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Festeggiamo
Spagna e Francia, senza dimenticare l'allarmata analisi di Napolitano
sull'Italia ( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
allegrezza
prendiamocela anche noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci
in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici
"storici" nelle liste di destra e di sinistra, per il quotidiano
intervento del papa contro la scienza che ci allunga la vita, per la prova
finestra cui il cardinale Bertone minaccia di sottoporre i candidati italiani (
L'economia
tallone d'Achille dell'Italia al voto
( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
con i laici,
ma anche con i cattolici, e così via. Due dei suoi alleati,
l'Italia dei Valori e i Radicali, stanno però cominciando a rompere l'armonia,
gli uni per la presenza di condannati per corruzione nelle liste del Pd, gli
altri perché non hanno abbastanza spazio ".
Pannunzio
il grande intellettuale moriva il 10 marzo del 1968
( da "Riformista,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
a costruire
alleanze democratiche, fronti laici, terze forze; abbiamo denunciato ?
l'invadenza clericale, il sottogoverno delle maggioranze, i connubi tra mondo
politico e mondo economico. Abbiamo deplorato con ostinazione la chiusura
irrimediabile del mondo comunista alle sollecitazioni della libertà.
Polemiche
o si riforma o meglio chiuderlo ( da "Riformista, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
per succedere
a un giurista fortemente radicato nell'area cattolica come Francesco
D'Agostino, doveva servire a gettare acqua sul fuoco delle polemiche tra laici
e cattolici. Ma le cose sono andate diversamente. Casavola ha inanellato un
errore dopo l'altro, alimentando un clima di tensioni crescenti e arrivando a essere
tentato lui stesso dalle dimissioni.
Famiglia
cristiana a Casini: ambiguo candidare Cuffaro
( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
e preoccupato
di tenere insieme qualche pezzo laico, tanto da non aver voluto Casini alleato.
Ora è la volta degli elettori potenziali del nuovo centro cattolico, il sogno
mai abbandonato del tutto dalle gerarchie. Berlusconi e Fini hanno scaricato
l'Udc ma nel frattempo, con la rinuncia dei due poli alle ammucchiate d'un
tempo, si è aperta una possibilità insperata di piazzare "
Viaggio
nel mondo del volontariato e dell'impresa dopo la manifestazione nazionale
delle cooperative del vescovo Bregantini Locride, alleanza contro la
'ndrangheta dopo il corteo l ( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
cattoliche o
laiche, non sono disposte a far dipendere la lotta alla mafia dalla presenza o
dalla partenza del vescovo. E c'è chi contesta anche qualche sua scelta.
Bregantini o no - ci ha detto Prestia - "i ragazzi del nostro teatro di
strada Gurfata hanno sempre dovuto fare spettacolo altrove, perfino in Germania,
"Caro
cardinal Bertone, così danneggia la causa cattolica"
( da "Tempo,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
anche alla
stregua del sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non
laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le materie temporali ed eziandio legislative, e di
richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto
attiene al voto in Parlamento.
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, sono passati appena tre giorni da quando Napolitano ha ricevuto le
rappresentanze femminili per l'8 marzo, deplorando la politica antifemminista
di stato e chiesa in Italia, e già tutto sembra
dimenticato nei fuochi d'artificio per la vittoria di Zapatero e dei socialisti
francesi. Ci contentiamo dei successi dei cari vicini o ci sottoponiamo alla
prova finestra del cardinale Tarcisio? EMMA DOGANIERI, ROMA Cara signora, una
pausa di allegrezza prendiamocela anche noi laici in Italia,
altrimenti non ci resta che lamentarci in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici "storici" nelle
liste di destra e di sinistra, per il quotidiano intervento del papa contro la
scienza che ci allunga la vita, per la prova finestra cui il cardinale Bertone
minaccia di sottoporre i candidati italiani (dopo aver ingiunto a suo
tempo alla Repubblica di "smetterla" con gli articoli di Curzio
Maltese sui costi della chiesa). Vorrei sottolineare che, per la prima volta da
quando è capo dello stato, Napolitano ha detto chiaro
e tondo che le leggi che difendono la dignità e i diritti delle donne,
"prima che specifici diritti delle donne sono elementi essenziali dello stato di diritto"; e dunque è contro elementi
essenziali dello stato di diritto italiano che si
rivolgono gli atti di sabotaggio della 194 "a volte persino da parte di
pubblici poteri" (come nell'inaudito caso dell'irruzione borbonica
nell'ospedale di Napoli per un'interruzione di gravidanza). Queste parole di Napolitano
costituiscono la linea Maginot dei diritti civili, sia in caso di vittoria del
blocco clericofascista di Berlusconi sia nel caso che alla vittoria del Partito
democratico non segua una coerente politica dei diritti civili, ma prevalga la
necessità di alleanza compromissorie. La separatezza
che, in nome di un'arcaica "cultura delle diversità", alcune
femministe hanno rivendicato anche l'8 marzo per manifestare da sole, senza gli
uomini che hanno vinto con loro le battaglie dei diritti da trent'anni in qua,
non giova alla saldezza della Maginot civile contro il ritorno al funereo
sudario ferrariano (questo sì da seicento spagnolo)
che vorrebbe popolare l'Italia di cimiteri di bimbi non nati (e, se la logica
ha un senso, della materia prima femminile che ogni giorno si spreca a fiumi
nel mondo anziché trasformarsi in nuove creature). A tutto questo si aggiunga
la promessa del cardinale Bertone di fare la prova finestra delle candidature
circa il loro grado di obbedienza formale alle direttive politiche della curia:
e questo in barba alla Costituzione che rende liberi i rappresentanti della
nazione da ogni "vincolo di mandato". Meno male che, per un Ruini che
fa apertamente campagna elettorale per Casini, c'è un mons. Molinari,
arcivescovo di L'Aquila, che invita a "non votare per quei politici che
parlano molto della famiglia ma personalmente hanno una storia familiare poco
raccomandabile ". Come vede, ci sono almeno due modi
diversi di difendere i valori cattolici: quello
italiano, che s'accontenta di chi pecca ma si dice formalmente devoto, e quello
abruzzese, che va alla sostanza: compòrtati come parli. Per quanto mi riguarda, io sono nato in Abruzzo.
( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
L'ITALIA
VISTA DAGLI ALTRI L'economia tallone d'Achille dell'Italia al voto Il
corrispondente dello svizzero Le Temps, Eric Jozsef, ha seguito le prime tappe
della campagna elettorale del Pd: "Veltroni ha puntato tutto sulla svolta
riformista. Ha
deciso di correre senza la sinistra radicale, e non ha esitato a candidare due
prefetti di polizia, un generale e un industriale. Dopo
quindici anni di retorica berlusconiana sulla lotta ai comunisti, Veltroni
gioca la carta della riappacificazione nazionale". Secondo il catalano Avui, "Veltroni è l'inventore del "ma
anche": il suo partito sta con i lavoratori, ma anche con gli
imprenditori; con i laici, ma anche con i cattolici, e così via. Due dei suoi alleati, l'Italia dei Valori e i Radicali, stanno però
cominciando a rompere l'armonia, gli uni per la presenza di condannati per
corruzione nelle liste del Pd, gli altri perché non hanno abbastanza spazio
". I giornali francesi commentano invece la vicenda
Alitalia-Air France. Per Le Figaro, "Dopo due mesi di
negoziati con Alitalia, le pene di Air France non sono finite. Oltre a
dover ottenere il sì dei sindacati, dovrà anche
aspettare il parere del governo che uscirà dalle urne ad aprile. Secondo Berlusconi, però, l'Italia non deve perdere la sua
compagnia di bandiera e ha auspicato un'offerta da parte delle imprese
nazionali ". Secondo Libération, "Berlusconi
è sotto pressione da parte della Lega Nord, che non vuole perdere Malpensa e
preferirebbe l'offerta di Air One. Ma davanti
all'inquietudine provocata dalle sue dichiarazioni, il leader del Pdl ha dovuto
in parte fare marcia indietro ". Il Guardian sottolinea invece la
pessima prestazione dell'economia italiana, la cui crescita prevista per l'anno
in corso è scivolata sotto lo 0,7 per cento. "Il collasso del governo
Prodi è una della cause" scrive il Guardian,
"ma i problemi strutturali dell'Italia hanno radici molto più profonde. Se le cose continueranno così, alle elezioni di aprile potrebbe
andare meglio a chi perde".
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pannunzio il grande
intellettuale moriva il 10 marzo del 1968 Il Mondo, un'orchestra politica e
intellettuale Oggi in molti vogliono entrarci, ma steccano Un organo senza
partito che auspicava una Terza forza in Italia, liberal-democratica. Contro la
polarizzazione dei due blocchi cattolico e comunista.
Mostrava un "limpido laicismo" che non è compatibile con le letture
di Pera e Cofrancesco Quarant'anni fa, il 10 marzo 1968, moriva Mario
Pannunzio, l'intellettuale politico che più di ogni altro ha rappresentato
quella liberaldemocrazia riformatrice mai divenuta forza politica capace di
modernizzare l'Italia secondo le migliori visioni
europee ed occidentali. Nato nel 1910, il giovane Pannunzio si dedicò durante
il ventennio alla letteratura e alla pittura, al cinema e alla sperimentazione
giornalistica. Ma solo alla caduta del fascismo, nel 1943, rivelò la sua più
autentica passione politica che lo portò alla fondazione e direzione di
Risorgimento liberale , punto di riferimento politico
- non solo giornalistico - del nuovo liberalismo che si confrontava con i
giganti politici cattolico e comunista. Due erano le sfide che avevano di
fronte i nuovi liberali a quel tempo: il confronto con i comunisti che volevano
impadronirsi dell'eredità liberale, e il superamento dell'antifascismo
dozzinale che allora era all'ordine del giorno. Pannunzio comprese presto che
la profonda distanza dei liberali dai comunisti consisteva nel nodo del
totalitarismo connesso all'ideologia marxista e alla strategia moscovita. Di fronte all'abuso compiuto dagli intellettuali comunisti dei
concetti di libertà, democrazia, ordine, legalità, progresso e patria, il
direttore di Risorgimento Liberale notava: "Indossati i vestiti borghesi,
i comunisti cercano di confondersi tra la folla? Badiamo bene: i partiti
totalitari, come un tempo le monarchie assolute, hanno la loro "ragione di
Stato". La ragione di Stato impone a volta a volta
d'essere aggressivi e distensivi, di accettare alleanze anche assurde ed equivoche,
e di romperle poi al momento opportuno... Sappiamo quel che realmente i
comunisti vogliono, e non li temiamo per questo". Anche rispetto all'antifascismo, Pannunzio non accettò la visione
banalizzante che usava a quel tempo perché conosceva bene come la sua
generazione aveva vissuto nel limbo "a-fascista": "Parliamo
francamente, forse questo è il momento di dire in qualunque modo la verità?
Il fascismo è stato per i minori di quarant'anni la
prima e l'unica spietata esperienza politica. Molti hanno creduto
appassionatamente, altri si sono lasciati ingannare senza resistenza. Ebbene, è
proprio per questo che su la maggior parte di essi pesa una condanna che toglie
ogni ragione di vita. Troppi devono nascondersi, restare in disparte. Nello stesso modo che durante il fascismo era delitto l'essere stato antifascista, oggi è delitto essere stato,
senza colpa, iscritto a un partito che si chiamava fascista". Assai
stretto era il sentiero della strategia innovativa che Pannunzio avrebbe voluto
per i liberali: essere anticomunisti in tempi di
unanimismo antifascista; antifascisti pur nella netta differenziazione dal Pci;
ed anticonservatori con una base sociale dalle scarse simpatie progressiste. Ma
fu proprio questa la via che fu imboccata con Il Mondo nel '49, un anno dopo le
elezioni che avevano polarizzato il paese tra la diga anticomunista
clerico-democristiana e il fronte pro-sovietico
socialcomunista. Il settimanale inventato e diretto da Pannunzio riuscì
a dare vita a quel "partito della libertà e della riforma" che mai si
era materializzato nel dopoguerra: non con il Partito d'Azione che era fallito;
non con i liberali che avevano avuto un'involuzione a destra con i
qualunquisti; non con i socialdemocratici che curavano l'identità socialista e
non con i repubblicani che coltivavano le radici risorgimentali. La cultura
politica del Mondo si alimentava del liberalismo classico di tradizione
crociana a cui si richiamava il primitivo gruppo liberale - Niccolò Carandini,
Leone Cattani, Mario Ferrara, Francesco Libonati, Panfilo Gentile, Vittorio De
Caprariis, Chinchino Compagna - revisionato alla luce delle nuove esperienze
quali la democrazia anglosassone, il socialriformismo europeo e il socialismo
liberale antifascista. Nel quadro di un orizzonte così aperto ebbero una
fruttuosa collaborazione al Mondo molte intelligenze ex azioniste come Ernesto
Rossi, Leo Valiani, Guido Calogero, Aldo Garosci, Mario Paggi, Ugo La Malfa e
Riccardo Lombardi, altre personalità di diversa matrice come Leopoldo Piccardi,
e socialisti libertari alla Ignazio Silone e Nicola
Chiaromonte. Pannunzio riuscì dunque a fare il miracolo di trasformare un
giornale nella sede, sia pure di natura politico-giornalistica, di una Terza
Forza capace di far convivere e lavorare insieme diversi gruppi uniti nella
strategia alternativa alla Dc, al Pci e alle destre
conservatrici e clericali. In quella straordinaria orchestra politica ed
intellettuale a cui dettero il loro nome Benedetto Croce, Luigi Einaudi e Luigi
Sturzo, Gaetano Salvemini assolse un ruolo molto speciale. La scelta dello
storico antifascista di collaborare con Il Mondo dal '49 alla morte nel '57 fu
dovuta al profilo antitotalitario del settimanale nelle cui colonne non trovava
indulgenza verso "alcun totalitarismo, né ecclesiastico, né secolare, e
quindi poteva esprimersi integralmente da anticlericale, antifascista e
anticomunista". L'immedesimazione di Salvemini con Il Mondo , inoltre, si realizzò appieno nella strategia della Terza
Forza, ostinatamente perseguita da Pannunzio come scrisse nell'ultimo numero
del 1° marzo 1966: "Per anni abbiamo sollecitato socialisti e
repubblicani, liberali autentici e indipendenti, a
costruire alleanze democratiche, fronti laici, terze forze; abbiamo denunciato
? l'invadenza clericale, il sottogoverno delle maggioranze, i connubi tra mondo
politico e mondo economico. Abbiamo deplorato con ostinazione la chiusura
irrimediabile del mondo comunista alle sollecitazioni della libertà. Nei momenti migliori una fortunata convergenza di minoranze ha sollevato
il paese dalla sua vita stagnante: la destra è stata sconfitta, il degenere
Partito liberale è ormai una moneta fuori corso, i fenomeni più balcanici del
clerico-fascismo sono stati in gran parte cancellati". La vita di Pannunzio coincise interamente con la sua attività,
apparentemente giornalistica (prima Risorgimento Liberale dal 1944 al '47, e
poi Il Mondo dal 1949 al '66), ma sostanzialmente politica da uomo pubblico
nutrito da un'altissima moralità ed idealità: "Gli intellettuali, per noi,
non si trovano soltanto fra i poeti e i novellieri. Né tanto meno fanno
parte di una corporazione di privilegiati, separata dalle altre.
L'intellettuale, per noi, è una figura intera. L'uomo politico, se non vuole
essere un puro faccendiere, è anch'esso un intellettuale che vive pubblicamente
e che fa con naturalezza la sua parte nella società. Sempre
in questi anni abbiamo cercato di riunire insieme uomini impegnati nella
soluzione di cose vive e necessarie". Oggi sono molti quelli che
pretendono di dirsi figli, nipoti, eredi o continuatori di Pannunzio e del
Mondo . A me pare che l'esperienza dei quei
liberaldemocratici, che dagli anni Quaranta agli anni Sessanta tentarono di
costruire una Terza Forza dal forte contenuto etico ed ideale, sia rimasta
unica, senza continuatori, quale che siano le auto-legittimazioni invocate da
politici, giornalisti ed intellettuali. Come, ad esempio, quella di Marcello
Pera che, dopo affermazioni del tipo "è in corso l'invasione barbarica del
laicismo" che "è peggiore del nazismo e del comunismo che con altri
mezzi ebbero gli stessi fini", ha preteso di commemorare da affine Mario
Pannunzio. Né meritano alcun commento i sermoncini eruditi su cristianesimo e
liberalismo di Dino Cofrancesco sul blog L'Occidentale ,
volti a spiegare arrampicandosi sugli specchi dottrinari che, essendo il
senatore forzista allievo di Francesco Barone e cultore di Popper, ha licenza
di straparlare sulla continuità tra il suo liberalismo anti-laico ed il
laicismo limpido di Pannunzio. Forse sarebbe meglio che si dedicasse più
attenzione alla storia di cui si vuol discutere che non ad elucubrazioni
strumentali per giustificare le scelte politiche odierne. m.teodori@mclink.it
12/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Polemiche o si
riforma o meglio chiuderlo Corbellini lascia il Comitato di bioetica Il
Comitato nazionale di bioetica ha perso un altro pezzo venerdì scorso, con le
dimissioni di Gilberto Corbellini. L'addio dello storico della medicina e
bioeticista è l'ultimo episodio di una lunga serie di incidenti che
testimoniano lo stato di degenerazione progressiva del
comitato. Durante la presidenza Casavola, l'organo alle dipendenze di Palazzo
Chigi ha fatto parlare di sé più per le tensioni interne che per i contributi
in materia di bioetica. "Se il prossimo governo non
avvia una riforma, allora tanto vale chiuderlo. Così non serve a niente.
O, meglio, serve solo a chi si prefigge di brandire la
bioetica contro la libertà di ricerca e l'autodeterminazione", sostiene
Corbellini. Lo studioso della Sapienza, che è anche copresidente
dell'Associazione Coscioni, se n'è andato con una breve lettera indirizzata a
Romano Prodi e Francesco Casavola, senza cercare clamore. "Non ho
intenzione di usare il Cnb come palcoscenico" spiega. Appare sollevato,
come tutti quelli che decidono di lasciarsi una brutta esperienza alle spalle,
ed è probabile che lo stesso sentimento abbia fatto sospirare Casavola nel
momento in cui ha letto la missiva. Secondo indiscrezioni il costituzionalista
avrebbe delegato da tempo compiti e decisioni ad altri (Adriano Bompiani e
Lorenzo D'Avack) e ora potrà vivere questo ultimo scampolo di presidenza
formale con una voce scomoda in meno in plenaria. Probabilmente la scelta di un
ex presidente della Corte costituzionale, per succedere a
un giurista fortemente radicato nell'area cattolica come Francesco D'Agostino,
doveva servire a gettare acqua sul fuoco delle polemiche tra laici e cattolici. Ma le cose sono andate diversamente. Casavola ha inanellato un
errore dopo l'altro, alimentando un clima di tensioni crescenti e arrivando a
essere tentato lui stesso dalle dimissioni. Quindi in ottobre, per
cercare di riaffermare la propria autorità, aveva proceduto a dimissionare -
tramite decreto della Presidenza del Consiglio - i tre
vicepresidenti Cinzia Caporale, Elena Cattaneo e Luca Marini. Ma si è
trattato di una manovra maldestra e difficile da difendere sul piano giuridico,
come ha dimostrato la sentenza sospensiva del Tar che qualche giorno prima di
Natale ha imposto il reintegro di Marini vendicando anche le ragioni delle due
colleghe. Cattaneo, figura simbolo della ricerca con le cellule staminali, però
non era rimasta ad attendere: alla fine di novembre ha lasciato il Cnb, per
tornare a dedicarsi a tempo pieno a ricerca e insegnamento nell'Università di
Milano. Corbellini ha deciso di fare altrettanto. "Mi
sono reso conto che la mia presenza era inutile. Il comitato lavora in
modo tale da sancire le divisioni ed esacerbare i conflitti. Proprio
il contrario di quello che dovrebbe fare". Qualcosa del genere -
sostiene - è accaduto anche in occasione dell'ultimo parere, quello sulla
rianimazione dei nati prematuri. Il testo, di cui i vertici del Cnb hanno fatto
trapelare alcune anticipazioni, sostiene che ai fini della rianimazione non è
determinante l'età gestazionale dei piccoli e neppure il consenso dei genitori.
"L'idea di fondo è condivisibile perché lo sviluppo fetale non è
prevedibile come la tabella di marcia di un treno ed è evidente che bisogna
procedere caso per caso", spiega Corbellini. Ma poi arrivano le critiche.
Il documento, pur riconoscendo la necessità di evitare interventi inutili,
fornisce un'interpretazione pericolosamente restrittiva di questo concetto. E
non prende nemmeno in considerazione la natura sperimentale della rianimazione
sotto le 22 settimane, quando l'impegno dei neonatologi è più utile al
progresso della medicina che al prematuro stesso, perciò non dovrebbe andare
contro il parere dei genitori. Le regole del gioco prevedono che chi non è
d'accordo con le posizioni della maggioranza possa stilare un documento di
minoranza e così hanno fatto Neri, Flamigni, Mancina, Toraldo di Francia e
Zuffa. Corbellini, invece, ha preferito chiamarsi fuori:
"In Parlamento si vota e si vede chi vince, ma noi non siamo stati eletti
e un comitato di bioetica dovrebbe servire ad altro: dovrebbe offrire l'intero
spettro delle opinioni per arricchire il dibattito pubblico, non affermare una
posizione a discapito delle altre". Il problema che pone non è
nuovo: lo statuto del Cnb ha 18 anni e sono in tanti a credere che vada
ripensato e riscritto, se non si vuole condannare il comitato a un destino di
inconsistenza intellettuale, rissosa politicizzazione e pubblica inutilità. Se
tutto funzionasse a meraviglia, del resto, non si capirebbe perché Palazzo
Chigi ha lasciato il comitato in uno stato di
abbandono: i membri non ricevono gettoni di presenza, i rimborsi spese sono un
terno al lotto e l'attività di ricerca procede a stento visto che la segreteria
tecnica, già carente, è stata recentemente dimezzata. Oggi conta solo due
persone, a fronte della sterminata platea di membri (40). "Meglio
sarebbe seguire l'esempio del comitato francese, che è un luogo di analisi e
presenta proposte di grande respiro. O magari il
modello inglese: al posto di un comitato bioetico nazionale, lì si fanno
authority e comitati ad hoc su problemi specifici", sostiene Corbellini.
Altrimenti sarà difficile scacciare il sospetto che questa degenerazione, in
fondo, faccia comodo a qualcuno. Magari perché la
bioetica interessa solo in chiave di scontro politico e un comitato in agonia è
più facile da manovrare. 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Fulvio Fania Città
del Vaticano Par condicio. Dopo Veltroni e Berlusconi è il turno di Casini.
Questa settimana Famiglia cristiana colpisce il leader dell'Udc e la sua
alleanza con Pezzotta. E' vero, in questo caso si tratta di "cattolici col bollino", una lista che fa
dell'ispirazione cristiana il proprio marchio. Diversa dal "pasticcio in
salsa pannelliana" del Pd o dalla "anarchia dei valori
berlusconiana". Anche i devoti col bollino tuttavia hanno una colpa:
mancano di coraggio. Anziché fondare un partito cattolico nuovo di zecca, si
sono accontentati di un "assemblaggio dei simboli" tra Udc e Rosa
bianca. E infine hanno messo sopra la torta la ciliegina di candidature
"tipo Cuffaro" trascinandosi così dietro le "ambiguità di
un passato non sempre lineare". E' il commento dell'editoriale non firmato
di don Antonio Sciortino, direttore del settimanale paolino che in questo avvio
di campagna elettorale ha dato voce ai mugugni del mondo cattolico sui diversi
versanti: protesta di quelli interni al Pd per l'accordo con Emma Bonino; mal
di pancia di quelli di destra che non sopportano più lo stile del Cavaliere e
lo giudicano meno prono ai desideri clericali e preoccupato
di tenere insieme qualche pezzo laico, tanto da non aver voluto Casini alleato.
Ora è la volta degli elettori potenziali del nuovo centro cattolico, il sogno
mai abbandonato del tutto dalle gerarchie. Berlusconi e Fini hanno scaricato
l'Udc ma nel frattempo, con la rinuncia dei due poli alle ammucchiate d'un
tempo, si è aperta una possibilità insperata di piazzare "una forza
di interposizione". In passato - osserva il settimanale - ci provarono già
altri, da Martinazzoli a D'Antoni e Andreotti, ma il sistema elettorale fu
inesorabile con di loro. A riprendere quel disegno è stato Savino Pezzotta, buon amico del segretario della Cei
Giuseppe Betori e portavoce del Family Day. L'idea non dispiaceva a Ruini che
tuttavia ha fatto il possibile per convincere il Pdl a non abbandonare l'Udc.
Andate a vuoto le ruiniane preghiere, non restava che rafforzare il sogno
centrista e spinger all'intesa tra Pezzotta e Casini. Con il rischio, appunto,
di annacquare la novità e deludere i cattolici della
Margherita che cercavano un approdo alternativo al Pd. Casini ha subito
replicato a Famiglia cristiana che dopo le elezioni si avvierà una costituente
di centro perché finora è mancato semplicemente il tempo. Non risponde invece
sulla candidatura di Cuffaro, condannato per corruzione. Il settimanale ha
messo il dito nella piaga. Qualche tempo fa, monsignor Betori ha sostenuto che
fino alla condanna in terzo grado non si dovrebbero fare discriminazioni per
nessuno. Era un chiaro favore a Casini. Famiglia cristiana invece lo stronca.
Dove si chiude il cerchio delle dure reprimende della rivista? "Poiché i cattolici sono presenti in ogni schieramento - scrive -
ribadiamo la libertà di scelta dei cattolici purché
ovunque la loro presenza sia significativa e non mortificata". Questa
formula riecheggia la raccomandazione che il cardinale Bertone espresse a proposito
dell'area cattolica nel Pd. Sulle "questioni che contano", dopo il
voto, Famiglia cristiana auspica "unità e maggioranze trasversali". E
qui l'assonanza è con l'ultimo discorso del presidente della Cei Bagnasco.
Insomma, i cattolici col bollino sono troppo piccoli e
così poco coraggiosi che non si può fare a meno di quelli collocati altrove.
Alla fine il vero bollino sarà quello di lobby. 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
A strada è ancora lunga Fulvio Fania Locri Calabria difficile. Quanti erano
quelli della Locride in corteo il 1° marzo contro la 'ndrangheta e le
massonerie deviate? C'erano più "stranieri" che
persone del posto, sottolineano i critici e gli avversari dell'iniziativa
promossa dal Goel, il corsorzio di cooperative sociali ideato dal vescovo
Giancarlo Bregantini che recentemente è stato
promosso-rimosso a Campobasso. "Stanno tentando di trasformare un successo
in un flop", ribatte Vincenzo Linarello, presidente del Goel. D'altra
parte, che sfilassero per le vie di Locri i trentini, i valdostani, gli
emiliani e i lombardi era un obiettivo dichiarato, non una calata degli unni.
La 'ndrangheta penetra ormai ovunque, perciò - aveva spiegato Linarello -
occorre una "grande alleanza" tra la Locride e le altre regioni del
Paese. Con questa idea i giovani del Goel hanno reagito al rischio di sentirsi
soli. Che da queste parti non è solo un rischio dell'anima. "Cominciano ad
arrivarci strane lettere di sfratto", ci confessa il presidente. Sarà un
caso? Le delegazioni arrivate da lontano il 1° marzo, in
effetti si aspettavano di trovare molta più gente della Locride. Hanno
manifestato associazioni e movimenti della Calabria,
non però tutto l'arcipelago impegnato contro la piovra. Tre cooperative
sociali, Mistya Persefone e Gurfata, si sono apertamente dissociate uscendo
addirittura da "Libera" per una protesta "di metodo" contro
l'adesione del coordinamento nazionale alla manifestazione del Goel. Patrizia
Prestia, che abbiamo incontrato nel malandato palazzo della Fondazione Zapia,
ci aveva avvertiti prima del corteo: "Guardi, a parte le coop di
Bregantini, tra i firmatari dell'appello manca il sociale della Locride".
Nelle ore che hanno preceduto la manifestazione il cronista si è messo a scandagliare
gli umori di questa complicata e coraggiosa frontiera. Il Goel, le cui imprese
aderiscono al progetto "Policoro" della Cei, non ha alcuna intenzione
di ridursi a orfano del vescovo. A maggior ragione le altre realtà di
volontariato, cattoliche o laiche, non sono disposte a far
dipendere la lotta alla mafia dalla presenza o dalla partenza del vescovo. E
c'è chi contesta anche qualche sua scelta. Bregantini o no - ci ha detto
Prestia - "i ragazzi del nostro teatro di strada Gurfata hanno sempre dovuto
fare spettacolo altrove, perfino in Germania, non nella Locride, neppure
in una festa parrocchiale". Il Goel è un variegato mondo di imprese. Ma a
far discutere è stato il consorzio Valle del Bonamico,
le serre dei frutti di bosco Le loro attività esistevano
anche prima che arrivasse Bregantini e ci tengono a rimarcarlo. "Lei ci chiede se facciamo denuncia contro la mafia?", ci
ha apostrofato un po' indignata Prestia, "Legga le firme dei nostri
giovani esposti in prima persona; pensa che ci metterebbero tanto a farsi
invece una grossa macchina? Basterebbe un giro sul
corso e presto qualcuno li avvicinerebbe". La 'ndrangheta, appunto.
C'è un diffuso fastidio verso stampa e tv nazionali che, smorzato il fuoco di
paglia di un caso mediatico sia pure di un vescovo, spengono i riflettori. Finì
così dopo l'omicidio Fortugno: tutta Italia esaltò il movimento di giovani
"Ammazzeticitutti". Un gruppo di loro era in corteo anche il 1° marzo
ma a Locri ne parlano come di un'iniziativa nata in ambienti della Margherita a
Polistena, senza radici nella Locride. A quest'ultima manifestazione del Goel
in realtà è andata peggio: quasi ignorata dalla stampa italiana. Il Goel è un
variegato mondo di imprese: "Utopia", "Crealavoro",
"Welfare Calabria", "Comunità libere" (creata per assistere
le aziende colpite da attentati) e tante altre ancora. Ma a far rumore fuori
Calabria è stato il consorzio "Valle del
Bonamico", specialmente le serre dei frutti di bosco La notizia che una
parte di questi impianti era stata bruciata con il diserbante due anni fa
suscitò una vasta solidarietà e generose sottoscrizioni. Eppure è proprio su
quell'esperienza che si concentrano le polemiche. Siamo andati a conoscere
l'uomo cardine della Bonamico, Pietro Schirripa, che ci accoglie mostrandoci
l'ultima sua trovata. Ci accompagna nel centro di Locri in un prato dominato da
querce secolari, tronchi così enormi che verrebbe voglia di appollaiarsi lassù
a mangiare i mandarini che abbondano intorno. Schirripa ha avuto l'idea di
costruirci una grande palafitta tra i rami e allestirci un winebar. A gestirlo
sarebbe una nuova cooperativa sociale grazie anche a contributi pubblici. Il
vulcanico dottore, come lo chiamano qui, è davvero medico, anzi è direttore
sanitario dell'ospedale di Vibo Valentia, che non è certo un posto tranquillo.
Per la vicenda più recente di malasanità, la morte di una ragazza, gli è
toccato un avviso di garanzia che ritiene scontato visto l'incarico. Per il
resto ci mostra una sua lettera al presidente della Regione. "Sono passato
indenne in mezzo a varie tempeste", scrive Schirripa "forse per zelo
professionale o coraggio di denuncia". E' la risposta che il direttore dà
ai suoi avversari i quali non mancano di rimarcare il suo ruolo di
responsabilità nel travagliato ospedale. Ma al centro di tutto resta la Valle
del Bonamico, prodotti d'Aspromonte, la Madonna di Polsi per marchio, un
consorzio che raggruppa anche aziende private. Oltre ai frutti di bosco produce
formaggi, vino e salumi di maiale nero. Nel negozio sul viale di Locri spiccano
le fotografie di monsignor Bregantini sorridente tra gli agrumeti. L'ex vescovo
è presidente onorario della cooperativa. L'idea dei frutti di bosco gli venne
dal suo Trentino e ora mirtilli, lamponi e fragole calabresi vanno a
rimpinguare la produzione alpina di aziende lontane
( da "Tempo, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Laicita'
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la lettera "Caro cardinal Bertone, così danneggia la causa cattolica"
L'intervento dell'ex presidente della Repubblica che "bacchetta" il
segretario di Sato vaticano: "In questo modo si porta il problema sul
piano voluto dai laicisti" Signor Cardinale Segretario di Stato, leggo su
uno dei più autorevoli quotidiani italiani, il Corriere della Sera, che Lei ha
detto che vedrà "che cosa sta capitando ai cattolici. Ritornando in Italia -
dall'Azerbaijan, n.d.a. - mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani e
vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al
centro e a destra. E se i valori cristiani sono supportati da
un vero impegno: sia da un impegno dei cattolici
presenti nei vari schieramenti, sia dal rispetto promesso dai leader di quegli
schieramenti". Le scrivo questa lettera aperta, ritenendo di averne
il diritto e il dovere, almeno da quando il Concilio Vaticano II ha ampliato
espressamente l'ambito della collaborazione dei laici alla determinazione degli
indirizzi della Chiesa. Credo di aver anche nello scriverLe l'autorevolezza
derivantemi dall'aver ricoperto uffici non secondari nello Stato italiano di
cui sono cittadino. Non penso che Lei dubiti della mia piena fedeltà alla
Chiesa e al suo Vescovo, il Vescovo di Roma, ed ai suoi insegnamenti. Sono stato iscritto dall'età di sei anni all'Azione Cattolica. Ho
militato nella democrazia cristiana dall'età di 16 anni. E debbo a questo
partito se ho ricoperto alcune cariche nella Repubblica. Sono ideologicamente
un cattolico-liberale, specie assai rara nella società cattolica italiana, e
politicamente un riformista cristiano-democratico, più orientato, a dire il
vero, a sinistra che a destra. Ritengo che, dopo la dissoluzione dell'Unione
Sovietica, il "crollo della Cortina di Ferro" e lo scioglimento del
grande movimento comunista internazionale guidato dal
Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e dopo il Concilio Vaticano II, in
Italia e non solo un partito cattolico o di cattolici,
e ancora peggio un "partito unitario di cattolici"
sia non solo anti-storico ma anche in un certo senso anti-ecclesiale. Credo che
non vi possa essere ormai più alcun dubbio sulla legittimità morale ed
ecclesiale del principio del pluralismo politico dei cattolici
e dell'autonomia temporale dei cattolici in materia
politica. Il Concilio Vaticano II ha archiviato definitivamente la dottrina
bellarminiana - elaborata in chiave di modesta polemica e riforma contro le
tesi delle "Due Chiavi" di Bonifacio VIII -, della "potestas
indirecta Ecclesiae in rebus temporali bus", e cioè potestà indiretta
della Chiesa nelle materie temporali. Ritengo che la Santa Chiesa, il Papa e i
Vescovi abbiano il pieno diritto, anche alla stregua del
sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non laicista, di
proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le
materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al
voto in Parlamento. Per me, insieme da cattolico liberale e da
"cattolico infante", quasi tentato di diventare un "teocon
all'americana", io sono tranquillo, perché so bene fino a che punto io
sono "libero" nelle mie scelte politiche anche nei confronti della
Chiesa, e so anche quando, teoricamente e praticamente, anche in Parlamento,
io, da cattolico, debbo piegare le "ragioni della ragione umana" -
che io ritengo gravemente vulnerata dal peccato originale e quindi assai
limitata nel conoscere con le sue sole forze il "vero" e il
"giusto", alla "verità" e al "giusto" come rivelati,
confermati e insegnati dalla Chiesa; e so anche come e quando io possa invocare
il "primato della coscienza personale" anche nei confronti dei
vescovi, o invece accettare in ogni caso il "primato dell'obbedienza"
alla Chiesa, od operare delle scelte secondo il criterio del "male
minore". Tutto ciò premesso, Le scrivo per dirle, con rispetto, onestà e
franchezza, sulla base della mia esperienza politica, che Lei, intervenendo
direttamente, da Segretario di Stato di Sua Santità, e cioè "vertice"
della Santa Sede, certo con le migliori intenzioni quale vescovo, nelle cose
temporali italiane, può recare pregiudizio alla causa cattolica in Italia e
porta certo inconsapevolmente il problema della proclamazione dei valori e dei
principi suoi propri da parte della Chiesa in Italia, dei suoi vescovi, dello
stesso Vescovo di Roma, sul piano sul quale lo vorrebbero portare dei laicisti
"di casa nostra", e cioè sul piano dei rapporti speciali di carattere
internazionale tra la Santa Sede, organo centrale e internazionalmente
rappresentativo della Chiesa Cattolica e anche, come sul piano del diritto
internazionale è stato erroneamente stabilito anni fa
da un non meditato nuovo documento, soggetto non avente secondo la dottrina
comune, una propria soggettività internazionale, ma soltanto ente-strumento
della Santa Sede, della cui sovranità anche internazionale sarebbe solo
oggetto. Il fatto che Lei intervenga, ben inteso lecitamente anche secondo il
diritto internazionale, nella cose temporali italiane,
anche soltanto per quanto attiene il comportamento da tenersi dai cattolici italiani e rispetto ad essi e ai loro valori in
politica, anche da parte dei partiti politici, può far sollevare ai laicisti di
casa nostra i problemi dei limiti che all'azione della Santa Sede porrebbero il
Trattato del Laterano e il Concordato, mentre noi cittadini e politici cattolici non ci appelliamo per sostenere i valori e i
principi della Chiesa e del diritto e della morale naturali, ai diritti e alle
prerogative assicurate alla Santa Sede e alla Chiesa in Italia, dai Patti
Lateranensi ma ai nostri diritti "laici" di libertà, e in particolare
di libertà religiosa, di pensiero e di parola che ci sono non attribuiti ma
riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica, e dal diritto che noi
parlamentari abbiamo di votare "senza vincolo" di mandato ispirandoci
liberamente ai valori in cui ognuno di noi crede. Perché l'Italia è uno Stato
laico e non laicista, che non ha una religione di Stato ma neanche una
"non o una anti-religione di Stato", come la
Francia del Terrore o i regimi comunisti sovietici. Voglia considerare, signor
Cardinale, che tale fu la prudenza della Chiesa e della Santa Sede, che quando
lo Stato italiano, estendendo la nuova disciplina della cessazione degli
effetti civili del matrimonio, anche ai matrimoni così detti concordatari,
violò palesemente il Concordato garantito dall'articolo 7 della Costituzione,
la Santa Sede si astenne assolutamente dal denunciare la violazione e dal
protestare per via diplomatica. E solo Papa Paolo VI espresse una domenica
all'Angelus il suo dolore insieme a quello dei vescovi italiani: ma la Santa
Sede e il Segretario di Stato tacquero. Per questi motivi, mi permetto di
consigliarLe, signor Cardinale Segretario di Stato, di lasciare che di questa
materia si occupi la Conferenza Episcopale Italiana e il suo presidente. Non mi
consta che né Lei né il Nunzio Apostolico a Madrid, siate mai intervenuti in
relazione alla legislazione "libertina" del Governo Zapatero,
lasciando che di queste materie si occupasse la Conferenza Episcopale Spagnola,
talora anche travalicando i limiti delle sue competenze, come quando, malata di
"hispanidad" e di "nazional-cattolicesimo patriottico" di
ispirazione franchista quale è, si espresse contro l'ampliamento delle sfere di
autonomia delle comunità nazionali minoritarie, e molto più
cattoliche che non il resto del Regno: catalana, basca e galiziana!
Diverso sarebbe il caso nel quale Lei, quale principale collaboratore del Papa,
intervenisse a nome e per mandato del Papa. Che se poi con questa mia ho
affermato qualcosa di dottrinalmente erroneo, penso che a farmelo rilevare
riservatamente o anche a dichiararlo pubblicamente sarà la Congregazione della
Dottrina della Fede. Se invece ho detto qualcosa di inopportuno, non mancherà
alla Santa Sede il modo di farmelo sapere. Mi ricordi nella preghiera e mi
creda devoto a Lei, vescovo, e insieme affezionatissimo amico.