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Cinque
giorni in palestina con cinema e teatro
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
alla
fondazione dello stato di Israele, dal romanzo di Emil Habibi (edito da
Bompiani). A Bakri è dedicata anche la prima delle mini-monografie
cinematografiche al Revel Scalo d'Isola (il 27, ore 18, ingr. libero), seguita
da quella della regista Liana Badr, presente alla proiezione dei suoi L'uccello
verde, tragica fiaba tradizionale,
Osama:
<Guerra santa a Gaza> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
"Il mio
discorso - ha aggiunto - riguarda l'assedio (israeliano, ndr) di Gaza e il modo
migliore per togliere Gaza e il resto della Palestina dalle mani del nemico
sionista", cioè Israele. "I nostri nemici non se la sono presa (la
Palestina) con i negoziati e con il dialogo, ma con il ferro e il fuoco.
Torinodanza,
fiamminghi alla ribalta - claudia allasia
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il titolo è
Arena ed è opera di Israel Galvàn che impiega un flamenco radicale per riverire
le plazas de toros, i tori più famosi e i toreri leggendari, compreso
quell'Ignacio Sanchez Mejias celebrato da Federico GarÇia Lorca. Subito dopo
arriveranno gli altri artisti: Mathurin Bolze, con la sua casetta circense dal
pavimento elastico,
Il
caso - (segue dalla copertina) pietro del re
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
unica via per
liberare i palestinesi da Israele è quella della guerra santa e del fuoco.
Comincia così il secondo messaggio diffuso da Osama Bin Laden in meno di
ventiquattr'ore. Quest'ultimo documento è stato trasmesso ieri dalla tv araba
Al Jazeera ed è dedicato interamente alla situazione di Gaza e dell'embargo
imposto dagli israeliani.
Nuovo
messaggio: "palestina libera" il vaticano: "il papa contro le
vignette" ( da "Repubblica, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Dopo le
minacce al Pontefice e all'Europa, secondo audio dello sceicco in 24 ore Nuovo
messaggio: "Palestina libera" Il Vaticano: "Il Papa contro le
vignette".
Israele,
chiude il dipartimento dell'exodus - marco ansaldo
( da "Repubblica,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
invece che
inviarli in Israele. Da sempre la storia dell'Agenzia ebraica si intreccia
strettamente con le vicende di Israele. Sotto il mandato britannico l'organismo
fu addirittura una sorta di governo ombra degli ebrei residenti in Palestina.
Operativa già nel secondo decennio del secolo scorso, l'Agenzia si occupava
anche di erogare prestiti ai "
Ebrei
e musulmani insieme sullo schermo - (segue dalla prima pagina) gabriele
romagnoli ( da "Repubblica, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
il film
israeliano che ha già avuto successo in Europa In "Dans la vie"
protagonista è un'anziana coppia musulmana venuta dall'Algeria (SEGUE DALLA
PRIMA PAGINA) GABRIELE ROMAGNOLI Il primo micro-capolavoro è in Italia da oggi,
è un film israeliano intitolato La banda di Eran Kolirin, che ha già fatto
successo in tutta Europa.
Pdl
scatenati contro il candidato musulmano
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
significa
essere chiari e netti su alcuni valori fondamentali: no al terrorismo e
all'antisemitismo, sì all'esistenza di Israele, ma guai se noi musulmani per
accreditarci come buoni dobbiamo criminalizzare la nostra stessa
comunità", avverte. Tanti gli attestati di solidarietà. Da Massimo Brutti
a Silvio Di Francia, che invoca pubbliche scuse dagli esponenti del Pdl.
In
calo gli ebrei che vanno in Israele, chiude l'agenzia per l'immigrazione 20mila
richieste in meno nel 2007: nel piano di ristrutturazione dell'ente più spazio
all'istruzione e a ( da "Unita, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sia al
carattere ormai individuale e non di massa che ha assunto l'immigrazione in
Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in gran
parte non mostrano interesse a trasferirsi in Israele. A liquidare la maggior
parte degli ebrei dell'altro grande serbatoio, quello in Europa, ci pensarono i
nazisti.
Il
calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve fare i conti con il boom
demografico dei palestinesi ( da "Unita, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve
fare i conti con il boom demografico dei palestinesi.
Nuovo
messaggio di Bin Laden: guerra santa a Gaza Dopo le minacce al Papa e all'Europa,
nuove dichiarazioni sulla Palestina. La Cia esamina la voce: è lui
( da "Unita,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
liberare la
Palestina e fare del fronte iracheno un bastione per salvare Gaza. "La
Palestina non può essere riconquistata con i negoziati e il dialogo, ma con il
ferro e il fuoco", è il nuovo proclama del leader di Al Qaeda. Per la Cia
è consueta "propaganda", quanto al primo messaggio audio gli analisti
non credono che possa preludere ad un attacco terroristico nel Vecchio
continente.
La
nota diplomatica è lo strumento con cui le feluche si scambiano messaggi quasi
sempre riserv ( da "Stampa, La"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
terroristica
che si propone di distruggere Israele ma la valanga di reazioni giunte a
"Dipnote" ha allontanato ogni possibile cambiamento di politica.
"Ma vi siete impazziti?" hanno scritto in molti. "Fino a quando
Hamas non riconosce il diritto all'esistenza di Israele e non rinuncia alla
violenza contro i civili deve essere messa al bando" ha scritto un
"Doug" del Michigan mentre "
Spiegelman
"Americani puritani e pornografi"
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Parlare di
Shoah senza evocare Israele, a loro non sembrava possibile". Lui stesso
negli Stati Uniti è considerato un anti-israeliano. È una questione che lo
annoia. "Io sono a-sionista, che è come dire agnostico. Sono a favore
dell'esistenza di Israele, ma questo Stato ha commesso e commette dei crimini
contro la popolazione della zona.
Tibet,
Bush a Pechino per i Giochi ( da "Messaggero, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Nuove minacce
di bin Laden: l'Iraq sia d'esempio per la Palestina Tibet, Bush a Pechino per i
Giochi Risposta cinese all'appello del Papa: no al dialogo con i criminali.
<Da
Osama ordine per un attacco> ( da "Corriere della Sera"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
marcia di
avvicinamento per colpire in Israele scavalcando le fazioni locali. Nella
visione degli islamisti non solo il Fatah di Abu Mazen, trattato come un
rinnegato, ma anche Hamas e persino l'Hezbollah libanese si sarebbero sottratti
ai doveri della guerra santa. Chi ha preparato il secondo messaggio si è
preoccupato di dare un riferimento temporale - la conferenza di Annapolis -
GERUSALEMME
Sessant'anni dopo la costituzione dello stato di Israele e a 85 anni dalla sua
nascita, ( da "Messaggero, Il"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
immigrazione
in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in
gran parte non intendono trasferirsi in Israele. Il calo dell'immigrazione
preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità della
popolazione ebraica inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva
rischia di fare degli ebrei una minoranza nel Paese.
Dossier
democrazia, Bobbio e Castoriadis ( da "Corriere della Sera"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
e una seconda
sezione su "Israele e gli ebrei", con interventi di GyÖrgy Konrad,
GÖran Rosenberg, David Meghnagi. Sono i contenuti del numero 95 di Lettera
Internazionale. Il terzo dossier "L'uomo, il mito, la conoscenza"
propone testi di Karl Popper, Edgar Morin, Hélène Cixous, Hans Blumenberg, Jean
Starobinski.
Il
Vaticano replica a Osama Stato di allerta in Italia
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
il campo di
battaglia più vicino alla jihad per sostenere il nostro popolo in
Palestina". Oggi il primo dei due messaggi di Bin Laden ? che, come ha
ammesso la portavoice di Bush, la Cia ha analizzato e ha definito autentico ?
sarà all'esame del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo presieduto
dal direttore centrale della polizia di prevenzione, Carlo De Stefano.
Lettere@ilmanifesto.it
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Ancora una
volta si dimostra il rifiuto degli amici di Israele a accettare la normalità di
questo stato e quindi anche la possibilità di essere oggetto di critiche. I
fondamentalismi religiosi e politici manifestano la loro intolleranza. Ancora
una volta l'accusa di antisemitismo viene usata, strumentalmente e a
sproposito, come una clava per zittire le critiche.
Quando
La Banda passò suonando arabesque d'amore
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
vitalità
controcorrente del nuovo cinema israeliano Roberto Silvestri A quasi un anno di
distanza dal festival di Cannes, dove ha conquistato il premio per la migliore
opera prima, esce La banda del giovane regista israeliano Eran Korilin. Film
commuovente, giocato su un tipo di comicità simile alle astrazioni fredde e
surrealmente realistiche di Aki Kaurismaki,
ANTICIPAZIONI
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Se Israele
non accetta la pace araba, pronti a resistere" P. 9 Fermo immagine Giovane
donna con un braccio alzato. Ritratto non premeditato del Maggio francese,
domani con il manifesto Roma al voto Sinistra per Grillini Ma Sentinelli frena
A PAGINA 4 Aborto Irruzione nella clinica Polizia assolta dal pg A PAGINA 6
Istat 2007,
Damasco
è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sud del suo
paese e quella palestinese sta mettendo Israele in difficoltà. La via del
negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che
non può pretendere che la Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente
in attesa delle sue decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno
fa ha parlato di una possibile ripresa del negoziato di pace,
Osama
Bin Laden ai palestinesi: <Negoziati inutili, per fare la Palestina bisogna
combattere come in Iraq> ( da "Liberazione"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
un invito a
non negoziare con Israele o con l'Occidente con i quali occorre invece
"combattere", è contenuto nel nuovo messaggio audio attribuito a
Osama bin Laden e diffuso ieri dall'emittente del Watar al Jazeera.
"Sarete sottoposti all'embargo fino alla morte. E tutto iniziato con
l'appoggio degli arabi alla conferenza di Annapolis",
Bin
Laden minaccia il Papa e l'Europa
( da "Tempo,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Non perdete
la Palestina con le trattative di chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina
ritornerà a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione - aggiunge - Dico a
tutti i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti che quella dell'Iraq
è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina" Il
messaggio di mercoledì contro l'
[FIRMA]FRANCESCA
PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME L'unico modo per riprend
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
la
normalizzazione dei rapporti tra Israele e il governo di Bashar al-Assad.
"L'offensiva mediatica di Al Qaeda è la risposta al riposizionamento
strategico dei governi arabi sulla questione israelo-palestinese", spiega
Eli Karmon, guru dell'International Institute for Counter Terrorism (Ict) di
Herziliya, l'avanguardia dell'antiterrorismo israeliano.
Quanta
intima ironia in mezzo al deserto
( da "Stampa,
La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Premiato a Un
Certain Regard di Cannes, il film racconta le 48 ore di una trasferta in
Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. In seguito a un equivoco i
musicisti agli ordini del maturo colonnello Sasson Gabai approdano a un borgo
desolato nel deserto, dove la generosa locandiera Ronit Elkabetz si occupa di
ospitarli.
<Damasco
è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba>
( da "Manifesto,
Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sud del suo
paese e quella palestinese sta mettendo Israele in difficoltà. La via del
negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che
non può pretendere che la Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente
in attesa delle sue decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno
fa ha parlato di una possibile ripresa del negoziato di pace,
Perché
Osama odia il dialogo con i cristiani
( da "Opinione,
L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Nei suoi
primi scritti non si occupava mai di Palestina, né dell'Occidente, ma solo
della dinastia regnante saudita. La battaglia contro l'Occidente inizia in un
secondo momento quando Bin Laden incontra l'egiziano Ayman Al Zawahiri. Questi
sosteneva che, per combattere Moubarak, occorresse combattere il suo sostegno
principale, cioé gli Usa.
Arriva
la vernice anti-Qassam ( da "Opinione, L'"
del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ed è un vero
peccato che le informazioni che arrivano da Israele siano solamente di guerra e
sofferenze. Al grande pubblico, purtroppo, non viene mai presentata l'immagine
vera di Israele, quella di una nazione all'avanguardia mondiale e, spessissimo,
vengono nascoste le origini del "Made in Israel" presente, in tutto
il mondo, nella vita di ognuno di noi.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Milano
Cinque giorni in Palestina con cinema e teatro Tra gli
ospiti Mohammad Bakri, il protagonista del film di Costanzo"Private"
Uno sguardo sulla Palestina, al di là della guerra.
Non è un evento contro, ma la scoperta di un'identità culturale cancellata
dalla cronaca Realtà e memoria, la prima "Settimana della cultura
palestinese", voluta dal Teatro Verdi e da Arci Milano e realizzata con il
sostegno della Provincia. Cinque giorni, da mercoledì 26 marzo a domenica
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 110 Il
leader del terrore pronto a usare "ferro e fuoco" per rompere
l'embargo. Silenzio di Hamas Osama: "Guerra santa a Gaza" Il leader
del terrore pronto a usare "ferro e fuoco" per rompere l'embargo.
Silenzio di Hamas Nuovo messaggio dopo quello contro Ue e Papa --> Nuovo
messaggio dopo quello contro Ue e Papa DOHA A meno di 24 ore da un suo
messaggio di minacce al Papa e all'Ue, Osama bin Laden è tornato ieri sera a
farsi sentire e, in una nuova registrazione audio trasmessa da Al Jazira, ha
invitato i musulmani a usare "ferro e fuoco" per porre fine al blocco
della Striscia di Gaza, anche con la Jihad in Iraq. "Il campo di battaglia
della Jihad più vicino per sostenere il nostro popolo in Palestina
è quello dell'Iraq", ha detto il numero uno di Al Qaeda, le cui
affermazioni sono riferite da diverse agenzie internazionali. "Il mio discorso - ha aggiunto - riguarda l'assedio
(israeliano, ndr) di Gaza e il modo migliore per togliere Gaza e il resto della
Palestina dalle mani del nemico sionista", cioè Israele. "I nostri nemici non se la sono presa (la Palestina) con i negoziati e con il dialogo, ma con il ferro e il fuoco.
E questo di riprenderla". Nella registrazione Bin Laden attacca duramente
anche i leader arabi. "L'assedio mortale (a Gaza) dopo che i sionisti
hanno ottenuto il sostegno degli arabi di Annapolis", ha accusato Bin
Laden, alludendo ai Paesi arabi che hanno partecipato alla conferenza
internazionale organizzata dagli Stati Uniti e tenuta lo scorso anno nella
città statunitense di Annapolis, per rilanciare il processo di pace
mediorientale. "Per questo sostegno - secondo il capo di Al Qaeda - (gli
arabi moderati) sono diventati complici di un crimine orrendo". Bin Laden
ha incoraggiato in particolare i palestinesi ad "affrettarsi a prendere
posto fra i mujaheddin (combattenti sacri, ndr) in Iraq". Contattato, il
portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha reagito con un "no comment"
alla solidarietà manifestata dal leader di Al Qaeda. Fonti anonime del
movimento integralista che controlla la Striscia di Gaza hanno successivamente
spiegato che "in questi casi qualunque cosa dica Hamas, rischia di essere
controproducente accettare apertamente la solidarietà di Al Qaeda, ma anche
rifiutarla". Due giorni fa, nel quinto anniversario dell'inizio della
guerra in Iraq, il capo di Al Qaeda aveva diffuso un altro messaggio audio che
minacciava l'Unione Europea di "grave punizione". Sebbene il video
sia stato dichiarato "autentico" dalla Cia, l'Europa non sembra aver
paura: gli Stati membri non hanno intenzione di innalzare le misure di
sicurezza e difendono a spada tratta la libertà di espressione.
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XX - Torino
Il festival Annunciata l'edizione 2008 della rassegna: otto spettacoli, sei
prime nazionali e un ruolo da protagonista ai Ballets C. de la B. TorinoDanza,
fiamminghi alla ribalta CLAUDIA ALLASIA D'ora in poi, il nome per esteso sarà "Torinodanza
Festival d'Autunno". E siccome la danza, la musica e l'arte sono gemelle,
TorinoDanza (progetto della Città di Torino realizzato dal Teatro Regio con il
sostegno della Compagnia di San Paolo e della Regione Piemonte) continuerà ad
essere ospite, non solo di Settembre Musica ma anche di Torino Contemporanea.
Sarà un'altissima stagione di offerte culturali - ha anticipato ieri nella
conferenza stampa il direttore artistico Gigi Cristoforetti - molte delle quali
assolute novità. Infatti, ha ricordato l'assessore alla Cultura del Comune
Fiorenzo Alfieri, TorinoDanza non è solo un festival d'accoglienza ma anche di
committenza di progetti di danza contemporanea, alcuni addirittura pluriennali,
in sinergia con le grandi istituzioni europee. Un'operazione questa - l'ha
sottolineato Lieven Thyrion, leader dei Ballets C. de la B., presente ieri
accanto all'altro grande ospite del Festival, Emio Greco - che ha consentito a
TorinoDanza di esportare il suo giovane nome in luoghi di antico prestigio e
accanto a partners di risonanza mondiale. Una strategia così efficace, ha detto
Dario Disegni, che anche la Compagnia di San Paolo ha voluto premiare con un
finanziamento di cinquecentomila euro. Premesso che Torinodanza Festival
d'Autunno sarà dedicato in modo speciale alla danza fiamminga, con l'intera
produzione stagionale dei Ballets C. de la B. (dal "maestro" Alain
Platel ai giovani talenti della compagnia, oltre a Sidi Larbi Cherkaoui), il
primo degli otto spettacoli in programma (di cui sei in prima italiana) andrà
in scena il 6 settembre al Teatro Regio. Il titolo è Arena
ed è opera di Israel Galvàn che impiega un flamenco radicale per riverire le
plazas de toros, i tori più famosi e i toreri leggendari, compreso
quell'Ignacio Sanchez Mejias celebrato da Federico GarÇia Lorca. Subito dopo
arriveranno gli altri artisti: Mathurin Bolze, con la sua casetta circense dal
pavimento elastico, per mostrarci gli studi sulle potenzialità del
corpo, compiuti in prima persona su una navicella spaziale russa ((9-10-11
settembre, Teatro Astra). In prima italiana vedremo Pitié di Alain Platel della
famosa compagnia belga Les Ballets C. de la B, ormai habituée di TorinoDanza
(26-27 settembre, Fonderie Limone). In "prima" anche Hell di Emio
Greco: un lavoro tra Dante e Beethoven di un artista italiano attivo ad
Amsterdam, molto noto ovunque, non ancora abbastanza in Italia (3-4 ottobre).
Ancora di Greco, in coppia come sempre con Pieter C. Scholten, Popopera,
ispirato al Purgatorio dantesco (7-8 ottobre). Quindi, Origine di Sidi Larbi
Cherkaoui, per quattro danzatori e quattro punti cardinali (in
"prima", il 17 e 18 ottobre, al Teatro Astra). Poi di nuovo Les
Ballets C. de la B. con Patchagonia, ossessione desertica e ventosa di Lisi
Estaras, sui ritmi folcloristici del malambo e della chacarera (4-5 novembre,
all'Astra). E infine, sempre per Les Ballets C. de la B.: Aphasiadisiac di Ted
Stoffer, che ha unito Afasia e Afrodisiaco per raccontare l'amore e le
delusioni degli ideali romantici (7-8 novembre, Teatro Astra).
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il caso (SEGUE DALLA
COPERTINA) PIETRO DEL RE roma l'unica via per liberare i
palestinesi da Israele è quella della guerra santa e del fuoco. Comincia così il
secondo messaggio diffuso da Osama Bin Laden in meno di ventiquattr'ore.
Quest'ultimo documento è stato trasmesso ieri dalla tv araba Al Jazeera ed è
dedicato interamente alla situazione di Gaza e dell'embargo imposto dagli
israeliani. Il leader di Al Qaeda spiega alla "nazione musulmana,
che nonostante questo embargo così pesante" c'è la possibilità di
affrancarsi "dall'umiliazione imposta dall'alleanza sionista e
crociata". Ma per farlo è necessario scrollarsi di dosso la viltà
"dei capi di stato arabi loro alleati e anche gli ulema e i capi dei
gruppi islamici". Secondo Bin Laden chi ha paura di condurre la jihad
"è un servo dei governanti". Lo sceicco del terrore ritiene inoltre
che l'embargo di Gaza sia un effetto della conferenza di Annapolis: "La Palestina non tornerà nelle nostre mani con le trattative né
con le elezioni. Prendete esempio dall'Iraq che è il campo di battaglia più
vicino e che servirà a liberare la Palestina. Invito
quindi i musulmani a entrare nella cellula irachena di Al Qaeda". Ieri,
intanto, il Vaticano ha respinto le accuse contenute nel suo penultimo
messaggio, quello di due giorni fa, in cui s'era scagliato contro Benedetto XVI
per un suo presunto ruolo nella "crociata anti-islamica" delle
vignette satiriche su Maometto. "è un'accusa che non ha alcun
fondamento", ha affermato ieri il direttore della sala stampa vaticana,
padre Federico Lombardi. "Il Papa e il Pontificio consiglio per il dialogo
interreligioso hanno biasimato la campagna satirica contro l'Islam in più di
una occasione. Purtroppo, però, le minacce di Bin Laden contro il Papa non sono
una novità e non stupiscono". Le analisi della Cia sull'audio del leader
di Al Qaeda portano a concludere che si tratti di una registrazione autentica.
L'intelligence americana ha definito il messaggio come parte "della
campagna di propaganda in corso" da parte di Bin Laden. Quanto alla data
in cui possa essere stato registrato, al momento non è stata formulata nessuna
ipotesi. Sempre ieri, infine, in visita a sorpresa a Kabul, il vice presidente
Dick Cheney ha ribadito che gli Stati Uniti "chiederanno per il futuro un
impegno maggiore agli alleati Nato in Afghanistan". Al termine di un
incontro con il presidente afgano Hamid Karzai, Cheney ha assicurato che la
decisione degli Usa di rimanere in Afghanistan è salda e irremovibile:
"Avendo liberato questo Paese, gli Stati Uniti e i loro partner di
coalizione non hanno alcuna intenzione di permettere agli estremisti di tornare
la potere".
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo
le minacce al Pontefice e all'Europa, secondo audio dello sceicco in 24 ore
Nuovo messaggio: "Palestina libera"
Il Vaticano: "Il Papa contro le vignette".
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele, chiude il Dipartimento
dell'Exodus Mancano fondi per lo storico ufficio che portò milioni di ebrei
nella Terra promessa Il numero di immigrati è in costante calo. Nel 2007 sono
stati meno di 20mila MARCO ANSALDO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Exodus addio.
David Ben Gurion messo in un angolo. Sessant'anni dopo la fondazione dello
Stato, la mancanza di fondi ferma l'organismo che per decenni si è occupato di
portare gli ebrei in Israele. I leader della diaspora
investono altrove, ma non più nel fenomeno del ritorno. E così il Dipartimento
per l'immigrazione, lo storico marchio dell'Agenzia ebraica che fin dagli Anni
venti ha trasferito milioni di persone nella Terra promessa, chiude i battenti
per mancanza di denaro. Persino il crollo del dollaro ha inciso nell'annunciata
fine di un ente che ha fatto epoca nel Novecento. L'Agenzia Ebraica ha deciso
di voltare pagina e di concentrarsi piuttosto nell'educazione e nella
formazione delle comunità all'estero. Il piano, reso noto ieri da un portavoce
dell'organismo, è teso ad avviare una serie di riforme politiche e finanziarie
per arginare la crisi degli ultimi anni, che è anche una crisi di immagine.
L'Agenzia Ebraica per la Palestina era stata
costituita nel 1923 per incoraggiare l'immigrazione e, nel 1948, con lo
costituzione dello Stato ebraico, aveva modificato la sua denominazione in
Agenzia Ebraica per Israele. Ma oggi il numero di
ebrei che emigrano è in costante calo: nel 2007 ne sono arrivati meno di 20
mila. "In questo ultimo periodo abbiamo preso pugni da ogni
direzione", spiega con amarezza uno dei suoi funzionari. Ed è vero che le
donazioni provenienti individualmente dalla stessa comunità americana sono
crollate. I filantropi hanno scelto gruppi privati che organizzano viaggi in Israele per i giovani. Altri hanno più drasticamente deciso
di bloccare ogni afflusso di denaro, perché in disaccordo con la conduzione
dell'Agenzia o perché di avviso diverso su quella che dovrebbe essere la sua
missione principale. Alcuni donatori, ad esempio, per rispondere al progressivo
esaurimento di arrivi da paesi meno sviluppati come quelli dell'ex Unione
Sovietica, premono sull'organizzazione affinché si concentri piuttosto
sull'istruzione. Così aveva già anticipato, sei mesi fa, un memorandum
confidenziale inviato all'Agenzia da alcuni alti esponenti delle federazione di
New York. Secondo alcune fonti a Gerusalemme, nella diaspora è forte anche
l'esigenza di convogliare i fondi tra le stesse comunità ebraiche all'estero, invece che inviarli in Israele. Da sempre
la storia dell'Agenzia ebraica si intreccia strettamente con le vicende di Israele. Sotto il mandato britannico l'organismo fu addirittura una
sorta di governo ombra degli ebrei residenti in Palestina.
Operativa già nel secondo decennio del secolo scorso, l'Agenzia si occupava
anche di erogare prestiti ai "kibbutzim", cioè a quanti,
arrivando in Israele, intendevano trovare nei kibbutz
una ragione di lavoro e di vita. A quel tempo l'organizzazione dirigeva scuole
e ospedali, formando anche un braccio armato di difesa, illegale ma tollerato,
l'Haganah. Nel 1946, come ritorsione a una serie di attacchi portati da altri
gruppi contro le truppe britanniche, la sede dell'Agenzia a Gerusalemme fu
attaccata e nel 1948 fu poi bombardata dagli agenti del Gran Mufti. Il gran
numero di vittime consigliò lo spostamento del quartier generale a Tel Aviv. Il
14 maggio dello stesso anno l'Agenzia ebraica per la Palestina,
sotto il suo presidente David Ben Gurion, divenne infine il governo provvisorio
di Israele. Ben Gurion assumerà poi la carica di primo
ministro. L'Agenzia ebraica in ogni caso non chiude, sottolineano i suoi
portavoce. Pensa però a smantellare lo storico Dipartimento per l'immigrazione
- che ha un costo annuale di 100 milioni di dollari (63 milioni di euro) - quest'oggi
ritenuto da molti ingiustificato. Eppure il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità
inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli
ebrei una minoranza. Tra i palestinesi circola perciò da anni una battuta amara
e celebre: "Copulare per non farsi occupare".
( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli Ebrei e
musulmani insieme sullo schermo In due piccoli grandi film: "La
banda" e "Dans la vie" Da oggi in Italia, "La banda", il film israeliano che ha già avuto successo in Europa In
"Dans la vie" protagonista è un'anziana coppia musulmana venuta
dall'Algeria (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GABRIELE ROMAGNOLI Il primo
micro-capolavoro è in Italia da oggi, è un film israeliano intitolato La banda
di Eran Kolirin, che ha già fatto successo in tutta Europa. Il secondo,
appena uscito a Parigi è il francese Dans la vie, nella vita, di Philippe
Faucon. Li accomuna l'incontro di civiltà e la sua dislocazione in uno spazio
tempo residuale e avulso, dove tutto diventa possibile. In La banda una fanfara
egiziana conciata come si deve, con divise squillanti e la solenne dignità che
solo i discendenti dei faraoni sanno esibire arriva in Israele
per suonare all'inaugurazione di un fantomatico istituto di cultura araba. Per
un disguido nessuno la riceve, sale su un autobus e finisce nel paese
sbagliato: in un desolato villaggio a guardia di un deserto senza tartari. Lì
non c'è un istituto, non c'è cultura e nessuno ha mai visto prima un arabo, men
che meno con l'oboe nella custodia. Nessuno sa esattamente a che punto stiano
le relazioni con l'Egitto, né che nelle carte geografiche appese nelle scuole
di quel Paese non esista Israele. Ma tutti sanno che
cosa significa essersi smarriti, non riconoscere la persona che si ha accanto,
restare schiacciati dal senso di colpa non avendo accettato un altro per quel
che era. E sopravvivere aggrappandosi a un sogno affidabile perché impossibile
da realizzare: scrivere una sinfonia, trovare l'ultimo amore, perdonarsi. E
Gaza? Gaza non c'è. è un rumore di fondo prodotto da un universo lontano in cui
si è costretti a indossare la propria identità, a ricordare la storia e la
geografia, a morire per la terra, la casa, un dio immemore. Gaza c'è invece nel
secondo film. Irrompe "nella vita" attraverso il televisore piazzato
nel tinello di una casa di Tolone abitata da un'anziana coppia musulmana venuta
dall'Algeria. La donna è particolarmente furiosa, si scaglia contro gli
israeliani, gli ebrei ogni volta che li sente nominare, accompagnando gli
insulti con gesti violenti delle braccia. "A ogni morto ti fai un
livido", le dice il marito. Poi succede che la figlia infermiera,
discriminata dai francesi per le sue origini, trovi lavoro come badante serale
di un'anziana ebrea venuta da Orano. Che la badante diurna si dimetta
disgustata e che proprio alla mamma antisemita venga offerto quel lavoro. Negli
Anni Trenta in Polonia una scrittrice si distinse per la sua feroce
pubblicistica contro i "giudei". Poi, a guerra e persecuzioni
iniziate, una ragazzina con la stella gialla sul cappotto bussò alla sua porta
e lei l'accolse e la protesse, salvandola. La ricorda un albero piantato nel
"giardino dei Giusti" a Gerusalemme. Le due vecchie di Tolone, una
paralizzata, l'altra vivacissima, poco sanno di tutta la planetaria storia che,
di esodo in miseria, le ha condotte fino a quel rifugio in una Francia che non
rispetta né l'una né l'altra. Sanno di essere entrambe donne, straniere alla
terra su cui stanno, terminali. Nella deriva si cercano, con iniziale
diffidenza e qualche ruvido screzio avente a che fare, inevitabilmente, con
Gaza. Ma poi si trovano, con il caparbio sentimentalismo di due amiche
adolescenti che hanno voglia di confessarsi, ridere e sperare. Entrambi i
piccoli grandi film finiscono con inevitabili separazioni. La fanfara, dopo una
notte fuori rotta, ritrova la direzione giusta e procede verso la cerimonia
inaugurale dell'ente inutile. La formalità dei congedi che il legnoso capobanda
officia tappa un vulcano di emozioni. Nella donna s-bandata che li ha ospitati,
negli avventori di un bar con cui hanno diviso il cibo, nel ragazzo che
aspettava una telefonata dal nulla i suonatori hanno riconosciuto, come forse
mai prima, i propri simili. Anche le due anziane donne prendono strade diverse:
la musulmana, con i soldi guadagnati accudendo l'ebrea, parte finalmente per il
pellegrinaggio alla Mecca che sognava da una vita. Mentre l'auto si avvia,
racchiusa nel velo bianco accanto a un califfale marito ha occhi soltanto per il
retrovisore dove l'altra è inquadrata, immobile, circondata da donne con lingue
forsennate che emettono grida. Negli occhi di tutti, quelli che vanno e quelli
che restano, passa una nostalgia precoce, il rimpianto per quel che avrebbe
potuto essere, non tanto per loro, ma per le entità che rappresentano: si sono
incontrate alla deriva della storia, ma non hanno saputo riconoscersi. A
differenza di queste due vicende, le loro hanno avuto pessimi registi. Li hanno
convinti che non ci fosse alternativa: combattere e morire per difendere la
sedia a rotelle, l'oboe nella custodia. Hanno trasferito ogni altra possibilità
al regno delle utopie, dove riposa senza pace alcuna. Può risorgere per una
sera nel deserto, un mese in terra neutrale, la durata di un film. Poi lo
schermo torna nero. The end. E cattiva notte ai suonatori.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del INTOLLERANZA Pdl scatenati contro il candidato musulmano di
Mariagrazia Gerina "Un gravissimo episodio di intolleranza", lo
definisce la sottosegretaria Marcella Lucidi. Un caso da manuale. Vedono il
nome di un giovane arabo tra i sostenitori di Rutelli. E non ci pensano due
volte a gridare all'estremista, fondamentalista, filo-terrorista. Il nome è
quello di Chaouki Khalid: venticinquenne, musulmano, nato a Casablanca e
cresciuto Parma, candidato a Roma (dove vive da poco più di un anno) nella
lista dei Moderati per Rutelli. E talmente moderato da aver firmato il
manifesto contro il terrorismo promosso da Magdi Allam. "Un noto
estremista islamico", secondo Maurizio Gasparri, che corre ad agitare il
tema "sicurezza". Una "minaccia", secondo l'onorevole
Rampelli, sicuro di poter smascherare la "vera natura filo-terrorista
della sinistra". "Se i moderati sono questi", scuote la testa
anche il coordinatore regionale di Fi, Francesco Giro. Mentre Andrea Ronchi a
nome di An si spinge a chiederne la cancellazione dalla lista elettorale che
sostiene Rutelli. Ad aprire la crociata piddiellina contro Chaouki, il
sedicente Partito degli immigrati. Molto vicino a Suoad Sbai, candidata a Roma
dal Pdl, anche lei marocchina come Chaouki. È il vicepresidente
dell'associazione, tale Marco Angelelli, a trascinarsi dietro tutto il Pdl con
una nota che individua in Chaouki una "presenza pericolosa", anzi
"a dir poco raccapricciante": "Non ha nemmeno firmato la Carta
dei Valori di Amato", denuncia Angelelli, che lo ricollega ai Fratelli
Musulmani. "Figuriamoci, la Carta dei Valori ho persino contribuito a
scriverla", si trova a dover smentire Chaouki, che, membro della Consulta
per l'Islam presso il Viminale, lascia parlare la sua biografia e le
"tante iniziative portate avanti con i rappresentanti dei giovani ebrei
italiani". "Essere moderati per me - spiega - significa
essere chiari e netti su alcuni valori fondamentali: no al terrorismo e
all'antisemitismo, sì all'esistenza di Israele, ma guai
se noi musulmani per accreditarci come buoni dobbiamo criminalizzare la nostra
stessa comunità", avverte. Tanti gli attestati di solidarietà. Da Massimo
Brutti a Silvio Di Francia, che invoca pubbliche scuse dagli esponenti del Pdl.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del In calo gli ebrei che vanno in Israele,
chiude l'agenzia per l'immigrazione 20mila richieste in meno nel 2007: nel
piano di ristrutturazione dell'ente più spazio all'istruzione e al
rafforzamento dell'identità ebraica della Diaspora u.d.g. L'Agenzia chiude i
battenti. Sessant'anni dopo la costituzione dello stato di Israele
e a 85 anni dalla sua nascita, l'Agenzia Ebraica volta pagina e si prepara a
chiudere lo storico dipartimento per l'immigrazione degli ebrei e per il loro
assorbimento nel Paese. D'ora in poi, pur senza rinunciare alla finalità
originaria che fu colonna portante del movimento sionista mondiale, l'accento
sarà posto sull'istruzione e sul rafforzamento dell'identità ebraica e
dell'ideologia sionista nella Diaspora. "L'Agenzia Ebraica - spiega il
portavoce, Michael Jankelowitz - è un organo dinamico che si adatta alla
realtà". Nella situazione attuale, visto che da diversi anni
l'immigrazione è in drastico calo e che nel 2007 è stata di meno di ventimila
persone, "non c'è ragione di tenere in vita un dipartimento che
annualmente costa cento milioni di dollari"(63 milioni di euro circa). La
decisione di eliminare il dipartimento dell'immigrazione, fondendolo con altri,
è perciò una conseguenza del calo nel numero di immigranti ebrei, dovuto sia al
fatto che due dei tre principali serbatoi di ebrei al mondo - quello dei Paesi
di lingua russa e soprattutto dei Paesi arabi - si sono esauriti, sia al carattere ormai individuale e non di massa che ha assunto
l'immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in
gran parte non mostrano interesse a trasferirsi in Israele. A
liquidare la maggior parte degli ebrei dell'altro grande serbatoio, quello in
Europa, ci pensarono i nazisti. Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità della
popolazione ebraica inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva
rischia di fare degli ebrei una minoranza nel Paese (Israele
e territori occupati). Tra i palestinesi circola perciò da anni un'amara e
celebre battuta: "Copulare per non farsi occupare". Israele (esclusi i Territori) conta attualmente 7,2 milioni
di abitanti, il 75% dei quali è costituito da ebrei, cioè intorno ai 5 milioni
e mezzo. I palestinesi a Gaza e nei Territori sono già più di 4 milioni, cui si
aggiungono quelli residenti in Israele, che sono un
altro milione. L'Agenzia fu fondata nel 1923 allo scopo di incoraggiare e
facilitare l'immigrazione degli ebrei in quella che era allora la Palestina sotto il mandato britannico, funzione che ha poi
mantenuto dal
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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consultando l'edizione del Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve fare
i conti con il boom demografico dei palestinesi.
( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Nuovo messaggio di Bin Laden: guerra santa a Gaza Dopo le
minacce al Papa e all'Europa, nuove dichiarazioni sulla Palestina.
La Cia esamina la voce: è lui di Marina Mastroluca LA VOCE è autentica. Le
analisi della Cia sul messaggio spedito via internet confermano. È la voce di
Bin Laden quella che minaccia l'Europa e il Papa nella registrazione audio fatta
circolare sul web mercoledì scorso, da un sito che già in passato ha ospitato
dichiarazioni del super-terrorista. Nel messaggio, fatto arrivare nel quinto
anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, Bin Laden ha lasciato in secondo
piano Bush e gli Stati Uniti per tornare sull'annosa questione delle vignette
satiriche su Maometto, spunto per minacciare Benedetto XVI come guida di una
presunta crociata anti-islamica e i paesi europei che sostengono la libertà
d'espressione. "Nonostante le uccisioni delle nostre donne e dei nostri
bambini, che sono davvero grandi, siete andati oltre, superando ogni norma
morale e di educazione, arrivando a pubblicare queste insultanti vignette -
sono le parole del leader di Al Qaeda -. Questa è la più grande disgrazia e la
punizione per questo sarà la più grave". Ieri un nuovo audio, stavolta
recapitato tramite l'emittente Al Jazira, per invocare la guerra, non il
dialogo, per liberare la Palestina e fare
del fronte iracheno un bastione per salvare Gaza. "La Palestina non può essere riconquistata con i negoziati e il dialogo, ma
con il ferro e il fuoco", è il nuovo proclama del leader di Al Qaeda. Per
la Cia è consueta "propaganda", quanto al primo messaggio audio gli
analisti non credono che possa preludere ad un attacco terroristico nel Vecchio
continente. In Europa nessuno degli Stati membri sembra intenzionato ad
innalzare i livelli di sicurezza, le minacce non sono giudicate una novità,
nessuna ripercussione neanche a Bucarest, per il vertice Nato previsto dal 2 al
4 aprile: la Romania aveva già predisposto misure eccezionali. La minaccia
viene comunque presa seriamente in Danimarca, dove già erano in vigore misure
particolari proprio in ragione delle vignette su Maometto e in Olanda, dato il
clima creato dall'imminente diffusione di un film critico sul Corano: anche qui
erano già state adottate precauzioni molto severe a tutela dei parlamentari in
previsione di proteste contro la pellicola di Geert Wilders. In Italia oggi si
riunisce il Comitato di analisi strategica antiterrorismo del Viminale per
esaminare il testo del messaggio. Non è una misura straordinaria, visto che
solo nel 2007 sono state esaminate 230 segnalazioni di minaccia riguardanti
l'Italia o interessi italiani all'estero. In particolare verrà esaminato il
passaggio che riguarda il Papa. Nella registrazione, che dura cinque minuti ed
ha anche un inserto video con un immagine fissa del superterrorista che
imbraccia un'arma, Bin Laden si rivolge "alle persone sagge dell'Unione
Europea", ricordando la pubblicazione delle vignette su Maometto -
pubblicate nel 2005 da un giornale danese e ripubblicate anche di recente per
solidarietà con un vignettista minacciato di morte - come parte di una crociata
anti-islamica, "dove il Papa ha un ruolo significativo". "Avete
messo a dura prova i musulmani - dice Bin Laden -. La risposta sarà in ciò che
vedrete, non in quello che sentite". Per il Vaticano le minacce "non
sono una novità". "Non ci faranno cambiare programmi o alzare misure
di sicurezza", ha detto ieri il portavoce della S.Sede, padre Federico
Lombardi, che però ha respinto le accuse del leader di Al Qaeda. "Il Papa
e il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso hanno biasimato la
satira contro l'Islam in più di una occasione", ha detto padre Lombardi,
ricordando che il 28 febbraio scorso il Vaticano e l'università sunnita di Al
Azhar hanno condannato con una dichiarazione congiunta anche la ripubblicazione
delle vignette. "Continueremo nella nostra politica di non commentare
questo genere di provocazione", ha fatto sapere ieri l'Alto rappresentante
per la politica estera europea, Javier Solana. La presidenza slovena della Ue
ha comunque tenuto a sottolineare che "il principio della libertà di
espressione e della libertà di religione fanno parte dei suoi valori e delle
sue tradizioni".
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ati ma da sei mesi
il Dipartimento di Stato ne ha una che è l'esatto opposto. Si chiama
"Dipnote", si trova su Internet ed è un blog voluto da Condoleezza
Rice e realizzato dal portavoce Sean McCormack per trasformare Foggy Bottom in
una protagonista del web: serve ai diplomatici americani per scambiarsi
opinioni irriverenti protetti dall'anonimato e al Dipartimento di Stato per
avere il polso di cosa si parla fra le feluche a stelle e strisce. Pur essendo
stato lanciato da McCormack, "Dipnote" è quanto di più informale
possa esserci: i diplomatici possono metterci proprio foto e filmati in cui li
si vede in gita in Indonesia, alla Casa Bianca con Abu Mazen o in pantaloncini
con gli amici in gita a New Orleans. Cliccando sui diversi link si ha
l'impressione di entrare nella grande famiglia di Foggy Bottom - il quartiere
in stile coloniale e mattoni rossi dove si trova il Dipartimento di Stato -
fino a incontrare diplomatici come Tara Fley, di formazione gesuita, che aprono
discussioni sulle donne con la feluca attirando commenti greci e pakistani,
russi, siriani e americani, spesso dai toni assai accesi. Una delle
caratteristiche del blog è di porre domande irriverenti, spesso in
contraddizione con gli orientamenti politici dell'amministrazione Bush per
saggiare da che parte tira il vento, tanto dentro che fuori il Dipartimento di
Stato. A fare scalpore è stata, a inizio marzo, la domanda "Gli Stati
Uniti devono avere rapporti con Hamas per favorire la pace fra israeliani e
palestinesi?". Il solo fatto di averla posta ha spinto "New York
Times" e "Washington Times" a supporre che forse la Rice
meditava di aprire all'organizzazione terroristica che si
propone di distruggere Israele ma la valanga di reazioni giunte a "Dipnote" ha
allontanato ogni possibile cambiamento di politica. "Ma vi siete
impazziti?" hanno scritto in molti. "Fino a quando Hamas non
riconosce il diritto all'esistenza di Israele e non
rinuncia alla violenza contro i civili deve essere messa al bando" ha
scritto un "Doug" del Michigan mentre "Maynard"
dall'Illinois è andato oltre: "Avere rapporti? Sì, ma come fecero gli Usa
col Giappone dopo l'attacco a Pearl Harbor". A scrivere sul blog è stato
anche Mark Kirk, deputato repubblicano dell'Illinois, esprimendo dubbi sul
fatto "che usiate i soldi da noi stanziati per fare simili
discussioni". La domanda su Hamas è stata così rimpiazzata negli ultimi
giorni da un interrogativo su altro nemico di Washington, Hugo Chavez:
"Venezuela ed Ecuador devono combattere le Farc colombiane che operano ai
loro confini?". Questa volta i commenti eterodossi sono arrivati, come nel
caso di "Zharkov in Usa": "Per gli interessi Usa l'Opec conta
più delle Farc, Chavez difende i pozzi con armi russe comprate con i
petrodollari, sono i soldi americani che continuano ad armare i nostri nemici a
oltre sei anni dall'11 settembre". Le regole di registrazione al blog
consentono da un lato di limitare al massimo gli eccessi verbali degli ignoti e
dall'altro ai diplomatici di scrivere protetti da pseudonimi. Come nel caso di
"Steve dall'Iraq" che rivolgendosi ai colleghi desiderosi di sbarcare
nella sede di Baghdad scrive: "Si tratta di un'opportunità rara di
esplorare reti elettriche, sistemi fognari, fattorie, casi di capi tribali, risvegli
politici ed ospitare eventi che non avete mai neanche sognato". Come dire,
poco a vedere con i manuali di diplomazia. Non mancano le storie piccanti.
"Che ne dite del presunto stupro di una funzionaria del Dipartimento di
Stato che opportunamente è stata rimandata a Washington?" chiede
"Jerris in Usa". Dalla Russia invece si fa sentire "Hugh",
che tradisce buona preparazione militare e non ha gradito la decisione cinese
di impedire a diverse unità dell'Us Navy di attraccare a Hong Kong: "Ho un
suggerimento, visto che per il governo americano c'è un'unica Cina perché
anziché mandare l'Us Navy a Hong Kong la prossima volta non sceglie il più
accogliente porto di Kaohsiung, sull'isola di Taiwan, che sempre cinese
è?".
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Colloquio Un
disegnatore geniale e corrosivo Nazisti gatti, ebrei topi ANGLOSASSONI
"NEW YORKER" ADDIO Spiegelman "Americani puritani e
pornografi" Un nuovo album dall'autore di Maus "Non è da leggere
seduti alla toilette" SYLVAIN CYPEL "La nostra cultura popolare è
situata tra i seni della Jackson e il clitoride di Paris Hilton" Dopo
averne ideato la grafica ha lasciato il settimanale più snob: "Media
asserviti" NEW YORK Ama enormemente questa frase di Miles Davis:
"Prima suono, poi vi spiego...". L'autore di Maus - questo
straordinario racconto allegorico della Shoah che ha al centro la deportazione
di suo padre ad Aushwitz - pubblica ora Breakdowns, un nuovo fumetto costruito
intorno a disegni giovanili, con un'introduzione disegnata e una postfazione scritta.
Lui preferirebbe che i lettori cominciassero con il leggere questa sua nuova
opera appena presentata al Salon du livre di Parigi. In realtà Art Spiegelman
vorrebbe davvero soltanto "spiegare". Breakdowns è "difficile,
complicato". Teme che i lettori restino disorientati. È un fumetto
"distruttivo", maturato in un'epoca (1972-77) in cui, sprofondato
nelle sue ricerche, pubblicava soltanto su riviste underground. Vi si ritrovano
le ossessioni della giovinezza che non l'hanno mai lasciato e che Maus, la sua
opera più narrativa, nascondeva anche se solo in parte. Cos'è un artista? Cos'è
il pensiero, la memoria, la percezione? Che relazioni ci sono tra loro?
"Nel fumetto c'è più pensiero che inchiostro", afferma. Ci riceve nel
suo studio di Manhattan. "Esco poco. Non si può più fumare da nessuna
parte!". Dice che il divieto di fumo, che ormai si estende anche nei
condomini, è dovuto al puritanesimo americano. Negli Anni 70 aveva pubblicato
Prince Rooster, un libro per ragazzi basato su una favola hassidica del Rabbi
Nachman di Breslavia. Numerosi editori glielo avevano rifiutato perché l'eroe
vi compariva nudo. Le librerie lo esponevano soltanto nella sezione riservata
agli adulti. Il corto circuito puritanesimo-pornografia, spiega Art Spiegelman,
è una specialità anglosassone. "La nostra cultura popolare è situata
grosso modo tra i seni di Janet Jackson e il clitoride di Paris Hilton",
dice. "Ma far vedere un pene in un fumetto, no, non si può! Eppure siamo
costretti ad ascoltare polemiche aberranti sulle cellule staminali o
Darwin". Breakdowns, il fumetto come esperienza artistica e autobiografica
per quest'uomo di 60 anni. Non una storia ma frammenti, schizzi, strizzatine
d'occhio. Le scintille volano per ritornare all'essenziale. E di colpo, su un
palco consacrato a una disputa infantile e apparentemente anodina, si ritrova
adulto. Il commento di un disegno: "Nel 1968 mia madre si è uccisa. Senza
lasciare una parola. È strano il modo in cui funziona lo spirito... Avevo
dimenticato il suo suicidio...". Come suo padre, anche lei era
sopravvissuta ad Auschwitz. Non anticiperemo niente della nuova opera. Se ne
avrebbe a male. Bisogna lasciare che il lettore "innanzitutto possa
leggere" come lui è diventato disegnatore: le sue aspettative, le
frustrazioni, gli exploit concettuali. Vi si ritrovano anche gli abbozzi di
Maus, pubblicati nella rivista Funny Animals. Art è felice che questo libro sia
pubblicato, per far vedere che Spiegelman non è Maus. Ma al tempo stesso non
cerca di disfarsene: "Sono 13 anni della mia vita". Maus era dentro
di lui prima e continua a esserci. Spiegelman ci parla di Israele,
dove ha avuto "le maggiori difficoltà" con questo fumetto. Il libro è
stato tradotto in 30 lingue, compreso il pashtun afghano. Ma solo il primo
volume è apparso in Israele. "Ho avuto dei
problemi con l'editore", spiega. "C'è una visione specifica
israeliana dell'Olocausto. Ora, Maus è l'opera di un ebreo della diaspora. Parlare di Shoah senza evocare Israele, a loro
non sembrava possibile". Lui stesso negli Stati Uniti è considerato un
anti-israeliano. È una questione che lo annoia. "Io sono a-sionista, che è
come dire agnostico. Sono a favore dell'esistenza di Israele, ma questo
Stato ha commesso e commette dei crimini contro la popolazione della zona.
Non è il solo. Ma cosa volete? Essendo ebreo dovrei essere meno critico verso Israele che nei riguardi del mio paese?". Nel 2002,
dopo aver sbattuto la porta del New Yorker, la rivista in cui lavorava da più
di 10 anni e della quale aveva costruito l'identità grafica più corrosiva.
Perché? "Per protesta contro l'asservimento dei media" al potere e
alla verità di Stato americana dopo l'11 settembre. Sua moglie, francese, ne è
tuttora l'art director. Preferisce però tornare velocemente alle riflessioni
intorno a Breakdwns. "In fondo, i primi fumetti sono stati le vetrate
delle cattedrali". La costrizione dello spazio in pagina fa sì che i
fumetti siano più simili all'architettura che alla letteratura o al cinema,
dove invece si può dare all'opera il ritmo preferito. Lui ha voluto liberarsi
da questa schiavitù. "È successo con mio padre. Non sono mai riuscito a
fargli raccontare la sua vita in modo lineare. Parlava di Aushwitz e passava a
un episodio del 1950, per poi tornare al ghetto e alla deportazione...".
Racconto, memoria, frammento, struttura: è su questo insieme che Art Spiegelman
lavora. "Mio padre mi ha insegnato come riempire una valigia al massimo.
Era indispensabile per scappare dai nazisti. E così mi ha insegnato a dare una
struttura ai fumetti". Su una striscia nessuno spazio è inutile.
Breakdowns è incredibilmente denso di riferimenti, in senso vero e nascosto.
Lui che rivendica la sua origine nella cultura popolare non accetta alcuna
concessione. "Ho voluto realizzare dei fumetti da leggere con un segnalibro,
non seduti alla toilette. Se Claude Lanzman avesse voluto fare un film per il
grande pubblico, Shoah durerebbe 80 minuti. Invece dura 9 ore ed è un'opera
immensa, senza una sola immagine d'archivio". Questo gli sembra
fondamentale. Art Spiegelman sta lavorando a due progetti, un libro per bambini
e le vetrate per una scuola newyorkese di belle arti: "Essere artisti
significa dare forma a ciò che si pensa, che si sa e si sente". Noi
prendiamo. © Le Monde Spiegelman deve la sua fama principalmente a un'unica opera,
Maus, un romanzo (auto)biografico in fumetti pubblicato tra il 1973 ed il 1991,
dove si narra la storia del padre, Vladek Spiegelman, un ebreo polacco
sopravvissuto alla Shoah. Maus usa la forma di fumetto allegorico (i nazisti
sono gatti, gli ebrei topi, ecc...) per dare corpo all'essenza della narrazione
spogliandola degli elementi di identificazione e lasciando l'essenza della
dimensione tragica. Di questo romanzo - che nel 1992 gli ha fruttato uno
speciale premio Pulitzer - Umberto Eco ha detto: "È una storia splendida;
ti prende e non ti lascia più".
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
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Nuove
minacce di bin Laden: l'Iraq sia d'esempio per la Palestina Tibet, Bush a
Pechino per i Giochi Risposta cinese all'appello del Papa: no al dialogo con i
criminali.
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-21 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Messaggio Le frasi sull'Europa, le vignette e il Papa interpretate
come un'indicazione operativa "Da Osama ordine per un attacco" Ieri
un secondo audio: "Guerra santa per liberare la Palestina"
Oggi il dossier sarà esaminato in una riunione al ministero degli Interni
italiano presieduta dal prefetto Carlo De Stefano WASHINGTON - "La
risposta sarà quello che vedete e non quello che sentite". La voce di
Osama, simile a quella della Sibilla, porta nuove minacce all'indirizzo del
Papa e dell'Europa per la vicenda delle vignette sul Profeta. Una breve sortita
- 5 minuti diffusi mercoledì sera - seguita ieri da un secondo audio su Al
Jazeera dedicato alla crisi di Gaza con il consueto appello alla Jihad.
Interventi, specie il primo, che hanno suscitato "attenzione" nelle nostre
forze di sicurezza ma non allarmismo. Oggi il dossier sarà esaminato in una
riunione al ministero degli Interni presieduta dal prefetto Carlo De Stefano
per decidere se potenziare le misure di sicurezza. Pasqua è alle porte, un
evento che potrebbe indurre qualche gruppo a colpire. E tra qualche settimana
il Pontefice compirà un'importante visita negli Stati Uniti dove si recherà,
tra l'altro, a Ground Zero. Questo per dire che non mancano pretesti per i
qaedisti e che la vigilanza è d'obbligo. A metà marzo il Viminale, dopo
un'analisi delle fonti di rischio, aveva comunque previsto l'adozione di
contromisure in vista delle festività. Dunque maggiore sorveglianza attorno ai
cosiddetti obiettivi "sensibili". Il messaggio, attribuito dalla Cia
a Bin Laden, non ha toccato più di tanto il Vaticano. Un portavoce della Santa
Sede ha respinto le accuse mosse dal capo terrorista e, significativamente, ha
ribadito che i programmi di Benedetto XVI restano immutati. Linea cauta anche
in Danimarca, da tempo nel mirino per aver pubblicato le vignette. Lo stato
d'allerta è già alto- dicono gli 007 - non servono provvedimenti speciali. Il
senso delle reazioni in campo occidentale è quello di stare con gli occhi
aperti senza però cadere nel gioco propagandistico innescato dai qaedisti. Più
infervorati, invece, i simpatizzanti jihadisti. Su diversi forum su Internet si
sono detti sicuri che il messaggio di Bin Laden sia il segnale per un nuovo
spettacolare attentato. In realtà l'intervento del leader rientra in un tracciato
già segnato da attacchi feroci nei confronti del Papa. I qaedisti -
sottolineano alcuni analisti - sono preoccupati dal dialogo avviato dal
Vaticano con l'Islam moderato. Nel messaggio Bin Laden se la prende infatti con
il re saudita Abdullah, "sovrano senza corona", colpevole di aver
incontrato il Pontefice. Inoltre i terroristi, con queste "bombe di
carta", continuano ad esercitare la rivendicazione preventiva: se vi sarà
un attentato lo si potrà collegare comunque ad Al Qaeda. I segnali di questi
ultimi mesi, del resto, non sono rassicuranti. Diversi paesi sarebbero nel
mirino. Le parole di Osama dedicate ai palestinesi rientrano nella tradizione
qaedista. Bin Laden li invita alla lotta armata, afferma che l'assedio di Gaza
è una conseguenza della conferenza di Annapolis (svoltasi a fine novembre),
ribadisce che non c'è spazio per il negoziato. Anzi, il modello da copiare è
quello dei ribelli in Iraq, con i quali bisogna fare fronte comune. Per questo
la liberazione verrà conquistata con "il ferro e il fuoco". Come per
le minacce all'Europa, gli esperti ritengono che gli affiliati ad Osama abbiano
deciso una lenta ma costante marcia di avvicinamento per
colpire in Israele scavalcando le fazioni locali. Nella visione degli islamisti non
solo il Fatah di Abu Mazen, trattato come un rinnegato, ma anche Hamas e
persino l'Hezbollah libanese si sarebbero sottratti ai doveri della guerra
santa. Chi ha preparato il secondo messaggio si è preoccupato di dare un
riferimento temporale - la conferenza di Annapolis - tentando di
rintuzzare i sospetti che il leader sia morto da tempo o gravemente malato e,
al tempo stesso, ha voluto ribadire che Osama resta alla al comando, in grado
di impartire ordini. Bersaglio Il Papa ieri alla cerimonia della lavanda dei
piedi: si teme che gli attacchi verbali di Osama possano essere il preludio di
un attentato Guido Olimpio.
( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'Agenzia Ebraica
volta pagina e si prepara a chiudere lo storico dipartimento per l'immigrazione
degli ebrei e per il loro assorbimento nel Paese. D'ora in poi l'accento sarà
posto sull'istruzione e sul rafforzamento dell'identità ebraica e
dell'ideologia sionista nella Diaspora. Nella situazione attuale, visto che da
diversi anni l'immigrazione è in drastico calo e che nel 2007 è stata di meno
di ventimila persone, "non c'è ragione di tenere in vita un dipartimento
che annualmente costa cento milioni di dollari", ha spiegato il portavoce
dell'agenzia. La decisione di eliminare il dipartimento dell'immigrazione,
fondendolo con altri, è perciò una conseguenza del calo nel numero di
immigranti ebrei, dovuto sia al fatto che due dei tre principali serbatoi di
ebrei al mondo - quello dei Paesi di lingua russa e soprattutto dei Paesi arabi
- si sono esauriti, sia al carattere ormai individuale che ha assunto l'immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è
quello degli ebrei americani che in gran parte non intendono trasferirsi in Israele. Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve
fare i conti con un tasso di natalità della popolazione ebraica inferiore a
quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli ebrei una
minoranza nel Paese. Tra i palestinesi circola perciò da anni un'amara e
celebre battuta: "Copulare per non farsi occupare". Israele (esclusi i Territori) conta attualmente 7,2 milioni
di abitanti, il 75% dei quali è costituito da ebrei, cioè intorno ai 5 milioni
e mezzo. I palestinesi a Gaza e nei Territori sono già più di 4 milioni, cui si
aggiungono quelli residenti in Israele, che sono un
altro milione. L'Agenzia Ebraica è un ente finanziato in gran parte dalle
comunità ebraiche nel mondo, soprattutto negli Usa. Fu fondata nel 1923 allo
scopo di incoraggiare e facilitare l'immigrazione degli ebrei in quella che era
allora la Palestina sotto il mandato britannico,
funzione che ha poi mantenuto dal
( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-21 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE LETTERA INTERNAZIONALE Dossier democrazia, Bobbio e Castoriadis
"Dossier democrazia", con scritti di Norberto Bobbio e Cornélius
Castoriadis, e una seconda sezione su "Israele e gli ebrei", con interventi di GyÖrgy Konrad, GÖran
Rosenberg, David Meghnagi. Sono i contenuti del numero 95 di Lettera
Internazionale. Il terzo dossier "L'uomo, il mito, la conoscenza"
propone testi di Karl Popper, Edgar Morin, Hélène Cixous, Hans Blumenberg, Jean
Starobinski.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TERRORISMO NUOVO
MESSAGGIO DI BIN LADEN SU GAZA Il Vaticano replica a Osama Stato di allerta in
Italia di ALESSANDRO FARRUGGIA ? ROMA ? "NON CI SARANNO cambiamenti di
programma, né verranno rafforzate le misure di sicurezza: né per la Pasqua né
per gli altri impegni pontifici. Non abbiamo una particolare
preoccupazione". Dopo le minacce di Bin Laden al Papa e all'Europa, la
linea del Vaticano ? illustrata dal portavoce padre Federico Lombardi ? è
ufficialmente quella di non accettare di essere un obiettivo e di sottolineare
in ogni momento che "è del tutto infondata l'accusa di coinvolgimento del
Vaticano in una campagna di derisione della religione musulmana. Anzi, il Papa
e il consiglio per il dialogo interreligioso hanno biasimato la satira contro
l'Islam in più di un'occasione". Se la Santa Sede usa il basso profilo, al
Viminale gli accenti sono diversi, anche alla luce del fatto che ieri Bin Laden
ha inviato un nuovo messaggio, trasmesso da Al Jazeera. I temi stavolta sono
diversi, ma l'accento sull'azione è coerente e il riferimento al cristianesimo
non manca. Bin Laden attacca affermando che l'embargo di Gaza è un effetto
della conferenza di Annapolis e accusa gli ulema che sostengono i governi arabi
che hanno partecipato ad Annapolis di aver "deviato i musulmani". La
sua risposta è ovviamente ancora la violenza. "Da tempo i palestinesi sono
vittime degli ebrei e dei cristiani ? osserva ? ma l'unica via per liberarsi è
quella del Jihad e del fuoco e non delle trattative" e quindi li esorta ad
appoggiare la guerriglia in Iraq, dato che "è quello il
campo di battaglia più vicino alla jihad per sostenere il nostro popolo in Palestina". Oggi il primo dei due messaggi di Bin Laden ? che, come
ha ammesso la portavoice di Bush, la Cia ha analizzato e ha definito autentico
? sarà all'esame del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo
presieduto dal direttore centrale della polizia di prevenzione, Carlo De
Stefano. "Non vi sono pericoli specifici e il segmento del
messaggio destinato al Papa è marginale ? osserva una fonte dei servizi ? ma vi
sono comunque le minacce all'Europa e vi è la preoccupazione che il messaggio
di Bin Laden possa essere letto da cellule dormienti ma operative in Europa,
cellule anche non appartenenti organicamente Al Qaeda, come un incitamento o un
via libera all'azione". DI CONSEGUENZA è più ragionevole ritenere che il
Casa deciderà di intensificare la vigilanza degli obiettivi sensibili, come stazioni,
porti e aeroporti, ma anche chiese e monumenti. Tra i 13.664 "obiettivi
sensibili" nel database del Viminale, quelli che saranno posti sotto
vigilanza speciale sono a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Assisi, Padova, ma
tutte le questure verranno nei prossimi giorni allertate anche per
"alimentare il flusso informativo". Cioè, a tenere ben aperti occhi e
soprattutto orecchie. Nel suo messaggio dell'altro ieri Bin Laden ha rivolto
pesanti minacce all'Europa e il pensiero degli analisti è andato alla Danimarca
? il Paese al centro della polemica sulle vignette satiriche antislamiche ? e
alla Romania, dove dal 2 al 4 marzo si svolgerà il summit Nato al quale
parteciperanno capi di Stato e di governo. Ma né in Danimarca né in Romania si
è voluto dare credito a Bin Laden. "Le minacce di Bin Laden ? ha
commentato il ministro degli Esteri romeno, Adrian Cioroianu ? non sono in
grado di mettere in pericolo né l'organizzazione ne il vertice né l'agenda
politica dell'evento". - -->.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lettere@ilmanifesto.it
Quella base è italiana Vogliamo portare all'attenzione di tutti i friulani e
non solo, quello che sta accadendo alla base delle Frecce tricolori di Rivolto.
Noi che abitiamo nei pressi della base siamo arrabbiati con le istituzioni
(stato in primis) e con le gerarchie militari. Ci sentiamo presi in giro (come
sempre), oltre al danno ora arriva pure la "beffa"! Danno perché
l'amatissima pattuglia acrobatica per esercitarsi continua a sorvolare sopra i
nostri tetti incuranti della pericolosità, del non rispetto della privacy e del
disturbo che ci creano. La "beffa" è che la base delle Frecce è in
gran segreto una base missilistica che nell'arco del 2008 sarà la più grande
del Nord-Est. Testimonianze interne parlano di un arrivo di circa 400 militari
per il controllo della base. Tutto non è accettato da noi, abitanti delle zone
limitrofe, perché saremmo noi in prima persona a pagare se mai capitasse
qualcosa di grave. Premettiamo che si tratta di missili i quali, quindi,
potrebbero avere anche testate nucleari. Gli stessi militari, inoltre, non
divulgherebbero mai la verità, nascondendosi dietro un "no comment -
segreto militare". Questo non è nient'altro che un'altra presa per i
fondelli e qui non si parla di base americana o inglese o tedesca, ma di una
struttura italiana dello stato italiano con all'interno mezzi e militari italiani.
Questa lettera vuole essere anche uno spunto per far conoscere i problemi che
crea lo stato a chi come noi di Basagliapenta, Villacaccia, Nespoledo, Beano,
Villaorba e in ultimo la stessa popolazione di Rivolto, è costretta a
"convivere" con tutto ciò. Concludiamo con una frase che ci è stata
insegnata da piccoli: "No si vai sul lat spandut", quindi friulani
rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di tenere pulito un pezzo di terra
chiamato Friuli. Parlano di spreco di denaro pubblico di ridurre al minimo le
spese per il deficit dello stato? Comincino col tagliare la "benzina"
alle Frecce tricolori che non hanno un impiego per la popolazione come lo sono
i vigili del fuoco, sanitari, polizie ecc. p.s. Per gli appassionati delle
Frecce tricolori: vi sarete accorti che durante le loro esercitazioni sui
nostri abitati, i piloti non usano più i colori verde e rosso, sapete perché?
Sono risultati nocivi e sono stati immediatamente bloccati ma solo dall'anno
scorso (2007) e tutti gli altri anni che noi li abbiamo respirati? Chi paga per
tutto questo? Sergio Della Maestra, Basagliapenta In ricordo del vescovo Rahho
Il carico di medicine veniva per lo più da Cagliari inviato dalla Mezza luna
rossa palestinese, un'altra parte dalla raccolta con gli spettacoli degli studenti
dell'Accademia nazionale di danza. Il trasporto, facilitato dalla Syrian Air
che non ha preteso alcun costo aggiuntivo per il peso eccedente, è giunto a
destinazione grazie all'aiuto e al sostegno di tutta la comunità caldea fino a
raggiungere Mosul per essere distribuito attraverso il dispensario medico Al
Raja'a diretto dal Dr. Bàha Y. Ashkuri. Era maggio 2003, pochi giorni prima
Bush aveva annunciato la sua vittoria in Iraq, lì però la distruzione della
guerra aveva interrotto ogni comunicazione con il resto del mondo e l'incognita
di quello che avrei trovato era enorme. L'attivazione di una rete da
Roma-Damasco-Aleppo-Qamishil-Mosul-Ninive che nell'emergenza drammatica ha
saputo rispondere con l' efficacia di una reale cultura della solidarietà e
della partecipazione, ospitandomi, aiutandomi negli spostamenti,
incoraggiandomi nei momenti più difficili, sostenendomi e permettendomi di
ripetere quell'operazione più volte fino al febbraio 2004. Da Roma monsignor
Najim e poi lungo tutto il percorso monsignor Audo, il diacono Nuri e la sua
famiglia, padre Nidal, padre Joseph, monsignor Sako, le suore caldee di Ninive
e monsignor Rahho. Il vescovato di Mosul era il luogo di riposo e di riparo. Il
rapimento e la morte del suo vescovo, monsignor Rahho, segnano la scomparsa di
un nodo di quella rete: un lutto che va oltre quella comunità, abbraccia
l'intero Iraq e la sua gente per affondare le nostre coscienze. Enrica
Palmieri, docente Accademia naz. danza di Roma Coincidenze Cari compagni, la
coincidenza vuole che Fiamma Nirenstein accusi Vauro e il manifesto di
antisemitismo per una bellissima e veritiera vignetta; nello stesso momento
dall'altra parte del mondo Bin Laden accusa l'Europa e il Vaticano per la
pubblicazione delle vignette sul Profeta. Si saranno messi d'accordo? di certo
l'arroganza è la stessa.... Francesco Giordano Solidarietà a Vauro Caro Vauro,
ancora una volta sei vittima di chi pensa che la satira debba essere
politicamente "corretta" altrimenti, se fuori dal coro, meritevole di
attacchi e minacce. Ancora una volta si dimostra il rifiuto
degli amici di Israele a accettare la normalità di questo stato e quindi anche la
possibilità di essere oggetto di critiche. I fondamentalismi religiosi e
politici manifestano la loro intolleranza. Ancora una volta l'accusa di
antisemitismo viene usata, strumentalmente e a sproposito, come una clava per
zittire le critiche. Stupisce e preoccupa che ti si venga a chiedere a
te e al tuo giornale, il manifesto, le scuse per una vignetta dedicata alla
signora Nirenstein, senza dire una parola sulla scelta della stessa signora
Nirenstein di essere candidata in una lista insieme a personaggi che non hanno
mai preso le distanze dal fascismo. La satira è il sale della democrazia e non
stupisce quindi che chi la critica e vorrebbe vederla imbavagliata accetti di
militare al fianco di Berlusconi. Maurizio Musolino, direttore de La Rinascita
della Sinistra.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Quando "La
Banda" passò suonando arabesque d'amore Arriva nelle sale da Cannes
l'opera prima di Eran Korilin, vitalità controcorrente del
nuovo cinema israeliano Roberto Silvestri A quasi un anno di distanza dal
festival di Cannes, dove ha conquistato il premio per la migliore opera prima,
esce La banda del giovane regista israeliano Eran Korilin. Film commuovente,
giocato su un tipo di comicità simile alle astrazioni fredde e surrealmente
realistiche di Aki Kaurismaki, conferma la vitalità controcorrente delle
nuove generazioni di cinema in Israele desiderose di
uscire dalla "gabbia" del conflitto per plasmare un immaginario
duttile e liberato. In cui il "politico" prende forma nell'umorismo,
nello spostamento sottile dello sguardo, nella ricerca importante di sinergie
tra le culture soffocate oggi dall'intrasingenza. Il regista lo ha girato anche
in omaggio ai fiammeggianti film egiziani che hanno accompagnato la sua
infanzia, conquistando nonostante la guerra tra i due paesi occhi e palpiti del
pubblico, e che ora sono scomparsi per sempre dall'unico canale della tv
israeliana (privatizzato) come sono sparite le scritte in arabo ... Anche la
magnifica star del film, Ronit Elkabetz, già icona per Amos Gitai, vive sul
confine delle culture, famiglia sefardita, al suo esordio come regista
(Prendere moglie) ha dato raccontato questa componente offuscata nella società
israeliana moderna. La banda sono otto strumentisti della banda della polizia
di Alessandria d'Egitto invitati a suonare in Israele
per l'inaugurazione di un centro culturale arabo. Ma all'arrivo in aereoporto
non trovano nessuno a aspettarli. La burocrazia, la sfortuna e una serie di
contrattempi, tra cui la difficoltà linguistica che rende le comunicazioni un
po' improbabili, portano la banda fuori strada, in un posto periferico, una piccola
cittadina desolata nel bel mezzo del deserto che si rivelerà più ospitale del
previsto. Verranno invitati a cena, conquisteranno un letto, forse addirittura
un cuore, parteciperanno perfino, nonostante diffidenze e le solite
incomprensioni di lingua alla vita notturna e "intima" dei loro
nemici. La proprietaria dell'unico ristorante - Ronit Elkabetz molto seduttiva
col suo vestito rosso e quella punta di cinismo da troppi amori infelici - li
prende in simpatia e decide di proteggerli. In particolare il colonnello,
Tewfiq (Sasson Gabal) che invita a uscire con lei in una lunga serata di
confidenze. Intanto il "bello" della banda con passione per Chet
Baker dà lezioni indimenticabili sul femminile al ragazzo molto imbranato del
paese che non ha mai fatto l'amore... Dimostrando la complementarità tra popoli
più legati e vicini di quanto credano. E anche quanto sia ancora indelebile
quella traccia lasciata dal grande cinema musicale e melò egiziano persino in Israele, che non dimentica, nonostante Nasser, quanto ha
pianto per le canzoni e le passioni di Om Kalshoun, Omar Sharif e Fatem Hamama.
Noi intanto abbiamo anche scoperto che le bande della polizia araba, altro che
inni marziali, suonano struggenti arabesque d'amore.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
America di sinistra
Spunti, indicazioni e tanto ottimismo nella conferenza che riunisce ogni anno i
progressisti statunitensi P. 7 Siria/intervista Parla il ministro
dell'informazione Muhsen Bilal: "Se Israele non accetta la pace araba, pronti a resistere" P. 9 Fermo
immagine Giovane donna con un braccio alzato. Ritratto non premeditato del
Maggio francese, domani con il manifesto Roma al voto Sinistra per Grillini Ma
Sentinelli frena A PAGINA 4 Aborto Irruzione nella clinica Polizia assolta dal
pg A PAGINA 6 Istat 2007, meno disoccupati più lavori part-time A PAGINA
10.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il ministro
dell'informazione siriano: il tempo stringe, rispettino i nostri diritti
"Damasco è pronta a resistere se Israele dice no
alla pace araba" Hezbollah e Hamas hanno dimostrato che Tel Aviv non è
invincibile. Il ritiro dai Territori occupati nel 1967 - Cisgiordania, Gaza,
Gerusalemme est e Golan - rappresenta una condizione imprescindibile Michele
Giorgio Inviato a Damasco È scattato il conto alla rovescia per il vertice
arabo e a Damasco si stanno completando gli ultimi preparativi di un evento al
quale la leadership siriana assegna grandissimo rilievo. Sul tavolo ci sono
l'iniziativa di pace araba nei confronti d'Israele ma
anche la crisi libanese - che vede una contrapposizione forte proprio tra Siria
e Arabia saudita - e il tema di un fronte arabo unito. Di tutto ciò abbiamo
parlato a Damasco con il ministro dell'informazione Muhsen Bilal, uno degli
esponenti più in vista del governo siriano. Ministro, l'iniziativa di pace
araba approvata al vertice di Beirut del 2002 e riconfermata lo scorso anno a
Riyadh sarà al centro anche di questo summit a Damasco. La stampa nelle scorse
settimane ha parlato di novità importanti. Cosa c'è di vero? La nostra
iniziativa è estremamente chiara. L'intero mondo arabo ha offerto a Israele una pace totale in cambio del suo ritiro dai
territori che ha occupato con la guerra dei Sei Giorni nel 1967. Lo ha fatto
per permettere la nascita di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania
e Gaza con capitale non l'intera Gerusalemme, ma solo la zona Est (araba) della
Città Santa: un'offerta eccezionale, fatta in nome della pace. Ma Israele non l'ha raccolta. Perché non l'ha fatto? Perché Israele si considera uno Stato sopra la legge internazionale
e perché gode del sostegno incondizionato degli Usa. Quindi quale posizione
assumerà ora il mondo arabo? La Siria sta ancora aspettando che Israele faccia i passi necessari per completare il percorso
avviato tanti anni fa. In sei mesi si potrebbero compiere (al tavolo delle
trattative) quei progressi necessari per arrivare a una soluzione di pace
ampia, che assicuri i diritti a tutte le parti coinvolte. Ma deve essere
altrettanto chiaro che la Siria non può aspettare all'infinito. Di fronte a una
conferma dell'attuale atteggiamento israeliano non pronto a concludere la
trattativa, la Siria potrebbe prendere in considerazione altre opzioni, tra le
quali la resistenza. Abbiamo visto che la resistenza ha successo: quella
libanese (Hezbollah) ha liberato il sud del suo paese e
quella palestinese sta mettendo Israele in
difficoltà. La via del negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che non può pretendere che la
Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente in attesa delle sue
decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno fa ha parlato di
una possibile ripresa del negoziato di pace, a condizione che la Siria
interrompa il suo sostegno ad Hezbollah e Hamas. Israele
non ha il diritto di porre condizioni al nostro paese che chiede soltanto la
liberazione di una parte del suo territorio, le Alture del Golan, occupato nel
1967. Piuttosto deve capire in fretta che la pace passa attraverso
l'applicazione delle risoluzioni internazionali, la legalità e quindi per il
suo ritiro alle linee del 4 giugno del 1967. Lei parla di unità del mondo arabo
mentre sono note difficoltà di rapporti, in particolare tra il suo paese e
l'Arabia saudita sulla questione libanese. Si sono fatte insistenti le voci che
vorrebbero al vertice di Damasco una partecipazione a basso livello non solo di
Riyadh e del Libano, ma anche di altri paesi arabi. Il vertice annuale è un
appuntamento che riguarda tutto il mondo arabo e non solo la Siria. Per questo
speriamo che tutti i leader arabi vengano a Damasco. Una partecipazione al
massimo livello darebbe più forza alle decisioni che verranno prese. Parliamo
proprio della crisi interna libanese. Lei in una intervista ad ArabWeek ha
detto che la Siria è pronta a stabilire in qualsiasi momento relazioni
diplomatiche con il Libano. E lo ribadisco. La Siria è disposta subito a stabilire
piene relazioni diplomatiche con Beirut e a definire le frontiere e tutto ciò
che è necessario per buone relazioni tra due paesi indipendenti. Damasco però
viene accusata di interferire nelle vicende interne del Paese dei Cedri, di
frenare con le sue pressioni la nomina del nuovo capo dello stato libanese e di
essere addirittura dietro gli assassinii politici di questi ultimi anni. Sono
accuse totalmente infondate che ci fanno Stati Uniti e alcune parti libanesi
con un evidente scopo politico. Certo, nessuno può negare che la Siria abbia
una influenza nelle vicende libanesi, ma anche altri paesi influenzano con le
loro posizioni la politica interna libanese. L'Arabia saudita non ha forse
un'influenza importante su Saad Hariri?(il leader dei partiti che formano la
maggioranza di governo in Libano, ndr). Tutti fanno sentire la loro influenza,
non solo noi. La differenza sta nelle relazioni storiche, culturali e sociali
che hanno Libano e Siria. Per noi il Libano non è un paese come un altro. Siamo
la stessa famiglia che vive in due Stati indipendenti e i legami tra le due
popolazioni sono fortissimi. E non può essere certo sottovalutato il dato che
la maggioranza dei libanesi, e sfido chiunque dall'affermare il contrario, è
favorevole a stabilire relazioni fraterne con la Siria. Ma in Libano il
negoziato tra maggioranza e opposizione è paralizzato. Quale strada, secondo la
Siria, porta alla soluzione della crisi? La scelta sta ai libanesi ma è
evidente che senza un'intesa piena sui tre punti in questione - nomina del
presidente, nuova legge elettorale e formazione di un governo di unità
nazionale - quella crisi non verrà risolta. Si riferisce in particolare al
diritto di veto chiesto dalle forze di opposizione? Credo che l'opposizione
libanese che, in effetti, rappresenta la maggioranza della popolazione, abbia
il sacrosanto diritto di far sentire la sua voce in un esecutivo di unità
nazionale. Damasco teme che i partiti dell'attuale maggioranza libanese
intendano spostare il paese nell'orbita americana o firmare una pace separata
con Israele? La Siria non può accettare che il Libano
diventi ostile nei suoi confronti, perché è un paese fratello con il quale ci
sono legami fortissimi a tutti i livelli. Siamo la stessa famiglia e una
famiglia deve vivere in armonia.
( da "Liberazione" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Osama Bin Laden ai
palestinesi: "Negoziati inutili, per fare la Palestina
bisogna combattere come in Iraq" L'embargo di Gaza è "uno dei
risultati della conferenza di Annapolis". Il monito rivolto ai
palestinesi, un invito a non negoziare con Israele o
con l'Occidente con i quali occorre invece "combattere", è contenuto
nel nuovo messaggio audio attribuito a Osama bin Laden e diffuso ieri
dall'emittente del Watar al Jazeera. "Sarete sottoposti all'embargo fino
alla morte. E' tutto iniziato con l'appoggio degli arabi alla conferenza di
Annapolis", afferma bin Laden esortando tutti gli arabi alla jihad:
"Non perdete la Palestina con le trattative di
chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina ritornerà
a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione. Dico a tutti i musulmani del
Levante arabo e dei paesi confinanti che quella dell'Iraq è un'esperienza
positiva che ci indica come liberare la Palestina e
chiede per questo a tutti i musulmani di aiutarla". 21/03/2008.
( da "Tempo, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il ritorno di
Osama Bin Laden minaccia il Papa e l'Europa Due messaggi audio a
ventiquattr'ore di distanza l'uno dall'altro: Osama bin Laden, il capo di al
Qaeda irrompe così nella scena internazionale. Mercoledì sera il messaggio
audio con le minacce all'Europa e a papa Benedetto XVI. Ieri sera un altro
messaggio nel quale dice che l'unico modo per mettere fine alla sofferenza dei
palestinesi è la lotta dura e invita i musulmani a concentrarsi sulla lotta in
Iraq. "L'embargo di Gaza è uno dei risultati della conferenza di
Annapolis. Sarete sottoposti all'embargo fino alla morte. è tutto iniziato con
l'appoggio degli arabi alla conferenza di Annapolis": afferma Osama Bin
Laden nell'audio diffuso dalla Tv araba al-Jazeera. "Non
perdete la Palestina con le trattative di chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina ritornerà a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione -
aggiunge - Dico a tutti i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti
che quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina" Il messaggio di mercoledì contro l'Unione Europea
che sarà "gravemente punita per la vicenda delle vignette sull'Islam"
e contro Papa Benedetto XVI che è "coinvolto in un piano di demonizzazione
dell'Islam" è stato confermato autentico dagli esperti della Cia. Il capo
di al Qaeda Osama bin Laden ha affermato che le vignette sono parte di una
crociata anti-islamica e accusato anche il Papa Benedetto XVI di essere parte
di questa crociata. "La vostra pubblicazione di questi disegni, parte di
una crociata dove il Papa del Vaticano ha un ruolo significativo, è una
conferma da parte vostra che la guerra continua" ha detto il leader di Al
Qaeda. Il messaggio di bin Laden, che dura poco più di cinque minuti, è
indirizzato "alle persone sagge dell'Unione Europea" ed è
accompagnato nella parte video da una immagine fissa del leader di Al Qaeda,
che imbraccia un'arma. "Avete messo a dura prova i musulmani - afferma il
nastro audio - la risposta sarà ciò che vedete non quello che sentite. Possano
le nostre madri piangere la nostra morte se non ci leveremo a difesa del
messaggero di Dio". Le vignette sono state pubblicate per la prima volta
da un giornale danese nel 2005 e ripubblicate successivamente da altri
giornali. Le proteste da parte dei musulmani per la pubblicazione delle
vignette in Danimarca avevano portato alla morte di oltre 50 persone. L'ultimo
messaggio di Osama bin Laden risaliva al 29 dicembre scorso quando aveva
sollecitato i paesi europei a por fine alla loro partecipazione militare in
Afghanistan.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
[FIRMA]FRANCESCA
PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME "L'unico modo per riprendere la Palestina è con la forza". Parola di Osama bin Laden
che ventiquattr'ore dopo aver minacciato l'Europa e papa Benedetto XVI per le
vignette satiriche sul Profeta Muhammad torna a pontificare dagli schermi di Al
Jazeera. Il nuovo audio-messaggio del fondatore di Al Qaeda mandato in onda
ieri sera dalla televisione qatariota sembra un aggiustamento di tiro rispetto
a quello precedente: nessuna pietà per gli infedeli che dileggiano il Corano,
ma senza dimenticare mai il cuore profondo del jihad, il campo aperto dove si
combatte la guerra santa dei musulmani di tutto il mondo, la Palestina.
"L'assedio di Gaza è il risultato della conferenza di Annapolis e del via
libera dei paesi arabi alla battaglia di Israele e
Stati Uniti contro i mujahideen": l'anatema di Bin Laden rimbalza sui tg
della sera israeliani scavalcando in scaletta la visita del ministro degli
esteri russo Sergei Lavrov, inviato speciale per conto di Damasco. Poche ore
prima infatti, Lavrov, di ritorno da una missione diplomatica nella capitale
siriana e da un incontro riservato con il leader di Hamas in esilio Khaled
Meshal, era giunto a Tel Aviv per discutere l'ipotesi di una conferenza di pace
da tenersi a Mosca nei prossimi mesi. Sul tavolo, oltre alla Road Map, la normalizzazione dei rapporti tra Israele e il
governo di Bashar al-Assad. "L'offensiva mediatica di Al Qaeda è la
risposta al riposizionamento strategico dei governi arabi sulla questione
israelo-palestinese", spiega Eli Karmon, guru dell'International Institute
for Counter Terrorism (Ict) di Herziliya, l'avanguardia dell'antiterrorismo
israeliano. La guerra permanente alla lunga non paga, almeno non le
forze dell'establishment: "L'Egitto si sta adoperando per una soluzione a
Gaza. Hamas pare da tempo tentato dalla via politica. Brutti segnali per al
Qaeda. Il luogotenente di Osama, al Zawahiri, aveva già condannato a suo tempo
la scelta del partito islamico palestinese di partecipare alle elezioni. In
questi giorni, a dispetto di morti, attentati, raid, s'intravede la possibilità
di un cessate il fuoco. Perfino il giornale libanese pro-siriano al-Diyar
ammette che l'assassinio del leader di Hezbollah Mughniyeh potrebbe agevolare
il dialogo". Ma c'è chi dice no. La potenza nichilista di bin Laden
affonda nel caos e dal caos trae linfa. "I nostri nemici non hanno preso
la Palestina con i negoziati ma con il ferro e il fuoco",
dice ancora ad Al Jazeera lo sceicco saudita. Occhio per occhio, dente per
dente. A Gaza come a Baghdad, incalza Osama, il secondo fronte del jihad:
"C'è un legame diretto tra la Palestina e l'Iraq,
i musulmani devono sostenere con la forza la lotta contro le forze di
occupazione sioniste e americane". Gaza tace. Il portavoce di Hamas Sami
abu Zuhri, solitamente loquacissimo, preferisce rispondere con un generico
"no comment" all'endorsement di Al Qaeda alla liberazione armata
della Striscia. "Sono d'accordo con gli analisti della Cia, Osama è vivo
ma si trova in difficoltà", continua Eli Karmon. "Diffondere due
audio-cassette in poche ore è come mostrare i muscoli, una prova tattica
d'efficienza che si spiega con l'anarchia tornata al confine tra Afghanistan e
Pakistan dopo le elezioni pakistane". E la strategia? Secondo Yael Shahar,
ricercatrice dell'Ict, Al Qaeda non è più l'internazionale del terrore dell'11
settembre 2001: "La rete si è dissolta in piccoli gruppi e cellule molto
regionali". Come quelle da mesi infiltrate a Gaza.
( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
COMMEDIA Quanta
intima ironia in mezzo al deserto Formata da 8 musicisti della polizia di
Alessandria d'Egitto, La banda è un complessino che include gli archi, avviato
allo scioglimento perché nessuno ama più la musica popolare all'antica. Premiato a Un Certain Regard di Cannes, il film racconta le 48
ore di una trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. In seguito a un
equivoco i musicisti agli ordini del maturo colonnello Sasson Gabai approdano a
un borgo desolato nel deserto, dove la generosa locandiera Ronit Elkabetz si
occupa di ospitarli. Il regista ebreo Eran Kolirin racconta il breve
incontro notturno di due anime perse tra ironia e intimismo, spesso rivelando
un gusto per la folgorante sintesi della vignetta e chiudendo questo film
insolito e commovente con l'arcigno militare che intona in concerto una nenia
intrisa di malinconia esistenziale. \ LA BANDA di Eran Kolirin; con Sasson
Gabi, Ronit Elkabetz. Israele/ Usa/Francia, 2007
TORINO, Nazionale; MILANO, Anteo, Eliseo; GENOVA, Sivori; ROMA, Greenwich,
Metropolitan, Quattro Fontane, Ugc; NAPOLI, Delle Palme ****.
( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Damasco è
pronta a resistere se Israele dice no alla pace
araba" Il ministro dell'informazione siriano: il tempo stringe, rispettino
i nostri diritti Hezbollah e Hamas hanno dimostrato che Tel Aviv non è
invincibile. Il ritiro dai Territori occupati nel 1967 - Cisgiordania, Gaza,
Gerusalemme est e Golan - rappresenta una condizione imprescindibile Michele
Giorgio Inviato a Damasco È scattato il conto alla rovescia per il vertice
arabo e a Damasco si stanno completando gli ultimi preparativi di un evento al
quale la leadership siriana assegna grandissimo rilievo. Sul tavolo ci sono
l'iniziativa di pace araba nei confronti d'Israele ma
anche la crisi libanese - che vede una contrapposizione forte proprio tra Siria
e Arabia saudita - e il tema di un fronte arabo unito. Di tutto ciò abbiamo
parlato a Damasco con il ministro dell'informazione Muhsen Bilal, uno degli
esponenti più in vista del governo siriano. Ministro, l'iniziativa di pace
araba approvata al vertice di Beirut del 2002 e riconfermata lo scorso anno a
Riyadh sarà al centro anche di questo summit a Damasco. La stampa nelle scorse
settimane ha parlato di novità importanti. Cosa c'è di vero? La nostra
iniziativa è estremamente chiara. L'intero mondo arabo ha offerto a Israele una pace totale in cambio del suo ritiro dai
territori che ha occupato con la guerra dei Sei Giorni nel 1967. Lo ha fatto
per permettere la nascita di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania
e Gaza con capitale non l'intera Gerusalemme, ma solo la zona Est (araba) della
Città Santa: un'offerta eccezionale, fatta in nome della pace. Ma Israele non l'ha raccolta. Perché non l'ha fatto? Perché Israele si considera uno Stato sopra la legge internazionale
e perché gode del sostegno incondizionato degli Usa. Quindi quale posizione
assumerà ora il mondo arabo? La Siria sta ancora aspettando che Israele faccia i passi necessari per completare il percorso
avviato tanti anni fa. In sei mesi si potrebbero compiere (al tavolo delle
trattative) quei progressi necessari per arrivare a una soluzione di pace
ampia, che assicuri i diritti a tutte le parti coinvolte. Ma deve essere
altrettanto chiaro che la Siria non può aspettare all'infinito. Di fronte a una
conferma dell'attuale atteggiamento israeliano non pronto a concludere la
trattativa, la Siria potrebbe prendere in considerazione altre opzioni, tra le
quali la resistenza. Abbiamo visto che la resistenza ha successo: quella
libanese (Hezbollah) ha liberato il sud del suo paese e
quella palestinese sta mettendo Israele in
difficoltà. La via del negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che non può pretendere che la
Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente in attesa delle sue
decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno fa ha parlato di
una possibile ripresa del negoziato di pace, a condizione che la Siria
interrompa il suo sostegno ad Hezbollah e Hamas. Israele
non ha il diritto di porre condizioni al nostro paese che chiede soltanto la
liberazione di una parte del suo territorio, le Alture del Golan, occupato nel
1967. Piuttosto deve capire in fretta che la pace passa attraverso
l'applicazione delle risoluzioni internazionali, la legalità e quindi per il
suo ritiro alle linee del 4 giugno del 1967. Lei parla di unità del mondo arabo
mentre sono note difficoltà di rapporti, in particolare tra il suo paese e
l'Arabia saudita sulla questione libanese. Si sono fatte insistenti le voci che
vorrebbero al vertice di Damasco una partecipazione a basso livello non solo di
Riyadh e del Libano, ma anche di altri paesi arabi. Il vertice annuale è un
appuntamento che riguarda tutto il mondo arabo e non solo la Siria. Per questo
speriamo che tutti i leader arabi vengano a Damasco. Una partecipazione al
massimo livello darebbe più forza alle decisioni che verranno prese. Parliamo
proprio della crisi interna libanese. Lei in una intervista ad ArabWeek ha
detto che la Siria è pronta a stabilire in qualsiasi momento relazioni
diplomatiche con il Libano. E lo ribadisco. La Siria è disposta subito a
stabilire piene relazioni diplomatiche con Beirut e a definire le frontiere e
tutto ciò che è necessario per buone relazioni tra due paesi indipendenti.
Damasco però viene accusata di interferire nelle vicende interne del Paese dei
Cedri, di frenare con le sue pressioni la nomina del nuovo capo dello stato
libanese e di essere addirittura dietro gli assassinii politici di questi
ultimi anni. Sono accuse totalmente infondate che ci fanno Stati Uniti e alcune
parti libanesi con un evidente scopo politico. Certo, nessuno può negare che la
Siria abbia una influenza nelle vicende libanesi, ma anche altri paesi
influenzano con le loro posizioni la politica interna libanese. L'Arabia
saudita non ha forse un'influenza importante su Saad Hariri?(il leader dei
partiti che formano la maggioranza di governo in Libano, ndr). Tutti fanno
sentire la loro influenza, non solo noi. La differenza sta nelle relazioni
storiche, culturali e sociali che hanno Libano e Siria. Per noi il Libano non è
un paese come un altro. Siamo la stessa famiglia che vive in due Stati
indipendenti e i legami tra le due popolazioni sono fortissimi. E non può
essere certo sottovalutato il dato che la maggioranza dei libanesi, e sfido
chiunque dall'affermare il contrario, è favorevole a stabilire relazioni
fraterne con la Siria. Ma in Libano il negoziato tra maggioranza e opposizione
è paralizzato. Quale strada, secondo la Siria, porta alla soluzione della
crisi? La scelta sta ai libanesi ma è evidente che senza un'intesa piena sui
tre punti in questione - nomina del presidente, nuova legge elettorale e
formazione di un governo di unità nazionale - quella crisi non verrà risolta.
Si riferisce in particolare al diritto di veto chiesto dalle forze di
opposizione? Credo che l'opposizione libanese che, in effetti, rappresenta la
maggioranza della popolazione, abbia il sacrosanto diritto di far sentire la sua
voce in un esecutivo di unità nazionale. Damasco teme che i partiti
dell'attuale maggioranza libanese intendano spostare il paese nell'orbita
americana o firmare una pace separata con Israele? La
Siria non può accettare che il Libano diventi ostile nei suoi confronti, perché
è un paese fratello con il quale ci sono legami fortissimi a tutti i livelli.
Siamo la stessa famiglia e una famiglia deve vivere in armonia.
( da "Opinione, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Ven, 21 Mar
2008 Edizione 57 del 21-03-2008 Intervista a Massimo Introvigne (Cesnur) sul
messaggio di Al Qaeda Perché Osama odia il dialogo con i cristiani di Stefano
Magni Osama Bin Laden è tornato all'attacco, con un messaggio audio di cinque
minuti in cui minaccia l'Europa, il Papa e la monarchia saudita. Il casus
belli, ancora una volta, è la pubblicazione delle vignette danesi su Maometto.
Il comunicato è giunto proprio quando gli ulema di Riyad hanno negato ancora
una volta la possibilità di costruire una chiesa cristiana in territorio
saudita, nell'ambito del difficile dialogo interreligioso tra musulmani e
cattolici. I due episodi sono collegati? Ne abbiamo parlato con il professor
Massimo Introvigne, sociologo della religione e direttore del Cesnur (Centro
Studi sulle Nuove Religioni) di Torino. "Bin Laden accusa da sempre
l'establishment religioso di Riyad di aver complottato contro di lui quando gli
fu tolta la cittadinanza del regno. Sono due mondi diversi: quello
tradizionalista degli ulema di Stato sauditi e il mondo ultra-fondamentalista
di Bin Laden. Il secondo ambiente non accetta qualunque tipo di apertura all'Occidente.
Non accetta neppure gli ulema che (sulla base di un vecchio Hadith per cui il
territorio arabo deve essere considerato come una grande moschea) non vogliono
alcun luogo di culto in Arabia Saudita. Bin Laden ha una visione
sostanzialmente politica, per cui l'Occidente, in tutte le sue declinazioni, è
un nemico". L'opposizione all'apertura con il cristianesimo, da parte di
Bin Laden, è politica: "Il Papa ha impostato il dialogo su alcuni punti
fermi: il rispetto delle minoranze religiose, delle donne e il rifiuto della
violenza. Soprattutto su quest'ultimo punto, Bin Laden si sente minacciato
direttamente". In un passaggio del suo ultimo proclama, il leader di Al
Qaeda accusa il re saudita, il quale "Avrebbe potuto fermare la
pubblicazione delle vignette offensive". Il professor Introvigne ci
ricorda che: "E' una polemica che Bin Laden (o il "collettivo"
che lo ha sostituito, non è detto che sia ancora vivo) conduce da un ventennio.
Nei suoi primi scritti non si occupava mai di Palestina, né dell'Occidente, ma solo della dinastia regnante saudita. La
battaglia contro l'Occidente inizia in un secondo momento quando Bin Laden
incontra l'egiziano Ayman Al Zawahiri. Questi sosteneva che, per combattere
Moubarak, occorresse combattere il suo sostegno principale, cioé gli Usa.
Altrimenti, morto il tiranno, Washington ne avrebbe insediato un altro. La
strategia era quella di colpire in America per indurla all'isolazionismo".
Ora potrebbe colpire in Europa, con il pretesto delle vignette? "Bin Laden
(o chi per lui) cerca di sfruttare tutti i temi che sollevano indignazione nel
mondo musulmano". E questo potrebbe portare ad attentati in territorio
europeo, anche se non dobbiamo attenderci un'azione coordinata, di tipo
militare: "Al Qaeda è una federazione di cellule ampiamente autonome. Non
è detto che sia possibile esercitare un controllo effettivo. Forse Bin Laden
non sa neppure dove queste cellule possano colpire. Naturalmente questi
proclami hanno un influsso notevole su tutte le cellule".
( da "Opinione, L'" del 21-03-2008)
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Oggi è Ven, 21 Mar
2008 Edizione 57 del 21-03-