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Una
scuola per ogni tribù: ovvero la parità scolastica secondo i clericali
( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
che in una
lezione alla Cattolica di Brescia ha auspicato "pluralità di scuole e
piena parità scolastica": bisognerebbe leggere il testo integrale di
Scola; e magari trovarvi la sorpresa della non inconciliabilità fra la sua tesi
e quelli che sono stati e sono i due principi paralleli della politica
scolastica liberale, cioè italiana: l) l'istruzione la impartisce lo stato,
La
strada del dialogo ora è più ardua
( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
È ormai
iniziata una nuova stagione nei rapporti tra credenti cristiani e i cosiddetti
"laici", cioè non cristiani in Italia. Da un confronto, un dialogo?
siamo passati a una stagione di aperto conflitto, di non ascolto, di polemica e
a volte a situazioni di intolleranza, fino al disprezzo dell'altro" (Enzo
Bianchi, La Stampa, 10 febbraio).
Moro,
l'audacia del politico ( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
fin dal
titolo "laicamente profetico " ? Pensieri lunghi e tempi nuovi ? ha
volutamente "confuso", cioè messo insieme, lo statista democristiano
e il suo interlocutore comunista, Enrico Berlinguer. Il fatto che poi
quest'assemblea dei gruppi fosse anche l'ultima tappa della legislatura,
l'occasione per ringraziamenti e saluti,
Chiesa
reale e chiesa di carta - michele serra
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
non è forse
questo uno dei massimi problemi dei cattolici italiani di oggi? (Non dei laici:
dei cattolici). Come mai ? per dirne solo una ? l'esperienza formidabile del
cattolicesimo conciliare e del cattolicesimo sociale non genera, oggi, voci
chiaramente intelligibili, almeno tanto forti quanto quelle
"ufficiali"?
Il
pluralismo scolastico e i suoi confini
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i compiti
dello Stato. Eh no, caro Professore, anche noi laici conosciamo un po di
latinorum e quello nostro ci ricorda il principio aureo della sovranità
popolare, altre volte evocato in queste pagine: "quod omnes tangit ab
omnibus tractari et approbari debet", ciò che riguarda tutti deve essere
dibattuto e approvato da tutti.
Il
Pd cresce ma non tra i cattolici Col sì ai radicali scendono del 3%
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ciò che ha
ovviamente comportato una diminuzione dell'incidenza percentuale del voto
cattolico all'interno del Pd (dal 29% di due mesi fa al 26% attuale). Insomma,
l'espansione recente del Pd è avvenuta quasi esclusivamente sul fronte laico,
anche se si è registrata una sostanziale "tenuta " dei voti cattolici
già acquisiti in passato.
Una
giovane al posto di De Mita <Proverò a tenere tutti i voti>
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
strumentali
tra laici e cattolici". Nel luglio scorso era ancora schierata in difesa
di De Mita: "Non si può buttare dalla finestra la storia di chi è stato
protagonista delle generazioni precedenti". Ma il nuovo avanza e adesso
tocca a lei. "De Mita? E stato importante nella storia degli anni Ottanta,
ma non si va via da un partito perché il leader decide di investire sui
giovani"
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36
categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera"
del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La
Repubblica, laica, democratica, antifascista nata dalla Resistenza, ha
riesumato, adeguandolo ai testicoli, l'imperativo mussoliniano: "Chi si
tocca è perduto". Per l'infrazione si pagherà una multa di 200 euro. Come
dire, uno Stato non solo ridicolo, anche accattone.
Bioetica,
il voto dei <saggi> <Rianimare i prematuri>
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma è davvero
difficile pensare che il documento esca fuori in piena campagna elettorale, con
il Pd impegnato a cucire i delicati rapporti tra laici e cattolici. La Pdl
invece non lesina commenti positivi. "Decisione rivoluzionaria,
apprezzabile ", secondo Isabella Bertolini, FI. Margherita De Bac.
Polemiche
( da "Riformista,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
preferendo
alla creazione di una sinistra riformista, laica, democratica e ancorata ai principi
del socialismo europeo, la creazione di un cartello elettorale formato dai
"rimasugli" di quella tradizione cattolico-comunista italiana, ancora
inconsapevole di avere, da oltre vent'anni, subito una sconfitta ideologica e
politica.
Periscopio
bisogna saper parlare da uomini normali
( da "Riformista,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un destino a
cui proprio i laici sono ben lungi dal volersi rassegnare. Ma a cui si finisce
per essere condannati, se non si è in grado di ridiscutere anche l'impostazione
data, dai più influenti settori della gerarchia cattolica, al dibattito
pubblico sulla nuova questione antropologica.
Circoscrizione
Estero: sussurri e grida nei corridoi delle alleanze. A destra e a sinistra
( da "Voce
d'Italia, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ora si è
persa una parte politica e si è formato un movimento dal carattere più delineato,
che unisce la componente laica e quella cattolica”. Ad annunciare la sua
candidatura per il PD anche Fabio Porta. Vi sarà poi una lista del neonato
Partito delle Libertà che raggruppa Forza Italia ed Alleanza Nazionale, ma, a
quanto pare in America latina anche la Lega.
Adesso
Walter va a caccia di cattolici ( da "Padania, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
La dicotomia
cattolici-laici, però, rischia di essere dirompente. Così, il segretario del Pd
reagisce a suo modo, dando cioè un colpo alla botte e uno al cerchio, per avere
tanto i voti dei cattolici quanto quelli dei laici. È partita così la caccia al
candidato credente, che però non gli è andata benissimo.
Il
comitato di Bioetica: giusto accanirsi sui feti. Organismo delegittimato
( da "Liberazione"
del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
maggioranza
cattolica, ha approvato ieri un documento che riconosce definitivamente lo
statuto giuridico dell'embrione e boccia la Carta di Firenze che stabiliva la
25 settimana come limite per l'intervento terapeutico nei confronti dei feti. E
una presa di posizione politica, in pieno appoggio al documento dei neonatologi
delle cliniche universitarie romane.
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, leggo sul Corriere della sera che il giornale della conferenza
episcopale ha lanciato, con un articolo del pedagogista (credo) Giacomo Samek
Lodovici, l'appello ai partiti affinché i programmi elettorali contengano la
"piena parità scolastica". Dall'analisi corrosiva che ne ha fatto il
quotidiano, risulterebbe che ogni tribù ideologica, politica, religiosa,
razziale, geografica avrebbe diritto a ottenere dallo stato
una scuola coerente con la "cultura" che la famiglia e la tribù danno
ai propri figli. È questo il cattolicesimo italiano del 2008? ELEONORA BANFI,
RHO (MI) Non credo, cara signora, o almeno lo spero. Le confesso che leggo poco
i giornali clericali, come quelli dell'estrema destra e dell'estrema sinistra,
remoti dalla mia cultura. Ma, siccome in redazione ci passano tutti sotto gli
occhi, e si ha il dovere di guardarli tutti, ho dato anch'io uno sguardo a
quell'articolo, che mi sembrava un esercizio paleontologico. Del tema mi
occupavo trent'anni fa quando scrivevo libretti contro i libri scolastici di
parte (Ma non è una scuola seria, ed. Sugarco) e quando i grandi direttori
generali cattolici di viale Trastevere e i grandi
pedagogisti della stessa area culturale si chiamavano Giovanni Gozzer e Luciano
Corradini; e i loro libri (Scuole a confronto, del primo, Scuola e famiglia del
secondo, e infintiti altri) li pubblicava a Roma un vero apostolo dell'editoria
scolastica liberale, Amando Armando, senza i mezzi de La Scuola di Brescia o di
altre importanti editrici cattoliche. La campagna contro i libri di testo
inquinati, successiva alla rivoluzione del Sessantotto che aveva appunto invaso
le scuole con testi ideologizzati, fu uno dei cavalli vincenti della nostra
battaglia (ma allora i cattolici, tranne eccezioni,
stavano con noi liberaldemocratici) contro la "cultura della resa".
Mi ha sorpreso ritrovare fra le citazioni di Gian Antonio Stella, autore della
stroncatura pubblicata dal Corriere, alcune righe che ancora ricordo a memoria
di testi di trenta o vent'anni fa, che nella mia ignoranza credevo ormai usciti
dalla scuola. Temo che più si estremizzano le battaglie talebane contro la
libertà laica, cioè di tutti, in nome dell'" assoluto" proprio contro
le culture "relative" degli altri, e più gli altri reagiscano ricercando
perfino tra i rottami della storia quel che possa servire a contraddire i nuovi
ajatollah. Francamente non sono in grado di valutare il pensiero del cardinale
Scola, che in una lezione alla Cattolica di Brescia ha
auspicato "pluralità di scuole e piena parità scolastica":
bisognerebbe leggere il testo integrale di Scola; e magari trovarvi la sorpresa
della non inconciliabilità fra la sua tesi e quelli che sono stati e sono i due
principi paralleli della politica scolastica liberale, cioè italiana: l)
l'istruzione la impartisce lo stato, come istruzione super
partes, proprio per superare quello che per secoli era stato
il monopolio di una sola parte, la scuola dei preti; 2) l'integrazione della
scuola pubblica con scuole di iniziative private, come sosteneva Piero Gobetti
nella sua veemente requisitoria contro il monopolio pubblico in Rivoluzione
liberale, e come la nostra Costituzione ha messo nero su bianco. Tale pluralità
è garantita dall'"etica" ma dalla legge. Che è proprio quel che non
riescono a digerire i predicatori dell'assoluto, le cui polemiche contro il
relativismo ("culturale" e non solo) degli altri concittadini sono
pro domo sua.
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
CATTO La strada del
dialogo ora è più ardua ANGELO BERTANI Un anno fa, nella "Lettera agli
amici", la Comunità di Bose confessava: "Non possiamo negare che si
sia accresciuta una sensazione di disagio e di sofferenza all'interno della
chiesa di Dio che è in Italia e nei rapporti tra i cristiani e la società
civile: la contrapposizione sembra aver preso il sopravvento sul dialogo, lo
schierarsi in antagonismi sulla riflessione condivisa, l'affermazione di sé
sull'ascolto dell'altro". Da allora la situazione si è aggravata: "È ormai iniziata una nuova stagione nei rapporti tra credenti
cristiani e i cosiddetti "laici", cioè non cristiani in Italia. Da un
confronto, un dialogo? siamo passati a una stagione di aperto conflitto, di non
ascolto, di polemica e a volte a situazioni di intolleranza, fino al disprezzo
dell'altro" (Enzo Bianchi, La Stampa, 10 febbraio). Qualcuno si era
illuso che i problemi si sarebbero risolti col passaggio dall'"unità
politica" nella Dc ad una diaspora dei credenti nei vari schieramenti.
Invece la strada si è fatta anche più ardua, come spiega l'ultimo numero della
rivista Presbyteri, intitolato "Credenti in Cristo in tempo di bipolarismo".
"La chiesa è polarizzata solo sul suo Signore" afferma l'editoriale;
ma la cronaca dice altrimenti. Tanto che Alberto Melloni ha ragione di ammonire
che: "Il problema della chiesa è la sua credibilità evangelica, non quella
politica" (Unità, 13 febbraio). Gigi Pedrazzi (Il coraggio del dialogo,
Repubblica, 26 febbraio) con rara finezza spiega le difficoltà e la bellezza
del dialogo: la fatica che chiede, la speranza che alimenta. Occorre che
l'intera comunità cristiana, e non solo la gerarchia, pratichi il dialogo, la
corresponsabilità e quel "discernimento " sulla realtà, come dice la
Octogesima Adveniens. Ed Enzo Bianchi si spinge fino a proporre un forum, un
luogo in cui i credenti possano riflettere e discutere con libertà sulla loro
originalità profonda, la "differenza cristiana", ma senza indicare le
soluzioni tecniche, ricordando le parole di Paolo VI: "Una medesima fede
può condurre a impegni diversi? ciò che unisce i fedeli è, in effetti, più
forte di ciò che li separa" (La Stampa, 24 febbraio). L'altra sera a Roma,
nell'incontro delle componenti cattoliche nel Pd Riccardi, Formigoni, Garelli e
tanti altri lo hanno sottolineato. E Roberta de Monticelli (L'errore della
teopolitica, Repubblica 27 febbraio) soggiunge: "È strano quanto, anche con
le migliori intenzioni, i cattolici italiani di tutti
gli orientamenti politici ancora insistano sull'idea che i partiti in cui
militano debbano soprattutto tutelare la loro identità cattolica, cioè renderla
visibile ed affermarla".
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
18 FEBBRAIO 1978 Il
Pd ha ricordato il "discorso ai gruppi parlamentari" Moro, l'audacia
del politico "Il mondo è pieno di politici che spiegano le cose accadute.
Ma i grandi sono quelli che cambiano il mondo, convincendolo della giustezza di
una s da" CHIARA GELONI "Era una riunione di gruppo, come quelle che
facciamo noi...", riflette a voce alta Anna Finocchiaro. Era il 28
febbraio di trent'anni fa, e qualcuno, per un'antica consuetudine, registrò su
un nastro quello che sarebbe diventato poi, per eccellenza, "il discorso
ai gruppi parlamentari" di Aldo Moro. Tutto si stava compiendo e tutto
doveva ancora succedere, ma quel discorso che spiegava la solidarietà
nazionale, la forza di quella persuasione e ? si direbbe oggi ? di quella
leadership, non è stato più dimenticato. Così il
Partito democratico, nel suo primo anno di vita, ha voluto, per iniziativa di
Antonello Soro e della Finocchiaro, insieme a Walter Veltroni e a Dario
Franceschini, onorare questo trentennale parlando non del "caso Moro"
ma del Moro politico, della sua "intelligenza degli avvenimenti", e
farlo ancora in una riunione dei gruppi parlamentari, mettendosi in ascolto
delle due voci autorevolissime di Leopoldo Elia e Alfredo Reichlin. E, come
spiega Soro, fin dal titolo "laicamente profetico
" ? Pensieri lunghi e tempi nuovi ? ha volutamente "confuso",
cioè messo insieme, lo statista democristiano e il suo interlocutore comunista,
Enrico Berlinguer. Il fatto che poi quest'assemblea dei gruppi fosse anche
l'ultima tappa della legislatura, l'occasione per ringraziamenti e saluti,
non ha fatto che accrescerne i significati. Non bisogna confondere troppo, ma è
difficile non farlo. "De te fabula narratur", ripete il segretario
del Pd, questa storia parla di noi. Perché "il mondo è pieno di politici
che spiegano le cose accadute. Ma i grandi politici sono quelli che cambiano il
mondo, convincendolo della giustezza di una sfida, di un obiettivo". E
Veltroni elenca: "De Gasperi Moro Berlinguer, che andò al congresso del
Pcus a dire che la democrazia è un valore universale", il famoso
"strappo". Poi, con più cautela, "anche Craxi, per molti versi,
e La Malfa, almeno sull'economia". De te fabula narratur, se hai in testa
una politica capace di non separarsi dal suo retroterra sociale, anche quando
ne è contestata ("Tempi nuovi s'annunciano..."), e allo stesso tempo
di spingere lo sguardo verso obiettivi nuovi. E se pensi che anche nel più
aspro dei conflitti con il tuo avversario occorre saper convergere
sull'interesse generale del paese ("se fosse prevalsa quella capacità di
pensiero lungo oggi avremmo il governo Marini con l'obiettivo di una democrazia
in cui la maggioranza è capace di decidere e la minoranza ha funzione di
controllo e di organizzazione dell'alternativa ": erano gli stessi obiettivi
di cui parlava Moro allora, la democrazia dell'alternanza, non sono stati
ancora raggiunti, però. La nostra è ancora una democrazia incompiuta, una
democrazia difficile). A Elia e Reichlin è affidato il compito di ricordare
tutto quello che allora è cominciato, e insieme tutto quello che allora è stato interrotto e che solo oggi, come diceva Pietro
Scoppola, può essere portato a compimento. Moro non aveva in mente il Partito
democratico, certo. "Non era un cattocomunista, era un
anticomunista", mette in guardia dalle semplificazioni Reichlin. E però,
diceva, "il nostro non è l'anticomunismo della destra". "Senza
la categoria dell'anticomunismo democratico non si capisce la democrazia
italiana", osserva Reichlin senza nascondere "il fascino che Moro
esercitava al secondo piano di Botteghe Oscure ". "Non eravamo
cattocomunisti neanche noi. Ma disprezzavamo l'anticlericalismo piccolo
borghese, riconoscevamo il ruolo dei cattolici e le
speranze suscitate dal cattolicesimo democratico". Un lungo cercarsi, la
Costituzione "scritta non dai ceti dominanti, ma dai capi delle masse
escluse, uomini tornati dall'esilio o usciti dalle prigioni ". Fino alla
terza fase: fu un'illusione fuori dal tempo o una grande occasione mancata?
""Abbiamo osato troppo", mi disse un collaboratore di Moro dopo
il tragico finale", racconta Reichlin. "È vero, può darsi che non
siamo stati abbastanza realisti. Ma è realistica la politica? Il Pd è un
progetto realistico? Dobbiamo mettere insieme non solo culture riformiste, ma
pezzi di popolo ? conclude Reichlin ? E possiamo farlo perché alle nostre
spalle c'è una storia ". L'intervento commosso e asciutto di Elia racconta
proprio quanto Moro sapesse "osare". Uno capace a suo tempo di
convincere Giovanni XXIII, scavalcando i vescovi contrarissimi al
centrosinistra e pronti a nuove scomuniche: "Facciano pure", disse
invece il papa, spiazzando tutti. Il capo di un partito che teorizzava ?
proprio in quei giorni del '
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Commenti CHIESA
REALE E CHIESA DI CARTA MICHELE SERRA Con un cortese ma vigoroso articolo
sull'Avvenire, Dino Boffo mi rimprovera di polemizzare con "la Chiesa di
carta" (cioè con il suo distorto riflesso mediatico) e non con la
"Chiesa reale". Più in generale, Boffo lamenta l'attitudine, in campo
laico, a costruire, per comodità polemica, un'immagine della Chiesa riduttiva e
iper-politicizzata. Ai limiti della caricatura, e a costo di far derivare ogni
opinione cattolica da una inesistente indicazione delle gerarchie
ecclesiastiche. Apprezzo (e accolgo) il sentimento di orgoglio giornalistico
che traspare dall'intervento di Boffo: le opinioni di Boffo e di altri
giornalisti cattolici sono certamente libere e
soprattutto di loro pertinenza, e non il frutto di un'imbeccata vescovile. Mi
limito a rivendicare, specularmente, anche la spensierata indipendenza delle
mie opinioni, che Boffo sembra voler includere nel novero onoratissimo, ma
maliziosamente architettato, degli "editorialisti debenedettiani" e
di quelli "del giornale delle Banche". Il laicismo plutocratico e
borghese non è meno caricaturale, come attore politico-culturale, del
clericalismo baciapile. A parte questo, è perfettamente vero che esiste, tra i
laici, un'irritabilità diffusa che spesso conduce a un eccesso di legittima
difesa: come se le opinioni della Chiesa andassero a cozzare contro un
edificio, quello della cultura laica, troppo fragile e insicuro per farsene
serenamente una ragione. In questo senso Boffo ha ragione, anche se la mia
soluzione (ridimensionare drasticamente il peso mediatico delle esternazioni
vaticane: proprio come se fossimo un Paese secolarizzato) è probabilmente
differente dalla sua. Detto questo si deve però dire che se l'immagine della
Chiesa, e specialmente dell'organizzazione dei vescovi italiani, negli ultimi
anni è fortemente connotata in senso politico, la colpa non è solamente degli
"editorialisti debenedettiani" e "del giornale delle
Banche". I vescovi, che vivono nel nostro stesso Paese e nel nostro stesso
groviglio mediatico, sanno benissimo che la cospicua mole delle loro parole,
ammesso che riesca ad arrivare al terminale ultimo delle coscienze dei
credenti, è prima destinata a prendere la forma magari sbrigativa, ma inevitabile,
di notizia d'agenzia, titolo di telegiornale e di giornale. E il rosario di
questi titoli, da parecchio tempo, suona come un incessante richiamo alla
priorità della morale confessionale rispetto alle morali (al plurale) della
società italiana, alle quali lo Stato e la politica, che sono di tutti, devono
necessariamente riferirsi. Per fare solo un esempio, certamente il più vistoso,
il concetto quotidianamente ribadito di "primato della famiglia
tradizionale" non può non figurare come una irriducibile presa di
posizione contro qualunque tentativo di legalizzare le unioni di fatto, non per
caso naufragato in Parlamento a causa dei dubbi dei cattolici
di entrambi gli schieramenti. Dubbi leciti: ma in che misura aggravati e
drammatizzati dalla martellante azione di persuasione dei vescovi? Infine. Se è
verissimo, come afferma il direttore di Avvenire, che la comunità dei cattolici e financo la Chiesa strettamente intesa sono ben
altro, per ampiezza di esperienze e di opinioni, rispetto alla "Chiesa di
carta", non è forse questo uno dei massimi problemi
dei cattolici italiani di oggi? (Non dei laici: dei cattolici). Come
mai ? per dirne solo una ? l'esperienza formidabile del cattolicesimo
conciliare e del cattolicesimo sociale non genera, oggi, voci chiaramente
intelligibili, almeno tanto forti quanto quelle "ufficiali"?
Forse per la paura di subire "caricature mediatiche"? Ma sarebbe,
almeno, una caricatura più sfaccettata, meno monocorde, quella di una Chiesa
che non parla solo di morale sessuale e di dottrina da preservare dai colpi
della secolarizzazione. E parla anche d'altro, e fa parlare anche gli altri che
al suo interno paiono avere perduto la voce. Gli hanno levato il microfono o
tacciono per sfinimento?.
( da "Secolo XIX, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
DINO COFRANCESCO
L'editorialista di Avvenire, Giacomo Samek Lodovici, nel suo articolo del 23
febbraio scorso, intitolato "Soltanto una scuola libera sarà anche
pertinente", ha portato, senza volerlo, un contributo di chiarezza al
dibattito, in corso da tempo, sul pluralismo, la laicità della scuola, i nuovi
diritti, il multiculturalismo etc. "L'esistenza di scuole non statali - ha
scritto - garantisce un principio morale e irrinunciabile, che non è certo di
parte: la libertà dei genitori di scegliere per i figli una scuola conforme
alle proprie convinzioni". Ne deriva l'impegno dello Stato a rendere possibile
"una reale ed effettiva libertà di scelta, realizzando una vera parità
scolastica e consentendo ai genitori di iscrivere i figli negli istituti più
confacenti alle loro convinzioni. Lo Stato deve cioè garantire la possibilità
che i genitori di sinistra possano mandare i figli in scuole di sinistra,
quelli liberali in scuole liberali, quelli cattolici in
scuole di ispirazione cattolica". È un principio, ha commentato Gian
Antonio Stella sul Corriere della Sera, che "automaticamente dovrebbe
essere esteso, salvo forzature costituzionali, ad islamici e buddisti, geovisti
e 'scientologisti', induisti e animisti e cultori del wudu". L'ironia è
del tutto giustificata, ma forse è utile non fermarsi ad essa. Nello scritto di
Samek Lodovici, infatti, vengono alla luce tutti gli equivoci e i
fraintendimenti che "la filosofia delle scuole italiane"? penso ad
antropologi culturali come Marco Aime - ha prodotto, in questi ultimi anni, in
quantità industriale. Innanzitutto, l'idea che qualsiasi cosa si insegni ai
giovani è espressione della tribù di appartenenza. "Un sistema scolastico
che |?| non propone e non valorizza nessuna cultura e nessun modello di vita -
fa rilevare Samek Lodovici - in realtà fa una precisa scelta culturale: quella
del relativismo, in cui tutte le opzioni sono sullo stesso piano". Se i
sociologi multiculturalisti esaltano il relativismo, Avvenire lo demonizza, ma
la sostanza non cambia: dal relativismo non si esce giacché il sapere autentico
è sempre saturo di valori, buoni o cattivi che siano. In altre parole, la
storia d'Italia può essere riscritta in una prospettiva marxista, cattolica, liberale,
islamica etc., ma sarebbe vano pretenderne una che metta d'accordo tutti.
Nessuno ha spiegato ai nemici e agli amici del relativismo che la neutralità
delle scienze umane non sta nei risultati della ricerca, ma nella possibilità
di discuterne il metodo: ogni apparecchio ci restituisce fotografie parziali
del mondo, a causa delle diverse sensibilità estetiche e morali dello
spettatore, ma la tecnica di costruzione dello strumento ottico non ha nulla di
arbitrario e richiede conoscenze sicure e non improvvisate. Nell'articolo di
Samek Lodovoci, però, si ritrova un equivoco ben più grave che non riguarda più
il piano epistemologico bensì quello civile e politico. Per dirla in breve, il
pluralismo scolastico - come ogni altra specie di diritti sociali - ha una ben
diversa valenza in una comunità politica sorretta dal Welfare State, come in
genere sono gli stati europei, e in una fondata su una coerente logica di
mercato. Nella seconda, la piena libertà di insegnamento potrebbe estendersi
fino all'abolizione della lettera 'X' che troppo somiglia alla croce - come
proposto dalla Commissione saudita per la Promozione della Virtù? giacché
ognuno paga del suo e nessuno può esigere che sia la collettività a farsi
carico delle sue scelte educative: in compenso, alla più completa libertà
scolastica corrisponde l'abolizione del valore legale dei titoli di studio e il
correlativo potere di un istituto di astronomia di non assumere il laureato in
fisica tolemaica che non riconosca le teorie di Copernico e di Galileo. Poiché
il caso di una società welfarista è completamente diverso, il richiamo di Samek
Lodovici alla "reale ed effettiva libertà di scelta" scade a pura
retorica. Il suo discorso non avrebbe fatto una piega (al di là dell'antiquata
idea della scienza) se non avesse tirato fuori, con tanta insistenza, i compiti
dello Stato. Eh no, caro Professore, anche noi laici conosciamo un po' di
latinorum e quello nostro ci ricorda il principio aureo della sovranità
popolare, altre volte evocato in queste pagine: "quod omnes tangit ab
omnibus tractari et approbari debet", ciò che riguarda tutti deve essere
dibattuto e approvato da tutti. Nessuno vieta, che ne so, ai legionari di
Cristo di insegnare quello che vogliono, ma se rivendicano il sostegno
economico dello Stato e il riconoscimento dei loro diplomi e delle loro lauree,
dal momento che "lo Stato siamo noi", debbono convincerci che le
conoscenze impartite ai loro allievi sono per noi utili e indispensabili.
"È la democrazia, bellezza!". Il pluralismo è una gran bella cosa se
nessuno ci rimette del suo; ma se si fosse costretti un domani, attraverso il
prelievo fiscale, a destinare una quota sia pur minima di reddito al
sostentamento delle madrasse islamiche - la quintessenza dell'intolleranza e
della superstizione religiosa - si rischierebbe di riscoprire, forse, le
potenzialità"liberali" dei giacobini ovvero di quei nemici
implacabili del pluralismo che all'Hotel l'Epée di Quimper avevano scritto:
"In questo locale è vietato sputare per terra e parlare bretone!"
(Chissà cosa avrebbero pensato i seguaci di Robespierre se si fossero imbattuti
nei pluralisti del nostro tempo, che non si accontentano della libertà di
"parlare bretone", ma vogliono che tutti i cittadini mettano mano al
portafogli per finanziare le scuole bretoni e, semmai, imporre il bretone nelle
insegne e nei registri pubblici). Dino Cofrancesco è docente di Storie del
pensiero politico all'Università di Genova. 01/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 9 autore: di
RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE Il sondaggio Il voto dei praticanti va
in maggioranza al Pdl. Poi Lega e Udc Il Pd cresce ma non tra i cattolici Col sì ai radicali scendono del 3% Una volta c'era
il partito dei cattolici. Chi voleva votare seguendo
la propria identità religiosa, sceglieva nella maggior parte dei casi la
Democrazia cristiana, che era considerata l'espressione politica degli
orientamenti della Chiesa. Col tempo, tuttavia, le cose sono mutate: dall'appoggio
ad un solo partito, la Chiesa è passata alla progressiva attenuazione delle
indicazioni di voto e al tentativo di influenzare i contenuti programmatici
della maggior parte possibile di forze politiche. Al tempo stesso, nella
popolazione il bisogno di rappresentare il proprio "essere cattolici" anche attraverso il voto è stato progressivamente sempre meno sentito. Oggi i cattolici praticanti, vale a dire chi si reca a Messa almeno
una volta alla settimana, sono grossomodo il 30% degli italiani e si trovano in
tutti i partiti, in misura pressoché proporzionale al consenso che questi
ottengono nell'elettorato. Alcune forze però risultano relativamente più
"gettonate" di altre e vedono al loro interno un numero
proporzionalmente maggiore di cattolici. Di
conseguenza, il più importante "partito cattolico " è il Pdl, cui fa
riferimento la maggiore quantità di fedeli in valore assoluto. Ancora,
raccolgono voti cattolici in misura più che
proporzionale la Lega Nord e l'Udc di Casini. Se si prescinde, tuttavia, dalla
quantità di cattolici in valore assoluto e si porta
invece l'attenzione sulla loro incidenza percentuale all'interno di ciascun
partito, indipendentemente dalla sua ampiezza, si trova che la forza ove i
religiosi sono relativamente più presenti è la Lega Nord. Segue, anche in
questa graduatoria, il Pdl e, a pari merito, l'Udc di Casini. Quest'ultima,
tuttavia, come si è già avuto modo di sottolineare, concentra, in misura
maggiore di tutte le altre forze politiche, quei cattolici
che potremmo definire più "tiepidi ", vale a dire chi si reca alla
messa in modo più irregolare, una o due volte al mese. Sul lato opposto, la
Sinistra Arcobaleno e il Pd mostrano l'esistenza di un deficit relativo di voti
cattolici, dato che nel loro elettorato questi si trovano
in misura significativamente meno che proporzionale rispetto al complesso della
popolazione. In particolare, la formazione di Veltroni ha visto nelle ultime
settimane una minor capacità attrattiva di cattolici,
forse anche in relazione all'accordo con i Radicali. A fronte dell'incremento
complessivo dei voti per il Pd registrato di recente, il numero di consensi
provenienti dai cattolici si è accresciuto assai poco,
ciò che ha ovviamente comportato una diminuzione
dell'incidenza percentuale del voto cattolico all'interno del Pd (dal 29% di
due mesi fa al 26% attuale). Insomma, l'espansione recente del Pd è avvenuta
quasi esclusivamente sul fronte laico, anche se si è registrata una sostanziale
"tenuta " dei voti cattolici già acquisiti in passato.
In definitiva i cattolici si distribuiscono fra tutte
le forze politiche: ma la porzione di praticanti che tende maggiormente a
legare la scelta di voto alle proprie convinzioni religiose si dirige
preferibilmente verso il centrodestra.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Il personaggio Ha 26 anni e fece la tesi su di lui Una giovane al
posto di De Mita "Proverò a tenere tutti i voti" DAL NOSTRO INVIATO
PERUGIA - Pina Picierno studia da leader da quando, al liceo, militava nel
movimento studentesco, poi si è iscritta a Scienze della comunicazione e ne è
uscita con 110 e lode e tanto di menzione. La tesi? Sul linguaggio politico di
Ciriaco De Mita. "è il mio mito", ha risposto per anni a chi le
chiedeva chi fosse il suo modello ispiratore. Giovane è giovane, 26 anni e una
passione per i berretti colorati, i gatti, i cioccolatini, le poesie di Pablo
Neruda e il Pinocchio di Collodi: "Mi ricarica quando sono depressa".
Ma politicamente, Pina da Teano (Caserta) non è propriamente una novizia.
"Da anni è impegnata in battaglie democratiche - ha detto di lei Walter
Veltroni lanciandola come avversaria dell'ex presidente del Consiglio dal palco
del teatro Pavone di Perugia - Vi presento la persona che sarà capolista dove
era De Mita...". Con queste parole il segretario ha consegnato alla
discepola dello statista di Nusco l'eredità di mezzo secolo di potere campano,
o meglio l'onore e l'onere di voltar pagina. E se è vero che De Mita ha
accettato l'offerta di Pier Ferdinando Casini di correre con l'Udc, sarà una
bella sfida per una che sotto l'ala protettrice di Cirì il Grande si è fatta le
ossa: da responsabile dei giovani campani della Margherita a leader nazionale.
E pazienza se molti suoi coetanei nel partito l'hanno sofferta più che amata.
Pina aspettava questo momento da tempo e, se pure fosse preoccupata, di certo
non lo darebbe a vedere. "Mi candido per dare voce alla mia generazione, i
miei temi saranno Mezzogiorno, legalità e ambiente". Di chi è la colpa per
la Campania sommersa dai rifiuti? "Responsabilità diffuse, non è giusto
che Bassolino sia il capro espiatorio". E i voti di De Mita, riuscirà a
trattenerli? "Mi pare difficile - ammette sgranando gli occhioni neri - ma
ci proverò". Giura che la nomination a capolista è stata una
"fantastica" sorpresa. "Mi ha chiamato Walter Verini giovedì
sera ed eccomi qua". Il responsabile della campagna elettorale del Pd l'ha
molto sponsorizzata e non è l'unico, da che la Picierno nella Margherita è
stata sì demitiana di ferro, ma anche un po' rutelliana e, nell'ultima fase,
molto franceschiniana. La politica è la sua passione, ma non tutta la sua vita.
"Sono felicemente fidanzata". Risata aperta con fossette, temperamento
mediterraneo e, dicono quei giovani del Pd che ne soffrono il carisma e
l'inventiva, un pizzico di spregiudicatezza politica. Un anno fa, stufa di
"isterismi e visioni manichee", andò in piazza con l'Arcigay per
promuovere la legge sulle coppie di fatto e aveva contro mezzo partito.
"Basta con le contrapposizioni strumentali tra laici e cattolici".
Nel luglio scorso era ancora schierata in difesa di De Mita: "Non si può
buttare dalla finestra la storia di chi è stato
protagonista delle generazioni precedenti". Ma il nuovo avanza e adesso
tocca a lei. "De Mita? E' stato importante nella
storia degli anni Ottanta, ma non si va via da un partito perché il leader
decide di investire sui giovani". Monica Guerzoni A Perugia Da sinistra:
Marianna Madia, Pina Picierno, Matteo Colaninno e Walter Veltroni.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
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- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36 categoria:
ALTRI OGGETTI E \\ cco un altro divieto del quale non credo gli italiani
avvertissero l'esigenza. "Toccarsi" (gli attributi) in pubblico,
anche furtivamente e come gesto scaramantico, è reato. Lo ha stabilito la terza
sezione penale della Corte di Cassazione, definendolo "un atto contrario
al decoro e alla decenza pubblica". A questo punto, che dire di uno Stato
che trasforma un gesto inelegante in reato? Che è uno Stato fascista,
comunista, teocratico? O solo incredibilmente stupido nella sua anacronistica
vocazione repressiva? Mi chiedo da quale profondità della psiche di magistrati
della Cassazione - non di un parroco di campagna - sia emersa la volontà di
punire chi si tocca gli attributi. Complesso freudiano? Caso d'"isteria
legislativa"? Anche se è difficile configurare il reato in termini di
diritto - romano o canonico? - un fatto, comunque, è certo. La sentenza è
destinata a sollevare una miriade di casi e di eccezioni. Dalla punibilità per
tutto all'assoluzione per insufficienza di prove. "Toccarsi" perché
prudono è un'attenuante sostenibile in un'aula di tribunale? La difficoltà,
qui, mi pare consista soprattutto nel produrre i testimoni. Farlo al passaggio
di un gruppo di suore è anche oltraggio alla religione e va inserito nel
Concordato? Qui, la questione potrebbe acuire il conflitto nel Partito
democratico fra cattolici e radicali. Chi "si
tocca" di fronte a un alto ufficiale delle forze armate è un renitente
alla difesa della patria o un pacifista? E il pacifista potrebbe citare a
propria discolpa l'articolo 11 della Costituzione che bandisce la guerra?
"Toccarsi" allo stadio, quando c'è una punizione contro la propria
squadra, è scongiuro o "atto contrario al decoro" (di tifoso)? Qui,
mi pare che il problema sia come perseguire "il tocco di massa".
Dunque, sui tram - dove una volta c'era scritto "vietato bestemmiare"
(e sputare) - adesso scriveranno "vietato toccarsi"? Non oso pensare
quale sarebbe la reazione dei controllori che dovessero controllare, oltre i
biglietti, anche se qualcuno si "tocca". Nel momento in cui il
candidato "progressista" (Walter Veltroni) invoca un'Italia con meno
vincoli, lacci e laccioli e più dinamica, e quello "neoconservatore "
(Silvio Berlusconi) promette un'Italia più libera più avanzata, al passo con le
democrazia occidentali, la Cassazione che fa? Se la va a prendere con chi si
tocca gli attributi in pubblico, aggiungendo un nuovo e surreale vincolo a
tutti quelli, e sono tanti, che già fanno dell'Italia un Paese dove tutto è
proibito tranne ciò che è espressamente consentito. Non ci posso credere. Per
favore, ditemi che non è vero, che non sono il cittadino di un Paese dov'è proibito
per legge grattarsi i testicoli. Invece è vero, è grottescamente vero. La Repubblica, laica, democratica, antifascista nata dalla
Resistenza, ha riesumato, adeguandolo ai testicoli, l'imperativo mussoliniano:
"Chi si tocca è perduto". Per l'infrazione si pagherà una multa di
200 euro. Come dire, uno Stato non solo ridicolo, anche accattone. La
Cassazione: reato "toccarsi" gli attributi in pubblico. Multa di 200
euro postellino@corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE La decisione Ma il gruppo di scienziati sì è diviso sul documento
Bioetica, il voto dei "saggi" "Rianimare i prematuri" Il
comitato: cure anche se i genitori si oppongono Flamigni: terapie di frontiera,
occorre il consenso dei parenti. Il Pdl: decisione rivoluzionaria ROMA -
"Curarli, sempre. Senza fissare limiti temporali. Anche se i genitori sono
contrari". Il Comitato nazionale di bioetica licenzia in via definitiva il
parere sui neonati molto prematuri, quelli di 22-25 settimane. Quelli partoriti
quattro mesi e mezzo prima della scadenza naturale e che rischiano pesanti
handicap a causa dell'incompleto sviluppo. Parliamo di bambini che possono sì
sopravvivere, ma che possono andare incontro a un'infanzia penosa. "Di
fronte al diritto alla vita non possono esistere limiti, né vincoli di nessun
tipo " rifiutano indicazioni precise sui tempi della rianimazione i saggi
coordinati da Francesco Casavola. Non tutti però si sono espressi a favore del
documento. In sei hanno detto no, Carlo Flamigni, Demetrio Neri, Monica Toraldo
di Francia, Grazia Zuffa, Laura Guidano e Claudia Mancina. Spiegheranno le loro
ragioni per iscritto. Il testo destinato al voto dell'assemblea è stato cambiato tre volte prima di essere approvato. "Il
desiderio espresso dai genitori deve essere vincolante per i neonatologi -
dissente Flamigni -. Parliamo di terapia di frontiera per la quale occorre il
loro consenso". Il Cnb ha deciso che in presenza di segni di vitalità il
bambino deve sempre ricevere assistenza, indipendentemente dall'età
gestazionale e dalle scelte dei parenti. Posizione in contrasto con quella di
una parte del mondo scientifico. La commissione nominata dal ministro Livia
Turco aveva indicato come tempo al di sotto del quale il medico non dovrebbe
utilizzare cure intensive le 22 settimane lasciando discrezionalità per le 23
settimane e indicando la necessità di cure per le 24. Ora però questi limiti
potrebbero apparire più sfumati nella nuova versione riscritta dopo un
confronto con il Consiglio superiore di Sanità. In linea con i bioetici di
Casavola invece, i ginecologi delle università romane: rianimare sempre,
genitori tenuti fuori dalle decisioni. Un tema che si intreccia con un'altra
questione, sui tempi dell'aborto tardivo. Oltre le 22 settimane, almeno negli
ospedali della Lombardia, la donna non può interrompere la gravidanza secondo
la delibera della Regione. Anche in questo caso si attende il parere del Consiglio
superiore di Sanità che dovrebbe esprimersi anche sulla pillola abortiva Ru
486. Ma è davvero difficile pensare che il documento esca
fuori in piena campagna elettorale, con il Pd impegnato a cucire i delicati
rapporti tra laici e cattolici. La Pdl invece non lesina commenti positivi. "Decisione
rivoluzionaria, apprezzabile ", secondo Isabella Bertolini, FI. Margherita
De Bac.
( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Polemiche Siamo
giovani, socialisti e pure incazzati Gli slogan apparsi sui manifesti del
Partito socialista ci sono piaciuti. È vero, l'Italia è un Paese di incazzati.
Forse, è sfuggito che i più incazzati di tutti siamo noi, i giovani militanti
del Ps. È giunta l'ora di far scattare l'orgoglio e la fierezza dell'autonomia
socialista. Un primo passo importante e coraggioso è stato
fatto. Il Partito socialista si appresta ad avviare una corsa solitaria, andando
al voto con il nostro simbolo, le nostre liste e il nostro programma. Abbiamo
rifiutato la proposta del Pd di scioglierci, come neve al sole, dentro le loro
liste, come invece hanno fatto i nostri amici radicali. Ci stiamo battendo a
mani nude contro un sistema d'informazione che ci esclude dai principali
programmi televisivi e che non garantisce il diritto di replica; siamo
sottoposti quotidianamente alla visione di sondaggi-truffa che non rispecchiano
la nostra forza elettorale tantomeno la nostra capacità di attrattiva fra i
cosiddetti "indecisi". È in atto una vera offensiva nei nostri
confronti ma è arrivato il momento di smetterla di piangerci addosso.
Continuiamo a chiederci petulantemente perché il Partito democratico non voglia
apparentarsi con noi; invece di aspettare la scialuppa di salvataggio
veltroniana, perché non ufficializziamo il nostro programma e il nostro
candidato premier? Errori sono stati fatti nel continuare a pietire un
apparentamento con il Pd. Un partito formato dagli stessi dirigenti che dalla
Cosa
( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Periscopio bisogna
saper parlare da uomini normali Presupposti antropologici per il dialogo
Lamentare la carenza di confronto è sempre segno di una sensibilità positiva e
apprezzabile. Che dovrebbe però indurre a chiedersi con rispetto se ha senso
ridurre, come fa la Chiesa, il naturalismo moderno a nichilismo etico e
politico Come ben sappiamo, in questi giorni il confronto culturale ed
etico-politico sembra scandito innanzitutto dalla definizione di candidature,
alleanze e programmi elettorali. Eppure, un tema ha comunque mantenuto il
centro della scena: quello della laicità e del dialogo -o dello scontro- che
intorno ad esso si determina tra i vari protagonisti della nostra sfera
pubblica. Emergono ovviamente preoccupazioni e aspettative differenti, che la
pressione elettorale certo non aiuta a mantenere su un piano critico e di
confronto costruttivo. Come ha lamentato anche il direttore dell' Avvenire ,
che ha denunciato il suo disappunto con parole che mi hanno colpito: "Non
riusciamo a trovare un piano per dialogare da persone normali". Un destino a cui proprio i laici sono ben lungi dal volersi
rassegnare. Ma a cui si finisce per essere condannati, se non si è in grado di
ridiscutere anche l'impostazione data, dai più influenti settori della
gerarchia cattolica, al dibattito pubblico sulla nuova questione antropologica.
Nonché sui temi eticamente sensibili e non negoziabili ad essa connessi. Una
simile questione, posta giustamente al centro dei problemi anche dal direttore
Boffo, ha avuto -e ha- nel cardinale Ruini uno dei suoi più convinti
sostenitori. Impegnato però, in sostanziale sintonia con Benedetto XVI, ad
affrontarla tenendo aperto un duplice fronte, come viene ribadito anche nel suo
"Chiesa contestata": da un lato, far raccogliere anche alla Chiesa la
sfida delle "sorti dell'umanità nel terzo millennio". Una sfida resa
semplicemente inaggirabile dallo sviluppo delle scienze e delle tecnologie,
sempre più in grado di condizionare e trasformare la stessa realtà
bio-psicologica dell'uomo. Dall'altro lato, negare ogni riconoscimento di
interlocutore plausibile e costruttivo a chi si faccia portatore di "una
concezione puramente naturalistica o materialistica dell'essere umano".
Secondo Ruini insomma, proprio sulla questione antropologica i credenti debbono
prepararsi ad un confronto "complesso e impegnativo". Dal quale però
deve essere escluso il naturalismo moderno, assimilato dal cardinale senza alcuna
distinzione critica allo "scientismo integrale". I naturalisti
infatti sono portatori, come essi stessi rivendicano apertamente, non solo di
una visione alternativa alla fede cattolica in un Dio personale e realmente
distinto dal mondo. Essi propugnerebbero anche scelte etico-politiche che
addirittura "tendono a restringere, spesso in maniera radicale, la
dimensione razionale, libera e responsabile della nostra vita". Al punto
che essere naturalisti equivarrebbe, in pratica, ad essere degli individualisti
egoisti e cinici. Interessati tutt'al più ad "una libertà sgangiata dalla
responsabilità". Ebbene, verrebbe da chiedere al direttore Boffo, simili
posizioni della gerarchia sono effettivamente portatrici di un riferimento
antropologico capace di favorire quel dialogo tra persone normali di cui
giustamente anche lei avverte il bisogno? Certo: sarebbe non solo poco
rispettoso, ma persino ingenuo pretendere che anche la gerarchia si faccia
sostenitrice della rinascita moderna del naturalismo. Come se le sue preferenze
dovessero andare non alla dottrina della creazione, ma all'antropologia che
considera l'uomo soltanto una parte dell'evoluzione bio-cosmica. Da qui, anche
da parte dello stesso cardinale Ruini, il puntuale richiamo della "Gaudium
et spes" (n. 14) che ribadisce come l'uomo non possa essere considerato
soltanto "una particella della natura". Ma non meno vero è che la
plausibilità del naturalismo postcreazionistico resta un problema inaggirabile
anche per la teologia e per le chiese. Le pone comunque di fronte ad
un'opzione: provare a dialogare anche con questo approdo non ideologico, ma
critico della coscienza moderna, oppure attaccarlo adottando una strategia
integralista che dovrebbe assicurare alla religione una sorta di rivincita
sull'illuminismo moderno. Nonché sul pluralismo delle visioni dell'uomo e dei
valori etico-politici, divenuto non a caso una caratteristica delle odierne
società liberali garantita dalle stesse costituzioni. Lamentare la carenza di
dialogo è sempre segno di una sensibilità positiva e apprezzabile. Che dovrebbe
però indurre anche a chiedersi con rispetto e spirito autenticamente laici: la
riduzione del naturalismo moderno a nichilismo antropologico ed etico-politico,
costituisce veramente un'apertura al confronto costruttivo sulle sorti
dell'uomo? Forse ad una simile domanda sulle posizioni teologiche e politiche
ispirate dal ruinismo, dovrebbero essere interessati a rispondere anche i
credenti. Tanto più se effettivamente intenzionati a non cedere a schematismi e
intolleranze che impediscono nei fatti il dialogo "tra persone
normali" invocato a parole. 01/03/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Esteri Socialisti,
Sinistra Arcobaleno e Destra di Storace correranno presumibilmente da soli
Circoscrizione Estero: sussurri e grida nei corridoi delle alleanze. A destra e
a sinistra Ad una settimana dall'ufficializzazione la situazione potrebbe
ancora cambiare Roma, 1 mar.- Ad una settimana dall'ufficializzazione delle
liste, la situazione, nelle Circoscrizioni Estere, sembra già essere delineata.
Pur non essendo ancora partita ufficialmente la campagna elettorale – data
fatidica, il 10 marzo – le prospettive sono sempre più nette. Il binomio e la
vera sfida si concentra intorno ai concetti di coesione e frammentazione. Il PD
assorbe ufficialmente l'Italia dei Valori, mentre il Pdl sta tentando di
mettere insieme le due anime, Forza Italia e Alleanza Nazionale, qualche
indipendente certo di peso, nuovi apporti dal sindacato, come Aldo Di Biagio.
Ma anche l'associazionismo si afferma, con Romina Crosato in Sufadrica per il Pd.
Mentre Socialisti, Sinistra Arcobaleno e Destra di Storace correranno
presumibilmente da soli. La Rosa Bianca ha raggiunto un accordo elettorale in
Italia con l'Udc di Casini e resta ancora da capire se tale accordo verrà
trasferito anche alle liste estere. La divisione tra le forze del
centrosinistra nei collegi all'estero potrebbe rivelarsi un problema. Luca
Cefisi, coordinatore della campagna elettorale all'estero del PS. "A
questo punto, non rimane ai Socialisti che di presentarsi anche agli elettori italiani
all'estero con il proprio simbolo e i propri programmi, che troveranno sulla
scheda il nome socialista e candidati con gli stessi programmi, idee e valori
dei partiti socialisti e laburisti europei, latinoamericani e di Australia
". Anche la Sinistra Arcobaleno sarà presente con proprie liste nella
Circoscrizione Estero, presentando candidate e candidati "diretta
espressione del mondo dell'emigrazione italiana". Buone notizie, per il
Pd, sono invece giunte dalla conferma delle aspettative e del richiamo alla
coalizione per vincere: Italia dei Valori e Partito Democratico presenteranno
liste unite nelle circoscrizioni estere. Anche in Europa, dunque, dove
l'accordo è stato più tecnicamente difficile da
comporre. Il centro-destra, al momento, sembra invece offrire una situazione
più composta, soprattutto rispetto a quanto successo nel 2006. Ma i giochi sono
ancora aperti. A Lugano, ad esempio, il socioterapeuta Andrea Mazzoleni si è
ricandidato alla Camera dei Deputati, nella ripartizione Europa, per il Partito
degli italiani nel Mondo, sorprendendo chi pensava che all'estero il Partito di
De Gregorio potesse essere incluso nel PdL. Ecco il quadro della situazione,
circoscrizione per circoscrizione: 1. Europa, compresi i territori asiatici
della Federazione russa e della Turchia Per il centro-destra. “Gli Italiani
all'estero sono stati delusi dal governo della Sinistra e del Partito
Democratico, adesso è necessaria una svolta per far tornare l'Italia
protagonista nel mondo”. Così Guglielmo Picchi, deputato del Popolo della
Libertà in Europa ha annunciato al direttivo del Circolo del Popolo della
Libertà del Regno Unito, l'intenzione di ricandidarsi nella lista unitaria del
centrodestra alle elezioni politiche 2008. Già candidato alle elezioni
politiche del 2006, Raffaele Fantetti ha deciso di partecipare nuovamente alla
prossima competizione elettorale gareggiando nella circoscrizione Estero,
ripartizione Europa. “Le candidature? Si chiacchera, si mormora, si rumoreggia.
I candidati, però, non mi sono noti. Addirittura, quelli che sembravano sicuri
non sono neanche più così sicuri. Oppure ci sono venti negativi su alcune
teste. Certo è un po' difficile. Ci sono molti che corrono. Molti arrivano e
pochi saranno scelti”. Il Direttore del Corriere d'Italia, Mauro Montanari,
lascia, però, ancora aperti i giochi. “Sono sussurri e grida che girano nei
corridoi”, si schermisce. Che farebbero impallidire Bergman, vero? “Ma non
fanno la storia”. Marco Zacchera, onorevole di Alleanza Nazionale, rimanda
all'ufficializzazione di marzo. "I nomi, non dovendo raccogliere le firme,
spiega, saranno noti l'ultimo giorno. Stiamo lavorando per far quadrare il
cerchio”. L'Onorevole Massimo Romagnoli sta conducendo una campagna elettorale
intensa e partecipata, incontrando gli elettori europei senza sosta. “La mia
campagna elettorale non si è mai fermata. Nonostante io sia stato
eletto, ho continuato a girare, incontrando le comunità”. Il Coordinatore
generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, C.T.I.M., Aldo Di
Biagio, conferma a News ITALIA PRESS la sua candidatura. “Mi è stata chiesta la
candidatura, e io ho ribadito che ero favorevole”. Silvio Berlusconi ha appena
presentato il programma del Popolo della Libertà a Roma, specificando che da
lunedì comincerà il lavoro per la definizione delle candidature. Per il
centro-sinistra. Alcuni outsider, come il direttore della Radio Italiana in
Rodano-Alpi (France), Calogero Rubino, e Silvia Terribili hanno comunicato alla
stampa le loro candidature, ma sostanzialmente il partito di Di Pietro ha
confermato ufficialmente ieri la coesione con il Partito Democratico. Maurizio
Chiocchetti, Responsabile del PD per gli italiani nel mondo dà la conferma
classica degli uscenti.”Con uomini e donne, e anche qui confermo al 50%. E una
forte presenza di giovani”. E sulla Sinistra Arcobaleno? “Abbiamo chiesto, alla
Sinistra Arcobaleno: dove non avete chance, specie al Senato, appare
controproducente sprecare dei voti. Non vogliamo impedire certo la candidatura
alla Camera, per marcare una presenza, un futuro. Però al Senato, specie nelle
circoscrizioni a rischio – e non parlo dell'Europa – accetteremo, insomma, di
buon grado un segno di disponibilità politica”. Appello, parrebbe, rimasto
inascoltato. Anche il Senatore del Partito Democratico Guerino Turano correrà.
“Non abbiamo ancora la conferma delle liste, ci stanno lavorando, a me è stato comunicato che sono riconfermato...”. 2. America
meridionale Si comincia a delineare con più precisione la situazione
pre-elettorale in America del Sud. Dopo la presentazione avvenuta ieri della
lista Associazioni Italiane in Sud America, guidata dal senatore Luigi Pallaro,
sembra rimanere aperta un'unica grande incognita: l'UDC presenterà una propria
lista o no? A parte quella di Pallaro che ha già svelato tutti i nomi, le altre
liste effettivamente non sono ancora del tutto complete, ma si sa con certezza
che almeno ci sono. Il Partito Democratico ripropone al Senato Edoardo
Pollastri ed alla Camera Mariza Bafile, che erano condidati con l'Unione alle scorse
elezioni. Sicuramente, come ha ammesso Pollastri stesso “la nascita del PD ha
modificato gli scenari, ora si è persa una parte politica e
si è formato un movimento dal carattere più delineato, che unisce la componente
laica e quella cattolica”. Ad annunciare la sua candidatura per il PD anche
Fabio Porta. Vi sarà poi una lista del neonato Partito delle Libertà che
raggruppa Forza Italia ed Alleanza Nazionale, ma, a quanto pare in America
latina anche la Lega. Secondo Vitalino Vita, giornalista italiano
residente in Venezuela, “questa lista dovrebbe riuscire a far eleggere almeno
un paio di candidati”. Accanto a queste, che dovrebbero essere le maggiori
forze si dovrebbero schierare una o due liste indipendenti, di cui certa è
quella di Ricardo Merlo, alle scorse elezioni esponente di Associazioni
Italiane in Sud America insieme a Pallaro, mentre ora fondatore lui stesso di
un movimento. Intorno a Merlo girano voci contrastanti, alcuni lo vorrebbero
già dichiaratamente alleato alla sinistra, altri, invece, ritengono che ha
intenzione di rimanere indipendente. Altre indiscrezioni legate a Merlo,
riferite a News ITALIA PRESS da Vita, vogliono che la sua candidatura potrebbe
mettere a rischio l'elezione di Mariza Bafile. “Alle scorse elezioni – ha
spiegato Vita – Bafile ha ottenuto meno di 3.000 voti in Venezuela e circa
( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Sull alleanza coi
radicali ha fatto male i propri calcoli Adesso Walter va a caccia di cattolici... Giacomo Stucchi Povero Walter Veltroni, non c è
neppure il tempo di archiviare le estenuanti trattative con Antonio Di Pietro e
con Marco Pannella, che si apre subito un altro fronte, molto più ampio e
complicato. Questa volta, infatti, non si tratta di mercanteggiare qualche
seggio in più o in meno, né di trovare un intesa su questo o quel punto del
programma. No, questa volta c è in ballo qualcosa di molto più importante,
ovvero chiarire all opinione pubblica se il Pd può essere la casa comune di cattolici e laici, o se invece gli uni e gli altri dovranno
conviverci da separati in casa. Per ironia della sorte, sono proprio gli
elettori cattolici di centro, che Veltroni sta
cercando di convincere in tutti i modi nelle ultime settimane, che lo
costringono a dirimere una disputa non prevista. La
dicotomia cattolici-laici, però, rischia di essere dirompente. Così, il segretario
del Pd reagisce a suo modo, dando cioè un colpo alla botte e uno al cerchio,
per avere tanto i voti dei cattolici quanto quelli dei laici. È
partita così la caccia al candidato credente, che però non gli è andata
benissimo. Dopo l intesa con i radicali, era quasi inevitabile che si
creasse una situazione simile. Il fatto è che Veltroni probabilmente era
convinto che Emma Bonino gli facesse guadagnare almeno un punto in percentuale
in più, e perciò è stato il principale sponsor all
interno del suo partito per l'accordo con i radicali. Adesso però, gli ultimi
sondaggi non solo dicono che questo matrimonio non si è rivelato un grande
affare in termini di consensi elettorali ma che, addirittura, potrebbe erodere
voti sul fronte del voto cattolico. Ecco perché, secondo le simulazioni di
voto, la situazione per il Pd sembra diventare preoccupante. Ma si è trattato
di un errore di valutazione o di pressappochismo? Forse, come ha fatto
giustamente osservare Gianni Baget Bozzo, nel suo articolo su il Giornale,
"non si pensava che la questione tra cattolici e
laici esplodesse nel Pd con tanta violenza, la convivenza era un fatto
acquisito nell Ulivo e nel Partito democratico. Il Popolo della Libertà invece
che nasce dalla lunga collaborazione tra laici e cattolici
del centrodestra non ha mai avuto bisogno di accentuare né le questioni
cattoliche né quelle laiche. Si è fondato sulla tradizione politica italiana,
che su questo punto riconosce nella posizione della Chiesa un valore di
principio morale che ciascuno interpreta secondo la scienza della propria
vita". La questione, invece, è molto diversa per il Pd, dove, ciò che
sembrava essere un problema risolto, anche a seguito della marcia di
avvicinamento tra popolari e diessini, esplode in tutta la sua virulenza.
Probabile, quindi, che anche in questo caso Walter abbia clamorosamente
sbagliato i calcoli e si trovi quindi costretto ad inseguire delle posizioni
che considerava acquisite. [Data pubblicazione: 29/02/2008].
( da "Liberazione" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'
Curare anche senza
il sì dei genitori Solo sei i voti contrari al documento Il comitato di
Bioetica: giusto accanirsi sui feti. Organismo delegittimato Angela Azzaro I
feti fortemente prematuri siano rianimati anche contro la volontà dei genitori.
E vengano trattati alla stregua di qualsiasi paziente. Il Comitato nazionale di
bioetica, a stra-maggioranza cattolica, ha approvato ieri un documento che
riconosce definitivamente lo statuto giuridico dell'embrione e boccia la Carta
di Firenze che stabiliva la 25 settimana come limite per l'intervento
terapeutico nei confronti dei feti. E' una presa di posizione politica, in
pieno appoggio al documento dei neonatologi delle cliniche universitarie
romane. I voti contrari sono stati solo sei. Così pochi, da poterli e doverli
scrivere tutti. Sono i nomi dell'Italia che resiste all'oscurantismo. Carlo
Flamigni, Laura Guidoni, Claudia Mancina, Demetrio Neri, Monica Toraldo di
Francia, Grazia Zuffa. Immediata la loro reazione che contesta il merito e il
metodo. Partiamo dal metodo. Lo spiega bene Carlo Flamigni che in apertura di
seduta chiede una discussione preliminare sulla Carta di Firenze per poter
mettere a confronto le diverse posizioni. Nulla da fare. Il documento è pronto,
rende conto di una sola posizione e viene votato. Ma è proprio questo che si
contesta. "Con Demetrio Neri abbiamo chiesto, tante volte, che i documenti
non venissero messi al voto: sulle questioni etiche non si deve votare. Il
Comitato di bioetica, che non è stato eletto
democraticamente ma è di nomina governativa, dovrebbe descrivere le diverse
posizioni. Spetta poi alla politica mediare tra questi punti di vista. Ma la
nostra posizione è perdente". L'altro punto scottante riguarda il merito.
Veniamo al documento. Che cosa dice? Dice che non esiste limite temporale (alla
divina provvidenza): un feto nato prematuro deve essere rianimato anche se al
di sotto della 22esima settimana. E dice che per fare questo il medico se ne
può altamente sbattere del parere dei genitori. La Carta di Firenze sostiene
che il feto non deve essere rianimato se non dopo la 25esima settimana. Lo
stabilisce non per un gioco di numeri, ma perché i medici che la hanno firmata
pensano che prima di allora non ci siano certezze scientifiche che garantiscano
la possibilità di vita del feto (una vita degna di questo nome). Insomma prima
di quel tempo si tratta di accanimento terapeutico. Flamigni spiega: "Al
contrario di ciò che afferma il documento, penso sia necessario considerare
l'età gestionale del feto e gli eventuali danni che questo potrebbe aver
subito. Non si può rianimare a tutti i costi un feto nato prematuro sapendo che
sarà magari condannato a vivere alla stregua di un vegetale. Ma non si può
chiamare vita". Il documento approvato ieri pone almeno due questioni. La
prima riguarda lo scontro in atto sull'idea di vita. E' saltato ormai ogni
confine tra ciò che si può dire e fare e ciò che, per pudore, sarebbe meglio
non dire e fare. Leggiamo, per capire, quello che afferma il vice presidente
del Comitato Francesco D'Agostino, triste veterano della materia. "La
rianimazione del feto fortemente prematuro in linea generale deve seguire gli
stessi criteri di quella di tutti gli altri pazienti. Come avviene per esempio
per una persona adulta che ha subito un incidente stradale e arriva al Pronto
soccorso: questa viene assistita e rianimata anche se ci sono rischi di
menomazione e handicap". Il feto come persona, come uno di noi. Anche se
soffre, anche se è un vegetale. Qualsiasi cosa pur di affermare l'idea della
vita di una parte dei cattolici. L'altra
considerazione riguarda il Comitato nazionale di bioetica. Smettiamo di
chiamarlo così. La bioetica è la valutazione delle diverse posizioni etiche,
non l'imposizione di un solo punto di vista. Quando è così si chiama
fondamentalismo. E noi viviamo sempre più in un paese fondamentalista. La
composizione dell'organismo è tutta sbilanciata sui cattolici
integralisti. E, questa volta, non possiamo neanche prendercela con la destra,
perché questo Comitato è ancora quello scelto dal precedente governo. E' insomma
timbrato Romano Prodi. Il prossimo governo potrebbe metterci mano, ma
probabilmente non lo farà considerato che l'attuale (a parte quei pochi nomi) è
pienamente rappresentativo della destra e dei voleri vaticani. Ma abbiamo anche
imparato, in questi mesi di battaglia sui feti e contro la libertà di scelta
delle donne, che al peggio non c'è mai fine e che con un governo di destra o Pd
potrebbe addirittura prendere una piega anche peggiore. Si potrebbe provare a
chiedere che o il Comitato diventi davvero un luogo plurale o pure vadano tutti
a casa. Non ce lo concederanno? Probabile, ma almeno non avremmo più timore di
dire le cose come stanno: l'Italia non è più un paese laico. 01/03/2008.