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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA:

Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL 27-30 aprile 2008       #TOP


IN EVIDENZA

INTERVISTA A BENYAMIN NETANYAHU. "Ora Israele confina con l'Iran". «Gli ayatollah tirano i fili a Gaza e destabilizzano tutta la regione». Francesca Paci  (La Stampa 30-4-2008)

 

CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME
Benyamin Netanyahu siede alla scrivania del suo ufficio alla Knesset, il parlamento israeliano sui colli di Gerusalemme. Completo scuro, camicia celeste, sorriso assertivo di chi è pronto a traslocare al piano nobile del primo ministro, il leader dell’opposizione però prima di rispondere alle domande ne fa a raffica: Silvio Berlusconi può contare su una maggioranza stabile? La Lega è un alleato sicuro? Che contributo potrà dare Gianfranco Fini? L’Italia lo interessa, «un Paese piccolo ma importante». Un alleato «storico» d’Israele sebbene a volte percepito come recalcitrante.

Il premier israeliano Olmert si è rammaricato per «l’incidente» di Beit Hanun in cui hanno perso la vita 4 bambini palestinesi. La situazione a Gaza è grave: c’è da aspettarsi un’escalation?
«Quanto accaduto a Gaza è drammatico. Che siano palestinesi o israeliani i civili sono civili. Ma c’è una differenza enorme: quando Hamas bersaglia da Gaza le scuole di Sderot o del Negev punta deliberatamente la popolazione civile, noi cerchiamo di evitarla. Israele si confronta militarmente con gente che usa donne e minori come scudi umani. Siamo addolorati per la famiglia decimata a Gaza. Avete mai sentito un leader palestinese piangere le nostre perdite, i bambini, gli anziani? L’opposto: a ogni attentato, a ogni razzo Qassam che centra l’obiettivo, i sostenitori di Hamas si rallegrano, fanno festa».

Chi è il leader palestinese attualmente più credibile?
«La situazione è tragica. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen è molto debole e per Israele l’ipotesi di parlare con Hamas è impraticabile. Non si incontra qualcuno che non ti riconosce. Quando abbiamo trovato leader arabi coraggiosi, come Sadat o re Hussein, abbiamo fatto concessioni generose alla pace. Ma in tutti questi anni i palestinesi non hanno prodotto un Sadat. Oggi abbiamo di fronte un partner volenteroso ma politicamente debole e Hamas, potente proprio perché irriducibile».

Sderot conta più razzi che attestati di solidarietà, le colonie ebraiche in Cisgiordania aumentano, qualcuno comincia a dubitare della formula «due Stati per due popoli»: come vede il futuro?
«L'unica soluzione è rafforzare economicamente la società palestinese. Noi abbiamo bisogno di sicurezza, loro di prosperità, possibilmente con l’assistenza della Giordania. A lungo, prima e dopo Oslo, si è creduto che la pace fosse l’antefatto alla prosperità. Molti Paesi, come l’Irlanda, mostrano che talvolta è vero il contrario. Non dico che la prosperità sostituisca la pace, ma la può incoraggiare. Dipendesse da me lavorerei a una rapida crescita dell’economia palestinese in Cisgiordania, lo sviluppo rafforzerebbe i leader moderati a danno dei fondamentalisti islamici. Allora, solo allora, penserei a un accordo di pace».

Facendo a meno di Gaza?
«Gaza ha bisogno di una leadership diversa. Con Hamas non possiamo parlare. Il presidente egiziano Mubarak dice che ormai l’Egitto confina con l’Iran: si riferiva a Gaza. Cosa dovrebbe dire Israele che non ha neppure il Sinai a fare da cuscinetto? Da quando Hamas è al potere abbiamo contato 4 mila razzi: come reagirebbe l’Italia se fosse bombardata ogni giorno da un Paese limitrofo? Hamas deve tirarsi indietro».

Alcuni analisti ritengono che gli interessi americani inizino a divergere da quelli israeliani. E’ d’accordo? E’ preoccupato?
«Gli Usa hanno la loro politica estera e nazionale. Ma da Truman in poi il sostegno a Israele è rimasto stabile. Se domandate agli americani chi preferiscono tra noi e i palestinesi il rapporto è di 9 a 1. L’Europa non capisce, spiega l’amicizia tra Israele e Usa con l’influenza della lobby ebraica, importante ma numericamente poco significativa. Il nodo non è l’ebraicità d’Israele ma la sua libertà, l’essere un’isola democratica circondata da Paesi islamici autoritari».

Potendo, voterebbe McCain, Barack Obama o Hillary Clinton?
«Non ho un candidato da sponsorizzare. Ma sono convinto che chiunque venga eletto non metterà in discussione i valori, le idee, l’identità americana. L’Europa travisa perché guarda Israele con le lenti del colonialismo, quasi fossimo arrivati qui come i francesi o gli olandesi in Africa e non avessimo alle spalle tremila anni di rapporto con questa terra. Gli americani, estranei all’esperienza coloniale, colgono meglio la profondità della nostra esperienza, l’aspirazione alla libertà, un patrimonio biblico che ci accomuna sin da quando Jefferson definì la nascita degli Usa “la rinascita di Zion”».

Secondo il Jerusalem Post l’Europa è pronta a sanzioni contro Melli Bank, una delle principali istituzioni finanziarie iraniane. E l’Italia sarebbe della partita. Una buona notizia per Israele?
«Se vera è una notizia importante. L’Iran, che nega l’Olocausto, non minaccia solo Israele ma l’intero Occidente. Teheran supporta direttamente l’islam militante globale. Il sostegno europeo sarebbe benvenuto e quello italiano ancor di più: il segno di un cambiamento nella politica estera incoraggiato dal nuovo governo».

Tra gli elettori del centrodestra italiano ci sono i ragazzi che lunedì hanno accolto con il saluto romano l’elezione di Alemanno sindaco di Roma. Non l’imbarazza?
«Ogni governo democratico deve rigettare il vecchio e il nuovo fascismo e ogni tipo di ideologia estremista. Non conosco queste frange dell’estrema destra italiana. Ma ho parlato a lungo con il Cancelliere tedesco Angela Merkel di alcuni casi in Germania, vanno messi al bando. Ci siamo trovati d’accordo nella volontà di combatterli con forza».



Report "Israele/Palestina"

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Indice delle sezioni

Israele/Palestina (107)


Indice degli articoli

Sezione principale: Israele/Palestina

"obama è il candidato di hamas" - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fatto Israele e lo stesso Obama) il recente incontro a Damasco dell'ex-presidente Jimmy Carter con Khaled Meshaal, il leader del movimento. Anche Obama ritiene che quelli di Hamas siano terroristi e, pur avendo ipotizzato un dialogo con Iran, Cuba e Corea del Nord, cioè con gli arcinemici di Washington, ha sempre escluso un faccia a faccia con i leader del movimento palestinese.

Addio a Yossi Harelcomandò l'Exodus ( da "Secolo XIX, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Harel e i suoi marinai avevano soggiornato a lungo alla Spezia, in attesa di imbarcarsi. Un periodo indimenticabile che difatti Harel non scordò e volle onorare. In Israele La Spezia è nota coma Schàar Zion, la porta di Sion, in memoria dell'eroico, umanissimo sforzo prodotto dagli abitanti e dagli operai dei cantieri navali per sostenere il tentativo di dare una patria

L'ira di vattimo: l'università mi impedisce di parlare d'israele - capelli a pagina ii e in nazionale ( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pagina I - Bologna "Come il Papa alla Sapienza" L'ira di Vattimo: l'Università mi impedisce di parlare d'Israele CAPELLI A PAGINA II E IN NAZIONALE SEGUE A PAGINA II.

"non diamo sale dell'ateneo a chi fa operazioni contro" - eleonora capelli ilaria venturi ( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: appello per boicottare Israele e la Fiera del libro di Torino, di cui lo stato israeliano è paese ospite per il 2008. "Lunedì incontreremo ancora il preside di facoltà, dopo di che se non ci concedono l'aula, nella stessa facoltà di lettere o da un'altra parte poco importa, occuperemo un luogo dell'ateneo per permettere a Vattimo di parlare - dice Marco del collettivo,

"mi impediscono di parlare come il papa alla sapienza" ( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ha come stato ospite Israele, in programma per il 5 e il 6 maggio. Nei panni del "contestatore", di fronte all'ipotesi di un'occupazione, proprio non si ritrova e commenta amaramente: "Si ripete lo stesso copione di quando hanno impedito al Papa di parlare alla Sapienza il principio è lo stesso".

Chelsea, aggancio al manchester in premier una volata batticuore - enrico franceschini ( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il coach israeliano, ex vice di Mourinho, che nessuno ama, né i tifosi, né i giocatori, né i media, da quando in autunno ha preso il posto del portoghese sulla panchina del Chelsea, si ritrova a un passo dal dimostrare di non essere peggio del suo illustre predecessore (che ha vinto due titoli di Premier League consecutivi,

Bologna, il rettore nega l'incontro con vattimo - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Boicotta Israele, sostieni la Palestina", in programma martedì prossimo, che avrebbe portato il teorico del pensiero debole a spiegare le ragioni dell'appello contro il salone torinese e la contestata scelta di Israele come paese ospite. "è paradossale boicottare un boicottaggio - commenta Vattimo - è come dire "visto che sei contro il dialogo,

Alla scoperta del cinema bulgaro Una rassegna tra la Casa del Cinema e il Palazzo delle Esposizioni ( da "Unita, L'" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: storia di un professore israeliano alle prese con un viaggio della memoria innescato dal suo ritorno dopo tanti anni nella natìa Bulgaria. Tra le proposte più curiose del programma segnaliamo un documentario che intreccia la storia della Bulgaria a quella del cinema italiano: La traduttrice di film in bianco e nero di Stefan Moskov racconta la storia di Neli Chervenusheva,

LE CIFRE DELLA TRAGEDIA ( da "Unita, L'" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il più alto al mondo a causa del blocco israeliano. 79% Sono le famiglie di Gaza che vivono sotto la soglia di povertà (due dollari al giorno) 70% È il livello di disoccupazione nella Striscia, dove il 95% delle attività industriali è sospeso da mesi 78 MILA su 110mila sono i dipendenti pubblici rimasti senza lavoro 1 BAMBINO su 3 a Gaza è malnutrito,

Gaza, radiografia della città-prigione ( da "Unita, L'" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Assediata dall'esercito israeliano, in balia dei "signori della guerra" palestinesi. Il mondo chiude gli occhi di fronte alla tragedia quotidiana che riguarda un milione e mezzo di palestinesi, salvo riaprire, gli occhi, quando rabbia e frustrazione si trasformano in violenza senza sbocco.

Il capo terrorista di Hezbollah diventato ebreo per amore ( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: figlio il suo tentativo di combattere per Israele dall'interno del campo fondamentalista, allora si tratta di una notizia alla quale è difficile credere soprattutto se raccontata in un libretto firmato con lo pseudonimo "Abi" pubblicate da un ignoto editore israeliano. Incuriosito pensai di poter avvicinare questo Hezbollah diventato ebreo tramite il rabbino che lo aveva convertito.

Morto il comandante dell'Exodus ( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fu uno dei protagonisti della lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico ed ebbe un ruolo importante nel favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco navale britannico. Tra le navi senza bandiera di cui fu capitano ci fu appunto l'Exodus. Nel 1947 l'Exodus, partita da Marsiglia con a bordo 4.

La prossima riunione con le forze dell'ordine è prevista domani, in prefettura. L'enn ( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Dalla presenza del Capo dello Stato all'inaugurazione agli appelli al boicottaggio degli scrittori di lingua araba; dalle proteste di vari gruppi alle polemiche dell'Assemblea Free Palestine. E ancora, il corteo nazionale di protesta al Lingotto sabato 10. Favro A PAGINA 59.

Il Viagra al tempo dei Qassam ( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: prescrivo relax e weekend fuori" Il Viagra al tempo dei Qassam La ricetta del sessuologo israeliano: "Ironia e barzellette per resistere alla guerra" CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Il paradosso di Sderot? L'attività erotica degli uomini che da sette anni segue la traiettoria dei Qassam sparati da Gaza, pare che l'ultima erezione risalga al 2001".

Erdogan da Assad per mediare tra Siria e Israele ( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ALTURE DEL GOLAN Erdogan da Assad per mediare tra Siria e Israele La Turchia ha assunto un ruolo di mediazione tra Siria e Israele per risolvere la questione delle Alture del Golan, in mano israeliana dal 1967. Lo ha confermato il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di ritorno da un viaggio a Damasco.

Le due sfide di Massa ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A sfidarlo Andrea Palestini, vincitore delle primarie del Pd che però in città è diviso in due correnti. E non è detto che il soccorso del 13% della sinistra arcobaleno di Milziade Caprili possa aiutare Palestini, fermo al 30% del primo turno. Infine Pisa, dove non c'è partita.

Ramallah, i cooperanti temono la cura Berlusconi ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la chiusura da parte di Israele del valico di Erez. Per gli italiani che lavorano in Palestina, territorio storicamente di forte impegno anche economico per la cooperazione italiana, la sconfitta elettorale non è giunta inattesa. I rientri occasionali in Italia avevano consentito a molti di loro di intravedere, in anticipo rispetto a chi vive quotidianamente la realtà del paese,

Palestina, Gaza resta sotto assedio ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esercito israeliano non ha voluto commentare l'operazione. "Hamas aspetta ancora risposta Israele" Il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha detto ieri che il movimento palestinese resta ancora in attesa di una risposta ufficiale da parte israeliana alla proposta di una tregua avanzata nel quadro di una mediazione egiziana.

Calibro 9 ( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fu uno uno dei protagonisti della lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico ed ebbe un ruolo importante nel favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco navale inglese. HUMPHREY LYTTELTON Uno dei più noti trombettisti jazz della scena briannitca, Humphrey Lyttelton, è morto a 86 anni a Londra.

Il sopravvissuto di Varsavia ti toglie il respiro ( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: lo Shema Yisroel ("Ascolta Israele") mentre altre sequenze ­ bambini africani stremati da fame e guerre, Medio Oriente, l'Olocausto ­ rammentano come qui non suona il "passato", tutto accade o può ri-accadere. Hanno preceduto Schoenberg la squillante - e un po' incongrua con la serata - Messa in tempo di guerra di Haydn del 1796,

Una spia israeliana tradita dagli usa "non dovevate diffondere quelle foto" - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: pubblicamente che Israele ha bombardato quell'impianto obbliga il presidente siriano Bashar al Assad a una risposta (militare) per non apparire incapace e ridicolo proprio mentre si stanno stringendo i tempi di una trattativa per la pace con la Siria. Motivi di sicurezza: i responsabili della Difesa sono "furiosi" per le rivelazioni della Cia che mettono a rischio le capacità dell'

"professione: infiltrato tra i rossi" venti anni con un doppio volto - piero colaprico ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Uno dei loro istruttori si chiama Israel. Parla bene l'italiano, spiega come "adeguarsi al modo di fare delle persone del posto", consiglia di "portare sempre la barba e i capelli più lunghi. In caso si finisse sulla lista dei ricercati, tagliarli sarà più facile che farli crescere".

Dall'8 al 12 maggio la fiera sul tema della "bellezza". edelfa masciotta ne parla con competenza - clara caroli ( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ha seguito le polemiche attorno a Israele paese ospite alla Fiera? "Sì. E mi sono fatta un'opinione. Studiando e viaggiando incontro persone di tutte le nazionalità. Lo scambio è bellezza, l'intolleranza è il suo contrario. La bruttezza è il prevalere dei conflitti, delle barriere, dei cattivi pensieri".

Rizzo, l'ultimo comunista: <Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio> ( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Appunto, del manifesto contro Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista? "L'Olocausto è il male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso stare che con i palestinesi". Sei contro le centrali nucleari. "Non per principio.

LA MEMORIA DEVE UNIRE NON DIVIDERE ( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: padri dello stato di Israele, David Ben Gurion e Yitzah Ben-Zvi, per non dimenticare i milioni che non sono tornati dai campi di sterminio nazisti; ed il primo maggio in tutto il mondo si celebrerà la festa dei lavoratori. Ricordare senza banalizzare, trasmettere la memoria senza che le ricorrenze si svuotino di significato e di contenuti e senza che vengano snaturate non è facile.

L'ATTENTATO di ieri a Kabul non è tanto importante in sé. Lo è in quanto il ( da "Messaggero, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un accordo di Israele con la Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il "mistero" è stato svelato proprio oggi?

Appuntamenti ( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ore 13 ISRAELE Incontro su "I 60 anni dello Stato di Israele: il sogno della pace, la sfida della giustizia". Con Massimo Giuliani, Bruno Segre, Janiki Cingoli. Modera Giuseppe Caffulli. Centro di Terra Santa, via Gherardini 5, ore 20.45 ANNA TATANGELO Anna Tatangelo (foto) al Ciak in tour teatrale "Mai dire mai".

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-28 num: - pag: 43 autore: di DANIEL... ( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come quella di Michael Schumacher che avrebbe fatto bene a stare zitto e non perdere tempo con banalità del tipo "non entro nella vita privata di Mosley". La verità è un'altra: la F1 non ha il coraggio che ha avuto il governo israeliano quando nel giro di pochi minuti ha ritirato un invito a Mosley. Sia seria la F1 e imiti il governo israeliano.

Lo deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri che, nel ( da "Messaggero, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un accordo di Israele con la Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il "mistero" è stato svelato proprio oggi?

Cade l'ultimo tabù, Fini alla Camera ( da "Tempo, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fino allo storico viaggio in Israele, a lungo negato. La fondazione "Fare Futuro", la caparbia volontà di andare verso la grande famiglia popolare europea, le "roptures" alla Sarkozy per rimodulare in chiave di modernità tutte le parole d'ordine della destra: patria, famiglia, identità, sicurezza, giustizia sociale, lotta al crimine,

Frattini, probabile ministro degli Esteri Dovremo rivedere le regole d'ingaggio ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: protegge il Sud del Libano oppure Israele?". Il giornale, secondo cui la forza Onu "si comporta come fosse l'occhio di Israele", riportava alcune delle più recenti e "flagranti" violazioni israeliane. In Italia, nelle ultime settimane anche il premier in pectore Silvio Berlusconi aveva sollevato la questione del mandato Unifil evocando,

Studiare Gerusalemme e la pace nel nome di Angelo Frammartino ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: politici e come snodo della risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina. L'importo di ogni singola borsa sarà di 3.500 euro. A presentare il progetto in aula "Giulio Cesare", tra gli altri, il consigliere comunale Paolo Masini, tra gli organizzatori dell'evento, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, l'ex presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti,

L'ora di Schifani E dell'ex fascista, Fini ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele giunge così a compimento. A poche ore dall'"evento storico", come lo ha lui stesso definito, della conquista da parte di Gianni Alemanno del Campidoglio. Le due anime, spesso in contrasto, della destra si trovano a vivere quasi in contemporanea la sensazione di avercela fatta e di essere stati finalmente sdoganati da una storia che però sembra non voler essere cancellata

Raid israeliano, a Gaza uccisi madre e 4 figli Una cannonata colpisce una casa a Bet Hanun: distrutta una famiglia, uccisi due miliziani Hamas giura vendetta. Sparati otto razzi Qa ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - rimarca il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".

Blair a Olmert: via i posti di blocco ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele di rimuovere i posti di blocco che impediscono ai palestinesi di viaggiare da un posto all'altro dei Territori e di rilanciare l'economia della Cisgiordania attraverso il commercio. L'inviato del quartetto per il Medio Oriente, che ieri ha incontrato il ministro della Difesa Ehud Barak, sembra aver ottenuto un primo risultato se è da collegare al suo pressing la decisione

Libano, su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz critica il generale italiano Graziano: Copre le loro violazioni . La replica: accuse ingiuste ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz critica il generale italiano Graziano: "Copre le loro violazioni". La replica: accuse ingiuste / Roma Israele contro l'Unifil, e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. "Totalmente inaccettabili" e "prive di fondamento": così ha reagito ieri il comando della forza Onu in Libano (

Nella Striscia una catastrofe, gli Usa fermino Israele ( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nelle punizioni collettive inflitte da Israele alla popolazione civile palestinese. Di fronte a questo crimine non vale, né sul piano del diritto internazionale tanto meno per quello umanitario, invocare da parte del governo israeliano del diritto all'autodifesa". Dopo l'inchiesta de l'Unità sulle condizioni di vita nella Striscia di Gaza,

Libano, da israele accuse all'unifil "il generale graziano copre hezbollah" - cadalanu e scuto a pagina 17 ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La replica: critiche ingiuste Libano, da Israele accuse all'Unifil "Il generale Graziano copre Hezbollah" cadalanu e scuto a pagina 17 SEGUE A PAGINA 17.

Gaza, un tank israeliano fa fuoco uccisi in casa una madre e 4 figli - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: operazione contro i continui lanci di missili Qassam verso Israele e i colpi sparati da cecchini. Dello stesso avviso il ministro della Difesa Ehud Barak: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".

Libano, israele contro l'unifil "gli italiani coprono hezbollah" ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele contro l'Unifil "Gli italiani coprono Hezbollah" Haaretz: via libera alle milizie per evitare scontri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - L'accusa è in prima pagina sul quotidiano israeliano Haaretz. L'Unifil guidata dal generale Claudio Graziano non riferisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un quadro preciso della situazione in sud Libano,

La difesa del generale graziano "falsità, stiamo lavorando bene" - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il ministero israeliano mi ha smentito ogni accusa La difesa del generale Graziano "Falsità, stiamo lavorando bene" Siamo in una zona ad alta densità mediatica, se davvero stessimo con le mani in mano si saprebbe da tempo GIAMPAOLO CADALANU Le accuse ai Caschi blu sono prive di ogni fondamento: Claudio Graziano, comandante di Unifil,

La grande avventura di una nazione - bernardo valli ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano è visto sui teleschermi in divisa militare, impegnato a controllare i palestinesi nei tanti check point che frantumano la Cisgiordania o in un'operazione contro Gaza. Per ricordare il sessantesimo compleanno dello Stato di Israele seguo (anche) le tracce dell'ampio studio diretto da Alain Dieckhoff (pubblicato a Parigi nello scorso febbraio,

Svolta a viareggio, vince il pdl - simona poli ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del Pd Andrea Palestini stringere l'accordo con la Sinistra Arcobaleno che al primo turno aveva dato all'ex vicepresidente del Senato Milziade Caprili il 12,6 per cento. Palestini ha rimontato nel ballottaggio quasi dieci punti, dal 28,6 al 38,1 ma non è riuscito minimamente ad impensierire Lunardini, che era appoggiato da tutti i partiti del centrodestra e da varie liste civiche,

Vattimo, i collettivi vanno avanti - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Boicotta Israele. Sostieni la Palestina", per parlare del boicottaggio del Salone del libro di Torino, di cui quest'anno Israele sarà Paese ospite, ha trovato l'opposizione del Rettore e del Preside di Facoltà. "Non concedo spazi in ateneo a iniziative contro qualcosa o qualcuno - aveva sentenziato il rettore Pier Ugo Calzolari -

Cultura Quantunque gli Stati Uniti avessero dichiarato che i rivoluzionari erano terroristi, il Cent... ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hamas è stato dichiarato organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da Israele e il governo palestinese eletto è stato costretto a sciogliersi. Alla fine Hamas ha ottenuto il controllo di Gaza e Fatah sta "governando" la Cisgiordania sotto il regime israeliano. Dai sondaggi di opinione risulta che Hamas sta metodicamente conquistando popolarità.

Philip roth ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura Philip Roth Il destino di Israele è vivere in un mare arabo. Gli ebrei hanno accettato questo destino piuttosto che non avere nulla, hanno accettato la divisione e gli arabi no.

Amos oz ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura Amos Oz Hanno trattato Israele come un incubo, sarebbe bastato sfregarsi gli occhi con vigore, per farlo sparire. Hanno trattato Israele come una infezione passeggera.

"l'approdo sicuro per noi ebrei americani" - antonio monda ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: lo scrittore afferma di vedere Israele, che ama tuttora in maniera profonda e imprescindibile, con occhi diversi, al punto da alternare la definizione di terra promessa a quella del luogo del confronto e del disincanto? "Israele, e in particolare Gerusalemme, rappresentano una parte fondamentale della mia vita", racconta nel suo appartamento nell'Upper West Side,

Abraham b. yehoshua ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura Abraham B. Yehoshua Questo è un paese "normale" ormai da vent'anni. Essere "normali" significa essere responsabili dei propri atti: lo stato d'Israele è diventato normale nel 1948.

David grossman ( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura David Grossman Ecco Israele, un territorio circondato da Stati e popolazioni ostili, in gran parte investite da un'ondata di fondamentalismo islamico, impregnate di odio per gli ebrei.

E gli ebrei di Roma votano Alemanno ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Appena sbarcato a Roma di ritorno da un viaggio in Israele, il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha telefonato al neo-sindaco. "Gli ho fatto gli auguri di buon lavoro e lui mi ha detto: 'Vedrete, vi sorprenderò'". Per dire la verità fino a oggi Alemanno al Ghetto non si è fatto vedere molto spesso.

Strage di bimbi a Gaza Israele: Colpa di Hamas ( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hamas che lancia operazioni armate contro Israele e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese". Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak assolve con formula piena il suo esercito da ogni responsabilità nella strage avvenuta ieri a Beit Hanun di una famiglia palestinese - una madre,

Tele ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Alle 21 Ex Mulino di via Belegno di Rivalta con la tibetologa Carla Gianotti e Nanni Salio presidente del Centro studi S. Regis. Cena palestinese e due film al King Kong Microplex di via Po per Sapori e cinema dalla Palestina . Alle 21 cena tipica e poi "Estraneo a casa mia, Gerusalemme" di S. Dirbas e "Bedù, i beduini palestinesi" di P. Luzzati. 29/04/2008.

Gaza, cannonata su una casa: uccisi 4 bambini e la madre Ma per Barak è colpa di Hamas ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: autodifesa del governo israeliano è stata quella, oramai rituale, di attribuire alla controparte la responsabilità degli errori nei raid: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha detto il ministro della Difesa israeliano - e dunque è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare tra la popolazione civile palestinese"

Libano, Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: <Coprono Hezbollah> ( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: "Coprono Hezbollah" Attacco senza precedenti da parte di Israele contro la forza Onu in Libano dell'Unifil e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. Dopo quasi due anni di convivenza relativamente tranquilla ieri l'esercito israeliano ha infatti lanciato durissime accuse contro la missione a guida Onu che dall'

Manager nato in Turchia cosmopolita e generoso ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la famiglia emigrò in Palestina, quindi a Il Cairo. Nel 1935 suo padre morì lasciandolo come capofamiglia. Allora aveva solo 14 anni. Si occupò con la madre delle giovani sorelle Suzette e Victoria e del piccolo fratello Roberto. Furono in Spagna, ma durante la guerra civile ripararono a Marsiglia, dove vissero dal 1937 al 1943.

<Libano, caschi blu conniventi con Hezbollah> ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Accuse da Israele al generale Graziano. La replica: "Affermazioni inaccettabili" "Tutto falso". La replica del comandante italiano della missione Onu. "Le regole d'ingaggio? Sono coerenti con il mandato" Da Israele volano accuse pesanti contro il comandante della missione Unifil-2, il generale italiano Claudio Graziano.

Fuoco israeliano su Gaza Strage di bimbi palestinesi ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Non credo che la pace con Israele significhi accettare spie che lavorano per loro", commenta Nimr Hamad, uno dei consiglieri del presidente. Lutto Parenti ai funerali dei quattro bambini palestinesi uccisi con la madre da un carro armato israeliano durante uno scontro con miliziani a Gaza.

Carnet ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele e gli ebrei In occasione dell'uscita del n. 95 di "Lettera Internazionale", rivista europea di cultura, presentazione del dossier "Israele e gli ebrei". Introduce Biancamaria Bruno, partecipano Federico Coen, Giorgio Gomel, Victor Magiar, David Meghnagi e Aldo Zargani.

Con <La pace è di moda> Gattinoni sfila in ambasciata ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele in Italia Gideon Meir e sua moglie Amira Meir, apriranno per la prima volta le porte della loro residenza all'evento "La pace è di Moda", firmato dalla Maison Gattinoni. Saranno infatti le creazioni esclusive di Guillermo Mariotto, direttore creativo della Maison, a portare in passerella un elegante inno alla fratellanza tra i popoli.

E il Psi lodò il razzista Drumont ( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ebraismo sarebbe stato in gran parte dominato dalla questione di Israele: una questione che però doveva far sorgere nuove ambiguità di giudizio. è vero infatti che i socialisti accolsero con entusiasmo la nascita dello Stato israeliano nel 1948. Ma soprattutto perché, per un verso, lo vedevano come il segno della crisi della politica colonialista e imperialista dell'Inghilterra,

TEL AVIV - Ancora una strage di civili a Gaza. Quattro bambini e la loro madre sono morti qu ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha subito messo le mani avanti il ministro della Difesa israeliano Barak - perché i militanti combattono da località dove ci sono molti civili". E più tardi, fonti militari "dopo un'inchiesta" hanno sostenuto che erano stati presi di mira due "terroristi" e le cariche "che trasportavano sono esplose demolendo la casa" uccidendo la donna, Miyasar Abu Meatik,

ROMA Nuova tempesta sulla missione Unifil in Libano comandata dal generale italiano Claudio Grazian ( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: violente accuse alla forza di pace sono arrivate ieri da Israele. Il quotidiano Haaretz, citando fonti politiche anonime, sostiene che l'Unifil "starebbe intenzionalmente nascondendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite informazioni sulle attività condotte dagli Hezbollah a sud del fiume Litani, allo scopo di evitare di entrare in conflitto con l'organizzazione militare"

L'Unifil, la forza delle Nazioni Unite dispiegata nel Sud ( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lo scrive il quotidiano israeliano Hàaretz, citando fonti "autorevoli" di Gerusalemme. "Negli ultimi sei mesi ci sono stati almeno quattro casi in cui i soldati dell'Unifil hanno identificato elementi armati di Hezbollah, ma non hanno fatto nulla e non hanno presentato rapporti chiari sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite"

Gaza, quattro bambini e la madre uccisi da una cannonata israeliana ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha dichiarato il ministro della difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".

El Shaarawy spingel'Italia under 16 ( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ieri gli azzurrini hanno sconfitto ai rigori (4-3) Israele e domani affronteranno la Croazia in finale. Scoperto da pochi mesi dal selezionatore azzurro, El Shaarawy è riuscito rapidamente a conquistare la fiducia di tutto l'ambiente della nazionale per le sue qualità tecniche, ma anche umane.

Israele accusa i caschi blu italiani ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: POLEMICA DEL QUOTIDIANO HAARETZ SUL MANDATO DEI NOSTRI SOLDATI IN LIBANO Israele accusa i caschi blu italiani.

Strage di bimbi a Gaza per un missile israeliano ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Quattro fratellini Strage di bimbi a Gaza per un missile israeliano Erano quattro, il più piccolo aveva un anno, il più grande 5. Insieme alla madre stavano facendo colazione quando un colpo di mortaio israeliano, diretto a due membri della Jihad islamica, ha spazzato via la loro casa a Beit Hanun, Gaza.

Vittime a gaza tsahal e hamas si rimpallano la responsabilità ( da "Riformista, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sempre nella scorsa mattinata da Gaza è partito un bombardamento (almeno sette qassam e nove colpi d'artiglieria) sul territorio israeliano, tra Sderot e Ashkelon. Secondo Haaretz uno dei razzi è caduto di fianco a una scuola: Hamas ha rivendicato gli attacchi. È da Beit Hanoun che sono lanciati molti dei razzi caduti sulle cittadine nel Sud di Israele negli ultimi tre anni.

Ivo Pastorino ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La storia Ivo Pastorino SAVONESI ARCHEOLOGI IN ISRAELE Napoletani presenti ai quattro angoli del mondo? Certo, ma non solo. Da qualche tempo anche i savonesi non scherzano. In questi giorni partecipano,con il Centro internazionale di studi preistorici ed etnologici a una serie di nuove scoperte archeologiche di una missione nel deserto del Negev, in Israele.

"A Gaza si muore Ramallah danza" ( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella del ministro della difesa israeliano Ehud Barak, convinto della responsabilità di Hamas nell'"eccidio dei civili". Durante il weekend l'Autorità Nazionale Palestinese aveva negoziato con Israele, che da mesi risponde al lancio di razzi Qassam razionando le forniture, l'ingresso di 250 mila litri per l'agenzia dell'Onu preposta all'assistenza di oltre 500 mila palestinesi.

Israele accusa: "Il generale italiano copre Hezbollah" ( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele è stufo e spara a zero sull'Unifil e sul suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. La dichiarazione di guerra, resa pubblica attraverso le indiscrezioni del quotidiano Haaretz, parla chiaro. Tsahal, l'esercito israeliano, e il ministero degli Esteri di Gerusalemme accusano la missione Onu di coprire ogni notizia sul riarmo delle milizie filoiraniane,

Il questore: Nessun divieto per le bandiere di Israele ( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nessun divieto per le bandiere di Israele" Nessun divieto di esporre le bandiere di Israele. Nè - e sarebbe anche assurdo solo sospettarlo - qualsiasi azione discriminatoria nei confronti di associazioni o gruppi. Il questore, Stefano Berrettoni, chiamato in causa per un presunto divieto di esporre la bandiera d'Israele in città, nel giorno dell'inaugurazione,

Per napolitano poco pubblico e niente cortei ( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: degli organizzatori di chiamare Israele come Paese ospite d'onore: una scelta contestata da diversi fronti e in particolare da ambienti vicini alla sinistra radicale e all'area antagonista. Nei giorni scorsi diverse associazioni avevano chiesto di manifestare l'8 maggio. "Ma quel giorno - dice il questore, Stefano Berrettoni - non consentirò alcuna manifestazione pubblica esterna.

Scontro con Israele D'Alema difende l'Unifil in Libano Il quotidiano Haaretz aveva accusato il generale Graziano di coprire Hezbollah ( da "Unita, L'" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Una cosa è certa: la serietà del giornale israeliano, Haaretz, che ha esplicitato gli attacchi rivolti da ambienti politici e di governo israeliano all'operato dell'Unifil e del suo comandante, il generale Claudio Graziano. È lo stesso Graziano a chiarirlo quando in una dichiarazione all'Ansa afferma: "Oggi (l'altro ieri sera, ndr.

Sul prossimo numero della rivista <Nuova Storia Contemporanea> ( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: È stato ambasciatore d'Israele ad Abidjan e a Bruxelles e docente universitario a Gerusalemme e ad Haifa. Ha pubblicato diversi libri e decine di articoli di storia ed economia. È esperto di rapporti tra Israele e Vaticano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

L'integralismo islamico si batte con i "no" ( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: adozione di un libro di un autore israeliano? Siamo certi che dalla politica o dal mondo intellettuale non si sarebbe alzato qualcuno a sproloquiare in nome del diritto alla diversità? è proprio su costoro che puntano i fondamentalisti per farsi strada. Se le istituzioni e la pubblica opinione fanno sponda alle rivendicazioni dei fanatici,

Avvertimento di Bush ad Ahmadinejad ( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: settimana scorsa i dettagli del raid aereo con cui Israele rase al suolo lo scorso 6 settembre una centrale nucleare in Siria realizzata dai tecnici nordocreani. "Volevamo chiarire pienamente a Pyongyang - ha detto Bush durante una conferenza stampa - che siamo a conoscenza di più elementi di quanto loro pensino", e, "intendevamo far sapere all'Iran quello che rischiano a alterare l'

Quell'islam nel mirino per il rischio integralismo - luigi spezia ( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Non c'entro nulla col terrorismo - disse Hammadi mentre era sul cellulare della polizia diretto all'aeroporto - . Sono stati i Fratelli musulmani della moschea di Bologna a parlare male di me alle autorità". Era il tempo in cui l'Ucoii dette alle stampe un manifesto con il quale paragonava Israele al nazismo.

La lezione di vattimo ai collettivi - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tema il boicottaggio di Israele ELEONORA CAPELLI "Occupare non è un reato. Ma vivetela come una tranquilla occupazione di liceo". Gianni Vattimo arriva alle 21,30 nell'aula due occupata della Facoltà di Lettere tra gli applausi di oltre 150 ragazzi venuti ad aspettarlo.

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Chips&salsa + 4 pagine speciali, domani con il manifesto Alitalia Berlusconi minaccia l'Ue "O così o la compra lo stato" A PAGINA 3 Vicenza Il neosindaco Variati: "Moratoria sul Dal Molin" A PAGINA 4 Libano Unifil, l'Italia respinge le accuse di Israele A PAGINA 9.

Da Cl a Montezemolo: l'uomo nero che piace ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: altra firma di punta di Area e primo direttore del Secolo d'Italia ad essere stato in Israele. Non so esattamente chi sia stato a presentare Alemanno a Montezemolo, ma il rapporto c'è e c'è stato, fino a ieri era un legame tra ammiratore e ammirato, Montezemolo non ha mai investito troppo sul giovane Alemanno. Ora potrebbe cominciare a farlo.

Un gasdotto avvicina Tehran a New Delhi ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anno ha lanciato in orbita un satellite spia israeliano. Superare il gelo serve all'Iran (per rompere l'isolamento) e serve all'India, che importa tre quarti del petrolio e gas che consuma e ha bisogno di coprire una domanda in aumento (tra l'altro ha investito con la Cina nello sviluppo del più grande giacimento di gas in Iran, il Yadavaran).

Unifil, vietato cambiare linea ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele che vuole irrobustire il mandato della missione Onu Michele Giorgio Indicato lo scorso anno dal fronte antisiriano "14 marzo" come uno degli esponenti cristiani candidati alla presidenza della repubblica libanese - poi la scelta è caduta su Michel Suleyman (ancora non eletto) - Nassib Lahoud non è certo un amico di Hezbollah e come gli altri componenti dello schieramento

La lezione mediorientale di Jimmy Carter ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Almeno a vedere le parole di fuoco del governo israeliano che in questi giorni, per bocca dell'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman, lo ha deifinito "un fanatico", dopo aver abbandonato il premio Nobel della pace in visita in Israele e nei Territori occupati tra i posti di blocco, senza scorta come un ospite indesiderato;

Al Cairo si cerca l'intesa per una tregua ( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una posizione comune tra i palestinesi e fare pressioni su Israele perché accetti la tregua e revochi l'embargo contro Gaza", ha auspicato Nabil Amr dell'Anp. Israele nei giorni scorsi però ha respinto la tregua definendola uno stratagemma di Hamas per riarmarsi e ha continuato i suoi attacchi. Lunedì sei palestinesi, tra cui una donna e i suoi figli, sono morti nel corso di un'

Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-30 num: - pag: 52 categoria: BREVI Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner "Ma cosa vogliono questi ebrei?": Gad Lerner (foto) e il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele. Il giornalista ne parla tra gli altri con Dviri, Vattimo, Jebreal. L'infedele La7, ore 21.10.

L'Onu torna a distribuire viveri nella Striscia ( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha introdotto da alcuni mesi un razionamento sulle forniture di carburante alla Striscia di Gaza come sanzione per i continui lanci di razzi Qassam compiuti dalle milizie palestinesi in direzione del territorio e delle città israeliane.

<Nessun pericolo ma verificheremo> ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: mentre l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir chiamava Alemanno per "congratularsi", in Israele i giornali sono usciti con pagine piene di antichi spettri. "Yediot Ahronot" ha accompagnato il servizio con una foto di Alemanno che saluta col braccio teso. "Maariv" gli ha affiancato una foto di Mussolini.

Gaza, cannonata israeliana uccide 4 bimbi ( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Questo dimostra che Israele non era interessato mentre noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana - ha concluso Hamas - si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di Sderot.

La scheda ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: BREVI La scheda Il simbolo della stella la bandiera La bandiera di Israele è stata adottata il 12 novembre 1948. La stella è conosciuta come Stella di David perché apparve sullo scudo del Re d'Israele.

Torino, vietate le bandiere d'Israele ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: compresi naturalmente i rappresentanti dello Stato di Israele e delle Comunità ebraiche. Polemiche e confronti ravvicinati tra amici e nemici di Israele potrebbero giungere però anche prima dell'8 maggio. Per lunedì e martedì prossimi, infatti, è in programma all'Università di Torino - nella sala lauree di Scienze Politiche - un seminario internazionale,

E Vattimo <occupa> la facoltà ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Sono per il boicottaggio - ha ribadito Vattimo - perché scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina". E poi: "Della politica di Israele potremo parlare sempre meno. Oggi la regola pare che sia che non si può dare del fascista a un ebreo".

<È una scelta razzista La questura sbaglia> ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ritengo un fatto grave che il questore abbia vietato le manifestazioni con le bandiere d'Israele l'8 maggio quando la stessa Questura ha autorizzato la manifestazione nazionale degli autonomi che si terrà il 10 maggio, cioè due giorni dopo l'inaugurazione della Fiera del libro e sempre a Torino. Quello che sta accadendo è molto grave".

<Agli amici ebrei dico: non portate vessilli> ( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Io la penso come lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua: Israele ha il diritto di esistere ma non come esiste ora. Se le bandiere che verranno sventolate l'8 maggio significano "stiamo con Israele qualsiasi cosa faccia", motivo in più per lasciarle a casa. Sarebbe anche un gesto di pace e distensione nei confronti di chi chiede il boicottaggio della Fiera"

Andreotti: "Se una legge mi convince voterò con il Pdl" ( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lei sostiene la necessità del dialogo sia con Israele che con i palestinesi. Ha coniato il termine equivicinanza. Oggi molti politici vogliono stare o con i palestinesi o con Israele. Uno sbaglio perché sono destinati a convivere. Nessuno può creare di nuovo il muro. Allora non si accentuino solo le diversità, che certo esistono.

GERUSALEMME - Il primo ministro israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha epresso profondo rammar ( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha epresso "profondo rammarico" per la morte della madre palestinese ed i suoi 4 figli durante un raid israeliano a Gaza. Sottolineando che è si è trattato di un "tragico evento", Olmert durante la riunione del suo governo ha detto che "ci rammarichiamo del fatto che siano stati colpiti civili e che Hamas stia operando da aree densamente abitate,

Gianni Alemanno ieri ci ha detto con una telefonata "rimarete piacevolmente sorpresi” ( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è stata la frase pronunciata da Fini in Israele in cui ha parlato del fascismo come male assoluto. Alemanno non si è mai allontanato da questo percorso. Spero che Alemanno sia espressione del modello di una destra antifascista. E non penso che i saluti romani possano entrare a fare parte della neosimbologia del Popolo della Libertà.

ROMA - La prima a salutarlo è la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, poi Emilio Colo ( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: francese e israeliano, Alemanno (in passato leader del Fronte della gioventù) assicura: "Basta con questa storia. Non sono l'uomo nero, la mia convinta appartenenza ai valori della democrazia non si discute". E tra le telefonate di congratulazioni va ricordata anche quella dell'ambasciatore di Tel Aviv a Roma Gideon Meir.

ROMA - Il panico per la crisi alimentare scatenata dall'inarrestabile corsa dei prezzi ( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cosa senza precedenti negli ultimi decenni in Israele. Poi ha desistito, e le scorte sono subito andate a ruba. Secondo il direttore della principale ditta importatrice di riso in Israele, la domanda è più che triplicata negli ultimi giorni. I prezzi di conseguenza sono lievitati fino a un aumento massimo del 70 per cento rispetto alla metà del mese,

Bologna, aula occupata in ateneo per la lezione anti-israele di vattimo - luciano nigro ( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non potevamo accettare un incontro a senso unico - ripete il preside - senza contraddittorio, contro Israele. Se Vattimo fosse venuto a parlare di Kant, nessun problema, ma questo è un caso particolare". "Ma come si può impedire un dibattito all'università? - ribatte Vattimo - Il problema è che sulla politica nazista di Israele non si può più fiatare.

<Un fascista conquista Roma> ( da "Liberazione" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: allarme arriva dai due giornali israeliani più diffusi, segno che non basta un viaggio in Israele per tranquillizzare l'opinione pubblica internazionale sugli esiti della corsa al Campidoglio. "Un fascista in testa": così titolava ieri Yediot Ahronot , che ha scelto una immagine del nuovo sindaco di Roma mentre saluta i sostenitori con un braccio teso.

Il preside gli nega l'aula Vattimo "occupa" la facoltà ( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: perché sono scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina. Della politica di Israele potremo parlare sempre meno.Oggi la regola pare che sia che non si può dare del fascista a un ebreo". Il professore ha aggiunto di essere stupito dalle reazioni suscitate dalla vicenda (a Bologna se ne parla da giorni) ammettendo poi: "Mi dispiace, anche mettere in imbarazzo un collega,

Graziano: <Sul mio mandato decidono le Nazioni Unite> ( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: arrivano da Israele, ma da un giornale israeliano che riporta accuse infondate riprese solo dalla stampa italiana". Lunedì il quotidiano Haaretz l'ha accusato di coprire il riarmo di Hezbollah disseminando di "mezze verità" i suoi rapporti, ma in questa intervista telefonica con il Giornale il generale Claudio Graziano comandante della missione Unifil in Libano nega ogni addebito.

[FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT Le curve esplosive, le guance da bambina e le labbra carnose d ( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estate 2006 tra Israele e Hezbollah (scatenata dalla cattura di due soldati israeliani), una barzelletta raccontava che Haifa, "desiderosa di unirsi alla resistenza contro Israele", fosse "partita per il fronte" e avesse "superato le linee nemiche". Dopo giorni di assenza - proseguiva la gag - Haifa ritorna, "ma incinta".

Italia, via il veto Ecco sanzioni più rigide all'Iran ( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: commentando un articolo di un altro giornale israeliano, Haaretz, avevano anticipato che Roma "si sarebbe allineata al consenso europeo sul programma nucleare iraniano". Il quotidiano israeliano sostiene che questa sarebbe appunto "una prima indicazione della volontà di Silvio Berlusconi di condurre una politica differente nei confronti dell'Iran".

Politici Usa a Roma a difesa delle loro compagnie ( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stati Uniti ed Israele), è oggetto da tempo della protesta di Delta, American Airlines, United, Us Airways e Continental. Lo scorso settembre, in una lettera spedita fra gli altri all'ambasciatore Ronald Spogli, le compagnie lamentavano la decisione della società Adr di sistemarle, seppure temporaneamente, in una struttura definita "obsolescente"


Articoli

"obama è il candidato di hamas" - arturo zampaglione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Obama è il candidato di Hamas" McCain all'attacco. Ma per il senatore nero è boom di fondi Aut aut di Dean ai Superdelegati: entro giugno la scelta tra Barack e Hillary ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - "Barack Obama è il candidato di Hamas", dice senza pudore il repubblicano John McCain, sollevando lo spauracchio del terrorismo e facendo capire che il senatore afro-americano, nel caso che vinca il duello con Hillary Clinton, diventerà il bersaglio di attacchi violenti e senza scrupoli della destra, specie per le sue posizioni di politica estera. McCain si è lasciato andare alle sue insinuazioni in un dialogo con alcuni blogger conservatori, che poi è stato ripubblicato sul sito web del Weekly standard. "La gente - ha detto venerdì il candidato repubblicano - deve capire che io sarei il peggior incubo per Hamas, che invece appoggia Obama". Gli Stati Uniti considerano Hamas un'organizzazione terroristica e non hanno mai avuto rapporti con il gruppo, nonostante il suo peso nella vita politica palestinese. La Casa Bianca ha anche criticato apertamente (così come hanno fatto Israele e lo stesso Obama) il recente incontro a Damasco dell'ex-presidente Jimmy Carter con Khaled Meshaal, il leader del movimento. Anche Obama ritiene che quelli di Hamas siano terroristi e, pur avendo ipotizzato un dialogo con Iran, Cuba e Corea del Nord, cioè con gli arcinemici di Washington, ha sempre escluso un faccia a faccia con i leader del movimento palestinese. A dispetto di queste posizioni Ahmed Yousef, consigliere politico di Hamas, ha detto in una intervista alla radio Wabc di sostenere le linee di politica estera del senatore dell'Illinois. "Ci auguriamo che Obama vinca le elezioni", ha aggiunto Yousef. "Riteniamo che sia simile a John Kennedy, un uomo di principi profondi, in grado di cambiare l'America e di guidare il mondo senza arroganza né volontà di dominio". Le parole di Hamas sono state subito strumentalizzate da McCain, prima in una lettera mandata ai suoi finanziatori, ora nel dialogo con i blogger. La risposta di Obama non si è fatta attendere: "Il senatore repubblicano aveva promesso una campagna elettorale corretta", ha ricordato Hari Sevugan, portavoce del candidato democratico: "Ma ora dice cose che sa non essere vere e si lancia in associazioni improprie". Ieri sia Obama che Hillary Clinton erano nello stato dell'Indiana, dove il 6 maggio si terranno le primarie e dove gli ultimi sondaggi della Cnn mostrano i due candidati alla pari, ognuno con il 45 per cento dei voti, e un 10 per cento di elettori ancora indecisi. Per scrollarsi da dosso l'immagine di candidato delle "élite", il senatore afro-americano ha giocato a basket di fronte alle televisioni e ha cercato di proiettare un look più popolare: si è tagliato i capelli e si è vantato di possedere solo quattro paia di scarpe. Ma il colpo più importante lo ha messo a segno sul fronte dei finanziamenti, ricevendo assegni da ben 70 grandi donatori che - riferisce il Washington Post - finora avevano contribuito alla campagna elettorale dell'ex first lady. Se sia l'inizio di un esodo è presto per dirlo. Certo, i leader del Partito democratico cominciano a premere per una soluzione. E Howard Dean, che è il presidente del Comitato nazionale democratico, ieri ha dato l'ultimatum: in giugno, finite le primarie, bisognerà trovare un candidato, e impedire che la guerra fratricida vada avanti fino alla convention di fine agosto.

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Addio a Yossi Harelcomandò l'Exodus (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Morto a tel aviv, aveva 89 anni Nel 2007 La Spezia gli assegnò un premio. Gli operai dei cantieri adattarono la nave al viaggio in Palestina 27/04/2008 Tel Aviv. Yossi Harel, il comandante della mitica nave "Exodus", ha chiuso gli occhi per sempre, sulla soglia dei novant'anni, nella sua casa di Tel Aviv. Chissà se negli ultimi istanti di vita lo ha visitato il ricordo delle migliaia di uomini e donne, di bambini e di vecchi ebrei che spavaldamente condusse fin quasi alla Terra Promessa e che fu costretto ad abbandonare, sotto il tiro dei cannoni della flotta britannica, consegnandoli ad un paradossale, orrendo ritorno nel ventre della Germania. Erano 4.500 i profughi imbarcati su quella vecchia carretta del mare, un battello fluviale americano, il "President Wakefield", che le abili maestranze del cantiere dell'Olivo di Portovenere trasformarono in un cargo, nella primavera-estate del 1947. Yossi Harel era allora un giovane ufficiale di Marina. Prese il comando della nave, stracolma di profugi, in gran parte sopravvissuti all'orrore dei lager di sterminio nazisti. Glielo aveva concesso personalmente David Ben Gurion, il Padre del futuro Stato di Israele. Harel e i suoi marinai avevano soggiornato a lungo alla Spezia, in attesa di imbarcarsi. Un periodo indimenticabile che difatti Harel non scordò e volle onorare. In Israele La Spezia è nota coma Schàar Zion, la porta di Sion, in memoria dell'eroico, umanissimo sforzo prodotto dagli abitanti e dagli operai dei cantieri navali per sostenere il tentativo di dare una patria al Popolo ELetto. Lo scorso novembre la città della Spezia onorò Harel consegnandogli il premio Exodus 2007. Nonostante gli acciacchi dell'età, Harel volle intervenire e ritirare il premio di persona dalle mani del sindaco Federici. Quel giorno raccontò: "La città era distrutta dalla guerra, la gente non aveva da mangiare eppure ci aiutò con slancio. Ci portavano cibo e acqua e nei cantieri gli operai lavorarono giorno e notte per allestire le navi destinate a trasportare gli ebrei. Fu una partecipazione commovente. Raccontate ai vostri figli ciò che fece la gente della Spezia per noi ebrei. Noi non abbiamo mai dimenticato". La Gran Bretagna del nuovo premier, il laburista Clemrent Attlee tentò in tutti i modi di impedire l'operazione. Ai primi di luglio, forzato un primo blocco al largo della Spezia, la Exodus fece rotta verso Marsiglia dove imbarcò i 4500 esuli. "La nave era costruita per trasportarne 150 - ricordò Harel - a bordo ciascuno aveva a disposizione non più di mezzo metro e un litro d'acqua al giorno. Ma nessuno si lamentò. Tutti avevano lo stesso obiettivo: sbarcare in Palestina". Dopo una settimana di navigazione, avvistata la riva, la Exodus venne bloccata e speronata da una squadra navale britannica. A bordo si contarono tre morti e un centinaio di feriti. La resa fu inevitabile. Sbarcati ad Haifa i profughi vennero reimbarcati su tre navi inglesi e spediti ad Amburgo e da lì nel lager di Poppenmdorf. Harel proseguì nei suoi tentativi e in quattro viaggi trasportò 15 mila profughi ebrei in Palestina. Il primo nucleo del nuovo Stato di Israele. Entrò nel Mossad e quindi si trasferì in California con la moglie, Julie. Erano sposati dal 1950, hanno avuto due figli. R.Par. 27/04/2008.

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L'ira di vattimo: l'università mi impedisce di parlare d'israele - capelli a pagina ii e in nazionale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina I - Bologna "Come il Papa alla Sapienza" L'ira di Vattimo: l'Università mi impedisce di parlare d'Israele CAPELLI A PAGINA II E IN NAZIONALE SEGUE A PAGINA II.

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"non diamo sale dell'ateneo a chi fa operazioni contro" - eleonora capelli ilaria venturi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina II - Bologna "Non diamo sale dell'ateneo a chi fa operazioni contro" Il rettore dice no al boicottaggio di Vattimo a Israele "Sarebbe stato diverso se avessero invitato anche un correlatore" ELEONORA CAPELLI ILARIA VENTURI Il Rettore suggella con un no al filosofo Gianni Vattimo e all'incontro sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino del comitato Free Palestine, la protesta degli studenti del collettivo Cua contro il preside di lettere, Giuseppe Sassatelli. Nessuna aula per l'iniziativa del collettivo universitario in programma martedì alle 21 sul boicottaggio contro Israele e il salone torinese, neanche se a sostenere questa tesi è stato invitato un illustre filosofo contemporaneo. Nessuno spazio a iniziative che "rifiutano il dialogo" e "non si possono definire dibattiti". "Non metto a disposizione l'Università per operazioni contro qualcosa - ha spiegato il rettore Pier Ugo Calzolari - il punto qui non è organizzare un dibattito cui partecipa anche Vattimo, cosa che in passato abbiamo già fatto, il punto è un'operazione culturale come il boicottaggio della Fiera del libro di Torino, fatta per portare dissenso, che non posso assolutamente condividere". Dopo che il preside di Facoltà, l'etruscologo Giuseppe Sassatelli, ha annunciato che la linea della facoltà di lettere è quella di "non accettare iniziative che prefigurano un'esclusione preconcetta", negando quindi agli studenti del collettivo vicino al centro sociale Crash l'aula che avevano chiesto per martedì sera alle 21 per il dibattito "Boicotta Israele, sostieni la Palestina", i ragazzi minacciano l'occupazione. Domani le ultime trattative, poi gli studenti minacciano di occupare Lettere o l'aula di piazza Scaravilli dove avrebbe dovuto tenersi l'incontro. Tutto pur di dare un palco al firmatario più noto dell'appello per boicottare Israele e la Fiera del libro di Torino, di cui lo stato israeliano è paese ospite per il 2008. "Lunedì incontreremo ancora il preside di facoltà, dopo di che se non ci concedono l'aula, nella stessa facoltà di lettere o da un'altra parte poco importa, occuperemo un luogo dell'ateneo per permettere a Vattimo di parlare - dice Marco del collettivo, che si preparava a gestire una manifestazione per poche decine di studenti e adesso si trova al centro di un caso diplomatico - è paradossale che si chiudano le porte per impedire una manifestazione che offre un'occasione di dialogo. Sappiamo che il tema della Palestina è delicato, a maggior ragione vogliamo affrontarlo. Ci sarebbe andata benissimo la proposta di un correlatore". Il Rettore però vuole tracciare un netto distinguo tra un dibattito pubblico e una manifestazione per il boicottaggio della Fiera del Libro. "Al preside di Facoltà non è stato chiesto di poter organizzare un dibattito, è stata chiesta una cosa ben diversa. E cioè di dare spazio a un'operazione culturale come il boicottaggio di Israele e della Fiera del libro di Torino - ha precisato Pier Ugo Calzolari - un'operazione culturale nata per creare dissenso che non va neanche a vantaggio delle legittime istanze del popolo palestinese. Come possiamo avallare, in quanto Università, un'operazione che tenta di mettere all'angolo un Paese attraverso lo strumento della cultura?". A questa discussa posizione contro il governo di Israele l'Università di Bologna chiude quindi le porte, senza però riconoscere in questo "niet" una volontà di censura di idee anche scomode, ma pur sempre sostenute da un importante filosofo, oltretutto professore universitario a sua volta. "Io sono di fondo per la libertà di parola - dice il preside Sassatelli - ma pur nel massimo dibattito, un'iniziativa di questo genere non la considero accettabile, la conseguenza non poteva essere diversa". I margini di trattativa tra studenti di Cua e ateneo ormai sono sempre più stretti, anche se per domani è previsto un incontro, con poche possibilità di arrivare a un punto di accordo per chi chiede piena libertà per le tesi di Vattimo in facoltà.

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"mi impediscono di parlare come il papa alla sapienza" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina II - Bologna Il filosofo: dall'Università di Bologna non me l'aspettavo "Mi impediscono di parlare come il Papa alla Sapienza" "Si sono fatti rifilare l'idea che non siamo per il dialogo. E' scandaloso" "Da Bologna questa chiusura davvero non me l'aspettavo, è come metterci all'indice. Questo non fa che aumentare la risonanza dell'evento". Gianni Vattimo, teorico del pensiero debole, all'Università è abituato ad andarci da professore, nella sua Torino dove ci sono incontri sul tema del boicottaggio Fiera del Libro, che ha come stato ospite Israele, in programma per il 5 e il 6 maggio. Nei panni del "contestatore", di fronte all'ipotesi di un'occupazione, proprio non si ritrova e commenta amaramente: "Si ripete lo stesso copione di quando hanno impedito al Papa di parlare alla Sapienza il principio è lo stesso". Professor Vattimo, che effetto le fa trovare chiuse le porte di un'Università importante come Bologna? "Sono scandalizzato e arrabbiato, ma non mi stupisce. C'è un'ipersensibilità attorno alla questione di Israele, al nostro boicottaggio della Fiera del Libro, che non mi spiego. Un atteggiamento che conduce a degli eccessi, come questo. E davvero un comportamento eccessivo, in una città dove la libertà di pensiero è la tradizione". Lei è già stato ospite dell'Ateneo bolognese? "Io ricordo un dibattito con il ginecologo Carlo Flamigni in un'aula gremita di persone, si trattava di un incontro sulla fecondazione assistita, era un tema altrettanto scottante, ma siamo stati lasciati liberi di parlare". Cosa pensa abbia condotto a questa decisione? "Si sono fatti rifilare l'idea che noi siamo contro il dialogo, quindi contestano l'idea del boicottaggio. Ma non si può boicottare un boicottaggio, è paradossale. Non si può dire a un intellettuale: visto che tu non sei dalla parte del dialogo, ti impedisco di parlare". Si aspettava un simile clamore per un incontro con studenti di un collettivo universitario? "L'unica cosa che giustificherebbe questo allarme è il timore di incidenti, ma nel caso questo rischio non ci sia, a questi ragazzi del collettivo hanno fatto un gran favore". In che senso? "Nel senso che è come metterci all'indice, destiamo molta più curiosità. Oltre che scandaloso, mi sembra controproducente per l'Università negarci gli spazi". Il boicottaggio di Israele e della Fiera del Libro però è un atto forte, di rottura, con cui il Rettore dell'Università di Bologna non è d'accordo. "Torno a dire che il nostro non è un boicottaggio degli intellettuali israeliani, è un boicottaggio della scelta politica di mettere al posto d'onore della Fiera del libro di Torino, come Paese Ospite, Israele, nel sessantesimo anno dalla fondazione. Questo rappresenta anche il sessantesimo anniversario della cacciata dei palestinesi dalle loro terre, noi vogliamo ricordarlo. Gli intellettuali israeliani possono parlare quanto vogliono, in tutte le sedi che vogliono. A me viene impedito di parlare all'Università, proprio come è successo al Papa alla Sapienza". (e.c.).

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Chelsea, aggancio al manchester in premier una volata batticuore - enrico franceschini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sport Chelsea, aggancio al Manchester in Premier una volata batticuore A fine partita lite fra staff dei Blues e giocatori dello United Arbitro contestato ENRICO FRANCESCHINI dal nostro corrispondente londra - Mai dire mai. Dopo una stagione in cui ha dominato in patria e brillato in Champions League, il Manchester United rischia di vedersi sfuggire entrambi i trofei. Se rimangono favoriti nella semifinale di Champions, dopo lo 0-0 in trasferta contro il Barcellona nella gara d'andata, dove tuttavia non hanno particolarmente ben impressionato, i Red Devils appaiono improvvisamente in difficoltà in campionato, dopo avere perso 2-1 la sfida diretta contro il Chelsea, ieri a Londra. Per effetto della vittoria, il Chelsea raggiunge la capolista in cima alla classifica della Premier League a due giornate dal termine. A parità di punti, il titolo inglese viene assegnato in base alla differenza reti, in cui Cristiano Ronaldo e compagni hanno un vantaggio praticamente incolmabile: +53 contro +37 del club londinese, che dunque deve sperare di vincere tutte e due le gare rimanenti, augurandosi che nel contempo lo United ne pareggi o perda una. Anche questo appare improbabile, sulla carta: la squadra di Ferguson ha due partite relativamente facili, in casa contro il West Ham, formazione di metà classifica che non ha più motivazioni, quindi fuori casa l'ultima giornata contro il Wigan Athletic, che non è ancora matematicamente salvo ma potrebbe esserlo dopo il penultimo turno. Il Chelsea, viceversa, è atteso da due impegni più ostici, prima in trasferta contro il Newcastle, già salvo ma in serie positiva e determinato a dimostrare un ritorno agli allori sotto la guida del nuovo allenatore Kevin Keegan; poi in casa contro il Bolton, ancora invischiato nella lotta per la retrocessione. Ciononostante, quel che qualche giornata fa sembrava impossibile è ora teoricamente una possibilità. Avram Grant, il coach israeliano, ex vice di Mourinho, che nessuno ama, né i tifosi, né i giocatori, né i media, da quando in autunno ha preso il posto del portoghese sulla panchina del Chelsea, si ritrova a un passo dal dimostrare di non essere peggio del suo illustre predecessore (che ha vinto due titoli di Premier League consecutivi, ma mai la Champions): dopo l'1-1 dell'andata a Liverpool nella semifinale di Champions ha ottime chances di arrivare in finale, e se il Manchester United entrasse in crisi potrebbe perfino soffiargli il titolo nazionale sul filo del traguardo. Forse la dimostrazione che non importa chiamarsi Mourinho, quando c'è Abramovich alle spalle. Ieri il Chelsea ha attaccato di più e creato più occasioni: ha segnato per primo con Ballack, Rooney ha pareggiato nella ripresa su uno svarione di Carvalho, Ballack ha realizzato il 2-1 su rigore all'86'. A quel punto i giocatori del Chelsea hanno esibito una maglia con scritto "Pat Lampard Rip" (Rest in peace - riposa in pace), in ricordo della mamma del loro compagno Frank, morta venerdì (Lampard non ha giocato). Ma il Manchester, con Ferguson che ha anche tenuto Ronaldo in panchina per un'ora e con Vidic che è dovuto uscire in barella per una ginocchiata sui denti di Drogba, è appannato: lo era stato a Barcellona (per il ritorno sono in dubbio sia Vidic che Rooney), lo è stato ieri. E a fine match, nei corridoi dello Stamford Bridge, gli animi erano esagitati. Sono volate parole grosse fra responsabili del campo del Chelsea e i giocatori del Manchester non utilizzati in partita che avrebbero voluto svolgere un piccolo allenamento in campo. E se non fossero intervenuti gli steward sarebbe partito anche qualche schiaffone.

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Bologna, il rettore nega l'incontro con vattimo - eleonora capelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'Università non ha autorizzato il dibattito "Boicotta Torino" con il filosofo. Gli studenti minacciano di occupare la facoltà Bologna, il rettore nega l'incontro con Vattimo ELEONORA CAPELLI BOLOGNA - L'Università di Bologna chiude le porte al filosofo Gianni Vattimo, invitato dagli studenti a parlare del boicottaggio contro la Fiera del libro di Torino. La facoltà di Lettere non concederà l'aula per l'incontro dal titolo "Boicotta Israele, sostieni la Palestina", in programma martedì prossimo, che avrebbe portato il teorico del pensiero debole a spiegare le ragioni dell'appello contro il salone torinese e la contestata scelta di Israele come paese ospite. "è paradossale boicottare un boicottaggio - commenta Vattimo - è come dire "visto che sei contro il dialogo, non ti do la parola". Si ripete lo stesso copione che ha impedito al Papa di parlare alla Sapienza". Stavolta le parti sono invertite, ed è il rettore dell'ateneo bolognese, Pier Ugo Calzolari, a tracciare il confine attorno agli spazi universitari. "Non metto a disposizione l'Università per operazioni contro qualcosa - dice il rettore, di fronte alla protesta degli studenti che minacciano di occupare Lettere - non posso condividere il boicottaggio alla Fiera del libro. è un'operazione culturale fatta per portare dissenso, non possiamo avallare l'iniziativa di chi sta cercando di mettere in un angolo un Paese con lo strumento della cultura". Un caso scoppiato per un semplice problema organizzativo, quello di reperire un'aula aperta anche la sera per i ragazzi del collettivo di sinistra Cua che avevano chiesto al preside di Lettere di poter organizzare un dibattito martedì alle 21 con Gianni Vattimo. I manifesti che appaiono sui muri della zona universitaria non lasciano dubbi al preside Giovanni Sassatelli. "Boicotta Israele, sostieni la Palestina. Incontro-dibattito sul boicottaggio del salone del libro di Torino e sulla resistenza palestinese. Relatori: Gianni Vattimo, comitato Free Palestine". Il problema di forma, trovare un'altra facoltà con un'aula disponibile anche la sera, si trasforma in questione di sostanza. "Al preside non è stato chiesto di poter organizzare un dibattito - interviene il rettore - ma di dare spazio a un'operazione culturale fatta per portare dissenso. Questa non va a vantaggio neanche delle legittime istanze del popolo palestinese e non può essere ospitata all'Università". Gianni Vattimo, che all'Università è abituato a entrare da professore, non si capacita di questo veto, tanto meno in una città come Bologna, che considera "aperta e tollerante". "Sono scandalizzato, mi sembra un atteggiamento davvero eccessivo - replica il filosofo - su questo tema c'è un'ipersensibilità che non mi spiego. In altri Paesi di cose come queste si discute liberamente, comunque da Bologna, una città dove io ho parlato di procreazione assistita al fianco del ginecologo Carlo Flamigni, proprio non me lo aspettavo. Avrebbero dovuto semplicemente proporci un controrelatore".

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Alla scoperta del cinema bulgaro Una rassegna tra la Casa del Cinema e il Palazzo delle Esposizioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Alla scoperta del cinema bulgaro Una rassegna tra la Casa del Cinema e il Palazzo delle Esposizioni di Federico Pedroni www.casadelcinema.it www.palazzoesposizioni.it Il pubblico dei cineclub già da decenni segue con curiosità il cinema polacco, ungherese, (ex) jugoslavo o (ex) cecoslovacco - che esclusivamente con qualche sporadica eccezione è riuscito a trovare spazio nelle nostre sale - ma solo recentemente c'è stata una rinascita dell'interesse nei confronti delle cinematografie provenienti dall'Europa dell'Est culminata l'anno scorso con il trionfo a Cannes di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni del rumeno Cristian Mungiu. Il paese che cinematograficamente è ancora quasi invisibile è la Bulgaria, usato però recentemente come set dal cinema italiano, da Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi a Occhi di cristallo di Eros Puglielli fino a La Masseria delle allodole di Paolo e Vittorio Taviani. È anche per questa invisibilità che non bisogna lasciarsi sfuggire la ricognizione nel cinema bulgaro contemporaneo, in programma al Palazzo delle Esposizioni e alla Casa del Cinema dal 28 aprile al 3 maggio, che offre al pubblico romano la possibilità di scoprire una decina di film - di finzione e documentari - che rappresentano una rara finestra sulla cinematografia di quel paese. La rassegna si inaugura con la proiezione di Dopo la fine del mondo di Ivan Nitchev, storia di un professore israeliano alle prese con un viaggio della memoria innescato dal suo ritorno dopo tanti anni nella natìa Bulgaria. Tra le proposte più curiose del programma segnaliamo un documentario che intreccia la storia della Bulgaria a quella del cinema italiano: La traduttrice di film in bianco e nero di Stefan Moskov racconta la storia di Neli Chervenusheva, per quasi mezzo secolo doppiatrice dei classici del cinema italiano dal fondo della sala del cinema "Odeon" di Sofia. Neli è arrivata per la prima volta in Italia a 78 anni avendo finalmente la possibilità di incontrare e conoscere gli autori e i volti di un cinema che in patria ha avuto la sua voce. info: Istituto di cultura bulgaro 06 3312704.

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LE CIFRE DELLA TRAGEDIA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del LE CIFRE DELLA TRAGEDIA 5 EURO. È il costo di un litro di benzina a Gaza, il più alto al mondo a causa del blocco israeliano. 79% Sono le famiglie di Gaza che vivono sotto la soglia di povertà (due dollari al giorno) 70% È il livello di disoccupazione nella Striscia, dove il 95% delle attività industriali è sospeso da mesi 78 MILA su 110mila sono i dipendenti pubblici rimasti senza lavoro 1 BAMBINO su 3 a Gaza è malnutrito, il 40% delle donne soffre di anemia.

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Gaza, radiografia della città-prigione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del L'INFERNO DEI PALESTINESI L'embargo ha reso dipendente dagli aiuti 1 milione di persone, l'80% della popolazione. Senza benzina anche i veicoli Onu Gaza, radiografia della città-prigione I Taxi collettivi fermi. Così pure le ambulanze. Chi può si arrangia con gli asini, altrimenti si resta a casa. Viaggio nella più grande prigione a cielo aperto del mondo: la Striscia di Gaza. Superaffollata, disperata, ridotta allo stremo. Assediata dall'esercito israeliano, in balia dei "signori della guerra" palestinesi. Il mondo chiude gli occhi di fronte alla tragedia quotidiana che riguarda un milione e mezzo di palestinesi, salvo riaprire, gli occhi, quando rabbia e frustrazione si trasformano in violenza senza sbocco. Gaza, dove il 79% delle famiglie vive da tempo sotto la soglia di povertà (2 dollari al giorno) e non è in grado di provvedere al proprio sostentamento alimentare senza una qualsivoglia forma di aiuto esterno. Gaza, ovvero un territorio ostaggio dell'embargo, che ha peggiorato la povertà e la disoccupazione, reso inefficiente il sistema educativo, messo in ginocchio quello sanitario, distrutto l'apparato produttivo e reso dipendenti dagli aiuti 1,1 milione di persone, l'80% della popolazione. Gaza, dove il blocco israeliano ha fatto schizzare il prezzo della benzina a 5 euro al litro, come non accade in nessun altro posto al mondo. Dopo l'attacco compiuto lo scorso 9 aprile dalle milizie palestinesi contro il terminal petrolifero di Nahal Oz, dal quale entra nella Striscia ogni tipo di combustibile, le forniture sono state ulteriormente ridotte. Le consegne riguardano ormai solo il diesel industriale per consentire alla centrale termoelettrica di funzionare. Passa anche un po' di gas da cucina, ma di benzina o diesel per auto private neppure una goccia. Quello che si trova sul mercato nero viene contrabbandato attraverso i tunnel e proviene dall'Egitto. Da giovedì scorso sono rimasti a secco anche auto e camion dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi, che è stata quindi costretta a sospendere la distribuzione di aiuti umanitari a oltre 650mila persone. "Noi siamo l'unico servizio pubblico rimasto nella Striscia - racconta Filippo Grandi, vice commissario generale dell'Unrwa - serviamo il 70% della popolazione". Gaza muore. Nel silenzio complice della Comunità internazionale. Una denuncia della situazione nella Striscia arriva anche da "Medici senza frontiere". L'organizzazione umanitaria fa sapere che "le attività di soccorso medico nella Striscia sono gravemente ostacolate dalla penuria di carburante". Le équipe di Msf "sono state costrette a limitare le visite ai soli malati più gravi", afferma Duncan McLean, capo missione di Medici senza frontiere, "ovvero un quinto dei pazienti dei programmi di cure post-operatorie". Questa settimana, solamente la metà dei pazienti di Msf è potuta recarsi nelle strutture sanitarie dell'organizzazione. "Novanta persone in lista d'attesa - denuncia McLean - non possono ancora ricevere cure. L'arresto delle nostre attività può provocare, per la totalità dei nostri pazienti, un grave peggioramento del loro stato di salute generale. In questo momento, Msf funziona grazie a uno stock d'urgenza e ha un'autonomia di carburante non superiore a sette giorni". Analoga la situazione delle altre strutture mediche di Gaza. "Il personale sanitario ha difficoltà a muoversi e in alcuni ospedali il tasso di assenza raggiunge il 40%. Le ambulanze devono anch'esse limitare i loro interventi unicamente ai casi d'urgenza", conclude il responsabile di Msf. "Non ci sono più diesel e benzina per le ambulanze, per gli autobus, per i camion, i generatori e le autocisterne. Le condizioni umanitarie a Gaza sono semplicemente spaventose", dice a l'Unità il capo dell'Unrwa nella Striscia, John Ging. Le scorte di carburante degli ospedali, aggiunge Ging, sono al di sotto della "soglia critica" e i rifiuti non vengono più raccolti. Se prolungata nel tempo, l'interruzione di forniture di combustibile rischia di causare una catastrofe umanitaria. "Ci troviamo costretti a scegliere tra tagliare l'elettricità ai neonati nelle nursery, ai pazienti che attendono un intervento in cardiochirurgia o interrompere le operazioni in programma", spiega il dottor Moaiya Hassanain dell'ospedale Shifa di Gaza City. I bambini - che rappresentano il 56% della popolazione della Striscia - sono quelli più a rischio. Recenti dati - rileva in un dettagliato rapporto Save the Children - rivelano un aumento esponenziale delle malattie croniche e della malnutrizione tra i bambini con meno di cinque anni che vivono nella Striscia di Gaza. In crescita anche il numero di quelli che soffrono d'insonnia , ansia e diarrea . La percentuale di bambini con problemi di anemia e diarrea ha subito un aumento rispettivamente del 40% e del 20% rispetto allo scorso anno. Altri dati agghiaccianti sono forniti dall'Oms (l'Organizzazione Mondiale della Sanità): il 40% delle donne di Gaza sono anemiche e 1 bambino su 3 è malnutrito. Alcuni di questi problemi sono strettamente legati alla qualità e alla quantità dell'acqua: ben il 40% della popolazione del territorio, ad esempio, ha accesso all'acqua solo per poche ore al giorno, anche a causa della mancanza di combustibile e pezzi di ricambio per far funzionare la rete di distribuzione, che rischia di collassare in ogni momento. La scarsità d'igiene è diventata un problema di primo piano per la salute. Un sistema fognario inefficiente e l'impossibilità di ripararlo, sottolinea il rapporto di Save the Children, implica che circa 40milioni di litri di liquame vengano scaricati ogni giorno nel Mediterraneo, con il conseguente rischio di epidemie tra la popolazione e di problemi ambientali duraturi. "Non possiamo supportare appieno i bambini con i nostri programmi di protezione, perché i nostri operatori non riescono più ad ottenere i permessi per entrare in territorio di Gaza dalla Cisgiordania. Non abbiamo più carburante per le nostre macchine e quindi non possiamo spostarci", sostiene David Bourns, capo delle attività di Save the Children nei Territori palestinesi. "Le famiglie - è il suo grido d'allarme - stanno soffrendo molto e la vita di migliaia di bambini è a rischio". Come non bastasse, i prezzi proibitivi che benzina e diesel hanno raggiunto sul mercato nero stanno provocando una spaventosa impennata nei costi di produzione (e quindi dei prezzi di vendita) per tutti i prodotti alimentari. Il prezzo del pomodoro è cresciuto del 1000%, arrivando a toccare quasi due euro. Il cocomero costa il 400%, il pesce azzurro (perché anche le barche funzionano a gasolio) il 500% in più. Prezzi folli in un'economia che già prima di questa crisi devastante era al collasso, con una disoccupazione che sfiora il 70%; dei 110mila dipendenti in passato impiegati nel settore privato ben 78mila sono ora senza lavoro; il 95% delle attività industriali sono sospese. Molti disoccupati hanno provato a reinventarsi un lavoro vendendo frutta e verdura porta a porta, con un asino e un carretto. Ma negli ultimi mesi anche il prezzo degli asini è salito del 60%, così come il costo del loro cibo. Questa è Gaza oggi. Se non un lager, certo un inferno, una gabbia isolata dal mondo dentro la quale si consuma la tragedia di un popolo.

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Il capo terrorista di Hezbollah diventato ebreo per amore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 101 del 2008-04-27 pagina 14 Il capo terrorista di Hezbollah diventato ebreo per amore di Redazione Era un ufficiale integralista, la sua missione era distruggere Israele. Poi sul Corano trovò qualcosa di strano. E la sua vita cambiò destino Il cambiamento di religione - per convinzione, interesse, amore ecc - non ha nulla di particolare. Ma quando all'ebraismo si converte un musulmano sciita libanese, ufficiale degli Hezbollah e rischia la vita, pagando con la tortura e la morte di un figlio il suo tentativo di combattere per Israele dall'interno del campo fondamentalista, allora si tratta di una notizia alla quale è difficile credere soprattutto se raccontata in un libretto firmato con lo pseudonimo "Abi" pubblicate da un ignoto editore israeliano. Incuriosito pensai di poter avvicinare questo Hezbollah diventato ebreo tramite il rabbino che lo aveva convertito. Un amico mi mise sulle sue tracce. È Rav Shmuel Eliahu, rabbino capo di Safed, la città santa e mistica di Galilea. Cordiale, aperto, accetta di presentarmi Abi a due condizioni: non rivelare il luogo dell'incontro; apprendere la sua incredibile avventura, militare e spirituale, in sua presenza ma raccontata da lui che di Abi sapeva tutto ma era impegnato a osservare, almeno formalmente, il segreto. Inoltre poteva correggere le falsità inserite nel libretto allo scopo di proteggere l'identità di "Abi". Ad esempio la visita di una delegazione di persone legate agli hezbollah a Auschwitz e in Vaticano. Accettai ma chiesi che la conversazione venisse registrata, dalla persona che mi aveva procurato l'incontro. La storia di Abi inizia all'inizio degli anni Ottanta in un villaggio del Libano meridionale. Come nei Promessi sposi, un capoccia Hezbollah locale si invaghisce della fidanzata del fratello di "Abi". Per averla, lo fa arrestare e condannare a morte per spionaggio a favore di Israele. Nasce in "Abi" la volontà di vendetta. Si arruola nelle file degli Hezbollah, sale di grado, conquista la fiducia dei suoi superiori con la sua devozione religiosa, ma è turbato dall'uso cinico che i fondamentalisti fanno della fede per arruolare giovani kamikaze. Cerca risposte nel Corano e scopre passaggi che parlano della "scelta divina" del popolo di Israele, e della terra a loro promessa. Si convince che gli sceicchi interpretano a modo loro in chiave anti ebraica il Corano e che è peccato ucciderli. Perfino uno sceicco inviato dall'Iran ad aiutare i giornalisti della stazione tv degli hezbollah Al Manar dice che nella propaganda si deve attaccare i sionisti, non gli ebrei. Non è stato detto (Sura 2:47 al Bakara) che Dio ha preferito gli ebrei "sui due mondi"; che ha "scelto" Israele (Sura 7:140), che il suicidio nel nome di Dio è blasfemo? Gli ebrei possono avere tradito la Legge divina e per questo soffrire. Ma l'impegno di Dio nel dare loro la "Terra promessa" non è cambiato. Mosso da queste letture e da dubbi, "Abi" decide di mettere se stesso e Dio alla prova. Sperando di poter stabilire un contatto con gli ebrei fa fallire l'invio in Israele (attraverso la frontiera col Libano rimasta aperta sino al 2001) di una autoambulanza carica di tritolo scrivendo sul vetro sporco in caratteri ebraici la parola "esplosivo". Qualcuno al posto di frontiera se ne accorge. Spara contro il veicolo che salta in aria. Gli israeliani captano il messaggio. Un loro agente in Libano contatta "Abi" avviando una collaborazione che "salva molte vite" ma che finisce per renderlo sospetto. Imprigionato prima nel Libano e poi in Siria, viene torturato. Gli uccidono sotto gli occhi il figlio più piccolo per piegarlo ma non parla. Cosa gli da questa forza? Si chiede; perché sfugge miracolosamente a tre attentati? Sono esperienze traumatiche, ma anche secondo lui messaggi divini che gli indicano la via da seguire. Con l'aiuto israeliano riesce a fuggire in Israele con moglie e figli dove decide di convertirsi per "lavorare" all'interno alla salvezza del popolo ebraico. Incontra Rav Eliahu che crede di aver visto in sogno quando era prigioniero. Il quale per quanto restio ad accettare conversioni, specie di musulmani, crede di vedere nel caso di "Abi" qualcosa di profetico. Non solo per le straordinarie circostanze di vita, per la conversione ideologica - da combattente anti israeliano a agente segreto israeliano contro gli hezbollah - ma per il fatto che questo libanese porta un messaggio che molti rabbini non sono capaci di articolare. Parla con passione della fiducia che gli ebrei debbono riporre in Dio, rimprovera loro l'assenza di fede nel loro destino privilegiato. Interpreta la storia del conflitto in maniera profetica. Spiega ad esempio la fuga delle migliaia di arabi da Safed nel 1948 citando le parole dell'allora comandante arabo locale, Faudi ad Dura: "Come pensate che potessimo opporci alla volontà divina?". Gli israeliani, dice, invece di rinforzare questa convinzione araba, fatalistica, dell'impossibilità di combattere il popolo di Dio, aumentano la debolezza di Israele esaltando una superiorità materiale che non li può salvare. Sono persone come "Abi" - dice il rabbino - che rappresentano la salvezza di Israele. Penso a tutto questo guardando, "Abi" un uomo sulla cinquantina, indistinguibile nel vestire, nella barba, nel cappello nero a larghe falde e nei riccioloni attorcigliati dietro le orecchie ad un ebreo ortodosso che ascolta, senza parlare, ma approvando quello che il rabbino mi racconta. Vorrei, ma non posso, dirgli ciò che penso di lui, il mio stupore ma anche la mia ammirazione: fede contro razionalità, sogno contro realismo. Dio delle schiere ebraiche contro quelle del Partito islamico di Dio. Dal luogo in cui ci troviamo è visibile in fondo alla valle del Giordano il lago di Tiberiade e il monte delle Benedizioni. Beati i poveri di spirito che avranno il Regno del Cielo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Morto il comandante dell'Exodus (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 101 del 2008-04-27 pagina 14 Morto il comandante dell'Exodus di Redazione È morto ieri a Tel Aviv, all'età di 90 anni, Yossi Harel, comandante della nave Exodus, la cui vicenda ispirò un celebre film di Hollywood, che ebbe tra i suoi protagonisti l'attore Paul Newman. L'anno scorso a La Spezia gli era stato conferito il premio Exodus per la pace. Harel, nato a Gerusalemme nel 1919, col nome di famiglia Yossi Hamburger, fu uno dei protagonisti della lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico ed ebbe un ruolo importante nel favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco navale britannico. Tra le navi senza bandiera di cui fu capitano ci fu appunto l'Exodus. Nel 1947 l'Exodus, partita da Marsiglia con a bordo 4.554 profughi, donne, uomini e bambini, fu intercettata e abbordata dalla marina militare britannica vicino alle coste della Palestina e poi trainata a Haifa. Qui i passeggeri furono fatti imbarcare su tre navi britanniche che tornarono a Marsiglia. Il rifiuto di concedere il permesso di sbarco delle autorità francesi e l'opposizione degli stessi passeggeri costrinsero dopo tre settimane le navi a proseguire per la Germania dove, ad Amburgo, i passeggeri furono costretti a sbarcare. Il caso dell'Exodus ebbe allora ampia eco sulla stampa di tutto il mondo, mise in cattiva luce la Gran Bretagna e contribuì alla decisione di Londra di rinunciare al mandato sulla Palestina. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La prossima riunione con le forze dell'ordine è prevista domani, in prefettura. L'enn (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esima, per i vertici della Fiera del Libro. All'ordine del giorno la sicurezza. Senza preoccupazioni eccessive, senza isterismi e senza prevedere chissà che pasticcio, la Fiera s'attrezza con un piano di prevenzione tosto, con misure suggerite dalle forze dell'ordine. Alcune sono segrete, qualche altra filtra. Ad esempio, sono state aumentate le telecamere nei padiglioni. Stesso discorso per gli info-point. Protette le pareti vetrate del padiglione 5, ridotte le vie d'accesso. I motivi per stare all'erta ci sono. Dalla presenza del Capo dello Stato all'inaugurazione agli appelli al boicottaggio degli scrittori di lingua araba; dalle proteste di vari gruppi alle polemiche dell'Assemblea Free Palestine. E ancora, il corteo nazionale di protesta al Lingotto sabato 10. Favro A PAGINA 59.

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Il Viagra al tempo dei Qassam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Personaggio FRANCESCA PACI Doctor Sex Ricercatore e studioso prestato allo spettacolo, riempie le platee E le sue battute spopolano su YouTube Figli di Freud "Ho molti pazienti a Sderot da quando i palestinesi lanciano i razzi: prescrivo relax e weekend fuori" Il Viagra al tempo dei Qassam La ricetta del sessuologo israeliano: "Ironia e barzellette per resistere alla guerra" CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Il paradosso di Sderot? L'attività erotica degli uomini che da sette anni segue la traiettoria dei Qassam sparati da Gaza, pare che l'ultima erezione risalga al 2001". I 1500 spettatori dell'Hangar, il teatro ricavato da un capannone dismesso del porto di Tel Aviv, ridono all'unisono: le gag del dottor Sex ripagano in pieno i 150 schekel del biglietto, circa 25 euro. In Israele, di questi tempi, non c'è investimento migliore. Miriam Katz si tiene la pancia con le mani: "È la seconda volta che vengo". E non l'offende che i suoi vivano a Sderot: l'ometto in maniche di camicia al centro del palco spoglio come quello di un cantastorie siciliano, non è un cabarettista irriverente ma un medico che cura i disturbi sessuali dei connazionali a dosi massicce d'umorismo. Il dottor Sex, al secolo Tzahi Ben Zion, è il fenomeno mediatico israeliano della stagione. Urologo e psichiatra stimato, il professor Ben Zion insegna all'università di Beer Sheva, nel Negev, e dirige uno studio specialistico da 30 nuovi pazienti alla settimana. Otto mesi fa gli studenti hanno messo su YouTube le sue lezioni serissime ma esilaranti: sebbene in ebraico, sono rimaste a lungo il video più cliccato in Israele e tra i primi dieci nel mondo. Ad agosto è arrivata la proposta dell'Hangar. "Mi hanno detto che ero un attore, che dovevo cimentarmi con il grande pubblico", racconta Tzahi Ben Zion addentando un gigantesco sandwich in un caffè di Tel Aviv. Un'avventura da pioniere, di quelle che lo stimolano di più: "All'inizio degli anni 90 facevo parte di un laboratorio internazionale che studiava i disturbi sessuali contemporanei. Portai il Viagra in Israele quando non se ne parlava neppure. Siamo un popolo di sperimentatori, soprattutto quando si tratta di sesso. Il mio studio prendeva il Viagra a Londra, i pazienti si prestavano volentieri". Mai avrebbe immaginato che quelle statistiche sarebbero diventate uno spettacolo teatrale bisettimanale da tutto esaurito: "Sono e resto un dottore ma mi sto divertendo parecchio". I produttori televisivi sognano un format vincente per il piccolo schermo. Che il sesso venda non l'ha certo scoperto Ben Zion. Né ci tiene: "Siamo figli di Freud, lui aveva capito tutto. Il sesso aiuta la salute e la società". Squilla il cellulare, è un paziente non più giovane. Lo informa che ha portato la moglie in albergo e ha funzionato. A volte basta uno stratagemma: "Seguo molti casi di Sderot con problemi d'erezione: immaginate di rivestirvi in 15 secondi in pieno petting per evitare il razzo... Prescrivo medicine ma anche relax, giocare a carte, massaggiarsi a vicenda con il partner". Il sesso ai tempi della guerra è la trincea della crisi d'identità. Gli spettatori, come i suoi malati, cercano normalità, il dover essere più lontano nel Paese dell'eterno conflitto a bassa intensità. "Lo stress aggrava i disturbi sessuali. Noi vediamo nemici ovunque, perfino nella coppia, i giovani consumano il sesso in modo compulsivo nei bagni delle discoteche", spiega grave il dottore. Invece, continua faceto, citando il monologo all'Hangar, sarebbe bene, ogni tanto, "concentrarsi sulla compagna anziché su Golda Meir, che tanto non aiuta a durare di più, mettere il telefonino in funzione vibratore, ricordare che due orgasmi a settimana riducono le rughe del 30 per cento". Il segreto è sdrammatizzare: "Gli uomini impiegano anni a parlare di un problema sessuale, le donne decenni". Su questo, tutto il mondo è paese. L'Occidente in particolare: "A Beer Sheva un paziente su due è beduino. È sorprendente confrontarne la scioltezza con il pudore degli israeliani o degli italiani. Per i beduini la prestanza fisica è vita, hanno tre mogli, devono far buona figura, capita che vengano accompagnati dalla figlia minorenne che traduce in ebraico le tappe dell'eiaculazione precoce del padre". L'emancipazione passa anche dal talamo: da alcuni mesi le donne arabe hanno iniziato a svelare al dottore che "aggiusta" i mariti il proprio corpo, le paure, il piacere ignoto. Tzahi Ben Zion porta in teatro le esperienze degli altri affinché gli spettatori si riconoscano, gli imprenditori high tech di Tel Aviv e i pastori del Negev, gli innamorati infelici di Sderot e quelli prigionieri di Gaza, dove ieri una palestinese di 14 anni è rimasta uccisa negli scontri tra miliziani ed esercito israeliano. Perché la leggendaria virilità ebraica è un topos letterario, ma non sempre la vita combacia con i film di Woody Allen: "È vero che la nostra religione si occupa di sesso. Nel contratto di matrimonio il marito s'impegna a soddisfare fisicamente la moglie una volta al giorno se può, due alla settimana se lavora, una alla settimana se studia, una al mese se viaggia: è un precetto sacro". Però, a giudicare dalle statistiche dell'urologo di Beer Sheva, "siamo un popolo di miscredenti". Il pubblico dell'Hangar ride dei propri fantasmi. Alle pareti i manifesti della Clalit, la mutua israeliana, reclamizzano l'erezione maschile. Il dottor Sex esce saltellando accompagnato dalla musica vittoriosa di Rocky Balboa. www.lastampa.it/paci.asp.

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Erdogan da Assad per mediare tra Siria e Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 27-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ALTURE DEL GOLAN Erdogan da Assad per mediare tra Siria e Israele La Turchia ha assunto un ruolo di mediazione tra Siria e Israele per risolvere la questione delle Alture del Golan, in mano israeliana dal 1967. Lo ha confermato il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di ritorno da un viaggio a Damasco. Alla vigilia dell'incontro il presidente siriano Bashar Assad ha annunciato di aver ricevuto tramite Erdogan da Israele l'offerta di una restituzione delle alture del Golan in cambio della firma di un trattato di pace.

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Le due sfide di Massa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al comune lotta a sinistra. Alla provincia c'è Bondi Le due sfide di Massa Stefano Milani Roma Secondo round in Toscana delle elezioni amministrative. Ballottaggi nei municipi di Massa, Pisa e Viareggio, e alla Provincia di Massa Carrara. C'è un caso unico nella penisola e riguarda la corsa a sindaco di Massa, tutta interna al centrosinistra. La sfida è fra il sindaco uscente Fabrizio Neri e l'ex sindaco Roberto Pucci. Entrambi fondatori del Pd, con il primo ex della Margherita e il secondo ex Ds, si sono trovati faccia a faccia dopo il rifiuto del partito allo svolgimento delle primarie, chieste invano dal popolare Pucci. Alla fine Pucci, con l'appoggio di una lista personale, una civica e quello della Sinistra Arcobaleno in grado di raccogliere circa il 12%, è arrivato a sfiorare il 30%. E oggi sfida Neri, che parte in vantaggio con il 40% conquistato dal Pd "ufficiale" insieme a Ps e Idv. Da segnalare in questi giorni la bruttura del locale partito veltroniano, pronto a stampare e attaccare questo manifesto: "Roberto Pucci più Rifondazione comunista più centri sociali uguale turismo penalizzato, sviluppo bloccato, città meno sicura. Vota Neri". La sfida per la Provincia è più canonica. Ma sul fronte Pdl offre il volto noto di Sandro Bondi, peraltro assente nelle ultime battute della campagna, a causa degli inevitabili impegni romani. Missione quasi impossibile la sua, visto che il suo 33% di partenza è molto al di sotto del 42% del presidente provinciale uscente Osvaldo Angeli, sostenuto da Pd, Ps e Idv. Fuori gara invece Narciso Buffoni, anche lui fondatore del partito veltroniano, ex assessore che con la SinArc non è andato oltre il 13%. Nessun apparentamento sotto le Apuane. Mentre apparentamenti ci sono a Viareggio, dove il Pdl potrebbe agguantare una vittoria di prestigio grazie a Luca Lunardini, che parte dal 46% e con tre liste civiche che si sono aggiunte. A sfidarlo Andrea Palestini, vincitore delle primarie del Pd che però in città è diviso in due correnti. E non è detto che il soccorso del 13% della sinistra arcobaleno di Milziade Caprili possa aiutare Palestini, fermo al 30% del primo turno. Infine Pisa, dove non c'è partita. Perché Marco Filippeschi con i voti di lista (Pd, Ps, Idv e lista del sindaco) ha già superato il 50%, tanto da non accettare l'apparentamento con la SinArc che ha preso il 10%. E perché la Pisa dei prossimi cinque anni è già stata progettata dall'uscente Paolo Fontanelli. Compreso lo sgombero (alla meglio il trasloco fuori città) dello spazio sociale Rebeldìa, che pure lavora più che bene con dentro ben 25 associazioni.

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Ramallah, i cooperanti temono la cura Berlusconi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ramallah, i cooperanti temono la "cura" Berlusconi Avevano chiesto più fondi per le ong e una nuova legge. Ora, riuniti nella città palestinese, valutano come confrontarsi col nuovo governo Michele Giorgio Inviato a Ramallah Riuniti per celebrare la Liberazione e, soprattutto, per affermare che la sinistra italiana è viva e ha voglia di rilanciarsi anche portando avanti l'impegno per lo sviluppo dei popoli. Tenendo comunque presente l'arrivo del nuovo governo Berlusconi e, quindi, della fine del rapporto privilegiato con il vice ministro per la cooperazione Patrizia Sentinelli (Prc). Con questo spirito e l'intento di raccogliere fondi per lo spettacolo teatrale che il Gruppo Ponte Radio sta realizzando per i bambini di Jenin, venerdì sera si sono incontrati a Ramallah una cinquantina di cooperanti ed esperti italiani, quasi tutti di Ong ma anche dell'Utl, l'ufficio locale del ministero degli affari esteri. Assenti i colleghi che vivono e lavorano a Gaza, rimasti bloccati per la chiusura da parte di Israele del valico di Erez. Per gli italiani che lavorano in Palestina, territorio storicamente di forte impegno anche economico per la cooperazione italiana, la sconfitta elettorale non è giunta inattesa. I rientri occasionali in Italia avevano consentito a molti di loro di intravedere, in anticipo rispetto a chi vive quotidianamente la realtà del paese, che qualcosa stava maturando e che il fiato corto del governo Prodi specie in politica economica e sociale avrebbe condotto al tonfo del 13 e 14 aprile. "La vittoria della destra era nell'aria da tempo ma non avrei mai immaginato un crollo di tali proporzioni della sinistra", commenta Martina Iannizzotto, capomissione dell'"Ics", "ora si volta pagina, la Palestina rimarrà importante ma l'impegno del governo italiano sarà diverso, per qualità e quantità, rispetto a quello uscente che aveva nominato un responsabile diretto per la cooperazione (Sentinelli). Spero che il nuovo esecutivo non disperda l'impegno e le capacità che i cooperanti hanno messo in campo in questo territorio". Da Gaza, con un messaggio, interviene Lino Zambrano, responsabile dei progetti del "Cric" e fautore di un impegno delle Ong più politico e non solo tecnico nei Territori occupati. "Lo scorso anno abbiamo incontrato il Presidente della Camera (uscente) Bertinotti che però si è defilato rispetto alle nostre richieste, una delle quali prevedeva un impegno del Parlamento italiano in sostegno dei deputati palestinesi in carcere in Israele. La Sentinelli si è data da fare, ma la quota dei fondi per la cooperazione è rimasta allo 0,14 % del Pil e la nuova legge (sulla cooperazione) non è andata avanti". Zambrano guarda al futuro con qualche timore. "La linea del governo Berlusconi avremo modo di verificarla subito - avverte - C'è un programma di emergenza per Gaza che dovrebbe partire nei prossimi mesi ma già girano voci che potrebbero esserci ripensamenti. L'Unione europea intende sostenere il programma di Gerusalemme capitale della cultura araba nel 2009 e mi auguro che l'Italia non si tiri indietro". Da parte sua Maria Rosa Vettoretto, con una lunga esperienza in Palestina dove ha lavorato prima per le Ong e ora come esperta dell'Utl, ridimensiona l'impegno del governo Prodi nei Territori occupati. "Non ho visto negli ultimi due anni grandi cambiamenti rispetto al passato sia nella politica verso questa terra che nella cooperazione" dice Vettoretto, che non manca di criticare le Ong. "Dopo il boicottaggio di Cisgiordania e Gaza seguito alla vittoria elettorale di Hamas, le Ong avrebbero dovuto fare di più in appoggio alla popolazione civile. Invece hanno scelto troppe volte i progetti d'emergenza a danno di quelli di sviluppo e quindi della preparazione di uno Stato palestinese". Con il ritorno di Berlusconi l'esperta dell'Utl prevede l'aumento dei progetti di cooperazione "trilaterali" - Italia, Israele, Anp - funzionali all'immagine e alla retorica pacifista di coloro che li proporranno ma, avverte, di "ben poca sostanza".

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Palestina, Gaza resta sotto assedio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Raid nella Striscia dove mancano carburante e medicine Uccisa 14enne palestinese Una ragazzina palestinese di 14 anni è rimasta uccisa ieri nel corso di un raid dell'esercito israeliano a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza. L'obiettivo dell'incursione sarebbe stato Hassan Marouf, un leader locale di Hamas, ma a fare le spese dello scontro armato seguito al tentativo di arresto sono state sua figlia Mariam e diversi altri civili rimasti feriti. L'esercito israeliano non ha voluto commentare l'operazione. "Hamas aspetta ancora risposta Israele" Il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha detto ieri che il movimento palestinese resta ancora in attesa di una risposta ufficiale da parte israeliana alla proposta di una tregua avanzata nel quadro di una mediazione egiziana. Un portavoce del premier israeliano Ehud Olmert ha detto l'altro ieri che l'offerta "non è una cosa seria" ribadendo che lo stato ebraico chiede una serie di pre-condizioni come "la fine del terrorismo di Hamas".

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Calibro 9 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Calibro 9 DAILY NEWS SFIDA MURDOCH Mortimer B. Zuckermann, proprietario del tabloid newyorchese Daily News, ha offerto 580 milioni di dollari - la stessa cifra proposta dal tycoon Murdoch, padrone del New York Post, per la conquista del Newsday. In vantaggio per aggiudicarsi l'asta del giornale, che si è aggiudicato nel tempo vari premi Pulitzer, sembra essere Mortimer B. Zuckermann, che è convinto di potercela fare perché l'offerta del magnate australiano incontrerà certamente un ostacolo: l'antitrust. La Federal Communications Commission, potrebbe infatti valutare la combinazione Newsday/The Post come "anticompetitiva". WINEHOUSE IN LIBERTÀ Arrestata venerdì a Londra sotto l'accusa di aggressione nei confronti di due persone nel quartiere londinese di Candem, Amy Winehouse è stata rimessa in libertà dopo aver ricevuto un "avvertimento formale" che comparirà sulla sua fedina penale ma non darà luogo a procedimenti giudiziari. SEAN PENN ATTIVISTA Il regista attore americano supporta una singolare campagna contro la guerra in Iraq, la povertà e i senzatetto, l'ambiente da una flotta di ecobus con 300 persone a bordo che attraverserà 1800 miglia nei territori americani, per arrivare a New Orleans. La campagna è stata lanciata nell'ambito della presentazione del Coachella Valley Music e Arts festival che si terrà il prossimo luglio in California. Sean Penn dice di aver contribuito, affinché "si possano incoraggiare i giovani a combattere per quanto credono". HAREL, MITO DA FILM Si è spento a 90 anni a Tel Aviv Yossi Harel, comandante della nave Exodus. Una storia che ispirò una celebre pellicola hollywoodiana interpretata fra gli altri anche da Paul Newman. Fu uno uno dei protagonisti della lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico ed ebbe un ruolo importante nel favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco navale inglese. HUMPHREY LYTTELTON Uno dei più noti trombettisti jazz della scena briannitca, Humphrey Lyttelton, è morto a 86 anni a Londra. Si fece notare già nel 1949 organizzando il primo revival di New Orleans nella capitale inglese del dopoguerra e più avanti formò la Humphrey Lyttelton, con cui si è esibito per oltre trent'anni in Inghilterra e in Europa. TRENTO FILM FESTIVAL La rassegna trentina, dedica due giorni di proiezione alle migliori opere proposte nello scorso anno dai più importanti festival europei di cinema etnografico e antropologico. L'iniziativa avrà luogo oggi e domani presso la Sala 1 del cinema Modena, dalle ore 15.30 alle 18 e dalle 20 alle 22.

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Il sopravvissuto di Varsavia ti toglie il respiro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del MUSICA CONTEMPORANEA Fortissima esecuzione del lavoro di Arnold Schönberg "Il sopravvissuto di Varsavia" ti toglie il respiro di Stefano Miliani / Firenze Un uomo sprofonda nell'acqua, poi un altro, poi una donna, affogano, le loro immagini si ripetono su tre schermi, quale senso di oppressione prova chi sta per affogare? Alla sequenza si sovrappongono foto storiche dal rastrellamento nazista nel ghetto di Varsavia nel 1943. A un monitor-computer il regista Peter Greeneway scandisce il ritmo della proiezione, il direttore Zubin Mehta dà l'attacco all'orchestra per Un sopravvissuto di Varsavia, pagina di appena 8 minuti (8 minuti che scuotono) composta dall'ebreo Schoenberg nel 1947 e che sabato sera ha chiuso l'apertura Maggio musicale fiorentino 2008 con una Charlotte Rampling come voce narrante. Una pagina così serrata e carica di significati che Mehta si è raccomandato di leggere il testo nel libretto e l'ha eseguita ­ su approvazione del pubblico ­ integralmente una seconda volta. Il festival quest'anno è "contro tutte le guerre" e intitolato alle donne "contro", coloro che non sottostanno a codici ipocriti e ingiustizie. Al di là del taglio tematico l'esecuzione del Sopravvissuto con impaginazione visual-tecnologica acquista una inquietante tempestività: qui da noi in Italia c'è chi vuole riscrivere la storia ­ naturalmente quella della Resistenza e dintorni ­ per ammorbidire o modificare i giudizi sul fascismo; e oggi si saprà se Roma avrà un sindaco insediato grazie anche ai voti di chi vorrebbe ammorbidire le responsabilità di quella parte politica, di quel passato nero. Quel passato non è passato, suggeriscono Greenaway e Mehta, quel genocidio non va dimenticato, e si è ripetuto in Asia (con i khmer rossi?), e si rinnova con fame e guerre in Africa. Nel teatro ritmi spezzettati frantumano l'ascolto: dodecafonia "morbida", non "tosta", se permettete l'espressione. Una frantumazione cui Greenaway nel ruolo di v.j. (è come il d.j. ma miscela immagini) e la moglie e regista Saskia Boddeke affiancano il bambino del ghetto con le mani alzate, soldati con la croce uncinata, uno scheletrico corpo in un lager. La Rampling - penalizzata però da un microfono imbizzarrito ­ è il "narratore", colui a cui si è ispirato Schoenberg: uno dei pochissimi sopravvissuti del Ghetto, scampato perché rifugiatosi nelle fogne e perché, in mezzo a un mucchio di cadaveri, i nazisti non si sono accorti che respirava. "Paura, dolore", l'attrice evoca bene la ferocia del sergente nazista alla conta dei cadaveri. Nel finale si impone il coro, come annota il compositore Giacomo Manzoni nel libretto "il credo dimenticato, ultimo messaggio prima del massacro", lo Shema Yisroel ("Ascolta Israele") mentre altre sequenze ­ bambini africani stremati da fame e guerre, Medio Oriente, l'Olocausto ­ rammentano come qui non suona il "passato", tutto accade o può ri-accadere. Hanno preceduto Schoenberg la squillante - e un po' incongrua con la serata - Messa in tempo di guerra di Haydn del 1796, e la toccante, serrata e calorosamente applaudita Sinfonia da Requiem scritta dall'inglese Britten nel '40, curiosamente commissionata e poi rifiutata dal Giappone, "non propriamente celebrativa" come appunta il nostro Rubens Tedeschi nel libretto. Applausi nel complesso di cortesia.

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Una spia israeliana tradita dagli usa "non dovevate diffondere quelle foto" - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Barak rinvia la visita in America e critica la Cia per aver mostrato le immagini del reattore siriano rubate da uno 007 Una spia israeliana tradita dagli Usa "Non dovevate diffondere quelle foto" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La Cia rendendo pubbliche le foto dell'impianto nucleare siriano bombardato dai caccia con la Stella di David lo scorso settembre ha commesso un grave errore. Ne sono convinti tutti, dal premier Ehud Olmert al ministro della Difesa Barak. Ufficialmente nessun commento dal governo ma certo l'irritazione è palpabile, al punto che il ministro della Difesa ha "trovato" improrogabili impegni che gli hanno impedito di partire ieri per gli Stati Uniti dove doveva incontrare il vice-presidente Dick Cheney e il Segretario di Stato Condoleezza Rice. Gli esperti militari sulla stampa non risparmiano critiche feroci sulla decisione dell'intelligence americana definita "un irresponsabile striptease". Il perché di tanta irritazione per queste foto lo spiega bene Alex Fishman su Yedioth Ahronot. Motivi di opportunità politica: annunciare pubblicamente che Israele ha bombardato quell'impianto obbliga il presidente siriano Bashar al Assad a una risposta (militare) per non apparire incapace e ridicolo proprio mentre si stanno stringendo i tempi di una trattativa per la pace con la Siria. Motivi di sicurezza: i responsabili della Difesa sono "furiosi" per le rivelazioni della Cia che mettono a rischio le capacità dell'intelligence israeliana. Perché? Le foto non sono state scattate da satelliti o da aerei, le immagini sono state prese da qualcuno che ha "bucato" gli apparati di sicurezza siriani ed è entrato all'interno dell'impianto nucleare: una spia. Un colpo da maestri nel mondo dello spionaggio. Ma poiché l'accesso agli impianti militari è strettamente sorvegliato e il numero di persone autorizzate a entrare è limitato, il mukhabarat siriano non ci metterà molto a individuare l'autore delle immagini che poi le ha passate all'intelligence israeliana. Scrive Fishman: "Nel mondo dello spionaggio penetrare nel cuore dei segreti del nemico è un vantaggio per la sicurezza nazionale, perderlo è da irresponsabili". L'altro aspetto della vicenda è diplomatico. La Cia ha mostrato al Congresso le immagini, non per rivelare al mondo le mire nucleari della Siria ma per dimostrare che la Corea del Nord non rispetta gli impegni presi con gli Usa. Gli americani ebbero queste foto per le mani "prima" dell'attacco del 6 settembre 2007 ma cercarono di convincere gli israeliani a non colpire, la Rice preferiva farne un uso "diplomatico" nei confronti di Pyonyang. Gli israeliani invece grazie a queste immagini si convinsero che il reattore stesse per entrare in funzione e senza aspettare "il semaforo" verde dagli americani lo attaccarono e lo distrussero.

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"professione: infiltrato tra i rossi" venti anni con un doppio volto - piero colaprico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cronaca In "Una vita da spia" di Randacio il racconto dell'ex agente Sisde Marco Bernardini "Professione: infiltrato tra i rossi" venti anni con un doppio volto PIERO COLAPRICO MILANO - La "normalità di spiare": di avere due facce e due vite. è questo che racconta un saggio non comune, perché per la prima volta una spia italiana vuota il sacco. Si chiama Marco Bernardini, ha cinquant'anni, la pancetta, le spalle da lottatore, lo sguardo poco rassicurante. Come detective privato è entrato di recente nelle cronache: costruiva alcuni dei dossier emersi nelle indagini sulla security Telecom. Ma Bernardini era nato ? investigativamente parlando ? con il Sisde, i servizi segreti non militari. In primo piano nel libro ci sono dodici anni di carriera. Cominciata a metà degli anni Ottanta, quando viene infiltrato tra i "rossi", nel collettivo di Medicina di via dei Volsci. All'apparenza si mostra come un compagno duro e puro, invece è un ex picchiatore di destra, ha fatto arti marziali, lavora come buttafuori in un locale jazz. Lascia il look da pariolino, mette la kefiah, diventa la "fonte Brigida". Non hanno fretta dei risultati, i suoi capi. All'inizio lo pagano infilando 300mila lire in una busta gialla. Come base, gli mostrano il vero ufficio operativo: una pensione a una stella, non lontana dal Tevere. Chiusa ai turisti, ma la porta è sempre aperta per agenti e infiltrati. Come ogni spy story che si rispetti, "Una vita da spia" (Rizzoli, 190 pagine, 9,20 euro) parla di storie e vicende che superano i confini nazionali. Nel rispondere alle domande del giornalista Emilio Randacio, Bernardini racconta non solo di essere riuscito nella sua missione di infiltrato "interno", ma di essere cresciuto nella stima dei compagni al punto tale da finire a Cuba, per due volte, per corsi di addestramento. A leggere alcune pagine c'è da strabuzzare gli occhi: l'agente Sisde, che si fa passare per marxista, si ritrova in compagnia di una dozzina di autonomi italiani. Uno dei loro istruttori si chiama Israel. Parla bene l'italiano, spiega come "adeguarsi al modo di fare delle persone del posto", consiglia di "portare sempre la barba e i capelli più lunghi. In caso si finisse sulla lista dei ricercati, tagliarli sarà più facile che farli crescere". Esplosivi, armi, cortei, attentati: mentre gli istruttori insegnano le varie tecniche e tattiche, Bernardini studia anche "i compagni di Bologna, Vicenza, Milano, le loro abitudini". Una notte a Varadero, per di più, vince la paura e se ne va in esplorazione da solo. Vuole tracciare la mappa del campo d'istruzione cubano: un'informazione che sarà passata agli americani. Sono tanti gli scenari che questo libro mette in luce, forse con qualche reticenza dello "spione" per evitare i guai più grossi, ma con un'abbondanza di dettagli e ricordi. Riecco Bernardini in Nicaragua, a Parigi, a Cipro, a Gerusalemme, in Serbia, in mezzo a fuoriusciti italiani e criminali di guerra, a faccendieri e politici. Sempre con questa sua vita all'insegna del doppio: svolge un lavoro che sembra fatto in un certo modo, ma alla fine il suo vero compito è fare rapporto al Sisde, elencare dettagli, fatti, persone. Alcune di queste, facilmente riconoscibili, ci resteranno male. Come ci restò male una compagna di via dei Volsci. Era passato del tempo, dagli anni dell'università quando, al volante della sua Jaguar, Bernardini andò a fare benzina: la benzinaia romana non credeva ai suoi occhi, vedendo il "compagno Marco così cambiato". Ma, in fondo, chi può dire qual è il vero volto di una spia?.

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Dall'8 al 12 maggio la fiera sul tema della "bellezza". edelfa masciotta ne parla con competenza - clara caroli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Torino Dall'8 al 12 maggio la Fiera sul tema della "bellezza". Edelfa Masciotta ne parla con competenza CLARA CAROLI Miss Italia è contenta. "Per una volta domande interessanti - commenta, leggendo la traccia dell'intervista - Di solito mi chiedono di parlare d'amore". Questa volta niente sentimenti e segni zodiacali. Si parla di lettura, di letteratura e anche - oddio - di politica. "Ho le mie idee - dice Edelfa Chiara Masciotta, 24 anni, torinese, reginetta di bellezza nel 2005 - e ho voglia di esprimerle". Il tema della Fiera del Libro di quest'anno, dall'8 al 12 maggio al Lingotto, è appunto la bellezza. Quel mix di armonia, spirito, carne e intelletto che forse, chissà, può salvare il mondo. Miss Italia, lei è una lettrice? "In questo periodo sono soprattutto una studentessa di Giurisprudenza. Sono alle prese con diritto privato, mi rimane poco tempo per altri libri. Ma sì, sono una grande lettrice sin da bambina. Il romanzo che mia ha conquistata, piccolissima, è stato Il gabbiano Jonathan Livingston. L'ho riletto più volte". E la Fiera, la frequenta? "Da sempre, dalle elementari. Mia mamma è un'insegnante di musica. Ho partecipato a parecchi laboratori musicali. L'anno scorso sono arrivata al Lingotto da protagonista, ho presentato il libro di Culicchia, Un'estate al mare. è stata un'emozione. Quest'anno verrò solo come visitatrice". Cos'è la bellezza per lei, che la rappresenta? "L'emozione. L'immagine che ti fa vibrare. L'arte, certo, la letteratura. Ma anche un tramonto, una coppia che balla, un bacio". I suoi libri preferiti? "Sono molti. In ordine cronologico, dall'infanzia: Piccole donne, L'uomo che sussurrava ai cavalli, Se questo è un uomo, Siddharta, Cent'anni di solitudine, Jack Frusciante, Il manuale del guerriero della luce". Il libro più bello di tutti? "La mia vita. O il libro che scriverò appena troverò il coraggio. Mi piace scrivere ma sono timida. Ho pudore nell'esprimere le mie emozioni e in un romanzo credo che metterei tutta me stessa". L'arte, la letteratura, possono salvare il mondo? "Arricchiscono la vita, la rendono più piacevole ma da sole non bastano". E la bellezza, invece? Lo salverà? "Sì, la bellezza può farcela. La bellezza delle idee. Dei pensieri giusti". Ha seguito le polemiche attorno a Israele paese ospite alla Fiera? "Sì. E mi sono fatta un'opinione. Studiando e viaggiando incontro persone di tutte le nazionalità. Lo scambio è bellezza, l'intolleranza è il suo contrario. La bruttezza è il prevalere dei conflitti, delle barriere, dei cattivi pensieri".

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Rizzo, l'ultimo comunista: <Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 17 del 2008-04-28 pagina 8 Rizzo, l'ultimo comunista: "Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni comizio" di Giancarlo Perna Bruciando i semafori, decrepita istituzione borghese, Marco Rizzo giunge puntualissimo all'appuntamento proveniente da Ciampino e prima ancora da Strasburgo, dove è europarlamentare in quota Pdci. Rizzo è l'ultimo comunista d'Italia che ha ancora una carica politica e annesso chauffeur. Grazie all'automedonte ha divorato il tragitto e ora scende pimpante davanti al Caffè in cui lo aspetto io. "Sediamo dentro, sono freddoloso", dice l'atletico quarantottenne, detto "compagno Kojak" per la pelata integrale. Cliente abituale, Marco è subito circondato da premure che prendono la forma di un aperitivo lievemente alcolico accompagnato da tre vassoi di sandwich e medaglioni con maionese. "Essere all'Ue ti ha evitato la trombatura elettorale. Ma il tuo partito è svanito", dico. "La Sinistra Arcobaleno era un fantasma. Io ho sempre detto che il Pdci doveva andare solo". Si toglie la giacca e resta in camicia blu senza cravatta. Libero nei movimenti, attacca il primo panino. "Sei un cavaliere senza cavallo". "La sconfitta è la prova del distacco tra il popolo di sinistra e i suoi rappresentanti. Basti dire che l'Arcobaleno aveva scelto la sede elettorale in Via Veneto, all'Hard Rock Café, di fronte all'ambasciata Usa. Piuttosto che a Torpignattara o altro quartiere proletario di Roma", dice e liquida il primo vassoietto (cinque sandwich, più due panini maionesati). "Molti compagni hanno votato l'aborrita Lega". "Si sono detti: siete stati al governo, non ci avete difeso, avete fatto una riforma delle pensioni peggiore di Berlusconi, non ci avete tolto le tasse. Proviamo con la Lega. Un ragionamento pragmatico, senza adesione ideologica". "Altri compagni hanno votato Di Pietro", aggiungo. "Di Pietro è stato l'unico a sinistra a bocciare l'indulto. Anche noi, però, ci siamo astenuti". "Voi in odio ai colletti bianchi che ne beneficiavano, non per tutelare la gente. Per voi la sicurezza è un valore borghese", obietto. "Sbagli. Il problema sicurezza è più sentito dai poveri. Se a Torino, la mia città, vivi a Borgo Vittoria, come mia madre, hai paura che ti entrino in casa. A lei è successo tre volte. Ne hai meno se abiti in Collina, quartiere dei ricchi. Lo stesso a Roma. Se abiti in Piazza Navona, hai meno paura che in periferia". "Con l'Arcobaleno è sparito il comunismo". "Il comunismo è agli antipodi dell'Arcobaleno il cui marchio è un fatuo eclettismo. Bertinotti, come una mannequin, si cambiava due volte al giorno, per variare colori a ogni comizio. Giusto fare la battaglia per gli omo, ma se metti Luxuria come capolista, fai folklore". "Diliberto, il tuo segretario, vuole ripartire dalla falce e martello". "Propone oggi quello che io ho detto sempre. Senza comunismo, la sinistra non esiste". "In vista di una possibile fusione con Prc chi scegli tra i due contendenti, il sinistro Ferrero o l'angelico Vendola?". "Vendola è il poeta del nulla. Un clone del cangiantismo bertinottiano. Ferrero è la variante di sinistra del bertinottismo. Se in lui prevarrà l'anticapitalismo si può discutere. Ma non lo vedo ricostruire un partito comunista". "Hai fiducia in Diliberto?". "Non mi fido più di nessuno. Neanche di me stesso. Dobbiamo tutti fare un passo indietro e costruire una nuova generazione di dirigenti. Gli attuali sono trasformisti nel migliore dei casi, feroci anticomunisti nel peggiore. Pensa a Bertinotti che ha abiurato, buttando il bimbo con l'acqua sporca". "Quando a Strasburgo parli di falce e martello ti prendono per matto o mattacchione?". "Per matto, però stimato. Sanno che sostengo un'idea necessaria ma fuori mercato". "Non ti senti ridicolo?". "Tutto salvo questo. Perciò mi ha imbarazzato quando Diliberto parlò di portare a Roma la mummia di Lenin. Mi sentivo ridicolo. Al posto della boutade avrei preferito che bocciasse la riforma prodiana del welfare". "A che serve oggi il tuo comunismo?". "A mantenere aperto un orizzonte di utopia e a operare concretamente per realizzare il socialismo in Italia e nel mondo". "In quale Paese comunista vorresti trasformare l'Italia?". "Cuba, per la passione che c'è laggiù. Ma solo per la passione. Se mi chiedi se si sta meglio a Cuba o in Italia, dico in Italia. Sono comunista, mica scemo", dice e spazzola l'ultimo panino dei quindici originari e a bocca piena aggiunge: "Il raffronto va fatto tra situazioni simili. Cuba è meglio degli altri Paesi centroamericani. In ogni modo, il capitalismo scoppierà. Il consumismo non può essere eterno. Io mi tengo pronto". "Stai in attesa, come nel deserto dei tartari", dico. "Ma intanto preparo il terreno, scavo buche, innaffio i campi" e per ritemprarsi dalla fatica ordina un altro vassoio di tortini alla maionese. Dopo la sconfitta, qualche compagno svolta a destra. Paolo Cento si ispira a Bossi e Tremonti. Mario Capanna scrive per Feltri. "Spero che gli diano un calcio in c... Chi tradisce una volta, tradisce ancora. Io ho fatto due liste. Una di chi ha già voltato gabbana, come il ministro Bianchi passato da noi al Pd. Un'altra, con quelli che tradiranno tra un anno. Già li vedo". È Veltroni il vostro killer? "I partiti dell'Arcobaleno hanno fatto da sé. Si sono suicidati perdendo il contatto con la gente, anche nei modi. Se sei comunista, non puoi viaggiare in Mercedes con veline a bordo. Magari lo vuoi, ma non puoi". Che male c'è? "Mio padre, operaio di Mirafiori, andava a letto sicuro che, mentre lui dormiva, Secchia e Togliatti, pensavano a lui. Oggi, con Fassino, Rutelli o Bertinotti non se lo sogna più nessuno". Ora che torna il Cav. starai il più possibile fuori d'Italia? "Qui vivo, qui sto. L'Italia è il mio Paese e io voglio cambiarlo. Non faccio come i fighetti radical chic che strillano: "Uè, c'è Berlusconi, scappo via" e vanno a Saint Tropez". Tra la sinistra dei salotti e i destri ruspanti alla Storace chi scegli? "Sono l'opposto di entrambi. Ma Storace conserva almeno delle idee, che io combatto. Gli altri sono l'icona del nulla. Galleggiano sui morbidi cuscini della loro esistenza sbrilluccicante". La sinistra si è mobilitata per il 25 aprile in chiave anti Cav. Tu non c'eri. "Festeggiavo altro. Ero a Lisbona con i comunisti portoghesi per l'anniversario della Rivoluzione dei garofani". Che pensi del Cav.? "Incarna, come Alberto Sordi, gli aspetti tipici dell'Italia che vorrei cambiare: superficialità e furbizia. Detto questo, è più carismatico e simpatico dei tromboni di sinistra che non credono in quel che dicono". Quando tu sfilavi col Movimento studentesco e Piero Fassino col corteo opposto della Fgci, gridavate: "Fassino". Lui si voltava e voi: "Lungo e cretino". Confermi il giudizio? "Magari fosse stato quello. Fassino ha contribuito allo svuotamento del movimento operaio. Ha detto, come Veltroni, di non essere mai stato comunista. Però, era segretario della Federazione pci di Torino, la più grande d'Italia. Mentiva allora? Mente adesso? Propendo per una terza ipotesi: mente sempre". Da ragazzo hai fatto il boxeur. Ti è servito in politica? "La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti ma da quello di fianco". Hai anche il ghiribizzo del tiro all'arco. "Amo l'arco da caccia, senza andare a caccia. Tenderlo non è questione di forza, ma di precisione chirurgica. Ci vuole disciplina. È una sfida". Tifi Torino, non Juventus. Ti vuoi male? "Comunista e del Toro. Sto sempre con i perdenti". Sei tra i firmatari... "Delle cose peggiori e più politicamente scorrette". Appunto, del manifesto contro Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista? "L'Olocausto è il male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso stare che con i palestinesi". Sei contro le centrali nucleari. "Non per principio. Quando saranno pulite e sicure non sarò contrario. Non sono mica Pecoraro". Ricordo una tua profonda riflessione: "Se tutti i cinesi e gli indiani si pulissero il sedere con la carta igienica, la foresta amazzonica sparirebbe". Che altro dovrebbero fare? "Cambiare modello di sviluppo. Basta con una tv in ogni stanza e un cellulare in ogni tasca". Tutti e due ne abbiamo uno in tasca. "Ma sai quanto staremmo meglio se fossimo su un prato con due ragazze". Romanticone. Sei per l'ingresso illimitato dei sans papier, fonte di criminalità. "Tutto cambierà il giorno in cui verranno sindacalizzati e difenderanno i loro diritti come lavoratori e non come immigrati. Coi diritti, scopriranno i doveri". Rutelli o Alemanno? "Uno peggio dell'altro. Alemanno è un fascista che però, forse, sa fare il suo lavoro. Rutelli è un fru fru che non crede una parola di quel che dice". Nel 2009 scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in Nord Corea, Cuba, ecc.? "Rimetto i guantoni per difendere i lavoratori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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LA MEMORIA DEVE UNIRE NON DIVIDERE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-28 num: - pag: 1 autore: di SERGIO HARARI categoria: REDAZIONALE IL VALORE DELLE RICORRENZE LA MEMORIA DEVE UNIRE NON DIVIDERE è trascorso da pochi giorni il 25 Aprile, contrassegnato anche quest'anno da uno strascico di polemiche; il 30 aprile sarà il giorno di "Yom ha-shoah", una ricorrenza istituita nel 1959 da due padri dello stato di Israele, David Ben Gurion e Yitzah Ben-Zvi, per non dimenticare i milioni che non sono tornati dai campi di sterminio nazisti; ed il primo maggio in tutto il mondo si celebrerà la festa dei lavoratori. Ricordare senza banalizzare, trasmettere la memoria senza che le ricorrenze si svuotino di significato e di contenuti e senza che vengano snaturate non è facile. è importante non dimenticare quello che è stato anche per evitare che tragici errori possano essere ripetuti, ma le celebrazioni hanno in sé qualcosa di forzato ed innaturale, solo dando loro un senso intellettuale e talvolta spirituale la memoria può avere un significato concreto. In una recente intervista ad un quotidiano italiano Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, ha dichiarato: "La memoria deve essere ciò che ci unisce, non ciò che divide". E ancora: "Commemorare troppo comporta un rischio, bisogna farlo sempre con pudore, con ritegno, con uno scopo di verità che non deve essere una verità offensiva". In queste frasi semplici e chiare si nascondono il segreto ed il profondo significato di ricorrenze e commemorazioni: trasmettere il ricordo, senza politicizzazioni, senza deviazioni dettate dal presente o dal contingente, senza strumentalizzazioni di parte, con sensibilità, cercando la verità che ci unisce ed è di tutti in egual modo. Se svuotiamo le ricorrenze, quei momenti della nostra vita civile un po' artificiali ma densi di valore storico e sociale, qualunque esse siano, rischiamo di perdere quell'enorme patrimonio che è la nostra Storia. Allora perderemmo il significato dell'esperienza e del progresso della conoscenza grazie ai quali oggi possiamo vivere da uomini liberi in una moderna società, piena di imperfezioni ma libera, perciò dobbiamo continuare a ricordare con intelligenza e sensibilità.

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L'ATTENTATO di ieri a Kabul non è tanto importante in sé. Lo è in quanto il (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN L'ATTENTATO di ieri a Kabul non è tanto importante in sé. Lo è in quanto il nostro impegno in Afghanistan potrà essere un banco di prova della politica estera del nuovo governo Berlusconi. In Afghanistan abbiamo un contingente numeroso. Esistono però numerose limitazioni all'impiegabilità delle nostre truppe. Furono decise nel 2001, quando la situazione era del tutto diversa. Talebani e al-qaedisti sembravano definitivamente sconfitti. La Francia, nel vertice Nato di Bucarest, si è detta disponibile ad inviare nuove truppe ed a consentirne l'impiego nelle regioni "calde" del Sud, al confine con il Pakistan. Gli Usa e la Nato hanno più volte chiesto che i caveat oggi in vigore vengano eliminati. Hanno anche fatto pesanti pressioni perché i Paesi Nato aumentino le loro truppe e i loro armamenti. È probabile che tali pressioni si intensificheranno. Infatti, se gli americani si erano finora poco interessati all'Afghanistan, per concentrarsi sull'Iraq, oggi il vento sembra cambiare. Ha influito l'incertezza sul futuro del Pakistan, il risorgere della guerriglia talebana e il deflusso dall'Iraq in Afghanistan di molti miliziani di al-Qaeda. Il generale Petraeus, nominato comandante del Centcom, prenderà sotto la sua responsabilità anche l'Afghanistan. Verosimilmente, imprimerà un maggior dinamismo alle operazioni. Non è escluso che come in Iraq ha utilizzato i sunniti per eliminare gli al-qaedisti e l'Iran per neutralizzare le milizie sciite di Moqtada al-Sadr in Afghanistan cercherà di avere il sostegno di Teheran per fruire dell'aiuto degli Hazara che sono sciiti e dei Tagiki che sono di etnia persiana per combattere i Talebani e i loro alleati di al-Qaeda. Lo deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri che, nel suo recente video, accusando l'Iran di sostenere gli Usa e di tradire così l'Islam, non si riferiva solo all'Iraq, ma anche all'Afghanistan. Ma che c'entra l'Italia in tutto questo? Sarà coinvolta, perché sarà soggetta a nuove pressioni americane. La risposta che darà sarà un test della volontà espressa da esponenti del nuovo governo di ripristinare rapporti privilegiati che Roma aveva con Washington. Non è certamente per caso che l'Ambasciata Usa a Roma ha organizzato incontri per "spiegare la strategia Petraeus". Il contesto internazionale è però molto diverso da quello del 2001. Sarà difficile avere rapporti eccellenti sia con la Russia che con gli Usa. Tra i due le relazioni non sono più buone come sette anni fa. Peggioreranno poi in caso di una presidenza McCain, ma non miglioreranno neppure in caso di vittoria democratica. Anche in Europa la situazione è profondamente cambiata. Non vi sono più né Schroeder né Chirac. Sarkozy si è fatto "amerikano". Anche Zapatero cerca di migliorare i rapporti con Washington. Interessante al riguardo è l'accordo "latino" fra Italia, Francia e Spagna sulla nomina di Blair a presidente del Consiglio Europeo. Esso ha infastidito la Germania, che puntava su di una presidenza lussemburghese. Vedremo se queste anticipazioni influiranno veramente sulla politica estera italiana. Certamente, aumenterà il sostegno a Israele. Hamas e l'Hezbollah ritorneranno ad essere organizzazioni terroristiche. Non saranno più considerati interlocutori. Sulla Siria verranno esercitate pressioni perché cessi di interferire sulle vicende interne del Libano. Non è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un accordo di Israele con la Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il "mistero" è stato svelato proprio oggi? E perché dagli Usa e non da Israele? Qualche ragione deve pur esserci. Non è da escludere che gli Usa, rendendo più difficile un accordo fra Gerusalemme e Damasco, hanno voluto "pagare" Teheran per la sua collaborazione in Iraq. Sarà interessante vedere cosa farà l'Italia. Tornando alla politica estera italiana, il suo obiettivo principale clamorosamente fallito dal Governo Prodi era quello di acquisire un maggior peso in Europa, anche a costo di creare attriti con gli Usa. Nel passato, era stata proprio Washington dal G-7 al gruppo di contatto a dare una mano all'Italia per entrare nel nucleo di testa dell'Occidente, da cui era emarginata dagli europei. Dalle prime dichiarazioni di esponenti del nuovo governo sembra che un maggior peso in Europa rimanga l'obiettivo centrale della politica estera italiana. È giusto che lo sia. La sua realizzazione verrà effettuata però direttamente con i nuovi leaders europei, senza l'aiuto determinante di "mamma America". Assistiamo ad un rinnovato europeismo nazionale, oggi compatibile con il miglioramento dei rapporti con gli Usa. Lo dimostrano l'intervista rilasciata proprio ieri a Il Messaggero da Franco Frattini, ministro degli Esteri in pectore, ed anche l'idea del prof. Tremonti trasformatisi da neo-colbertista nazionale in europeo di far uscire l'Europa dalla crisi mediante un grandioso programma d'investimenti tecnologici ed infrastrutturali, finanziato con euro-bonds. In sostanza, c'è aria di nuovo nella politica estera italiana. Il test dell'Afghanistan a cui si aggiungeranno quello della base di Vicenza e quello mediorientale è solo un tassello di un mosaico, che si preannuncia molto dinamico ed interessante.

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Appuntamenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-28 num: - pag: 11 categoria: BREVI Appuntamenti QUESTIONE SETTENTRIONALE Seminario "Esiste ancora una questione settentrionale?". Con Roberto Artoni, Aldo Bonomi, Giuseppe Turani, Andrea Colli. Bocconi, aula N20, p.zza Sraffa, ore 13 ISRAELE Incontro su "I 60 anni dello Stato di Israele: il sogno della pace, la sfida della giustizia". Con Massimo Giuliani, Bruno Segre, Janiki Cingoli. Modera Giuseppe Caffulli. Centro di Terra Santa, via Gherardini 5, ore 20.45 ANNA TATANGELO Anna Tatangelo (foto) al Ciak in tour teatrale "Mai dire mai". Ciak, via Procaccini 4, ore 21, biglietti 20/30 più prevendita ARM ON STAGE Arm On Stage, il nuovo collettivo musicale formato, tra gli altri, da Folco Orselli e Stefano Piro, presenta alla Casa 139 i brani di "Sun glasses under all stars". via Ripamonti 139, ore 21.30, ingr. 5 euro con tessera Arci ANNI TRENTA Italian Harmonists: 5 voci e un pianoforte. Teatro Derby, via Pietro Mascagni 8, ore 21, 20/15 più prevendita GIORNATE DELLA DANZA Dalle 17 alle 19, "Danzare la città", all'Ottagono e alla Loggia dei Mercanti; alla Fabbrica del Vapore workshop gratuiti anche per i disabili. www.milanodanza.org.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-28 num: - pag: 43 autore: di DANIEL... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-28 num: - pag: 43 autore: di DANIELE DALLERA categoria: ALTRI OGGETTI Via Mosley Non c'è coraggio U n po' d'aria fresca quando si è saputo che Bernie Ecclestone aveva ritirato la sua fiducia a Max Mosley dicendosi pronto a firmare un documento di liberazione dal presidente della Federazione internazionale. Passano minuti, forse secondi, per avere la smentita di Ecclestone. Aria di nuovo inquinata. Peccato, un'occasione persa, come quella di Michael Schumacher che avrebbe fatto bene a stare zitto e non perdere tempo con banalità del tipo "non entro nella vita privata di Mosley". La verità è un'altra: la F1 non ha il coraggio che ha avuto il governo israeliano quando nel giro di pochi minuti ha ritirato un invito a Mosley. Sia seria la F1 e imiti il governo israeliano.

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Lo deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri che, nel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN Lo deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri che, nel suo recente video, accusando l'Iran di sostenere gli Usa e di tradire così l'Islam, non si riferiva solo all'Iraq, ma anche all'Afghanistan. Ma che c'entra l'Italia in tutto questo? Sarà coinvolta, perché sarà soggetta a nuove pressioni americane. La risposta che darà sarà un test della volontà espressa da esponenti del nuovo governo di ripristinare rapporti privilegiati che Roma aveva con Washington. Non è certamente per caso che l'Ambasciata Usa a Roma ha organizzato incontri per "spiegare la strategia Petraeus". Il contesto internazionale è però molto diverso da quello del 2001. Sarà difficile avere rapporti eccellenti sia con la Russia che con gli Usa. Tra i due le relazioni non sono più buone come sette anni fa. Peggioreranno poi in caso di una presidenza McCain, ma non miglioreranno neppure in caso di vittoria democratica. Anche in Europa la situazione è profondamente cambiata. Non vi sono più né Schroeder né Chirac. Sarkozy si è fatto "amerikano". Anche Zapatero cerca di migliorare i rapporti con Washington. Interessante al riguardo è l'accordo "latino" fra Italia, Francia e Spagna sulla nomina di Blair a presidente del Consiglio Europeo. Esso ha infastidito la Germania, che puntava su di una presidenza lussemburghese. Vedremo se queste anticipazioni influiranno veramente sulla politica estera italiana. Certamente, aumenterà il sostegno a Israele. Hamas e l'Hezbollah ritorneranno ad essere organizzazioni terroristiche. Non saranno più considerati interlocutori. Sulla Siria verranno esercitate pressioni perché cessi di interferire sulle vicende interne del Libano. Non è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un accordo di Israele con la Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il "mistero" è stato svelato proprio oggi? E perché dagli Usa e non da Israele? Qualche ragione deve pur esserci. Non è da escludere che gli Usa, rendendo più difficile un accordo fra Gerusalemme e Damasco, hanno voluto "pagare" Teheran per la sua collaborazione in Iraq. Sarà interessante vedere cosa farà l'Italia. Tornando alla politica estera italiana, il suo obiettivo principale era quello di acquisire un maggior peso in Europa, anche a costo di creare attriti con gli Usa. Nel passato, era stata proprio Washington dal G-7 al gruppo di contatto a dare una mano all'Italia per entrare nel nucleo di testa dell'Occidente, da cui era emarginata dagli europei. Dalle prime dichiarazioni di esponenti del nuovo governo sembra che un maggior peso in Europa rimanga l'obiettivo centrale della politica estera italiana. La sua realizzazione verrà effettuata però direttamente con i nuovi leaders europei, senza l'aiuto determinante di "mamma America". Assistiamo ad un rinnovato europeismo nazionale, oggi compatibile con il miglioramento dei rapporti con gli Usa. Lo dimostrano l'intervista rilasciata proprio ieri a Il Messaggero da Franco Frattini, ministro degli Esteri in pectore, ed anche l'idea di Tremonti di far uscire l'Europa dalla crisi mediante un grandioso programma d'investimenti tecnologici ed infrastrutturali, finanziato con euro-bonds. Il test dell'Afghanistan a cui si aggiungeranno quello della base di Vicenza e quello mediorientale è solo un tassello di un mosaico, che si preannuncia molto dinamico ed interessante.

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Cade l'ultimo tabù, Fini alla Camera (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 28-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa la prima volta di un uomo di destra Cade l'ultimo tabù, Fini alla Camera Quando Gianfranco Fini, con ogni probabilità mercoledì prossimo, verrà eletto dai deputati della sedicesima legislatura presidente della Camera, cadrà un tabù. Per la prima volta dal '48 a presiedere Montecitorio ci sarà un uomo di destra. Ci sono stati i comunisti (Ingrao, Iotti, Bertinotti) ed i post-comunisti (Napolitano, Violante), i democristiani (Gronchi, Leone, Bucciarelli Ducci e Scalfaro) ed i post-Dc (Casini), i socialisti (Pertini) ed anche i leghisti (Pivetti). Ma mai un erede di quella che nella storia repubblicana è la tradizione politica della destra. Fini invece ha già detto senza imbarazzi che da presidente sarà "uomo di parte". Resterà uomo di partito, leader di quella destra moderata, moderna ed europea che proprio lui, ultimo segretario missino, ha accompagnato alla svolta di Fiuggi e più di recente nel Popolo della Libertà. E con un calembour il leader di An lascia intendere quale profilo sceglierà: "Essere uomo di parte, convinto dei propri valori, non significa non garantire imparzialità". Alla Camera dei deputati Fini arriva a 31 anni, nel 1983. Da allora non ha mai lasciato Montecitorio, eletto per otto intere legislature. La sua carriera politica inizia da giovane segretario del Fronte della Gioventù, nel '77. Solo dieci anni dopo, alla festa del Msi-Dn a Mirabello, Giorgio Almirante lo indica poco prima di morire come suo delfino. Nel congresso di Sorrento, a dicembre, Fini viene eletto segretario e (a parte la breve parentesi della segreteria di Pino Rauti tra il '90 e il '91) resta alla guida prima del Msi e poi di Alleanza nazionale (carica che ora però lascerà per sedere sullo scranno più alto di Montecitorio). L'approdo di Fini alla guida della Camera - che qualcuno vede come lo "sdogamento" definitivo del delfino di Almirante - è oggi un fatto del tutto normale, l'importante tassello che si aggiunge ad un curriculum istituzionale pieno di onorificenze: vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi, tra i costituenti alla Convenzione europea, ministro degli Esteri dal novembre 2004. Non altrettanto scontato, nel primo breve governo Berlusconi, era stato invece l'ingresso a Palazzo Chigi di un vicepresidente (Tatarella) e ben cinque ministri della destra. Allora, Fini denunciava "la menzognera campagna di delegittimazione delle sinistre su un inesistente pericolo di ritorno al fascismo". Pochi mesi dopo, con la svolta di Fiuggi, Fini chiede ai camerati missini di "lasciare la casa del padre", per poi incamminarsi su una strada di drastiche revisioni storiche: le visite a San Sabba, alle Fosse Ardeatine e ad Auschwitz, il mea culpa sulle leggi razziali, la catalogazione della Repubblica Sociale tra le pagine vergognose della storia italiana, il fascismo nell'alveo di ciò che fu il "Male Assoluto", il mutato giudizio su Mussolini non più grande statista del '900. Fino allo storico viaggio in Israele, a lungo negato. La fondazione "Fare Futuro", la caparbia volontà di andare verso la grande famiglia popolare europea, le "roptures" alla Sarkozy per rimodulare in chiave di modernità tutte le parole d'ordine della destra: patria, famiglia, identità, sicurezza, giustizia sociale, lotta al crimine, meritocrazia. E le battaglie su temi etici, droga, laicismo, la proposta choc del voto agli immigrati, l'appoggio a sorpresa alla fecondazione assistita. Fino alla scelta di sciogliere An nel Popolo delle Libertà (che un congresso ratificherà entro l'anno o al massimo nei primi mesi del 2009) e di archiviare quindi il simbolo, dove ancora arde minuscola la Fiamma in campo bianco azzurro. In serata il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa ha annunciato che il suo partito si asterrà nell'elezione deipresidenti delle due Camere. "Non vi è stata alcuna consultazione per cui la scelta obbligata è quella di astenerci".

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Frattini, probabile ministro degli Esteri Dovremo rivedere le regole d'ingaggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Frattini, probabile ministro degli Esteri "Dovremo rivedere le regole d'ingaggio" [FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT E' di nuovo bufera sui 12 mila Caschi Blu dell'Unifil, la forza Onu schierata nel Sud del Libano, dopo che ieri la stampa israeliana ha accusato i vertici della missione di celare intenzionalmente informazioni sulle attività degli Hezbollah libanesi. Anche se le accuse pubblicate dal quotidiano "Haaretz" sono state definite dall'Unifil "prive di fondamento" e "totalmente inaccettabili", la polemica è subito rimbalzata anche in Italia, dove Franco Frattini, da molti indicato come il futuro ministro italiano degli Esteri, è tornato sulla questione delle regole d'ingaggio dei nostri 2.500 soldati impegnati in Libano. Per Frattini "bisognerà fare un ragionamento con i comandi delle nostre truppe, a cominciare dal Libano, per capire se le regole di ingaggio sono soddisfacenti, prima di prendere qualsiasi decisione". Per le fonti israeliane citate dal giornale, negli ultimi mesi ci sarebbero stati almeno quattro casi in cui soldati dell'Unifil avrebbero identificato unità armate degli Hezbollah senza intervenire e senza riferirlo al Consiglio di sicurezza. Per questo il governo israeliano sarebbe molto adirato col comandante dei Caschi Blu, il generale italiano Claudio Graziano, per una presunta "blanda interpretazione della sua missione". "Haaretz" fa riferimento in particolare a un incidente, avvenuto alla fine di marzo, tra una pattuglia di militari italiani dell'Unifil e unità armate di Hezbollah: nell'incidente, i Caschi Blu, minacciati dai guerriglieri, avrebbero preferito abbandonare il sito "senza ricorrere alla forza" come invece prescriverebbe secondo gli israeliani il mandato contenuto nella risoluzione Onu 1701, che nell'agosto 2006 ha approvato il dispiegamento del contingente Unifil. Quella di "Haaretz" è, per Yasmina Bouziane, portavoce dell'Unifil "una ricostruzione scorretta e inaccurata", che non tiene conto del reale mandato Unifil. In caso di avvistamento di uomini armati non identificati, i Caschi Blu possono solo cercare di identificarli e intanto allertare l'esercito libanese, l'unico in grado di intervenire. Ma l'Unifil è abituata a trovarsi sotto il tiro incrociato di critici e cecchini di entrambe le parti. Proprio giovedì scorso, "As-Safir", uno dei principali quotidiani libanesi e sempre più spostato su posizioni vicine a quelle di Hezbollah, titolava: "L'Unifil, protegge il Sud del Libano oppure Israele?". Il giornale, secondo cui la forza Onu "si comporta come fosse l'occhio di Israele", riportava alcune delle più recenti e "flagranti" violazioni israeliane. In Italia, nelle ultime settimane anche il premier in pectore Silvio Berlusconi aveva sollevato la questione del mandato Unifil evocando, a sostegno delle sue affermazioni, anche presunte richieste dei vertici militari italiani. A fianco dell'Unifil e dei suoi vertici si è però schierato ieri proprio il capo di Stato maggiore della Difesa italiano, il generale Vincenzo Camporini: "Non c'è alcun motivo per cui Unifil debba nascondere qualcosa: sta facendo esattamente ciò che gli viene chiesto" in base al mandato dell'Onu.

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Studiare Gerusalemme e la pace nel nome di Angelo Frammartino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Studiare Gerusalemme e la pace nel nome di Angelo Frammartino Tredici borse di studio, destinate a ragazzi italiani e non, in ricordo di Angelo Frammartino, il ragazzo ucciso a Gerusalemme 2 anni fa. Il progetto, promosso congiuntamente dall'associazione "Amici di Angelo", dal Comune e dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio, dalla Cgil e dall'università La Sapienza ha come finalità la promozione di opportunità di studio e di specializzazione per i giovani sui temi della pace, dei diritti, della convivenza e della cooperazione internazionale. Il tema proposto per le borse di studio per il 2008, è la città di Gerusalemme, per il ruolo simbolico che rappresenta per la fondazione "Angelo Frammartino" e per la sua centralità in termini storici, politici e come snodo della risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina. L'importo di ogni singola borsa sarà di 3.500 euro. A presentare il progetto in aula "Giulio Cesare", tra gli altri, il consigliere comunale Paolo Masini, tra gli organizzatori dell'evento, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, l'ex presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti, il segretario del partito di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, don Luigi Ciotti ed il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. "Siamo qui - afferma Marrazzo - perché è importante continuare il percorso di pace di Angelo e della fondazione a lui intitolata. La Regione Lazio per finanziare le borse di studio voleva non disperdere il lavoro svolto e volevamo continuare a tenere in vita l'amore e l'impegno di Angelo". Ad accompagnare la presentazione nell'aula del Consiglio comunale c'erano anche i ragazzi dell'orchestra degli istituti comprensivi Giovagnoli e Cardinal Piazza di Monterotondo, città natia di angelo Framartino, che hanno alternato gli interventi con momenti musicali.

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L'ora di Schifani E dell'ex fascista, Fini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del L'ora di Schifani E dell'ex fascista, Fini di Marcella Ciarnelli/ Roma La luce filtrata dal velario liberty di Giovanni Beltrami illuminerà gli scranni su cui si accomoderanno gli eletti alla Camera della sedicesima legislatura. Come sempre. Il popolo italiano "vigilerà" attraverso il fregio di Giulio Aristide Sartorio. Come sempre. Tensione politica. Novizi e veterani. Commozione mista a curiosità ed orgoglio. Come ogni volta che una legislatura ha preso l'avvio. Al termine di una competizione elettorale vissuta dopo cinque anni di governo oppure, com'è accaduto questa volta perché una crisi improvvisa, a cui c'è stato chi non ha voluto trovare una soluzione, ha riportato anticipatamente gli elettori alle urne. È successo altre volte. Ma la sensazione che si avverte con chiarezza è che la legislatura che oggi compirà i suoi primi passi nell'anno bisestile 2008, è destinata a restare nella storia del Paese più di altre che pure ne hanno segnato cambiamenti radicali. Si tratti di crescita o declino, non è argomento del giorno. Appare evidente, però, che il Parlamento chiamato ai suoi primi adempimenti è strutturalmente e politicamente diverso da quello e da tutti gli altri che lo hanno preceduto. Quella uscita di prepotenza dalle urne è stata una sorta di "riforma" che di fatto ha portato ad una forma rozza di bipolarismo brutale con cui bisognerà pure fare i conti. Prima che politica, che ci saranno tempi e modi per procedere al confronto anche in nome di quel dialogo tra maggioranza ed opposizione evocato anche ieri da un galvanizzato Silvio Berlusconi, si annuncia fisica, visibile, tangibile la differenza tra questa e le legislature passate. Il partito più a sinistra sia alla Camera che al Senato è il Partito democratico. Il che significa, che i deputati e i senatori di quel partito andranno a sedersi lì dove, fino alla scorsa legislatura, prendevano posto gli eletti di quella sinistra che non ha più rappresentanza poiché non è riuscita a superare lo sbarramento del quattro per cento alla Camera e dell'otto al Senato. Addio a Verdi, Rifondazione, Comunisti Italiani, Sinistra democratica nonostante il partito unico della Sinistra arcobaleno. Addio ai socialisti. C'è invece l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro, non ci sarà più l'Udeur di Clemente Mastella vittima in qualche modo di se stesso e di una crudele legge del contrappasso. Mancheranno all'appello quei piccoli partiti che avevano fin qui contribuito a rendere più confuso il quadro politico sia di maggioranza che di opposizione. I pungenti aghi della bilancia. La maggioranza per la gran parte è confluita nel Popolo delle libertà. C'è poi il maxi gruppo della Lega. All'opposizione si troveranno il Partito democratico e l'Udc che alla Camera conta su un discreto drappello che sarà guidato da Pierferdinando Casini ma al Senato ha solo tre eletti e dovrà aderire al gruppo misto che ci sarà sia a Montecitorio che a Palazzo Madama per accogliere gli eletti di quei partiti che non hanno raggiunto il numero minimo. Ma i numeri sono tali da consentire allo schieramento uscito vincente dalla consultazione elettorale di poter già prevedere l'andamento degli adempimenti previsti prima della chiamata al Colle di Silvio Berlusconi cui non è ardito prevedere conferirà l'incarico di formare il nuovo governo. "Da qui a non molti giorni" ha detto il presidente della Repubblica ricordando che "il numero dei gruppi parlamentari si è ristretto e questo alleggerisce l'agenda delle mie consultazioni". Da oggi si vota. Il Pd ha già annunciato che voterà scheda bianca. Al Senato lo scranno più alto sarà occupato dal fedelissimo di Berlusconi, il senatore Renato Schifani che come un soldato ha tenuto l'ordine e garantito le presenza nella precedente legislatura. Dovrebbe essere eletto già oggi poiché il regolamento di Palazzo Madama alla terza votazione consente di esserlo con la maggioranza semplice. Diversa la situazione alla Camera dove bisognerà arrivare alla quarta votazione che si svolgerà domani per poter fare conquistare a Gianfranco Fini il seggio del presidente. Aspettare un giorno, ma con la garanzia di riuscire, è poca cosa per il leader di An che porta così a compimento un lungo itinerario innanzitutto personale, ma che sembra voler chiudere un cerchio cominciato con Mussolini che parlava nella stessa "aula sorda e grigia" cui si rivolgerà domani il nuovo presidente. Dal Movimento sociale alla Presidenza della Camera. Lo sdoganamento passato per le acque di Fiuggi e per l'autocritica su Israele giunge così a compimento. A poche ore dall'"evento storico", come lo ha lui stesso definito, della conquista da parte di Gianni Alemanno del Campidoglio. Le due anime, spesso in contrasto, della destra si trovano a vivere quasi in contemporanea la sensazione di avercela fatta e di essere stati finalmente sdoganati da una storia che però sembra non voler essere cancellata del tutto, nonostante l'impegno. Scritte inneggianti, stralci di conversazione, bandiere, caroselli e slogan che hanno accompagnato la vittoria di Alemanno evocavano più il passato che un futuro di confronto. Eletti i due presidenti, Berlusconi si potrà mettere tranquillo dato che le tre cariche delle cinque maggiori sono appannaggio alla sua parte, bisognerà compiere tutti gli altri adempimenti. Gruppi, ufficio di presidenza e via dicendo. Consultazioni. Governo. Giuramento. Fiducia. Poi al lavoro. La legislatura che si apre dovrà essere innanzitutto quella della riforma elettorale. Tra un anno, altrimenti, ci sarà il referendum.

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Raid israeliano, a Gaza uccisi madre e 4 figli Una cannonata colpisce una casa a Bet Hanun: distrutta una famiglia, uccisi due miliziani Hamas giura vendetta. Sparati otto razzi Qa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Raid israeliano, a Gaza uccisi madre e 4 figli Una cannonata colpisce una casa a Bet Hanun: distrutta una famiglia, uccisi due miliziani Hamas giura vendetta. Sparati otto razzi Qassam sulla città israeliana di Sderot di Umberto De Giovannangeli UNA STRAGE DI INNOCENTI Un carro armato israeliano apre il fuoco contro un'abitazione civile dove una famiglia stava facendo colazione. È bastato un proiettile del blindato per radere al suolo l'edificio e dare la morte a quelli che si trovavano dentro. Nelle stesse ore in cui le milizie palestinesi di Gaza si dicevano pronte a una tregua, una cannonata israeliana rischia di far saltare in aria anche quella flebile speranza: un ennesimo colpo finito fuori bersaglio, e che questa volta ha ucciso quattro fratellini palestinesi (il più piccolo aveva un anno, il più grande sei), investiti dall'esplosione insieme alla madre mentre facevano colazione in una casa di Beit Hanun, nel nord della Striscia. I bimbi sono morti sul colpo, la donna è deceduta in ospedale. Nell'attacco è rimasto ucciso anche uno studente di 17 anni, Ayoub Atallah, anche lui investito per errore dalle schegge della cannonata, e infine il vero bersaglio, Ibrahim Hjouj, 25 anni, miliziano della Jihad Islamica. Colpito da una seconda cannonata, dopo che la prima aveva già fatto la strage. "Noi chiediamo alle milizie di Hamas e a tutte le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a difendere il popolo palestinese", dichiara in una conferenza stampa a Gaza Abu Zuhri, portavoce di Hamas. "Noi chiediamo di fare vendetta" aggiunge. "Questo crimine è stato commesso sotto gli occhi della comunità internazionale e della comunità araba - denuncia il portavoce di Hamas - nonostante tutti gli sforzi che si stanno facendo per giungere a una tregua. Questo dimostra che Israele non era interessato mentre noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana - conclude Hamas - si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di Sderot. "Questa aggressione israeliana non serve agli sforzi di chi sta tentando di negoziare una tregua e di cerca di trovare una soluzione per la pace", sottolinea da parte sua il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen). La mamma dei quattro bambini, Khadra Abu Moatiq, era la quarta moglie di un pastore beduino di 70 anni, Ahmed, capo di un piccolo harem. Vedovo di una delle mogli, vive a giorni alterni con le altre tre, dalle quali ha avuto complessivamente 15 figli. La sua preferita tuttavia era Khadra, la più giovane, con la quale in questa stagione in cui le pecore restano al pascolo fino a tardi, viveva in una tenda alla periferia di Beit Hanun, come prescrive la tradizione beduina. Ieri mattina la donna, come era sua abitudine, alle prime luci del giorno era rientrata nella casa in città per preparare la colazione e cuocere il pane: con lei c'erano Musab 1 anno, Hama 3 anni, Saleh 4 anni e Rudaina 6 anni. È in questo momento che la povera costruzione di pietra è stata investita dalla cannonata. Fonti locali hanno raccontato che poco prima un cecchino palestinese appartenente alla Jihad Islamica aveva aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana che si trovava poco distante da Beit Hanun, ferendo lievemente un militare e subito dopo fuggendo. I soldati hanno risposto provando a colpirlo con una prima cannonata, che però lo ha mancato investendo invece la casa di Khadra, e infine centrandolo al secondo colpo. "Noi stiamo investigando su questo drammatico incidente" annuncia Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - rimarca il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese". Da New York, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha condannato l'attacco di Israele nella Striscia di Gaza che ha provocato "la tragica morte di una madre e quattro dei suoi figli", Ban Ki-moon, afferma la portavoce Marie Okabe. "Chiede a Israele di esercitare la massima moderazione" e ricorda all'esercito israeliano "la sua responsabilità di proteggere i civili durante le operazioni militari", come stabilito dalle leggi internazionali.

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Blair a Olmert: via i posti di blocco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del TERRITORI Blair a Olmert: via i posti di blocco GERUSALEMME Tony Blair ha chiesto a Israele di rimuovere i posti di blocco che impediscono ai palestinesi di viaggiare da un posto all'altro dei Territori e di rilanciare l'economia della Cisgiordania attraverso il commercio. L'inviato del quartetto per il Medio Oriente, che ieri ha incontrato il ministro della Difesa Ehud Barak, sembra aver ottenuto un primo risultato se è da collegare al suo pressing la decisione con cui lo Stato ebraico ha tolto di mezzo il checkpoint di Nablus, ostacolo che da cinque anni impediva il transito di pedoni, carretti e auto. L'elenco di Blair, il primo del genere da quando è stato nominato inviato dei mediatori internazionali, comprende i checkpoint di Ramallah, e tra i questi uno nei pressi dell'insediamento ebraico di Beit El.

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Libano, su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz critica il generale italiano Graziano: Copre le loro violazioni . La replica: accuse ingiuste (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Libano, su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz critica il generale italiano Graziano: "Copre le loro violazioni". La replica: accuse ingiuste / Roma Israele contro l'Unifil, e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. "Totalmente inaccettabili" e "prive di fondamento": così ha reagito ieri il comando della forza Onu in Libano (Unifil) alle affermazioni del quotidiano israeliano Haaretz secondo cui la stessa Unifil starebbe celando intenzionalmente al Consiglio di Sicurezza dell'Onu informazioni sulle attività degli Hezbollah nel Sud del Paese. Una dura risposta ad Haaretz; ma non solo, visto che fonti autorevoli del governo israeliano hanno confermato, sia pure in via ufficiosa, i contenuti della denuncia del quotidiano. Haaretz prende di petto direttamente anche il generale italiano Claudio Graziano: secondo il quotidiano le forze armate israeliane e il ministero della Difesa sono molto adirati col comandante dell'Unifil, il generale Graziano, per una asserita "blanda interpretazione della sua missione". Graziano, hanno detto le fonti del governo israeliano citate da Haaretz, "sta riferendo mezze verità per evitare imbarazzi e un conflitto con gli Hezbollah". Pronta la replica del capo di Stato maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini: "non c'è alcun motivo per cui Unifil debba nascondere qualcosa; sta facendo esattamente ciò che gli viene chiesto" in base al mandato dell'Onu. La portavoce dei caschi blu inoltre era già intervenuta nei giorni scorsi per sottolineare a tutte le parti che "l'Unifil agisce in modo completamente trasparente e tiene informato il Consiglio di Sicurezza" e per ricordare che il contingente è composto da 12 mila militari di 26 Paesi e tutti operano in base alle stesse regole di ingaggio". Le regole di ingaggio sono state a Beirut al centro dell' attenzione della stampa, nelle ultime settimane, in particolare dopo che il premier "in pectore" italiano Silvio Berlusconi aveva affermato pubblicamente l'intenzione di "esaminarle"; linea ribadita ieri dal probabile nuovo titolare della Farnesina, Franco Frattini. La vicenda che avrebbe in particolare irritato le autorità israeliane risale a meno di un mese fa. Si tratta di un "contatto" avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 marzo, quando come ha raccontato lo stesso generale Graziano la settimana scorsa, una pattuglia Unifil ha intercettato un automezzo sospetto e ha fatto manovra per raggiungerlo. All'improvviso, si sono frapposte due auto con "a bordo elementi armati", ha raccontato il generale Graziano, aggiungendo che i militari "hanno preso posizione secondo le regole di ingaggio, ma gli elementi armati hanno dato modo al veicolo di dileguarsi "nel giro di pochi minuti, per poi a loro volta scomparire. Secondo Haaretz, l'Unifil avrebbe poi taciuto numerosi particolari, tra cui il fatto che era in corso un trasporto di munizioni, ma il Force Commander ha precisato che nessuno può dire che cosa c'era nel veicolo "sospetto" o chi fossero gli uomini che lo scortavano, poiché né l'uno né gli altri sono stati fermati o identificati. u.d.g.

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Nella Striscia una catastrofe, gli Usa fermino Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del JOHN DUGARD L'ex inviato speciale per i diritti umani nei Territori palestinesi: ho vissuto tra i palestinesi, ho visto la miseria, la sofferenza e l'umiliazione "Nella Striscia una catastrofe, gli Usa fermino Israele" di Umberto De Giovannangeli "Quella in atto a Gaza è una catastrofe annunciata; una catastrofe voluta, perseguita; una catastrofe che non ha nulla di naturale in quanto determinata da volontà politiche. Non c'è nulla di "naturale" nelle punizioni collettive inflitte da Israele alla popolazione civile palestinese. Di fronte a questo crimine non vale, né sul piano del diritto internazionale tanto meno per quello umanitario, invocare da parte del governo israeliano del diritto all'autodifesa". Dopo l'inchiesta de l'Unità sulle condizioni di vita nella Striscia di Gaza, e nel giorno della strage di Beit Hanun la parola a John Dugard, già inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori palestinesi. "I Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti che hanno promosso la Conferenza di Annapolis (novembre 2007, ndr.) hanno l'obbligo giuridico e morale - afferma il professor Dugard - di forzare Israele a porre fine allo strangolamento di Gaza". Le considerazioni di John Dugard, docente di diritto internazionale sudafricano, sono permeate di pessimismo. "Non potrebbe essere altrimenti - dice a l'Unità - per chi, come me, ha avuto modo di visitare a più riprese i territori occupati: ho toccato con mano la miseria, il degrado, la sofferenza, l'umiliazione patite quotidianamente dalla popolazione palestinese. Ma ciò che più mi ha colpito è la mancanza di speranza. Oggi Gaza è una prigione e Israele sembra averne buttato via le chiavi". Israele giustifica il blocco imposto a Gaza con il diritto all'autodifesa dai lanci di razzi contro Sderot, Ashqelon.. "È una motivazione che non regge né in punta di diritto, né sul piano morale. Non si tratta solo di sottolineare l'evidente sproporzione tra le motivazioni addotte da Israele per legittimare il pugno di ferro e le devastanti conseguenze della sua azione. Non è solo un uso sproporzionato della forza militare: il ricorso indiscriminato ala forza contro i civili e obiettivi civili ha dato luogo a veri e propri crimini di guerra. Le azioni messe in atto da Israele a Gaza violano uno dei principi fondamentali del diritto umanitario internazionale, secondo cui l'azione militare deve distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili. Quello praticato da Israele a Gaza è una sorta di "strangolamento controllato"". Come si sostanzia questo "strangolamento controllato"? "L'economia a Gaza è praticamente collassata, quasi l'80% dei palestinesi vive in estrema povertà. Il prodotto interno pro-capite è precipitato di oltre la metà rispetto a due anni fa, il numero dei poverissimi è triplicato. Anche quando il cibo è disponibile, molti non sono in grado di comprarlo. Più del 60% è stato costretto a indebitarsi per nutrirsi e tanti altri, in preda alla disperazione, vendono tutto quello che possiedono. Questa è la realtà. Ingiusta, inaccettabile.". Insisto: in una intervista a l'Unità, il portavoce del governo israeliano, Avi Panzer, ha affermato che la responsabilità di questa situazione ricade tutta su Hamas. "Non voglio entrare in polemiche dirette con le autorità israeliane, mi limito a registrare i risultati, disastrosi, prodotti da una reazione militare non solo spropositata e contraria ai principi del diritto internazionale e di quello umanitario, ma anche controproducente rispetto allo stesso obiettivo che Israele intende prefiggersi.". Vale a dire? "Le punizioni collettive e l'esercizio brutale della forza militare non solo non hanno indebolito Hamas ma al contrario l'hanno rafforzata. I primi ad essere colpiti politicamente dal pugno di ferro israeliano sono i leader palestinesi che continuano a credere e a battersi per una pace giusta, rispettosa dei diritti dei due popoli". La segretaria di Stato Usa Condoleezza Rice sta per avviare una nuova missione diplomatica in Israele e nei Territori; nei giorni scorsi il presidente Bush ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen. Nelle dichiarazioni ufficiali si è molto insistito sulla necessità di dare corpo alle speranze scaturite dalla Conferenza di Annapolis. Qual è in proposito la sua opinione? "Mi lasci dire che nelle mie recenti visite nei Territori palestinesi non ho incontrato la speranza ma solo rabbia, frustrazione, assenza di futuro.Detto questo, personalmente ritengo che gli Stati Uniti e gli altri paesi, tra i quali l'Italia, che hanno partecipato alla Conferenza di Annapolis hanno il dovere legale e morale di esigere da Israele che metta fine a queste azioni contro Gaza e ripristini la fiducia nel processo di pace, assicuri il rispetto del diritto internazionale e protegga la vita dei civili. Mi lasci aggiungere che la sofferenza inflitta alla popolazione civile palestinese non può in alcun modo essere liquidata come un "danno collaterale" nella cosiddetta guerra al terrorismo". Professor Dugard, lei ha svolto per sette anni il delicato incarico di relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori palestinesi. In questa veste ha dovuto fare i conti anche con le divisioni esplose in campo palestinese. Nel suo recente "viaggio di studio" in Medio Oriente, l'ex presidente Usa Jimmy Carter ha insistito, subendo le critiche di Israele e della Casa Bianca, sulla necessità di aprire un negoziato con Hamas. "Concordo pienamente con quanto sostenuto dal presidente Carter e aggiungo: la comunità internazionale ha deciso di appoggiare solo una fazione palestinese, quella di al Fatah; ritengo questo un errore e un errore ancor più grave è stato commesso dall'Onu nell'avallare questa scelta. La pace e il rispetto dei diritti umani non potranno mai prevalere in Medio Oriente se la comunità internazionale non si deciderà una volta per tutte ad intervenire in modo davvero equo e imparziale per persuadere, ed eventualmente costringere, entrambe le parti in conflitto, Israeliani e Palestinesi, ad impegnarsi seriamente a risolvere le questioni che ancora impediscono la nascita di uno Stato palestinese indipendente e sovrano".

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Libano, da israele accuse all'unifil "il generale graziano copre hezbollah" - cadalanu e scuto a pagina 17 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La replica: critiche ingiuste Libano, da Israele accuse all'Unifil "Il generale Graziano copre Hezbollah" cadalanu e scuto a pagina 17 SEGUE A PAGINA 17.

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Gaza, un tank israeliano fa fuoco uccisi in casa una madre e 4 figli - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gaza, un tank israeliano fa fuoco uccisi in casa una madre e 4 figli Il blitz in risposta ai Qassam. Hamas: "Vendetta" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La morte in casa della famiglia Abu Mateq è arrivata all'ora della prima colazione. Musaab di un anno, Salah di 4, Hana di 5, Rudeina di 6 erano seduti in cucina insieme alla madre quando un proiettile sparato da un tank israeliano ha centrato la loro casa a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, distruggendola. I ragazzini sono morti all'istante, la madre ferita a morte è spirata poco dopo nell'ospedale. Con loro la mattinata di sangue a Gaza ha portato a sette il bilancio dei morti negli scontri scoppiati dopo l'arrivo dei tank dell'esercito israeliano. Stando a quanto raccontato dai testimoni dell'accaduto, il colpo esploso dal carro armato contro la casa degli Abu Mateq era diretto ad un militante della Jihad Islamica che aveva appena sparato un missile anti-carro ed è stato anche lui ucciso. Un altro miliziano, appartenente a Hamas, è stato ucciso da un razzo lanciato da un elicottero che copriva l'avanzata delle truppe israeliane. L'attacco è stato denunciato dal presidente palestinese Abu Mazen. "Questa aggressione non aiuta gli sforzi per riconquistare la stabilità e ostacola il processo di pace". Hamas ha invece lanciato un appello a tutti i movimenti armati palestinesi affinché vendichino l'attacco israeliano. Il duro appello, trasmesso dalla tv del movimento islamico Al Aqsa, rischia di compromettere le speranze di tregua legate ad un piano presentato dalle autorità egiziane che le milizie palestinesi avevano già accettato, ma che finora era stato respinto da Israele. "Noi chiediamo alle milizie di Hamas e a tutte le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a difendere il popolo palestinese", ha poi detto in una conferenza stampa a Gaza Abu Zuhri, portavoce di Hamas. L'occupazione israeliana si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto contro le donne e contro i bambini". Già ieri sera erano una decina i missili Qassam sparati verso le città israeliane che confinano con la Striscia. Di routine la versione israeliana dell'accaduto. Una portavoce dell'esercito ha riferito che i soldati sono entrati a Beit Hanoun nell'ambito di un'operazione contro i continui lanci di missili Qassam verso Israele e i colpi sparati da cecchini. Dello stesso avviso il ministro della Difesa Ehud Barak: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese". L'unica buona notizia da Gaza viene dall'Urnwa. L'Agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi riprenderà oggi la distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia sospesa giovedì scorso per mancanza di carburante dovuta al blocco israeliano. Un milione di palestinesi dipendono per la loro sopravvivenza esclusivamente da questi aiuti. "Siamo riusciti a recuperare 55.000 litri di carburante che ci consentiranno di lavorare per cinque giorni", ha annunciato un portavoce dell'Unrwa, ma si tratta comunque di una "soluzione provvisoria che non offre alcuna garanzia sul prossimo futuro".

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Libano, israele contro l'unifil "gli italiani coprono hezbollah" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il giornale cita fonti di governo: il comando della missione non protegge la sicurezza Libano, Israele contro l'Unifil "Gli italiani coprono Hezbollah" Haaretz: via libera alle milizie per evitare scontri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - L'accusa è in prima pagina sul quotidiano israeliano Haaretz. L'Unifil guidata dal generale Claudio Graziano non riferisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un quadro preciso della situazione in sud Libano, "dissimulando intenzionalmente" violazioni della risoluzione 1701 dell'Onu da parte degli Hezbollah. Secondo il giornale, che cita "fonti autorevoli a Gerusalemme" - cioè qualcuno vicino al governo - l'Unifil minimizza le attività di Hezbollah a sud del fiume Litani, per evitare di entrare in conflitto con l'apparato militare del movimento sciita. Accuse che l'Unifil definisce "senza fondamento e totalmente inaccettabili" in una nota diffusa ieri sera da Yasmina Bouziane, portavoce della missione Onu in Sud Libano. Fiducia nel generale Graziano, "che saprà rispondere delle sua azioni da comandante", è stata espressa dal ministro della Difesa uscente Arturo Parisi. Cauto Franco Frattini, che nel prossimo governo guiderà la Farnesina. In Medio Oriente, ha detto ieri da Bruxelles, "bisognerà fare un ragionamento, come accennato dal presidente Berlusconi, con i comandi delle nostre truppe, a cominciare dal Libano, per capire se le regole di ingaggio sono soddisfacenti, prima di prendere qualsiasi decisione". Stando alla versione di Haaretz negli ultimi sei mesi ci sono stati almeno quattro casi in cui soldati dell'Unifil hanno identificato unità armate degli Hezbollah senza intervenire e senza riferirlo al Consiglio di sicurezza. Le forze armate israeliane e il ministero della Difesa sono molto irritati col generale italiano Claudio Graziano, per la sua "blanda interpretazione della sua missione". Il comandante dell'Unifil, dicono le fonti del quotidiano, "sta riferendo mezze verità per evitare imbarazzi e un conflitto con gli Hezbollah". In particolare c'è un rapporto su un incidente avvenuto all'inizio dello scorso marzo, quando guerriglieri Hezbollah avevano minacciato con le armi soldati del contingente italiano che avevano fermato un camion carico di armi. I "caschi blu" italiani avevano preferito abbandonare la zona, rilevano gli israeliani, "senza ricorrere alla forza come invece prescrive il mandato" della risoluzione Onu che nel 2006 ha dispiegato il contingente Unifil. Alti ufficiali dell'Unifil e della segreteria dell'Onu avrebbero poi esercitato pressioni perché l'incidente non fosse incluso, o almeno offuscato, nel rapporto al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon. Secondo le informazioni della intelligence militare israeliana gli Hezbollah sotto il naso dell'Unifil sarebbero già riusciti a contrabbandare a sud del fiume Litani 30mila razzi, molti del tipo katyusha già usato dai guerriglieri per colpire il nord di Israele durante la guerra nell'estate del 2006. (f. s.).

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La difesa del generale graziano "falsità, stiamo lavorando bene" - giampaolo cadalanu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sotto gli occhi di tutti Parla il comandante della missione: il ministero israeliano mi ha smentito ogni accusa La difesa del generale Graziano "Falsità, stiamo lavorando bene" Siamo in una zona ad alta densità mediatica, se davvero stessimo con le mani in mano si saprebbe da tempo GIAMPAOLO CADALANU Le accuse ai Caschi blu sono prive di ogni fondamento: Claudio Graziano, comandante di Unifil, respinge l'idea di una missione incapace di eseguire il suo mandato. Generale Graziano, come valuta le accuse di Haaretz? "Sono state pubblicate senza riferimenti a una fonte, prive di base per essere prese in considerazione. Sono solo dichiarazioni di un giornalista, un attacco generico alla credibilità di Unifil e al nostro modo di lavorare". Ma cosa risponde alle contestazioni su fatti specifici? "Le notizie riportate sono semplicemente false, a partire da quanto è stato scritto sull'incidente di marzo". Che cosa è successo in quell'occasione? "La pattuglia Unifil è stata accusata di aver lasciato il terreno, ma non è così. La dinamica dell'incidente è stata questa: due nostri mezzi militari hanno incrociato un camion "sospetto" che andava in direzione opposta. Hanno fatto inversione di marcia, ma prima che potessero raggiungere il camion due automobili civili si sono messe di traverso e ne sono scesi uomini armati. I caschi blu hanno immediatamente preso posizione e subito gli uomini armati sono scappati. In tutto la pattuglia di Unifil è stata ferma tre minuti. Le regole d'ingaggio prevedono che sia il responsabile del plotone, o della pattuglia, a decidere quale azione appare più adeguata". Ma la pattuglia non è riuscita a inseguire questi armati? "Ogni tentativo di rintracciare le auto e il camion, sia nostro che delle forze armate libanesi, è stato infruttuoso". Il giornale israeliano parla di un rapporto superficiale, poi seguito da uno più dettagliato. Che ne dice? "Noi abbiamo informato le parti dell'accaduto, comprese le forze israeliane, come il Consiglio di sicurezza e i libanesi. Ma le indagini non sono ancora finite". Haaretz parla di almeno 4 incidenti di questo genere. è vero? "Anche questa è una notizia completamente falsa. E per capirlo basta considerare che questa è una zona ad altissima densità mediatica. Anche volendo non si potrebbe nascondere nulla. E poi è nostro interesse "conservare la faccia" con tutte le parti e quindi denunciare tutte le violazioni". Non ci sono stati altri incidenti? "Incidenti ce ne sono di continuo, compreso il passaggio di cacciatori: blocchiamo anche loro, perché il mandato prevede che nella nostra zona di competenza non passino uomini armati". Può dire che sia tutto tranquillo? "Non possiamo certo dire che l'area sia priva di armi e munizioni. Il disarmo completo può arrivare solo attraverso un processo politico, sostenuto da misure di sicurezza. Dobbiamo ricordare ancora una volta che questa è una missione di "mantenimento", non di "imposizione" della pace". Allora come vanno valutate queste accuse? "Guardi, ho telefonato alla nostra controparte israeliana, alla Difesa. Mi hanno garantito che le notizie non vengono da fonti militari e soprattutto che le valutazioni non esprimono il parere dei militari israeliani". Ma quali possono essere i motivi di un attacco del genere? "Insisto: è una zona ad alta densità mediatica. Serve ricordare che nei giorni scorsi siamo stati attaccati anche dall'altra parte: ci ha criticato il giornale libanese Al Safir, poi smentito direttamente dal generale Suleiman".

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La grande avventura di una nazione - bernardo valli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura La grande avventura di una nazione sessanta anni fa nasceva lo stato ebraico Il confronto con i palestinesi provoca forti passioni e giudizi sommari L'economia conosce una fase di grande dinamismo e sviluppo BERNARDO VALLI L'immagine diffusa da giornali e televisione, sessant'anni dopo la nascita dello Stato di Israele, è quella di un Paese impegnato in una "guerra di cent'anni" moderna, quale è il conflitto con gli arabi, in particolare il corpo-a-corpo con i palestinesi. Un conflitto con flussi e riflussi di cui non si vede ancora la fine. Come del resto non se ne può fissare l'inizio nel 1948, quando David Ben Gurion, capo del governo provvisorio, proclamò l'indipendenza, il 14 maggio, e il giorno successivo, il 15 maggio, cominciò la prima guerra arabo-israeliana. Infatti, quando gli eserciti di cinque paesi arabi entrarono in Palestina, c'era già stato lo scontro armato tra israeliani e palestinesi, e centinaia di migliaia (tra 275 mila e 375 mila) palestinesi avevano già abbandonato o erano stati cacciati dai loro villaggi. E, per la verità, il conflitto cominciò ancora prima, agli albori del '900, con lo sbarco degli immigrati ebrei ansiosi di realizzare un progetto nazionale e l'incontro con gli arabi sul posto anch'essi ansiosi i conquistare l'indipendenza politica. Sessant'anni fa il progetto nazionale ebraico è stato infine realizzato, anche grazie alla tragica spinta della Shoa, e oggi Israele è la prima potenza militare e industriale del Medio Oriente; la sola ad avere vinto quattro guerre, sia pure con esiti diversi; la sola democrazia in quella regione; ed è una società che ha saputo assorbire immigrazioni imponenti, rispetto alle dimensioni del territorio e al numero degli abitanti. Si pensi ai russi, spesso non ebrei, ma ortodossi. Non avendo disegnato le frontiere della nazione, i padri fondatori hanno lasciato tuttavia una eredità esplosiva ai loro figli. Soltanto la nascita di uno Stato palestinese fisserà infine dei confini. Non sarà obbligatoriamente la pace tra i due popoli, ma finirà un'occupazione che ha effetti devastatanti su entrambi. Concreti per gli uni, gli occupati; morali per gli altri, gli occupanti. Yeshayahu Leibowitz, uno dei maggiori intellettuali israeliani, e con lui tanti altri, Gerusalemme e a Tel Aviv e a Haifa, hanno definito un veleno fatale per lo Stato ebraico l'occupazione dei territori palestinesi, avvenuta nel 1967. Altri conflitti recenti hanno fatto molte più vittime nel mondo, ma quello israelo-palestinese ha sempre conservato e conserva un posto particolare, centrale, negli affari internazionali e nelle menti occidentali e arabe. Chi immagina o denuncia trame oscure tese ad enfatizzare gli avvenimenti dimentica o trascura i motivi di quella attenzione: il luogo, la Terra Santa, dove si incontrano e scontrano i tre grandi monoteismi; le lotte sanguinose che coprono un intero secolo ma che per i religiosi affondano le radici nei millenni; i protagonisti, ebrei e arabi (per lo più musulmani) animati anzitutto dal nazionalismo, ma un nazionalismo destinato ad assumere simbolicamente un valore universale che lo trascende, quando si parla di scontro di civiltà; inoltre l'area mediorientale di grande importanza strategica. La densità, spesso la ferocia del confronto, accende forti passioni e conduce a giudizi sommari. Da qui la trasformazione, la degradazione, dell'immagine di Israele negli ultimi decenni. Un tempo la nazione ebraica era associata al kibbutz dove coloni idealisti e progressisti tenevano accanto alla branda i manuali di agraria, i libri di Tolstoj, la Bibbia e a volte Karl Marx. Ed era intensa la solidarietà, animata anche da un senso di colpa, tra gli occidentali, per i sopravissuti della Shoa. Oggi l'israeliano è visto sui teleschermi in divisa militare, impegnato a controllare i palestinesi nei tanti check point che frantumano la Cisgiordania o in un'operazione contro Gaza. Per ricordare il sessantesimo compleanno dello Stato di Israele seguo (anche) le tracce dell'ampio studio diretto da Alain Dieckhoff (pubblicato a Parigi nello scorso febbraio, con il titolo L'Etat d'Israel, dall'Editore Fayard, e al quale hanno contributo più di trenta esperti, di diversa nazionalità e tendenza); e in quello studio trovo una citazione di Shlomo Ben-Ami, ex ministro degli esteri israeliano, che mi sembra una sintesi più che accettabile. Ben-Ami dice che il sionismo è "un'impresa di liberazione nazionale e di emancipazione umana che ha dovuto ricorrere a dei metodi di penetrazione coloniale". E conclude dicendo che esso è "un movimento schizofrenico". Al contrario dei colonizzatori classici, del tutto estranei alla storia delle terre che occupavano, gli ebrei sono sbarcati su una terra tutt'altro che estranea alla loro storia. Per loro era Eretz Israel, la terra d'origine. Quando gli veniva chiesto perché mai fondasse il diritto degli ebrei alla Palestina su un libro religioso come la Bibbia, lui che era un agnostico, un laico, Ben Gurion rispondeva che la Bibbia "è la storia del popolo ebraico". E aveva ragione. Mentre gli arabi vedevano e vedono nell'arrivo degli ebrei una conquista, gli ebrei vi vedevano e vi vedono un ritorno. è una duplice versione che conduce alla tragedia. Questo è il necessario preambolo a una rapida presentazione di Israele, cosi com'è fuori dalle immagini della "guerra di cent'anni". Rispetto al passato il paese vive adesso un presente più ricco e più sicuro. Finita la seconda Intifada (durante la quale, tra il 2000 e il 2004, sono stati uccisi 946 israeliani e più di 3000 palestinesi) la società israeliana conosce un periodo di grande prosperità. La breve e sfortunata guerra con gli hezbollah libanesi del 2006 non ha turbato la straordinaria crescita economica. Né essa è stata ed è minacciata dalla ribellione di Gaza, dominata da Hamas. Tel Aviv è oggi una delle più vivaci città mediterranee. A Gerusalemme senti il conflitto. Hai la Palestina alle porte o addirittura in casa. Le fedi religiose, più intense che altrove, non creano la pace, danno uno spessore secolare alle rivalità. In apparenza, Tel Aviv vive invece, mentalmente, a mille chilometri dalla Palestina. Lungo la strada di Haifa ci sono gran parte delle tremila trecento sessantuno imprese che producono alta tecnologia e che rappresentano il 46% delle esportazioni. In Israele c'è un'impresa ad alta tecnologia ogni duemila abitanti. In proporzione, ci sono più ingegneri che in qualsiasi altro paese. Ed è più consistente che in Europa (4,4%) il finanziamento della ricerca. L'economia gode di una eccellente salute: nel 2007 la crescita ha rasentato il 5%. La società socialista delle origini si è via via trasformata in una società liberista, dove si sono formate grandi fortune e al tempo stesso evidenti disparità. Un quarto della popolazione vive in uno stato di povertà, sia pur relativa, e comunque assistita, rispetto al resto del Medio Oriente, e della Palestina occupata. Per non parlare di Gaza. Difficile immaginare l'Israele del futuro. La minaccia dell'Iran nucleare guidato da fanatici non è la sola incognita. Su quel fronte lo Stato ebraico non si sente solo: i grandi paesi sunniti (quali l'Egitto e l'Arabia Saudita) temono in egual misura il regime sciita di Teheran. Resta in particolare tormentato il dibattito sui confini dello Stato di Israele: tra il pragmatismo territoriale (ossia il possibile scambio della terra contro la pace, che dovrebbe portare allo Stato Palestinese) e la logica securitaria (che induce a non cedere spazi). Ma tutto sembra paralizzato dal prevalere di un fondamentalismo "fondiario", che considera Eretz Israel irrinunciabile. Ed è difficile capire dove sono i confini del vagheggiato Grande Israele, del quale non si può più parlare sulla ribalta internazionale, dove prevale il dogma dello Stato Palestinese (per ora impossibile ma irrinunciabile). Al Grande Israele credono in fondo i coloni insediati in Cisgiordania, e i non pochi ufficiali di Tsahal, sempre più provenienti da ambienti religiosi, che li sostengono. Insieme rappresentano una forza difficile da ridurre alla ragione. Il sessantesimo compleanno avviene dunque in un clima di sicurezza e di crescita economica, ma anche ricco di interrogativi in sospeso. C'è persino chi si chiede se Israele sarà ancora sionista nel 2040. O se sarà al contrario dominato dai religiosi. SEGUE A PAGINA 5.

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Svolta a viareggio, vince il pdl - simona poli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IX - Firenze L'urologo Luca Lunardini è il nuovo sindaco col 61,8%. Il centrosinistra fermo al 38,1 Svolta a Viareggio, vince il Pdl Il cambio avviene dopo quindici anni di governo del centrosinistra Esulta Matteoli SIMONA POLI Vittoria netta del Pdl a Viareggio: 61,8 contro 38,1. I numeri segnano una svolta nel Comune che era governato dal centrosinistra e che al secondo turno delle amministrative ha scelto senza esitazioni di affidare la guida della città a Luca Lunardini, 46 anni, medico specializzato in urologia, che al primo turno aveva già ottenuto il 45,6. A poco è servito per il candidato del Pd Andrea Palestini stringere l'accordo con la Sinistra Arcobaleno che al primo turno aveva dato all'ex vicepresidente del Senato Milziade Caprili il 12,6 per cento. Palestini ha rimontato nel ballottaggio quasi dieci punti, dal 28,6 al 38,1 ma non è riuscito minimamente ad impensierire Lunardini, che era appoggiato da tutti i partiti del centrodestra e da varie liste civiche, Monarchici, Pensionati e Toscana Granducale. La bassa affluenza - 58,89 contro il 78,08 del 13 e 14 aprile - aveva rinfocolato qualche speranza nelle truppe del centrosinistra ma l'entusiasmo si è dissolto appena è cominciato lo spoglio delle schede. Il cambio di insegne sul Comune avviene dopo quindici anni ininterrotti di governo del centrosinistra, il sindaco uscente era Marco Marcucci. Ed è naturale che i leader toscani del Pdl sottolineino con forza l'avvenimento. "La vittoria di Lunardini a Viareggio apre una stagione nuova nella politica toscana", dice il presidente dei senatori di An Altero Matteoli, sindaco di Orbetello. "Il suo successo è dovuto a vari fattori, dal traino del risultato politico nazionale, ad una campagna elettorale del nostro candidato sindaco impostata sul fare invece che su inutili e sterili polemiche. Ha giocato anche un ruolo importante la perdita di credibilità della sinistra. A Lunardini e al centrodestra i cittadini hanno attribuito una grande responsabilità, quella di affrontare le problematiche politiche, infrastrutturali e culturali della città". Matteoli pensa a un rilancio in grande stile del turismo balneare. "In passato la città ha visto un'enorme presenza di turismo di grande livello, fenomeno che si è via via affievolito fino a quasi scomparire. Lunardini e la giunta di centrodestra", dice, "sapranno affrontare con determinazione e con forza tali questioni per far rinascere l'immagine di Viareggio e soprattutto consentire al settore nautico di restare leader mondiale". Esulta Riccardo Migliori, coordinatore regionale di An: "Storica vittoria, che testimonia come in Toscana la sinistra possa essere sconfitta, se affrontata competitivamente. Oggi inizia anche la battaglia per Firenze 2009 e il Popolo della Libertà, alla luce dei risultati di questo turno elettorale, è consapevole di poterla vincere". Denis Verdini, leader toscano di Forza Italia, dice: "Il battesimo del Pdl alle amministrative in Toscana non poteva essere migliore. La vittoria storica del centrodestra a Viareggio segna uno spartiacque fondamentale nella politica della regione più rossa d'Italia". Da parte sua il segretario toscano del Pd Andrea Manciulli riconosce che nel dato di Viareggio "ci sono elementi di criticità che non vanno sottovalutati".

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Vattimo, i collettivi vanno avanti - eleonora capelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VI - Bologna Vattimo, i collettivi vanno avanti Muro contro muro con la facoltà per la conferenza del professore ELEONORA CAPELLI Tra studenti del collettivo autonomo e università è muro contro muro, i ragazzi vicini al centro sociale Crash si preparano ad occupare stasera "un'aula in via Zamboni, la più confacente alla nostra iniziativa con il professore Gianni Vattimo". L'incontro dal titolo "Boicotta Israele. Sostieni la Palestina", per parlare del boicottaggio del Salone del libro di Torino, di cui quest'anno Israele sarà Paese ospite, ha trovato l'opposizione del Rettore e del Preside di Facoltà. "Non concedo spazi in ateneo a iniziative contro qualcosa o qualcuno - aveva sentenziato il rettore Pier Ugo Calzolari - questo non è un dibattito cui partecipa Gianni Vattimo, è un'iniziativa contraria al dialogo che non posso condividere". Così il filosofo del pensiero debole, abituato ad entrare all'Università da professore, questa volta dovrà farlo da "occupante". "Ci ha garantito che ci sarà ugualmente - assicurano i ragazzi del collettivo - la nostra sarà una manifestazione pubblica, aperta a tutti. Se il Rettore deciderà di rispondere con la militarizzazione della zona, se ne prenderà la responsabilità". L'ultimo tentativo di incontro, in programma per ieri mattina, è fallito sul nascere. Giuseppe Sassatelli, il preside della facoltà di lettere dice che "i ragazzi non si sono rivolti alla Presidenza, stiamo vigilando attentamente, anche se io non sono in sede sono in contatto con il mio ufficio". In ogni caso, "sapevano già qual era la risposta alla loro richiesta di un'aula all'interno della Facoltà. Lo spazio non sarebbe stato concesso. Adesso vedranno loro cosa hanno intenzione di fare". I ragazzi sostengono di non aver trovato nessuno con cui confrontarsi nell'ufficio del Preside: "Ci hanno detto che era a Roma per due giorni, a questo punto noi ci regoliamo rispetto alle dichiarazioni apparse sui giornali". Intanto si fa l'appello delle associazioni pronte a dare man forte agli occupanti: il comitato Palestina Bologna ha espresso solidarietà ai collettivi e ha detto che "sosterrà la loro legittima mobilitazione", mentre il centro sociale Crash, protagonista del corteo dei centri sociali dello scorso settembre, è in prima fila nel sostenere la "costola" universitaria del movimento. Su internet si raccolgono le adesioni dei ragazzi che si stanno preparando a partire per il corteo nazionale del 10 maggio, a Torino, per sostenere il boicottaggio a Israele e alla Fiera del Libro. "La manifestazione di stasera si inserisce in un contesto molto più ampio - spiega Marco del collettivo - in ogni città si stanno organizzando manifestazioni in preparazione del corteo di Torino. Per questo contiamo che anche ragazzi di altre città ci aiutino a prendere la parola con l'occupazione". In programma un incontro anche il 5 maggio nella sala del quartiere San Vitale con l'unione democratica arabo palestinese, variazione sul tema: "No a Israele ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino".

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Cultura Quantunque gli Stati Uniti avessero dichiarato che i rivoluzionari erano terroristi, il Cent... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Quantunque gli Stati Uniti avessero dichiarato che i rivoluzionari erano terroristi, il Centro Carter ha offerto il proprio contributo mediando tra le tre fazioni principali coinvolte: la famiglia reale, i partiti della vecchia linea politica e i maoisti. Nel 2006, a distanza di sei mesi da quando la dispotica monarchia era stata esautorata, è stato firmato un cessate-il-fuoco. I guerriglieri maoisti hanno deposto le armi, i soldati nepalesi hanno acconsentito a rimanere nelle loro caserme. Il Carter Center ha continuato a prodigarsi e a essere coinvolto, mentre varie nazioni ? ma non gli Stati Uniti ? e organizzazioni nazionali hanno iniziato a lavorare con le varie parti per riconciliare le controversie e organizzare le elezioni. I maoisti sono in procinto di coronare gli obiettivi che stavano loro maggiormente a cuore: abolire la monarchia, instaurare una repubblica democratica, porre fine alla discriminazione nei confronti degli "intoccabili" e di altri cittadini i cui diritti erano stati sistematicamente calpestati nel corso della Storia. Dopo la sorprendente vittoria alle elezioni del 10 aprile, i maoisti avranno un ruolo di primo piano nella stesura di una Costituzione e governeranno per due anni. Per gli Stati Uniti continuano a essere terroristi. Ritornando a casa, dopo aver ricoperto le funzioni di osservatore alle elezioni svoltesi in Nepal, mi sono recato con mia moglie e mio figlio in Israele, con l'intento primario di acquisire quante più possibili informazioni con l'intento di sostenere l'incerta e dubbia iniziativa di pace avallata dal presidente Bush e dal segretario di Stato Condoleezza Rice. Benché sapessi che la politica statunitense ufficiale è quella di boicottare il governo di Damasco e i capi di Hamas, non ho ricevuto alcuna comunicazione contraria né alcuna forma di dissuasione in relazione al viaggio, tranne l'avviso che recarsi a Gaza avrebbe potuto essere pericoloso. Il Carter Center ha monitorato tre elezioni palestinesi, compresa quella per i seggi parlamentari del gennaio 2006. Hamas ha vinto in molte circoscrizioni municipali, guadagnandosi la reputazione di amministrazione efficiente e onesta e si è comportato sorprendentemente bene nella sfida legislativa, rimpiazzando il partito Fatah al governo. Dopo la vittoria, Hamas ha proposto un governo di unità nazionale con Mahmoud Abbas di Fatah in qualità di presidente e ha offerto a Fatah i principali ministeri, incluso quello degli Affari Esteri e delle Finanze. Hamas è stato dichiarato organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da Israele e il governo palestinese eletto è stato costretto a sciogliersi. Alla fine Hamas ha ottenuto il controllo di Gaza e Fatah sta "governando" la Cisgiordania sotto il regime israeliano. Dai sondaggi di opinione risulta che Hamas sta metodicamente conquistando popolarità. Poiché se i palestinesi sono divisi non potrà esservi la pace, noi del Carter Center credevamo che fosse importante indagare a fondo le condizioni che consentirebbero ad Hamas di ritornare pacificamente nei negoziati. (Da un recente sondaggio condotto tra israeliani a conoscenza dei fatti è emerso che il 64 per cento di loro era favorevole a colloqui diretti tra Israele e Hamas). Parimenti, Israele non potrà pervenire a firmare la pace con la Siria se non sarà risolta la questione delle Alture del Golan. Anche in questo caso la politica americana consiste nell'ostracizzare il governo siriano ed evitare colloqui di pace bilaterali, andando contro ai desideri delle alte sfere israeliane. Abbiamo incontrato i leader di Hamas di Gaza, Cisgiordania e Siria che dopo due giorni di animate discussioni tra di loro hanno dato le seguenti risposte ai nostri suggerimenti miranti ad espandere le prospettive di pace: - Hamas accetterà qualsiasi accordo negoziato da Abbas e dal primo ministro israeliano Ehud Olmert a condizione che sia preventivamente approvato da un referendum palestinese o da un governo eletto. Il leader di Hamas, Khaled Mehal, lo ha riconfermato e ribadito, malgrado alcuni subalterni ne abbiano dato notizia contraria alla stampa. - Quando verrà il momento opportuno, Hamas accetterà la possibilità di formare un governo professionista - non di parte - di tecnocrati, per governare fino a quando non saranno indette le prossime elezioni. - Hamas scioglierà le proprie milizie a Gaza se potrà essere costituita una forza di sicurezza professionale non di parte. - Hamas permetterà al soldato israeliano Caporale Gilad Shalit, catturato dai militanti palestinesi nel 2006, di dare informazioni dirette con una lettera ai suoi genitori. Se Israele acconsentirà a uno scambio di prigionieri e ne libererà un primo gruppo, in attesa delle ultime liberazioni Shalit sarà inviato in Egitto. - Hamas accetterà un reciproco cessate-il-fuoco a Gaza, con l'aspettativa (non l'obbligo) che in seguito questo possa interessare anche la Cisgiordania. - Hamas accetterà il controllo internazionale del valico di Rafah tra Gaza ed Egitto a condizione che la chiusura dei cancelli sia affidata agli egiziani e non agli israeliani. Oltre a tutto ciò, il presidente siriano Bashir al-Assad ha espresso il suo vivo desiderio di unirsi alle trattative con Israele per porre fine all'impasse riguardante le Alture del Golan, chiedendo soltanto che in tali colloqui siano coinvolti gli Stati Uniti e che i colloqui di pace siano resi pubblici. Tramite ulteriori consultazioni ufficiali con questi leader fuorilegge, potrebbe essere ancora possibile ridare vita e accelerare i colloqui di pace ormai immobili tra Israele e i suoi vicini. In Medio Oriente, come in Nepal, il sentiero per la pace passa per i negoziati, non l'isolamento. Copyright 2008 The New York Times Traduzione di Anna Bissanti.

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Philip roth (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Philip Roth Il destino di Israele è vivere in un mare arabo. Gli ebrei hanno accettato questo destino piuttosto che non avere nulla, hanno accettato la divisione e gli arabi no.

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Amos oz (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Amos Oz Hanno trattato Israele come un incubo, sarebbe bastato sfregarsi gli occhi con vigore, per farlo sparire. Hanno trattato Israele come una infezione passeggera.

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"l'approdo sicuro per noi ebrei americani" - antonio monda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Come una seconda patria Ne avevo sentito parlare sin da bambino, era il luogo promesso da Dio e ora era lì, di fronte a me. A Gerusalemme mi sembrava di vivere in un posto dove ti puoi perdere ed essere sempre a casa Lo scrittore Nathan Englander racconta i suoi cinque anni a Gerusalemme "L'APPRODO SICURO PER NOI EBREI AMERICANI" ANTONIO MONDA Nel momento stesso in cui esplodeva il clamoroso successo internazionale di Per alleviare insopportabili impulsi Nathan Englander decise di trasferirsi a vivere in Israele, dove rimase per cinque anni, prima di ritornare nella sua New York. Quella del laico e agnostico Englander fu una scelta che sconcertò la sua religiosissima famiglia, ma che lo scrittore motivò con la necessità di comprendere in solitudine, e in età ancora giovane, le proprie radici. A distanza di qualche anno, lo scrittore afferma di vedere Israele, che ama tuttora in maniera profonda e imprescindibile, con occhi diversi, al punto da alternare la definizione di terra promessa a quella del luogo del confronto e del disincanto? "Israele, e in particolare Gerusalemme, rappresentano una parte fondamentale della mia vita", racconta nel suo appartamento nell'Upper West Side, a due isolati dal fiume Hudson. "Quello che affermo a proposito dello stato di Israele, vale per la mia stessa esistenza e per quello in cui ho creduto e che ho sognato". Qual è stata la sua prima impressione quando è andato a vivere a Gerusalemme? "Avevo avuto già una prima esperienza di un anno tra il 1989 e il 1990. All'epoca ero all'inizio del liceo e rimasi colpito dall'antichità, quasi eterna della città. Ne avevo sentito parlare sin da bambino, era il luogo promesso da Dio, e ora era lì, di fronte a me: entravo nella storia. Ma poi, quando ci sono ritornato dal 1996 al 2001, ho potuto vivere un'esperienza autentica e importante: all'inizio mi hanno colpito come sempre i sapori e gli odori. Poi il cuore della città e il quartiere di Nahalot, dove sono andato ad abitare. Ho avuto la sensazione di vivere in un luogo dove ti puoi perdere ed essere a casa, ed è quello che ancora penso di Israele. Ritengo che in questo non sono diverso da molte persone che vivono altrove e che lo considerano il luogo definitivo di approdo". Cosa rappresenta per lei questo sessantesimo anniversario? "La prima riflessione è quella di una realtà che si sta consolidando ma che è ancora tenue. Poi penso al fatto che Israele ha già resistito a momenti difficilissimi e mi chiedo quanti ce ne saranno ancora. Infine mi viene da pensare che quando sono nato Israele già c'era". Ritiene che in questo ci sia una differenza di punto di vista tra il suo approccio e quello della generazione dei suoi genitori? "Assolutamente. La prospettiva è completamente diversa. Noi viviamo lo stato di Israele come una realtà a rischio. La generazione precedente come una conquista che alcuni vogliono cancellare". Cosa rimarrà sempre con lei della sua esperienza in Israele? "Sono tornato a New York nell'estate del 2001 e ho affittato la mia prima casa il primo settembre, dieci giorni prima degli attentati. La cosa che mi ha maggiormente arricchito della mia esperienza a Gerusalemme è stata una visione sul mondo e del mondo che prima non avevo e che mi è stata utile proprio in quel momento tragico". è riuscito a instaurare rapporti amichevoli con dei palestinesi? "Si, specie all'inizio. Ho avuto amici arabi e cristiani. Mi colpiva molto che alcuni ragazzi con cui ero entrato in contatto facessero lavori umili, ma poi girando il mondo ho visto che non si può generalizzare, né si possono fare ragionamenti meccanici: anche a New York nelle cucine dei ristoranti trovi le minoranze più povere". Ritiene che in Israele la religione abbia un ruolo di divisione e scontro o che invece possa essere uno strumento di pacificazione? "So che le persone autenticamente religiose esitano a considerarla uno "strumento". Purtroppo sono molto disincantato riguardo alle religione, soprattutto per l'uso che se ne fa. Ricordo che l'unico momento in cui l'iman e il rabbino capo marciavano all'unisono era nella condanna del gay pride". Quali sono a suo avviso gli scrittori che hanno raccontato meglio cosa rappresenti lo Stato d'Israele? "Non credo che esista una voce unica, ma una vera e propria letteratura. E chi conosce il mondo letterario israeliano sa quanto sia differente quanto viene prodotto a Tel Aviv da quello che nasce a Gerusalemme. I nomi che mi vengono in mente sono Grossman, Oz e Yehoshua e penso, proprio in riferimento al rapporto con Israele, alla loro imprescindibile dimensione morale. Un passaggio struggente, sia sul piano oratorio, letterario e soprattutto umano è stato il discorso pronunciato da Grossman per il figlio Uri, morto per difendere il suo paese". Ritiene che sarà possibile in tempi brevi avviare un processo di pacificazione? "Io credo che nessun uomo, nessuna popolazione, insomma nessuno, stato sia condannato. E credo che, volendo, si potrebbe trovare una soluzione in tempi brevi. Chi non vorrebbe vivere in un mondo dove i propri figli non corrono il rischio di essere uccisi? Tuttavia so anche che minoranze di estremisti possono condannarci a un'eternità di dolore". Cosa rappresenta Israele per un ebreo americano? "Voglio premettere che ritengo di essere un ebreo molto particolare. La prima cosa che mi viene da rispondere è che nessuno parla dell'eventualità di distruggere il Canada e si chieda se abbia il diritto di esistere. Sarebbe facile rispondere in maniera retorica: Israele è il luogo dell'appartenenza e la terra promessa. Cerco quindi di sfuggire nella direzione opposta: un meraviglioso paese meridionale con dei grandi problemi alla frontiera". E cosa rappresenta l'America per un israeliano? "La risposta cambia drasticamente se parliamo di coloro che vivono in America o in Israele. Ci sono in entrambi i casi persone che vorrebbero vivere nell'altro paese e si tende sempre a sottovalutare quanto sia americanizzato Israele". Al di là delle ambientazioni, quali sono le principali differenze tra gli scrittori ebrei americani e quelli israeliani? "Le differenze sono enormi: credo che siano due realtà culturali che si avvicinano solo nei momenti in cui subiscono ostilità. Ne ho avuto prova concreta quando è stato tradotto in ebraico il mio primo libro: alcune espressioni, che a mio avviso erano valide per entrambe le realtà, sono state tradotte per la versione israeliana". Pochi giorni fa, una seduta delle Nazioni Unite è stata sospesa perché un diplomatico libico ha paragonato la vita dei palestinesi a Gaza con quella degli ebrei nei campi di concentramento. "Conosco le sofferenze di chi vive a Gaza, ma è un paragone sconcertante e atroce, che non merita commenti". Parlando di "casa" le viene in mente Gerusalemme o New York? "Ora direi senza dubbio New York, anche se mi trovo in una di quelle situazioni per cui tendo a sentirmi nostalgico per il posto in cui non vivo. E aggiungo che quando vado a trovare mia madre lei mi dice sempre: "Quando torni a casa?". Intende Israele".

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Abraham b. yehoshua (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Abraham B. Yehoshua Questo è un paese "normale" ormai da vent'anni. Essere "normali" significa essere responsabili dei propri atti: lo stato d'Israele è diventato normale nel 1948.

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David grossman (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura David Grossman Ecco Israele, un territorio circondato da Stati e popolazioni ostili, in gran parte investite da un'ondata di fondamentalismo islamico, impregnate di odio per gli ebrei.

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E gli ebrei di Roma votano Alemanno (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il candidato del Pdl al presidente della comunità Riccardo Pacifici: "Vedrete che vi sorprenderò" E gli ebrei di Roma votano Alemanno Carlo Lania Roma Un abbraccio a Francesco Rutelli, certo, perché "i rapporti avuti con lui in molti anni, prima come sindaco e poi come ministro, sono stati proficui". Detto questo, però, reso il giusto omaggio ai vinti, adesso la comunità ebraica di Roma resta in attesa di vedere come si muoverà Gianni Alemanno, nuovo sindaco della capitale. Il primo erede del fascismo a sedere in Campidoglio dopo 65 anni (l'ultimo, nel 1943, fu Roberto Bencivenga, ma allora si chiamava governatore). Ieri c'è stato un primo contatto per sondare il terreno. Appena sbarcato a Roma di ritorno da un viaggio in Israele, il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha telefonato al neo-sindaco. "Gli ho fatto gli auguri di buon lavoro e lui mi ha detto: 'Vedrete, vi sorprenderò'". Per dire la verità fino a oggi Alemanno al Ghetto non si è fatto vedere molto spesso. Quindici giorni fa, alla vigilia del primo voto, si è affacciato in Sinagoga promettendo di continuare il lavoro sulla memoria avviato da Veltroni, e di non interrompere i viaggi con gli studenti ad Auschwitz. Impegni confermati anche nella telefonata di ieri. "Non solo, ha ribadito anche l'impegno del Campidoglio nella costruzione e nel finanziamento del museo della Shoah che sorgerà a villa Torlonia", dice Pacifici. Che però ci tiene a precisare: "Vedremo come sarà composta la nuova amministrazione e come si comporterà". Gli umori nella comunità ebraica della capitale sono vari. Tullia Zevi, ad esempio, non nasconde i suoi timori per il risultato delle elezioni. "La vittoria di Alemanno ha aumentato la mia crisi socio-politica", dice l'ex presidente della comunità romana. Preoccupata per i futuri rapporti con il Campidoglio? "Quelli sopravvivono da 2000 anni, e non credo che subiranno adesso una scossa. Piuttosto spero che nessuno perda la memoria di quanto accaduto anche in un passato recente". Anche lei, comunque, per ora preferisce aspettare: "Vediamo come si sviluppano le cose". Il "vediamo", è chiaro, non riguarda solo Alemanno ma anche il ruolo che la Destra avrà - se lo avrà - nella nuova giunta. Le polemiche con Francesco Storace che hanno accompagnato l'ultima parte della campagna elettorale hanno in parte lasciato il segno. Almeno fino a quando Alemanno non ha dichiarato di voler correre da solo. Salvo poi prendersi i voti di chi non rinnega le proprie radici fasciste. La scelta del candidato del Pdl ha comunque avuto effetto sulla comunità, che ha lasciato libertà di voto tra i due candidati. Una decisione per la quale anche ieri Alemanno ha ringraziato Pacifici." Mi ha detto di aver capito quanto la scelta della neutralità sia stata dura per noi". L'imbarazzante presenza dei voti di Storace e del suo movimento non ha comunque impedito a molti ebrei romani di contribuire alla vittoria di Alemanno, come riconosce lo stesso Pacifici. "Molti si sono mobilitati e hanno votato per lui", spiega. Una decisione difficile da comprendere, ma per la quale Pacifici dice di avere almeno due risposte. La prima è l'immagine rassicurante che Alemanno ha saputo dare di se stesso: "Ricordiamoci, ad esempio, che quando in Israele Fini definì il fascismo come il male del mondo, al contrario di altri lui non protestò". La seconda risposta riguarda invece più direttamente la sinistra: "Il voto di molte persone è stato una risposta alla compagine politica che ha affiancato Rutelli", spiega infatti Pacifici. Detto senza giri di parole, alcune posizioni espresse nei confronti di Israele sarebbero state determinanti nella scelta del voto. "La comunità ha percepito come un tradimento gli atteggiamenti avuti da una certa sinistra nei nostri confronti - spiega Pacifici -. Atteggiamenti basati non su posizioni politiche, che sono legittime, ma su pregiudizi. Credo che, piano piano, questo abbia spostato parte dell'elettorato su posizioni di centrodestra".

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Strage di bimbi a Gaza Israele: Colpa di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Strage di bimbi a Gaza Israele: "Colpa di Hamas" Una cannonata "per errore" contro una casa abitata: ma i generali non si scusano, "sono cose che capitano". Sempre più grave la crisi umanitaria, e più forte Hamas Michele Giorgio Gerusalemme "E' Hamas che lancia operazioni armate contro Israele e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese". Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak assolve con formula piena il suo esercito da ogni responsabilità nella strage avvenuta ieri a Beit Hanun di una famiglia palestinese - una madre, i suoi quattro figli piccoli e uno studente di 15 anni - ripetendo la ben nota tesi del fuoco che i combattenti palestinesi farebbero dai centri abitati di Gaza provocando le reazioni israeliane. Nemmeno una parola per Musaab di un anno, Salah di 4, Hana di 5, Rudeina di 6 e la loro mamma, uccisi da una cannonata sparata da un carro armato "per errore" contro la loro casa mentre facevano colazione. Nessun ripensamento sulle incursioni di terra e aeree contro Gaza che pure non fermano i lanci di razzi artigianali palestinesi. Nessuna ulteriore valutazione della tregua offerta da Hamas - che le fazioni palestinesi continuano a discutere in Egitto - respinta seccamente dal governo Olmert nei giorni scorsi. La guerra di attrito continua e a pagarne le conseguenze sono i civili delle due parti, soprattutto quelli palestinesi sottoposti al fuoco dell'esercito più potente del Medio Oriente. La strage di Beit Hanun - dove due anni fa un'altra famiglia palestinese venne sterminata dalle cannonate (i morti allora furono una ventina) - insieme alla pressione militare e all'isolamento economico praticato da Israele, continuano peraltro a fornire nuovi argomenti alla propaganda di Hamas e Jihad che si rafforzano a dimostrazione del fallimento della linea del pugno di ferro seguita da Israele con il sostegno degli Stati uniti. Sono cadute nel vuoto le considerazioni fatte, proprio ieri, sul New York Times dall'ex presidente americano Jimmy Carter dopo incontri con i massimi leader di Hamas. "Tramite consultazioni più ufficiali con questi leader, sarebbe possibile rilanciare i colloqui di pace fra Israele e i suoi vicini", ha insistito Carter, ribadendo di aver ricevuto rassicurazioni che Hamas accetterebbe un eventuale accordo negoziato fra il presidente palestinese Abu Mazen e il primo ministro israeliano Ehud Olmert. L'ex presidente ha definito "controproducente" la politica Usa di boicottare e punire le fazioni politiche o i governi che non accettano i suoi imperativi. "E' stata una nuova carneficina contro bimbi e lattanti e il silenzio mondiale autorizza (Israele) a proseguire nell'olocausto dei palestinesi", ha scritto in un comunicato il Jihad islami, che "assicura" una sua "risposta ai crimini dell'occupazione". Anche Hamas ha annunciato una rappresaglia - ieri con altre fazioni armate ha lanciato una dozzina di razzi verso il sud di Israele - mentre, schiacciato tra la forza militare di Israele e il crescente potere di Hamas, Abu Mazen è riuscito solo a balbettare qualche frase di condanna e niente più. E ora Ismail Haniyeh, il premier di Hamas deposto lo scorso anno dopo la presa di Gaza da parte del movimento islamico, si prepara ad allargare il suo governo, per affermare la legittimità che gli nega l'Anp da Ramallah e porsi in aperto confronto con l'esecutivo di Salam Fayyad in Cisgiordania che pure è finanziato e sostenuto da Usa e Ue. A denunciare l'uccisione di bambini a Gaza è stata ieri anche Save the Children Italia, che ha sottolineato come la violenza abbia ripercussioni drammatiche in primo luogo sui minori. "Siamo turbati e fortemente preoccupati dai continui attacchi su Gaza, le cui vittime sono per lo più civili e tra essi, purtroppo, anche minori", ha affermato Valerio Neri, il direttore generale dell'organizzazione a difesa dei più piccoli. I bambini, ha sottolineato, sono costretti a vivere in una quotidianità di estrema insicurezza che va aggravandosi di giorno in giorno. Recenti dati, ha aggiunto, rivelano un aumento notevole a Gaza di malattie croniche e malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni. L'unica notizia positiva della giornata è venuta dall'Unrwa. L'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi riprenderà da oggi la distribuzione degli aiuti umanitari, essendo riuscita a recuperare 55mila litri di carburante, pressoché introvabile a Gaza.

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Tele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tele... diciamo Ultimo episodio della Storia proibita del '68 : Sesso, droga, Chiesa: l'Italia nell'anno della contestazione politica. Alle 22.50 The History Channel di Sky (canale 407) L'Altro Sessantotto con gli interventi di Alberto Rossi capo storico dei Volontari Nazionali, il temuto servizio d'ordine dell'Msi, Ugo Gaudenzi Asinelli leader del gruppo extraparlamentare di estrema destra Lotta di Popolo, Peppino Ortoleva docente universitario, esperto di storia della televisione, lo storico e docente universitario Marco Tarchi, don Enzo Mazzi parroco fiorentino "il prete rosso" fondatore della comunità dell'Isolotto, Nicola Rao giornalista Rai e Roberto Beretta giornalista dell'Avvenire, storico del dissenso cattolico. San Marino Il significato della Resistenza a San Marino e nei dintorni: Serata partigiana alle 20.30 al Teatro Titano con Bice Biagi, che rievoca la lotta partigiana in Emilia e la scelta di campo del padre Enzo, Giuseppe "Pippo" Maiani, Maurizio Gobbi, e l'Anpi di San Marino, Rimini e Pesaro Urbino. Rende (Cs) Il "cult" di Luigi Magni Nell'anno del Signore alle 21, a cura di Entropia, nella sala cineteatro del Dam dell'università della Calabria per la cinerassegna sul '68. Lecce Nuovo appuntamento ad Astragali Teatro di via Candido 23,che da oggi al 2 maggio ospita la mostra fotografica Per non dimenticare i profughi palestinesi in Libano promossa dall'Associazione per non dimenticare Sabra e Chatila e dedicata a Stefano Chiarini giornalista del manifesto che nel 2000 ha fondato Il Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila. Cisternino (Br) Riflessioni intorno al tema dei beni comuni, ed in particolare l'acqua, la pace, l'ambiente: Popoli, Risorse, Diritti: un altro mondo possibile . Domani alle 20 Auditorium del liceo polivalente di via Madonna del Soccorso con l'assessora Daniela Zizzi, il sindaco Mario Luigi Convertini e Alex Zanotelli padre comboniano da tempo impegnato nelle battaglie civili e sociali legate ai temi della pace tra i popoli, dell'acqua come bene comune e nell'ultimo periodo nella questione dei rifiuti campani. E poi lo spettacolo teatrale Tra i due litiganti nessuno gode di Carlo Formigoni Genzano (Rm) La rassegna "Dialoghi con gli autori" incontra Gherardo Colombo l'ex pubblico ministero della Procura di Milano tra i principali protagonisti della stagione di Mani Pulite, alle 17 nella splendida Villa Marta Madama. Frascati (Rm) Grande cinema con "Dissacrante Spagna" allo Spazio Zip di via Mamiani 6: alle 20.30 Il fascino discreto della borghesia di Luis Bunuel e alle 22.30 L'indiscreto fascino del peccato di Pedro Almodovar. Roma Teatro al Forte Prenestino alle 21 con Olvido nello specchio con Hector Gabriel Mendoza Sobern e Vicens Alba Osante: la coppia, la donna ,"che ancora deve fare la donna", e l'uomo come fantasma riflesso nella pupilla di lei; coppie nella spazzatura senza possibilità di riciclaggio. Per "Immagini di Resistenza" La notte di San Lorenzo il film dei fratelli Taviani alle 21.30 Off!Cine in via del Pigneto 215. Il cineaperitivo ti aspetta alle 19.30 al Tuma's Book Bar di via dei Sabelli 17 con drink, buffet e Roma 11 il film di Giuseppe De Santis, tratto da una storia vera. Letteratura, teatro e flamenco al Teatro Palladium con Le donne di Isabel Allende raccontano di Manfredo Gelmetti e Battito Flamenco. Le parole di Isabel Allende si fanno danza per parlare, attraverso l'uso di due linguaggi differenti, di donne, delle loro speranze, paure, attese, della lotta che combattono quotidianamente con la vita e per la vita. Una band inglese, ma italiana d'adozione e un repertorio rock blues: Mad Dogs live al Big Mama vicolo San Francesco a Ripa 18. Una rassegna per giovani cantautori, cantanti e autori: "Collettivo 400 Limoni" e Guido Celli al Beba do Samba via dei Messapi 8: poeta, agitatore, attore, propagandista, opinionista, rapper, atleta... From Uk new wave e electro con Ulterior al Micca via Pietro Micca 7. Ritmiche tribali e pop deviato con Apse + Sea Dweller + Nastro al Circolo degli Artisti in via Casilina Vecchia 42. Riparte MArteLIVE all'Alpheus di via del Commercio 36: lettura di brani tratti dal libro di Stefano Pistolini "Le provenienze dell'amore", la chitarra e la voce di Roberto Angelini, il violino di Rodrigo D'Erasmo in un affascinante viaggio nella musica e nella storia di Nick Drake , uno straordinario e indimenticabile artista; con anche Simone Cristicchi e Fabio Rondanini. Monterotondo (Rm) Il ciclo integrato dei rifiuti, le risorse energetiche e il confronto con l'esperienza dell'America latina al centro del seminario sulle tematiche ambientali Energia e rifuti per un territorio ecosostenibile alle 9.30 a Palazzo Orsini. Con il sindaco Antonino Lupi, Pina Rozzo già vice presidente della provincia, Claudia Bonfini presidente della coop Il Pungiglione, Stefano Gobbi direttore di Nuova Era spa, Pietro Luppi dell'Occhio del Riciclone e Fabio Musumeci. Viterbo A cura dell'Anpi, l'incontro con Angelo D'Orsi e il suo libro Guernica, 1937. Le bombe, la barbarie, la menzogna: le stragi di civili dalla guerra di Spagna alle guerre d'oggi (Donzelli) domani alle 17 nella sala conferenze della Provincia di via Saffi. Siena L'11 aprile 2002 avviene un tentativo di golpe contro Chavez : il mondo accusa i chavisti di massacri. Una straordinaria inchiesta giornalistica smonta queste accuse e mostra il volto reale di quella giornata. Proiezione del film Puente Llaguno-claves de una massacre alle 21.30 nella Sala Lia Lapini in via Aretina 32. Firenze "Spegni lo spreco accendi il risparmio": Efficienza energetica nelle abitazioni e pratiche di risparmio . Alle 21 Sms di Peretola via Pratese 48 con l'assessore Cristina Bevilacqua, Gianni Camoretti di Aspo, Giuseppe Grazzini dell'Università di Firenze e Carlo Profili esperto in isolamento termico degli edifici. Per "Il Sessantotto al cinema" alle 19.45 alla Cineteca in via Reginaldo Giuliani 374 La cinese di Jean Luc Godard e alle 21.15 L'insostenibile leggerezza dell'essere di Philip Kaufman dal romanzo di Milan Kundera. Si è aperta ieri Viaggiando s'impara. Il viaggio più lungo è dagli occhi al cuore la mostra fotografica fino al 9 maggio Sportello Eco Equo alla Biblioteca delle Oblate via S. Egidio 12. Empoli (Fi) Conferenza stampa per presentare EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro, alle 11.30 csa Intifada in via XXV Aprile a Ponte a Elsa. Bologna Si inaugura alle 15.30 L'arte del riciclaggio , la mostra d'arte da materiali riciclati nella sede di Legambiente nella storica Porta Galliera. Un esempio di come sia possibile creare arte utilizzando materiali di seconda mano che vengono così sottratti allo smaltimento nelle discariche o negli inceneritori. Una serata di informazione e discussione: Argentina: laboratorio contro il neo liberismo alle 21.30 Vag 61 via Paolo Fabbri 110. Con il docente di filosofia Diego Stulzwark e Veronica Gago del quotidiano Pagina 12, animatori del Colectivo Situaciones e redattori della casa editrice Tinta Limon. E con Franco Berardi "Bifo" e Sandro Mezzadra. Bagnone (Ms) Ha vinto il Terzo premio del concorso nazionale "Memorie migranti" Vite oltre il confine il video prodotto da comune e scuole medie e realizzato dal Gruppo Eliogabalo, alle 8.30 Teatro Quartieri. Verona La pace innanzitutto. Scrivi, scrivi nemico mio è il reading alle 21 nella Sala Montanari di piazzetta Scalette in cui, nel nome della conoscenza reciproca e del dialogo, viene data voce ai romanzi e alla poesia di autorevoli artisti israeliani e palestinesi. San Bonifacio (Vr) Una tavola rotonda sulla nuova economia di giustizia: Nuovi stili di vita: commercio equo e solidale, turismo responsabile, finanza etica e gruppi di acquisto solidale . Alle 20.45 al Centro parrocchiale di Praissola con Giorgio Benedetti di Gamargioba e coop La Rondine, Vittorio Carta di Planet Viaggiatori responsabili e Riccardo Milano di Banca Etica. Bassano del G. (Vi) Arriva la 1° rassegna teatrale ispirata al commercio equo e solidale e agli stili di vita Palchi di mondo , Carovane teatrali su piste solidali. Alle 20 Sala Martinovich Un arcobaleno nella borsa di e con Stefano Lucarelli. Thiene (Vi) Un importante incontro per conoscere meglio Libera e la Rete Gruppi Acquisto Solidale : alle 20.45 Patronato Maria Ausiliatrice in Conca in via San Gaetano 91. Con don Luigi Teatrin di Libera e Gianfranco Milanesi volontario della coop Casa dei Giovani di Bagheria, Palermo. Trieste In occasione della festa dei Lavoratori, domani alle 20.30 alla Casa del popolo "G. Canciani" in via Masaccio 24, il film di Guido Chiesa e Daniele Vicari Non mi basta mai . La storia vera di cinque operai licenziati dalla Fiat dopo i 35 giorni di sciopero dell'autunno 1980, le loro nuove vite, le trasformazioni sociali di questi anni, i cambiamenti delle passioni politiche, la loro voglia mai sopita di impegnarsi per "cambiare il mondo". Trento Lettura di testi tratti dai discorsi di Martin Luther King e concerto del coro gospel Sing the Glory alle 20.45 al Teatro Cuminetti. Osnago (Lc) Nella primavera del 1944 alcuni universitari antifascisti di Vicenza, simpatizzanti del Partito d'Azione, salgono sui monti del Bellunese e poi nell'altopiano di Asiago a fare la lotta partigiana per bande. Dopo aver conosciuto la paura dei rastrellamenti, gli stenti, le crudeltà della guerra chiudono la loro esperienza a Padova nell'aprile 1945. Operazione non riuscita, forse impossibile in partenza... Il film di Daniele Luchetti I piccoli maestri alle 21 Arci La Locomotiva. Milano Cinema noir al Vittoria di via Muratori 43 con Il postino suona sempre due volte di Tay Garnett, tratto dal romanzo omonimo di J. M. Cain. Aperitivo sfizioso, ottima cena e un drink in compagnia con le Punk Cabaret Girls e il loro Show Burlesque alle 18 al Sudd di via Vetere 9. Il '68 cambiò il mondo anche se fu sconfitto. E può essere considerato come l'avvio di una rottura antropologica che vent'anni dopo è emersa con forza alla superficie: Il 68, quel movimento che aprì la via alla globalizzazione . Domani alle 20 Comuna Baires con Marco Revelli. Torino Nel tempo del "ritorno del religioso", conviene riaprire la questione di Dio. Anche la Chiesa si è spesso confusa. Lo Spirito soffia dove vuole, anche fuori da chiese e religioni. Il risvegliarsi di Dio, libero da maschere e travestimenti, avviene in ogni cuore umano, che è la Bibbia di tutti e tutte, davvero di tutti e tutte. Raniero La Valle presenta il suo libro Se questo è un Dio alle 17.45 La Torre di Abele in via Pietro Micca 22 con i giornalisti Enrico Peyretti e Bruno Quaranta e Luca Savarino presidente del Centro evangelico di Cultura. I recenti episodi di repressione della protesta in Tibet suggeriscono il bisogno di capire cosa sta succedendo in quella regione: Uno spazio di riflessione sul Tibet . Alle 21 Ex Mulino di via Belegno di Rivalta con la tibetologa Carla Gianotti e Nanni Salio presidente del Centro studi S. Regis. Cena palestinese e due film al King Kong Microplex di via Po per Sapori e cinema dalla Palestina . Alle 21 cena tipica e poi "Estraneo a casa mia, Gerusalemme" di S. Dirbas e "Bedù, i beduini palestinesi" di P. Luzzati. 29/04/2008.

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Gaza, cannonata su una casa: uccisi 4 bambini e la madre Ma per Barak è colpa di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tank israeliano in azione nel campo di Beit Hanoun. "Ha'aretz": "Ora basta" Gaza, cannonata su una casa: uccisi 4 bambini e la madre Ma per Barak è colpa di Hamas Stefania Podda Per Ehud Barak, è tutta colpa di Hamas. Colpa del movimento islamico, insomma, se ieri a Beit Hanoun sono morti quattro bambini - di uno, quattro, cinque e sei anni - , la loro madre e un ragazzo di 15 anni. Uccisi da una cannonata che ha centrato la loro casa, nel campo profughi di Beit Hanun, mentre stavano facendo colazione. Il colpo è partito da un blindato impegnato in un raid di risposta al lancio di qassam. L'autodifesa del governo israeliano è stata quella, oramai rituale, di attribuire alla controparte la responsabilità degli errori nei raid: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha detto il ministro della Difesa israeliano - e dunque è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare tra la popolazione civile palestinese". Ieri su Ha'aretz è comparso un durissimo editoriale a firma di Bradley Burston, dal titolo: "Le nostre forze armate, i nostri crimini di guerra, il nostro terrorismo". Non importa, dice Burston, se quello che è accaduto a Beit Hanoun possa o meno definirsi un "incidente isolato": "Lo stesso crimine , la stessa - chiamiamola con il suo vero nome - atrocità, è stata commessa altre volte e poi di nuovo, nelle stesse circostanze, per le stesse ragioni, e con lo stesso indifendibile risultato. Qualcuno con l'uniforme dell'Idf, in una posizione di responsabilità, ha dato un ordine. Con ogni probabilità non sapremo mai chi è stato. Né sapremo mai chi ha scelto l'obiettivo e ha sparato". L'opinione pubblica israeliana - accusa Burston che su Ha'aretz ha anche un blog molto seguito - si consolerà ancora una volta pensando che le morti civili siano una casualità, un incidente dovuto alla sfortuna, nel legittimo tentativo di fermare il terrorismo palestinese. Ma usare i carri armati in azioni condotte non in campo aperto, ma tra le case, comporta un rischio che non si può più ignorare: "Sappiamo tutti - scrive l'editorialista - perché usiamo i carri armati. Li usiamo per la stessa ragione per cui siamo andati via dalla Striscia di Gaza. Per risparmiare la vita dei nostri soldati. Ma il modo in cui li usiamo, uccide dei bambini. Non deve più succedere. Facciamo sapere ai soldati e ai loro comandanti che devono esserci inchieste approfondite e dure conseguenze per chi uccide i civili palestinesi. Non dovrà più succedere. Facciamo in modo - è la conclusione di Burston - che gli israeliani sconvolti dal terrorismo palestinese comincino a capire che le nostre uccisioni di civili sono la nostra vergogna, il nostro crimine di guerra, i nostri attacchi suicidi. Che sono i massacri per i quali noi, che ci crediamo virtuosi, siamo da condannare". Intanto, sul fronte diplomatico, la strage di Beit Hanoun avrà anche il prevedibile effetto di allontanare l'ipotesi di una tregua tra Israele e Hamas, voce circolata in questi giorni. Ventuno rappresentanti di fazioni palestinesi - Comitati di resistenza popolare, del Fronte democratico per la liberazione della Palestina, del Fronte popolare per la liberazione della Palestina e del Fronte di lotta popolare palestinese - sono giunti ieri in Egitto per partecipare a una serie di riunioni con responsabili egiziani. Obiettivo, arrivare ad una posizione comune su una tregua con Israele. Esponenti dei sono giunti attraversando il valico di Rafah, tra la striscia di Gaza e l'Egitto. Hamas aveva proposto una tregua di sei mesi nella Striscia, prima di estenderla alla Cisgiordania, ma Israele l'aveva respinta. 29/04/2008.

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Libano, Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: <Coprono Hezbollah> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tel Aviv furiosa contro il comando italiano dell'Unifil Libano, Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: "Coprono Hezbollah" Attacco senza precedenti da parte di Israele contro la forza Onu in Libano dell'Unifil e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. Dopo quasi due anni di convivenza relativamente tranquilla ieri l'esercito israeliano ha infatti lanciato durissime accuse contro la missione a guida Onu che dall'estate 2006 controlla il Sud del Libano, con il compito di creare una doppia zona cuscinetto che protegga Israele dai lanci di katyusha dei miliziani sciiti e scongiuri nuove incursioni di Tel Aviv nella parte meridionale del martoriato vicino, così tante volte invaso. Tramite "alti funzionari dell'armata" citati dal quotidiano Ha'aretz, i militari delle Nazioni Unite sono stati accusati ieri di nascondere "intenzionalmente" informazioni sull'attività delle milizie del partito sciita Hezbollah a sud del fiume Litani: "per evitare conflitti con questo gruppo". Secondo la versione dell'organo di stampa israeliano alcuni generali di Tsahal avrebbero già espresso queste critiche direttamente al comando Onu, ma "il generale Graziano presenta mezze verità per evitare imbarazzi e conflitti con Hezbollah". "Negli ultimi sei mesi vi sono stati almeno quattro casi in cui soldati dell'Unifil hanno identificato membri operativi di Hezbollah armati, ma non hanno fatto niente e non hanno presentato un pieno rapporto sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu", scrive il quotidiano israeliano. Le forze armate e il ministero degli Esteri israeliano vengono descritti nel servizio come "molto arrabbiati" per il comportamento dell'Unifil negli ultimi mesi, "specialmente per il fatto che il comandante, generale Claudio Graziano, viene descritto come uno che interpreta in maniera accomodante la sua missione, assegnata dalla risoluzione 1701 dell'Onu" al termine della guerra in Libano dell'estate 2006. "Vi è un tentativo da parte di vari elementi dell'Onu di fuorviare il Consiglio di Sicurezza e di coprire qualsiasi cosa abbia a che vedere con il rafforzamento di Hezbollah nel sud del Libano", riferisce un'alta fonte del governo israeliano. "La politica di copertura non durerà a lungo e, speriamo, ora che è stato rivelato che erano nascoste informazioni, le cose cambieranno", aggiunge la fonte. La rabbia israeliana avrebbe quindi raggiunto "il punto di ebollizione la settimana scorsa con la diffusione di un nuovo rapporto del segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon, relativo al rispetto di un'altra risoluzione sul Libano, la 1559". Il rapporto citava brevemente un incidente occorso a fine marzo nel quale soldati dell'Unifil avevano incontrato uomini armati non identificati. Il giorno successivo, Haaretz aveva scritto che durante l'incidente attivisti armati di Hezbollah a bordo di un camion carico di esplosivo avevano minacciato con le armi un battaglione dell'Unifil composto da italiani. Invece di usare la forza, come richiesto dal loro mandato, i soldati Onu avevano abbandonato il sito. Una fonte diplomatica alle Nazioni Unite ha riferito ad Ha'aretz che "alti funzionari dell'Unifil e del segretariato Onu hanno esercitato forti pressioni perchè l'incidente fosse cancellato dal rapporto o venisse almeno trattato in maniera sfumata". Quando la vicenda è stata resa pubblica, l'Unifil ha dovuto ammettere che l'incidente era avvenuto e chiedere assistenza al Libano per indagare. Il giorno dopo un secondo rapporto, questa volta con tutti i dettagli, è stato trasmesso al Consiglio di Sicurezza. Il rapporto diceva che si trattava del primo incidente di questo tipo. Ma fonti della sicurezza israeliana affermano che vi sono stati altri incidenti simili in passato. Piccata è arrivata, nel tardo pomeriggio, la risposta dell'Unifil, che ha definito "senza alcun fondamento e totalmente inaccettabili" le accuse mosse al generale Graziano. La portavoce della missione, Yasmina Bouziane, ha emesso un comunicato nel quale la versione di Ha'aretz viene messa in dubbio. "Quello che è successo la notte tra il 30 e il 31 marzo - ricorda l'Unifil - è che una pattuglia ha intercettato un pickup sospetto che stava trainando un rimorchio. Quando la pattuglia ha cominciato ad inseguire il pickup è stata bloccata da due altri veicoli con cinque persone armate. La pattuglia ha fronteggiato gli elementi armati, i quali hanno lasciato l'area circa tre minuti dopo, prima che si potesse giungere ad una identificazione". 29/04/2008.

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Manager nato in Turchia cosmopolita e generoso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE ADDII di FRANCO MANZONI Manager nato in Turchia cosmopolita e generoso Raro esempio di rettitudine, bontà e dedizione al lavoro e alla generosità verso il prossimo, fu più che padre per i suoi fratelli e per tutta la famiglia. Imprenditore, diede vita a un'importante società nel settore utensili. Un uomo impegnato che però non disdegnava il sorriso. Era bello osservarlo nella versione giocosa e divertente, abile narratore di barzellette, che spesso provenivano dagli agenti della sua azienda: amava ridere e far ridere. Da persona speciale qual era, si esercitava anche in uno strano tipo di shopping: andava in giro nei negozi a comperare cose non per sé, ma da donare agli altri. Nato nel 1921 a Izmir in Turchia, Davide Hodara era il maggiore di quattro fratelli. Appena nato, la famiglia emigrò in Palestina, quindi a Il Cairo. Nel 1935 suo padre morì lasciandolo come capofamiglia. Allora aveva solo 14 anni. Si occupò con la madre delle giovani sorelle Suzette e Victoria e del piccolo fratello Roberto. Furono in Spagna, ma durante la guerra civile ripararono a Marsiglia, dove vissero dal 1937 al 1943. Grazie alla nonna paterna avevano la cittadinanza italiana. Decisero quindi di venire in Italia, cercando di evitare di essere deportati in campo di concentramento. Nel 1943 Davide si stabilì definitivamente a Milano. Nel '47, con il fratello Roberto, fondò la Hodara Utensili a Buccinasco, oggi società leader nel campo degli utensili industriali. Di anno in anno Davide ottenne una notorietà a Milano e nel mondo. Attualmente presiedeva la Camera di commercio italo-israeliana ed era presidente onorario della Camera di commercio per l'estero in Italia. Nel 1957 ricevette il titolo di commendatore della Repubblica Italiana e nel 1979 fu nominato "Officier de la Légion d'Honneur " in Francia. Da quando Davide divenne il capofamiglia, si assunse tutte le proprie responsabilità, come del resto faceva tuttora. Nonostante la famiglia si sia garantita una sicurezza finanziaria nell'arco di più di sessant'anni di attività dell'azienda, Davide rimaneva sempre attento al minimo segnale di difficoltà economica tra i parenti. Quindi anziché creare un proprio nucleo familiare, con straordinario affetto ha continuato a sacrificare la propria esistenza per quella dei fratelli e dei nipoti. Dedicava la maggior parte della giornata a dirigere la sua impresa. Davide non fu soltanto un abile uomo d'affari, ma una persona dal cuore generoso che seppe guadagnarsi il rispetto di tutti. Imprenditore Davide Hodara, nato in Turchia, era il maggiore di quattro fratelli addii@francomanzoni.it.

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<Libano, caschi blu conniventi con Hezbollah> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-29 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE La missione Il quotidiano Haaretz dà voce alle perplessità dello Stato ebraico. Frattini: "Rivedere subito le regole d'ingaggio" "Libano, caschi blu conniventi con Hezbollah" Accuse da Israele al generale Graziano. La replica: "Affermazioni inaccettabili" "Tutto falso". La replica del comandante italiano della missione Onu. "Le regole d'ingaggio? Sono coerenti con il mandato" Da Israele volano accuse pesanti contro il comandante della missione Unifil-2, il generale italiano Claudio Graziano. Mentre da Bruxelles Franco Frattini, che sarà ministro degli Esteri, rilancia l'ipotesi di rivedere le regole d'ingaggio. Ce n'è abbastanza perché il Libano torni a essere un fronte caldo. Secondo il giornale Haaretz, ai militanti della fazione Hezbollah viene permesso di violare la risoluzione 1701 dell'Onu che proibisce il trasporto di armi nella zona Sud, oltre il fiume Litani. Il generale Graziano avrebbe chiuso un occhio "in almeno quattro occasioni ", evitando di riferire al Consiglio di sicurezza dell'Onu che elementi armati si erano infiltrati nell'area Sud. Il quotidiano, che attribuisce le accuse a "fonti autorevoli di Gerusalemme", rimprovera al generale italiano di "nascondere intenzionalmente informazioni", riportare "mezze verità" e interpretare in modo "troppo blando la sua missione" al solo scopo di "evitare un conflitto con gli Hezbollah". Il generale Graziano replica che "è tutto falso". Ed è già la seconda volta che Haaretz "riferisce i fatti in maniera scorretta ". La prima riguarda un episodio avvenuto la notte fra il 30 e il 31 marzo, quando una pattuglia di Unifil intercettò un gruppo di uomini armati a bordo di un pickup. I militari li affrontarono e li misero in fuga. Mentre il giornale israeliano "ha scritto che, invece di fronteggiarli, i soldati Onu avevano abbandonato il loro posto". Una versione "inaccurata" di fronte alla quale il generale Graziano non se l'era presa più di tanto. Ora però gli vengono addebitate colpe dirette, viene messa in dubbio la sua correttezza. Una vera e propria aggressione personale, alla quale lui ribatte che "le accuse sono prive di fondamento e totalmente inaccettabili". Ribadisce che "ogni episodio viene riferito in modo dettagliato all'Onu" e nega che i capi militari israeliani possano "essere molto arrabbiati" con lui, perché "i nostri rapporti sono eccellenti". Ad ogni modo, il generale è abituato agli attacchi della stampa. "Ora arrivano da Gerusalemme, qualche settimana fa furono i giornali di Beirut a lamentarsi esattamente dell'opposto, e cioè che l'Unifil favoriva gli israeliani". Ma il comandante della missione non deve guardarsi solo dai giornali, deve vedersela anche con i politici. Prima intervenne l'ex ministro della Difesa Antonio Martino, reclamando il ritiro delle truppe italiane dal Libano. Poi si fece sentire Silvio Berlusconi esprimendo l'intenzione di "esaminare le regole d'ingaggio dei nostri soldati in Libano". Ora torna sull'argomento il futuro ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ritiene "urgente riflettere sulle regole d'ingaggio delle truppe italiane in Libano, discutendone con i comandi militari, per capire se quelle attuali sono soddisfacenti ". Nessuno può dirlo meglio del generale Graziano. La sua valutazione è che "quello italiano è solo uno dei 26 contingenti militari sul campo" e che "le regole d'ingaggio sono del tutto coerenti con il mandato dell'Onu che prevede il mantenimento della pace e non l'imposizione della pace". Spiega poi che la risoluzione 1701, che mise fine al conflitto fra Libano e Israele nell'agosto di due anni fa, "si basa sul consenso delle parti, e il gruppo Hezbollah rappresenta una delle parti che hanno approvato la risoluzione. Hezbollah ha ricevuto una patente di legalità dallo stesso governo libanese di Siniora". In altre parole, è assurdo parlare di un eventuale disarmo di Hezbollah da parte delle truppe di Unifil-2. Il ruolo dei soldati Onu è "impedire che dall'area Sud partano missili diretti contro Israele, oltre a rastrellare l'intero territorio alla ricerca di armi per ripulire tutta la fascia a Sud del fiume Litani". Il ministro della Difesa uscente, Arturo Parisi, ha espresso "piena fiducia a Graziano: "A capo della missione Unifil - ha detto Parisi - il generale Graziano "sta dimostrando di interpretare al meglio il mandato ricevuto dalle Nazioni Unite". L'accusa "A Hezbollah si permette di violare la risoluzione 1701 che proibisce il trasporto di armi oltre il fiume Litani" SUL CAMPO Il ministro della Difesa spagnolo, Carme Chacon, al settimo mese di gravidanza, ha visitato ieri i caschi blu in Libano Marco Nese.

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Fuoco israeliano su Gaza Strage di bimbi palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-29 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE Giorno di sangue Il ministro Barak accusa Hamas: "Si nasconde tra i civili" Fuoco israeliano su Gaza Strage di bimbi palestinesi Uccisi in casa con la madre 4 piccoli tra uno e sei anni Miyasar stava preparando la colazione. Il bimbo più piccolo è morto in braccio alla madre, gli altri tre dilaniati attorno al tavolo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Miyasar stava preparando la colazione per lei e i bambini. L'esplosione ha distrutto la casa, due stanze nel villaggio di Beit Hanoun, prima linea degli scontri tra israeliani e palestinesi. Il bimbo più piccolo, quindici mesi, è morto in braccio alla madre, gli altri tre fratellini (il più grande aveva sei anni) dilaniati attorno al tavolo, la donna ha resistito solo fino all'ospedale. "Un proiettile d'artiglieria israeliano ha centrato la casa e sfondato il tetto", dice Ibrahim, un parente. L'esercito ammette di aver condotto un'operazione nel nord della Striscia di Gaza, sostiene che lo scoppio è stato causato dalle cariche trasportate dai militanti: "Abbiamo bersagliato un gruppo con dei borsoni, dagli elicotteri non con l'artiglieria. Il missile ha fatto saltare la grande quantità di esplosivo che portavano". I palestinesi fanno notare che la casa è a quattrocento metri dal punto dove il razzo è stato sparato. Nell'attacco sono morti anche i due estremisti e un passante. Omar stava guidando il trattore nei campi attorno al villaggio, quando il terreno ha tremato. "La gente gridava. Ho sentito urlare che un proiettile era caduto nella strada vicina". "Hanno spazzato via la mia famiglia", dice Ahmad Abu Meataq, mentre si muove tra le rovine: una scarpa bianca da bambino è coperta di sabbia, un seggiolino verde è rimasto vuoto. Ehud Barak, ministro della Difesa israeliano, accusa Hamas. "E' responsabile di tutte le vittime, perché gli estremisti lanciano i Qassam nascondendosi tra i palazzi dei villaggi, in mezzo ai civili". Ai funerali, Nizar Rian, tra i leader del movimento fondamentalista, promette di continuare a combattere fino a quando le città israeliane di Jaffa, Ashkelon e Tel Aviv "non saranno liberate e i musulmani non torneranno a pregare nelle moschee di quei luoghi che ci hanno portato via". Beit Hanoun, vicino al confine, è usata dai gruppi palestinesi come base di lancio per i razzi. Ieri diciotto Qassam sono stati sparati verso le città dall'altra parte della barriera. Il ping pong della morte si è intensificato, mentre i mediatori egiziani stanno negoziando una tregua. Hamas è disposta a un cessate il fuoco di sei mesi, vuole ottenere che il governo di Ehud Olmert tolga l'embargo economico e riapra i valichi verso la Striscia. "Israele tenta di distruggere gli sforzi internazionali per far terminare l'assedio", commenta Ismail Haniyeh, il premier deposto dal presidente Abu Mazen. I generali israeliani sono contrari a una tregua. Hamas - spiegano dall'esercito - ha subito perdite in questi mesi e pensa di approfittare della calma per riarmarsi. Olmert è disposto a fermare le operazioni militari, se cessano i lanci di Qassam. In Cisgiordania, un tribunale militare ha condannato a morte un soldato palestinese accusato di aver passato informazioni agli israeliani: quattro militanti sono stati uccisi in un raid basato sulle notizie date dall'uomo. L'ultima esecuzione di un informatore, decisa dai giudici, era stata sette anni fa. Abu Mazen deve approvare o respingere la pena capitale. "Non credo che la pace con Israele significhi accettare spie che lavorano per loro", commenta Nimr Hamad, uno dei consiglieri del presidente. Lutto Parenti ai funerali dei quattro bambini palestinesi uccisi con la madre da un carro armato israeliano durante uno scontro con miliziani a Gaza. A destra, una casa colpita Davide Frattini.

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Carnet (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-29 num: - pag: 16 categoria: BREVI Carnet Adonis e la parola poetica Incontro con Adonis, pseudonimo di Al Ahmad Sa'd Isbir, poeta arabo, che inaugura "This is tomorrow. Esplorazioni nel teatro che verrà", progetto itenerante promosso dal Napoli Teatro Festival Italia. Il grande poeta siriano dialoga con Franco Buffoni e Francesca Maria Corrao sulla poesia contemporanea e sulle diversità fra la parola orientale e quella occidentale. Feltrinelli Libri e Musica, via Appia Nuova 427, alle 18. Infoline: 06.7804545. Coro e Orchestra da Camera di HÖgalid L'associazione internazionale "Amici della Musica Sacra" presenta il concerto del Coro e Orchestra da Camera di HÖgland diretto da GÖte Widlund e Per-Gunnar Alldahl. Ingresso libero. Basilica di S. Eustachio, Piazza di S. Eustachio, alle 21. Infoline: 06.68805816. Il volto di Cristo fra arte e letteratura Nell'ambito del ciclo di conferenze dal titolo "Neg/otia Nostra", giornata di studio sul tema della ricerca del vero volto di Cristo. Università La Sapienza, Aula A del Dipartimento di studi storico-religiosi, Facoltà di lettere, piazzale Aldo Moro 5, alle 9.30. Israele e gli ebrei In occasione dell'uscita del n. 95 di "Lettera Internazionale", rivista europea di cultura, presentazione del dossier "Israele e gli ebrei". Introduce Biancamaria Bruno, partecipano Federico Coen, Giorgio Gomel, Victor Magiar, David Meghnagi e Aldo Zargani. Casa della Memoria e della Storia, via San Francesco di Sales, 5, alle 17. Infoline: 06.6876543. La bellezza salverà il mondo Per gli incontri del martedì sul tema "La bellezza salverà il mondo" oggi si parla di "Crisi della politica: possibili vie d'uscita" con Sergio Rizzo. Club Montevecchio, piazza Montevecchio 6/a, alle 18. Infoline: 338.6910200 www.clubmontevecchio.it. Nuovo Cinema Cinese Stasera proiezione del film "Donggong xigong" (Palazzo dell'Ovest, Palazzo dell' Est) del 1996 di Zhang Yuan, primo film a soggetto che affonta il tema dell'omosessualità in cina. Palazzo delle Esposizioni, Sala Cinema, via Milano 9/a, alle 21. Infoline: 06.39967500. Filippo Paulucci Incontro con Maurizio Lo Re per il libro "Filippo Paulucci. L'italiano che governò a Riga" (Ed. Books & Company). Presenta Claudia Pagan. Centro Culturale Libreria Bibli, via dei Fien aroli 28, alle 17.30. Infoline: 06.5814534. La cura dell'acqua Presentazione e reading del libro "La cura dell'acqua" di Paercival Everett (Ed. Nutrimenti). Intervengono Leonardo G. Lucconem John Vignola, Stefano Gallerani, Edoardo Camurri. Letture di Valentina Pattavina. Papyrus Caffè, via De Lucchesi 28, alle 18.30. Infoline: 06.6990949. Una guerra d'amore "Voglio vivere" e "Iila" presentano il volume di Raoul Follereau "Una guerra d'amore. Appelli ai giovani 1961-1977". Intervengono Paolo Bruni, Guido Barbera, Claudio Moreno, Dario De Marchi, Delfina Ducci. Istituto Italo-Latino Americano, Palazzo Santacroce, piazza Benedetto Cairoli 3, alle 17. Infoline: 06.684921. Animani Fino al 29 giugno una mostra raccoglie l'ultima fase dell'artista Mario Mariotti. Circa 80 opere e bozzetti originali dove animali, calciatori e atleti prendono vita dalle mani dipinte dell'artista. Per i laboratori età minima 3 anni. Casina di Raffaello, Sala Giani, v.le della Casina di Raffaello (piazza di Siena), alle 9.30. Infoline: 06.0608. Disegno creativo per bambini Sono aperte tutto l'anno le iscrizioni al corso che ha lo scopo di insegnare ai bambini ad esprimersi attraverso immagini e colori. I bimbi svilupperanno storie di fantasie attraverso il fumetto o il racconto illustrato. Per bambini da 4 a 10 anni. Associazione Culturale Blutulì, piazza Antonio Mancini 4. Infoline: 06.3216809. Reportage Sono aperte per tutto l'anno le iscrizioni al corso "Reportage: racconto per immagini". In programma linguaggi e tecniche specifiche, attraverso numerose lezioni pratiche, le relative analisi critiche, oltre alle consuete lezioni teoriche. Scuola Permanente di Fotografia e Graffiti, via Latina 511-517. Infoline: 06.45439313 - 06.78147348. Danza del ventre Scopo del corso è di liberare tutte le energie femminili attraverso il movimento della danza e la riscoperta del proprio corpo. Erba Sacra, viale Appio Claudio 289. Infoline: 06.71546212 - 346.2179491.

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Con <La pace è di moda> Gattinoni sfila in ambasciata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-29 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Eventi Tre vestiti per le tre religioni monoteiste Con "La pace è di moda" Gattinoni sfila in ambasciata Le tre religioni monoteiste unite nel segno della pace e della moda. Stasera l'ambasciatore d'Israele in Italia Gideon Meir e sua moglie Amira Meir, apriranno per la prima volta le porte della loro residenza all'evento "La pace è di Moda", firmato dalla Maison Gattinoni. Saranno infatti le creazioni esclusive di Guillermo Mariotto, direttore creativo della Maison, a portare in passerella un elegante inno alla fratellanza tra i popoli. Il primo abito che verrà presentato ad una platea di ospiti selezionati (tra cui la neo-senatrice Maria Pia Garavaglia, Edwige Fenech, Massimo Giletti, Milly Carlucci, Luca Barbareschi, Gianfranco Vissani e David Zard) è un caftano di organza grigia decorato con simboli religiosi. Così la moda si "tinge" dei colori della pace, perché chiuderanno il defilè tre abiti, disegnati per l'occasione, dedicati alle tre religioni monoteiste, Ebraismo, Islam e Cristianesimo. Gli abiti saranno indossati da tre splendide "ambasciatrici ", appartenenti a fedi diverse: le modelle Liraz Dror, di religione ebraica, la musulmana Shadine El Saidi, e Violetta Alfonsi, di religione cristiana. E siccome la pace è un bene prezioso, le testimonial indosseranno anche tre gioielli creati per l'occasione dalla principessa-designer Grazia Borghese: sono i preziosi simboli delle religioni, quali la stella di David, la Mezzaluna, e la Croce, riprodotti in oro rosa e pietre preziose. A presentare la serata Marta Flavi, mentre l'attrice teatrale Laura Marchianò leggerà alcuni brani tratti dalla letteratura ebraica, cristiana e musulmana. Ma non è la prima volta che la moda e la pace vanno a braccetto. Esattamente dieci anni fa in occasione dei cinquant'anni dello Stato d'Israele (che tra pochi giorni compie il suo 60Ë?compleanno) al PalaExpo si tenne una sfilata di abiti disegnati da stilisti israeliani: Anna Fendi presentò un abito dedicato alla pace e le modelle sfilarono tenendo in mano un ramoscello di ulivo. Disegnare le tre fedi Il bozzetto degli abiti dedicati alle tre grandi religioni monoteiste disegnati da Guillermo Mariotto per Gattinoni Ariela Piattelli.

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E il Psi lodò il razzista Drumont (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-29 num: - pag: 42 categoria: REDAZIONALE Ideologie Tra i casi sconcertanti il necrologio dedicato dall'"Avanti!" al feroce libellista francese E il Psi lodò il razzista Drumont Socialisti e mondo ebraico, quelle ambiguità difficili da superare di GIOVANNI BELARDELLI L' 8 maggio 1945 l'Avanti! pubblicava un articolo su Auschwitz, nel quale si parlava dei "dodicimila cadaveri al giorno "prodotti" nel campo" e del totale di oltre quattro milioni di "persone" che vi erano state uccise. Al di là dell'amplificazione allora corrente circa il numero delle vittime (oggi si ritiene fossero circa un milione e mezzo), l'articolo descriveva dunque la dimensione di massa assunta dallo sterminio; senza però indicare in alcun modo che quelle "persone", quei "cadaveri", erano in massima parte ebrei. Per quanto possa apparire oggi sorprendente, in realtà quell'articolo non faceva che riproporre una difficoltà e un'ambiguità di lunga data. Ed è a questa storia ambigua, al modo cioè in cui il socialismo italiano ebbe a trattare dalla fine dell'Ottocento i temi connessi all'antisemitismo e alla condizione degli ebrei che è dedicato un libro di grande interesse, frutto di una ricerca collettiva coordinata da Mario Toscano: Ebraismo, sionismo e antisemitismo nella stampa socialista italiana (Marsilio). Il volume prende le mosse dagli anni dell'affare Dreyfus, quando i socialisti francesi, ma anche il movimento socialista internazionale, si divisero riguardo all'atteggiamento da tenere nei confronti del capitano ebreo accusato di tradimento. Quando nel 1898 Jean Jaurès, leader del socialismo francese, prese decisamente le parti di Dreyfus, l'Avanti! registrò positivamente la svolta. Senza tuttavia che ciò segnasse la scomparsa della precedente diffidenza: "Gli ebrei - si poteva leggere in un articolo dell'anno seguente - sono accaparratori, sono padroni del capitale, ne diventano distributori per mezzo delle banche che amministrano; padroni dell'industria monopolizzano la grande produzione" e così via, utilizzando un repertorio antiebraico che risaliva al giovane Karl Marx. Era stato Marx, infatti, a lasciare in eredità al movimento socialista l'idea che l'ebreo rappresentasse l'archetipo del borghese e costituisse perciò il nemico per eccellenza del proletariato. Nel 1917 l'Avanti! pubblicava addirittura un necrologio di Edouard Drumont, uno dei massimi esponenti dell'antisemitismo francese, non privo di considerazioni positive: "Peccato che partendo da giuste premesse arrivasse a conclusioni illogiche e false!", vi si leggeva tra l'altro. Ricostruendo una vicenda quasi secolare, gli autori di questo volume ci consegnano un quadro assai variegato. Documentano, ad esempio, il diverso modo di considerare gli ebrei dell'Europa orientale che, per le loro generalmente misere condizioni di vita, venivano giudicati in modo ben diverso rispetto all'ebreo- capitalista occidentale. Documentano altresì come i socialisti riformisti fossero assai più capaci degli esponenti rivoluzionari di comprendere i caratteri e la gravità dell'antisemitismo novecentesco. Così, se negli anni Trenta Guido Lodovico Luzzatto offrì con vari articoli un resoconto preciso della persecuzione antisemita attuata in Germania e in Italia, l'Avanti! massimalista non diede alcuna notizia del varo in Italia, nel 1938, delle cosiddette leggi razziali. Per i socialisti massimalisti, legati come i comunisti a una lettura rigidamente marxista e di classe del fascismo, l'unica vera vittima del regime non poteva che essere rappresentata dalla classe operaia. Dopo la fine della guerra il rapporto tra socialismo italiano ed ebraismo sarebbe stato in gran parte dominato dalla questione di Israele: una questione che però doveva far sorgere nuove ambiguità di giudizio. è vero infatti che i socialisti accolsero con entusiasmo la nascita dello Stato israeliano nel 1948. Ma soprattutto perché, per un verso, lo vedevano come il segno della crisi della politica colonialista e imperialista dell'Inghilterra, per l'altro lo consideravano come uno Stato quasi socialista, come "uno dei Paesi più progressisti al mondo". Tant'è che le iniziali simpatie lasciarono presto il posto a un atteggiamento assai polemico nei confronti dei governi israeliani. Nei primi anni Cinquanta, che furono di completo allineamento alle posizioni del Pci (e dunque dell'Urss), i socialisti italiani giunsero perfino a riconoscere il fondamento delle accuse formulate contro l'ex segretario del Partito comunista cecoslovacco Slansky, prendendo dunque per buono che avesse agito in combutta con l'"organizzazione sionista". Sarà nel 1967 con la guerra dei Sei giorni, cui il libro per la sua delimitazione cronologica dedica solo qualche cenno, che il socialismo italiano si schiererà di nuovo apertamente a favore di Israele. Anche se, di lì a qualche anno, il forte (e prevalente) sostegno alla causa e alle ragioni dei palestinesi avrebbe confermato - sia pure in modi nuovi, ormai distanti anni luce dall'epoca del caso Dreyfus - quanto i rapporti tra il socialismo italiano e il mondo dell'ebraismo continuassero ad essere contraddittori ed ambigui. Insensibilità I massimalisti non diedero nessuna importanza al varo delle leggi razziali Un negozio di Trieste imbrattato con una scritta antisemita. Le leggi razziali furono promulgate nel 1938 (Ansa).

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TEL AVIV - Ancora una strage di civili a Gaza. Quattro bambini e la loro madre sono morti qu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO TEL AVIV - Ancora una strage di civili a Gaza. Quattro bambini e la loro madre sono morti quando l'artiglieria israeliana ha aperto il fuoco colpendo una casa nel villaggio di Beit Hanoun, nella parte settentrionale della "striscia". Almeno altri due palestinesi sono stati uccisi e una decina feriti nell'azione. "E' tutta colpa di Hamas - ha subito messo le mani avanti il ministro della Difesa israeliano Barak - perché i militanti combattono da località dove ci sono molti civili". E più tardi, fonti militari "dopo un'inchiesta" hanno sostenuto che erano stati presi di mira due "terroristi" e le cariche "che trasportavano sono esplose demolendo la casa" uccidendo la donna, Miyasar Abu Meatik, le due sorelle Rudina e Hana di anni 6 e 3 e i loro fratelli Saleh, 4 e Mousab, 15 mesi. Due loro fratelli più grandi versano in fin di vita. Tra le vittime, anche un passante. Erano ore che le truppe israeliane operanti nel territorio scambiavano colpi con militanti di Hamas e, forse, della Jihad islamica. Immediatamente dopo l'uccisione dei civili sono ripresi i lanci di razzi kassam contro il territorio israeliano e il movimento islamico ha sollecitato tutti i palestinesi a compiere azioni di vendetta. L'improvvisa impennata nella violenza rischia di compromettere la difficile mediazione egiziana per indurre le parti a raggiungere una tregua che sarà possibile soltanto se Hamas sarà capace di garantire la fine delle azioni non soltanto sue ma anche delle altre milizie. Ventuno esponenti delle fazioni palestinesi sono arrivate al Cairo per cercare, con i mediatori egiziani, a elaborare una posizione comune sulla tregua. Rappresentanti di Hamas hanno già avuto colloqui con il capo dell'Intelligence Suleiman e domani dovrebbero arrivare anche esponenti di Fatah. Riferendosi al quadro più vasto, Mahmoud Abbas ha detto che "l'aggressione non aiuta gli sforzi per portare alla calma, e ostacola il processo di pace". Il presidente palestinese è preoccupato. I negoziati, ha ripetuto l'altro giorno dopo aver incontrato Bush a Washington, non avanzano. Hamas sta guadagnando credibilità, cosa che potrebbe mettere in difficoltà Abbas se non riesce a convincere il premier Olmert a compiere iniziative pratiche (cominciare a smantellare i mini-insediamenti, bloccare la costruzione di nuove colonie e rendere più facile la vita quotidiana degli abitanti dei territori occupati) di sostegno all'Autorità palestinese. E' convinzione di tutti, israeliani e palestinesi, che il prossimo mese di maggio, dopo i festeggiamenti per i sessanta anni d'Israele, sia fondamentale: o ci sarà la tregua e ci saranno segni di progresso nel negoziato oppure Olmert lancerà una vasta operazione di terra a Gaza per colpire la struttura politica e militare di Hamas. La situazione umanitaria nella "striscia" resta precaria ma oggi l'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (Unrwa) riprenderà la distribuzione d'aiuti sospesa da giovedì scorso per mancanza di carburante. "Siamo riusciti a recuperare 55.000 litri che ci consentiranno di lavorare per cinque giorni", ha detto un portavoce per il quale si tratta comunque di una "soluzione provvisoria che non offre alcuna garanzia sul fatto che lo stesso problema non possa presto riproporsi".

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ROMA Nuova tempesta sulla missione Unifil in Libano comandata dal generale italiano Claudio Grazian (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

O. Dopo essere stata attaccata la scorsa settimana dagli Hezbollah: "I caschi blu si comportano come se fossero gli occhi d'Isreale"; e dopo le minacce lanciate dal numero due di al Qaeda, al Zawahiri: "I mujahidin caccino dal Libano le forze degli invasori crociati", violente accuse alla forza di pace sono arrivate ieri da Israele. Il quotidiano Haaretz, citando fonti politiche anonime, sostiene che l'Unifil "starebbe intenzionalmente nascondendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite informazioni sulle attività condotte dagli Hezbollah a sud del fiume Litani, allo scopo di evitare di entrare in conflitto con l'organizzazione militare". Negli scorsi sei mesi, secondo le fonti israeliane citate dal giornale, ci sarebbero stati almeno quattro casi in cui soldati dell'Unifil avrebbero identificato unità armate degli Hezbollah senza intervenire e senza riferirlo al Consiglio di sicurezza. Secondo Haaretz, le forze armate israeliane e il ministero della Difesa "sono molto adirati" col comandante dell'Unifil Claudio Graziano, per una asserita "blanda interpretazione della sua missione". Graziano, hanno detto le fonti di Haaretz, "sta riferendo mezze verità per evitare imbarazzi e un conflitto con gli Hezbollah". Immediata la replica del generale Graziano: "Le accuse di non essere equidistanti o equilibrati sono ingiuste e possono ledere la credibilità della nostra missione" ha detto il comandante dei caschi blu in Libano. "La credibilità di Unifil - ha aggiunto - è proprio la nostra forza maggiore: noi siamo equi e fermi con tutte le parti, riportiamo e affrontiamo ogni violazione da qualunque parte essa arrivi". Da Bruxelles, il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini ha fatto sapere di essere "assolutamente convinto che bisogna fare un ragionamento con i comandi di tutte le nostre truppe in Medio Oriente per capire se le regole di ingaggio che esistono sono per loro soddisfacenti, prima di prendere qualsiasi tipo di decisione". Frattini non ha voluto commentare le accuse israeliane: "Non le conosco - ha detto - ma certamente le analizzeremo". Sulla questione della modifica delle regole d'ingaggio lo stesso generale Graziano, la settimana scorsa, aveva sottolineato come "in ambito Onu non c'è alcuna richiesta in tal senso", e che comunque "con l'attuale mandato e con l'attuale situazione, riteniamo che siano adeguate". S.M.

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L'Unifil, la forza delle Nazioni Unite dispiegata nel Sud (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa L'Unifil, la forza delle Nazioni Unite dispiegata nel Sud ... L'Unifil, la forza delle Nazioni Unite dispiegata nel Sud del Libano, "sta intenzionalmente nascondendo informazioni sulle attività di Hezbollah a sud del fiume Litani in Libano per evitare un conflitto" con il movimento sciita. Lo scrive il quotidiano israeliano Hàaretz, citando fonti "autorevoli" di Gerusalemme. "Negli ultimi sei mesi ci sono stati almeno quattro casi in cui i soldati dell'Unifil hanno identificato elementi armati di Hezbollah, ma non hanno fatto nulla e non hanno presentato rapporti chiari sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite", prosegue il giornale. L'Unifil definisce "senza alcun fondamento e totalmente inaccettabili" le accuse mosse al generale Claudio Graziano. La risposta alle accuse al comdante italiano di Unifil è contenuta in una nota della portavoce della missione, Yasmina Bouziane. "La fiducia che noi abbiamo nella professionalità del comandante di Unifil, il generale Claudio Graziano, mi fa attendere che lui sarà in condizione di corrispondere alle richieste che gli saranno rivolte, così come alle considerazioni riguardanti la sua azione di comandante", ha detto il ministro della Difesa, Arturo Parisi. Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini "è urgente riflettere sull regole d'ingaggio delle truppe italiane dispiegate in Medio Oriente, discutendone con i comandi militari".

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Gaza, quattro bambini e la madre uccisi da una cannonata israeliana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 102 del 2008-04-29 pagina 17 Gaza, quattro bambini e la madre uccisi da una cannonata israeliana di Redazione Un colpo sparato contro un miliziano palestinese è finito fuori bersaglio da Gerusalemme Nelle stesse ore in cui le milizie palestinesi di Gaza si dicevano pronte a una tregua, una cannonata israeliana rischia di far saltare in aria anche quella flebile speranza: un ennesimo colpo finito fuori bersaglio, e che questa volta ha ucciso quattro fratellini palestinesi (il più piccolo aveva un anno, il più grande sei), investiti dall'esplosione insieme alla madre mentre facevano colazione in una casa di Beit Hanun, nel nord della Striscia. I bimbi sono morti sul colpo, la donna è deceduta in ospedale. Nell'attacco è rimasto ucciso anche uno studente di 17 anni, Ayoub Atallah, anche lui investito per errore dalle schegge della cannonata, e infine il vero bersaglio, Ibrahim Hjouj, 25 anni, miliziano della Jihad Islamica. Colpito da una seconda cannonata, dopo che la prima aveva già fatto la strage. "Noi chiediamo alle milizie di Hamas e a tutte le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a difendere il popolo palestinese", ha dichiarato in una conferenza stampa a Gaza, Abu Zuhri, portavoce di Hamas. "Noi chiediamo di fare vendetta", ha detto. "Questo crimine è stato commesso sotto gli occhi della comunità internazionale e della comunità araba - ha aggiunto - nonostante tutti gli sforzi che si stanno facendo per giungere a una tregua. Questo dimostra che Israele non era interessato mentre noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana - ha concluso Hamas - si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di Sderot. "Questa aggressione israeliana non serve agli sforzi di chi sta tentando di negoziare una tregua e cerca di trovare una soluzione per la pace" ha dichiarato da parte sua il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas). La mamma dei quattro bambini, Khadra Abu Moatiq, era la quarta moglie di un pastore beduino di 70 anni, Ahmed, capo di un piccolo harem. Vedovo di una delle mogli, vive a giorni alterni con le altre tre, dalle quali ha avuto complessivamente 15 figli. La sua preferita tuttavia era Khadra, la più giovane, con la quale in questa stagione in cui le pecore restano al pascolo fino a tardi, viveva in una tenda alla periferia di Beit Hanun, come prescrive la tradizione beduina. Questa mattina la donna, come era sua abitudine, alle prime luci del giorno era rientrata nella casa in città per preparare la colazione e cuocere il pane: con lei c'erano Musab 1 anno, Hama 3 anni, Saleh 4 anni e Rudaina 6 anni. È in questo momento che la povera costruzione di pietra è stata investita dalla cannonata. Fonti locali hanno raccontato che poco prima un cecchino palestinese appartenente alla Jihad Islamica aveva aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana che si trovava poco distante da Beit Hanun, ferendo lievemente un militare e subito dopo fuggendo. I soldati hanno risposto provando a colpirlo con una prima cannonata, che però lo ha mancato investendo invece la casa di Khadra, e infine centrandolo al secondo colpo. "Noi stiamo investigando su questo drammatico incidente" ha detto Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha dichiarato il ministro della difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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El Shaarawy spingel'Italia under 16 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Giovanili Genova. Il savonese El Shaarawy trascina l'Italia under 16 di Giorgio Rocca alle semifinali del trofeo delle Nazioni in programma a Primorje. L'attaccante del Genoa, arrivato al Grifone insieme al tecnico Michele Sbravati, ha realizzato il gol che ha deciso la sfida con la Slovenia (2-0) ed ha fatto parte dell'undici titolare che ha piegato il Messico (2-1) e il Go&Go (3-0). Ieri gli azzurrini hanno sconfitto ai rigori (4-3) Israele e domani affronteranno la Croazia in finale. Scoperto da pochi mesi dal selezionatore azzurro, El Shaarawy è riuscito rapidamente a conquistare la fiducia di tutto l'ambiente della nazionale per le sue qualità tecniche, ma anche umane. Sabato (ore 15 ad Arenzano) toccherà alla Primavera di Luca Chiappino piazzare l'acuto giusto di un'annata che, cominciata in sordina, ha mostrato un crescendo incredibile. L'obiettivo dei Grifoncini è non perdere con il Brescia per conquistare almeno il quinto posto (arriverà quarto in caso di vittoria) che spalancherà le porte delle finali nazionali. Probabile che il tecnico genoano utilizzi la stella Silvano Raggio Garibaldi, come capitato a Torino sabato scorso. 29/04/2008.

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Israele accusa i caschi blu italiani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

POLEMICA DEL QUOTIDIANO HAARETZ SUL MANDATO DEI NOSTRI SOLDATI IN LIBANO Israele accusa i caschi blu italiani.

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Strage di bimbi a Gaza per un missile israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Quattro fratellini Strage di bimbi a Gaza per un missile israeliano Erano quattro, il più piccolo aveva un anno, il più grande 5. Insieme alla madre stavano facendo colazione quando un colpo di mortaio israeliano, diretto a due membri della Jihad islamica, ha spazzato via la loro casa a Beit Hanun, Gaza. I bimbi sono morti subito, la madre poco dopo. Ucciso anche un passante. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon ha condannato la strage, Israele si difende dicendo che probabilmente ha detonato l'esplosivo che i guerriglieri avevano addosso.

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Vittime a gaza tsahal e hamas si rimpallano la responsabilità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Vittime a gaza tsahal e hamas si rimpallano la responsabilità La morte di quatto bambini palestinesi apre una ferita nella coscienza d'Israele Quattro fratelli, tutti sotto i sei anni. Rudina (6 anni), Saleh (4), Hana (3) e il neonato Mousad, della famiglia Abu Maetak, ieri mattina sono stati uccisi insieme alla loro mamma da un'esplosione nella loro casa di Beit Hanoun, nel Nord della Striscia di Gaza, in quello che sembra un bombardamento dell'artiglieria israeliana. Quando sono state chiuse le pagine di questo giornale Tsahal non confermava né smentiva la versione, fornita da fonti palestinesi, sull'esplosione di Beit Hanoun. Ma già a poche ore dalla strage i principali media di Gerusalemme - dall'edizione online di Haaretz al più conservatore Yediot Ahronot - riportavano l'episodio, che sembra destinato ad aprire una ferita profonda nella coscienza del paese. Sempre nella scorsa mattinata da Gaza è partito un bombardamento (almeno sette qassam e nove colpi d'artiglieria) sul territorio israeliano, tra Sderot e Ashkelon. Secondo Haaretz uno dei razzi è caduto di fianco a una scuola: Hamas ha rivendicato gli attacchi. È da Beit Hanoun che sono lanciati molti dei razzi caduti sulle cittadine nel Sud di Israele negli ultimi tre anni. Questa la versione palestinese: erano circa le otto del mattino, Miyasar Abu Maetak, madre dei quattro bimbi uccisi, stava preparando la prima colazione, quando un'esplosione ha distrutto la loro abitazione - un colpo di artiglieria israeliana, sostiene la fonte. Rudina, Saleh, Hana e Mousad sono morti sul colpo. La donna è rimasta gravemente ferita ed è morta poche ore dopo in ospedale, mentre un adolescente di 17 anni è stato ucciso dall'esplosione mentre stava andando a scuola. Nella stessa azione sarebbe morto anche un militante della Jihad islamica. Diversa la versione delle forze armate israeliane, che fanno sapere di "stare esaminando la faccenda". Per il momento Tsahal conferma uno scontro armato a Beit Hanoun, ma non si assume la responsabilità dell'esplosione: "Tsahal ha identificato alcuni uomini armati vicino a una pattuglia operativa a Beit Hanoun. Alcuni soldati della brigata Givati sono stati impegnati in uno scontro a fuoco" ha detto una fonte militare a Yediot Ahronot. Durante l'operazione è rimasto ferito un soldato israeliano. Quanto alla deflagrazione che ha ucciso la famiglia di Beit Hanoun, secondo la fonte militare, tra le opzioni sul tavolo c'è anche la possibilità che sia stata causata dall'esplosione di armi palestinesi: il fuoco israeliano avrebbe colpito un miliziano che stava trasportando una cassa di munizioni nei pressi della casa. In ogni caso, prima di fare dichiarazioni ufficiali, Tsahal aspetterà di "avere una fotografia più ampia e più chiara" dell'accaduto. L'ufficio del primo ministro Ehud Olmert si è limitato a commentare: "Israele fa il possibile per evitare le vittime tra i civili". Ma la Gerusalemme la sinistra radicale punta il dito contro i vertici militari, pur senza prendere una posizione sulla dinamica dell'incidente: "Le perdite tra i bambini e i civili obbligano l'esercito a riconsiderare i propri metodi" ha detto Chaim Oron, presidente del partito Meretz. Intanto i fatti di Beit Hanoun sembrano allontanare sempre più il cessate il fuoco tra esercito israeliano e i miliziani della Striscia di Gaza, che gli egiziani stanno cercando di negoziare. Hamas, che dallo scorso giugno controlla la Striscia, sostiene che Israele non è interessato a una tregua: "Dunque i bracci armati palestinesi continueranno a rispondere con ogni mezzo", ha detto il portavoce Sami Abu Zuhri. Il presidente Abu Mazen, che controlla la Cisgiordania, ha commentato: "Questa aggressione blocca il processo di pace". Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak respinge le accuse al mittente: "A causa del modo in cui si muove in mezzo alla popolazione, Hamas è direttamente responsabile di una parte delle perdite di civili innocenti". Durante il weekend un'altra ragazzina palestinese, Marya Marouf 14 anni, era rimasta uccisa durante un'operazione israeliana nella Striscia di Gaza. Suo padre era il militante di Hamas Hassan Marouf. Anna Momigliano 29/04/2008.

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Ivo Pastorino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La storia Ivo Pastorino SAVONESI ARCHEOLOGI IN ISRAELE Napoletani presenti ai quattro angoli del mondo? Certo, ma non solo. Da qualche tempo anche i savonesi non scherzano. In questi giorni partecipano,con il Centro internazionale di studi preistorici ed etnologici a una serie di nuove scoperte archeologiche di una missione nel deserto del Negev, in Israele. Siti di arte rupestre, luoghi di culto, necropoli e insediamenti risalenti al III millennio a.C. La missione, diretta dal prof. Emmanuel Anati, sotto gli auspici del Cispe e della Fondazione Passaré, ha rivelato nuovi dati sulle antiche culture. Le scoperte offrono una nuova visione della vita nel deserto nel corso dei millenni; origini di tradizioni che ancora oggi sopravvivono presso le tribù beduine. La partecipazione alla missione della Fondazione Passarè coordinata da Giuliano Arnaldi nell'ambito del progetto Tribaleglobale, pone in particolare enfasi gli aspetti relativi alla storia dell'arte. Il materiale audio e video raccolto dagli operatori della missione diventerà oggetto di eventi e performance che saranno presentati a luglio a Casa Jorn di Albissola. I savonesi che partecipano alla missione sono Giuliano Arnaldi coordinatore del laboratorio multimediale, Nicolò Arnaldi cartografo, Roberto Sartor, Chiara Pecenik e Laura Cagnin.

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"A Gaza si muore Ramallah danza" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Retroscena La pace è lontana e i palestinesi sempre più divisi "A Gaza si muore Ramallah danza" FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Ramallah balla da sola. Sempre più da sola, icona tragica d'una ipotesi di pace destinata a dividere, anziché unire, i palestinesi e gli israeliani. La capitale politica dell'Autorità Nazionale Palestinese tira le somme della terza fortunata edizione del "Contemporary Dance Festival" mentre a Gaza divampa la battaglia con l'esercito israeliano che ieri ha fatto 7 nuove vittime, di cui 4 bambini. In serata al Kasabah Theatre, un paio d'isolati dalla Muqata, il quartier generale del presidente Abu Mazen lontano anni luce dai campi profughi del sud, si respirava ancora l'atmosfera della festa, i tecnici sul palco a smontate le luci e l'aria densa delle sigarette del pubblico autorizzato a fumare, unica vera differenza rispetto a un teatro di Roma o Parigi. Dieci giorni di performance, 14 compagnie europee e 12 palestinesi, centinaia di spettatori: un'infamia secondo i fondamentalisti di Hamas, che per tutta la durata della manifestazione hanno denunciato "la leggerezza di danzare sul sangue dei martiri". Da settimane gli inviti al boicottaggio del Festival rimbalzano dalla tv Al Aqsa alle decine di siti Internet collegati al movimento islamico al potere a Gaza: chi cita la sharia, severissima nel proibire agli uomini di ballare con le donne, e chi mette all'indice il cattivo gusto di celebrare l'arte ignorando "la guerra distante meno di cento chilometri". A tutti, la risposta pacata del direttore Khaled Elian: "La nostra resistenza all'occupazione israeliana parla la lingua del corpo e della musica anziché quello delle armi". Questione di gusti d'accordo, ma stavolta tutù e scarpette non c'entrano: sotto i riflettori di Ramallah non è andata in scena solo la danza contemporanea ma, soprattutto, l'ennesimo atto del conflitto fratricida che contrappone la vecchia e pragmatica guardia di Fatah agli irriducibili di Hamas che espongono i corpi dei bambini uccisi dalle cannonate israeliane, macabro omaggio alla resistenza. Nelle strade e nei caffè di Hebron, Nablus, Jenin, tra la gente delle principali città della Cisgiordania i morti di Gaza sono eroici shahid, martiri, come laggiù, a Khan Younis, Jabalya, Beit Hanun. Identiche le foto commemorative appese nelle piazze. Ma la politica utilizza un linguaggio differente e segue altre vie. Così, ieri, fonti interne all'Autorità palestinese ammettevano al quotidiano israeliano Jerusalem Post le responsabilità di Hamas nella crisi della benzina che sta indebolendo le ultime energie di Gaza. Una strategia di logoramento, a detta delle talpe della Muquata, volta a coinvolgere emotivamente la comunità internazionale: "Dozzine di miliziani hanno attaccato con pietre e kalashnikov i camion con il carburante che attraversavano il valico di Nahal Oz diretti all'Unrwa e agli ospedali di Gaza obbligandoli a tornare indietro". Una tesi simile a quella del ministro della difesa israeliano Ehud Barak, convinto della responsabilità di Hamas nell'"eccidio dei civili". Durante il weekend l'Autorità Nazionale Palestinese aveva negoziato con Israele, che da mesi risponde al lancio di razzi Qassam razionando le forniture, l'ingresso di 250 mila litri per l'agenzia dell'Onu preposta all'assistenza di oltre 500 mila palestinesi. I taxi e le automobili di Gaza camminano grazie a dosi massicce di olio da cucina che addensano l'aria come in una friggitoria di falafel. Se il prezzo della benzina è triplicato, quello dell'olio di sesamo è alle stelle, la stessa bottiglia che un anno fa costava 35 schekel, circa 6 euro, viene venduta oggi a 150. La performance tragica di Gaza riflette le volute acrobatiche di Ramallah dove in queste ore il presidente Abu Mazen si gioca la carriera sulla benedizione dell'amministrazione americana in congedo, fosse pure per un accordo scismatico, pace tra tra Israele e Cisgiordania e tregua con Gaza. Il mondo assiste in platea. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon condanna i raid israeliani, l'organizzazione umanitaria Save the Children denuncia l'infazia falcidiata a Beit Hanun, Hamas chiede vendetta, apparentemente indifferente ai tentativi di mediazione egiziani e turchi. I protagonisti di questo di dramma, soli come soltanto gli attori, si guardano gli uni con gli altri e alzano la voce per esorcizzare la debolezza di un coro di monologhi. www.lastampa.it/paci.asp.

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Israele accusa: "Il generale italiano copre Hezbollah" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 102 del 2008-04-29 pagina 17 Israele accusa: "Il generale italiano copre Hezbollah" di Gian Micalessin Sul quotidiano Haaretz dure accuse da ambienti militari e politici al comandante della missione Unifil Claudio Graziano: "Rapporti annacquati all'Onu". Denunciati quattro episodi in cui non sarebbero stati affrontati guerriglieri armati: un segnale per ottenere più fermezza La pazienza è finita. Israele è stufo e spara a zero sull'Unifil e sul suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. La dichiarazione di guerra, resa pubblica attraverso le indiscrezioni del quotidiano Haaretz, parla chiaro. Tsahal, l'esercito israeliano, e il ministero degli Esteri di Gerusalemme accusano la missione Onu di coprire ogni notizia sul riarmo delle milizie filoiraniane, sottolineano l'indulgenza dei Caschi blu nei confronti dei miliziani sorpresi a scortare camion di armamenti, rinfacciano al generale Graziano di interpretare con leggerezza e scarsa determinazione il dettato dalla Risoluzione 1701. Il disappunto israeliano è espresso da alcuni alti ufficiali di Tsahal che, stando al quotidiano, rimproverano al nostro generale di "presentare mezze verità per evitare situazioni di imbarazzo e di conflitto con Hezbollah". Il generale Graziano nega tutto, liquida come "attività di disinformazione" le indiscrezioni di Haaretz e ricorda che le "ingiuste accuse" possono "ledere la credibilità della missione". Per il generale "la credibilità di Unifil è la nostra forza maggiore: siamo equi e fermi con tutte le parti, riportiamo e affrontiamo ogni violazione da qualunque parte arrivi. L'Unifil - aggiunge - sta svolgendo il suo compito principale, che è il mantenimento del cessate il fuoco in Libano in un momento interno di grave difficoltà". Le "mezze verità" del generale Graziano, a detta degli israeliani, puntano invece a coprire i quattro incontri ravvicinati tra Caschi blu e miliziani armati del Partito di Dio susseguitisi negli ultimi sei mesi. In tutti questi casi, sostiene Haaretz, l'Unifil non solo non ha fatto nulla, ma ha anche omesso di trasmettere "un rapporto completo sull'incidente al Consiglio di Sicurezza dell'Onu". La più grave delle "mezza verità" coprirebbe l'incidente del 30 marzo, quando una pattuglia italiana sarebbe stata messa in fuga con le armi da Hezbollah. Secondo il comando Unifil tutto si riduce ad una fugace contrapposizione notturna con degli "uomini armati non identificati". Secondo Haaretz l'incontro è un vero "scontro", durante il quale gli uomini di Hezbollah di scorta ad un "camion pieno di esplosivo minacciano il battaglione italiano dell'Unifil con le armi". E la reazione dei nostri soldati non è – per Haaretz - delle più efficaci visto che "invece di usare la forza come richiesto dal mandato i soldati dell'Onu hanno abbandonato la loro posizione". L'"annacquato" rapporto dell'Unifil al Consiglio di Sicurezza ometterebbe tutti questi particolari, liquidando l'incidente come "il primo di questo tipo" e dimenticando i tre casi analoghi dei mesi precedenti. Il generale Graziano replica di aver lui stesso "riportato l'accaduto in sede di riunione tripartita". Un comunicato dell'Unifil ammette però che la pattuglia italiana è stata bloccata da "tre macchine cariche di uomini armati mentre seguiva un pick up" e conferma indirettamente la gravità dell'episodio. "La pattuglia – ammette l'Unifil - ha fronteggiato gli elementi armati che hanno abbandonato la zona tre minuti dopo". L'aspetto più interessante della polemica innescata da Haaretz è il taglio "italianocentrico" delle accuse. Oltre a puntare il dito contro Graziano, le anonime fonti di Gerusalemme sottolineano le responsabilità dell'unità italiana, colpevole di aver permesso il passaggio di un carico di armamenti. Tutta questa animosità, secondo alcuni osservatori, non va letta come un'accusa ai nostri militari, ma come una denuncia dell'uscente governo Prodi colpevole di sfruttare il comando dell'Unifil e il controllo del contingente più numeroso (2.400 uomini su 13mila) per imporre un comportamento remissivo e indulgente nei confronti di Hezbollah. Israele, insomma, vuole approfittare del cambio ai vertici della politica italiana per chiedere all'Onu e alla comunità internazionale maggior determinazione e più concretezza nell'attuare quel mandato della risoluzione 1701 che prevede, tra l'altro, il disarmo di tutte le milizie presenti nel sud del Libano. Propositi espressi con chiarezza da una fonte del governo israeliano secondo cui "la politica della copertura e dell'annacquamento non durerà a lungo, una volta reso pubblico il tentativo di nascondere le informazioni le cose cambieranno". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il questore: Nessun divieto per le bandiere di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SALONE DEL LIBRO Il questore: "Nessun divieto per le bandiere di Israele" Nessun divieto di esporre le bandiere di Israele. Nè - e sarebbe anche assurdo solo sospettarlo - qualsiasi azione discriminatoria nei confronti di associazioni o gruppi. Il questore, Stefano Berrettoni, chiamato in causa per un presunto divieto di esporre la bandiera d'Israele in città, nel giorno dell'inaugurazione, l'8 maggio, della Fiera del Libro, ha voluto specificare che "il divieto riguarda tutte le manifestazioni all'esterno, che collimano tra l'altro, con la visita del Capo dello Stato. Per ovvie ragioni di sicurezza. Non ho competenza per quanto riguarda gli spazi interni". Per i giorni successivi, sono già in programma numerosi appuntamenti politici.

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Per napolitano poco pubblico e niente cortei (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina IV - Torino Il caso L'inaugurazione della Fiera del Libro Per Napolitano poco pubblico e niente cortei Niente pubblico, ma sì alla presenza degli espositori e degli addetti ai lavori, durante la visita del presidente della Repubblica, l'8 marzo all'inaugurazione della Fiera del Libro. Nessuna manifestazione pubblica, però, sarà autorizzata quel giorno dalla questura di Torino. Sono le decisioni prese ieri dopo i febbrili colloqui del presidente della Fondazione, Rolando Picchioni, con il Quirinale, i cui funzionari pretendevano, nei giorni scorsi, un Lingotto vuoto per il passaggio di Napolitano. L'edizione di quest'anno della kermesse libraria è da mesi al centro di polemiche per la decisione degli organizzatori di chiamare Israele come Paese ospite d'onore: una scelta contestata da diversi fronti e in particolare da ambienti vicini alla sinistra radicale e all'area antagonista. Nei giorni scorsi diverse associazioni avevano chiesto di manifestare l'8 maggio. "Ma quel giorno - dice il questore, Stefano Berrettoni - non consentirò alcuna manifestazione pubblica esterna. Una scelta che ho preso esclusivamente per ragioni di ordine pubblico. Quanto verrà deciso all'interno della Fiera non è di mia pertinenza: ne prenderò semplicemente atto per predisporre i servizi idonei".

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Scontro con Israele D'Alema difende l'Unifil in Libano Il quotidiano Haaretz aveva accusato il generale Graziano di coprire Hezbollah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Scontro con Israele D'Alema difende l'Unifil in Libano Il quotidiano Haaretz aveva accusato il generale Graziano di coprire Hezbollah di Umberto De Giovannangeli LA SUA RIMOZIONE ha una matrice politica. La sua uscita di scena non ha nulla a che vedere con ragioni operative, ma rimanda a una determinazione che accomuna ambienti governativi israeliani con il futuro governo di centrodestra italiano. Il "caso-Grazia- no" si spiega così. Nei tempi e nei modi della sua esplosione. A sostegno del comandante della missione Unifil nel Sud Libano è sceso ieri in campo il ministro degli Esteri Massimo D'Alemma. Il titolare della Farnesina ha espresso pieno sostegno all'operato dell'Unifil e del suo comandante, Claudio Graziano, sottolineando come le forze della missione internazionale delle Nazioni Unite stiano operando nel pieno apprezzamento di tutte le parti coinvolte e in piena conformità con le disposizioni della risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1701. Lo rende noto la Farnesina, precisando che "a commento di articoli di stampa che rilevavano asserite carenze nei meccanismi di informazione da parte Unifil su incidenti verificatisi nel territorio di propria competenza, D'Alema, in linea con quanto è stato ribadito anche dalla portavoce del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha evidenziato che il mandato prevede una stretta collaborazione tra l'Unifil stesso e le Forze Armate Libanesi per la stabilizzazione dell'area a sud del fiume Litani. Tale obiettivo è stato perseguito attraverso un meccanismo di costante raccordo e scambio di informazioni che coinvolge, ha poi rimarcato, anche le Forze Armate israeliane. I quasi due anni di stabilità al confine tra Israele e Libano dopo il devastante conflitto dell'estate 2006, ha sottolineato il Ministro D'Alema, costituiscono la miglior testimonianza dell'efficacia dell'azione svolta dall'Unifil. Puntualizzazione che trova consensi sia negli ambienti governativi che in quelli dell'opposizione libanesi, che non nascondono la loro preoccupazione per la ventilata modifica delle regole d'ingaggio dei nostri soldati impegnati nella missione Onu, della quale nei giorni successivi alle elezioni del 13 e 14 aprile hanno parlato esplicitamente sia il futuro premier Silvio Berlusconi che il pressoché certo neo ministro degli Esteri, Franco Frattini. Una cosa è certa: la serietà del giornale israeliano, Haaretz, che ha esplicitato gli attacchi rivolti da ambienti politici e di governo israeliano all'operato dell'Unifil e del suo comandante, il generale Claudio Graziano. È lo stesso Graziano a chiarirlo quando in una dichiarazione all'Ansa afferma: "Oggi (l'altro ieri sera, ndr.) sono stato in contatto con i vertici dell'esercito di Israele e mi hanno confermato che l'articolo (di Haaretz, ndr.) non proviene da fonte militare israeliana e non interpreta in alcun modo il pensiero dei militari israeliani". Si tratta di un punto-chiave nella ricostruzione di un attacco tutto politico: "Al di là delle differenze di opinioni - insiste il comandante dell'Unifil - che possono esserci tra parti che cooperano, l'operato dell'Unifil è giudicato credibile e il suo comandante non è mai stato criticato, hanno detto i miei interlocutori". Haaretz aveva scritto che l'Unifil non riferisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un quadro preciso della situazione in sud Libano, "dissimulando intenzionalmente" violazioni della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite da parte degli Hezbollah. Secondo lo stesso giornale, Graziano avrebbe inoltre una "blanda interpretazione della sua missione" e "sta riferendo mezze verità per evitare imbarazzi e un conflitto con gli Hezbollah". Graziano ha sottolineato che anche con l'esercito libanese il rapporto è ineccepibile, e ha ricordato che i militari libanesi sono partner dell'Unifil, in base alla risoluzione 1701 dell'Onu: "con loro lavoriamo spalla a spalla, a volte li chiamiamo fratelli in armi". Ma è forse proprio questa "fratellanza" che non è gradita ad ambienti governativi israeliani che vorrebbero un impegno più deciso, "combattente", dei caschi blu, nei confronti delle milizie di Hezbollah. Per farlo, occorre una modifica delle regole d'ingaggio dei soldati Onu, e tra essi di quelli italiani; modifica che delinea una profonda trasformazione del senso politico della presenza della forza internazionale nel Paese dei Cedri. Gerusalemme sa che il nascente governo italiano intende operare una sostanziale discontinuità nella politica mediorientale del governo uscente. Una discontinuità che parte dal Libano. E dall'uscita di scena di un generale troppo "dialogante".

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Sul prossimo numero della rivista <Nuova Storia Contemporanea> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 103 del 2008-04-30 pagina 30 Sul prossimo numero della rivista "Nuova Storia Contemporanea" di Redazione La rivista La storia dei due diplomatici italiani che tra l'ottobre del 1939 e l'aprile del 1940 salvarono migliaia di ebrei è raccontata da Sergio L. Minerbi nel numero di Nuova Storia Contemporanea, in libreria dal 5 maggio (Le Lettere, pagg.168, euro 10,50). Questo mese, la rivista diretta dallo storico Francesco Perfetti ospita, tra l'altro, un saggio di Aldo Ricci sulla questione triestina, uno di Raffaele Nocera sul governo italiano e la Dc di fronte al golpe cileno e un intervento di Sergio Bertelli sull'affaire Gramsci: ricordi e critiche di un avvocato difensore. L'autore Sergio L. Minerbi è nato a Roma nel 1929. Giunto in Palestina nel 1947, dopo aver vissuto per dieci anni nel kibbutz Ruhama, si è laureato a Gerusalemme e alla Sorbona. È stato ambasciatore d'Israele ad Abidjan e a Bruxelles e docente universitario a Gerusalemme e ad Haifa. Ha pubblicato diversi libri e decine di articoli di storia ed economia. È esperto di rapporti tra Israele e Vaticano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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L'integralismo islamico si batte con i "no" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Milano L'integralismo islamico si batte con i "no" In questo caso, probabilmente anche grazie al fatto che la proibizione dell'ora di musica era inconcepibile, nessuno si è alzato in difesa degli integralisti islamici. Ma se fosse stato altro in discussione? Per esempio l'utilizzo del burqa da parte di studentesse, o l'adozione di un libro di un autore israeliano? Siamo certi che dalla politica o dal mondo intellettuale non si sarebbe alzato qualcuno a sproloquiare in nome del diritto alla diversità? è proprio su costoro che puntano i fondamentalisti per farsi strada. Se le istituzioni e la pubblica opinione fanno sponda alle rivendicazioni dei fanatici, essi vengono legittimati e rafforzati nella loro lotta contro l'Islam moderato. Con il rischio, anzi la certezza, che le loro richieste si facciano sempre più numerose e intransigenti. Esistono invece diversi esempi di come salde istituzioni possano "modellare" l'Islam verso una versione più tollerante. Il più limpido è quello canadese, dove il Council on American-Islamic Relations (Cair) aveva preso posizione a favore di alcuni tassisti musulmani che si rifiutavano di caricare i ciechi (perché accompagnati dai loro cani, impuri) sui taxi, arrivando a sostenere che "la saliva dei cani invalida la purezza spirituale necessaria per la preghiera". Di fronte all'indignazione popolare, in poche settimane il Cair fece marcia indietro esortando i musulmani a far salire sui loro taxi passeggeri non-vedenti. Era cambiato il Corano in poche settimane? No di certo. è solo la dimostrazione che l'unico modo che abbiamo per fermare le derive integraliste è quello di avere istituzioni salde che sappiano dire no. Proprio come hanno fatto la preside della scuola di via dei Narcisi e il provveditorato, nonché il consolato marocchino. Purtroppo già sappiamo che è solo questione di tempo prima che esploda il prossimo caso. Per questo bisogna muoversi subito per rafforzare l'Islam moderato, iniziando con l'istituire nel nostro paese una scuola per imam. Magari proprio nella nostra città. Solo così infatti si può sognare di fare un grande regalo alla Milano dell'Expo 2015: una città le cui moschee ? guidate dai nuovi imam qui laureati ? divengano sinonimo di tolleranza. DAVIDE ROMANO.

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Avvertimento di Bush ad Ahmadinejad (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Non alterate l'equilibrio nucleare" Avvertimento di Bush ad Ahmadinejad "Parlare a suocera perché nuora intenda". Questo, ha chiarito George W. Bush, l'obiettivo che la Casa Bianca voleva raggiungere rivelando la settimana scorsa i dettagli del raid aereo con cui Israele rase al suolo lo scorso 6 settembre una centrale nucleare in Siria realizzata dai tecnici nordocreani. "Volevamo chiarire pienamente a Pyongyang - ha detto Bush durante una conferenza stampa - che siamo a conoscenza di più elementi di quanto loro pensino", e, "intendevamo far sapere all'Iran quello che rischiano a alterare l'equilibrio nucleare in Medio Oriente". Il presidente ha anche difeso la scelta di ritardare di 7 mesi la divulgazione dei particolari per evitare il rischio di una "rappresaglia" siriana contro Israele. Bush infine ha accusato Hamas di minare il processo di pace in Medio Oriente, con l'aiuto della Siria e dell'Iran, ma ha aggiunto di non avere perso la speranza di riuscire ad arrivare a un accordo di pace israelp-palestinese entro il suo mandato.

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Quell'islam nel mirino per il rischio integralismo - luigi spezia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Bologna Un rapporto del Viminale lancia l'allarme sui "Fratelli Musulmani" Quell'Islam nel mirino per il rischio integralismo L'ex direttore difese i kamikaze e venne cacciato LUIGI SPEZIA Il problema sarebbe anche l'Ucoii, dunque. L'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia è la "grande casa" di molti gruppi musulmani, forse la maggioranza e, secondo molti esperti di Islam compreso Khaled Fuad Allam, docente di Sociologia del mondo musulmano all'Università di Trieste, "manifestazione della ramificazione internazionale della Fratellanza Musulmana". In un rapporto della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, anticipato nel marzo scorso da Repubblica, che descriveva i rischi di integralismo nelle moschee italiane, si parla anche della moschea di via Pallavicini a Bologna, in questi termini: "Pur non riscontrandosi la presenza di elementi estremisti, rimane motivo di perplessità la presenza di esponenti del gruppo "Fratelli Musulmani"". Dal Viminale nessun allarme diretto su Bologna, nessun atto e contatto con l'estremismo e lo jihadismo islamico, ma la "perplessità" che induce alla prudenza sul conto di un gruppo monitorato dalle autorità di sicurezza. Una prudenza che viene in qualche modo riconfermata dalla lettura dell'atteggiamento "politico" dell'Ucoii, che prima non firma la Carta dei Valori, proposta dal ministro dell'Interno Giuliano Amato a tutte le organizzazioni di immigrati e, poi, più di recente, non firma neppure l'adesione alla federazione delle comunità islamiche. E' anche da queste decisioni che bisogna attingere per capire la "svolta" di Palazzo d'Accursio. Ma l'Ucoii replica a Cofferati. "Il sindaco vada a verificare se è vero che il ministro dell'Interno ha chiesto all'Ucoii di firmare per l'ingresso nella confederazione musulmana - afferma Izzedim Elzir, portavoce dell'Ucoii -. Amato non ci ha chiesto di firmare. E abbiamo approvato in assemblea generale la Carta dei Valori". Negli ambienti dell'Ucoii, si dice che il problema sono le elezioni comunali alle porte: "Il centrosinistra non vuole che la moschea sia usata dai suoi avversari politici". Il presidente del centro di cultura islamica Radwan Altounji, anni fa, ad una precisa domanda, rispose: "Io non critico i Fratelli Musulmani, ma non abbiamo né legami organizzativi né contatti diretti". Ad un'altra domanda riguardante Hamas, che ha legami con i Fratelli Musulmani, rispose: "Non abbiamo mai ospitato elementi di Hamas a Bologna... le raccolte di denaro che facciamo sono spesso per andare incontro alle necessità di moschee più piccole, come quella di Sassuolo". A Sassuolo ci sono due moschee, di diversa ispirazione. Non si sa a quale delle due siano arrivati i finanziamenti di Bologna. Ma chi sono i Fratelli Musulmani? Nacquero negli anni '20 in Egitto per rispondere con i valori della tradizione religiosa coranica all'aggressione dell'Occidente nel mondo arabo. Il suo fondatore, Al Asan al Banna, proveniva da una confraternita religiosa "e questa sua origine condizionerà il futuro della Fratellanza. C'è un livello esteriore, ma c'è un secondo livello più nascosto", dice Fuad. Il movimento ora è rappresentato al Parlamento egiziano, ma in passato è stato duramente represso: "Ha rappresentato spesso un "rito di passaggio", una sorta di palestra intellettuale per molti che sono passati al terrorismo islamista". Non è questo il caso di Bologna, ovviamente. Il Viminale non ha elementi per definire pericolosa la moschea di via Pallavicini, che ha avuto in passato alcune tensioni poi risolte. Nel 1997, venne arrestato un tunisino, Ben Braim Saidani, che nel luogo di culto allora situato dentro i precari locali di via Massarenti, venne sospettato di diffondere il verbo oltranzista. Fu un caso isolato. Un altro momento di tensione il centro di cultura islamica lo attraversò nel 2005, quando venne cacciato proprio il direttore egiziano del centro, Nabil Bayoumi, che in una intervista in tv difese le azioni dei kamizake. Nessuna inchiesta venne aperta dalla Procura di Bologna, poiché Nabil parlava di Palestina, non di Bologna e la sua venne rubricata come una manifestazione del pensiero e nulla più. Venne espulso anche qualche nemico della moschea da posizioni più estremiste. Quattro tunisini vennero rimandati in patria nel settembre del 2006 dal ministro Amato perché ritenuti pericolosi per la sicurezza interna. Tra loro Mohammad Sultan Hammadi, ritenuto vicino a Abu Qatada, portavoce di Bin Laden in Europa. "Non c'entro nulla col terrorismo - disse Hammadi mentre era sul cellulare della polizia diretto all'aeroporto - . Sono stati i Fratelli musulmani della moschea di Bologna a parlare male di me alle autorità". Era il tempo in cui l'Ucoii dette alle stampe un manifesto con il quale paragonava Israele al nazismo.

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La lezione di vattimo ai collettivi - eleonora capelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Bologna La lezione di Vattimo ai collettivi "Vivetela come una tranquilla occupazione di liceo" Il filosofo davanti a 150 studenti dei collettivi. Tema il boicottaggio di Israele ELEONORA CAPELLI "Occupare non è un reato. Ma vivetela come una tranquilla occupazione di liceo". Gianni Vattimo arriva alle 21,30 nell'aula due occupata della Facoltà di Lettere tra gli applausi di oltre 150 ragazzi venuti ad aspettarlo. Prima si inorgoglisce e scherza: "Varco per la prima volta da occupante la soglia di un'aula universitaria. Neanche da studente ho mai partecipato alle occupazioni: alea iacta est. Il dado è tratto" dice facendosi largo tra le bandiere della Palestina del collettivo Cua dei autonomi universitari che ha organizzato l'incontro. Ma poi invita gli studenti a non eccedere nell'orgoglio da occupanti. A non prendersi troppo sul serio insomma. "Io mi preoccupo di non compiere reati - comincia - e occupare non è un reato. Siamo entrati senza la violenza e non è interruzione di pubblico servizio. Se poi il Rettore ci vuol far sgomberare allora sarà una scelta sua". Risponde così a chi ha detto no al dibattito sul boicottaggio di Israele alla Fiera del Libro, dal rettore Pier Ugo Calzolari al preside della facoltà Giuseppe Sassatelli, che avevano negato l'aula per l'incontro. Ma poi bacchetta anche gli studenti e minimizza "l'occupazione" dell'aula: "Non "sfrucugliate", non insistete sul fatto che avete occupato la facoltà. Questa è come una tranquilla occupazione di liceo. Mi dispiace mettere in imbarazzo il preside e il Rettore. Neanch'io al loro posto - ammette - avrei saputo che fare. La prendo pacificamente". Tanto che a chi gli chiede se tornerà all'università di Bologna che lo ha "boicottato" lui sorride: "L'Università non è come persona che puoi decidere di non vedere più". La Facoltà di Lettere ha cambiato faccia alle 19 di ieri sera, quando sono usciti gli ultimi professori e studenti rimasti in città nonostante il ponte del 1° maggio e su via Zamboni 38 è stata issata la bandiera del Cua. I ragazzi del collettivo, insieme ai membri del centro sociale Crash, hanno impedito di chiudere i battenti della facoltà per "garantire al professor Gianni Vattimo di poter fare un discorso libero". Su di loro e sull'incontro "Boicotta Israele e sostieni la Palestina" pesava il niet del Rettore Calzolari e del preside Sassatelli, che nei giorni scorsi avevano negato la disponibilità di un'aula per il dibattito. E allora i ragazzi si sono organizzati e alle 19 precise una ventina di loro ha di fatto impedito ai bidelli di chiudere i portoni. "Occupiamo perché questo è un precedente pericoloso" ha detto Matteo di Cua: "Il rettore non può decidere di cosa si può parlare e di cosa no all'interno di questa Università". Il tam tam del passaparola era partito dai siti internet e la comunicazione ha funzionato: alla fine la platea era gremita da 150 ragazzi. Tutti convinti e agguerriti. "Perché abbiamo scelto Lettere? Perché è il luogo simbolo della zona universitaria, uno spazio ormai sempre più militarizzato" spiega Sandro. Alle 20,30 - poco prima dell'arrivo di Vattimo - aveva fatto il suo ingresso nell'aula occupata anche il preside Sassatelli, stremato dopo una giornata convulsa, ma venuto a "vigilare" sugli occupanti. "Una facoltà occupata è sempre un rischio per la occupa - ha detto il preside a ai ragazzi del Cua - perché diventano loro i responsabili della struttura. Io sono qui perché è la mia facoltà e per tutelare loro". E' stato il momento dell'incontro a lungo atteso tra il preside e il collettivo. Sassatelli ha ribadito il no di metodo, oltre che di merito, al dibattito con Vattimo, e ha aggiunto una battuta: "Avrei di certo consentito a un incontro con il professore su Kant e Heidegger".

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ANTICIPAZIONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Onorevoli figli di... Istantanee dal Parlamento insediato ieri: professioni, lobby, parentele e genealogie dei neo-deputati P. 2 Memoria Argentina Gira l'Europa il documentario "Gaviotas blindadas" sul Partito rivoluzionario dei lavoratori P. 14 Primo maggio La festa dei lavoratori in rete e nel mondo. Chips&salsa + 4 pagine speciali, domani con il manifesto Alitalia Berlusconi minaccia l'Ue "O così o la compra lo stato" A PAGINA 3 Vicenza Il neosindaco Variati: "Moratoria sul Dal Molin" A PAGINA 4 Libano Unifil, l'Italia respinge le accuse di Israele A PAGINA 9.

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Da Cl a Montezemolo: l'uomo nero che piace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Intervista a Alessandro Giuli, autore de "Il passo delle Oche" Da Cl a Montezemolo: l'uomo nero che piace È amico degli industriali e stimato da Tremonti. Berlusconi lo sceglierà come interlocutore Sara Menafra Roma Un anno fa, quando la destra sociale di An sembrava allo sbando, ha dedicato a Gianni Alemanno il secondo capitolo (subito dopo quello di Gianfranco Fini) del suo libro, molto informato, dedicato alla nuova Alleanza nazionale: Il passo delle oche. L'identità irrisolta dei postfascisti (ed. Einaudi). E ora Alessandro Giuli, giornalista del Foglio con un passato nella destra neofascista non sembra avere dubbi: "Il sindaco di Roma si avvia ad essere il vero interlocutore di Silvio Berlusconi e il principale esponente della nuova destra". Qualcuno l'ha già notato. Alemanno piace alla destra "tradizionale" ma non rinuncia ad accreditarsi coi poteri forti della città. Ha l'appoggio esplicito di Gaetano Caltagirone, e con gli altri come andrà? Lo stanno studiando. Se di indole dovrebbe essere un avversario dei poteri forti, grazie alla sua spregiudicatezza nelle relazioni personali si farà apprezzare. C'è da aspettarsi che mantenga tutte le concessioni fatte da Veltroni ai palazzinari romani e che conceda qualcosa in più a Caltagirone. Il piano regolatore ne ha aiutati parecchi... Li ha fatti contenti tutti tranne il più potente, Caltagirone appunto. E ora si vedrà di che pasta è fatto Alemanno. Soprattutto nei rapporti con la provincia dovrà decidere da che parte stare, ad esempio, sui beni ambientali vincolati. E' cresciuto con le esperienze ambientaliste della destra tosta, tipo Fare verde, ma nelle prime ore di lunedì, più che a mantenere la propria immagine giovanile s'è preoccupato di mandare un telegramma al Papa e baciare la mano ad un prete che diceva messa. Quando è stato che il "trozkista di destra", come lo chiama nel suo libro, ha cominciato ad accreditarsi nei salotti buoni? Diventa un uomo più versato all'economia già ai tempi dell'università, quando comincia a costruire alcune esperienze di economia no profit, soprattutto a Colle Oppio, insieme a Fabio Rampelli. Fondano l'associazione culturale Castellum e quindi una rete per la gestione di servizi chiamata Asi Ciao (una specie di Arci di destra ndr). Alemanno, poi, è un uomo di relazione, punta sui legami giusti fin da quando, segretario del Fronte della gioventù, diventa responsabile del dipartimento per le politiche economiche dell'Msi. E' attento a Confindustria anche perché ne condivide alcune idee, quello che Montezemolo chiama il "fare squadra" può essere letto come l'aggiornamento dell'antica idea di sintesi tra lavoro e capitale. Poi c'è la carriera personale, l'esperienza al ministero dell'ambiente. Tre anni fa, al meeting di Cl a Rimini, mi è capitato di andare a cena con lui, Formigoni e Petrini di Slow food. E tutti e tre ammiccavano dicendo: "Stiamo gettando le basi per il dopo Berlusconi". In effetti, ora per il Cavaliere l'interlocutore sarà Alemanno. Del rapporto con Bankitalia si è parlato molto. Come nasce quel legame? Fu una inchiesta dell'Espresso a raccontare che mentre era ministro Alemanno fondò una merchant bank verde, la Banca della nuova terra, che si proponeva di lavorare col microcredito locale. Fazio fece in modo che tutte le autorizzazioni arrivassero prima, aprì un canale privilegiato per il ministro Alemanno che, però, fu bravo a sfilarsi dall'abbraccio prima che il presidente precipitasse. E negli ambienti dell'attuale economia italiana chi sono i suoi sponsor? Tremonti è un alemanniano di complemento, soprattutto sotto il profilo della dottrina. Negli ultimi tempi ha fatto una inversione a U sposando le riflessioni che la destra sociale faceva già negli anni '90, ha ripreso Serge Latouche e la teoria della decrescita. Come superministro plenipotenziario fu invitato di spicco alle conferenze della fondazione alemanniana Nuova Italia. E poi? Montezemolo. Alemanno ha sempre espresso grande ammirazione per il mondo Fiat, l'ha definito "il vecchio leone dell'economia". I rapporti con questi ci sono sempre stati, mediati da amici come l'economista di origine craxiana Massimo Pini, da tempo una delle firme di punta del periodico Area, fondato proprio da Alemanno. O da Giano Accame, altra firma di punta di Area e primo direttore del Secolo d'Italia ad essere stato in Israele. Non so esattamente chi sia stato a presentare Alemanno a Montezemolo, ma il rapporto c'è e c'è stato, fino a ieri era un legame tra ammiratore e ammirato, Montezemolo non ha mai investito troppo sul giovane Alemanno. Ora potrebbe cominciare a farlo. Proseguiamo nell'elenco... Enrico Cisnetto, l'uomo dei salotti di Cortina, dei poteri forti e di Montezemolo. Il giornalista che in tempi non sospetti ha detto che Alemanno rappresentava il "futuro", "quello su cui investire". Nel suo libro parla anche del legame con il patto Rcs e con Diego Della Valle... Il patto Rcs ha relazioni trasversali, non vuol dire molto. Il legame con Della Valle è più inquadrabile nel colore, il fotogramma più rappresentativo è Alemanno sullo yacht dell'imprenditore, che pure è un parvenu che produce scarpe. Quella immagine è il simbolo del traguardo, dell'uomo che finalmente è arrivato e non cerca neppure di nascondere. E? divertente il contrasto con Gasparri che col gommone sventolante la bandiera della Ferrari si imbatte nella nave di Montezemolo. Il che non vuol dire che Gasparri non abbia ottenuto un posto nel cda di una azienda telefonica israeliana, ognuno ha avuto il suo posto a tavola. Perché Berlusconi dovrebbe puntare più su Alemanno che su Fini? Berlusconi è un politico anomalo ma il più intelligente del suo schieramento e Alemanno è il più intelligente dentro An. Uno che, a differenza di Fini, dissimula bene, cede per calcolo ma ha una visione complessiva. Se il Pdl ha vampirizzato la destra, oggi Alemanno è l'uomo più importante di quel che resta di An.

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Un gasdotto avvicina Tehran a New Delhi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Asia meridionale Un gasdotto avvicina Tehran a New Delhi Non piace agli Usa La pipeline dall'Iran a Pakistan e India è al centro della visita di Ahmadi Nejad a New Delhi. Costa 7,6 miliardi di dollari, porterà energia a due paesi in crescita Marina Forti Un gasdotto dall'Iran all'India, via Pakistan, è il principale argomento nell'agenda del presidente iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad, arrivato ieri sera a New Delhi nella seconda giornata di una visita in Asia meridionale cominciata in Pakistan, e che proseguirà in Sri Lanka. Nella capitale indiana il presidente iraniano ha in programma solo una breve tappa per incontrare il premier Manmohan Singh. Parleranno di rafforzare le relazioni economiche bilaterali e soprattutto parleranno del gasdotto: un progetto da 7,6 miliardi di dollari che ha già suscitato le ire degli Stati uniti. La stessa visita di Ahmadi Nejad ha notevolmente irritato Washington, che sta facendo di tutto per aumentare l'isolamento internazionale di Tehran: così l'ambasciatore Usa a Delhi ha chiesto all'India di usare l'occasione per convincere l'Iran a rinunciare all'arricchimento dell'uranio. Ma benché l'India si sia notevolmente avvicinata agli Stati uniti negli ultimi anni, ha seccamente risposto di non aver bisogno "consigli" nelle sue relazioni bilaterali. Il gasdotto Iran-Pakistan-India collegherà la seconda più importante riserva di gas al mondo all'Asia meridionale, una delle regioni mondiali dove più cresce la domanda di energia. Potrebbe essere ultimato nel 2012; lungo 2.600 chilometri, trasporterà a Pakistan e India dapprima 60 milioni di metricubi al giorno, divisi a metà tra i due paesi, e in seguito fino a 150 milioni di metricubi In discussione fin dal 1994, il progetto si è scontrato a notevoli ostacoli: da ultimo un disaccordo tra India e Pakistan sui diritti di transito, tale che da metà dell'anno scorso l'India boicottava gli incontri trilaterali sul gasdotto. Giorni fa però i ministri del petrolio dei due paesi hanno annunciato che un accordo è quasi ultimato. Anche Iran e Pakistan hanno definito i problemi che restavano aperti, a quanto hanno annunciato lunedì, al termine dei colloqui a Islamabad. Pare che il presidente pakistano Parvez Musharraf abbia chiesto alla controparte di ospitare a Tehran, in giugno, un vertice a tre con India e Pakistan per firmare solennemente l'accordo. Oltre a questo, New Delhi cerca di riesumare un accordo del 2005 per importare 5 milioni di tonnellate di gas liquido naturale all'anno dall'Iran. E cercherà più in generale di migliorare le relazioni diplomatiche bilaterali, deteriorate quando l'India ha votato contro Tehran nel 2006 presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, e poi quando quest'anno ha lanciato in orbita un satellite spia israeliano. Superare il gelo serve all'Iran (per rompere l'isolamento) e serve all'India, che importa tre quarti del petrolio e gas che consuma e ha bisogno di coprire una domanda in aumento (tra l'altro ha investito con la Cina nello sviluppo del più grande giacimento di gas in Iran, il Yadavaran). Certo, il gasdotto Iran-Pakistan-India potrebbe complicare il futuro dell'accordo di cooperazione nucleare tra Washington e New Delhi: il Congresso americano lo aveva approvato a fatica, e a patto che l'India compia sforzi per "isolare e se necessario sanzionare e contenere" l'Iran. Ma il gas è più importante.

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Unifil, vietato cambiare linea (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Unifil, "vietato cambiare linea" Respinte le accuse di Haaretz: l'Italia sta facendo bene. Da Hezbollah agli anti-siriani, "no" a Israele che vuole irrobustire il mandato della missione Onu Michele Giorgio Indicato lo scorso anno dal fronte antisiriano "14 marzo" come uno degli esponenti cristiani candidati alla presidenza della repubblica libanese - poi la scelta è caduta su Michel Suleyman (ancora non eletto) - Nassib Lahoud non è certo un amico di Hezbollah e come gli altri componenti dello schieramento di maggioranza vuole il disarmo della guerriglia del movimento sciita. Allo stesso tempo Lahoud conosce bene la realtà del Libano. Sa che nella situazione delicata in cui vive il paese, le prove di forza potrebbero provocare una catastrofe e che la soluzione dei contrasti interni deve essere necessariamente politica. Perciò non sorprende che Lahoud stia registrando con una certa preoccupazione gli attacchi durissimi ai quali viene sottoposto il comandante della missione Unifil in Libano del sud, il generale Claudio Graziano, da parte di Israele ma anche il desiderio di cambiare le "regole d'ingaggio" della missione internazionale manifestato dal premier in pectore Berlusconi. "Abbiamo apprezzato molto il ruolo svolto sino ad oggi dall'Italia in Libano e ci auguriamo che resti immutato", dice Lahoud, "quello che i libanesi vogliono è il rispetto della risoluzione 1701 dell'Onu (che ha fissato i termini del cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah, ndr) e crediamo che i soldati italiani dell'Unifil e il comandante Claudio Graziano stiano svolgendo un ruolo fondamentale in quella direzione". "Per noi libanesi - ha aggiunto - sarebbe una forte delusione vedere l'Italia diminuire il numero dei suoi soldati e con esso l'impegno per la stabilità del Libano". Nei giorni scorsi lo stesso governo libanese aveva denunciato come "estremamente pericolose" le dichiarazioni di Berlusconi in merito alle regole d'ingaggio. Le preoccupazioni della maggioranza antisiriana sono legate alla instabilità, con sviluppi imprevedibili e pericolosi, che provocherebbe un atto di forza contro Hezbollah che, da parte sua, ha già messo in guardia da "cambiamenti" in Libano del sud. "Una modifica volta a dare alle truppe internazionali l'autorità di far uso della forza - ha scritto in un comunicato - e anche di installare posti di blocco all'esterno del dispiegamento attuale, cambierebbe il mandato dell'Unifil dal compito di garantire il rispetto della risoluzione 1701, nel ruolo di forze di occupazione". Ma la stabilità interna del Libano non sta a cuore a Israele, che dopo aver espresso moderata soddisfazione per oltre un anno, dopo la guerra del 2006, per la funzione svolta dall'Unifil e apprezzamento per il lavoro fatto dal ministro degli esteri italiano, Massimo D'Alema, adesso attraverso il suo quotidiano più autorevole, Ha'aretz, spara raffiche di accuse alla missione internazionale e al suo comandante Claudio Graziano e parla addirittura di "copertura intenzionale" delle violazioni della risoluzione 1701 che avrebbe compiuto Hezbollah (secondo Tel Aviv il movimento sciita starebbe rafforzando le sue postazioni a sud del fiume Litani e riempiendo i suoi arsenali di migliaia di razzi). Il governo Olmert naturalmente ritiene del tutto normale e legittimo che l'aviazione israeliana violi costantemente - l'ultima volta due giorni fa - lo spazio aereo libanese e con esso la risoluzione 1701. Approvata nell'agosto 2006 dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, la risoluzione 1701 ha dato mandato all'Unifil di garantire il rispetto del cessate il fuoco, collaborando con l'esercito regolare libanese. L'Italia con 2.500 soldati rappresenta il contingente principale dell'Unifil (13mila uomini). Di recente la Germania ha trasferito il comando della Task Force marittima dell'Unifil alla Forza marittima europea "Euromarfor", a guida italiana, incaricata di pattugliare i 200 km di coste libanesi. Israele vorrebbe che la missione internazionale disarmi, anche con la forza, Hezbollah, portando a compimento quello che il suo esercito, il più forte del Medio Oriente, non è riuscito a fare con l'offensiva di due anni fa. E in questo sembra trovare il pieno appoggio del nascente governo Berlusconi che, evidentemente, non ha problemi con le probabili perdite in vite umane che subirebbe l'Unifil. D'Alema ieri ha espresso sostegno a Claudio Graziano e sottolineato come le forze della missione internazionale stiano operando nel pieno apprezzamento di tutte le parti coinvolte. I quasi due anni di stabilità al confine tra Israele e Libano, ha detto il ministro degli esteri, costituiscono la miglior testimonianza dell'efficacia dell'azione svolta dall'Unifil. E che le regole siano "assolutamente coerenti con la risoluzione 1701" lo afferma anche il capo di stato maggiore, Vincenzo Camporini. "Noi non abbiamo mai sentito parlare di insoddisfazione, il mandato delle Nazioni Unite è molto chiaro - ha spiegato -. Lo scopo politico della missione è stato definito in termini di regole d'ingaggio e di strumenti. E non mi risulta che vi siano motivi di insoddisfazione. Se poi un giornale (Ha'aretz), per quanto autorevole, lo scrive, saranno problemi suoi". Sulla modifica delle "regole d'ingaggio" era intervenuto nei giorni scorsi anche il primo maresciallo Pasquale Figo, veterano di missioni all'estero, per criticare l'ex ministro della difesa Antonio Martino, fautore di un intervento più belligerante dei soldati italiani in Libano o, in caso contrario, del loro impiego su altri "fronti di guerra". "L'onorevole Martino ha dimenticato i tanti morti avuti sotto la sua guida al ministero della difesa - ha scritto Figo - ha dimenticato con quale leggerezza sono morti i miei colleghi militari a Nassiriya". L'ex presidente Francesco Cossiga invece, a commento delle accuse israeliane all'Unifil, ha dato suggerimenti al nascente esecutivo italiano. "Al governo e al nuovo ministro della difesa consiglio non solo di rimuovere il generale Graziano ma, d'intesa con il ministro degli esteri, anche di rinunziare al comando di Unifil".

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La lezione mediorientale di Jimmy Carter (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Tommaso Di Francesco Le contrapposte reazioni internazionali all'iniziativa dell'ex presidente americano Jimmy Carter nei Territori occupati palestinesi, l'attenzione del mondo arabo e musulmano, delineano un avvenimento che in Italia e in Europa è stato oscurato. Ci troviamo invece di fronte ad una svolta diplomatica unica e originale, la sola che può ormai aprire spiragli nella notte fonda mediorientale. Jimmy Carter, premio Nobel per la pace dopo essere stato l'artefice degli storici accordi di Camp David del '78 tra Israele ed Egitto, ha deliberatamente scelto di riprendere a tessere il negoziato di pace andando direttamente a parlare con Hamas, il movimento nazionale e integralista palestinese che pure rifiuta ogni mediazione con Israle paese occupante. Una iniziativa nella scia dell'uscita nel 2006 di un suo libro che accusa Israele non solo di non volere la pace ma, in alternativa, di preferire un immenso regime di apartheid contro la popolazione palestinese. Carter ha praticato in buona sostanza quello che annunciavano tutti a parole - anche Massimo D'Alema - ma che nessuno metteva in atto. Ma soprattutto ha portato a termine una diplomazia spregiudicata richiesta anche dalla maggior parte degli stessi israeliani, stufi di essere sempre sotto tiro in una guerra infinita e strumento di leader incapaci di aprire una stagione fi pace. Non doveva ottenere certo il "riconoscimento d'Israele" come sembrano rimproverare a Carter quelli che denunciano il suo presunto "fallimento". Come Bernard-Henri Levy sconvolto da: "l'inutile spettacolare abbraccio a Ramallah con Nasser Shaez, rappresentante di Hamas" e addirittura dalla corona di fiori che l'ex presidente americano ha "devotamente deposta sulla tomba di Yasser Arafat". No, voleva sdoganare il movimento che a torto è considerato il nemico numero uno, ma che nel gennaio 2006 ha semplicemente vinto le elezioni palestinesi, sconfiggendo Al Fatah considerata fallimentare nei rapporti con Israele e corrotta. E che, invece di essere aiutato a gestire come primo ministro la crisi palestinese e il governo di tutti, da quel momento in poi è stato boicottato addirittura con sanzioni internazionali. Alla faccia della democrazia. Bisogna riconoscere che Carter c'è riuscito. Almeno a vedere le parole di fuoco del governo israeliano che in questi giorni, per bocca dell'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman, lo ha deifinito "un fanatico", dopo aver abbandonato il premio Nobel della pace in visita in Israele e nei Territori occupati tra i posti di blocco, senza scorta come un ospite indesiderato; oppure la denuncia esplicita della sua missione da parte del segretario di stato Usa Condoleezza Rice che ha ricordato come "non ha rappresentato gli Stati uniti"; e anche a giudicare dalle accuse di quello che chiamiamo Al Qaeda che ha tuonato contro la disponibilità del movimento integralista ad incontrarlo. Senza dimenticare che il fantasma di Hamas entra perfino nella campagna delle presidenziali americane, con il repubblicano John McCain che accusa Obama di "essere il candidato preferito da Hamas". A ben guardare il risultato finale della sua missione era quello di rompere l'isolamento della questione palestinese, ridotta a routine di bollettini di morti, non solo a tirar fuori da un angolo Hamas. Giacché, proprio mentre Bush si dice convinto che esista ancora una possibilità per lo stato di Palestina, Carter è andato a ricordare che le promesse di Annapolis sono già fallite. Perché il nodo della pace che non c'è in Medio Oriente, non deriva da Hamas ma da Israele, dalla sua scelta deliberata di apartheid. "Il problema non è Hamas, ma è il fatto che mentre l'Anp discute con il governo israeliano quello da un'altra parte allarga gli insediamenti": sono le tristi parole di Salam Fayyad, il premier dell'Anp nominato da Abu Mazen al posto di Ismail Haniye dopo il colpo di mano di Hamas nella Striscia di Gaza. Che, come ormai raccontano tutte le inchieste internazionali e la stessa intelligence Usa, anticipò di ore un eguale colpo di mano di Al Fatah nella Striscia. Che la questione palestinese sia finita nelle mani dell'intelligence Usa non è dietrologia ma parte degli acclamati e fallimentari trattati della Road map. La missione di Carter ricorda a tutti qual è la situazione reale sul campo: l'unilaterale ritiro, contro la volontà palestinese, solo da Gaza ha messo quel territorio sempre di più nelle mani dell'esercito israeliano che lo controlla e bombarda a piacimento, al punto che, chiusa nella morsa dei carri armati e senza contatti esterni, rischia la radicalizzazione estrema e il disastro umanitario perché le stesse Nazioni unite non sono più in grado di distribuire aiuti alimentari per un popolo contadino costretto alla fame sulla propria terra da dove le colture, ripetutamente, vengono sradicate dai tank degli occupanti. Mentre l'occupazione militare continua in Cisgiordania e a Gerusalemme est, il Muro di Sharon si allunga, le colonie crescono al punto che chi volesse onestamente vedere che resta della Palestina, scoprirebbe un pulviscolo di appezzamenti senza la continuità territoriale necessaria per essere Stato. Intanto carceri e campi di concentramento sono pieni di diecimila prigionieri politici palestinesi, aumentano i campi profughi e i tre milioni e mezzo sparsi per il mondo sono figli di nessuno. Mentre sentiamo sempre più parlare di nucleare iraniano adesso c'è l'accanimento contro il presunto nucleare siriano, ma si tace sulle realissime testate atomiche israeliane. Non è vero che non ha avuto risultati Jimmy Carter, o che sia stato smentito da Hamas stessa. Attraverso di lui, arrivato fino a Damasco per incontrare il leader in esilioKhaled Meshaal, è giunta al mondo una nuova disponibilità alla tregua - purtroppo presa in queste ore a cannonate dall'esercito israeliano. Che chiama in causa ancora una volta il rispetto delle Risoluzioni dell'Onu che impongono a Israele, da 40 anni inascoltate, di ritirarsi dai Territori palestinesi occupati e da Gerusalemme est "entro confini del '67": una disponibilità implicita "a riconoscere" Israele e a rinunciare alla "Palestina storica" come da parole d'ordine costitutive di Hamas, non a caso aiutato a nascere all'inizio proprio da Israele per contrastare gli accordi di pace con cui Arafat assumeva solo il 22% di quel territorio, ancora occupato, per edificare lostato palestinese. Viene dunque da Jimmy Carter una lezione di coraggio. E un messaggio a noi, a poche ore dall'annunciata nomina di Franco Frattini a ministro degli esteri della destra al governo in Italia, la peggiore mai arrivata al potere nel Belpaese. È stato infatti proprio Frattini durante il semestre nero della presidenza italiana della Ue nel 2003 a far inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroriste.

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Al Cairo si cerca l'intesa per una tregua (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Palestina Al Cairo si cerca l'intesa per una tregua Si è svolta ieri al Cairo una nuova riunione tra fazioni palestinesi e autorità egiziane sulla tregua con Israele. Al vertice hanno partecipato il Fronte popolare, il Fronte democratico, il Jihad e altre formazioni minori, tra cui i Comitati di resistenza popolare. Nei giorni scorsi ai colloqui avevano preso parte Fatah e il movimento islamico Hamas che si è detto pronto ad accettare una tregua "graduale" che cominci a Gaza e poi si estenda, sei mesi più tardi, alla Cisgiordania. "Speriamo che si possa trovare una posizione comune tra i palestinesi e fare pressioni su Israele perché accetti la tregua e revochi l'embargo contro Gaza", ha auspicato Nabil Amr dell'Anp. Israele nei giorni scorsi però ha respinto la tregua definendola uno stratagemma di Hamas per riarmarsi e ha continuato i suoi attacchi. Lunedì sei palestinesi, tra cui una donna e i suoi figli, sono morti nel corso di un'operazione dell'esercito israeliano a Gaza.

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Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-30 num: - pag: 52 categoria: BREVI Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner "Ma cosa vogliono questi ebrei?": Gad Lerner (foto) e il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele. Il giornalista ne parla tra gli altri con Dviri, Vattimo, Jebreal. L'infedele La7, ore 21.10.

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L'Onu torna a distribuire viveri nella Striscia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Emergenza L'Onu torna a distribuire viveri nella Striscia L'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi (Unrwa) riprenderà da oggi la distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, sospesa da giovedì scorso per mancanza di carburante. "Oggi siamo riusciti a recuperare 55.000 litri che ci consentiranno di lavorare per cinque giorni" ha detto ai giornalisti un portavoce dell'Unrwa. Secondo il portavoce si tratta comunque di una "soluzione provvisoria che non offre alcuna garanzia sul fatto che lo stesso problema non possa presto riproporsi". Israele ha introdotto da alcuni mesi un razionamento sulle forniture di carburante alla Striscia di Gaza come sanzione per i continui lanci di razzi Qassam compiuti dalle milizie palestinesi in direzione del territorio e delle città israeliane.

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<Nessun pericolo ma verificheremo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Comunità ebraica "Nessun pericolo ma verificheremo" Il "paletto" che la Comunità ebraica ha subito piazzato in mezzo ai risultati elettorali di Roma s'ispira al monito divino che in questi giorni di Pesach, la Pasqua ebraica, è stato ricordato nei "seder", le cene delle famiglie ebraiche: il primo comandamento dato a Mosè sul Sinai. "Ricordati che tu sei stato schiavo in terra d'Egitto". Eccolo lì il valore che Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha voluto ricordare a caldo a Gianni Alemanno: l'accoglienza, il rispetto dell'altro, il dialogo tra le colture. Un biglietto da visita che accompagnava gli "auguri" per l'elezione e le assicurazioni avute subito dopo dal neoeletto. Ma ieri, mentre l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir chiamava Alemanno per "congratularsi", in Israele i giornali sono usciti con pagine piene di antichi spettri. "Yediot Ahronot" ha accompagnato il servizio con una foto di Alemanno che saluta col braccio teso. "Maariv" gli ha affiancato una foto di Mussolini. "Haaretz" ha ricordato che "per la prima volta da sessant'anni la Destra controlla Roma". L'inviato del "Maariv" ha scritto che "65 anni dopo la caduta del dittatore Benito Mussolini, i seguaci della sua linea fascista tornano a conquistare Roma". "Yediot Ahronot" è riandato poi ad Alemanno militante nella destra radicale, menzionandone l'impegno ora a proseguire con i viaggi della memoria ad Auschwitz e la costruzione del Museo della Shoà. "Beh - commenta Roberto Coen della formazione di sinistra "Per i giovani" -. Senza esagerare un timore c'è. è che ci possa essere una doppia linea di Alemanno, politically correct per l'esterno, più compiacente all'interno del proprio elettorato verso gruppi giovanili. Certi siti non sono stati ancora ripuliti...". Aggiunge Massimo Misano, eletto di "Per Israele": "Ci sono anziani, tra noi, preoccupati. Non per Alemanno, ma per il suo elettorato in parte nostalgica. I commercianti invece sono contenti della svolta...". "Sbagliato demonizzarlo - aggiunge Tobia Zevi, coordinatore del consiglio - . Però Alemanno dovrà mostrarsi credibile sul piano dei valori che l'ebraismo rappresenta in città". Da Montecitorio i neoeletti del Pdl Fiamma Nirenstein e Alessandro Ruben respingono le suggestioni dei media israeliani. "Da Israele ho ricevuto solo congratulazioni premette Fiamma Nirenstein -. Parlo tutti i giorni con israeliani, non ho percepito timori. Semmai rallegramenti per la svolta in atto. Tutti si attendono ora il ripristino di una politica simpatetica con Israele e contro il terrorismo". Aggiunge Alessandro Ruben: "Alemanno segue la linea tracciata da Fini, è una garanzia per il futuro. Non si è apparentato con Storace. Il passato è passato. Vedremo col tempo". Tacciono il rabbino capo Riccardo Di Segni (cita solo gli "auguri " ad Alemanno e Zingaretti) e il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna ("mantengo il riserbo della campagna elettorale "). "Titoli e articoli dei giornali israeliani non sempre coincidono - dice il Presidente Riccardo Pacifici - . Nella Comunità registriamo tre atteggiamenti su Alemanno. Preoccupazione, e non solo da parte di anziani. Attesa e verifica, anche perché diversamente da Fini Alemanno ci ha frequentato poco (ma dopo Fiuggi non ha mai contestato il suo leader). Infine, euforia di chi si è mobilitato per lui. Sono le sfaccettature della Comunità. Il successo di Alemanno è stato alimentato anche dalle preoccupazioni per le posizioni di D'Alema. Ora noi dobbiamo ricordarci che grazie invece all'amministrazione Veltroni Roma è stata un'isola felice in Europa, diversamente da altre capitali europee non ha registrato dal Duemila un solo attacco contro di noi. Tutto ciò andrà mantenuto, all'insegna dei valori che rivendichiamo. Solo così si potrà anche consolidare nell'interesse di tutti una destra conservatrice antifascista come in Gran Bretagna, Francia, Germania. Certo, ci sono sacche di protesta in Azione Giovani, su questo vigiliamo. Come non vedere i saluti romani? Quelle simbologie, credo, saranno però estranee al governo della città". Riccardo Pacifici Fiamma Nirenstein Paolo Brogi.

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Gaza, cannonata israeliana uccide 4 bimbi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Hamas giura vendetta mentre il governo Olmert ordina un'inchiesta sull'accaduto. La condanna di Abu Mazen Gaza, cannonata israeliana uccide 4 bimbi TEL AVIV Nelle stesse ore in cui le milizie palestinesi di Gaza si dicevano pronte a una tregua, una cannonata israeliana rischia di far saltare in aria anche quella flebile speranza: un ennesimo colpo finito fuori bersaglio, e che questa volta ha ucciso quattro fratellini palestinesi (il più piccolo aveva un anno, il più grande sei), investiti dall'esplosione insieme alla madre mentre facevano colazione in una casa di Beit Hanun, nel nord della Striscia. I bimbi sono morti sul colpo, la donna è deceduta in ospedale. Nell'attacco è rimasto ucciso anche uno studente di 17 anni, Ayoub Atallah, anche lui investito per errore dalle schegge della cannonata, e infine il vero bersaglio, Ibrahim Hjouj, 25 anni, miliziano della Jihad Islamica. Colpito da una seconda cannonata, dopo che la prima aveva già fatto la strage. "Noi chiediamo alle milizie di Hamas e a tutte le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a difendere il popolo palestinese", ha dichiarato in una conferenza stampa a Gaza Abu Zuhri, portavoce di Hamas. "Noi chiediamo di fare vendetta" ha detto. "Questo crimine è stato commesso sotto gli occhi della comunità internazionale e della comunità araba - ha aggiunto - nonostante tutti gli sforzi che si stanno facendo per giungere a una tregua. Questo dimostra che Israele non era interessato mentre noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana - ha concluso Hamas - si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di Sderot. "Questa aggressione israeliana non serve agli sforzi di chi sta tentando di negoziare una tregua e di cerca di trovare una soluzione per la pace" ha dichiarato da parte sua il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas). La mamma dei quattro bambini, Khadra Abu Moatiq, era la quarta moglie di un pastore beduino di 70 anni, Ahmed, capo di un piccolo harem. Vedovo di una delle mogli, vive a giorni alterni con le altre tre, dalle quali ha avuto complessivamente 15 figli. La sua preferita tuttavia era Khadra, la più giovane, con la quale in questa stagione in cui le pecore restano al pascolo fino a tardi, viveva in una tenda alla periferia di Beit Hanun, come prescrive la tradizione beduina. Ieri mattina la donna, come era sua abitudine, alle prime luci del giorno era rientrata nella casa in città per preparare la colazione e cuocere il pane: con lei c'erano Musab 1 anno, Hama 3 anni, Saleh 4 anni e Rudaina 6 anni. è in questo momento che la povera costruzione di pietra è stata investita dalla cannonata. Fonti locali hanno raccontato che poco prima un cecchino palestinese appartenente alla Jihad Islamica aveva aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana che si trovava poco distante da Beit Hanun, ferendo lievemente un militare e subito dopo fuggendo. I soldati hanno risposto provando a colpirlo con una prima cannonata, che però lo ha mancato investendo invece la casa di Khadra, e infine centrandolo al secondo colpo. "Noi stiamo investigando su questo drammatico incidente" ha detto Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert.

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La scheda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: BREVI La scheda Il simbolo della stella la bandiera La bandiera di Israele è stata adottata il 12 novembre 1948. La stella è conosciuta come Stella di David perché apparve sullo scudo del Re d'Israele.

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Torino, vietate le bandiere d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Torino, vietate le bandiere d'Israele Fiera del Libro, la questura nega il permesso per tutte le manifestazioni Misure speciali di sicurezza: il saluto di Napolitano avverrà prima dell'apertura al pubblico TORINO - La Questura di Torino vieta ogni manifestazione per l'8 maggio, giorno di inaugurazione della XXI Fiera del Libro. Non sarà autorizzato il previsto corteo dei centri sociali e di chi boicotta la Fiera per protesta contro la presenza di Israele come Paese ospite, ma neppure il presidio con le bandiere israeliane promosso dal gruppo romano "Appuntamento a Gerusalemme", lo stesso che aveva chiesto e ottenuto la presenza del Capo dello Stato in segno di solidarietà con la manifestazione libraria. "è un divieto assurdo, noi vogliamo soltanto salutare gioiosamente Napolitano con le bandiere del Paese ospite", la replica. Più prudente la posizione dell'Unione delle Comunità Ebraiche, che attende l'esito di un incontro fissato per oggi tra il suo presidente Renzo Gattegna e il Viminale. Già nei giorni scorsi, e in via informale, la Questura aveva "sconsigliato " a chi all'interno delle Comunità voleva enfatizzare il momento dell'apertura ogni iniziativa pubblica. Ora però il divieto totale potrebbe assumere il sapore di un'imposizione che rischia di mettere sullo stesso piano qualunque iniziativa, dai saluti con le bandierine ai cortei per il boicottaggio. "La cosa più importante per noi - spiega con diplomazia Claudia De Benedetti, che l'Ucei ha delegato alle vicende che riguardano la Fiera di Torino - è la gratitudine che vogliamo esprimere a Napolitano per la sua presenza. Ma siamo fiduciosi che si potranno vedere tante bandiere, portate dalle singole persone, sventolare alla Fiera nel giorno dell' inaugurazione". Il sentiero della trattativa è stretto, strettissimo, e si gioca tutto sulle parole di ieri sera del questore Stefano Berrettoni: "Per esclusive ragioni di ordine pubblico saranno vietate tutte le manifestazioni fuori dal perimetro della Fiera. Ciò che accade all'interno non è di mia competenza e mi limiterò a prenderne atto per predisporre le misure opportune". Le bandiere con la stella di David vietate all'esterno, dunque, potrebbero ricomparire, magari più piccole, all'interno del Lingotto. Ma la tensione crescente a Torino ha suggerito anche alla presidenza della Repubblica una linea di estrema prudenza: il saluto inaugurale di Napolitano e la sua successiva visita ad alcuni padiglioni avverranno in una Fiera non ancora aperta al pubblico, alla sola presenza delle (pur numerose) autorità invitate per l'occasione, compresi naturalmente i rappresentanti dello Stato di Israele e delle Comunità ebraiche. Polemiche e confronti ravvicinati tra amici e nemici di Israele potrebbero giungere però anche prima dell'8 maggio. Per lunedì e martedì prossimi, infatti, è in programma all'Università di Torino - nella sala lauree di Scienze Politiche - un seminario internazionale, "Le democrazie occidentali e la pulizia etnica in Palestina ", che fin dal titolo dichiara in quale filone di pensiero politico e culturale intenda collocarsi. Il programma spiega il resto: da un lato intellettuali e docenti universitari come lo storico Sergio D'Orsi e il filosofo Gianni Vattimo (che ieri era all'Università di Bologna per un'altra iniziativa anti- Fiera), dall'altro esponenti del mondo arabo contrari alla presenza di Israele a Torino, come Tariq Ramadan. E per concludere, nel pomeriggio di martedì, una tavola rotonda con i vari comitati del "no": No War, no Tav, no Dal Molin, no Fiera Libro. "Come Università, la nostra filosofia è quella della massima apertura al confronto - chiarisce il rettore Ezio Pelizzetti -. è un seminario a carattere scientifico. Del resto, siamo stati gli unici in Italia a ospitare insieme, ben due volte quest'anno, l'Università ebraica e quella palestinese di Gerusalemme". Nel Lingotto Lunedì un seminario all'Università. Ospiti: da Vattimo agli intellettuali arabi contro la presenza di Israele Scritte contro Le scritte comparse sui muri del Lingotto lo scorso febbraio, per protestare contro la presenza di Israele alla Fiera Vera Schiavazzi.

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E Vattimo <occupa> la facoltà (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE A Bologna E Vattimo "occupa" la facoltà BOLOGNA - "Alea iacta est", ha detto varcando la soglia della facoltà di Lettere e Filosofia. Ci ha pensato a lungo il professor Gianni Vattimo (foto). Si è anche consultato con un suo amico avvocato, come racconta oggi il Corriere di Bologna. E alla fine ha deciso di partecipare all'assemblea sul boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, che si è tenuta ieri sera all'università occupata di Bologna. "Somiglia a un'occupazione liceale", ha detto alla platea di circa 150 studenti dei collettivi Cua, Stella Rossa e Aut Off. Gli studenti, per consentire l'incontro, hanno impedito agli addetti la chiusura del portone: l'ateneo aveva infatti negato il permesso. "Sono per il boicottaggio - ha ribadito Vattimo - perché scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina". E poi: "Della politica di Israele potremo parlare sempre meno. Oggi la regola pare che sia che non si può dare del fascista a un ebreo".

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<È una scelta razzista La questura sbaglia> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Ugo Volli "è una scelta razzista La questura sbaglia" MILANO - "Ritengo un fatto grave che il questore abbia vietato le manifestazioni con le bandiere d'Israele l'8 maggio quando la stessa Questura ha autorizzato la manifestazione nazionale degli autonomi che si terrà il 10 maggio, cioè due giorni dopo l'inaugurazione della Fiera del libro e sempre a Torino. Quello che sta accadendo è molto grave". Ugo Volli, professore di Semiotica all'Università di Torino, è a dir poco arrabbiato per il divieto di sventolare la bandiera d'Israele davanti al Lingotto. Professore, per la Questura sono ragioni di sicurezza. "Mi pare invece una scelta razzista. Come aver obbligato, il 25 aprile a Milano, la Brigata ebraica a riporre le sue bandiere. Mi auguro che il nuovo ministro dell'Interno chiederà ragione di questi comportamenti ai questori di Torino e Milano". Cosa intende fare l'8 maggio? "Rispetterò il divieto ma sto pensando di presentarmi con la bandiera d'Israele nell'aula della facoltà di Scienze Politiche dove Gianni Vattimo e Angelo D'Orsi terranno il convegno "Pulizia etnica in Palestrina". Un appuntamento che è stato autorizzato senza problemi nonostante la violenza del titolo. Al solito due pesi e due misure. Voglio vedere se il questore mi impedirà di portare la bandiera con la stella di David in università". R. Riz.

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<Agli amici ebrei dico: non portate vessilli> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Chiara Saraceno "Agli amici ebrei dico: non portate vessilli" MILANO - "Se fossi a Torino inviterei i miei amici ebrei a non andare a sventolare le loro bandiere l'8 maggio". Chiara Saraceno, sociologa e saggista torinese, in questi giorni è a Berlino ma segue quanto sta accadendo intorno alla Fiera del libro con apprensione. "Premesso che ciascuno ha il diritto di sventolare la bandiera che vuole, farlo in questo caso potrebbe essere rischioso". Cosa teme? "Che qualcuno colga l'occasione per provocare, che sia il pretesto per lasciarsi andare ad atti violenti. In certe situazioni, anche stimati colleghi rischiano di compiere delle stupidaggini". Meglio lasciare a casa le bandiere. "Io la penso come lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua: Israele ha il diritto di esistere ma non come esiste ora. Se le bandiere che verranno sventolate l'8 maggio significano "stiamo con Israele qualsiasi cosa faccia", motivo in più per lasciarle a casa. Sarebbe anche un gesto di pace e distensione nei confronti di chi chiede il boicottaggio della Fiera". Niente vessilli, un'alternativa? "Piuttosto dei bei cartelli per spiegare le proprie ragioni e magari per mandare dei segnali verso Israele stesso". Quali segnali? "Ci sono altre strade oltre il muro contro muro" R. Riz.

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Andreotti: "Se una legge mi convince voterò con il Pdl" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa i forum de il tempo Andreotti: "Se una legge mi convince voterò con il Pdl" Giulio Andreotti, ospite del forum de Il Tempo, su Gianni Alemanno dice che "contano le persone, non i padri e i nonni. Su Silvio Berlusconi "che gli riesce bene tutto ma deve smettere di dire agli altri 'voi politici'" Senatore, siamo davanti a una nuova stagione della politica, peraltro annunciata da una campagna elettorale particolare. La campagne elettorali ora sono più tranquille. Metterei un punto di divisione da quando il Cremlino ha ammainato la bandiera. Prima l'Urss era il riferimento del dibattito politico. Ora non si registra più quell'aria emotiva nei confronti del voto. Un bene, perché vuol dire che un certo consolidamento nelle istituzioni c'è. Anche nelle comunali a Roma c'è stato un clima normale. Non era in discussione la libertà. Però la capitale ha problemi complessi. E se ne parla poco, anche nelle municipali. Il traffico è la costante di tutte le campagne elettorali, da 30 anni. Poi ci sono altri nodi, come la crescita della popolazione, con le immigrazioni clandestine. Problemi che derivano anche dal benessere. Quand'ero ragazzo, mai vista un'automobile. Uno studente all'università aveva la bibicletta con un manubrio di acciaio speciale. L'ho ritrovato direttore generale al ministero dei lavori pubblici. Tutto sommato, bisogna essere soddisfatti della crescita. E invece se le prendono con gli immigrati. Ma quando i romani erano due soli uno ha ammazzato l'altro. La nuova legislatura deve occuparsi delle riforme istituzionali? La Costituzione va bene com'è. Si tratta di interpretarla e di viverla in tutte le sue parti. Per esempio, dove dice che questa è una Repubblica fondata sul lavoro, un'indicazione non abbastanza sviluppata. Però abbiamo un certo federalismo, un sistema elettorale particolare. Non bisogna fare un po' di ordine? Bisogna mettere mano alla Costituzione per migliorarla, non per peggiorarla. Bossi, quando non era nessuno, anzi era lui solo, era patetico. Sembrava che dovesse spostare pure la capitale. Invece bisogna lavorare per essere coerenti con le riforme adottate. La nostra adesione all'Unione Europea, per esempio. Una modifica notevole concettualmente, ma vissuta poco. Al Senato Berlusconi potrà contare su una maggioranza solida. Però crede che lei, senatore a vita, verrà corteggiato per appoggiare il Governo, per esempio se la Lega dovesse mettersi di traverso? Uso la stessa regola di quanto appartenevo a una grandissima maggioranza. Se sono convinto di una cosa la voto, se non ne sono convinto, no. Devo anche dire che è molto più entusiasmante il lavoro quando c'è una maggioranza stretta, perché la dialettica è maggiore, come l'interesse esterno al Parlamento. Nel nuovo Esecutivo dovrebbero esserci quattro "ministre". Ritiene che le donne possano dare un valore aggiunto al governo? Credo sia sbagliato mettere l'accento sulle quote rosa, come le quote invalidi. Certo, la spinta nasce da una giusta rivendicazione delle donne. Mi ricordo la prima volta che a Montecitorio parlò una signora, la Cingolani Guidi. Diventò un avvenimento sulla stampa internazionale. Oggi però è abbastanza superato. Ci sono gli uomini che assomigliano a uomini e viceversa. Le fa effetto che nel Parlamento non ci siano più comunisti e socialisti doc? Fa l'impressione di un Parlamento più calmo. Ricordo che durante la discussione del Patto Atlantico, nel '49, avemmo due giorni e mezzo di seduta ininterrotta, col tentativo di invasione del Parlamento. Scelba aveva messo proprio qui, a Piazza Colonna, il blocco. C'era il corteo che avevano fatto le opposizioni. Ero nel Transatlantico, entrò molto arrabbiata la deputata sorella del direttore dell'Unità. Mi prese per il bavero e disse: "Vieni fuori, menano ai deputati". Risposi: "Beh, una buona ragione per restare dentro". Di fatto la politica italiana dal '94 ruota intorno alla figura di Silvio Berlusconi. E le elezioni che si sono succedute da allora sono stati quasi dei referendum. Lei del Cavaliere che idea ha? Gli è andata bene qualsiasi cosa ha fatto nella vita. Anche ciò di cui non si era mai occupato. L'edilizia, le televisioni. Gli raccomando però di non dire "voi politici la pensate...". Pure lui fa politica, non sta dall'altra parte. Se uno riesce bene in tanti campi, può ottenere lo stesso risultato pure in politica. Come successe a noi tantissimi anni fa col professor Valdoni, chirurgo di grande fama. Ricordo la campagna elettorale con lui nelle borgate. Sembrava la Madonna Pellegrina. Oggi si parla di un Governo più snello. Pensa che funzioni? Il numero dei ministeri non è molto importante. Importante è fissarlo e lasciarlo così com'è, perché c'è poi tutta una tradizione che si forma, ci sono competenze miste. Piuttosto bisogna dare pubblicità all'attività dei ministeri, per far capire ai cittadini l'attività della pubblica amministrazione. E qui torno a Bossi. Quello prima maniera parlava di Roma come fosse Sodoma e Gomorra. Ora questo allarme pare rientrato. Anche per le regioni, alle quali quando nacquero io ero istintivamente contrario, bisogna trovare una via di mezzo. Una parte dei problemi è nazionale, un'altra, non indifferente, mondiale. Quindi anche l'adesione ai problemi locali va contemperata ai temi più vasti. L'altro astro della politica italiana, Veltroni, ha incentrato la campagna elettorale sullo slogan della novità rappresentata dal Pd. è chiaro che ognuno deve cercare di differenziarsi, sennò tutti vendono la stessa merce e non ci sono abbastanza clienti. Adesso l'aggettivo "moderato" è diventato negativo. Ma la moderazione in tutti gli altri campi è un pregio. Significa senno e prudenza. Invece viene scambiata per mancanza di idee. Io credo che la moderazione sia e resti una virtù. In tempi lunghi è quello che poi serve veramente. La sinistra del resto considerava traditori i più moderati socialdemocratici. Ero presente come giornalista alla scissione dei socialdemocratici, a Palazzo Barberini. Erano momenti di grosso fervore. Eccessivo talvolta, come con Nenni. Non mi piaceva il suo stile tribunizio. La politica non è solo oratoria. Perché allora è vendere un prodotto. Come in televisione? La televisione conta moltissimo, ti porta a essere conosciuto. Se riesce a persuadere non lo so, però i personaggi che hanno successo nel piccolo schermo hanno qualcosa più degli altri. Se uno, come si dice a Roma, sta antipatico, non si crea il contatto. Il che è anche pericoloso. Molti dicono che la classe politica di una volta era migliore. Salvando i leader storici, come Togliatti, Pertini, De Gasperi, lei ritiene che la media sia scaduta rispetto al passato? No. Certo, prima contava molto anche il modo di esprimersi. L'oratoria era un elemento fondamentale. Pajetta per esempio mi disse che era andato a scuola di dizione. Fece bene. Che ne pensa di Ciarrapico senatore del Popolo della libertà? è affare suo. Non pensavo che si dedicasse alla politica in prima persona. Però, dato che si è candidato, non sarà né peggio né meglio di altri. Uno dei problemi in piedi da 60 anni è quello del Medio Oriente. Lei sostiene la necessità del dialogo sia con Israele che con i palestinesi. Ha coniato il termine equivicinanza. Oggi molti politici vogliono stare o con i palestinesi o con Israele. Uno sbaglio perché sono destinati a convivere. Nessuno può creare di nuovo il muro. Allora non si accentuino solo le diversità, che certo esistono. Adesso la cosa più preoccupante è la divisione all'interno di Hamas. Questo complicherebbe ulteriormente la questione. Perché in quella striscia di terra nessuno può dire: annullo l'antagonista. Dopo l'estate gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente. Quale pensa sarà il ruolo del nuovo inquilino della Casa Bianca e dell'America? L'America conta per quello che è anche dal punto di vista economico. Per il rapporto, attivo e passivo con l'Europa. Qual è il presidente che ha apprezzato di più? Carter. Aveva spirito genuino. Con Kennedy ebbi un colloquio illuminante all'ambasciata italiana. Gli chiesi come mai lui, cattolico, non aveva instaurato rapporti diplomatici con la Santa Sede. Mi rispose: "Quando sarò rieletto lo farò"". Reagan mi fece un'impressione di persona autorevole, ma sembrava considerare la politica come secondaria. Leggermente berlusconiano...Però è stato uomo di grandissime doti. L'America ha il vantaggio che non c'è tanta separazione tra la filosofia dei democratici e quella dei repubblicani. Che ne pensa dei diritti umani che la Cina calpesta in Tibet? E del boicottaggio delle Olimpiadi? Il Dalai Lama non è stato ricevuto nel Parlamento italiano. Una parte di noi, me compreso, non hanno grande entusiasmo per i Lama. Tra l'altro, quando hanno governato il Paese, c'erano i sacrifici umani. Non ho sentito proprio il desiderio di andare a salutarlo. Quanto alle Olimpiadi, la politica deve restarne fuori. Ci parli di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. Di Ratzinger ho il ricordo di quando il presidente Pera lo invitò al Senato. Lo aspettavamo, venne un commesso e disse: "Fuori c'è un prete, ma non ha i documenti". La burocrazia del Parlamento lo aveva bloccato. Fece un discorso molto bello. Commentammo: "Oggi abbiamo sentito il presidente Ratzinger e il cardinal Pera". Ogni Papa corrisponde al suo tempo. Benedetto XVI fa discorsi molto puntuali, anche gli ultimi mi hanno affascinato. Giovanni Paolo II mi colpì quando lo incontrai a Montecassino, ospiti alla mensa dei benedettini. Mi stupì quanto conoscesse l'Italia. Cose specifiche, non tanto politiche, ma culturali. Come si sente il divo Giulio raccontato nel film, per la regia di Sorrentino, che sta per arrivare a Cannes? Vedremo com'è. Può essere un soffietto, ma anche uno sfottò. Spero di vivere ancora qualche mese per saperlo. E poi non è che il divo Giulio fece una bella fine. Io al cinema ci vado poco. Dal '78 ho la scorta e non voglio obbligarla a sorbirsi i film con me. Li vedo in dvd. Gli anni di piombo, l'uccisione di Moro. Una stagione che ha segnato l'Italia. L'esplosione delle Br è stata violenta. Contro la nostra tradizione. Ma non ho mai temuto che fosse in pericolo la Repubblica. Abbiamo una forte garanzia perché le nostre forze armate non sono suscettibili di politicizzazione. Non ci credo al golpe, in Italia. Certo, la stagione delle gambizzazioni fu angosciosa. Mi spiegarono perché prendevano di mira figure di rilievo minore: per terrorizzare tutti. Però di quasi tutte le stragi italiane non c'è un colpevole. C'è una risposta storica a questa anomalia? Per paradosso, noi siamo la culla del diritto ma il diritto è rimasto nella culla. Anche le garanzie date al cittadino - tre gradi di giudizio - rendono difficile l'accertamento della verità. Io l'ho provato. L'avvocato Giulia Bongiorno, che lei conosce bene, può essere una figura importante nel nuovo esecutivo? è molto brava. Ha non solo una grande conoscenza giuridica ma anche una memoria di ferro. Del mio processo sa a memoria un milione di pagine. Ma potrebbe restare delusa dal Parlamento, una piazza abbastanza vuota. In Commissione no, qui ci si può far valere. Il riferimento alla Bongiorno ci porta agli anni in cui fu imputato d'essere amico dei mafiosi. Perché? Probabilmente davo fastidio. Avevo avuto un successo rapido nella politica. Sia gli avversari che qualcuno dentro la Dc possono aver voluto rifilarmi la polpetta avvelenata. Sono contento di averla scansata. Nel periodo del processo stavo male fisicamente, non mi reggevano le gambe. Sentivo l'ingiustizia. Avvicinato alla mafia per essere amico di Salvo Lima, uno che è stato sette anni sindaco di Palermo e che non aveva di suo neanche un pezzo di terra, come s'è visto dopo che l'hanno ucciso. Il '93 è pure l'anno in cui fu ammazzato Falcone. Fu proprio Salvo Lima a presentarmelo, nel mio studio. Qualche tempo prima, ero a Cortina, Falcone mi aveva telefonato per avvertirmi che avevano sventato una manovra contro di me. Quali politici provenienti dalla Dc hanno un futuro da protagonisti? Casini. è anche in grado di occuparsi di problemi internazionali, cosa non frequente qui. Ce ne sono anche altri. è difficile dare pagelle. Torniamo a Roma. Chi ha votato come sindaco? Rutelli. E alla provincia Antoniozzi. Ha perso su entrambi i fronti. Che ne dice di Alemanno, cambierà la capitale? Contano le persone, non i padri e i nonni. Roma ha duemila anni, è città difficile. Improbabile che possa cambiare molto. Ma se fosse diventato lei sindaco, quale sarebbe stato il suo primo provvedimento? Nessuno, perché mi sarei dimesso subito.

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GERUSALEMME - Il primo ministro israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha epresso profondo rammar (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

GERUSALEMME - Il primo ministro israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha epresso "profondo rammarico" per la morte della madre palestinese ed i suoi 4 figli durante un raid israeliano a Gaza. Sottolineando che è si è trattato di un "tragico evento", Olmert durante la riunione del suo governo ha detto che "ci rammarichiamo del fatto che siano stati colpiti civili e che Hamas stia operando da aree densamente abitate, esponendo i civili a conseguenze a cui noi non vorremmo arrivare". "Ci dispiace anche per i nostri bambini che sono stati colpiti in tutti questi anni" ha poi concluso il premier israeliano.

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Gianni Alemanno ieri ci ha detto con una telefonata "rimarete piacevolmente sorpresi” (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Gianni Alemanno ieri ci ha detto con una telefonata "rimarete piacevolmente sorpresi". Ci ha assicurato continuità ad alcuni atti dei suoi predecessori: dall'organizzazione dei viaggi della memoria, ad Auschwitz, ai fondi per il museo della Shoah. Ci ha fatto piacere anche ascoltare il suo impegno per gli ebrei di oggi, per la Sinagoga a Ostia, ad esempio". Riccardo Pacifici è il presidente della Comunità ebraica romana. E di fronte all'affermazione di queste ore di Gianni Alemanno ("anche nella comunità ebraica ho raccolto la maggioranza"), spiega: "Non siamo ovviamente in grado di dire come si sono distribuiti i voti dei componenti della comunità al ballottaggio. All'esito del voto, ho solo avvertito preoccupazione da parte di alcuni, attesa e desiderio di verifica da parte di altri, euforia da altri ancora. Senza nulla togliere ad Alemanno, penso che in questo voto abbiano influito anche le posizioni in politica estera del governo Prodi, in particolare modo di D'Alema. E delle frange della sinistra radicale uscite sconfitte da queste elezioni. Così come preoccupavano alcune posizioni de La Destra, che abbiamo segnalato prima del ballottaggio, per un atteggiamento nostalgico con cui si marcava la differenza da An". A proposito: i saluti romani al Campidoglio, durante la festa per Alemanno sindaco, come sono stati vissuti dalla Comunità Ebraica? "Ci sembra che Alemanno abbia già stigmatizzato queste manifestazioni. Certo, sono atteggiamenti da monitorare. Ma questo è un sindaco che viene da An, c'è stata la svolta di Fiuggi, c'è stata la frase pronunciata da Fini in Israele in cui ha parlato del fascismo come male assoluto. Alemanno non si è mai allontanato da questo percorso. Spero che Alemanno sia espressione del modello di una destra antifascista. E non penso che i saluti romani possano entrare a fare parte della neosimbologia del Popolo della Libertà. Sarebbe singolare, visto che proprio su questi temi c'è stata la scissione in Alleanza nazionale...". E quanto ha contato il tema della sicurezza anche nelle scelte al ballottaggio della comunità ebraica? "Molto. Noi abbiamo posto il problema anche quando incontrammo Alemanno. Per noi il valore dell'accoglienza degli immigrati è importante, ma deve esserci anche rigore e fermezza contro chi rappresenta un pericolo. Dalle aggressioni, alle illegalità, fino ad arrivare alle insidie del terrorismo. E poi rispetto della Costituzione. Però mi faccia ringraziare una persona...". Prego. "Walter Veltroni, con lui in questi anni abbiamo avuto un rapporto straordinario".

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ROMA - La prima a salutarlo è la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, poi Emilio Colo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FABRIZIO NICOTRA ROMA - La prima a salutarlo è la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, poi Emilio Colombo ed Emma Bonino. Francesco Rutelli, il giorno dopo la bruciante sconfitta per il Campidoglio, fa il suo ingresso da neosenatore a Palazzo Madama. Strette di mano, pacche sulle spalle dai colleghi del Pd, ma l'umore è pessimo. Opposto, qualche centinaio di metri più in là, lo stato d'animo del vincitore. Per Gianni Alemanno la mattinata a Montecitorio è una passerella. Appena in Aula gli applausi dell'intero centrodestra, che si ripetono anche quando il neosindaco (il sorriso e l'occhio umido) si alza per votare il presidente della Camera. Verso il suo scranno, all'estrema destra dell'emiciclo, è una vera e propria processione. Tra una chiacchiera con Silvio Berlusconi e una con Gianfranco Fini, l'incontro con un frizzante Umberto Bossi alla buvette. Il Senatùr lo bacia: "Caro Gianni, devi sapere che io a Roma ho sempre trovato le donne dalla parte giusta". Insomma, gli sfidanti (ormai ex) della Capitale vivono due day after ben diversi. Il vicepremier uscente arriva al Senato di buon mattino e, dopo le procedure della registrazione, si siede dietro Anna Finocchiaro. Si vota per eleggere il presidente di Palazzo Madama (una formalità per l'azzurro Renato Schifani) e, quando tocca a lui, Rutelli arriva sotto la presidenza, vota, saluta Giulio Andreotti e deve per forza passare davanti ai banchi della maggioranza. Il clima al Senato è di diffuso fair play e l'aplomb non manca anche in questa circostanza. Diversi senatori del Pdl si avvicinano allo sconfitto e gli stringono la mano. Rutelli resterà al Senato per poco tempo. Rapido, senza rispondere alle domande dei cronisti, si trasferisce alla Camera e partecipa in silenzio ad un teso vertice del Pd. Se ne andrà in anticipo intimando ai giornalisti: "Non seguitemi". Ora, dicono i suoi, si prende qualche giorno di riflessione e di silenzio. Parte per Filicudi, con la moglie Barbara, e salta la riunione che riconferma la Finocchiaro presidente del gruppo del Pd a Palazzo Madama. Lei non se la prende: "Povero figlio, è andato a riposarsi un po'. E' anche giusto". Dopo il ponte del Primo maggio, la prossima partita: al gruppo Democratico, infatti, confermano che l'ex leader della Margherita è in pista per diventare vicepresidente del Senato. All'opposizione ne spettano due, ma non sarà una passeggiata: se il Pd non facesse l'en plein (c'è anche l'Idv di Di Pietro), con un solo posto a disposizione si aprirebbe la competizione con Vannino Chiti, ex Ds e ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento. E si fa anche il nome di Marco Follini. Il nuovo sindaco, invece, è già in Campidoglio a lavorare sul passaggio di consegne. Se arrivano duri giudizi sul suoi trascorsi da parte di qualche quotidiano inglese, francese e israeliano, Alemanno (in passato leader del Fronte della gioventù) assicura: "Basta con questa storia. Non sono l'uomo nero, la mia convinta appartenenza ai valori della democrazia non si discute". E tra le telefonate di congratulazioni va ricordata anche quella dell'ambasciatore di Tel Aviv a Roma Gideon Meir. Sorridente per tutta la giornata, ricercatissimo dalle televisioni (stamane a "Uno mattina" e questa sera su "SkyTg24"), l'ex ministro di An assicura che si butterà "immediatamente e senza pietà" nel nuovo lavoro. Prima promessa, la convocazione del Comitato provinciale sulla sicurezza assieme al prefetto: "Roma non sarà più vista come un'area franca, dobbiamo espellere tutti i cittadini non italiani che non rispettano le regole". E poi, "a Roma serve un commissario straordinario sulla sicurezza". Quindi il tema che ha dominato la campagna elettorale resta una priorità. Senza dimenticare i rapporti con le istituzioni: presto ci sarà un incontro con il governatore del Lazio Piero Marrazzo (Pd) sulla questione dei rifiuti. Il primo impegno ufficiale da sindaco è invece fissato per domani, Primo maggio: l'inaugurazione, assieme al capo dello Stato Giorgio Napolitano, di un monumento dedicato ai caduti sul lavoro. Ma prima, questa mattina, qualche altra ora da onorevole per assistere al successo del leader di An, al quale Alemanno è rimasto fedele nonostante lo strappo dell'ex sodale Francesco Storace: "Voglio levarmi l'ultima soddisfazione da deputato, votare Fini presidente della Camera". Questo pomeriggio, l'insediamento ufficiale in Campidoglio.

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ROMA - Il panico per la crisi alimentare scatenata dall'inarrestabile corsa dei prezzi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ROBERTO ROMAGNOLI ROMA - Il panico per la crisi alimentare scatenata dall'inarrestabile corsa dei prezzi di mais, riso e grano si è impossessato degli israeliani che negli ultimi giorni sono stati protagonisti di un assalto ai supermercati dove sono stati svuotati gli scaffali del riso e di altri generi di prima necessità. Una corsa all'accaparramento traasformata ieri in una vignetta sul quotidiano Haaretz in cui si vede un dipendente portare nel supermercato un sacchetto di riso, mentre attorno guardie armate lo proteggono da possibili attacchi e un elicottero della polizia sorvola la zona. A Tel Aviv per un giorno una rete di supermercati ha cercato di imporre la limitazione della vendita di due chilogrammi di riso per ciascun cliente: cosa senza precedenti negli ultimi decenni in Israele. Poi ha desistito, e le scorte sono subito andate a ruba. Secondo il direttore della principale ditta importatrice di riso in Israele, la domanda è più che triplicata negli ultimi giorni. I prezzi di conseguenza sono lievitati fino a un aumento massimo del 70 per cento rispetto alla metà del mese, ossia prima delle vacanze della pasqua ebraica. In parallelo vengono registrati drastici aumenti anche nel prezzo della pasta, dell'olio, del caffè, della carne. In Israele, dove c'è forte penuria di acqua, il riso è tutto importato. Israele è l'ultimo, per ora, Paese entrato nell'ormai lunghissima lista di chi ha apertamente fatto notizia dallo scoppio della crisi alimentare. India, Thailandia, Filippine, Indonesia, Brasile, Russia, Argentina, Pakistan, Vietnam hanno da tempo limitato o congelato le esportazioni di riso e grano. Ad Haiti, in Nicaragua, in Messico, nella Costa d'Avorio, in Mozambico, nel Burkina Faso, in Senegal, nello Yemen e in altri paesi africani della costa occidentale sono scoppiate rivolte per la penuria alimentare. L'emergenza planetaria già interessa una quarantina di Paesi di cui la metà africani. E cresce il timore che le tensioni sociali possano trasformarsi in esplosioni incontrollabili con rispercussioni sulla stabilità di molti governi. Anche negli Stati Uniti e in Canada sono state prese misure per limitare la corsa all'accaparramento del riso. Drammatiche le testimonianze giunte ieri dall'Afghanistan dove funzionari afghani all'agenzia di stampa dell'Onu "Irin" hanno riferito di fuga dalle proprie terre in diverse zone della provincia nordorientale di Badakhshan. Secondo Nasir Hemat, responsabile provinciale dell'Afghan Red Crescent Society (Arcs) "la gente si è trasferita in altre province e alcuni se ne sono andati nei Paesi vicini", ha aggiunto, denunciando come in molte zone della provincia la popolazione sia costretta a mangiare erba a causa della crisi dei prezzi. Un'emergenza che ieri la Banca Mondiale ha detto che avrà effetti di lunga durata in quanto le previsioni parlano di un'improbabile discesa dei prezzi. Alcuni analisti ritengono che l'effetto caro-riso potrebbe durare quasi un decennio. La crisi alimentare è stata definita uno "tsunami silenzioso" dall'agenzia dell'Onu per il programma alimentare mondiale (Pam) che più di ogni altro organismo ha contatto diretto nelle regioni più a rischio. La crisi alimentare mette in pericolo almeno un centinaio di milioni di persone. Per affrontarla, ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, il coreano Ban Ki-moon, ha annunciato l'istituzione di una apposita task force. In una conferenza stampa a Berna, seguita a un vertice delle agenzie dell'Onu nella capitale elvetica, Ban ha denunciato come il mondo stia affrontando "fame, malnutrizione e disordini sociali senza precedenti" a causa dell'aumento dei prezzi del cibo. Di qui la proposta di dare vita a una task force, che sarà composta dai capi delle agenzie dell'Onu (tra cui Pam, Fao, Ifad) e della Banca mondiale. "La priorità immediata su cui siamo tutti d'accordo - ha detto il numero uno del Palazzo di Vetro - è che dobbiamo nutrire gli affamati". Il presidente dell'Ifad (l'agenzia Onu per lo sviluppo dell'agricoltura che ha stanziato 200 milioni di dollari per l'aiuto agli agricoltori nei paesi poveri) Lennart Bage la crisi deve far riflettere anche sulla politica di disinvestimento in agricoltura negli ultimi anni, un settore dove l'aiuto pubblico è sceso da 8 miliardi di dollari nel 1984 a circa 3 miliardi nel 2006.

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Bologna, aula occupata in ateneo per la lezione anti-israele di vattimo - luciano nigro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il rettore aveva vietato la conferenza sul boicottaggio Bologna, aula occupata in ateneo per la lezione anti-Israele di Vattimo LUCIANO NIGRO BOLOGNA - "Non mi era mai capitato di occupare un'università, nemmeno da studente. E dire che sono stato preside. Ma... alea iacta est. Ora siamo qui e siamo entrati senza violenza: se il rettore ci vuole far sgomberare sarà una scelta sua". Eccolo qua il filosofo Gianni Vattimo, a settantadue anni per la prima volta nei panni del contestatore dell'ateneo più antico d'Europa. Proprio lui che ha insegnato nelle aule di mezzo mondo, il teorico del pensiero debole che ha da poco abbracciato il marxismo e ora si batte a favore del popolo palestinese e boicotta la partecipazione di Israele alla fiera del libro di Torino. E' in ritardo il professore-contestatore. Alle 21,30 sotto i portici dell'Alma Mater aspettano decine di ragazzi sotto uno striscione rosso e la scritta "Cua", i collettivi universitari autonomi che si sono presi uno spazio negato dal rettore. Un'occupazione, dicono, contro il boicottaggio di un dibattito sul boicottaggio contro Israele. Un corto circuito di messaggi che fa sorridere il filosofo. "Sì, mi sembra tutto molto ridicolo - sospira - e sono anche un po' preoccupato di sapere che cosa succede se si partecipa a un incontro non autorizzato. Da noi, a Torino, non si usa più occupare". Non c'è la polizia che invece, cento metri più in là, presidia il teatro comunale, davanti a centinaia di ragazzi che bivaccano bevendo birra seduti sull'asfalto. Nel lungo corridoio passeggia nervosamente il preside Giuseppe Sassatelli. La sua facoltà di Lettere è stata occupata nel tardo pomeriggio dai collettivi e dal centro sociale Crash. A due a due, dandosi il turno, sono entrati e si sono impossessati di un'aula al primo piano. Poi all'ora di cena hanno issato gli striscioni e annunciato l'occupazione. E' Sassatelli, con il rettore Pier Ugo Calzolari, che ha deciso di non autorizzare il dibattito con Vattimo. "Non potevamo accettare un incontro a senso unico - ripete il preside - senza contraddittorio, contro Israele. Se Vattimo fosse venuto a parlare di Kant, nessun problema, ma questo è un caso particolare". "Ma come si può impedire un dibattito all'università? - ribatte Vattimo - Il problema è che sulla politica nazista di Israele non si può più fiatare. Non puoi dare del fascista a un ebreo perché c'è un pensiero dominante, che arriva fino al Presidente della Repubblica, che scambia un antisionista con un antisemita, dimenticando che molte persone in Israele sono contro il sionismo". Applausi dei duecento ragazzi che affollano l'aula. Ma a questo punto Vattimo frena. "Voi - scandisce - non montatevi la testa. Occupare non è un reato, ma questa non è la prima manifestazione dell'era Berlusconi-Alemanno, è come la tranquilla occupazione di un liceo".

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<Un fascista conquista Roma> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'allarme della stampa israeliana. Preoccupazione nei media internazionali per la vittoria della destra "Un fascista conquista Roma" L'allarme arriva dai due giornali israeliani più diffusi, segno che non basta un viaggio in Israele per tranquillizzare l'opinione pubblica internazionale sugli esiti della corsa al Campidoglio. "Un fascista in testa": così titolava ieri Yediot Ahronot , che ha scelto una immagine del nuovo sindaco di Roma mentre saluta i sostenitori con un braccio teso. Toni preoccupati anche su Maariv , che scrive che "La Destra ha riconquistato la capitale italiana" e accompagna il servizio con due immagini: quella di Alemanno, circondato dai sostenitori, e quella di Benito Mussolini. Il quotidiano progressista Ha'aretz , più intellettuale, si limita a un trafiletto in cui sottolinea che "per la prima volta da sessant'anni anni la Destra controlla Roma". I toni più polemici giungono da Maariv , il cui inviato scrive che "sessantacinque anni dopo la caduta del dittatore Benito Mussolini, i seguaci della sua linea fascista tornano a conquistare Roma". Alemanno, aggiunge, "viene ritenuto da molti uno spiccato neo-fascista" e la sua vittoria "ha un significato storico". Secondo il giornale questi sviluppi "destano timori fra i 18mila ebrei della città ". Tutti i maggiori organi di informazione internazionali hanno dato con ampio risalto la notizia della vittoria di Gianni Alemanno al ballottaggio per la carica di sindaco di Roma. Tre sono i punti principali messi in luce dagli osservatori nell'analisi dell'affermazione del candidato della destra. Si sottolinea che, per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, la capitale ha un sindaco di destra, in linea con la svolta conservatrice dell'Italia, emersa dalle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Inoltre si fa osservare che quella di Alemanno è comunque la vittoria di Silvio Berlusconi, che è stato il vero catalizzatore del drastico cambiamento registratosi nell'orientamento politico della maggioranza degli italiani. Infine si ricorda che a Roma il candidato del centro sinistra Francesco Rutelli ha perso per una campagna della destra tutta incentrata sul tema della sicurezza e a favore di una linea di fermezza nei confronti degli extracomunitari. "In Italia si consolida la vittoria del centro destra" titola l' International Herald Tribune che mette in pagina un articolo del New York Times nella cui edizione online di Alemanno si ricorda "il passato politico nelle file del Movimento sociale, un partito neofascista fondato dopo la guerra da nostalgici di Mussolini". "La destra vince nella corsa a sindaco di Roma" è il titolo del Financial Times , il quale sottolinea come il centro sinistra abbia preso per la seconda volta in due settimane "una solenne batosta, con la prima affermazione di un sindaco di destra a Roma dai tempi di Benito Mussolini". Il Washington Post scrive che con l' affermazione di Alemanno "i conservatori di Silvio Berlusconi hanno riportato un'altra grande vittoria". Il Times di Londra sottolinea come "un esponente del partito post fascista Alleanza nazionale" sia ora il nuovo sindaco, "che ha promesso di chiudere i campi nomadi di Roma e di espellere 20mila zingari e immigranti" in libertà pur con precedenti penali. Per l'edizione online della Bbc "Roma non è più la cittadella del centro sinistra", che dopo 15 anni ha perso essenzialmente per la sua linea troppo morbida verso la criminalità soprattutto da parte degli immigrati. "Un neofascista fa piazza pulita come sindaco di Roma" è invece il titolo del britannico Indipendent , il quale scrive che "un ex picchiatore neofascista ha stravinto", "alimentando il timore che adesso in Italia si scateni una campagna senza precedenti contro gli immigrati". Le Monde rileva il tasso di astenuti, relativamente alto se confrontato con la prima tornata elettorale il 13 e 14 scorsi. "Mentre Alemanno aveva promesso l'espulsione di 20.000 immigranti clandestini - scrive il quotidiano di Parigi - Rutelli aveva proposto un braccialetto di sicurezza per le donne a rischio di violenza sessuale, collegato direttamente con i commissariati". Il quotidiano Libération dedica un'intera pagina alle elezioni romane e nel titolo scrive che "la destra dura mette Roma ai suoi piedi". Nel servizio, il giornale sottolinea che la sinistra "temeva una marea nera berlusconiana su Roma. È invece uno tsunami che si è abbattuto sulla capitale italiana". Il giornale ripercorre la storia politica di Alemanno dalla sua militanza alla testa del Fronte della gioventù fino alla sua esperienza di ministro dell'agricoltura nel governo Berlusconi, al suo "ricentraggio politico", alla sua presa di distanza da Francesco Storace, al "basta con i vecchi slogan, il nostro modello è Sarkozy", e infine alla difesa di Gianfranco Fini che aveva definito il fascismo un "male assoluto". "La destra post fascista ottiene il Campidoglio di Roma" scrive a tutta pagina El Pais , secondo il quale "sessantacinque anni dopo la caduta di Mussolini la mistica fascista torna al potere" nella capitale: "Mentre i taxisti romani hanno organizzato festeggiamenti spontanei per le strade di Roma suonando in coro i clacson, ieri sera nelle strade di Roma era totale lo sconforto della sinistra, che dopo la sconfitta alle elezioni politiche ha perso anche la sua città talismano". Interessante infine la lettura della stampa romena. "Gianni Alemanno ha conquistato i romani sulle spalle dei romeni", scriveva ieri il quotidiano Cotidianul on-line, aggiungendo che, "per la prima volta in 15 anni la sinistra perde il Comune di Roma e i delinquenti romeni sembrano aver avuto un'influenza importante in questa svolta". s.p. 30/04/2008.

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Il preside gli nega l'aula Vattimo "occupa" la facoltà (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A BOLOGNA PER IL DIBATTITO SUL BOICOTTAGGIO ALLA FIERA DEL LIBRO Il preside gli nega l'aula Vattimo "occupa" la facoltà BOLOGNA Gianni Vattimo ha partecipato per la prima volta nella sua vita all'occupazione di un'aula universitaria. Lo ha fatto ieri sera nella facoltà di Lettere a Bologna per il dibattito sul boicottaggio alla Fiera del libro di Torino, organizzato dal collettivo universitario Cua, a cui nei giorni scorsi preside e rettore avevano negato l'aula. In seguito alla decisione, gli studenti hanno deciso di fermarsi ugualmente in aula, dando vita al dibattito ancorché non autorizzato. "Alea jacta est" ha scherzato il filosofo al suo ingresso spiegando comunque che quella in atto era "una normale occupazione da liceo, non un reato, tenuta per discutere". Vattimo è arrivato alle 21.30 accolto da 150 occupanti e dai flash dei fotografi: "Sono per il boicottaggio perché sono scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina. Della politica di Israele potremo parlare sempre meno.Oggi la regola pare che sia che non si può dare del fascista a un ebreo". Il professore ha aggiunto di essere stupito dalle reazioni suscitate dalla vicenda (a Bologna se ne parla da giorni) ammettendo poi: "Mi dispiace, anche mettere in imbarazzo un collega, non so cosa avrei fatto al suo posto". Vattimo ha poi confermato di non aver mai occupato prima un'università: "Figuriamoci, io ho studiato nei giorni della peggiore reazione". \.

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Graziano: <Sul mio mandato decidono le Nazioni Unite> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 103 del 2008-04-30 pagina 13 Graziano: "Sul mio mandato decidono le Nazioni Unite" di Redazione Il generale italiano comandante dell'Unifil in Libano: "Tempi lunghi per il disarmo di Hezbollah" "Le accuse contro di me non arrivano da Israele, ma da un giornale israeliano che riporta accuse infondate riprese solo dalla stampa italiana". Lunedì il quotidiano Haaretz l'ha accusato di coprire il riarmo di Hezbollah disseminando di "mezze verità" i suoi rapporti, ma in questa intervista telefonica con il Giornale il generale Claudio Graziano comandante della missione Unifil in Libano nega ogni addebito. In Israele si dice che Prodi ha "cloroformizzato" l'Unifil per evitare rischi. L'attaccano per questo? "A una domanda così non posso rispondere. Il lavoro dell'Unifil è apprezzato da tutti. L'Italia svolge un ruolo guida coerente sia con il ruolo svolto all'interno della missione, sia in Libano. Le regole della missione erano state decise a priori dal Consiglio di sicurezza". Il 30 marzo i soldati italiani hanno lasciato passare un carico d'armi... "Sono altre falsità che trovano eco in Italia per ragioni di dialettica interna. Quella notte una pattuglia ha incrociato un pick up ed è stata affrontata da uomini armati scesi da due automobili. I nostri uomini sono scesi dai mezzi urlando di deporre le armi e tre minuti dopo gli armati si sono ritirati. Sono stati loro a scappare non i soldati italiani". Cossiga le propone di dimettersi... "Il mio mandato è nelle mani del segretario generale dell'Onu e delle nazioni che contribuiscono alla missione... per ora sono soddisfatti". Il segretario generale dell'Onu ammette il riarmo di Hezbollah, gli unici a non parlarne siete voi di Unifil. "Solo speculazioni. Siamo qui con mandato di mantenimento e non d'imposizione della pace. Dal 15 aprile abbiamo controllato 3mila veicoli e 4mila persone, ci siamo confrontati una volta con elementi armati ed abbiamo fermato un autocarro su cui c'erano quattro bombe vuote. Tutti gli incidenti sono stati documentati". Le regole d'ingaggio non vanno cambiate? "La missione prevede il mantenimento e non l'imposizione della pace e le regole d'ingaggio sono coerenti con quel mandato. In caso di violazioni possiamo utilizzare anche forza letale". I risultati non sembrano incoraggianti "Lavoriamo per creare una zona libera da munizioni e armi e mantenere il cessate il fuoco. Il mandato prevede la cooperazione con le forze libanesi e i tempi sono lunghi. In Libano Hezbollah è considerato un regolare partito, per questo il suo disarmo richiede tempi lunghi, un processo politico e la ricostruzione dell'esercito libanese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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[FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT Le curve esplosive, le guance da bambina e le labbra carnose d (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I Haifa Wehbe, cantante libanese di fama internazionale e uno dei sex-symbol più venerati dai maschi arabi, si muovono sullo schermo di una tv di musica pop orientale mentre una scritta in sovrimpressione annuncia la possibile cancellazione proprio del concerto di Haifa di giovedì prossimo a Manama, capitale del Bahrain. Ben 32 deputati (su un totale di 40) del Parlamento del piccolo regno del Golfo, popolato da una maggioranza sciita ma governato da una famiglia sunnita, hanno chiesto che la formosa star libanese non si esibisca al Palazzo della Musica della capitale. Dove la attendono decine di migliaia di suoi fan, pronti a giungere anche dai vicini Emirati Arabi Uniti, dall'Arabia Saudita, Kuwait, Qatar. I parlamentari conservatori hanno chiesto al re Hamad al-Khalifa che venga "preservata la morale del regno" e che venga "protetto l'immaginario giovanile", impedendo alla trentaduenne formosa cantante di apparire sul palco di Manama. "Se ciò non avverrà, siamo pronti a scendere in piazza", ha minacciato Ibrahim Abu Sandal, uno dei deputati di al-Asala (la Fermezza). Già nel 2003, alcuni parlamentari di al-Asala furono addirittura arrestati quando scesero in strada per manifestare contro il concerto di un'altra star della musica libanese, Nancy Ajram. "Haifa ha successo non tanto per le sue abilità canore quanto per il linguaggio del suo corpo", ha sentenziato Abu Sandal. E chissà che il deputato conservatore non abbia mai canticchiato i successi della cantante libanese come moltissimi altri uomini arabi. Gli stessi che a Beirut e altrove rimanevano inebetiti di fronte alle tv quando nella primavera 2006 la trentaduenne ex top model spopolava col suo brano campione d'incassi: "Bus al-Wawa", bacia la bua. "Guarda la bua, bacia la bua, aiuta a guarire la bua.", chiedeva Haifa mentre con sospiri e gesti di mano stuzzicava le fantasie maschili. Haifa, di madre egiziana e padre libanese, è originaria del Sud del Libano, diventa "miss bellezza" del Paese a 16 anni. Comincia la carriera di modella e alla ribalta nazionale arriva dopo tre anni, nel 1995. Undici anni dopo è indicata dal settimanale americano "People" come una delle 50 più belle donne al mondo. Divorziata e madre di una bambina, la star libanese è anche oggetto della satira popolare: durante la guerra dell'estate 2006 tra Israele e Hezbollah (scatenata dalla cattura di due soldati israeliani), una barzelletta raccontava che Haifa, "desiderosa di unirsi alla resistenza contro Israele", fosse "partita per il fronte" e avesse "superato le linee nemiche". Dopo giorni di assenza - proseguiva la gag - Haifa ritorna, "ma incinta". Alla domanda dei libanesi su cosa fosse successo, la cantante-resistente rispondeva: "Ho fatto un altro prigioniero!". L'eco delle risate libanesi è arrivato anche in Bahrain, dove l'organizzatore del concerto di Haifa, Tareq al-Bahhar, ha assicurato ieri che la cantante si esibirà domani "rispettando le tradizioni locali e vestendosi in modo adeguato".

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Italia, via il veto Ecco sanzioni più rigide all'Iran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 103 del 2008-04-30 pagina 13 Italia, via il veto Ecco sanzioni più rigide all'Iran di Roberto Fabbri Prima svolta della politica estera con il cambio di maggioranza a Roma: rimosse le obiezioni al boicottaggio Ue in campo finanziario verso Teheran Cambia il governo a Roma e cambia l'atteggiamento dell'Italia (e di conseguenza anche dell'Unione europea) nei confronti dell'Iran. Il Jerusalem Post scrive che venerdì scorso, alla riunione del Comitato politico e di sicurezza (Cops) dell'Ue, "l'Italia ha fatto cadere le sue obiezioni a inserire la Banca Melli nella lista delle istituzioni e delle personalità iraniane che l'Ue boicotterà". Ma già tre giorni prima fonti del nostro ministero degli Esteri, commentando un articolo di un altro giornale israeliano, Haaretz, avevano anticipato che Roma "si sarebbe allineata al consenso europeo sul programma nucleare iraniano". Il quotidiano israeliano sostiene che questa sarebbe appunto "una prima indicazione della volontà di Silvio Berlusconi di condurre una politica differente nei confronti dell'Iran". Nonostante il nome possa trarre in inganno, la Banca Melli non c'entra nulla con l'Italia. Si tratta della principale banca d'affari iraniana, fondata nel 1927 per fornire servizi finanziari al governo di Teheran. Certe sue attività hanno però spinto sia l'amministrazione americana (nell'ottobre 2007) sia il Consiglio di sicurezza dell'Onu (il mese scorso con una propria risoluzione) a imporre sanzioni contro di essa. Si tratta, come si può immaginare, di attività inquietanti: nell'ambito dei servizi forniti alla Guardia rivoluzionaria iraniana (i pasdaran), la Melli sarebbe stata ad esempio il tramite per trasferire alla sua sezione internazionale (le Brigate Al-Quds, consulenti sul campo delle milizie libanesi di Hezbollah, nonché fornitrici di armi e addestramento per la guerriglia antigovernativa e antiamericana in Irak) circa 100 milioni di dollari, senza mai far comparire il proprio nome. Fino a venerdì scorso, l'Italia era stata in ambito europeo la più decisa oppositrice dell'inclusione della Banca Melli nella lista delle istituzioni e delle personalità iraniane da boicottare. Ma secondo il Jerusalem Post sarebbero state proprio le dirette indicazioni del premier in pectore Silvio Berlusconi a far ritirare le obiezioni italiane. E a quel punto anche Spagna, Austria e Cipro - gli altri membri dell'Ue che non seguivano la linea prevalente in Europa sulla delicata questione del nucleare iraniano - hanno fatto propria la scelta italiana. Il via libera dell'Ue alle sanzioni - secondo una fonte del governo israeliano citata dal quotidiano - rappresenta un colpo pesante per l'Iran. Non si tratta infatti soltanto di ostacoli frapposti all'attività di una grande banca, ma anche di un segnale politico forte da parte di quello che Teheran considera un partner economico fondamentale, soprattutto per la qualità della tecnologia che è in grado di fornire. Il boicottaggio della Melli non colpirà soltanto l'economia iraniana. Il suo ruolo internazionale fa sì che risulteranno in qualche misura danneggiate anche numerose imprese straniere attive in Iran: i principali partner commerciali di Teheran sono la Germania e la stessa Italia, seguiti a distanza dalla Gran Bretagna. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Politici Usa a Roma a difesa delle loro compagnie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 30-04-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Per i problemi del nuovo Terminal 5 Politici Usa a Roma a difesa delle loro compagnie Per sostenere le ragioni delle compagnie a stelle e striscie sono sbarcati da Washington in due: il viceministro dei Trasporti John Byrerly e il direttore dell'ufficio per l'aviazione internazionale Paul Gretch. Oggi, in una conferenza stampa all'ambasciata americana di Roma, ribadiranno i dubbi dell'amministrazione Usa per la soluzione trovata da Aeroporti di Roma in attesa della costruzione del nuovo terminal dei voli intercontinentali di Fiumicino: il T5. Presentato in pompa magna la settimana scorsa dal management dello scalo e destinato alle partenze ed arrivi dalle destinazioni a più alto rischio (Stati Uniti ed Israele), è oggetto da tempo della protesta di Delta, American Airlines, United, Us Airways e Continental. Lo scorso settembre, in una lettera spedita fra gli altri all'ambasciatore Ronald Spogli, le compagnie lamentavano la decisione della società Adr di sistemarle, seppure temporaneamente, in una struttura definita "obsolescente" e lontana dall'attuale scalo. Insomma, un terminal degno di un aeroporto low cost continuando però a pagare le stesse tariffe. Obiettivo della missione sarà quella di individuare le possibili soluzioni alla disputa, fra le quali quella di usare, finché possibile, aree di sosta più vicine ai terminal principali.

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