HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA: Se scoppia l’intelligenza” |
|
tARTICOLI DEL 27-30 aprile 2008
#TOP
IN EVIDENZA
CORRISPONDENTE DA
GERUSALEMME
Benyamin Netanyahu siede alla scrivania del suo ufficio alla Knesset, il
parlamento israeliano sui colli di Gerusalemme. Completo scuro, camicia
celeste, sorriso assertivo di chi è pronto a traslocare al piano nobile del
primo ministro, il leader dell’opposizione però prima di rispondere alle
domande ne fa a raffica: Silvio Berlusconi può contare su una maggioranza
stabile? La Lega è un alleato sicuro? Che contributo potrà dare Gianfranco
Fini? L’Italia lo interessa, «un Paese piccolo ma importante». Un alleato
«storico» d’Israele sebbene a volte percepito come recalcitrante.
Il premier israeliano Olmert si è rammaricato per «l’incidente» di Beit
Hanun in cui hanno perso la vita 4 bambini palestinesi. La situazione a Gaza è
grave: c’è da aspettarsi un’escalation?
«Quanto accaduto a Gaza è drammatico. Che siano palestinesi o israeliani i
civili sono civili. Ma c’è una differenza enorme: quando Hamas bersaglia da
Gaza le scuole di Sderot o del Negev punta deliberatamente la popolazione
civile, noi cerchiamo di evitarla. Israele si confronta militarmente con gente
che usa donne e minori come scudi umani. Siamo addolorati per la famiglia
decimata a Gaza. Avete mai sentito un leader palestinese piangere le nostre
perdite, i bambini, gli anziani? L’opposto: a ogni attentato, a ogni razzo
Qassam che centra l’obiettivo, i sostenitori di Hamas si rallegrano, fanno
festa».
Chi è il leader palestinese attualmente più credibile?
«La situazione è tragica. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu
Mazen è molto debole e per Israele l’ipotesi di parlare con Hamas è
impraticabile. Non si incontra qualcuno che non ti riconosce. Quando abbiamo
trovato leader arabi coraggiosi, come Sadat o re Hussein, abbiamo fatto
concessioni generose alla pace. Ma in tutti questi anni i palestinesi non hanno
prodotto un Sadat. Oggi abbiamo di fronte un partner volenteroso ma
politicamente debole e Hamas, potente proprio perché irriducibile».
Sderot conta più razzi che attestati di solidarietà, le colonie ebraiche in
Cisgiordania aumentano, qualcuno comincia a dubitare della formula «due Stati
per due popoli»: come vede il futuro?
«L'unica soluzione è rafforzare economicamente la società palestinese. Noi
abbiamo bisogno di sicurezza, loro di prosperità, possibilmente con
l’assistenza della Giordania. A lungo, prima e dopo Oslo, si è creduto che la
pace fosse l’antefatto alla prosperità. Molti Paesi, come l’Irlanda, mostrano
che talvolta è vero il contrario. Non dico che la prosperità sostituisca la
pace, ma la può incoraggiare. Dipendesse da me lavorerei a una rapida crescita
dell’economia palestinese in Cisgiordania, lo sviluppo rafforzerebbe i leader
moderati a danno dei fondamentalisti islamici. Allora, solo allora, penserei a
un accordo di pace».
Facendo a meno di Gaza?
«Gaza ha bisogno di una leadership diversa. Con Hamas non possiamo parlare. Il
presidente egiziano Mubarak dice che ormai l’Egitto confina con l’Iran: si
riferiva a Gaza. Cosa dovrebbe dire Israele che non ha neppure il Sinai a fare
da cuscinetto? Da quando Hamas è al potere abbiamo contato 4 mila razzi: come
reagirebbe l’Italia se fosse bombardata ogni giorno da un Paese limitrofo?
Hamas deve tirarsi indietro».
Alcuni analisti ritengono che gli interessi americani inizino a divergere da
quelli israeliani. E’ d’accordo? E’ preoccupato?
«Gli Usa hanno la loro politica estera e nazionale. Ma da Truman in poi il
sostegno a Israele è rimasto stabile. Se domandate agli americani chi
preferiscono tra noi e i palestinesi il rapporto è di
Potendo, voterebbe McCain, Barack Obama o Hillary Clinton?
«Non ho un candidato da sponsorizzare. Ma sono convinto che chiunque venga
eletto non metterà in discussione i valori, le idee, l’identità americana.
L’Europa travisa perché guarda Israele con le lenti del colonialismo, quasi
fossimo arrivati qui come i francesi o gli olandesi in Africa e non avessimo
alle spalle tremila anni di rapporto con questa terra. Gli americani, estranei
all’esperienza coloniale, colgono meglio la profondità della nostra esperienza,
l’aspirazione alla libertà, un patrimonio biblico che ci accomuna sin da quando
Jefferson definì la nascita degli Usa “la rinascita di Zion”».
Secondo il Jerusalem Post l’Europa è pronta a sanzioni contro Melli Bank,
una delle principali istituzioni finanziarie iraniane. E l’Italia sarebbe della
partita. Una buona notizia per Israele?
«Se vera è una notizia importante. L’Iran, che nega l’Olocausto, non
minaccia solo Israele ma l’intero Occidente. Teheran supporta direttamente
l’islam militante globale. Il sostegno europeo sarebbe benvenuto e quello
italiano ancor di più: il segno di un cambiamento nella politica estera
incoraggiato dal nuovo governo».
Tra gli elettori del centrodestra italiano ci sono i ragazzi che lunedì
hanno accolto con il saluto romano l’elezione di Alemanno sindaco di Roma. Non
l’imbarazza?
«Ogni governo democratico deve rigettare il vecchio e il nuovo fascismo e ogni
tipo di ideologia estremista. Non conosco queste frange dell’estrema destra
italiana. Ma ho parlato a lungo con il Cancelliere tedesco Angela Merkel di
alcuni casi in Germania, vanno messi al bando. Ci siamo trovati d’accordo nella
volontà di combatterli con forza».
·
Articoli
Israele/Palestina (107)
"obama è il candidato di hamas" - arturo
zampaglione ( da "Repubblica, La"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: fatto Israele e lo stesso Obama) il recente incontro a Damasco dell'ex-presidente Jimmy Carter con Khaled Meshaal, il leader del movimento. Anche Obama ritiene che quelli di Hamas siano terroristi e, pur avendo ipotizzato un dialogo con Iran, Cuba e Corea del Nord, cioè con gli arcinemici di Washington, ha sempre escluso un faccia a faccia con i leader del movimento palestinese.
Addio
a Yossi Harelcomandò l'Exodus ( da "Secolo XIX, Il"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele. Harel e i suoi marinai avevano soggiornato a lungo alla Spezia, in attesa di imbarcarsi. Un periodo indimenticabile che difatti Harel non scordò e volle onorare. In Israele La Spezia è nota coma Schàar Zion, la porta di Sion, in memoria dell'eroico, umanissimo sforzo prodotto dagli abitanti e dagli operai dei cantieri navali per sostenere il tentativo di dare una patria
L'ira
di vattimo: l'università mi impedisce di parlare d'israele - capelli a pagina ii
e in nazionale ( da "Repubblica, La"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Pagina I - Bologna "Come il Papa alla Sapienza" L'ira di Vattimo: l'Università mi impedisce di parlare d'Israele CAPELLI A PAGINA II E IN NAZIONALE SEGUE A PAGINA II.
"non
diamo sale dell'ateneo a chi fa operazioni contro" - eleonora capelli
ilaria venturi ( da "Repubblica, La"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: appello per boicottare Israele e la Fiera del libro di Torino, di cui lo stato israeliano è paese ospite per il 2008. "Lunedì incontreremo ancora il preside di facoltà, dopo di che se non ci concedono l'aula, nella stessa facoltà di lettere o da un'altra parte poco importa, occuperemo un luogo dell'ateneo per permettere a Vattimo di parlare - dice Marco del collettivo,
"mi
impediscono di parlare come il papa alla sapienza"
( da "Repubblica,
La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che ha come stato ospite Israele, in programma per il 5 e il 6 maggio. Nei panni del "contestatore", di fronte all'ipotesi di un'occupazione, proprio non si ritrova e commenta amaramente: "Si ripete lo stesso copione di quando hanno impedito al Papa di parlare alla Sapienza il principio è lo stesso".
Chelsea,
aggancio al manchester in premier una volata batticuore - enrico franceschini
( da "Repubblica,
La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il coach israeliano, ex vice di Mourinho, che nessuno ama, né i tifosi, né i giocatori, né i media, da quando in autunno ha preso il posto del portoghese sulla panchina del Chelsea, si ritrova a un passo dal dimostrare di non essere peggio del suo illustre predecessore (che ha vinto due titoli di Premier League consecutivi,
Bologna,
il rettore nega l'incontro con vattimo - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Boicotta Israele, sostieni la Palestina", in programma martedì prossimo, che avrebbe portato il teorico del pensiero debole a spiegare le ragioni dell'appello contro il salone torinese e la contestata scelta di Israele come paese ospite. "è paradossale boicottare un boicottaggio - commenta Vattimo - è come dire "visto che sei contro il dialogo,
Alla
scoperta del cinema bulgaro Una rassegna tra la Casa del Cinema e il Palazzo
delle Esposizioni ( da "Unita, L'"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: storia di un professore israeliano alle prese con un viaggio della memoria innescato dal suo ritorno dopo tanti anni nella natìa Bulgaria. Tra le proposte più curiose del programma segnaliamo un documentario che intreccia la storia della Bulgaria a quella del cinema italiano: La traduttrice di film in bianco e nero di Stefan Moskov racconta la storia di Neli Chervenusheva,
LE
CIFRE DELLA TRAGEDIA ( da "Unita, L'"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
il più alto
al mondo a causa del blocco israeliano. 79% Sono le famiglie di Gaza che vivono
sotto la soglia di povertà (due dollari al giorno) 70% È il livello di
disoccupazione nella Striscia, dove il 95% delle attività industriali è sospeso
da mesi 78 MILA su 110mila sono i dipendenti pubblici rimasti senza lavoro 1
BAMBINO su
Gaza,
radiografia della città-prigione ( da "Unita, L'"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Assediata dall'esercito israeliano, in balia dei "signori della guerra" palestinesi. Il mondo chiude gli occhi di fronte alla tragedia quotidiana che riguarda un milione e mezzo di palestinesi, salvo riaprire, gli occhi, quando rabbia e frustrazione si trasformano in violenza senza sbocco.
Il
capo terrorista di Hezbollah diventato ebreo per amore
( da "Giornale.it,
Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: figlio il suo tentativo di combattere per Israele dall'interno del campo fondamentalista, allora si tratta di una notizia alla quale è difficile credere soprattutto se raccontata in un libretto firmato con lo pseudonimo "Abi" pubblicate da un ignoto editore israeliano. Incuriosito pensai di poter avvicinare questo Hezbollah diventato ebreo tramite il rabbino che lo aveva convertito.
Morto
il comandante dell'Exodus ( da "Giornale.it, Il"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
fu uno dei
protagonisti della lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico
ed ebbe un ruolo importante nel favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel
paese, sfidando il blocco navale britannico. Tra le navi senza bandiera di cui fu
capitano ci fu appunto l'Exodus. Nel
La
prossima riunione con le forze dell'ordine è prevista domani, in prefettura.
L'enn ( da "Stampa, La"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Dalla presenza del Capo dello Stato all'inaugurazione agli appelli al boicottaggio degli scrittori di lingua araba; dalle proteste di vari gruppi alle polemiche dell'Assemblea Free Palestine. E ancora, il corteo nazionale di protesta al Lingotto sabato 10. Favro A PAGINA 59.
Il
Viagra al tempo dei Qassam ( da "Stampa, La"
del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: prescrivo relax e weekend fuori" Il Viagra al tempo dei Qassam La ricetta del sessuologo israeliano: "Ironia e barzellette per resistere alla guerra" CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Il paradosso di Sderot? L'attività erotica degli uomini che da sette anni segue la traiettoria dei Qassam sparati da Gaza, pare che l'ultima erezione risalga al 2001".
Erdogan
da Assad per mediare tra Siria e Israele
( da "Stampa,
La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ALTURE DEL GOLAN Erdogan da Assad per mediare tra Siria e Israele La Turchia ha assunto un ruolo di mediazione tra Siria e Israele per risolvere la questione delle Alture del Golan, in mano israeliana dal 1967. Lo ha confermato il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di ritorno da un viaggio a Damasco.
Le
due sfide di Massa ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: A sfidarlo Andrea Palestini, vincitore delle primarie del Pd che però in città è diviso in due correnti. E non è detto che il soccorso del 13% della sinistra arcobaleno di Milziade Caprili possa aiutare Palestini, fermo al 30% del primo turno. Infine Pisa, dove non c'è partita.
Ramallah,
i cooperanti temono la cura Berlusconi
( da "Manifesto,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la chiusura da parte di Israele del valico di Erez. Per gli italiani che lavorano in Palestina, territorio storicamente di forte impegno anche economico per la cooperazione italiana, la sconfitta elettorale non è giunta inattesa. I rientri occasionali in Italia avevano consentito a molti di loro di intravedere, in anticipo rispetto a chi vive quotidianamente la realtà del paese,
Palestina,
Gaza resta sotto assedio ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esercito israeliano non ha voluto commentare l'operazione. "Hamas aspetta ancora risposta Israele" Il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha detto ieri che il movimento palestinese resta ancora in attesa di una risposta ufficiale da parte israeliana alla proposta di una tregua avanzata nel quadro di una mediazione egiziana.
Calibro
9 ( da "Manifesto, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Fu uno uno dei protagonisti della lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico ed ebbe un ruolo importante nel favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco navale inglese. HUMPHREY LYTTELTON Uno dei più noti trombettisti jazz della scena briannitca, Humphrey Lyttelton, è morto a 86 anni a Londra.
Il
sopravvissuto di Varsavia ti toglie il respiro
( da "Unita,
L'" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: lo Shema Yisroel ("Ascolta Israele") mentre altre sequenze bambini africani stremati da fame e guerre, Medio Oriente, l'Olocausto rammentano come qui non suona il "passato", tutto accade o può ri-accadere. Hanno preceduto Schoenberg la squillante - e un po' incongrua con la serata - Messa in tempo di guerra di Haydn del 1796,
Una
spia israeliana tradita dagli usa "non dovevate diffondere quelle
foto" - fabio scuto ( da "Repubblica, La"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: pubblicamente che Israele ha bombardato quell'impianto obbliga il presidente siriano Bashar al Assad a una risposta (militare) per non apparire incapace e ridicolo proprio mentre si stanno stringendo i tempi di una trattativa per la pace con la Siria. Motivi di sicurezza: i responsabili della Difesa sono "furiosi" per le rivelazioni della Cia che mettono a rischio le capacità dell'
"professione:
infiltrato tra i rossi" venti anni con un doppio volto - piero colaprico
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Uno dei loro istruttori si chiama Israel. Parla bene l'italiano, spiega come "adeguarsi al modo di fare delle persone del posto", consiglia di "portare sempre la barba e i capelli più lunghi. In caso si finisse sulla lista dei ricercati, tagliarli sarà più facile che farli crescere".
Dall'8
al 12 maggio la fiera sul tema della "bellezza". edelfa masciotta ne
parla con competenza - clara caroli
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ha seguito le polemiche attorno a Israele paese ospite alla Fiera? "Sì. E mi sono fatta un'opinione. Studiando e viaggiando incontro persone di tutte le nazionalità. Lo scambio è bellezza, l'intolleranza è il suo contrario. La bruttezza è il prevalere dei conflitti, delle barriere, dei cattivi pensieri".
Rizzo,
l'ultimo comunista: <Bertinotti? Una mannequin che si cambia a ogni
comizio> ( da "Giornale.it, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Appunto, del manifesto contro Israele ospite d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista? "L'Olocausto è il male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso stare che con i palestinesi". Sei contro le centrali nucleari. "Non per principio.
LA
MEMORIA DEVE UNIRE NON DIVIDERE ( da "Corriere della Sera"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: padri dello stato di Israele, David Ben Gurion e Yitzah Ben-Zvi, per non dimenticare i milioni che non sono tornati dai campi di sterminio nazisti; ed il primo maggio in tutto il mondo si celebrerà la festa dei lavoratori. Ricordare senza banalizzare, trasmettere la memoria senza che le ricorrenze si svuotino di significato e di contenuti e senza che vengano snaturate non è facile.
L'ATTENTATO
di ieri a Kabul non è tanto importante in sé. Lo è in quanto il
( da "Messaggero,
Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un accordo di Israele con la Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il "mistero" è stato svelato proprio oggi?
Appuntamenti
( da "Corriere
della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ore 13 ISRAELE Incontro su "I 60 anni dello Stato di Israele: il sogno della pace, la sfida della giustizia". Con Massimo Giuliani, Bruno Segre, Janiki Cingoli. Modera Giuseppe Caffulli. Centro di Terra Santa, via Gherardini 5, ore 20.45 ANNA TATANGELO Anna Tatangelo (foto) al Ciak in tour teatrale "Mai dire mai".
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-28 num: - pag: 43
autore: di DANIEL... ( da "Corriere della Sera"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: come quella di Michael Schumacher che avrebbe fatto bene a stare zitto e non perdere tempo con banalità del tipo "non entro nella vita privata di Mosley". La verità è un'altra: la F1 non ha il coraggio che ha avuto il governo israeliano quando nel giro di pochi minuti ha ritirato un invito a Mosley. Sia seria la F1 e imiti il governo israeliano.
Lo
deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri che,
nel ( da "Messaggero, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un accordo di Israele con la Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il "mistero" è stato svelato proprio oggi?
Cade
l'ultimo tabù, Fini alla Camera ( da "Tempo, Il"
del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Fino allo storico viaggio in Israele, a lungo negato. La fondazione "Fare Futuro", la caparbia volontà di andare verso la grande famiglia popolare europea, le "roptures" alla Sarkozy per rimodulare in chiave di modernità tutte le parole d'ordine della destra: patria, famiglia, identità, sicurezza, giustizia sociale, lotta al crimine,
Frattini,
probabile ministro degli Esteri Dovremo rivedere le regole d'ingaggio
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: protegge il Sud del Libano oppure Israele?". Il giornale, secondo cui la forza Onu "si comporta come fosse l'occhio di Israele", riportava alcune delle più recenti e "flagranti" violazioni israeliane. In Italia, nelle ultime settimane anche il premier in pectore Silvio Berlusconi aveva sollevato la questione del mandato Unifil evocando,
Studiare
Gerusalemme e la pace nel nome di Angelo Frammartino
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: politici e come snodo della risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina. L'importo di ogni singola borsa sarà di 3.500 euro. A presentare il progetto in aula "Giulio Cesare", tra gli altri, il consigliere comunale Paolo Masini, tra gli organizzatori dell'evento, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, l'ex presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti,
L'ora
di Schifani E dell'ex fascista, Fini
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele giunge così a compimento. A poche ore dall'"evento storico", come lo ha lui stesso definito, della conquista da parte di Gianni Alemanno del Campidoglio. Le due anime, spesso in contrasto, della destra si trovano a vivere quasi in contemporanea la sensazione di avercela fatta e di essere stati finalmente sdoganati da una storia che però sembra non voler essere cancellata
Raid
israeliano, a Gaza uccisi madre e 4 figli Una cannonata colpisce una casa a Bet
Hanun: distrutta una famiglia, uccisi due miliziani Hamas giura vendetta.
Sparati otto razzi Qa ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - rimarca il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".
Blair
a Olmert: via i posti di blocco ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele di rimuovere i posti di blocco che impediscono ai palestinesi di viaggiare da un posto all'altro dei Territori e di rilanciare l'economia della Cisgiordania attraverso il commercio. L'inviato del quartetto per il Medio Oriente, che ieri ha incontrato il ministro della Difesa Ehud Barak, sembra aver ottenuto un primo risultato se è da collegare al suo pressing la decisione
Libano,
su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz critica il
generale italiano Graziano: Copre le loro violazioni . La replica: accuse
ingiuste ( da "Unita, L'"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz critica il generale italiano Graziano: "Copre le loro violazioni". La replica: accuse ingiuste / Roma Israele contro l'Unifil, e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. "Totalmente inaccettabili" e "prive di fondamento": così ha reagito ieri il comando della forza Onu in Libano (
Nella
Striscia una catastrofe, gli Usa fermino Israele
( da "Unita,
L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: nelle punizioni collettive inflitte da Israele alla popolazione civile palestinese. Di fronte a questo crimine non vale, né sul piano del diritto internazionale tanto meno per quello umanitario, invocare da parte del governo israeliano del diritto all'autodifesa". Dopo l'inchiesta de l'Unità sulle condizioni di vita nella Striscia di Gaza,
Libano,
da israele accuse all'unifil "il generale graziano copre hezbollah" -
cadalanu e scuto a pagina 17 ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La replica: critiche ingiuste Libano, da Israele accuse all'Unifil "Il generale Graziano copre Hezbollah" cadalanu e scuto a pagina 17 SEGUE A PAGINA 17.
Gaza,
un tank israeliano fa fuoco uccisi in casa una madre e 4 figli - fabio scuto
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: operazione contro i continui lanci di missili Qassam verso Israele e i colpi sparati da cecchini. Dello stesso avviso il ministro della Difesa Ehud Barak: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".
Libano,
israele contro l'unifil "gli italiani coprono hezbollah"
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele contro l'Unifil "Gli italiani coprono Hezbollah" Haaretz: via libera alle milizie per evitare scontri DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - L'accusa è in prima pagina sul quotidiano israeliano Haaretz. L'Unifil guidata dal generale Claudio Graziano non riferisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un quadro preciso della situazione in sud Libano,
La
difesa del generale graziano "falsità, stiamo lavorando bene" -
giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il ministero israeliano mi ha smentito ogni accusa La difesa del generale Graziano "Falsità, stiamo lavorando bene" Siamo in una zona ad alta densità mediatica, se davvero stessimo con le mani in mano si saprebbe da tempo GIAMPAOLO CADALANU Le accuse ai Caschi blu sono prive di ogni fondamento: Claudio Graziano, comandante di Unifil,
La
grande avventura di una nazione - bernardo valli
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano è visto sui teleschermi in divisa militare, impegnato a controllare i palestinesi nei tanti check point che frantumano la Cisgiordania o in un'operazione contro Gaza. Per ricordare il sessantesimo compleanno dello Stato di Israele seguo (anche) le tracce dell'ampio studio diretto da Alain Dieckhoff (pubblicato a Parigi nello scorso febbraio,
Svolta
a viareggio, vince il pdl - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: del Pd Andrea Palestini stringere l'accordo con la Sinistra Arcobaleno che al primo turno aveva dato all'ex vicepresidente del Senato Milziade Caprili il 12,6 per cento. Palestini ha rimontato nel ballottaggio quasi dieci punti, dal 28,6 al 38,1 ma non è riuscito minimamente ad impensierire Lunardini, che era appoggiato da tutti i partiti del centrodestra e da varie liste civiche,
Vattimo,
i collettivi vanno avanti - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Boicotta Israele. Sostieni la Palestina", per parlare del boicottaggio del Salone del libro di Torino, di cui quest'anno Israele sarà Paese ospite, ha trovato l'opposizione del Rettore e del Preside di Facoltà. "Non concedo spazi in ateneo a iniziative contro qualcosa o qualcuno - aveva sentenziato il rettore Pier Ugo Calzolari -
Cultura
Quantunque gli Stati Uniti avessero dichiarato che i rivoluzionari erano
terroristi, il Cent... ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Hamas è stato dichiarato organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da Israele e il governo palestinese eletto è stato costretto a sciogliersi. Alla fine Hamas ha ottenuto il controllo di Gaza e Fatah sta "governando" la Cisgiordania sotto il regime israeliano. Dai sondaggi di opinione risulta che Hamas sta metodicamente conquistando popolarità.
Philip
roth ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cultura Philip Roth Il destino di Israele è vivere in un mare arabo. Gli ebrei hanno accettato questo destino piuttosto che non avere nulla, hanno accettato la divisione e gli arabi no.
Amos
oz ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cultura Amos Oz Hanno trattato Israele come un incubo, sarebbe bastato sfregarsi gli occhi con vigore, per farlo sparire. Hanno trattato Israele come una infezione passeggera.
"l'approdo
sicuro per noi ebrei americani" - antonio monda
( da "Repubblica,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: lo scrittore afferma di vedere Israele, che ama tuttora in maniera profonda e imprescindibile, con occhi diversi, al punto da alternare la definizione di terra promessa a quella del luogo del confronto e del disincanto? "Israele, e in particolare Gerusalemme, rappresentano una parte fondamentale della mia vita", racconta nel suo appartamento nell'Upper West Side,
Abraham
b. yehoshua ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cultura Abraham B. Yehoshua Questo è un paese "normale" ormai da vent'anni. Essere "normali" significa essere responsabili dei propri atti: lo stato d'Israele è diventato normale nel 1948.
David
grossman ( da "Repubblica, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Cultura David Grossman Ecco Israele, un territorio circondato da Stati e popolazioni ostili, in gran parte investite da un'ondata di fondamentalismo islamico, impregnate di odio per gli ebrei.
E
gli ebrei di Roma votano Alemanno
( da "Manifesto,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Appena sbarcato a Roma di ritorno da un viaggio in Israele, il presidente della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha telefonato al neo-sindaco. "Gli ho fatto gli auguri di buon lavoro e lui mi ha detto: 'Vedrete, vi sorprenderò'". Per dire la verità fino a oggi Alemanno al Ghetto non si è fatto vedere molto spesso.
Strage
di bimbi a Gaza Israele: Colpa di Hamas
( da "Manifesto,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Hamas che lancia operazioni armate contro Israele e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese". Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak assolve con formula piena il suo esercito da ogni responsabilità nella strage avvenuta ieri a Beit Hanun di una famiglia palestinese - una madre,
Tele
( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Alle 21 Ex Mulino di via Belegno di Rivalta con la tibetologa Carla Gianotti e Nanni Salio presidente del Centro studi S. Regis. Cena palestinese e due film al King Kong Microplex di via Po per Sapori e cinema dalla Palestina . Alle 21 cena tipica e poi "Estraneo a casa mia, Gerusalemme" di S. Dirbas e "Bedù, i beduini palestinesi" di P. Luzzati. 29/04/2008.
Gaza,
cannonata su una casa: uccisi 4 bambini e la madre Ma per Barak è colpa di
Hamas ( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: autodifesa del governo israeliano è stata quella, oramai rituale, di attribuire alla controparte la responsabilità degli errori nei raid: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha detto il ministro della Difesa israeliano - e dunque è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare tra la popolazione civile palestinese"
Libano,
Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: <Coprono Hezbollah>
( da "Liberazione"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: "Coprono Hezbollah" Attacco senza precedenti da parte di Israele contro la forza Onu in Libano dell'Unifil e il suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. Dopo quasi due anni di convivenza relativamente tranquilla ieri l'esercito israeliano ha infatti lanciato durissime accuse contro la missione a guida Onu che dall'
Manager
nato in Turchia cosmopolita e generoso
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la famiglia emigrò in Palestina, quindi a Il Cairo. Nel 1935 suo padre morì lasciandolo come capofamiglia. Allora aveva solo 14 anni. Si occupò con la madre delle giovani sorelle Suzette e Victoria e del piccolo fratello Roberto. Furono in Spagna, ma durante la guerra civile ripararono a Marsiglia, dove vissero dal 1937 al 1943.
<Libano,
caschi blu conniventi con Hezbollah>
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Accuse da Israele al generale Graziano. La replica: "Affermazioni inaccettabili" "Tutto falso". La replica del comandante italiano della missione Onu. "Le regole d'ingaggio? Sono coerenti con il mandato" Da Israele volano accuse pesanti contro il comandante della missione Unifil-2, il generale italiano Claudio Graziano.
Fuoco
israeliano su Gaza Strage di bimbi palestinesi
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Non credo che la pace con Israele significhi accettare spie che lavorano per loro", commenta Nimr Hamad, uno dei consiglieri del presidente. Lutto Parenti ai funerali dei quattro bambini palestinesi uccisi con la madre da un carro armato israeliano durante uno scontro con miliziani a Gaza.
Carnet
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele e gli ebrei In occasione dell'uscita del n. 95 di "Lettera Internazionale", rivista europea di cultura, presentazione del dossier "Israele e gli ebrei". Introduce Biancamaria Bruno, partecipano Federico Coen, Giorgio Gomel, Victor Magiar, David Meghnagi e Aldo Zargani.
Con
<La pace è di moda> Gattinoni sfila in ambasciata
( da "Corriere
della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele in Italia Gideon Meir e sua moglie Amira Meir, apriranno per la prima volta le porte della loro residenza all'evento "La pace è di Moda", firmato dalla Maison Gattinoni. Saranno infatti le creazioni esclusive di Guillermo Mariotto, direttore creativo della Maison, a portare in passerella un elegante inno alla fratellanza tra i popoli.
E
il Psi lodò il razzista Drumont ( da "Corriere della Sera"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ebraismo sarebbe stato in gran parte dominato dalla questione di Israele: una questione che però doveva far sorgere nuove ambiguità di giudizio. è vero infatti che i socialisti accolsero con entusiasmo la nascita dello Stato israeliano nel 1948. Ma soprattutto perché, per un verso, lo vedevano come il segno della crisi della politica colonialista e imperialista dell'Inghilterra,
TEL
AVIV - Ancora una strage di civili a Gaza. Quattro bambini e la loro madre sono
morti qu ( da "Messaggero, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha subito messo le mani avanti il ministro della Difesa israeliano Barak - perché i militanti combattono da località dove ci sono molti civili". E più tardi, fonti militari "dopo un'inchiesta" hanno sostenuto che erano stati presi di mira due "terroristi" e le cariche "che trasportavano sono esplose demolendo la casa" uccidendo la donna, Miyasar Abu Meatik,
ROMA
Nuova tempesta sulla missione Unifil in Libano comandata dal generale italiano
Claudio Grazian ( da "Messaggero, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: violente accuse alla forza di pace sono arrivate ieri da Israele. Il quotidiano Haaretz, citando fonti politiche anonime, sostiene che l'Unifil "starebbe intenzionalmente nascondendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite informazioni sulle attività condotte dagli Hezbollah a sud del fiume Litani, allo scopo di evitare di entrare in conflitto con l'organizzazione militare"
L'Unifil,
la forza delle Nazioni Unite dispiegata nel Sud
( da "Tempo,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lo scrive il quotidiano israeliano Hàaretz, citando fonti "autorevoli" di Gerusalemme. "Negli ultimi sei mesi ci sono stati almeno quattro casi in cui i soldati dell'Unifil hanno identificato elementi armati di Hezbollah, ma non hanno fatto nulla e non hanno presentato rapporti chiari sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite"
Gaza,
quattro bambini e la madre uccisi da una cannonata israeliana
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha dichiarato il ministro della difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".
El
Shaarawy spingel'Italia under 16 ( da "Secolo XIX, Il"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ieri gli azzurrini hanno sconfitto ai rigori (4-3) Israele e domani affronteranno la Croazia in finale. Scoperto da pochi mesi dal selezionatore azzurro, El Shaarawy è riuscito rapidamente a conquistare la fiducia di tutto l'ambiente della nazionale per le sue qualità tecniche, ma anche umane.
Israele
accusa i caschi blu italiani ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: POLEMICA DEL QUOTIDIANO HAARETZ SUL MANDATO DEI NOSTRI SOLDATI IN LIBANO Israele accusa i caschi blu italiani.
Strage
di bimbi a Gaza per un missile israeliano
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Quattro fratellini Strage di bimbi a Gaza per un missile israeliano Erano quattro, il più piccolo aveva un anno, il più grande 5. Insieme alla madre stavano facendo colazione quando un colpo di mortaio israeliano, diretto a due membri della Jihad islamica, ha spazzato via la loro casa a Beit Hanun, Gaza.
Vittime
a gaza tsahal e hamas si rimpallano la responsabilità
( da "Riformista,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Sempre nella scorsa mattinata da Gaza è partito un bombardamento (almeno sette qassam e nove colpi d'artiglieria) sul territorio israeliano, tra Sderot e Ashkelon. Secondo Haaretz uno dei razzi è caduto di fianco a una scuola: Hamas ha rivendicato gli attacchi. È da Beit Hanoun che sono lanciati molti dei razzi caduti sulle cittadine nel Sud di Israele negli ultimi tre anni.
Ivo
Pastorino ( da "Stampa, La"
del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La storia Ivo Pastorino SAVONESI ARCHEOLOGI IN ISRAELE Napoletani presenti ai quattro angoli del mondo? Certo, ma non solo. Da qualche tempo anche i savonesi non scherzano. In questi giorni partecipano,con il Centro internazionale di studi preistorici ed etnologici a una serie di nuove scoperte archeologiche di una missione nel deserto del Negev, in Israele.
"A
Gaza si muore Ramallah danza"
( da "Stampa,
La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quella del ministro della difesa israeliano Ehud Barak, convinto della responsabilità di Hamas nell'"eccidio dei civili". Durante il weekend l'Autorità Nazionale Palestinese aveva negoziato con Israele, che da mesi risponde al lancio di razzi Qassam razionando le forniture, l'ingresso di 250 mila litri per l'agenzia dell'Onu preposta all'assistenza di oltre 500 mila palestinesi.
Israele
accusa: "Il generale italiano copre Hezbollah"
( da "Giornale.it,
Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele è stufo e spara a zero sull'Unifil e sul suo comandante, il generale italiano Claudio Graziano. La dichiarazione di guerra, resa pubblica attraverso le indiscrezioni del quotidiano Haaretz, parla chiaro. Tsahal, l'esercito israeliano, e il ministero degli Esteri di Gerusalemme accusano la missione Onu di coprire ogni notizia sul riarmo delle milizie filoiraniane,
Il
questore: Nessun divieto per le bandiere di Israele
( da "Stampa,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Nessun divieto per le bandiere di Israele" Nessun divieto di esporre le bandiere di Israele. Nè - e sarebbe anche assurdo solo sospettarlo - qualsiasi azione discriminatoria nei confronti di associazioni o gruppi. Il questore, Stefano Berrettoni, chiamato in causa per un presunto divieto di esporre la bandiera d'Israele in città, nel giorno dell'inaugurazione,
Per
napolitano poco pubblico e niente cortei
( da "Repubblica,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: degli organizzatori di chiamare Israele come Paese ospite d'onore: una scelta contestata da diversi fronti e in particolare da ambienti vicini alla sinistra radicale e all'area antagonista. Nei giorni scorsi diverse associazioni avevano chiesto di manifestare l'8 maggio. "Ma quel giorno - dice il questore, Stefano Berrettoni - non consentirò alcuna manifestazione pubblica esterna.
Scontro
con Israele D'Alema difende l'Unifil in Libano Il quotidiano Haaretz aveva
accusato il generale Graziano di coprire Hezbollah
( da "Unita,
L'" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Una cosa è certa: la serietà del giornale israeliano, Haaretz, che ha esplicitato gli attacchi rivolti da ambienti politici e di governo israeliano all'operato dell'Unifil e del suo comandante, il generale Claudio Graziano. È lo stesso Graziano a chiarirlo quando in una dichiarazione all'Ansa afferma: "Oggi (l'altro ieri sera, ndr.
Sul
prossimo numero della rivista <Nuova Storia Contemporanea>
( da "Giornale.it,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: È stato ambasciatore d'Israele ad Abidjan e a Bruxelles e docente universitario a Gerusalemme e ad Haifa. Ha pubblicato diversi libri e decine di articoli di storia ed economia. È esperto di rapporti tra Israele e Vaticano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
L'integralismo
islamico si batte con i "no"
( da "Repubblica,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: adozione di un libro di un autore israeliano? Siamo certi che dalla politica o dal mondo intellettuale non si sarebbe alzato qualcuno a sproloquiare in nome del diritto alla diversità? è proprio su costoro che puntano i fondamentalisti per farsi strada. Se le istituzioni e la pubblica opinione fanno sponda alle rivendicazioni dei fanatici,
Avvertimento
di Bush ad Ahmadinejad ( da "Stampa, La"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: settimana scorsa i dettagli del raid aereo con cui Israele rase al suolo lo scorso 6 settembre una centrale nucleare in Siria realizzata dai tecnici nordocreani. "Volevamo chiarire pienamente a Pyongyang - ha detto Bush durante una conferenza stampa - che siamo a conoscenza di più elementi di quanto loro pensino", e, "intendevamo far sapere all'Iran quello che rischiano a alterare l'
Quell'islam
nel mirino per il rischio integralismo - luigi spezia
( da "Repubblica,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Non c'entro nulla col terrorismo - disse Hammadi mentre era sul cellulare della polizia diretto all'aeroporto - . Sono stati i Fratelli musulmani della moschea di Bologna a parlare male di me alle autorità". Era il tempo in cui l'Ucoii dette alle stampe un manifesto con il quale paragonava Israele al nazismo.
La
lezione di vattimo ai collettivi - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Tema il boicottaggio di Israele ELEONORA CAPELLI "Occupare non è un reato. Ma vivetela come una tranquilla occupazione di liceo". Gianni Vattimo arriva alle 21,30 nell'aula due occupata della Facoltà di Lettere tra gli applausi di oltre 150 ragazzi venuti ad aspettarlo.
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Chips&salsa + 4 pagine speciali, domani con il manifesto Alitalia Berlusconi minaccia l'Ue "O così o la compra lo stato" A PAGINA 3 Vicenza Il neosindaco Variati: "Moratoria sul Dal Molin" A PAGINA 4 Libano Unifil, l'Italia respinge le accuse di Israele A PAGINA 9.
Da
Cl a Montezemolo: l'uomo nero che piace
( da "Manifesto,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: altra firma di punta di Area e primo direttore del Secolo d'Italia ad essere stato in Israele. Non so esattamente chi sia stato a presentare Alemanno a Montezemolo, ma il rapporto c'è e c'è stato, fino a ieri era un legame tra ammiratore e ammirato, Montezemolo non ha mai investito troppo sul giovane Alemanno. Ora potrebbe cominciare a farlo.
Un
gasdotto avvicina Tehran a New Delhi
( da "Manifesto,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anno ha lanciato in orbita un satellite spia israeliano. Superare il gelo serve all'Iran (per rompere l'isolamento) e serve all'India, che importa tre quarti del petrolio e gas che consuma e ha bisogno di coprire una domanda in aumento (tra l'altro ha investito con la Cina nello sviluppo del più grande giacimento di gas in Iran, il Yadavaran).
Unifil,
vietato cambiare linea ( da "Manifesto, Il"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele che vuole irrobustire il mandato della missione Onu Michele Giorgio Indicato lo scorso anno dal fronte antisiriano "14 marzo" come uno degli esponenti cristiani candidati alla presidenza della repubblica libanese - poi la scelta è caduta su Michel Suleyman (ancora non eletto) - Nassib Lahoud non è certo un amico di Hezbollah e come gli altri componenti dello schieramento
La
lezione mediorientale di Jimmy Carter
( da "Manifesto,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Almeno a vedere le parole di fuoco del governo israeliano che in questi giorni, per bocca dell'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman, lo ha deifinito "un fanatico", dopo aver abbandonato il premio Nobel della pace in visita in Israele e nei Territori occupati tra i posti di blocco, senza scorta come un ospite indesiderato;
Al
Cairo si cerca l'intesa per una tregua
( da "Manifesto,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: una posizione comune tra i palestinesi e fare pressioni su Israele perché accetti la tregua e revochi l'embargo contro Gaza", ha auspicato Nabil Amr dell'Anp. Israele nei giorni scorsi però ha respinto la tregua definendola uno stratagemma di Hamas per riarmarsi e ha continuato i suoi attacchi. Lunedì sei palestinesi, tra cui una donna e i suoi figli, sono morti nel corso di un'
Vattimo
e Jebreal ospiti da Lerner ( da "Corriere della Sera"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-30 num: - pag: 52 categoria: BREVI Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner "Ma cosa vogliono questi ebrei?": Gad Lerner (foto) e il 60Ë? anniversario della nascita dello Stato di Israele. Il giornalista ne parla tra gli altri con Dviri, Vattimo, Jebreal. L'infedele La7, ore 21.10.
L'Onu
torna a distribuire viveri nella Striscia
( da "Tempo,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele ha introdotto da alcuni mesi un razionamento sulle forniture di carburante alla Striscia di Gaza come sanzione per i continui lanci di razzi Qassam compiuti dalle milizie palestinesi in direzione del territorio e delle città israeliane.
<Nessun
pericolo ma verificheremo> ( da "Corriere della Sera"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mentre l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir chiamava Alemanno per "congratularsi", in Israele i giornali sono usciti con pagine piene di antichi spettri. "Yediot Ahronot" ha accompagnato il servizio con una foto di Alemanno che saluta col braccio teso. "Maariv" gli ha affiancato una foto di Mussolini.
Gaza,
cannonata israeliana uccide 4 bimbi
( da "Tempo,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Questo dimostra che Israele non era interessato mentre noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana - ha concluso Hamas - si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di Sderot.
La
scheda ( da "Corriere della Sera"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria: BREVI La scheda Il simbolo della stella la bandiera La bandiera di Israele è stata adottata il 12 novembre 1948. La stella è conosciuta come Stella di David perché apparve sullo scudo del Re d'Israele.
Torino,
vietate le bandiere d'Israele ( da "Corriere della Sera"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: compresi naturalmente i rappresentanti dello Stato di Israele e delle Comunità ebraiche. Polemiche e confronti ravvicinati tra amici e nemici di Israele potrebbero giungere però anche prima dell'8 maggio. Per lunedì e martedì prossimi, infatti, è in programma all'Università di Torino - nella sala lauree di Scienze Politiche - un seminario internazionale,
E
Vattimo <occupa> la facoltà
( da "Corriere
della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Sono per il boicottaggio - ha ribadito Vattimo - perché scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina". E poi: "Della politica di Israele potremo parlare sempre meno. Oggi la regola pare che sia che non si può dare del fascista a un ebreo".
<È
una scelta razzista La questura sbaglia>
( da "Corriere
della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ritengo un fatto grave che il questore abbia vietato le manifestazioni con le bandiere d'Israele l'8 maggio quando la stessa Questura ha autorizzato la manifestazione nazionale degli autonomi che si terrà il 10 maggio, cioè due giorni dopo l'inaugurazione della Fiera del libro e sempre a Torino. Quello che sta accadendo è molto grave".
<Agli
amici ebrei dico: non portate vessilli>
( da "Corriere
della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Io la penso come lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua: Israele ha il diritto di esistere ma non come esiste ora. Se le bandiere che verranno sventolate l'8 maggio significano "stiamo con Israele qualsiasi cosa faccia", motivo in più per lasciarle a casa. Sarebbe anche un gesto di pace e distensione nei confronti di chi chiede il boicottaggio della Fiera"
Andreotti:
"Se una legge mi convince voterò con il Pdl"
( da "Tempo,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lei sostiene la necessità del dialogo sia con Israele che con i palestinesi. Ha coniato il termine equivicinanza. Oggi molti politici vogliono stare o con i palestinesi o con Israele. Uno sbaglio perché sono destinati a convivere. Nessuno può creare di nuovo il muro. Allora non si accentuino solo le diversità, che certo esistono.
GERUSALEMME
- Il primo ministro israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha epresso profondo
rammar ( da "Messaggero, Il"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha epresso "profondo rammarico" per la morte della madre palestinese ed i suoi 4 figli durante un raid israeliano a Gaza. Sottolineando che è si è trattato di un "tragico evento", Olmert durante la riunione del suo governo ha detto che "ci rammarichiamo del fatto che siano stati colpiti civili e che Hamas stia operando da aree densamente abitate,
Gianni
Alemanno ieri ci ha detto con una telefonata "rimarete piacevolmente
sorpresi” ( da "Messaggero, Il"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: è stata la frase pronunciata da Fini in Israele in cui ha parlato del fascismo come male assoluto. Alemanno non si è mai allontanato da questo percorso. Spero che Alemanno sia espressione del modello di una destra antifascista. E non penso che i saluti romani possano entrare a fare parte della neosimbologia del Popolo della Libertà.
ROMA
- La prima a salutarlo è la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, poi Emilio
Colo ( da "Messaggero, Il"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: francese e israeliano, Alemanno (in passato leader del Fronte della gioventù) assicura: "Basta con questa storia. Non sono l'uomo nero, la mia convinta appartenenza ai valori della democrazia non si discute". E tra le telefonate di congratulazioni va ricordata anche quella dell'ambasciatore di Tel Aviv a Roma Gideon Meir.
ROMA
- Il panico per la crisi alimentare scatenata dall'inarrestabile corsa dei
prezzi ( da "Messaggero, Il"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cosa senza precedenti negli ultimi decenni in Israele. Poi ha desistito, e le scorte sono subito andate a ruba. Secondo il direttore della principale ditta importatrice di riso in Israele, la domanda è più che triplicata negli ultimi giorni. I prezzi di conseguenza sono lievitati fino a un aumento massimo del 70 per cento rispetto alla metà del mese,
Bologna,
aula occupata in ateneo per la lezione anti-israele di vattimo - luciano nigro
( da "Repubblica,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Non potevamo accettare un incontro a senso unico - ripete il preside - senza contraddittorio, contro Israele. Se Vattimo fosse venuto a parlare di Kant, nessun problema, ma questo è un caso particolare". "Ma come si può impedire un dibattito all'università? - ribatte Vattimo - Il problema è che sulla politica nazista di Israele non si può più fiatare.
<Un
fascista conquista Roma> ( da "Liberazione"
del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: allarme arriva dai due giornali israeliani più diffusi, segno che non basta un viaggio in Israele per tranquillizzare l'opinione pubblica internazionale sugli esiti della corsa al Campidoglio. "Un fascista in testa": così titolava ieri Yediot Ahronot , che ha scelto una immagine del nuovo sindaco di Roma mentre saluta i sostenitori con un braccio teso.
Il
preside gli nega l'aula Vattimo "occupa" la facoltà
( da "Stampa,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: perché sono scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina. Della politica di Israele potremo parlare sempre meno.Oggi la regola pare che sia che non si può dare del fascista a un ebreo". Il professore ha aggiunto di essere stupito dalle reazioni suscitate dalla vicenda (a Bologna se ne parla da giorni) ammettendo poi: "Mi dispiace, anche mettere in imbarazzo un collega,
Graziano:
<Sul mio mandato decidono le Nazioni Unite>
( da "Giornale.it,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: arrivano da Israele, ma da un giornale israeliano che riporta accuse infondate riprese solo dalla stampa italiana". Lunedì il quotidiano Haaretz l'ha accusato di coprire il riarmo di Hezbollah disseminando di "mezze verità" i suoi rapporti, ma in questa intervista telefonica con il Giornale il generale Claudio Graziano comandante della missione Unifil in Libano nega ogni addebito.
[FIRMA]LORENZO
TROMBETTA BEIRUT Le curve esplosive, le guance da bambina e le labbra carnose d
( da "Stampa,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: estate 2006 tra Israele e Hezbollah (scatenata dalla cattura di due soldati israeliani), una barzelletta raccontava che Haifa, "desiderosa di unirsi alla resistenza contro Israele", fosse "partita per il fronte" e avesse "superato le linee nemiche". Dopo giorni di assenza - proseguiva la gag - Haifa ritorna, "ma incinta".
Italia,
via il veto Ecco sanzioni più rigide all'Iran
( da "Giornale.it,
Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: commentando un articolo di un altro giornale israeliano, Haaretz, avevano anticipato che Roma "si sarebbe allineata al consenso europeo sul programma nucleare iraniano". Il quotidiano israeliano sostiene che questa sarebbe appunto "una prima indicazione della volontà di Silvio Berlusconi di condurre una politica differente nei confronti dell'Iran".
Politici
Usa a Roma a difesa delle loro compagnie
( da "Stampa,
La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Stati Uniti ed Israele), è oggetto da tempo della protesta di Delta, American Airlines, United, Us Airways e Continental. Lo scorso settembre, in una lettera spedita fra gli altri all'ambasciatore Ronald Spogli, le compagnie lamentavano la decisione della società Adr di sistemarle, seppure temporaneamente, in una struttura definita "obsolescente"
( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Obama è il
candidato di Hamas" McCain all'attacco. Ma per il senatore nero è boom di fondi
Aut aut di Dean ai Superdelegati: entro giugno la scelta tra Barack e Hillary
ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - "Barack Obama è il candidato di Hamas",
dice senza pudore il repubblicano John McCain, sollevando lo spauracchio del
terrorismo e facendo capire che il senatore afro-americano, nel caso che vinca
il duello con Hillary Clinton, diventerà il bersaglio di attacchi violenti e
senza scrupoli della destra, specie per le sue posizioni di politica estera.
McCain si è lasciato andare alle sue insinuazioni in un dialogo con alcuni
blogger conservatori, che poi è stato ripubblicato sul sito web del Weekly
standard. "La gente - ha detto venerdì il candidato repubblicano - deve
capire che io sarei il peggior incubo per Hamas, che invece appoggia Obama".
Gli Stati Uniti considerano Hamas un'organizzazione terroristica e non hanno
mai avuto rapporti con il gruppo, nonostante il suo peso nella vita politica
palestinese. La Casa Bianca ha anche criticato apertamente (così come hanno fatto Israele
e lo stesso Obama) il recente incontro a Damasco dell'ex-presidente Jimmy
Carter con Khaled Meshaal, il leader del movimento. Anche Obama ritiene che
quelli di Hamas siano terroristi e, pur avendo ipotizzato un dialogo con Iran,
Cuba e Corea del Nord, cioè con gli arcinemici di Washington, ha sempre escluso
un faccia a faccia con i leader del movimento palestinese. A dispetto di
queste posizioni Ahmed Yousef, consigliere politico di Hamas, ha detto in una
intervista alla radio Wabc di sostenere le linee di politica estera del
senatore dell'Illinois. "Ci auguriamo che Obama vinca le elezioni",
ha aggiunto Yousef. "Riteniamo che sia simile a John Kennedy, un uomo di
principi profondi, in grado di cambiare l'America e di guidare il mondo senza
arroganza né volontà di dominio". Le parole di Hamas sono state subito
strumentalizzate da McCain, prima in una lettera mandata ai suoi finanziatori,
ora nel dialogo con i blogger. La risposta di Obama non si è fatta attendere:
"Il senatore repubblicano aveva promesso una campagna elettorale
corretta", ha ricordato Hari Sevugan, portavoce del candidato democratico:
"Ma ora dice cose che sa non essere vere e si lancia in associazioni
improprie". Ieri sia Obama che Hillary Clinton erano nello stato
dell'Indiana, dove il 6 maggio si terranno le primarie e dove gli ultimi
sondaggi della Cnn mostrano i due candidati alla pari, ognuno con il 45 per
cento dei voti, e un 10 per cento di elettori ancora indecisi. Per scrollarsi
da dosso l'immagine di candidato delle "élite", il senatore afro-americano
ha giocato a basket di fronte alle televisioni e ha cercato di proiettare un
look più popolare: si è tagliato i capelli e si è vantato di possedere solo
quattro paia di scarpe. Ma il colpo più importante lo ha messo a segno sul
fronte dei finanziamenti, ricevendo assegni da ben 70 grandi donatori che -
riferisce il Washington Post - finora avevano contribuito alla campagna
elettorale dell'ex first lady. Se sia l'inizio di un esodo è presto per dirlo.
Certo, i leader del Partito democratico cominciano a premere per una soluzione.
E Howard Dean, che è il presidente del Comitato nazionale democratico, ieri ha
dato l'ultimatum: in giugno, finite le primarie, bisognerà trovare un
candidato, e impedire che la guerra fratricida vada avanti fino alla convention
di fine agosto.
( da "Secolo XIX, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Morto a tel aviv,
aveva 89 anni Nel 2007 La Spezia gli assegnò un premio. Gli operai dei cantieri
adattarono la nave al viaggio in Palestina 27/04/2008
Tel Aviv. Yossi Harel, il comandante della mitica nave "Exodus", ha
chiuso gli occhi per sempre, sulla soglia dei novant'anni, nella sua casa di
Tel Aviv. Chissà se negli ultimi istanti di vita lo ha visitato il ricordo
delle migliaia di uomini e donne, di bambini e di vecchi ebrei che
spavaldamente condusse fin quasi alla Terra Promessa e che fu costretto ad
abbandonare, sotto il tiro dei cannoni della flotta britannica, consegnandoli
ad un paradossale, orrendo ritorno nel ventre della Germania. Erano 4.500 i
profughi imbarcati su quella vecchia carretta del mare, un battello fluviale
americano, il "President Wakefield", che le abili maestranze del
cantiere dell'Olivo di Portovenere trasformarono in un cargo, nella
primavera-estate del 1947. Yossi Harel era allora un giovane ufficiale di
Marina. Prese il comando della nave, stracolma di profugi, in gran parte
sopravvissuti all'orrore dei lager di sterminio nazisti. Glielo aveva concesso
personalmente David Ben Gurion, il Padre del futuro Stato di Israele. Harel e i suoi marinai avevano soggiornato a lungo alla Spezia,
in attesa di imbarcarsi. Un periodo indimenticabile che difatti Harel non scordò
e volle onorare. In Israele
La Spezia è nota coma Schàar Zion, la porta di Sion, in memoria dell'eroico,
umanissimo sforzo prodotto dagli abitanti e dagli operai dei cantieri navali
per sostenere il tentativo di dare una patria al Popolo ELetto. Lo scorso
novembre la città della Spezia onorò Harel consegnandogli il premio Exodus
2007. Nonostante gli acciacchi dell'età, Harel volle intervenire e ritirare il
premio di persona dalle mani del sindaco Federici. Quel giorno raccontò:
"La città era distrutta dalla guerra, la gente non aveva da mangiare
eppure ci aiutò con slancio. Ci portavano cibo e acqua e nei cantieri gli
operai lavorarono giorno e notte per allestire le navi destinate a trasportare
gli ebrei. Fu una partecipazione commovente. Raccontate ai vostri figli ciò che
fece la gente della Spezia per noi ebrei. Noi non abbiamo mai
dimenticato". La Gran Bretagna del nuovo premier, il laburista Clemrent
Attlee tentò in tutti i modi di impedire l'operazione. Ai primi di luglio,
forzato un primo blocco al largo della Spezia, la Exodus fece rotta verso
Marsiglia dove imbarcò i 4500 esuli. "La nave era costruita per
trasportarne 150 - ricordò Harel - a bordo ciascuno aveva a disposizione non
più di mezzo metro e un litro d'acqua al giorno. Ma nessuno si lamentò. Tutti
avevano lo stesso obiettivo: sbarcare in Palestina".
Dopo una settimana di navigazione, avvistata la riva, la Exodus venne bloccata
e speronata da una squadra navale britannica. A bordo si contarono tre morti e
un centinaio di feriti. La resa fu inevitabile. Sbarcati ad Haifa i profughi
vennero reimbarcati su tre navi inglesi e spediti ad Amburgo e da lì nel lager
di Poppenmdorf. Harel proseguì nei suoi tentativi e in quattro viaggi trasportò
15 mila profughi ebrei in Palestina. Il primo nucleo
del nuovo Stato di Israele. Entrò nel Mossad e quindi
si trasferì in California con la moglie, Julie. Erano sposati dal 1950, hanno
avuto due figli. R.Par. 27/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
I - Bologna "Come il Papa alla Sapienza" L'ira di Vattimo: l'Università
mi impedisce di parlare d'Israele CAPELLI A
PAGINA II E IN NAZIONALE SEGUE A PAGINA II.
( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina II - Bologna
"Non diamo sale dell'ateneo a chi fa operazioni contro" Il rettore
dice no al boicottaggio di Vattimo a Israele
"Sarebbe stato diverso se avessero invitato anche un correlatore"
ELEONORA CAPELLI ILARIA VENTURI Il Rettore suggella con un no al filosofo
Gianni Vattimo e all'incontro sul boicottaggio della Fiera del libro di Torino
del comitato Free Palestine, la protesta degli studenti del collettivo Cua
contro il preside di lettere, Giuseppe Sassatelli. Nessuna aula per
l'iniziativa del collettivo universitario in programma martedì alle 21 sul
boicottaggio contro Israele e il salone torinese,
neanche se a sostenere questa tesi è stato invitato un illustre filosofo
contemporaneo. Nessuno spazio a iniziative che "rifiutano il dialogo"
e "non si possono definire dibattiti". "Non metto a disposizione
l'Università per operazioni contro qualcosa - ha spiegato il rettore Pier Ugo
Calzolari - il punto qui non è organizzare un dibattito cui partecipa anche
Vattimo, cosa che in passato abbiamo già fatto, il punto è un'operazione
culturale come il boicottaggio della Fiera del libro di Torino, fatta per
portare dissenso, che non posso assolutamente condividere". Dopo che il
preside di Facoltà, l'etruscologo Giuseppe Sassatelli, ha annunciato che la
linea della facoltà di lettere è quella di "non accettare iniziative che
prefigurano un'esclusione preconcetta", negando quindi agli studenti del
collettivo vicino al centro sociale Crash l'aula che avevano chiesto per
martedì sera alle 21 per il dibattito "Boicotta Israele,
sostieni la Palestina", i ragazzi minacciano
l'occupazione. Domani le ultime trattative, poi gli studenti minacciano di occupare
Lettere o l'aula di piazza Scaravilli dove avrebbe dovuto tenersi l'incontro.
Tutto pur di dare un palco al firmatario più noto dell'appello
per boicottare Israele e la
Fiera del libro di Torino, di cui lo stato israeliano è paese ospite per il 2008.
"Lunedì incontreremo ancora il preside di facoltà, dopo di che se non ci
concedono l'aula, nella stessa facoltà di lettere o da un'altra parte poco
importa, occuperemo un luogo dell'ateneo per permettere a Vattimo di parlare -
dice Marco del collettivo, che si preparava a gestire una manifestazione
per poche decine di studenti e adesso si trova al centro di un caso diplomatico
- è paradossale che si chiudano le porte per impedire una manifestazione che
offre un'occasione di dialogo. Sappiamo che il tema della Palestina
è delicato, a maggior ragione vogliamo affrontarlo. Ci sarebbe andata benissimo
la proposta di un correlatore". Il Rettore però vuole tracciare un netto
distinguo tra un dibattito pubblico e una manifestazione per il boicottaggio
della Fiera del Libro. "Al preside di Facoltà non è stato chiesto di poter
organizzare un dibattito, è stata chiesta una cosa ben diversa. E cioè di dare
spazio a un'operazione culturale come il boicottaggio di Israele
e della Fiera del libro di Torino - ha precisato Pier Ugo Calzolari -
un'operazione culturale nata per creare dissenso che non va neanche a vantaggio
delle legittime istanze del popolo palestinese. Come possiamo avallare, in
quanto Università, un'operazione che tenta di mettere all'angolo un Paese attraverso
lo strumento della cultura?". A questa discussa posizione contro il
governo di Israele l'Università di Bologna chiude
quindi le porte, senza però riconoscere in questo "niet" una volontà
di censura di idee anche scomode, ma pur sempre sostenute da un importante
filosofo, oltretutto professore universitario a sua volta. "Io sono di
fondo per la libertà di parola - dice il preside Sassatelli - ma pur nel
massimo dibattito, un'iniziativa di questo genere non la considero accettabile,
la conseguenza non poteva essere diversa". I margini di trattativa tra
studenti di Cua e ateneo ormai sono sempre più stretti, anche se per domani è
previsto un incontro, con poche possibilità di arrivare a un punto di accordo
per chi chiede piena libertà per le tesi di Vattimo in facoltà.
( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina II - Bologna
Il filosofo: dall'Università di Bologna non me l'aspettavo "Mi impediscono
di parlare come il Papa alla Sapienza" "Si sono fatti rifilare l'idea
che non siamo per il dialogo. E' scandaloso" "Da Bologna questa
chiusura davvero non me l'aspettavo, è come metterci all'indice. Questo non fa
che aumentare la risonanza dell'evento". Gianni Vattimo, teorico del
pensiero debole, all'Università è abituato ad andarci da professore, nella sua
Torino dove ci sono incontri sul tema del boicottaggio Fiera del Libro, che ha come stato ospite Israele, in programma per il 5 e il 6 maggio. Nei panni del
"contestatore", di fronte all'ipotesi di un'occupazione, proprio non
si ritrova e commenta amaramente: "Si ripete lo stesso copione di quando
hanno impedito al Papa di parlare alla Sapienza il principio è lo stesso".
Professor Vattimo, che effetto le fa trovare chiuse le porte di un'Università
importante come Bologna? "Sono scandalizzato e arrabbiato, ma non mi
stupisce. C'è un'ipersensibilità attorno alla questione di Israele,
al nostro boicottaggio della Fiera del Libro, che non mi spiego. Un
atteggiamento che conduce a degli eccessi, come questo. E davvero un
comportamento eccessivo, in una città dove la libertà di pensiero è la
tradizione". Lei è già stato ospite dell'Ateneo bolognese? "Io
ricordo un dibattito con il ginecologo Carlo Flamigni in un'aula gremita di
persone, si trattava di un incontro sulla fecondazione assistita, era un tema
altrettanto scottante, ma siamo stati lasciati liberi di parlare". Cosa
pensa abbia condotto a questa decisione? "Si sono fatti rifilare l'idea
che noi siamo contro il dialogo, quindi contestano l'idea del boicottaggio. Ma
non si può boicottare un boicottaggio, è paradossale. Non si può dire a un
intellettuale: visto che tu non sei dalla parte del dialogo, ti impedisco di
parlare". Si aspettava un simile clamore per un incontro con studenti di
un collettivo universitario? "L'unica cosa che giustificherebbe questo
allarme è il timore di incidenti, ma nel caso questo rischio non ci sia, a
questi ragazzi del collettivo hanno fatto un gran favore". In che senso?
"Nel senso che è come metterci all'indice, destiamo molta più curiosità.
Oltre che scandaloso, mi sembra controproducente per l'Università negarci gli
spazi". Il boicottaggio di Israele e della Fiera
del Libro però è un atto forte, di rottura, con cui il Rettore dell'Università
di Bologna non è d'accordo. "Torno a dire che il nostro non è un
boicottaggio degli intellettuali israeliani, è un boicottaggio della scelta
politica di mettere al posto d'onore della Fiera del libro di Torino, come
Paese Ospite, Israele, nel sessantesimo anno dalla
fondazione. Questo rappresenta anche il sessantesimo anniversario della
cacciata dei palestinesi dalle loro terre, noi vogliamo ricordarlo. Gli intellettuali
israeliani possono parlare quanto vogliono, in tutte le sedi che vogliono. A me
viene impedito di parlare all'Università, proprio come è successo al Papa alla
Sapienza". (e.c.).
( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sport Chelsea, aggancio
al Manchester in Premier una volata batticuore A fine partita lite fra staff
dei Blues e giocatori dello United Arbitro contestato ENRICO FRANCESCHINI dal
nostro corrispondente londra - Mai dire mai. Dopo una stagione in cui ha
dominato in patria e brillato in Champions League, il Manchester United rischia
di vedersi sfuggire entrambi i trofei. Se rimangono favoriti nella semifinale
di Champions, dopo lo 0-
( da "Repubblica, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'Università non ha
autorizzato il dibattito "Boicotta Torino" con il filosofo. Gli
studenti minacciano di occupare la facoltà Bologna, il rettore nega l'incontro
con Vattimo ELEONORA CAPELLI BOLOGNA - L'Università di Bologna chiude le porte
al filosofo Gianni Vattimo, invitato dagli studenti a parlare del boicottaggio
contro la Fiera del libro di Torino. La facoltà di Lettere non concederà l'aula
per l'incontro dal titolo "Boicotta Israele, sostieni la Palestina", in programma martedì
prossimo, che avrebbe portato il teorico del pensiero debole a spiegare le
ragioni dell'appello contro il salone torinese e la contestata scelta di Israele come paese ospite. "è
paradossale boicottare un boicottaggio - commenta Vattimo - è come dire
"visto che sei contro il dialogo, non ti do la parola". Si
ripete lo stesso copione che ha impedito al Papa di parlare alla
Sapienza". Stavolta le parti sono invertite, ed è il rettore dell'ateneo
bolognese, Pier Ugo Calzolari, a tracciare il confine attorno agli spazi
universitari. "Non metto a disposizione l'Università per operazioni contro
qualcosa - dice il rettore, di fronte alla protesta degli studenti che
minacciano di occupare Lettere - non posso condividere il boicottaggio alla
Fiera del libro. è un'operazione culturale fatta per portare dissenso, non
possiamo avallare l'iniziativa di chi sta cercando di mettere in un angolo un
Paese con lo strumento della cultura". Un caso scoppiato per un semplice
problema organizzativo, quello di reperire un'aula aperta anche la sera per i
ragazzi del collettivo di sinistra Cua che avevano chiesto al preside di
Lettere di poter organizzare un dibattito martedì alle 21 con Gianni Vattimo. I
manifesti che appaiono sui muri della zona universitaria non lasciano dubbi al
preside Giovanni Sassatelli. "Boicotta Israele,
sostieni la Palestina. Incontro-dibattito sul
boicottaggio del salone del libro di Torino e sulla resistenza palestinese.
Relatori: Gianni Vattimo, comitato Free Palestine". Il problema di forma,
trovare un'altra facoltà con un'aula disponibile anche la sera, si trasforma in
questione di sostanza. "Al preside non è stato chiesto di poter
organizzare un dibattito - interviene il rettore - ma di dare spazio a
un'operazione culturale fatta per portare dissenso. Questa non va a vantaggio
neanche delle legittime istanze del popolo palestinese e non può essere
ospitata all'Università". Gianni Vattimo, che all'Università è abituato a
entrare da professore, non si capacita di questo veto, tanto meno in una città
come Bologna, che considera "aperta e tollerante". "Sono
scandalizzato, mi sembra un atteggiamento davvero eccessivo - replica il
filosofo - su questo tema c'è un'ipersensibilità che non mi spiego. In altri
Paesi di cose come queste si discute liberamente, comunque da Bologna, una città
dove io ho parlato di procreazione assistita al fianco del ginecologo Carlo
Flamigni, proprio non me lo aspettavo. Avrebbero dovuto semplicemente proporci
un controrelatore".
( da "Unita, L'" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del Alla scoperta del cinema bulgaro Una rassegna tra la Casa del Cinema e il
Palazzo delle Esposizioni di Federico Pedroni www.casadelcinema.it
www.palazzoesposizioni.it Il pubblico dei cineclub già da decenni segue con
curiosità il cinema polacco, ungherese, (ex) jugoslavo o (ex) cecoslovacco -
che esclusivamente con qualche sporadica eccezione è riuscito a trovare spazio
nelle nostre sale - ma solo recentemente c'è stata una rinascita dell'interesse
nei confronti delle cinematografie provenienti dall'Europa dell'Est culminata
l'anno scorso con il trionfo a Cannes di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni del
rumeno Cristian Mungiu. Il paese che cinematograficamente è ancora quasi
invisibile è la Bulgaria, usato però recentemente come set dal cinema italiano,
da Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi a Occhi di cristallo di Eros
Puglielli fino a La Masseria delle allodole di Paolo e Vittorio Taviani. È
anche per questa invisibilità che non bisogna lasciarsi sfuggire la
ricognizione nel cinema bulgaro contemporaneo, in programma al Palazzo delle
Esposizioni e alla Casa del Cinema dal 28 aprile al 3 maggio, che offre al
pubblico romano la possibilità di scoprire una decina di film - di finzione e
documentari - che rappresentano una rara finestra sulla cinematografia di quel
paese. La rassegna si inaugura con la proiezione di Dopo la fine del mondo di
Ivan Nitchev, storia di un professore israeliano alle prese
con un viaggio della memoria innescato dal suo ritorno dopo tanti anni nella
natìa Bulgaria. Tra le proposte più curiose del programma segnaliamo un
documentario che intreccia la storia della Bulgaria a quella del cinema
italiano: La traduttrice di film in bianco e nero di Stefan Moskov racconta la
storia di Neli Chervenusheva, per quasi mezzo secolo doppiatrice dei
classici del cinema italiano dal fondo della sala del cinema "Odeon"
di Sofia. Neli è arrivata per la prima volta in Italia a 78 anni avendo
finalmente la possibilità di incontrare e conoscere gli autori e i volti di un
cinema che in patria ha avuto la sua voce. info: Istituto di cultura bulgaro 06
3312704.
( da "Unita, L'" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del LE CIFRE DELLA TRAGEDIA 5 EURO. È il costo di un litro di
benzina a Gaza, il più alto al mondo a causa del blocco
israeliano. 79% Sono le famiglie di Gaza che vivono sotto la soglia di povertà
(due dollari al giorno) 70% È il livello di disoccupazione nella Striscia, dove
il 95% delle attività industriali è sospeso da mesi 78 MILA su 110mila sono i
dipendenti pubblici rimasti senza lavoro 1 BAMBINO su
( da "Unita, L'" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del L'INFERNO DEI PALESTINESI L'embargo ha reso dipendente dagli aiuti 1
milione di persone, l'80% della popolazione. Senza benzina anche i veicoli Onu
Gaza, radiografia della città-prigione I Taxi collettivi fermi. Così pure le
ambulanze. Chi può si arrangia con gli asini, altrimenti si resta a casa.
Viaggio nella più grande prigione a cielo aperto del mondo: la Striscia di
Gaza. Superaffollata, disperata, ridotta allo stremo. Assediata
dall'esercito israeliano, in balia dei "signori della guerra"
palestinesi. Il mondo chiude gli occhi di fronte alla tragedia quotidiana che
riguarda un milione e mezzo di palestinesi, salvo riaprire, gli occhi, quando
rabbia e frustrazione si trasformano in violenza senza sbocco. Gaza,
dove il 79% delle famiglie vive da tempo sotto la soglia di povertà (2 dollari
al giorno) e non è in grado di provvedere al proprio sostentamento alimentare
senza una qualsivoglia forma di aiuto esterno. Gaza, ovvero un territorio
ostaggio dell'embargo, che ha peggiorato la povertà e la disoccupazione, reso
inefficiente il sistema educativo, messo in ginocchio quello sanitario,
distrutto l'apparato produttivo e reso dipendenti dagli aiuti 1,1 milione di
persone, l'80% della popolazione. Gaza, dove il blocco israeliano ha fatto
schizzare il prezzo della benzina a 5 euro al litro, come non accade in nessun
altro posto al mondo. Dopo l'attacco compiuto lo scorso 9 aprile dalle milizie
palestinesi contro il terminal petrolifero di Nahal Oz, dal quale entra nella
Striscia ogni tipo di combustibile, le forniture sono state ulteriormente
ridotte. Le consegne riguardano ormai solo il diesel industriale per consentire
alla centrale termoelettrica di funzionare. Passa anche un po' di gas da
cucina, ma di benzina o diesel per auto private neppure una goccia. Quello che
si trova sul mercato nero viene contrabbandato attraverso i tunnel e proviene
dall'Egitto. Da giovedì scorso sono rimasti a secco anche auto e camion
dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i profughi, che è stata quindi
costretta a sospendere la distribuzione di aiuti umanitari a oltre 650mila
persone. "Noi siamo l'unico servizio pubblico rimasto nella Striscia -
racconta Filippo Grandi, vice commissario generale dell'Unrwa - serviamo il 70%
della popolazione". Gaza muore. Nel silenzio complice della Comunità
internazionale. Una denuncia della situazione nella Striscia arriva anche da
"Medici senza frontiere". L'organizzazione umanitaria fa sapere che
"le attività di soccorso medico nella Striscia sono gravemente ostacolate
dalla penuria di carburante". Le équipe di Msf "sono state costrette
a limitare le visite ai soli malati più gravi", afferma Duncan McLean,
capo missione di Medici senza frontiere, "ovvero un quinto dei pazienti
dei programmi di cure post-operatorie". Questa settimana, solamente la
metà dei pazienti di Msf è potuta recarsi nelle strutture sanitarie
dell'organizzazione. "Novanta persone in lista d'attesa - denuncia McLean
- non possono ancora ricevere cure. L'arresto delle nostre attività può
provocare, per la totalità dei nostri pazienti, un grave peggioramento del loro
stato di salute generale. In questo momento, Msf funziona grazie a uno stock
d'urgenza e ha un'autonomia di carburante non superiore a sette giorni".
Analoga la situazione delle altre strutture mediche di Gaza. "Il personale
sanitario ha difficoltà a muoversi e in alcuni ospedali il tasso di assenza
raggiunge il 40%. Le ambulanze devono anch'esse limitare i loro interventi
unicamente ai casi d'urgenza", conclude il responsabile di Msf. "Non
ci sono più diesel e benzina per le ambulanze, per gli autobus, per i camion, i
generatori e le autocisterne. Le condizioni umanitarie a Gaza sono
semplicemente spaventose", dice a l'Unità il capo dell'Unrwa nella
Striscia, John Ging. Le scorte di carburante degli ospedali, aggiunge Ging,
sono al di sotto della "soglia critica" e i rifiuti non vengono più
raccolti. Se prolungata nel tempo, l'interruzione di forniture di combustibile
rischia di causare una catastrofe umanitaria. "Ci troviamo costretti a
scegliere tra tagliare l'elettricità ai neonati nelle nursery, ai pazienti che
attendono un intervento in cardiochirurgia o interrompere le operazioni in
programma", spiega il dottor Moaiya Hassanain dell'ospedale Shifa di Gaza
City. I bambini - che rappresentano il 56% della popolazione della Striscia -
sono quelli più a rischio. Recenti dati - rileva in un dettagliato rapporto
Save the Children - rivelano un aumento esponenziale delle malattie croniche e
della malnutrizione tra i bambini con meno di cinque anni che vivono nella
Striscia di Gaza. In crescita anche il numero di quelli che soffrono d'insonnia
, ansia e diarrea . La percentuale di bambini con problemi di anemia e diarrea
ha subito un aumento rispettivamente del 40% e del 20% rispetto allo scorso
anno. Altri dati agghiaccianti sono forniti dall'Oms (l'Organizzazione Mondiale
della Sanità): il 40% delle donne di Gaza sono anemiche e 1 bambino su 3 è
malnutrito. Alcuni di questi problemi sono strettamente legati alla qualità e
alla quantità dell'acqua: ben il 40% della popolazione del territorio, ad
esempio, ha accesso all'acqua solo per poche ore al giorno, anche a causa della
mancanza di combustibile e pezzi di ricambio per far funzionare la rete di
distribuzione, che rischia di collassare in ogni momento. La scarsità d'igiene
è diventata un problema di primo piano per la salute. Un sistema fognario
inefficiente e l'impossibilità di ripararlo, sottolinea il rapporto di Save the
Children, implica che circa 40milioni di litri di liquame vengano scaricati ogni
giorno nel Mediterraneo, con il conseguente rischio di epidemie tra la
popolazione e di problemi ambientali duraturi. "Non possiamo supportare
appieno i bambini con i nostri programmi di protezione, perché i nostri
operatori non riescono più ad ottenere i permessi per entrare in territorio di
Gaza dalla Cisgiordania. Non abbiamo più carburante per le nostre macchine e
quindi non possiamo spostarci", sostiene David Bourns, capo delle attività
di Save the Children nei Territori palestinesi. "Le famiglie - è il suo
grido d'allarme - stanno soffrendo molto e la vita di migliaia di bambini è a
rischio". Come non bastasse, i prezzi proibitivi che benzina e diesel
hanno raggiunto sul mercato nero stanno provocando una spaventosa impennata nei
costi di produzione (e quindi dei prezzi di vendita) per tutti i prodotti
alimentari. Il prezzo del pomodoro è cresciuto del 1000%, arrivando a toccare
quasi due euro. Il cocomero costa il 400%, il pesce azzurro (perché anche le
barche funzionano a gasolio) il 500% in più. Prezzi folli in un'economia che
già prima di questa crisi devastante era al collasso, con una disoccupazione
che sfiora il 70%; dei 110mila dipendenti in passato impiegati nel settore
privato ben 78mila sono ora senza lavoro; il 95% delle attività industriali
sono sospese. Molti disoccupati hanno provato a reinventarsi un lavoro vendendo
frutta e verdura porta a porta, con un asino e un carretto. Ma negli ultimi
mesi anche il prezzo degli asini è salito del 60%, così come il costo del loro
cibo. Questa è Gaza oggi. Se non un lager, certo un inferno, una gabbia isolata
dal mondo dentro la quale si consuma la tragedia di un popolo.
( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 101 del
2008-04-27 pagina 14 Il capo terrorista di Hezbollah diventato ebreo per amore
di Redazione Era un ufficiale integralista, la sua missione era distruggere Israele. Poi sul Corano trovò qualcosa di strano. E la sua
vita cambiò destino Il cambiamento di religione - per convinzione, interesse,
amore ecc - non ha nulla di particolare. Ma quando all'ebraismo si converte un
musulmano sciita libanese, ufficiale degli Hezbollah e rischia la vita, pagando
con la tortura e la morte di un figlio il suo tentativo di
combattere per Israele
dall'interno del campo fondamentalista, allora si tratta di una notizia alla
quale è difficile credere soprattutto se raccontata in un libretto firmato con
lo pseudonimo "Abi" pubblicate da un ignoto editore israeliano.
Incuriosito pensai di poter avvicinare questo Hezbollah diventato ebreo tramite
il rabbino che lo aveva convertito. Un amico mi mise sulle sue tracce. È
Rav Shmuel Eliahu, rabbino capo di Safed, la città santa e mistica di Galilea.
Cordiale, aperto, accetta di presentarmi Abi a due condizioni: non rivelare il
luogo dell'incontro; apprendere la sua incredibile avventura, militare e
spirituale, in sua presenza ma raccontata da lui che di Abi sapeva tutto ma era
impegnato a osservare, almeno formalmente, il segreto. Inoltre poteva
correggere le falsità inserite nel libretto allo scopo di proteggere l'identità
di "Abi". Ad esempio la visita di una delegazione di persone legate
agli hezbollah a Auschwitz e in Vaticano. Accettai ma chiesi che la
conversazione venisse registrata, dalla persona che mi aveva procurato
l'incontro. La storia di Abi inizia all'inizio degli anni Ottanta in un
villaggio del Libano meridionale. Come nei Promessi sposi, un capoccia
Hezbollah locale si invaghisce della fidanzata del fratello di "Abi".
Per averla, lo fa arrestare e condannare a morte per spionaggio a favore di Israele. Nasce in "Abi" la volontà di vendetta. Si
arruola nelle file degli Hezbollah, sale di grado, conquista la fiducia dei
suoi superiori con la sua devozione religiosa, ma è turbato dall'uso cinico che
i fondamentalisti fanno della fede per arruolare giovani kamikaze. Cerca
risposte nel Corano e scopre passaggi che parlano della "scelta
divina" del popolo di Israele, e della terra a
loro promessa. Si convince che gli sceicchi interpretano a modo loro in chiave
anti ebraica il Corano e che è peccato ucciderli. Perfino uno sceicco inviato
dall'Iran ad aiutare i giornalisti della stazione tv degli hezbollah Al Manar
dice che nella propaganda si deve attaccare i sionisti, non gli ebrei. Non è
stato detto (Sura 2:47 al Bakara) che Dio ha preferito gli ebrei "sui due
mondi"; che ha "scelto" Israele (Sura
7:140), che il suicidio nel nome di Dio è blasfemo? Gli ebrei possono avere
tradito la Legge divina e per questo soffrire. Ma l'impegno di Dio nel dare
loro la "Terra promessa" non è cambiato. Mosso da queste letture e da
dubbi, "Abi" decide di mettere se stesso e Dio alla prova. Sperando
di poter stabilire un contatto con gli ebrei fa fallire l'invio in Israele (attraverso la frontiera col Libano rimasta aperta
sino al 2001) di una autoambulanza carica di tritolo scrivendo sul vetro sporco
in caratteri ebraici la parola "esplosivo". Qualcuno al posto di
frontiera se ne accorge. Spara contro il veicolo che salta in aria. Gli
israeliani captano il messaggio. Un loro agente in Libano contatta
"Abi" avviando una collaborazione che "salva molte vite" ma
che finisce per renderlo sospetto. Imprigionato prima nel Libano e poi in
Siria, viene torturato. Gli uccidono sotto gli occhi il figlio più piccolo per
piegarlo ma non parla. Cosa gli da questa forza? Si chiede; perché sfugge
miracolosamente a tre attentati? Sono esperienze traumatiche, ma anche secondo
lui messaggi divini che gli indicano la via da seguire. Con l'aiuto israeliano
riesce a fuggire in Israele con moglie e figli dove
decide di convertirsi per "lavorare" all'interno alla salvezza del
popolo ebraico. Incontra Rav Eliahu che crede di aver visto in sogno quando era
prigioniero. Il quale per quanto restio ad accettare conversioni, specie di
musulmani, crede di vedere nel caso di "Abi" qualcosa di profetico.
Non solo per le straordinarie circostanze di vita, per la conversione
ideologica - da combattente anti israeliano a agente segreto israeliano contro
gli hezbollah - ma per il fatto che questo libanese porta un messaggio che
molti rabbini non sono capaci di articolare. Parla con passione della fiducia
che gli ebrei debbono riporre in Dio, rimprovera loro l'assenza di fede nel
loro destino privilegiato. Interpreta la storia del conflitto in maniera
profetica. Spiega ad esempio la fuga delle migliaia di arabi da Safed nel 1948
citando le parole dell'allora comandante arabo locale, Faudi ad Dura:
"Come pensate che potessimo opporci alla volontà divina?". Gli
israeliani, dice, invece di rinforzare questa convinzione araba, fatalistica,
dell'impossibilità di combattere il popolo di Dio, aumentano la debolezza di Israele esaltando una superiorità materiale che non li può
salvare. Sono persone come "Abi" - dice il rabbino - che
rappresentano la salvezza di Israele. Penso a tutto
questo guardando, "Abi" un uomo sulla cinquantina, indistinguibile
nel vestire, nella barba, nel cappello nero a larghe falde e nei riccioloni
attorcigliati dietro le orecchie ad un ebreo ortodosso che ascolta, senza
parlare, ma approvando quello che il rabbino mi racconta. Vorrei, ma non posso,
dirgli ciò che penso di lui, il mio stupore ma anche la mia ammirazione: fede
contro razionalità, sogno contro realismo. Dio delle schiere ebraiche contro
quelle del Partito islamico di Dio. Dal luogo in cui ci troviamo è visibile in
fondo alla valle del Giordano il lago di Tiberiade e il monte delle
Benedizioni. Beati i poveri di spirito che avranno il Regno del Cielo. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 101 del
2008-04-27 pagina 14 Morto il comandante dell'Exodus di Redazione È morto ieri
a Tel Aviv, all'età di 90 anni, Yossi Harel, comandante della nave Exodus, la cui
vicenda ispirò un celebre film di Hollywood, che ebbe tra i suoi protagonisti
l'attore Paul Newman. L'anno scorso a La Spezia gli era stato conferito il
premio Exodus per la pace. Harel, nato a Gerusalemme nel 1919, col nome di
famiglia Yossi Hamburger, fu uno dei protagonisti della
lotta degli ebrei in Palestina contro il mandato britannico ed ebbe un ruolo importante nel
favorire l'immigrazione clandestina ebraica nel paese, sfidando il blocco
navale britannico. Tra le navi senza bandiera di cui fu capitano ci fu appunto
l'Exodus. Nel
( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esima, per i vertici
della Fiera del Libro. All'ordine del giorno la sicurezza. Senza preoccupazioni
eccessive, senza isterismi e senza prevedere chissà che pasticcio, la Fiera
s'attrezza con un piano di prevenzione tosto, con misure suggerite dalle forze
dell'ordine. Alcune sono segrete, qualche altra filtra. Ad esempio, sono state
aumentate le telecamere nei padiglioni. Stesso discorso per gli info-point.
Protette le pareti vetrate del padiglione 5, ridotte le vie d'accesso. I motivi
per stare all'erta ci sono. Dalla presenza del Capo dello
Stato all'inaugurazione agli appelli al boicottaggio degli scrittori di lingua
araba; dalle proteste di vari gruppi alle polemiche dell'Assemblea Free
Palestine. E ancora, il corteo nazionale di protesta al Lingotto sabato 10.
Favro A PAGINA 59.
( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Personaggio
FRANCESCA PACI Doctor Sex Ricercatore e studioso prestato allo spettacolo,
riempie le platee E le sue battute spopolano su YouTube Figli di Freud "Ho
molti pazienti a Sderot da quando i palestinesi lanciano i razzi: prescrivo relax e weekend fuori" Il Viagra al tempo dei
Qassam La ricetta del sessuologo israeliano: "Ironia e barzellette per
resistere alla guerra" CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Il paradosso di
Sderot? L'attività erotica degli uomini che da sette anni segue la traiettoria
dei Qassam sparati da Gaza, pare che l'ultima erezione risalga al 2001".
I 1500 spettatori dell'Hangar, il teatro ricavato da un capannone dismesso del
porto di Tel Aviv, ridono all'unisono: le gag del dottor Sex ripagano in pieno
i 150 schekel del biglietto, circa 25 euro. In Israele,
di questi tempi, non c'è investimento migliore. Miriam Katz si tiene la pancia
con le mani: "È la seconda volta che vengo". E non l'offende che i
suoi vivano a Sderot: l'ometto in maniche di camicia al centro del palco
spoglio come quello di un cantastorie siciliano, non è un cabarettista
irriverente ma un medico che cura i disturbi sessuali dei connazionali a dosi
massicce d'umorismo. Il dottor Sex, al secolo Tzahi Ben Zion, è il fenomeno
mediatico israeliano della stagione. Urologo e psichiatra stimato, il professor
Ben Zion insegna all'università di Beer Sheva, nel Negev, e dirige uno studio
specialistico da 30 nuovi pazienti alla settimana. Otto mesi fa gli studenti
hanno messo su YouTube le sue lezioni serissime ma esilaranti: sebbene in
ebraico, sono rimaste a lungo il video più cliccato in Israele
e tra i primi dieci nel mondo. Ad agosto è arrivata la proposta dell'Hangar.
"Mi hanno detto che ero un attore, che dovevo cimentarmi con il grande
pubblico", racconta Tzahi Ben Zion addentando un gigantesco sandwich in un
caffè di Tel Aviv. Un'avventura da pioniere, di quelle che lo stimolano di più:
"All'inizio degli anni 90 facevo parte di un laboratorio internazionale
che studiava i disturbi sessuali contemporanei. Portai il Viagra in Israele quando non se ne parlava neppure. Siamo un popolo di
sperimentatori, soprattutto quando si tratta di sesso. Il mio studio prendeva
il Viagra a Londra, i pazienti si prestavano volentieri". Mai avrebbe
immaginato che quelle statistiche sarebbero diventate uno spettacolo teatrale
bisettimanale da tutto esaurito: "Sono e resto un dottore ma mi sto
divertendo parecchio". I produttori televisivi sognano un format vincente
per il piccolo schermo. Che il sesso venda non l'ha certo scoperto Ben Zion. Né
ci tiene: "Siamo figli di Freud, lui aveva capito tutto. Il sesso aiuta la
salute e la società". Squilla il cellulare, è un paziente non più giovane.
Lo informa che ha portato la moglie in albergo e ha funzionato. A volte basta uno
stratagemma: "Seguo molti casi di Sderot con problemi d'erezione:
immaginate di rivestirvi in 15 secondi in pieno petting per evitare il razzo...
Prescrivo medicine ma anche relax, giocare a carte, massaggiarsi a vicenda con
il partner". Il sesso ai tempi della guerra è la trincea della crisi
d'identità. Gli spettatori, come i suoi malati, cercano normalità, il dover
essere più lontano nel Paese dell'eterno conflitto a bassa intensità. "Lo
stress aggrava i disturbi sessuali. Noi vediamo nemici ovunque, perfino nella
coppia, i giovani consumano il sesso in modo compulsivo nei bagni delle
discoteche", spiega grave il dottore. Invece, continua faceto, citando il
monologo all'Hangar, sarebbe bene, ogni tanto, "concentrarsi sulla
compagna anziché su Golda Meir, che tanto non aiuta a durare di più, mettere il
telefonino in funzione vibratore, ricordare che due orgasmi a settimana
riducono le rughe del 30 per cento". Il segreto è sdrammatizzare:
"Gli uomini impiegano anni a parlare di un problema sessuale, le donne
decenni". Su questo, tutto il mondo è paese. L'Occidente in particolare:
"A Beer Sheva un paziente su due è beduino. È sorprendente confrontarne la
scioltezza con il pudore degli israeliani o degli italiani. Per i beduini la
prestanza fisica è vita, hanno tre mogli, devono far buona figura, capita che
vengano accompagnati dalla figlia minorenne che traduce in ebraico le tappe
dell'eiaculazione precoce del padre". L'emancipazione passa anche dal
talamo: da alcuni mesi le donne arabe hanno iniziato a svelare al dottore che
"aggiusta" i mariti il proprio corpo, le paure, il piacere ignoto.
Tzahi Ben Zion porta in teatro le esperienze degli altri affinché gli
spettatori si riconoscano, gli imprenditori high tech di Tel Aviv e i pastori
del Negev, gli innamorati infelici di Sderot e quelli prigionieri di Gaza, dove
ieri una palestinese di 14 anni è rimasta uccisa negli scontri tra miliziani ed
esercito israeliano. Perché la leggendaria virilità ebraica è un topos
letterario, ma non sempre la vita combacia con i film di Woody Allen: "È
vero che la nostra religione si occupa di sesso. Nel contratto di matrimonio il
marito s'impegna a soddisfare fisicamente la moglie una volta al giorno se può,
due alla settimana se lavora, una alla settimana se studia, una al mese se
viaggia: è un precetto sacro". Però, a giudicare dalle statistiche
dell'urologo di Beer Sheva, "siamo un popolo di miscredenti". Il
pubblico dell'Hangar ride dei propri fantasmi. Alle pareti i manifesti della
Clalit, la mutua israeliana, reclamizzano l'erezione maschile. Il dottor Sex
esce saltellando accompagnato dalla musica vittoriosa di Rocky Balboa.
www.lastampa.it/paci.asp.
( da "Stampa, La" del 27-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ALTURE
DEL GOLAN Erdogan da Assad per mediare tra Siria e Israele La Turchia ha
assunto un ruolo di mediazione tra Siria e Israele per risolvere la
questione delle Alture del Golan, in mano israeliana dal 1967. Lo ha confermato
il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, di ritorno da un viaggio a
Damasco. Alla
vigilia dell'incontro il presidente siriano Bashar Assad ha annunciato di aver
ricevuto tramite Erdogan da Israele l'offerta di una
restituzione delle alture del Golan in cambio della firma di un trattato di
pace.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al comune lotta a
sinistra. Alla provincia c'è Bondi Le due sfide di Massa Stefano Milani Roma
Secondo round in Toscana delle elezioni amministrative. Ballottaggi nei municipi
di Massa, Pisa e Viareggio, e alla Provincia di Massa Carrara. C'è un caso
unico nella penisola e riguarda la corsa a sindaco di Massa, tutta interna al
centrosinistra. La sfida è fra il sindaco uscente Fabrizio Neri e l'ex sindaco
Roberto Pucci. Entrambi fondatori del Pd, con il primo ex della Margherita e il
secondo ex Ds, si sono trovati faccia a faccia dopo il rifiuto del partito allo
svolgimento delle primarie, chieste invano dal popolare Pucci. Alla fine Pucci,
con l'appoggio di una lista personale, una civica e quello della Sinistra
Arcobaleno in grado di raccogliere circa il 12%, è arrivato a sfiorare il 30%.
E oggi sfida Neri, che parte in vantaggio con il 40% conquistato dal Pd
"ufficiale" insieme a Ps e Idv. Da segnalare in questi giorni la
bruttura del locale partito veltroniano, pronto a stampare e attaccare questo
manifesto: "Roberto Pucci più Rifondazione comunista più centri sociali
uguale turismo penalizzato, sviluppo bloccato, città meno sicura. Vota
Neri". La sfida per la Provincia è più canonica. Ma sul fronte Pdl offre
il volto noto di Sandro Bondi, peraltro assente nelle ultime battute della
campagna, a causa degli inevitabili impegni romani. Missione quasi impossibile
la sua, visto che il suo 33% di partenza è molto al di sotto del 42% del
presidente provinciale uscente Osvaldo Angeli, sostenuto da Pd, Ps e Idv. Fuori
gara invece Narciso Buffoni, anche lui fondatore del partito veltroniano, ex
assessore che con la SinArc non è andato oltre il 13%. Nessun apparentamento
sotto le Apuane. Mentre apparentamenti ci sono a Viareggio, dove il Pdl
potrebbe agguantare una vittoria di prestigio grazie a Luca Lunardini, che
parte dal 46% e con tre liste civiche che si sono aggiunte. A sfidarlo Andrea Palestini, vincitore delle primarie del Pd che
però in città è diviso in due correnti. E non è detto che il soccorso del 13%
della sinistra arcobaleno di Milziade Caprili possa aiutare Palestini, fermo al
30% del primo turno. Infine Pisa, dove non c'è partita. Perché Marco
Filippeschi con i voti di lista (Pd, Ps, Idv e lista del sindaco) ha già
superato il 50%, tanto da non accettare l'apparentamento con la SinArc che ha
preso il 10%. E perché la Pisa dei prossimi cinque anni è già stata progettata
dall'uscente Paolo Fontanelli. Compreso lo sgombero (alla meglio il trasloco
fuori città) dello spazio sociale Rebeldìa, che pure lavora più che bene con
dentro ben 25 associazioni.
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ramallah, i
cooperanti temono la "cura" Berlusconi Avevano chiesto più fondi per
le ong e una nuova legge. Ora, riuniti nella città palestinese, valutano come
confrontarsi col nuovo governo Michele Giorgio Inviato a Ramallah Riuniti per
celebrare la Liberazione e, soprattutto, per affermare che la sinistra italiana
è viva e ha voglia di rilanciarsi anche portando avanti l'impegno per lo
sviluppo dei popoli. Tenendo comunque presente l'arrivo del nuovo governo
Berlusconi e, quindi, della fine del rapporto privilegiato con il vice ministro
per la cooperazione Patrizia Sentinelli (Prc). Con questo spirito e l'intento
di raccogliere fondi per lo spettacolo teatrale che il Gruppo Ponte Radio sta
realizzando per i bambini di Jenin, venerdì sera si sono incontrati a Ramallah
una cinquantina di cooperanti ed esperti italiani, quasi tutti di Ong ma anche
dell'Utl, l'ufficio locale del ministero degli affari esteri. Assenti i colleghi
che vivono e lavorano a Gaza, rimasti bloccati per la
chiusura da parte di Israele del valico di Erez. Per gli italiani che lavorano in Palestina, territorio storicamente di
forte impegno anche economico per la cooperazione italiana, la sconfitta elettorale
non è giunta inattesa. I rientri occasionali in Italia avevano consentito a
molti di loro di intravedere, in anticipo rispetto a chi vive quotidianamente
la realtà del paese, che qualcosa stava maturando e che il fiato corto
del governo Prodi specie in politica economica e sociale avrebbe condotto al
tonfo del 13 e 14 aprile. "La vittoria della destra era nell'aria da tempo
ma non avrei mai immaginato un crollo di tali proporzioni della sinistra",
commenta Martina Iannizzotto, capomissione dell'"Ics", "ora si
volta pagina, la Palestina rimarrà importante ma
l'impegno del governo italiano sarà diverso, per qualità e quantità, rispetto a
quello uscente che aveva nominato un responsabile diretto per la cooperazione
(Sentinelli). Spero che il nuovo esecutivo non disperda l'impegno e le capacità
che i cooperanti hanno messo in campo in questo territorio". Da Gaza, con
un messaggio, interviene Lino Zambrano, responsabile dei progetti del
"Cric" e fautore di un impegno delle Ong più politico e non solo tecnico
nei Territori occupati. "Lo scorso anno abbiamo incontrato il Presidente
della Camera (uscente) Bertinotti che però si è defilato rispetto alle nostre
richieste, una delle quali prevedeva un impegno del Parlamento italiano in
sostegno dei deputati palestinesi in carcere in Israele.
La Sentinelli si è data da fare, ma la quota dei fondi per la cooperazione è
rimasta allo 0,14 % del Pil e la nuova legge (sulla cooperazione) non è andata
avanti". Zambrano guarda al futuro con qualche timore. "La linea del
governo Berlusconi avremo modo di verificarla subito - avverte - C'è un
programma di emergenza per Gaza che dovrebbe partire nei prossimi mesi ma già
girano voci che potrebbero esserci ripensamenti. L'Unione europea intende
sostenere il programma di Gerusalemme capitale della cultura araba nel 2009 e
mi auguro che l'Italia non si tiri indietro". Da parte sua Maria Rosa
Vettoretto, con una lunga esperienza in Palestina dove
ha lavorato prima per le Ong e ora come esperta dell'Utl, ridimensiona
l'impegno del governo Prodi nei Territori occupati. "Non ho visto negli
ultimi due anni grandi cambiamenti rispetto al passato sia nella politica verso
questa terra che nella cooperazione" dice Vettoretto, che non manca di
criticare le Ong. "Dopo il boicottaggio di Cisgiordania e Gaza seguito
alla vittoria elettorale di Hamas, le Ong avrebbero dovuto fare di più in
appoggio alla popolazione civile. Invece hanno scelto troppe volte i progetti
d'emergenza a danno di quelli di sviluppo e quindi della preparazione di uno Stato
palestinese". Con il ritorno di Berlusconi l'esperta dell'Utl prevede
l'aumento dei progetti di cooperazione "trilaterali" - Italia, Israele, Anp - funzionali all'immagine e alla retorica
pacifista di coloro che li proporranno ma, avverte, di "ben poca
sostanza".
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Raid nella Striscia
dove mancano carburante e medicine Uccisa 14enne palestinese Una ragazzina
palestinese di 14 anni è rimasta uccisa ieri nel corso di un raid dell'esercito
israeliano a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza. L'obiettivo
dell'incursione sarebbe stato Hassan Marouf, un leader locale di Hamas, ma a
fare le spese dello scontro armato seguito al tentativo di arresto sono state
sua figlia Mariam e diversi altri civili rimasti feriti. L'esercito
israeliano non ha voluto commentare l'operazione. "Hamas aspetta ancora
risposta Israele" Il
leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha detto ieri che il movimento
palestinese resta ancora in attesa di una risposta ufficiale da parte
israeliana alla proposta di una tregua avanzata nel quadro di una mediazione
egiziana. Un portavoce del premier israeliano Ehud Olmert ha detto
l'altro ieri che l'offerta "non è una cosa seria" ribadendo che lo
stato ebraico chiede una serie di pre-condizioni come "la fine del
terrorismo di Hamas".
( da "Manifesto, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Calibro 9 DAILY NEWS
SFIDA MURDOCH Mortimer B. Zuckermann, proprietario del tabloid newyorchese Daily
News, ha offerto 580 milioni di dollari - la stessa cifra proposta dal tycoon
Murdoch, padrone del New York Post, per la conquista del Newsday. In vantaggio
per aggiudicarsi l'asta del giornale, che si è aggiudicato nel tempo vari premi
Pulitzer, sembra essere Mortimer B. Zuckermann, che è convinto di potercela
fare perché l'offerta del magnate australiano incontrerà certamente un
ostacolo: l'antitrust. La Federal Communications Commission, potrebbe infatti
valutare la combinazione Newsday/The Post come "anticompetitiva".
WINEHOUSE IN LIBERTÀ Arrestata venerdì a Londra sotto l'accusa di aggressione
nei confronti di due persone nel quartiere londinese di Candem, Amy Winehouse è
stata rimessa in libertà dopo aver ricevuto un "avvertimento formale"
che comparirà sulla sua fedina penale ma non darà luogo a procedimenti
giudiziari. SEAN PENN ATTIVISTA Il regista attore americano supporta una
singolare campagna contro la guerra in Iraq, la povertà e i senzatetto,
l'ambiente da una flotta di ecobus con 300 persone a bordo che attraverserà
( da "Unita, L'" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del MUSICA CONTEMPORANEA Fortissima esecuzione del lavoro di Arnold
Schönberg "Il sopravvissuto di Varsavia" ti toglie il respiro di
Stefano Miliani / Firenze Un uomo sprofonda nell'acqua, poi un altro, poi una
donna, affogano, le loro immagini si ripetono su tre schermi, quale senso di
oppressione prova chi sta per affogare? Alla sequenza si sovrappongono foto
storiche dal rastrellamento nazista nel ghetto di Varsavia nel
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Barak rinvia la
visita in America e critica la Cia per aver mostrato le immagini del reattore siriano
rubate da uno 007 Una spia israeliana tradita dagli Usa "Non dovevate
diffondere quelle foto" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La
Cia rendendo pubbliche le foto dell'impianto nucleare siriano bombardato dai
caccia con la Stella di David lo scorso settembre ha commesso un grave errore.
Ne sono convinti tutti, dal premier Ehud Olmert al ministro della Difesa Barak.
Ufficialmente nessun commento dal governo ma certo l'irritazione è palpabile,
al punto che il ministro della Difesa ha "trovato" improrogabili
impegni che gli hanno impedito di partire ieri per gli Stati Uniti dove doveva
incontrare il vice-presidente Dick Cheney e il Segretario di Stato Condoleezza
Rice. Gli esperti militari sulla stampa non risparmiano critiche feroci sulla
decisione dell'intelligence americana definita "un irresponsabile
striptease". Il perché di tanta irritazione per queste foto lo spiega bene
Alex Fishman su Yedioth Ahronot. Motivi di opportunità politica: annunciare pubblicamente che Israele ha bombardato quell'impianto obbliga il presidente siriano
Bashar al Assad a una risposta (militare) per non apparire incapace e ridicolo
proprio mentre si stanno stringendo i tempi di una trattativa per la pace con
la Siria. Motivi di sicurezza: i responsabili della Difesa sono
"furiosi" per le rivelazioni della Cia che mettono a rischio le
capacità dell'intelligence israeliana. Perché? Le foto non sono state
scattate da satelliti o da aerei, le immagini sono state prese da qualcuno che
ha "bucato" gli apparati di sicurezza siriani ed è entrato
all'interno dell'impianto nucleare: una spia. Un colpo da maestri nel mondo
dello spionaggio. Ma poiché l'accesso agli impianti militari è strettamente
sorvegliato e il numero di persone autorizzate a entrare è limitato, il mukhabarat
siriano non ci metterà molto a individuare l'autore delle immagini che poi le
ha passate all'intelligence israeliana. Scrive Fishman: "Nel mondo dello
spionaggio penetrare nel cuore dei segreti del nemico è un vantaggio per la
sicurezza nazionale, perderlo è da irresponsabili". L'altro aspetto della
vicenda è diplomatico. La Cia ha mostrato al Congresso le immagini, non per
rivelare al mondo le mire nucleari della Siria ma per dimostrare che la Corea
del Nord non rispetta gli impegni presi con gli Usa. Gli americani ebbero
queste foto per le mani "prima" dell'attacco del 6 settembre 2007 ma
cercarono di convincere gli israeliani a non colpire, la Rice preferiva farne
un uso "diplomatico" nei confronti di Pyonyang. Gli israeliani invece
grazie a queste immagini si convinsero che il reattore stesse per entrare in
funzione e senza aspettare "il semaforo" verde dagli americani lo
attaccarono e lo distrussero.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cronaca In "Una
vita da spia" di Randacio il racconto dell'ex agente Sisde Marco
Bernardini "Professione: infiltrato tra i rossi" venti anni con un
doppio volto PIERO COLAPRICO MILANO - La "normalità di spiare": di
avere due facce e due vite. è questo che racconta un saggio non comune, perché
per la prima volta una spia italiana vuota il sacco. Si chiama Marco
Bernardini, ha cinquant'anni, la pancetta, le spalle da lottatore, lo sguardo
poco rassicurante. Come detective privato è entrato di recente nelle cronache:
costruiva alcuni dei dossier emersi nelle indagini sulla security Telecom. Ma
Bernardini era nato ? investigativamente parlando ? con il Sisde, i servizi
segreti non militari. In primo piano nel libro ci sono dodici anni di carriera.
Cominciata a metà degli anni Ottanta, quando viene infiltrato tra i
"rossi", nel collettivo di Medicina di via dei Volsci. All'apparenza
si mostra come un compagno duro e puro, invece è un ex picchiatore di destra,
ha fatto arti marziali, lavora come buttafuori in un locale jazz. Lascia il
look da pariolino, mette la kefiah, diventa la "fonte Brigida". Non hanno
fretta dei risultati, i suoi capi. All'inizio lo pagano infilando 300mila lire
in una busta gialla. Come base, gli mostrano il vero ufficio operativo: una
pensione a una stella, non lontana dal Tevere. Chiusa ai turisti, ma la porta è
sempre aperta per agenti e infiltrati. Come ogni spy story che si rispetti,
"Una vita da spia" (Rizzoli, 190 pagine, 9,20 euro) parla di storie e
vicende che superano i confini nazionali. Nel rispondere alle domande del
giornalista Emilio Randacio, Bernardini racconta non solo di essere riuscito
nella sua missione di infiltrato "interno", ma di essere cresciuto
nella stima dei compagni al punto tale da finire a Cuba, per due volte, per
corsi di addestramento. A leggere alcune pagine c'è da strabuzzare gli occhi:
l'agente Sisde, che si fa passare per marxista, si ritrova in compagnia di una
dozzina di autonomi italiani. Uno dei loro istruttori si
chiama Israel. Parla bene l'italiano, spiega come "adeguarsi al modo di
fare delle persone del posto", consiglia di "portare sempre la barba
e i capelli più lunghi. In caso si finisse sulla lista dei ricercati, tagliarli
sarà più facile che farli crescere". Esplosivi, armi, cortei,
attentati: mentre gli istruttori insegnano le varie tecniche e tattiche,
Bernardini studia anche "i compagni di Bologna, Vicenza, Milano, le loro
abitudini". Una notte a Varadero, per di più, vince la paura e se ne va in
esplorazione da solo. Vuole tracciare la mappa del campo d'istruzione cubano:
un'informazione che sarà passata agli americani. Sono tanti gli scenari che
questo libro mette in luce, forse con qualche reticenza dello
"spione" per evitare i guai più grossi, ma con un'abbondanza di
dettagli e ricordi. Riecco Bernardini in Nicaragua, a Parigi, a Cipro, a
Gerusalemme, in Serbia, in mezzo a fuoriusciti italiani e criminali di guerra,
a faccendieri e politici. Sempre con questa sua vita all'insegna del doppio:
svolge un lavoro che sembra fatto in un certo modo, ma alla fine il suo vero
compito è fare rapporto al Sisde, elencare dettagli, fatti, persone. Alcune di
queste, facilmente riconoscibili, ci resteranno male. Come ci restò male una
compagna di via dei Volsci. Era passato del tempo, dagli anni dell'università
quando, al volante della sua Jaguar, Bernardini andò a fare benzina: la
benzinaia romana non credeva ai suoi occhi, vedendo il "compagno Marco
così cambiato". Ma, in fondo, chi può dire qual è il vero volto di una
spia?.
( da "Repubblica, La" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Torino
Dall'8 al 12 maggio la Fiera sul tema della "bellezza". Edelfa
Masciotta ne parla con competenza CLARA CAROLI Miss Italia è contenta.
"Per una volta domande interessanti - commenta, leggendo la traccia
dell'intervista - Di solito mi chiedono di parlare d'amore". Questa volta
niente sentimenti e segni zodiacali. Si parla di lettura, di letteratura e
anche - oddio - di politica. "Ho le mie idee - dice Edelfa Chiara
Masciotta, 24 anni, torinese, reginetta di bellezza nel 2005 - e ho voglia di
esprimerle". Il tema della Fiera del Libro di quest'anno, dall'8 al 12
maggio al Lingotto, è appunto la bellezza. Quel mix di armonia, spirito, carne
e intelletto che forse, chissà, può salvare il mondo. Miss Italia, lei è una
lettrice? "In questo periodo sono soprattutto una studentessa di
Giurisprudenza. Sono alle prese con diritto privato, mi rimane poco tempo per
altri libri. Ma sì, sono una grande lettrice sin da bambina. Il romanzo che mia
ha conquistata, piccolissima, è stato Il gabbiano Jonathan Livingston. L'ho
riletto più volte". E la Fiera, la frequenta? "Da sempre, dalle
elementari. Mia mamma è un'insegnante di musica. Ho partecipato a parecchi
laboratori musicali. L'anno scorso sono arrivata al Lingotto da protagonista,
ho presentato il libro di Culicchia, Un'estate al mare. è stata un'emozione.
Quest'anno verrò solo come visitatrice". Cos'è la bellezza per lei, che la
rappresenta? "L'emozione. L'immagine che ti fa vibrare. L'arte, certo, la
letteratura. Ma anche un tramonto, una coppia che balla, un bacio". I suoi
libri preferiti? "Sono molti. In ordine cronologico, dall'infanzia: Piccole
donne, L'uomo che sussurrava ai cavalli, Se questo è un uomo, Siddharta,
Cent'anni di solitudine, Jack Frusciante, Il manuale del guerriero della
luce". Il libro più bello di tutti? "La mia vita. O il libro che
scriverò appena troverò il coraggio. Mi piace scrivere ma sono timida. Ho
pudore nell'esprimere le mie emozioni e in un romanzo credo che metterei tutta
me stessa". L'arte, la letteratura, possono salvare il mondo?
"Arricchiscono la vita, la rendono più piacevole ma da sole non
bastano". E la bellezza, invece? Lo salverà? "Sì, la bellezza può
farcela. La bellezza delle idee. Dei pensieri giusti". Ha seguito le polemiche attorno a Israele paese ospite alla Fiera? "Sì. E mi sono fatta un'opinione. Studiando
e viaggiando incontro persone di tutte le nazionalità. Lo scambio è bellezza,
l'intolleranza è il suo contrario. La bruttezza è il prevalere dei conflitti,
delle barriere, dei cattivi pensieri".
( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 17 del 2008-04-28
pagina 8 Rizzo, l'ultimo comunista: "Bertinotti? Una mannequin che si
cambia a ogni comizio" di Giancarlo Perna Bruciando i semafori, decrepita
istituzione borghese, Marco Rizzo giunge puntualissimo all'appuntamento
proveniente da Ciampino e prima ancora da Strasburgo, dove è europarlamentare
in quota Pdci. Rizzo è l'ultimo comunista d'Italia che ha ancora una carica
politica e annesso chauffeur. Grazie all'automedonte ha divorato il tragitto e
ora scende pimpante davanti al Caffè in cui lo aspetto io. "Sediamo
dentro, sono freddoloso", dice l'atletico quarantottenne, detto
"compagno Kojak" per la pelata integrale. Cliente abituale, Marco è
subito circondato da premure che prendono la forma di un aperitivo lievemente
alcolico accompagnato da tre vassoi di sandwich e medaglioni con maionese.
"Essere all'Ue ti ha evitato la trombatura elettorale. Ma il tuo partito è
svanito", dico. "La Sinistra Arcobaleno era un fantasma. Io ho sempre
detto che il Pdci doveva andare solo". Si toglie la giacca e resta in
camicia blu senza cravatta. Libero nei movimenti, attacca il primo panino.
"Sei un cavaliere senza cavallo". "La sconfitta è la prova del
distacco tra il popolo di sinistra e i suoi rappresentanti. Basti dire che
l'Arcobaleno aveva scelto la sede elettorale in Via Veneto, all'Hard Rock Café,
di fronte all'ambasciata Usa. Piuttosto che a Torpignattara o altro quartiere
proletario di Roma", dice e liquida il primo vassoietto (cinque sandwich,
più due panini maionesati). "Molti compagni hanno votato l'aborrita
Lega". "Si sono detti: siete stati al governo, non ci avete difeso,
avete fatto una riforma delle pensioni peggiore di Berlusconi, non ci avete
tolto le tasse. Proviamo con la Lega. Un ragionamento pragmatico, senza
adesione ideologica". "Altri compagni hanno votato Di Pietro",
aggiungo. "Di Pietro è stato l'unico a sinistra a bocciare l'indulto.
Anche noi, però, ci siamo astenuti". "Voi in odio ai colletti bianchi
che ne beneficiavano, non per tutelare la gente. Per voi la sicurezza è un
valore borghese", obietto. "Sbagli. Il problema sicurezza è più
sentito dai poveri. Se a Torino, la mia città, vivi a Borgo Vittoria, come mia
madre, hai paura che ti entrino in casa. A lei è successo tre volte. Ne hai
meno se abiti in Collina, quartiere dei ricchi. Lo stesso a Roma. Se abiti in
Piazza Navona, hai meno paura che in periferia". "Con l'Arcobaleno è
sparito il comunismo". "Il comunismo è agli antipodi dell'Arcobaleno
il cui marchio è un fatuo eclettismo. Bertinotti, come una mannequin, si
cambiava due volte al giorno, per variare colori a ogni comizio. Giusto fare la
battaglia per gli omo, ma se metti Luxuria come capolista, fai folklore".
"Diliberto, il tuo segretario, vuole ripartire dalla falce e
martello". "Propone oggi quello che io ho detto sempre. Senza
comunismo, la sinistra non esiste". "In vista di una possibile
fusione con Prc chi scegli tra i due contendenti, il sinistro Ferrero o
l'angelico Vendola?". "Vendola è il poeta del nulla. Un clone del
cangiantismo bertinottiano. Ferrero è la variante di sinistra del
bertinottismo. Se in lui prevarrà l'anticapitalismo si può discutere. Ma non lo
vedo ricostruire un partito comunista". "Hai fiducia in
Diliberto?". "Non mi fido più di nessuno. Neanche di me stesso.
Dobbiamo tutti fare un passo indietro e costruire una nuova generazione di
dirigenti. Gli attuali sono trasformisti nel migliore dei casi, feroci
anticomunisti nel peggiore. Pensa a Bertinotti che ha abiurato, buttando il
bimbo con l'acqua sporca". "Quando a Strasburgo parli di falce e
martello ti prendono per matto o mattacchione?". "Per matto, però
stimato. Sanno che sostengo un'idea necessaria ma fuori mercato".
"Non ti senti ridicolo?". "Tutto salvo questo. Perciò mi ha
imbarazzato quando Diliberto parlò di portare a Roma la mummia di Lenin. Mi
sentivo ridicolo. Al posto della boutade avrei preferito che bocciasse la
riforma prodiana del welfare". "A che serve oggi il tuo
comunismo?". "A mantenere aperto un orizzonte di utopia e a operare
concretamente per realizzare il socialismo in Italia e nel mondo". "In
quale Paese comunista vorresti trasformare l'Italia?". "Cuba, per la
passione che c'è laggiù. Ma solo per la passione. Se mi chiedi se si sta meglio
a Cuba o in Italia, dico in Italia. Sono comunista, mica scemo", dice e
spazzola l'ultimo panino dei quindici originari e a bocca piena aggiunge:
"Il raffronto va fatto tra situazioni simili. Cuba è meglio degli altri
Paesi centroamericani. In ogni modo, il capitalismo scoppierà. Il consumismo
non può essere eterno. Io mi tengo pronto". "Stai in attesa, come nel
deserto dei tartari", dico. "Ma intanto preparo il terreno, scavo
buche, innaffio i campi" e per ritemprarsi dalla fatica ordina un altro
vassoio di tortini alla maionese. Dopo la sconfitta, qualche compagno svolta a
destra. Paolo Cento si ispira a Bossi e Tremonti. Mario Capanna scrive per
Feltri. "Spero che gli diano un calcio in c... Chi tradisce una volta,
tradisce ancora. Io ho fatto due liste. Una di chi ha già voltato gabbana, come
il ministro Bianchi passato da noi al Pd. Un'altra, con quelli che tradiranno
tra un anno. Già li vedo". È Veltroni il vostro killer? "I partiti
dell'Arcobaleno hanno fatto da sé. Si sono suicidati perdendo il contatto con
la gente, anche nei modi. Se sei comunista, non puoi viaggiare in Mercedes con
veline a bordo. Magari lo vuoi, ma non puoi". Che male c'è? "Mio
padre, operaio di Mirafiori, andava a letto sicuro che, mentre lui dormiva,
Secchia e Togliatti, pensavano a lui. Oggi, con Fassino, Rutelli o Bertinotti
non se lo sogna più nessuno". Ora che torna il Cav. starai il più possibile
fuori d'Italia? "Qui vivo, qui sto. L'Italia è il mio Paese e io voglio
cambiarlo. Non faccio come i fighetti radical chic che strillano: "Uè, c'è
Berlusconi, scappo via" e vanno a Saint Tropez". Tra la sinistra dei
salotti e i destri ruspanti alla Storace chi scegli? "Sono l'opposto di
entrambi. Ma Storace conserva almeno delle idee, che io combatto. Gli altri
sono l'icona del nulla. Galleggiano sui morbidi cuscini della loro esistenza
sbrilluccicante". La sinistra si è mobilitata per il 25 aprile in chiave
anti Cav. Tu non c'eri. "Festeggiavo altro. Ero a Lisbona con i comunisti
portoghesi per l'anniversario della Rivoluzione dei garofani". Che pensi
del Cav.? "Incarna, come Alberto Sordi, gli aspetti tipici dell'Italia che
vorrei cambiare: superficialità e furbizia. Detto questo, è più carismatico e
simpatico dei tromboni di sinistra che non credono in quel che dicono".
Quando tu sfilavi col Movimento studentesco e Piero Fassino col corteo opposto
della Fgci, gridavate: "Fassino". Lui si voltava e voi: "Lungo e
cretino". Confermi il giudizio? "Magari fosse stato quello. Fassino
ha contribuito allo svuotamento del movimento operaio. Ha detto, come Veltroni,
di non essere mai stato comunista. Però, era segretario della Federazione pci
di Torino, la più grande d'Italia. Mentiva allora? Mente adesso? Propendo per
una terza ipotesi: mente sempre". Da ragazzo hai fatto il boxeur. Ti è
servito in politica? "La nobile arte è molto meno cruenta. Hai di fronte
l'avversario, le dai, le prendi, alla fine ti abbracci. In politica, nemmeno
hai messo i guantoni che hai già preso una coltellata e non da chi hai davanti
ma da quello di fianco". Hai anche il ghiribizzo del tiro all'arco.
"Amo l'arco da caccia, senza andare a caccia. Tenderlo non è questione di
forza, ma di precisione chirurgica. Ci vuole disciplina. È una sfida".
Tifi Torino, non Juventus. Ti vuoi male? "Comunista e del Toro. Sto sempre
con i perdenti". Sei tra i firmatari... "Delle cose peggiori e più
politicamente scorrette". Appunto, del manifesto
contro Israele ospite
d'onore della Fiera del Libro di Torino. Antisionista? "L'Olocausto è il
male assoluto. Ma in vita mia ho sempre difeso i deboli. Quindi, non posso
stare che con i palestinesi". Sei contro le centrali nucleari. "Non
per principio. Quando saranno pulite e sicure non sarò contrario. Non
sono mica Pecoraro". Ricordo una tua profonda riflessione: "Se tutti
i cinesi e gli indiani si pulissero il sedere con la carta igienica, la foresta
amazzonica sparirebbe". Che altro dovrebbero fare? "Cambiare modello
di sviluppo. Basta con una tv in ogni stanza e un cellulare in ogni
tasca". Tutti e due ne abbiamo uno in tasca. "Ma sai quanto staremmo
meglio se fossimo su un prato con due ragazze". Romanticone. Sei per
l'ingresso illimitato dei sans papier, fonte di criminalità. "Tutto
cambierà il giorno in cui verranno sindacalizzati e difenderanno i loro diritti
come lavoratori e non come immigrati. Coi diritti, scopriranno i doveri".
Rutelli o Alemanno? "Uno peggio dell'altro. Alemanno è un fascista che però,
forse, sa fare il suo lavoro. Rutelli è un fru fru che non crede una parola di
quel che dice". Nel 2009 scade il tuo seggio Ue. Riprendi la boxe o vai in
Nord Corea, Cuba, ecc.? "Rimetto i guantoni per difendere i
lavoratori". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera -
MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-28 num: - pag: 1 autore: di
SERGIO HARARI categoria: REDAZIONALE IL VALORE DELLE RICORRENZE LA MEMORIA DEVE
UNIRE NON DIVIDERE è trascorso da pochi giorni il 25 Aprile, contrassegnato
anche quest'anno da uno strascico di polemiche; il 30 aprile sarà il giorno di
"Yom ha-shoah", una ricorrenza istituita nel 1959 da due padri dello stato di Israele, David Ben Gurion e Yitzah Ben-Zvi, per non dimenticare i
milioni che non sono tornati dai campi di sterminio nazisti; ed il primo maggio
in tutto il mondo si celebrerà la festa dei lavoratori. Ricordare senza
banalizzare, trasmettere la memoria senza che le ricorrenze si svuotino di
significato e di contenuti e senza che vengano snaturate non è facile. è
importante non dimenticare quello che è stato anche per evitare che tragici
errori possano essere ripetuti, ma le celebrazioni hanno in sé qualcosa di
forzato ed innaturale, solo dando loro un senso intellettuale e talvolta
spirituale la memoria può avere un significato concreto. In una recente
intervista ad un quotidiano italiano Elie Wiesel, premio Nobel per la pace,
sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, ha dichiarato: "La memoria
deve essere ciò che ci unisce, non ciò che divide". E ancora: "Commemorare
troppo comporta un rischio, bisogna farlo sempre con pudore, con ritegno, con
uno scopo di verità che non deve essere una verità offensiva". In queste
frasi semplici e chiare si nascondono il segreto ed il profondo significato di
ricorrenze e commemorazioni: trasmettere il ricordo, senza politicizzazioni,
senza deviazioni dettate dal presente o dal contingente, senza
strumentalizzazioni di parte, con sensibilità, cercando la verità che ci unisce
ed è di tutti in egual modo. Se svuotiamo le ricorrenze, quei momenti della
nostra vita civile un po' artificiali ma densi di valore storico e sociale,
qualunque esse siano, rischiamo di perdere quell'enorme patrimonio che è la
nostra Storia. Allora perderemmo il significato dell'esperienza e del progresso
della conoscenza grazie ai quali oggi possiamo vivere da uomini liberi in una
moderna società, piena di imperfezioni ma libera, perciò dobbiamo continuare a
ricordare con intelligenza e sensibilità.
( da "Messaggero, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN
L'ATTENTATO di ieri a Kabul non è tanto importante in sé. Lo è in quanto il
nostro impegno in Afghanistan potrà essere un banco di prova della politica
estera del nuovo governo Berlusconi. In Afghanistan abbiamo un contingente
numeroso. Esistono però numerose limitazioni all'impiegabilità delle nostre
truppe. Furono decise nel 2001, quando la situazione era del tutto diversa.
Talebani e al-qaedisti sembravano definitivamente sconfitti. La Francia, nel
vertice Nato di Bucarest, si è detta disponibile ad inviare nuove truppe ed a
consentirne l'impiego nelle regioni "calde" del Sud, al confine con
il Pakistan. Gli Usa e la Nato hanno più volte chiesto che i caveat oggi in
vigore vengano eliminati. Hanno anche fatto pesanti pressioni perché i Paesi
Nato aumentino le loro truppe e i loro armamenti. È probabile che tali
pressioni si intensificheranno. Infatti, se gli americani si erano finora poco
interessati all'Afghanistan, per concentrarsi sull'Iraq, oggi il vento sembra
cambiare. Ha influito l'incertezza sul futuro del Pakistan, il risorgere della
guerriglia talebana e il deflusso dall'Iraq in Afghanistan di molti miliziani
di al-Qaeda. Il generale Petraeus, nominato comandante del Centcom, prenderà
sotto la sua responsabilità anche l'Afghanistan. Verosimilmente, imprimerà un
maggior dinamismo alle operazioni. Non è escluso che come in Iraq ha utilizzato
i sunniti per eliminare gli al-qaedisti e l'Iran per neutralizzare le milizie
sciite di Moqtada al-Sadr in Afghanistan cercherà di avere il sostegno di
Teheran per fruire dell'aiuto degli Hazara che sono sciiti e dei Tagiki che
sono di etnia persiana per combattere i Talebani e i loro alleati di al-Qaeda.
Lo deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri
che, nel suo recente video, accusando l'Iran di sostenere gli Usa e di tradire
così l'Islam, non si riferiva solo all'Iraq, ma anche all'Afghanistan. Ma che
c'entra l'Italia in tutto questo? Sarà coinvolta, perché sarà soggetta a nuove
pressioni americane. La risposta che darà sarà un test della volontà espressa
da esponenti del nuovo governo di ripristinare rapporti privilegiati che Roma
aveva con Washington. Non è certamente per caso che l'Ambasciata Usa a Roma ha
organizzato incontri per "spiegare la strategia Petraeus". Il
contesto internazionale è però molto diverso da quello del 2001. Sarà difficile
avere rapporti eccellenti sia con la Russia che con gli Usa. Tra i due le
relazioni non sono più buone come sette anni fa. Peggioreranno poi in caso di
una presidenza McCain, ma non miglioreranno neppure in caso di vittoria democratica.
Anche in Europa la situazione è profondamente cambiata. Non vi sono più né
Schroeder né Chirac. Sarkozy si è fatto "amerikano". Anche Zapatero
cerca di migliorare i rapporti con Washington. Interessante al riguardo è
l'accordo "latino" fra Italia, Francia e Spagna sulla nomina di Blair
a presidente del Consiglio Europeo. Esso ha infastidito la Germania, che
puntava su di una presidenza lussemburghese. Vedremo se queste anticipazioni
influiranno veramente sulla politica estera italiana. Certamente, aumenterà il
sostegno a Israele. Hamas e l'Hezbollah ritorneranno
ad essere organizzazioni terroristiche. Non saranno più considerati
interlocutori. Sulla Siria verranno esercitate pressioni perché cessi di
interferire sulle vicende interne del Libano. Non è da
escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un
accordo di Israele con la
Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del
bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto
un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il
"mistero" è stato svelato proprio oggi? E perché dagli Usa e
non da Israele? Qualche ragione deve pur esserci. Non
è da escludere che gli Usa, rendendo più difficile un accordo fra Gerusalemme e
Damasco, hanno voluto "pagare" Teheran per la sua collaborazione in
Iraq. Sarà interessante vedere cosa farà l'Italia. Tornando alla politica
estera italiana, il suo obiettivo principale clamorosamente fallito dal Governo
Prodi era quello di acquisire un maggior peso in Europa, anche a costo di
creare attriti con gli Usa. Nel passato, era stata proprio Washington dal G-7
al gruppo di contatto a dare una mano all'Italia per entrare nel nucleo di
testa dell'Occidente, da cui era emarginata dagli europei. Dalle prime
dichiarazioni di esponenti del nuovo governo sembra che un maggior peso in
Europa rimanga l'obiettivo centrale della politica estera italiana. È giusto
che lo sia. La sua realizzazione verrà effettuata però direttamente con i nuovi
leaders europei, senza l'aiuto determinante di "mamma America".
Assistiamo ad un rinnovato europeismo nazionale, oggi compatibile con il
miglioramento dei rapporti con gli Usa. Lo dimostrano l'intervista rilasciata
proprio ieri a Il Messaggero da Franco Frattini, ministro degli Esteri in
pectore, ed anche l'idea del prof. Tremonti trasformatisi da neo-colbertista
nazionale in europeo di far uscire l'Europa dalla crisi mediante un grandioso
programma d'investimenti tecnologici ed infrastrutturali, finanziato con euro-bonds.
In sostanza, c'è aria di nuovo nella politica estera italiana. Il test
dell'Afghanistan a cui si aggiungeranno quello della base di Vicenza e quello
mediorientale è solo un tassello di un mosaico, che si preannuncia molto
dinamico ed interessante.
( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-28 num: - pag: 11 categoria:
BREVI Appuntamenti QUESTIONE SETTENTRIONALE Seminario "Esiste ancora una
questione settentrionale?". Con Roberto Artoni, Aldo Bonomi, Giuseppe
Turani, Andrea Colli. Bocconi, aula N20, p.zza Sraffa, ore
13 ISRAELE Incontro su "I 60 anni dello Stato di Israele: il sogno della pace, la sfida della giustizia". Con
Massimo Giuliani, Bruno Segre, Janiki Cingoli. Modera Giuseppe Caffulli. Centro
di Terra Santa, via Gherardini 5, ore 20.45 ANNA TATANGELO Anna Tatangelo (foto)
al Ciak in tour teatrale "Mai dire mai". Ciak, via Procaccini
4, ore 21, biglietti 20/30 più prevendita ARM ON STAGE Arm On Stage, il nuovo
collettivo musicale formato, tra gli altri, da Folco Orselli e Stefano Piro,
presenta alla Casa 139 i brani di "Sun glasses under all stars". via
Ripamonti 139, ore 21.30, ingr. 5 euro con tessera Arci ANNI TRENTA Italian
Harmonists: 5 voci e un pianoforte. Teatro Derby, via Pietro Mascagni 8, ore
21, 20/15 più prevendita GIORNATE DELLA DANZA Dalle 17 alle 19, "Danzare
la città", all'Ottagono e alla Loggia dei Mercanti; alla Fabbrica del
Vapore workshop gratuiti anche per i disabili. www.milanodanza.org.
( da "Corriere della Sera" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-04-28 num: - pag: 43 autore: di
DANIELE DALLERA categoria: ALTRI OGGETTI Via Mosley Non c'è coraggio U n po'
d'aria fresca quando si è saputo che Bernie Ecclestone aveva ritirato la sua
fiducia a Max Mosley dicendosi pronto a firmare un documento di liberazione dal
presidente della Federazione internazionale. Passano minuti, forse secondi, per
avere la smentita di Ecclestone. Aria di nuovo inquinata. Peccato, un'occasione
persa, come quella di Michael Schumacher che avrebbe fatto
bene a stare zitto e non perdere tempo con banalità del tipo "non entro
nella vita privata di Mosley". La verità è un'altra: la F1 non ha il
coraggio che ha avuto il governo israeliano quando nel giro di pochi minuti ha
ritirato un invito a Mosley. Sia seria la F1 e imiti il governo israeliano.
( da "Messaggero, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN Lo
deve avere pensato anche il numero due di al-Qaeda l'egiziano al-Zawahiri che,
nel suo recente video, accusando l'Iran di sostenere gli Usa e di tradire così
l'Islam, non si riferiva solo all'Iraq, ma anche all'Afghanistan. Ma che c'entra
l'Italia in tutto questo? Sarà coinvolta, perché sarà soggetta a nuove
pressioni americane. La risposta che darà sarà un test della volontà espressa
da esponenti del nuovo governo di ripristinare rapporti privilegiati che Roma
aveva con Washington. Non è certamente per caso che l'Ambasciata Usa a Roma ha
organizzato incontri per "spiegare la strategia Petraeus". Il
contesto internazionale è però molto diverso da quello del 2001. Sarà difficile
avere rapporti eccellenti sia con la Russia che con gli Usa. Tra i due le
relazioni non sono più buone come sette anni fa. Peggioreranno poi in caso di
una presidenza McCain, ma non miglioreranno neppure in caso di vittoria
democratica. Anche in Europa la situazione è profondamente cambiata. Non vi
sono più né Schroeder né Chirac. Sarkozy si è fatto "amerikano".
Anche Zapatero cerca di migliorare i rapporti con Washington. Interessante al
riguardo è l'accordo "latino" fra Italia, Francia e Spagna sulla
nomina di Blair a presidente del Consiglio Europeo. Esso ha infastidito la
Germania, che puntava su di una presidenza lussemburghese. Vedremo se queste
anticipazioni influiranno veramente sulla politica estera italiana. Certamente,
aumenterà il sostegno a Israele. Hamas e l'Hezbollah
ritorneranno ad essere organizzazioni terroristiche. Non saranno più
considerati interlocutori. Sulla Siria verranno esercitate pressioni perché
cessi di interferire sulle vicende interne del Libano. Non
è da escludere che la Farnesina si allinei con la contrarietà americana ad un
accordo di Israele con la
Siria. Washington l'ha dimostrata svelando alla stampa l'obiettivo del
bombardamento israeliano in Siria del settembre 2007. Sarebbe stato distrutto
un reattore fornito dalla Corea del Nord per produrre plutonio. Perché il
"mistero" è stato svelato proprio oggi? E perché dagli Usa e
non da Israele? Qualche ragione deve pur esserci. Non
è da escludere che gli Usa, rendendo più difficile un accordo fra Gerusalemme e
Damasco, hanno voluto "pagare" Teheran per la sua collaborazione in Iraq.
Sarà interessante vedere cosa farà l'Italia. Tornando alla politica estera
italiana, il suo obiettivo principale era quello di acquisire un maggior peso
in Europa, anche a costo di creare attriti con gli Usa. Nel passato, era stata
proprio Washington dal G-7 al gruppo di contatto a dare una mano all'Italia per
entrare nel nucleo di testa dell'Occidente, da cui era emarginata dagli
europei. Dalle prime dichiarazioni di esponenti del nuovo governo sembra che un
maggior peso in Europa rimanga l'obiettivo centrale della politica estera
italiana. La sua realizzazione verrà effettuata però direttamente con i nuovi
leaders europei, senza l'aiuto determinante di "mamma America".
Assistiamo ad un rinnovato europeismo nazionale, oggi compatibile con il
miglioramento dei rapporti con gli Usa. Lo dimostrano l'intervista rilasciata
proprio ieri a Il Messaggero da Franco Frattini, ministro degli Esteri in
pectore, ed anche l'idea di Tremonti di far uscire l'Europa dalla crisi
mediante un grandioso programma d'investimenti tecnologici ed infrastrutturali,
finanziato con euro-bonds. Il test dell'Afghanistan a cui si aggiungeranno
quello della base di Vicenza e quello mediorientale è solo un tassello di un
mosaico, che si preannuncia molto dinamico ed interessante.
( da "Tempo, Il" del 28-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa la prima
volta di un uomo di destra Cade l'ultimo tabù, Fini alla Camera Quando
Gianfranco Fini, con ogni probabilità mercoledì prossimo, verrà eletto dai
deputati della sedicesima legislatura presidente della Camera, cadrà un tabù.
Per la prima volta dal '
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Frattini, probabile
ministro degli Esteri "Dovremo rivedere le regole d'ingaggio"
[FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT E' di nuovo bufera sui 12 mila Caschi Blu
dell'Unifil, la forza Onu schierata nel Sud del Libano, dopo che ieri la stampa
israeliana ha accusato i vertici della missione di celare intenzionalmente
informazioni sulle attività degli Hezbollah libanesi. Anche se le accuse
pubblicate dal quotidiano "Haaretz" sono state definite dall'Unifil
"prive di fondamento" e "totalmente inaccettabili", la
polemica è subito rimbalzata anche in Italia, dove Franco Frattini, da molti
indicato come il futuro ministro italiano degli Esteri, è tornato sulla
questione delle regole d'ingaggio dei nostri 2.500 soldati impegnati in Libano.
Per Frattini "bisognerà fare un ragionamento con i comandi delle nostre
truppe, a cominciare dal Libano, per capire se le regole di ingaggio sono
soddisfacenti, prima di prendere qualsiasi decisione". Per le fonti
israeliane citate dal giornale, negli ultimi mesi ci sarebbero stati almeno
quattro casi in cui soldati dell'Unifil avrebbero identificato unità armate
degli Hezbollah senza intervenire e senza riferirlo al Consiglio di sicurezza.
Per questo il governo israeliano sarebbe molto adirato col comandante dei
Caschi Blu, il generale italiano Claudio Graziano, per una presunta
"blanda interpretazione della sua missione". "Haaretz" fa
riferimento in particolare a un incidente, avvenuto alla fine di marzo, tra una
pattuglia di militari italiani dell'Unifil e unità armate di Hezbollah: nell'incidente,
i Caschi Blu, minacciati dai guerriglieri, avrebbero preferito abbandonare il
sito "senza ricorrere alla forza" come invece prescriverebbe secondo
gli israeliani il mandato contenuto nella risoluzione Onu 1701, che nell'agosto
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Studiare Gerusalemme e la pace nel nome di Angelo Frammartino
Tredici borse di studio, destinate a ragazzi italiani e non, in ricordo di
Angelo Frammartino, il ragazzo ucciso a Gerusalemme 2 anni fa. Il progetto,
promosso congiuntamente dall'associazione "Amici di Angelo", dal
Comune e dalla Provincia di Roma, dalla Regione Lazio, dalla Cgil e
dall'università La Sapienza ha come finalità la promozione di opportunità di
studio e di specializzazione per i giovani sui temi della pace, dei diritti,
della convivenza e della cooperazione internazionale. Il tema proposto per le
borse di studio per il 2008, è la città di Gerusalemme, per il ruolo simbolico
che rappresenta per la fondazione "Angelo Frammartino" e per la sua
centralità in termini storici, politici e come snodo della
risoluzione del conflitto tra Israele e Palestina.
L'importo di ogni singola borsa sarà di 3.500 euro. A presentare il progetto in
aula "Giulio Cesare", tra gli altri, il consigliere comunale Paolo
Masini, tra gli organizzatori dell'evento, il segretario della Cgil Guglielmo
Epifani, l'ex presidente della Camera dei deputati, Fausto Bertinotti,
il segretario del partito di Rifondazione Comunista, Franco Giordano, don Luigi
Ciotti ed il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. "Siamo qui -
afferma Marrazzo - perché è importante continuare il percorso di pace di Angelo
e della fondazione a lui intitolata. La Regione Lazio per finanziare le borse
di studio voleva non disperdere il lavoro svolto e volevamo continuare a tenere
in vita l'amore e l'impegno di Angelo". Ad accompagnare la presentazione
nell'aula del Consiglio comunale c'erano anche i ragazzi dell'orchestra degli
istituti comprensivi Giovagnoli e Cardinal Piazza di Monterotondo, città natia
di angelo Framartino, che hanno alternato gli interventi con momenti musicali.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del L'ora di Schifani E dell'ex fascista, Fini di Marcella
Ciarnelli/ Roma La luce filtrata dal velario liberty di Giovanni Beltrami
illuminerà gli scranni su cui si accomoderanno gli eletti alla Camera della
sedicesima legislatura. Come sempre. Il popolo italiano "vigilerà"
attraverso il fregio di Giulio Aristide Sartorio. Come sempre. Tensione
politica. Novizi e veterani. Commozione mista a curiosità ed orgoglio. Come
ogni volta che una legislatura ha preso l'avvio. Al termine di una competizione
elettorale vissuta dopo cinque anni di governo oppure, com'è accaduto questa
volta perché una crisi improvvisa, a cui c'è stato chi non ha voluto trovare
una soluzione, ha riportato anticipatamente gli elettori alle urne. È successo
altre volte. Ma la sensazione che si avverte con chiarezza è che la legislatura
che oggi compirà i suoi primi passi nell'anno bisestile 2008, è destinata a
restare nella storia del Paese più di altre che pure ne hanno segnato
cambiamenti radicali. Si tratti di crescita o declino, non è argomento del
giorno. Appare evidente, però, che il Parlamento chiamato ai suoi primi
adempimenti è strutturalmente e politicamente diverso da quello e da tutti gli
altri che lo hanno preceduto. Quella uscita di prepotenza dalle urne è stata
una sorta di "riforma" che di fatto ha portato ad una forma rozza di
bipolarismo brutale con cui bisognerà pure fare i conti. Prima che politica,
che ci saranno tempi e modi per procedere al confronto anche in nome di quel
dialogo tra maggioranza ed opposizione evocato anche ieri da un galvanizzato
Silvio Berlusconi, si annuncia fisica, visibile, tangibile la differenza tra
questa e le legislature passate. Il partito più a sinistra sia alla Camera che
al Senato è il Partito democratico. Il che significa, che i deputati e i
senatori di quel partito andranno a sedersi lì dove, fino alla scorsa legislatura,
prendevano posto gli eletti di quella sinistra che non ha più rappresentanza
poiché non è riuscita a superare lo sbarramento del quattro per cento alla
Camera e dell'otto al Senato. Addio a Verdi, Rifondazione, Comunisti Italiani,
Sinistra democratica nonostante il partito unico della Sinistra arcobaleno.
Addio ai socialisti. C'è invece l'Italia dei Valori di Antonio di Pietro, non
ci sarà più l'Udeur di Clemente Mastella vittima in qualche modo di se stesso e
di una crudele legge del contrappasso. Mancheranno all'appello quei piccoli
partiti che avevano fin qui contribuito a rendere più confuso il quadro
politico sia di maggioranza che di opposizione. I pungenti aghi della bilancia.
La maggioranza per la gran parte è confluita nel Popolo delle libertà. C'è poi
il maxi gruppo della Lega. All'opposizione si troveranno il Partito democratico
e l'Udc che alla Camera conta su un discreto drappello che sarà guidato da
Pierferdinando Casini ma al Senato ha solo tre eletti e dovrà aderire al gruppo
misto che ci sarà sia a Montecitorio che a Palazzo Madama per accogliere gli
eletti di quei partiti che non hanno raggiunto il numero minimo. Ma i numeri
sono tali da consentire allo schieramento uscito vincente dalla consultazione
elettorale di poter già prevedere l'andamento degli adempimenti previsti prima
della chiamata al Colle di Silvio Berlusconi cui non è ardito prevedere
conferirà l'incarico di formare il nuovo governo. "Da qui a non molti
giorni" ha detto il presidente della Repubblica ricordando che "il numero
dei gruppi parlamentari si è ristretto e questo alleggerisce l'agenda delle mie
consultazioni". Da oggi si vota. Il Pd ha già annunciato che voterà scheda
bianca. Al Senato lo scranno più alto sarà occupato dal fedelissimo di
Berlusconi, il senatore Renato Schifani che come un soldato ha tenuto l'ordine
e garantito le presenza nella precedente legislatura. Dovrebbe essere eletto
già oggi poiché il regolamento di Palazzo Madama alla terza votazione consente
di esserlo con la maggioranza semplice. Diversa la situazione alla Camera dove
bisognerà arrivare alla quarta votazione che si svolgerà domani per poter fare
conquistare a Gianfranco Fini il seggio del presidente. Aspettare un giorno, ma
con la garanzia di riuscire, è poca cosa per il leader di An che porta così a
compimento un lungo itinerario innanzitutto personale, ma che sembra voler
chiudere un cerchio cominciato con Mussolini che parlava nella stessa
"aula sorda e grigia" cui si rivolgerà domani il nuovo presidente.
Dal Movimento sociale alla Presidenza della Camera. Lo sdoganamento passato per
le acque di Fiuggi e per l'autocritica su Israele giunge così a compimento. A poche ore dall'"evento
storico", come lo ha lui stesso definito, della conquista da parte di
Gianni Alemanno del Campidoglio. Le due anime, spesso in contrasto, della
destra si trovano a vivere quasi in contemporanea la sensazione di avercela
fatta e di essere stati finalmente sdoganati da una storia che però sembra non
voler essere cancellata del tutto, nonostante l'impegno. Scritte
inneggianti, stralci di conversazione, bandiere, caroselli e slogan che hanno
accompagnato la vittoria di Alemanno evocavano più il passato che un futuro di
confronto. Eletti i due presidenti, Berlusconi si potrà mettere tranquillo dato
che le tre cariche delle cinque maggiori sono appannaggio alla sua parte,
bisognerà compiere tutti gli altri adempimenti. Gruppi, ufficio di presidenza e
via dicendo. Consultazioni. Governo. Giuramento. Fiducia. Poi al lavoro. La
legislatura che si apre dovrà essere innanzitutto quella della riforma
elettorale. Tra un anno, altrimenti, ci sarà il referendum.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Raid israeliano, a Gaza uccisi madre e 4 figli Una cannonata
colpisce una casa a Bet Hanun: distrutta una famiglia, uccisi due miliziani
Hamas giura vendetta. Sparati otto razzi Qassam sulla città israeliana di
Sderot di Umberto De Giovannangeli UNA STRAGE DI INNOCENTI Un carro armato
israeliano apre il fuoco contro un'abitazione civile dove una famiglia stava
facendo colazione. È bastato un proiettile del blindato per radere al suolo
l'edificio e dare la morte a quelli che si trovavano dentro. Nelle stesse ore
in cui le milizie palestinesi di Gaza si dicevano pronte a una tregua, una
cannonata israeliana rischia di far saltare in aria anche quella flebile
speranza: un ennesimo colpo finito fuori bersaglio, e che questa volta ha
ucciso quattro fratellini palestinesi (il più piccolo aveva un anno, il più
grande sei), investiti dall'esplosione insieme alla madre mentre facevano
colazione in una casa di Beit Hanun, nel nord della Striscia. I bimbi sono
morti sul colpo, la donna è deceduta in ospedale. Nell'attacco è rimasto ucciso
anche uno studente di 17 anni, Ayoub Atallah, anche lui investito per errore
dalle schegge della cannonata, e infine il vero bersaglio, Ibrahim Hjouj, 25
anni, miliziano della Jihad Islamica. Colpito da una seconda cannonata, dopo
che la prima aveva già fatto la strage. "Noi chiediamo alle milizie di
Hamas e a tutte le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a
difendere il popolo palestinese", dichiara in una conferenza stampa a Gaza
Abu Zuhri, portavoce di Hamas. "Noi chiediamo di fare vendetta"
aggiunge. "Questo crimine è stato commesso sotto gli occhi della comunità
internazionale e della comunità araba - denuncia il portavoce di Hamas -
nonostante tutti gli sforzi che si stanno facendo per giungere a una tregua.
Questo dimostra che Israele non era interessato mentre
noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana - conclude Hamas - si
deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia
immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di
Sderot. "Questa aggressione israeliana non serve agli sforzi di chi sta
tentando di negoziare una tregua e di cerca di trovare una soluzione per la
pace", sottolinea da parte sua il presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu
Mazen). La mamma dei quattro bambini, Khadra Abu Moatiq, era la quarta moglie
di un pastore beduino di 70 anni, Ahmed, capo di un piccolo harem. Vedovo di
una delle mogli, vive a giorni alterni con le altre tre, dalle quali ha avuto
complessivamente 15 figli. La sua preferita tuttavia era Khadra, la più
giovane, con la quale in questa stagione in cui le pecore restano al pascolo
fino a tardi, viveva in una tenda alla periferia di Beit Hanun, come prescrive
la tradizione beduina. Ieri mattina la donna, come era sua abitudine, alle prime
luci del giorno era rientrata nella casa in città per preparare la colazione e
cuocere il pane: con lei c'erano Musab 1 anno, Hama 3 anni, Saleh 4 anni e
Rudaina 6 anni. È in questo momento che la povera costruzione di pietra è stata
investita dalla cannonata. Fonti locali hanno raccontato che poco prima un
cecchino palestinese appartenente alla Jihad Islamica aveva aperto il fuoco
contro una pattuglia israeliana che si trovava poco distante da Beit Hanun,
ferendo lievemente un militare e subito dopo fuggendo. I soldati hanno risposto
provando a colpirlo con una prima cannonata, che però lo ha mancato investendo
invece la casa di Khadra, e infine centrandolo al secondo colpo. "Noi
stiamo investigando su questo drammatico incidente" annuncia Mark Regev, portavoce del primo ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas
lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - rimarca il ministro della
Difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è anche responsabile delle vittime che
tali operazioni possono provocare fra la popolazione civile palestinese".
Da New York, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha condannato
l'attacco di Israele nella Striscia di Gaza che ha
provocato "la tragica morte di una madre e quattro dei suoi figli",
Ban Ki-moon, afferma la portavoce Marie Okabe. "Chiede a Israele di esercitare la massima moderazione" e ricorda
all'esercito israeliano "la sua responsabilità di proteggere i civili
durante le operazioni militari", come stabilito dalle leggi
internazionali.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione
del TERRITORI Blair a Olmert: via i posti di blocco GERUSALEMME Tony Blair ha
chiesto a Israele di rimuovere i
posti di blocco che impediscono ai palestinesi di viaggiare da un posto
all'altro dei Territori e di rilanciare l'economia della Cisgiordania
attraverso il commercio. L'inviato del quartetto per il Medio Oriente, che ieri
ha incontrato il ministro della Difesa Ehud Barak, sembra aver ottenuto un
primo risultato se è da collegare al suo pressing la decisione con cui
lo Stato ebraico ha tolto di mezzo il checkpoint di Nablus, ostacolo che da
cinque anni impediva il transito di pedoni, carretti e auto. L'elenco di Blair,
il primo del genere da quando è stato nominato inviato dei mediatori
internazionali, comprende i checkpoint di Ramallah, e tra i questi uno nei
pressi dell'insediamento ebraico di Beit El.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Libano, su Hezbollah è scontro tra Israele e Unifil Il quotidiano Haaretz
critica il generale italiano Graziano: "Copre le loro violazioni". La
replica: accuse ingiuste / Roma Israele contro l'Unifil, e il suo comandante, il generale italiano
Claudio Graziano. "Totalmente inaccettabili" e "prive di
fondamento": così ha reagito ieri il comando della forza Onu in Libano (Unifil)
alle affermazioni del quotidiano israeliano Haaretz secondo cui la stessa
Unifil starebbe celando intenzionalmente al Consiglio di Sicurezza dell'Onu
informazioni sulle attività degli Hezbollah nel Sud del Paese. Una dura
risposta ad Haaretz; ma non solo, visto che fonti autorevoli del governo
israeliano hanno confermato, sia pure in via ufficiosa, i contenuti della
denuncia del quotidiano. Haaretz prende di petto direttamente anche il generale
italiano Claudio Graziano: secondo il quotidiano le forze armate israeliane e
il ministero della Difesa sono molto adirati col comandante dell'Unifil, il
generale Graziano, per una asserita "blanda interpretazione della sua
missione". Graziano, hanno detto le fonti del governo israeliano citate da
Haaretz, "sta riferendo mezze verità per evitare imbarazzi e un conflitto
con gli Hezbollah". Pronta la replica del capo di Stato maggiore della
Difesa, generale Vincenzo Camporini: "non c'è alcun motivo per cui Unifil
debba nascondere qualcosa; sta facendo esattamente ciò che gli viene
chiesto" in base al mandato dell'Onu. La portavoce dei caschi blu inoltre
era già intervenuta nei giorni scorsi per sottolineare a tutte le parti che
"l'Unifil agisce in modo completamente trasparente e tiene informato il
Consiglio di Sicurezza" e per ricordare che il contingente è composto da
12 mila militari di 26 Paesi e tutti operano in base alle stesse regole di
ingaggio". Le regole di ingaggio sono state a Beirut al centro dell'
attenzione della stampa, nelle ultime settimane, in particolare dopo che il
premier "in pectore" italiano Silvio Berlusconi aveva affermato
pubblicamente l'intenzione di "esaminarle"; linea ribadita ieri dal
probabile nuovo titolare della Farnesina, Franco Frattini. La vicenda che
avrebbe in particolare irritato le autorità israeliane risale a meno di un mese
fa. Si tratta di un "contatto" avvenuto nella notte tra il 30 e il 31
marzo, quando come ha raccontato lo stesso generale Graziano la settimana
scorsa, una pattuglia Unifil ha intercettato un automezzo sospetto e ha fatto
manovra per raggiungerlo. All'improvviso, si sono frapposte due auto con
"a bordo elementi armati", ha raccontato il generale Graziano,
aggiungendo che i militari "hanno preso posizione secondo le regole di
ingaggio, ma gli elementi armati hanno dato modo al veicolo di dileguarsi
"nel giro di pochi minuti, per poi a loro volta scomparire. Secondo
Haaretz, l'Unifil avrebbe poi taciuto numerosi particolari, tra cui il fatto
che era in corso un trasporto di munizioni, ma il Force Commander ha precisato
che nessuno può dire che cosa c'era nel veicolo "sospetto" o chi
fossero gli uomini che lo scortavano, poiché né l'uno né gli altri sono stati
fermati o identificati. u.d.g.
( da "Unita, L'" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del JOHN DUGARD L'ex inviato speciale per i diritti umani nei
Territori palestinesi: ho vissuto tra i palestinesi, ho visto la miseria, la
sofferenza e l'umiliazione "Nella Striscia una catastrofe, gli Usa fermino
Israele" di Umberto De Giovannangeli "Quella
in atto a Gaza è una catastrofe annunciata; una catastrofe voluta, perseguita;
una catastrofe che non ha nulla di naturale in quanto determinata da volontà
politiche. Non c'è nulla di "naturale" nelle
punizioni collettive inflitte da Israele alla popolazione civile palestinese. Di fronte a questo crimine
non vale, né sul piano del diritto internazionale tanto meno per quello
umanitario, invocare da parte del governo israeliano del diritto
all'autodifesa". Dopo l'inchiesta de l'Unità sulle condizioni di vita
nella Striscia di Gaza, e nel giorno della strage di Beit Hanun la
parola a John Dugard, già inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti
Umani nei Territori palestinesi. "I Paesi, a cominciare dagli Stati Uniti
che hanno promosso la Conferenza di Annapolis (novembre 2007, ndr.) hanno
l'obbligo giuridico e morale - afferma il professor Dugard - di forzare Israele a porre fine allo strangolamento di Gaza". Le
considerazioni di John Dugard, docente di diritto internazionale sudafricano,
sono permeate di pessimismo. "Non potrebbe essere altrimenti - dice a
l'Unità - per chi, come me, ha avuto modo di visitare a più riprese i territori
occupati: ho toccato con mano la miseria, il degrado, la sofferenza,
l'umiliazione patite quotidianamente dalla popolazione palestinese. Ma ciò che
più mi ha colpito è la mancanza di speranza. Oggi Gaza è una prigione e Israele sembra averne buttato via le chiavi". Israele giustifica il blocco imposto a Gaza con il diritto
all'autodifesa dai lanci di razzi contro Sderot, Ashqelon.. "È una
motivazione che non regge né in punta di diritto, né sul piano morale. Non si
tratta solo di sottolineare l'evidente sproporzione tra le motivazioni addotte
da Israele per legittimare il pugno di ferro e le
devastanti conseguenze della sua azione. Non è solo un uso sproporzionato della
forza militare: il ricorso indiscriminato ala forza contro i civili e obiettivi
civili ha dato luogo a veri e propri crimini di guerra. Le azioni messe in atto
da Israele a Gaza violano uno dei principi fondamentali
del diritto umanitario internazionale, secondo cui l'azione militare deve
distinguere tra obiettivi militari e obiettivi civili. Quello praticato da Israele a Gaza è una sorta di "strangolamento
controllato"". Come si sostanzia questo "strangolamento
controllato"? "L'economia a Gaza è praticamente collassata, quasi
l'80% dei palestinesi vive in estrema povertà. Il prodotto interno pro-capite è
precipitato di oltre la metà rispetto a due anni fa, il numero dei poverissimi
è triplicato. Anche quando il cibo è disponibile, molti non sono in grado di
comprarlo. Più del 60% è stato costretto a indebitarsi per nutrirsi e tanti
altri, in preda alla disperazione, vendono tutto quello che possiedono. Questa
è la realtà. Ingiusta, inaccettabile.". Insisto: in una intervista a
l'Unità, il portavoce del governo israeliano, Avi Panzer, ha affermato che la
responsabilità di questa situazione ricade tutta su Hamas. "Non voglio
entrare in polemiche dirette con le autorità israeliane, mi limito a registrare
i risultati, disastrosi, prodotti da una reazione militare non solo
spropositata e contraria ai principi del diritto internazionale e di quello
umanitario, ma anche controproducente rispetto allo stesso obiettivo che Israele intende prefiggersi.". Vale a dire? "Le
punizioni collettive e l'esercizio brutale della forza militare non solo non
hanno indebolito Hamas ma al contrario l'hanno rafforzata. I primi ad essere
colpiti politicamente dal pugno di ferro israeliano sono i leader palestinesi
che continuano a credere e a battersi per una pace giusta, rispettosa dei
diritti dei due popoli". La segretaria di Stato Usa Condoleezza Rice sta
per avviare una nuova missione diplomatica in Israele
e nei Territori; nei giorni scorsi il presidente Bush ha ricevuto alla Casa
Bianca il presidente dell'Autorità palestinese, Abu Mazen. Nelle dichiarazioni
ufficiali si è molto insistito sulla necessità di dare corpo alle speranze
scaturite dalla Conferenza di Annapolis. Qual è in proposito la sua opinione?
"Mi lasci dire che nelle mie recenti visite nei Territori palestinesi non
ho incontrato la speranza ma solo rabbia, frustrazione, assenza di futuro.Detto
questo, personalmente ritengo che gli Stati Uniti e gli altri paesi, tra i
quali l'Italia, che hanno partecipato alla Conferenza di Annapolis hanno il
dovere legale e morale di esigere da Israele che metta
fine a queste azioni contro Gaza e ripristini la fiducia nel processo di pace,
assicuri il rispetto del diritto internazionale e protegga la vita dei civili.
Mi lasci aggiungere che la sofferenza inflitta alla popolazione civile
palestinese non può in alcun modo essere liquidata come un "danno
collaterale" nella cosiddetta guerra al terrorismo". Professor
Dugard, lei ha svolto per sette anni il delicato incarico di relatore speciale
delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori palestinesi. In questa
veste ha dovuto fare i conti anche con le divisioni esplose in campo
palestinese. Nel suo recente "viaggio di studio" in Medio Oriente,
l'ex presidente Usa Jimmy Carter ha insistito, subendo le critiche di Israele e della Casa Bianca, sulla necessità di aprire un
negoziato con Hamas. "Concordo pienamente con quanto sostenuto dal
presidente Carter e aggiungo: la comunità internazionale ha deciso di
appoggiare solo una fazione palestinese, quella di al Fatah; ritengo questo un
errore e un errore ancor più grave è stato commesso dall'Onu nell'avallare
questa scelta. La pace e il rispetto dei diritti umani non potranno mai
prevalere in Medio Oriente se la comunità internazionale non si deciderà una
volta per tutte ad intervenire in modo davvero equo e imparziale per
persuadere, ed eventualmente costringere, entrambe le parti in conflitto,
Israeliani e Palestinesi, ad impegnarsi seriamente a risolvere le questioni che
ancora impediscono la nascita di uno Stato palestinese indipendente e
sovrano".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
replica: critiche ingiuste Libano, da Israele accuse
all'Unifil "Il generale Graziano copre Hezbollah" cadalanu e scuto a
pagina 17 SEGUE A PAGINA 17.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gaza, un tank
israeliano fa fuoco uccisi in casa una madre e 4 figli Il blitz in risposta ai
Qassam. Hamas: "Vendetta" FABIO SCUTO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME
- La morte in casa della famiglia Abu Mateq è arrivata all'ora della prima
colazione. Musaab di un anno, Salah di 4, Hana di 5, Rudeina di 6 erano seduti
in cucina insieme alla madre quando un proiettile sparato da un tank israeliano
ha centrato la loro casa a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza,
distruggendola. I ragazzini sono morti all'istante, la madre ferita a morte è
spirata poco dopo nell'ospedale. Con loro la mattinata di sangue a Gaza ha
portato a sette il bilancio dei morti negli scontri scoppiati dopo l'arrivo dei
tank dell'esercito israeliano. Stando a quanto raccontato dai testimoni
dell'accaduto, il colpo esploso dal carro armato contro la casa degli Abu Mateq
era diretto ad un militante della Jihad Islamica che aveva appena sparato un
missile anti-carro ed è stato anche lui ucciso. Un altro miliziano,
appartenente a Hamas, è stato ucciso da un razzo lanciato da un elicottero che
copriva l'avanzata delle truppe israeliane. L'attacco è stato denunciato dal
presidente palestinese Abu Mazen. "Questa aggressione non aiuta gli sforzi
per riconquistare la stabilità e ostacola il processo di pace". Hamas ha
invece lanciato un appello a tutti i movimenti armati palestinesi affinché
vendichino l'attacco israeliano. Il duro appello, trasmesso dalla tv del
movimento islamico Al Aqsa, rischia di compromettere le speranze di tregua
legate ad un piano presentato dalle autorità egiziane che le milizie
palestinesi avevano già accettato, ma che finora era stato respinto da Israele. "Noi chiediamo alle milizie di Hamas e a tutte
le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a difendere il
popolo palestinese", ha poi detto in una conferenza stampa a Gaza Abu
Zuhri, portavoce di Hamas. L'occupazione israeliana si deve ora preparare a
pagare il prezzo del massacro compiuto contro le donne e contro i
bambini". Già ieri sera erano una decina i missili Qassam sparati verso le
città israeliane che confinano con la Striscia. Di routine la versione
israeliana dell'accaduto. Una portavoce dell'esercito ha riferito che i soldati
sono entrati a Beit Hanoun nell'ambito di un'operazione
contro i continui lanci di missili Qassam verso Israele e i colpi sparati da cecchini. Dello stesso avviso il ministro
della Difesa Ehud Barak: "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città
e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono
provocare fra la popolazione civile palestinese". L'unica buona
notizia da Gaza viene dall'Urnwa. L'Agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi
riprenderà oggi la distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia sospesa
giovedì scorso per mancanza di carburante dovuta al blocco israeliano. Un
milione di palestinesi dipendono per la loro sopravvivenza esclusivamente da
questi aiuti. "Siamo riusciti a recuperare
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il giornale cita
fonti di governo: il comando della missione non protegge la sicurezza Libano, Israele contro l'Unifil "Gli italiani
coprono Hezbollah" Haaretz: via libera alle milizie per evitare scontri
DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - L'accusa è in prima pagina sul quotidiano
israeliano Haaretz. L'Unifil guidata dal generale Claudio Graziano non
riferisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un quadro preciso della situazione
in sud Libano, "dissimulando intenzionalmente" violazioni
della risoluzione 1701 dell'Onu da parte degli Hezbollah. Secondo il giornale,
che cita "fonti autorevoli a Gerusalemme" - cioè qualcuno vicino al governo
- l'Unifil minimizza le attività di Hezbollah a sud del fiume Litani, per
evitare di entrare in conflitto con l'apparato militare del movimento sciita.
Accuse che l'Unifil definisce "senza fondamento e totalmente
inaccettabili" in una nota diffusa ieri sera da Yasmina Bouziane,
portavoce della missione Onu in Sud Libano. Fiducia nel generale Graziano,
"che saprà rispondere delle sua azioni da comandante", è stata
espressa dal ministro della Difesa uscente Arturo Parisi. Cauto Franco Frattini,
che nel prossimo governo guiderà la Farnesina. In Medio Oriente, ha detto ieri
da Bruxelles, "bisognerà fare un ragionamento, come accennato dal
presidente Berlusconi, con i comandi delle nostre truppe, a cominciare dal
Libano, per capire se le regole di ingaggio sono soddisfacenti, prima di
prendere qualsiasi decisione". Stando alla versione di Haaretz negli
ultimi sei mesi ci sono stati almeno quattro casi in cui soldati dell'Unifil
hanno identificato unità armate degli Hezbollah senza intervenire e senza riferirlo
al Consiglio di sicurezza. Le forze armate israeliane e il ministero della
Difesa sono molto irritati col generale italiano Claudio Graziano, per la sua
"blanda interpretazione della sua missione". Il comandante
dell'Unifil, dicono le fonti del quotidiano, "sta riferendo mezze verità
per evitare imbarazzi e un conflitto con gli Hezbollah". In particolare
c'è un rapporto su un incidente avvenuto all'inizio dello scorso marzo, quando
guerriglieri Hezbollah avevano minacciato con le armi soldati del contingente
italiano che avevano fermato un camion carico di armi. I "caschi blu"
italiani avevano preferito abbandonare la zona, rilevano gli israeliani,
"senza ricorrere alla forza come invece prescrive il mandato" della
risoluzione Onu che nel
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sotto gli occhi di
tutti Parla il comandante della missione: il ministero
israeliano mi ha smentito ogni accusa La difesa del generale Graziano
"Falsità, stiamo lavorando bene" Siamo in una zona ad alta densità
mediatica, se davvero stessimo con le mani in mano si saprebbe da tempo
GIAMPAOLO CADALANU Le accuse ai Caschi blu sono prive di ogni fondamento:
Claudio Graziano, comandante di Unifil, respinge l'idea di una missione
incapace di eseguire il suo mandato. Generale Graziano, come valuta le accuse
di Haaretz? "Sono state pubblicate senza riferimenti a una fonte, prive di
base per essere prese in considerazione. Sono solo dichiarazioni di un
giornalista, un attacco generico alla credibilità di Unifil e al nostro modo di
lavorare". Ma cosa risponde alle contestazioni su fatti specifici?
"Le notizie riportate sono semplicemente false, a partire da quanto è
stato scritto sull'incidente di marzo". Che cosa è successo in
quell'occasione? "La pattuglia Unifil è stata accusata di aver lasciato il
terreno, ma non è così. La dinamica dell'incidente è stata questa: due nostri
mezzi militari hanno incrociato un camion "sospetto" che andava in
direzione opposta. Hanno fatto inversione di marcia, ma prima che potessero
raggiungere il camion due automobili civili si sono messe di traverso e ne sono
scesi uomini armati. I caschi blu hanno immediatamente preso posizione e subito
gli uomini armati sono scappati. In tutto la pattuglia di Unifil è stata ferma
tre minuti. Le regole d'ingaggio prevedono che sia il responsabile del plotone,
o della pattuglia, a decidere quale azione appare più adeguata". Ma la
pattuglia non è riuscita a inseguire questi armati? "Ogni tentativo di
rintracciare le auto e il camion, sia nostro che delle forze armate libanesi, è
stato infruttuoso". Il giornale israeliano parla di un rapporto
superficiale, poi seguito da uno più dettagliato. Che ne dice? "Noi
abbiamo informato le parti dell'accaduto, comprese le forze israeliane, come il
Consiglio di sicurezza e i libanesi. Ma le indagini non sono ancora
finite". Haaretz parla di almeno 4 incidenti di questo genere. è vero?
"Anche questa è una notizia completamente falsa. E per capirlo basta
considerare che questa è una zona ad altissima densità mediatica. Anche volendo
non si potrebbe nascondere nulla. E poi è nostro interesse "conservare la
faccia" con tutte le parti e quindi denunciare tutte le violazioni".
Non ci sono stati altri incidenti? "Incidenti ce ne sono di continuo,
compreso il passaggio di cacciatori: blocchiamo anche loro, perché il mandato
prevede che nella nostra zona di competenza non passino uomini armati".
Può dire che sia tutto tranquillo? "Non possiamo certo dire che l'area sia
priva di armi e munizioni. Il disarmo completo può arrivare solo attraverso un
processo politico, sostenuto da misure di sicurezza. Dobbiamo ricordare ancora
una volta che questa è una missione di "mantenimento", non di
"imposizione" della pace". Allora come vanno valutate queste
accuse? "Guardi, ho telefonato alla nostra controparte israeliana, alla
Difesa. Mi hanno garantito che le notizie non vengono da fonti militari e
soprattutto che le valutazioni non esprimono il parere dei militari
israeliani". Ma quali possono essere i motivi di un attacco del genere?
"Insisto: è una zona ad alta densità mediatica. Serve ricordare che nei
giorni scorsi siamo stati attaccati anche dall'altra parte: ci ha criticato il
giornale libanese Al Safir, poi smentito direttamente dal generale
Suleiman".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura La grande
avventura di una nazione sessanta anni fa nasceva lo stato ebraico Il confronto
con i palestinesi provoca forti passioni e giudizi sommari L'economia conosce
una fase di grande dinamismo e sviluppo BERNARDO VALLI L'immagine diffusa da
giornali e televisione, sessant'anni dopo la nascita dello Stato di Israele, è quella di un Paese impegnato in una "guerra
di cent'anni" moderna, quale è il conflitto con gli arabi, in particolare
il corpo-a-corpo con i palestinesi. Un conflitto con flussi e riflussi di cui
non si vede ancora la fine. Come del resto non se ne può fissare l'inizio nel
1948, quando David Ben Gurion, capo del governo provvisorio, proclamò
l'indipendenza, il 14 maggio, e il giorno successivo, il 15 maggio, cominciò la
prima guerra arabo-israeliana. Infatti, quando gli eserciti di cinque paesi
arabi entrarono in Palestina, c'era già stato lo
scontro armato tra israeliani e palestinesi, e centinaia di migliaia (tra 275
mila e 375 mila) palestinesi avevano già abbandonato o erano stati cacciati dai
loro villaggi. E, per la verità, il conflitto cominciò ancora prima, agli
albori del '900, con lo sbarco degli immigrati ebrei ansiosi di realizzare un
progetto nazionale e l'incontro con gli arabi sul posto anch'essi ansiosi i
conquistare l'indipendenza politica. Sessant'anni fa il progetto nazionale
ebraico è stato infine realizzato, anche grazie alla tragica spinta della Shoa,
e oggi Israele è la prima potenza militare e
industriale del Medio Oriente; la sola ad avere vinto quattro guerre, sia pure con
esiti diversi; la sola democrazia in quella regione; ed è una società che ha
saputo assorbire immigrazioni imponenti, rispetto alle dimensioni del
territorio e al numero degli abitanti. Si pensi ai russi, spesso non ebrei, ma
ortodossi. Non avendo disegnato le frontiere della nazione, i padri fondatori
hanno lasciato tuttavia una eredità esplosiva ai loro figli. Soltanto la
nascita di uno Stato palestinese fisserà infine dei confini. Non sarà
obbligatoriamente la pace tra i due popoli, ma finirà un'occupazione che ha
effetti devastatanti su entrambi. Concreti per gli uni, gli occupati; morali
per gli altri, gli occupanti. Yeshayahu Leibowitz, uno dei maggiori
intellettuali israeliani, e con lui tanti altri, Gerusalemme e a Tel Aviv e a
Haifa, hanno definito un veleno fatale per lo Stato ebraico l'occupazione dei
territori palestinesi, avvenuta nel 1967. Altri conflitti recenti hanno fatto
molte più vittime nel mondo, ma quello israelo-palestinese ha sempre conservato
e conserva un posto particolare, centrale, negli affari internazionali e nelle
menti occidentali e arabe. Chi immagina o denuncia trame oscure tese ad
enfatizzare gli avvenimenti dimentica o trascura i motivi di quella attenzione:
il luogo, la Terra Santa, dove si incontrano e scontrano i tre grandi
monoteismi; le lotte sanguinose che coprono un intero secolo ma che per i
religiosi affondano le radici nei millenni; i protagonisti, ebrei e arabi (per
lo più musulmani) animati anzitutto dal nazionalismo, ma un nazionalismo
destinato ad assumere simbolicamente un valore universale che lo trascende,
quando si parla di scontro di civiltà; inoltre l'area mediorientale di grande
importanza strategica. La densità, spesso la ferocia del confronto, accende
forti passioni e conduce a giudizi sommari. Da qui la trasformazione, la
degradazione, dell'immagine di Israele negli ultimi
decenni. Un tempo la nazione ebraica era associata al kibbutz dove coloni
idealisti e progressisti tenevano accanto alla branda i manuali di agraria, i
libri di Tolstoj, la Bibbia e a volte Karl Marx. Ed era intensa la solidarietà,
animata anche da un senso di colpa, tra gli occidentali, per i sopravissuti
della Shoa. Oggi l'israeliano è visto sui teleschermi in
divisa militare, impegnato a controllare i palestinesi nei tanti check point
che frantumano la Cisgiordania o in un'operazione contro Gaza. Per ricordare il
sessantesimo compleanno dello Stato di Israele seguo (anche) le tracce dell'ampio studio diretto da Alain
Dieckhoff (pubblicato a Parigi nello scorso febbraio, con il titolo
L'Etat d'Israel, dall'Editore Fayard, e al quale hanno contributo più di trenta
esperti, di diversa nazionalità e tendenza); e in quello studio trovo una
citazione di Shlomo Ben-Ami, ex ministro degli esteri israeliano, che mi sembra
una sintesi più che accettabile. Ben-Ami dice che il sionismo è
"un'impresa di liberazione nazionale e di emancipazione umana che ha
dovuto ricorrere a dei metodi di penetrazione coloniale". E conclude
dicendo che esso è "un movimento schizofrenico". Al contrario dei
colonizzatori classici, del tutto estranei alla storia delle terre che
occupavano, gli ebrei sono sbarcati su una terra tutt'altro che estranea alla
loro storia. Per loro era Eretz Israel, la terra d'origine. Quando gli veniva
chiesto perché mai fondasse il diritto degli ebrei alla Palestina
su un libro religioso come la Bibbia, lui che era un agnostico, un laico, Ben
Gurion rispondeva che la Bibbia "è la storia del popolo ebraico". E
aveva ragione. Mentre gli arabi vedevano e vedono nell'arrivo degli ebrei una conquista,
gli ebrei vi vedevano e vi vedono un ritorno. è una duplice versione che
conduce alla tragedia. Questo è il necessario preambolo a una rapida
presentazione di Israele, cosi com'è fuori dalle
immagini della "guerra di cent'anni". Rispetto al passato il paese
vive adesso un presente più ricco e più sicuro. Finita la seconda Intifada
(durante la quale, tra il 2000 e il 2004, sono stati uccisi 946 israeliani e
più di 3000 palestinesi) la società israeliana conosce un periodo di grande
prosperità. La breve e sfortunata guerra con gli hezbollah libanesi del 2006
non ha turbato la straordinaria crescita economica. Né essa è stata ed è
minacciata dalla ribellione di Gaza, dominata da Hamas. Tel Aviv è oggi una
delle più vivaci città mediterranee. A Gerusalemme senti il conflitto. Hai la Palestina alle porte o addirittura in casa. Le fedi
religiose, più intense che altrove, non creano la pace, danno uno spessore
secolare alle rivalità. In apparenza, Tel Aviv vive invece, mentalmente, a
mille chilometri dalla Palestina. Lungo la strada di
Haifa ci sono gran parte delle tremila trecento sessantuno imprese che
producono alta tecnologia e che rappresentano il 46% delle esportazioni. In Israele c'è un'impresa ad alta tecnologia ogni duemila
abitanti. In proporzione, ci sono più ingegneri che in qualsiasi altro paese.
Ed è più consistente che in Europa (4,4%) il finanziamento della ricerca.
L'economia gode di una eccellente salute: nel 2007 la crescita ha rasentato il
5%. La società socialista delle origini si è via via trasformata in una società
liberista, dove si sono formate grandi fortune e al tempo stesso evidenti
disparità. Un quarto della popolazione vive in uno stato di povertà, sia pur
relativa, e comunque assistita, rispetto al resto del Medio Oriente, e della Palestina occupata. Per non parlare di Gaza. Difficile
immaginare l'Israele del futuro. La minaccia dell'Iran
nucleare guidato da fanatici non è la sola incognita. Su quel fronte lo Stato
ebraico non si sente solo: i grandi paesi sunniti (quali l'Egitto e l'Arabia
Saudita) temono in egual misura il regime sciita di Teheran. Resta in
particolare tormentato il dibattito sui confini dello Stato di Israele: tra il pragmatismo territoriale (ossia il possibile
scambio della terra contro la pace, che dovrebbe portare allo Stato
Palestinese) e la logica securitaria (che induce a non cedere spazi). Ma tutto
sembra paralizzato dal prevalere di un fondamentalismo "fondiario",
che considera Eretz Israel irrinunciabile. Ed è difficile capire dove sono i confini
del vagheggiato Grande Israele, del quale non si può
più parlare sulla ribalta internazionale, dove prevale il dogma dello Stato
Palestinese (per ora impossibile ma irrinunciabile). Al Grande Israele credono in fondo i coloni insediati in Cisgiordania,
e i non pochi ufficiali di Tsahal, sempre più provenienti da ambienti
religiosi, che li sostengono. Insieme rappresentano una forza difficile da
ridurre alla ragione. Il sessantesimo compleanno avviene dunque in un clima di
sicurezza e di crescita economica, ma anche ricco di interrogativi in sospeso.
C'è persino chi si chiede se Israele sarà ancora
sionista nel 2040. O se sarà al contrario dominato dai religiosi. SEGUE A
PAGINA 5.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IX - Firenze
L'urologo Luca Lunardini è il nuovo sindaco col 61,8%. Il centrosinistra fermo al
38,1 Svolta a Viareggio, vince il Pdl Il cambio avviene dopo quindici anni di
governo del centrosinistra Esulta Matteoli SIMONA POLI Vittoria netta del Pdl a
Viareggio: 61,8 contro 38,1. I numeri segnano una svolta nel Comune che era
governato dal centrosinistra e che al secondo turno delle amministrative ha
scelto senza esitazioni di affidare la guida della città a Luca Lunardini, 46
anni, medico specializzato in urologia, che al primo turno aveva già ottenuto
il 45,6. A poco è servito per il candidato del Pd Andrea
Palestini stringere l'accordo con la Sinistra Arcobaleno che al primo turno
aveva dato all'ex vicepresidente del Senato Milziade Caprili il 12,6 per cento.
Palestini ha rimontato nel ballottaggio quasi dieci punti, dal 28,6 al 38,1 ma
non è riuscito minimamente ad impensierire Lunardini, che era appoggiato da
tutti i partiti del centrodestra e da varie liste civiche, Monarchici,
Pensionati e Toscana Granducale. La bassa affluenza - 58,89 contro il 78,08 del
13 e 14 aprile - aveva rinfocolato qualche speranza nelle truppe del
centrosinistra ma l'entusiasmo si è dissolto appena è cominciato lo spoglio
delle schede. Il cambio di insegne sul Comune avviene dopo quindici anni
ininterrotti di governo del centrosinistra, il sindaco uscente era Marco Marcucci.
Ed è naturale che i leader toscani del Pdl sottolineino con forza
l'avvenimento. "La vittoria di Lunardini a Viareggio apre una stagione
nuova nella politica toscana", dice il presidente dei senatori di An
Altero Matteoli, sindaco di Orbetello. "Il suo successo è dovuto a vari
fattori, dal traino del risultato politico nazionale, ad una campagna
elettorale del nostro candidato sindaco impostata sul fare invece che su
inutili e sterili polemiche. Ha giocato anche un ruolo importante la perdita di
credibilità della sinistra. A Lunardini e al centrodestra i cittadini hanno
attribuito una grande responsabilità, quella di affrontare le problematiche
politiche, infrastrutturali e culturali della città". Matteoli pensa a un
rilancio in grande stile del turismo balneare. "In passato la città ha
visto un'enorme presenza di turismo di grande livello, fenomeno che si è via
via affievolito fino a quasi scomparire. Lunardini e la giunta di
centrodestra", dice, "sapranno affrontare con determinazione e con
forza tali questioni per far rinascere l'immagine di Viareggio e soprattutto
consentire al settore nautico di restare leader mondiale". Esulta Riccardo
Migliori, coordinatore regionale di An: "Storica vittoria, che testimonia
come in Toscana la sinistra possa essere sconfitta, se affrontata
competitivamente. Oggi inizia anche la battaglia per Firenze 2009 e il Popolo
della Libertà, alla luce dei risultati di questo turno elettorale, è
consapevole di poterla vincere". Denis Verdini, leader toscano di Forza Italia,
dice: "Il battesimo del Pdl alle amministrative in Toscana non poteva
essere migliore. La vittoria storica del centrodestra a Viareggio segna uno
spartiacque fondamentale nella politica della regione più rossa d'Italia".
Da parte sua il segretario toscano del Pd Andrea Manciulli riconosce che nel
dato di Viareggio "ci sono elementi di criticità che non vanno
sottovalutati".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VI - Bologna
Vattimo, i collettivi vanno avanti Muro contro muro con la facoltà per la
conferenza del professore ELEONORA CAPELLI Tra studenti del collettivo autonomo
e università è muro contro muro, i ragazzi vicini al centro sociale Crash si
preparano ad occupare stasera "un'aula in via Zamboni, la più confacente
alla nostra iniziativa con il professore Gianni Vattimo". L'incontro dal
titolo "Boicotta Israele. Sostieni la Palestina", per parlare del boicottaggio del Salone del libro di
Torino, di cui quest'anno Israele sarà Paese ospite, ha trovato l'opposizione del Rettore e del
Preside di Facoltà. "Non concedo spazi in ateneo a iniziative contro
qualcosa o qualcuno - aveva sentenziato il rettore Pier Ugo Calzolari -
questo non è un dibattito cui partecipa Gianni Vattimo, è un'iniziativa
contraria al dialogo che non posso condividere". Così il filosofo del
pensiero debole, abituato ad entrare all'Università da professore, questa volta
dovrà farlo da "occupante". "Ci ha garantito che ci sarà
ugualmente - assicurano i ragazzi del collettivo - la nostra sarà una
manifestazione pubblica, aperta a tutti. Se il Rettore deciderà di rispondere
con la militarizzazione della zona, se ne prenderà la responsabilità".
L'ultimo tentativo di incontro, in programma per ieri mattina, è fallito sul
nascere. Giuseppe Sassatelli, il preside della facoltà di lettere dice che
"i ragazzi non si sono rivolti alla Presidenza, stiamo vigilando
attentamente, anche se io non sono in sede sono in contatto con il mio
ufficio". In ogni caso, "sapevano già qual era la risposta alla loro
richiesta di un'aula all'interno della Facoltà. Lo spazio non sarebbe stato
concesso. Adesso vedranno loro cosa hanno intenzione di fare". I ragazzi
sostengono di non aver trovato nessuno con cui confrontarsi nell'ufficio del
Preside: "Ci hanno detto che era a Roma per due giorni, a questo punto noi
ci regoliamo rispetto alle dichiarazioni apparse sui giornali". Intanto si
fa l'appello delle associazioni pronte a dare man forte agli occupanti: il
comitato Palestina Bologna ha espresso solidarietà ai
collettivi e ha detto che "sosterrà la loro legittima mobilitazione",
mentre il centro sociale Crash, protagonista del corteo dei centri sociali
dello scorso settembre, è in prima fila nel sostenere la "costola"
universitaria del movimento. Su internet si raccolgono le adesioni dei ragazzi
che si stanno preparando a partire per il corteo nazionale del 10 maggio, a
Torino, per sostenere il boicottaggio a Israele e alla
Fiera del Libro. "La manifestazione di stasera si inserisce in un contesto
molto più ampio - spiega Marco del collettivo - in ogni città si stanno
organizzando manifestazioni in preparazione del corteo di Torino. Per questo
contiamo che anche ragazzi di altre città ci aiutino a prendere la parola con
l'occupazione". In programma un incontro anche il 5 maggio nella sala del
quartiere San Vitale con l'unione democratica arabo palestinese, variazione sul
tema: "No a Israele ospite d'onore alla Fiera del
Libro di Torino".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Quantunque
gli Stati Uniti avessero dichiarato che i rivoluzionari erano terroristi, il
Centro Carter ha offerto il proprio contributo mediando tra le tre fazioni
principali coinvolte: la famiglia reale, i partiti della vecchia linea politica
e i maoisti. Nel
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Philip Roth Il destino di Israele è vivere in un
mare arabo. Gli ebrei hanno accettato questo destino piuttosto che non avere
nulla, hanno accettato la divisione e gli arabi no.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Amos Oz Hanno trattato Israele come un incubo, sarebbe bastato
sfregarsi gli occhi con vigore, per farlo sparire. Hanno trattato Israele come una
infezione passeggera.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Come una
seconda patria Ne avevo sentito parlare sin da bambino, era il luogo promesso
da Dio e ora era lì, di fronte a me. A Gerusalemme mi sembrava di vivere in un
posto dove ti puoi perdere ed essere sempre a casa Lo scrittore Nathan
Englander racconta i suoi cinque anni a Gerusalemme "L'APPRODO SICURO PER
NOI EBREI AMERICANI" ANTONIO MONDA Nel momento stesso in cui esplodeva il
clamoroso successo internazionale di Per alleviare insopportabili impulsi
Nathan Englander decise di trasferirsi a vivere in Israele,
dove rimase per cinque anni, prima di ritornare nella sua New York. Quella del
laico e agnostico Englander fu una scelta che sconcertò la sua religiosissima
famiglia, ma che lo scrittore motivò con la necessità di comprendere in
solitudine, e in età ancora giovane, le proprie radici. A distanza di qualche
anno, lo scrittore afferma di vedere Israele, che ama tuttora in maniera
profonda e imprescindibile, con occhi diversi, al punto da alternare la
definizione di terra promessa a quella del luogo del confronto e del
disincanto? "Israele, e
in particolare Gerusalemme, rappresentano una parte fondamentale della mia
vita", racconta nel suo appartamento nell'Upper West Side, a due
isolati dal fiume Hudson. "Quello che affermo a proposito dello stato di Israele, vale per la mia stessa esistenza e per quello in
cui ho creduto e che ho sognato". Qual è stata la sua prima impressione
quando è andato a vivere a Gerusalemme? "Avevo avuto già una prima
esperienza di un anno tra il 1989 e il 1990. All'epoca ero all'inizio del liceo
e rimasi colpito dall'antichità, quasi eterna della città. Ne avevo sentito
parlare sin da bambino, era il luogo promesso da Dio, e ora era lì, di fronte a
me: entravo nella storia. Ma poi, quando ci sono ritornato dal 1996 al 2001, ho
potuto vivere un'esperienza autentica e importante: all'inizio mi hanno colpito
come sempre i sapori e gli odori. Poi il cuore della città e il quartiere di
Nahalot, dove sono andato ad abitare. Ho avuto la sensazione di vivere in un
luogo dove ti puoi perdere ed essere a casa, ed è quello che ancora penso di Israele. Ritengo che in questo non sono diverso da molte
persone che vivono altrove e che lo considerano il luogo definitivo di
approdo". Cosa rappresenta per lei questo sessantesimo anniversario?
"La prima riflessione è quella di una realtà che si sta consolidando ma
che è ancora tenue. Poi penso al fatto che Israele ha
già resistito a momenti difficilissimi e mi chiedo quanti ce ne saranno ancora.
Infine mi viene da pensare che quando sono nato Israele
già c'era". Ritiene che in questo ci sia una differenza di punto di vista
tra il suo approccio e quello della generazione dei suoi genitori?
"Assolutamente. La prospettiva è completamente diversa. Noi viviamo lo
stato di Israele come una realtà a rischio. La
generazione precedente come una conquista che alcuni vogliono cancellare".
Cosa rimarrà sempre con lei della sua esperienza in Israele?
"Sono tornato a New York nell'estate del 2001 e ho affittato la mia prima
casa il primo settembre, dieci giorni prima degli attentati. La cosa che mi ha
maggiormente arricchito della mia esperienza a Gerusalemme è stata una visione
sul mondo e del mondo che prima non avevo e che mi è stata utile proprio in
quel momento tragico". è riuscito a instaurare rapporti amichevoli con dei
palestinesi? "Si, specie all'inizio. Ho avuto amici arabi e cristiani. Mi
colpiva molto che alcuni ragazzi con cui ero entrato in contatto facessero
lavori umili, ma poi girando il mondo ho visto che non si può generalizzare, né
si possono fare ragionamenti meccanici: anche a New York nelle cucine dei
ristoranti trovi le minoranze più povere". Ritiene che in Israele la religione abbia un ruolo di divisione e scontro o
che invece possa essere uno strumento di pacificazione? "So che le persone
autenticamente religiose esitano a considerarla uno "strumento".
Purtroppo sono molto disincantato riguardo alle religione, soprattutto per
l'uso che se ne fa. Ricordo che l'unico momento in cui l'iman e il rabbino capo
marciavano all'unisono era nella condanna del gay pride". Quali sono a suo
avviso gli scrittori che hanno raccontato meglio cosa rappresenti lo Stato d'Israele? "Non credo che esista una voce unica, ma una
vera e propria letteratura. E chi conosce il mondo letterario israeliano sa
quanto sia differente quanto viene prodotto a Tel Aviv da quello che nasce a
Gerusalemme. I nomi che mi vengono in mente sono Grossman, Oz e Yehoshua e
penso, proprio in riferimento al rapporto con Israele,
alla loro imprescindibile dimensione morale. Un passaggio struggente, sia sul
piano oratorio, letterario e soprattutto umano è stato il discorso pronunciato
da Grossman per il figlio Uri, morto per difendere il suo paese". Ritiene
che sarà possibile in tempi brevi avviare un processo di pacificazione?
"Io credo che nessun uomo, nessuna popolazione, insomma nessuno, stato sia
condannato. E credo che, volendo, si potrebbe trovare una soluzione in tempi
brevi. Chi non vorrebbe vivere in un mondo dove i propri figli non corrono il
rischio di essere uccisi? Tuttavia so anche che minoranze di estremisti possono
condannarci a un'eternità di dolore". Cosa rappresenta Israele
per un ebreo americano? "Voglio premettere che ritengo di essere un ebreo
molto particolare. La prima cosa che mi viene da rispondere è che nessuno parla
dell'eventualità di distruggere il Canada e si chieda se abbia il diritto di
esistere. Sarebbe facile rispondere in maniera retorica: Israele
è il luogo dell'appartenenza e la terra promessa. Cerco quindi di sfuggire
nella direzione opposta: un meraviglioso paese meridionale con dei grandi problemi
alla frontiera". E cosa rappresenta l'America per un israeliano? "La
risposta cambia drasticamente se parliamo di coloro che vivono in America o in Israele. Ci sono in entrambi i casi persone che vorrebbero
vivere nell'altro paese e si tende sempre a sottovalutare quanto sia
americanizzato Israele". Al di là delle
ambientazioni, quali sono le principali differenze tra gli scrittori ebrei
americani e quelli israeliani? "Le differenze sono enormi: credo che siano
due realtà culturali che si avvicinano solo nei momenti in cui subiscono
ostilità. Ne ho avuto prova concreta quando è stato tradotto in ebraico il mio
primo libro: alcune espressioni, che a mio avviso erano valide per entrambe le
realtà, sono state tradotte per la versione israeliana". Pochi giorni fa,
una seduta delle Nazioni Unite è stata sospesa perché un diplomatico libico ha
paragonato la vita dei palestinesi a Gaza con quella degli ebrei nei campi di
concentramento. "Conosco le sofferenze di chi vive a Gaza, ma è un
paragone sconcertante e atroce, che non merita commenti". Parlando di
"casa" le viene in mente Gerusalemme o New York? "Ora direi
senza dubbio New York, anche se mi trovo in una di quelle situazioni per cui
tendo a sentirmi nostalgico per il posto in cui non vivo. E aggiungo che quando
vado a trovare mia madre lei mi dice sempre: "Quando torni a casa?".
Intende Israele".
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Abraham B. Yehoshua Questo è un paese "normale" ormai da vent'anni.
Essere "normali" significa essere responsabili dei propri atti: lo
stato d'Israele è diventato normale nel 1948.
( da "Repubblica, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
David Grossman Ecco Israele, un territorio circondato da Stati
e popolazioni ostili, in gran parte investite da un'ondata di fondamentalismo
islamico, impregnate di odio per gli ebrei.
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il candidato del Pdl
al presidente della comunità Riccardo Pacifici: "Vedrete che vi
sorprenderò" E gli ebrei di Roma votano Alemanno Carlo Lania Roma Un
abbraccio a Francesco Rutelli, certo, perché "i rapporti avuti con lui in
molti anni, prima come sindaco e poi come ministro, sono stati proficui".
Detto questo, però, reso il giusto omaggio ai vinti, adesso la comunità ebraica
di Roma resta in attesa di vedere come si muoverà Gianni Alemanno, nuovo
sindaco della capitale. Il primo erede del fascismo a sedere in Campidoglio
dopo 65 anni (l'ultimo, nel 1943, fu Roberto Bencivenga, ma allora si chiamava
governatore). Ieri c'è stato un primo contatto per sondare il terreno. Appena sbarcato a Roma di ritorno da un viaggio in Israele, il presidente della comunità
ebraica romana Riccardo Pacifici ha telefonato al neo-sindaco. "Gli ho
fatto gli auguri di buon lavoro e lui mi ha detto: 'Vedrete, vi
sorprenderò'". Per dire la verità fino a oggi Alemanno al Ghetto non si è
fatto vedere molto spesso. Quindici giorni fa, alla vigilia del primo
voto, si è affacciato in Sinagoga promettendo di continuare il lavoro sulla
memoria avviato da Veltroni, e di non interrompere i viaggi con gli studenti ad
Auschwitz. Impegni confermati anche nella telefonata di ieri. "Non solo,
ha ribadito anche l'impegno del Campidoglio nella costruzione e nel
finanziamento del museo della Shoah che sorgerà a villa Torlonia", dice Pacifici.
Che però ci tiene a precisare: "Vedremo come sarà composta la nuova
amministrazione e come si comporterà". Gli umori nella comunità ebraica
della capitale sono vari. Tullia Zevi, ad esempio, non nasconde i suoi timori
per il risultato delle elezioni. "La vittoria di Alemanno ha aumentato la
mia crisi socio-politica", dice l'ex presidente della comunità romana.
Preoccupata per i futuri rapporti con il Campidoglio? "Quelli sopravvivono
da 2000 anni, e non credo che subiranno adesso una scossa. Piuttosto spero che
nessuno perda la memoria di quanto accaduto anche in un passato recente".
Anche lei, comunque, per ora preferisce aspettare: "Vediamo come si
sviluppano le cose". Il "vediamo", è chiaro, non riguarda solo
Alemanno ma anche il ruolo che la Destra avrà - se lo avrà - nella nuova
giunta. Le polemiche con Francesco Storace che hanno accompagnato l'ultima
parte della campagna elettorale hanno in parte lasciato il segno. Almeno fino a
quando Alemanno non ha dichiarato di voler correre da solo. Salvo poi prendersi
i voti di chi non rinnega le proprie radici fasciste. La scelta del candidato
del Pdl ha comunque avuto effetto sulla comunità, che ha lasciato libertà di
voto tra i due candidati. Una decisione per la quale anche ieri Alemanno ha
ringraziato Pacifici." Mi ha detto di aver capito quanto la scelta della
neutralità sia stata dura per noi". L'imbarazzante presenza dei voti di
Storace e del suo movimento non ha comunque impedito a molti ebrei romani di
contribuire alla vittoria di Alemanno, come riconosce lo stesso Pacifici.
"Molti si sono mobilitati e hanno votato per lui", spiega. Una
decisione difficile da comprendere, ma per la quale Pacifici dice di avere
almeno due risposte. La prima è l'immagine rassicurante che Alemanno ha saputo
dare di se stesso: "Ricordiamoci, ad esempio, che quando in Israele Fini definì il fascismo come il male del mondo, al
contrario di altri lui non protestò". La seconda risposta riguarda invece
più direttamente la sinistra: "Il voto di molte persone è stato una
risposta alla compagine politica che ha affiancato Rutelli", spiega
infatti Pacifici. Detto senza giri di parole, alcune posizioni espresse nei
confronti di Israele sarebbero state determinanti
nella scelta del voto. "La comunità ha percepito come un tradimento gli
atteggiamenti avuti da una certa sinistra nei nostri confronti - spiega
Pacifici -. Atteggiamenti basati non su posizioni politiche, che sono
legittime, ma su pregiudizi. Credo che, piano piano, questo abbia spostato
parte dell'elettorato su posizioni di centrodestra".
( da "Manifesto, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Strage di bimbi a
Gaza Israele: "Colpa di Hamas" Una cannonata
"per errore" contro una casa abitata: ma i generali non si scusano,
"sono cose che capitano". Sempre più grave la crisi umanitaria, e più
forte Hamas Michele Giorgio Gerusalemme "E' Hamas che
lancia operazioni armate contro Israele e quindi è anche responsabile delle vittime che tali operazioni
possono provocare fra la popolazione civile palestinese". Il ministro
della difesa israeliano Ehud Barak assolve con formula piena il suo esercito da
ogni responsabilità nella strage avvenuta ieri a Beit Hanun di una famiglia
palestinese - una madre, i suoi quattro figli piccoli e uno studente di
15 anni - ripetendo la ben nota tesi del fuoco che i combattenti palestinesi
farebbero dai centri abitati di Gaza provocando le reazioni israeliane. Nemmeno
una parola per Musaab di un anno, Salah di 4, Hana di 5, Rudeina di 6 e la loro
mamma, uccisi da una cannonata sparata da un carro armato "per
errore" contro la loro casa mentre facevano colazione. Nessun ripensamento
sulle incursioni di terra e aeree contro Gaza che pure non fermano i lanci di
razzi artigianali palestinesi. Nessuna ulteriore valutazione della tregua
offerta da Hamas - che le fazioni palestinesi continuano a discutere in Egitto
- respinta seccamente dal governo Olmert nei giorni scorsi. La guerra di
attrito continua e a pagarne le conseguenze sono i civili delle due parti,
soprattutto quelli palestinesi sottoposti al fuoco dell'esercito più potente
del Medio Oriente. La strage di Beit Hanun - dove due anni fa un'altra famiglia
palestinese venne sterminata dalle cannonate (i morti allora furono una
ventina) - insieme alla pressione militare e all'isolamento economico praticato
da Israele, continuano peraltro a fornire nuovi
argomenti alla propaganda di Hamas e Jihad che si rafforzano a dimostrazione
del fallimento della linea del pugno di ferro seguita da Israele
con il sostegno degli Stati uniti. Sono cadute nel vuoto le considerazioni
fatte, proprio ieri, sul New York Times dall'ex presidente americano Jimmy
Carter dopo incontri con i massimi leader di Hamas. "Tramite consultazioni
più ufficiali con questi leader, sarebbe possibile rilanciare i colloqui di
pace fra Israele e i suoi vicini", ha insistito
Carter, ribadendo di aver ricevuto rassicurazioni che Hamas accetterebbe un eventuale
accordo negoziato fra il presidente palestinese Abu Mazen e il primo ministro
israeliano Ehud Olmert. L'ex presidente ha definito
"controproducente" la politica Usa di boicottare e punire le fazioni
politiche o i governi che non accettano i suoi imperativi. "E' stata una
nuova carneficina contro bimbi e lattanti e il silenzio mondiale autorizza (Israele) a proseguire nell'olocausto dei palestinesi",
ha scritto in un comunicato il Jihad islami, che "assicura" una sua
"risposta ai crimini dell'occupazione". Anche Hamas ha annunciato una
rappresaglia - ieri con altre fazioni armate ha lanciato una dozzina di razzi
verso il sud di Israele - mentre, schiacciato tra la
forza militare di Israele e il crescente potere di
Hamas, Abu Mazen è riuscito solo a balbettare qualche frase di condanna e
niente più. E ora Ismail Haniyeh, il premier di Hamas deposto lo scorso anno
dopo la presa di Gaza da parte del movimento islamico, si prepara ad allargare
il suo governo, per affermare la legittimità che gli nega l'Anp da Ramallah e
porsi in aperto confronto con l'esecutivo di Salam Fayyad in Cisgiordania che
pure è finanziato e sostenuto da Usa e Ue. A denunciare l'uccisione di bambini
a Gaza è stata ieri anche Save the Children Italia, che ha sottolineato come la
violenza abbia ripercussioni drammatiche in primo luogo sui minori. "Siamo
turbati e fortemente preoccupati dai continui attacchi su Gaza, le cui vittime
sono per lo più civili e tra essi, purtroppo, anche minori", ha affermato
Valerio Neri, il direttore generale dell'organizzazione a difesa dei più
piccoli. I bambini, ha sottolineato, sono costretti a vivere in una
quotidianità di estrema insicurezza che va aggravandosi di giorno in giorno.
Recenti dati, ha aggiunto, rivelano un aumento notevole a Gaza di malattie
croniche e malnutrizione tra i bambini sotto i cinque anni. L'unica notizia
positiva della giornata è venuta dall'Unrwa. L'agenzia dell'Onu per i profughi
palestinesi riprenderà da oggi la distribuzione degli aiuti umanitari, essendo
riuscita a recuperare 55mila litri di carburante, pressoché introvabile a Gaza.
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tele... diciamo Ultimo
episodio della Storia proibita del '68 : Sesso, droga, Chiesa: l'Italia
nell'anno della contestazione politica. Alle 22.50 The History Channel di Sky
(canale 407) L'Altro Sessantotto con gli interventi di Alberto Rossi capo
storico dei Volontari Nazionali, il temuto servizio d'ordine dell'Msi, Ugo
Gaudenzi Asinelli leader del gruppo extraparlamentare di estrema destra Lotta
di Popolo, Peppino Ortoleva docente universitario, esperto di storia della
televisione, lo storico e docente universitario Marco Tarchi, don Enzo Mazzi
parroco fiorentino "il prete rosso" fondatore della comunità
dell'Isolotto, Nicola Rao giornalista Rai e Roberto Beretta giornalista
dell'Avvenire, storico del dissenso cattolico. San Marino Il significato della
Resistenza a San Marino e nei dintorni: Serata partigiana alle 20.30 al Teatro
Titano con Bice Biagi, che rievoca la lotta partigiana in Emilia e la scelta di
campo del padre Enzo, Giuseppe "Pippo" Maiani, Maurizio Gobbi, e
l'Anpi di San Marino, Rimini e Pesaro Urbino. Rende (Cs) Il "cult" di
Luigi Magni Nell'anno del Signore alle
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tank israeliano in
azione nel campo di Beit Hanoun. "Ha'aretz": "Ora basta"
Gaza, cannonata su una casa: uccisi 4 bambini e la madre Ma per Barak è colpa
di Hamas Stefania Podda Per Ehud Barak, è tutta colpa di Hamas. Colpa del
movimento islamico, insomma, se ieri a Beit Hanoun sono morti quattro bambini -
di uno, quattro, cinque e sei anni - , la loro madre e un ragazzo di 15 anni.
Uccisi da una cannonata che ha centrato la loro casa, nel campo profughi di
Beit Hanun, mentre stavano facendo colazione. Il colpo è partito da un blindato
impegnato in un raid di risposta al lancio di qassam. L'autodifesa
del governo israeliano è stata quella, oramai rituale, di attribuire alla
controparte la responsabilità degli errori nei raid: "Hamas lancia
operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città - ha detto il ministro della
Difesa israeliano - e dunque è anche responsabile delle vittime che tali
operazioni possono provocare tra la popolazione civile palestinese".
Ieri su Ha'aretz è comparso un durissimo editoriale a firma di Bradley Burston,
dal titolo: "Le nostre forze armate, i nostri crimini di guerra, il nostro
terrorismo". Non importa, dice Burston, se quello che è accaduto a Beit
Hanoun possa o meno definirsi un "incidente isolato": "Lo stesso
crimine , la stessa - chiamiamola con il suo vero nome - atrocità, è stata
commessa altre volte e poi di nuovo, nelle stesse circostanze, per le stesse
ragioni, e con lo stesso indifendibile risultato. Qualcuno con l'uniforme
dell'Idf, in una posizione di responsabilità, ha dato un ordine. Con ogni probabilità
non sapremo mai chi è stato. Né sapremo mai chi ha scelto l'obiettivo e ha
sparato". L'opinione pubblica israeliana - accusa Burston che su Ha'aretz
ha anche un blog molto seguito - si consolerà ancora una volta pensando che le
morti civili siano una casualità, un incidente dovuto alla sfortuna, nel
legittimo tentativo di fermare il terrorismo palestinese. Ma usare i carri
armati in azioni condotte non in campo aperto, ma tra le case, comporta un
rischio che non si può più ignorare: "Sappiamo tutti - scrive
l'editorialista - perché usiamo i carri armati. Li usiamo per la stessa ragione
per cui siamo andati via dalla Striscia di Gaza. Per risparmiare la vita dei
nostri soldati. Ma il modo in cui li usiamo, uccide dei bambini. Non deve più
succedere. Facciamo sapere ai soldati e ai loro comandanti che devono esserci
inchieste approfondite e dure conseguenze per chi uccide i civili palestinesi.
Non dovrà più succedere. Facciamo in modo - è la conclusione di Burston - che
gli israeliani sconvolti dal terrorismo palestinese comincino a capire che le
nostre uccisioni di civili sono la nostra vergogna, il nostro crimine di
guerra, i nostri attacchi suicidi. Che sono i massacri per i quali noi, che ci
crediamo virtuosi, siamo da condannare". Intanto, sul fronte diplomatico,
la strage di Beit Hanoun avrà anche il prevedibile effetto di allontanare
l'ipotesi di una tregua tra Israele e Hamas, voce
circolata in questi giorni. Ventuno rappresentanti di fazioni palestinesi -
Comitati di resistenza popolare, del Fronte democratico per la liberazione
della Palestina, del Fronte popolare per la
liberazione della Palestina e del Fronte di lotta
popolare palestinese - sono giunti ieri in Egitto per partecipare a una serie
di riunioni con responsabili egiziani. Obiettivo, arrivare ad una posizione
comune su una tregua con Israele. Esponenti dei sono
giunti attraversando il valico di Rafah, tra la striscia di Gaza e l'Egitto.
Hamas aveva proposto una tregua di sei mesi nella Striscia, prima di estenderla
alla Cisgiordania, ma Israele l'aveva respinta.
29/04/2008.
( da "Liberazione" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tel Aviv furiosa
contro il comando italiano dell'Unifil Libano, Israele attacca l'Onu e il generale Graziano: "Coprono
Hezbollah" Attacco senza precedenti da parte di Israele contro la forza Onu in Libano dell'Unifil e il suo comandante,
il generale italiano Claudio Graziano. Dopo quasi due anni di convivenza
relativamente tranquilla ieri l'esercito israeliano ha infatti lanciato
durissime accuse contro la missione a guida Onu che dall'estate 2006
controlla il Sud del Libano, con il compito di creare una doppia zona
cuscinetto che protegga Israele dai lanci di katyusha
dei miliziani sciiti e scongiuri nuove incursioni di Tel Aviv nella parte
meridionale del martoriato vicino, così tante volte invaso. Tramite "alti funzionari
dell'armata" citati dal quotidiano Ha'aretz, i militari delle Nazioni
Unite sono stati accusati ieri di nascondere "intenzionalmente"
informazioni sull'attività delle milizie del partito sciita Hezbollah a sud del
fiume Litani: "per evitare conflitti con questo gruppo". Secondo la
versione dell'organo di stampa israeliano alcuni generali di Tsahal avrebbero
già espresso queste critiche direttamente al comando Onu, ma "il generale
Graziano presenta mezze verità per evitare imbarazzi e conflitti con
Hezbollah". "Negli ultimi sei mesi vi sono stati almeno quattro casi
in cui soldati dell'Unifil hanno identificato membri operativi di Hezbollah
armati, ma non hanno fatto niente e non hanno presentato un pieno rapporto
sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu", scrive il quotidiano
israeliano. Le forze armate e il ministero degli Esteri israeliano vengono
descritti nel servizio come "molto arrabbiati" per il comportamento
dell'Unifil negli ultimi mesi, "specialmente per il fatto che il comandante,
generale Claudio Graziano, viene descritto come uno che interpreta in maniera
accomodante la sua missione, assegnata dalla risoluzione 1701 dell'Onu" al
termine della guerra in Libano dell'estate 2006. "Vi è un tentativo da
parte di vari elementi dell'Onu di fuorviare il Consiglio di Sicurezza e di
coprire qualsiasi cosa abbia a che vedere con il rafforzamento di Hezbollah nel
sud del Libano", riferisce un'alta fonte del governo israeliano. "La
politica di copertura non durerà a lungo e, speriamo, ora che è stato rivelato
che erano nascoste informazioni, le cose cambieranno", aggiunge la fonte.
La rabbia israeliana avrebbe quindi raggiunto "il punto di ebollizione la
settimana scorsa con la diffusione di un nuovo rapporto del segretario generale
dell'Onu Ban ki-Moon, relativo al rispetto di un'altra risoluzione sul Libano,
la 1559". Il rapporto citava brevemente un incidente occorso a fine marzo
nel quale soldati dell'Unifil avevano incontrato uomini armati non
identificati. Il giorno successivo, Haaretz aveva scritto che durante
l'incidente attivisti armati di Hezbollah a bordo di un camion carico di
esplosivo avevano minacciato con le armi un battaglione dell'Unifil composto da
italiani. Invece di usare la forza, come richiesto dal loro mandato, i soldati
Onu avevano abbandonato il sito. Una fonte diplomatica alle Nazioni Unite ha
riferito ad Ha'aretz che "alti funzionari dell'Unifil e del segretariato
Onu hanno esercitato forti pressioni perchè l'incidente fosse cancellato dal
rapporto o venisse almeno trattato in maniera sfumata". Quando la vicenda
è stata resa pubblica, l'Unifil ha dovuto ammettere che l'incidente era
avvenuto e chiedere assistenza al Libano per indagare. Il giorno dopo un
secondo rapporto, questa volta con tutti i dettagli, è stato trasmesso al
Consiglio di Sicurezza. Il rapporto diceva che si trattava del primo incidente
di questo tipo. Ma fonti della sicurezza israeliana affermano che vi sono stati
altri incidenti simili in passato. Piccata è arrivata, nel tardo pomeriggio, la
risposta dell'Unifil, che ha definito "senza alcun fondamento e totalmente
inaccettabili" le accuse mosse al generale Graziano. La portavoce della
missione, Yasmina Bouziane, ha emesso un comunicato nel quale la versione di
Ha'aretz viene messa in dubbio. "Quello che è successo la notte tra il 30
e il 31 marzo - ricorda l'Unifil - è che una pattuglia ha intercettato un
pickup sospetto che stava trainando un rimorchio. Quando la pattuglia ha
cominciato ad inseguire il pickup è stata bloccata da due altri veicoli con
cinque persone armate. La pattuglia ha fronteggiato gli elementi armati, i
quali hanno lasciato l'area circa tre minuti dopo, prima che si potesse
giungere ad una identificazione". 29/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-29 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE ADDII di FRANCO MANZONI Manager nato in Turchia cosmopolita e
generoso Raro esempio di rettitudine, bontà e dedizione al lavoro e alla
generosità verso il prossimo, fu più che padre per i suoi fratelli e per tutta
la famiglia. Imprenditore, diede vita a un'importante società nel settore
utensili. Un uomo impegnato che però non disdegnava il sorriso. Era bello
osservarlo nella versione giocosa e divertente, abile narratore di barzellette,
che spesso provenivano dagli agenti della sua azienda: amava ridere e far
ridere. Da persona speciale qual era, si esercitava anche in uno strano tipo di
shopping: andava in giro nei negozi a comperare cose non per sé, ma da donare
agli altri. Nato nel
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-29 num: - pag: 21 categoria:
REDAZIONALE La missione Il quotidiano Haaretz dà voce alle perplessità dello
Stato ebraico. Frattini: "Rivedere subito le regole d'ingaggio"
"Libano, caschi blu conniventi con Hezbollah" Accuse
da Israele al generale
Graziano. La replica: "Affermazioni inaccettabili" "Tutto
falso". La replica del comandante italiano della missione Onu. "Le
regole d'ingaggio? Sono coerenti con il mandato" Da Israele volano accuse pesanti contro il
comandante della missione Unifil-2, il generale italiano Claudio Graziano.
Mentre da Bruxelles Franco Frattini, che sarà ministro degli Esteri, rilancia
l'ipotesi di rivedere le regole d'ingaggio. Ce n'è abbastanza perché il Libano
torni a essere un fronte caldo. Secondo il giornale Haaretz, ai militanti della
fazione Hezbollah viene permesso di violare la risoluzione 1701 dell'Onu che
proibisce il trasporto di armi nella zona Sud, oltre il fiume Litani. Il generale
Graziano avrebbe chiuso un occhio "in almeno quattro occasioni ",
evitando di riferire al Consiglio di sicurezza dell'Onu che elementi armati si
erano infiltrati nell'area Sud. Il quotidiano, che attribuisce le accuse a
"fonti autorevoli di Gerusalemme", rimprovera al generale italiano di
"nascondere intenzionalmente informazioni", riportare "mezze
verità" e interpretare in modo "troppo blando la sua missione"
al solo scopo di "evitare un conflitto con gli Hezbollah". Il
generale Graziano replica che "è tutto falso". Ed è già la seconda
volta che Haaretz "riferisce i fatti in maniera scorretta ". La prima
riguarda un episodio avvenuto la notte fra il 30 e il 31 marzo, quando una
pattuglia di Unifil intercettò un gruppo di uomini armati a bordo di un pickup.
I militari li affrontarono e li misero in fuga. Mentre il giornale israeliano
"ha scritto che, invece di fronteggiarli, i soldati Onu avevano
abbandonato il loro posto". Una versione "inaccurata" di fronte
alla quale il generale Graziano non se l'era presa più di tanto. Ora però gli
vengono addebitate colpe dirette, viene messa in dubbio la sua correttezza. Una
vera e propria aggressione personale, alla quale lui ribatte che "le
accuse sono prive di fondamento e totalmente inaccettabili". Ribadisce che
"ogni episodio viene riferito in modo dettagliato all'Onu" e nega che
i capi militari israeliani possano "essere molto arrabbiati" con lui,
perché "i nostri rapporti sono eccellenti". Ad ogni modo, il generale
è abituato agli attacchi della stampa. "Ora arrivano da Gerusalemme,
qualche settimana fa furono i giornali di Beirut a lamentarsi esattamente
dell'opposto, e cioè che l'Unifil favoriva gli israeliani". Ma il
comandante della missione non deve guardarsi solo dai giornali, deve vedersela
anche con i politici. Prima intervenne l'ex ministro della Difesa Antonio
Martino, reclamando il ritiro delle truppe italiane dal Libano. Poi si fece
sentire Silvio Berlusconi esprimendo l'intenzione di "esaminare le regole
d'ingaggio dei nostri soldati in Libano". Ora torna sull'argomento il
futuro ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ritiene "urgente
riflettere sulle regole d'ingaggio delle truppe italiane in Libano,
discutendone con i comandi militari, per capire se quelle attuali sono
soddisfacenti ". Nessuno può dirlo meglio del generale Graziano. La sua
valutazione è che "quello italiano è solo uno dei 26 contingenti militari
sul campo" e che "le regole d'ingaggio sono del tutto coerenti con il
mandato dell'Onu che prevede il mantenimento della pace e non l'imposizione
della pace". Spiega poi che la risoluzione 1701, che mise fine al
conflitto fra Libano e Israele nell'agosto di due anni
fa, "si basa sul consenso delle parti, e il gruppo Hezbollah rappresenta
una delle parti che hanno approvato la risoluzione. Hezbollah ha ricevuto una
patente di legalità dallo stesso governo libanese di Siniora". In altre
parole, è assurdo parlare di un eventuale disarmo di Hezbollah da parte delle
truppe di Unifil-2. Il ruolo dei soldati Onu è "impedire che dall'area Sud
partano missili diretti contro Israele, oltre a
rastrellare l'intero territorio alla ricerca di armi per ripulire tutta la
fascia a Sud del fiume Litani". Il ministro della Difesa uscente, Arturo
Parisi, ha espresso "piena fiducia a Graziano: "A capo della missione
Unifil - ha detto Parisi - il generale Graziano "sta dimostrando di
interpretare al meglio il mandato ricevuto dalle Nazioni Unite". L'accusa
"A Hezbollah si permette di violare la risoluzione 1701 che proibisce il
trasporto di armi oltre il fiume Litani" SUL CAMPO Il ministro della
Difesa spagnolo, Carme Chacon, al settimo mese di gravidanza, ha visitato ieri
i caschi blu in Libano Marco Nese.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-04-29 num: - pag: 20 categoria:
REDAZIONALE Giorno di sangue Il ministro Barak accusa Hamas: "Si nasconde
tra i civili" Fuoco israeliano su Gaza Strage di bimbi palestinesi Uccisi
in casa con la madre 4 piccoli tra uno e sei anni Miyasar stava preparando la
colazione. Il bimbo più piccolo è morto in braccio alla madre, gli altri tre
dilaniati attorno al tavolo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Miyasar
stava preparando la colazione per lei e i bambini. L'esplosione ha distrutto la
casa, due stanze nel villaggio di Beit Hanoun, prima linea degli scontri tra
israeliani e palestinesi. Il bimbo più piccolo, quindici mesi, è morto in
braccio alla madre, gli altri tre fratellini (il più grande aveva sei anni)
dilaniati attorno al tavolo, la donna ha resistito solo fino all'ospedale.
"Un proiettile d'artiglieria israeliano ha centrato la casa e sfondato il
tetto", dice Ibrahim, un parente. L'esercito ammette di aver condotto
un'operazione nel nord della Striscia di Gaza, sostiene che lo scoppio è stato
causato dalle cariche trasportate dai militanti: "Abbiamo bersagliato un
gruppo con dei borsoni, dagli elicotteri non con l'artiglieria. Il missile ha
fatto saltare la grande quantità di esplosivo che portavano". I
palestinesi fanno notare che la casa è a quattrocento metri dal punto dove il
razzo è stato sparato. Nell'attacco sono morti anche i due estremisti e un
passante. Omar stava guidando il trattore nei campi attorno al villaggio,
quando il terreno ha tremato. "La gente gridava. Ho sentito urlare che un
proiettile era caduto nella strada vicina". "Hanno spazzato via la
mia famiglia", dice Ahmad Abu Meataq, mentre si muove tra le rovine: una
scarpa bianca da bambino è coperta di sabbia, un seggiolino verde è rimasto
vuoto. Ehud Barak, ministro della Difesa israeliano, accusa Hamas. "E'
responsabile di tutte le vittime, perché gli estremisti lanciano i Qassam
nascondendosi tra i palazzi dei villaggi, in mezzo ai civili". Ai
funerali, Nizar Rian, tra i leader del movimento fondamentalista, promette di
continuare a combattere fino a quando le città israeliane di Jaffa, Ashkelon e
Tel Aviv "non saranno liberate e i musulmani non torneranno a pregare
nelle moschee di quei luoghi che ci hanno portato via". Beit Hanoun,
vicino al confine, è usata dai gruppi palestinesi come base di lancio per i
razzi. Ieri diciotto Qassam sono stati sparati verso le città dall'altra parte
della barriera. Il ping pong della morte si è intensificato, mentre i mediatori
egiziani stanno negoziando una tregua. Hamas è disposta a un cessate il fuoco
di sei mesi, vuole ottenere che il governo di Ehud Olmert tolga l'embargo
economico e riapra i valichi verso la Striscia. "Israele
tenta di distruggere gli sforzi internazionali per far terminare
l'assedio", commenta Ismail Haniyeh, il premier deposto dal presidente Abu
Mazen. I generali israeliani sono contrari a una tregua. Hamas - spiegano
dall'esercito - ha subito perdite in questi mesi e pensa di approfittare della
calma per riarmarsi. Olmert è disposto a fermare le operazioni militari, se
cessano i lanci di Qassam. In Cisgiordania, un tribunale militare ha condannato
a morte un soldato palestinese accusato di aver passato informazioni agli
israeliani: quattro militanti sono stati uccisi in un raid basato sulle notizie
date dall'uomo. L'ultima esecuzione di un informatore, decisa dai giudici, era
stata sette anni fa. Abu Mazen deve approvare o respingere la pena capitale. "Non credo che la pace con Israele significhi accettare spie che lavorano per loro", commenta
Nimr Hamad, uno dei consiglieri del presidente. Lutto Parenti ai funerali dei
quattro bambini palestinesi uccisi con la madre da un carro armato israeliano
durante uno scontro con miliziani a Gaza. A destra, una casa colpita
Davide Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-29 num: - pag: 16 categoria:
BREVI Carnet Adonis e la parola poetica Incontro con Adonis, pseudonimo di Al
Ahmad Sa'd Isbir, poeta arabo, che inaugura "This is tomorrow.
Esplorazioni nel teatro che verrà", progetto itenerante promosso dal
Napoli Teatro Festival Italia. Il grande poeta siriano dialoga con Franco
Buffoni e Francesca Maria Corrao sulla poesia contemporanea e sulle diversità
fra la parola orientale e quella occidentale. Feltrinelli Libri e Musica, via
Appia Nuova 427, alle 18. Infoline: 06.7804545. Coro e Orchestra da Camera di
HÖgalid L'associazione internazionale "Amici della Musica Sacra"
presenta il concerto del Coro e Orchestra da Camera di HÖgland diretto da GÖte
Widlund e Per-Gunnar Alldahl. Ingresso libero. Basilica di S. Eustachio, Piazza
di S. Eustachio, alle 21. Infoline: 06.68805816. Il volto di Cristo fra arte e
letteratura Nell'ambito del ciclo di conferenze dal titolo "Neg/otia
Nostra", giornata di studio sul tema della ricerca del vero volto di
Cristo. Università La Sapienza, Aula A del Dipartimento di studi
storico-religiosi, Facoltà di lettere, piazzale Aldo Moro 5, alle 9.30. Israele e gli ebrei In occasione
dell'uscita del n. 95 di "Lettera Internazionale", rivista europea di
cultura, presentazione del dossier "Israele e gli ebrei". Introduce Biancamaria Bruno, partecipano
Federico Coen, Giorgio Gomel, Victor Magiar, David Meghnagi e Aldo Zargani.
Casa della Memoria e della Storia, via San Francesco di Sales, 5, alle 17.
Infoline: 06.6876543. La bellezza salverà il mondo Per gli incontri del martedì
sul tema "La bellezza salverà il mondo" oggi si parla di "Crisi
della politica: possibili vie d'uscita" con Sergio Rizzo. Club
Montevecchio, piazza Montevecchio 6/a, alle 18. Infoline: 338.6910200
www.clubmontevecchio.it. Nuovo Cinema Cinese Stasera proiezione del film
"Donggong xigong" (Palazzo dell'Ovest, Palazzo dell' Est) del 1996 di
Zhang Yuan, primo film a soggetto che affonta il tema dell'omosessualità in
cina. Palazzo delle Esposizioni, Sala Cinema, via Milano 9/a, alle 21.
Infoline: 06.39967500. Filippo Paulucci Incontro con Maurizio Lo Re per il
libro "Filippo Paulucci. L'italiano che governò a Riga" (Ed. Books
& Company). Presenta Claudia Pagan. Centro Culturale Libreria Bibli, via
dei Fien aroli 28, alle 17.30. Infoline: 06.5814534. La cura dell'acqua
Presentazione e reading del libro "La cura dell'acqua" di Paercival
Everett (Ed. Nutrimenti). Intervengono Leonardo G. Lucconem John Vignola,
Stefano Gallerani, Edoardo Camurri. Letture di Valentina Pattavina. Papyrus
Caffè, via De Lucchesi 28, alle 18.30. Infoline: 06.6990949. Una guerra d'amore
"Voglio vivere" e "Iila" presentano il volume di Raoul
Follereau "Una guerra d'amore. Appelli ai giovani 1961-1977".
Intervengono Paolo Bruni, Guido Barbera, Claudio Moreno, Dario De Marchi,
Delfina Ducci. Istituto Italo-Latino Americano, Palazzo Santacroce, piazza
Benedetto Cairoli 3, alle 17. Infoline: 06.684921. Animani Fino al 29 giugno
una mostra raccoglie l'ultima fase dell'artista Mario Mariotti. Circa 80 opere
e bozzetti originali dove animali, calciatori e atleti prendono vita dalle mani
dipinte dell'artista. Per i laboratori età minima 3 anni. Casina di Raffaello,
Sala Giani, v.le della Casina di Raffaello (piazza di Siena), alle 9.30.
Infoline: 06.0608. Disegno creativo per bambini Sono aperte tutto l'anno le
iscrizioni al corso che ha lo scopo di insegnare ai bambini ad esprimersi
attraverso immagini e colori. I bimbi svilupperanno storie di fantasie
attraverso il fumetto o il racconto illustrato. Per bambini da
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-29 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Eventi Tre vestiti per le tre religioni monoteiste Con "La
pace è di moda" Gattinoni sfila in ambasciata Le tre religioni monoteiste
unite nel segno della pace e della moda. Stasera l'ambasciatore d'Israele in Italia Gideon Meir e sua
moglie Amira Meir, apriranno per la prima volta le porte della loro residenza
all'evento "La pace è di Moda", firmato dalla Maison Gattinoni.
Saranno infatti le creazioni esclusive di Guillermo Mariotto, direttore
creativo della Maison, a portare in passerella un elegante inno alla
fratellanza tra i popoli. Il primo abito che verrà presentato ad una
platea di ospiti selezionati (tra cui la neo-senatrice Maria Pia Garavaglia,
Edwige Fenech, Massimo Giletti, Milly Carlucci, Luca Barbareschi, Gianfranco
Vissani e David Zard) è un caftano di organza grigia decorato con simboli
religiosi. Così la moda si "tinge" dei colori della pace, perché
chiuderanno il defilè tre abiti, disegnati per l'occasione, dedicati alle tre
religioni monoteiste, Ebraismo, Islam e Cristianesimo. Gli abiti saranno
indossati da tre splendide "ambasciatrici ", appartenenti a fedi
diverse: le modelle Liraz Dror, di religione ebraica, la musulmana Shadine El
Saidi, e Violetta Alfonsi, di religione cristiana. E siccome la pace è un bene
prezioso, le testimonial indosseranno anche tre gioielli creati per l'occasione
dalla principessa-designer Grazia Borghese: sono i preziosi simboli delle religioni,
quali la stella di David, la Mezzaluna, e la Croce, riprodotti in oro rosa e
pietre preziose. A presentare la serata Marta Flavi, mentre l'attrice teatrale
Laura Marchianò leggerà alcuni brani tratti dalla letteratura ebraica,
cristiana e musulmana. Ma non è la prima volta che la moda e la pace vanno a
braccetto. Esattamente dieci anni fa in occasione dei cinquant'anni dello Stato
d'Israele (che tra pochi giorni compie il suo
60Ë?compleanno) al PalaExpo si tenne una sfilata di abiti disegnati da stilisti
israeliani: Anna Fendi presentò un abito dedicato alla pace e le modelle
sfilarono tenendo in mano un ramoscello di ulivo. Disegnare le tre fedi Il
bozzetto degli abiti dedicati alle tre grandi religioni monoteiste disegnati da
Guillermo Mariotto per Gattinoni Ariela Piattelli.
( da "Corriere della Sera" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-04-29 num: - pag: 42 categoria:
REDAZIONALE Ideologie Tra i casi sconcertanti il necrologio dedicato
dall'"Avanti!" al feroce libellista francese E il Psi lodò il
razzista Drumont Socialisti e mondo ebraico, quelle ambiguità difficili da
superare di GIOVANNI BELARDELLI L' 8 maggio
( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO TEL
AVIV - Ancora una strage di civili a Gaza. Quattro bambini e la loro madre sono
morti quando l'artiglieria israeliana ha aperto il fuoco colpendo una casa nel
villaggio di Beit Hanoun, nella parte settentrionale della "striscia".
Almeno altri due palestinesi sono stati uccisi e una decina feriti nell'azione.
"E' tutta colpa di Hamas - ha subito messo le mani
avanti il ministro della Difesa israeliano Barak - perché i militanti
combattono da località dove ci sono molti civili". E più tardi, fonti
militari "dopo un'inchiesta" hanno sostenuto che erano stati presi di
mira due "terroristi" e le cariche "che trasportavano sono
esplose demolendo la casa" uccidendo la donna, Miyasar Abu Meatik,
le due sorelle Rudina e Hana di anni 6 e 3 e i loro fratelli Saleh, 4 e Mousab,
15 mesi. Due loro fratelli più grandi versano in fin di vita. Tra le vittime,
anche un passante. Erano ore che le truppe israeliane operanti nel territorio
scambiavano colpi con militanti di Hamas e, forse, della Jihad islamica.
Immediatamente dopo l'uccisione dei civili sono ripresi i lanci di razzi kassam
contro il territorio israeliano e il movimento islamico ha sollecitato tutti i
palestinesi a compiere azioni di vendetta. L'improvvisa impennata nella violenza
rischia di compromettere la difficile mediazione egiziana per indurre le parti
a raggiungere una tregua che sarà possibile soltanto se Hamas sarà capace di
garantire la fine delle azioni non soltanto sue ma anche delle altre milizie.
Ventuno esponenti delle fazioni palestinesi sono arrivate al Cairo per cercare,
con i mediatori egiziani, a elaborare una posizione comune sulla tregua.
Rappresentanti di Hamas hanno già avuto colloqui con il capo dell'Intelligence
Suleiman e domani dovrebbero arrivare anche esponenti di Fatah. Riferendosi al
quadro più vasto, Mahmoud Abbas ha detto che "l'aggressione non aiuta gli
sforzi per portare alla calma, e ostacola il processo di pace". Il
presidente palestinese è preoccupato. I negoziati, ha ripetuto l'altro giorno dopo
aver incontrato Bush a Washington, non avanzano. Hamas sta guadagnando
credibilità, cosa che potrebbe mettere in difficoltà Abbas se non riesce a
convincere il premier Olmert a compiere iniziative pratiche (cominciare a
smantellare i mini-insediamenti, bloccare la costruzione di nuove colonie e
rendere più facile la vita quotidiana degli abitanti dei territori occupati) di
sostegno all'Autorità palestinese. E' convinzione di tutti, israeliani e
palestinesi, che il prossimo mese di maggio, dopo i festeggiamenti per i
sessanta anni d'Israele, sia fondamentale: o ci sarà
la tregua e ci saranno segni di progresso nel negoziato oppure Olmert lancerà
una vasta operazione di terra a Gaza per colpire la struttura politica e
militare di Hamas. La situazione umanitaria nella "striscia" resta
precaria ma oggi l'Agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi
(Unrwa) riprenderà la distribuzione d'aiuti sospesa da giovedì scorso per
mancanza di carburante. "Siamo riusciti a recuperare
( da "Messaggero, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
O. Dopo essere stata
attaccata la scorsa settimana dagli Hezbollah: "I caschi blu si comportano
come se fossero gli occhi d'Isreale"; e dopo le minacce lanciate dal
numero due di al Qaeda, al Zawahiri: "I mujahidin caccino dal Libano le
forze degli invasori crociati", violente accuse alla
forza di pace sono arrivate ieri da Israele. Il quotidiano Haaretz, citando fonti politiche anonime,
sostiene che l'Unifil "starebbe intenzionalmente nascondendo al Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite informazioni sulle attività condotte dagli
Hezbollah a sud del fiume Litani, allo scopo di evitare di entrare in conflitto
con l'organizzazione militare". Negli scorsi sei mesi, secondo le
fonti israeliane citate dal giornale, ci sarebbero stati almeno quattro casi in
cui soldati dell'Unifil avrebbero identificato unità armate degli Hezbollah
senza intervenire e senza riferirlo al Consiglio di sicurezza. Secondo Haaretz,
le forze armate israeliane e il ministero della Difesa "sono molto
adirati" col comandante dell'Unifil Claudio Graziano, per una asserita
"blanda interpretazione della sua missione". Graziano, hanno detto le
fonti di Haaretz, "sta riferendo mezze verità per evitare imbarazzi e un
conflitto con gli Hezbollah". Immediata la replica del generale Graziano: "Le
accuse di non essere equidistanti o equilibrati sono ingiuste e possono ledere
la credibilità della nostra missione" ha detto il comandante dei caschi
blu in Libano. "La credibilità di Unifil - ha aggiunto - è proprio la
nostra forza maggiore: noi siamo equi e fermi con tutte le parti, riportiamo e
affrontiamo ogni violazione da qualunque parte essa arrivi". Da Bruxelles,
il ministro degli Esteri in pectore Franco Frattini ha fatto sapere di essere
"assolutamente convinto che bisogna fare un ragionamento con i comandi di
tutte le nostre truppe in Medio Oriente per capire se le regole di ingaggio che
esistono sono per loro soddisfacenti, prima di prendere qualsiasi tipo di
decisione". Frattini non ha voluto commentare le accuse israeliane:
"Non le conosco - ha detto - ma certamente le analizzeremo". Sulla
questione della modifica delle regole d'ingaggio lo stesso generale Graziano,
la settimana scorsa, aveva sottolineato come "in ambito Onu non c'è alcuna
richiesta in tal senso", e che comunque "con l'attuale mandato e con
l'attuale situazione, riteniamo che siano adeguate". S.M.
( da "Tempo, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa L'Unifil, la
forza delle Nazioni Unite dispiegata nel Sud ... L'Unifil, la forza delle
Nazioni Unite dispiegata nel Sud del Libano, "sta intenzionalmente
nascondendo informazioni sulle attività di Hezbollah a sud del fiume Litani in
Libano per evitare un conflitto" con il movimento sciita. Lo scrive il quotidiano israeliano Hàaretz, citando fonti
"autorevoli" di Gerusalemme. "Negli ultimi sei mesi ci sono
stati almeno quattro casi in cui i soldati dell'Unifil hanno identificato elementi
armati di Hezbollah, ma non hanno fatto nulla e non hanno presentato rapporti
chiari sugli incidenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite",
prosegue il giornale. L'Unifil definisce "senza alcun fondamento e
totalmente inaccettabili" le accuse mosse al generale Claudio Graziano. La
risposta alle accuse al comdante italiano di Unifil è contenuta in una nota
della portavoce della missione, Yasmina Bouziane. "La fiducia che noi
abbiamo nella professionalità del comandante di Unifil, il generale Claudio
Graziano, mi fa attendere che lui sarà in condizione di corrispondere alle
richieste che gli saranno rivolte, così come alle considerazioni riguardanti la
sua azione di comandante", ha detto il ministro della Difesa, Arturo
Parisi. Sulla questione è intervenuto anche il ministro degli Esteri in pectore
Franco Frattini "è urgente riflettere sull regole d'ingaggio delle truppe
italiane dispiegate in Medio Oriente, discutendone con i comandi
militari".
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 102 del
2008-04-29 pagina 17 Gaza, quattro bambini e la madre uccisi da una cannonata
israeliana di Redazione Un colpo sparato contro un miliziano palestinese è
finito fuori bersaglio da Gerusalemme Nelle stesse ore in cui le milizie
palestinesi di Gaza si dicevano pronte a una tregua, una cannonata israeliana
rischia di far saltare in aria anche quella flebile speranza: un ennesimo colpo
finito fuori bersaglio, e che questa volta ha ucciso quattro fratellini
palestinesi (il più piccolo aveva un anno, il più grande sei), investiti
dall'esplosione insieme alla madre mentre facevano colazione in una casa di
Beit Hanun, nel nord della Striscia. I bimbi sono morti sul colpo, la donna è
deceduta in ospedale. Nell'attacco è rimasto ucciso anche uno studente di 17
anni, Ayoub Atallah, anche lui investito per errore dalle schegge della
cannonata, e infine il vero bersaglio, Ibrahim Hjouj, 25 anni, miliziano della
Jihad Islamica. Colpito da una seconda cannonata, dopo che la prima aveva già
fatto la strage. "Noi chiediamo alle milizie di Hamas e a tutte le fazioni
di rispondere a questo massacro e di essere pronte a difendere il popolo
palestinese", ha dichiarato in una conferenza stampa a Gaza, Abu Zuhri,
portavoce di Hamas. "Noi chiediamo di fare vendetta", ha detto.
"Questo crimine è stato commesso sotto gli occhi della comunità internazionale
e della comunità araba - ha aggiunto - nonostante tutti gli sforzi che si
stanno facendo per giungere a una tregua. Questo dimostra che Israele non era interessato mentre noi la volevamo
sinceramente. L'occupazione israeliana - ha concluso Hamas - si deve ora
preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto". Una minaccia
immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in direzione di
Sderot. "Questa aggressione israeliana non serve agli sforzi di chi sta
tentando di negoziare una tregua e cerca di trovare una soluzione per la
pace" ha dichiarato da parte sua il presidente palestinese Abu Mazen
(Mahmoud Abbas). La mamma dei quattro bambini, Khadra Abu Moatiq, era la quarta
moglie di un pastore beduino di 70 anni, Ahmed, capo di un piccolo harem.
Vedovo di una delle mogli, vive a giorni alterni con le altre tre, dalle quali
ha avuto complessivamente 15 figli. La sua preferita tuttavia era Khadra, la
più giovane, con la quale in questa stagione in cui le pecore restano al
pascolo fino a tardi, viveva in una tenda alla periferia di Beit Hanun, come
prescrive la tradizione beduina. Questa mattina la donna, come era sua
abitudine, alle prime luci del giorno era rientrata nella casa in città per
preparare la colazione e cuocere il pane: con lei c'erano Musab 1 anno, Hama 3
anni, Saleh 4 anni e Rudaina 6 anni. È in questo momento che la povera
costruzione di pietra è stata investita dalla cannonata. Fonti locali hanno
raccontato che poco prima un cecchino palestinese appartenente alla Jihad Islamica
aveva aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana che si trovava poco
distante da Beit Hanun, ferendo lievemente un militare e subito dopo fuggendo.
I soldati hanno risposto provando a colpirlo con una prima cannonata, che però
lo ha mancato investendo invece la casa di Khadra, e infine centrandolo al
secondo colpo. "Noi stiamo investigando su questo drammatico
incidente" ha detto Mark Regev, portavoce del primo
ministro israeliano Ehud Olmert. "Hamas lancia operazioni armate contro Israele dall'interno delle proprie città
- ha dichiarato il ministro della difesa israeliano Ehud Barak - e quindi è
anche responsabile delle vittime che tali operazioni possono provocare fra la
popolazione civile palestinese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Secolo XIX, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Giovanili Genova. Il
savonese El Shaarawy trascina l'Italia under 16 di Giorgio Rocca alle
semifinali del trofeo delle Nazioni in programma a Primorje. L'attaccante del
Genoa, arrivato al Grifone insieme al tecnico Michele Sbravati, ha realizzato
il gol che ha deciso la sfida con la Slovenia (2-0) ed ha fatto parte
dell'undici titolare che ha piegato il Messico (2-1) e il Go&Go (3-0). Ieri gli azzurrini hanno sconfitto ai rigori (4-3) Israele e domani affronteranno la
Croazia in finale. Scoperto da pochi mesi dal selezionatore azzurro, El
Shaarawy è riuscito rapidamente a conquistare la fiducia di tutto l'ambiente
della nazionale per le sue qualità tecniche, ma anche umane. Sabato (ore
15 ad Arenzano) toccherà alla Primavera di Luca Chiappino piazzare l'acuto
giusto di un'annata che, cominciata in sordina, ha mostrato un crescendo
incredibile. L'obiettivo dei Grifoncini è non perdere con il Brescia per
conquistare almeno il quinto posto (arriverà quarto in caso di vittoria) che
spalancherà le porte delle finali nazionali. Probabile che il tecnico genoano
utilizzi la stella Silvano Raggio Garibaldi, come capitato a Torino sabato
scorso. 29/04/2008.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
POLEMICA
DEL QUOTIDIANO HAARETZ SUL MANDATO DEI NOSTRI SOLDATI IN LIBANO Israele accusa i
caschi blu italiani.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Quattro
fratellini Strage di bimbi a Gaza per un missile israeliano Erano quattro, il
più piccolo aveva un anno, il più grande 5. Insieme alla madre stavano facendo
colazione quando un colpo di mortaio israeliano, diretto a due membri della
Jihad islamica, ha spazzato via la loro casa a Beit Hanun, Gaza. I bimbi sono morti subito, la madre
poco dopo. Ucciso anche un passante. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon ha
condannato la strage, Israele si difende dicendo che
probabilmente ha detonato l'esplosivo che i guerriglieri avevano addosso.
( da "Riformista, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Vittime a gaza
tsahal e hamas si rimpallano la responsabilità La morte di quatto bambini
palestinesi apre una ferita nella coscienza d'Israele
Quattro fratelli, tutti sotto i sei anni. Rudina (6 anni), Saleh (4), Hana (3)
e il neonato Mousad, della famiglia Abu Maetak, ieri mattina sono stati uccisi
insieme alla loro mamma da un'esplosione nella loro casa di Beit Hanoun, nel
Nord della Striscia di Gaza, in quello che sembra un bombardamento
dell'artiglieria israeliana. Quando sono state chiuse le pagine di questo
giornale Tsahal non confermava né smentiva la versione, fornita da fonti
palestinesi, sull'esplosione di Beit Hanoun. Ma già a poche ore dalla strage i
principali media di Gerusalemme - dall'edizione online di Haaretz al più
conservatore Yediot Ahronot - riportavano l'episodio, che sembra destinato ad
aprire una ferita profonda nella coscienza del paese. Sempre
nella scorsa mattinata da Gaza è partito un bombardamento (almeno sette qassam
e nove colpi d'artiglieria) sul territorio israeliano, tra Sderot e Ashkelon.
Secondo Haaretz uno dei razzi è caduto di fianco a una scuola: Hamas ha
rivendicato gli attacchi. È da Beit Hanoun che sono lanciati molti dei razzi
caduti sulle cittadine nel Sud di Israele negli ultimi tre anni. Questa la versione palestinese:
erano circa le otto del mattino, Miyasar Abu Maetak, madre dei quattro bimbi
uccisi, stava preparando la prima colazione, quando un'esplosione ha distrutto
la loro abitazione - un colpo di artiglieria israeliana, sostiene la fonte.
Rudina, Saleh, Hana e Mousad sono morti sul colpo. La donna è rimasta
gravemente ferita ed è morta poche ore dopo in ospedale, mentre un adolescente
di 17 anni è stato ucciso dall'esplosione mentre stava andando a scuola. Nella
stessa azione sarebbe morto anche un militante della Jihad islamica. Diversa la
versione delle forze armate israeliane, che fanno sapere di "stare
esaminando la faccenda". Per il momento Tsahal conferma uno scontro armato
a Beit Hanoun, ma non si assume la responsabilità dell'esplosione: "Tsahal
ha identificato alcuni uomini armati vicino a una pattuglia operativa a Beit Hanoun.
Alcuni soldati della brigata Givati sono stati impegnati in uno scontro a
fuoco" ha detto una fonte militare a Yediot Ahronot. Durante l'operazione
è rimasto ferito un soldato israeliano. Quanto alla deflagrazione che ha ucciso
la famiglia di Beit Hanoun, secondo la fonte militare, tra le opzioni sul
tavolo c'è anche la possibilità che sia stata causata dall'esplosione di armi
palestinesi: il fuoco israeliano avrebbe colpito un miliziano che stava
trasportando una cassa di munizioni nei pressi della casa. In ogni caso, prima
di fare dichiarazioni ufficiali, Tsahal aspetterà di "avere una fotografia
più ampia e più chiara" dell'accaduto. L'ufficio del primo ministro Ehud
Olmert si è limitato a commentare: "Israele fa il
possibile per evitare le vittime tra i civili". Ma la Gerusalemme la
sinistra radicale punta il dito contro i vertici militari, pur senza prendere
una posizione sulla dinamica dell'incidente: "Le perdite tra i bambini e i
civili obbligano l'esercito a riconsiderare i propri metodi" ha detto
Chaim Oron, presidente del partito Meretz. Intanto i fatti di Beit Hanoun
sembrano allontanare sempre più il cessate il fuoco tra esercito israeliano e i
miliziani della Striscia di Gaza, che gli egiziani stanno cercando di
negoziare. Hamas, che dallo scorso giugno controlla la Striscia, sostiene che Israele non è interessato a una tregua: "Dunque i
bracci armati palestinesi continueranno a rispondere con ogni mezzo", ha
detto il portavoce Sami Abu Zuhri. Il presidente Abu Mazen, che controlla la
Cisgiordania, ha commentato: "Questa aggressione blocca il processo di
pace". Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak respinge le accuse
al mittente: "A causa del modo in cui si muove in mezzo alla popolazione,
Hamas è direttamente responsabile di una parte delle perdite di civili
innocenti". Durante il weekend un'altra ragazzina palestinese, Marya
Marouf 14 anni, era rimasta uccisa durante un'operazione israeliana nella
Striscia di Gaza. Suo padre era il militante di Hamas Hassan Marouf. Anna Momigliano
29/04/2008.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
storia Ivo Pastorino SAVONESI ARCHEOLOGI IN ISRAELE Napoletani presenti ai
quattro angoli del mondo? Certo, ma non solo. Da qualche tempo anche i savonesi
non scherzano. In questi giorni partecipano,con il Centro internazionale di
studi preistorici ed etnologici a una serie di nuove scoperte archeologiche di
una missione nel deserto del Negev, in Israele. Siti di arte rupestre, luoghi di
culto, necropoli e insediamenti risalenti al III millennio a.C. La missione,
diretta dal prof. Emmanuel Anati, sotto gli auspici del Cispe e della
Fondazione Passaré, ha rivelato nuovi dati sulle antiche culture. Le scoperte
offrono una nuova visione della vita nel deserto nel corso dei millenni;
origini di tradizioni che ancora oggi sopravvivono presso le tribù beduine. La partecipazione
alla missione della Fondazione Passarè coordinata da Giuliano Arnaldi
nell'ambito del progetto Tribaleglobale, pone in particolare enfasi gli aspetti
relativi alla storia dell'arte. Il materiale audio e video raccolto dagli
operatori della missione diventerà oggetto di eventi e performance che saranno
presentati a luglio a Casa Jorn di Albissola. I savonesi che partecipano alla
missione sono Giuliano Arnaldi coordinatore del laboratorio multimediale,
Nicolò Arnaldi cartografo, Roberto Sartor, Chiara Pecenik e Laura Cagnin.
( da "Stampa, La" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Retroscena La pace è
lontana e i palestinesi sempre più divisi "A Gaza si muore Ramallah
danza" FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Ramallah balla da
sola. Sempre più da sola, icona tragica d'una ipotesi di pace destinata a
dividere, anziché unire, i palestinesi e gli israeliani. La capitale politica
dell'Autorità Nazionale Palestinese tira le somme della terza fortunata
edizione del "Contemporary Dance Festival" mentre a Gaza divampa la
battaglia con l'esercito israeliano che ieri ha fatto 7 nuove vittime, di cui 4
bambini. In serata al Kasabah Theatre, un paio d'isolati dalla Muqata, il
quartier generale del presidente Abu Mazen lontano anni luce dai campi profughi
del sud, si respirava ancora l'atmosfera della festa, i tecnici sul palco a
smontate le luci e l'aria densa delle sigarette del pubblico autorizzato a
fumare, unica vera differenza rispetto a un teatro di Roma o Parigi. Dieci
giorni di performance, 14 compagnie europee e 12 palestinesi, centinaia di
spettatori: un'infamia secondo i fondamentalisti di Hamas, che per tutta la
durata della manifestazione hanno denunciato "la leggerezza di danzare sul
sangue dei martiri". Da settimane gli inviti al boicottaggio del Festival
rimbalzano dalla tv Al Aqsa alle decine di siti Internet collegati al movimento
islamico al potere a Gaza: chi cita la sharia, severissima nel proibire agli
uomini di ballare con le donne, e chi mette all'indice il cattivo gusto di
celebrare l'arte ignorando "la guerra distante meno di cento
chilometri". A tutti, la risposta pacata del direttore Khaled Elian:
"La nostra resistenza all'occupazione israeliana parla la lingua del corpo
e della musica anziché quello delle armi". Questione di gusti d'accordo,
ma stavolta tutù e scarpette non c'entrano: sotto i riflettori di Ramallah non
è andata in scena solo la danza contemporanea ma, soprattutto, l'ennesimo atto
del conflitto fratricida che contrappone la vecchia e pragmatica guardia di
Fatah agli irriducibili di Hamas che espongono i corpi dei bambini uccisi dalle
cannonate israeliane, macabro omaggio alla resistenza. Nelle strade e nei caffè
di Hebron, Nablus, Jenin, tra la gente delle principali città della
Cisgiordania i morti di Gaza sono eroici shahid, martiri, come laggiù, a Khan
Younis, Jabalya, Beit Hanun. Identiche le foto commemorative appese nelle
piazze. Ma la politica utilizza un linguaggio differente e segue altre vie.
Così, ieri, fonti interne all'Autorità palestinese ammettevano al quotidiano
israeliano Jerusalem Post le responsabilità di Hamas nella crisi della benzina
che sta indebolendo le ultime energie di Gaza. Una strategia di logoramento, a
detta delle talpe della Muquata, volta a coinvolgere emotivamente la comunità
internazionale: "Dozzine di miliziani hanno attaccato con pietre e
kalashnikov i camion con il carburante che attraversavano il valico di Nahal Oz
diretti all'Unrwa e agli ospedali di Gaza obbligandoli a tornare
indietro". Una tesi simile a quella del ministro della
difesa israeliano Ehud Barak, convinto della responsabilità di Hamas
nell'"eccidio dei civili". Durante il weekend l'Autorità Nazionale
Palestinese aveva negoziato con Israele, che da mesi risponde al lancio di razzi Qassam razionando le
forniture, l'ingresso di 250 mila litri per l'agenzia dell'Onu preposta
all'assistenza di oltre 500 mila palestinesi. I taxi e le automobili di
Gaza camminano grazie a dosi massicce di olio da cucina che addensano l'aria
come in una friggitoria di falafel. Se il prezzo della benzina è triplicato,
quello dell'olio di sesamo è alle stelle, la stessa bottiglia che un anno fa costava
35 schekel, circa 6 euro, viene venduta oggi a 150. La performance tragica di
Gaza riflette le volute acrobatiche di Ramallah dove in queste ore il
presidente Abu Mazen si gioca la carriera sulla benedizione
dell'amministrazione americana in congedo, fosse pure per un accordo
scismatico, pace tra tra Israele e Cisgiordania e
tregua con Gaza. Il mondo assiste in platea. Il segretario generale dell'Onu
Ban Ki-moon condanna i raid israeliani, l'organizzazione umanitaria Save the
Children denuncia l'infazia falcidiata a Beit Hanun, Hamas chiede vendetta,
apparentemente indifferente ai tentativi di mediazione egiziani e turchi. I
protagonisti di questo di dramma, soli come soltanto gli attori, si guardano
gli uni con gli altri e alzano la voce per esorcizzare la debolezza di un coro
di monologhi. www.lastampa.it/paci.asp.
( da "Giornale.it, Il" del 29-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 102 del
2008-04-29 pagina 17 Israele accusa: "Il generale
italiano copre Hezbollah" di Gian Micalessin Sul quotidiano Haaretz dure
accuse da ambienti militari e politici al comandante della missione Unifil Claudio
Graziano: "Rapporti annacquati all'Onu". Denunciati quattro episodi
in cui non sarebbero stati affrontati guerriglieri armati: un segnale per
ottenere più fermezza La pazienza è finita. Israele è stufo e spara a zero sull'Unifil e sul suo comandante, il
generale italiano Claudio Graziano. La dichiarazione di guerra, resa pubblica
attraverso le indiscrezioni del quotidiano Haaretz, parla chiaro. Tsahal,
l'esercito israeliano, e il ministero degli Esteri di Gerusalemme accusano la
missione Onu di coprire ogni notizia sul riarmo delle milizie filoiraniane,
sottolineano l'indulgenza dei Caschi blu nei confronti dei miliziani sorpresi a
scortare camion di armamenti, rinfacciano al generale Graziano di interpretare
con leggerezza e scarsa determinazione il dettato dalla Risoluzione 1701. Il
disappunto israeliano è espresso da alcuni alti ufficiali di Tsahal che, stando
al quotidiano, rimproverano al nostro generale di "presentare mezze verità
per evitare situazioni di imbarazzo e di conflitto con Hezbollah". Il
generale Graziano nega tutto, liquida come "attività di
disinformazione" le indiscrezioni di Haaretz e ricorda che le
"ingiuste accuse" possono "ledere la credibilità della
missione". Per il generale "la credibilità di Unifil è la nostra
forza maggiore: siamo equi e fermi con tutte le parti, riportiamo e affrontiamo
ogni violazione da qualunque parte arrivi. L'Unifil - aggiunge - sta svolgendo
il suo compito principale, che è il mantenimento del cessate il fuoco in Libano
in un momento interno di grave difficoltà". Le "mezze verità"
del generale Graziano, a detta degli israeliani, puntano invece a coprire i
quattro incontri ravvicinati tra Caschi blu e miliziani armati del Partito di
Dio susseguitisi negli ultimi sei mesi. In tutti questi casi, sostiene Haaretz,
l'Unifil non solo non ha fatto nulla, ma ha anche omesso di trasmettere
"un rapporto completo sull'incidente al Consiglio di Sicurezza
dell'Onu". La più grave delle "mezza verità" coprirebbe
l'incidente del 30 marzo, quando una pattuglia italiana sarebbe stata messa in
fuga con le armi da Hezbollah. Secondo il comando Unifil tutto si riduce ad una
fugace contrapposizione notturna con degli "uomini armati non
identificati". Secondo Haaretz l'incontro è un vero "scontro",
durante il quale gli uomini di Hezbollah di scorta ad un "camion pieno di
esplosivo minacciano il battaglione italiano dell'Unifil con le armi". E
la reazione dei nostri soldati non è – per Haaretz - delle più efficaci visto
che "invece di usare la forza come richiesto dal mandato i soldati
dell'Onu hanno abbandonato la loro posizione". L'"annacquato"
rapporto dell'Unifil al Consiglio di Sicurezza ometterebbe tutti questi
particolari, liquidando l'incidente come "il primo di questo tipo" e
dimenticando i tre casi analoghi dei mesi precedenti. Il generale Graziano
replica di aver lui stesso "riportato l'accaduto in sede di riunione
tripartita". Un comunicato dell'Unifil ammette però che la pattuglia
italiana è stata bloccata da "tre macchine cariche di uomini armati mentre
seguiva un pick up" e conferma indirettamente la gravità dell'episodio.
"La pattuglia – ammette l'Unifil - ha fronteggiato gli elementi armati che
hanno abbandonato la zona tre minuti dopo". L'aspetto più interessante
della polemica innescata da Haaretz è il taglio "italianocentrico"
delle accuse. Oltre a puntare il dito contro Graziano, le anonime fonti di
Gerusalemme sottolineano le responsabilità dell'unità italiana, colpevole di
aver permesso il passaggio di un carico di armamenti. Tutta questa animosità,
secondo alcuni osservatori, non va letta come un'accusa ai nostri militari, ma
come una denuncia dell'uscente governo Prodi colpevole di sfruttare il comando
dell'Unifil e il controllo del contingente più numeroso (2.400 uomini su
13mila) per imporre un comportamento remissivo e indulgente nei confronti di
Hezbollah. Israele, insomma, vuole approfittare del
cambio ai vertici della politica italiana per chiedere all'Onu e alla comunità
internazionale maggior determinazione e più concretezza nell'attuare quel
mandato della risoluzione 1701 che prevede, tra l'altro, il disarmo di tutte le
milizie presenti nel sud del Libano. Propositi espressi con chiarezza da una
fonte del governo israeliano secondo cui "la politica della copertura e
dell'annacquamento non durerà a lungo, una volta reso pubblico il tentativo di
nascondere le informazioni le cose cambieranno". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SALONE DEL LIBRO Il
questore: "Nessun divieto per le bandiere di Israele" Nessun divieto di esporre
le bandiere di Israele. Nè
- e sarebbe anche assurdo solo sospettarlo - qualsiasi azione discriminatoria
nei confronti di associazioni o gruppi. Il questore, Stefano Berrettoni,
chiamato in causa per un presunto divieto di esporre la bandiera d'Israele in città, nel giorno
dell'inaugurazione, l'8 maggio, della Fiera del Libro, ha voluto
specificare che "il divieto riguarda tutte le manifestazioni all'esterno,
che collimano tra l'altro, con la visita del Capo dello Stato. Per ovvie
ragioni di sicurezza. Non ho competenza per quanto riguarda gli spazi
interni". Per i giorni successivi, sono già in programma numerosi
appuntamenti politici.
( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina IV - Torino
Il caso L'inaugurazione della Fiera del Libro Per Napolitano poco pubblico e
niente cortei Niente pubblico, ma sì alla presenza degli espositori e degli
addetti ai lavori, durante la visita del presidente della Repubblica, l'8 marzo
all'inaugurazione della Fiera del Libro. Nessuna manifestazione pubblica, però,
sarà autorizzata quel giorno dalla questura di Torino. Sono le decisioni prese
ieri dopo i febbrili colloqui del presidente della Fondazione, Rolando
Picchioni, con il Quirinale, i cui funzionari pretendevano, nei giorni scorsi,
un Lingotto vuoto per il passaggio di Napolitano. L'edizione di quest'anno
della kermesse libraria è da mesi al centro di polemiche per la decisione degli organizzatori di chiamare Israele come Paese ospite d'onore: una scelta contestata da diversi
fronti e in particolare da ambienti vicini alla sinistra radicale e all'area
antagonista. Nei giorni scorsi diverse associazioni avevano chiesto di manifestare
l'8 maggio. "Ma quel giorno - dice il questore, Stefano Berrettoni - non
consentirò alcuna manifestazione pubblica esterna. Una scelta che ho
preso esclusivamente per ragioni di ordine pubblico. Quanto verrà deciso
all'interno della Fiera non è di mia pertinenza: ne prenderò semplicemente atto
per predisporre i servizi idonei".
( da "Unita, L'" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Scontro con Israele D'Alema difende
l'Unifil in Libano Il quotidiano Haaretz aveva accusato il generale Graziano di
coprire Hezbollah di Umberto De Giovannangeli LA SUA RIMOZIONE ha una matrice
politica. La sua uscita di scena non ha nulla a che vedere con ragioni
operative, ma rimanda a una determinazione che accomuna ambienti governativi
israeliani con il futuro governo di centrodestra italiano. Il
"caso-Grazia- no" si spiega così. Nei tempi e nei modi della sua
esplosione. A sostegno del comandante della missione Unifil nel Sud Libano è
sceso ieri in campo il ministro degli Esteri Massimo D'Alemma. Il titolare
della Farnesina ha espresso pieno sostegno all'operato dell'Unifil e del suo
comandante, Claudio Graziano, sottolineando come le forze della missione
internazionale delle Nazioni Unite stiano operando nel pieno apprezzamento di
tutte le parti coinvolte e in piena conformità con le disposizioni della
risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1701. Lo rende noto la Farnesina,
precisando che "a commento di articoli di stampa che rilevavano asserite
carenze nei meccanismi di informazione da parte Unifil su incidenti
verificatisi nel territorio di propria competenza, D'Alema, in linea con quanto
è stato ribadito anche dalla portavoce del Segretario Generale delle Nazioni
Unite, Ban Ki-Moon, ha evidenziato che il mandato prevede una stretta
collaborazione tra l'Unifil stesso e le Forze Armate Libanesi per la
stabilizzazione dell'area a sud del fiume Litani. Tale obiettivo è stato
perseguito attraverso un meccanismo di costante raccordo e scambio di
informazioni che coinvolge, ha poi rimarcato, anche le Forze Armate israeliane.
I quasi due anni di stabilità al confine tra Israele e
Libano dopo il devastante conflitto dell'estate 2006, ha sottolineato il
Ministro D'Alema, costituiscono la miglior testimonianza dell'efficacia
dell'azione svolta dall'Unifil. Puntualizzazione che trova consensi sia negli
ambienti governativi che in quelli dell'opposizione libanesi, che non
nascondono la loro preoccupazione per la ventilata modifica delle regole
d'ingaggio dei nostri soldati impegnati nella missione Onu, della quale nei
giorni successivi alle elezioni del 13 e 14 aprile hanno parlato esplicitamente
sia il futuro premier Silvio Berlusconi che il pressoché certo neo ministro
degli Esteri, Franco Frattini. Una cosa è certa: la serietà
del giornale israeliano, Haaretz, che ha esplicitato gli attacchi rivolti da
ambienti politici e di governo israeliano all'operato dell'Unifil e del suo
comandante, il generale Claudio Graziano. È lo stesso Graziano a chiarirlo
quando in una dichiarazione all'Ansa afferma: "Oggi (l'altro ieri sera,
ndr.) sono stato in contatto con i vertici dell'esercito di Israele e mi hanno confermato che l'articolo (di Haaretz,
ndr.) non proviene da fonte militare israeliana e non interpreta in alcun modo
il pensiero dei militari israeliani". Si tratta di un punto-chiave nella
ricostruzione di un attacco tutto politico: "Al di là delle differenze di
opinioni - insiste il comandante dell'Unifil - che possono esserci tra parti
che cooperano, l'operato dell'Unifil è giudicato credibile e il suo comandante
non è mai stato criticato, hanno detto i miei interlocutori". Haaretz
aveva scritto che l'Unifil non riferisce al Consiglio di Sicurezza dell'Onu un
quadro preciso della situazione in sud Libano, "dissimulando
intenzionalmente" violazioni della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite da
parte degli Hezbollah. Secondo lo stesso giornale, Graziano avrebbe inoltre una
"blanda interpretazione della sua missione" e "sta riferendo
mezze verità per evitare imbarazzi e un conflitto con gli Hezbollah".
Graziano ha sottolineato che anche con l'esercito libanese il rapporto è
ineccepibile, e ha ricordato che i militari libanesi sono partner dell'Unifil,
in base alla risoluzione 1701 dell'Onu: "con loro lavoriamo spalla a
spalla, a volte li chiamiamo fratelli in armi". Ma è forse proprio questa
"fratellanza" che non è gradita ad ambienti governativi israeliani
che vorrebbero un impegno più deciso, "combattente", dei caschi blu,
nei confronti delle milizie di Hezbollah. Per farlo, occorre una modifica delle
regole d'ingaggio dei soldati Onu, e tra essi di quelli italiani; modifica che
delinea una profonda trasformazione del senso politico della presenza della
forza internazionale nel Paese dei Cedri. Gerusalemme sa che il nascente
governo italiano intende operare una sostanziale discontinuità nella politica
mediorientale del governo uscente. Una discontinuità che parte dal Libano. E
dall'uscita di scena di un generale troppo "dialogante".
( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 103 del 2008-04-30
pagina 30 Sul prossimo numero della rivista "Nuova Storia
Contemporanea" di Redazione La rivista La storia dei due diplomatici
italiani che tra l'ottobre del 1939 e l'aprile del 1940 salvarono migliaia di
ebrei è raccontata da Sergio L. Minerbi nel numero di Nuova Storia
Contemporanea, in libreria dal 5 maggio (Le Lettere, pagg.168, euro 10,50).
Questo mese, la rivista diretta dallo storico Francesco Perfetti ospita, tra
l'altro, un saggio di Aldo Ricci sulla questione triestina, uno di Raffaele Nocera
sul governo italiano e la Dc di fronte al golpe cileno e un intervento di
Sergio Bertelli sull'affaire Gramsci: ricordi e critiche di un avvocato
difensore. L'autore Sergio L. Minerbi è nato a Roma nel 1929. Giunto in Palestina nel 1947, dopo aver vissuto per dieci anni nel
kibbutz Ruhama, si è laureato a Gerusalemme e alla Sorbona. È stato ambasciatore d'Israele ad Abidjan e a Bruxelles e docente universitario a Gerusalemme e
ad Haifa. Ha pubblicato diversi libri e decine di articoli di storia ed economia.
È esperto di rapporti tra Israele e Vaticano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XI - Milano
L'integralismo islamico si batte con i "no" In questo caso,
probabilmente anche grazie al fatto che la proibizione dell'ora di musica era
inconcepibile, nessuno si è alzato in difesa degli integralisti islamici. Ma se
fosse stato altro in discussione? Per esempio l'utilizzo del burqa da parte di
studentesse, o l'adozione di un libro di un autore
israeliano? Siamo certi che dalla politica o dal mondo intellettuale non si
sarebbe alzato qualcuno a sproloquiare in nome del diritto alla diversità? è
proprio su costoro che puntano i fondamentalisti per farsi strada. Se le
istituzioni e la pubblica opinione fanno sponda alle rivendicazioni dei
fanatici, essi vengono legittimati e rafforzati nella loro lotta contro
l'Islam moderato. Con il rischio, anzi la certezza, che le loro richieste si
facciano sempre più numerose e intransigenti. Esistono invece diversi esempi di
come salde istituzioni possano "modellare" l'Islam verso una versione
più tollerante. Il più limpido è quello canadese, dove il Council on
American-Islamic Relations (Cair) aveva preso posizione a favore di alcuni
tassisti musulmani che si rifiutavano di caricare i ciechi (perché accompagnati
dai loro cani, impuri) sui taxi, arrivando a sostenere che "la saliva dei
cani invalida la purezza spirituale necessaria per la preghiera". Di
fronte all'indignazione popolare, in poche settimane il Cair fece marcia
indietro esortando i musulmani a far salire sui loro taxi passeggeri
non-vedenti. Era cambiato il Corano in poche settimane? No di certo. è solo la
dimostrazione che l'unico modo che abbiamo per fermare le derive integraliste è
quello di avere istituzioni salde che sappiano dire no. Proprio come hanno
fatto la preside della scuola di via dei Narcisi e il provveditorato, nonché il
consolato marocchino. Purtroppo già sappiamo che è solo questione di tempo
prima che esploda il prossimo caso. Per questo bisogna muoversi subito per
rafforzare l'Islam moderato, iniziando con l'istituire nel nostro paese una
scuola per imam. Magari proprio nella nostra città. Solo così infatti si può
sognare di fare un grande regalo alla Milano dell'Expo 2015: una città le cui
moschee ? guidate dai nuovi imam qui laureati ? divengano sinonimo di
tolleranza. DAVIDE ROMANO.
( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Non alterate l'equilibrio
nucleare" Avvertimento di Bush ad Ahmadinejad "Parlare a suocera
perché nuora intenda". Questo, ha chiarito George W. Bush, l'obiettivo che
la Casa Bianca voleva raggiungere rivelando la settimana
scorsa i dettagli del raid aereo con cui Israele rase al suolo lo scorso 6 settembre una centrale nucleare in
Siria realizzata dai tecnici nordocreani. "Volevamo chiarire pienamente a
Pyongyang - ha detto Bush durante una conferenza stampa - che siamo a
conoscenza di più elementi di quanto loro pensino", e, "intendevamo
far sapere all'Iran quello che rischiano a alterare l'equilibrio
nucleare in Medio Oriente". Il presidente ha anche difeso la scelta di
ritardare di 7 mesi la divulgazione dei particolari per evitare il rischio di
una "rappresaglia" siriana contro Israele.
Bush infine ha accusato Hamas di minare il processo di pace in Medio Oriente,
con l'aiuto della Siria e dell'Iran, ma ha aggiunto di non avere perso la
speranza di riuscire ad arrivare a un accordo di pace israelp-palestinese entro
il suo mandato.
( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Bologna
Un rapporto del Viminale lancia l'allarme sui "Fratelli Musulmani"
Quell'Islam nel mirino per il rischio integralismo L'ex direttore difese i
kamikaze e venne cacciato LUIGI SPEZIA Il problema sarebbe anche l'Ucoii,
dunque. L'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia è la
"grande casa" di molti gruppi musulmani, forse la maggioranza e,
secondo molti esperti di Islam compreso Khaled Fuad Allam, docente di
Sociologia del mondo musulmano all'Università di Trieste, "manifestazione
della ramificazione internazionale della Fratellanza Musulmana". In un
rapporto della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, anticipato nel
marzo scorso da Repubblica, che descriveva i rischi di integralismo nelle
moschee italiane, si parla anche della moschea di via Pallavicini a Bologna, in
questi termini: "Pur non riscontrandosi la presenza di elementi
estremisti, rimane motivo di perplessità la presenza di esponenti del gruppo
"Fratelli Musulmani"". Dal Viminale nessun allarme diretto su
Bologna, nessun atto e contatto con l'estremismo e lo jihadismo islamico, ma la
"perplessità" che induce alla prudenza sul conto di un gruppo
monitorato dalle autorità di sicurezza. Una prudenza che viene in qualche modo
riconfermata dalla lettura dell'atteggiamento "politico" dell'Ucoii,
che prima non firma la Carta dei Valori, proposta dal ministro dell'Interno
Giuliano Amato a tutte le organizzazioni di immigrati e, poi, più di recente,
non firma neppure l'adesione alla federazione delle comunità islamiche. E'
anche da queste decisioni che bisogna attingere per capire la
"svolta" di Palazzo d'Accursio. Ma l'Ucoii replica a Cofferati.
"Il sindaco vada a verificare se è vero che il ministro dell'Interno ha
chiesto all'Ucoii di firmare per l'ingresso nella confederazione musulmana -
afferma Izzedim Elzir, portavoce dell'Ucoii -. Amato non ci ha chiesto di
firmare. E abbiamo approvato in assemblea generale la Carta dei Valori".
Negli ambienti dell'Ucoii, si dice che il problema sono le elezioni comunali
alle porte: "Il centrosinistra non vuole che la moschea sia usata dai suoi
avversari politici". Il presidente del centro di cultura islamica Radwan
Altounji, anni fa, ad una precisa domanda, rispose: "Io non critico i
Fratelli Musulmani, ma non abbiamo né legami organizzativi né contatti
diretti". Ad un'altra domanda riguardante Hamas, che ha legami con i
Fratelli Musulmani, rispose: "Non abbiamo mai ospitato elementi di Hamas a
Bologna... le raccolte di denaro che facciamo sono spesso per andare incontro
alle necessità di moschee più piccole, come quella di Sassuolo". A
Sassuolo ci sono due moschee, di diversa ispirazione. Non si sa a quale delle
due siano arrivati i finanziamenti di Bologna. Ma chi sono i Fratelli
Musulmani? Nacquero negli anni '20 in Egitto per rispondere con i valori della
tradizione religiosa coranica all'aggressione dell'Occidente nel mondo arabo.
Il suo fondatore, Al Asan al Banna, proveniva da una confraternita religiosa
"e questa sua origine condizionerà il futuro della Fratellanza. C'è un
livello esteriore, ma c'è un secondo livello più nascosto", dice Fuad. Il
movimento ora è rappresentato al Parlamento egiziano, ma in passato è stato
duramente represso: "Ha rappresentato spesso un "rito di
passaggio", una sorta di palestra intellettuale per molti che sono passati
al terrorismo islamista". Non è questo il caso di Bologna, ovviamente. Il
Viminale non ha elementi per definire pericolosa la moschea di via Pallavicini,
che ha avuto in passato alcune tensioni poi risolte. Nel 1997, venne arrestato
un tunisino, Ben Braim Saidani, che nel luogo di culto allora situato dentro i
precari locali di via Massarenti, venne sospettato di diffondere il verbo
oltranzista. Fu un caso isolato. Un altro momento di tensione il centro di
cultura islamica lo attraversò nel 2005, quando venne cacciato proprio il
direttore egiziano del centro, Nabil Bayoumi, che in una intervista in tv
difese le azioni dei kamizake. Nessuna inchiesta venne aperta dalla Procura di
Bologna, poiché Nabil parlava di Palestina, non di Bologna
e la sua venne rubricata come una manifestazione del pensiero e nulla più.
Venne espulso anche qualche nemico della moschea da posizioni più estremiste.
Quattro tunisini vennero rimandati in patria nel settembre del 2006 dal
ministro Amato perché ritenuti pericolosi per la sicurezza interna. Tra loro
Mohammad Sultan Hammadi, ritenuto vicino a Abu Qatada, portavoce di Bin Laden
in Europa. "Non c'entro nulla col terrorismo - disse
Hammadi mentre era sul cellulare della polizia diretto all'aeroporto - . Sono
stati i Fratelli musulmani della moschea di Bologna a parlare male di me alle
autorità". Era il tempo in cui l'Ucoii dette alle stampe un manifesto con
il quale paragonava Israele
al nazismo.
( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VII - Bologna
La lezione di Vattimo ai collettivi "Vivetela come una tranquilla occupazione
di liceo" Il filosofo davanti a 150 studenti dei collettivi. Tema il boicottaggio di Israele ELEONORA CAPELLI "Occupare non è un reato. Ma vivetela come
una tranquilla occupazione di liceo". Gianni Vattimo arriva alle 21,30
nell'aula due occupata della Facoltà di Lettere tra gli applausi di oltre 150
ragazzi venuti ad aspettarlo. Prima si inorgoglisce e scherza:
"Varco per la prima volta da occupante la soglia di un'aula universitaria.
Neanche da studente ho mai partecipato alle occupazioni: alea iacta est. Il
dado è tratto" dice facendosi largo tra le bandiere della Palestina del collettivo Cua dei autonomi universitari che
ha organizzato l'incontro. Ma poi invita gli studenti a non eccedere
nell'orgoglio da occupanti. A non prendersi troppo sul serio insomma. "Io
mi preoccupo di non compiere reati - comincia - e occupare non è un reato.
Siamo entrati senza la violenza e non è interruzione di pubblico servizio. Se
poi il Rettore ci vuol far sgomberare allora sarà una scelta sua". Risponde
così a chi ha detto no al dibattito sul boicottaggio di Israele
alla Fiera del Libro, dal rettore Pier Ugo Calzolari al preside della facoltà
Giuseppe Sassatelli, che avevano negato l'aula per l'incontro. Ma poi bacchetta
anche gli studenti e minimizza "l'occupazione" dell'aula: "Non
"sfrucugliate", non insistete sul fatto che avete occupato la
facoltà. Questa è come una tranquilla occupazione di liceo. Mi dispiace mettere
in imbarazzo il preside e il Rettore. Neanch'io al loro posto - ammette - avrei
saputo che fare. La prendo pacificamente". Tanto che a chi gli chiede se
tornerà all'università di Bologna che lo ha "boicottato" lui sorride:
"L'Università non è come persona che puoi decidere di non vedere
più". La Facoltà di Lettere ha cambiato faccia alle 19 di ieri sera,
quando sono usciti gli ultimi professori e studenti rimasti in città nonostante
il ponte del 1° maggio e su via Zamboni 38 è stata issata la bandiera del Cua.
I ragazzi del collettivo, insieme ai membri del centro sociale Crash, hanno
impedito di chiudere i battenti della facoltà per "garantire al professor
Gianni Vattimo di poter fare un discorso libero". Su di loro e
sull'incontro "Boicotta Israele e sostieni la Palestina" pesava il niet del Rettore Calzolari e del
preside Sassatelli, che nei giorni scorsi avevano negato la disponibilità di
un'aula per il dibattito. E allora i ragazzi si sono organizzati e alle 19
precise una ventina di loro ha di fatto impedito ai bidelli di chiudere i
portoni. "Occupiamo perché questo è un precedente pericoloso" ha
detto Matteo di Cua: "Il rettore non può decidere di cosa si può parlare e
di cosa no all'interno di questa Università". Il tam tam del passaparola
era partito dai siti internet e la comunicazione ha funzionato: alla fine la
platea era gremita da 150 ragazzi. Tutti convinti e agguerriti. "Perché
abbiamo scelto Lettere? Perché è il luogo simbolo della zona universitaria, uno
spazio ormai sempre più militarizzato" spiega Sandro. Alle 20,30 - poco
prima dell'arrivo di Vattimo - aveva fatto il suo ingresso nell'aula occupata
anche il preside Sassatelli, stremato dopo una giornata convulsa, ma venuto a
"vigilare" sugli occupanti. "Una facoltà occupata è sempre un
rischio per la occupa - ha detto il preside a ai ragazzi del Cua - perché
diventano loro i responsabili della struttura. Io sono qui perché è la mia
facoltà e per tutelare loro". E' stato il momento dell'incontro a lungo
atteso tra il preside e il collettivo. Sassatelli ha ribadito il no di metodo,
oltre che di merito, al dibattito con Vattimo, e ha aggiunto una battuta:
"Avrei di certo consentito a un incontro con il professore su Kant e
Heidegger".
( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Onorevoli figli
di... Istantanee dal Parlamento insediato ieri: professioni, lobby, parentele e
genealogie dei neo-deputati P. 2 Memoria Argentina Gira l'Europa il
documentario "Gaviotas blindadas" sul Partito rivoluzionario dei
lavoratori P. 14 Primo maggio La festa dei lavoratori in rete e nel mondo. Chips&salsa + 4 pagine speciali, domani con il manifesto
Alitalia Berlusconi minaccia l'Ue "O così o la compra lo stato" A
PAGINA 3 Vicenza Il neosindaco Variati: "Moratoria sul Dal Molin" A
PAGINA 4 Libano Unifil, l'Italia respinge le accuse di Israele A PAGINA 9.
( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Intervista a
Alessandro Giuli, autore de "Il passo delle Oche" Da Cl a
Montezemolo: l'uomo nero che piace È amico degli industriali e stimato da
Tremonti. Berlusconi lo sceglierà come interlocutore Sara Menafra Roma Un anno
fa, quando la destra sociale di An sembrava allo sbando, ha dedicato a Gianni
Alemanno il secondo capitolo (subito dopo quello di Gianfranco Fini) del suo
libro, molto informato, dedicato alla nuova Alleanza nazionale: Il passo delle
oche. L'identità irrisolta dei postfascisti (ed. Einaudi). E ora Alessandro
Giuli, giornalista del Foglio con un passato nella destra neofascista non
sembra avere dubbi: "Il sindaco di Roma si avvia ad essere il vero
interlocutore di Silvio Berlusconi e il principale esponente della nuova
destra". Qualcuno l'ha già notato. Alemanno piace alla destra
"tradizionale" ma non rinuncia ad accreditarsi coi poteri forti della
città. Ha l'appoggio esplicito di Gaetano Caltagirone, e con gli altri come
andrà? Lo stanno studiando. Se di indole dovrebbe essere un avversario dei
poteri forti, grazie alla sua spregiudicatezza nelle relazioni personali si
farà apprezzare. C'è da aspettarsi che mantenga tutte le concessioni fatte da
Veltroni ai palazzinari romani e che conceda qualcosa in più a Caltagirone. Il
piano regolatore ne ha aiutati parecchi... Li ha fatti contenti tutti tranne il
più potente, Caltagirone appunto. E ora si vedrà di che pasta è fatto Alemanno.
Soprattutto nei rapporti con la provincia dovrà decidere da che parte stare, ad
esempio, sui beni ambientali vincolati. E' cresciuto con le esperienze
ambientaliste della destra tosta, tipo Fare verde, ma nelle prime ore di
lunedì, più che a mantenere la propria immagine giovanile s'è preoccupato di
mandare un telegramma al Papa e baciare la mano ad un prete che diceva messa.
Quando è stato che il "trozkista di destra", come lo chiama nel suo
libro, ha cominciato ad accreditarsi nei salotti buoni? Diventa un uomo più
versato all'economia già ai tempi dell'università, quando comincia a costruire
alcune esperienze di economia no profit, soprattutto a Colle Oppio, insieme a
Fabio Rampelli. Fondano l'associazione culturale Castellum e quindi una rete
per la gestione di servizi chiamata Asi Ciao (una specie di Arci di destra ndr).
Alemanno, poi, è un uomo di relazione, punta sui legami giusti fin da quando,
segretario del Fronte della gioventù, diventa responsabile del dipartimento per
le politiche economiche dell'Msi. E' attento a Confindustria anche perché ne
condivide alcune idee, quello che Montezemolo chiama il "fare
squadra" può essere letto come l'aggiornamento dell'antica idea di sintesi
tra lavoro e capitale. Poi c'è la carriera personale, l'esperienza al ministero
dell'ambiente. Tre anni fa, al meeting di Cl a Rimini, mi è capitato di andare
a cena con lui, Formigoni e Petrini di Slow food. E tutti e tre ammiccavano
dicendo: "Stiamo gettando le basi per il dopo Berlusconi". In
effetti, ora per il Cavaliere l'interlocutore sarà Alemanno. Del rapporto con
Bankitalia si è parlato molto. Come nasce quel legame? Fu una inchiesta
dell'Espresso a raccontare che mentre era ministro Alemanno fondò una merchant
bank verde, la Banca della nuova terra, che si proponeva di lavorare col
microcredito locale. Fazio fece in modo che tutte le autorizzazioni arrivassero
prima, aprì un canale privilegiato per il ministro Alemanno che, però, fu bravo
a sfilarsi dall'abbraccio prima che il presidente precipitasse. E negli
ambienti dell'attuale economia italiana chi sono i suoi sponsor? Tremonti è un
alemanniano di complemento, soprattutto sotto il profilo della dottrina. Negli
ultimi tempi ha fatto una inversione a U sposando le riflessioni che la destra
sociale faceva già negli anni '90, ha ripreso Serge Latouche e la teoria della
decrescita. Come superministro plenipotenziario fu invitato di spicco alle
conferenze della fondazione alemanniana Nuova Italia. E poi? Montezemolo.
Alemanno ha sempre espresso grande ammirazione per il mondo Fiat, l'ha definito
"il vecchio leone dell'economia". I rapporti con questi ci sono
sempre stati, mediati da amici come l'economista di origine craxiana Massimo
Pini, da tempo una delle firme di punta del periodico Area, fondato proprio da
Alemanno. O da Giano Accame, altra firma di punta di Area e
primo direttore del Secolo d'Italia ad essere stato in Israele. Non so esattamente chi sia
stato a presentare Alemanno a Montezemolo, ma il rapporto c'è e c'è stato, fino
a ieri era un legame tra ammiratore e ammirato, Montezemolo non ha mai
investito troppo sul giovane Alemanno. Ora potrebbe cominciare a farlo.
Proseguiamo nell'elenco... Enrico Cisnetto, l'uomo dei salotti di Cortina, dei
poteri forti e di Montezemolo. Il giornalista che in tempi non sospetti ha
detto che Alemanno rappresentava il "futuro", "quello su cui
investire". Nel suo libro parla anche del legame con il patto Rcs e con
Diego Della Valle... Il patto Rcs ha relazioni trasversali, non vuol dire
molto. Il legame con Della Valle è più inquadrabile nel colore, il fotogramma
più rappresentativo è Alemanno sullo yacht dell'imprenditore, che pure è un
parvenu che produce scarpe. Quella immagine è il simbolo del traguardo,
dell'uomo che finalmente è arrivato e non cerca neppure di nascondere. E?
divertente il contrasto con Gasparri che col gommone sventolante la bandiera
della Ferrari si imbatte nella nave di Montezemolo. Il che non vuol dire che
Gasparri non abbia ottenuto un posto nel cda di una azienda telefonica
israeliana, ognuno ha avuto il suo posto a tavola. Perché Berlusconi dovrebbe
puntare più su Alemanno che su Fini? Berlusconi è un politico anomalo ma il più
intelligente del suo schieramento e Alemanno è il più intelligente dentro An.
Uno che, a differenza di Fini, dissimula bene, cede per calcolo ma ha una
visione complessiva. Se il Pdl ha vampirizzato la destra, oggi Alemanno è
l'uomo più importante di quel che resta di An.
( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Asia meridionale Un
gasdotto avvicina Tehran a New Delhi Non piace agli Usa La pipeline dall'Iran a
Pakistan e India è al centro della visita di Ahmadi Nejad a New Delhi. Costa
7,6 miliardi di dollari, porterà energia a due paesi in crescita Marina Forti
Un gasdotto dall'Iran all'India, via Pakistan, è il principale argomento
nell'agenda del presidente iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad, arrivato ieri sera a
New Delhi nella seconda giornata di una visita in Asia meridionale cominciata
in Pakistan, e che proseguirà in Sri Lanka. Nella capitale indiana il
presidente iraniano ha in programma solo una breve tappa per incontrare il
premier Manmohan Singh. Parleranno di rafforzare le relazioni economiche
bilaterali e soprattutto parleranno del gasdotto: un progetto da 7,6 miliardi
di dollari che ha già suscitato le ire degli Stati uniti. La stessa visita di
Ahmadi Nejad ha notevolmente irritato Washington, che sta facendo di tutto per
aumentare l'isolamento internazionale di Tehran: così l'ambasciatore Usa a
Delhi ha chiesto all'India di usare l'occasione per convincere l'Iran a
rinunciare all'arricchimento dell'uranio. Ma benché l'India si sia notevolmente
avvicinata agli Stati uniti negli ultimi anni, ha seccamente risposto di non
aver bisogno "consigli" nelle sue relazioni bilaterali. Il gasdotto
Iran-Pakistan-India collegherà la seconda più importante riserva di gas al
mondo all'Asia meridionale, una delle regioni mondiali dove più cresce la
domanda di energia. Potrebbe essere ultimato nel 2012; lungo 2.600 chilometri,
trasporterà a Pakistan e India dapprima 60 milioni di metricubi al giorno,
divisi a metà tra i due paesi, e in seguito fino a 150 milioni di metricubi In
discussione fin dal 1994, il progetto si è scontrato a notevoli ostacoli: da
ultimo un disaccordo tra India e Pakistan sui diritti di transito, tale che da
metà dell'anno scorso l'India boicottava gli incontri trilaterali sul gasdotto.
Giorni fa però i ministri del petrolio dei due paesi hanno annunciato che un
accordo è quasi ultimato. Anche Iran e Pakistan hanno definito i problemi che
restavano aperti, a quanto hanno annunciato lunedì, al termine dei colloqui a
Islamabad. Pare che il presidente pakistano Parvez Musharraf abbia chiesto alla
controparte di ospitare a Tehran, in giugno, un vertice a tre con India e
Pakistan per firmare solennemente l'accordo. Oltre a questo, New Delhi cerca di
riesumare un accordo del 2005 per importare 5 milioni di tonnellate di gas
liquido naturale all'anno dall'Iran. E cercherà più in generale di migliorare
le relazioni diplomatiche bilaterali, deteriorate quando l'India ha votato
contro Tehran nel 2006 presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, e
poi quando quest'anno ha lanciato in orbita un satellite
spia israeliano. Superare il gelo serve all'Iran (per rompere l'isolamento) e
serve all'India, che importa tre quarti del petrolio e gas che consuma e ha
bisogno di coprire una domanda in aumento (tra l'altro ha investito con la Cina
nello sviluppo del più grande giacimento di gas in Iran, il Yadavaran).
Certo, il gasdotto Iran-Pakistan-India potrebbe complicare il futuro
dell'accordo di cooperazione nucleare tra Washington e New Delhi: il Congresso
americano lo aveva approvato a fatica, e a patto che l'India compia sforzi per
"isolare e se necessario sanzionare e contenere" l'Iran. Ma il gas è
più importante.
( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Unifil,
"vietato cambiare linea" Respinte le accuse di Haaretz: l'Italia sta
facendo bene. Da Hezbollah agli anti-siriani, "no" a Israele che vuole irrobustire il mandato
della missione Onu Michele Giorgio Indicato lo scorso anno dal fronte
antisiriano "14 marzo" come uno degli esponenti cristiani candidati
alla presidenza della repubblica libanese - poi la scelta è caduta su Michel
Suleyman (ancora non eletto) - Nassib Lahoud non è certo un amico di Hezbollah
e come gli altri componenti dello schieramento di maggioranza vuole il
disarmo della guerriglia del movimento sciita. Allo stesso tempo Lahoud conosce
bene la realtà del Libano. Sa che nella situazione delicata in cui vive il
paese, le prove di forza potrebbero provocare una catastrofe e che la soluzione
dei contrasti interni deve essere necessariamente politica. Perciò non
sorprende che Lahoud stia registrando con una certa preoccupazione gli attacchi
durissimi ai quali viene sottoposto il comandante della missione Unifil in
Libano del sud, il generale Claudio Graziano, da parte di Israele
ma anche il desiderio di cambiare le "regole d'ingaggio" della
missione internazionale manifestato dal premier in pectore Berlusconi.
"Abbiamo apprezzato molto il ruolo svolto sino ad oggi dall'Italia in
Libano e ci auguriamo che resti immutato", dice Lahoud, "quello che i
libanesi vogliono è il rispetto della risoluzione 1701 dell'Onu (che ha fissato
i termini del cessate il fuoco tra Israele ed
Hezbollah, ndr) e crediamo che i soldati italiani dell'Unifil e il comandante
Claudio Graziano stiano svolgendo un ruolo fondamentale in quella
direzione". "Per noi libanesi - ha aggiunto - sarebbe una forte
delusione vedere l'Italia diminuire il numero dei suoi soldati e con esso
l'impegno per la stabilità del Libano". Nei giorni scorsi lo stesso
governo libanese aveva denunciato come "estremamente pericolose" le
dichiarazioni di Berlusconi in merito alle regole d'ingaggio. Le preoccupazioni
della maggioranza antisiriana sono legate alla instabilità, con sviluppi
imprevedibili e pericolosi, che provocherebbe un atto di forza contro Hezbollah
che, da parte sua, ha già messo in guardia da "cambiamenti" in Libano
del sud. "Una modifica volta a dare alle truppe internazionali l'autorità di
far uso della forza - ha scritto in un comunicato - e anche di installare posti
di blocco all'esterno del dispiegamento attuale, cambierebbe il mandato
dell'Unifil dal compito di garantire il rispetto della risoluzione 1701, nel
ruolo di forze di occupazione". Ma la stabilità interna del Libano non sta
a cuore a Israele, che dopo aver espresso moderata
soddisfazione per oltre un anno, dopo la guerra del 2006, per la funzione
svolta dall'Unifil e apprezzamento per il lavoro fatto dal ministro degli
esteri italiano, Massimo D'Alema, adesso attraverso il suo quotidiano più
autorevole, Ha'aretz, spara raffiche di accuse alla missione internazionale e
al suo comandante Claudio Graziano e parla addirittura di "copertura
intenzionale" delle violazioni della risoluzione 1701 che avrebbe compiuto
Hezbollah (secondo Tel Aviv il movimento sciita starebbe rafforzando le sue
postazioni a sud del fiume Litani e riempiendo i suoi arsenali di migliaia di
razzi). Il governo Olmert naturalmente ritiene del tutto normale e legittimo
che l'aviazione israeliana violi costantemente - l'ultima volta due giorni fa -
lo spazio aereo libanese e con esso la risoluzione 1701. Approvata nell'agosto
2006 dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, la risoluzione 1701 ha dato mandato
all'Unifil di garantire il rispetto del cessate il fuoco, collaborando con
l'esercito regolare libanese. L'Italia con 2.500 soldati rappresenta il
contingente principale dell'Unifil (13mila uomini). Di recente la Germania ha
trasferito il comando della Task Force marittima dell'Unifil alla Forza
marittima europea "Euromarfor", a guida italiana, incaricata di
pattugliare i 200 km di coste libanesi. Israele
vorrebbe che la missione internazionale disarmi, anche con la forza, Hezbollah,
portando a compimento quello che il suo esercito, il più forte del Medio
Oriente, non è riuscito a fare con l'offensiva di due anni fa. E in questo
sembra trovare il pieno appoggio del nascente governo Berlusconi che,
evidentemente, non ha problemi con le probabili perdite in vite umane che
subirebbe l'Unifil. D'Alema ieri ha espresso sostegno a Claudio Graziano e
sottolineato come le forze della missione internazionale stiano operando nel
pieno apprezzamento di tutte le parti coinvolte. I quasi due anni di stabilità
al confine tra Israele e Libano, ha detto il ministro
degli esteri, costituiscono la miglior testimonianza dell'efficacia dell'azione
svolta dall'Unifil. E che le regole siano "assolutamente coerenti con la
risoluzione 1701" lo afferma anche il capo di stato maggiore, Vincenzo
Camporini. "Noi non abbiamo mai sentito parlare di insoddisfazione, il
mandato delle Nazioni Unite è molto chiaro - ha spiegato -. Lo scopo politico
della missione è stato definito in termini di regole d'ingaggio e di strumenti.
E non mi risulta che vi siano motivi di insoddisfazione. Se poi un giornale
(Ha'aretz), per quanto autorevole, lo scrive, saranno problemi suoi".
Sulla modifica delle "regole d'ingaggio" era intervenuto nei giorni
scorsi anche il primo maresciallo Pasquale Figo, veterano di missioni
all'estero, per criticare l'ex ministro della difesa Antonio Martino, fautore
di un intervento più belligerante dei soldati italiani in Libano o, in caso
contrario, del loro impiego su altri "fronti di guerra".
"L'onorevole Martino ha dimenticato i tanti morti avuti sotto la sua guida
al ministero della difesa - ha scritto Figo - ha dimenticato con quale
leggerezza sono morti i miei colleghi militari a Nassiriya". L'ex
presidente Francesco Cossiga invece, a commento delle accuse israeliane
all'Unifil, ha dato suggerimenti al nascente esecutivo italiano. "Al
governo e al nuovo ministro della difesa consiglio non solo di rimuovere il
generale Graziano ma, d'intesa con il ministro degli esteri, anche di
rinunziare al comando di Unifil".
( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Tommaso Di Francesco
Le contrapposte reazioni internazionali all'iniziativa dell'ex presidente
americano Jimmy Carter nei Territori occupati palestinesi, l'attenzione del
mondo arabo e musulmano, delineano un avvenimento che in Italia e in Europa è
stato oscurato. Ci troviamo invece di fronte ad una svolta diplomatica unica e
originale, la sola che può ormai aprire spiragli nella notte fonda
mediorientale. Jimmy Carter, premio Nobel per la pace dopo essere stato
l'artefice degli storici accordi di Camp David del '78 tra Israele
ed Egitto, ha deliberatamente scelto di riprendere a tessere il negoziato di
pace andando direttamente a parlare con Hamas, il movimento nazionale e
integralista palestinese che pure rifiuta ogni mediazione con Israle paese
occupante. Una iniziativa nella scia dell'uscita nel 2006 di un suo libro che
accusa Israele non solo di non volere la pace ma, in
alternativa, di preferire un immenso regime di apartheid contro la popolazione
palestinese. Carter ha praticato in buona sostanza quello che annunciavano
tutti a parole - anche Massimo D'Alema - ma che nessuno metteva in atto. Ma
soprattutto ha portato a termine una diplomazia spregiudicata richiesta anche
dalla maggior parte degli stessi israeliani, stufi di essere sempre sotto tiro
in una guerra infinita e strumento di leader incapaci di aprire una stagione fi
pace. Non doveva ottenere certo il "riconoscimento d'Israele"
come sembrano rimproverare a Carter quelli che denunciano il suo presunto
"fallimento". Come Bernard-Henri Levy sconvolto da: "l'inutile
spettacolare abbraccio a Ramallah con Nasser Shaez, rappresentante di
Hamas" e addirittura dalla corona di fiori che l'ex presidente americano
ha "devotamente deposta sulla tomba di Yasser Arafat". No, voleva
sdoganare il movimento che a torto è considerato il nemico numero uno, ma che
nel gennaio 2006 ha semplicemente vinto le elezioni palestinesi, sconfiggendo
Al Fatah considerata fallimentare nei rapporti con Israele
e corrotta. E che, invece di essere aiutato a gestire come primo ministro la
crisi palestinese e il governo di tutti, da quel momento in poi è stato boicottato
addirittura con sanzioni internazionali. Alla faccia della democrazia. Bisogna
riconoscere che Carter c'è riuscito. Almeno a vedere le
parole di fuoco del governo israeliano che in questi giorni, per bocca
dell'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman, lo ha deifinito "un
fanatico", dopo aver abbandonato il premio Nobel della pace in visita in Israele e nei Territori occupati tra i
posti di blocco, senza scorta come un ospite indesiderato; oppure la
denuncia esplicita della sua missione da parte del segretario di stato Usa
Condoleezza Rice che ha ricordato come "non ha rappresentato gli Stati
uniti"; e anche a giudicare dalle accuse di quello che chiamiamo Al Qaeda
che ha tuonato contro la disponibilità del movimento integralista ad
incontrarlo. Senza dimenticare che il fantasma di Hamas entra perfino nella
campagna delle presidenziali americane, con il repubblicano John McCain che
accusa Obama di "essere il candidato preferito da Hamas". A ben
guardare il risultato finale della sua missione era quello di rompere
l'isolamento della questione palestinese, ridotta a routine di bollettini di
morti, non solo a tirar fuori da un angolo Hamas. Giacché, proprio mentre Bush
si dice convinto che esista ancora una possibilità per lo stato di Palestina, Carter è andato a ricordare che le promesse di
Annapolis sono già fallite. Perché il nodo della pace che non c'è in Medio
Oriente, non deriva da Hamas ma da Israele, dalla sua
scelta deliberata di apartheid. "Il problema non è Hamas, ma è il fatto
che mentre l'Anp discute con il governo israeliano quello da un'altra parte
allarga gli insediamenti": sono le tristi parole di Salam Fayyad, il
premier dell'Anp nominato da Abu Mazen al posto di Ismail Haniye dopo il colpo
di mano di Hamas nella Striscia di Gaza. Che, come ormai raccontano tutte le
inchieste internazionali e la stessa intelligence Usa, anticipò di ore un
eguale colpo di mano di Al Fatah nella Striscia. Che la questione palestinese
sia finita nelle mani dell'intelligence Usa non è dietrologia ma parte degli
acclamati e fallimentari trattati della Road map. La missione di Carter ricorda
a tutti qual è la situazione reale sul campo: l'unilaterale ritiro, contro la
volontà palestinese, solo da Gaza ha messo quel territorio sempre di più nelle
mani dell'esercito israeliano che lo controlla e bombarda a piacimento, al
punto che, chiusa nella morsa dei carri armati e senza contatti esterni,
rischia la radicalizzazione estrema e il disastro umanitario perché le stesse
Nazioni unite non sono più in grado di distribuire aiuti alimentari per un
popolo contadino costretto alla fame sulla propria terra da dove le colture,
ripetutamente, vengono sradicate dai tank degli occupanti. Mentre l'occupazione
militare continua in Cisgiordania e a Gerusalemme est, il Muro di Sharon si allunga,
le colonie crescono al punto che chi volesse onestamente vedere che resta della
Palestina, scoprirebbe un pulviscolo di appezzamenti
senza la continuità territoriale necessaria per essere Stato. Intanto carceri e
campi di concentramento sono pieni di diecimila prigionieri politici
palestinesi, aumentano i campi profughi e i tre milioni e mezzo sparsi per il
mondo sono figli di nessuno. Mentre sentiamo sempre più parlare di nucleare
iraniano adesso c'è l'accanimento contro il presunto nucleare siriano, ma si
tace sulle realissime testate atomiche israeliane. Non è vero che non ha avuto
risultati Jimmy Carter, o che sia stato smentito da Hamas stessa. Attraverso di
lui, arrivato fino a Damasco per incontrare il leader in esilioKhaled Meshaal,
è giunta al mondo una nuova disponibilità alla tregua - purtroppo presa in
queste ore a cannonate dall'esercito israeliano. Che chiama in causa ancora una
volta il rispetto delle Risoluzioni dell'Onu che impongono a Israele,
da 40 anni inascoltate, di ritirarsi dai Territori palestinesi occupati e da
Gerusalemme est "entro confini del '67": una disponibilità implicita
"a riconoscere" Israele e a rinunciare alla
"Palestina storica" come da parole d'ordine
costitutive di Hamas, non a caso aiutato a nascere all'inizio proprio da Israele per contrastare gli accordi di pace con cui Arafat
assumeva solo il 22% di quel territorio, ancora occupato, per edificare lostato
palestinese. Viene dunque da Jimmy Carter una lezione di coraggio. E un
messaggio a noi, a poche ore dall'annunciata nomina di Franco Frattini a
ministro degli esteri della destra al governo in Italia, la peggiore mai
arrivata al potere nel Belpaese. È stato infatti proprio Frattini durante il
semestre nero della presidenza italiana della Ue nel 2003 a far inserire Hamas
nella lista delle organizzazioni terroriste.
( da "Manifesto, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palestina Al Cairo si cerca l'intesa per una
tregua Si è svolta ieri al Cairo una nuova riunione tra fazioni palestinesi e
autorità egiziane sulla tregua con Israele. Al vertice
hanno partecipato il Fronte popolare, il Fronte democratico, il Jihad e altre
formazioni minori, tra cui i Comitati di resistenza popolare. Nei giorni scorsi
ai colloqui avevano preso parte Fatah e il movimento islamico Hamas che si è
detto pronto ad accettare una tregua "graduale" che cominci a Gaza e
poi si estenda, sei mesi più tardi, alla Cisgiordania. "Speriamo che si
possa trovare una posizione comune tra i palestinesi e fare
pressioni su Israele perché
accetti la tregua e revochi l'embargo contro Gaza", ha auspicato Nabil Amr
dell'Anp. Israele nei giorni
scorsi però ha respinto la tregua definendola uno stratagemma di Hamas per
riarmarsi e ha continuato i suoi attacchi. Lunedì sei palestinesi, tra cui una
donna e i suoi figli, sono morti nel corso di un'operazione
dell'esercito israeliano a Gaza.
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-30
num: - pag: 52 categoria: BREVI Vattimo e Jebreal ospiti da Lerner "Ma
cosa vogliono questi ebrei?": Gad Lerner (foto) e il 60Ë? anniversario
della nascita dello Stato di Israele. Il giornalista ne parla tra gli altri con Dviri, Vattimo,
Jebreal. L'infedele La7, ore 21.10.
( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Emergenza
L'Onu torna a distribuire viveri nella Striscia L'Agenzia delle Nazioni Unite
per i profughi palestinesi (Unrwa) riprenderà da oggi la distribuzione di aiuti
umanitari nella Striscia di Gaza, sospesa da giovedì scorso per mancanza di
carburante. "Oggi siamo riusciti a recuperare 55.000 litri che ci
consentiranno di lavorare per cinque giorni" ha detto ai giornalisti un
portavoce dell'Unrwa. Secondo il portavoce si tratta comunque di una
"soluzione provvisoria che non offre alcuna garanzia sul fatto che lo
stesso problema non possa presto riproporsi". Israele ha introdotto da alcuni mesi un razionamento sulle forniture di
carburante alla Striscia di Gaza come sanzione per i continui lanci di razzi Qassam
compiuti dalle milizie palestinesi in direzione del territorio e delle città
israeliane.
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-30 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Comunità ebraica "Nessun pericolo ma verificheremo" Il
"paletto" che la Comunità ebraica ha subito piazzato in mezzo ai
risultati elettorali di Roma s'ispira al monito divino che in questi giorni di
Pesach, la Pasqua ebraica, è stato ricordato nei "seder", le cene
delle famiglie ebraiche: il primo comandamento dato a Mosè sul Sinai. "Ricordati
che tu sei stato schiavo in terra d'Egitto". Eccolo lì il valore che
Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha voluto
ricordare a caldo a Gianni Alemanno: l'accoglienza, il rispetto dell'altro, il
dialogo tra le colture. Un biglietto da visita che accompagnava gli
"auguri" per l'elezione e le assicurazioni avute subito dopo dal
neoeletto. Ma ieri, mentre l'ambasciatore d'Israele Gideon Meir chiamava Alemanno
per "congratularsi", in Israele i giornali sono usciti con pagine piene di antichi spettri.
"Yediot Ahronot" ha accompagnato il servizio con una foto di Alemanno
che saluta col braccio teso. "Maariv" gli ha affiancato una foto di
Mussolini. "Haaretz" ha ricordato che "per la prima volta
da sessant'anni la Destra controlla Roma". L'inviato del
"Maariv" ha scritto che "65 anni dopo la caduta del dittatore
Benito Mussolini, i seguaci della sua linea fascista tornano a conquistare
Roma". "Yediot Ahronot" è riandato poi ad Alemanno militante
nella destra radicale, menzionandone l'impegno ora a proseguire con i viaggi
della memoria ad Auschwitz e la costruzione del Museo della Shoà. "Beh -
commenta Roberto Coen della formazione di sinistra "Per i giovani" -.
Senza esagerare un timore c'è. è che ci possa essere una doppia linea di
Alemanno, politically correct per l'esterno, più compiacente all'interno del
proprio elettorato verso gruppi giovanili. Certi siti non sono stati ancora
ripuliti...". Aggiunge Massimo Misano, eletto di "Per Israele": "Ci sono anziani, tra noi, preoccupati.
Non per Alemanno, ma per il suo elettorato in parte nostalgica. I commercianti
invece sono contenti della svolta...". "Sbagliato demonizzarlo -
aggiunge Tobia Zevi, coordinatore del consiglio - . Però Alemanno dovrà
mostrarsi credibile sul piano dei valori che l'ebraismo rappresenta in
città". Da Montecitorio i neoeletti del Pdl Fiamma Nirenstein e Alessandro
Ruben respingono le suggestioni dei media israeliani. "Da Israele ho ricevuto solo congratulazioni premette Fiamma
Nirenstein -. Parlo tutti i giorni con israeliani, non ho percepito timori.
Semmai rallegramenti per la svolta in atto. Tutti si attendono ora il
ripristino di una politica simpatetica con Israele e
contro il terrorismo". Aggiunge Alessandro Ruben: "Alemanno segue la
linea tracciata da Fini, è una garanzia per il futuro. Non si è apparentato con
Storace. Il passato è passato. Vedremo col tempo". Tacciono il rabbino
capo Riccardo Di Segni (cita solo gli "auguri " ad Alemanno e
Zingaretti) e il presidente dell'Ucei Renzo Gattegna ("mantengo il riserbo
della campagna elettorale "). "Titoli e articoli dei giornali
israeliani non sempre coincidono - dice il Presidente Riccardo Pacifici - .
Nella Comunità registriamo tre atteggiamenti su Alemanno. Preoccupazione, e non
solo da parte di anziani. Attesa e verifica, anche perché diversamente da Fini
Alemanno ci ha frequentato poco (ma dopo Fiuggi non ha mai contestato il suo
leader). Infine, euforia di chi si è mobilitato per lui. Sono le sfaccettature
della Comunità. Il successo di Alemanno è stato alimentato anche dalle
preoccupazioni per le posizioni di D'Alema. Ora noi dobbiamo ricordarci che
grazie invece all'amministrazione Veltroni Roma è stata un'isola felice in
Europa, diversamente da altre capitali europee non ha registrato dal Duemila un
solo attacco contro di noi. Tutto ciò andrà mantenuto, all'insegna dei valori
che rivendichiamo. Solo così si potrà anche consolidare nell'interesse di tutti
una destra conservatrice antifascista come in Gran Bretagna, Francia, Germania.
Certo, ci sono sacche di protesta in Azione Giovani, su questo vigiliamo. Come
non vedere i saluti romani? Quelle simbologie, credo, saranno però estranee al
governo della città". Riccardo Pacifici Fiamma Nirenstein Paolo Brogi.
( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Hamas giura
vendetta mentre il governo Olmert ordina un'inchiesta sull'accaduto. La condanna
di Abu Mazen Gaza, cannonata israeliana uccide 4 bimbi TEL AVIV Nelle stesse
ore in cui le milizie palestinesi di Gaza si dicevano pronte a una tregua, una
cannonata israeliana rischia di far saltare in aria anche quella flebile
speranza: un ennesimo colpo finito fuori bersaglio, e che questa volta ha
ucciso quattro fratellini palestinesi (il più piccolo aveva un anno, il più
grande sei), investiti dall'esplosione insieme alla madre mentre facevano
colazione in una casa di Beit Hanun, nel nord della Striscia. I bimbi sono
morti sul colpo, la donna è deceduta in ospedale. Nell'attacco è rimasto ucciso
anche uno studente di 17 anni, Ayoub Atallah, anche lui investito per errore
dalle schegge della cannonata, e infine il vero bersaglio, Ibrahim Hjouj, 25
anni, miliziano della Jihad Islamica. Colpito da una seconda cannonata, dopo
che la prima aveva già fatto la strage. "Noi chiediamo alle milizie di
Hamas e a tutte le fazioni di rispondere a questo massacro e di essere pronte a
difendere il popolo palestinese", ha dichiarato in una conferenza stampa a
Gaza Abu Zuhri, portavoce di Hamas. "Noi chiediamo di fare vendetta"
ha detto. "Questo crimine è stato commesso sotto gli occhi della comunità
internazionale e della comunità araba - ha aggiunto - nonostante tutti gli
sforzi che si stanno facendo per giungere a una tregua. Questo
dimostra che Israele non
era interessato mentre noi la volevamo sinceramente. L'occupazione israeliana -
ha concluso Hamas - si deve ora preparare a pagare il prezzo del massacro compiuto".
Una minaccia immediatamente seguita dal lancio di una decina di razzi in
direzione di Sderot. "Questa aggressione israeliana non serve agli
sforzi di chi sta tentando di negoziare una tregua e di cerca di trovare una
soluzione per la pace" ha dichiarato da parte sua il presidente
palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas). La mamma dei quattro bambini, Khadra Abu
Moatiq, era la quarta moglie di un pastore beduino di 70 anni, Ahmed, capo di
un piccolo harem. Vedovo di una delle mogli, vive a giorni alterni con le altre
tre, dalle quali ha avuto complessivamente 15 figli. La sua preferita tuttavia
era Khadra, la più giovane, con la quale in questa stagione in cui le pecore
restano al pascolo fino a tardi, viveva in una tenda alla periferia di Beit
Hanun, come prescrive la tradizione beduina. Ieri mattina la donna, come era
sua abitudine, alle prime luci del giorno era rientrata nella casa in città per
preparare la colazione e cuocere il pane: con lei c'erano Musab 1 anno, Hama 3
anni, Saleh 4 anni e Rudaina 6 anni. è in questo momento che la povera
costruzione di pietra è stata investita dalla cannonata. Fonti locali hanno
raccontato che poco prima un cecchino palestinese appartenente alla Jihad
Islamica aveva aperto il fuoco contro una pattuglia israeliana che si trovava
poco distante da Beit Hanun, ferendo lievemente un militare e subito dopo
fuggendo. I soldati hanno risposto provando a colpirlo con una prima cannonata,
che però lo ha mancato investendo invece la casa di Khadra, e infine
centrandolo al secondo colpo. "Noi stiamo investigando su questo
drammatico incidente" ha detto Mark Regev, portavoce del primo ministro
israeliano Ehud Olmert.
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13
categoria: BREVI La scheda Il simbolo della stella la bandiera La bandiera di Israele è stata adottata
il 12 novembre 1948. La stella è conosciuta come Stella di David perché apparve
sullo scudo del Re d'Israele.
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Torino, vietate le bandiere d'Israele Fiera
del Libro, la questura nega il permesso per tutte le manifestazioni Misure
speciali di sicurezza: il saluto di Napolitano avverrà prima dell'apertura al
pubblico TORINO - La Questura di Torino vieta ogni manifestazione per l'8
maggio, giorno di inaugurazione della XXI Fiera del Libro. Non sarà autorizzato
il previsto corteo dei centri sociali e di chi boicotta la Fiera per protesta
contro la presenza di Israele come Paese ospite, ma
neppure il presidio con le bandiere israeliane promosso dal gruppo romano
"Appuntamento a Gerusalemme", lo stesso che aveva chiesto e ottenuto
la presenza del Capo dello Stato in segno di solidarietà con la manifestazione
libraria. "è un divieto assurdo, noi vogliamo soltanto salutare
gioiosamente Napolitano con le bandiere del Paese ospite", la replica. Più
prudente la posizione dell'Unione delle Comunità Ebraiche, che attende l'esito
di un incontro fissato per oggi tra il suo presidente Renzo Gattegna e il
Viminale. Già nei giorni scorsi, e in via informale, la Questura aveva
"sconsigliato " a chi all'interno delle Comunità voleva enfatizzare
il momento dell'apertura ogni iniziativa pubblica. Ora però il divieto totale
potrebbe assumere il sapore di un'imposizione che rischia di mettere sullo
stesso piano qualunque iniziativa, dai saluti con le bandierine ai cortei per
il boicottaggio. "La cosa più importante per noi - spiega con diplomazia
Claudia De Benedetti, che l'Ucei ha delegato alle vicende che riguardano la
Fiera di Torino - è la gratitudine che vogliamo esprimere a Napolitano per la
sua presenza. Ma siamo fiduciosi che si potranno vedere tante bandiere, portate
dalle singole persone, sventolare alla Fiera nel giorno dell'
inaugurazione". Il sentiero della trattativa è stretto, strettissimo, e si
gioca tutto sulle parole di ieri sera del questore Stefano Berrettoni:
"Per esclusive ragioni di ordine pubblico saranno vietate tutte le
manifestazioni fuori dal perimetro della Fiera. Ciò che accade all'interno non
è di mia competenza e mi limiterò a prenderne atto per predisporre le misure
opportune". Le bandiere con la stella di David vietate all'esterno,
dunque, potrebbero ricomparire, magari più piccole, all'interno del Lingotto.
Ma la tensione crescente a Torino ha suggerito anche alla presidenza della
Repubblica una linea di estrema prudenza: il saluto inaugurale di Napolitano e
la sua successiva visita ad alcuni padiglioni avverranno in una Fiera non
ancora aperta al pubblico, alla sola presenza delle (pur numerose) autorità
invitate per l'occasione, compresi naturalmente i
rappresentanti dello Stato di Israele e delle Comunità ebraiche. Polemiche e confronti ravvicinati tra
amici e nemici di Israele
potrebbero giungere però anche prima dell'8 maggio. Per lunedì e martedì
prossimi, infatti, è in programma all'Università di Torino - nella sala lauree
di Scienze Politiche - un seminario internazionale, "Le democrazie
occidentali e la pulizia etnica in Palestina ",
che fin dal titolo dichiara in quale filone di pensiero politico e culturale
intenda collocarsi. Il programma spiega il resto: da un lato intellettuali e
docenti universitari come lo storico Sergio D'Orsi e il filosofo Gianni Vattimo
(che ieri era all'Università di Bologna per un'altra iniziativa anti- Fiera),
dall'altro esponenti del mondo arabo contrari alla presenza di Israele a Torino, come Tariq Ramadan. E per concludere, nel
pomeriggio di martedì, una tavola rotonda con i vari comitati del
"no": No War, no Tav, no Dal Molin, no Fiera Libro. "Come
Università, la nostra filosofia è quella della massima apertura al confronto -
chiarisce il rettore Ezio Pelizzetti -. è un seminario a carattere scientifico.
Del resto, siamo stati gli unici in Italia a ospitare insieme, ben due volte
quest'anno, l'Università ebraica e quella palestinese di Gerusalemme". Nel
Lingotto Lunedì un seminario all'Università. Ospiti: da Vattimo agli
intellettuali arabi contro la presenza di Israele
Scritte contro Le scritte comparse sui muri del Lingotto lo scorso febbraio,
per protestare contro la presenza di Israele alla
Fiera Vera Schiavazzi.
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE A Bologna E Vattimo "occupa" la facoltà BOLOGNA -
"Alea iacta est", ha detto varcando la soglia della facoltà di
Lettere e Filosofia. Ci ha pensato a lungo il professor Gianni Vattimo (foto). Si
è anche consultato con un suo amico avvocato, come racconta oggi il Corriere di
Bologna. E alla fine ha deciso di partecipare all'assemblea sul boicottaggio
della Fiera del Libro di Torino, che si è tenuta ieri sera all'università
occupata di Bologna. "Somiglia a un'occupazione liceale", ha detto
alla platea di circa 150 studenti dei collettivi Cua, Stella Rossa e Aut Off.
Gli studenti, per consentire l'incontro, hanno impedito agli addetti la
chiusura del portone: l'ateneo aveva infatti negato il permesso. "Sono per il boicottaggio - ha ribadito Vattimo - perché
scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina".
E poi: "Della politica di Israele potremo parlare sempre meno. Oggi la regola pare che sia che non
si può dare del fascista a un ebreo".
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Ugo Volli "è una scelta razzista La questura sbaglia"
MILANO - "Ritengo un fatto grave che il questore abbia
vietato le manifestazioni con le bandiere d'Israele l'8 maggio quando la stessa Questura ha autorizzato la
manifestazione nazionale degli autonomi che si terrà il 10 maggio, cioè due
giorni dopo l'inaugurazione della Fiera del libro e sempre a Torino. Quello che
sta accadendo è molto grave". Ugo Volli, professore di Semiotica all'Università
di Torino, è a dir poco arrabbiato per il divieto di sventolare la bandiera d'Israele davanti al Lingotto. Professore, per la Questura
sono ragioni di sicurezza. "Mi pare invece una scelta razzista. Come aver
obbligato, il 25 aprile a Milano, la Brigata ebraica a riporre le sue bandiere.
Mi auguro che il nuovo ministro dell'Interno chiederà ragione di questi
comportamenti ai questori di Torino e Milano". Cosa intende fare l'8
maggio? "Rispetterò il divieto ma sto pensando di presentarmi con la
bandiera d'Israele nell'aula della facoltà di Scienze
Politiche dove Gianni Vattimo e Angelo D'Orsi terranno il convegno
"Pulizia etnica in Palestrina". Un appuntamento che è stato
autorizzato senza problemi nonostante la violenza del titolo. Al solito due
pesi e due misure. Voglio vedere se il questore mi impedirà di portare la
bandiera con la stella di David in università". R. Riz.
( da "Corriere della Sera" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-30 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Chiara Saraceno "Agli amici ebrei dico: non portate
vessilli" MILANO - "Se fossi a Torino inviterei i miei amici ebrei a
non andare a sventolare le loro bandiere l'8 maggio". Chiara Saraceno,
sociologa e saggista torinese, in questi giorni è a Berlino ma segue quanto sta
accadendo intorno alla Fiera del libro con apprensione. "Premesso che
ciascuno ha il diritto di sventolare la bandiera che vuole, farlo in questo
caso potrebbe essere rischioso". Cosa teme? "Che qualcuno colga
l'occasione per provocare, che sia il pretesto per lasciarsi andare ad atti violenti.
In certe situazioni, anche stimati colleghi rischiano di compiere delle
stupidaggini". Meglio lasciare a casa le bandiere. "Io la penso come lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua: Israele ha il diritto di esistere ma non
come esiste ora. Se le bandiere che verranno sventolate l'8 maggio significano
"stiamo con Israele
qualsiasi cosa faccia", motivo in più per lasciarle a casa. Sarebbe anche
un gesto di pace e distensione nei confronti di chi chiede il boicottaggio
della Fiera". Niente vessilli, un'alternativa? "Piuttosto dei
bei cartelli per spiegare le proprie ragioni e magari per mandare dei segnali
verso Israele stesso". Quali segnali? "Ci
sono altre strade oltre il muro contro muro" R. Riz.
( da "Tempo, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa i forum de il
tempo Andreotti: "Se una legge mi convince voterò con il Pdl" Giulio
Andreotti, ospite del forum de Il Tempo, su Gianni Alemanno dice che
"contano le persone, non i padri e i nonni. Su Silvio Berlusconi "che
gli riesce bene tutto ma deve smettere di dire agli altri 'voi politici'"
Senatore, siamo davanti a una nuova stagione della politica, peraltro
annunciata da una campagna elettorale particolare. La campagne elettorali ora
sono più tranquille. Metterei un punto di divisione da quando il Cremlino ha
ammainato la bandiera. Prima l'Urss era il riferimento del dibattito politico.
Ora non si registra più quell'aria emotiva nei confronti del voto. Un bene,
perché vuol dire che un certo consolidamento nelle istituzioni c'è. Anche nelle
comunali a Roma c'è stato un clima normale. Non era in discussione la libertà.
Però la capitale ha problemi complessi. E se ne parla poco, anche nelle
municipali. Il traffico è la costante di tutte le campagne elettorali, da 30
anni. Poi ci sono altri nodi, come la crescita della popolazione, con le
immigrazioni clandestine. Problemi che derivano anche dal benessere. Quand'ero
ragazzo, mai vista un'automobile. Uno studente all'università aveva la
bibicletta con un manubrio di acciaio speciale. L'ho ritrovato direttore
generale al ministero dei lavori pubblici. Tutto sommato, bisogna essere
soddisfatti della crescita. E invece se le prendono con gli immigrati. Ma
quando i romani erano due soli uno ha ammazzato l'altro. La nuova legislatura
deve occuparsi delle riforme istituzionali? La Costituzione va bene com'è. Si
tratta di interpretarla e di viverla in tutte le sue parti. Per esempio, dove
dice che questa è una Repubblica fondata sul lavoro, un'indicazione non
abbastanza sviluppata. Però abbiamo un certo federalismo, un sistema elettorale
particolare. Non bisogna fare un po' di ordine? Bisogna mettere mano alla
Costituzione per migliorarla, non per peggiorarla. Bossi, quando non era
nessuno, anzi era lui solo, era patetico. Sembrava che dovesse spostare pure la
capitale. Invece bisogna lavorare per essere coerenti con le riforme adottate.
La nostra adesione all'Unione Europea, per esempio. Una modifica notevole
concettualmente, ma vissuta poco. Al Senato Berlusconi potrà contare su una
maggioranza solida. Però crede che lei, senatore a vita, verrà corteggiato per
appoggiare il Governo, per esempio se la Lega dovesse mettersi di traverso? Uso
la stessa regola di quanto appartenevo a una grandissima maggioranza. Se sono
convinto di una cosa la voto, se non ne sono convinto, no. Devo anche dire che
è molto più entusiasmante il lavoro quando c'è una maggioranza stretta, perché
la dialettica è maggiore, come l'interesse esterno al Parlamento. Nel nuovo
Esecutivo dovrebbero esserci quattro "ministre". Ritiene che le donne
possano dare un valore aggiunto al governo? Credo sia sbagliato mettere
l'accento sulle quote rosa, come le quote invalidi. Certo, la spinta nasce da
una giusta rivendicazione delle donne. Mi ricordo la prima volta che a
Montecitorio parlò una signora, la Cingolani Guidi. Diventò un avvenimento
sulla stampa internazionale. Oggi però è abbastanza superato. Ci sono gli
uomini che assomigliano a uomini e viceversa. Le fa effetto che nel Parlamento
non ci siano più comunisti e socialisti doc? Fa l'impressione di un Parlamento
più calmo. Ricordo che durante la discussione del Patto Atlantico, nel '49,
avemmo due giorni e mezzo di seduta ininterrotta, col tentativo di invasione
del Parlamento. Scelba aveva messo proprio qui, a Piazza Colonna, il blocco.
C'era il corteo che avevano fatto le opposizioni. Ero nel Transatlantico, entrò
molto arrabbiata la deputata sorella del direttore dell'Unità. Mi prese per il
bavero e disse: "Vieni fuori, menano ai deputati". Risposi:
"Beh, una buona ragione per restare dentro". Di fatto la politica
italiana dal '94 ruota intorno alla figura di Silvio Berlusconi. E le elezioni
che si sono succedute da allora sono stati quasi dei referendum. Lei del
Cavaliere che idea ha? Gli è andata bene qualsiasi cosa ha fatto nella vita.
Anche ciò di cui non si era mai occupato. L'edilizia, le televisioni. Gli
raccomando però di non dire "voi politici la pensate...". Pure lui fa
politica, non sta dall'altra parte. Se uno riesce bene in tanti campi, può
ottenere lo stesso risultato pure in politica. Come successe a noi tantissimi
anni fa col professor Valdoni, chirurgo di grande fama. Ricordo la campagna
elettorale con lui nelle borgate. Sembrava la Madonna Pellegrina. Oggi si parla
di un Governo più snello. Pensa che funzioni? Il numero dei ministeri non è
molto importante. Importante è fissarlo e lasciarlo così com'è, perché c'è poi
tutta una tradizione che si forma, ci sono competenze miste. Piuttosto bisogna
dare pubblicità all'attività dei ministeri, per far capire ai cittadini
l'attività della pubblica amministrazione. E qui torno a Bossi. Quello prima maniera
parlava di Roma come fosse Sodoma e Gomorra. Ora questo allarme pare rientrato.
Anche per le regioni, alle quali quando nacquero io ero istintivamente
contrario, bisogna trovare una via di mezzo. Una parte dei problemi è
nazionale, un'altra, non indifferente, mondiale. Quindi anche l'adesione ai
problemi locali va contemperata ai temi più vasti. L'altro astro della politica
italiana, Veltroni, ha incentrato la campagna elettorale sullo slogan della
novità rappresentata dal Pd. è chiaro che ognuno deve cercare di
differenziarsi, sennò tutti vendono la stessa merce e non ci sono abbastanza
clienti. Adesso l'aggettivo "moderato" è diventato negativo. Ma la
moderazione in tutti gli altri campi è un pregio. Significa senno e prudenza.
Invece viene scambiata per mancanza di idee. Io credo che la moderazione sia e
resti una virtù. In tempi lunghi è quello che poi serve veramente. La sinistra
del resto considerava traditori i più moderati socialdemocratici. Ero presente
come giornalista alla scissione dei socialdemocratici, a Palazzo Barberini.
Erano momenti di grosso fervore. Eccessivo talvolta, come con Nenni. Non mi
piaceva il suo stile tribunizio. La politica non è solo oratoria. Perché allora
è vendere un prodotto. Come in televisione? La televisione conta moltissimo, ti
porta a essere conosciuto. Se riesce a persuadere non lo so, però i personaggi
che hanno successo nel piccolo schermo hanno qualcosa più degli altri. Se uno,
come si dice a Roma, sta antipatico, non si crea il contatto. Il che è anche
pericoloso. Molti dicono che la classe politica di una volta era migliore.
Salvando i leader storici, come Togliatti, Pertini, De Gasperi, lei ritiene che
la media sia scaduta rispetto al passato? No. Certo, prima contava molto anche
il modo di esprimersi. L'oratoria era un elemento fondamentale. Pajetta per
esempio mi disse che era andato a scuola di dizione. Fece bene. Che ne pensa di
Ciarrapico senatore del Popolo della libertà? è affare suo. Non pensavo che si
dedicasse alla politica in prima persona. Però, dato che si è candidato, non
sarà né peggio né meglio di altri. Uno dei problemi in piedi da 60 anni è
quello del Medio Oriente. Lei sostiene la necessità del
dialogo sia con Israele che
con i palestinesi. Ha coniato il termine equivicinanza. Oggi molti politici
vogliono stare o con i palestinesi o con Israele. Uno sbaglio perché sono destinati a convivere. Nessuno può
creare di nuovo il muro. Allora non si accentuino solo le diversità, che certo
esistono. Adesso la cosa più preoccupante è la divisione all'interno di
Hamas. Questo complicherebbe ulteriormente la questione. Perché in quella
striscia di terra nessuno può dire: annullo l'antagonista. Dopo l'estate gli
Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente. Quale pensa sarà il ruolo del
nuovo inquilino della Casa Bianca e dell'America? L'America conta per quello
che è anche dal punto di vista economico. Per il rapporto, attivo e passivo con
l'Europa. Qual è il presidente che ha apprezzato di più? Carter. Aveva spirito
genuino. Con Kennedy ebbi un colloquio illuminante all'ambasciata italiana. Gli
chiesi come mai lui, cattolico, non aveva instaurato rapporti diplomatici con
la Santa Sede. Mi rispose: "Quando sarò rieletto lo farò"".
Reagan mi fece un'impressione di persona autorevole, ma sembrava considerare la
politica come secondaria. Leggermente berlusconiano...Però è stato uomo di
grandissime doti. L'America ha il vantaggio che non c'è tanta separazione tra
la filosofia dei democratici e quella dei repubblicani. Che ne pensa dei
diritti umani che la Cina calpesta in Tibet? E del boicottaggio delle
Olimpiadi? Il Dalai Lama non è stato ricevuto nel Parlamento italiano. Una
parte di noi, me compreso, non hanno grande entusiasmo per i Lama. Tra l'altro,
quando hanno governato il Paese, c'erano i sacrifici umani. Non ho sentito
proprio il desiderio di andare a salutarlo. Quanto alle Olimpiadi, la politica
deve restarne fuori. Ci parli di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II. Di
Ratzinger ho il ricordo di quando il presidente Pera lo invitò al Senato. Lo
aspettavamo, venne un commesso e disse: "Fuori c'è un prete, ma non ha i
documenti". La burocrazia del Parlamento lo aveva bloccato. Fece un
discorso molto bello. Commentammo: "Oggi abbiamo sentito il presidente
Ratzinger e il cardinal Pera". Ogni Papa corrisponde al suo tempo.
Benedetto XVI fa discorsi molto puntuali, anche gli ultimi mi hanno
affascinato. Giovanni Paolo II mi colpì quando lo incontrai a Montecassino,
ospiti alla mensa dei benedettini. Mi stupì quanto conoscesse l'Italia. Cose
specifiche, non tanto politiche, ma culturali. Come si sente il divo Giulio
raccontato nel film, per la regia di Sorrentino, che sta per arrivare a Cannes?
Vedremo com'è. Può essere un soffietto, ma anche uno sfottò. Spero di vivere
ancora qualche mese per saperlo. E poi non è che il divo Giulio fece una bella
fine. Io al cinema ci vado poco. Dal '78 ho la scorta e non voglio obbligarla a
sorbirsi i film con me. Li vedo in dvd. Gli anni di piombo, l'uccisione di
Moro. Una stagione che ha segnato l'Italia. L'esplosione delle Br è stata
violenta. Contro la nostra tradizione. Ma non ho mai temuto che fosse in
pericolo la Repubblica. Abbiamo una forte garanzia perché le nostre forze
armate non sono suscettibili di politicizzazione. Non ci credo al golpe, in
Italia. Certo, la stagione delle gambizzazioni fu angosciosa. Mi spiegarono
perché prendevano di mira figure di rilievo minore: per terrorizzare tutti.
Però di quasi tutte le stragi italiane non c'è un colpevole. C'è una risposta
storica a questa anomalia? Per paradosso, noi siamo la culla del diritto ma il
diritto è rimasto nella culla. Anche le garanzie date al cittadino - tre gradi
di giudizio - rendono difficile l'accertamento della verità. Io l'ho provato.
L'avvocato Giulia Bongiorno, che lei conosce bene, può essere una figura
importante nel nuovo esecutivo? è molto brava. Ha non solo una grande
conoscenza giuridica ma anche una memoria di ferro. Del mio processo sa a
memoria un milione di pagine. Ma potrebbe restare delusa dal Parlamento, una
piazza abbastanza vuota. In Commissione no, qui ci si può far valere. Il
riferimento alla Bongiorno ci porta agli anni in cui fu imputato d'essere amico
dei mafiosi. Perché? Probabilmente davo fastidio. Avevo avuto un successo
rapido nella politica. Sia gli avversari che qualcuno dentro la Dc possono aver
voluto rifilarmi la polpetta avvelenata. Sono contento di averla scansata. Nel
periodo del processo stavo male fisicamente, non mi reggevano le gambe. Sentivo
l'ingiustizia. Avvicinato alla mafia per essere amico di Salvo Lima, uno che è stato
sette anni sindaco di Palermo e che non aveva di suo neanche un pezzo di terra,
come s'è visto dopo che l'hanno ucciso. Il '93 è pure l'anno in cui fu
ammazzato Falcone. Fu proprio Salvo Lima a presentarmelo, nel mio studio.
Qualche tempo prima, ero a Cortina, Falcone mi aveva telefonato per avvertirmi
che avevano sventato una manovra contro di me. Quali politici provenienti dalla
Dc hanno un futuro da protagonisti? Casini. è anche in grado di occuparsi di
problemi internazionali, cosa non frequente qui. Ce ne sono anche altri. è
difficile dare pagelle. Torniamo a Roma. Chi ha votato come sindaco? Rutelli. E
alla provincia Antoniozzi. Ha perso su entrambi i fronti. Che ne dice di
Alemanno, cambierà la capitale? Contano le persone, non i padri e i nonni. Roma
ha duemila anni, è città difficile. Improbabile che possa cambiare molto. Ma se
fosse diventato lei sindaco, quale sarebbe stato il suo primo provvedimento?
Nessuno, perché mi sarei dimesso subito.
( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
GERUSALEMME - Il
primo ministro israeliano Ehud Olmert (nella foto) ha
epresso "profondo rammarico" per la morte della madre palestinese ed
i suoi 4 figli durante un raid israeliano a Gaza. Sottolineando che è si è
trattato di un "tragico evento", Olmert durante la riunione del suo
governo ha detto che "ci rammarichiamo del fatto che siano stati colpiti
civili e che Hamas stia operando da aree densamente abitate, esponendo i
civili a conseguenze a cui noi non vorremmo arrivare". "Ci dispiace
anche per i nostri bambini che sono stati colpiti in tutti questi anni" ha
poi concluso il premier israeliano.
( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Gianni
Alemanno ieri ci ha detto con una telefonata "rimarete piacevolmente
sorpresi". Ci ha assicurato continuità ad alcuni atti dei suoi
predecessori: dall'organizzazione dei viaggi della memoria, ad Auschwitz, ai
fondi per il museo della Shoah. Ci ha fatto piacere anche ascoltare il suo
impegno per gli ebrei di oggi, per la Sinagoga a Ostia, ad esempio".
Riccardo Pacifici è il presidente della Comunità ebraica romana. E di fronte
all'affermazione di queste ore di Gianni Alemanno ("anche nella comunità
ebraica ho raccolto la maggioranza"), spiega: "Non siamo ovviamente
in grado di dire come si sono distribuiti i voti dei componenti della comunità
al ballottaggio. All'esito del voto, ho solo avvertito preoccupazione da parte
di alcuni, attesa e desiderio di verifica da parte di altri, euforia da altri
ancora. Senza nulla togliere ad Alemanno, penso che in questo voto abbiano
influito anche le posizioni in politica estera del governo Prodi, in particolare
modo di D'Alema. E delle frange della sinistra radicale uscite sconfitte da
queste elezioni. Così come preoccupavano alcune posizioni de La Destra, che
abbiamo segnalato prima del ballottaggio, per un atteggiamento nostalgico con
cui si marcava la differenza da An". A proposito: i saluti romani al
Campidoglio, durante la festa per Alemanno sindaco, come sono stati vissuti
dalla Comunità Ebraica? "Ci sembra che Alemanno abbia già stigmatizzato
queste manifestazioni. Certo, sono atteggiamenti da monitorare. Ma questo è un
sindaco che viene da An, c'è stata la svolta di Fiuggi, c'è
stata la frase pronunciata da Fini in Israele in cui ha parlato del fascismo come male assoluto. Alemanno non
si è mai allontanato da questo percorso. Spero che Alemanno sia espressione del
modello di una destra antifascista. E non penso che i saluti romani possano
entrare a fare parte della neosimbologia del Popolo della Libertà.
Sarebbe singolare, visto che proprio su questi temi c'è stata la scissione in
Alleanza nazionale...". E quanto ha contato il tema della sicurezza anche
nelle scelte al ballottaggio della comunità ebraica? "Molto. Noi abbiamo
posto il problema anche quando incontrammo Alemanno. Per noi il valore
dell'accoglienza degli immigrati è importante, ma deve esserci anche rigore e
fermezza contro chi rappresenta un pericolo. Dalle aggressioni, alle
illegalità, fino ad arrivare alle insidie del terrorismo. E poi rispetto della
Costituzione. Però mi faccia ringraziare una persona...". Prego.
"Walter Veltroni, con lui in questi anni abbiamo avuto un rapporto
straordinario".
( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FABRIZIO NICOTRA
ROMA - La prima a salutarlo è la senatrice a vita Rita Levi Montalcini, poi
Emilio Colombo ed Emma Bonino. Francesco Rutelli, il giorno dopo la bruciante
sconfitta per il Campidoglio, fa il suo ingresso da neosenatore a Palazzo
Madama. Strette di mano, pacche sulle spalle dai colleghi del Pd, ma l'umore è
pessimo. Opposto, qualche centinaio di metri più in là, lo stato d'animo del
vincitore. Per Gianni Alemanno la mattinata a Montecitorio è una passerella.
Appena in Aula gli applausi dell'intero centrodestra, che si ripetono anche
quando il neosindaco (il sorriso e l'occhio umido) si alza per votare il
presidente della Camera. Verso il suo scranno, all'estrema destra dell'emiciclo,
è una vera e propria processione. Tra una chiacchiera con Silvio Berlusconi e
una con Gianfranco Fini, l'incontro con un frizzante Umberto Bossi alla
buvette. Il Senatùr lo bacia: "Caro Gianni, devi sapere che io a Roma ho
sempre trovato le donne dalla parte giusta". Insomma, gli sfidanti (ormai
ex) della Capitale vivono due day after ben diversi. Il vicepremier uscente
arriva al Senato di buon mattino e, dopo le procedure della registrazione, si
siede dietro Anna Finocchiaro. Si vota per eleggere il presidente di Palazzo
Madama (una formalità per l'azzurro Renato Schifani) e, quando tocca a lui,
Rutelli arriva sotto la presidenza, vota, saluta Giulio Andreotti e deve per
forza passare davanti ai banchi della maggioranza. Il clima al Senato è di diffuso
fair play e l'aplomb non manca anche in questa circostanza. Diversi senatori
del Pdl si avvicinano allo sconfitto e gli stringono la mano. Rutelli resterà
al Senato per poco tempo. Rapido, senza rispondere alle domande dei cronisti,
si trasferisce alla Camera e partecipa in silenzio ad un teso vertice del Pd.
Se ne andrà in anticipo intimando ai giornalisti: "Non seguitemi".
Ora, dicono i suoi, si prende qualche giorno di riflessione e di silenzio.
Parte per Filicudi, con la moglie Barbara, e salta la riunione che riconferma
la Finocchiaro presidente del gruppo del Pd a Palazzo Madama. Lei non se la
prende: "Povero figlio, è andato a riposarsi un po'. E' anche
giusto". Dopo il ponte del Primo maggio, la prossima partita: al gruppo
Democratico, infatti, confermano che l'ex leader della Margherita è in pista
per diventare vicepresidente del Senato. All'opposizione ne spettano due, ma
non sarà una passeggiata: se il Pd non facesse l'en plein (c'è anche l'Idv di
Di Pietro), con un solo posto a disposizione si aprirebbe la competizione con
Vannino Chiti, ex Ds e ministro uscente per i Rapporti con il Parlamento. E si
fa anche il nome di Marco Follini. Il nuovo sindaco, invece, è già in
Campidoglio a lavorare sul passaggio di consegne. Se arrivano duri giudizi sul
suoi trascorsi da parte di qualche quotidiano inglese, francese
e israeliano, Alemanno (in passato leader del Fronte della gioventù) assicura:
"Basta con questa storia. Non sono l'uomo nero, la mia convinta
appartenenza ai valori della democrazia non si discute". E tra le
telefonate di congratulazioni va ricordata anche quella dell'ambasciatore di
Tel Aviv a Roma Gideon Meir. Sorridente per tutta la giornata,
ricercatissimo dalle televisioni (stamane a "Uno mattina" e questa
sera su "SkyTg24"), l'ex ministro di An assicura che si butterà
"immediatamente e senza pietà" nel nuovo lavoro. Prima promessa, la
convocazione del Comitato provinciale sulla sicurezza assieme al prefetto:
"Roma non sarà più vista come un'area franca, dobbiamo espellere tutti i
cittadini non italiani che non rispettano le regole". E poi, "a Roma
serve un commissario straordinario sulla sicurezza". Quindi il tema che ha
dominato la campagna elettorale resta una priorità. Senza dimenticare i
rapporti con le istituzioni: presto ci sarà un incontro con il governatore del
Lazio Piero Marrazzo (Pd) sulla questione dei rifiuti. Il primo impegno
ufficiale da sindaco è invece fissato per domani, Primo maggio:
l'inaugurazione, assieme al capo dello Stato Giorgio Napolitano, di un monumento
dedicato ai caduti sul lavoro. Ma prima, questa mattina, qualche altra ora da
onorevole per assistere al successo del leader di An, al quale Alemanno è
rimasto fedele nonostante lo strappo dell'ex sodale Francesco Storace:
"Voglio levarmi l'ultima soddisfazione da deputato, votare Fini presidente
della Camera". Questo pomeriggio, l'insediamento ufficiale in Campidoglio.
( da "Messaggero, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ROBERTO ROMAGNOLI
ROMA - Il panico per la crisi alimentare scatenata dall'inarrestabile corsa dei
prezzi di mais, riso e grano si è impossessato degli israeliani che negli
ultimi giorni sono stati protagonisti di un assalto ai supermercati dove sono
stati svuotati gli scaffali del riso e di altri generi di prima necessità. Una
corsa all'accaparramento traasformata ieri in una vignetta sul quotidiano
Haaretz in cui si vede un dipendente portare nel supermercato un sacchetto di
riso, mentre attorno guardie armate lo proteggono da possibili attacchi e un
elicottero della polizia sorvola la zona. A Tel Aviv per un giorno una rete di
supermercati ha cercato di imporre la limitazione della vendita di due
chilogrammi di riso per ciascun cliente: cosa senza
precedenti negli ultimi decenni in Israele. Poi ha desistito, e le scorte sono subito andate a ruba.
Secondo il direttore della principale ditta importatrice di riso in Israele, la domanda è più che triplicata
negli ultimi giorni. I prezzi di conseguenza sono lievitati fino a un aumento
massimo del 70 per cento rispetto alla metà del mese, ossia prima delle
vacanze della pasqua ebraica. In parallelo vengono registrati drastici aumenti
anche nel prezzo della pasta, dell'olio, del caffè, della carne. In Israele, dove c'è forte penuria di acqua, il riso è tutto
importato. Israele è l'ultimo, per ora, Paese entrato
nell'ormai lunghissima lista di chi ha apertamente fatto notizia dallo scoppio
della crisi alimentare. India, Thailandia, Filippine, Indonesia, Brasile,
Russia, Argentina, Pakistan, Vietnam hanno da tempo limitato o congelato le
esportazioni di riso e grano. Ad Haiti, in Nicaragua, in Messico, nella Costa
d'Avorio, in Mozambico, nel Burkina Faso, in Senegal, nello Yemen e in altri
paesi africani della costa occidentale sono scoppiate rivolte per la penuria
alimentare. L'emergenza planetaria già interessa una quarantina di Paesi di cui
la metà africani. E cresce il timore che le tensioni sociali possano
trasformarsi in esplosioni incontrollabili con rispercussioni sulla stabilità
di molti governi. Anche negli Stati Uniti e in Canada sono state prese misure
per limitare la corsa all'accaparramento del riso. Drammatiche le testimonianze
giunte ieri dall'Afghanistan dove funzionari afghani all'agenzia di stampa
dell'Onu "Irin" hanno riferito di fuga dalle proprie terre in diverse
zone della provincia nordorientale di Badakhshan. Secondo Nasir Hemat,
responsabile provinciale dell'Afghan Red Crescent Society (Arcs) "la gente
si è trasferita in altre province e alcuni se ne sono andati nei Paesi
vicini", ha aggiunto, denunciando come in molte zone della provincia la
popolazione sia costretta a mangiare erba a causa della crisi dei prezzi.
Un'emergenza che ieri la Banca Mondiale ha detto che avrà effetti di lunga
durata in quanto le previsioni parlano di un'improbabile discesa dei prezzi.
Alcuni analisti ritengono che l'effetto caro-riso potrebbe durare quasi un
decennio. La crisi alimentare è stata definita uno "tsunami
silenzioso" dall'agenzia dell'Onu per il programma alimentare mondiale
(Pam) che più di ogni altro organismo ha contatto diretto nelle regioni più a
rischio. La crisi alimentare mette in pericolo almeno un centinaio di milioni
di persone. Per affrontarla, ieri il segretario generale delle Nazioni Unite,
il coreano Ban Ki-moon, ha annunciato l'istituzione di una apposita task force.
In una conferenza stampa a Berna, seguita a un vertice delle agenzie dell'Onu
nella capitale elvetica, Ban ha denunciato come il mondo stia affrontando
"fame, malnutrizione e disordini sociali senza precedenti" a causa
dell'aumento dei prezzi del cibo. Di qui la proposta di dare vita a una task
force, che sarà composta dai capi delle agenzie dell'Onu (tra cui Pam, Fao,
Ifad) e della Banca mondiale. "La priorità immediata su cui siamo tutti
d'accordo - ha detto il numero uno del Palazzo di Vetro - è che dobbiamo
nutrire gli affamati". Il presidente dell'Ifad (l'agenzia Onu per lo
sviluppo dell'agricoltura che ha stanziato 200 milioni di dollari per l'aiuto
agli agricoltori nei paesi poveri) Lennart Bage la crisi deve far riflettere
anche sulla politica di disinvestimento in agricoltura negli ultimi anni, un settore
dove l'aiuto pubblico è sceso da 8 miliardi di dollari nel 1984 a circa 3
miliardi nel 2006.
( da "Repubblica, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il rettore aveva
vietato la conferenza sul boicottaggio Bologna, aula occupata in ateneo per la
lezione anti-Israele di Vattimo LUCIANO NIGRO BOLOGNA
- "Non mi era mai capitato di occupare un'università, nemmeno da studente.
E dire che sono stato preside. Ma... alea iacta est. Ora siamo qui e siamo
entrati senza violenza: se il rettore ci vuole far sgomberare sarà una scelta
sua". Eccolo qua il filosofo Gianni Vattimo, a settantadue anni per la
prima volta nei panni del contestatore dell'ateneo più antico d'Europa. Proprio
lui che ha insegnato nelle aule di mezzo mondo, il teorico del pensiero debole
che ha da poco abbracciato il marxismo e ora si batte a favore del popolo
palestinese e boicotta la partecipazione di Israele
alla fiera del libro di Torino. E' in ritardo il professore-contestatore. Alle
21,30 sotto i portici dell'Alma Mater aspettano decine di ragazzi sotto uno
striscione rosso e la scritta "Cua", i collettivi universitari
autonomi che si sono presi uno spazio negato dal rettore. Un'occupazione,
dicono, contro il boicottaggio di un dibattito sul boicottaggio contro Israele. Un corto circuito di messaggi che fa sorridere il
filosofo. "Sì, mi sembra tutto molto ridicolo - sospira - e sono anche un
po' preoccupato di sapere che cosa succede se si partecipa a un incontro non
autorizzato. Da noi, a Torino, non si usa più occupare". Non c'è la
polizia che invece, cento metri più in là, presidia il teatro comunale, davanti
a centinaia di ragazzi che bivaccano bevendo birra seduti sull'asfalto. Nel
lungo corridoio passeggia nervosamente il preside Giuseppe Sassatelli. La sua
facoltà di Lettere è stata occupata nel tardo pomeriggio dai collettivi e dal centro
sociale Crash. A due a due, dandosi il turno, sono entrati e si sono
impossessati di un'aula al primo piano. Poi all'ora di cena hanno issato gli
striscioni e annunciato l'occupazione. E' Sassatelli, con il rettore Pier Ugo
Calzolari, che ha deciso di non autorizzare il dibattito con Vattimo. "Non potevamo accettare un incontro a senso unico - ripete il
preside - senza contraddittorio, contro Israele. Se Vattimo fosse venuto a parlare di Kant, nessun problema, ma
questo è un caso particolare". "Ma come si può impedire un dibattito
all'università? - ribatte Vattimo - Il problema è che sulla politica nazista di
Israele non si può più
fiatare. Non puoi dare del fascista a un ebreo perché c'è un pensiero
dominante, che arriva fino al Presidente della Repubblica, che scambia un
antisionista con un antisemita, dimenticando che molte persone in Israele sono contro il sionismo". Applausi dei duecento
ragazzi che affollano l'aula. Ma a questo punto Vattimo frena. "Voi -
scandisce - non montatevi la testa. Occupare non è un reato, ma questa non è la
prima manifestazione dell'era Berlusconi-Alemanno, è come la tranquilla
occupazione di un liceo".
( da "Liberazione" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'allarme della
stampa israeliana. Preoccupazione nei media internazionali per la vittoria
della destra "Un fascista conquista Roma" L'allarme
arriva dai due giornali israeliani più diffusi, segno che non basta un viaggio
in Israele per
tranquillizzare l'opinione pubblica internazionale sugli esiti della corsa al
Campidoglio. "Un fascista in testa": così titolava ieri Yediot
Ahronot , che ha scelto una immagine del nuovo sindaco di Roma mentre saluta i
sostenitori con un braccio teso. Toni preoccupati anche su Maariv , che
scrive che "La Destra ha riconquistato la capitale italiana" e
accompagna il servizio con due immagini: quella di Alemanno, circondato dai
sostenitori, e quella di Benito Mussolini. Il quotidiano progressista Ha'aretz
, più intellettuale, si limita a un trafiletto in cui sottolinea che "per
la prima volta da sessant'anni anni la Destra controlla Roma". I toni più
polemici giungono da Maariv , il cui inviato scrive che "sessantacinque
anni dopo la caduta del dittatore Benito Mussolini, i seguaci della sua linea
fascista tornano a conquistare Roma". Alemanno, aggiunge, "viene
ritenuto da molti uno spiccato neo-fascista" e la sua vittoria "ha un
significato storico". Secondo il giornale questi sviluppi "destano
timori fra i 18mila ebrei della città ". Tutti i maggiori organi di
informazione internazionali hanno dato con ampio risalto la notizia della
vittoria di Gianni Alemanno al ballottaggio per la carica di sindaco di Roma.
Tre sono i punti principali messi in luce dagli osservatori nell'analisi
dell'affermazione del candidato della destra. Si sottolinea che, per la prima
volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, la capitale ha un sindaco di
destra, in linea con la svolta conservatrice dell'Italia, emersa dalle elezioni
politiche del 13 e 14 aprile. Inoltre si fa osservare che quella di Alemanno è
comunque la vittoria di Silvio Berlusconi, che è stato il vero catalizzatore
del drastico cambiamento registratosi nell'orientamento politico della
maggioranza degli italiani. Infine si ricorda che a Roma il candidato del
centro sinistra Francesco Rutelli ha perso per una campagna della destra tutta
incentrata sul tema della sicurezza e a favore di una linea di fermezza nei
confronti degli extracomunitari. "In Italia si consolida la vittoria del
centro destra" titola l' International Herald Tribune che mette in pagina
un articolo del New York Times nella cui edizione online di Alemanno si ricorda
"il passato politico nelle file del Movimento sociale, un partito
neofascista fondato dopo la guerra da nostalgici di Mussolini". "La
destra vince nella corsa a sindaco di Roma" è il titolo del Financial
Times , il quale sottolinea come il centro sinistra abbia preso per la seconda
volta in due settimane "una solenne batosta, con la prima affermazione di
un sindaco di destra a Roma dai tempi di Benito Mussolini". Il Washington
Post scrive che con l' affermazione di Alemanno "i conservatori di Silvio
Berlusconi hanno riportato un'altra grande vittoria". Il Times di Londra
sottolinea come "un esponente del partito post fascista Alleanza
nazionale" sia ora il nuovo sindaco, "che ha promesso di chiudere i
campi nomadi di Roma e di espellere 20mila zingari e immigranti" in
libertà pur con precedenti penali. Per l'edizione online della Bbc "Roma
non è più la cittadella del centro sinistra", che dopo 15 anni ha perso
essenzialmente per la sua linea troppo morbida verso la criminalità soprattutto
da parte degli immigrati. "Un neofascista fa piazza pulita come sindaco di
Roma" è invece il titolo del britannico Indipendent , il quale scrive che
"un ex picchiatore neofascista ha stravinto", "alimentando il
timore che adesso in Italia si scateni una campagna senza precedenti contro gli
immigrati". Le Monde rileva il tasso di astenuti, relativamente alto se
confrontato con la prima tornata elettorale il 13 e 14 scorsi. "Mentre
Alemanno aveva promesso l'espulsione di 20.000 immigranti clandestini - scrive
il quotidiano di Parigi - Rutelli aveva proposto un braccialetto di sicurezza
per le donne a rischio di violenza sessuale, collegato direttamente con i
commissariati". Il quotidiano Libération dedica un'intera pagina alle
elezioni romane e nel titolo scrive che "la destra dura mette Roma ai suoi
piedi". Nel servizio, il giornale sottolinea che la sinistra "temeva
una marea nera berlusconiana su Roma. È invece uno tsunami che si è abbattuto
sulla capitale italiana". Il giornale ripercorre la storia politica di
Alemanno dalla sua militanza alla testa del Fronte della gioventù fino alla sua
esperienza di ministro dell'agricoltura nel governo Berlusconi, al suo
"ricentraggio politico", alla sua presa di distanza da Francesco
Storace, al "basta con i vecchi slogan, il nostro modello è Sarkozy",
e infine alla difesa di Gianfranco Fini che aveva definito il fascismo un
"male assoluto". "La destra post fascista ottiene il Campidoglio
di Roma" scrive a tutta pagina El Pais , secondo il quale
"sessantacinque anni dopo la caduta di Mussolini la mistica fascista torna
al potere" nella capitale: "Mentre i taxisti romani hanno organizzato
festeggiamenti spontanei per le strade di Roma suonando in coro i clacson, ieri
sera nelle strade di Roma era totale lo sconforto della sinistra, che dopo la
sconfitta alle elezioni politiche ha perso anche la sua città talismano".
Interessante infine la lettura della stampa romena. "Gianni Alemanno ha
conquistato i romani sulle spalle dei romeni", scriveva ieri il quotidiano
Cotidianul on-line, aggiungendo che, "per la prima volta in 15 anni la
sinistra perde il Comune di Roma e i delinquenti romeni sembrano aver avuto
un'influenza importante in questa svolta". s.p. 30/04/2008.
( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A BOLOGNA PER IL
DIBATTITO SUL BOICOTTAGGIO ALLA FIERA DEL LIBRO Il preside gli nega l'aula
Vattimo "occupa" la facoltà BOLOGNA Gianni Vattimo ha partecipato per
la prima volta nella sua vita all'occupazione di un'aula universitaria. Lo ha
fatto ieri sera nella facoltà di Lettere a Bologna per il dibattito sul
boicottaggio alla Fiera del libro di Torino, organizzato dal collettivo
universitario Cua, a cui nei giorni scorsi preside e rettore avevano negato
l'aula. In seguito alla decisione, gli studenti hanno deciso di fermarsi
ugualmente in aula, dando vita al dibattito ancorché non autorizzato.
"Alea jacta est" ha scherzato il filosofo al suo ingresso spiegando
comunque che quella in atto era "una normale occupazione da liceo, non un
reato, tenuta per discutere". Vattimo è arrivato alle 21.30 accolto da 150
occupanti e dai flash dei fotografi: "Sono per il boicottaggio perché sono scandalizzato dal comportamento di Israele in Palestina. Della politica di Israele potremo parlare sempre meno.Oggi la regola pare che sia che non
si può dare del fascista a un ebreo". Il professore ha aggiunto di essere
stupito dalle reazioni suscitate dalla vicenda (a Bologna se ne parla da
giorni) ammettendo poi: "Mi dispiace, anche mettere in imbarazzo un
collega, non so cosa avrei fatto al suo posto". Vattimo ha poi
confermato di non aver mai occupato prima un'università: "Figuriamoci, io
ho studiato nei giorni della peggiore reazione". \.
( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 103 del
2008-04-30 pagina 13 Graziano: "Sul mio mandato decidono le Nazioni
Unite" di Redazione Il generale italiano comandante dell'Unifil in Libano:
"Tempi lunghi per il disarmo di Hezbollah" "Le accuse contro di
me non arrivano da Israele, ma da un giornale israeliano che riporta accuse infondate
riprese solo dalla stampa italiana". Lunedì il quotidiano Haaretz l'ha
accusato di coprire il riarmo di Hezbollah disseminando di "mezze
verità" i suoi rapporti, ma in questa intervista telefonica con il
Giornale il generale Claudio Graziano comandante della missione Unifil in
Libano nega ogni addebito. In Israele si dice
che Prodi ha "cloroformizzato" l'Unifil per evitare rischi.
L'attaccano per questo? "A una domanda così non posso rispondere. Il
lavoro dell'Unifil è apprezzato da tutti. L'Italia svolge un ruolo guida
coerente sia con il ruolo svolto all'interno della missione, sia in Libano. Le
regole della missione erano state decise a priori dal Consiglio di
sicurezza". Il 30 marzo i soldati italiani hanno lasciato passare un
carico d'armi... "Sono altre falsità che trovano eco in Italia per ragioni
di dialettica interna. Quella notte una pattuglia ha incrociato un pick up ed è
stata affrontata da uomini armati scesi da due automobili. I nostri uomini sono
scesi dai mezzi urlando di deporre le armi e tre minuti dopo gli armati si sono
ritirati. Sono stati loro a scappare non i soldati italiani". Cossiga le
propone di dimettersi... "Il mio mandato è nelle mani del segretario generale
dell'Onu e delle nazioni che contribuiscono alla missione... per ora sono
soddisfatti". Il segretario generale dell'Onu ammette il riarmo di
Hezbollah, gli unici a non parlarne siete voi di Unifil. "Solo
speculazioni. Siamo qui con mandato di mantenimento e non d'imposizione della
pace. Dal 15 aprile abbiamo controllato 3mila veicoli e 4mila persone, ci siamo
confrontati una volta con elementi armati ed abbiamo fermato un autocarro su
cui c'erano quattro bombe vuote. Tutti gli incidenti sono stati documentati".
Le regole d'ingaggio non vanno cambiate? "La missione prevede il
mantenimento e non l'imposizione della pace e le regole d'ingaggio sono
coerenti con quel mandato. In caso di violazioni possiamo utilizzare anche
forza letale". I risultati non sembrano incoraggianti "Lavoriamo per
creare una zona libera da munizioni e armi e mantenere il cessate il fuoco. Il
mandato prevede la cooperazione con le forze libanesi e i tempi sono lunghi. In
Libano Hezbollah è considerato un regolare partito, per questo il suo disarmo
richiede tempi lunghi, un processo politico e la ricostruzione dell'esercito
libanese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I Haifa Wehbe,
cantante libanese di fama internazionale e uno dei sex-symbol più venerati dai
maschi arabi, si muovono sullo schermo di una tv di musica pop orientale mentre
una scritta in sovrimpressione annuncia la possibile cancellazione proprio del
concerto di Haifa di giovedì prossimo a Manama, capitale del Bahrain. Ben 32
deputati (su un totale di 40) del Parlamento del piccolo regno del Golfo,
popolato da una maggioranza sciita ma governato da una famiglia sunnita, hanno
chiesto che la formosa star libanese non si esibisca al Palazzo della Musica
della capitale. Dove la attendono decine di migliaia di suoi fan, pronti a
giungere anche dai vicini Emirati Arabi Uniti, dall'Arabia Saudita, Kuwait,
Qatar. I parlamentari conservatori hanno chiesto al re Hamad al-Khalifa che
venga "preservata la morale del regno" e che venga "protetto
l'immaginario giovanile", impedendo alla trentaduenne formosa cantante di
apparire sul palco di Manama. "Se ciò non avverrà, siamo pronti a scendere
in piazza", ha minacciato Ibrahim Abu Sandal, uno dei deputati di al-Asala
(la Fermezza). Già nel 2003, alcuni parlamentari di al-Asala furono addirittura
arrestati quando scesero in strada per manifestare contro il concerto di
un'altra star della musica libanese, Nancy Ajram. "Haifa ha successo non
tanto per le sue abilità canore quanto per il linguaggio del suo corpo",
ha sentenziato Abu Sandal. E chissà che il deputato conservatore non abbia mai
canticchiato i successi della cantante libanese come moltissimi altri uomini
arabi. Gli stessi che a Beirut e altrove rimanevano inebetiti di fronte alle tv
quando nella primavera 2006 la trentaduenne ex top model spopolava col suo
brano campione d'incassi: "Bus al-Wawa", bacia la bua. "Guarda
la bua, bacia la bua, aiuta a guarire la bua.", chiedeva Haifa mentre con
sospiri e gesti di mano stuzzicava le fantasie maschili. Haifa, di madre
egiziana e padre libanese, è originaria del Sud del Libano, diventa "miss
bellezza" del Paese a 16 anni. Comincia la carriera di modella e alla
ribalta nazionale arriva dopo tre anni, nel 1995. Undici anni dopo è indicata
dal settimanale americano "People" come una delle 50 più belle donne
al mondo. Divorziata e madre di una bambina, la star libanese è anche oggetto
della satira popolare: durante la guerra dell'estate 2006
tra Israele e Hezbollah (scatenata
dalla cattura di due soldati israeliani), una barzelletta raccontava che Haifa,
"desiderosa di unirsi alla resistenza contro Israele", fosse "partita per il fronte" e avesse
"superato le linee nemiche". Dopo giorni di assenza - proseguiva la
gag - Haifa ritorna, "ma incinta". Alla domanda dei libanesi
su cosa fosse successo, la cantante-resistente rispondeva: "Ho fatto un
altro prigioniero!". L'eco delle risate libanesi è arrivato anche in
Bahrain, dove l'organizzatore del concerto di Haifa, Tareq al-Bahhar, ha
assicurato ieri che la cantante si esibirà domani "rispettando le
tradizioni locali e vestendosi in modo adeguato".
( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 103 del
2008-04-30 pagina 13 Italia, via il veto Ecco sanzioni più rigide all'Iran di
Roberto Fabbri Prima svolta della politica estera con il cambio di maggioranza
a Roma: rimosse le obiezioni al boicottaggio Ue in campo finanziario verso
Teheran Cambia il governo a Roma e cambia l'atteggiamento dell'Italia (e di
conseguenza anche dell'Unione europea) nei confronti dell'Iran. Il Jerusalem
Post scrive che venerdì scorso, alla riunione del Comitato politico e di
sicurezza (Cops) dell'Ue, "l'Italia ha fatto cadere le sue obiezioni a
inserire la Banca Melli nella lista delle istituzioni e delle personalità
iraniane che l'Ue boicotterà". Ma già tre giorni prima fonti del nostro
ministero degli Esteri, commentando un articolo di un altro
giornale israeliano, Haaretz, avevano anticipato che Roma "si sarebbe
allineata al consenso europeo sul programma nucleare iraniano". Il
quotidiano israeliano sostiene che questa sarebbe appunto "una prima
indicazione della volontà di Silvio Berlusconi di condurre una politica
differente nei confronti dell'Iran". Nonostante il nome possa
trarre in inganno, la Banca Melli non c'entra nulla con l'Italia. Si tratta
della principale banca d'affari iraniana, fondata nel 1927 per fornire servizi
finanziari al governo di Teheran. Certe sue attività hanno però spinto sia
l'amministrazione americana (nell'ottobre 2007) sia il Consiglio di sicurezza
dell'Onu (il mese scorso con una propria risoluzione) a imporre sanzioni contro
di essa. Si tratta, come si può immaginare, di attività inquietanti:
nell'ambito dei servizi forniti alla Guardia rivoluzionaria iraniana (i
pasdaran), la Melli sarebbe stata ad esempio il tramite per trasferire alla sua
sezione internazionale (le Brigate Al-Quds, consulenti sul campo delle milizie
libanesi di Hezbollah, nonché fornitrici di armi e addestramento per la
guerriglia antigovernativa e antiamericana in Irak) circa 100 milioni di
dollari, senza mai far comparire il proprio nome. Fino a venerdì scorso,
l'Italia era stata in ambito europeo la più decisa oppositrice dell'inclusione
della Banca Melli nella lista delle istituzioni e delle personalità iraniane da
boicottare. Ma secondo il Jerusalem Post sarebbero state proprio le dirette
indicazioni del premier in pectore Silvio Berlusconi a far ritirare le
obiezioni italiane. E a quel punto anche Spagna, Austria e Cipro - gli altri
membri dell'Ue che non seguivano la linea prevalente in Europa sulla delicata
questione del nucleare iraniano - hanno fatto propria la scelta italiana. Il
via libera dell'Ue alle sanzioni - secondo una fonte del governo israeliano
citata dal quotidiano - rappresenta un colpo pesante per l'Iran. Non si tratta
infatti soltanto di ostacoli frapposti all'attività di una grande banca, ma
anche di un segnale politico forte da parte di quello che Teheran considera un
partner economico fondamentale, soprattutto per la qualità della tecnologia che
è in grado di fornire. Il boicottaggio della Melli non colpirà soltanto
l'economia iraniana. Il suo ruolo internazionale fa sì che risulteranno in
qualche misura danneggiate anche numerose imprese straniere attive in Iran: i
principali partner commerciali di Teheran sono la Germania e la stessa Italia,
seguiti a distanza dalla Gran Bretagna. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via
G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 30-04-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Per i problemi del
nuovo Terminal 5 Politici Usa a Roma a difesa delle loro compagnie Per
sostenere le ragioni delle compagnie a stelle e striscie sono sbarcati da
Washington in due: il viceministro dei Trasporti John Byrerly e il direttore
dell'ufficio per l'aviazione internazionale Paul Gretch. Oggi, in una
conferenza stampa all'ambasciata americana di Roma, ribadiranno i dubbi
dell'amministrazione Usa per la soluzione trovata da Aeroporti di Roma in
attesa della costruzione del nuovo terminal dei voli intercontinentali di
Fiumicino: il T5. Presentato in pompa magna la settimana scorsa dal management
dello scalo e destinato alle partenze ed arrivi dalle destinazioni a più alto
rischio (Stati Uniti ed Israele), è oggetto da tempo della protesta di Delta, American Airlines,
United, Us Airways e Continental. Lo scorso settembre, in una lettera spedita
fra gli altri all'ambasciatore Ronald Spogli, le compagnie lamentavano la
decisione della società Adr di sistemarle, seppure temporaneamente, in una
struttura definita "obsolescente" e lontana dall'attuale
scalo. Insomma, un terminal degno di un aeroporto low cost continuando però a
pagare le stesse tariffe. Obiettivo della missione sarà quella di individuare
le possibili soluzioni alla disputa, fra le quali quella di usare, finché
possibile, aree di sosta più vicine ai terminal principali.