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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Laici e chierici"

Una scuola per ogni tribù: ovvero la parità scolastica secondo i clericali ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che in una lezione alla Cattolica di Brescia ha auspicato "pluralità di scuole e piena parità scolastica": bisognerebbe leggere il testo integrale di Scola; e magari trovarvi la sorpresa della non inconciliabilità fra la sua tesi e quelli che sono stati e sono i due principi paralleli della politica scolastica liberale, cioè italiana: l) l'istruzione la impartisce lo stato,

La strada del dialogo ora è più ardua ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: È ormai iniziata una nuova stagione nei rapporti tra credenti cristiani e i cosiddetti "laici", cioè non cristiani in Italia. Da un confronto, un dialogo? siamo passati a una stagione di aperto conflitto, di non ascolto, di polemica e a volte a situazioni di intolleranza, fino al disprezzo dell'altro" (Enzo Bianchi, La Stampa, 10 febbraio).

Moro, l'audacia del politico ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fin dal titolo "laicamente profetico " ? Pensieri lunghi e tempi nuovi ? ha volutamente "confuso", cioè messo insieme, lo statista democristiano e il suo interlocutore comunista, Enrico Berlinguer. Il fatto che poi quest'assemblea dei gruppi fosse anche l'ultima tappa della legislatura, l'occasione per ringraziamenti e saluti,

Chiesa reale e chiesa di carta - michele serra ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: non è forse questo uno dei massimi problemi dei cattolici italiani di oggi? (Non dei laici: dei cattolici). Come mai ? per dirne solo una ? l'esperienza formidabile del cattolicesimo conciliare e del cattolicesimo sociale non genera, oggi, voci chiaramente intelligibili, almeno tanto forti quanto quelle "ufficiali"?

Il pluralismo scolastico e i suoi confini ( da "Secolo XIX, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: i compiti dello Stato. Eh no, caro Professore, anche noi laici conosciamo un po di latinorum e quello nostro ci ricorda il principio aureo della sovranità popolare, altre volte evocato in queste pagine: "quod omnes tangit ab omnibus tractari et approbari debet", ciò che riguarda tutti deve essere dibattuto e approvato da tutti.

Il Pd cresce ma non tra i cattolici Col sì ai radicali scendono del 3% ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ciò che ha ovviamente comportato una diminuzione dell'incidenza percentuale del voto cattolico all'interno del Pd (dal 29% di due mesi fa al 26% attuale). Insomma, l'espansione recente del Pd è avvenuta quasi esclusivamente sul fronte laico, anche se si è registrata una sostanziale "tenuta " dei voti cattolici già acquisiti in passato.

Una giovane al posto di De Mita <Proverò a tenere tutti i voti> ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: strumentali tra laici e cattolici". Nel luglio scorso era ancora schierata in difesa di De Mita: "Non si può buttare dalla finestra la storia di chi è stato protagonista delle generazioni precedenti". Ma il nuovo avanza e adesso tocca a lei. "De Mita? E stato importante nella storia degli anni Ottanta, ma non si va via da un partito perché il leader decide di investire sui giovani"

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36 categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La Repubblica, laica, democratica, antifascista nata dalla Resistenza, ha riesumato, adeguandolo ai testicoli, l'imperativo mussoliniano: "Chi si tocca è perduto". Per l'infrazione si pagherà una multa di 200 euro. Come dire, uno Stato non solo ridicolo, anche accattone.

Bioetica, il voto dei <saggi> <Rianimare i prematuri> ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma è davvero difficile pensare che il documento esca fuori in piena campagna elettorale, con il Pd impegnato a cucire i delicati rapporti tra laici e cattolici. La Pdl invece non lesina commenti positivi. "Decisione rivoluzionaria, apprezzabile ", secondo Isabella Bertolini, FI. Margherita De Bac.

Polemiche ( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: preferendo alla creazione di una sinistra riformista, laica, democratica e ancorata ai principi del socialismo europeo, la creazione di un cartello elettorale formato dai "rimasugli" di quella tradizione cattolico-comunista italiana, ancora inconsapevole di avere, da oltre vent'anni, subito una sconfitta ideologica e politica.

Periscopio bisogna saper parlare da uomini normali ( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Un destino a cui proprio i laici sono ben lungi dal volersi rassegnare. Ma a cui si finisce per essere condannati, se non si è in grado di ridiscutere anche l'impostazione data, dai più influenti settori della gerarchia cattolica, al dibattito pubblico sulla nuova questione antropologica.

Circoscrizione Estero: sussurri e grida nei corridoi delle alleanze. A destra e a sinistra ( da "Voce d'Italia, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ora si è persa una parte politica e si è formato un movimento dal carattere più delineato, che unisce la componente laica e quella cattolica”. Ad annunciare la sua candidatura per il PD anche Fabio Porta. Vi sarà poi una lista del neonato Partito delle Libertà che raggruppa Forza Italia ed Alleanza Nazionale, ma, a quanto pare in America latina anche la Lega.

Adesso Walter va a caccia di cattolici ( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La dicotomia cattolici-laici, però, rischia di essere dirompente. Così, il segretario del Pd reagisce a suo modo, dando cioè un colpo alla botte e uno al cerchio, per avere tanto i voti dei cattolici quanto quelli dei laici. È partita così la caccia al candidato credente, che però non gli è andata benissimo.

Il comitato di Bioetica: giusto accanirsi sui feti. Organismo delegittimato ( da "Liberazione" del 01-03-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: maggioranza cattolica, ha approvato ieri un documento che riconosce definitivamente lo statuto giuridico dell'embrione e boccia la Carta di Firenze che stabiliva la 25 settimana come limite per l'intervento terapeutico nei confronti dei feti. E una presa di posizione politica, in pieno appoggio al documento dei neonatologi delle cliniche universitarie romane.


Articoli

Una scuola per ogni tribù: ovvero la parità scolastica secondo i clericali (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, leggo sul Corriere della sera che il giornale della conferenza episcopale ha lanciato, con un articolo del pedagogista (credo) Giacomo Samek Lodovici, l'appello ai partiti affinché i programmi elettorali contengano la "piena parità scolastica". Dall'analisi corrosiva che ne ha fatto il quotidiano, risulterebbe che ogni tribù ideologica, politica, religiosa, razziale, geografica avrebbe diritto a ottenere dallo stato una scuola coerente con la "cultura" che la famiglia e la tribù danno ai propri figli. È questo il cattolicesimo italiano del 2008? ELEONORA BANFI, RHO (MI) Non credo, cara signora, o almeno lo spero. Le confesso che leggo poco i giornali clericali, come quelli dell'estrema destra e dell'estrema sinistra, remoti dalla mia cultura. Ma, siccome in redazione ci passano tutti sotto gli occhi, e si ha il dovere di guardarli tutti, ho dato anch'io uno sguardo a quell'articolo, che mi sembrava un esercizio paleontologico. Del tema mi occupavo trent'anni fa quando scrivevo libretti contro i libri scolastici di parte (Ma non è una scuola seria, ed. Sugarco) e quando i grandi direttori generali cattolici di viale Trastevere e i grandi pedagogisti della stessa area culturale si chiamavano Giovanni Gozzer e Luciano Corradini; e i loro libri (Scuole a confronto, del primo, Scuola e famiglia del secondo, e infintiti altri) li pubblicava a Roma un vero apostolo dell'editoria scolastica liberale, Amando Armando, senza i mezzi de La Scuola di Brescia o di altre importanti editrici cattoliche. La campagna contro i libri di testo inquinati, successiva alla rivoluzione del Sessantotto che aveva appunto invaso le scuole con testi ideologizzati, fu uno dei cavalli vincenti della nostra battaglia (ma allora i cattolici, tranne eccezioni, stavano con noi liberaldemocratici) contro la "cultura della resa". Mi ha sorpreso ritrovare fra le citazioni di Gian Antonio Stella, autore della stroncatura pubblicata dal Corriere, alcune righe che ancora ricordo a memoria di testi di trenta o vent'anni fa, che nella mia ignoranza credevo ormai usciti dalla scuola. Temo che più si estremizzano le battaglie talebane contro la libertà laica, cioè di tutti, in nome dell'" assoluto" proprio contro le culture "relative" degli altri, e più gli altri reagiscano ricercando perfino tra i rottami della storia quel che possa servire a contraddire i nuovi ajatollah. Francamente non sono in grado di valutare il pensiero del cardinale Scola, che in una lezione alla Cattolica di Brescia ha auspicato "pluralità di scuole e piena parità scolastica": bisognerebbe leggere il testo integrale di Scola; e magari trovarvi la sorpresa della non inconciliabilità fra la sua tesi e quelli che sono stati e sono i due principi paralleli della politica scolastica liberale, cioè italiana: l) l'istruzione la impartisce lo stato, come istruzione super partes, proprio per superare quello che per secoli era stato il monopolio di una sola parte, la scuola dei preti; 2) l'integrazione della scuola pubblica con scuole di iniziative private, come sosteneva Piero Gobetti nella sua veemente requisitoria contro il monopolio pubblico in Rivoluzione liberale, e come la nostra Costituzione ha messo nero su bianco. Tale pluralità è garantita dall'"etica" ma dalla legge. Che è proprio quel che non riescono a digerire i predicatori dell'assoluto, le cui polemiche contro il relativismo ("culturale" e non solo) degli altri concittadini sono pro domo sua.

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La strada del dialogo ora è più ardua (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

CATTO La strada del dialogo ora è più ardua ANGELO BERTANI Un anno fa, nella "Lettera agli amici", la Comunità di Bose confessava: "Non possiamo negare che si sia accresciuta una sensazione di disagio e di sofferenza all'interno della chiesa di Dio che è in Italia e nei rapporti tra i cristiani e la società civile: la contrapposizione sembra aver preso il sopravvento sul dialogo, lo schierarsi in antagonismi sulla riflessione condivisa, l'affermazione di sé sull'ascolto dell'altro". Da allora la situazione si è aggravata: "È ormai iniziata una nuova stagione nei rapporti tra credenti cristiani e i cosiddetti "laici", cioè non cristiani in Italia. Da un confronto, un dialogo? siamo passati a una stagione di aperto conflitto, di non ascolto, di polemica e a volte a situazioni di intolleranza, fino al disprezzo dell'altro" (Enzo Bianchi, La Stampa, 10 febbraio). Qualcuno si era illuso che i problemi si sarebbero risolti col passaggio dall'"unità politica" nella Dc ad una diaspora dei credenti nei vari schieramenti. Invece la strada si è fatta anche più ardua, come spiega l'ultimo numero della rivista Presbyteri, intitolato "Credenti in Cristo in tempo di bipolarismo". "La chiesa è polarizzata solo sul suo Signore" afferma l'editoriale; ma la cronaca dice altrimenti. Tanto che Alberto Melloni ha ragione di ammonire che: "Il problema della chiesa è la sua credibilità evangelica, non quella politica" (Unità, 13 febbraio). Gigi Pedrazzi (Il coraggio del dialogo, Repubblica, 26 febbraio) con rara finezza spiega le difficoltà e la bellezza del dialogo: la fatica che chiede, la speranza che alimenta. Occorre che l'intera comunità cristiana, e non solo la gerarchia, pratichi il dialogo, la corresponsabilità e quel "discernimento " sulla realtà, come dice la Octogesima Adveniens. Ed Enzo Bianchi si spinge fino a proporre un forum, un luogo in cui i credenti possano riflettere e discutere con libertà sulla loro originalità profonda, la "differenza cristiana", ma senza indicare le soluzioni tecniche, ricordando le parole di Paolo VI: "Una medesima fede può condurre a impegni diversi? ciò che unisce i fedeli è, in effetti, più forte di ciò che li separa" (La Stampa, 24 febbraio). L'altra sera a Roma, nell'incontro delle componenti cattoliche nel Pd Riccardi, Formigoni, Garelli e tanti altri lo hanno sottolineato. E Roberta de Monticelli (L'errore della teopolitica, Repubblica 27 febbraio) soggiunge: "È strano quanto, anche con le migliori intenzioni, i cattolici italiani di tutti gli orientamenti politici ancora insistano sull'idea che i partiti in cui militano debbano soprattutto tutelare la loro identità cattolica, cioè renderla visibile ed affermarla".

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Moro, l'audacia del politico (sezione: Laici e chierici)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

18 FEBBRAIO 1978 Il Pd ha ricordato il "discorso ai gruppi parlamentari" Moro, l'audacia del politico "Il mondo è pieno di politici che spiegano le cose accadute. Ma i grandi sono quelli che cambiano il mondo, convincendolo della giustezza di una s da" CHIARA GELONI "Era una riunione di gruppo, come quelle che facciamo noi...", riflette a voce alta Anna Finocchiaro. Era il 28 febbraio di trent'anni fa, e qualcuno, per un'antica consuetudine, registrò su un nastro quello che sarebbe diventato poi, per eccellenza, "il discorso ai gruppi parlamentari" di Aldo Moro. Tutto si stava compiendo e tutto doveva ancora succedere, ma quel discorso che spiegava la solidarietà nazionale, la forza di quella persuasione e ? si direbbe oggi ? di quella leadership, non è stato più dimenticato. Così il Partito democratico, nel suo primo anno di vita, ha voluto, per iniziativa di Antonello Soro e della Finocchiaro, insieme a Walter Veltroni e a Dario Franceschini, onorare questo trentennale parlando non del "caso Moro" ma del Moro politico, della sua "intelligenza degli avvenimenti", e farlo ancora in una riunione dei gruppi parlamentari, mettendosi in ascolto delle due voci autorevolissime di Leopoldo Elia e Alfredo Reichlin. E, come spiega Soro, fin dal titolo "laicamente profetico " ? Pensieri lunghi e tempi nuovi ? ha volutamente "confuso", cioè messo insieme, lo statista democristiano e il suo interlocutore comunista, Enrico Berlinguer. Il fatto che poi quest'assemblea dei gruppi fosse anche l'ultima tappa della legislatura, l'occasione per ringraziamenti e saluti, non ha fatto che accrescerne i significati. Non bisogna confondere troppo, ma è difficile non farlo. "De te fabula narratur", ripete il segretario del Pd, questa storia parla di noi. Perché "il mondo è pieno di politici che spiegano le cose accadute. Ma i grandi politici sono quelli che cambiano il mondo, convincendolo della giustezza di una sfida, di un obiettivo". E Veltroni elenca: "De Gasperi Moro Berlinguer, che andò al congresso del Pcus a dire che la democrazia è un valore universale", il famoso "strappo". Poi, con più cautela, "anche Craxi, per molti versi, e La Malfa, almeno sull'economia". De te fabula narratur, se hai in testa una politica capace di non separarsi dal suo retroterra sociale, anche quando ne è contestata ("Tempi nuovi s'annunciano..."), e allo stesso tempo di spingere lo sguardo verso obiettivi nuovi. E se pensi che anche nel più aspro dei conflitti con il tuo avversario occorre saper convergere sull'interesse generale del paese ("se fosse prevalsa quella capacità di pensiero lungo oggi avremmo il governo Marini con l'obiettivo di una democrazia in cui la maggioranza è capace di decidere e la minoranza ha funzione di controllo e di organizzazione dell'alternativa ": erano gli stessi obiettivi di cui parlava Moro allora, la democrazia dell'alternanza, non sono stati ancora raggiunti, però. La nostra è ancora una democrazia incompiuta, una democrazia difficile). A Elia e Reichlin è affidato il compito di ricordare tutto quello che allora è cominciato, e insieme tutto quello che allora è stato interrotto e che solo oggi, come diceva Pietro Scoppola, può essere portato a compimento. Moro non aveva in mente il Partito democratico, certo. "Non era un cattocomunista, era un anticomunista", mette in guardia dalle semplificazioni Reichlin. E però, diceva, "il nostro non è l'anticomunismo della destra". "Senza la categoria dell'anticomunismo democratico non si capisce la democrazia italiana", osserva Reichlin senza nascondere "il fascino che Moro esercitava al secondo piano di Botteghe Oscure ". "Non eravamo cattocomunisti neanche noi. Ma disprezzavamo l'anticlericalismo piccolo borghese, riconoscevamo il ruolo dei cattolici e le speranze suscitate dal cattolicesimo democratico". Un lungo cercarsi, la Costituzione "scritta non dai ceti dominanti, ma dai capi delle masse escluse, uomini tornati dall'esilio o usciti dalle prigioni ". Fino alla terza fase: fu un'illusione fuori dal tempo o una grande occasione mancata? ""Abbiamo osato troppo", mi disse un collaboratore di Moro dopo il tragico finale", racconta Reichlin. "È vero, può darsi che non siamo stati abbastanza realisti. Ma è realistica la politica? Il Pd è un progetto realistico? Dobbiamo mettere insieme non solo culture riformiste, ma pezzi di popolo ? conclude Reichlin ? E possiamo farlo perché alle nostre spalle c'è una storia ". L'intervento commosso e asciutto di Elia racconta proprio quanto Moro sapesse "osare". Uno capace a suo tempo di convincere Giovanni XXIII, scavalcando i vescovi contrarissimi al centrosinistra e pronti a nuove scomuniche: "Facciano pure", disse invece il papa, spiazzando tutti. Il capo di un partito che teorizzava ? proprio in quei giorni del '78, in un'intervista a Eugenio Scalfari ? che fosse "necessario" per la Dc uscire dallo stato di "potere permanente " che l'avrebbe inevitabilmente corrotta, e sapeva che questo obiettivo rendeva obbligatorio, non subito, passare la mano per un po' agli avversari del Pci: "Ci incontreremo, poi ci lasceremo". Un politico che non separava il concetto di libertà da quello di liberazione, "perché per godere della libertà l'uomo deve essere libero dal bisogno". E che capiva che chiedere l'unità dei cattolici alle urne e poi rivendicare l'autonomia politica della Dc era un po' paradossale. "Per cui il referendum sul divorzio gli suggerì un discorso al Consiglio nazionale, in cui spiegò che in un'Italia così cambiata non si può più pensare di forzare attraverso strumenti di legge la disciplina dei comportamenti umani. E che principi e valori cristiani vanno difesi al di fuori delle istituzioni e delle leggi ". Basterebbe questo.

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Chiesa reale e chiesa di carta - michele serra (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti CHIESA REALE E CHIESA DI CARTA MICHELE SERRA Con un cortese ma vigoroso articolo sull'Avvenire, Dino Boffo mi rimprovera di polemizzare con "la Chiesa di carta" (cioè con il suo distorto riflesso mediatico) e non con la "Chiesa reale". Più in generale, Boffo lamenta l'attitudine, in campo laico, a costruire, per comodità polemica, un'immagine della Chiesa riduttiva e iper-politicizzata. Ai limiti della caricatura, e a costo di far derivare ogni opinione cattolica da una inesistente indicazione delle gerarchie ecclesiastiche. Apprezzo (e accolgo) il sentimento di orgoglio giornalistico che traspare dall'intervento di Boffo: le opinioni di Boffo e di altri giornalisti cattolici sono certamente libere e soprattutto di loro pertinenza, e non il frutto di un'imbeccata vescovile. Mi limito a rivendicare, specularmente, anche la spensierata indipendenza delle mie opinioni, che Boffo sembra voler includere nel novero onoratissimo, ma maliziosamente architettato, degli "editorialisti debenedettiani" e di quelli "del giornale delle Banche". Il laicismo plutocratico e borghese non è meno caricaturale, come attore politico-culturale, del clericalismo baciapile. A parte questo, è perfettamente vero che esiste, tra i laici, un'irritabilità diffusa che spesso conduce a un eccesso di legittima difesa: come se le opinioni della Chiesa andassero a cozzare contro un edificio, quello della cultura laica, troppo fragile e insicuro per farsene serenamente una ragione. In questo senso Boffo ha ragione, anche se la mia soluzione (ridimensionare drasticamente il peso mediatico delle esternazioni vaticane: proprio come se fossimo un Paese secolarizzato) è probabilmente differente dalla sua. Detto questo si deve però dire che se l'immagine della Chiesa, e specialmente dell'organizzazione dei vescovi italiani, negli ultimi anni è fortemente connotata in senso politico, la colpa non è solamente degli "editorialisti debenedettiani" e "del giornale delle Banche". I vescovi, che vivono nel nostro stesso Paese e nel nostro stesso groviglio mediatico, sanno benissimo che la cospicua mole delle loro parole, ammesso che riesca ad arrivare al terminale ultimo delle coscienze dei credenti, è prima destinata a prendere la forma magari sbrigativa, ma inevitabile, di notizia d'agenzia, titolo di telegiornale e di giornale. E il rosario di questi titoli, da parecchio tempo, suona come un incessante richiamo alla priorità della morale confessionale rispetto alle morali (al plurale) della società italiana, alle quali lo Stato e la politica, che sono di tutti, devono necessariamente riferirsi. Per fare solo un esempio, certamente il più vistoso, il concetto quotidianamente ribadito di "primato della famiglia tradizionale" non può non figurare come una irriducibile presa di posizione contro qualunque tentativo di legalizzare le unioni di fatto, non per caso naufragato in Parlamento a causa dei dubbi dei cattolici di entrambi gli schieramenti. Dubbi leciti: ma in che misura aggravati e drammatizzati dalla martellante azione di persuasione dei vescovi? Infine. Se è verissimo, come afferma il direttore di Avvenire, che la comunità dei cattolici e financo la Chiesa strettamente intesa sono ben altro, per ampiezza di esperienze e di opinioni, rispetto alla "Chiesa di carta", non è forse questo uno dei massimi problemi dei cattolici italiani di oggi? (Non dei laici: dei cattolici). Come mai ? per dirne solo una ? l'esperienza formidabile del cattolicesimo conciliare e del cattolicesimo sociale non genera, oggi, voci chiaramente intelligibili, almeno tanto forti quanto quelle "ufficiali"? Forse per la paura di subire "caricature mediatiche"? Ma sarebbe, almeno, una caricatura più sfaccettata, meno monocorde, quella di una Chiesa che non parla solo di morale sessuale e di dottrina da preservare dai colpi della secolarizzazione. E parla anche d'altro, e fa parlare anche gli altri che al suo interno paiono avere perduto la voce. Gli hanno levato il microfono o tacciono per sfinimento?.

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Il pluralismo scolastico e i suoi confini (sezione: Laici e chierici)

( da "Secolo XIX, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

DINO COFRANCESCO L'editorialista di Avvenire, Giacomo Samek Lodovici, nel suo articolo del 23 febbraio scorso, intitolato "Soltanto una scuola libera sarà anche pertinente", ha portato, senza volerlo, un contributo di chiarezza al dibattito, in corso da tempo, sul pluralismo, la laicità della scuola, i nuovi diritti, il multiculturalismo etc. "L'esistenza di scuole non statali - ha scritto - garantisce un principio morale e irrinunciabile, che non è certo di parte: la libertà dei genitori di scegliere per i figli una scuola conforme alle proprie convinzioni". Ne deriva l'impegno dello Stato a rendere possibile "una reale ed effettiva libertà di scelta, realizzando una vera parità scolastica e consentendo ai genitori di iscrivere i figli negli istituti più confacenti alle loro convinzioni. Lo Stato deve cioè garantire la possibilità che i genitori di sinistra possano mandare i figli in scuole di sinistra, quelli liberali in scuole liberali, quelli cattolici in scuole di ispirazione cattolica". È un principio, ha commentato Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, che "automaticamente dovrebbe essere esteso, salvo forzature costituzionali, ad islamici e buddisti, geovisti e 'scientologisti', induisti e animisti e cultori del wudu". L'ironia è del tutto giustificata, ma forse è utile non fermarsi ad essa. Nello scritto di Samek Lodovici, infatti, vengono alla luce tutti gli equivoci e i fraintendimenti che "la filosofia delle scuole italiane"? penso ad antropologi culturali come Marco Aime - ha prodotto, in questi ultimi anni, in quantità industriale. Innanzitutto, l'idea che qualsiasi cosa si insegni ai giovani è espressione della tribù di appartenenza. "Un sistema scolastico che |?| non propone e non valorizza nessuna cultura e nessun modello di vita - fa rilevare Samek Lodovici - in realtà fa una precisa scelta culturale: quella del relativismo, in cui tutte le opzioni sono sullo stesso piano". Se i sociologi multiculturalisti esaltano il relativismo, Avvenire lo demonizza, ma la sostanza non cambia: dal relativismo non si esce giacché il sapere autentico è sempre saturo di valori, buoni o cattivi che siano. In altre parole, la storia d'Italia può essere riscritta in una prospettiva marxista, cattolica, liberale, islamica etc., ma sarebbe vano pretenderne una che metta d'accordo tutti. Nessuno ha spiegato ai nemici e agli amici del relativismo che la neutralità delle scienze umane non sta nei risultati della ricerca, ma nella possibilità di discuterne il metodo: ogni apparecchio ci restituisce fotografie parziali del mondo, a causa delle diverse sensibilità estetiche e morali dello spettatore, ma la tecnica di costruzione dello strumento ottico non ha nulla di arbitrario e richiede conoscenze sicure e non improvvisate. Nell'articolo di Samek Lodovoci, però, si ritrova un equivoco ben più grave che non riguarda più il piano epistemologico bensì quello civile e politico. Per dirla in breve, il pluralismo scolastico - come ogni altra specie di diritti sociali - ha una ben diversa valenza in una comunità politica sorretta dal Welfare State, come in genere sono gli stati europei, e in una fondata su una coerente logica di mercato. Nella seconda, la piena libertà di insegnamento potrebbe estendersi fino all'abolizione della lettera 'X' che troppo somiglia alla croce - come proposto dalla Commissione saudita per la Promozione della Virtù? giacché ognuno paga del suo e nessuno può esigere che sia la collettività a farsi carico delle sue scelte educative: in compenso, alla più completa libertà scolastica corrisponde l'abolizione del valore legale dei titoli di studio e il correlativo potere di un istituto di astronomia di non assumere il laureato in fisica tolemaica che non riconosca le teorie di Copernico e di Galileo. Poiché il caso di una società welfarista è completamente diverso, il richiamo di Samek Lodovici alla "reale ed effettiva libertà di scelta" scade a pura retorica. Il suo discorso non avrebbe fatto una piega (al di là dell'antiquata idea della scienza) se non avesse tirato fuori, con tanta insistenza, i compiti dello Stato. Eh no, caro Professore, anche noi laici conosciamo un po' di latinorum e quello nostro ci ricorda il principio aureo della sovranità popolare, altre volte evocato in queste pagine: "quod omnes tangit ab omnibus tractari et approbari debet", ciò che riguarda tutti deve essere dibattuto e approvato da tutti. Nessuno vieta, che ne so, ai legionari di Cristo di insegnare quello che vogliono, ma se rivendicano il sostegno economico dello Stato e il riconoscimento dei loro diplomi e delle loro lauree, dal momento che "lo Stato siamo noi", debbono convincerci che le conoscenze impartite ai loro allievi sono per noi utili e indispensabili. "È la democrazia, bellezza!". Il pluralismo è una gran bella cosa se nessuno ci rimette del suo; ma se si fosse costretti un domani, attraverso il prelievo fiscale, a destinare una quota sia pur minima di reddito al sostentamento delle madrasse islamiche - la quintessenza dell'intolleranza e della superstizione religiosa - si rischierebbe di riscoprire, forse, le potenzialità"liberali" dei giacobini ovvero di quei nemici implacabili del pluralismo che all'Hotel l'Epée di Quimper avevano scritto: "In questo locale è vietato sputare per terra e parlare bretone!" (Chissà cosa avrebbero pensato i seguaci di Robespierre se si fossero imbattuti nei pluralisti del nostro tempo, che non si accontentano della libertà di "parlare bretone", ma vogliono che tutti i cittadini mettano mano al portafogli per finanziare le scuole bretoni e, semmai, imporre il bretone nelle insegne e nei registri pubblici). Dino Cofrancesco è docente di Storie del pensiero politico all'Università di Genova. 01/03/2008.

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Il Pd cresce ma non tra i cattolici Col sì ai radicali scendono del 3% (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 9 autore: di RENATO MANNHEIMER categoria: REDAZIONALE Il sondaggio Il voto dei praticanti va in maggioranza al Pdl. Poi Lega e Udc Il Pd cresce ma non tra i cattolici Col sì ai radicali scendono del 3% Una volta c'era il partito dei cattolici. Chi voleva votare seguendo la propria identità religiosa, sceglieva nella maggior parte dei casi la Democrazia cristiana, che era considerata l'espressione politica degli orientamenti della Chiesa. Col tempo, tuttavia, le cose sono mutate: dall'appoggio ad un solo partito, la Chiesa è passata alla progressiva attenuazione delle indicazioni di voto e al tentativo di influenzare i contenuti programmatici della maggior parte possibile di forze politiche. Al tempo stesso, nella popolazione il bisogno di rappresentare il proprio "essere cattolici" anche attraverso il voto è stato progressivamente sempre meno sentito. Oggi i cattolici praticanti, vale a dire chi si reca a Messa almeno una volta alla settimana, sono grossomodo il 30% degli italiani e si trovano in tutti i partiti, in misura pressoché proporzionale al consenso che questi ottengono nell'elettorato. Alcune forze però risultano relativamente più "gettonate" di altre e vedono al loro interno un numero proporzionalmente maggiore di cattolici. Di conseguenza, il più importante "partito cattolico " è il Pdl, cui fa riferimento la maggiore quantità di fedeli in valore assoluto. Ancora, raccolgono voti cattolici in misura più che proporzionale la Lega Nord e l'Udc di Casini. Se si prescinde, tuttavia, dalla quantità di cattolici in valore assoluto e si porta invece l'attenzione sulla loro incidenza percentuale all'interno di ciascun partito, indipendentemente dalla sua ampiezza, si trova che la forza ove i religiosi sono relativamente più presenti è la Lega Nord. Segue, anche in questa graduatoria, il Pdl e, a pari merito, l'Udc di Casini. Quest'ultima, tuttavia, come si è già avuto modo di sottolineare, concentra, in misura maggiore di tutte le altre forze politiche, quei cattolici che potremmo definire più "tiepidi ", vale a dire chi si reca alla messa in modo più irregolare, una o due volte al mese. Sul lato opposto, la Sinistra Arcobaleno e il Pd mostrano l'esistenza di un deficit relativo di voti cattolici, dato che nel loro elettorato questi si trovano in misura significativamente meno che proporzionale rispetto al complesso della popolazione. In particolare, la formazione di Veltroni ha visto nelle ultime settimane una minor capacità attrattiva di cattolici, forse anche in relazione all'accordo con i Radicali. A fronte dell'incremento complessivo dei voti per il Pd registrato di recente, il numero di consensi provenienti dai cattolici si è accresciuto assai poco, ciò che ha ovviamente comportato una diminuzione dell'incidenza percentuale del voto cattolico all'interno del Pd (dal 29% di due mesi fa al 26% attuale). Insomma, l'espansione recente del Pd è avvenuta quasi esclusivamente sul fronte laico, anche se si è registrata una sostanziale "tenuta " dei voti cattolici già acquisiti in passato. In definitiva i cattolici si distribuiscono fra tutte le forze politiche: ma la porzione di praticanti che tende maggiormente a legare la scelta di voto alle proprie convinzioni religiose si dirige preferibilmente verso il centrodestra.

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Una giovane al posto di De Mita <Proverò a tenere tutti i voti> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Il personaggio Ha 26 anni e fece la tesi su di lui Una giovane al posto di De Mita "Proverò a tenere tutti i voti" DAL NOSTRO INVIATO PERUGIA - Pina Picierno studia da leader da quando, al liceo, militava nel movimento studentesco, poi si è iscritta a Scienze della comunicazione e ne è uscita con 110 e lode e tanto di menzione. La tesi? Sul linguaggio politico di Ciriaco De Mita. "è il mio mito", ha risposto per anni a chi le chiedeva chi fosse il suo modello ispiratore. Giovane è giovane, 26 anni e una passione per i berretti colorati, i gatti, i cioccolatini, le poesie di Pablo Neruda e il Pinocchio di Collodi: "Mi ricarica quando sono depressa". Ma politicamente, Pina da Teano (Caserta) non è propriamente una novizia. "Da anni è impegnata in battaglie democratiche - ha detto di lei Walter Veltroni lanciandola come avversaria dell'ex presidente del Consiglio dal palco del teatro Pavone di Perugia - Vi presento la persona che sarà capolista dove era De Mita...". Con queste parole il segretario ha consegnato alla discepola dello statista di Nusco l'eredità di mezzo secolo di potere campano, o meglio l'onore e l'onere di voltar pagina. E se è vero che De Mita ha accettato l'offerta di Pier Ferdinando Casini di correre con l'Udc, sarà una bella sfida per una che sotto l'ala protettrice di Cirì il Grande si è fatta le ossa: da responsabile dei giovani campani della Margherita a leader nazionale. E pazienza se molti suoi coetanei nel partito l'hanno sofferta più che amata. Pina aspettava questo momento da tempo e, se pure fosse preoccupata, di certo non lo darebbe a vedere. "Mi candido per dare voce alla mia generazione, i miei temi saranno Mezzogiorno, legalità e ambiente". Di chi è la colpa per la Campania sommersa dai rifiuti? "Responsabilità diffuse, non è giusto che Bassolino sia il capro espiatorio". E i voti di De Mita, riuscirà a trattenerli? "Mi pare difficile - ammette sgranando gli occhioni neri - ma ci proverò". Giura che la nomination a capolista è stata una "fantastica" sorpresa. "Mi ha chiamato Walter Verini giovedì sera ed eccomi qua". Il responsabile della campagna elettorale del Pd l'ha molto sponsorizzata e non è l'unico, da che la Picierno nella Margherita è stata sì demitiana di ferro, ma anche un po' rutelliana e, nell'ultima fase, molto franceschiniana. La politica è la sua passione, ma non tutta la sua vita. "Sono felicemente fidanzata". Risata aperta con fossette, temperamento mediterraneo e, dicono quei giovani del Pd che ne soffrono il carisma e l'inventiva, un pizzico di spregiudicatezza politica. Un anno fa, stufa di "isterismi e visioni manichee", andò in piazza con l'Arcigay per promuovere la legge sulle coppie di fatto e aveva contro mezzo partito. "Basta con le contrapposizioni strumentali tra laici e cattolici". Nel luglio scorso era ancora schierata in difesa di De Mita: "Non si può buttare dalla finestra la storia di chi è stato protagonista delle generazioni precedenti". Ma il nuovo avanza e adesso tocca a lei. "De Mita? E' stato importante nella storia degli anni Ottanta, ma non si va via da un partito perché il leader decide di investire sui giovani". Monica Guerzoni A Perugia Da sinistra: Marianna Madia, Pina Picierno, Matteo Colaninno e Walter Veltroni.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36 categoria: ALT... (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36 categoria: ALTRI OGGETTI E \\ cco un altro divieto del quale non credo gli italiani avvertissero l'esigenza. "Toccarsi" (gli attributi) in pubblico, anche furtivamente e come gesto scaramantico, è reato. Lo ha stabilito la terza sezione penale della Corte di Cassazione, definendolo "un atto contrario al decoro e alla decenza pubblica". A questo punto, che dire di uno Stato che trasforma un gesto inelegante in reato? Che è uno Stato fascista, comunista, teocratico? O solo incredibilmente stupido nella sua anacronistica vocazione repressiva? Mi chiedo da quale profondità della psiche di magistrati della Cassazione - non di un parroco di campagna - sia emersa la volontà di punire chi si tocca gli attributi. Complesso freudiano? Caso d'"isteria legislativa"? Anche se è difficile configurare il reato in termini di diritto - romano o canonico? - un fatto, comunque, è certo. La sentenza è destinata a sollevare una miriade di casi e di eccezioni. Dalla punibilità per tutto all'assoluzione per insufficienza di prove. "Toccarsi" perché prudono è un'attenuante sostenibile in un'aula di tribunale? La difficoltà, qui, mi pare consista soprattutto nel produrre i testimoni. Farlo al passaggio di un gruppo di suore è anche oltraggio alla religione e va inserito nel Concordato? Qui, la questione potrebbe acuire il conflitto nel Partito democratico fra cattolici e radicali. Chi "si tocca" di fronte a un alto ufficiale delle forze armate è un renitente alla difesa della patria o un pacifista? E il pacifista potrebbe citare a propria discolpa l'articolo 11 della Costituzione che bandisce la guerra? "Toccarsi" allo stadio, quando c'è una punizione contro la propria squadra, è scongiuro o "atto contrario al decoro" (di tifoso)? Qui, mi pare che il problema sia come perseguire "il tocco di massa". Dunque, sui tram - dove una volta c'era scritto "vietato bestemmiare" (e sputare) - adesso scriveranno "vietato toccarsi"? Non oso pensare quale sarebbe la reazione dei controllori che dovessero controllare, oltre i biglietti, anche se qualcuno si "tocca". Nel momento in cui il candidato "progressista" (Walter Veltroni) invoca un'Italia con meno vincoli, lacci e laccioli e più dinamica, e quello "neoconservatore " (Silvio Berlusconi) promette un'Italia più libera più avanzata, al passo con le democrazia occidentali, la Cassazione che fa? Se la va a prendere con chi si tocca gli attributi in pubblico, aggiungendo un nuovo e surreale vincolo a tutti quelli, e sono tanti, che già fanno dell'Italia un Paese dove tutto è proibito tranne ciò che è espressamente consentito. Non ci posso credere. Per favore, ditemi che non è vero, che non sono il cittadino di un Paese dov'è proibito per legge grattarsi i testicoli. Invece è vero, è grottescamente vero. La Repubblica, laica, democratica, antifascista nata dalla Resistenza, ha riesumato, adeguandolo ai testicoli, l'imperativo mussoliniano: "Chi si tocca è perduto". Per l'infrazione si pagherà una multa di 200 euro. Come dire, uno Stato non solo ridicolo, anche accattone. La Cassazione: reato "toccarsi" gli attributi in pubblico. Multa di 200 euro postellino@corriere.it.

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Bioetica, il voto dei <saggi> <Rianimare i prematuri> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-01 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE La decisione Ma il gruppo di scienziati sì è diviso sul documento Bioetica, il voto dei "saggi" "Rianimare i prematuri" Il comitato: cure anche se i genitori si oppongono Flamigni: terapie di frontiera, occorre il consenso dei parenti. Il Pdl: decisione rivoluzionaria ROMA - "Curarli, sempre. Senza fissare limiti temporali. Anche se i genitori sono contrari". Il Comitato nazionale di bioetica licenzia in via definitiva il parere sui neonati molto prematuri, quelli di 22-25 settimane. Quelli partoriti quattro mesi e mezzo prima della scadenza naturale e che rischiano pesanti handicap a causa dell'incompleto sviluppo. Parliamo di bambini che possono sì sopravvivere, ma che possono andare incontro a un'infanzia penosa. "Di fronte al diritto alla vita non possono esistere limiti, né vincoli di nessun tipo " rifiutano indicazioni precise sui tempi della rianimazione i saggi coordinati da Francesco Casavola. Non tutti però si sono espressi a favore del documento. In sei hanno detto no, Carlo Flamigni, Demetrio Neri, Monica Toraldo di Francia, Grazia Zuffa, Laura Guidano e Claudia Mancina. Spiegheranno le loro ragioni per iscritto. Il testo destinato al voto dell'assemblea è stato cambiato tre volte prima di essere approvato. "Il desiderio espresso dai genitori deve essere vincolante per i neonatologi - dissente Flamigni -. Parliamo di terapia di frontiera per la quale occorre il loro consenso". Il Cnb ha deciso che in presenza di segni di vitalità il bambino deve sempre ricevere assistenza, indipendentemente dall'età gestazionale e dalle scelte dei parenti. Posizione in contrasto con quella di una parte del mondo scientifico. La commissione nominata dal ministro Livia Turco aveva indicato come tempo al di sotto del quale il medico non dovrebbe utilizzare cure intensive le 22 settimane lasciando discrezionalità per le 23 settimane e indicando la necessità di cure per le 24. Ora però questi limiti potrebbero apparire più sfumati nella nuova versione riscritta dopo un confronto con il Consiglio superiore di Sanità. In linea con i bioetici di Casavola invece, i ginecologi delle università romane: rianimare sempre, genitori tenuti fuori dalle decisioni. Un tema che si intreccia con un'altra questione, sui tempi dell'aborto tardivo. Oltre le 22 settimane, almeno negli ospedali della Lombardia, la donna non può interrompere la gravidanza secondo la delibera della Regione. Anche in questo caso si attende il parere del Consiglio superiore di Sanità che dovrebbe esprimersi anche sulla pillola abortiva Ru 486. Ma è davvero difficile pensare che il documento esca fuori in piena campagna elettorale, con il Pd impegnato a cucire i delicati rapporti tra laici e cattolici. La Pdl invece non lesina commenti positivi. "Decisione rivoluzionaria, apprezzabile ", secondo Isabella Bertolini, FI. Margherita De Bac.

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Polemiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Polemiche Siamo giovani, socialisti e pure incazzati Gli slogan apparsi sui manifesti del Partito socialista ci sono piaciuti. È vero, l'Italia è un Paese di incazzati. Forse, è sfuggito che i più incazzati di tutti siamo noi, i giovani militanti del Ps. È giunta l'ora di far scattare l'orgoglio e la fierezza dell'autonomia socialista. Un primo passo importante e coraggioso è stato fatto. Il Partito socialista si appresta ad avviare una corsa solitaria, andando al voto con il nostro simbolo, le nostre liste e il nostro programma. Abbiamo rifiutato la proposta del Pd di scioglierci, come neve al sole, dentro le loro liste, come invece hanno fatto i nostri amici radicali. Ci stiamo battendo a mani nude contro un sistema d'informazione che ci esclude dai principali programmi televisivi e che non garantisce il diritto di replica; siamo sottoposti quotidianamente alla visione di sondaggi-truffa che non rispecchiano la nostra forza elettorale tantomeno la nostra capacità di attrattiva fra i cosiddetti "indecisi". È in atto una vera offensiva nei nostri confronti ma è arrivato il momento di smetterla di piangerci addosso. Continuiamo a chiederci petulantemente perché il Partito democratico non voglia apparentarsi con noi; invece di aspettare la scialuppa di salvataggio veltroniana, perché non ufficializziamo il nostro programma e il nostro candidato premier? Errori sono stati fatti nel continuare a pietire un apparentamento con il Pd. Un partito formato dagli stessi dirigenti che dalla Cosa 2 a oggi hanno cercato di affossare quella fede autenticamente socialista, preferendo alla creazione di una sinistra riformista, laica, democratica e ancorata ai principi del socialismo europeo, la creazione di un cartello elettorale formato dai "rimasugli" di quella tradizione cattolico-comunista italiana, ancora inconsapevole di avere, da oltre vent'anni, subito una sconfitta ideologica e politica. Ma non è mai troppo tardi per rimediare. Iniziamo da subito una campagna elettorale credibile, seria, incisiva e chiara. Stiliamo un programma che rispecchi i nostri valori di sempre, che affronti non solo, anche se giustamente, il problema della laicità e la difesa dei diritti civili, ma soprattutto che dia risposte concrete e soluzioni strutturali su temi a noi cari, dalla lotta al precariato, alle politiche di sensibilizzazione ambientale, alle riforme istituzionali fino ad arrivare a rimuovere le cause alla base delle nuove povertà. Non lasciamo che questo Paese venga traghettato nell'"inciucio bipartitico", o per meglio dire nel duopolio Veltroni-Berlusconi. L'Italia non si merita una sinistra anomala, con un Pd che racchiude al suo interno guelfi e ghibellini, radicali e teodem, giustizialisti e garantisti, rampolli di casati illustri e operai, e una Sinistra Arcobaleno che cita tra i suoi riferimenti europei il socialismo dei cittadini di Zapatero, ma che in Italia si dimostra figlia di quella dietrologia politica legata a doppio filo a un comunismo di stampo conservatore. Oggi più di ieri è utile un Partito socialista forte; serve però un'azione di coraggio e di rottura. Il Ps deve riempire le proprie liste di amministratori locali forti e personalità influenti, ma affiancati da giovani rappresentativi, non tanto di voti ma di qualità politiche e di progettualità futura, dimostrando che il nostro progetto politico non è arrivato al capolinea ma che invece attende solo di poter rinascere. Certi di non essere arroganti, ma di essere testardi nel non voler gettare la spugna, sognando un'altra primavera socialista, aspettiamo urgentemente con fiducia e rispetto le risposte che quotidianamente ci poniamo. 01/03/2008.

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Periscopio bisogna saper parlare da uomini normali (sezione: Laici e chierici)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2008)

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Periscopio bisogna saper parlare da uomini normali Presupposti antropologici per il dialogo Lamentare la carenza di confronto è sempre segno di una sensibilità positiva e apprezzabile. Che dovrebbe però indurre a chiedersi con rispetto se ha senso ridurre, come fa la Chiesa, il naturalismo moderno a nichilismo etico e politico Come ben sappiamo, in questi giorni il confronto culturale ed etico-politico sembra scandito innanzitutto dalla definizione di candidature, alleanze e programmi elettorali. Eppure, un tema ha comunque mantenuto il centro della scena: quello della laicità e del dialogo -o dello scontro- che intorno ad esso si determina tra i vari protagonisti della nostra sfera pubblica. Emergono ovviamente preoccupazioni e aspettative differenti, che la pressione elettorale certo non aiuta a mantenere su un piano critico e di confronto costruttivo. Come ha lamentato anche il direttore dell' Avvenire , che ha denunciato il suo disappunto con parole che mi hanno colpito: "Non riusciamo a trovare un piano per dialogare da persone normali". Un destino a cui proprio i laici sono ben lungi dal volersi rassegnare. Ma a cui si finisce per essere condannati, se non si è in grado di ridiscutere anche l'impostazione data, dai più influenti settori della gerarchia cattolica, al dibattito pubblico sulla nuova questione antropologica. Nonché sui temi eticamente sensibili e non negoziabili ad essa connessi. Una simile questione, posta giustamente al centro dei problemi anche dal direttore Boffo, ha avuto -e ha- nel cardinale Ruini uno dei suoi più convinti sostenitori. Impegnato però, in sostanziale sintonia con Benedetto XVI, ad affrontarla tenendo aperto un duplice fronte, come viene ribadito anche nel suo "Chiesa contestata": da un lato, far raccogliere anche alla Chiesa la sfida delle "sorti dell'umanità nel terzo millennio". Una sfida resa semplicemente inaggirabile dallo sviluppo delle scienze e delle tecnologie, sempre più in grado di condizionare e trasformare la stessa realtà bio-psicologica dell'uomo. Dall'altro lato, negare ogni riconoscimento di interlocutore plausibile e costruttivo a chi si faccia portatore di "una concezione puramente naturalistica o materialistica dell'essere umano". Secondo Ruini insomma, proprio sulla questione antropologica i credenti debbono prepararsi ad un confronto "complesso e impegnativo". Dal quale però deve essere escluso il naturalismo moderno, assimilato dal cardinale senza alcuna distinzione critica allo "scientismo integrale". I naturalisti infatti sono portatori, come essi stessi rivendicano apertamente, non solo di una visione alternativa alla fede cattolica in un Dio personale e realmente distinto dal mondo. Essi propugnerebbero anche scelte etico-politiche che addirittura "tendono a restringere, spesso in maniera radicale, la dimensione razionale, libera e responsabile della nostra vita". Al punto che essere naturalisti equivarrebbe, in pratica, ad essere degli individualisti egoisti e cinici. Interessati tutt'al più ad "una libertà sgangiata dalla responsabilità". Ebbene, verrebbe da chiedere al direttore Boffo, simili posizioni della gerarchia sono effettivamente portatrici di un riferimento antropologico capace di favorire quel dialogo tra persone normali di cui giustamente anche lei avverte il bisogno? Certo: sarebbe non solo poco rispettoso, ma persino ingenuo pretendere che anche la gerarchia si faccia sostenitrice della rinascita moderna del naturalismo. Come se le sue preferenze dovessero andare non alla dottrina della creazione, ma all'antropologia che considera l'uomo soltanto una parte dell'evoluzione bio-cosmica. Da qui, anche da parte dello stesso cardinale Ruini, il puntuale richiamo della "Gaudium et spes" (n. 14) che ribadisce come l'uomo non possa essere considerato soltanto "una particella della natura". Ma non meno vero è che la plausibilità del naturalismo postcreazionistico resta un problema inaggirabile anche per la teologia e per le chiese. Le pone comunque di fronte ad un'opzione: provare a dialogare anche con questo approdo non ideologico, ma critico della coscienza moderna, oppure attaccarlo adottando una strategia integralista che dovrebbe assicurare alla religione una sorta di rivincita sull'illuminismo moderno. Nonché sul pluralismo delle visioni dell'uomo e dei valori etico-politici, divenuto non a caso una caratteristica delle odierne società liberali garantita dalle stesse costituzioni. Lamentare la carenza di dialogo è sempre segno di una sensibilità positiva e apprezzabile. Che dovrebbe però indurre anche a chiedersi con rispetto e spirito autenticamente laici: la riduzione del naturalismo moderno a nichilismo antropologico ed etico-politico, costituisce veramente un'apertura al confronto costruttivo sulle sorti dell'uomo? Forse ad una simile domanda sulle posizioni teologiche e politiche ispirate dal ruinismo, dovrebbero essere interessati a rispondere anche i credenti. Tanto più se effettivamente intenzionati a non cedere a schematismi e intolleranze che impediscono nei fatti il dialogo "tra persone normali" invocato a parole. 01/03/2008.

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Circoscrizione Estero: sussurri e grida nei corridoi delle alleanze. A destra e a sinistra (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 01-03-2008)

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Esteri Socialisti, Sinistra Arcobaleno e Destra di Storace correranno presumibilmente da soli Circoscrizione Estero: sussurri e grida nei corridoi delle alleanze. A destra e a sinistra Ad una settimana dall'ufficializzazione la situazione potrebbe ancora cambiare Roma, 1 mar.- Ad una settimana dall'ufficializzazione delle liste, la situazione, nelle Circoscrizioni Estere, sembra già essere delineata. Pur non essendo ancora partita ufficialmente la campagna elettorale – data fatidica, il 10 marzo – le prospettive sono sempre più nette. Il binomio e la vera sfida si concentra intorno ai concetti di coesione e frammentazione. Il PD assorbe ufficialmente l'Italia dei Valori, mentre il Pdl sta tentando di mettere insieme le due anime, Forza Italia e Alleanza Nazionale, qualche indipendente certo di peso, nuovi apporti dal sindacato, come Aldo Di Biagio. Ma anche l'associazionismo si afferma, con Romina Crosato in Sufadrica per il Pd. Mentre Socialisti, Sinistra Arcobaleno e Destra di Storace correranno presumibilmente da soli. La Rosa Bianca ha raggiunto un accordo elettorale in Italia con l'Udc di Casini e resta ancora da capire se tale accordo verrà trasferito anche alle liste estere. La divisione tra le forze del centrosinistra nei collegi all'estero potrebbe rivelarsi un problema. Luca Cefisi, coordinatore della campagna elettorale all'estero del PS. "A questo punto, non rimane ai Socialisti che di presentarsi anche agli elettori italiani all'estero con il proprio simbolo e i propri programmi, che troveranno sulla scheda il nome socialista e candidati con gli stessi programmi, idee e valori dei partiti socialisti e laburisti europei, latinoamericani e di Australia ". Anche la Sinistra Arcobaleno sarà presente con proprie liste nella Circoscrizione Estero, presentando candidate e candidati "diretta espressione del mondo dell'emigrazione italiana". Buone notizie, per il Pd, sono invece giunte dalla conferma delle aspettative e del richiamo alla coalizione per vincere: Italia dei Valori e Partito Democratico presenteranno liste unite nelle circoscrizioni estere. Anche in Europa, dunque, dove l'accordo è stato più tecnicamente difficile da comporre. Il centro-destra, al momento, sembra invece offrire una situazione più composta, soprattutto rispetto a quanto successo nel 2006. Ma i giochi sono ancora aperti. A Lugano, ad esempio, il socioterapeuta Andrea Mazzoleni si è ricandidato alla Camera dei Deputati, nella ripartizione Europa, per il Partito degli italiani nel Mondo, sorprendendo chi pensava che all'estero il Partito di De Gregorio potesse essere incluso nel PdL. Ecco il quadro della situazione, circoscrizione per circoscrizione: 1. Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia Per il centro-destra. “Gli Italiani all'estero sono stati delusi dal governo della Sinistra e del Partito Democratico, adesso è necessaria una svolta per far tornare l'Italia protagonista nel mondo”. Così Guglielmo Picchi, deputato del Popolo della Libertà in Europa ha annunciato al direttivo del Circolo del Popolo della Libertà del Regno Unito, l'intenzione di ricandidarsi nella lista unitaria del centrodestra alle elezioni politiche 2008. Già candidato alle elezioni politiche del 2006, Raffaele Fantetti ha deciso di partecipare nuovamente alla prossima competizione elettorale gareggiando nella circoscrizione Estero, ripartizione Europa. “Le candidature? Si chiacchera, si mormora, si rumoreggia. I candidati, però, non mi sono noti. Addirittura, quelli che sembravano sicuri non sono neanche più così sicuri. Oppure ci sono venti negativi su alcune teste. Certo è un po' difficile. Ci sono molti che corrono. Molti arrivano e pochi saranno scelti”. Il Direttore del Corriere d'Italia, Mauro Montanari, lascia, però, ancora aperti i giochi. “Sono sussurri e grida che girano nei corridoi”, si schermisce. Che farebbero impallidire Bergman, vero? “Ma non fanno la storia”. Marco Zacchera, onorevole di Alleanza Nazionale, rimanda all'ufficializzazione di marzo. "I nomi, non dovendo raccogliere le firme, spiega, saranno noti l'ultimo giorno. Stiamo lavorando per far quadrare il cerchio”. L'Onorevole Massimo Romagnoli sta conducendo una campagna elettorale intensa e partecipata, incontrando gli elettori europei senza sosta. “La mia campagna elettorale non si è mai fermata. Nonostante io sia stato eletto, ho continuato a girare, incontrando le comunità”. Il Coordinatore generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, C.T.I.M., Aldo Di Biagio, conferma a News ITALIA PRESS la sua candidatura. “Mi è stata chiesta la candidatura, e io ho ribadito che ero favorevole”. Silvio Berlusconi ha appena presentato il programma del Popolo della Libertà a Roma, specificando che da lunedì comincerà il lavoro per la definizione delle candidature. Per il centro-sinistra. Alcuni outsider, come il direttore della Radio Italiana in Rodano-Alpi (France), Calogero Rubino, e Silvia Terribili hanno comunicato alla stampa le loro candidature, ma sostanzialmente il partito di Di Pietro ha confermato ufficialmente ieri la coesione con il Partito Democratico. Maurizio Chiocchetti, Responsabile del PD per gli italiani nel mondo dà la conferma classica degli uscenti.”Con uomini e donne, e anche qui confermo al 50%. E una forte presenza di giovani”. E sulla Sinistra Arcobaleno? “Abbiamo chiesto, alla Sinistra Arcobaleno: dove non avete chance, specie al Senato, appare controproducente sprecare dei voti. Non vogliamo impedire certo la candidatura alla Camera, per marcare una presenza, un futuro. Però al Senato, specie nelle circoscrizioni a rischio – e non parlo dell'Europa – accetteremo, insomma, di buon grado un segno di disponibilità politica”. Appello, parrebbe, rimasto inascoltato. Anche il Senatore del Partito Democratico Guerino Turano correrà. “Non abbiamo ancora la conferma delle liste, ci stanno lavorando, a me è stato comunicato che sono riconfermato...”. 2. America meridionale Si comincia a delineare con più precisione la situazione pre-elettorale in America del Sud. Dopo la presentazione avvenuta ieri della lista Associazioni Italiane in Sud America, guidata dal senatore Luigi Pallaro, sembra rimanere aperta un'unica grande incognita: l'UDC presenterà una propria lista o no? A parte quella di Pallaro che ha già svelato tutti i nomi, le altre liste effettivamente non sono ancora del tutto complete, ma si sa con certezza che almeno ci sono. Il Partito Democratico ripropone al Senato Edoardo Pollastri ed alla Camera Mariza Bafile, che erano condidati con l'Unione alle scorse elezioni. Sicuramente, come ha ammesso Pollastri stesso “la nascita del PD ha modificato gli scenari, ora si è persa una parte politica e si è formato un movimento dal carattere più delineato, che unisce la componente laica e quella cattolica”. Ad annunciare la sua candidatura per il PD anche Fabio Porta. Vi sarà poi una lista del neonato Partito delle Libertà che raggruppa Forza Italia ed Alleanza Nazionale, ma, a quanto pare in America latina anche la Lega. Secondo Vitalino Vita, giornalista italiano residente in Venezuela, “questa lista dovrebbe riuscire a far eleggere almeno un paio di candidati”. Accanto a queste, che dovrebbero essere le maggiori forze si dovrebbero schierare una o due liste indipendenti, di cui certa è quella di Ricardo Merlo, alle scorse elezioni esponente di Associazioni Italiane in Sud America insieme a Pallaro, mentre ora fondatore lui stesso di un movimento. Intorno a Merlo girano voci contrastanti, alcuni lo vorrebbero già dichiaratamente alleato alla sinistra, altri, invece, ritengono che ha intenzione di rimanere indipendente. Altre indiscrezioni legate a Merlo, riferite a News ITALIA PRESS da Vita, vogliono che la sua candidatura potrebbe mettere a rischio l'elezione di Mariza Bafile. “Alle scorse elezioni – ha spiegato Vita – Bafile ha ottenuto meno di 3.000 voti in Venezuela e circa 16.000 in Argentina. Questo è stato reso possibile dal fatto che lei fosse presidente della CGIL in Venezuela che ha stipulato un accordo con la un'analoga organizzazione in Argentina la quale ha funzionato da importante serbatoio di voti. Bafile ha commesso l'errore di difendere poco questo accordo e di andare in parte contro il partito per cui ora rischia di perdere l'appoggio dell'organizzazione argentina che potrebbe appoggiare proprio Merlo se questo dovesse schierarsi con la sinistra”. Come detto la vera incognita rimane l'UDC che, dopo lo screzio fra Casini e Berlusconi, potrebbe decidere di correre da solo anche in Sudamerica. Vitalino Vita, che ha ammesso potrebbe essere uno dei possibili candidati per questa formazione, ha affermato che “gli equilibri potrebbero venir modificati da un'entrata in scena dell'UDC. La CISL è molto forte nell'America meridionale e mentre prima il mondo cattolico sindacale si è sempre schierato con il centro-sinista, l'UDC potrebbe attirare molti voti”. Vita, che ha affermato di avere poche speranze in quanto i candidati si decidono a Buenos Aires e non in Venezuela data la minore presenza di italiani ha parlato della possibile persona alla guida di tale lista: “Purtroppo qui in Venezuela abbiamo solo un quinto degli elettori. Ci siamo impegnati ad aggiornare gli elenchi degli iscritti all'AIRE, ma i comuni consono stati altrettanto celeri, così che anche quest'anno circa 50.000 elettori non potranno votare. Questo fa sì che qui in Venezuela non si abbiano i numeri per poter essere scelti, però per l'UDC potrebbe correre una persona importante, un certo San Gregorio, argentino, imprenditore, dotato di molti mezzi per poter fare una campagna massiccia”. 3. America settentrionale e centrale; Per il centro-destra. Claudio Lizzola, rappresentante di Forza Italia in Canada, ha dichiarato che la squadra che Paolo Ariemma di Toronto per la Camera e Basilio Giordano di Montréal per il Senato saranno i candidati per il Canada. Sempre più dense sono poi le polemiche negli schieramenti politici italiani in Canada per la formazione delle liste elettorali. E sono polemiche che animano le stesse fazioni, all'interno delle singole alleanze. Per il centro-sinistra. I candidati alla Camera, dal Canada, sarebbero dovuti essere l'attuale deputato in carica, l'on. Gino Bucchino, e Giovanni Rapanà di Montréal. Ma ci sono voci che parlano di una possibile non riconferma del duo. Il centrosinistra, quindi, per Nord e Centro America dovrebbe confermare Bucchino capolista alla Camera. Insieme a Graziella Bivona, Italia dei Valori, Emilia Vitale del Pd, e Mario Marra. Il senatore Turano è stato confermato a New York, e l'altra candidata potrebbe essere Vera Rosati di Montréal. Il 20 febbraio un gruppo di ricercatori, professori e dottorandi in nord America ha lanciato un appello, veicolato solo in rete, per la candidatura di Stefano Albertini, professore di NYU e Direttore della Casa Italiana “Zerilli Marimo”. Dagli USA, quindi, un'insolita “primaria”. “Non sto cercando un'alternativa professionale. Quello che però mi interessava, del come mi hanno formulato la proposta questi amici era l'idea di un esperimento di democrazia diretta” commenta Albertini. 4. Africa, Asia, Oceania e Antartide Per il centro-destra I nomi del Popolo della Libertà non cambiano. Candidature forti, direttamente bissate dalle elezioni del 2006: Luigi Casagrande e Teresa Restifa. Per il centro-sinistra Anche il PD ha scelto di bissare, confermando il senatore Nino Randazzo e l'onorevole Marco Fedi, eletti nelle liste dell'Unione-Prodi nel 2006. Il Pd, in Sudafrica, sta candidando una ragazza di 29 anni, Romina Crosato. Una candidatura che numericamente non ha speranze. Ma certamente forte in termni di immagine: giovane proveniente dal CGIE, e appoggiata dal PD di Veltroni. Nel binomio oceanico, si agita anche un terzo attore: Giampiero Pallotta, Il Popolo degli Italiani nel Mondo. News ITALIA PRESS.

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Adesso Walter va a caccia di cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Padania, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Sull alleanza coi radicali ha fatto male i propri calcoli Adesso Walter va a caccia di cattolici... Giacomo Stucchi Povero Walter Veltroni, non c è neppure il tempo di archiviare le estenuanti trattative con Antonio Di Pietro e con Marco Pannella, che si apre subito un altro fronte, molto più ampio e complicato. Questa volta, infatti, non si tratta di mercanteggiare qualche seggio in più o in meno, né di trovare un intesa su questo o quel punto del programma. No, questa volta c è in ballo qualcosa di molto più importante, ovvero chiarire all opinione pubblica se il Pd può essere la casa comune di cattolici e laici, o se invece gli uni e gli altri dovranno conviverci da separati in casa. Per ironia della sorte, sono proprio gli elettori cattolici di centro, che Veltroni sta cercando di convincere in tutti i modi nelle ultime settimane, che lo costringono a dirimere una disputa non prevista. La dicotomia cattolici-laici, però, rischia di essere dirompente. Così, il segretario del Pd reagisce a suo modo, dando cioè un colpo alla botte e uno al cerchio, per avere tanto i voti dei cattolici quanto quelli dei laici. È partita così la caccia al candidato credente, che però non gli è andata benissimo. Dopo l intesa con i radicali, era quasi inevitabile che si creasse una situazione simile. Il fatto è che Veltroni probabilmente era convinto che Emma Bonino gli facesse guadagnare almeno un punto in percentuale in più, e perciò è stato il principale sponsor all interno del suo partito per l'accordo con i radicali. Adesso però, gli ultimi sondaggi non solo dicono che questo matrimonio non si è rivelato un grande affare in termini di consensi elettorali ma che, addirittura, potrebbe erodere voti sul fronte del voto cattolico. Ecco perché, secondo le simulazioni di voto, la situazione per il Pd sembra diventare preoccupante. Ma si è trattato di un errore di valutazione o di pressappochismo? Forse, come ha fatto giustamente osservare Gianni Baget Bozzo, nel suo articolo su il Giornale, "non si pensava che la questione tra cattolici e laici esplodesse nel Pd con tanta violenza, la convivenza era un fatto acquisito nell Ulivo e nel Partito democratico. Il Popolo della Libertà invece che nasce dalla lunga collaborazione tra laici e cattolici del centrodestra non ha mai avuto bisogno di accentuare né le questioni cattoliche né quelle laiche. Si è fondato sulla tradizione politica italiana, che su questo punto riconosce nella posizione della Chiesa un valore di principio morale che ciascuno interpreta secondo la scienza della propria vita". La questione, invece, è molto diversa per il Pd, dove, ciò che sembrava essere un problema risolto, anche a seguito della marcia di avvicinamento tra popolari e diessini, esplode in tutta la sua virulenza. Probabile, quindi, che anche in questo caso Walter abbia clamorosamente sbagliato i calcoli e si trovi quindi costretto ad inseguire delle posizioni che considerava acquisite. [Data pubblicazione: 29/02/2008].

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Il comitato di Bioetica: giusto accanirsi sui feti. Organismo delegittimato (sezione: Laici e chierici)

( da "Liberazione" del 01-03-2008)

Argomenti: Laicita'

Curare anche senza il sì dei genitori Solo sei i voti contrari al documento Il comitato di Bioetica: giusto accanirsi sui feti. Organismo delegittimato Angela Azzaro I feti fortemente prematuri siano rianimati anche contro la volontà dei genitori. E vengano trattati alla stregua di qualsiasi paziente. Il Comitato nazionale di bioetica, a stra-maggioranza cattolica, ha approvato ieri un documento che riconosce definitivamente lo statuto giuridico dell'embrione e boccia la Carta di Firenze che stabiliva la 25 settimana come limite per l'intervento terapeutico nei confronti dei feti. E' una presa di posizione politica, in pieno appoggio al documento dei neonatologi delle cliniche universitarie romane. I voti contrari sono stati solo sei. Così pochi, da poterli e doverli scrivere tutti. Sono i nomi dell'Italia che resiste all'oscurantismo. Carlo Flamigni, Laura Guidoni, Claudia Mancina, Demetrio Neri, Monica Toraldo di Francia, Grazia Zuffa. Immediata la loro reazione che contesta il merito e il metodo. Partiamo dal metodo. Lo spiega bene Carlo Flamigni che in apertura di seduta chiede una discussione preliminare sulla Carta di Firenze per poter mettere a confronto le diverse posizioni. Nulla da fare. Il documento è pronto, rende conto di una sola posizione e viene votato. Ma è proprio questo che si contesta. "Con Demetrio Neri abbiamo chiesto, tante volte, che i documenti non venissero messi al voto: sulle questioni etiche non si deve votare. Il Comitato di bioetica, che non è stato eletto democraticamente ma è di nomina governativa, dovrebbe descrivere le diverse posizioni. Spetta poi alla politica mediare tra questi punti di vista. Ma la nostra posizione è perdente". L'altro punto scottante riguarda il merito. Veniamo al documento. Che cosa dice? Dice che non esiste limite temporale (alla divina provvidenza): un feto nato prematuro deve essere rianimato anche se al di sotto della 22esima settimana. E dice che per fare questo il medico se ne può altamente sbattere del parere dei genitori. La Carta di Firenze sostiene che il feto non deve essere rianimato se non dopo la 25esima settimana. Lo stabilisce non per un gioco di numeri, ma perché i medici che la hanno firmata pensano che prima di allora non ci siano certezze scientifiche che garantiscano la possibilità di vita del feto (una vita degna di questo nome). Insomma prima di quel tempo si tratta di accanimento terapeutico. Flamigni spiega: "Al contrario di ciò che afferma il documento, penso sia necessario considerare l'età gestionale del feto e gli eventuali danni che questo potrebbe aver subito. Non si può rianimare a tutti i costi un feto nato prematuro sapendo che sarà magari condannato a vivere alla stregua di un vegetale. Ma non si può chiamare vita". Il documento approvato ieri pone almeno due questioni. La prima riguarda lo scontro in atto sull'idea di vita. E' saltato ormai ogni confine tra ciò che si può dire e fare e ciò che, per pudore, sarebbe meglio non dire e fare. Leggiamo, per capire, quello che afferma il vice presidente del Comitato Francesco D'Agostino, triste veterano della materia. "La rianimazione del feto fortemente prematuro in linea generale deve seguire gli stessi criteri di quella di tutti gli altri pazienti. Come avviene per esempio per una persona adulta che ha subito un incidente stradale e arriva al Pronto soccorso: questa viene assistita e rianimata anche se ci sono rischi di menomazione e handicap". Il feto come persona, come uno di noi. Anche se soffre, anche se è un vegetale. Qualsiasi cosa pur di affermare l'idea della vita di una parte dei cattolici. L'altra considerazione riguarda il Comitato nazionale di bioetica. Smettiamo di chiamarlo così. La bioetica è la valutazione delle diverse posizioni etiche, non l'imposizione di un solo punto di vista. Quando è così si chiama fondamentalismo. E noi viviamo sempre più in un paese fondamentalista. La composizione dell'organismo è tutta sbilanciata sui cattolici integralisti. E, questa volta, non possiamo neanche prendercela con la destra, perché questo Comitato è ancora quello scelto dal precedente governo. E' insomma timbrato Romano Prodi. Il prossimo governo potrebbe metterci mano, ma probabilmente non lo farà considerato che l'attuale (a parte quei pochi nomi) è pienamente rappresentativo della destra e dei voleri vaticani. Ma abbiamo anche imparato, in questi mesi di battaglia sui feti e contro la libertà di scelta delle donne, che al peggio non c'è mai fine e che con un governo di destra o Pd potrebbe addirittura prendere una piega anche peggiore. Si potrebbe provare a chiedere che o il Comitato diventi davvero un luogo plurale o pure vadano tutti a casa. Non ce lo concederanno? Probabile, ma almeno non avremmo più timore di dire le cose come stanno: l'Italia non è più un paese laico. 01/03/2008.

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