nel kit del pellegrino ma fuori dalle transenne c'erano alcuni venditori che le stesse bandierine di plastica le vendevano a pochi euro - raccontano alcuni scout - Come sempre c'è chi fa il furbo, certo in questo caso è triste perché c'è il Papa a pochi metri". D. Frec. 19/05/2008.

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La lunga notte del Papaal Santuario dei genovesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Il riposo e la preghiera alla guardia Moltissimi fedeli, malgrado la forte pioggia e la forma privata della visita, hanno cercato di raggiungere Benedetto XVI LA LUNGA notte dell'attesa alla Guardia, la mattinata della preghiera. La visita di un pontefice a una città e ai suoi fedeli è, prima di tutto, un evento religioso. Di fede. E solo con la fede si può spiegare la decisione di tante persone di salire al santuario della Guardia, fin dalle primissime ore del mattino di ieri, per incontrare il pontefice malgrado le indicazioni della Curia (che aveva parlato di una visita "privata") e l'inclemenza del tempo. Così, se venerdì sera era stato solo un drappello di fedeli ad attendere nella nebbia più fitta l'arrivo (con orario incerto fino all'ultimo) del pontefice, ieri mattina uomini e donne di ogni età sono saliti alla spicciolata, molti a piedi, fino ad accalcarsi fuori dalle porte ancora chiuse del santuario. Accesso con pass (consegnato nei giorni precedenti a chi ne aveva fatto richiesta o al mattino agli ospiti dell'albergo gestito dalla cooperativa Chiara Luce) dopo una sommaria perquisizione, quindi incontro riservatissimo e spiccatamente religioso con il Papa all'interno del santuario, seguito in diretta solo dal Centro televisivo vaticano e da Radio 19. Erano meno di duecento ad attenderlo, la sera prima. Papa Ratzinger, stanco dopo il serratissimo pomeriggio savonese e il trasferimento in aereo (poi in auto lungo la tortuosa statale che risale il monte Figogna) si era limitato a salutare tutti con un sorriso, rispettando un programma che prevedeva solo una rapida stretta di mano in segno di benvenuto da parte dei rappresentanti delle istituzioni: Claudio Burlando, Marta Vincenzi (entrambi laici e di sinistra) e Alessandro Repetto, cattolico dichiarato. Però, già nelle parole dei politici, era apparso chiaro che la visita non sarebbe stata solo una passerella per i fedeli. Ieri mattina alle 9, come da programma, Papa Benedetto XVI è sceso dall'appartamento situato nell'ala est del Santuario, dove aveva trascorso la notte, per recarsi in chiesa dove è stato accolto da una folla festante. Dopo essere rimasto qualche istante raccolto in preghiera, ha letto una invocazione alla Madonna della Guardia. "L'ha composta lui stesso - spiega il rettore, monsignor Marco Granara - vista la sua particolare devozione: ogni mattina, la recita quotidiana del rosario del Papa si conclude infatti proprio davanti alla cappella alla Madonna della Guardia dei giardini vaticani". Poi la deposizione sull'altare della Rosa d'oro, l'alto riconoscimento pontificio (condiviso con pochi altri santuari, da Lourdes a Fatima e, da venerdì, anche con il santuario della Misericordia di Savona) che viene conferito solo ai grandi centri mariani. Fino a ieri "rosa d'oro" era una parola astratta, adesso è una realtà concreta: un fiore a grandezza naturale, con il lungo stelo e i bocciolo semiaperto, che il Papa ha rivolto verso i fedeli perché tutti la potessero contemplare. Quindi il cardinale Angelo Bagnasco ha consegnato a Benedetto XVI il dono del Santuario, una cartellina in pelle bianca nella quale sono contenuti un'immagine della Madonna della Guardia in filigrana di Campoligure, una pergamena copia dell'atto notarile che attesta le origini del Santuario con la sua storia, e alcune foto di una precedente visita alla Guardia di Joseph Ratzinger quando vi si era recato, ancora cardinale, a predicare ai sacerdoti. Ma, soprattutto, nella cartellina è stato inserito un tesoro "spirituale", ossia gli impegni di crescita nella fede cristiana che i fedeli si sono assunti in occasione della venuta del Papa, centrati su cinque punti proposti da monsignor Granara: dall'impegno nella preghiera e nel volontariato, alla determinazione di approfondire le letture cattoliche. E lo stesso rettore parla di progetti che potrebbero allungare i rosario di santuari dedicati alla vergine che, nelal tradizione cattolica, è apparsa al contadino Benedetto pareto cinquecento anni fa. "é in progetto la costruzione di un santuariodella Madonna della Guardia in Antartide", rivela Granara. Dopo il canto del tradizionale "Vergine Benedetta" ("Una sorta di Ma se ghe pensu per i fedeli della Guardia", dice Granara) il Papa si è avviato verso l'uscita della chiesa, ha accarezzato alcuni bambini e ha stretto le mani di numerosi fedeli che hanno gremito il santuario. Dopo aver salutato il pittore Oikonomoy, autore del quadro donato dalla diocesi al Pontefice, Benedetto XVI è salito in macchina per recarsi all'elicottero per andare al Gaslini. Lasciando un ricordo indelebile per molti, sorprendente per alcuni. Fuori dagli schemi e lontanissimo dagli stereotipi che lo vogliono freddo e dstante, accademico invece che emotivo. "È un Papa che sorride tantissimo", racconta invece Guglielmo, 6 anni, dando la sua personalissima lettura di unincontro che lo ha visto in prima fila. Cristina Gain, 42 anni, stringe la piccola Sofia Maria di 15 mesi soltanto: il Papa l'ha accarezzata, passando tra la folla, l'emozione è ancora palpabile. E la stessa emozione ritorna nelle parole di tanti genitori che hanno teso il loro bambino verso l'uomo vestito di bianco, mai così vicino come ieri. Bruno Viani viani@ilsecoloxix.it 19/05/2008 L'AFFETTO DEI GENOVESI 19/05/2008 ' 19/05/2008 la preghieraHa una particolare devozione per la Madonna della Guardia monsignor marco granararettore del santuario 19/05/2008.

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Un pranzo riservatocon imprenditorivicini alla chiesa (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Al seminario arcivescovile Genova. Noto il menu (trofie al pesto senz'aglio e cioccolato i pezzi forti), noto lo chef (di un famoso ristoratore genovese), noto il posto (il seminario arcivescovile), del momento più privato della visita del Pontefice, il pranzo, mancavano solo da rendere noti i commensali. Oltre al segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone e al presidente Cei Angelo Bagnasco ci sono altri quindici vescovi e cardinali. Si tratta degli altri liguri e degli "emeriti". Alle 15 è invece il momento di una rapida visita privata, riservata a un gruppo di imprenditori dimostratisi particolarmente vicini alla Chiesa nell'organizzazione di questa visita pastorale. La lista è ricca, la "passerella" si tiene nell'atrio del seminario a pranzo terminato. Chi vi ha partecipato descrive il momento come "particolarmente toccante, col Pontefice che si è intrattenuto brevemente con ciascuno prima di risalire sull'auto per raggiungere la piazza della messa". All'incontro esclusivo partecipano Piero Ferrari, presidente della Piaggio Aero Industries; Carlo Croce, presidente dello Yacht Club Italiano; Giuseppe Romano, vicepresidente del consiglio di amministrazione dell'ospedale Galliera; Salvatore Presenti, questore; Marcello Marzini, presidente di Assedil; Davide Viziano, presidente dell'Ucid (gli imprenditori cattolici); l'architetto Antonio Sibilla, curatore del progetto dell'altare e di piazza della Vittoria; Giovanni Berneschi, numero uno di Banca Carige; Giovanni Battista Casazza e Carlo Arcolao, collaboratori laici della Curia; Luciano Belloni, titolare del ristorante Zeffirino. Diversi tra i partecipanti all'incontro erano accompagnati da familiari e consorti. Ad attendere il Santo Padre all'ingresso del seminario, due ore prima, una cinquantina di persone. "Mamma hai visto il Papa? Sembrava un re su quella poltrona". Matteo, un bambino che abita vicino al seminario, descrive con questa spontaneità Benedetto XVI appena arrivato sulla Papamobile. daniele grillo grillo@ilsecoloxix.it 19/05/2008.

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La sindaca Vincenzi al Papa Così si difende la laicità La prima cittadina a Genova accoglie il Pontefice: L'etica non sia campo di battaglie politiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del La sindaca Vincenzi al Papa "Così si difende la laicità" La prima cittadina a Genova accoglie il Pontefice: "L'etica non sia campo di battaglie politiche" di Roberto Monteforte inviato a Genova LO AVEVA annunciato: "Accolgo il Papa e difendo lo Stato" ed è stata di parola la sindaca di Genova, la diessina Marta Vincenzi. Sabato ha partecipato a Sestri Ponente a un presidio di donne in difesa della legge 194 e ieri ha accolto Benedetto XVI in visi- ta all'ospedale pediatrico Gaslini, prima tappa ufficiale della sua visita a Genova, raggiunto dal santuario della Guardia dove ha soggiornato. Non è stato rituale il suo saluto. Attenta a sottolineare gli storici rapporti della città con la Chiesa, ha richiamato l'importanza del dialogo sui temi civili e sociali, ma al tempo stesso ha riaffermato i valori della laicità. È proprio sul terreno del relativismo e della definizione di valori assoluti che ha dialogato con il Papa teologo. È partita dall'inquietudine, dalla domanda di certezza e di stabilità per il futuro, per sottolineare come queste siano domande "dai contorni complessi e non facilmente decifrabili". Ricorda il percorso seguito a Genova, "città operosa e prudente, generosa nell'impegno solidaristico verso i deboli ed i sofferenti, aperta all'accoglienza e attenta ai principi della giustizia e del bene comune". Parla dello sforzo di riconoscere quelle inquietudini per "assumere impegni di ampliamento della cittadinanza". Ma lo mette in chiaro la Vincenzi, "non è nostro obiettivo individuare quale sia il bene assoluto". "Operiamo per il bene comune - ha scandito - affinché i cittadini possano orientare le loro condotte di vita senza imposizioni o limitazioni improprie". Con l'obiettivo di favorire nuovi spazi di autonomia, libertà e responsabilità personali. Questo per la sindaco "è il miglior modo di aiutare la stabilità sociale, condizione quanto mai necessaria allo sviluppo dell'individuo e della collettività". È un potere pubblico che non abdica alle proprie responsabilità, ma che è ben attento a non "trasformare l'etica in un campo di lotta politica". Il pontefice ascolta attento, con lui il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone e l'arcivescovo della città e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. La Vincenzi va oltre. Cita il teologo evangelico tedesco, vittima del nazismo, Dietrich Bonhoeffer. "Il comportamento etico non è stabilito in partenza e una volte per tutte, quindi in linea di principio, ma nasce con la situazione data". E aggiunge: "Missione dei fedeli laici è configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità". Meglio non poteva affermare l'autonomia del laicato. Questo non per disconoscere il contributo della Chiesa al dibattito pubblico. Anzi, la sindaco ne riconosce il "forte e autorevole" apporto. Ma, puntualizza, "a pieno titolo tra gli altri soggetti". Non risponde il pontefice, che nella sua giornata genovese ha più volte insistito sul tema dei valori. In mattinata dall'ospedale pediatrico Gaslini, struttura sanitaria cattolica d'eccellenza, definita "santuario della vita e della famiglia". Subito dopo, da piazza Matteotti nel caloroso incontro con i giovani, invitati a non seguira "la moda", frutto della paura del futuro che spinge a "mascherarsi da giovani", segno di "un grande vuoto" interiore, fatto di "di assuefazione ai miti appariscenti e alle menzogne diffuse, ai luoghi comuni". È da piazza Matteotti che Benedetto XVI recita l'Angelus a cui fa seguire un appello rivolto alla Conferenza internazionale di Dublino che si apre oggi affinché siano messe al bando le bombe a grappolo. Nella cattedrale di san Lorenzo, dove incontra il clero ed i religiosi, il Papa rilancia la "sfida educativa" dei giovani. Ma sui valori insiste in modo particolare nell'omelia pronunciata nel pomeriggio a piazza della Vittoria, dove ha incontrato la città e ha ringraziato le autorità. In particolare il ministro Claudio Scajola presente in rappresentanza del nuovo governo che - ha sottolineato in modo inusuale il pontefice - "proprio in questi giorni ha assunto le sue piene funzioni al servizio dell'amata nazione italiana". È parso un augurio. Ma che la Chiesa non segue la via dell'xenofobia lo ha ribadito Bagnasco che nel suo saluto al pontefice ha ribadito l'impegno di accoglienza della Chiesa e dei genovesi. Sulla solidarietà insiste anche Benedetto XVI che parla di fratellanza e di legami di relazione e di apertura da costruire tra le persone e con Dio. Un modello - ha affermato - "trasversale a tutte le civiltà", da costruire concretamente nel dialogo e nel confronto. "Guardate al futuro con fiducia e cercate di costruirlo assieme - ha concluso il pontefice- evitando faziosità e particolarismi, anteponendo ai pur legittimi interessi particolari il bene comune".

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Quell'umanità spazzatura (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Quell'umanità spazzatura Maurizio Chierici Segue dalla Prima E la cronaca dei testimoni (Pais, Guardian, Pagina 12 e altri sette giornali stranieri) che hanno accompagnato la signora nella visita al Casilino, campo nomadi di Roma o nel cimitero napoletano delle ceneri di Ponticelli, baracche bruciate dalle molotov di una folla inferocita, queste cronache ricordano le nostre cronache nei viaggi africani o di quando attraversiamo le favelas dell'America senza niente. Umanità spazzatura immersa nelle immondizie. Disgusto, repulsione, per fortuna storie lontane. Invece eccole qui. Questo il made in Italy? Non è successo all'improvviso. Seduto davanti all'altare della piccola chiesa di Pratovecchio, parco del Casentino, un mattino 2003 l'Abbè Pierre compiva 91 anni ripetendo con l'ultimo fiato i versi di una sua poesia: "Ma dove siete? - C'è troppa sofferenza - C'è troppa miseria - In mezzo a tanti farabutti perbene". Il religioso che aveva dedicato la vita ai sans papiers, senza documenti, ricordava con un sorriso la definizione di Sergio Zavoli: "Chiamatemi monsignor Spazzatura perché il mio impegno continua ad essere la restituzione della dignità alla spazzatura umana". A proposito: noi dove siamo? Per anni l'autorità morale della Chiesa ha consolato l'emarginazione dei nomadi sopravvissuti ai forni di Hitler o ancora ingabbiati nell'emarginazione del socialismo reale, paesi dell'Est. Chiesa polacca, chiesa ungherese, ma anche l'arcivescovado di Milano. Il cronista ricorda il Natale 1959. Gli zingari del campo di Porto di Mare, periferia sud, scrivono disperati al cardinale Giovanni Battista Montini. Sfumava il tepore del primo benessere e la grande città operaia soffriva "il disordine dell'emigrazione che risaliva dall'Italia del Sud": quante Milano-Coree, ghetti per le facce diverse dal biondo Brianza. Chiusi nel ghetto dei ghetti sopravvivevano a Porto Mare nomadi impediti a trovare lavoro dalla legge che imponeva un domicilio sicuro. "In quale modo, monsignore - invocava la lettera - possiamo affittare due stanze se ci è impossibile garantire l'affitto con un lavoro che non sia in nero?". La notte di Natale il cardinale dice messa in duomo. Il mattino dopo celebra nella baraccopoli degli zingari. Non arriva da solo. Lo accompagna il sindaco Virginio Ferrari, socialdemocratico; medico dai baffi asburgici. Montini gli aveva telefonato: andiamo assieme. Al momento della predica, con la voce timida di un intellettuale che non ha mai alzato la voce, il futuro papa annuncia: "Oggi questa è la mia cattedrale. Ho portato il sindaco. Spero gli vogliate bene e che lui voglia bene a voi". E nel discorso il sindaco si impegna a distribuire 200 appartamenti: finalmente gli zingari trovano casa. E poi il lavoro: milanesi come tutti. Cinquant'anni dopo l'Italia è cambiata, il mondo è cambiato ma la Chiesa resta il riferimento al quale i credenti affidano la speranza. Se don Luigi Ciotti chiede scusa ai Rom dalla prima pagina dell'Unità, è il quasi silenzio dei palazzi vaticani sui nomadi perseguitati da sospetti che spesso svaniscono ma che la strategia politica della paura trasforma in un odio da rafforzare per controllare l'elettorato; è questo quasi silenzio ad agitare messaggi e lettere. Continuano ad arrivare. Turbamento dei cattolici ma anche di laici che non nascondono la meraviglia. Perché tanta prudenza? Ne scelgo due. Lettera amara di Ettore Masina. È stato il primo vaticanista (la parola non gli è mai piaciuta) della Rai-TV. Due volte deputato della sinistra, fondatore di Rete Resch: solidarietà ai profughi, dalla Palestina all'America Latina. Autore di tanti libri: "L'arcivescovo deve morire", biografia di monsignor Romero pubblicata dal Gruppo Abele: "Il vinceré", edizioni san Paolo, finalista al Viareggio; e "Le nostre barche sono rotonde", da poco in vetrina. Ecco la tristezza che lo accompagna. "Non turbate il Santo Padre. Ditegli che c'è un guasto nei ripetitori di Ponte Galeria e perciò nei palazzi vaticani per qualche giorno radio e televisori sono in black out. Ditegli che c'è uno sciopero dei giornalisti di tutto il mondo, quindi non arrivano notizie. Fate che non sappia, insomma, quel che sta succedendo in Italia ai Rom, cioè che da mesi gli "zingari" vedono (non soltanto a Ponticelli ma in molte città e paesi) i loro campi assaltati da facinorosi o "rimossi", quasi senza preavviso, dalle forze dell'ordine. È una specie di pulizia etnica, senza morti, per fortuna, ma con valanghe di odio, inasprimento di una miseria già di per sé dolorosa e terribili traumi per centinaia di bambini. La comunità europea aveva già sanzionato l'Italia come paese meno accogliente per i Rom: il nuovo governo ha deciso una soluzione radicale. Razzista. Il Papa tutto questo non lo sa. Se lo sapesse, certamente Benedetto XVI, Vicario di Gesù Cristo, Patriarca dell'Occidente e Primate d'Italia, lascerebbe i suoi preziosi paramenti per affrontare il fango dei "campi" contro cui si accaniscono le bottiglie moltov della gente bene; vi andrebbe per gridare su quelle devastazioni la parola del Cristo: "Ciò che viene fatto ai poveri è a me che viene fatto". Papa tedesco, sicuramente non riesce a dimenticare il genocidio degli zingari compiuto dalla Germania nazista ad Auschwitz, centinaia di bambini orrendamente torturati dal dottor Mengele; e questo ricordo, se lui sapesse ciò che sta accadendo a pochi chilometri dalla sua finestra domenicale, lo spingerebbe a levare alta la voce per difendere i membri di una etnia dalle vere e proprie persecuzioni in atto. Così attento alle leggi italiane che "violano i diritti del feto", mostrerebbe di non essere meno sensibile ai provvedimenti governativi che violano i diritti umani di migliaia di persone colpite in base alla loro nazionalità... Il Signore ha voluto che le genti "da un confine all'altro della Terra" diventassero un solo popolo, radunato dall'amore. Per questo chi odia una stirpe pecca gravemente contro Dio. Questo stanno dicendo i vescovi italiani pellegrini fra le rovine fumanti degli abituri devastati dei Rom. Come dite? Nessun vescovo è là, fra quelle roulottes sfasciate, fra le motocarrozzette caricate di poveri suppellettili e avviate verso chissà quale destino. Ahimé, i vescovi rimangono nei loro palazzi e tacciono o (vedi monsignor Bagnasco) condannano con flebili e gelide parole quelli che con bell'eufemismo definisce "estremismi". Cristo si è fermato in Piazza San Pietro?... Non vedo una marea di indignazione levarsi contro la criminalizzazione di un popolo marcato dai segni evidenti di estrema povertà ma la cui pericolosità sociale è enormemente minore di quella dipinta dai politici della destra. La Caritas, unica e vera "esperta di umanità", definisce "pesantemente forviante" il ritratto dei Rom disegnato da mass media. La politica della paura che ha avuto un peso tanto grande nei risultati elettorali, sventola statistiche false. L'Italia è paese più sicuro della Francia, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti. Nelle statistiche del Ministero degli Interni non c'è un solo Rom condannato per aver organizzato un omicidio. Può darsi che la storia abbia decretato la fine dei popoli nomadi: l'evoluzione culturale e il rimodellamento della Terra (quello fisico e quello politico) sembrano imporre una definitiva stanzialità. Del resto siamo tutti discendenti da antenati nomadi perché il nomadismo è stata una tappa fondamentale della vicenda umana. Ma se davvero è finito il tempo di genti sospinte a un cammino ininterrotto dalla necessità e da un'inesauribile voglia di libertà, allora, almeno, esse hanno il diritto di attendersi l'aiuto di una società dominante che ha già compiuto da secoli un trapasso di civiltà. Invece è proprio quello che non vogliamo consentire ai Rom. La stanzialità e l'integrazione. La citazione conclusiva viene da Bertold Brecht. Raccoglie uno scritto del pastore luterano Martin Niermoller. "Prima vennero per i comunisti e non alzai la voce perché non ero comunista. Quindi vennero per gli ebrei, e non alzai la voce perché non ero ebreo. Quindi vennero per i cattolici, e non alzai la voce perché ero protestante. Poi vennero per me e a quel punto non vi era rimasto nessuno che potesse alzare la voce". Torna la domanda dell'Abbé Pierre: "Dove siete?". mchierici2@libero.it.

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Coro di consensi "discorso vero e senza paura" - donatella alfonso (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Genova Le reazioni A sinistra e a destra sintonia con la visione del primo cittadino Coro di consensi "Discorso vero e senza paura" Lorenzelli: "Parole profonde, che presentano bene i problemi della città" Burlando: "La sua storia e la sua cultura, come peraltro la mia, sono queste" DONATELLA ALFONSO è CHIARA e diretta Marta Vincenzi mentre legge il suo discorso di saluto e parla di etica e responsabilità di chi amministra, e se Joseph Ratzinger la ascolta interessato, forse anche per il riferimento al filosofo tedesco Dietrich Boenhoffer, lo sguardo di Tarcisio Bertone si fa serio. Ma la scelta della sindaco di rivendicare la laicità delle scelte delle amministrazioni per il bene comune, oltre alla sua storia personale che la porta a solidarizzare con chi difende la Legge 194, per cui lei stessa ha ricordato di essersi sempre impegnata, suscita commenti in buona parte favorevoli. Sia per l'approccio ai problemi, sia per la capacità di analisi. "è giusto: la sua storia e la sua cultura, come peraltro la mia, sono queste - dice Claudio Burlando, presidente della Regione - è evidente che la funzione delle istituzioni è lavorare per lo Stato, a favore dei più deboli, indipendentemente da che tipo di organizzazione familiare abbiano". Peraltro, aggiunge Burlando facendo riferimento alle leggi sulla famiglia di competenza regionale e relative alla famiglia, "molte di queste sono state volute da Massimiliano Costa, quindi da un esponente cattolico, a testimonianza che persino in questo mondo certe questioni vengono riconosciute di diretta competenza delle amministrazioni. Peraltro - conclude Burlando - non solo difendo l'impostazione laica dello Stato, ma mi sembra che nessuna forza politica voglia metterla in discussione perché questo paese ha un impianto legislativo avanzato che nessuno andrà mai a toccare". Mario Tullo, segretario e parlamentare Pd, condivide le parole della Vincenzi "nel contesto e nella sostanza". Lui, all'incontro con il Papa non c'era, "ma rispetto evidentemente non soltanto la visita e la grande attesa dei fedeli, ma ritengo anche sbagliate le manifestazioni contrarie". Di diverso avviso Raffaella Della Bianca, capogruppo di Forza Italia a Palazzo Tursi: "Premetto che nessuno vuole mettere in discussione la 194, ma è evidente che i tempi sono cambiati dalla sua promulgazione, ed è innegabile che ci siano grosse lacune, con i consultori che, così come sono, non funzionano. Ciò detto, la legge deve restare ma va comunque aggiornata. Sulla laicità dello Stato, invece, nessuno ha mai messo in discussione che lo sia, fermo restando il fatto che siamo uno Stato di matrice cattolica, con un'identità ben precisa che tutti, anche nelle istituzioni, dovrebbero ben ricordare". Fa un ragionamento complessivo, e di grande apprezzamento per il discorso del sindaco Vincenzo Lorenzelli, commissario straordinario al Gaslini, oltre che capogruppo Udc in consiglio comunale, che da "padrone di casa" dell'istituto scientifico ha ascoltato ieri mattina il discorso di saluto. "Quello di Marta Vincenzi, che è anche una donna di cultura oltre che di governo, mi è sembrato un discorso molto profondo, che ha presentato molto bene i problemi della città. Lei è entrata in considerazioni profonde, non è stato un discorsetto di circostanza come se ne ascoltano tanti e ne ho apprezzato vari spunti". Sul tema specifico della laicità, Lorenzelli non commenta ("Non spetta a me discutere sulle scelte di un sindaco"), ma ne indica altri, importanti per chi ha a cuore il destino di Genova. "Mi è piaciuta ad esempio la sottolineatura delle problematiche della città, in particolare la connessione tra il sociale e la sede da cui parlava, cioè il Gaslini. Mi ha fatto piacere, perché effettivamente il nostro istituto è uno dei pochi punti rimasti di eccellenza... Se mai, è importante che proprio il Gaslini sia stato lo scenario del saluto al Papa: una realtà nella quale Genova si riconosce da sempre".

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L'appello del sindaco al Papa: l'etica non sia lotta politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-05-19 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE # Cronache L'incontro L'intervento di Marta Vincenzi dopo il sostegno alla legge 194 L'appello del sindaco al Papa: l'etica non sia lotta politica Genova, Benedetto XVI al Gaslini: santuario della vita Costa, vicepresidente della Regione del Pd, attacca il sindaco: non mi sembra il caso di confrontarsi con il Papa GENOVA - Occhi e telecamere puntati su Benedetto XVI, ieri mattina all'ospedale pediatrico Gaslini, per cogliere eventuali segni di irritazione dopo le parole del sindaco di Genova Marta Vincenzi al Corriere: "Il Papa è il benvenuto ma io difendo la laicità dello Stato". E a conferma di questo Vincenzi sabato pomeriggio è andata al presidio delle associazioni in difesa della legge 194. Invece Benedetto XVI ha sorriso e ha anche annuito nell'ascoltare l'inusuale messaggio del sindaco. Perché Vincenzi ha deciso di "parlare" al Papa, di entrare nel merito delle questioni e di non limitarsi a un saluto di circostanza. Noi - ha detto - come amministratori pubblici "perseguiamo il bene collettivo affinché i cittadini possano orientare le loro condotte di vita senza imposizioni o limitazioni improprie ". Ha sottolineato come "favorire nuovi spazi di autonomia, libertà e responsabilità personali sia il miglior modo per aiutare la stabilità sociale ". "Lo sforzo - ha concluso - è quello di ribadire principi evitando di trasformare l'etica in un campo di lotta politica". Il riferimento - con le dovute cautele imposte dal protocollo - è ancora alla legge sull'aborto, agli interventi della Chiesa sulla 194 e all'utilizzo delle ragioni etiche della Chiesa nello scontro fra parti politiche. Per dare forza alle sue parole il sindaco ha citato il teologo evangelico tedesco BonhÖffer: "Il comportamento etico non è stabilito in partenza e una volta per tutte, quindi in linea di principio, ma nasce con la situazione data". E ha citato un secondo passo del teologo, morto in campo di concentramento, sulla missione dei fedeli laici, sulla responsabilità della coscienza e sul "rispetto delle rispettive competenze ". Se c'è stata irritazione nell'entourage papale non è trapelata (anche se si può ipotizzare, il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone era piuttosto accigliato), quanto a Benedetto XVI è stato perfino cordiale con il sindaco con cui ha scambiato parole di ringraziamento per l'accoglienza. Nel suo intervento davanti ai piccoli malati, alle famiglie e al personale medico del Gaslini il Pontefice ha sottolineato come l'ospedale pediatrico sia "un santuario della vita e un santuario della famiglia" e come il suo fondatore abbia voluto "che l'ispirazione cristiana dell'Istituto non venga mai meno ". Un caso che proprio in quel momento le campane della cappella del Gaslini abbiano iniziato a suonare fra la costernazione dei frati. C'è chi ha trovato spericolato l'intervento del sindaco: "Non mi sembra il caso di confrontarsi con il Papa, un grande teologo, sul piano dell'etica", ha commentato il vicepresidente della Regione Liguria Massimiliano Costa (area cattolica del Pd). Il quale non ha approvato neanche la presenza di Vincenzi al presidio per la 194: "C'è un tempo per ogni cosa, e quello non era il momento giusto. Benedetto XVI è venuto a Genova e ha affrontato grandi temi universali, non è venuto a parlare della 194. A volte guardiamo solo il nostro ombelico". La visita papale non ha avuto imprevisti. Nel pomeriggio il Pontefice ha celebrato la Messa in piazza della Vittoria, davanti a cinquantamila persone, dove ha ringraziato "le autorità civili per l'accoglienza e per il fattivo sostegno che hanno prestato alla preparazione e all'organizzazione di questo mio pellegrinaggio". Un riconoscimento gentile per le spese per la visita che a Genova hanno sollevato qualche mugugno. Erika Dellacasa "Sciogliti!" In alto, Benedetto XVI stringe le mani di Marta Vincenzi, sindaco di Genova. Qui sopra, l'incontro tra il Papa e i giovani, in piazza Matteotti: per l'occasione è stata realizzata una maglia con un cubetto di ghiaccio e l'invito "Sciogliti!" (Ansa/Emblema).

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IN Europa vivono circa 400 milioni di persone. Settanta milioni, cioè un adulto europeo su (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Di ALESSANDRO BARBANO IN Europa vivono circa 400 milioni di persone. Settanta milioni, cioè un adulto europeo su cinque, hanno fumato la cannabis almeno una volta nella vita. Ventidue milioni l'hanno fumata nell'ultimo anno. Se l'azione politica del Vecchio Continente si riducesse a una mera rappresentanza degli interessi costituiti, allora il partito della droga da minoranza organizzata e ramificata potrebbe diventare maggioranza relativa. E imporre la sua logica antiproibizionista nella sfera pubblica di una democrazia indifferente. Ecco perché la sfida alla droga è essenzialmente una battaglia culturale. Che coinvolge il senso più profondo di ciò che nell'Occidente si definisce con il termine di laicità. Laicità è la sfera del dibattito pubblico in cui si formano le idee e si assumono decisioni. È quell'ordine naturale di aristotelica memoria in cui il potere dei governanti deriva dalla legittimazione dei governati. Da tre secoli l'Occidente pensa questo spazio in relazione o in contrapposizione all'ingerenza del magistero cattolico. E lo pensa tra due alternative: quella di una laicità intesa come neutralità dello Stato rispetto alle fedi o alla mancanza di fede, ma non del tutto chiusa alle manifestazioni religiose; e quella di una laicità militante, che espelle la religione dallo spazio pubblico confinandola in una dimensione privata. La contrapposizione tra sfera pubblica e ruolo della Chiesa, assai avvertita nella cultura italiana, ha finito per coprire il vuoto di un dibattito sul contenuto stesso della laicità. Di fronte alla crisi dei modelli educativi della società contemporanea una domanda tuttavia si ripropone. Tanto più urgente quanto più la laicità tende ad esiliare l'ethos cattolico dalla sfera pubblica, rifiutando i valori che questo presenta come assoluti. C'è un contenuto della laicità alternativo agli stessi valori? La democrazia moderna ha tradotto i valori assoluti della tradizione in regole e metodologie. La sua sostanza è il relativismo politico. Che si fonda sulla conciliazione e sulla tolleranza nei confronti di interessi potenzialmente conflittuali. I quali avrebbero tutti la stessa dignità e le stesse chances di imporsi nel dibattito pubblico attraverso il peso del consenso e il voto delle maggioranze. Che argine pone questo sistema al diffondersi di un fenomeno, come quello delle droghe, capace di costruire per via chimica un consenso fondato sulla dipendenza? Può difendersi l'Occidente con i meri meccanismi regolativi della laicità? Può resistervi senza una vigorosa iniezione di energie morali? La laicità fa perno sulla responsabilità individuale quale fondamento della sua etica. Ma in concreto ciò che definisce un atteggiamento individuale come responsabile altro non è che il consenso delle maggioranze. Cosicché il consumo di droghe può coincidere con una responsabilità individuale così intesa, così come l'antiproibizionismo può diventare il riferimento di una responsabilità collettiva. In grado di imporsi alla cultura attraverso il conformismo tipico delle giovani generazioni. E alla politica attraverso minoranze organizzate di consumatori che diventino maggioranze relative. È ciò che rischia di accadere in un Continente che ha fatto della rinuncia civile la bandiera di una democrazia indifferente. La cui neutralità rispetto ai valori offre all'ubriacante nichilismo della cocaina le stesse occasioni riservate all'esempio di una vita fondata sull'impegno e sul merito. Come se tra il fascino della perversione e il vantaggio di una difficile normalità lo Stato potesse limitarsi a porsi da arbitro imparziale al motto di: "Vinca il migliore". No, non è così che la droga arretrerà di un passo. Non è così che le nuove generazioni usciranno da un'emergenza educativa che fa da specchio al degrado del vivere civile, a un'illegalità diffusa, al disagio quando non al terrore dei cittadini. La democrazia non può rinunciare a scegliere che cosa è ammesso e che cosa non è ammesso al dibattito pubblico. Non può rinunciare a selezionare valori. Tanto più deve farlo quanto più la difesa della laicità tende ad escludere da questo compito il magistero della fede. Non può risolversi in un metodo di confronto, in un meccanismo regolativo neutrale rispetto ad interessi considerati come esterni ad essa. Poiché il rischio è di ridurre la sua sostanza, la sua storia, le sue leggi, il patrimonio dei diritti che ha faticosamente costruito in uno sconfinato labirinto burocratico senz'anima. Il rischio per la democrazia è di essere espropriata delle stesse ragioni per cui esiste. E per paradosso, questa espropriazione, che coincide con uno svuotamento dei valori, rischia di realizzarsi grazie alle stesse procedure che la democrazia ha costruito, cioè il consenso e le maggioranze. Se pure l'essenza della laicità ripudia gli assoluti, deve accettare che esistano dei relativi assoluti. Che sono andati definendosi, nella storia del pensiero umano e nella storia dell'Occidente, come valori fondanti la più avanzata delle civiltà presenti sulla Terra. Il primo tra questi relativi assoluti è la difesa della vita umana e della dignità della persona. Un'ideologica abiura da parte della laicità, che sarebbe meglio definire laicismo, ha consegnato questo valore all'esclusiva del magistero di fede, cosicché esso pare non avere fuori dall'etica cattolica alcun diritto di cittadinanza. È vero che la difesa della vita e della dignità della persona ha con il Cristianesimo un rapporto di filiazione, al pari di molti principi liberali che oggi tutti i Paesi europei riconoscono come fondamentali. Ma esso è da riconoscere anche come un valore laico, poiché fonda l'autonomia dell'uomo sulla Terra e definisce il contenuto stesso della sua libertà. L'uomo primitivo non è autonomo e non è libero solo perché la sua vita è in pericolo. E al pari non lo è lo schiavo, la cui dignità umana è costantemente offesa. L'autonomia e la libertà sono l'effetto di una protezione offerta dalle leggi e dalla civiltà ai valori della vita e della dignità umana. Ma di quale libertà qui si parla? La libertà di drogarsi è una libertà? No, se la libertà presuppone la difesa della vita, essa è il contrario della libertà. La quale invece, per dirlo con il pensiero di un grande filosofo contemporaneo, Hans Jonas, è da pensare sempre insieme alla responsabilità. Non si tratta qui di una responsabilità individuale legittimata dal consenso delle maggioranze. Ma proprio di una responsabilità che ha per riferimento i relativi assoluti. Questi ultimi sono immuni all'avvicendarsi delle maggioranze, poiché la loro essenza non è meramente politica, ma culturale e antropologica. Il tempo della loro ridefinizione e del loro aggiornamento coincide con il tempo storico di una civiltà considerata nel suo insieme. La cultura della droga è figlia dell'emergenza educativa di un Occidente che ha smarrito i suoi relativi assoluti. Perché ha perso la memoria della sua civiltà nella nube del nichilismo contemporaneo. L'effetto di questa perdita si coglie nel modo in cui le società contemporanee intendono la libertà. Essa tende sempre di più a coincidere con un'espansione dei diritti individuali svincolata da un processo di responsabilizzazione sociale. "Ognuno è libero di fare ciò che vuole", racconta il quindicenne Marco nelle prime pagine di questo libro. Questa innocente rivendicazione adolescenziale coincide con il dramma di un disastro sociale che riguarda tutti. Ciò che mette in pericolo l'individuo è il processo impazzito della sua storica lotta di liberazione. Questa va ripensata nei termini di una crescente responsabilità. È la sfida che ci riguarda. E che non è possibile rinviare più di un giorno. Di un attimo.

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IL DIBATTITO SULL'ABORTO LA SCELTA DI UN FEDELE (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-19 num: - pag: 31 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano IL DIBATTITO SULL'ABORTO LA SCELTA DI UN FEDELE La dura condanna dell'aborto, e specificatamente della legge 22 maggio 1978 n. 194, pudicamente chiamata: "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", pronunziata da Sua Santità Papa Benedetto XVI in una allocuzione nel corso di una udienza del Movimento per la Vita, ha dato e ancor più darà luogo a proteste, commenti, valutazioni, dichiarazioni di principio e anche di intenti, pur sul piano politico. Lasciamo stare le accuse di "interferenza del Vaticano", frutto di ignoranza e di pregiudizi illiberali. è del tutto naturale che il Papa abbia potuto ribadire la condanna dell'aborto in quanto tale (come d'altronde farebbe uno dei Rabbini Capo di Gerusalemme o un pastore a capo di una Chiesa metodista evangelica), e che in quella stessa circostanza abbia anche condannato la legge n. 194. Del resto, nell'anniversario della emanazione dell'Enciclica "Humanae Vitae" da parte del Papa cattolico-liberale Paolo VI, egli condannò la regolazione artificiale delle nascite. Non comprendo la meraviglia che qualche cosiddetto "laico", anche se rispettoso della Chiesa Cattolica, ha manifestato; ma ne comprendo la causa che risiede nella confusione di pensiero e di comportamento che una certa lettura del Concilio Vaticano II, il cui pericolo Papa Montini avvertì sulla fine del Concilio stesso, aveva causato e ancora permane, non solo a livello di laici o di semplici sacerdoti, ma a livello di vescovi e anche di cardinali. Basti pensare alla posizione anti-romana della Conferenza Episcopale Tedesca proprio in materia "prossima" all'aborto; e alle posizioni assunte dalla Conferenza della Provincia Neerlandese dell'Ordine dei Predicatori, alias Domenicani, in materia di ordinazione sacerdotale e di consacrazione episcopale delle donne, nonché da alcuni dei più autorevoli settimanali cattolici del mondo, come Famiglia Cristiana e Jesus in Italia, il famosissimo The Tablet che si pubblica dal 1840 a Londra e il settimanale America della Compagnia di Gesù negli Stati Uniti. Nulla dico di alcuni cattolici italiani, anche vescovi e cardinali, perché credo che il loro "progressismo" sia dovuto in pari misura alla loro ignoranza (salvo uno, ora Arcivescovo emerito) e al loro desiderio di protagonismo. Quindi da "cattolico infante", quasi un "teocon", e per di più suddito ecclesiale diretto del Papa, che è vescovo di Roma e cioè primariamente posto a capo della diocesi cui appartengo, concordo pienamente con le condanne ribadite dal Papa. Sul piano politico il discorso è diverso. Questo Parlamento, questo Governo, questa opposizione, questo "Governo ombra", sono i più laici, anzi anche un po' "laicisti", che la storia della Repubblica ricordi. Si tratta di un sistema istituzionale e politico nel quale è venuta quasi totalmente meno, più accentuatamente a destra e un po' meno a sinistra, la presenza di cattolici legati ai grandi movimenti laicali o espressione del "cattolicesimo militante". Non vi sarebbe quindi alcuno spazio per una azione a livello parlamentare e neanche di "base", avviandosi di fatto la Chiesa italiana a diventare una "Chiesa della diaspora". Sarebbe velleitario e pericoloso per la pace civile e religiosa e per la stabilità civile e politica, prendere iniziative politiche in questa materia, salvo che, per il principio del "male minore", collaborare per modifiche in senso morale migliorative della legge, ad esempio in materia di consultori, che possano avere un largo consenso. Perché uno è "testimoniare", che è un dovere, l'altro è "fare guerre" nella certezza di perderle. Francesco Cossiga Caro Presidente, L ei conosce il mondo cattolico e i suoi dibattiti molto meglio dei suoi lettori. Tralascio quindi i suoi colpi di stiletto contro quegli ambienti cattolici, in Italia e altrove, che restano legati a una interpretazione "liberal" del Concilio Vaticano II. E' una materia su cui la mia competenza è soltanto quella dell'osservatore interessato e dilettante. Ma il resto della sua lettera è molto interessante per tutta la società italiana, indipendentemente dalle convinzioni politiche e dalla sua maggiore o minore fede religiosa. Spero di non allontanarmi troppo dalla verità se riassumo la sua tesi, con qualche considerazione aggiuntiva, in questi termini. Sorprendersi delle parole con cui il Papa si è espresso sull'aborto è assurdo. Benedetto XVI ha enunciato la dottrina della Chiesa su una materia che riveste ai suoi occhi una straordinaria importanza. Non ha alcun senso pretendere che si esprima in termini diversi o cerchi di inseguire i cattolici "conciliaristi" con propositi ambigui e concilianti. Ma coloro che hanno la responsabilità di governare l'Italia non possono esimersi dal constatare che l'aborto, piaccia o no, non è soltanto l'interruzione di una gravidanza indesiderata. E' anche il mezzo di cui una donna si serve per correggere una condizione naturale che la rendeva obiettivamente inferiore all'uomo, è la soluzione a cui ricorre per modificare un rapporto in cui l'uomo può essere irresponsabile e la donna pagarne le conseguenze. Le leggi sull'aborto sono indissolubilmente legate alla rivoluzione femminile: un movimento che cominciò in Inghilterra alla fine dell'Ottocento e che ha raggiunto l'Italia soltanto negli anni Sessanta. So che suscitano molte riserve anche fra i laici. Ma credo che la battaglia contro l'aborto, se qualcuno intende farla, non possa passare attraverso la eliminazione della legge. Anche Silvio Berlusconi sembra esserne consapevole. Nel suo discorso alla Camera ha detto che occorre "rimuovere le cause materiali dell'aborto" e uscire "dal rischio della denatalità" con un "grande piano nazionale per la vita e per l'infanzia". Un lungo giro di frase per dire che è meglio rinunciare alla soppressione della Legge 194.

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Interventi e Repliche (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-05-19 num: - pag: 31 categoria: BREVI Interventi e Repliche Immigrazione, gravidanza e assistenza Il pacchetto sicurezza che sarà varato dal nuovo governo nei prossimi giorni per contrastare l'azione delinquenziale esercitata sempre più frequentemente nel nostro Paese da gruppi criminali italiani e stranieri pone qualche preoccupazione sull'assistenza materno-infantile delle popolazioni migranti. E' ben nota la difficoltà di accesso alle cure prenatali per le donne in gravidanza immigrate ed è stata ben dimostrata l'esistenza di un aumentato rischio di malattia e di morte nei figli di donne immigrate rispetto a quelli di donne italiane. La legislazione italiana garantisce pienamente il diritto all'assistenza per la gravidanza e il parto anche a coloro che si trovano in condizione di irregolarità giuridica. Alle donne "clandestine" in gravidanza viene assegnato uno specifico permesso di soggiorno e non ne è consentita l'espulsione prima che il bambino abbia compiuto 6 mesi. L'esperienza comunque insegna che i mancati controlli durante la gravidanza delle donne immigrate e dei bambini nei primi mesi di vita dipendono soprattutto da una carenza d'informazione sui servizi forniti dal Servizio Sanitario Nazionale, dalla diffidenza degli irregolari di recarsi in ospedale per la paura di essere denunciati, da differenze culturali e dal timore di perdere il posto di lavoro. Siamo molto contenti nell'apprendere che nell'imminente decreto legge non sarà più introdotto, come inizialmente annunciato, il reato di clandestinità che avrebbe sicuramente annullato di fatto l'accesso alle cure materno-infantili. Riteniamo, anche come laici, che sia quanto mai opportuno raccogliere i numerosi messaggi di solidarietà e di accoglienza che vengono dal mondo cattolico e proporre per le donne immigrate e i loro figli un più facile accesso ai servizi sanitari migliorando l'informazione e ricorrendo a mediatori culturali che possano rimuovere sentimenti di diffidenza e comportamenti di carattere discriminatorio. Un sicuro miglioramento dell'assistenza maternoinfantile potrebbe anche ottenersi con l'estensione della validità del permesso di soggiorno rilasciato per lo stato di gravidanza e assicurando a tutti i minori l'assistenza del pediatra di famiglia. Mario De Curtis Professore Ordinario di Neonatologia Massimo Moscarini Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia Dipartimento Scienze Ginecologiche, Perinatologia e Puericultura, Università di Roma La Sapienza.

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