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Se
il direttore di Avvenire prende partito
( da "EUROPA.it" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: vale per tutti i
laici credenti, e cioè che "nel prendere parte" si deve avere cura di
non coinvolgere la Chiesa, soprattutto la sua funzione magisteriale,
la quale è bene che continui a svilupparsi ? lontano da ogni rischio di
"trascinamento" politico ? perché mai come oggi, mai come da parte
dell'uomo di oggi, è forte la domanda di orientamenti e di pensieri sapienti e
duraturi,
Charles
Darwin ha consegnato alla scienza gli strumenti per comprendere la storia della
nostra speci
( da "Stampa,
La" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: adesione ufficiale
della Chiesa cattolica alla dottrina neocreazionista degli evangelici
americani, il dibattito in Italia si è arroventato e il lascito darwiniano
torna a essere di stretta attualità polemica. La possibilità di una concezione
pienamente laica del vivente e della natura umana è tornata a essere,
addirittura, una "minaccia per la dignità dell'
"darwin day" per i fisici del
no a ratzinger
( da "Repubblica,
La" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Punto e a capo,
dice il professore. Ecco, che cosa è quindi per voi "l'atto secondo"
come dal tema dell'incontro? "Significa iniziare ragionare a partire dai
temi concreti su cui si esercita l'influenza della chiesa nell'etica e nella
morale degli stati laici". (p. co.).
Reichlin:
nessun compromesso sulla laicità dello Stato
( da "Unita,
L'" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Non può esserci alcun compromesso sulla laicità dello
Stato". Anche se il dibattito a lungo su questo si concentrato:
la discussione tra laici e cattolici. Il terreno fertile su cui il
"partito nuovo" si è mosso è stato quello basato su un "sistema
reciproco di ascolto", in una società dove la religione non può essere
relegata nella sfera privata dell'individuo,
Maggioranza
divisa sulle unioni di fatto ( da "Secolo XIX, Il"
del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: laica dei diritti
delle persone. Non c'è una motivazione particolare per farla oggi piuttosto che
ieri o domani, ma credo sia una questione di civiltà riconoscere alle coppie di
fatto i diritti garantiti alle coppie sposate. E comunque se due persone
vogliono in qualche modo ufficializzare la propria unione senza necessariamente
contrarre matrimonio non capisco proprio perché non
Il
dialogo di don naro - augusto cavadi
( da "Repubblica,
La" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: il cattolicesimo
deve imparare a dialogare con il mondo laico. Sino ad oggi questo dialogo è
stato ostacolato da varie difficoltà, non ultime - per limitarsi solo alla
sponda cattolica - "il livello generalmente non alto della produzione
teologica in Italia" ed una "certa insufficienza della recezione
dell'insegnamento del Vaticano II".
<Un
messaggio forte non è opportunismo>
( da "Corriere
della Sera" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Primo Piano -
data: 2008-02-12 num: - pag: 8
categoria: REDAZIONALE La Binetti "Parla
da laico informato" "Un messaggio forte non è opportunismo" ROMA
- "Non credo che quella di Berlusconi sia una mossa politica. No, non lo
penso proprio. è una naturale elaborazione di un
pensiero che ha a cuore la vita, senza se e senza distinguo.
Il
Vaticano: confusioni su noi e la Cei
( da "Corriere
della Sera" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: l'affermazione della reciproca indipendenza e sovranità di
Stato e Chiesa è un pilastro della laicità: "Uno Stato autenticamente
laico riconosce che la propria sovranità non si estende anche sul piano
spirituale e religioso. E viceversa". Del
resto la stessa posizione della Cei è soggetta a interpretazioni.
Conformismo
ghibellino e Italia con troppa politica
( da "Corriere
della Sera" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: della società e i
timori dei laici Conformismo ghibellino e Italia con
troppa politica Non c'è la Chiesa dietro alla temuta "ondata
neoguelfa" di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA SEGUE DALLA PRIMA Come non
accorgersi che è per l'appunto questa pervadente crisi di senso, e dunque
questo drammatico interrogativo sul futuro, a segnare l'attuale drammatico
passaggio tra due epoche storiche?
Pd
1 il metodo walter per scacciare l'incubo del
toto-candidature ( da "Riformista, Il"
del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: È il progetto a
cui stanno silenziosamente lavorando alcune teste d'uovo della grande famiglia
popolare (da Franceschini a Fioroni, passando per
Soro, Mattarella, Castagnetti e via via elencando).
Gli inviti saranno estesi anche ai teodem e si
cercheranno interlocutori anche tra i "laici". Oggetto: il Pd, i
cattolici e il bene comune. (t.labate)
12/02/2008.
Pd
2 un partito moderno e riformista non può fare a meno di loro
( da "Riformista,
Il" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: Socialisti e
radicali, inoltre, sono stati e sono il simbolo della laicità dello Stato, mai
come oggi messa in discussione dalla irruente
ingerenza del Vaticano e dei suoi "ascari" politici. È per catturare
qualche voto cattolico in più che Veltroni non vuol sentir parlare di
socialisti e radicali?
GELO
DEL VATICANO E DEI VESCOVI PER GLI ULTIMATUM AGLI EX DC
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract: cattolici, pur
precisando che, secondo l'Accordo del 1984, Stato e Chiesa,
cattolici e laici possono "collaborare per la promozione dell'uomo e il
bene del Paese". È in questa visione che Casini viene visto dalla
Conferenza episcopale italiana come l'uomo politico che potrebbe giocare nel
futuro un ruolo significativo: si parlava di lui come futuro ministro degli
Esteri e di farsi
( da "EUROPA.it" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
PIERLUIGI CASTAGNETTI Il terremoto politico è cominciato
il 14 ottobre, non v'è dubbio. Da allora la ex Casa
delle libertà ha dovuto inseguire, lo vedono tutti. L'ultima scelta di Veltroni
ha fatto addirittura precipitare nel panico Berlusconi e soci, costringendoli a
un tentativo di unificazione del centrodestra assolutamente improvvisato e con
esiti tutt'altro che scontati. Stanno tentando di fare una lista simil-unitaria. Ma, fare una lista è cosa diversa che fare
un partito, si sa. Hanno detto che avranno un solo capogruppo, ma
verosimilmente avranno dieci vicecapigruppo in
rappresentanza delle rispettive subformazioni che
assicurano di voler continuare a esistere come partiti distinti. Del resto non
hanno ancora detto cosa faranno nei consigli regionali, provinciali e comunali.
La decisione è stata presa da Berlusconi e da Fini, gli altri sono stati
invitati ad accomodarsi senza proferire verbo. Ognuno dei partiti s'è trovato
"confluito" nel nuovo caravanserraglio senza discussione, senza congresso
deliberativo, senza nemmeno poter discutere regole e condizioni. Come
reagiranno le rispettive basi? Si adegueranno compatte in silenzio? E i
rispettivi (per quanto piccoli) elettorati legati a un simbolo che non trovano
più? Senza dire dei problemi aperti, in particolare sul fronte Udc. Le cose che
mi hanno colpito a tal proposito sono state da un lato le dichiarazioni di Martens e dall'altro gli interventi di autorevoli esponenti
della Chiesa italiana. Il presidente del Ppe ha dichiarato due giorni fa a
Repubblica che non vi saranno problemi per l'ingresso di Fini nel Ppe. Penso
anch'io che tutto filerà liscio, perché il Ppe è già il caravanserraglio che la
destra sta costruendo in Italia: ormai c'è dentro di tutto, cattolici,
ortodossi, musulmani, atei e poi moderati, conservatori e nazionalisti. Lo dico
per tranquillizzare Storace, perché finire nel Ppe non comporta affatto il
rischio di "morire democristiani", anzi lui e Buontempo possono
tranquillamente restare con la loro aspirazione di morire (ovviamente tardissimo)
fascisti, se questo è il loro desiderio. Il Ppe è cioè diventato un contenitore
di tante contraddizioni, purché stiano nell'area conservatrice. E fare il Ppe
italiano, per chi si sente conservatore, è un'aspirazione più che logica. Non
mi hanno neppure sorpreso le dichiarazioni al Tg1 del direttore di Avvenire,
Dino Boffo. Boffo è un
ottimo giornalista, un direttore che ha fatto un bel giornale, ed è sicuramente
esponente autorevole e rappresentativo di una parte importante e maggioritaria
del mondo cattolico italiano. Le sue simpatie per il centrodestra sono
legittime e sotto gli occhi di tutti, basta leggere le pagine politiche ?
garbate ma orientate ? del suo giornale. Lo ripeto, un giornale, molto bello e
completo per quanto riguarda ? ed è ciò che alla fine conta ? l'informazione
religiosa e il dibattito culturale. Dico questo semplicemente per smorzare ogni
polemica. Non si riprendano per favore gli stucchevoli discorsi sulla presunta
ingerenza della Chiesa, più semplicemente si riconosca che c'è una parte della
Chiesa che è da sempre orientata a destra, e che oggi ha correttamente deciso
di esplicitarlo. Dopotutto anche gli uomini di Chiesa o della Chiesa sono
uomini, cioè cittadini come gli altri, con lo stesso diritto degli altri di "prendere
parte". Anche se, pure per loro, dovrebbe valere ciò che vale per tutti i laici credenti, e cioè che "nel prendere
parte" si deve avere cura di non coinvolgere la Chiesa, soprattutto la sua
funzione magisteriale, la quale è bene che continui a
svilupparsi ? lontano da ogni rischio di "trascinamento" politico ?
perché mai come oggi, mai come da parte dell'uomo di oggi, è forte la domanda
di orientamenti e di pensieri sapienti e duraturi, come sono quelli
ispirati dal Vangelo. P.s. Ieri è intervenuta anche
Eugenia Roccella, contestando la rilevanza del
cattolicesimo democratico e teorizzando sul posto dei cattolici
in politica. Le posizioni della Roccella sono
legittime e coerenti con la sua storia e il suo pensiero. Quanto lei sappia
della cultura del cattolicesimo democratico lo ignoro. Apprezzo il suo impegno
a difesa del valore della vita e rispetto la sua opzione politica a fianco dei
suoi tanti amici ex radicali che stanno in Forza Italia. Certo che è veramente
stucchevole che ci siano persone che con tanta disinvoltura si improvvisano una improbabile autorevolezza per pontificare sul posto dei cattolici in politica. Sarebbe molto più onesto che
dicessero la loro legittimissima opzione politica
senza incomodare religione e valori. Un po' di misura e di rispetto per chi
quei valori non li ha scoperti ieri e non ha mai smesso di difenderli senza mai
utilizzarli a sostegno della propria opzione politica non guasterebbe.
( da "Stampa, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
E, prospettando in tal modo una possibilità radicale:
quella di concepire le origini di Homo sapiens in termini esclusivamente
naturali, prescindendo da cause extrabiologiche o finalistiche. È una
possibilità, non una necessità. La sua teoria, nella versione aggiornata e
integrata di oggi, non dimostra scientificamente l'inesistenza di alcun dio né
impedisce a chiunque di continuare a confidare nella sacralità della Natura, in
una mente che tutto ha pensato, o di credere a ogni sorta di entità
immateriale. Ma si tratta di una possibilità che fa da spartiacque nella storia
del pensiero. È la possibilità laica del naturalismo: pensare la specie umana
come un'innovazione storica nella famiglia dei primati, come il frutto di
un'evoluzione biologica e culturale unica ma non trascendente, e proprio per questo
capace di assumersi le proprie responsabilità e di darsi regole etiche e
sociali di convivenza anche senza ricorrere a un fondamento sovrannaturale. La
possibilità del naturalismo può quindi essere rivendicata in piena dignità e
autonomia, eppure continua ad attirare resistenze e ostilità che poco hanno a
che vedere sia con il contenuto scientifico della teoria dell'evoluzione sia
con una sua corretta analisi filosofica. Il creazionismo biblico - cioè il
tentativo di contrapporre alla spiegazione scientifica il dettato letterale del
testo sacro - ha ceduto il passo, in tempi recenti, alla dottrina del
cosiddetto "Disegno Intelligente", una rivisitazione della teologia
naturale inglese di primo Ottocento. I nuovi creazionisti prendono atto della
realtà dell'evoluzione, della trasformazione delle specie per discendenza
comune e del fatto che la Terra, oltre a non essere piatta, probabilmente non
ha nemmeno i 6000 anni previsti dalla Bibbia. Ciò che si continua a non
accettare è la spiegazione scientifica e naturalistica di questi fatti, cioè la
teoria dell'evoluzione per variazione e selezione, alla quale si contrappone
l'ipotesi secondo cui la storia naturale sarebbe stata fin dall'inizio diretta
da un "disegno superiore". \ Analizzando la letteratura prodotta dai
sostenitori dell'Intelligent Design con i criteri
solitamente adottati per le teorie scientifiche, è facile constatare come
questa dottrina violi tutte le minimali regole che la comunità scientifica si è
data per costruire correttamente i propri programmi di ricerca. Non esiste
alcuna base empirica a suo favore, le inferenze logiche addotte sono del tutto
inconsistenti e le ipotesi alternative introdotte risultano essere
completamente infalsificabili. Anche in termini di possibile critica costruttiva
della spiegazione evoluzionistica, la dottrina del disegno intelligente non
individua alcun punto realmente fallace del programma di ricerca in uso. È
quindi una forma di dissenso inutile e sterile, motivata da ragioni ideologiche
e politiche. Infine, completando l'analisi con un semplice ragionamento per
assurdo, vediamo chiaramente che se esistesse davvero un "progetto"
insito nella natura esso non sarebbe affatto intelligente né direzionato,
poiché è assai difficile riscontrare nella storia naturale una linea universale
di progresso, una finalità cosciente o una perfezione intrinseca. Al contrario,
come molti scienziati credenti hanno denunciato, la teoria del disegno
intelligente crea un grande imbarazzo soprattutto a livello teologico, poiché
radicalizza e drammatizza il problema del male nel mondo: come può un Dio, che
ha progettato questa storia naturale piena di morte, di sofferenza e di
violenza, essere al contempo onnipotente e infinitamente buono? \ Anche se al
momento non si registra un'adesione ufficiale della Chiesa
cattolica alla dottrina neocreazionista degli evangelici americani, il
dibattito in Italia si è arroventato e il lascito darwiniano torna a essere di
stretta attualità polemica. La possibilità di una concezione pienamente laica
del vivente e della natura umana è tornata a essere, addirittura, una
"minaccia per la dignità dell'uomo". Non si ricorre
esplicitamente al "dio progettista" o al "dio delle lacune"
dei neocreazionisti, ma in compenso nel nostro paese si lanciano improbabili campagne
di discredito nei confronti di Darwin, accusato a posteriori di essere la fonte
delle peggiori ignominie novecentesche, dal razzismo all'eugenetica. Possiamo
così trovare normalmente su giornali a grande tiratura le tesi di filosofi che
con leggerezza contrappongono l'uno all'altro gli opposti
"fondamentalismi" del creazionismo e dello "scientismo",
dimenticando che la scienza, per quanto possa essere cieca e bisognosa di una
guida morale, si fonda proprio sul rifiuto di testi sacri e di autorità precostituite
a cui riferirsi come fondamenti assoluti. Si diffondono argomenti "sovrannaturalistici" delle più diverse fattispecie, ma
accomunati dal medesimo obiettivo: quello di confondere le competenze fra
scienza, filosofia e teologia. \ Si profila un duplice diniego, quindi, in
terra europea: del creazionismo d'oltreoceano, ma anche della possibilità
filosofica che ci ha lasciato Darwin, ovvero la sfida del naturalismo e
l'emancipazione dalla tutela coatta di qualsiasi sapere forte che imponga i
propri principi alla libera crescita della conoscenza.
( da "Repubblica, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Cronaca Iniziativa dedicata ai firmatari dell'appello
della Sapienza. Domenica dibattito con Bernardini, Cosmelli e Frova "Darwin day" per i fisici del no a Ratzinger ROMA - Tornano i
Darwin Day dedicati quest'anno ai fisici della
Sapienza, perché "hanno dato il segnale di essere laici in un panorama
culturale e politico che non lo è". L'Unione degli atei e degli agnostici
razionalisti (Uarr) che organizza gli eventi per
ricordare i valori della scienza e del pensiero razionale ha deciso di rendere
omaggio al gesto dei professori, la lettera al rettore in cui si esprimevano
perplessità sull'invito al Papa in occasione dell'inaugurazione dell'anno
accademico. "Questa dedica è un supporto alla loro iniziativa in favore
della laicità dell'università pubblica", dice Francesco Paoletti, membro del comitato direttivo nazionale dell'Uaar. Che chiarisce: "La laicità non è monopolio dei
non credenti, è un codice comportamentale che si adotta per relazionarsi con il
prossimo". Più di 30 eventi sono previsti oggi in tutta Italia per
ricordare il 199mo anniversario della nascita di Darwin, altri tutta la
settimana. E domenica a Roma tornano a parlare i protagonisti della polemica
che si è innescata dopo la rinuncia di Ratzinger alla visita dell'ateneo: Carlo
Bernardini, Carlo Cosmelli
e Andrea Frova animeranno l'incontro "Fisici,
atto secondo". Non temono nuove polemiche dall'iniziativa dell'Uaar i "fisici", già accusati di essere cattivi
maestri. "Non siamo naturalisti filosofici, ma
metodologici", racconta Cosmelli. "Sono cattolico come altri che hanno firmato la lettera.
E poi la questione della Sapienza è chiusa, ora è il momento
di parlare di cose serie". Punto e a capo, dice il professore. Ecco, che cosa è quindi per voi
"l'atto secondo" come dal tema dell'incontro? "Significa
iniziare ragionare a partire dai temi concreti su cui si esercita l'influenza
della chiesa nell'etica e nella morale degli stati laici". (p. co.).
( da "Unita, L'" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando l'edizione del MANIFESTO
DEI VALORI Reichlin: nessun compromesso sulla laicità
dello Stato Enrico Manca nella sua introduzione dice: "Il riformismo non
può essere considerato la destra di una qualche sinistra". L'occasione per
una riflessione sul partito democratico, "Manifesto dei valori - forma partito e strategia politico elettorale", è la
tavola rotonda organizzata da Poli.Is, la rivista di
cultura politica. Alfredo Reichilin spiega che quello
che è riuscito a fare Veltroni è una cosa mai vista: mettere insieme 100
persone che più diverse non potevano essere, per scrivere la carta dei valori
di un partito. Un punto fermo, dopo infinite discussioni si è messo: "Non può esserci alcun compromesso sulla laicità dello
Stato". Anche se il dibattito a lungo su questo si concentrato: la
discussione tra laici e cattolici. Il terreno fertile su cui il "partito nuovo" si è
mosso è stato quello basato su un "sistema reciproco di ascolto", in
una società dove la religione non può essere relegata nella sfera privata
dell'individuo, ma entra nel "dibattito pubblico". Ma in un
partito, alla fine si deve pur decidere e, come dice Marina Sereni, vicecapo
gruppo alla Camera, se sui temi eticamente sensibili si può a lungo dibattere
"liberamente", quando si parla di diritti civili ad una sintesi
"si deve pur arrivare". Come sulle coppie di fatto. Dunque, i fatti
di coscienza "devono essere limitati" . E se
Linda Lanzillotta ritiene che finora si sia parlato
anche troppo del dualismo laici-cattolici,
mentre la laicità "va affrontata in maniera multiculturale e multireligiosa" è di nuovo Sereni ad affrontare un
altro nodo: la collocazione internazionale del Pd. "Non è affatto una
questione chiusa - dice - . Nel
Pse sono confluiti i progressisti europei".
( da "Secolo XIX, Il" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Albenga I socialisti propongono una delibera che le regolamenti, il sindaco e il Pd non ne vogliono sapere
12/02/2008 LE UNIONI di fatto dividono la maggioranza anche ad Albenga. Da un
lato i socialisti propongono una delibera che regolamenti le coppie di fatto,
dall'altra i cattolici del Pd, sindaco in testa, non
ne vogliono sapere. E in tempi come questi, con le tensioni della campagna
elettorale nazionale che vanno a sommarsi a quelle legate alle scelte locali, i
"dico" in salsa ligure potrebbero rivelarsi uno
tzunami nella politica albenganese. A innescare la
discussione è Tullio Ghiglione, consigliere dello sdi. "Abbiamo pronta una bozza di
delibera per regolamentare le unioni di fatto - esordisce Ghiglione
- e la proporremo in una delle prossime riunioni di maggioranza. È una proposta sulla falsariga di quella che è stata presentata a
Savona ed è stata approvata anche se al termine di un confronto aspro".
Come nasce la decisione di avanzare una proposta del genere, che non mancherà
certamente di far discutere? "È una cosa che fa parte
della nostra cultura di tutela laica dei diritti delle
persone. Non c'è una motivazione particolare
per farla oggi piuttosto che ieri o domani, ma credo sia una questione di
civiltà riconoscere alle coppie di fatto i diritti garantiti alle coppie
sposate. E comunque se due persone vogliono in qualche modo
ufficializzare la propria unione senza necessariamente contrarre matrimonio non
capisco proprio perché non devono poterlo fare in una lista comunale".
Non la pensa però allo stesso modo il sindaco Antonello Tabbò.
"Se si tratta di riconoscere i diritti individuali alle
persone non ho alcuna remora - afferma -, anzi sono perfettamente d'accordo.
Non lo sono per niente, invece, sul fatto di istituire figure
che vadano a sostituire il matrimonio e la famiglia prevista dalla costituzione
italiana". Come possono essere tutelati i diritti senza un
registro? "Alcune cose - prosegue il primo cittadino - si possono già fare
con convenzioni individuali, applicando le norme esistenti, altre possono
essere raggiungibili con piccole modifiche al codice". Quindi accoglierà o
respingerà la proposta socialista? "Dipende da come sarà
formulata. Se si tratterà di applicare meglio norme
esistenti va benissimo, ma se vorranno far passare questioni di principio o
istituire nuove forme di matrimonio allora non se ne parla". L. Reb. 12/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Palermo LA LEZIONE SPIRITUALE DELLO SCOMPARSO
VESCOVO DI MONREALE IL DIALOGO DI
DON NARO l'accoglienza Era convinto che bisognava misurarsi con le sfide
dell'emigrazione le riflessioni Il criterio metodologico del confronto tra
cattolicesimo e mondo laico AUGUSTO CAVADI Non capita spesso
che la morte di un prelato susciti cordoglio sincero in ambienti laici e,
addirittura, ecclesiastici. Così è avvenuto lo scorso anno per Cataldo Naro, giovane arcivescovo di Monreale, stroncato da un
infarto a meno di quattro anni dall'insediamento in una delle cattedre
episcopali più prestigiose, ma anche più faticose, della Sicilia. Al di là
dell'emozione per una vicenda umanamente toccante, resta la domanda più radicale:
chi era, e che cosa ha lasciato di rilevante in eredità, questa figura di prete
e di studioso? Al tema sono stati e saranno dedicati incontri e tavole rotonde
(l'ultima in programma giovedì), occasioni per discutere anche il più recente
volume postumo ("Torniamo a pensare"), pubblicato dall'editore
Sciascia, in cui sono raccolti interventi, relazioni e interviste dal 1998 al
2006. Molti di questi materiali hanno un interesse, per così dire, interno al
dibattito teologico-pastorale e, come tali, meriteranno
d'essere analizzati in altra sede. Non mancano però idee che, direttamente o
indirettamente, toccano problematiche civili e sociali di più ampio raggio. Qui
possiamo evocarne solo tre o quattro principali. La prima consiste in un
criterio metodologico che attraversa, quasi come un filo rosso, le riflessioni
del presbitero nisseno: il cattolicesimo deve imparare a
dialogare con il mondo laico. Sino ad oggi questo dialogo è stato ostacolato da varie difficoltà, non ultime - per limitarsi solo
alla sponda cattolica - "il livello generalmente non alto della produzione
teologica in Italia" ed una "certa insufficienza della recezione
dell'insegnamento del Vaticano II". Se fosse ancora fra noi,
continuando un dialogo a tratti vivace ma sempre rispettoso da ambo le parti,
avessi chiesto a don Aldo quanto, a suo parere, non abbiano inciso su questi
ritardi dei cattolici italiani gli insegnamenti e le
decisioni di un papa come Giovanni Paolo II e di un presidente della Cei come
Ruini, interessati a salvaguardare l'ortodossia e la disciplina ecclesiastica
molto più che a stimolare la ricerca intellettuale e la sperimentazione
organizzativa. Don Naro non si è limitato a
proclamare, in astratto, la necessità del dialogo con la cultura laica: l'ha
praticato costantemente. Sono stato sempre
impressionato dalla sua diligenza, in ogni questione, di voler fare il punto a
partire dai contributi scientifici degli specialisti. In questo volume, ad
esempio, non esprime il suo personale parere sulla "identità
italiana" senza prima riferire le tesi sul tema esposte nei più recenti
contributi di storici come Ernesto Galli della Loggia,
sociologi come Franco Ferrarotti, letterati come
Alberto Asor Rosa, filosofi come Remo Bodei e teologi
(anche non allineati sulle posizioni ufficiali del magistero) come Giannino
Piana. E, in conclusione, Naro fa
proprio il parere - non certo di senso comune - del collega Andrea Riccardi: "Io sono più italiano, più nazionalista di
altri in Italia, quando dico che bisogna misurarsi con le sfide che vengono
dall'immigrazione e sono più fiducioso nell'identità italiana quando dico che
bisogna accogliere. Mentre è meno convinto
dell'identità italiana chi vuole porre limiti". è,
insomma, il metodo adottato in suoi saggi precedenti a proposito della mafia:
esercitare un'insolita capacità di documentarsi senza filtri selettivi prima di
elaborare una proposta specifica. Non c'è dialogo autentico senza capacità di
autocritica. Tra i preti della sua generazione, don Naro
non era certamente fra i più innovatori: meditativo e prudente per carattere,
era diventato - se possibile - ancora più cauto per la formazione di storico
abituato a comprendere più che a giudicare. Proprio questo
suo registro abituale rende maggiormente significativi gli squarci di
autocritica ecclesiale che si aprono, non di rado, nel bel mezzo di analisi
apparentemente distaccate ed oggettive. Come là dove, a
conclusione di una lunga relazione agli insegnanti di religione della sua
diocesi, rivolge un appello che equivale ad una diagnosi spietata:
"Bisogna tornare o, se è il caso, cominciare a pensare. Non più una conduzione pastorale per slogan, non più uno stanco e
disincantato gestire il presente, una sorta di navigazione a vista, ma un
guardare la realtà, un comprenderla con amore e passione, uno studiarla con
intelligenza e fatica, un ardimentoso proiettarsi in avanti".
Tornano spontaneamente alla memoria le volte in cui il cardinale Carlo Martini
sostiene che la differenza fra credenti e non-credenti è meno decisiva della
differenza, davvero radicale, fra chi pensa e chi non pensa.
( da "Corriere della Sera" del
12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-02-12 num: -
pag: 8 categoria: REDAZIONALE La Binetti
"Parla da laico informato" "Un messaggio forte non è
opportunismo" ROMA - "Non credo che quella di Berlusconi sia una
mossa politica. No, non lo penso proprio. è una
naturale elaborazione di un pensiero che ha a cuore la vita, senza se e senza
distinguo. Ha solo detto quello che pensano ormai
tutti", mette da parte i sospetti sull'opportunismo del Cavaliere la
senatrice Pd Paola Binetti. Gli porterà
ulteriore fortuna in vista delle prossime elezioni, questa dichiarazione a
favore della moratoria, non crede? "Per amore di
giustizia ricordo che però anche il manifesto del Pd contiene due passaggi di
cui vogliamo essere custodi. Il primo è il valore della vita. è un passaggio meno esplicito, ma importante". Chi è
rimasto a non rivendicare l'irrinunciabilità di questi valori? "Ormai a non riconoscere questo principio sono rimasti solo i
laicisti. Negano l'evidenza ed evitano di affermare una verità solo
perché sostenuta dalla Chiesa. Però anche Piergiorgio Odifreddi, diciamolo, avrebbe tranquillamente firmato il
mio emendamento che nell'ambito del manifesto del Pd avrebbe voluto chiarire
meglio il passaggio sul valore della vita". Che peso ha sul piano
politico? "Berlusconi ha lanciato un messaggio chiaro e
forte a tutta l'area del popolo della vita. Ha detto al mondo cattolico
di non aver paura di lui perché nel Pdl la vita non
avrà aggressioni. Il messaggio fa leva sulla maturità dell'opinione pubblica
che ormai accetta il valore della vita come primario e irrinunciabile. Un processo avviato con il referendum sulla legge 40".
Secondo lei dunque ormai il fatto di difendere il principio della difesa della
vita dal concepimento inteso come inizio della vita prescinde da posizioni
ideologiche, politiche? "Quelle di Berlusconi, che
ovviamente io condivido in pieno, sono quelle di un laico attento ai dati
scientifici. Gli scienziati ci dicono che l'inizio della vita coincide
col concepimento. Ripeto, ci vuole l'ostinazione di chi non vuole vedere per
negarlo. Berlusconi ha attorno a sé scienziati che lo supportano bene. Insomma io, lui e Ferrara la pensiamo in modo identico".
Paola Binetti Margherita De Bac.
( da "Corriere della Sera" del
12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano -
data: 2008-02-12 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE Chiesa e politica La Santa Sede, orientata alla
neutralità, si appella a partiti e media Il Vaticano: confusioni su noi e la
Cei MILANO - Tanto per chiarire, come regola generale ad uso (anche) di partiti
e giornalisti: una cosa è il Vaticano, un'altra la Cei. "Appaiono
assolutamente improprie, anzi senz'altro erronee, le confusioni che non di rado
si fanno, nella polemica politica e sui mass media, tra la Santa Sede e la
Chiesa italiana". Il che sarebbe già importante, visto che l'articolo è
comparso ieri sulla prima pagina dell'Osservatore romano. Ma lo è ancora di più
se si considera che il testo, titolato "11 febbraio" e dedicato come
tradizione all'anniversario dei Patti Lateranensi, è una nota
della Segreteria di Stato vaticana, guidata del cardinale Tarcisio Bertone. Le preoccupazioni delle "gerarchie
ecclesiastiche" sulla sopravvivenza dell'Udc e l'accordo con Berlusconi ci
saranno pure, almeno in parte dei vescovi. Però, a quanto pare, si fermano di
qua dal Tevere come le altre polemiche. Non che si dica qualcosa di diverso:
non si dice nulla. La nota vaticana marca le distanze, senza il benché minimo
cenno all'attualità politica italiana. E in compenso insiste sulla
"relazione strettissima" tra la Costituzione e i Patti che chiusero
la "questione romana " e ispirarono quella "cultura della
cittadinanza" in cui si formò "parte consistente della classe politica
che avrebbe poi guidato la giovane democrazia" e sarebbe "confluita,
tra l'altro, in diverse formazioni politiche ". Lo
stesso richiamo ai Patti nella Carta "servì a mantenere la pace religiosa
in Italia", l'affermazione della reciproca
indipendenza e sovranità di Stato e Chiesa è un pilastro della laicità:
"Uno Stato autenticamente laico riconosce che la propria sovranità non si
estende anche sul piano spirituale e religioso. E viceversa". Del resto la stessa
posizione della Cei è soggetta a interpretazioni. Il direttore di
Avvenire, Dino Boffo, ha parlato a favore della
"persistenza" dell'Udc nel polo di centrodestra. Anni di vicinanza e
stima tra lui e il cardinale Ruini fanno pensare che sia anche l'opinione del
cardinale Vicario. Ma non è detto che sia quella di tutta la Cei. Il presidente Angelo Bagnasco si tiene lontano dalla cosa ("I
vescovi non si occupano di dinamiche politiche né tantomeno di partiti, ma di
valori! ", ha esclamato dopo le polemiche sulla caduta di Prodi), e
il cattolico Formigoni sembra alludere a idee differenti quando dice: "Il
segretario della Cei, monsignor Betori, ha sempre
detto che i vescovi non fanno il tifo per nessun partito. Non
credo proprio che siano disposti a farlo per un simbolo". La "teodem" Paola Binetti alza le spalle: "Certo ci si attende che il
direttore di Avvenire intercetti le aspettative della Cei. Ma resta una
sua valutazione e comunque io vi leggo la preoccupazione che i cattolici non siano irrilevanti nel centrodestra. Mi fa piacere lo dica a loro". Per Binetti
"la Chiesa non ha nostalgia del partito cattolico, si appella alla
responsabilità dei fedeli che stanno a destra e a
sinistra: stimo Pezzotta, ma oggi il sistema è bipolare. E la
Chiesa lo sa". Il Vaticano, la Cei, la politica. Il 25 marzo 2007,
scrivendo a Bagnasco per la sua nomina, il cardinale Bertone
avocava a sé "i rapporti con le istituzioni politiche" assicurando
"la rispettosa guida della Santa Sede, nonché mia personale". Una
svolta rispetto all'era Ruini. Oltretevere si guarda
con attenzione all'Italia, ma segnando la distanza dai partiti. Come dice lo
scrittore Vittorio Messori, "c'è nel teologo
Ratzinger una sorta di neutralità benevola davanti alla politica: si rende
conto che è necessario si faccia, ma non la considera abbastanza importante per prendere posizione da una o dall'altra parte". Gian
Guido Vecchi.
( da "Corriere della Sera" del
12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data:
2008-02-12 num: - pag: 47 categoria:
REDAZIONALE La discussione Il ruolo pubblico crescente della religione, le
trasformazioni della società e i timori dei laici
Conformismo ghibellino e Italia con troppa politica Non c'è la Chiesa dietro
alla temuta "ondata neoguelfa" di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA SEGUE
DALLA PRIMA Come non accorgersi che è per l'appunto questa pervadente crisi di
senso, e dunque questo drammatico interrogativo sul futuro, a segnare l'attuale
drammatico passaggio tra due epoche storiche? E che sono per l'appunto
questi fatti, non altro, che rilegittimano
potentemente la dimensione religiosa candidandola a occupare nuovamente, in
tutto l'Occidente, uno spazio pubblico? Ma se le cose stanno a questo modo- mi
domando ancora - chi potrà mai scandalizzarsi se in un Paese come il nostro,
con la sua tradizione, il risveglio della dimensione religiosa implichi
immediatamente anche il risveglio della voce e della presenza della Chiesa
cattolica? Va bene, si obietta, ma si tratta di una voce e di una presenza
assolutamente fuori misura. In realtà a me pare che l'impressione di un che di
eccessivo, di strabordante, del discorso religioso
specialmente sui temi etici (che poi sono anche politici e viceversa, come
troppo spesso i denunciatori dell'"ingerenza " non vogliono vedere) è
in grande misura favorita dal carattere intellettualmente pigro e
ideologicamente conformista della nostra cultura, diciamo pure dalla sua
assenza. Il rilievo non riguarda certo Aldo Schiavone che anzi con il suo
Storia e destino (Einaudi 2007) ha rappresentato un caso di riflessione
originale e coraggiosa sui grandi temi della rivoluzione tecnoscientifica
in atto. Ma un caso raro. è un fatto che invece la
cultura laica italiana si è perlopiù abituata oramai a sposare in modo
sostanzialmente acritico tutto ciò che abbia a qualunque titolo il crisma della
scienza. Non ne parliamo poi se la novità ha modo di presentarsi come qualcosa
che possa rientrare nella sfera di un diritto quale che sia. Una sorta di
idolatria della scienza opportunamente insaporita da un libertarismo da cubiste
è così divenuto la versione aggiornata e dominante del progressismo e del politicamente corretto nostrani. Invano, da noi, si
cercherebbe un Habermas, un Gauchet,
un Didier Sicard che
animano di dubbi e di domande la discussione in altri Paesi. I fari dello
spirito pubblico italiano sono ormai Umberto Veronesi e Piergiorgio Odifreddi. Tutto il resto è silenzio. In questa
stupefacente condizione di resa intellettuale ai tempi, non c'è da
meravigliarsi se la dimensione religiosa e la Chiesa, rimaste
di fatto le sole voci significative a obiettare e a parlare una lingua
diversa, raccolgano un'attenzione e un ascolto nuovi da parte di chi pensa che
esistano cose ben più importanti della scienza. E che anche per ciò, dunque,
esse sembrino assumere contorni di particolare rilievo superiori alla loro
effettiva realtà. Inevitabilmente nel silenzio ogni sussurro sembra un grido.
Tutto ciò ha poco a che fare con qualche supposto vuoto di politica e di Stato
che caratterizzerebbe l'Italia di oggi, secondo quello che invece mostra di
credere Schiavone. Se infatti il punto realmente
critico della condizione italiana, come a me pare, è l'assenza da parte della
nostra cultura di vera discussione pubblica intorno ai grandi temi del Paese e
dell'epoca, nonché l'appiattimento conformistico di quella medesima cultura,
ebbene allora una parte non piccola di responsabilità ne porta proprio non già
il vuoto, ma l'eccesso di politica, in cui siamo stati fino ad oggi immersi. è stata la crescente, spasmodica, politicizzazione del
discorso pubblico, di qualunque discorso pubblico, che ha imprigionato
l'intellettualità italiana riducendola oggi, checché se ne dica, a una delle
meno vivaci e meno interessanti d'Europa. Facendone altresì, da sempre, in
mille ambiti, e tranne pochissime eccezioni, un'articolazione di fatto del
sistema politico e della sua ideologia, e dunque rendendola incapace di
alimentare la politica stessa di valori e di punti di vista nuovi. Questo corto
circuito politica-cultura viene da lontano. Risale alla
nascita stessa dello Stato italiano, alla cui origine vi fu una supplenza
decisiva: quella per l'appunto rappresentata dalla necessaria iperpoliticizzazione (allora "rivoluzionaria ",
ma non solo allora) di alcune minoranze - e tra queste la cultura e gli
intellettuali furono come si sa in prima fila - al fine di ovviare ad un vuoto
decisivo: l'assenza dell'anima profonda del Paese e del suo consenso generale,
l'assenza della nazione. è stata altresì questa
iperpoliticizzazione - diciamo così - originaria
della compagine statale italiana la responsabile immediata dell'ipertrofia
statalista che ci accompagna dal 1861. Per potersi esercitare su una società
riluttante e lontana di cos'altro poteva servirsi la politica, infatti, se non
dello Stato? Insomma, in un implacabile gioco di rimandi, solo all'apparenza
contraddittori, il deficit di Stato nazionale ha reso inevitabile l'ipertrofia
dello Stato. Ma di uno Stato che non ha potuto essere, nella sostanza, che uno
Stato politico-amministrativo: per giunta quasi sempre monopolio politicamente
di una parte e amministrativamente quasi sempre inefficiente. Tutt'altra cosa
cioè dallo Stato della nazione, capace invece di incarnare una dimensione
realmente rappresentativa di istanze comuni a tutti i cittadini nonché di
un'etica pubblica diffusa. Insomma, appellarsi oggi in astratto, come è tentato
di fare Schiavone, allo Stato e alle culture politiche come dimensioni in
quanto tali salvifiche - per resistere all'"ondata neoguelfa", così
come per qualunque altro scopo - serve solo a nascondere il vero dramma
dell'Italia, la quale cela proprio nell'ambito dello Stato e della politica le
contraddizioni sempre più paralizzanti della sua storia. Guidoriccio
da Fogliano all'assedio di Montemassi:
l'affresco del pittore Simone Martini illustra le guerre fra guelfi e
ghibellini e l'assalto alla rocca del 1328.
( da "Riformista, Il" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pd 1 il metodo walter per
scacciare l'incubo del toto-candidature Dal caso Serafini a quel blitz fallito
dei teodem La pace con la Bindi, che sogna lo scranno
di capogruppo L'imperativo, Walter Veltroni, l'ha veicolato alla fine della
scorsa settimana, prima di ultimare il discorso che avrebbe poi pronunciato a
Spello: "Basta con i toto-candidature". Il segretario del Pd teme gli
effetti collaterali "interni" (e non sono di poco conto) del giochino
sulle liste agitato ad arte da chi punta dritto dritto a un posto al sole della sedicesima
legislatura. Il caso Serafini-Bollea. A lasciar campo
alle irritazioni veltroniane ha contribuito non tanto
la denuncia di "pulizia etnica" fatta da Anna Serafini dalle colonne
del Corriere della sera ; quanto la lettera che
Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria
infantile, ha scritto (sempre sul Corsera ) a difesa
della "risorsa" Serafini. Il metodo Walter. Durante l'ultima riunione
dell'esecutivo, il futuro ex sindaco di Roma ha spiegato a grandi linee il
meccanismo di selezione dei futuri candidati. L'imput
partirà dal territorio, quindi dai segretari regionali. In seconda battuta, le
liste saranno "vistate" da Veltroni stesso, insieme al vice Dario Franceschini e al coordinatore Goffredo Bettini.
Infine, a garanzia del pluralismo interno, ci sarà il vaglio finale del
super-tavolo democrat che fino a poche settimane fa
ha agito da "unità di crisi" tra le dimissioni di Prodi e il tramonto
della soluzione istituzionale di Marini. Lo spettro primarie.
Per Veltroni, dunque, non si dovrà entrare nel merito delle candidature almeno
fino alla riunione dell'assemblea costituente, in programma sabato. Il primo
test difficile è comunque in calendario oggi, quando il segretario del Pd
incontrerà tutti i segretari regionali. Alcuni di loro, per alzare il prezzo
del "territorio" con il loft, sono fortemente intenzionati a chiedere
le primarie per la selezione delle candidature. "Le
primarie sono nel percorso costituente del Partito democratico. Dico di più: nel Pd noi siamo le primarie", ha messo a verbale
giorni fa Michele Emiliano, sindaco di Bari e segretario della Puglia. "Capisco Veltroni quando insiste che si debba seguire un unico
metodo da Bolzano a Palermo. Ma non si può adoperare la scusante dei
tempi stretti: le primarie non sono semplicissime però se si vuole, grazie al
lavoro dei volontari, si possono fare", gli ha fatto eco da Genova, il pari grado ligure Marco Tullo.
Identico mandato ha avuto il segretario regionale piemontese Gianfranco Morgando. Morale? Le primarie non si faranno, perché non
c'è tempo e soprattutto perché neanche dalemiani e mariniani (che pure le avevano chieste in commissione
Statuto) daranno una copertura alle richieste di alcune regioni. Ma il tema è
destinato a tornare dalla finestra al momento del redde rationem sulle liste. Chi
resterà fuori, infatti, reciterà il mantra del deficit di democrazia. La pace
con gli ulivisti. Giocando d'anticipo sulle tensioni che giocoforza ci saranno
sulle candidature, Veltroni è già impegnato in un'opera di pacificazione
all'interno del partito. Il segretario ha chiesto (e ottenuto) la sponda di Prodi
per archiviare le tensioni con gli ulivisti. Esempio? Rosy Bindi, che negli
ultimi tempi è stata la prima voce fuori dal coro veltroniano,
domenica è stata tra le prime a elogiare a mezzo agenzie
il discorso di Spello. Le voci maliziose di sant'Anastasia, infatti, la danno in pole position per uno dei (pochi?) posti sicuri
che il Pd dovrà distribuire dal 14 aprile. Nella fattispecie, quello di
capogruppo del Pd a Montecitorio. Il tentato blitz teodem.
Una settimana fa, venuti a conoscenza del lavorìo già
in corso sul programma, alcuni teodem (tra questi,
Paola Binetti, Emanuele Baio Dossi e Luigi Bobba) hanno fatto pervenire al segretario il seguente
messaggio: "È necessario specificare nel programma che il Pd non toccherà
la legge sul divorzio". L'obiettivo, nemmeno troppo celato, era far calare
la scure democrat sul "divorzio breve". Per
la cronaca, la mozione teodem è stata respinta. La
convention cattolica. Un mega convegno di tutti i cattolici
del Pd, che si terrà con ogni probabilità alla fine del mese. È il progetto a cui stanno silenziosamente lavorando alcune teste
d'uovo della grande famiglia popolare (da Franceschini
a Fioroni, passando per Soro, Mattarella, Castagnetti e via via
elencando). Gli inviti saranno estesi anche ai teodem
e si cercheranno interlocutori anche tra i "laici". Oggetto: il Pd, i
cattolici e il bene comune. (t.labate)
12/02/2008.
( da "Riformista, Il" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Pd 2 un partito moderno e riformista non può fare a meno
di loro Ma che novità è se non ci sono socialisti e radicali? Veltroni dovrebbe
leggere "La lode del dubbio" di Brecht Il Partito democratico è
chiamato anzi tempo ad affrontare una sfida elettorale in cui parte
obiettivamente svantaggiato. La scelta di Veltroni di non allearsi con
l'estrema sinistra è giusta perché non avrebbe senso legare l'immagine di un
partito nuovo - che vuole rappresentare una Italia
moderna, progressista e riformista - a quella di partiti che si ripropongono,
oltre 60 anni dopo l'invasione dell'Ungheria e il rapporto Kruscev e dopo quasi
venti dalla caduta del muro di Berlino, di "rifondare il comunismo".
Ma l'idea di "correre da solo", puntando sulla novità di questa
scelta dopo anni di coalizioni raccogliticce e rissose, va perseguita con buon
senso e stando attenti a non perdere per strada pezzi di elettorato. Non si
spiega dunque la netta chiusura ai socialisti e ai radicali e ai loro simboli.
Per dire in estrema sintesi cose ben note ai lettori del Riformista , i socialisti, con tutti i loro limiti, sono infatti gli
eredi del Psi, cui la storia ha dato ragione rispetto al Pci. Al Partito
socialista italiano il nostro paese deve la sola stagione vera di riforme
economiche, sociali e civili, quella del primo centrosinistra di Nenni e di
Lombardi. I radicali, dal canto loro, sono stati, assieme ai
socialisti, i protagonisti di una serie di battaglie - vittoriose: cosa rara
nella vicenda politica della sinistra - che vanno dal divorzio all'aborto alla
recente moratoria sulla pena di morte: una "missione impossibile",
quest'ultima, il cui merito va soprattutto a Marco Pannella e al suo partito.
Socialisti e radicali, inoltre, sono stati e sono il
simbolo della laicità dello Stato, mai come oggi messa in discussione dalla irruente ingerenza del Vaticano e dei suoi
"ascari" politici. È per catturare qualche voto cattolico in più che
Veltroni non vuol sentir parlare di socialisti e radicali? Se sì,
sarebbe un calcolo non solo meschino ma anche sbagliato, dato che i cattolici oltranzisti, oltre a diverse opzioni elettorali a
destra, ne hanno ora anche una a sinistra: la "Cosa Bianca",
benedetta dal Vaticano anche perché guidata dal capacissimo organizzatore del
Family Day. Se per correre da solo Veltroni pensa di
dover gettare nello stesso calderone della sinistra comunista i socialisti e i
radicali, forse è meglio che il leader del Pd rifletta con calma. Una cosa può
darla per certa (parlo per me stesso ma garantisco che tutti coloro con cui ho
discusso - e sono molti - faranno la mia stessa scelta): se Veltroni confermerà
questa sua scelta, nessun socialista e nessun radicale voterà per il Pd.
Soprattutto se all'idea del correre da soli si ammetterà di fare una eccezione per Di Pietro e per il simbolo della sua
Italia dei Valori. Di Pietro - che tra l'altro è stato
uno dei ministri più rissosi del traballante governo di Prodi - è infatti per noi tutti il simbolo del più vieto
giustizialismo. A parte il fatto che egli, come documentarono i giornali
dell'epoca, predicava bene e razzolava assai male. I socialisti e i radicali,
uniti nella Rosa nel Pugno, ottennero alle ultime elezioni il 2,5% dei voti: un
risultato obiettivamente modesto, che tuttavia fu risolutivo per consentire al
centrosinistra una sia pur risicata vittoria. Il Pd può permettersi di
rinunciare a quei voti? Può consentire che essi vadano persi, se socialisti e
radicali decideranno di presentarsi da soli e non supereranno le soglie di
sbarramento? Ma, soprattutto, come può pensare, senza di loro, di essere
davvero il partito nuovo per i cittadini progressisti, riformisti e laici; e
come può spiegare ai socialisti europei questa
inverosimile esclusione? Da decenni, ormai, la politica italiana non smette di
deludere e amareggiare chi nella politica ha creduto. Abbiamo visto
trasformismo indecoroso, incapacità di governo, corruzione dilagante e tanti
errori di strategia (anche da parte dei socialisti e dei radicali). Ma un
errore come quello che si prefigura speriamo di non
doverlo vedere. Se Veltroni ha qualche minuto libero, segua
il mio consiglio: legga, o rilegga se lo ha già fatto, almeno qualche brano de
La lode del dubbio di Bertolt Brecht: "Sono coloro
che non riflettono a non dubitare mai? Non credono ai fatti, credono
solo a se stessi? Se occorre, tanto peggio per i fatti? Gli
argomenti li odono con l'orecchio della spia". 12/02/2008.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-02-2008)
Argomenti: Laicita'
Il caso ALCESTE SANTINI Città del
Vaticano. L'ultimatum rivolto da Berlusconi a Casini perché entri nel Pdl senza il suo simbolo e la sua autonomia sul piano
parlamentare non è piaciuto al presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco,
e neppure ai vertici vaticani, dato che il Papa ha sempre detto che "sta
ai cattolici testimoniare responsabilmente i valori
cristiani nella società". Proprio ieri, L'Osservatore Romano ha definito
"sbagliato confondere la Santa Sede e la Conferenza episcopale
italiana", alludendo ai colloqui svoltisi in questi giorni tra Casini, il
cardinale Camillo Ruini, monsignor Fisichella ed altri esponenti cattolici, pur precisando che, secondo l'Accordo del
1984, Stato e Chiesa, cattolici e laici possono
"collaborare per la promozione dell'uomo e il bene del Paese". È in
questa visione che Casini viene visto dalla Conferenza episcopale italiana come
l'uomo politico che potrebbe giocare nel futuro un ruolo significativo: si
parlava di lui come futuro ministro degli Esteri e di farsi carico della
dottrina sociale della Chiesa sia in seno al Pdl, sia
rispetto al Pd di Veltroni in cui sono presenti molti cattolici.
Questo vuol dire che nella Cei e nei vertici vaticani si ha la consapevolezza
che si è davvero alla vigilia di un nuovo corso della politica italiana, anche
sotto il profilo internazionale, per cui i cattolici
devono fare la loro parte. A tale proposito va ricordato che Casini non è
soltanto guida dell'Udc, ma è anche presidente dell'Internazionale Dc. Di qui
il credito che gli viene accordato dalla Cei in questo particolare momento
politico anche in Europa. E, in questa prospettiva, si è inserita pure la Rosa
Bianca di Savino Pezzotta, già promotore del Family Day
nel maggio scorso insieme a molte associazioni e movimenti cattolici
a difesa della famiglia e con lui sono schierati Tabacci,
Baccini, Alberto Monticone già presidente dell'Azione
cattolica ed altri. I vescovi sanno bene che l'esperienza della Dc è
irripetibile. Perciò puntano su quanti sono decisi a difendere i valori
cristiani sul piano sociale e nel dibattito sulla bioetica. C'è chi spera che
Gianni Letta, autorevole consigliere di Berlusconi, riannodi i fili dello
scontro, tanto più che è divenuto "Gentiluomo del Pontefice". Purtroppo,
è fallita la riforma della legge elettorale che, secondo la Cei, avrebbe potuto
consentire la formazione di una più consistente formazione di centro di
ispirazione cristiana per fare da ponte tra il Pd e il Pdl.
Era, in fondo, il disegno di Casini. Ora molti nella Cei cominciano a temere,
se non ci saranno novità, una vittoria di Berlusconi e Fini.