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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Laici e chierici"

L'Udc non ha l'esclusiva ( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i politici cattolici devono misurarsi laicamente con questi richiami e nessuno può pensare o, peggio ancora, rivendicare il monopolio esclusivo della rappresentanza dei cattolici in politica. Le dichiarazioni un po affrettate e non del tutto disinteressate del direttore di Avvenire nei giorni scorsi sul partito di Casini sono state indirettamente ridimensionate dopo l'

Hillebrand, Spd: <Dopo la Terza via una "nuova storia" per i progressisti> ( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea di Walter Veltroni di candidare insieme operai e imprenditori, cattolici e laici? Può disorientare l'elettorato tradizionalista? Seguo solo indirettamente la politica italiana, e quindi preferisco non sbilanciarmi. Tuttavia avere nello stesso contenitore opinioni differenti non è un problema. È finita l'era del pensare-perblocchi.

Anche il San Giuseppe rischia di non avviare il ginnasio ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: associazione laica che la gestisce ha trovato, con l'aiuto della Circoscrizione 8, una sede in via Bidone 33, nell'ex liceo del Conservatorio. Ma per un istituto d'ispirazione cattolica che riesce a mantenere la sua fisionomia, un altro non ce la fa. Martedì il preside del liceo europeo "Mazzantini" e della media "Principessa Clotidle"

Via libera alla sala per i funerali con rito civile ( da "Secolo XIX, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ingresso principale e vicino ai campi delle confessioni non cattoliche, di un "tempio laico" dove svolgere i riti funebri non religiosi. "Un luogo, protetto dalle intemperie - precisa Veardo, cattolico, ex Margherita - dove chi non vuole un funerale religioso può ricevere comunque l'estremo saluto di parenti e amici magari recitando un'orazione".

Donne e fede, lo statuto bipartisan - stefano rossi ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Statuto bipartisan Il 7 aprile, giorno di Pontida, sarà "Festa lombarda". Oggi il voto Pdl e Pd in sintonia ma Sarfatti si smarca "Lesa la laicità delle istituzioni" STEFANO ROSSI La regione supera lo scoglio della tutela della vita in rapporto alla legge sull'aborto e istituisce la "sua" festa, trova un punto di sintesi sulle pari opportunità e boccia la riduzione dei consiglieri.

Squadra di 12, calearo in pista la bonino alle comunicazioni - goffredo de marchis ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Umberto Veronesi è già stato al ministero della Sanità e ha delle chance di tornarci. Per compensare la presenza di un super-laico come l'oncologo, al loft si studia il profilo di un cattolico di peso. Anche se la Chiesa, dopo le dichiarazioni di Bagnasco, ha fatto capire di non aver bisogno di particolari garanzie dal Pd.

Cattolici in corsa a fianco di Rutelli ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sempre con autorevoli interlocutori laici, ma con la possibilità, per i cattolici, di essere visibili e di avere una loro dignità". La lista civica "Roma per Rutelli " ospiterà quindi anche cattolici impegnati, come Consuelo Battistelli, non vedente, responsabile dell'accessibilità per l'Ibm, insieme a tanti altri, ad attori come Francesco Siciliano e jazzisti come Lino Patruno.

In Sicilia suore e preti difendono Cuffaro ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: un laico. Come Maria Rita Ribaudo, alla guida del "Buon Pastore ": "Se Casini fa bene non lo so. Ma se la Chiesa intende dare qualche lezione a qualcuno lo chiami e gliela faccia". In linea con Suor Giuliana, stessa struttura piena di ultimi: " Famiglia Cristiana è libera di scrivere quel che vuole, ma Casini è pure libero di candidare chi vuole"

<Nel mirino di Zapatero l'intesa tra cattolici integralisti e popolari> ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico. La Spagna è un Paese cattolico, ma libero. Non vive come la Chiesa predica, vietando i rapporti sessuali prematrimoniali o l'uso dei preservativi. Sono direttive insostenibili nel tempo". Nonostante l'indifferenza ostentata in questi giorni da José Luis RodrÍguez Zapatero, i socialisti seguono con interesse le manovre in casa avversaria e sono convinti che almeno due battaglie

Le donne del Papa ( da "Riformista, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ambasciatore Antonio Zanardi Landi ha convocato un ottantina di donne, religiose e laiche, che lavorano in Vaticano e che hanno posti di rilievo nel mondo dell'associazionismo cattolico. Un incontro inedito e che, come dice Zanardi Landi al Riformista, "ha riscosso parecchio interesse in Vaticano". Un tema "particolarmente sentito anche nelle istituzioni italiane.

Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Internet fa bene ai giornali ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Pera: <L'aborto è omicidio Difendo l'Europa cristiana> ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lei forse non lo ricorda, ma a inventarla non sono stato io, ma il colonnello Gheddafi". L'hanno definita, con Ferrara, un "ateo devoto". "Sono solo uno dei tanti laici che ha risposto all'appello del cardinale Ratzinger alle minoranze creative. L'ho fatto perché è in gioco la nostra identità e la nostra civiltà cristiana".

L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Ma la Germania si sta italianizzando? ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,

Il beato Marvelli un laico cattolico ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'esposizione, dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946), modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.

Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,


Articoli

L'Udc non ha l'esclusiva (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

GIORGIO MERLO L'intervento del cardinale Bagnasco all'assemblea dei vescovi ha cancellato le polemiche e le strumentalizzazioni alimentate in queste ultime settimane sulla presunta invadenza della Chiesa nella politica italiana. Che il dibattito sul ruolo dei cattolici in politica sia antico, ma sempre attuale, è fuor di dubbio. Come, del resto, è sempre attuale il capitolo della presunta "interferenza" della Chiesa nelle vicende politiche italiane. Ma l'intervento del presidente della Cei ha dissipato questi dubbi restituendo la politica alla sua autonomia e alla sua progettualità. È sufficiente osservare con attenzione i temi sollecitati dal cardinale alla politica per rendersi conto che la Chiesa non interferisce nelle vicende proprie del temporale, ma richiama tutti a risolvere problemi che caratterizzano la nostra società contemporanea e che sono in cima all'agenda parlamentare: dall'aumento dei salari minimi alla difesa del potere d'acquisto delle pensioni, dall'emergenza abitativa alla maggiore sicurezza nei posti di lavoro allo stesso miglioramento delle infrastrutture per i pendolari. Insomma, problemi e argomenti che non sono di parte ma che rappresentano i nodi veri del vivere civile e che vanno affrontati e risolti a prescindere dallo schieramento vincente. E, sul versante valoriale, la Chiesa non si limita a fare vaghe dichiarazioni ma ribadisce i punti irrinunciabili riconducibili alla dottrina cristiana. Non intravedo in questo atteggiamento nessuna "invasione" di campo né alcun tentativo teso a condizionare o, peggio ancora, a dettare l'agenda politica italiana. Il vibrato appello alla difesa della vita e della famiglia non può essere grossolanamente scambiato come un'ipoteca confessionale ma, semmai, è un monito autorevole ma rispettoso delle scelte che il legislatore è chiamato a fare. Come, del resto, non si può banalizzare il monito ad uscire dall' "individualismo" e dal "pensare egoisticamente a se stessi e alla propria categoria" dimenticando tutti gli altri. La politica, insomma, deve saper recuperare uno spessore etico e una dimensione culturale per non ridursi ad una gestione eccessivamente "politicizzata". Insomma, i politici cattolici devono misurarsi laicamente con questi richiami e nessuno può pensare o, peggio ancora, rivendicare il monopolio esclusivo della rappresentanza dei cattolici in politica. Le dichiarazioni un po' affrettate e non del tutto disinteressate del direttore di Avvenire nei giorni scorsi sul partito di Casini sono state indirettamente ridimensionate dopo l'intervento del card. Bagnasco all'assemblea dei vescovi. Del resto, è grottesca la tesi dell'Unione di centro di rappresentare l'eccellenza della presenza politica dei cattolici. Il tramonto definitivo dell'unità politica dei cattolici da un lato e il superamento definitivo del collateralismo dall'altro hanno già, di fatto, cancellato i goffi tentativi di tutti coloro che pensano di essere i depositari esclusivi della tradizione del cattolicesimo politico italiano. Il reale, e non virtuale, pluralismo dei cattolici in tutte le formazioni politiche, come ci dicono tutte le analisi dei vari sondaggisti, confermano che nessuno può rivendicare oggi una primogenitura del tutto innaturale. Se penso, ad esempio, alle liste del Partito democratico non posso non registrare che la presenza culturale e politica di candidati di provenienza cattolica è significativa e consistente. Come, del resto, in tutte le altre formazioni questo mondo variegato e pluralista segna la sua presenza. Alla luce di questa banale considerazione, come è possibile che qualcuno possa ancora rivendicare ridicoli primati frutto di una concezione un po' arcaica e un po' furbesca nella capacità di rappresentare con maggior coerenza i valori cristiani nell'agone politico? Semmai, i politici, dice il cardinale, sono chiamati a "dare l'esempio" e quindi non ergersi ad interpreti esclusivi di una tradizione che è disseminata ormai in tutti gli schieramenti politici. E questo aspetto è decisivo anche per riaffermare un altro principio: e cioè, non serve nell'Italia di oggi rialzare steccati ideologici od etici dando fiato ai tentativi ? deboli ma pur sempre presenti nel sottosuolo della cultura politica nostrana ? di contrapporre maldestramente il fronte laico con quello cattolico. Se esistono partiti e formazioni che lavorano per centrare questo obiettivo rischiano di coltivare un fine che contrasta con lo stesso richiamo della Chiesa che, non a caso, invoca il perseguimento del bene comune e non interessi di parte. Insomma, dalla Chiesa arriva un messaggio autorevole, coerente ed esigente. Tocca ai cattolici che si riconoscono in quell'insegnamento richiamarsi laicamente nella propria attività politica e legislativa. E questo senza goffe primogeniture e senza atteggiarsi a ridicoli interpreti e difensori esclusivi della millenaria tradizione cristiana.

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Hillebrand, Spd: <Dopo la Terza via una "nuova storia" per i progressisti> (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Hillebrand, Spd: "Dopo la Terza via una "nuova storia" per i progressisti" Il direttore dell'uf cio parigino della Friedrich Ebert Foundation commenta i risultati delle elezioni francesi e spagnole. Ed elogia il tentativo del Pd italiano. DANIELE CASTELLANI PERELLI "Un passo a sinistra sulla questione economico-sociale, un passo a destra sull'identità e l'immigrazione". Questa la ricetta che Ernst Hillebrand individua per la sinistra del futuro. Il direttore dell'ufficio parigino della Friedrich Ebert Foundation (il think tank della Spd tedesca) l'ha descritta sull'ultimo numero della rivista britannica Prospect, e in questa intervista la spiega ai lettori italiani, commentando le recenti affermazioni della sinistra europea, in Spagna e Francia: "In Francia è stato punito Sarkozy, mentre a Madrid Zapatero ha saputo mettersi in sintonia con gli umori della Spagna, e per questo è stato premiato. Ma la sua è ancora la vittoria della 'vecchia' Terza via. Alla sinistra europea serve altro, e il laboratorio più interessante ? ammette il franco- tedesco ? è ancora il New Labour". "Il Pd? Veltroni fa bene ? conclude ?. È finita l'era del pensare-per-blocchi. La gente vuole anzitutto soluzioni". Come legge i successi registrati dalla sinistra europea, domenica scorsa, in Francia e Spagna? In Spagna gli elettori hanno voluto premiare la politica economica del governo Zapatero, e contemporaneamente hanno espresso la loro disapprovazione nei confronti di un Partito popolare molto tradizionale, decisamente conservatore. È insomma il risultato dei meriti del governo socialista e dell'arretratezza dell'opposizione. L'affermazione del Partito socialista francese, invece, si spiega da un lato con una tradizione favorevole nel voto municipale, dovuta anche alla buona amministrazione locale della sinistra, e dall'altro con l'insoddisfazione dei cittadini verso il primo bilancio della presidenza Sarkozy. Il capo dell'Eliseo si è inimicato soprattutto l'elettorato tradizionalista di destra, la provincia profonda, che non apprezza lo stile personale di un presidente blingbling, dai modi ostentati. Possiamo dire che l'affermazione in Spagna è dunque più interessante per la sinistra europea? Sì, perché si trattava di un voto nazionale importante, in cui sono state promosse le politiche del governo socialista, il suo progetto per il paese. E cosa ci dice la vittoria di Zapatero? Che i successi economici contano più di tutto, che si portano via tutte le polemiche esplose nei mesi passati sui temi etici? Non ne sono sicuro. Il punto più importante è che il progetto di Zapatero ha saputo mettersi in sintonia con gli umori della Spagna. L'elettorato chiedeva maggiore liberalizzazione, e il governo socialista ha saputo offrirla, nell'economia come nel coinvolgimento delle donne. Il Partito popolare, già sotto Aznar, non aveva dato un'immagine altrettanto moderna di sé. Ed è stato un grande errore, perché ci sono paesi in cui il centrodestra sta riuscendo a fornire, con successo, un'immagine nuova, giovane, come succede in Svezia e Gran Bretagna. Sull'ultimo numero della rivista britannica Prospect lei parla di una "nuova storia" di cui la sinistra ha bisogno. Una storia che non può più riconoscersi con il "progetto tecnocratico centrista" che ha contraddistinto la Terza via blairiana e la Neue Mitte tedesca. Questa nuova narrazione è la stessa adottata da Zapatero? Ne dubito molto. A causa di alcune specificità storiche, il progetto socialista di Zapatero si inscrive ancora all'interno del quadro della Terza via blairiana. Zapatero è un modernizzatore che è stato riconfermato grazie ai successi economici del suo governo, ma anche grazie alla presenza di una opposizione retrograda. Un po' come è successo a Tony Blair nel 2005, quando, davanti a un partito conservatore ancora inadeguato, gli elettori preferirono riconfermare, pur senza entusiasmo, i laburisti. Allora ci parli di questa "nuova storia" cui dovrebbe guardare la sinistra europea. Come dovrebbero rinnovarsi le forze progressiste del vecchio continente? La sinistra dovrebbe prendere atto della nuova realtà sociale europea. È un fatto che la globalizzazione non sta aiutando una parte consistente dei cittadini europei, soprattutto quelli più poveri. Su questo punto bisogna essere onesti, e per questo occorre prestare maggiore attenzione al tema della redistribuzione, compiendo un passo a sinistra sui temi socio-economici. Occorre invece un passo a destra sui temi socio-culturali, riconoscendo che il multiculturalismo ha fallito e che forse l'immigrazione crea problemi ulteriori a una parte della popolazione, che si sente minacciata a casa propria e reagisce in maniera emotiva. In molti paesi, soprattutto quelli nordici, la sinistra è riuscita a strappare alla destra il tema della sicurezza. Anche la Spd e il Ps di Royal hanno cercato di abbandonare l'impostazione secondo cui il criminale è vittima della società. Questa è la "nuova storia" di cui parlo: prendere sul serio le preoccupazioni quotidiane dei cittadini. Cosa pensa del progetto del Pd italiano? La convince l'idea di Walter Veltroni di candidare insieme operai e imprenditori, cattolici e laici? Può disorientare l'elettorato tradizionalista? Seguo solo indirettamente la politica italiana, e quindi preferisco non sbilanciarmi. Tuttavia avere nello stesso contenitore opinioni differenti non è un problema. È finita l'era del pensare-perblocchi. La gente vuole anzitutto soluzioni. Qual è la sinistra che lei trova più interessante, in Europa? Alla fine è sempre il Labour Party britannico. Sono quelli che vantano ancora le riflessioni più dolorose su come si vincono le elezioni, su come essere in sintonia con l'umore della società, su come adattarsi ai cambiamenti sociali. Inoltre vantano una cerchia di think tank molto organizzati, molto utili. Sulle questioni sociali hanno fatto un passo a sinistra dopo averne fatto uno a destra, e sull'immigrazione si sono sintonizzati con gli umori dei cittadini. Ci sono lezioni da trarre anche dal rinnovamento dei democratici americani? Non credo ci siano grandi lezioni da trarre. Hillary Clinton è stata caparbia e tenace, mentre Obama dimostra quanto sia ancora importante una leadership carismatica. Ma non vedo molto altro da studiare, per il centrosinistra europeo.

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Anche il San Giuseppe rischia di non avviare il ginnasio (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Il caso Calo diffuso d'iscrizioni ai licei classici Anche il San Giuseppe rischia di non avviare il ginnasio MARIA TERESA MARTINENGO La crisi dei licei classici, che ha mietuto 4 classi in città e una mezza dozzina in provincia, colpisce anche il "San Giuseppe", una tra le più note scuole cattoliche torinesi. Per la prima volta nella sua ultracentenaria tradizione, il "San Gip" potrebbe non avviare quel corso. "Se a giugno arriveremo almeno a 8 iscritti attiveremo la IV ginnasio, altrimenti no", dice fratel Alfredo Centra, direttore dello storico istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane. "Siamo in attesa, al momento abbiamo 5-6 adesioni. Il bilancio lo faremo a giugno, quando di solito arrivano altre iscrizioni. Con meno di 8 la classe perderebbe la parità e gli studenti dovrebbero dare l'esame di stato altrove". Di crisi dell'istituto fratel Centra - piglio da manager, a Torino da settembre, dopo anni di successi nell'istituto gemello di Catania - non vuole sentire parlare. "È stato varato un piano triennale di investimenti, in primavera si procederà al restauro della facciata. Quest'anno abbiamo inserito nel programma della materna mezz'ora al giorno di inglese, l'anno prossimo un'ora quotidiana si farà alle elementari". E in settembre l'elegante palazzo di via San Francesco da Paola accoglierà anche gli ultimi studenti del "La Salle", l'altro istituto torinese che la congregazione non è però riuscita a salvare per il progressivo ridursi delle iscrizioni ai corsi di istituto tecnico commerciale e per geometri. L'immobile - un intero isolato della Gran Madre, tra le vie Lodovica, Santorre di Santa Rosa, Martiri della Libertà e Moncalvo - è stato venduto e sarà trasformato in abitazioni. Dal complesso del "La Salle" se ne dovrà andare, a fine anno, anche la scuola "Protette di San Giuseppe" (materna convenzionata, elementare e media), che ne affittava una porzione. L'associazione laica che la gestisce ha trovato, con l'aiuto della Circoscrizione 8, una sede in via Bidone 33, nell'ex liceo del Conservatorio. Ma per un istituto d'ispirazione cattolica che riesce a mantenere la sua fisionomia, un altro non ce la fa. Martedì il preside del liceo europeo "Mazzantini" e della media "Principessa Clotidle" (Scuole dell'Arca, suore Domenicane) ha annunciato alle famiglie che con la fine d'anno le scuole si fonderanno con l'istituto "Maria Mazzarello" di via Cumiana delle suore salesiane. "La scuola cattolica sta programmando una concentrazione sul territorio che risponda più razionalmente alle esigenze della situazione scolastica torinese", spiega il professor Aldo Rizza. Tornando in precollina, anche la scuola francese "Jean Giono" (360 allievi, dalla materna al liceo) dall'attuale sede di viale Thovez 11 dovrà trasferirsi. "L'immobile è stato ceduto più volte - spiega Andrea Manenti, presidente del cda della cooperativa che gestisce la scuola con le autorità francesi - ma chi acquista subentra nel contratto di locazione, in corso fino al 2013. In questo momento siamo sereni, ma certo stiamo cercando una nuova sede e, con le autorità francesi, stiamo valutando varie soluzioni". Intanto, l'80% delle famiglie della scuola elementare salesiana "Domenico Savio" di corso Casale ha accettato la proposta di trasferimento presso la media salesiana "Michele Rua". Nei mesi scorsi la scuola era stata al centro di polemiche per la decisione della congregazione di trasferirne l'attività in Barriera di Milano. Suor Maria Cia, presidente regionale delle scuole cattoliche: "I bambini ritroveranno stesso ambiente e stesse maestre. Inoltre, per facilitare le famiglie, è stata messa a disposizione una navetta". Ancora: "Le scuole salesiane in generale mantengono le posizioni e in qualche caso crescono". E il consueto livello di successo mantiene anche l'istituto "Sociale" dei padri Gesuiti. Il preside Antonello Famà: "Abbiamo completato due sezioni di scientifico e una di classico, con un avvio di lista d'attesa".

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Via libera alla sala per i funerali con rito civile (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

DOPO ANNI DI ATTESa Il Comune finanzia la realizzazione del locale nel cimitero di Staglieno: "Il cantiere aprirà entro la fine dell'anno" 13/03/2008 "ENTRO L'ESTATE contiamo di cominciare la costruzione della sala per i riti laici a Staglieno", annuncia l'assessore ai Servizi cimiteriali, Paolo Veardo: "Il progetto è pronto, stiamo solo aspettando il parere della Soprintendenza dopodiché, se l'esito sarà positivo, potremo concludere rapidamente l'iter". "Sicuramente il cantiere aprirà entro l'anno", garantisce, più cauto, l'assessore ai Lavori pubblici Mario Margini: "Ormai siamo entrati nella fase esecutiva e l'opera va realizzata al più presto nel rispetto degli impegni presi col consiglio comunale". La giunta accelera rispetto alla realizzazione, nel cimitero monumentale di Staglieno, accanto all'ingresso principale e vicino ai campi delle confessioni non cattoliche, di un "tempio laico" dove svolgere i riti funebri non religiosi. "Un luogo, protetto dalle intemperie - precisa Veardo, cattolico, ex Margherita - dove chi non vuole un funerale religioso può ricevere comunque l'estremo saluto di parenti e amici magari recitando un'orazione". Con questa formula, la settimana scorsa si sono svolti, appunto a Staglieno, alla presenza di centinaia di persone, i funerali di Fabrizio Cannonero, il portuale della Culmv vittima di un incidente sul lavoro al terminal Sech di Calata Sanità. L'impegno per dotare il cimitero di un sito riservato alle cerimonie non religiose è stato ribadito ieri in risposta a un ordine del giorno presentato dal consigliere Pd, Emanuele Pasero, e approvato a maggioranza. "Non solo esiste il progetto - riprende Margini - ma ci sono anche alcuni privati, tra cui la stessa Socrem (la società di cremazione, ndr) che sarebbero disposti a contribuire alla realizzazione della struttura". Il progetto, realizzato dal Comune e attualmente all'esame della Soprintendenza, prevede vicino all'ingresso principale di Staglieno una costruzione di circa cinquanta metri quadrati con tetto in rame. Unico vincolo: "Dovrà essere in sintonia con le altre strutture architettoniche", dice Veardo. "Per noi è imperativo che l'opera si concretizzi al più presto - aggiunge Margini - perché l'esigenza esiste ormai da tempo ed è espressione di una coscienza laica molto forte. La consideriamo una misura che garantisce i pari diritti tra le persone". "Anche se le richieste per l'uso di questo tipo di strutture sono pochissime - precisa Veardo - è giusto rispettare la volontà del consiglio e soddisfare le esigenze di chi, persone famose e non, desiderano avere un posto dove svolgere i riti non religiosi che non sia il deposito dei feretri a Staglieno. E poi quasi tutte le grandi città hanno un tempio laico". "L'investimento - conclude Veardo - sarà sostenuto dal Comune col sostegno di sponsor istituzionali che abbiamo già contattato". V. G. 13/03/2008.

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Donne e fede, lo statuto bipartisan - stefano rossi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Milano Donne e fede, lo Statuto bipartisan Il 7 aprile, giorno di Pontida, sarà "Festa lombarda". Oggi il voto Pdl e Pd in sintonia ma Sarfatti si smarca "Lesa la laicità delle istituzioni" STEFANO ROSSI La regione supera lo scoglio della tutela della vita in rapporto alla legge sull'aborto e istituisce la "sua" festa, trova un punto di sintesi sulle pari opportunità e boccia la riduzione dei consiglieri. Lo statuto regionale ieri ha fatto un altro passo avanti, anche se non è giunta l'attesa approvazione in prima lettura. Si sono discussi i 127 emendamenti, rinviate a oggi dichiarazioni di voto e voto finale. è passata però l'istituzione di una Festa lombarda voluta dalla Lega. Sarà probabilmente il 7 aprile, ricorrenza del giuramento del 1167 a Pontida, quando nel monastero di San Giacomo i Comuni lombardi strinsero l'alleanza contro Federico Barbarossa. La discussione degli emendamenti va a rilento. La nuova carta fondamentale della Lombardia ha 65 articoli, all'ora di pranzo si discute ancora una modifica allo spinoso articolo 2. Silvia Ferretto, del gruppo misto, tenta infatti di reintrodurre la "tutela della vita a partire dal concepimento" già proposta in commissione da Forza Italia e letta dall'opposizione come un attacco alla legge 194. Anche la maggioranza, però vota contro. Rimane il testo concordato, con il "diritto alla vita in ogni sua fase". Secondo Luciano Pizzetti del Pd "è la dimostrazione che si è raggiunta una mediazione di buon livello, è un testo laico e non sanfedista. è una sciocchezza dire che questo è lo statuto di Formigoni". La frecciata è diretta alla Sinistra Arcobaleno che annuncia l'astensione. Fra le accuse: strapotere della giunta, marginalizzazione del consiglio, deriva confessionale. Mario Agostinelli (Prc) vede uno statuto "che registra i 12 anni di governo formigoniano, sostenendo la sua spinta alla privatizzazione". L'articolo 2 contiene il riconoscimento della chiesa cattolica per la "promozione della dignità umana" e il richiamo alle "tradizioni cristiane": per Riccardo Sarfatti, unico nel Pd, lede la "laicità delle istituzioni pubbliche", perché la dignità umana non si definisce in base all'appartenenza a una religione. Sulle pari opportunità si regge l'articolo 11, con la necessità di "promuovere l'equilibrio di entrambi i generi". Soddisfatta la maggioranza ma anche le donne del Pd: "La Lombardia, unica in Italia, riconosce il principio della democrazia paritaria". Si parla di "riequilibrio" (senza percentuali) fra uomini e donne nelle cariche istituzionali e di governo. Per quelle elettive è istituita la parità di accesso. Passa l'emendamento dei Verdi per promuovere la biodiversità e il rispetto degli animali, non invece la riduzione dei consiglieri da 80 a 60, proposta dall'ex leghista Alessandro Cè. Solo 5 sì contro 55 no. Il dipietrista Stefano Zamponi vorrebbe qualificare la Lombardia come indipendente e attacca la Lega che non lo appoggia: "Si limita all'autonomia regionale". "Lombardia regione autonoma" è in effetti la prima affermazione dello statuto, all'articolo 1, ma non cambia nulla. L'autonomia, intesa come poteri analoghi a quelli delle cinque regioni a statuto speciale, la concede solo lo Stato. Oggi la conclusione della prima lettura, la seconda a maggio, senza più emendamenti. Il testo ora è bloccato, si potrà solo dire sì o no.

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Squadra di 12, calearo in pista la bonino alle comunicazioni - goffredo de marchis (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Il segretario democratico disegna un governo con Bettini, Veronesi e Di Pietro. Nel Veneto anche Zonin e Cacciari Squadra di 12, Calearo in pista la Bonino alle Comunicazioni L'ex pm potrebbe tornare alle Infrastrutture, l'oncologo alla Sanità GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Un solo nome sicuro nell'eventuale squadra di governo di Walter Veltroni e i radicali stavolta non hanno ragione di lamentarsi. Grazie all'accordo firmato con il Partito democratico, si sa già che nell'esecutivo Democratico entrerà Emma Bonino. Non occuperà però un posto minore, un ministero senza portafoglio come quelli verso cui vengono spesso dirottate le donne, destra o sinistra la musica non cambia. Per la leader radicale potrebbe spalancarsi la porta del dicastero delle Comunicazioni, poltrona chiave per i rapporti con Silvio Berlusconi e Mediaset, con la Rai in attesa da anni di una stabilità legislativa. La Bonino alle Comunicazioni sarebbe anche il contrappasso dopo le lotte radicali contro l'oscuramento del sistema d'informazione televisiva nei loro confronti. Se la rimonta andrà a buon fine, i ministri di Veltroni saranno 12. Con una forte presenza femminile, ha promesso il candidato premier. E alcuni nomi saranno resi noti già durante la campagna elettorale. Serviranno a caratterizzare, a dare un profilo ancora più chiaro alla corsa del Partito democratico. Prima del 13 aprile Veltroni farà il nome del ministro veneto che ieri ha promesso al Nord-Est. Con Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica, capolista nella regione, l'impegno, a sentire le dichiarazioni dell'interessato, va oltre l'elezione in Parlamento. Lui corre, sicuro delle assicurazioni ricevute, anche per un dicastero romano. "E Veltroni è abituato a rispettare le promesse", dicono i suoi collaboratori. Ma come questa promessa è stata formulata è un mistero ben conservato. L'ultimo ministro veneto del centrosinistra è stato il giuslavorista Tiziano Treu. Per il prossimo Veltroni ha fornito un identikit vago, che può rispondere alla figura di Calearo, ma un'altra pista porta a Gianni Zonin, amministratore della sua azienda vinicola e presidente della Banca Popolare di Vicenza. L'altro giorno ha incontrato brevemente Veltroni durante il giro del pullman nel Nord Est. Malgrado i contrasti con l'ex sindaco di Roma poi ricomposti, resta rappresentativo di quel mondo, delle sue imprese, dei suoi cittadini Massimo Cacciari, il sindaco di Venezia. E senza uscire dal recinto della politica ha un peso nella regione anche il segretario locale del Pd Paolo Giaretta, una lunga storia radicata nel territorio. Naturalmente, il ministro veneto è destinato a un ufficio con competenze economiche, ad esempio le Attività produttive. Goffredo Bettini, che ha rinunciato al seggio al Senato, sarà sicuramente della partita. Con Prodi gli sarebbe piaciuto conquistare il ministero della Cultura poi finito a Francesco Rutelli. Ma Bettini, con Veltroni a Palazzo Chigi, vorrebbe essere più vicino al premier, nel posto che è stato dei Letta, prima Gianni e poi Enrico, cioè sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel ruolo di cucitore che esercita da anni all'interno del centrosinistra romano. Un ministero toccherà all'Italia dei valori, l'unico partito con cui il Pd ha scelto di allearsi. E senza dubbio Antonio Di Pietro potrebbe continuare il lavoro alle Infrastrutture, mentre sembra impossibile che possa sedersi sulla poltrona di Guardasigilli. Umberto Veronesi è già stato al ministero della Sanità e ha delle chance di tornarci. Per compensare la presenza di un super-laico come l'oncologo, al loft si studia il profilo di un cattolico di peso. Anche se la Chiesa, dopo le dichiarazioni di Bagnasco, ha fatto capire di non aver bisogno di particolari garanzie dal Pd.

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Cattolici in corsa a fianco di Rutelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Per il Campidoglio La vicepresidente di Scienza e Vita: sui valori fronte comune tra fedeli dei due poli Cattolici in corsa a fianco di Rutelli In 15 con la Scaraffia nella lista civica: "Anche Roma affronti i temi bioetici" ROMA - "Fra tante voci che parlano c'è bisogno che venga ascoltata anche la nostra ". E così Lucetta Scaraffia decide di candidarsi nella lista civica di Francesco Rutelli alla riconquista del Comune di Roma, con il preciso compito di rappresentarne l'anima cattolica. Docente di Storia contemporanea, pur avendo un curriculum molto diverso, milita come la senatrice teodem Paola Binetti in Scienza e Vita, associazione dove ricopre la carica di vicepresidente. E la battaglia promessa è simile: "Sarebbe importante affrontare anche a Roma i temi che riguardano la bioetica ". Ma questa tornata elettorale la vede invece contrapposta (anche se si tratta di un'altra campagna, quella delle politiche) a Eugenia Roccella: l'ex radicale approdata, anche lei, tra i cattolici vicini a Scienza e Vita e animatori degli ormai vari Family Day, è infatti candidata nel Pdl di Silvio Berlusconi. Scaraffia promette di svolgere una precisa "missione" nella lista collegata a Rutelli: "I cattolici della Capitale sono conosciuti soprattutto a livello sociale. Ed è giusto che sia così. Ma io cercherò di portare avanti una battaglia soprattutto sul piano culturale. Penso alle discussioni pubbliche, quelle che si potrebbero tenere all'Auditorium, a temi che riguardano la difesa della vita. E non solo: anche ad altri eventi come il 150Ë? anniversario dell'Unità d'Italia. Ovviamente in un contesto pluralista, discutendo sempre con autorevoli interlocutori laici, ma con la possibilità, per i cattolici, di essere visibili e di avere una loro dignità". La lista civica "Roma per Rutelli " ospiterà quindi anche cattolici impegnati, come Consuelo Battistelli, non vedente, responsabile dell'accessibilità per l'Ibm, insieme a tanti altri, ad attori come Francesco Siciliano e jazzisti come Lino Patruno. Ma conferma, di fatto, anche la diaspora dei cattolici tra i vari partiti di destra, di centro e di centrosinistra, in questa tornata elettorale, sia a livello nazionale che a livello locale. Per Lucetta Scaraffia non è comunque un problema, anzi una ricchezza: "è come a Scienza e Vita: so benissimo che fra di noi c'è chi simpatizza per schieramenti anche opposti tra loro. Ma sulla fedeltà ai valori irrinunciabili si continua a fare fronte comune. E sarà sempre così. Non può essere altrimenti ". Roberto Zuccolini Il candidato a primo cittadino Francesco Rutelli è in corsa per la carica di sindaco di Roma. La storica Lucetta Scaraffia si è candidata nella lista civica che lo sostiene nella sfida contro Gianni Alemanno.

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In Sicilia suore e preti difendono Cuffaro (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il caso Tra parroci e monache molti i rilievi al direttore Sciortino: "Casini candida chi vuole" In Sicilia suore e preti difendono Cuffaro Sull'attacco di "Famiglia Cristiana": no alla gogna senza sentenza definitiva DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Dai conventi di Favara e Palma di Montechiaro forse risponderanno a Famiglia Cristiana preparando anche quest'anno minne di vergine e pecorelle pasquali per Cuffaro che ricambia le monache raccomandandole alla Madonna. Certo il rimprovero lanciato contro Casini dal direttore don Antonio Sciortino non sembra scuotere le parrocchie che si mobilitarono invano con le veglie per scongiurare la condanna dell'ex governatore. E adesso, mentre tanti tuonano come quel sacerdote-giornalista nato in provincia di Caltanissetta, altri prelati sono scettici sull'anatema preelettorale contro la candidatura di Cuffaro al Senato. A cominciare da padre Giacomo Ribaudo, un tempo sotto tiro della mafia e in corrispondenza con "don" Buscetta: "Ogni leader di partito è libero di candidare chi vuole. Il problema semmai deve risolverlo l'interessato perché è necessario essere rappresentati da persone integerrime.... ". Un dubbio estraneo al successore di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, don Mario Golesano, da qualcuno criticato per un incarico ("non retribuito") alla Regione: "Non mi piace chi si riempie la bocca parlando di innocenti fino a sentenza definitiva e poi dimostra solo di essere giustizialista. Nemmeno se scrive su Famiglia Cristiana. Io la gogna per Cuffaro non la condivido". Diranno che resiste quella Sicilia in cui si pregava e votava per "'u partitu d'u Signuruzzu ", il partito del Signore, come un tempo i curati di campagna chiamavano la Democrazia siciliana. Le malelingue forse evocheranno i 18 milioni di euro distribuiti l'anno scorso per la ristrutturazione dei luoghi culto, ma dall'"Oasi di Troina", la città costruita da padre Luigi Ferrauto, arriva l'invito a non giudicare: "I cattolici sanno di chi fidarsi e non credo che la direttiva debba venire da Famiglia Cristiana. I vescovi ci lasciano liberi. Alla gogna finii pure io, prosciolto con formula piena su richiesta del pm per una costruzione, una bufala". Su questo rischio sembra porre l'accento un altro prete-manager, padre Vincenzo Sorce, direttore di "Casa Rosetta" a Caltanissetta: "Quello di Famiglia Cristiana sembra un suggerimento partitico. Ma c'è una maturità civile che sa discernere fra etichette e sostanza". Distingueranno davvero fedeli ed elettori? "Mi sono convinto che la gente voterà Cuffaro ", allarga le braccia a Brancaccio Antonio Di Liberto, presidente del Centro Paternostro, un laico. Come Maria Rita Ribaudo, alla guida del "Buon Pastore ": "Se Casini fa bene non lo so. Ma se la Chiesa intende dare qualche lezione a qualcuno lo chiami e gliela faccia". In linea con Suor Giuliana, stessa struttura piena di ultimi: " Famiglia Cristiana è libera di scrivere quel che vuole, ma Casini è pure libero di candidare chi vuole". Non è un coro unanime. Perché all'Albergheria c'è padre Cosimo Scordato che vorrebbe veder candidare "solo persone non chiacchierate" come a Monreale don Vincenzo Noto. Ma i toni critici su don Sciortino contagiano pure uno dei preti antimafia degli anni '80, Antonio Garau: "Dovrebbe prendersela con i vescovi perché noi non educhiamo i cattolici alla dimensione politica, alla coscienza sociale. Facile parlare di Cuffaro e buttare veleno a casa d'altri". Commenti forse utili per il prossimo editoriale di Don Sciortino che un regalo da Cuffaro lo prese, una Madonnina di bronzo donata per i 25 anni di sacerdozio festeggiati due anni fa a Delia. Col governatore ospite d'onore. Felice Cavallaro Don Mario Golesano DonAntonioGarau DonGiacomoRibaudo.

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<Nel mirino di Zapatero l'intesa tra cattolici integralisti e popolari> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE Il caso La responsabile esteri del Psoe risponde al primate di Spagna "Nel mirino di Zapatero l'intesa tra cattolici integralisti e popolari" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Zapatero sciupafamiglie? In un certo senso, sì. Elena Valenciano, segretaria alle relazioni internazionali del partito socialista spagnolo ed europarlamentare, legge le dichiarazioni del primate di Spagna, il cardinale di Toledo Antonio CaÑizares, al Corriere della Sera, e riconosce che effettivamente un matrimonio c'è, nel mirino della riconfermata maggioranza di governo: "L'unione tra la cupola del partito popolare e la cupola integralista della chiesa spagnola. Quello sì, è un accordo che sarebbe bene si rompesse finalmente". Nell'interesse della stessa opposizione, aggiunge: "Mariano Rajoy sa che deve rompere questo rapporto se vuole conquistare il voto di centro. è vero che ha una base importante di elettori, ma non potrà mai vincere senza i voti di quanti rifiutano l'intromissione della gerarchia ecclesiastica nella politica. Il Pp ha bisogno del voto laico. La Spagna è un Paese cattolico, ma libero. Non vive come la Chiesa predica, vietando i rapporti sessuali prematrimoniali o l'uso dei preservativi. Sono direttive insostenibili nel tempo". Nonostante l'indifferenza ostentata in questi giorni da José Luis RodrÍguez Zapatero, i socialisti seguono con interesse le manovre in casa avversaria e sono convinti che almeno due battaglie parallele siano in corso: una all'interno del partito conservatore e una nell' episcopato. "Vedremo come va a finire - non ha fretta Elena Valenciano -. Ma è chiaro che la radio della Conferenza episcopale, Cadena Cope, e i giornali vicini alla destra più determinata non sostengono più Rajoy e pretendono le sue dimissioni. Anche nella cupola ecclesiastica non c'è omogeneità. Il nuovo presidente della Cee, Antonio Maria Rouco Varela, eletto per un solo voto, sembra voler smorzare i toni della polemica con il governo, mentre CaÑizares, con le sue dichiarazioni, va in un'altra direzione ". Modi diversi di manifestare la medesima opposizione alla politica sociale di Zapatero? "Soltanto in Spagna si vedono i vescovi manifestare per le strade. Non si è visto in Italia e nemmeno in Polonia - obietta Elena Valenciano -. La verità è che la legge sull'aborto è la stessa che era in vigore con il governo Aznar, quando la chiesa non protestava, e che l'eutanasia è rimasta illegale in Spagna anche nell'ultima legislatura ". Il cardinale CaÑizares prevede però un ampliamento della legge sull'aborto, nella prossima: si sbaglia? "C'è l'intenzione di migliorare la legge, per aumentare le garanzie e la privacy delle donne. Gli aborti sono quasi impraticabili nella sanità pubblica per l'obiezione di coscienza dei medici, che però intervengono in quella privata". Elena Valenciano non prevede cambiamenti nelle relazioni fra Stato e Chiesa: "Probabilmente sarà sempre Maria Teresa FernÁndez de la Vega a tenere i rapporti con la gerarchia ecclesiastica. E soltanto se i problemi con i vertici della Conferenza Episcopale dovessero peggiorare, chiederemo l'intervento diretto del Vaticano ". Elisabetta Rosaspina Elena Valenciano, responsabile Esteri del Psoe. Sotto, El PaÍs riprende l'intervista del Corriere.

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Le donne del Papa (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 13-03-2008)

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Più donne nei posti di comando del Vaticano è un'idea che coniò tempo addietro Giovanni Paolo II; la riprese Benedetto XVI in un'intervista concessa nel 2006 alle emittenti Bayerischer Rundfunk, Zdf, Deutsche Welle e Radio Vaticana; poi, la scorsa estate, Tarcisio Bertone parlando da Lorenzago di Cadore. Idea messa in pratica da Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano, che nei mesi scorsi ha dato spazio ad Anna Foa, alla giurista Patrizia Clementi, alla femminista non cattolica Eugenia Roccella, alla storica Lucetta Scaraffia. Ma "più quote rosa in Vaticano" non è uno slogan solo per il futuro. Basterebbe, infatti, farsi un giro questo pomeriggio a Villa Borromeo, nella sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, per rendersene conto. Qui l'ambasciatore Antonio Zanardi Landi ha convocato un ottantina di donne, religiose e laiche, che lavorano in Vaticano e che hanno posti di rilievo nel mondo dell'associazionismo cattolico. Un incontro inedito e che, come dice Zanardi Landi al Riformista, "ha riscosso parecchio interesse in Vaticano". Un tema "particolarmente sentito anche nelle istituzioni italiane. Non a caso, infatti, una recente indagine condotta da Federmanager rileva che il 90% dei posti manageriali è occupato da uomini". A Villa Borromeo ci saranno sette donne che lavorano nella segreteria di Stato, la sezione del Vaticano che lavora più a stretto contatto con il Papa. Ci sarà suor Enrica Rosanna, dal 2004 sottosegretario del "ministero" che segue gli Istituti di Vita Consacrata, l'unico ruolo con poteri giurisdizionali della Santa Sede. Poi Ingrid Stampa: quando Ratzinger era cardinale, gli gestiva le faccende di casa e oggi lavora all'interno della Segreteria di Stato. Ha confermato la sua presenza anche Alessandra Borghese, in qualità però di giornalista e di scrittrice cattolica e non, ovviamente, quale capolista al Senato nel Lazio per l'Udc.

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Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

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E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Ultime news Euro record: 1,56 Le Borse a picco Oro e petrolio boomAhmetovic, il pg: "Nessun pentimento"Emma Marcegaglia a capo di ConfindustriaSerbia verso la crisi: sciolto il ParlamentoBerlusconi: "Campagna porta a porta"Irak, trovato morto il vescovo di Mosul rapito Il dolore di Ratzinger: "Disumana violenza" Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Ultime news Euro record: 1,56 Le Borse a picco Oro e petrolio boomAhmetovic, il pg: "Nessun pentimento"Emma Marcegaglia a capo di ConfindustriaSerbia verso la crisi: sciolto il ParlamentoBerlusconi: "Campagna porta a porta"Irak, trovato morto il vescovo di Mosul rapito Il dolore di Ratzinger: "Disumana violenza" Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Internet fa bene ai giornali (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Pera: <L'aborto è omicidio Difendo l'Europa cristiana> (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

N. 62 del 2008-03-13 pagina 5 Pera: "L'aborto è omicidio Difendo l'Europa cristiana" di Luca Telese Il capolista del Pdl al Senato nel Lazio: "Una campagna per i valori. Ferrara dice che la legge 194 è intoccabile? No, è migliorabile" da Roma È un professore, un ex presidente del Senato, il capolista del Popolo della libertà nel Lazio. Eppure Marcello Pera non teme il politicamente scorretto: dice che questa campagna elettorale è un nuovo capitolo della sua battaglia in difesa delle "ragioni cristiane dell'Europa". Non è una candidatura come un'altra? "No. Sento una grande responsabilità sulle spalle, capisco che se mi hanno spostato dalla Toscana a capolista del Lazio un motivo c'è". Stretto fra Storace e Rutelli è una delle regioni più difficili per il Pdl... "Perché è una delle regioni che, se vinta, fa vincere al Senato". Se dovesse spiegare perché si ricandida, e con quale spirito cosa direbbe? "Vuole una sintesi? Mi sento il portatore di una campagna in difesa dei valori, dell'Occidente, dell'identità europea e delle radici cristiane, che, mai come oggi, continuano a essere minacciate". Il pericolo è così grande? "Per aver lanciato questo allarme, sono da anni oggetto di attacchi e aggressioni". Quali attacchi? "C'erano persino degli addetti bastonatori: Angius e Bordon". Lei non teme il politicamente scorretto, vedo. "Combattiamo da anni una recrudescenza di fondamentalismo islamico aggressivo. Non possiamo abbassare la guardia". Cosa la preoccupa di più. "L'invasione del nostro paese che l'Islam mette in atto con l'immigrazione". Invasione è molto. "Eh, eh... lei forse non lo ricorda, ma a inventarla non sono stato io, ma il colonnello Gheddafi". L'hanno definita, con Ferrara, un "ateo devoto". "Sono solo uno dei tanti laici che ha risposto all'appello del cardinale Ratzinger alle minoranze creative. L'ho fatto perché è in gioco la nostra identità e la nostra civiltà cristiana". La legge sull'immigrazione va rivista? "È una buona legge, va applicata con severità. Ma parlo di un problema culturale". Quale? "Chi non ha identità non può integrare nessuno". Su molti temi lei ha opinioni simili alla lista Ferrara... "Dico agli elettori una cosa: per difendere questi valori in Parlamento serve grande determinazione. E una grande forza politica". Vuol dire che Ferrara questa forza non ce l'ha? "Dico che apprezzo la sua battaglia ma senza una massiccia presenza parlamentare non si può incidere sulle grandi questioni etiche". Ferrara ha votato la sua campagna al no all'aborto. "Non credo di essere meno impegnato di lui su questo". Facciamo un test? "Non ho difficoltà a dirle che l'aborto è o-mi-ci-dio. La soppressione di una vita che nessuno può approvare". Persino Ferrara, però, dice che la 194 non si tocca. "Esiste un conflitto fra due valori: la vita e la salute delle madri da una parte e la persona del nascituro dall'altra. La 194 è nata per risolverlo. Perciò può essere migliorata". Come si può fare? "Evitando che l'aborto diventi di fatto uno strumento di selezione eugenetica". In Irlanda la legge giustifica l'aborto solo in caso di grave rischio per la madre. "Questo principio è giusto. Altrimenti l'aborto si fa pratica contraccettiva o strumento di selezione della razza". Il confine è labile. "Sì purtroppo lo è. È facile passare dall'aborto per una grave malformazione, a quello per una seria malattia, fino a scivolare all'assurdo per cui si accetta un bimbo solo se è alto e biondo!". Cosa la spaventa di più? "Quando si scorda che in gioco c'è una persona". Le piace di più la frase di Berlusconi sulla monarchia della leadership o quella sull'anarchia dei valori? (ride) "A dire il vero non amo né la monarchia né l'anarchia. Ma Berlusconi intendeva che la sua leadership è incontrastata e che il nostro è un partito liberale". Ha notato che lei è l'unico dei famosi professori del '94 ancora in politica? Perché? "Non ci avevo pensato! Sarò forse quello che più ha lavorato e si messo a disposizione?". Se vincerete cosa farà lei? "Io non chiedo nulla, non sono abituato. Sono a disposizione, è molto diverso". Cosa dice ai post missini tentati di votare Storace? "I valori del Pdl sono cristianesimo, identità e famiglia". Lei che lezione trae dal caso Ciarrapico? (sorriso) "L'antifascismo è considerato un valore, l'anticomunismo no". E a chi è tentato di votare Rutelli cosa dice? "Che non è stato un gran ministro e come leader politico non ha impedito la mortificazione dei cattolici nel Pd. Veltroni lo ha licenziato candidandolo a sindaco di Roma". Non le chiedo di Veltroni. "Uno che rinnega il suo passato e passa dal comunismo al Partito democratico, saltando la socialdemocrazia europea, ha dei problemi". Non abbiamo citato un altro concorrente, Casini. "Non ha saputo aspettare il suo turno per eccesso di protagonismo. Ha continuato a sognare la politica delle mani libere". Cosa va cambiato, in caso di vittoria? "I regolamenti parlamentari, con assoluta urgenza. Poi la Costituzione. E la legge elettorale tanto voluta dall'Udc". In Parlamento cosa cambierebbe subito? "Lascerei gli attuali senatori a vita ad esaurimento come fu deciso dalla Bicamerale di D'Alema". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Ma la Germania si sta italianizzando? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Feb 08 Un disoccupato italiano di cui essere orgogliosi Recentemente uno dei partecipanti più assidui a questo blog, Rodolfo De Trent, mi ha scritto per invitarmi a dare spazio anche a notizie positive. Ha ragione: l'umore nel Paese è tale che tutti noi tendiamo a vedere tutto nero e ad amplificare le cattive notizie rispetto a quelle buone. Qualcuno di voi obbietterà: ma ci sono buone notizie in Italia? Sì, ma quasi mai finiscono in prima pagina, talvolta nemmeno nelle edizioni nazionali. Una l'ho trovata per caso nelle pagine di cronaca di Torino del quotidiano "la Stampa". Racconta di un cinquantenne disoccupato, che ha trovato 200 euro dimenticati in un bancomat. Ma invece di infilarseli in tasca, lui li ha consegnati ai carabinieri, i quali in breve tempo hanno rintracciato il legittimo proprietario, una nobildonna torinese, che, ha scritto ieri la collega Grazia Longo, "incantata da tanta onestà glieli ha regalati", ma lui li ha rifiutati ed entrambi hanno deciso di devolverli ai parenti delle vittime della tragedia alla Thyssenkrupp. Ed entrambi hanno preferito restare anonimi. Splendide le motivazioni dell'uomo: "Quel che conta non è il mio nome sul giornale, ma il gesto che ho fatto. Era mio dovere sia restituire quel denaro, nonostante i miei problemi economici, sia offrirlo a chi sta vivendo momenti più difficili e drammatici del mio". E ancora: "Sono sicuro che chiunque altro al mio posto avrebbe agito come me. Basta avere un minimo di coscienza, per capire che non puoi impadronirti di quello che trovi. Mi sembrava la cosa più giusta da fare". Io non so se, davvero, chiunque al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo, ma non posso che provare grande gratitudine nei confronti di quest'uomo, che con un comportamento esemplare e usando parole semplici, ormai desuete, ha dato a tutti una grande lezione. Chi ascolta ancora la coscienza, che suggerisce " le cose giuste da fare"? Chi, nel momento del bisogno, è così nobile d'animo da anteporre le altrui tragedie alle proprie difficoltà? Che grande uomo, questo anonimo disoccupato. Persone come lui nobilitano l'Italia e voglio credere che siano più numerose di quanto si creda. Sbaglio? I vostri commenti e le vostre segnalazioni di episodi analoghi sono, come sempre, benvenuti. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 22 ) " (7 voti, il voto medio è: 4.86 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (10) democrazia (13) francia (14) germania (2) giornalismo (29) gli usa e il mondo (19) globalizzazione (2) immigrazione (17) islam (10) Italia (72) medio oriente (7) notizie nascoste (26) presidenziali usa (5) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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Ultime news Euro record: 1,56 Le Borse a picco Petrolio a quota 111Ahmetovic, confermata la condanna in appelloEmma Marcegaglia a capo di ConfindustriaSerbia verso la crisi: sciolto il ParlamentoBerlusconi: "Campagna porta a porta"Il prof fuma una canna in classe: sospeso Gli studenti lo difendono: domani occupazione Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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Il beato Marvelli un laico cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'Associazione "Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza Boschiassi a Caselle Torinese da sabato 8 a lunedì 24 marzo una mostra sulla vita del beato Alberto Marvelli, giovane ex-allievo salesiano. L'esposizione, dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946), modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.

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Un (osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina? (sezione: Laici e chierici)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Chi segue i mercati finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani. Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati, tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana, strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione. Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli usa e il mondo 1 Commento " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 12Mar 08 L'ultima moda: tutti immobili per tre minuti E' un'organizzazione nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 11 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre "esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui. A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08 Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due - Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb 08 L'incubo Kosovo: la Russia finirà come la Serbia? Sono a Mosca per seguire le presidenziali russe e da qui si capiscono meglio le ragioni che inducono il Cremlino a usare toni durissimi sul Kosovo. Putin teme che l'America voglia destabilizzare la Russia usando strategie opache e incruente. Finora era convinto che gli Usa stessero preparando una rivoluzione popolare a Mosca, come quelle arancione in Ucraina e rosa in Georgia. Oggi infatti sappiamo che quelle rivolte furono pianificate per tempo e incentivate per da spin doctor statunitensi. Ma, come spiega il politologo Serghei Kara-Mourza che cito oggi sul Giornale, "esistono tanti altri modi per rovesciare in modo incruento un regime, ad esempio fomentando le tensioni etniche o le spinte separatiste di alcune regioni". E ai piani alti del Cremlino l'indipendenza accordata dall'Occidente al Kosovo suona come un pericoloso precedente per una Russia più fragile di quanto si pensi: ha un territorio enorme, frazionato in decine di repubbliche e province autonome, ma la popolazione è in drastico declino e nell'estremo oriente intere zone stanno diventando cinesi. La Russia da tempo non si fida più degli Usa. Ha ragione il Cremlino nel temere che la variante Kosovo possa essere applicata al proprio Paese? O si tratta di una psicosi, considerato che gli Usa, in piena crisi economica e in un anno elettorale, non paiono nelle condizioni migliori per tentare una manovra del genere, ammesso che sia davvero nei loro piani? Scritto in russia, gli usa e il mondo Commenti ( 52 ) " (5 voti, il voto medio è: 3.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Feb 08 Ma la Germania si sta italianizzando? Seguo con crescente sconcerto la vicenda dei conti segreti in Lichtenstein, scoperti dai servizi segreti tedeschi. Non riconosco più la Germania: l'evasione stimata da parte di un gruppo di alti dirigenti è di 3-4 miliardi di euro, una cifra enorme, che denota un forte deterioramento del senso civico delle élites economiche del Paese. Che la Germania si stia italianizzando? E ancora: per scoprire corrotti e corruttori, i servizi segreti hanno. corrotto un funzionario, forse ricorrendo al ricatto, perché, come ha spiegato Salvo Mazzolini ieri sul Giornale, pare sia un pedofilo e ora vive sotto protezione. Mi chiedo: sono questi i metodi di un Paese civile per stanare gli evasori? Non mi sembra un'iniziativa degna della Merkel.. Tutti questi fatti in un certo senso consolano gli italiani, ma inducono a riflessioni più ampie. Fino ad oggi eravamo persuasi che il processo di unificazione europea avrebbe indotto i Paesi meno etici ad adattarsi alle norme di quelli più morali. Per l'euro, per i conti pubblici, per l'impossibilità di ricorrere alle svalutazioni competitive, per la necessità di dotarsi di amministrazioni pubbliche più efficienti e snelle. E invece ho l'impressione che stia avvenendo il contrario: anzichè migliorare gli standard italiani o greci, l'Unione europea finisce per peggiorare quelli di Paesi tradizionalmente esemplari come la Germania ma, anche - pare - Francia, Gran Bretagna, Olanda. da qui una domanda: la Ue livella verso il basso? Se così fosse per l'Italia sarebbe una sciagura. Scritto in germania Commenti ( 22 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Feb 08 Già dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy? La scorsa primavera Sarkozy vinse le elezioni presidenziali impostando la campagna elettorare su tre principi: 1) un programma coerente e una campagna incentrata su pochi punti vincenti e condivisi dalla maggior parte della popolazione 2) un partito unito che ha evitato polemiche, spaccature, contraddizioni; e dunque ha rafforzato i messaggi chiavi del candidato. 3) la capacità di imporre ai concorrenti i temi della campagna, rifiutando al contempo di raccogliere le provocazioni altrui. Sarkozy ha costretto a Bayrou e, soprattutto, Ségolène Royal a rincorrerlo sui suoi argomenti. Osservando l'inizio della campagna elettorale italiana, ho l'impressione che Pd e Pdl stiano perdendo la bussola. Berlusconi - il quale di solito dà il meglio di sé in campagna elettorale - non sembra avere ancora trovato il passo e gli argomenti giusti per motivare gli elettori. Veltroni ha iniziato bene, recuperando qualche punto nei sondaggi e costringendo il centrodestra a seguirlo su certi temi. Ma nelle ultime ore il Pd pare essersi aggrovigliato: l'arrivo di Emma Bonino risulta inaccettabile all'ala cattolico-sociale rappresentata dalla Bindi, il programma non è più coerente, certe candidature risultano imbarazzanti. Come si fa a promettere il rinnovamento e poi candidare Veronesi al Senato a Milano? Come fa il figlio del giudice Alessandrini, ucciso dalle Br, a candidarsi nello stesso partito dell'ex terrorista di Prima Linea, Sergio D'Elia? Il Pd è un partito d'ispirazione cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger, Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria, non abbia precedenti e rischi di spostare a sinistra un'associazione che è sempre stata apartitica. Per Veltroni è un bel colpo, ma giustamente Wolly si chiede che cosa stia accadendo in Confindustria. Il Paese ha bisogno di nuovi equivoci? Anche nel centrodestra non mancano le contraddizioni. Il Ponte di Messina, che costerà una fortuna, è davvero una priorità per il Paese? Quali sono le priorità programmatiche? E ora Fini e la Lega litigano sul voto agli immigrati. Il timore è che il tentativo di un chiarimento politico con la nascita di due grandi partiti moderati di centrodestra e di centrosinistra rischi di fallire rapidamente, proprio perché sono stati trascurati quei tre semplicissimi punti elencati all'inizio del post. O sono troppo pessimista? Scritto in Italia Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. 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