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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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Report "Laici e chierici"

Festeggiamo Spagna e Francia, senza dimenticare l'allarmata analisi di Napolitano sull'Italia ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: allegrezza prendiamocela anche noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici "storici" nelle liste di destra e di sinistra, per il quotidiano intervento del papa contro la scienza che ci allunga la vita, per la prova finestra cui il cardinale Bertone minaccia di sottoporre i candidati italiani (

L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: con i laici, ma anche con i cattolici, e così via. Due dei suoi alleati, l'Italia dei Valori e i Radicali, stanno però cominciando a rompere l'armonia, gli uni per la presenza di condannati per corruzione nelle liste del Pd, gli altri perché non hanno abbastanza spazio ".

Pannunzio il grande intellettuale moriva il 10 marzo del 1968 ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: a costruire alleanze democratiche, fronti laici, terze forze; abbiamo denunciato ? l'invadenza clericale, il sottogoverno delle maggioranze, i connubi tra mondo politico e mondo economico. Abbiamo deplorato con ostinazione la chiusura irrimediabile del mondo comunista alle sollecitazioni della libertà.

Polemiche o si riforma o meglio chiuderlo ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per succedere a un giurista fortemente radicato nell'area cattolica come Francesco D'Agostino, doveva servire a gettare acqua sul fuoco delle polemiche tra laici e cattolici. Ma le cose sono andate diversamente. Casavola ha inanellato un errore dopo l'altro, alimentando un clima di tensioni crescenti e arrivando a essere tentato lui stesso dalle dimissioni.

Famiglia cristiana a Casini: ambiguo candidare Cuffaro ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: e preoccupato di tenere insieme qualche pezzo laico, tanto da non aver voluto Casini alleato. Ora è la volta degli elettori potenziali del nuovo centro cattolico, il sogno mai abbandonato del tutto dalle gerarchie. Berlusconi e Fini hanno scaricato l'Udc ma nel frattempo, con la rinuncia dei due poli alle ammucchiate d'un tempo, si è aperta una possibilità insperata di piazzare "

Viaggio nel mondo del volontariato e dell'impresa dopo la manifestazione nazionale delle cooperative del vescovo Bregantini Locride, alleanza contro la 'ndrangheta dopo il corteo l ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattoliche o laiche, non sono disposte a far dipendere la lotta alla mafia dalla presenza o dalla partenza del vescovo. E c'è chi contesta anche qualche sua scelta. Bregantini o no - ci ha detto Prestia - "i ragazzi del nostro teatro di strada Gurfata hanno sempre dovuto fare spettacolo altrove, perfino in Germania,

"Caro cardinal Bertone, così danneggia la causa cattolica" ( da "Tempo, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche alla stregua del sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al voto in Parlamento.


Articoli

Festeggiamo Spagna e Francia, senza dimenticare l'allarmata analisi di Napolitano sull'Italia (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, sono passati appena tre giorni da quando Napolitano ha ricevuto le rappresentanze femminili per l'8 marzo, deplorando la politica antifemminista di stato e chiesa in Italia, e già tutto sembra dimenticato nei fuochi d'artificio per la vittoria di Zapatero e dei socialisti francesi. Ci contentiamo dei successi dei cari vicini o ci sottoponiamo alla prova finestra del cardinale Tarcisio? EMMA DOGANIERI, ROMA Cara signora, una pausa di allegrezza prendiamocela anche noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici "storici" nelle liste di destra e di sinistra, per il quotidiano intervento del papa contro la scienza che ci allunga la vita, per la prova finestra cui il cardinale Bertone minaccia di sottoporre i candidati italiani (dopo aver ingiunto a suo tempo alla Repubblica di "smetterla" con gli articoli di Curzio Maltese sui costi della chiesa). Vorrei sottolineare che, per la prima volta da quando è capo dello stato, Napolitano ha detto chiaro e tondo che le leggi che difendono la dignità e i diritti delle donne, "prima che specifici diritti delle donne sono elementi essenziali dello stato di diritto"; e dunque è contro elementi essenziali dello stato di diritto italiano che si rivolgono gli atti di sabotaggio della 194 "a volte persino da parte di pubblici poteri" (come nell'inaudito caso dell'irruzione borbonica nell'ospedale di Napoli per un'interruzione di gravidanza). Queste parole di Napolitano costituiscono la linea Maginot dei diritti civili, sia in caso di vittoria del blocco clericofascista di Berlusconi sia nel caso che alla vittoria del Partito democratico non segua una coerente politica dei diritti civili, ma prevalga la necessità di alleanza compromissorie. La separatezza che, in nome di un'arcaica "cultura delle diversità", alcune femministe hanno rivendicato anche l'8 marzo per manifestare da sole, senza gli uomini che hanno vinto con loro le battaglie dei diritti da trent'anni in qua, non giova alla saldezza della Maginot civile contro il ritorno al funereo sudario ferrariano (questo sì da seicento spagnolo) che vorrebbe popolare l'Italia di cimiteri di bimbi non nati (e, se la logica ha un senso, della materia prima femminile che ogni giorno si spreca a fiumi nel mondo anziché trasformarsi in nuove creature). A tutto questo si aggiunga la promessa del cardinale Bertone di fare la prova finestra delle candidature circa il loro grado di obbedienza formale alle direttive politiche della curia: e questo in barba alla Costituzione che rende liberi i rappresentanti della nazione da ogni "vincolo di mandato". Meno male che, per un Ruini che fa apertamente campagna elettorale per Casini, c'è un mons. Molinari, arcivescovo di L'Aquila, che invita a "non votare per quei politici che parlano molto della famiglia ma personalmente hanno una storia familiare poco raccomandabile ". Come vede, ci sono almeno due modi diversi di difendere i valori cattolici: quello italiano, che s'accontenta di chi pecca ma si dice formalmente devoto, e quello abruzzese, che va alla sostanza: compòrtati come parli. Per quanto mi riguarda, io sono nato in Abruzzo.

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L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'ITALIA VISTA DAGLI ALTRI L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto Il corrispondente dello svizzero Le Temps, Eric Jozsef, ha seguito le prime tappe della campagna elettorale del Pd: "Veltroni ha puntato tutto sulla svolta riformista. Ha deciso di correre senza la sinistra radicale, e non ha esitato a candidare due prefetti di polizia, un generale e un industriale. Dopo quindici anni di retorica berlusconiana sulla lotta ai comunisti, Veltroni gioca la carta della riappacificazione nazionale". Secondo il catalano Avui, "Veltroni è l'inventore del "ma anche": il suo partito sta con i lavoratori, ma anche con gli imprenditori; con i laici, ma anche con i cattolici, e così via. Due dei suoi alleati, l'Italia dei Valori e i Radicali, stanno però cominciando a rompere l'armonia, gli uni per la presenza di condannati per corruzione nelle liste del Pd, gli altri perché non hanno abbastanza spazio ". I giornali francesi commentano invece la vicenda Alitalia-Air France. Per Le Figaro, "Dopo due mesi di negoziati con Alitalia, le pene di Air France non sono finite. Oltre a dover ottenere il sì dei sindacati, dovrà anche aspettare il parere del governo che uscirà dalle urne ad aprile. Secondo Berlusconi, però, l'Italia non deve perdere la sua compagnia di bandiera e ha auspicato un'offerta da parte delle imprese nazionali ". Secondo Libération, "Berlusconi è sotto pressione da parte della Lega Nord, che non vuole perdere Malpensa e preferirebbe l'offerta di Air One. Ma davanti all'inquietudine provocata dalle sue dichiarazioni, il leader del Pdl ha dovuto in parte fare marcia indietro ". Il Guardian sottolinea invece la pessima prestazione dell'economia italiana, la cui crescita prevista per l'anno in corso è scivolata sotto lo 0,7 per cento. "Il collasso del governo Prodi è una della cause" scrive il Guardian, "ma i problemi strutturali dell'Italia hanno radici molto più profonde. Se le cose continueranno così, alle elezioni di aprile potrebbe andare meglio a chi perde".

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Pannunzio il grande intellettuale moriva il 10 marzo del 1968 (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pannunzio il grande intellettuale moriva il 10 marzo del 1968 Il Mondo, un'orchestra politica e intellettuale Oggi in molti vogliono entrarci, ma steccano Un organo senza partito che auspicava una Terza forza in Italia, liberal-democratica. Contro la polarizzazione dei due blocchi cattolico e comunista. Mostrava un "limpido laicismo" che non è compatibile con le letture di Pera e Cofrancesco Quarant'anni fa, il 10 marzo 1968, moriva Mario Pannunzio, l'intellettuale politico che più di ogni altro ha rappresentato quella liberaldemocrazia riformatrice mai divenuta forza politica capace di modernizzare l'Italia secondo le migliori visioni europee ed occidentali. Nato nel 1910, il giovane Pannunzio si dedicò durante il ventennio alla letteratura e alla pittura, al cinema e alla sperimentazione giornalistica. Ma solo alla caduta del fascismo, nel 1943, rivelò la sua più autentica passione politica che lo portò alla fondazione e direzione di Risorgimento liberale , punto di riferimento politico - non solo giornalistico - del nuovo liberalismo che si confrontava con i giganti politici cattolico e comunista. Due erano le sfide che avevano di fronte i nuovi liberali a quel tempo: il confronto con i comunisti che volevano impadronirsi dell'eredità liberale, e il superamento dell'antifascismo dozzinale che allora era all'ordine del giorno. Pannunzio comprese presto che la profonda distanza dei liberali dai comunisti consisteva nel nodo del totalitarismo connesso all'ideologia marxista e alla strategia moscovita. Di fronte all'abuso compiuto dagli intellettuali comunisti dei concetti di libertà, democrazia, ordine, legalità, progresso e patria, il direttore di Risorgimento Liberale notava: "Indossati i vestiti borghesi, i comunisti cercano di confondersi tra la folla? Badiamo bene: i partiti totalitari, come un tempo le monarchie assolute, hanno la loro "ragione di Stato". La ragione di Stato impone a volta a volta d'essere aggressivi e distensivi, di accettare alleanze anche assurde ed equivoche, e di romperle poi al momento opportuno... Sappiamo quel che realmente i comunisti vogliono, e non li temiamo per questo". Anche rispetto all'antifascismo, Pannunzio non accettò la visione banalizzante che usava a quel tempo perché conosceva bene come la sua generazione aveva vissuto nel limbo "a-fascista": "Parliamo francamente, forse questo è il momento di dire in qualunque modo la verità? Il fascismo è stato per i minori di quarant'anni la prima e l'unica spietata esperienza politica. Molti hanno creduto appassionatamente, altri si sono lasciati ingannare senza resistenza. Ebbene, è proprio per questo che su la maggior parte di essi pesa una condanna che toglie ogni ragione di vita. Troppi devono nascondersi, restare in disparte. Nello stesso modo che durante il fascismo era delitto l'essere stato antifascista, oggi è delitto essere stato, senza colpa, iscritto a un partito che si chiamava fascista". Assai stretto era il sentiero della strategia innovativa che Pannunzio avrebbe voluto per i liberali: essere anticomunisti in tempi di unanimismo antifascista; antifascisti pur nella netta differenziazione dal Pci; ed anticonservatori con una base sociale dalle scarse simpatie progressiste. Ma fu proprio questa la via che fu imboccata con Il Mondo nel '49, un anno dopo le elezioni che avevano polarizzato il paese tra la diga anticomunista clerico-democristiana e il fronte pro-sovietico socialcomunista. Il settimanale inventato e diretto da Pannunzio riuscì a dare vita a quel "partito della libertà e della riforma" che mai si era materializzato nel dopoguerra: non con il Partito d'Azione che era fallito; non con i liberali che avevano avuto un'involuzione a destra con i qualunquisti; non con i socialdemocratici che curavano l'identità socialista e non con i repubblicani che coltivavano le radici risorgimentali. La cultura politica del Mondo si alimentava del liberalismo classico di tradizione crociana a cui si richiamava il primitivo gruppo liberale - Niccolò Carandini, Leone Cattani, Mario Ferrara, Francesco Libonati, Panfilo Gentile, Vittorio De Caprariis, Chinchino Compagna - revisionato alla luce delle nuove esperienze quali la democrazia anglosassone, il socialriformismo europeo e il socialismo liberale antifascista. Nel quadro di un orizzonte così aperto ebbero una fruttuosa collaborazione al Mondo molte intelligenze ex azioniste come Ernesto Rossi, Leo Valiani, Guido Calogero, Aldo Garosci, Mario Paggi, Ugo La Malfa e Riccardo Lombardi, altre personalità di diversa matrice come Leopoldo Piccardi, e socialisti libertari alla Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. Pannunzio riuscì dunque a fare il miracolo di trasformare un giornale nella sede, sia pure di natura politico-giornalistica, di una Terza Forza capace di far convivere e lavorare insieme diversi gruppi uniti nella strategia alternativa alla Dc, al Pci e alle destre conservatrici e clericali. In quella straordinaria orchestra politica ed intellettuale a cui dettero il loro nome Benedetto Croce, Luigi Einaudi e Luigi Sturzo, Gaetano Salvemini assolse un ruolo molto speciale. La scelta dello storico antifascista di collaborare con Il Mondo dal '49 alla morte nel '57 fu dovuta al profilo antitotalitario del settimanale nelle cui colonne non trovava indulgenza verso "alcun totalitarismo, né ecclesiastico, né secolare, e quindi poteva esprimersi integralmente da anticlericale, antifascista e anticomunista". L'immedesimazione di Salvemini con Il Mondo , inoltre, si realizzò appieno nella strategia della Terza Forza, ostinatamente perseguita da Pannunzio come scrisse nell'ultimo numero del 1° marzo 1966: "Per anni abbiamo sollecitato socialisti e repubblicani, liberali autentici e indipendenti, a costruire alleanze democratiche, fronti laici, terze forze; abbiamo denunciato ? l'invadenza clericale, il sottogoverno delle maggioranze, i connubi tra mondo politico e mondo economico. Abbiamo deplorato con ostinazione la chiusura irrimediabile del mondo comunista alle sollecitazioni della libertà. Nei momenti migliori una fortunata convergenza di minoranze ha sollevato il paese dalla sua vita stagnante: la destra è stata sconfitta, il degenere Partito liberale è ormai una moneta fuori corso, i fenomeni più balcanici del clerico-fascismo sono stati in gran parte cancellati". La vita di Pannunzio coincise interamente con la sua attività, apparentemente giornalistica (prima Risorgimento Liberale dal 1944 al '47, e poi Il Mondo dal 1949 al '66), ma sostanzialmente politica da uomo pubblico nutrito da un'altissima moralità ed idealità: "Gli intellettuali, per noi, non si trovano soltanto fra i poeti e i novellieri. Né tanto meno fanno parte di una corporazione di privilegiati, separata dalle altre. L'intellettuale, per noi, è una figura intera. L'uomo politico, se non vuole essere un puro faccendiere, è anch'esso un intellettuale che vive pubblicamente e che fa con naturalezza la sua parte nella società. Sempre in questi anni abbiamo cercato di riunire insieme uomini impegnati nella soluzione di cose vive e necessarie". Oggi sono molti quelli che pretendono di dirsi figli, nipoti, eredi o continuatori di Pannunzio e del Mondo . A me pare che l'esperienza dei quei liberaldemocratici, che dagli anni Quaranta agli anni Sessanta tentarono di costruire una Terza Forza dal forte contenuto etico ed ideale, sia rimasta unica, senza continuatori, quale che siano le auto-legittimazioni invocate da politici, giornalisti ed intellettuali. Come, ad esempio, quella di Marcello Pera che, dopo affermazioni del tipo "è in corso l'invasione barbarica del laicismo" che "è peggiore del nazismo e del comunismo che con altri mezzi ebbero gli stessi fini", ha preteso di commemorare da affine Mario Pannunzio. Né meritano alcun commento i sermoncini eruditi su cristianesimo e liberalismo di Dino Cofrancesco sul blog L'Occidentale , volti a spiegare arrampicandosi sugli specchi dottrinari che, essendo il senatore forzista allievo di Francesco Barone e cultore di Popper, ha licenza di straparlare sulla continuità tra il suo liberalismo anti-laico ed il laicismo limpido di Pannunzio. Forse sarebbe meglio che si dedicasse più attenzione alla storia di cui si vuol discutere che non ad elucubrazioni strumentali per giustificare le scelte politiche odierne. m.teodori@mclink.it 12/03/2008.

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Polemiche o si riforma o meglio chiuderlo (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Polemiche o si riforma o meglio chiuderlo Corbellini lascia il Comitato di bioetica Il Comitato nazionale di bioetica ha perso un altro pezzo venerdì scorso, con le dimissioni di Gilberto Corbellini. L'addio dello storico della medicina e bioeticista è l'ultimo episodio di una lunga serie di incidenti che testimoniano lo stato di degenerazione progressiva del comitato. Durante la presidenza Casavola, l'organo alle dipendenze di Palazzo Chigi ha fatto parlare di sé più per le tensioni interne che per i contributi in materia di bioetica. "Se il prossimo governo non avvia una riforma, allora tanto vale chiuderlo. Così non serve a niente. O, meglio, serve solo a chi si prefigge di brandire la bioetica contro la libertà di ricerca e l'autodeterminazione", sostiene Corbellini. Lo studioso della Sapienza, che è anche copresidente dell'Associazione Coscioni, se n'è andato con una breve lettera indirizzata a Romano Prodi e Francesco Casavola, senza cercare clamore. "Non ho intenzione di usare il Cnb come palcoscenico" spiega. Appare sollevato, come tutti quelli che decidono di lasciarsi una brutta esperienza alle spalle, ed è probabile che lo stesso sentimento abbia fatto sospirare Casavola nel momento in cui ha letto la missiva. Secondo indiscrezioni il costituzionalista avrebbe delegato da tempo compiti e decisioni ad altri (Adriano Bompiani e Lorenzo D'Avack) e ora potrà vivere questo ultimo scampolo di presidenza formale con una voce scomoda in meno in plenaria. Probabilmente la scelta di un ex presidente della Corte costituzionale, per succedere a un giurista fortemente radicato nell'area cattolica come Francesco D'Agostino, doveva servire a gettare acqua sul fuoco delle polemiche tra laici e cattolici. Ma le cose sono andate diversamente. Casavola ha inanellato un errore dopo l'altro, alimentando un clima di tensioni crescenti e arrivando a essere tentato lui stesso dalle dimissioni. Quindi in ottobre, per cercare di riaffermare la propria autorità, aveva proceduto a dimissionare - tramite decreto della Presidenza del Consiglio - i tre vicepresidenti Cinzia Caporale, Elena Cattaneo e Luca Marini. Ma si è trattato di una manovra maldestra e difficile da difendere sul piano giuridico, come ha dimostrato la sentenza sospensiva del Tar che qualche giorno prima di Natale ha imposto il reintegro di Marini vendicando anche le ragioni delle due colleghe. Cattaneo, figura simbolo della ricerca con le cellule staminali, però non era rimasta ad attendere: alla fine di novembre ha lasciato il Cnb, per tornare a dedicarsi a tempo pieno a ricerca e insegnamento nell'Università di Milano. Corbellini ha deciso di fare altrettanto. "Mi sono reso conto che la mia presenza era inutile. Il comitato lavora in modo tale da sancire le divisioni ed esacerbare i conflitti. Proprio il contrario di quello che dovrebbe fare". Qualcosa del genere - sostiene - è accaduto anche in occasione dell'ultimo parere, quello sulla rianimazione dei nati prematuri. Il testo, di cui i vertici del Cnb hanno fatto trapelare alcune anticipazioni, sostiene che ai fini della rianimazione non è determinante l'età gestazionale dei piccoli e neppure il consenso dei genitori. "L'idea di fondo è condivisibile perché lo sviluppo fetale non è prevedibile come la tabella di marcia di un treno ed è evidente che bisogna procedere caso per caso", spiega Corbellini. Ma poi arrivano le critiche. Il documento, pur riconoscendo la necessità di evitare interventi inutili, fornisce un'interpretazione pericolosamente restrittiva di questo concetto. E non prende nemmeno in considerazione la natura sperimentale della rianimazione sotto le 22 settimane, quando l'impegno dei neonatologi è più utile al progresso della medicina che al prematuro stesso, perciò non dovrebbe andare contro il parere dei genitori. Le regole del gioco prevedono che chi non è d'accordo con le posizioni della maggioranza possa stilare un documento di minoranza e così hanno fatto Neri, Flamigni, Mancina, Toraldo di Francia e Zuffa. Corbellini, invece, ha preferito chiamarsi fuori: "In Parlamento si vota e si vede chi vince, ma noi non siamo stati eletti e un comitato di bioetica dovrebbe servire ad altro: dovrebbe offrire l'intero spettro delle opinioni per arricchire il dibattito pubblico, non affermare una posizione a discapito delle altre". Il problema che pone non è nuovo: lo statuto del Cnb ha 18 anni e sono in tanti a credere che vada ripensato e riscritto, se non si vuole condannare il comitato a un destino di inconsistenza intellettuale, rissosa politicizzazione e pubblica inutilità. Se tutto funzionasse a meraviglia, del resto, non si capirebbe perché Palazzo Chigi ha lasciato il comitato in uno stato di abbandono: i membri non ricevono gettoni di presenza, i rimborsi spese sono un terno al lotto e l'attività di ricerca procede a stento visto che la segreteria tecnica, già carente, è stata recentemente dimezzata. Oggi conta solo due persone, a fronte della sterminata platea di membri (40). "Meglio sarebbe seguire l'esempio del comitato francese, che è un luogo di analisi e presenta proposte di grande respiro. O magari il modello inglese: al posto di un comitato bioetico nazionale, lì si fanno authority e comitati ad hoc su problemi specifici", sostiene Corbellini. Altrimenti sarà difficile scacciare il sospetto che questa degenerazione, in fondo, faccia comodo a qualcuno. Magari perché la bioetica interessa solo in chiave di scontro politico e un comitato in agonia è più facile da manovrare. 12/03/2008.

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Famiglia cristiana a Casini: ambiguo candidare Cuffaro (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Fulvio Fania Città del Vaticano Par condicio. Dopo Veltroni e Berlusconi è il turno di Casini. Questa settimana Famiglia cristiana colpisce il leader dell'Udc e la sua alleanza con Pezzotta. E' vero, in questo caso si tratta di "cattolici col bollino", una lista che fa dell'ispirazione cristiana il proprio marchio. Diversa dal "pasticcio in salsa pannelliana" del Pd o dalla "anarchia dei valori berlusconiana". Anche i devoti col bollino tuttavia hanno una colpa: mancano di coraggio. Anziché fondare un partito cattolico nuovo di zecca, si sono accontentati di un "assemblaggio dei simboli" tra Udc e Rosa bianca. E infine hanno messo sopra la torta la ciliegina di candidature "tipo Cuffaro" trascinandosi così dietro le "ambiguità di un passato non sempre lineare". E' il commento dell'editoriale non firmato di don Antonio Sciortino, direttore del settimanale paolino che in questo avvio di campagna elettorale ha dato voce ai mugugni del mondo cattolico sui diversi versanti: protesta di quelli interni al Pd per l'accordo con Emma Bonino; mal di pancia di quelli di destra che non sopportano più lo stile del Cavaliere e lo giudicano meno prono ai desideri clericali e preoccupato di tenere insieme qualche pezzo laico, tanto da non aver voluto Casini alleato. Ora è la volta degli elettori potenziali del nuovo centro cattolico, il sogno mai abbandonato del tutto dalle gerarchie. Berlusconi e Fini hanno scaricato l'Udc ma nel frattempo, con la rinuncia dei due poli alle ammucchiate d'un tempo, si è aperta una possibilità insperata di piazzare "una forza di interposizione". In passato - osserva il settimanale - ci provarono già altri, da Martinazzoli a D'Antoni e Andreotti, ma il sistema elettorale fu inesorabile con di loro. A riprendere quel disegno è stato Savino Pezzotta, buon amico del segretario della Cei Giuseppe Betori e portavoce del Family Day. L'idea non dispiaceva a Ruini che tuttavia ha fatto il possibile per convincere il Pdl a non abbandonare l'Udc. Andate a vuoto le ruiniane preghiere, non restava che rafforzare il sogno centrista e spinger all'intesa tra Pezzotta e Casini. Con il rischio, appunto, di annacquare la novità e deludere i cattolici della Margherita che cercavano un approdo alternativo al Pd. Casini ha subito replicato a Famiglia cristiana che dopo le elezioni si avvierà una costituente di centro perché finora è mancato semplicemente il tempo. Non risponde invece sulla candidatura di Cuffaro, condannato per corruzione. Il settimanale ha messo il dito nella piaga. Qualche tempo fa, monsignor Betori ha sostenuto che fino alla condanna in terzo grado non si dovrebbero fare discriminazioni per nessuno. Era un chiaro favore a Casini. Famiglia cristiana invece lo stronca. Dove si chiude il cerchio delle dure reprimende della rivista? "Poiché i cattolici sono presenti in ogni schieramento - scrive - ribadiamo la libertà di scelta dei cattolici purché ovunque la loro presenza sia significativa e non mortificata". Questa formula riecheggia la raccomandazione che il cardinale Bertone espresse a proposito dell'area cattolica nel Pd. Sulle "questioni che contano", dopo il voto, Famiglia cristiana auspica "unità e maggioranze trasversali". E qui l'assonanza è con l'ultimo discorso del presidente della Cei Bagnasco. Insomma, i cattolici col bollino sono troppo piccoli e così poco coraggiosi che non si può fare a meno di quelli collocati altrove. Alla fine il vero bollino sarà quello di lobby. 12/03/2008.

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Viaggio nel mondo del volontariato e dell'impresa dopo la manifestazione nazionale delle cooperative del vescovo Bregantini Locride, alleanza contro la 'ndrangheta dopo il corteo l (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

A strada è ancora lunga Fulvio Fania Locri Calabria difficile. Quanti erano quelli della Locride in corteo il 1° marzo contro la 'ndrangheta e le massonerie deviate? C'erano più "stranieri" che persone del posto, sottolineano i critici e gli avversari dell'iniziativa promossa dal Goel, il corsorzio di cooperative sociali ideato dal vescovo Giancarlo Bregantini che recentemente è stato promosso-rimosso a Campobasso. "Stanno tentando di trasformare un successo in un flop", ribatte Vincenzo Linarello, presidente del Goel. D'altra parte, che sfilassero per le vie di Locri i trentini, i valdostani, gli emiliani e i lombardi era un obiettivo dichiarato, non una calata degli unni. La 'ndrangheta penetra ormai ovunque, perciò - aveva spiegato Linarello - occorre una "grande alleanza" tra la Locride e le altre regioni del Paese. Con questa idea i giovani del Goel hanno reagito al rischio di sentirsi soli. Che da queste parti non è solo un rischio dell'anima. "Cominciano ad arrivarci strane lettere di sfratto", ci confessa il presidente. Sarà un caso? Le delegazioni arrivate da lontano il 1° marzo, in effetti si aspettavano di trovare molta più gente della Locride. Hanno manifestato associazioni e movimenti della Calabria, non però tutto l'arcipelago impegnato contro la piovra. Tre cooperative sociali, Mistya Persefone e Gurfata, si sono apertamente dissociate uscendo addirittura da "Libera" per una protesta "di metodo" contro l'adesione del coordinamento nazionale alla manifestazione del Goel. Patrizia Prestia, che abbiamo incontrato nel malandato palazzo della Fondazione Zapia, ci aveva avvertiti prima del corteo: "Guardi, a parte le coop di Bregantini, tra i firmatari dell'appello manca il sociale della Locride". Nelle ore che hanno preceduto la manifestazione il cronista si è messo a scandagliare gli umori di questa complicata e coraggiosa frontiera. Il Goel, le cui imprese aderiscono al progetto "Policoro" della Cei, non ha alcuna intenzione di ridursi a orfano del vescovo. A maggior ragione le altre realtà di volontariato, cattoliche o laiche, non sono disposte a far dipendere la lotta alla mafia dalla presenza o dalla partenza del vescovo. E c'è chi contesta anche qualche sua scelta. Bregantini o no - ci ha detto Prestia - "i ragazzi del nostro teatro di strada Gurfata hanno sempre dovuto fare spettacolo altrove, perfino in Germania, non nella Locride, neppure in una festa parrocchiale". Il Goel è un variegato mondo di imprese. Ma a far discutere è stato il consorzio Valle del Bonamico, le serre dei frutti di bosco Le loro attività esistevano anche prima che arrivasse Bregantini e ci tengono a rimarcarlo. "Lei ci chiede se facciamo denuncia contro la mafia?", ci ha apostrofato un po' indignata Prestia, "Legga le firme dei nostri giovani esposti in prima persona; pensa che ci metterebbero tanto a farsi invece una grossa macchina? Basterebbe un giro sul corso e presto qualcuno li avvicinerebbe". La 'ndrangheta, appunto. C'è un diffuso fastidio verso stampa e tv nazionali che, smorzato il fuoco di paglia di un caso mediatico sia pure di un vescovo, spengono i riflettori. Finì così dopo l'omicidio Fortugno: tutta Italia esaltò il movimento di giovani "Ammazzeticitutti". Un gruppo di loro era in corteo anche il 1° marzo ma a Locri ne parlano come di un'iniziativa nata in ambienti della Margherita a Polistena, senza radici nella Locride. A quest'ultima manifestazione del Goel in realtà è andata peggio: quasi ignorata dalla stampa italiana. Il Goel è un variegato mondo di imprese: "Utopia", "Crealavoro", "Welfare Calabria", "Comunità libere" (creata per assistere le aziende colpite da attentati) e tante altre ancora. Ma a far rumore fuori Calabria è stato il consorzio "Valle del Bonamico", specialmente le serre dei frutti di bosco La notizia che una parte di questi impianti era stata bruciata con il diserbante due anni fa suscitò una vasta solidarietà e generose sottoscrizioni. Eppure è proprio su quell'esperienza che si concentrano le polemiche. Siamo andati a conoscere l'uomo cardine della Bonamico, Pietro Schirripa, che ci accoglie mostrandoci l'ultima sua trovata. Ci accompagna nel centro di Locri in un prato dominato da querce secolari, tronchi così enormi che verrebbe voglia di appollaiarsi lassù a mangiare i mandarini che abbondano intorno. Schirripa ha avuto l'idea di costruirci una grande palafitta tra i rami e allestirci un winebar. A gestirlo sarebbe una nuova cooperativa sociale grazie anche a contributi pubblici. Il vulcanico dottore, come lo chiamano qui, è davvero medico, anzi è direttore sanitario dell'ospedale di Vibo Valentia, che non è certo un posto tranquillo. Per la vicenda più recente di malasanità, la morte di una ragazza, gli è toccato un avviso di garanzia che ritiene scontato visto l'incarico. Per il resto ci mostra una sua lettera al presidente della Regione. "Sono passato indenne in mezzo a varie tempeste", scrive Schirripa "forse per zelo professionale o coraggio di denuncia". E' la risposta che il direttore dà ai suoi avversari i quali non mancano di rimarcare il suo ruolo di responsabilità nel travagliato ospedale. Ma al centro di tutto resta la Valle del Bonamico, prodotti d'Aspromonte, la Madonna di Polsi per marchio, un consorzio che raggruppa anche aziende private. Oltre ai frutti di bosco produce formaggi, vino e salumi di maiale nero. Nel negozio sul viale di Locri spiccano le fotografie di monsignor Bregantini sorridente tra gli agrumeti. L'ex vescovo è presidente onorario della cooperativa. L'idea dei frutti di bosco gli venne dal suo Trentino e ora mirtilli, lamponi e fragole calabresi vanno a rimpinguare la produzione alpina di aziende lontane 1300 chilometri. Visitiamo alcune delle serre della Bonamico, quelle della coop Agrisole. Stanno lavorandoci cinque giovani pagati a giornata. Al tempo del raccolto l'occupazione cresce fino a 90 persone per ettaro e il consorzio del Bonamico in dieci anni è passato da 2 a 40 ettari. E l'azienda che subì l'attentato? E' la "Frutti del sole", una srl fondata da Schirripa insieme a Pietro Scrinò, fratello di un senatore del Nuovo Psi, e ad Agostino De Pascale; ora la società è in liquidazione volontaria per liti tra i soci. Tutto fermo, quindi. Molte delegazioni da ogni parte d'Italia. La mafia è insediata anche al Nord. Ma voci diverse tra le forze anti-piovra della Locride La fiumara Bonamico, dove si trovano le serre, scende dai monti di San Luca, il paesino arroccato e insanguinato da una faida di mafia esportata fino in Germania. Due settimane fa hanno scoperto tre bunker della famiglia Pelle, alleati dei Vottari e nemici dei Nirta-Strangio. L'idea di un'economia pulita in quel posto, coinvolgendo famiglie delle 'ndrine ed ex arruolati della mafia, sembra davvero un azzardo, sebbene Linarello documenti che la maggior parte di loro non ha più commesso reati. La parlamentare di An Angela Napoli sostiene invece che l'intera operazione Bonamico è stata sfruttata dalle cosche per incassare introiti. Un attacco durissimo rilanciato da una parte della stampa locale. Ma per Schirripa bisogna piuttosto intendersi su come condurre la lotta al sistema mafioso. Il presidente della Bonamico parla di "redenzione" per spiegarci che la scommessa di Bregantini non era insediare aziende su terre confiscate alla 'ndrangheta ma convincere interi paesi a rischio ad intraprendere un'economia virtuosa. Una linea che ha segnato una differenza da "Libera" di don Ciotti. "Più che portare via le terre alla mafia - afferma Schirripa - noi vogliamo portarle via i cervelli". Già, ma come distinguere, visto che la stessa mafia investe i soldi sporchi in attività pulite? Secondo il sociologo Pietro Fantozzi "la vera discriminante dovrebbe essere l'introduzione di controlli della prefettura sull'intera gestione di ogni impresa". "Qui più di tanti discorsi - sostiene - conta un Attilio Cordì che si espone in città ad organizzare una cooperativa sociale" per l'allevamento del maiale. Cordì è un aitante trentenne che narra con voce sommessa i suoi dieci anni di carcere per associazione mafiosa; figlio di uno dei boss di Locri, dice di essersi convinto in galera che bisogna cambiare strada. Assicura che la famiglia non lo ha ostacolato benché altri lo smentiscano. Del resto, la 'ndrangheta è stratrificata, comprende "santisti" e manovali, decaduti, esclusi e donne. Ce lo ricorda continuamente Linarello di cui invece parlano tutti bene nel mondo del volontariato, anche quelli che ce l'hanno con il Goel. Incaricato per la pastorale del lavoro nella diocesi, Linarello vive con la famiglia all'interno di una comunità a Gioiosa Jonica. Nel grande salone si respira un '68 cattolico, tra un crocifisso bizantino e un ritratto del Che. Proprio di fronte all'edificio sta sorgendo il secondo centro educativo "Don Milani" di cui è animatore Francesco Rigitano, il referente locale di "Libera". La prima sede è attiva da anni e pullulante di ragazzi. Rigitano e Linarello, entrambi cattolici e odiati dai capibastone della mafia, hanno seguito approcci diversi e qualche volta le loro strade si sono divise. Saliamo a Stilo dove ci accoglie un moderno albergo gestito da un'altra coop del Goel, la Albachiara. Maria Tropeano, che ideò l'impresa nell'Azione cattolica, ci racconta come Bregantini abbia sovvertito la tradizionale reverenza verso il vescovo. Nel clero locale non ha inciso più di tanto. Sono aumentati i religiosi e sono ricomparsi gli eremi ma la vera scoperta è stato l'impegno sociale di giovani cattolici. Non tutto è filato liscio. A San Luca il vescovo si è affidato a don Pino Strangio, famiglia del paese, e c'è chi sostiene che solo con lui poteva tentare di rompere le logiche della 'ndrangheta mentre altri pensano che su questo Bregantini abbia sbagliato e ancor più a nominare lo stesso parroco anche rettore del santuario di Riace. Il vescovo è stato trasferito a Campobasso. C'eravamo anche prima, rispondono alcuni. Andremo avanti lo stesso, insistono altri A Bosco di Bovalino, sotto San Luca, incontriamo suor Carolina Iavazzo. Vive con due consorelle in un container accanto alle mura ancora fresche del centro educativo dove i ragazzi imparano decoupage e computer. E' dedicato a don Pino Puglisi Suor Carolina, napoletana, ha vissuto nel quartiere palermitano di Brancaccio accanto al sacerdote ucciso dalla mafia e qui in Calabria, con l'appoggio di Bregantini, ha fondato la minuscola congregazione del Buon Samaritano. "In tre anni di lavoro ci stiamo avviando a cambiare la mentalità locale - afferma -, non guardiamo quale famiglia un ragazzo ha alle spalle, da noi vengono tutti". "Don Puglisi - continua - non era un prete antimafia ma ha creato percorsi alternativi alla mafia". Secondo la religiosa bisogna "educare in generale a valori diversi". Discutere di faide o violenze che coinvolgono i ragazzi sarebbe invece controproducente. Neppure lei sa darsi una ragione del trasferimento di Bregantini. Ma assicura che andrà avanti lo stesso. 12/03/2008.

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"Caro cardinal Bertone, così danneggia la causa cattolica" (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stampa la lettera "Caro cardinal Bertone, così danneggia la causa cattolica" L'intervento dell'ex presidente della Repubblica che "bacchetta" il segretario di Sato vaticano: "In questo modo si porta il problema sul piano voluto dai laicisti" Signor Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più autorevoli quotidiani italiani, il Corriere della Sera, che Lei ha detto che vedrà "che cosa sta capitando ai cattolici. Ritornando in Italia - dall'Azerbaijan, n.d.a. - mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani e vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al centro e a destra. E se i valori cristiani sono supportati da un vero impegno: sia da un impegno dei cattolici presenti nei vari schieramenti, sia dal rispetto promesso dai leader di quegli schieramenti". Le scrivo questa lettera aperta, ritenendo di averne il diritto e il dovere, almeno da quando il Concilio Vaticano II ha ampliato espressamente l'ambito della collaborazione dei laici alla determinazione degli indirizzi della Chiesa. Credo di aver anche nello scriverLe l'autorevolezza derivantemi dall'aver ricoperto uffici non secondari nello Stato italiano di cui sono cittadino. Non penso che Lei dubiti della mia piena fedeltà alla Chiesa e al suo Vescovo, il Vescovo di Roma, ed ai suoi insegnamenti. Sono stato iscritto dall'età di sei anni all'Azione Cattolica. Ho militato nella democrazia cristiana dall'età di 16 anni. E debbo a questo partito se ho ricoperto alcune cariche nella Repubblica. Sono ideologicamente un cattolico-liberale, specie assai rara nella società cattolica italiana, e politicamente un riformista cristiano-democratico, più orientato, a dire il vero, a sinistra che a destra. Ritengo che, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il "crollo della Cortina di Ferro" e lo scioglimento del grande movimento comunista internazionale guidato dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e dopo il Concilio Vaticano II, in Italia e non solo un partito cattolico o di cattolici, e ancora peggio un "partito unitario di cattolici" sia non solo anti-storico ma anche in un certo senso anti-ecclesiale. Credo che non vi possa essere ormai più alcun dubbio sulla legittimità morale ed ecclesiale del principio del pluralismo politico dei cattolici e dell'autonomia temporale dei cattolici in materia politica. Il Concilio Vaticano II ha archiviato definitivamente la dottrina bellarminiana - elaborata in chiave di modesta polemica e riforma contro le tesi delle "Due Chiavi" di Bonifacio VIII -, della "potestas indirecta Ecclesiae in rebus temporali bus", e cioè potestà indiretta della Chiesa nelle materie temporali. Ritengo che la Santa Chiesa, il Papa e i Vescovi abbiano il pieno diritto, anche alla stregua del sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al voto in Parlamento. Per me, insieme da cattolico liberale e da "cattolico infante", quasi tentato di diventare un "teocon all'americana", io sono tranquillo, perché so bene fino a che punto io sono "libero" nelle mie scelte politiche anche nei confronti della Chiesa, e so anche quando, teoricamente e praticamente, anche in Parlamento, io, da cattolico, debbo piegare le "ragioni della ragione umana" - che io ritengo gravemente vulnerata dal peccato originale e quindi assai limitata nel conoscere con le sue sole forze il "vero" e il "giusto", alla "verità" e al "giusto" come rivelati, confermati e insegnati dalla Chiesa; e so anche come e quando io possa invocare il "primato della coscienza personale" anche nei confronti dei vescovi, o invece accettare in ogni caso il "primato dell'obbedienza" alla Chiesa, od operare delle scelte secondo il criterio del "male minore". Tutto ciò premesso, Le scrivo per dirle, con rispetto, onestà e franchezza, sulla base della mia esperienza politica, che Lei, intervenendo direttamente, da Segretario di Stato di Sua Santità, e cioè "vertice" della Santa Sede, certo con le migliori intenzioni quale vescovo, nelle cose temporali italiane, può recare pregiudizio alla causa cattolica in Italia e porta certo inconsapevolmente il problema della proclamazione dei valori e dei principi suoi propri da parte della Chiesa in Italia, dei suoi vescovi, dello stesso Vescovo di Roma, sul piano sul quale lo vorrebbero portare dei laicisti "di casa nostra", e cioè sul piano dei rapporti speciali di carattere internazionale tra la Santa Sede, organo centrale e internazionalmente rappresentativo della Chiesa Cattolica e anche, come sul piano del diritto internazionale è stato erroneamente stabilito anni fa da un non meditato nuovo documento, soggetto non avente secondo la dottrina comune, una propria soggettività internazionale, ma soltanto ente-strumento della Santa Sede, della cui sovranità anche internazionale sarebbe solo oggetto. Il fatto che Lei intervenga, ben inteso lecitamente anche secondo il diritto internazionale, nella cose temporali italiane, anche soltanto per quanto attiene il comportamento da tenersi dai cattolici italiani e rispetto ad essi e ai loro valori in politica, anche da parte dei partiti politici, può far sollevare ai laicisti di casa nostra i problemi dei limiti che all'azione della Santa Sede porrebbero il Trattato del Laterano e il Concordato, mentre noi cittadini e politici cattolici non ci appelliamo per sostenere i valori e i principi della Chiesa e del diritto e della morale naturali, ai diritti e alle prerogative assicurate alla Santa Sede e alla Chiesa in Italia, dai Patti Lateranensi ma ai nostri diritti "laici" di libertà, e in particolare di libertà religiosa, di pensiero e di parola che ci sono non attribuiti ma riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica, e dal diritto che noi parlamentari abbiamo di votare "senza vincolo" di mandato ispirandoci liberamente ai valori in cui ognuno di noi crede. Perché l'Italia è uno Stato laico e non laicista, che non ha una religione di Stato ma neanche una "non o una anti-religione di Stato", come la Francia del Terrore o i regimi comunisti sovietici. Voglia considerare, signor Cardinale, che tale fu la prudenza della Chiesa e della Santa Sede, che quando lo Stato italiano, estendendo la nuova disciplina della cessazione degli effetti civili del matrimonio, anche ai matrimoni così detti concordatari, violò palesemente il Concordato garantito dall'articolo 7 della Costituzione, la Santa Sede si astenne assolutamente dal denunciare la violazione e dal protestare per via diplomatica. E solo Papa Paolo VI espresse una domenica all'Angelus il suo dolore insieme a quello dei vescovi italiani: ma la Santa Sede e il Segretario di Stato tacquero. Per questi motivi, mi permetto di consigliarLe, signor Cardinale Segretario di Stato, di lasciare che di questa materia si occupi la Conferenza Episcopale Italiana e il suo presidente. Non mi consta che né Lei né il Nunzio Apostolico a Madrid, siate mai intervenuti in relazione alla legislazione "libertina" del Governo Zapatero, lasciando che di queste materie si occupasse la Conferenza Episcopale Spagnola, talora anche travalicando i limiti delle sue competenze, come quando, malata di "hispanidad" e di "nazional-cattolicesimo patriottico" di ispirazione franchista quale è, si espresse contro l'ampliamento delle sfere di autonomia delle comunità nazionali minoritarie, e molto più cattoliche che non il resto del Regno: catalana, basca e galiziana! Diverso sarebbe il caso nel quale Lei, quale principale collaboratore del Papa, intervenisse a nome e per mandato del Papa. Che se poi con questa mia ho affermato qualcosa di dottrinalmente erroneo, penso che a farmelo rilevare riservatamente o anche a dichiararlo pubblicamente sarà la Congregazione della Dottrina della Fede. Se invece ho detto qualcosa di inopportuno, non mancherà alla Santa Sede il modo di farmelo sapere. Mi ricordi nella preghiera e mi creda devoto a Lei, vescovo, e insieme affezionatissimo amico.

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