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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “LAICI & CHIERICI” |
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ARCHIVIO GEN. DEL
DOSSIER |
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I
cattolici reclamano un posto nei saggi
( da "Stampa,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
soprattutto
nel mondo cattolico, hanno giudicato troppo laica, se non laicista. E' stato il
segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, a farsi portavoce con la
Bresso di questo disagio, non solo politico ma anche quello accademico. E'
successo venerdì pomeriggio al termine del vertice di maggioranza convocato per
discutere dei conti della sanità piemontese.
Il
ruolo di Napolitano Sarà il capo dello Stato a consegnare oggi le chiavi dello
storico edificio al presidente Medvedev
( da "Stampa,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
ufficializzato
dalla stretta di mano tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e il
presidente russo, Dmitrji Medvedev. Poi nel pomeriggio, accompagnati dai legati
cattolici e ortodossi, i due presidenti fenderanno i vicoli e le corti di una
Bari vecchia blindata per rendere omaggio nella Basilica pontificia alle
reliquie di San Nicola, una delle icone più venerate in Oriente.
Saggi,
i cattolici vogliono un posto ( da "Stampa, La"
del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
soprattutto
nel mondo cattolico, hanno giudicato troppo laica, se non laicista. E' stato il
segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, a farsi portavoce con la
Bresso di questo disagio, non solo politico ma anche quello accademico. E'
successo venerdì pomeriggio al termine del vertice di maggioranza convocato per
discutere dei conti della sanità piemontese.
la
teologia e i cattolici - luigi amicone
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Ma se io
prendessi anche un campione della modernità laica, chessò, un Voltaire, quanto
ci metterei a trovare su Google affermazioni che oggi definiremmo razziste?
Invito il lettore a fare questa semplice ricerca. Questo inficerebbe il
contenuto ultimo del pensiero illuminista? Neanche per sogno.
nuovo
grinzane, ghigo attacca bresso: "se la prenda con
soria" - sara strippoli ( da "Repubblica, La"
del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
i Democratici
cattolici borbottano e il centrodestra accusa Bresso di voler monopolizzare il
Grinzane. Venerdì era stato il vicepresidente del Pd Stefano Lepri a ironizzare
sulla rosa dei nomi. Ieri, a margine dell´incontro di Scienze politiche sul
rapporto fra politica e università, alcune perplessità avrebbero manifestato
anche il segretario del Pd Gianfranco Morgando,
Idratazione
e sondino,quando la politicagioca con la bioetica
( da "Secolo
XIX, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
frutto di una
sapiente mediazione tra laici e cattolici e di un'attenta analisi delle
questioni più controverse relative al testamento biologico (come, ad esempio,
evitarne le ambiguità, quali indicazioni possano esservi contenute, quale
affidabilità e quale vincolatività siano da riconoscergli, etc.
mambo
Troppa politica in Vaticano ( da "Riformista, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Molti laici
sono stati affascinati dallo spessore intellettuale di questo Papa, ma oggi capiscono poco di quel che accade. La vicenda
del ritiro della scomunica ai lefebvriani è, ad esempio, sconcertante perché fra di loro ci sono veri antisemiti. Forse dobbiamo anche
noi pretendere, come Goethe morente: più luce!
Il
Pdl teme la prova dell'aula Englaro va dai carabinieri
( da "Riformista,
Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract: dopo aver osservato che è stata proprio la vicenda Englaro
a costringere la politica a intervenire sul fine-vita - Cicchitto ha avvertito:
«Una parte dei laici ha finora mantenuto l'impegno e la disponibilità alla
ricerca di soluzioni con i cattolici, evidentemente a patto che non ci si
infili nel vicolo cieco dell'integralismo».
Cossiga:
la proposta del Pdl non va, divide i cattolici
( da "Corriere
della Sera" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
riferimento è
alla frattura che si è creata non solo fra cattolici e laici, ma anche fra
cattolici di entrambi gli schieramenti. Fino alla lettera dei 53 parlamentari
«pro life» alla quale ha aderito egli stesso insieme ad esponenti del Pdl come
Alfredo Mantovano. Il relatore del testo in discussione in Parlamento l'ha
bollata come espressione di una «corsa » a chi fa di più il cattolico.
La
sinistra e un ex dc come ultima speranza
( da "Corriere
della Sera" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
REDAZIONALE
IL PD E FRANCESCHINI La sinistra e un ex dc come ultima speranza SEGUE DALLA
PRIMA «Nessuno meglio di un cattolico democratico può accollarsi la
responsabilità di difendere la laicità dello Stato, la libertà dei cittadini e
la loro eguaglianza di fronte alla legge, anche se sostenendo questi principi
si discosta dalle posizioni dei vescovi e del Vaticano».
Rutelli
il mediatore torna dai radicali <Difendo la vita, cominciai con voi>
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
gli stessi
che l'hanno portato da laico digiunatore a diventare cattolico, ora mediatore
fra governo e opposizione sul testamento biologico. «Com'è il clima?», chiedeva
ai suoi fedeli prima di arrivare. «Buono, Francesco.
Emma e Marco hanno addolcito la platea ». Bonino aveva
detto: «Sono contenta che abbia accettato l'invito».
I
laici del Pdl adottano Rutelli ( da "Stampa, La"
del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
DECIDA
L'ALLEANZA TRA MEDICO E PAZIENTE» I laici del Pdl adottano Rutelli [FIRMA]UGO
MAGRI ROMA Il Pdl tenta di mettere in un angolo l'ala «pro-life» e fa propria la mediazione Rutelli. L'ex leader della
Margherita esprime la più «laica» tra le posizioni cattoliche, la più
«cattolica» tra le indicazioni laiche.
Così
è nata la battaglia cattolica sul fine vita
( da "Foglio,
Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
della chiesa
ma che scelgono di esprimersi in piena autonomia laica. Per loro il compito
degli intellettuali è quello di dibattere sulle questioni pre-politiche, senza
delegarlo né all?autorità politica né a quella religiosa. Questo è il pensiero
degli intellettuali che si schierano contro una legge che regolamenti il fine vita, la cui utilità, sostengono, è tutta da
dimostrare.
FUORI
DAL PD E AUTONOMO RISPETTO ALLA MAGGIORANZA CHE SOSTIENE IL SINDACO IERVOLINO.
ROBERTO DE MASI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Abstract:
Un gruppo
aperto a socialisti, liberali e laici che non vivono la loro identità in
contrapposizione ai cattolici». E in consiglio comunale? «Mi
iscrivo al gruppo misto su una posizione di autonomia politica. Valuterò ogni
provvedimento sulla base del loro contenuto e non di un vincolo di maggioranza».
( da "Stampa, La" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
POLEMICA PER LA
COMPOSIZIONE DEL COMITATO CHE DIRIGERÀ IL PREMIO I cattolici
reclamano un posto nei saggi Ad oggi don Maurilio Guasco non ha ricevuto
nessuna chiamata dalla Regione e in ogni caso sarebbe restio ad accettare di
far parte del comitato dei garanti del Grinzane
Cavour. La presidente della Regione, Mercedes Bresso, e l'assessore Gianni
Oliva, hanno pensato al sacerdote e docente di storia all'Università del
Piemonte Orientale, per cercare di riequilibrare la composizione di una squadra
di saggi che in tanti, soprattutto nel mondo cattolico,
hanno giudicato troppo laica, se non laicista. E' stato il
segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, a farsi portavoce con la
Bresso di questo disagio, non solo politico ma anche quello accademico. E'
successo venerdì pomeriggio al termine del vertice di maggioranza convocato per
discutere dei conti della sanità piemontese. Morgando ha criticato con
durezza le scelte fatte. Soprattutto quella del coordinatore, Piergiorgio
Odifreddi. Tocca poi al vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale, Stefano
Lepri dare voce a tutte quelle perplessità: «Fra i garanti del Premio Grinzane
suggeriti dalla Giunta regionale si nota la presenza di figure più conosciute
per la vena polemica o la frequentazione di salotti televisivi che non per
evidenti ed indiscussi meriti letterari». E aggiunge: «Ma
tra le buone notizie c'è l'annunciata prima edizione del Grinzane Matematica.
Ne sentivamo la mancanza». Nelle parole di Lepri si
possono cogliere tutti i malumori che ieri mattina a margine della giornata
conclusiva della settimana di politica organizzata dall'Università si potevano
ascoltare tra i vari capannelli a cui hanno partecipato lo stesso Morgando, il
consigliere regionale di Forza Italia, Giampiero Leo, il preside della facoltà
di Scienze Politiche e lo storico ed ex parlamentare del Pd, Sergio Soave. «Io
credo sia necessario un intervento per riequilibrare la composizione dei saggi
per riguardo nei confronti del mondo cattolico e anche del mondo culturale e
accademico torinese». Già le origini del Premio, o meglio della sua formula,
sono tutte cattoliche, nel cuore dei salesiani che con don Francesco Meotto e
la casa editrice Sei hanno iniziato a coinvolgere le scuole cattoliche.
Giuliano Soria era uno dei collaboratori del sacerdote scomparso prematuramente
per un grave male. La squadra di garanti è lontana anni luce da
quell'esperienza. Così come è lontana anni luce dalla mission originaria,
quella di promuovere un premio letterario. E l'indicazione di Guasco, uno
storico, non sembra poter risolvere il caso. Che il problema esista lo dimostra
il fatto che nel faccia a faccia Bresso-Morgando la presidente avrebbe spiegato
che la squadra dei garanti non è completa e che si sta cercando una sesta
personalità proprio nel mondo cattolico. Adesso, vista la riottosità di don
Guasco ad accettare una eventuale proposta, la ricerca
si fa più complicata. Il mondo accademico, anche quello cattolico, non vedrebbe
male l'ingresso di personalità come Lorenzo Mondo o Claudio Gorlier. Si vedrà.
Intanto monta la polemica politica. Enzo Ghigo, coordinatore regionale di Forza
Italia-Pdl, parla di «un comitato monopolizzato dalla sinistra: il Grinzane
sembra essere diventato l'house-organ di Mercedes Bresso e della sinistra
salottier-culturale». E aggiunge: «L'idea di un
organismo di transizione per salvaguardare l'immagine e le principali attività
del Premio Grinzane è condivisibile. Nulla da dire sulla qualità dei nomi
proposti, ma certo che la sinistra non ha lasciato spazi a esponenti che non
fossero pienamente allineati». Il motivo? «Ci troviamo una regista amica di
Veltroni, un matematico ateo, e via di questo passo». E Agostino Ghiglia (An)
affonda: «La sinistra ha trasformato il Grinzane in
una cellula del vecchio Pci. Viste le finalità del Grinzane fatichiamo a capire
cosa c'entri un seppur prestigioso scrittore arabo».\
( da "Stampa, La" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il ruolo di
Napolitano Sarà il capo dello Stato a consegnare oggi le chiavi dello storico
edificio al presidente Medvedev San Nicola avvicina il Papa a Mosca. Oggi sotto
la verde cupola a cipolla della Chiesa Russa di Bari si chiude un'antica lite e
si aprono nuovi scenari ecumenici tra cattolici e
ortodossi. Una svolta storica che tra la gente del popolarissimo quartiere
Carrassi era già realtà quotidiana prima che Est e Ovest si accordassero. La
consegna alla Federazione russa delle chiavi di San Nicola infrange una
barriera epocale al punto che Vladimir Kuchumov, rappresentante del Patriarcato
di Mosca, la paragona alla caduta del muro di Berlino. Un evento benedetto da
uno scambio di messaggi tra Pontefice e Patriarca e ufficializzato
dalla stretta di mano tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e il
presidente russo, Dmitrji Medvedev. Poi nel pomeriggio, accompagnati dai legati
cattolici e ortodossi, i due presidenti fenderanno i vicoli e le corti di
una Bari vecchia blindata per rendere omaggio nella Basilica pontificia alle
reliquie di San Nicola, una delle icone più venerate in Oriente. La
Chiesa di Bari, intitolata al patrono della città e protettore di tutte le
Russie, è, infatti, per i russi il principale luogo sacro di pellegrinaggio dopo
Gerusalemme. Presto, nel nome di San Nicola, si potrebbe arrivare all'incontro
più atteso: quello tra Benedetto XVI e il patriarca Cirillo. E proprio la
chiesa barese restituita oggi a Mosca potrebbe essere il teatro dell'abbraccio
atteso dall'intera cristianità. Un futuro tra grandi del pianeta che qui è già
presente nelle strade. La pescheria «Ciccillo U Gnure» (Francesco lo Scuro) di corso Sicilia, per esempio, è da sempre la fornitrice del
clero ortodosso, che, per sdebitarsi del pesce fresco, riserva ai pescivendoli
un posto d'onore nelle celebrazioni solenni. Così, per tradizione, quando vanno
per mare, i pescatori affiancano all'immagine di San Nicola quella del
metropolita russo. La stessa «convergenza di opposti» che adesso trasforma il
sindaco-pioniere dei Pacs Michele Emiliano in «pontiere» dell'incontro tra Papa
e Patriarca. Sarà lui, davanti al laico Napolitano e al praticante ortodosso
Medvedev a declamare il sermone russo dell'XI secolo in cui si magnifica «la
felice e sacra città di Bari, glorificata dal Signore Iddio attraverso San
Nicola». La consegna della Chiesa alla Federazione russa sarebbe dovuta
avvenire tre mesi fa ma fu rinviata perché morì il patriarca Alessio II. A lui
è succeduto il 27 gennaio scorso Cirillo, il gran fautore del dialogo tra le
Chiese che proprio il 6 dicembre sarebbe dovuto essere a Bari per prendere in
consegna il tempio in rappresentanza degli ortodossi. «La cessione del
complesso costituisce una significativa testimonianza della profonda amicizia
fra il popolo italiano e russo ed un grande contributo al dialogo fra le Chiese
di Roma e Mosca» evidenzia Napolitano, che a luglio ha incontrato Cirillo al
monastero Danilovsky durante la sua visita in Russia. A dare attuazione al
piano di cessione, il sindaco Emiliano, che in una delibera (bocciata dal Tar
per un vizio di forma e poi riapprovata) sanciva la permuta della Chiesa Russa
e della Prefettura (entrambi di proprietà comunale e ceduti
allo Stato) in cambio della cessione dell'area della «Rossani» e di un contributo
di 13 milioni di euro per la riqualificazione dell'ex caserma. E il Vaticano
spera che la consegna di oggi sia il passo decisivo verso Mosca. Oltreché la
«città più russa dell'Unione europea», come la definisce lo slogan del meeting,
Bari è la porta d'Oriente in un territorio complesso quindi ha di fatto inglobato l'imponente edificio ortodosso nel suo
problematico tessuto sociale. La Chiesa Russa, infatti, è anche chiamata
«chiesa dei galeotti» perché è stata a lungo usata come cappella del vicino carcere
di Carrassi, sprofondata in uno dei quartieri più difficili della città. Il
sindaco Emiliano, ex magistrato, vive a tre isolati dalla chiesa russa. E' stato sostituto procuratore antimafia a Brindisi dove viveva
blindato per minacce della Sacra Corona Unita, mentre a Bari ha fatto il
magistrato alla Dia antimafia. «La cessione della
proprietà della chiesa non è un'operazione immobiliare, ma un atto giuridico
che realizza un sogno e supera inveterate divisioni - commenta -. Per la Santa
Sede e il Patriarcato Bari è il naturale laboratorio ecumenico tra cristiani,
ma dal punto di vista civile è anche il luogo di elezione per la costruzione di
una relazione politica, economica, culturale tra Italia, Ue e Russia. Il culto
di San Nicola favorisce l'unione dei due piani» E
tutti qui attendono il fatidico abbraccio tra il Papa e il Patriarca.
( da "Stampa, La" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
POLEMICA PER LA
COMPOSIZIONE DEL COMITATO CHE DIRIGERÀ IL PREMIO Saggi, i cattolici
vogliono un posto [FIRMA]MAURIZIO TROPEANO Ad oggi don Maurilio Guasco non ha
ricevuto nessuna chiamata dalla Regione e in ogni caso sarebbe restio ad
accettare di far parte del comitato dei garanti del
Grinzane Cavour. La presidente della Regione, Mercedes Bresso, e l'assessore
Gianni Oliva, hanno pensato al sacerdote e docente di storia all'Università del
Piemonte Orientale, per cercare di riequilibrare la composizione di una squadra
di saggi che in tanti, soprattutto nel mondo cattolico,
hanno giudicato troppo laica, se non laicista. E' stato il
segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, a farsi portavoce con la
Bresso di questo disagio, non solo politico ma anche quello accademico. E'
successo venerdì pomeriggio al termine del vertice di maggioranza convocato per
discutere dei conti della sanità piemontese. Morgando ha criticato con
durezza le scelte fatte. Soprattutto quella del coordinatore, Piergiorgio
Odifreddi. Tocca poi al vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale, Stefano
Lepri dare voce a tutte quelle perplessità: «Fra i garanti del Premio Grinzane
suggeriti dalla Giunta regionale si nota la presenza di figure più conosciute
per la vena polemica o la frequentazione di salotti televisivi che non per
evidenti ed indiscussi meriti letterari». E aggiunge: «Ma
tra le buone notizie c'è l'annunciata prima edizione del Grinzane Matematica.
Ne sentivamo la mancanza». Nelle parole di Lepri si
possono cogliere tutti i malumori che ieri mattina a margine della giornata
conclusiva della settimana di politica organizzata dall'Università si potevano
ascoltare tra i vari capannelli a cui hanno partecipato lo stesso Morgando, il
consigliere regionale di Forza Italia, Giampiero Leo, il preside della facoltà
di Scienze Politiche e lo storico ed ex parlamentare del Pd, Sergio Soave. «Io
credo sia necessario un intervento per riequilibrare la composizione dei saggi
per riguardo nei confronti del mondo cattolico e anche del mondo culturale e
accademico torinese». Già le origini del Premio, o meglio della sua formula,
sono tutte cattoliche, nel cuore dei salesiani che con don Francesco Meotto e
la casa editrice Sei hanno iniziato a coinvolgere le scuole cattoliche.
Giuliano Soria era uno dei collaboratori del sacerdote scomparso prematuramente
per un grave male. La squadra di garanti è lontana anni luce da
quell'esperienza. Così come è lontana anni luce dalla mission originaria,
quella di promuovere un premio letterario. E l'indicazione di Guasco, uno
storico, non sembra poter risolvere il caso. Che il problema esista lo dimostra
il fatto che nel faccia a faccia Bresso-Morgando la presidente avrebbe spiegato
che la squadra dei garanti non è completa e che si sta cercando una sesta
personalità proprio nel mondo cattolico. Adesso, vista la riottosità di don
Guasco ad accettare una eventuale proposta, la ricerca
si fa più complicata. Il mondo accademico, anche quello cattolico, non vedrebbe
male l'ingresso di personalità come Lorenzo Mondo o Claudio Gorlier. Si vedrà.
Intanto monta la polemica politica. Enzo Ghigo, coordinatore regionale di Forza
Italia-Pdl, parla di «un comitato monopolizzato dalla sinistra: il Grinzane
sembra essere diventato l'house-organ di Mercedes Bresso e della sinistra
salottier-culturale». E aggiunge: «L'idea di un
organismo di transizione per salvaguardare l'immagine e le principali attività
del Premio Grinzane è condivisibile. Nulla da dire sulla qualità dei nomi
proposti, ma certo che la sinistra non ha lasciato spazi a esponenti che non
fossero pienamente allineati». Il motivo? «Ci troviamo una regista amica di
Veltroni, un matematico ateo, e via di questo passo». E Agostino Ghiglia (An)
affonda: «La sinistra ha trasformato il Grinzane in
una cellula del vecchio Pci. Viste le finalità del Grinzane fatichiamo a capire
cosa c'entri un seppur prestigioso scrittore arabo».
( da "Repubblica, La" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina 29 - Commenti
LA TEOLOGIA E I CATTOLICI LUIGI AMICONE Caro direttore, la teologia di Vito
Mancuso è "cattolica" quanto il "Banco di san Paolo" è di
san Paolo? Quando egli propone da teologo cattolico al popolo cattolico un
Concilio Vaticano III bisognerebbe anzitutto ricordare le critiche e le
precauzioni confessate da Paolo VI a Jean Guitton: «Ciò che mi colpisce, quando
considero il mondo cattolico, è che all´interno del cattolicesimo sembra
talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che
questo pensiero non cattolico all´interno del cattolicesimo diventi
domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa»
(J. Guitton, Paolo VI segreto, San Paolo, 1985). Fatta
questa premessa, che in assenza di un chiaro pronunciamento dell´autorità
ecclesiastica sulla teologia mancusiana dobbiamo per forza di cose tenere in
stand by, da cattolico di strada provo a sintetizzare brutalmente perché mi
pare ideologica e anche illogica la richiesta di un Concilio Vaticano III.
Quanto all´ideologia: non è un´operazione neutra quella che ha fatto Vito
Mancuso prendendo di peso qualche citazione della storia della Chiesa e
trasferirla tout court nel presente. Per dimostrare cosa? Quanto il passato sia
arretrato rispetto allo "spirito" del Concilio Vaticano II? Ma se io prendessi anche un campione della modernità laica,
chessò, un Voltaire, quanto ci metterei a trovare su Google affermazioni che
oggi definiremmo razziste? Invito il lettore a fare questa semplice ricerca.
Questo inficerebbe il contenuto ultimo del pensiero illuminista? Neanche per
sogno. Vito Mancuso carica spesso le sue argomentazioni di citazioni
teatrali e ideologiche. Intendendo per teatro e ideologia quella che Erich
Auerbach chiamava "tecnica del riflettore". E che «consiste in ciò:
che di tutto un ampio discorso s´illumina una piccola parte, ma tutto il resto,
che servirebbe a spiegarlo e a dare a ciascuna cosa il suo posto, e verrebbe,
per così dire, a formare un contrappeso a ciò che è stato
messo in risalto, viene lasciato nel buio». (E.
Auerbach,Mimesis, Einaudi, Torino 1956, p. 165). Quanto alla proposta fondata
sul principio di "autodeterminazione", che secondo Mancuso (e forse
anche secondo la scuola medica-teologica-filosofica di
don Verzé) dovrebbe condurre la chiesa a rivedere la sua dottrina sulla
"natura". Somigliando così tanto l´idea mancusiana di
"autodeterminazione" all´idea luterana di "libero esame"
trasferita dal piano teologico a quello antropologico, mi pare illogico che
essa possa rientrare nell´agenda cattolica, se non come "eresia".
D´altra parte Benedetto XVI ha appena detto, citando una poesia di John Donne
(ma pure una bella canzone di Joan Baez), che "nessun uomo è
un´isola".
( da "Repubblica, La" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Pagina XIII - Torino
Nuovo Grinzane, Ghigo attacca Bresso: "Se la prenda con Soria"
Morgando perplesso sui garanti. Don Guasco rinuncia SARA STRIPPOLI mALUMORI e critiche. Il giorno dopo la presentazione
ufficiale del comitato dei saggi del Grinzane guidato da Piergiordio Odifreddi,
i Democratici cattolici
borbottano e il centrodestra accusa Bresso di voler monopolizzare il Grinzane.
Venerdì era stato il vicepresidente del Pd Stefano Lepri a ironizzare sulla rosa
dei nomi. Ieri, a margine dell´incontro di Scienze politiche sul rapporto fra
politica e università, alcune perplessità avrebbero manifestato anche il segretario del Pd Gianfranco Morgando, il sociologo
Franco Garelli, l´ex-segretario dei Ds Sergio Soave, il consigliere ciellino
del Pdl Giampiero Leo. Il quale conferma: «Scelte davvero discutibili e non è
certo con Maurilio Guasco che si bilancerebbe la situazione». Ed è proprio
questo il nome che circolava ieri come il sesto e ultimo componente del gruppo
dei saggi. Professore di Storia del pensiero politico, saggista, impegnato
attualmente in ricerche sulla storia politico e religiosa
italiana e francese degli ultimi due secoli, don Guasco smentisce: «Sono
stato a Roma tutta la settimana, ma non ho cellulare.
Può anche darsi che qualcuno mi abbia cercato». La risposta comunque sarebbe un
no, dice il professore, che dal 1992 insegna presso la sede di Alessandria del
Piemonte orientale e che non conosce ancora i nomi dei suoi potenziali
"colleghi garanti". «Odifreddi, Giorello,
Maraini? Non saprei, francamente non mi sembra di poter dare un contributo in
questo gruppo. Ho letto della vicenda e sono in generale innocentista, perché
penso che le persone siano di solito migliori di quello che possono apparire».
A meno che una grande prova di maieutica gli faccia
cambiare idea, non sarà il prete-professore Maurilio Guasco il sesto uomo del
comitato, quello sul quale si punta per riequilibrare la componente laica del
comitato. Sulla rosa di nomi attacca anche il coordinatore regionale del Pdl
Enzo Ghigo: «Così il Grinzane sembra essere diventato
l´house-organ di Mercedes Bresso e della sinistra salottier-culturale. La
presidente della Regione, che in una recente intervista ha dichiarato di voler
ricostruire il Pd facendo un "frullato" delle diverse componenti del
partito per garantire pluralismo di idee, pare non essersi ispirata allo stesso
principio». Nulla da dire sulla qualità dei nomi proposti, ammette
l´ex-governatore «ma certo che la sinistra non ha
lasciato spazi a esponenti che non fossero pienamente allineati. Così ci
troviamo una regista amica di Veltroni, un matematico ateo, e via di questo
passo. Dov´ è finito il pluralismo che è sempre stata una caratteristica della
cultura piemontese durante il governo del centrodestra?». La replica di
Mercedes Bresso è secca: «Sinceramente non capisco
perché Ghigo non attacchi Soria e preferisca invece attaccare me e la giunta
per queste nomine. Odifreddi è un nome fatto dall´associazione e così gli
altri. Mi sembrano tutte persone di qualità ma non siamo noi ad averli scelti».
E Gianni Oliva precisa: «Noi abbiamo privilegiato due
aspetti, la qualità delle persone che fanno parte del comitato e il controllo
amministrativo».
( da "Secolo XIX, Il" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Idratazione e sondino,quando la politicagioca con la bioetica l'intervento
nMENTRE CONTINUANO le polemiche sulla tragica vicenda di Eluana Englaro,
prosegue il dibattito sul disegno di legge presentato dal senatore Raffaele
Calabrò sul testamento biologico. Un disegno di legge per molti aspetti assai
discutibile, come si è rilevato da più parti, ma anche redatto in maniera
singolarmente sciatta, se non scorretta. Mi limito a segnalare una
"perla". Calabrò fa esplicito riferimento a un documento del Comitato
nazionale per la bioetica, "Dichiarazioni anticipate di trattamento",
approvato all'unanimità nel dicembre 2003, per sostenere che intento di tali
dichiarazioni è di «garantire al malato esclusivamente l'esercizio della
libertà di decidere circa quei trattamenti sanitari che, se fosse capace,
avrebbe il diritto morale e giuridico di scegliere». L'interpretazione fin qui
è corretta sennonché, nel prosieguo, si attribuisce al documento una tesi che
esso non contiene affatto. A proposito del tema oggi al centro del dibattito politico,
relativo alla vexata quaestio dell'alimentazione e dell'idratazione forzata, si
afferma, infatti: «Ne consegue che l'alimentazione e l'idratazione artificiale
non possono essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento,
trattandosi di atti eticamente e deontologicamente dovuti, in quanto forme di
sostegno vitale, necessari e fisiologicamente indirizzati ad alleviare le
sofferenze del soggetto in stato terminale e la cui
sospensione configurerebbe un'ipotesi di eutanasia passiva». Non si può non
restare quantomeno interdetti. La conseguenza logica che dovrebbe, infatti,
derivare dal principio di libertà di cura - e dal correlativo diritto di
rifiuto delle cure - è che qualunque trattamento o intervento rientri nella
disponibilità della persona, indipendentemente dal fatto che sia ordinario o
straordinario, che riguardi l'alimentazione, l'idratazione etc... Il citato
documento del Cnb, frutto di una sapiente mediazione tra
laici e cattolici e di un'attenta analisi delle questioni più controverse relative
al testamento biologico (come, ad esempio, evitarne le ambiguità, quali
indicazioni possano esservi contenute, quale affidabilità e quale vincolatività
siano da riconoscergli, etc...), giunge a conclusioni del tutto
differenti da quelle arbitrariamente dedotte da Calabrò. Il documento resta,
infatti, su un piano di dichiarata neutralità, individuando le due posizioni
che possono, a pari titolo di legittimità, essere
sostenute in sede bioetica: quella che sostiene che «al paziente va
riconosciuta la facoltà di dare disposizioni anticipate circa la sua volontà di
accettare o di rifiutare qualsiasi tipo di trattamento» e quella che ritiene,
invece, che «il potere dispositivo del paziente vada limitato esclusivamente a
quei trattamenti che integrino in varia misura forme di accanimento
terapeutico», sicché«non rientrerebbero in tale ipotesi, interventi di sostegno
vitale di carattere non straordinario, né l'alimentazione, né l'idratazione
artificiale». Una conclusione, come si vede, molto articolata e problematica,
ben diversa da quell'apodittico «ne consegue» di cui è così sicuro il senatore
che appare o particolarmente distratto o così fermamente convinto delle sue
certezze da esimersi da un'accurata lettura dei testi che cita. Se fosse stato un po' più attento, Calabrò si sarebbe dovuto
accorgere che solo in un documento successivo del settembre 2005 -
"L'alimentazione e l'idratazione di pazienti in stato
vegetativo persistente", approvato peraltro a maggioranza (18 voti contro
13 contrari e 1 astenuto) - si afferma la tesi per cui alimentazione e
idratazione vanno ordinariamente considerate alla stregua di un sostentamento
vitale di base, laddove i dissenzienti riportano i pareri delle società
scientifiche nazionale e internazionale a favore della tesi opposta, per cui
alimentazione e idratazione costituiscono a tutti gli effetti un trattamento
medico e ribadiscono che ogni persona è libera di decidere, dando disposizioni
anticipate, su qualunque intervento le venga proposto. È un segnale non poco
preoccupante attribuire al Comitato nazionale per la bioetica, la cui funzione
istituzionale è di formulare pareri su questioni eticamente controverse e che è
organo ufficiale di consulenza nell'ambito della Presidenza del Consiglio, una
posizione che non ha sostenuto. Si tratta di una confusione grave che, se non
voluta, testimonia la trascuratezza con cui il disegno di legge è stato redatto, e se intenzionale,
appare indice della volontà politica di forzare il dibattito sul testamento
biologico in una direzione ideologica ben precisa. È stato
detto che non si può affrontare con emotività un tema tanto delicato, su cui si
auspica una buona e meditata legge: ma se non si leggono
attentamente neppure i documenti che si citano o, addirittura, li si
stravolgono, che cosa ci si può aspettare? Luisella Battaglia è docente di
filosofia morale e bioetica all'Università di Genova e membro del Comitato
nazionale per la bioetica il disegno calabròSe non leggono i documenti che
citano, cosa ci si può aspettare dai nostri legislatori? 01/03/2009
( da "Riformista, Il" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
mambo Troppa politica in Vaticano
Qualche giorno fa su Le Monde, e poi su La Stampa, è apparsa una durissima
intervista del teologo Hans Kung contro il Papa accusato di aver «tradito lo
spirito della Chiesa», di vivere a San Pietro «come se fosse il Cremlino», di
difendere «l'idea del piccolo gregge? pochi fedeli e
una Chiesa elitaria formata da veri cattolici». Carlo
Marroni sul Sole24ore ha scritto un lungo reportage sulle divisioni della
Chiesa ratzingeriana fornendo un quadro fosco delle contrapposizioni che ci
sarebbero oltre Tevere. Don Baget Bozzo sul Giornale ha difeso il Papa contro i
progressisti. Spesso la Cei è intervenuta sulle cose italiane lamentando i
guasti della politica e la sua separatezza dalla gente. Ci stiamo accorgendo
che lo stesso male soffoca il Vaticano. C'è stato un
tempo in cui le divisioni erano mostrate da vescovi e cardinali nitidamente
alla luce del sole. Ora tutto si fa obliquo e solo gli esperti riescono a
cogliere differenze che a leggere bene sono drammatiche. Voglio fare un appello
ai vaticanisti perché ci facciano capire, perché non so come chiedere alla
stessa Chiesa di aiutare i fedeli, e i non fedeli, a orientarsi nei meandri del
ratzingerismo. Molti laici sono stati affascinati dallo
spessore intellettuale di questo Papa, ma oggi
capiscono poco di quel che accade. La vicenda del ritiro della scomunica ai
lefebvriani è, ad esempio, sconcertante perché fra di
loro ci sono veri antisemiti. Forse dobbiamo anche noi pretendere, come Goethe
morente: più luce! di Peppino Caldarola
01/03/2009
( da "Riformista, Il" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Il Pdl teme la prova
dell'aula Englaro va dai carabinieri Si rischia la deriva verso uno «Stato
etico e totalitario». A dirlo è Giuseppe Pisanu. Ed è un'altra bordata contro
la maggioranza sul fine-vita, dopo gli strappi che nel centrodestra ci sono
stati in questi giorni. Per questo, e per limitare i danni che deriverebbero
dall'approdo in aula del ddl Calabrò senza relatore, sono ieri intervenuti Renato
Schifani e Fabrizio Cicchitto. «Sono persuaso - ha spiegato ieri l'ex ministro
degli Interno - che, se lo Stato pretende di
disciplinare con una legge la fine della vita, impone la forza dello Stato alle
ragioni più profonde dell'essere umano, andando contro la Costituzione che pone
prima la persona e poi lo Stato, con il rischio di andare verso uno Stato etico
e totalitario». Sarebbe di per sé sufficiente questa osservazione - per la
gravità del contenuto e per l'autorevolezza del pulpito - a mettere in allarme
chiunque. Ma c'è dell'altro: c'è anche il rischio che, dopo quella
ingaggiata e persa su Eluana Englaro, la maggioranza possa perdere anche
un'altra corsa contro il tempo, finendo per portare in aula il ddl Calabrò
senza relatore. Arrivare in aula senza una maggioranza ben definita e per di
più con decine di voti segreti da affrontare su un tema così spinoso potrebbe
rivelarsi un disastro per la maggioranza. Meglio evitarlo, dunque, e puntare a
un testo che sia il più condiviso possibile, anche a costo di allungare i
tempi. Non stupisce, dunque, ciò che ieri ha affermato il presidente dei
deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto: «È auspicabile
che si arrivi a realizzare delle intese, ad esempio con alcune delle proposte
avanzate da Rutelli. In ogni caso, va detto che, realizzate tutte le ulteriori
possibilità di approfondimento, il testo del senatore Calabrò, a cui è
ultimamente approdata la commissione, non può essere riportato indietro a
soluzioni che di fatto vanificano ogni possibilità
concreta di testamento biologico, anche al netto dell'esclusione della
disidratazione e dell'arresto dell'alimentazione». E ancora - dopo aver osservato che è stata proprio la vicenda Englaro a
costringere la politica a intervenire sul fine-vita - Cicchitto ha avvertito:
«Una parte dei laici ha finora mantenuto l'impegno e la disponibilità alla
ricerca di soluzioni con i cattolici, evidentemente a patto che
non ci si infili nel vicolo cieco dell'integralismo». Quasi un
avvertimento, questo, rivolto a chi vorrebbe un testo ancor più restrittivo a
non mettere a rischio la tenuta del partito. Tanto che, dall'altra parte,
Stefano Ceccanti ieri parlava di una situazione anarchica nel centrodestra e
spiegava che «l'idea di una blindatura della maggioranza al momento non esiste».
Intanto, ieri Beppino Englaro si è recato presso il Comando dei Carabinieri di
Udine che stanno indagando sulla morte della figlia. Si è trattato di una semplice formalità. I suoi avvocati hanno annunciato che
la prossima settimana presenteranno una memoria difensiva. Oltre a Englaro, che
si è detto «tranquillo ma dispiaciuto», altre 13 persone sono indagate per
omicidio volontario. Gli stessi inquirenti hanno parlato di «atto dovuto». A.C.
01/03/2009
( da "Corriere della Sera" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-01 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Il fronte dei «dissidenti» «Non se
ne farà niente ma se il ddl di Calabrò arriverà in Aula non lo voterò» Cossiga:
la proposta del Pdl non va, divide i cattolici ROMA —
Scommette Francesco Cossiga: «Ci sono troppe divisioni sia nella maggioranza
che nell'opposizione. Credo proprio che alla fine non se me
farà un bel niente ». Ma avverte: «Non ho dubbi: se alla fine dovesse arrivare
al Senato quel testo io non lo voterei». In altre parole, all'ex Presidente
della Repubblica non piace affatto il testo sul testamento biologico che porta
la firma di Raffaele Calabrò. Cioè quello a cui fa riferimento la coalizione di
centrodestra. Non gli piace da cittadino italiano e non gli piace da cattolico.
L'ideale, spiega, sarebbe stato che il Parlamento «non
si occupasse per niente della "fine vita"», come ha invocato Giuseppe
Pisanu qualche giorno fa, lasciando quindi le cose così come stanno. Però, a
differenza dell'altro ex democristiano sardo, ritiene che, dopo il caso di
Eluana, di fronte a quelle che giudica «invadenze di campo della giurisdizione
nella legislazione, si rendeva necessario un intervento». Perché è decisamente
contrario alla sentenza della Corte di Cassazione che ha offerto a Beppino
Englaro la possibilità di interrompere la nutrizione e l'idratazione della
figlia Eluana. Fare una legge è quindi d'obbligo. Ma perché, si chiede,
redigere un testo che rischia di creare «inutili guerre di religione»? Il riferimento è alla frattura che si
è creata non solo fra cattolici e laici, ma anche fra cattolici di
entrambi gli schieramenti. Fino alla lettera dei 53 parlamentari «pro life»
alla quale ha aderito egli stesso insieme ad esponenti del Pdl come Alfredo
Mantovano. Il relatore del testo in discussione in Parlamento l'ha bollata come
espressione di una «corsa » a chi fa di più il cattolico. La risposta di
Cossiga è severa. Dice che «non si tratta affatto di concorrenza tra cattolici, anche perché tra i firmatari » del manifesto
critico nei confronti del testo Calabrò, «c'è un amico ebreo, deputato del Pdl,
che crede nei valori ». Cioè Alessandro Ruben. E continua: «è una questione di
realismo nei confronti di una magistratura che, dalla Corte di Cassazione alla
Corte Costituzionale, con arzigogoli giuridici ha mandato a morte una ragazza».
E allora, se si vuol fare una legge la si faccia,
invita Cossiga, ma «breve», per evitare equivoci nonché possibili forzature
interpretative. E, soprattutto, «guerre di religione ». Una mini-legge che
stabilisca alcune, precise, strettoie: «l'alimentazione e l'idratazione non
costituiscono accanimento terapeutico», «si lasci al medico curante di
giudicare se un supporto farmacologico e meccanico costituisca o meno, ad un certo punto della cura, un accanimento
terapeutico», comunicandolo «per iscritto ai familiari o al tutore», e «si
riservi al giudice il giudizio su ricorsi presentati contro la decisione del
medico di interrompere le cure». Ma, soprattutto, «non si preveda alcun
testamento biologico», nè dichiarazione anticipata, che possa fungere da
anticamera dell'eutanasia. Roberto Zuccolini
( da "Corriere della Sera" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-03-01 num: - pag: 34 autore: di PAOLO FRANCHI categoria: REDAZIONALE
IL PD E FRANCESCHINI La sinistra e un ex dc come ultima speranza SEGUE DALLA
PRIMA «Nessuno meglio di un cattolico democratico può accollarsi la
responsabilità di difendere la laicità dello Stato, la libertà dei cittadini e
la loro eguaglianza di fronte alla legge, anche se sostenendo questi principi
si discosta dalle posizioni dei vescovi e del Vaticano». E mercoledì, su
La Stampa, persino il navigato e saggio Emanuele Macaluso, uno che non ha mai
nascosto di non credere neanche un po' all'idea stessa del Pd, ha voluto
mettere nero su bianco la sua (parziale) apertura di credito al successore di
Walter Veltroni: «Dopo Prodi, sembra che nel Pd, così come è stato
concepito, una politica di sinistra moderata e moderatamente laica possa essere
fatta solo da una personalità che proviene dalla Dc e dal mondo cattolico ».
Non è dato sapere se Franceschini riuscirà a mettere un freno alle pulsioni
autodistruttive del Pd: chi scrive rispetta più di molti ex democristiani la
tradizione e i meriti della Dc, ma si consente di nutrire, in materia, qualcosa
di molto più profondo e più radicale di un semplice dubbio. E' certo però, che
sia pure con qualche vistosa sbavatura, come il giuramento sulla Costituzione
reso nelle mani del papà ex partigiano ed ex deputato dc di osservanza
scelbiana, il neosegretario democratico non sembra affatto volersi muovere come
un reggente, o un re travicello, nel ruolo cioè che un po' tutti gli avevamo
preconizzato. Magari starà «giocando al dottore», come dice con intelligenza
perfida Rino Formica. Ma nessuno al momento vuole e può impedirgli di giocare.
Tanto meno i democrat di provenienza ds. E' possibile, anzi, persino probabile
che domani, o dopodomani, verrà giù come un castello di carte tutto il Pd.
Intanto, però, gli sconfitti certi sono loro, i postcomunisti. In futuro forse
potranno anche candidare Pierluigi Bersani. Oggi sembrano non avere più alcun
titolo per rappresentarsi come il nerbo della sinistra in un partito di
centrosinistra, e non sono più in grado, primarie o non primarie, nemmeno di
candidare un loro uomo (è un evento senza precedenti) a sindaco di città come
Bologna o Firenze, ma anche, per dire, Ferrara o Forlì. Non ci vuole molto a
comprendere perché gli ex diessini siano in vistosa sofferenza. Un percorso,
iniziato nell'Ottantanove con la svolta di Achille Occhetto, sembra essersi
definitivamente compiuto, e nel peggiore dei modi. Se il Partito democratico si
salverà (e, insistiamo, la cosa è tutta da stabilire, perché ci sono ragioni
evidenti per essere peggio che pessimisti) non sarà grazie a loro, ma
nonostante loro, che, nei fatti se non nelle apparenze, avevano pensato di governarlo,
e ne rappresentano invece il più vistoso punto di debolezza e di crisi. Perché?
Sostiene Sartori sul Corriere, e ha perfettamente ragione, che questa storia ha
origini antiche. E spiega: «Per una trentina d'anni
abbiamo avuto la più grande sinistra dell'Occidente, che era però egemonizzata
dal Pci e dallo stalinismo di Togliatti. Non era una sinistra abituata a
pensare con la sua testa, ma invece ingabbiata nel preconfezionato di un
dogmatismo ideologico. Caduta la patria sovietica, quel pensare e quel pensarsi
che altrove ha rifondato la sinistra su basi
socialdemocratiche da noi non si è risvegliato. La fede comunista si è
semplicemente trasformata in un puro e semplice cinismo di potere». Si può non
essere d'accordo (è il caso del sottoscritto) sul fatto che il Pci fosse solo
stalinismo e dogmatismo ideologico, una setta, insomma, non foss'altro perché
una setta stalinista e dogmatica non egemonizza niente e nessuno. Ma è
difficile dubitare del «cinismo di potere» con il quale i sopravvissuti hanno
immaginato di poter sopperire all'incapacità (o al rifiuto?) di ripensarsi e
ripensare in chiave compiutamente socialdemocratica nonostante ormai sedessero
nelle poltronissime del Pse e dell'Internazionale
socialista. La tragedia della sinistra italiana sta soprattutto nel fatto che
un grande partito come il Pci è sopravvissuto (provvedendo a conservare molta
acqua sporca dopo essersi accertato di aver gettato via il bambino) per almeno
trent'anni all'esaurimento della sua spinta propulsiva, per venti, altro che
elaborazione del lutto, addirittura alla sua morte. E, strumentale o no che sia
la cosa, il fatto che a incarnare la faccia laica e di sinistra del Pd ci possa
essere soltanto un democristiano, come riconoscono tanti e tanto autorevoli
commentatori, sembra un'applicazione della legge del contrappasso.
( da "Corriere della Sera" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2009-03-01 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il congresso di Chianciano Lasciò
il partito 20 anni fa: sono venuto a spiegarvi le mie ragioni Rutelli il
mediatore torna dai radicali «Difendo la vita, cominciai con voi» Applausi
all'ex vicepremier. Pannella si commuove: sei uno di noi «Con
voi feci battaglie come quella contro la fame nel mondo. Non sono manovrato
dalle gerarchie cattoliche» DAL NOSTRO INVIATO
CHIANCIANO (Siena) — Finisce che Marco Pannella, come gli capita, piange. Posa
una sua manona sulla spalla di Francesco (Rutelli), e piange: «Francesco, la
pretesa di difendere in assoluto la vita fa di te un radicale!». Vent'anni.
Tanti ne sono passati da quando Rutelli lasciò il Partito radicale. Dal 1975 al
1989 è stato vicesegretario, segretario, deputato,
capogruppo. Prescelto, cresciuto, lanciato da Pannella. Ieri Rutelli, cardigan
celeste e cravatta, saliva verso il tendone del congresso radicale a passi
misurati, gli stessi che l'hanno portato da laico
digiunatore a diventare cattolico, ora mediatore fra governo e opposizione sul
testamento biologico. «Com'è il clima?», chiedeva ai suoi fedeli prima di
arrivare. «Buono, Francesco. Emma e Marco hanno
addolcito la platea ». Bonino aveva detto: «Sono
contenta che abbia accettato l'invito». E Pannella, accogliente come
mai: «Si ha pur diritto a cambiare idea...». C'era
però una battuta che circolava nel partito: Rutelli, capogruppo alla Camera,
dopo la firma del nuovo concordato con la Chiesa da parte di Craxi (1984) va
sul balcone di Montecitorio e sostituisce la bandiera italiana con quella
vaticana. Allora fu sberleffo, ora vorrebbe farlo davvero... E' tardo
pomeriggio quando Rutelli entra nel tendone. Neanche un fischio. Nemmeno un
applauso. Pannella, fuori, lo ha abbracciato, baciato. Lo fanno sedere sul
palco, fra Emma e Marco. E' tempo di parlare. Francesco ha un tono grave,
serissimo. La prende larga, ricorda gli anni radicali. Dice che arrivò dopo il
divorzio e a metà battaglia «contro l'aborto clandestino ». Poi rievoca le
migliaia di scioperi della fame contro la fame nel mondo: «Battaglia per la
dignità della vita umana». Un filo conduttore con il dopo Eluana: «Non sono
venuto a parlarvi del mio essere cristiano, ma a illustrare le mie ragioni».
Ragioni diverse da quelle radicali. Ma sempre legate a una battaglia per la
vita: «Rifiuto l'idea che chi non è d'accordo con voi sia manovrato dalle
gerarchie cattoliche...». Rutelli vuole «difendere le
vite imperfette, abbandonate, deformate », vuole che sia «un'alleanza tra
medico e paziente, o in ultima istanza il medico, a prendere la decisione
finale », poiché un testamento biologico può essere superato da nuove scoperte.
«Né eutanasia né accanimento terapeutico », è la sua parola d'ordine. Chiude
con Pasolini. Doveva parlare al congresso radicale di Firenze, 1975, il primo
per Rutelli. Fu assassinato prima: «Gianni Borgna lesse il suo intervento».
Applausi composti, nessun fischio. Mossa a sorpresa, questa di Rutelli a
Chianciano. Va dai suoi ex compagni di strada, dialoga da posizioni lontane, si
sottrae agli stereotipi. Non sono l'uomo del Vaticano, vuole stabilire, come
l'altro giorno, quando se la prese con i giornali. L'antiproibizionista Armando
Crocicchio lo interroga: «Sei tornato a fregarci
ancora? ». Ma Pannella lo circonda d'affetto, come un figliol prodigo (che
torna a casa, solo per un'ora): «Non so se Rutelli sia sempre questo Rutelli
qui, nella vita politica e sociale — conclude Pannella— Ho qualche dubbio...». Accoglienza La Bonino: sono contenta che sei venuto. E Pannella: si ha diritto di cambiare idea
Andrea Garibaldi
( da "Stampa, La" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
L'ESPONENTE DEL PD: «NO ALL'EUTANASIA E ALL'ACCANIMENTO TERAPEUTICO. DECIDA L'ALLEANZA TRA MEDICO E PAZIENTE» I laici del Pdl adottano
Rutelli [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Il Pdl tenta di mettere in un angolo l'ala
«pro-life» e fa propria la mediazione Rutelli. L'ex
leader della Margherita esprime la più «laica» tra le posizioni cattoliche, la
più «cattolica» tra le indicazioni laiche. Propone di camminare, come su
un filo, tra gli opposti estremismi. La legge sul testamento biologico «non
porti né all'eutanasia né all'accanimento terapeutico», è l'appello. Lo lancia
al congresso del Partito Radicale, di cui fu militante qualche era geologica
fa. Commozione, lacrime, alla fine applausi. In concreto, Rutelli sonda il
terreno su cui potrebbero accordarsi i due schieramenti al Senato, profittando
della settimana (o delle settimane) in più che il presidente Schifani è disposto
a concedere. Una legge è indispensabile. Giunge conferma che pure il ministro
Sacconi risulta indagato dalla magistratura nella vicenda Eluana. Papà Beppino
Englaro per omicidio volontario, lui per averlo sabotato. E' la riprova di una
confusione tragica e paradossale, le Procure interpretano il vuoto normativo
sull'onda di opposte emozioni. Rutelli suggerisce che «sia l'alleanza tra
medico e paziente a decidere», caso per caso, come affrontare il dramma del
fine-vita. L'ultima parola spetterebbe a chi ha prestato
in giuramento di Ippocrate. Il testo in discussione a Palazzo Madama,
viceversa, è categorico. All'articolo 2 fissa il
divieto di sospendere (o non attivare) terapie, se ne può conseguire la morte
del paziente. Nell'intento di tagliare la strada a qualunque forma di
eutanasia, la proposta Calabrò lega le mani ai medici. L'ipotesi mediatoria ha
il pregio, agli occhi dei vertici politico-istituzionali, di scongiurare guerre
di religione. Sarà oggetto di discussione nei prossimi giorni, si sta già occupando
di studiare la formulazione giusta il presidente della Commissione sanità al
Senato, Tomassini. Conteranno le virgole: una di meno, e precipiti da una
parte; una di troppo e cadi dall'altra. Né sarà facile per Pd e Pdl
sottoscrivere intese mentre già divampa la campagna elettorale europea:
Franceschini alza ogni giorno che passa la posta, avverte che «è in gioco il
futuro della democrazia italiana», fa felici i referendari (da Guzzetta a
Parisi) sottoscrivendo la loro richiesta di tenere la consultazione popolare il
7 giugno, all'«election day». E' alquanto dubbio che il Pd possa «reggere» una
mediazione. Ma il vero ostacolo al compromesso sono i falchi di entrambi i
campi. Rutelli si rivolge con accenti studiatamente alti «ai fautori
dell'umanesimo laico» chiedendo di «schierarsi a difesa della vita più fragile
«e non di un illusorio illuminismo bioetico». Parla agli intransigenti del Pd,
proprio come Cicchitto (capogruppo Pdl alla Camera) lancia una sorta di
ultimatum ai fondamentalisti del suo campo. Lui, Bondi, Brunetta e lo stesso
Sacconi hanno condiviso il decreto su Eluana, ma ora basta: «Una parte dei
laici», ricorda Cicchitto, «ha finora mantenuto la disponibilità alla ricerca
di una soluzione coi cattolici, evidentemente a patto
che non ci si infili nel vicolo cieco dell'integralismo». I 53 firmatari del
documento «pro life» al Senato stiano attenti a non far saltare il banco.
( da "Foglio, Il" del
01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
1 marzo 2009 Così è
nata la battaglia cattolica sul fine vita Nel giorno
in cui la macchina della politica si incarta sulla stesura e l?approvazione
della legge di fine vita – rinviando a data da destinarsi l?esame conclusivo
sul disegno di legge Calabrò – i filosofi cattolici
iniziano a dividersi e a dare battaglia su quale posizione prendere
sull?argomento. A fare da spartiacque fra i vari posizionamenti è il parere
espresso sulla questione dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei,
che si è detto a favore di una legge che intervenga sulla materia dopo il caso
di Eluana Englaro, per evitare che Udine spalanchi la porta all?eutanasia in
Italia. Ieri il quotidiano Europa presentava gli
eserciti di una battaglia intestina, schierati su fronti opposti e ben
definiti: da un lato il fronte legato al San Raffaele di don Verzé, che
dissente con le posizioni della Cei, e dall?altra quello capitanato da Cl,
schierata con Bagnasco, e dai professori dell?Università Cattolica – che,
secondo il professor Carmelo Vigna, docente di Filosofia morale alla Ca?
Foscari di Venezia, “hanno più difficoltà a parlare liberamente”. Sempre su
Europa, Roberto Mordacci – docente di Filosofia morale all?Università romana di
Tor Vergata – aggiunge che “i cattolici allineati
preferiscono non esporsi, non per banali ragioni di carriera accademica, ma
perché rischia di essere messa in dubbio la loro appartenenza alla famiglia
cattolica”. In realtà la guerra all?interno dell?universo intellettuale
cattolico ha una dinamica ben più complessa, e gli eserciti, poi, sono almeno
tre. Da un lato c?è il gruppo cui appartengono Carmelo Vigna, Roberto Mordacci,
Stefano Semplici: questo battaglione del “nuovo personalismo neoliberale” –
come si sono definiti gli stessi docenti ieri su Europa – ritiene necessaria
una legge sul fine vita ma non ci pensa proprio ad
accettare la proposta avanzata dal Pdl: perché, sostengono, è colpa proprio di
quella legge se il mondo cattolico si sta spaccando. I docenti, dunque,
chiedono al cardinal Bagnasco di astenersi dal
prendere una posizione. La loro è l?area filosofica di riferimento dei cattolici del Pd – dei cosiddetti “cattolici
adulti”. Per mettere le cose in chiaro, Vigna e Semplici hanno deciso di
scrivere un appello a Bagnasco, indirizzato a tutti i professori di Filosofia
morale d?Italia, la cui bozza è stata pubblicata due giorni fa sul Foglio.
Nella lettera i professori confidano che “la chiesa possa esprimere una
capacità di inclusione più ampia anche per allargare gli spazi del servizio di
verità e di carità” che ancora interpreta “l?anima italiana”. A sostegno pieno
delle posizioni del presidente della Cei si sono schierati invece Comunione e
liberazione e molti professori di Filosofia dell?Università Cattolica, tanti
dei quali sino a oggi avevano evitato di pronunciarsi in materia di bioetica.
E? l?area di pensiero di docenti come Paola Ricci
Sindoni, Francesco D?Agostino, Francesco Botturi. I professori pro Bagnasco
ritengono assolutamente legittimo l?intervento del presidente della Cei nel
dibattito che riguarda la vita e la morte. Secondo quest?area, dopo quanto avvenuto a Eluana Englaro è urgente un intervento
legislativo che impedisca una deriva eutanasica. La posizione delle truppe
“indipendenti” è ancora diversa. Sono i filosofi che sostengono il diritto a
parlare della chiesa ma che scelgono di esprimersi in piena autonomia laica.
Per loro il compito degli intellettuali è quello di dibattere sulle questioni
pre-politiche, senza delegarlo né all?autorità politica né a quella religiosa.
Questo è il pensiero degli intellettuali che si schierano contro una legge che
regolamenti il fine vita, la cui utilità, sostengono,
è tutta da dimostrare. L?unica legge necessaria, piuttosto, è quella contro
l?eutanasia e l?accanimento terapeutico. La legge in discussione, poi, è
partita dal caso di una persona che non si trovava in una condizione di fine
vita. Con gli altri si dialoga sì, ma senza cercare il compromesso a tutti i
costi. Basare una legge sulla dichiarazione di una volontà chiara e precisa,
sostengono, è un errore. Se diventa una sorta di prolungamento del consenso
informato, significa non potervi porre limiti, e obbligare il medico a seguire
le indicazioni del paziente. Questi filosofi ribadiscono la libertà di
scegliere i trattamenti, ma una legge non potrebbe mai definirli in ogni
dettaglio. di Valentina Fizzotti
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
Argomenti: Laicita'
Fuori dal Pd e
autonomo rispetto alla maggioranza che sostiene il sindaco Iervolino. Roberto
De Masi, ex assessore alla Legalità e oggi consigliere comunale, volta pagina.
«Sono deluso - tuona - il Partito democratico è un ritorno al passato e punta
solo alla conservazione del potere». De Masi, perché non ha partecipato alla
conferenza programmatica del Pd? «Ero assente perché
la mia esperienza nel Pd si è conclusa. Lo dico senza polemiche ma sulla base
di una convinzione politica che ho maturato in queste settimane». Cosa l'ha
spinta a lasciare? «A livello nazionale non si è
voluto affrontare nessuno dei nodi politici posti dalle dimissioni di Veltroni
cioè identità, alleanze e collocazione internazionale. Il risultato mi sembra
un doppio salto all'indietro, ai tempi non dico di Ds e Margherita ma di Pds e
Popolari con l'antiberlusconismo come cemento». A Napoli e in Campania? «Qui il Pd è nato su un progetto di grande innovazione
politica e istituzionale. Oggi, invece, il messaggio è la conservazione degli
equilibri esistenti». Nessuna speranza per il futuro? «No,
la crisi è talmente profonda che la logica è quella di durare a ogni costo al
governo per impedire alla destra di vincere subito le elezioni. Però il
problema è che le elezioni si faranno, a partire da giugno, e quindi tutti i
nodi verranno al pettine». Come giudica i segnali di unità lanciati ieri? «Un partito non può oscillare tra le divisioni e la
rissosità da un lato e la finta unità dall'altro. Altrimenti la stessa
candidatura di Nicolais si prepara a essere svuotata dei suoi contenuti
innovativi». Guarda già ad altri partiti? «Sono pronto
a lavorare, insieme con tanti delusi dal Pd, per far nascere un nuovo movimento
con l'obiettivo di rilanciare i temi di un moderno riformismo. Un gruppo aperto a socialisti, liberali e laici che non vivono la
loro identità in contrapposizione ai cattolici». E in
consiglio comunale? «Mi iscrivo al gruppo misto su una
posizione di autonomia politica. Valuterò ogni provvedimento sulla base del
loro contenuto e non di un vincolo di maggioranza». A partire dal
bilancio? «Rispetto l'impostazione politica annunciata dall'assessore
Realfonzo, ma la considero molto distante da una visione riformista e quindi,
in assenza di modifiche radicali, sarà molto difficile che possa votare il
prossimo bilancio». ger.aus.