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"Lascio:
bisogna cambiare" ( da "Stampa, La"
del 10-02-2008)
Abstract: Chiedo laicità nelle scelte e che
venga indicata prima del voto la liste dei
ministri". Violante ha risposto a tutti: "Vengo
dalla scuola del Pci, ma i discorsi più laici li ho sentiti dai cattolici di
una volta, come Aldo Moro, non quelli di oggi, spesso più legittimati dalle
gerarchie della Chiesa che non dal voto delle persone.
Un
tris di imprenditori in cabina di regia per la visita papale
( da "Secolo
XIX, Il" del 10-02-2008)
Abstract: è stata costituita più o meno un
mese fa. Ne fanno parte Luigi Palletti (presidente),
il provicario generale Luigi Borzone, l'economo
monsignor Mario Capurro, e altre sette o otto persone
tra laici e religiosi. Salvo imprevisti e modifiche il Santo Padre arriverà da
Savona a Genova in elicottero intorno alle ore 20 di sabato 17.
Il
patto democratico tra operai e borghesia - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 10-02-2008)
Abstract: cattolici e i laici o meglio ancora
tra la gerarchia ecclesiastica e le istituzioni della Repubblica, laiche per
definizione. Da questo punto di vista sono rimasto allibito (e non credo di
esser stato il solo) leggendo sui giornali di ieri che Casini, dopo lo scontro
con Berlusconi e Fini, si sia consultato sul da fare con il cardinale Camillo
Ruini che sarebbe stato largo di suggerimenti
Il
vento nuovo che spira da roma - nino
alongi ( da "Repubblica, La"
del 10-02-2008)
Abstract: esperienza del centrismo con i
partiti laici (Pri, Psdi e Pli),
instabile e quasi ingovernabile. La serietà della proposta di Veltroni si vedrà
soprattutto nel momento della scelta dei candidati e nel programma che sarà
presentato, ma già oggi è indubbio che essa eserciti una notevole forza
attrattiva che potrebbe risultare domani vincente.
Il
giorno delle svastiche ( da "Unita, L'"
del 10-02-2008)
Abstract: Sì, è vero, "si può".
Cominciando con il metterci in cammino insieme verso il territorio del rispetto
laico, dove credere non vuol dire prevalere, dove non essere credenti o
cattolici non diminuisce i diritti di nessuno, mai. furiocolombo@unita.it.
Effetto
elezioni: il Giornale in omaggio nella posta... Cara Unità, ti scrivo per s
( da "Unita,
L'" del 10-02-2008)
Abstract: I cattolici sono molti e diversi,
cattolici liberali, democratici, oltranzisti, tradizionalisti. E anche nella
cultura non religiosa, anche fra socialisti, liberali, ex comunisti può
prevalere un intransigentismo molto
poco laico e molto poco dialogante oppure un attitudine al confronto
sincera.
Fulvio
Fania ( da "Liberazione"
del 10-02-2008)
Abstract: Per tre giorni il Pontificio
consiglio per i laici ha riunito a Roma duecento rappresentanti di 49 paesi,
dirigenti di movimenti femminili cattolici, suore, un gruppo di studiose,
numerosi uomini con due cardinali ad introdurre la discussione. "Madri,
sorelle e spose grate alla Chiesa maestra", ha titolato il quotidiano
Avvenire e questo basterebbe già a rendere l'
La
storia ( da "Corriere della Sera"
del 10-02-2008)
Abstract: tra i rampolli della buona
borghesia laica di Milano. è subito dialogo e scontro.
Cominciano le riunioni nella prima sede di via Statuto 2, dove nasce la
"nuova" Gioventù Studentesca (fondata da Giancarlo Brasca, nel '45).
Don Giussani lascia il Berchet nel '64 La nascita di
Cl Nel '69 nasce Comunione e Liberazione.
( da "Stampa, La" del 10-02-2008)
POLITICA. VIOLANTE A CUNEO "Lascio:
bisogna cambiare" "È ora di lasciare: sono in Parlamento da 28 anni e
farò ancora politica, lasciando però il posto ad altri. Chi ha più vita dietro di sé che non davanti, è per forza meno
innovatore e in questo Paese c'è bisogno di cambiamento". Ha
parlato così Luciano Violante quando, l'altra sera era a Cuneo, ha incontrato
cittadini e amministratori della Granda. Era il primo
incontro per la costituzione del comitato cuneese del Pd (venerdì prossimo è
prevista un'altra assemblea pubblica). Violante ha analizzato la situazione
politica nazionale. "Le riforme pianificate dall'Ulivo e
poi dal Pd per la nuova legge elettorale sono naufragate - ha detto -.
Però Prodi ha lavorato bene: è caduto per colpa di Dini e Mastella, che ora non
vuole nessuno. Nel bipolarismo cambiare schieramento non paga. Per questo il Pd ha scelto di correre da solo". Dal
pubblico sono intervenuti l'ex segretario provinciale Cgil Mario Borgna ("Servono nuovi dirigenti: spero che molti
abbiano il tuo coraggio di saper lasciare"), il
consigliere provinciale Germana Avena, il consigliere regionale Elio Rostagno e
alcuni cuneesi. Tra questi Bruno Viel
che ha detto: " Chiedo laicità nelle scelte e che
venga indicata prima del voto la liste dei ministri". Violante
ha risposto a tutti: "Vengo dalla scuola del Pci, ma i discorsi più laici
li ho sentiti dai cattolici di una volta, come Aldo
Moro, non quelli di oggi, spesso più legittimati dalle gerarchie della Chiesa
che non dal voto delle persone. I 5 anni del governo di
centrodestra hanno addormentato questa società: bisogna cambiare. Credo che il Pd abbia le carte in regola per farlo".\.
( da "Secolo XIX, Il" del 10-02-2008)
L'evento Ivan Drogo, Davide Viziano e Marcello Marzini cureranno nei dettagli il programma, cercando i
necessari finanziamenti 10/02/2008 TRASFORMARE in realtà il desiderio del papa
di atterrare al Porto Antico e arrivare in piazza
Matteotti, la sera della domenica, attraversando tra due ali di folla via San
Lorenzo. Sarà questo uno dei primi compiti di "quelli del venerdì",
gli imprenditori chiamati a essere braccio operativo dell'immensa macchina che
si accollerà l'onere e l'onore di organizzare la visita di Benedetto XVI del 16
e 17 maggio. Ivan Drogo, Davide Viziano e Marcello Marzini
sono gli uomini, gli imprenditori, che sua eminenza
Angelo Bagnasco ha chiamato per curare nei dettagli l'accoglienza del Pontefice
a Genova. A collegarli con la già costituita commissione interna alla Curia
(mente dell'evento) saranno il numero due di piazza Matteotti monsignor Luigi Palletti e l'economo diocesano monsignor Mario Capurro. Il primo dei tre (Ivan Drogo) è direttore generale
del consorzio Multicon, segretario Generale dell'onlus Genova Opinione che nel 2004 organizzò l'incontro tra
l'allora arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone e i
rappresentanti del sistema bancario genovese, è commissario del Corecom, Comitato Regionale per le Comunicazioni, e
componente della commissione Toponomastica del Comune. Il secondo (Davide
Viziano) è presidente regionale dell'Ucid, Unione
Cattolica Imprenditori Dirigenti, amministratore delegato della società
Progetti e Costruzioni e vanta la presidenza della società che curò il grande
evento di Genova capitale europea della Cultura 2004. Il terzo (Marcello Marzini) è amministratore delegato della società Cemedile e presidente di Assedil,
l'associazione dei costruttori liguri. I tre si incontreranno ogni venerdì sera
da qui a maggio. Non avranno alcun potere decisionale, sulle tappe e gli
itinerari che il capo della Chiesa italiana toccherà. Loro compito sarà quello
di mettere mano alle cose pratiche. Reperire un palco per la messa, chiedere i
permessi necessari, sollecitare il Comune a intervenire in determinate
situazioni, occuparsi della gestione degli accessi, delle recinzioni, dei punti
d'atterraggio dell'elicottero del papa (pesantissimo, oltre 9 tonnellate) e
delle luci. Ma il compito più importante, stringendo il campo, sarà quello di
reperire i finanziamenti necessari a coprire l'evento. Allo stato
attuale si conosce solamente la richiesta di 250 mila euro al governo per
pagare i rinforzi delle forze dell'ordine e le spese dell'immenso apparato
della sicurezza. Per il resto ne serviranno almeno altrettanti, e sarà compito
di Drogo, Viziano e Marzini cercare sponsor e
colleghi imprenditori disposti a mettere mano alle proprie risorse. I tre
imprenditori starebbero anche pensando a una serie di iniziative collaterali,
per esempio a un grande convegno in memoria di Benedetto XV, il papa genovese.
La commissione che si occuperà di organizzare nei dettagli la visita del Papa
in Liguria, la "mente", è stata costituita più o
meno un mese fa. Ne fanno parte Luigi Palletti
(presidente), il provicario generale Luigi Borzone,
l'economo monsignor Mario Capurro, e altre sette o
otto persone tra laici e religiosi. Salvo imprevisti e modifiche il Santo Padre
arriverà da Savona a Genova in elicottero intorno alle ore 20 di sabato 17.
Dopo l'accoglienza e i saluti alle autoritàè
previsto un momento di incontro e di saluto ai giovani della Diocesi.
Domenica 18 maggio Benedetto XVI visiterà l'ospedale pediatrico Giannina Gaslini per recarsi successivamente al Santuario
di Nostra Signora della Guardia dove incontrerà le religiose (ma può essere che
questa visita avvenga in Cattedrale) e dove, a mezzogiorno, reciterà l'Angelus.
Nel pomeriggio, alle 16,30, in Piazza della Vittoria, si terrà la solenne
concelebrazione Eucaristica. daniele
grillo 10/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)
Commenti IL PATTO DEMOCRATICO TRA OPERAI E BORGHESIA Un
tema che impegnerà in pieno la nuova legislatura sarà quello delle questioni
"eticamente sensibili" Ci sono ancora, da una parte e dall'altra dei
due schieramenti, larghe zone di resistenza alla collaborazione reciproca sulle
riforme (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ma gli effetti innovatori non si fermano
qui. Altri se ne profilano non meno importanti e non privi di rischi.
L'appuntamento elettorale ne mette in prima fila alcuni, la fase successiva ne
farà emergere altri dei quali tuttavia è fin d'ora possibile e utile segnalare
la natura. * * * In prima fila ci sarà il programma economico, in corso di
avanzata stesura da parte d'un ristretto gruppo di competenti che si valgono di
qualificati contributi: Morando, che guida l'équipe,
Boeri, Visco, Bersani ed altri ancora. Si sa fin d'ora che le liberalizzazioni
vi avranno ampio spazio. Il rifinanziamento dei salari e del potere d'acquisto
dei redditi bassi e medi altrettanto. L'incremento di produttività e di
competitività delle imprese. Il nuovo "welfare" configurato per
bilanciare la flessibilità del lavoro. Nel complesso la parte redistributiva
del programma economico avrà come base i provvedimenti già predisposti da
Prodi, Padoa-Schioppa e Visco nell'ultima fase di
quel governo prima della crisi, con in più interventi
di detassazione e di riduzione della pressione fiscale. Questo complesso di
misure che il gruppo dirigente del Partito democratico ha ben chiare in mente
dovrebbe anche avere un effetto anticongiunturale e anti-recessivo. I sintomi
di rallentamento economico sono ormai evidenti in Usa e in Europa; soprattutto
in Germania, con effetti diffusivi nelle altre economie dell'Unione europea.
L'Italia da questo punto di vista offre possibilità di intervento anticiclico
maggiori che altrove, i redditi individuali consentono e anzi richiedono
incrementi capaci di rilanciare i consumi; le liberalizzazioni insieme a
radicali interventi di riforma del sistema distributivo potrebbero stabilizzare
i prezzi anche di fronte ad un aumento della domanda. Per converso c'è carenza
di manodopera qualificata. Questa è una strozzatura grave alla quale
bisognerebbe far fronte con offerte di lavoro a tecnici e manodopera
qualificata straniera. Si tratta insomma di un insieme complicato che richiede
collaborazione tra governo, sindacati, imprenditori, commercianti, agricoltori,
banche. Mercato e regole di mercato. Un "mix" appropriato per un
partito riformista affiancato da un patto sociale che garantisca un appoggio di
base. * * * Capitalismo democratico e nuovo patto sociale: così si può definire
un programma idoneo all'attuale fase storica e addirittura dell'attuale
andamento di "stagflation" del ciclo
economico mondiale. Per attuare un programma del genere è necessario
sollecitare la collaborazione del centrodestra o offrire quella del Partito democratico,
secondo che la vittoria elettorale arrida all'una o all'altra parte? Tutti ci
auguriamo che nella nuova legislatura l'opposizione sia esercitata in modo
costruttivo e che la maggioranza ascolti i suggerimenti dell'opposizione, ma di
qui a governi di larghe intese ci corre un mare. Io ritengo che le larghe
intese siano sconsigliabili, più d'intralcio che di giovamento. La maggioranza
ha il compito di stabilire le priorità e le modalità della politica economica,
l'opposizione quello di suggerire modifiche e appoggiare specifiche misure di
generale interesse. Niente di meno ma niente di più. Ma in altri campi la
collaborazione tra le parti politiche contrapposte è invece necessaria laddove
si parli di riforme istituzionali e costituzionali, non disponibili a
maggioranze risicate ed occasionali. * * * Ci sono ancora, da una parte e
dall'altra dei due principali schieramenti, larghe zone di resistenza alla
collaborazione reciproca sulle riforme istituzionali. Bisogna vincere queste
resistenze che non hanno alcuna valida motivazione. Si tratta di riformare la
legge elettorale affinché il pessimo sistema attuale sia modificato recuperando
la libertà degli elettori di scegliere i loro candidati, magari affidando tale
compito a consultazioni primarie previste per legge. Bisogna anche varare un
sistema proporzionale con elevate soglie di sbarramento, riformare i
regolamenti parlamentari, e soprattutto il finanziamento pubblico: quello che è
recentemente accaduto in Parlamento con la connivenza di tutti i gruppi è
semplicemente vergognoso e deve essere a nostro avviso immediatamente
cancellato fin dall'inizio della prossima legislatura. Infine bisognerà
istituire il Senato federale in corso di legislatura. Ma anche l'ordinamento
giudiziario richiede una collaborazione bipartisan con l'occhio fisso al
problema dei problemi che è quello dei tempi per una rapida giustizia. E'
imperativo che il processo sia riformato e la giurisdizione esercitata con
efficienza e rapidità. Lo si promette da decenni senza che alle parole siano
mai seguiti i fatti. Non è più possibile andare avanti in questo modo
nell'erogazione di un servizio pubblico fondamentale. A nostro avviso queste e
non altre sono le riforme da affrontare insieme. Su tutto il resto la
maggioranza e il suo governo siano responsabili di attuare il proprio
programma, l'opposizione eserciti uno stretto controllo parlamentare e proponga
valide alternative. * * * Un tema che impegnerà in pieno la nuova legislatura
sarà quello delle questioni "eticamente sensibili"; per dirlo in modo
più concreto e semplice, il rapporto corretto tra i cattolici e i
laici o meglio ancora tra la gerarchia ecclesiastica e le istituzioni della
Repubblica, laiche per definizione. Da questo punto di vista sono rimasto
allibito (e non credo di esser stato il solo) leggendo sui giornali
di ieri che Casini, dopo lo scontro con Berlusconi e Fini, si sia consultato
sul da fare con il cardinale Camillo Ruini che sarebbe stato largo di suggerimenti e forse anche di interventi
conciliativi tra l'una e l'altra fazione. Allibito. Qui non c'entra
l'uso dello spazio pubblico che nessuno contesta alla gerarchia ecclesiastica.
Qui un leader di partito sollecita l'intervento del cardinal vicario in una
disputa tra forze politiche e il cardinale interviene. Così ho letto e mentre
scrivo non mi risulta alcuna smentita da parte degli interessati.
Contemporaneamente Giuliano Ferrara lancia l'idea di una lista, collegata con
il partito di Berlusconi e di Fini, che abbia come programma la moratoria
contro l'aborto. Una lista siffatta, dopo che la gerarchia ecclesiastica con il
conforto esplicito del Papa ha fatto sua la campagna di Ferrara, si configura
come l'entrata in campo elettorale e politico dei vescovi italiani. In mancanza
d'una pubblica sconfessione di quell'iniziativa, la lista sulla moratoria è
dunque la lista della Cei. Se quest'iniziativa si materializzerà penso che il
Partito democratico non possa sottrarsi a denunciare un'invasione di campo di
proporzioni inaudite con tutte le inevitabili conseguenze che essa avrà sulla
campagna elettorale e i contraccolpi sul rapporto fra le istituzioni laiche e
quelle religiose. * * * C'è ancora un aspetto dell'entrata in campo del Partito
democratico che merita di essere affrontato. Sarà un partito di sinistra o di centro?
Le opinioni degli osservatori sono sul merito discordi
mentre quelle dei diretti interessati sono univoche: sarà un partito di
sinistra riformista. Personalmente la penso come loro: un partito di sinistra
riformista che ha utilmente segnato un confine con la sinistra massimalista
senza tuttavia che quel confine sia presidiato da un muro invalicabile. La
novità è notevole. Nenni aveva fatto qualche cosa di simile nel 1963, aveva
rotto il patto d'unità d'azione col Pci fin dal '57 dopo i fatti d'Ungheria, ma
non c'era nessun muro tra i due partiti. Come non ci fu ai tempi di Craxi,
almeno nelle parole. Ci fu nei fatti. Craxi faceva mostra di poter usare i due
forni (quello della Dc e quello del Pci) per rendere ancor più forte il potere
d'interdizione del suo 10 per cento dei voti e in gran parte ci riuscì. E' un
fatto tuttavia che la sinistra massimalista o comunista ha esercitato un potere
rilevante su quella riformista nel sessantennio di storia repubblicana. Il
senso comune attribuisce al Pci la responsabilità di questa deformazione della
democrazia italiana rispetto alle altre democrazie europee, ma non sempre il
senso comune coincide col buonsenso. E' certamente vero che il Pci ebbe in
tempi di guerra fredda questa responsabilità, ma nessuno ha il buonsenso di
domandarsi perché il Pci ebbe un peso determinante nella sinistra italiana
mentre non lo ebbe (o addirittura non esisté) nelle altre democrazie europee.
Perché? Non è una curiosità storiografica poiché la questione ha riverberi
sulla nostra attualità. La risposta potrebbe essere questa. Il Pci ebbe gran
peso perché la borghesia italiana fu percorsa sempre da tentazioni
trasformistiche e/o eversive e non dette mai vita ad una destra liberale di
stampo europeo. Il Partito democratico ? così mi sembra ? sfida oggi una destra
demagogica e interpella quel poco che c'è di autentica borghesia produttiva
affinché si schieri con le forze dell'innovazione che uniscono insieme i valori
della libertà e dell'eguaglianza. Dipende da questa borghesia se il partito
delle riforme avrà la meglio stimolando anche ? se
vincerà ? la destra a trasformarsi non solo nelle forme ma nella sostanza.
( da "Repubblica, La" del 10-02-2008)
Pagina X - Palermo Il vento nuovo che spira da Roma NINO
ALONGI (segue dalla prima di cronaca) La decisione del Partito democratico di
sciogliere l'Unione, dopo la difficile esperienza del governo Prodi, e di
correre da solo ha avuto il salutare effetto di animare il dibattito e,
contestualmente, di determinare una serie di contraccolpi nel fronte
avversario. Non si sa da che cosa sia stato mosso il
partito di Walter Veltroni: se dalla disperazione, come afferma con una buona
dose di malignità il centrodestra, o da una meditata riflessione, come
sostengono aderenti e i simpatizzanti. è certo che la
decisione presa è coraggiosa, ma non è azzardato pensare che essa abbia, al di
là dei meriti o delle debolezze dei dirigenti, anche il conforto della storia.
Ha un peso, in questo "strappo delle alleanze" operato dal partito,
la tradizione socialista e cattolica? Come giustamente ha rilevato Paolo Mieli,
dietro la svolta del Pd in fondo c'è l'esperienza dei socialisti riformisti
europei che all'inizio del secolo scorso, malgrado i
contrasti interni, hanno avuto (ed esercitato in prima persona) responsabilità
di governo. Oggi, per la prima volta dopo centoquarantasette anni, questo
accade anche a noi. E grazie al fatto che Rifondazione mostra di aver compreso
- pur non facendolo proprio - il senso di questa evoluzione, il divorzio della
sinistra riformista da quella massimalista e rivoluzionaria avviene in un clima
che si può definire di separazione consensuale. Ma probabilmente dietro la
svolta del Pd c'è da considerare, aggiungiamo noi, anche l'esperienza
democristiana. Quella degli anni migliori, prima con Alcide De Gasperi che
accettò con una forza politica improvvisata, come era appunto all'inizio il
partito cattolico, la sfida quasi disperata col Pci, in quel momento in ascesa,
e successivamente con Amintore Fanfani (ricordato in questi giorni a cent'anni
dalla nascita) che tentò di rifondare la Dc su basi nuove con l'obiettivo
nobile di ridare stabilità a un quadro politico divenuto nel frattempo, dopo l'esperienza del centrismo con i partiti laici (Pri, Psdi e Pli), instabile e quasi
ingovernabile. La serietà della proposta di Veltroni si vedrà soprattutto nel
momento della scelta dei candidati e nel programma che sarà presentato, ma già
oggi è indubbio che essa eserciti una notevole forza attrattiva che potrebbe
risultare domani vincente. Essa si coglie non solo dagli entusiasmi che
sta suscitando nel partito e dalla crescente curiosità che riscuote
nell'opinione pubblica, ma anche dalle conseguenze che sta provocando
all'interno del centrodestra, dove il Cavaliere si è visto costretto a mettere
in discussione il tipo di alleanze contratte e ad accelerare il suo progetto,
già avanzato qualche mese fa, di raggruppare in una sola formazione politica i
partiti della Casa della libertà, iniziando per il momento da Forza Italia e da
Alleanza nazionale. L'aggregazione non risolve l'antico e sempre attuale
problema della arretratezza culturale della destra
italiana (rispetto a quella europea) e probabilmente è destinata a gettare
scompiglio tra gli iscritti e simpatizzanti di An, scippati d'incanto, per una
decisione di vertice, di simboli e di riferimenti a lungo coltivati, ma aiuta
quella semplificazione della rappresentanza che da tante parti si auspica come
necessaria per ridare slancio alla politica e autorevolezza alle istituzioni
rappresentative. All'interno del contesto politico che sembra delinearsi, torna
di attualità anche la questione siciliana, oggi nel Paese del tutto marginale.
Che fare? Possiamo chiuderci nel nostro tradizionale isolamento o aggregarci
disciplinatamente, come spesso ci accade, agli eventi che altri costruiscono.
Ci sarebbe una terza possibilità: quella di entrare anche noi siciliani in
competizione rinunciando alle tendenze gregarie, alle pratiche clientelari e
anche alle velleità movimentiste, spesso colorate da falsi moralismi, entrare
anche noi in competizione con forze politiche finalmente aperte al confronto,
cariche di motivazioni e disposte a rinnovarsi all'interno e ad accogliere le
istanze che la società manifesta da tempo. Può accadere questa svolta col Pd
siciliano di Veltroni? E può accadere, nel fronte opposto, col centrodestra?
Purtroppo i segnali che vengono dal fronte dei partiti isolani continuano a
rispecchiare quella realtà chiusa, litigiosa e affaristica che conosciamo bene.
Ma c'è adesso un fatto nuovo che dovrebbe farci riflettere e far riflettere le
stesse forze politiche: rispetto ad altre stagioni, questa che sta vivendo il
Paese sembra votata a cambiamenti epocali. Ci sono tutte le premesse. Vogliamo
restarne fuori?.
( da "Unita, L'" del 10-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Il
giorno delle svastiche Furio Colombo Segue dalla Prima D opotutto
veniamo a sapere che chi non è nella Chiesa è portatore di una cultura di
morte. Ripeto: si intende che il messaggio è distorto e non è la prosecuzione,
ma la deformazione di un clima. Però quel clima di dominio del religioso (un
unico "religioso", il cattolico, il resto è "relativismo")
esiste davvero. E davvero sfiora i confini dell'area oscura che stiamo
descrivendo quando avverte, in una nuova preghiera, che gli ebrei è bene che
siano convertiti. È una preghiera terribile, perché stabilisce un'unica classe
di esseri umani accettabili, i battezzati. Per gli altri c'è chi avrà pazienza
come la Chiesa (che - nei secoli - non eseguiva la condanna a morte di un
condannato ebreo prima di averlo convertito) e c'è chi, tra i battezzati,
coglierà il senso del privilegio di essere dalla parte giusta, dunque la
superiorità, dunque il diritto di purificare gli ambienti (università o saloni
del libro) da presenze nemiche e pericolose. *** Io credo che gli amici
credenti, che forse sentiranno queste parole come una offesa
(invece è, io credo, una descrizione dei fatti), coglieranno il punto politico
che riguarda questa campagna elettorale e che è la difesa piena e totale dello
Stato laico, per ricostruire una comunità che si fondi su quella naturale
amicizia, volontà di comprensione e di collaborazione reciproca che è tipica di
chi, con onestà e buona fede, crede davvero e di chi chiede solo che sia
rispettata la sua rispettabile dichiarazione di non credente. Ecco perché mi
dispiace che i Radicali italiani, che hanno dato nei decenni della rinata e
imperfetta democrazia italiana un contributo molto grande alla costruzione del
rispetto (opponendosi, per esempio, alle continue messe in scena dei finti
credenti, che ricostruiscono in politica le più colorite processioni del Sud
italiano) non siano parte del dibattito nella politica italiana che ha come
programma di ridare un futuro all'Italia. Non mi sognerei mai di immaginare che
la presenza di tanti credenti dichiarati e, come dire, professionali, nel
Partito democratico siano una sorta di freno a mano tirato. Ci sono e ne hanno
diritto. Ed è naturale che almeno i più "professionali" fra i
credenti di cui stiamo parlando (quelli, cioè che non escono mai senza divisa)
siano irritati da Bonino e Pannella, quando propongono di tracciare chiare
linee di reciproco rispetto fra ambiti e responsabilità diverse. Ma non credo
che quella irritazione ci debba riguardare tutti al punto da rifiutare un
rapporto attivo di lavoro politico con i Radicali nel timore di offendere
qualcuno. Sono sicuro che possiamo porre fine al carnevale dei finti credenti
(che, un giorno si ammetterà, sta facendo non poco danno alla religiosità, al
sentimento di fede) e al carnevale degli atei devoti (rispetto al quale una
giornata di Gay Pride non è che un pacato corteo).
Soltanto unendo le forze di persone che si rispettano e rispettano il diritto
di credere e non credere, e di ottenere certi servizi indipendentemente dalle
prescrizioni religiose, si possono ottenere certi servizi indipendentemente
dalle prescrizioni religiose da parte delle istituzioni a favore dei cittadini.
Sono sicuro anche che soltanto insieme credenti e non credenti potranno fare
muro - come nella Resistenza - per impedire l'espandersi di gruppi che credono
di trovare conforto nel nuovo piglio autoritario della Chiesa e provano di nuovo
a tracciare i confini fra terra benedetta e terra sconsacrata. Nella terra
sconsacrata sono ammesse, più o meno in nome di Dio, le scorrerie punitive, le
umiliazioni, le prove di caccia, i tentativi di negazione. *** Sto parlando al
Partito democratico, che ha deciso di giocare con coraggio le due carte più
rischiose e più importanti nella vita e nel futuro di questa Repubblica: la
carta del "correre da soli", un ricominciare da capo con tutte le
persone di buona volontà, affinché si diradi almeno un poco
l'aria velenosa che tanti in Italia sono costretti a respirare. E infatti questa decisione ha creato un bel tumulto nella ex
Casa delle Libertà. E la reale possibilità di governare bene un Paese nel quale
ci si è abituati a promettere tutto e a non rendere conto di nulla. È ciò che è
stato in questi mesi il tentativo di Romano Prodi.
Intorno a quel tentativo si è stretta, durante due anni, senza alcuna pausa o
interruzione e senza alcun riguardo per gli interessi del Paese, la garrota di un pesante ostruzionismo che ha preso il posto
della normale opposizione democratica. Sappiamo anche che in quei mesi la
continuità di buon lavoro dei Radicali dentro quel governo ha evitato teatro,
dispute ed esibizioni, e portato risultati. Il più importante è una ragione di
orgoglio per tutto il Paese: la "moratoria contro la pena di morte",
accettata come appello a tutto il mondo dalle Nazioni Unite. Come si ricorderà,
la "moratoria" radicale è stata copiata, in modo un po' penoso,
usando la stessa parola in senso rovesciato, non come liberazione ma come
divieto assoluto di decidere per le donne. È interessante che questa copiatura
a destra di un'idea originale che appartiene al mondo che non concepisce
divieti religiosi, corrisponda alla copiatura della sfida di "correre da
soli" lanciata da Veltroni per il Partito democratico e
subito adottata (ma di nuovo male e rovesciandone il senso: correre da
soli non per chiarezza ma per sottomettere almeno uno dei riottosi alleati) da
quella nuova cosa detta orwellianamente "Popolo
della libertà". La coincidenza dovrebbe richiamare una naturale affinità
di questa nuova avventura con chi ci aiuterebbe a tenere ben vivo il senso
laico della politica e dello Stato, senza porre alcun problema di rispetto,
attenzione e lavoro insieme con le persone che sono credenti in politica, e non
politici del credere. Tutto ciò è giusto e utile ripeterlo nel "giorno
delle svastiche" e degli elenchi di docenti ebrei. Diciamo che c'è
qualcuno che più o meno deliberatamente capisce male il messaggio di egemonia
della Chiesa. Ma quella pretesa di egemonia c'è, dunque il pericolo. Dirlo
significa rispettare la Chiesa quanto lo Stato. Chi ha fiducia in quello che
sarà e riuscirà a fare, anche in queste elezioni, il Partito democratico di
Veltroni vorrebbe porre qui, adesso, le basi quella ariosa civiltà laica in cui
vivono i nostri concittadini dell'Unione Europea e quelli americani a cui
abbiamo chiesto di prestarci le parole "si può". Sì,
è vero, "si può". Cominciando con il metterci in cammino insieme
verso il territorio del rispetto laico, dove credere non vuol dire prevalere,
dove non essere credenti o cattolici non diminuisce i diritti
di nessuno, mai. furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 10-02-2008)
Stai consultando l'edizione del Effetto
elezioni: il Giornale in omaggio nella posta... Cara Unità, ti scrivo per
segnalarti un fatto anomalo. Da 5 giorni nella mia cassetta della posta mi
viene recapitata puntualmente una copia omaggio de
"Il Giornale". Cara Unità, ti chiedo se sia normale, in un Paese
democratico che, appena riaperti i giochi elettorali, ti recapitino
direttamente a domicilio (cosa mai successa prima, guarda un po' che
coincidenza), il giornale edito dal fratello di un candidato a futuro premier.
Io non sono ancora riuscito a scoprire chi sia a lasciare le copie del
quotidiano nella cassetta della posta, ma la cosa mi incuriosisce molto. Un
abbraccio a tutti, in modo particolare a Maria Novella Oppo.
Aristide Ingerenza della Chiesa perché l'Italia non fa come la Spagna? L'atteggiamento della Chiesa Cattolica in Italia ed in Spagna
sembra ormai uguale: intromettersi indebitamente negli affari interni dei Paesi
che ne ospitano l'attività, sborsando tra l'altro somme cospicue a suo favore e
sostegno: 5 miliardi di euro l'anno in Spagna, da 6 (stima de "la
Repubblica) a 9 (stima del matematico Piergiorgio Odifreddi)
miliardi in Italia. Diverso è però l'atteggiamento delle istituzioni
politiche verso la Chiesa Cattolica: succubi quelle italiane, gelose della
propria autonomia e dignità quelle spagnole, che nei giorni scorsi hanno
minacciato di ridurre i contributi statali se le autorità ecclesiastiche non si
mostrano equidistanti nella contesa politica. In Italia non ho mai sentito
avanzare una simile minaccia, né da destra né da sinistra, perché una spolveratina di cattolicità su
programmi e comportamenti politici sembra ricercata un po' da tutti, il
coraggio della laicità è una merce sempre più rara, fenomeno di nicchia, ma se uno il coraggio non ce l'ha... come diceva Manzoni. È una
democrazia molto giovane quella spagnola, ma ha già parecchio da insegnarci. Giovan Sergio Benedetti, Lucca Casini e la bontà d'animo di
Totò Cuffaro Caro direttore, quell'anima candida di
Pierferdinando Casini, candidamente, nella trasmissione "Invasioni
barbariche" (La7, 8 febbraio) ha dichiarato che la qualità migliore di
Salvatore Cuffaro, è la bontà d'animo, la sua
disposizione a fare del bene a tutti. Questo spiega chiaramente la condanna a
cinque anni per favoreggiamento ricevuta dal governatore dimissionario, nonchè la sua contentezza all'emissione della sentenza. È
il rischio che corre colui che pratica la carità cristiana, e quindi si è
sentito un martire della fede. A questo punto, non sarebbe il caso di depennare
dal codice penale il reato di favoreggiamento? Veronica Tussi
La retromarcia di Fini? Evitare la conta dei voti Cara Unità, mi ricordo di un
vecchio detto di Andreotti: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si
azzecca. La frettolosa e totale adesione di Gianfranco Fini al Partito delle
libertà (senza se e senza ma) dopo le violente "bordate" contro
l'ectoplasma Berlusconi del mese scorso non è forse dovuta al bisogno di
evitare la "conta" dopo la scissione di Storace e compagni?
L'eventuale perdita di consensi di An a favore dei transfughi della Destra di Storace
verrà "annacquata e annebbiata" tra i voti raccolti dal Partito delle
Libertà. Angelo Ferrara Anche questa volta ci saranno 24.000 voti in più Cara
Unità, nel 2006 la sinistra vinse con "solo" 24.000 voti di
differenza. Si torna alle urne in aprile e, secondo me, se tutti, tutti si va a
votare i 24.000 voti ci saranno ancora e forse qualcuno di più. Nessuno di
sinistra voterà mai a destra, mentre sono "quasi" (è d'obbligo) certa
che da destra qualche voto potrebbe arrivare. Ce la si può fare. Sono troppo
ottimista? Sono certa che tanto aiuto arriverà dal nostro giornale. Buon lavoro
e grazie per essere sempre chiari e concreti. Ornella Capobianco Caro Bettini davvero
socialisti e radicali non sono "omogenei"? Caro Goffredo,
nell'intervista di Venerdì 8 febbraio al Corriere della Sera (per altri versi
del tutto condivisibile) motivi la non accettazione di personalità socialiste e
radicali nelle liste del Pd con un'argomentazione di tipo sostanzialistico:
troppo diversi per un programma di un Partito Democratico omogeneo
culturalmente e politicamente. Nel passato, autori di grandi battaglie, ora
colpevoli di certe esasperazioni anticlericali contraddittorie con il
contributo dell azione e del pensiero dei cattolici. Messe così, le cose non funzionano, proprio nei
giorni in cui l'Avvenire indica quali cattolici devono
essere presentati nelle liste del Pd a presidio di specifici valori. Anzi,
messa così, appare quasi imbarazzante. Contano le parole e le opere, caro
Goffredo, e la loro traducibilità programmatica. I cattolici sono molti e diversi, cattolici
liberali, democratici, oltranzisti, tradizionalisti. E anche nella cultura non
religiosa, anche fra socialisti, liberali, ex comunisti può prevalere un intransigentismo molto poco laico
e molto poco dialogante oppure un attitudine al confronto sincera. L ispirazione culturale omogenea del Pd sui temi dei diritti
e delle questioni etiche non può che essere quella schiettamente liberale e
pluralista che contempera nel suo seno anche punti di vista estremi, in una
sintesi temperata di governo. E questione di forza politica, di capacità di
parlare a tutta intera quella società italiana (si vedano i recenti dati Istat)
affamata di nuovi diritti, dignità nel nascere e nel morire, di nuove cure,
libertà di ricerca, tutele per le coppie di fatto. Potrei continuare. Si guardi
allora al lavoro parlamentare di questi anni, alla ricerca culturale di quella
vasta area socialista, liberale e anche radicale su tutti questi temi. Si
giudichi su questo. Si usi il vaglio del confronto programmatico, si lasci
aperto il confronto per l'oggi e per il domani. Se vogliamo essere oggettivi,
si guardi agli atti parlamentari, al percorso travagliato dei provvedimenti come
i Dico dei ministri Pollastrini e Bindi, come il
testamento biologico in Commissione Sanità al Senato, arenatisi non certo per
spinte laiciste o estremiste, ma colpiti da veti
pregiudiziali. Caro Goffredo, con le polemiche di queste ore noi
tocchiamo nervi scoperti e la nostra è una società complicata e matura che si
aspetta molto dal Pd. Guardiamo, difendiamo e rispettiamo la Chiesa cattolica
come grande agenzia morale, ma non cadiamo in un "Togliattismo
di ritorno" (senza più Togliatti e senza più il Pci) che guardi alla
Chiesa come potenza con cui trattare e mediare. Questo sì, sarebbe il tratto
davvero non omogeneo, né omogeneizzante nella cultura del Partito Democratico.
Magda Negri, senatrice del PD.
( da "Liberazione" del 10-02-2008)
Città del Vaticano Qual è l'insidia peggiore per le donne
nel mondo d'oggi? Il Vaticano non sembra avere dubbi: è l'ideologia di genere,
il "femminismo radicale", come lo ha definito il cardinale
conservatore spagnolo Antonio Canizares, che è
teologo molto amico di Ratzinger Fulvio Fania Città
del Vaticano Qual è l'insidia peggiore per le donne nel mondo d'oggi? Il
Vaticano non sembra avere dubbi: è l'ideologia di genere, il "femminismo
radicale", come lo ha definito il cardinale conservatore spagnolo Antonio Canizares, che è teologo molto amico di Ratzinger. Per tre giorni il Pontificio consiglio per i laici ha riunito a
Roma duecento rappresentanti di 49 paesi, dirigenti di movimenti femminili cattolici, suore, un gruppo di studiose, numerosi uomini con due cardinali
ad introdurre la discussione. "Madri, sorelle e spose grate alla Chiesa
maestra", ha titolato il quotidiano Avvenire e questo basterebbe già a
rendere l'atmosfera. Il convegno intitolato "Uomo-donna, l'humanum nella sua interezza" ha relegato sullo sfondo
le realtà di sfruttamento, emarginazione e violenza contro le donne. Al centro
invece l'identità antropologica di maschio e femmina. E tertium
non datur. Tra i partecipanti hanno prevalso i
movimenti, poco spazio per la stessa teologia, nessuno per le teologhe che in
questi anni si sono impegnate maggiormente nel confronto con il femminismo.
Pare che perfino alcune esponenti cattoliche solitamente in prima linea contro
la fecondazione assistita, l'aborto e su ogni altro aspetto della cosiddetta
antropologia cristiana, abbiano declinato l'invito del dicastero vaticano tanto
era palese l'impostazione unilaterale dell'iniziativa. Vent'anni dopo la "Mulieris dignitatem", la
lettera apostolica che Wojtyla dedicò al "genio" femminile, la chiesa
di Ratzinger prende a bersaglio la cultura che considera dilagante. Benedetto
XVI, che ieri mattina ha ricevuto in udienza i convegnisti, ha parlato di
"correnti culturali e politiche che cercano di eliminare, offuscare o
confondere le differenze sessuali iscritte nella natura e le considerano una
costruzione culturale". Va detto che il Papa ha usato toni più morbidi di
quelli allarmatissimi del cardinale polacco Stanislaw Rylko, promotore del
convegno, e dello stesso Canizares che nel
radicalismo di genere vede una "sovversione in piena regola". Per
contrastare queste tendenze, secondo il Papa "è necessario richiamare il
disegno di Dio che ha creato l'essere umano maschio e femmina con un'unità e
allo stesso tempo una differenza originaria e complementare". Altrimenti
sono guai anche esistenziali. "Quando l'uomo o la donna - ha proseguito -
pretendono di essere autonomi e totalmente autosufficienti rischiano di restare
rinchiusi in un'autorealizzazione che considera come conquista di libertà il
superamento di ogni limite naturale, sociale e religioso ma che di fatto li riduce ad una solitudine opprimente". Il
Vaticano segue con particolare apprensione le innovazioni e le ricerche
scientifiche nel campo della procreazione, condanna la fecondazione in vitro e
teme la madre "fai da te"; si indigna inoltre per la recente
disposizione del governo britannico che ha sostituito i termini padre e madre
con quello di genitore per tutelare i figli delle coppie omosessuali; infine
non smette di protestare per la conferenza Onu di Pechino, che già 13 anni fa i
rappresentanti della Santa sede fronteggiarono stringendo un'alleanza con
alcuni paesi islamici. Durante il convegno la giornalista americana Margherite Peeters ha attaccato anche il vertice del Millennio in cui
l'ideologia di genere sarebbe stata imposta al mondo come "priorità nelle
politiche di cooperazione", proponendosi addirittura di "sradicare il
senso della paternità dall'anima africana" e ispirando le politiche per il
controllo delle nascite. L'allarme delle gerarchie ovviamente riguarda la
famiglia minacciata da un rimescolamento dei ruoli. "Sin dal loro
concepimento - avverte il Papa - i figli hanno il diritto di poter contare su
un padre e una madre". Ratzinger rinnova perciò la richiesta agli stati di
"appoggiare con adeguate politiche sociali la stabilità del
matrimonio". Le battaglie per "la valorizzazione della donna",
nel discorso di Benedetto XVI, vengono richiamate solo sulo
piano storico, come un'utile esperienza della seconda metà del Novecento. Il
Papa, tuttavia, riserva un capitolo anche al "persistere di una mentalità
maschilista" ricordando il proprio intervento alla conferenza dei vescovi
latino-americani. In quell'occasione Ratzinger denunciò violenze,
maltrattamenti, "il ricorso ad argomenti religiosi" per subordinare
le donne o asservirle alla pubblicità, al consumismo o all'industria del
divertimento. 10/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del
10-02-2008)
Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano
- data: 2008-02-10 num: - pag: 6
categoria: BREVI La storia Al Berchet
Nell'ottobre del '54, trentenne, don Luigi Giussani lascia l'insegnamento nel
seminario di Venegono e arriva al liceo Berchet, tra i rampolli della buona
borghesia laica di Milano. è subito dialogo e scontro.
Cominciano le riunioni nella prima sede di via Statuto 2, dove nasce la
"nuova" Gioventù Studentesca (fondata da Giancarlo Brasca, nel '45).
Don Giussani lascia il Berchet nel '64 La nascita di
Cl Nel '69 nasce Comunione e Liberazione. Il movimento si moltiplica in
70 Paesi sparsi nel mondo. L'intuizione decisiva è semplice: uscire dalle
parrocchie e ricominciare il lavoro educativo dalle scuole. Dal 1964 al 1990
don Giussani insegna in Cattolica Introduzione alla Teologia. Diventa
monsignore nell'