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DOSSIER “LAICI & CHIERICI”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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TARTICOLI DEL  1-16 settembre 2008      #TOP



Report "Laici e chierici"

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·                     Articoli

Indice delle sezioni

Laici e chierici (110)


Indice degli articoli

Sezione principale: Laici e chierici

Lo strappo del papa - edmondo berselli ( da "Repubblica, La" del 01-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico" da parte dei parlamentari dell'attuale Pdl. Considerazioni analoghe potrebbero essere aggiunte su qualsiasi tema di bioetica, dalla legislazione sull'aborto al testamento biologico. Tuttavia una politica fatta per compiacere le stanze vaticane si scontra in ultimo con i grani di verità messi allo scoperto dalla fede e dalla ragione di Joseph Ratzinger.

I cattolici del Pd: più spazio o ce ne andiamo ( da "Corriere della Sera" del 01-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: la preoccupante e crescente diffidenza di tanti mondi cattolici rispetto al Pd" e insiste sul fatto che "forse troppi credono che laicità significhi confinare la fede nella vita privata". Stesso concetto sostenuto da Castagnetti nel suo libro, dove si parla di "concezione della laicità dello Stato basata sulla privatizzazione della fede ".

Se uccidere i cristiani non fa scandalo ( da "Corriere della Sera" del 01-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Onu perché metta un freno a quegli sporadici episodi di discriminazione religiosa che esageratamente i cattolici definiscono "cristianofobia ". Ma davvero, con tutti i guai che infestano il Pianeta, dovremmo preoccuparci dei villaggi cristiani in India rasi al suolo, degli orfanotrofi incendiati, dei bambini inseguiti fin dentro la giungla da branchi di fanatici armati di coltelli?

<Con la moschea in cella, recupero più facile> ( da "Corriere della Sera" del 01-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: per la confessione cattolica c'era uno spazio inutilizzato e mi sono attivata per trasformarlo in una piccola moschea - racconta -. I volontari hanno trovato tappeti e corani e ora chi vuole può recarvisi per pregare". Per ora lo spazio è accessibile un giorno alla settimana, ma la direttrice ha già trovato un imam che guiderà la piccola comunità dei detenuti con orari più ampi.

Università, al test con papà ma la cattolica li scopre - laura mari ( da "Repubblica, La" del 03-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: al test con papà ma la Cattolica li scopre I candidati nati prima del 1984 hanno svolto la prova in un'aula a parte LAURA MARI ROMA - Volevano suggerire le risposte esatte ai propri figli: così centinaia di genitori si sono iscritti al test di ammissione della facoltà di medicina dell'università Cattolica di Roma.

L'osservatore sulla morte cerebrale "non basta per la fine della vita" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 03-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che mette in discussione il criterio finora adottato sia da laici che da cattolici per stabilire la fine di una vita, criterio basato sulla dichiarazione di "morte cerebrale". A porre l'interrogativo - destinato inevitabilmente a condizionare il dibattito sul testamento biologico o sulla pratica dei trapianti - non è un medico o uno studioso di bioetica, ma una storica,

Calderoli: "don giuss elettore della lega" vittadini: "falso" ( da "Repubblica, La" del 03-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica di Milano, ove insegnava anche Giussani. Si è ricordato come fra i due ci fosse una forte stima culturale. Abbiamo ricordato anche il sostegno anche elettorale per la votazione del sindaco di Milano Formentini nel 1993. Il voto personale di Luigi Giussani come quello di ogni italiano rimane segreto anche per me"

<Pronta a ridiscutere il principio> ( da "Corriere della Sera" del 03-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE La laica "Pronta a ridiscutere il principio" ROMA - "Sarei pronta a ridiscutere il principio della morte cerebrale purché se ne parli in modo sereno, responsabile, scientifico. Su questi temi non si scherza perché la posta in palio non è alta, ma è altissima", afferma Cinzia Caporale, membro del Comitato nazionale di bioetica.

<Ma finora ha garantito i trapianti> ( da "Corriere della Sera" del 03-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il cattolico "Ma finora ha garantito i trapianti" ROMA - "La stragrande maggioranza degli scienziati riconoscono la validità dell'accertamento di morte cerebrale. Come bioeticisti dobbiamo prenderne atto e non dovremmo essere noi, caso mai, a riaprire la discussione ma i ricercatori".

E il quotidiano della chiesa cerca nuove strade - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: cattolica Asca. Un cambio della guardia deciso dopo oltre 20 anni di direzione di un altro docente universitario, il professor Mario Agnes. "E' assurdo pensare a queste cose - ragiona Vian - specialmente ora che come Osservatore Romano stiamo lavorando in perfetta sintonia con la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano e la Sala Stampa della Santa Sede per diffondere nel mondo

"sulla morte celebrale non cambiamo linea" - silvio buzzanca ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Università Cattolica. Una parte del mondo cattolico però non è d'accordo. Roberto De Mattei, storico vicino ai Legionari di Cristo, spiega che, "all'interno della Pontificia Accademia per la Vita si è spesso discusso del criterio della morte cerebrale e c'è una netta divisione in due ali: da una parte i medici e anestesisti,

La tribuna dei teocon - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: democrazia laica e quella che costituisce la sostanza civile e storica di tanta presenza cattolica nel nostro mondo. Bisognerà seguire con attenzione questa vicenda, aspetto inedito della situazione per certi aspetti grottesca dell'Italia politica attuale: un paese dove l'opposizione di sinistra è semplicemente scomparsa e valori della solidarietà sociale si affidano direttamente all'

Abbiamo donato gli organi di un ragazzo vivo? - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Va benissimo per i cattolici, sempre che siano capaci di seguire ciò che la dottrina impone. Ma noi che non siamo nemmeno battezzati, possiamo continuare a donare i nostri organi? Desire Olivetti desi@desiolivetti.com I l giornale di uno Stato sovrano non pubblica a caso un editoriale di tale rilievo.

Medicina, il test di cultura generale fa paura - laura mari ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Medicina della Cattolica" ha ricordato Francesco Iannibelli, il primo candidato a consegnare il compito nell'aula magna della cattedra di Ortopedia. Molti degli aspiranti camici bianchi, infatti, martedì avevano già affrontato il test dell'università privata collegata al policlinico Gemelli, nella speranza di riuscire ad accedere al numero chiuso almeno in una delle due università.

I tamil portano in piazza il dio indù "chiediamo un tempio per ganesh" - giusi spica ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sacerdote e le celebrazioni del venerdì sono affidate ad un membro laico, investito dall'intera comunità. Dopo la fine del rituale, l'immagine sacra è stata portata fuori dai danzatori sacri, immersa in un bagno di folla e accolta da una pioggia di fiori. Al termine del corteo, nella piazza ai margini di via Fermi, uno spettacolo di artisti e musicisti tamil ha chiuso la manifestazione.

L'agenzia dei vescovi boccia il ministro "un errore il decreto sul maestro unico" ( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: università Cattolica. Anche per lui ci sono pochi dubbi sul giudizio da dare al provvedimento del Ministro dell'Istruzione Gelmini: "La reintroduzione del maestro unico sembra un ingenuo ritorno al passato; ciò che occorre, in un'epoca come la nostra di esasperata articolazione e specializzazione dei saperi, è una pluralità concorde che sappia costruire con coerenza,

Atenei, test blindati Passerà uno su quattro ( da "Corriere della Sera" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Cattolica di Roma, quando a spiazzare gli studenti è stata una domanda sull'erede dello stilista Valentino. "E così - dice Giorgio, fuori dalla Sapienza (5 mila al test di ieri) - si premia chi non ha studiato e ha avuto solo fortuna". Replica Enrico Decleva, presidente della Crui, la conferenza nazionale dei rettori: "Non è irragionevole ritenere che certe conoscenze debbano far

Ancona, l'allievo di Gemelli ( da "Corriere della Sera" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: introduzione della psicologia nell'università italiana, nel 1961 era stato chiamato dalla Cattolica di Milano a ricoprire, prima di trasferirsi nelle sede romana dell'ateneo, la cattedra del suo maestro e predecessore Gemelli, di cui portò avanti l'opera volta ad integrare medicina e psicologia nell'assistenza ai malati e nella ricerca.

Morto monsignor Zerbi Storico della Cattolica ( da "Corriere della Sera" del 04-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Zerbi Storico della Cattolica E' scomparso nella notte del 3 settembre monsignor Pietro Zerbi, docente di Storia medioevale all'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nato a Saronno nel 1922 e laureato in Filosofia nel 1944 presso l'ateneo milanese, dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1947, Pietro Zerbi ha percorso l'intero curriculum accademico in Cattolica,

Impronte, la ue assolve l'italia maroni: fa giustizia di tutte le accuse - alberto custodero alberto d'argenio ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: anche delle associazioni religiose e laiche. Degli esperti dell'Onu. E perfino del Consiglio d'Europa, l'organismo non Ue con sede a Strasburgo che vigila sul rispetto dei diritti umani. A bocciare il giudizio di Barrot, però, sono i nomadi italiani. "Evidentemente - dichiara Alexian Santino Spinelli, leader dei rom italiani - Berlusconi ha attivato i suoi amici,

La chiesa e i teocon - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità di ogni Stato moderno. Questa ideologizzazione morale del cristianesimo, dove la norma e il precetto parlano più del Credo e del Vangelo, ha recintato negli anni di potere del Cardinal Ruini un perimetro nuovo e vasto, inglobando gli atei devoti e la nuova destra paganizzante italiana: a cui la Chiesa ha fornito un deposito di tradizione profonda altrimenti inesistente

"non la daremo vinta alla binetti" alle feste la sfida di gay e lesbiche - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: di un partito che si va costruendo", dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei. C'è voglia di battagliare, "di non dargliela vinta alla Binetti". Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: "Il Gayleft non c'è più.

Supergiunta, velardi sul blog avverte iervolino e bassolino - conchita sannino ( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: E mentre noi laici abbiamo perso di nerbo e di vigore, vediamo che un uomo di azione, il più laico di tutti nella responsabilità del fare e anche nel coraggio di apparire sgradito, è il nostro cardinale: che merita un premio intitolato all'impegno". Poco prima, il professore Casavola aveva "benedetto" nell'energia pastorale di Sepe "

La chiesa e la scienza - fulvio tessitore ( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: richiama il cupo atteggiamento dei cattolici integralisti, dei cinici laici devoti e di una parte ottusa della gerarchia vaticana (quella che invitò al non voto nel referendum sulla procreazione assistita) a proposito del divieto di utilizzare le cellule staminali per la ricerca scientifica al fine di cercare di curare malattie terribili (come il cancro) o deficienze fisiche tragiche (

"ma quella è una realtà da studiare potrebbe diventare la nostra manhattan" ( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è una comunità dove le famiglie musulmane invitano quelle cattoliche e si offrono a vicenda cus-cus e trenette avvantaggiate" "Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare". Su Grillo, sia serio, non faccia così. "Ho visto super-ricchi, iper-ricchi di Manhattan, miliardari con il cestino di vimini sottobraccio, andare, di notte, col favore delle tenebre niuiorchesi,

Un vulnerabile uomo moderno per una corona senza più poteri - (segue dalla copertina) john lloyd ( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: proporre che il grande artificio della monarchia britannica abbia fine e tuttavia tenersi la corona in testa come una sorte di santo laico, dando ai britannici l'esempio di come potrebbero vivere nel mondo odierno? Ciò sarebbe in sintonia con la sua personalità: egli è infatti sulla medesima lunghezza d'onda di molti dei movimenti di questa epoca. è da anni un convinto ecologista;

Se i giornalisti cercano la verità - mantova ( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il punto dominante è una ricerca laica del senso delle cose, una ricerca che non si esaurisce negli schemi tradizionali del laicismo". "Quando sento parlare del mio libro mi capita di osservare la lettura che se ne dà e di domandarmi, anche se questa è molto corretta, se effettivamente sono quelli i processi che in esso si descrivono e se così sono le persone di cui si narra.

La guerra dei crocifissi nelle processioni Interviene Bagnasco ( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laico-religiose (sono 145 e fanno riferimento ad altrettanti oratori del Tigullio) impegnate nel sociale (assistenza ai malati, agli anziani, ecc.), portano in processione da almeno 500 anni. Crocifissi oggi divenuti talmente belli e maestosi da rischiare di trasformare i cortei religiosi in "fiere" e "carnevalate " e di distrarre i fedeli dalla preghiera e dalla solennità del momento.

QUELLA LAICITÀ FRANCESE È SOLO VUOTA RETORICA ( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: BREVI QUELLA LAICITà FRANCESE è SOLO VUOTA RETORICA è imminente la visita di Benedetto XVI in Francia. Le Monde diplomatique dedica all'evento uno scialbo compitino di Michel Cool all'insegna del "religiosamente corretto". Qualche banalità sulle secolarizzate Spagna, Italia e Polonia, un pizzico di magistero pontificio sull'Europa cristiana.

Pensatori laici ( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-09-06 num: - pag: 43 categoria: BREVI Pensatori laici John Milton (1608-1674), poeta inglese sostenitore della libertà di stampa David Hume (1711-1776), caposcuola della filosofia illuminista scozzese Karl Popper (1902-1994), filosofo austriaco teorico della società aperta.

Se anche Dio entra in politica ( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: agli occhi di quei cattolici che avevano dimenticato che eresia vuol dire solamente scelta e che a sua volta ragionare non è che un sinonimo di scegliere). Karl Popper, in un bellissimo intervento del lontano 1958, riconosceva quanto debbano le attuali società aperte e democratiche a questo tipo di protestantesimo.

<Ora di religione obbligatoria> Bufera sulla giunta del Veneto ( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ma Galan frena Contrario Vian, docente cattolico di Ca' Foscari: le tradizioni di riferimento sono anche islamiche DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - Il laico, liberale e disincantato presidente del Veneto bacchetta la giovane assessora all'Istruzione: "Insegnamento obbligatorio della religione?

Vivere da francescani a due passi dalle spiagge - nino alongi ( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Le strutture conventuali sono idonee a ospitare anche laici, singole persone, intere famiglie e gruppi organizzati (sono disponibili duecento posti letto). Nel convento, infatti, si svolgono periodicamente convegni, esercizi spirituali e, nei periodi liturgici, brevi incontri di studio e di riflessione spirituale.

Processo rinviato per ramadan, rivolta laica ( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità, fondamento costituzionale della Repubblica, oggi a quando pare aggredito in un uno degli ambiti di applicazione più qualificanti: l'amministrazione della giustizia. Il caso è stato sollevato dagli avvocati di parte civile e il procuratore generale di Rennes, Leonard Bernard de La Gatinais, si è affrettato a convocare una conferenza stampa per smentire le motivazioni del

Se Steinberg guarda a Rimbaud ( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: artista americano di origini romene Se Steinberg guarda a Rimbaud "Illuminazioni": linguaggio straordinario per poeti e pittori di SEBASTIANO GRASSO D ella Piazza San Marco del Canaletto è rimasta solo la torre. La basilica? Pressoché scomparsa. Una grande folla è divisa da un lungo corridoio sullo sfondo del quale non c'è nulla.

Quel curioso quartetto di Damasco ( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sia per il dialogo impossibile tra i palestinesi laici di Abu Mazen e gli integralisti di Hamas; sia per la fragilità del mondo musulmano sunnita, minacciato dallo strapotere degli sciiti di Teheran, che sfidano il mondo con l'incubo del nucleare. Il neo quartetto di Damasco, nonostante più che legittime riserve, ha infatti molto da offrire alla stabilizzazione.

La lunga fame dei campesinos ( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: dove ha inizio il suo apostolato laico e dove impara a masticare con moderazione la foglia di Coca aderendo al rito sacrale del Pijchu che lo inserisce nel mondo arcaico dei boliviani. Ci sarà un'altra incursione, meno fugace, dal '76 al '78; ma quando, nell'85, torna in Bolivia, dopo aver conseguito a Padova la laurea in Medicina e chirurgia,

Appello del papa: servono nuovi politici cattolici ( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: servono nuovi politici cattolici CAGLIARI - Il Papa, ieri in visita in Sardegna, ha lanciato un appello: "Serve una nuova generazione di politici cattolici". Benedetto XVI ha lanciato l'evangelizzazione "del mondo del lavoro, dell'economia, della politica" e chiesto sostegni alla famiglia, lamentando il fatto che in Italia ci sono troppi divorzi.

Per una chiesa che non divida - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che apre al pensiero e alla presenza del mondo cattolico una prospettiva di straordinario vigore. Ma nemmeno questo basta a farci dire che c'è oggi bisogno di una nuova generazione di "politici cattolici", come non c'è più bisogno di "politici laici". Sono appartenenze che non aiutano, perché dividono, quando invece dobbiamo unire.

Lavoriamo tutti insieme per chi vive nel disagio - luigi merola ( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: quello che non dovrebbe dare pace alle nostre coscienze di laici o cattolici è la difficoltà con cui tante donne e tanti uomini vivono la loro esistenza. Proprio il professore Tessitore è stato tra i primi che, con il nostro cardinale Crescenzio Sepe, ha aperto un confronto vero sulla cultura, sulla condizione umana e sulla nostra città.

Il viaggio cosmopolita di ronconi - rodolfo di giammarco ( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: lui notoriamente laico e agnostico, ha plasmato con finezza e tenerezza una discesa nel regno dei morti. Che è poi la tragedia-avventura più antica che ci sia. Qui, l'aggirarsi del Bevitore di vino di palma negli inferi per trovare e per far tornare sulla terra - come vuole Tutuola - il suo defunto amico Spillatore di vino,

Il papa sferza i politici cattolici "serve una nuova generazione" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Né in Vaticano sono lieti che all'indomani delle elezioni non si trovino più esponenti cattolici nei posti chiave governativi. Così, al suo primo intervento in terra sarda, Benedetto XVI ha auspicato una "nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile".

"quel monito è proprio per silvio basta con i miti di veline e calciatori" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Però Benedetto XVI sembra bacchettare proprio i cattolici impegnati in politica come lei. Tanto da invocarne una nuova generazione. "So bene che nel Dopoguerra c'è stata una generazione di cattolici - penso a De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti - capace di impregnare la prima fase della Repubblica a cominciare dalla definizione della Costituzione.

Il Papa: <Serve una nuova generazione di politici cattolici> ( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-08 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il monito "Competenza e rigore" Il Papa: "Serve una nuova generazione di politici cattolici" ALLE PAGINE 2 E 3 Accattoli, Galluzzo, Zuccolini.

I parlamentari credenti: ma non è un processo a noi ( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: soprattutto la reazione dei cattolici che ora stanno al governo, cioè quelli di centrodestra. Là dove il dibattito verte sull'eredità democristiana. Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, è perentorio: "De Gasperi aveva previsto che la fine della Dc avrebbe segnato la scomparsa del cattolicesimo politico: è andata così e le parole del Papa lo confermano"

<Madonna anti Ratzinger? Provoca perché è turbata> ( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Intellettuali cattolici Baget Bozzo: esprime esigenze religiose "Madonna anti Ratzinger? Provoca perché è turbata" MILANO - Ci risiamo. Madonna è tornata a far discutere dedicando al Papa la canzone Like a Virgin, che già a suo tempo suscitò polemiche. "Perché mi ama, perché anch'io sono figlia di Dio", ha sentito la necessità di spiegare la showgirl alle 60 mila persone convenute all'

Andreotti: io mi fido di Benedetto XVI Non basta andare a messa per meritare il Paradiso ( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sua Santità è stato assai preciso invocando maggior "rigore morale" e "competenza". "Va ricordato che non è il primo Papa che rivolge simili appelli. Anche Pio XII ne fece di analoghi. Ai politici dell'epoca che si professavano cattolici sollecitò, e accadde ripetutamente, più coerenza".

Il Papa: c'è bisogno di nuovi politici cattolici ( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è bisogno di nuovi politici cattolici L'invito ai fedeli: laici cristiani impegnati evangelizzino quel mondo con competenza e rigore morale L'appello di Ratzinger per una nuova generazione in grado di impegnarsi esteso anche all'economia e al lavoro DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CAGLIARI - Il Papa invita i cattolici a promuovere una "nuova generazione di laici"

Nelo Risi, nei versi il <presente del futuro> ( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il "Dio che non parla" è stato il tormento dei grandi santi, figuriamoci di un laico come Risi. Allora bisogna tornare alla parola, l'unico elemento taumaturgico, profetico, oracolare, mistico. "Tutto che ho visto, l'ho visto per niente?". Ricorre il dubbio, che tuttavia il poeta rigetta.

Se il papa dice basta a veline e calciatori - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Benedetto XVI da Cagliari ha ammonito la Chiesa e i cattolici impegnati in politica con un fermo richiamo e orientamento: "essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica" che, ha continuato: "necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile"

"scelta di civiltà ma non coincida col corpus domini" - erica manna ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: rispettando i valori laici. Questa visibilità agli omosessuali offerta dal Gay Pride, - continua don Gallo - anche se può dare fastidio, è utile a dare un segnale importante, a stimolare una riflessione dove ciascuno può dire quello che pensa". Sintonia con il sindaco Vincenzi che parla di momento di crescita collettiva, dunque?

"per me è un grande dono e una grande sfida" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: il tema di una nuova classe dirigente cattolica sollevato da Benedetto XVI l'altro ieri a Cagliari - il segretario della Cei non sogna improbabili ritorni al passato, però è convinto che "la convergenza dei cattolici diventi un dovere, quando è in gioco l'essenza dell'ordine morale che riguarda il bene integrale della persona".

Una chiesa con tanti pesi ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: molti dei laici firmatari anche di un'altra lettera, che già nel marzo 2007, con un seguito di incontri col cardinale mai sfociati in una vera sintonia, avevano rivolto all'arcivescovo Antonelli un appello all'apertura, ad un dibattito vero sui temi cruciali della modernità - bioetica e Dico, eutanasia e fecondazione assistita - su cui,

Ricordo l'impatto col fango dell'alluvione - giuseppe betori ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: religiose e religiosi e tutti i consacrati, fedeli laici, donne e uomini; e poi anziani, adulti, giovani, ragazzi, fanciulli con tutte le famiglie, e una esplicita preferenza per quanti sono nella sofferenza, specialmente a causa di disabilità o malattie, e per quanti sono afflitti dalla povertà nelle sue varie forme.

Mariastella, la preferita del cavaliere "una donna che ha testa e pure i voti" - rodolfo sala ( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perché l'unico che conta è Berlusconi: "Se non fosse stato per lui non sarei mai entrata in politica". Mariastella è cattolica, ma non ciellina; sanguigna quando parla in privato, ma al tempo stesso diplomatica; berlusconiana fino al midollo, ma non alla maniera un po' sguaiata di altre femmine del Cavaliere.

Scalfaro: Silvio sul Papa? Pensi ai suoi peccati ( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ex capo dello Stato "Sulla "necessità" di nuovi politici cattolici Benedetto XVI ha scelto termini volutamente drastici" Scalfaro: Silvio sul Papa? Pensi ai suoi peccati "Sbagliato usare l'appello del Pontefice. E Andreotti non almanacchi sul Paradiso" Che effetto le fa, presidente Scalfaro, sentire ancora dal vertice della Chiesa un richiamo per l'

Il sindaco Vincenzi: si farà ma non nel giorno previsto ( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: iniziative civili e laiche". Anche una parte del Pd genovese è nettamente contrario. "Io penso che nessuno può permettersi di dare giudizi su come la gente deve manifestare, ripeto, nel rispetto della legalità". Il capogruppo di An in consiglio regionale ha appena dato vita a un comitato che si batterà contro il Gay Pride genovese e le ha scritto una lettera per invitarla a riflettere.

E Siri difese <La dolce vita> dopo le censure di Montini ( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Il caso A sorpresa il quotidiano cattolico di Genova promosse la pellicola: "Un atto di bonifica umana". Ne nacque uno scambio epistolare E Siri difese "La dolce vita" dopo le censure di Montini Il giudizio sul film di Fellini divise i cardinali di ANTONIO CARIOTI C hi era il più conservatore tra l'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini,

<CROCIATA ITALICA>: L'ERESIA E LE SCUSE DI MUSSOLINI ( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: giornale Crociata Italica diretto dal sacerdote cattolico, poi scomunicato, don Tullio Calcagno, che attaccava con durezza le posizioni del Papa e della Santa Sede e si schierava con i nazisti condividendone anche l'antisemitismo. Ernesto G. Laura ernesto.laura@fastwebnet.it Caro Laura, L a sua lettera contiene anche notizie interessanti sulla collaborazione del clero con i partigiani,

Esami, lo scandalo degli aiutini - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Ci siamo accorti ha dichiarato il preside della facoltà della Cattolica, Paolo Magistrelli che 140 candidati risultavano nati prima del 1984 e avevano lo stesso cognome, indirizzo di residenza e telefono di altri concorrenti più giovani". In altre parole un centinaio e più di genitori si sono iscritti ai test di Medicina per aiutare i propri figli.

Quanto ci piace l'apocalisse - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: una fine del mondo laica e secolare, senza sacre scritture, senza Dio e senza religioni, innescata in laboratorio, senza paradisi inferni e purgatori, senza giudizio universale in ordine alfabetico, ma anche senza l'angoscia delle processioni dell'ultimo giorno e delle utopie millenaristiche, senza esegesi bibliche o riscoperte di testi aramaici.

Bipolarismo imperfetto - lucio iaccarino ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il Pdl si radica nelle aree del pentapartito (e dei partiti laici minori) con una geografia fortemente coincidente con quella dagli anni Settanta in poi. Il Mezzogiorno, a eccezione della stabilità siciliana, stenta a mostrarsi come voto sub-culturale e all'appartenenza ideologica si sovrappongono, ancora troppo di frequente, le strutture clientelari.

Così ci si ghettizza ancora ma gesù sarebbe con loro - don paolo farinella ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: loro DON PAOLO FARINELLA DA OGGI inizio una collaborazione settimanale con Repubblica che già in passato ha dato spazio a miei interventi sia in campo religioso che civile e politico. La mia competenza riguarda l'ambito religioso (biblico in specie), nell'accezione più ampia, in cui sono quotidianamente impegnato, ma in prospettiva non clericale e quindi laica. SEGUE A PAGINA XI.

Gay pride, l'atto di fede del pd - raffaele niri ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Sono sempre stato favorevole alla libertà d'espressione e alle grandi manifestazioni di piazza, cui io per primo ho partecipato. Non mi sono dichiarato contrario alla legittima difesa di valori fondamentali come quelli della parità, della laicità e della tutela dei diritti umani di ogni cittadino, né mi piace essere frainteso sulla questione dell'

Così padre pio spiegò le stimmate al vaticano - (segue dalla prima pagina) mario diliberto ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fondatore dell'Università Cattolica. Fu lui a bollare le stimmate del Cappuccino come frutto di suggestione. L'autorevole parere mise in moto l'Inquisizione. "Su Padre Pio ? dice don Francesco Castelli - venne aperta un'inchiesta esigente, analizzando ogni aspetto della sua vita anche attraverso la testimonianza degli altri frati.

La sorpresa corre sul web il papa chatta con i fedeli - jaime d'alessandro ( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: La sorpresa corre sul web il Papa chatta con i fedeli Breve visita del Santo Padre in uno spazio digitale, il social network cattolico Xt3.com JAIME D'ALESSANDRO ROMA - è apparso con lo pseudonimo di Bxvi, come uno dei tanti che frequentano su Internet i forum di discussione. Ma dietro quel nickname si celava nientemeno che Joseph Alois Ratzinger, Papa Benedetto XVI.

Cattolici, la politica riparte dalla <scuola> ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che erano stati organizzati in tutto il decanato reclamizzati con lo slogan "Puoi fare politica davvero ". "L'idea di fondo - insiste Duilio - era di vincere l'avversione che si era andata diffondendo nei confronti della politica e di convincere i cattolici ad uscire dal guscio e spendersi in prima persona.

I cattolici tornano a scuola di politica dopo vent'anni ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ESPERIENZA DI MARTINI I cattolici tornano a scuola di politica dopo vent'anni Papa Benedetto XVI invoca la nascita di una nuova classe politica e la diocesi milanese è pronta a bissare l'esperienza, voluta dal cardinale Martini (nella foto) che negli anni '90 aveva coinvolto tremila giovani cattolici, molti avviati alla politica.

N essuno ( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Indice RISCOPERTE ISIDORO DA CHIARI Cattolici e protestanti, l'utopia della concordia N essuno pretende, sia chiaro, di deridere spocchiosamente le leggi del mercato librario, che gestisce la sua impotenza davanti al sogno di fare vulnerabile alla moda un lettore tout court. Ma se qualcuno, in barba a quelle regole volesse cimentarsi con un libro specialistico,

Così fa politica la chiesa napoletana - marco lombardi ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Lo scaltro laico Bassolino si rese conto che la religione rimaneva quel poderoso e duttile strumento di governo, indispensabile per cementare le molte, contraddittorie anime di un popolo al quale non rimanevano più, letteralmente, santi a cui votarsi, dopo la catastrofe morale ed economica della prima repubblica.

"pride e corpus domini incompatibili" - stefano origone ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: bisessuali, transgender) in città, nel giorno in cui i cattolici ostentano l'ostia sacra, sia un problema di ordine pubblico. Noi offriamo piena disponibilità al confronto, con la premessa che vale su tutto la Costituzione e non le opinioni di pur importanti rappresentanti locali del governo centrale".

Il cattolico fustigatore dei poteri forti - valerio varesi ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Il cattolico fustigatore dei poteri forti Ardigò, un intellettuale che ha attraversato due secoli. Da Dossetti al Cup VALERIO VARESI (segue dalla prima di cronaca) Ardigò era nato per caso in Friuli nel '21, ma era emiliano in toto. Da sempre vicino al mondo cattolico, si conquistò una fisionomia culturale e politica negli anni della Resistenza a cui partecipò con grande coraggio.

Padre sorge garantisce "sarà già stata perdonata" - orazio la rocca ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: ritengono che una legge sia stata violata. Non tocca a me giudicarli". L'"iniziativa" di cui parla il gesuita padre Bartolomeo Sorge - direttore del mensile Aggiornamenti sociali ed ex direttore dello storico quindicinale Civiltà Cattolica - è la richiesta della Procura di Roma al ministro della Giustizia di avviare un procedimento a carico di Sabina Guzzanti per le invettive anti-

Dico, il giornale dei vescovi attacca il ministro cattolico - giovanna casadio ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: pensatoio liberalforzista definendosi un "laico, né cristiano, né credente a meno di conversioni straordinarie, ho rispetto per i credenti che hanno forse qualche strumento in più rispetto a me". Il ministro dell'Attuazione del programma Rotondi racconta di essere stato chiamato "da Silvio", che gli ha detto: "Gianfranco, non facciamo scherzi,

Ardigò, l'avventura di un cattolico - bologna ( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Anche il laicato cattolico ha un mandato dall'alto: si ricordi di esercitarlo". Personalmente l'ha sempre fatto. Vibrante ancora, dopo decenni, la sua emozione per il Concilio, che visse di fianco a Raniero La Valle, all'Avvenire, e al telefono con Dossetti dal Vaticano.

Il commissario e le altre offerte ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Piero Schlesinger, Università Cattolica Lorenzo Stanghellini, Università di Firenze Massimo Fabiani, Università del Molise Umberto Tombari, Università di Firenze Federico M. Mucciarelli, Università di Modena e Reggio Emilia Alberto Jorio, Università di Torino.

Cultura ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sta il senso del lavoro di Rudolf Lill: ricordare ai chierici come ai laici che lo strapotere dei pontefici di oggi, all'interno della Chiesa prima ancora che al suo esterno, rappresenta soltanto uno degli esiti possibili di una dinamica che ha visto contrapporsi, per secoli e secoli, un "principio gerarchico" e un "principio democratico".

È morto Achille Ardigò, un <laico cattolico> ( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stato uno dei padri fondatori della sociologia italiana è morto Achille Ardigò, un "laico cattolico" di ALBERTO MELLONI S e ne è andato a 87 anni il professor Achille Ardigò ( foto), considerato - lo diranno tutti oggi - un padre della sociologia italiana.

Il ramadan costretto a nascondersi - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: guardati con diffidenza dai laici, perché titubanti nel sciogliere nodi come il rapporto tra politica - religione e i diritti delle donne, e da molti cattolici che temono la loro "fede forte". Pochi sono disposti a mobilitarsi per loro. In più, non votano. Né, secondo la Lega, voteranno mai.

Laici e credenti si confrontano sulla speranza - clara caroli a pagina xv ( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina III - Torino Il programma di Torino Spiritualità Laici e credenti si confrontano sulla speranza CLARA CAROLI A PAGINA XV SEGUE A PAGINA XV.

"non illudiamoci con l'ottimismo siamo dei fatalisti" ( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Uno cattolico, uno ebreo. Manca quello musulmano. Sarebbe stato più interessante". E' laica la vera spiritualità? "Non lo so. Certo non è quella dei rosari, delle madonne che piangono e dei miracoli di Padre Pio". L'Italia è il paese della speranza?

Cattolici divisi sulla targa in chiesa per salvo esattore boss - servizio a pagina ix ( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Pagina I - Palermo Regina Pacis, critiche e difese Cattolici divisi sulla targa in chiesa per Salvo esattore boss servizio a pagina ix SEGUE A PAGINA IX.

Caso salvo, i cattolici si dividono - salvo palazzolo ( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Biagio Conte, il francescano laico grande animatore della carità a Palermo, ribatte: "Se è una donazione fatta col cuore, allora non vedo nulla di strano. La Chiesa non può chiudere la porta a nessuno. Deve dare accoglienza e speranza a tutti, anche perché le colpe dei padri non ricadono sui figli.

La rivolta delle associazioni: così si aiutano i clan ( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non hanno dubbi sacerdoti e laici che lavorano giorno e notte con prostitute e viados. "Questo disegno di legge che rende reato la prostituzione in strada danneggia chi subisce la tratta e favorisce gli sfruttatori. In questo modo si rende solo invisibile una realtà drammatica;

Papa Ratzinger in Francia Viaggio a rischio polemiche ( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Disse allora di volersi ispirare a un concetto di "laicità matura" e "positiva" che "riconosce il valore delle religioni ": un'idea che parve molto vicina al "sano concetto di laicità" che è un cavallo di battaglia di Benedetto XVI. Il Papa arriva a Parigi-Orly con un A321 dell'Alitalia poco dopo le 11.

Oggi vengono messi in discussione i fondamenti stessi dello Stato laico europeo, perché libertà e cittadinanza non si fondano sulla verità ( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-12 num: - pag: 13 categoria: BREVI Oggi vengono messi in discussione i fondamenti stessi dello Stato laico europeo, perché libertà e cittadinanza non si fondano sulla verità \\.

Tremonti, D'Alema e il Secolo Religioso <Era della coscienza>. <Laicità a rischio> ( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: idea laica e perciò un'idea esterna alla religione. La nostra religione, per come è costruita e per come è stata vissuta per secoli da milioni di persone, è sempre stata insieme interna ed esterna: un modo di riferirsi agli altri. Non c'è mai stato, in questa dimensione, l'individuo da solo, ma la persona in rapporto non solo con se stessa,

La scuola, i sindacati e le riforme ( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: 80 fra i cattolici (favorevoli al maestro unico per evitare una divaricazione troppo netta fra scuola e famiglia) e i laici (favorevoli agli insegnanti “specialisti” per accentuare il ruolo cognitivo dell'istruzione primaria) quando Franca Falcucci avviò la sperimentazione del nuovo modulo, che mediava fra le ragioni degli uni e degli altri,

Il papa a parigi: "c'è bisogno di dio" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: era grande attesa su ciò che il Papa avrebbe potuto dire sul rapporto tra religione e laicità. Anche perché Sarkozy da tempo ha lanciato la parola d'ordine della "laicità positiva". Benedetto XVI non è stato elusivo. "Tra laicità e fede non c'è contrasto", ha proclamato mentre ancora era sull'aereo. "La religione non è identificabile con lo Stato.

Tra laicità e religione il "professor" ratzinger vince la sfida francese - (segue dalla prima pagina) bernardo valli ( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: laicità e religione il "professor" Ratzinger vince la sfida francese Davanti agli intellettuali difende le radici cristiane Francia laica e Chiesa cattolica uniti dal richiamo alla medesima identità culturale Il presidente ha rilanciato la sua idea di una "laicità positiva", aperta al dialogo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Né la fede sembra essere la molla principale dell'

Insegnare tra le macerie della scuola - michele serra ( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: si è già abbastanza riflettuto sulla laicità, anticipando l'invito dell'autorevole ospite di almeno un paio di secoli. Si sa che il protocollo tra capi di Stato prevede una dose di diplomazia ben temperata. Probabile dunque che Sarkozy abbia garantito al Papa che la Francia, per favorirlo, si concederà un supplemento di riflessione.

Le suore scendono in piazza ( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perciò ieri sono scese in piazza trecento persone (circa 50 istituti tra laici e scuole religiose, che seguono tremila minorenni a rischio). "è un anno che il Comune non versa i contributi per i semiconvitti - spiega suor Antonia Norcia - siamo qui per avere una risposta, una conferma altrimenti il servizio non può cominciare con il nuovo anno".

L'addio ad ardigò con l'assenza della curia e il silenzio dell'università - aldo balzanelli ( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: questa a dir la verità meno sorprendente, è stata quella dei vertici della Curia. Dopo la puntuale partecipazione non più tardi di sabato scorso alla messa in suffragio di Luciano Pavarotti, ieri nessuno ha trovato il tempo, o forse la volontà, di recarsi a salutare un cattolico certamente scomodo, ma un grande cattolico.

"mi correggeva le omelie" - silvia bignami ( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: fede da vero laico francescano". "Ricordo in particolare la partecipazione intensa di Achille alla messa", conclude Don Piscaglia: "Ascoltava attentissimo. Poi, se qualcosa dell'omelia non convinceva, veniva con grande carità e umiltà in sacrestia al termine della messa, per suggerire il modo migliore di comunicare quel concetto".

Il Papa elogia Sarkozy e la sua <laicità positiva> ( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: REDAZIONALE Viaggio di Ratzinger in Francia Il Papa elogia Sarkozy e la sua "laicità positiva" Quel rispetto degli intellettuali PARIGI - Benedetto XVI è in Francia per una visita di quattro giorni. All'arrivo il Pontefice ha donato alle signore una scatoletta con un rosario ( nel tondo in alto il regalo in mano a Carla Bruni, in basso al ministro della Giustizia Rachida Dati).

Ma il <fronte del no> protesta <Religione e politica restino divise> ( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Non bisogna mescolare lo Stato e la religione". In campo anche filosofi, intellettuali e una parte della stampa. Henri Piena Ruiz, autore di un saggio sulla laicità repubblicana, sostiene che parlare di "laicità positiva" ha poco senso, in quanto si dovrebbe stabilire che cosa siano la laicità negativa o la laicità normale.

Gli intellettuali non vanno alla guerra ( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Presenti, due ex capi di Stato simbolicamente in contrasto su questioni di fede e politica: Giscard d'Estaing, che avrebbe voluto la menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea e Jacques Chirac, il presidente della recente legge sulla laicità della Republique.

Napoli, suore e preti in corteo <Tagli ai fondi per i convitti> ( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Unione degli enti religiosi e laici di assistenza e beneficenza) che fa capo alla Cei. Il ritardo dei pagamenti da parte del comune delle rette alle strutture che prestano assistenza a circa 3000 minori e a 600 anziani ha aumentato l'esposizione bancaria degli istituti che comunque hanno assicurato l'apertura regolare prevista per lunedì.

Il papa conquista la francia bagno di folla alla messa di parigi - marco politi ( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: affaticato ha fatto una sosta imprevista durata 30 minuti MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO LOURDES - La Francia profonda, la Francia cattolica si è radunata attorno a Ratzinger nella grande spianata degli Invalides per la celebrazione della messa. Si attendevano duecentomila fedeli, ne sono venuti centomila in più. In auto, in treno, in pullman dalle più diverse parti della nazione.

Se usasse questi toni anche in italia - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: della bioetica e del finanziamento alle scuole cattoliche. Al di là delle Alpi non ci sono "principi non negoziabili". Il papa sa che qui la laicità è regolata per legge dal 1905; che toccare argomenti sui quali lo Stato ha gelosa competenza, sarebbe stato peggio di una gaffe, sarebbe stato anche ai suoi fini controproducente.

Caffarra: "ardigò testimone di fede" - ilaria venturi alessandro cori ( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: autostrada Venezia - Trieste i primi di agosto, ricorda il rettore, è stata sfatta la stessa scelta: la cerimonia religiosa e poi una giornata di memoria in Ateneo. "Ardigò ha sempre sostenuto il rinnovamento in università", ricorda il rettore. L'intellettuale cattolico semmai fu critico e distante dal predecessore di Calzolari.

Quella lunga lista di dimenticanze che scava un solco col "dossettismo" - michele smargiassi ( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Destinatari sono i laici credenti che pensano ancora, come Ardigò, che le intelligenze cristiane laiche nella società, i laici che rivendicano le proprie scelte di coscienza, liberamente assunte come "cattolici adulti", abbiano un "mandato" evangelico diverso ma altrettanto degno di quello dei pastori consacrati.

L'incontro - silvana mazzocchi ( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: che ora presiede l'associazione, e del suo essere cattolico, osservante, fervente, almeno da quindici anni, da quando un doloroso evento di famiglia lo avvicinò alla fede. Al collo indossa una croce d'argento e mostra con naturalezza l'anello che porta all'anulare sinistro. Un Cristo con la corona di spine.

CENTRO ( da "Corriere della Sera" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: uno scrittore anticlericale la paragonò a "una grande chiesa laica". Ma qualcuno del palazzo si sta chiedendo cosa farne? Noi prendiamo atto che uno dei simboli della città soffre di incuria e sembra un luogo governato con una programmazione a spanne, quasi gestito al momento. Che cosa ha pensato il Comune per gli affitti?

Media francesi sorpresi dal fervore religioso Scatto d'orgoglio della <minoranza> cattolica ( da "Corriere della Sera" del 14-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: sono in crescita diaconi e laici impegnati in attività religiose. Nella Francia con record di divorzi e "single", la famiglia che si dichiara cattolica lo fa con coerenza e autenticità. La Repubblica laica protegge e aiuta la famiglia, indipendentemente dalla parola di Dio: basti considerare il numero di figli e il record europeo di nuovi nati.

"caro darwin, scusaci" svolta nella chiesa anglicana - cristina nadotti ( da "Repubblica, La" del 15-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: perché le scuse non sono state accettate di buon grado dai laici e dagli eredi di Darwin. "Il messaggio arriva troppo tardi - ha commentato Terry Sanderson dell'Associazione nazionale laici - e suona poco sincero, come se ci fosse un "ma" tra le righe". Il pronipote di Darwin, Andrew, si è detto "confuso" e ha commentato che le scuse gli sembrano "

Il papa: "fermo no alle unioni illegittime" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 15-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: I laici non sconfinino. "I preti non possono delegare le loro funzioni ai fedeli per quanto riguarda la loro missione". Il matrimonio è indissolubile. Le radici cristiane vanno salvaguardate. Il dialogo ecumenico e interreligioso va condotto per la ricerca della Verità.

Il Papa: le unioni illegittime non vanno benedette ( da "Corriere della Sera" del 15-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Fino a oggi papa Ratzinger non aveva mai usato una tale espressione, pur essendo stati tanti i suoi richiami, da Roma e in giro per il mondo, all'unicità del matrimonio cattolico. La "benedizione delle seconde nozze" (dopo il fallimento delle prime) è praticata dalle Chiese dell'Ortodossia ma non è stata mai accettata dalla Chiesa cattolica.

Le parole di benedetto xvi in francia - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: è stata però non un'omelia pubblica, bensì davanti alla Conferenza episcopale francese: un fatto formalmente interno alla Chiesa quindi il che può essere fatto valere nei rapporti con la società francese, storicamente e culturalmente laica, dato che il papa è libero, ovviamente, di dare ai vescovi gli indirizzi che vuole.

Papa: La fede e' un'ala per volare piu' in alto ( da "Voce d'Italia, La" del 16-09-2008)
Argomenti: Laicita'

Abstract: Focus Articoli correlati: *Papa: "No alla comunione per i divorziati" *Benedetto XVI: "Bisogna ridiscutere sull'importanza della laicita'" *Benedetto XVI inizia il suo viaggio apostolico in Francia Guarda tutti i correlati.


Articoli

Lo strappo del papa - edmondo berselli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 01-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti LO STRAPPO DEL PAPA EDMONDO BERSELLI Le parole sugli immigrati pronunciate ieri da Benedetto XVI nell'Angelus da Castelgandolfo sono uno strappo al silenzio e alla docile convenzionalità politica di questi ultimi mesi. I Paesi europei, dice il papa, devono accogliere gli immigrati irregolari. Preparare strutture, stringere accordi, produrre azioni per estirpare le ragioni che spingono un'umanità disperata ad affidarsi al mare, sottrarre tante vite alla cupidigia della criminalità. Ma alla fine il teologo, l'uomo della fede e della ragione, il depositario dell'ortodossia e della tradizione cattolica non nasconde il principio di verità che il Vangelo affida ai fedeli così come ai governi. Che in una parola si identifica con una sola, scandalosa, parola: accoglienza. Naturalmente il discorso di Joseph Ratzinger è un prodigio di sintesi e di equilibrio. Ma nella razionalità ponderata delle sue espressioni, nell'attribuzione delle responsabilità e dei compiti, si staglia precisamente lo scandalo che il capo della chiesa cattolica scorge nelle tragedie delle ultime settimane, evocato dalle immagini dei corpi galleggianti nel braccio di mare sotto la Sicilia e Malta. Ieri, in pochi minuti, il papa ha lacerato una cortina di mutismo e di sordità. Certo sarebbe una pratica provinciale mettere a confronto la rigorosa ratio del pontefice con le iniziative politiche del governo italiano e dei partiti che lo sostengono, e giudicare le parole del papa come una smentita. Sarebbe una dismisura, o almeno stratagemma inopportuno, portare sullo stesso terreno le ragioni storiche, politiche e filosofiche avanzate dal papa e il programma esposto formalmente e informalmente del centrodestra sulla sicurezza e l'immigrazione (più precisamente sul cortocircuito provocato fra sicurezza e immigrazione). Tuttavia non si va lontano dal vero a valutare i provvedimenti del governo, e più ancora il clima suscitato nel Paese come un programma complessivo di "imprenditoria" politica tesa a creare e sfruttare un clima di diffidenza e di allarme sociale verso gli immigrati. Una politica in cui, più delle leggi approvate, conta l'atmosfera che si determina, con il tentativo di identificare l'altro, ossia l'irregolare, lo zingaro, e alla fine l'immigrato in sé, come un fattore di pericolo e di insicurezza. In modo poi da far giudicare convenienti e razionali le misure più drammatizzanti, approvate o annunciate, dalle impronte digitali ai bambini rom alla dislocazione dell'esercito nelle città. Il quadro delineato da Benedetto XVI è tutt'altro: le migrazioni sono un fenomeno, o meglio un processo, storico, che va affrontato con politiche efficaci, ma la cui efficacia non può prescindere dallo spirito della ragionevolezza cristiana. E con questo si dimostra per l'ennesima volta che la chiesa non è assimilabile a una parte politica, e certamente non alla destra, non alla durezza neoconservatrice. Per chi lo avesse dimenticato, fu il più aperto nemico del socialismo reale, Karol Wojtyla, dopo il crollo del muro di Berlino e dei regimi a Est, a parlare dei "grani di verità" contenuti nel marxismo, e a criticare con inattesa asprezza i dogmi del capitalismo. Con questo, si svela anche la fragilità di tutti quei progetti e di quel complesso di atti ossequienti che la destra italiana ha messo in campo per "catturare" i vertici della chiesa. La perfetta acquiescenza dimostrata negli anni verso le posizioni ecclesiastiche da parte dei seguaci e degli alleati di Silvio Berlusconi può essere senz'altro utile per guadagnare il consenso delle istituzioni secolari del Vaticano, come segreteria di stato, e i suoi ruoli ecclesiali (ma anche politici) preminenti, come la presidenza della Cei. è fuor di dubbio infatti che su temi come la fecondazione assistita, e relativo referendum, si sia assistito a un formidabile gioco di sponda fra il centrodestra e il cardinale Ruini; così come l'opposizione ecclesiastica alla legislazione sulle unioni civili ha sempre visto uno strenuo quanto poco comprensibile sostegno "laico" da parte dei parlamentari dell'attuale Pdl. Considerazioni analoghe potrebbero essere aggiunte su qualsiasi tema di bioetica, dalla legislazione sull'aborto al testamento biologico. Tuttavia una politica fatta per compiacere le stanze vaticane si scontra in ultimo con i grani di verità messi allo scoperto dalla fede e dalla ragione di Joseph Ratzinger. Vale a dire da un altro nucleo di verità non negoziabile del cristianesimo (altro anche rispetto al bene non negoziabile, per la chiesa, della vita biologica), che almeno sul piano filosofico fa a pezzi le semplificazioni, le forzature, le manipolazioni con cui la politica tratta una questione umanamente tragica. Certo, il lessico di Ratzinger non possiede la carica suggestiva di Wojtyla; ma se si ascolta la ratio del pontefice tedesco, lentamente si rivela anche la debolezza di chiunque voglia approfittare, per i propri disegni politici, della fede, e infine anche dell'altrui umanità.

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I cattolici del Pd: più spazio o ce ne andiamo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-01 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Centrosinistra Sarà uno dei temi caldi della festa al Palasharp. Farinone: il partito garantisca il pluralismo I cattolici del Pd: più spazio o ce ne andiamo Mattioli: rischiamo di perdere quadri. Casati: non vedo pericoli di emarginazione Ribadito il "no" all'ingresso nel Pse. Martedì al Palasharp si confrontano Castagnetti e la Pollastrini L'occasione è fornita dall'ultimo libro di Pierluigi Castagnetti, "La tenda", che sarà presentato martedì prossimo alla Festa Democratica. In uno degli spazi per il dibattito allestiti al Palasharp, l'ex segretario del Ppi si confronterà con l'ex ministro ds Barbara Pollastrini sul tema del ruolo dei cattolici all'interno del Pd. Questione annosa, su cui il vicepresidente della provincia Alberto Mattioli (passato dalle file dell'Azione Cattolica alla Margherita, oggi vicino a Francesco Rutelli) stende tinte fosche: "Se questo mondo non troverà spazio nel Pd, temo che oltre a perdere voti perderemo anche quadri e dirigenti". Mattioli denuncia da tempo "la preoccupante e crescente diffidenza di tanti mondi cattolici rispetto al Pd" e insiste sul fatto che "forse troppi credono che laicità significhi confinare la fede nella vita privata". Stesso concetto sostenuto da Castagnetti nel suo libro, dove si parla di "concezione della laicità dello Stato basata sulla privatizzazione della fede ". Mattioli chiede dunque che sia dato spazio ai cattolici "definendo un'identità e formulando proposte in cui i cattolici praticanti si possano riconoscere sia sui temi morali ed etici, sia su tutto quello che riguarda famiglia, educazione, immigrazione, scuola... ". Il numero due di Palazzo Isimbardi indica anche i passaggi su cui si dovrà misurare il Pd: "Le elezioni in Provincia del 2009, il prossimo congresso nazionale, ma soprattutto le Europee, quando si dovrà decidere come collocare il gruppo". Il messaggio è perentorio: "Una totale adesione al Pse avrebbe molti effetti negativi ". L'allarme emarginazione era stato lanciato dall'onorevole Enrico Farinone (ala Franceschini- Fioroni), all'indomani delle amministrative che avevano sancito l'allontanamento di molti cattolici. "Questo è un partito- ribadisce Farinone - che deve essere plurale e il pluralismo culturale deve essere visibile anche nelle persone e nelle scelte che si adottano. Se si procede in questa direzione, il Pd ha un futuro: altrimenti ha il respiro corto". Ezio Casati, il cattolico nominato (un po' a fatica e dopo complesse trattative) segretario provinciale del Pd, attenua le critiche: "Per il momento, in questo partito mi sento in casa mia e non vedo esclusione di esperienze. Certo - ammette - non voglio negare che sia necessario porsi la questione. Non è il problema di far sopravvivere una corrente o un filone di pensiero: dico che se questo partito vuole veramente accogliere e raccogliere una pluralità di voci non può stare senza riconoscimento della voce cattolica. Altrimenti, sarebbe un fallimento ". E non si pensi che sia un problema di poltrone: "Le esigenze di questa componente e di chi la vota - conclude Casati - non si sanano assegnandole due o tre posti più o meno chiave. Ma credo che questo sia stato compreso... ". Elisabetta Soglio Sindaci Sergio Chiamparino e Letizia Moratti, il 4 settembre al Palasharp.

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Se uccidere i cristiani non fa scandalo (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-09-01 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE Particelle elementari di Pierluigi Battista Se uccidere i cristiani non fa scandalo M a quante pretese, e che tormento con questa storia dei cristiani perseguitati nel mondo, delle suore arse vive dai fondamentalisti indù, con la Chiesa che implora addirittura un intervento dell'Onu perché metta un freno a quegli sporadici episodi di discriminazione religiosa che esageratamente i cattolici definiscono "cristianofobia ". Ma davvero, con tutti i guai che infestano il Pianeta, dovremmo preoccuparci dei villaggi cristiani in India rasi al suolo, degli orfanotrofi incendiati, dei bambini inseguiti fin dentro la giungla da branchi di fanatici armati di coltelli? Dovremmo dare credito ai rapporti sulla Chiesa oppressa nel mondo dettagliatamente illustrati sul Giornale da Gian Micalessin e Rolla Scolari? Come se davvero potessero smuovere la coscienza mondiale i vescovi cinesi spariti per non aver accettato la sottomissione del silenzio patteggiata con il regime, i 300 mila cristiani inghiottiti nel nulla nella Corea del Nord, i sacerdoti sterminati e le suore eliminate, le decine e decine di missionari (cattolici e protestanti) massacrati negli agguati che insanguinano il Sud delle Filippine, gli attentati in Indonesia contro le comunità cristiane colpevoli soltanto di aver esibito un crocefisso. In Arabia Saudita i cristiani non possono costruire chiese, se vengono trovati in possesso di una croce rischiano la morte, sono sottoposti all'attenzione asfissiante di un corpo speciale di aguzzini, la polizia religiosa, e accusati (e sommariamente condannati) per un niente se solo si azzardano a fare "proselitismo". Dovranno forse turbare la quiete religiosa del mondo con simili inezie? E chi chiede un rudimentale principio di reciprocità nell'espressione della libertà di culto (libere chiese e libere moschee in liberi Stati) non si fa forse paladino di una deleteria campagna di avvelenamento dello scontro tra religioni? Nel Sud del Sudan i cristiani uccisi dalle bande schiaviste che hanno agito nel nome dell'islam più radicale ammontano a due milioni (sì, due milioni): non fa più notizia. Nemmeno nel Darfur, dove la carneficina continua, milioni di persone perdono la vita per via della loro religione e della loro razza, ma l'Onu saggiamente e prudentemente si ostina a non chiamare genocidio il genocidio. In Nigeria i fondamentalisti, con apposite spedizioni punitive su cui sarebbe il caso che la comunità internazionale continuasse a non intervenire per non guastare con ingiustificato sdegno la pacifica coesistenza tra popoli e religioni, hanno annientato 20 mila cristiani e distrutto non meno di 500 chiese. Ma sarebbe assurdo, e pericoloso per la serenità del mondo, avvalorare la stolta tesi della "cristianofobia". In Somalia, una suora di oltre 60 anni troppo temeraria e fanaticamente convinta che fosse il caso di aprire a Mogadiscio un centro di raccolta per bambini dispersi e senza famiglia, Suor Leonella, è stata uccisa davanti al cancello dell' ospedale. I cristiani sono sottoposti a persecuzione, ridotti al silenzio, messi nell'impossibilità di conservare sia pur nascosti e non esibiti i simboli della loro fede, in Egitto, Pakistan, Afghanistan, Iran, Yemen ma non si dovrebbe generalizzare per non dare spazio ai nemici della pace religiosa. E per non intasare gli uffici dell'Onu, già oberato di lavoro per dover affrontare anche queste quisquilie. O no? \\ Massacri dall'India al Sudan ma l'Onu non si scompone.

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<Con la moschea in cella, recupero più facile> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 01-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-09-01 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Lodi Aumentano i detenuti stranieri e le carceri investono su luoghi di culto interni "Con la moschea in cella, recupero più facile" LODI - Il minareto non c'è, ma tappeti, corani, silenzio e concentrazione sono quelli richiesti dalla tradizione. Dentro la piccola stanza, un giovane nordafricano prega in silenzio, inginocchiato verso la Mecca, secondo le indicazioni di una bussola appoggiata in un angolo. Poi si alza, si avvicina alla porta e un agente di polizia penitenziaria gli si materializza accanto. Per tutto il tempo della preghiera lo ha controllato a distanza e ora lo riaccompagna in cella. L'unica differenza tra la moschea del carcere di Lodi e quelle di ogni altra città è questa: qui i fedeli sono liberi quando parlano con il loro Dio, ma hanno comunque regole da rispettare e un conto in sospeso con la giustizia. Nella casa circondariale di Lodi la moschea esiste da poco, ma ormai in Lombardia, dove la Lega spinge su un progetto di legge che freni la costruzione di nuovi luoghi di culto per i musulmani, non c'è carcere che non ne abbia una. Ovvio, visto che i detenuti stranieri, soprattutto al Nord, hanno superato di gran lunga quelli italiani (60 per cento di media, e a San Vittore addirittura 75 per cento) e solo in Lombardia sono 3.665, un primato nella statistica nazionale. "In molti istituti sono nati corsi di alfabetizzazione per ovviare al limite della lingua e della comunicazione, potenzialmente grave in situazioni di disagio come questa - spiega Francesca Valenzi del Provveditorato regionale -. Poi c'è la questione della libertà di culto che ormai tutti stanno affrontando". "Un'autentica possibilità di recupero dei detenuti passa attraverso cinque strumenti fondamentali - precisa Stefania Mussio, direttrice del carcere di Lodi -: famiglia, istruzione, lavoro, relazione con l'esterno e, naturalmente, religione". Dei suoi 80 ospiti buona parte sono stranieri. Per questo la direttrice, che crede in tutti i sistemi per rendere meno gravosa la detenzione e più semplice il reintegro a fine pena, ha deciso di puntare sull'aspetto religioso: "Ho scoperto che accanto alla cappella per la confessione cattolica c'era uno spazio inutilizzato e mi sono attivata per trasformarlo in una piccola moschea - racconta -. I volontari hanno trovato tappeti e corani e ora chi vuole può recarvisi per pregare". Per ora lo spazio è accessibile un giorno alla settimana, ma la direttrice ha già trovato un imam che guiderà la piccola comunità dei detenuti con orari più ampi. "Il carcere di Lodi è un esempio interessante - dice la Valenzi -, e la moschea è un luogo confortevole. Non come altrove, dove manca spazio e ci si limita a un tappeto buttato in un angolo". Così la preghiera può diventare più accattivante e, magari, aiutare a riflettere sugli errori commessi. Caterina Belloni In attesa La nuova moschea del carcere di Lodi, nata accanto alla cappella cattolica, a breve avrà anche un suo imam.

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Università, al test con papà ma la cattolica li scopre - laura mari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca Roma, per loro aule senior. Indaga l'Ordine dei medici Università, al test con papà ma la Cattolica li scopre I candidati nati prima del 1984 hanno svolto la prova in un'aula a parte LAURA MARI ROMA - Volevano suggerire le risposte esatte ai propri figli: così centinaia di genitori si sono iscritti al test di ammissione della facoltà di medicina dell'università Cattolica di Roma. Un'irregolarità non comune, soprattutto se si considera il rigore dell'istituzione, che ha obbligato il preside a creare un'aula ad hoc per i candidati "senior". E che potrebbe costringere l'Ordine dei Medici di Roma ad aprire un procedimento disciplinare. Proprio ieri mattina, infatti, nell'ateneo privato della capitale, collegato al policlinico Gemelli, si sono svolte le prove per accedere al numero chiuso della facoltà di Medicina e Chirurgia. "Ci siamo accorti - ha detto il preside della facoltà della Cattolica, Paolo Magistrelli - che molti candidati si erano iscritti al test insieme ai genitori o ad altri familiari, sperando che in questa maniera i parenti-dottori li aiutassero a rispondere esattamente a tutti i quesiti". Ma proprio per evitare brogli e scorrettezze, i 140 candidati "senior" che risultavano nati prima del 1984 hanno dovuto svolgere la prova in un'apposita aula del policlinico Gemelli. "Al test d'accesso - accusa il preside della facoltà di Medicina dell'università Cattolica - risultavano registrati candidati nati addirittura nel 1949, e che guarda caso avevano lo stesso cognome, indirizzo di residenza e telefono di altri concorrenti più giovani". Una strana casualità su cui si è espresso anche il presidente dell'Ordine dei Medici di Roma, Mario Falconi: "Se fra questi parenti iscritti al test ci fossero dei medici - ha detto Falconi - si tratterebbe di un comportamento deontologicamente scorretto sul quale saremmo pronti ad aprire un procedimento disciplinare".

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L'osservatore sulla morte cerebrale "non basta per la fine della vita" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca L'Osservatore sulla morte cerebrale "Non basta per la fine della vita" Il portavoce del Papa: solo un'opinione. Ma è polemica Su trapianti e testamento biologico l'intervento choc riapre il dibattito ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - Ma quando una persona può essere dichiarata "effettivamente" morta? Se lo chiede - un po' a sorpresa - l'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, in un editoriale in prima pagina del numero oggi in edicola, che mette in discussione il criterio finora adottato sia da laici che da cattolici per stabilire la fine di una vita, criterio basato sulla dichiarazione di "morte cerebrale". A porre l'interrogativo - destinato inevitabilmente a condizionare il dibattito sul testamento biologico o sulla pratica dei trapianti - non è un medico o uno studioso di bioetica, ma una storica, Lucetta Scaraffia, che firma un articolo sui 40 anni del "Rapporto di Harvard" che modificò la definizione di morte, da allora non più basata sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto. Criteri superati, secondo Lucetta Scaraffia, e per questo da rivedere alla luce dei "progressi della ricerca scientifica". La Chiesa cambia dunque dottrina sulla definizione di morte naturale? I primi dubbi arrivano proprio dal portavoce papale, padre Federico Lombardi, che parla di "un interessante e autorevole articolo firmato dalla signora Lucetta Scaraffia, ma che non può essere considerato una posizione del Magistero della Chiesa. è un contributo alla discussione e all'approfondimento", ma non è "riconducibile alla dottrina cattolica" o a qualche organismo vaticano. Il cardinale Javier Lozano Barragan, "ministro" della Sanità vaticana, condivide invece "totalmente l'editoriale del giornale ponticio perché richiama criteri e suggerimenti che noi portiamo avanti, essendo convinti che la dichiarazione di fine vita deve tener conto della ricerca scientifica internazionale". La storica Lucetta Scaraffia, nel suo editoriale, ricorda che quando 40 anni fa fu introdotto il criterio legato alla morte cerebrale si trattò di "un mutamento radicale della concezione di morte che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organo, accettato da quasi tutti i paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti), con l'eccezione del Giappone. Anche la chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale". E per rafforzare la sua tesi, ricorda che analoghe "preoccupazioni" furono espresse al Concistoro straordinario del 1991 dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, che avvertì il pericolo che in futuro quelle persone che per "malattia o un incidente cadranno in un coma irreversibile, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d'organo o serviranno alla sperimentazione medica". "Sulle questioni di fine vita la Chiesa non è più in grado di dare risposte ai nuovi problemi, diffonde inutile panico", taglia corto il presidente della Consulta di bioetica, Maurizio Mori. Come pure Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti secondo il quale "le critiche al criterio della morte cerebrale per stabilire la fine della vita non sono mai scientifiche". Lorenzo D'Avack, vicepresidente del Comitato nazionale di Bioetica, invita invece a "riflettere" sui "legittimi dubbi espressi dalla Chiesa cattolica"; mentre il senatore del Pd e chirurgo Ignazio Marino teme che "in futuro ci saranno rischi per i trapianti".

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Calderoli: "don giuss elettore della lega" vittadini: "falso" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 03-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il fondatore di Cl l'avrebbe votata nel'85 Calderoli: "Don Giuss elettore della Lega" Vittadini: "Falso" BERGAMO - Don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, è stato un elettore della Lega Nord? Roberto Calderoli dice di sì. Il retroscena, finora inedito, lo rivela lo stesso ministro per la Semplificazione dal palco della Bèrghem Fest di Alzano Lombardo: "Giorgio Vittadini mi ha confessato che nell'85, quando per la prima volta il nostro simbolo comparve sulla scheda elettorale, don Giussani votò per la Lega". Un particolare nuovo sulle simpatie politiche di "Don Giuss", morto nel 2005, e da sempre ritenuto vicino soprattutto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Vittadini, però, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, tra gli organizzatori del Meeting di Rimini di Cl, smentisce Calderoli: "La conversazione che ho avuto con il ministro a Rimini riguardava i rapporti avuti tra il nostro mondo nel suo complesso e la Lega fin da prima della sua nascita, per la presenza del professor Miglio all'Università Cattolica di Milano, ove insegnava anche Giussani. Si è ricordato come fra i due ci fosse una forte stima culturale. Abbiamo ricordato anche il sostegno anche elettorale per la votazione del sindaco di Milano Formentini nel 1993. Il voto personale di Luigi Giussani come quello di ogni italiano rimane segreto anche per me", conclude Vittadini. "Pertanto è fuori luogo parlarne".

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<Pronta a ridiscutere il principio> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La laica "Pronta a ridiscutere il principio" ROMA - "Sarei pronta a ridiscutere il principio della morte cerebrale purché se ne parli in modo sereno, responsabile, scientifico. Su questi temi non si scherza perché la posta in palio non è alta, ma è altissima", afferma Cinzia Caporale, membro del Comitato nazionale di bioetica. Ma come, proprio lei, laica, si schiera insieme con l'Osservatore Romano? "Sono liberale, ho sempre usato un unico criterio, l'onestà intellettuale". Rimettendo in discussione i criteri di accertamento della morte il sistema trapianti verrebbe fortemente colpito. Non crede sia un grave rischio? "Credo che sia comunque necessario investire molto sulla ricerca per trovare strade innovative nel campo delle donazioni d'organo ad esempio incentivando quella da vivente e valutare le nuove soluzioni che si stanno facendo largo in altre parti del mondo. E poi c'è la grande prospettiva delle cellule staminali". Margherita De Bac.

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<Ma finora ha garantito i trapianti> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 03-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-03 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il cattolico "Ma finora ha garantito i trapianti" ROMA - "La stragrande maggioranza degli scienziati riconoscono la validità dell'accertamento di morte cerebrale. Come bioeticisti dobbiamo prenderne atto e non dovremmo essere noi, caso mai, a riaprire la discussione ma i ricercatori". Si rimette al giudizio dei medici il cattolico Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica. Esiste però una corrente di pensiero che mette in dubbio il principio di morte cerebrale. Sarebbe sbagliato darle voce? "Non è sbagliato ridiscuterne, ma noi dobbiamo tenerci fuori da questo problema. Dobbiamo sentirci chiamati in causa solo una volta che venga fatta chiarezza esprimendoci, ad esempio, sulla liceità morale dell'espianto d'organi. Esiste una minoranza in questo dibattito. Ma da 40 anni la morte cerebrale viene riconosciuta come giusta ed ha guidato finora il sistema dei trapianti. Allora come devono comportarsi i medici? "Sino a che la scienza non dirà il contrario, non dimostrerà che esistono altri metodi più validi e sicuri, dobbiamo andare avanti così". M.D.B.

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E il quotidiano della chiesa cerca nuove strade - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il direttore Vian ha trasformato l'Osservatore Romano: il colore, l'assunzione di giornaliste, interventi su temi finora impensabili E il quotidiano della Chiesa cerca nuove strade Ottantamila copie, sei edizioni internazionali per il quotidiano fondato da papa Pio IX ORAZIO LA ROCCA CITTà DEL VATICANO - L'Osservatore Romano viene da sempre considerato come il giornale più citato dalla stampa internazionale. Nel suo genere un primato invidiabile, anche se difficile da dimostrare. Di sicuro, è certamente una testata che - malgrado una diffusione piuttosto contenuta, intorno alle 80 mila copie compresi gli abbonamenti e le 6 edizioni internazionali - quando parla di politica fa "rumore", e non solo in Italia. Come sta succedendo con l'editoriale di Lucetta Scaraffia, tanto che il portavoce papale, padre Federico Lombardi, ha dovuto rettificare dicendo che è "solo un articolo personale", per tenere il Vaticano lontano da ulteriori polemiche. Il direttore Giovanni Maria Vian giura, però, che non è così. Non c'è stata nessuna rettifica, solo un contributo di chiarezza, assicura Vian, lo storico e docente universitario che papa Ratzinger ha chiamato a guidare lo scorso anno il quotidiano pontiticio affiancato dal vice Carlo Di Cicco, vaticanista di punta dell'agenzia cattolica Asca. Un cambio della guardia deciso dopo oltre 20 anni di direzione di un altro docente universitario, il professor Mario Agnes. "E' assurdo pensare a queste cose - ragiona Vian - specialmente ora che come Osservatore Romano stiamo lavorando in perfetta sintonia con la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano e la Sala Stampa della Santa Sede per diffondere nel mondo il pensiero del Santo Padre. Tra noi c'è una strettissima sintonia, anche se ognuno si esprime con le specificità di cui dispone. L'Osservatore Romano, in 147 anni di storia ha sempre fatto sentire la sua voce. Come fa oggi, anche se con cose nuove, con interviste ed editoriali che a volte fanno discutere". Vian ha cambiato radicalmente il volto del giornale, non solo perché ha introdotto il colore o si è aperto ancora di più alla pubblicità. A fare la differenza rispetto al passato c'è stata una scelta editoriale a favore di tematiche impensabili solo qualche mese fa (interviste al premier Silvio Berlusconi e al presidente francese Nicolas Sarkozy) o di argomenti apparentemente frivoli come articoli su Elvis Presley o Bruce Springsteen. Altra grande novità, l'assunzione di giornaliste che hanno potenziato una redazione di circa 30 redattori e l'apertura a editorialiste non legate alla tradizione cattolica come l'ebrea Anna Foa e la stessa Lucetta Scaraffia. Cambiamenti non da poco, ma sempre sotto la stessa testata voluta da Pio IX, il Papa che fondò il giornale nel 1861. Testata - L'Osservatore Romano - sotto la quale Pio IX inserì il motto latino 'Unicuique suum'- 'Non praevalebunt' ('A ciascuno il suo. Non prevarranno'). Motto che sta ancora lì e certamente nessuno si sognerà di togliere in futuro.

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"sulla morte celebrale non cambiamo linea" - silvio buzzanca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

"Sulla morte celebrale non cambiamo linea" Il Vaticano corregge l'Osservatore. Barragan: non ostacoliamo le donazioni La polemica Dallapiccola al quotidiano della Santa Sede: sbagliato riaprire il problema SILVIO BUZZANCA ROMA - La linea della Chiesa non cambia: quando l'elettroencefalogramma è piatto allora c'è la morte cerebrale. E donare gli organi, "quando non c'è pericolo di morte per il donatore, o un danno sproporzionato, è un atto di grande carità verso il prossimo". Il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per la pastorale della salute, prende ufficialmente le distanze da Lucetta Scaraffia che sull'Osservatore romano ha messo in discussione gli attuali i criteri per stabilire la fine della vita. "Non c'è nessun mutamento. Noi abbiamo sempre sostenuto che la morte è avvenuta di fronte alla completa assenza di segni encefalografici, del cervello, del midollo, del tronco celebrale, per un periodo di almeno sei ore. E' quello che le ricerche scientifiche attuali ci dicono", spiega Barragan Il cardinale non può sconfessare il quotidiano della Santa Sede e fa notare che l'articolo "dice solo che bisogna essere attenti agli sviluppi della scienza. Prima si pensava che per stabilire l'avvenuta morte bastasse l'arresto circolatorio o respiratorio, oggi sappiamo che non è così". Secondo Barragan però "la scienza va evolvendo, può scoprire altre cose e noi dobbiamo essere aperti ai segni. In futuro potrebbe cambiare, ma per ora non è così". Al momento, "il criterio delle sei ore di encefalogramma piatto, riportato anche nei manuali di bioetica cattolica, non va superato". Sul tema in effetti non c'è una posizione ufficiale della Chiesa. E il ministro della Salute del Vaticano lo ricorda. "La Chiesa non si è solennemente pronunciata su questo. Questa è la dottrina che seguiamo. Si spera che la Congregazione della dottrina della fede, quando lo ritenga opportuno, pubblichi un documento in materia. Sarebbe un contributo molto utile". In attesa di una direttiva il mondo cattolico si divide. L'Osservatore romano sottolinea che quello della Scaraffia era solo un contributo per aprire una discussione. Ma le osservazioni della professoressa, membro del Comitato nazionale di bioetica, vicepresidente dell'Associazione Scienza e vita, sono bocciate dalla stessa organizzazione che dirige. "Il mio parere è che su questo argomento, così fortemente conteso a livello scientifico e che ha dato un'apertura al trapianto - spiega il genetista Bruno Dallapiccola - darei per acquisito quanto stabilito. Il problema non andrebbe riaperto". Una posizione condivisa anche dal Movimento per la vita di Carlo Casini, dalla teodem Paola Binetti, dal Centro di Ateneo di Bioetica dell'Università Cattolica. Una parte del mondo cattolico però non è d'accordo. Roberto De Mattei, storico vicino ai Legionari di Cristo, spiega che, "all'interno della Pontificia Accademia per la Vita si è spesso discusso del criterio della morte cerebrale e c'è una netta divisione in due ali: da una parte i medici e anestesisti, favorevoli al "rapporto di Harvard", dall'altra, composta prevalentemente da filosofi e giuristi, contrari". Fra i giuristi si pronuncia Antonio Baldassarre. Secondo il presidente emerito della Consulta, "quella dell'Osservatore Romano è stata un'obiezione calzante dal punto di vista giuridico".

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La tribuna dei teocon - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti LA TRIBUNA DEI TEOCON (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) A quanto pare, la Santa Sede che ne è la proprietaria lascia al direttore di turno la responsabilità delle sue scelte, né più né meno di quel che accade normalmente nella grande stampa di informazione. Del resto, nella nostra epoca di crisi delle ideologie è già accaduto di veder sbiadire in altri quotidiani le certezze precostituite di verità offerte come chiavi di lettura dei fatti del giorno. Ma sarebbe bene che le autorità vaticane lo spiegassero con chiarezza. Se il direttore di quel quotidiano decide di ospitare e di dare risalto all'opinione di chi, forte di una sua rispettabile convinzione religiosa più che di una specifica autorità in materia, revoca in dubbio il criterio fondamentale su cui opera la medicina dei trapianti, non per questo i medici, gli anestesisti e gli infermieri cattolici debbono correre a fare obbiezione di coscienza. è così? Come ha ricordato su Repubblica il professor Ignazio Marino, la cosa è importante per chi ha la vita appesa al filo di un trapianto di organi. è qui che si svolgono quotidianamente drammi silenziosi e si combattono battaglie in difesa non della vita in generale ? come quelle sulle questioni dell'aborto e dell'eutanasia ? ma di precise esistenze individuali. C'è, poi, un problema più generale di scelte della Chiesa che si è clamorosamente profilato in questo ultimo episodio ma che avevamo già intravisto nella precedente questione dei giudizi di Famiglia cristiana sulla politica del governo attuale: la contraddizione sempre più evidente tra l'alleanza strumentale della Chiesa con le truppe di sfondamento dei "teocon" nella battaglia coi valori della democrazia laica e quella che costituisce la sostanza civile e storica di tanta presenza cattolica nel nostro mondo. Bisognerà seguire con attenzione questa vicenda, aspetto inedito della situazione per certi aspetti grottesca dell'Italia politica attuale: un paese dove l'opposizione di sinistra è semplicemente scomparsa e valori della solidarietà sociale si affidano direttamente all'ispirazione dei singoli e al fiume sotterraneo del volontariato. Tuttavia l'episodio mostra indirettamente l'urgenza di un problema che richiede l'attenzione del potere legislativo: quello del testamento biologico. Materia delicata, delicatissima. Il testamento è stato e resta un documento importante per quanto riguarda le disposizioni sui beni di fortuna: intere categorie professionali vivono in grazia di quel documento, per interpretarlo, contestarlo, attuarlo. L'esperienza quotidiana e la letteratura d'ogni paese insegnano che i testamenti si fanno e si disfano, che le ultime volontà possono sempre diventare le penultime. L'incertezza degli umori, la variabilità degli stati d'animo e degli affetti dominano nell'operazione del disporre dei propri beni. Anche la vita è un bene: un bene supremo, si dice. Per tutti, si pretende. E questo non è vero. "A me la vita è male": parole di Giacomo Leopardi. Così vere e così suggestive che nemmeno il censore d'ufficio della Sacra Congregazione dell'Indice se la sentì di condannare quel suddito degli Stati Pontifici che aveva così radicalmente divorziato dalla religione obbligatoria. Quanti oggi nel mondo sottoscriverebbero quelle parole? meglio non saperlo. Ma in cambio gli ottimisti per professione, i credenti nel valore obbligatorio della vita anche a dispetto dei sentimenti e delle volontà dei viventi abbassino almeno la voce. Un fatto è certo: l'avanzata della legge tocca oggi l'ultimo dei beni disponibili, la vita L'inarrestabile processo di giuridicizzazione di ogni aspetto dell'esistenza bussa a questa ultima porta. Bisognerà che ci si decida ad aprirla. Certo, qui si aprirà la lotta fra chi chiede una legge e chi non la vuole. Fino a non molto fa, la linea divisoria passava tra i credenti in un Dio provvidente e benevolo, erogatore di un'altra vita e chi non condivideva quella fede. Ai non credenti l'invito degli uomini della religione è stato fatto rovesciando l'atto di nascita della civiltà moderna e chiedendo di accettare in mancanza di meglio una regola di vita fondata sull'esistenza di Dio: come ipotesi, come scommessa. Ma da quella scommessa metafisica che piaceva a Pascal la struttura di potere che il clero cattolico ha costruito su fondamenta di diritto romano ha ricavato la conseguenza di imporre anche ai cittadini di uno Stato moderno la sudditanza alla loro legge. Da qui gli inviti alla disobbedienza alle leggi dello Stato, la difesa delle cosiddette obiezioni di coscienza di medici e farmacisti. E tuttavia anche per la religione cattolica bisognerà avere presenti i lati positivi dell'opera sua e dell'influsso che esercita specialmente in Italia dove è radicata capillarmente e svolge compiti fondamentali di assistenza e di protezione: anche di cultura e di presenza civile, supplendo a istituzioni assenti e portando parole coraggiose e ricche di echi, come ha mostrato di saper fare di recente Famiglia cristiana. La resistenza alle sbrigative soluzioni legali di problemi delicatissimi di vita e di morte merita sicuramente attenzione. Anche per il "testamento biologico", come già per la legge sull'aborto terapeutico, si tratta di averne ben presenti i limiti. Come ogni altro bene, più di ogni altro bene, la vita subisce le fluttuazioni del mercato ed è esposta alla legge della domanda e dell'offerta. Anche alla legge della propensione al rischio del padrone di quel bene: da giovani si è pronti a regalarlo o a disfarsene con levità di spirito, da vecchi lo si risparmia. L'avarizia del vecchio che resiste alla natura con tutti i mezzi è stata raccontata in uno tra i più belli dei racconti di Cechov, "Una storia noiosa". Quando resta poco del giorno, ogni istante diventa prezioso; quando si sa che è il nostro turno di andarcene, si spia con ansia ogni goccia d'olio nella lampada. Se ne ricava una banalissima conclusione: che un testamento vale per il momento in cui lo si detta anche se è pensato per decidere qualcosa che avverrà in futuro. è molto probabile che l'ultimo fremito di vita del malato terminale sarà di rimpianto e di attaccamento estremo a quello che in piena salute aveva chiesto di essere aiutato ad abbandonare. Tenendo conto di questo, la legge non potrà andare oltre la sua funzione che è quella di essere fatta per gli individui: dunque per tutelarne i diritti, non per sottometterli ad altra e superiore potestà. Se questo è chiaro, allora si può certamente trovare una formula giuridica adeguata. Che vi si arrivi è necessario, anzi è gran tempo che lo si faccia. Lo impone la necessità di tutelare ciascuno di noi dalla prepotenza di regole che privano l'individuo della disponibilità di ciò che solo è suo, il tempo di vivere e di morire. Nessuna delega incontrollata a terzi, nessun diritto di mettere le mani sui nostri corpi ancora viventi giocando con le parole di una legge. Ma anche la fine di quegli osceni clamori che abbiamo tante volte ascoltato sui casi di chi lucidamente chiedeva di essere aiutato a concludere una vita intollerabile. E soprattutto si dovrà incoraggiare lo sviluppo di quelle forme di assistenza che esistono per rendere meno intollerabili le malattie che tolgono memoria e conoscenza, che rendono l'essere umano una minaccia per sé e per chi vive con lui; cure palliative, incremento dei luoghi dove si possa terminare in modo umano una vita che se ne va e andare incontro a una morte annunciata. Tutto questo significa spostare l'attenzione alla carenza vera dell'Italia: le istituzioni dell'assistenza. è alla medicina come sistema di tecniche e di culture che si rivolge oggi chi ha realmente bisogno di tutelare vita e morte sue e di chi da lui dipende. Gli altri parlano e gridano da pulpiti vistosi. I medici sanno, operano, fanno le cose che possono e sanno fare. Ma con quali mezzi? E combattendo con quali pregiudizi, propri e altrui? In quali contesti? Perché è evidente che altro è l'ospedale locale altra è la grande clinica privata, altro è il Sud e altro il Nord del mondo, non della sola Italia, visto che i soli confini che l'emigrazione in cerca di ospedali oggi conosce sono quelli della ricchezza individuale e del mondo intero. Così come ogni altra forma di emigrazione.

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Abbiamo donato gli organi di un ragazzo vivo? - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

C aro Augias, un mese fa mia sorella ha perso il figlio quindicenne in un incidente stradale. Dopo quattro giorni di coma i medici hanno dichiarato la morte cerebrale, e lei, coraggiosamente, ha deciso di donarne gli organi. Il pensiero che i suoi organi sono serviti a salvare altre vite, ha alleviato, per quanto possibile, la sua sofferenza. Non è descrivibile il dolore e la rabbia che ho provato nel leggere l'affermazione riportata dall'Osservatore Romano. Per tutti coloro che hanno avuto una disgrazia simile quell'affermazione da una parte insinua un dubbio atroce e dall'altra la triste consapevolezza che neanche una croce così tremenda ci rende buoni Cristiani, secondo gli attuali orientamenti della Chiesa Cattolica. Federica Bonafaccia Milano G entile Dottor Augias, ora la Chiesa sostiene che: " l'assunto di morte cerebrale entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistenti". Va benissimo per i cattolici, sempre che siano capaci di seguire ciò che la dottrina impone. Ma noi che non siamo nemmeno battezzati, possiamo continuare a donare i nostri organi? Desire Olivetti desi@desiolivetti.com I l giornale di uno Stato sovrano non pubblica a caso un editoriale di tale rilievo. Le smentite non bastano a nascondere l'intento di sondare un nuovo fronte in vista del testamento biologico e della stessa vicenda Englaro. Si tratta di assaggi che servono ora ad adeguare la dottrina alla vita, ora la vita alla dottrina, più spesso a calibrare meglio le posizioni di potere. La chiesa cattolica, come ogni altra istituzione, ha il diritto di cambiare idea e linea. Per esempio: fino alla fine del secolo XIX il feto (non l'embrione, il feto) veniva considerato non distinguibile dal corpo della madre; oggi invece si dà per "non negoziabile" che la vita individuale comincia addirittura quando lo spermatozoo penetra la membrana dell'ovulo. Invano è stato richiamato un principio elementare: si può parlare di essere umano quando si è in presenza di almeno un rudimento di sistema nervoso centrale. E' lo stesso criterio per cui un individuo è considerato morto quando muore il suo cervello, anche se il cuore può continuare a battere. Cambiano i tempi, cambiano le idee. Il limbo, che serviva a spaventare i genitori perché battezzassero subito i figli, oggi pare che non sia mai esistito. Anche il purgatorio è in dubbio, forse c'è forse no. Le offerte per le povere anime purganti erano probabilmente inutili. "In inferno nulla est redemptio" tuonavano un tempo i quaresimalisti. Oggi una certa corrente teologica obietta: "l'inferno esiste ma potrebbe essere vuoto". Non giudico, non biasimo, le idee mutano. C'è però una condizione: non si pretenda di imporre ad altri che non siano i fedeli l'osservanza obbligatoria di tali mutevoli opinioni. Ci si renda conto che giocare con la morte (e con i trapianti) è, come ha detto il senatore Marino, "Un atto irresponsabile".

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Medicina, il test di cultura generale fa paura - laura mari (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VIII - Roma Medicina, il test di cultura generale fa paura Ieri prove d'accesso alla Sapienza per 4.954 aspiranti dottori: ne entrerà 1 su 7 Oltre ai quesiti di fisica e biologia 33 domande di storia, filosofia Leopardi e Joyce LAURA MARI "Il lago Trasimeno dove si trova? E cosa rappresenta per l'Italia il 9 maggio? Ma la Costituzione è entrata in vigore nel '46 o nel '48? E l'Africa da chi è stata colonizzata?" appena uscita dall'aula, Martina Terrinoni, 24 anni, è assetata di risposte. Si guarda intorno, chiama al telefono la madre, cerca di collegarsi a internet con il cellulare per avere dei risultati certi. Lei, come altri 4.954 candidati, ieri ha affrontato il test d'accesso per la facoltà di Medicina dell'università La Sapienza e, pur sognando di curare i malati, oltre a domande di fisica, chimica, matematica e biologia, ha dovuto rispondere anche a 33 domande di cultura generale. "Ma che importanza ha sapere qual è la capitale della Finlandia, quale filosofo ha teorizzato la maieutica o in che periodo storico è avvenuto lo sviluppo industriale dell'Italia?" domanda Clementina Saquella, di 21 anni. Ma al di là delle polemiche sulle domande di cultura generale, ieri mattina nella città universitaria di piazzale Aldo Moro i test d'accesso si sono svolti senza particolari problemi. "Dal punto di vista organizzativo è andato tutto liscio - fa sapere il preside della facoltà di Medicina della Sapienza, Luigi Frati - e anche rispetto alla trasparenza non ci sono stati intoppi. Per evitare brogli e irregolarità - prosegue Frati - abbiamo diviso i candidati in base all'età di nascita, in modo che eventuali genitori-dottori non capitassero accanto ai propri figli. E poi abbiamo aumentato la sorveglianza, insomma - assicura il preside di Medicina del primo ateneo capitolino - tutto si è svolto nella massima regolarità". Nonostante non fossero state adottate particolari misure di sicurezza o vigilanza, a confermare che non ci sono stati comportamenti irregolari durante lo svolgimento della prova sono gli stessi candidati. "Le buste con i moduli delle domande sono state consegnate alla commissione direttamente dalle guardie giurate - racconta Francesco Ricci - e nell'aula c'era il massimo silenzio. Inoltre - prosegue il candidato alla facoltà di Medicina - era impossibile copiare perché eravamo stati disposti a parecchia distanza gli uni dagli altri e in aula c'erano cinque persone che giravano tra i banchi per vigilare sul corretto svolgimento del test". Divisi in 45 aule, i 3.791 candidati alla prima facoltà di Medicina (alla seconda facoltà risultavano iscritti 1.1632 aspiranti dottori che sono stati divisi in circa 15 aule) hanno iniziato il test alle ore 11 e hanno consegnato la prova alle 13. Le operazioni di riconoscimento e di consegna dei moduli e dei documenti di identità, erano però iniziate alle 9. "Avevamo due ore di tempo per rispondere ai quesiti, il doppio del tempo concesso martedì alla facoltà di Medicina della Cattolica" ha ricordato Francesco Iannibelli, il primo candidato a consegnare il compito nell'aula magna della cattedra di Ortopedia. Molti degli aspiranti camici bianchi, infatti, martedì avevano già affrontato il test dell'università privata collegata al policlinico Gemelli, nella speranza di riuscire ad accedere al numero chiuso almeno in una delle due università. "è il secondo anno che tento di superare la prova ed entrare alla facoltà di Medicina - precisa Kamal Salman, di 21 anni - ma anche questa volta ho trovato particolarmente ostiche le domande di fisica e di cultura generale". Quesiti sull'Infinito di Leopardi e sui romanzi di James Joyce che hanno lasciato perplessi parecchi candidati. Studenti tra i 19 e i 24 anni attesi all'uscita della prova da genitori pronti a fare qualsiasi sacrificio economico pur di vedere il proprio figlio con il camice bianco e un posto fisso.

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I tamil portano in piazza il dio indù "chiediamo un tempio per ganesh" - giusi spica (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Palermo Processione in strada per chiedere un locale più ampio di quello concesso dal Comune in via Fermi I Tamil portano in piazza il dio indù "Chiediamo un tempio per Ganesh" I fedeli induisti sono tremila, nel nuovo spazio c'è posto solo per cento persone Negli anni '90 la giunta Orlando aveva assegnato uno scantinato vicino alla Fiera GIUSI SPICA Sono scesi in piazza per dimostrare che ci sono anche loro. Sono scesi per reclamare il proprio diritto alla libertà di culto. Tremila tamil di religione indù hanno sfilato per le vie della città in onore di Ganesh, il "Signore di tutti gli Esseri", una delle divinità più venerate in Sri Lanka. Hanno deciso di rendere pubblica la manifestazione per sensibilizzare cittadini e amministratori ai problemi irrisolti della loro comunità. Da più di dieci anni chiedono all'amministrazione comunale un luogo di culto adeguato ma hanno trovato le porte sbarrate. A metà degli anni Novanta, durante l'amministrazione Orlando, è stato concesso loro un garage nei pressi della Fiera del Mediterraneo dove potersi riunire per le celebrazioni sacre del venerdì, giorno sacro per la religione indù. Quando la comunità è diventata più numerosa, i tamil indù hanno chiesto al Comune, sotto l'amministrazione Cammarata, un luogo più grande dove poter ospitare tutti i fedeli. Dopo ripetute richieste cadute sistematicamente nel vuoto e la promessa, mai mantenuta, di una grande struttura nei pressi di Monte Pellegrino, tre mesi fa la comunità tamil palermitana ha ottenuto un locale di 30 metri quadrati in via Enrico Fermi, che ieri si è trasformata in un "pezzo" d'India. Già alle 18 una folla di fedeli dagli abiti coloratissimi si è riunita davanti alla chiesa. Non tutti hanno avuto la fortuna di partecipare al rito: solo un centinaio di persone, stipati in pochi metri quadrati, a piedi rigorosamente scalzi, hanno potuto assistere alla lettura del testo sacro e all'offerta dei doni. Gli altri sono rimasti fuori, aspettando che la statua del loro dio dalla testa di elefante uscisse per la sfilata cittadina. Danze scandite al ritmo dei tamburi, canti tradizionali e musiche sacre hanno accompagnato la preghiera dei fedeli. Donne da una parte, uomini dall'altra, come vuole l'ortodossia indù. Un sacerdote venuto appositamente dalla Germania ha officiato il rito. In mancanza di un luogo di culto adeguato, infatti, a Palermo non c'è un vero e proprio sacerdote e le celebrazioni del venerdì sono affidate ad un membro laico, investito dall'intera comunità. Dopo la fine del rituale, l'immagine sacra è stata portata fuori dai danzatori sacri, immersa in un bagno di folla e accolta da una pioggia di fiori. Al termine del corteo, nella piazza ai margini di via Fermi, uno spettacolo di artisti e musicisti tamil ha chiuso la manifestazione. Anonimi, tra i tantissimi fedeli, si nascondevano anche i "padri" fondatori della comunità Tamil palermitana. "Sono arrivato dallo Sri Lanka nel 1979 - racconta Babu Kandiah, 56 anni, uno degli organizzatori dell'evento - e ho cominciato a lavorare come traduttore. Allora eravamo solo una decina di persone ma a metà degli anni ottanta c'è stata una prima ondata migratoria alla quale ne sono seguite diverse". Con più di cinquemila persone tra indù e cattolici, la comunità tamil di Palermo è la più numerosa in Italia. Gli altri nuclei sono a Catania, Lecce, Reggio Emilia, Bergamo e Milano. Al di là delle differenze di religione, la comunità palermitana è molto compatta al suo interno. Spesso cattolici e indù si ritrovano riuniti allo stesso tavolo per discutere della guerra civile che da anni imperversa nel loro paese d'origine. Da più di trentacinque anni in Sri Lanka è in atto un vero e proprio genocidio, perché il popolo cingalese, l'etnia dominante nel paese, non vuole riconoscere l'indipendenza alla minoranza tamil. Pamini oggi ha 16 anni e frequenta il liceo linguistico. è arrivata a Palermo a soli 8 anni ma ha sviluppato un grande senso di appartenenza alla propria comunità. Il padre è emigrato nel 1985, perseguitato dal regime, lasciando in patria la moglie incinta incapace di affrontare il viaggio. La famiglia si è ricongiunta a Palermo nel 1992. Solo allora Pamini ha visto per la prima volta suo padre. "Fin da piccola - dice orgogliosa - i miei genitori mi hanno insegnato a far valere i miei diritti. Oggi sono qui per chiedere che venga garantito al mio popolo la libertà di culto. Così come i miei connazionali in patria reclamano il proprio diritto all'indipendenza".

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L'agenzia dei vescovi boccia il ministro "un errore il decreto sul maestro unico" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Cronaca "Norma a sorpresa, senza dibattito e linee condivise" L'Agenzia dei vescovi boccia il ministro "Un errore il decreto sul maestro unico" CITTà DEL VATICANO - Il Sir, l'agenzia di notizie dei vescovi italiani, ha pubblicato ieri una nota firmata dall'esperto di scuola, Alberto Campoleoni, in cui viene bocciata, senza troppi complimenti, le reintroduzione del maestro unico, sia nel metodo che nel merito. Del maestro unico si doveva parlare in fase di Finanziaria: "invece la norma è entrata nel decreto sulla scuola, a sorpresa, senza dibattito, che pure sulla questione è stato richiesto": un metodo che "lascia perplessi", commenta l'esperto sul Sir, dato che vi è "bisogno di trovare intese e patti ampi, linee condivise, per valorizzare un bene prezioso e di tutti, indispensabile per il Paese". Quanto poi al merito, le cose vanno altrettanto male. "Sembra di poter dire - afferma Campoleoni - che negli anni passati si è affermata maggiormente l'idea per cui in un contesto di molteplicità di saperi, di specializzazioni crescenti, la pluralità di maestre e il lavoro d'équipe possono garantire di più la soddisfazione delle esigenze di apprendimento dei bambini". "Di fatto la scuola italiana ha puntato in questa direzione e proprio al livello elementare ha raccolto consensi e ottimi risultati", osserva l'esperto e si chiede: "E allora perché cambiare? E perché, poi, con i modi detti?" Sempre l'agenzia dei vescovi ha ospitato oggi il parere di un altro pedagogista, Cesare Scurati, docente di Pedagogia Generale presso l'università Cattolica. Anche per lui ci sono pochi dubbi sul giudizio da dare al provvedimento del Ministro dell'Istruzione Gelmini: "La reintroduzione del maestro unico sembra un ingenuo ritorno al passato; ciò che occorre, in un'epoca come la nostra di esasperata articolazione e specializzazione dei saperi, è una pluralità concorde che sappia costruire con coerenza, nella quale, come in un'orchestra, il singolo offra il proprio contributo ad un discorso d'insieme".

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Atenei, test blindati Passerà uno su quattro (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-04 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Università Test tra le proteste. Un arresto a Catanzaro Atenei, test blindati Passerà uno su quattro Ai futuri medici quiz su Verdi e Tamaro Iniziate le prove di ammissione: duecentomila studenti si contendono circa 55 mila posti MILANO - Escono stravolti, i libri sottobraccio e l'umore nero. "Quanta fatica sprecata: tutta l'estate a fare esercizi di chimica e poi mi chiedono Verdi. è ovvio che non ne so niente ". Il test di Medicina si è appena concluso, gli aspiranti chirurghi sfogano la delusione dopo due ore sotto stretta sorveglianza. Furiosi. Anche se in fondo, come dice Marcello Fontanesi, rettore della Bicocca di Milano, "lo sanno anche loro: la cultura generale fa parte della maturità dell'individuo". Cinquantamila candidati solo ieri. E oggi si continua. Per un totale di 200 mila giovani pronti a contendersi uno dei 55 mila posti negli atenei a numero chiuso. Ne passerà uno su quattro. I quesiti di Medicina: 33 di cultura generale e ragionamento logico, 21 di biologia, 13 di chimica, 13 di fisica e matematica. Gli ostacoli: una domanda sul De Bello Gallico, una sull'Infinito di Leopardi. E poi la capitale della Finlandia, la reggia di Caserta, l'autore di "Va' dove ti porta il cuore", la collocazione geografica del lago Trasimeno, i Dubliners di James Joyce. Panico. Come martedì alla Cattolica di Roma, quando a spiazzare gli studenti è stata una domanda sull'erede dello stilista Valentino. "E così - dice Giorgio, fuori dalla Sapienza (5 mila al test di ieri) - si premia chi non ha studiato e ha avuto solo fortuna". Replica Enrico Decleva, presidente della Crui, la conferenza nazionale dei rettori: "Non è irragionevole ritenere che certe conoscenze debbano far parte del bagaglio culturale di una persona, indipendentemente dall'ambito accademico prescelto". Non che gli altri quiz siano piaciuti un granché. Musi lunghi per matematica, fisica, logica. La consapevolezza: in questa tornata di test è impossibile copiare. Dopo gli scandali del 2007 a Foggia, Bari, Chieti e Ancona, le università sono state trasformate in bunker. Ieri a Bari (2500 candidati, compresi gli indagati dell'anno scorso): plichi con i quiz scortati dalla polizia, candidati fatti passare sotto i metal detector, aule schermate (costo delle misure di sicurezza, 60 mila euro). Controlli serrati anche ad Ancona (si entra solo con libretto), a Roma (un sorvegliante ogni 25 concorrenti), a Foggia (telefonini neutralizzati), a Firenze (badge di riconoscimento), a Napoli (esclusa dall'esame una ragazza trovata con un palmare). Prova sotto scorta. E un arresto. Proprio per i test truccati del 2007. Ieri mattina a Catanzaro (durante l'esame di Medicina) i carabinieri hanno fermato Walter Mancuso, addetto al servizio di pulizie dell'Università "Magna Grecia". Sarebbe stato lui, l'anno scorso, a trafugare i plichi delle prove di ammissione alle facoltà di Medicina, Veterinaria e Odontoiatria. Ad incastrarlo, un'impronta digitale. Effetto test: ansia, speranze, scongiuri. Migliaia di ragazzi a giocarsi il loro futuro. Tante storie. E proteste. Come a Napoli, contro il numero chiuso. A Torino, invece, Giancarlo Fiorucci, medico in pensione di 73 anni, ha partecipato alle selezioni per dimostrarne l'inutilità. Con lui, il figlio di 37 anni, i dottori del Progetto Nazionale Prometeo, infermieri. Il commento di Fiorucci appena uscito dall'aula: "Queste domande non servono a stanare l'attitudine alla professione. è una prova inutile, tanto vale cancellarla ". Annachiara Sacchi Controlli Sopra, finanzieri all'Università di Bari. Nel tondo, i controlli con un metal detector.

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Ancona, l'allievo di Gemelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-09-04 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Addii Ancona, l'allievo di Gemelli è morto martedì a Roma Leonardo Ancona, psichiatra e psicoanalista, allievo prediletto di padre Agostino Gemelli. Aveva 86 anni. Antesignano dell'introduzione della psicologia nell'università italiana, nel 1961 era stato chiamato dalla Cattolica di Milano a ricoprire, prima di trasferirsi nelle sede romana dell'ateneo, la cattedra del suo maestro e predecessore Gemelli, di cui portò avanti l'opera volta ad integrare medicina e psicologia nell'assistenza ai malati e nella ricerca. Fondatore della Società italiana formazione in Psichiatria, tra le sue opere Il debito della Chiesa alla psicoanalisi (franco Angeli), Introduzione alla psichiatria (Mondadori) e L'enigma del desiderio (San Paolo). Psichiatra e psicoanalista, Leonardo Ancona era nato a Milano il 2 maggio 1922.

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Morto monsignor Zerbi Storico della Cattolica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 04-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-04 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Venerdì le esequie in Sant'Ambrogio Morto monsignor Zerbi Storico della Cattolica E' scomparso nella notte del 3 settembre monsignor Pietro Zerbi, docente di Storia medioevale all'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nato a Saronno nel 1922 e laureato in Filosofia nel 1944 presso l'ateneo milanese, dopo aver ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1947, Pietro Zerbi ha percorso l'intero curriculum accademico in Cattolica, dove ha svolto ininterrottamente la sua attività di studioso e di docente. Preside della facoltà di Lettere e filosofia e prorettore dal 1974 fino al pensionamento, avvenuto nel 1997. Oggi rimarrà nella memoria di svariate generazioni di studenti per le sue appassionate lezioni di storia. Stamattina sarà allestita la camera ardente, in aula Borsi. I funerali si terranno venerdì alle ore 11 nella basilica di Sant'Ambrogio.

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Impronte, la ue assolve l'italia maroni: fa giustizia di tutte le accuse - alberto custodero alberto d'argenio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il ministro: accompagnamento coatto a scuola dei bambini rom Impronte, la Ue assolve l'Italia Maroni: fa giustizia di tutte le accuse Il Pd: "Il via libera solo dopo i cambiamenti da noi richiesti" Il capo del governo: "Non avevo dubbi sulle misure sui nomadi" ALBERTO CUSTODERO ALBERTO D'ARGENIO ROMA - Dopo le accuse del parlamento dell'Ue di xenofobia e razzismo, la Commissione europea assolve il censimento nei campi nomadi a Roma, Milano e Napoli. Il caso era scoppiato dopo che il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, aveva annunciato l'intenzione di "prendere le impronte digitali di tutti, anche minori, gli abitanti dei campi nomadi, rom, italiani, comunitari e extracomunitari". Mentre la bocciatura politica portava la firma dei partiti della sinistra, dei liberali, più una fetta del Ppe, la promozione è di un esponente del partito di Sarkozy, il commissario Ue alla Giustizia Jacques Barrot. Il suo portavoce ha commentato che le impronte "sono prese solo al fine di identificare i minori quando non è possibile in altro modo". Ma il via libera della commissione europea scatena in Italia una bagarre politica. Da una parte la soddisfazione della maggioranza ("Non avevo dubbi - ha detto il premier - le misure per l'emergenza nomadi non sono discriminatorie"). Dall'altra, le critiche dell'opposizione, in testa il Pd, che si assume il merito di aver fatto cambiare idea al governo (in merito ai riferimenti ad "etnia" e "religione" che comparivano nelle primissime schede del censimento a Napoli). E di "aver evitato all'Italia una pessima figura". "è del tutto fuori luogo l'esultanza del centrodestra, il giudizio positivo è grazie alle correzioni del governo dopo la denuncia del Pd", dicono i senatori democratici Roberto Di Giovan Paolo e Anna Serafini. Maroni, (che il 10 luglio alla Stampa Estera aveva ammesso "un difetto di comunicazione"), si schermisce dicendo di non aver mai parlato di schedature etniche. Spiega che "i bambini rom disporranno di un "accompagnamento coatto" a scuola". E ribadisce che il provvedimento Barrot "fa giustizia di tutte le accuse, le offese, gli insulti ricevuti da chi non sapeva di cosa stesse parlando e utilizzava questo argomento per bassa polemica politica". Il j'accuse di Maroni si rivolge a mezzo mondo, visto che il censimento con l'uso anche delle impronte dattiloscopiche per identificare i minori rom aveva sollevato le critiche, oltreché dei partiti di opposizione italiani e europei, anche delle associazioni religiose e laiche. Degli esperti dell'Onu. E perfino del Consiglio d'Europa, l'organismo non Ue con sede a Strasburgo che vigila sul rispetto dei diritti umani. A bocciare il giudizio di Barrot, però, sono i nomadi italiani. "Evidentemente - dichiara Alexian Santino Spinelli, leader dei rom italiani - Berlusconi ha attivato i suoi amici, ma per noi il censimento resta una forma di discriminazione razziale". La partita con l'Europa comunque non è finita. Nei prossimi giorni la Commissione dovrà pronunciarsi sul pacchetto sicurezza del governo Berlusconi, in particolare sull'aggravante di clandestinità, sulle espulsioni di cittadini comunitari, e sulle norme sul ricongiungimento familiare.

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La chiesa e i teocon - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti LA CHIESA E I TEOCON (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Fin qui la vicenda. Ma sarebbe sbagliato non riflettere su questo cortocircuito culturale e politico, sicuramente ridotto nelle sue dimensioni, e tuttavia fortemente simbolico per il significato e lo scenario in cui si compie. è probabilmente giunto il momento di dire che il grande ritorno della religione nel discorso pubblico e nello spazio politico (che fa parlare di una nuova stagione di post-secolarismo) non è avvenuto in Italia attraverso il "fatto" cristiano, e cioè il messaggio della rivelazione e del Credo, ma attraverso la precettistica e la dottrina sociale: nel presupposto che coincidano entrambe da un lato con la Verità (e dunque siano in grado di liberare potenziali di significato più profondi e duraturi delle verità laiche, tutte relative) e dall'altro con il diritto naturale, perché la Chiesa ha sempre sostenuto la sua competenza su tutta la legge morale, non solo quella evangelica ma anche quella naturale, in nome della connessione tra l'ordine della Creazione e l'ordine della Redenzione. Il veicolo di questa riconquista è stato in realtà l'etica, cioè i precetti morali della Chiesa, trasformati quasi in una sovrastruttura della fede, capace di portare il cattolicesimo da religione delle persone a religione civile, come se le società democratiche non potessero ormai più bastare a se stesse per insufficienza di risorse morali, e dunque avessero bisogno di un supporto religioso alla stessa democrazia. In altri tempi e con altri significati, ma profeticamente, don Giussani aveva già parlato di "prevalenza dell'etica rispetto all'ontologia", con l'"avvenimento" cristiano messo in sottofondo. Il passo in più (proprio in questi ultimi anni, e più volte) è stato il tentativo di pretendere che la legge civile basasse la sua forza sulla coincidenza con la morale cattolica, con l'affermazione di fatto di una idea politica della religione cristiana, quasi un'ideologia, che non a caso è stata chiamata "cristianismo". L'etica cristiana, la precettistica morale della Chiesa, sono dunque diventati in senso largo strumenti di azione politica, dando forma al disegno del Cardinal Ruini, quando sei anni fa vedeva il cristianesimo come seconda "natura" italiana, che proprio per questo può nella visione di sua Eminenza essere trasgredito solo da leggi in qualche modo contro natura, e perciò contestabili alla radice: senza più la distinzione classica tra la legge del creatore e la legge delle creature che è alla base della laicità di ogni Stato moderno. Questa ideologizzazione morale del cristianesimo, dove la norma e il precetto parlano più del Credo e del Vangelo, ha recintato negli anni di potere del Cardinal Ruini un perimetro nuovo e vasto, inglobando gli atei devoti e la nuova destra paganizzante italiana: a cui la Chiesa ha fornito un deposito di tradizione profonda altrimenti inesistente e addirittura un fondamento di pensiero forte che la prassi vagamente idolatra del berlusconismo non era in grado di elaborare. Era la cornice di una moderna-antica cultura conservatrice per la post-modernità, ben oltre i confini del mondo democristiano ormai inabissato. Di più: era l'ipotesi di un Dio italiano che cammina nel Paese "naturalmente cristiano", che non aveva mai conosciuto una via nazionale al cattolicesimo. Il ruinismo e la destra non hanno avuto bisogno di unioni pubbliche. Marciavano in parallelo, e la politica poteva permettersi di ignorare sia i comandamenti che la trascendenza accettando lo scambio concreto e terreno sui cinque punti indicati dal Cardinal Sodano nel suo personalissimo esame di maturità ai leader italiani: la vita, la famiglia, la gioventù, la scuola, la solidarietà. Il punto d'incontro è appunto l'etica dei precetti, l'idea che la legge morale della Chiesa tradotta in norma possa creare un'identità collettiva, superando l'idea del parlamento come luogo dove le leggi si fanno con l'unica regola della maggioranza, e ogni verità è relativa e parziale. Ma un altro punto d'intesa, che discende dall'accettazione di quella precettistica come regola naturale e civile, non soltanto religiosa, è il rifiuto comune della moderna religione europea del politicamente corretto, dell'adorazione "pagana" dei diritti, delle élite dell'Europa e della globalizzazione, del vecchio cuore socialdemocratico del Novecento, peraltro già in crisi per conto suo. Oggi, in qualche modo, si rompono due anelli di questo mondo che tiene insieme vecchio e nuovo. Con Ruini è finita anche l'autonomia del ruinismo, questo potere disarmato ma costituente e fondativo di un'identità cristiano-conservatrice nazionale. Non soltanto la Cei ha cambiato il suo registro, insieme con la leadership. Ma soprattutto, la Segreteria di Stato ha ripreso in mano il rapporto con le istituzioni e con la politica italiana, restituendo l'Episcopato al suo compito tradizionale. Il sistema di relazioni con il mondo politico, l'elaborazione culturale della presenza cattolica nel nostro Paese - il "Dio italiano" - viene dunque riassorbito dal Vaticano, dove c'è oggi un Segretario di Stato, che con ogni evidenza non intende rilasciare deleghe. Nemmeno - o forse sarebbe il caso di dire soprattutto - di tipo culturale, sul confine tra l'etica e la politica. Il richiamo all'Osservatore Romano lo conferma con chiarezza. L'etica è stata in questi anni un territorio di scorribanda, dove senza nemmeno mai pronunciare il nome di Dio la precettistica della Chiesa è stata usata come pretesto di lotta politica, via via estremizzandola oltre il limite: perché esiste pure un limite tra teologia e ideologia, tra dottrina e politica. Nell'ateo devoto, dopo aver incassato per anni la comoda devozione, la Chiesa riscopre l'ateo. Dunque, ancora una volta, vale il motto dell'Osservatore Romano: "Non praevalebunt". Ma forse oggi è lecito chiedersi: chi?.

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"non la daremo vinta alla binetti" alle feste la sfida di gay e lesbiche - alessandra longo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 05-09-2008)

Argomenti: Laicita'

"Non la daremo vinta alla Binetti" alle Feste la sfida di gay e lesbiche Dibattiti a Firenze e a Bologna La Concia: "Nel Pd siamo anche noi padroni di casa" ALESSANDRA LONGO FIRENZE - C'è un detto abruzzese che, per dare l'idea di uno che non molla l'osso, anche se il vento è contrario, dice: "Come i rospi alle sassate". Gli tiri le pietre ma loro non fanno una piega, o quasi. Paola Concia, che è di Avezzano, cita parole d'infanzia per descrivere come si sentono i gay in questo Paese, ma anche, direbbe Crozza, dentro il Partito democratico. L'assemblea degli "omosessuali del Pd", annunciata nel programma ufficiale della Festa Democratica di Firenze, va in scena in un primo pomeriggio assolato e deserto, caldo umido da sauna, una decina di persone ad ascoltare quel che più che altro è uno sfogo "particulare" dentro il momento di low profile collettivo: "D'Alema ha detto che il partito si deve dare una mossa - riassume la deputata Concia, in tailleur pantalone rosso Pci - Sono d'accordo, ma una mossa se la dia anche lui, se la diano tutti. Il Pd deve avere il coraggio di rappresentare la mia vita, di guardare in faccia le persone e rispondere alle loro domande reali, concrete, deve affrontare le cose difficili, invece di evitarle e prendere tempo". Parlare, per esempio, dei "centomila bambini figli di coppie omosessuali" che vivono in Italia, tornare alla carica sul tema dei diritti di cittadinanza, "riempire il vuoto, la lacuna, di un partito che si va costruendo", dandogli una fisionomia laica, in sintonia con gli standard europei. C'è voglia di battagliare, "di non dargliela vinta alla Binetti". Concia, e con lei il piemontese Andrea Benedino e il milanese Marco Volante, hanno fatto la scelta di rimanere dentro il Pd: "Il Gayleft non c'è più. Adesso noi siamo il Pd, anche noi padroni di casa, noi transessuali, noi lesbiche, noi gay". Sullo sfondo, sono assaliti da un dubbio esistenziale sulla natura del loro nuovo partito: "Ma saremo ancora progressisti?", si chiede Volante. Si risponde da solo, con una battuta amara: "Se fosse italiana, la signora "Barracuda" Palin, vice di Mc Cain, potrebbe stare benissimo nel Pd. Di sicuro è più a sinistra della Binetti". La Binetti: eccolo il nome, il simbolo più evocato, più temuto, pronunciato con un filo di voce, scuotendo la testa. Franco Grillini che, nel Pd, non è mai entrato, le riconosce il primato sul campo: "Le ha vinte tutte. Basti pensare al voto sul caso Englaro alla Camera. è lei che comanda". L'invidia va ai democratici di Obama: "Il 7 per cento dei delegati a Denver era gay. E non c'è comizio in cui Obama non citi i loro diritti". Qui, alla festa di Firenze, tutti seri, tutti concentrati a trovare il varco politico per "andare avanti, perché la politica ha dei doveri nei confronti della società, la fa crescere o arretrare, ne determina gli umori, gli orientamenti". Altra musica a Bologna. Dalla Festa provinciale dell'Unità (così si chiama ancora), stesso partito, giungono voci di un'atmosfera più leggera, più spettacolare, complice lo stand delle Drag Queen, da anni ospiti dei compagni locali. Mercoledì sera, mentre D'Alema a Firenze parlava di un Pd "che ha bisogno di tornare fra la gente", Drag Marcella, all'anagrafe Marco Leardini , si toglieva la parrucca di scena davanti a centinaia di persone e la sbatteva sul tavolo urlando: "Basta pregiudizi!". Dice Drag Marcella: "Quelli della Margherita rompono un po' le palle ma io vado avanti lo stesso e riempio la piazza. Il 17 farò uno spettacolo con 15 drag queen sul palco, ci sarà una sadomaso e parleremo di tutto, anche dei Dico.". Concia commenta cauta: "Se il messaggio del partito è: "Guardate come siamo tolleranti", va bene lo stesso. O meglio: a me delle drag queen non me ne frega niente, io voglio fare le leggi in Parlamento con chi ci sta perché i diritti civili non sono né di destra né di sinistra. Al momento, la Carfagna non batte un colpo e, quando lo batte, di solito è anche peggio. Ma noi non molliamo". Sì, gli omosessuali del Pd sono di struttura resistente sia pur un po' abbacchiati: "Finisce che il precedente governo Berlusconi ha fatto di più del centrosinistra". Citano la direttiva europea sulle discriminazioni nei posti di lavoro (peraltro "recepita malissimo"), le inserzioni pubblicitarie di Forza Italia sul sito ufficiale dei gay, e i messaggi "subliminali" di Dolce e Gabbana, grandi elettori del Cavaliere. Bisogna che il Pd si dia una mossa. I gay stanno lì in attesa, "come i rospi alle sassate.".

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Supergiunta, velardi sul blog avverte iervolino e bassolino - conchita sannino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VI - Napoli Supergiunta, Velardi sul blog avverte Iervolino e Bassolino "Se discutiamo del sesso degli angeli non ci sarò" Il Comune Il cardinale "Sulla città c'è una nebbia fitta ma dietro splendono stelle" CONCHITA SANNINO Sarà una responsabile ripartenza o solo prova di folclore politico? Serve o non serve quella supergiunta convocata per mercoledì a Santa Lucia? No, perché "se si parla del sesso degli angeli, lasciamo proprio perdere. E io non ci sarò". Il dubbio, ad uso tormentone, non lo lancia un cittadino comune, ma l'assessore al Turismo della Regione, Claudio Velardi, "recidivo" in fatto di stoccate contro il sindaco, uno i cui strali già hanno aperto un profondo solco tra i due Palazzi. Era toccato a Bassolino provare a ricucire la frattura. E ora, a costo di mandare a pezzi anche l'esile "pax", Velardi torna a pesare sarcasticamente le reali intenzioni di quel vertice, ribadendo la necessità di guardare al "qui e ora" di Napoli, al miglioramento dei servizi, al potenziamento del decoro e della vivibilità urbana. Le voci raccontano di una Iervolino di nuovo colpita e adirata - benché in trasferta provvisoria in Abruzzo - da "tanto inutile chiacchiericcio". "Non ho ben capito di cosa si parlerà, mercoledì. C'è confusione in giro. Sento dire di nuovi megaprogetti, di investimenti per la città: vanno bene, si facciano. Ma non è per questo che è nata l'esigenza di vedersi il 10 settembre in supergiunta", premette Velardi, nel suo blog. Ha il sapore agrodolce dell'avvertimento pubblico, quello che l'assessore lancia ai lettori, "amici" (così li definisce) vicini e lontani. "L'appuntamento nasce dopo un intenso dibattito pubblico sulle condizioni di Napoli, che ha coinvolto imprenditori, associazioni, cittadini comuni - aggiunge -. Tutti hanno messo l'accento sull'attuale, vera emergenza napoletana: la vivibilità. Vi sono problemi di sicurezza, di rispetto delle norme, di ordinaria amministrazione, di governo della quotidianità: per questi motivi, tra la gente, vi è sconcerto, rabbia. C'è voglia di discutere insieme, Comune e Regione, questi problemi, non altri, con serenità e umiltà? Se sì, bene: facciamo la riunione e cerchiamo soluzioni concrete. In caso contrario, diciamolo con franchezza, meglio lasciar perdere. Se si pensa di discutere di sesso degli angeli, cari amici, alla riunione non parteciperò, e le vostre richieste gliele spedirò per mail", conclude l'assessore. Uno sfogo che ora coinvolge e mette in dubbio anche il ruolo di Bassolino. Una sortita che investe in un sol colpo i vertici dei due Palazzi. E dello scontro si parla a bassa voce, in serata, anche nell'ovattato clima di Villa Pignatelli, durante l'assegnazione del premio Leonetti al cardinale Crescenzio Sepe, presenti i vertici degli uffici giudiziari e personalità di spicco del mondo accademico, in particolare il professore emerito Aldo Masullo e il presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola. "Si tratta di beghe tra amministratori che non servono alla città", è il parere di alcuni in platea. Ma i messaggi più taglienti arrivano dal tavolo dei relatori. Per Masullo "siamo ormai una città disfatta, smarrita. E mentre noi laici abbiamo perso di nerbo e di vigore, vediamo che un uomo di azione, il più laico di tutti nella responsabilità del fare e anche nel coraggio di apparire sgradito, è il nostro cardinale: che merita un premio intitolato all'impegno". Poco prima, il professore Casavola aveva "benedetto" nell'energia pastorale di Sepe "una rivoluzione indispensabile, vitale nella città: che ha per obiettivo quello di tenerci uniti in una famiglia civica, preti, Chiesa, popolo, istituzioni". Sepe si schermisce e poi aggiunge: "Avete presente il cielo stellato dei posti di villeggiatura? Napoli ha quelle stella lì: brilla, anche se è sotto una coltre. C'è una cappa molto fitta, ma io so quante stelle brillano oltre questa nebbia". Applausi. Anche Bassolino tace. Ma aveva detto ad alcuni suoi assessori, giorni fa: "Qui siamo tutti liberi di pensare e dire la nostra opinione. Ma la libertà non sia usata come un piccone contro le istituzioni di questa città, che ha bisogno di alto senso del bene pubblico". La discussione si riapre, sul blog.

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La chiesa e la scienza - fulvio tessitore (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XII - Napoli LA CHIESA E LA SCIENZA "State attenti a non sottovalutare il progredire della coscienza comune Se non state attenti, potrete vincere qualche guerricciola, ma infangherete e infrangerete la forza del Cristianesimo e non ci saranno scuse e pentimenti postumi" FULVIO TESSITORE ontestando il quale si merita solo il titolo di irresponsabili, per non dire di cinici ipocriti. Che cosa rende inquietante e sconcertante l'articolo dell' "Osservatore" con il corredo di precisazioni che non precisano, di smentite che non smentiscono, di arzigogoli sofistici del tipo di quelli del responsabile della sala stampa del Vaticano? Inquieta e sconcerta il fatto che questo intervento inaspettato e inusitato, privo di dati scientifici e fiduciosamente armato solo di "dubbi filosofici" (diciamo così, per non essere cattivi), viene a ridosso di una scomposta campagna circa il caso Englaro, a rimorchio di un tracotante perché impietoso atteggiamento sul testamento biologico, nel quale si è distinto l'ineffabile nuovo presidente dell'Accademia pontificia delle scienze, novello responsabile della bioetica vaticana. Ho perfino il timore che per colpire a morte le questioni cui ho or ora alluso, si siano un poco trascurate le conseguenze che le idee sulla morte dell' "Osservatore" potrebbero avere in tema di trapianti di organo. E, non a caso, lo stesso articolo ha ricordato quanto, in un concistorio straordinario del 1991, disse l'allora cardinale Ratzinger, il quale, addirittura, arrivò a temere che i medici dei trapianti (ritenuti implicitamente gli oggetti di un mercato) potessero mettere "a morte" le persone colpite da malanni irreversibili e vittime di incidenti "per rispondere alla domanda dei trapianti d'organo" o per servire "alla sperimentazione medica". Un dubbio allucinante quanto irrispettoso. Inquieta e sconcerta l'intervento dell' "Osservatore", con le sue argomentazioni, perché richiama il cupo atteggiamento dei cattolici integralisti, dei cinici laici devoti e di una parte ottusa della gerarchia vaticana (quella che invitò al non voto nel referendum sulla procreazione assistita) a proposito del divieto di utilizzare le cellule staminali per la ricerca scientifica al fine di cercare di curare malattie terribili (come il cancro) o deficienze fisiche tragiche (come la cecità). Tanto che importa tutto ciò a chi ritiene di sapere senza ombra di dubbio quando nasca la vita e quando arrivi la morte; o a qualche cardinale che avrebbe voluto fare il segretario di partito? La coscienza umana senza aggettivi non può che restare inorridita ed allibita di fronte a tanto. Non può che ribellarsi. State attenti a non ostacolare (peraltro invano) il progredire della ricerca scientifica. State attenti a non sottovalutare il progredire della coscienza comune. Se non state attenti, potrete vincere qualche "guerricciola" ma infangherete e infrangerete la forza del Cristianesimo e non ci saranno "scuse" e "pentimenti" postumi che vi salveranno dal declino. Nessun pontificato può dimenticare e far dimenticare che la chiesa (anche la chiesa cattolica) è una istituzione umana, è una cosa diversa dalla fede e dalla religione. State attenti.

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"ma quella è una realtà da studiare potrebbe diventare la nostra manhattan" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Genova Il comico: "Nessuna contrapposizione, non voglio creare polemiche, la coincidenza è casuale" "Ma quella è una realtà da studiare potrebbe diventare la nostra Manhattan" "Lassù c'è una comunità dove le famiglie musulmane invitano quelle cattoliche e si offrono a vicenda cus-cus e trenette avvantaggiate" "Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare". Su Grillo, sia serio, non faccia così. "Ho visto super-ricchi, iper-ricchi di Manhattan, miliardari con il cestino di vimini sottobraccio, andare, di notte, col favore delle tenebre niuiorchesi, senza farsi vedere dagli altri miliardari, a raccogliere carote, zucchine, fagiolini, anche mele nei loro costosissimi appezzamenti metropolitani". Ma il Cep, Beppe Grillo, cosa c'entra con Manhattan? "C'entra, caro, c'entra. Il Cep è quello che potrebbe essere e non è, il Cep è una comunità dove convivono tutte le etnie, dove un ex farmacista organizza la "Ceppions league", dove le famiglie musulmane invitano quelle cattoliche e si offrono a vicenda il cus cus e le trenette avvantaggiate". E dove lei, risponde con "la Notte Grigio Topo" alla "Notte Bianca" di Marta Vincenzi... "Non inventate polemiche, per favore. Gli amici del Cep mi hanno chiesto se potevamo mettere assieme un gruppo di esperti, per parlare concretamente di edilizia, di energia, di raccolta differenziata, di riciclo dell'acqua. Abbiamo fissato una data, un sabato sera al rientro delle vacanze". Proprio il sabato della Notte Bianca? "Eh, (ripete la cadenza dell'intervistatore): proprio il sabato della Notte Bianca. Quando è uscito che era proprio la stessa serata ho buttato lì l'idea della "Notte Grigio Topo". Non so perché, ma hanno riso tutti. Ma, lo ripeto, non esiste contrapposizione". Sarà, Grillo, ma senta cosa dice il volantino: "una adunanza dell'artista sulle disattenzioni della politica verso il ponente genovese che si propone come serata dedicata ai cittadini, alle periferie, a una prospettiva di città basata sulla felicità". "Tutto vero. Con me verrà l'architetto Alberto Sasso, esperto in bioarchitettura, ci sarà monsignor Giorgio Parodi, ci saranno altri esperti, anche di economia. Perché la realtà del Cep andrebbe studiata. Pensi: appena uno si dà da fare e quindi guadagna due lire di più non ha più diritto alla casa e viene quindi espulso. E allora come si fa? Il Cep potrebbe essere un laboratorio di seimila persone, dove provare a costruire dei modelli nuovi". Manhattan? "Ma se i ricconi si riappropriano degli orti, perché non dovremmo farlo noi, che ce li abbiamo? Genova è lunga trenta chilometri, c'è spazio per il benessere e la socialità, da contrapporre all'urbanizzazione selvaggia che ha devastato molto, a partire dal ponente. Da lì, proprio dal Cep, si può ripartire". (r. n.).

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Un vulnerabile uomo moderno per una corona senza più poteri - (segue dalla copertina) john lloyd (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il ritratto Il ritratto Un vulnerabile uomo moderno per una corona senza più poteri Un figlio degli anni '60 potrà mai sedersi sul trono nella Camera dei Lord dando prova di autorevolezza? (SEGUE DALLA COPERTINA) JOHN LLOYD Significa altresì, però, essere un protagonista della scena mondiale senza poteri. La Gran Bretagna ha conservato il proprio monarca, privandolo però (anzi, è più opportuno dire privandola, tenuto conto che i suoi migliori monarchi - Elisabetta I, Vittoria, Elisabetta II - sono state donne) dei suoi poteri. L'esecuzione di Carlo II fu seguita, dopo un breve periodo di repubblica, dalla restaurazione della monarchia, che tuttavia non tornò più a regnare con poteri assoluti. Poco alla volta il Parlamento è diventato sempre più potente e nel XIX secolo - quanto più si ampliava il numero dei cittadini aventi diritto al voto - la regina Vittoria si è trasformata in una sorta di consigliera del primo ministro, anche se quest'ultimo pretende di governare a suo nome. Lo spirito della cultura britannica ama la teatralità e la fantasia: di conseguenza i britannici sono capaci di prendere sul serio la farsa solenne del discorso della regina, quello che la sovrana all'inaugurazione in Parlamento di ogni nuovo anno legge su fogli vergati per lei dal Primo ministro in persona, fingendo che quello sia in realtà il suo discorso programmatico da mettere in pratica. Elisabetta II è stata l'ultima della lunga discendenza di sovrani britannici ad essere allevata per adempiere a queste cerimonie. Carlo, invece, è figlio degli anni Sessanta, appartiene alla generazione dei baby boomer, ha alle spalle un divorzio, è stato raffigurato dai giornali tabloid come un adultero. In altre parole, è un uomo moderno in tutto e per tutto. Potrà dunque sedersi sul trono nella Camera dei Lord e leggere il discorso del re per il suo governo dando prova della necessaria autorevolezza? Oppure riterrà l'evento troppo farsesco? L'obiettivo che sua madre si è sempre prefissa era perpetuare la tradizione: il suo sarà forse quello di porvi fine, aprendo le porte a una nuova fase, meno gloriosa e più moderna, dell'aristocrazia britannica? Carlo potrà, al termine della mezza età, essere un radicale? Saprà proporre che il grande artificio della monarchia britannica abbia fine e tuttavia tenersi la corona in testa come una sorte di santo laico, dando ai britannici l'esempio di come potrebbero vivere nel mondo odierno? Ciò sarebbe in sintonia con la sua personalità: egli è infatti sulla medesima lunghezza d'onda di molti dei movimenti di questa epoca. è da anni un convinto ecologista; ha invocato e caldeggiato lo sviluppo sostenibile ben prima che diventasse di moda. Ha sempre incoraggiato la società multiculturale, tendendo la mano ad altre confessioni oltre a quella della Chiesa d'Inghilterra della quale - se le cose resteranno come sono - sarà sempre il capo, in quanto re. Infine, per essere passato attraverso vari scandali e aver dimostrato di poter sopravvivere ad anni e anni di esposizione mediatica, si è guadagnato una sorta di rispetto, non per la sua impeccabile moralità, ma per il fatto di essere un uomo vulnerabile al peccato. Questo potrebbe essere l'unico modo per il principe Carlo di credere di poter effettivamente realizzare qualcosa di grande. Se fosse asceso al trono da giovane - sua madre aveva 25 anni circa quando la morte del marito la rese regina - avrebbe potuto essere un re tradizionale. Ma esserlo ascendendo al trono sulla sessantina apparirebbe una specie di fallimento, una logora ripetizione del passato per l'ultimo periodo della sua vita. Al contrario, essere il primo monarca a rinunciare per sua volontà al cerimoniale della corona britannica e cercare di trasformarla in qualcosa di esemplare per le altre monarchie del pianeta, potrebbe voler dire riuscire a realizzare qualcosa di significativo. Mentre riflette sul suo prossimo decennio di vita, il principe Carlo potrebbe proprio contemplare una simile possibilità. (Traduzione di Anna Bissanti ).

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Se i giornalisti cercano la verità - mantova (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Cultura L'autobiografia di Scalfari presentata da Asor Rosa Se I giornalisti cercano la verità MANTOVA E' un dialogo sul filo teso della riflessione filosofica e morale, quello che tiene incollate alle sedie centinaia di persone e altrettante ne coinvolge fra quelle in piedi, oppure accucciate sul prato del Cortile della Cavallerizza, nel Palazzo Ducale. Il Festivaletteratura ospita un incontro fra Eugenio Scalfari e Alberto Asor Rosa. Tema: il libro del fondatore di Repubblica, L'uomo che non credeva in Dio (Einaudi). Ma il dialogo ha un sussulto quando uno spettatore chiede che cosa sia la verità per un giornalista. Di verità si è parlato molto, durante l'incontro, di verità assolute e di verità relative, come del senso ultimo, profondo delle cose, se un senso c'è e se questo senso è un dato terreno oppure se appartiene alla sfera oltremondana. Ma il quesito sulla verità per un giornalista dà modo a Scalfari di raccogliere un fragoroso applauso, è una zampata sull'attualità che trae slancio da quella disposizione del libro, segnalata da Asor Rosa, ad essere, appunto, riflessione filosofica, morale, e poi civile e politica. La verità non è un assoluto, dice Scalfari, esistono tante verità. E nei giornali la separazione fra fatti e opinioni non è mai così netta se nella selezione dei fatti, nel modo in cui essi si porgono al lettore entrano anche le opinioni. Il punto è che i giornali devono far capire esplicitamente da che parte osservano la realtà. "C'è chi non lo fa", insiste Scalfari, "c'è chi si vanta di osservare i fatti dall'alto. Non voglio fare nomi" (Applauso forte). "Fanno parlare la destra fino a qui, poi la sinistra fino a lì: ma è un atteggiamento troppo comodo". Prevale uno spirito pubblico tendente alla conciliazione. "Roberto Colaninno si chiede perché il Pd non approvi la soluzione della vicenda l'Alitalia. Il governatore del Lazio, Piero Marrazzo si propone di entrare nell'operazione. E poi c'è Luciano Violante, il quale dice che sulla giustizia occorre che ci si metta d'accordo, maggioranza e opposizione. E gli altri replicano: voi avanzate le vostre proposte, ma se non ci piacciono andiamo avanti da soli". Scalfari inarca la voce e si sporge verso il pubblico: "Ma i giornali non sono al di sopra delle parti, devono dire dove sono e se non lo dicono lo dovete capire voi". Il libro di Scalfari, dice Asor Rosa, "è composto di frammenti di autobiografia che non vogliono costruire un'autobiografia: L'uomo che non credeva in Dio è piuttosto una confessione in pubblico che intreccia la vita dell'autore con l'interpretazione che egli fa del pensiero di Cartesio, Leopardi, Nietzsche e di altri filosofi. Il punto dominante è una ricerca laica del senso delle cose, una ricerca che non si esaurisce negli schemi tradizionali del laicismo". "Quando sento parlare del mio libro mi capita di osservare la lettura che se ne dà e di domandarmi, anche se questa è molto corretta, se effettivamente sono quelli i processi che in esso si descrivono e se così sono le persone di cui si narra. E' però accaduto che in un film (Il Divo di Paolo Sorrentino, n. d. r.) c'è un attore che interpreta la mia parte e apostrofa Giulio Andreotti in un modo che certo non è il mio". Il dibattito ritorna alla riflessione filosofica e morale. Scalfari: "Il senso delle cose è nella perfezione delle cose e ogni cosa è perfetta nei suoi limiti. Altro senso, un senso del tutto, non c'è". Replica Asor Rosa: "Caro Eugenio, sei troppo radicale nell'affermare che un senso profondo non c'è. A me, per esempio, un'idea di senso nel tuo libro appare chiara. Si raccontano una molteplicità di scelte, che risalgono a un senso: com'è è possibile conciliare questo con l'idea che il senso è solo nella perfezione della forma?". La replica di Scalfari rimanda ai fondamentali del pensiero laico: "Non esiste un senso ultimo, perché esistono tanti segmenti di senso rintracciabili in tutte le attività che compiamo e nelle finalità che ci proponiamo".

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La guerra dei crocifissi nelle processioni Interviene Bagnasco (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-06 num: - pag: 24 categoria: REDAZIONALE Chiavari Confraternite in rivolta: "Annulliamo le feste" La guerra dei crocifissi nelle processioni Interviene Bagnasco "Troppi". Chiesta la mediazione del cardinale Le statue, alte 5 metri, sono portate in processione da 500 anni. Ora le nuove disposizioni: massimo 3 per corteo MILANO - Troppi crocifissi portati in processione per le strade di città e paesi del Golfo del Tigullio, riviera del ponente ligure. Statue di Cristo alte fino a 5 metri e pesanti oltre un quintale che le confraternite, associazioni laico-religiose (sono 145 e fanno riferimento ad altrettanti oratori del Tigullio) impegnate nel sociale (assistenza ai malati, agli anziani, ecc.), portano in processione da almeno 500 anni. Crocifissi oggi divenuti talmente belli e maestosi da rischiare di trasformare i cortei religiosi in "fiere" e "carnevalate " e di distrarre i fedeli dalla preghiera e dalla solennità del momento. Al punto che il vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, ha deciso di regolamentare statue e processioni per mettere fine al caos predicando maggiore austerità quanto a crocifissi: massimo tre per corteo. Questo dopo che, la prima domenica di maggio in occasione del raduno nazionale delle confraternite, per le strade di Chiavari hanno sfilato ben 70 statue. Con la folla rapita a guardare all'insù, i caruggi intasati, gli automobilisti a strombazzare isterici. Troppo per il vescovo Tanasini. Il provvedimento del monsignore ha scatenato la rivolta, pacifica s'intende, delle confraternite che hanno chiesto la mediazione del presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, in qualità di arcivescovo di Genova (dove non ci sono restrizioni del genere): "Bagnasco ha sempre dimostrato benevolenza nei nostri confronti", dice Giovanni Poggi coordinatore regionale della Confederazione nazionale delle confraternite d'Italia. "Ci incontreremo e sicuramente affronteremo la questione dei crocifissi. Quando accadrà? La data non è stata ancora fissata anche se comandare in casa altrui è molto difficile". La casa in questione è quella di monsignor Tanasini, la diocesi di Chiavari. Al Secolo XIX, Tanasini ha dichiarato di non volere lo scontro con i parrocchiani ("I miei rapporti con le confraternite non sono conflittuali né intendono esserlo") ma nemmeno di essere disposto a trattare: "Tre crocifissi è un numero sufficiente ". Se Poggi si mantiene sul diplomatico ("Da coordinatore mi auguro che la vicenda si concluda positivamente, senza limitazioni al numero di statue"), la "base" rumoreggia: "Tanasini vuole minare le confraternite", accusa Emanuele Montaldo, portavoce dei cristezanti ( quelli che portano i crocifissi in processione) genovesi. E sacche di resistenza sono già diffuse in tutto il Tigullio: "Diverse feste sono state annullate per protesta", annuncia Montaldo. Il suo oratorio, a Voltri, ha quattro statue: "In base a cosa devo lasciarne una in oratorio? La più grande, la più piccola o la più pesante? ". Poi ci sono le ripicche: "Perché a Rapallo, il 3 luglio per la processione di Nostra Signora di Montallegro, è stato concesso di far sfilare dieci statue? Una processione è gioia, perché limitarla? Si vuole tornare indietro nel tempo, quando ci si fustigava sulla schiena?". Domande alle quali il cardinale Angelo Bagnasco è chiamato a dare una risposta. Roberto Rizzo Rito La processione a Nostra Signora della Guardia. Nel tondo, Bagnasco. In alto, il vescovo Tanasini \\ Monsignor Tanasini I miei rapporti con le confraternite non sono conflittuali né intendono esserlo, ma 3 crocifissi è un numero sufficiente.

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QUELLA LAICITÀ FRANCESE È SOLO VUOTA RETORICA (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-09-06 num: - pag: 45 autore: di MARCO VENTURA categoria: BREVI QUELLA LAICITà FRANCESE è SOLO VUOTA RETORICA è imminente la visita di Benedetto XVI in Francia. Le Monde diplomatique dedica all'evento uno scialbo compitino di Michel Cool all'insegna del "religiosamente corretto". Qualche banalità sulle secolarizzate Spagna, Italia e Polonia, un pizzico di magistero pontificio sull'Europa cristiana. Accuratamente evitata ogni spina. Nemmeno una parola sulla Francia. Nulla sul significato storico di un Papa tedesco nella terra di Napoleone. Nulla sulla laicità, sul cattolicesimo transalpino, sull'Islam; sul Sarkozy canonico onorario di San Giovanni in Laterano. Il 12 settembre, primo giorno della visita papale, l'Autorità francese contro le discriminazioni riunirà a Parigi un seminario a porte chiuse. All'ordine del giorno, strategie di "ragionevole accomodamento" delle istanze religiose: ovvero, come accontentare le religioni salvando la faccia laica dell'integrazione à la franÇaise. Chissà se inviteranno il presidente della Corte d'Assise d'Ille-et-Vilaine, che ha appena rinviato un'udienza perché il rapinatore imputato si è detto "indebolito " dal digiuno del Ramadan. La pavida nota di Le Monde diplomatique e il burocratese dell'Autorità antidiscriminazione d'Oltralpe parlano lo stesso linguaggio. Favorire la religione pagando un minimo tributo alla nostalgia repubblicana. Retorica di laicità, eguaglianza e libertà; sostanziale passività di fronte a chi alza la voce in nome di Dio. è facile prevedere il successo di Papa Ratzinger in un Paese così vuoto. Vuoto di credenti e di cultura religiosa. Vuoto di coraggio nella stampa e di politiche nell'amministrazione. Risuonerà potente l'annuncio cristiano del Pontefice. Sarà insomma il trionfo evangelico della vox clamantis in deserto.

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Pensatori laici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-09-06 num: - pag: 43 categoria: BREVI Pensatori laici John Milton (1608-1674), poeta inglese sostenitore della libertà di stampa David Hume (1711-1776), caposcuola della filosofia illuminista scozzese Karl Popper (1902-1994), filosofo austriaco teorico della società aperta.

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Se anche Dio entra in politica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-09-06 num: - pag: 43 categoria: REDAZIONALE Polemiche Un pamphlet di Michele Martelli accusa la gerarchia ecclesiastica di voler dettare legge in ogni settore della vita pubblica Se anche Dio entra in politica La Chiesa e la democrazia: un relativismo che si vergogna di se stesso di GIULIO GIORELLO L a Chiesa? "Non è democratica, ma sacramentale, dunque gerarchica", scriveva a suo tempo Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Fede. E oggi, con Joseph ormai salito al Soglio di Pietro, sotto il nome di Benedetto XVI? Mi pare notevole merito del volume di Michele Martelli Quando Dio entra in politica il fatto che l'autore, fin dal primo capitolo, metta a fuoco il nocciolo della questione. "La fallibilità, l'incertezza, l'errore, l'umile e incessante ricerca della verità, il dialogo, il dubbio socratico e scettico, l'autocorrezione e l'autocritica", si chiede Martelli, sarebbero dunque "estranei a chi la verità definitiva la possiede in Cristo, di cui è sostituto terreno"? Attenzione a rispondere Sì o No immediatamente. Una notevole tradizione di pensiero - da Charles Sanders Peirce a Ernst Mach, per non dire di Karl Popper e Willard Van Orman Quine, pur con le più diverse sfumature - ha messo in luce come quei tratti di "fallibilismo" (il termine è di Peirce), ovvero quell'impasto di "conoscenze ed errore" (l'endiade è di Mach), scandiscono tanto la crescita della scienza moderna quanto l'articolarsi della democrazia. La tensione principale non si situa allora tra fede e ragione, tra scienza e religione, tra credenti e non credenti, ma tra chi fa ricerca - non solo circa "la natura delle cose", poniamo in fisica o in biologia, ma persino circa la propria "salute spirituale" - con un atteggiamento che insiste sul carattere fallibile e provvisorio delle proprie conquiste e chi invece non esita a presentarle come dogmi irrinunciabili, ormai immuni a qualsiasi spirito critico. So bene che, se ci si esprime così, si rischia - al solito - di essere tacciati di "relativismo", il genio maligno dell'Occidente, la cui "dittatura" è stata autorevolmente denunciata dallo stesso Ratzinger poco prima di essere eletto Papa. Ma anche qui, cautela: la posta in gioco non è epistemologica (o lo è solo in parte), ma (soprattutto) politica. Lo avevano intuito, ai tempi della contrapposizione di Riforma e Controriforma, ancor prima dei "filosofi naturali" (noi oggi diremmo "scienziati ") quei teologi insofferenti alla costellazione dei pregiudizi stabiliti, che avevano rivendicato diritto all'amore e alla tolleranza per le forme di vita (religiosa, ma non solo) più diverse. Figure come - a metà del Seicento - John Milton, che aveva dichiarato che "la verità ha più di una faccia", o come John Goodwin, che aveva sostenuto che reprimere le differenze può rivelarsi la forma più perversa di "lotta contro Dio". Particolare non trascurabile: si trattava di protestanti (anche se, assai spesso, devianti rispetto al mainstream del protestantesimo: eretici nell'eresia, agli occhi di quei cattolici che avevano dimenticato che eresia vuol dire solamente scelta e che a sua volta ragionare non è che un sinonimo di scegliere). Karl Popper, in un bellissimo intervento del lontano 1958, riconosceva quanto debbano le attuali società aperte e democratiche a questo tipo di protestantesimo. Ma non stiamo cercando qui delle più o meno fondate "radici"! Il gusto per la disputa, la pregnanza dell'argomentazione, il valore della competenza tecnica, il considerare una differenza di opinioni o di stile di vita non un disastro ma un'occasione sono elementi che possiamo ritrovare nelle più svariate civiltà, dalla grande cultura sumerica e accadica della Mesopotamia alla Grecia dei Sofisti e di Socrate, dall'India capace di logiche (al plurale) di estrema raffinatezza al mondo "arabo- islamico" così attento, prima dell'epoca della sua chiusura che coincide con la sua decadenza, alla valorizzazione degli esperimenti intellettuali e morali più disparati… Siamo disposti a sacrificare tutto questo per la "verità dell'Uno" di cui la Chiesa Cattolica Romana pretende di avere il monopolio? Michele Martelli ci ripropone un interrogativo che in passato è più volte emerso nelle tormentate vicende dell'Occidente. Il "ritorno di Dio nella politica" vuol dire proprio questo. Di mio, non sono così drastico come alcuni che ritengono di poter liquidare la stessa esperienza del cattolicesimo come antiscientifica e antidemocratica. Il fatto è che non penso che le varie tradizioni religiose - e in particolare le diverse denominations cristiane, e dunque la stessa confessione cattolica - costituiscano delle "essenze" date una volta per tutte come idee immutabili dell'iperuranio di Platone. Piuttosto, mi paiono simili a organismi viventi, in continuo mutamento, soggette quindi sia alla pressione dell'ambiente sia alle decisioni degli individui che in tali tradizioni si riconoscono. Così, sono disposto a riconoscere che persino una Chiesa "non democratica, ma sacramentale " possa evolvere, dando prova nella pratica di quel relativismo di cui in teoria si vergogna. Dopotutto, il "relativismo" è il contrario dell'"assolutismo " - e tutto possono essere i dittatori, tranne che dei relativisti! Pensiero debole - come ci ripetono teocon, teodem e atei devoti, così nostalgici della "forza del fondamento"? Niente affatto: il relativismo non è una dottrina, ma una scelta personale e politica per un tipo di struttura in cui ogni idea o forma di vita abbia il diritto a una difesa pubblica - in questo sta tutto il suo coraggio! Michele Martelli non risparmia i suoi strali polemici a pretese teoriche e morali avanzate in nome delle più diverse religioni, pur concentrandosi soprattutto su quelle che ci vengono dal cattolicesimo romano. Non possiamo che augurarci che coloro che si sentono colpiti dalla sua vis polemica sappiano rispondergli con altrettanta decisione sul piano dell'argomentazione. Di nuovo, questo tipo di conflitto è un'occasione di crescere per tutti "i litiganti". Una cosa, però, dev'essere chiara. Mai mai mai saremo disposti a cedere - in cambio delle nebbiose consolazioni di questa o quella religione - il libero cielo dell'Illuminismo, quello della tolleranza comprensiva e simpatetica di John Toland, o dell'appassionata mitezza di Voltaire, o dello "scetticismo spensierato" di David Hume, o dell'elogio di Immanuel Kant dell'autogoverno di cui è capace la persona "uscita dallo stato di minorità" in cui i dogmatici di ogni risma vorrebbero ricacciarla. A scanso di equivoci: questi non sono vincoli che ci legano al passato, sono premesse che ci indirizzano al futuro. I DIECI COMANDAMENTI ESPOSTI A WASHINGTON DA UN GRUPPO RELIGIOSO (REUTERS).

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<Ora di religione obbligatoria> Bufera sulla giunta del Veneto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 06-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-06 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE Il caso La responsabile dell'Istruzione: tanti stranieri, devono conoscere i nostri valori "Ora di religione obbligatoria" Bufera sulla giunta del Veneto Proposta di un assessore di An. Ma Galan frena Contrario Vian, docente cattolico di Ca' Foscari: le tradizioni di riferimento sono anche islamiche DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - Il laico, liberale e disincantato presidente del Veneto bacchetta la giovane assessora all'Istruzione: "Insegnamento obbligatorio della religione? Nulla che vi assomigli rientra nel programma del governo regionale ". E precisa: "La sua è una proposta che coinvolge più istituzioni, più competenze oltre agli aspetti legati a principi di libertà e di rispetto del pensiero e delle credenze altrui". Insomma, Giancarlo Galan, mette i puntini sulle i. Nei giorni scorsi era entrato nel merito della querelle tra gli immigrati islamici e il comune di Treviso ("qui non hanno diritto di pregare", Gentilini dixit), invitando alla tolleranza e al buon senso, ora affronta a viso aperto un'altra questione "sensibile ". è successo, infatti, che Elena Donazzan, 36 anni, assessore regionale (An), discettando in materia di istruzione, abbia lanciato l'idea di inserire nella riforma regionale dell'Istruzione, l'obbligo nelle scuole venete dello studio della religione cristiano/cattolica. Argomento tutt'altro che locale. Oppure, c'è da ritenere che, in tempi di invocato federalismo fiscale, si debba passare anche al federalismo ecclesiale? Elisa Donazzan la prende alla larga, ma non arretra. "Premesso che non sto parlando di studio del catechismo - spiega al Corriere - la mia proposta s'inserisce nel tema più ampio dell'integrazione. Che coinvolge particolarmente la nostra regione dove il tasso di immigrati extracomunitari è elevato. Ora, se il ministro Mariastella Gelmini pensa, giustamente, di riportare a scuola l'Educazione civica, io credo che di tale materia possa far parte l'insegnamento della religione cattolica, fondamento indiscusso dei valori dell'Occidente. Che dovrebbero conoscere anche gli stranieri che hanno deciso di risiedere nel nostro Paese ". "Del resto - aggiunge - non è di Benedetto Croce la frase non possiamo essere italiani senza dirci cristiani?". Youssef Tadil, portavoce della comunità islamica di Treviso (in lotta per la rivendicazione di un luogo di culto), si richiama alla libertà di fede, sancita dalla Costituzione dello Stato italiano. "Avrebbe senso, semmai, insegnare le varie religioni - osserva - non soltanto la cristiana. Poi, gli alunni decideranno il percorso religioso che preferiscono". "La mia sensazione - continua - è che proposte come quella dell'assessore non giovino a rasserenare il clima interetnico ". Al fianco della Donazzan si schiera don Sandro Vigani, direttore del periodico Gente veneta. Osserva: "Poiché il cattolicesimo ha fatto la nostra storia e poiché l'80 per cento degli italiani sono cattolici, trovo giusto che questa religione diventi materia scolastica. Anche i musulmani dovrebbero studiarla". Ma Giovanni Vian (cattolico), docente a Ca' Foscari di Storia delle Chiese cristiane, dissente: "Piuttosto sarebbe doveroso inserire nelle scuole la Storia delle religioni, con un taglio laico/critico, non confessionale - dice -. E se vogliamo riferirci al contesto italiano ed europeo, le tradizioni di riferimento sono quelle giudaico-cristiane, ma anche quelle islamiche". "Sono contrario, invece - conclude -, ad agganciare le religioni all'insegnamento dell'Educazione civica. I valori civili di uno Stato democratico sono altra cosa". Marisa Fumagalli #.

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Vivere da francescani a due passi dalle spiagge - nino alongi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 07-09-2008)

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Pagina XV - Palermo VIVERE DA FRANCESCANI A DUE PASSI DALLE SPIAGGE NINO ALONGI a Cefalù, attraverso una strada panoramica che offre squarci di una natura sorprendentemente rigogliosa e varia, si raggiunge il santuario che si trova a 800 metri dal mare a ridosso di Pizzo Sant'Angelo, al centro del Parco delle Madonie. Dal sagrato della chiesa, che sovrasta il complesso monastico, il visitatore è subito colpito dalla veduta mozzafiato: un orizzonte vastissimo che l'occhio dell'osservatore raggiunge attraversando boschi, valli e colline e raggiungendo infine il mare su cui affiorano le isole di Lipari, Filicudi e Alicudi. Dallo scorso anno gli incendi hanno modificato, in verità, questo pur sorprendente scenario, segnando con profonde e devastanti striature nere il verde che continua a dominare confondendosi con l'azzurro del mare. Il santuario era all'inizio un monastero dei benedettini. Abbandonato durante l'invasione dei saraceni, andò in rovina, tranne la chiesa che rimase aperta e funzionante grazie alla presenza di vari eremiti e all'interessamento dei fedeli dei paesi vicini. Nel 1535 l'intera struttura fu ceduta dal vescovo di Cefalù all'ordine dei frati minori cappuccini. Da allora molti sono stati i rifacimenti nel monastero, ma sempre vivo è rimasto il culto della Madonna che nel 1760 avrà un riconoscimento ufficiale da parte della Santa Sede, culto confermato, in tempi più recenti, nel 1954 da Pio XII con una Bolla nella quale verrà dichiarata Maria Santissima di Gibilmanna, "celeste patrona presso Dio di tutta la diocesi di Cefalù". L'archivio, che i frati conservano gelosamente, costituisce una buona fonte per ricostruire, fin dall'inizio di questa esperienza religiosa, l'intreccio fra il santuario e il territorio circostante. Un legame che ha influito nella cultura e nella mentalità del popolo madonita. Dalle testimonianze che contiene l'archivio è facile notare non solo l'efficacia religiosa di questa presenza, ma anche i risvolti materiali che ha prodotto. Il santuario, immerso nel bosco, per lungo tempo è rimasto un "luogo lontano" che si poteva raggiungere a piedi o a cavallo e sempre con notevole difficoltà. In tempi più recenti, grazie alla pressione dei fedeli, la situazione è radicalmente cambiata. Gibilmanna adesso è collegata ai centri urbani vicini, con indubbi vantaggi per quanti popolano il complesso monastico, ma anche per la popolazione del circondario e per lo stesso ambiente naturale. La presenza nel convento di una biblioteca (ricca di pubblicazioni antiche e moderne e di numerosi incunaboli), che occupa sei ampie sale, e del museo (dipinti, sculture, mobili, paramenti, arredi sacri e di vario genere, reliquari, argenti ed ex voto), che copre una superficie espositiva di circa mille metri quadrati, attesta la devozione religiosa, ma anche l'impegno culturale che ha accompagnato e accompagna questo insediamento monastico. A Gibilmanna attualmente vivono nove frati minori cappuccini e cinque giovani "postulanti". La giornata di questa piccola comunità è scandita da momenti di preghiera e di studio. Le strutture conventuali sono idonee a ospitare anche laici, singole persone, intere famiglie e gruppi organizzati (sono disponibili duecento posti letto). Nel convento, infatti, si svolgono periodicamente convegni, esercizi spirituali e, nei periodi liturgici, brevi incontri di studio e di riflessione spirituale. Gli spazi non mancano. C'è un'ampia sala congressi e una più modesta sala incontri. Dal 1919 nel monastero si pubblica un bimestrale L'Eco di Gibilmanna dove si possono trovare notizie sulla vita della comunità, riflessioni su temi religiosi e su momenti storici riguardanti la comunità madonita o la vita stessa della chiesa. A Cefalù, gestita dai monaci del santuario, si trova una "casa d'accoglienza" per persone particolarmente disagiate. Un'iniziativa emblematica con una doppia funzione: caritativa e insieme educativa. Un modo per richiamare l'attenzione della società civile sui temi della povertà e dell'emarginazione. La comunità dei frati, seguendo la regola francescana, vive esclusivamente di elemosina. Una scelta coraggiosa, ma che crea o che può creare problemi non indifferenti ai fini della continuità di funzionamento dell'intero complesso monastico. Tra l'altro l'autorità civile comunale e provinciale mostra poco interesse per Gibilmanna e il suo santuario. Il mondo politico, sempre così pronto quando si tratta di difendere verbalmente le famose radici cristiane dell'Isola (e dell'Europa), ignora poi, per insensibilità o solo per trascuratezza, quelle istituzioni che delle radici cristiane sono palpabile testimonianza. Un comportamento che rischia di creare a Gibilmanna - come sottolinea il padre guardiano, Salvatore Vacca - un preoccupante fenomeno regressivo. Da qualche anno, infatti, la situazione è rapidamente peggiorata tanto da rischiare nuovamente l'isolamento. Segni inquietanti: l'ufficio postale è stato chiuso, le cabine telefoniche sono state tolte nonostante la difficoltà, per ragioni ambientali, delle comunicazioni con i cellulari, mentre rimane problematico l'utilizzo della posta elettronica. Resta un miraggio l'acqua comunale potabile, malgrado la presenza di una conduttura iniziata e poi regolarmente abbandonata. Inesistente la vigilanza del bosco, più volte minacciato dagli incendi. Nessuna della manifestazioni estive culturali e artistiche organizzate a cura dell'amministrazione comunale cefaludese si svolge a Gibilmanna. L'unica voce attiva del Comune è la pressione fiscale (11.930 euro la bolletta dell'anno in corso per lo smaltimento dei rifiuti) devastante per i poveri frati. La festa della Madonna, la prima domenica di settembre, costituisce per la comunità dei frati l'impegno sicuramente più importante. Intanto essi devono far fronte all'afflusso numerosissimo di fedeli che - parecchi a piedi (obbedendo a una vecchia consuetudine) e molti con le macchine - raggiungono il santuario. E poi devono offrire per l'intera giornata, con continuità, ai pellegrini che affollano la piccola chiesa momenti di preghiera e di meditazione. Centrale nella festa è il Pontificale: ogni anno, durante la celebrazione della Messa, il sindaco di un paese madonita (quest'anno quello di Geraci Siculo) offre l'olio per l'accensione della lampada che arderà durante tutto l'anno dinanzi al simulacro della Madonna. Tanta devozione è commovente. Peccato che per molti duri un solo giorno. Sono gli effetti della modernità che vive di emozioni estemporanee e regolarmente straccia la storia.

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Processo rinviato per ramadan, rivolta laica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-09-07 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Francia Polemica per la decisione del giudice di Rennes. L'imputato aveva detto: il digiuno mi indebolisce Processo rinviato per ramadan, rivolta laica Il governo Sarkozy: la religione non c'entra con la giustizia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Il rinvio di un processo può essere motivato da molte ragioni, cavilli, intoppi procedurali. Ma mai si era visto un rinvio a causa del digiuno dell'imputato, un rapinatore di stretta osservanza musulmana che, in tempo di ramadan, non sarebbe in grado di presenziare alle udienze nella miglior condizione fisica e mentale per difendersi. Così almeno sostengono i suoi difensori e la decisione della corte d'assise di Rennes ha innescato in Francia l'ennesimo lacerante dibattito sulle sorti della laicità, fondamento costituzionale della Repubblica, oggi a quando pare aggredito in un uno degli ambiti di applicazione più qualificanti: l'amministrazione della giustizia. Il caso è stato sollevato dagli avvocati di parte civile e il procuratore generale di Rennes, Leonard Bernard de La Gatinais, si è affrettato a convocare una conferenza stampa per smentire le motivazioni del rinvio. "Invocare il ramadan sarebbe totalmente contrario a tutti i principi repubblicani di laicità, ha detto. Ha inoltre spiegato che il processo a carico di una banda protagonista di rapine nella zona di Saint Malo nel corso degli ultimi sette anni presenta elementi procedurali complicati (è coinvolto un poliziotto per traffico di stupefacenti) tanto da richiedere il rinvio. Ma l'esposto presentato dalla difesa dell'imputato fa esplicito riferimento al ramadan e al fatto che "il cliente non sarà nella piena capacità di difendersi in aula". "Forse che si tengono processi a Natale o a Pasqua? Non mi risulta che siano feste repubblicane ", ha insistito l'avvocato difensore, il quale sostiene di non aver sollevato un problema religioso ma una questione di "discriminazione ", in quanto l'imputato deve essere "in pieno possesso dei suoi mezzi per difendersi ". "In una repubblica laica come la nostra, l'organizzazione giudiziaria non può basarsi su un calendario religioso" ha detto Helene Franco, segretario generale del sindacato della magistratura. Comunque sia il processo è stato rinviato al 19 gennaio e ad essere processata, nel mondo politico e sulle prime pagine dei giornali francesi, è oggi l'amministrazione giudiziaria, peraltro già sulla graticola per croniche disfunzioni. D'altra parte, i problemi della laicità e dei rapporti fra religione e società civile diventano argomenti di polemica proprio perché l'amministrazione giudiziaria si trova automaticamente in prima linea ogni volta che si tratta di far applicare una disposizione o interpretare un principio. Fra i casi più recenti, il rifiuto del consiglio di stato di accordare la nazionalità a una donna marocchina, da anni residente in Francia, decisa a portare la burqa : "una pratica radicale" ritenuta incompatibile con i valori della società francese. Di segnale diverso, la decisione del tribunale di Lilla di riconoscere la nullità di un matrimonio su ricorso del marito contro la moglie che aveva mentito sulla propria verginità. E l'ultima versione della legge sulla laicità, che proibisce i simboli religiosi nelle scuole pubbliche, è spesso fonte di controversie e di critiche in cui non è sempre facile distinguere fra le ragioni della società civile, i diritti individuali, lo spirito di tolleranza e l'impegno all'integrazione. Il processo di Rennes è tuttavia il caso limite. Anche per i suoi risvolti grotteschi. In teoria, stando alla posizione degli avvocati della difesa, si potrebbe ipotizzare la chiusura degli uffici "causa ramadan" o la sospensione dei processi e delle lezioni a scuola il venerdì o il sabato in ossequio a principi religiosi. "La religione non ha niente a che vedere con la giustizia", ha detto il sottosegretario Fadela Amara. Il rinvio del processo è una decisione inappellabile, ma la Francia spera che la smentita del procuratore di Rennes corrisponda al vero. Massimo Nava Ministro Rachida Dati, a capo della giustizia Processo "Non ci alziamo che di fronte a Dio". Così i due autori presunti degli attentati del 1995 a Parigi avevano motivato il rifiuto di alzarsi davanti ai giudici (Afp). A destra la prima pagina di Libération di ieri.

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Se Steinberg guarda a Rimbaud (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-09-07 num: - pag: 35 categoria: REDAZIONALE Retrospettive Zurigo: alla Kunsthaus oltre cento lavori dell'artista americano di origini romene Se Steinberg guarda a Rimbaud "Illuminazioni": linguaggio straordinario per poeti e pittori di SEBASTIANO GRASSO D ella Piazza San Marco del Canaletto è rimasta solo la torre. La basilica? Pressoché scomparsa. Una grande folla è divisa da un lungo corridoio sullo sfondo del quale non c'è nulla. Chi vuole, può immaginare il mare. La riscrittura - o il rifacimento, come dir si voglia - della celebre piazza si deve a Saul Steinberg (1914-1999), grafico straordinario e buon pittore, cui Zurigo dedica una mostra di oltre un centinaio di lavori fra disegni, costruzioni varie e collage realizzati dal 1936 al 1997. Ma che cosa hanno a che fare le Illuminazioni di questo romeno, naturalizzato americano, con le brevi prose concentratissime di Arthur Rimbaud da cui è ripreso il titolo? Probabilmente, entrambi si muovono all'interno del rapporto immagine-scrittura, creando veri e propri quadretti. Non si dimentichi, infatti, che le Illuminations di Rimbaud avevano il doppio significato di illuminazioni e di miniature e che Steinberg si autodefiniva "un romanziere che disegnava invece di scrivere". Ed ancora: nel 1870 Rimbaud crea un lessico letterario di una modernità straordinaria; negli anni Quaranta del '900 (lo stesso periodo in cui Fernand Léger fa una serie di litografie per le Illuminazioni del poeta francese), Steinberg fa altrettanto col linguaggio visivo. In entrambi, infine, esiste un certo simbolismo mischiato, per certi versi, col surrealismo colto in ambiti e situazioni diversi. A tutto ciò, Steinberg aggiunge altri elementi come ironia, umorismo, crudeltà e paradossi. Guarda all'Art nouveau, a Magritte e Picasso, a Klee e Calder, a Hogart e Grosz, a Daumier; ma questi gli servono solo come pass-partout per la sua lettura del mondo. Una lettura in cui erano assemblati autori visti e letti (Gogol e Manzoni, Rilke e Gadda, solo per citare quelli più amati) ed esperienze dirette. Nato in Romania da una famiglia di ebrei, Steinberg nel 1933, a 19 anni, è a Milano dove si laurea in Architettura al Politecnico e collabora al Bertoldo di Giovanni Mosca. Compagni di strada, Luigi Comencini, Alberto Lattuada, Costantino Nivola con la moglie Ruth Guggenheim, Aldo Buzzi, col quale, dal '45 all'anno della morte, intrattiene una fitta corrispondenza. Sarà proprio Buzzi a scrivere la sua biografia. In Italia (il suo "paradiso perduto ") Steinberg torna solo dopo la guerra (a Milano, per esempio, nel '61, realizza una serie di decorazioni nell'atrio di una casa di via Bigli). Con le leggi razziali, finisce al confino in Abruzzo ("Le donne di Tortoreto derivano direttamente dai mosaici bizantini di Ravenna", annoterà). Nel '41, emigra in America assieme a Leo Lionni. Gli Usa gli aprono generosamente le porte. Steinberg entra al New Yorker e ci rimane tutta la vita. Crea un centinaio di copertine del settimanale e vi pubblica oltre un migliaio di disegni, aprendo un'autostrada sulla quale correranno quasi tutti i maggiori illustratori di giornali di casa nostra (senza Steinberg, per esempio, sarebbe esistito Tullio Pericoli, o meglio il Tullio Pericoli di certi paesaggi e ritratti?). A New York, Steinberg rivede Nivola; espongono insieme. Novello Cristoforo Colombo della satira di costume, l'artista di origini romene scopre un'altra America. Non quella miliardaria della fantasia europea, ma quella vera di tutti i giorni. Disegna e dipinge. Nei quadri si rintraccia soprattutto Klee: maschere, idoli, segni. Ecco, questo modo di camuffarsi in pittura lo traduceva anche nella realtà, indossando maschere di cartone, colorate. Ognuno di noi, spiegava, ha facce diverse. E, quindi, colori differenti. SAUL STEINBERG Zurigo, Kunsthaus, sino al 2 novembre. Tel. +41/44.2538413 Due lavori di Saul Steinberg. Da sinistra: "Biografia" (1965) e "Delacroix" (1964).

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Quel curioso quartetto di Damasco (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-09-07 num: - pag: 28 autore: di ANTONIO FERRARI categoria: REDAZIONALE LA RIUNIONE IN SIRIA CON ASSAD, ERDOGAN, SARKOZY E L'EMIRO DEL QATAR Quel curioso quartetto di Damasco E' davvero un curioso quartetto quello che si è riunito a Damasco per lanciare un'iniziativa di pace nel Medio oriente. Curioso, perché composto da quattro leader che hanno assai poco in comune: il felpato padrone di casa, Bashar el Assad, che dall'accusa di favorire il terrorismo quasi si ritrova nel ruolo del "figliuol prodigo"; l'instancabile Nicolas Sarkozy, presidente di turno dell'Unione europea e capo di stato di quella Francia che fino a poco tempo fa non voleva avere alcun rapporto con la Siria, ritenendola coinvolta nell'assassinio dell'ex premier libanese Rafic Hariri; il decisionista Recep Tayyip Erdogan, primo ministro della Turchia, che alla fine degli anni '90 era pronta ad attaccare militarmente la Siria per l'ospitalità che garantiva al capo dei separatisti curdi Abdullah Ocalan; e la nuova star del mondo arabo, Hamad bin Khalifa al-Thani, emiro di un ricco Paese di appena 600 mila abitanti, il Qatar, che fino a qualche tempo fa era noto soltanto per la sua tv-satellitare Al Jazeera. Eppure questi quattro uomini, che la calamita della storia ha spinto a incontrarsi, possono essere decisivi per il rilancio di negoziati regionali che stavano pericolosamente languendo: sia per il ridotto impegno dell'amministrazione americana, con Bush a fine mandato; sia per la debolezza di Israele, che ha un premier dimissionario, Ehud Olmert, ed è in attesa di conoscere chi ne prenderà il posto; sia per il dialogo impossibile tra i palestinesi laici di Abu Mazen e gli integralisti di Hamas; sia per la fragilità del mondo musulmano sunnita, minacciato dallo strapotere degli sciiti di Teheran, che sfidano il mondo con l'incubo del nucleare. Il neo quartetto di Damasco, nonostante più che legittime riserve, ha infatti molto da offrire alla stabilizzazione. Perché la Siria, lieta d'essere stata "sdoganata" da Parigi, può influire sul suo più grande alleato regionale, l'Iran di Ahmadinejad, spingendolo verso un maggiore realismo. Assad poi, in un impeto di ottimismo, dichiara che la pace con Israele è possibile e ringrazia la Turchia, che ha già ospitato quattro tornate di colloqui indiretti, anche se poi annuncia il rinvio del quinto round per le dimissioni del capo delegazione di Gerusalemme. Lo scaltro Erdogan, salvato dall'accusa di voler islamizzare la Turchia, si propone come mediatore a tutto campo: dal Medio oriente al Caucaso, e ora tende la mano alla nemica Armenia. Il premier incassa il ringraziamento di Sarkozy, che sul futuro ingresso di Ankara nell'Ue è (era?) il più scettico. Ma in questo girotondo di reciproci riconoscimenti, si può dire che il presidente francese si ritrova nel ruolo di mattatore. Facendosi implicitamente garante sia del "nuovo corso" siriano sia di Israele, con il quale ha rapporti migliori di quelli del suo predecessore Chirac. Anche l'emiro del Qatar, new entry della diplomazia araba, ha un successo da vantare: i negoziati di Doha, che hanno permesso di eleggere il presidente libanese Suleyman e di scongiurare, per ora, un nuovo conflitto. Sperare in qualche serio risultato è quindi legittimo, anche se Gerusalemme non ha tutti i torti a dubitarne. Che dire sulla lettera del padre del soldato israeliano Gilad Shalit, prigioniero degli integralisti a Gaza, che doveva essere consegnata da Sarkozy ad Assad? Per evitare imbarazzi al padrone di casa, che rifiuta il ruolo di sostenitore degli estremisti palestinesi, è finita all'emiro del Qatar, che la girerà a Khaled Meshal, leader dei duri di Hamas, esiliato proprio a Damasco. Dettaglio significativo. O no?.

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La lunga fame dei campesinos (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 07-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-09-07 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE La lunga fame dei campesinos Ospedali, miniere e santuari Viaggio in Bolivia, Terra Madre ANZALDO (Bolivia) - Nessuno spazio sarebbe adeguato per raccontare compiutamente questa storia. Che si svolge in Bolivia dove un medico italiano, Pietro Gamba (di Stezzano, Bergamo), vive e lavora da oltre 25 anni: per alleviare le sofferenze di 30 mila persone o cento piccole comunità sparse su una landa impervia di mille chilometri quadrati che si stende dalla provincia settentrionale di Cochabamba a quella meridionale di PotosÍ, dove le miniere d'argento, piombo, rame e zinco appestano l'aria. Scenario sublime: la cordigliera delle Ande a tre, quattro, cinquemila metri, appena sotto il paradiso. Il protagonista della storia, Marco, ha sette anni. Ha trascorso esattamente 67 giorni nel piccolo ospedale di Anzaldo (dipartimento di Cochabamba) dov'era arrivato "scarnificato dai morsi della fame", con le ossa in trasparenza sotto la pelle e braccia sottili come grissini. Pesava 13 chili. Aggredito dalla broncopolmonite e costretto a rimanere sempre sdraiato per la debolezza. Aveva piaghe su tutto il corpo. Il suo papà, Pedro, l'aveva affidato a un "curandero ", lo stregone del villaggio, che sgozzata e scuoiata una pecora, aveva poi avvolto il bambino nella pelle dell'animale, ancora calda e inzuppata di sangue. Per Marco, adagiato ora nel lettino dell'ospedale, quei camici bianchi che s'aggiravano attorno in silenzio non erano né medici né infermieri ma semplicemente dei "gringo" di pelle bianca che lo volevano morto: perciò strillava giorno e notte in "quechua", la sola lingua che conoscesse, chiamandoli ladri, bastardi, assassini. Piangeva anche, disperatamente: il lamento di un agnello prima di essere sgozzato, l'aveva definito un vecchio senza più denti né speranza. Ma nel momento in cui fu deciso di rimandare a casa Marco, quell'angoscia che da oltre due mesi gravava sull'ospedale come una nube di catrame s'era diradata e sciolta: restava tuttavia da chiedersi se quel rientro fosse motivato da un effettivo miglioramento delle sue condizioni fisiche e quindi con la possibilità di un graduale e vero recupero o al contrario, dall'ineluttabilità della fine. A questo punto, morire per morire, tanto valeva passare gli ultimi giorni fra le pareti domestiche, che erano in realtà delle grotte nere col fuoco sempre acceso e i buchi per lasciar scappare il fumo. Da quando l'avevano internato all'ospedale per un intervento alla tibia della gamba sinistra, Marco s'era chiuso nel silenzio. Per un mese intero non riuscirono a schiudergli la bocca. Scardinato dalla sua terra, l'avevano catapultato in un mondo non suo, il mondo dei bianchi. Bianco il camice dei medici, bianche le lenzuola e le pareti della stanza. Quando lo interrogavano si rifiutava di rispondere nella loro lingua. E per un mese ha rifiutato anche il cibo - bianco - che gli offrivano. Dio solo sa come sia sopravvissuto. Ma la morte non lo spaventava: nella loro cultura la guardano in faccia, è normale come la zuppa di fagioli. Pedro, il suo papà, gli è stato sempre vicino: giorno dopo giorno, per 67 giorni. Gli spulciava i pidocchi dai capelli. E poi, quando non sembrava esserci più rimedio, lo rapò a zero. Però Marquito - ormai lo chiamavano tutti così -, era vanitosello, coprì la pelata con il "chullo", la berretta di lana dei campesinos vivace di colori e ricami. Intanto, in quei giorni di attesa febbrile, Marquito aveva ricominciato a parlare. Tornava a casa. Pedro lo accudiva, gli diceva di stare tranquillo. Era mattino presto quando lo accomodarono sulla panca di legno del furgoncino, bello disteso. Ma l'indirizzo preciso della loro abitazione lo sapevano solo lui e il padre. Avremmo dovuto accompagnarli fino a un certo punto, in quella vallata non lontano da PotosÍ; a da lì scortati da amici, avrebbero raggiunto a piedi la loro arcana, inaccessibile dimora. La gente che quel "gringo loco" (lo "straniero pazzo", proprio così l'avevano battezzato laggiù) era andato a soccorrere oltre Oceano viveva in uno stato di perenne agonia, afflitta da ogni male: che per la maggior parte scaturivano dalla spaventosa denutrizione subita nell'età infantile. In realtà, straziava il cuore vedere come Marco ed altri bimbi guardavano con ingordigia e la saliva alla bocca il cibo scodellato sui piatti: e non sorprende quindi che il giovane medico bergamasco si sia molto commosso quando il padre di un ragazzino, curato per una ferita al braccio, gli mise in mano, come compenso, un paio di uova fresche. Per qualche misteriosa ragione la Bolivia si addice a Pietro Gamba, e viceversa. Non si spiega altrimenti il fatto che la sua prima, veloce escursione in America latina, nel '75, abbia avuto come meta La Paz, alla Casa del NiÑo, dove ha inizio il suo apostolato laico e dove impara a masticare con moderazione la foglia di Coca aderendo al rito sacrale del Pijchu che lo inserisce nel mondo arcaico dei boliviani. Ci sarà un'altra incursione, meno fugace, dal '76 al '78; ma quando, nell'85, torna in Bolivia, dopo aver conseguito a Padova la laurea in Medicina e chirurgia, sarà per rimanerci: e per essere alla fine proclamato, senza alcuna cerimonia liturgica, il medico dei campesinos. Il rapporto coi suoi pazienti non si esaurisce certo nei giorni di ricovero all'ospedale: perciò, non appena ha un giorno libero, salta in macchina e li va a trovare nei più remoti villaggi della regione dove - aggiunge con un sorriso - sono andati a seppellirsi prima di morire. Uno di questi è don Julio, cui un anno fa il dr. Pietro aveva amputato il braccio destro su cui, precedentemente, erano intervenuti i "curanderos" con nauseanti impacchi di sterco e urina. Al momento non sembra avere grossi problemi economici: se la cava discretamente, abbinando le attività di agricoltore e allevatore. Ha un toro, due asinelli, un gallo e 25 pecore: "Ogni anno - confessa - mia moglie ed io ne sacrifichiamo una per la festa del patrono". Ad Acurachi, un villaggio affogato nella calura, doÑa Berta racconta di quel maledetto giorno quando cadde da un albero - un volo di quasi cinque metri - e si procurò una doppia frattura al femore. Le sta accanto il marito, Esteban, un tipo esile e nervoso e col naso schiacciato di un pugile: conseguenza, pare, di un formidabile pugno che gli venne sparato in faccia anni fa, durante il Tinku, la selvaggia gara popolare con la gente che fa a botte sulle piazze e nelle strade per rendere omaggio, con qualche litro di sangue, alla Pacha Mama, la Madre Terra. Giornate, talvolta, di sbronze apocalittiche, alimentate da ettolitri di Chicha, bevanda ad alto tasso alcolico che si ottiene con la fermentazione del mais. Rito liturgico del tutto maschile. Versata in piccole ciotole di legno, gli uomini se la passano di mano in mano e di bocca in bocca sorseggiandola avidamente fino a stordirsi e fino a quando l'euforia si spegne nel cuore della notte. Nell'incontro con la signora Liborio e suo marito Calisto, ambedue 34 anni, emerge il dramma di una gravidanza difficile e di una minaccia d'aborto che il medico bergamasco è riuscito a scongiurare. Ora sembrano una coppia felice. Hanno tre figli e la donna, che è in attesa di un quarto, guarda con serenità al prossimo lieto evento, confortata dal fatto.

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Appello del papa: servono nuovi politici cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)

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Appello del Papa: servono nuovi politici cattolici CAGLIARI - Il Papa, ieri in visita in Sardegna, ha lanciato un appello: "Serve una nuova generazione di politici cattolici". Benedetto XVI ha lanciato l'evangelizzazione "del mondo del lavoro, dell'economia, della politica" e chiesto sostegni alla famiglia, lamentando il fatto che in Italia ci sono troppi divorzi. Poi il Pontefice ha incontrato Silvio Berlusconi che alla fine dell'udienza ha detto: "Il richiamo non ci è sfuggito". Casini: "Basta con i miti di veline e calciatori". LUZI, POLITI E TITO ALLE PAGINE 10 E 11.

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Per una chiesa che non divida - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)

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Commenti PER UNA CHIESA CHE NON DIVIDA (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Nel settembre del 1391, al tribunale dello Chatelet di Parigi, un piccolo ladro che viveva di lavori d'occasione veniva condannato a morte con la motivazione che egli meritasse la pena perché "inutile al mondo": una formula agghiacciante, che ricorre spesso nei trattati sul vagabondaggio fin dal tardo Medioevo. In un'Europa già illuminata da umanesimo e rinascimento, l'indigenza non appariva altrimenti che nell'alternativa tra la pietà e la forca (il titolo di un indimenticabile libro di Geremek): la carità e la repressione. La tradizione cristiana, e quella cattolica in particolare, non avrebbero mai saputo davvero oltrepassare questi confini. Sarebbe stata invece la rivoluzione industriale e la lotta di classe che ridisegnarono, fra Otto e Novecento, il profilo e i sentimenti dell'Occidente, a spazzar via un universo morale che aveva già fatto fremere la scrittura di Rousseau. Al suo posto, la scoperta dirompente di un rapporto cruciale e storicamente determinato fra diseguaglianza e sfruttamento. La convinzione che il lavoro produttore di ricchezza materiale contenesse una tale carica di emancipazione da essere in grado di riscattare ogni forma di esclusione e di marginalità. E insieme la presunzione che vi fosse una soggettività privilegiata ? la classe operaia ? che, liberando se stessa, liberasse tutti. Oggi la crisi irreversibile del sistema di fabbrica ha completamente travolto questo quadro di riferimento. Il nuovo lavoro produttore di ricchezza immateriale ? comunicazione, conoscenza, servizi ? fluido, frantumato, intrinsecamente desocializzato, ha perduto ogni valore "generale". è di sicuro il protagonista assoluto del nostro tempo, ed è in grado di autoproteggersi, ma non può offrire una prospettiva di emancipazione e di riscatto per l'intera società. E soprattutto, non è in grado di garantire un punto d'appoggio agli indifesi, ai deboli, agli esclusi, ai perdenti, alle masse di migranti che premono alle porte dei nostri privilegi. Questo cambiamento radicale nella pratica e nell'idea del lavoro ha completamente spiazzato il pensiero democratico dell'Occidente. E ha lasciato allo scoperto le parti più fragili sia delle società nazionali, sia dell'intero pianeta ? in Africa, in America Latina ? proprio nella stagione in cui avrebbero avuto più bisogno di difesa, di sostegno, di una cornice ideologica cui aggrapparsi. Peggio ancora, quel cambiamento ha spezzato gli strumenti intellettuali attraverso i quali interpretare a dare un senso alla nuova povertà e alle nuove diseguaglianze. Ed ecco allora come nel vuoto concettuale e politico ? starei per dire emotivo, perché anche i sentimenti hanno una storia ? che si è in questo modo aperto, tornano ad affiorare dal fondo della nostra condizione mentale pulsioni e stati d'animo che credevamo dimenticati: e di nuovo ci sembra in molti casi di non avere ormai altro a disposizione, di fronte alla drammaticità della scena, se non rifugi assai antichi: l'indifferenza o la domanda di repressione. Ed è in questo vuoto, in questo silenzio, che è tornata a farsi sentire la voce della Chiesa, che con una forza inattesa suggerisce una pratica di carità e di accoglienza capace di rigenerare la propria dottrina e di trovare accenti di una critica anticapitalistica che pareva del tutto sparita sotto le rovine del comunismo. è una strada piena di suggestione: che apre al pensiero e alla presenza del mondo cattolico una prospettiva di straordinario vigore. Ma nemmeno questo basta a farci dire che c'è oggi bisogno di una nuova generazione di "politici cattolici", come non c'è più bisogno di "politici laici". Sono appartenenze che non aiutano, perché dividono, quando invece dobbiamo unire. Quel che occorre è piuttosto una generazione di politici senza etichette religiose, che incrociando più tradizioni riescano a trasformare l'obiettivo della costruzione di una società più equa da una questione legata, come una volta, alla lotta di classe, e dunque espressione delle esigenze e degli ideali di una parte sola degli attori in campo, in una questione sentita come primaria dalle intere collettività nazionali, e dall'ordine globale nel suo insieme. Per far questo, è necessaria una autentica rivoluzione morale, alla quale tutti dobbiamo sentirci chiamati: l'unica che possa spostare il piano dei nostri pensieri e delle nostre azioni dal conflitto economico alla condivisione etica. Qualcosa di simile a quel che è accaduto nell'Ottocento intorno all'abolizione della tratta e della schiavitù. Come allora, vi sono le basi strutturali per un grande salto. L'intreccio fra rivoluzione tecnologica e globalizzazione dei mercati consente possibilità di riequilibrio ancora del tutto inesplorate; possibilità di mediazione fra profitti privati e redistribuzione della ricchezza e delle opportunità sconosciute al vecchio capitalismo industriale, vincolato ai soli accumuli di plusvalore possibili attraverso lo sfruttamento del lavoro materiale umano. Sondare questi spazi, e creare le condizioni culturali per farlo, deve diventare l'obiettivo di uno schieramento democratico all'altezza dei tempi. La Chiesa può dare un contributo determinante, ma rinunciando ad imporre il proprio sigillo su una parte degli attori politici. Stiamo tutti sperimentando, nelle società avanzate dell'Occidente, un pericoloso inasprirsi dei rapporti sociali. è la conseguenza della nostra grande trasformazione, ed era già accaduto all'inizio della rivoluzione industriale. Ma è anche la conseguenza dello scarto fra il carattere globale delle nostre responsabilità, in crescita smisurata grazie alla potenza della tecnica, e il carattere ancora parcellizzato e "locale" della nostra morale, che non riesce a rappresentarsi in maniera adeguata la rete di interdipendenze che lega ormai ogni comunità nazionale e, al di là di esse, l'intera vita sul pianeta. Abbiamo bisogno insomma di una nuova etica della cittadinanza, e, con un raggio più ampio, di una nuova etica della specie. Occorrono immaginazione, talento, saperi. Vi sono: bisogna solo mobilitarli, e metterli all'opera. Che la Chiesa faccia la sua parte, ma senza evocare divisioni e steccati.

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Lavoriamo tutti insieme per chi vive nel disagio - luigi merola (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)

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Pagina VI - Napoli LAVORIAMO TUTTI INSIEME PER CHI VIVE NEL DISAGIO LUIGI MEROLA H o letto con grande attenzione, su "Repubblica" di alcuni giorni fa, la riflessione del professore Fulvio Tessitore, già rettore dell'università Federico II, persona di grande cultura e onestà intellettuale, da sempre aperta al dialogo e al confronto. Certamente il tema della morte fisica è degno di grande attenzione. Ma, mi chiedo con un po' di rammarico, perché dobbiamo sempre dividerci tra credenti e laici sull'inizio della vita e sulla sua fine e non possiamo invece lavorare insieme sempre di più sulla qualità della vita? Quello che dovrebbe inquietarci tutti i giorni, quello che non dovrebbe dare pace alle nostre coscienze di laici o cattolici è la difficoltà con cui tante donne e tanti uomini vivono la loro esistenza. Proprio il professore Tessitore è stato tra i primi che, con il nostro cardinale Crescenzio Sepe, ha aperto un confronto vero sulla cultura, sulla condizione umana e sulla nostra città. Non dimentichiamo, tra le tante occasioni di confronto, l'iniziativa voluta dallo stesso arcivescovo di Napoli nel periodo dell'Avvento 2007, dal titolo: "In dialogo con la città". Grandi esponenti della nostra cultura napoletana come Erri De Luca, Aldo Masullo e lo stesso Tessitore, furono invitati da Sepe a parlare ogni mercoledì in Cattedrale su alcune tematiche della città, le cosiddette emergenze, i cui effetti continuano purtroppo ad essere ben visibili a tutti, ogni giorno. Questo dobbiamo fare: continuare e crescere nel dialogo, ma soprattutto lavorare insieme per questa umanità sofferente. Ricordo sempre che quando ero parroco nella chiesa di Forcella, molti mi chiedevano: ma quante anime fa la tua parrocchia? E io rispondevo: anime? Io vedo e conto le persone: ci sono diecimila persone da amare e per le quali dare la vita. Infatti ci sono tanti papà, come quelli che ho incontrato nella fondazione istituita tempo fa, che hanno perso il lavoro e la loro dignità. Ho incontrato tante mamme, in questi giorni, che sono venute già a chiedermi aiuto, perché non riescono a comprare i libri per i loro ragazzi che devono tornare a scuola. Occupiamoci della vita, quella "vera" come ci ricorda Gesù nel Vangelo. C'è tanta gente che non riesce a fare la spesa, a comprare le medicine per curarsi, tante famiglie disperate perché hanno perso il lavoro, tanti immigrati che vivono privi di ogni diritto di cittadinanza. Basta camminare per la città e ci accorgiamo che il mondo è diviso ancora tra ville e baracche, tra potenti e indifesi. Ricordo la storia di quel tale che ha perso tutto a causa di una serie di ingiustizie avvenute dopo aver acquistato casa a Casalnuovo. Costruzioni vendute e apparentemente regolari, ma che di legale non avevano proprio nulla. In tanti anni questo signore è stato vittima di gravissimi reati e omissioni di doveri di ufficio. è un padre di tre figli, felicemente sposato dal 1981. Ora si trova, dopo l'acquisto della casa, con una famiglia distrutta dalla burocrazia e dalla lentezza della giustizia, che gli fa perdere l'abitazione. Oggi vive nella disperazione e nell'abbandono. La Chiesa di Napoli è chinata su questi problemi e sulle difficoltà della sua gente. Quel bacio alla terra di Scampia che il nostro arcivescovo, appena arrivato a Napoli, volle dare, è il segno visibile di una comunità che tutta insieme vuole servire questa umanità. Incontriamoci e uniamo i nostri sforzi con tutti quelli che, pur non avendo una fede, vogliono lavorare per l'uomo. Alla fine della nostra vita Gesù ci chiederà soltanto se lo abbiamo servito e amato negli ultimi di questa terra: malati, carcerati, affamati e null'altro.

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Il viaggio cosmopolita di ronconi - rodolfo di giammarco (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)

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Spettacoli Felice inaugurazione a Solomeo del nuovo teatro di Cucinelli: un'operina musicale di Einaudi con Rokia Traorè Il viaggio cosmopolita di Ronconi RODOLFO DI GIAMMARCO Per il battesimo del gagliardo teatro di pietra con pronao a colonne ioniche, interno rinascimentale e volta a capriate, struttura che sorge nel borgo perugino di Solomeo in un Foro delle Arti tutto finanziato dall'imprenditore umanista-mecenate del cashmere Brunello Cucinelli, un maestro come Luca Ronconi ha diretto un'impresa "occidental-africana" con (esclusiva, diremmo) trasversalità di codici, di parole e di musiche dove svettava un libretto che Cesare Mazzonis aveva tratto da due romanzi brevi del nigeriano Amos Tutuola, con sonorità multiculturale condotta da Ludovico Einaudi, e contributi strumentali, canori e coreografici di più radici e tradizioni. Ma il bello di questo spettacolo raro e inedito (e felice) non era da ascriversi, a conti fatti, solo al cosmopolitismo e all'eclettismo degli artisti coinvolti, quanto anche, e con accenti profondi, all'andamento cosmico del lavoro, del racconto: Ronconi vi ha gestito con pudore e gran fantasia le redini d'un favoloso viaggio nell'aldilà, ossia, lui notoriamente laico e agnostico, ha plasmato con finezza e tenerezza una discesa nel regno dei morti. Che è poi la tragedia-avventura più antica che ci sia. Qui, l'aggirarsi del Bevitore di vino di palma negli inferi per trovare e per far tornare sulla terra - come vuole Tutuola - il suo defunto amico Spillatore di vino, l'ansia d'un uomo vivo in cerca d'un altro uomo scomparso a lui caro, è davvero materia universale quasi analoga a quella di Gilgamesh per riportare alla vita il "suo" Enkidu. Ma il geniale pastiche odierno Nel bosco degli spiriti, impresa tutta sostenuta da Cucinelli e sottoposta al marchio del Centro Teatrale Santacristina, calca più sullo smarrimento e sul fantastico, che sull'enfasi poetica e dolorosa, per cui l'odissea del personaggio in astinenza di vino e di compagnia - cui Fausto Russo Alesi dà assai bene accenti d'un Woyzeck buffo, epico e moderno - ha spesso a che fare con la levità di una selva di scritture elettroniche stampate infantilmente (video concept di Matteo Ferroni) su una parete mobile di Margherita Palli. Parete che a sua volta partorisce botole e oblò, mentre il cammino mitico è infittito di teschi a rotelle, creature-scheletri, ragazzi-mostri, e spiriti e mummie con maschere di lattice, una genia dietro cui si celano Riccardo Bini, Vinicio Marchioni, Fabrizio Nevola e Marco Vergani. Ma l'oltremondo ha anche, e tanto, la malia imperscrutabile del pianoforte di Ludovico Einaudi in consonanza con strumenti africani di trepidi solisti e percussioni tedesche, ha l'incanto delle ballate eseguite da Rokia Traorè che è del Mali (e che faceva pensare alla trance della donna-icona di Wilson in Deafman Glance), ha la fluidità danzata di Ibrahim Ouattara del Burkina Faso. E quell'uovo magico che alla fine servirà a dare la pioggia e non il vino a un paese in siccità è segno di un'utopia realizzata. Come questo spettacolo, appunto.

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Il papa sferza i politici cattolici "serve una nuova generazione" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)

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Il Papa sferza i politici cattolici "Serve una nuova generazione" "Troppi divorzi". Unioni civili, presto il piano del governo Auspicata la nascita di una classe di cristiani "impegnati e rigorosi" per uno sviluppo sostenibile Benedetto XVI "Evangelizzate il mondo del lavoro, dell'economia, della politica" MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO CAGLIARI - Giovani politici cattolici cercansi. Competenti e rigorosi. L'appello è di papa Ratzinger, rivolto ai centomila fedeli venuti a partecipare alla messa all'aperto davanti al santuario mariano di Bonaria. In Vaticano è acuta da tempo la preoccupazione per lo scadimento della classe politica. Con il governo il Vaticano è in buoni termini, ma al pontefice e ai suoi collaboratori non sfugge il diffondersi tra la gente di una sfiducia generalizzata verso l'attività politica in quanto tale. Né in Vaticano sono lieti che all'indomani delle elezioni non si trovino più esponenti cattolici nei posti chiave governativi. Così, al suo primo intervento in terra sarda, Benedetto XVI ha auspicato una "nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile". Il pontefice si è indirizzato specialmente ai giovani, "assetati di verità e di ideali", perché non si lascino invischiare nel nichilismo. "Evangelizzate il mondo del lavoro, dell'economia, della politica", ha esclamato Ratzinger. Partecipava alla messa il presidente del Consiglio, venuto anche a salutare il pontefice all'aeroporto (mentre Gianni Letta, da "gentiluomo di Sua Santità" viaggiava nell'aereo papale). In cerca di uno spot, che dimostrasse i suoi buoni rapporti con il Vaticano, Berlusconi si era fatto precedere da un'intervista all'Unione Sarda in cui affermava che il centro-destra era per la libertà d'espressione della Chiesa, mentre solo i comunisti sognano una "Chiesa del silenzio". Ma l'incontro con il Papa nella sacrestia del santuario è durato solo pochi minuti, mentre Benedetto XVI non lo ha nemmeno menzionato salutando genericamente le "autorità civili" all'inizio dell'omelia. Così è nata una guerra dei saluti. Il Papa, a fine messa, ha improvvisato un saluto al premier e dimenticando il presidente della Regione, scatenando i "buuh" di disapprovazione dei cattolici fautori del governatore Renato Soru. Nel pomeriggio, quando Ratzinger ha rivolto un omaggio al governatore ringraziandolo per il generoso contributo all'organizzazione della sua visita (sembra un milione di euro), le parole del pontefice hanno provocato i fischi dei berlusconiani. Per il ceto politico sardo il breve pellegrinaggio è stato considerato un'occasione per posizionarsi in vista delle elezioni regionali del 2009. Il sindaco Emilio Floris, di onorata famiglia massonica, si è messo a recitare il Pater Noster a braccia alzate come gli antichi cristiani e nel suo benvenuto al pontefice ha elogiato i "principi non negoziabili" della Chiesa. Benedetto XVI è rimasto al di sopra del teatrino. Ha pregato in sardo un passo dell'Ave Maria, ha lamentato i troppi divorzi e dolori che travagliano le famiglie e ha invitato a pregare per le madri sole. Da Roma intanto, proprio mentre il Papa critica l'equiparazione delle convivenze alla famiglia, con un colpo di scena rimbalzava la notizia che i ministri Rotondi e Brunetta porteranno presto al consiglio dei ministri la riforma delle unioni civili. Ai giovani il Papa ha riservato le parole più appassionate, invitandoli a scoprire le meraviglie della fede e a costruire le famiglie, alimentando l'amore con costanza, responsabilità e senso del dovere. Non fidando solo sul sentimento.

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"quel monito è proprio per silvio basta con i miti di veline e calciatori" - claudio tito (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 08-09-2008)

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Deficit Unità politica Casini: "Ma anche io mi sento chiamato in causa come cattolico dalle parole del Papa" "Quel monito è proprio per Silvio basta con i miti di veline e calciatori" Il partito unico è sepolto da tempo.La politica non è solo spartizione di posti negli studi notarili Deficit di rappresentanza dei cattolici e Berlusconi non li rappresenta CLAUDIO TITO ROMA - "Certo che mi sono sentito chiamato in causa. Proprio come ogni cattolico che va a messa e si sente tirare le orecchie dal suo parroco". Pier Ferdinando Casini non nasconde di aver ascoltato le parole di Benedetto XVI "in modo particolare": un richiamo che ha investito anche la sfera "personale". Per il leader dell'Udc, però, l'ammonimento del Pontefice riguarda tutti e tutti gli schieramenti, dal Pd al Pdl di Silvio Berlusconi. Allora ricorda al premier di non poter essere "al di sopra" del richiamo papale e poi punta l'indice contro la televisione. Contro chi propaganda la "società delle veline e dei calciatori". "Bisognerebbe - dice - guardare meno la televisione e fare più volontariato". Cosa ne pensa del discorso del Pontefice a Cagliari? "Intanto credo che il richiamo del Papa sia ineccepibile. Chi riteneva che la Chiesa dovesse essere confinata in un ruolo testimoniale, ora dovrà meditare sulle parole del Pontefice. La Chiesa è una risorsa per la società, un elemento fondamentale". Però Benedetto XVI sembra bacchettare proprio i cattolici impegnati in politica come lei. Tanto da invocarne una nuova generazione. "So bene che nel Dopoguerra c'è stata una generazione di cattolici - penso a De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti - capace di impregnare la prima fase della Repubblica a cominciare dalla definizione della Costituzione. E so bene che oggi, al contrario, si avverte un deficit di rappresentanza". Un deficit che tocca anche lei? "Chi non si sente chiamato in causa, forse non capisce. Ciascuno poi cerca di dare il proprio contributo. Io difendo un partito che si poggia sui principi richiamati da Sua Santità". Una riflessione che riguarda solo la politica o anche la sfera personale? "Chi è senza peccato scagli prima pietra. E chi è abituato a farlo evidentemente ha poca dimestichezza con il nostro mondo. Certo, a partire dal tema dei divorziati, ciascun credente è chiamato a interrogarsi profondamente. Altri, invece, non si pongono il problema. Ma nell'appello del Pontefice c'è dell'altro". Ossia? "Ci fa capire che la politica non è solo pragmatismo, non è solo selezione della classe dirigente attraverso la cooptazione del capo. Non è la spartizione dei posti negli studi notarili: l'esigenza che pone il Santo Padre è di far avanzare una generazione nuova che si costruisca sulla idealità e sui principi". Un modo per dire che anche Berlusconi non si può considerare immune? Eppure il Cavaliere da tempo dice che i cattolici li rappresenta lui. "Se è per questo, allora mi dica: chi non rappresenta Berlusconi? Se parlassimo dei musulmani, direbbe esattamente la stessa cosa. Ma a parte le battute, il deficit di rappresentanza esiste, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di questo richiamo. Nessuno può pensare di essere al di sopra delle parole di Benedetto XVI". Qualcuno ha letto come una stoccata al Cavaliere anche l'invito a non farsi affascinare da chi è ricco e famoso. "In effetti quel che conta è l'essere e non l'apparire. Ma la società di oggi idolatra veline e calciatori perché siamo tutti schiavi di un consumismo che mercifica ogni riferimento. Penso che i nostri figli dovrebbero guardare meno la televisione e frequentare di più certe straordinarie esperienze di volontariato e di assistenza ai disabili. Ma forse questo vale per tutti noi. Le veline e i calciatori non sono dei miti, ma dei finti modelli". Per recepire l'intervento del Pontefice, bisognerebbe tornare all'unità politica dei cattolici? "Quella è morta e sepolta da tempo. E la Chiesa non ha mai contato tanto come in questa fase, proprio perché interloquisce con tutti. Però è vero che un'azione congiunta su alcuni temi specifici - come sulla fecondazione assistita - ci dovrebbe essere". In che senso? "Su alcune battaglie, sulla "fine vita" che io non chiamo testamento biologico, sui temi etici insomma, i cattolici devono uscire dall'infantilismo politico. Al di là degli schieramenti in cui sono eletti, bisogna cercare una trasversalità. Va recuperata la difesa dei valori. Questo è un grande disegno cui l'Udc sta lavorando da tempo". E vorrebbe coinvolgere anche i cattolici del Pd? "Certo, mica sono dei credenti di serie B. Le grandi questioni etiche riguardano tutti e forse in Italia ce ne accorgiamo solo adesso. Se andiamo negli Usa vediamo come tra Obama e McCain la sfida sui valori etici sia centrale. Dunque smettiamola di avere complessi di inferiorità verso un certo mondo laicista che vorrebbe confinare i cattolici in "riserve di caccia". è ora che anche chi sta all'avanguardia nel centrosinistra si dia una mossa".

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Il Papa: <Serve una nuova generazione di politici cattolici> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-08 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il monito "Competenza e rigore" Il Papa: "Serve una nuova generazione di politici cattolici" ALLE PAGINE 2 E 3 Accattoli, Galluzzo, Zuccolini.

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I parlamentari credenti: ma non è un processo a noi (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE I due poli Per il centrosinistra il messaggio è diretto soprattutto a parrocchie e associazioni I parlamentari credenti: ma non è un processo a noi Ronchi (Pdl): non chiede un nuovo partito. Buttiglione: capisce gli sforzi udc Bindi: la frase riguarda in primo luogo la Chiesa perché l'evangelizzazione sia anche pedagogia all'impegno civile ROMA - L'appello del Papa? Rocco Buttiglione è convinto che abbia pensato al suo partito: "Lo ringrazio per questo esplicito incoraggiamento allo sforzo che noi, come Udc, stiamo facendo per rinnovare la politica". Ma è interessante soprattutto la reazione dei cattolici che ora stanno al governo, cioè quelli di centrodestra. Là dove il dibattito verte sull'eredità democristiana. Il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, è perentorio: "De Gasperi aveva previsto che la fine della Dc avrebbe segnato la scomparsa del cattolicesimo politico: è andata così e le parole del Papa lo confermano". Un altro ministro che viene invece da An, cioè Andrea Ronchi, titolare delle Politiche comunitarie, avverte subito: "Stiamo attenti: Benedetto XVI non ha invitato a mettere in piedi un nuovo partito dei cattolici. Piuttosto, di fronte ad un mondo sempre più relativista, ha chiesto maggiore attenzione a valori come la famiglia". Maurizio Lupi (Fi, vicepresidente della Camera), è contento che il messaggio del Papa lo abbia colto in Terra Santa e precisamente a Betlemme: "Il pellegrinaggio che stiamo compiendo, una sessantina di parlamentari di centrodestra e centrosinistra, è già un inizio di risposta al suo discorso". Mentre il leghista Federico Bricolo fa una lettura dell'appello strettamente legata al Carroccio- pensiero: "Di fronte ad un'Europa che rinnega le sue radici cristiane e all'espandersi dell'Islam, il Papa chiama tutti a difesa della nostra religione". E il centrosinistra? Qui si sente nostalgia di un mondo associativo che creava quadri politici. Un discorso fatto, non a caso, da esponenti di partito che provengono da quell'ambiente. Giorgio Tonini (ex Fuci): "Speriamo che in Italia ci siano le condizioni perché questo rinnovamento si realizzi, a partire dalle parrocchie e dalle associazioni". Rosy Bindi (ex Azione Cattolica): "è un invito rivolto in primo luogo alla Chiesa e alle sue associazioni perché il compito dell'evangelizzazione sia anche una forma di pedagogia all'impegno civile". Giuseppe Fioroni vede necessaria una svolta "per educare al bene comune", così come possono fare i cattolici. E Marco Follini conclude: "Concordo amaramente con il Papa: se invoca una nuova generazione, vuol dire che il giudizio sulla precedente, cioè sulla nostra, non è troppo lusinghiero". Roberto Zuccolini.

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<Madonna anti Ratzinger? Provoca perché è turbata> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Intellettuali cattolici Baget Bozzo: esprime esigenze religiose "Madonna anti Ratzinger? Provoca perché è turbata" MILANO - Ci risiamo. Madonna è tornata a far discutere dedicando al Papa la canzone Like a Virgin, che già a suo tempo suscitò polemiche. "Perché mi ama, perché anch'io sono figlia di Dio", ha sentito la necessità di spiegare la showgirl alle 60 mila persone convenute all'Olimpico per il concerto. La provocazione non è una novità. Tre anni fa a Londra destò scandalo quando vestita da suora, con il marito Guy Ritchie nei panni del Papa, partecipò a un ballo in maschera. Il Papa fa notizia e gli artisti lo sanno. Nel 1992 la cantante Sinead O'Connor strappò la foto di Papa Giovanni Paolo II durante un programma tv. Grande scalpore. Ma non c'è solo sapiente marketing dietro questi gesti, che diventano paradigma del nostro tempo ma soprattutto della società occidentale: "Siamo gli unici a fare qualcosa del genere - spiega il teologo Vito Mancuso -. La volontà di distruggere la sacralità per creare disagio è un'operazione di marketing che riesce ma è anche uno dei segnali della disgregazione dell'Occidente. è sbagliato reagire sdegnati, la cosa migliore è la compassione". Lasciar cadere la provocazione. è il suggerimento che accomuna gli intellettuali cattolici. E se Lucetta Scaraffia, collaboratrice dell'Osservatore Romano, liquida la questione evidenziando che "Madonna è in una fase di declino: è difficile fare la cantante rock a 50 anni e la profanazione dei simboli sacri - il Papa è un simbolo universalmente riconosciuto - è la cifra usata per costruire il suo personaggio e creare curiosità", invece don Gianni Baget Bozzo, tra i fondatori di Forza Italia, vede nella dedica di Madonna "l'espressione di un bisogno religioso presente nella società, che alcuni artisti usano in maniera provocatoria perché c'è. Dunque non siamo di fronte a una manovra di pura pubblicità ". Insomma, l'autopromozione è il punto di partenza, ma la scelta del Papa come simbolo da dissacrare - riflette Giovanni Reale, tra i massimi studiosi di filosofia antica - nasce dal fatto che "questi artisti riconoscono in lui un elemento che li turba e che dunque va rimosso: il Papa raduna migliaia di persone e perciò è una realtà. Da questa realtà c'è la fuga". La questione coinvolge anche il rapporto tra arte, modernità e avanguardie, come mette a fuoco Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica: "Dalla metà dell'Ottocento gli artisti si sono caricati del compito non loro di rappresentare l'avanguardia dell'umanità, di dare corpo a nuove forme dello spirito ancora precluse alla maggior parte della gente e di farle diventare stile comune. Il Papa per definizione rappresenta l'antiavanguardia. Il problema è che oggi l'artista-avanguardia come Madonna non vuole essere "raggiunto" e la provocazione è falsa in sé". Francesca Basso La dedica di Like a Virgin \\ Dedico questa canzone al Papa, perché sono figlia di Dio. Anche voi siete figli di Dio New York, 1992 La cantante Sinead O'Connor straccia una foto del Papa in tv.

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Andreotti: io mi fido di Benedetto XVI Non basta andare a messa per meritare il Paradiso (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'ex dc sette volte premier Andreotti: io mi fido di Benedetto XVI Non basta andare a messa per meritare il Paradiso ROMA - Senatore Giulio Andreotti, c'è davvero bisogno d'una nuova generazione di politici cattolici? "Eh... sa... se lo dice il Santo Padre...". Se lo dice lui? "Sarà così. Vede, il Papa, al pari dei suoi predecessori, è in possesso di una enorme quantità di informazioni, e si tratta ovviamente di informazioni, credo, estremamente attendibili". L'occhio della Chiesa è sempre vigile sulle sue pecorelle. "Opportunamente vigile, direi... Per questo, se Benedetto XVI sente il bisogno di un richiamo, è solo perché, probabilmente, egli avverte un clima, o piuttosto una deriva, che non gli piace". Sua Santità è stato assai preciso invocando maggior "rigore morale" e "competenza". "Va ricordato che non è il primo Papa che rivolge simili appelli. Anche Pio XII ne fece di analoghi. Ai politici dell'epoca che si professavano cattolici sollecitò, e accadde ripetutamente, più coerenza". Era un periodo storico particolare. "Credo che Pio XII sollecitasse maggior coerenza pure nei comportamenti quotidiani, nella vita privata". In effetti, anche la vita privata di molti politici italiani attuali, devoti e a volte persino in processione, è spesso piuttosto chiacchierata. "Un politico non dovrebbe sentirsi esonerato dal fermo rispetto delle regole che ogni buon cristiano deve osservare. Purtroppo, però, il Papa appare preoccupato e allora...". Ecco, senatore, lo spieghi lei: allora? "Cosa vuole che le dica... non saprei davvero dirle se oggi ci siano meno politici cattolici destinati a varcare, un giorno, la soglia del Paradiso". Il Papa, un sospetto del genere, ce l'ha. "Il Papa è autorizzato ad avere questo genere di sospetti... io, lei capirà, un po' meno". L'esortazione di Benedetto XVI resta, comunque, sorprendente. "Ma guardi che il Papa non ha solo il diritto, ma io dico anche il dovere di avventurarsi in sollecitazioni del genere". Eppure la scena politica italiana è attraversata da tanti politici che dovrebbero rassicurare Sua Santità: basterebbe pensare a Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, a Rosy Bindi e Paola Binetti, a Francesco Rutelli e... "Le ricordo che non è sufficiente andare a messa la domenica per essere un buon cattolico...". Fabrizio Roncone Giulio Andreotti, una vita nella Dc, sette volte presidente del Consiglio.

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Il Papa: c'è bisogno di nuovi politici cattolici (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il Papa: c'è bisogno di nuovi politici cattolici L'invito ai fedeli: laici cristiani impegnati evangelizzino quel mondo con competenza e rigore morale L'appello di Ratzinger per una nuova generazione in grado di impegnarsi esteso anche all'economia e al lavoro DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CAGLIARI - Il Papa invita i cattolici a promuovere una "nuova generazione di laici" capaci di rinnovare il mondo dell'economia e della politica: lancia l'appello da Cagliari, dove viene salutato dal premier Berlusconi e dove passa 10 ore, segnate anche da un vivace incontro con i giovani della Sardegna che esorta a costruire la propria vita sulla "verità" senza "prostrarsi" davanti agli "idoli del guadagno e del successo" proposti dalla "società consumistica". I Papi hanno sempre tenuto in gran conto la tenace religiosità sarda: qui a Cagliari erano già venuti Paolo VI nel 1979 e Giovanni Paolo II nel 1985. L'occasione per questa terza visita in meno di 40 anni era il centenario della proclamazione della Madonna di Bonaria a "patrona" della Sardegna. Il momento di maggiore commozione delle centomila persone che hanno assistito alla celebrazione davanti alla Basilica di Bonaria si è avuto quando Benedetto XVI ha pronunciato alcune parole in lingua sarda, citando un canto popolare che salutava Maria come " su mama, fiza, isposa de su Segnore " (madre, figlia e sposa del Signore). Questo il passo dell'omelia nel quale Papa Ratzinger ha accennato alla necessità di una nuova generazione di politici: "Maria vi renda capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile". In particolare il pensiero del Papa è andato alle famiglie minacciate dai "troppi divorzi " e "più che mai bisognose di fiducia e di sostegno sia sul piano spirituale che su quello sociale". Toccanti le parole che ha dedicato alle ragazze madri e alle madri vedove o abbandonate dal partner: "Domandiamo a Maria di proteggere ogni mamma terrena: quelle che, insieme col marito, educano i figli in un contesto familiare armonioso, e quelle che, per tanti motivi, si trovano sole ad affrontare un compito così arduo ". Alla fine della celebrazione il Papa ha incontrato- all'interno della Basilica di Bonaria - una trentina di "centenari ", a testimonianza del record di longevità che la Sardegna vanta in Italia e al quale aspira nel mondo. Benedetto li ha salutati uno per uno e a una nonnina di 106 anni, Atonia Girau, ha rivolto questa battuta: "Mi hanno detto che lei è la decana di Cagliari ". E lei pronta: "Santità, le auguro di arrivare alla mia età!". I giovani, che ha incontrato il pomeriggio, il Papa li ha esortati a non cedere allo scoraggiamento di fronte alla "precarietà del lavoro" e ad evitare la "superficialità" promossa dalla cultura dominante. Luigi Accattoli LA TUA OPINIONE sull'appello del Papa su www.corriere.it.

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Nelo Risi, nei versi il <presente del futuro> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-09-08 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE Poesia Riflessioni su tempo e vecchiaia nella nuova raccolta dell'autore-regista Nelo Risi, nei versi il "presente del futuro" G uardare la vita dalla cima e vedere ciò che c'è stato e c'è in basso, nel mondo, tra la gente, e anche nella plaga della propria coscienza. Il razionale di tutte le altre raccolte di Nelo Risi si attenua, anzi quasi scompare in questo Né il giorno né l'ora (Mondadori, pp. 83, e 12). Nel magma che continua a rivoltarsi il poeta isola quell'"istante di vero che talvolta mi dà luce". Dall'alto dei suoi 87 anni, perciò, Risi, con uno strano montaggio ad incastro - l'abilità di regista ritorna nella scrittura - elabora che "un nuovo dizionario ci vorrebbe/ per comprendere la morte/ come nuovo elemento di vita". La vita in verità è già stata vissuta! Sembra che sia stato tutto già detto, scritto, fatto. Invece per uno scherzo o per un portento della mente, tutto torna a ribollire, con cautela, ma con forti vibrazioni. La vecchiaia, quindi, non è una condanna. Perché si possono ancora sentire vibrazioni. è l'amore il motore di tutto, anche della poesia. Nell'introduzione, Giovanna Ioli, amica di questa età del poeta, afferma di aver avuto "il privilegio di assistere a una svolta". La svolta è linguistica e concettuale. Nella lingua di Risi non ci sono ridondanze. Anzi, ogni tanto c'è una "sincope": il verbo che salta, le virgole abolite, anche i punti tranne i sospensivi. Si spoglia di tutto. Mantiene la precisione scientifica (laurea in medicina) ma travasa tale forma mentis nella rispondenza tra parola e visione o concetto. Non c'è tempo per registrare "né il giorno né l'ora" né altro. Osserva e spiega le storture del mondo, ma anche l'itinerario personale verso la conclusione della storia. è il "presente del futuro ": suo e nostro. Il "Dio che non parla" è stato il tormento dei grandi santi, figuriamoci di un laico come Risi. Allora bisogna tornare alla parola, l'unico elemento taumaturgico, profetico, oracolare, mistico. "Tutto che ho visto, l'ho visto per niente?". Ricorre il dubbio, che tuttavia il poeta rigetta. C'è tempo ancora per indignarsi, con un "innaturale vigore e pure questo è amore/ Amore? ma se da sempre eravamo/ al suo servizio". Anche l'indignazione civile dei precedenti libri è stato amore. Dall'inizio alla fine, l'amore, il motore della vita, con "inguaribile ottimismo". Ottavio Rossani Poeta e regista per cinema e tv, Nelo Risi è nato a Milano nel 1920.

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Se il papa dice basta a veline e calciatori - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

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C aro Augias, Benedetto XVI da Cagliari ha ammonito la Chiesa e i cattolici impegnati in politica con un fermo richiamo e orientamento: "essere capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell'economia, della politica" che, ha continuato: "necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile", infine, il Papa ha sottolineato la necessità per l'Italia di una "nuova generazione" di politici cattolici, che abbiano "rigore morale" e "competenza". Tali argomenti, mi hanno riportato alla mente le omelie-richiami fatte da Pio XII in occasione di alcune consultazioni elettorali giudicate cruciali dal mondo cattolico. Personalmente, dietro le parole del Santo Padre ho visto ben altro. L'obiettivo dell'omelia non era tanto l'etica pubblica dei politici, quanto uno "squillo di tromba" per i cattolici disseminati nelle diverse coalizioni a ricompattare il mondo cattolico, realizzando quel partito unico che ormai da troppi anni manca. È vero che i politici cattolici, pur separati e lontani, hanno la caratteristica di votare insieme sui temi "cruciali", ma è altrettanto vero che questa frantumazione del centro cattolico ha di fatto notevolmente indebolito l'indirizzo politico cattolico sull'Italia. Andrea Sillioni Bolsena (Vt) sillioni@alice.it S i può pensare tutto il male possibile dell'azione politica della chiesa cattolica; le occasioni per farlo non mancano. E' tuttavia innegabile che nello sfacelo civile di questo paese il collante rappresentato dai valori che la chiesa cerca di diffondere aiutano a tenere insieme il poco che resta. Sono valori che spesso contrastano con la modernità, con quel principio previsto perfino da qualche Costituzione che i governi debbano operare per dare 'la felicità' ai propri cittadini. La chiesa invoca con più frequenza il sacrificio, dà un valore positivo al dolore perfino quando si tratta di un dolore inutile, senza senso. Eppure si tratta, come negarlo?, di valori. Preferibili nettamente alla filosofia fatta di 'veline e calciatori' così cara agli attuali alleati politici della chiesa. Forse proprio in questo sta (spero che stia) il messaggio diffuso dal papa. Se così non fosse si tratterebbe dell'ennesima grave ingerenza pari a quella di quando il pontefice convocò i vertici di Roma e del Lazio per fargli una lavata di capo, o di quando cerca di dettare al parlamento la sua agenda. Anche se questo era il senso del messaggio, la formulazione però era sbagliata. Per risollevare l'infimo livello morale del paese più che di 'politici cattolici' avremmo bisogno dell'unione di tutti gli uomini di buona volontà, cattolici e non cattolici, che avessero ugualmente a cuore il livello della politica, dell'amministrazione pubblica e privata e anche, diciamolo, delle rispettive vite private così spesso inadeguate ad un dignitoso senso etico. Non esclusi (anzi) gli uomini che la chiesa ha scelto come suoi 'alleati'.

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"scelta di civiltà ma non coincida col corpus domini" - erica manna (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina II - Genova "Scelta di civiltà ma non coincida col Corpus Domini" ERICA MANNA "Un'occasione di riflessione e di grande civiltà": don Andrea Gallo la valuta così, la scelta di ospitare il Gay Pride a Genova. Di un "segnale di accoglienza e rispetto", spiega infatti il prete di strada, in città ce n'è più che mai bisogno "per arrestare la regressione culturale di questi mesi". Si riferisce al dibattito sulla moschea e alla provocazione di Forza Nuova, che ha annunciato una contromanifestazione dal titolo "L'Italia è nata cattolica e romana, non morirà gay e musulmana"? "Certo, ecco la regressione di cui parlavo. Ma il cristiano, per definizione, allarga le braccia, si mette al servizio di questi fratelli e sorelle che non sono affetti da una malattia o da un capriccio, ma sono così per natura, per un principio di autodeterminazione. Invito i vescovi a fare molta chiarezza, facendo sentire la propria presenza e accoglienza, rispettando i valori laici. Questa visibilità agli omosessuali offerta dal Gay Pride, - continua don Gallo - anche se può dare fastidio, è utile a dare un segnale importante, a stimolare una riflessione dove ciascuno può dire quello che pensa". Sintonia con il sindaco Vincenzi che parla di momento di crescita collettiva, dunque? Don Gallo non ha dubbi: "Così sveglieremo la città dall'indifferenza. Gli omosessuali devono uscire dalla clandestinità". Unica perplessità, l'eventuale coincidenza con la processione del Corpus domini: "Ecco, questo no, non può coincidere con questa devozione antica. Bisogna rispettare tutti. Così, invece, si fomenterebbe lo scontro".

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"per me è un grande dono e una grande sfida" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

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Pagina III - Firenze Il personaggio Ritratto del nuovo arcivescovo fiorentino: da Foligno alla segreteria della Cei, alla prima diocesi "Per me è un grande dono e una grande sfida" L'uomo del dialogo e l'uomo dal polso ferreo L'opinione pubblica conosce di lui solo l'aspetto "politico" MARCO POLITI (segue dalla prima di cronaca) Parola che nella Bibbia assume tante forme - spesso nell'Antico Testamento clamorosamente contrastanti - ma proprio per questo da un lato costringe allo scavo sottile del testo e dall'altro rivela che il rapporto di Dio con la storia è tumultuoso e niente affatto assimilabile all'esposizione banale e bigotta di una dottrina. "Non si può pensare di comunicare il Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo - mi ha detto una volta - se non nel dialogo e nel confronto, anche critico, con le forme culturali che danno concretezza alle loro esperienze di vita. Il Vangelo è parola di Dio nel tempo. Quello di Gesù e dei suoi discepoli, e quello nostro". Ma non si può nemmeno ignorare che la nostra società ha assistito all'esplodere di una soggettività di massa sconosciuta ai secoli passati. Betori lo sa. "L'idea che abbiamo avuto fino a ieri di poter impostare per masse e per gruppi la proposta di fede, la proposta catechistica, l'educazione liturgica, l'educazione morale, oggi non regge più", riconosce. "Ogni situazione personale è una situazione differente dalle altre. Ci vuole un gran numero di accompagnatori, di animatori, di persone che si fanno carico dello stare vicino a ciascuno degli altri, personalmente". E allora il futuro della fede cristiana sta nella capacità di suscitare un gran numero di evangelizzatori. L'opinione pubblica conosce di lui praticamente soltanto l'aspetto "politico" di segretario della Cei, incarico che ricopre da sette anni, in stretta collaborazione con il cardinale Ruini e (con minore affinità) con il cardinale Bagnasco. Si sa che è un grande organizzatore e lo ha dimostrato nella preparazione della Giornata mondiale della Gioventù durante il Giubileo del 2000 a Roma e nelle giornate dei giovani cattolici a Loreto con papa Wojtyla e Benedetto XVI. Si sa che è ferreo, quando si tratta di fare gioco di squadra seguendo le direttive degli alti vertici ecclesiastici in Cei e in Vaticano. E quindi è capace di rispondere seccamente che una legge sul testamento biologico non serve, affermare che i "nuovi barbari" alle porte sono quanti vogliono manipolare gli embrioni, elogiare gli atei devoti come la Fallaci anche se ha insultato Giovanni Paolo II, difendere senza esitazioni la linea della Chiesa su aborto e coppie di fatto. Ma questa è una parte della sua biografia. L'attenzione ai giovani, la cura nelle stesura dei Catechismi italiani - cioè la riflessione sul rapporto tra fede e morale al giorno d'oggi - rivela che la sua personalità non può essere letta unicamente all'interno della macchina della conferenza episcopale italiana. Come vescovo Betori è ancora da scoprire. In fondo come presule è giovanissimo. Ha avuto la consacrazione appena sette anni fa e non è mai stato al timone di una diocesi. Nel suo messaggio ai fedeli fiorentini ci sono due parole chiave. La prima è "concordia". E indica l'intenzione di lavorare perché una diocesi divisa e ferita dagli scandali e dalle omissioni torni a sentirsi come un corpo unitario. La seconda è "creatività". Anzi Betori parla di "nuova creatività", sottolineando che c'è un'attesa nei confronti della comunità cristiana anche da parte dei non credenti e dei seguaci delle altre religiosi. Puntando i riflettori su questo aspetto, il nuovo arcivescovo si mostra ben cosciente che la diffusione del Vangelo nella società contemporanea implica soprattutto la testimonianza dei credenti e la capacità di interloquire con i diversamente credenti. Nella visione di Betori sta qui l'importanza del dialogo con la cultura contemporanea e tra le fedi e le culture. E anche la necessità che il cattolicesimo abbia sempre una robusta capacità di parlare il linguaggio della cultura. "La fede non esiste senza cultura - l'ho sentito dire - perché la fede è sempre inculturata. E se è inculturata in una cultura vecchia, non parla più all'uomo di oggi". Libero dai compiti di una grande apparato organizzativo, Betori arcivescovo riserverà certamente delle sorprese. Quanto alla politica - il tema di una nuova classe dirigente cattolica sollevato da Benedetto XVI l'altro ieri a Cagliari - il segretario della Cei non sogna improbabili ritorni al passato, però è convinto che "la convergenza dei cattolici diventi un dovere, quando è in gioco l'essenza dell'ordine morale che riguarda il bene integrale della persona". In ogni caso, se il cardinal Martini ritiene che il vero discrimine passi tra pensanti e non-pensanti, Betori è certamente un pensante. E questo, per i fiorentini di tutte le idee, non può che essere lo stimolo migliore.

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Una chiesa con tanti pesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Firenze UNA CHIESA CON TANTI PESI (segue dalla prima di cronaca) non con metodi più o meno copiati dalla politica, ma attraverso una sincera "riflessione collettiva". Avvertito, anche dalle consultazioni riservate dei mesi scorsi, del disagio in cui da tempo vive la chiesa fiorentina, Betori ha dunque sentito il bisogno di andare subito al cuore del problema. Se di un male questa chiesa ha sofferto negli anni, è, appunto, quello della chiusura, di cui il caso don Cantini è stato una vera cartina di tornasole. La famosa "chiesa parallela", il "falso misticismo" di cui poi lo stesso Antonelli ha riconosciuto colpevole l'ex priore della Regina della pace, le violenze sessuali su bambini consumate per anni in una delle più grandi e attive parrocchie della città senza che nessuno ne avesse sentore, ma anche il successivo comportamento della Curia, che ci ha messo un anno prima di capire che le vittime dicevano la verità e a prendere i primi, blandi provvedimenti: tutto questo ha improvvisamente rivelato quello che Franco Garelli, sociologo e studioso della Chiesa, ha definito "totale assenza di vigilanza da parte di una intera comunità ecclesiale". Nella lettera di luglio, preti di estrazione diversa e anche opposta, da don Elio Agostino a don Giacomo Stinghi, da padre Gianni Roncari a don Andrea Bigalli, chiedevano al futuro vescovo di "curare l'ascolto della Parola di Dio", "riflettere sui rapporti fra chiesa e società in clima di libertà e rispetto reciproco" e più attenzione alla "formazione del clero". Con loro, molti dei laici firmatari anche di un'altra lettera, che già nel marzo 2007, con un seguito di incontri col cardinale mai sfociati in una vera sintonia, avevano rivolto all'arcivescovo Antonelli un appello all'apertura, ad un dibattito vero sui temi cruciali della modernità - bioetica e Dico, eutanasia e fecondazione assistita - su cui, si diceva, la chiesa non può continuare a muoversi a colpi di divieti etici né come un partito politico. Un'implicita, ma chiarissima accusa al ruinismo che adesso, con l'arrivo di quello che è stato il braccio destro del presidente della Cei più interventista della storia, sembrerebbe alla vigilia di una pesante smentita. Eppure, le parole rivolte ieri alla città da Giuseppe Betori potrebbero dare ragione a quanti, con speranzosa ironia, confidano nella cosiddetta "grazia di stato", il modificarsi di una personalità in relazione all'incarico che ricopre. Nella sua lettera il nuovo arcivescovo - che è un biblista, e dunque, si immagina, capace di un vitale "ascolto della Parola" - lancia infatti messaggi chiari, che vanno, si può dire, oltre i suoi trascorsi. L'accenno alla peculiarità di Firenze come città d'arte e di cultura, di "bellezza e santità", non è generico ma reso attraverso la rievocazione di un momento drammatico comune alla città e a lui stesso, come persona, e offerto come una specie di credenziale non formale di fiorentinità. Quindi, ecco la "confidenza" - anche questa giocata sul registro della relazione affettiva, umana - riguardo alla sua "trepidazione" per il nuovo incarico, che gli dà modo di passare subito al "noi", e ad una serie di altre parole-chiave, come "insieme", "concordia", "pace", e, appunto, "ascolto", "dialogo". Un orizzonte che spiega e sostiene l'invito ad uno "sguardo in avanti", e alla "speranza che sempre prevale, e tutto vince", anche "le difficoltà e le ombre": unico accenno esplicito al disagio della chiesa fiorentina, ma che, nel contesto che l'ha preceduto, non suona, per esempio, come l'annuncio di una pietra tombale sul caso don Cantini, bensì come un invito costruttivo a superare, piuttosto, le condizioni che l'hanno provocato. Betori proclama che "l'ora di Firenze non appartiene al passato" ribadendo la sua "disponibilità all'ascolto e al dialogo", lo stesso invocato da preti e laici, e chiedendo a sua volta "di essere accolto a aiutato". Conclude augurandosi per Firenze "una nuova creatività". Che andrà tutta riempita di contenuti, è ovvio. Ma le parole della Chiesa non sono mai usate a caso. E da ieri, a Firenze, c'è un buon motivo almeno per sperare. (m. c. c.).

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Ricordo l'impatto col fango dell'alluvione - giuseppe betori (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

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Pagina II - Firenze Il testo integrale del saluto del nuovo arcivescovo alla diocesi e alla città di Firenze Ricordo l'impatto col fango dell'alluvione Tanta ricchezza ridonda fino ai giorni presenti, pur non privi di difficoltà e ombre Il Signore mi manda a una Chiesa singolare per storia, arte e temperamento civile GIUSEPPE BETORI "Fratelli e Sorelle carissimi, avevo poco più di 19 anni quando, all'indomani del 4 novembre 1966, insieme ad alcuni amici del Seminario Lombardo di Roma decidemmo di partire notte tempo alla volta di Firenze. Ricordo ancora, non senza emozione, l'impatto devastante dell'acqua e del fango che invadevano la città, e lo sguardo attonito di tanti, specie bambini e anziani, di fronte a ciò che li circondava. Furono momenti di paura e di fatica, ma anche di solidarietà e di speranza. Su tutto alla fine sembrò prevalere un senso di liberazione: ogni oggetto che veniva tratto in salvo, ogni casa restituita alla vita era un dono che ridonava luminosità allo sguardo di qualcuno. Quei giorni mi svelarono una cosa che non avrei più dimenticato: la bellezza ferita eppure composta e al dunque inviolabile di questa città, delle sue pietre e della sua gente. Il ricordo è per introdurre una confidenza. Quando mi è stata comunicata la decisione del Santo Padre di inviarmi a Firenze come Arcivescovo, mi è sembrato per un attimo di risentire il frastuono e la convulsione di quei giorni. Questa volta erano le acque impetuose della mia personale trepidazione, consapevole come sono della distanza che sempre rimane tra il dono di Dio e la limitatezza dell'uomo. E tuttavia proprio quel ricordo giovanile mi ha accompagnato da subito nella preghiera per Voi e, nell'attesa di incontrarVi, mi ha confortato. Mi sono accorto così, con il passare dei giorni, che la mia era certo trepidazione, ma non timore, perché nulla può impaurire un discepolo che vuole seguire Gesù, essendo certo il Suo sostegno sempre affidabile. L'unico timore che ci è dato di nutrire è quello verso Dio, e si traduce non nella paura ma in obbedienza e dedizione. Sono proprio questi gli atteggiamenti di fondo con i quali fin da ora vorrei presentarmi a Voi: obbedienza al Signore e dedizione al Suo popolo, perché la testimonianza di Lui possa risplendere in noi e possiamo insieme rifrangerla sulla città e il territorio in cui è posta la tenda della nostra Chiesa, diventando, secondo il precetto di Gesù (cfr Mt 5,13-16), sale e luce per la terra in cui siamo chiamati a vivere la nostra fede. So che il Signore mi manda a una Chiesa singolare per storia, arte e temperamento civile. Tanta ricchezza ridonda fino ai giorni presenti, pur non privi di difficoltà e ombre. Anche oggi, infatti, non mancano i segni della santità, le tracce della bellezza, i cercatori della verità, i testimoni dell'amore. Chi crede e ama, sa che la speranza prevale, e tutto vince. Per questo, a ognuno di Voi, guardandolo distintamente negli occhi, chiedo di aprirsi senza remore all'ascolto della Parola che genera la fede e alla comunione che valorizza tutti i doni e che è premessa della missione. Ognuno secondo il proprio ministero, carisma e condizione di vita: sacerdoti e diaconi, religiose e religiosi e tutti i consacrati, fedeli laici, donne e uomini; e poi anziani, adulti, giovani, ragazzi, fanciulli con tutte le famiglie, e una esplicita preferenza per quanti sono nella sofferenza, specialmente a causa di disabilità o malattie, e per quanti sono afflitti dalla povertà nelle sue varie forme. A tutti offro disponibilità all'ascolto e al dialogo, chiedendo a mia volta di essere accolto e aiutato a svolgere il mio servizio per la crescita comune. Mi piace parlare di questo servizio con le parole dell'apostolo Paolo: "preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo" (Ef 4,12-13). Non c'è un modo più efficace per dire quello che ci attende, quello che a partire da oggi sarà il senso di ogni mio pensiero e di ogni mio passo, a cui chiedo si uniscano i vostri pensieri e i vostri passi, perché insieme abbiamo a camminare verso quella concordia e quella pace di cui Firenze è stata nel mondo un faro luminoso. E dovrà continuare ad esserlo, attraverso una nuova creatività. E questo che sentiamo come nostro imprescindibile dovere e questo ci domandano anche quanti - non credenti o credenti di altre esperienze religiose - condividono con noi l'umana esperienza in Firenze e nelle altre città e paesi di questo territorio: anche a loro va il mio saluto rispettoso e cordiale, nella certezza che sia possibile operare solidalmente nella ricerca del bene comune. L'ora di Firenze non appartiene al passato. Non si spegne il genio di una città e di una terra se il braciere di Dio continua ad ardervi e a purificare i cuori, se le intelligenze continuano a interrogarsi e a cercare, se le volontà riescono a uscire dal proprio guscio e si proiettano verso traguardi inediti, commisurati alle sfide e alle responsabilità. La mia nomina viene resa nota nel giorno in cui, più di sette secoli fa, fu posta la prima pietra della nostra Cattedrale: è una felice coincidenza, che a tutti ricorda come le promesse di Dio si dischiudono a ogni tornante della storia, in ogni stagione in cui si edifica la Chiesa, che poggia sulla pietra angolare che è Cristo, Fiore sbocciato dal seno verginale di Maria. A me viene chiesto - per grazia - di continuare ora l'opera che i miei predecessori hanno orientato nei tempi passati, fino agli ultimi: il cardinale Silvano Piovanelli e il cardinale Ennio Antonelli, chiamato a una nuova significativa missione a servizio della Chiesa universale. A loro e a tutti i pastori dell'Arcidiocesi fiorentina va in questo momento il mio pensiero e la mia gratitudine. A tutti Voi chiedo fin da ora il dono di una preghiera come supplica d'amore, perché alla mia indigenza soccorra la potenza del Signore. Così uniti, non ci mancherà la potente intercessione della Vergine Maria, della cui nascita oggi facciamo memoria, quella di San Giovanni Battista, di San Zanobi, di tutti i Santi e i Beati della Chiesa fiorentina, alla cui protezione affido me, il mio ministero, la città di Firenze e le città e i paesi dell'Arcidiocesi tutta".

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Mariastella, la preferita del cavaliere "una donna che ha testa e pure i voti" - rodolfo sala (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 09-09-2008)

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In Fi fin dal '94, assessore e poi coordinatore regionale, il ministro ha un curriculum di tutto rispetto Mariastella, la preferita del Cavaliere "Una donna che ha testa e pure i voti" E adesso il Senatur la teme per la sfida in Lombardia Nel clichè è meno berlusconiana della Carfagna ma per lei l'unico che conta è il premier RODOLFO SALA MILANO - Fosse un'altra, Berlusconi forse avrebbe già almeno meditato di mollarla. E invece la difende: a spada tratta, e a costo di far scricchiolare il solido legame con Bossi, che non perde un'occasione per menare fendenti alla ministra dell'Istruzione. Sì, perché la trentacinquenne Mariastella Gelmini non è una delle tante signore alla corte del Cavaliere. Per dire: niente a che vedere con le colleghe Mara Carfagna e Maria Vittoria Brambilla, come lei promosse al governo. Nel cliché è molto meno berlusconiana di loro, con quei tailleur pantaloni un po' castigati a fasciare una figura alta e sottile, gli occhiali da professoressa, l'assoluta ritrosia alla frequentazione mondana. Lei, come dire, preesiste: in Forza Italia c'è da sempre, da quel magico 1994 in cui la terzogenita di un sindaco dc nel Bresciano (la mamma invece era maestra elementare) si convince ad abbracciare la causa di un signore sceso in campo per salvare il Paese, e se stesso, dai comunisti. Allora ha 21 anni, la Mariastella. Studia giurisprudenza, ma decide subito che la politica, almeno questa "nuova" politica incarnata da Berlusconi, conta più di tutto il resto. Diventa subito presidente del club azzurro di Desenzano sul Garda, ma non le basta: il cuore pulsante del movimento sta a Milano, ed eccola allora fare la pendolare ogni giorno per dare una mano, da volontaria, nella sede lombarda di Forza Italia. Le ci vuole un po', ma dopo undici anni (intanto si è laureata, ha dato l'esame da procuratore a Reggio Calabria e lavora in uno studio legale), il posto da numero uno è suo: coordinatrice regionale, con la mission di mettere fine alla guerra per bande che per oltre un anno impegna le truppe del suo predecessore, il laico Paolo Romani, e quelle formigoniane. Impresa non facile, ma lei ? all'inizio oggetto di qualche sfottò da parte dei forzisti più sgamati: "Gelmini who?" ? li mette i riga tutti: "Qui ci vuole un po' di disciplina", è il suo esordio. E conquista un posto speciale nel cuore di Silvio. Ma il Capo non l'ha "unta" con la mano santa, come ha fatto con le altre (e molti altri). Quando i due s'incontrano per la prima volta ad Arcore nell'estate del 2005, e il tramite è Angelo Tiraboschi, lei ha già un curriculum politico lungo come un'autostrada: consigliere comunale a Desenzano, poi assessore (per due volte) alla Provincia di Brescia, quindi l'exploit alle elezioni regionali che si sono appena tenute: prima degli eletti della sua circoscrizione. "Ha cervello, e anche i voti", si compiace il Cavaliere, fulminato dalla lettura del voto offerta da quest'avvocatessa allora poco più che trentenne. E ci mette un amen ad affidarle il coordinamento lombardo del partito. Ha un'altra dote, la Gelmini: galleggia sulle risse interne agli Azzurri, evitando con cura di schierarsi, perché l'unico che conta è Berlusconi: "Se non fosse stato per lui non sarei mai entrata in politica". Mariastella è cattolica, ma non ciellina; sanguigna quando parla in privato, ma al tempo stesso diplomatica; berlusconiana fino al midollo, ma non alla maniera un po' sguaiata di altre femmine del Cavaliere. L'unico flirt noto lo racconta l'immagine rubata di recente in un bar di Roma da un fotografo, con quel bacio galeotto al fidanzato, l'imprenditore bergamasco Giorgio Patelli. E rientra nel profilo un po' ecumenico che si è imposto, raccontare con tranquilla civetteria della sorella maggiore, insegnante iscritta alla Cgil... L'approdo romano della Gelmini, dopo la buona prova data in Lombardia, suona abbastanza normale. Prima elezione in Parlamento nel 2006, la seconda qualche mese fa (e nel comitato che vaglia le candidature, l'unica donna ammessa da Berlusconi è lei), quando oltre allo scranno di Montecitorio la signora acchiappa un po' a sorpresa anche la guida di un ministero assai pesante. Un'investitura che mette subito in allarme i leghisti: quella poltrona il Bossi furente contro "gli insegnanti meridionali che stangano i nostri" l'avrebbe voluta e la vorrebbe in futuro per uno dei suoi, ormai è chiaro. Quindi non vede di buon occhio il fatto che la titolare di adesso sia una lombarda doc ma non leghista, le rimprovera di non essere un'insegnante, la crocefigge sul maestro unico che "rovina i bambini". Naturalmente in tutto questo c'entrano anche le manovre di smarcamento nei confronti degli alleati pensate a tavolino da una Lega in cerca di forte visibilità in vista delle Europee. Con scontri che non riguardano solo la politica della scuola: dal lodo Alfano al braccialetto elettronico ai dissapori tra i ministri Maroni e La Russa. Però nel bacchettare la Gelmini i bossiani ci mettono un accanimento speciale. Chissà, forse qualcosa di vero c'è nelle voci che danno la responsabile dell'Istruzione in corsa per la presidenza della Regione Lombardia, dove si voterà fra due anni. Per il dopo Formigoni (impensabile un quarto mandato per l'attuale governatore) la Lega ha già prenotato il posto: Castelli, oppure Maroni. Forse anche per questo vuole dare uno stop alla marcia trionfale di Mariastella.

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Scalfaro: Silvio sul Papa? Pensi ai suoi peccati (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-09 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'ex capo dello Stato "Sulla "necessità" di nuovi politici cattolici Benedetto XVI ha scelto termini volutamente drastici" Scalfaro: Silvio sul Papa? Pensi ai suoi peccati "Sbagliato usare l'appello del Pontefice. E Andreotti non almanacchi sul Paradiso" Che effetto le fa, presidente Scalfaro, sentire ancora dal vertice della Chiesa un richiamo per l'impegno dei cattolici in politica, dopo la sua lunghissima esperienza parlamentare da cattolico militante (e alla vigilia di compiere, proprio oggi, i 90 anni)? "Mi fa un grosso effetto, perché il discorso del Santo Padre pesa come un macigno sulle coscienze di tutti e diventa un richiamo che richiede risposte altrettanto chiare e ferme. E, dopo un commento di gratitudine verso di lui, per il dialogo che ha avviato con la parte viva del popolo italiano, mi sembra fondamentale che sia raccolto l'allarme che in quelle parole risuona come un basso continuo. Questo bisognerebbe fare, anziché almanaccare su quanti, dei politici attuali, saranno destinati a varcare le soglie del Paradiso". Questa è una battuta di Andreotti sulla "coerenza" tra il pubblico e il privato di certi politici che ostentano la loro devozione... "Se uno non vuole parlare delle cose di qui, parla delle soglie del Paradiso... Ma io insisto: andrebbero riascoltate e soppesate le frasi di Benedetto XVI. Decisivo è il passaggio di quando sostiene che il mondo del lavoro, dell'economia e della politica "necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati". Un'espressione forte, per il calibrato vocabolario di un pontefice che è anche un fine studioso. Avrebbe potuto dire "sarebbe utile", "sarebbe auspicabile"... invece ha scelto un termine drastico per indicare che è essenziale e urgente, ormai, per ogni cristiano di questo Paese vivere l'esperienza di evangelizzare la società, l'economia, la politica. Una "nuova generazione", insiste il Papa, cioè non si tratta di imbellettare la politica da parte dei cristiani, ma di cominciare a scrivere una pagina nuova". Esercitandosi in un'analoga esegesi, Follini ha ammesso che questo è un giudizio non lusinghiero, di insufficienza, per i reduci della diaspora democristiana, dispersi sotto diverse bandiere. "Se c'è quel bisogno, quella necessità sottolineata dal Pontefice, ciò significa che i politici cattolici di adesso non sono idonei, non sono all'altezza. E' onesta l'ammissione di Follini. Però finisce pure questa con il ridurre a un uso politico, sminuendole, le riflessioni di Benedetto XVI. Il quale, da capo della Chiesa si rivolge a tutti i fedeli, ovunque impegnati, qualunque sia la loro formazione culturale... E ci sono poi altre frasi trascurate e che colpiscono". Quali frasi, presidente? "Il Papa sollecita a mobilitarsi "con competenza e rigore morale per cercare soluzioni di sviluppo sostenibile". Insomma: non domanda a nessuno di fare miracoli (come pare di moda promettere), non pretende virtù sovrumane, quanto piuttosto sforzi concreti e quotidiani, ispirati ai valori della nostra fede e pagati di persona, se serve. Questo è il rigore morale cui allude. E, ancora, non si rivolge solo ai giovani, cadendo nelle ansie giovaniliste tipiche di questi giorni, perché chiede anzi che siano aiutati". Berlusconi ha detto che sono "coloro che si sono sempre ispirati al comunismo " a voler ridurre al silenzio la Chiesa. E qualche osservatore del centrodestra decreta la "fine dell'egemonia dei cattolici democratici". "Sono miserie che mi fanno pensare a un atto di dolore recitato in chiave rovesciata: "O Signore, mi pento e mi dolgo dei peccati degli altri...", senza mai pentirsi davvero dei peccati propri. No, chiunque parli in questo modo, sia esso un cardinale o l'ultimo dei barboni, utilizza in modo indebito l'appello del Santo Padre". Novant'anni oggi Il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro è nato a Novara il 9 settembre 1918 e festeggia oggi i novant'anni. Deputato all'assemblea Costituente, è stato al Quirinale dal 25 maggio 1992 al 15 maggio 1999 Marzio Breda.

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Il sindaco Vincenzi: si farà ma non nel giorno previsto (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-09 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il sindaco Vincenzi: si farà ma non nel giorno previsto MILANO - Marta Vincenzi (foto), donna di sinistra e sindaco di Genova, sul Gay Pride del 13 giugno 2009 si è scatenata la bufera e la città attende la sua risposta. "Genova dimostrerà di che pasta è fatta". Lo dica. "Questa è una città aperta, pronta ad accogliere tutte le iniziative che si svolgono nella legalità". Dunque? "Il Gay Pride 2009 si farà. Altre città prima della mia hanno ospitato la manifestazione, non vedo qual è il problema". Innanzitutto la data scelta, sabato 13 giugno, giorno della processione del Corpus Domini. "In effetti, il Corpus Domini è una ricorrenza di popolo molto sentita dai miei concittadini, non solo dai cattolici praticanti. Ora si tratterà di concordare con gli organizzatori del Gay Pride se non è il caso di spostarlo di un giorno. Posticiparlo la domenica può essere la soluzione giusta. Per me è importante che non ci sia contrapposizione tra le due manifestazioni, mi impegnerò perché non accada". Ha già incontrato l'Arcigay? "Non ancora, spero di farlo presto. Voglio che il Gay Pride si svolga in piena armonia e sia l'occasione per informare e dibattere sul tema dei diritti individuali". Il cardinale Bagnasco non pone veti ma monsignor Granara ha già dichiarato la sua contrarietà. " Confido nell'intervento di Bagnasco per cogliere l'occasione che offre questa vicenda: definire un rapporto di correttezza tra Chiesa e iniziative civili e laiche". Anche una parte del Pd genovese è nettamente contrario. "Io penso che nessuno può permettersi di dare giudizi su come la gente deve manifestare, ripeto, nel rispetto della legalità". Il capogruppo di An in consiglio regionale ha appena dato vita a un comitato che si batterà contro il Gay Pride genovese e le ha scritto una lettera per invitarla a riflettere. "Non ho ancora ricevuto alcuna lettera, ho letto quanto ha dichiarato ai giornali. Gli esponenti del centro-destra in Regione hanno l'abitudine di scrivermi, tutti scrivono al sindaco. Significa che sono un punto di riferimento, mi fa piacere. E da sindaco assicuro che il Gay Pride 2009 si svolgerà a Genova". Roberto Rizzo.

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E Siri difese <La dolce vita> dopo le censure di Montini (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-09-09 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Il caso A sorpresa il quotidiano cattolico di Genova promosse la pellicola: "Un atto di bonifica umana". Ne nacque uno scambio epistolare E Siri difese "La dolce vita" dopo le censure di Montini Il giudizio sul film di Fellini divise i cardinali di ANTONIO CARIOTI C hi era il più conservatore tra l'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, che poi divenne Paolo VI, e il suo collega di Genova Giuseppe Siri? La risposta pare scontata, visto che il primo condusse in porto da Papa il Concilio Vaticano II, mentre il secondo fu tra i più severi critici del rinnovamento conciliare. In un'ampia biografia di Siri edita nel 2006 dal Mulino, Nicla Buonasorte ha scritto che "il cardinale genovese rappresentava un grosso ostacolo per l'attuazione del disegno di riforma montiniano". Eppure di fronte al film di Federico Fellini La dolce vita, uscito nel 1960, si assiste a una sorta d'inversione delle parti, con Montini su posizioni di assoluta chiusura e Siri disposto a riconoscere qualche merito al regista romagnolo. L'episodio è tra quelli citati dallo storico Paolo Gheda nella relazione sui rapporti tra i due uomini di Chiesa che terrà al convegno sulla figura di Siri in programma a Genova il 12 e il 13 settembre. Due lettere inedite, ritrovate dallo stesso Gheda, permettono di ricostruire la vicenda. Dal bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi allo spogliarello nello squallido festino finale, La dolce vita non manca certo di scene scabrose. Tuttavia il 6 febbraio 1960 sul Nuovo Cittadino, quotidiano cattolico genovese, compare una recensione positiva dell'opera di Fellini, definita "un documento sociale" e anzi addirittura "un film morale" - anche se "da avvicinare con cautela" - in quanto denuncia un "mondo in putrefazione ". Caloroso l'elogio finale rivolto al regista per aver "compiuto un grande atto di bonifica umana e sociale". Parole che lasciano sgomento Montini, il quale tre giorni dopo, il 9 febbraio, scrive di suo pugno a Siri una lettera allarmata. La recensione del Nuovo Cittadino, afferma l'arcivescovo ambrosiano, ha destato a Milano "una sconcertante impressione di stupore e di dolore", poiché "sembra coonestare uno spettacolo sul quale qui sono dati i giudizi più sfavorevoli". Pur ammettendo di non aver visto La dolce vita e proclamando di volersene tenere alla larga, Montini nota che "perfino il Corriere della Sera " ha avanzato riserve sul suo carattere immorale (la recensione di Arturo Lanocita era uscita il 6 febbraio) e riferisce di aver ricevuto "suppliche e proteste molto gravi" contro il film, con richieste pressanti di "qualche intervento dell'autorità ecclesiastica per farlo togliere dagli schermi". E conclude invocando la necessità "d'una certa uniformità di giudizio nel campo nostro ", che gli appare difficilmente compatibile con "la critica positiva" del Nuovo Cittadino. Siri risponde con una lettera scritta a macchina, il 13 febbraio 1960: si dice d'accordo sull'esigenza di correggere la valutazione espressa dal giornale della sua diocesi, ma assume un atteggiamento più articolato rispetto a Montini, distinguendo tra l'inopportunità che i fedeli vedano il film e l'indubbio valore artistico della pellicola. Infatti l'arcivescovo genovese conosce La dolce vita, avendo partecipato a una proiezione privata, e tiene a smentire la voce secondo cui avrebbe parlato di "visibilità del film". Non è così, precisa Siri, che però di fatto riecheggia proprio il contestato articolo del Nuovo Cittadino. La dolce vita, sostiene infatti il cardinale ligure, è un "documento del "punto al quale siamo arrivati", ben triste e vergognoso" e molti attaccano Fellini proprio perché "vi si sono visti descritti e hanno avuto paura di se stessi". Si tratta dunque di un film "veritiero", da cui emergono "le qualità notevolissime dell'autore", anche se non è conveniente che il pubblico lo veda. Insomma, se Montini si preoccupa soprattutto di evitare che i credenti siano turbati da uno spettacolo diseducativo, Siri fa un passo avanti ed entra nel merito, sottolineando che l'opera di Fellini fotografa una reale decadenza dei costumi, rispetto alla quale non si possono chiudere gli occhi. "Non c'è da stupirsi - osserva Gheda - perché Siri, da uomo del popolo figlio di un operaio, è sempre attento a quanto si muove nella società, mentre Montini, proveniente da una delle famiglie più in vista di Brescia, ha un atteggiamento più elitario. Bisogna aggiungere però che in altre situazioni le cose cambiano: un anno e mezzo dopo è Montini che suggerisce a Siri, all'epoca presidente della Cei, di modificare il linguaggio di un documento ufficiale per renderlo meno rigido e più aperto al dialogo, meno difensivo e più propositivo". Ad ogni modo Gheda, staccandosi dagli stereotipi più diffusi, sottolinea che tra i due alti prelati non vi fu mai una vera contrapposizione: "Il rapporto procede a fasi alterne: nella fase preconciliare, quando entrambi sono arcivescovi di grandi città, si prestano spesso un vicendevole sostegno. Nell'ambito della Cei a volte si confrontano in modo acceso, ma la stima reciproca non viene mai meno. Quando poi Montini è eletto Pontefice, la devozione di Siri nei suoi riguardi va ben oltre l'aspetto istituzionale. E proprio il Concilio li vede vicini: Paolo VI ascolta molto i consigli del cardinale di Genova, perché lo conosce come uno strenuo sostenitore dell'istituzione papale". GUARDA Le immagini de "La dolce vita" sul sito www.corriere.it.

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<CROCIATA ITALICA>: L'ERESIA E LE SCUSE DI MUSSOLINI (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-09-09 num: - pag: 37 categoria: REDAZIONALE Risponde Sergio Romano "CROCIATA ITALICA": L'ERESIA E LE SCUSE DI MUSSOLINI Ho letto una sua risposta su "La Chiesa nell'Italia del '43" e vorrei aggiungere qualche considerazione. La Santa Sede, applicando le norme della Convenzione di Ginevra, che impediva ai Paesi neutrali il riconoscimento diplomatico di quegli Stati che fossero sorti in conseguenza dello stato di guerra (in pratica: Stati fantoccio), non riconobbe la Repubblica Sociale Italiana, come, per le stesse ragioni, fece la Spagna di Franco. Ciò creò una situazione delicata per quanto riguardava i cappellani militari delle forze armate mussoliniane perché la Santa Sede non poteva nominare un ordinario militare in una Repubblica non riconosciuta. Si ricorse alla nomina dei singoli cappellani da parte dei vescovi nelle cui mani essi giurarono. D'altra parte, dopo che Roma fu liberata, Pio XII ricevette subito i generali alleati e parlò pubblicamente e si comportò da persona che riteneva la capitale appunto "liberata" e non "invasa", come invece la giudicava il Duce, che non a caso proclamò tre giorni di lutto nazionale. Quasi una risposta a questo nuovo atteggiamento, nella seconda metà del '44 nella Rsi, auspice Farinacci ma non ostile Mussolini (che ne ricevette a Gargnano il fondatore), nacque il giornale Crociata Italica diretto dal sacerdote cattolico, poi scomunicato, don Tullio Calcagno, che attaccava con durezza le posizioni del Papa e della Santa Sede e si schierava con i nazisti condividendone anche l'antisemitismo. Ernesto G. Laura ernesto.laura@fastwebnet.it Caro Laura, L a sua lettera contiene anche notizie interessanti sulla collaborazione del clero con i partigiani, particolarmente nel Veneto. Ma era troppo lunga e sono stato costretto ad accorciarla per dare al lettore qualche maggiore informazione sulla vicenda di don Tullio Calcagno. Nacque a Terni nel 1899, divenne appassionatamente fascista durante la guerra d'Etiopia e fu richiamato all'ordine dai suoi superiori nel 1942 per avere scritto e pubblicato un libro troppo apertamente politico. Un anno dopo aderì alla Repubblica di Mussolini e cominciò a pubblicare articoli focosi e aggressivi nel Regime fascista, il quotidiano cremonese di Roberto Farinacci a cui non spiaceva lanciare qualche stoccata contro il vescovo della città monsignor Giovanni Cazzani, di cui era vecchio nemico. Il vescovo esortò i fedeli a diffidare di quel prete così politicamente fazioso e lo sospese a divinis. Ma Calcagno, sostenuto anche finanziariamente dal suo protettore, rispose fondando un giornale, Crociata Italica, che cominciò la sua pubblicazione il 9 gennaio 1944 e di cui furono subito vendute non meno di centomila copie. In breve tempo il giornale divenne l'organo di una associazione che prese il nome dalla testata e propose una radicale riforma della Chiesa cattolica. Secondo Calcagno il Papa era troppo universale per comprendere gli interessi italiani. Occorreva quindi creare una Chiesa autocefala, guidata da un primate nazionale. L'arcivescovo di Milano, Ildefonso Schuster, condannò l'eresia, i parroci ne dettero notizia ai fedeli e Calcagno venne scomunicato il 24 marzo 1945. Poco più di un mese dopo fu arrestato dai partigiani a Milano e fucilato a Piazzale Susa dove avvennero in quei giorni altre esecuzioni. E' vero, caro Laura, che il fondatore di Crociata Italica fu ricevuto da Mussolini a Salò, ma sembra che il capo della Repubblica Sociale, alla fine della sua vita, se ne sia pentito. Lo raccontò un giornalista scrittore, Manlio Cancogni, in una serie di articoli sugli ultimi giorni di Mussolini apparsi ne L'Espresso fra il maggio e il giugno del 1957. Gli articoli sono raccolti ora in un breve libro ("L'ultimo viaggio di Mussolini"), pubblicato dall'editore Le Lettere, nella Piccola Biblioteca di "Nuova Storia Contemporanea" diretta da Francesco Perfetti. La scena del pentimento fu il palazzo arcivescovile di Milano in Piazza Fontana nel pomeriggio del 25 aprile. Nella speranza di un accordo, Mussolini aveva chiesto a Schuster d'incontrare alla sua presenza gli esponenti della Resistenza. In attesa dei delegati (l'avvocato Achille Marazza, Riccardo Lombardi, il generale Raffaele Cadorna), il Duce e il cardinale dovettero fare conversazione. Schuster esordì incoraggiando Mussolini a ricordare la caduta di Napoleone e a prepararsi per "una vita di espiazione, in prigionia o in esilio". E Mussolini, a sua volta, con una sorta di atto di contrizione, si scusò per "gli eccessi anticlericali della Crociata Italica " con queste parole: "Io ho sempre resistito ogni volta che mi sollecitavano a delle misure ostili alla Chiesa e in opposizione ai patti sanciti dal Concordato". Il cardinale lasciò cadere l'argomento e offrì al suo ospite un bicchierino di rosolio con un biscotto.

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Esami, lo scandalo degli aiutini - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

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C aro Augias, tra le tante notizie mi ha profondamente colpito quella che segue: "Ci siamo accorti ha dichiarato il preside della facoltà della Cattolica, Paolo Magistrelli che 140 candidati risultavano nati prima del 1984 e avevano lo stesso cognome, indirizzo di residenza e telefono di altri concorrenti più giovani". In altre parole un centinaio e più di genitori si sono iscritti ai test di Medicina per aiutare i propri figli. Barare agli esami universitari è universale. Negli anni Sessanta un gruppo di studenti burloni iscrisse con successo il proprio cane alle ammissioni di una prestigiosa università "Ivy league" americana, mentre gli eredi sia della famiglia Kennedy che di quella Bush, hanno avuto grane ad Harvard per frodi accademiche. L'arte di copiare o passarsi i compiti è uno sport diffusissimo tra gli studenti di tutto il mondo, scagli la prima pietra chi non l'ha mai praticato. Ma qui siamo a un livello molto diverso: cento e più buoni borghesi romani, cittadini intemerati e certamente percettori di buoni redditi si sono comportati da delinquenti, in senso tecnico, per frodare l'Ateneo, ma soprattutto gli altri candidati, e aiutare i propri figli nessuno dei quali, apparentemente, si è ribellato a questa figura di bamboccione demente. E' vero che questo è il paese in cui il ministro dell'Università è andato a fare l'esame di avvocato procuratore in una procura nota per il suo lassismo, facendosene ovviamente complice, come una qualsiasi shampista di paese che per entrare in gara a Miss Italia non disdegna di andare a qualche cenetta. Ma insomma? Guido Martinotti guido.martinotti@unimib.it Il fenomeno denunciato dal preside Magistrelli che il prof Martinotti ci ricorda, è spaventoso. Bisognerebbe recriminare. Ma come rimproverare i trepidi genitori che scortano agli esami i loro bamboccioni, quando il ministro dell'Istruzione (e dell'Università) prese nel 2001 fittizia residenza a Reggio Calabria? Lei, bresciana, scese in quel Mezzogiorno dove oggi si è arrivati al punto di dettare il compito ai candidati, lentamente per di più, in modo che tutti possano seguire. Faccio notare, come argomento a margine, che la scandalosa anomalia è stata confermata anche negli ultimi esami di maturità. Gli allievi del nostro Sud risultano largamente sotto la media nelle indagini Ocse-Pisa sia in italiano sia in matematica. Gli stessi allievi hanno ottenuto invece risultati quasi stupefacenti, nelle prove di maturità. A richiesta posso fornire le cifre, sono eloquenti. E avvilenti. Sono in ogni caso un dato sul quale il ministro dell'Istruzione, per il bene della scuola, dovrebbe intervenire se non glielo impedisse la sua biografia. Fine della parentesi. Il dato segnalato dal preside di Medicina è spaventoso, dicevo. Mostra crudamente fino a che punto il "familismo amorale" che ci ha reso famosi nel mondo abbia inquinato la società, quanto ci sarebbe da fare per ricostruire un tessuto civile così lacerato. Se solo chi governa avesse l'energia, la voglia, la possibilità, la "faccia", per poterlo fare.

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Quanto ci piace l'apocalisse - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

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Commenti QUANTO CI PIACE L'APOCALISSE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Sono infatti loro che in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, stanno sottoponendo il pianeta all'accanimento epistemologico, vale a dire alla verifica del big bang. Secondo informazioni di primissima mano sappiamo che sulla terra che è scappata dalla terra mancherebbero soltanto i mutui e gli affitti da pagare, Bossi, Carfagna e Gelmini, i piatti da lavare, il mal di testa e le partite di calcio. E che il resto si vedrà. Di sicuro non ci può essere nuovo mondo senza fine del mondo. Anche gli Stati Uniti nacquero per scappare dalla guerra tra Cristo e antiCristo che in Europa annunziava appunto la fine del mondo. L'America fu il buco nero dei padri pellegrini, la rigenerazione dell'umanità. Comunque sia, voi che state leggendo questo articolo, per favore, non dimenticate il cielo. Ogni tanto alzate gli occhi per vedere se lassù, senza chiasso, il sole non si stia spegnendo o al contrario non si stia espandendo. Non è infatti detto che il big bang venga avvertito con un rumore, potrebbe trattarsi di uno scuotimento convulsivo silenzioso. E dunque la fine del mondo potrebbe anche essere piacevole, come un nirvana, un'interruzione di coscienza appena percettibile, un sogno. Se invece foste morti e non poteste leggerci, se domani non sarà insomma un altro giorno, ebbene allora sarebbe stata un'eutanasia o meglio una 'autanasia', non un suicidio per mettere fine alla sofferenza, ma un suicidio per gioco scientifico, per un'esplosione che non serve a nulla se non a provare un'ipotesi cosmologica. Non è la prima volta che viene annunziata la fine del mondo. Anzi, si può dire che la storia del mondo è piena di fini del mondo, ma certo questa sarebbe la prima fine del mondo tutta umana, una fine del mondo laica e secolare, senza sacre scritture, senza Dio e senza religioni, innescata in laboratorio, senza paradisi inferni e purgatori, senza giudizio universale in ordine alfabetico, ma anche senza l'angoscia delle processioni dell'ultimo giorno e delle utopie millenaristiche, senza esegesi bibliche o riscoperte di testi aramaici. Convinti che ci sia un rapporto stretto tra la scienza e le convinzioni più bizzarre, tra i miti e le scoperte scientifiche, tra, per esempio, l'eliocentrismo copernicano e l'eliocentrismo precristiano..., convinti insomma che l'oscurantismo sia alla base del sistema solare o, se volete, che il sistema solare legittimi i miti oscurantisti, siamo tutti qui ad aspettarla davvero questa fine del mondo da 'Large hadron collider' che un gruppo di scienziati ha messo in moto e che un altro gruppo di scienziati vanamente ha cercato di fermare. Entrambi sono ossessionati dalla fine e dal cominciamento, proprio come lo erano gli antichi movimenti spiritualistici e millenaristici. Gli scienziati insomma hanno sostituito l'atomo alla preghiera. Sono loro i nostri stregoni, credono nella fine del mondo un po' come Keplero che, grande scopritore dell'orba ellittica del pianeta, era, in realtà, un mistico del numero. Credeva nella perfetta geometria di Dio, descriveva i demoni e i mostri lunari ma proprio la sua passione oscurantista per la geometria gli fece prefigurare lo studio dei cristalli. Notò infatti che "ogni volta che smette di nevicare i primi fiocchi di neve prendono la forma di un asterisco a sei angoli. Perché non a cinque e neppure a sette angoli?". E si sa che Voltaire decapitava lumache e che Spallanzani passò la vita ad amputare rospi. E se il fisico Charles Wilson non fosse stato un fanatico delle nuvole al punto di cercare di fabbricarle in laboratorio mai avrebbe messo a punto, senza volerlo, quel sistema per trattenere le particelle elementari che gli fruttò il Nobel. Ecco: se non fossero fanatici della fine del mondo, "alla ricerca della particella di Dio" come ha appunto dichiarato James Gillies, il portavoce del Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra, i nostri scienziati non avrebbero creato l'appuntamento odierno con l'Apocalisse. "I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento è serio", ha affermato il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University. Insomma oggi 10 settembre 2008 abbiamo la prova finale che la scienza è il prodotto del suo contrario e che il progresso scientifico è fatto più di buio che di luce. Come sosteneva Leo Szilard, uno dei padri della bomba atomica, grande amico di Fermi e di Einstein. Nel 1963 Szilard abbandonò la scienza e cercò di convincere un miliardario americano a finanziare con trenta milioni di dollari all'anno una Fondazione per riunire i più grandi scienziati della Terra. Divisi in dieci comitati di dodici sapienti, essi avrebbero dovuto usare la scienza per fermare la scienza o quanto meno per ritardarla, ritardando così il ritorno delle tenebre e la nostra fine. E dunque, se l'anello gemello all'altro capo del buco nero fosse solo una balla, oggi nessuno di noi potrebbe testimoniare che il povero Szilard aveva ragione. Bang.

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Bipolarismo imperfetto - lucio iaccarino (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

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Pagina IX - Napoli BIPOLARISMO IMPERFETTO LUCIO IACCARINO D ue interpreti della scienza politica italiana come Ilvo Diamanti e Angelo Panebianco si sono confrontati durante l'ultimo convegno nazionale della Società italiana di Scienza politica, tenutosi a Pavia nei giorni scorsi. Fin dal titolo, Quo vadis Italia, la discussione ha tradito la sua vocazione a giocare sul filo della finzione, imponendo uno sforzo d'immaginazione sugli scenari futuri del nostro Paese, chiedendo ai relatori di azzardare previsioni. L'incontro tra i due pesi massimi, campioni in due federazioni differenti, a molti è parso combinato a tavolino, visto l'esito finale di una sostanziale parità. I relatori hanno onorato la sfida, oltre che come scienziati politici anche come opinion leader: molti ci hanno visto un confronto tra la Repubblica e il Corriere della sera. L'attitudine di Panebianco di tenersi al centro del quadrato lo ha spinto a prendere per primo l'iniziativa. I suoi tre montanti avevano tutta l'intenzione di mettere ko l'avversario, fin dalla prima ripresa. Sul tappeto sono invece finite le tre questioni che meglio rappresentano la perenne transizione in cui, da oltre tre lustri, si ritrova il nostro Paese. Riforma della Costituzione, legge elettorale e federalismo fiscale sono, infatti, gli ambiti in cui la progettazione istituzionale ha cercato di intervenire, seppure con risultati assolutamente parziali, se non proprio pasticciati. Panebianco non ha lasciato grandi spiragli di miglioramento, mostrando come questi processi di riforma si compiano in fretta e furia, con l'unico obiettivo di mediare tra gli interessi di partito. Certo la politologia potrebbe dare il suo contributo, e Panebianco prospetta questa possibilità qualora gli scienziati non si lascino più cooptare, come invece è accaduto alle ultime elezioni politiche nelle fila del Pd. A dispetto della qualità delle riforme, dunque, pare che queste si compieranno comunque, prescindendo dall'interesse generale e più probabilmente a vantaggio della parte dominante. Più agile e meno prevedibile è stata la performance di Diamanti che ha confermato i presupposti previsionali di Panebianco, dimostrando, a sua volta, quanto la comprensione del futuro sia decisamente orientata verso la riproposizione del passato. In primo luogo, rispetto al funzionamento del nostro sistema politico che ripercorre le stesse disfunzioni di quello che Giorgio Galli chiamava "bipartitismo imperfetto". La formula, coniata per la prima Repubblica, stressava la mancanza di alternanza, pur in presenza di due grandi partiti di massa, con un partito comunista impossibilitato a guidare maggioranze di governo nazionale a causa di quello che Alberto Ronchey chiamò fattore k, ovvero della sua vicinanza ideologica al comunismo sovietico. La nuova dinamica, pur presentando un rapporto maggioranza-opposizione altrettanto bloccato dal fattore B (dal Berlusconi che tiene in vita l'anticomunismo, proiettandolo come stigma mediatico sull'opposizione), va riletta in termini coalizionali, più agevolmente definita da Diamanti come "bipolarismo imperfetto". Nel primo caso i partiti si polarizzavano mentre nel secondo sembrano volersi partitizzare i poli. Al di là del verdetto finale, sul taccuino personale di molti convenuti l'incontro pare se lo sia aggiudicato Diamanti ai punti, grazie agli argomenti apportati nel secondo round. Infatti, il ritorno al passato non è solo una questione di dinamica sistemica, quanto, piuttosto, la riproposizione di una geografia elettorale troppo coincidente con la distribuzione del voto alla maniera della prima Repubblica, per non sottolinearne la portata. La Lega è forte nelle stesse province in cui era forte la Dc nel 1948 e, pur essendo numericamente meno grande rispetto al 1996, il leghismo è decisamente dominante in termini di scelte politiche. Se la zona bianca si ripresenta cambiando colori, le zone rosse del Centro (Emilia, Toscana, Umbria e Marche) ripropongono la stessa continuità comunista con un problema in più, visto che il Pd non è solo l'erede della tradizione rossa ma anche di una parte di quella democristiana. Il Pdl si radica nelle aree del pentapartito (e dei partiti laici minori) con una geografia fortemente coincidente con quella dagli anni Settanta in poi. Il Mezzogiorno, a eccezione della stabilità siciliana, stenta a mostrarsi come voto sub-culturale e all'appartenenza ideologica si sovrappongono, ancora troppo di frequente, le strutture clientelari. Lo scenario appare dunque ricco di incertezze per il centrosinistra e decisamente profittevole per il centrodestra. L'invito finale di Diamanti è di diffidare dai partiti privi di identità e organizzazione. Senza questi presupposti, si tratta di pezzi della classe dirigente che si affrontano per mantenersi al potere o di partiti personali come ama chiamarli Mauro Calise. A sinistra la tradizione partitica resta confinata nella tradizione comunista, tanto che Panebianco prospetta una ricomposizione massimalista riferendosi plausibilmente a Di Pietro. Il polo di destra è invece più ricco sia in termini d'identità sia di organizzazione, basti pensare alla Lega o ad Alleanza nazionale, sebbene Forza Italia eserciti una forza che indebolisce il rapporto tra partiti e territorio. Ed è questo l'unico spiraglio per recuperare sulla nefasta tendenza del Pd, il cui futuro appare troppo difficile per non affacciarsi al territorio, come ultima frontiera, sempre che sia in grado di aprirsi ai gruppi di pressione locali. E sarebbe il caso di aggiungere che mentre al Nord il territorio significa centralità degli amministratori e degli interessi locali, a dispetto di quelli romani, al Sud l'attrazione centripeta è l'unica strada per non esporre il Pd all'implosione.

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Così ci si ghettizza ancora ma gesù sarebbe con loro - don paolo farinella (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

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Pagina III - Genova L'opinione Così ci si ghettizza ancora ma Gesù sarebbe con loro DON PAOLO FARINELLA DA OGGI inizio una collaborazione settimanale con Repubblica che già in passato ha dato spazio a miei interventi sia in campo religioso che civile e politico. La mia competenza riguarda l'ambito religioso (biblico in specie), nell'accezione più ampia, in cui sono quotidianamente impegnato, ma in prospettiva non clericale e quindi laica. SEGUE A PAGINA XI.

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Gay pride, l'atto di fede del pd - raffaele niri (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina V - Genova Gay Pride, l'atto di fede del Pd Dopo la partenza in ordine sparso, passa la linea unica. Quella di Bagnasco La Destra non si allinea con il cardinale e si scatena. E Bernabò Brea ribattezza il sindaco "Arcymarta" Repetto "rettifica" la sua posizione contraria. "Se la manifestazione sarà rispettosa ed educata non mi opporrò" Gustavino sposa la linea della Curia ma mantiene qualche perplessità: "Ostentare con violenza la diversità non è furbo" RAFFAELE NIRI Volendo, è l'ammucchiata-day. Se lunedì è stato il giorno delle parole in libertà, ieri tutti sono tornati disciplinatamente ai loro posti: i vescovi a fare i vescovi, i democratici a fare i democratici, tutti ad ammucchiarsi al centro. Volendo, siamo al "Facite Ammuina" della Real Marina del Regno delle Due Sicilie: "Tutti chilli che stanno a prora vann'a poppa e chilli che stann'a poppa vann'a prora: chilli che stanno abbascio vann'ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann'bascio". La notizia: dopo una giornata di sbandamento, il Partito Democratico si rappattuma attorno al concetto espresso, 24 ore prima, dal segretario Mario Tullo. In sintesi: "Genova è una città dalle grandi tradizioni democratiche: abbiamo accolto gli alpini, abbiamo accolto il Papa, possiamo bene accogliere i gay". Punto. Riassunto della puntata precedente: all'annuncio del movimento omosessuale che il gay Pride, tra dieci-mesi-dieci, sarà a Genova, la classe politica e religiosa sembra tarantolata. Si distinguono, in particolare, due posizioni: quella di Sua Eminenza il cardinale Angelo Bagnasco e quella del presidente della Provincia Sandro Repetto, entrambi cattolici. Dal primo ci si attenderebbero tuoni e fulmini contro il Pride e invece ricorda pacatamente - dalla Terra Santa dove sta accompagnando i pellegrini genovesi - che "l'hanno fatto nel 2000, a Roma, durante il Giubileo: se c'è rispetto reciproco, nessun problema". Nessun placet (del resto tecnicamente impossibile) ma, soprattutto, nessuna condanna. Dal secondo - che in passato come presidente della Provincia ha patrocinato le iniziative dedicate a combattere i pregiudizi sull'omofobia - ti aspetteresti una sincera disponibilità. E invece tuona: "Non è attraverso questo tipo di iniziative che si possono ottenere rispetto e attenzione, alimentando polemiche e disapprovazione generali". Aggiungeteci il consueto sbracamento della destra quando si parla di gay e diritti (uno per tutti: Bernabò Brea che battezza la Vincenzi "Arcymarta") e capirete perché i giornali, ieri, sembravano impazziti: "Il Pd frena sul Gay Pride", "Bagnasco scavalca il Pd sui gay" e avanti così. Ieri la puntualizzazione di Repetto: "Sono sempre stato favorevole alla libertà d'espressione e alle grandi manifestazioni di piazza, cui io per primo ho partecipato. Non mi sono dichiarato contrario alla legittima difesa di valori fondamentali come quelli della parità, della laicità e della tutela dei diritti umani di ogni cittadino, né mi piace essere frainteso sulla questione dell'omosessualità. Ovviamente, se l'iniziativa dovesse garantire uno svolgimento sì vivace e ludico ma anche rispettoso ed educato nei confronti di tutti, non sarò certo io a oppormi". E allora, presidente, cosa c'è che non va? "Quello che discuto è il modo e il buon gusto, perché resto convinto che il Gay Pride, almeno per la percezione che ne abbiamo ricevuto fino ad oggi, rischi di essere una manifestazione provocatoria in modo offensivo, e dubito fortemente che questo possa essere utile alla giusta causa di chi manifesta. Inoltre, qualora dovessero effettivamente organizzarlo nel giorno del Corpus Domini, lo troverei una mancanza di sensibilità e di rispetto". Senatore Gustavino, lei rappresenta l'ala più vicina alla Chiesa del Pd genovese. Che fa, aderisce o sabota? "Non potrei mai essere contrario a qualcuno che sfila per le proprie ragioni. E' una questione di semplice democrazia: mi batterò fino alla fine della mia vita perché un'altra persona abbia diritto a spiegare, pacificamente le proprie ragioni". D'accordo: ma? "Due anni fa ero a Bologna, per un congresso di ginecologi: uscimmo per strada, noi ginecologi, e dall'altra parte arrivò il corteo dei gay". Scontro? Conflitto di competenze? "Guardi, io sono una persona civile, un sincero democratico: ma quell'esibizionismo gridato, quello sbattere in faccia con violenza la propria diversità a me non sembra furbo. Ripeto: diritto assoluto a manifestare le proprie idee, ma anche convinzione che aggredire l'interlocutore sia un profondo autogol". Ministro (ombra) Pinotti, anche lei viene dal mondo cattolico. Anche lei distingue? "Io sono completamente d'accordo con le considerazioni del mio segretario, Mario Tullo. Nel Pd ci possono essere sfumature diverse in base a sensibilità diverse, ma alla fine mi sembra che la posizione sia una e una sola: questa è una città democratica, sfilare e manifestare le proprie idee è garantito dalla Costituzione, ci mancherebbe altro che qualcuno di noi fosse contrario al Gay Pride". Ma, da cattolica e se ci fossero contemporaneamente la processione del Corpus Domini e il corteo gay, lei con chi sfilerebbe? "Nella mia vita da credente sono andata a parecchie processioni, ma da quando ho responsabilità politiche lo evito: trovo fastidioso chi ostenta la propria religiosità, il politico che va ad una processione religiosa". Segretario Rasetto, come si sente a guidare questo Pd che litiga su tutto, anche sul Gay Pride? "Ma io, veramente, tutte queste divisioni non riesco proprio a vederle. Vedremo i tempi, vedremo i modi, ma comunque ci sono dei cittadini che vogliono sfilare per manifestare i propri diritti e il Partito Democratico, naturalmente, sta dalla loro parte. E in una città civile come Genova, mi sembra chiaro, questo sostegno è ancora più naturale". Lorenzo Basso, lei è appena entrato in Regione per il Pd e viene dal mondo cattolico: tendenza Bagnasco o tendenza Repetto? "Ritengo che manifestare non sia solo un diritto ma anche una delle forme più civili per un gruppo o una comunità per far sentire quello in cui crede. Ma bisogna sempre rispettare il pensiero degli altri: credo che gli eccessi siano controproducenti perché ledono la sensibilità altrui e sarebbe interesse per il mondo gay spiegare pacatamente le proprie ragioni". Bagnasco ha fatto un'apertura... "Bagnasco ha dimostrato più di una volta intelligenza e sensibilità sui problemi della società, una buona lettura dei fatti. Penso alla moschea, ad esempio. Ma, francamente, cosa c'è da stupirsi se il vescovo di Genova è favorevole all'applicazione della Costituzione?".

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Così padre pio spiegò le stimmate al vaticano - (segue dalla prima pagina) mario diliberto (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

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Pagina IX - Bari Pubblicati i dialoghi riservati con l'inviato del Sant'Uffizio Così padre Pio spiegò le stimmate al Vaticano Poi confessò le apparizioni del maligno e le visioni di Gesù e della Madonna (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) MARIO DILIBERTO (segue dalla prima di cronaca) "Padre Pio sotto inchiesta, autobiografia segreta", edito da Ares, sarà in libreria da questa mattina (un servizio sul libro è pubblicato dal settimanale "Oggi"). "Sino ad ora ? spiega Don Francesco Castelli - si pensava che l'unica fonte di conoscenza autobiografica di Padre Pio fossero le lettere che il frate scrisse al suo padre spirituale". Lettere accorate in cui il frate di Pietrelcina confidava di sentirsi un "Mistero per se stesso". "Invece adesso ? continua il sacerdote tarantino - abbiamo le deposizioni in cui il frate descrive in maniera accorata l'apparizione delle stimmate, ma anche ogni momento della sua giornata, svelando aspetti assolutamente inediti della sua vita". Quell'inchiesta del Sant'Uffizio venne innescata dai tanti dubbi sollevati sul conto del frate, la cui fama si diffuse rapidamente in tutto il Paese. I sospetti provenivano anche da pulpiti importanti come quello di padre Agostino Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica. Fu lui a bollare le stimmate del Cappuccino come frutto di suggestione. L'autorevole parere mise in moto l'Inquisizione. "Su Padre Pio ? dice don Francesco Castelli - venne aperta un'inchiesta esigente, analizzando ogni aspetto della sua vita anche attraverso la testimonianza degli altri frati. Ne viene fuori un racconto puntuale ma anche un quadro dell'inquisizione fatto di comprensione e giustizia, che sfata il mito negativo del Sant'Uffizio". Le sei deposizioni, quindi, regalano frammenti dell'esistenza di Padre Pio e fasi di grande emozione di quell'indagine. Come il momento in cui l'inquisitore pretese di esaminare le stimmate, delle quali riporta una descrizione originale. Nel suo rapporto, in gergo denominato "Voto", riferirà che l'unica ipotesi meritevole di accoglimento è quella della natura divina delle ferite. Dalle quali, incomprensibilmente, si diffonde un intenso profumo di viole. Indugia anche su una stimmata che cambia continuamente di forma. Particolarità che contribuisce ad escludere in maniera categorica l'accusa di lacerazioni prodotte artificialmente. Rispondendo alle domande del vescovo, poi, Padre Pio confessa le apparizioni del maligno e le visioni di Gesù, della Madonna e di San Francesco, oltre ad alcuni episodi di bilocazione. Testimonianze di valore eccezionale che vanno a braccetto con aspetti della vita di tutti i giorni, per certi versi insospettabili.

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La sorpresa corre sul web il papa chatta con i fedeli - jaime d'alessandro (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 10-09-2008)

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Ratzinger ha partecipato a un forum con il nickname "Bxvi" La sorpresa corre sul web il Papa chatta con i fedeli Breve visita del Santo Padre in uno spazio digitale, il social network cattolico Xt3.com JAIME D'ALESSANDRO ROMA - è apparso con lo pseudonimo di Bxvi, come uno dei tanti che frequentano su Internet i forum di discussione. Ma dietro quel nickname si celava nientemeno che Joseph Alois Ratzinger, Papa Benedetto XVI. La sua prima visita in uno spazio digitale, nel caso specifico il social network cattolico Xt3.com, è avvenuta lunedì scorso a chiusura delle celebrazioni per la Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Sydney in luglio. Stando al resoconto, pubblicato dall'Osservatore Romano, il Papa non avrebbe chattato in senso stretto. Si sarebbe limitato invece a scrivere ai 35 mila membri del social network provenienti da 194 Paesi, due brevi messaggi in inglese. "Cinquanta giorni fa - ha raccontato Bxvi sul forum - celebravamo insieme la messa. Oggi vi saluto nel giorno della nascita di Maria, madre della Chiesa. Fortificati dallo spirito e coraggiosi come Maria, il vostro pellegrinaggio di fede riempie di vita la Chiesa". A seguire una preghiera: "Presto - ha detto il Papa riferendosi alla sua prossima visita a Parigi e a Lourdes dal 12 al 15 settembre - mi recherò in Francia. Chiedo a tutti voi di unirvi alle mie preghiere per i giovani francesi. Che la speranza ci rinnovi tutti". Inutile dire che in pochi minuti il forum di Xt3.com si è riempito di messaggi di risposta. Possibile che questa breve intrusione sul web sia solo una delle tante che il Papa ha intenzione di compiere. Del resto la tecnologia, come ricorda lo stesso quotidiano del Vaticano, viene usata dalla Chiesa sempre più spesso. Durante le giornate di Sydney, solo per fare un esempio, erano giunti sui cellulari dei partecipanti sms del magistero papale. Presto quindi Bxvi potrebbe tornare a parlare ancora agli internauti, così come fanno da anni figure di primo piano del mondo della politica. Da Tony Blair, fra i primi a dialogare nel 2006 con i suoi elettori attraverso un noto programma di messaggi istantanei, fino a Barack Obama che ha fatto del suo sito una della armi principali nella campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti.

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Cattolici, la politica riparte dalla <scuola> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-09-10 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il dibattito Un nuovo ciclo di lezioni dopo l'esperienza voluta dal cardinale Martini negli anni Novanta Cattolici, la politica riparte dalla "scuola" Mattioli: utile il richiamo del Papa. Duilio: vincere l'avversione al Palazzo In principio fu "Farsi prossimo" e, vent'anni dopo, si riparte. Papa Benedetto XVI invoca la nascita di una nuova classe dirigente politica e la diocesi milanese è pronta a bissare l'esperienza che negli anni '90 aveva coinvolto tremila giovani cattolici: molti di loro si sono poi avviati ad una carriera amministrativa, alcuni hanno avuto importanti incarichi in città e al Parlamento. Il convegno del novembre 1986 di Assago, fortemente voluto dall'allora cardinale Carlo Maria Martini, fu l'occasione per un rilancio dell'esperienza dei cattolici nella società e in politica. "Una voglia di studiare politica a livello di massa", spiegava allora don Roberto Busti, braccio destro di Martini oggi vescovo a Mantova. La prima occasione in Italia, anche se a Palermo padre Bartolomeo Sorge, gesuita come Martini, già parlava di politica all'istituto Pedro Arrupe. Una rivoluzione, comunque. Lino Duilio, oggi onorevole del Pd, allora presidente del Centro Sociale Ambrosiano che aveva dato il via all'iniziativa ricorda in particolare la relazione di monsignor Attilio Nicora, sulla Carità politica: "Scosso quell'albero, abbiamo raccolto molti frutti. Negli anni, mi è capitato spesso di incontrare sindaci, assessori o sindacalisti di molti paesi della provincia che avevano incontrato la politica frequentando i corsi". Corsi, biennali, che erano stati organizzati in tutto il decanato reclamizzati con lo slogan "Puoi fare politica davvero ". "L'idea di fondo - insiste Duilio - era di vincere l'avversione che si era andata diffondendo nei confronti della politica e di convincere i cattolici ad uscire dal guscio e spendersi in prima persona. A furia di andarlo a ripetere in giro, alla fine decisi di fare io stesso il salto e nel '93 inizia la mia carriera politica". Fra i relatori di quei corsi spiccavano altri personaggi che poi avrebbero battuto il palcoscenico della politica: dall'allora presidente di Azione Cattolica, Franco Monaco, al leader nazionale delle Acli, Giovanni Bianchi, oggi segretario milanese del pd, fino al consigliere comunale Giovanni Colombo, passato dalle esperienze della Rete a quella, attuale, del Pd. Fra i giovani che, conclusi i corsi, misero faccia e nome in una lista di partito c'è anche l'attuale vicepresidente della Provincia, Alberto Mattioli, che ricorda una delle principali lezioni apprese: "Dobbiamo sentire la responsabilità di proporre il nostro punto di vista in tutti i campi e per tutti i temi. Non dobbiamo essere un'appendice utile ai fini elettorali ma protagonisti culturali e politici, aperti e dialoganti". Giovanni Colombo offre uno spunto di riflessione critica: "Con i corsi, abbiamo dato idee e motivazioni a tanti giovani che però si sono scontrati con realtà di partito impermeabili e i più, alla fine, sono andati a fare famiglia e occuparsi del loro lavoro. Ancora oggi serve un soggetto politico più aperto e innovativo e una minoranza da choc che sappia accendere la miccia della rivoluzione ". E Mattioli concorda sul fatto che "il richiamo del Papa è utile perché serve una nuova stagione, più al passo con i mutamenti della società". "Anche in Parlamento - ammette Duilio - a volte ci si rende conto che manca un'alimentazione che risponda al depauperamento politico ". Milano, ancora una volta, si muove. Il nuovo corso di formazione politica, che parte il 3 ottobre, è intitolato "date a Cesare quel che è di Cesare" ed è rivolto a giovani fra i 18 e i 30 anni: "Si vorrebbe poter far crescere in loro - spiega monsignor Eros Monti - la disponibilità a servire in modo sempre più qualificato, tramite il rispettivo impegno professionale, sociale e politico, il bene degli altri, di molti altri". Il Bene comune, insomma. Cardinale Carlo Maria Martini Elisabetta Soglio.

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I cattolici tornano a scuola di politica dopo vent'anni (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-10 num: - pag: 1 autore: di ELISABETTA SOGLIO categoria: REDAZIONALE Via il 3 ottobre IL RICHIAMO DEL PAPA E L'ESPERIENZA DI MARTINI I cattolici tornano a scuola di politica dopo vent'anni Papa Benedetto XVI invoca la nascita di una nuova classe politica e la diocesi milanese è pronta a bissare l'esperienza, voluta dal cardinale Martini (nella foto) che negli anni '90 aveva coinvolto tremila giovani cattolici, molti avviati alla politica. A PAGINA 2.

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N essuno (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 10-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-09-10 num: - pag: 40 categoria: REDAZIONALE Indice RISCOPERTE ISIDORO DA CHIARI Cattolici e protestanti, l'utopia della concordia N essuno pretende, sia chiaro, di deridere spocchiosamente le leggi del mercato librario, che gestisce la sua impotenza davanti al sogno di fare vulnerabile alla moda un lettore tout court. Ma se qualcuno, in barba a quelle regole volesse cimentarsi con un libro specialistico, che edita un'opera latina del 1538 con una ottima traduzione a fronte, gli si potrebbe consigliare questa esortazione alla concordia di Taddeo Cucchi, in religione Isidoro da Chiari, che Marco Cavarzere presenta per la prima volta con l'attenzione che merita (la prefazione è di Adriano Prosperi). L'autore di questa Adhortatio, infatti, pensa di poter ricomporre la frattura che sta separando cattolici e protestanti con il dialogo: dà credito alle istanze dei riformatori, allude al pericolo rappresentato per tutti da MÜntzer, ammette che c'è una voce dello Spirito nelle aspirazioni luterane, cerca vie mediane con una mitezza che aveva cittadinanza nella Roma del Farnese. Segno di una utopia erasmiana, perduta nel cozzo delle radicalità del primo Cinquecento? Illusioni di un benedettino, cresciuto nella pingue quiete del monastero, che non capisce che quella lacerazione non si ricomporrà così? Astuzie di uno che da vescovo non disdegna le dottrine mistiche e visionarie di un suo famoso e condannato confratello? Tutte queste cose insieme, probabilmente: ma anche la testimonianza che solo e tutte le nostalgie di unità, per quanto fuori tempo e apparentemente perdute, percorrono i tempi e trovano modo di riapparire, per far sperare alla chiesa la fine del lutto che non è la sua divisione, ma la resa davanti ad essa. ISIDORO DA CHIARI Adhortatio ad concordiam EDIZIONI DI STORIA E LETTERATURA PP. 110, € 25 Alberto Melloni.

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Così fa politica la chiesa napoletana - marco lombardi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina X - Napoli COSì FA POLITICA LA CHIESA NAPOLETANA MARCO LOMBARDI indaco e cardinale sulla gru a piazza del Gesù, per baciare teche con relative icone; in tandem nel Duomo, aspettando il miracolo di San Gennaro; uno accanto all'altro, dovunque le telecamere immortalassero lo strano fenomeno di una capitale che si raccontava stagioni neorinascimentali, mentre anticipava un curioso medioevo ammodernato, nel quale, invece, la fede anticipa o prevarica la ragione. Alla faccia dei Giannone e della grande tradizione anticuriale, che nel Settecento qui originò e si tonificò. Lo scaltro laico Bassolino si rese conto che la religione rimaneva quel poderoso e duttile strumento di governo, indispensabile per cementare le molte, contraddittorie anime di un popolo al quale non rimanevano più, letteralmente, santi a cui votarsi, dopo la catastrofe morale ed economica della prima repubblica. Dalle parti dell'arcivescovato, c'era il desiderio di una collaborazione paritetica che rimarginasse le ferite simboliche del 1799, quando le truppe sanfediste tagliarono teste e sogni rivoluzionari. O, più prosaicamente, l'intelligenza tattica di coadiuvare un leader scelto e osannato dagli elettori, offrendogli quanto la vecchia generazione democristiana aveva continuamente rifiutato: una sorta d'investitura permanente. A cementarne le sorti, l'idea, attualissima, della tutela perenne su di una cittadinanza ovviamente immatura, incapace di riflettere e agire da sola. Alla Chiesa napoletana è andata di lusso, da questo punto di vista, ché le classiche agenzie formative, partiti in primis, stavano intanto sbaraccando. Essa ha messo in campo, inoltre, una squadra per molti versi straordinaria, operando non soltanto al vertice, bensì sul terreno minato, eppure fertilissimo di consensi reali e mediatici, della solidarietà e della lotta alla macro e alla microsolidarietà. Ai laici, o come altrimenti si vogliano chiamare, un po' meno. Ma stanno sicuramente meglio, giurateci, di quei credenti che, nelle palesi intenzioni dei loro pastori, dovrebbero appunto limitarsi a sbatacchiare l'albero, per raccoglierne copiosissimi frutti. Qualcuno, per caso, sa fornire i nomi di esponenti cattolici napoletani, di centrodestra o di centrosinistra, sul cui futuro, magari nazionale, scommettere? Qualche intellettuale - scrittore, filosofo - che si sforzi di elaborare concetti cattolici partecipabili al di fuori di sacrestie, oratori o cenacoli privatissimi? Eppure, Napoli ospita una Facoltà Teologica tra le prime in Europa; annoverava un eccezionale studioso, don Bruno Forte, oggi a Chieti, e una agguerrita, utilissima rivista, " Il Tetto". Non se ne sente neppure l'eco. Ce ne sarebbe bisogno come il pane, ritengo. Con tutto il rispetto, sindaci e cardinali passano, uguali anche per questo.

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"pride e corpus domini incompatibili" - stefano origone (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

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Pagina XVII - Genova La polemica Il prefetto Cancellieri: lo stesso giorno non si possono fare, si rischiano problemi di ordine pubblico "Pride e Corpus Domini incompatibili" Dura replica dell'Arcigay: "Non tocca a lei dare queste valutazioni" STEFANO ORIGONE (segue dalla prima di cronaca) A parte questo, entrambe le manifestazioni hanno gli stessi diritti e faremo di tutto perché possano svolgersi". Il sindaco fa una proposta. "Non per un motivo particolare, ma anticiperei la processione. Poi, dopo qualche giorno, darei il via libera al Gay Pride nazionale". Insomma, due manifestazioni che sono un po' come il diavolo e l'acquasanta? Il prefetto sorride. "In questi casi mi appello alla reciproca tolleranza - aggiunge il prefetto riferendosi al senso sociologico del termine - , ma non possiamo rischiare di avere gravi problemi di sicurezza. Per fortuna abbiamo molto tempo per ragionare e arriveremo sicuramente a una soluzione che accontenterà tutti. Liberissimi i due eventi, ma direi con tutte le tutele". Immediata la replica di Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. "Con tutto il rispetto per l'alta funzione del prefetto Anna Maria Cancellieri, dichiarare che il Pride nazionale sia incompatibile con la processione del Corpus Domini, ci sembra esuli dal suo ruolo, a meno che ella pensi che la presenza di migliaia di persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) in città, nel giorno in cui i cattolici ostentano l'ostia sacra, sia un problema di ordine pubblico. Noi offriamo piena disponibilità al confronto, con la premessa che vale su tutto la Costituzione e non le opinioni di pur importanti rappresentanti locali del governo centrale". Le polemiche non si fermano, soprattutto dopo che il sindaco ha annunciato che vorrebbe partecipare alla manifestazione. "Se il sindaco dovesse partecipare al Gay pride - dice il capogruppo regionale di An, Gianni Plinio - magari con la fascia tricolore, vorrebbe dire che il Comune ha toccato davvero il fondo. E al presidente Repetto e ai cattolici democratici che hanno rettificato la loro contrarietà dico che sono degli ipocriti". "Ciò che ci preoccupa - fanno sapere i consiglieri regionale e comunale di Forza Italia, Matteo Rosso e Stefano Balleari - è sapere quali costi economici avrà il Comune per la realizzazione della manifestazione". Il consigliere comunale azzurro, Matteo Campora parla di Family pride. "Il pericolo vero non è il Gay Pride - dice Campora - ma che non si parli dei problemi della città. Se proprio vogliamo dibattere, allora parliamo di rifiuti, sicurezza, degrado delle periferie e di un sostegno alla famiglia". A Forza Italia fa eco la Lega nord. "Non si trovano i soldi per aiutare le giovani mamme per la carenza di posti negli asili - dice Edoardo Rixi, segretario provinciale del Carroccio - , ma si spendono per la Notte Bianca e il Gay Pride". E lancia una provocazione. Organizzare la manifestazione con la collaborazione della comunità musulmana. "Visto che quelli che vogliono il Gay pride sono gli stessi che manifestano a favore delle moschee - conclude Rixi - perché non si ospitano i partecipanti nelle quattro moschee in città?".

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Il cattolico fustigatore dei poteri forti - valerio varesi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina VII - Bologna Il cattolico fustigatore dei poteri forti Ardigò, un intellettuale che ha attraversato due secoli. Da Dossetti al Cup VALERIO VARESI (segue dalla prima di cronaca) Ardigò era nato per caso in Friuli nel '21, ma era emiliano in toto. Da sempre vicino al mondo cattolico, si conquistò una fisionomia culturale e politica negli anni della Resistenza a cui partecipò con grande coraggio. Fu dentro la redazione de "La punta", il giornale clandestino dei partigiani bolognesi, che cominciò a muovere i primi passi. L'ex vice sindaco Luigi Pedrazzi ricorda con grande ammirazione la sua cronaca dell'eccidio di Marzabotto che raccontò ai bolognesi quello che accadde realmente a monte Sole al contrario della stampa di regime che minimizzava e addirittura parlava di calunnie contro le truppe germaniche. "Credo che sia rimasta tuttora la miglior rappresentazione del massacro" confessa Pedrazzi. Il quale ricorda anche un Ardigò uscito dall'esperienza della Resistenza rafforzato e sicuro di sé. "Nemmeno la menomazione fisica, che pur l'aveva fatto tanto soffrire, lo toccava più - continua Pedrazzi - anche se la gente che lo sentiva parlare dal palco accanto a Salizzoni o a Elkan diceva 'quel pinen lì com'è bravo' scambiandolo per un bimbo". Dopo quel battesimo del fuoco, Ardigò si dedica alla politica a tempo pieno accanto da Giuseppe Dossetti. Nel '56 collabora attivamente alla stesura del "libro bianco", programma elettorale dell'opposizione cattolica contro Giuseppe Dozza. Sarà la prima delle splendide sconfitte di un uomo controcorrente. E quando, nel '58 Dossetti lascia la politica per dedicarsi al convento, Ardigò prosegue il cammino in Consiglio comunale dedicandosi in parallelo agli studi che culmineranno nella fondazione della cattedra di sociologia del nostro ateneo. Tra il '56 e gli anni '70, è uno dei protagonisti della politica cittadina. Ma già il '77 lo vede estraneo, spettatore intelligente e critico dal suo studio all'Alma mater. Giancarlo Tesini, ex parlamentare Dc, ricorda gli anni a palazzo d'Accursio e nel partito vissuti sempre ostinatamente controcorrente. "Al congresso de la Pergola, a Firenze, negli anni '60, quello della spaccatura tra Moro e Fanfani, ci vide riottosi a questi schieramenti, cosicché nell'assemblea nazionale inventammo 'l'indipendente di centro sinistra'". Erano anni anche di grande divertimento. "Achille era un uomo allegro e di grande verve ironica" rammenta Tesini. Da sempre provò a rinnovare il partito. L'ultimo suo tentativo, l'ultima splendida, donchisciottesca, battaglia, è dei primi anni '80 con la Dc guidata da Flaminio Piccoli. La scommessa era portare dentro il partito aria nuova con l'esperimento che passò sotto la denominazione di "assemblea degli esterni". La formula era un terzo in rappresentanza degli iscritti, un terzo in rappresentanza degli eletti e un terzo in rappresentanza della società. Anche questa volta Ardigò fu un profeta inascoltato. Gli diede ragione, dieci anni dopo, la storia con in tornado di tangentopoli. Dal '94 la battaglia si spostò nella pubblica amministrazione e nella sanità coi sette anni da commissario al "Rizzoli". Almeno lì poté in parte intaccare i "poteri forti" della città, la sua missione di sempre. "Senza di lui e le sue intuizioni a partire dagli anni '70, non avremmo mai avuto il cup" ricorda l'attuale direttore della struttura Mauro Moruzzi. Tanti i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Ardigò (i cui funerali si terranno venerdì alle 10 nella parrocchia di San Giuseppe di via Bellinzona), a partire da quello di Romano Prodi. "Lo ricordo non come un accademico distaccato, ma come un appassionato partecipante e anticipatore dei problemi della società e della politica" spiega. "Di una politica che Ardigò cercava di interpretare in una visione di lungo periodo". Anche Alessandro Alberani, segretario della Cisl cittadina, lo ricorda con grande affetto: "è stato il mio maestro e professore all'università. Abbiamo combattuto la battaglia della sanità pubblica e credo sia un pezzo della nostra storia sindacale". Angelo Rambaldi, che gli fu al fianco al "Rizzoli" rammenta di lui la figura "di scienziato e profeta". Un "profeta a volte inascoltato, ma che aveva ragione". Stasera all'Istituto di Scienze religiose di via San Vitale il sociologo sarà ricordato da Alberto Melloni in occasione della presentazione di "Cronache sociali", la rivista fondata da Dossetti nella cui redazione lavorò lo studioso. E il presidente del circolo Acli San Giovanni in Monte Enrico Morganti cita gli appuntamenti mensili con Ardigò del gruppo di studio sulla dottrina sociale della Chiesa e la mistica dalle suore missionarie del Sacro Cuore in via Guidotti. "Lui partecipava sempre entusiasta" spiega Morganti.

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Padre sorge garantisce "sarà già stata perdonata" - orazio la rocca (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Laicita'

"Noi cristiani andiamo incontro a offese, lo sappiamo da sempre" "Noi cristiani andiamo incontro a offese, lo sappiamo da sempre" Padre Sorge garantisce "Sarà già stata perdonata" Padre Sorge garantisce "Sarà già stata perdonata" Se i giudici ritengono violata una legge, agiscano. Ma come credente non posso capire un'iniziativa del genere ORAZIO LA ROCCA ROMA - "Come cristiano è una iniziativa che non posso capire e, tantomeno, accettare nemmeno in minima parte, perché le offese e le ingiurie fanno parte delle eventualità a cui noi cristiani andiamo incontro e che dobbiamo sempre essere pronti a perdonare. E sono certo che proprio per questo il Papa ha già perdonato quelle gratuite offese di piazza Navona. Altra cosa è il corso della giustizia e l'operato dei giudici che intervengono se ritengono che una legge sia stata violata. Non tocca a me giudicarli". L'"iniziativa" di cui parla il gesuita padre Bartolomeo Sorge - direttore del mensile Aggiornamenti sociali ed ex direttore dello storico quindicinale Civiltà Cattolica - è la richiesta della Procura di Roma al ministro della Giustizia di avviare un procedimento a carico di Sabina Guzzanti per le invettive anti-papali dell'8 luglio. Richiesta che il gesuita dice di non comprendere "come cristiano". Padre Sorge, secondo lei dunque la Procura di Roma avrebbe avviato un provvedimento poco opportuno. "E' bene non fare confusione. In questa vicenda bisogna distinguere l'aspetto giudiziario da quello cristiano. Sono due analisi che hanno un loro percorso indipendente e sulle quali occorre ragionare serenamente". Anche se all'interno di un intervento satirico, il Papa è stato tuttavia preso di mira con espressioni molto pesanti e, secondo molti, offensive. Non crede? "Io, come cristiano, non entro nel merito giudiziario. So che devo tenere in conto offese, attacchi, insulti, persino la perdita della vita come, purtroppo, succede ancora oggi. Ce lo ha insegnato Gesù, lo hanno predicato gli apostoli, i martiri, i santi. Il cristiano sa che proprio per la sua testimonianza può andare incontro ad episodi spiacevoli. Ma deve essere sempre pronto a perdonare, come sono certo ha già fatto il Santo Padre per le offese di piazza Navona". E' l'applicazione pratica dell'evangelico "porgi l'altra guancia". "Sì, è il Vangelo che ci porta al perdono, alla fratellanza, anche se a volte non si è capiti. Ma è stato proprio Gesù ad insegnare ai suoi discepoli a guardarsi da quelli che parleranno solo bene di loro". I magistrati però non applicano il Vangelo, ma l'ordinamento giudiziario. Farebbe bene secondo lei il ministro della Giustizia ad autorizzarli ad indagare su Sabina Guzzanti? "Se i giudici ritengono che la legge sia stata violata, dovranno loro in coscienza decidere cosa fare. Ma non tocca a me giudicare le loro scelte, perché come cristiano non posso capire un provvedimento legato ai fatti di piazza Navona. La Chiesa non ha rancori per nessuno. E il Santo Padre è il primo a saperlo".

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Dico, il giornale dei vescovi attacca il ministro cattolico - giovanna casadio (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Dico, il giornale dei vescovi attacca il ministro cattolico Rotondi: "Vorrei chiedere il parere del Papa" "Porteremo il testo in parlamento solo se lo firmeranno Binetti, Franco e Prestigiacomo" GIOVANNA CASADIO ROMA - Gianfranco Rotondi, dopo il corsivo di Avvenire contro di lui, ha fatto una telefonata andata a vuoto a monsignor Rino Fisichella. Ha rassicurato, anche: "Sottoporremo il testo a teologi, anzi se non fosse impegnato a fare il Papa, chiederemmo un parere sulla legge per le unioni civili direttamente al professor Ratzinger". E infine, ha scritto una lettera aperta ieri sempre ad Avvenire: "Utile il confronto", se volete vi do il testo sulle coppie di fatto in anteprima. Amaro calice le reprimende delle gerarchie, ammette il ministro "cattolicone", che però rivendica l'orgoglio democristiano e al quotidiano dei vescovi scrive: "Guido un partito cristiano ultimo erede di una forza che ha fatto grande l'Italia senza temere più corsivi anonimi che per ben più alte ragioni, hanno colpito De Gasperi, Moro e Sullo". Quindi, se adesso "riguardano me, parva persona e parva materia, non mi farò spaventare". Il direttore di Avvenire Dino Boffo gli ha risposto con ancora minore tenerezza: "Se si tratta di un divertissement, okay divertiamoci pure...", però in concreto sulla questione "non vedo margini di percorribilità, lasci perdere, ci pensi bene signor ministro, oso dirlo umilmente nel suo interesse". Dichiarazione di guerra al centrodestra se tocca la famiglia. Tuttavia non si fanno spaventare, né Rotondi dal Vaticano, né Renato Brunetta - l'altro ministro "complice" nell'impresa di ripresentare una proposta di legge sui diritti dei conviventi, gay inclusi - da Berlusconi. La coppia Rotondi-Brunetta garantisce che andrà avanti e che potrebbe essere la volta buona, dopo tanti Dico e Cus sfumati nel nulla e sui quali il governo Prodi rischiò l'ennesima spallata. "Non è detto che il centrodestra vinca per sempre, e se poi arriva in Italia uno Zapatero?", Rotondi agita il drappo rosso per convincere i riluttanti del suo schieramento. "Una classe politica come la nostra che sta cambiando l'Italia in modo non ideologico ha il dovere di riflettere su questioni difficili", ragiona il ministro della Funzione pubblica Brunetta alla Summer School di Magna Carta, pensatoio liberalforzista definendosi un "laico, né cristiano, né credente a meno di conversioni straordinarie, ho rispetto per i credenti che hanno forse qualche strumento in più rispetto a me". Il ministro dell'Attuazione del programma Rotondi racconta di essere stato chiamato "da Silvio", che gli ha detto: "Gianfranco, non facciamo scherzi, non confondere il tuo ruolo di ministro, una legge sulle unioni civili non c'è nel programma di governo". E lui, leader della Dc per le Autonomie confluita nel Pdl: "Silvio, non farò mai un atto piratesco contro di te". Quindi? "Io e Brunetta, che è il vero genio, abbiamo pensato a una proposta minimalista, la presenteremo in Parlamento, lasciando al riparo il governo, e soltanto se sarà sottoscritta da Vittoria Franco e Paola Binetti del Pd, da Stefania Prestigiacomo per Pdl...". Consenso ampio e trasversale. Strada più che in salita anche se Barbara Pollastrini e Lanfranco Tenaglia nel Pd non chiudono: "Vediamo i contenuti". Non saranno come i Dico della sinistra. è prevista una Carta dei diritti, da autenticare, grazie alla quale saranno riconosciute alcune tutele: subentrare nel contratto d'affitto, la titolarità dell'appartamento, la cura del partner. No a pensione di reversibilità, niente spese per lo Stato.

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Ardigò, l'avventura di un cattolico - bologna (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 11-09-2008)

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Cultura è morto il sociologo del welfare e della famiglia. Le critiche a Ratzinger ARDIGò, L'AVVENTURA DI UN CATTOLICO Ha fatto parte della cerchia di intellettuali cresciuti con Dossetti. Era legato a Scoppola, Alberigo e Andreatta. Il suo punto di riferimento è stato Mounier BOLOGNA "Prego ogni mattina...", confessò Achille Ardigò al cronista, un caldo pomeriggio di luglio, nel tinello disordinato del suo modesto appartamento estivo a Cervia, con vista sul parcheggio. Niente di strano: anche un sociologo prega, se è cattolico, anzi il padre della sociologia cattolica italiana. Ma la frase continuò: "...prego lo Spirito Santo affinché induca papa Ratzinger a non perseverare nella sua teologia razionalista". Frase che il cronista si fece ripetere un paio di volte, a scanso di equivoci. Accondiscese, gustandosi l'effetto. Scomparso ieri pomeriggio a 87 anni per i postumi di un infarto, negli ultimi tempi Ardigò, in sottile polemica contro una Chiesa che accantona la trascendenza in nome di un'"etica naturalista", amava ripetere: "noi mistici". Intendeva la sua generazione, la sua cerchia di amici intellettuali cattolici tutt'altro che anacoreti, da Giuseppe Alberigo a Pietro Scoppola, scomparsi anche loro da poco, tutti dediti a un uso intensivo della ragione, ma con quel richiamo interiore, mai spento, che li stringeva sotto il saio di don Giuseppe Dossetti, il comune maestro, l'ex "onorevole di Dio" che aveva saputo essere assieme un eremita e un politico. Erano i "cattolici del dissenso", i "cattolici del No" al referendum sul divorzio, che avevano progressivamente abbandonato la Dc dopo le speranze dell'era Zaccagnini, la stagione degli intellettuali "esterni" su cui Giulio Andreotti sparse sarcasmo: "Più che esterni, a me sembrano oriundi". Era un "professorino" nato "per caso" a San Daniele del Friuli ma adottato da Bologna, con la palandrana sempre troppo lunga per la piccola statura, eredità di una malattia infantile, si occupava di riforma agraria e di curiose utopie urbanistiche quando Dossetti, incontrato nel '47 alle assemblee della Fuci, lo volle accanto a sé per uno dei pochi duelli epici della nostra storia polizia: la sfida del '56 al sindaco comunista Giuseppe Dozza. Fu Ardigò a scrivere il "libro bianco" che è tuttora una Bibbia del decentramento amministrativo, e che la "nouvelle vague" del Pci vincitore finì per fare suo: fu la "sconfitta vittoriosa" che sembrò aprire a Bologna una curiosa stagione della collaborazione al di sopra delle ideologie: concordia discorde, la battezzò proprio Ardigò. Che però, dopo quell'avventura elettorale, preferì seguire la via dello studio. Con Alberigo, Andreatta e Freddi fondò a Bologna la facoltà di Scienze Politiche, dove insegnò per decenni, dove la scuola dossettiana si confrontò da vicino e da lontano con quell'altro serbatoio bolognese di cervelli che era Il Mulino. Ma la sociologia di Ardigò era diversa da quella di ispirazione americana dei suoi amici: il suo riferimento erano il filosofo francese Emmanuel Mounier e il suo personalismo cristiano. Sempre anti-individualista, persuaso della necessità di una sintesi fra le dinamiche sociali e la vita del singolo, Ardigò è stato un esploratore di molti territori di confine tra Stato e cittadino: la famiglia, l'assistenza, il welfare per la persona, il volontariato. Rigoroso ma avventuroso: i suoi studi pionieri sull'e-care, l'informatica umanizzata e applicata alla sanità, sono dei primi anni Ottanta. Ottimista negli abbracci, severo nelle delusioni: l'Ulivo, la candidatura di Cofferati a sindaco della sua città hanno avuto sia il suo generoso appoggio che le sue severe critiche. Nemico dei "poteri forti", privo di qualsiasi soggezione. Anche nei confronti della Chiesa. Che "non esercita la sua missione evengelica solo per opera dei suoi pastori. Anche il laicato cattolico ha un mandato dall'alto: si ricordi di esercitarlo". Personalmente l'ha sempre fatto. Vibrante ancora, dopo decenni, la sua emozione per il Concilio, che visse di fianco a Raniero La Valle, all'Avvenire, e al telefono con Dossetti dal Vaticano. Forte la sua amarezza per chi, all'"immenso patrimonio" delle intelligenze credenti, non riconosce più legittimità ecclesiale. Del presidente della Cei Ruini disse: "Se c'è una cosa che mi addolora è la sensazione che non abbia più stima nei laici credenti, come se ci ritenesse tutti incapaci di ricavare opinioni politiche positive dai princìpi indicati dalla Chiesa". Vedeva troppe lusinghe agli "atei devoti" in un episcopato-partito terrorizzato dall'isolamento culturale al punto da "accantonare la grande mistica" a favore dell'"accordo-convenzione con l'ipocrisia del facciamo come se", dell'etsi Deus daretur. "Pronto a pagare di persona", lo ricorda e rimpiange il suo erede scientifico Sebastiano Porcu. "Sono anni che non vengo più invitato ai convegni cattolici", s'era ormai rassegnato all'ostracismo per le sue scelte controcorrente, dall'invito a non disertare il referendum sulla procreazione assistita alle sue rinnovate (e deluse) attese per la nascita del Pd. "Passato il millennio senza accorgermene", del tutto privo della "sazietà della vita", pensava ultimamente a un libro sulla "devastazione della famiglia italiana". Pronto ad aperture normative, diffidente per lo zapaterismo oltranzista. In cerca fino all'ultimo di una sempre più difficile concordia discors.

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Il commissario e le altre offerte (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-11 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE La lettera Il commissario e le altre offerte Caro Direttore, ci perdoni l'intromissione, ma ci sembra che in questo momento, alla vigilia di sviluppi potenzialmente decisivi per la vicenda Alitalia, sia opportuno che all'opinione pubblica siano dati i maggiori ragguagli possibili sulla esatta situazione in cui si trova l'Azienda. Il commissario di Alitalia, nell'auspicare una definizione della trattativa in corso per poter poi addivenire alla cessione alla Compagnia Aerea Italiana, ha oggi comunicato ai sindacati che in mancanza di sottoscrizione entro domani di tale accordo avvierà la procedura di mobilità dei dipendenti e la disdetta di tutti gli accordi collettivi in essere con il personale. Questo preluderebbe allo smantellamento dell'impresa, o almeno al suo grave deterioramento, con ulteriore pregiudizio per i lavoratori, per i creditori, e in definitiva per lo Stato. Ci sembra indispensabile sottolineare, in modo che tutti ne siano al corrente, che gli aerei non potrebbero essere lasciati a terra ove la procedura non abbia prima rivolto un invito pubblico ed ufficiale ad ogni impresa disponibile a presentare proposte di acquisizione dell' azienda, o quanto meno di sue componenti sufficienti per garantirne la continuità di funzionamento. Offerte che, nei termini attuali (solo l'attivo, senza i debiti) non sono mai state fatte in precedenza. Avviare dei licenziamenti, o comunque mettere in moto procedure di liquidazione aziendale, per il solo fatto che non si perfezioni l'accordo con l'unico acquirente consultato (CAI), senza che si sia proceduto ad una ricerca di possibili acquirenti alternativi, anche se stranieri, costituirebbe fatto molto grave. Si tratterebbe di atto intempestivo anche in base alla normativa speciale dettata per Alitalia, che consente sì vendite a trattativa privata, ma nel rispetto del principio di trasparenza, e dunque aperte al mercato ed al migliore offerente, proprio per cercare di ottenere in ogni modo di garantire la continuità aziendale. Piero Schlesinger, Università Cattolica Lorenzo Stanghellini, Università di Firenze Massimo Fabiani, Università del Molise Umberto Tombari, Università di Firenze Federico M. Mucciarelli, Università di Modena e Reggio Emilia Alberto Jorio, Università di Torino.

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Cultura (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-09-11 num: - pag: 39 categoria: REDAZIONALE Quella secolare lotta nella Chiesa tra libertà (sconfitta) e gerarchia Il riformatore Roncalli, i restauratori Pio IX e Wojtyla Cultura Anteprima Esce da Laterza "Il potere dei papi" di Rudolf Lill. Ultramontani contro modernisti, accentratori contro autonomisti di SERGIO LUZZATTO I l potere dei papi, noi italiani del terzo millennio non abbiamo bisogno di cercarlo lontano. è la nostra vita di ogni giorno a farcelo incontrare, con una puntualità che taluni salutano come benvenuta, altri denunciano come insopportabile. Unica istituzione d'Europa capace di perpetuarsi dalla tarda antichità fino ad oggi, il papato risulta tanto presente (o invadente) nell'Italia di oggi da non avere bisogno che un professore universitario straniero - tedesco, al pari dell'ex professor Joseph Ratzinger - venga a dircene l'importanza: come sembrerebbe voler fare Rudolf Lill, storico emerito dell'università di Karlsruhe, con Il potere dei papi pubblicato da Laterza. Del resto, la forza del papato nel mondo contemporaneo non si manifesta unicamente entro i piccoli confini d'Italia. Almeno dall'aprile del 2005, quando sui teleschermi del pianeta intero gloriosamente si concluse la straordinaria parabola terrena di un Papa polacco, dovrebbe riuscire chiaro a chiunque che il potere del pontefice di Santa Romana Chiesa trascende di molto i limiti della penisola. In Italia, l'autorità papale ha la singolarità di valere ancora, in qualche modo, come un'autorità politica. Fuori d'Italia, il Papa dispiega urbi et orbi la sua autorità spirituale: un'autorità che è andata facendosi tanto più grande da quando non ha potuto più essere calcolata, con buona pace del maresciallo Stalin, sul numero di divisioni militari agli ordini del successore di Pietro. Ma appunto, il potere dei papi ha una storia. Non è stato sempre lo stesso dagli albori del Cristianesimo al terzo millennio. E proprio in questa dimensione della storicità - meno ovvia di quanto potrebbe sembrare, nell'epoca di papa Wojtyla e di papa Ratzinger - sta il senso del lavoro di Rudolf Lill: ricordare ai chierici come ai laici che lo strapotere dei pontefici di oggi, all'interno della Chiesa prima ancora che al suo esterno, rappresenta soltanto uno degli esiti possibili di una dinamica che ha visto contrapporsi, per secoli e secoli, un "principio gerarchico" e un "principio democratico". Cioè il decisionismo del trono petrino contro l'autonomismo delle chiese locali; la centralità del Papa contro la responsabilità dei vescovi; l'abuso della nomina dall'alto contro l'uso dell'elezione dal basso; la tentazione autoritaria contro la tradizione conciliare; le prerogative dei sacerdoti contro il sacerdozio dei fedeli. Per quasi tre secoli dopo il Concilio di Trento, dalla metà del Cinquecento fino all'inizio dell'Ottocento, i papi di Roma non trionfarono mai del tutto nel loro sforzo di fare della Chiesa cattolica qualcosa come un esercito della fede. Fu a partire dalla Restaurazione che i pontefici riuscirono nell'intento, agitando contro il nuovo, onnipresente nemico - la "modernità " - il fantasma ormai uno e bino della Riforma protestante e della Rivoluzione francese. Nacque allora, in Francia, una corrente di pensiero cattolico che prese il nome di "ultramontanismo": per la buona ragione che "di là dai monti", a Roma, si trovava il papa, riconosciuto come fonte suprema di autorità spirituale e temporale. Vecchia di duecento anni o quasi, l'ideologia ultramontana meriterebbe di andare più nota nel mondo attuale, perché spiega parecchio della Chiesa e del Cattolicesimo di oggi. Oltre all'affermazione del principio di un potere assoluto del papa, il successo ottocentesco dell'ultramontanismo contribuisce a illuminare fenomeni storici altrettanto vari e rilevanti come il boom dei pellegrinaggi di massa verso Roma, la fortuna sempre maggiore delle devozioni mariane, la rinnovata passione per le reliquie di Cristo e dei santi, l'interpretazione via via più ossessiva dell'esperienza cristiana quale militanza antimoderna. Classici Oggi andrebbe ristudiata la lezione di Joseph de Maistre, che anticipò di mezzo secolo il dogma dell'infallibilità Così pure, meriterebbe oggi un'ampia circolazione (l'ultima edizione Bur risale al 1995) il testo più parlante dell'ideologia ultramontana: Il Papa di Joseph de Maistre. Formidabile libro del 1819 dove il conte savoiardo teorizzava con mezzo secolo d'anticipo quanto la Chiesa di Roma avrebbe fissato come dogma sotto Pio IX, e avrebbe mantenuto fermo sino a oggi: il principio dell'infallibilità papale nei pronunciamenti ex cathedra. Settant'anni fa un grande storico italiano, Adolfo Omodeo, rilesse Il Papa con uno scrupolo di serietà che non escludeva l'esercizio dell'ironia. Secondo Omodeo, il conte de Maistre "imprigionava tutta la vita religiosa in un organo sostanzialmente politico-amministrativo come il papa, alla stessa maniera che Cartesio aveva fantasticato l'anima rinchiusa nella ghiandola pineale". Nell'anno di grazia 1939, Omodeo non riuscì dunque a prevedere quanto un pontefice fresco di elezione, Pio XII, si apprestava a realizzare, sulla scorta dell'accentramento di poteri compiuto dai suoi predecessori: tutt'altro che l'astrusa fantasia cartesiana di una ghiandola pineale, ma l'abile trasformazione di un "organo politico-amministrativo com'era il papa" nella suprema istanza magisteriale di una Chiesa intesa quale "corpo mistico di Cristo". Il pontefice successivo, Giovanni XXIII, volle temperare gli effetti del centralismo vaticano restituendo ai vescovi, alle chiese locali, alla comunità dei credenti, i mezzi di una pratica della fede che fosse meno gerarchica e più plurale. Non per caso, papa Roncalli si affidò per questo a uno strumento pluralista com'era quello conciliare: indisse il Concilio Vaticano II, che sarebbe toccato a Paolo VI di guidare a compimento. Nell'interpretazione di Rudolf Lill, la scelta di Giovanni XXIII muoveva da una constatazione inquietante: quanto più era aumentato nei secoli il potere del papa, tanto più si era ridotta la libertà dentro la Chiesa. I riformisti del Concilio provarono a invertire la tendenza, salvo doversi infine misurare con la "restaurazione" (come Lill la chiama, e non è l'unico) perseguita e realizzata da Giovanni Paolo II. A riprova delle intenzioni restauratrici di papa Wojtyla, si può evocare il carattere fortemente curiale e centralistico del Codice di diritto canonico promulgato nel 1983, come pure la volontà di disciplinamento riconoscibile sia nel testo del giuramento di fedeltà alla Chiesa approvato nell'89, sia nel nuovo Catechismo divulgato nel '92. Fu una restaurazione che Giovanni Paolo II realizzò a quattro mani con il presule da lui elevato ai vertici della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger. E fu una restaurazione che il papa polacco tenne a suggellare - nell'anno del Giubileo - con un gesto altamente simbolico: la beatificazione di Pio IX, il papa che più di ogni altro aveva sognato di trasformare la Chiesa cattolica in un disciplinatissimo, coeso, gigantesco Esercito della Salvezza. L'autore Rudolf Lill ( foto) è professore emerito a Karlsruhe Il libro "Il potere dei papi" (Laterza, prefazione di Alberto Melloni, pp. 224, e 16) è in libreria dal 18 settembre.

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È morto Achille Ardigò, un <laico cattolico> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 11-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-09-11 num: - pag: 41 categoria: REDAZIONALE Addii Aveva 87 anni. è stato uno dei padri fondatori della sociologia italiana è morto Achille Ardigò, un "laico cattolico" di ALBERTO MELLONI S e ne è andato a 87 anni il professor Achille Ardigò ( foto), considerato - lo diranno tutti oggi - un padre della sociologia italiana. In realtà è stato anche qualcosa di più, quando insieme con Andreatta, Alberigo e Matteucci impiantò nella facoltà di Scienze politiche di Bologna un modello nel quale discipline che la pigrizia degli accademici tiene lontane si fondevano in una sinergia che, vista con gli occhi di oggi, appare un mito di creatività. Nella pratica di quella scienza gli studi di Ardigò sulla teoria del soggetto, sul concetto di empatia, sulla dimensione cognitiva dell'ambivalenza metodologica rimangono e rimarranno come dei riferimenti. Ma è un'altra la dimensione alla quale la parabola esistenziale del professore rinvia: ed è quella di una intelligentia cattolica formatasi nella convinzione di poter e dover produrre cultura politica. Salvatore Lupo, uno dei più acuti storici italiani, sostiene da tempo che la classe dirigente dell'Italia unitaria s'è quasi sempre formata sulle estreme e ha visto emergere chi da quelle estreme si spostava verso il centro: tesi intrigante, che spiega come, con la fine delle ideologie, sia finita anche la classe dirigente in Italia. Unica eccezione - o estremismo sui generis se si vuole - è quello rappresentato dal cattolicesimo democratico al quale Ardigò viene iniziato da Dossetti in quella straordinaria fucina che è la rivista Cronache sociali, di cui oggi si presenterà la riedizione anastatica proprio nella sua Bologna. Da lì è iniziata Lo studioso Romano Prodi: "Un appassionato partecipante ed anticipatore delle evoluzioni e dei problemi della società e della politica" una parabola che ha visto questo illustre sezionatore dei mondi impegnarsi per una idea aperta della società, dei servizi, dei consorzi umani che formano le città e per quella forma di coabitazione - i quartieri - che descrisse nel Libro Bianco su Bologna del 1956 (edito da Edb) e che diventarono uno dei cavalli della buona amministrazione. Il suo libro più studiato è Governabilità e mondi vitali (Cappelli) ma fu autore di tanti studi, come Famiglia, solidarietà e nuovo welfare (Franco Angeli) o Volontariati e globalizzazione (Edb). Strenuo difensore dell'eredità conciliare contestava, ancora di recente, le formule sull'etsi Deus non daretur e quelle opposte, perché facevano torto alla realtà della rivelazione. Con quel piglio del credente che considera la fede e la competenza due parti di una sola persona. Come si usa dire oggi con un pizzico di nostalgia autocritica, un laico cattolico, o come ha detto ieri Romano Prodi un "appassionato partecipante ed anticipatore delle evoluzioni e dei problemi della società e della politica italiana".

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Il ramadan costretto a nascondersi - (segue dalla prima pagina) (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Commenti IL RAMADAN COSTRETTO A NASCONDERSI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) In realtà il ministero dell'Interno si occupa istituzionalmente degli affari di culto. E, come dimostra l'operato di due suoi autorevoli predecessori, espressione di diverse maggioranze, come Pisanu e Amato, quel dicastero può, anche attraverso un organismo come la Consulta per l'islam, essere il motore di un'iniziativa tesa a includere i musulmani nella vita collettiva. Di quell'esperienza, sia pure con i limiti che ha mostrato, con la nuova guida leghista, non pare essere rimasta traccia. La parola è, di fatto, passata ai sindaci: divenuti gli arbitri, per i soli musulmani, della piena libertà religiosa in Italia. In un gioco delle parti, che in assenza di volontà politica o dell'intervento di altri poteri di garanzia, consente agli amministratori locali leghisti di usare attivamente i loro strumenti d'interdizione. Certo, nessuno può obbligare un comune a adibire uno spazio a luogo di culto. Formalmente , il diniego è possibile perché la legge urbanistica consente ai comuni di individuare le zone che possono ospitare tale luoghi. Uno strumento nato come elemento di pianificazione territoriale in una società non ancora pluralista dal punto di vista religioso, è divenuto così il grimaldello con cui si impedisce l'esercizio di una libertà costituzionale. Mettendosi al riparo anche da eventuali ricorsi alla giurisdizione. L'alternativa, per i "non ammessi", è quella di acquistare un edificio, e chiedere il mutamento della destinazione d'uso. Una prassi che, in un territorio presidiato in chiave etnico-identitaria dalla Lega è impossibile, come dimostra lo stesso caso trevigiano. La seconda confessione per numero di fedeli in Italia ? un milione e trecento mila persone , numeri destinati a crescere ? , senza tutele a causa della mancanza di un'intesa con lo Stato e di una legge sulla libertà religiosa, sempre più lontane in questa legislatura ostaggio del Carroccio, incontra, così, seri ostacoli all'esercizio del culto. Con una serie di conseguenze destinate a generare tensioni. Sulla comunità islamica, divisa sull'atteggiamento da tenere verso una situazione che si configura ormai come aperta vessazione, ma non solo. La leopardizzazione dei diritti imposta da questa politica di esclusione è destinata, in prospettiva, a ridisegnare la stessa mappa georeligiosa del Nordest: a parità di offerta di lavoro i musulmani saranno attratti verso i centri in cui potranno pregare collettivamente, come Padova ad esempio, anziché verso luoghi in cui non potranno farlo. Persino le reti migratorie rischiano, dunque, di essere ridefinite secondo le linee della libertà religiosa locale, convogliando la manodopera verso i comuni religiosamente meno ostili. Sviluppo cui i leghisti guardano con favore, perché "liberano" il territorio da un fattore percepito come "inquinamento etnico" e permette di sfruttare le tensioni che ne possono derivare nei centri in cui sono ancora all'opposizione. La posta in gioco nella " battaglia delle moschee" è chiara. Il Carroccio liscia e solletica il pelo dell'elettorato custodendo, a denti digrignati, quel ruolo di "imprenditore politico della paura" che gli ha consentito di mietere voti . Del resto, nel senso comune i musulmani sono un capro espiatorio perfetto: macchiati, nel clima dello "scontro di civiltà", dalla "colpa collettiva" dell'11 settembre; litigiosi e divisi al loro interno; guardati con diffidenza dai laici, perché titubanti nel sciogliere nodi come il rapporto tra politica - religione e i diritti delle donne, e da molti cattolici che temono la loro "fede forte". Pochi sono disposti a mobilitarsi per loro. In più, non votano. Né, secondo la Lega, voteranno mai. Il Carroccio non ha alcuna intenzione di concedere agli immigrati il diritto di voto. Nemmeno alle amministrative. I "padani" preferiscono far votare alle politiche gente che da generazioni è lontana dal Paese, come gli italiani all'estero, anziché chi vive qui da anni e paga regolarmente le tasse contribuendo allo sviluppo della collettività nazionale. I leghisti sono rigidi fautori del principio dello ius sanguinis e non si curano certo del principio, liberale e democratico, che collega la tassazione alla rappresentanza. Per il Carroccio non esistono musulmani integrabili: moschea eguale automaticamente terrorismo. Una distorsione focale che non permette di analizzare ciò che si muove dentro al complesso mondo della Mezzaluna, precludendo qualsiasi ipotesi di costruire una politica verso i musulmani, come fanno tutti gli altri Stati europei. è funzionale questa politica dello scontro? No, di certo. La negazione dell'esercizio del culto non può che rafforzare quelle componenti della comunità islamica che teorizzano la necessità di non integrarsi nella società per meglio proteggere un'identità in chiave fondamentalista. E dal momento che l'immigrazione è un dato strutturale, non un fenomeno provvisorio, questo muscolare approccio prepara un futuro gravido di conflitti etnoreligiosi. Mentre la realtà si fa sempre più complessa , e le politiche diplomatiche e di sicurezza a livello centrale devono tenere conto di vincoli che agli amministratori locali fingono di ignorare, i "padani" agitano lo spadone di Alberto da Giussano. Menando fendenti sulla convivenza civile Ma alla Lega questo sembra interessare poco. La società della paura, e dell'ormai impossibile "purezza" etnoreligiosa, è il capitale sul quale lucra una rendita politica sicura. La Costituzione? Può attendere!.

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Laici e credenti si confrontano sulla speranza - clara caroli a pagina xv (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)

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Pagina III - Torino Il programma di Torino Spiritualità Laici e credenti si confrontano sulla speranza CLARA CAROLI A PAGINA XV SEGUE A PAGINA XV.

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"non illudiamoci con l'ottimismo siamo dei fatalisti" (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina XVII - Torino L'intervista Il professor Odifreddi sarà tra i relatori "Non illudiamoci con l'ottimismo siamo dei fatalisti" Ai funerali mi stupisco sempre: la gente si dispera e piange perché non crede affatto che si passi a miglior vita Professor Piergiorgio Odifreddi, ha voglia di fare un gioco un po' alla Woody Allen? Di raccontarci le dieci cose per le quali secondo lei vale la pena sperare? Ce ne bastano tre o quattro? "Sono pessimista, non ho grandi speranze. Mi piacerebbe che l'Italia diventasse un paese laico, che nelle scuole si insegnasse la ragione e non la superstizione, che il Pd fosse capace di scelte coraggiose, come quelle fatte nella Spagna di Zapatero. Vorrei che i ministri del nostro governo fossero reclutati in base a ciò che hanno fatto e non in virtù di amicizie o prestazioni sessuali. Sarei felice se il nostro paese fosse meno rumoroso, più civile ed educato anche nelle forme del pensiero. Sono stato in vacanza in Malesia. Al confronto di Kuala Lumpur, con le strade sporche e i cantieri perenni, Torino mi pare Terzo mondo". Che speranze ha uno scienziato? "Più che sperare noi cerchiamo di risolvere problemi. La scienza sa di essere un tentativo di conoscenza parziale". Chi ha fede ha più speranza? "Non mi pare. Ma la dimostrazione non è tanto nel rapporto con la vita, quando in quello con la morte. Basta vedere le facce dei cosiddetti credenti ai funerali. Piangono e si disperano perché non credono affatto che il caro estinto sia passato, come si dice, a miglior vita". Lei è un ateo incallito, ma a "Torino Spiritualità" parlerà ancora una volta di Dio? "Che devo fare? E' il festival della spiritualità. Ma non sarà una conferenza ma un dialogo con altri scienziati. Uno cattolico, uno ebreo. Manca quello musulmano. Sarebbe stato più interessante". E' laica la vera spiritualità? "Non lo so. Certo non è quella dei rosari, delle madonne che piangono e dei miracoli di Padre Pio". L'Italia è il paese della speranza? "Purtroppo è il paese del fatalismo". Le sembra più ottimista Torino? Dopo decenni bui, le pare più incline alla speranza? "Forse sì. Ma non confondiamo l'ottimismo con la speranza. L'ottimismo ha a che fare con l'illusione mentre la speranza è più concreta. Implica un atteggiamento attivo rispetto a ciò che si può fare e una buona dose di realismo. Come dicevano gli Stoici, accettare l'inevitabile e non desiderare l'impossibile. Riconoscere ciò che non si può realizzare è già un passo verso la soluzione". (c. car.).

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Cattolici divisi sulla targa in chiesa per salvo esattore boss - servizio a pagina ix (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)

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Pagina I - Palermo Regina Pacis, critiche e difese Cattolici divisi sulla targa in chiesa per Salvo esattore boss servizio a pagina ix SEGUE A PAGINA IX.

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Caso salvo, i cattolici si dividono - salvo palazzolo (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)

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Pagina IX - Palermo La cerimonia Riportato in Italia Giuseppe Baldinucci, esponente di spicco del clan di Partinico Caso Salvo, i cattolici si dividono De Francisci ritorna in Procura La targa per l'esattore in chiesa? Sì da Biagio Conte, no da Garau Boss estradato dagli Usa coprì la latitanza di Brusca SALVO PALAZZOLO La targa in ricordo di Ignazio Salvo sul confessionale donato dalla famiglia alla chiesa di Regina Pacis divide il mondo politico e il popolo dei cattolici: "Deve essere subito rimossa - dice il senatore Giuseppe Lumia - è una scelta sbagliata e inopportuna alla luce dell'insegnamento di don Pino Puglisi, sacerdote ucciso dalla mafia". Ma c'è chi non la pensa come lui. Biagio Conte, il francescano laico grande animatore della carità a Palermo, ribatte: "Se è una donazione fatta col cuore, allora non vedo nulla di strano. La Chiesa non può chiudere la porta a nessuno. Deve dare accoglienza e speranza a tutti, anche perché le colpe dei padri non ricadono sui figli. è il seme dei martiri che sta germogliando. Palermo sta cambiando, non possiamo fermarci". Ma quella targa può acuire il dolore dei familiari delle tante vittime di mafia? Il missionario risponde: "La giustizia di Dio sarà implacabile contro chi ha commesso del male, tutti ne dobbiamo essere certi. Chiunque ha dato la vita per questa città non è morto invano, quel sangue sta scuotendo le coscienze". Il caso è aperto. Maurizio Artale, presidente del Centro Padre nostro, ricorda che il Centro Borsellino chiuse dopo le polemiche per una maxidonazione che doveva arrivare da ambienti poco chiari. "Allora adesso prendiamo i soldi di tutti? - si chiede - La verità è che oggi nella Chiesa molti dimenticano troppo spesso il ruolo del vescovo, cui bisognerebbe chiedere indicazioni e autorizzazioni per certe scelte". Artale ricorda di quando un signore molto benestante voleva fare una donazione al centro fondato da padre Puglisi, in cambio di una targhetta. "Abbiamo deciso di no, perché quel nome era discusso. Allora gli abbiamo detto: faccia una donazione anonima per i bambini del quartiere. Non si è più rivisto. Forse le intenzioni di quella persona non erano proprio buone". Sulla beneficenza padre Carmelo Torcivia, rettore della chiesa di Santa Maria della Catena, ricorda le parole del Vangelo ("Non sappia la tua mano destra cosa fa la sinistra): "Le targhe in chiesa non vanno messe - dice - perché sono una forma di personalizzazione fuori luogo". Ma aggiunge: "Io credo fermamente nel perdono di Dio. Se si appura che un'offerta è fatta con purezza di intenzioni, perché non accettarla se è destinata ai poveri?". Anche Antonio Garau, parroco di Maria Santissima del Carmelo, è contrario alle targhe commemorative in chiesa: "Chi vuole fare del bene non deve cercare pubblicità. Al massimo il parroco può intitolare un'aula del catechismo, ma non offrire targhe e targhette in chiesa. A chiunque". La discussione è aperta. Anche nella parrocchia di Regina Pacis si discute sul futuro di quella dedica a Ignazio Salvo, l'esattore arrestato da Giovanni Falcone, condannato per mafia al maxiprocesso e ucciso nel 1992 dai killer di Riina.

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La rivolta delle associazioni: così si aiutano i clan (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 12-09-2008)

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Cronaca La rivolta delle associazioni: così si aiutano i clan La Turco: manifesto ipocrita. Ma Di Pietro apre al governo: daremo un contributo ROMA - "Inefficace, aiuterà solo gli sfruttatori e non le vittime. Un manifesto ipocrita che ci riporterà alle case chiuse". Sul ddl della Carfagna insorge l'opposizione - escluso di Pietro - e le associazioni impegnate nel settore. Non hanno dubbi sacerdoti e laici che lavorano giorno e notte con prostitute e viados. "Questo disegno di legge che rende reato la prostituzione in strada danneggia chi subisce la tratta e favorisce gli sfruttatori. In questo modo si rende solo invisibile una realtà drammatica; sarà più difficile aiutare le donne e i minorenni che finiranno chiusi in appartamenti inaccessibili a forze dell'ordine e volontari". Così denunciano più di 50 associazioni che hanno firmato un documento contro il ddl: dalla Caritas al gruppo Abele, dal comune di Venezia al Comitato diritti per le prostitute, all'associazione Save the children. Mentre Don Gallo s'indigna "davanti a tanta ipocrisia perché sarà punito l'anello più debole" e Don Mazzi sottolinea: "Per difendere i minori le leggi ci sono già da anni ma non vengono attuate". "In sei anni 54 mila persone sono state contattate mentre lavoravano in strada e case, 13.571 grazie all'articolo 18 per le vittime di grave sfruttamento hanno abbandonato il marciapiede entrando in programmi di aiuto e 938 erano minorenni. L'Italia è il paese col maggior numero di arresti per reati alla tratta e tutto ciò perché ha una legge che funziona. Con questo testo invece aumenterà ancora di più il fenomeno nascosto. Già ora sappiamo che vengono affittati appartamenti e poi, come nei night, vengono fatte girare le ragazze nelle diverse città ogni due settimane. Così è più difficile contattarle per dar loro una mano", dice Marco Bufo, coordinatore nazionale di On the road l'Associazione che lavora in tre regioni con le istituzioni. Mentre critiche arrivano anche dall'Unicef Italia che contesta il rimpatrio dei minori stranieri non accompagnati e chiede una seria riflessione nel timore che non sempre il ritorno a casa sia nell'interesse dei piccoli abusati. Anche l'opposizione contesta il testo di legge. Per Livia Turco, deputato Pd "è un manifesto ipocrita e perbenista che non combatte lo sfruttamento e non aiuta le donne ad uscire dalla prostituzione. Ci riporterà alle case chiuse". Per la collega di partito Giovanna Melandri "è una soluzione ipocrita: occhio non vede cuore non duole. La prostituzione non è un problema di decoro urbano ma una questione sociale", aggiunge. Più possibilista il leader dell'Idv Di Pietro: "Prostituzione e sfruttamento minorile sono due emergenze. Per la sicurezza dei cittadini, il decoro delle città e la tutela dei minori. Per questo valuteremo attentamente il testo dando il nostro contributo". (c.p.).

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Papa Ratzinger in Francia Viaggio a rischio polemiche (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-09-12 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Dopo Ratisbona Al discorso di Benedetto XVI anche una rappresentanza islamica Papa Ratzinger in Francia Viaggio a rischio polemiche Le Monde: costi alti. Il sindaco DelanoË diserterà la messa Il Pontefice affronta oggi la laicissima patria dei Lumi Parlerà al "mondo della cultura" CITTà DEL VATICANO - Papa Ratzinger, accademico di Francia, vola oggi a Parigi - e poi andrà a Lourdes - per una visita di quattro giorni che potrebbe segnare un avvicinamento di portata storica con la laicissima patria dei "Lumi" che con Chirac si oppose più di tutti in Europa alla menzione delle "radici cristiane " nella Carta costituzionale. Ma potrebbero venirne anche nuovi conflitti, perché oggi stesso - a due anni esatti dal discorso di Ratisbona, che aprì un contenzioso con il mondo islamico - il Papa parla al "mondo della cultura", presente anche una rappresentanza musulmana, e di certo riproporrà la sua sfida a quella che chiama la "dittatura del relativismo ". Terzo fuoco della visita sarà l'incontro domani con i vescovi di Francia: e qui ci sarà un monito al cattolicesimo francese perché ritrovi lo "slancio missionario" che lo caratterizzò per quasi due millenni, guadagnando alla Francia il titolo di "nazione primogenita " della cattolicità. Quarto fuoco, il più mite, sarà quello della pietà popolare, a Lourdes, dove Benedetto XVI - secondo Papa dopo Giovanni Paolo a visitare il santuario più frequentato dell'orbe cattolico - si farà pellegrino per celebrare il 150esimo anniversario delle apparizioni. Come ogni pellegrino berrà l'acqua della sorgente "miracolosa", pregherà nella grotta, parteciperà alla processione delle candele. Tre appuntamenti difficili attendono dunque il Papa tedesco in terra francese. Già esplose le prime polemiche. La stampa francese critica i costi del viaggio (in tutto circa tre milioni di euro); su Le Monde il socialista Jean-Luc Mélenchon denuncia "lo sfoggio dei mezzi ufficiali messi a disposizione" e Gilles Marmasse, professore di Filosofia alla Sorbona, accusa Benedetto XVI di "negare per principio qualunque legittimità alle critiche che gli sono rivolte" e di "rifiutare il dibattito". Il sindaco di Parigi, Bertrand DelanoË, parteciperà al ricevimento in onore del Papa oggi all'Eliseo, non alle cerimonie religiose. Ma non mancano gli auspici positivi. Benedetto XVI è ben noto e stimato nel mondo culturale francese: è la prima volta che visita il Paese da Papa, ma nel 1992 era stato chiamato a far parte dell'Accademia di Francia, mai a nessun futuro Papa era stato tributato quell'onore. Il secondo auspicio positivo viene dalla posizione "dialogica" in materia religiosa affermata più volte dal presidente Nicolas Sarkozy e persino da lui celebrata il dicembre scorso con una visita in Vaticano e un discorso al Laterano. Disse allora di volersi ispirare a un concetto di "laicità matura" e "positiva" che "riconosce il valore delle religioni ": un'idea che parve molto vicina al "sano concetto di laicità" che è un cavallo di battaglia di Benedetto XVI. Il Papa arriva a Parigi-Orly con un A321 dell'Alitalia poco dopo le 11. A riceverlo ci sarà Sarkozy con Carla Bruni. La visita Papa Benedetto XVI nel corso dell'udienza generale di mercoledì in Vaticano. Oggi il Pontefice è a Parigi, poi andrà a Lourdes per una visita di quattro giorni Luigi Accattoli.

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Oggi vengono messi in discussione i fondamenti stessi dello Stato laico europeo, perché libertà e cittadinanza non si fondano sulla verità (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-12 num: - pag: 13 categoria: BREVI Oggi vengono messi in discussione i fondamenti stessi dello Stato laico europeo, perché libertà e cittadinanza non si fondano sulla verità \\.

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Tremonti, D'Alema e il Secolo Religioso <Era della coscienza>. <Laicità a rischio> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-09-12 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il dibattito Su "Aspenia" dialogo sul rapporto tra il credo e la politica, sul "ritorno" della religione dopo la fine delle ideologie Tremonti, D'Alema e il Secolo Religioso "Era della coscienza". "Laicità a rischio" Ministro ed ex premier d'accordo: qui la fede non è confinabile alla dimensione privata Aspenia: "Il XXI secolo si profila come un secolo religioso, dopo che la fine della guerra fredda ha segnato la crisi delle ideologie secolari del secolo scorso, non solo il comunismo ma anche le forme estreme di liberalismo economico. Condividete questa impostazione? MASSIMO D'ALEMA: "Certamente è tramontata l'idea che aveva preso il sopravvento nella fase culminante della secolarizzazione, e cioè che la religione potesse essere confinata in una sfera privata. Il peso che le religioni sono tornate ad assumere nella sfera pubblica è legato al declino delle ideologie e delle grandi narrazioni novecentesche. In fondo, l'ultimo sussulto delle ideologie del Novecento è stata l'ideologia della fine delle ideologie, con la famosa teoria, dopo il crollo del Muro di Berlino, della fine della storia. Inutile dire quanto tale teoria si sia dimostrata fallace. E non c'è dubbio che l'11 settembre abbia aperto un secolo nuovo. Ma non so dire, onestamente, se sarà davvero un secolo religioso. Per la semplice ragione che il ritorno della religione - in quanto bisogno di dare un senso non solo all'esistenza ma alla convivenza umana - si presenta in modi e gradi diversi in aree differenti del mondo. (...) Dominique MoÏsi distingue fra tre grandi aree: quella della paura, che saremmo noi, l'Occidente; quella del rancore, e cioè il mondo islamico; e infine l'area della speranza, in cui rientrano la società asiatica e le grandi aree emergenti. è in questa ultima parte del mondo che la religione conta di meno. Naturalmente, l'elemento religioso è comunque importante, per esempio in paesi come l'India; ma quel che voglio dire è che nelle aree emergenti ed economicamente vitali, lo spazio pubblico è dominato da una certa fiducia nel progresso, e quindi nel proprio futuro. La religione, invece, conta moltissimo nel mondo occidentale e nel mondo islamico; nel primo sono nate nuove paure, anche come risultato dei processi di globalizzazione; nel secondo domina la frustrazione". GIULIO TREMONTI: "L'idea del "ritorno della religione" per me è un'idea falsa. Se l'unità temporale su cui si basa la domanda è quella del secolo, allora non credo proprio che la religione sia mai "scomparsa" e per di più per tutto un secolo, quale che sia il secolo. La religione c'è sempre stata, se pure con intensità diverse: in alcune fasi è stata dominante, in altre latente, in altre ancora - soprattutto nel Novecento- è stata in parte oscurata dalle grandi ideologie, configurate a loro volta come religione sostitutiva. Il comunismo è stato costruito, prospettato e poi vissuto come una religione sostitutiva. Lo stesso partito comunista, del resto, era gerarchicamente e simbolicamente costruito come una chiesa. Tra le tante, una delle follie del nazismo consisteva proprio nella sua cifra di religione pagana. Fuori dalla dimensione temporale (il secolo) c'è piuttosto nella domanda la dimensione dello spazio. Qui, se la dimensione spaziale coincide con la dimensione globale, concordo nel vedere forti asimmetrie e discontinuità. In molte società emergenti, la componente della religione ha, in effetti, una rilevanza abbastanza tenue. Ma non è così in altre parti del mondo. Sarebbe una forzatura dividere il mondo in aree omogenee. Prendiamo per esempio il caso della Cina: pur dentro il nuovo meccanismo comunista/capitalista, la dimensione religiosa è molto forte, l'etica confuciana continua a essere fondamentale.. (...)" ASPENIA: Benedetto XVI sostiene che "in un mondo senza verità, la libertà perde il suo fondamento e la democrazia senza valori perde la sua anima". Come valutate il messaggio del papa dell'Occidente? è il segno di un'inversione di tendenza, di una sostanziale "deprivatizzazione " della religione nell'Europa postsecolare? L'Europa, insomma, abbandonerebbe il laicismo per diventare più simile all'America, dove la religione è sempre stata considerata una risorsa per la democrazia? TREMONTI. "L'americanizzazione dell'Europa... lascerei questa formula, un po' novecentesca, a Gramsci e a Ortega y Gasset. Piuttosto, non credo nella separazione tra dimensione privata e dimensione collettiva della religione. Quella della privatizzazione della religione è un'idea laica e perciò un'idea esterna alla religione. La nostra religione, per come è costruita e per come è stata vissuta per secoli da milioni di persone, è sempre stata insieme interna ed esterna: un modo di riferirsi agli altri. Non c'è mai stato, in questa dimensione, l'individuo da solo, ma la persona in rapporto non solo con se stessa, ma anche con la famiglia, e la famiglia in rapporto con la collettività. è stato fatto anche un discorso sul progresso e sulla crisi. In Occidente, il progresso, l'idea del progresso con il crescente benessere che ne è derivato, ha creato un effetto di euforia, a sua volta progressiva. Ora la fase euforica sembra terminata con la crisi. Credo che sarebbe terminata comunque, per il suo stesso eccesso parossistico. Alla fine, quando hai troppe cose e inutili, quando tutto diventa insufficiente in modo paradossale, insufficiente per eccesso, torni a porti interrogativi più fondamentali e per così dire valoriali, sulla tua ragione d'essere esistenziale. Soddisfatta la domanda di beni materiali, torni naturalmente ai valori immateriali. Il crescere del benessere produce prima un'euforia che porta le persone in una dimensione "nuova" rispetto a quella tradizionale. Ma poi, fatalmente, l'euforia termina. La crisi, se c'è, se arriva, accelera solo questo processo. La crisi può rendere evidenti alcuni elementi di rottura, ma al ritorno della religione (che in realtà c'è sempre stata) saremmo arrivati comunque". D'ALEMA: "Tornerei alla domanda di partenza: se il messaggio del papa sia il segno che il rapporto tra politica pubblica e religione, in Europa, è ormai più simile a quello americano. La mia risposta è semplice: sì. Sono d'accordo con Tremonti quando dice che il fenomeno religioso, in Europa, non è stato mai confinabile in una dimensione privata. Difficile dimenticare, del resto, che il cattolicesimo italiano, in particolare, è stato un grande fenomeno sociale e politico, tanto che ha governato per cinquant'anni l'Italia. Ma oggi, col ritorno della religione nella sfera politica, quella che viene messa in discussione non è la secolarizzazione edonistica. Vengono messi in discussione i fondamenti stessi dello Stato laico europeo, come si è venuto configurando dal XVII secolo in poi. La sfida culturale è a questa altezza. Lo Stato laico europeo nasce infatti dalla considerazione che la libertà non può fondarsi sulla verità. E nasce all'indomani delle guerre di religione, quando si prende atto che la pretesa di fondare la cittadinanza sull'appartenenza religiosa - cuius regio eius religio - porta alla guerra e da tutto ciò si esce proclamando che lo Stato è laico perché le libertà e la cittadinanza non si fondano sulla verità. Ora, non vi è dubbio che oggi, per la crisi profonda dell'Occidente, che è una crisi culturale e ideale prima che economica, ci troviamo anche di fronte a un ritorno religioso che è legato alla ricerca di senso. Ma esiste anche questa vena integrista, che mette in discussione non l'edonismo, ma il fondamento stesso della laicità dello Stato. E quindi io distinguo tra il ritorno prepotente della fede religiosa come modo per dare un fondamento etico alla propria esistenza individuale, e l'uso politico della religione". (...) ASPENIA: Di fronte ai dilemmi che pongono la scienza, la biotecnologia, non è un anacronismo paventare una restaurazione del potere temporale della chiesa? D'ALEMA: "Io non temo la restaurazione del potere temporale della chiesa. è legittimo che i cristiani facciano vivere i loro valori, come disse Aldo Moro all'indomani della sconfitta cattolica al referendum sul divorzio; ma pretendere di imporli per legge urta con la coscienza moderna. Anche perché tutto ciò può rappresentare un impedimento alla libera ricerca scientifica, e questo va evitato. è evidente che il legislatore deve confrontarsi con problemi nuovi, ma il mio timore non è che torni il papa re. La mia paura è un'altra: che in questa sorta di sposalizio con l'Occidente malato, che si volge alla religione in chiave identitaria e che riscopre le radici cristiane in una chiave difensiva, la chiesa rischi di perdere l'universalità del messaggio cristiano. Questa universalità del messaggio cristiano la sentivo di più, devo ammetterlo, nel precedente pontificato, in cui peraltro l'elemento di integrismo religioso era fortissimo e anche molto critico verso gli esiti della globalizzazione, prendendo spesso il posto di una sinistra silente. Mentre nel papato di Ratzinger avverto assai di più il legame con l'Occidente, e l'avverto come un limite all'universalismo cristiano". TREMONTI: "è corretto iniziare la nostra riflessione su questo punto, proprio, come suggerito, dalla pace di Westfalia, il cui dictum era cuius regio eius religio. Ma appunto: cuius regio eius religio. Religio. Questa parola e non altre. E questo semplice fatto è prova in sé, insieme assoluta e storica, della rilevanza propria della componente religiosa. Nei secoli la "cifra" religiosa sale, scende, viene oscurata, poi riprende, ma non per caso - ripeto - la formula che è usata ancora oggi è cuius regio eius religio, non eius altro. Ciò premesso, una discussione utile va comunque sviluppata, separando la dialettica strumentale da quella sostanziale. La prima utilizza i fatti religiosi in termini polemici. In questi termini, sullo stesso piano degli atei devoti, credo che possano essere messi anche i laici polemici. Zapatero, per esempio, ne è l'eroe eponimo. (...) Detto questo, escludo che, nel tempo presente, ci sia il rischio di un ritorno del potere temporale. La dialettica tra atei devoti e laici polemici, con il relativo apparato di argomenti strumentali, è tuttavia, come dicevo, e per fortuna, relativamente marginale. Sostanziali, sulla dividente "destra"-" sinistra", sono invece altre grandi questioni. Il matrimonio è stato una di queste grandi questioni. E, soprattutto, la scienza. (...) Non ci limitiamo più alla fase gnoseologica, a conoscere la vita, ma agiamo sulla vita, tentando di crearla o di ricrearla. Certo, anche la bomba atomica agiva sulla vita, ma in negativo, la distruggeva. Poneva dilemmi morali drammatici, ma diversi da quelli che si presentano ora. Un conto è infatti distruggere la vita, un conto è crearla. Distruggere la vita è drammatico, ma crearla è diverso e ancora più drammatico. Si sta avverando la profezia di Malthus, la profezia dell'uomo che non dipende da un'origine, ma che è origine esso stesso: la bestiaccia della favola era già la profezia del postumano, la fabbrica di nuovi corpi o di nuovi ectoplasmi. Sono dilemmi che non si pongono solo a destra, si pongono anche a sinistra. Ma è con questo e proprio per questo che la sinistra ha perso un'altra delle sue basi storiche di sicurezza: l'assoluta sicurezza nella scienza come matrice infallibile di progresso. Per come vedo e sento, sono fortemente convinto dell'ipotesi che una maggiore luce della scienza potrà portare con sé una maggiore luce della ragione e, con questa, anche della coscienza. La dialettica profonda è infatti tra ragione e fede, tra scienza e coscienza, sapendo che devono stare tutte insieme". (...).

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La scuola, i sindacati e le riforme (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 12-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lavoro - data: 2008-09-12 num: - pag: 34 autore: di LUIGI COVATTA categoria: REDAZIONALE Contrappunto La scuola, i sindacati e le riforme N on ha torto Mariastella Gelmini quando denuncia la logica più sindacale che educativa che giustificò l'introduzione del “3x2” nella scuola elementare. Non che la scelta non avesse uno sfondo teorico. Ma si era ormai spenta la disputa che era divampata nei primi anni '80 fra i cattolici (favorevoli al maestro unico per evitare una divaricazione troppo netta fra scuola e famiglia) e i laici (favorevoli agli insegnanti “specialisti” per accentuare il ruolo cognitivo dell'istruzione primaria) quando Franca Falcucci avviò la sperimentazione del nuovo modulo, che mediava fra le ragioni degli uni e degli altri, ma soprattutto rimediava agli esuberi che la denatalità aveva determinato fra gli insegnanti elementari. Tant'è vero che poi gli “specialisti” vennero dipinti come tali per opera e virtù dei corsi d'aggiornamento, e che perfino per l'insegnamento della lingua straniera, introdotto proprio allora, non si trovò spazio per gli specialisti veri. Dal sindacato la Falcucci venne ripagata con cattiva moneta. Subito dopo il varo del nuovo modulo, infatti, il Sinascel (fra le organizzazioni più potenti della CISL) chiese l'assunzione di altri 120.000 maestri per "attuare la riforma ". Anche per questo, forse, oggi si parla di 87.000 esuberi. Ma è difficile valutare se sono pochi o tanti se non ci si misura coi cambiamenti intervenuti nella struttura demografica e socio-culturale di un paese in cui la denatalità è stata superata soprattutto grazie agli stranieri immigrati. Bisognerebbe tenerne conto prima di rialzare le insegne di trent'anni fa. Può anche darsi, infatti, che nella nuova situazione il “3x2” non serva a nulla, e serva, invece, affiancare il maestro unico con specialisti dell'integrazione culturale, oppure, senza scomodare le guide turistiche, provvedere all'alfabetizzazione degli adulti. Fortunatamente mentre a Roma si discute a Sagunto non si muore. Maestro unico o no, infatti, la nostra istruzione primaria mantiene da più di quarant'anni livelli d'eccellenza riconosciuti anche in sede internazionale, e su un corpo sano si interviene più facilmente che su un corpo malato. Magari non solo col bisturi, ma anche con terapie meno invasive. Luigi Covatta: per la scuola non solo bisturi, ma anche terapie meno invasive.

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Il papa a parigi: "c'è bisogno di dio" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il Papa a Parigi: "C'è bisogno di Dio" Accolto da Sarkozy e Carla Bruni. Bagno di folla per le strade della capitale All'Eliseo si definisce "Testimone di un Dio che ama e salva" Oggi, dopo la messa a Les Invalides, si trasferirà a Lourdes MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Il mondo ha bisogno di Dio. Nella Francia, dove solo l'otto per cento va a messa - e nemmeno ogni domenica - Benedetto XVI si presenta sulle orme di Paolo apostolo. "Dio è diventato veramente il grande Sconosciuto - esclama parlando davanti agli accademici di Francia e agli ex capi di stato Giscard d'Estaing e Jacques Chirac nello splendido collegio gotico dei Bernardini - eppure l'attuale assenza di Dio è tacitamente assillata dalla domanda che lo riguarda. Cercare Dio e lasciarsi trovare da Lui è oggi non meno necessario che nei tempi passati". A Parigi, nel cuore dell'Europa, Ratzinger arriva da messaggero della buona novella, non da arido professore. Certo, il discorso che tiene al mondo della cultura è un dotto excursus sul monachesimo occidentale, la parola di Dio, l'interpretazione del suo spirito, il rifiuto dell'arbitrio soggettivo e del fanatismo fondamentalista, ma l'intento con cui Ratzinger è arrivato non è di impartire una lezione. "Seminatore di carità e di speranza", si definisce poeticamente all'Eliseo di fronte al presidente Sarkozy. "Testimone di un Dio che ama e che salva". E agli accademici ricorda che se in Europa resta solo una cultura positivista, che non accetta la ricerca di Dio o la confina nell'individuo, "sarebbe la capitolazione della ragione, il tracollo dell'umanesimo", in ultimo un favore al fondamentalismo. C'era grande attesa su ciò che il Papa avrebbe potuto dire sul rapporto tra religione e laicità. Anche perché Sarkozy da tempo ha lanciato la parola d'ordine della "laicità positiva". Benedetto XVI non è stato elusivo. "Tra laicità e fede non c'è contrasto", ha proclamato mentre ancora era sull'aereo. "La religione non è identificabile con lo Stato. La religione non è politica e la politica non è religione". Così quando Sarkozy, con gesto di particolare riguardo, ha rotto il protocollo venendo ad accogliere insieme a Carla Bruni il pontefice ai piedi della scaletta dell'aereo, il segnale era già stato dato. All'Eliseo papa Ratzinger ha ribadito il motto evangelico di dare a Dio e a Cesare ciò che loro appartiene nella distinzione tra ambito politico e ambito religioso, ma soprattutto ha riconosciuto il pluralismo contemporaneo, evitando di presentare la fede come portatrice di un supplemento d'anima che gli "altri" non avrebbero. La religione, ha dichiarato, ha una "funzione insostituibile per la formazione delle coscienze" e bisogna essere consapevoli del "contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società". E subito ha continuato indicando i campi di "sollecitudine" della Chiesa cattolica: il destino dei giovani, il fossato crescente e silenzioso tra poveri e ricchi, la salvaguardia del Creato e - con riferimento alla presidenza francese dell'Unione europea - i rischi di una nuova guerra fredda. Nel palazzo presidenziale è apparso per un attimo - nel solenne procedere del corteo presidenziale e papale - il dream team di tutti i rotocalchi. Don Georg e Carlà affiancati di scorcio. Il monsignore charmant, la presidenta fascinosa. Lei in tailleur grigio perla, pudicamente al di sotto del ginocchio, i capelli ramati raccolti in un codino da liceale, con una ciocca ribelle che ogni tanto le cadeva in fronte. Lui impeccabile nella talare nera, fascia violacea, i capelli biondi appena spruzzati di bianco. Poi l'attenzione è stata tutta presa dal discorso eloquente e appassionato di un Sarkozy che ha perorato la causa di una laicità che include e non rifiuta l'apporto delle religioni e della religione cristiana in particolare. Si tratta di un patrimonio vivente di pensiero non solo su Dio, ma sull'uomo, la società, la natura, di cui "sarebbe una follia privarsi". La laicità aperta, ha proseguito, è un invito al dialogo, alla tolleranza, al rispetto. "Dio sa - ha esclamato Sarkozy con studiata spontaneità - quanto la società abbia bisogno di tolleranza". Benché il presidente sia stato attento a citare spesso le religioni al plurale, a chiamare in causa per il loro ruolo positivo anche le "tradizioni filosofiche", a sottolineare che "agnostici e non credenti - presenti nel salone dell'Eliseo - sono anch'essi impegnati per il bene comune", l'elogio così sottolineato del cristianesimo e delle credenze religiose ha irritato parecchio gli ambienti laici. Sarkozy lo sapeva in anticipo e ha voluto andare per la sua strada, elogiando le radici cristiane della Francia e scandendo: "Il dialogo con le religioni e tra le religioni è la sfida principale del secolo. Non vogliamo guerre di religione. Rispetto le religioni, conosco i loro errori, ma conosco il ruolo che giocano nella costruzione dell'umanità". La ricerca di spiritualità, ha concluso, non è un pericolo né per la democrazia né per la laicità. In serata Benedetto XVI, dopo un breve incontro con la comunità ebraica, si è recato a Notre Dame, accolto da una folla di giovani entusiasti. Oggi, dopo la messa sulla spianata degli Invalidi, si trasferirà a Lourdes. Ha già fatto sapere che più che i miracoli conta l'incontro con la Madre di Cristo. E quanto alla messa preconciliare su cui la Francia è divisa - ha spiegato ai giornalisti - l'averla autorizzata "non è un passo indietro", ma un gesto di tolleranza pastorale per le generazioni che l'hanno amata. Ai lefebvriani il Papa tende ancora la mano: "Nessuno è di troppo nella Chiesa. Tutti possono e devono trovarvi il proprio posto", ha ribadito durante i vespri in cattedrale.

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Tra laicità e religione il "professor" ratzinger vince la sfida francese - (segue dalla prima pagina) bernardo valli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)

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Tra laicità e religione il "professor" Ratzinger vince la sfida francese Davanti agli intellettuali difende le radici cristiane Francia laica e Chiesa cattolica uniti dal richiamo alla medesima identità culturale Il presidente ha rilanciato la sua idea di una "laicità positiva", aperta al dialogo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Né la fede sembra essere la molla principale dell'intensa azione politica che fa di lui un campione del decisionismo. Né si ha l'impressione che essa lo guidi nella vita privata, cosi come questa viene da lui stesso esibita. Ed è il parere dei molti cattolici che in seguito alle vicende sentimentali del presidente, e all'agitato, pubblicizzato ultimo divorzio, gli avrebbero negato i consensi facendolo crollare nei sondaggi. E' vero, capita a volte a Nicolas Sarkozy di entrare nelle chiese, e non soltanto per un funerale o per una ricorrenza. Lui stesso dice però che si tratta di "gesti culturali, identitari". Sono visite che accendono i ricordi. Sono richiami della tradizione. Sono momenti in cui si precisano nella sua memoria le radici cristiane della Francia e dell'Europa. E' proprio questo che consente a due personaggi tanto diversi di "conciliare" la Francia laica e la Chiesa cattolica. Il Pontefice romano, colto e conservatore, e il Presidente francese, amante dei riflettori e solerte nel predicare che "bisogna amare il denaro", hanno in comune la ferma convinzione che le radici dell'Occidente sono cristiane, e che la laicità, cosi come a volte si esprime, è la negazione di una verità storica, dimostrata dalla religione. Il tema principale della visita papale a Parigi è l'esaltazione di quella comune convinzione. La tappa è solenne e politica. Poi ci sarà la visita a Lourdes, dove prevarrà infine la pietà. La conciliazione, all'ombra di Notre Dame, non viene concretizzata in un trattato, né in un accordo teso a modificare l'impronta laica della République. L'impronta è rappresentata da una legge - dogma vecchia di un secolo. La quale sancisce dal 1905 la separazione tra lo Stato e la Chiesa. Soltanto il regime del maresciallo Pétain, durante l'occupazione tedesca osò disconoscerla. Prima di Nicolas Sarkozy, tra i dirigenti politici democratici, nessuno aveva tentato di rimettere in discussione il difficile equilibro basato su quella legge - dogma, depositaria dell'ideale repubblicano francese. Neppure Sarkozy vuole modificarla. Forse ne ha avuto la tentazione. Ma poi vi ha rinunciato. Essa è stata del resto ammorbidita nella pratica, attraverso i decenni, sino a rendere quasi esemplare la separazione tra Stato e Chiesa. Sarkozy cerca adesso di imporre una nuova lettura, ancora più aperta, meno vincolante, di quel dogma repubblicano. Invita a una interpretazione che escluda una laicità militante, il cui obiettivo è di tenere lontano dallo spazio pubblico la Chiesa cattolica, e tutte le altre religioni. Per Sarkozy quella del 1905 non è una legge di proibizione ma di separazione. Ed egli vuole attenuare la separazione tra temporale e spirituale. Avendo una concezione utilitaria (bonapartista) della religione, pensa che essa possa contribuire alla coesione sociale. Non a caso è un fervido ammiratore degli Stati Uniti dove la religione è presente nella vita politica. Quando Nicolas Sarkozy ha lanciato l'anno scorso, col suo discorso in San Giovanni in Laterano, l'idea di una " laicità positiva", la collera dei difensori della laicità è subito esplosa. Ma al tempo stesso per la Chiesa si sono aperti nuovi orizzonti nella Francia, che pur restando figlia primogenita, è un paese in cui soltanto il 5 per cento di coloro che si dichiarano cattolici assistono alla messa almeno una volta al mese, e dove le parrocchie sono tenute spesso da preti provenienti da Paesi emergenti, in cui un tempo andavano i missionari francesi. La visita a Parigi di Benedetto XVI ha come tema centrale quella "laicità positiva" che appare appunto come una conciliazione. Adesso la gerarchia ecclesiastica aspetta dei risultati concreti. Subito, con lo stile diretto che lo distingue, il presidente francese ha affrontato l'argomento accogliendo il Papa nel Palazzo dell'Eliseo. E non ha deluso l'ospite. Privarsi della religione, ha scandito, "sarebbe una follia". Sarebbe un errore culturale. Per questo egli lancia un appello alla "laicità positiva", ossia al dialogo con le religioni, con tutte quelle presenti in Francia; in particolare con quella cristiana, con la quale la Francia e l'Occidente condividono una lunga storia; e che rappresenta un patrimonio vivente di riflessione, non soltanto su Dio, ma anche sull'uomo, sulla società, e su quel problema essenziale che è la difesa dell'ambiente. Benedetto XVI ha risposto sottolineando "l'insostituibile funzione della religione" nella formazione delle coscienze e del contributo che essa può dare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico fondamentale nella società. Da qui la necessità di una nuova riflessione sul vero senso e sull'importanza della laicità. Ma è più tardi, nello splendido Collegio dei Bernardini rinnovato, nel cuore di Parigi, che il Papa ha affrontato l'argomento da erudito. Joseph Ratzinger è ritornato professore davanti a settecento intellettuali, ossia davanti a un'élite della società francese, in cui insieme a scrittori, filosofi, docenti universitari, politici c'erano anche due ex presidenti (Giscard e Chirac). Con un linguaggio denso, preciso, tra l'accademico e il discorsivo, ha descritto come negli antichi monasteri, cercando Dio, i monaci abbiano conservato e fatto progredire la cultura. La parola, la musica e il principio del lavoro. Ossia le basi della civiltà occidentale. "Se la cultura europea d'oggi comprendesse ormai la libertà come l'assenza totale di legami sarebbe fatale". La tensione esistente tra i due estremi, l'arbitrario soggettivo e il fondamentalismo fanatico, si propone di nuovo come una sfida alla nostra generazione. I legami, ossia la religione, possono ristabilire un equilibrio. Il pontefice erudito non ha deluso i settecento intellettuali. Forse non li ha del tutto convinti, ma ha suscitato la loro ammirazione con la sua elegante dimostrazione delle radici cristiane, dalle quali l'Occidente, e la Francia laica, ancora abbracciata all'Illuminismo (alla ragione senza fede), non si devono staccare.

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Insegnare tra le macerie della scuola - michele serra (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)

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Commenti L'amaca INSEGNARE TRA LE MACERIE DELLA SCUOLA MICHELE SERRA Detto in pura leggerezza, ho trovato molto divertente il titolo del Tg1 di ieri sera: "Il Papa in Francia invita a riflettere sul vero significato della laicità". Sarebbe un po' come se il presidente francese, ospite in Vaticano, invitasse il Papa a riflettere sul vero significato del cattolicesimo. O come se chiunque di noi, in visita a Vienna, invitasse gli austriaci a riflettere meglio su come si fa lo strudel. Mi è tornato in mente un vecchio aneddoto attribuito almeno a un paio di papi (Roncalli e Montini). A colloquio con un intellettuale cattolico molto fervente, che lo catechizzava su vari argomenti di ordine religioso, il Papa lo avrebbe interrotto dicendogli, molto spiritosamente: "Guardi che sono cattolico anch'io". Non so se Sarkozy abbia avuto lo stesso humour, spiegando a Ratzinger che in Francia, pure se all'insaputa del Vaticano, si è già abbastanza riflettuto sulla laicità, anticipando l'invito dell'autorevole ospite di almeno un paio di secoli. Si sa che il protocollo tra capi di Stato prevede una dose di diplomazia ben temperata. Probabile dunque che Sarkozy abbia garantito al Papa che la Francia, per favorirlo, si concederà un supplemento di riflessione. Non sul divorzio, però, perché sarebbe troppo faticoso, stante lo stato civile di Sarkozy e dei suoi numerosi cari, rimettere insieme i cocci di una mezza dozzina di ex famiglie.

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Le suore scendono in piazza (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina X - Napoli Le suore scendono in piazza "Il Comune non paga le rette del semiconvitto da un anno" LA croce al collo e gli abiti bianchi, azzurri, neri al vento. Sono state loro le prime a prendersi per mano e piazzarsi al centro della strada, bloccando il traffico, con una catena umana. Suore in protesta in piazza Municipio. Accanto alle religiose ragazzini, mamme, insegnanti. Le auto hanno inchiodato. Il traffico è andato in tilt, dalle dieci a mezzogiorno. Ma davanti alle suore, strette le une alle altre, e ai bambini, nessuno ha protestato. La città è rimasta a guardare. è dovuta intervenire la polizia, che ha convinto i manifestanti a spostarsi in un sit-in davanti a palazzo San Giacomo. "Non siamo abituate a queste cose - dice suor Lionella, dell'istituto Preziosissimo Sangue di Portici - ma non avevamo scelta. Abbiamo utilizzato i nostri risparmi, le pensioni delle suore anziane, le offerte del quartiere, ma ora non ce la facciamo più. Il Comune non paga il semiconvitto per i nostri ragazzi da un anno. Ci deve dare 110 mila euro. Non è una somma folle, ma a noi serve per andare avanti". Lunedì le scuole dovrebbero riaprire, perciò ieri sono scese in piazza trecento persone (circa 50 istituti tra laici e scuole religiose, che seguono tremila minorenni a rischio). "è un anno che il Comune non versa i contributi per i semiconvitti - spiega suor Antonia Norcia - siamo qui per avere una risposta, una conferma altrimenti il servizio non può cominciare con il nuovo anno". E Giuseppina Serra dell'Istituto francescano Sant'Antonio nel quartiere Secondigliano: "Sono a rischio le attività pomeridiane e anche il nostro lavoro. Da noi ci sono tutti minori a rischio. Molti ci sono stati affidati dai servizi sociali". Le suore lottano, fischiano, sventolano i loro cartelli scritti a mano. "Figli di prostituite, bambini con i genitori in carcere, adolescenti a rischio o di famiglie che vivono sotto la soglia della povertà. A queste persone il Comune sta chiudendo la porta in faccia, ai più deboli e indifesi" si sfoga suor Mimma dell'Istituto Santa Maria a Barra. Ragazzini che non sono semplicemente numeri, ma che ieri mattina sono andati a manifestare davanti a San Giacomo con le suore e le loro insegnanti. "Mia mamma è vedova e lavora a ore come donna delle pulizie. A me piace andare a scuola. Vado cinque giorni a settimana dalle sette del mattino alle sei di pomeriggio, è la mia seconda casa" dice Salvatore B. 13 anni, che frequenta l'Istituto Verdolino di Barra. "Noi abbiamo dato la vita per questi ragazzi e ora abbandonarli così è terribile" dicono due sorelle Giuditta ed Elena Filosa, che da un anno lavoravano senza percepire lo stipendio e giovedì sono state licenziate, dopo vent'anni di presenza nell'istituto di Barra. I semiconvitti, coinvolti nel mancato rinnovo della convenzione o nel mancato pagamento sono sparsi nelle periferie di Barra, Ponticelli, Secondigliano e San Giovanni. Dopo il blocco e il sit-in, in tarda mattinata una delegazione è stata ricevuta dal difensore civico. "L'amministrazione comunale - riferisce dopo l'incontro, Lucio Pirillo presidente dell'Uneba - ha fissato un incontro per lunedì con gli assessori Riccio e Cardillo". (cristina zagaria).

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L'addio ad ardigò con l'assenza della curia e il silenzio dell'università - aldo balzanelli (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina III - Bologna Il commento L'addio ad Ardigò con l'assenza della Curia e il silenzio dell'Università ALDO BALZANELLI Achille Ardigò se n'è andato con intorno tanti amici, allievi, colleghi, persone che a dispetto del suo carattere difficile lo stimavano, consapevoli di aver avuto la fortuna di incontrare uno dei grandi intellettuali che questa città ha saputo esprimere negli ultimi decenni. Per questo a molti di noi che ieri sono andati a salutarlo nella chiesa di via Bellinzona sono apparse dissonanti due grandi assenze. Quella dell'ateneo innanzitutto. Il rettore, insieme con molti docenti, era presente alla cerimonia religiosa, ma forse il "maestro indimenticato ed originale anticipatore in molti campi" come il professore scomparso viene definito nel ricordo dell'ateneo, meritava qualcosa in più: una cerimonia laica, all'Archiginnasio, come in tante altre occasioni, che inspiegabilmente nessuno ha provveduto a organizzare. Neppure la facoltà di Scienze politiche che Ardigò contribuì in modo determinante a far nascere. L'altra assenza, questa a dir la verità meno sorprendente, è stata quella dei vertici della Curia. Dopo la puntuale partecipazione non più tardi di sabato scorso alla messa in suffragio di Luciano Pavarotti, ieri nessuno ha trovato il tempo, o forse la volontà, di recarsi a salutare un cattolico certamente scomodo, ma un grande cattolico. Meno soprendente, si diceva, questa assenza perché si è ripetuto quanto accaduto in occasione di un altro funerale, quello di un altro intellettuale cattolico, Giuseppe Alberigo. Al catechismo ci insegnavano che almeno in punto di morte il perdono va riconosciuto a tutti, ma queste assenze, insieme ad altri episodi, sono il segno che in via Altabella Dossetti e la sua eredità agitano ancora molti sonni. I SERVIZI A PAGINA VII.

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"mi correggeva le omelie" - silvia bignami (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 13-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Pagina IX - Bologna "Mi correggeva le omelie" Il ricordo del parroco. Prof e politici ai funerali Il saluto ad Ardigò Presenti tutte le autorità cittadine. Nessuna cerimonia dell'Università SILVIA BIGNAMI Bologna ha detto addio al suo "profeta" Achille Ardigò. Ieri mattina ai funerali celebrati nella piccola chiesa di San Giuseppe in via Bellinzona - di fronte alle finestre della casa del professore scomparso mercoledì a 87 anni - erano in tanti. Istituzioni, mondo accademico, gente comune. Non c'era la Curia. Assente anche questa volta, come era già accaduto al funerale di Giuseppe Alberigo, professore come lui. Come lui dossettiano. C'è invece la politica. Quella locale, con il sindaco Sergio Cofferati insieme alla Presidente della Provincia Beatrice Draghetti e al governatore Vasco Errani. Ma anche quella romana, con il deputato Pd ed ex segretario della Margherita Pierluigi Castagnetti, che ricorda Ardigò come un "grande vecchio della politica. Grande perché aveva una capacità di pensiero straordinaria". Ci sono l'assessore regionale alla sanità Giovanni Bissoni, l'eurodeputato Vittorio Prodi e il rettore Pier Ugo Calzolari. Manca solo l'ex premier Romano Prodi, fuori città per qualche giorno. La chiesa si riempie, ma la cerimonia è intima, semplicissima, come la bara di legno chiaro accompagnata dalla toga universitaria. Commossa l'omelia Don Piscaglia. "Conoscevo il fratello Achille da 50 anni" esordisce. Il sacerdote ricorda la fama di "profeta" del piccolo grande uomo che a fianco di Giuseppe Dossetti collaborò alla stesura del "libro bianco" contro la bologna "Rossa" di Dozza. "Ha interpretato momento per momento l'evoluzione della società, della Chiesa e del mondo" dice. Un impegno incessante, portato avanti con "fede da vero laico francescano". "Ricordo in particolare la partecipazione intensa di Achille alla messa", conclude Don Piscaglia: "Ascoltava attentissimo. Poi, se qualcosa dell'omelia non convinceva, veniva con grande carità e umiltà in sacrestia al termine della messa, per suggerire il modo migliore di comunicare quel concetto". Stretta nel dolore la famiglia, con le sorelle Luisa e Francesca. E toccante l'intervento della nipote Chiara, che si commuove leggendo le preghiere scritte la sera prima insieme al resto della famiglia. "Preghiamo per Bologna - ha letto la nipote - perché ritrovi, sull'esempio dello zio Achille, l'orgoglio e la volontà di essere nuovamente simbolo di progresso sociale e culturale". Un invito al rinnovamento, "anche a quello della sanità", che non è passato inosservato alle autorità presenti. "Bologna non ha perso il suo orgoglio, anche grazie al contributo di Ardigò - ha commentato pacato il sindaco Cofferati al termine della funzione - di certo ognuno deve fare la sua parte perchè la città continui a crescere nel tempo".

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Il Papa elogia Sarkozy e la sua <laicità positiva> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-09-13 num: - pag: 1 autore: di MASSIMO NAVA categoria: REDAZIONALE Viaggio di Ratzinger in Francia Il Papa elogia Sarkozy e la sua "laicità positiva" Quel rispetto degli intellettuali PARIGI - Benedetto XVI è in Francia per una visita di quattro giorni. All'arrivo il Pontefice ha donato alle signore una scatoletta con un rosario ( nel tondo in alto il regalo in mano a Carla Bruni, in basso al ministro della Giustizia Rachida Dati). E gli intellettuali laici francesi accolgono con rispetto il teologo Ratzinger. ALLE PAGINE 5 e 6 Accattoli.

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Ma il <fronte del no> protesta <Religione e politica restino divise> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Le critiche Sotto accusa anche le straordinarie misure di sicurezza Ma il "fronte del no" protesta "Religione e politica restino divise" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Non sono mancate critiche e polemiche alla visita del Papa in Francia. Bersaglio privilegiato, più delle posizioni espresse da Benedetto XVI, è il presidente Nicolas Sarkozy per la "rottura " - rivendicata dall'Eliseo - della rigorosa concezione della laicità della Repubblica, fondamento della Costituzione e della recente storia francese. Il sindaco di Parigi, Bertrand DelanoË ha criticato le parole del presidente a proposito di laicità positiva e di senso religioso. "Non corrispondono alla mia concezione ". Il centrista liberale FranÇois Bayrou ha stigmatizzato la cerimonia all'Eliseo. "Trovo normale accogliere il Papa all'aeroporto, meno il ricevimento all'Eliseo. Non bisogna mescolare lo Stato e la religione". In campo anche filosofi, intellettuali e una parte della stampa. Henri Piena Ruiz, autore di un saggio sulla laicità repubblicana, sostiene che parlare di "laicità positiva" ha poco senso, in quanto si dovrebbe stabilire che cosa siano la laicità negativa o la laicità normale. "La laicità è una sola, ed è la separazione della sfera politica dalla religione ". Christian Terras, direttore di una rivista cristiana, sostiene che dietro i sorrisi "questo Il sindaco di Parigi Bertrand DelanoË (a sinistra) e il centrista FranÇois Bayrou. DelanoË non parteciperà alle cerimonie religiose. Bayrou è "poco entusiasta" della visita del Papa all'Eliseo perché confonderebbe Stato e religione Papa maschera la volontà di rafforzare le tendenze più conservatrici e restauratrici della Chiesa. Questa visita è un pretesto per un nuovo attacco al principio della laicità francese". Un elemento di polemiche è stata la gigantesca mobilitazione per la sicurezza e l'organizzazione del-l'evento, pretesto per proporre iniziativa e manifestazioni di contestazione che, almeno fino a ieri, non si sono viste. In realtà le spese sono in buona parte coperte dalle diocesi di Parigi e di Lourdes, mentre lo Stato francese si è accollato la parte relativa alla visita di Benedetto XVI come capo di Stato estero. I giornalisti della rete pubblica France 2 hanno protestato per il prolungamento della diretta che ha fatto slittare di un quarto d'ora il telegiornale delle 13. "Una rete pubblica deve dedicare alla visita trasmissione speciali, non a scapito di appuntamenti con l'informazione". Ma la visita del Papa non è una notizia? M. Na. Laici.

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Gli intellettuali non vanno alla guerra (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-13 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Gli intellettuali non vanno alla guerra Lo storico laico Max Gallo: "Il Papa ha evitato invasioni di campo" Critico il rettore della Moschea di Parigi: "Avremmo voluto sentire accenni sul dialogo fra Islam e Chiesa e sui valori condivisi" DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Sul palco, accanto a una pianta d'ulivo, c'è Herr Professor, il Papa teologo. E in platea, quello che si autodefinisce "il parlamento del sapere " o "l'assemblea del pensiero indipendente ", la crema della cultura e delle istituzioni accademiche di Francia. Settecento, fra storici, intellettuali, filosofi, artisti ascoltano la "lectio magistralis " di Benedetto XVI che sembra lontana dalla concezione maggioritaria nell'"intellighenzia" transalpina. Il mondo laico, fedele ai principi della Republique, ascolta in silenzio, alla fine applaude, evita commenti su "la ricerca di Dio come fondamento della speculazione intellettuale", ma si intuisce che le aspettative - dopo l'esaltazione della laicità positiva erano forse diverse. Non è questione di schieramento politico, ma di sensibilità condivise. A due anni esatti (con una differenza di due ore) dal controverso discorso all'università di Ratisbona contro il fanatismo religioso, Benedetto XVI, il Papa teologo, ha rimesso al centro della cultura il rapporto fra fede e intelletto, esprimendo una condanna del relativismo culturale, che rafforzerà agli occhi della cultura francese l'immagine di un Pontificato attento alla tradizione. Il Papa ha scelto un luogo emblematico, con una storia emblematica della Francia spirituale e della Francia laica: il Collegio dei monaci bernardini, nel cuore del quartiere Latino - un ex centro di preghiera, trasformato in carcere durante la Rivoluzione, poi in dormitorio per la scuola di polizia, lasciato all'incuria e riportato all'antico splendore dalla Diocesi di Parigi. Un luogo ideale, per ricordare l'"ora et labora" dei monaci, esaltare il canto religioso "che innalza l'uomo" e sostenere che se viene a mancare la "misura di Dio" la formazione del mondo può "facilmente trasformarsi nella sua distruzione". Presenti, due ex capi di Stato simbolicamente in contrasto su questioni di fede e politica: Giscard d'Estaing, che avrebbe voluto la menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea e Jacques Chirac, il presidente della recente legge sulla laicità della Republique. Invitati anche rappresentanti di altre religioni. "Avremmo voluto anche sentire accenni sul dialogo interreligioso, fra Islam e la Chiesa, e sui valori condivisi", dice alla fine il Rettore della Moschea di Parigi, Dalil Boubakuer. Ma Benedetto XVI parla soltanto di ricerca di Dio, del "querere Deum" dei monaci, che affonda nel Medio Evo come metodo di vita. "Attenzione - ammonisce - a ritenere che la ricerca libera, le scienze, l'arte, la musica - in sintesi, la cultura - possano escludere come "domanda non scientifica" la ricerca di Dio. Questa ricerca rappresenta le "radici della cultura europea" e il percorso culturale dell'uomo libero ". Qual è l'atteggiamento veramente filosofico - si chiede il Papa - se non "guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca di quelle ultime, vere?". Dio è diventato "il grande sconosciuto", ha detto il Papa. Ciò è vero in una Francia laica, in crisi di pratica quotidiana e di vocazioni, anche se la realtà di ieri contrasta con statistiche e diffidenze intellettuali: la grande attenzione con cui è stata seguita la "lectio magistralis" sui grandi schermi nella piazza gremita di Notre Dame, il bagno di folla sul Lungosenna. Difficile comprendere che cosa possa davvero significare in questa Francia figlia della Rivoluzione, cartesiana e pragmatica - l'affermare che "ciò che ha fondato la cultura dell'Europa - la ricerca di Dio - resta il fondamento di ogni vera cultura ". C'è un mondo che non accetta questa concezione e resta perplesso anche di fronte alla "laicità positiva" esaltata dal presidente Nicolas Sarkozy. L'aggettivo "folle" impiegato dal presidente per deprecare la negazione delle radici cristiane "farà molto discutere", preannuncia all' uscita dal "College" lo storico Max Gallo, laico e socialista, oggi consigliere culturale dell'Eliseo. L'impressione che il Papa sia andato oltre la "laicità positiva", proponendo un ritorno ai fondamentali, addirittura alla regola monastica, "misura di Dio", è diffusa fra gli intellettuali. Dice Max Gallo: "La lezione è complessa, va studiata e riletta, ma certamente questo è il passaggio decisivo che sembra stare a cuore al Pontefice: la questione dell'identità e della specificità del pensiero della Chiesa. Ma non è una nuova invadenza di campo. Al contrario, Benedetto XVI ci ha detto che la religione non è politica e la politica non è religione. Ha usato la storica frase: date a Cesare quel che è di Cesare. Tuttavia ha ricordato al mondo della cultura che questa è la filosofia della Chiesa, un ritorno ai fondamentali senza cadere nel fondamentalismo e nel fanatismo. Contro questo rischio, c'è la ragione, con la R maiuscola". Massimo Nava Discorso Il Papa al Collège des Bernardins, al centro tra l'arcivescovo Andre Vingt-Trois (a sin.) e Tarcisio Bertone Incontri Con Valery Giscard d'Estaing (sopra) e l'imam della moschea di Parigi Dalil Boubakeur.

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Napoli, suore e preti in corteo <Tagli ai fondi per i convitti> (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 13-09-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-13 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE La protesta In crisi gli istituti che aiutano i ragazzi Napoli, suore e preti in corteo "Tagli ai fondi per i convitti" NAPOLI - Sembrava di essere al Vaticano e invece era piazza Municipio di Napoli. Un centinaio di preti e suore ieri si sono dati appuntamento per protestare di fronte al Comune per il mancato rinnovo delle sovvenzioni ad alcuni istituti religiosi. Una delegazione, formata anche da genitori e insegnanti, ha chiesto di essere ricevuta per chiedere i motivi dei tagli ai semiconvitti. Il traffico è stato bloccato per qualche ora tra gli sguardi incuriositi dei turisti. I semiconvitti, coinvolti nel mancato rinnovo della convenzione o nel mancato pagamento, si trovano nei quartieri della periferia di Napoli: Barra, Ponticelli, Secondigliano, San Giovanni. Aree dove gli istituti religiosi riescono a salvare dalla strada una buona percentuale di ragazzi, soprattutto quelli delle scuole primarie. La strategia è quella di impegnarli in attività pomeridiane che sono proprio quelle a rischio. Ieri i manifestanti erano quasi 500, molti dei quali aderenti all'Uneba (Unione degli enti religiosi e laici di assistenza e beneficenza) che fa capo alla Cei. Il ritardo dei pagamenti da parte del comune delle rette alle strutture che prestano assistenza a circa 3000 minori e a 600 anziani ha aumentato l'esposizione bancaria degli istituti che comunque hanno assicurato l'apertura regolare prevista per lunedì. "Questo modo di protestare non è nelle nostre metodologie - ha detto Lucio Pirillo, presidente dell'Uneba - tuttavia ci hanno assicurato un incontro lunedì per affrontare il problema". La protesta continuerà anche domani, quando nelle parrocchie sarà fatto del volantinaggio. Durante la protesta, alcune suore più anziane, hanno dovuto essere assistite per il gran caldo e per la fatica di reggere striscioni e cartelli. Biagio Coscia Davanti al Municipio La protesta di un centinaio tra preti e suore contro il Comune di Napoli per il mancato rinnovo delle sovvenzioni ad alcuni istituti religiosi della città partenopea ( Emmevi).

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Il papa conquista la francia bagno di folla alla messa di parigi - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il Papa conquista la Francia bagno di folla alla messa di Parigi Oltre trecentomila al raduno. "Dio non ci chiede di rinunciare alla ragione" Il pontefice affaticato ha fatto una sosta imprevista durata 30 minuti MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO LOURDES - La Francia profonda, la Francia cattolica si è radunata attorno a Ratzinger nella grande spianata degli Invalides per la celebrazione della messa. Si attendevano duecentomila fedeli, ne sono venuti centomila in più. In auto, in treno, in pullman dalle più diverse parti della nazione. Fra i presenti anche il premier francese FranÇois Fillon e la ministra della Giustizia Rachida Dati, che è di religione musulmana. Un rito impeccabile come i cattolici francesi sanno organizzare. Un altare sobrio preceduto da una sabbiosa ascesa, punteggiata di alberi d'ulivo. Canti gregoriani, preghiere in francese e in latino. Un coinvolgimento intenso dei fedeli e una straordinaria partecipazione all'eucaristia. Perché è vero che il cattolicesimo in Francia è fortemente minoritario nella pratica, ma il nucleo dei credenti convinti e impegnati è intellettualmente molto vivace e liturgicamente appassionato. Nella Francia dei filosofi, della critica e del disincanto il Papa ha riproposto il messaggio di una fede libera dal fanatismo fondamentalista: "Mai Dio domanda all'uomo di fare sacrificio della sua ragione. Mai la ragione entra in contraddizione con la fede!". Perché Dio, creando la ragione dell'uomo, lo lascia libero di accettare il dono della fede. A Parigi Ratzinger ha rotto il ghiaccio e si è conquistato l'ascolto dei francesi. Un sondaggio lanciato via internet dal giornale Figaro certifica che ha passato l'esame con un buon rating. "Avete una buona immagine del Papa?", suonava la domanda. Il 58% ha risposto di sì. "è lontano dagli stereotipi, che gli hanno voluto incollare addosso, è dolce, è umile" afferma uno dei favorevoli. Ma anche tra i contrari c'è chi gli riconosce di essere un "brillante intellettuale", benché guardiano di un dogma superato. Domani probabilmente non cambierà nulla - nella capitale francese il week-end si svolgeva ieri con totale noncuranza di ciò che accadeva davanti alla chiesa degli Invalides - però Benedetto XVI si è fatto conoscere per quello che è e la Legion d'onore, che ottenne da cardinale nel 1998, ora potrebbe mettersela sulla veste bianca a buon diritto. Solenne e sobrio è stato il suo arrivo nella spianata della messa. Niente giri in papamobile. A piedi, in processione con gli altri vescovi celebranti nelle loro mitrie bianche, il pontefice è avanzato lentamente appoggiandosi alla croce di Pio IX. Sullo sfondo della cupola dorata della chiesa, che ospita la tomba di Napoleone, il pontefice ha ripreso la sua predicazione ispirata a san Paolo (non a caso, poiché questo è l'anno speciale dedicato all'apostolo). Paolo condannava gli idoli e pungolava i cristiani di Corinto a non bere il calice della messa banchettando contemporaneamente con i calici dei falsi dei? E papa Ratzinger condanna gli idoli odierni della cupidigia, del potere, persino del "sapere" disgiunto da Dio. Condanna anche la tentazione di "idolatrare un passato che non esiste più o di idolatrare un futuro che non esiste ancora, credendo che l'uomo con le sue sole forze possa realizzare la felicità eterna sulla terra". Ai fedeli, ma pensando anche agli "altri" che guardano la televisione, il Papa ricorda che la Chiesa possiede la promessa di Cristo, ma i suoi membri "non sono più santi degli altri uomini", e quando condanna gli idoli, non condanna le persone. Perché "non possiamo giudicare lo stato di coscienza" e chiunque è suscettibile di perdono e conversione. Ai giovani rivolge l'appello a non avere paura di scegliere il sacerdozio. Perché "niente rimpiazzerà mai una messa per la salvezza del mondo". A Lourdes, dove si è trasferito nel pomeriggio, Ratzinger è arrivato stanco. Gli spostamenti in aereo ed elicottero hanno affaticato il pontefice, che soffre di sbalzi di pressione. Dopo l'atterraggio allo stadio c'è stato un fuori programma: il papa si è fermato per circa 30 minuti in un edificio ecclesiastico, ufficialmente per cambiarsi. Lourdes ha accolto Ratzinger con un'esplosione di entusiasmo giovanile. Migliaia di ragazzi e ragazze lo hanno salutato eccitatissimi con urla da concerto rock. Benedetto XVI ha fatto un piccolo pellegrinaggio. Si è fermato davanti al fonte battesimale di Bernardette, è entrato nella sua casa angusta, è arrivato alla grotta delle apparizioni, dove un'adolescente vestita da pastorella gli ha dato un bicchiere dell'acqua miracolosa. Poi Benedetto XVI si è messo a pregare sull'inginocchiatoio dove 4 anni fa il vecchio e malato Wojtyla stava per cadere e sussurrò "aiutatemi", mentre confidava alla sua madre celeste di essere "arrivato al termine del mio viaggio". Dopo cena, sotto una pioggerellina, papa Ratzinger si è recato sul terrazzo inferiore della basilica per seguire la processione delle torce. Ai fedeli ha ricordato che, al di là della "segreta speranza di un miracolo" che ognuno può portare con sé, conta l'esperienza spirituale vissuta dai pellegrini. L'accendersi di una fiamma di speranza, compassione, tenerezza.

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Se usasse questi toni anche in italia - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)

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L'opinione Se usasse questi toni anche in Italia CORRADO AUGIAS Quale diversità di toni, da una parte e dall'altra, quando il papa parla fuori d'Italia e quando, fuori d'Italia, un capo di Stato o di governo gli si rivolge. Nella lectio al mondo della cultura, Benedetto XVI ha ricordato le benemerenze del monachesimo spingendole fino a farle diventare una premessa dell'umanesimo. In quello straordinario ambiente gotico, il papa ha dipinto il monachesimo come un baluardo di libertà, un freno al doppio e opposto estremismo dell'arbitrio e del fondamentalismo, con un chiaro richiamo all'attualità. Al presidente Sarkozy che ha parlato ancora di quella "laicità positiva" già adombrata in Laterano lo scorso dicembre, Benedetto XVI ha risposto che la laicità non è in contrasto con la fede. Sarkozy era stato criticato per aver fatto quella misurata apertura verso la religione nella vita pubblica; eppure si trattava di parole che in un'ottica di casa nostra nessun politico mai direbbe nel timore di essere giudicato troppo "laico". In un paese dove la metà dei bambini nasce fuori dal matrimonio e le chiese sono frequentate dall'8 per cento della popolazione, il papa non ha mai accennato alla sacralità della famiglia, al divorzio, all'aborto, alle coppie di fatto regolamentate in Francia dal 1999. Mai ha toccato gli argomenti della vita e della morte, della bioetica e del finanziamento alle scuole cattoliche. Al di là delle Alpi non ci sono "principi non negoziabili". Il papa sa che qui la laicità è regolata per legge dal 1905; che toccare argomenti sui quali lo Stato ha gelosa competenza, sarebbe stato peggio di una gaffe, sarebbe stato anche ai suoi fini controproducente. A Parigi s'è visto un papa benevolo e dotto che s'è ben guardato di rivolgersi ai "politici cattolici"; ha parlato invece a tutti gli uomini di buona volontà mostrandosi così molto più "cristiano" dell'arcigno guardiano della morale che tuona dal balcone di san Pietro.

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Caffarra: "ardigò testimone di fede" - ilaria venturi alessandro cori (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)

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Pagina V - Bologna Caffarra: "Ardigò testimone di fede" E il Rettore: è stata la famiglia a non volere il rito accademico ILARIA VENTURI ALESSANDRO CORI "Conservo di Ardigò il ricordo di un testimone della fede nell'università e nelle istituzioni civili". Dopo il silenzio, in pubblico, della Curia, assente l'altro ieri nel celebrare la figura di Achille Ardigò - il professore dossettino scomparso mercoledì scorso all'età di 87 anni - l'arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, su domanda dei cronisti ha voluto ricordare così il "profeta" bolognese, a margine dell'inaugurazione dei nuovi locali dell'istituto Farlottine di via della Battaglia. Poche parole, le stesse comunicate in uno scritto alla famiglia, a cui fa seguito la spiegazione altrettanto secca del perché la Curia non ha fatto sentire la sua presenza nella chiesa di San Giuseppe, dove si sono celebrati i funerali del piccolo grande uomo, e dove la gente comune e la politica si è stretta intorno alla famiglia del professore. "E' una tradizione della chiesa bolognese - dice il cardinale Caffarra -, il vicario generale celebra i funerali dei sacerdoti e dei loro parenti più stretti mentre il cardinale va se deve celebrare quelli delle autorità civili che scompaiono durante lo svolgimento dei loro compiti. Durante munere". E il comportamento dell'università, di cui Ardigò è stato fino all'ultimo tra i massimi esponenti, non è stato altrettanto silenzioso? "L'accusa mi addolora molto, è fuori luogo", commenta il rettore Pier Ugo Calzolari, molto legato al maestro. "Nell'estremo saluto al professore, che ha significato tanto per tutta la comunità accademica, abbiamo rispettato il volere della famiglia, che ha preferito la cerimonia funebre in parrocchia e successivamente una giornata in memoria del maestro che provvederemo a promuovere". L'assenza della cerimonia nella Cappella dei Bulgari, all'Archiginnasio, come vuole il rito accademico per i suoi docenti, è a discrezione dei famigliari. "Non può che essere così, e per molti professori, soprattutto cattolici, viene preferita solo la cerimonia religiosa", spiega il rettore, che venerdì, con molti docenti, ha partecipato ai funerali nella chiesa di San Giuseppe. "Alla prima telefonata di uno degli allievi di Ardigò, per informarmi della sua scomparsa, ho proposto immediatamente la cerimonia accademica. Ma è chiaro che decide la famiglia, e noi ovviamente rispettiamo la volontà dei parenti". Anche per la professoressa Maria Luisa Pombeni, la docente di psicologia del lavoro scomparsa nel tragico incidente sull'autostrada Venezia - Trieste i primi di agosto, ricorda il rettore, è stata sfatta la stessa scelta: la cerimonia religiosa e poi una giornata di memoria in Ateneo. "Ardigò ha sempre sostenuto il rinnovamento in università", ricorda il rettore. L'intellettuale cattolico semmai fu critico e distante dal predecessore di Calzolari. "Ricordo - conclude il rettore - quando era ancora commissario straordinario del Rizzoli che gli consegnammo il distintivo d'oro dell'Alma Mater per i meriti enormi che aveva avuto nei riguardi dell'università".

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Quella lunga lista di dimenticanze che scava un solco col "dossettismo" - michele smargiassi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)

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Pagina V - Bologna Quella lunga lista di dimenticanze che scava un solco col "dossettismo" Un monito ai laici cattolici: la Chiesa parla solo attraverso i suoi pastori Niente gerarchie ai funerali, una "regola tradizionale" con alcune eccezioni MICHELE SMARGIASSI (segue dalla prima di cronaca) L'assenza delle gerarchie ai funerali di due intellettuali prestigiosi come Giuseppe Alberigo e Achille Ardigò sono solo i più recenti. Prima ancora, i severi giudizi che il cardinale emerito Giacomo Biffi ha riservato nella sua biografia a Giuseppe Dossetti stesso, accolti senza che una sola voce autorevole ne attenuasse la sarcastica durezza. Le conferenze che monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea ed ex collaboratore del cardinal Lercaro, tiene ogni tanto a Bologna, ospite di qualche parroco temerario, mai neppure segnalate dal settimanale diocesano prodigo di annunci sui corsi di cucito della San Vincenzo. L'emarginazione di un'intelligenza preziosa come quella di don Giovanni Nicolini. Il divorzio consumato con il bolognese Istituto di scienze religiose, centro di eccellenza per gli studi sulla storia della Chiesa noto in tutto il mondo, e la "scomunica" dei suoi studi sul Concilio Vaticano II. Più la lista s'allunga, più l'amarezza di una parte della comunità cattolica bolognese cresce. Le assenze curiali ai funerali di Ardigò hanno fatto scavalcare la soglia del malumore privato. Qualche "lettera aperta" è arrivata ad Avvenire, che fino a ieri non l'ha pubblicata. Qualche messaggio è giunto anche ai piani alti di via Altabella. Un disagio ancora riservato e timoroso, ma che rasenta la vera e propria sofferenza in alcune coscienze, perfino in stanze non troppo lontane da quelle porporate. Per tutti, la risposta sarà probabilmente quella già data ieri ai cronisti dal cardinale Carlo Caffarra, di cui riferiamo sopra. Una spiegazione un po' fredda e protocollare, da cerimoniale vaticano, che difficilmente placherà i turbamenti. Anche perché le "regole tradizionali della Chiesa bolognese" hanno conosciuto eccezioni in tempi recenti. Ai funerali di Beniamino Andreatta, che non era né sacerdote né parente stretto di sacerdoti, era presente il vicario Ernesto Vecchi. E il cardinal Caffarra ha celebrato tre anni fa le esequie di Emilio Rubbi, ex parlamentare democristiano non più durante munere da anni. Per l'amarezza dei delusi dunque cambia solo la domanda: perché la Curia bolognese non ha ritenuto di dover fare un'eccezione alle proprie regole anche per Alberigo e Ardigò? La risposta forse va cercata in un orizzonte più ampio dell'antico conflitto fra chiesa tradizionalista e "ribelli" dossettiani. In fondo oggi a Bologna il dossettismo (forse anche il conciliarismo) non è molto più di una nobile tendenza culturale e spirituale, una fraternità tra individui, una rete un po' catacombale, non strutturata, timorosa di levare una voce di dissenso, certo nulla che possa impensierire l'ortodossia che regge saldamente il timone della Chiesa bolognese dai tempi della cacciata del cardinal Lercaro. Ardigò stesso sapeva, e ripeteva, che la sua generazione ha perso, che i "cattolici democratici" non hanno più ruolo nella città che ne ospitò le straordinarie e perfino profetiche esperienze, ignorati dalla Curia ma trascurati anche da quell'altra curia, quella degli eredi del Pci. Il messaggio, il monito che la Chiesa di Bologna lascia volentieri leggere dietro le sue studiate assenze ha una portata più ampia. Destinatari sono i laici credenti che pensano ancora, come Ardigò, che le intelligenze cristiane laiche nella società, i laici che rivendicano le proprie scelte di coscienza, liberamente assunte come "cattolici adulti", abbiano un "mandato" evangelico diverso ma altrettanto degno di quello dei pastori consacrati. Il messaggio è chiaro: questa indipendenza non è gradita, chi la pratica sappia di essere considerato dalle gerarchie alla stregua di un figliol prodigo non pentito: faccia come crede, ma non s'aspetti il vitello grasso. è così che tratta i "non ortodossi" una Chiesa-partito che vuole parlare alla società esclusivamente per voce dei suoi capi. è il modello Ruini: che a Bologna resiste saldissimo anche dopo la fine della presidenza del cardinale reggiano alla Cei. Forse perché Bologna è ancora una città "a rischio" per la Chiesa, una città, come spiegò monsignor Giovanni Catti su queste pagine, "che fa paura ai suoi pastori".

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L'incontro - silvana mazzocchi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 14-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Spettacoli L'INCONTRO Artigiani La musica è la sua vita. Ha inciso decine di dischi, si è esibito migliaia di volte, ha collaborato con i nomi più celebri della canzone italiana "Facendo tutto, seguendo tutto, come un falegname", dice. Ma non ha mai scalato le classifiche, non è diventato un'icona. Adesso, annuncia, "cantare non mi basta più" Prepara un musical ed è impegnato come testimonial nella lotta contro la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica Credo che la gente abbia una voglia pazza di concerti, ma anche di un linguaggio nuovo, fatto di note e di parole. E a me piace raccontare le mie storie SILVANA MAZZOCCHI Roma Da quarant'anni la musica è la sua vita. Ha inciso decine di dischi, tenuto migliaia di concerti, collaborato con i nomi più celebri della canzone italiana, da Lucio Dalla a Ornella Vanoni, da Francesco De Gregori a Jovanotti. Eppure non è mai diventato un'icona, non ha mai scalato le classifiche, non ha riempito, da star, le pagine dei rotocalchi. Lui ama definirsi "un falegname" della musica, e l'immagine corrisponde: nel suo studio di registrazione, un laboratorio attrezzato e perfetto, cura ogni cosa da sé, parole, musica, arrangiamenti e suono di batteria. è un professionista appassionato che insegue la perfezione e che può tenere, da solo, un concerto di due ore, cantando e suonando il pianoforte o la chitarra. A orecchio, perché la musica la compone, la ama, la lavora, ma non la conosce. Rosalino Cellamare, in arte Ron, di Garlasco in provincia di Pavia, "proprio quella Garlasco, fracassata dalla cronaca e dai media" dove tuttora vive, conserva a 54 anni un aspetto da eterno ragazzo. Arriva all'appuntamento in anticipo. "Sono sempre stato timido", avverte fra qualche silenzio. Ma poi parla di tutto, della sua musica, del suo impegno di testimonial a favore della lotta alla Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, una rara malattia neurodegenerativa che paralizza i muscoli volontari di chi ne è colpito (cinquemila solo in Italia), dalle gambe, agli occhi alla parola. Racconta di quando si ammalò il suo amico medico, Mario Melazzini, che ora presiede l'associazione, e del suo essere cattolico, osservante, fervente, almeno da quindici anni, da quando un doloroso evento di famiglia lo avvicinò alla fede. Al collo indossa una croce d'argento e mostra con naturalezza l'anello che porta all'anulare sinistro. Un Cristo con la corona di spine. "L'ho comprato ad Assisi, ce l'ho sempre con me, da due anni. Vivo la religione da cattolico osservante ma, come ogni persona, a volte trasgredisco? Per fortuna c'è il perdono". Ammette però che a volte certe disposizioni della Chiesa gli fanno rabbia: "Per esempio se penso alle cellule staminali, indispensabili alla ricerca per contrastare la Sla". Ron è un fiume di ricordi, di aneddoti, di parole e di progetti. Il suo ultimo disco, Quando sarò capace d'amare, una canzone di Giorgio Gaber, è uscito tre mesi fa. "Ma per ora non ho motivi per pensare a qualcosa di simile. Adesso cantare non mi basta più. Per il prossimo gennaio sto preparando uno spettacolo; reciterò e canterò in tanti piccoli meravigliosi teatri, in tutta Italia. Poi, fra un anno, un anno e mezzo, manderò in scena un musical tratto dal libro Le voci del mondo di Robert Schneider: già sei anni fa mi ispirò l'omonimo disco che per fortuna (sorride) rimase, come molte altre mie cose, ignorato". Una vita per la musica, senza clamori e senza eccessi. "Ho cominciato a sedici anni e mezzo. Ricordo che da bambino, a otto o nove anni nella mia Garlasco, andavo a cantare a squarciagola nei campi di girasoli. Mi immaginavo che fossero facce, persone che stavano lì per ascoltare me. Erano gli anni Sessanta e c'erano parecchi concorsi per le voci nuove. Io partecipavo spesso, finché nel '70 mi chiamarono dalla Rca per un provino. Andai con mio padre, e trovai un uomo seduto su una sedia a rotelle, con una gamba ingessata. Era Lucio Dalla, aveva avuto un incidente d'auto. La canzone era la sua Occhi di ragazza e fu bocciata. Me ne trovarono subito un'altra, era Pa' diglielo a ma', e andai a Sanremo in coppia con Nada, arrivammo settimi. Lucio Dalla e Sanremo mi cambiarono la vita, per sempre. L'anno dopo scrissi con Lucio Piazza Grande. All'epoca io facevo solo la musica, i testi erano di Sergio Bardotti, di Lucio Dalla, di Gianfranco Baldazzi. Sempre nel '71, sulla mia musica, Dalla scrisse Il gigante e la bambina e decise di darla a me. Era una canzone difficile, che parlava di uno stupro, anche se in forma poetica. E venne censurata. Io la cantai per la prima volta a Un disco per l'estate, con una strofa corretta ad hoc. Con Il gigante e la bambina diventai, ufficialmente, un autore di musica. Mentre i testi, quelli cominciai a scriverli più tardi, nel 1981". All'epoca Ron è ancora Rosalino Cellamare (il nome lo cambierà solo nel '79) e quegli anni non scorrono certo lisci. è il periodo dei cantautori impegnati, della politica, dei temi sociali ad ogni costo e i musicisti più commerciali vengono messi da parte. "Successe anche a Gianni Morandi e a Claudio Baglioni, figuriamoci a me. Io soffrivo, ma non riuscivo a scrivere quel tipo di cose. Per me la musica è stata sempre un po' sacra, non l'ho mai voluta mischiare con altro? Allora mi misi a fare l'attore, sei film in tutto fra cui L'Agnese va a morire di Giuliano Montaldo e In nome del Papa Re di Luigi Magni, dove interpretavo il ruolo di Gaetano Tognetti, quello che fa saltare la caserma. Poi non mi hanno più chiamato, probabilmente non ero un bravo attore". Lavoro, successi, eppure Ron non è mai diventato un divo. I suoi dischi, ad eccezione di Vorrei incontrarti tra cent'anni, mito che vinse Sanremo nel 1996, non hanno mai scalato le classifiche. "La musica è venuta prima di tutto. Non mi sono mai esposto per apparire, sono sempre stato timido e, anche quando andavo spesso in televisione, non mi sentivo a mio agio. Ho collaborato con De Gregori, con Ornella Vanoni, con Jovanotti, con Lucio Dalla e con molti altri. E canto volentieri anche canzoni non mie. Ma accetto quando mi piacciono, altrimenti le rifiuto, è successo tante volte. Negli ultimi anni ho acquisito una nuova consapevolezza. Dopo la malattia di Mario, quando nel 2005 ho voluto fare un disco per la Sla con i duetti di tanti cantanti, quasi tutti hanno accettato, e questo mi ha dato forza, mi ha fatto sentire bene". Perché, secondo Ron, le sue canzoni non sono mai diventate successi travolgenti? "Io non ho mai venduto molti dischi e il motivo vero non me lo sono mai spiegato. L'Italia è un Paese che non ha una vera cultura musicale, che non considera la musica e non tutela chi la fa. O forse dipende dal fatto che non mi so vendere al meglio. Eppure, in questi quarant'anni, ho tenuto migliaia di concerti nei teatri e nelle piazze, e sempre molto affollati. E ho scritto un centinaio di canzoni, tante, considerando che sono pigro. E ho inciso ventiquattro tra dischi e album. Ho uno studio d'incisione a Garlasco, accanto a casa mia, dove lavorano sia mio fratello che mia sorella e che è a disposizione di chi viene. E sono venuti un po' tutti. Da Baglioni a Dalla, da Bersani a Jovanotti. Lui è una persona molto generosa: nel 2002 ha scritto per me una canzone bellissima, Sei volata via. Pur sapendo che avrebbe avuto sicuramente successo, me la volle cedere". Ron non sembra sfiorato da invidie e pagelle ai suoi colleghi non ne vuole dare. "Morandi è sempre stato il mio idolo, anche se non apprezza le imitazioni che faccio di lui". Mentre l'amicizia vera c'è con Biagio Antonacci, a cui ha insegnato i rudimenti del mestiere. "Era l''87, Biagio faceva il carabiniere a Garlasco e mi seguiva sempre con la camionetta. Un giorno mi mandò un mazzo di rose e disse a mia madre che avrebbe voluto incontrarmi, voleva fare il cantante. Io lo aiutai e produssi il suo primo disco. Da allora non è mai cambiato e ho con lui un bellissimo rapporto. Non come tanti altri?". Delusioni? "Ci sono persone che ti usano e poi neanche ti salutano. Succede soprattutto con i più giovani, sono spesso presuntuosi, e pensare che non hanno fatto nemmeno la gavetta. Invece sono molto contento per Giusi Ferrero, che conosco da dieci anni. L'ha scoperta il produttore del suono del mio studio, faceva la cassiera in un supermercato. Canta con una grazia, una delicatezza...". Di dischi suoi però, per ora, Ron non ne vuole sapere. "A farne uno impiego un anno. Io sono un artigiano, un falegname, faccio tutto, e seguo tutto. E, a parte il tempo, quando è finito devo fare una fatica bestiale per far sapere che esiste. Molte radio non trasmettono più un certo tipo di cantanti, preferiscono gli americani. Il fatto è che è finito un certo mondo della tv, della radio. Adesso non si mandano in onda i professionisti, ma solo ciò che è trendy. E dunque pezzi nuovi mai, a meno che non siano di Tiziano Ferro o di Jovanotti che, appunto, fanno tendenza. Io, di sicuro, tendenza non la faccio. Sono molto arrabbiato con i nostri politici, con tutti. Si vantano spesso di amare la musica, ma non fanno nulla per difenderla. Eppure basterebbe una legge come quella che c'è in Francia, dove nelle tv e radio pubbliche deve andare in onda il settanta per cento di musica nazionale e solo il trenta per cento di quella straniera". Ron vuole parlare della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, la malattia che non si cura e che toglie ogni vita ai muscoli volontari. "Non si sa perché colpisca e quando. Ne soffrono l'ex calciatore del Milan Stefano Borgonovo e almeno cinquemila persone in Italia. L'ho scoperta cinque anni fa, quando si ammalò il mio amico Mario Melazzini, un oncologo neanche cinquantenne. Ora Mario è presidente dell'Associazione Aisla e io sono il testimonial. Il 18 settembre prossimo ci sarà a Roma la prima giornata nazionale contro la Sla e domenica 21 l'Aisla sarà presente in almeno quaranta piazze italiane". Ron guarda al futuro, senza sgomitare. Proprio come ha sempre vissuto. "Credo che la gente abbia una voglia pazza di concerti, ma anche di un linguaggio nuovo, fatto di musica e parole. E a me piace parlare, raccontare le mie storie. Vedo il mio futuro su un palco, da solo, con la mia musica e i miei argomenti. Voglio fare quello che sento, non quello che fa successo. Adesso ho ancora qualche concerto in calendario, il prossimo il 18 settembre sera a Chianciano, al festival dell'Udc, e non sono certo dell'Udc? Anzi io sono sempre stato di sinistra, non socialista però, anche se ero molto amico dei figli di Craxi, di Bobo e di Stefania. Ma ora sono deluso e confuso, così vado a fare concerti per chi mi chiama, a meno che non trovi un partito che si occupi della musica con un po' più di rispetto. Dopo Chianciano sarò in Sicilia, per altri concerti. Poi mi fermo. Devo preparare il mio spettacolo, ho poco tempo. Poi verrà il meraviglioso musical Le voci del mondo. Il disco lo feci sei anni fa ma, poiché non venne promosso, non lo conosce nessuno. Così ora lo ritiro fuori...". Progetti sempre più lontani dal business: "Un'epoca è finita e quella che c'è non mi piace".

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CENTRO (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-09-14 num: - pag: 1 autore: di ARMANDO TORNO categoria: REDAZIONALE UN GOVERNATORE DEL CENTRO N on ci sono più le stagioni di una volta: lo dicono tutti. Questa frase trita e ritrita si ripete da oltre duemila anni, ovvero da quando Virgilio la abbozzò per lamentarsi, appunto, delle stagioni. Ma a Milano ci si deve preoccupare ormai anche della sola pioggia, tanto che venerdì mattina ne è bastata una mezz'ora intensa per allagare la Galleria. Proteste dei commercianti, chiuso l'ufficio del Turismo di Comune e Provincia eccetera eccetera. Che dire? Senza essere degli esperti di idraulica, si ha il diritto di dedurre che un tombino, qualche griglia e le pendenze possono mettere in crisi il cuore della capitale morale ed economica d'Italia. Già, la Galleria; uno scrittore anticlericale la paragonò a "una grande chiesa laica". Ma qualcuno del palazzo si sta chiedendo cosa farne? Noi prendiamo atto che uno dei simboli della città soffre di incuria e sembra un luogo governato con una programmazione a spanne, quasi gestito al momento. Che cosa ha pensato il Comune per gli affitti? Che politica hanno in mente lor signori per valorizzare questo salotto coperto? Allargare sino all'Ottagono l'hotel di lusso? E sia, ma che giovamento ne avranno i milanesi? Ancora: che intenzioni circolano sull'utilizzazione di questo benedetto Ottagono? Gli eventi che si svolgono pare siano sottopagati: i bene informati ci assicurano che bastano 200 euro al giorno per occupare uno spazio così prezioso, quando una sala - della medesima ampiezza ma ben lontana geograficamente - per una sola sera ne costa almeno il quadruplo. Prendiamo inoltre atto che il presidente del consiglio comunale non è d'accordo con codesti eventi e, aggiungiamo noi, troppi milanesi non capiscono nemmeno di cosa si tratta. Anni di incuria, di degrado, di rinvii (il restauro della pavimentazione partirà, ma la prima gara d'appalto era deserta...), decenni di tartufismi dinanzi ai problemi hanno fatto del salotto di Milano un luogo dove i difetti appaiono più dei pregi. Occorre invertire la tendenza e ritrovare l'antico orgoglio. Il sindaco Moratti ha il suo da fare ma, da donna concreta qual è, potrebbe nominare una sorta di governatore del centro che controlli con occhio attento e subito segnali i problemi sia della Galleria che di piazza Duomo, sia di Montenapo che di via Dante. Insomma, i riferimenti di Milano andrebbero curati anche nei dettagli, non semplicemente perché ci sarà l'Expo ma per la dignità della metropoli. Una Galleria che si allaga per un temporale estivo, che si presenta da anni con una pavimentazione fatiscente, che sembra aver dimenticato il suo valore storico non è degna di Milano.

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Media francesi sorpresi dal fervore religioso Scatto d'orgoglio della <minoranza> cattolica (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 14-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-09-14 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Comunità Meno di un cittadino su due è credente: ma il senso identitario è fortissimo Media francesi sorpresi dal fervore religioso Scatto d'orgoglio della "minoranza" cattolica DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Forse si sono sbagliati giornali e settimanali, che hanno dedicato copertine al divorzio di Jean-Paul Belmondo, ai protetti di Sarkozy, ai migliori vini o che avevano prognosticato (come Libération) una "missione impossibile" del Pontefice. Forse erano pessimiste le parrocchie. Forse le statistiche non spiegano segreti percorsi della sensibilità collettiva. Forse la televisione, con le dirette, ha fatto il miracolo di scatenare la curiosità. Sta di fatto che la visita del Papa in Francia è stata accompagnata da entusiasmo popolare, attenzione delle classi dirigenti e alta partecipazione (260 mila persone, in grande maggioranza giovani, alla messa sull'Esplanade des Invalides) oltre le previsioni della vigilia (e le disattenzioni della stampa). Tutte inclini al ribasso, vuoi per la caduta della pratica religiosa e delle vocazioni (meno del 50 per cento dei francesi si dichiara cattolico, erano l'80 per cento nel Novanta), vuoi per il "tasso carismatico" di Benedetto XVI rispetto al fascino mediatico di Papa Wojtyla. Sta cambiando qualche cosa nella Francia dell'Illuminismo e della Rivoluzione, nel Paese che ha eretto la laicità a pietra angolare del suo modello di convivenza? è legittimo, sull'onda del successo del Papa, parlare di rimonta della Chiesa? Occorre considerare fenomeni poco esplorati e in apparenza scollegati. C'è una Francia agricola, provinciale, tradizionalista, che continua a praticare con intensità la propria fede. è una Francia che è anche capace di forte mobilitazione. C'è poi un fermento giovanile che s'impegna nelle associazioni umanitarie e in attività solidali e che esprime senza complessi la propria identità. Se è vero che calano vocazioni e seminaristi, sono in crescita diaconi e laici impegnati in attività religiose. Nella Francia con record di divorzi e "single", la famiglia che si dichiara cattolica lo fa con coerenza e autenticità. La Repubblica laica protegge e aiuta la famiglia, indipendentemente dalla parola di Dio: basti considerare il numero di figli e il record europeo di nuovi nati. E questa Francia laica sovvenziona e tutela le scuole private, per lo più cattoliche, verso le quali le iscrizioni sono in forte crescita. A questo mondo, Benedetto XVI, con la nomina di nuovi e giovani vescovi, ha offerto interlocutori e riferimenti più dinamici. "Ci sono meno credenti che in passato, ma diventano più ferventi. Prima si andava in Chiesa per tradizione, oggi è una scelta", dice Luc Ferry, filosofo laico, ex ministro dell'istruzione. Ed essendo minoritaria, la comunità cattolica, come del resto altre confessioni, tende a farsi sentire di più e ad affermare la propria identità. Basta osservare le processioni notturne, i canti e gli slogan per le vie di Parigi, la lunga veglia di preghiera all'aperto. "Sono stupito della differenza fra Wojtyla e Benedetto XVI - commenta Guy Gilbert, il sacerdote amico di Sarkozy: il primo era una attrazione, il secondo si fa ascoltare. è stupefacente come mobilita i giovani, da Roma, a Sidney, a Parigi". Il fervore e la mobilitazione che accompagnano la visita del Papa non sorprende le altre comunità religiose. "Da qualche anno aumenta la frequentazione delle sinagoghe. C'è una forte ripresa di sentimenti religiosi che si spiega con il bisogno di dare un senso alla vita", commenta Richard Prasquier, presidente del Consiglio rappresentativo delle comunità ebraiche di Francia. Il mondo politico e culturale, pur attento a salvaguardare i fondamenti della laicità, ha da tempo cambiato registro. Hanno fatto discutere le riflessioni del filosofo Regis Debray sulla "presenza" oggettiva della religiosità nel panorama culturale, architettonico e storico della Francia e su come affrontare l'argomento nell'ordinamento scolastico. Una riflessione che riguarda anche l'Islam, dopo le aperture fatte da Sarkozy su rappresentanza e finanziamento dei luoghi di culto. "Quando il presidente parla di laicità positiva significa proporre uno Stato che dialoga, che tiene conto della realtà di oggi e che riconosce uno spazio alla questione della religiosità ", dice l'opinionista Olivier Duhamel. "Il rischio è che si arrivi a un mercanteggio culturale che non corrisponde alla realtà sociale. In una parola, a una laicità negativa in una società neoconservatrice e ipocrita. Basta vedere la sfilata di politici divorziati e atei davanti al Papa", dice Caroline Fouret, autrice di saggi sulla questione della laicità. Massimo Nava Le monde "Benedetto XVI arriva tra il fervore popolare" si leggeva ieri sul sito Le Figaro Il Papa "richiama le radici cristiane della Francia" era il titolo di ieri Entusiasmo Una giovane sventola una bandiera francese con la scritta "Cuore di Gesù" mentre il Papa celebra la grande messa sull'Esplanade des Invalides: alla cerimonia nel cuore di Parigi c'erano 260 mila persone.

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"caro darwin, scusaci" svolta nella chiesa anglicana - cristina nadotti (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-09-2008)

Argomenti: Laicita'

La lettera Charles Darwin, a 200 anni dalla tua nascita, nel 1809, la Chiesa di Inghilterra ti deve delle scuse per averti frainteso e per aver incoraggiato altri fraintendimenti che durano ancor oggi, a causa della sua prima opposizione alle tue teorie. Tuttavia la polemica sulla tua reputazione non è finita e il problema non sta soltanto nei religiosi che si oppongono a te, ma anche in coloro che ti acclamano solo per i loro interessi Il sito ufficiale dell'Arcivescovo di Canterbury esprime rammarico per non aver capito le teorie sull'evoluzione Si chiude una lunga storia di ostracismo verso lo scienziato e si aprono nuove polemiche tra i religiosi "Caro Darwin, scusaci" svolta nella Chiesa anglicana Un passo ufficiale per la riabilitazione dell'autore de "L'origine delle specie" CRISTINA NADOTTI "Caro scienziato, scusaci, anche se sei morto da 126 anni". La Chiesa Anglicana si rivolge oggi direttamente a Charles Darwin, con una lettera pubblicata sul suo sito ufficiale, e fa ammenda per non aver capito le sue teorie sull'evoluzione. Il testo è un documento ufficiale firmato dal reverendo Malcolm Brown, direttore della sezione del concilio dei vescovi che coordina, promuove e porta avanti l'opera della Chiesa d'Inghilterra in campo pubblico e sociale. è un passo che, anticipato ieri dal Mail on Sunday, ha provocato subito polemiche e reazioni contrastanti. Ha colpito per il modo in cui è stato fatto, con quell'incipit così colloquiale e insieme perentorio, e ha colpito per il momento in cui è arrivato. La lettera cita i "200 anni dalla nascita" dello scienziato, che ricorreranno il prossimo 12 febbraio, e appare alla vigilia dei 150 anni dalla pubblicazione de L'origine delle specie, ma tra le righe fa riferimento esplicito all'attualità, in cui ci sono ancora fraintendimenti delle teorie evoluzionistiche e problemi causati dagli odierni "oppositori religiosi" e da coloro che acclamano falsamente le opere di Darwin "per sostenere i loro interessi". C'è, nella lettera della Chiesa Anglicana, il paragone con le scuse che nel 1992 la Chiesa Cattolica fece per la condanna a Galileo Galilei, ma la materia di cui si dibatte nel caso di Darwin è più spinosa perché, mentre la veridicità delle teorie dello scienziato pisano è ormai indiscussa, quella delle tesi dell'inglese è per i creazionisti ancora solo un'ipotesi. Giovanni Paolo II nel chiedere scusa a Galilei poté parlare di validità e verità scientifica, mentre le argomentazioni del reverendo Malcolm Brown non abbracciano la teoria dell'evoluzione, ma accettano piuttosto che si possa essere buoni cristiani anche se si legge Darwin. "La gente e le istituzioni - scrive Brown - fanno degli errori e i cristiani e le Chiese non fanno eccezione in questo. Quando nasce una nuova, grande idea che cambia il modo in cui la gente vede il mondo, è facile pensare che ogni vecchia idea, ogni certezza, sia in pericolo. è facile, per contrasto, che si combatta perciò contro le nuove opinioni". La Chiesa d'Inghilterra vuole fare ammenda per le diffamazioni e la violenza con cui si scagliò contro Darwin, ma vuole anche prendere le distanze dai cristiani fondamentalisti, che ritengono incompatibile la creazione del mondo in sette giorni, riferita dalla Bibbia, con una teoria che fa invece discendere l'uomo dalla scimmia e sostiene la selezione naturale. Oggi non si dibatte quindi solo dell'ostilità con cui la Chiesa Anglicana, in piena epoca vittoriana, reagì a un libro di cui comprese la portata rivoluzionaria. L'origine delle specie fu percepito subito come pericoloso non solo per ciò che diceva, ma per come lo diceva: è infatti uno dei pochi trattati scientifici scritto per essere compreso da tutti, in cui ci sono metafore e storie che alcuni critici hanno paragonato persino alla prosa di autori come George Eliot e Charles Dickens. In una serie su Darwin curata lo scorso agosto per la Bbc, lo scienziato Richard Dawkins ha definito la teoria evoluzionista "l'idea più importante mai venuta a mente umana" e sottolineato: "Quando si legge L'origine delle specie si ha la chiara sensazione che Darwin era ansioso di essere capito. Non voleva persuadere solo i colleghi accademici, voleva mostrare a un pubblico ampio la verità delle sue idee". Ecco perché la reazione della Chiesa di Inghilterra fu subito tanto ostile ed ecco perché oggi la stessa Chiesa vuole prendere le distanze da chi, come accade negli Stati Uniti, chiede che le teorie di Darwin non rientrino nelle materie curriculari o, come la candidata alla vice presidenza dei repubblicani, Sarah Palin, chiede che l'opposto dell'evoluzionismo, il creazionismo, diventi materia obbligatoria. Ed ecco, ancora, perché le scuse non sono state accettate di buon grado dai laici e dagli eredi di Darwin. "Il messaggio arriva troppo tardi - ha commentato Terry Sanderson dell'Associazione nazionale laici - e suona poco sincero, come se ci fosse un "ma" tra le righe". Il pronipote di Darwin, Andrew, si è detto "confuso" e ha commentato che le scuse gli sembrano "inutili", fatte soltanto "perché in questo modo l'istituzione si sente meglio". Sono insorti invece i conservatori, che irritati da "tutte queste scuse" e la mossa della Chiesa Anglicana ha riaperto un dibattito molto sentito nel mondo anglosassone sull'utilità delle ammende a posteriori fatte da autorità ed istituzioni.

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Il papa: "fermo no alle unioni illegittime" - marco politi (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 15-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Il Papa: "Fermo no alle unioni illegittime" Lourdes, nuovo monito contro secondo matrimonio e comunione per i divorziati "La famiglia è nella tempesta" Per i separati c'è solo la "eucarestia del desiderio" Da anni Ratzinger ha pronta in un cassetto una bozza di riforma sulla fine dei matrimoni MARCO POLITI DAL NOSTRO INVIATO LOURDES - Niente doppie nozze. Niente comunione ai divorziati risposati. Niente tolleranza per le unioni civili o per quei gruppi (gli omossessuali, pensati seppur non espressamente citati) che vogliono adattare le leggi alle loro rivendicazioni. Ai vescovi francesi, riuniti nel santuario di Lourdes, Benedetto XVI porta il suo no ad ogni riforma, proclamando che la "famiglia è nella tempesta". Piace invece a Ratzinger la mano tesa del presidente Nicolas Sarkozy e dunque il Papa, "nel più grande rispetto delle leggi e dell'originalità della situazione francese", pungola i vescovi a tutelare le radici cristiane della Francia e a rappresentare una Chiesa che interviene nella società per costruire i valori, l'identità e la "libertà comune". In Francia, ma anche in altri paesi, è invalsa l'abitudine da parte di parroci più misericordiosi di benedire discretamente la nuova unione di partner cattolici usciti da un divorzio. Papa Ratzinger pone il suo veto. La Chiesa, sottolinea, "mantiene fermamente il principio dell'indissolubilità del matrimonio. Non si possono ammettere iniziative che mirano a benedire unioni illegittime". Dove illegittimi, naturalmente, sono sia i secondi matrimoni sia i Pacs. Ai cattolici divorziati risposati il Papa fa sapere che dovranno limitarsi ad una comunione di desiderio. Esprimere il desiderio dell'eucaristia con cuore fedele sarà tenuto in conto da Dio. L'incontro con l'episcopato francese è breve e formale. Il presidente della conferenza episcopale, cardinale André Vingt-Trois, ammette le difficoltà della Chiesa in terra di Francia. "Siamo premuti, ma non schiacciati. Siamo in difficoltà con le vocazioni, ma non restiamo a braccia conserte". E Ratzinger dà la linea. Servono preti. "Il sacerdozio è indispensabile. Non c'è cosa più grande che un uomo possa fare che donare ai fedeli il corpo e il sangue di Cristo". I laici non sconfinino. "I preti non possono delegare le loro funzioni ai fedeli per quanto riguarda la loro missione". Il matrimonio è indissolubile. Le radici cristiane vanno salvaguardate. Il dialogo ecumenico e interreligioso va condotto per la ricerca della Verità. Frasi ben costruite, logicamente incatenate l'una all'altra, tutte nel segno di una ripetizione che si manifesta nella sua immutabilità sotto cieli diversi, nei più differenti incontri. Nel confronto con la Francia, che riflette la crisi del cristianesimo in Occidente, emerge un pontificato statico. Non si muove foglia di riforma. Non succede nulla. I giovani, esclama il pontefice, scelgano la via del sacerdozio. Ma non avviene e il clero diminuisce e invecchia inesorabilmente e la Chiesa è costretta ad appoggiarsi su preti settantenni. Dalla Francia alla Germania, alle altre nazioni nordiche migliaia di laici reggono le comunità parrocchiali in assenza di sacerdoti, ma il papa ribadisce che stiano nei propri limiti. I matrimoni si sciolgono e i vescovi di tutto il mondo hanno chiesto da ventotto anni di studiare il sistema della Chiesa ortodossa, che permette seconde nozze sebbene in tono minore, ma il Vaticano rimane immobile. Da anni, da prima di essere papa, il cardinale Ratzinger ha nel cassetto una riforma degli annullamenti che potrebbe delegare ai vescovi la dichiarazione di nullità dei matrimoni religiosi, aprendo la strada ad un approccio più pastorale di tutta la materia, ma il pontefice non ci mette mano. Il discorso rivolto ai vescovi francesi riporta alla memoria, per certi aspetti, gli anni finali del pontificato di Pio XII. Anni immobili nonostante la grande statura intellettuale e spirituale di papa Pacelli. Emerge da questo viaggio un'intensificata diffidenza nei confronti del dialogo ecumenico e interreligioso. Dialogo necessario e importante, ha spiegato Ratzinger invitando l'episcopato francese a promuovere la conoscenza e il rispetto reciproco tra le fedi. Però affrettandosi a mettere in guardia da iniziative che "portino allo stallo". Il monito agitato: "La buona volontà non basta". Ancora una volta - forse per incitare i vescovi francesi recalcitranti rispetto alle eccessive concessioni fatte agli scismatici lefebvriani - Benedetto XVI ha motivato la sua decisione di autorizzare la vecchia messa preconciliare. "Spero possiate pervenire in tempi ragionevoli a soluzioni soddisfacenti per tutti, perché non sia lacerata la tunica di Cristo". Tutti, ha soggiunto, devono sentirsi a casa loro nella Chiesa. Alla vigilia del suo arrivo i lefebvriani hanno richiesto, tuttavia, che il pontefice venga a "estirpare gli errori del concilio". Una porta sbattuta in faccia al Vaticano.

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Il Papa: le unioni illegittime non vanno benedette (sezione: Laici e chierici)

( da "Corriere della Sera" del 15-09-2008)

Argomenti: Laicita'

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-09-15 num: - pag: 23 categoria: REDAZIONALE Lourdes Ratzinger: è tempo di pacificazione sulla messa in latino Il Papa: le unioni illegittime non vanno benedette Richiamo ai vescovi francesi sui divorziati risposati Sulla messa in latino il Pontefice ha invitato il clero a venire incontro alle richieste per evitare ulteriori divisioni DAL NOSTRO INVIATO LOURDES - Severo richiamo del Papa ai vescovi francesi perché si oppongano alla tendenza a "benedire" le seconde nozze, cioè ad ammettere ai sacramenti i divorziati risposati: in Francia il fenomeno si sta affermando incontrando spesso la tolleranza dell'episcopato. Il richiamo è stato fatto da Benedetto XVI ieri pomeriggio, durante l'incontro che ha avuto a Lourdes con i 180 vescovi dell'intero paese. Il Papa ha trattato a lungo della crisi della famiglia, accennando anche alle unioni di fatto e alle coppie omosessuali: "Spesso le leggi cercano più di adattarsi ai costumi e alle particolari rivendicazioni di particolari individui o gruppi che non di promuovere il bene comune della società". è questo un argomento più volte usato da papa Benedetto - anche in Italia - per opporsi alle unioni civili. Ma, ha continuato, i vescovi dovranno "attenersi con fermezza, anche a costo di andare controcorrente, ai principi che fanno la forza e la grandezza del sacramento del matrimonio", perché sta scritto - ha detto citando il Vangelo di Matteo - "ciò che Dio ha unito l'uomo non separi". "Nessuno - ha riconosciuto - può negare l'esistenza di prove, a volte molto dolorose", che certi "focolari" attraversano e "una questione particolarmente dolorosa è quella dei divorziati risposati". Qui è venuta la frase più forte del richiamo papale: "La Chiesa conserva con fedeltà il principio dell'indissolubilità del matrimonio, pur circondando del più grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo. Non si possono dunque ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime ". Fino a oggi papa Ratzinger non aveva mai usato una tale espressione, pur essendo stati tanti i suoi richiami, da Roma e in giro per il mondo, all'unicità del matrimonio cattolico. La "benedizione delle seconde nozze" (dopo il fallimento delle prime) è praticata dalle Chiese dell'Ortodossia ma non è stata mai accettata dalla Chiesa cattolica. Altro argomento spinoso trattato dal Papa con i vescovi francesi è stato quello dei tradizionalisti legati al "vecchio rito " della messa: Benedetto ha invitato i vescovi a fare il possibile per andare loro incontro "così che la tunica di Cristo non si strappi ulteriormente", cioè non avvengano altre divisioni nella Chiesa. Ha citato il motu proprio con il quale ha liberalizzato l'antico rito preconciliare in latino: "Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che l'indispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi". In mattinata il Papa aveva celebrato una messa nel prato davanti alla Grotta, a ricordo dei 150 anni dalle apparizioni e all'omelia aveva invitato i giovani - che vanno numerosi a Lourdes come accompagnatori dei malati - ad "accogliere" l'eventuale "chiamata" alla vita religiosa e sacerdotale: "Vorrei ridire a chi avverte tale vocazione tutta la felicità che vi è nel donare totalmente la propria vita a servizio di Dio e degli uomini". In Francia la crisi delle vocazioni è più forte che in Italia: nell'ultimo anno le ordinazioni di nuovi preti sono state un centinaio, mentre in Italia sono state 457. Stamane con un'ultima celebrazione dedicata ai malati termina il viaggio di papa Ratzinger, che rientra a Roma a metà pomeriggio dopo quattro giorni passati in Francia dove ha ottenuto - sia a Parigi sia a Lourdes - un'accoglienza calorosa. Luigi Accattoli La messa Tre momenti del viaggio del papa a Lourdes L'incontro Ratzinger sulla papamobile salutato dei fedeli \\ Bisogna attenersi con fermezza ai principi che fanno la forza e la grandezza del sacramento del matrimonio.

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Le parole di benedetto xvi in francia - corrado augias (sezione: Laici e chierici)

( da "Repubblica, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Laicita'

C aro Augias, al termine della visita in Francia Benedetto XVI ha ribadito uno degli argomenti che spesso tocca quando parla dal soglio romano: la famiglia. Anche perché l'argomento si prestava a toccare almeno altri due temi (coppie di fatto e divorzio) che infatti il pontefice ha toccato con inattesa determinazione dopo i silenzi dei giorni precedenti. L'occasione per un richiamo severo alla indissolubilità del matrimonio, alla opposizione della Chiesa alle coppie di fatto e alla impossibilità per i divorziati di ricevere la benedizione, è stata però non un'omelia pubblica, bensì davanti alla Conferenza episcopale francese: un fatto formalmente interno alla Chiesa quindi il che può essere fatto valere nei rapporti con la società francese, storicamente e culturalmente laica, dato che il papa è libero, ovviamente, di dare ai vescovi gli indirizzi che vuole. Comunque a limitare ulteriormente possibili reazioni ha ribadito la volontà di "rispettare l'originalità della situazione francese". Affermazione, estrapolata o meno dal discorso, che apre interrogativi sul giudizio che egli dà della situazione di altre nazioni: forse che l'originalità di uno Stato dipende dalla valutazione del papa? Giovanni Moschini giovanni.moschini4@tin.it I l comportamento di Benedetto XVI in Francia è stato esemplare dal punto di vista sia diplomatico sia spirituale. A Parigi si è trovato a contatto con un presidente pluridivorziato, una moglie del presidente libertina dichiarata perfino nelle parole delle sue canzoni ('mes trente amants'), un sindaco altrettanto dichiarato omosessuale, una ministra della Giustizia nubile e in attesa di un bambino da padre al momento sconosciuto. Insomma un ampio e variegato campionario di quei comportamenti che la chiesa condanna come si è visto a Lourdes. Del resto accade lo stesso in Italia dove divorziati, concubini e adulteri sono al momento nel favore politico delle gerarchie. Poi a Lourdes, parlando ai vescovi, ha richiamato i divieti che la dottrina riserva ai divorziati, agli omosessuali, alle coppie di fatto. La famiglia è nella tempesta, ha detto, anche se si potrebbe invece dire che la famiglia tradizionale, sotto la spinta impetuosa dei cambiamenti, è in una fase di trasformazione profonda. Quasi solo la pubblicità continua a mostrare la giovane coppia felice, con accanto due sorridenti bimbetti, in gita tra casali, mulini, prati verdissimi. La realtà è diversa e forse la Chiesa potrebbe prenderne atto e vedere come si possano far rientrare le nuove forme di unione (omosessuali compresi) nel grande abbraccio cristiano. Si tratta tuttavia di faccende interne nelle quali l'estraneo non può interferire. L'estraneo può solo far notare che in Francia il papa è stato capace di dividere con accorta sagacia il suo ruolo di capo di Stato da quello di capo di una religione. Se si sforzasse di fare altrettanto a Roma riconoscendo anche agli italiani "l'originalità" concessa ai francesi non sarebbe meglio per tutti?.

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Papa: La fede e' un'ala per volare piu' in alto (sezione: Laici e chierici)

( da "Voce d'Italia, La" del 16-09-2008)

Argomenti: Laicita'

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