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L'Udc
non ha l'esclusiva ( da "EUROPA.it"
del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i politici
cattolici devono misurarsi laicamente con questi richiami e nessuno può pensare
o, peggio ancora, rivendicare il monopolio esclusivo della rappresentanza dei
cattolici in politica. Le dichiarazioni un po affrettate e non del tutto
disinteressate del direttore di Avvenire nei giorni scorsi sul partito di
Casini sono state indirettamente ridimensionate dopo l'
Hillebrand,
Spd: <Dopo la Terza via una "nuova storia" per i progressisti>
( da "EUROPA.it"
del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
idea di
Walter Veltroni di candidare insieme operai e imprenditori, cattolici e laici?
Può disorientare l'elettorato tradizionalista? Seguo solo indirettamente la
politica italiana, e quindi preferisco non sbilanciarmi. Tuttavia avere nello
stesso contenitore opinioni differenti non è un problema. È finita l'era del
pensare-perblocchi.
Anche
il San Giuseppe rischia di non avviare il ginnasio
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
associazione
laica che la gestisce ha trovato, con l'aiuto della Circoscrizione 8, una sede
in via Bidone 33, nell'ex liceo del Conservatorio. Ma per un istituto
d'ispirazione cattolica che riesce a mantenere la sua fisionomia, un altro non
ce la fa. Martedì il preside del liceo europeo "Mazzantini" e della
media "Principessa Clotidle"
Via
libera alla sala per i funerali con rito civile
( da "Secolo
XIX, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ingresso
principale e vicino ai campi delle confessioni non cattoliche, di un
"tempio laico" dove svolgere i riti funebri non religiosi. "Un
luogo, protetto dalle intemperie - precisa Veardo, cattolico, ex Margherita -
dove chi non vuole un funerale religioso può ricevere comunque l'estremo saluto
di parenti e amici magari recitando un'orazione".
Donne
e fede, lo statuto bipartisan - stefano rossi
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Statuto
bipartisan Il 7 aprile, giorno di Pontida, sarà "Festa lombarda".
Oggi il voto Pdl e Pd in sintonia ma Sarfatti si smarca "Lesa la laicità
delle istituzioni" STEFANO ROSSI La regione supera lo scoglio della tutela
della vita in rapporto alla legge sull'aborto e istituisce la "sua"
festa, trova un punto di sintesi sulle pari opportunità e boccia la riduzione
dei consiglieri.
Squadra
di 12, calearo in pista la bonino alle comunicazioni - goffredo de marchis
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Umberto
Veronesi è già stato al ministero della Sanità e ha delle chance di tornarci.
Per compensare la presenza di un super-laico come l'oncologo, al loft si studia
il profilo di un cattolico di peso. Anche se la Chiesa, dopo le dichiarazioni
di Bagnasco, ha fatto capire di non aver bisogno di particolari garanzie dal
Pd.
Cattolici
in corsa a fianco di Rutelli ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
sempre con
autorevoli interlocutori laici, ma con la possibilità, per i cattolici, di
essere visibili e di avere una loro dignità". La lista civica "Roma
per Rutelli " ospiterà quindi anche cattolici impegnati, come Consuelo
Battistelli, non vedente, responsabile dell'accessibilità per l'Ibm, insieme a
tanti altri, ad attori come Francesco Siciliano e jazzisti come Lino Patruno.
In
Sicilia suore e preti difendono Cuffaro
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
un laico.
Come Maria Rita Ribaudo, alla guida del "Buon Pastore ": "Se
Casini fa bene non lo so. Ma se la Chiesa intende dare qualche lezione a
qualcuno lo chiami e gliela faccia". In linea con Suor Giuliana, stessa
struttura piena di ultimi: " Famiglia Cristiana è libera di scrivere quel
che vuole, ma Casini è pure libero di candidare chi vuole"
<Nel
mirino di Zapatero l'intesa tra cattolici integralisti e popolari>
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
laico. La
Spagna è un Paese cattolico, ma libero. Non vive come la Chiesa predica,
vietando i rapporti sessuali prematrimoniali o l'uso dei preservativi. Sono
direttive insostenibili nel tempo". Nonostante l'indifferenza ostentata in
questi giorni da José Luis RodrÍguez Zapatero, i socialisti seguono con
interesse le manovre in casa avversaria e sono convinti che almeno due
battaglie
Le
donne del Papa ( da "Riformista, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ambasciatore
Antonio Zanardi Landi ha convocato un ottantina di donne, religiose e laiche,
che lavorano in Vaticano e che hanno posti di rilievo nel mondo
dell'associazionismo cattolico. Un incontro inedito e che, come dice Zanardi
Landi al Riformista, "ha riscosso parecchio interesse in Vaticano".
Un tema "particolarmente sentito anche nelle istituzioni italiane.
Fisco
e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Attenti,
la Russia potrebbe vacillare (di nuovo)
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
L'incubo
Kosovo: la Russia finirà come la Serbia?
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale)
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Internet
fa bene ai giornali ( da "Giornale.it, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Un
disoccupato italiano di cui essere orgogliosi
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Pera:
<L'aborto è omicidio Difendo l'Europa cristiana>
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
lei forse non
lo ricorda, ma a inventarla non sono stato io, ma il colonnello Gheddafi".
L'hanno definita, con Ferrara, un "ateo devoto". "Sono solo uno
dei tanti laici che ha risposto all'appello del cardinale Ratzinger alle
minoranze creative. L'ho fatto perché è in gioco la nostra identità e la nostra
civiltà cristiana".
L'ultima
moda: tutti immobili per tre minuti
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Globalizzazione,
ma Tremonti ha ragione o torto? ( da "Giornale.it, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Ma
la Germania si sta italianizzando?
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Fisco
e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Attenti,
la Russia potrebbe vacillare (di nuovo)
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Già
dimenticata la lezione elettorale di Sarkozy?
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
Il
beato Marvelli un laico cattolico
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
L'esposizione,
dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico
cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che
propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946),
modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e
15,30-19. \.
Un
(osceno) baratto tra Stati Uniti e Cina?
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ispirazione
cattolico o laico-radicale? Si registrano altre anomalie: un brillante blogger,
Wolly ovvero Paolo Valenti, ha evidenziato in un post come la candidatura nelle
liste del Pd di Matteo Colaninno, presidente in carica dei Giovani imprenditori
di Confindustria, nonché vice presidedente della stessa Confindustria,
( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
GIORGIO MERLO
L'intervento del cardinale Bagnasco all'assemblea dei vescovi ha cancellato le
polemiche e le strumentalizzazioni alimentate in queste ultime settimane sulla
presunta invadenza della Chiesa nella politica italiana. Che il dibattito sul
ruolo dei cattolici in politica sia antico, ma sempre
attuale, è fuor di dubbio. Come, del resto, è sempre attuale il capitolo della
presunta "interferenza" della Chiesa nelle vicende politiche
italiane. Ma l'intervento del presidente della Cei ha dissipato questi dubbi
restituendo la politica alla sua autonomia e alla sua progettualità. È
sufficiente osservare con attenzione i temi sollecitati dal cardinale alla
politica per rendersi conto che la Chiesa non interferisce nelle vicende
proprie del temporale, ma richiama tutti a risolvere problemi che
caratterizzano la nostra società contemporanea e che sono in cima all'agenda
parlamentare: dall'aumento dei salari minimi alla difesa del potere d'acquisto
delle pensioni, dall'emergenza abitativa alla maggiore sicurezza nei posti di
lavoro allo stesso miglioramento delle infrastrutture per i pendolari. Insomma,
problemi e argomenti che non sono di parte ma che rappresentano i nodi veri del
vivere civile e che vanno affrontati e risolti a prescindere dallo schieramento
vincente. E, sul versante valoriale, la Chiesa non si limita a fare vaghe
dichiarazioni ma ribadisce i punti irrinunciabili riconducibili alla dottrina
cristiana. Non intravedo in questo atteggiamento nessuna "invasione"
di campo né alcun tentativo teso a condizionare o, peggio ancora, a dettare
l'agenda politica italiana. Il vibrato appello alla difesa della vita e della
famiglia non può essere grossolanamente scambiato come un'ipoteca confessionale
ma, semmai, è un monito autorevole ma rispettoso delle scelte che il
legislatore è chiamato a fare. Come, del resto, non si può banalizzare il
monito ad uscire dall' "individualismo" e dal "pensare
egoisticamente a se stessi e alla propria categoria" dimenticando tutti
gli altri. La politica, insomma, deve saper recuperare uno spessore etico e una
dimensione culturale per non ridursi ad una gestione eccessivamente
"politicizzata". Insomma, i politici cattolici
devono misurarsi laicamente con questi richiami e nessuno può pensare o, peggio
ancora, rivendicare il monopolio esclusivo della rappresentanza dei cattolici in politica. Le dichiarazioni un po' affrettate e
non del tutto disinteressate del direttore di Avvenire nei giorni scorsi sul partito
di Casini sono state indirettamente ridimensionate dopo l'intervento del card.
Bagnasco all'assemblea dei vescovi. Del resto, è grottesca la tesi dell'Unione
di centro di rappresentare l'eccellenza della presenza politica dei cattolici. Il tramonto definitivo dell'unità politica dei cattolici da un lato e il superamento definitivo del
collateralismo dall'altro hanno già, di fatto, cancellato i goffi tentativi di
tutti coloro che pensano di essere i depositari esclusivi della tradizione del
cattolicesimo politico italiano. Il reale, e non virtuale, pluralismo dei cattolici in tutte le formazioni politiche, come ci dicono
tutte le analisi dei vari sondaggisti, confermano che nessuno può rivendicare
oggi una primogenitura del tutto innaturale. Se penso, ad esempio, alle liste
del Partito democratico non posso non registrare che la presenza culturale e
politica di candidati di provenienza cattolica è significativa e consistente.
Come, del resto, in tutte le altre formazioni questo mondo variegato e pluralista
segna la sua presenza. Alla luce di questa banale considerazione, come è
possibile che qualcuno possa ancora rivendicare ridicoli primati frutto di una
concezione un po' arcaica e un po' furbesca nella capacità di rappresentare con
maggior coerenza i valori cristiani nell'agone politico? Semmai, i politici,
dice il cardinale, sono chiamati a "dare l'esempio" e quindi non
ergersi ad interpreti esclusivi di una tradizione che è disseminata ormai in
tutti gli schieramenti politici. E questo aspetto è decisivo anche per
riaffermare un altro principio: e cioè, non serve nell'Italia di oggi rialzare
steccati ideologici od etici dando fiato ai tentativi ? deboli ma pur sempre
presenti nel sottosuolo della cultura politica nostrana ? di contrapporre
maldestramente il fronte laico con quello cattolico. Se esistono partiti e
formazioni che lavorano per centrare questo obiettivo rischiano di coltivare un
fine che contrasta con lo stesso richiamo della Chiesa che, non a caso, invoca
il perseguimento del bene comune e non interessi di parte. Insomma, dalla
Chiesa arriva un messaggio autorevole, coerente ed esigente. Tocca ai cattolici che si riconoscono in quell'insegnamento
richiamarsi laicamente nella propria attività politica e legislativa. E questo
senza goffe primogeniture e senza atteggiarsi a ridicoli interpreti e difensori
esclusivi della millenaria tradizione cristiana.
( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Hillebrand, Spd:
"Dopo la Terza via una "nuova storia" per i progressisti"
Il direttore dell'uf cio parigino della Friedrich Ebert Foundation commenta i
risultati delle elezioni francesi e spagnole. Ed elogia il tentativo del Pd
italiano. DANIELE CASTELLANI PERELLI "Un passo a sinistra sulla questione
economico-sociale, un passo a destra sull'identità e l'immigrazione".
Questa la ricetta che Ernst Hillebrand individua per la sinistra del futuro. Il
direttore dell'ufficio parigino della Friedrich Ebert Foundation (il think tank
della Spd tedesca) l'ha descritta sull'ultimo numero della rivista britannica
Prospect, e in questa intervista la spiega ai lettori italiani, commentando le
recenti affermazioni della sinistra europea, in Spagna e Francia: "In Francia
è stato punito Sarkozy, mentre a Madrid Zapatero ha
saputo mettersi in sintonia con gli umori della Spagna, e per questo è stato premiato. Ma la sua è ancora la vittoria della
'vecchia' Terza via. Alla sinistra europea serve altro, e il laboratorio più
interessante ? ammette il franco- tedesco ? è ancora il New Labour".
"Il Pd? Veltroni fa bene ? conclude ?. È finita l'era del
pensare-per-blocchi. La gente vuole anzitutto soluzioni". Come legge i
successi registrati dalla sinistra europea, domenica scorsa, in Francia e
Spagna? In Spagna gli elettori hanno voluto premiare la politica economica del
governo Zapatero, e contemporaneamente hanno espresso la loro disapprovazione
nei confronti di un Partito popolare molto tradizionale, decisamente
conservatore. È insomma il risultato dei meriti del governo socialista e
dell'arretratezza dell'opposizione. L'affermazione del Partito socialista
francese, invece, si spiega da un lato con una tradizione favorevole nel voto
municipale, dovuta anche alla buona amministrazione locale della sinistra, e
dall'altro con l'insoddisfazione dei cittadini verso il primo bilancio della
presidenza Sarkozy. Il capo dell'Eliseo si è inimicato soprattutto l'elettorato
tradizionalista di destra, la provincia profonda, che non apprezza lo stile
personale di un presidente blingbling, dai modi ostentati. Possiamo dire che
l'affermazione in Spagna è dunque più interessante per la sinistra europea? Sì,
perché si trattava di un voto nazionale importante, in cui sono state promosse
le politiche del governo socialista, il suo progetto per il paese. E cosa ci
dice la vittoria di Zapatero? Che i successi economici contano più di tutto,
che si portano via tutte le polemiche esplose nei mesi passati sui temi etici?
Non ne sono sicuro. Il punto più importante è che il progetto di Zapatero ha
saputo mettersi in sintonia con gli umori della Spagna. L'elettorato chiedeva
maggiore liberalizzazione, e il governo socialista ha saputo offrirla,
nell'economia come nel coinvolgimento delle donne. Il Partito popolare, già
sotto Aznar, non aveva dato un'immagine altrettanto moderna di sé. Ed è stato un grande errore, perché ci sono paesi in cui il
centrodestra sta riuscendo a fornire, con successo, un'immagine nuova, giovane,
come succede in Svezia e Gran Bretagna. Sull'ultimo numero della rivista
britannica Prospect lei parla di una "nuova storia" di cui la
sinistra ha bisogno. Una storia che non può più riconoscersi con il
"progetto tecnocratico centrista" che ha contraddistinto la Terza via
blairiana e la Neue Mitte tedesca. Questa nuova narrazione è la stessa adottata
da Zapatero? Ne dubito molto. A causa di alcune specificità storiche, il
progetto socialista di Zapatero si inscrive ancora all'interno del quadro della
Terza via blairiana. Zapatero è un modernizzatore che è stato
riconfermato grazie ai successi economici del suo governo, ma anche grazie alla
presenza di una opposizione retrograda. Un po' come è successo a Tony Blair nel
2005, quando, davanti a un partito conservatore ancora inadeguato, gli elettori
preferirono riconfermare, pur senza entusiasmo, i laburisti. Allora ci parli di
questa "nuova storia" cui dovrebbe guardare la sinistra europea. Come
dovrebbero rinnovarsi le forze progressiste del vecchio continente? La sinistra
dovrebbe prendere atto della nuova realtà sociale europea. È un fatto che la
globalizzazione non sta aiutando una parte consistente dei cittadini europei,
soprattutto quelli più poveri. Su questo punto bisogna essere onesti, e per
questo occorre prestare maggiore attenzione al tema della redistribuzione,
compiendo un passo a sinistra sui temi socio-economici. Occorre invece un passo
a destra sui temi socio-culturali, riconoscendo che il multiculturalismo ha
fallito e che forse l'immigrazione crea problemi ulteriori a una parte della
popolazione, che si sente minacciata a casa propria e reagisce in maniera
emotiva. In molti paesi, soprattutto quelli nordici, la sinistra è riuscita a
strappare alla destra il tema della sicurezza. Anche la Spd e il Ps di Royal
hanno cercato di abbandonare l'impostazione secondo cui il criminale è vittima
della società. Questa è la "nuova storia" di cui parlo: prendere sul
serio le preoccupazioni quotidiane dei cittadini. Cosa pensa del progetto del
Pd italiano? La convince l'idea di Walter Veltroni di candidare
insieme operai e imprenditori, cattolici e laici? Può disorientare
l'elettorato tradizionalista? Seguo solo indirettamente la politica italiana, e
quindi preferisco non sbilanciarmi. Tuttavia avere nello stesso contenitore
opinioni differenti non è un problema. È finita l'era del pensare-perblocchi.
La gente vuole anzitutto soluzioni. Qual è la sinistra che lei trova più
interessante, in Europa? Alla fine è sempre il Labour Party britannico. Sono
quelli che vantano ancora le riflessioni più dolorose su come si vincono le
elezioni, su come essere in sintonia con l'umore della società, su come
adattarsi ai cambiamenti sociali. Inoltre vantano una cerchia di think tank
molto organizzati, molto utili. Sulle questioni sociali hanno fatto un passo a
sinistra dopo averne fatto uno a destra, e sull'immigrazione si sono
sintonizzati con gli umori dei cittadini. Ci sono lezioni da trarre anche dal
rinnovamento dei democratici americani? Non credo ci siano grandi lezioni da
trarre. Hillary Clinton è stata caparbia e tenace, mentre Obama dimostra quanto
sia ancora importante una leadership carismatica. Ma non vedo molto altro da
studiare, per il centrosinistra europeo.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso Calo diffuso
d'iscrizioni ai licei classici Anche il San Giuseppe rischia di non avviare il
ginnasio MARIA TERESA MARTINENGO La crisi dei licei classici, che ha mietuto 4
classi in città e una mezza dozzina in provincia, colpisce anche il "San
Giuseppe", una tra le più note scuole cattoliche torinesi. Per la prima
volta nella sua ultracentenaria tradizione, il "San Gip" potrebbe non
avviare quel corso. "Se a giugno arriveremo almeno a 8 iscritti attiveremo
la IV ginnasio, altrimenti no", dice fratel Alfredo Centra, direttore
dello storico istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane. "Siamo in
attesa, al momento abbiamo 5-6 adesioni. Il bilancio lo faremo a giugno, quando
di solito arrivano altre iscrizioni. Con meno di 8 la classe perderebbe la parità
e gli studenti dovrebbero dare l'esame di stato
altrove". Di crisi dell'istituto fratel Centra - piglio da manager, a
Torino da settembre, dopo anni di successi nell'istituto gemello di Catania -
non vuole sentire parlare. "È stato varato un
piano triennale di investimenti, in primavera si procederà al restauro della
facciata. Quest'anno abbiamo inserito nel programma della materna mezz'ora al
giorno di inglese, l'anno prossimo un'ora quotidiana si farà alle
elementari". E in settembre l'elegante palazzo di via San Francesco da
Paola accoglierà anche gli ultimi studenti del "La Salle", l'altro
istituto torinese che la congregazione non è però riuscita a salvare per il
progressivo ridursi delle iscrizioni ai corsi di istituto tecnico commerciale e
per geometri. L'immobile - un intero isolato della Gran Madre, tra le vie
Lodovica, Santorre di Santa Rosa, Martiri della Libertà e Moncalvo - è stato venduto e sarà trasformato in abitazioni. Dal
complesso del "La Salle" se ne dovrà andare, a fine anno, anche la scuola
"Protette di San Giuseppe" (materna convenzionata, elementare e
media), che ne affittava una porzione. L'associazione laica
che la gestisce ha trovato, con l'aiuto della Circoscrizione 8, una sede in via
Bidone 33, nell'ex liceo del Conservatorio. Ma per un istituto d'ispirazione
cattolica che riesce a mantenere la sua fisionomia, un altro non ce la fa.
Martedì il preside del liceo europeo "Mazzantini" e della media
"Principessa Clotidle" (Scuole dell'Arca, suore Domenicane) ha
annunciato alle famiglie che con la fine d'anno le scuole si fonderanno con
l'istituto "Maria Mazzarello" di via Cumiana delle suore salesiane.
"La scuola cattolica sta programmando una concentrazione sul territorio
che risponda più razionalmente alle esigenze della situazione scolastica
torinese", spiega il professor Aldo Rizza. Tornando in precollina, anche
la scuola francese "Jean Giono" (360 allievi, dalla materna al liceo)
dall'attuale sede di viale Thovez 11 dovrà trasferirsi. "L'immobile è stato ceduto più volte - spiega Andrea Manenti, presidente
del cda della cooperativa che gestisce la scuola con le autorità francesi - ma
chi acquista subentra nel contratto di locazione, in corso fino al
( da "Secolo XIX, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
DOPO ANNI DI ATTESa
Il Comune finanzia la realizzazione del locale nel cimitero di Staglieno:
"Il cantiere aprirà entro la fine dell'anno" 13/03/2008 "ENTRO
L'ESTATE contiamo di cominciare la costruzione della sala per i riti laici a
Staglieno", annuncia l'assessore ai Servizi cimiteriali, Paolo Veardo:
"Il progetto è pronto, stiamo solo aspettando il parere della
Soprintendenza dopodiché, se l'esito sarà positivo, potremo concludere
rapidamente l'iter". "Sicuramente il cantiere aprirà entro
l'anno", garantisce, più cauto, l'assessore ai Lavori pubblici Mario
Margini: "Ormai siamo entrati nella fase esecutiva e l'opera va realizzata
al più presto nel rispetto degli impegni presi col consiglio comunale". La
giunta accelera rispetto alla realizzazione, nel cimitero monumentale di
Staglieno, accanto all'ingresso principale e vicino ai
campi delle confessioni non cattoliche, di un "tempio laico" dove
svolgere i riti funebri non religiosi. "Un luogo, protetto dalle
intemperie - precisa Veardo, cattolico, ex Margherita - dove chi non vuole un
funerale religioso può ricevere comunque l'estremo saluto di parenti e amici
magari recitando un'orazione". Con questa formula, la settimana
scorsa si sono svolti, appunto a Staglieno, alla presenza di centinaia di
persone, i funerali di Fabrizio Cannonero, il portuale della Culmv vittima di
un incidente sul lavoro al terminal Sech di Calata Sanità. L'impegno per dotare
il cimitero di un sito riservato alle cerimonie non religiose è stato ribadito ieri in risposta a un ordine del giorno
presentato dal consigliere Pd, Emanuele Pasero, e approvato a maggioranza.
"Non solo esiste il progetto - riprende Margini - ma ci sono anche alcuni
privati, tra cui la stessa Socrem (la società di cremazione, ndr) che sarebbero
disposti a contribuire alla realizzazione della struttura". Il progetto,
realizzato dal Comune e attualmente all'esame della Soprintendenza, prevede
vicino all'ingresso principale di Staglieno una costruzione di circa cinquanta
metri quadrati con tetto in rame. Unico vincolo: "Dovrà essere in sintonia
con le altre strutture architettoniche", dice Veardo. "Per noi è
imperativo che l'opera si concretizzi al più presto - aggiunge Margini - perché
l'esigenza esiste ormai da tempo ed è espressione di una coscienza laica molto
forte. La consideriamo una misura che garantisce i pari diritti tra le
persone". "Anche se le richieste per l'uso di questo tipo di
strutture sono pochissime - precisa Veardo - è giusto rispettare la volontà del
consiglio e soddisfare le esigenze di chi, persone famose e non, desiderano
avere un posto dove svolgere i riti non religiosi che non sia il deposito dei
feretri a Staglieno. E poi quasi tutte le grandi città hanno un tempio
laico". "L'investimento - conclude Veardo - sarà sostenuto dal Comune
col sostegno di sponsor istituzionali che abbiamo già contattato". V. G.
13/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina VII - Milano
Donne e fede, lo Statuto bipartisan Il 7 aprile, giorno di
Pontida, sarà "Festa lombarda". Oggi il voto Pdl e Pd in sintonia ma
Sarfatti si smarca "Lesa la laicità delle istituzioni" STEFANO ROSSI
La regione supera lo scoglio della tutela della vita in rapporto alla legge
sull'aborto e istituisce la "sua" festa, trova un punto di sintesi
sulle pari opportunità e boccia la riduzione dei consiglieri. Lo statuto
regionale ieri ha fatto un altro passo avanti, anche se non è giunta l'attesa
approvazione in prima lettura. Si sono discussi i 127 emendamenti, rinviate a
oggi dichiarazioni di voto e voto finale. è passata però l'istituzione di una
Festa lombarda voluta dalla Lega. Sarà probabilmente il 7 aprile, ricorrenza
del giuramento del
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Il segretario
democratico disegna un governo con Bettini, Veronesi e Di Pietro. Nel Veneto
anche Zonin e Cacciari Squadra di 12, Calearo in pista la Bonino alle
Comunicazioni L'ex pm potrebbe tornare alle Infrastrutture, l'oncologo alla
Sanità GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Un solo nome sicuro nell'eventuale squadra di
governo di Walter Veltroni e i radicali stavolta non hanno ragione di
lamentarsi. Grazie all'accordo firmato con il Partito democratico, si sa già
che nell'esecutivo Democratico entrerà Emma Bonino. Non occuperà però un posto
minore, un ministero senza portafoglio come quelli verso cui vengono spesso
dirottate le donne, destra o sinistra la musica non cambia. Per la leader
radicale potrebbe spalancarsi la porta del dicastero delle Comunicazioni, poltrona
chiave per i rapporti con Silvio Berlusconi e Mediaset, con la Rai in attesa da
anni di una stabilità legislativa. La Bonino alle Comunicazioni sarebbe anche
il contrappasso dopo le lotte radicali contro l'oscuramento del sistema
d'informazione televisiva nei loro confronti. Se la rimonta andrà a buon fine,
i ministri di Veltroni saranno 12. Con una forte presenza femminile, ha
promesso il candidato premier. E alcuni nomi saranno resi noti già durante la
campagna elettorale. Serviranno a caratterizzare, a dare un profilo ancora più
chiaro alla corsa del Partito democratico. Prima del 13 aprile Veltroni farà il
nome del ministro veneto che ieri ha promesso al Nord-Est. Con Massimo Calearo,
ex presidente di Federmeccanica, capolista nella regione, l'impegno, a sentire
le dichiarazioni dell'interessato, va oltre l'elezione in Parlamento. Lui
corre, sicuro delle assicurazioni ricevute, anche per un dicastero romano.
"E Veltroni è abituato a rispettare le promesse", dicono i suoi
collaboratori. Ma come questa promessa è stata formulata è un mistero ben
conservato. L'ultimo ministro veneto del centrosinistra è stato
il giuslavorista Tiziano Treu. Per il prossimo Veltroni ha fornito un identikit
vago, che può rispondere alla figura di Calearo, ma un'altra pista porta a
Gianni Zonin, amministratore della sua azienda vinicola e presidente della
Banca Popolare di Vicenza. L'altro giorno ha incontrato brevemente Veltroni
durante il giro del pullman nel Nord Est. Malgrado i contrasti con l'ex sindaco
di Roma poi ricomposti, resta rappresentativo di quel mondo, delle sue imprese,
dei suoi cittadini Massimo Cacciari, il sindaco di Venezia. E senza uscire dal
recinto della politica ha un peso nella regione anche il segretario locale del
Pd Paolo Giaretta, una lunga storia radicata nel territorio. Naturalmente, il
ministro veneto è destinato a un ufficio con competenze economiche, ad esempio
le Attività produttive. Goffredo Bettini, che ha rinunciato al seggio al Senato,
sarà sicuramente della partita. Con Prodi gli sarebbe piaciuto conquistare il
ministero della Cultura poi finito a Francesco Rutelli. Ma Bettini, con
Veltroni a Palazzo Chigi, vorrebbe essere più vicino al premier, nel posto che
è stato dei Letta, prima Gianni e poi Enrico, cioè
sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Nel ruolo di cucitore che
esercita da anni all'interno del centrosinistra romano. Un ministero toccherà
all'Italia dei valori, l'unico partito con cui il Pd ha scelto di allearsi. E senza
dubbio Antonio Di Pietro potrebbe continuare il lavoro alle Infrastrutture,
mentre sembra impossibile che possa sedersi sulla poltrona di Guardasigilli. Umberto Veronesi è già stato al ministero
della Sanità e ha delle chance di tornarci. Per compensare la presenza di un
super-laico come l'oncologo, al loft si studia il profilo di un cattolico di
peso. Anche se la Chiesa, dopo le dichiarazioni di Bagnasco, ha fatto capire di
non aver bisogno di particolari garanzie dal Pd.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Per il Campidoglio La vicepresidente di Scienza e Vita: sui valori
fronte comune tra fedeli dei due poli Cattolici in corsa a fianco di Rutelli In
15 con la Scaraffia nella lista civica: "Anche Roma affronti i temi
bioetici" ROMA - "Fra tante voci che parlano c'è bisogno che venga
ascoltata anche la nostra ". E così Lucetta Scaraffia decide di candidarsi
nella lista civica di Francesco Rutelli alla riconquista del Comune di Roma,
con il preciso compito di rappresentarne l'anima cattolica. Docente di Storia
contemporanea, pur avendo un curriculum molto diverso, milita come la senatrice
teodem Paola Binetti in Scienza e Vita, associazione dove ricopre la carica di
vicepresidente. E la battaglia promessa è simile: "Sarebbe importante affrontare
anche a Roma i temi che riguardano la bioetica ". Ma questa tornata
elettorale la vede invece contrapposta (anche se si tratta di un'altra
campagna, quella delle politiche) a Eugenia Roccella: l'ex radicale approdata,
anche lei, tra i cattolici vicini a Scienza e Vita e
animatori degli ormai vari Family Day, è infatti candidata nel Pdl di Silvio
Berlusconi. Scaraffia promette di svolgere una precisa "missione"
nella lista collegata a Rutelli: "I cattolici
della Capitale sono conosciuti soprattutto a livello sociale. Ed è giusto che
sia così. Ma io cercherò di portare avanti una battaglia soprattutto sul piano
culturale. Penso alle discussioni pubbliche, quelle che si potrebbero tenere
all'Auditorium, a temi che riguardano la difesa della vita. E non solo: anche
ad altri eventi come il 150Ë? anniversario dell'Unità d'Italia. Ovviamente in
un contesto pluralista, discutendo sempre con autorevoli
interlocutori laici, ma con la possibilità, per i cattolici, di
essere visibili e di avere una loro dignità". La lista civica "Roma
per Rutelli " ospiterà quindi anche cattolici
impegnati, come Consuelo Battistelli, non vedente, responsabile
dell'accessibilità per l'Ibm, insieme a tanti altri, ad attori come Francesco
Siciliano e jazzisti come Lino Patruno. Ma conferma, di fatto, anche la
diaspora dei cattolici tra i vari partiti di destra,
di centro e di centrosinistra, in questa tornata elettorale, sia a livello
nazionale che a livello locale. Per Lucetta Scaraffia non è comunque un
problema, anzi una ricchezza: "è come a Scienza e Vita: so benissimo che
fra di noi c'è chi simpatizza per schieramenti anche opposti tra loro. Ma sulla
fedeltà ai valori irrinunciabili si continua a fare fronte comune. E sarà
sempre così. Non può essere altrimenti ". Roberto Zuccolini Il candidato a
primo cittadino Francesco Rutelli è in corsa per la carica di sindaco di Roma.
La storica Lucetta Scaraffia si è candidata nella lista civica che lo sostiene
nella sfida contro Gianni Alemanno.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Il caso Tra parroci e monache molti i rilievi al direttore
Sciortino: "Casini candida chi vuole" In Sicilia suore e preti
difendono Cuffaro Sull'attacco di "Famiglia Cristiana": no alla gogna
senza sentenza definitiva DAL NOSTRO INVIATO PALERMO - Dai conventi di Favara e
Palma di Montechiaro forse risponderanno a Famiglia Cristiana preparando anche
quest'anno minne di vergine e pecorelle pasquali per Cuffaro che ricambia le
monache raccomandandole alla Madonna. Certo il rimprovero lanciato contro
Casini dal direttore don Antonio Sciortino non sembra scuotere le parrocchie
che si mobilitarono invano con le veglie per scongiurare la condanna dell'ex governatore.
E adesso, mentre tanti tuonano come quel sacerdote-giornalista nato in
provincia di Caltanissetta, altri prelati sono scettici sull'anatema
preelettorale contro la candidatura di Cuffaro al Senato. A cominciare da padre
Giacomo Ribaudo, un tempo sotto tiro della mafia e in corrispondenza con
"don" Buscetta: "Ogni leader di partito è libero di candidare
chi vuole. Il problema semmai deve risolverlo l'interessato perché è necessario
essere rappresentati da persone integerrime.... ". Un dubbio estraneo al
successore di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, don Mario Golesano,
da qualcuno criticato per un incarico ("non retribuito") alla
Regione: "Non mi piace chi si riempie la bocca parlando di innocenti fino
a sentenza definitiva e poi dimostra solo di essere giustizialista. Nemmeno se
scrive su Famiglia Cristiana. Io la gogna per Cuffaro non la condivido".
Diranno che resiste quella Sicilia in cui si pregava e votava per "'u
partitu d'u Signuruzzu ", il partito del Signore, come un tempo i curati
di campagna chiamavano la Democrazia siciliana. Le malelingue forse evocheranno
i 18 milioni di euro distribuiti l'anno scorso per la ristrutturazione dei
luoghi culto, ma dall'"Oasi di Troina", la città costruita da padre
Luigi Ferrauto, arriva l'invito a non giudicare: "I cattolici
sanno di chi fidarsi e non credo che la direttiva debba venire da Famiglia
Cristiana. I vescovi ci lasciano liberi. Alla gogna finii pure io, prosciolto
con formula piena su richiesta del pm per una costruzione, una bufala". Su
questo rischio sembra porre l'accento un altro prete-manager, padre Vincenzo
Sorce, direttore di "Casa Rosetta" a Caltanissetta: "Quello di
Famiglia Cristiana sembra un suggerimento partitico. Ma c'è una maturità civile
che sa discernere fra etichette e sostanza". Distingueranno davvero fedeli
ed elettori? "Mi sono convinto che la gente voterà Cuffaro ", allarga
le braccia a Brancaccio Antonio Di Liberto, presidente del Centro Paternostro, un laico. Come Maria Rita Ribaudo, alla guida del "Buon
Pastore ": "Se Casini fa bene non lo so. Ma se la Chiesa intende dare
qualche lezione a qualcuno lo chiami e gliela faccia". In linea con Suor
Giuliana, stessa struttura piena di ultimi: " Famiglia Cristiana è libera
di scrivere quel che vuole, ma Casini è pure libero di candidare chi
vuole". Non è un coro unanime. Perché all'Albergheria c'è padre
Cosimo Scordato che vorrebbe veder candidare "solo persone non
chiacchierate" come a Monreale don Vincenzo Noto. Ma i toni critici su don
Sciortino contagiano pure uno dei preti antimafia degli anni '80, Antonio
Garau: "Dovrebbe prendersela con i vescovi perché noi non educhiamo i cattolici alla dimensione politica, alla coscienza sociale.
Facile parlare di Cuffaro e buttare veleno a casa d'altri". Commenti forse
utili per il prossimo editoriale di Don Sciortino che un regalo da Cuffaro lo
prese, una Madonnina di bronzo donata per i 25 anni di sacerdozio festeggiati
due anni fa a Delia. Col governatore ospite d'onore. Felice Cavallaro Don Mario
Golesano DonAntonioGarau DonGiacomoRibaudo.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE Il caso La responsabile esteri del Psoe risponde al primate di
Spagna "Nel mirino di Zapatero l'intesa tra cattolici
integralisti e popolari" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MADRID - Zapatero
sciupafamiglie? In un certo senso, sì. Elena Valenciano, segretaria alle
relazioni internazionali del partito socialista spagnolo ed europarlamentare,
legge le dichiarazioni del primate di Spagna, il cardinale di Toledo Antonio
CaÑizares, al Corriere della Sera, e riconosce che effettivamente un matrimonio
c'è, nel mirino della riconfermata maggioranza di governo: "L'unione tra
la cupola del partito popolare e la cupola integralista della chiesa spagnola.
Quello sì, è un accordo che sarebbe bene si rompesse finalmente".
Nell'interesse della stessa opposizione, aggiunge: "Mariano Rajoy sa che
deve rompere questo rapporto se vuole conquistare il voto di centro. è vero che
ha una base importante di elettori, ma non potrà mai vincere senza i voti di
quanti rifiutano l'intromissione della gerarchia ecclesiastica nella politica.
Il Pp ha bisogno del voto laico. La Spagna è un Paese
cattolico, ma libero. Non vive come la Chiesa predica, vietando i rapporti
sessuali prematrimoniali o l'uso dei preservativi. Sono direttive insostenibili
nel tempo". Nonostante l'indifferenza ostentata in questi giorni da José
Luis RodrÍguez Zapatero, i socialisti seguono con interesse le manovre in casa
avversaria e sono convinti che almeno due battaglie parallele siano in
corso: una all'interno del partito conservatore e una nell' episcopato.
"Vedremo come va a finire - non ha fretta Elena Valenciano -. Ma è chiaro
che la radio della Conferenza episcopale, Cadena Cope, e i giornali vicini alla
destra più determinata non sostengono più Rajoy e pretendono le sue dimissioni.
Anche nella cupola ecclesiastica non c'è omogeneità. Il nuovo presidente della
Cee, Antonio Maria Rouco Varela, eletto per un solo voto, sembra voler smorzare
i toni della polemica con il governo, mentre CaÑizares, con le sue
dichiarazioni, va in un'altra direzione ". Modi diversi di manifestare la
medesima opposizione alla politica sociale di Zapatero? "Soltanto in
Spagna si vedono i vescovi manifestare per le strade. Non si è visto in Italia
e nemmeno in Polonia - obietta Elena Valenciano -. La verità è che la legge
sull'aborto è la stessa che era in vigore con il governo Aznar, quando la
chiesa non protestava, e che l'eutanasia è rimasta illegale in Spagna anche
nell'ultima legislatura ". Il cardinale CaÑizares prevede però un
ampliamento della legge sull'aborto, nella prossima: si sbaglia? "C'è
l'intenzione di migliorare la legge, per aumentare le garanzie e la privacy
delle donne. Gli aborti sono quasi impraticabili nella sanità pubblica per
l'obiezione di coscienza dei medici, che però intervengono in quella
privata". Elena Valenciano non prevede cambiamenti nelle relazioni fra
Stato e Chiesa: "Probabilmente sarà sempre Maria Teresa FernÁndez de la
Vega a tenere i rapporti con la gerarchia ecclesiastica. E soltanto se i
problemi con i vertici della Conferenza Episcopale dovessero peggiorare,
chiederemo l'intervento diretto del Vaticano ". Elisabetta Rosaspina Elena
Valenciano, responsabile Esteri del Psoe. Sotto, El PaÍs riprende l'intervista
del Corriere.
( da "Riformista, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Più donne nei posti
di comando del Vaticano è un'idea che coniò tempo addietro Giovanni Paolo II;
la riprese Benedetto XVI in un'intervista concessa nel 2006 alle emittenti
Bayerischer Rundfunk, Zdf, Deutsche Welle e Radio Vaticana; poi, la scorsa
estate, Tarcisio Bertone parlando da Lorenzago di Cadore. Idea messa in pratica
da Gian Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano, che nei mesi scorsi ha
dato spazio ad Anna Foa, alla giurista Patrizia Clementi, alla femminista non
cattolica Eugenia Roccella, alla storica Lucetta Scaraffia. Ma "più quote rosa
in Vaticano" non è uno slogan solo per il futuro. Basterebbe, infatti,
farsi un giro questo pomeriggio a Villa Borromeo, nella sede dell'ambasciata
d'Italia presso la Santa Sede, per rendersene conto. Qui l'ambasciatore
Antonio Zanardi Landi ha convocato un ottantina di donne, religiose e laiche,
che lavorano in Vaticano e che hanno posti di rilievo nel mondo
dell'associazionismo cattolico. Un incontro inedito e che, come dice Zanardi
Landi al Riformista, "ha riscosso parecchio interesse in Vaticano". Un
tema "particolarmente sentito anche nelle istituzioni italiane. Non
a caso, infatti, una recente indagine condotta da Federmanager rileva che il
90% dei posti manageriali è occupato da uomini". A Villa Borromeo ci
saranno sette donne che lavorano nella segreteria di Stato, la sezione del
Vaticano che lavora più a stretto contatto con il Papa. Ci sarà suor Enrica
Rosanna, dal 2004 sottosegretario del "ministero" che segue gli
Istituti di Vita Consacrata, l'unico ruolo con poteri giurisdizionali della
Santa Sede. Poi Ingrid Stampa: quando Ratzinger era cardinale, gli gestiva le
faccende di casa e oggi lavora all'interno della Segreteria di Stato. Ha
confermato la sua presenza anche Alessandra Borghese, in qualità però di
giornalista e di scrittrice cattolica e non, ovviamente, quale capolista al
Senato nel Lazio per l'Udc.
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New York,
poi il blitz è stato replicato a Londra, infine a
Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la
"cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben
raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo
delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di
scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la
spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene
dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo
che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la
struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero
occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati
prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante
altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da
illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva
certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato
l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando
e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio,
secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di
rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con
lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la
globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della
crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni
geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È
infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle
risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle
finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che
stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il
paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è
comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un
paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo
opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi
stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita
sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato
dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale,
generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero
dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di
libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo
applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al
mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi
finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In
particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza
necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la
globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il
comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti
forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta
positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia
di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la
globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a
un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma
di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce
l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le
coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le
detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o
quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E'
un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni
svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila
euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare.
E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in
Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la
petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti
e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli
interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento
complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai
conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio
europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i
blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle
testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge
da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia
chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale.
Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge
invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La
convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08
Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli. Un
segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che alimenta
l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà appiattisce le
differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei giovani ormai sono
planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti allo stesso modo,
vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano allo stesso modo.
E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi. La globalizzazione
può essere divertente come in questo caso, ma sradica l'identità nazionale,
familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube Direkt Scritto in
globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un
massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed
RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08 Globalizzazione, ma
Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo tutti: è un
liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la speranza
sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione. Non è
diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo: "È
finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso
continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia"
del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo
che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del
petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono.
Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i
giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare
assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio
di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità
del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga
durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti
esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella
della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da
fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso
terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e
qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel
mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono
difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora
venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione
ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il
carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando
a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del
disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a
scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta
per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di
influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la
massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti
che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di
benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un
pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale,
ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora
peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo
questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in
insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe
del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si
basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una
legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi.
Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il
comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con
il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il
codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala
globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione
Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono
liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di
un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire
dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E,
anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco
e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra
o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a
parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per
incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei
numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia
con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un
figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti
cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs
(6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente
familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma,
mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet,
la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi
dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti
marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche
dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società,
come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma
non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E
secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti
avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati
europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra
l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il
primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto
- i nostri politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli
emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si
imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e
analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra
il Popolo delle libertà promette la piena attuazione della legge
Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per
mascherare i contrasti tra radicali e cattolici. La
posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato
persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non
nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo.
Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per
l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è:
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( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi pubblici.
Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia di
persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione o
in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del progresso
continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia"
del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo
che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del
petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono.
Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i
giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare
assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio
di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità
del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga
durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti
esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella
della globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da
fanatici, da predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso
terrestre. Il corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e
qualcosa ne ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel
mito il "vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono
difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora
venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione
ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il
carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando
a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del
disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a
scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta
per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di
influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la
massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti
che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di
benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un
pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale,
ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora
peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo
questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in
insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe
del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si
basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una
legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi.
Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il
comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con
il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il
codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala
globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione
Tremonti? Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono
liberisti Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di
un processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire
dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E,
anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto
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e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra
o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a
parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per
incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei
numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia
con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un
figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti
cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs
(6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente
familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma,
mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet,
la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
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la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace
per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08
Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10 miliardi
di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha superato
persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di Medvedev non
nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe vacillare di nuovo.
Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più in generale, per
l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti, il voto medio è:
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08
Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia"
del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo
che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del
petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono.
Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i
giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare
assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio
di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità
del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga
durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti
esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della
globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da
predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il
corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne
ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il
"vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono
difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora
venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione
ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il
carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando
a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del
disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a
scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta
per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di
influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la
massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti
che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di
benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno
di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si
sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava
già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di
soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in
insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe
del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si
basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una
legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi.
Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il
comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con
il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il
codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala
globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti?
Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti
Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un
processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire
dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E,
anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco
e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra
o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a
parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per
incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei
numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia
con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un
figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti
cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs
(6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente
familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma,
mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet,
la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
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( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la
"cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben
raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo
delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di
scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la
spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene
dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo
che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la
struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero
occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati
prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante
altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da
illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva
certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato
l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando
e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio,
secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di
rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con
lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la
globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della
crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni
geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È
infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle
risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle
finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che
stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il
paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è
comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un
paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo
opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi
stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita
sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato
dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale,
generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero
dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di
libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo
applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al
mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi
finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In
particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza
necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la
globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il
comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti
forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta
positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia
di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la
globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a
un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma
di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce
l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le
coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le
detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o
quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E'
un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni
svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila
euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare.
E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in
Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la
petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
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la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti
e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli
interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento
complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai
conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio
europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i
blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle
testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge
da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia
chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale.
Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge
invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La
convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08
Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08
Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la
"cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben
raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo
delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di
scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la
spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene
dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo
che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la
struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero
occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati
prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante
altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da
illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva
certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato
l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando
e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio,
secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di
rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con
lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la
globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della
crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni
geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È
infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle
risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle
finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che
stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il
paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è
comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un
paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo
opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi
stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita
sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato
dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale,
generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero
dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di
libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo
applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al
mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi
finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In
particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza
necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la
globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il
comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti
forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta
positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia
di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la
globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a
un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma
di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce
l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le
coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le
detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o
quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E'
un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni
svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila
euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare.
E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in
Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la
petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle
scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti
ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato riarmo
nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia continua
ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e alcuni
Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per scarsa
qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda
l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra
due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e
dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La
ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
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( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
N. 62 del 2008-03-13
pagina 5 Pera: "L'aborto è omicidio Difendo l'Europa cristiana" di
Luca Telese Il capolista del Pdl al Senato nel Lazio: "Una campagna per i
valori. Ferrara dice che la legge 194 è intoccabile? No, è migliorabile"
da Roma È un professore, un ex presidente del Senato, il capolista del Popolo
della libertà nel Lazio. Eppure Marcello Pera non teme il politicamente
scorretto: dice che questa campagna elettorale è un nuovo capitolo della sua
battaglia in difesa delle "ragioni cristiane dell'Europa". Non è una
candidatura come un'altra? "No. Sento una grande responsabilità sulle
spalle, capisco che se mi hanno spostato dalla Toscana
a capolista del Lazio un motivo c'è". Stretto fra Storace e Rutelli è una delle
regioni più difficili per il Pdl... "Perché è una delle regioni che, se
vinta, fa vincere al Senato". Se dovesse spiegare perché si ricandida, e
con quale spirito cosa direbbe? "Vuole una sintesi? Mi sento il portatore
di una campagna in difesa dei valori, dell'Occidente, dell'identità europea e
delle radici cristiane, che, mai come oggi, continuano a essere
minacciate". Il pericolo è così grande? "Per aver lanciato questo
allarme, sono da anni oggetto di attacchi e aggressioni". Quali attacchi?
"C'erano persino degli addetti bastonatori: Angius e Bordon". Lei non
teme il politicamente scorretto, vedo. "Combattiamo da anni una
recrudescenza di fondamentalismo islamico aggressivo. Non possiamo abbassare la
guardia". Cosa la preoccupa di più. "L'invasione del nostro paese che
l'Islam mette in atto con l'immigrazione". Invasione è molto. "Eh,
eh... lei forse non lo ricorda, ma a inventarla non sono stato io, ma il colonnello Gheddafi". L'hanno definita, con
Ferrara, un "ateo devoto". "Sono solo uno dei tanti laici che ha
risposto all'appello del cardinale Ratzinger alle minoranze creative. L'ho
fatto perché è in gioco la nostra identità e la nostra civiltà cristiana".
La legge sull'immigrazione va rivista? "È una buona legge, va applicata
con severità. Ma parlo di un problema culturale". Quale? "Chi non ha
identità non può integrare nessuno". Su molti temi lei ha opinioni simili
alla lista Ferrara... "Dico agli elettori una cosa: per difendere questi
valori in Parlamento serve grande determinazione. E una grande forza
politica". Vuol dire che Ferrara questa forza non ce l'ha? "Dico che
apprezzo la sua battaglia ma senza una massiccia presenza parlamentare non si
può incidere sulle grandi questioni etiche". Ferrara ha votato la sua
campagna al no all'aborto. "Non credo di essere meno impegnato di lui su
questo". Facciamo un test? "Non ho difficoltà a dirle che l'aborto è
o-mi-ci-dio. La soppressione di una vita che nessuno può approvare".
Persino Ferrara, però, dice che la 194 non si tocca. "Esiste un conflitto
fra due valori: la vita e la salute delle madri da una parte e la persona del
nascituro dall'altra. La 194 è nata per risolverlo. Perciò può essere
migliorata". Come si può fare? "Evitando che l'aborto diventi di
fatto uno strumento di selezione eugenetica". In Irlanda la legge
giustifica l'aborto solo in caso di grave rischio per la madre. "Questo
principio è giusto. Altrimenti l'aborto si fa pratica contraccettiva o
strumento di selezione della razza". Il confine è labile. "Sì purtroppo
lo è. È facile passare dall'aborto per una grave malformazione, a quello per
una seria malattia, fino a scivolare all'assurdo per cui si accetta un bimbo
solo se è alto e biondo!". Cosa la spaventa di più? "Quando si scorda
che in gioco c'è una persona". Le piace di più la frase di Berlusconi
sulla monarchia della leadership o quella sull'anarchia dei valori? (ride)
"A dire il vero non amo né la monarchia né l'anarchia. Ma Berlusconi
intendeva che la sua leadership è incontrastata e che il nostro è un partito
liberale". Ha notato che lei è l'unico dei famosi professori del '94
ancora in politica? Perché? "Non ci avevo pensato! Sarò forse quello che
più ha lavorato e si messo a disposizione?". Se vincerete cosa farà lei?
"Io non chiedo nulla, non sono abituato. Sono a disposizione, è molto
diverso". Cosa dice ai post missini tentati di votare Storace? "I
valori del Pdl sono cristianesimo, identità e famiglia". Lei che lezione
trae dal caso Ciarrapico? (sorriso) "L'antifascismo è considerato un
valore, l'anticomunismo no". E a chi è tentato di votare Rutelli cosa
dice? "Che non è stato un gran ministro e come
leader politico non ha impedito la mortificazione dei cattolici
nel Pd. Veltroni lo ha licenziato candidandolo a sindaco di Roma". Non le
chiedo di Veltroni. "Uno che rinnega il suo passato e passa dal comunismo
al Partito democratico, saltando la socialdemocrazia europea, ha dei
problemi". Non abbiamo citato un altro concorrente, Casini. "Non ha
saputo aspettare il suo turno per eccesso di protagonismo. Ha continuato a sognare
la politica delle mani libere". Cosa va cambiato, in caso di vittoria?
"I regolamenti parlamentari, con assoluta urgenza. Poi la Costituzione. E
la legge elettorale tanto voluta dall'Udc". In Parlamento cosa cambierebbe
subito? "Lascerei gli attuali senatori a vita ad esaurimento come fu
deciso dalla Bicamerale di D'Alema". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la
"cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben
raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo
delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di
scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la
spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene
dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo
che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la
struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero
occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati
prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante
altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da
illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva
certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato
l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando
e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio,
secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di
rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con
lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la
globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della
crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni
geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È
infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle
risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle
finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che
stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso
terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque
durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso
salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va
a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già
meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel
benessere che sarebbe stato portato dalla
globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale,
generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero
dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di
libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo
applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al
mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi
finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In
particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza
necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la
globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il
comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti
forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta
positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia
di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la
globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a
un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma
di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce
l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le
coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le
detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o
quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E'
un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni svizzeri,
ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila euro) a
figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare. E i
risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in Italia
molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la petizione on
line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal Forum delle
associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia. L'iniziativa chiede
l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga calcolato non solo
in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della
famiglia". E dunque "considerando un sistema di deduzioni dal reddito
pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle
scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo
identificato". La richiesta mi sembra ragionevole e quanto mai opportuna
in campagna elettorale, per tentare di costringere chi vincerà le elezioni a
mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque - sebbene di solito sia
restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri
un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in Italia
Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna
elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si
entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia,
Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si
trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma
talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti
sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto
del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di
cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International
narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di
accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di
coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue
per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per
hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici
perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un
fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una
riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi
finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo
delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i
democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra
radicali e cattolici. La posizione del partito non è
coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il
dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna
elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è
fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che
rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole
perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08
Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria, agricoltura,
infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in forte
aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08
Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia"
del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo
che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del
petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono.
Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i
giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare
assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio
di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità
del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga
durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti
esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della
globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da
predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il
corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne
ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il
"vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono
difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora
venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione
ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il
carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando
a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del
disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a
scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta
per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di
influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la
massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti
che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di
benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno
di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si
sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava
già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di
soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in
insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe
del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si
basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una
legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi.
Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il
comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con
il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il
codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala
globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti?
Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti
Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un
processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire
dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E,
anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco
e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra
o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a
parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per
incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei
numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia
con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un
figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti
cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs
(6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente
familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma,
mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet,
la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
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( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la
"cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben
raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo
delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di
scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la
spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene
dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo
che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la
struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero
occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati
prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante
altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da
illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva
certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato
l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando
e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio, secondo
Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di
rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con
lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la
globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della
crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni
geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È
infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle
risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle
finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che
stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il paradiso
terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è comunque
durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un paradiso
salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo opposto. Va
a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi stava già
meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita sicurezza nel
benessere che sarebbe stato portato dalla
globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale,
generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero
dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di
libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo
applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al
mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi
finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In
particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza
necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la
globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il
comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti
forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta
positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia
di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la
globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a
un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma
di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce
l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le
coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le
detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o
quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E'
un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni
svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila
euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare.
E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in
Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la
petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa
e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o
appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog
l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio
è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga
sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi
occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema droga
diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi
dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti
marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano
che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega
da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo.
Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l'
International narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero
deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei,
soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il
terzo Paese Ue per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la
Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri
politici perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma
un fenomeno che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una
riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi
finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo
delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i
democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra
radicali e cattolici. La posizione del partito non è
coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il
dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna
elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è
fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che
rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole
perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08
Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali. YouTube
Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il voto medio
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08
Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la
"cornucopia" del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben
raccontata. Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo
delle merci e del petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di
scendere, salgono. Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la
spesa di tutti i giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene
dunque a costare assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo
che in un soffio di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la
struttura e la velocità del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero
occupato una storia di lunga durata, fatta da decenni e decenni, sono stati
prima concentrati e poi fatti esplodere di colpo. Come si è già visto in tante
altre rivoluzioni, quella della globalizzazione è stata preparata da
illuminati, messa in atto da fanatici, da predicatori partiti con fede
teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il corso della storia non poteva
certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne ha follemente voluto e causato
l'accelerazione aprendo come nel mito il "vaso di Pandora", liberando
e scatenando forze che ora sono difficili da controllare". E il peggio,
secondo Tremonti, deve ancora venire: "Procedendo per inevitabili linee di
rottura, la globalizzazione ci ha dunque già presentato il suo primo conto con
lo shock sui prezzi e con il carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la
globalizzazione sta cominciando a presentare anche altri conti: il conto della
crisi finanziaria; il conto del disastro ambientale; il conto delle tensioni
geopolitiche che, pronte a scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È
infatti già cominciata la lotta per la conservazione o per il dominio delle
risorse naturali e delle aree di influenza". Secondo l'ex ministro delle
finanze "In Europa, per la massa della popolazione non per i pochi che
stanno al vertice, ma per i tanti che stanno alla base della piramide il
paradiso terrestre, l'incremento di benessere portato dalla globalizzazione è
comunque durato poco, soltanto un pugno di anni. Quello che doveva essere un
paradiso salariale, sociale, ambientale si sta infatti trasformando nel suo
opposto. Va a stare ancora peggio chi stava già peggio. Sta meglio solo chi
stava già meglio. E non è solo questione di soldi. Perché la garantita
sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato
dalla globalizzazione si sta trasformando in insicurezza personale, sociale,
generale, ambientale". E la colpa sarebbe del mercatismo ovvero
dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si basava su un principio di
libertà applicato al mercato, il comunismo su di una legge di sviluppo
applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi. Perché applica al
mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il comunismo non è quindi
finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con il capitalismo . In
particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il codice di forza
necessario per la sua diffusione lineare su scala globale". Insomma, la
globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti? Davvero il
comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti Doc, i recenti
forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un processo che resta
positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire dalla miseria centinaia
di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E, anche volendo, la
globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in globalizzazione, gli usa e
il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco e famiglie: stop a
un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra o di sinistra, ma
di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a parole riconosce
l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per incoraggiare le
coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei numerosi. Le
detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia con tre o
quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un figlio. E'
un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti cantoni
svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs (6-7mila
euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente familiare.
E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma, mentre in
Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet, la
petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di costringere
chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre disattesa e dunque -
sebbene di solito sia restio a sottoscrivere sottoscrizioni o appelli - faccio
volentieri un'eccezione rilanciando su questo blog l'iniziativa. Scritto in
Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E la droga sparisce (dalla campagna
elettorale) Sembra ormai una costante nei Paesi occidentali: ogni volta che si
entra in campagna elettorale, il problema droga diventa marginale. Francia,
Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei programmi dei partiti al più si
trovano generiche condanne, vecchie proposte riguardanti marjuana ed eroina, ma
talvolta nemmeno quelle. Eppure le statistiche dimostrano che gli stupefacenti
sono sempre più diffusi nelle nostre società, come spiega da tempo un esperto
del calibro di Riccardo Gatti. Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di
cocaina o di hashish è corrente in molti ambienti. E secondo l' International
narcotics control board dell'Onu, i narcotrafficanti avrebbero deciso di
accentuare ulteriormente la penetrazione nei mercati europei, soprattutto di
coca (vedi articolo di Micalessin). L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue
per consumo di "polvere bianca" e il primo, con la Spagna, per
hashish. Questi temi dovrebbero preoccupare - e molto - i nostri politici
perché la droga non è più un problema che riguarda gli emarginati ma un fenomeno
che penetra nella società civile, condizionandola. Si imporrebbe una
riflessione ampia, generalizzata, sincera con considerazioni e analisi
finalmente pertinenti e invece le reazioni sono blandissime. A destra il Popolo
delle libertà promette la piena attuazione della legge Fini-Giovanardi; tra i
democratici l'argomento è tabù: Veltroni tace per mascherare i contrasti tra
radicali e cattolici. La posizione del partito non è
coerente ed è curioso che il centrodestra non ne approfitti portando il
dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo: perché in campagna
elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che invece è
fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi che
rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno vuole
perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti avrebbero
convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa società
civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è la
verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti ( 12
) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di solito non
amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti fare
spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro. Correggere i
propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta costringendo i
media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e umile. Chi legge
"il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie con favore
questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi d'informazione
tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai influenti e la
campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti sono gli
interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o l'orientamento
complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una volta assai
conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per l'Osservatorio
europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana. Internet e i
blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e liberi delle
testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel che emerge
da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è che sbaglia
chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e tradizionale.
Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero Macrì, emerge
invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due mondi. La
convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e stabilire
nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times, per
esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però riguarda
l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito che fra
due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà e
dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca. La
ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
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( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
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Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia"
del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo
che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del
petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono.
Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i
giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare
assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio
di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità
del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga
durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti
esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della
globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da
predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il
corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne
ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il
"vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono
difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora
venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione
ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il
carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando
a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del
disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a
scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta
per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di
influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la
massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti
che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di
benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno
di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si
sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava
già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di
soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in
insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe
del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si
basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una
legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi.
Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il
comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con
il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il
codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala
globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti?
Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti
Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un
processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire
dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E,
anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
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e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra
o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a
parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per
incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei
numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia
con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un
figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti
cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs
(6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente
familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma,
mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet,
la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Mar 08
Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
E' un'organizzazione
nata nel 2001 per diletto negli Stati Uniti e ora si sta diffondendo in tutto
il mondo. Lo scopo? Divertirsi creando eventi di massa senza senso in luoghi
pubblici. Improv Everywhere riesce a coinvolgere centinaia e talvolta migliaia
di persone. L'ultima impresa: rimanere immobili per tre minuti in una stazione
o in una piazza non appena il "regista" dà il via. L'effetto è
surreale, come potete vedere dai video su questo blog. Hanno iniziato a New
York, poi il blitz è stato replicato a Londra, infine
a Parigi. Arriverà anche in Italia? Probabilmente sì. E in fondo non c'è da
stupirsi: per diletto - e solleticando la voglia di protagonismo - è facile
mobilitare i giovani, non altrettanto avviene per cause concrete e meritevoli.
Un segno dei tempi o, forse, un altro effetto della globalizzazione, che
alimenta l'illusione della diversità e dell'originalità, ma in realtà
appiattisce le differenze etniche, culturali, di comportamento. Le mode dei
giovani ormai sono planetarie: new York, Milano, Parigi, Zurigo, vestono tutti
allo stesso modo, vedono gli stessi film, ascoltano la stessa musica, ragionano
allo stesso modo. E vivono in città che devono affrontare gli stessi problemi.
La globalizzazione può essere divertente come in questo caso, ma sradica
l'identità nazionale, familiare, culturale e tende a renderci tutti uguali.
YouTube Direkt Scritto in globalizzazione Commenti ( 10 ) " (1 voti, il
voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 11Mar 08
Globalizzazione, ma Tremonti ha ragione o torto? Giulio Tremonti lo conosciamo
tutti: è un liberale, anzi un liberista. Ma nel suo ultimo saggio La paura e la
speranza sposa tesi molto anticonformiste sugli effetti della globalizzazione.
Non è diventato un no global, ma quasi. Qualche passaggio, significativo:
"È finita in Europa l'"età dell'oro". È finita la fiaba del
progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la "cornucopia"
del XXI secolo. Una fiaba che pure ci era stata così ben raccontata. Il tempo
che sta arrivando è un tempo di ferro. I prezzi il prezzo delle merci e del
petrolio, il prezzo del denaro e degli alimentari invece di scendere, salgono.
Low cost può ancora essere un viaggio di piacere, ma non la spesa di tutti i
giorni (.) Come in un mondo rovesciato, il superfluo viene dunque a costare
assurdamente meno del necessario. Cosa è successo? È successo che in un soffio
di tempo, in poco più di dieci anni, sono cambiate la struttura e la velocità
del mondo. Meccanismi che normalmente avrebbero occupato una storia di lunga
durata, fatta da decenni e decenni, sono stati prima concentrati e poi fatti
esplodere di colpo. Come si è già visto in tante altre rivoluzioni, quella della
globalizzazione è stata preparata da illuminati, messa in atto da fanatici, da
predicatori partiti con fede teologica alla ricerca del paradiso terrestre. Il
corso della storia non poteva certo essere fermato, ma qualcuno e qualcosa ne
ha follemente voluto e causato l'accelerazione aprendo come nel mito il
"vaso di Pandora", liberando e scatenando forze che ora sono
difficili da controllare". E il peggio, secondo Tremonti, deve ancora
venire: "Procedendo per inevitabili linee di rottura, la globalizzazione
ci ha dunque già presentato il suo primo conto con lo shock sui prezzi e con il
carovita. Ma questo è solo l'inizio. Perché la globalizzazione sta cominciando
a presentare anche altri conti: il conto della crisi finanziaria; il conto del
disastro ambientale; il conto delle tensioni geopolitiche che, pronte a
scatenarsi, si stanno accumulando nel mondo. È infatti già cominciata la lotta
per la conservazione o per il dominio delle risorse naturali e delle aree di
influenza". Secondo l'ex ministro delle finanze "In Europa, per la
massa della popolazione non per i pochi che stanno al vertice, ma per i tanti
che stanno alla base della piramide il paradiso terrestre, l'incremento di
benessere portato dalla globalizzazione è comunque durato poco, soltanto un pugno
di anni. Quello che doveva essere un paradiso salariale, sociale, ambientale si
sta infatti trasformando nel suo opposto. Va a stare ancora peggio chi stava
già peggio. Sta meglio solo chi stava già meglio. E non è solo questione di
soldi. Perché la garantita sicurezza nel benessere che sarebbe stato portato dalla globalizzazione si sta trasformando in
insicurezza personale, sociale, generale, ambientale". E la colpa sarebbe
del mercatismo ovvero dall'unione di due ideologie "Il liberalismo si
basava su un principio di libertà applicato al mercato, il comunismo su di una
legge di sviluppo applicata alla società. Il mercatismo è la loro sintesi.
Perché applica al mercato una legge di sviluppo lineare e globale. (.) Il
comunismo non è quindi finito, si è solo trasformato, ha stretto alleanza con
il capitalismo . In particolare, è il comunismo a fornire al consumismo il
codice di forza necessario per la sua diffusione lineare su scala
globale". Insomma, la globalizzazione sarebbe una fregatura. Ha ragione Tremonti?
Davvero il comunism-consumismo sta trionfando? O, come sostengono liberisti
Doc, i recenti forti squilibri sono semplici passaggi nell'ambito di un
processo che resta positivo anche per l'Occidente e che sta facendo uscire
dalla miseria centinaia di milioni di persone, a cominciare da India e Cina? E,
anche volendo, la globalizzazione si può ancora correggere? Scritto in
globalizzazione, gli usa e il mondo Commenti ( 22 ) " (3 voti, il voto
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 09Mar 08 Fisco
e famiglie: stop a un'ingiustizia tutta italiana Non è una questione di destra
o di sinistra, ma di buon senso. L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che a
parole riconosce l'importanza della famiglia, ma che nei fatti non fa nulla per
incoraggiare le coppie ad avere più di un figlio. Anzi, penalizza i nuclei
numerosi. Le detrazioni sono irrisorie, con il risultato che oggi una famiglia
con tre o quattro figli paga le stesse tasse di un celibe o di una con solo un
figlio. E' un'assurdità a cui molti Paesi hanno cercato di porre rimedi. Molti
cantoni svizzeri, ad esempio, riconoscono detrazioni fiscali di 9-10 mila frs
(6-7mila euro) a figlio, la Francia applica da tempo la formula del quoziente
familiare. E i risultati si vedono: i francesi con più figli sono la norma,
mentre in Italia molti si fermano a uno. Un amico mi ha segnalato su Internet,
la petizione on line "per un fisco a misura di famiglia" lanciata dal
Forum delle associazioni familiari per un fisco a misura di famiglia.
L'iniziativa chiede l'equità orizzontale ovvero che il reddito imponibile venga
calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei
componenti della famiglia". E dunque "considerando un sistema di
deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a
carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che
gli studiosi hanno da tempo identificato". La richiesta mi sembra
ragionevole e quanto mai opportuna in campagna elettorale, per tentare di
costringere chi vincerà le elezioni a mantenere una promessa da sempre
disattesa e dunque - sebbene di solito sia restio a sottoscrivere
sottoscrizioni o appelli - faccio volentieri un'eccezione rilanciando su questo
blog l'iniziativa. Scritto in Italia Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto
medio è: 4.5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 08Mar 08 E
la droga sparisce (dalla campagna elettorale) Sembra ormai una costante nei
Paesi occidentali: ogni volta che si entra in campagna elettorale, il problema
droga diventa marginale. Francia, Stati Uniti, Italia: stesso copione. Nei
programmi dei partiti al più si trovano generiche condanne, vecchie proposte
riguardanti marjuana ed eroina, ma talvolta nemmeno quelle. Eppure le
statistiche dimostrano che gli stupefacenti sono sempre più diffusi nelle
nostre società, come spiega da tempo un esperto del calibro di Riccardo Gatti.
Nelle scuole, ma non solo. Ormai farsi di cocaina o di hashish è corrente in
molti ambienti. E secondo l' International narcotics control board dell'Onu, i
narcotrafficanti avrebbero deciso di accentuare ulteriormente la penetrazione
nei mercati europei, soprattutto di coca (vedi articolo di Micalessin).
L'Italia, tra l'altro, è il terzo Paese Ue per consumo di "polvere
bianca" e il primo, con la Spagna, per hashish. Questi temi dovrebbero
preoccupare - e molto - i nostri politici perché la droga non è più un problema
che riguarda gli emarginati ma un fenomeno che penetra nella società civile,
condizionandola. Si imporrebbe una riflessione ampia, generalizzata, sincera
con considerazioni e analisi finalmente pertinenti e invece le reazioni sono
blandissime. A destra il Popolo delle libertà promette la piena attuazione
della legge Fini-Giovanardi; tra i democratici l'argomento è tabù: Veltroni
tace per mascherare i contrasti tra radicali e cattolici.
La posizione del partito non è coerente ed è curioso che il centrodestra non ne
approfitti portando il dibattito su questo tema. Ma in generale mi chiedo:
perché in campagna elettorale i partiti tendono ad evitare una questione che
invece è fondamentale? C' è chi dice: ormai i consumatori sono così numerosi
che rappresentano un gruppo di interesse, sebbene non dichiarato, e nessuno
vuole perdere l'appoggio dei milioni di consumatori (più o meno occasionali) di
cocaina o hashish. Altri sostengono che il consumo di sostanze stupefacenti tra
gli stessi politici è così diffuso che prevale un interesse di casta: tutti
avrebbero convenienza a tacere. Altri ancora pensano che in fondo sia la stessa
società civile a mostrare disinteresse e dunque i partiti si adeguano. Qual è
la verità? Misteri democratici. Scritto in notizie nascoste, Italia Commenti (
12 ) " (2 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog
di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 06Mar 08 Internet fa bene ai giornali I giornalisti di
solito non amano le critiche e fino a quando non esisteva Internet erano soliti
fare spallucce quando ricevevano lettere di protesta. Rispondere? Raro.
Correggere i propri errori? Quasi mai. L'avvento della Rete e dei blog sta
costringendo i media a ripensare la professione, rendendola più flessibile e
umile. Chi legge "il cuore del mondo" sa che il sottoscritto accoglie
con favore questa evoluzione, anche se non bisogna credere che i mezzi
d'informazione tradizionali stiano scomparendo. Anzi, restano più che mai
influenti e la campagna elettorale americana lo dimostra: a spostare i voti
sono gli interventi in televisione di Hillary Clinton e Barack Obama o
l'orientamento complessivo dei giornali (che peraltro risultano ancora una
volta assai conformisti), come ho spiegato in una recente analisi per
l'Osservatorio europeo di giornalismo, dell'Università della Svizzera italiana.
Internet e i blog si dimostrano molto vivaci e talvolta più interessanti e
liberi delle testate tradizionali, ma hanno ancora un ruolo complementare. Quel
che emerge da una ricerca, sempre dell'Osservatorio europeo di giornalismo, è
che sbaglia chi pensa a una contrapposizione netta tra informazione online e
tradizionale. Della serie: o l'uno o l'altra. In questo studio, curato da Piero
Macrì, emerge invece che si sta sviluppando un sistema sostenibile tra i due
mondi. La convergenza multimediale non è a somma zero: "Dopo un periodo di
incertezza l'integrazione con il Web operata da molti editori della carta
stampata ha permesso di ampliare il numero di lettori dei singoli giornali e
stabilire nuove forme di comunicazione di tipo multimediale. Il New York Times,
per esempio, ha aumentato, su base settimanale, di 446 mila lettori l'audience
complessivo, il Guardian ha quasi triplicato i lettori mentre Le Monde e Le
Figaro li hanno quasi raddoppiati", scrive Macrì. E ancora: "Si sta
ormai definitivamente affermando la formula del tutto gratis", mentre
"esplodono gli investimenti pubblicitari, perché nel complesso vale la
logica in base alla quale è più profittevole attirare il più grande numero di
lettori e generare un più alto fatturato piuttosto che sposare la causa del
contenuto a pagamento". Chi fosse interessato può leggere la ricerca qui.
A restare indietro sono i giornalisti che stentano ad adeguarsi e dunque
subiscono questa evoluzione anziché cavalcarla. Un po' per pigrizia, un po' per
supponenza . Come al solito. Ma non hanno scelta se vogliono sopravvivere nel
lungo periodo. Scritto in giornalismo Commenti ( 18 ) " (3 voti, il voto
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Attenti, la Russia potrebbe vacillare (di nuovo) Non c'è euforia nelle strade
di Mosca all'indomani delle vittoria di Medvedev. L'umore della gente oscilla
tra l'indifferenza e il pessimismo. Eppure la Russia dovrebbe essere ricca e il
corso putiniano continuare. Perché, dunque, questo clima? Nel futuro della
Russia si addensano diverse nubi. Innanzitutto: nessuno crede all'ipotesi del
doppio zar, che storicamente è destabilizzante e foriera di sventure. Tra i due
- Putin e Medvedev - solo uno rimarrà in sella. Lo dicono amici e nemici del
Cremlino (che ho interpellato in questo articolo). Inoltre, lo strombazzato
riarmo nucleare sembra essere un bluff: dal punto di vista militare la Russia
continua ad essere indietro di almeno un paio di decenni rispetto agli Usa e
alcuni Paesi - India, Algeria, Norvegia - iniziano a rifiutare le commesse per
scarsa qualità e inadeguatezza tecnologica. Il punto più importante però
riguarda l'economia. Il boss dell'energia elettrica russa Ciubais ha avvertito
che fra due anni il surplus commerciale garantito da petrolio e gas si esaurirà
e dunque il Paese dovrà fare affidamento sull'economia reale, che però manca.
La ricchezza di questi anni non è stata utilizzata per rilanciare industria,
agricoltura, infrastrutture. Inoltre il debito dei nuclei familiari russi è in
forte aumento, molte banche sono sull'orlo del fallimento e il fondo di
stabilizzazione non basterà a salvarle. L'inflazione corre, la disoccupazione
resta alta. Insomma, la prospettiva di una nuova crisi economica è concreta. E
questa non è una buona notizia per l'Italia. Come ha scritto recentemente su
Economy un brillante economista italiano, Marco Fortis, il vero Eldorado per le
nostre aziende non è la Cina, ma la Russia, dove esportiamo beni per 10
miliardi di dollari, contro i 6 miliardi verso Pechino. La Russia oggi ha
superato persino gli Usa come mercato di destinazione. La presidenza di
Medvedev non nasce sotto una buona stella. Attenti, la Russia potrebbe
vacillare di nuovo. Sarebbe una cattiva notizia per l'economia italiana. E, più
in generale, per l'Occidente? Scritto in russia Commenti ( 29 ) " (4 voti,
il voto medio è: 4 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa ©
2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 29Feb
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
L'Associazione
"Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle
Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza
Boschiassi a Caselle Torinese da sabato
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Chi segue i mercati
finanziari sa che i rapporti tra Stati Uniti e Cina sono vincolati da un
interesse reciproco: l'America è il principale sbocco della produzione
industriale cinese, in cambio Pechino finanzia il deficit statunitense
comprando a man bassa titoli di Stato. Ma la crisi finanziaria sembra aver
rotto l'equilibrio e non certo a favore di Washington. In queste ore gli Usa
appaiono molto vulnerabili: politicamente perché sono in piena campagna per le
presidenziali, economicamente perché sono in recessione e con il sistema
finanziario sotto sopra, militarmente perché l'esercito appare demotivato e
diviso (vedi le dimissioni dell'ammiraglio William Fallon, 63 anni, comandante
delle forze Usa in Medio Oriente). Qualcuno si chiede se siano ancora una
superpotenza, certo sono in crisi come raramente è capitato nella storia
recente. E in questo contesto lascia allibiti la notizia che il Dipartimento di
Stato ha tolto la Cina dalla lista nera dei Paesi che violano i diritti umani.
Ma come? Qualche mese fa Bush conferiva la massima onoreficenza al Dalai Lama e
proprio nel momento in cui il leader spiriturale tibetano denuncia la brutale
repressione dei cinesi in Tibet, l'America assolve Pechino? Basta leggere il
rapporto per rendersi conto dell'assurdità della decisione. Nel testo infatti
si riconosce che: "La Cina soffoca qualunque tipo di libertà di
espressione, nega ai suoi cittadini i più elementari diritti umani, censura
internet, arresta i blogger, sorveglia i giornalisti stranieri, se è il caso li
intimidisce". Inoltre "stritola la libertà religiosa nel Tibet
buddista e nello Xinjiang musulmano, spedisce chi protesta ai lavori forzati,
tortura i prigionieri con i peggiori strumenti partoriti dalla crudeltà umana,
strappa confessioni per delitti mai commessi, li condanna preferibilmente senza
processo". Ciò nonostante non è più nell'elenco dei cattivi. Perché? Il
governo americano ha più che mai bisogno dei fondi cinesi (anche di quelli
sovrani) per tamponare lo scandalo subprime, mentre Pechino nell'anno delle
Olimpiadi ha urgenza di migliorare la propria immagine internazionale. Quella
strana assoluzione del Dipartimento di Stato equivale a una benedizione.
Dobbiamo sopettare un (osceno) baratto tra i due Paesi? Scritto in cina, gli
usa e il mondo 1 Commento " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
12Mar