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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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top ARTICOLI DEL 24 e 25 marzo
2008 #TOP
Fatah
e Hamas sulla via della riconciliazione
( da "Voce
d'Italia, La" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il numero due
della Casa Bianca ha dichiarato che lo stato palestinese avrebbe dovuto vedere
la luce molto tempo fa, “ma se questo non è successo” ha detto “è perché la
violenza contro Israele ha impedito la realizzazione di questa legittima
aspirazione”.
Nuovo
messaggio audio di al-Zawahiri Dal 2003 sono morti 4mila soldati Usa
( da "Quotidiano.net"
del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
presidente
egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nella sua offensiva chiudendo la sua
frontiera con Gaza. L'autenticità del messaggio non ha potuto finora essere
confermata, ma la voce somiglia a quella di Al-Zawahiri nei precedenti
messaggi. Il numero 2 di al-Qaeda invita i musulmani a "colpire gli
interessi degli ebrei, degli americani e di tutti quelli che hanno partecipato
all'
NIENTE
INTERNET GRATIS A FILADELFIA ( da "Manifesto, Il"
del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
CACHAO LOPEZ
Il bassista di origine cubana Israel Cachao Lopez, considerato il creatore del
mambo, è morto a Miami, a 89 anni. Nato il 14 settembre 1918 all'Avana, Cachao
aveva reso popolare il mambo negli anni 50 negli Stati Uniti dove si era
spostato da Cuba. Una stella sulla "Walk of Fame" di Hollywood lo
ricorda come uno dei musicisti latini più significativi del dopoguerra.
Ad
Albano il biologico va in cenere ( da "Manifesto, Il"
del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Di pace in
Palestina, di cooperazione con l'Africa, di ambiente nel Mediterraneo,
supportata dai fondi europei. Studi, convegni, piani di fattibilità. Un certo
interesse per la gestione dei rifiuti al Cairo, dove Ama ha vinto una gara per
la gestione dei rifiuti solidi urbani che ha creato non poche polemiche.
I
giornali arabi lo descrivono come un sostenitore d'Israele e spia dei Servizi
( da "Stampa,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele"
e "spia dei Servizi" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO
Bufera sul battesimo dello scrittore anti-fondamentalista Magdi Allam. Il
musulmano più famoso d'Italia cambia il suo nome in Cristiano, si converte al
Cattolicesimo perché "l'Islam è fisiologicamente violento e storicamente
conflittuale" e dal mondo islamico piovono critiche per la decisione del
Papa di battezzarlo
Un
appello a tutti i musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici
e statunitens ( da "Stampa, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
messaggio
segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere
Israele "col ferro e col fuoco". L'appello del medico egiziano, di
circa quattro minuti, è stato diffuso dal as-Sahab, braccio mediatico di al
Qaeda. Zawahiri punta il dito contro il presidente egiziano Hosni Mubarak
accusato di aiutare Israele nell'offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza.
Al
Qaida: <Vendetta per Gaza> ( da "Secolo XIX, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
messaggio
audio invita a colpire gli interessi di Israele e degli Usa 25/03/2008 DUBAI.
Al Qaida lancia l'appello alla vendetta dopo i sanguinosi raid israeliani nella
Striscia di Gaza. I numero 2 dell'organizzazione, Ayman Al Zawahiri, in un
messaggio audio diffuso su internet incita ad attaccare Israele e obiettivi
occidentali in tutto il mondo: "Colpite gli interessi degli ebrei,
Sulla
politica estera colpevoli silenzi bipartisan
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
tra Hamas e
Israele ed è giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele
nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato
all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese
estendendola a Gaza e alla Cisgiordania, poi tutto è rimasto immobile.
Torna
Al Zawahiri<Colpite gli ebreiin tutto il mondo>
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Torna Al
Zawahiri"Colpite gli ebreiin tutto il mondo" israele Massima allerta
dopo il nuovo messaggio di Al QaidaTel Aviv critica i negoziati in corso tra
Hamas e Fatah contro l'occidente"Fategli capire che verseranno sangue per
ogni dollaro usato per uccidere un musulmano" 25/03/2008.
Polemiche
sul battesimo di Allam<Il Papa provoca i musulmani>
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
esistenza da
parte di Israele si sono scagliati anche i media arabi e tante associazioni,
indignate per il risalto mediatico avuto dal battesimo di Allam. Bollato come
un "apostata", ossia come una persona che ha rinnegato la propria
religione. Un'offesa a loro avviso acuita dalla lettera al Corriere in cui
Allam spiega la sua conversione,
REFILE-Zawahri
urges anti-Israel attacks over Gaza-Web
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele nega
di esserne responsabile, ma Nasrallah non ha dubbi che il suo compagno di lotta
sia stato abbattuto su ispirazione del Mossad, il servizio di spionaggio
israeliano. Il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak ha confermato ieri
che le minacce di Nasrallah vengono prese nella dovuta considerazione e ha
ribadito che Israele è pronto a reagire tempestivamente e con determinazione.
Appello
al terrore di al qaeda "colpiremo usa e israele" - marco ansaldo a
pagina 4 ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La minaccia
di Al Zawahiri il vice di Osama Bin Laden Appello al terrore di Al Qaeda
"Colpiremo Usa e Israele" MARCO ANSALDO A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.
La
Pasqua politica ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Prima, ma
solo il giorno prima di Pasqua, viene il discorso d'addio di Mon. Sabbah,
patriarca latino di Gerusalemme, dunque inviato e rappresentante del Papa, in
Medio Oriente, già militante di Al Fatah e amico personale di Arafat, da sempre
nemico di Israele. segue a pagina 27.
<Colpire
Israele e gli Stati Uniti> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
numero due di
al Qaeda "Colpire Israele e gli Stati Uniti" Nuovo appello di al
Zawahri, numero due di al Qaeda --> TEL AVIV Un appello a tutti i musulmani
affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato
lanciato ieri via internet dal nunero due di Al Qaeda Ayman al Zawahri.
David
Grossman vedi alla voce amore ( da "Unita, L'"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele tra
due settimane. Nell'attesa la casa editrice ha pubblicato ieri il testo in cui
Grossman si rivolge ai suoi lettori, e nel prossimo fine-settimana il
quotidiano Yediot Ahronot anticiperà un capitolo. Lungo seicento pagine, il
romanzo apparirà in una prima tiratura di ventimila copie, molto alta se si
considera che Israele ha una popolazione che è meno di un undicesimo
La
Pasqua politica di Joseph Ratzinger
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele non
ne ha. Da Israele non può venire la pace". Sarebbe facile interpretare
queste parole incaute e potenzialmente dannose (un implicito invito a
continuare il conflitto) se l'evento restasse chiuso nella cornice stretta
della esasperazione di un palestinese.
Al
Zawahri minaccia: colpiremo Israele e Stati Uniti In un nuovo messaggio il
numero due di Al Qaeda lancia l'appello a vendicare i fratelli palestinesi
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Ente
israeliano di monitoraggio del terrorismo (Lotar) ha ieri emesso una serie di
istruzioni molto severe per quegli israeliani che stiano per recarsi
all'estero, dove rischiano di essere vittime di attentati di vario genere. Nel
nord di Israele è in vigore lo stato di allerta, mentre severe misure di difesa
sono state imposte anche nelle disparate rappresentanze israeliane all'
Musulmani
indignati con Benedetto: il neobattezzato osteggia l'Islam
( da "Unita,
L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
edizione del
"Musulmani indignati con Benedetto: il neobattezzato osteggia
l'Islam" Accusa esplicitamente Benedetto XVI il quotidiano arabo edito a
Londra, titolando: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver
battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione
all'Islam" Al Quds al Arabi.
Brevi,
schede e richiami 5 ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
60 anni della
Costituzione italiana e delle Leggi fondamentali d'Israele. Riflessioni e
confronti". Via I. Frugoni 15/2. FAMIGLIA E AFFIDO Affido, adozione e
accoglienza sono al centro degli incontri che, a partire da venerdì 28 marzo,
che si svolgeranno al Muvita Agenzia Provinciale per l'Ambiente, l'Energia e
l'Innovazione di via G.
Brividi
e comicità sulla scia di hitchcock - roberto incerti
( da "Repubblica,
La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in Israele,
Germania e Australia. Tutte le versioni hanno una stessa regia, quella di Maria
Atiken, Questo è stato imposto dalla produzione, perché le versioni che
circuitano non devono essere dissimili. Il fatto che tante compagnie, in
diversi paesi ed in lingue diverse interpretino in maniera simile questo testo,
Brevi,
schede e richiami 8 ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Una banda
musicale della polizia egiziana sbarca in villaggio israeliano in mezzo al
nulla. Il film abbozza una storia d'amore tra due persone che sembrano non
avere niente in comune una volitiva bruna e un maturo poliziotto vedovo; e
sotto, lascia trasparire la metafora di due popoli che non dovrebbero più restare
separati.
Al
qaeda nuovo appello al terrore "colpite gli ebrei e gli americani" -
marco ansaldo ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Zawahiri
accusa il presidente egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nell'attacco
contro Gaza, sigillando la sua frontiera con la Striscia. L'appello invita a
"colpire gli interessi degli ebrei, degli americani e di tutti quelli che
hanno partecipato all'attacco contro i musulmani". Con una precisazione:
che l'offensiva non deve limitarsi ai territori israeliano e palestinese.
Marco
politi ( da "Repubblica, La"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
indignazione
dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è
noto per la sua avversione all Islam". Al Cairo il giornale Al Masri el
Yom cita un presunto coinvolgimento di Allam nei servizi segreti italiani e lo
accusa di "ingiuriare e offendere gli arabi e i musulmani". Impazzano
anche i blog.
CITTA'
DEL VATICANO - In queste 48 ore a Magdi Allam, primo musulmano convertito a San
( da "Messaggero,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Viva
Israele" però si difende: "Dobbiamo liberarci dal luogo comune
secondo cui il terrorismo che infierisce nei Paesi del Medio Oriente sia di
natura reattiva: si tratta di una realtà aggressiva che sta già mietendo
vittime. C'è un genocidio nei confronti dei cristiani in Iraq, c'è la
persecuzione dei cristiani in Algeria,
Segue
allam ( da "Riformista, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ambienti
radicali e jihadisti hanno anche più volte criticato il suo appoggio a Israele
e alla politica dell'amministrazione americana), era preoccupato lo stesso
Magdi Allam. Lo dice suor Maria Gloria Riva in una missiva affidata ieri al
sito culturacattolica.it: "Un giorno, a casa sua - racconta -, ci ha preso
in disparte: "Voglio essere di Cristo", ci disse.
Reportage
ascoltare Hasan a Beirut ( da "Riformista, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
avvenuta lo
scorso 12 febbraio a Damasco in un attentato attribuito a Israele. "Questo
è un cimitero sionista e, nel giorno di Mughniyye, le nostre bandiere ricordano
la vittoria della Resistenza (l'ala armata di Hezbollah, ndr ) contro i
sionisti", ha detto al Riformista uno degli shabab (ragazzi), autori
dell'incursione all'ingresso del cimitero ebraico.
Commedia
drammatica mmm1/2 La banda ( da "Messaggero, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
finiscono per
errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma
abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui
condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto
con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un
gioiello di understatement tutto speranza e pudore,
ROMA
- Per opera di un gruppo di intellettuali nasce il "partito trasversale
del merito". ( da "Messaggero, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Giorgio
Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Giovanni Sartori, Aldo Schiavone, Sebastiano
Vassalli e Salvatore Veca sono tra i firmatari dell'appello. "La polemica
di questi giorni sui corsi di recupero e sugli "esami a settembre" -
scrivono gli intellettuali dell'appello -, al di là degli indubbi problemi che
le nuove norme hanno creato,
ROMA
A pochi giorni di distanza dall'ultimo messaggio web di Osama bin Laden ecco
farsi vivo i ( da "Messaggero, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
non è detto
che si debba combattere contro Israele solo in Palestina". La registrazione,
apparsa su un sito spesso usato da al Qaeda e altri gruppi di militanti
islamici, è stata prodotta dal braccio armato di al Qaeda as-Sahab. Nel testo,
Zawahiri accusa anche i leader arabi di collusione con gli Stati Uniti e
Israele, definendoli parte di una "alleanza satanica"
Scommessa
contro il declino e per il prestigio internazionale
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
agli Stati
che ospitano importanti comunità di immigrati turchi come la Germania o la
Svezia, ha bussato alla porta di Israele (del quale è un alleato prezioso), può
contare sull'appoggio della Corea del Sud, con la quale ha messo in comune i
rispettivi sostenitori in occasione dell'assegnazione dell'Expo 2012 vinto
appunto dalla Corea che l'ha spuntata contro Marocco e Polonia.
Allam
convertito, l'Islam discute Il Vaticano: libertà di coscienza
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
estremismo
islamico e difende Israele" è finito sui siti di Cnn, Cbs, su tantissime
altre prime pagine. Lo stesso per l'articolo di Reuters ("un segreto ben
custodito"), ripreso tra gli altri dal New York Times eda Le Monde. Ma al
di là delle prime, scarne cronache dell'evento (e dei commenti sui forum in
Internet e su innumerevoli blog),
Jerusalem
Post ( da "Corriere della Sera"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 9
categoria: BREVI Jerusalem Post Usa le parole lanciate in rete dall'Associated
Press: Allam è descritto come "uno scrittore iconoclasta che ha condannato
l'estremismo islamico e difeso Israele".
Messaggi
sconnessi: Al Qaeda ha perso il <regista>?
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele, del
resto, è già in allarme perché l'Hezbollah potrebbe vendicarsi in qualsiasi
momento per l'uccisione del suo numero due Mugniyeh attribuita al Mossad. Ora i
qaedisti, spesso accusati di fare poco nell'arena israeliana, potrebbero
passare all'azione, in modo diretto, facendo concorrenza con l'Hezbollah.
Zvia
e le altre ragazze, contro Israele in nome della Torah
( da "Corriere
della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
contro
Israele in nome della Torah DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - E rimasta
in silenzio. Non ha riposto alle domande in tribunale, si è rifiutata di
lasciarsi perquisire o di mettersi in fila assieme alle altre detenute. Come se
i nemici l'avessero catturata, come una prigioniera di guerra.
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
REDAZIONALE
COMMEDIA YYY La banda Questo piccolo film ha fatto il giro dei festival ed è diretto
dall'israeliano Eran Kolirin. Parla di pace e dialogo tra arabi ed ebrei. La
banda della polizia di Alessandria d'Egitto deve suonare in una cittadina
israeliana, ma arriva in un posto sbagliato e.. Boicottato in Egitto, è un bel
film, diverte e fa pensare.
La
banda ( da "Corriere della Sera"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una
notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo
quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e non,
tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello
di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,
Al
Zawahri invoca attacchi contro gli ebrei
( da "Tempo,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
nuovo
messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a
combattere Israele "col ferro e col fuoco". Ma al ministero della
Difesa di Tel Aviv l'attenzione maggiore è rivolta al terrorismo sciita, nel
giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che
l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il
mondo islamico.
Accordi
tra Hamas e Fatah l'ennesima bolla di sapone?
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele, dal
canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi raggiunti a San'a. Amos
Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano della difesa Ehud Barak,
ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la sua espugnazione violenta
di Gaza.
Passare
il confine. Dello stato e dell'io
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
da quello
israeliano nella West Bank a quello fra la California e il Messico a quello di
via Anelli a Padova, in un'epoca che aveva visto nel crollo del Muro di Berlino
l'annuncio di un mondo senza confini? A quale forma della sovranità e della
legge corrispondono questi muri eretti da stati nazionali in conclamata crisi
di sovranità e di legalità costituzionale?
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Ora non
apriremo un fronte nel sud Libano" contro Israele, ha detto il segretario
generale Hassan Nasrallah. Si temevano incidenti che (fino a tarda serata) non
ci sono stati. Ecuador/Colombia Ucciso un ecuadoriano: Correa annuncia
"guerra diplomatica" La Colombia ha riconosciuto di aver ucciso anche
un meccanico ecuadoriano durante il raid del 1 marzo,
Colpite
Usa e Israele ( da "Manifesto, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in risposta
alle operazioni militari di Israele nella striscia di Gaza. Non ha specificato
chi siano gli altri ma fra loro ci sono Egitto, Arabia saudita e Giordania
accusati di aver formato un "alleanza satanica" con Usa e Israele.
"Attaccate i loro interessi ovunque e fate in modo che sappiano che ogni
dollaro speso per uccidere musulmani comporterà spargimento di sangue"
L'America
che conta ( da "Manifesto, Il"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
E dopo cinque
anni la guerra continua a uccidere nel silenzio dei media. Le vittime irachene
sono più di 700.000. Ieri un nuovo appello di al-Zawahiri ai musulmani:
"Colpite Israele e gli Usa". Obama vuole mettere fine a una guerra
"che non doveva mai iniziare". Clinton promette di ritirare le truppe
PAGINA 9.
No
a McCain, un clone, no a Billary . L'altra America ha un solo nome: Obama
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele la quale
dice che se non adotti un aperto e indefettibile approccio pro-Likud nei
confronti di Israele, allora sei anti-israeliano. Non può essere questa la
misura della nostra amicizia con Israele". Io spero che, se sarà eletto,
l'americano Barack (benedetto, in arabo) non diventerà una replica
dell'israeliano Barak (
4000
morti inutili, tranne che per Bush
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Da Israele,
il vice presidente Dick Cheney ha detto che Bush "porta il peso
maggiore" dei 4.000 morti, perché "è lui a decidere di impegnare
giovani americani, anche se siamo fortunati ad avere un gruppo di uomini e
donne, una forza interamente composta di volontari, che indossano
volontariamente l'uniforme".
<Io,
ginecologo mangiapreti mi batto contro la legge 40>
( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ambasciatore
di Israele, "paese libero e per nulla talebano sulla ricerca e la
fecondazione artificiale". "Venga, venga, le faccio vedere",
dice mentre scende le scalette che portano agli ambulatori dove riceve le
pazienti. Sul muro di ingresso una serie di fotogrammi ingranditi, il primo è
una coppia che sorride, poi l'ovulo,
Al
Qaida, altro messaggio di Al Zawahiri: <Musulmani, attaccate Usa e
Israele> ( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
altro
messaggio di Al Zawahiri: "Musulmani, attaccate Usa e Israele" Un
appello a tutti i musulmani affinchè lancino attacchi contro obiettivi ebraici
e statunitensi è stato lanciato ieri via internet da Ayman al Zawahiri:
"Musulmani, oggi è il vostro giorno" esclama l'integralista egiziano
Al Zawahri.
<Magdi
Allam? La fede è interiore, non ha bisogno di outing>
( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
E talmente
inflazionata che fra poco sarà più pesante l'epiteto "sciocchino". Io
stesso sono stato accusato di essere antisemita per aver criticato la politica
del governo israeliano. Ci vuole sobrietà. Magdi Allam faccia quel che vuole.
Ma noi qualche dubbio sulla storia dell'occidente ce l'abbiamo. 25/03/2008.
La
stampa araba su Allam: perché il papa ha dato tanto risalto a questa
conversione? ( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
indignazione
dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è
noto per la sua avversione all'Islam". L'edizione on-line di ash-Sharq
al-Awsat ospita una pagina di commenti di lettori infuriati, tra i quali si
legge che "l'acqua versata sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina
gettata sul fuoco dello scontro di civiltà".
L'Iraq,
i mass media e la manipolazione delle coscienze
( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
al di là del
problema Palestina". Domani alle
Roma
L'incontro Italia-Cuba: un matrimonio musicale esotico , alle 17
( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Domani alle
18 alla biblioteca Civica Tartarotti, Caso Israele: tra informazione e
controinformazione . Alla presenza di Cecilia Impera discepola di don Dossetti
e missionaria per molti in anni in Palestina, lo scrittore di origine trentina
Gianluca Solera presenta il suo libro Tra Muri, lacrime e za'tar: storie di
vita e voci dalla Palestina .
Spicchi
di Palestina raccontati tra Foucault e la libertà femminile
( da "Liberazione"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
reportage
politico e filosofico di Giusi Ambrosio Spicchi di Palestina raccontati tra
Foucault e la libertà femminile Pasquale Voza Si potrebbe dire, con le parole
della prefazione di Ali Rashid, che le storie che Giusi Ambrosio delinea nel suo
splendido libro ( Spicchi di Palestina , Edizioni Punto Rosso, Milano 2007)
sono "luoghi di testimonianza che raccontano l'inenarrabile".
Ma
questo è il ballo degli dei ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
E lo suonò
nei suoi night zeppi di fumo e di paillettes. Regalando al più piccolo dei
Lopez un paio di Grammy Awards. E la stella dei divi sul viale di Los Angeles.
Israel Cachao Lopez, l'Avana1918 - 2008, inventore del mambo . FRANCESCA FIGUS.
Accordi
tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone?
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele, dal
canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi raggiunti a San'a. Amos
Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano della difesa Ehud Barak,
ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la sua espugnazione violenta
di Gaza.
<Magdi
Cristiano Allam> Battezzato da Ratzinger
( da "Manifesto,
Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
musulmani per
aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua
avversione all'Islam". Il quotidiano indipendente egiziano Al Masri el yom
si limitava a giudicare Allam una spia dei servizi segreti italiani, mentre
Asharq Alawsat, giornale arabo con una versione tradotta anche in inglese,
ospitava commenti infuriati dei lettori che protestavano perché "l'
ISRAELE,
SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana
ha tagliato d... ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ISRAELE,
SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana
ha tagliato di mezzo punto percentuale il tasso di riferimento, portandolo al
3,25%. Si tratta del livello più basso di sempre, come conseguenza del
rallentamento dell'economia.
NEW
YORK - Il bassista di origine cubana Israel Cachao Lopez, considerato il creato
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
bassista di
origine cubana Israel "Cachao" Lopez, considerato il creatore del
mambo, è morto a Miami, in Florida, a 89 anni. Nato il 14 settembre 1918
all'Avana, Cachao aveva reso popolare il mambo negli anni Cinquanta negli Stati
Uniti dove si era spostato da Cuba. Una stella sulla "Walk of Fame"
di Hollywood lo ricorda come uno dei musicisti latini più significativi del
dopoguerra.
( da "Voce d'Italia, La" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Firmato un
importante accordo tra le due formazioni politiche palestinesi Fatah e Hamas
sulla via della riconciliazione Fra gli obiettivi una pacificazione tra le
parti per arrivare a un governo di unita' nazionale Sanaa, 24 mar.- Nella
capitale yemenita è stato firmato ieri un accordo tra i due principali partiti
palestinesi; Al-Fatah, il movimento politico erede di Yasser Arafat, e la
formazione islamista Hamas. Con questo documento, siglato sotto l'egida del
presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, i due gruppi si impegnano a intavolare
delle discussioni in vista di una riconciliazione nazionale. Il foglio prevede
il ritorno alla situazione politica precedente alla presa di potere del partito
islamico di Hamas nel giugno del 2007. Il presidente yemenita che si è
implicato personalmente nelle trattative ha invitato le due parti a incontrarsi
nuovamente nella sua meravigliosa capitale per proseguire le discussioni che
dovrebbero a portare ad una riconciliazione nazionale. Oltre al ritorno allo
status-quo, l'iniztativa yemenita prevede delle elezioni anticipate, la
formazione di un governo di unione nazionale e il superamento delle lotte tra
fazioni all'interno dei servizi di sicurezza. Contemporaneamente a
quest'iniziativa si svolgeva la visita del vicepresidente Cheney in
Cisgiordania. Il numero due della Casa Bianca ha dichiarato
che lo stato palestinese avrebbe dovuto vedere la luce molto tempo fa, “ma se
questo non è successo” ha detto “è perché la violenza contro Israele ha impedito la realizzazione di
questa legittima aspirazione”.
( da "Quotidiano.net" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Annunci legali IRAQ Nuovo messaggio audio di al-Zawahiri Dal 2003 sono morti
4mila soldati Usa Il numero due di al-Qaeda invita i musulmani a colpire gli
interessi israeliani e americani per vendicare l'offensiva israeliana nella
Striscia di Gaza. Intanto, secondo un conteggio tenuto dall'Associated Press,
il 97% delle vittime americane ha perso la vita dopo il 1. maggio 2003, giorno
in cui il presidente George W. Bush dichiarò chiusa la guerra Il Cairo, 24
marzo 2008 - Il numero due di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, in un nuovo nastro
diffuso oggi, invita i musulmani a colpire gli interessi israeliani e americani
per vendicare l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Al-Zawahiri ha
lanciato l'appello in un nuovo nastro audio di quattro minuti messo online oggi
su un sito internet islamista. Nel messaggio, il numero 2 dell'organizzazione
terroristica internazionale accusa il presidente egiziano
Hosni Mubarak di aiutare Israele nella sua offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza.
L'autenticità del messaggio non ha potuto finora essere confermata, ma la voce
somiglia a quella di Al-Zawahiri nei precedenti messaggi. Il numero 2 di
al-Qaeda invita i musulmani a "colpire gli interessi degli ebrei, degli
americani e di tutti quelli che hanno partecipato all'attacco contro i
musulmani" e precisa che gli attacchi non devono limitarsi ai territori
israeliano e palestinese. "Fate loro sapere che non otterranno che del
sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani, e per ogni pallottola
sparata contro di noi un vulcano tornerà verso essi", minaccia Al-Zawahiri.
"Non possono impegnarsi a sostenere Israele e poi
vivere in pace quando gli ebrei uccidono i nostri fuggiaschi e i nostri
fratelli assediati". "Controllate gli obiettivi, raccogliete danaro,
preparate gli equipaggiamenti, prevedete con precisione e, contando su Allah,
attaccate, cercando il martirio e il paradiso" ha dichiarato il numero 2
di al-Qaeda. IRAQ/ 4.000 VITTIME USA DALL'INIZIO DELLA GUERRA, NEL MARZO 2003
Il numero dei militari americani uccisi in Iraq dall'inizio della guerra, nel
marzo del
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Calibro 9 NIENTE
INTERNET GRATIS A FILADELFIA Internet non sarà più gratis nelle grandi città degli
Stati Uniti. Filadelfia è la prima a fare marcia indietro. Dovrebbero seguire a
breve altre grandi città come Chicago, Houston e San Francisco. Secondo quanto
scrive il "New York Times", le difficoltà della città della
Pennsylvania, che puntava a coprire gratuitamente un'area di oltre
( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cosa si nasconde
dietro la costruzione di un inceneritore in provincia di Roma? I "soliti
noti" del business dei rifiuti e dell'energia. E l'agricoltura bio rischia
di non avere più futuro Ad Albano il biologico va in cenere Andrea Palladino
Albano (Roma) Via di Massimetta, ad Albano, in provincia di Roma, è una piccola
strada, che si insinua tra vigne biologiche e casette da classe media, che ha
sudato tanti stipendi per avere un tetto. Nessuna mega villa, niente piscine,
un bar dove gli anziani giocano a carte e una Parrocchia che dispensa le
tranquille comunioni di una qualsiasi domenica di provincia. Via di Massimetta
confina con una delle principali discariche del Lazio, gestita dall'avvocato
dei rifiuti, Manlio Cerroni, che da decenni gestisce il ciclo dei rifiuti in
molti paesi nel mondo. Una discarica quasi esaurita, ma che potrebbe avere un
florido futuro: un mega inceneritore per smaltire i rifiuti della capitale. Per
presentare il progetto l'avvocato ottantenne si è alleato con Acea, esperta in
energia e, da qualche tempo, in "valorizzazione dei rifiuti", e con
l'Ama, che gestisce la raccolta e smaltimento di Roma. Tre soci per un
maxibusiness: Cerroni continuerà a guadagnare con la discarica, che per far
funzionare l'incenerimento verrà ampliata; Acea rivenderà l'energia,
guadagnando sui certificati verdi, come ha già annunciato a novembre agli investitori
internazionali; Ama saprà dove buttare le tonnellate di rifiuti
indifferenziati, che a Roma sono un problema che nessuno vorrebbe affrontare.
Tutti felici e contenti. La favola bella dell'incenerimento miracoloso si ferma
qui, però. L'assetto societario che propone le due linee di gasificazione (così
chiamano l'incenerimento oggi) e la produzione di energia da monnezza ha già
del curioso. Acea e Ama, sorelle romane, hanno utilizzato la Ecomed Srl per
stringere l'alleanza con la Pontina Ambiente di Cerroni. Eco sta per Ecologia e
Med per Mediterraneo. Nata nel 1995 dall'instancabile Chicco Testa, all'epoca
capo di Acea in fase di privatizzazione, la Ecomed fino a tre anni fa si
occupava di tutt'altro. Di pace in Palestina, di cooperazione con l'Africa,
di ambiente nel Mediterraneo, supportata dai fondi europei. Studi, convegni,
piani di fattibilità. Un certo interesse per la gestione dei rifiuti al Cairo,
dove Ama ha vinto una gara per la gestione dei rifiuti solidi urbani che ha
creato non poche polemiche. Poi, nel 2005, è stata messa in sonno. Fino
alla fine dello scorso anno, quando è divenuta la testa d'ariete delle Spa
romane dell'ambiente per entrare nel nuovo business del "waste to
energy". Ama raccoglie, Acea brucia, Cerroni interra quel 70% non
bruciabile. Cosa sia un gassificatore se lo chiedono oggi gli abitanti e le
aziende agricole nella campagna di Albano. Il processo ha del magico, senza
dubbio. Metto Cdr (combustibile da rifiuti), fatto in buona parte da elementi
secchi quali plastica e carta (sottratti quindi al processo del riciclaggio) ed
ottengo - grazie alle alte temperature - un gas che viene bruciato per avere
energia. La tecnologia della gasificazione è recente ed è stata sperimentata
all'inizio degli anni '90 proprio in Italia, a Verbania. Venne sospesa per
l'impatto ambientale disastroso e per un'inchiesta della Procura della
Repubblica di Roma che coinvolse anche Corrado Clini, attuale direttore
generale del ministero dell'Ambiente. Si trattava di un brevetto della svizzera
Thermoselect, che, dopo gli insuccessi in Italia, propose lo stesso impianto in
Germania, a Karlsruhe, dove la stampa locale la ribattezzò
"Thermodefect". Durò poco anche qui: problemi di sicurezza e
insostenibilità economica. Il brevetto venne acquistato dalla giapponese Jfe,
che un anno fa ha fatto un accordo proprio con il gruppo di Cerroni per
riportare in Italia i gassificatori, a partire da Albano. La Pontina Ambiente
sostiene da parte sua che la tecnologia Jfe non è la stessa cosa della
Thermoselect, ma in diversi documenti dell'azienda giapponese appare il
contrario. Gli stessi ingegneri della Pontina Ambiente fino al 2004 giravano
l'Italia pubblicizzando il miracolo Thermoselect. Il problema fondamentale è
che non esiste in Europa un impianto simile per poter verificare. Ora il
progetto attende la Valutazione di impatto ambientale della Regione Lazio, il
cui risultato arriverà a ridosso delle elezioni. E per via Massimetta, tra le
colline di Albano, l'agricoltura biologica potrebbe diventare un ricordo incenerito.
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I giornali arabi lo
descrivono come un "sostenitore d'Israele" e "spia dei Servizi" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI
CITTA'DEL VATICANO Bufera sul battesimo dello scrittore anti-fondamentalista
Magdi Allam. Il musulmano più famoso d'Italia cambia il suo nome in Cristiano,
si converte al Cattolicesimo perché "l'Islam è fisiologicamente violento e
storicamente conflittuale" e dal mondo islamico piovono critiche per la
decisione del Papa di battezzarlo a Pasqua in mondovisione a San Pietro
("E' una provocazione peggiore del discorso di Ratisbona contro
Maometto", accusano i mass media arabi). Un taglio netto, spiega Allam,
che nasce da una profonda crisi interiore: "Mi sono chiesto come fosse
possibile che, dopo essermi battuto per un "Islam moderato" e aver
denunciato l'estremismo e il terrorismo islamico, io sia stato condannato a
morte nel nome dell'Islam e sulla base di una legittimazione coranica".
Sul suo blog (sommerso da centinaia di messaggi di solidarietà) rivela di aver
capito che "la radice del male è insita nell'Islam", quindi il
"miracolo della risurrezione di Cristo" si è riverberato sulla sua
anima "liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l'odio e
l'intolleranza prevalgono sull'amore e il rispetto della persona". La sua
mente si è affrancata "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la
menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al
suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Allam, insomma, ha
lasciato la mezzaluna per la croce perché si riconosce nell'"autentica
religione della verità, della vita e della libertà". E nella sua prima
Pasqua da cristiano non ha "scoperto solo Gesù, ma, per la prima volta, il
vero e unico Dio, che è il Dio della fede e ragione". Intanto, però,
giornali e tv islamiche insorgono per la decisione di Benedetto XVI di
battezzare l'"apostata" Allam con così grande clamore a San Pietro
durante la veglia pasquale. Dopo il discorso di Joseph Ratzinger a Ratisbona
che due anni fa aveva infiammato le relazioni tra Santa Sede e Islam, rischia
di aprirsi un altro fronte polemico proprio mentre la diplomazia vaticana
lavora per rilanciare il dialogo tra cattolici e musulmani in vista del
"Catholic-Muslim Forum" di novembre. "La libertà di coscienza è
un diritto fondamentale - prova a gettare acqua sul fuoco il cardinale
Jean-Louis Tauran, ministro vaticano per il Dialogo interreligioso -. Per i
battesimi il Papa sceglie senza fare differenze. A chi bussa, la porta della
Chiesa è sempre aperta". Aref Ali Nayed, direttore del "Centro
Islamico di Studi Strategici" di Amman e figura di spicco della
delegazione di musulmani moderati attesa dal Papa, bolla come
"provocatoria" l'intera operazione, che, a suo avviso, suscita
"interrogativi molto seri sulle intenzioni e i piani di alcuni dei
consiglieri del Papa sull'Islam". In Italia Sherif El Sebaie, esponente
della comunità islamica di Torino, invita sarcasticamente "il nuovo
cristiano" Allam a "lasciare finalmente i musulmani cattivi in
pace", mentre il Coreis protesta per l'"alto profilo che il Vaticano
ha riservato alla sua conversione". I giornali arabi descrivono Allam,
giornalista di origine egiziana e di famiglia musulmana, come un
"dichiarato sostenitore di Israele" e una
"spia dei servizi segreti italiani", minacciando: "L'acqua
versata sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello
scontro tra le fedi". Al Quds al Arabi, quotidiano arabo edito a Londra:
"Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex
musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua
avversione all'Islam". Il canale tv al-Arabiya ricorda la strenua difesa
fatta da Allam, "uno dei più controversi giornalisti italiani", al
discorso di Ratisbona del Pontefice. Sul fronte politico italiano, il leghista
Roberto Calderoli saluta enfaticamente "con gioia l'arrivo di Allam nella
religione dell'amore che rappresenta la sua casa naturale". Mentre il
"cattolico adulto" Franco Monaco del Pd, esprime perplessità per gli
argomenti addotti da Allam per la sua conversione: "Lasciano poche alternative
ad una visione di scontro delle civiltà".
( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I per vendicare
l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, è stato lanciato ieri via
internet dal numero due di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri. Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin
Laden a combattere Israele
"col ferro e col fuoco". L'appello del medico egiziano, di circa
quattro minuti, è stato diffuso dal as-Sahab, braccio mediatico di al Qaeda.
Zawahiri punta il dito contro il presidente egiziano Hosni Mubarak accusato di
aiutare Israele
nell'offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza. Il nastro coincide
con la visita in Cisgiordania del vicepresidente Usa, Dick Cheney. Il numero
due di al Qaeda invita i musulmani a colpire interessi di Usa e Israele dovunque nel mondo: "Chiarite loro che non
otterranno che sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani, e per
ogni pallottola sparata contro di noi un vulcano si rivolgerà contro di
loro". Si tratta del terzo messaggio in meno di una settimana dei vertici
di Al Qaeda: il 19 marzo in un audio di bin Laden accusava l'Europa e il Papa
di aver organizzato un complotto anti musulmano con le vignette su Maometto; il
giorno dopo in un nuovo audio sempre il fondatore di al Qaeda ha inneggiato
alle ribellione nella Striscia di Gaza. Ma al ministero della Difesa di Tel
Aviv - che effettivamente mantiene in questi giorni un elevato stato di allerta
- l'attenzione maggiore non è rivolta al terrorismo sunnita quanto a quello
sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto
che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il
mondo islamico.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al Qaida:
"Vendetta per Gaza" audio di al zawahiri Dopo i sanguinosi raid il
vice di bin Laden in un messaggio audio invita a colpire
gli interessi di Israele e
degli Usa 25/03/2008 DUBAI. Al Qaida lancia l'appello alla vendetta dopo i
sanguinosi raid israeliani nella Striscia di Gaza. I numero 2
dell'organizzazione, Ayman Al Zawahiri, in un messaggio audio diffuso su
internet incita ad attaccare Israele e obiettivi occidentali in tutto il mondo: "Colpite gli
interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato
alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi,
preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto
del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso". Il
nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello di Osama Bin Laden a
combattere Israele "col ferro e col fuoco".
servizio >> 6 25/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gianni Baget Bozzo
La politica estera è assente dal dibattito elettorale. Sia per il governo che
per l'opposizione, sia per Walter Veltroni che per Silvio Berlusconi. L'unico
gesto importante compiuto dal governo Prodi è la Finul, la forza di
interposizione in Libano, ma essa è rimasta come sospesa in aria. Non è
riuscita a risolvere la crisi libanese perché il presidente della Repubblica
non è stato ancora eletto. Il Libano è spaccato nelle sue componenti sciite,
sunnite, druse e maronite, senza che alcuna soluzione sia raggiunta. L'unità
del Libano è ormai in pericolo, anche se la pace tiene. Il conflitto invece si
è aperto gravissimo a due passi, tra Hamas e Israele ed è giunto al punto che
sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si
era pensato all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema
palestinese estendendola a Gaza e alla Cisgiordania, poi tutto è rimasto
immobile. L'unico successo del ministro Massimo D'Alema è la moratoria
sulla pena di morte all'Onu. Il resto è silenzio. Anche l'opposizione è
silenziosa sulla politica estera, l'unico accenno è stato l'intervento
personale di Antonio Martino sul ridurre la partecipazione italiana al Finul in
Libano e aumentare la presenza italiana in Afghanistan, ma è stata
ridimensionata da Berlusconi. D'Alema ha condotto alla grande latitanza
italiana in politica estera. Forse la politica bipartisan esiste, forse no: in
ogni caso, la direttiva comune sembra quella del silenzio assenso. Curiosamente
l'unica posizione di Veltroni in politica estera è l'appoggio alla missione in
Afghanistan. Forse valeva solo per marcare le distanze dal governo Prodi
condizionato dagli antagonisti. Certamente vi sono taciti compromessi tra Pd e
Pdl e anche il governo Prodi, ma essi non raggiungono la forma di un discorso
politico. Vorremmo domandarci il perché di questo grande silenzio. Ciò riguarda
soprattutto l'opposizione che, con il governo Berlusconi, aveva assunto una
posizione fermamente proisraeliana di cui la presenza in Libano è anche un
effetto, per la fiducia che Israele ha nel nostro
Paese. I problemi non risolti dovranno prima o poi essere affrontati, e tra
questi la maggior questione pendente oggi sull'area è quella del nucleare
militare iraniano. Le cose in Europa non sono rimaste ferme su questo punto. Un
particolare rilievo va dato al viaggio di Angela Merkel a Gerusalemme, dove il
cancelliere tedesco è giunto con sette ministri, come avviene soltanto nei
vertici interni all'Ue. La cancelliera ha dichiarato che la Shoah stabilisce un
legame perenne tra Germania e Israele, come se essi
fossero identificati da una medesima sorte. Questo è molto importante per Israele e per questo la cancelliera ha potuto parlare in
tedesco, la lingua dei campi di sterminio, dinanzi al Parlamento ebraico. Non è
detto che l'appoggio americano per Israele rimanga
sempre quello della presidenza attuale ed è quindi interessante per il governo
israeliano ottenere questo vincolo istituzionale tra la Repubblica federale e
lo Stato ebraico in quanto ebraico proprio perché legato dalla strage etnica.
Il fatto della Merkel mostra che gli Stati europei vanno ritrovando le loro
posizioni storiche rispetto ai problemi dell'area e che le differenze nazionali
riemergono. È chiaro che con la fine del progetto di Costituzione europea la
nazionalizzazione delle politiche comincia a farsi sentire e va da sé che la
prima politica a essere nazionalizzata sia la politica estera. Così la politica
italiana, come ai tempi di Enrico Mattei, sembra fatta piuttosto da Enel e Eni
piuttosto che dallo Stato. E questo è il punto debole di questa latitanza della
politica estera. Parrebbe che Pdl e Pd, non abbiano interesse a portare tali
questioni dinanzi all'elettorato, eppure il rapporto con la Russia è
fondamentale per i nostri rifornimenti energetici. Berlusconi aveva stabilito
uno stretto rapporto con Vladimir Putin e lo ha sostanzialmente coperto di
fronte alle critiche sulla condotta delle elezioni russe. Egli ha capito
d'istinto che l'autocrazia di Putin è funzionale a un Paese ortodosso slavofilo
ed euroasiatico come la Russia. Ma nessuno sa ancora se questo silenzio
nasconda veramente una vera unità o un reciproco imbarazzo. Sta il fatto che la
politica estera italiana è divenuta pagina bianca come mai era accaduto . Gianni
Baget Bozzo (bagetbozzo@ragionpolitica.it), sacerdote e teologo, è consigliere
di Forza Italia. 25/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torna
Al Zawahiri"Colpite gli ebreiin tutto il mondo" israele Massima
allerta dopo il nuovo messaggio di Al QaidaTel Aviv critica i negoziati in
corso tra Hamas e Fatah contro l'occidente"Fategli capire che verseranno
sangue per ogni dollaro usato per uccidere un musulmano" 25/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Polemiche sul
battesimo di Allam"Il Papa provoca i musulmani" il caso Il Pontefice
ha voluto impartire di persona il sacramento al giornalista da tempo sotto
scorta per i suoi attacchi all'Islam 25/03/2008 Roma. Una conversione inattesa,
che le comunità islamiche e i media arabi hanno vissuto come un tradimento, e
che ha riportato al livello di guardia la tensione tra la Santa Sede e il mondo
musulmano: furibondo per la scelta di Magdi Allam, giornalista egiziano e
vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, di farsi battezzare da Papa
Benedetto XVI durante la veglia pasquale a San Pietro. Ricevere il sacramento
dal Pontefice davanti a fotografi e telecamere è un gesto forte da parte di
Allam, che vive da tempo sotto scorta per le minacce dei fondamentalisti. Ma
ora contro il giornalista che difende il diritto all'esistenza
da parte di Israele si sono
scagliati anche i media arabi e tante associazioni, indignate per il risalto
mediatico avuto dal battesimo di Allam. Bollato come un "apostata", ossia
come una persona che ha rinnegato la propria religione. Un'offesa a loro avviso
acuita dalla lettera al Corriere in cui Allam spiega la sua conversione,
definendola "il punto di approdo di una lunga meditazione", e
denuncia "la radice del male insita in un Islam che è fisiologicamente
violento e storicamente conflittuale". Parole inaccettabili, secondo il
direttore del Centro islamico di Amman, Aref Ali Nayed: "Quello di Allam è
un attacco devastante, da cui il Vaticano dovrebbe prendere subito le distanze.
La vicenda del battesimo mi sembra un'operazione provocatoria, che suscita
interrogativi seri sulle intenzioni e i piani di alcuni consiglieri del Papa
sull'Islam". Nayed pensa quindi a una provocazione ordita dal Vaticano. Al
Quds al Arabi, periodico arabo edito a Londra, attacca frontalmente il
Pontefice: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver
battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è
noto per la sua avversione all'Islam". Un altro giornale, Sharq al-Awsat,
ha ospitato sul proprio sito un'intera pagina di commenti di lettori infuriati.
Il Papa ha suscitato diffidenzai musulmani per la sua opposizione all'ingresso
della Turchia nella Ue (quando era ancora cardinale) e, soprattutto, per il
discorso a Ratisbona del
( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
DUBAI. Con un
mesaggio audio diffuso su Internet lunedì, il numero due di Al Qaida Ayman Al
Zawahiri ha esortato ad attaccare Israele e obiettivi
occidentali in tutto il mondo per vendicare i sanguinosi raid israeliani nella
Striscia di Gaza. "Musulmani, oggi è il vostro giorno" esclama
l'integralista egiziano. "Colpite gli interessi degli ebrei, degli
americani e di quanti hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate
gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con
precisione e infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il
martirio e il paradiso". Senza indicare obiettivi precisi, Al Zawahiri
aggiunge: "Non è scritto da nessuna parte che gli ebrei debbano essere
combattuti solo in Palestina". Il nastro, lungo
circa quattro minuti e diffuso su siti usati spesso da Al Qaida e altri gruppi
estremisti islamici, è prodotto da As Sahab, "braccio informativo" di
Al Qaida. Al Zawahiri fa appello ai musulmani perché si oppongano ai raid aerei
israeliani su Gaza, aggiungendo che le dimostrazioni non bastano, ma bisogna
concentrarsi sulle vere battaglie. "Fategli capire che verseranno sangue
per ogni dollaro che hanno speso per uccidere un musulmano". E riferendosi
a chi protegge Israele, e a quei Paesi che hanno
pubblicato vignette satiriche sul profeta Maometto, aggiunge: "Non possono
aspettarsi di vivere in pace". Al Zawahiri accusa i leader arabi di essere
collusi con gli Stati Uniti e con Israele, per
imprigionare i palestinesi a Gaza. E definisce "alleanza satanica"
quella tra Arabia Saudita, Egitto e Giordania. Il nuovo messaggio segue di
pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Lo sceicco del
terrore minacciava l'Europa sostenendo che il Papa è uno dei capi della
"nuova crociata" lanciata contro i musulmani. Da parte loro, i
miliziani sciiti Hezbollah minacciano gli israeliani di attacchi in ritorsione
all'uccisione di Mughniyeh, avvenuta 40 giorni fa a Damasco. Israele nega di esserne responsabile, ma Nasrallah non ha dubbi che il
suo compagno di lotta sia stato abbattuto su ispirazione del Mossad, il
servizio di spionaggio israeliano. Il ministro israeliano della Difesa Ehud
Barak ha confermato ieri che le minacce di Nasrallah vengono prese nella dovuta
considerazione e ha ribadito che Israele è pronto a reagire tempestivamente e con determinazione.
Nel Nord di Israele è in vigore lo stato di allerta,
mentre severe misure di difesa sono state imposte anche nelle disparate
rappresentanze israeliane all'estero. Anche gli israeliani qualsiasi che si
recano in questi giorni all'estero rischiano di trovarsi coinvolti in attacchi
terroristici. Minacce concrete alla vita degli israeliani sono inoltre
segnalate in tutti i Paesi confinanti, inclusi Egitto e Giordania. Naturalmente
la tensione rende ancora più difficile il processo di pace avviato con grande
fatica dal presidente Usa George W. Bush. A poche ore dall'annuncio della
"Dichiarazione di Sanaa" firmata domenica nello Yemen dai
rappresentanti delle due fazioni palestinesi Hamas e Fatah, che per il momento
si dicono d'accordo soltanto di avviare negoziati per risolvere la crisi
interna e "ristabilire l'unità politica e territoriale dei
palestinesi", già piovono reazioni negative da Israele.
Fonti politiche citate dalla radio militare hanno immediatamente avvertito il
presidente dell'Anp Abu Mazen che se decidesse di ricostituire un governo di
unità nazionale con Hamas, ciò comporterebbe la fine immediata delle trattative
di pace con Israele. "Fatah deve fare una scelta
- ha aggiunto un portavoce - avere con noi un dialogo e portare avanti il
processo di pace, oppure governare insieme ad Hamas: certamente non può avere
l'uno e l'altro insieme". E il portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zuhri,
ha avvertito che Abu Mazen "deve scegliere se negoziare con l'occupazione
israeliana stando dalla parte sionista-americana, oppure con Hamas". Carlo
Bollino (Ansa)Firouz Sedarat (Reuters) 25/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
minaccia di Al Zawahiri il vice di Osama Bin Laden Appello al terrore di Al
Qaeda "Colpiremo Usa e Israele" MARCO
ANSALDO A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del La Pasqua politica Furio Colombo Ratzinger Il giorno di Pasqua
del 2008 resterà memorabile per una svolta della Chiesa cattolica sotto la
guida di Papa Ratzinger. Una terminologia politica sarebbe forse più adatta di
quella religiosa per definire la svolta di cui stiamo parlando. Accostare fatti
diversi avvenuti nello stesso giorno, e tutti legati al capo della Chiesa di
Roma, servirà a far capire di che cosa stiamo parlando. Prima,
ma solo il giorno prima di Pasqua, viene il discorso d'addio di Mon. Sabbah,
patriarca latino di Gerusalemme, dunque inviato e rappresentante del Papa, in
Medio Oriente, già militante di Al Fatah e amico personale di Arafat, da sempre
nemico di Israele. segue a
pagina 27.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 111
Nuovo appello di al Zawahri, numero due di al Qaeda "Colpire Israele e gli Stati Uniti" Nuovo appello di al Zawahri,
numero due di al Qaeda --> TEL AVIV Un appello a tutti i musulmani affinché
lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato lanciato ieri
via internet dal nunero due di Al Qaeda Ayman al Zawahri. Il nuovo messaggio
segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Ma al ministero
della difesa di Tel Aviv - che effettivamente mantiene in questi giorni un
elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è rivolta al terrorismo
sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan
Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è
più una chimera per il mondo islamico. "Musulmani, oggi è il vostro
giorno" esclama l'integralista egiziano Al Zawahri. "Colpite dunque
gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle
aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate
l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore,
andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso". Al Zawahri precisa
che il confronto deve assumere un carattere globale. Indirettamente polemizza
anche con i palestinesi di Hamas quando afferma che "non c'è ragione di
limitare la lotta agli ebrei in Palestina". Anche
i miliziani di Hezbollah minacciano gli israeliani di attacchi in ritorsione
all'uccisione di Mughniyeh.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del David Grossman vedi alla voce amore di Maria Serena Palieri S i
chiama Ora la protagonista del nuovo romanzo di David Grossman. Ha
cinquant'anni ed è madre di un ragazzo di leva impegnato in operazioni
militari. Ora s'inventa uno stratagemma scaramantico per "tenere in
vita" suo figlio: temendo di ricevere, un giorno o l'altro, l'annuncio
della sua morte, decide che il messaggio non la troverà. Lascia la casa e se ne
va in Galilea. Funzionerà, l'esorcismo di questa donna? Non ha funzionato,
purtroppo, quello che lo stesso David Grossman ha compiuto nell'estate del
2006, mentre suo figlio Uri era al fronte nel Libano del Sud nella guerra
contro i miliziani hezbollah: perché, lo ricordiamo, Uri, che doveva compiere
vent'anni il 27 agosto, e aveva realizzato il suo sogno di diventare comandante
di un tank, a Ferragosto, l'ultimo giorno del conflitto prima del cessate il
fuoco, fu colpito da un missile dentro il suo carrarmato. Mentre lo scrittore
ha spiegato ieri ai suoi lettori israeliani che il suo esercizio personale di
pensiero magico (quel pensiero bambino che usiamo quando preghiamo "fai
che non avvenga"), nei giorni in cui il figlio era in guerra, consisteva
proprio nel mettersi ogni mattina al lavoro su questo romanzo: "Avevo la
sensazione - o meglio il desiderio - che il libro che stavo scrivendo lo
avrebbe difeso" ha svelato. Una donna fugge da un annuncio, questo il
titolo in ebraico (in italiano suonerà però, sembra, Fino all'estremità della
terra), uscirà in Israele tra due
settimane. Nell'attesa la casa editrice ha pubblicato ieri il testo in cui
Grossman si rivolge ai suoi lettori, e nel prossimo fine-settimana il
quotidiano Yediot Ahronot anticiperà un capitolo. Lungo seicento pagine, il
romanzo apparirà in una prima tiratura di ventimila copie, molto alta se si
considera che Israele ha
una popolazione che è meno di un undicesimo della nostra (ma, di contro,
ha ben duecentocinquanta scrittori ufficialmente censiti e tradotti
all'estero). La storia che narra, dunque, è quella di questa madre che fugge da
un possibile destino, scappa al confine di Israele, in
Galilea, e lì incontra un amore di gioventù, camminando col quale parla di lui,
del figlio. Se David Grossman si era già fatto amare dai lettori di mezzo mondo
per il connubio tra la sua prosa limpida e singolare, il suo impegno per la
pace e il suo sguardo, dietro gli occhiali, saggio e infantile, con la vicenda
di Uri, diciamocelo, il cuore, ai suoi lettori, l'ha spezzato. Con l'orazione
funebre (cominciava così, "Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi
ogni pensiero comincia con "non". Non verrà, non parleremo, non
rideremo. Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo
straordinario senso dell'umorismo. Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza
molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall'appetito
sano. Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e
delicatezza..."), e con la disciplina con cui, trascorso il lutto, ha
ricominciato a essere dovunque fosse necessario per il processo di pace, solo
con un viso a un tratto appassito e le spalle curve. La società dello spettacolo
a volte ha qualcosa di buono: permette di vedere "da vicino" vicende
umane importanti, di dolore grande e pudico e di coraggio. A chi gli chiedeva
come fosse riuscito a farsi forza, Grossman nei mesi scorsi ha spiegato il suo
segreto: "Essere attivi. Non sentirsi vittime. Non diventare dipendenti
dalla sensazione d'impotenza. Ci sono così tante tentazioni in una situazione
del genere, di sentirsi disperati, paralizzati. Ed io, nella mia esperienza,
sento che essere attivo, tentare di ricordarmi che esistono sempre alternative
a quasi tutte le condizioni umane, che esiste sempre una scelta nella vita, mi
è stato di grande aiuto". Agli israeliani, Grossman ieri ha raccontato di
aver cominciato questo romanzo un pezzo prima di quel tragico agosto, nel 2003,
con l'idea di narrare "lo sforzo quasi eroico di mantenere il delicato
tessuto di una famiglia e la sua piena vitalità nel cuore della violenza e del
terrore della realtà israeliana"; e che dopo la morte del figlio ciò che è
cambiato è "più di tutto la cassa di risonanza della realtà in cui era
stata scritta l'ultima versione". Ha spiegato di aver voluto
"accompagnare" i suoi personaggi mentre camminano: "Sono andato
così dal punto più a nord di Israele, al confine col
Libano, fino alla mia casa di Mevasseret Zion, presso Gerusalemme. Sei
settimane di isolamento nella natura, del piacere del silenzio e del piacere
dell'incontro con altri gitanti occasionali". Un'esperienza da cui,
aggiunge, ha tratto la conclusione che, benché costellata di ricordi amari e monumenti
ai caduti, "la Terra è bella e generosa, e consolatrice". Quello di
Ora è l'ottavo romanzo di Grossman. L'ultimo è stato Col corpo capisco, uscito
da noi nel 2003, come tutte le sue opere per Mondadori. Nell'ultimo anno e
mezzo abbiamo letto invece il saggio Con gli occhi del nemico. Raccontare la
pace in un paese in guerra, e La lingua speciale di Uri, un libro illustrato in
cui lo scrittore, che ha esordito nel 1982 come narratore per l'infanzia,
racconta con quale linguaggio personalissimo di fantasia, delle buffe e
ostinate litanie di "t", da bambino l'amato figlio perduto si fosse
affacciato - gridando - nel mondo degli esseri umani. IL SUO NUOVO ROMANZO esce
in Israele a inizio aprile. È la storia d'una donna
che esorcizza, fuggendo, la morte del figlio soldato. Ieri Grossman ha svelato
che cosa lo spingeva a scrivere mentre il suo era al fronte dove sarebbe
rimasto ucciso.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del La Pasqua politica di Joseph Ratzinger Furio Colombo Segue dalla
Prima V escovo o non vescovo, è naturale che Sabbah sia legato prima di tutto
alla sua parte. Ma nell'occasione esclusivamente religiosa del suo addio al
patriarcato, ha avuto questo da dire ai suoi fedeli palestinesi, divisi nella
violenza, nella repressione e nel sangue fra la fazione Hamas di Gaza e ciò che
resta di Al Fatah intorno ad Abu Mazen in Ramallah. Ha detto: "Il Medio
Oriente ha bisogno di uomini di pace. Israele non ne ha. Da Israele non può venire la pace". Sarebbe facile interpretare queste
parole incaute e potenzialmente dannose (un implicito invito a continuare il
conflitto) se l'evento restasse chiuso nella cornice stretta della
esasperazione di un palestinese. Ma Mons. Sabbah rappresenta tutta la
Chiesa, e non c'è stato alcun cenno di correzione. Al contrario. Il giorno dopo
gli fa eco il capo della Chiesa cattolica. Nella benedizione pasquale invoca
(nell'ordine) Iraq, Darfur, Libano, Medio Oriente, Terra Santa. Come nelle
carte geografiche arabe, il nome di Israele non
compare, caduto nella fenditura fra Medio Oriente (che definisce l'intera area
del conflitto) e Terra Santa, che è il nome della presenza cristiana in alcuni
luoghi e territori del Medio Oriente, molti dentro i confini dello stato di Israele, proclamato dalle Nazioni Unite nel 1948. Si sa che
Joseph Ratzinger è uomo attento ai dettagli e - da buon docente di teologia -
meticoloso nelle definizioni. Se Israele non viene
nominato vuol dire che non esiste, secondo le regole vigorose di una tradizione
di insegnamento che - ormai lo abbiamo imparato - calcola e soppesa ogni
frammento di evento e di parola. Ma le decisioni politiche espresse in modo
chiaro, addirittura drammatico, nel giorno della Pasqua cristiana non si
fermano qui. Accade che un notissimo giornalista e scrittore di origine
egiziana e di religione islamica, Magdi Allam, abbia deciso di convertirsi, di
diventare cattolico. A tanti secoli di distanza dai tempi in cui la conversione
di un imperatore doveva essere solenne e pubblica perché significava la
conversione di un intero popolo, chiunque avrebbe pensato che la luce della
fede secondo il Vangelo avrebbe raggiunto uno scrittore-giornalista nell'intimo
della sua vita privata. Invece è accaduto qualcosa di sorprendente e di
stravagante: Magdi Allam si è convertito in mondovisione. Il suo battesimo è
stato somministrato personalmente dal Papa. Il Papa - lo abbiamo detto e lo
ricordiamo - è allo stesso tempo il capo di una grande religione e di un
piccolo potentissimo Stato. Le conseguenze di ogni gesto, in entrambi i ruoli,
hanno, come tutti sanno, un peso molto grande. E' un peso che cade due volte
sulla delicata e instabile condizione internazionale. In un primo senso una
delle tre grandi religioni monoteiste celebra se stessa come la sola unica e
vera, e presenta Magdi Allam come qualcuno che ha visto la luce e si è elevato
molto al di sopra della sua condizione ("di religione islamica")
precedente. In un secondo senso una implicita ma evidente dichiarazione di
superiorità è stata resa pubblica, solennemente, in un modo che non ha niente a
che fare con l'intima avventura di una conversione. Lo ha fatto personalmente
il capo della Chiesa cattolica dedicandola a tutti i Paesi consegnati allo
stato di inferiorità detto "islamismo". Per evitare incertezze su
questa interpretazione, la clamorosa pubblicità del gesto diffuso in
mondovisione è diventato il messaggio: Allam è salvo perché non è più islamico.
E' finalmente ospite della grande religione che è il cuore della civiltà
occidentale. Da parte sua Magdi Allam ha voluto offrire un commento
chiarificatore. Ha spiegato che l'islamismo - moderato o estremista che sia -
ha al suo centro il nodo oscuro della violenza. Ha sanzionato l'idea di una
religione inferiore e di una superiore. Comprensibile, anche se insolita per
eccesso, l'illuminazione che Magdi Allam ha voluto dare al suo gesto per
ragioni personali. Un giornalista, già noto, battezzato personalmente dal Papa
in mondovisione lascia certo una traccia. Ma provate ad accostare il gesto di
governo religioso di Papa Ratzinger, che accoglie personalmente un personaggio
in fuga dall'inferno islamico e lo congiunge al rifiuto di nominare, nel corso
di un altro evento altamente simbolico (la benedizione Urbi et Orbi), il nome
di Israele, un Paese la cui sopravvivenza è in
pericolo. Senza dubbio si tratta di due eventi diversi, opposti e straordinari.
Ma i due gesti si equivalgono, quasi si rispecchiano per un tratto in comune.
Una delle tre grandi religioni monoteiste sceglie, al livello della sua massima
rappresentanza, di essere conflittuale verso le altre. Alla patria degli ebrei
e alla sensibilità religiosa degli islamici non viene dedicata alcuna
attenzione. Non è strano? Forse no, visto alcuni precedenti di papa Ratzinger.
Uno è il discorso di Bratislava, che ha creato, come si ricorderà, una lunga
situazione di imbarazzo. Un altro è l'esitazione e il ritardo, e di nuovo
l'esitazione, nel porre il Tibet e la sua libertà, prima di tutto religiosa, al
centro dell'attenzione. E poi ci sono precedenti omissioni o disattenzioni di
Joseph Ratzinger nei confronti di Israele, che hanno
richiesto correzioni e provocato fasi di gelo che non si ricordano sotto la
guida dei suoi predecessori. Questo è il caso di un Papa-governante che è noto
per essere un minuzioso tessitore della propria politica e che - a quanto si
dice - non ricade mai nei giochi "di curia" o comunque nei giochi di
altri. Dunque è inevitabile la domanda. Mentre tace su Israele
e battezza con la massima risonanza mondiale qualcuno che ha abiurato
l'islamismo, mentre, intanto si tiene prudentemente alla larga dal Tibet, dove
sta andando il Papa, dove sta portando la Chiesa di cui è governante e docente?
furiocolombo@unita.it.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Al Zawahri minaccia: colpiremo Israele
e Stati Uniti In un nuovo messaggio il numero due di Al Qaeda lancia l'appello
a vendicare i "fratelli palestinesi" di Umberto De Giovannangeli
COLPITE ANCORA Vendicate con il sangue il sangue dei fratelli palestinesi. Il
numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahri, ha esortato ad attaccare obiettivi in
Isra- ele e in Occidente in risposta ai raid israeliani sulla Striscia di Gaza,
in un messaggio audio diffuso ieri su Internet. "Musulmani, oggi è il vostro
giorno", esclama l'integralista egiziano. "Colpite dunque gli
interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle
aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate
l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore,
andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso", si sente nel
messaggio che dura quattro minuti e 44 secondi. Al Zawahri precisa che il
confronto deve assumere un carattere globale. Indirettamente polemizza anche
con i palestinesi di Hamas quando afferma che "non c'è ragione di limitare
la lotta agli ebrei in Palestina". "Occorre
colpire ovunque", insiste, e poi prevede che la collera dei musulmani
"esploderà come un vulcano". La registrazione, apparsa su un sito
spesso usato da al Qaeda altri gruppi di militanti islamici, è stata prodotta
dal braccio armato di Al Qaeda As-Sahab. Nel testo, al Zawahri accusa anche i
leader arabi di collusione con gli Stati Uniti e Israele,
definendoli parte di una "alleanza satanica". La mente di Al Qaeda
ridefinisce le priorità del network terrorista fondato da Osama bin Laden: il
Medio Oriente è il centro del Jihad globalizzato, e i nemici da annientare non
sono solo i "sionisti" e i loro "protettori americani", ma
anche i regimi apostati e filo occidentali, come quello dell'egiziano Hosni
Mubarak, accusato di aiutare Israele nell'offensiva
chiudendo la sua frontiera con Gaza. Il nastro è coinciso con la visita in
Cisgiordania del vicepresidente Usa, Dick Cheney. Più che un appello, quello di
al Zawahri appare come un ordine alle cellule qaediste: "Fate loro sapere
che non otterranno che del sangue per ogni dollaro speso per uccidere i
musulmani, e per ogni pallottola sparata contro di noi un vulcano tornerà verso
essi, minaccia al Zawahri. "Non possono impegnarsi a sostenere Israele e poi vivere in pace quando gli ebrei uccidono i
nostri fuggiaschi e nostri fratelli assediati". Giovedì scorso, 20 marzo,
era stato il leader di Al Qaeda Osama bin Laden a evocare la "liberazione"
della Striscia di Gaza dal blocco israeliano "col ferro e col fuoco".
Rivolgendosi a tutti "i musulmani del Levante arabo e dei Paesi
confinanti", bin Laden in un nuovo messaggio audio diffuso dalla Tv araba
al-Jazeera aveva affermato che "quella dell'Iraq è un'esperienza positiva
che ci indica come liberare la Palestina e chiede per
questo a tutti i musulmani di aiutarla". Il dialogo (con i sionisti) è
tradimento, e chi si macchia di questo "crimine" riceverà la
"giusta punizione". Quella evocata dai vertici di Al Qaeda è una
Terza Intifada. L'Intifada qaedista. A combatterla sarà un esercito di
"shahid", i martiri pronti a usare il loro corpo come strumento di
morte. Ma al ministero della Difesa di Tel Aviv - che effettivamente mantiene
in questi giorni un elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è
rivolta al terrorismo sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il
leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva
dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico. Nel timore di
ritorsioni per l'uccisione del capo militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, l'Ente israeliano di monitoraggio del terrorismo (Lotar) ha ieri
emesso una serie di istruzioni molto severe per quegli israeliani che stiano
per recarsi all'estero, dove rischiano di essere vittime di attentati di vario
genere. Nel nord di Israele
è in vigore lo stato di allerta, mentre severe misure di difesa sono state
imposte anche nelle disparate rappresentanze israeliane all'estero. Una
delle ipotesi è che gli Hezbollah cerchino di assassinare uno dei responsabili
militari israeliani.
( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del "Musulmani indignati con Benedetto: il
neobattezzato osteggia l'Islam" Accusa esplicitamente Benedetto XVI il
quotidiano arabo edito a Londra, titolando: "Il Papa suscita
l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione
all'Islam" Al Quds al Arabi.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SCUOLA DI POESIA
Ciclo di incontri con poeti e studiosi della poesia contemporanea rivolto a chi
pratica la composizione in versi e in particolare ai giovani studenti, a cura
del comitato di Genova della Dante Alighieri e del Liceo D'Oria. Si inizia domani
con la lezione del professor Francesco De Nicola, ore 16-18 nell'Aula Magna del
D'Oria, via A. Diaz 8. LA COSTITUZIONE Domani alle 18 incontro con Stefano
Savi, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Genova sul tema "1948 2008:
60 anni della Costituzione italiana e delle Leggi
fondamentali d'Israele.
Riflessioni e confronti". Via I. Frugoni 15/2. FAMIGLIA E AFFIDO Affido,
adozione e accoglienza sono al centro degli incontri che, a partire da venerdì
28 marzo, che si svolgeranno al Muvita Agenzia Provinciale per l'Ambiente,
l'Energia e l'Innovazione di via G. Marconi, ad Arenzano. Primo
appuntamento "Situazione della famiglia ai giorni nostri" con
Francesca Vaccamorta, psicologa e psicoterapeuta familiare, ore 21 VOLONTARIATO
"Music for peace-Creativi della notte" cerca volontari per lo
smistamento e il riconoscimento di medicinali e attrezzature confezionamento di
pacchi famiglia, la raccolta di generi di prima necessità. Per aderire: tel.
0108603934 e 3935277005. lettori accaniti Domani nella Sala Lignea della
Biblioteca Berio (via del Seminario) incontro del gruppo in cui i partecipanti
possono presentare libri di narrativa e saggistica, leggendo brani ad alta
voce. L'incontro è aperto comunque e tutti e i referenti sono Alberta
Dellepiane (tel. 0105576042) ed Emanuela Canepa (0105576028).
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIII -
Firenze Il teatro Brividi e comicità sulla scia di Hitchcock Due ex dei
"Gatti di vicolo Miracoli" in un classico del brivido attualmente in
tour con la stessa regia in tutto il mondo ROBERTO INCERTI HITCHCOCK a teatro.
Uno spettacolo che è un thriller. "I 39 scalini" è un testo del 1914
dello scozzese John Buchan (The 39 steps) e soprattutto un grande film di
Alfred Hitchcock girato nel '35. Adesso diventa uno spettacolo teatrale
interpretato da due ex "Gatti di vicolo Miracoli", Franco Oppini e
Nini Salerno. Con loro sono in scena Barbara Terrinoni e Urbano Barberini. Il
film di Hitchcock si intitolava "Il club dei 39" ed era interpretato
da Robert Donat e Madeleine Carroll. La storia è quella di un giovane canadese
che a Londra si trova coinvolto in una vicenda di spionaggio. Ci sono poi
misteriosi spettacoli teatrali, donne uccise con una pugnalata alle spalle e
un'organizzazione segreta che si chiama appunto "I 39 scalini".
"Noi quattro attori - afferma la Terrinoni - daremo vita a una quarantina
di personaggi diversi. Lo spettacolo è contemporaneamente in scena a Firenze, a
Londra, a Broadway, in Israele, Germania e Australia. Tutte le versioni hanno una stessa regia,
quella di Maria Atiken, Questo è stato imposto dalla produzione, perché le
versioni che circuitano non devono essere dissimili. Il fatto che tante
compagnie, in diversi paesi ed in lingue diverse interpretino in maniera simile
questo testo, significa in fondo partecipare ad un grande spettacolo
mondiale". In questo bizzarro thriller teatrale si ride anche molto.
"Nonostante prenda ispirazione dal film di Hitchcock - spiega Franco
Oppini - il nostro lavoro è anche comico perché abbiamo puntato ad una
rivisitazione parodistica". Il protagonista Richard a cui dà vita Urbano
Barberini diventa l'archetipo del teatro inglese, "si potrebbe definire il
nonno un po' svagato di James Bond per capirci, uno cioè che si dà un sacco
d'arie ma che poi ne combina di tutti i colori e non ne azzecca una".
Quello che diverte è il gioco teatrale, il meccanismo dell'intreccio che si
trasforma in una girandola di equivoci, una perfetta macchina di suspence e
ironia. Dopo due ore e un fuoco d'artificio di colpi di scena si arriva
all'immancabile lieto fine.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LA BANDA Capita
d'incontrare, anche se di rado, piccoli film poco appariscenti ma che offrono
un riparo a chi è stanco di storie piene di furia, o delle solite favole
consolatorie. Appartiene alla categoria questa commedia dolceamara, venata da
un pizzico di follia. Una banda musicale della polizia
egiziana sbarca in villaggio israeliano in mezzo al nulla. Il film abbozza una
storia d'amore tra due persone che sembrano non avere niente in comune una
volitiva bruna e un maturo poliziotto vedovo; e sotto, lascia trasparire la
metafora di due popoli che non dovrebbero più restare separati. (Anto
200, Eliseo Kubrick).
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Diffuso in rete un
messaggio di Ayman Al Zawahiri, vice di Osama Bin Laden Al Qaeda nuovo appello
al terrore "Colpite gli ebrei e gli americani" MARCO ANSALDO DAL
NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Terzo messaggio nel giro nemmeno di una settimana.
è una vera e propria offensiva mediatica quella che Al Qaeda sta lanciando nel
tentativo evidente di provocare un attacco contro obiettivi occidentali. Il
giorno di Pasqua è tornato a farsi vivo, dopo qualche periodo di silenzio, il
numero due della rete, Ayman al-Zawahiri. In un nastro diffuso su Internet il
medico egiziano ha invitato i musulmani a colpire gli interessi israeliani e
americani per vendicare l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza (ieri i
soldati israeliani hanno compiuto una nuova incursione nei pressi Khan Younis,
uccidendo un palestinese dopo uno scontro a fuoco con i Comitati di resistenza
popolare). Nel messaggio, della durata di circa quattro minuti e diffuso da
As-Sahab, il braccio mediatico di Al Qaeda, Zawahiri accusa
il presidente egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nell'attacco contro Gaza, sigillando la sua frontiera con la
Striscia. L'appello invita a "colpire gli interessi degli ebrei, degli
americani e di tutti quelli che hanno partecipato all'attacco contro i
musulmani". Con una precisazione: che l'offensiva non deve limitarsi ai
territori israeliano e palestinese. "Chiarite loro che non
otterranno che sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani. Per ogni
pallottola sparata contro di noi un vulcano (di fuoco) si rivolgerà contro di
loro". Il 19 marzo scorso lo stesso leader di Al Qaeda, Osama bin Laden,
aveva accusato in un messaggio audio l'Europa e il Papa di aver organizzato un
complotto anti-musulmano ricorrendo alle vignette su Maometto. Il giorno dopo,
in un nuovo audio, il fondatore del gruppo inneggiava alla ribellione nella
Striscia di Gaza. Il messaggio di Zawahiri è arrivato mentre Israele
accoglieva la visita del vicepresidente americano Dick Cheney. Il quale, ancora
una volta, ha puntato il dito contro Hamas, "che fa di tutto per far
naufragare ogni tentativo di raggiungere la pace nella regione", ma
soprattutto contro Siria e Iran, che aiutano l'organizzazione integralista
palestinese.
( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Monsignor
Fisichella: "è stata una scelta molto spirituale". Pacati i commenti
della comunità islamica in Italia MARCO POLITI CITTà DEL VATICANO - Rimbalza
sulla stampa internazionale la conversione al cattolicesimo del giornalista di
estrazione musulmana Magdi Allam, battezzato da Benedetto XVI durante la messa
di Pasqua. La tv al Arabiya lo definisce "uno dei più controversi
giornalisti italiani", mentre il quotidiano arabo internazionale Al Quds
al Arabi titola in prima pagina: "Il Papa provoca l'indignazione dei
musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele
ed è noto per la sua avversione all' Islam". Al Cairo il giornale Al Masri
el Yom cita un presunto coinvolgimento di Allam nei servizi segreti italiani e
lo accusa di "ingiuriare e offendere gli arabi e i musulmani".
Impazzano anche i blog. Sul sito di al Shark al Awsat l'algerino Tlemsani
dichiara che "l'acqua versata sul capo di Magdi è come benzina gettata sul
fuoco dello scontro di civilità". "è stata una scelta molto
spirituale", conferma il vescovo Rino Fisichella, rettore dell'università
Lateranense, che ha accompagnato il giornalista nella sua formazione religiosa.
Fisichella non vuole esprimere commenti, perché si tratta di una "evento
riservato, che appartiene alla sfera intima di una persona". Il prelato,
molto apprezzato da papa Ratzinger, sottolinea che Magdi Allam ha seguito una
"preparazione approfondita". In Vaticano molti preferiscono tacere.
"Desidero informarmi, ho bisogno di riflettere", è la risposta
diplomatica a chi chiede un commento. La reazione degli ambienti islamici
italiani è pacata. "Una libera scelta da rispettare", dice Mario
Scialoja, già rappresentante della Lega musulmana mondiale. "Il caso ha
avuto una risonanza maggiore ddel meritato: ogni giorno tanti si convertono
all'Islam, come altri si convertono al Cristianesimo", spiega il portavoce
dell'Ucoii Issedin Elzir. In larghissimi strati della galassia musulmana in
Italia Magdi Allam era da tempo isolato. Il saggista, che nel 2003 è stato fra
i più accesi sostenitori dell'invasione di Bush in Iraq, si presentava come esponente
dell'Islam moderato e più volte ha polemizzato contro la costruzione di
moschee. Il forzista Beppe Pisanu, ex ministro dell'Interno, non lo aveva
voluto tra gli intellettuali musulmani chiamati nella Consulta islamica. Nel
luglio scorso, una manifestazione convocata da Magdi Allam a Roma per padre
Giancarlo Bossi sotto lo slogan "Salviamo i cristiani", era stata un
flop. Dopo il battesimo il giornalista teocon ha scritto sul Corriere della
sera che "al di là della contingenza che registra il sopravvento del
fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la
radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e
storicamente conflittuale". Citato dalla tv al Arabiya, il moderato Yahya
Pallavicini vicepresidente della Comunità religiosa islamica in Italia afferma:
"Stupisce l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla
conversione". Anche sui blog italiani affiorano dubbi sull'opportunità
dell'intervento personale di Benedetto XVI. Mentre sul sito del Foglio, Giuliano
Ferrara scrive un'apologia della conversione.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FRANCA
GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - In queste 48 ore a Magdi Allam, primo
musulmano convertito a San Pietro sotto i riflettori di tutto il mondo, non
sono giunti solo attestati di stima e amicizia. Al suo indirizzo anche minacce.
"Avevo messo nel conto le reazioni dei terroristi islamici, ma ritengo
giusto quello che ho fatto. E' un mio diritto essere libero di scegliere la
religione che corrisponde alla vita e all'amore. Vado avanti a testa alta"
afferma il giornalista e scrittore di origine egiziana ai microfoni del Tg5,
intervistato dal direttore Clemente Mimun. Da sabato sera, al suo nome e
cognome, ha aggiunto anche quello semplicissimo di Cristiano. Magdi Cristiano
Allam nella sua prima uscita pubblica si dice "felice" e
"forte" della gioia che gli deriva dall'incontro con Cristo. Poi però
l'affondo: in Italia non c'è libertà religiosa. "Se qualsiasi italiano si
converte all'Islam non gli succede nulla. Viceversa se un musulmano lo fa con
il cristianesimo, ecco che scatta la condanna a morte per apostasia".
Esistono diverse migliaia di convertiti costretti a nascondersi. "Vivono
nelle catacombe". Argomento tabù da lui più volte denunciato, non
lesinando critiche nemmeno alla Chiesa, rea di un atteggiamento troppo
timoroso. Il contrario esatto di quello che Papa Ratzinger ha dimostrato
durante la veglia pasquale. "Ha voluto affermare il primato del dovere
della fede di diffondersi tra tutte quelle persone che accettano il messaggio
di Gesù. Ed è un segnale che il Papa lancia alla Chiesa e al mondo per dire:
accogliete coloro che liberamente e consapevolmente accettano la fede
cristiana". La conversione sotto i riflettori preoccupa e solleva
polemiche. Non solo all'interno del mondo arabo, ma anche in Vaticano dove c'è
chi non nasconde perplessità per le conseguenze che a medio o lungo termine vi
potrebbero essere nei confronti di quelle comunità cristiane che sono già in
pericolo nei paesi islamici. Lo scrittore autore di "Viva
Israele" però si
difende: "Dobbiamo liberarci dal luogo comune secondo cui il terrorismo
che infierisce nei Paesi del Medio Oriente sia di natura reattiva: si tratta di
una realtà aggressiva che sta già mietendo vittime. C'è un genocidio nei
confronti dei cristiani in Iraq, c'è la persecuzione dei cristiani in Algeria,
in Egitto, nel Sudan, in Libano. Non c'entra Magdi Allam con quello che sta
accadendo". Il mondo arabo non ha tardato a farsi sentire attraverso i
blog, i siti, i maggiori quotidiani dai quali sono arrivate aspre critiche non
solo nei confronti del convertito, ma del Papa. Il quotidiano palestinese Al
Quds al Arabi ha titolato in prima pagina: "Benedetto XVI provoca
l'indignazione dei musulmani per avere battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam".
Altri giornali evidenziano, negativamente, il risalto mediatico che è stato
dato al rito battesimale. La tv Al Arabya critica la decisione del pontefice di
"impartire in prima persona il battesimo" così come la decisione
della tv di Stato di "trasmettere in diretta" l'evento. Coro di
condanna degli islamisti secondo i quali si sarebbe trattato, sic et
simpliciter, di una "aperta provocazione". L'ambasciatore Mario
Scialoja, un altro convertito italiano (ma di segno opposto, avendo abbracciato
l'Islam nel 1988) getta acqua sul fuoco: "Ho chiamato Magdi per fargli
sapere che la mia stima resterà immutata". Il Vaticano "ha scelto di
battezzarlo con una modalità clamorosa, in modo che fosse ben visibile a tutti.
Personalmente lo avrei fatto più discretamente, ma posso comprendere i motivi
che hanno spinto ad un battesimo simile". Per l'Islam il giornalista è
diventato un apostata e come tale rischia una fatwa, la condanna coranica a
morte. "Nel Corano non c'è nessuna pena terrena per chi cambia religione -
corregge Scialoja - La pena prevista è solo nell'aldilà. Tuttavia in alcuni
paesi islamici vi deve essere una condanna, ma si tratta di una interpretazione
errata". La scelta di Allam come viene percepita? "Che non è un
insulto all'Islam".
( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Segue allam Luigi
Negri, vescovo di San Marino, è legato da stretta amicizia con Magdi Allam. Già
qualche mese fa fu lui a battezzare alla fede cattolica il figlio di Magdi
Allam in una parrocchia della sua diocesi. Spiega Negri al Riformista :
"L'amicizia è nata in scia a un dialogo maturo tra laici e cattolici che
ho messo in campo con l'istituzione della Fondazione Internazionale Giovanni
Paolo II per il magistero sociale della Chiesa. Magdi Allam, negli incontri
formali e informali che abbiamo avuto, ha sempre mostrato una straordinaria
acutezza nell'individuare la crisi della società occidentale nell'assenza di
valori fondamentali che, di fatto, riduce l'Occidente a essere succube e
impaurito di fronte all'islam. È un islam, quello che lui vede innanzi a sé, in
cui prevale l'aspetto ideologico-politico. E in questo senso la
"mossa" del Papa di battezzarlo è stata arguta perché ha mostrato che
è più politico avere coraggio che essere reticenti. Tanto le reazioni di parte
del mondo islamico ci sarebbero state comunque. E, infatti, già ci sono".
E per il Papa, più che per se stesso e per le accuse di "apostasia"
mossegli da parte del mondo islamico (ambienti radicali e
jihadisti hanno anche più volte criticato il suo appoggio a Israele e alla politica
dell'amministrazione americana), era preoccupato lo stesso Magdi Allam. Lo dice
suor Maria Gloria Riva in una missiva affidata ieri al sito
culturacattolica.it: "Un giorno, a casa sua - racconta -, ci ha preso in
disparte: "Voglio essere di Cristo", ci disse. Poi con voce
pacata e profonda ci ha confessato quanto questo Papa abbia inciso sul suo
percorso e abbia introdotto la sua profonda riflessione attorno all'islam entro
la necessità di una fede che sia sostenuta dalla ragione. Ciò che ci sgomentò
fu il pericolo a cui egli sarebbe andato incontro con una dichiarazione
pubblica della sua conversione. Ma sapevamo che non sarebbe potuto essere che
così. La determinazione e la serietà con cui Magdi affronta ogni cosa non
poteva che accordarsi con questo nuovo e importante passo della sua vita.
Eppure alla soglia del grande passo, quando ci informò che il Santo Padre aveva
deciso di battezzarlo nella notte di Pasqua, Magdi con uno sguardo da fanciullo
ci disse: "Il pericolo c'è, ma non per me. Per il Papa. Dovete pregare per
il Papa"". Parole che Magdi Allam riferì anche a don Gabriele
Mangiarotti, il quale racconta al Riformista come l'amicizia col vice direttore
del Corriere sia iniziata "dopo i fatti di Ratisbona". "Da
subito - spiega Mangiarotti - mi ha impressionato la sua rettitudine morale: mi
ricordava mio padre. Lo invitammo nella diocesi di San Marino per tenere una
conferenza in merito. Lui spiegò come le parole del Papa a Ratisbona avessero
avuto sull'islam un effetto addirittura maggiore di quello che ebbe per
l'Occidente l'attacco alle Torri Gemelle". Maurizio Lupi ritiene che il
Papa "abbia fatto molto bene a battezzarlo personalmente". "È
stata la meta di un percorso naturale - dice al Riformista -, e che ogni anno
anche per altri catecumeni della diocesi di Roma sfocia con il battesimo nella
basilica vaticana. Quello di Magdi Allam è stato un cammino personale di
conversione illuminato dall'incontro con una fede, quella cattolica, dove la
ragione non viene mai messa da parte, ma anzi ne è da questa illuminata.
L'amicizia con Magdi è nata al Meeting di Rimini e poi durante la
manifestazione "Salviamo i cristiani" che lui stesso organizzò a Roma
lo scorso 4 luglio. Insomma, furono le sue battaglie per la libertà religiosa e
per un fede che non escluda la ragione a trovare con me e con tante altre
persone un'affinità che definirei naturale". Paolo Rodari 25/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Reportage ascoltare
Hasan a Beirut Hezbollah "occupa" il cimitero ebraico ma Nasrallah
non invoca la guerra Finito il periodo di lutto per Mughnieh, lo sceicco
strepita ma non riapre il fronte sud Beirut. Due bandiere giallo-verdi del
movimento sciita libanese Hezbollah sventolano ora sopra l'arruginita
cancellata d'ingresso del cimitero ebraico di Beirut, posto lungo quella
"via Damasco" che per tutti gli anni della guerra civile libanese
(1975-90) è stata "la linea verde" di demarcazione tra la città
musulmana e quella cristiana. Le bandiere, assieme a qualche piccolo poster del
leader di Hezbollah, il sayyed Hasan Nasrallah, sono state fissate ieri mattina
da seguaci del movimento sciita, violando di fatto il territorio
"cristiano" di Ashrafiyye, il cui confine dal quartiere misto
sunnita-sciita di Ras an-Nabaa, è segnato proprio da "via Damasco".
L'incursione non è avvenuta però per caso: proprio ieri infatti Hasan Nasrallah
è riapparso per commemorare, di fronte a centinaia di seguaci assiepati nel
"Pala-Martire" allestito nella periferia meridionale di Beirut
(tradizionale roccaforte di Hezbollah), la fine dei 40 giorni di lutto per la
morte del capo militare del movimento sciita, Imad Mughnieh, avvenuta lo scorso 12 febbraio a Damasco in un attentato
attribuito a Israele.
"Questo è un cimitero sionista e, nel giorno di Mughniyye, le nostre
bandiere ricordano la vittoria della Resistenza (l'ala armata di Hezbollah, ndr
) contro i sionisti", ha detto al Riformista uno degli shabab (ragazzi),
autori dell'incursione all'ingresso del cimitero ebraico. Da via Damasco
alla periferia sud della capitale libanese la distanza è di pochi km, ma in
tutta la città si sono udite forti e secche le raffiche di armi automatiche
esplose verso il cielo all'inizio e alla fine del discorso di Nasrallah. Il
leader di Hezbollah, più scherzoso del solito e anch'egli provato dal caldo
torrido che da giorni ha investito il Libano, ha di fatto escluso la
possibilità di una prossima nuova guerra con Israele.
"La decisione di lanciare una guerra non è una decisione che i vertici
israeliani possono prendere con facilità, in particolare dopo la guerra
dell'estate 2006 e dopo l'ultima campagna militare a Gaza, dove non sono
riusciti a far cessare il lancio di razzi", ha detto Nasrallah. "Non
sarebbe una passeggiata per gli Stati Uniti dichiarare guerra all'Iran, né per Israele aprire un fronte contro la Siria" ha poi
aggiunto il leader sciita. Pur sottolineando che "la stragrande
maggioranza dei libanesi vuole la caduta del regime sionista", Nasrallah
ha affermato che "per ora non apriremo un fronte di guerra nel sud del
Libano". Il segretario generale di Hezbollah ha implicitamente inviato un
altro segnale di distensione quando ha alluso ai contatti segreti con Israele per lo scambio di prigionieri, in corso da più di un
anno tramite la mediazione dei servizi di sicurezza di Berlino. Nasrallah ha
detto che "ci sono stati incontri" con gli israeliani, senza però
fornire ulteriori dettagli. Il leader sciita ha pronunciato il suo discorso
alla vigilia della seduta parlamentare per l'elezione del nuovo presidente
della Repubblica libanese, carica che, secondo gli equilibri
politico-confessionali del Paese spetta a un cattolico-maronita, e che è
vacante dal 24 novembre scorso. E' destinata però a proseguire la crisi
istituzionale interna che dall'autunno 2006 paralizza il Libano a causa del
braccio di ferro tra la maggioranza parlamentare sostenuta da Stati Uniti,
Unione Europea e paesi arabi del Golfo, e l'opposizione guidata da Hezbollah,
appoggiato da Iran e Siria. Proprio ieri il presidente del Parlamento e leader
sciita d'opposizione Nabih Berri aveva rinviato al 22 aprile la seduta
elettorale prevista per oggi, rimettendo ogni possibile soluzione nelle mani
dei leader arabi che sabato e domenica prossimi si riuniranno a Damasco per
celebrare il 20/mo vertice della Lega Araba. Ma è difficile che nella capitale
siriana si possa sciogliere il nodo libanese, soprattutto a causa
dell'effettivo boicottaggio del summit da parte dell'Arabia Saudita (Riad
invierà solo un suo ambasciatore e nemmeno un ministro) e, probabilmente, anche
dell'Egitto, i due principali alleati di Washington nella regione. 25/03/2008.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di Eran Kolirin, con
Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour SONO egiziani,
indossano berretto e uniforme, si portano dietro strumenti musicali e valigie a
rotelle. E si sono persi. Venuti per suonare in un centro culturale arabo, finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel
deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a
quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e
spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da
canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto
speranza e pudore, humour e malinconia, effusioni improvvise e
struggimenti repressi. Un altro mondo è possibile, perfino in Medio Oriente. Ma
intanto sarebbe già bello poter apprezzare film così in versione originale.
Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité.
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ANNA MARIA
SERSALE ROMA - Per opera di un gruppo di intellettuali nasce il "partito
trasversale del merito". "La crisi della scuola italiana, minata da
decenni di falso egualitarismo e di buonismo" ha spinto un gruppo di
studiosi a rivolgere un appello ai partiti, tutti i partiti, perché diano
"risposte convincenti" e assumano "impegni precisi".
L'emergenza, che tocca tutti i gradi dell'istruzione, dalla scuola
all'università, richiede interventi non più rinviabili. La situazione è talmente
grave che se la politica non corre ai ripari i danni saranno incalcolabili.
Anche perché il futuro del Paese è strettamente legato ai livelli di istruzione
delle nuove generazioni. Gian Luigi Beccaria, Giovanni Belardelli, Remo Bodei,
Piero Craveri, Giorgio De Renzo, Giulio Ferroni, Ernesto Galli della Loggia,
Sergio Givone, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo,
Giovanni Sartori, Aldo Schiavone, Sebastiano Vassalli e Salvatore Veca sono tra
i firmatari dell'appello. "La polemica di questi giorni sui corsi di
recupero e sugli "esami a settembre" - scrivono gli intellettuali
dell'appello -, al di là degli indubbi problemi che le nuove norme hanno
creato, lascia intravedere una forte resistenza al cambiamento".
Inteso come rigore. Se ne discuterà domani pomeriggio al liceo Visconti di
Roma. Il tema è caldo. Mentre il confronto con il resto del mondo si fa più
serrato, l'Italia scivola giù, in fondo alle classifiche Ocse-Pisa. L'ultima
indagine che ha riguardato 57 Stati dice che i nostri quindicenni in lettura e
comprensione del testo ottengono appena il 33mo posto, al di sotto della media.
Peggio di noi, tra i Paesi dell'Europa allargata, soltanto Slovacchia, Grecia,
Spagna, Bulgaria e Romania. Performance negative anche in scienze e matematica.
Ma anche le indagini interne rivelano una realtà allarmante. L'anno scorso il
36,1% degli studenti delle superiori (circa 760 mila) è stato promosso con uno
o più debiti scolastici, con punte del 44% in matematica. Lo testimoniano le
statistiche ministeriali. Se poi si fa un rapido calcolo di quanti studenti
abbiano goduto dei condoni allora si scopre che dal 1995, anno in cui fu
abolito l'esame di riparazione, ad oggi abbiamo mandato avanti 9 milioni di
insufficienti. Ci sono casi disperati di ragazzi dello scientifico che hanno avuto
( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L numero 2 di al
Qaeda, Aiman al Zawahiri. Il medico egiziano, ormai accreditato come braccio
destro dello sceicco del terrore, ha fatto diffondere, anch'egli via web, un
messaggio audio con il quale esorta ad attaccare gli obiettivi occidentali in
tutto il mondo in risposta alle operazioni militari israeliane nella striscia
di Gaza. "Attaccate i loro interessi ovunque - afferma al Zawahiri
nell'appello della durata di circa quattro minuti - E fate in modo che sappiano
che ogni dollaro speso per uccidere musulmani comporterà spargimento di
sangue". "Monitorate gli obiettivi - aggiunge la registrazione -
raccogliete fondi, preparate il necessario, pianificate accuratamente e
attaccate". Nessun obiettivo è esplicitato nel messaggio, che spiega,
però, che "non è detto che si debba combattere contro Israele solo in Palestina". La registrazione,
apparsa su un sito spesso usato da al Qaeda e altri gruppi di militanti
islamici, è stata prodotta dal braccio armato di al Qaeda as-Sahab. Nel testo,
Zawahiri accusa anche i leader arabi di collusione con gli Stati Uniti e Israele, definendoli parte di una
"alleanza satanica". Al momento non è comunque confermato che
la voce del messaggio sia davvero quella di al Zawahiri. Giovedì scorso, 20
marzo, era stato il leader di Al Qaeda Osama bin Laden a evocare la liberazione
della Striscia di Gaza dal blocco israeliano. Rivolgendosi a tutti "i
musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti", bin Laden in un nuovo
messaggio audio diffuso dalla Tv araba al-Jazeera aveva affermato che "quella
dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina e chiede per questo a tutti i musulmani di
aiutarla".
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-25 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Il conto alla rovescia Scommessa contro il declino e per
il prestigio internazionale SEGUE DA PAGINA 1 La Turchia lo sa e cerca di
utilizzare la sua debolezza come un elemento di forza: "Milano non ha
bisogno dell'Expo - è andata ripetendo in tutte le sedi - perché è già una città
sviluppata e conosciuta a livello internazionale. Per Smirne, invece, l'Expo
sarebbe un'occasione straordinaria per la sua rinascita". E' questo un
argomento che può trovare ascoltatori attenti soprattutto nei Paesi meno
sviluppati. Ci sono poi valutazioni di carattere geopolitico che possono avere
il loro peso. La Turchia, ad esempio, ha fatto appello alla solidarietà dei
Paesi musulmani, ha chiesto sostegno agli Stati che
ospitano importanti comunità di immigrati turchi come la Germania o la Svezia, ha
bussato alla porta di Israele (del quale è un alleato prezioso), può contare sull'appoggio
della Corea del Sud, con la quale ha messo in comune i rispettivi sostenitori
in occasione dell'assegnazione dell'Expo 2012 vinto appunto dalla Corea che
l'ha spuntata contro Marocco e Polonia. In quell'occasione (era il
novembre scorso) l'Italia aveva sostenuto il Marocco perché se questo avesse
vinto ben difficilmente l'Expo del 2015 sarebbe stato assegnato a un Paese come
la Turchia che si trova nella stessa area geografica. La Polonia non ha gradito
e potrebbe "ricambiare" negando il suo sostegno all'Italia. Per dare
un'idea della complessità della situazione, basta ricordare che se l'Expo
venisse assegnato a Smirne, un Paese come Cipro che fa parte dell'Unione Europea
e che aderisce al Bureau International des Expositions non potrebbe
parteciparvi perché la Turchia non lo riconosce. In un caso del genere che cosa
farebbero gli altri Paesi della UE? Milano può contare sui suoi alleati
tradizionali e soprattutto sullo straordinario lavoro diplomatico che ha visto
impegnati- finalmente con dedizione bipartisan - il ministero degli Esteri, il
Comune, la Regione, la Provincia e la Camera di Commercio. Per una volta
l'Italia ha fatto squadra accantonando le gelosie di partito e le rivalità di
schieramento. Il vero motore di tutta l'operazione è comunque il sindaco
Letizia Moratti che in questi mesi ha girato il mondo in lungo in largo per
sostenere la candidatura di Milano, promuovendo nuove alleanze, stringendo
accordi di cooperazione e soprattutto spiegando ai suoi interlocutori nei
cinque continenti che Milano intende costruire l'Expo 2015 con la
collaborazione di tutti: "Vogliamo lavorare insieme". Se Milano verrà
scelta come sede dell'Esposizione universale, assisteremo al consueto
arrembaggio al carro del vincitore, tutti pronti a rivendicare a sé il merito
del successo, perché la vittoria ha sempre cento padri. Se prevarrà Smirne,
invece, è facile prevedere che il sindaco Letizia Moratti finirà sul banco
degli imputati, che le si chiederà conto di tutte le spese sostenute per
promuovere la candidatura (dai due forum internazionali tenuti in Italia, alle
tournée della Scala, agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, alle decine di
missioni all'estero). Diciamo fin d'ora che sarebbe un processo ingiusto:
Milano ha fatto tutto ciò che si poteva e si doveva fare e - come abbiamo già
scritto - uscirà da questa vicenda a testa alta. Comunque vada a finire.
Claudio Schirinzi.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Allam convertito, l'Islam discute Il Vaticano: libertà di coscienza
Critiche a Ratzinger: troppa enfasi. Il cardinale Tauran: diritto di scegliere
Nayed, tra i 138 firmatari dell'appello al dialogo: "Ma chi sono i
consiglieri del Papa sui musulmani?" Il battesimo di Magdi Allam - ancor
più il fatto che il Papa l'abbia amministrato di persona e in forma solenne -
ha fatto il giro del mondo. Con commenti spesso schierati, di forte sostegno o
forte critica, in Occidente e ancor più in terra d'Islam. Sono state le grandi
agenzie internazionali a diffondere per prime la notizia (e le foto) del
"battesimo a sorpresa", la notte di sabato. Il pezzo dell'Ap che
definisce Allam "il più famoso musulmano d'Italia, scrittore iconoclasta
che condanna l'estremismo islamico e difende Israele" è finito sui siti di Cnn,
Cbs, su tantissime altre prime pagine. Lo stesso per l'articolo di Reuters
("un segreto ben custodito"), ripreso tra gli altri dal New York
Times eda Le Monde. Ma al di là delle prime, scarne cronache dell'evento (e dei
commenti sui forum in Internet e su innumerevoli blog), una critica è
già arrivata ieri dal Sunday Times di Londra, diretta non tanto al al
giornalista egiziano quanto al Pontefice: "rischia di rinfocolare la
rottura con il mondo musulmano ", scrive il giornale, perché Allam
"giornalista nato musulmano " "ha descritto l'Islam come
intrinsecamente caratterizzato da odio. Franco Monaco, esponente Pd è stato uno
dei pochi politici ad esprimersi nelle prime ore: "Mi hanno procurato
disagio l'enfasi, la pubblica ostentazione di una intima conversione ",
"la rappresentazione dell'Islam come irriducibilmente violento, la
polemica contro la Chiesa del Concilio e del dialogo ". Ma il cardinale
Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo
interreligioso dichiara: "Il Papa sceglie senza fare differenze. A chi
bussa, la porta della Chiesa è sempre aperta: la libertà di coscienza è un
diritto fondamentale ". Perplesso invece il reverendo Christophe Roucou,
responsabile delle relazioni con l'Islam della Chiesa cattolica francese:
"Non capisco perché non si sia fatto battezzare nella sua città, dal
vescovo locale". E se nella destra italiana il leghista Roberto Calderoli
saluta "con gioia l'arrivo di Allam nella religione dell'amore" e
auspica "altre conversioni", gli ambienti musulmani del nostro Paese
reagiscono con cautela. "Una libera scelta da rispettare ", dice l'ex
ambasciatore convertito all'Islam Mario Scialoja. "L'importante è che
ognuno viva la sua religiosità in pace rispettando le altre", commenta
l'imam Izzedin El Zir, portavoce dell'Ucoii, l'organizzazione oggetto di molte
battaglie di Allam. "Perplessità" per l'opportunità di celebrare il
battesimo in una sede "di così grande valore simbolico", dice invece
Yahya Pallavicini, vicepresidente Coreis. Che aggiunge: "Non c'è bisogno,
per dimostrare l'amore per Gesù, di rinnegare l'amore e la fede per il profeta
Maometto". è però soprattutto nei Paesi musulmani, come prevedibile, che
si sono avute le reazioni più immediate e per il momento più attente alle
posizioni politiche di Allam che alle strategie vaticane. "Sarebbe stato
tutto normale se non avesse fatto quei commenti anti-islamici" ( Al
Khabar, Algeria). "Allam si è sempre impegnato a fondo contro
l'Islam" ( Al Watan, Arabia). "Per spiegarvi chi è, basta il titolo
del suo libro Viva Israele "( Al Masri Al Yawm,
Egitto). Al Jazeera non ha trasmesso nemmeno un'immagine in tv: solo la secca
notizia sul sito e 20 pagine di commenti sul forum (tra il denigratore e il
comico: "Perché preoccuparsi? L'inferno ha bisogno di legna "). Anche
sul forum di Al Sharq Al Awsat di Londra, decine e decine di messaggi (tra i più
duri: "L'acqua versata sul capo di Magdi dal Papa è benzina sul fuoco
dello scontro di civiltà "). Mentre Al Quds Al Arabi parla di Allam come
di un "ex musulmano sionista". Ma le dichiarazioni che pesano, quelle
di personalità politiche o religiose, anche dal mondo islamico (dove peraltro
la Pasqua non ha portato alla chiusura di università, centri studi o parlamenti
come da noi) non sono ancora arrivate. Con l'eccezione delle dure parole di
Aref Ali Nayed, presidente del Centro Strategico di Amman, personalità chiave
nel gruppo dei 138 studiosi musulmani che mesi fa scrisse un appello al Papa
per il dialogo, sfociato nell'iniziativa cristiano- musulmana "Una parola
comune ". "Ci chiediamo quali siano i motivi e i piani di alcuni dei
consiglieri del Papa sul-l'Islam ", ha dichiarato Nayed, anche a nome di
altri firmatari dell'appello. E ha chiesto al Vaticano di prendere le distanze
da Allam, "una persona che ha generato e continua generare discorsi pieni
d'odio". C. Zec.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 9
categoria: BREVI Jerusalem Post Usa le parole lanciate in rete dall'Associated
Press: Allam è descritto come "uno scrittore iconoclasta che ha condannato
l'estremismo islamico e difeso Israele".
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-25 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Analisi Gli ultimi interventi di Bin Laden e del suo vice
rivelerebbero una falla nella strategia mediatica del gruppo Messaggi
sconnessi: Al Qaeda ha perso il "regista"? WASHINGTON - La macchina
propagandistica di Al Qaeda, a volte, sembra voler solo saturare l'opinione
pubblica bombardandola di messaggi. Registrano un audio e lo diffondono via
Internet. Nell'arco di una settimana è così avvenuto che Bin Laden e il suo
ideologo-assistente Al Zawahiri abbiano registrato messaggi quasi identici. Si
è mosso per primo Osama attaccando l'Europa e il Vaticano per la vicenda delle
vignette. Il giorno dopo si è rivolto, sempre con un audio, ai palestinesi invitandoli
ad lottare senza farsi confondere dalle ipotesi di dialogo e fare fronte con la
resistenza irachena. Questo è stato, stranamente, l'unico riferimento al
conflitto: un po' poco visto che ricorre il quinto anniversario della guerra in
Iraq ed è tema caldo sui media. Alle parole di Osama, ha fatto eco ieri Al
Zawahiri che ha esortato i palestinesi a colpire ovunque ebrei e americani. Poi
il dottore egiziano è tornato sulla questione delle vignette. Non è la prima
volta che i due leader intervengono in parallelo. Diverse le interpretazioni.
La prima. Sono separati, fanno a gara nel dare le indicazioni ai seguaci.
Ordini spesso di difficile datazione: c'è il sospetto che l'audio di Osama
sulle vignette possa essere vecchio. La seconda. Manca il coordinamento
dell'ala mediatica. Nell'ultimo mese gli americani hanno rivelato una qualità
inferiore dei video diffusi. Errori dovuti a impreviste difficoltà tecniche. In
particolare si è diffusa la voce dell'uccisione di "Azzam
l'americano", il convertito sospettato di curare i filmati. Ma qualche
analista ha replicato: se davvero fosse morto Al Qaeda lo avrebbe celebrato per
avere un ritorno propagandistico. La tesi delle "difficoltà"
troverebbe una parziale conferma anche in un altro particolare. Al Zawahiri non
ha ancora risposto alle centinaia di domande inviate in gennaio ai siti
qaedisti da reporter e simpatizzanti. La replica doveva arrivare "il prima
possibile " dopo il 16 febbraio: è ormai passato più di un mese e il
dottore egiziano si è guardato bene da intervenire sul tema. Resta poi il
perenne interrogativo sulla veridicità delle uscite di Osama, sul suo stato di
salute (vivo o morto), sul possibile nascondiglio: le segnalazioni più recenti
indicano il versante afghano del Bajaur, una zona impervia raccontata da
Kipling nel libro "L'uomo che volle farsi re". A Washington come a
Gerusalemme non si nasconde però il timore che la sequenza di audio possa
indicare l'imminenza di un attentato. Israele, del resto, è già in allarme perché l'Hezbollah potrebbe vendicarsi
in qualsiasi momento per l'uccisione del suo numero due Mugniyeh attribuita al
Mossad. Ora i qaedisti, spesso accusati di fare poco nell'arena israeliana,
potrebbero passare all'azione, in modo diretto, facendo concorrenza con
l'Hezbollah. A giudizio di alcuni esperti i ripetuti riferimenti alla
questione palestinese - se seguiti da gesti concreti - sono il tentativo di
rilanciare il movimento nella regione. A questo scenario se ne aggiunge uno più
intrigante: Al Qaeda, usando le sortite su Internet, può cercare di assumersi,
in modo ambiguo, la responsabilità di un attentato compiuto da altri. Sa che
sta per accadere qualcosa e mette le mani avanti. Network Potrebbe essere stato
ucciso "Azzam l'americano", il convertito che curava i filmati Guido
Olimpio.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-25 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Colona Accusata di aver aggredito una famiglia palestinese, dopo il
carcere è divenuta un'eroina degli ultranazionalisti Zvia e le altre ragazze, contro
Israele in nome della Torah DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME - E' rimasta in silenzio. Non ha riposto alle domande in tribunale,
si è rifiutata di lasciarsi perquisire o di mettersi in fila assieme alle altre
detenute. Come se i nemici l'avessero catturata, come una prigioniera di
guerra. Zvia Sariel ha passato tre mesi in carcere ed è diventata un'eroina.
Almeno per le ragazzine cresciute negli insediamenti ebraici in Cisgiordania,
convinte che legge voglia dire quella religiosa della Torah e che lo Stato
israeliano sia un "regime malvagio ". Alla fine il giudice l'ha
lasciata andare per insufficienza di prove, era stata accusata di aver
attaccato una famiglia palestinese durante la raccolta delle olive. L'ha
assolta e l'ha condannata: "Il suo comportamento di fronte alla corte -
scrive nella sentenza - è oltraggioso e preoccupante ". Zvia ha
diciott'anni. Le adolescenti che la considerano un simbolo anche meno. Sette
minorenni sono state arrestate un paio di mesi fa per essersi opposte all'evacuazione
di un avamposto. Come Zvia si sono rifiutate di dare il nome e come Zvia sono
rimaste in cella. Sono le ragazze "Sarah Aharonson". Durante le
dimostrazioni contro il ritiro da Gaza, nell'estate del 2005, chi veniva
arrestata forniva come identità quella della giovane sionista che si uccise,
dopo essere stata torturata per tre giorni dai militari turchi. Adesso i
"turchi" sono i soldati, israeliani come loro, che provano a
fermarle. "La ribellione di Zvia Sariel e dei suoi amici - commenta il
quotidiano liberal Haaretz - punta a estraniarli dallo Stato, a minare l'unità
del Paese e a sovvertirne la stabilità". I "bambini guerrieri" -
come li ha chiamati il Jerusalem Post - sono stati educati nelle scuole
religiose in Cisgiordania. Sono l'avanguardia bellicosa del movimento
ultranazionalista che ha spinto per la costruzione degli insediamenti.
"Bravi ragazzi - commenta il direttore di uno dei centri -. Sanno di
essere in guerra con chi vuole espellere gli ebrei dalla Terra d'Israele. Sono veri idealisti". "Non ha tradito i
suoi principi. Dentro di lei, ha molta più forza di tutti noi messi
assieme", dice la madre di Zvia, che proviene dall'insediamento di Elon
Moreh. Mentre era in carcere, Zvia ha ottenuto di essere sentita da una corte
privata rabbinica, che ha elogiato il suo rifiuto di accettare l'autorità dei
giudici israeliani. Questi "nuovi sinedri " pubblicano decreti, per i
sionisti religiosi sono legge: uno degli ultimi ordina di non assumere o
affittare case agli arabi ed è stato promulgato dopo la strage alla yeshiva di
Gerusalemme. "Il fatto che le norme religiose - scrive Uzi Benziman,
sempre su Haaretz - entrino nel discorso pubblico minaccia la capacità della
nostra società di funzionare". Zvia e gli altri si considerano Meitav
Ha-Noar, i migliori tra i giovani. "Non sono come quelli di Tel Aviv,
interessati solo alle droghe", dice Yaakov Ben-Taria, un medico che vive a
Hebron, nella parte controllata dagli israeliani. "L'eroina, anche Zvia, è
sempre pericolosa", replica sarcastico un editorialista. Davide Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-25 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA YYY La banda Questo piccolo film ha fatto il
giro dei festival ed è diretto dall'israeliano Eran Kolirin. Parla di pace e
dialogo tra arabi ed ebrei. La banda della polizia di Alessandria d'Egitto deve
suonare in una cittadina israeliana, ma arriva in un posto sbagliato e..
Boicottato in Egitto, è un bel film, diverte e fa pensare. Greenwich,
Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité Parco Leonardo.
( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-25 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE
COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana
arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual,
conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta
urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e non, tra i due
popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di
Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato
dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Anteo, Eliseo.
( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Via internet
Al Zawahri invoca attacchi contro gli ebrei TEL AVIV Un appello a tutti i
musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è
stato lanciato ieri via internet dal n. 2 di Al Qaida al Zawahri. Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso
Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Ma al ministero della Difesa
di Tel Aviv l'attenzione maggiore è rivolta al terrorismo sciita, nel giorno in
cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione
definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Per Israele Abu Mazen deve scegliere tra il negoziato o
l'alleanza con Hamas Accordi tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone? Per
molti analisti israeliani un'accordo tra al Fatah e Hamas sarebbe la fine
dell'OLP Gerusalemme, 25 mar. – Potrebbero finire in un'ennesima bolla di
sapone i negoziati tra i movimenti palestinesi di Fatah e Hamas che si sono
tenuti nei giorni scorsi in Yemen. L'accordo siglato domenica, infatti, pone
nuovi interrogativi sia per quanto riguarda la situazione all'interno
dell'Autorità Nazionale Palestinese che per quanto riguarda i rapporti tra
israeliani e palestinesi. Da un lato, infatti, a San'a i due principali
movimenti palestinesi hanno accettato di riprendere il dialogo, mentre
dall'altro arriva la minaccia di Tel Aviv: Abu Mazen deve scegliere se
negoziare con Israele o “rinnovare la sua alleanza con
Hamas. Non può fare entrambe le cose”, ha dichiarato un membro del governo
dello Stato ebraico coperto dall'anonimato. L'accordo yemenita prevede il
ripristino dello status quo precedente alla violenta presa di potere di Hamas
nella Striscia di Gaza del giugno scorso. Uno stato palestinese unito, insomma,
che veda Gaza e Cisgiordania controllate dallo stesso governo. Dallo scorso
giugno, invece, l'Anp è spaccata in due: da una parte c'è Gaza, dove rimane in
carica quel che resta del governo di unità nazionale guidato da Haniyeh, membro
di Hamas; dall'altra c'è la Cisgiordania, controllata dal governo del primo
ministro Fayyad, di Fatah, che ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo
governo dal presidente Abu Mazen (anch'egli di Fatah), secondo cui la presa di
potere di Hamas a Gaza aveva fatto decadere il precedente governo di unità. Scettici
sui possibili risultati degli accordi sono soprattutto i membri di Hamas. Sami
Abu Zuhri, uno dei portavoce di Hamas a Gaza, è deciso: Abu Mazen deve
scegliere “se negoziare con l'occupazione israeliana oppure con Hamas. Nel
primo caso la scelta sarebbe di carattere non-palestinese, ma
sionista-americana”. Saeb Erekat, alto responsabile dell'Autorità Palestinese e
membro di Fatah, si limita invece ad esprimere prudenza: “Non conosco i
dettagli di quanto accaduto in Yemen. Ma so che il primo punto dell'accordo
dice che Hamas deve fare un passo indietro rispetto al colpo di Stato a Gaza.
In tal caso si potrebbe voltare pagina”. Israele, dal canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi
raggiunti a San'a. Amos Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano
della difesa Ehud Barak, ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la
sua espugnazione violenta di Gaza. Se ciò avvenisse – ha spiegato -, si
andrebbe necessariamente verso la fine dell'Olp”. Le minacce di interrompere
ogni negoziato, se dovessero riprendere i rapporti tra Fatah e Hamas, sembrano
a questo punto avere solo lo scopo di prevenire eventuali intese più solide tra
i due partiti palestinesi che potrebbero avvenire in futuro. Dubbi riguardo una
riconciliazione tra Hamas e Fatah sono stati espressi anche dal vice presidente
statunitense Dick Cheney. Dopo un incontro con il premier israeliano Ehud
Olmert, Cheney ha dichiarato alla stampa di non credere che Abu Mazen sarà
d'accordo per una riconciliazione con Hamas finché non verrà lasciato il
controllo su Gaza. “Hanno stabilito precondizioni – ha aggiunto - che dovranno
essere soddisfatte prima che si accordino mai su una riconciliazione, incluso
un completo rovesciamento del controllo di Hamas su Gaza”. Il vice presidente ha
inoltre ribadito da Ramallah, in Cisgiordania, che le violenze contro Israele sono il maggior ostacolo alla creazione di uno stato
palestinese. In ogni caso i rappresentati dei due gruppi palestinesi si
incontreranno di nuovo il prossimo 5 aprile, sempre con la mediazione yemenita.
La situazione intanto resta tranquilla: ieri mattina è stata revocata la
chiusura dei Territori, decisa la scorsa settimana dalle autorità di sicurezza
israeliane per prevenire eventuali attentati palestinesi in occasione del
Purim, il carnevale ebraico. Calma, negli ultimi dieci giorni, anche la zona intorno
alla Striscia di Gaza, mentre ieri le autorità egiziane hanno liberato 33
membri di Hamas, detenuti dallo scorso gennaio in Egitto con l'accusa di
contrabbando di armi ed esplosivo. I detenuti, secondo quanto riferito da fonti
della guardia di frontiera, sarebbero stati consegnati alle autorità di Gaza.
Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ida Dominijanni Che
cosa vuol dire il continuo innalzamento di muri, da quello
israeliano nella West Bank a quello fra la California e il Messico a quello di
via Anelli a Padova, in un'epoca che aveva visto nel crollo del Muro di Berlino
l'annuncio di un mondo senza confini? A quale forma della sovranità e della
legge corrispondono questi muri eretti da stati nazionali in conclamata crisi
di sovranità e di legalità costituzionale? Perché consideriamo tollerabile
la violenza della guerra legittimata dagli stati, e inorridiamo di fronte alla
violenza dei kamikaze contro la guerra? Perché proviamo repulsione morale di
fronte alla distruzione di certe vite, e di fronte alla distruzione di certe
altre troviamo invece forme di giustificazione? In che rapporto stanno la
distruttività, l'interdipendenza e la sopravvivenza? Partiranno da queste
domande le due conferenze che Wendy Brown e Judith Butler terranno il 27 marzo
all'Università Roma Tre (aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofa, dalle
9 alle 18). Per la prima volta in Italia, le due filosofe femministe americane
parleranno di "sovranità, confini, vulnerabilità" in una prospettiva
incrociata sulle trasformazioni del politico e della soggettività politica. La
globalizzazione, la guerra, la decomposizione del Politico moderno non sono
solo la cornice storica della nostra esistenza, né si limitano solo a
condizionarla o a piegarla. Ne va di qualcosa di più: del modo in cui queste
trasformazioni riscrivono le condizioni di pensabilità della vita e della
morte, la percezione del corpo, la definizione di chi siamo "noi" e
chi sono "gli altri", del legame che ci unisce e del confine che ci
separa; e ancora, i nostri criteri morali, e perfino la qualità dei nostri
sentimenti primari. Riconfigurazione del politico e riconfigurazione dell'umano
riverberano una sull'altra. SEGUE A PAGINA 10 Ida Dominijanni SEGUE DALLA PRIMA
Il tema dei confini si presta particolarmente a questa analisi incrociata del
Politico e dell'umano: non solo perché è da lì che passa sia la favola bella
della globalizzazione (libertà di circolazione, flussi, potenza del virtuale)
sia il suo prosaico risvolto securitario e gerachizzante (politiche di difesa,
esclusione e sorveglianza, controllo delle migrazioni). Ma anche perché sia lo
Stato sia l'individuo moderni sono costruiti su una certa idea della
spazialità, e le loro trasformazioni oggi risentono delle trasformazioni di
questa idea. Infine, perché sulla questione dei confini si gioca buona parte
sia delle performance sia del potere performativo dello Stato, con tutti gli
sconfinamenti fra immaginario e reale che questo comporta. Si può scoprire
così, sul versante del Politico, che dietro la performance di potenza messa in
scena dal continuo innalzamento di muri non c'è, argomenta Wendy Brown, un
ritorno della sovranità e della legalità statuale, ma viceversa la crisi della
sovranità, la rottura emergenzialista del costituzionalismo, una relativa
impotenza della governamentalità. E sul versante dell'umano, che la costruzione
del soggetto impermeabile, inattaccabile, invulnerabile, "confinato",
attivamente prodotta e mediaticamente corroborata dal nazionalismo americano
post-11 settembre, è fatta apposta per rimuovere la vulnerabilità che tutti ci
accomuna e i vincoli di interdipendenza reciproca che definiscono la nostra
stessa possibilità di sopravvivenza. Quali spazi si aprono allora, per il
pensiero critico e per l'azione politica, se valutiamo quello che i nuovi muri
lasciano filtrare sotto i loro proclami difensivi e repressivi? O se prendiamo
coscienza di come il discorso ufficiale sulla guerra e il terrorismo lavora,
sostiene Butler, per rendere giustificabili gli impulsi distruttivi del popolo
americano, e impensabile la sua stessa vulnerabilità? O di come esso prefigura
e regola i nostri criteri morali nel giudicare la violenza? O di come la
retorica della sovranità politica e della sovranità dell'io concorrono insieme
a bloccare l'apertura a una nuova necessaria relazionalità, umana e politica,
intersoggettiva e globale? Lettrici e lettori del manifesto conoscono già, non
solo dai suoi libri (Vite precarie in particolare), ma da alcuni suoi diretti
interventi su queste pagine nell'imminenza della guerra in Afghanistan e in
Iraq, la passione politica con cui Judith Butler ha indirizzato il suo lavoro
filosofico dall'11 settembre in poi, convogliando sull'analisi dello statuto
dell'umano, della precarietà delle vite, della vulnerabilità dei corpi, della
dipendenza dagli altri dell'io, la sua precedente ricerca sul rapporto fra
soggettività, norme e violenza che attraversa come un filo rosso il suo lavoro,
da Scambi di genere a Corpi che contano a Critica della violenza etica a La
disfatta del genere. Per quanto la sua recezione prevalente la inchiodi al
successo planetario di Gender Trouble (tradotto in venti lingue e ripubblicato
nel '99 con una introduzione che ne ridiscute i presupposti) e alla svolta
anti-identitaria meritoriamente introdotta da quel libro nel femminismo e nei
movimenti omosessuali angloamericani, ma solo arbitrariamente trasferibile nel
contesto italiano, Butler si è ridefinita nell'ultimo decennio per il suo
cruciale contributo al ripensamento dell'ontologia politica contemporanea, che
la sua precedente ricerca sul genere aiuta ma non esaurisce. E per quanto una
certa (ma dubbia) lettura di Gender Trouble abbia diffuso in passato
un'interpretazione "euforica" della sua concezione post-identitaria e
queer della soggettività, Butler si connota sempre più evidentemente come una
filosofa del negativo, nella cui visione non a caso l'incombenza della
vulnerabilità e della morte, della violenza e del lutto hanno un posto di
enorme rilievo. L'incrocio costante fra prospettiva propriamente politica (come
nel recente Who songs the Nation State?, scritto con Gayatri Spivak), etica
(Critica della violenza etica) e psicoanalitica (La vita psichica del potere)
ne fa una pensatrice geniale e complessa, irriducibile a scuole o schiaramenti,
anche se proprio per questo soggetta, come lei stessa osserva in una recente
intervista (Judith Butler in Conversation, Bronwyn Davies), a giochi di
appropriazione e spossessamento - peraltro serenamente accettati, in coerenza
con la sua concezione "spossessata" e dislocata del soggetto. A sua
volta Wendy Brown, non ancora tradotta in italiano ma anche lei ben nota nella
comunità scientifica internazionale, è una pensatrice politica altrettanto
radicale e altrettanto radicata nel pensiero e nel movimento femminista (risale
al 1988 il suo Manhood and Politics: A Feminist Reading in Paolitical Theory).
Studiosa appassionata della libertà e del potere, analista acuta dei paradossi
della tolleranza in Regulating Aversion, e in States of Injury delle dinamiche
di attaccamento alle ferite subite e di risentimento che condizionano la
soggettività degli oppressi, si è dedicata più di recente all'analisi degli
effetti devastanti del paradigma di razionalità politica neo-liberista sulla
democrazia liberale ( Neo-liberalism and the End of liberal Democracy) e alla
ricerca sulla crisi della sovranità nazionale, legandola al riemergere della
potenza materiale e simbolica della sfera economica e di quella teologica dalle
rovine dell'ordine di Westfalia (nel saggio Sovereignty and the Return of the
Repressed). Ma intercetta la sensibilità politica italiana pure per i suoi
preziosi interventi sulle ripercussioni sulle ideologie rivoluzionarie della
fine del senso progressivo della storia (Politics out of History), e sulla
malinconia e i lutti non elaborati della sinistra occidentale dopo l'89, di cui
parla appassionatamente anche nell'intervista qui a fianco. Entrambe docenti
all'università della California di Berkeley, entrambe iscritte nel campo del
pensiero post-strutturalista (che hanno più volte difeso da attacchi conservatori
di destra e di sinistra) ma con un solido radicamento Butler in Hegel, Brown in
Marx, entrambe in costante dialogo con una genealogia che comprende Nietzsche,
Foucault, Derrida, la Scuola di Francoforte, Freud, Lacan e le principali
esponenti del pensiero femminista francese e anglosassone da Irigaray e
Kristeva a Spivak e Jessica Benjamin, le due filosofe si possono a buon diritto
considerare due figure ponte fra il pensiero europeo continentale e quello
americano. La loro ricerca trova un facile terreno di incontro con quella parte
rilevante della ricerca filosofico-politica italiana, femminile e maschile, che
lavora per riconvertire la base identitaria della politica moderna nella
prospettiva della differenza (ne ha scritto di recente su queste pagine Giacomo
Marramao, che è fra gli organizzatori dell'incontro di Roma 3). Quanto al campo
del pensiero femminista, chiuso da tempo il decennio cosiddetto "del
soggetto" con le sue infinite, spesso mal poste e qualche volta sterili
polemiche fra paradigma del gender e paradigma della differenza sessuale
(istruttivo, su questo punto, il dialogo a distanza fra Judith Butler, in La
disfatta del genere, e Rosi Braidotti, in In Metamorfosi), i tempi sono maturi
per una riconsiderazione dell'elaborazione sedimentata a partire dai suoi esiti
politici e dalle prospettive teoriche e pratiche che apre. Su questo piano, che
è quello che conta, svariati sono i terreni di dialogo fra le due filosofe di
Berkeley e il campo plurale del pensiero della differenza italiano (dialogo
peraltro già ampiamente praticato, in varie sedi, tra Judith Butler e Adriana
Cavarero, soprattutto sulla questione della vulnerabilità e della relazionalità
del soggetto). La critica del legalismo giuridico, cara alla ricerca di Wendy
Brown quanto alla nostra; la decostruzione del soggetto "autonomo"
moderno e la sua riconversione nel soggetto consapevole della sua
interdipendenza; la ricerca di pratiche di risignificazione che incidono
sull'ordine del discorso e della norma, che avvicinano in più punti il discorso
di Butler alla "politica del simbolico" della comunità di Diotima,
sono tutte questioni di interesse comune, pur nelle differenze, che restano,
sulla teoria della sessualità, e pur se richiedono una necessaria opera di
traduzione culturale fra contesti diversi, ancora tutta da fare. Non è del
resto in quest'ottica di traduzione e sconfinamento, e non in quella della
difesa di identità e confini, che anche il lavoro del pensiero deve orientarsi
per essere efficace fra gli abitatori e abitatrici interdipendenti del mondo
globale?.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Notizie Palestina Mahmoud Abbas respinge la tregua tra Fatah e Hamas
L'accordo tra la delegazione di Fatah e di Hamas - firmato nella capitale
yemenita Sanàa dopo giorni di trattative separate -, non è stato riconosciuto
dal presidente palestinese Mahmoud Abbas: perché - ha affermato il suo
consigliere politico Nemer Hammad - l'inviato di Fatah, Azzam Ahmad, non era
stato autorizzato a firmare l'accordo in quattro punti. Ahmad ha però smentito
le dichiarazioni del consigliere. Libano Nasrallah: "Ora non apriremo un
fronte nel sud del Libano" Gli hezbollah aveva organizzato una
manifestazione di massa per ieri a Beirut, dopo i 40 giorni di lutto per
l'uccisione a Damasco di Imad Mughniyeh. "Ora non
apriremo un fronte nel sud Libano" contro Israele, ha detto il segretario generale Hassan Nasrallah. Si temevano
incidenti che (fino a tarda serata) non ci sono stati. Ecuador/Colombia Ucciso
un ecuadoriano: Correa annuncia "guerra diplomatica" La Colombia ha
riconosciuto di aver ucciso anche un meccanico ecuadoriano durante il raid del
1 marzo, che portò alla morte di 25 guerriglieri delle Forze armate
rivoluzionarie colombiane, accampati in Ecuador. Bogotà ha ammesso di aver
ricevuto informazioni dagli Usa, ma di non aver utilizzato bombe intelligenti.
Il presidente dell'Ecuador Rafael Correa, che aveva aperto un'inchiesta,
annuncia una "guerra diplomatica". Bhutan Prime elezioni
parlamentari, stravince il partito del re Dopo oltre un secolo di monarchia
assoluta, il piccolo regno himalayano del Bhutan ha votato per una monarchia
costituzionale. Nessuna novità nei programmi - sostanzialmente simili- dei due
schieramenti, il People's Democratic Party (Pdp) e il Bhutan Harmony Party
(Dpt). Al partito Pace e prosperità, di ispirazione monarchica, sono andati 44
dei 47 seggi previsti dal parlamento nazionale. Il re, il 28enne Jigme Keshar
Namgyal Wangchuck, che ha voluto le elezioni per "modernizzare lo
stato" e ha presieduto la tornata elettorale, manterrà la guida del paese
e gran parte dei suoi poteri, affiancato dai politici eletti. Isole Comore
Truppe dell'Unione africana marciano su Anjouan L'Unione africana (Ua) ha
deciso di sostenere militarmente un'operazione del governo dell'Unione delle
Comore per deporre il colonnello Mohamed Bacar, presidente dell'isola di
Anjouan dal marzo 2002, e la cui rielezione nel giugno 2007 non vien
considerata regolare. Bacar rifiuta di indire nuove elezioni e si dichiara
pronto a difendere il potere dall'imminente attacco, preparato da mesi
dall'invio di truppe francesi, a cui parteciperanno anche 1.000 soldati
tanzaniani e sudanesi.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al Zawahiri
"Colpite Usa e Israele" In un messaggio
audio diffuso sul web di al Qaeda, il medico egiziano e n.2 dell'organizzazione
terrorista, Ayman al Zawahiri ha esortato ad attaccare gli interessi americani
e israeliani e "di tutti quelli che partecipano agli attacchi ai musulmani",
in risposta alle operazioni militari di Israele nella
striscia di Gaza. Non ha specificato chi siano gli altri ma fra loro ci sono
Egitto, Arabia saudita e Giordania accusati di aver formato un' "alleanza
satanica" con Usa e Israele. "Attaccate i
loro interessi ovunque e fate in modo che sappiano che ogni dollaro speso per
uccidere musulmani comporterà spargimento di sangue". Non è confermato che
la voce del messaggio sia davvero quella di Al Zawahiri. Giovedì scorso, 20 marzo,
era stato il n.1 di al Qaeda Osama bin Laden a evocare la
"liberazione" di Gaza dal blocco israeliano.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I morti americani in
Iraq sono arrivati a quota 4.000 e il presidente Bush "prova
tristezza". Ma, dice, bisogna vincere: "Il loro sacrificio ha gettato
le basi per la pace futura". E dopo cinque anni la
guerra continua a uccidere nel silenzio dei media. Le vittime irachene sono più
di 700.000. Ieri un nuovo appello di al-Zawahiri ai musulmani: "Colpite Israele e gli Usa". Obama vuole
mettere fine a una guerra "che non doveva mai iniziare". Clinton
promette di ritirare le truppe PAGINA 9.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
No a McCain, un
clone, no a "Billary". L'altra America ha un solo nome: Obama Hyllary
è donna, ma anche Thatcher e Golda Meir lo erano. Barack può deludere, ma
meglio rischiare. McCain? 8 anni di Bush bastano Le elezioni Usa sono troppo importanti
per lasciarle (solo) agli americani: pro e contro dei tre candidati visti da un
ebreo israeliano Uri Avnery "La guerra è una cosa troppo seria per
lasciarla ai generali": parafrasando le parole di Talleyrand, le elezioni
presidenziali americane sono una cosa troppo seria per lasciarla agli
americani. Gli Stati uniti sono oggi la sola superpotenza, e sarà così ancora
per molto. Le decisioni del presidente degli Stati uniti riguardano ogni
cittadino di questo pianeta. Sfortunatamente, i cittadini del mondo non hanno
alcun ruolo in queste elezioni. Essi possono al massimo esprimere un'opinione.
Ecco la mia: sono per Obama. Innanzitutto, devo confessarlo: il mio sentimento
verso gli Stati uniti è quello di un amante non ricambiato. In gioventù ne sono
stato un grande ammiratore. Come molti della mia generazione sono cresciuto
nella leggenda di un nuovo paese di pionieri idealisti, fiaccola mondiale della
libertà. Ho ammirato Abe Lincoln che ha liberato gli schiavi, e Franklin Delano
Roosevelt che è accorso in aiuto della Gran Bretagna assediata, ergendosi da
solo contro il mostro nazista ed entrando al momento decisivo nella Seconda
guerra mondiale. E poi sono cresciuto con i film del selvaggio West.
Gradualmente ho perso le illusioni. Joe McCarthy mi ha dato una mano lungo la
strada. Ho appreso che, con deprimente regolarità, gli Stati uniti si fanno
prendere da questa o da quell'altra isteria. Ma ogni volta, proprio quando
sembrano sull'orlo dell'abisso, fanno un passo indietro. Il mio amico Afif Safieh,
oggi a capo della rappresentanza dell'Olp negli Stati uniti, sostiene che
esistono due Americhe: una che ha sterminato i nativi americani e gettato i
neri in schavitù -l'America di Hiroshima e di McCarthy -, e un'altra America -
quella della Dichiarazione di indipendenza, di Lincoln, di Wilson, di
Roosevelt. Messa così, George Bush fa parte della prima America. Obama, il suo
opposto praticamente sotto ogni aspetto, rappresenta la seconda. A Obama si
arriva attraverso un processo di eliminazione. John McCain è la continuazione
di Bush. Più attraente, probabilmente più intelligente (non che ci voglia
molto). Ma in pratica lo stesso. La stessa politica - un mix pericoloso di
intossicazione da potere e di ingenuità. Le stesse parole del mitico selvaggio
West, dei Bravi ragazzi (gli americani e i loro alleati) e dei Cattivi ragazzi
(tutti gli altri). Un mondo macho di svergognata mascolinità, in cui tutto è
visto attraverso la canna di una pistola. McCain continuerà con la guerra, e
magari ne inizierà un'altra. La sua agenda economica è lo stesso
"capitalismo brutale" (definizione di Shimon Peres) che ha portato al
disastro l'economia americana e l'economia di tutti noi. Otto anni di Bush sono
abbastanza, grazie. Hillary? Vero, c'è qualcosa di assai positivo nel fatto che
una donna sia la potenziale candidata alla leadership del paese più potente del
pianeta. Come dice una vecchia benedizione ebrea: benedetto sia tu, Signore e
nostro Dio, che ci hai lasciato vivere per vedere questo giorno. Credo che la
rivoluzione femminista sia stata di gran lunga la più importante del Ventesimo
secolo, per essere riuscita a rovesciare un tessuto sociale vecchio di migliaia
di anni, e forse un tessuto biologico vecchio di milioni. Questa rivoluzione è
ancora attiva e l'elezione di un presidente donna piò esserne una pietra
miliare. Ma non è sufficiente essere donna. È di pari importanza capire di
quale donna si tratta. Ho speso anni lottando contro Golda Meir, il peggior
primo ministro che Israele abbia mai avuto. E in tempi
recenti quasi tutte le donne leader di una nazione hanno dato il via a delle
guerre: Margaret Thatcher ha iniziato la guerra delle Falkland, Golda Meir ha
la responsabilità di quella dello Yom Kippur, Indira Gandhi ha mosso guerra al
Pakistan, le attuali presidenti delle Filippine e dello Sri Lanka stanno
conducendo guerre interne. Non so quanto Hillary abbia preso parte alle
decisioni del marito alla Casa Bianca. La moglie del presidente può essere la
più vicina alle sue orecchie - e il marito di una presidente sarà probabilmente
il più vicino a quelle di lei. In ogni caso, negli otto anni di Bill Clinton
non è accaduto nulla di buono per la pace israelo-palestinese. Nella
"squadra della pace" di Bill c'era una quantità di ebrei americani ma
non un solo arabo-americano. Clinton è stato totalmente sottomesso alla lobby
israeliana, su questo basta dire che il numero dei coloni israeliani nei
Territori palestinesi è più che raddoppiato. Israele
non ha bisogno di un altro mandato di Billary. Hillary è una politica tradizionale.
Se McCain è la continuazione di Bush, Hillary è l'estensione dell'intero
sistema politico americano attuale. Ma il mondo ha bisogno di un'altra America.
Il nome dell'altra America è Obama. Nome per esteso: Barack Hussein Obama. Il
solo fatto che questa persona sia un serio contendente alla presidenza mi
restituisce la fede nelle possibilità dell'America. Dopo gli eccessi del
senatore McCarthy, ci fu il presidente Kennedy, dopo Bush può esserci Obama.
Solo in America. Il grande messaggio di Obama è Obama stesso. Una persona che
ha radici in tre continenti (e mezzo: le Hawaii). Una persona la cui educazione
abbraccia tutto il mondo. Una persona che può comprendere i punti di vista di
America, Africa e Asia. Una persona contemporaneamente bianca e nera. Un nuovo
tipo di americano, l'americano del 21esimo secolo. Non sono così naif come
sembro, mi sono accorto che nei suoi discorsi c'è più entusiasmo che contenuti,
e non sappiamo cosa farà una volta eletto. Il Presidente Obama può deluderci.
Ma preferisco correre il rischio con un uomo come questo che sapere in anticipo
cosa faranno i due politici di routine contro i quali compete. Non sono granché
impressionato dai suoi discorsi elettorali. Io stesso ho fatto quattro campagne
elettorali e so che ci sono cose che uno deve dire e cose che non deve. È tutto
a responsabilità limitata. Ma a parte i comizi, un fatto è più importante che
un milione di parole: Obama si è opposto alla guerra dall'inizio, quando
serviva integrità e parecchio coraggio. Hillary ha votato per la guerra e ha
cambiato posizione solo quando l'ha cambiata anche l'opinine pubblica. McCain
appoggia la guerra persino adesso. E noi in Israele
conosciamo la differenza tra opporsi a una guerra nelle prime, decisive ore, e
farlo dopo un mese, un anno, cinque anni. E qui un ebreo lancerà la domanda
classica: Obama va bene per Israele? Dev'essere
chiesto: è buono per Israele? Tutti e tre i candidati
si sono prostrati ai piedi dell'Aipac (American Israel public affairs
committee, la lobby ebraica negli Stati uniti, ndt). L'ossequienza di tutti e
tre nei confronti della leadership israeliana è disgustosa. Tutti e tre
mostrano una totale mancanza di integrità. Ma io so che non hanno scelta. È
così che vanno le cose negli Stati uniti. Nonostante ciò, Obama è riuscito a
tirar fuori una frase coraggiosa. Parlando davanti a una platea prevalentemente
ebrea a Cleveland, ha detto: "Esiste una corrente della comunità pro-Israele la quale dice che se non adotti
un aperto e indefettibile approccio pro-Likud nei confronti di Israele, allora sei anti-israeliano. Non
può essere questa la misura della nostra amicizia con Israele". Io spero che, se sarà eletto, l'americano Barack
(benedetto, in arabo) non diventerà una replica dell'israeliano Barak (fulminante,
in ebreo). Amicizia significa: se vedi che il tuo amico è ubriaco, non
incoraggiarlo a guidare, offriti di portarlo a casa. Io spasimo per un
presidente americano che abbia il coraggio e l'onestà di dire ai nostri leader:
caro amico, sei ubriaco di potere, stai accelerando su un'autostrada che porta
dritto nel baratro. Forse Obama sarà questo amico. Sarebbe una benedizione
anche per noi.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Secondo il
presidente, i soldati Usa caduti dall'inizio della guerra in Iraq, non sono
morti per niente. E le vittime irachene, fra 100 mila e 1 milione? Matteo Bosco
Bortolaso New York Quei 4.000 soldati non sono morti per niente. Anzi,
"hanno gettato le fondamenta per il futuro delle generazioni a
venire". Parola del presidente George W. Bush, che ieri ha espresso
"tristezza" per la cifra raggiunta dalle cosiddette casualties, che
la domenica di Pasqua hanno superato le quattro migliaia. Il giro di boa è
servito ai candidati democratici alla Casa Bianca per chiedere, ancora una
volta, di ritirare le truppe. Hillary Clinton ha ricordato non solo i morti, ma
anche le "decine di migliaia di nostri uomini e donne coraggiose che
portano ferite visibili e invisibili". "Come presidente - ha detto
l'ex first lady - ho intenzione di onorarli, riportando le nostre truppe a
casa". Anche Obama ha reso omaggio alle vittime, sottolineando però che la
guerra non sarebbe mai dovuta cominciare e che le truppe devono tornare presto
negli Usa. Da Israele, il vice presidente Dick Cheney ha detto che Bush "porta il
peso maggiore" dei 4.000 morti, perché "è lui a decidere di impegnare
giovani americani, anche se siamo fortunati ad avere un gruppo di uomini e
donne, una forza interamente composta di volontari, che indossano
volontariamente l'uniforme". Queste parole di Cheney, pronunciate
ai microfoni della Abc, hanno fatto arrabbiare diversi commentatori di
sinistra. La portavoce della Casa Bianca ha detto che il presidente "prova
tristezza per questo momento, ma piange ciascina delle vittime". Bush
"ha la responsabilità per le decisioni prese - continua la portavoce -
così come la reponsabilità per il successo". Ieri il presidente ha avuto
un colloquio in videoconferenza col comandante delle forze Usa in Iraq, il
generale David Petraeus, e il suo omologo civile, l'ambasciatore David Crocker,
che saranno a Washington l'8 e il 9 aprile per parlare al Congresso. Sarà un
momento importante per capire la piega che prenderà la guerra da qui
all'ingresso del prossimo presidente alla Casa Bianca, a gennaio 2009. La quota
4.000 è arrivata pochi giorni dopo il quinto anniversario dell'inizio della
guerra. La gran parte delle vittime - 3.863 - è morta dopo il famoso annuncio
del presidente del maggio 2003: "Le operazioni di combattimento primarie
sono terminate". Secondo le ultime cifre pubblicate, i militari Usa morti
quest'anno in Iraq sono circa un centinaio, meno rispetto agli anni precedenti,
visto che su base annua - se la progressione rimane quella attuale - si sarà al
di sotto delle 400 vittime. L'anno più letale è stato il 2007, con 901 morti
tra i militari americani. Non era andata molto meglio nel 2004, nel 2005 e nel
2006. Le vittime Usa erano state rispettivamente 849, 846 e 822. È molto
elevato il numero dei feriti: ufficialmente appena meno di 30 mila, ma secondo
alcune stime circa 100 mila. Molti di loro sarebbero morti nei conflitti
precedenti, e devono la vita ai progressi compiuti dalla medicina. Nelle
precedenti guerre combattute dagli Stati Uniti, il numero delle vittime era
stato decisamente superiore, come anche il coinvolgimento della popolazione,
visto che attraverso la leva obbligatoria tutti o quasi avevano un familiare,
un conoscente o un vicino di casa a combattere in Vietnam, a cavallo tra gli
anni '60 e '70. Nella guerra di Corea, tra il 1950 e il 1953, le vittime Usa
sono state
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Io, ginecologo
mangiapreti mi batto contro la legge 40" Laura Eduati Quando gli inquilini
ultracattolici di questa elegante palazzina nel quartiere romano di Prati hanno
saputo che al piano terra apriva la clinica privata di Severino Antinori, si
sono ribellati. "Come, il dottor Frankestein a casa nostra? Il ginecoloco
mangiapreti all'opera sotto i nostri piedi?" Volevano cacciarlo. Antinori,
63 anni e un viso gioviale, presidente della Warm (World association of
reproductive medicine), paladino delle vittime della legge 40 sulla
fecondazione assistita, non si fa intimidire. E per tutta riposta ha fatto
inaugurare il centro Raprui (Ricercatori associati per la riproduzione umana
internazionale) dall'ambasciatore di Israele, "paese libero e per nulla
talebano sulla ricerca e la fecondazione artificiale". "Venga, venga,
le faccio vedere", dice mentre scende le scalette che portano agli
ambulatori dove riceve le pazienti. Sul muro di ingresso una serie di
fotogrammi ingranditi, il primo è una coppia che sorride, poi l'ovulo,
lo spermatozoo, la fecondazione, le prime cellule, il feto. Il bambino.
"Chi più di me è per la vita?" gesticola. "Con queste mani ho
fatto nascere 15mila bimbi. L'altro giorno allo stadio mi ha abbracciato un
ragazzo, che non conoscevo. Poi mi dice: "Mia mamma ha deciso di non
abortire dopo aver parlato con lei". Capisce? Chi le ascolta le donne? Lo
sa Ferrara che i suoi amici d'Oltretevere e i berlusconiani fanno chiudere i
consultori? E' poi ovvio che per una donna in difficoltà economiche o
psicologiche poi risulti più facile abortire". Prendiamo un ascensore di
vetro da cui si può osservare un murales liberty con facce di neonato immerse
in foglie larghe e verdi come cavoli. "E' un modo per dare serenità alle
nostre coppie" si inorgoglisce il ginecologo, che al 15% delle pazienti
non fa pagare la parcella "per venire incontro a chi ha problemi
economici" e ha deciso che all'interno della clinica, dove lavora anche la
figlia, nessuno deve guadagnare meno di 1500 euro. Antinori è così, un fiume in
piena. Difficile fermarlo per porre delle domande. Ma ci proviamo. La legge
40... La legge 40 è una legge medievale. Per lei, che diventò famoso per aver
fatto diventare madre una donna di 63 anni e poi annunciò di voler clonare un
essere umano, deve essere una gabbia. Non per me, per milioni di donne. Io,
certo, qui non posso fare ricerca, sono un esiliato. E poi mi dipingono sempre
come uno scienziato pazzo, quando a livello internazionale ho concluso delle
ricerche avanzate e riconosciute. In Italia sono Frankestein. Eppure questi
fideisti cattolici sono abortisti, in realtà: vietando la diagnosi pre-impianto
costringono una donna ad arrivare al quarto mese e poi abortire se il feto è
gravemente malato. Il colpevole si chiama Girolamo Sirchia. Ci spieghi. E' lui
ad aver introdotto la linea guida che proibisce la diagnosi pre-impianto,
consentita in realtà dalla legge 40, seppure escludendo fini eugenetici.
Sirchia ha introdotto una norma che per le coppie è un calvario e per quelli
che non hanno mezzi per andare all'estero è un grave problema. Nel marzo del
2004 la legge passò con l'apporto della Margherita di Rutelli che mai fu un
camaleonte come quel giorno: da radicale a predicale! Rutelli ha assunto la
posizione della Binetti e della Maria Burani Procaccini di Forza Italia, che
per fortuna non è stata inserita nelle liste per le prossime elezioni. E posso
capirlo: a lei, la fustigatrice con lo sguardo arcigno che ha proibito la
fecondazione assistita in accordo con i papisti, sono arrivate 9mila lettere di
protesta. La sinistra non ha fatto nulla, solo chiacchiere. Ora che Margherita
e teo-dem sono confluiti nel Partito Democratico, perlomeno si dichiarano per
quello che sono. Dicono di avere dei valori, ma quello che fanno è limitare la
libertà procreativa, cioè vanno contro la Costituzione. Il Tar del Lazio poche
settimane fa le ha dato ragione: la linea guida di Sirchia è in contrasto con
la legge 40 ed è probabilmente incostituzionale. Ora la fecondazione assistita
è più libera? Da un anno la ministra Livia Turco doveva modificare la legge e
non l'ha fatto. Ora vorrei vedere se avrà il coraggio di impugnare la sentenza
al Consiglio di Stato. Il termine è il 12 aprile, speriamo non lo faccia. Dirò
di più: ancora oggi avrebbe il tempo di eliminare quella linea guida ed
eliminare l'obbligo dei tre embrioni da impiantare nell'utero anche se su
questo punto il Tar ha rimandato al parere del tribunale costituzionale. La
Turco, intanto, ha soltanto chiesto il parere del Consiglio superiore di Sanità
dove ci sono più talebani che esperti. Dopo questa sentenza si può fare la
diagnosi pre-impianto? Bisognerà vedere se i giudici decideranno di abolire la
legge. E comunque certo, adesso si può scegliere, la sentenza è attuativa. Ma
di queste cose i media non vogliono parlare. E peggio ancora il Partito
Democratico... Insomma, zero in condotta al Partito Democratico. Ma che cos'è
il Pd? Un pot-pourri dove c'è tutto e il contrario di tutto! Veltroni è il
buonista che piace a tutti ma ha rinnegato tutti e tutto, ha inventato un
partito specchietto delle allodole per i progressisti ma che poi è infarcito di
Binetti e fondamentalisti cattolici. E sulla legge 40 il Pd non dice nulla, e
questo significa che sui diritti civili lascia perdere. Ho capito: è un grande
imbroglio. Il Pd sembra copiare il centrodestra ma in maniera peggiorativa
perché lo fa subdolamente. E' ovvio che la legge 40 va completamente rivista. E
lasciamo perdere il referendum: una maggioranza di italiani non può decidere
l'abolizione dei diritti di una minoranza. Se fosse libero di rifare una legge,
metterebbe dei paletti? Un'altra mistificazione che hanno fatto. Nel 1988 mille
carabinieri andarono a spogliare 2000 donne perché sospettavano chissà quali
blasfemie facessi sui loro corpi, spinti dal Vaticano. Per l'Avvenire sono
diventato Frankestein, ho fatto sette querele e ne ho vinte quattro, quei soldi
li devolverò alla ricerca. Io faccio ricerca sul corpo delle donne per
stabilire se ad una certa età, anche dopo la menopausa, possono avere figli. Ma
soltanto quelle con l'utero buono e il sistema cardiovascolare perfetto. Voglio
dire, c'è gente in menopausa che a 43 anni non potrebbe fare figli, una a 63
anni sì.La British Fertility Society mi ha premiato per questi studi perché ho
delineato le condizioni delle donne adatte a rimanere incinta anche dopo la
menopausa. Grazie a queste mie pubblicazioni in America decine di migliaia di
donne dai 50 ai 60 anni sono diventate madri. Eppure qui vengo dipinto come
l'Anticristo. Sono furbi, manipolatori. E poi guardi ad esempio la donna dei
valori... Chi? La Santanché, che si presenta come la donna dei valori. La donna
che ha fatto della politica un surrogato sessuale. Come? Lo scriva, per lei la
politica è un surrogato sessuale. La donna dei valori, dice, perché ha fatto la
legge sulla fecondazione. E anche Casini se ne vanta, dovrebbero essere
cacciati dal Parlamento per aver tolto i diritti alle donne. E la sinistra?
Voglio capire se c'è qualcuno che vuole modificare la legge, non si può stare
così. A molte coppie devo consigliare di andare all'estero perché hanno bisogno
dell'eterologa, qui vietata. Ma è una grande ferita aperta, c'è molta
sofferenza. Ci vuole una rivoluzione. Quando qualcuno vuole un figlio e non può
perché la legge lo vieta, si arrabbia e non capisce. E poi l'80% dei miei
pazienti si dichiara cattolico, a volte è stato il sacerdote a consigliarli di
venire da me. Qual è l'atto più nobile di dare un bimbo ad una coppia? Eppure
continuano a infangarmi. Ho fatto oltre 90 pubblicazioni, 200 congressi, ho
lavorato nel pubblico fino alla pensione. Eppure il Corriere della Sera ha
scritto che non sono nemmeno laureato. Lei dà la colpa ai politici e al
Vaticano. Parliamo di quei medici obiettori di coscienza, la maggior parte dei
ginecologi, che addirittura non prescrivono gli esami specialisti per la
fecondazione assistita. Non si può obiettare sui farmaci. Ho già parlato con il
presidente dell'Ordine dei medici, quei medici andranno sospesi. La 194 va
applicata in tutti i suoi punti. In Lazio i consultori sono stati aboliti.
Molte donne che vengono qui dopo un aborto mi dicono che si sono pentite perché
nessuno ha saputo consigliarle. E' un aspetto sociale, molte interrompono la
gravidanza per motivi economici. In Russia un certo Vladimir Putin ha voluto
dare 4mila euro l'anno per 10 anni alle donne che decidono di avere un bimbo. E
qui? E sulla Ru486, la pillola abortiva? La stupirò, ma non sono affatto
d'accordo sul suo utilizzo. Provoca grosse emorragie e poi spesso bisogna
intervenire col raschiamento perché lascia residui intrauterini e dà problemi
alla fertilità. E' una pillola molto dannosa. Sulla pillola del giorno dopo,
invece, sono favorevolissimo. Per la maggior parte dei ginecologi e delle donne
la Ru486 è una manna dal cielo! E' appoggiata perché c'è una grossa
multinazionale che la produce. Tra un aborto chirurgico che dura 3 minuti a
rischio zero e una procedura che richiede 3 giorni, se fossi donna sceglierei
il primo. Ma guardiamo ai motivi sociali veri, non facciamo ideologie. Andiamo
a vedere la situazione concreta delle donne. Naturalmente le devo chiedere la
sua opinione su Ferrara. Lui dice che vorrebbe che le donne scegliessero sempre
la vita. Pensa ci sia l'ossessione per il figlio perfetto? L'altro giorno allo
stadio mi ha abbracciato un ragazzo che non conoscevo. Mi disse: "Mia
madre ha deciso di non abortire grazie a lei". Allora mi sono ricordato di
una donna che aveva grossi dubbi, era venuta a parlarmi e le ho praticamente
fatto da psicologo. Ma chi le ascolta queste donne? Le ascolta Ferrara? Mi deve
dire, Ferrara, perché i suoi amici politici di centrodestra e quelli di
Oltretevere chiudono i consultori. Li chiami! Vada da quelli che favoriscono la
chiusura dei consultori, visto che molte donne decidono di abortire e poi si
pentono. Io questa gente incoerente come Rutelli e Ferrara, non l'ho mai
apprezzata. In 37 anni ho fatto nascere con queste mani 15mila persone, un
milione con le mie tecniche fecondative. Nel mondo mi apprezzano molto di più.
Invece di fare la lista "Aborto no grazie", apriamo 10-15 consultori.
Questo l'ho detto anche a Marrazzo. Per fortuna l'altro giorno Franco Giordano
ha detto che la legge 40 è una legge medievale. E con la Warm ho chiesto
all'Onu una condanna dell'Italia per aver violato il diritto alla procreazione
spingendo migliaia di coppie all'estero. E Veltroni sarà colpevole se non
parlerà di una legge infame che fa soffrire la gente. We can, anch'io parlo
inglese. Si occupi di chi non ha mezzi. 25/03/2008.
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al Qaida, altro messaggio di Al Zawahiri: "Musulmani, attaccate Usa e Israele" Un appello a tutti i
musulmani affinchè lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è
stato lanciato ieri via internet da Ayman al Zawahiri: "Musulmani, oggi è
il vostro giorno" esclama l'integralista egiziano Al Zawahri.
"Colpite dunque gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti
hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi,
raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e
infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il
paradiso". Ma al ministero della difesa di Tel Aviv - che mantiene in
questi giorni un elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è rivolta
al terrorismo sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il leader di
Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello
Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico. Nel nord c'è lo
stato di allerta, mentre severe misure di difesa sono state imposte nelle
rappresentanze israeliane all'estero. 25/03/2008.
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Magdi Allam?
La fede è interiore, non ha bisogno di outing" Tonino Bucci Le
conversioni, di norma, sono un fatto interiore. Scattano nel profondo
dell'animo. I credenti portano la propria fede nel cuore e, semmai, la
testimoniano nei comportamenti. Ma di questi tempi, no. Anche le religioni sono
moneta sonante sul mercato della politica. Magdi Allam, editorialista e
vicedirettore di uno dei maggiori quotidiani italiani, il Corriere della Sera ,
ha fatto della propria conversione un evento pubblico. "Magari anche
autentica, questo non sta a noi stabilirlo. Ma tutto questo bisogno di
comunicazione mediatica fa sorgere il sospetto di una strumentalizzazione della
religione". Lo dice Moni Ovadia, attore e autore teatrale, musicista, un
intellettuale orgoglioso della propria identità ebraica senza per questo
sentirsi obbligato ad abbracciare una religione. Ma anche uno studioso
appassionato dei testi sacri. Questa conversione è uno spettacolo? Ognuno fa
quel che vuole. Però penso che la conversione abbia a che fare con la
spiritualità e con l'interiorità. Non c'è bisogno di outing così eclatanti. Si
può andare a convertirsi anche di fronte a un parroco di campagna. Perché
proprio davanti al Papa? Per carità, non entro nel merito dei sentimenti di
Magdi Allam. La risonanza che la sua conversione ha avuto sulla stampa dopo
essere stata annunciata urbi et orbi non può essere separata dal suo ruolo di
influente opinionista. Ripeto: non voglio fare il tribunale delle coscienze -
Dio ce ne scampi e liberi - ma penso che l'interiorità di fede nasca dal di
dentro. Se la conversione è autentica o meno non sta a noi dirlo, ma quando è
pubblicizzata in modo così ridondante allora è chiaro l'intento di usare la
religione per fini politici. E' casuale che questa mossa politica avvenga sotto
il pontificato di Benedetto XVI? Questo Papa ha richiamato in vigore il
principio nulla salus extra ecclesiam. I pontefici precedenti lo avevano
relegato in secondo piano scegliendo la via dell'ecumenismo e del dialogo.
Ratzinger è tornato, invece, all'idea della primazia del cattolicesimo sulle
altre religioni. Ma del resto si era espresso per questa linea già quando era
Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. La religione cattolica
ha il monopolio della verità e quindi è superiore alle altre. Questa è l'idea
che trapela dal pontificato di Ratzinger. Ora torna a circolare anche la
formula del Venerdì Santo del messale pre-conciliare, la preghiera per la
conversione degli ebrei. Altro segnale preoccupante? Anche se non è la versione
dei tempi più bui la trovo offensiva. Io, ad esempio, ho interesse per la
figura di Cristo, nonostante io sia un ebreo che sposa alcuna religione. Però
se qualcuno mi invita a illuminarmi e a convertirmi alla vera fede rispondo no
grazie, sto benissimo così. La figura di Gesù è stata interpretata in tanti
modi nella tradizione cattolica... Ecco, appunto. Dovremmo metterci anche
d'accordo di quale Gesù parliamo. Di quello dei valdesi? O di quello dei lefebvriani?
Dipende dall'interpretazione del divino, dalle posizioni. Con alcuni cattolici
mi trovo benissimo, meglio che con gli atei devoti che sono una caricatura
all'italiana. Neanche Borges avrebbe fatto di meglio nel suo bestiario. Anche
gli atei devoti sono un caso di uso strumentale della religione per obiettivi
chiaramente politici, o no? Quasi non vale la pena parlarne. Prendiamo questa
storia della moratoria sull'aborto. Se fosse una proposta vera, mossa da
convincimenti autentici, allora dovrebbe essere accompagnata, da parte di chi
la propone, dalla richiesta di una forte campagna mondiale sui metodi
anticoncezionali. Se siamo contro l'aborto, l'unica via da battere è l'uso dei
contraccettivi. Così invece non è. E allora dichiararsi a favore della vita mi
sembra un'ipocrisia. Sono talmente annoiato da questa storia che non leggo più
articoli su questa storia. Altri, e più gravi, mi sembrano i problemi del
pianeta: la corsa al riarmo, l'aumento delle spese militari, l'inquinamento, lo
sfruttamento, la miseria. Il mondo cambia in fretta e la politica è in stato
confusionale. Ma si può dialogare con questa Chiesa come invitano a fare gran
parte della classe politica? Si può parlare con chi mira a convertirti? No. Ci
sono delle precondizioni per dialogare. Ho collaborato a quattro puntate di
Uomini e profeti , un programma radiofonico di Gabriella Caramore. Una
trasmissione di grande spessore. Difendere Dio dai credenti, questo era il
tema. Sono intervenuti anche Paolo Flores d'Arcais e Bruno Forte, arcivescovo
di Chieti. Dobbiamo diventare consapevoli che noi esseri umani non siamo
depositari della verità, ma abbiamo sempre punti di vista parziali. Nel momento
in cui qualcuno si dichiara portatore della verità allora cadono le condizioni
del dialogo. E non ci può essere democrazia. Questo la sinistra lo sa bene,
l'ha imparato nella sua storia. Quando la dialettica marxista è stata
sostituita da una verità chiesastica, lì è iniziata la débacle. I guai sono
cominciati con l'imbalsamazione di Lenin. Non può esserci politica senza
dialettica. E questo implica la pari dignità degli esseri umani, di quelli
credenti come di quelli non credenti, per tornare al nostro argomento. Quando
qualcuno ritiene di essere portatore della verità e considera gli altri come individui
che vivono nell'errore o che sono in ritardo nel cammino verso la verità, non
dialoga. Fa un monologo. E' scritto nell'Antico Testamento, nel Levitico ,
"considera il prossimo tuo come te stesso". L'altro è come te, ha la
stessa dignità. Questa è la democrazia. Il filosofo Levinas ne ha fatto un
perno della propria intepretazione. Noi siamo solo una parte della verità. Oggi
la voglia di affermare con l'imposizione il trascendente nella politica è un
errore. E' ovvio che un politico cristiano sia ispirato dalla sua religione ma
se teorizza che i suoi valori debbano valere per tutti, allora si tratta di
un'ingiunzione. Oscar Luigi Scalfaro è un cattolico a prova di ferro, eppure è
stato un costituente, un politico con un senso di laicità e di rispetto per la
Costituzione che ha pochi eguali oggi. Ma davvero si pensa che i cattolici in
Italia sono perseguitati? I governi messicani volevano imporre matrimoni civili
anche ai cattolici, quelli sì potevano essere accusati di "laicismo".
Ma io, oggi, in Italia, non vedo nessuna imposizione di ateismo. C'è
"laicismo" quando si vieta ai credenti di frequentare i luoghi di
culto o di parlare di religione. Ma se non c'è giorno che i tg non riferiscano
delle frasi del Papa? Si parla molto di trascendente eppure pochi sono davvero
a conoscenza dei dogmi religiosi. Il furore identitario della Chiesa non sarà
una reazione difensiva di fronte a una società che minaccia d'allontanarsi dal
suo controllo? Sono convinto che questa linea è dettata dalla disperazione. Un
credente convinto non ha il bisogno di rivendicare la propria fede. Se dopo
duemila anni di evangelizzazione il cattolicesimo ha paura dell'islam vuol dire
che qualcosa non funziona. Io sono ebreo e anche se l'ebraismo per me non è una
religione, la mia identità ebraica si è rafforzata, è frutto di una ricerca. Ma
non ho bisogno di manifestarla in scelte integraliste. Non si possono costruire
fortezze intorno alla fede. Dico una boutade: facciamo una moratoria sulle
religioni e interessiamoci solo dell'essere umano. Dell'uomo che soffre.Martin
Buber nei Racconti chassidici parla del buon ateismo, quello che presta
attenzione all'altro bisognoso d'aiuto e si fa carico d'aiutarlo con le sue
sole forze senza appellarsi alla misericordia dell'Onnipotente. Dio diventa un'alibi,
uno schermo dietro cui nascondersi per non aiutare gli altri. O, peggio, per
giustificare in suo nome il male che facciamo loro. Ma tutta questa
ostentazione sui media non finisce per uccidere la vera religiosità? La voce
del divino è nel silenzio. Oggi invece tutto è mediatico. C'è un rumore di
fondo che annulla il senso delle parole. Si dice tutto e il contrario di tutto.
Siamo tutti cristiani e vogliamo cacciare i migranti dall'Italia. Le parole
hanno un significato, chiamano a una responsabilità. Gesù accoglieva i
peccatori. E nella Bibbia Dio dice "davanti a me siete tutti
stranieri". Se Gesù dovesse nascere di nuovo nascerebbe in un campo
nomadi. Tutti sono democratici, ma dimenticano che la democrazia è
incompatibile con la povertà. E l'accusa di antisemitismo? E' talmente
inflazionata che fra poco sarà più pesante l'epiteto "sciocchino". Io
stesso sono stato accusato di essere antisemita per aver criticato la politica
del governo israeliano. Ci vuole sobrietà. Magdi Allam faccia quel che vuole.
Ma noi qualche dubbio sulla storia dell'occidente ce l'abbiamo. 25/03/2008.
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"La radice del
male insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente
conflittuale" come causa della sua conversione è stata un'espressione non
troppo gradita ai media e all'opinione del mondo musulmano. Ed è così che il
Papa e Magdi Allam sono finiti sulle prime pagine dei Paesi arabi. Aref Ali
Nayed, direttore del Centro Islamico di Studi Strategici di Amman giudica
"provocatoria" l'intera operazione, che "suscita interrogativi
molto seri sulle intenzioni e i piani di alcuni dei consiglieri del Papa
sull'Islam". Una tesi sostenuta ad Al Arabiya anche dal vice presidente
della Comunità religiosa islamica Yahya Pallavicini: "Quello che mi
stupisce è l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla conversione".
Al Quds al Arabi, quotidiano arabo internazionale edito a Londra ha titolato in
prima pagina: "Il Papa suscita l'indignazione dei
musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione
all'Islam". L'edizione on-line di ash-Sharq al-Awsat ospita una pagina di
commenti di lettori infuriati, tra i quali si legge che "l'acqua versata
sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello scontro di
civiltà". Mentre l'altra grande televisione satellitare araba Al
Jazeera non ha citato per il momento la notizia, al Cairo il quotidiano
"Al Masri El Yom" scrive del coinvolgimento di Allam nei servizi
segreti italiani: "Non avete bisogno di imparare l'italiano per sapere
cosa scrive sul "Corriere della Sera", vi basti sapere che nel
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Se si continua
a ignorare quello che accade nei paesi arabi, se si continua con le bombe a
umiliare questa gente, con l'embargo, a sottometterla, se si continua a non
voler capire il loro pensiero, le loro tradizioni e volergli imporre a tutti i
costi un sistema culturale a loro, se si continua ad avere un dominio economico
su alcuni di questi paesi perché c'hanno più di un secolo di petrolio, mettendo
insieme i vari fattori sociologici, economici, culturali, religiosi ebbene io
dico che andiamo verso il disastro perché un giorno ci sarà il confronto, è
inevitabile, al di là del problema Palestina". Domani alle
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Roma L'incontro
Italia-Cuba: un matrimonio musicale esotico , alle 17.30 all'Auditorium
Discoteca di Stato, via Michelangelo Caetani 32; intervengono Claudio Marucci,
musicologo; Massimo Pistacchi, direttore Discoteca di Stato; Patrizia
Petriaggi, Anaic - Circolo di Roma. Info: info@italiacuba.net. Alla Casa del
Jazz, viale di Porta Ardeatina 55, nell'ambito del ciclo di incontri con i
fondatori delle etichette storiche di jazz, alle 19 alla sala concerti, Italian
Jazz Labels a cura di Franco Fayenz e Luigi Onori; interviene Sergio Veschi,
Red Records; ospite al pianoforte Markelian Kapedani. Ingresso libero. Cinema
Usa tra artificio e riscatto, al Grauco, via Perugia 34: alle 19 il film Alpha
dog di Nick Cassavetes, tratto da un fatto di cronaca; a seguire, alle 21,
proiezione del film La ricerca della felicità di Gabriele Muccino, anche questo
tratto da una storia vera. Concerto con Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani
Quartet all'Alexanderplatz Jazz Club. Al Teatro Betti, viale delle Mura Aurelie
19, da oggi fino al 30 marzo, lo spettacolo Tanto faccio da sola atto unico tra
le scatole di Elvira , prodotto da Danzarte e Kraffen teatro, con Cristina
Colonnetti, Giulia Vannozzi, Silvia Cippitelli, regia di Giuliano Capozzi,
testi di Cristina Colonnetti e Giuliano Capozzi; musiche di Enzo Perna. Info e
prenotazioni: 3494756451. Dal martedì al sabato alle 21.30, domenica alle 18;
biglietto 10 euro, ridotto 8. Midnite Sun in concerto a Stazione Birra:
ingresso 10 euro. All'Abarico Teatro, via dei Sabelli 116, da oggi fino al 30
marzo, alle 21, lo spettacolo Pour l'amour de Roxane. Un amore a tre? No: nella
ricostruzione analitica del famoso testo di Rostand, che qui è preso come
pre-testo dalla Hansen, Cyrano e Christian sono la stessa persona: un giovane,
come tanti giovani senza tempo, incapace di esporsi alla possibilità di essere
amato per paura del rifiuto. Con Alberto Ferraro nel ruolo di Cyrano e
Antonella Salvatore nel ruolo di Roxane e un attore francese, Romano Garnier
nel ruolo di Christian. La regia è di Mariagiovanna Rosati Hansen. Info: 06
44340560 oppure abarico@gmail.com. Racconti di guarigione. Testimonianze ed
esperienze di vita di bambini guariti. Presentazione del libro La guarigione
tra scienza e sentimenti di Anna Clerico e Manuel Castello, alle 17 all'Upter,
Palazzo Englefield, via Quattro Novembre 157. Il libro raccoglie le
testimonianze dei bambini che hanno vissuto l'esperienza durissima del tumore e
sono stati curati, in quarant'anni di attività, nel reparto di Oncologia
Pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma. I bambini guariti, oggi giovani e
adulti, e le loro famiglie narrano la difficile prova della malattia e il suo
superamento. Intervengono assieme agli autori (rispettivamente professore
associato di Pediatria e direttore dell'istituto di Clinica Pediatrica entrambi
all'università La Sapienza), Luigi Canali, presidente Commissione Sanità
Regione Lazio; Franco Alvaro, garante per l'Infanzia e Adolescenza Regione
Lazio; Nicola Zingaretti, Antonella Cantaro, Maria Coscia, Bruno Manzi. Fino a
lunedì 31, tutti i giorni tranne la domenica, al Centro Culturale (biblioteca)
Borghesiana, in largo Monreale, le mostre di Emergency Prima le donne e
ibambini , La guerra com'è e Apriamo alla pace , realizzata dai volontari del
Gruppo fotografico di Emergency "Miran Hrovatin". Banda Rustica in
concerto al BeBop Jazz Club. E.T. Expo Teatro. Vetrina di drammaturgia
contemporanea e nuovi linguaggi scenici. Alla Cometa Off, via Luca della Robbia
47, da stasera fino al 30 marzo, Uno studio di Minnie la candida di Massimo
Bontempelli, con Gaia Saitta, Giandomenico Cupaiuolo, Roberto Manzi, elementi
scenografici Giacomo Pecchia, musiche ed elementi sonori Giacomo Vezzani, per
la regia di Andrea Baracco. Minnie la candida è un testo di plastica. Tutto nasce
da un gioco, stupido e goliardico: Minnie è al bar col fidanzato ed un amico di
questi. Così, come se si ordinasse un cappuccino, uno dei due dice a Minnie che
i pesci che lei sta osservando dentro un acquario, in realtà non sono veri e
propri pesci ma soltanto una perfetta riproduzione dei medesimi, che l'acqua
non è acqua, che le alghe non sono alghe, che la realtà non è quella che
crediamo di percepire, che la natura non è natura ma solo una perfetta
citazione di essa, tanto perfetta e iperrealistica da sembrare-essere più vera
del vero. Da quel gioco beffardo Minnie inizia a mettere in dubbio la sostanza
e la luce delle cose e ha paura. Minnie è spaventata e decide di non parlare
più: chi dice, infatti, che le parole dette siano vere. È un testo di plastica
perché, come quelle bambole che riproducono alla perfezione i profili, i
rossori, i vagiti di un bambino, pone il lettore e/o lo spettatore di fronte ad
un universo in cui la soglia tra finzione e realtà, tra verità e inganno, è
talmente sfumata da confondere un luogo con l'altro. Così lo spettatore si
trova nella posizione del bambino che sa bene che quei pupazzi sono di plastica
ma lui, il bambino, attraverso il suo immaginario furioso, gli dona vita. E tu
che osservi il bambino giocare sai bene che lì, nel luogo del gioco, c'è la
vita, che quella è la sua vita e che quindi non può che essere vera. E tu che
osservi Minnie dubitare, sai bene che c'è della plastica intorno a lei e che
non si tratta affatto di un gioco stupido e goliardico, perché è proprio quella
plastica ad essere vera. Da oggi al 30 marzo (la domenica alle 18) al Teatro
Petrolini, Sala Fabrizi, via Rubattino 5, la Compagnia Teatrale Anticamera del
vento presenta La signorina Papillon di Stefano Benni, per la regia di Gabriele
Carbotti, con Gabriele Carbotti, Francesca Del Vicario, Ilaria Fioravanti,
Antonio Grosso (e con la voce fuori campo di Dimitri Tamarov). Info: 065757488.
Carrara (Ms) Concerto di Giovanni Allevi alle 21.30 al Teatro degli Animosi.
Bologna Per Nessun dogma, i martedì della cultura laica, alle 21 nella Sala
"Silentium", vicolo Bolognetti 2, quarto e ultimo incontro sul tema
Demonologia: superstizione, esorcismi e pensiero magico , con Salvatore
Limongi, docente di Filosofia all'università di Bologna. Ingresso libero.
Lettura teatrale alla stazione centrale , alle 21 sotto il segno della
solidarietà, nella sala d'attesa Torquato Secci, promossa dall'Associazione dei
familiari delle vittime del 2 agosto 1980: Francesco Lanza leggerà il testo di
Giuliano Bugani "Marzabotto, 2 agosto1980". Domani alle 12 nella Sala
Savonuzzi del Comune, conferenza stampa di presentazione del Bologna Pride
2008, la manifestazione nazionale del movimento LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali
Trans) che quest'anno, dopo 13 anni, si svolge a Bologna sabato 28 giugno;
intervengono Marcella Di Folco, presidente Comitato Bologna Pride e del Mit;
Emiliano Zaino, presidente Cassero; Elisa Manici, presidente Arcilesbica
Bologna; Sergio Lo Giudice, presidente della Commissione Lgbt; Lorenzo
"Q" Griffi , ideatore della campagna grafica del Bologna Pride 2008;
i rappresentanti del direttivo del Comitato organizzatore del Bologna Pride e i
referenti istituzionali che hanno patrocinato gli eventi culturali che da
maggio a giugno avranno luogo a Bologna in attesa del 28 giugno. Info:
340.6446013. Modena Alle 11.30 nella sala consiliare, in piazza Grande,
conferenza stampa di presentazione di Book Modena , manifestazione che si
svolgerà sabato 29 e domenica 30 di marzo nell'ambito della prestigiosa cornice
del Foro Boario, esposizione della piccola e media editoria, con Mario Lugli,
vice sindaco e assessore comunale alla Cultura; Francesco Zarzana, presidente
Progettarte; Alice Padovani, associazione Amigdala. Cesena The Cesarians in
concerto a Officina 49. Bolzano Omaggio a Luis Sepulveda . Il grande scrittore
cileno è ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano per un omaggio
alla vita e all'opera letteraria di uno dei romanzieri più amati, autore di
opere famose come "La gabbianella e il gatto", "Il vecchio che
leggeva romanzi d'amore", "Il mondo alla fine del mondo". Per
raccontare Sepulveda sono previste una proiezione di un documentario, una
mostra, un incontro pubblico e un concerto con Cisco . Domani alle 20.30 nella
sala di Rappresentanza del Comune, proiezione del documentario di Sepulveda
sulla Patagonia intitolato Corazon verde , premiato a Venezia nel 2003. Giovedì
alle 11 nella sede della Libera Università, piazza Sernesi, inaugurazione della
mostra Luce, ombra, rispetto del fotografo argentino Daniel Mordzinski, che
racconta Sepulveda attraverso i viaggi. Alle 18 nell'aula magna dell'Università
incontro con una intervista che Rodrigo Rivas, economista fa a Sepulveda sul
tema che fa da sfondo all'evento, ovvero "Il potere dei sogni". Ingresso
gratuito; info: 04671-402382. Trento Alle 19.45 all'Auditorium della Fondazione
della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, via Calepino 1, Lo sviluppo
dell'agricoltura : l'Associazione Tahuantinsuyu propone un ciclo di incontri
per mettere a confronto esperienze dal Trentino e dalla realtà Andina sui temi
del risparmio e credito, dell'agricoltura, artigianato e turismo. Lo scopo
principale è di far riflettere i partecipanti su somiglianze e differenze per
migliorare i rapporti di collaborazione. Intervengono Walter Eccli e Fabrizio
Scartezzini dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e del Progetto
"Lauree Agrarie Brevi". Modera Victor Campero. Info: 0461.981043.
Cognola (Tn) L'iniziativa Auschwitz fra storia e memoria , alle 20.30 nella
Sala polivalente: proiezione di un breve filmato d'epoca; a seguire, intervento
di Maria Luisa Crosina, docente che commenterà alcuni brani del libro "Le
storie ritrovate" e "La mia testimonianza" di Leo Zelikowski.
Inoltre, proiezione del reportage fotografico effettuato nel corso del viaggio
in Polonia nel 2007 dal Gruppo Alpini Cognola in occasione della visita al
campo di concentramento di Auschwitz I e II (Birkenau). Conduce Vincenzo Calì,
docente. Info: 0461-984744. Rovereto (Tn) Domani alle 18
alla biblioteca Civica Tartarotti, Caso Israele: tra informazione e controinformazione . Alla presenza di
Cecilia Impera discepola di don Dossetti e missionaria per molti in anni in Palestina, lo scrittore di origine
trentina Gianluca Solera presenta il suo libro Tra Muri, lacrime e za'tar:
storie di vita e voci dalla Palestina . Introduce Marialuisa Mora; interviene Corona Perer,
giornalista e direttore del giornale on-line "Sentire". Organizza
l'associazione Il Furore dei Libri. Milano Flashback d'autore. Rassegna
cinematografica. Alle 21 al circolo Arci Lato B, piazza XXIV Maggio, Bastioni
Lato Darsena, proiezione del film Le vite degli altri di Florian Henckel Von
Donnersmarck, un emozionante e splendido racconto della vita nella Germania
dell'Est degli anni '80 sovietici, una storia politica e sentimentale dal ritmo
semplice e incalzante; ingresso gratuito. Domani alle 18.30 all'Istituto dei
ciechi di Milano, via Vivaio 7, presentazione del libro Pretacci di Candido
Cannavò; assieme all'autore intervengono Rodolfo Masto e Lucia Bellaspiga. Da
alcuni anni Candido Cannavò si dedica all'esplorazione di importanti realtà
sociali, regalandoci viaggi all'interno di mondi variegati e sfaccettati, come
quello delle carceri e dei disabili. Oggi Cannavò dipinge la realtà dei preti
da marciapiede, quegli uomini coraggiosi e per molti versi ribelli che hanno
scelto di compiere la loro missione sulla strada, tra prostitute, immigrati,
tossicodipendenti, o in carcere, in difesa del rispetto per l'individuo e della
libertà. Dal milanese don Rigoldi al genovese don Gallo (meglio conosciuto come
"il prete no global") ai cappellani di San Vittore e del carcere di
Opera: sedici ritratti indimenticabili, sedici personalità controverse che la
straordinaria franchezza della prosa di Cannavò ci restituisce in tutta la loro
umanità. Genova La mostra ideata da Vauro Senesi Adotta un disegno continua il
suo percorso con l'esposizione fino all'11 maggio nel Sottoporticato di Palazzo
Ducale, piazza Matteotti. La mostra è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì,
dalle 9 alle 19, con ingresso gratuito. Presso la biglietteria nell'atrio di
Palazzo Ducale si possono acquistare il cd "Canzoni per Loro" e il
catalogo della mostra. I proventi della vendita del cd e il 35 per cento di
quelli del catalogo saranno devoluti a Emergency. Le scuole possono prenotare
una visita guidata rivolgendosi al gruppo Emergency: tel. 0103624485 oppure
scrivere all'indirizzo emergencygenova@libero.it. Torino A Caffè del progresso,
Natural Mystic Live , alle 22 con ingresso libero. 25/03/2008.
( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il reportage politico e filosofico di Giusi Ambrosio Spicchi di Palestina raccontati tra Foucault e la
libertà femminile Pasquale Voza Si potrebbe dire, con le parole della
prefazione di Ali Rashid, che le storie che Giusi Ambrosio delinea nel suo
splendido libro ( Spicchi di Palestina , Edizioni Punto Rosso, Milano 2007) sono "luoghi di
testimonianza che raccontano l'inenarrabile". L'inenarrabile è
"la ferita sempre aperta della Palestina",
la quale rappresenta senza dubbio "il cuore delle altre crisi internazionali"
che segnano drammaticamente il mondo, delle altre guerre e delle altre missioni
militari che l'Occidente, con gli Usa in testa, conduce dopo l'11 settembre, in
Iraq, in Afghanistan, ecc. Ma qual è la spinta fondativa, segreta,
autobiografica, per così dire, che sta alla base della scrittura di Ambrosio?
Lo dice l'autrice stessa nella premessa: uscire dalla paralisi emotiva (male
sempre in agguato, soprattutto in tempi, come questi, di acuta e pervasiva
derealizzazione), in certo senso uscire da sé, mettendo a nudo il proprio
essere nella solitudine, un essere tuttavia, proprio in questo modo, capace di
riconoscersi nella sua povertà. Insomma, la "nuda vita" della autrice
viene messa all'opera nella scrittura, nel momento in cui questa nuda vita entra
nel tessuto lacerato e frantumato di una realtà (Palestina,
Gerusalemme) inaudita e, appunto, inenarrabile. Giustamente Giusi Ambrosio fa
osservare che di fronte ad una realtà frantumata non è praticabile un ordine
del discorso che scelga un solo filo conduttore: e perciò ella si figura quasi
un circolo ermeneutico ideale, una didattica ideale, in cui, insegnante
irriducibile, insegnante fino in fondo, affronta un ventaglio di discipline: Palestina, come programma di fondo, e poi poesia e politica,
geografia e storia. Così, allora, la scrittura si fa voce e ascolto del
corpo-mente, in una valenza radicale e antropologica. Ma non si tratta tout
court dell'eterno ritorno dell'uguale, nella particolare declinazione datane da
Nietzsche alla vigilia del Novecento: giacché quell'eterno ritorno dell'uguale
può assumere un senso altro nella vita e nel pensiero di una donna. Sono mille
i colori, le voci, le tappe, gli stordimenti di questo viaggio di Ambrosio, di
questo suo bellissimo reportage filosofico, letterario e politico. Voglio
trascegliere, fra i tanti, un momento, un episodio: la visita alla moschea più
moderna della Giordania, costruita durante il regno di Re Hussein. Il capitolo
s'intitola "Vacanza in Giordania". L'autrice sperimenta il senso dell'obbligo
ad assumere un abito: contro la sua piena volontà, ma insieme con una complice
incapacità di opporre un rifiuto, la nuda vita dell'autrice viene rivestita di
un "mantello nero con ampio cappuccio". Eccola, allora, all'opera la
nuda vita: per usare il linguaggio della biopolitica (da Foucault ad Agamben),
quella nuda vita, nella sua inseparabilità di corpo biologico e di corpo
politico, nella sua indecifrabile sacertà (non sacralità), rivela la sua
eccedenza rispetto all'ordine dato di quel potere, di quel biopotere:
"Resistenza sorda che nella tensione mi faceva contrarre tutti i muscoli,
anche quelli sottilissimi del volto, mentre con il mugugno degli oppressi
esprimevo il mio dissenso". Per evitare la sconvenienza di quella che in
quel momento le pareva una forma di integralismo laico, si vede cadere in una
forma di "assimilazione possibile", e avverte quasi la sensazione di
sospendere dentro di sé, su questioni che attengono alla "individualità e
libertà femminile", la ribellione del pensiero, e sente stupefatta di
cedere ad una condizione di anestesia. Ma quella resistenza sorda, quella
tensione, quella contrazione dei muscoli ci dicono che proprio così Ambrosio,
partendo da sé, in questo senso biopolitico, materialisticamente e
femministicamente asimmetrico, ha potuto raccontarci, in questi suoi spicchi di
Palestina, rigorosi e pur così brulicanti, storie che
- come scrive Ali Rashid - "smascherano le menzogne e restituiscono alle
vittime - tutte le vittime - la parola". 25/03/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli e Società
Pagina 10258 Personaggi. È morto sabato notte Cachao Lopez, il musicista cubano
che inventò il "ritmo nuevo" Ma questo è il ballo degli dei
Personaggi.. È morto sabato notte Cachao Lopez, il musicista cubano che inventò
il "ritmo nuevo" E nel dopoguerra il mambo conquistò l'Italia -->
E nel dopoguerra il mambo conquistò l'Italia Giulietta Masina che fa Cabiria e
ha le scarpe grosse lucidate con la biacca è il mambo. Renato Carosone che
suona il pianoforte con quella cravattina stretta stretta a farfalla e canta di
Napoli e dell'America è il mambo. Perché il mambo, il mambo all'italiana, è gli
anni Cinquanta di donna Sophia in sottoveste e del frigorifero Fiat con la
griglia radiatore e di Coppi contro Bartali. È la musica del boom economico:
non è la musica della rivoluzione. La rivoluzione, quella vera, quella che
mescola il sesso e la politica e la musica, quella, si combatte a Cuba. Orestes
Lopez e suo fratello Cachao la combattono con le congas. E le congas, a Cuba,
in quel 1938, sono percussioni africane che nessuno conosce. Loro le suonano
nel conijunto de son e pure nell'orchestra di charanga; le suonano mescolate al
piano e la violoncello; le suonano aggiungendo una terza parte alle due parti
tradizionali del danzon nuevo. Loro, le suonano al ritmo del mambo. E allora
sabato sera, quando arriva la notizia che Cachao Lopez è morto, splendido
ottantanovenne con i capelli bianchi e la pelle nera, il mondo del mambo piange
il suo creatore. Poi, che sia stato davvero Cachao a inventare il mambo, che
importa? Forse il mambo esiste da sempre, come sostengono i musicologi. Perché
il termine mambo, dicono, è termine dialettale cubano per indicare la musica,
tutta la musica - e la voglia di suonare, la voglia di cantare, la voglia di
ballare. Poi c'è quello studioso che dice ma no, mambo significa dio: a Cuba,
dio della guerra. E in onore di questo dio, si suonava e si cantava e si
ballava sotto le stelle e sotto la pioggia. Perché nel rituale voodoo di Haiti,
muovendo il corpo veloce sempre più veloce al tempo delle congas, si poteva
parlare con gli dei. E poi c'è anche quell'altra teoria, la più affascinante:
il mambo l'hanno inventato gli schiavi ridotti in catene. Scrive Oscar Hjuelos
( Mambo Kings play songs of love , Mondadori): "Il mambo è nato dalla voglia
degli schiavi di "scatenarsi" nel vero senso della parola: una volta
liberi dalle catene, inventarono il più frenetico dei balli, dopo anni di
costrizioni, durante i quali dovettero ripiegare su danze statiche quali rumba
e merengue". Come no: il merengue è un ballo il cui passo fondamentale
consiste nel trasferire il peso del corpo da un piede all'altro, senza
spostarsi mai; la rumba, nella sua originaria impostazione, si basa solo sui
movimenti di oscillazione dei fianchi. Poi gli schiavi si liberarono dalle
catene: e inventarono il mambo. Dopo, ma molto dopo, con le congas e con la
terza parte del danzon, Cachao suonò il mambo. E lo codificò. "Questo
stile musicale ballabile denominato mambo è stato scritto la prima volta dal
pianista, contrabassista e compositore Orestes López e da suo fratello, e
interpretato da Antonio Arcaño", spiegano Marlon Giuri e Simona Griggio
nella Storia dei balli (Milano, Sipiel, 1995). "Nella stesura della parte
finale del danzón intitolato Mambo , Orestes López utilizzò un motivo
sincopato, con il quale i treseros di Son iniziavano il loro montunos. Su
questo motivo, Antonio Arcaño, direttore e flautista dell'allora famosa
orchestra Le Meraviglie di Arcaño, ristabilì la tradizione creata dal flautista
Miguel Vázquez il Moro di improvvisare variazioni di flauto di lunga
durata". Questo è il ritmo nuevo: la sua parte animata è per alcuni la
sabrosura , per altri il diavolo . Per tutti è il mambo. "Le Orchestre di
Antonio Arcaño e Joseíto Valdés, l'orchestra l'Unione e l'orchestra Melodias
sono le più popolari di quegli anni Quaranta e cominciano a includere tra i
loro numeri il mambo". Incalzante. E folle. Liberatorio. Sensuale. Perché
non è sensuale Silvana Mangano che balla il mambo in Riso Amaro ? Eppure i
passi sono semplici. La spiegazione è del salsa Social Club: "I ballerini
entrano sul primo tempo marcando il piede sinistro in avanti per riportarlo nel
secondo tempo allo stesso punto di partenza per poi eseguire lo stesso passo
con il piede destro, marcando così tutte le otto battute del tempo. Il tutto
viene eseguito arminizzando il movimento delle mani che si muovono sempre in
maniera opposta a quella dei piedi". Varianti americane escluse. Perché
l'America, ah l'America, si innamorò del mambo di Cachao. E
lo suonò nei suoi night zeppi di fumo e di paillettes. Regalando al più piccolo
dei Lopez un paio di Grammy Awards. E la stella dei divi sul viale di Los
Angeles. Israel Cachao Lopez, l'Avana1918 - 2008, inventore del mambo .
FRANCESCA FIGUS.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Per Israele Abu Mazen deve scegliere tra il negoziato o
l'alleanza con Hamas Accordi tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone? Per
molti analisti israeliani un'accordo tra al Fatah e Hamas sarebbe la fine
dell'OLP Gerusalemme, 25 mar. – Potrebbero finire in un'ennesima bolla di
sapone i negoziati tra i movimenti palestinesi di Fatah e Hamas che si sono
tenuti nei giorni scorsi in Yemen. L'accordo siglato domenica, infatti, pone
nuovi interrogativi sia per quanto riguarda la situazione all'interno
dell'Autorità Nazionale Palestinese che per quanto riguarda i rapporti tra
israeliani e palestinesi. Da un lato, infatti, a San'a i due principali
movimenti palestinesi hanno accettato di riprendere il dialogo, mentre
dall'altro arriva la minaccia di Tel Aviv: Abu Mazen deve scegliere se
negoziare con Israele o “rinnovare la sua alleanza con
Hamas. Non può fare entrambe le cose”, ha dichiarato un membro del governo
dello Stato ebraico coperto dall'anonimato. L'accordo yemenita prevede il
ripristino dello status quo precedente alla violenta presa di potere di Hamas
nella Striscia di Gaza del giugno scorso. Uno stato palestinese unito, insomma,
che veda Gaza e Cisgiordania controllate dallo stesso governo. Dallo scorso
giugno, invece, l'Anp è spaccata in due: da una parte c'è Gaza, dove rimane in
carica quel che resta del governo di unità nazionale guidato da Haniyeh, membro
di Hamas; dall'altra c'è la Cisgiordania, controllata dal governo del primo
ministro Fayyad, di Fatah, che ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo governo
dal presidente Abu Mazen (anch'egli di Fatah), secondo cui la presa di potere
di Hamas a Gaza aveva fatto decadere il precedente governo di unità. Scettici
sui possibili risultati degli accordi sono soprattutto i membri di Hamas. Sami
Abu Zuhri, uno dei portavoce di Hamas a Gaza, è deciso: Abu Mazen deve
scegliere “se negoziare con l'occupazione israeliana oppure con Hamas. Nel
primo caso la scelta sarebbe di carattere non-palestinese, ma
sionista-americana”. Saeb Erekat, alto responsabile dell'Autorità Palestinese e
membro di Fatah, si limita invece ad esprimere prudenza: “Non conosco i
dettagli di quanto accaduto in Yemen. Ma so che il primo punto dell'accordo
dice che Hamas deve fare un passo indietro rispetto al colpo di Stato a Gaza.
In tal caso si potrebbe voltare pagina”. Israele, dal canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi
raggiunti a San'a. Amos Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano
della difesa Ehud Barak, ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la
sua espugnazione violenta di Gaza. Se ciò avvenisse – ha spiegato -, si
andrebbe necessariamente verso la fine dell'Olp”. Le minacce di interrompere
ogni negoziato, se dovessero riprendere i rapporti tra Fatah e Hamas, sembrano
a questo punto avere solo lo scopo di prevenire eventuali intese più solide tra
i due partiti palestinesi che potrebbero avvenire in futuro. Dubbi riguardo una
riconciliazione tra Hamas e Fatah sono stati espressi anche dal vice presidente
statunitense Dick Cheney. Dopo un incontro con il premier israeliano Ehud
Olmert, Cheney ha dichiarato alla stampa di non credere che Abu Mazen sarà
d'accordo per una riconciliazione con Hamas finché non verrà lasciato il
controllo su Gaza. “Hanno stabilito precondizioni – ha aggiunto - che dovranno
essere soddisfatte prima che si accordino mai su una riconciliazione, incluso
un completo rovesciamento del controllo di Hamas su Gaza”. Il vice presidente
ha inoltre ribadito da Ramallah, in Cisgiordania, che le violenze contro Israele sono il maggior ostacolo alla creazione di uno stato
palestinese. In ogni caso i rappresentati dei due gruppi palestinesi si
incontreranno di nuovo il prossimo 5 aprile, sempre con la mediazione yemenita.
La situazione intanto resta tranquilla: ieri mattina è stata revocata la
chiusura dei Territori, decisa la scorsa settimana dalle autorità di sicurezza
israeliane per prevenire eventuali attentati palestinesi in occasione del
Purim, il carnevale ebraico. Calma, negli ultimi dieci giorni, anche la zona intorno
alla Striscia di Gaza, mentre ieri le autorità egiziane hanno liberato 33
membri di Hamas, detenuti dallo scorso gennaio in Egitto con l'accusa di
contrabbando di armi ed esplosivo. I detenuti, secondo quanto riferito da fonti
della guardia di frontiera, sarebbero stati consegnati alle autorità di Gaza.
Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.
( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Magdi
Cristiano Allam" Battezzato da Ratzinger Il vicedirettore del Corriere si
converte alla religione cattolica. L'Islam italiano non va oltre qualche
"perplessità" per la scelta di Benedetto XVI. Ma molti siti panarabi
attaccano: "Il papa suscita indignazione" Federico D'Ambrosio Roma
Pasqua di guerra, fra Ratzinger e il mondo musulmano. Da due giorni i
principali quotidiani arabi, specie quelli editi in occidente, pubblicano
critiche piuttosto aspre alla conversione del vicedirettore del Corriere della
sera Magdi Allam e, soprattutto, alla scelta del pontefice Benedetto XVI che ha
voluto celebrare il rito di persona. La cerimonia, avvenuta sabato sera, aveva
tutte le caratteristiche del coupe de théâtre: le agenzie di stampa
internazionali l'annunciavano appena un ora prima dell'appuntamento e il giorno
dopo un lungo editoriale sul Corriere spiegava le ragioni della scelta di Magdi
Cristiano Allam, come il giornalista ha scelto di farsi chiamare d'ora in poi.
Con la sciabola sguainata che l'ha reso famoso nel mondo, il giornalista
spiegava "la radice del male insita in un islam che è fisiologicamente
violento e storicamente conflittuale" e concludeva con una esortazione
alla chiesa cattolica "finora troppo prudente", al proselitismo e
alla conversione dei musulmani anche "nei paesi a maggioranza
islamica". Più di un esponente della comunità islamica ha fatto due più
due: se Ratzinger ha battezzato Allam, vuol dire che ne condivide il pensiero,
tantoppiù che l'editorialista difese pubblicamente Benedetto XVI all'epoca del
discorso di Ratisbona, quello in cui con una citazione del 1400 il papa disse
che "Maometto" aveva "portato solo cose cattive e
disumane". A chiedere una immediata presa di distanza da parte del
Vaticano, ieri c'era persino Aref Ali Nayed direttore del Centro islamico di
studi strategici di Amman e tra gli esponenti dell'Islam moderato attesi a
novembre dal papa. Nayed ha giudicato "provocatoria" l'intera
operazione che "suscita seri interrogativi sulle intenzioni e i piani di
alcuni dei consiglieri del papa sull'islam". Se i giornali di tutto il
mondo - dal New york times a Drudgereport passando per Ap e Reuters - si sono
limitati a registrare la notizia con una certa rilevanza, i quotidiani arabi
hanno dato fuoco alle polveri. Esplicita la reazione del quotidiano panarabo
edito a Londra Al Quds al Arabi che in prima pagina ieri titolava: "Il
papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver
battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". Il quotidiano
indipendente egiziano Al Masri el yom si limitava a giudicare Allam una spia
dei servizi segreti italiani, mentre Asharq Alawsat, giornale arabo con una
versione tradotta anche in inglese, ospitava commenti infuriati dei lettori che
protestavano perché "l'acqua versata sul capo di Magdi dal
Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello scontro di civiltà" o
perché "Allam non è mai stato musulmano". Al Jazeera non ha dedicato
alla notizia neppure una riga del suo sito internet (né, tanto meno, del suo
telegiornale), mentre Al Arabiya parlava di come la cerimonia fosse stata
"trasmessa in diretta dalla televisione di stato". Pacata la reazione
dei principali esponenti della comunità islamiche presenti in Italia. Il
consigliere della Grande moschea di Roma, Mario Scialoja e il portavoce
dell'Unione della comunità e organizzazioni islamiche (Ucoii) Izzedin El Zir
dicono di portare "rispetto" alla "libera scelta di Allam".
Il commento più critico, quello di Yahya Pallavicini, vicepresidente della
Comunità religiosa islamica (Coreis), non andava oltre lo stupore: "Quello
che mi stupisce è l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla conversione,
con il battesimo impartito in prima persona di Benedetto XVI". La politica
da campagna elettorale ha preferito tenersi alla larga da scaramucce col
principale quotidiano italiano o con il capo della religione più praticata.
Calderoli non è riuscito a non esultare per l'arrivo di un nuovo adepto della
"religione dell'amore" e solo l'ulivista Franco Monaco (Pd) s'è fatto
avanti con un dubbio: "Porto il massimo rispetto per il percorso
individuale di Allam, ma gli argomenti da lui esibiti sul Corsera si possono e
si debbono discutere".
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ISRAELE,
SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana
ha tagliato di mezzo punto percentuale il tasso di riferimento, portandolo al
3,25%. Si tratta del livello più basso di sempre, come conseguenza del rallentamento
dell'economia.
Questa è infatti particolarmente esposta ai rischi derivanti da una contrazione
del Pil Usa. - -->.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NEW YORK ? Il bassista di origine cubana Israel "Cachao" Lopez,
considerato il creatore del mambo, è morto a Miami, in Florida, a 89 anni. Nato
il 14 settembre 1918 all'Avana, Cachao aveva reso popolare il mambo negli anni
Cinquanta negli Stati Uniti dove si era spostato da Cuba. Una stella sulla
"Walk of Fame" di Hollywood lo ricorda come uno dei musicisti latini
più significativi del dopoguerra. - -->.