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Cattolici
in rete nel Pd ( da "EUROPA.it"
del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Tanto meno lo
si può fare in nome del principio di laicità. Laicità, al contrario, è creare
le condizioni perché nelle diverse dimensioni dello spazio pubblico sia
possibile un dialogo di riconoscimento che fondi la convivenza e permetta una
politica buona, anzitutto, perché orientata al bene comune.
Di
FLAVIA BALDI - MILANO- ONOREVOLE Bondi, Pier Ferdinando Casin
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mettendo
definitivamente in archivio le divisioni surrettizie tra laici e cattolici. Nel
Pdl, ricordo a Casini, c'è un'importante e ramificata presenza di figure
cattoliche di grande rilievo, ci sono molte donne e molti uomini che militano
nel mondo cattolico e che realizzano una politica ispirata alla visione
cristiana e liberale della persona".
Di
MARCO MANGIAROTTI - SANREMO - LE IENE sono insuperabili come il famoso t
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Anche se
credo che i cattolici stiano trasversalmente in quasi tutti i partiti. E la Dc
era il gruppo più policromo dello schieramento italiano, da Marcora a Dossetti
e Moro. Era cattolico ma anche sociale, interclassista, aveva un senso laico
dello stato. In Sicilia?
La
lista contro l'aborto divide i cattolici - orazio la rocca
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dibattito
politico una questione così importante e di aver incentrato il dialogo tra
laici e cattolici sul tema della difesa della vita, al di là delle barriere
politiche". Palesemente "perplesso sull'iniziativa di Ferrrara"
è don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, secondo il quale "un
tema delicato come l'aborto non va affrontato con una proposta così
spregiudicata.
Se
ratzinger rivaluta pio ix - marco politi
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
storia o
anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali - ammette Ratzinger -
sono state dimostrate false". Ma non viene mai detto da chi. è una
rimozione eloquente. Perché coloro, che nei secoli hanno smontato verità
ufficiali sbagliate, sono stati frequentemente cattolici perseguitati, teologi
dichiarati eretici, pensatori non credenti bollati come nemici della Chiesa.
"io,
donna, ho il diritto di dire no all'aborto" - maria pia condurro
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
una madre,
una laica, come quelle che sono scese in piazza, sento una profonda pena per la
donna che è stata violata nel suo corpo e nella sua privacy dalle forze
dell'ordine e dai media, ma sono soprattutto dalla parte di quel bambino,
risucchiato in modo brutale ed osceno da sofisticati strumenti di morte.
Interruzione
di gravidanza domani il caso va al csm - dario del porto
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Occorre
operare per il dialogo e lavorare affinché non ci siano steccati tra laici e
cattolici". Lunedì sera la polizia era intervenuta nel reparto di
Ostetricia del Nuovo Policlinico dopo una telefonata, proveniente dall'interno
della struttura, che segnalava la presenza di una paziente chiusa nel bagno intenta
a commettere un probabile infanticidio.
Ferrara
nel "tempio dell'opus dei "le donne ora le difendo io" - wanda
valli ( da "Repubblica, La"
del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Giuliano
Ferrara: "Io sono un laico. Non tiro in ballo la gerarchia cattolica,
assolutamente autonoma sia dalle mie battaglie culturali, sia dalla loro
proiezione politica". Lo annuncia, ieri mattina, all'ingresso di Villa
delle Peschiere, in Albaro, magnifica residenza universitaria della Fondazione
Rui, come a dire Opus Dei.
Giordano
bruno in piazza contro ferrara e per la sapienza - micol lavinia lundari
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
contro i
cattolici e persino contro i laici". Il reading di questa sera, dalle
Laicità,
dopo gli annunci solo i silenzi - marco evangelisti*
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Non credo che
un dialogo tra cattolici e laici sia poi così difficile, ne che sia impossibile
una sintesi. Gli interrogativi sul futuro della famiglia e sui temi etici
inducono alla riflessione e generano qualche angoscia in tutti noi,
indipendentemente dal fatto che siamo credenti o laici, come io sono.
Prodi:
Dopo le elezioni torneremo al governo
( da "Unita,
L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma
sull'Italia vista da Prodi pesa anche l'insorgere di nuove tensioni tra laici e
cattolici. "Chi, come me, si è formato nel clima del Concilio Vaticano II,
dava per superata, per quasi risolta, la questione della laicità", spiega
il Professore. Che avverte il "riemergere del conflitto con forza, quasi
con violenza".
<Troppe
coppie in crisiper mancanza di dialogo>
( da "Secolo
XIX, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico",
(accusa e difesa, testimoni e periti) i due ormai ex coniugi sapranno se si
potranno risposare in chiesa. Dal punto di vista della fede cattolica, non è un
dettaglio da poco anche se riguarda, nei fatti, un numero percentualmente
sempre più esiguo di persone: significa poter iniziare un nuovo rapporto con la
coscienza in pace.
Ferrara:
andiamo verso l'accordo col Cavaliere
( da "Giornale.it,
Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che vogliono
il voto laico dei cattolici e il voto cristiano di tanti laici, non vadano con
un signore che propone la politica della vita". "Non voglio - ha
continuato Ferrara - fare carriera politica. Vogliamo mandare in parlamento un
certo numero di deputati e senatori per far capire che la vita è un tema che
pesa e che la manipolazione eugenetica è uno scandalo del nostro tempo"
[FIRMA]FABIO
MARTINI ROMA Erano quasi le undici di sera e Pier Ferdinando, con la moglie Azzur
( da "Stampa,
La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
si va verso
un partito neoclericale o un soggetto di ispirazione cristiana nel solco laico
della Dc? Sostiene Gianfranco Rotondi, leader della Dc: "Un conto è se la
Chiesa dovesse scendere in campo in modo massiccio a favore dell'Udc, ma se
questa simpatia dovesse essere più carsica, allora il 4 per cento diventerebbe
molto complicato".
Ferrara:
<Sfido tutti> ( da "Secolo XIX, Il"
del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
"Sono un
laico e comunque lo resto, ma ho scoperto la sacralità della vita", ha
aggiunto. Raccontando però che nel '71-'72, quando era segretario del Pci a
Torino, fu toccato al cuore da Papa Wojtyla che vide solo dalle finestre del
suo ufficio. Da allora ha fatto molta strada.
Avvisi
ai naviganti Sostieni la proposta di legge di iniziativa popolare Italia libera
da armi nucleari sul sito www ( da "Liberazione"
del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Le nostre
radici laiche: libertà e giustizia, domenica alle
Se
si attacca l'autodeterminazione delle donne Straordinario comandato, urgente,
anticipato Istituzioni laiche e menu "cattolici" del venerdì
( da "Liberazione"
del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
una vera e
propria violazione del principio della laicità dello Stato la singolare vicenda
relativa al "menu quaresimale" disposto da un dirigente
amministrativo del XVII Municipio del Comune di Roma mediante circolare inviata
ai dirigenti scolastici e alle ditte fornitrici delle mense. Il provvedimento
sospende l'erogazione della carne nei venerdì di quaresima e sostituisce il
"
FERRARA-PDL,
ACCORDO IN VISTA PRO LIFE PRESENTE OVUNQUE
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
stimo e che
vogliono il voto laico dei cattolici e il voto cristiano di tanti laici, non
vadano con un signore che propone la politica della vita". Di qui anche
l'annuncio di Ferrara: "Possiamo presentarci con la lista in tutta Italia.
L'associazione per la difesa della vita da me presieduta deve ringraziare 3
senatori, che io definisco i tra fratelli Marx del liberalismo italiano:
( da "EUROPA.it" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
MIMMO LUCÀ La
chiusura traumatica della legislatura ripropone il dilemma della politica
italiana: uscire da una crisi estenuante o conoscere un'ulteriore involuzione.
Il respiro breve di molte forze politiche ha bloccato l'opera risanatrice e
riformatrice avviata dal governo Prodi e sta esponendo pericolosamente il paese
alle tensioni del disordine globale. La società italiana rischia di essere
spinta oltre la soglia d'allarme di un clima di sfiducia che è oggi il suo male
più grave. È uno scenario inquietante che mette alla prova, anzitutto, le
grandi ambizioni riformiste del Pd. E che ci spinge, io credo, a rinnovare una
forte assunzione di responsabilità come cittadini cristiani. Urge guardare
oltre le angustie del presente per immettere ragioni di speranza civile nella
vita del paese: idee ricostruttive che contrastino ? già nella sfida elettorale
? la tendenza a cristallizzare la ricerca e bloccare il confronto. Dobbiamo
contribuire a promuovere una nuova stagione di fecondità dell'ispirazione
cristiana, intesa come talento da condividere nella vita pubblica e nella
società. Questo significa rendere riconoscibile ed efficace la visione della
persona e della società, la cultura politica, l'insediamento sociale e
culturale del cattolicesimo sociale e democratico, per contribuire alla
costruzione non solo di un soggetto politico nuovo, ma di un orizzonte più
credibile per la democrazia italiana. Abbiamo parlato di un'Italia nuova, più
libera, più giusta, più solidale. Qual è il "posto" dei cattolici in questa impresa? Le "provocazioni"
ostentate di Giuliano Ferrara sull'aborto e sui temi della vita, quelle più
credibili di Savino Pezzotta sulle emergenze della questione sociale e della
famiglia, i richiami dello stesso episcopato sui "valori
irrinunciabili", sono altrettante sfide che esigono risposte adeguate:
culturali prima ancora che politiche. Raccoglierle seriamente vuol dire
costituire finalmente sedi comuni e occasioni adeguate per la ricerca, la
discussione, il confronto. Il direttore di Avvenire, dopo il discutibile
intervento al Tg1 sull'Udc, propone con grande serietà di avviare un dialogo
con il "mondo laico", sulle importanti "questioni della vita e
della morte, l'amore, la malattia, il lavoro, l'educazione e la scuola". È
questa, da tempo, la proposta dei Cristiano sociali. In tale dialogo, però, non
si può chiedere a nessuno di rinunciare alla propria identità e alla propria
verità, credente o non credente che sia. Tanto meno lo si
può fare in nome del principio di laicità. Laicità, al contrario, è creare le
condizioni perché nelle diverse dimensioni dello spazio pubblico sia possibile
un dialogo di riconoscimento che fondi la convivenza e permetta una politica
buona, anzitutto, perché orientata al bene comune. Questo è tanto più
vero per il Pd. Costruire insieme un partito nuovo spinge le diverse tradizioni
riformiste oltre il dialogo. Dobbiamo intensificare i percorsi che possono
condurre tradizioni cristiane e laiche verso quel reciproco riconoscimento.
Solo così il Pd sarà il laboratorio avanzato di una laicità rinnovata. Di
fronte a inedite sfide, è compito dei riformisti elaborare una nuova grammatica
della convivenza, una cultura politica e un'etica pubblica capaci di stabilire
e condividere principi, valori e regole che promuovano concretamente nel paese
un tessuto di convivenza civile, legalità, giustizia sociale. Difficile,
altrimenti, assicurare nel Pd una coabitazione "feconda" tra Binetti
e Pollastrini, Lerner e Fioroni, Follini e Cuperlo. Una tale impresa ha bisogno
di luoghi appropriati, opportunità non improvvisate, tempi garantiti: nel
partito, nei futuri gruppi parlamentari, nel rapporto con la società, con le
istanze scientifiche, culturali, religiose. È questa, secondo me, la condizione
per far valere l'apporto di quel riformismo che ha sue radici profonde: nella
tradizione cristiano sociale, nel cattolicesimo democratico di matrice
popolare, nel solidarismo del volontariato, dell'associazionismo di
cittadinanza, del sindacato, delle comunità parrocchiali. Ecco perché, insieme
ad altri amici, ho avvertito l'urgenza di collegare tutti coloro che
condividono questa esigenza in un'iniziativa culturale di ampio respiro. A
partire dell'idea-forza della solidarietà. Essa, per noi, qualifica in modo
essenziale una concezione di giustizia che supera la dimensione individuale.
Insieme giustizia e solidarietà stanno nelle più autentiche tradizioni
riformiste sia cristiano-sociali e cattolico-democratiche sia di sinistra.
Proponiamo un riformismo solidale all'altezza delle nuove sfide. Il lavoro
comune che proponiamo vuole avere, insieme, un respiro culturale e una forte
attenzione formativa. Non basta elaborare buoni contenuti; ancora più urgente è
renderli consapevolmente condivisi. L'innovazione non può affermarsi contro i
diritti delle persone, delle famiglie, dello spirito pubblico, del bene comune.
L'azione solidale, per noi, è il complemento necessario di ogni politica. Solo
così il riformismo vincerà le sfide del tempo dell'incertezza: il lavoro
flessibile che diventa precarietà senza diritti; l'economia che piega tutto
alla sua logica; il ritorno della guerra e il nuovo terrorismo; una questione
ambientale di inedita urgenza e gravità, i problemi della famiglia. Sono queste
le ragioni che ci hanno spinto in questi giorni ad avanzare una proposta:
realizzare un Laboratorio di formazione e di cultura politica, denominato
Italia solidarietà. Con alcuni obiettivichiave: elaborare e condividere una
nuova cultura politica; favorire la circolazione delle idee nel Pd, nel
sindacato, nell'associazionismo, nel paese evitando vecchie logiche
correntizie; formare una nuova classe dirigente diffusa. Da questo inizio potranno
scaturire in futuro ulteriori sviluppi: un'associazione culturale, una
fondazione, altro ancora... In questa direzione rivolgo un appello a tutti
coloro che condividono l'ispirazione e i fini di questo progetto, perché si
sentano parte di questa impresa e contribuiscano a realizzarla. La posta in
gioco è chiara: operare insieme perché nel futuro del Pd ci siano lo spazio
adeguato e la possibilità concreta per una convergenza culturale, consapevole e
non strumentale, tra le diverse componenti del riformismo cristiano, per
garantire una prospettiva di pieno riconoscimento del suo contributo e della
sua attualità.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di FLAVIA BALDI ?
MILANO? ONOREVOLE Bondi, Pier Ferdinando Casini ha deciso: Udc da sola al voto.
Lui, dice, non si vende. Il tono del coordinatore nazionale azzurro è pacato.
Ma le parole di Sandro Bondi sono tranchant: "Purtroppo Casini ha confermato
di non essere un politico lungimirante. Ha fatto ancora una volta una scelta
sbagliata e nel momento più delicato della vita politica italiana". Beh,
non si è piegato ai desideri di Berlusconi e Fini. "Non è questo.
Semplicemente, l'ha fatta grossa. Sono già molti gli elettori dell'Udc che non
condividono la scelta dell'ex presidente della Camera. E io non riesco a
comprendere le ragioni di una difesa a oltranza del simbolo dell'Udc. Dalla
scomparsa della Dc in poi, il mito del partito unico dei cattolici
è realisticamente scomparso dall'orizzonte temporale della Chiesa e lo stesso
segretario dei vescovi italiani, monsignor Betori, ha ripetuto recentemente che
i vescovi non fanno il tifo per nessun partito politico". Silvio
Berlusconi ha voluto 'punire' Casini per le sue prese di distanza? "La
fermezza del presidente ha risposto al dovere di presentare una scelta politica
chiara agli elettori, una coalizione di Governo omogenea che creerà un unico
gruppo parlamentare e sarà un'importante voce nel Partito popolare
europeo". Massimo D'Alema parla di una Cdl spezzata, costretta a inseguire
il Pd, di un Berlusconi "sito archeologico"... "L'onorevole
D'Alema si è risvegliato da un lungo letargo e ora si rifà vivo soltanto per la
sua inguaribile insolenza. Un brutto esempio da non seguire in questa campagna
elettorale". Però, la rottura con l'Udc può favorire il Partito
democratico. "Noi perdiamo poco, non ci saranno problemi". Neppure in
Sicilia? "Vedremo quello che succederà. Personalmente, sono sempre stato un fedele alleato di Totò Cuffaro, gli ho espresso
ripetutamente il mio apprezzamento, anche durante le vicende giudiziarie.
Vedremo, nulla è automatico, non è detto che ciò che succede a livello
nazionale debba ripercuotersi, nello stesso modo, a livello locale". Casini
ha difeso le radici cattoliche dell'Udc. "Lui voleva mantenere il simbolo.
Ma guardi che aderire al Popolo della libertà non avrebbe significato
cancellare il partito. I partiti restano e sia Forza Italia che An, formazioni
molto più grosse, hanno rinunciato al proprio simbolo facendo un grande
sacrificio. Il Pdl completerà il percorso di Forza Italia, mettendo
definitivamente in archivio le divisioni surrettizie tra laici e cattolici. Nel Pdl, ricordo a Casini, c'è un'importante e ramificata
presenza di figure cattoliche di grande rilievo, ci sono molte donne e molti
uomini che militano nel mondo cattolico e che realizzano una politica ispirata
alla visione cristiana e liberale della persona". Il Pdl vira a
destra senza l'Udc? "Assolutamente no. Credo che non ci siano più da tempo
le ragioni storiche per un partito di solo centro..." Scusi se la
interrompo. Ma se Casini si alleasse con Rosa bianca e Udeur, non darebbe luogo
al Centro? "A un 'centrino', forse. E poi, Casini dovrà bussare alla loro
porta, non è stato invitato a entrare. In ogni modo
noi non faremo certo campagna contro. Anzi. Io gli faccio i miei auguri".
E se dopo il voto, Pier Ferdinando Casini volesse tornare a casa? "E'
veramente prematuro parlarne. Io ribadisco solo che l'orgoglio isolazionista e
la pretesa di rivendicare da soli la dottrina sociale cristiana non
contribuisce certo al rinnovamento della politica". - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di MARCO MANGIAROTTI
- SANREMO - LE IENE sono insuperabili come il famoso tonno nella doppia
intervista e noi non ci eravamo inizialmente nemmeno posti il problema. Poi
incombe il Festival, riusciamo a trovare il direttore artistico che esce da una
riunione con Pippo per entrare in una prova con Baudo, si finisce a parlare di
Piero...Per farla breve, alla fine li abbiamo intervistati tutti e due, dando a
Pippo quel che è di Baudo e a Piero quel che è di Chiambretti. Un tanto al
metro (quella di Pippo è più lunga). Pippo Baudo, come va dopo una settimana
con Piero a Sanremo? "Siamo a buon punto. Ci siamo visti molto e ho avuto
la conferma che è molto professionista. Ama la perfezione. Sa che le cose
spontanee sono belle quando sono preparate bene". Il resto suona bene?
"L'orchestra suona benissimo e le riprese audio sono perfette, da disco.
Non c'è un cantante che si sia lamentato e domani chiudiamo anche i duetti.
Sono sempre più convinto che queste canzoni suoneranno benissimo anche in
radio". Sul fronte superospiti internazionali radio discografia lancia
Lenny Kravitz, Kylie Minogue, Leona Lewis, Alicia Keys e Duran Duran.
"Abbiamo firmato con Kravitz e stiamo chiudendo gli altri contratti. Sono
invece molto contento dei superospiti italiani. Con Giorgia, Fiorella Mannoia,
Gianni Morandi, Jovanotti e i Pooh. Ho le donne, i cantautori, Gianni".
Con i Pooh ricorderai gli anni del beat al festival? "No, non amo la
nostalgia. I Pooh hanno riletto quel repertorio con il gusto di oggi,
ricorderemo i loro primi 40 anni. Il revival è tipico dei tempi in cui le cose
vanno male". Che ci dici dei Giovani? "Sono davvero bravi e arrivano
con produzioni mature. Sono spontanei, danno l'impressione di non essere
condizionati più di tanto dai discografici. Cantano le cose che vogliono".
Non hai preso Karima, lanciata lo scorso anno da "Amici". Il più
grande talento vocale, a mio parere, delgi ultimi anni... "L'apprezzamento
per la sua voce è enorme. Non ha convinto la canzone". Sei preoccupato per
i testi più politici, visto che siamo sotto elezioni? "Speriamo non ci
siano problemi. Del resto noi abbiamo selezionato "Rivoluzione" in
tempi non sospetti. E non puoi certo mettere il silenziatore per la par
condicio ai discorsi di Frankie Hi Nrg". La scelta di una parte del cast,
dai Finley ai Giovani, come lo stesso Dopofestival con Elio, le storie e
Lucilla Agosti di All Music, è un invito ai giovani? "Abbiamo cercato di
migliorare l'appeal per un pubblico giovane in tutto il festival, almeno sul
piano della freschezza. Sanremo quest'anno non è più solo tradizione,
passatismo, lentezza, ripetitività. La presenza di Chiambretti è fulminante.
Elio e le storie l'altra faccia della luna. Io mi sento un anziano allegro in
una gabbia di giovani matti molto creativi". Non ti curi della par
condicio ma le elezioni non possono lasciar indifferente l'ex dc che c'è in
te... "Dopo grandi coalizioni di convenienza, ognuno sta ritornando nel
suo alveo. Sì, anche la Rosa Bianca, con persone degne di fede come Pezzotta. Anche se credo che i cattolici stiano
trasversalmente in quasi tutti i partiti. E la Dc era il gruppo più policromo
dello schieramento italiano, da Marcora a Dossetti e Moro. Era cattolico ma
anche sociale, interclassista, aveva un senso laico dello stato. In Sicilia? Vedo tutti contro tutti, non ci capisco
niente". Caro Chiambretti, la cura Baudo funziona? "Sono in ritiro
spirituale da una settimana con Pippo come i boy scout e cerco di difendere il
mio 50 per cento. È una continua partita a scacchi in cui lui è la Regina e io
il Re, io l'Alfiere e lui la Torre. Non si può mai sapere come andrà a finire
con gli sforamenti, le telepromozioni e le critiche, ma la partita è stata
preparata bene". Pippo dice che sei un grande perfezionista. "Non mi
piace la televisione dove si prepara un'ora di trasmissione in un'ora. Io a
Markette lavoro ogni giorno dodici ore per una puntata. Qui ne parliamo da
giugno ed è stato importante perché all'inizio io non
voglio freni inibitori di budget alla fantasia". La missione?
"Cercheremo di far divertire il pubblico, ma con una grande pressione alle
spalle. Perché nel microcosmo delle cinque giornate di questo festival anche
Montecitorio traslocherà qui con la par condicio". - -->.
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca La lista
contro l'aborto divide i cattolici Sì del Movimento
per la vita, perplesse le Acli. Don Mazzi: operazione spregiudicata E a Genova
l'Opus Dei applaude l'iniziativa di Ferrara ORAZIO LA ROCCA ROMA - "La
lista Ferrara? Un'iniziativa discutibile, anche se pone al centro del dibattito
politico il dramma dell'aborto". "No, è un passo giusto, perché la
difesa della vita nascente interpella credenti e non credenti".
"Macché: la vita non si difende così, quella lista è solo una
provocazione". La lista pro life di Giuliano Ferrara divide i cattolici. A non tutti piace l'idea di mettere in pista per
il voto del 13-14 aprile una formazione politica "monotematica" sulla
lotta all'aborto. Tutto questo, mentre da parte delle alte gerarchie negli
ultimi tempi in più occasioni è stato spiegato che la
Chiesa in politica non si schiera, ma che i cattolici,
in coscienza, sono tenuti ad appoggiare chi difende valori "non
negoziabili" come - appunto - la difesa della vita, la lotta all'aborto e
all'eutanasia, la famiglia formata dall'unione tra un uomo e una donna. E forse
anche per sottolineare questa posizione, il direttore del quotidiano cattolico
Avvenire, Dino Boffo, ha speso una parola a favore della "presenza"
dell'Udc di Pierferdinando Casini e il cardinale vicario Camillo Ruini si è
fatto persino intervistare in tv proprio da Giuliano Ferrara. I segnali più
convinti per la lista anti aborto arrivano da Scienza & Vita il cui
portavoce Domenico Delle Foglie dice che "Ferrara ha il merito di aver
irrigato con un po' di acqua di sorgente il terreno inaridito della politica
italiana. Molto si discuterà sull'opportunità di trasferire direttamente una
questione eticamente sensibile come l'aborto sul terreno della battaglia
politica. Ma - si chiede Delle Foglie - non sarebbe meglio cogliere il senso
della novità di questa esperienza che ci allontana quel tanto che serve dal
modello della partitocrazia che conosciamo per avvicinarci a stili di lotta
politica più vicini a quello americano?". Delle Foglie non si
"stupisce che la lista Ferrara possa esercitare un certo fascino sui cattolici. Ma resta pur vero che i cattolici,
come tutti i cittadini elettori, misurano le diverse proposte politiche e
verificano se esse rispondono complessivamente ai propri valori di
riferimento". Per il presidente delle Acli Andrea Olivero è "assurdo
che la difesa della vita venga posto così al centro del dibattito
politico", e che "il miglioramento della legge 194 sia diventato un
tabù inattaccabile". "Siamo ovviamente contrari all'aborto, ma -
puntualizza Olivero - non ci convince il metodo usato da Ferrara per portarlo
al centro dell'attenzione. La politica non è solo l'aborto, ma è anche
attenzione alla famiglia, al lavoro, gli immigrati, alla scuola". Nessun
dubbio del Movimento per la vita: il presidente Carlo Casini, pur precisando
che "il tema è molto delicato", ricorda che "come sempre
guardiamo con simpatia e gratitudine a chi si batte per la difesa della
vita". Per Casini, Ferrara ha avuto comunque "il merito di aver
portato al centro del dibattito politico una questione così
importante e di aver incentrato il dialogo tra laici e cattolici sul tema della difesa della vita, al di là delle barriere
politiche". Palesemente "perplesso sull'iniziativa di Ferrrara"
è don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, secondo il quale "un
tema delicato come l'aborto non va affrontato con una proposta così
spregiudicata. Penso che su argomenti come la vita nascente e
l'interruzione della gravidanza sarebbe meglio fare meno chiasso, osservare più
prudenza e più rispetto, senza alzare barricate ideologiche". Nessun
giudizio politico, ma "attenzione certamente sì alla lista per la
vita", arriva dal portavoce ufficiale dell'Opus Dei Giuseppe Corigliano,
che ieri non a caso ha accompagnato proprio Ferrara all'inaugurazione dell'anno
accademico della residenza universitaria di Peschiera, a Genova, una storica
istituzione dell'Opera. "Ferrara ha parlato della sua iniziativa, della
lotta all'aborto e del diritto della donna alla maternità. è stato
ascoltato con grande interesse ed ha ricevuto tanti applausi". "C'è
sempre attenzione e mai indifferenza verso un tema così importante come la
difesa della vita nascente", commenta Marco Impagliazzo, presidente della
Comunità di Sant'Egidio, il quale sostiene che "è tempo ormai che tutti si
facciano carico di dare risposte per far crescere la cultura della vita".
Una cultura, ricordano i volontari della stessa Comunità di Sant'Egidio, che
"abbiamo portato avanti in oltre 40 anni di attività accanto agli ultimi,
ai carcerati, ai condannati a morte, ma senza spaccature tra laici e cattolici. E speriamo che questo non accada ora".
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti Se
ratzinger rivaluta pio IX MARCO POLITI L'ombra di Pio IX torna ad affacciarsi
in Santa Romana Chiesa. L'improvvisa esaltazione di papa Mastai, indicato da
Benedetto XVI come grande pontefice di esemplari virtù, "indomito e coraggioso"
combattente contro la secolarizzazione dell'Ottocento, non è l'auspicio
migliore per un rasserenarsi delle tensioni tra la società laica e il papato.
Bisogna saper leggere il body-language di Joseph Ratzinger. All'ultimo
concistoro nel novembre scorso, Benedetto XVI si è presentato nella basilica
vaticana con la mitria di Pio IX e il piviale di Giovanni Paolo II. Assiso sul
trono, non evocava l'immagine di un pellegrino della fede, bensì l'icona di un
papato imperiale. Nei pesanti paramenti aurei era riflessa l'ostinata volontà
di tenere insieme la Chiesa del Sillabo e la Chiesa del mea culpa, il papato
che riaprì il ghetto di Roma e il papato che a Gerusalemme nel
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Napoli
LA LETTERA Una riflessione dopo il corteo in difesa della 194 "Io, donna,
ho il diritto di dire no all'aborto" "Sono dalla parte di quel bimbo
risucchiato da sofisticati strumenti di morte" MARIA PIA CONDURRO Migliaia
di donne sono scese in piazza gridando il loro diritto all'autodeterminazione,
in difesa della 194, condannando l'ottuso comportamento di sei poliziotti che,
obbedendo a ordini superiori, hanno acuito il senso di sfiducia nelle
istituzioni che ormai vive nel nostro paese. Non ero tra quelle donne. Ho
guardato sbigottita i cartelli, ho sentito le urla, le rivendicazioni, i deliri
femministi, le accuse alla Chiesa di ingerenza. Ancora una volta ho sentito un
forte moto di ribellione e di sconcerto. Sono cattolica, sono contro l'aborto.
Credo che la vita debba essere difesa dal primo istante del concepimento fino
all'ultimo respiro. Ho il diritto di pensare e di dire quello che penso. Perché
mi urlano contro? Perché, come cattolica, non posso dire ad alta voce che sono
contro l'aborto? Io sono una donna, una madre, una laica,
come quelle che sono scese in piazza, sento una profonda pena per la donna che
è stata violata nel suo corpo e nella sua privacy dalle forze dell'ordine e dai
media, ma sono soprattutto dalla parte di quel bambino, risucchiato in modo
brutale ed osceno da sofisticati strumenti di morte. Ha sofferto pene
incredibili prima di morire, nessuno l'ha mai sentito urlare: quel bimbo non ha
voce, non ha diritti, non avrà sepoltura. L'ennesimo tentativo di far tacere chi
ama e difende la vita si è ancora una volta mascherato con il diritto delle
donne ad autodeterminarsi, a decidere del proprio corpo. Eppure, sono io,
donna, che dico alle altre donne che il nostro corpo non è più nostro quando
ospita e dà vita ad un'altra persona. Il nostro diritto alla felicità, al
benessere, a vivere la nostra vita senza "disturbi" scompare quando
c'è in gioco un'altra vita di cui noi non siamo padroni, ma che ci cresce
dentro, anche se non vogliamo. Sono vicina alle donne che soffrono e per cui
l'aborto è comunque una mutilazione, ma piango e mi inchino teneramente sul
corpicino appena formato di un bambino mai nato, di un piccolo, forse malato,
ma proprio per questo ancora più bisognoso di cure e amore. E non scendo in
piazza a gridare no all'aborto. Non ci sono manifestazioni che cambiano il
cuore delle persone, tanto meno delle donne. Noi, le portatrici della vita,
quelle che "decidono" del futuro dell'umanità, dobbiamo parlarci, per
dirci che quel piccolo battito significa che abbiamo la responsabilità di una
persona "altra" da custodire, nutrire, amare. L'autrice è
responsabile dell'Ufficio di Pastorale Familiare dell'Arcidiocesi di Napoli.
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VI - Napoli
Quattro proposte della Cgil dopo le polemiche per il blitz della polizia al
Nuovo Policlinico Interruzione di gravidanza domani il caso va al Csm Il
sindacato: centro di prenotazione unico e sala operatoria per la ivg aperta 5
giorni su 7 Mancino: "L'obiettivo è comprendere come davvero si sono
svolti i fatti" DARIO DEL PORTO Quattro proposte per garantire i diritti
delle donne che scelgono di interrompere la gravidanza: una piattaforma di
interventi che la Cgil ha voluto illustrare presso la Clinica Ostetrica del
Secondo Policlinico, il presidio ospedaliero catapultato sulle prime pagine di
tutta Italia a seguito dell'intervento della polizia dei giorni scorsi.
"Vogliamo affermare - dice Enrico Panini, segretario generale nazionale di
Flc Cgil - che una legge dello Stato italiano va difesa, tutelata e non deve
essere oggetto di una ignobile campagna di aggressione". Il sindacato
pensa a un centro di prenotazione unico metropolitano, all'apertura nel
Policlinico di una camera operatoria per l'interruzione di gravidanza che sia
attiva cinque giorni su sette, alla separazione logistica tra donne partorienti
e donne in attesa di interruzione, e alla previsione di una quota maggiore di
ginecologi non obiettori nell'azienda ospedaliera Federico II. Il segretario
generale della Cgil Campania, Michele Gravano, sottolinea: "Va rilanciato
il senso di giustezza della legge 194 e vanno evitate campagne fondamentaliste.
Occorre operare per il dialogo e lavorare affinché non ci
siano steccati tra laici e cattolici". Lunedì sera la
polizia era intervenuta nel reparto di Ostetricia del Nuovo Policlinico dopo
una telefonata, proveniente dall'interno della struttura, che segnalava la
presenza di una paziente chiusa nel bagno intenta a commettere un probabile
infanticidio. L'arrivo in corsia degli agenti, fra i quali una donna, ha
scatenato un vespaio di polemiche, poi gradualmente rientrate quando il quadro
della vicenda si è fatto meno confuso. Di sicuro, nell'ospedale non è stata in
alcun modo violata la legge sull'aborto. Sugli aspetti della vicenda sono
comunque in corso ben sei inchieste, da quella aperta dalla magistratura per
"fatti non costituenti notizie di reato" all'istruttoria disposta dal
garante per la privacy. Forse già domani il caso potrebbe essere esaminato
dalla prima commissione del Csm, investita della questione da un documento
sottoscritto dai componenti donna dell'organo di autogoverno di giudici e pm.
"L'obiettivo - spiega il vicepresidente del Consiglio superiore, Nicola
Mancino - è comprendere come si sono svolti i fatti. Le versioni fornite sono
diverse, dunque c'è bisogno di un accertamento. Si tratta di capire bene cos'è
accaduto in quell'ospedale, che peraltro è una struttura pubblica. Le proteste
sono state forti - conclude Mancino - ed è anche questa la ragione che ci porta
ad approfondire l'accaduto e a valutarlo". La Procura ha sin dal primo
momento spiegato che l'intervento si era reso necessario a seguito di una
segnalazione "estremamente circostanziata" e che, dalle informazioni
raccolte, gli agenti si erano mossi "con assoluta professionalità, nel
pieno rispetto della privacy della paziente e del luogo di degenza". Dopo
aver individuato l'autore della telefonata, il pm Vittorio Russo ha sentito
ieri altri testimoni. In Procura saranno ascoltati anche i sanitari e i
paramedici presenti al Policlinico al momento del fatto.
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XV - Genova
Politici e imprenditori in platea, nessuna contestazione: "Ma sono e resto
laico" Ferrara nel "tempio dell'Opus Dei "Le donne ora le
difendo io" l'obiettivo il pubblico Lo ascoltano, tra gli altri,
Lorenzelli, Grillo, Scerni e Viziano "Non tiro in ballo il cardinale, la
mia è una battaglia autonoma dalla Chiesa" WANDA VALLI Non incontra con il
cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, e arcivescovo di Genova, Giuliano Ferrara: "Io sono un laico. Non tiro in ballo la
gerarchia cattolica, assolutamente autonoma sia dalle mie battaglie culturali,
sia dalla loro proiezione politica". Lo annuncia, ieri mattina,
all'ingresso di Villa delle Peschiere, in Albaro, magnifica residenza universitaria
della Fondazione Rui, come a dire Opus Dei. Lo hanno invitato per
l'inaugurazione dell'anno accademico, lo aspetta una platea con volti
conosciuti, il senatore Luigi Grillo, l'ex presidente della Fondazione Carige,
Vincenzo Lorenzelli, gli imprenditori Gianni Scerni e Davide Viziano, tra i
molti, e poi i ragazzi ospitati qui. Sergio Rossi, medico del lavoro, direttore
della residenza, insieme con Cristiano Ciappei, il presidente della Fondazione
Rui, introduce l'ospite e il tema: "La cultura post moderna e la sfida
della speranza". Giuliano Ferrara, prima, aveva rifiutato di parlare del
feto trovato morto, abbandonato in uno stabile abbandonato di Sampierdarena:
"Non commento fatti di cronaca non ancora accertati, ma continuo a dire "aborto,
no grazie"". Non rifiuta, invece, di tornare sul caso di Napoli,
della donna interrogata dalla polizia dopo aver abortito in ospedale perché il
suo bimbo non ancora nato soffriva della sindrome di Klinefelter. E' una grave
alterazione cromosomica, ma secondo Giuliano Ferrara, "con questa sindrome
si può condurre una vita normale, basta prendere anche solo una pastiglia, lo
ha scritto sul Foglio il primario dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù, di
Roma". Quindi a Napoli, "è stata inscenata una mostruosa montatura
ideologica, la verità è il mattatoio, la montatura è ideologia". Poi
comunica che andrà lui stesso a farsi un prelievo "perché forse ho anch'io
la sindrome di Klinefelter". La visita a Villa delle Peschiere e, nel
pomeriggio, a Albenga, scorre via senza contestazioni. Le donne hanno deciso di
ignorare lui e le sue provocazioni, come ha annunciato Merceds Bo, presidente
dell'Aied, si vedranno in piazza, sabato prossimo. Ferrara ripresenta il
simbolo del partito con cui intende presentarsi alle elezioni "Pro
Life", si dice sicuro dell'apparentamento con Berlusconi "a meno che
non sia ammattito". Ai ragazzi e agli ospiti della Villa, chiarisce:
"Non sono un uomo di fede, almeno non in senso tradizionale, lo sono a mio
modo secondo la definizione di San Paolo così come la residenza dell'Opus Dei è
un tempio di laicità della fede". E arriva al dunque. Chiarire che cos'ha
in mente. Lo lega al tema della "speranza". Dice: "Spero di fare
una cosa nuova in Italia, mandare alla Camera e al Senato un gruppo di persone
per bene che in questi trent'anni dall'approvazione della legge, anni in cui in
Italia l'aborto è diventato una pratica eugenetica generalizzata, hanno
lavorato per la vita in modi diversi". Lo scopo é chiedere "una
moratoria per l'aborto, come quella per la pena di morte". Cita la
teologia di Joseph Ratzinger, Ferrara, e accusa gli uomini "di aver
lasciato sole le donne". Spiega che, in difesa della vita, si è battuto
contro la fecondazione assistita "un aborto in vitro". Lui che
"non è ateo" ma convinto che "la ragione abbia un limite , il
mistero". SEGUE A PAGINA V.
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Bologna
La curiosità Giordano Bruno in piazza contro Ferrara e per la Sapienza MICOL
LAVINIA LUNDARI "Contro il Papa, Giuliano Ferrara e contro tutte le
superstizioni, contro i cattolici e persino
contro i laici". Il reading di questa sera, dalle
( da "Repubblica, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIX - Genova
Laicità, dopo gli annunci solo i silenzi MARCO EVANGELISTI* Alla intenzione
dichiarata alcuni mesi orsono dal Sindaco Marta Vincenzi di promuovere a Genova
un festival della laicità non è seguito, come avrebbe meritato, un vivace
dibattito negli ambienti culturali e politici cittadini circa l'opportunità, le
tematiche e le finalità dell'evento, quasi che il tema non fosse
particolarmente sentito. Per tale ragione stupiscono le reazioni, contrarie o
favorevoli, suscitate dalla proposta avanzata nel Consiglio Comunale di Genova
di costituire un registro delle coppie di fatto. Intendo dire che le
problematiche riferibili alla laicità, e quindi per converso alla incidenza
delle convinzioni religiose sulle normative che regolano la vita di tutti,
emergono stranamente qua e là, come un fiume carsico, in modo disordinato e
imprevedibile. Personalmente non collocherei tra le grandi questioni etiche
l'eventuale riconoscimento di diritti a forme di convivenza diverse dalla
famiglia tradizionale, ma piuttosto tra le scelte politiche che attengono al
tipo di struttura sociale che si intende promuovere e alla compatibilità di
tali scelte con i diritti che la Costituzione impone di garantire agli
individui. Grandi questioni etiche mi paiono invece quelle che corrispondono
agli interrogativi circa la liceità o meno dell'uso delle conoscenze
scientifiche e tecniche nei delicati campi della nascita, della vita e della
morte delle persone. Penso di non dire nulla di scandaloso se affermo che su
entrambe queste problematiche manca una riflessione organica e un confronto di
ampio respiro. Anche all'interno del nascente Partito Democratico, è stata per
ora prudenzialmente evitata una riflessione franca sul concetto di
"laicità delle istituzioni" e sulle sue implicazioni, e non è un caso
se a Genova tra le voci più rumorose e contrastanti sull'argomento "coppie
di fatto" si sono levate quelle di alcuni esponenti del Pd. E' un vuoto
che non si può reggere a lungo, pena la trasformazione in paralisi e la perdita
di credibilità. Un partito che si definisce "democratico", che aspira
d essere un grande partito, e che ambisce a governare il paese e ad
amministrare molte comunità locali, non può esimersi dall'esprimere una propria
linea di condotta, essendo inevitabile che su tali materie si legiferi per
stabilire cosa è giuridicamente lecito e cosa non lo è. D'altronde un partito
che si definisce "democratico" non può non essere laico, perché
democrazia non significa solo che chi è maggioranza comanda, ma anche che ogni
cittadino è titolare di diritti fondamentali che non possono essere compressi o
cancellati, quale che sia l'orientamento etico della maggioranza. Non credo che un dialogo tra cattolici e laici
sia poi così difficile, ne che sia impossibile una sintesi. Gli interrogativi
sul futuro della famiglia e sui temi etici inducono alla riflessione e generano
qualche angoscia in tutti noi, indipendentemente dal fatto che siamo credenti o
laici, come io sono. Dal mio punto di vista, affrontarli laicamente
significa farlo tenendo soprattutto conto delle conseguenze che producono le
norme, e non delle intime convinzioni ideologiche o di fede. Se il criterio di
valutazione comune fosse quello che privilegia l'analisi delle conseguenze,
ritengo che una sintesi, tra la cultura dei diritti e la tolleranza dei laici,
e la sensibilità dei cattolici per la dottrina della
Chiesa (se di sensibilità si tratta e non di passiva obbedienza), sia un
traguardo raggiungibile. Riguardo alle conseguenze, penso che tutti potremmo
convergere su un principio guida, quello che non si possono danneggiare le
persone. Partendo da una semplificata divisione delle norme in tre grandi
categorie (norme inibitive, che vietano i comportamenti che ledano gli altri
soggetti; norme permissive, che consentono i comportamenti che non ledono gli
altri soggetti; norme impositive, che impongono comportamenti solidali o di
utilità generale), è sperabile che, almeno sulle prime due categorie, le
convergenze prevalgano sulle differenze. Quindi, se Marta Vincenzi riuscirà ad
attuare il suo proposito di organizzare in città un Festival della laicità, non
solo renderà un prezioso servizio culturale alla comunità genovese ma,
indirettamente, solleciterà anche all'interno del suo partito un dibattito e le
scelte che non possono essere differite, pena l'ordine sparso, o meglio la
confusione, cui abbiamo avuto modo di assistere in occasione della recente
proposta sul registro delle coppie di fatto. * membro dell'Assemblea regionale
costituente del Pd.
( da "Unita, L'" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Prodi: "Dopo le elezioni torneremo al governo" di
Ninni Andriolo / Roma "L'Italia che vogliamo si può fare". Conclude
così Romano Prodi, inventando una continuità lessicale tra la slogan della
campagna elettorale del 2006 e quello che accompagna oggi il cammino di
Veltroni. Standing ovation iniziale e molti applausi. Ma il Prodi di ieri non
era lo stesso premier al quale l'Assemblea costituente di Milano aveva
riconosciuto la funzione di punto di equilibrio quasi insostituibile per
l'alleanza dell'Unione. A poche settimane dalle primarie che avevano incoronato
Veltroni, quel riconoscimento non era affatto scontato. Oggi, invece, sembra un
altro secolo. Il governo è in carica per il disbrigo degli affari correnti, si
va a nuove elezioni, l'Unione non c'è più. E Prodi è sì il "padre
nobile" del Pd - e il suo presidente - ma il gioco politico ed elettorale
non è più nelle sue mani. Lui se ne fa una ragione e ostenta serenità. E da
gran "signore", per dirla con Veltroni, ripete che non si ricandiderà
per favorire un ricambio generazionale. Sarà "a fianco di Walter",
tuttavia. E continuerà a dare una mano al Pd. "Nel nostro Partito
Democratico io ci sarò ancora - sottolinea - Sarò ancora con voi, sarò ancora
insieme a voi". Il Pd che concepisce il Professore, tuttavia, costituisce
il "compimento del progetto che Walter ed io lanciammo con l'Ulivo".
Diversità evidente, ieri, tra l'approccio programmatico del leader Pd e quello
che ha segnato il governo del Professore. Se non altro perché la fase è diversa.
E le mediazioni imposte dalla variegata compagnia dell'Unione non hanno ragion
d'essere tra i democratici che oggi corrono "da soli". Da soli per
vincere, perché questo è l'auspicio di Prodi, Che avvia il discorso con
l'elogio della "pazienza" e lo smentisce quasi subito con un gesto di
stizza rivolto ai fotografi assiepati sotto il palco. "Dopo le elezioni
potremo tornare alla guida del Paese", assicura il Professore che - è noto
- vede come fumo negli occhi il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi. E il Pd
visto dal Professore può fare il miracolo. Il Partito democratico che vuole il
premier è "una grande forza di centrosinistra" - non centrista,
quindi - "che fa appello alla maggioranza del Paese" e che
"affronta con spirito nuovo e idee nuove i problemi dell'Italia". C'è
un legame evidente, però, tra presente e passato. Le "culture
politiche" che si mettono assieme nel Pd, infatti, "affondano le loro
radici" nel terreno "comune del riformismo". Il bilancio
dell'azione di governo, quindi. Con il riferimento alla zavorra caricata sulle
ali dell'esecutivo dalle "incrostazioni e dai privilegi". E dai
"poteri forti" che traggono forza dalla "debolezza del sistema
politico". In questi anni, in sostanza, "attaccando il governo di centrosinistra"
è stata attaccata soprattutto "l'idea di cambiamento". Un'idea che,
ammette Prodi, "non siamo stati in grado di esprimere compiutamente",
anche per via "dell'orribile legge elettorale imposta dal
centrodestra". Ma sull'Italia vista da Prodi pesa
anche l'insorgere di nuove tensioni tra laici e cattolici.
"Chi, come me, si è formato nel clima del Concilio Vaticano II, dava per
superata, per quasi risolta, la questione della laicità", spiega il
Professore. Che avverte il "riemergere del conflitto con forza, quasi con
violenza". E che si chiede perché "da più parti" - anche
dal versante cattolico, quindi - "in questi anni si è generato e si
continua ad alimentare un clima di scontro". Il monito di Prodi cattolico
adulto è chiaro: "unità, laicità, modernità", è questa la ricetta
"per disegnare l'Italia che vogliamo". Al messaggio che sembra
rivolto anche alla Cei di Bagnasco e Ruini, Prodi poi ne fa seguire un altro
confezionato apposta per replicare a Berlusconi. "Già due volte gli
italiani hanno scelto di affidarsi a noi - sottolinea il Professore - Abbiamo
vinto le elezioni nel 1996 e, di nuovo, dieci anni dopo, abbiamo vinto nel
( da "Secolo XIX, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
"Troppe coppie
in crisiper mancanza di dialogo" tribunale ecclesiastico L'analisi di
monsignor Rigon: prima del "sì" meno sesso e più confronto UN RITO
religioso, celebrato dal cardinale Angelo Bagnasco nella chiesa di Santa Marta,
ha dato inizio ieri mattina alle 9 alla cerimonia di inaugurazione dell'anno
giudiziario del Tribunale ecclesiastico genovese. "Tutto deve partire
dall'altare, tutto deve tornare all'altare", scandisce l'arcivescovo. E
poi: "Il Vangelo ci conduce all'anima di ogni legge. È la legge
dell'amore. Quella con cui Gesù, con disarmante semplicità, ci invita a non
amare solo chi ci ama ma anche i nostri nemici". Amare i nemici. Però,
nella dinamica delle coppie che si dividono, spesso il nemico è proprio la
persona che si è amata e ora appare lontanissima. I numeri del Tribunale
ecclesiastico sono piccoli (242 le cause attualmente in corso) e non potrebbe
essere altrimenti, in una società sempre più laica. I giudici genovesi (che
rappresentano a livello regionale la magistratura di primo grado della Sacra
Rota romana) sono chiamati a certificare se un matrimonio celebrato in una
chiesa di Liguria, naufragato e concluso con la separazione, è valido o no. In
altre parole: al termine di un regolare processo condotto sentendo tutte le
parti come avviene nel diritto "laico", (accusa e
difesa, testimoni e periti) i due ormai ex coniugi sapranno se si potranno
risposare in chiesa. Dal punto di vista della fede cattolica, non è un
dettaglio da poco anche se riguarda, nei fatti, un numero percentualmente
sempre più esiguo di persone: significa poter iniziare un nuovo rapporto con la
coscienza in pace. "Ricordate chi rappresentate - continua il
cardinale rivolgendosi agli operatori del tribunale - soprattutto nei confronti
di persone che vivono momenti di profonda difficoltà, siete per loro il volto
della Chiesa". Un volto, incalza il cardinale, di maestra e di madre, di
verità e carità ma anche di giustizia. "Fate in modo che ciascuno possa
dire, qualunque sia l'esito della sua causa: ho incontrato la chiesa nella sua
verità, che libera e non opprime". E però il tribunale ecclesiastico è uno
straordinario punto di osservazione sulla realtà delle coppie cattoliche.
L'analisi annuale è affidata al responsabile del tribunale ligure, il vicario
giudiziale monsignor Paolo Rigon. Ed è una analisi che punta il dito
sul'incapacità di ascolto tra i partner e, in ultima analisi, sull'assenza del
dialogo fin dal periodo che precede le nozze. Con un paradosso: se nel passato
si era fidanzati quando "ci si parlava" ma il sesso era un tabù, oggi
il sesso è spesso visto come il naturale sbocco di un rapporto di conoscenza
anche prima del matrimonio. Ma non si parla più. "È in questo quadro di
mancanza di ascolto che si cade in un errore frequente - dice - considerare
che, essendo i rapporti intimi più che soddisfacenti, o l'unica cosa che
funziona, ciò prevalga su ogni altra considerazione. Anche per la sciocca
diceria che ogni problema si risolve poi a letto". L'altro problema ricorrente?
Essere travolti dalla macchina matrimoniale. "È frequente il caso in cui,
proprio nell'imminenza delle nozze, ci si rende conto che si sta sbagliando
tutto. Allora magari si cerca di comunicare la crisi al partner o agli altri.
Ma la risposta è sempre una soltanto: si tratta delle solite ansie che ti
prendono di fronte al passo importante del matrimonio...". Bruno Viani
17/02/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Di Redazione -
domenica 17 febbraio 2008, 07:00 da Roma "Si va verso un accordo con il
Pdl. D'altra parte non capisco come tre persone che stimo come Berlusconi, Fini
e Bossi non possano fare un accordo con un signore che propone la politica per
la vita". Parola di Giuliano Ferrara che ieri sera ha annunciato in una
conferenza stampa nella sede del suo Foglio la possibilità che la lista
"Pro life" venga apparentata al Pdl. "Mi chiedo come è possibile
- ha aggiunto Ferrara - che Bossi Berlusconi e Fini, che stimo e che vogliono il voto laico dei cattolici e il
voto cristiano di tanti laici, non vadano con un signore che propone la
politica della vita". "Non voglio - ha continuato Ferrara - fare
carriera politica. Vogliamo mandare in parlamento un certo numero di deputati e
senatori per far capire che la vita è un tema che pesa e che la manipolazione
eugenetica è uno scandalo del nostro tempo". Ferrara dice di essere
disposto a candidarsi al Campidoglio se cade il veto all'apparentamento della
sua lista, che sarà presente in tutte le regioni per Senato e Camera. Una
novità resa possibile dall'appoggio dei senatori Alfredo Biondi, Lino Jannuzzi
ed Egidio Sterpa che di fatto esenta Ferrara dal dover raccogliere le firme
necessarie per la presentazione della lista.
( da "Stampa, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ra al fianco, ha
provato il tutto per tutto. Ha riaperto il telefono: "Caro
Silvio...". Casini e Berlusconi si erano già sentiti cinque ore prima e la
notizia di quella (prima) telefonata era stata diffusa via agenzia, creando
suspense per lo showdown decisivo ("domani la decisione"), ma nella
notte si bruciavano i tempi e quel secondo contatto si preannunciava decisivo.
Quella di venerdì notte tra Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi è stata
una telefonata senza parole spiacevoli, soltanto la presa d'atto che ognuno
restava sulle sue. Subito dopo il "clic" di fine telefonata, il bel
Pier si è chiuso nel suo studio e, come gli capita soltanto nelle grandi
occasioni, ha scritto a penna la dichiarazione che l'indomani avrebbe
rilasciato per sanzionare la rottura di un rapporto politico durato 14 anni. E
ieri mattina, in un albergo di Mestre, ha annunciato tra applausi entusiasti:
"Ho deciso di sciogliere la riserva e di candidarmi alla presidenza del
Consiglio dei ministri", scandendo subito dopo la battuta-slogan pensata
la notte precedente: "Non entriamo in una nuova formazione populista e
demagoga, un'Arca di Noè che può comprare i marchi ma non gli uomini e le
idee!". Uno strappo doloroso per Casini, costretto a lasciare il certo per
l'incerto. Un divorzio annunciato, ma per l'Udc si profilano ora 55 giorni col
batticuore: per riportare alla Camera un drappello di deputati, l'Udc deve
ottenere il 4%, mentre per eleggere senatori nelle singole regioni dovrà
superare una quota attorno all'8 per cento. Nel 2006 il partito di Casini
(nella visibile posizione di "terza punta" della Cdl) aveva ottenuto
il 6,7% sia alla Camera che al Senato. Un'ottima base di partenza ma sulla cui
conferma pochi sarebbero pronti a scommettere. Per tre motivi. L'incognita
della corsa solitaria. Secondo, l'emorragia di queste settimane - con l'uscita
dell'emiliano Carlo Giovanardi, del siciliano Filippo Drago, ieri del
piemontese Vito Bonsignore e altre minori. Terzo, la presenza in campo di una
forza neonata, la Rosa Bianca di Bruno Tabacci, Savino Pezzotta e Mario
Baccini, che insiste sulla stessa area dell'Udc. Di più, il candidato premier
della Rosa, Tabacci, può rivendicare senza iattanza di aver visto e scelto
giusto prima di Casini che, come sostiene Massimo D'Alema, "è stato cacciato da Berlusconi". Dice Tabacci: "Una
scelta giusta, ma arrivando quasi per sfinimento espone quel che resta dell'Udc
a ricatti e pressioni. Certo ora c'è un certo affollamento al centro, è giusto
ragionare, ma bisognerà farlo su basi chiare: nessuno pensi di difendere la
Casta e nessuno pensi di essere indispensabile". Unite dalla comune idea
di tener fuori Clemente Mastella, le due formazioni non hanno ancora avviato
contatti seri, ma i tre della Rosa sono personaggi "tosti" che avevano
già messo nel conto una corsa bella e perdente e dalle loro prime parole si
capisce che un accordo sarebbe possibile, facendo nascere assieme una nuova
Cosa, lasciando Casini candidato premier, ma con un assetto di vertice nel
neo-partito che comprenda Tabacci e Pezzotta. Certo, molto dipenderà dal
profilo politico: si va verso un partito neoclericale o un
soggetto di ispirazione cristiana nel solco laico della Dc? Sostiene Gianfranco
Rotondi, leader della Dc: "Un conto è se la Chiesa dovesse scendere in
campo in modo massiccio a favore dell'Udc, ma se questa simpatia dovesse essere
più carsica, allora il 4 per cento diventerebbe molto complicato".
E infatti Casini si prepara a cavalcare la "tigre cattolica".
Un'insidia per tutti. Per Forza Italia ma anche per il Pd di Veltroni, che
finora aveva tenuto chiusa la porta ai radicali proprio scommettendo su una
cavalcata democratica verso i moderati, compresi i cattolici.
La novità dell'Udc-autarchica, al di là dell'esibita soddisfazione, ha
costretto Veltroni a una correzione in chiave laica: alla Costituente ha del
tutto mancato di valorizzare la novità-Casini, ha fatto un esplicito
(applaudito) appello ai radicali (non solo alla Bonino), ha cercato (e
ottenuto) il battimani più lungo grazie all'elogio della legge 194. E intanto
Gianfranco Fini ha avuto il via libera della direzione di An sulla proposta di
"sciogliere il partito in un congresso in autunno, perché "il Pdl è
la costola italiana del Ppe" e ha spinto molto perché il Pdl accetti
l'apparentamento con la lista "Pro life" di Giuliano Ferrara,
ottenendo in cambio che il direttore del "Foglio" accetti la
candidatura a sindaco di Roma. E su questo piano il pressing di Fini su
Berlusconi sembra a un passo dal successo.
( da "Secolo XIX, Il" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ferrara: "Sfido
tutti" "Mi candido a sindaco di Roma e a ministro della Salute. In
nome della vita" DA ALBENGA e da Genova Giuliano Ferrara rilancia : la sua
lista Pro Life il 13 aprile ci sarà con o senza apparentamenti con Berlusconi.
E lui punta addirittura al ministero della Salute. Il direttore del Foglio lo
ha annunciato ieri pomeriggio al cinema Ambra di Albenga: fuori contestava un
piccolo gruppo della Sinistra Arcobaleno che lo ha inutilmente atteso davanti
all'ingresso (l'auto è stata fatta entrare e poi anche uscire dal retro). In
serata, già di ritorno a Roma, l'instancabile "crociato" per la vita
ha convocato una conferenza stampa per aggiungere che con la Pdl "si va
verso un accordo, d'altra parte non può che essere così". Aveva appena
ricevuto una telefonata da Sandro Bondi che "fa da intermediario"
perché lui non vuole litigare con Berlusconi". Il leader del centro destra
infatti ha più volte ribadito che l'aborto non deve entrare in campagna
elettorale e che comunque è una scelta privata. Fini sembra d'accordo e anzi ha
proposto a Ferrara di candidarsi sindaco a Roma nella fila della Cdl. Per
tenerlo buono? Perché il centro destra non crede che la veemenza di Ferrara
farà guadagnare voti? Il giornalista non fa una piega. "Io non voglio fare
carriera politica. Non m'importa niente. Voglio affermare un principio. Il Pdl
è il luogo naturale per la mia lista. Basta". E non demorde. Infatti ha
detto che si candiderà sindaco purché Berlusconi si apparenti con la sua lista
Pro Life e porti avanti la moratoria contro l'aborto. Nel teatro di Albenga una
donna aveva proprio protestato contro la moratoria
dell'aborto invocata da Ferrara fin da dicembre - e rilanciata dai vescovi e
dal papa - e perchè sul palco dell'Ambra a voler difendere la vita c'erano solo
uomini. Intervistato sul palco dal direttore del
Secolo XIX Lanfranco Vaccari, Ferrara ha raccontato che la sua decisione di
candidarsi alle elezioni politiche è nata domenica scorsa. "Erano appena
state sciolte le Camere , partecipavo a un incontro come questo sul valore della
vita. Riflettevo su come tenere desta l'attenzione su un tema così importante a
trent'anni dalla legge 194. Serve solo contro l'aborto clandestino, ma io
voglio fare una battaglia contro la cultura dell'aborto e riportarla anche in
politica". Ecco il perché della sua lista Pro Life: "Facciamo in modo
che l'aborto diventi un'eccezione grazie a un autentico sostegno per le
maternità difficili", ha insistito. Non è andato in tv con Marco Pannella
ha detto, proprio perché non vuole: "banalizzare il valore della vita.
Anzi voglio sacralizzarlo. Se mi candido al ministero della Salute è perché non
ho altre ambizioni che quella di vedere realizzata l'idea che mi ha
rapito". Nel chiarire la sua posizione sulla legge 194, rispetto alla
quale Berlusconi ha detto che "non si tocca", Ferrara ha ribadito:
"Non chiedo nessuna abrogazione e nessuna revisione della legge. Chiedo
che sia applicata integralmente. Esattamente quello che chiede la Chiesa
cattolica, ciò che chiedono le istituzioni sanitarie ed i centri aiuto per la
vita. Nessuna donna deve essere obbligata ad abortire, ma tutte devono essere
libere di non farlo". "Non è che voglio andare con Berlusconi, è
Berlusconi che deve finalmente decidersi a darmi l'apparentamento perché il
luogo naturale di una lista che si batte per la vita umana è il centrodestra,
una coalizione di liste che fa riferimento al Partito popolare europeo e nella
quale non ci sono ministri come Livia Turco che vogliono diffondere la RU486 il
più possibile ed il più in fretta possibile ed in cui non ci sono laicisti che
considerano l'aborto un diritto". Giuliano Ferrara, anche ieri mattina a
Genova, ha battuto sul tema che ormai ha sempre in mente: la difesa della vita,
la lotta all'aborto. A Genova nessuna contestazione, ma anzi applausi e bagno
di folla. Invitato per l'inaugurazione dell'anno accademico della residenza
delle Peschiere della Fondazione Rui legata all'Opus Dei aveva già anticipato:
"Il Pdl è la sede naturale per la mia liste". Ma insomma farà il
sindaco di Roma, gli chiedono gli ospiti genovesi. E lui: "Ho già detto
che faccio il galoppino di qualunque candidato o il candidato di qualunque
partito purchè entrino in Parlamento su mandato specifico a lottare per la vita
deputati e senatori che in questi trent'anni invece di voltare la faccia
dall'altra parte hanno lavorato nei centri di aiuto alla vita per non lasciare
sole le donne". In realtà preferisce ringraziare la moglie Anselma che lo
ha sostenuto in questa battaglia e anzi lo ha spinto a farsi tutte queste
domande scomode sulla vita e la morte. "Sono un laico
e comunque lo resto, ma ho scoperto la sacralità della vita", ha aggiunto.
Raccontando però che nel '71-'72, quando era segretario del Pci a Torino, fu
toccato al cuore da Papa Wojtyla che vide solo dalle finestre del suo ufficio.
Da allora ha fatto molta strada. Silvia neonato 17/02/2008.
( da "Liberazione" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Avvisi ai naviganti
Sostieni la proposta di legge di iniziativa popolare Italia libera da armi
nucleari sul sito www.unfuturosenzatomiche.org. Tuttitalia Dopo un periodo di
inattività, Un Ponte per... organizza un viaggio di conoscenza e solidarietà in
Giordania dal 22 marzo al 1 aprile con un gruppo di 10 persone. Presto ci
saranno maggiori informazioni e costo del viaggio definitivo sul sito
dell'associazione. Nel frattempo chi è interessato lo segnali sin da ora a
viaggi@unponteper.it. Dagli accessori per la casa all'abbigliamento con la
nuova offerta di artigianato Altromercato è già Primavera! Che si preferisca
uno stile minimal o si prediligano le tinte forti, la nuova collezione
Primavera/Estat e Altromercato è una miniera inesauribile di idee, con
suggestioni di costumi e culture dall'Estremo Oriente, dall'India e
dall'America Latina... per interpretare la bella stagione secondo il proprio
gusto e allo stesso tempo offrire un'opportunità di sviluppo reale alle
comunità di produttori del Sud del mondo. www.altromercato.it. Foggia Domenica
alle 10 al liceo scientifico "A. Volta", incontro coi ragazzi delle
scuole assieme a Giancarlo Caselli. Ceglie Messapica (Br) Domenica alle
( da "Liberazione" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Legge 194 Cucchiai
d'oro e obiettori Cara "Liberazione", in questi giorni, nostro
malgrado, ci siamo trovate a fare nuovamente i conti con le paure e le
perversioni di certi uomini. Di cosa parliamo? Di aborto ovviamente. Per età e
per storia personale ho ben chiara nella memoria cosa era questo Paese quando
si abortiva clandestinamente, spesso in luoghi insalubri e soprattutto a
pagamento per mano di certi sanitari che, dopo l'approvazione della legge 194,
hanno scelto l'obiezione di coscienza. Quei medici all'epoca venivano chiamati
"cucchiai d'oro" perché negli anni '60 e '
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 17-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Ferrara-Pdl, accordo
in vista "Pro life presente ovunque" Roma. "Si va verso un
accordo con il Pdl. D'altra parte io non capisco come non sarebbe
possibile": così Giuliano Ferrara in una conferenza stampa ieri sera nella
sede del Foglio dopo aver ricevuto una telefonata da Sandro Bondi che "fa
da intermediario - scherza Ferrara - perchè non voglio litigare con
Berlusconi". Aggiunge subito: "Mi chiedo come è possibile che Bossi Berlusconi
e Fini, che stimo e che vogliono il voto laico dei cattolici e il voto cristiano di tanti laici, non vadano con un signore
che propone la politica della vita". Di qui anche l'annuncio di Ferrara:
"Possiamo presentarci con la lista in tutta Italia. L'associazione per la
difesa della vita da me presieduta deve ringraziare 3 senatori, che io
definisco i tra fratelli Marx del liberalismo italiano: Lino Jannuzzi,
Egidio Sterpa e Alfredo Biondi, che ci metteranno in grado di rappresentare la
lista senza raccogliere le firme. A loro va il nostro ringraziamento e il
lavoro sarà di dimostrare che c'è un'altra dimensione della politica. Non
voglio fare carriera politica nè la vogliono fare i miei amici. Ora si rifaccia
l'apparentamento con il Pdl in tutta Italia".