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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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IN EVIDENZA

Il primate di Spagna dopo la vittoria di Zapatero: difendere valori in pericolo non è ingerenza. Aldo Cazzullo (Il Corriere della Sera 11-3-2008)

«Matrimonio, aborto, eutanasia: così condurrà il Paese al disastro»

Il cardinale Antonio Cañizares: «Giusta la battaglia di Giuliano Ferrara»

TOLEDO - Prima di parlare, il cardinale Antonio Cañizares, primate di Spagna, arcivescovo di Toledo, ha piacere che si veda la sua cattedrale. «Qui è nata la Spagna. Nel 593, con la conversione del re visigoto Recadero. Anzi, Benedetto XVI mi ha detto che a Toledo è nata l’Europa, con l’incontro nel cattolicesimo tra tedeschi e latini, due secoli prima di Carlo Magno. Poi la chiesa fu distrutta e divenne moschea. Poi fu distrutta la moschea e fu ricostruita la chiesa…». Lo chiamano il piccolo Ratzinger, per i capelli candidi, il tratto cortese, la fermezza.

Cardinale, avete perso le elezioni? La vittoria di Zapatero è la sconfitta dei vescovi spagnoli?
«No. Mi congratulo con Zapatero. Siamo pronti a collaborare con lui, purché si muova nel solco della Costituzione e persegua, come fa la Chiesa, il bene comune. Noi non siamo contro il governo. Certo, i conflitti con il potere costituito sono per la Chiesa una condizione storica». In Italia si pensa il contrario, al punto talora da identificare la Chiesa con il potere. «Forse, in passato. Oggi la Chiesa non è il potere, anche se può subirne la tentazione; ma in fondo anche Cristo fu tentato. E noi non cesseremo di reclamare contro alcune cose che il governo ha fatto o potrà fare».

Lei ha parlato di una «rivoluzione culturale laicista» di Zapatero. Che cosa intende? Questa rivoluzione continuerà?
«Sì, è in corso una rivoluzione culturale. Non solo in Spagna; in tutto l’Occidente. La denuncia Benedetto XVI, quando paventa la dittatura del relativismo. La Spagna rappresenta la punta più avanzata di questa rivoluzione, con le sue leggi “di genere”, che vanno ben oltre il femminismo tradizionale, questa sorta di lotta di classe tra uomo e donna. Il governo spagnolo ha varato leggi che negano l’evidenza della natura e della ragione, che affidano allo Stato la formazione morale dei giovani, che si propongono di fondare una nuova cultura su una concezione falsa della libertà».

Una rivoluzione che ora continuerà. Cosa deve fare la Chiesa?
«Quanto ha fatto finora. La sinistra parla di allargare i diritti. Ma i diritti non si creano in Parlamento. La Chiesa vuole collaborare a costruire una società di convivenza e di pace. Ma quale convivenza può esserci al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna? Quale convivenza può esserci se si intende eliminare Dio dalla vita sociale? Quale convivenza può esserci se si nega il diritto alla vita? Non abbiamo nulla da rimproverarci: sarebbe un tradimento se rinunciassimo a difendere la vita, dal concepimento alla morte naturale. Noi non siamo contro la democrazia, ma a favore; chi nega il diritto alla vita è contro la democrazia, e conduce la società al disastro. Noi difenderemo i valori in pericolo. E ci batteremo contro l’ampliamento della legge sull’aborto, e contro l’eutanasia».

L’aborto in Italia è tornato nell’agenda politica. In Spagna la legge è più restrittiva che in Italia. Teme che Zapatero intenda cambiarla?
«Ci sono a sinistra persone e gruppi che lo chiedono. Ma la Corte costituzionale ha riconosciuto i diritti del nascituro. Noi dobbiamo innanzitutto chiedere la piena applicazione della legge in vigore: sono convinto che molti dei centomila aborti che avvengono in Spagna ogni anno sarebbero evitati. Conosco la battaglia di Giuliano Ferrara per la moratoria, e vi aderisco. Per il futuro, mi batterò per l’abolizione dell’aborto. Che è il peggior degrado della storia dell’umanità».

Zapatero è stato polemico con i vescovi in campagna elettorale. Che effetto le ha fatto?
«Non l’ho capito. E tuttora, dopo il suo trionfo, continuo a non capirlo. Le sue aggressioni verbali si basavano su parole manipolate, come quelle del cardinale Rouco Varela, o riferite dai media in modo incompleto, come quelle del cardinale García Gasco. Comunque, non ho nulla contro la persona. Lui stesso ha detto di non voler ripetere gli errori. Prego per lui che imbocchi la strada giusta».

Questo significa che può cominciare una nuova stagione nei rapporti tra governo e Chiesa?
«Da parte nostra non esiste, non può esistere nessuna nuova stagione. In questi anni la Chiesa spagnola non ha compiuto un solo atto di ingerenza. Il cristianesimo è l’unica religione che separa fede e politica: a Dio quel che è di Dio, a Cesare quel che è di Cesare. Di Dio sono la vita, la verità, l’uomo».

La destra non ha fatto propria la battaglia culturale della Chiesa. Ora cosa dovrebbe fare, secondo lei, l’opposizione a Zapatero, in Parlamento e nella società?
«Non mi permetto di dare indicazioni a un partito. Dico che il futuro della nostra società si gioca in una grande battaglia culturale, e che nessun cattolico, in qualunque partito militi, può disertare. Al contrario: il parlamentare, il medico, il docente universitario, ognuno deve fare la sua parte. E la Chiesa deve evangelizzare la Spagna. Noi non vogliamo essere fattore di divisione, ma del progresso autentico; non del progresso che rinchiude la ragione nel recinto della scienza».

Il confronto tra Stato e Chiesa è un tema anche della campagna elettorale italiana. Qual è la differenza tra la Chiesa spagnola e la nostra?
«La Chiesa italiana ha più spazio sui media. Quando ci fu il Family Day, tutti i giornali dedicarono più pagine alla manifestazione di piazza San Giovanni, emezza pagina a quella laicista di piazza Navona. In Spagna molti giornali avrebbero fatto il contrario. Da qui l’impressione che la Chiesa italiana sia più ascoltata. Ma guardi che anche in Spagna la gente ci sta a sentire. Quando mi incontrano in stazione o all’aeroporto, i passanti mi incoraggiano: “Don Antonio, avanti così!”. Quando il cardinale Rouco ha invitato i madrileni in piazza, sono venuti in due milioni. Finora c’è stato un deficit dei cattolici nella vita pubblica, ma le cose stanno cambiando, e il futuro sarà diverso».

L’unità nazionale spagnola è in pericolo?
«L’unità della Spagna è un bene morale che appartiene a tutti, e che tutti dovrebbero difendere. Ad esempio evitando qualsiasi trattativa, qualsiasi riconoscimento politico al terrorismo ».

Che cosa pensa della legge sulla memoria? Non è forse giusto eliminare anche dalle chiese lapidi, iscrizioni, simboli del franchismo?
«È una legge non necessaria. Le sofferenze del passato si possono riparare in altri modi. E molte sono già state riparate. Fare una legge significa rievocare e rinfocolare le divisioni tra di noi. Abbiamo invece bisogno di più riconciliazione, di più unità. La vera legge per la memoria è la Costituzione del 1978; lì c’è già tutto; il di più è inutile o dannoso».
11 marzo 2008


Report "Laici e chierici"

Festeggiamo Spagna e Francia, senza dimenticare l'allarmata analisi di Napolitano sull'Italia ( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: allegrezza prendiamocela anche noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici "storici" nelle liste di destra e di sinistra, per il quotidiano intervento del papa contro la scienza che ci allunga la vita, per la prova finestra cui il cardinale Bertone minaccia di sottoporre i candidati italiani (

Chi rappresenta i valori cattolici - augusto cavadi ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: qualche aspetto della dottrina sociale della Chiesa che i laici presenti in entrambi i partiti non riescono - con la migliore volontà - a digerire. In questo scenario, dunque, c'è posto per "un braccio armato" (come lo definisce polemicamente Elio Rindone) che si faccia rappresentante semi-ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche all'interno delle istituzioni statali e regionali.

Cuffaro chiamato a difendere i valori della chiesa cattolica - augusto cavadi ( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non pochi sono gli interrogativi che frullano nel cervello sia dei laici non-cattolici sia di quei laici cattolici per i quali l'aggettivazione confessionale non cancella né attenua il sostantivo. Su alcuni di questi interrogativi - che riguardano il dibattito pubblico in Europa e che ritornano sulla stampa nazionale e internazionale - non è il caso di soffermarsi in questa sede.

Elezioni, la Cei: no a chi nega vita e famiglia, intesa sui salari ( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: richiamando il laicato cattolico spalmatosi nei diversi schieramenti politici al rispetto di quanto affermato da Benedetto XVI al convegno ecclesiale di Verona. "L'irrilevanza della fede non può essere un obiettivo dei credenti, ai quali come cittadini, sotto la propria responsabilità, spetta un compito della più grande importanza" affermava il Papa che invitava a fronteggiare sfide come "

I big si sfidano a Milano <Qui si gioca la vera partita> ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: interpretarla come tenzone tra laici e cattolici. Tanto che Giuliano Ferrara per il Senato non ha neppure presentato la sua lista "Aborto? No grazie": la sola presenza del governatore lombardo, ha detto il giornalista, è garanzia che il tema è presidiato. Senonché, Veronesi a questo tipo di confronto si è sottratto: "Nel mio lavoro di parlamentare non intendo occuparmi di temi etici"

Luther King <balla> con Madre Teresa ( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolici, comunisti, buddhisti, protestanti, laici, raccolti in un abbraccio ecumenico dalla scenografia di Italo Grassi. Per il coreografo Luciano Cannito è un'esperienza forte: "Nella danza, siamo abituati a portare in scena la storia remota: ma quando si toccano personaggi come Don Puglisi che è stato ammazzato nel '

Signor Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più ( da "Tempo, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche alla stregua del sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al voto in Parlamento.

Con l'Opus Dei il Vangelo diventa vita quotidiana ( da "Tempo, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: osservando che i laici sono chiamati a evangelizzare "in tutti i vari ambienti della società, dell'imprenditoria, del lavoro, della famiglia, della cultura". Peraltro, come ha spiegato monsignor Echevarria, la figura giuridica della Prelatura Personale è quella che meglio si adegua al fenomeno pastorale che San Josemaria Escrivà seppe "vedere"

L'appello dei vescovi "Aumentare i salari con le larghe intese" ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: "L'Italia è un Paese laico e l'appello elettorale di Bagnasco cadrà nel vuoto o produrrà un effetto elettorale simile a quello spagnolo - commenta il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero -. Il pericolo è che le pressioni dei vescovi trovino ascolto nel Pd e mandino in crisi i valori della laicità".

Voto in Spagna ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: opposizione cattolica ed ecclesiastica di dispiegare tutto il suo potenziale di protesta pubblica, senza farsi intimidire. Soprattutto non si lascia dettare lezioni su che cosa sia la "vera laicità dello Stato". Il risultato è che nulla fa infuriare di più i clericali spagnoli del sorriso disarmante di Zapatero quando annuncia e ribadisce le sue misure di laicità.

<Dopo le elezioni un'intesasulle emergenze della gente> ( da "Secolo XIX, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Italia è un paese laico e credo che l'appello elettorale del cardinale Angelo Bagnasco cadrà nel vuoto- ha detto il ministro di Rc Paolo Ferrero -Temo tuttavia che simili pressioni possano trovare ascolto nel Partito Democratico". Infine il Pd Giorgio Merlo: ""L'appello del presidente della Cei Bagnasco non può non essere raccolto dai cattolici impegnati in politica"

Cercas: ora rajoy deve farsi da parte ( da "Secolo XIX, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: necessaria una grande maggioranza parlamentare per rivedere il Concordato e non è così folle da andare allo scontro con la Chiesa cattolica, perché si giocherebbe molto. Per molto repubblicano e laico che sia, non è stupido". Per la vittoria socialista è stata determinante la Catalogna. "È in Catalogna che si vincono o si perdono le elezioni, e in Andalusia, storica roccaforte socialista.

Scripta manent ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: moderna possa avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato l'Italia".

Franza o Spagna purché se magna ( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: moderna possa avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato l'Italia".

Il beato Marvelli un laico cattolico ( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: L'esposizione, dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946), modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.


Articoli

Festeggiamo Spagna e Francia, senza dimenticare l'allarmata analisi di Napolitano sull'Italia (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, sono passati appena tre giorni da quando Napolitano ha ricevuto le rappresentanze femminili per l'8 marzo, deplorando la politica antifemminista di stato e chiesa in Italia, e già tutto sembra dimenticato nei fuochi d'artificio per la vittoria di Zapatero e dei socialisti francesi. Ci contentiamo dei successi dei cari vicini o ci sottoponiamo alla prova finestra del cardinale Tarcisio? EMMA DOGANIERI, ROMA Cara signora, una pausa di allegrezza prendiamocela anche noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici "storici" nelle liste di destra e di sinistra, per il quotidiano intervento del papa contro la scienza che ci allunga la vita, per la prova finestra cui il cardinale Bertone minaccia di sottoporre i candidati italiani (dopo aver ingiunto a suo tempo alla Repubblica di "smetterla" con gli articoli di Curzio Maltese sui costi della chiesa). Vorrei sottolineare che, per la prima volta da quando è capo dello stato, Napolitano ha detto chiaro e tondo che le leggi che difendono la dignità e i diritti delle donne, "prima che specifici diritti delle donne sono elementi essenziali dello stato di diritto"; e dunque è contro elementi essenziali dello stato di diritto italiano che si rivolgono gli atti di sabotaggio della 194 "a volte persino da parte di pubblici poteri" (come nell'inaudito caso dell'irruzione borbonica nell'ospedale di Napoli per un'interruzione di gravidanza). Queste parole di Napolitano costituiscono la linea Maginot dei diritti civili, sia in caso di vittoria del blocco clericofascista di Berlusconi sia nel caso che alla vittoria del Partito democratico non segua una coerente politica dei diritti civili, ma prevalga la necessità di alleanza compromissorie. La separatezza che, in nome di un'arcaica "cultura delle diversità", alcune femministe hanno rivendicato anche l'8 marzo per manifestare da sole, senza gli uomini che hanno vinto con loro le battaglie dei diritti da trent'anni in qua, non giova alla saldezza della Maginot civile contro il ritorno al funereo sudario ferrariano (questo sì da seicento spagnolo) che vorrebbe popolare l'Italia di cimiteri di bimbi non nati (e, se la logica ha un senso, della materia prima femminile che ogni giorno si spreca a fiumi nel mondo anziché trasformarsi in nuove creature). A tutto questo si aggiunga la promessa del cardinale Bertone di fare la prova finestra delle candidature circa il loro grado di obbedienza formale alle direttive politiche della curia: e questo in barba alla Costituzione che rende liberi i rappresentanti della nazione da ogni "vincolo di mandato". Meno male che, per un Ruini che fa apertamente campagna elettorale per Casini, c'è un mons. Molinari, arcivescovo di L'Aquila, che invita a "non votare per quei politici che parlano molto della famiglia ma personalmente hanno una storia familiare poco raccomandabile ". Come vede, ci sono almeno due modi diversi di difendere i valori cattolici: quello italiano, che s'accontenta di chi pecca ma si dice formalmente devoto, e quello abruzzese, che va alla sostanza: compòrtati come parli. Per quanto mi riguarda, io sono nato in Abruzzo.

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Chi rappresenta i valori cattolici - augusto cavadi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina I - Palermo LA POLEMICA Chi rappresenta i valori cattolici AUGUSTO CAVADI Sinistra arcobaleno e Lega Nord non sono certo strumenti affidabili per difendere i valori cattolici. A ben vedere, però, né il Partito democratico né il Pdl dell'azienda berlusconiana offrono garanzie assolute. C'è sempre qualche aspetto della dottrina sociale della Chiesa che i laici presenti in entrambi i partiti non riescono - con la migliore volontà - a digerire. In questo scenario, dunque, c'è posto per "un braccio armato" (come lo definisce polemicamente Elio Rindone) che si faccia rappresentante semi-ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche all'interno delle istituzioni statali e regionali. SEGUE A PAGINA IX.

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Cuffaro chiamato a difendere i valori della chiesa cattolica - augusto cavadi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Palermo Cuffaro chiamato a difendere i valori della Chiesa cattolica AUGUSTO CAVADI (segue dalla prima di cronaca) Benedetto XVI, che certamente non pecca nelle sue esternazioni per eccesso di sottigliezza diplomatica, lo ha spiegato - per così dire papale papale - il 21 settembre 2007, nel corso dell'udienza ai partecipanti all'incontro promosso dall'Internazionale democratica di centro e Democratico-cristiana (Idc), presieduta da Pier Ferdinando Casini. In quella occasione il pontefice romano ha chiesto, pubblicamente, ai presenti di adoperarsi "a far sì che non si diffondano, né si rafforzino ideologie che possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione della verità e del bene". A pochi mesi da quella raccomandazione - se non vogliamo intenderla come una investitura - non pochi sono gli interrogativi che frullano nel cervello sia dei laici non-cattolici sia di quei laici cattolici per i quali l'aggettivazione confessionale non cancella né attenua il sostantivo. Su alcuni di questi interrogativi - che riguardano il dibattito pubblico in Europa e che ritornano sulla stampa nazionale e internazionale - non è il caso di soffermarsi in questa sede. Basti osservare, ad esempio con lo stesso Rindone, che si tratta di "parole davvero inquietanti" perché non solo ribadiscono che "nell'ottica vaticana non ci siano concezioni filosofiche, religiose, morali differenti, che possono reciprocamente arricchirsi in un cordiale confronto o che possono almeno convivere all'interno di una società pluralistica", ma spostano i paletti ancora più avanti (o indietro): esprimono infatti "la pretesa che non siano messe in circolazione idee erronee, cioè non gradite al Vaticano". E poiché si rivolge non a studiosi che possano combattere con le armi della logica, della parola e della scrittura, ma proprio a politici, è legittimo dedurne che il papa si riferisca alle armi del potere: "Togliere i finanziamenti ad istituzioni culturali e dirottarli verso altre, oscurare siti Internet, rafforzare la censura televisiva, intimidire i giornalisti, privare della cattedra professori non allineati e controllare i libri di testo... ". Altre considerazioni, però, sono suggerite dall'angolo di osservazione della nostra isola. Chi sono nelle liste dell'Unione di centro i candidati più in vista e dunque destinati - con l'attuale meccanismo che inviterei a non chiamare porcellum per rispetto dei nostri innocenti fratellini minori - a sicura elezione negli scranni parlamentari? A chi il papa sta affidando, di fatto, la difesa dei principi evangelici di fraternità, di giustizia, di nonviolenza, di solidarietà cooperativa? Un discorso sulle liste Udc per Camera dei deputati, Senato della Repubblica e Assemblea regionale siciliana sarebbe troppo lungo se analitico, ingiusto verso alcuni candidati se sommario. Ma come tacere sulla scelta di Salvatore Cuffaro a capolista della lista per il Senato? Come non chiedersi che razza di normativa è attualmente in vigore in Italia se un cittadino condannato per favoreggiamento di mafiosi a cinque anni di reclusione e all'interdizione dai pubblici uffici, può legittimamente rappresentare l'intero popolo italiano? La funzione di senatore non è un ufficio pubblico ma una manovalanza privata? Come non chiedersi - al di là delle condanne penali e delle carenze della legislazione vigente - se è moralmente accettabile riconoscere il ruolo di paladino dei valori cristiani a un cittadino che (adesso anche per risultanze emerse durante il dibattimento processuale) è da anni al centro di una fitta rete di relazioni pericolose fra imprenditori corruttori, amministratori corrotti, mafiosi di denominazione di origine controllata e professionisti variegatamente collusi? Come spiegare il silenzio tombale dei vescovi siciliani e dei fedeli davanti allo scandalo di un confratello così poco esemplare e che, tuttavia, non ha perso e non perde occasione per fare della sua appartenenza ecclesiale una bandiera propagandistica? è anche a personaggi come lui che le gerarchie ecclesiastiche, fidandosi di volti da eterno boy-scout alla Casini, stanno di fatto consegnando (a meno che non ci spiazzino con una clamorosa presa di distanza) la missione di combattere una crociata contro i "nemici del vangelo": cioè, per intendersi contro persone come Rita Borsellino o Beppe Lumia, che certo non sono accusabili di proclamata mancanza di fede in Dio, di speranza nel futuro e di amore per il prossimo. A differenza di questi, Casini e i suoi sodali (siciliani o comunque paracadutati in Sicilia in occasione delle elezioni politiche), invece, rassicurano dall'alto dei megamanifesti elettorali che continueranno a difendere le famiglie. C'è da credergli: sinora con molte di Cosa nostra l'intesa è stata perfetta.

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Elezioni, la Cei: no a chi nega vita e famiglia, intesa sui salari (sezione: Laici e chierici)

( da "Unita, L'" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Stai consultando l'edizione del Elezioni, la Cei: no a chi nega vita e famiglia, intesa sui salari di Roberto Monteforte / Città del Vaticano LA DIFESA della famiglia tradizionale e della vita dal concepimento alla morte naturale, limiti alla ricerca bioetica, coerenza tra i programmi sociali indicati dai diversi schieramenti e la loro concreta applicazione. È questa l'agenda della Chiesa per l'Italia chiamata al voto. La indica il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco nella prolusione con la quale ieri pomeriggio ha aperto i lavori del Consiglio permanente dei vescovi italiani. "Non è questo un campo di pertinenza della Chiesa come tale" premette il cardinale a proposito delle prossime elezioni. Quello che è pertinenza dei vescovi, chiarisce "è dire una parola sull'atteggiamento interiore con cui il Paese si accinge ad affrontare questo appuntamento". Quello che una Chiesa affatto indifferente agli esiti della consultazione elettorale, domanda alla politica e agli elettori, in particolare ai "credenti", è la difesa dei valori etici e decisione nel fronteggiare l'emergenza sociale. Nelle parole di Bagnasco è forte il richiamo allo "slancio partecipativo alla cosa pubblica". Assicura che non vi sarà coinvolgimento diretto della Chiesa nella battaglia politica, né alcuna scelta di schieramento. Ma questo - mette in chiaro Bagnasco - non vuole dire indifferenza o disimpegno. Bensì "un contributo concreto alla serenità del clima, al discernimento meno distratto". Lo fa richiamando il laicato cattolico spalmatosi nei diversi schieramenti politici al rispetto di quanto affermato da Benedetto XVI al convegno ecclesiale di Verona. "L'irrilevanza della fede non può essere un obiettivo dei credenti, ai quali come cittadini, sotto la propria responsabilità, spetta un compito della più grande importanza" affermava il Papa che invitava a fronteggiare sfide come "le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune epidemie terribili". Ma anche e "con pari determinazione e chiarezza di intenti il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano", come "la tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e la promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla" oscurandone il ruolo sociale. È la griglia valoriale attraverso la quale valutare i programmi dei diversi schieramenti che Bagnasco ribadisce con la stessa durezza di Ratzinger. A difesa di questi valori chiede "una testimonianza aperta". "Non deve destare meraviglia o scandalo se la Chiesa ribadisce questi valori" afferma il porporato. È su questi valori che "si è costruito l'identità e il senso di appartenenza sociale". Se si dissolvessero ne discenderebbe una cultura individualistica che colpirebbe i soggetti più deboli, gli anziani, i malati inguaribili. "La Chiesa - aggiunge - ha fiducia nella scienza, ma nei laboratori della vita è stata da tempo infranta la barriera posta a tutela della vita umana". Questo accade quando "esseri nello stato più debole sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati come puro 'materiale biologico'". Sono parole del Papa che Bagnasco ripropone. "Denunciare questo - afferma polemico - non è ostilità verso la scienza". Termini perentori. Resta poco spazio per le mediazioni politiche. Ai futuri parlamentari Bagnasco chiede "risposte credibili, concrete e rapide" alle attese più urgenti della popolazione. È la crescente emergenza sociale da fronteggiare con impegno bipartisan. La definisce il "problema della spesa". Nei programmi delle varie liste vi sono obiettivi comuni, dall'aumento dei salari minimi, alla difesa del potere d'acquisto delle pensioni, dall'emergenza abitativa alle misure per una maggiore sicurezza nei posti di lavoro. All'indomani del voto l'auspicio è che vi sia "una spinta convergente" per risolverli.

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I big si sfidano a Milano <Qui si gioca la vera partita> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-11 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE I big si sfidano a Milano "Qui si gioca la vera partita" Formigoni contro Veronesi e Tremonti contro Letta L'Italia dei Valori ha come capolista Antonio Di Pietro. Per la Sinistra Arcobaleno, a Milano, c'è il ministro Fabio Mussi La sfida. Veronesi contro Formigoni, Tremonti contro Letta, Berlusconi contro tutti (visto che è capolista in ogni collegio insieme con Gianfranco Fini). Le elezioni del 13 e 14 aprile, a dispetto di una legge elettorale immutata - il famigerato porcellum - presentano un panorama politico completamente mutato. E se è vero che non ci sono preferenze individuali da esprimere, resta il fatto che tutti i partiti hanno cercato di mettere in testa alle liste dei "pacchetti di mischia" significativi per confrontarsi con gli avversari dei diversi schieramenti. Per il Senato la sfida diretta è appunto quella tra Roberto Formigoni e Umberto Veronesi. Facilissimo interpretarla come tenzone tra laici e cattolici. Tanto che Giuliano Ferrara per il Senato non ha neppure presentato la sua lista "Aborto? No grazie": la sola presenza del governatore lombardo, ha detto il giornalista, è garanzia che il tema è presidiato. Senonché, Veronesi a questo tipo di confronto si è sottratto: "Nel mio lavoro di parlamentare non intendo occuparmi di temi etici". La squadra di sfondamento dei due partiti maggiori prevede poi per il Pdl l'ex sottosegretario di An Alfredo Mantica e Ombretta Colli. Mentre il Carroccio punta su Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Giuseppe Leoni e Rosy Mauro. Per il Partito democratico ci sono il professore cattolico Mauro Ceruti, il giuslavorista Pietro Ichino e la teodem Emanuela Baio. La Sinistra arcobaleno schiera in testa alla lista Rita Borsellino, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia. Poi Giovanna Capelli e l'ambientalista storico Carlo Monguzzi. Tra i due poli anche i socialisti: il loro capolista è Roberto Caputo, già assessore nella giunta Pillitteri. Per Antonio Di Pietro, la capolista è Giuliana Carlino, assessore di Filippo Penati a Palazzo Isimbardi. L'Udc-Rosa bianca, infine, schiera l'onorevole di lungo corso Francesco D'Onofrio. Oltre al Senato, la vetrina è il collegio Lombardia 1, Milano e Provincia, con Monza e Brianza ancora incluse. Berlusconi e Fini sono anche qui alla testa della lista Pdl. Ma il primo di territorio è Ignazio La Russa, seguito dal neo Dc Gianfranco Rotondi - che ha scelto il numero 4 a Milano piuttosto che la testa della lista altrove - e da Stefania Craxi. Anche la Lega schiera ovunque Umberto Bossi, a Milano seguito da Giancarlo Giorgetti e da Ettore Pirovano. Il Pd ha invece puntato sul giovane Matteo Colaninno. Che giusto ieri ha aperto ufficialmente la campagna elettorale: "Oggi anche le imprese non sono necessariamente soggetti forti. Bisogna capire che azienda e lavoratori devono fare parte dello stesso progetto perché il mercato non è più l'orto di casa o il confine domestico ma il mondo". A seguire, Walter Veltroni e le due ex ministre Linda Lanzillotta e Barbara Pollastrini. L'Italia dei Valori ha un solo capolista in tutta italia: Antonio Di Pietro. Per la Sinistra arcobaleno, a Milano c'è un leader, il ministro uscente Fabio Mussi, seguito da Augusto Rocchi, già segretario della Camera del lavoro. Sotto le insegne del Garofano, corre per primo Bobo Craxi- in perpetua "sfida" con la sorella Stefania - seguito da Roberto Biscardini. In Lombardia 2, i capilista veri per il Pdl sono Giulio Tremonti e Mariastella Gelmini, che hanno per concorrenti diretti Enrico Letta, il sindaco di Brescia Paolo Corsini e la teodem Paola Binetti. In Lombardia 3, Giancarlo Abelli (Pdl) fronteggia Antonello Soro e lo "zarino" Luciano Pizzetti. Manifesti I maxi cartelloni elettorali di Veltroni e Berlusconi tappezzano i muri della città M. Cre.

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Luther King <balla> con Madre Teresa (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-11 num: - pag: 51 categoria: REDAZIONALE Danza Al Massimo di Palermo va in scena venerdì "I have a dream-I care" tra giochi allegorici e politica Luther King "balla" con Madre Teresa Idealisti e rivoluzionari, Fracci e Savignano fanno rivivere le icone dei nostri tempi Lo spettacolo comincia con il discorso con cui un anno fa Obama dedicò un monumento al leader pacifista MILANO - Lo slogan "I care " come sottotitolo, il celebre "I have a dream" di Martin Luther King come titolo. A Palermo, in piena campagna elettorale, sbuca un balletto che, se non è esplicitamente politico, vira verso un immaginario di valori e pacifismo, con una galleria illustre di idealisti, visionari e pasionarie. E riunisce, dopo sedici anni, due icone della danza: Carla Fracci e Luciana Savignano. In vista del debutto di venerdì, al Teatro Massimo fervono le prove di "I have a dream-I care", ideazione e regia di Beppe Menegatti, coreografia di Luciano Cannito che a Palermo è direttore del corpo di ballo. "Oggi la danza ha bisogno di scendere in campo e di confrontarsi con la contemporaneità - afferma Menegatti - lo spettacolo inizia con il discorso commemorativo con cui Barack Obama, un anno fa, inaugurò un monumento dedicato a Martin Luther King. King è evocato in scena dal danzatore canadese Hans Vancol: in un gioco di allegorie facciamo rivivere eroi ed eroine della nostra epoca". L'operazione avviene attraverso le parole da loro stessi scritte e pronunciate, qui affidate alla voce narrante di Remo Girone, e attraverso la danza: Carla Fracci si rispecchia in Madre Teresa di Calcutta, Luciana Savignano diventa la leader birmana Aung San Suu Kyi, Rossella Brescia è la donna di Che Guevara interpretato da Alessio Carbone, Sabrina Brazzo fa rinascere la giornalista russa Anna Politkovskaya, Giuseppe Picone indossa la tonaca di Don Milani; a questi personaggi se ne aggiunge un altro per alcuni danzatori (l'ebrea Edith Stein per la Savignano e le fiamme che arsero Jan Palach durante la Primavera di Praga per la Fracci, le madri di Plaza de Mayo per Rossella Brescia, don Giuseppe Puglisi per Picone). Il sottotitolo "I care" è un omaggio a Don Milani o un messaggio filoveltroniano? "L'uno e l'altro. Carla e io - prosegue il marito della Fracci - ci portiamo sempre dietro, di casa in casa, una foto di Don Milani. Le sue due sole armi erano: il rispetto della costituzione e lo sciopero. Quando Veltroni andò a Barbiana del Mugello (dove ha sede la scuola fondata dal religioso fiorentino, ndr), gli scrivemmo: "La prossima volta veniamo con te"". Anche la colonna sonora, in parte eseguita dall'orchestra, in parte interpretata nei momenti cantati da Rossana Casale, riflette l'identità dei personaggi evocati: per la birmana Aung San Suu Kyi è "Walk on", la canzone a lei dedicata dagli U2 e poi divenuta inno della ribellione dei monaci: "Danzo reclusa in una gabbia di plastica - svela Luciana Savignano - sono guardata a vista dai militari e l'unico sollievo è la musica di Mozart". Il gioco di identificazione è meno stretto tra Carla Fracci e Madre Teresa di Calcutta, ma ha un prezioso anello autobiografico: "Un giorno Madre Teresa venne a Palermo - ricorda la Fracci che in scena sarà affiancata da Ileana Citaristi e i suoi danzatori indiani su musiche di Ravi Shankar - Suo fratello mi aveva vista in "Giselle" e glielo raccontò entusiasta. Così lei mi scrisse di suo pugno una cartolina che verrà letta nello spettacolo: "Cara Miss Fracci, il buon Dio ti ama teneramente, poni il tuo amore per lui nella danza, così che la gente sia attratta a Dio dalla tua danza". Cattolici, comunisti, buddhisti, protestanti, laici, raccolti in un abbraccio ecumenico dalla scenografia di Italo Grassi. Per il coreografo Luciano Cannito è un'esperienza forte: "Nella danza, siamo abituati a portare in scena la storia remota: ma quando si toccano personaggi come Don Puglisi che è stato ammazzato nel '93 l'impatto è impressionante. Mi dicono che sono un ufo perché mi piace andare in controtendenza. Ma a furia di seguire i trend artistici, il pubblico muore". Valeria Crippa.

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Signor Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 11-03-2008)

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Stampa Signor Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più ... Signor Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più autorevoli quotidiani italiani, il Corriere della Sera, che Lei ha detto che vedrà "che cosa sta capitando ai cattolici. Ritornando in Italia - dall'Azerbaijan, n.d.a. - mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani e vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al centro e a destra. E se i valori cristiani sono supportati da un vero impegno: sia da un impegno dei cattolici presenti nei vari schieramenti, sia dal rispetto promesso dai leader di quegli schieramenti". Le scrivo questa lettera aperta, ritenendo di averne il diritto e il dovere, almeno da quando il Concilio Vaticano II ha ampliato espressamente l'ambito della collaborazione dei laici alla determinazione degli indirizzi della Chiesa. Credo di aver anche nello scriverLe l'autorevolezza derivantemi dall'aver ricoperto uffici non secondari nello Stato italiano di cui sono cittadino. Non penso che Lei dubiti della mia piena fedeltà alla Chiesa e al suo Vescovo, il Vescovo di Roma, ed ai suoi insegnamenti. Sono stato iscritto dall'età di sei anni all'Azione Cattolica. Ho militato nella democrazia cristiana dall'età di 16 anni. E debbo a questo partito se ho ricoperto alcune cariche nella Repubblica. Sono ideologicamente un cattolico-liberale, specie assai rara nella società cattolica italiana, e politicamente un riformista cristiano-democratico, più orientato, a dire il vero, a sinistra che a destra. Ritengo che, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il "crollo della Cortina di Ferro" e lo scioglimento del grande movimento comunista internazionale guidato dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e dopo il Concilio Vaticano II, in Italia e non solo un partito cattolico o di cattolici, e ancora peggio un "partito unitario di cattolici" sia non solo anti-storico ma anche in un certo senso anti-ecclesiale. Credo che non vi possa essere ormai più alcun dubbio sulla legittimità morale ed ecclesiale del principio del pluralismo politico dei cattolici e dell'autonomia temporale dei cattolici in materia politica. Il Concilio Vaticano II ha archiviato definitivamente la dottrina bellarminiana - elaborata in chiave di modesta polemica e riforma contro le tesi delle "Due Chiavi" di Bonifacio VIII -, della "potestas indirecta Ecclesiae in rebus temporali bus", e cioè potestà indiretta della Chiesa nelle materie temporali. Ritengo che la Santa Chiesa, il Papa e i Vescovi abbiano il pieno diritto, anche alla stregua del sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al voto in Parlamento. Per me, insieme da cattolico liberale e da "cattolico infante", quasi tentato di diventare un "teocon all'americana", io sono tranquillo, perché so bene fino a che punto io sono "libero" nelle mie scelte politiche anche nei confronti della Chiesa, e so anche quando, teoricamente e praticamente, anche in Parlamento, io, da cattolico, debbo piegare le "ragioni della ragione umana" - che io ritengo gravemente vulnerata dal peccato originale e quindi assai limitata nel conoscere con le sue sole forze il "vero" e il "giusto", alla "verità" e al "giusto" come rivelati, confermati e insegnati dalla Chiesa; e so anche come e quando io possa invocare il "primato della coscienza personale" anche nei confronti dei vescovi, o invece accettare in ogni caso il "primato dell'obbedienza" alla Chiesa, od operare delle scelte secondo il criterio del "male minore". Tutto ciò premesso, Le scrivo per dirle, con rispetto, onestà e franchezza, sulla base della mia esperienza politica, che Lei, intervenendo direttamente, da Segretario di Stato di Sua Santità, e cioè "vertice" della Santa Sede, certo con le migliori intenzioni quale vescovo, nelle cose temporali italiane, può recare pregiudizio alla causa cattolica in Italia e porta certo inconsapevolmente il problema della proclamazione dei valori e dei principi suoi propri da parte della Chiesa in Italia, dei suoi vescovi, dello stesso Vescovo di Roma, sul piano sul quale lo vorrebbero portare dei laicisti "di casa nostra", e cioè sul piano dei rapporti speciali di carattere internazionale tra la Santa Sede, organo centrale e internazionalmente rappresentativo della Chiesa Cattolica e anche, come sul piano del diritto internazionale è stato erroneamente stabilito anni fa da un non meditato nuovo documento, soggetto non avente secondo la dottrina comune, una propria soggettività internazionale, ma soltanto ente-strumento della Santa Sede, della cui sovranità anche internazionale sarebbe solo oggetto. Il fatto che Lei intervenga, ben inteso lecitamente anche secondo il diritto internazionale, nella cose temporali italiane, anche soltanto per quanto attiene il comportamento da tenersi dai cattolici italiani e rispetto ad essi e ai loro valori in politica, anche da parte dei partiti politici, può far sollevare ai laicisti di casa nostra i problemi dei limiti che all'azione della Santa Sede porrebbero il Trattato del Laterano e il Concordato, mentre noi cittadini e politici cattolici non ci appelliamo per sostenere i valori e i principi della Chiesa e del diritto e della morale naturali, ai diritti e alle prerogative assicurate alla Santa Sede e alla Chiesa in Italia, dai Patti Lateranensi ma ai nostri diritti "laici" di libertà, e in particolare di libertà religiosa, di pensiero e di parola che ci sono non attribuiti ma riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica, e dal diritto che noi parlamentari abbiamo di votare "senza vincolo" di mandato ispirandoci liberamente ai valori in cui ognuno di noi crede. Perché l'Italia è uno Stato laico e non laicista, che non ha una religione di Stato ma neanche una "non o una anti-religione di Stato", come la Francia del Terrore o i regimi comunisti sovietici. Voglia considerare, signor Cardinale, che tale fu la prudenza della Chiesa e della Santa Sede, che quando lo Stato italiano, estendendo la nuova disciplina della cessazione degli effetti civili del matrimonio, anche ai matrimoni così detti concordatari, violò palesemente il Concordato garantito dall'articolo 7 della Costituzione, la Santa Sede si astenne assolutamente dal denunciare la violazione e dal protestare per via diplomatica. E solo Papa Paolo VI espresse una domenica all'Angelus il suo dolore insieme a quello dei vescovi italiani: ma la Santa Sede e il Segretario di Stato tacquero. Per questi motivi, mi permetto di consigliarLe, signor Cardinale Segretario di Stato, di lasciare che di questa materia si occupi la Conferenza Episcopale Italiana e il suo presidente. Non mi consta che né Lei né il Nunzio Apostolico a Madrid, siate mai intervenuti in relazione alla legislazione "libertina" del Governo Zapatero, lasciando che di queste materie si occupasse la Conferenza Episcopale Spagnola, talora anche travalicando i limiti delle sue competenze, come quando, malata di "hispanidad" e di "nazional-cattolicesimo patriottico" di ispirazione franchista quale è, si espresse contro l'ampliamento delle sfere di autonomia delle comunità nazionali minoritarie, e molto più cattoliche che non il resto del Regno: catalana, basca e galiziana! Diverso sarebbe il caso nel quale Lei, quale principale collaboratore del Papa, intervenisse a nome e per mandato del Papa. Che se poi con questa mia ho affermato qualcosa di dottrinalmente erroneo, penso che a farmelo rilevare riservatamente o anche a dichiararlo pubblicamente sarà la Congregazione della Dottrina della Fede. Se invece ho detto qualcosa di inopportuno, non mancherà alla Santa Sede il modo di farmelo sapere. Mi ricordi nella preghiera e mi creda devoto a Lei, vescovo, e insieme affezionatissimo amico.

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Con l'Opus Dei il Vangelo diventa vita quotidiana (sezione: Laici e chierici)

( da "Tempo, Il" del 11-03-2008)

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Stampa Ricorrenza25 anni fa papa Wojtyla affermava i meriti dell'Opera elevandola a Prelatura Personale internazionale Con l'Opus Dei il Vangelo diventa vita quotidiana Rodolfo Lorenzoni L'Opus Dei ha festeggiato il 25esimo anniversario della erezione della Prelatura, e lo ha fatto con una intensa giornata di studio che si è svolta ieri alla Pontificia Università della Santa Croce. I lavori sono stati aperti da monsignor Javier Echevarria, attuale prelato dell'Opera, che ha illustrato la configurazione giuridica dell'Istituzione così come è stata prevista dal venerato fondatore San Josemaria Escrivà. Sul palco degli oratori si sono poi succeduti tra gli altri il cardinale Julian Herranz, presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi, e il Vicario del Papa per la diocesi di Roma Camillo Ruini, che nel suo intervento ha ringraziato la Prelatura Personale del Papa "per il servizio che svolge a tutta la Chiesa, anche nel mondo". L'Opus Dei è in effetti un'istituzione della Chiesa Cattolica che offre una eccezionale opera di formazione spirituale complementare al lavoro svolto dalle chiese locali. Portare il Vangelo in tutto il mondo, diffondendo il messaggio che il lavoro e la vita di tutti i giorni sono importanti occasioni di incontro con Dio, è cio che l'Opera si propone, basandosi sull'insegnamento di Escrivà che infatti soleva dire: "O sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria o non lo troveremo mai". E dal 1928 l'Opus Dei continua a offrire mezzi di formazione cristiana (assistenza sacerdotale, ritiri, lezioni), attraverso l'impegno degli 86000 fedeli e dei 2000 sacerdoti che ne fanno parte. Un modello di servizio che si è costantemente evoluto, tanto che Giovanni Paolo II, appunto 25 anni fa, eresse l'Opera in Prelatura Personale di ambito internazionale. La Prelatura è una struttura che fa parte dell'organizzazione pastorale e gerarchica della Chiesa e che agisce trasversalmente e in collaborazione con le diocesi: il Prelato e i fedeli sono infatti impegnati in unione con i credenti e i pastori sul territorio. Camillo Ruini ieri ha inteso sottolineare proprio questi meriti, osservando che i laici sono chiamati a evangelizzare "in tutti i vari ambienti della società, dell'imprenditoria, del lavoro, della famiglia, della cultura". Peraltro, come ha spiegato monsignor Echevarria, la figura giuridica della Prelatura Personale è quella che meglio si adegua al fenomeno pastorale che San Josemaria Escrivà seppe "vedere" il 2 ottobre del 1928, fondando l'Opus Dei e profeticamente pensandola come una istituzione composta da cristiani comuni.

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L'appello dei vescovi "Aumentare i salari con le larghe intese" (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

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Bagnasco ai politici: "La Cei non si schiera ma chiede a tutti il rispetto di vita e famiglia" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA' DEL VATICANO Larghe intese in Parlamento sui salari e rispetto della vita umana in tutte le sue fasi. I vescovi entrano nella campagna elettorale per rilanciare "le attese più urgenti" e i "problemi indilazionabili" degli italiani. E cioè, "aumento dei salari minimi, difesa del potere d'acquisto delle pensioni, emergenza abitativa, maggiore sicurezza nei posti di lavoro, sostegno alla maternità". Al Consiglio permanente il presidente della Cei Angelo Bagnasco unisce il "problema della spesa" (intesa come spesa al mercato, bollette e costi del mutuo) ai temi etici in un vibrato appello ai valori irrinunciabili della tutela della vita umana e del matrimonio tradizionale, condannando senza appello gli esperimenti sugli embrioni e il riconoscimento giuridico delle unioni di fatto. Il messaggio forte è indirizzato al Pdl, al Pd, all'Udc, e agli altri partiti politici: attenzione ai limiti della scienza e, dopo le urne, fronte comune contro il caro vita. La Cei "non può tacere" le difficoltà e i disagi che la popolazione avverte sempre più, in attesa di "risposte credibili, concrete e rapide". Il leader dell'episcopato esorta i politici a impegnarsi per "un miglioramento effettivo alle condizioni di vita della parte più consistente della popolazione". La Chiesa, assicura Bagnasco, non si schiera con alcuna formazione politica, però non fa sconti sui valori fondamentali, perciò, anche al momento del voto, i cattolici non possono "ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede". Occorre scongiurare il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono "fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano". L'allarme riguarda "la tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale" e "la promozione della famiglia fondata sul matrimonio" per evitare di "introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo". No ai Dico, dunque, ma anche alla provetta selvaggia e ai laboratori fuori controllo. "Quando esseri umani nello stato più debole e indifeso della loro esistenza sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati come puro materiale biologico - avverte il cardinale - sono trattati non più come qualcuno, ma come un qualcosa, mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell'uomo". Il Paese deve ritrovare unità e in campagna elettorale i politici devono superare gli interessi egoistici in ragione di "uno zoccolo comune che unisce tutti prima delle fisiologiche diversità e delle inevitabili competizioni". Inoltre, nella sua prolusione, Bagnasco critica la "deregulation educativa", denuncia le minacce di manipolazione delle coscienze che vengono dai mass media, rivendica che il gradimento della Chiesa non può essere definito da sondaggi, chiede che la campagna elettorale sia "un'occasione di crescita politica e morale". Silenzio assoluto, invece, sulla vittoria di Zapatero in Spagna, contro cui la Chiesa aveva ingaggiato una dura battaglia. "L'Italia è un Paese laico e l'appello elettorale di Bagnasco cadrà nel vuoto o produrrà un effetto elettorale simile a quello spagnolo - commenta il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero -. Il pericolo è che le pressioni dei vescovi trovino ascolto nel Pd e mandino in crisi i valori della laicità". Maurizio Sacconi di Forza Italia condivide "le priorità segnalate da Bagnasco in favore dell'incremento della capacità di reddito delle persone che lavorano, delle famiglie e dei pensionati". Il Pdl, annuncia Maurizio Gasparri di An, "accoglie l'appello di Bagnasco e si impegna a sostenere i valori cristiani". Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè, propone un confronto trasversale per risolvere i problemi evidenziati dal cardinale, mentre Giorgio Merlo del Pd esulta perché "la Chiesa non si schiera politicamente".

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Voto in Spagna (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

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Gian Enrico Rusconi Voto in Spagna IL LAICO ZAPATERO Una serena, ferma e dignitosa difesa dello Stato laico vince elettoralmente in una democrazia matura. Questa è la semplice lezione del successo di José Luis Zapatero. Sappiamo che le varianti in gioco nelle elezioni spagnole erano e sono molte. Sappiamo che le differenze tra l'Italia e la Spagna sono grandi. Ce ne siamo dimenticati, anche per una certa provinciale supponenza che per decenni ci ha illuso di "essere più avanti" degli spagnoli. Adesso ci stanno dando molte lezioni: dal dinamismo economico all'impegno nelle istituzioni europee. Da qualche tempo ci offrono pure l'esempio di uno Stato che ha riscoperto il gusto della propria autonomia e dignità nel dimostrare con i fatti di essere l'unico depositario dei criteri dell'etica pubblica. Il plusvalore della laicità ha certamente rafforzato la prospettiva "socialista" della politica zapateriana, che punta sulla valorizzazione della "cittadinanza sociale". Solo l'eutanasia del socialismo nel nostro Paese impedisce di cogliere il nesso fecondo tra socialismo della cittadinanza e diritti civili. Nel merito si può essere d'accordo o no su questa o su quella iniziativa di legge (dalle nuove regole sul divorzio ai matrimoni gay), ma non c'è dubbio che il governo socialista sta sviluppando una strategia efficace. Consente all'opposizione cattolica ed ecclesiastica di dispiegare tutto il suo potenziale di protesta pubblica, senza farsi intimidire. Soprattutto non si lascia dettare lezioni su che cosa sia la "vera laicità dello Stato". Il risultato è che nulla fa infuriare di più i clericali spagnoli del sorriso disarmante di Zapatero quando annuncia e ribadisce le sue misure di laicità. Con buona pace dei nostri clericali, non si può dire che "la sfera pubblica" spagnola sia condizionata dal laicismo di Stato. Nulla impedisce ai cattolici spagnoli, che seguono le direttive della gerarchia, di manifestare senza restrizioni i loro convincimenti con il massimo di pubblicità. Ma le loro ragioni non convincono la maggioranza degli spagnoli. È quindi sbagliato affermare che le iniziative di Zapatero fanno violenza alla buona popolazione spagnola. Semplicemente la gente, credente o non credente, è laicamente più matura dei suoi rappresentanti clericali. Non so se il risultato elettorale spagnolo cambierà qualcosa nel nostro Paese nelle strategie politiche (tali sono anche quelle della Cei) in previsione di misure di legge che rientrano sotto i criteri della laicità dello Stato. Oggi in Italia è in atto una tregua elettorale, dettata dalla convenienza politica e da un calcolo di aritmetica elettorale. È il segnale di un intreccio intimo e strumentale tra i meccanismi democratici e la volontà di una parte del mondo cattolico di condizionare dall'interno (a cominciare dal Pd) i processi della decisione politica. Non siamo dunque in una situazione spagnola, neppure per quanto riguarda "la sfera pubblica", che da noi è saldamente presidiata dalle forze cattoliche in linea con la dottrina o meglio con la strategia della Chiesa. Ma la linea intransigente dettata dalla parola d'ordine della "non negoziabilità dei valori", confondendo la dottrina della Chiesa con una strategia politica, mette in difficoltà la democrazia o quanto meno la sua funzionalità. Non ci stancheremo di ripetere che in democrazia "non negoziabili" sono soltanto i diritti fondamentali, tra i quali al primo posto c'è la pluralità dei convincimenti, pubblicamente argomentati. Ad essa deve essere subordinato l'impulso a far valere i propri valori (per quanto soggettivamente legittimi) nei confronti degli altri cittadini. Dopo di che, evidentemente, si apre lo spazio al confronto - anche duro - delle ragioni che sono condivise o che dividono, e quindi alle regole del gioco democratico. Non so se un futuro ipotetico governo Veltroni proporrà leggi non gradite alla gerarchia ecclesiastica, sostenendo il principio dell'autonomia dello Stato laico e il primato costituzionale del pluralismo etico. Dovrà prima fare i conti con alcune componenti interne del suo stesso partito, che non mancheranno di ricattarlo. Da questo punto di vista, anche se lo volesse, Veltroni non potrebbe agire con la fermezza di Zapatero. Si è già messo nelle condizioni politiche di non poterlo imitare, ammesso che lo voglia fare. Non aspettiamoci dunque un Veltroni-Zapatero. Non potrà e non saprà farlo. Lo apprezzerà magari a parole, ma da lontano. Nel suo stile.

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<Dopo le elezioni un'intesasulle emergenze della gente> (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-03-2008)

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"Dopo le elezioni un'intesasulle emergenze della gente" il programma del presidente cei Bagnasco: la Chiesa non si schiera, ma si dica no a scelte contro la vita Roma. Anche i vescovi italiani hanno il loro programma. Preoccupati dal "problema della spesa", impegnati nella difesa della vita, diffondono a entrambi gli schieramenti, i punti fondamentali di una politica che affronti le emergenze italiane: "Aumento dei salari minimi, difesa del potere d'acquisto delle pensioni, emergenza abitativa, sostegno alla maternità, misure per una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro". La ricetta del cardinale Angelo Bagnasco presidente dei vescovi italiani e arcivescovo di Genova è stata letta ieri in apertura del Consiglio permanente della Cei, Conferenza episcopale italiana: non è diretta a una parte soltanto. Anzi, sarebbe necessaria una convergenza degli schieramenti per affrontare i problemi urgenti e indilazionabili della gente. Che ha bisogno di risposte credibili concrete e rapide dice il cardinale. In un pomeriggio di pioggia e freddo Bagnasco dopo le riflessioni più religiose, affronta il tema politico e conferma che la Chiesa non entra nel dibattito tra partiti ma "ai vescovi può essere chiesto di dire una parola sull' atteggiamento interiore con cui il paese si accinge ad affrontare" l' appuntamento elettorale di aprile. Non è un disimpegno, anzi, questo atteggiamento, spiega il presidente della Cei, "è un contributo concreto alla serenità del clima". "Se da una parte è indicativo che nei programmi delle varie liste si rincorrano, pur con termini diversi, una serie di impegni comunemente avvertiti, dall'altra vorremmo che all'indomani del voto ci fosse una spinta convergente, nel rispetto dei ruoli che il corpo elettorale vorrà assegnare, per affrontare realmente queste situazioni, stando al largo dalle strumentalità e dalle speculazioni, per dare un miglioramento effettivo alle condizioni di vita della parte più consistente della popolazione". E riparte da Verona, il cardinale, dall'assemblea delle Chiesa Italiana, dal discorso del papa. Attenzione, dice citando Benedetto XVI, alle scelte "politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano". Difesa della vita in tutte le sue fasi e promozione della famiglia fondata sul matrimonio i temi centrali. Quindi "stima e fiducia nella scienza" ma attenzione perchè"nei laboratori della vita è stata da tempo infranta la barriera posta a tutela della dignità umana". E poi l' educazione : "a seconda della visione di uomo che si adotta si hanno conseguenze diverse per la convivenza civile". La Chiesa non può essere accusata di oscurantismo, dice Bagnasco, per il suo voler mettere luce la verità sull' uomo. "Gli umanesimi non sono tutti uguali, né sono equivalenti sotto il profilo morale" e definisce il "secolarismo di impronta occidentale, diverso e forse più subdolo di quello marxista". E' la proposta di criteri fondamentali del rispetto incondizionato dell'essere umano e dell'originalità della trasmissione della vita umana. "Riproporli - afferma il cardinale - oltre che essere connesso al nostro compito, appartiene al linguaggio dell'amicizia: l'amico non può non segnalare un pericolo, non può non essere preveggente e precauzionale. Per questo, ricordare la via maestra del generare non deve essere letto come un gesto di ostilità verso chicchessia". E per spiegare l' atteggiamento socio-politico della Chiesa cattolica, Bagnasco rilegge i documenti del Concilio Vaticano II, la Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, e afferma: "Non deve d'altronde destare meraviglia o scandalo se la Chiesa ribadisce i valori morali che scaturiscono dalla fede cristiana perché non c'è nulla di improvvisato in quello che la Chiesa oggi ricorda agli uomini e alle donne di buona volontà". I vescovi, i sacerdoti, ascoltano la gente comune e non possono tacere, ma l 'indicazione non è politica, è morale, etica sui valori e i principi. La soluzione è uscire dell' individualismo e la politica deve fare la sua parte dando il buon esempio. Le reazioni del mondo politico non si sono fatte attendere. Maurizio Sacconi, Forza Italia: "Le priorità di Monsignor Bagnasco in favore dell'incremento della capacità di reddito delle persone che lavorano, delle famiglie e dei pensionati è assolutamente condivisibile anche se può non essere indifferente il modo con cui intervenire". L'Italia è un paese laico e credo che l'appello elettorale del cardinale Angelo Bagnasco cadrà nel vuoto- ha detto il ministro di Rc Paolo Ferrero -Temo tuttavia che simili pressioni possano trovare ascolto nel Partito Democratico". Infine il Pd Giorgio Merlo: ""L'appello del presidente della Cei Bagnasco non può non essere raccolto dai cattolici impegnati in politica". Angela Ambrogetti 11/03/2008 ' 11/03/2008 il problemadella spesaTra le emergenze l'aumento dei salari minimi, la difesa del potere d'acquisto delle pensioni 11/03/2008 ' 11/03/2008 non siamo oscurantistiLa Chiesa non può essere accusata per voler mettere in luce la verità sull'uomo 11/03/2008.

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Cercas: ora rajoy deve farsi da parte (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 11-03-2008)

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L'intervista paola del vecchio Madrid. "Più che vincere Zapatero le elezioni, è stato il Partito Popolare a perderle, perché ha commesso errori enormi. Nessun partito dell'opposizione, nella storia di Spagna, aveva mai negato il sostegno al governo nella lotta contro il terrorismo. È stato totalmente irresponsabile con l'Eta, nel seminare dubbi sugli autori delle stragi dell'11 marzo, e nel mettere contro le comunità spagnole a causa dello statuto di autonomia catalano". Originario dell'Estremadura ma catalano di adozione, lo scrittore Javier Cercas, arrivato al successo con "I soldati di Salamina" (2001), bissato col recente "La velocità della luce" (Guanda), dà una sua interpretazione delle "due Spagne" emerse dalle urne. Che, assicura, non hanno nulla a che vedere col conflitto fra repubblicani e franchisti agitato dalla propaganda di destra. La vittoria di Zapatero è nel voto contro il PP? "Sì, per tutti gli errori commessi, frutto dell'incapacità di assumere la sconfitta elettorale del 2004 e di liberarsi dal peso che Aznar continua ad avere. Rajoy è rimasto intrappolato dall'estrema destra del partito. La sua attitudine con la Chiesa, in materia di aborto, matrimoni omosessuali, legge di dipendenza, riflette il fatto che è ostaggio dell'ala oltranzista". Cosa accadrà ora? Si libereranno di Rajoy? "Se continua come leader, dopo aver perduto due elezioni, perderanno anche la terza. Ma se va via, e con lui Zaplana, Acebes e la pesante eredità Aznar, può darsi che le cose cambino e si allenterà anche il clima di tensione". Zapatero ha promesso ai vescovi che, se rieletto, avrebbe "rimesso i punti sulle i", nei rapporti fra Stato e Chiesa, minacciando una revisione del Concordato. Riaprirà questo fronte? "È un fronte storico, uno dei problemi centrali di questo Paese dovuto al peso eccessivo che ha sempre avuto la Chiesa, e che avrà ancora di più con cardinali come Rouco Varela a capo della gerarchia ecclesiastica. Ha molto potere effettivo e nei media affini, come la Radio Cope, e tenterà di conservare i suoi privilegi, che sono enormi. Ma qui si tratta di arrivare a una seria e definitiva separazione fra potere laico e spirituale, che è pendente dal Concilio di Trento. Zapatero è stato molto cauto finora e la vicepremier lo è stata in maniera estrema. Eviterà un conflitto diretto. Sa che sarebbe necessaria una grande maggioranza parlamentare per rivedere il Concordato e non è così folle da andare allo scontro con la Chiesa cattolica, perché si giocherebbe molto. Per molto repubblicano e laico che sia, non è stupido". Per la vittoria socialista è stata determinante la Catalogna. "È in Catalogna che si vincono o si perdono le elezioni, e in Andalusia, storica roccaforte socialista. Il Psoe ha ottenuto il maggior numero di voti della sua storia. In Catalogna è stato un grande successo, nonostante il risentimento di buona parte degli elettori nei confronti di Zapatero per lo statuto di autonomia o la crisi delle infrastrutture. Segno che la politica dei Popolari è stata così sinistra da indurre la maggioranza contro. E ora questo è il loro grande dilemma: sono forti a Madrid, ma se in Catalogna non abbandonano la deriva nella quale li ha imbarcati Aznar, rischiano di restare per molti anni ancora all'opposizione". Il voto utile drenato dal Psoe è stato tutto a costo di Izquierda Unida, che ne è uscita dissanguata e con le dimissioni del leader. Che spazio c'è per la sinistra in un quadro così bipolarizzato? "E' evidente che andiamo verso una situazione all'americana, con i due grandi partiti come unici protagonisti. E quello di IU è un ruolo difficile, perchéè un partito molto sensato in molte cose, ma è anche prigioniera di un partito comunista che è ancora forte al suo interno". 11/03/2008.

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Scripta manent (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Scripta manent Franza o Spagna purché se magna Ma come?! Non eravamo rimasti che quel socialista di Zapatero nemmeno lo potevamo nominare? E quel decisionista con i ray-ban a specchio di Sarkozy, non parlava anche per noi? No, analisi da rifare. Lo spagnolo mangiapreti vince, il bullo francese perde. Madrid chiama Roma, ma l'ex sindaco della capitale fa finta di non sentire. Perfino Repubblica, house-organ del Pd, bacchetta il bacchettonismo del partito. Scrive Guido Rampoldi dalla Spagna che "altrove i centrosinistra sono più cauti quando non timidi", e che Zapatero ha vinto anche perché "neppure ha rifuggito il conflitto con i poteri che intimidiscono il centrosinistra, Chiesa e Washington"; di più, "in Italia l'antifascismo è considerato inelegante e quasi ambiguo, mentre l'antifranchismo è per Zapatero una fonte di ispirazione", per non dire che "autorizza il matrimonio con gli omosessuali". Ma con chi ce l'ha? Voltiamo pagina, dove Veltroni sente "Un vento che soffia dall'Europa agli Usa". Cosa gli suggerisce la vittoria di Zapatero? "Di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria" (niente). Forse bisogna tener duro di fronte alla Chiesa? "Diffido e combatto con tutte le mie forze l'idea che la società moderna possa avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato l'Italia". Il quotidiano di via Solferino porge uno specchio a Cofferati, per arrampicarcisi sopra. Per il sindaco di Bologna il modello Zapatero "è qualcosa a cui guardare con simpatia", ma da noi non funzionerebbe perché siamo "prigionieri della frantumazione". Come se ne esce? "Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po' confusa, eguale disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla. A sinistra, andiamo a sinistra". Meno agevole il lavoro dei colleghi de l'Unità. Il titolo è obbligato - "Zapatero trionfa. Buon segno" - ma a Gianni Marsilli tocca cominciare il pezzo così: "José Luis Rodriguez Zapatero e Walter Veltroni non hanno molto in comune". Appunto. Ma per ordini di scuderia c'è un "tuttavia", che però si frantuma su quel "qualcosa" che unisce i due: "Il desiderio e l'ambizione di modernità". Vabbé. E poi, suggerisce Marsilli per non imbarazzare lo stato maggiore del loft, Zapatero non è Che Guevara: "E' rimasto socialista, ma senza impiccarsi alla parola". Due pagine dopo, annegate nel pastone del "vento nuovo", ci sono tre righe per Pecoraro Scanio: "Zapatero con il suo innovativo programma sui diritti, i giovani e le politiche energetiche, è molto più vicino alla Sinistra Arcobaleno che al Pd, simile invece a Sarkozy". Ma sul quotidiano fondato da Gramsci c'è un altro bel titolo che celebra il voto spagnolo: "Il bipartitismo si prende la scena, piccoli destinati a sparire". Se ne felicita anche La Stampa a tutta pagina: "Il trionfo del voto utile" ovvero "i due partiti principali sbriciolano sia i comunisti sia i nazionalisti". Un'altra notizia ieri è mestamente uscita di scena: il presidente del Pd, Romano Prodi, lascia la politica perché è stufo. Per lui, tanti saluti con un telegramma spedito alle agenzie: "Romano conferma di essere uomo di Stato". Ma D'Alema promette: "Sentirò Prodi, gli farò una telefonata".

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Franza o Spagna purché se magna (sezione: Laici e chierici)

( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Scripta manent Franza o Spagna purché se magna Luca Fazio Ma come?! Non eravamo rimasti che quel socialista di Zapatero nemmeno lo potevamo nominare? E quel decisionista con i ray-ban a specchio di Sarkozy, non parlava anche per noi? No, analisi da rifare. Lo spagnolo mangiapreti vince, il bullo francese perde. Madrid chiama Roma, ma l'ex sindaco della capitale fa finta di non sentire. Perfino Repubblica, house-organ del Pd, bacchetta il bacchettonismo del partito. Scrive Guido Rampoldi dalla Spagna che "altrove i centrosinistra sono più cauti quando non timidi", e che Zapatero ha vinto anche perché "neppure ha rifuggito il conflitto con i poteri che intimidiscono il centrosinistra, Chiesa e Washington"; di più, "in Italia l'antifascismo è considerato inelegante e quasi ambiguo, mentre l'antifranchismo è per Zapatero una fonte di ispirazione", per non dire che "autorizza il matrimonio con gli omosessuali". Ma con chi ce l'ha? Voltiamo pagina, dove Veltroni sente "Un vento che soffia dall'Europa agli Usa". Cosa gli suggerisce la vittoria di Zapatero? "Di essere realisti e innovatori, di avere quella sana radicalità del riformismo che è necessaria" (niente). Forse bisogna tener duro di fronte alla Chiesa? "Diffido e combatto con tutte le mie forze l'idea che la società moderna possa avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato l'Italia". Il quotidiano di via Solferino porge uno specchio a Cofferati, per arrampicarcisi sopra. Per il sindaco di Bologna il modello Zapatero "è qualcosa a cui guardare con simpatia", ma da noi non funzionerebbe perché siamo "prigionieri della frantumazione". Come se ne esce? "Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po' confusa, eguale disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla. A sinistra, andiamo a sinistra". Meno agevole il lavoro dei colleghi de l'Unità. Il titolo è obbligato - "Zapatero trionfa. Buon segno" - ma a Gianni Marsilli tocca cominciare il pezzo così: "José Luis Rodriguez Zapatero e Walter Veltroni non hanno molto in comune". Appunto. Ma per ordini di scuderia c'è un "tuttavia", che però si frantuma su quel "qualcosa" che unisce i due: "Il desiderio e l'ambizione di modernità". Vabbé. E poi, suggerisce Marsilli per non imbarazzare lo stato maggiore del loft, Zapatero non è Che Guevara: "E' rimasto socialista, ma senza impiccarsi alla parola". Due pagine dopo, annegate nel pastone del "vento nuovo", ci sono tre righe per Pecoraro Scanio: "Zapatero con il suo innovativo programma sui diritti, i giovani e le politiche energetiche, è molto più vicino alla Sinistra Arcobaleno che al Pd, simile invece a Sarkozy". Ma sul quotidiano fondato da Gramsci c'è un altro bel titolo che celebra il voto spagnolo: "Il bipartitismo si prende la scena, piccoli destinati a sparire". Se ne felicita anche La Stampa a tutta pagina: "Il trionfo del voto utile" ovvero "i due partiti principali sbriciolano sia i comunisti sia i nazionalisti". Un'altra notizia ieri è mestamente uscita di scena: il presidente del Pd, Romano Prodi, lascia la politica perché è stufo. Per lui, tanti saluti con un telegramma spedito alle agenzie: "Romano conferma di essere uomo di Stato". Ma D'Alema promette: "Sentirò Prodi, gli farò una telefonata".

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Il beato Marvelli un laico cattolico (sezione: Laici e chierici)

( da "Stampa, La" del 11-03-2008)

Argomenti: Laicita'

L'Associazione "Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza Boschiassi a Caselle Torinese da sabato 8 a lunedì 24 marzo una mostra sulla vita del beato Alberto Marvelli, giovane ex-allievo salesiano. L'esposizione, dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946), modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e 15,30-19. \.

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