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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 24 e 25 marzo 2008        #TOP


Report "Israele/Palestina"

Fatah e Hamas sulla via della riconciliazione ( da "Voce d'Italia, La" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il numero due della Casa Bianca ha dichiarato che lo stato palestinese avrebbe dovuto vedere la luce molto tempo fa, “ma se questo non è successo” ha detto “è perché la violenza contro Israele ha impedito la realizzazione di questa legittima aspirazione”.

Nuovo messaggio audio di al-Zawahiri Dal 2003 sono morti 4mila soldati Usa ( da "Quotidiano.net" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presidente egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nella sua offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza. L'autenticità del messaggio non ha potuto finora essere confermata, ma la voce somiglia a quella di Al-Zawahiri nei precedenti messaggi. Il numero 2 di al-Qaeda invita i musulmani a "colpire gli interessi degli ebrei, degli americani e di tutti quelli che hanno partecipato all'

NIENTE INTERNET GRATIS A FILADELFIA ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: CACHAO LOPEZ Il bassista di origine cubana Israel Cachao Lopez, considerato il creatore del mambo, è morto a Miami, a 89 anni. Nato il 14 settembre 1918 all'Avana, Cachao aveva reso popolare il mambo negli anni 50 negli Stati Uniti dove si era spostato da Cuba. Una stella sulla "Walk of Fame" di Hollywood lo ricorda come uno dei musicisti latini più significativi del dopoguerra.

Ad Albano il biologico va in cenere ( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Di pace in Palestina, di cooperazione con l'Africa, di ambiente nel Mediterraneo, supportata dai fondi europei. Studi, convegni, piani di fattibilità. Un certo interesse per la gestione dei rifiuti al Cairo, dove Ama ha vinto una gara per la gestione dei rifiuti solidi urbani che ha creato non poche polemiche.

I giornali arabi lo descrivono come un sostenitore d'Israele e spia dei Servizi ( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele" e "spia dei Servizi" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO Bufera sul battesimo dello scrittore anti-fondamentalista Magdi Allam. Il musulmano più famoso d'Italia cambia il suo nome in Cristiano, si converte al Cattolicesimo perché "l'Islam è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale" e dal mondo islamico piovono critiche per la decisione del Papa di battezzarlo

Un appello a tutti i musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitens ( da "Stampa, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". L'appello del medico egiziano, di circa quattro minuti, è stato diffuso dal as-Sahab, braccio mediatico di al Qaeda. Zawahiri punta il dito contro il presidente egiziano Hosni Mubarak accusato di aiutare Israele nell'offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza.

Al Qaida: <Vendetta per Gaza> ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: messaggio audio invita a colpire gli interessi di Israele e degli Usa 25/03/2008 DUBAI. Al Qaida lancia l'appello alla vendetta dopo i sanguinosi raid israeliani nella Striscia di Gaza. I numero 2 dell'organizzazione, Ayman Al Zawahiri, in un messaggio audio diffuso su internet incita ad attaccare Israele e obiettivi occidentali in tutto il mondo: "Colpite gli interessi degli ebrei,

Sulla politica estera colpevoli silenzi bipartisan ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra Hamas e Israele ed è giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese estendendola a Gaza e alla Cisgiordania, poi tutto è rimasto immobile.

Torna Al Zawahiri<Colpite gli ebreiin tutto il mondo> ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torna Al Zawahiri"Colpite gli ebreiin tutto il mondo" israele Massima allerta dopo il nuovo messaggio di Al QaidaTel Aviv critica i negoziati in corso tra Hamas e Fatah contro l'occidente"Fategli capire che verseranno sangue per ogni dollaro usato per uccidere un musulmano" 25/03/2008.

Polemiche sul battesimo di Allam<Il Papa provoca i musulmani> ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esistenza da parte di Israele si sono scagliati anche i media arabi e tante associazioni, indignate per il risalto mediatico avuto dal battesimo di Allam. Bollato come un "apostata", ossia come una persona che ha rinnegato la propria religione. Un'offesa a loro avviso acuita dalla lettera al Corriere in cui Allam spiega la sua conversione,

REFILE-Zawahri urges anti-Israel attacks over Gaza-Web ( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele nega di esserne responsabile, ma Nasrallah non ha dubbi che il suo compagno di lotta sia stato abbattuto su ispirazione del Mossad, il servizio di spionaggio israeliano. Il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak ha confermato ieri che le minacce di Nasrallah vengono prese nella dovuta considerazione e ha ribadito che Israele è pronto a reagire tempestivamente e con determinazione.

Appello al terrore di al qaeda "colpiremo usa e israele" - marco ansaldo a pagina 4 ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La minaccia di Al Zawahiri il vice di Osama Bin Laden Appello al terrore di Al Qaeda "Colpiremo Usa e Israele" MARCO ANSALDO A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.

La Pasqua politica ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Prima, ma solo il giorno prima di Pasqua, viene il discorso d'addio di Mon. Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme, dunque inviato e rappresentante del Papa, in Medio Oriente, già militante di Al Fatah e amico personale di Arafat, da sempre nemico di Israele. segue a pagina 27.

<Colpire Israele e gli Stati Uniti> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: numero due di al Qaeda "Colpire Israele e gli Stati Uniti" Nuovo appello di al Zawahri, numero due di al Qaeda --> TEL AVIV Un appello a tutti i musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato lanciato ieri via internet dal nunero due di Al Qaeda Ayman al Zawahri.

David Grossman vedi alla voce amore ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele tra due settimane. Nell'attesa la casa editrice ha pubblicato ieri il testo in cui Grossman si rivolge ai suoi lettori, e nel prossimo fine-settimana il quotidiano Yediot Ahronot anticiperà un capitolo. Lungo seicento pagine, il romanzo apparirà in una prima tiratura di ventimila copie, molto alta se si considera che Israele ha una popolazione che è meno di un undicesimo

La Pasqua politica di Joseph Ratzinger ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele non ne ha. Da Israele non può venire la pace". Sarebbe facile interpretare queste parole incaute e potenzialmente dannose (un implicito invito a continuare il conflitto) se l'evento restasse chiuso nella cornice stretta della esasperazione di un palestinese.

Al Zawahri minaccia: colpiremo Israele e Stati Uniti In un nuovo messaggio il numero due di Al Qaeda lancia l'appello a vendicare i fratelli palestinesi ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ente israeliano di monitoraggio del terrorismo (Lotar) ha ieri emesso una serie di istruzioni molto severe per quegli israeliani che stiano per recarsi all'estero, dove rischiano di essere vittime di attentati di vario genere. Nel nord di Israele è in vigore lo stato di allerta, mentre severe misure di difesa sono state imposte anche nelle disparate rappresentanze israeliane all'

Musulmani indignati con Benedetto: il neobattezzato osteggia l'Islam ( da "Unita, L'" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del "Musulmani indignati con Benedetto: il neobattezzato osteggia l'Islam" Accusa esplicitamente Benedetto XVI il quotidiano arabo edito a Londra, titolando: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam" Al Quds al Arabi.

Brevi, schede e richiami 5 ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 60 anni della Costituzione italiana e delle Leggi fondamentali d'Israele. Riflessioni e confronti". Via I. Frugoni 15/2. FAMIGLIA E AFFIDO Affido, adozione e accoglienza sono al centro degli incontri che, a partire da venerdì 28 marzo, che si svolgeranno al Muvita Agenzia Provinciale per l'Ambiente, l'Energia e l'Innovazione di via G.

Brividi e comicità sulla scia di hitchcock - roberto incerti ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele, Germania e Australia. Tutte le versioni hanno una stessa regia, quella di Maria Atiken, Questo è stato imposto dalla produzione, perché le versioni che circuitano non devono essere dissimili. Il fatto che tante compagnie, in diversi paesi ed in lingue diverse interpretino in maniera simile questo testo,

Brevi, schede e richiami 8 ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Una banda musicale della polizia egiziana sbarca in villaggio israeliano in mezzo al nulla. Il film abbozza una storia d'amore tra due persone che sembrano non avere niente in comune una volitiva bruna e un maturo poliziotto vedovo; e sotto, lascia trasparire la metafora di due popoli che non dovrebbero più restare separati.

Al qaeda nuovo appello al terrore "colpite gli ebrei e gli americani" - marco ansaldo ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Zawahiri accusa il presidente egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nell'attacco contro Gaza, sigillando la sua frontiera con la Striscia. L'appello invita a "colpire gli interessi degli ebrei, degli americani e di tutti quelli che hanno partecipato all'attacco contro i musulmani". Con una precisazione: che l'offensiva non deve limitarsi ai territori israeliano e palestinese.

Marco politi ( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all Islam". Al Cairo il giornale Al Masri el Yom cita un presunto coinvolgimento di Allam nei servizi segreti italiani e lo accusa di "ingiuriare e offendere gli arabi e i musulmani". Impazzano anche i blog.

CITTA' DEL VATICANO - In queste 48 ore a Magdi Allam, primo musulmano convertito a San ( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Viva Israele" però si difende: "Dobbiamo liberarci dal luogo comune secondo cui il terrorismo che infierisce nei Paesi del Medio Oriente sia di natura reattiva: si tratta di una realtà aggressiva che sta già mietendo vittime. C'è un genocidio nei confronti dei cristiani in Iraq, c'è la persecuzione dei cristiani in Algeria,

Segue allam ( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambienti radicali e jihadisti hanno anche più volte criticato il suo appoggio a Israele e alla politica dell'amministrazione americana), era preoccupato lo stesso Magdi Allam. Lo dice suor Maria Gloria Riva in una missiva affidata ieri al sito culturacattolica.it: "Un giorno, a casa sua - racconta -, ci ha preso in disparte: "Voglio essere di Cristo", ci disse.

Reportage ascoltare Hasan a Beirut ( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: avvenuta lo scorso 12 febbraio a Damasco in un attentato attribuito a Israele. "Questo è un cimitero sionista e, nel giorno di Mughniyye, le nostre bandiere ricordano la vittoria della Resistenza (l'ala armata di Hezbollah, ndr ) contro i sionisti", ha detto al Riformista uno degli shabab (ragazzi), autori dell'incursione all'ingresso del cimitero ebraico.

Commedia drammatica mmm1/2 La banda ( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore,

ROMA - Per opera di un gruppo di intellettuali nasce il "partito trasversale del merito". ( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Giovanni Sartori, Aldo Schiavone, Sebastiano Vassalli e Salvatore Veca sono tra i firmatari dell'appello. "La polemica di questi giorni sui corsi di recupero e sugli "esami a settembre" - scrivono gli intellettuali dell'appello -, al di là degli indubbi problemi che le nuove norme hanno creato,

ROMA A pochi giorni di distanza dall'ultimo messaggio web di Osama bin Laden ecco farsi vivo i ( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non è detto che si debba combattere contro Israele solo in Palestina". La registrazione, apparsa su un sito spesso usato da al Qaeda e altri gruppi di militanti islamici, è stata prodotta dal braccio armato di al Qaeda as-Sahab. Nel testo, Zawahiri accusa anche i leader arabi di collusione con gli Stati Uniti e Israele, definendoli parte di una "alleanza satanica"

Scommessa contro il declino e per il prestigio internazionale ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: agli Stati che ospitano importanti comunità di immigrati turchi come la Germania o la Svezia, ha bussato alla porta di Israele (del quale è un alleato prezioso), può contare sull'appoggio della Corea del Sud, con la quale ha messo in comune i rispettivi sostenitori in occasione dell'assegnazione dell'Expo 2012 vinto appunto dalla Corea che l'ha spuntata contro Marocco e Polonia.

Allam convertito, l'Islam discute Il Vaticano: libertà di coscienza ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: estremismo islamico e difende Israele" è finito sui siti di Cnn, Cbs, su tantissime altre prime pagine. Lo stesso per l'articolo di Reuters ("un segreto ben custodito"), ripreso tra gli altri dal New York Times eda Le Monde. Ma al di là delle prime, scarne cronache dell'evento (e dei commenti sui forum in Internet e su innumerevoli blog),

Jerusalem Post ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 9 categoria: BREVI Jerusalem Post Usa le parole lanciate in rete dall'Associated Press: Allam è descritto come "uno scrittore iconoclasta che ha condannato l'estremismo islamico e difeso Israele".

Messaggi sconnessi: Al Qaeda ha perso il <regista>? ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, del resto, è già in allarme perché l'Hezbollah potrebbe vendicarsi in qualsiasi momento per l'uccisione del suo numero due Mugniyeh attribuita al Mossad. Ora i qaedisti, spesso accusati di fare poco nell'arena israeliana, potrebbero passare all'azione, in modo diretto, facendo concorrenza con l'Hezbollah.

Zvia e le altre ragazze, contro Israele in nome della Torah ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: contro Israele in nome della Torah DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - E rimasta in silenzio. Non ha riposto alle domande in tribunale, si è rifiutata di lasciarsi perquisire o di mettersi in fila assieme alle altre detenute. Come se i nemici l'avessero catturata, come una prigioniera di guerra.

La banda ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE COMMEDIA YYY La banda Questo piccolo film ha fatto il giro dei festival ed è diretto dall'israeliano Eran Kolirin. Parla di pace e dialogo tra arabi ed ebrei. La banda della polizia di Alessandria d'Egitto deve suonare in una cittadina israeliana, ma arriva in un posto sbagliato e.. Boicottato in Egitto, è un bel film, diverte e fa pensare.

La banda ( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e non, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti,

Al Zawahri invoca attacchi contro gli ebrei ( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Ma al ministero della Difesa di Tel Aviv l'attenzione maggiore è rivolta al terrorismo sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico.

Accordi tra Hamas e Fatah l'ennesima bolla di sapone? ( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, dal canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi raggiunti a San'a. Amos Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano della difesa Ehud Barak, ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la sua espugnazione violenta di Gaza.

Passare il confine. Dello stato e dell'io ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da quello israeliano nella West Bank a quello fra la California e il Messico a quello di via Anelli a Padova, in un'epoca che aveva visto nel crollo del Muro di Berlino l'annuncio di un mondo senza confini? A quale forma della sovranità e della legge corrispondono questi muri eretti da stati nazionali in conclamata crisi di sovranità e di legalità costituzionale?

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ora non apriremo un fronte nel sud Libano" contro Israele, ha detto il segretario generale Hassan Nasrallah. Si temevano incidenti che (fino a tarda serata) non ci sono stati. Ecuador/Colombia Ucciso un ecuadoriano: Correa annuncia "guerra diplomatica" La Colombia ha riconosciuto di aver ucciso anche un meccanico ecuadoriano durante il raid del 1 marzo,

Colpite Usa e Israele ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in risposta alle operazioni militari di Israele nella striscia di Gaza. Non ha specificato chi siano gli altri ma fra loro ci sono Egitto, Arabia saudita e Giordania accusati di aver formato un "alleanza satanica" con Usa e Israele. "Attaccate i loro interessi ovunque e fate in modo che sappiano che ogni dollaro speso per uccidere musulmani comporterà spargimento di sangue"

L'America che conta ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E dopo cinque anni la guerra continua a uccidere nel silenzio dei media. Le vittime irachene sono più di 700.000. Ieri un nuovo appello di al-Zawahiri ai musulmani: "Colpite Israele e gli Usa". Obama vuole mettere fine a una guerra "che non doveva mai iniziare". Clinton promette di ritirare le truppe PAGINA 9.

No a McCain, un clone, no a Billary . L'altra America ha un solo nome: Obama ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele la quale dice che se non adotti un aperto e indefettibile approccio pro-Likud nei confronti di Israele, allora sei anti-israeliano. Non può essere questa la misura della nostra amicizia con Israele". Io spero che, se sarà eletto, l'americano Barack (benedetto, in arabo) non diventerà una replica dell'israeliano Barak (

4000 morti inutili, tranne che per Bush ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Da Israele, il vice presidente Dick Cheney ha detto che Bush "porta il peso maggiore" dei 4.000 morti, perché "è lui a decidere di impegnare giovani americani, anche se siamo fortunati ad avere un gruppo di uomini e donne, una forza interamente composta di volontari, che indossano volontariamente l'uniforme".

<Io, ginecologo mangiapreti mi batto contro la legge 40> ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore di Israele, "paese libero e per nulla talebano sulla ricerca e la fecondazione artificiale". "Venga, venga, le faccio vedere", dice mentre scende le scalette che portano agli ambulatori dove riceve le pazienti. Sul muro di ingresso una serie di fotogrammi ingranditi, il primo è una coppia che sorride, poi l'ovulo,

Al Qaida, altro messaggio di Al Zawahiri: <Musulmani, attaccate Usa e Israele> ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: altro messaggio di Al Zawahiri: "Musulmani, attaccate Usa e Israele" Un appello a tutti i musulmani affinchè lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato lanciato ieri via internet da Ayman al Zawahiri: "Musulmani, oggi è il vostro giorno" esclama l'integralista egiziano Al Zawahri.

<Magdi Allam? La fede è interiore, non ha bisogno di outing> ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E talmente inflazionata che fra poco sarà più pesante l'epiteto "sciocchino". Io stesso sono stato accusato di essere antisemita per aver criticato la politica del governo israeliano. Ci vuole sobrietà. Magdi Allam faccia quel che vuole. Ma noi qualche dubbio sulla storia dell'occidente ce l'abbiamo. 25/03/2008.

La stampa araba su Allam: perché il papa ha dato tanto risalto a questa conversione? ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". L'edizione on-line di ash-Sharq al-Awsat ospita una pagina di commenti di lettori infuriati, tra i quali si legge che "l'acqua versata sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello scontro di civiltà".

L'Iraq, i mass media e la manipolazione delle coscienze ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: al di là del problema Palestina". Domani alle 21.30 a SIENA, nella Sala Lia Lapini, via Aretina 32 (Porta Pispini), Testimoni del tempo, "Iraq, mass media e manipolazione delle coscienze", incontro con Padre Benjamin, che ha vissuto per molti anni nei Paesi arabi, dedicando quasi 10 anni a denunciare la vita degli iracheni sotto embargo e le conseguenze dell'

Roma L'incontro Italia-Cuba: un matrimonio musicale esotico , alle 17 ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Domani alle 18 alla biblioteca Civica Tartarotti, Caso Israele: tra informazione e controinformazione . Alla presenza di Cecilia Impera discepola di don Dossetti e missionaria per molti in anni in Palestina, lo scrittore di origine trentina Gianluca Solera presenta il suo libro Tra Muri, lacrime e za'tar: storie di vita e voci dalla Palestina .

Spicchi di Palestina raccontati tra Foucault e la libertà femminile ( da "Liberazione" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: reportage politico e filosofico di Giusi Ambrosio Spicchi di Palestina raccontati tra Foucault e la libertà femminile Pasquale Voza Si potrebbe dire, con le parole della prefazione di Ali Rashid, che le storie che Giusi Ambrosio delinea nel suo splendido libro ( Spicchi di Palestina , Edizioni Punto Rosso, Milano 2007) sono "luoghi di testimonianza che raccontano l'inenarrabile".

Ma questo è il ballo degli dei ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E lo suonò nei suoi night zeppi di fumo e di paillettes. Regalando al più piccolo dei Lopez un paio di Grammy Awards. E la stella dei divi sul viale di Los Angeles. Israel Cachao Lopez, l'Avana1918 - 2008, inventore del mambo . FRANCESCA FIGUS.

Accordi tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone? ( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, dal canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi raggiunti a San'a. Amos Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano della difesa Ehud Barak, ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la sua espugnazione violenta di Gaza.

<Magdi Cristiano Allam> Battezzato da Ratzinger ( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". Il quotidiano indipendente egiziano Al Masri el yom si limitava a giudicare Allam una spia dei servizi segreti italiani, mentre Asharq Alawsat, giornale arabo con una versione tradotta anche in inglese, ospitava commenti infuriati dei lettori che protestavano perché "l'

ISRAELE, SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana ha tagliato d... ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ISRAELE, SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana ha tagliato di mezzo punto percentuale il tasso di riferimento, portandolo al 3,25%. Si tratta del livello più basso di sempre, come conseguenza del rallentamento dell'economia.

NEW YORK - Il bassista di origine cubana Israel Cachao Lopez, considerato il creato ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: bassista di origine cubana Israel "Cachao" Lopez, considerato il creatore del mambo, è morto a Miami, in Florida, a 89 anni. Nato il 14 settembre 1918 all'Avana, Cachao aveva reso popolare il mambo negli anni Cinquanta negli Stati Uniti dove si era spostato da Cuba. Una stella sulla "Walk of Fame" di Hollywood lo ricorda come uno dei musicisti latini più significativi del dopoguerra.


Articoli

Fatah e Hamas sulla via della riconciliazione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 24-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Firmato un importante accordo tra le due formazioni politiche palestinesi Fatah e Hamas sulla via della riconciliazione Fra gli obiettivi una pacificazione tra le parti per arrivare a un governo di unita' nazionale Sanaa, 24 mar.- Nella capitale yemenita è stato firmato ieri un accordo tra i due principali partiti palestinesi; Al-Fatah, il movimento politico erede di Yasser Arafat, e la formazione islamista Hamas. Con questo documento, siglato sotto l'egida del presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, i due gruppi si impegnano a intavolare delle discussioni in vista di una riconciliazione nazionale. Il foglio prevede il ritorno alla situazione politica precedente alla presa di potere del partito islamico di Hamas nel giugno del 2007. Il presidente yemenita che si è implicato personalmente nelle trattative ha invitato le due parti a incontrarsi nuovamente nella sua meravigliosa capitale per proseguire le discussioni che dovrebbero a portare ad una riconciliazione nazionale. Oltre al ritorno allo status-quo, l'iniztativa yemenita prevede delle elezioni anticipate, la formazione di un governo di unione nazionale e il superamento delle lotte tra fazioni all'interno dei servizi di sicurezza. Contemporaneamente a quest'iniziativa si svolgeva la visita del vicepresidente Cheney in Cisgiordania. Il numero due della Casa Bianca ha dichiarato che lo stato palestinese avrebbe dovuto vedere la luce molto tempo fa, “ma se questo non è successo” ha detto “è perché la violenza contro Israele ha impedito la realizzazione di questa legittima aspirazione”.

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Nuovo messaggio audio di al-Zawahiri Dal 2003 sono morti 4mila soldati Usa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 24-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Intanto, secondo un conteggio tenuto dall'Associated Press, il 97% delle vittime americane ha perso la vita dopo il 1. maggio 2003, giorno in cui il presidente George W. Bush dichiarò chiusa la guerra Il Cairo, 24 marzo 2008 - Il numero due di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, in un nuovo nastro diffuso oggi, invita i musulmani a colpire gli interessi israeliani e americani per vendicare l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Al-Zawahiri ha lanciato l'appello in un nuovo nastro audio di quattro minuti messo online oggi su un sito internet islamista. Nel messaggio, il numero 2 dell'organizzazione terroristica internazionale accusa il presidente egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nella sua offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza. L'autenticità del messaggio non ha potuto finora essere confermata, ma la voce somiglia a quella di Al-Zawahiri nei precedenti messaggi. Il numero 2 di al-Qaeda invita i musulmani a "colpire gli interessi degli ebrei, degli americani e di tutti quelli che hanno partecipato all'attacco contro i musulmani" e precisa che gli attacchi non devono limitarsi ai territori israeliano e palestinese. "Fate loro sapere che non otterranno che del sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani, e per ogni pallottola sparata contro di noi un vulcano tornerà verso essi", minaccia Al-Zawahiri. "Non possono impegnarsi a sostenere Israele e poi vivere in pace quando gli ebrei uccidono i nostri fuggiaschi e i nostri fratelli assediati". "Controllate gli obiettivi, raccogliete danaro, preparate gli equipaggiamenti, prevedete con precisione e, contando su Allah, attaccate, cercando il martirio e il paradiso" ha dichiarato il numero 2 di al-Qaeda. IRAQ/ 4.000 VITTIME USA DALL'INIZIO DELLA GUERRA, NEL MARZO 2003 Il numero dei militari americani uccisi in Iraq dall'inizio della guerra, nel marzo del 2003, ha raggiunto quota 4.000. Quattro soldati statunitensi sono stati uccisi ieri da una bomba esplosa a Baghdad e si sono così aggiunti al precedente bilancio di almeno 3.996 vittime americane della guerra irachena. Secondo un conteggio tenuto dall'Associated Press, il 44% dei militari americani ha perso la vita per esplosioni, mentre il 97% delle vittime americane ha perso la vita dopo il 1. maggio 2003, giorno in cui il presidente George W. Bush dichiarò chiusa la fase più difficile e pericolosa della guerra. Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Esteri Nuovo messaggio audio di al-Zawahiri Dal 2003 sono morti 4mila soldati UsaSport Oro all'Italia nella staffetta 4x200 Nuova medaglia per MagniniSport Oro all'Italia nella staffetta 4x200 Bronzo nei 50 rana per TerrinSpettacolo Minacce di morte a Mika "Non sono spaventato"Cronaca Killer uccidono il figlio di un boss Ferita grave una bimba di 5 anniCultura La Rowling: "prima di Harry Potter ho pensato anche al suicidio"Gossip Paul e Heather, solo 1 minuto insieme Poi lui le consegna la figlia e se ne vaCronaca - Locale Overdose al rave party, muore un diciannovennePolitica Boselli azzarda: "Gesù è socialista" Ed è bufera sullo spot in tvSport - Formula1 Raikkonen a Sepang trova il riscatto "E' stato facile, peccato per Massa"Sport - Basket Pozzecco non fa sconti alla UpimCronaca - Locale Allarme valanghe sulle piste Si raccomanda attenzione agli sciatoriCronaca - Locale I cantieri della settimana sulle strade cittadine Majoli Dietro lo specchio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Stagione di qualità al Teatro ComunaleRassegna di musica 'Talenti'Il trittico di Puccini al Teatro alla ScalaLa Belle Epoque. 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NIENTE INTERNET GRATIS A FILADELFIA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Calibro 9 NIENTE INTERNET GRATIS A FILADELFIA Internet non sarà più gratis nelle grandi città degli Stati Uniti. Filadelfia è la prima a fare marcia indietro. Dovrebbero seguire a breve altre grandi città come Chicago, Houston e San Francisco. Secondo quanto scrive il "New York Times", le difficoltà della città della Pennsylvania, che puntava a coprire gratuitamente un'area di oltre 300 chilometri quadrati, sono dovute alla rinuncia dell'operatore, la EarthLink. La città offriva l'accesso all'energia elettrica per i router, la EarthLink in cambio si impegnava ad installare l'infrastruttura per 23 "Hot Spot" gratuiti, offrendo inoltre accesso a prezzo agevolato al web a 25mila famiglie a basso reddito. Le ragioni invocate dal colosso del web per spiegare il suo ritiro sono diverse, dai costi superiori a quelli previsti della rete stessa al ribasso delle tariffe private. La EarthLink ha poi modificato le proprie priorità dopo la morte del suo ex numero uno Garry Betty, l'ideatore del progetto. EGITTO, TORNA AMENOFI II Una statua di Amenofi II (Ahmenotep III) è stata scoperta a Luxor da una missione di cui fanno parte archeologi egiziani e tedeschi. Lo ha annunciato il direttore delle Antichità di Luxor Mansur Borayek secondo il quale la missione è riuscita anche a mettere insieme cento frammenti di un'altra statua raffigurante lo stesso faraone. Guidata dall'egittologo Horig Suruzian, la spedizione ha trovato inoltre due teste di Sfinge e sette statue della dea Sekhmet, in origine una dea guerriera dell'Alto Egitto, raffigurata come una leonessa. Amenofi II è stato il nono faraone della 18/a dinastia ed era il figlio di Thutmose IV. IRAN IN MOSTRA Tar, setar e tombak. E poi balaban, surna e karna. Sono i nomi degli strumenti musicali iraniani, in esposizione a Roma dal 5 al 20 aprile presso il museo nazionale degli Strumenti musicali. Il viaggio alla scoperta dei suoni iraniani sarà accompagnato dal maestro liutaio Amir Atai, costruttore di setar e kemantche, presente a Roma durante i giorni della mostra. L'apertura dell'esposizione, inoltre, sarà inaugurata da un concerto del gruppo iraniano Ensemble Hamdel. Il museo, racchiuso tra le Mura Aureliane, l'anfiteatro Castrense e la basilica costantiniana di Santa Croce in Gerusalemme, offre una vasta collezione di pezzi unici, dall'arpa Barberini, disegnata da Gian Lorenzo Bernini, al primo pianoforte di Bartolomeo Cristofori. ADDIO CACHAO LOPEZ Il bassista di origine cubana Israel Cachao Lopez, considerato il creatore del mambo, è morto a Miami, a 89 anni. Nato il 14 settembre 1918 all'Avana, Cachao aveva reso popolare il mambo negli anni 50 negli Stati Uniti dove si era spostato da Cuba. Una stella sulla "Walk of Fame" di Hollywood lo ricorda come uno dei musicisti latini più significativi del dopoguerra. Cachao vinse numerosi Grammy, gli Oscar per la musica.

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Ad Albano il biologico va in cenere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 24-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cosa si nasconde dietro la costruzione di un inceneritore in provincia di Roma? I "soliti noti" del business dei rifiuti e dell'energia. E l'agricoltura bio rischia di non avere più futuro Ad Albano il biologico va in cenere Andrea Palladino Albano (Roma) Via di Massimetta, ad Albano, in provincia di Roma, è una piccola strada, che si insinua tra vigne biologiche e casette da classe media, che ha sudato tanti stipendi per avere un tetto. Nessuna mega villa, niente piscine, un bar dove gli anziani giocano a carte e una Parrocchia che dispensa le tranquille comunioni di una qualsiasi domenica di provincia. Via di Massimetta confina con una delle principali discariche del Lazio, gestita dall'avvocato dei rifiuti, Manlio Cerroni, che da decenni gestisce il ciclo dei rifiuti in molti paesi nel mondo. Una discarica quasi esaurita, ma che potrebbe avere un florido futuro: un mega inceneritore per smaltire i rifiuti della capitale. Per presentare il progetto l'avvocato ottantenne si è alleato con Acea, esperta in energia e, da qualche tempo, in "valorizzazione dei rifiuti", e con l'Ama, che gestisce la raccolta e smaltimento di Roma. Tre soci per un maxibusiness: Cerroni continuerà a guadagnare con la discarica, che per far funzionare l'incenerimento verrà ampliata; Acea rivenderà l'energia, guadagnando sui certificati verdi, come ha già annunciato a novembre agli investitori internazionali; Ama saprà dove buttare le tonnellate di rifiuti indifferenziati, che a Roma sono un problema che nessuno vorrebbe affrontare. Tutti felici e contenti. La favola bella dell'incenerimento miracoloso si ferma qui, però. L'assetto societario che propone le due linee di gasificazione (così chiamano l'incenerimento oggi) e la produzione di energia da monnezza ha già del curioso. Acea e Ama, sorelle romane, hanno utilizzato la Ecomed Srl per stringere l'alleanza con la Pontina Ambiente di Cerroni. Eco sta per Ecologia e Med per Mediterraneo. Nata nel 1995 dall'instancabile Chicco Testa, all'epoca capo di Acea in fase di privatizzazione, la Ecomed fino a tre anni fa si occupava di tutt'altro. Di pace in Palestina, di cooperazione con l'Africa, di ambiente nel Mediterraneo, supportata dai fondi europei. Studi, convegni, piani di fattibilità. Un certo interesse per la gestione dei rifiuti al Cairo, dove Ama ha vinto una gara per la gestione dei rifiuti solidi urbani che ha creato non poche polemiche. Poi, nel 2005, è stata messa in sonno. Fino alla fine dello scorso anno, quando è divenuta la testa d'ariete delle Spa romane dell'ambiente per entrare nel nuovo business del "waste to energy". Ama raccoglie, Acea brucia, Cerroni interra quel 70% non bruciabile. Cosa sia un gassificatore se lo chiedono oggi gli abitanti e le aziende agricole nella campagna di Albano. Il processo ha del magico, senza dubbio. Metto Cdr (combustibile da rifiuti), fatto in buona parte da elementi secchi quali plastica e carta (sottratti quindi al processo del riciclaggio) ed ottengo - grazie alle alte temperature - un gas che viene bruciato per avere energia. La tecnologia della gasificazione è recente ed è stata sperimentata all'inizio degli anni '90 proprio in Italia, a Verbania. Venne sospesa per l'impatto ambientale disastroso e per un'inchiesta della Procura della Repubblica di Roma che coinvolse anche Corrado Clini, attuale direttore generale del ministero dell'Ambiente. Si trattava di un brevetto della svizzera Thermoselect, che, dopo gli insuccessi in Italia, propose lo stesso impianto in Germania, a Karlsruhe, dove la stampa locale la ribattezzò "Thermodefect". Durò poco anche qui: problemi di sicurezza e insostenibilità economica. Il brevetto venne acquistato dalla giapponese Jfe, che un anno fa ha fatto un accordo proprio con il gruppo di Cerroni per riportare in Italia i gassificatori, a partire da Albano. La Pontina Ambiente sostiene da parte sua che la tecnologia Jfe non è la stessa cosa della Thermoselect, ma in diversi documenti dell'azienda giapponese appare il contrario. Gli stessi ingegneri della Pontina Ambiente fino al 2004 giravano l'Italia pubblicizzando il miracolo Thermoselect. Il problema fondamentale è che non esiste in Europa un impianto simile per poter verificare. Ora il progetto attende la Valutazione di impatto ambientale della Regione Lazio, il cui risultato arriverà a ridosso delle elezioni. E per via Massimetta, tra le colline di Albano, l'agricoltura biologica potrebbe diventare un ricordo incenerito.

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I giornali arabi lo descrivono come un sostenitore d'Israele e spia dei Servizi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I giornali arabi lo descrivono come un "sostenitore d'Israele" e "spia dei Servizi" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTA'DEL VATICANO Bufera sul battesimo dello scrittore anti-fondamentalista Magdi Allam. Il musulmano più famoso d'Italia cambia il suo nome in Cristiano, si converte al Cattolicesimo perché "l'Islam è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale" e dal mondo islamico piovono critiche per la decisione del Papa di battezzarlo a Pasqua in mondovisione a San Pietro ("E' una provocazione peggiore del discorso di Ratisbona contro Maometto", accusano i mass media arabi). Un taglio netto, spiega Allam, che nasce da una profonda crisi interiore: "Mi sono chiesto come fosse possibile che, dopo essermi battuto per un "Islam moderato" e aver denunciato l'estremismo e il terrorismo islamico, io sia stato condannato a morte nel nome dell'Islam e sulla base di una legittimazione coranica". Sul suo blog (sommerso da centinaia di messaggi di solidarietà) rivela di aver capito che "la radice del male è insita nell'Islam", quindi il "miracolo della risurrezione di Cristo" si è riverberato sulla sua anima "liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l'odio e l'intolleranza prevalgono sull'amore e il rispetto della persona". La sua mente si è affrancata "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Allam, insomma, ha lasciato la mezzaluna per la croce perché si riconosce nell'"autentica religione della verità, della vita e della libertà". E nella sua prima Pasqua da cristiano non ha "scoperto solo Gesù, ma, per la prima volta, il vero e unico Dio, che è il Dio della fede e ragione". Intanto, però, giornali e tv islamiche insorgono per la decisione di Benedetto XVI di battezzare l'"apostata" Allam con così grande clamore a San Pietro durante la veglia pasquale. Dopo il discorso di Joseph Ratzinger a Ratisbona che due anni fa aveva infiammato le relazioni tra Santa Sede e Islam, rischia di aprirsi un altro fronte polemico proprio mentre la diplomazia vaticana lavora per rilanciare il dialogo tra cattolici e musulmani in vista del "Catholic-Muslim Forum" di novembre. "La libertà di coscienza è un diritto fondamentale - prova a gettare acqua sul fuoco il cardinale Jean-Louis Tauran, ministro vaticano per il Dialogo interreligioso -. Per i battesimi il Papa sceglie senza fare differenze. A chi bussa, la porta della Chiesa è sempre aperta". Aref Ali Nayed, direttore del "Centro Islamico di Studi Strategici" di Amman e figura di spicco della delegazione di musulmani moderati attesa dal Papa, bolla come "provocatoria" l'intera operazione, che, a suo avviso, suscita "interrogativi molto seri sulle intenzioni e i piani di alcuni dei consiglieri del Papa sull'Islam". In Italia Sherif El Sebaie, esponente della comunità islamica di Torino, invita sarcasticamente "il nuovo cristiano" Allam a "lasciare finalmente i musulmani cattivi in pace", mentre il Coreis protesta per l'"alto profilo che il Vaticano ha riservato alla sua conversione". I giornali arabi descrivono Allam, giornalista di origine egiziana e di famiglia musulmana, come un "dichiarato sostenitore di Israele" e una "spia dei servizi segreti italiani", minacciando: "L'acqua versata sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello scontro tra le fedi". Al Quds al Arabi, quotidiano arabo edito a Londra: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". Il canale tv al-Arabiya ricorda la strenua difesa fatta da Allam, "uno dei più controversi giornalisti italiani", al discorso di Ratisbona del Pontefice. Sul fronte politico italiano, il leghista Roberto Calderoli saluta enfaticamente "con gioia l'arrivo di Allam nella religione dell'amore che rappresenta la sua casa naturale". Mentre il "cattolico adulto" Franco Monaco del Pd, esprime perplessità per gli argomenti addotti da Allam per la sua conversione: "Lasciano poche alternative ad una visione di scontro delle civiltà".

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Un appello a tutti i musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitens (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I per vendicare l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, è stato lanciato ieri via internet dal numero due di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri. Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". L'appello del medico egiziano, di circa quattro minuti, è stato diffuso dal as-Sahab, braccio mediatico di al Qaeda. Zawahiri punta il dito contro il presidente egiziano Hosni Mubarak accusato di aiutare Israele nell'offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza. Il nastro coincide con la visita in Cisgiordania del vicepresidente Usa, Dick Cheney. Il numero due di al Qaeda invita i musulmani a colpire interessi di Usa e Israele dovunque nel mondo: "Chiarite loro che non otterranno che sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani, e per ogni pallottola sparata contro di noi un vulcano si rivolgerà contro di loro". Si tratta del terzo messaggio in meno di una settimana dei vertici di Al Qaeda: il 19 marzo in un audio di bin Laden accusava l'Europa e il Papa di aver organizzato un complotto anti musulmano con le vignette su Maometto; il giorno dopo in un nuovo audio sempre il fondatore di al Qaeda ha inneggiato alle ribellione nella Striscia di Gaza. Ma al ministero della Difesa di Tel Aviv - che effettivamente mantiene in questi giorni un elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è rivolta al terrorismo sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico.

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Al Qaida: <Vendetta per Gaza> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al Qaida: "Vendetta per Gaza" audio di al zawahiri Dopo i sanguinosi raid il vice di bin Laden in un messaggio audio invita a colpire gli interessi di Israele e degli Usa 25/03/2008 DUBAI. Al Qaida lancia l'appello alla vendetta dopo i sanguinosi raid israeliani nella Striscia di Gaza. I numero 2 dell'organizzazione, Ayman Al Zawahiri, in un messaggio audio diffuso su internet incita ad attaccare Israele e obiettivi occidentali in tutto il mondo: "Colpite gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso". Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello di Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". servizio >> 6 25/03/2008.

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Sulla politica estera colpevoli silenzi bipartisan (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gianni Baget Bozzo La politica estera è assente dal dibattito elettorale. Sia per il governo che per l'opposizione, sia per Walter Veltroni che per Silvio Berlusconi. L'unico gesto importante compiuto dal governo Prodi è la Finul, la forza di interposizione in Libano, ma essa è rimasta come sospesa in aria. Non è riuscita a risolvere la crisi libanese perché il presidente della Repubblica non è stato ancora eletto. Il Libano è spaccato nelle sue componenti sciite, sunnite, druse e maronite, senza che alcuna soluzione sia raggiunta. L'unità del Libano è ormai in pericolo, anche se la pace tiene. Il conflitto invece si è aperto gravissimo a due passi, tra Hamas e Israele ed è giunto al punto che sembrava già scritta l'invasione di Israele nella striscia di Gaza. Nei giorni dell'intervento in Libano, si era pensato all'interposizione delle Nazioni Unite come soluzione del problema palestinese estendendola a Gaza e alla Cisgiordania, poi tutto è rimasto immobile. L'unico successo del ministro Massimo D'Alema è la moratoria sulla pena di morte all'Onu. Il resto è silenzio. Anche l'opposizione è silenziosa sulla politica estera, l'unico accenno è stato l'intervento personale di Antonio Martino sul ridurre la partecipazione italiana al Finul in Libano e aumentare la presenza italiana in Afghanistan, ma è stata ridimensionata da Berlusconi. D'Alema ha condotto alla grande latitanza italiana in politica estera. Forse la politica bipartisan esiste, forse no: in ogni caso, la direttiva comune sembra quella del silenzio assenso. Curiosamente l'unica posizione di Veltroni in politica estera è l'appoggio alla missione in Afghanistan. Forse valeva solo per marcare le distanze dal governo Prodi condizionato dagli antagonisti. Certamente vi sono taciti compromessi tra Pd e Pdl e anche il governo Prodi, ma essi non raggiungono la forma di un discorso politico. Vorremmo domandarci il perché di questo grande silenzio. Ciò riguarda soprattutto l'opposizione che, con il governo Berlusconi, aveva assunto una posizione fermamente proisraeliana di cui la presenza in Libano è anche un effetto, per la fiducia che Israele ha nel nostro Paese. I problemi non risolti dovranno prima o poi essere affrontati, e tra questi la maggior questione pendente oggi sull'area è quella del nucleare militare iraniano. Le cose in Europa non sono rimaste ferme su questo punto. Un particolare rilievo va dato al viaggio di Angela Merkel a Gerusalemme, dove il cancelliere tedesco è giunto con sette ministri, come avviene soltanto nei vertici interni all'Ue. La cancelliera ha dichiarato che la Shoah stabilisce un legame perenne tra Germania e Israele, come se essi fossero identificati da una medesima sorte. Questo è molto importante per Israele e per questo la cancelliera ha potuto parlare in tedesco, la lingua dei campi di sterminio, dinanzi al Parlamento ebraico. Non è detto che l'appoggio americano per Israele rimanga sempre quello della presidenza attuale ed è quindi interessante per il governo israeliano ottenere questo vincolo istituzionale tra la Repubblica federale e lo Stato ebraico in quanto ebraico proprio perché legato dalla strage etnica. Il fatto della Merkel mostra che gli Stati europei vanno ritrovando le loro posizioni storiche rispetto ai problemi dell'area e che le differenze nazionali riemergono. È chiaro che con la fine del progetto di Costituzione europea la nazionalizzazione delle politiche comincia a farsi sentire e va da sé che la prima politica a essere nazionalizzata sia la politica estera. Così la politica italiana, come ai tempi di Enrico Mattei, sembra fatta piuttosto da Enel e Eni piuttosto che dallo Stato. E questo è il punto debole di questa latitanza della politica estera. Parrebbe che Pdl e Pd, non abbiano interesse a portare tali questioni dinanzi all'elettorato, eppure il rapporto con la Russia è fondamentale per i nostri rifornimenti energetici. Berlusconi aveva stabilito uno stretto rapporto con Vladimir Putin e lo ha sostanzialmente coperto di fronte alle critiche sulla condotta delle elezioni russe. Egli ha capito d'istinto che l'autocrazia di Putin è funzionale a un Paese ortodosso slavofilo ed euroasiatico come la Russia. Ma nessuno sa ancora se questo silenzio nasconda veramente una vera unità o un reciproco imbarazzo. Sta il fatto che la politica estera italiana è divenuta pagina bianca come mai era accaduto . Gianni Baget Bozzo (bagetbozzo@ragionpolitica.it), sacerdote e teologo, è consigliere di Forza Italia. 25/03/2008.

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Torna Al Zawahiri<Colpite gli ebreiin tutto il mondo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torna Al Zawahiri"Colpite gli ebreiin tutto il mondo" israele Massima allerta dopo il nuovo messaggio di Al QaidaTel Aviv critica i negoziati in corso tra Hamas e Fatah contro l'occidente"Fategli capire che verseranno sangue per ogni dollaro usato per uccidere un musulmano" 25/03/2008.

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Polemiche sul battesimo di Allam<Il Papa provoca i musulmani> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Polemiche sul battesimo di Allam"Il Papa provoca i musulmani" il caso Il Pontefice ha voluto impartire di persona il sacramento al giornalista da tempo sotto scorta per i suoi attacchi all'Islam 25/03/2008 Roma. Una conversione inattesa, che le comunità islamiche e i media arabi hanno vissuto come un tradimento, e che ha riportato al livello di guardia la tensione tra la Santa Sede e il mondo musulmano: furibondo per la scelta di Magdi Allam, giornalista egiziano e vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, di farsi battezzare da Papa Benedetto XVI durante la veglia pasquale a San Pietro. Ricevere il sacramento dal Pontefice davanti a fotografi e telecamere è un gesto forte da parte di Allam, che vive da tempo sotto scorta per le minacce dei fondamentalisti. Ma ora contro il giornalista che difende il diritto all'esistenza da parte di Israele si sono scagliati anche i media arabi e tante associazioni, indignate per il risalto mediatico avuto dal battesimo di Allam. Bollato come un "apostata", ossia come una persona che ha rinnegato la propria religione. Un'offesa a loro avviso acuita dalla lettera al Corriere in cui Allam spiega la sua conversione, definendola "il punto di approdo di una lunga meditazione", e denuncia "la radice del male insita in un Islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". Parole inaccettabili, secondo il direttore del Centro islamico di Amman, Aref Ali Nayed: "Quello di Allam è un attacco devastante, da cui il Vaticano dovrebbe prendere subito le distanze. La vicenda del battesimo mi sembra un'operazione provocatoria, che suscita interrogativi seri sulle intenzioni e i piani di alcuni consiglieri del Papa sull'Islam". Nayed pensa quindi a una provocazione ordita dal Vaticano. Al Quds al Arabi, periodico arabo edito a Londra, attacca frontalmente il Pontefice: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". Un altro giornale, Sharq al-Awsat, ha ospitato sul proprio sito un'intera pagina di commenti di lettori infuriati. Il Papa ha suscitato diffidenzai musulmani per la sua opposizione all'ingresso della Turchia nella Ue (quando era ancora cardinale) e, soprattutto, per il discorso a Ratisbona del 2006, in cui citò il duro giudizio sulla religione islamica di un imperatore bizantino. Persino il colosso televisivo Al Arabiya ha puntato il dito contro Benedetto XVI che ha voluto celebrare "in prima persona" il battesimo. Opposta la scelta di Al Jazeera, che ha ignorato la notizia. Per il quotidiano egiziano Al Masri El Yom l'avversario principale rimane Allam, accusato di essere al soldo dei servizi segreti italiani. Anche tra le comunità islamiche in Italia la conversione del giornalista ha suscitato perplessità e qualche pesante ironia. Ma Mario Scialoja, ex ambasciatore convertito all'Islam e consigliere del centro che gestisce la moschea di Roma, la pensa diversamente: "Quella di Allam è una libera scelta, che va rispettata. Quanto all'apostasia, non c'è nulla nel Corano che prevede una pena terrena per il musulmano che si converta. La pena capitale vigeva solo ai tempi del Profeta, quando abbandonare l'Islam significava prendere le armi contro i musulmani". Conciliante anche l'Unione comunità islamiche italiane: "Tra noi alcuni pensano che Allam abbia fatto meglio a chiarire la sua posizione, e comunque la vicenda ha avuto un eccessivo risalto. Ora speriamo che non dia giudizi sulle altre fedi". Luca De Carolis 25/03/2008.

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REFILE-Zawahri urges anti-Israel attacks over Gaza-Web (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

DUBAI. Con un mesaggio audio diffuso su Internet lunedì, il numero due di Al Qaida Ayman Al Zawahiri ha esortato ad attaccare Israele e obiettivi occidentali in tutto il mondo per vendicare i sanguinosi raid israeliani nella Striscia di Gaza. "Musulmani, oggi è il vostro giorno" esclama l'integralista egiziano. "Colpite gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso". Senza indicare obiettivi precisi, Al Zawahiri aggiunge: "Non è scritto da nessuna parte che gli ebrei debbano essere combattuti solo in Palestina". Il nastro, lungo circa quattro minuti e diffuso su siti usati spesso da Al Qaida e altri gruppi estremisti islamici, è prodotto da As Sahab, "braccio informativo" di Al Qaida. Al Zawahiri fa appello ai musulmani perché si oppongano ai raid aerei israeliani su Gaza, aggiungendo che le dimostrazioni non bastano, ma bisogna concentrarsi sulle vere battaglie. "Fategli capire che verseranno sangue per ogni dollaro che hanno speso per uccidere un musulmano". E riferendosi a chi protegge Israele, e a quei Paesi che hanno pubblicato vignette satiriche sul profeta Maometto, aggiunge: "Non possono aspettarsi di vivere in pace". Al Zawahiri accusa i leader arabi di essere collusi con gli Stati Uniti e con Israele, per imprigionare i palestinesi a Gaza. E definisce "alleanza satanica" quella tra Arabia Saudita, Egitto e Giordania. Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Lo sceicco del terrore minacciava l'Europa sostenendo che il Papa è uno dei capi della "nuova crociata" lanciata contro i musulmani. Da parte loro, i miliziani sciiti Hezbollah minacciano gli israeliani di attacchi in ritorsione all'uccisione di Mughniyeh, avvenuta 40 giorni fa a Damasco. Israele nega di esserne responsabile, ma Nasrallah non ha dubbi che il suo compagno di lotta sia stato abbattuto su ispirazione del Mossad, il servizio di spionaggio israeliano. Il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak ha confermato ieri che le minacce di Nasrallah vengono prese nella dovuta considerazione e ha ribadito che Israele è pronto a reagire tempestivamente e con determinazione. Nel Nord di Israele è in vigore lo stato di allerta, mentre severe misure di difesa sono state imposte anche nelle disparate rappresentanze israeliane all'estero. Anche gli israeliani qualsiasi che si recano in questi giorni all'estero rischiano di trovarsi coinvolti in attacchi terroristici. Minacce concrete alla vita degli israeliani sono inoltre segnalate in tutti i Paesi confinanti, inclusi Egitto e Giordania. Naturalmente la tensione rende ancora più difficile il processo di pace avviato con grande fatica dal presidente Usa George W. Bush. A poche ore dall'annuncio della "Dichiarazione di Sanaa" firmata domenica nello Yemen dai rappresentanti delle due fazioni palestinesi Hamas e Fatah, che per il momento si dicono d'accordo soltanto di avviare negoziati per risolvere la crisi interna e "ristabilire l'unità politica e territoriale dei palestinesi", già piovono reazioni negative da Israele. Fonti politiche citate dalla radio militare hanno immediatamente avvertito il presidente dell'Anp Abu Mazen che se decidesse di ricostituire un governo di unità nazionale con Hamas, ciò comporterebbe la fine immediata delle trattative di pace con Israele. "Fatah deve fare una scelta - ha aggiunto un portavoce - avere con noi un dialogo e portare avanti il processo di pace, oppure governare insieme ad Hamas: certamente non può avere l'uno e l'altro insieme". E il portavoce di Hamas a Gaza, Sami Abu Zuhri, ha avvertito che Abu Mazen "deve scegliere se negoziare con l'occupazione israeliana stando dalla parte sionista-americana, oppure con Hamas". Carlo Bollino (Ansa)Firouz Sedarat (Reuters) 25/03/2008.

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Appello al terrore di al qaeda "colpiremo usa e israele" - marco ansaldo a pagina 4 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La minaccia di Al Zawahiri il vice di Osama Bin Laden Appello al terrore di Al Qaeda "Colpiremo Usa e Israele" MARCO ANSALDO A PAGINA 4 SEGUE A PAGINA 4.

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La Pasqua politica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La Pasqua politica Furio Colombo Ratzinger Il giorno di Pasqua del 2008 resterà memorabile per una svolta della Chiesa cattolica sotto la guida di Papa Ratzinger. Una terminologia politica sarebbe forse più adatta di quella religiosa per definire la svolta di cui stiamo parlando. Accostare fatti diversi avvenuti nello stesso giorno, e tutti legati al capo della Chiesa di Roma, servirà a far capire di che cosa stiamo parlando. Prima, ma solo il giorno prima di Pasqua, viene il discorso d'addio di Mon. Sabbah, patriarca latino di Gerusalemme, dunque inviato e rappresentante del Papa, in Medio Oriente, già militante di Al Fatah e amico personale di Arafat, da sempre nemico di Israele. segue a pagina 27.

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<Colpire Israele e gli Stati Uniti> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 111 Nuovo appello di al Zawahri, numero due di al Qaeda "Colpire Israele e gli Stati Uniti" Nuovo appello di al Zawahri, numero due di al Qaeda --> TEL AVIV Un appello a tutti i musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato lanciato ieri via internet dal nunero due di Al Qaeda Ayman al Zawahri. Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Ma al ministero della difesa di Tel Aviv - che effettivamente mantiene in questi giorni un elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è rivolta al terrorismo sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico. "Musulmani, oggi è il vostro giorno" esclama l'integralista egiziano Al Zawahri. "Colpite dunque gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso". Al Zawahri precisa che il confronto deve assumere un carattere globale. Indirettamente polemizza anche con i palestinesi di Hamas quando afferma che "non c'è ragione di limitare la lotta agli ebrei in Palestina". Anche i miliziani di Hezbollah minacciano gli israeliani di attacchi in ritorsione all'uccisione di Mughniyeh.

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David Grossman vedi alla voce amore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del David Grossman vedi alla voce amore di Maria Serena Palieri S i chiama Ora la protagonista del nuovo romanzo di David Grossman. Ha cinquant'anni ed è madre di un ragazzo di leva impegnato in operazioni militari. Ora s'inventa uno stratagemma scaramantico per "tenere in vita" suo figlio: temendo di ricevere, un giorno o l'altro, l'annuncio della sua morte, decide che il messaggio non la troverà. Lascia la casa e se ne va in Galilea. Funzionerà, l'esorcismo di questa donna? Non ha funzionato, purtroppo, quello che lo stesso David Grossman ha compiuto nell'estate del 2006, mentre suo figlio Uri era al fronte nel Libano del Sud nella guerra contro i miliziani hezbollah: perché, lo ricordiamo, Uri, che doveva compiere vent'anni il 27 agosto, e aveva realizzato il suo sogno di diventare comandante di un tank, a Ferragosto, l'ultimo giorno del conflitto prima del cessate il fuoco, fu colpito da un missile dentro il suo carrarmato. Mentre lo scrittore ha spiegato ieri ai suoi lettori israeliani che il suo esercizio personale di pensiero magico (quel pensiero bambino che usiamo quando preghiamo "fai che non avvenga"), nei giorni in cui il figlio era in guerra, consisteva proprio nel mettersi ogni mattina al lavoro su questo romanzo: "Avevo la sensazione - o meglio il desiderio - che il libro che stavo scrivendo lo avrebbe difeso" ha svelato. Una donna fugge da un annuncio, questo il titolo in ebraico (in italiano suonerà però, sembra, Fino all'estremità della terra), uscirà in Israele tra due settimane. Nell'attesa la casa editrice ha pubblicato ieri il testo in cui Grossman si rivolge ai suoi lettori, e nel prossimo fine-settimana il quotidiano Yediot Ahronot anticiperà un capitolo. Lungo seicento pagine, il romanzo apparirà in una prima tiratura di ventimila copie, molto alta se si considera che Israele ha una popolazione che è meno di un undicesimo della nostra (ma, di contro, ha ben duecentocinquanta scrittori ufficialmente censiti e tradotti all'estero). La storia che narra, dunque, è quella di questa madre che fugge da un possibile destino, scappa al confine di Israele, in Galilea, e lì incontra un amore di gioventù, camminando col quale parla di lui, del figlio. Se David Grossman si era già fatto amare dai lettori di mezzo mondo per il connubio tra la sua prosa limpida e singolare, il suo impegno per la pace e il suo sguardo, dietro gli occhiali, saggio e infantile, con la vicenda di Uri, diciamocelo, il cuore, ai suoi lettori, l'ha spezzato. Con l'orazione funebre (cominciava così, "Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con "non". Non verrà, non parleremo, non rideremo. Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo straordinario senso dell'umorismo. Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall'appetito sano. Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e delicatezza..."), e con la disciplina con cui, trascorso il lutto, ha ricominciato a essere dovunque fosse necessario per il processo di pace, solo con un viso a un tratto appassito e le spalle curve. La società dello spettacolo a volte ha qualcosa di buono: permette di vedere "da vicino" vicende umane importanti, di dolore grande e pudico e di coraggio. A chi gli chiedeva come fosse riuscito a farsi forza, Grossman nei mesi scorsi ha spiegato il suo segreto: "Essere attivi. Non sentirsi vittime. Non diventare dipendenti dalla sensazione d'impotenza. Ci sono così tante tentazioni in una situazione del genere, di sentirsi disperati, paralizzati. Ed io, nella mia esperienza, sento che essere attivo, tentare di ricordarmi che esistono sempre alternative a quasi tutte le condizioni umane, che esiste sempre una scelta nella vita, mi è stato di grande aiuto". Agli israeliani, Grossman ieri ha raccontato di aver cominciato questo romanzo un pezzo prima di quel tragico agosto, nel 2003, con l'idea di narrare "lo sforzo quasi eroico di mantenere il delicato tessuto di una famiglia e la sua piena vitalità nel cuore della violenza e del terrore della realtà israeliana"; e che dopo la morte del figlio ciò che è cambiato è "più di tutto la cassa di risonanza della realtà in cui era stata scritta l'ultima versione". Ha spiegato di aver voluto "accompagnare" i suoi personaggi mentre camminano: "Sono andato così dal punto più a nord di Israele, al confine col Libano, fino alla mia casa di Mevasseret Zion, presso Gerusalemme. Sei settimane di isolamento nella natura, del piacere del silenzio e del piacere dell'incontro con altri gitanti occasionali". Un'esperienza da cui, aggiunge, ha tratto la conclusione che, benché costellata di ricordi amari e monumenti ai caduti, "la Terra è bella e generosa, e consolatrice". Quello di Ora è l'ottavo romanzo di Grossman. L'ultimo è stato Col corpo capisco, uscito da noi nel 2003, come tutte le sue opere per Mondadori. Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo letto invece il saggio Con gli occhi del nemico. Raccontare la pace in un paese in guerra, e La lingua speciale di Uri, un libro illustrato in cui lo scrittore, che ha esordito nel 1982 come narratore per l'infanzia, racconta con quale linguaggio personalissimo di fantasia, delle buffe e ostinate litanie di "t", da bambino l'amato figlio perduto si fosse affacciato - gridando - nel mondo degli esseri umani. IL SUO NUOVO ROMANZO esce in Israele a inizio aprile. È la storia d'una donna che esorcizza, fuggendo, la morte del figlio soldato. Ieri Grossman ha svelato che cosa lo spingeva a scrivere mentre il suo era al fronte dove sarebbe rimasto ucciso.

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La Pasqua politica di Joseph Ratzinger (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La Pasqua politica di Joseph Ratzinger Furio Colombo Segue dalla Prima V escovo o non vescovo, è naturale che Sabbah sia legato prima di tutto alla sua parte. Ma nell'occasione esclusivamente religiosa del suo addio al patriarcato, ha avuto questo da dire ai suoi fedeli palestinesi, divisi nella violenza, nella repressione e nel sangue fra la fazione Hamas di Gaza e ciò che resta di Al Fatah intorno ad Abu Mazen in Ramallah. Ha detto: "Il Medio Oriente ha bisogno di uomini di pace. Israele non ne ha. Da Israele non può venire la pace". Sarebbe facile interpretare queste parole incaute e potenzialmente dannose (un implicito invito a continuare il conflitto) se l'evento restasse chiuso nella cornice stretta della esasperazione di un palestinese. Ma Mons. Sabbah rappresenta tutta la Chiesa, e non c'è stato alcun cenno di correzione. Al contrario. Il giorno dopo gli fa eco il capo della Chiesa cattolica. Nella benedizione pasquale invoca (nell'ordine) Iraq, Darfur, Libano, Medio Oriente, Terra Santa. Come nelle carte geografiche arabe, il nome di Israele non compare, caduto nella fenditura fra Medio Oriente (che definisce l'intera area del conflitto) e Terra Santa, che è il nome della presenza cristiana in alcuni luoghi e territori del Medio Oriente, molti dentro i confini dello stato di Israele, proclamato dalle Nazioni Unite nel 1948. Si sa che Joseph Ratzinger è uomo attento ai dettagli e - da buon docente di teologia - meticoloso nelle definizioni. Se Israele non viene nominato vuol dire che non esiste, secondo le regole vigorose di una tradizione di insegnamento che - ormai lo abbiamo imparato - calcola e soppesa ogni frammento di evento e di parola. Ma le decisioni politiche espresse in modo chiaro, addirittura drammatico, nel giorno della Pasqua cristiana non si fermano qui. Accade che un notissimo giornalista e scrittore di origine egiziana e di religione islamica, Magdi Allam, abbia deciso di convertirsi, di diventare cattolico. A tanti secoli di distanza dai tempi in cui la conversione di un imperatore doveva essere solenne e pubblica perché significava la conversione di un intero popolo, chiunque avrebbe pensato che la luce della fede secondo il Vangelo avrebbe raggiunto uno scrittore-giornalista nell'intimo della sua vita privata. Invece è accaduto qualcosa di sorprendente e di stravagante: Magdi Allam si è convertito in mondovisione. Il suo battesimo è stato somministrato personalmente dal Papa. Il Papa - lo abbiamo detto e lo ricordiamo - è allo stesso tempo il capo di una grande religione e di un piccolo potentissimo Stato. Le conseguenze di ogni gesto, in entrambi i ruoli, hanno, come tutti sanno, un peso molto grande. E' un peso che cade due volte sulla delicata e instabile condizione internazionale. In un primo senso una delle tre grandi religioni monoteiste celebra se stessa come la sola unica e vera, e presenta Magdi Allam come qualcuno che ha visto la luce e si è elevato molto al di sopra della sua condizione ("di religione islamica") precedente. In un secondo senso una implicita ma evidente dichiarazione di superiorità è stata resa pubblica, solennemente, in un modo che non ha niente a che fare con l'intima avventura di una conversione. Lo ha fatto personalmente il capo della Chiesa cattolica dedicandola a tutti i Paesi consegnati allo stato di inferiorità detto "islamismo". Per evitare incertezze su questa interpretazione, la clamorosa pubblicità del gesto diffuso in mondovisione è diventato il messaggio: Allam è salvo perché non è più islamico. E' finalmente ospite della grande religione che è il cuore della civiltà occidentale. Da parte sua Magdi Allam ha voluto offrire un commento chiarificatore. Ha spiegato che l'islamismo - moderato o estremista che sia - ha al suo centro il nodo oscuro della violenza. Ha sanzionato l'idea di una religione inferiore e di una superiore. Comprensibile, anche se insolita per eccesso, l'illuminazione che Magdi Allam ha voluto dare al suo gesto per ragioni personali. Un giornalista, già noto, battezzato personalmente dal Papa in mondovisione lascia certo una traccia. Ma provate ad accostare il gesto di governo religioso di Papa Ratzinger, che accoglie personalmente un personaggio in fuga dall'inferno islamico e lo congiunge al rifiuto di nominare, nel corso di un altro evento altamente simbolico (la benedizione Urbi et Orbi), il nome di Israele, un Paese la cui sopravvivenza è in pericolo. Senza dubbio si tratta di due eventi diversi, opposti e straordinari. Ma i due gesti si equivalgono, quasi si rispecchiano per un tratto in comune. Una delle tre grandi religioni monoteiste sceglie, al livello della sua massima rappresentanza, di essere conflittuale verso le altre. Alla patria degli ebrei e alla sensibilità religiosa degli islamici non viene dedicata alcuna attenzione. Non è strano? Forse no, visto alcuni precedenti di papa Ratzinger. Uno è il discorso di Bratislava, che ha creato, come si ricorderà, una lunga situazione di imbarazzo. Un altro è l'esitazione e il ritardo, e di nuovo l'esitazione, nel porre il Tibet e la sua libertà, prima di tutto religiosa, al centro dell'attenzione. E poi ci sono precedenti omissioni o disattenzioni di Joseph Ratzinger nei confronti di Israele, che hanno richiesto correzioni e provocato fasi di gelo che non si ricordano sotto la guida dei suoi predecessori. Questo è il caso di un Papa-governante che è noto per essere un minuzioso tessitore della propria politica e che - a quanto si dice - non ricade mai nei giochi "di curia" o comunque nei giochi di altri. Dunque è inevitabile la domanda. Mentre tace su Israele e battezza con la massima risonanza mondiale qualcuno che ha abiurato l'islamismo, mentre, intanto si tiene prudentemente alla larga dal Tibet, dove sta andando il Papa, dove sta portando la Chiesa di cui è governante e docente? furiocolombo@unita.it.

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Al Zawahri minaccia: colpiremo Israele e Stati Uniti In un nuovo messaggio il numero due di Al Qaeda lancia l'appello a vendicare i fratelli palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Al Zawahri minaccia: colpiremo Israele e Stati Uniti In un nuovo messaggio il numero due di Al Qaeda lancia l'appello a vendicare i "fratelli palestinesi" di Umberto De Giovannangeli COLPITE ANCORA Vendicate con il sangue il sangue dei fratelli palestinesi. Il numero due di Al Qaeda, Ayman al Zawahri, ha esortato ad attaccare obiettivi in Isra- ele e in Occidente in risposta ai raid israeliani sulla Striscia di Gaza, in un messaggio audio diffuso ieri su Internet. "Musulmani, oggi è il vostro giorno", esclama l'integralista egiziano. "Colpite dunque gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso", si sente nel messaggio che dura quattro minuti e 44 secondi. Al Zawahri precisa che il confronto deve assumere un carattere globale. Indirettamente polemizza anche con i palestinesi di Hamas quando afferma che "non c'è ragione di limitare la lotta agli ebrei in Palestina". "Occorre colpire ovunque", insiste, e poi prevede che la collera dei musulmani "esploderà come un vulcano". La registrazione, apparsa su un sito spesso usato da al Qaeda altri gruppi di militanti islamici, è stata prodotta dal braccio armato di Al Qaeda As-Sahab. Nel testo, al Zawahri accusa anche i leader arabi di collusione con gli Stati Uniti e Israele, definendoli parte di una "alleanza satanica". La mente di Al Qaeda ridefinisce le priorità del network terrorista fondato da Osama bin Laden: il Medio Oriente è il centro del Jihad globalizzato, e i nemici da annientare non sono solo i "sionisti" e i loro "protettori americani", ma anche i regimi apostati e filo occidentali, come quello dell'egiziano Hosni Mubarak, accusato di aiutare Israele nell'offensiva chiudendo la sua frontiera con Gaza. Il nastro è coinciso con la visita in Cisgiordania del vicepresidente Usa, Dick Cheney. Più che un appello, quello di al Zawahri appare come un ordine alle cellule qaediste: "Fate loro sapere che non otterranno che del sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani, e per ogni pallottola sparata contro di noi un vulcano tornerà verso essi, minaccia al Zawahri. "Non possono impegnarsi a sostenere Israele e poi vivere in pace quando gli ebrei uccidono i nostri fuggiaschi e nostri fratelli assediati". Giovedì scorso, 20 marzo, era stato il leader di Al Qaeda Osama bin Laden a evocare la "liberazione" della Striscia di Gaza dal blocco israeliano "col ferro e col fuoco". Rivolgendosi a tutti "i musulmani del Levante arabo e dei Paesi confinanti", bin Laden in un nuovo messaggio audio diffuso dalla Tv araba al-Jazeera aveva affermato che "quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina e chiede per questo a tutti i musulmani di aiutarla". Il dialogo (con i sionisti) è tradimento, e chi si macchia di questo "crimine" riceverà la "giusta punizione". Quella evocata dai vertici di Al Qaeda è una Terza Intifada. L'Intifada qaedista. A combatterla sarà un esercito di "shahid", i martiri pronti a usare il loro corpo come strumento di morte. Ma al ministero della Difesa di Tel Aviv - che effettivamente mantiene in questi giorni un elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è rivolta al terrorismo sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico. Nel timore di ritorsioni per l'uccisione del capo militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, l'Ente israeliano di monitoraggio del terrorismo (Lotar) ha ieri emesso una serie di istruzioni molto severe per quegli israeliani che stiano per recarsi all'estero, dove rischiano di essere vittime di attentati di vario genere. Nel nord di Israele è in vigore lo stato di allerta, mentre severe misure di difesa sono state imposte anche nelle disparate rappresentanze israeliane all'estero. Una delle ipotesi è che gli Hezbollah cerchino di assassinare uno dei responsabili militari israeliani.

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Musulmani indignati con Benedetto: il neobattezzato osteggia l'Islam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Musulmani indignati con Benedetto: il neobattezzato osteggia l'Islam" Accusa esplicitamente Benedetto XVI il quotidiano arabo edito a Londra, titolando: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam" Al Quds al Arabi.

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Brevi, schede e richiami 5 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SCUOLA DI POESIA Ciclo di incontri con poeti e studiosi della poesia contemporanea rivolto a chi pratica la composizione in versi e in particolare ai giovani studenti, a cura del comitato di Genova della Dante Alighieri e del Liceo D'Oria. Si inizia domani con la lezione del professor Francesco De Nicola, ore 16-18 nell'Aula Magna del D'Oria, via A. Diaz 8. LA COSTITUZIONE Domani alle 18 incontro con Stefano Savi, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Genova sul tema "1948 2008: 60 anni della Costituzione italiana e delle Leggi fondamentali d'Israele. Riflessioni e confronti". Via I. Frugoni 15/2. FAMIGLIA E AFFIDO Affido, adozione e accoglienza sono al centro degli incontri che, a partire da venerdì 28 marzo, che si svolgeranno al Muvita Agenzia Provinciale per l'Ambiente, l'Energia e l'Innovazione di via G. Marconi, ad Arenzano. Primo appuntamento "Situazione della famiglia ai giorni nostri" con Francesca Vaccamorta, psicologa e psicoterapeuta familiare, ore 21 VOLONTARIATO "Music for peace-Creativi della notte" cerca volontari per lo smistamento e il riconoscimento di medicinali e attrezzature confezionamento di pacchi famiglia, la raccolta di generi di prima necessità. Per aderire: tel. 0108603934 e 3935277005. lettori accaniti Domani nella Sala Lignea della Biblioteca Berio (via del Seminario) incontro del gruppo in cui i partecipanti possono presentare libri di narrativa e saggistica, leggendo brani ad alta voce. L'incontro è aperto comunque e tutti e i referenti sono Alberta Dellepiane (tel. 0105576042) ed Emanuela Canepa (0105576028).

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Brividi e comicità sulla scia di hitchcock - roberto incerti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Firenze Il teatro Brividi e comicità sulla scia di Hitchcock Due ex dei "Gatti di vicolo Miracoli" in un classico del brivido attualmente in tour con la stessa regia in tutto il mondo ROBERTO INCERTI HITCHCOCK a teatro. Uno spettacolo che è un thriller. "I 39 scalini" è un testo del 1914 dello scozzese John Buchan (The 39 steps) e soprattutto un grande film di Alfred Hitchcock girato nel '35. Adesso diventa uno spettacolo teatrale interpretato da due ex "Gatti di vicolo Miracoli", Franco Oppini e Nini Salerno. Con loro sono in scena Barbara Terrinoni e Urbano Barberini. Il film di Hitchcock si intitolava "Il club dei 39" ed era interpretato da Robert Donat e Madeleine Carroll. La storia è quella di un giovane canadese che a Londra si trova coinvolto in una vicenda di spionaggio. Ci sono poi misteriosi spettacoli teatrali, donne uccise con una pugnalata alle spalle e un'organizzazione segreta che si chiama appunto "I 39 scalini". "Noi quattro attori - afferma la Terrinoni - daremo vita a una quarantina di personaggi diversi. Lo spettacolo è contemporaneamente in scena a Firenze, a Londra, a Broadway, in Israele, Germania e Australia. Tutte le versioni hanno una stessa regia, quella di Maria Atiken, Questo è stato imposto dalla produzione, perché le versioni che circuitano non devono essere dissimili. Il fatto che tante compagnie, in diversi paesi ed in lingue diverse interpretino in maniera simile questo testo, significa in fondo partecipare ad un grande spettacolo mondiale". In questo bizzarro thriller teatrale si ride anche molto. "Nonostante prenda ispirazione dal film di Hitchcock - spiega Franco Oppini - il nostro lavoro è anche comico perché abbiamo puntato ad una rivisitazione parodistica". Il protagonista Richard a cui dà vita Urbano Barberini diventa l'archetipo del teatro inglese, "si potrebbe definire il nonno un po' svagato di James Bond per capirci, uno cioè che si dà un sacco d'arie ma che poi ne combina di tutti i colori e non ne azzecca una". Quello che diverte è il gioco teatrale, il meccanismo dell'intreccio che si trasforma in una girandola di equivoci, una perfetta macchina di suspence e ironia. Dopo due ore e un fuoco d'artificio di colpi di scena si arriva all'immancabile lieto fine.

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Brevi, schede e richiami 8 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA BANDA Capita d'incontrare, anche se di rado, piccoli film poco appariscenti ma che offrono un riparo a chi è stanco di storie piene di furia, o delle solite favole consolatorie. Appartiene alla categoria questa commedia dolceamara, venata da un pizzico di follia. Una banda musicale della polizia egiziana sbarca in villaggio israeliano in mezzo al nulla. Il film abbozza una storia d'amore tra due persone che sembrano non avere niente in comune una volitiva bruna e un maturo poliziotto vedovo; e sotto, lascia trasparire la metafora di due popoli che non dovrebbero più restare separati. (Anto 200, Eliseo Kubrick).

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Al qaeda nuovo appello al terrore "colpite gli ebrei e gli americani" - marco ansaldo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Diffuso in rete un messaggio di Ayman Al Zawahiri, vice di Osama Bin Laden Al Qaeda nuovo appello al terrore "Colpite gli ebrei e gli americani" MARCO ANSALDO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Terzo messaggio nel giro nemmeno di una settimana. è una vera e propria offensiva mediatica quella che Al Qaeda sta lanciando nel tentativo evidente di provocare un attacco contro obiettivi occidentali. Il giorno di Pasqua è tornato a farsi vivo, dopo qualche periodo di silenzio, il numero due della rete, Ayman al-Zawahiri. In un nastro diffuso su Internet il medico egiziano ha invitato i musulmani a colpire gli interessi israeliani e americani per vendicare l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza (ieri i soldati israeliani hanno compiuto una nuova incursione nei pressi Khan Younis, uccidendo un palestinese dopo uno scontro a fuoco con i Comitati di resistenza popolare). Nel messaggio, della durata di circa quattro minuti e diffuso da As-Sahab, il braccio mediatico di Al Qaeda, Zawahiri accusa il presidente egiziano Hosni Mubarak di aiutare Israele nell'attacco contro Gaza, sigillando la sua frontiera con la Striscia. L'appello invita a "colpire gli interessi degli ebrei, degli americani e di tutti quelli che hanno partecipato all'attacco contro i musulmani". Con una precisazione: che l'offensiva non deve limitarsi ai territori israeliano e palestinese. "Chiarite loro che non otterranno che sangue per ogni dollaro speso per uccidere i musulmani. Per ogni pallottola sparata contro di noi un vulcano (di fuoco) si rivolgerà contro di loro". Il 19 marzo scorso lo stesso leader di Al Qaeda, Osama bin Laden, aveva accusato in un messaggio audio l'Europa e il Papa di aver organizzato un complotto anti-musulmano ricorrendo alle vignette su Maometto. Il giorno dopo, in un nuovo audio, il fondatore del gruppo inneggiava alla ribellione nella Striscia di Gaza. Il messaggio di Zawahiri è arrivato mentre Israele accoglieva la visita del vicepresidente americano Dick Cheney. Il quale, ancora una volta, ha puntato il dito contro Hamas, "che fa di tutto per far naufragare ogni tentativo di raggiungere la pace nella regione", ma soprattutto contro Siria e Iran, che aiutano l'organizzazione integralista palestinese.

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Marco politi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Monsignor Fisichella: "è stata una scelta molto spirituale". Pacati i commenti della comunità islamica in Italia MARCO POLITI CITTà DEL VATICANO - Rimbalza sulla stampa internazionale la conversione al cattolicesimo del giornalista di estrazione musulmana Magdi Allam, battezzato da Benedetto XVI durante la messa di Pasqua. La tv al Arabiya lo definisce "uno dei più controversi giornalisti italiani", mentre il quotidiano arabo internazionale Al Quds al Arabi titola in prima pagina: "Il Papa provoca l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all' Islam". Al Cairo il giornale Al Masri el Yom cita un presunto coinvolgimento di Allam nei servizi segreti italiani e lo accusa di "ingiuriare e offendere gli arabi e i musulmani". Impazzano anche i blog. Sul sito di al Shark al Awsat l'algerino Tlemsani dichiara che "l'acqua versata sul capo di Magdi è come benzina gettata sul fuoco dello scontro di civilità". "è stata una scelta molto spirituale", conferma il vescovo Rino Fisichella, rettore dell'università Lateranense, che ha accompagnato il giornalista nella sua formazione religiosa. Fisichella non vuole esprimere commenti, perché si tratta di una "evento riservato, che appartiene alla sfera intima di una persona". Il prelato, molto apprezzato da papa Ratzinger, sottolinea che Magdi Allam ha seguito una "preparazione approfondita". In Vaticano molti preferiscono tacere. "Desidero informarmi, ho bisogno di riflettere", è la risposta diplomatica a chi chiede un commento. La reazione degli ambienti islamici italiani è pacata. "Una libera scelta da rispettare", dice Mario Scialoja, già rappresentante della Lega musulmana mondiale. "Il caso ha avuto una risonanza maggiore ddel meritato: ogni giorno tanti si convertono all'Islam, come altri si convertono al Cristianesimo", spiega il portavoce dell'Ucoii Issedin Elzir. In larghissimi strati della galassia musulmana in Italia Magdi Allam era da tempo isolato. Il saggista, che nel 2003 è stato fra i più accesi sostenitori dell'invasione di Bush in Iraq, si presentava come esponente dell'Islam moderato e più volte ha polemizzato contro la costruzione di moschee. Il forzista Beppe Pisanu, ex ministro dell'Interno, non lo aveva voluto tra gli intellettuali musulmani chiamati nella Consulta islamica. Nel luglio scorso, una manifestazione convocata da Magdi Allam a Roma per padre Giancarlo Bossi sotto lo slogan "Salviamo i cristiani", era stata un flop. Dopo il battesimo il giornalista teocon ha scritto sul Corriere della sera che "al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale". Citato dalla tv al Arabiya, il moderato Yahya Pallavicini vicepresidente della Comunità religiosa islamica in Italia afferma: "Stupisce l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla conversione". Anche sui blog italiani affiorano dubbi sull'opportunità dell'intervento personale di Benedetto XVI. Mentre sul sito del Foglio, Giuliano Ferrara scrive un'apologia della conversione.

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CITTA' DEL VATICANO - In queste 48 ore a Magdi Allam, primo musulmano convertito a San (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FRANCA GIANSOLDATI CITTA' DEL VATICANO - In queste 48 ore a Magdi Allam, primo musulmano convertito a San Pietro sotto i riflettori di tutto il mondo, non sono giunti solo attestati di stima e amicizia. Al suo indirizzo anche minacce. "Avevo messo nel conto le reazioni dei terroristi islamici, ma ritengo giusto quello che ho fatto. E' un mio diritto essere libero di scegliere la religione che corrisponde alla vita e all'amore. Vado avanti a testa alta" afferma il giornalista e scrittore di origine egiziana ai microfoni del Tg5, intervistato dal direttore Clemente Mimun. Da sabato sera, al suo nome e cognome, ha aggiunto anche quello semplicissimo di Cristiano. Magdi Cristiano Allam nella sua prima uscita pubblica si dice "felice" e "forte" della gioia che gli deriva dall'incontro con Cristo. Poi però l'affondo: in Italia non c'è libertà religiosa. "Se qualsiasi italiano si converte all'Islam non gli succede nulla. Viceversa se un musulmano lo fa con il cristianesimo, ecco che scatta la condanna a morte per apostasia". Esistono diverse migliaia di convertiti costretti a nascondersi. "Vivono nelle catacombe". Argomento tabù da lui più volte denunciato, non lesinando critiche nemmeno alla Chiesa, rea di un atteggiamento troppo timoroso. Il contrario esatto di quello che Papa Ratzinger ha dimostrato durante la veglia pasquale. "Ha voluto affermare il primato del dovere della fede di diffondersi tra tutte quelle persone che accettano il messaggio di Gesù. Ed è un segnale che il Papa lancia alla Chiesa e al mondo per dire: accogliete coloro che liberamente e consapevolmente accettano la fede cristiana". La conversione sotto i riflettori preoccupa e solleva polemiche. Non solo all'interno del mondo arabo, ma anche in Vaticano dove c'è chi non nasconde perplessità per le conseguenze che a medio o lungo termine vi potrebbero essere nei confronti di quelle comunità cristiane che sono già in pericolo nei paesi islamici. Lo scrittore autore di "Viva Israele" però si difende: "Dobbiamo liberarci dal luogo comune secondo cui il terrorismo che infierisce nei Paesi del Medio Oriente sia di natura reattiva: si tratta di una realtà aggressiva che sta già mietendo vittime. C'è un genocidio nei confronti dei cristiani in Iraq, c'è la persecuzione dei cristiani in Algeria, in Egitto, nel Sudan, in Libano. Non c'entra Magdi Allam con quello che sta accadendo". Il mondo arabo non ha tardato a farsi sentire attraverso i blog, i siti, i maggiori quotidiani dai quali sono arrivate aspre critiche non solo nei confronti del convertito, ma del Papa. Il quotidiano palestinese Al Quds al Arabi ha titolato in prima pagina: "Benedetto XVI provoca l'indignazione dei musulmani per avere battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". Altri giornali evidenziano, negativamente, il risalto mediatico che è stato dato al rito battesimale. La tv Al Arabya critica la decisione del pontefice di "impartire in prima persona il battesimo" così come la decisione della tv di Stato di "trasmettere in diretta" l'evento. Coro di condanna degli islamisti secondo i quali si sarebbe trattato, sic et simpliciter, di una "aperta provocazione". L'ambasciatore Mario Scialoja, un altro convertito italiano (ma di segno opposto, avendo abbracciato l'Islam nel 1988) getta acqua sul fuoco: "Ho chiamato Magdi per fargli sapere che la mia stima resterà immutata". Il Vaticano "ha scelto di battezzarlo con una modalità clamorosa, in modo che fosse ben visibile a tutti. Personalmente lo avrei fatto più discretamente, ma posso comprendere i motivi che hanno spinto ad un battesimo simile". Per l'Islam il giornalista è diventato un apostata e come tale rischia una fatwa, la condanna coranica a morte. "Nel Corano non c'è nessuna pena terrena per chi cambia religione - corregge Scialoja - La pena prevista è solo nell'aldilà. Tuttavia in alcuni paesi islamici vi deve essere una condanna, ma si tratta di una interpretazione errata". La scelta di Allam come viene percepita? "Che non è un insulto all'Islam".

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Segue allam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Segue allam Luigi Negri, vescovo di San Marino, è legato da stretta amicizia con Magdi Allam. Già qualche mese fa fu lui a battezzare alla fede cattolica il figlio di Magdi Allam in una parrocchia della sua diocesi. Spiega Negri al Riformista : "L'amicizia è nata in scia a un dialogo maturo tra laici e cattolici che ho messo in campo con l'istituzione della Fondazione Internazionale Giovanni Paolo II per il magistero sociale della Chiesa. Magdi Allam, negli incontri formali e informali che abbiamo avuto, ha sempre mostrato una straordinaria acutezza nell'individuare la crisi della società occidentale nell'assenza di valori fondamentali che, di fatto, riduce l'Occidente a essere succube e impaurito di fronte all'islam. È un islam, quello che lui vede innanzi a sé, in cui prevale l'aspetto ideologico-politico. E in questo senso la "mossa" del Papa di battezzarlo è stata arguta perché ha mostrato che è più politico avere coraggio che essere reticenti. Tanto le reazioni di parte del mondo islamico ci sarebbero state comunque. E, infatti, già ci sono". E per il Papa, più che per se stesso e per le accuse di "apostasia" mossegli da parte del mondo islamico (ambienti radicali e jihadisti hanno anche più volte criticato il suo appoggio a Israele e alla politica dell'amministrazione americana), era preoccupato lo stesso Magdi Allam. Lo dice suor Maria Gloria Riva in una missiva affidata ieri al sito culturacattolica.it: "Un giorno, a casa sua - racconta -, ci ha preso in disparte: "Voglio essere di Cristo", ci disse. Poi con voce pacata e profonda ci ha confessato quanto questo Papa abbia inciso sul suo percorso e abbia introdotto la sua profonda riflessione attorno all'islam entro la necessità di una fede che sia sostenuta dalla ragione. Ciò che ci sgomentò fu il pericolo a cui egli sarebbe andato incontro con una dichiarazione pubblica della sua conversione. Ma sapevamo che non sarebbe potuto essere che così. La determinazione e la serietà con cui Magdi affronta ogni cosa non poteva che accordarsi con questo nuovo e importante passo della sua vita. Eppure alla soglia del grande passo, quando ci informò che il Santo Padre aveva deciso di battezzarlo nella notte di Pasqua, Magdi con uno sguardo da fanciullo ci disse: "Il pericolo c'è, ma non per me. Per il Papa. Dovete pregare per il Papa"". Parole che Magdi Allam riferì anche a don Gabriele Mangiarotti, il quale racconta al Riformista come l'amicizia col vice direttore del Corriere sia iniziata "dopo i fatti di Ratisbona". "Da subito - spiega Mangiarotti - mi ha impressionato la sua rettitudine morale: mi ricordava mio padre. Lo invitammo nella diocesi di San Marino per tenere una conferenza in merito. Lui spiegò come le parole del Papa a Ratisbona avessero avuto sull'islam un effetto addirittura maggiore di quello che ebbe per l'Occidente l'attacco alle Torri Gemelle". Maurizio Lupi ritiene che il Papa "abbia fatto molto bene a battezzarlo personalmente". "È stata la meta di un percorso naturale - dice al Riformista -, e che ogni anno anche per altri catecumeni della diocesi di Roma sfocia con il battesimo nella basilica vaticana. Quello di Magdi Allam è stato un cammino personale di conversione illuminato dall'incontro con una fede, quella cattolica, dove la ragione non viene mai messa da parte, ma anzi ne è da questa illuminata. L'amicizia con Magdi è nata al Meeting di Rimini e poi durante la manifestazione "Salviamo i cristiani" che lui stesso organizzò a Roma lo scorso 4 luglio. Insomma, furono le sue battaglie per la libertà religiosa e per un fede che non escluda la ragione a trovare con me e con tante altre persone un'affinità che definirei naturale". Paolo Rodari 25/03/2008.

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Reportage ascoltare Hasan a Beirut (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Reportage ascoltare Hasan a Beirut Hezbollah "occupa" il cimitero ebraico ma Nasrallah non invoca la guerra Finito il periodo di lutto per Mughnieh, lo sceicco strepita ma non riapre il fronte sud Beirut. Due bandiere giallo-verdi del movimento sciita libanese Hezbollah sventolano ora sopra l'arruginita cancellata d'ingresso del cimitero ebraico di Beirut, posto lungo quella "via Damasco" che per tutti gli anni della guerra civile libanese (1975-90) è stata "la linea verde" di demarcazione tra la città musulmana e quella cristiana. Le bandiere, assieme a qualche piccolo poster del leader di Hezbollah, il sayyed Hasan Nasrallah, sono state fissate ieri mattina da seguaci del movimento sciita, violando di fatto il territorio "cristiano" di Ashrafiyye, il cui confine dal quartiere misto sunnita-sciita di Ras an-Nabaa, è segnato proprio da "via Damasco". L'incursione non è avvenuta però per caso: proprio ieri infatti Hasan Nasrallah è riapparso per commemorare, di fronte a centinaia di seguaci assiepati nel "Pala-Martire" allestito nella periferia meridionale di Beirut (tradizionale roccaforte di Hezbollah), la fine dei 40 giorni di lutto per la morte del capo militare del movimento sciita, Imad Mughnieh, avvenuta lo scorso 12 febbraio a Damasco in un attentato attribuito a Israele. "Questo è un cimitero sionista e, nel giorno di Mughniyye, le nostre bandiere ricordano la vittoria della Resistenza (l'ala armata di Hezbollah, ndr ) contro i sionisti", ha detto al Riformista uno degli shabab (ragazzi), autori dell'incursione all'ingresso del cimitero ebraico. Da via Damasco alla periferia sud della capitale libanese la distanza è di pochi km, ma in tutta la città si sono udite forti e secche le raffiche di armi automatiche esplose verso il cielo all'inizio e alla fine del discorso di Nasrallah. Il leader di Hezbollah, più scherzoso del solito e anch'egli provato dal caldo torrido che da giorni ha investito il Libano, ha di fatto escluso la possibilità di una prossima nuova guerra con Israele. "La decisione di lanciare una guerra non è una decisione che i vertici israeliani possono prendere con facilità, in particolare dopo la guerra dell'estate 2006 e dopo l'ultima campagna militare a Gaza, dove non sono riusciti a far cessare il lancio di razzi", ha detto Nasrallah. "Non sarebbe una passeggiata per gli Stati Uniti dichiarare guerra all'Iran, né per Israele aprire un fronte contro la Siria" ha poi aggiunto il leader sciita. Pur sottolineando che "la stragrande maggioranza dei libanesi vuole la caduta del regime sionista", Nasrallah ha affermato che "per ora non apriremo un fronte di guerra nel sud del Libano". Il segretario generale di Hezbollah ha implicitamente inviato un altro segnale di distensione quando ha alluso ai contatti segreti con Israele per lo scambio di prigionieri, in corso da più di un anno tramite la mediazione dei servizi di sicurezza di Berlino. Nasrallah ha detto che "ci sono stati incontri" con gli israeliani, senza però fornire ulteriori dettagli. Il leader sciita ha pronunciato il suo discorso alla vigilia della seduta parlamentare per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica libanese, carica che, secondo gli equilibri politico-confessionali del Paese spetta a un cattolico-maronita, e che è vacante dal 24 novembre scorso. E' destinata però a proseguire la crisi istituzionale interna che dall'autunno 2006 paralizza il Libano a causa del braccio di ferro tra la maggioranza parlamentare sostenuta da Stati Uniti, Unione Europea e paesi arabi del Golfo, e l'opposizione guidata da Hezbollah, appoggiato da Iran e Siria. Proprio ieri il presidente del Parlamento e leader sciita d'opposizione Nabih Berri aveva rinviato al 22 aprile la seduta elettorale prevista per oggi, rimettendo ogni possibile soluzione nelle mani dei leader arabi che sabato e domenica prossimi si riuniranno a Damasco per celebrare il 20/mo vertice della Lega Araba. Ma è difficile che nella capitale siriana si possa sciogliere il nodo libanese, soprattutto a causa dell'effettivo boicottaggio del summit da parte dell'Arabia Saudita (Riad invierà solo un suo ambasciatore e nemmeno un ministro) e, probabilmente, anche dell'Egitto, i due principali alleati di Washington nella regione. 25/03/2008.

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Commedia drammatica mmm1/2 La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di Eran Kolirin, con Sasson Gabai, Ronit Elkabetz, Saleh Bakri, Khalifa Natour SONO egiziani, indossano berretto e uniforme, si portano dietro strumenti musicali e valigie a rotelle. E si sono persi. Venuti per suonare in un centro culturale arabo, finiscono per errore in uno sperduto avamposto israeliano nel deserto. Ci resteranno poco, ma abbastanza per scoprire quanto sono vicini a quei "nemici" con cui condividono musica, sentimenti, rimpianti e spesso perfino la lingua... Scritto con ammirevole finezza, arricchito da canzoni sublimi e attori meravigliosi, un gioiello di understatement tutto speranza e pudore, humour e malinconia, effusioni improvvise e struggimenti repressi. Un altro mondo è possibile, perfino in Medio Oriente. Ma intanto sarebbe già bello poter apprezzare film così in versione originale. Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité.

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ROMA - Per opera di un gruppo di intellettuali nasce il "partito trasversale del merito". (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Per opera di un gruppo di intellettuali nasce il "partito trasversale del merito". "La crisi della scuola italiana, minata da decenni di falso egualitarismo e di buonismo" ha spinto un gruppo di studiosi a rivolgere un appello ai partiti, tutti i partiti, perché diano "risposte convincenti" e assumano "impegni precisi". L'emergenza, che tocca tutti i gradi dell'istruzione, dalla scuola all'università, richiede interventi non più rinviabili. La situazione è talmente grave che se la politica non corre ai ripari i danni saranno incalcolabili. Anche perché il futuro del Paese è strettamente legato ai livelli di istruzione delle nuove generazioni. Gian Luigi Beccaria, Giovanni Belardelli, Remo Bodei, Piero Craveri, Giorgio De Renzo, Giulio Ferroni, Ernesto Galli della Loggia, Sergio Givone, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Giovanni Sartori, Aldo Schiavone, Sebastiano Vassalli e Salvatore Veca sono tra i firmatari dell'appello. "La polemica di questi giorni sui corsi di recupero e sugli "esami a settembre" - scrivono gli intellettuali dell'appello -, al di là degli indubbi problemi che le nuove norme hanno creato, lascia intravedere una forte resistenza al cambiamento". Inteso come rigore. Se ne discuterà domani pomeriggio al liceo Visconti di Roma. Il tema è caldo. Mentre il confronto con il resto del mondo si fa più serrato, l'Italia scivola giù, in fondo alle classifiche Ocse-Pisa. L'ultima indagine che ha riguardato 57 Stati dice che i nostri quindicenni in lettura e comprensione del testo ottengono appena il 33mo posto, al di sotto della media. Peggio di noi, tra i Paesi dell'Europa allargata, soltanto Slovacchia, Grecia, Spagna, Bulgaria e Romania. Performance negative anche in scienze e matematica. Ma anche le indagini interne rivelano una realtà allarmante. L'anno scorso il 36,1% degli studenti delle superiori (circa 760 mila) è stato promosso con uno o più debiti scolastici, con punte del 44% in matematica. Lo testimoniano le statistiche ministeriali. Se poi si fa un rapido calcolo di quanti studenti abbiano goduto dei condoni allora si scopre che dal 1995, anno in cui fu abolito l'esame di riparazione, ad oggi abbiamo mandato avanti 9 milioni di insufficienti. Ci sono casi disperati di ragazzi dello scientifico che hanno avuto 4 in matematica dal primo all'ultimo anno e sono arrivati al diploma senza che nessuno li fermasse. Stessa situazione al classico con il latino e il greco. Significa che sono stati elargiti bonus anche per le materie di indirizzo. I risultati di questo disastro si vedono all'università, in certe facoltà sono necessari "corsi di alfabetizzazione". Nonostante ciò i tassi di insuccesso e di abbandono sono elevati. Il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha tentato la carta dei corsi di recupero. Li ha resi obbligatori. E ha reso obbligatoria la verifica prima dell'avvio del nuovo anno scolastico. Ma forse la stessa nozione di debito va ripensata. Perché sui corsi e sulle verifiche ci sono molte incognite. I soldi non bastano: 288 milioni di euro a disposizione ma le scuole dicono che ce ne vorrebbero 720. E poi sta aumentando la conflittualità. "Troppo spesso i genitori - afferma Mario Rusconi, preside del liceo Newton e leader romano dell'Anp, l'Associazione nazionale presidi - scaricano ogni responsabilità sulle spalle degli istituti e invece di stringere un patto di alleanza con la scuola, per un comune intento educativo, si trasformano in sindacalisti dei figli. Anche se mettiamo sette in condotta, per episodi gravi, si ribellano, giustificano i figli e accusano la scuola. Però la politica del perdonismo e dell'aggressività fa solo danni. Danni anche agli insegnanti, che si sentono umiliati, offesi, non considerati". Vogliamo che la scuola abbia un ruolo di baby-sitteraggio? O vogliamo che educhi e istruisca i nostri figli? Probabilmente ognuno deve recuperare il proprio ruolo, la scuola e la famiglia. Intanto, di fronte a genitori che minacciano ricorsi al Tar contro le lezioni di recupero "fatte male" c'è chi arretra e si censura. Ci sono professori che continueranno a "condonare" insufficienze. Non vogliono beghe, anche se nel mirino finisce l'istituto e non il singolo docente. "A ciò si aggiunge che gli strumenti normativi per i corsi di recupero non sono chiari, l'ordinanza - sostiene ancora Rusconi - anche se ammette la possibilità di creare delle aree disciplinari dice esplicitamente che occorre garantire 15 ore di lezione per ogni materia in cui l'alunno sia insufficiente. Però molti istituti non ce la fanno a fare le 15 ore, per mancanza di soldi e per difficoltà organizzative. Per esempio, c'è chi mette insieme italiano e latino e farà la metà delle ore per ogni materia". La faccenda è complessa e coinvolge anche le ferie degli insegnanti. Non sarà così per tutti, è ovvio. Però molte scuole ritagliano i corsi di recupero in base alle loro possibilità. I nodi sono tanti. Anche professori meritevoli e validi sono demotivati. C'è il rischio che per loro soffi il vento della rinuncia al proprio ruolo di fronte a una scuola che ha perso autorevolezza e che, per stare sul mercato in un modo sbagliato, tra alunni-utenti e troppe attività extracurriculari, snatura i propri obiettivi perdendo rigore e annacquando la selezione. Come dicono gli intellettuali che si vedranno domani al Visconti, il merito è l'unica garanzia per dare effettiva parità ai cittadini, qualunque sia la loro origine e qualunque sia la loro condizione di partenza, a patto, però, che la scuola sia realmente capace di formare. Ma bisognerà ridare fiducia ai professori. Se non vogliamo un flop definitivo la politica dovrà valorizzarli. Le disillusioni, le mattinate trascorse a combattere contro ragazzi indisciplinati, i pomeriggi trascorsi in collegi senza risultato, logorano e demotivano anche i migliori.

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ROMA A pochi giorni di distanza dall'ultimo messaggio web di Osama bin Laden ecco farsi vivo i (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L numero 2 di al Qaeda, Aiman al Zawahiri. Il medico egiziano, ormai accreditato come braccio destro dello sceicco del terrore, ha fatto diffondere, anch'egli via web, un messaggio audio con il quale esorta ad attaccare gli obiettivi occidentali in tutto il mondo in risposta alle operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza. "Attaccate i loro interessi ovunque - afferma al Zawahiri nell'appello della durata di circa quattro minuti - E fate in modo che sappiano che ogni dollaro speso per uccidere musulmani comporterà spargimento di sangue". "Monitorate gli obiettivi - aggiunge la registrazione - raccogliete fondi, preparate il necessario, pianificate accuratamente e attaccate". Nessun obiettivo è esplicitato nel messaggio, che spiega, però, che "non è detto che si debba combattere contro Israele solo in Palestina". La registrazione, apparsa su un sito spesso usato da al Qaeda e altri gruppi di militanti islamici, è stata prodotta dal braccio armato di al Qaeda as-Sahab. Nel testo, Zawahiri accusa anche i leader arabi di collusione con gli Stati Uniti e Israele, definendoli parte di una "alleanza satanica". Al momento non è comunque confermato che la voce del messaggio sia davvero quella di al Zawahiri. Giovedì scorso, 20 marzo, era stato il leader di Al Qaeda Osama bin Laden a evocare la liberazione della Striscia di Gaza dal blocco israeliano. Rivolgendosi a tutti "i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti", bin Laden in un nuovo messaggio audio diffuso dalla Tv araba al-Jazeera aveva affermato che "quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina e chiede per questo a tutti i musulmani di aiutarla".

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Scommessa contro il declino e per il prestigio internazionale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-25 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il conto alla rovescia Scommessa contro il declino e per il prestigio internazionale SEGUE DA PAGINA 1 La Turchia lo sa e cerca di utilizzare la sua debolezza come un elemento di forza: "Milano non ha bisogno dell'Expo - è andata ripetendo in tutte le sedi - perché è già una città sviluppata e conosciuta a livello internazionale. Per Smirne, invece, l'Expo sarebbe un'occasione straordinaria per la sua rinascita". E' questo un argomento che può trovare ascoltatori attenti soprattutto nei Paesi meno sviluppati. Ci sono poi valutazioni di carattere geopolitico che possono avere il loro peso. La Turchia, ad esempio, ha fatto appello alla solidarietà dei Paesi musulmani, ha chiesto sostegno agli Stati che ospitano importanti comunità di immigrati turchi come la Germania o la Svezia, ha bussato alla porta di Israele (del quale è un alleato prezioso), può contare sull'appoggio della Corea del Sud, con la quale ha messo in comune i rispettivi sostenitori in occasione dell'assegnazione dell'Expo 2012 vinto appunto dalla Corea che l'ha spuntata contro Marocco e Polonia. In quell'occasione (era il novembre scorso) l'Italia aveva sostenuto il Marocco perché se questo avesse vinto ben difficilmente l'Expo del 2015 sarebbe stato assegnato a un Paese come la Turchia che si trova nella stessa area geografica. La Polonia non ha gradito e potrebbe "ricambiare" negando il suo sostegno all'Italia. Per dare un'idea della complessità della situazione, basta ricordare che se l'Expo venisse assegnato a Smirne, un Paese come Cipro che fa parte dell'Unione Europea e che aderisce al Bureau International des Expositions non potrebbe parteciparvi perché la Turchia non lo riconosce. In un caso del genere che cosa farebbero gli altri Paesi della UE? Milano può contare sui suoi alleati tradizionali e soprattutto sullo straordinario lavoro diplomatico che ha visto impegnati- finalmente con dedizione bipartisan - il ministero degli Esteri, il Comune, la Regione, la Provincia e la Camera di Commercio. Per una volta l'Italia ha fatto squadra accantonando le gelosie di partito e le rivalità di schieramento. Il vero motore di tutta l'operazione è comunque il sindaco Letizia Moratti che in questi mesi ha girato il mondo in lungo in largo per sostenere la candidatura di Milano, promuovendo nuove alleanze, stringendo accordi di cooperazione e soprattutto spiegando ai suoi interlocutori nei cinque continenti che Milano intende costruire l'Expo 2015 con la collaborazione di tutti: "Vogliamo lavorare insieme". Se Milano verrà scelta come sede dell'Esposizione universale, assisteremo al consueto arrembaggio al carro del vincitore, tutti pronti a rivendicare a sé il merito del successo, perché la vittoria ha sempre cento padri. Se prevarrà Smirne, invece, è facile prevedere che il sindaco Letizia Moratti finirà sul banco degli imputati, che le si chiederà conto di tutte le spese sostenute per promuovere la candidatura (dai due forum internazionali tenuti in Italia, alle tournée della Scala, agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, alle decine di missioni all'estero). Diciamo fin d'ora che sarebbe un processo ingiusto: Milano ha fatto tutto ciò che si poteva e si doveva fare e - come abbiamo già scritto - uscirà da questa vicenda a testa alta. Comunque vada a finire. Claudio Schirinzi.

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Allam convertito, l'Islam discute Il Vaticano: libertà di coscienza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Allam convertito, l'Islam discute Il Vaticano: libertà di coscienza Critiche a Ratzinger: troppa enfasi. Il cardinale Tauran: diritto di scegliere Nayed, tra i 138 firmatari dell'appello al dialogo: "Ma chi sono i consiglieri del Papa sui musulmani?" Il battesimo di Magdi Allam - ancor più il fatto che il Papa l'abbia amministrato di persona e in forma solenne - ha fatto il giro del mondo. Con commenti spesso schierati, di forte sostegno o forte critica, in Occidente e ancor più in terra d'Islam. Sono state le grandi agenzie internazionali a diffondere per prime la notizia (e le foto) del "battesimo a sorpresa", la notte di sabato. Il pezzo dell'Ap che definisce Allam "il più famoso musulmano d'Italia, scrittore iconoclasta che condanna l'estremismo islamico e difende Israele" è finito sui siti di Cnn, Cbs, su tantissime altre prime pagine. Lo stesso per l'articolo di Reuters ("un segreto ben custodito"), ripreso tra gli altri dal New York Times eda Le Monde. Ma al di là delle prime, scarne cronache dell'evento (e dei commenti sui forum in Internet e su innumerevoli blog), una critica è già arrivata ieri dal Sunday Times di Londra, diretta non tanto al al giornalista egiziano quanto al Pontefice: "rischia di rinfocolare la rottura con il mondo musulmano ", scrive il giornale, perché Allam "giornalista nato musulmano " "ha descritto l'Islam come intrinsecamente caratterizzato da odio. Franco Monaco, esponente Pd è stato uno dei pochi politici ad esprimersi nelle prime ore: "Mi hanno procurato disagio l'enfasi, la pubblica ostentazione di una intima conversione ", "la rappresentazione dell'Islam come irriducibilmente violento, la polemica contro la Chiesa del Concilio e del dialogo ". Ma il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso dichiara: "Il Papa sceglie senza fare differenze. A chi bussa, la porta della Chiesa è sempre aperta: la libertà di coscienza è un diritto fondamentale ". Perplesso invece il reverendo Christophe Roucou, responsabile delle relazioni con l'Islam della Chiesa cattolica francese: "Non capisco perché non si sia fatto battezzare nella sua città, dal vescovo locale". E se nella destra italiana il leghista Roberto Calderoli saluta "con gioia l'arrivo di Allam nella religione dell'amore" e auspica "altre conversioni", gli ambienti musulmani del nostro Paese reagiscono con cautela. "Una libera scelta da rispettare ", dice l'ex ambasciatore convertito all'Islam Mario Scialoja. "L'importante è che ognuno viva la sua religiosità in pace rispettando le altre", commenta l'imam Izzedin El Zir, portavoce dell'Ucoii, l'organizzazione oggetto di molte battaglie di Allam. "Perplessità" per l'opportunità di celebrare il battesimo in una sede "di così grande valore simbolico", dice invece Yahya Pallavicini, vicepresidente Coreis. Che aggiunge: "Non c'è bisogno, per dimostrare l'amore per Gesù, di rinnegare l'amore e la fede per il profeta Maometto". è però soprattutto nei Paesi musulmani, come prevedibile, che si sono avute le reazioni più immediate e per il momento più attente alle posizioni politiche di Allam che alle strategie vaticane. "Sarebbe stato tutto normale se non avesse fatto quei commenti anti-islamici" ( Al Khabar, Algeria). "Allam si è sempre impegnato a fondo contro l'Islam" ( Al Watan, Arabia). "Per spiegarvi chi è, basta il titolo del suo libro Viva Israele "( Al Masri Al Yawm, Egitto). Al Jazeera non ha trasmesso nemmeno un'immagine in tv: solo la secca notizia sul sito e 20 pagine di commenti sul forum (tra il denigratore e il comico: "Perché preoccuparsi? L'inferno ha bisogno di legna "). Anche sul forum di Al Sharq Al Awsat di Londra, decine e decine di messaggi (tra i più duri: "L'acqua versata sul capo di Magdi dal Papa è benzina sul fuoco dello scontro di civiltà "). Mentre Al Quds Al Arabi parla di Allam come di un "ex musulmano sionista". Ma le dichiarazioni che pesano, quelle di personalità politiche o religiose, anche dal mondo islamico (dove peraltro la Pasqua non ha portato alla chiusura di università, centri studi o parlamenti come da noi) non sono ancora arrivate. Con l'eccezione delle dure parole di Aref Ali Nayed, presidente del Centro Strategico di Amman, personalità chiave nel gruppo dei 138 studiosi musulmani che mesi fa scrisse un appello al Papa per il dialogo, sfociato nell'iniziativa cristiano- musulmana "Una parola comune ". "Ci chiediamo quali siano i motivi e i piani di alcuni dei consiglieri del Papa sul-l'Islam ", ha dichiarato Nayed, anche a nome di altri firmatari dell'appello. E ha chiesto al Vaticano di prendere le distanze da Allam, "una persona che ha generato e continua generare discorsi pieni d'odio". C. Zec.

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Jerusalem Post (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-25 num: - pag: 9 categoria: BREVI Jerusalem Post Usa le parole lanciate in rete dall'Associated Press: Allam è descritto come "uno scrittore iconoclasta che ha condannato l'estremismo islamico e difeso Israele".

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Messaggi sconnessi: Al Qaeda ha perso il <regista>? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-25 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Analisi Gli ultimi interventi di Bin Laden e del suo vice rivelerebbero una falla nella strategia mediatica del gruppo Messaggi sconnessi: Al Qaeda ha perso il "regista"? WASHINGTON - La macchina propagandistica di Al Qaeda, a volte, sembra voler solo saturare l'opinione pubblica bombardandola di messaggi. Registrano un audio e lo diffondono via Internet. Nell'arco di una settimana è così avvenuto che Bin Laden e il suo ideologo-assistente Al Zawahiri abbiano registrato messaggi quasi identici. Si è mosso per primo Osama attaccando l'Europa e il Vaticano per la vicenda delle vignette. Il giorno dopo si è rivolto, sempre con un audio, ai palestinesi invitandoli ad lottare senza farsi confondere dalle ipotesi di dialogo e fare fronte con la resistenza irachena. Questo è stato, stranamente, l'unico riferimento al conflitto: un po' poco visto che ricorre il quinto anniversario della guerra in Iraq ed è tema caldo sui media. Alle parole di Osama, ha fatto eco ieri Al Zawahiri che ha esortato i palestinesi a colpire ovunque ebrei e americani. Poi il dottore egiziano è tornato sulla questione delle vignette. Non è la prima volta che i due leader intervengono in parallelo. Diverse le interpretazioni. La prima. Sono separati, fanno a gara nel dare le indicazioni ai seguaci. Ordini spesso di difficile datazione: c'è il sospetto che l'audio di Osama sulle vignette possa essere vecchio. La seconda. Manca il coordinamento dell'ala mediatica. Nell'ultimo mese gli americani hanno rivelato una qualità inferiore dei video diffusi. Errori dovuti a impreviste difficoltà tecniche. In particolare si è diffusa la voce dell'uccisione di "Azzam l'americano", il convertito sospettato di curare i filmati. Ma qualche analista ha replicato: se davvero fosse morto Al Qaeda lo avrebbe celebrato per avere un ritorno propagandistico. La tesi delle "difficoltà" troverebbe una parziale conferma anche in un altro particolare. Al Zawahiri non ha ancora risposto alle centinaia di domande inviate in gennaio ai siti qaedisti da reporter e simpatizzanti. La replica doveva arrivare "il prima possibile " dopo il 16 febbraio: è ormai passato più di un mese e il dottore egiziano si è guardato bene da intervenire sul tema. Resta poi il perenne interrogativo sulla veridicità delle uscite di Osama, sul suo stato di salute (vivo o morto), sul possibile nascondiglio: le segnalazioni più recenti indicano il versante afghano del Bajaur, una zona impervia raccontata da Kipling nel libro "L'uomo che volle farsi re". A Washington come a Gerusalemme non si nasconde però il timore che la sequenza di audio possa indicare l'imminenza di un attentato. Israele, del resto, è già in allarme perché l'Hezbollah potrebbe vendicarsi in qualsiasi momento per l'uccisione del suo numero due Mugniyeh attribuita al Mossad. Ora i qaedisti, spesso accusati di fare poco nell'arena israeliana, potrebbero passare all'azione, in modo diretto, facendo concorrenza con l'Hezbollah. A giudizio di alcuni esperti i ripetuti riferimenti alla questione palestinese - se seguiti da gesti concreti - sono il tentativo di rilanciare il movimento nella regione. A questo scenario se ne aggiunge uno più intrigante: Al Qaeda, usando le sortite su Internet, può cercare di assumersi, in modo ambiguo, la responsabilità di un attentato compiuto da altri. Sa che sta per accadere qualcosa e mette le mani avanti. Network Potrebbe essere stato ucciso "Azzam l'americano", il convertito che curava i filmati Guido Olimpio.

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Zvia e le altre ragazze, contro Israele in nome della Torah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-25 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Colona Accusata di aver aggredito una famiglia palestinese, dopo il carcere è divenuta un'eroina degli ultranazionalisti Zvia e le altre ragazze, contro Israele in nome della Torah DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - E' rimasta in silenzio. Non ha riposto alle domande in tribunale, si è rifiutata di lasciarsi perquisire o di mettersi in fila assieme alle altre detenute. Come se i nemici l'avessero catturata, come una prigioniera di guerra. Zvia Sariel ha passato tre mesi in carcere ed è diventata un'eroina. Almeno per le ragazzine cresciute negli insediamenti ebraici in Cisgiordania, convinte che legge voglia dire quella religiosa della Torah e che lo Stato israeliano sia un "regime malvagio ". Alla fine il giudice l'ha lasciata andare per insufficienza di prove, era stata accusata di aver attaccato una famiglia palestinese durante la raccolta delle olive. L'ha assolta e l'ha condannata: "Il suo comportamento di fronte alla corte - scrive nella sentenza - è oltraggioso e preoccupante ". Zvia ha diciott'anni. Le adolescenti che la considerano un simbolo anche meno. Sette minorenni sono state arrestate un paio di mesi fa per essersi opposte all'evacuazione di un avamposto. Come Zvia si sono rifiutate di dare il nome e come Zvia sono rimaste in cella. Sono le ragazze "Sarah Aharonson". Durante le dimostrazioni contro il ritiro da Gaza, nell'estate del 2005, chi veniva arrestata forniva come identità quella della giovane sionista che si uccise, dopo essere stata torturata per tre giorni dai militari turchi. Adesso i "turchi" sono i soldati, israeliani come loro, che provano a fermarle. "La ribellione di Zvia Sariel e dei suoi amici - commenta il quotidiano liberal Haaretz - punta a estraniarli dallo Stato, a minare l'unità del Paese e a sovvertirne la stabilità". I "bambini guerrieri" - come li ha chiamati il Jerusalem Post - sono stati educati nelle scuole religiose in Cisgiordania. Sono l'avanguardia bellicosa del movimento ultranazionalista che ha spinto per la costruzione degli insediamenti. "Bravi ragazzi - commenta il direttore di uno dei centri -. Sanno di essere in guerra con chi vuole espellere gli ebrei dalla Terra d'Israele. Sono veri idealisti". "Non ha tradito i suoi principi. Dentro di lei, ha molta più forza di tutti noi messi assieme", dice la madre di Zvia, che proviene dall'insediamento di Elon Moreh. Mentre era in carcere, Zvia ha ottenuto di essere sentita da una corte privata rabbinica, che ha elogiato il suo rifiuto di accettare l'autorità dei giudici israeliani. Questi "nuovi sinedri " pubblicano decreti, per i sionisti religiosi sono legge: uno degli ultimi ordina di non assumere o affittare case agli arabi ed è stato promulgato dopo la strage alla yeshiva di Gerusalemme. "Il fatto che le norme religiose - scrive Uzi Benziman, sempre su Haaretz - entrino nel discorso pubblico minaccia la capacità della nostra società di funzionare". Zvia e gli altri si considerano Meitav Ha-Noar, i migliori tra i giovani. "Non sono come quelli di Tel Aviv, interessati solo alle droghe", dice Yaakov Ben-Taria, un medico che vive a Hebron, nella parte controllata dagli israeliani. "L'eroina, anche Zvia, è sempre pericolosa", replica sarcastico un editorialista. Davide Frattini.

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-25 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA YYY La banda Questo piccolo film ha fatto il giro dei festival ed è diretto dall'israeliano Eran Kolirin. Parla di pace e dialogo tra arabi ed ebrei. La banda della polizia di Alessandria d'Egitto deve suonare in una cittadina israeliana, ma arriva in un posto sbagliato e.. Boicottato in Egitto, è un bel film, diverte e fa pensare. Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane, UGC Ciné Cité Parco Leonardo.

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La banda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-25 num: - pag: 21 categoria: REDAZIONALE COMMEDIA La banda YYYY La banda della polizia egiziana arriva per un concerto in Israele ma, disorganizzata, si trova a passare una notte casual, conoscendo persone e intuendo il bisogno di affetti, capendo quale e quanta urgenza di pace e comprensione ci sia, tra casi speciali e non, tra i due popoli. Grazie anche ad attori bravissimi, è come un piccolo gioiello di Rohmer, che esplora i silenzi e i doppi fondi dei sentimenti, ma baciato dalla voglia di essere utile. E lo è, con grazia, con poesia Anteo, Eliseo.

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Al Zawahri invoca attacchi contro gli ebrei (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Via internet Al Zawahri invoca attacchi contro gli ebrei TEL AVIV Un appello a tutti i musulmani affinché lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato lanciato ieri via internet dal n. 2 di Al Qaida al Zawahri. Il nuovo messaggio segue di pochi giorni un appello dello stesso Osama Bin Laden a combattere Israele "col ferro e col fuoco". Ma al ministero della Difesa di Tel Aviv l'attenzione maggiore è rivolta al terrorismo sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico.

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Accordi tra Hamas e Fatah l'ennesima bolla di sapone? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Per Israele Abu Mazen deve scegliere tra il negoziato o l'alleanza con Hamas Accordi tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone? Per molti analisti israeliani un'accordo tra al Fatah e Hamas sarebbe la fine dell'OLP Gerusalemme, 25 mar. – Potrebbero finire in un'ennesima bolla di sapone i negoziati tra i movimenti palestinesi di Fatah e Hamas che si sono tenuti nei giorni scorsi in Yemen. L'accordo siglato domenica, infatti, pone nuovi interrogativi sia per quanto riguarda la situazione all'interno dell'Autorità Nazionale Palestinese che per quanto riguarda i rapporti tra israeliani e palestinesi. Da un lato, infatti, a San'a i due principali movimenti palestinesi hanno accettato di riprendere il dialogo, mentre dall'altro arriva la minaccia di Tel Aviv: Abu Mazen deve scegliere se negoziare con Israele o “rinnovare la sua alleanza con Hamas. Non può fare entrambe le cose”, ha dichiarato un membro del governo dello Stato ebraico coperto dall'anonimato. L'accordo yemenita prevede il ripristino dello status quo precedente alla violenta presa di potere di Hamas nella Striscia di Gaza del giugno scorso. Uno stato palestinese unito, insomma, che veda Gaza e Cisgiordania controllate dallo stesso governo. Dallo scorso giugno, invece, l'Anp è spaccata in due: da una parte c'è Gaza, dove rimane in carica quel che resta del governo di unità nazionale guidato da Haniyeh, membro di Hamas; dall'altra c'è la Cisgiordania, controllata dal governo del primo ministro Fayyad, di Fatah, che ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo governo dal presidente Abu Mazen (anch'egli di Fatah), secondo cui la presa di potere di Hamas a Gaza aveva fatto decadere il precedente governo di unità. Scettici sui possibili risultati degli accordi sono soprattutto i membri di Hamas. Sami Abu Zuhri, uno dei portavoce di Hamas a Gaza, è deciso: Abu Mazen deve scegliere “se negoziare con l'occupazione israeliana oppure con Hamas. Nel primo caso la scelta sarebbe di carattere non-palestinese, ma sionista-americana”. Saeb Erekat, alto responsabile dell'Autorità Palestinese e membro di Fatah, si limita invece ad esprimere prudenza: “Non conosco i dettagli di quanto accaduto in Yemen. Ma so che il primo punto dell'accordo dice che Hamas deve fare un passo indietro rispetto al colpo di Stato a Gaza. In tal caso si potrebbe voltare pagina”. Israele, dal canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi raggiunti a San'a. Amos Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano della difesa Ehud Barak, ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la sua espugnazione violenta di Gaza. Se ciò avvenisse – ha spiegato -, si andrebbe necessariamente verso la fine dell'Olp”. Le minacce di interrompere ogni negoziato, se dovessero riprendere i rapporti tra Fatah e Hamas, sembrano a questo punto avere solo lo scopo di prevenire eventuali intese più solide tra i due partiti palestinesi che potrebbero avvenire in futuro. Dubbi riguardo una riconciliazione tra Hamas e Fatah sono stati espressi anche dal vice presidente statunitense Dick Cheney. Dopo un incontro con il premier israeliano Ehud Olmert, Cheney ha dichiarato alla stampa di non credere che Abu Mazen sarà d'accordo per una riconciliazione con Hamas finché non verrà lasciato il controllo su Gaza. “Hanno stabilito precondizioni – ha aggiunto - che dovranno essere soddisfatte prima che si accordino mai su una riconciliazione, incluso un completo rovesciamento del controllo di Hamas su Gaza”. Il vice presidente ha inoltre ribadito da Ramallah, in Cisgiordania, che le violenze contro Israele sono il maggior ostacolo alla creazione di uno stato palestinese. In ogni caso i rappresentati dei due gruppi palestinesi si incontreranno di nuovo il prossimo 5 aprile, sempre con la mediazione yemenita. La situazione intanto resta tranquilla: ieri mattina è stata revocata la chiusura dei Territori, decisa la scorsa settimana dalle autorità di sicurezza israeliane per prevenire eventuali attentati palestinesi in occasione del Purim, il carnevale ebraico. Calma, negli ultimi dieci giorni, anche la zona intorno alla Striscia di Gaza, mentre ieri le autorità egiziane hanno liberato 33 membri di Hamas, detenuti dallo scorso gennaio in Egitto con l'accusa di contrabbando di armi ed esplosivo. I detenuti, secondo quanto riferito da fonti della guardia di frontiera, sarebbero stati consegnati alle autorità di Gaza. Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.

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Passare il confine. Dello stato e dell'io (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ida Dominijanni Che cosa vuol dire il continuo innalzamento di muri, da quello israeliano nella West Bank a quello fra la California e il Messico a quello di via Anelli a Padova, in un'epoca che aveva visto nel crollo del Muro di Berlino l'annuncio di un mondo senza confini? A quale forma della sovranità e della legge corrispondono questi muri eretti da stati nazionali in conclamata crisi di sovranità e di legalità costituzionale? Perché consideriamo tollerabile la violenza della guerra legittimata dagli stati, e inorridiamo di fronte alla violenza dei kamikaze contro la guerra? Perché proviamo repulsione morale di fronte alla distruzione di certe vite, e di fronte alla distruzione di certe altre troviamo invece forme di giustificazione? In che rapporto stanno la distruttività, l'interdipendenza e la sopravvivenza? Partiranno da queste domande le due conferenze che Wendy Brown e Judith Butler terranno il 27 marzo all'Università Roma Tre (aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofa, dalle 9 alle 18). Per la prima volta in Italia, le due filosofe femministe americane parleranno di "sovranità, confini, vulnerabilità" in una prospettiva incrociata sulle trasformazioni del politico e della soggettività politica. La globalizzazione, la guerra, la decomposizione del Politico moderno non sono solo la cornice storica della nostra esistenza, né si limitano solo a condizionarla o a piegarla. Ne va di qualcosa di più: del modo in cui queste trasformazioni riscrivono le condizioni di pensabilità della vita e della morte, la percezione del corpo, la definizione di chi siamo "noi" e chi sono "gli altri", del legame che ci unisce e del confine che ci separa; e ancora, i nostri criteri morali, e perfino la qualità dei nostri sentimenti primari. Riconfigurazione del politico e riconfigurazione dell'umano riverberano una sull'altra. SEGUE A PAGINA 10 Ida Dominijanni SEGUE DALLA PRIMA Il tema dei confini si presta particolarmente a questa analisi incrociata del Politico e dell'umano: non solo perché è da lì che passa sia la favola bella della globalizzazione (libertà di circolazione, flussi, potenza del virtuale) sia il suo prosaico risvolto securitario e gerachizzante (politiche di difesa, esclusione e sorveglianza, controllo delle migrazioni). Ma anche perché sia lo Stato sia l'individuo moderni sono costruiti su una certa idea della spazialità, e le loro trasformazioni oggi risentono delle trasformazioni di questa idea. Infine, perché sulla questione dei confini si gioca buona parte sia delle performance sia del potere performativo dello Stato, con tutti gli sconfinamenti fra immaginario e reale che questo comporta. Si può scoprire così, sul versante del Politico, che dietro la performance di potenza messa in scena dal continuo innalzamento di muri non c'è, argomenta Wendy Brown, un ritorno della sovranità e della legalità statuale, ma viceversa la crisi della sovranità, la rottura emergenzialista del costituzionalismo, una relativa impotenza della governamentalità. E sul versante dell'umano, che la costruzione del soggetto impermeabile, inattaccabile, invulnerabile, "confinato", attivamente prodotta e mediaticamente corroborata dal nazionalismo americano post-11 settembre, è fatta apposta per rimuovere la vulnerabilità che tutti ci accomuna e i vincoli di interdipendenza reciproca che definiscono la nostra stessa possibilità di sopravvivenza. Quali spazi si aprono allora, per il pensiero critico e per l'azione politica, se valutiamo quello che i nuovi muri lasciano filtrare sotto i loro proclami difensivi e repressivi? O se prendiamo coscienza di come il discorso ufficiale sulla guerra e il terrorismo lavora, sostiene Butler, per rendere giustificabili gli impulsi distruttivi del popolo americano, e impensabile la sua stessa vulnerabilità? O di come esso prefigura e regola i nostri criteri morali nel giudicare la violenza? O di come la retorica della sovranità politica e della sovranità dell'io concorrono insieme a bloccare l'apertura a una nuova necessaria relazionalità, umana e politica, intersoggettiva e globale? Lettrici e lettori del manifesto conoscono già, non solo dai suoi libri (Vite precarie in particolare), ma da alcuni suoi diretti interventi su queste pagine nell'imminenza della guerra in Afghanistan e in Iraq, la passione politica con cui Judith Butler ha indirizzato il suo lavoro filosofico dall'11 settembre in poi, convogliando sull'analisi dello statuto dell'umano, della precarietà delle vite, della vulnerabilità dei corpi, della dipendenza dagli altri dell'io, la sua precedente ricerca sul rapporto fra soggettività, norme e violenza che attraversa come un filo rosso il suo lavoro, da Scambi di genere a Corpi che contano a Critica della violenza etica a La disfatta del genere. Per quanto la sua recezione prevalente la inchiodi al successo planetario di Gender Trouble (tradotto in venti lingue e ripubblicato nel '99 con una introduzione che ne ridiscute i presupposti) e alla svolta anti-identitaria meritoriamente introdotta da quel libro nel femminismo e nei movimenti omosessuali angloamericani, ma solo arbitrariamente trasferibile nel contesto italiano, Butler si è ridefinita nell'ultimo decennio per il suo cruciale contributo al ripensamento dell'ontologia politica contemporanea, che la sua precedente ricerca sul genere aiuta ma non esaurisce. E per quanto una certa (ma dubbia) lettura di Gender Trouble abbia diffuso in passato un'interpretazione "euforica" della sua concezione post-identitaria e queer della soggettività, Butler si connota sempre più evidentemente come una filosofa del negativo, nella cui visione non a caso l'incombenza della vulnerabilità e della morte, della violenza e del lutto hanno un posto di enorme rilievo. L'incrocio costante fra prospettiva propriamente politica (come nel recente Who songs the Nation State?, scritto con Gayatri Spivak), etica (Critica della violenza etica) e psicoanalitica (La vita psichica del potere) ne fa una pensatrice geniale e complessa, irriducibile a scuole o schiaramenti, anche se proprio per questo soggetta, come lei stessa osserva in una recente intervista (Judith Butler in Conversation, Bronwyn Davies), a giochi di appropriazione e spossessamento - peraltro serenamente accettati, in coerenza con la sua concezione "spossessata" e dislocata del soggetto. A sua volta Wendy Brown, non ancora tradotta in italiano ma anche lei ben nota nella comunità scientifica internazionale, è una pensatrice politica altrettanto radicale e altrettanto radicata nel pensiero e nel movimento femminista (risale al 1988 il suo Manhood and Politics: A Feminist Reading in Paolitical Theory). Studiosa appassionata della libertà e del potere, analista acuta dei paradossi della tolleranza in Regulating Aversion, e in States of Injury delle dinamiche di attaccamento alle ferite subite e di risentimento che condizionano la soggettività degli oppressi, si è dedicata più di recente all'analisi degli effetti devastanti del paradigma di razionalità politica neo-liberista sulla democrazia liberale ( Neo-liberalism and the End of liberal Democracy) e alla ricerca sulla crisi della sovranità nazionale, legandola al riemergere della potenza materiale e simbolica della sfera economica e di quella teologica dalle rovine dell'ordine di Westfalia (nel saggio Sovereignty and the Return of the Repressed). Ma intercetta la sensibilità politica italiana pure per i suoi preziosi interventi sulle ripercussioni sulle ideologie rivoluzionarie della fine del senso progressivo della storia (Politics out of History), e sulla malinconia e i lutti non elaborati della sinistra occidentale dopo l'89, di cui parla appassionatamente anche nell'intervista qui a fianco. Entrambe docenti all'università della California di Berkeley, entrambe iscritte nel campo del pensiero post-strutturalista (che hanno più volte difeso da attacchi conservatori di destra e di sinistra) ma con un solido radicamento Butler in Hegel, Brown in Marx, entrambe in costante dialogo con una genealogia che comprende Nietzsche, Foucault, Derrida, la Scuola di Francoforte, Freud, Lacan e le principali esponenti del pensiero femminista francese e anglosassone da Irigaray e Kristeva a Spivak e Jessica Benjamin, le due filosofe si possono a buon diritto considerare due figure ponte fra il pensiero europeo continentale e quello americano. La loro ricerca trova un facile terreno di incontro con quella parte rilevante della ricerca filosofico-politica italiana, femminile e maschile, che lavora per riconvertire la base identitaria della politica moderna nella prospettiva della differenza (ne ha scritto di recente su queste pagine Giacomo Marramao, che è fra gli organizzatori dell'incontro di Roma 3). Quanto al campo del pensiero femminista, chiuso da tempo il decennio cosiddetto "del soggetto" con le sue infinite, spesso mal poste e qualche volta sterili polemiche fra paradigma del gender e paradigma della differenza sessuale (istruttivo, su questo punto, il dialogo a distanza fra Judith Butler, in La disfatta del genere, e Rosi Braidotti, in In Metamorfosi), i tempi sono maturi per una riconsiderazione dell'elaborazione sedimentata a partire dai suoi esiti politici e dalle prospettive teoriche e pratiche che apre. Su questo piano, che è quello che conta, svariati sono i terreni di dialogo fra le due filosofe di Berkeley e il campo plurale del pensiero della differenza italiano (dialogo peraltro già ampiamente praticato, in varie sedi, tra Judith Butler e Adriana Cavarero, soprattutto sulla questione della vulnerabilità e della relazionalità del soggetto). La critica del legalismo giuridico, cara alla ricerca di Wendy Brown quanto alla nostra; la decostruzione del soggetto "autonomo" moderno e la sua riconversione nel soggetto consapevole della sua interdipendenza; la ricerca di pratiche di risignificazione che incidono sull'ordine del discorso e della norma, che avvicinano in più punti il discorso di Butler alla "politica del simbolico" della comunità di Diotima, sono tutte questioni di interesse comune, pur nelle differenze, che restano, sulla teoria della sessualità, e pur se richiedono una necessaria opera di traduzione culturale fra contesti diversi, ancora tutta da fare. Non è del resto in quest'ottica di traduzione e sconfinamento, e non in quella della difesa di identità e confini, che anche il lavoro del pensiero deve orientarsi per essere efficace fra gli abitatori e abitatrici interdipendenti del mondo globale?.

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Notizie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Notizie Palestina Mahmoud Abbas respinge la tregua tra Fatah e Hamas L'accordo tra la delegazione di Fatah e di Hamas - firmato nella capitale yemenita Sanàa dopo giorni di trattative separate -, non è stato riconosciuto dal presidente palestinese Mahmoud Abbas: perché - ha affermato il suo consigliere politico Nemer Hammad - l'inviato di Fatah, Azzam Ahmad, non era stato autorizzato a firmare l'accordo in quattro punti. Ahmad ha però smentito le dichiarazioni del consigliere. Libano Nasrallah: "Ora non apriremo un fronte nel sud del Libano" Gli hezbollah aveva organizzato una manifestazione di massa per ieri a Beirut, dopo i 40 giorni di lutto per l'uccisione a Damasco di Imad Mughniyeh. "Ora non apriremo un fronte nel sud Libano" contro Israele, ha detto il segretario generale Hassan Nasrallah. Si temevano incidenti che (fino a tarda serata) non ci sono stati. Ecuador/Colombia Ucciso un ecuadoriano: Correa annuncia "guerra diplomatica" La Colombia ha riconosciuto di aver ucciso anche un meccanico ecuadoriano durante il raid del 1 marzo, che portò alla morte di 25 guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie colombiane, accampati in Ecuador. Bogotà ha ammesso di aver ricevuto informazioni dagli Usa, ma di non aver utilizzato bombe intelligenti. Il presidente dell'Ecuador Rafael Correa, che aveva aperto un'inchiesta, annuncia una "guerra diplomatica". Bhutan Prime elezioni parlamentari, stravince il partito del re Dopo oltre un secolo di monarchia assoluta, il piccolo regno himalayano del Bhutan ha votato per una monarchia costituzionale. Nessuna novità nei programmi - sostanzialmente simili- dei due schieramenti, il People's Democratic Party (Pdp) e il Bhutan Harmony Party (Dpt). Al partito Pace e prosperità, di ispirazione monarchica, sono andati 44 dei 47 seggi previsti dal parlamento nazionale. Il re, il 28enne Jigme Keshar Namgyal Wangchuck, che ha voluto le elezioni per "modernizzare lo stato" e ha presieduto la tornata elettorale, manterrà la guida del paese e gran parte dei suoi poteri, affiancato dai politici eletti. Isole Comore Truppe dell'Unione africana marciano su Anjouan L'Unione africana (Ua) ha deciso di sostenere militarmente un'operazione del governo dell'Unione delle Comore per deporre il colonnello Mohamed Bacar, presidente dell'isola di Anjouan dal marzo 2002, e la cui rielezione nel giugno 2007 non vien considerata regolare. Bacar rifiuta di indire nuove elezioni e si dichiara pronto a difendere il potere dall'imminente attacco, preparato da mesi dall'invio di truppe francesi, a cui parteciperanno anche 1.000 soldati tanzaniani e sudanesi.

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Colpite Usa e Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al Zawahiri "Colpite Usa e Israele" In un messaggio audio diffuso sul web di al Qaeda, il medico egiziano e n.2 dell'organizzazione terrorista, Ayman al Zawahiri ha esortato ad attaccare gli interessi americani e israeliani e "di tutti quelli che partecipano agli attacchi ai musulmani", in risposta alle operazioni militari di Israele nella striscia di Gaza. Non ha specificato chi siano gli altri ma fra loro ci sono Egitto, Arabia saudita e Giordania accusati di aver formato un' "alleanza satanica" con Usa e Israele. "Attaccate i loro interessi ovunque e fate in modo che sappiano che ogni dollaro speso per uccidere musulmani comporterà spargimento di sangue". Non è confermato che la voce del messaggio sia davvero quella di Al Zawahiri. Giovedì scorso, 20 marzo, era stato il n.1 di al Qaeda Osama bin Laden a evocare la "liberazione" di Gaza dal blocco israeliano.

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L'America che conta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I morti americani in Iraq sono arrivati a quota 4.000 e il presidente Bush "prova tristezza". Ma, dice, bisogna vincere: "Il loro sacrificio ha gettato le basi per la pace futura". E dopo cinque anni la guerra continua a uccidere nel silenzio dei media. Le vittime irachene sono più di 700.000. Ieri un nuovo appello di al-Zawahiri ai musulmani: "Colpite Israele e gli Usa". Obama vuole mettere fine a una guerra "che non doveva mai iniziare". Clinton promette di ritirare le truppe PAGINA 9.

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No a McCain, un clone, no a Billary . L'altra America ha un solo nome: Obama (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

No a McCain, un clone, no a "Billary". L'altra America ha un solo nome: Obama Hyllary è donna, ma anche Thatcher e Golda Meir lo erano. Barack può deludere, ma meglio rischiare. McCain? 8 anni di Bush bastano Le elezioni Usa sono troppo importanti per lasciarle (solo) agli americani: pro e contro dei tre candidati visti da un ebreo israeliano Uri Avnery "La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai generali": parafrasando le parole di Talleyrand, le elezioni presidenziali americane sono una cosa troppo seria per lasciarla agli americani. Gli Stati uniti sono oggi la sola superpotenza, e sarà così ancora per molto. Le decisioni del presidente degli Stati uniti riguardano ogni cittadino di questo pianeta. Sfortunatamente, i cittadini del mondo non hanno alcun ruolo in queste elezioni. Essi possono al massimo esprimere un'opinione. Ecco la mia: sono per Obama. Innanzitutto, devo confessarlo: il mio sentimento verso gli Stati uniti è quello di un amante non ricambiato. In gioventù ne sono stato un grande ammiratore. Come molti della mia generazione sono cresciuto nella leggenda di un nuovo paese di pionieri idealisti, fiaccola mondiale della libertà. Ho ammirato Abe Lincoln che ha liberato gli schiavi, e Franklin Delano Roosevelt che è accorso in aiuto della Gran Bretagna assediata, ergendosi da solo contro il mostro nazista ed entrando al momento decisivo nella Seconda guerra mondiale. E poi sono cresciuto con i film del selvaggio West. Gradualmente ho perso le illusioni. Joe McCarthy mi ha dato una mano lungo la strada. Ho appreso che, con deprimente regolarità, gli Stati uniti si fanno prendere da questa o da quell'altra isteria. Ma ogni volta, proprio quando sembrano sull'orlo dell'abisso, fanno un passo indietro. Il mio amico Afif Safieh, oggi a capo della rappresentanza dell'Olp negli Stati uniti, sostiene che esistono due Americhe: una che ha sterminato i nativi americani e gettato i neri in schavitù -l'America di Hiroshima e di McCarthy -, e un'altra America - quella della Dichiarazione di indipendenza, di Lincoln, di Wilson, di Roosevelt. Messa così, George Bush fa parte della prima America. Obama, il suo opposto praticamente sotto ogni aspetto, rappresenta la seconda. A Obama si arriva attraverso un processo di eliminazione. John McCain è la continuazione di Bush. Più attraente, probabilmente più intelligente (non che ci voglia molto). Ma in pratica lo stesso. La stessa politica - un mix pericoloso di intossicazione da potere e di ingenuità. Le stesse parole del mitico selvaggio West, dei Bravi ragazzi (gli americani e i loro alleati) e dei Cattivi ragazzi (tutti gli altri). Un mondo macho di svergognata mascolinità, in cui tutto è visto attraverso la canna di una pistola. McCain continuerà con la guerra, e magari ne inizierà un'altra. La sua agenda economica è lo stesso "capitalismo brutale" (definizione di Shimon Peres) che ha portato al disastro l'economia americana e l'economia di tutti noi. Otto anni di Bush sono abbastanza, grazie. Hillary? Vero, c'è qualcosa di assai positivo nel fatto che una donna sia la potenziale candidata alla leadership del paese più potente del pianeta. Come dice una vecchia benedizione ebrea: benedetto sia tu, Signore e nostro Dio, che ci hai lasciato vivere per vedere questo giorno. Credo che la rivoluzione femminista sia stata di gran lunga la più importante del Ventesimo secolo, per essere riuscita a rovesciare un tessuto sociale vecchio di migliaia di anni, e forse un tessuto biologico vecchio di milioni. Questa rivoluzione è ancora attiva e l'elezione di un presidente donna piò esserne una pietra miliare. Ma non è sufficiente essere donna. È di pari importanza capire di quale donna si tratta. Ho speso anni lottando contro Golda Meir, il peggior primo ministro che Israele abbia mai avuto. E in tempi recenti quasi tutte le donne leader di una nazione hanno dato il via a delle guerre: Margaret Thatcher ha iniziato la guerra delle Falkland, Golda Meir ha la responsabilità di quella dello Yom Kippur, Indira Gandhi ha mosso guerra al Pakistan, le attuali presidenti delle Filippine e dello Sri Lanka stanno conducendo guerre interne. Non so quanto Hillary abbia preso parte alle decisioni del marito alla Casa Bianca. La moglie del presidente può essere la più vicina alle sue orecchie - e il marito di una presidente sarà probabilmente il più vicino a quelle di lei. In ogni caso, negli otto anni di Bill Clinton non è accaduto nulla di buono per la pace israelo-palestinese. Nella "squadra della pace" di Bill c'era una quantità di ebrei americani ma non un solo arabo-americano. Clinton è stato totalmente sottomesso alla lobby israeliana, su questo basta dire che il numero dei coloni israeliani nei Territori palestinesi è più che raddoppiato. Israele non ha bisogno di un altro mandato di Billary. Hillary è una politica tradizionale. Se McCain è la continuazione di Bush, Hillary è l'estensione dell'intero sistema politico americano attuale. Ma il mondo ha bisogno di un'altra America. Il nome dell'altra America è Obama. Nome per esteso: Barack Hussein Obama. Il solo fatto che questa persona sia un serio contendente alla presidenza mi restituisce la fede nelle possibilità dell'America. Dopo gli eccessi del senatore McCarthy, ci fu il presidente Kennedy, dopo Bush può esserci Obama. Solo in America. Il grande messaggio di Obama è Obama stesso. Una persona che ha radici in tre continenti (e mezzo: le Hawaii). Una persona la cui educazione abbraccia tutto il mondo. Una persona che può comprendere i punti di vista di America, Africa e Asia. Una persona contemporaneamente bianca e nera. Un nuovo tipo di americano, l'americano del 21esimo secolo. Non sono così naif come sembro, mi sono accorto che nei suoi discorsi c'è più entusiasmo che contenuti, e non sappiamo cosa farà una volta eletto. Il Presidente Obama può deluderci. Ma preferisco correre il rischio con un uomo come questo che sapere in anticipo cosa faranno i due politici di routine contro i quali compete. Non sono granché impressionato dai suoi discorsi elettorali. Io stesso ho fatto quattro campagne elettorali e so che ci sono cose che uno deve dire e cose che non deve. È tutto a responsabilità limitata. Ma a parte i comizi, un fatto è più importante che un milione di parole: Obama si è opposto alla guerra dall'inizio, quando serviva integrità e parecchio coraggio. Hillary ha votato per la guerra e ha cambiato posizione solo quando l'ha cambiata anche l'opinine pubblica. McCain appoggia la guerra persino adesso. E noi in Israele conosciamo la differenza tra opporsi a una guerra nelle prime, decisive ore, e farlo dopo un mese, un anno, cinque anni. E qui un ebreo lancerà la domanda classica: Obama va bene per Israele? Dev'essere chiesto: è buono per Israele? Tutti e tre i candidati si sono prostrati ai piedi dell'Aipac (American Israel public affairs committee, la lobby ebraica negli Stati uniti, ndt). L'ossequienza di tutti e tre nei confronti della leadership israeliana è disgustosa. Tutti e tre mostrano una totale mancanza di integrità. Ma io so che non hanno scelta. È così che vanno le cose negli Stati uniti. Nonostante ciò, Obama è riuscito a tirar fuori una frase coraggiosa. Parlando davanti a una platea prevalentemente ebrea a Cleveland, ha detto: "Esiste una corrente della comunità pro-Israele la quale dice che se non adotti un aperto e indefettibile approccio pro-Likud nei confronti di Israele, allora sei anti-israeliano. Non può essere questa la misura della nostra amicizia con Israele". Io spero che, se sarà eletto, l'americano Barack (benedetto, in arabo) non diventerà una replica dell'israeliano Barak (fulminante, in ebreo). Amicizia significa: se vedi che il tuo amico è ubriaco, non incoraggiarlo a guidare, offriti di portarlo a casa. Io spasimo per un presidente americano che abbia il coraggio e l'onestà di dire ai nostri leader: caro amico, sei ubriaco di potere, stai accelerando su un'autostrada che porta dritto nel baratro. Forse Obama sarà questo amico. Sarebbe una benedizione anche per noi.

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4000 morti inutili, tranne che per Bush (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Secondo il presidente, i soldati Usa caduti dall'inizio della guerra in Iraq, non sono morti per niente. E le vittime irachene, fra 100 mila e 1 milione? Matteo Bosco Bortolaso New York Quei 4.000 soldati non sono morti per niente. Anzi, "hanno gettato le fondamenta per il futuro delle generazioni a venire". Parola del presidente George W. Bush, che ieri ha espresso "tristezza" per la cifra raggiunta dalle cosiddette casualties, che la domenica di Pasqua hanno superato le quattro migliaia. Il giro di boa è servito ai candidati democratici alla Casa Bianca per chiedere, ancora una volta, di ritirare le truppe. Hillary Clinton ha ricordato non solo i morti, ma anche le "decine di migliaia di nostri uomini e donne coraggiose che portano ferite visibili e invisibili". "Come presidente - ha detto l'ex first lady - ho intenzione di onorarli, riportando le nostre truppe a casa". Anche Obama ha reso omaggio alle vittime, sottolineando però che la guerra non sarebbe mai dovuta cominciare e che le truppe devono tornare presto negli Usa. Da Israele, il vice presidente Dick Cheney ha detto che Bush "porta il peso maggiore" dei 4.000 morti, perché "è lui a decidere di impegnare giovani americani, anche se siamo fortunati ad avere un gruppo di uomini e donne, una forza interamente composta di volontari, che indossano volontariamente l'uniforme". Queste parole di Cheney, pronunciate ai microfoni della Abc, hanno fatto arrabbiare diversi commentatori di sinistra. La portavoce della Casa Bianca ha detto che il presidente "prova tristezza per questo momento, ma piange ciascina delle vittime". Bush "ha la responsabilità per le decisioni prese - continua la portavoce - così come la reponsabilità per il successo". Ieri il presidente ha avuto un colloquio in videoconferenza col comandante delle forze Usa in Iraq, il generale David Petraeus, e il suo omologo civile, l'ambasciatore David Crocker, che saranno a Washington l'8 e il 9 aprile per parlare al Congresso. Sarà un momento importante per capire la piega che prenderà la guerra da qui all'ingresso del prossimo presidente alla Casa Bianca, a gennaio 2009. La quota 4.000 è arrivata pochi giorni dopo il quinto anniversario dell'inizio della guerra. La gran parte delle vittime - 3.863 - è morta dopo il famoso annuncio del presidente del maggio 2003: "Le operazioni di combattimento primarie sono terminate". Secondo le ultime cifre pubblicate, i militari Usa morti quest'anno in Iraq sono circa un centinaio, meno rispetto agli anni precedenti, visto che su base annua - se la progressione rimane quella attuale - si sarà al di sotto delle 400 vittime. L'anno più letale è stato il 2007, con 901 morti tra i militari americani. Non era andata molto meglio nel 2004, nel 2005 e nel 2006. Le vittime Usa erano state rispettivamente 849, 846 e 822. È molto elevato il numero dei feriti: ufficialmente appena meno di 30 mila, ma secondo alcune stime circa 100 mila. Molti di loro sarebbero morti nei conflitti precedenti, e devono la vita ai progressi compiuti dalla medicina. Nelle precedenti guerre combattute dagli Stati Uniti, il numero delle vittime era stato decisamente superiore, come anche il coinvolgimento della popolazione, visto che attraverso la leva obbligatoria tutti o quasi avevano un familiare, un conoscente o un vicino di casa a combattere in Vietnam, a cavallo tra gli anni '60 e '70. Nella guerra di Corea, tra il 1950 e il 1953, le vittime Usa sono state 12.300 l'anno in media, in quella del Vietnam (1963-75), una media di 4.850 l'anno. In base ai calcoli di Usa Today, tre quarti dei morti sono bianchi non ispanici. In Vietnam la percentuale era del 86%. A frugare tra i dati del Pentagono, si scopre anche che i cosiddetti improvised explosive device - le bombe artigianali - uccidono sempre di più: fino al 2007 avevano ammazzato il 44% dei caduti, ma ora la percentuale è salita al 55%. L'età media dei caduti è 27 anni: quasi la metà dei morti aveva tra i 22 e i 29. Una generazione di giovani mutiliata anche dalle ferite invisibili di cui parla Clinton. Se i dati sui caduti Usa sono seguiti con attenzione dalla stampa, le cifre sui morti civili iracheni sono incertissime. Sicuramente sono almeno 100 mila, più di venti volte quelle dei soldati a stelle e strisce Ma c'è anche chi parla di un milione.

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<Io, ginecologo mangiapreti mi batto contro la legge 40> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Io, ginecologo mangiapreti mi batto contro la legge 40" Laura Eduati Quando gli inquilini ultracattolici di questa elegante palazzina nel quartiere romano di Prati hanno saputo che al piano terra apriva la clinica privata di Severino Antinori, si sono ribellati. "Come, il dottor Frankestein a casa nostra? Il ginecoloco mangiapreti all'opera sotto i nostri piedi?" Volevano cacciarlo. Antinori, 63 anni e un viso gioviale, presidente della Warm (World association of reproductive medicine), paladino delle vittime della legge 40 sulla fecondazione assistita, non si fa intimidire. E per tutta riposta ha fatto inaugurare il centro Raprui (Ricercatori associati per la riproduzione umana internazionale) dall'ambasciatore di Israele, "paese libero e per nulla talebano sulla ricerca e la fecondazione artificiale". "Venga, venga, le faccio vedere", dice mentre scende le scalette che portano agli ambulatori dove riceve le pazienti. Sul muro di ingresso una serie di fotogrammi ingranditi, il primo è una coppia che sorride, poi l'ovulo, lo spermatozoo, la fecondazione, le prime cellule, il feto. Il bambino. "Chi più di me è per la vita?" gesticola. "Con queste mani ho fatto nascere 15mila bimbi. L'altro giorno allo stadio mi ha abbracciato un ragazzo, che non conoscevo. Poi mi dice: "Mia mamma ha deciso di non abortire dopo aver parlato con lei". Capisce? Chi le ascolta le donne? Lo sa Ferrara che i suoi amici d'Oltretevere e i berlusconiani fanno chiudere i consultori? E' poi ovvio che per una donna in difficoltà economiche o psicologiche poi risulti più facile abortire". Prendiamo un ascensore di vetro da cui si può osservare un murales liberty con facce di neonato immerse in foglie larghe e verdi come cavoli. "E' un modo per dare serenità alle nostre coppie" si inorgoglisce il ginecologo, che al 15% delle pazienti non fa pagare la parcella "per venire incontro a chi ha problemi economici" e ha deciso che all'interno della clinica, dove lavora anche la figlia, nessuno deve guadagnare meno di 1500 euro. Antinori è così, un fiume in piena. Difficile fermarlo per porre delle domande. Ma ci proviamo. La legge 40... La legge 40 è una legge medievale. Per lei, che diventò famoso per aver fatto diventare madre una donna di 63 anni e poi annunciò di voler clonare un essere umano, deve essere una gabbia. Non per me, per milioni di donne. Io, certo, qui non posso fare ricerca, sono un esiliato. E poi mi dipingono sempre come uno scienziato pazzo, quando a livello internazionale ho concluso delle ricerche avanzate e riconosciute. In Italia sono Frankestein. Eppure questi fideisti cattolici sono abortisti, in realtà: vietando la diagnosi pre-impianto costringono una donna ad arrivare al quarto mese e poi abortire se il feto è gravemente malato. Il colpevole si chiama Girolamo Sirchia. Ci spieghi. E' lui ad aver introdotto la linea guida che proibisce la diagnosi pre-impianto, consentita in realtà dalla legge 40, seppure escludendo fini eugenetici. Sirchia ha introdotto una norma che per le coppie è un calvario e per quelli che non hanno mezzi per andare all'estero è un grave problema. Nel marzo del 2004 la legge passò con l'apporto della Margherita di Rutelli che mai fu un camaleonte come quel giorno: da radicale a predicale! Rutelli ha assunto la posizione della Binetti e della Maria Burani Procaccini di Forza Italia, che per fortuna non è stata inserita nelle liste per le prossime elezioni. E posso capirlo: a lei, la fustigatrice con lo sguardo arcigno che ha proibito la fecondazione assistita in accordo con i papisti, sono arrivate 9mila lettere di protesta. La sinistra non ha fatto nulla, solo chiacchiere. Ora che Margherita e teo-dem sono confluiti nel Partito Democratico, perlomeno si dichiarano per quello che sono. Dicono di avere dei valori, ma quello che fanno è limitare la libertà procreativa, cioè vanno contro la Costituzione. Il Tar del Lazio poche settimane fa le ha dato ragione: la linea guida di Sirchia è in contrasto con la legge 40 ed è probabilmente incostituzionale. Ora la fecondazione assistita è più libera? Da un anno la ministra Livia Turco doveva modificare la legge e non l'ha fatto. Ora vorrei vedere se avrà il coraggio di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato. Il termine è il 12 aprile, speriamo non lo faccia. Dirò di più: ancora oggi avrebbe il tempo di eliminare quella linea guida ed eliminare l'obbligo dei tre embrioni da impiantare nell'utero anche se su questo punto il Tar ha rimandato al parere del tribunale costituzionale. La Turco, intanto, ha soltanto chiesto il parere del Consiglio superiore di Sanità dove ci sono più talebani che esperti. Dopo questa sentenza si può fare la diagnosi pre-impianto? Bisognerà vedere se i giudici decideranno di abolire la legge. E comunque certo, adesso si può scegliere, la sentenza è attuativa. Ma di queste cose i media non vogliono parlare. E peggio ancora il Partito Democratico... Insomma, zero in condotta al Partito Democratico. Ma che cos'è il Pd? Un pot-pourri dove c'è tutto e il contrario di tutto! Veltroni è il buonista che piace a tutti ma ha rinnegato tutti e tutto, ha inventato un partito specchietto delle allodole per i progressisti ma che poi è infarcito di Binetti e fondamentalisti cattolici. E sulla legge 40 il Pd non dice nulla, e questo significa che sui diritti civili lascia perdere. Ho capito: è un grande imbroglio. Il Pd sembra copiare il centrodestra ma in maniera peggiorativa perché lo fa subdolamente. E' ovvio che la legge 40 va completamente rivista. E lasciamo perdere il referendum: una maggioranza di italiani non può decidere l'abolizione dei diritti di una minoranza. Se fosse libero di rifare una legge, metterebbe dei paletti? Un'altra mistificazione che hanno fatto. Nel 1988 mille carabinieri andarono a spogliare 2000 donne perché sospettavano chissà quali blasfemie facessi sui loro corpi, spinti dal Vaticano. Per l'Avvenire sono diventato Frankestein, ho fatto sette querele e ne ho vinte quattro, quei soldi li devolverò alla ricerca. Io faccio ricerca sul corpo delle donne per stabilire se ad una certa età, anche dopo la menopausa, possono avere figli. Ma soltanto quelle con l'utero buono e il sistema cardiovascolare perfetto. Voglio dire, c'è gente in menopausa che a 43 anni non potrebbe fare figli, una a 63 anni sì.La British Fertility Society mi ha premiato per questi studi perché ho delineato le condizioni delle donne adatte a rimanere incinta anche dopo la menopausa. Grazie a queste mie pubblicazioni in America decine di migliaia di donne dai 50 ai 60 anni sono diventate madri. Eppure qui vengo dipinto come l'Anticristo. Sono furbi, manipolatori. E poi guardi ad esempio la donna dei valori... Chi? La Santanché, che si presenta come la donna dei valori. La donna che ha fatto della politica un surrogato sessuale. Come? Lo scriva, per lei la politica è un surrogato sessuale. La donna dei valori, dice, perché ha fatto la legge sulla fecondazione. E anche Casini se ne vanta, dovrebbero essere cacciati dal Parlamento per aver tolto i diritti alle donne. E la sinistra? Voglio capire se c'è qualcuno che vuole modificare la legge, non si può stare così. A molte coppie devo consigliare di andare all'estero perché hanno bisogno dell'eterologa, qui vietata. Ma è una grande ferita aperta, c'è molta sofferenza. Ci vuole una rivoluzione. Quando qualcuno vuole un figlio e non può perché la legge lo vieta, si arrabbia e non capisce. E poi l'80% dei miei pazienti si dichiara cattolico, a volte è stato il sacerdote a consigliarli di venire da me. Qual è l'atto più nobile di dare un bimbo ad una coppia? Eppure continuano a infangarmi. Ho fatto oltre 90 pubblicazioni, 200 congressi, ho lavorato nel pubblico fino alla pensione. Eppure il Corriere della Sera ha scritto che non sono nemmeno laureato. Lei dà la colpa ai politici e al Vaticano. Parliamo di quei medici obiettori di coscienza, la maggior parte dei ginecologi, che addirittura non prescrivono gli esami specialisti per la fecondazione assistita. Non si può obiettare sui farmaci. Ho già parlato con il presidente dell'Ordine dei medici, quei medici andranno sospesi. La 194 va applicata in tutti i suoi punti. In Lazio i consultori sono stati aboliti. Molte donne che vengono qui dopo un aborto mi dicono che si sono pentite perché nessuno ha saputo consigliarle. E' un aspetto sociale, molte interrompono la gravidanza per motivi economici. In Russia un certo Vladimir Putin ha voluto dare 4mila euro l'anno per 10 anni alle donne che decidono di avere un bimbo. E qui? E sulla Ru486, la pillola abortiva? La stupirò, ma non sono affatto d'accordo sul suo utilizzo. Provoca grosse emorragie e poi spesso bisogna intervenire col raschiamento perché lascia residui intrauterini e dà problemi alla fertilità. E' una pillola molto dannosa. Sulla pillola del giorno dopo, invece, sono favorevolissimo. Per la maggior parte dei ginecologi e delle donne la Ru486 è una manna dal cielo! E' appoggiata perché c'è una grossa multinazionale che la produce. Tra un aborto chirurgico che dura 3 minuti a rischio zero e una procedura che richiede 3 giorni, se fossi donna sceglierei il primo. Ma guardiamo ai motivi sociali veri, non facciamo ideologie. Andiamo a vedere la situazione concreta delle donne. Naturalmente le devo chiedere la sua opinione su Ferrara. Lui dice che vorrebbe che le donne scegliessero sempre la vita. Pensa ci sia l'ossessione per il figlio perfetto? L'altro giorno allo stadio mi ha abbracciato un ragazzo che non conoscevo. Mi disse: "Mia madre ha deciso di non abortire grazie a lei". Allora mi sono ricordato di una donna che aveva grossi dubbi, era venuta a parlarmi e le ho praticamente fatto da psicologo. Ma chi le ascolta queste donne? Le ascolta Ferrara? Mi deve dire, Ferrara, perché i suoi amici politici di centrodestra e quelli di Oltretevere chiudono i consultori. Li chiami! Vada da quelli che favoriscono la chiusura dei consultori, visto che molte donne decidono di abortire e poi si pentono. Io questa gente incoerente come Rutelli e Ferrara, non l'ho mai apprezzata. In 37 anni ho fatto nascere con queste mani 15mila persone, un milione con le mie tecniche fecondative. Nel mondo mi apprezzano molto di più. Invece di fare la lista "Aborto no grazie", apriamo 10-15 consultori. Questo l'ho detto anche a Marrazzo. Per fortuna l'altro giorno Franco Giordano ha detto che la legge 40 è una legge medievale. E con la Warm ho chiesto all'Onu una condanna dell'Italia per aver violato il diritto alla procreazione spingendo migliaia di coppie all'estero. E Veltroni sarà colpevole se non parlerà di una legge infame che fa soffrire la gente. We can, anch'io parlo inglese. Si occupi di chi non ha mezzi. 25/03/2008.

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Al Qaida, altro messaggio di Al Zawahiri: <Musulmani, attaccate Usa e Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al Qaida, altro messaggio di Al Zawahiri: "Musulmani, attaccate Usa e Israele" Un appello a tutti i musulmani affinchè lancino attacchi contro obiettivi ebraici e statunitensi è stato lanciato ieri via internet da Ayman al Zawahiri: "Musulmani, oggi è il vostro giorno" esclama l'integralista egiziano Al Zawahri. "Colpite dunque gli interessi degli ebrei, degli americani e di quanti hanno partecipato alle aggressioni di musulmani. Studiate gli obiettivi, raccogliete soldi, preparate l'equipaggiamento, progettate con precisione e infine, con l'aiuto del Signore, andate all'assalto, verso il martirio e il paradiso". Ma al ministero della difesa di Tel Aviv - che mantiene in questi giorni un elevato stato di allerta - l'attenzione maggiore non è rivolta al terrorismo sunnita quanto a quello sciita, nel giorno in cui il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah ha sostenuto che l'eliminazione definitiva dello Stato ebraico non è più una chimera per il mondo islamico. Nel nord c'è lo stato di allerta, mentre severe misure di difesa sono state imposte nelle rappresentanze israeliane all'estero. 25/03/2008.

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<Magdi Allam? La fede è interiore, non ha bisogno di outing> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Magdi Allam? La fede è interiore, non ha bisogno di outing" Tonino Bucci Le conversioni, di norma, sono un fatto interiore. Scattano nel profondo dell'animo. I credenti portano la propria fede nel cuore e, semmai, la testimoniano nei comportamenti. Ma di questi tempi, no. Anche le religioni sono moneta sonante sul mercato della politica. Magdi Allam, editorialista e vicedirettore di uno dei maggiori quotidiani italiani, il Corriere della Sera , ha fatto della propria conversione un evento pubblico. "Magari anche autentica, questo non sta a noi stabilirlo. Ma tutto questo bisogno di comunicazione mediatica fa sorgere il sospetto di una strumentalizzazione della religione". Lo dice Moni Ovadia, attore e autore teatrale, musicista, un intellettuale orgoglioso della propria identità ebraica senza per questo sentirsi obbligato ad abbracciare una religione. Ma anche uno studioso appassionato dei testi sacri. Questa conversione è uno spettacolo? Ognuno fa quel che vuole. Però penso che la conversione abbia a che fare con la spiritualità e con l'interiorità. Non c'è bisogno di outing così eclatanti. Si può andare a convertirsi anche di fronte a un parroco di campagna. Perché proprio davanti al Papa? Per carità, non entro nel merito dei sentimenti di Magdi Allam. La risonanza che la sua conversione ha avuto sulla stampa dopo essere stata annunciata urbi et orbi non può essere separata dal suo ruolo di influente opinionista. Ripeto: non voglio fare il tribunale delle coscienze - Dio ce ne scampi e liberi - ma penso che l'interiorità di fede nasca dal di dentro. Se la conversione è autentica o meno non sta a noi dirlo, ma quando è pubblicizzata in modo così ridondante allora è chiaro l'intento di usare la religione per fini politici. E' casuale che questa mossa politica avvenga sotto il pontificato di Benedetto XVI? Questo Papa ha richiamato in vigore il principio nulla salus extra ecclesiam. I pontefici precedenti lo avevano relegato in secondo piano scegliendo la via dell'ecumenismo e del dialogo. Ratzinger è tornato, invece, all'idea della primazia del cattolicesimo sulle altre religioni. Ma del resto si era espresso per questa linea già quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. La religione cattolica ha il monopolio della verità e quindi è superiore alle altre. Questa è l'idea che trapela dal pontificato di Ratzinger. Ora torna a circolare anche la formula del Venerdì Santo del messale pre-conciliare, la preghiera per la conversione degli ebrei. Altro segnale preoccupante? Anche se non è la versione dei tempi più bui la trovo offensiva. Io, ad esempio, ho interesse per la figura di Cristo, nonostante io sia un ebreo che sposa alcuna religione. Però se qualcuno mi invita a illuminarmi e a convertirmi alla vera fede rispondo no grazie, sto benissimo così. La figura di Gesù è stata interpretata in tanti modi nella tradizione cattolica... Ecco, appunto. Dovremmo metterci anche d'accordo di quale Gesù parliamo. Di quello dei valdesi? O di quello dei lefebvriani? Dipende dall'interpretazione del divino, dalle posizioni. Con alcuni cattolici mi trovo benissimo, meglio che con gli atei devoti che sono una caricatura all'italiana. Neanche Borges avrebbe fatto di meglio nel suo bestiario. Anche gli atei devoti sono un caso di uso strumentale della religione per obiettivi chiaramente politici, o no? Quasi non vale la pena parlarne. Prendiamo questa storia della moratoria sull'aborto. Se fosse una proposta vera, mossa da convincimenti autentici, allora dovrebbe essere accompagnata, da parte di chi la propone, dalla richiesta di una forte campagna mondiale sui metodi anticoncezionali. Se siamo contro l'aborto, l'unica via da battere è l'uso dei contraccettivi. Così invece non è. E allora dichiararsi a favore della vita mi sembra un'ipocrisia. Sono talmente annoiato da questa storia che non leggo più articoli su questa storia. Altri, e più gravi, mi sembrano i problemi del pianeta: la corsa al riarmo, l'aumento delle spese militari, l'inquinamento, lo sfruttamento, la miseria. Il mondo cambia in fretta e la politica è in stato confusionale. Ma si può dialogare con questa Chiesa come invitano a fare gran parte della classe politica? Si può parlare con chi mira a convertirti? No. Ci sono delle precondizioni per dialogare. Ho collaborato a quattro puntate di Uomini e profeti , un programma radiofonico di Gabriella Caramore. Una trasmissione di grande spessore. Difendere Dio dai credenti, questo era il tema. Sono intervenuti anche Paolo Flores d'Arcais e Bruno Forte, arcivescovo di Chieti. Dobbiamo diventare consapevoli che noi esseri umani non siamo depositari della verità, ma abbiamo sempre punti di vista parziali. Nel momento in cui qualcuno si dichiara portatore della verità allora cadono le condizioni del dialogo. E non ci può essere democrazia. Questo la sinistra lo sa bene, l'ha imparato nella sua storia. Quando la dialettica marxista è stata sostituita da una verità chiesastica, lì è iniziata la débacle. I guai sono cominciati con l'imbalsamazione di Lenin. Non può esserci politica senza dialettica. E questo implica la pari dignità degli esseri umani, di quelli credenti come di quelli non credenti, per tornare al nostro argomento. Quando qualcuno ritiene di essere portatore della verità e considera gli altri come individui che vivono nell'errore o che sono in ritardo nel cammino verso la verità, non dialoga. Fa un monologo. E' scritto nell'Antico Testamento, nel Levitico , "considera il prossimo tuo come te stesso". L'altro è come te, ha la stessa dignità. Questa è la democrazia. Il filosofo Levinas ne ha fatto un perno della propria intepretazione. Noi siamo solo una parte della verità. Oggi la voglia di affermare con l'imposizione il trascendente nella politica è un errore. E' ovvio che un politico cristiano sia ispirato dalla sua religione ma se teorizza che i suoi valori debbano valere per tutti, allora si tratta di un'ingiunzione. Oscar Luigi Scalfaro è un cattolico a prova di ferro, eppure è stato un costituente, un politico con un senso di laicità e di rispetto per la Costituzione che ha pochi eguali oggi. Ma davvero si pensa che i cattolici in Italia sono perseguitati? I governi messicani volevano imporre matrimoni civili anche ai cattolici, quelli sì potevano essere accusati di "laicismo". Ma io, oggi, in Italia, non vedo nessuna imposizione di ateismo. C'è "laicismo" quando si vieta ai credenti di frequentare i luoghi di culto o di parlare di religione. Ma se non c'è giorno che i tg non riferiscano delle frasi del Papa? Si parla molto di trascendente eppure pochi sono davvero a conoscenza dei dogmi religiosi. Il furore identitario della Chiesa non sarà una reazione difensiva di fronte a una società che minaccia d'allontanarsi dal suo controllo? Sono convinto che questa linea è dettata dalla disperazione. Un credente convinto non ha il bisogno di rivendicare la propria fede. Se dopo duemila anni di evangelizzazione il cattolicesimo ha paura dell'islam vuol dire che qualcosa non funziona. Io sono ebreo e anche se l'ebraismo per me non è una religione, la mia identità ebraica si è rafforzata, è frutto di una ricerca. Ma non ho bisogno di manifestarla in scelte integraliste. Non si possono costruire fortezze intorno alla fede. Dico una boutade: facciamo una moratoria sulle religioni e interessiamoci solo dell'essere umano. Dell'uomo che soffre.Martin Buber nei Racconti chassidici parla del buon ateismo, quello che presta attenzione all'altro bisognoso d'aiuto e si fa carico d'aiutarlo con le sue sole forze senza appellarsi alla misericordia dell'Onnipotente. Dio diventa un'alibi, uno schermo dietro cui nascondersi per non aiutare gli altri. O, peggio, per giustificare in suo nome il male che facciamo loro. Ma tutta questa ostentazione sui media non finisce per uccidere la vera religiosità? La voce del divino è nel silenzio. Oggi invece tutto è mediatico. C'è un rumore di fondo che annulla il senso delle parole. Si dice tutto e il contrario di tutto. Siamo tutti cristiani e vogliamo cacciare i migranti dall'Italia. Le parole hanno un significato, chiamano a una responsabilità. Gesù accoglieva i peccatori. E nella Bibbia Dio dice "davanti a me siete tutti stranieri". Se Gesù dovesse nascere di nuovo nascerebbe in un campo nomadi. Tutti sono democratici, ma dimenticano che la democrazia è incompatibile con la povertà. E l'accusa di antisemitismo? E' talmente inflazionata che fra poco sarà più pesante l'epiteto "sciocchino". Io stesso sono stato accusato di essere antisemita per aver criticato la politica del governo israeliano. Ci vuole sobrietà. Magdi Allam faccia quel che vuole. Ma noi qualche dubbio sulla storia dell'occidente ce l'abbiamo. 25/03/2008.

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La stampa araba su Allam: perché il papa ha dato tanto risalto a questa conversione? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La radice del male insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale" come causa della sua conversione è stata un'espressione non troppo gradita ai media e all'opinione del mondo musulmano. Ed è così che il Papa e Magdi Allam sono finiti sulle prime pagine dei Paesi arabi. Aref Ali Nayed, direttore del Centro Islamico di Studi Strategici di Amman giudica "provocatoria" l'intera operazione, che "suscita interrogativi molto seri sulle intenzioni e i piani di alcuni dei consiglieri del Papa sull'Islam". Una tesi sostenuta ad Al Arabiya anche dal vice presidente della Comunità religiosa islamica Yahya Pallavicini: "Quello che mi stupisce è l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla conversione". Al Quds al Arabi, quotidiano arabo internazionale edito a Londra ha titolato in prima pagina: "Il Papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". L'edizione on-line di ash-Sharq al-Awsat ospita una pagina di commenti di lettori infuriati, tra i quali si legge che "l'acqua versata sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello scontro di civiltà". Mentre l'altra grande televisione satellitare araba Al Jazeera non ha citato per il momento la notizia, al Cairo il quotidiano "Al Masri El Yom" scrive del coinvolgimento di Allam nei servizi segreti italiani: "Non avete bisogno di imparare l'italiano per sapere cosa scrive sul "Corriere della Sera", vi basti sapere che nel 2007 ha pubblicato un libro intitolato "Viva Israele"". Tra l'altro, secondo il quotidiano, Allam "fino al 2004 frequentava la moschea e allo stesso tempo ingiuriava e offendeva gli arabi e i musulmani. Un giorno, dopo le preghiere del venerdì, informò le autorità italiane che l'imam aveva incitato i fedeli ad aggredire gli italiani". 25/03/2008.

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L'Iraq, i mass media e la manipolazione delle coscienze (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Se si continua a ignorare quello che accade nei paesi arabi, se si continua con le bombe a umiliare questa gente, con l'embargo, a sottometterla, se si continua a non voler capire il loro pensiero, le loro tradizioni e volergli imporre a tutti i costi un sistema culturale a loro, se si continua ad avere un dominio economico su alcuni di questi paesi perché c'hanno più di un secolo di petrolio, mettendo insieme i vari fattori sociologici, economici, culturali, religiosi ebbene io dico che andiamo verso il disastro perché un giorno ci sarà il confronto, è inevitabile, al di là del problema Palestina". Domani alle 21.30 a SIENA, nella Sala Lia Lapini, via Aretina 32 (Porta Pispini), Testimoni del tempo, "Iraq, mass media e manipolazione delle coscienze", incontro con Padre Benjamin, che ha vissuto per molti anni nei Paesi arabi, dedicando quasi 10 anni a denunciare la vita degli iracheni sotto embargo e le conseguenze dell'uranio impoverito. Denigrato e calunniato come pochi sino a vedersi messo alla gogna mediatica da Vespa. Con documenti e filmati inediti: un modo diretto per verificare la correttezza dei media non tanto e non solo nei suoi confronti, quanto in quelli della realtà storica. 25/03/2008.

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Roma L'incontro Italia-Cuba: un matrimonio musicale esotico , alle 17 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Roma L'incontro Italia-Cuba: un matrimonio musicale esotico , alle 17.30 all'Auditorium Discoteca di Stato, via Michelangelo Caetani 32; intervengono Claudio Marucci, musicologo; Massimo Pistacchi, direttore Discoteca di Stato; Patrizia Petriaggi, Anaic - Circolo di Roma. Info: info@italiacuba.net. Alla Casa del Jazz, viale di Porta Ardeatina 55, nell'ambito del ciclo di incontri con i fondatori delle etichette storiche di jazz, alle 19 alla sala concerti, Italian Jazz Labels a cura di Franco Fayenz e Luigi Onori; interviene Sergio Veschi, Red Records; ospite al pianoforte Markelian Kapedani. Ingresso libero. Cinema Usa tra artificio e riscatto, al Grauco, via Perugia 34: alle 19 il film Alpha dog di Nick Cassavetes, tratto da un fatto di cronaca; a seguire, alle 21, proiezione del film La ricerca della felicità di Gabriele Muccino, anche questo tratto da una storia vera. Concerto con Enrico Pieranunzi e Rosario Giuliani Quartet all'Alexanderplatz Jazz Club. Al Teatro Betti, viale delle Mura Aurelie 19, da oggi fino al 30 marzo, lo spettacolo Tanto faccio da sola atto unico tra le scatole di Elvira , prodotto da Danzarte e Kraffen teatro, con Cristina Colonnetti, Giulia Vannozzi, Silvia Cippitelli, regia di Giuliano Capozzi, testi di Cristina Colonnetti e Giuliano Capozzi; musiche di Enzo Perna. Info e prenotazioni: 3494756451. Dal martedì al sabato alle 21.30, domenica alle 18; biglietto 10 euro, ridotto 8. Midnite Sun in concerto a Stazione Birra: ingresso 10 euro. All'Abarico Teatro, via dei Sabelli 116, da oggi fino al 30 marzo, alle 21, lo spettacolo Pour l'amour de Roxane. Un amore a tre? No: nella ricostruzione analitica del famoso testo di Rostand, che qui è preso come pre-testo dalla Hansen, Cyrano e Christian sono la stessa persona: un giovane, come tanti giovani senza tempo, incapace di esporsi alla possibilità di essere amato per paura del rifiuto. Con Alberto Ferraro nel ruolo di Cyrano e Antonella Salvatore nel ruolo di Roxane e un attore francese, Romano Garnier nel ruolo di Christian. La regia è di Mariagiovanna Rosati Hansen. Info: 06 44340560 oppure abarico@gmail.com. Racconti di guarigione. Testimonianze ed esperienze di vita di bambini guariti. Presentazione del libro La guarigione tra scienza e sentimenti di Anna Clerico e Manuel Castello, alle 17 all'Upter, Palazzo Englefield, via Quattro Novembre 157. Il libro raccoglie le testimonianze dei bambini che hanno vissuto l'esperienza durissima del tumore e sono stati curati, in quarant'anni di attività, nel reparto di Oncologia Pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma. I bambini guariti, oggi giovani e adulti, e le loro famiglie narrano la difficile prova della malattia e il suo superamento. Intervengono assieme agli autori (rispettivamente professore associato di Pediatria e direttore dell'istituto di Clinica Pediatrica entrambi all'università La Sapienza), Luigi Canali, presidente Commissione Sanità Regione Lazio; Franco Alvaro, garante per l'Infanzia e Adolescenza Regione Lazio; Nicola Zingaretti, Antonella Cantaro, Maria Coscia, Bruno Manzi. Fino a lunedì 31, tutti i giorni tranne la domenica, al Centro Culturale (biblioteca) Borghesiana, in largo Monreale, le mostre di Emergency Prima le donne e ibambini , La guerra com'è e Apriamo alla pace , realizzata dai volontari del Gruppo fotografico di Emergency "Miran Hrovatin". Banda Rustica in concerto al BeBop Jazz Club. E.T. Expo Teatro. Vetrina di drammaturgia contemporanea e nuovi linguaggi scenici. Alla Cometa Off, via Luca della Robbia 47, da stasera fino al 30 marzo, Uno studio di Minnie la candida di Massimo Bontempelli, con Gaia Saitta, Giandomenico Cupaiuolo, Roberto Manzi, elementi scenografici Giacomo Pecchia, musiche ed elementi sonori Giacomo Vezzani, per la regia di Andrea Baracco. Minnie la candida è un testo di plastica. Tutto nasce da un gioco, stupido e goliardico: Minnie è al bar col fidanzato ed un amico di questi. Così, come se si ordinasse un cappuccino, uno dei due dice a Minnie che i pesci che lei sta osservando dentro un acquario, in realtà non sono veri e propri pesci ma soltanto una perfetta riproduzione dei medesimi, che l'acqua non è acqua, che le alghe non sono alghe, che la realtà non è quella che crediamo di percepire, che la natura non è natura ma solo una perfetta citazione di essa, tanto perfetta e iperrealistica da sembrare-essere più vera del vero. Da quel gioco beffardo Minnie inizia a mettere in dubbio la sostanza e la luce delle cose e ha paura. Minnie è spaventata e decide di non parlare più: chi dice, infatti, che le parole dette siano vere. È un testo di plastica perché, come quelle bambole che riproducono alla perfezione i profili, i rossori, i vagiti di un bambino, pone il lettore e/o lo spettatore di fronte ad un universo in cui la soglia tra finzione e realtà, tra verità e inganno, è talmente sfumata da confondere un luogo con l'altro. Così lo spettatore si trova nella posizione del bambino che sa bene che quei pupazzi sono di plastica ma lui, il bambino, attraverso il suo immaginario furioso, gli dona vita. E tu che osservi il bambino giocare sai bene che lì, nel luogo del gioco, c'è la vita, che quella è la sua vita e che quindi non può che essere vera. E tu che osservi Minnie dubitare, sai bene che c'è della plastica intorno a lei e che non si tratta affatto di un gioco stupido e goliardico, perché è proprio quella plastica ad essere vera. Da oggi al 30 marzo (la domenica alle 18) al Teatro Petrolini, Sala Fabrizi, via Rubattino 5, la Compagnia Teatrale Anticamera del vento presenta La signorina Papillon di Stefano Benni, per la regia di Gabriele Carbotti, con Gabriele Carbotti, Francesca Del Vicario, Ilaria Fioravanti, Antonio Grosso (e con la voce fuori campo di Dimitri Tamarov). Info: 065757488. Carrara (Ms) Concerto di Giovanni Allevi alle 21.30 al Teatro degli Animosi. Bologna Per Nessun dogma, i martedì della cultura laica, alle 21 nella Sala "Silentium", vicolo Bolognetti 2, quarto e ultimo incontro sul tema Demonologia: superstizione, esorcismi e pensiero magico , con Salvatore Limongi, docente di Filosofia all'università di Bologna. Ingresso libero. Lettura teatrale alla stazione centrale , alle 21 sotto il segno della solidarietà, nella sala d'attesa Torquato Secci, promossa dall'Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto 1980: Francesco Lanza leggerà il testo di Giuliano Bugani "Marzabotto, 2 agosto1980". Domani alle 12 nella Sala Savonuzzi del Comune, conferenza stampa di presentazione del Bologna Pride 2008, la manifestazione nazionale del movimento LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali Trans) che quest'anno, dopo 13 anni, si svolge a Bologna sabato 28 giugno; intervengono Marcella Di Folco, presidente Comitato Bologna Pride e del Mit; Emiliano Zaino, presidente Cassero; Elisa Manici, presidente Arcilesbica Bologna; Sergio Lo Giudice, presidente della Commissione Lgbt; Lorenzo "Q" Griffi , ideatore della campagna grafica del Bologna Pride 2008; i rappresentanti del direttivo del Comitato organizzatore del Bologna Pride e i referenti istituzionali che hanno patrocinato gli eventi culturali che da maggio a giugno avranno luogo a Bologna in attesa del 28 giugno. Info: 340.6446013. Modena Alle 11.30 nella sala consiliare, in piazza Grande, conferenza stampa di presentazione di Book Modena , manifestazione che si svolgerà sabato 29 e domenica 30 di marzo nell'ambito della prestigiosa cornice del Foro Boario, esposizione della piccola e media editoria, con Mario Lugli, vice sindaco e assessore comunale alla Cultura; Francesco Zarzana, presidente Progettarte; Alice Padovani, associazione Amigdala. Cesena The Cesarians in concerto a Officina 49. Bolzano Omaggio a Luis Sepulveda . Il grande scrittore cileno è ospite del Centro per la Pace del Comune di Bolzano per un omaggio alla vita e all'opera letteraria di uno dei romanzieri più amati, autore di opere famose come "La gabbianella e il gatto", "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore", "Il mondo alla fine del mondo". Per raccontare Sepulveda sono previste una proiezione di un documentario, una mostra, un incontro pubblico e un concerto con Cisco . Domani alle 20.30 nella sala di Rappresentanza del Comune, proiezione del documentario di Sepulveda sulla Patagonia intitolato Corazon verde , premiato a Venezia nel 2003. Giovedì alle 11 nella sede della Libera Università, piazza Sernesi, inaugurazione della mostra Luce, ombra, rispetto del fotografo argentino Daniel Mordzinski, che racconta Sepulveda attraverso i viaggi. Alle 18 nell'aula magna dell'Università incontro con una intervista che Rodrigo Rivas, economista fa a Sepulveda sul tema che fa da sfondo all'evento, ovvero "Il potere dei sogni". Ingresso gratuito; info: 04671-402382. Trento Alle 19.45 all'Auditorium della Fondazione della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, via Calepino 1, Lo sviluppo dell'agricoltura : l'Associazione Tahuantinsuyu propone un ciclo di incontri per mettere a confronto esperienze dal Trentino e dalla realtà Andina sui temi del risparmio e credito, dell'agricoltura, artigianato e turismo. Lo scopo principale è di far riflettere i partecipanti su somiglianze e differenze per migliorare i rapporti di collaborazione. Intervengono Walter Eccli e Fabrizio Scartezzini dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige e del Progetto "Lauree Agrarie Brevi". Modera Victor Campero. Info: 0461.981043. Cognola (Tn) L'iniziativa Auschwitz fra storia e memoria , alle 20.30 nella Sala polivalente: proiezione di un breve filmato d'epoca; a seguire, intervento di Maria Luisa Crosina, docente che commenterà alcuni brani del libro "Le storie ritrovate" e "La mia testimonianza" di Leo Zelikowski. Inoltre, proiezione del reportage fotografico effettuato nel corso del viaggio in Polonia nel 2007 dal Gruppo Alpini Cognola in occasione della visita al campo di concentramento di Auschwitz I e II (Birkenau). Conduce Vincenzo Calì, docente. Info: 0461-984744. Rovereto (Tn) Domani alle 18 alla biblioteca Civica Tartarotti, Caso Israele: tra informazione e controinformazione . Alla presenza di Cecilia Impera discepola di don Dossetti e missionaria per molti in anni in Palestina, lo scrittore di origine trentina Gianluca Solera presenta il suo libro Tra Muri, lacrime e za'tar: storie di vita e voci dalla Palestina . Introduce Marialuisa Mora; interviene Corona Perer, giornalista e direttore del giornale on-line "Sentire". Organizza l'associazione Il Furore dei Libri. Milano Flashback d'autore. Rassegna cinematografica. Alle 21 al circolo Arci Lato B, piazza XXIV Maggio, Bastioni Lato Darsena, proiezione del film Le vite degli altri di Florian Henckel Von Donnersmarck, un emozionante e splendido racconto della vita nella Germania dell'Est degli anni '80 sovietici, una storia politica e sentimentale dal ritmo semplice e incalzante; ingresso gratuito. Domani alle 18.30 all'Istituto dei ciechi di Milano, via Vivaio 7, presentazione del libro Pretacci di Candido Cannavò; assieme all'autore intervengono Rodolfo Masto e Lucia Bellaspiga. Da alcuni anni Candido Cannavò si dedica all'esplorazione di importanti realtà sociali, regalandoci viaggi all'interno di mondi variegati e sfaccettati, come quello delle carceri e dei disabili. Oggi Cannavò dipinge la realtà dei preti da marciapiede, quegli uomini coraggiosi e per molti versi ribelli che hanno scelto di compiere la loro missione sulla strada, tra prostitute, immigrati, tossicodipendenti, o in carcere, in difesa del rispetto per l'individuo e della libertà. Dal milanese don Rigoldi al genovese don Gallo (meglio conosciuto come "il prete no global") ai cappellani di San Vittore e del carcere di Opera: sedici ritratti indimenticabili, sedici personalità controverse che la straordinaria franchezza della prosa di Cannavò ci restituisce in tutta la loro umanità. Genova La mostra ideata da Vauro Senesi Adotta un disegno continua il suo percorso con l'esposizione fino all'11 maggio nel Sottoporticato di Palazzo Ducale, piazza Matteotti. La mostra è aperta tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 9 alle 19, con ingresso gratuito. Presso la biglietteria nell'atrio di Palazzo Ducale si possono acquistare il cd "Canzoni per Loro" e il catalogo della mostra. I proventi della vendita del cd e il 35 per cento di quelli del catalogo saranno devoluti a Emergency. Le scuole possono prenotare una visita guidata rivolgendosi al gruppo Emergency: tel. 0103624485 oppure scrivere all'indirizzo emergencygenova@libero.it. Torino A Caffè del progresso, Natural Mystic Live , alle 22 con ingresso libero. 25/03/2008.

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Spicchi di Palestina raccontati tra Foucault e la libertà femminile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il reportage politico e filosofico di Giusi Ambrosio Spicchi di Palestina raccontati tra Foucault e la libertà femminile Pasquale Voza Si potrebbe dire, con le parole della prefazione di Ali Rashid, che le storie che Giusi Ambrosio delinea nel suo splendido libro ( Spicchi di Palestina , Edizioni Punto Rosso, Milano 2007) sono "luoghi di testimonianza che raccontano l'inenarrabile". L'inenarrabile è "la ferita sempre aperta della Palestina", la quale rappresenta senza dubbio "il cuore delle altre crisi internazionali" che segnano drammaticamente il mondo, delle altre guerre e delle altre missioni militari che l'Occidente, con gli Usa in testa, conduce dopo l'11 settembre, in Iraq, in Afghanistan, ecc. Ma qual è la spinta fondativa, segreta, autobiografica, per così dire, che sta alla base della scrittura di Ambrosio? Lo dice l'autrice stessa nella premessa: uscire dalla paralisi emotiva (male sempre in agguato, soprattutto in tempi, come questi, di acuta e pervasiva derealizzazione), in certo senso uscire da sé, mettendo a nudo il proprio essere nella solitudine, un essere tuttavia, proprio in questo modo, capace di riconoscersi nella sua povertà. Insomma, la "nuda vita" della autrice viene messa all'opera nella scrittura, nel momento in cui questa nuda vita entra nel tessuto lacerato e frantumato di una realtà (Palestina, Gerusalemme) inaudita e, appunto, inenarrabile. Giustamente Giusi Ambrosio fa osservare che di fronte ad una realtà frantumata non è praticabile un ordine del discorso che scelga un solo filo conduttore: e perciò ella si figura quasi un circolo ermeneutico ideale, una didattica ideale, in cui, insegnante irriducibile, insegnante fino in fondo, affronta un ventaglio di discipline: Palestina, come programma di fondo, e poi poesia e politica, geografia e storia. Così, allora, la scrittura si fa voce e ascolto del corpo-mente, in una valenza radicale e antropologica. Ma non si tratta tout court dell'eterno ritorno dell'uguale, nella particolare declinazione datane da Nietzsche alla vigilia del Novecento: giacché quell'eterno ritorno dell'uguale può assumere un senso altro nella vita e nel pensiero di una donna. Sono mille i colori, le voci, le tappe, gli stordimenti di questo viaggio di Ambrosio, di questo suo bellissimo reportage filosofico, letterario e politico. Voglio trascegliere, fra i tanti, un momento, un episodio: la visita alla moschea più moderna della Giordania, costruita durante il regno di Re Hussein. Il capitolo s'intitola "Vacanza in Giordania". L'autrice sperimenta il senso dell'obbligo ad assumere un abito: contro la sua piena volontà, ma insieme con una complice incapacità di opporre un rifiuto, la nuda vita dell'autrice viene rivestita di un "mantello nero con ampio cappuccio". Eccola, allora, all'opera la nuda vita: per usare il linguaggio della biopolitica (da Foucault ad Agamben), quella nuda vita, nella sua inseparabilità di corpo biologico e di corpo politico, nella sua indecifrabile sacertà (non sacralità), rivela la sua eccedenza rispetto all'ordine dato di quel potere, di quel biopotere: "Resistenza sorda che nella tensione mi faceva contrarre tutti i muscoli, anche quelli sottilissimi del volto, mentre con il mugugno degli oppressi esprimevo il mio dissenso". Per evitare la sconvenienza di quella che in quel momento le pareva una forma di integralismo laico, si vede cadere in una forma di "assimilazione possibile", e avverte quasi la sensazione di sospendere dentro di sé, su questioni che attengono alla "individualità e libertà femminile", la ribellione del pensiero, e sente stupefatta di cedere ad una condizione di anestesia. Ma quella resistenza sorda, quella tensione, quella contrazione dei muscoli ci dicono che proprio così Ambrosio, partendo da sé, in questo senso biopolitico, materialisticamente e femministicamente asimmetrico, ha potuto raccontarci, in questi suoi spicchi di Palestina, rigorosi e pur così brulicanti, storie che - come scrive Ali Rashid - "smascherano le menzogne e restituiscono alle vittime - tutte le vittime - la parola". 25/03/2008.

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Ma questo è il ballo degli dei (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli e Società Pagina 10258 Personaggi. È morto sabato notte Cachao Lopez, il musicista cubano che inventò il "ritmo nuevo" Ma questo è il ballo degli dei Personaggi.. È morto sabato notte Cachao Lopez, il musicista cubano che inventò il "ritmo nuevo" E nel dopoguerra il mambo conquistò l'Italia --> E nel dopoguerra il mambo conquistò l'Italia Giulietta Masina che fa Cabiria e ha le scarpe grosse lucidate con la biacca è il mambo. Renato Carosone che suona il pianoforte con quella cravattina stretta stretta a farfalla e canta di Napoli e dell'America è il mambo. Perché il mambo, il mambo all'italiana, è gli anni Cinquanta di donna Sophia in sottoveste e del frigorifero Fiat con la griglia radiatore e di Coppi contro Bartali. È la musica del boom economico: non è la musica della rivoluzione. La rivoluzione, quella vera, quella che mescola il sesso e la politica e la musica, quella, si combatte a Cuba. Orestes Lopez e suo fratello Cachao la combattono con le congas. E le congas, a Cuba, in quel 1938, sono percussioni africane che nessuno conosce. Loro le suonano nel conijunto de son e pure nell'orchestra di charanga; le suonano mescolate al piano e la violoncello; le suonano aggiungendo una terza parte alle due parti tradizionali del danzon nuevo. Loro, le suonano al ritmo del mambo. E allora sabato sera, quando arriva la notizia che Cachao Lopez è morto, splendido ottantanovenne con i capelli bianchi e la pelle nera, il mondo del mambo piange il suo creatore. Poi, che sia stato davvero Cachao a inventare il mambo, che importa? Forse il mambo esiste da sempre, come sostengono i musicologi. Perché il termine mambo, dicono, è termine dialettale cubano per indicare la musica, tutta la musica - e la voglia di suonare, la voglia di cantare, la voglia di ballare. Poi c'è quello studioso che dice ma no, mambo significa dio: a Cuba, dio della guerra. E in onore di questo dio, si suonava e si cantava e si ballava sotto le stelle e sotto la pioggia. Perché nel rituale voodoo di Haiti, muovendo il corpo veloce sempre più veloce al tempo delle congas, si poteva parlare con gli dei. E poi c'è anche quell'altra teoria, la più affascinante: il mambo l'hanno inventato gli schiavi ridotti in catene. Scrive Oscar Hjuelos ( Mambo Kings play songs of love , Mondadori): "Il mambo è nato dalla voglia degli schiavi di "scatenarsi" nel vero senso della parola: una volta liberi dalle catene, inventarono il più frenetico dei balli, dopo anni di costrizioni, durante i quali dovettero ripiegare su danze statiche quali rumba e merengue". Come no: il merengue è un ballo il cui passo fondamentale consiste nel trasferire il peso del corpo da un piede all'altro, senza spostarsi mai; la rumba, nella sua originaria impostazione, si basa solo sui movimenti di oscillazione dei fianchi. Poi gli schiavi si liberarono dalle catene: e inventarono il mambo. Dopo, ma molto dopo, con le congas e con la terza parte del danzon, Cachao suonò il mambo. E lo codificò. "Questo stile musicale ballabile denominato mambo è stato scritto la prima volta dal pianista, contrabassista e compositore Orestes López e da suo fratello, e interpretato da Antonio Arcaño", spiegano Marlon Giuri e Simona Griggio nella Storia dei balli (Milano, Sipiel, 1995). "Nella stesura della parte finale del danzón intitolato Mambo , Orestes López utilizzò un motivo sincopato, con il quale i treseros di Son iniziavano il loro montunos. Su questo motivo, Antonio Arcaño, direttore e flautista dell'allora famosa orchestra Le Meraviglie di Arcaño, ristabilì la tradizione creata dal flautista Miguel Vázquez il Moro di improvvisare variazioni di flauto di lunga durata". Questo è il ritmo nuevo: la sua parte animata è per alcuni la sabrosura , per altri il diavolo . Per tutti è il mambo. "Le Orchestre di Antonio Arcaño e Joseíto Valdés, l'orchestra l'Unione e l'orchestra Melodias sono le più popolari di quegli anni Quaranta e cominciano a includere tra i loro numeri il mambo". Incalzante. E folle. Liberatorio. Sensuale. Perché non è sensuale Silvana Mangano che balla il mambo in Riso Amaro ? Eppure i passi sono semplici. La spiegazione è del salsa Social Club: "I ballerini entrano sul primo tempo marcando il piede sinistro in avanti per riportarlo nel secondo tempo allo stesso punto di partenza per poi eseguire lo stesso passo con il piede destro, marcando così tutte le otto battute del tempo. Il tutto viene eseguito arminizzando il movimento delle mani che si muovono sempre in maniera opposta a quella dei piedi". Varianti americane escluse. Perché l'America, ah l'America, si innamorò del mambo di Cachao. E lo suonò nei suoi night zeppi di fumo e di paillettes. Regalando al più piccolo dei Lopez un paio di Grammy Awards. E la stella dei divi sul viale di Los Angeles. Israel Cachao Lopez, l'Avana1918 - 2008, inventore del mambo . FRANCESCA FIGUS.

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Accordi tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Per Israele Abu Mazen deve scegliere tra il negoziato o l'alleanza con Hamas Accordi tra Hamas e Fatah: l'ennesima bolla di sapone? Per molti analisti israeliani un'accordo tra al Fatah e Hamas sarebbe la fine dell'OLP Gerusalemme, 25 mar. – Potrebbero finire in un'ennesima bolla di sapone i negoziati tra i movimenti palestinesi di Fatah e Hamas che si sono tenuti nei giorni scorsi in Yemen. L'accordo siglato domenica, infatti, pone nuovi interrogativi sia per quanto riguarda la situazione all'interno dell'Autorità Nazionale Palestinese che per quanto riguarda i rapporti tra israeliani e palestinesi. Da un lato, infatti, a San'a i due principali movimenti palestinesi hanno accettato di riprendere il dialogo, mentre dall'altro arriva la minaccia di Tel Aviv: Abu Mazen deve scegliere se negoziare con Israele o “rinnovare la sua alleanza con Hamas. Non può fare entrambe le cose”, ha dichiarato un membro del governo dello Stato ebraico coperto dall'anonimato. L'accordo yemenita prevede il ripristino dello status quo precedente alla violenta presa di potere di Hamas nella Striscia di Gaza del giugno scorso. Uno stato palestinese unito, insomma, che veda Gaza e Cisgiordania controllate dallo stesso governo. Dallo scorso giugno, invece, l'Anp è spaccata in due: da una parte c'è Gaza, dove rimane in carica quel che resta del governo di unità nazionale guidato da Haniyeh, membro di Hamas; dall'altra c'è la Cisgiordania, controllata dal governo del primo ministro Fayyad, di Fatah, che ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo governo dal presidente Abu Mazen (anch'egli di Fatah), secondo cui la presa di potere di Hamas a Gaza aveva fatto decadere il precedente governo di unità. Scettici sui possibili risultati degli accordi sono soprattutto i membri di Hamas. Sami Abu Zuhri, uno dei portavoce di Hamas a Gaza, è deciso: Abu Mazen deve scegliere “se negoziare con l'occupazione israeliana oppure con Hamas. Nel primo caso la scelta sarebbe di carattere non-palestinese, ma sionista-americana”. Saeb Erekat, alto responsabile dell'Autorità Palestinese e membro di Fatah, si limita invece ad esprimere prudenza: “Non conosco i dettagli di quanto accaduto in Yemen. Ma so che il primo punto dell'accordo dice che Hamas deve fare un passo indietro rispetto al colpo di Stato a Gaza. In tal caso si potrebbe voltare pagina”. Israele, dal canto suo, non sembra troppo spaventata dagli accordi raggiunti a San'a. Amos Ghilad, consigliere politico del ministro israeliano della difesa Ehud Barak, ha dichiarato che “Hamas vuole che l'Anp riconosca la sua espugnazione violenta di Gaza. Se ciò avvenisse – ha spiegato -, si andrebbe necessariamente verso la fine dell'Olp”. Le minacce di interrompere ogni negoziato, se dovessero riprendere i rapporti tra Fatah e Hamas, sembrano a questo punto avere solo lo scopo di prevenire eventuali intese più solide tra i due partiti palestinesi che potrebbero avvenire in futuro. Dubbi riguardo una riconciliazione tra Hamas e Fatah sono stati espressi anche dal vice presidente statunitense Dick Cheney. Dopo un incontro con il premier israeliano Ehud Olmert, Cheney ha dichiarato alla stampa di non credere che Abu Mazen sarà d'accordo per una riconciliazione con Hamas finché non verrà lasciato il controllo su Gaza. “Hanno stabilito precondizioni – ha aggiunto - che dovranno essere soddisfatte prima che si accordino mai su una riconciliazione, incluso un completo rovesciamento del controllo di Hamas su Gaza”. Il vice presidente ha inoltre ribadito da Ramallah, in Cisgiordania, che le violenze contro Israele sono il maggior ostacolo alla creazione di uno stato palestinese. In ogni caso i rappresentati dei due gruppi palestinesi si incontreranno di nuovo il prossimo 5 aprile, sempre con la mediazione yemenita. La situazione intanto resta tranquilla: ieri mattina è stata revocata la chiusura dei Territori, decisa la scorsa settimana dalle autorità di sicurezza israeliane per prevenire eventuali attentati palestinesi in occasione del Purim, il carnevale ebraico. Calma, negli ultimi dieci giorni, anche la zona intorno alla Striscia di Gaza, mentre ieri le autorità egiziane hanno liberato 33 membri di Hamas, detenuti dallo scorso gennaio in Egitto con l'accusa di contrabbando di armi ed esplosivo. I detenuti, secondo quanto riferito da fonti della guardia di frontiera, sarebbero stati consegnati alle autorità di Gaza. Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.

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<Magdi Cristiano Allam> Battezzato da Ratzinger (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Magdi Cristiano Allam" Battezzato da Ratzinger Il vicedirettore del Corriere si converte alla religione cattolica. L'Islam italiano non va oltre qualche "perplessità" per la scelta di Benedetto XVI. Ma molti siti panarabi attaccano: "Il papa suscita indignazione" Federico D'Ambrosio Roma Pasqua di guerra, fra Ratzinger e il mondo musulmano. Da due giorni i principali quotidiani arabi, specie quelli editi in occidente, pubblicano critiche piuttosto aspre alla conversione del vicedirettore del Corriere della sera Magdi Allam e, soprattutto, alla scelta del pontefice Benedetto XVI che ha voluto celebrare il rito di persona. La cerimonia, avvenuta sabato sera, aveva tutte le caratteristiche del coupe de théâtre: le agenzie di stampa internazionali l'annunciavano appena un ora prima dell'appuntamento e il giorno dopo un lungo editoriale sul Corriere spiegava le ragioni della scelta di Magdi Cristiano Allam, come il giornalista ha scelto di farsi chiamare d'ora in poi. Con la sciabola sguainata che l'ha reso famoso nel mondo, il giornalista spiegava "la radice del male insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale" e concludeva con una esortazione alla chiesa cattolica "finora troppo prudente", al proselitismo e alla conversione dei musulmani anche "nei paesi a maggioranza islamica". Più di un esponente della comunità islamica ha fatto due più due: se Ratzinger ha battezzato Allam, vuol dire che ne condivide il pensiero, tantoppiù che l'editorialista difese pubblicamente Benedetto XVI all'epoca del discorso di Ratisbona, quello in cui con una citazione del 1400 il papa disse che "Maometto" aveva "portato solo cose cattive e disumane". A chiedere una immediata presa di distanza da parte del Vaticano, ieri c'era persino Aref Ali Nayed direttore del Centro islamico di studi strategici di Amman e tra gli esponenti dell'Islam moderato attesi a novembre dal papa. Nayed ha giudicato "provocatoria" l'intera operazione che "suscita seri interrogativi sulle intenzioni e i piani di alcuni dei consiglieri del papa sull'islam". Se i giornali di tutto il mondo - dal New york times a Drudgereport passando per Ap e Reuters - si sono limitati a registrare la notizia con una certa rilevanza, i quotidiani arabi hanno dato fuoco alle polveri. Esplicita la reazione del quotidiano panarabo edito a Londra Al Quds al Arabi che in prima pagina ieri titolava: "Il papa suscita l'indignazione dei musulmani per aver battezzato un ex musulmano che appoggia Israele ed è noto per la sua avversione all'Islam". Il quotidiano indipendente egiziano Al Masri el yom si limitava a giudicare Allam una spia dei servizi segreti italiani, mentre Asharq Alawsat, giornale arabo con una versione tradotta anche in inglese, ospitava commenti infuriati dei lettori che protestavano perché "l'acqua versata sul capo di Magdi dal Pontefice è come benzina gettata sul fuoco dello scontro di civiltà" o perché "Allam non è mai stato musulmano". Al Jazeera non ha dedicato alla notizia neppure una riga del suo sito internet (né, tanto meno, del suo telegiornale), mentre Al Arabiya parlava di come la cerimonia fosse stata "trasmessa in diretta dalla televisione di stato". Pacata la reazione dei principali esponenti della comunità islamiche presenti in Italia. Il consigliere della Grande moschea di Roma, Mario Scialoja e il portavoce dell'Unione della comunità e organizzazioni islamiche (Ucoii) Izzedin El Zir dicono di portare "rispetto" alla "libera scelta di Allam". Il commento più critico, quello di Yahya Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica (Coreis), non andava oltre lo stupore: "Quello che mi stupisce è l'alto profilo che il Vaticano ha riservato alla conversione, con il battesimo impartito in prima persona di Benedetto XVI". La politica da campagna elettorale ha preferito tenersi alla larga da scaramucce col principale quotidiano italiano o con il capo della religione più praticata. Calderoli non è riuscito a non esultare per l'arrivo di un nuovo adepto della "religione dell'amore" e solo l'ulivista Franco Monaco (Pd) s'è fatto avanti con un dubbio: "Porto il massimo rispetto per il percorso individuale di Allam, ma gli argomenti da lui esibiti sul Corsera si possono e si debbono discutere".

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ISRAELE, SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana ha tagliato d... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ISRAELE, SFORBICIATA SUI TASSI ORA SONO AL MINIMO STORICO LA BANCA centrale israeliana ha tagliato di mezzo punto percentuale il tasso di riferimento, portandolo al 3,25%. Si tratta del livello più basso di sempre, come conseguenza del rallentamento dell'economia. Questa è infatti particolarmente esposta ai rischi derivanti da una contrazione del Pil Usa. - -->.

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NEW YORK - Il bassista di origine cubana Israel Cachao Lopez, considerato il creato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 25-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NEW YORK ? Il bassista di origine cubana Israel "Cachao" Lopez, considerato il creatore del mambo, è morto a Miami, in Florida, a 89 anni. Nato il 14 settembre 1918 all'Avana, Cachao aveva reso popolare il mambo negli anni Cinquanta negli Stati Uniti dove si era spostato da Cuba. Una stella sulla "Walk of Fame" di Hollywood lo ricorda come uno dei musicisti latini più significativi del dopoguerra. - -->.

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