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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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TARTICOLI DEL 17-19 febbraio 2009       #TOP



Report "Laici e chierici"

·                     Indice delle sezioni

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (26)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

"Queste leggi sono razziste" ( da "Stampa, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai per la difesa della vita umana, vedi caso Eluana e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia. Ora è bene ricordare che i grandi valori quale la dignità della persona, la vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non negoziabili»,

"Sono leggi razziste" ( da "Stampa, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai (forse dall'ormai lontana campagna contro l'aborto non si verificava un impegno così forte e generale) per la difesa della vita umana, vedi caso Eluana e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia.

la scelta di mastella e la politica vescovile - augusto muojo ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: De Mita tenta di cogliere questo momento per rifarsi localmente dell´abbandono veltroniano. Mastella si rilancia rimettendosi a disposizione dei vecchi alleati del centrodestra. Con tanti saluti all´invocato laicismo della politica, a destra come a sinistra.

cattolici e laici, disfida a bordo "basta provocare la gente..." - donatella alfonso erica manna ( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: mentre gli atei esultano: "Raccolti 27mila euro" Cattolici e laici, disfida a bordo "Basta provocare la gente..." DONATELLA ALFONSO ERICA MANNA «COSA ne dico? Ah io faccio il mio mestiere. Guido». Non entra in polemica il conducente dell´ateobus numero 36 in partenza dalla fermata di piazza De Ferrari.

Lavorare insieme a sinistra ( da "Manifesto, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica raccolgono i due terzi dei voti, e ciò che resta della tradizione di sinistra e laica ormai è solo un terzo dei votanti. La pretesa di garantirsi un consenso rincorrendo il centrodestra sulle politiche securitarie e sulle privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali, senza nessuna marcia indietro sulla questione di Castello che ha fatto scoppiare con forza la questione

Nasce la Consulta per la laicità ( da "Manifesto, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lo sconvolgimento portato da questo vento ha aperto un grave conflitto istituzionale tra i poteri dello Stato e ha scatenato la pretesa dei vertici della Chiesa cattolica di imporre per tutti regole che nemmeno al proprio interno sarebbero accolte senza duri contrasti. La maggioranza è disposta ad accoglierle ciecamente e trasferirle nelle leggi dello Stato.

<Welby, Eluana e mia madre Così la fede è entrata in crisi> ( da "Riformista, Il" del 17-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono un cattolico, un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione. Ma sento di dover prestare attenzione a tutte le religioni che rispettano la vita umana, la dignità, l'armonia. Le dirò di più: se mio figlio volesse abbracciare la religione musulmana non porrei dei problemi, sempre che lo faccia con coscienza,

Il fallimento di Walter Veltroni come leader del Partito democratico non può essere spiegato so... ( da "Stampa, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quella laica e socialista da un lato e quella cattolico-democratica dall'altro, si separassero per poi allearsi quando serve, le elezioni politiche e l'eventuale governo del Paese? Dicono di no, dicono che non si può tornare a Ds e Margherita, che sarebbe un fallimento epocale, D'Alema e Veltroni hanno definito quest'ipotesi una «

Eluana e non solo: il Pd abdica a se stesso se resta ambiguo ( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: consueta dialettica tra cattolici e laici. Il Pd non è l?Italia degli anni ?50 e ?60, dove la Dc da una parte e le sinistre dall?altra mediavano e attutivano le rispettive visioni in materia di laicità nell?interesse superiore della coesione nazionale, in un paese già lacerato da una formidabile contrapposizione ideologica.

Ora via a un confronto laico anche tra noi cattolici del Pd ( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: IL DAY AFTER NEL PD Ora via a un confronto laico anche tra noi cattolici del Pd GIORGIO MERLO La riflessione di Chiara Geloni su ruolo, significato e presenza dei cattolici democratici nella drammatica vicenda umana ? e purtroppo politica, religiosa e legislativa ? legata al caso Englaro non può passare sotto silenzio.

Berlusconi brandisce il "caso" Cappellacci ( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che da Berlusconi è stato insultato e svillaneggiato per settimane. Sul versante interno, nel Pdl, dando l?impressione di considerare le elezioni sarde alla stregua delle comunali di Arcore, Berlusconi ha umiliato tutto il notabilato forzista locale, quello cattolico e quello massonico, ha trattato da valvassini quelli di An e dell?

<Pagherò la scommessa: pellegrino ad Arcore> ( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: «Le due culture, cattolica e postcomunista, non si conciliano...». Così restano indecisi a tutto. I cattolici dovrebbero stare con voi. «Non sono d'accordo, il problema di un'apertura alle istanze del mondo laico esiste anche per noi, solo che le affrontiamo senza traumi, in maniera più pragmatica.

intercettazioni, il csm boccia la legge napolitano nomina grossi all'alta corte - liana milella ( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dai laici del centrosinistra. Il centrodestra si spacca: votano contro Gianfranco Anedda (An) e il forzista Michele Saponara, s´astiene il centrista Ugo Bergamo. Plenum pieno di analisi. Interrotto solo dalla notizia, che circola subito nella sala Bachelet, della nomina del nuovo giudice della Consulta.

Con la satira affosso esecutivo, opposizione e potere vaticano ( da "Stampa, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: come traduce nella sua satira la laicità in Italia? «Dico che la cultura laica in Italia esiste ancora, ma non è certo quel che racconta Berlusconi con le sue gazzette. Ciò che pensano i laici non ha modo di trovare espressione. Come c'è tanta gente incazzata, ma non esiste chi lo racconta in Parlamento.

l'italia, la chiesa e una laicità positiva - gianfranco fini ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rapporto fra il pensiero della Chiesa cattolica e l´azione politica, ed in cui riemergono periodici conflitti tra laici e cattolici impegnati in politica. Per tentare di fare il punto su tale questione, mi sia consentito trarre ispirazione da un concetto pronunciato dal Santo Padre, Giovanni Paolo II, in un momento di alto valore storico e simbolico quale il discorso tenuto nell´

Passi perduti Serve qualcuno di sinistra ( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sulla linea da tenere in particolare sui temi che laici e cattolici da sempre hanno vissuto in modo diverso. I nodi mai risolti. «In quest'aula non c'è più un segretario di partito che venga dalla sinistra», è un'amara considerazione colta al volo. Una battuta? In realtà, a ben vedere, se l'ipotesi Franceschini andrà a compimento, scomparsa nelle urne la sinistra radicale,

renzi: "la sinistra non si fa dividendosi sui temi etici" - pietro jozzelli ( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sinistra uguale pieno di laicismo? Così si dà spazio all´integralismo dell´altra parte, sinistra non è questa o quella definizione di accanimento terapeutico o questo o quel numero di spermatozoi nella procreazione medicalmente assistita. Sinistra è invece ciò che c´è tra l´inizio e la fine della vita.

<I cattolici restinoin politica> ( da "Secolo XIX, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quando è stata inaugurata una nuova stagione dei rapporti tra Chiesa e laicità») i rapporti tra il mondo laico e la Chiesa sembrano essere nuovamente difficili. E i contrasti nascono sui tempi più delicati per il mondo cattolico: a cominciare dalle nuove applicazioni delle biotecnologie «che hanno aperto orizzonti fino ad un recente passato imprevedibili»

ROMA Francesco Rutelli non ha partecipato all'addio pubblico di Veltroni. Ma i personaggi a lui... ( da "Messaggero, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laici e cattolici. Più vasta e articolata è l'area cosiddetta moderata. E il suo obiettivo è un equilibrio tra le diverse posizioni. Quindi, è il ragionamento che i rutelliani ripeteranno nella riunione di venerdì sera anche con i 280 delegati di riferimento che arriveranno per l'assemblea nazionale, occorre trovare un segretario che sappia incarnare la sintesi rappresentata finora

Follini: colpo di reni Oppure bisognerà fondare un centro modello Kadima ( da "Corriere della Sera" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo pensavo come una sorta di Democrazia cristiana: più moderna, più laica, più a sinistra, ma non troppo diversa dalla Dc del dopoguerra. Una "Balena Rosa". Così forse poteva essere; ma così non è stato». E' chiaro che una componente del nuovo partito centrista sarebbero i cattolici dell'ex Margherita, e l'altra l'Udc di Casini.

Quella Consulta che unisce laici e cattolici ( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lo scrittore cattolico per antonomasia, accetta la nomina a Senatore di un Regno d'Italia che è stato proclamato in aperta rottura con il Papato, o addirittura esulta per la conclusione del potere temporale della Chiesa, dimostra di saper laicamente distinguere tra le prerogative della fede e quelle dello stato.

E al Pd non resta che ridere: Walter finisce in barzelletta ( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il laicismo e il giustizialismo avrebbero salvato la sinistra e l'Italia? Dove sono i maestrini dalla penna rossa? Meglio, molto meglio, affidarsi alla satira. Almeno lì devono far ridere per professione. E allora Vauro, e allora la Jena e allora Crozza-Walter («solo oggi ho capito cosa dovevo fare per il partito.

Comunque vada a finire, il progetto di nuova laicità mai trionferà ( da "Foglio, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il progetto di nuova laicità mai trionferà Che fine farà il Partito democratico senza Veltroni Solo un anno fa, incontrando a Roma la “componente cattolica” del Pd – già allora, e di per sé, riottosa e divisa in sottocorrenti – Walter Veltroni aveva provato, sfoderando De Gasperi, a “

Se c'è un'attività in cui la gente di sinistra riesce bene è la mortificazi... ( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: siamo sicuri che la fusione fra certi cattolici oggettivamente allineati con la destra e gli eredi di una visione del mondo laica e comunista sia possibile? E, ove possibile, che sia desiderabile? È meglio andare avanti per tigna o, umilmente, tornare indietro? Da 16 mesi noi, elettori fedeli e disponibili a tutto, veniamo presi a calci nella coscienza politica,

emma mancini Non è il giorno peggiore Abbiamo visto lo scempio su Eluana, l'umili... ( da "Unita, L'" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Propongo che sia nominato commissario straordinario del Pd con pieni poteri quel Romano Prodi cattolico ma laico, democristiano ma temuto a destra e rispettato a sinistra, che abbia saputo sconfiggere Berlusconi per ben due volte. Secondo me la destra sarebbe terrorizzata. Benny Ci vuole un partito nuovo Ma nuovo in tutti i sensi. Purtroppo il progetto Pd è "partito" male.

Ma i massoni hanno perso ( da "Foglio, Il" del 19-02-2009)
Argomenti: Laicita'

Abstract: intellighenzia laica e alla pubblicistica corrente”. Boffo racconta al Foglio il senso di molti mesi di battaglia, la cui parte finale è stata semplicemente la più concitata e dolorosa, ma che aveva alle spalle un lavoro costante, condiviso in modo convinto da tutta la redazione del quotidiano dei vescovi: “


Articoli

"Queste leggi sono razziste" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

IL CASO. LA LETTERA DIFFUSA TRA I FEDELI DELLA DIOCESI "Queste leggi sono razziste" A quando la stella gialla? La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva ed impressionante di interventi, non semplicemente di opinioni, ma a livello di norme legislative già in vigore od in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato. Ci riferiamo, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti pervicacemente voluti e approvati dalla maggioranza di governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza». Prima le impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a livello di innocenti contro ogni elementare senso di umanità. Poi la tassa, spropositata a dir poco, per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno. Poi ancora l'autorizzazione generale delle «ronde» che non possono non evocare per chi conosce la storia almeno del secolo scorso altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso. Infine, fuori dubbio la più grave, la recentissima modifica in peggio della legge Bossi-Fini, comportante la possibilità, in pratica l'invito ai medici del pronto soccorso a denunciare, vera delazione di Stato, i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo proposito mesi fa alcuni comuni, sempre della Padania, avevano preceduto per così dire in questa impostazione aberrante, fornendo ai cittadini un numero verde con un invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri o presunti irregolari, alla faccia di ogni etica non diciamo cristiana ma anche umana semplicemente. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi: che ci manca ancora? Quale la prossima mossa? La stella gialla con relativi campi? Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti l'ambiente medico e non solo quello dei cattolici che ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire la propria dignità professionale, che esige di curare il malato chiunque egli sia. Anche il mondo ecclesiale a diversi livelli sembra reagire anche se ancora a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico «Avvenire» (6 febbraio, pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte parti: «Un vulnus ad un diritto fondamentale...Una norma inutile, dannosa, persecutoria, razzista»... Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai per la difesa della vita umana, vedi caso Eluana e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia. Ora è bene ricordare che i grandi valori quale la dignità della persona, la vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non negoziabili», sono tali a patto di essere indivisibili, per cui una vera difesa per essere fondata va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le persone senza distinzione; in caso contrario, oltre la ingiustizia di fondo, ne va di mezzo pure la credibilità nostra nella difesa stessa. Strettamente collegata alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante, interrogativo già espresso altre volte e che rimane senza una risposta accettabile: come è possibile che molti cristiani, almeno quelli che si dicono tali e ci tengono pure ad esibire questa qualità, sostengano in maniera determinante forze politiche ben note che a chiare lettere non solo professano, ma si gloriano di propugnare ed attuare quale programma di governo teorie razziste e xenofobe, chiaramente in diretto contrasto con i principi evangelici? Come mai questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del tutto dalle nostre catechesi ed incontri pastorali e chi s'azzarda timidamente ad accennarla, è subito tacciato di «fare politica»? Dio non voglia che anche noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno rinfacciate, ma allora sarà tardi, come sta avvenendo ora per eventi ormai passati. La storia impietosa difficilmente perdona. Monsignor Sebastiano Dho VESCOVO DI ALBA

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"Sono leggi razziste" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

SICUREZZA Intervento Sebastiano Dho I MEDICI E I CLANDESTINI CRISTIANI E POLITICA "Sono leggi razziste" Il vescovo di Alba attacca i decreti "contro ogni etica" del Governo «A quando la stella gialla?» Vescovo teme il ritorno della mentalità che causò il dramma dell'Olocausto LETTERA NELLE CHIESE ALBA «La norma più aberrante Chiunque ha diritto di essere curato» «Come può un cattolico sostenere teorie contrarie ai principi evangelici?» A quando la stella gialla? La domanda non pare affatto retorica ma terribilmente attuale, pienamente giustificata da una serie progressiva ed impressionante di interventi, non semplicemente di opinioni sia pure preoccupanti, ma a livello di norme legislative già in vigore od in procinto di divenirlo prossimamente, se non modificate a motivo del giusto sdegno provocato. Ci riferiamo espressamente, per limitarci ai casi più eclatanti, ad alcuni provvedimenti pervicacemente voluti ed approvati dalla maggioranza di governo e presentati come parte necessaria del «pacchetto sicurezza». Prima le impronte ai bambini rom, ostinatamente volute con chiara sottesa mentalità discriminatoria a livello di innocenti contro ogni elementare senso di umanità. Poi la tassa, spropositata a dir poco, per il rinnovo del permesso di soggiorno, quasi questo fosse un lusso o grazia ad arbitrio del satrapo di turno. Poi ancora l'autorizzazione generale delle «ronde» (già esperimentate in terra padana) che non possono non evocare per chi conosce la storia almeno del secolo scorso altre squadre del genere, sia pure con camicia di colore diverso. Infine, fuori dubbio la più grave, la recentissima modifica in peggio addirittura (il che è tutto detto) della legge Bossi-Fini, comportante la possibilità, in pratica l'invito ai medici del pronto soccorso a denunciare, vera delazione di stato, i clandestini che ricorrono alle loro cure. A questo proposito mesi fa alcuni comuni, sempre della Padania, avevano preceduto per così dire in questa impostazione aberrante, fornendo ai loro cittadini un numero verde con un caldo invito alla delazione, denunciando gli immigrati veri o presunti irregolari, alla faccia di ogni etica non diciamo cristiana ma anche umana semplicemente. A questo punto viene quasi naturalmente da chiedersi: che ci manca ancora? Quale la prossima mossa? La stella gialla con relativi campi? Fortunatamente questa volta qualcuno si è mosso o si sta muovendo in maniera meno debole del solito e si fa sentire anche a voce alta. Primo tra tutti l'ambiente medico e non solo quello dei cattolici che ha dichiarato in larghissima maggioranza la più radicale contrarietà a tradire la propria dignità professionale, che da Ippocrate in poi (che era un pagano ma un uomo innanzitutto) esige di curare il malato chiunque egli sia, pronti ad esercitare, se necessario, l'obiezione di coscienza riconosciuta o meno. Anche il mondo ecclesiale (finalmente) a diversi livelli sembra reagire anche se ancora a voce piuttosto bassa. Così il quotidiano cattolico «Avvenire» (6 febbraio, pagina 11) sintetizza i giudizi e gli atteggiamenti espressi da molte parti, in casa nostra e non solo: «Un vulnus ad un diritto fondamentale. Un boomerang per la salute di tutti, italiani compresi. Un incentivo per gli ambulatori etnici clandestini. Una norma inutile, dannosa, persecutoria, razzista». Non è il caso di aggiungere altro se non due piccole considerazioni. Giustamente proprio in questi giorni la Chiesa intesa nel senso più completo e vero del termine, pastori e fedeli laici, si è mobilitata come non mai (forse dall'ormai lontana campagna contro l'aborto non si verificava un impegno così forte e generale) per la difesa della vita umana, vedi caso Eluana e il rischio reale dell'introduzione surrettizia della eutanasia. Ora è bene ricordare che i grandi valori quale la dignità della persona, la vita, la salute, la famiglia per citare solo i maggiori, a ragione detti «non negoziabili», sono tali a patto di essere indivisibili, per cui una vera difesa per essere fondata va sempre fatta per tutti insieme e per tutte le persone senza distinzione; in caso contrario, oltre la ingiustizia di fondo, ne va di mezzo pure la credibilità nostra nella difesa stessa. Strettamente collegata alla prima considerazione ritorna il solito, inquietante, interrogativo già espresso altre volte e che continua a rimanere senza una risposta accettabile: come è possibile che molti cristiani, almeno quelli che si dicono tali e ci tengono pure ad esibire questa qualità, sostengano in maniera determinante forze politiche ben note che a chiare lettere non solo professano, ma si gloriano di propugnare ed attuare quale programma di governo teorie razziste e xenofobe, chiaramente in diretto contrasto con i principi evangelici? Come mai questa tematica, salvo rare eccezioni, esula quasi del tutto dalle nostre catechesi ed incontri pastorali e chi s'azzarda timidamente ad accennarla, chiunque egli sia anche pastore, è subito tacciato di «fare politica»? Dio non voglia che anche noi non ci carichiamo di gravi responsabilità che ci saranno rinfacciate, ma allora sarà tardi, come sta avvenendo ora per eventi ormai passati. La storia impietosa difficilmente perdona. Monsignor Sebastiano Dho VESCOVO DI ALBA

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la scelta di mastella e la politica vescovile - augusto muojo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina X - Napoli LA SCELTA DI MASTELLA E LA POLITICA VESCOVILE AUGUSTO MUOJO E il Pdl, d´acchito, non poteva che accoglierlo a braccia aperte, perdonandogli i tradimenti passati come trascurabili intemperanze caratteriali e non curandosi della frammentazione in atto nell´Udeur. Il punto, ora, è valutare di quanta forza politica disponga ancora Mastella, cosa rappresenti nella società campana, di quale collante elettorale possa farsi interprete, di quanta carica politica possa mostrarsi portatore dopo aver retto per un quindicennio il sistema di potere bassoliniano in stretta combinazione con De Mita, che ora non a caso riscopre il "brivido" delle corse solitarie con l´Udc, il partito di Casini che però è culturalmente "dentro" l´interpretazione centrista che tanto seduce Berlusconi e i suoi sodali del popolarismo europeo. L´uomo di Ceppaloni, intanto, ha fatto ancora una volta una scelta di opportunismo politico. Non potendo ambire ad un rientro dalla porta principale del centrosinistra, lui che nel Pd viene ritenuto il "killer" di Prodi, passa disinvoltamente nel campo opposto, si guadagna una candidatura che dovrebbe proiettarlo tranquillamente a Strasburgo, si offre al centrodestra come grimaldello per rovesciare le vecchie alleanze alla Regione e al Comune di Napoli. Ma ne ha la forza? Quanto conta davvero Mastella, oggi? La sua scelta può essere letta anche in maniera politicamente più raffinata, può agire cioè da spartiacque o da collettore di continuismo tra vecchia e nuova politica, tra l´innovazione di consenso partecipativo proclamato dal Pd e dall´alleanza che dà corpo al Pdl, e il dirigismo e correntismo dei rispettivi padri fondatori. C´è però un´altra variabile da mettere in conto sia sul piano nazionale come su quello locale. La variabile Chiesa, a cui l´astuto De Mita non manca di guardare quando proclama la necessità di un nuovo centrismo. Scientemente lui, più confusamente Mastella, potrebbero trarne vantaggi nel segreto dell´urna se, come ha scritto su queste pagine Ilvo Diamanti, il sessanta per cento degli italiani prova fiducia nella Chiesa, la cui influenza sulla società italiana e sul territorio è fuori discussione, «attraverso la sua struttura, la sua offerta di servizi, la sua rete associativa, il volontariato». Assistiamo insomma, in Campania più che altrove per le accentuate radici cattoliche del suo elettorato, ad un fenomeno di cui dovrebbero tener conto per opposte ragioni i due schieramenti in campo, e cioè che il "vuoto dei partiti" è sempre più "riempito dalla dottrina", come anche il recentissimo "meeting" dei vescovi ha dimostrato, nel solco dell´attivismo istituzionale dal cardinale Sepe. Sembra curioso sottolineare in proposito un dato di fatto che però può avere una significativa connotazione politica. Il quindicennio bassoliniano è coinciso con la gestione del cardinale Ruini alla presidenza della Conferenza episcopale italiana. In questo periodo la complessa realtà italiana ha registrato, come nota Diamanti, una capillare azione di guida e controllo da parte della gerarchia ecclesiale, influenza che ora si rafforza, attraverso campagne tematiche, come la bioetica sul piano nazionale, o il meridionalismo, su quello locale. Ecco, sono temi che possono raffigurare un "chiasmo", cioè un incrocio, della vicenda bipolare campana. De Mita tenta di cogliere questo momento per rifarsi localmente dell´abbandono veltroniano. Mastella si rilancia rimettendosi a disposizione dei vecchi alleati del centrodestra. Con tanti saluti all´invocato laicismo della politica, a destra come a sinistra.

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cattolici e laici, disfida a bordo "basta provocare la gente..." - donatella alfonso erica manna (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Polemiche tra favorevoli e contrari, mentre gli atei esultano: "Raccolti 27mila euro" Cattolici e laici, disfida a bordo "Basta provocare la gente..." DONATELLA ALFONSO ERICA MANNA «COSA ne dico? Ah io faccio il mio mestiere. Guido». Non entra in polemica il conducente dell´ateobus numero 36 in partenza dalla fermata di piazza De Ferrari. Pieno, peraltro. «Schifosa. per me è schifosa, è una cosa senza nessun senso - dice Simonetta, capello biondo riccioluto e niente mezzi termini - peraltro hanno ottenuto quello che volevano: che ne parlassimo». «Ma io mi chiedo: non potrebbero scriverci ?non sporcate per terra´ o cose del genere, più utili a tutti? La Vincenzi farebbe meglio a pensare a queste cose», attacca Gabriella, sciarpa multicolore, già in là negli "anta". Cattolica? «Sono fatti miei. Uno può essere ateo o cattolico, qui si irrita la gente e basta». Più riflessiva la ragazza con i capelli rosso fuoco: «Io sono cattolica, ma se solo il 7% degli italiani va a messa, la Chiesa dovrebbe pensarci un po´ su...». Pronta a scendere in corso Buenos Aires Graciela Del Pino, presidente dell´associazione donne sudamericane: «Io sono cattolica, ma non è per una cosa del genere che le cose cambiano - dice - E´ come la moschea: tutti hanno diritto alla loro fede. O a non averne. Ma i problemi veri sono altri, credetemi». L´ateobus arriva al capolinea e riparte. Pochi, a dir la verità, buttano l´occhio alle scritte sulle fiancate: ma molti, a bordo, sanno dell´iniziativa. Perplessi Edoardo e Francesco, quattordicenni studenti del Leonardo: «Mi dà fastidio perché secondo me non è vero che ci siano tutti questi atei» dice uno. E l´altro: «A me non cambia la vita, se hanno tutti questi soldi da spendere...». Via Cadorna, sale un´anziana suora, la cuffia pieghettata delle Figlie della Divina Volontà. Sorella, lo sa di essere su un bus ateo? Lei sobbalza: «Non dovevano farlo fare...». Di nuovo a De Ferrari, Paolo si complimenta con i volontari dell´Uaar: «Bene, bisognerebbe fare qualcosa di più grosso, purtroppo sono duemila anni che è così». Elisabetta Schiano, dietro il banchetto del gazebo: «Ci sono persone che sono venute a iscriversi, altri che ci hanno dato anche solo un contributo. In tempi come questi, con la crisi che c´è, è un dato importante». Già, la colletta cresce: «Ventisettemila euro, abbiamo raccolto in queste settimane. Potrete giurarci che li spendiamo tutti in pubblicità all´ateismo e alla laicità», giura Silvano Vergoli mentre Giorgio Villella, responsabile degli eventi, denuncia: «Ho ricevuto anche delle minacce, a casa. La gente incazzata per le nostre iniziative c´è, eccome». Potrebbe essere iscritta d´ufficio alla categoria suddetta la signora leopardata che sull´ateobus viaggia a metà pomeriggio. «Questo bus lo prendo soltanto, perché mi porta a casa mia. Sono proprio scocciata da un´iniziativa del genere. Anzi, anche se mi serve, mi verrebbe voglia di non fare nemmeno più l´abbonamento all´Amt». La scritta più morbida piace poco a Federico, una ventina d´anni o poco più: «Quella di prima era giusta, mi spiace che sia stata modificata. Ognuno deve essere libero di dire le sue opinioni». Scrolla la testa Giuseppe, settantenne: «Non prendere l´autobus perché c´è questa scritta? Ma per favore, di pubblicità che non mi piacciono ce ne sono così tante... e poi, con quanto devo aspettare un mezzo, ci manca ancora che non lo prenda perché fa pubblicità agli atei!».

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Lavorare insieme a sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Lavorare insieme a sinistra Claudio Bicchielli* L'esito delle primarie al Comune di Firenze conferma la natura moderata che permea il Pd. Non è infatti un caso che candidati di estrazione cattolica raccolgono i due terzi dei voti, e ciò che resta della tradizione di sinistra e laica ormai è solo un terzo dei votanti. La pretesa di garantirsi un consenso rincorrendo il centrodestra sulle politiche securitarie e sulle privatizzazioni dei servizi pubblici essenziali, senza nessuna marcia indietro sulla questione di Castello che ha fatto scoppiare con forza la questione morale, nonché una forte personalizzazione della politica, hanno finito col determinare la prevalenza gli elementi più moderati, contigui su molte questioni al centrodestra. Da oggi la crisi del Pd non è un fatto solo interno a quel partito ma chiede a tutta la sinistra una risposta, capace di offrire ai cittadini di Firenze una reale alternativa di sinistra. Queste primarie confermano anche l'ipotesi velleitaria di stabilire con il Pd, a prescindere dai contenuti, una sorta di "alleanza-competizione"; il risultato di Eros Cruccolini (5,5%) lo sta a dimostrare, fatto non smentito dal risultato di Marzia Monciatti in Provincia, catalizzatrice di un voto contro l'apparato ex Ds, e in quanto tale non facilmente riconducibile ad una chiara posizione di sinistra. Le primarie ci dicono che per la sinistra non vi può essere credibilità nel contestare le politiche del Pd e poi allearsi con esso. Il Prc, che organizza sabato e domenica la sua conferenza programmatica, rivolge quindi un forte appello a Pdci, Verdi e Sd, perché diano il loro contributo alla costruzione di una coalizione alternativa alla destra e al Pd, che comprenda i soggetti politici e sociali che si collocano a sinistra del Pd. Non crediamo sia il momento di esitare, si presenta un'occasione storica, abbiamo il dovere di lavorare ad un'alternativa di sinistra, non è più tempo di bizantinismi e politicismi che la gente di sinistra non comprenderebbe. Si apre un vuoto a sinistra a cui il Pd non può dare risposta. * segretario Prc Firenze

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Nasce la Consulta per la laicità (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Nasce la Consulta per la laicità Samuele Bernardini Un vento autoritario, con «riarmo morale», caratterizza l'azione del governo. Le norme sulla sicurezza, che vogliono delatori i medici che curano gli stranieri «irregolari »; la curiosa idea dell'Ufficio nazionale del Servizio Civile di accreditare un'udienza papale come «formazione generale» per i volontari; il progetto di legge della maggioranza sul testamento biologico. Con il caso Englaro, lo sconvolgimento portato da questo vento ha aperto un grave conflitto istituzionale tra i poteri dello Stato e ha scatenato la pretesa dei vertici della Chiesa cattolica di imporre per tutti regole che nemmeno al proprio interno sarebbero accolte senza duri contrasti. La maggioranza è disposta ad accoglierle ciecamente e trasferirle nelle leggi dello Stato. La buona notizia arriva oggi da Milano, dove Formigoni governa la Regione con decisionismo e fedele obbedienza all'autorità ecclesiastica nazionale (perché nel capoluogo la diocesi svolge un'azione più improntata alla carità cristiana e al dialogo). Qui più di venti associazioni di diverso orientamento hanno costituito la «Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni». La Consulta, come quella torinese e altre che stanno sorgendo, si propone di monitorare l'attività delle istituzioni milanesi e lombarde, denunciare decisioni e iniziative in contrasto con i principi di laicità e libertà della Costituzione, organizzare momenti di informazione. La Consulta sarà un luogo di incontro e di scambio tra visioni del mondo differenti, ma unite nel difendere lo spazio pubblico da privilegi e fondamentalismi, e si batterà per la libertà di scelta e di coscienza individuale sui temi «eticamente sensibili», contro l'approvazione di leggi che impongano a tutti la stessa morale. Le diverse culture devono avere pari dignità e possibilità di espressione, soprattutto sul piano della discussione pubblica e dei media. La prima iniziativa della Consulta è stasera alle 21 a Palazzo Marino. Sul tema «Aria Laica - per respirare tutte e tutti» interverranno i costituzionalisti Marilisa D'Amico e Vittorio Angiolini, il ginecologo Francesco Dambrosio, la filosofa Roberta De Monticelli, la sociologa Marianella Sclavi e Mina Welby. Condurrà il giornalista Gianni Barbacetto. Moni Ovadia interverrà in video. La scelta del 17 febbraio è simbolica: è l'anniversario della concessione nel 1848 dei diritti civili ai valdesi e poi agli ebrei e, nel 1600, la morte di Giordano Bruno sul rogo. Nella scorsa legislatura Valdo Spini presentò una proposta di legge per istituire il 17 febbraio a «giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero». Il nostro Paese ne ha certamente bisogno, ora più che mai. *coordinatore della Consulta Milanese per la Laicitàn

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<Welby, Eluana e mia madre Così la fede è entrata in crisi> (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 17-02-2009)

Argomenti: Laicita'

«Welby, Eluana e mia madre Così la fede è entrata in crisi» CARLO VERDONE. Il celebre attore e regista racconta i travagli della sua famiglia. In troppi casi, sostiene, il Vaticano resta indietro e si mostra dogmatico. «Come me molti cattolici sono attraversati da dubbi», aggiunge, «e le chiese sono vuote». Nel prossimo film, sarà un prete alle prese con le debolezze umane. di Michele Anselmi Domenica sera, ospite della trasmissione Tatami insieme al fratello Luca, Carlo Verdone ha fatto una dichiarazione importante. «Sono credente, ma devo riconoscere che alcuni fatti recenti stanno mettendo in crisi il mio rapporto con la Chiesa». Si riferiva alla vicenda di Eluana Englaro, allo scontro mediatico e politico da essa originato. Ma forse c'era qualcos'altro in ballo. Curiosi, noi del Riformista siamo andati a sfruculiarlo sul tema. Preso tra una riunione con gli sceneggiatori Francesca Marciano e Pasquale Plastino, i provini a Cinecittà per il nuovo film e un appuntamento dal dentista, ecco quanto ci ha detto il 58enne attore-regista romano. Davvero, alla voce religione, qualcosa s'è rotto dentro di lei? Ho semplicemente risposto a una domanda. Ma è vero, sono attraversato da un forte dubbio, il caso di quella povera ragazza ha aperto una discussione profonda, in me come in tante persone che conosco. Sento amici che stanno riflettendo sul testamento biologico. Ho cominciato a pensare al mio, sempre che facciano una legge decente. Capisco bene Peppino Englaro. In famiglia abbiamo vissuto una situazione simile, sia pure molto più breve nel tempo, ma egualmente tragica. Mia madre è rimasta per cinque-sei mesi in quella condizione. Nel suo caso era una malattia degenerativa cerebrale. Quando, dopo quattro anni di sofferenze, ha perso la lucidità, sprofondando nell'incoscienza, la famiglia è come implosa. Ci siamo sentiti inerti e inermi, un allarme ogni 15 secondi, un tormento continuo, sapendo che non c'era niente da fare. La Chiesa cosa c'entra? Mi dispiace che un tema così delicato, cruciale, intimo, sia stato trattato dalla politica alla stregua di uno spot elettorale, come un modo per acquisire elettori cattolici e farlo proprio. Non ho ascoltato nulla di profondamente umano e misericordioso. Solo proclami. E ho sentito una Chiesa che parlava per dogmi. Credo di vivere la mia fede in modo serio e consapevole. Non sarò un praticante perfetto, ma dentro di me, tra mille errori, penso di fare del mio meglio. Sono un cattolico, un cattolico laico, trovo le risposte più convincenti nella mia religione. Ma sento di dover prestare attenzione a tutte le religioni che rispettano la vita umana, la dignità, l'armonia. Le dirò di più: se mio figlio volesse abbracciare la religione musulmana non porrei dei problemi, sempre che lo faccia con coscienza, senza fanatismo. Strano sentirlo dire da lei: in fondo ha studiato al collegio "Nazareno", forte impronta cattolica. Se è per questo, ho studiato Storia delle religioni all'università di Roma. Non avessi fatto l'attore, sarei finito all'Istituto storico e religioso della Sapienza. Le ripeto: mi ritengo un buon cattolico. Ci sono domeniche in cui vado a messa, giorni in cui mi scopro a pregare, segretamente, dentro di me. Ho meditato a lungo sulla storia di Eluana. Certi pronunciamenti delle gerarchie ecclesiastiche mi sono parsi stridenti. Per non dire delle uscite di Berlusconi. Ma come si fa a parlare di "mestruazioni regolari", di potenziale capacità procreativa? Per procreare cosa? Una donna non può essere ridotta a un utero. Eluana non era più la ragazza sorridente e attiva di quelle foto giovanili. Berlusconi e Napolitano avrebbero dovuto rispondere all'invito di papà Englaro, guardare in faccia alla realtà. Io ho visto mia madre ridursi a pesare 28 chili, con l'encefalogramma piatto, le sonde nella pancia, nel naso. Una mummia dentro un sarcofago egizio. Come altro chiamarlo se non il martirio di un corpo? Dovremmo avere più rispetto per il corpo di una persona che muore. Mi costa confessarlo, ma io non riuscivo più a entrare nella stanza di mia madre. Per questo non accetto che qualcuno, dagli alti scanni della politica, accusi la famiglia Englaro di essersi voluta liberare di una "scomodità". Pazzesco. Non ha risposto sulla Chiesa. Noi Verdone veniamo da un'educazione cattolica. Siamo devoti, rispettosi. E tuttavia la Chiesa rischia di stare sempre due o tre passi indietro alla società. Lo so, è la sua forza, ma anche la sua debolezza. Vorrà dire o no qualcosa il fatto che le chiese si stiano svuotando? Rimangono i vecchi che sentono arrivare la morte, anche non credenti. Ma i giovani? I trenta-quarantenni? Non dico che il Vaticano debba cambiare opinione su temi delicati sul piano etico, ma vorrei che portasse le ragioni del suo magistero in un modo più confidenziale. Invece arrivano 'sti dogmi affilati come spade! Se pontifichi sempre su tutto, alla fine viene meno la possibilità di replica. Per questo mi sembra interessante quanto ha scritto il cardinal Martini: un uomo che pone dilemmi cruciali con toni diversi, spesso con buon senso, al di là delle sovrastrutture. In lui ho percepito l'invito a vivere la fede in modo più semplice, quasi seguendo un'impronta francescana. C'è voluta la morte di Eluana Englaro perché lei fosse toccato dal dubbio? In verità, i primi dubbi arrivarono con la questione Welby. Lui fece bene a trasformare il proprio corpo in testimonianza, a battersi in prima persona per rivendicare un legittimo diritto. Anche lì il Vaticano sbagliò a non permettere i funerali in chiesa. Il bandito della Magliana sì, perché t'ha dato i soldi, Welby no. Due pesi e due misure. Non dimentichiamo la parabola del povero Galilei. Solo l'altro ieri la Chiesa gli ha dedicato una messa di risarcimento, celebrata da monsignor Ravasi. Bene, ma sono arrivati un po' tardi, no? Allora mi chiedo: dove sta la pietas? Non c'è. Poi, certo: serve una legge rigorosa e scrupolosa. Ma quando c'è una morte cerebrale che dura così tanto, diciassette anni, hai voglia ad attendere il miracolo. Dica la verità: è anche per questo che nel prossimo film, starring Laura Chiatti, ha scelto di far la parte di un prete? No, l'idea nasce prima. Nei miei film mi sono spesso divertito a incarnare dei sacerdoti, ma erano macchiette, sketch. Qui è diverso. In Io, loro e Lara, che inizio a girare ad aprile tra Roma e l'Africa, sarò un prete molto particolare: con dei problemi, visto e raccontato come un uomo normale esposto ai cedimenti. Accade al novanta per cento dei preti. Ma non pensi alla storia d'amore con la bella bionda. Sarebbe troppo banale. Ero stufo di interpretare personaggi borghesi, volevo misurarmi con qualcosa di diverso, una commedia quasi di impianto teatrale. Sarà un Verdone nuovo, niente accenti dialettali. È il box office che ci frega. Ma se non provi a fare qualcosa di diverso, sia pure nel solco della commedia, alla fine passa la voglia di continuare. E la politica? Si sente ancora vicino al Pd? Fatico ad avere riferimento politici. Non mi ritrovo negli schieramenti in campo. Siamo partiti dalla vicenda Englaro: e allora le dico che non m'è piaciuto nessuno. Si respirava un'aria da riunione condominiale. Sento in giro una non-cultura che porta dritta alla cultura dell'intolleranza. Ma con un'avvertenza: se alcuni romeni vengono qui a delinquere, un motivo c'è. Il carcere non è mai una certezza in Italia. Vale per gli stupratori. E pure per chi fa bancarotta fraudolenta. Siamo in Italia: l'indulgenza plenaria non si nega a nessuno. 17/02/2009

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Il fallimento di Walter Veltroni come leader del Partito democratico non può essere spiegato so... (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 18-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Il fallimento di Walter Veltroni come leader del Partito democratico non può essere spiegato solo con i suoi limiti personali e politici, che pure non sono mancati. Sarebbe miope se i dirigenti del Pd pensassero che morto un Papa se ne fa un altro e così la nave va a gonfie vele. Non è così perché il fallimento non si chiama Veltroni ma appunto Partito democratico. Quel Partito di cui il leader dimissionario è stato l'interprete più fedele, e che non poteva essere molto diverso da quello che è stato e che, infatti, Veltroni ha perfettamente incarnato. Un Partito sarebbe una associazione di persone che hanno più o meno le stesse idee sul mondo, e questo il Pd non lo è mai diventato. Perché quelli che lo dirigono, quelli che lo sostengono e quelli che lo votano hanno opinioni molto diverse, spesso anche opposte, su ogni singola questione. Dall'economia al lavoro, dalla giustizia alla bioetica, dalle alleanze fino al tipo di opposizione da fare. Negli scorsi anni, e ancora oggi, ci hanno spiegato che il Pd è nato per unire i riformisti, quindi che si tratta del più grande Partito riformista presente in Europa, un esperimento unico nel suo genere che mette insieme le due grandi culture uscite dal Novecento. Peccato però che queste due grandi culture (insieme alle mille culturine che si sono manifestate via via) abbiano dimostrato la loro incapacità di stare insieme. Un tempo i riformisti si contrapponevano ai rivoluzionari, loro sostenevano un cambiamento graduale e progressivo della società, gli altri la presa del Palazzo d'Inverno, un atto violento che rovesciasse il regime. Ma i rivoluzionari si sono estinti da tempo, mentre i riformisti continuano a chiamarsi così rivendicando un concetto che però suona vuoto, tanto vuoto che ognuno è libero di interpretarlo a modo suo. E' più riformista stare con la Cgil che sciopera o con la Cisl che firma il contratto di Berlusconi? E' più riformista una legge sul testamento biologico come la vuole Ignazio Marino o come la vogliono Rutelli e la Binetti? Chi è il vero riformista, quello che sta con Di Pietro, quello che sta con Casini o quello che riscopre Bertinotti? E in Europa, con quali riformisti finiranno i riformisti del Pd, con i socialisti, con qualcun altro o da soli? La storia del Pd, per quanto breve, è stracolma di esempi che dimostrano come la scelta (che della politica è l'essenza) sia diventata una non scelta. Il famoso «ma anche» di Veltroni non è un suo vezzo ma esattamente una linea: stiamo con gli operai ma anche con i padroni, vogliamo il dialogo con Berlusconi ma anche salvare l'Italia da Berlusconi, siamo alleati di Di Pietro ma anche contro di lui, stiamo con i magistrati ma anche contro di loro, vogliamo costruire il partito del nord ma anche quello del sud... La colpa di tutto questo non è solo dell'ex segretario. Certo, lui ci ha messo la sua natura, il suo essere buonista, diciamo anche troppo ecumenico, amplificando a dismisura questa tendenza a tenere insieme tutto e il contrario di tutto. Ma oggi che lui lascia, sarebbe forse il caso di riflettere su quello che resta. E, soprattutto, se conviene farlo restare. In poche e brutali parole: non sarebbe meglio che le due grandi culture presenti nel Pd, quella laica e socialista da un lato e quella cattolico-democratica dall'altro, si separassero per poi allearsi quando serve, le elezioni politiche e l'eventuale governo del Paese? Dicono di no, dicono che non si può tornare a Ds e Margherita, che sarebbe un fallimento epocale, D'Alema e Veltroni hanno definito quest'ipotesi una «fesseria». Una fesseria di cui però si parla ormai da molti mesi e che quindi tanto fessa non deve essere. E infatti non lo è. Soprattutto guardando il bilancio di questo Partito che doveva essere la grande novità politica del nostro Paese e che invece si è rivelato molto al di sotto della sua scommessa. E non perché l'idea non fosse suggestiva ma proprio perché la pratica non ha funzionato, le idee non si sono accordate, le ambizioni personali hanno prevalso, le incapacità di direzione sono risultate evidenti e l'impossibilità di scegliere è stata la bussola che ha «guidato» il Pd. Forse, chissà, due barche più piccole invece di una grande ma sgangherata, due equipaggi coesi invece di una ciurma ingovernabile, due timonieri che sanno navigare e che magari riescono anche a raccogliere qualche naufrago alla deriva, potrebbero anche riportare il centrosinistra italiano in porto. Ovviamente dopo una lunga e burrascosa traversata.

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Eluana e non solo: il Pd abdica a se stesso se resta ambiguo (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)

Argomenti: Laicita'

IL DAY AFTER NEL PD Eluana e non solo: il Pd abdica a se stesso se resta ambiguo ROBERTO DELLA SETA Campo affollato di paradossi questo che vede l?Italia, la società e la politica italiane, dividersi sul testamento biologico. Con la Chiesa che innalza la bandiera della tecnica difendendo l?idea che un tubo di plastica infilato nello stomaco di un corpo immobile ed esanime da anni sia come mangiare e bere. Con i padri nobili del cattolicesimo politico italiano, da Scalfaro ad Andreotti, che difendono la laicità dello stato e delle leggi, e la sempre più potente setta degli exliberali ed ex-socialisti oggi chierici ? i Pera, i Quagliariello, i Ferrara, i Sacconi ? impegnata a tradurre i precetti vaticani in diritto positivo. Con i ?teodem? del Pd, lo ha ricordato Paolo Gentiloni su questo giornale, che rivendicano per sé libertà di coscienza dentro il partito e forse ? spero di no, ma temo di sì ? si accingono a votare una legge che questa stessa libertà di coscienza negherebbe agli italiani. Perché un dibattito così delicato e importante si svolga nella chiarezza, è bene che il Partito democratico non aggiunga confusione a confusione, non alimenti almeno lui l?equivoco che la discussione in corso stia riproducendo per l?ennesima volta l?antica, consueta dialettica tra cattolici e laici. Il Pd non è l?Italia degli anni ?50 e ?60, dove la Dc da una parte e le sinistre dall?altra mediavano e attutivano le rispettive visioni in materia di laicità nell?interesse superiore della coesione nazionale, in un paese già lacerato da una formidabile contrapposizione ideologica. Noi siamo un partito politico del XXI secolo, nato da meno di due anni e impegnato a darsi un?identità. Un?identità larga e inclusiva ma riconoscibile, distintiva; un?identità che come accade per le forze riformiste, progressiste in tutto il mondo non può non avere tra i propri cardini il rifiuto di ogni parvenza o surrogato di stato etico e l?affermazione della piena libertà personale fino a dove essa non invade la sfera e lo spazio di altre vite, libertà personali. Ciò che siamo chiamati a dire come democratici non è se l?alimentazione e l?idratazione forzata siano o meno compatibili con una vita degna di essere vissuta, o anche di essere chiamata tale: su questo ogni cittadino, ogni persona ha la sua risposta, su questo il nostro come qualsiasi partito dovrebbe tacere. Ciò che dobbiamo dire è se per noi sia giusto che chi lo vuole possa chiedere ?a futura memoria?, per il caso in cui si trovi in condizioni di vita vegetativa permanente e dunque non sia in grado di intendere e di volere né di provvedere a se stesso, che gli vengano sospesi i trattamenti farmacologici e terapeutici che lo tengono in vita; e di decidere se tra tali trattamenti egli consideri anche un sondino naso-gastrico che inocula direttamente nello stomaco sostanze nutritive prodotte allo scopo, e con esse farmaci indispensabili per la loro assimilazione. Sulla difesa intransigente di questa possibilità, di questo diritto, negati nel testo sul testamento biologico proposto dal centrodestra, il Partito democratico non può permettersi e non deve concedersi mediazioni. Naturalmente ogni militante, ogni dirigente ha la piena libertà, anch?essa un diritto, di ?obiettare?: ma in quanto partito dobbiamo parlare con un?unica voce. Su questo punto qualunque tentazione di neutralità, qualunque accenno di ambiguità sarebbe peggio di una scelta sbagliata: vorrebbe dire abdicare a noi stessi.

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Ora via a un confronto laico anche tra noi cattolici del Pd (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)

Argomenti: Laicita'

IL DAY AFTER NEL PD Ora via a un confronto laico anche tra noi cattolici del Pd GIORGIO MERLO La riflessione di Chiara Geloni su ruolo, significato e presenza dei cattolici democratici nella drammatica vicenda umana ? e purtroppo politica, religiosa e legislativa ? legata al caso Englaro non può passare sotto silenzio. Le domande poste con la consueta lucidità meritano una risposta non solo per gloriarsi di una tradizione culturale e politica ma anche per capire sino in fondo che cosa significa oggi continuare a far politica «in quanto cristiani ». E questa vicenda, per i risvolti che ha assunto, interpella direttamente i cattolici impegnati in politica, a partire proprio da quei cattolici democratici che non possono e non devono essere omologati a chi continua ad avere un approccio clericale o banalmente confessionale. Innanzitutto i cattolici impegnati in politica devono sempre ribadire con forza la propria autonomia, la propria libera assunzione di responsabilità e, al contempo la fedeltà all?insegnamento della Chiesa. Una fedeltà che in politica non si traduce nella sudditanza o nell?esecuzione di ordini ma, com?è ovvio, in una continua e incessante mediazione che resta il presupposto indispensabile per evitare una strisciante deriva integralistica. La vicenda Englaro, forse all?insaputa dei suoi stessi protagonisti, ha confermato che nel nostro paese ci sono settori della destra che continuano ad avere un rapporto con le gerarchie ecclesiastiche, e con la Chiesa in generale, di natura sostanzialmente ?contrattuale?. Un soggetto, la Chiesa appunto, da individuare come una ?potenza amica? con cui si possono e si devono trattare valori, posizioni e progetti. Dalla scuola alla vita, dall?Iva per gli immobili al testamento biologico. Il tutto all?insegna di un confronto tra ?potenze? che si rispettano,, dove si possono trarre vantaggi materiali ed elettorali. No, non è questa la nostra concezione. La tradizione cattolico democratica esula da questa antica e volgare prassi proprio perché attribuisce alla presenza pubblica dei credenti un ruolo non riducibile a un banale prolungamento religioso. Un ruolo che può essere anche impopolare e difficile ma sempre ispirato da un corretto rapporto con la gerarchia, salvaguardando il principio conciliare della laicità dell?azione politica. In secondo luogo questa vicenda ha nuovamente riproposto la cosiddetta ?identità plurale? del Partito democratico. Già lo sapevamo da tempo che sui temi a rilevanza etica ci sono nel Partito democratico, come in molte altre forze politiche, valutazioni e approcci culturali diversi che portano a soluzioni legislative diverse. Il nodo politico, e qui tutto laico, è quello di istituzionalizzare una ?coabitazione? culturale che non faccia gridare allo scandalo ogniqualvolta si registrano posizioni divaricate all?interno del partito. E questo non per sottolineare che nel Pd, come nella politica italiana, continua ad aleggiare una ?questione cattolica? storicamente irrisolta, ma semplicemente per ribadire che senza questo pubblico riconoscimento difficilmente un esperimento politico come il nostro può avere una navigazione tranquilla e costruttiva. Non servono, sotto questo aspetto, atti di forza o volontà di egemonia. La linea prevalente del partito non può trasformarsi in una rigida disciplina di partito. Del resto, con il tramonto dei cosiddetti partiti identitari, è del tutto naturale che esista un pluralismo culturale all?interno di grandi partiti post ideologici qual è appunto il Partito democratico. E il dissenso interno, non quello riconducibile al peso delle tessere o agli organigrammi di potere, non può essere vissuto come un fastidio da tollerare o un accidente da azzerare al più presto. Capisco che in un partito una corrente culturale maggioritaria è portata quasi naturalmente a marginalizzare voci dissenzienti. Ma, in questo caso e sulla concreta gestione politica di questi temi, si gioca anche la stessa sopravvivenza di un partito plurale come il Pd. E la cultura dei cattolici democratici, su questo versante, può avere un ruolo decisivo nella costruzione di un soggetto plurale che non prevede e non tollera un partito con un azionista culturale di maggioranza ma individua nel pluralismo interno la ragione stessa della sua sopravvivenza e del suo ruolo politico nella società italiana. E in ultimo, ma non per ordine di importanza, c?è la necessità concreta che anche nell?area cattolica italiana decollino un confronto e un approfondimento politico che stentano sempre di più a crescere e a svilupparsi. Se non matura una forte e spiccata consapevolezza politica all?interno del laicato cattolico italiano, per chi si trova in prima linea le stesse munizioni da mettere in campo rischiano di trasformarsi in semplici adattamenti o, peggio ancora, in ordini da eseguire. Certo, è un tema questo che esula dal dibattito politico e dalla stessa dialettica all?interno dei singoli partiti sul capitolo sempre spinoso del rapporto tra fede e politica. Ma senza questo ?ritorno? alla politica del laicato cattolico il rischio di una progressiva confessionalizzazione della politica stessa è molto più concreto di quel che possa apparire. E, specularmente, il crescere di una spinta laicista che rischia nuovamente di far partire l?eterna disputa tra laici e cattolici. Ecco perché la riflessione di Chiara Geloni sull?attualità del cattolicesimo democratico non è destinata a fermarsi alla contingenza ma investe la stessa prospettiva della politica italiana e, nello specifico, il destino politico e culturale del Partito democratico.

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Berlusconi brandisce il "caso" Cappellacci (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA ON-LINE" del 18-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Berlusconi brandisce il ?caso? Cappellacci Primi contraccolpi del voto della Sardegna: nel centrodestra è tutto sul conto di Berlusconi. FRANCESCO LO SARDO Non è stata un?idea propriamente geniale candidarlo, facendo restare col fiato sospeso e in bilico tra sconfitta e vittoria ? all?ora in cui Europa va in stampa ? un centrodestra che invece, stando ai sondaggi nazionali, dovrebbe avere il vento in poppa rispetto ad un Pd in difficoltà. Ma quella di Berlusconi in Sardegna è stata, fin dall?inizio, un?altra partita. Si dice da tempo che la candidatura di Ugo Cappellacci, prima ancora che studiata per vincere contro l?avversario Renato Soru, abbia avuto un?altra genesi nella testa del Cavaliere: sarebbe cioè maturata prevalentemente come una scelta mirata riaffermare il suo potere assoluto di decidere da monarca in un momento difficile almeno nelle faccende del ?suo? Pdl, come una sorta di rivincita per tutti i bocconi amari che il premier è stato ed è costretto a mandare giù dalla Lega di Bossi. Non un solo sondaggio, checchè ne dica Berlusconi, gli aveva mai suggerito di puntare su Cappellacci, ma lui l?ha scelto lo stesso. Per puntiglio: contro i notabili locali di Forza Italia anzitutto. E come lezione a futura memoria per i nuovi ospiti del Pdl, quelli di An. Ma ieri fino a ora di cena, mentre gli toccava aprire il portone di casa ad Arcore per ricevere Bossi, la Moratti, Formigoni e La Russa litiganti tra loro sul nome dell?amministratore delegato e sui soldi di Expo 2015, nessuno dei suoi dalla Sardegna era ancora in grado di dirgli se l?azzardo giocato con la carta Cappellacci fosse stato premiato o bocciato dagli elettori. Segno che quella che aveva pensato come una passeggiata nella ?sua? Sardegna, era assai più insidiosa, nonostante il premier abbia trascorso ben cinque weekend di fila nell?isola, in lungo e in largo, a sgolarsi per il protégée Ugo Cappellacci. In questa tornata elettorale, si può ben dire che il premier ha voluto strafare. Tanto per cominciare ha invaso i telegiornali per due mesi, anche approfittando del mancato varo di norme in applicazione della par condicio in assenza di una commissione di Vigilanza Rai operativa. Dopo di che ha oscurato Cappellacci per l?intera durata della campagna elettorale con la sua presenza: fino a prendere di petto sul piano personale, lui che veste i panni istituzionali di presidente del consiglio, il governatore e candidato Soru, che da Berlusconi è stato insultato e svillaneggiato per settimane. Sul versante interno, nel Pdl, dando l?impressione di considerare le elezioni sarde alla stregua delle comunali di Arcore, Berlusconi ha umiliato tutto il notabilato forzista locale, quello cattolico e quello massonico, ha trattato da valvassini quelli di An e dell?Udc e ha tutti ha imposto come candidato quell?Ugo figliolo di Giuseppe, che fu il suo commercialista nei ruggenti anni ?80 sardi. In molti, man mano uscivano i dati di un testa a testa, ridevano sotto i baffi nel Pdl: in prima fila proprio quei forzisti cui Berlusconi ha prima imposto Cappellacci come coordinatore regionale al posto del medico, laico ed ex pri Massidda (colpevole di essersi detto favorevole alle primarie) e poi come candidato governatore. Un atto di prepotenza, col quale Berlusconi ha fatto fuori con un tratto di penna, oltre al leader locale di An Mariano Delogu, anche due potenziali ottimi candidati governatori di Forza Italia: il sindaco di Cagliari Emilio Floris, sponsorizzato da Beppe Pisanu, e il capogruppo regionale forzista Giorgio La Spisa, ciellino, sostenuto da Formigoni. Tutti azzerati per far posto a Cappellacci, portato in palma di mano da Romano Comincioli, ex compagno di scuola di Berlusconi e manager di Publitalia, primo proconsole del Cavaliere in Sardegna alla nascita di Forza Italia. Un?altra illuminante storia berlusconiana: che la dice lunga sul futuro del Pdl partito unico .

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<Pagherò la scommessa: pellegrino ad Arcore> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 18-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 42 del 2009-02-18 pagina 8 «Pagherò la scommessa: pellegrino ad Arcore» di Roberto Scafuri RomaPresidente Beppe Pisanu, un'impresa bella e faticosa... «Le fatiche si dimenticano facilmente con un risultato del genere». Scusi, parlavo della sua scommessa: «Se vince Cappellacci non vado a Lourdes, ma ad Arcore». «Ah! Ma quella è stata una battuta scherzosa scambiata con il presidente Berlusconi prima dell'inizio della campagna elettorale... La paura era che avessimo osato troppo nel proporre un candidato sconosciuto a gran parte dell'elettorato: il divario in termini di notorietà tra Soru e Cappellacci era di 60 punti. Poi lui è uscito bene, resistendo agli attacchi e dimostrando buona tempra politica». Resta un miracolo. «L'impegno iniziale di Berlusconi tendeva proprio a trarre Cappellacci dall'anonimato politico. Sono il primo a gioirne, dopo aver battuto pancia a terra la Sardegna, da solo e assieme a Berlusconi». Sì, ma Re Mida è lui. «Ovvio. Il successo personale di Berlusconi è innegabile». Chi poteva dubitarne? «Eh sì, ci ha abituato...». Diavolo d'un Cavaliere. «È uno di quegli uomini del quale in Usa dicono: think positive. Pensa positivo: questa la qualità maggiore. Il suo ottimismo, a prima vista talvolta irrazionale, alla fine contagia tutti e trova sbocchi positivi». E ora, il giro ad Arcore. «Assolutamente». Sarà una festa, va allertato il cuoco. «Menù rigorosamente sardo: malloreddos e porceddu». Ha già sentito Berlusconi? «Appena la vittoria è stata sicura. "Comunque noi vecchietti ce la caviamo sempre piuttosto bene", gli ho detto...». Non avrà gradito il «vecchietto». «Ci conosciamo da tanti anni, la pensiamo allo stesso modo. Ci piace scherzare». Come spiega il tonfo del Pd? «Chi come me ha girato in lungo e largo la Sardegna s'è reso conto della contestazione massiccia nei confronti di Soru e del Pd. Ma le dimensioni della vittoria sorprendono». Ha contato di più il trend nazionale o l'antipatia di Soru? «Ha contato sia l'operato del governo, sia la delusione nei confronti del Pd. Gli elettori hanno condannato la disinvoltura di Soru nel volere un regolamento di conti interno attraverso le elezioni anticipate...». Doveva sfidare Berlusconi anche in campo nazionale, come leader pidì. «Una contrapposizione apparsa, in campo regionale, ancora meno plausibile che in quello nazionale». Voleva portare guerra ad Arcore, Re Silvio gliel'ha fatta in casa propria. «Il paradosso è stato che i leader del Pd venivano a parlare di un antiberlusconismo stantio, e Berlusconi ha portato fatti e risposte concrete». Lo stesso non si può dire di Soru. «Anche l'ostentazione di sardità non era attendibile: s'è dimostrato sardo più di panni che di sostanza. E il Pd ha sbagliato a dare peso nazionale alla sfida: ora ne subisce l'effetto boomerang». Il boomerang ha colpito Veltroni. Nei suoi panni, che farebbe? «Non glielo so dire. Ma di fronte alle avversità non si scappa, le si affronta a viso aperto». Anche se sei circondato? «Sì, ma a lui non c'è alternativa». Logorarsi all'infinito non si può. «Sembrerebbe suicida». Che fare, nei panni di D'Alema? «Ho un preciso ricordo, al riguardo: una drammatica riunione della Dc nel '75, dopo una serie di sconfitte. Dal cappello del prestigiatore uscì fuori un signore di nome Zaccagnini, che segnò l'inizio della rinascita dc». Aveva una buona squadra, ne faceva parte pure lei. «Sicuro, ma il merito fu di Aldo Moro che seppe individuare la risorsa e convincere Fanfani a lasciare spontaneamente la segreteria». D'Alema non è Moro. «No. Con tutto il rispetto, non c'è uno che garantisca tutti come Moro. Però possono trovare una soluzione di transizione, se Veltroni va via». Neppure il Pd è la Dc. «Le due culture, cattolica e postcomunista, non si conciliano...». Così restano indecisi a tutto. I cattolici dovrebbero stare con voi. «Non sono d'accordo, il problema di un'apertura alle istanze del mondo laico esiste anche per noi, solo che le affrontiamo senza traumi, in maniera più pragmatica. Ma non bisogna dimenticare che noi abbiamo Berlusconi, una forza unificante». Capace di tenere assieme lei e Lega. «E nessuno mi ha impedito di dire ciò che penso, perché con questo approccio non hai bisogno neppure di scatenare polemiche...». Basta senso della misura. «Quella è la mia cultura: De Gasperi diceva di aspettare, perché verrà il momento nel quale le circostanze ti daranno ragione». Così aspetta. «Verrà il momento in cui affronteremo in maniera seria e organica i problema dell'immigrazione, della sicurezza e del federalismo». Con i leghisti non avrà vita facile. «Le osterie padane non mi fanno paura». Si sente un po' solo? «Se uno ha fiducia nelle proprie idee, non resta mai solo. E se sono buone, alla fine si impongono». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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intercettazioni, il csm boccia la legge napolitano nomina grossi all'alta corte - liana milella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 18-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 11 - Interni Appello di Fnsi e Fieg al capo dello Stato: "Pietra tombale della cronaca giudiziaria" Intercettazioni, il Csm boccia la legge Napolitano nomina Grossi all´Alta corte Mancino: "Viene messa in serio pericolo la possibilità di fare le indagini" LIANA MILELLA ROMA - Nel giorno in cui, dopo tre anni di lite sul contratto dei giornalisti, Fnsi e Fieg, federazione della stampa ed editori, firmano un appello congiunto per Napolitano contro la legge sulle intercettazioni, «un´autentica pietra tombale per la cronaca giudiziaria», ecco che il vice presidente del Csm Nicola Mancino fa sentire la sua voce assai critica. Sull´impianto del ddl, sui «gravi indizi di colpevolezza» necessari per autorizzare gli ascolti, sul rigido segreto imposto fino al processo. «Tutto ciò distrugge la possibilità stessa di fare le intercettazioni. La limita fortemente. Mette in serio pericolo le indagini». Durissimo il giudizio sul divieto di pubblicazione: «è eccessivo». E ancora, per chi non avesse ben compreso: «è unilaterale ed eccessivo rispetto all´articolo 21 della Costituzione». Quello che garantisce la libertà di stampa. Poi un interrogativo pubblicamente espresso: «Ma il venir meno del segreto è opera unilaterale del giornalista o c´è chi concorre nella consumazione del reato? E allora perché puniamo con il carcere solo il giornalista?». Mancino chiude il plenum, quattro ore dense di interventi, sul parere della sesta commissione sul ddl Alfano. Un intervento legislativo che provoca «grave pregiudizio alle indagini» e renderà «impossibile investigare e individuare i responsabili di reati gravissimi, dall´omicidio alla violenza sessuale». Che, come dice il togato Mario Fresa, va in netta contro tendenza rispetto agli inasprimenti delle norme sul segreto d´ufficio e sugli stupri («Che servono se si annientano le intercettazioni e non si potranno scoprire i colpevoli?»). La maggioranza è amplissima: sì da Mancino, dai vertici della Cassazione (il primo presidente Vincenzo Carbone e il procuratore generale Vitaliano Esposito), dai togati d´ogni corrente (si astiene Giulio Romano di Magistratura indipendente), dai laici del centrosinistra. Il centrodestra si spacca: votano contro Gianfranco Anedda (An) e il forzista Michele Saponara, s´astiene il centrista Ugo Bergamo. Plenum pieno di analisi. Interrotto solo dalla notizia, che circola subito nella sala Bachelet, della nomina del nuovo giudice della Consulta. Si dicono i consiglieri: «è Paolo Grossi, un giurista puro, cattolico, vicino al Vaticano, uno che neppure per un giorno ha fatto l´avvocato». Alla Consulta avevano già l´identikit di chi prende il posto del presidente Giovanni Maria Flick (in scadenza oggi dopo nove anni di mandato): un giurista "puro", d´alto profilo scientifico, senza esperienze politiche recenti. Paolo Grossi, un curriculum lungo due pagine, insegna storia del diritto medievale e moderno all´università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ma è stato giudice del Tribunale ecclesiastico regionale etrusco e professore onorario della Pontificia universidad catolica del Peru. «Una nomina moderata» commentano al Csm. La parentisi è breve. Quasi tutti intervengono sulle intercettazioni. Per criticare il ddl. Betta Cesqui: «è una misura cautelare della voce, quindi applicabile solo ai colpevoli. Così si sterilizzano le intercettazioni. C´è diffidenza preventiva e pregiudizio contro le toghe». Giuseppe Maria Berruti: «è una legge con lo stesso regime per uno strumento investigativo e per la cattura. Ci sarà una reciproca attrazione». Dino Petralia: «Si riduce la possibilità di cercare i latitanti. Ci sarà una seria e irreversibile crisi dell´attività investigativa». Fiorella Pilato: «Le indagini saranno sottratte al controllo dell´opinione pubblica».

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Con la satira affosso esecutivo, opposizione e potere vaticano (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 19-02-2009)

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DOMANI E SABATO Intervista Daniele Luttazzi «Con la satira affosso esecutivo, opposizione e potere vaticano» TIZIANA PLATZER Chi nel dicembre 2007, alla fine della quinta puntata pensava di avere il tempo di godersi polemiche e provocazioni di un certo peso anche in quella successiva, ci rimase male. Trasmissione interrotta, conduttore senza volume. Succedeva a La 7, per lui già epurato Rai. Da allora a Daniele Luttazzi sono rimasti i teatri, che senza nessun tipo di trascinamento mediatico, riempie ovunque. Ed è sul palco che in questa stagione ha deciso di rimettere in piedi la 6° puntata e altri monologhi mai andati in onda di «Decameron», quel materiale di cui, dopo la sospensione, ai tecnici di studio venne chiesto di cancellare il girato. E si confermano due serate a platea piena anche al Teatro Colosseo, domani e sabato 21 con il comico irremovibile sull'idea che la sua crociata contro il potere politico, il tempo non la ammorbidisce. Ma proprio per niente. Ripropone quei testi lì, gli stessi di due anni fa, a prova della sua veggenza? «Nella terza puntata di "Decameron" feci un intervento su Veltroni, sul fatto che il Pd era un'inevitabile idiozia, perché è facile dirlo oggi. Purtroppo non è un grande merito interpretare con più chiarezza i fatti, più di quanto sappiano fare i politici e i giornalisti. Allora, e oggi, continuo a scrivere monologhi contro il governo Berlusconi, contro un'opposizione fantasma, contro le ingerenze del Vaticano». Dopo il caso Englaro, come traduce nella sua satira la laicità in Italia? «Dico che la cultura laica in Italia esiste ancora, ma non è certo quel che racconta Berlusconi con le sue gazzette. Ciò che pensano i laici non ha modo di trovare espressione. Come c'è tanta gente incazzata, ma non esiste chi lo racconta in Parlamento. I quattro temi fondamentali, che nei miei testi continuo a intrecciare, sono politica, sesso, religione e morte. Una parentesi corposa bisogna aprirla sull'inconsistenza del pensiero di Ratzinger». Secondo un'indagine dell'Università Cattolica, il primo «peccato da confessionale» degli uomini, è la lussuria: che ne pensa? «La religione cattolica continua a identificare il diavolo nel sesso, è un fattore culturale. Devastante. Chi semina gramigna, raccoglie gramigna» Nello spettacolo la parte forte si scaglia contro l'esecutivo? «Me la prendo con ogni ministro, uno per uno. Prima su tutti la Gelmini, uno scandalo quello che sta facendo sulla scuola. Il fatto è che la gente vuole sempre più deresponsabilizzarsi, e allora cerca il condottiero, alla Grillo per intenderci: ma se vuoi fare un comizio politico, non puoi far pagare un biglietto». Lei fa pagare in cambio di satira, per niente leggera: può sostenere che non ci sia mai intento politico? «Chi fa satira non va sul palco a raccontare la verità, Lenny Bruce ha detto "Faccio parte di quel sistema che io stesso attacco". Quindi nessuno può pensare di essere meglio di Berlusconi! Però si può svegliare il pubblico dallo stato di ipnosi in cui si trova. La crisi è grave, il punto di rottura è vicino e sono le condizioni storiche che creano un partito di sinistra, oggi inesistente. Nel momento in cui il lavoro è diventato merce e il fulcro del sistema il licenziamento, di cos'altro dobbiamo prendere atto? Che il modello è lo schiavo cinese?». E' furibondo contro il suo oscuramento tv, ma se dovessero chiuderle la porta i teatri? «In un momento di crisi dello spettacolo come questo, uno come me che i teatri li riempie non dovrebbe avere problemi. Invece ci sono spazi con finanziamenti pubblici che mi rispondono "non ci interessa". Eppure sono i ragazzi che vengono a vedermi, quelli che disperatamente tv e giornali cercano di accaparrarsi ma non sanno dove pescare. Siamo un Paese arretrato, fatto di persone che hanno sempre bisogno del biberon». Info: Teatro Colosseo, domani e sabato, ore 21; biglietti: da e21,50 a e24,50.

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l'italia, la chiesa e una laicità positiva - gianfranco fini (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina 1 - Prima Pagina La lettera L´Italia, la Chiesa e una laicità positiva GIANFRANCO FINI Caro direttore, una singolare casualità della storia ha voluto che la ricorrenza degli ottant´anni del Concordato cada proprio a venticinque anni dalla stipula della revisione del Concordato stesso. Ma, soprattutto, tali ricorrenze cadono in una fase in cui più viva che mai è la questione del rapporto fra il pensiero della Chiesa cattolica e l´azione politica, ed in cui riemergono periodici conflitti tra laici e cattolici impegnati in politica. Per tentare di fare il punto su tale questione, mi sia consentito trarre ispirazione da un concetto pronunciato dal Santo Padre, Giovanni Paolo II, in un momento di alto valore storico e simbolico quale il discorso tenuto nell´Aula di Montecitorio il 14 novembre di sette anni fa. SEGUE A PAGINA 8 POLITI A PAGINA 8

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Passi perduti Serve qualcuno di sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Passi perduti «Serve qualcuno di sinistra» La notizia del giorno domina in Transatlantico. La «Velina rossa» mette in campo l'ex segretario Piero Fassino La tramontana che spazza Roma sembra soffiare anche nel Transatlantico di Montecitorio dove i deputati attendono che il governo ponga un'altra fiducia, la tredicesima dall'inizio della legislatura, questa volta sul decreto "milleproroghe". L'opposizione ha poco fiato per commentare questo altro schiaffo al Parlamento. C'è da fare i conti con l'addio di Walter Veltroni alla segreteria del Pd, motivata con argomenti e sentimenti. I deputati del Partito democratico si sentono, e lo sono, sotto i riflettori. Volti suri, sicuramente preoccupati. Qualche sorriso per cercare di sdrammatizzare una situazione imprevista anche da chi con il segretario che ha lasciato d'accordo lo sono stati poco o mai in questi mesi. In prospettiva c'è l'assemblea costituente convocata per sabato. Fino ad allora sono destinate ad intrecciarsi le ipotesi oltre la strada indicata nel suo discorso finale da Veltroni medesimo. L'orientamento prevalente torna inesorabile nel lessico di un partito che con esso ha dovuto farci i conti nella vicenda appena conclusa sul caso Englaro. Questa volta l'orientamento prevalente è su un reggente, il vice che fu designato. Si susseguono le riunioni, i capannelli. La soluzione a qualcuno va bene in nome della necessità di non creare altre lacerazioni in un partito che alla prova sembra far riemergere le due anime che non ce l'hanno fatta a diventare ancora una sola. Dispute sui rispettivi "tesori", sulle sezioni, sui dipendenti, sulla linea da tenere in particolare sui temi che laici e cattolici da sempre hanno vissuto in modo diverso. I nodi mai risolti. «In quest'aula non c'è più un segretario di partito che venga dalla sinistra», è un'amara considerazione colta al volo. Una battuta? In realtà, a ben vedere, se l'ipotesi Franceschini andrà a compimento, scomparsa nelle urne la sinistra radicale, con Veltroni via, non è che non sia vero. Anche se il ragionamento sul partito nuovo... Ma questa è anche la giornata dei rimpianti. E delle polemiche. Se Veltroni ha fallito perché la responsabilità non devono assumersela anche quelli che con lui hanno lavorato ai vertici in questi mesi? Chi non ha costruito le strutture portanti del partito la cui assenza ora costringe ad un interregno pericoloso date le scadenze elettorali ormai prossime? E il governo ombra decade o resta in campo? Domande di un pomeriggio gelido, e non solo per la temperatura esterna. I Grandi assenti Prodi, il presidente mai sostituito, ha scelto da tempo di tacere. Massimo D'Alema è stato il grande assente all'addio come Rutelli, però impegnato a Bruxelles. Si lavora sulle ipotesi e sulle possibilità che regole molto complicate rendono tutte possibili. L'investitura diretta potrebbe scontrarsi anche con candidature alla segreteria che sabato potrebbero essere messe in campo alla Fiera di Roma. La "Velina rossa" lancia Piero Fassino. Mentre Pierluigi Bersani, che ha mostrato di apprezzare le parole di Veltroni, potrebbe essere un altro candidato ad una segreteria ponte. Per tutti deve valere l'impegno a mettersi comunque in gioco con le primarie in ottobre, senza vantare diritti acquisiti. Ma ci potrebbero essere anche protagonismo imprevisti. Per ora voci. Ipotesi. Confronto che rivela il disagio. Che sembra aver preso anche gli avversari. «Sono preoccupato, ora manca un interlocutore nell'opposizione» dice preoccupato il ministro Calderoli. E Silvio Berlusconi mostra la stessa ansia anche se le parole di Veltroni gli hanno fatta «passare la voglia di chiamarlo». Però «spero di trovare un interlocutore dall'altra parte». Il retroscena MARCELLA CIARNELLI ROMA mciarnelli@unita.it

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renzi: "la sinistra non si fa dividendosi sui temi etici" - pietro jozzelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Firenze Renzi: "La sinistra non si fa dividendosi sui temi etici" "Liti su nascita e morte, io mi occupo della vita in mezzo" L´uomo "nuovo" "Io uso un linguaggio che tutti capiscono e poi decido, amministro" "Incontro tutti i vecchi leader: ma non mollo sui cento punti e i volti nuovi in giunta" PIETRO JOZZELLI (segue dalla prima di cronaca) Lei ha detto che la sua campagna è il modello del nuovo dirigente del Pd. Che cosa vuol dire? Che cos´è il Pd che lei immagina? Non trova che vincere lunedì e vedere le dimissioni del suo segretario-avversario martedì sia già una combinazione molto "fortunata"? «Primo. Io ho amministrato. C´era stato il referendum sull´inceneritore e io ho detto: vado avanti. Veltroni si è dimesso dopo il risultato della Sardegna ma non ha cacciato né Bassolino né la Jervolino. Quanto vale per spiegare il voto sardo aver visto per tre mesi il sudicio di Napoli tutte le sere al tg? Secondo. Non considero Berlusconi come il "nemico". Da quando io voto, cioè dal ´94, Berlusconi è sempre stato presente sulle schede elettorali. Non c´erano né i simboli della Dc né del Pci. Con Berlusconi ho, per così dire, un rapporto più semplice: voglio sfidarlo e batterlo sulle cose concrete. A Tremonti, quando lo incontrai, dissi: sono Matteo Renzi, Pd, quello che ha abbassato le tasse mentre lei non l´ha fatto. Terzo. Anch´io non vengo dalla società civile, nel senso che a 34 anni sono più di dieci che faccio politica. Ma io ho accettato di rischiare la poltrona quando tutti mi dicevano: ma chi te lo fa fare, resta ancora in provincia, hai tempo, perché rischiare? Ho vinto per 150 voti. Non li avessi presi, ora sarei a casa». Oggi (ieri, ndr) lei ha incontrato Cioni, nei giorni scorsi ha parlato con Pistelli, Conti, Ventura, Domenici. Insomma tutta la nomenclatura. Che fa, marcia indietro? «Ho incontrato loro e incontrerò tanti altri. Sono il candidato sindaco del Pd, ricordi. Ma le tre cose che stanno scritte sulla mia fronte quando li incontro sono: se vinco, dieci assessori e tutti nuovi; solo persone competenti; i cento punti del mio programma per i primi cento giorni. Non mollo niente. Ci ho messo la mia faccia su queste cose, non voglio e non posso rinunciare a niente». Insomma, niente Roma? «D´Alema mi ha detto: si parla di te come leader nazionale, attento, quello di cui si parlava prima, Soru, è già stato triturato. Ai dirigenti nazionali dico: abbiate coraggio». Senta Renzi, che cosa vuol dire sinistra per lei? «Qualcosa che non si declina intorno ai temi etici. Siamo stati un anno a parlare di Dico, poi del caso Eluana. Sa come la penso: sto con Napolitano, se staccare o no il sondino è cosa su cui non vorrei mai dover decidere. Ma che cosa ha detto il Pd di sinistra? Qui a Firenze Comune e Regione hanno litigato sulle case popolari: chi hanno votato i cittadini più direttamente interessati? Renzi. Sono andato a dire che fabbriche innovative e meglio finanziate significano lavoro e sicurezza per tutti: chi hanno votato gli operai? Renzi. Ho detto che un aeroporto funzionale e più capace è ricchezza per tutti: e tutti mi hanno votato. Forse si fa prima a dire che cosa non è sinistra: è parlare guardandosi l´ombelico, mentre io parlo un linguaggio che tutti capiscono e sentono proprio. Sinistra uguale pieno di laicismo? Così si dà spazio all´integralismo dell´altra parte, sinistra non è questa o quella definizione di accanimento terapeutico o questo o quel numero di spermatozoi nella procreazione medicalmente assistita. Sinistra è invece ciò che c´è tra l´inizio e la fine della vita. Una coppia, un figlio, due stipendi: dieci anni fa vivevano benino, oggi sono in crisi, come si fa con l´asilo nido? Questa è sinistra. Io ho parlato alla pancia della gente, e la gente "di sinistra" mi ha riconosciuto e mi ha votato. In più io ho ridato una speranza e visto che ho vinto di 150 voti posso dire che ogni mio elettore (più i 500 volontari ai supermercati che facevano propaganda) è l´autore del successo complessivo. Ma a Roma no. Devo conquistare Firenze»

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<I cattolici restinoin politica> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-02-2009)

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«I cattolici restinoin politica» il cardinale ruini bruno viani L'EX presidente dei vescovi italiani, cardinale Camillo Ruini è arrivato ieri sera nella città del suo successore, Angelo Bagnasco, per parlare di laicità e bene comune. Per Ruini, i cattolici non possono tirarsi indietro, al momento delle scelte della politica, quando sono in gioco i temi delicati della bioetica e il bene comune. «Sarebbe strano - dice Ruini - che le grandi religioni non intervenissero al riguardo e non facessero udire la loro voce sulla scena pubblica». Ma dopo le speranze del Concilio Vaticano II («quando è stata inaugurata una nuova stagione dei rapporti tra Chiesa e laicità») i rapporti tra il mondo laico e la Chiesa sembrano essere nuovamente difficili. E i contrasti nascono sui tempi più delicati per il mondo cattolico: a cominciare dalle nuove applicazioni delle biotecnologie «che hanno aperto orizzonti fino ad un recente passato imprevedibili». Ruini si fa così portavoce di un orgoglio dei cattolici. «La loro voce risuona con una forza che pochi avrebbero previsto - incalza - quando una secolarizzazione sempre più radicale era ritenuta il destino inevitabile del mondo contemporaneo o almeno dell'Occidente. Quando sembrava fuori dall'orizzonte quel risveglio, su scala mondiale, delle religioni e del loro ruolo pubblico che è una delle grandi novità degli ultimi decenni». Nel futuro, per l'ex presidente della Cei, è necessario un avvicinamento tra i laici meno radicali e la Chiesa. «È però doveroso aggiungere che non tutti, tra i cattolici, condividono l'apertura a questo genere di laici: non mancano coloro che li vedono con sospetto - a mio parere ingiusto - temendo che strumentalizzino la fede cristiana a fini ideologici e politici. Il motivo principale è che non pochi, sebbene cattolici, non appaiono realmente convinti della necessità di un impegno forte nel campo dell'etica pubblica». Quindi l'intervento di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità Sant'Egidio, già ospite nel pomeriggio in Regione dove aveva ricevuto il Premio regionale per la solidarietà internazionale e la pace e il Sigillo d'argento, massima onorificienza del consiglio regionale. «Stiamo vivendo un lungo inverno, con la crisi economica, nel nostro Paese. Ho molta paura che la pace nelle nostre periferie e nelle nostre città possa essere messa in discussione». 19/02/2009

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ROMA Francesco Rutelli non ha partecipato all'addio pubblico di Veltroni. Ma i personaggi a lui... (sezione: Laici e chierici)

( da "Messaggero, Il" del 19-02-2009)

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Giovedì 19 Febbraio 2009 Chiudi ROMA Francesco Rutelli non ha partecipato all'addio pubblico di Veltroni. Ma i personaggi a lui vicini, da Gentiloni alla Lanzillotta, a Realacci, c'erano e si sono perfino commossi a sentire le parole del segretario. Resta però l'amarezza per quelle dimissioni definite «inopportune e intempestive» perchè rischiano di travolgere l'intero progetto del Pd, sul quale coloro che oggi si dicono «riformisti miti» hanno tanto investito, al punto di sacrificare e la Margherita e la leadership di Rutelli «che è andato a farsi massacrare a Roma». Il rammarico è che Veltroni abbia lasciato senza mettere in conto la gestione della fase di transizione. La scelta del nuovo leader deve dunque rappresentare tutte le anime del partito, che non possono essere ridotte semplicisticamente all'eterno confronto tra laici e cattolici. Più vasta e articolata è l'area cosiddetta moderata. E il suo obiettivo è un equilibrio tra le diverse posizioni. Quindi, è il ragionamento che i rutelliani ripeteranno nella riunione di venerdì sera anche con i 280 delegati di riferimento che arriveranno per l'assemblea nazionale, occorre trovare un segretario che sappia incarnare la sintesi rappresentata finora in modo eccellente da Veltroni. Senza la quale il Pd rischia davvero la dissoluzione. Riflessioni che, sintetizzate, significano che Franceschini può andare bene, purchè gestisca solo la transizione e che l'opzione preferita dai rutelliani è rilanciare il progetto nel tempo, con una larga consultazione per scegliere il leader, nel congresso, o, meglio ancora, con le primarie, prima possibile. Ma questo vuol dire far saltare anche le ipotesi precostituite come quella che vede in campo Bersani e far maturare una scelta «trasversale, non di fazione». C.Ter.

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Follini: colpo di reni Oppure bisognerà fondare un centro modello Kadima (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 19-02-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2009-02-19 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il colloquio L'ex leader dell'Udc: «Casini esca dalla ridotta del partitino» Follini: colpo di reni Oppure bisognerà fondare un centro modello Kadima ROMA — «Dimettersi è un gesto che ha sempre un costo, e un fondo di tristezza. Lo so perché l'ho fatto anch'io. Veltroni ne esce come un galantuomo; lo dico oggi dopo averlo criticato in passato. Scrive Sartre che non esistono vittime innocenti. Dalla crisi del Pd nessuno di noi si può chiamare fuori; ognuno porta sulle spalle un pezzetto della croce della sconfitta. Anche io, nel mio piccolo. Questo per me è momento di autocritica: avverto il dovere di dire a me stesso che nessuno di noi uscirà intero da questa vicenda. Forse neppure il partito stesso». Dice Marco Follini — già capo dei giovani democristiani, poi segretario Udc — che alla sfida del Partito democratico aveva creduto davvero. «Una sfida titanica alle leggi di natura della politica italiana. Una sfida generosa, che era giusto tentare; ma che oggi ci fa trovare tutti in mezzo al guado, per usare un eufemismo. Quando un partito si insedia su un territorio sterminato, che contiene storie, idee, personaggi così diversi, può tenere il territorio solo se ha una guida di ferro, e noi non ce l'avevamo, perché Veltroni non ha il difetto di essere troppo duro; se dispone delle risorse del governo e del potere, e noi siamo all'opposizione; se gode di molta fortuna, e noi non abbiamo avuto nemmeno quella. Al punto in cui siamo, o la difficoltà abissale si traduce un po' magicamente in un colpo di reni, e traiamo una forza inaspettata dal fatto di stare sul ciglio dell'abisso: e allora congresso subito, nuovo leader subito, e — soprattutto — scioglimento subito dei nodi politici, del dilemma identitario: stare con il Pse o fuori dal Pse, con la Cgil o con la Confindustria, con Marino o con la Binetti. Ma è molto complicato che tutto questo accada in pochissimo tempo. Sia chiaro, io ci spero. Ma, se non avviene, il nostro destino rischia di essere già scritto». Follini non pensa a un ritorno al passato. «Indietro non si va. Non torneranno Ds e Margherita; verranno, semmai, un partito neolaburista a sinistra e, al centro, un partito alla Kadima ». Kadima è la nuova forza che ha conquistato la maggioranza relativa nelle ultime due elezioni israeliane. «La mia illusione era che la nostra Kadima fosse il Pd. Lo pensavo come una sorta di Democrazia cristiana: più moderna, più laica, più a sinistra, ma non troppo diversa dalla Dc del dopoguerra. Una "Balena Rosa". Così forse poteva essere; ma così non è stato». E' chiaro che una componente del nuovo partito centrista sarebbero i cattolici dell'ex Margherita, e l'altra l'Udc di Casini. Che però a sua volta non può pensare di restare se stessa: «Se, parafrasando Moro, si tratta di scomporre e ricomporre, per organizzare meglio il campo dell'opposizione a Berlusconi, è ovvio che dobbiamo farlo rinunciando tutti a rendite e comodità — dice Follini —. L'Udc ha beneficiato di alcuni suoi meriti e, paradossalmente, delle scelte di Berlusconi, che cercando di soffocarlo gli ha dato un respiro che forse non aveva. Ora si tratta di trasformare la necessità in una virtù. E per Casini si tratta di uscire dalla ridotta del partitino». La nuova forza avrebbe un problema di leadership. Follini premette: «Ho fatto molti e molti passi indietro, e non ho ambizioni di riguadagnare la prima fila». Altri nomi? «Non si comincia distribuendo le patenti di leader. Non salgo in cattedra; mi interrogo, dopo difficoltà e qualche errore. E dico a tutti quelli che dentro il Pd vedono in questo scenario un tuffo nel passato e lo vorrebbero evitare, che non lo si evita aspettando. Lo si evita se si riesce a fare oggi ciò che non si è fatto ieri in condizioni che parevano più agevoli. Altrimenti, il piano B è quello, e rispetta molto di più le leggi genetiche della politica italiana, che ci eravamo illusi di avere alle spalle e invece abbiamo davanti. Oggi le due metà del Pd si tengono in scacco a vicenda. Questa situazione si sbloccherà comunque, o per un disegno o per le circostanze. Prima è, meglio è. La politica italiana vive una tale accelerazione che di tempo non resta molto». Anche perché nel futuro non lontano Follini vede un pericolo: «Berlusconi non può reggere altri quattro anni di normalità politica e di crisi economica, di logoramento a opera di Bossi e Fini e di impoverimento sociale. Presto tenterà di riaprire una fase "eroica" nel suo rapporto con il Paese, di tornare alla cosa che sa fare meglio: la campagna elettorale, in vista di elezioni anticipate. L'opposizione non può improvvisare una difesa all'ultimo momento. E mi pare che l'opposizione a Berlusconi si organizzi meglio con un'alleanza tra diversi che con un solo partito». "Kadima" non somiglierà troppo, magari anche nel suo vero nome, alla vecchia Dc? «Non mettiamo nomi vecchi a cose avveniristiche. Nel dopoguerra ci sono stati soprattutto due tentativi di interpretare l'Italia: quello della Dc e quello di Berlusconi. Penso che il nostro modo debba essere più simile a quello con cui la Dc organizzò e rappresentò il pluralismo del Paese. Credo che tutte le forze dell'opposizione, tranne secondo me Di Pietro, saranno chiamate un domani a coalizzarsi. Allora cattolici e sinistra saranno destinati a reincontrarsi, attorno a un nuovo federatore da individuare forse prima di quanto pensiamo». Aldo Cazzullo \\ Nessuno di noi uscirà intero da questa vicenda Forse neanche il partito

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Quella Consulta che unisce laici e cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 43 del 2009-02-19 pagina 11 Quella Consulta che unisce laici e cattolici di Redazione A Palazzo Marino la prima assemblea dell'istituto a tutela di libertà e tolleranza L a laicità è un'invenzione del Cristianesimo. Prima che Cristo chiedesse ai suoi discepoli di «dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio», nessuno aveva teorizzato la distinzione tra il potere temporale e la dimensione spirituale. Perciò non dobbiamo sorprenderci se tra i promotori della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni, nata ufficialmente martedì durante una grande assise a Palazzo Marino, troviamo l'associazione cattolica Noi Siamo Chiesa e il Circolo Culturale Protestante, affiancati dall'Associazione Keshet - Vita e Cultura Ebraica. La laicità non si situa all'opposto della fede, né "laico" può essere considerato sinonimo di "ateo" o di "anticlericale": il termine stesso è anzi desunto dalla terminologia ecclesiastica, nella quale indica l'appartenenza al "popolo" (in greco "làos") dei fedeli, distinto dalla compagine dei sacerdoti. Secondo un'efficace definizione formulata da Claudio Magris, la laicità «non è un contenuto filosofico, bensì un abito mentale: è la capacità di discernere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che invece è oggetto di fede e di separare gli ambiti delle diverse competenze, ad esempio quello della Chiesa da quello dello Stato». Il laico è inoltre colui che coltiva «la tolleranza, il dubbio rivolto pure alle proprie certezze, l'autoironia, la demistificazione di tutti gli idoli, anche dei propri, la capacità di credere fortemente in alcuni valori, sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili». La laicità intesa come distinzione tra il piano temporale e quello spirituale, come attitudine critica che diffida di tutti i fondamentalismi, di quello clericale così come di quello positivista e anticlericale, è profondamente radicata nella cultura milanese, persino in quella di matrice cattolica. Esiste una «via ambrosiana alla laicità», che inizia forse con Manzoni e si estende almeno sino agli scritti del cardinale Martini, in cui al cattolico è chiesto di saper affermare quel «primato della libertà di scelta e della coscienza individuale» rivendicato dalla Consulta. Quando Alessandro Manzoni, lo scrittore cattolico per antonomasia, accetta la nomina a Senatore di un Regno d'Italia che è stato proclamato in aperta rottura con il Papato, o addirittura esulta per la conclusione del potere temporale della Chiesa, dimostra di saper laicamente distinguere tra le prerogative della fede e quelle dello stato. Ma anche un'iniziativa come la «Cattedra dei non credenti», istituita nel 1987 a Milano per volontà del cardinale Carlo Maria Martini, in cui i credenti sono invitati a «confrontarsi sinceramente sui grandi temi dell'esistenza e del pensiero» con illustri non credenti, che «salgono in cattedra» per «insegnare il valore dell'inquietudine», si segnala come uno degli esempi più coraggiosi e più fecondi di laicità. La Consulta nasce allo scopo «di monitorare l'attività delle istituzioni milanesi e lombarde, denunciare iniziative in contrasto con i principi di laicità e libertà sanciti dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti Umani, organizzare momenti di formazione e informazione». Tra questi propositi, quello che ci sembra più attuale e più urgente è proprio l'ultimo. Nelle scorse settimane, di tematiche inerenti alla fede e alla laicità si è parlato molto, ma senza essere realmente informati, o tantomeno formati a farlo. Sarebbe bene che tutti gli interlocutori che hanno partecipato e parteciperanno anche in seguito a questo dibattito non dimenticassero che la cultura laica, così come quella religiosa, è innanzitutto cultura. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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E al Pd non resta che ridere: Walter finisce in barzelletta (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

n. 43 del 2009-02-19 pagina 11 E al Pd non resta che ridere: Walter finisce in barzelletta di Massimiliano Lussana Benigni lo schernisce da Sanremo, il Manifesto lo prende in giro È corsa a sdrammatizzare e l'unica analisi seria tocca alla Parietti C'era una volta un leader politico che stava bene indifferentemente sulle poltrone di Porta a Porta e sul palco dell'Ambra Jovinelli. Anzi, stava decisamente meglio sul palco dell'Ambra Jovinelli, con Serena Dandini che lo presentava con lo stesso affetto con cui introduce il trombone della Banda Osiris: «Ed ecco a voi, Walter Veltroni!». A dire il vero, a volte, l'effetto trombone era più netto con Walter che con la Banda Osiris, ma non è questo il momento in cui stare 'a vedè er capello. Quindi, proprio perché l'habitat di Walter è quello, proprio perché il mondo di Walter è quello, proprio perché il contesto di Walter è quello, sono ancor più forti e più feroci le ironie del mondo dei satiri nei confronti di Walter. Quasi una nemesi. Praticamente volatilizzati tutti o quasi i firmatari del «mondo della cultura e dello spettacolo per Veltroni presidente», apparsi alla vigilia delle elezioni (alcuni apparsi letteralmente, nel senso che prima di quel momento non si sapeva nulla sulla loro esistenza nel mondo della cultura e dello spettacolo o anche, semplicemente, nel mondo), comici e autori di satira si sono ricordati improvvisamente di Walter. La vignetta di Vauro sugli africani preoccupati per il prossimo sbarco di Veltroni fra loro («sta a vedere che ce lo ritroviamo per davvero») sulla prima pagina del Manifesto, fa il paio con la Jena della Stampa che sceglie la stessa identica battuta. Segno che Walter ormai non fa più sognare nemmeno i battutisti. Scontato persino nella sconfitta più dura. E poi. E poi ci sono i siti internet che si scatenano. Le catene di e-mail girano a ritmi velocissimi con fotomontaggi di Walter novello Che Guevara o con fotografie del guardaroba di sguardi più ispirato a sua disposizione, con tanto di ringraziamenti ironici a titoli cubitali: «Walter, grazie di tutto». Alcune di quelle mail arrivano addirittura da iscritti o da sezioni del Pd e sono la cartina di tornasole di un malessere profondo nella pancia del partito. Sui social network del Partito democratico (oltre 300mila contatti e 250 richieste di accesso al secondo per Youdem.tv, che paradossalmente sfonda per la prima volta), protetti dai nickname più svariati, i militanti si sfogano a botte di «finalmente!», «era ora!», «Walter era inadeguato» e «non mi dispiace nemmeno un po'», anche se non manca chi si dice dispiaciuto. E un viaggio nelle sezioni porta agli stessi risultati. Per quel che può contare e con tutto il poco valore scientifico e il molto valore empirico, ieri ho fatto un giro fra gli iscritti al Pd a Genova, città rossa per eccellenza, e si oscillava fra la delusione, la rassegnazione, l'impotenza e la rabbia. Passioni positive non pervenute. Pure i vip si dividono fra irriducibili di un veltronismo ormai impresentabile e l'anelito a una catarsi generale della sinistra. Per un Carlo Verdone che si rifiuta di dare il calcio dell'asino ed è quasi l'ultimo giapponese del veltronismo, assestato su un fronte che nemmeno più Goffredo Bettini presidia («Walter è un uomo pieno di passioni capitato nel Paese sbagliato e nel momento sbagliato, inadatto a fare a spallate e a spintoni»), c'è un'Alba Parietti che spara a zero contro «l'ottusità narcisistica ed autoreferenziale che non ha portato nulla e che ho sentito anche oggi. Pure Veltroni fa parte di quella sinistra salottiera che critica». Ecco, se Alba Parietti firma l'analisi più lucida, forse c'è da preoccuparsi per gli analisti di partito e di area. Dove sono finiti quelli che su Repubblica ci spiegavano un giorno sì e l'altro pure che il berlusconismo era in crisi e che l'Onda, il laicismo e il giustizialismo avrebbero salvato la sinistra e l'Italia? Dove sono i maestrini dalla penna rossa? Meglio, molto meglio, affidarsi alla satira. Almeno lì devono far ridere per professione. E allora Vauro, e allora la Jena e allora Crozza-Walter («solo oggi ho capito cosa dovevo fare per il partito. Solo oggi ho capito che dovevo togliermi dai coglioni») e allora il Roberto Benigni dell'Ariston: «Walter, ti do lo slogan per la prossima campagna elettorale: "Rialzati Walter". Che vuoi che sia la Sardegna? Ci sono Montecristo, Stromboli, le Eolie...». Si ride, indubitabilmente si ride. Anche se le battute più divertenti sono sempre quelle di umorismo involontario. Walter che, alla vigilia dell'apertura delle urne profetizzava, prima di scomparire: «Berlusconi sparirà dopo i comizi». E un comunicato di ieri del Pd brianzolo che informava che, causa dimissioni del segretario, «la visita del governo ombra a Monza è annullata». Ai confini della realtà. Forse già un filo oltre. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Comunque vada a finire, il progetto di nuova laicità mai trionferà (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

19 febbraio 2009 Ma il Pd era una boiata?/4 Comunque vada a finire, il progetto di nuova laicità mai trionferà Che fine farà il Partito democratico senza Veltroni Solo un anno fa, incontrando a Roma la “componente cattolica” del Pd – già allora, e di per sé, riottosa e divisa in sottocorrenti – Walter Veltroni aveva provato, sfoderando De Gasperi, a “cercare una via di mezzo fra quelle che possono essere le aspirazioni di principio e le possibilità di azione”. Evitando le buche più dure aveva coraggiosamente, o forse disperatamente, o forse soltanto utopisticamente provato a seguire il solco tracciato da Barack Obama: “Dire che uomini e donne non dovrebbero far confluire la loro morale personale, la loro fede, nel dibattito pubblico, è un assurdo pratico”. Per chi veniva dalla tradizione comunista, un bel passo. Comunque vada a finire. E anche per i cattolici che avevano buttato il cuore oltre l?ostacolo e aderito al nuovo partito, una bella scommessa. Per molti, se non per tutti, era l?ambizione di un profilo alto, diverso da tutte le tradizioni precedenti del cattolicesimo politico, quale si potrebbe riassumere in queste parole dello storico Paolo Prodi in un intervento pubblicato sull?ultimo numero del Regno: “Se vogliamo incidere nella costruzione del nuovo mondo che sta nascendo, dobbiamo dimostrare che il cristiano in quanto tale può essere più laico di qualunque altro uomo, nella misura in cui non ha nessun ?idolo? a cui fare riferimento… Più siamo cristiani più siamo laici, e non viceversa”. Ora le dimissioni di Veltroni, oltre a drammatizzare la situazione politica, rischiano di svuotare definitivamente di contenuto quel progetto ambizioso ed equilibristico di “nuova laicità”. O quel che ne resta. Perché in realtà qualcosa non aveva funzionato anche prima, fin quasi da subito. Alle radici simboliche del Pd sta la sfida che i cattolici adulti di Romano Prodi portarono alle gerarchie ecclesiali sulla questione dei Dico (“sono una buona locomotiva su un buon binario” li difendeva Rosy Bindi dalle critiche provenienti dalla chiesa). Il punto importante, ora, non è chi abbia poi vinto quella partita, ma riflettere sul fatto che fu giocata, sfruttando un margine di manovra politico che Prodi e i suoi ritenevano di poter avere e in futuro rafforzare. Vero o presunto che fosse. Esattamente come un anno dopo la componente “ulivista” che entrava nel Pd poteva permettersi di rinunciare alle posizioni identitarie (“allargare il perimetro del Pd verso una prospettiva plurale ma non identitaria”, “non organizzare una corrente cattolica nel Pd” erano i mantra della Bindi) e anzi di criticare aspramente le posizioni troppo sensibili alle tesi cattoliche, come quelle dell?opusdeina Paola Binetti su temi come aborto e testamento biologico, che iniziavano a montare. Oggi quella prospettiva ha perso mordente e pezzi per strada, quasi naturalmente, anche se non certo a favore della Binetti. Il caso Englaro è stato un chiaro spartiacque. Il gruppo (ex-post-neo) teodem, Enrico Letta, Beppe Fioroni, Pierluigi Castagnetti nonché Francesco Rutelli hanno votato il decreto a favore di Eluana. Senza alcuna paura di esibire una posizione identitaria. Anzi, secondo un gustoso retroscena di Francesco Verderami, durante un summit prima di quel voto cruciale, Beppe Fioroni era sbottato durante l?intervento di Rosy Bindi: “Parla, parla. Vai avanti così che ci rimani solo tu a portare la bandiera dei cattolici nel Pd dopo le europee”. E Rutelli aveva commentato la sua posizione: “Dimostro che c?è spazio anche per i cattolici”, lamentando che “appena provi a esprimere una tesi, c?è chi dà una lettura caricaturale del rapporto tra i cattolici e la chiesa. Come fossimo teleguidati dai cardinali”. Subito dopo sono venuti gli stop a Ignazio Marino sulll?idea del referendum sul testamento biologico. Quasi naturalmente, si direbbe, su tutti quei temi su cui non era arginabile la questione identitaria è tornata a imporsi. La questione cattolica del Pd c?è, devastante. Ora Matteo Renzi ha vinto le primarie di Firenze. Ma è evidente che non le ha vinte in quanto cattolico, ma in quanto trentenne. Leggi gli articoli di Francesco Cundari - Annalena Benini - Christian Rocca di Maurizio Crippa

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Se c'è un'attività in cui la gente di sinistra riesce bene è la mortificazi... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

Se c'è un'attività in cui la gente di sinistra riesce bene è la mortificazione collettiva. Si critica, ci si critica, si dichiara che davvero, che mai avremmo pensato, detto, creduto, mai, neppure negli incubi, neppure da piccoli, neppure negli anni peggiori... C'è sempre una goccia che fa traboccare l'ipotetico nostro interno vaso. Questa volta è stato il risultato delle elezioni in Sardegna, la goccia. E alla goccia sono seguite le dimissioni di Walter. Lo chiamo per nome perché lo conosco e perché simpatizzo con lui in questo momento difficile. Lo so che lo sport nazionale è accanirsi su chi prende uno scivolone e si trova, momentaneamente, a terra, cioè in condizioni di non nuocere. Lo so, ma non mi piace. Quindi mi astengo. E poi, diciamoci la verità: un uomo politico che rassegna le dimissioni, in Italia, è "rara avis". Non si dimettono gli inquisiti, i condannati, gli sputtanati, quelli che nessuno vuole (Villari docet),i noventenni... figuriamoci se si dimettono quelli che pensano di aver fallito, di non essere riusciti a portare a buon fine un'operazione di ingegneria politica non delle più semplici. Bene: Walter l'ha fatto e a lui va tutto il nostro rispetto. Detto questo, e ridotta al minimo la fase della mortificazione, sarebbe utile ripensare tutto quanto. Per esempio: siamo sicuri che la fusione fra certi cattolici oggettivamente allineati con la destra e gli eredi di una visione del mondo laica e comunista sia possibile? E, ove possibile, che sia desiderabile? È meglio andare avanti per tigna o, umilmente, tornare indietro? Da 16 mesi noi, elettori fedeli e disponibili a tutto, veniamo presi a calci nella coscienza politica, costretti a digerire ondeggiamenti e patteggiamenti, pur di tenere in piedi un partito neonato e già incurabile: non si potrebbe smettere e chiedersi, tanto per fare una domanda di sinistra: «Che fare»? www.lidiaravera.it

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emma mancini Non è il giorno peggiore Abbiamo visto lo scempio su Eluana, l'umili... (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

emma mancini Non è il giorno peggiore Abbiamo visto lo scempio su Eluana, l'umiliazione del parlamento con raffiche di decreti, l'attacco alla Costituzione. È anche il giorno in cui il presidente del consiglio beffa la giustizia grazie al lodo. Ma è veramente colpa di un Partito e di chi lo ha guidato che l'Italia è sotto scacco? Ma quanti soldi hanno in mano i berlusconini nati come funghi nelle università, nei circoli ricreativi? Cambiamo il segretario, i vertici, ma torniamo tra la gente, nelle campagne, nei paesi, dove le sezioni del Pd non fanno alcuna attività. Parlo per esperienza personale, sono un'abruzzese che ha fatto per 9 anni l'assessore e mi sono dimessa nel 2006 per stimolare un rinnovamento. Sapete cosa è successo? Nulla, è arrivato un assessore esterno di dubbia appartenenza che si è dileguato appena ha avuto un posto fisso. zegna Perdere per vincere Smettiamola di essere sotto il giogo del consenso: essere liberi di perdere per poter finalmente un giorno vincere. E per farlo, bisogna fare cose non impossibili e non complicate, con modi e risposte semplici e chiare. Liberarsi e ribellarsi alla logica del potere, alla sua corruzione e alla sua protezione. Liberarsi dell'abbraccio mortale di poteri sporchi, di visioni affaristiche e avere poi il coraggio di denunciarlo. Attaccare chi vorrebbe il partito sottomesso e schiavo di poteri che non rispecchiano quel che la gente pensa e di cui ha bisogno. Sbattere fuori chi rappresenta l'ipocrisia, la falsità, la divisione. Forse non è complicato. Basterà che a volerlo sia una persona che se ne freghi di tutto, eccetto dei cittadini e del popolo e di cosa sia meglio per loro. oversixty E se tornasse Prodi? Ho inveito: andatevene tutti. Perché abbiamo visto poca laicità e molta incertezza, perché le persone di sinistra sono ancorate a valori che il Pd ha dimostrato non ritenere importanti. Contro una richiesta di tipo giovanilista (un giovane alla guida del Pd) io ho una proposta di tipo "antico". Propongo che sia nominato commissario straordinario del Pd con pieni poteri quel Romano Prodi cattolico ma laico, democristiano ma temuto a destra e rispettato a sinistra, che abbia saputo sconfiggere Berlusconi per ben due volte. Secondo me la destra sarebbe terrorizzata. Benny Ci vuole un partito nuovo Ma nuovo in tutti i sensi. Purtroppo il progetto Pd è "partito" male. Ci vogliono donne e uomini nuovi e soprattutto una leadership forte e con idee chiare. Primarie vere e un segretario che sia solo questo e non che sia automaticamente il candidato premier designato. Lia e Simona Barberini L'arroganza di La Russa Ammirate, sodali e solidali per come, direttore, hai fronteggiato l'ottusa arroganza del macho La Russa. Sì, affermiamolo forte e sentiamolo profondamente: almeno rispetto a loro siamo un'altra cosa. Disgraziatamente il becero La Russa & C. ha plagiato la maggioranza di questa neoplebe petroliniana che è diventata l'Italia. Ma se il Pd vuol essere qualcosa, dalle tue parole deve partire - quelle che hai detto con serena forza a Ballarò, quelle che ripeti oggi. Condividiamo. tahani6 Oggi mi manca la speranza Sento pena nel vedere come si sfascia la sinistra, mi sento impotente e mi sembra che si ragioni al contrario, invece di diventare più forti e coerenti. Possibile non ci sia in Italia qualcuno che ci rappresenti e tenga testa a tutte quelle scorie che ci sono al governo. Siamo soli. Oggi mi manca un po' di speranza, scusatemi. jenny Perdere non è un dramma Un partito laico non fa un dramma per delle elezioni perse, nè per le dimissioni di un segretario. Il percorso per recedere dal berlusconismo è un compito generazionale. Di sconfitte ne subiremo ancora qualsiasi segretario o politica avremo perché il paese è corrotto nel profondo. Grazie Veltroni, per quello che hai fatto e per quello che farai e andiamo avanti. tbtoni Ossessionati dal voto La mia idea è che finché saremo ossessionati dal risultato elettorale e dal computo dei seggi non potremo elaborare una nostra strategia chiara. È la lezione della sconfitta sarda. L'esperimento sardo di Soru è una cosa seria, ma i tempi non sono maturi, l'elettorato ha dimostrato che non è ancora pronto per individuare il bene comune (non ha saputo capire lo scempio che se ne farà della propria isola) ciò non toglie che questa dovrà essere la nostra strada. Non sarà un processo in tempi brevi ma solo lavorando con un obiettivo preciso, libero da schemi di potere, con idee chiare, non ambigue, liberandoci dalla paura del consenso a tutti i costi, solo così i forse nostri figli potranno godere i frutti di questo nostro lavoro. Agli sconfitti di oggi voglio gridare «Fortza paris». Cettina Impietriti Così ci sentiamo. Impietriti e impauriti. E mentre noi siamo così la destra è sempre più organizzata e forte. Ci serve un partito che faccia la differenza, che non scelga cose di destra, che ascolti la base dei suoi elettori. Bisogna toccare il fondo per risalire. La sinistra o si unisce o questo paese sprofonderà nell'abisso.

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Ma i massoni hanno perso (sezione: Laici e chierici)

( da "Foglio, Il" del 19-02-2009)

Argomenti: Laicita'

19 febbraio 2009 Anticipazione dal Foglio di venerdì 20 febbraio Ma i massoni hanno perso Dino Boffo, direttore di Avvenire, ci racconta la sua lunga campagna culturale in difesa della carità e della Englaro dalla guerra laicista per una nuova Porta Pia. E si dice ottimista Dino Boffo, il direttore di Avvenire, non ha mai avuto la percezione di muoversi controcorrente, nelle settimane nelle quali combatteva per salvare la vita di Eluana Englaro: “Non mi ci sono sentito certamente rispetto al senso comune, all?umore popolare, mentre naturalmente è ben diverso il discorso rispetto all?intellighenzia laica e alla pubblicistica corrente”. Boffo racconta al Foglio il senso di molti mesi di battaglia, la cui parte finale è stata semplicemente la più concitata e dolorosa, ma che aveva alle spalle un lavoro costante, condiviso in modo convinto da tutta la redazione del quotidiano dei vescovi: “Fin dall?estate scorsa, quando ormai si andava profilando il tipo di iniziativa che si sarebbe svolta nei mesi successivi in nome di Eluana, avevamo individuato una compatta strategia di un gruppo di professionisti, di competenze diverse, che affiancavano Beppino Englaro. Una strategia dove i radicali, a differenza del caso di Piergiorgio Welby, erano i principali portabandiera ma non gli attori e gli ispiratori principali. Ricordo di aver detto ripetutamente, in riunione di redazione, che se quella strategia fosse andata avanti, ci saremmo trovati – come è poi accaduto – a vivere in diretta un?agonia di giorni e giorni, con l?Italia stretta in una morsa angosciosa”. Non era difficile, prosegue Boffo, “immaginare questo tipo di situazione. Già allora, e parlo della scorsa estate, mi sembrava di capire che avremmo dovuto remare controvento, controcorrente, rispetto a tutta una pubblicistica schierata altrimenti, a parte pochissime eccezioni. La sensazione che ho sempre avuto ben chiara – salvo i momenti importantissimi in cui ho sentito il Foglio vogare dalla stessa parte, e al di là delle ultime settimane, nelle quali si è schierato il Giornale, con alcuni servizi e interventi fondamentali – è quella di essere stati beatamente soli”. Una solitudine che Boffo ha sentito “fin nelle ossa, è inutile negarlo. Ma devo anche dire, con il cuore in mano, che in questa vicenda ho davvero sentito la chiesa come il popolo della vita. L?ho sentito, direi, molto più che nella battaglia sulla legge 40 e ancor più che in occasione della polemica sui Dico e della preparazione del Family day”. Boffo dice che c?è stato “uno spontaneo acconsentire, attorno alle ragioni del perché Eluana dovesse vivere, che mi ha molto confortato e ha dato forza e determinazione al nostro lavoro”. La situazione era segnata fin dall?inizio “da sondaggi terrificanti. Ne ricordo uno di Renato Mannheimer, che dava al settanta per cento la posizione contraria alla nostra. Ricordo anche di aver detto alle persone con le quali discuto di solito di queste cose, che potevamo farcela soltanto se fossimo riusciti a portare gli italiani a comprendere qual era la vera posta in gioco”. Da quel momento le forze del giornale si sono concentrate su questo, perché “non avevo e non ho dubbi, su quale sia il sentire della gente comune, di quella gente che ?fa popolo? in Italia, e che è ancora oggi schierata dalle parti della vita e molto, ma molto perplessa tutte le volte che ingegneri e sperimentatori vari vanno a mettere le loro manacce in quel tesoro insondabile” che qualcuno ha chiamato “eccezione italiana”. Un?eccezione, prosegue Boffo, “che aveva bisogno, per emergere anche in questo caso, di qualcuno che scoprisse i giochi. E? questo il nostro merito, se merito c?è stato. Ma dall?altra parte le cose sono state condotte con una tale superbia, e immaginando di avere in pugno l?Italia, che a un certo punto in tanti hanno dovuto prendere atto della loro cantonata”. Il direttore di Avvenire ricorda “le parole di Marco Pannella, pronunciate nel corso della consueta conversazione radiofonica domenicale su Radio radicale, il giorno prima della morte di Eluana. Quelle parole non si possono dimenticare, perché di fatto Pannella ammetteva di aver perso. Diceva che l?Italia non era con loro, con chi chiedeva di far morire Eluana. Diceva, insomma, che era stato fatto affidamento su un?Italia che nella realtà non c?è”. Ricordiamo, per i lettori del Foglio, che Pannella, in quell?intervento, aveva sostenuto che, per come si stavano mettendo le cose, non conveniva più andare fino in fondo al protocollo di morte per Eluana, perché la battaglia fondamentale poteva risultarne gravemente pregiudicata: per Beppino Englaro – sempre secondo Pannella – sarebbe quindi stato meglio fermarsi, altrimenti in pochi giorni si rischiava di far approvare una legge che avrebbe impedito di sospendere alimentazione e idratazione nelle dichiarazioni anticipate di trattamento. E? successo, dice Dino Boffo, “che tirava un?aria diversa, che i nuovi sondaggi raccontavano di un paese spaccato a metà. E, immaginando i numeri reali che dovevano esserci dietro a quei sondaggi, un uomo come Marco Pannella, politico navigatissimo ma notoriamente non abituato a contenere schiettezza e irruenza, si è sfogato e ha dovuto ammettere, con Emma Bonino che gli è andata dietro il giorno dopo: l?Italia non è con noi. Chi aveva pensato a un paese che digerisse senza fiatare la morte di Eluana si era sbagliato”. Il ruolo del giornale dei vescovi, assunto senza timidezze, è stato allora quello di “ribattere colpo su colpo alle menzogne, agli alibi, alle manipolazioni” che dovevano far passare quella morte come “naturale”: “Siamo stati l?altra campana, ed è stato faticoso, perché – sottolinea Boffo con calore – avevamo di fronte un?opera intelligentissima di dissimulazione, di cui il professor Defanti, il neurologo di Eluana, si è dimostrato maestro insuperabile. Pensiamo alla sua intervista uscita il giorno in cui Eluana sarebbe morta (è quella, pubblicata sul Corriere della Sera, nella quale Defanti parlava della buona salute di Eluana e spiegava che la donna non aveva mai avuto bisogno nemmeno di un antibiotico in diciassette anni, ndr)”. Era dunque necessario raccontare l?entourage di Beppino Englaro, “scoprire i personaggi, spiegare che non erano semplici professionisti di alto livello arruolati dal padre. No, erano semmai loro gli arruolatori del padre, che si erano prima sincerati della capacità di resistenza di quell?uomo addolorato e determinato (e che rispettiamo, perché non sappiamo che cosa può avvenire quando ci si trova nella sua situazione). Una volta avuta la certezza della ?tenuta? di Beppino Englaro, quei personaggi si sono messi a suo servizio conducendo in realtà la loro battaglia”. Una battaglia, prosegue Boffo, “nella quale hanno trovato a Udine dei meravigliosi alleati. Una cupola di indole massonica, che ha messo in campo una solidarietà formidabile, cementata in modo trasversale, capace di superare qualsiasi appartenenza politica, di categoria, di professione”. Tra i personaggi che hanno fatto corona al padre di Eluana, Boffo trova che “in fondo il più sincero sia stato il bioeticista Maurizio Mori. Lo ha detto chiaramente: la vicenda Englaro doveva essere, per l?Italia, un?altra Porta Pia. E allora è stato scelto un caso, che aveva le caratteristiche giuste, anche familiari. Quel caso è stato costruito con scienza, allo scopo di dimostrare che non è vero che la vita è indisponibile, che non è vero che la vita è sacra”. Questa era, ed è, la posta in gioco, oltre alla vita per sempre perduta di Eluana Englaro. Una volta capito questo, non c?è stata scelta, per il compassato direttore di Avvenire, un veneto schivo che tutti descrivono come ostinatamente restio a comparire in prima fila (“Non vado in televisione e nemmeno alla radio. Preferisco sparire, far parlare il giornale”, dice al Foglio Boffo. Che pure dirige, oltre all?Avvenire, la rete televisiva e la radio della Cei, Sat2000 e Blusat2000). L?unica scelta possibile, di fronte alla dichiarazione di guerra all?idea dell?indisponibilità della vita, fatta sul corpo e sulla vita concreta di una persona, “è stata quella di infrangere lucidamente una caratteristica strutturale di Avvenire, che è un giornale di equilibrio e di misura, dedicando pagine su pagine alla vicenda di Eluana. L?ho dovuto fare, quando ho capito che il progetto era anche quello di buttare dalla rupe Tarpea, insieme con la vita di Eluana, anche la testimonianza delle suore Misericordine. E? bastato sentir dire all?anestesista di Udine, che aveva appena preso in consegna Eluana, quello che tutti ricordiamo sulle condizioni della donna durante il viaggio”. Cera “la volontà di addossare alle suore la responsabilità di una situazione che non era certamente quella di Eluana finché era rimasta affidata alle loro cure. Abbiamo dovuto raccontare la verità, le cose che nessuno avrebbe mai potuto smentire”. Boffo accetta la sfida di chi ha minacciato querele e denunce: “Lo facciano, e vedremo se Avvenire ha detto cose false. Abbiamo verificato qualsiasi notizia fino allo spasimo. Non ho mai voluto fare del sensazionalismo. Io e la mia redazione abbiamo voluto mettere in pagina tutto ciò che serviva a salvare la vita di Eluana e la testimonianza esemplare delle sue suore”. Attaccare quella testimonianza era indispensabile, da parte dei volenterosi teorizzatori della morte necessaria di Eluana, “perché il nichilismo non sopporta la bontà. E quelle suore sono un monumento alla bontà, alla dedizione più leale, pura, generosa, senza nessun tornaconto. Quando ho capito che si stava buttando nella spazzatura anche questo, perché la versione menzognera da far valere era quella delle condizioni di Eluana già disastrose al momento in cui era uscita dalla clinica di Lecco, il mio giornale non ha potuto far altro che assumersi il compito di raccontare la verità”. Compito difficile, quando ogni due per tre “ci trovavamo di fronte a giornalisti che in tv sciattamente ripetevano la sciocchezza delle ?macchine da staccare?. E? stata già titanica l?impresa di far capire che macchine da staccare non ce ne erano mai state”. Farsi capire, raccontare la posta in gioco, spiegare contro ogni semplificazione che equivaleva a un avallo, più o meno innocente, più o meno inconsapevole, di una sentenza di morte. Ma è vero o no, come ha scritto sull?Osservatore romano la storica Lucetta Scaraffia a novembre, che stavolta la voce cattolica non è mancata ma non è stata capace di farsi ascoltare, di trovare le giuste parole per spiegare e spiegarsi? Tanto che, ha scritto Scaraffia, “questa volta sembra che la voce del pensiero cattolico sia stata poco ascoltata, come se le ragioni che portava a favore della vita di Eluana non fossero abbastanza convincenti”? Dino Boffo non è d?accordo con questa interpretazione: “Credo invece che quel popolo che nessuno interroga veramente abbia capito perfettamente quello che stava succedendo, e alla fine lo ha dimostrato. La chiesa e i cattolici hanno parlato senza equivoci, è semmai questo che viene loro rimproverato come indebita ingerenza. Parliamoci chiaramente: se una religione, una religione di popolo come la nostra, non si interessa della vita e della morte, di che cosa altro mai si dovrebbe interessare? Non stiamo parlando del sistema elettorale delle elezioni provinciali. Stiamo parlando della vita e della morte. Se la religione maggioritaria di un popolo non dice una parola quando sono in gioco la vita e la morte, non ha più titolo morale per esserci”. Avvenire non si è tirato indietro, dice Boffo, “e comunque il popolo ha capito. Anche la chiesa, a mio giudizio, è stata compatta e convergente attorno alla necessità di testimoniare in Eluana l?amore alla vita”. E? vero, “ci sono state due voci discordanti di vescovi: due su quattrocento. Una percentuale assolutamente sopportabile, molto inferiore rispetto ad altri momenti di svolta. Ma le corrispondenze che arrivavano in redazione ci raccontavano di una miriade di iniziative dei vescovi, piccoli e grandi segni che da tutte le diocesi manifestavano una partecipazione fortissima alla vicenda di Eluana”. Ogni giorno bisogna scegliere la strada da percorrere con il proprio giornale, aggiunge Boffo, e “ogni giorno lo si fa, ad Avvenire, sapendo di avere addosso gli occhi dell?opinione pubblica, e di dover gestire un patrimonio di credibilità senza paragoni, come è quello della chiesa, che farebbe tremare le gambe a chiunque. Devo dire però che sono stati di immensa forza e di enorme significato gli interventi di Papa Benedetto XVI. Nei quali mai è stata direttamente nominata Eluana, ma che (legandosi provvidenzialmente alla giornata della sofferenza del malato, da sempre celebrata l?11 febbraio) hanno fatto capire la vicinanza del Pontefice al popolo della vita. Leggendo e rileggendo quelle parole, non ho avuto dubbi sulla direzione da seguire”. Non è stato possibile impedire che si arrivasse alla morte di Eluana Englaro. Dino Boffo e il suo giornale si sentono sconfitti? “No, non mi sento sconfitto. Non lo dico perché ritenga umiliante ammettere una sconfitta. Ho sofferto davvero per quello che accadeva a Eluana. La sentivo mia sorella, pur non avendola mai vista, e sono tuttora molto addolorato per la sua fine. Ma c?è un lascito che, sono convinto, rimarrà presente in tutti noi. Quella vicenda ha fatto capire agli italiani – in qualche caso anche ai più ubriachi di indifferenza e di futilità – qual era la vera posta in gioco, come dicevo all?inizio. E? stato un dono di Eluana, e il dono successivo sarà quello di arrivare a una legge nitida, che faccia tesoro della sua esperienza per impedire che accada di nuovo. Credo che oggi ci voglia un gran coraggio a sostenere che acqua e cibo sono terapie, e che possiamo toglierli a chi non è in grado di provvedere a se stesso”. In questo senso, conclude il direttore di Avvenire, “la rivoluzione antropologica da qualcuno brillantemente studiata a tavolino non è riuscita. Non sono stati sovvertiti i codici della civiltà, nonostante la formidabile strategia messa in atto e nonostante le minacce che sono arrivate anche a noi. Le abbiamo registrate, le abbiamo attentamente ascoltate. Poi abbiamo detto, tutti insieme, con la mia magnifica redazione, fatta di persone appassionate della vita, che scattano senza nemmeno bisogno di chiederglielo: benissimo, abbiamo detto, si va avanti”. di Nicoletta Tiliacos

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