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DELL’11-3-2008 #TOP
IN EVIDENZA
Il primate di Spagna dopo la vittoria di
Zapatero: difendere valori in pericolo non è ingerenza. Aldo Cazzullo (Il Corriere
della Sera 11-3-2008)
«Matrimonio,
aborto, eutanasia: così condurrà il Paese al disastro»
Il cardinale Antonio Cañizares:
«Giusta la battaglia di Giuliano Ferrara»
TOLEDO - Prima di parlare, il
cardinale Antonio Cañizares, primate di Spagna, arcivescovo di Toledo, ha
piacere che si veda la sua cattedrale. «Qui è nata la Spagna. Nel 593, con la
conversione del re visigoto Recadero. Anzi, Benedetto XVI mi ha detto che a
Toledo è nata l’Europa, con l’incontro nel cattolicesimo tra tedeschi e latini,
due secoli prima di Carlo Magno. Poi la chiesa fu distrutta e divenne moschea.
Poi fu distrutta la moschea e fu ricostruita la chiesa…». Lo chiamano il
piccolo Ratzinger, per i capelli candidi, il tratto cortese, la fermezza.
Cardinale, avete perso le elezioni? La vittoria di
Zapatero è la sconfitta dei vescovi spagnoli?
«No. Mi congratulo con Zapatero. Siamo pronti a collaborare con lui, purché si
muova nel solco della Costituzione e persegua, come fa la Chiesa, il bene
comune. Noi non siamo contro il governo. Certo, i conflitti con il potere
costituito sono per la Chiesa una condizione storica». In Italia si pensa il contrario,
al punto talora da identificare la Chiesa con il potere. «Forse, in passato.
Oggi la Chiesa non è il potere, anche se può subirne la tentazione; ma in fondo
anche Cristo fu tentato. E noi non cesseremo di reclamare contro alcune cose
che il governo ha fatto o potrà fare».
Lei ha parlato di una «rivoluzione culturale
laicista» di Zapatero. Che cosa intende? Questa rivoluzione continuerà?
«Sì, è in corso una rivoluzione culturale. Non solo in Spagna; in tutto
l’Occidente. La denuncia Benedetto XVI, quando paventa la dittatura del
relativismo. La Spagna rappresenta la punta più avanzata di questa rivoluzione,
con le sue leggi “di genere”, che vanno ben oltre il femminismo tradizionale,
questa sorta di lotta di classe tra uomo e donna. Il governo spagnolo ha varato
leggi che negano l’evidenza della natura e della ragione, che affidano allo
Stato la formazione morale dei giovani, che si propongono di fondare una nuova
cultura su una concezione falsa della libertà».
Una rivoluzione che ora continuerà. Cosa deve fare
la Chiesa?
«Quanto ha fatto finora. La sinistra parla di allargare i diritti. Ma i diritti
non si creano in Parlamento. La Chiesa vuole collaborare a costruire una
società di convivenza e di pace. Ma quale convivenza può esserci al di fuori
del matrimonio tra un uomo e una donna? Quale convivenza può esserci se si
intende eliminare Dio dalla vita sociale? Quale convivenza può esserci se si
nega il diritto alla vita? Non abbiamo nulla da rimproverarci: sarebbe un
tradimento se rinunciassimo a difendere la vita, dal concepimento alla morte
naturale. Noi non siamo contro la democrazia, ma a favore; chi nega il diritto
alla vita è contro la democrazia, e conduce la società al disastro. Noi
difenderemo i valori in pericolo. E ci batteremo contro l’ampliamento della
legge sull’aborto, e contro l’eutanasia».
L’aborto in Italia è tornato nell’agenda politica.
In Spagna la legge è più restrittiva che in Italia. Teme che Zapatero intenda
cambiarla?
«Ci sono a sinistra persone e gruppi che lo chiedono. Ma la Corte
costituzionale ha riconosciuto i diritti del nascituro. Noi dobbiamo
innanzitutto chiedere la piena applicazione della legge in vigore: sono
convinto che molti dei centomila aborti che avvengono in Spagna ogni anno
sarebbero evitati. Conosco la battaglia di Giuliano Ferrara per la moratoria, e
vi aderisco. Per il futuro, mi batterò per l’abolizione dell’aborto. Che è il
peggior degrado della storia dell’umanità».
Zapatero è stato polemico con i vescovi in campagna
elettorale. Che effetto le ha fatto?
«Non l’ho capito. E tuttora, dopo il suo trionfo, continuo a non capirlo. Le
sue aggressioni verbali si basavano su parole manipolate, come quelle del
cardinale Rouco Varela, o riferite dai media in modo incompleto, come quelle
del cardinale García Gasco. Comunque, non ho nulla contro la persona. Lui
stesso ha detto di non voler ripetere gli errori. Prego per lui che imbocchi la
strada giusta».
Questo significa che può cominciare una nuova
stagione nei rapporti tra governo e Chiesa?
«Da parte nostra non esiste, non può esistere nessuna nuova stagione. In questi
anni la Chiesa spagnola non ha compiuto un solo atto di ingerenza. Il
cristianesimo è l’unica religione che separa fede e politica: a Dio quel che è
di Dio, a Cesare quel che è di Cesare. Di Dio sono la vita, la verità, l’uomo».
La destra non ha fatto propria la battaglia
culturale della Chiesa. Ora cosa dovrebbe fare, secondo lei, l’opposizione a
Zapatero, in Parlamento e nella società?
«Non mi permetto di dare indicazioni a un partito. Dico che il futuro della
nostra società si gioca in una grande battaglia culturale, e che nessun
cattolico, in qualunque partito militi, può disertare. Al contrario: il
parlamentare, il medico, il docente universitario, ognuno deve fare la sua
parte. E la Chiesa deve evangelizzare la Spagna. Noi non vogliamo essere
fattore di divisione, ma del progresso autentico; non del progresso che
rinchiude la ragione nel recinto della scienza».
Il confronto tra Stato e Chiesa è un tema anche
della campagna elettorale italiana. Qual è la differenza tra la Chiesa spagnola
e la nostra?
«La Chiesa italiana ha più spazio sui media. Quando ci fu il Family Day, tutti
i giornali dedicarono più pagine alla manifestazione di piazza San Giovanni,
emezza pagina a quella laicista di piazza Navona. In Spagna molti giornali
avrebbero fatto il contrario. Da qui l’impressione che la Chiesa italiana sia
più ascoltata. Ma guardi che anche in Spagna la gente ci sta a sentire. Quando
mi incontrano in stazione o all’aeroporto, i passanti mi incoraggiano: “Don
Antonio, avanti così!”. Quando il cardinale Rouco ha invitato i madrileni in
piazza, sono venuti in due milioni. Finora c’è stato un deficit dei cattolici
nella vita pubblica, ma le cose stanno cambiando, e il futuro sarà diverso».
L’unità nazionale spagnola è in pericolo?
«L’unità della Spagna è un bene morale che appartiene a tutti, e che tutti
dovrebbero difendere. Ad esempio evitando qualsiasi trattativa, qualsiasi
riconoscimento politico al terrorismo ».
Che cosa pensa della legge sulla memoria? Non è
forse giusto eliminare anche dalle chiese lapidi, iscrizioni, simboli del
franchismo?
«È una legge non necessaria. Le sofferenze del passato si possono riparare in
altri modi. E molte sono già state riparate. Fare una legge significa rievocare
e rinfocolare le divisioni tra di noi. Abbiamo invece bisogno di più
riconciliazione, di più unità. La vera legge per la memoria è la Costituzione
del 1978; lì c’è già tutto; il di più è inutile o dannoso».
11 marzo 2008
Festeggiamo
Spagna e Francia, senza dimenticare l'allarmata analisi di Napolitano
sull'Italia ( da "EUROPA.it"
del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
allegrezza
prendiamocela anche noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci
in continuazione: per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici
"storici" nelle liste di destra e di sinistra, per il quotidiano
intervento del papa contro la scienza che ci allunga la vita, per la prova
finestra cui il cardinale Bertone minaccia di sottoporre i candidati italiani (
Chi
rappresenta i valori cattolici - augusto cavadi
( da "Repubblica,
La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
qualche
aspetto della dottrina sociale della Chiesa che i laici presenti in entrambi i
partiti non riescono - con la migliore volontà - a digerire. In questo
scenario, dunque, c'è posto per "un braccio armato" (come lo
definisce polemicamente Elio Rindone) che si faccia rappresentante
semi-ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche all'interno delle istituzioni
statali e regionali.
Cuffaro
chiamato a difendere i valori della chiesa cattolica - augusto cavadi
( da "Repubblica,
La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non pochi
sono gli interrogativi che frullano nel cervello sia dei laici non-cattolici
sia di quei laici cattolici per i quali l'aggettivazione confessionale non
cancella né attenua il sostantivo. Su alcuni di questi interrogativi - che
riguardano il dibattito pubblico in Europa e che ritornano sulla stampa
nazionale e internazionale - non è il caso di soffermarsi in questa sede.
Elezioni,
la Cei: no a chi nega vita e famiglia, intesa sui salari
( da "Unita,
L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
richiamando
il laicato cattolico spalmatosi nei diversi schieramenti politici al rispetto
di quanto affermato da Benedetto XVI al convegno ecclesiale di Verona.
"L'irrilevanza della fede non può essere un obiettivo dei credenti, ai
quali come cittadini, sotto la propria responsabilità, spetta un compito della
più grande importanza" affermava il Papa che invitava a fronteggiare sfide
come "
I
big si sfidano a Milano <Qui si gioca la vera partita>
( da "Corriere
della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
interpretarla
come tenzone tra laici e cattolici. Tanto che Giuliano Ferrara per il Senato
non ha neppure presentato la sua lista "Aborto? No grazie": la sola
presenza del governatore lombardo, ha detto il giornalista, è garanzia che il
tema è presidiato. Senonché, Veronesi a questo tipo di confronto si è
sottratto: "Nel mio lavoro di parlamentare non intendo occuparmi di temi
etici"
Luther
King <balla> con Madre Teresa
( da "Corriere
della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Cattolici,
comunisti, buddhisti, protestanti, laici, raccolti in un abbraccio ecumenico
dalla scenografia di Italo Grassi. Per il coreografo Luciano Cannito è
un'esperienza forte: "Nella danza, siamo abituati a portare in scena la
storia remota: ma quando si toccano personaggi come Don Puglisi che è stato
ammazzato nel '
Signor
Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più
( da "Tempo,
Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
anche alla
stregua del sistema delle libertà civili del nostro Stato, laico ma non
laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa anche riguardo le
materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici
alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al voto in Parlamento.
Con
l'Opus Dei il Vangelo diventa vita quotidiana
( da "Tempo,
Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
osservando
che i laici sono chiamati a evangelizzare "in tutti i vari ambienti della
società, dell'imprenditoria, del lavoro, della famiglia, della cultura".
Peraltro, come ha spiegato monsignor Echevarria, la figura giuridica della
Prelatura Personale è quella che meglio si adegua al fenomeno pastorale che San
Josemaria Escrivà seppe "vedere"
L'appello
dei vescovi "Aumentare i salari con le larghe intese"
( da "Stampa,
La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
"L'Italia
è un Paese laico e l'appello elettorale di Bagnasco cadrà nel vuoto o produrrà
un effetto elettorale simile a quello spagnolo - commenta il ministro della
Solidarietà sociale, Paolo Ferrero -. Il pericolo è che le pressioni dei
vescovi trovino ascolto nel Pd e mandino in crisi i valori della laicità".
Voto
in Spagna ( da "Stampa, La"
del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
opposizione
cattolica ed ecclesiastica di dispiegare tutto il suo potenziale di protesta
pubblica, senza farsi intimidire. Soprattutto non si lascia dettare lezioni su
che cosa sia la "vera laicità dello Stato". Il risultato è che nulla
fa infuriare di più i clericali spagnoli del sorriso disarmante di Zapatero
quando annuncia e ribadisce le sue misure di laicità.
<Dopo
le elezioni un'intesasulle emergenze della gente>
( da "Secolo
XIX, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Italia è un
paese laico e credo che l'appello elettorale del cardinale Angelo Bagnasco
cadrà nel vuoto- ha detto il ministro di Rc Paolo Ferrero -Temo tuttavia che
simili pressioni possano trovare ascolto nel Partito Democratico". Infine
il Pd Giorgio Merlo: ""L'appello del presidente della Cei Bagnasco
non può non essere raccolto dai cattolici impegnati in politica"
Cercas:
ora rajoy deve farsi da parte ( da "Secolo XIX, Il"
del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
necessaria
una grande maggioranza parlamentare per rivedere il Concordato e non è così
folle da andare allo scontro con la Chiesa cattolica, perché si giocherebbe
molto. Per molto repubblicano e laico che sia, non è stupido". Per la
vittoria socialista è stata determinante la Catalogna. "È in Catalogna che
si vincono o si perdono le elezioni, e in Andalusia, storica roccaforte
socialista.
Scripta
manent ( da "Manifesto, Il"
del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
moderna possa
avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e
cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con
Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella
cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in
Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha
brillantemente scavalcato l'Italia".
Franza
o Spagna purché se magna ( da "Manifesto, Il"
del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
moderna possa
avere tra i tanti elementi di divisione anche quella tra laici e
cattolici" (non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con
Sergio Romano, scopre che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella
cattolicissima Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in
Italia", per concludere che la Spagna "sul piano civile ha
brillantemente scavalcato l'Italia".
Il
beato Marvelli un laico cattolico
( da "Stampa,
La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
L'esposizione,
dal titolo "Alberto Marvelli: il cammino spirituale di un laico
cattolico", è composta da 15 pannelli e da un video-documentario, che
propongono la figura di questo giovane morto a soli 28 anni (1918-1946),
modello di vita spesa a favore della società civile e religiosa. Orario: 8-12 e
15,30-19. \.
( da "EUROPA.it" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, sono passati appena tre giorni da quando Napolitano ha
ricevuto le rappresentanze femminili per l'8 marzo, deplorando la politica
antifemminista di stato e chiesa in Italia, e già tutto
sembra dimenticato nei fuochi d'artificio per la vittoria di Zapatero e dei
socialisti francesi. Ci contentiamo dei successi dei cari vicini o ci
sottoponiamo alla prova finestra del cardinale Tarcisio? EMMA DOGANIERI, ROMA
Cara signora, una pausa di allegrezza prendiamocela anche
noi laici in Italia, altrimenti non ci resta che lamentarci in continuazione:
per le cose che lo stato non fa, per la falcidia dei laici "storici" nelle
liste di destra e di sinistra, per il quotidiano intervento del papa contro la
scienza che ci allunga la vita, per la prova finestra cui il cardinale Bertone
minaccia di sottoporre i candidati italiani (dopo aver ingiunto a suo
tempo alla Repubblica di "smetterla" con gli articoli di Curzio
Maltese sui costi della chiesa). Vorrei sottolineare che, per la prima volta da
quando è capo dello stato, Napolitano ha detto chiaro
e tondo che le leggi che difendono la dignità e i diritti delle donne,
"prima che specifici diritti delle donne sono elementi essenziali dello stato di diritto"; e dunque è contro elementi
essenziali dello stato di diritto italiano che si
rivolgono gli atti di sabotaggio della 194 "a volte persino da parte di
pubblici poteri" (come nell'inaudito caso dell'irruzione borbonica
nell'ospedale di Napoli per un'interruzione di gravidanza). Queste parole di
Napolitano costituiscono la linea Maginot dei diritti civili, sia in caso di
vittoria del blocco clericofascista di Berlusconi sia nel caso che alla
vittoria del Partito democratico non segua una coerente politica dei diritti
civili, ma prevalga la necessità di alleanza compromissorie. La separatezza
che, in nome di un'arcaica "cultura delle diversità", alcune
femministe hanno rivendicato anche l'8 marzo per manifestare da sole, senza gli
uomini che hanno vinto con loro le battaglie dei diritti da trent'anni in qua,
non giova alla saldezza della Maginot civile contro il ritorno al funereo
sudario ferrariano (questo sì da seicento spagnolo) che vorrebbe popolare
l'Italia di cimiteri di bimbi non nati (e, se la logica ha un senso, della
materia prima femminile che ogni giorno si spreca a fiumi nel mondo anziché
trasformarsi in nuove creature). A tutto questo si aggiunga la promessa del
cardinale Bertone di fare la prova finestra delle candidature circa il loro
grado di obbedienza formale alle direttive politiche della curia: e questo in
barba alla Costituzione che rende liberi i rappresentanti della nazione da ogni
"vincolo di mandato". Meno male che, per un Ruini che fa apertamente
campagna elettorale per Casini, c'è un mons. Molinari, arcivescovo di L'Aquila,
che invita a "non votare per quei politici che parlano molto della
famiglia ma personalmente hanno una storia familiare poco raccomandabile
". Come vede, ci sono almeno due modi diversi di difendere i valori cattolici: quello italiano, che s'accontenta di chi pecca ma
si dice formalmente devoto, e quello abruzzese, che va alla sostanza:
compòrtati come parli. Per quanto mi riguarda, io sono nato in Abruzzo.
( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina I - Palermo
LA POLEMICA Chi rappresenta i valori cattolici AUGUSTO
CAVADI Sinistra arcobaleno e Lega Nord non sono certo strumenti affidabili per
difendere i valori cattolici. A ben vedere, però, né
il Partito democratico né il Pdl dell'azienda berlusconiana offrono garanzie
assolute. C'è sempre qualche aspetto della dottrina sociale
della Chiesa che i laici presenti in entrambi i partiti non riescono - con la
migliore volontà - a digerire. In questo scenario, dunque, c'è posto per
"un braccio armato" (come lo definisce polemicamente Elio Rindone)
che si faccia rappresentante semi-ufficiale delle gerarchie ecclesiastiche
all'interno delle istituzioni statali e regionali. SEGUE A PAGINA IX.
( da "Repubblica, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Pagina IX - Palermo
Cuffaro chiamato a difendere i valori della Chiesa cattolica AUGUSTO CAVADI
(segue dalla prima di cronaca) Benedetto XVI, che certamente non pecca nelle
sue esternazioni per eccesso di sottigliezza diplomatica, lo ha spiegato - per
così dire papale papale - il 21 settembre 2007, nel corso dell'udienza ai
partecipanti all'incontro promosso dall'Internazionale democratica di centro e
Democratico-cristiana (Idc), presieduta da Pier Ferdinando Casini. In quella
occasione il pontefice romano ha chiesto, pubblicamente, ai presenti di
adoperarsi "a far sì che non si diffondano, né si rafforzino ideologie che
possono oscurare o confondere le coscienze e veicolare una illusoria visione
della verità e del bene". A pochi mesi da quella raccomandazione - se non
vogliamo intenderla come una investitura - non pochi sono
gli interrogativi che frullano nel cervello sia dei laici non-cattolici sia di quei laici cattolici per i
quali l'aggettivazione confessionale non cancella né attenua il sostantivo. Su
alcuni di questi interrogativi - che riguardano il dibattito pubblico in Europa
e che ritornano sulla stampa nazionale e internazionale - non è il caso di
soffermarsi in questa sede. Basti osservare, ad esempio con lo stesso
Rindone, che si tratta di "parole davvero inquietanti" perché non
solo ribadiscono che "nell'ottica vaticana non ci siano concezioni
filosofiche, religiose, morali differenti, che possono reciprocamente
arricchirsi in un cordiale confronto o che possono almeno convivere all'interno
di una società pluralistica", ma spostano i paletti ancora più avanti (o
indietro): esprimono infatti "la pretesa che non siano messe in circolazione
idee erronee, cioè non gradite al Vaticano". E poiché si rivolge non a
studiosi che possano combattere con le armi della logica, della parola e della
scrittura, ma proprio a politici, è legittimo dedurne che il papa si riferisca
alle armi del potere: "Togliere i finanziamenti ad istituzioni culturali e
dirottarli verso altre, oscurare siti Internet, rafforzare la censura
televisiva, intimidire i giornalisti, privare della cattedra professori non
allineati e controllare i libri di testo... ". Altre considerazioni, però,
sono suggerite dall'angolo di osservazione della nostra isola. Chi sono nelle
liste dell'Unione di centro i candidati più in vista e dunque destinati - con
l'attuale meccanismo che inviterei a non chiamare porcellum per rispetto dei
nostri innocenti fratellini minori - a sicura elezione negli scranni
parlamentari? A chi il papa sta affidando, di fatto, la difesa dei principi
evangelici di fraternità, di giustizia, di nonviolenza, di solidarietà
cooperativa? Un discorso sulle liste Udc per Camera dei deputati, Senato della
Repubblica e Assemblea regionale siciliana sarebbe troppo lungo se analitico,
ingiusto verso alcuni candidati se sommario. Ma come tacere sulla scelta di
Salvatore Cuffaro a capolista della lista per il Senato? Come non chiedersi che
razza di normativa è attualmente in vigore in Italia se un cittadino condannato
per favoreggiamento di mafiosi a cinque anni di reclusione e all'interdizione
dai pubblici uffici, può legittimamente rappresentare l'intero popolo italiano?
La funzione di senatore non è un ufficio pubblico ma una manovalanza privata?
Come non chiedersi - al di là delle condanne penali e delle carenze della
legislazione vigente - se è moralmente accettabile riconoscere il ruolo di
paladino dei valori cristiani a un cittadino che (adesso anche per risultanze
emerse durante il dibattimento processuale) è da anni al centro di una fitta
rete di relazioni pericolose fra imprenditori corruttori, amministratori
corrotti, mafiosi di denominazione di origine controllata e professionisti
variegatamente collusi? Come spiegare il silenzio tombale dei vescovi siciliani
e dei fedeli davanti allo scandalo di un confratello così poco esemplare e che,
tuttavia, non ha perso e non perde occasione per fare della sua appartenenza
ecclesiale una bandiera propagandistica? è anche a personaggi come lui che le
gerarchie ecclesiastiche, fidandosi di volti da eterno boy-scout alla Casini,
stanno di fatto consegnando (a meno che non ci spiazzino con una clamorosa
presa di distanza) la missione di combattere una crociata contro i "nemici
del vangelo": cioè, per intendersi contro persone come Rita Borsellino o
Beppe Lumia, che certo non sono accusabili di proclamata mancanza di fede in
Dio, di speranza nel futuro e di amore per il prossimo. A differenza di questi,
Casini e i suoi sodali (siciliani o comunque paracadutati in Sicilia in
occasione delle elezioni politiche), invece, rassicurano dall'alto dei
megamanifesti elettorali che continueranno a difendere le famiglie. C'è da
credergli: sinora con molte di Cosa nostra l'intesa è stata perfetta.
( da "Unita, L'" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stai consultando
l'edizione del Elezioni, la Cei: no a chi nega vita e famiglia, intesa sui
salari di Roberto Monteforte / Città del Vaticano LA DIFESA della famiglia
tradizionale e della vita dal concepimento alla morte naturale, limiti alla ricerca
bioetica, coerenza tra i programmi sociali indicati dai diversi schieramenti e
la loro concreta applicazione. È questa l'agenda della Chiesa per l'Italia
chiamata al voto. La indica il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco
nella prolusione con la quale ieri pomeriggio ha aperto i lavori del Consiglio
permanente dei vescovi italiani. "Non è questo un campo di pertinenza
della Chiesa come tale" premette il cardinale a proposito delle prossime
elezioni. Quello che è pertinenza dei vescovi, chiarisce "è dire una
parola sull'atteggiamento interiore con cui il Paese si accinge ad affrontare
questo appuntamento". Quello che una Chiesa affatto indifferente agli
esiti della consultazione elettorale, domanda alla politica e agli elettori, in
particolare ai "credenti", è la difesa dei valori etici e decisione
nel fronteggiare l'emergenza sociale. Nelle parole di Bagnasco è forte il
richiamo allo "slancio partecipativo alla cosa pubblica". Assicura
che non vi sarà coinvolgimento diretto della Chiesa nella battaglia politica,
né alcuna scelta di schieramento. Ma questo - mette in chiaro Bagnasco - non
vuole dire indifferenza o disimpegno. Bensì "un contributo concreto alla
serenità del clima, al discernimento meno distratto". Lo fa richiamando il laicato cattolico spalmatosi nei diversi
schieramenti politici al rispetto di quanto affermato da Benedetto XVI al
convegno ecclesiale di Verona. "L'irrilevanza della fede non può essere un
obiettivo dei credenti, ai quali come cittadini, sotto la propria responsabilità,
spetta un compito della più grande importanza" affermava il Papa che
invitava a fronteggiare sfide come "le guerre e il terrorismo, la
fame e la sete, alcune epidemie terribili". Ma anche e "con pari
determinazione e chiarezza di intenti il rischio di scelte politiche e
legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed
etici radicati nella natura dell'essere umano", come "la tutela della
vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e la
promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre
nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a
destabilizzarla" oscurandone il ruolo sociale. È la griglia valoriale
attraverso la quale valutare i programmi dei diversi schieramenti che Bagnasco
ribadisce con la stessa durezza di Ratzinger. A difesa di questi valori chiede
"una testimonianza aperta". "Non deve destare meraviglia o
scandalo se la Chiesa ribadisce questi valori" afferma il porporato. È su
questi valori che "si è costruito l'identità e il senso di appartenenza
sociale". Se si dissolvessero ne discenderebbe una cultura
individualistica che colpirebbe i soggetti più deboli, gli anziani, i malati
inguaribili. "La Chiesa - aggiunge - ha fiducia nella scienza, ma nei
laboratori della vita è stata da tempo infranta la barriera posta a tutela
della vita umana". Questo accade quando "esseri nello stato più debole sono selezionati, abbandonati, uccisi o
utilizzati come puro 'materiale biologico'". Sono parole del Papa che
Bagnasco ripropone. "Denunciare questo - afferma polemico - non è ostilità
verso la scienza". Termini perentori. Resta poco spazio per le mediazioni
politiche. Ai futuri parlamentari Bagnasco chiede "risposte credibili,
concrete e rapide" alle attese più urgenti della popolazione. È la
crescente emergenza sociale da fronteggiare con impegno bipartisan. La
definisce il "problema della spesa". Nei programmi delle varie liste
vi sono obiettivi comuni, dall'aumento dei salari minimi, alla difesa del potere
d'acquisto delle pensioni, dall'emergenza abitativa alle misure per una
maggiore sicurezza nei posti di lavoro. All'indomani del voto l'auspicio è che
vi sia "una spinta convergente" per risolverli.
( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-11 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE I big si sfidano a Milano "Qui si gioca la vera
partita" Formigoni contro Veronesi e Tremonti contro Letta L'Italia dei
Valori ha come capolista Antonio Di Pietro. Per la Sinistra Arcobaleno, a
Milano, c'è il ministro Fabio Mussi La sfida. Veronesi contro Formigoni,
Tremonti contro Letta, Berlusconi contro tutti (visto che è capolista in ogni
collegio insieme con Gianfranco Fini). Le elezioni del 13 e 14 aprile, a
dispetto di una legge elettorale immutata - il famigerato porcellum -
presentano un panorama politico completamente mutato. E se è vero che non ci
sono preferenze individuali da esprimere, resta il fatto che tutti i partiti
hanno cercato di mettere in testa alle liste dei "pacchetti di
mischia" significativi per confrontarsi con gli avversari dei diversi
schieramenti. Per il Senato la sfida diretta è appunto quella tra Roberto
Formigoni e Umberto Veronesi. Facilissimo interpretarla
come tenzone tra laici e cattolici. Tanto che Giuliano Ferrara per il Senato non ha neppure
presentato la sua lista "Aborto? No grazie": la sola presenza del
governatore lombardo, ha detto il giornalista, è garanzia che il tema è
presidiato. Senonché, Veronesi a questo tipo di confronto si è sottratto:
"Nel mio lavoro di parlamentare non intendo occuparmi di temi etici".
La squadra di sfondamento dei due partiti maggiori prevede poi per il Pdl l'ex
sottosegretario di An Alfredo Mantica e Ombretta Colli. Mentre il Carroccio
punta su Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Giuseppe Leoni e Rosy Mauro. Per
il Partito democratico ci sono il professore cattolico Mauro Ceruti, il
giuslavorista Pietro Ichino e la teodem Emanuela Baio. La Sinistra arcobaleno
schiera in testa alla lista Rita Borsellino, la sorella del magistrato ucciso
dalla mafia. Poi Giovanna Capelli e l'ambientalista storico Carlo Monguzzi. Tra
i due poli anche i socialisti: il loro capolista è Roberto Caputo, già
assessore nella giunta Pillitteri. Per Antonio Di Pietro, la capolista è
Giuliana Carlino, assessore di Filippo Penati a Palazzo Isimbardi. L'Udc-Rosa
bianca, infine, schiera l'onorevole di lungo corso Francesco D'Onofrio. Oltre
al Senato, la vetrina è il collegio Lombardia 1, Milano e Provincia, con Monza
e Brianza ancora incluse. Berlusconi e Fini sono anche qui alla testa della
lista Pdl. Ma il primo di territorio è Ignazio La Russa, seguito dal neo Dc
Gianfranco Rotondi - che ha scelto il numero
( da "Corriere della Sera" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli - data: 2008-03-11 num: - pag: 51 categoria:
REDAZIONALE Danza Al Massimo di Palermo va in scena venerdì "I have a
dream-I care" tra giochi allegorici e politica Luther King "balla"
con Madre Teresa Idealisti e rivoluzionari, Fracci e Savignano fanno rivivere
le icone dei nostri tempi Lo spettacolo comincia con il discorso con cui un
anno fa Obama dedicò un monumento al leader pacifista MILANO - Lo slogan
"I care " come sottotitolo, il celebre "I have a dream" di
Martin Luther King come titolo. A Palermo, in piena campagna elettorale, sbuca
un balletto che, se non è esplicitamente politico, vira verso un immaginario di
valori e pacifismo, con una galleria illustre di idealisti, visionari e
pasionarie. E riunisce, dopo sedici anni, due icone della danza: Carla Fracci e
Luciana Savignano. In vista del debutto di venerdì, al Teatro Massimo fervono
le prove di "I have a dream-I care", ideazione e regia di Beppe
Menegatti, coreografia di Luciano Cannito che a Palermo è direttore del corpo
di ballo. "Oggi la danza ha bisogno di scendere in campo e di confrontarsi
con la contemporaneità - afferma Menegatti - lo spettacolo inizia con il
discorso commemorativo con cui Barack Obama, un anno fa, inaugurò un monumento dedicato
a Martin Luther King. King è evocato in scena dal danzatore canadese Hans
Vancol: in un gioco di allegorie facciamo rivivere eroi ed eroine della nostra
epoca". L'operazione avviene attraverso le parole da loro stessi scritte e
pronunciate, qui affidate alla voce narrante di Remo Girone, e attraverso la
danza: Carla Fracci si rispecchia in Madre Teresa di Calcutta, Luciana
Savignano diventa la leader birmana Aung San Suu Kyi, Rossella Brescia è la
donna di Che Guevara interpretato da Alessio Carbone, Sabrina Brazzo fa
rinascere la giornalista russa Anna Politkovskaya, Giuseppe Picone indossa la
tonaca di Don Milani; a questi personaggi se ne aggiunge un altro per alcuni
danzatori (l'ebrea Edith Stein per la Savignano e le fiamme che arsero Jan Palach
durante la Primavera di Praga per la Fracci, le madri di Plaza de Mayo per
Rossella Brescia, don Giuseppe Puglisi per Picone). Il sottotitolo "I
care" è un omaggio a Don Milani o un messaggio filoveltroniano?
"L'uno e l'altro. Carla e io - prosegue il marito della Fracci - ci
portiamo sempre dietro, di casa in casa, una foto di Don Milani. Le sue due
sole armi erano: il rispetto della costituzione e lo sciopero. Quando Veltroni
andò a Barbiana del Mugello (dove ha sede la scuola fondata dal religioso fiorentino,
ndr), gli scrivemmo: "La prossima volta veniamo con te"". Anche
la colonna sonora, in parte eseguita dall'orchestra, in parte interpretata nei
momenti cantati da Rossana Casale, riflette l'identità dei personaggi evocati:
per la birmana Aung San Suu Kyi è "Walk on", la canzone a lei
dedicata dagli U2 e poi divenuta inno della ribellione dei monaci: "Danzo
reclusa in una gabbia di plastica - svela Luciana Savignano - sono guardata a
vista dai militari e l'unico sollievo è la musica di Mozart". Il gioco di
identificazione è meno stretto tra Carla Fracci e Madre Teresa di Calcutta, ma
ha un prezioso anello autobiografico: "Un giorno Madre Teresa venne a
Palermo - ricorda la Fracci che in scena sarà affiancata da Ileana Citaristi e
i suoi danzatori indiani su musiche di Ravi Shankar - Suo fratello mi aveva
vista in "Giselle" e glielo raccontò entusiasta. Così lei mi scrisse
di suo pugno una cartolina che verrà letta nello spettacolo: "Cara Miss
Fracci, il buon Dio ti ama teneramente, poni il tuo amore per lui nella danza,
così che la gente sia attratta a Dio dalla tua danza". Cattolici, comunisti, buddhisti, protestanti, laici, raccolti in
un abbraccio ecumenico dalla scenografia di Italo Grassi. Per il coreografo
Luciano Cannito è un'esperienza forte: "Nella danza, siamo abituati a
portare in scena la storia remota: ma quando si toccano personaggi come Don
Puglisi che è stato ammazzato nel '
( da "Tempo, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Signor
Cardinale Segretario di Stato, leggo su uno dei più ... Signor Cardinale
Segretario di Stato, leggo su uno dei più autorevoli quotidiani italiani, il
Corriere della Sera, che Lei ha detto che vedrà "che cosa sta capitando ai
cattolici. Ritornando in Italia - dall'Azerbaijan,
n.d.a. - mi tufferò di nuovo anche nei problemi italiani e vedrò se i cattolici stanno emergendo a sinistra, al centro e a destra.
E se i valori cristiani sono supportati da un vero impegno: sia da un impegno
dei cattolici presenti nei vari schieramenti, sia dal
rispetto promesso dai leader di quegli schieramenti". Le scrivo questa
lettera aperta, ritenendo di averne il diritto e il dovere, almeno da quando il
Concilio Vaticano II ha ampliato espressamente l'ambito della collaborazione
dei laici alla determinazione degli indirizzi della Chiesa. Credo di aver anche
nello scriverLe l'autorevolezza derivantemi dall'aver ricoperto uffici non
secondari nello Stato italiano di cui sono cittadino. Non penso che Lei dubiti
della mia piena fedeltà alla Chiesa e al suo Vescovo, il Vescovo di Roma, ed ai
suoi insegnamenti. Sono stato iscritto dall'età di sei
anni all'Azione Cattolica. Ho militato nella democrazia cristiana dall'età di
16 anni. E debbo a questo partito se ho ricoperto alcune cariche nella
Repubblica. Sono ideologicamente un cattolico-liberale, specie assai rara nella
società cattolica italiana, e politicamente un riformista
cristiano-democratico, più orientato, a dire il vero, a sinistra che a destra.
Ritengo che, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, il "crollo della
Cortina di Ferro" e lo scioglimento del grande movimento comunista
internazionale guidato dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica, e dopo il
Concilio Vaticano II, in Italia e non solo un partito cattolico o di cattolici, e ancora peggio un "partito unitario di cattolici" sia non solo anti-storico ma anche in un
certo senso anti-ecclesiale. Credo che non vi possa essere ormai più alcun
dubbio sulla legittimità morale ed ecclesiale del principio del pluralismo
politico dei cattolici e dell'autonomia temporale dei cattolici in materia politica. Il Concilio Vaticano II ha
archiviato definitivamente la dottrina bellarminiana - elaborata in chiave di
modesta polemica e riforma contro le tesi delle "Due Chiavi" di
Bonifacio VIII -, della "potestas indirecta Ecclesiae in rebus temporali
bus", e cioè potestà indiretta della Chiesa nelle materie temporali.
Ritengo che la Santa Chiesa, il Papa e i Vescovi abbiano il pieno diritto, anche alla stregua del sistema delle libertà civili del nostro
Stato, laico ma non laicista, di proclamare i principi e i valori della Chiesa
anche riguardo le materie temporali ed eziandio legislative, e di richiamare i cattolici politici alla osservanza di essi, anche per quanto attiene al
voto in Parlamento. Per me, insieme da cattolico liberale e da
"cattolico infante", quasi tentato di diventare un "teocon
all'americana", io sono tranquillo, perché so bene fino a che punto io
sono "libero" nelle mie scelte politiche anche nei confronti della
Chiesa, e so anche quando, teoricamente e praticamente, anche in Parlamento,
io, da cattolico, debbo piegare le "ragioni della ragione umana" -
che io ritengo gravemente vulnerata dal peccato originale e quindi assai limitata
nel conoscere con le sue sole forze il "vero" e il
"giusto", alla "verità" e al "giusto" come
rivelati, confermati e insegnati dalla Chiesa; e so anche come e quando io
possa invocare il "primato della coscienza personale" anche nei
confronti dei vescovi, o invece accettare in ogni caso il "primato
dell'obbedienza" alla Chiesa, od operare delle scelte secondo il criterio
del "male minore". Tutto ciò premesso, Le scrivo per dirle, con
rispetto, onestà e franchezza, sulla base della mia esperienza politica, che Lei,
intervenendo direttamente, da Segretario di Stato di Sua Santità, e cioè
"vertice" della Santa Sede, certo con le migliori intenzioni quale
vescovo, nelle cose temporali italiane, può recare pregiudizio alla causa
cattolica in Italia e porta certo inconsapevolmente il problema della
proclamazione dei valori e dei principi suoi propri da parte della Chiesa in
Italia, dei suoi vescovi, dello stesso Vescovo di Roma, sul piano sul quale lo
vorrebbero portare dei laicisti "di casa nostra", e cioè sul piano dei
rapporti speciali di carattere internazionale tra la Santa Sede, organo
centrale e internazionalmente rappresentativo della Chiesa Cattolica e anche,
come sul piano del diritto internazionale è stato
erroneamente stabilito anni fa da un non meditato nuovo documento, soggetto non
avente secondo la dottrina comune, una propria soggettività internazionale, ma
soltanto ente-strumento della Santa Sede, della cui sovranità anche
internazionale sarebbe solo oggetto. Il fatto che Lei intervenga, ben inteso
lecitamente anche secondo il diritto internazionale, nella cose temporali
italiane, anche soltanto per quanto attiene il comportamento da tenersi dai cattolici italiani e rispetto ad essi e ai loro valori in
politica, anche da parte dei partiti politici, può far sollevare ai laicisti di
casa nostra i problemi dei limiti che all'azione della Santa Sede porrebbero il
Trattato del Laterano e il Concordato, mentre noi cittadini e politici cattolici non ci appelliamo per sostenere i valori e i
principi della Chiesa e del diritto e della morale naturali, ai diritti e alle
prerogative assicurate alla Santa Sede e alla Chiesa in Italia, dai Patti
Lateranensi ma ai nostri diritti "laici" di libertà, e in particolare
di libertà religiosa, di pensiero e di parola che ci sono non attribuiti ma
riconosciuti dalla Costituzione della Repubblica, e dal diritto che noi
parlamentari abbiamo di votare "senza vincolo" di mandato ispirandoci
liberamente ai valori in cui ognuno di noi crede. Perché l'Italia è uno Stato
laico e non laicista, che non ha una religione di Stato ma neanche una
"non o una anti-religione di Stato", come la Francia del Terrore o i
regimi comunisti sovietici. Voglia considerare, signor Cardinale, che tale fu
la prudenza della Chiesa e della Santa Sede, che quando lo Stato italiano,
estendendo la nuova disciplina della cessazione degli effetti civili del
matrimonio, anche ai matrimoni così detti concordatari, violò palesemente il
Concordato garantito dall'articolo 7 della Costituzione, la Santa Sede si
astenne assolutamente dal denunciare la violazione e dal protestare per via
diplomatica. E solo Papa Paolo VI espresse una domenica all'Angelus il suo
dolore insieme a quello dei vescovi italiani: ma la Santa Sede e il Segretario
di Stato tacquero. Per questi motivi, mi permetto di consigliarLe, signor
Cardinale Segretario di Stato, di lasciare che di questa materia si occupi la
Conferenza Episcopale Italiana e il suo presidente. Non mi consta che né Lei né
il Nunzio Apostolico a Madrid, siate mai intervenuti in relazione alla
legislazione "libertina" del Governo Zapatero, lasciando che di
queste materie si occupasse la Conferenza Episcopale Spagnola, talora anche
travalicando i limiti delle sue competenze, come quando, malata di
"hispanidad" e di "nazional-cattolicesimo patriottico" di
ispirazione franchista quale è, si espresse contro l'ampliamento delle sfere di
autonomia delle comunità nazionali minoritarie, e molto più cattoliche che non
il resto del Regno: catalana, basca e galiziana! Diverso sarebbe il caso nel quale
Lei, quale principale collaboratore del Papa, intervenisse a nome e per mandato
del Papa. Che se poi con questa mia ho affermato qualcosa di dottrinalmente
erroneo, penso che a farmelo rilevare riservatamente o anche a dichiararlo
pubblicamente sarà la Congregazione della Dottrina della Fede. Se invece ho
detto qualcosa di inopportuno, non mancherà alla Santa Sede il modo di farmelo
sapere. Mi ricordi nella preghiera e mi creda devoto a Lei, vescovo, e insieme
affezionatissimo amico.
( da "Tempo, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Stampa Ricorrenza25
anni fa papa Wojtyla affermava i meriti dell'Opera elevandola a Prelatura
Personale internazionale Con l'Opus Dei il Vangelo diventa vita quotidiana
Rodolfo Lorenzoni L'Opus Dei ha festeggiato il 25esimo anniversario della
erezione della Prelatura, e lo ha fatto con una intensa giornata di studio che
si è svolta ieri alla Pontificia Università della Santa Croce. I lavori sono
stati aperti da monsignor Javier Echevarria, attuale prelato dell'Opera, che ha
illustrato la configurazione giuridica dell'Istituzione così come è stata
prevista dal venerato fondatore San Josemaria Escrivà. Sul palco degli oratori
si sono poi succeduti tra gli altri il cardinale Julian Herranz, presidente
emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi, e il Vicario del Papa
per la diocesi di Roma Camillo Ruini, che nel suo intervento ha ringraziato la
Prelatura Personale del Papa "per il servizio che svolge a tutta la
Chiesa, anche nel mondo". L'Opus Dei è in effetti un'istituzione della
Chiesa Cattolica che offre una eccezionale opera di formazione spirituale
complementare al lavoro svolto dalle chiese locali. Portare il Vangelo in tutto
il mondo, diffondendo il messaggio che il lavoro e la vita di tutti i giorni
sono importanti occasioni di incontro con Dio, è cio che l'Opera si propone,
basandosi sull'insegnamento di Escrivà che infatti soleva dire: "O
sappiamo trovare il Signore nella nostra vita ordinaria o non lo troveremo
mai". E dal
( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Bagnasco ai
politici: "La Cei non si schiera ma chiede a tutti il rispetto di vita e
famiglia" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA' DEL VATICANO Larghe intese in
Parlamento sui salari e rispetto della vita umana in tutte le sue fasi. I vescovi
entrano nella campagna elettorale per rilanciare "le attese più
urgenti" e i "problemi indilazionabili" degli italiani. E cioè,
"aumento dei salari minimi, difesa del potere d'acquisto delle pensioni,
emergenza abitativa, maggiore sicurezza nei posti di lavoro, sostegno alla
maternità". Al Consiglio permanente il presidente della Cei Angelo
Bagnasco unisce il "problema della spesa" (intesa come spesa al
mercato, bollette e costi del mutuo) ai temi etici in un vibrato appello ai
valori irrinunciabili della tutela della vita umana e del matrimonio
tradizionale, condannando senza appello gli esperimenti sugli embrioni e il
riconoscimento giuridico delle unioni di fatto. Il messaggio forte è
indirizzato al Pdl, al Pd, all'Udc, e agli altri partiti politici: attenzione
ai limiti della scienza e, dopo le urne, fronte comune contro il caro vita. La
Cei "non può tacere" le difficoltà e i disagi che la popolazione
avverte sempre più, in attesa di "risposte credibili, concrete e
rapide". Il leader dell'episcopato esorta i politici a impegnarsi per
"un miglioramento effettivo alle condizioni di vita della parte più
consistente della popolazione". La Chiesa, assicura Bagnasco, non si
schiera con alcuna formazione politica, però non fa sconti sui valori fondamentali,
perciò, anche al momento del voto, i cattolici non
possono "ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la
fede". Occorre scongiurare il rischio di scelte politiche e legislative
che contraddicono "fondamentali valori e principi antropologici ed etici
radicati nella natura dell'essere umano". L'allarme riguarda "la
tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte
naturale" e "la promozione della famiglia fondata sul
matrimonio" per evitare di "introdurre nell'ordinamento pubblico
altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il
carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo". No ai Dico, dunque, ma
anche alla provetta selvaggia e ai laboratori fuori controllo. "Quando
esseri umani nello stato più debole e indifeso della
loro esistenza sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati come puro
materiale biologico - avverte il cardinale - sono trattati non più come
qualcuno, ma come un qualcosa, mettendo così in questione il concetto stesso di
dignità dell'uomo". Il Paese deve ritrovare unità e in campagna elettorale
i politici devono superare gli interessi egoistici in ragione di "uno
zoccolo comune che unisce tutti prima delle fisiologiche diversità e delle
inevitabili competizioni". Inoltre, nella sua prolusione, Bagnasco critica
la "deregulation educativa", denuncia le minacce di manipolazione
delle coscienze che vengono dai mass media, rivendica che il gradimento della
Chiesa non può essere definito da sondaggi, chiede che la campagna elettorale
sia "un'occasione di crescita politica e morale". Silenzio assoluto,
invece, sulla vittoria di Zapatero in Spagna, contro cui la Chiesa aveva
ingaggiato una dura battaglia. "L'Italia è un Paese
laico e l'appello elettorale di Bagnasco cadrà nel vuoto o produrrà un effetto
elettorale simile a quello spagnolo - commenta il ministro della Solidarietà
sociale, Paolo Ferrero -. Il pericolo è che le pressioni dei vescovi trovino
ascolto nel Pd e mandino in crisi i valori della laicità". Maurizio
Sacconi di Forza Italia condivide "le priorità segnalate da Bagnasco in
favore dell'incremento della capacità di reddito delle persone che lavorano,
delle famiglie e dei pensionati". Il Pdl, annuncia Maurizio Gasparri di
An, "accoglie l'appello di Bagnasco e si impegna a sostenere i valori
cristiani". Il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volontè, propone un
confronto trasversale per risolvere i problemi evidenziati dal cardinale,
mentre Giorgio Merlo del Pd esulta perché "la Chiesa non si schiera
politicamente".
( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Gian Enrico Rusconi
Voto in Spagna IL LAICO ZAPATERO Una serena, ferma e dignitosa difesa dello
Stato laico vince elettoralmente in una democrazia matura. Questa è la semplice
lezione del successo di José Luis Zapatero. Sappiamo che le varianti in gioco nelle
elezioni spagnole erano e sono molte. Sappiamo che le differenze tra l'Italia e
la Spagna sono grandi. Ce ne siamo dimenticati, anche per una certa provinciale
supponenza che per decenni ci ha illuso di "essere più avanti" degli
spagnoli. Adesso ci stanno dando molte lezioni: dal dinamismo economico
all'impegno nelle istituzioni europee. Da qualche tempo ci offrono pure
l'esempio di uno Stato che ha riscoperto il gusto della propria autonomia e
dignità nel dimostrare con i fatti di essere l'unico depositario dei criteri
dell'etica pubblica. Il plusvalore della laicità ha certamente rafforzato la
prospettiva "socialista" della politica zapateriana, che punta sulla
valorizzazione della "cittadinanza sociale". Solo l'eutanasia del
socialismo nel nostro Paese impedisce di cogliere il nesso fecondo tra
socialismo della cittadinanza e diritti civili. Nel merito si può essere
d'accordo o no su questa o su quella iniziativa di legge (dalle nuove regole
sul divorzio ai matrimoni gay), ma non c'è dubbio che il governo socialista sta
sviluppando una strategia efficace. Consente all'opposizione
cattolica ed ecclesiastica di dispiegare tutto il suo potenziale di protesta
pubblica, senza farsi intimidire. Soprattutto non si lascia dettare lezioni su
che cosa sia la "vera laicità dello Stato". Il risultato è che nulla
fa infuriare di più i clericali spagnoli del sorriso disarmante di Zapatero
quando annuncia e ribadisce le sue misure di laicità. Con buona pace dei
nostri clericali, non si può dire che "la sfera pubblica" spagnola
sia condizionata dal laicismo di Stato. Nulla impedisce ai cattolici
spagnoli, che seguono le direttive della gerarchia, di manifestare senza
restrizioni i loro convincimenti con il massimo di pubblicità. Ma le loro
ragioni non convincono la maggioranza degli spagnoli. È quindi sbagliato
affermare che le iniziative di Zapatero fanno violenza alla buona popolazione
spagnola. Semplicemente la gente, credente o non credente, è laicamente più
matura dei suoi rappresentanti clericali. Non so se il risultato elettorale
spagnolo cambierà qualcosa nel nostro Paese nelle strategie politiche (tali
sono anche quelle della Cei) in previsione di misure di legge che rientrano
sotto i criteri della laicità dello Stato. Oggi in Italia è in atto una tregua
elettorale, dettata dalla convenienza politica e da un calcolo di aritmetica
elettorale. È il segnale di un intreccio intimo e strumentale tra i meccanismi
democratici e la volontà di una parte del mondo cattolico di condizionare
dall'interno (a cominciare dal Pd) i processi della decisione politica. Non
siamo dunque in una situazione spagnola, neppure per quanto riguarda "la
sfera pubblica", che da noi è saldamente presidiata dalle forze cattoliche
in linea con la dottrina o meglio con la strategia della Chiesa. Ma la linea
intransigente dettata dalla parola d'ordine della "non negoziabilità dei
valori", confondendo la dottrina della Chiesa con una strategia politica,
mette in difficoltà la democrazia o quanto meno la sua funzionalità. Non ci
stancheremo di ripetere che in democrazia "non negoziabili" sono
soltanto i diritti fondamentali, tra i quali al primo posto c'è la pluralità
dei convincimenti, pubblicamente argomentati. Ad essa deve essere subordinato
l'impulso a far valere i propri valori (per quanto soggettivamente legittimi)
nei confronti degli altri cittadini. Dopo di che, evidentemente, si apre lo
spazio al confronto - anche duro - delle ragioni che sono condivise o che
dividono, e quindi alle regole del gioco democratico. Non so se un futuro
ipotetico governo Veltroni proporrà leggi non gradite alla gerarchia
ecclesiastica, sostenendo il principio dell'autonomia dello Stato laico e il
primato costituzionale del pluralismo etico. Dovrà prima fare i conti con
alcune componenti interne del suo stesso partito, che non mancheranno di
ricattarlo. Da questo punto di vista, anche se lo volesse, Veltroni non
potrebbe agire con la fermezza di Zapatero. Si è già messo nelle condizioni
politiche di non poterlo imitare, ammesso che lo voglia fare. Non aspettiamoci
dunque un Veltroni-Zapatero. Non potrà e non saprà farlo. Lo apprezzerà magari
a parole, ma da lontano. Nel suo stile.
( da "Secolo XIX, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
"Dopo le
elezioni un'intesasulle emergenze della gente" il programma del presidente
cei Bagnasco: la Chiesa non si schiera, ma si dica no a scelte contro la vita
Roma. Anche i vescovi italiani hanno il loro programma. Preoccupati dal
"problema della spesa", impegnati nella difesa della vita, diffondono
a entrambi gli schieramenti, i punti fondamentali di una politica che affronti
le emergenze italiane: "Aumento dei salari minimi, difesa del potere
d'acquisto delle pensioni, emergenza abitativa, sostegno alla maternità, misure
per una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro". La ricetta del cardinale
Angelo Bagnasco presidente dei vescovi italiani e arcivescovo di Genova è stata
letta ieri in apertura del Consiglio permanente della Cei, Conferenza episcopale
italiana: non è diretta a una parte soltanto. Anzi, sarebbe necessaria una
convergenza degli schieramenti per affrontare i problemi urgenti e
indilazionabili della gente. Che ha bisogno di risposte credibili concrete e
rapide dice il cardinale. In un pomeriggio di pioggia e freddo Bagnasco dopo le
riflessioni più religiose, affronta il tema politico e conferma che la Chiesa
non entra nel dibattito tra partiti ma "ai vescovi può essere chiesto di
dire una parola sull' atteggiamento interiore con cui il paese si accinge ad
affrontare" l' appuntamento elettorale di aprile. Non è un disimpegno,
anzi, questo atteggiamento, spiega il presidente della Cei, "è un
contributo concreto alla serenità del clima". "Se da una parte è
indicativo che nei programmi delle varie liste si rincorrano, pur con termini
diversi, una serie di impegni comunemente avvertiti, dall'altra vorremmo che
all'indomani del voto ci fosse una spinta convergente, nel rispetto dei ruoli
che il corpo elettorale vorrà assegnare, per affrontare realmente queste
situazioni, stando al largo dalle strumentalità e dalle speculazioni, per dare
un miglioramento effettivo alle condizioni di vita della parte più consistente
della popolazione". E riparte da Verona, il cardinale, dall'assemblea
delle Chiesa Italiana, dal discorso del papa. Attenzione, dice citando
Benedetto XVI, alle scelte "politiche e legislative che contraddicono
fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura
dell'essere umano". Difesa della vita in tutte le sue fasi e promozione
della famiglia fondata sul matrimonio i temi centrali. Quindi "stima e
fiducia nella scienza" ma attenzione perchè"nei laboratori della vita
è stata da tempo infranta la barriera posta a tutela della dignità umana".
E poi l' educazione : "a seconda della visione di uomo che si adotta si
hanno conseguenze diverse per la convivenza civile". La Chiesa non può
essere accusata di oscurantismo, dice Bagnasco, per il suo voler mettere luce
la verità sull' uomo. "Gli umanesimi non sono tutti uguali, né sono
equivalenti sotto il profilo morale" e definisce il "secolarismo di
impronta occidentale, diverso e forse più subdolo di quello marxista". E'
la proposta di criteri fondamentali del rispetto incondizionato dell'essere
umano e dell'originalità della trasmissione della vita umana. "Riproporli
- afferma il cardinale - oltre che essere connesso al nostro compito,
appartiene al linguaggio dell'amicizia: l'amico non può non segnalare un
pericolo, non può non essere preveggente e precauzionale. Per questo, ricordare
la via maestra del generare non deve essere letto come un gesto di ostilità
verso chicchessia". E per spiegare l' atteggiamento socio-politico della
Chiesa cattolica, Bagnasco rilegge i documenti del Concilio Vaticano II, la
Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, e afferma: "Non deve d'altronde
destare meraviglia o scandalo se la Chiesa ribadisce i valori morali che
scaturiscono dalla fede cristiana perché non c'è nulla di improvvisato in
quello che la Chiesa oggi ricorda agli uomini e alle donne di buona
volontà". I vescovi, i sacerdoti, ascoltano la gente comune e non possono
tacere, ma l 'indicazione non è politica, è morale, etica sui valori e i
principi. La soluzione è uscire dell' individualismo e la politica deve fare la
sua parte dando il buon esempio. Le reazioni del mondo politico non si sono
fatte attendere. Maurizio Sacconi, Forza Italia: "Le priorità di Monsignor
Bagnasco in favore dell'incremento della capacità di reddito delle persone che
lavorano, delle famiglie e dei pensionati è assolutamente condivisibile anche
se può non essere indifferente il modo con cui intervenire". L'Italia è un paese laico e credo che l'appello elettorale del
cardinale Angelo Bagnasco cadrà nel vuoto- ha detto il ministro di Rc Paolo
Ferrero -Temo tuttavia che simili pressioni possano trovare ascolto nel Partito
Democratico". Infine il Pd Giorgio Merlo: ""L'appello del
presidente della Cei Bagnasco non può non essere raccolto dai cattolici impegnati in politica". Angela Ambrogetti 11/03/2008
' 11/03/2008 il problemadella spesaTra le emergenze l'aumento dei salari
minimi, la difesa del potere d'acquisto delle pensioni 11/03/2008 ' 11/03/2008
non siamo oscurantistiLa Chiesa non può essere accusata per voler mettere in
luce la verità sull'uomo 11/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
L'intervista paola
del vecchio Madrid. "Più che vincere Zapatero le elezioni, è stato il Partito Popolare a perderle, perché ha commesso
errori enormi. Nessun partito dell'opposizione, nella storia di Spagna, aveva
mai negato il sostegno al governo nella lotta contro il terrorismo. È stato totalmente irresponsabile con l'Eta, nel seminare
dubbi sugli autori delle stragi dell'11 marzo, e nel mettere contro le comunità
spagnole a causa dello statuto di autonomia catalano". Originario
dell'Estremadura ma catalano di adozione, lo scrittore Javier Cercas, arrivato
al successo con "I soldati di Salamina" (2001), bissato col recente
"La velocità della luce" (Guanda), dà una sua interpretazione delle
"due Spagne" emerse dalle urne. Che, assicura, non hanno nulla a che vedere
col conflitto fra repubblicani e franchisti agitato dalla propaganda di destra.
La vittoria di Zapatero è nel voto contro il PP? "Sì, per tutti gli errori
commessi, frutto dell'incapacità di assumere la sconfitta elettorale del 2004 e
di liberarsi dal peso che Aznar continua ad avere. Rajoy è rimasto intrappolato
dall'estrema destra del partito. La sua attitudine con la Chiesa, in materia di
aborto, matrimoni omosessuali, legge di dipendenza, riflette il fatto che è
ostaggio dell'ala oltranzista". Cosa accadrà ora? Si libereranno di Rajoy?
"Se continua come leader, dopo aver perduto due elezioni, perderanno anche
la terza. Ma se va via, e con lui Zaplana, Acebes e la pesante eredità Aznar,
può darsi che le cose cambino e si allenterà anche il clima di tensione".
Zapatero ha promesso ai vescovi che, se rieletto, avrebbe "rimesso i punti
sulle i", nei rapporti fra Stato e Chiesa, minacciando una revisione del
Concordato. Riaprirà questo fronte? "È un fronte storico, uno dei problemi
centrali di questo Paese dovuto al peso eccessivo che ha sempre avuto la
Chiesa, e che avrà ancora di più con cardinali come Rouco Varela a capo della
gerarchia ecclesiastica. Ha molto potere effettivo e nei media affini, come la
Radio Cope, e tenterà di conservare i suoi privilegi, che sono enormi. Ma qui si
tratta di arrivare a una seria e definitiva separazione fra potere laico e
spirituale, che è pendente dal Concilio di Trento. Zapatero è stato molto cauto finora e la vicepremier lo è stata in
maniera estrema. Eviterà un conflitto diretto. Sa che sarebbe necessaria una grande maggioranza parlamentare per rivedere il
Concordato e non è così folle da andare allo scontro con la Chiesa cattolica,
perché si giocherebbe molto. Per molto repubblicano e laico che sia, non è
stupido". Per la vittoria socialista è stata determinante la Catalogna.
"È in Catalogna che si vincono o si perdono le elezioni, e in Andalusia,
storica roccaforte socialista. Il Psoe ha ottenuto il maggior numero di
voti della sua storia. In Catalogna è stato un grande
successo, nonostante il risentimento di buona parte degli elettori nei
confronti di Zapatero per lo statuto di autonomia o la crisi delle
infrastrutture. Segno che la politica dei Popolari è stata così sinistra da
indurre la maggioranza contro. E ora questo è il loro grande dilemma: sono
forti a Madrid, ma se in Catalogna non abbandonano la deriva nella quale li ha
imbarcati Aznar, rischiano di restare per molti anni ancora
all'opposizione". Il voto utile drenato dal Psoe è stato
tutto a costo di Izquierda Unida, che ne è uscita dissanguata e con le
dimissioni del leader. Che spazio c'è per la sinistra in un quadro così
bipolarizzato? "E' evidente che andiamo verso una situazione
all'americana, con i due grandi partiti come unici protagonisti. E quello di IU
è un ruolo difficile, perchéè un partito molto sensato in molte cose, ma è
anche prigioniera di un partito comunista che è ancora forte al suo
interno". 11/03/2008.
( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Scripta manent
Franza o Spagna purché se magna Ma come?! Non eravamo rimasti che quel
socialista di Zapatero nemmeno lo potevamo nominare? E quel decisionista con i
ray-ban a specchio di Sarkozy, non parlava anche per noi? No, analisi da
rifare. Lo spagnolo mangiapreti vince, il bullo francese perde. Madrid chiama
Roma, ma l'ex sindaco della capitale fa finta di non sentire. Perfino
Repubblica, house-organ del Pd, bacchetta il bacchettonismo del partito. Scrive
Guido Rampoldi dalla Spagna che "altrove i centrosinistra sono più cauti
quando non timidi", e che Zapatero ha vinto anche perché "neppure ha
rifuggito il conflitto con i poteri che intimidiscono il centrosinistra, Chiesa
e Washington"; di più, "in Italia l'antifascismo è considerato
inelegante e quasi ambiguo, mentre l'antifranchismo è per Zapatero una fonte di
ispirazione", per non dire che "autorizza il matrimonio con gli
omosessuali". Ma con chi ce l'ha? Voltiamo pagina, dove Veltroni sente
"Un vento che soffia dall'Europa agli Usa". Cosa gli suggerisce la
vittoria di Zapatero? "Di essere realisti e innovatori, di avere quella
sana radicalità del riformismo che è necessaria" (niente). Forse bisogna
tener duro di fronte alla Chiesa? "Diffido e combatto con tutte le mie
forze l'idea che la società moderna possa avere tra i tanti
elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici"
(non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre
che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima
Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per
concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato
l'Italia". Il quotidiano di via Solferino porge uno specchio a
Cofferati, per arrampicarcisi sopra. Per il sindaco di Bologna il modello
Zapatero "è qualcosa a cui guardare con simpatia", ma da noi non
funzionerebbe perché siamo "prigionieri della frantumazione". Come se
ne esce? "Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare
perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po' confusa, eguale
disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale
Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della
Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla. A sinistra,
andiamo a sinistra". Meno agevole il lavoro dei colleghi de l'Unità. Il
titolo è obbligato - "Zapatero trionfa. Buon segno" - ma a Gianni
Marsilli tocca cominciare il pezzo così: "José Luis Rodriguez Zapatero e
Walter Veltroni non hanno molto in comune". Appunto. Ma per ordini di
scuderia c'è un "tuttavia", che però si frantuma su quel
"qualcosa" che unisce i due: "Il desiderio e l'ambizione di
modernità". Vabbé. E poi, suggerisce Marsilli per non imbarazzare lo stato maggiore del loft, Zapatero non è Che Guevara:
"E' rimasto socialista, ma senza impiccarsi alla parola". Due pagine
dopo, annegate nel pastone del "vento nuovo", ci sono tre righe per
Pecoraro Scanio: "Zapatero con il suo innovativo programma sui diritti, i
giovani e le politiche energetiche, è molto più vicino alla Sinistra Arcobaleno
che al Pd, simile invece a Sarkozy". Ma sul quotidiano fondato da Gramsci
c'è un altro bel titolo che celebra il voto spagnolo: "Il bipartitismo si
prende la scena, piccoli destinati a sparire". Se ne felicita anche La
Stampa a tutta pagina: "Il trionfo del voto utile" ovvero "i due
partiti principali sbriciolano sia i comunisti sia i nazionalisti".
Un'altra notizia ieri è mestamente uscita di scena: il presidente del Pd,
Romano Prodi, lascia la politica perché è stufo. Per lui, tanti saluti con un
telegramma spedito alle agenzie: "Romano conferma di essere uomo di Stato".
Ma D'Alema promette: "Sentirò Prodi, gli farò una telefonata".
( da "Manifesto, Il" del 11-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Scripta manent
Franza o Spagna purché se magna Luca Fazio Ma come?! Non eravamo rimasti che
quel socialista di Zapatero nemmeno lo potevamo nominare? E quel decisionista
con i ray-ban a specchio di Sarkozy, non parlava anche per noi? No, analisi da
rifare. Lo spagnolo mangiapreti vince, il bullo francese perde. Madrid chiama
Roma, ma l'ex sindaco della capitale fa finta di non sentire. Perfino
Repubblica, house-organ del Pd, bacchetta il bacchettonismo del partito. Scrive
Guido Rampoldi dalla Spagna che "altrove i centrosinistra sono più cauti
quando non timidi", e che Zapatero ha vinto anche perché "neppure ha
rifuggito il conflitto con i poteri che intimidiscono il centrosinistra, Chiesa
e Washington"; di più, "in Italia l'antifascismo è considerato
inelegante e quasi ambiguo, mentre l'antifranchismo è per Zapatero una fonte di
ispirazione", per non dire che "autorizza il matrimonio con gli
omosessuali". Ma con chi ce l'ha? Voltiamo pagina, dove Veltroni sente
"Un vento che soffia dall'Europa agli Usa". Cosa gli suggerisce la
vittoria di Zapatero? "Di essere realisti e innovatori, di avere quella
sana radicalità del riformismo che è necessaria" (niente). Forse bisogna
tener duro di fronte alla Chiesa? "Diffido e combatto con tutte le mie
forze l'idea che la società moderna possa avere tra i tanti
elementi di divisione anche quella tra laici e cattolici"
(non sa, non risponde). Anche il Corriere della Sera, con Sergio Romano, scopre
che "il rapporto fra Stato e Chiesa, nella cattolicissima
Spagna, è più dignitosamente paritario di quanto non sia in Italia", per
concludere che la Spagna "sul piano civile ha brillantemente scavalcato
l'Italia". Il quotidiano di via Solferino porge uno specchio a
Cofferati, per arrampicarcisi sopra. Per il sindaco di Bologna il modello
Zapatero "è qualcosa a cui guardare con simpatia", ma da noi non
funzionerebbe perché siamo "prigionieri della frantumazione". Come se
ne esce? "Grazie a un gesto di coraggio di Veltroni che può funzionare
perché ha trovato dall'altra parte, sia pure un po' confusa, eguale
disponibilità". Semplificando: Veltroni/Binetti più Fini/Berlusconi uguale
Zapatero? (per favore, basta domande difficili). Di fianco all'ex duro della
Cgil, un titolo suona beffardo: "A Madrid l'olé della folla. A sinistra,
andiamo a sinistra". Meno agevole il lavoro dei colleghi de l'Unità. Il
titolo è obbligato - "Zapatero trionfa. Buon segno" - ma a Gianni
Marsilli tocca cominciare il pezzo così: "José Luis Rodriguez Zapatero e
Walter Veltroni non hanno molto in comune". Appunto. Ma per ordini di
scuderia c'è un "tuttavia", che però si frantuma su quel
"qualcosa" che unisce i due: "Il desiderio e l'ambizione di
modernità". Vabbé. E poi, suggerisce Marsilli per non imbarazzare lo stato maggiore del loft, Zapatero non è Che Guevara:
"E' rimasto socialista, ma senza impiccarsi alla parola". Due pagine
dopo, annegate nel pastone del "vento nuovo", ci sono tre righe per
Pecoraro Scanio: "Zapatero con il suo innovativo programma sui diritti, i
giovani e le politiche energetiche, è molto più vicino alla Sinistra Arcobaleno
che al Pd, simile invece a Sarkozy". Ma sul quotidiano fondato da Gramsci
c'è un altro bel titolo che celebra il voto spagnolo: "Il bipartitismo si
prende la scena, piccoli destinati a sparire". Se ne felicita anche La
Stampa a tutta pagina: "Il trionfo del voto utile" ovvero "i due
partiti principali sbriciolano sia i comunisti sia i nazionalisti".
Un'altra notizia ieri è mestamente uscita di scena: il presidente del Pd,
Romano Prodi, lascia la politica perché è stufo. Per lui, tanti saluti con un
telegramma spedito alle agenzie: "Romano conferma di essere uomo di
Stato". Ma D'Alema promette: "Sentirò Prodi, gli farò una
telefonata".
( da "Stampa, La" del 11-03-2008)
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L'Associazione
"Don Bosco Caselle", in collaborazione con la Parrocchia di Caselle
Torinese, ospita presso la chiesa della Confraternita dei Battuti in piazza
Boschiassi a Caselle Torinese da sabato