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TARTICOLI DEL 17-19 febbraio 2009
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Articoli
Laici e chierici (26)
"Queste
leggi sono razziste" ( da "Stampa, La"
del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
pastori e
fedeli laici, si è mobilitata come non mai per la difesa della vita umana, vedi
caso Eluana e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia.
Ora è bene ricordare che i grandi valori quale la dignità della persona, la
vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non
negoziabili»,
"Sono
leggi razziste" ( da "Stampa, La"
del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Giustamente
proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del
termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai (forse dall'ormai
lontana campagna contro l'aborto non si verificava un impegno così forte e
generale) per la difesa della vita umana, vedi caso Eluana e il rischio reale
dell'introduzione surrettizia della eutanasia.
la
scelta di mastella e la politica vescovile - augusto muojo
( da "Repubblica,
La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
De Mita tenta
di cogliere questo momento per rifarsi localmente dell´abbandono veltroniano.
Mastella si rilancia rimettendosi a disposizione dei vecchi alleati del
centrodestra. Con tanti saluti all´invocato laicismo della politica, a destra
come a sinistra.
cattolici
e laici, disfida a bordo "basta provocare la gente..." - donatella
alfonso erica manna ( da "Repubblica, La"
del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
mentre gli
atei esultano: "Raccolti 27mila euro" Cattolici e laici, disfida a
bordo "Basta provocare la gente..." DONATELLA ALFONSO ERICA MANNA
«COSA ne dico? Ah io faccio il mio mestiere. Guido». Non entra in polemica il
conducente dell´ateobus numero
Lavorare
insieme a sinistra ( da "Manifesto, Il"
del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattolica
raccolgono i due terzi dei voti, e ciò che resta della tradizione di sinistra e
laica ormai è solo un terzo dei votanti. La pretesa di garantirsi un consenso
rincorrendo il centrodestra sulle politiche securitarie e sulle privatizzazioni
dei servizi pubblici essenziali, senza nessuna marcia indietro sulla questione
di Castello che ha fatto scoppiare con forza la questione
Nasce
la Consulta per la laicità ( da "Manifesto, Il"
del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
lo
sconvolgimento portato da questo vento ha aperto un grave conflitto
istituzionale tra i poteri dello Stato e ha scatenato la pretesa dei vertici
della Chiesa cattolica di imporre per tutti regole che nemmeno al proprio
interno sarebbero accolte senza duri contrasti. La maggioranza è disposta ad
accoglierle ciecamente e trasferirle nelle leggi dello Stato.
<Welby,
Eluana e mia madre Così la fede è entrata in crisi>
( da "Riformista,
Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sono un
cattolico, un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia
religione. Ma sento di dover prestare attenzione a tutte le religioni che
rispettano la vita umana, la dignità, l'armonia. Le dirò di più: se mio figlio
volesse abbracciare la religione musulmana non porrei dei problemi, sempre che
lo faccia con coscienza,
Il
fallimento di Walter Veltroni come leader del Partito democratico non può
essere spiegato so... ( da "Stampa, La"
del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quella laica
e socialista da un lato e quella cattolico-democratica dall'altro, si
separassero per poi allearsi quando serve, le elezioni politiche e l'eventuale
governo del Paese? Dicono di no, dicono che non si può tornare a Ds e
Margherita, che sarebbe un fallimento epocale, D'Alema e Veltroni hanno
definito quest'ipotesi una «
Eluana
e non solo: il Pd abdica a se stesso se resta ambiguo
( da "EUROPA
ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
consueta
dialettica tra cattolici e laici. Il Pd non è l?Italia degli anni ?50 e ?60,
dove la Dc da una parte e le sinistre dall?altra mediavano e attutivano le
rispettive visioni in materia di laicità nell?interesse superiore della
coesione nazionale, in un paese già lacerato da una formidabile
contrapposizione ideologica.
Ora
via a un confronto laico anche tra noi cattolici del Pd
( da "EUROPA
ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
IL DAY AFTER
NEL PD Ora via a un confronto laico anche tra noi cattolici del Pd GIORGIO
MERLO La riflessione di Chiara Geloni su ruolo, significato e presenza dei
cattolici democratici nella drammatica vicenda umana ? e purtroppo politica,
religiosa e legislativa ? legata al caso Englaro non può passare sotto
silenzio.
Berlusconi
brandisce il "caso" Cappellacci
( da "EUROPA
ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che da
Berlusconi è stato insultato e svillaneggiato per settimane. Sul versante
interno, nel Pdl, dando l?impressione di considerare le elezioni sarde alla
stregua delle comunali di Arcore, Berlusconi ha umiliato tutto il notabilato
forzista locale, quello cattolico e quello massonico, ha trattato da valvassini
quelli di An e dell?
<Pagherò
la scommessa: pellegrino ad Arcore>
( da "Giornale.it,
Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
«Le due
culture, cattolica e postcomunista, non si conciliano...». Così restano
indecisi a tutto. I cattolici dovrebbero stare con voi. «Non sono d'accordo, il
problema di un'apertura alle istanze del mondo laico esiste anche per noi, solo
che le affrontiamo senza traumi, in maniera più pragmatica.
intercettazioni,
il csm boccia la legge napolitano nomina grossi all'alta corte - liana milella
( da "Repubblica,
La" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
dai laici del
centrosinistra. Il centrodestra si spacca: votano contro Gianfranco Anedda (An)
e il forzista Michele Saponara, s´astiene il centrista Ugo Bergamo. Plenum
pieno di analisi. Interrotto solo dalla notizia, che circola subito nella sala
Bachelet, della nomina del nuovo giudice della Consulta.
Con
la satira affosso esecutivo, opposizione e potere vaticano
( da "Stampa,
La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
come traduce
nella sua satira la laicità in Italia? «Dico che la cultura laica in Italia
esiste ancora, ma non è certo quel che racconta Berlusconi con le sue gazzette.
Ciò che pensano i laici non ha modo di trovare espressione. Come c'è tanta
gente incazzata, ma non esiste chi lo racconta in Parlamento.
l'italia,
la chiesa e una laicità positiva - gianfranco fini
( da "Repubblica,
La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
rapporto fra
il pensiero della Chiesa cattolica e l´azione politica, ed in cui riemergono
periodici conflitti tra laici e cattolici impegnati in politica. Per tentare di
fare il punto su tale questione, mi sia consentito trarre ispirazione da un
concetto pronunciato dal Santo Padre, Giovanni Paolo II, in un momento di alto
valore storico e simbolico quale il discorso tenuto nell´
Passi
perduti Serve qualcuno di sinistra
( da "Unita,
L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sulla linea
da tenere in particolare sui temi che laici e cattolici da sempre hanno vissuto
in modo diverso. I nodi mai risolti. «In quest'aula non c'è più un segretario
di partito che venga dalla sinistra», è un'amara considerazione colta al volo.
Una battuta? In realtà, a ben vedere, se l'ipotesi Franceschini andrà a
compimento, scomparsa nelle urne la sinistra radicale,
renzi:
"la sinistra non si fa dividendosi sui temi etici" - pietro jozzelli
( da "Repubblica,
La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Sinistra
uguale pieno di laicismo? Così si dà spazio all´integralismo dell´altra parte,
sinistra non è questa o quella definizione di accanimento terapeutico o questo
o quel numero di spermatozoi nella procreazione medicalmente assistita.
Sinistra è invece ciò che c´è tra l´inizio e la fine della vita.
<I
cattolici restinoin politica> ( da "Secolo XIX, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
quando è stata
inaugurata una nuova stagione dei rapporti tra Chiesa e laicità») i rapporti
tra il mondo laico e la Chiesa sembrano essere nuovamente difficili. E i
contrasti nascono sui tempi più delicati per il mondo cattolico: a cominciare
dalle nuove applicazioni delle biotecnologie «che hanno aperto orizzonti fino
ad un recente passato imprevedibili»
ROMA
Francesco Rutelli non ha partecipato all'addio pubblico di Veltroni. Ma i
personaggi a lui... ( da "Messaggero, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laici e
cattolici. Più vasta e articolata è l'area cosiddetta moderata. E il suo
obiettivo è un equilibrio tra le diverse posizioni. Quindi, è il ragionamento
che i rutelliani ripeteranno nella riunione di venerdì sera anche con i 280
delegati di riferimento che arriveranno per l'assemblea nazionale, occorre
trovare un segretario che sappia incarnare la sintesi rappresentata finora
Follini:
colpo di reni Oppure bisognerà fondare un centro modello Kadima
( da "Corriere
della Sera" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Lo pensavo
come una sorta di Democrazia cristiana: più moderna, più laica, più a sinistra,
ma non troppo diversa dalla Dc del dopoguerra. Una "Balena Rosa".
Così forse poteva essere; ma così non è stato». E' chiaro che una componente
del nuovo partito centrista sarebbero i cattolici dell'ex Margherita, e l'altra
l'Udc di Casini.
Quella
Consulta che unisce laici e cattolici
( da "Giornale.it,
Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
lo scrittore
cattolico per antonomasia, accetta la nomina a Senatore di un Regno d'Italia
che è stato proclamato in aperta rottura con il Papato, o addirittura esulta
per la conclusione del potere temporale della Chiesa, dimostra di saper
laicamente distinguere tra le prerogative della fede e quelle dello stato.
E
al Pd non resta che ridere: Walter finisce in barzelletta
( da "Giornale.it,
Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il laicismo e
il giustizialismo avrebbero salvato la sinistra e l'Italia? Dove sono i
maestrini dalla penna rossa? Meglio, molto meglio, affidarsi alla satira.
Almeno lì devono far ridere per professione. E allora Vauro, e allora la Jena e
allora Crozza-Walter («solo oggi ho capito cosa dovevo fare per il partito.
Comunque
vada a finire, il progetto di nuova laicità mai trionferà
( da "Foglio,
Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
il progetto
di nuova laicità mai trionferà Che fine farà il Partito democratico senza
Veltroni Solo un anno fa, incontrando a Roma la “componente cattolica” del Pd –
già allora, e di per sé, riottosa e divisa in sottocorrenti – Walter Veltroni
aveva provato, sfoderando De Gasperi, a “
Se
c'è un'attività in cui la gente di sinistra riesce bene è la mortificazi...
( da "Unita,
L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
siamo sicuri
che la fusione fra certi cattolici oggettivamente allineati con la destra e gli
eredi di una visione del mondo laica e comunista sia possibile? E, ove
possibile, che sia desiderabile? È meglio andare avanti per tigna o, umilmente,
tornare indietro? Da 16 mesi noi, elettori fedeli e disponibili a tutto,
veniamo presi a calci nella coscienza politica,
emma
mancini Non è il giorno peggiore Abbiamo visto lo scempio su Eluana, l'umili...
( da "Unita,
L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Propongo che
sia nominato commissario straordinario del Pd con pieni poteri quel Romano
Prodi cattolico ma laico, democristiano ma temuto a destra e rispettato a
sinistra, che abbia saputo sconfiggere Berlusconi per ben due volte. Secondo me
la destra sarebbe terrorizzata. Benny Ci vuole un partito nuovo Ma nuovo in
tutti i sensi. Purtroppo il progetto Pd è "partito" male.
Ma
i massoni hanno perso ( da "Foglio, Il"
del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
intellighenzia
laica e alla pubblicistica corrente”. Boffo racconta al Foglio il senso di
molti mesi di battaglia, la cui parte finale è stata semplicemente la più
concitata e dolorosa, ma che aveva alle spalle un lavoro costante, condiviso in
modo convinto da tutta la redazione del quotidiano dei vescovi: “
( da "Stampa, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
IL CASO. LA LETTERA
DIFFUSA TRA I FEDELI DELLA DIOCESI "Queste leggi sono razziste" A
quando la stella gialla? La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente
attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva ed impressionante di interventi,
non semplicemente di opinioni, ma a livello di norme legislative già in vigore
od in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del
giusto sdegno provocato. Ci riferiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, ad
alcuni provvedimenti pervicacemente voluti e approvati dalla maggioranza di
governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza». Prima le
impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità
discriminatoria a livello di innocenti contro ogni elementare senso di umanità.
Poi la tassa, spropositata a dir poco, per il rinnovo del permesso di
soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di
turno. Poi ancora l'autorizzazione generale delle «ronde» che non possono non evocare
per chi conosce la storia almeno del secolo scorso altre squadre del genere,
sia pure con camicia di colore diverso. Infine, fuori dubbio la più grave, la
recentissima modifica in peggio della legge Bossi-Fini, comportante la
possibilità, in pratica l'invito ai medici del pronto soccorso a denunciare,
vera delazione di Stato, i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo
proposito mesi fa alcuni comuni, sempre della Padania, avevano preceduto per
così dire in questa impostazione aberrante, fornendo ai cittadini un numero
verde con un invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri o presunti
irregolari, alla faccia di ogni etica non diciamo cristiana ma anche umana
semplicemente. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi: che ci manca
ancora? Quale la prossima mossa? La stella gialla con relativi campi?
Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera
meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti
l'ambiente medico e non solo quello dei cattolici che
ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire
la propria dignità professionale, che esige di curare il malato chiunque egli
sia. Anche il mondo ecclesiale a diversi livelli sembra reagire anche se ancora
a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico «Avvenire» (6 febbraio,
pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte parti:
«Un vulnus ad un diritto fondamentale...Una norma inutile, dannosa,
persecutoria, razzista»... Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa
intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e
fedeli laici, si è mobilitata come non mai per la difesa della vita umana, vedi
caso Eluana e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia.
Ora è bene ricordare che i grandi valori quale la dignità della persona, la
vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non
negoziabili», sono tali a patto di essere indivisibili, per cui una vera
difesa per essere fondata va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le
persone senza distinzione; in caso contrario, oltre la ingiustizia di fondo, ne
va di mezzo pure la credibilità nostra nella difesa stessa. Strettamente
collegata alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante,
interrogativo già espresso altre volte e che rimane senza una risposta
accettabile: come è possibile che molti cristiani, almeno quelli che si dicono
tali e ci tengono pure ad esibire questa qualità, sostengano in maniera
determinante forze politiche ben note che a chiare lettere non solo professano,
ma si gloriano di propugnare ed attuare quale programma di governo teorie
razziste e xenofobe, chiaramente in diretto contrasto con i principi
evangelici? Come mai questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del
tutto dalle nostre catechesi ed incontri pastorali e chi s'azzarda timidamente
ad accennarla, è subito tacciato di «fare politica»? Dio non voglia che anche
noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno rinfacciate, ma
allora sarà tardi, come sta avvenendo ora per eventi ormai passati. La storia
impietosa difficilmente perdona. Monsignor Sebastiano Dho VESCOVO DI ALBA
( da "Stampa, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
SICUREZZA Intervento
Sebastiano Dho I MEDICI E I CLANDESTINI CRISTIANI E POLITICA "Sono leggi
razziste" Il vescovo di Alba attacca i decreti "contro ogni
etica" del Governo «A quando la stella gialla?» Vescovo teme il ritorno
della mentalità che causò il dramma dell'Olocausto LETTERA NELLE CHIESE ALBA
«La norma più aberrante Chiunque ha diritto di essere curato» «Come può un
cattolico sostenere teorie contrarie ai principi evangelici?» A quando la
stella gialla? La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale,
pienamente giustificata da una serie progressiva ed impressionante di
interventi, non semplicemente di opinioni sia pure preoccupanti, ma a livello
di norme legislative già in vigore od in procinto di divenirlo prossimamente,
se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato. Ci riferiamo
espressamente, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti
pervicacemente voluti ed approvati dalla maggioranza di governo e presentati
come parte necessaria del «pacchetto sicurezza». Prima le impronte ai bambini
rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a
livello di innocenti contro ogni elementare senso di umanità. Poi la tassa,
spropositata a dir poco, per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo
fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno. Poi ancora
l'autorizzazione generale delle «ronde» (già esperimentate in terra padana) che
non possono non evocare per chi conosce la storia almeno del secolo scorso
altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso. Infine, fuori
dubbio la più grave, la recentissima modifica in peggio addirittura (il che è
tutto detto) della legge Bossi-Fini, comportante la possibilità, in pratica
l'invito ai medici del pronto soccorso a denunciare, vera delazione di stato, i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo
proposito mesi fa alcuni comuni, sempre della Padania, avevano preceduto per
così dire in questa impostazione aberrante, fornendo ai loro cittadini un
numero verde con un caldo invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri
o presunti irregolari, alla faccia di ogni etica non diciamo cristiana ma anche
umana semplicemente. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi: che
ci manca ancora? Quale la prossima mossa? La stella gialla con relativi campi?
Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera
meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti
l'ambiente medico e non solo quello dei cattolici che
ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire
la propria dignità professionale, che da Ippocrate in poi (che era un pagano ma
un uomo innanzitutto) esige di curare il malato chiunque egli sia, pronti ad
esercitare, se necessario, l'obiezione di coscienza riconosciuta o meno. Anche
il mondo ecclesiale (finalmente) a diversi livelli sembra reagire anche se
ancora a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico «Avvenire» (6
febbraio, pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte
parti, in casa nostra e non solo: «Un vulnus ad un diritto fondamentale. Un
boomerang per la salute di tutti, italiani compresi. Un incentivo per gli ambulatori
etnici clandestini. Una norma inutile, dannosa, persecutoria, razzista». Non è
il caso di aggiungere altro se non due piccole considerazioni. Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso
più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come
non mai (forse dall'ormai lontana campagna contro l'aborto non si verificava un
impegno così forte e generale) per la difesa della vita umana, vedi caso Eluana
e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia. Ora è
bene ricordare che i grandi valori quale la dignità della persona, la vita, la
salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non
negoziabili», sono tali a patto di essere indivisibili, per cui una vera difesa
per essere fondata va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le persone
senza distinzione; in caso contrario, oltre la ingiustizia di fondo, ne va di
mezzo pure la credibilità nostra nella difesa stessa. Strettamente collegata
alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante, interrogativo già
espresso altre volte e che continua a rimanere senza una risposta accettabile:
come è possibile che molti cristiani, almeno quelli che si dicono tali e ci
tengono pure ad esibire questa qualità, sostengano in maniera determinante
forze politiche ben note che a chiare lettere non solo professano, ma si
gloriano di propugnare ed attuare quale programma di governo teorie razziste e
xenofobe, chiaramente in diretto contrasto con i principi evangelici? Come mai
questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del tutto dalle nostre
catechesi ed incontri pastorali e chi s'azzarda timidamente ad accennarla,
chiunque egli sia anche pastore, è subito tacciato di «fare politica»? Dio non
voglia che anche noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno
rinfacciate, ma allora sarà tardi, come sta avvenendo ora per eventi ormai
passati. La storia impietosa difficilmente perdona. Monsignor Sebastiano Dho
VESCOVO DI ALBA
( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina X - Napoli LA
SCELTA DI MASTELLA E LA POLITICA VESCOVILE AUGUSTO MUOJO E il Pdl, d´acchito,
non poteva che accoglierlo a braccia aperte, perdonandogli i tradimenti passati
come trascurabili intemperanze caratteriali e non curandosi della
frammentazione in atto nell´Udeur. Il punto, ora, è valutare di quanta forza
politica disponga ancora Mastella, cosa rappresenti nella società campana, di
quale collante elettorale possa farsi interprete, di quanta carica politica
possa mostrarsi portatore dopo aver retto per un quindicennio il sistema di
potere bassoliniano in stretta combinazione con De Mita, che ora non a caso
riscopre il "brivido" delle corse solitarie con l´Udc, il partito di
Casini che però è culturalmente "dentro" l´interpretazione centrista
che tanto seduce Berlusconi e i suoi sodali del popolarismo europeo. L´uomo di
Ceppaloni, intanto, ha fatto ancora una volta una scelta di opportunismo
politico. Non potendo ambire ad un rientro dalla porta principale del
centrosinistra, lui che nel Pd viene ritenuto il "killer" di Prodi,
passa disinvoltamente nel campo opposto, si guadagna una candidatura che
dovrebbe proiettarlo tranquillamente a Strasburgo, si offre al centrodestra
come grimaldello per rovesciare le vecchie alleanze alla Regione e al Comune di
Napoli. Ma ne ha la forza? Quanto conta davvero Mastella, oggi? La sua scelta
può essere letta anche in maniera politicamente più raffinata, può agire cioè
da spartiacque o da collettore di continuismo tra vecchia e nuova politica, tra
l´innovazione di consenso partecipativo proclamato dal Pd e dall´alleanza che
dà corpo al Pdl, e il dirigismo e correntismo dei rispettivi padri fondatori.
C´è però un´altra variabile da mettere in conto sia sul piano nazionale come su
quello locale. La variabile Chiesa, a cui l´astuto De Mita non manca di
guardare quando proclama la necessità di un nuovo centrismo. Scientemente lui,
più confusamente Mastella, potrebbero trarne vantaggi nel segreto dell´urna se,
come ha scritto su queste pagine Ilvo Diamanti, il sessanta per cento degli
italiani prova fiducia nella Chiesa, la cui influenza sulla società italiana e
sul territorio è fuori discussione, «attraverso la sua struttura, la sua
offerta di servizi, la sua rete associativa, il volontariato». Assistiamo
insomma, in Campania più che altrove per le accentuate radici cattoliche del
suo elettorato, ad un fenomeno di cui dovrebbero tener conto per opposte
ragioni i due schieramenti in campo, e cioè che il "vuoto dei
partiti" è sempre più "riempito dalla dottrina", come anche il
recentissimo "meeting" dei vescovi ha dimostrato, nel solco
dell´attivismo istituzionale dal cardinale Sepe. Sembra curioso sottolineare in
proposito un dato di fatto che però può avere una significativa connotazione
politica. Il quindicennio bassoliniano è coinciso con la gestione del cardinale
Ruini alla presidenza della Conferenza episcopale italiana. In questo periodo
la complessa realtà italiana ha registrato, come nota Diamanti, una capillare
azione di guida e controllo da parte della gerarchia ecclesiale, influenza che
ora si rafforza, attraverso campagne tematiche, come la bioetica sul piano
nazionale, o il meridionalismo, su quello locale. Ecco, sono temi che possono
raffigurare un "chiasmo", cioè un incrocio, della vicenda bipolare
campana. De Mita tenta di cogliere questo momento per
rifarsi localmente dell´abbandono veltroniano. Mastella si rilancia
rimettendosi a disposizione dei vecchi alleati del centrodestra. Con tanti
saluti all´invocato laicismo della politica, a destra come a sinistra.
( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina V - Genova
Polemiche tra favorevoli e contrari, mentre gli atei
esultano: "Raccolti 27mila euro" Cattolici e laici, disfida a bordo
"Basta provocare la gente..." DONATELLA ALFONSO ERICA MANNA «COSA ne
dico? Ah io faccio il mio mestiere. Guido». Non entra in polemica il conducente
dell´ateobus numero
( da "Manifesto, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Lavorare insieme a
sinistra Claudio Bicchielli* L'esito delle primarie al Comune di Firenze
conferma la natura moderata che permea il Pd. Non è infatti un caso che
candidati di estrazione cattolica raccolgono i due terzi
dei voti, e ciò che resta della tradizione di sinistra e laica ormai è solo un
terzo dei votanti. La pretesa di garantirsi un consenso rincorrendo il
centrodestra sulle politiche securitarie e sulle privatizzazioni dei servizi
pubblici essenziali, senza nessuna marcia indietro sulla questione di Castello
che ha fatto scoppiare con forza la questione morale, nonché una forte
personalizzazione della politica, hanno finito col determinare la prevalenza
gli elementi più moderati, contigui su molte questioni al centrodestra. Da oggi
la crisi del Pd non è un fatto solo interno a quel partito ma chiede a tutta la
sinistra una risposta, capace di offrire ai cittadini di Firenze una reale
alternativa di sinistra. Queste primarie confermano anche l'ipotesi velleitaria
di stabilire con il Pd, a prescindere dai contenuti, una sorta di
"alleanza-competizione"; il risultato di Eros Cruccolini (5,5%) lo
sta a dimostrare, fatto non smentito dal risultato di Marzia Monciatti in
Provincia, catalizzatrice di un voto contro l'apparato ex Ds, e in quanto tale
non facilmente riconducibile ad una chiara posizione di sinistra. Le primarie
ci dicono che per la sinistra non vi può essere credibilità nel contestare le
politiche del Pd e poi allearsi con esso. Il Prc, che organizza sabato e
domenica la sua conferenza programmatica, rivolge quindi un forte appello a
Pdci, Verdi e Sd, perché diano il loro contributo alla costruzione di una
coalizione alternativa alla destra e al Pd, che comprenda i soggetti politici e
sociali che si collocano a sinistra del Pd. Non crediamo sia il momento di esitare,
si presenta un'occasione storica, abbiamo il dovere di lavorare ad
un'alternativa di sinistra, non è più tempo di bizantinismi e politicismi che
la gente di sinistra non comprenderebbe. Si apre un vuoto a sinistra a cui il
Pd non può dare risposta. * segretario Prc Firenze
( da "Manifesto, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Nasce la Consulta
per la laicità Samuele Bernardini Un vento autoritario, con «riarmo morale»,
caratterizza l'azione del governo. Le norme sulla sicurezza, che vogliono
delatori i medici che curano gli stranieri «irregolari »; la curiosa idea
dell'Ufficio nazionale del Servizio Civile di accreditare un'udienza papale
come «formazione generale» per i volontari; il progetto di legge della
maggioranza sul testamento biologico. Con il caso Englaro, lo
sconvolgimento portato da questo vento ha aperto un grave conflitto
istituzionale tra i poteri dello Stato e ha scatenato la pretesa dei vertici
della Chiesa cattolica di imporre per tutti regole che nemmeno al proprio
interno sarebbero accolte senza duri contrasti. La maggioranza è disposta ad
accoglierle ciecamente e trasferirle nelle leggi dello Stato. La buona
notizia arriva oggi da Milano, dove Formigoni governa la Regione con
decisionismo e fedele obbedienza all'autorità ecclesiastica nazionale (perché
nel capoluogo la diocesi svolge un'azione più improntata alla carità cristiana
e al dialogo). Qui più di venti associazioni di diverso orientamento hanno
costituito la «Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni». La
Consulta, come quella torinese e altre che stanno sorgendo, si propone di
monitorare l'attività delle istituzioni milanesi e lombarde, denunciare
decisioni e iniziative in contrasto con i principi di laicità e libertà della
Costituzione, organizzare momenti di informazione. La Consulta sarà un luogo di
incontro e di scambio tra visioni del mondo differenti, ma unite nel difendere
lo spazio pubblico da privilegi e fondamentalismi, e si batterà per la libertà
di scelta e di coscienza individuale sui temi «eticamente sensibili», contro
l'approvazione di leggi che impongano a tutti la stessa morale. Le diverse
culture devono avere pari dignità e possibilità di espressione, soprattutto sul
piano della discussione pubblica e dei media. La prima iniziativa della
Consulta è stasera alle
( da "Riformista, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'
«Welby, Eluana e mia
madre Così la fede è entrata in crisi» CARLO VERDONE. Il celebre attore e
regista racconta i travagli della sua famiglia. In troppi casi, sostiene, il
Vaticano resta indietro e si mostra dogmatico. «Come me molti cattolici sono attraversati da dubbi», aggiunge, «e le
chiese sono vuote». Nel prossimo film, sarà un prete alle prese con le debolezze
umane. di Michele Anselmi Domenica sera, ospite della trasmissione Tatami
insieme al fratello Luca, Carlo Verdone ha fatto una dichiarazione importante.
«Sono credente, ma devo riconoscere che alcuni fatti recenti stanno mettendo in
crisi il mio rapporto con la Chiesa». Si riferiva alla vicenda di Eluana
Englaro, allo scontro mediatico e politico da essa originato. Ma forse c'era
qualcos'altro in ballo. Curiosi, noi del Riformista siamo andati a sfruculiarlo
sul tema. Preso tra una riunione con gli sceneggiatori Francesca Marciano e
Pasquale Plastino, i provini a Cinecittà per il nuovo film e un appuntamento
dal dentista, ecco quanto ci ha detto il 58enne attore-regista romano. Davvero,
alla voce religione, qualcosa s'è rotto dentro di lei? Ho semplicemente
risposto a una domanda. Ma è vero, sono attraversato da un forte dubbio, il
caso di quella povera ragazza ha aperto una discussione profonda, in me come in
tante persone che conosco. Sento amici che stanno riflettendo sul testamento
biologico. Ho cominciato a pensare al mio, sempre che facciano una legge
decente. Capisco bene Peppino Englaro. In famiglia abbiamo vissuto una
situazione simile, sia pure molto più breve nel tempo, ma egualmente tragica.
Mia madre è rimasta per cinque-sei mesi in quella condizione. Nel suo caso era
una malattia degenerativa cerebrale. Quando, dopo quattro anni di sofferenze,
ha perso la lucidità, sprofondando nell'incoscienza, la famiglia è come
implosa. Ci siamo sentiti inerti e inermi, un allarme ogni 15 secondi, un tormento
continuo, sapendo che non c'era niente da fare. La Chiesa cosa c'entra? Mi
dispiace che un tema così delicato, cruciale, intimo, sia stato
trattato dalla politica alla stregua di uno spot elettorale, come un modo per
acquisire elettori cattolici e farlo proprio. Non ho
ascoltato nulla di profondamente umano e misericordioso. Solo proclami. E ho
sentito una Chiesa che parlava per dogmi. Credo di vivere la mia fede in modo
serio e consapevole. Non sarò un praticante perfetto, ma dentro di me, tra
mille errori, penso di fare del mio meglio. Sono un
cattolico, un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia
religione. Ma sento di dover prestare attenzione a tutte le religioni che
rispettano la vita umana, la dignità, l'armonia. Le dirò di più: se mio figlio
volesse abbracciare la religione musulmana non porrei dei problemi, sempre che
lo faccia con coscienza, senza fanatismo. Strano sentirlo dire da lei:
in fondo ha studiato al collegio "Nazareno", forte impronta
cattolica. Se è per questo, ho studiato Storia delle religioni all'università
di Roma. Non avessi fatto l'attore, sarei finito all'Istituto storico e
religioso della Sapienza. Le ripeto: mi ritengo un buon cattolico. Ci sono
domeniche in cui vado a messa, giorni in cui mi scopro a pregare, segretamente,
dentro di me. Ho meditato a lungo sulla storia di Eluana. Certi pronunciamenti
delle gerarchie ecclesiastiche mi sono parsi stridenti. Per non dire delle
uscite di Berlusconi. Ma come si fa a parlare di "mestruazioni regolari",
di potenziale capacità procreativa? Per procreare cosa? Una donna non può
essere ridotta a un utero. Eluana non era più la ragazza sorridente e attiva di
quelle foto giovanili. Berlusconi e Napolitano avrebbero dovuto rispondere
all'invito di papà Englaro, guardare in faccia alla realtà. Io ho visto mia
madre ridursi a pesare 28 chili, con l'encefalogramma piatto, le sonde nella
pancia, nel naso. Una mummia dentro un sarcofago egizio. Come altro chiamarlo
se non il martirio di un corpo? Dovremmo avere più rispetto per il corpo di una
persona che muore. Mi costa confessarlo, ma io non riuscivo più a entrare nella
stanza di mia madre. Per questo non accetto che qualcuno, dagli alti scanni
della politica, accusi la famiglia Englaro di essersi voluta liberare di una "scomodità".
Pazzesco. Non ha risposto sulla Chiesa. Noi Verdone veniamo da un'educazione
cattolica. Siamo devoti, rispettosi. E tuttavia la Chiesa rischia di stare
sempre due o tre passi indietro alla società. Lo so, è la sua forza, ma anche
la sua debolezza. Vorrà dire o no qualcosa il fatto che le chiese si stiano
svuotando? Rimangono i vecchi che sentono arrivare la morte, anche non
credenti. Ma i giovani? I trenta-quarantenni? Non dico che il Vaticano debba
cambiare opinione su temi delicati sul piano etico, ma vorrei che portasse le
ragioni del suo magistero in un modo più confidenziale. Invece arrivano 'sti
dogmi affilati come spade! Se pontifichi sempre su tutto, alla fine viene meno
la possibilità di replica. Per questo mi sembra interessante quanto ha scritto
il cardinal Martini: un uomo che pone dilemmi cruciali con toni diversi, spesso
con buon senso, al di là delle sovrastrutture. In lui ho percepito l'invito a
vivere la fede in modo più semplice, quasi seguendo un'impronta francescana.
C'è voluta la morte di Eluana Englaro perché lei fosse toccato dal dubbio? In
verità, i primi dubbi arrivarono con la questione Welby. Lui fece bene a
trasformare il proprio corpo in testimonianza, a battersi in prima persona per
rivendicare un legittimo diritto. Anche lì il Vaticano sbagliò a non permettere
i funerali in chiesa. Il bandito della Magliana sì, perché t'ha dato i soldi,
Welby no. Due pesi e due misure. Non dimentichiamo la parabola del povero
Galilei. Solo l'altro ieri la Chiesa gli ha dedicato una messa di risarcimento,
celebrata da monsignor Ravasi. Bene, ma sono arrivati un po' tardi, no? Allora
mi chiedo: dove sta la pietas? Non c'è. Poi, certo: serve una legge rigorosa e
scrupolosa. Ma quando c'è una morte cerebrale che dura così tanto, diciassette
anni, hai voglia ad attendere il miracolo. Dica la verità: è anche per questo
che nel prossimo film, starring Laura Chiatti, ha scelto di far la parte di un
prete? No, l'idea nasce prima. Nei miei film mi sono spesso divertito a
incarnare dei sacerdoti, ma erano macchiette, sketch. Qui è diverso. In Io,
loro e Lara, che inizio a girare ad aprile tra Roma e l'Africa, sarò un prete
molto particolare: con dei problemi, visto e raccontato come un uomo normale
esposto ai cedimenti. Accade al novanta per cento dei preti. Ma non pensi alla
storia d'amore con la bella bionda. Sarebbe troppo banale. Ero stufo di
interpretare personaggi borghesi, volevo misurarmi con qualcosa di diverso, una
commedia quasi di impianto teatrale. Sarà un Verdone nuovo, niente accenti dialettali.
È il box office che ci frega. Ma se non provi a fare qualcosa di diverso, sia
pure nel solco della commedia, alla fine passa la voglia di continuare. E la
politica? Si sente ancora vicino al Pd? Fatico ad avere riferimento politici.
Non mi ritrovo negli schieramenti in campo. Siamo partiti dalla vicenda
Englaro: e allora le dico che non m'è piaciuto nessuno. Si respirava un'aria da
riunione condominiale. Sento in giro una non-cultura che porta dritta alla
cultura dell'intolleranza. Ma con un'avvertenza: se alcuni romeni vengono qui a
delinquere, un motivo c'è. Il carcere non è mai una certezza in Italia. Vale
per gli stupratori. E pure per chi fa bancarotta fraudolenta. Siamo in Italia:
l'indulgenza plenaria non si nega a nessuno. 17/02/2009
( da "Stampa, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Il fallimento di
Walter Veltroni come leader del Partito democratico non può essere spiegato
solo con i suoi limiti personali e politici, che pure non sono mancati. Sarebbe
miope se i dirigenti del Pd pensassero che morto un Papa se ne fa un altro e
così la nave va a gonfie vele. Non è così perché il fallimento non si chiama
Veltroni ma appunto Partito democratico. Quel Partito di cui il leader
dimissionario è stato l'interprete più fedele, e che
non poteva essere molto diverso da quello che è stato
e che, infatti, Veltroni ha perfettamente incarnato. Un Partito sarebbe una
associazione di persone che hanno più o meno le stesse idee sul mondo, e questo
il Pd non lo è mai diventato. Perché quelli che lo dirigono, quelli che lo
sostengono e quelli che lo votano hanno opinioni molto diverse, spesso anche
opposte, su ogni singola questione. Dall'economia al lavoro, dalla giustizia
alla bioetica, dalle alleanze fino al tipo di opposizione da fare. Negli scorsi
anni, e ancora oggi, ci hanno spiegato che il Pd è nato per unire i riformisti,
quindi che si tratta del più grande Partito riformista presente in Europa, un
esperimento unico nel suo genere che mette insieme le due grandi culture uscite
dal Novecento. Peccato però che queste due grandi culture (insieme alle mille culturine
che si sono manifestate via via) abbiano dimostrato la loro incapacità di stare
insieme. Un tempo i riformisti si contrapponevano ai rivoluzionari, loro
sostenevano un cambiamento graduale e progressivo della società, gli altri la
presa del Palazzo d'Inverno, un atto violento che rovesciasse il regime. Ma i
rivoluzionari si sono estinti da tempo, mentre i riformisti continuano a
chiamarsi così rivendicando un concetto che però suona vuoto, tanto vuoto che
ognuno è libero di interpretarlo a modo suo. E' più riformista stare con la
Cgil che sciopera o con la Cisl che firma il contratto di Berlusconi? E' più
riformista una legge sul testamento biologico come la vuole Ignazio Marino o
come la vogliono Rutelli e la Binetti? Chi è il vero riformista, quello che sta
con Di Pietro, quello che sta con Casini o quello che riscopre Bertinotti? E in
Europa, con quali riformisti finiranno i riformisti del Pd, con i socialisti,
con qualcun altro o da soli? La storia del Pd, per quanto breve, è stracolma di
esempi che dimostrano come la scelta (che della politica è l'essenza) sia
diventata una non scelta. Il famoso «ma anche» di Veltroni non è un suo vezzo
ma esattamente una linea: stiamo con gli operai ma anche con i padroni,
vogliamo il dialogo con Berlusconi ma anche salvare l'Italia da Berlusconi,
siamo alleati di Di Pietro ma anche contro di lui, stiamo con i magistrati ma
anche contro di loro, vogliamo costruire il partito del nord ma anche quello
del sud... La colpa di tutto questo non è solo dell'ex segretario. Certo, lui
ci ha messo la sua natura, il suo essere buonista, diciamo anche troppo
ecumenico, amplificando a dismisura questa tendenza a tenere insieme tutto e il
contrario di tutto. Ma oggi che lui lascia, sarebbe forse il caso di riflettere
su quello che resta. E, soprattutto, se conviene farlo restare. In poche e
brutali parole: non sarebbe meglio che le due grandi culture presenti nel Pd, quella laica e socialista da un lato e quella
cattolico-democratica dall'altro, si separassero per poi allearsi quando serve,
le elezioni politiche e l'eventuale governo del Paese? Dicono di no, dicono che
non si può tornare a Ds e Margherita, che sarebbe un fallimento epocale,
D'Alema e Veltroni hanno definito quest'ipotesi una «fesseria». Una
fesseria di cui però si parla ormai da molti mesi e che quindi tanto fessa non
deve essere. E infatti non lo è. Soprattutto guardando il bilancio di questo
Partito che doveva essere la grande novità politica del nostro Paese e che
invece si è rivelato molto al di sotto della sua scommessa. E non perché l'idea
non fosse suggestiva ma proprio perché la pratica non ha funzionato, le idee
non si sono accordate, le ambizioni personali hanno prevalso, le incapacità di
direzione sono risultate evidenti e l'impossibilità di scegliere è stata la
bussola che ha «guidato» il Pd. Forse, chissà, due barche più piccole invece di
una grande ma sgangherata, due equipaggi coesi invece di una ciurma
ingovernabile, due timonieri che sanno navigare e che magari riescono anche a
raccogliere qualche naufrago alla deriva, potrebbero anche riportare il
centrosinistra italiano in porto. Ovviamente dopo una lunga e burrascosa
traversata.
( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
IL DAY AFTER NEL PD
Eluana e non solo: il Pd abdica a se stesso se resta ambiguo ROBERTO DELLA SETA
Campo affollato di paradossi questo che vede l?Italia, la società e la politica
italiane, dividersi sul testamento biologico. Con la Chiesa che innalza la bandiera
della tecnica difendendo l?idea che un tubo di plastica infilato nello stomaco
di un corpo immobile ed esanime da anni sia come mangiare e bere. Con i padri
nobili del cattolicesimo politico italiano, da Scalfaro ad Andreotti, che
difendono la laicità dello stato e delle leggi, e la
sempre più potente setta degli exliberali ed ex-socialisti oggi chierici ? i
Pera, i Quagliariello, i Ferrara, i Sacconi ? impegnata a tradurre i precetti
vaticani in diritto positivo. Con i ?teodem? del Pd, lo ha ricordato Paolo
Gentiloni su questo giornale, che rivendicano per sé libertà di coscienza
dentro il partito e forse ? spero di no, ma temo di sì ? si accingono a votare
una legge che questa stessa libertà di coscienza negherebbe agli italiani.
Perché un dibattito così delicato e importante si svolga nella chiarezza, è
bene che il Partito democratico non aggiunga confusione a confusione, non
alimenti almeno lui l?equivoco che la discussione in corso stia riproducendo
per l?ennesima volta l?antica, consueta dialettica tra cattolici
e laici. Il Pd non è l?Italia degli anni ?50 e ?60, dove la Dc da una parte e
le sinistre dall?altra mediavano e attutivano le rispettive visioni in materia
di laicità nell?interesse superiore della coesione nazionale, in un paese già
lacerato da una formidabile contrapposizione ideologica. Noi siamo un partito
politico del XXI secolo, nato da meno di due anni e impegnato a darsi
un?identità. Un?identità larga e inclusiva ma riconoscibile, distintiva;
un?identità che come accade per le forze riformiste, progressiste in tutto il
mondo non può non avere tra i propri cardini il rifiuto di ogni parvenza o
surrogato di stato etico e l?affermazione della piena
libertà personale fino a dove essa non invade la sfera e lo spazio di altre
vite, libertà personali. Ciò che siamo chiamati a dire come democratici non è
se l?alimentazione e l?idratazione forzata siano o meno compatibili con una
vita degna di essere vissuta, o anche di essere chiamata tale: su questo ogni
cittadino, ogni persona ha la sua risposta, su questo il nostro come qualsiasi
partito dovrebbe tacere. Ciò che dobbiamo dire è se per noi sia giusto che chi
lo vuole possa chiedere ?a futura memoria?, per il caso in cui si trovi in
condizioni di vita vegetativa permanente e dunque non sia in grado di intendere
e di volere né di provvedere a se stesso, che gli vengano sospesi i trattamenti
farmacologici e terapeutici che lo tengono in vita; e di decidere se tra tali
trattamenti egli consideri anche un sondino naso-gastrico che inocula direttamente
nello stomaco sostanze nutritive prodotte allo scopo, e con esse farmaci
indispensabili per la loro assimilazione. Sulla difesa intransigente di questa
possibilità, di questo diritto, negati nel testo sul testamento biologico
proposto dal centrodestra, il Partito democratico non può permettersi e non
deve concedersi mediazioni. Naturalmente ogni militante, ogni dirigente ha la
piena libertà, anch?essa un diritto, di ?obiettare?: ma in quanto partito
dobbiamo parlare con un?unica voce. Su questo punto qualunque tentazione di
neutralità, qualunque accenno di ambiguità sarebbe peggio di una scelta
sbagliata: vorrebbe dire abdicare a noi stessi.
( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
IL DAY AFTER NEL PD
Ora via a un confronto laico anche tra noi cattolici del
Pd GIORGIO MERLO La riflessione di Chiara Geloni su ruolo, significato e
presenza dei cattolici democratici nella drammatica
vicenda umana ? e purtroppo politica, religiosa e legislativa ? legata al caso
Englaro non può passare sotto silenzio. Le domande poste con la consueta
lucidità meritano una risposta non solo per gloriarsi di una tradizione
culturale e politica ma anche per capire sino in fondo che cosa significa oggi
continuare a far politica «in quanto cristiani ». E questa vicenda, per i risvolti
che ha assunto, interpella direttamente i cattolici
impegnati in politica, a partire proprio da quei cattolici
democratici che non possono e non devono essere omologati a chi continua ad
avere un approccio clericale o banalmente confessionale. Innanzitutto i cattolici impegnati in politica devono sempre ribadire con
forza la propria autonomia, la propria libera assunzione di responsabilità e,
al contempo la fedeltà all?insegnamento della Chiesa. Una fedeltà che in
politica non si traduce nella sudditanza o nell?esecuzione di ordini ma, com?è
ovvio, in una continua e incessante mediazione che resta il presupposto
indispensabile per evitare una strisciante deriva integralistica. La vicenda
Englaro, forse all?insaputa dei suoi stessi protagonisti, ha confermato che nel
nostro paese ci sono settori della destra che continuano ad avere un rapporto
con le gerarchie ecclesiastiche, e con la Chiesa in generale, di natura
sostanzialmente ?contrattuale?. Un soggetto, la Chiesa appunto, da individuare
come una ?potenza amica? con cui si possono e si devono trattare valori,
posizioni e progetti. Dalla scuola alla vita, dall?Iva per gli immobili al
testamento biologico. Il tutto all?insegna di un confronto tra ?potenze? che si
rispettano,, dove si possono trarre vantaggi materiali ed elettorali. No, non è
questa la nostra concezione. La tradizione cattolico democratica esula da
questa antica e volgare prassi proprio perché attribuisce alla presenza
pubblica dei credenti un ruolo non riducibile a un banale prolungamento religioso.
Un ruolo che può essere anche impopolare e difficile ma sempre ispirato da un
corretto rapporto con la gerarchia, salvaguardando il principio conciliare
della laicità dell?azione politica. In secondo luogo questa vicenda ha
nuovamente riproposto la cosiddetta ?identità plurale? del Partito democratico.
Già lo sapevamo da tempo che sui temi a rilevanza etica ci sono nel Partito
democratico, come in molte altre forze politiche, valutazioni e approcci
culturali diversi che portano a soluzioni legislative diverse. Il nodo
politico, e qui tutto laico, è quello di istituzionalizzare una ?coabitazione?
culturale che non faccia gridare allo scandalo ogniqualvolta si registrano
posizioni divaricate all?interno del partito. E questo non per sottolineare che
nel Pd, come nella politica italiana, continua ad aleggiare una ?questione
cattolica? storicamente irrisolta, ma semplicemente per ribadire che senza
questo pubblico riconoscimento difficilmente un esperimento politico come il
nostro può avere una navigazione tranquilla e costruttiva. Non servono, sotto
questo aspetto, atti di forza o volontà di egemonia. La linea prevalente del
partito non può trasformarsi in una rigida disciplina di partito. Del resto,
con il tramonto dei cosiddetti partiti identitari, è del tutto naturale che
esista un pluralismo culturale all?interno di grandi partiti post ideologici
qual è appunto il Partito democratico. E il dissenso interno, non quello
riconducibile al peso delle tessere o agli organigrammi di potere, non può
essere vissuto come un fastidio da tollerare o un accidente da azzerare al più
presto. Capisco che in un partito una corrente culturale maggioritaria è
portata quasi naturalmente a marginalizzare voci dissenzienti. Ma, in questo
caso e sulla concreta gestione politica di questi temi, si gioca anche la
stessa sopravvivenza di un partito plurale come il Pd. E la cultura dei cattolici democratici, su questo versante, può avere un
ruolo decisivo nella costruzione di un soggetto plurale che non prevede e non
tollera un partito con un azionista culturale di maggioranza ma individua nel
pluralismo interno la ragione stessa della sua sopravvivenza e del suo ruolo
politico nella società italiana. E in ultimo, ma non per ordine di importanza,
c?è la necessità concreta che anche nell?area cattolica italiana decollino un
confronto e un approfondimento politico che stentano sempre di più a crescere e
a svilupparsi. Se non matura una forte e spiccata consapevolezza politica
all?interno del laicato cattolico italiano, per chi si trova in prima linea le
stesse munizioni da mettere in campo rischiano di trasformarsi in semplici
adattamenti o, peggio ancora, in ordini da eseguire. Certo, è un tema questo
che esula dal dibattito politico e dalla stessa dialettica all?interno dei
singoli partiti sul capitolo sempre spinoso del rapporto tra fede e politica.
Ma senza questo ?ritorno? alla politica del laicato cattolico il rischio di una
progressiva confessionalizzazione della politica stessa è molto più concreto di
quel che possa apparire. E, specularmente, il crescere di una spinta laicista
che rischia nuovamente di far partire l?eterna disputa tra laici e cattolici. Ecco perché la riflessione di Chiara Geloni
sull?attualità del cattolicesimo democratico non è destinata a fermarsi alla
contingenza ma investe la stessa prospettiva della politica italiana e, nello
specifico, il destino politico e culturale del Partito democratico.
( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Berlusconi brandisce
il ?caso? Cappellacci Primi contraccolpi del voto della Sardegna: nel
centrodestra è tutto sul conto di Berlusconi. FRANCESCO LO SARDO Non è stata
un?idea propriamente geniale candidarlo, facendo restare col fiato sospeso e in
bilico tra sconfitta e vittoria ? all?ora in cui Europa va in stampa ? un
centrodestra che invece, stando ai sondaggi nazionali, dovrebbe avere il vento
in poppa rispetto ad un Pd in difficoltà. Ma quella di Berlusconi in Sardegna è
stata, fin dall?inizio, un?altra partita. Si dice da tempo che la candidatura
di Ugo Cappellacci, prima ancora che studiata per vincere contro l?avversario
Renato Soru, abbia avuto un?altra genesi nella testa del Cavaliere: sarebbe
cioè maturata prevalentemente come una scelta mirata riaffermare il suo potere
assoluto di decidere da monarca in un momento difficile almeno nelle faccende
del ?suo? Pdl, come una sorta di rivincita per tutti i bocconi amari che il
premier è stato ed è costretto a mandare giù dalla
Lega di Bossi. Non un solo sondaggio, checchè ne dica Berlusconi, gli aveva mai
suggerito di puntare su Cappellacci, ma lui l?ha scelto lo stesso. Per
puntiglio: contro i notabili locali di Forza Italia anzitutto. E come lezione a
futura memoria per i nuovi ospiti del Pdl, quelli di An. Ma ieri fino a ora di
cena, mentre gli toccava aprire il portone di casa ad Arcore per ricevere
Bossi, la Moratti, Formigoni e La Russa litiganti tra loro sul nome
dell?amministratore delegato e sui soldi di Expo 2015, nessuno dei suoi dalla
Sardegna era ancora in grado di dirgli se l?azzardo giocato con la carta
Cappellacci fosse stato premiato o bocciato dagli
elettori. Segno che quella che aveva pensato come una passeggiata nella ?sua?
Sardegna, era assai più insidiosa, nonostante il premier abbia trascorso ben
cinque weekend di fila nell?isola, in lungo e in largo, a sgolarsi per il
protégée Ugo Cappellacci. In questa tornata elettorale, si può ben dire che il
premier ha voluto strafare. Tanto per cominciare ha invaso i telegiornali per
due mesi, anche approfittando del mancato varo di norme in applicazione della
par condicio in assenza di una commissione di Vigilanza Rai operativa. Dopo di
che ha oscurato Cappellacci per l?intera durata della campagna elettorale con
la sua presenza: fino a prendere di petto sul piano personale, lui che veste i
panni istituzionali di presidente del consiglio, il governatore e candidato
Soru, che da Berlusconi è stato insultato e
svillaneggiato per settimane. Sul versante interno, nel Pdl, dando
l?impressione di considerare le elezioni sarde alla stregua delle comunali di
Arcore, Berlusconi ha umiliato tutto il notabilato forzista locale, quello
cattolico e quello massonico, ha trattato da valvassini quelli di An e dell?Udc
e ha tutti ha imposto come candidato quell?Ugo figliolo di Giuseppe, che fu il
suo commercialista nei ruggenti anni ?80 sardi. In molti, man mano uscivano i
dati di un testa a testa, ridevano sotto i baffi nel Pdl: in prima fila proprio
quei forzisti cui Berlusconi ha prima imposto Cappellacci come coordinatore
regionale al posto del medico, laico ed ex pri Massidda (colpevole di essersi
detto favorevole alle primarie) e poi come candidato governatore. Un atto di
prepotenza, col quale Berlusconi ha fatto fuori con un tratto di penna, oltre
al leader locale di An Mariano Delogu, anche due potenziali ottimi candidati
governatori di Forza Italia: il sindaco di Cagliari Emilio Floris,
sponsorizzato da Beppe Pisanu, e il capogruppo regionale forzista Giorgio La
Spisa, ciellino, sostenuto da Formigoni. Tutti azzerati per far posto a
Cappellacci, portato in palma di mano da Romano Comincioli, ex compagno di
scuola di Berlusconi e manager di Publitalia, primo proconsole del Cavaliere in
Sardegna alla nascita di Forza Italia. Un?altra illuminante storia
berlusconiana: che la dice lunga sul futuro del Pdl partito unico .
( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 42 del 2009-02-18
pagina 8 «Pagherò la scommessa: pellegrino ad Arcore» di Roberto Scafuri
RomaPresidente Beppe Pisanu, un'impresa bella e faticosa... «Le fatiche si
dimenticano facilmente con un risultato del genere». Scusi, parlavo della sua
scommessa: «Se vince Cappellacci non vado a Lourdes, ma ad Arcore». «Ah! Ma
quella è stata una battuta scherzosa scambiata con il presidente Berlusconi
prima dell'inizio della campagna elettorale... La paura era che avessimo osato
troppo nel proporre un candidato sconosciuto a gran parte dell'elettorato: il
divario in termini di notorietà tra Soru e Cappellacci era di 60 punti. Poi lui
è uscito bene, resistendo agli attacchi e dimostrando buona tempra politica».
Resta un miracolo. «L'impegno iniziale di Berlusconi tendeva proprio a trarre
Cappellacci dall'anonimato politico. Sono il primo a gioirne, dopo aver battuto
pancia a terra la Sardegna, da solo e assieme a Berlusconi». Sì, ma Re Mida è
lui. «Ovvio. Il successo personale di Berlusconi è innegabile». Chi poteva
dubitarne? «Eh sì, ci ha abituato...». Diavolo d'un Cavaliere. «È uno di quegli
uomini del quale in Usa dicono: think positive. Pensa positivo: questa la
qualità maggiore. Il suo ottimismo, a prima vista talvolta irrazionale, alla
fine contagia tutti e trova sbocchi positivi». E ora, il giro ad Arcore.
«Assolutamente». Sarà una festa, va allertato il cuoco. «Menù rigorosamente
sardo: malloreddos e porceddu». Ha già sentito Berlusconi? «Appena la vittoria
è stata sicura. "Comunque noi vecchietti ce la caviamo sempre piuttosto
bene", gli ho detto...». Non avrà gradito il «vecchietto». «Ci conosciamo
da tanti anni, la pensiamo allo stesso modo. Ci piace scherzare». Come spiega
il tonfo del Pd? «Chi come me ha girato in lungo e largo la Sardegna s'è reso
conto della contestazione massiccia nei confronti di Soru e del Pd. Ma le
dimensioni della vittoria sorprendono». Ha contato di più il trend nazionale o
l'antipatia di Soru? «Ha contato sia l'operato del governo, sia la delusione
nei confronti del Pd. Gli elettori hanno condannato la disinvoltura di Soru nel
volere un regolamento di conti interno attraverso le elezioni anticipate...».
Doveva sfidare Berlusconi anche in campo nazionale, come leader pidì. «Una
contrapposizione apparsa, in campo regionale, ancora meno plausibile che in
quello nazionale». Voleva portare guerra ad Arcore, Re Silvio gliel'ha fatta in
casa propria. «Il paradosso è stato che i leader del
Pd venivano a parlare di un antiberlusconismo stantio, e Berlusconi ha portato
fatti e risposte concrete». Lo stesso non si può dire di Soru. «Anche
l'ostentazione di sardità non era attendibile: s'è dimostrato sardo più di
panni che di sostanza. E il Pd ha sbagliato a dare peso nazionale alla sfida:
ora ne subisce l'effetto boomerang». Il boomerang ha colpito Veltroni. Nei suoi
panni, che farebbe? «Non glielo so dire. Ma di fronte alle avversità non si
scappa, le si affronta a viso aperto». Anche se sei circondato? «Sì, ma a lui
non c'è alternativa». Logorarsi all'infinito non si può. «Sembrerebbe suicida».
Che fare, nei panni di D'Alema? «Ho un preciso ricordo, al riguardo: una
drammatica riunione della Dc nel '75, dopo una serie di sconfitte. Dal cappello
del prestigiatore uscì fuori un signore di nome Zaccagnini, che segnò l'inizio
della rinascita dc». Aveva una buona squadra, ne faceva parte pure lei.
«Sicuro, ma il merito fu di Aldo Moro che seppe individuare la risorsa e
convincere Fanfani a lasciare spontaneamente la segreteria». D'Alema non è
Moro. «No. Con tutto il rispetto, non c'è uno che garantisca tutti come Moro.
Però possono trovare una soluzione di transizione, se Veltroni va via». Neppure
il Pd è la Dc. «Le due culture, cattolica e postcomunista,
non si conciliano...». Così restano indecisi a tutto. I cattolici dovrebbero stare con voi. «Non sono d'accordo, il problema di
un'apertura alle istanze del mondo laico esiste anche per noi, solo che le
affrontiamo senza traumi, in maniera più pragmatica. Ma non bisogna
dimenticare che noi abbiamo Berlusconi, una forza unificante». Capace di tenere
assieme lei e Lega. «E nessuno mi ha impedito di dire ciò che penso, perché con
questo approccio non hai bisogno neppure di scatenare polemiche...». Basta
senso della misura. «Quella è la mia cultura: De Gasperi diceva di aspettare,
perché verrà il momento nel quale le circostanze ti daranno ragione». Così
aspetta. «Verrà il momento in cui affronteremo in maniera seria e organica i
problema dell'immigrazione, della sicurezza e del federalismo». Con i leghisti
non avrà vita facile. «Le osterie padane non mi fanno paura». Si sente un po'
solo? «Se uno ha fiducia nelle proprie idee, non resta mai solo. E se sono
buone, alla fine si impongono». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 11 - Interni
Appello di Fnsi e Fieg al capo dello Stato: "Pietra tombale della cronaca
giudiziaria" Intercettazioni, il Csm boccia la legge Napolitano nomina
Grossi all´Alta corte Mancino: "Viene messa in serio pericolo la
possibilità di fare le indagini" LIANA MILELLA ROMA - Nel giorno in cui,
dopo tre anni di lite sul contratto dei giornalisti, Fnsi e Fieg, federazione
della stampa ed editori, firmano un appello congiunto per Napolitano contro la
legge sulle intercettazioni, «un´autentica pietra tombale per la cronaca
giudiziaria», ecco che il vice presidente del Csm Nicola Mancino fa sentire la
sua voce assai critica. Sull´impianto del ddl, sui «gravi indizi di
colpevolezza» necessari per autorizzare gli ascolti, sul rigido segreto imposto
fino al processo. «Tutto ciò distrugge la possibilità stessa di fare le
intercettazioni. La limita fortemente. Mette in serio pericolo le indagini».
Durissimo il giudizio sul divieto di pubblicazione: «è eccessivo». E ancora,
per chi non avesse ben compreso: «è unilaterale ed eccessivo rispetto
all´articolo 21 della Costituzione». Quello che garantisce la libertà di
stampa. Poi un interrogativo pubblicamente espresso: «Ma il venir meno del
segreto è opera unilaterale del giornalista o c´è chi concorre nella
consumazione del reato? E allora perché puniamo con il carcere solo il
giornalista?». Mancino chiude il plenum, quattro ore dense di interventi, sul
parere della sesta commissione sul ddl Alfano. Un intervento legislativo che
provoca «grave pregiudizio alle indagini» e renderà «impossibile investigare e
individuare i responsabili di reati gravissimi, dall´omicidio alla violenza
sessuale». Che, come dice il togato Mario Fresa, va in netta contro tendenza
rispetto agli inasprimenti delle norme sul segreto d´ufficio e sugli stupri
(«Che servono se si annientano le intercettazioni e non si potranno scoprire i
colpevoli?»). La maggioranza è amplissima: sì da Mancino, dai vertici della
Cassazione (il primo presidente Vincenzo Carbone e il procuratore generale
Vitaliano Esposito), dai togati d´ogni corrente (si astiene Giulio Romano di
Magistratura indipendente), dai laici del centrosinistra.
Il centrodestra si spacca: votano contro Gianfranco Anedda (An) e il forzista
Michele Saponara, s´astiene il centrista Ugo Bergamo. Plenum pieno di analisi.
Interrotto solo dalla notizia, che circola subito nella sala Bachelet, della
nomina del nuovo giudice della Consulta. Si dicono i consiglieri: «è
Paolo Grossi, un giurista puro, cattolico, vicino al Vaticano, uno che neppure
per un giorno ha fatto l´avvocato». Alla Consulta avevano già l´identikit di
chi prende il posto del presidente Giovanni Maria Flick (in scadenza oggi dopo
nove anni di mandato): un giurista "puro", d´alto profilo
scientifico, senza esperienze politiche recenti. Paolo Grossi, un curriculum
lungo due pagine, insegna storia del diritto medievale e moderno all´università
Suor Orsola Benincasa di Napoli, ma è stato giudice
del Tribunale ecclesiastico regionale etrusco e professore onorario della
Pontificia universidad catolica del Peru. «Una nomina moderata» commentano al
Csm. La parentisi è breve. Quasi tutti intervengono sulle intercettazioni. Per
criticare il ddl. Betta Cesqui: «è una misura cautelare della voce, quindi
applicabile solo ai colpevoli. Così si sterilizzano le intercettazioni. C´è
diffidenza preventiva e pregiudizio contro le toghe». Giuseppe Maria Berruti:
«è una legge con lo stesso regime per uno strumento investigativo e per la
cattura. Ci sarà una reciproca attrazione». Dino Petralia: «Si riduce la
possibilità di cercare i latitanti. Ci sarà una seria e irreversibile crisi
dell´attività investigativa». Fiorella Pilato: «Le indagini saranno sottratte
al controllo dell´opinione pubblica».
( da "Stampa, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
DOMANI E SABATO
Intervista Daniele Luttazzi «Con la satira affosso esecutivo, opposizione e
potere vaticano» TIZIANA PLATZER Chi nel dicembre 2007, alla fine della quinta
puntata pensava di avere il tempo di godersi polemiche e provocazioni di un
certo peso anche in quella successiva, ci rimase male. Trasmissione interrotta,
conduttore senza volume. Succedeva a La 7, per lui già epurato Rai. Da allora a
Daniele Luttazzi sono rimasti i teatri, che senza nessun tipo di trascinamento
mediatico, riempie ovunque. Ed è sul palco che in questa stagione ha deciso di
rimettere in piedi la 6° puntata e altri monologhi mai andati in onda di
«Decameron», quel materiale di cui, dopo la sospensione, ai tecnici di studio
venne chiesto di cancellare il girato. E si confermano due serate a platea
piena anche al Teatro Colosseo, domani e sabato 21 con il comico irremovibile
sull'idea che la sua crociata contro il potere politico, il tempo non la
ammorbidisce. Ma proprio per niente. Ripropone quei testi lì, gli stessi di due
anni fa, a prova della sua veggenza? «Nella terza puntata di
"Decameron" feci un intervento su Veltroni, sul fatto che il Pd era
un'inevitabile idiozia, perché è facile dirlo oggi. Purtroppo non è un grande
merito interpretare con più chiarezza i fatti, più di quanto sappiano fare i
politici e i giornalisti. Allora, e oggi, continuo a scrivere monologhi contro
il governo Berlusconi, contro un'opposizione fantasma, contro le ingerenze del
Vaticano». Dopo il caso Englaro, come traduce nella sua
satira la laicità in Italia? «Dico che la cultura laica in Italia esiste
ancora, ma non è certo quel che racconta Berlusconi con le sue gazzette. Ciò
che pensano i laici non ha modo di trovare espressione. Come c'è tanta gente
incazzata, ma non esiste chi lo racconta in Parlamento. I quattro temi
fondamentali, che nei miei testi continuo a intrecciare, sono politica, sesso,
religione e morte. Una parentesi corposa bisogna aprirla sull'inconsistenza del
pensiero di Ratzinger». Secondo un'indagine dell'Università Cattolica, il primo
«peccato da confessionale» degli uomini, è la lussuria: che ne pensa? «La
religione cattolica continua a identificare il diavolo nel sesso, è un fattore
culturale. Devastante. Chi semina gramigna, raccoglie gramigna» Nello
spettacolo la parte forte si scaglia contro l'esecutivo? «Me la prendo con ogni
ministro, uno per uno. Prima su tutti la Gelmini, uno scandalo quello che sta
facendo sulla scuola. Il fatto è che la gente vuole sempre più
deresponsabilizzarsi, e allora cerca il condottiero, alla Grillo per
intenderci: ma se vuoi fare un comizio politico, non puoi far pagare un
biglietto». Lei fa pagare in cambio di satira, per niente leggera: può
sostenere che non ci sia mai intento politico? «Chi fa satira non va sul palco
a raccontare la verità, Lenny Bruce ha detto "Faccio parte di quel sistema
che io stesso attacco". Quindi nessuno può pensare di essere meglio di
Berlusconi! Però si può svegliare il pubblico dallo stato
di ipnosi in cui si trova. La crisi è grave, il punto di rottura è vicino e
sono le condizioni storiche che creano un partito di sinistra, oggi
inesistente. Nel momento in cui il lavoro è diventato merce e il fulcro del
sistema il licenziamento, di cos'altro dobbiamo prendere atto? Che il modello è
lo schiavo cinese?». E' furibondo contro il suo oscuramento tv, ma se dovessero
chiuderle la porta i teatri? «In un momento di crisi dello spettacolo come
questo, uno come me che i teatri li riempie non dovrebbe avere problemi. Invece
ci sono spazi con finanziamenti pubblici che mi rispondono "non ci
interessa". Eppure sono i ragazzi che vengono a vedermi, quelli che
disperatamente tv e giornali cercano di accaparrarsi ma non sanno dove pescare.
Siamo un Paese arretrato, fatto di persone che hanno sempre bisogno del
biberon». Info: Teatro Colosseo, domani e sabato, ore 21; biglietti: da e21,50
a e24,50.
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 1 - Prima
Pagina La lettera L´Italia, la Chiesa e una laicità positiva GIANFRANCO FINI
Caro direttore, una singolare casualità della storia ha voluto che la
ricorrenza degli ottant´anni del Concordato cada proprio a venticinque anni
dalla stipula della revisione del Concordato stesso. Ma, soprattutto, tali
ricorrenze cadono in una fase in cui più viva che mai è la questione del rapporto fra il pensiero della Chiesa cattolica e l´azione
politica, ed in cui riemergono periodici conflitti tra laici e cattolici impegnati in politica. Per tentare di fare il punto su tale
questione, mi sia consentito trarre ispirazione da un concetto pronunciato dal
Santo Padre, Giovanni Paolo II, in un momento di alto valore storico e
simbolico quale il discorso tenuto nell´Aula di Montecitorio il 14
novembre di sette anni fa. SEGUE A PAGINA 8 POLITI A PAGINA 8
( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Passi perduti «Serve
qualcuno di sinistra» La notizia del giorno domina in Transatlantico. La
«Velina rossa» mette in campo l'ex segretario Piero Fassino La tramontana che
spazza Roma sembra soffiare anche nel Transatlantico di Montecitorio dove i
deputati attendono che il governo ponga un'altra fiducia, la tredicesima
dall'inizio della legislatura, questa volta sul decreto
"milleproroghe". L'opposizione ha poco fiato per commentare questo
altro schiaffo al Parlamento. C'è da fare i conti con l'addio di Walter
Veltroni alla segreteria del Pd, motivata con argomenti e sentimenti. I
deputati del Partito democratico si sentono, e lo sono, sotto i riflettori.
Volti suri, sicuramente preoccupati. Qualche sorriso per cercare di sdrammatizzare
una situazione imprevista anche da chi con il segretario che ha lasciato
d'accordo lo sono stati poco o mai in questi mesi. In prospettiva c'è
l'assemblea costituente convocata per sabato. Fino ad allora sono destinate ad
intrecciarsi le ipotesi oltre la strada indicata nel suo discorso finale da
Veltroni medesimo. L'orientamento prevalente torna inesorabile nel lessico di
un partito che con esso ha dovuto farci i conti nella vicenda appena conclusa
sul caso Englaro. Questa volta l'orientamento prevalente è su un reggente, il
vice che fu designato. Si susseguono le riunioni, i capannelli. La soluzione a
qualcuno va bene in nome della necessità di non creare altre lacerazioni in un
partito che alla prova sembra far riemergere le due anime che non ce l'hanno
fatta a diventare ancora una sola. Dispute sui rispettivi "tesori",
sulle sezioni, sui dipendenti, sulla linea da tenere in
particolare sui temi che laici e cattolici da
sempre hanno vissuto in modo diverso. I nodi mai risolti. «In quest'aula non
c'è più un segretario di partito che venga dalla sinistra», è un'amara
considerazione colta al volo. Una battuta? In realtà, a ben vedere, se
l'ipotesi Franceschini andrà a compimento, scomparsa nelle urne la sinistra
radicale, con Veltroni via, non è che non sia vero. Anche se il
ragionamento sul partito nuovo... Ma questa è anche la giornata dei rimpianti.
E delle polemiche. Se Veltroni ha fallito perché la responsabilità non devono
assumersela anche quelli che con lui hanno lavorato ai vertici in questi mesi? Chi
non ha costruito le strutture portanti del partito la cui assenza ora costringe
ad un interregno pericoloso date le scadenze elettorali ormai prossime? E il
governo ombra decade o resta in campo? Domande di un pomeriggio gelido, e non
solo per la temperatura esterna. I Grandi assenti Prodi, il presidente mai
sostituito, ha scelto da tempo di tacere. Massimo D'Alema è stato
il grande assente all'addio come Rutelli, però impegnato a Bruxelles. Si lavora
sulle ipotesi e sulle possibilità che regole molto complicate rendono tutte
possibili. L'investitura diretta potrebbe scontrarsi anche con candidature alla
segreteria che sabato potrebbero essere messe in campo alla Fiera di Roma. La
"Velina rossa" lancia Piero Fassino. Mentre Pierluigi Bersani, che ha
mostrato di apprezzare le parole di Veltroni, potrebbe essere un altro
candidato ad una segreteria ponte. Per tutti deve valere l'impegno a mettersi
comunque in gioco con le primarie in ottobre, senza vantare diritti acquisiti.
Ma ci potrebbero essere anche protagonismo imprevisti. Per ora voci. Ipotesi.
Confronto che rivela il disagio. Che sembra aver preso anche gli avversari.
«Sono preoccupato, ora manca un interlocutore nell'opposizione» dice
preoccupato il ministro Calderoli. E Silvio Berlusconi mostra la stessa ansia
anche se le parole di Veltroni gli hanno fatta «passare la voglia di
chiamarlo». Però «spero di trovare un interlocutore dall'altra parte». Il
retroscena MARCELLA CIARNELLI ROMA
( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina II - Firenze
Renzi: "La sinistra non si fa dividendosi sui temi etici" "Liti
su nascita e morte, io mi occupo della vita in mezzo" L´uomo
"nuovo" "Io uso un linguaggio che tutti capiscono e poi decido,
amministro" "Incontro tutti i vecchi leader: ma non mollo sui cento punti
e i volti nuovi in giunta" PIETRO JOZZELLI (segue dalla prima di cronaca)
Lei ha detto che la sua campagna è il modello del nuovo dirigente del Pd. Che
cosa vuol dire? Che cos´è il Pd che lei immagina? Non trova che vincere lunedì
e vedere le dimissioni del suo segretario-avversario martedì sia già una
combinazione molto "fortunata"? «Primo. Io ho amministrato. C´era
stato il referendum sull´inceneritore e io ho detto: vado avanti. Veltroni si è
dimesso dopo il risultato della Sardegna ma non ha cacciato né Bassolino né la
Jervolino. Quanto vale per spiegare il voto sardo aver visto per tre mesi il
sudicio di Napoli tutte le sere al tg? Secondo. Non considero Berlusconi come
il "nemico". Da quando io voto, cioè dal ´94, Berlusconi è sempre
stato presente sulle schede elettorali. Non c´erano né i simboli della Dc né
del Pci. Con Berlusconi ho, per così dire, un rapporto più semplice: voglio
sfidarlo e batterlo sulle cose concrete. A Tremonti, quando lo incontrai,
dissi: sono Matteo Renzi, Pd, quello che ha abbassato le tasse mentre lei non
l´ha fatto. Terzo. Anch´io non vengo dalla società civile, nel senso che a 34
anni sono più di dieci che faccio politica. Ma io ho accettato di rischiare la
poltrona quando tutti mi dicevano: ma chi te lo fa fare, resta ancora in
provincia, hai tempo, perché rischiare? Ho vinto per 150 voti. Non li avessi
presi, ora sarei a casa». Oggi (ieri, ndr) lei ha incontrato Cioni, nei giorni
scorsi ha parlato con Pistelli, Conti, Ventura, Domenici. Insomma tutta la
nomenclatura. Che fa, marcia indietro? «Ho incontrato loro e incontrerò tanti
altri. Sono il candidato sindaco del Pd, ricordi. Ma le tre cose che stanno
scritte sulla mia fronte quando li incontro sono: se vinco, dieci assessori e
tutti nuovi; solo persone competenti; i cento punti del mio programma per i primi
cento giorni. Non mollo niente. Ci ho messo la mia faccia su queste cose, non
voglio e non posso rinunciare a niente». Insomma, niente Roma? «D´Alema mi ha
detto: si parla di te come leader nazionale, attento, quello di cui si parlava
prima, Soru, è già stato triturato. Ai dirigenti nazionali dico: abbiate
coraggio». Senta Renzi, che cosa vuol dire sinistra per lei? «Qualcosa che non
si declina intorno ai temi etici. Siamo stati un anno a parlare di Dico, poi
del caso Eluana. Sa come la penso: sto con Napolitano, se staccare o no il
sondino è cosa su cui non vorrei mai dover decidere. Ma che cosa ha detto il Pd
di sinistra? Qui a Firenze Comune e Regione hanno litigato sulle case popolari:
chi hanno votato i cittadini più direttamente interessati? Renzi. Sono andato a
dire che fabbriche innovative e meglio finanziate significano lavoro e
sicurezza per tutti: chi hanno votato gli operai? Renzi. Ho detto che un
aeroporto funzionale e più capace è ricchezza per tutti: e tutti mi hanno
votato. Forse si fa prima a dire che cosa non è sinistra: è parlare guardandosi
l´ombelico, mentre io parlo un linguaggio che tutti capiscono e sentono
proprio. Sinistra uguale pieno di laicismo? Così si
dà spazio all´integralismo dell´altra parte, sinistra non è questa o quella definizione
di accanimento terapeutico o questo o quel numero di spermatozoi nella
procreazione medicalmente assistita. Sinistra è invece ciò che c´è tra l´inizio
e la fine della vita. Una coppia, un figlio, due stipendi: dieci anni fa
vivevano benino, oggi sono in crisi, come si fa con l´asilo nido? Questa è
sinistra. Io ho parlato alla pancia della gente, e la gente "di
sinistra" mi ha riconosciuto e mi ha votato. In più io ho ridato una
speranza e visto che ho vinto di 150 voti posso dire che ogni mio elettore (più
i 500 volontari ai supermercati che facevano propaganda) è l´autore del
successo complessivo. Ma a Roma no. Devo conquistare Firenze»
( da "Secolo XIX, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
«I cattolici restinoin politica» il cardinale ruini bruno viani
L'EX presidente dei vescovi italiani, cardinale Camillo Ruini è arrivato ieri
sera nella città del suo successore, Angelo Bagnasco, per parlare di laicità e
bene comune. Per Ruini, i cattolici non possono
tirarsi indietro, al momento delle scelte della politica, quando sono in gioco
i temi delicati della bioetica e il bene comune. «Sarebbe strano - dice Ruini -
che le grandi religioni non intervenissero al riguardo e non facessero udire la
loro voce sulla scena pubblica». Ma dopo le speranze del Concilio Vaticano II
(«quando è stata inaugurata una nuova stagione dei rapporti
tra Chiesa e laicità») i rapporti tra il mondo laico e la Chiesa sembrano
essere nuovamente difficili. E i contrasti nascono sui tempi più delicati per
il mondo cattolico: a cominciare dalle nuove applicazioni delle biotecnologie
«che hanno aperto orizzonti fino ad un recente passato imprevedibili».
Ruini si fa così portavoce di un orgoglio dei cattolici.
«La loro voce risuona con una forza che pochi avrebbero previsto - incalza -
quando una secolarizzazione sempre più radicale era ritenuta il destino
inevitabile del mondo contemporaneo o almeno dell'Occidente. Quando sembrava
fuori dall'orizzonte quel risveglio, su scala mondiale, delle religioni e del
loro ruolo pubblico che è una delle grandi novità degli ultimi decenni». Nel
futuro, per l'ex presidente della Cei, è necessario un avvicinamento tra i
laici meno radicali e la Chiesa. «È però doveroso aggiungere che non tutti, tra
i cattolici, condividono l'apertura a questo genere di
laici: non mancano coloro che li vedono con sospetto - a mio parere ingiusto -
temendo che strumentalizzino la fede cristiana a fini ideologici e politici. Il
motivo principale è che non pochi, sebbene cattolici,
non appaiono realmente convinti della necessità di un impegno forte nel campo
dell'etica pubblica». Quindi l'intervento di Andrea Riccardi, fondatore della
Comunità Sant'Egidio, già ospite nel pomeriggio in Regione dove aveva ricevuto
il Premio regionale per la solidarietà internazionale e la pace e il Sigillo
d'argento, massima onorificienza del consiglio regionale. «Stiamo vivendo un
lungo inverno, con la crisi economica, nel nostro Paese. Ho molta paura che la
pace nelle nostre periferie e nelle nostre città possa essere messa in
discussione». 19/02/2009
( da "Messaggero, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Giovedì 19 Febbraio
2009 Chiudi ROMA Francesco Rutelli non ha partecipato all'addio pubblico di
Veltroni. Ma i personaggi a lui vicini, da Gentiloni alla Lanzillotta, a
Realacci, c'erano e si sono perfino commossi a sentire le parole del
segretario. Resta però l'amarezza per quelle dimissioni definite «inopportune e
intempestive» perchè rischiano di travolgere l'intero progetto del Pd, sul
quale coloro che oggi si dicono «riformisti miti» hanno tanto investito, al
punto di sacrificare e la Margherita e la leadership di Rutelli «che è andato a
farsi massacrare a Roma». Il rammarico è che Veltroni abbia lasciato senza
mettere in conto la gestione della fase di transizione. La scelta del nuovo
leader deve dunque rappresentare tutte le anime del partito, che non possono
essere ridotte semplicisticamente all'eterno confronto tra laici
e cattolici. Più vasta e articolata è l'area cosiddetta moderata. E il suo
obiettivo è un equilibrio tra le diverse posizioni. Quindi, è il ragionamento
che i rutelliani ripeteranno nella riunione di venerdì sera anche con i 280
delegati di riferimento che arriveranno per l'assemblea nazionale, occorre
trovare un segretario che sappia incarnare la sintesi rappresentata finora
in modo eccellente da Veltroni. Senza la quale il Pd rischia davvero la
dissoluzione. Riflessioni che, sintetizzate, significano che Franceschini può
andare bene, purchè gestisca solo la transizione e che l'opzione preferita dai
rutelliani è rilanciare il progetto nel tempo, con una larga consultazione per
scegliere il leader, nel congresso, o, meglio ancora, con le primarie, prima
possibile. Ma questo vuol dire far saltare anche le ipotesi precostituite come
quella che vede in campo Bersani e far maturare una scelta «trasversale, non di
fazione». C.Ter.
( da "Corriere della Sera" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-19 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il colloquio L'ex leader dell'Udc: «Casini esca dalla ridotta del
partitino» Follini: colpo di reni Oppure bisognerà fondare un centro modello
Kadima ROMA — «Dimettersi è un gesto che ha sempre un costo, e un fondo di
tristezza. Lo so perché l'ho fatto anch'io. Veltroni ne esce come un
galantuomo; lo dico oggi dopo averlo criticato in passato. Scrive Sartre che
non esistono vittime innocenti. Dalla crisi del Pd nessuno di noi si può
chiamare fuori; ognuno porta sulle spalle un pezzetto della croce della
sconfitta. Anche io, nel mio piccolo. Questo per me è momento di autocritica:
avverto il dovere di dire a me stesso che nessuno di noi uscirà intero da
questa vicenda. Forse neppure il partito stesso». Dice Marco Follini — già capo
dei giovani democristiani, poi segretario Udc — che alla sfida del Partito
democratico aveva creduto davvero. «Una sfida titanica alle leggi di natura
della politica italiana. Una sfida generosa, che era giusto tentare; ma che
oggi ci fa trovare tutti in mezzo al guado, per usare un eufemismo. Quando un
partito si insedia su un territorio sterminato, che contiene storie, idee,
personaggi così diversi, può tenere il territorio solo se ha una guida di
ferro, e noi non ce l'avevamo, perché Veltroni non ha il difetto di essere
troppo duro; se dispone delle risorse del governo e del potere, e noi siamo
all'opposizione; se gode di molta fortuna, e noi non abbiamo avuto nemmeno
quella. Al punto in cui siamo, o la difficoltà abissale si traduce un po'
magicamente in un colpo di reni, e traiamo una forza inaspettata dal fatto di
stare sul ciglio dell'abisso: e allora congresso subito, nuovo leader subito, e
— soprattutto — scioglimento subito dei nodi politici, del dilemma identitario:
stare con il Pse o fuori dal Pse, con la Cgil o con la Confindustria, con
Marino o con la Binetti. Ma è molto complicato che tutto questo accada in
pochissimo tempo. Sia chiaro, io ci spero. Ma, se non avviene, il nostro
destino rischia di essere già scritto». Follini non pensa a un ritorno al
passato. «Indietro non si va. Non torneranno Ds e Margherita; verranno, semmai,
un partito neolaburista a sinistra e, al centro, un partito alla Kadima ».
Kadima è la nuova forza che ha conquistato la
maggioranza relativa nelle ultime due elezioni israeliane. «La mia illusione
era che la nostra Kadima fosse il Pd. Lo pensavo come una
sorta di Democrazia cristiana: più moderna, più laica, più a sinistra, ma non
troppo diversa dalla Dc del dopoguerra. Una "Balena Rosa". Così forse
poteva essere; ma così non è stato». E' chiaro che una componente
del nuovo partito centrista sarebbero i cattolici dell'ex
Margherita, e l'altra l'Udc di Casini. Che però a sua volta non può
pensare di restare se stessa: «Se, parafrasando Moro, si tratta di scomporre e
ricomporre, per organizzare meglio il campo dell'opposizione a Berlusconi, è
ovvio che dobbiamo farlo rinunciando tutti a rendite e comodità — dice Follini
—. L'Udc ha beneficiato di alcuni suoi meriti e, paradossalmente, delle scelte
di Berlusconi, che cercando di soffocarlo gli ha dato un respiro che forse non
aveva. Ora si tratta di trasformare la necessità in una virtù. E per Casini si
tratta di uscire dalla ridotta del partitino». La nuova forza avrebbe un
problema di leadership. Follini premette: «Ho fatto molti e molti passi
indietro, e non ho ambizioni di riguadagnare la prima fila». Altri nomi? «Non
si comincia distribuendo le patenti di leader. Non salgo in cattedra; mi
interrogo, dopo difficoltà e qualche errore. E dico a tutti quelli che dentro
il Pd vedono in questo scenario un tuffo nel passato e lo vorrebbero evitare,
che non lo si evita aspettando. Lo si evita se si riesce a fare oggi ciò che
non si è fatto ieri in condizioni che parevano più agevoli. Altrimenti, il piano
B è quello, e rispetta molto di più le leggi genetiche della politica italiana,
che ci eravamo illusi di avere alle spalle e invece abbiamo davanti. Oggi le
due metà del Pd si tengono in scacco a vicenda. Questa situazione si sbloccherà
comunque, o per un disegno o per le circostanze. Prima è, meglio è. La politica
italiana vive una tale accelerazione che di tempo non resta molto». Anche
perché nel futuro non lontano Follini vede un pericolo: «Berlusconi non può
reggere altri quattro anni di normalità politica e di crisi economica, di
logoramento a opera di Bossi e Fini e di impoverimento sociale. Presto tenterà
di riaprire una fase "eroica" nel suo rapporto con il Paese, di
tornare alla cosa che sa fare meglio: la campagna elettorale, in vista di
elezioni anticipate. L'opposizione non può improvvisare una difesa all'ultimo
momento. E mi pare che l'opposizione a Berlusconi si organizzi meglio con
un'alleanza tra diversi che con un solo partito». "Kadima" non
somiglierà troppo, magari anche nel suo vero nome, alla vecchia Dc? «Non
mettiamo nomi vecchi a cose avveniristiche. Nel dopoguerra ci sono stati
soprattutto due tentativi di interpretare l'Italia: quello della Dc e quello di
Berlusconi. Penso che il nostro modo debba essere più simile a quello con cui la
Dc organizzò e rappresentò il pluralismo del Paese. Credo che tutte le forze
dell'opposizione, tranne secondo me Di Pietro, saranno chiamate un domani a
coalizzarsi. Allora cattolici e sinistra saranno
destinati a reincontrarsi, attorno a un nuovo federatore da individuare forse
prima di quanto pensiamo». Aldo Cazzullo \\ Nessuno di noi uscirà intero da
questa vicenda Forse neanche il partito
( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 43 del 2009-02-19
pagina 11 Quella Consulta che unisce laici e cattolici
di Redazione A Palazzo Marino la prima assemblea dell'istituto a tutela di
libertà e tolleranza L a laicità è un'invenzione del Cristianesimo. Prima che
Cristo chiedesse ai suoi discepoli di «dare a Cesare quel che è di Cesare e a
Dio quel che è di Dio», nessuno aveva teorizzato la distinzione tra il potere
temporale e la dimensione spirituale. Perciò non dobbiamo sorprenderci se tra i
promotori della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, nata
ufficialmente martedì durante una grande assise a Palazzo Marino, troviamo
l'associazione cattolica Noi Siamo Chiesa e il Circolo Culturale Protestante,
affiancati dall'Associazione Keshet - Vita e Cultura Ebraica. La laicità non si
situa all'opposto della fede, né "laico" può essere considerato
sinonimo di "ateo" o di "anticlericale": il termine stesso
è anzi desunto dalla terminologia ecclesiastica, nella quale indica
l'appartenenza al "popolo" (in greco "làos") dei fedeli,
distinto dalla compagine dei sacerdoti. Secondo un'efficace definizione
formulata da Claudio Magris, la laicità «non è un contenuto filosofico, bensì
un abito mentale: è la capacità di discernere ciò che è dimostrabile
razionalmente da ciò che invece è oggetto di fede e di separare gli ambiti
delle diverse competenze, ad esempio quello della Chiesa da quello dello
Stato». Il laico è inoltre colui che coltiva «la tolleranza, il dubbio rivolto
pure alle proprie certezze, l'autoironia, la demistificazione di tutti gli
idoli, anche dei propri, la capacità di credere fortemente in alcuni valori,
sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili». La laicità intesa come
distinzione tra il piano temporale e quello spirituale, come attitudine critica
che diffida di tutti i fondamentalismi, di quello clericale così come di quello
positivista e anticlericale, è profondamente radicata nella cultura milanese,
persino in quella di matrice cattolica. Esiste una «via ambrosiana alla
laicità», che inizia forse con Manzoni e si estende almeno sino agli scritti
del cardinale Martini, in cui al cattolico è chiesto di saper affermare quel
«primato della libertà di scelta e della coscienza individuale» rivendicato
dalla Consulta. Quando Alessandro Manzoni, lo scrittore
cattolico per antonomasia, accetta la nomina a Senatore di un Regno d'Italia
che è stato proclamato in aperta rottura con il Papato, o addirittura esulta
per la conclusione del potere temporale della Chiesa, dimostra di saper
laicamente distinguere tra le prerogative della fede e quelle dello stato. Ma anche un'iniziativa come la «Cattedra dei non
credenti», istituita nel
( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
n. 43 del 2009-02-19
pagina 11 E al Pd non resta che ridere: Walter finisce in barzelletta di
Massimiliano Lussana Benigni lo schernisce da Sanremo, il Manifesto lo prende
in giro È corsa a sdrammatizzare e l'unica analisi seria tocca alla Parietti
C'era una volta un leader politico che stava bene indifferentemente sulle
poltrone di Porta a Porta e sul palco dell'Ambra Jovinelli. Anzi, stava
decisamente meglio sul palco dell'Ambra Jovinelli, con Serena Dandini che lo presentava
con lo stesso affetto con cui introduce il trombone della Banda Osiris: «Ed
ecco a voi, Walter Veltroni!». A dire il vero, a volte, l'effetto trombone era
più netto con Walter che con la Banda Osiris, ma non è questo il momento in cui
stare 'a vedè er capello. Quindi, proprio perché l'habitat di Walter è quello,
proprio perché il mondo di Walter è quello, proprio perché il contesto di
Walter è quello, sono ancor più forti e più feroci le ironie del mondo dei
satiri nei confronti di Walter. Quasi una nemesi. Praticamente volatilizzati
tutti o quasi i firmatari del «mondo della cultura e dello spettacolo per
Veltroni presidente», apparsi alla vigilia delle elezioni (alcuni apparsi
letteralmente, nel senso che prima di quel momento non si sapeva nulla sulla
loro esistenza nel mondo della cultura e dello spettacolo o anche,
semplicemente, nel mondo), comici e autori di satira si sono ricordati
improvvisamente di Walter. La vignetta di Vauro sugli africani preoccupati per
il prossimo sbarco di Veltroni fra loro («sta a vedere che ce lo ritroviamo per
davvero») sulla prima pagina del Manifesto, fa il paio con la Jena della Stampa
che sceglie la stessa identica battuta. Segno che Walter ormai non fa più
sognare nemmeno i battutisti. Scontato persino nella sconfitta più dura. E poi.
E poi ci sono i siti internet che si scatenano. Le catene di e-mail girano a
ritmi velocissimi con fotomontaggi di Walter novello Che Guevara o con
fotografie del guardaroba di sguardi più ispirato a sua disposizione, con tanto
di ringraziamenti ironici a titoli cubitali: «Walter, grazie di tutto». Alcune
di quelle mail arrivano addirittura da iscritti o da sezioni del Pd e sono la
cartina di tornasole di un malessere profondo nella pancia del partito. Sui
social network del Partito democratico (oltre 300mila contatti e 250 richieste
di accesso al secondo per Youdem.tv, che paradossalmente sfonda per la prima
volta), protetti dai nickname più svariati, i militanti si sfogano a botte di
«finalmente!», «era ora!», «Walter era inadeguato» e «non mi dispiace nemmeno
un po'», anche se non manca chi si dice dispiaciuto. E un viaggio nelle sezioni
porta agli stessi risultati. Per quel che può contare e con tutto il poco
valore scientifico e il molto valore empirico, ieri ho fatto un giro fra gli
iscritti al Pd a Genova, città rossa per eccellenza, e si oscillava fra la
delusione, la rassegnazione, l'impotenza e la rabbia. Passioni positive non
pervenute. Pure i vip si dividono fra irriducibili di un veltronismo ormai
impresentabile e l'anelito a una catarsi generale della sinistra. Per un Carlo
Verdone che si rifiuta di dare il calcio dell'asino ed è quasi l'ultimo
giapponese del veltronismo, assestato su un fronte che nemmeno più Goffredo
Bettini presidia («Walter è un uomo pieno di passioni capitato nel Paese
sbagliato e nel momento sbagliato, inadatto a fare a spallate e a spintoni»),
c'è un'Alba Parietti che spara a zero contro «l'ottusità narcisistica ed
autoreferenziale che non ha portato nulla e che ho sentito anche oggi. Pure
Veltroni fa parte di quella sinistra salottiera che critica». Ecco, se Alba
Parietti firma l'analisi più lucida, forse c'è da preoccuparsi per gli analisti
di partito e di area. Dove sono finiti quelli che su Repubblica ci spiegavano
un giorno sì e l'altro pure che il berlusconismo era in crisi e che l'Onda, il laicismo e il giustizialismo avrebbero salvato la sinistra e l'Italia?
Dove sono i maestrini dalla penna rossa? Meglio, molto meglio, affidarsi alla
satira. Almeno lì devono far ridere per professione. E allora Vauro, e allora
la Jena e allora Crozza-Walter («solo oggi ho capito cosa dovevo fare per il
partito. Solo oggi ho capito che dovevo togliermi dai coglioni») e
allora il Roberto Benigni dell'Ariston: «Walter, ti do lo slogan per la
prossima campagna elettorale: "Rialzati Walter". Che vuoi che sia la
Sardegna? Ci sono Montecristo, Stromboli, le Eolie...». Si ride,
indubitabilmente si ride. Anche se le battute più divertenti sono sempre quelle
di umorismo involontario. Walter che, alla vigilia dell'apertura delle urne
profetizzava, prima di scomparire: «Berlusconi sparirà dopo i comizi». E un
comunicato di ieri del Pd brianzolo che informava che, causa dimissioni del
segretario, «la visita del governo ombra a Monza è annullata». Ai confini della
realtà. Forse già un filo oltre. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano
( da "Foglio, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
19 febbraio 2009 Ma
il Pd era una boiata?/4 Comunque vada a finire, il progetto di nuova laicità
mai trionferà Che fine farà il Partito democratico senza Veltroni Solo un anno
fa, incontrando a Roma la “componente cattolica” del Pd – già allora, e di per
sé, riottosa e divisa in sottocorrenti – Walter Veltroni aveva provato,
sfoderando De Gasperi, a “cercare una via di mezzo fra quelle che possono
essere le aspirazioni di principio e le possibilità di azione”. Evitando le
buche più dure aveva coraggiosamente, o forse disperatamente, o forse soltanto
utopisticamente provato a seguire il solco tracciato da Barack Obama: “Dire che
uomini e donne non dovrebbero far confluire la loro morale personale, la loro fede,
nel dibattito pubblico, è un assurdo pratico”. Per chi veniva dalla tradizione
comunista, un bel passo. Comunque vada a finire. E anche per i cattolici che avevano buttato il cuore oltre l?ostacolo e
aderito al nuovo partito, una bella scommessa. Per molti, se non per tutti, era
l?ambizione di un profilo alto, diverso da tutte le tradizioni precedenti del
cattolicesimo politico, quale si potrebbe riassumere in queste parole dello
storico Paolo Prodi in un intervento pubblicato sull?ultimo numero del Regno:
“Se vogliamo incidere nella costruzione del nuovo mondo che sta nascendo,
dobbiamo dimostrare che il cristiano in quanto tale può essere più laico di qualunque
altro uomo, nella misura in cui non ha nessun ?idolo? a cui fare riferimento…
Più siamo cristiani più siamo laici, e non viceversa”. Ora le dimissioni di
Veltroni, oltre a drammatizzare la situazione politica, rischiano di svuotare
definitivamente di contenuto quel progetto ambizioso ed equilibristico di
“nuova laicità”. O quel che ne resta. Perché in realtà qualcosa non aveva
funzionato anche prima, fin quasi da subito. Alle radici simboliche del Pd sta
la sfida che i cattolici adulti di Romano Prodi
portarono alle gerarchie ecclesiali sulla questione dei Dico (“sono una buona
locomotiva su un buon binario” li difendeva Rosy Bindi dalle critiche
provenienti dalla chiesa). Il punto importante, ora, non è chi abbia poi vinto
quella partita, ma riflettere sul fatto che fu giocata, sfruttando un margine
di manovra politico che Prodi e i suoi ritenevano di poter avere e in futuro
rafforzare. Vero o presunto che fosse. Esattamente come un anno dopo la
componente “ulivista” che entrava nel Pd poteva permettersi di rinunciare alle
posizioni identitarie (“allargare il perimetro del Pd verso una prospettiva
plurale ma non identitaria”, “non organizzare una corrente cattolica nel Pd”
erano i mantra della Bindi) e anzi di criticare aspramente le posizioni troppo sensibili
alle tesi cattoliche, come quelle dell?opusdeina Paola Binetti su temi come
aborto e testamento biologico, che iniziavano a montare. Oggi quella
prospettiva ha perso mordente e pezzi per strada, quasi naturalmente, anche se
non certo a favore della Binetti. Il caso Englaro è stato
un chiaro spartiacque. Il gruppo (ex-post-neo) teodem, Enrico Letta, Beppe
Fioroni, Pierluigi Castagnetti nonché Francesco Rutelli hanno votato il decreto
a favore di Eluana. Senza alcuna paura di esibire una posizione identitaria.
Anzi, secondo un gustoso retroscena di Francesco Verderami, durante un summit
prima di quel voto cruciale, Beppe Fioroni era sbottato durante l?intervento di
Rosy Bindi: “Parla, parla. Vai avanti così che ci rimani solo tu a portare la
bandiera dei cattolici nel Pd dopo le europee”. E
Rutelli aveva commentato la sua posizione: “Dimostro che c?è spazio anche per i
cattolici”, lamentando che “appena provi a esprimere
una tesi, c?è chi dà una lettura caricaturale del rapporto tra i cattolici e la chiesa. Come fossimo teleguidati dai
cardinali”. Subito dopo sono venuti gli stop a Ignazio Marino sulll?idea del
referendum sul testamento biologico. Quasi naturalmente, si direbbe, su tutti
quei temi su cui non era arginabile la questione identitaria è tornata a
imporsi. La questione cattolica del Pd c?è, devastante. Ora Matteo Renzi ha
vinto le primarie di Firenze. Ma è evidente che non le ha vinte in quanto
cattolico, ma in quanto trentenne. Leggi gli articoli di Francesco Cundari -
Annalena Benini - Christian Rocca di Maurizio Crippa
( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
Se c'è un'attività
in cui la gente di sinistra riesce bene è la mortificazione collettiva. Si
critica, ci si critica, si dichiara che davvero, che mai avremmo pensato,
detto, creduto, mai, neppure negli incubi, neppure da piccoli, neppure negli anni
peggiori... C'è sempre una goccia che fa traboccare l'ipotetico nostro interno
vaso. Questa volta è stato il risultato delle elezioni
in Sardegna, la goccia. E alla goccia sono seguite le dimissioni di Walter. Lo
chiamo per nome perché lo conosco e perché simpatizzo con lui in questo momento
difficile. Lo so che lo sport nazionale è accanirsi su chi prende uno scivolone
e si trova, momentaneamente, a terra, cioè in condizioni di non nuocere. Lo so,
ma non mi piace. Quindi mi astengo. E poi, diciamoci la verità: un uomo
politico che rassegna le dimissioni, in Italia, è "rara avis". Non si
dimettono gli inquisiti, i condannati, gli sputtanati, quelli che nessuno vuole
(Villari docet),i noventenni... figuriamoci se si dimettono quelli che pensano
di aver fallito, di non essere riusciti a portare a buon fine un'operazione di
ingegneria politica non delle più semplici. Bene: Walter l'ha fatto e a lui va
tutto il nostro rispetto. Detto questo, e ridotta al minimo la fase della
mortificazione, sarebbe utile ripensare tutto quanto. Per esempio: siamo sicuri che la fusione fra certi cattolici oggettivamente
allineati con la destra e gli eredi di una visione del mondo laica e comunista
sia possibile? E, ove possibile, che sia desiderabile? È meglio andare avanti
per tigna o, umilmente, tornare indietro? Da 16 mesi noi, elettori fedeli e
disponibili a tutto, veniamo presi a calci nella coscienza politica,
costretti a digerire ondeggiamenti e patteggiamenti, pur di tenere in piedi un
partito neonato e già incurabile: non si potrebbe smettere e chiedersi, tanto
per fare una domanda di sinistra: «Che fare»? www.lidiaravera.it
( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'
emma mancini Non è
il giorno peggiore Abbiamo visto lo scempio su Eluana, l'umiliazione del
parlamento con raffiche di decreti, l'attacco alla Costituzione. È anche il
giorno in cui il presidente del consiglio beffa la giustizia grazie al lodo. Ma
è veramente colpa di un Partito e di chi lo ha guidato che l'Italia è sotto
scacco? Ma quanti soldi hanno in mano i berlusconini nati come funghi nelle
università, nei circoli ricreativi? Cambiamo il segretario, i vertici, ma
torniamo tra la gente, nelle campagne, nei paesi, dove le sezioni del Pd non
fanno alcuna attività. Parlo per esperienza personale, sono un'abruzzese che ha
fatto per 9 anni l'assessore e mi sono dimessa nel 2006 per stimolare un
rinnovamento. Sapete cosa è successo? Nulla, è arrivato un assessore esterno di
dubbia appartenenza che si è dileguato appena ha avuto un posto fisso. zegna
Perdere per vincere Smettiamola di essere sotto il giogo del consenso: essere
liberi di perdere per poter finalmente un giorno vincere. E per farlo, bisogna
fare cose non impossibili e non complicate, con modi e risposte semplici e
chiare. Liberarsi e ribellarsi alla logica del potere, alla sua corruzione e
alla sua protezione. Liberarsi dell'abbraccio mortale di poteri sporchi, di
visioni affaristiche e avere poi il coraggio di denunciarlo. Attaccare chi
vorrebbe il partito sottomesso e schiavo di poteri che non rispecchiano quel
che la gente pensa e di cui ha bisogno. Sbattere fuori chi rappresenta
l'ipocrisia, la falsità, la divisione. Forse non è complicato. Basterà che a
volerlo sia una persona che se ne freghi di tutto, eccetto dei cittadini e del
popolo e di cosa sia meglio per loro. oversixty E se tornasse Prodi? Ho
inveito: andatevene tutti. Perché abbiamo visto poca laicità e molta
incertezza, perché le persone di sinistra sono ancorate a valori che il Pd ha
dimostrato non ritenere importanti. Contro una richiesta di tipo giovanilista
(un giovane alla guida del Pd) io ho una proposta di tipo "antico". Propongo che sia nominato commissario straordinario del Pd con
pieni poteri quel Romano Prodi cattolico ma laico, democristiano ma temuto a
destra e rispettato a sinistra, che abbia saputo sconfiggere Berlusconi per ben
due volte. Secondo me la destra sarebbe terrorizzata. Benny Ci vuole un partito
nuovo Ma nuovo in tutti i sensi. Purtroppo il progetto Pd è "partito"
male. Ci vogliono donne e uomini nuovi e soprattutto una leadership
forte e con idee chiare. Primarie vere e un segretario che sia solo questo e
non che sia automaticamente il candidato premier designato. Lia e Simona
Barberini L'arroganza di La Russa Ammirate, sodali e solidali per come,
direttore, hai fronteggiato l'ottusa arroganza del macho La Russa. Sì,
affermiamolo forte e sentiamolo profondamente: almeno rispetto a loro siamo
un'altra cosa. Disgraziatamente il becero La Russa & C. ha plagiato la
maggioranza di questa neoplebe petroliniana che è diventata l'Italia. Ma se il
Pd vuol essere qualcosa, dalle tue parole deve partire - quelle che hai detto
con serena forza a Ballarò, quelle che ripeti oggi. Condividiamo. tahani6 Oggi
mi manca la speranza Sento pena nel vedere come si sfascia la sinistra, mi
sento impotente e mi sembra che si ragioni al contrario, invece di diventare
più forti e coerenti. Possibile non ci sia in Italia qualcuno che ci
rappresenti e tenga testa a tutte quelle scorie che ci sono al governo. Siamo
soli. Oggi mi manca un po' di speranza, scusatemi. jenny Perdere non è un
dramma Un partito laico non fa un dramma per delle elezioni perse, nè per le
dimissioni di un segretario. Il percorso per recedere dal berlusconismo è un
compito generazionale. Di sconfitte ne subiremo ancora qualsiasi segretario o
politica avremo perché il paese è corrotto nel profondo. Grazie Veltroni, per
quello che hai fatto e per quello che farai e andiamo avanti. tbtoni
Ossessionati dal voto La mia idea è che finché saremo ossessionati dal
risultato elettorale e dal computo dei seggi non potremo elaborare una nostra
strategia chiara. È la lezione della sconfitta sarda. L'esperimento sardo di Soru
è una cosa seria, ma i tempi non sono maturi, l'elettorato ha dimostrato che
non è ancora pronto per individuare il bene comune (non ha saputo capire lo
scempio che se ne farà della propria isola) ciò non toglie che questa dovrà
essere la nostra strada. Non sarà un processo in tempi brevi ma solo lavorando
con un obiettivo preciso, libero da schemi di potere, con idee chiare, non
ambigue, liberandoci dalla paura del consenso a tutti i costi, solo così i
forse nostri figli potranno godere i frutti di questo nostro lavoro. Agli
sconfitti di oggi voglio gridare «Fortza paris». Cettina Impietriti Così ci
sentiamo. Impietriti e impauriti. E mentre noi siamo così la destra è sempre
più organizzata e forte. Ci serve un partito che faccia la differenza, che non scelga
cose di destra, che ascolti la base dei suoi elettori. Bisogna toccare il fondo
per risalire. La sinistra o si unisce o questo paese sprofonderà nell'abisso.
( da "Foglio, Il" del 19-02-2009)
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19 febbraio 2009
Anticipazione dal Foglio di venerdì 20 febbraio Ma i massoni hanno perso Dino
Boffo, direttore di Avvenire, ci racconta la sua lunga campagna culturale in
difesa della carità e della Englaro dalla guerra laicista per una nuova Porta
Pia. E si dice ottimista Dino Boffo, il direttore di Avvenire, non ha mai avuto
la percezione di muoversi controcorrente, nelle settimane nelle quali
combatteva per salvare la vita di Eluana Englaro: “Non mi ci sono sentito
certamente rispetto al senso comune, all?umore popolare, mentre naturalmente è
ben diverso il discorso rispetto all?intellighenzia laica e alla pubblicistica
corrente”. Boffo racconta al Foglio il senso di molti mesi di battaglia, la cui
parte finale è stata semplicemente la più concitata e dolorosa, ma che aveva
alle spalle un lavoro costante, condiviso in modo convinto da tutta la
redazione del quotidiano dei vescovi: “Fin dall?estate scorsa, quando ormai si
andava profilando il tipo di iniziativa che si sarebbe svolta nei mesi
successivi in nome di Eluana, avevamo individuato una compatta strategia di un
gruppo di professionisti, di competenze diverse, che affiancavano Beppino
Englaro. Una strategia dove i radicali, a differenza del caso di Piergiorgio
Welby, erano i principali portabandiera ma non gli attori e gli ispiratori
principali. Ricordo di aver detto ripetutamente, in riunione di redazione, che
se quella strategia fosse andata avanti, ci saremmo trovati – come è poi
accaduto – a vivere in diretta un?agonia di giorni e giorni, con l?Italia
stretta in una morsa angosciosa”. Non era difficile, prosegue Boffo,
“immaginare questo tipo di situazione. Già allora, e parlo della scorsa estate,
mi sembrava di capire che avremmo dovuto remare controvento, controcorrente,
rispetto a tutta una pubblicistica schierata altrimenti, a parte pochissime eccezioni.
La sensazione che ho sempre avuto ben chiara – salvo i momenti importantissimi
in cui ho sentito il Foglio vogare dalla stessa parte, e al di là delle ultime
settimane, nelle quali si è schierato il Giornale, con alcuni servizi e
interventi fondamentali – è quella di essere stati beatamente soli”. Una
solitudine che Boffo ha sentito “fin nelle ossa, è inutile negarlo. Ma devo
anche dire, con il cuore in mano, che in questa vicenda ho davvero sentito la
chiesa come il popolo della vita. L?ho sentito, direi, molto più che nella
battaglia sulla legge 40 e ancor più che in occasione della polemica sui Dico e
della preparazione del Family day”. Boffo dice che c?è stato
“uno spontaneo acconsentire, attorno alle ragioni del perché Eluana dovesse
vivere, che mi ha molto confortato e ha dato forza e determinazione al nostro
lavoro”. La situazione era segnata fin dall?inizio “da sondaggi terrificanti.
Ne ricordo uno di Renato Mannheimer, che dava al settanta per cento la
posizione contraria alla nostra. Ricordo anche di aver detto alle persone con
le quali discuto di solito di queste cose, che potevamo farcela soltanto se
fossimo riusciti a portare gli italiani a comprendere qual era la vera posta in
gioco”. Da quel momento le forze del giornale si sono concentrate su questo,
perché “non avevo e non ho dubbi, su quale sia il sentire della gente comune,
di quella gente che ?fa popolo? in Italia, e che è ancora oggi schierata dalle
parti della vita e molto, ma molto perplessa tutte le volte che ingegneri e
sperimentatori vari vanno a mettere le loro manacce in quel tesoro insondabile”
che qualcuno ha chiamato “eccezione italiana”. Un?eccezione, prosegue Boffo,
“che aveva bisogno, per emergere anche in questo caso, di qualcuno che
scoprisse i giochi. E? questo il nostro merito, se merito c?è stato. Ma dall?altra parte le cose sono state condotte con
una tale superbia, e immaginando di avere in pugno l?Italia, che a un certo
punto in tanti hanno dovuto prendere atto della loro cantonata”. Il direttore
di Avvenire ricorda “le parole di Marco Pannella, pronunciate nel corso della
consueta conversazione radiofonica domenicale su Radio radicale, il giorno
prima della morte di Eluana. Quelle parole non si possono dimenticare, perché
di fatto Pannella ammetteva di aver perso. Diceva che l?Italia non era con
loro, con chi chiedeva di far morire Eluana. Diceva, insomma, che era stato fatto affidamento su un?Italia che nella realtà non
c?è”. Ricordiamo, per i lettori del Foglio, che Pannella, in quell?intervento,
aveva sostenuto che, per come si stavano mettendo le cose, non conveniva più
andare fino in fondo al protocollo di morte per Eluana, perché la battaglia
fondamentale poteva risultarne gravemente pregiudicata: per Beppino Englaro –
sempre secondo Pannella – sarebbe quindi stato meglio
fermarsi, altrimenti in pochi giorni si rischiava di far approvare una legge
che avrebbe impedito di sospendere alimentazione e idratazione nelle
dichiarazioni anticipate di trattamento. E? successo, dice Dino Boffo, “che
tirava un?aria diversa, che i nuovi sondaggi raccontavano di un paese spaccato
a metà. E, immaginando i numeri reali che dovevano esserci dietro a quei
sondaggi, un uomo come Marco Pannella, politico navigatissimo ma notoriamente
non abituato a contenere schiettezza e irruenza, si è sfogato e ha dovuto
ammettere, con Emma Bonino che gli è andata dietro il giorno dopo: l?Italia non
è con noi. Chi aveva pensato a un paese che digerisse senza fiatare la morte di
Eluana si era sbagliato”. Il ruolo del giornale dei vescovi, assunto senza
timidezze, è stato allora quello di “ribattere colpo
su colpo alle menzogne, agli alibi, alle manipolazioni” che dovevano far
passare quella morte come “naturale”: “Siamo stati l?altra campana, ed è stato faticoso, perché – sottolinea Boffo con calore –
avevamo di fronte un?opera intelligentissima di dissimulazione, di cui il
professor Defanti, il neurologo di Eluana, si è dimostrato maestro
insuperabile. Pensiamo alla sua intervista uscita il giorno in cui Eluana
sarebbe morta (è quella, pubblicata sul Corriere della Sera, nella quale
Defanti parlava della buona salute di Eluana e spiegava che la donna non aveva
mai avuto bisogno nemmeno di un antibiotico in diciassette anni, ndr)”. Era
dunque necessario raccontare l?entourage di Beppino Englaro, “scoprire i
personaggi, spiegare che non erano semplici professionisti di alto livello
arruolati dal padre. No, erano semmai loro gli arruolatori del padre, che si
erano prima sincerati della capacità di resistenza di quell?uomo addolorato e
determinato (e che rispettiamo, perché non sappiamo che cosa può avvenire
quando ci si trova nella sua situazione). Una volta avuta la certezza della
?tenuta? di Beppino Englaro, quei personaggi si sono messi a suo servizio
conducendo in realtà la loro battaglia”. Una battaglia, prosegue Boffo, “nella
quale hanno trovato a Udine dei meravigliosi alleati. Una cupola di indole
massonica, che ha messo in campo una solidarietà formidabile, cementata in modo
trasversale, capace di superare qualsiasi appartenenza politica, di categoria,
di professione”. Tra i personaggi che hanno fatto corona al padre di Eluana,
Boffo trova che “in fondo il più sincero sia stato il
bioeticista Maurizio Mori. Lo ha detto chiaramente: la vicenda Englaro doveva
essere, per l?Italia, un?altra Porta Pia. E allora è stato
scelto un caso, che aveva le caratteristiche giuste, anche familiari. Quel caso
è stato costruito con scienza, allo scopo di
dimostrare che non è vero che la vita è indisponibile, che non è vero che la
vita è sacra”. Questa era, ed è, la posta in gioco, oltre alla vita per sempre
perduta di Eluana Englaro. Una volta capito questo, non c?è stata scelta, per
il compassato direttore di Avvenire, un veneto schivo che tutti descrivono come
ostinatamente restio a comparire in prima fila (“Non vado in televisione e
nemmeno alla radio. Preferisco sparire, far parlare il giornale”, dice al
Foglio Boffo. Che pure dirige, oltre all?Avvenire, la rete televisiva e la
radio della Cei, Sat2000 e Blusat2000). L?unica scelta possibile, di fronte
alla dichiarazione di guerra all?idea dell?indisponibilità della vita, fatta
sul corpo e sulla vita concreta di una persona, “è stata quella di infrangere
lucidamente una caratteristica strutturale di Avvenire, che è un giornale di
equilibrio e di misura, dedicando pagine su pagine alla vicenda di Eluana. L?ho
dovuto fare, quando ho capito che il progetto era anche quello di buttare dalla
rupe Tarpea, insieme con la vita di Eluana, anche la testimonianza delle suore
Misericordine. E? bastato sentir dire all?anestesista
di Udine, che aveva appena preso in consegna Eluana, quello che tutti
ricordiamo sulle condizioni della donna durante il viaggio”. Cera “la volontà
di addossare alle suore la responsabilità di una situazione che non era
certamente quella di Eluana finché era rimasta affidata alle loro cure. Abbiamo
dovuto raccontare la verità, le cose che nessuno avrebbe mai potuto smentire”.
Boffo accetta la sfida di chi ha minacciato querele e denunce: “Lo facciano, e
vedremo se Avvenire ha detto cose false. Abbiamo verificato qualsiasi notizia
fino allo spasimo. Non ho mai voluto fare del sensazionalismo. Io e la mia
redazione abbiamo voluto mettere in pagina tutto ciò che serviva a salvare la
vita di Eluana e la testimonianza esemplare delle sue suore”. Attaccare quella
testimonianza era indispensabile, da parte dei volenterosi teorizzatori della
morte necessaria di Eluana, “perché il nichilismo non sopporta la bontà. E
quelle suore sono un monumento alla bontà, alla dedizione più leale, pura,
generosa, senza nessun tornaconto. Quando ho capito che si stava buttando nella
spazzatura anche questo, perché la versione menzognera da far valere era quella
delle condizioni di Eluana già disastrose al momento in cui era uscita dalla
clinica di Lecco, il mio giornale non ha potuto far altro che assumersi il
compito di raccontare la verità”. Compito difficile, quando ogni due per tre
“ci trovavamo di fronte a giornalisti che in tv sciattamente ripetevano la
sciocchezza delle ?macchine da staccare?. E? stata già titanica l?impresa di
far capire che macchine da staccare non ce ne erano mai state”. Farsi capire,
raccontare la posta in gioco, spiegare contro ogni semplificazione che
equivaleva a un avallo, più o meno innocente, più o meno inconsapevole, di una
sentenza di morte. Ma è vero o no, come ha scritto sull?Osservatore romano la
storica Lucetta Scaraffia a novembre, che stavolta la voce cattolica non è
mancata ma non è stata capace di farsi ascoltare, di trovare le giuste parole
per spiegare e spiegarsi? Tanto che, ha scritto Scaraffia, “questa volta sembra
che la voce del pensiero cattolico sia stata poco ascoltata, come se le ragioni
che portava a favore della vita di Eluana non fossero abbastanza convincenti”?
Dino Boffo non è d?accordo con questa interpretazione: “Credo invece che quel
popolo che nessuno interroga veramente abbia capito perfettamente quello che
stava succedendo, e alla fine lo ha dimostrato. La chiesa e i cattolici hanno parlato senza equivoci, è semmai questo che
viene loro rimproverato come indebita ingerenza. Parliamoci chiaramente: se una
religione, una religione di popolo come la nostra, non si interessa della vita
e della morte, di che cosa altro mai si dovrebbe interessare? Non stiamo
parlando del sistema elettorale delle elezioni provinciali. Stiamo parlando
della vita e della morte. Se la religione maggioritaria di un popolo non dice
una parola quando sono in gioco la vita e la morte, non ha più titolo morale
per esserci”. Avvenire non si è tirato indietro, dice Boffo, “e comunque il
popolo ha capito. Anche la chiesa, a mio giudizio, è stata compatta e
convergente attorno alla necessità di testimoniare in Eluana l?amore alla
vita”. E? vero, “ci sono state due voci discordanti di vescovi: due su
quattrocento. Una percentuale assolutamente sopportabile, molto inferiore
rispetto ad altri momenti di svolta. Ma le corrispondenze che arrivavano in
redazione ci raccontavano di una miriade di iniziative dei vescovi, piccoli e
grandi segni che da tutte le diocesi manifestavano una partecipazione
fortissima alla vicenda di Eluana”. Ogni giorno bisogna scegliere la strada da
percorrere con il proprio giornale, aggiunge Boffo, e “ogni giorno lo si fa, ad
Avvenire, sapendo di avere addosso gli occhi dell?opinione pubblica, e di dover
gestire un patrimonio di credibilità senza paragoni, come è quello della
chiesa, che farebbe tremare le gambe a chiunque. Devo dire però che sono stati
di immensa forza e di enorme significato gli interventi di Papa Benedetto XVI.
Nei quali mai è stata direttamente nominata Eluana, ma che (legandosi
provvidenzialmente alla giornata della sofferenza del malato, da sempre
celebrata l?11 febbraio) hanno fatto capire la vicinanza del Pontefice al
popolo della vita. Leggendo e rileggendo quelle parole, non ho avuto dubbi
sulla direzione da seguire”. Non è stato possibile
impedire che si arrivasse alla morte di Eluana Englaro. Dino Boffo e il suo
giornale si sentono sconfitti? “No, non mi sento sconfitto. Non lo dico perché
ritenga umiliante ammettere una sconfitta. Ho sofferto davvero per quello che
accadeva a Eluana. La sentivo mia sorella, pur non avendola mai vista, e sono
tuttora molto addolorato per la sua fine. Ma c?è un lascito che, sono convinto,
rimarrà presente in tutti noi. Quella vicenda ha fatto capire agli italiani –
in qualche caso anche ai più ubriachi di indifferenza e di futilità – qual era
la vera posta in gioco, come dicevo all?inizio. E? stato
un dono di Eluana, e il dono successivo sarà quello di arrivare a una legge
nitida, che faccia tesoro della sua esperienza per impedire che accada di
nuovo. Credo che oggi ci voglia un gran coraggio a sostenere che acqua e cibo
sono terapie, e che possiamo toglierli a chi non è in grado di provvedere a se
stesso”. In questo senso, conclude il direttore di Avvenire, “la rivoluzione
antropologica da qualcuno brillantemente studiata a tavolino non è riuscita.
Non sono stati sovvertiti i codici della civiltà, nonostante la formidabile
strategia messa in atto e nonostante le minacce che sono arrivate anche a noi.
Le abbiamo registrate, le abbiamo attentamente ascoltate. Poi abbiamo detto,
tutti insieme, con la mia magnifica redazione, fatta di persone appassionate
della vita, che scattano senza nemmeno bisogno di chiederglielo: benissimo,
abbiamo detto, si va avanti”. di Nicoletta Tiliacos