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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Israele/Palestina"

Cinque giorni in palestina con cinema e teatro ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alla fondazione dello stato di Israele, dal romanzo di Emil Habibi (edito da Bompiani). A Bakri è dedicata anche la prima delle mini-monografie cinematografiche al Revel Scalo d'Isola (il 27, ore 18, ingr. libero), seguita da quella della regista Liana Badr, presente alla proiezione dei suoi L'uccello verde, tragica fiaba tradizionale,

Osama: <Guerra santa a Gaza> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Il mio discorso - ha aggiunto - riguarda l'assedio (israeliano, ndr) di Gaza e il modo migliore per togliere Gaza e il resto della Palestina dalle mani del nemico sionista", cioè Israele. "I nostri nemici non se la sono presa (la Palestina) con i negoziati e con il dialogo, ma con il ferro e il fuoco.

Torinodanza, fiamminghi alla ribalta - claudia allasia ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il titolo è Arena ed è opera di Israel Galvàn che impiega un flamenco radicale per riverire le plazas de toros, i tori più famosi e i toreri leggendari, compreso quell'Ignacio Sanchez Mejias celebrato da Federico GarÇia Lorca. Subito dopo arriveranno gli altri artisti: Mathurin Bolze, con la sua casetta circense dal pavimento elastico,

Il caso - (segue dalla copertina) pietro del re ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: unica via per liberare i palestinesi da Israele è quella della guerra santa e del fuoco. Comincia così il secondo messaggio diffuso da Osama Bin Laden in meno di ventiquattr'ore. Quest'ultimo documento è stato trasmesso ieri dalla tv araba Al Jazeera ed è dedicato interamente alla situazione di Gaza e dell'embargo imposto dagli israeliani.

Nuovo messaggio: "palestina libera" il vaticano: "il papa contro le vignette" ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Dopo le minacce al Pontefice e all'Europa, secondo audio dello sceicco in 24 ore Nuovo messaggio: "Palestina libera" Il Vaticano: "Il Papa contro le vignette".

Israele, chiude il dipartimento dell'exodus - marco ansaldo ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invece che inviarli in Israele. Da sempre la storia dell'Agenzia ebraica si intreccia strettamente con le vicende di Israele. Sotto il mandato britannico l'organismo fu addirittura una sorta di governo ombra degli ebrei residenti in Palestina. Operativa già nel secondo decennio del secolo scorso, l'Agenzia si occupava anche di erogare prestiti ai "

Ebrei e musulmani insieme sullo schermo - (segue dalla prima pagina) gabriele romagnoli ( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il film israeliano che ha già avuto successo in Europa In "Dans la vie" protagonista è un'anziana coppia musulmana venuta dall'Algeria (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GABRIELE ROMAGNOLI Il primo micro-capolavoro è in Italia da oggi, è un film israeliano intitolato La banda di Eran Kolirin, che ha già fatto successo in tutta Europa.

Pdl scatenati contro il candidato musulmano ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: significa essere chiari e netti su alcuni valori fondamentali: no al terrorismo e all'antisemitismo, sì all'esistenza di Israele, ma guai se noi musulmani per accreditarci come buoni dobbiamo criminalizzare la nostra stessa comunità", avverte. Tanti gli attestati di solidarietà. Da Massimo Brutti a Silvio Di Francia, che invoca pubbliche scuse dagli esponenti del Pdl.

In calo gli ebrei che vanno in Israele, chiude l'agenzia per l'immigrazione 20mila richieste in meno nel 2007: nel piano di ristrutturazione dell'ente più spazio all'istruzione e a ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sia al carattere ormai individuale e non di massa che ha assunto l'immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in gran parte non mostrano interesse a trasferirsi in Israele. A liquidare la maggior parte degli ebrei dell'altro grande serbatoio, quello in Europa, ci pensarono i nazisti.

Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve fare i conti con il boom demografico dei palestinesi ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve fare i conti con il boom demografico dei palestinesi.

Nuovo messaggio di Bin Laden: guerra santa a Gaza Dopo le minacce al Papa e all'Europa, nuove dichiarazioni sulla Palestina. La Cia esamina la voce: è lui ( da "Unita, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: liberare la Palestina e fare del fronte iracheno un bastione per salvare Gaza. "La Palestina non può essere riconquistata con i negoziati e il dialogo, ma con il ferro e il fuoco", è il nuovo proclama del leader di Al Qaeda. Per la Cia è consueta "propaganda", quanto al primo messaggio audio gli analisti non credono che possa preludere ad un attacco terroristico nel Vecchio continente.

La nota diplomatica è lo strumento con cui le feluche si scambiano messaggi quasi sempre riserv ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: terroristica che si propone di distruggere Israele ma la valanga di reazioni giunte a "Dipnote" ha allontanato ogni possibile cambiamento di politica. "Ma vi siete impazziti?" hanno scritto in molti. "Fino a quando Hamas non riconosce il diritto all'esistenza di Israele e non rinuncia alla violenza contro i civili deve essere messa al bando" ha scritto un "Doug" del Michigan mentre "

Spiegelman "Americani puritani e pornografi" ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Parlare di Shoah senza evocare Israele, a loro non sembrava possibile". Lui stesso negli Stati Uniti è considerato un anti-israeliano. È una questione che lo annoia. "Io sono a-sionista, che è come dire agnostico. Sono a favore dell'esistenza di Israele, ma questo Stato ha commesso e commette dei crimini contro la popolazione della zona.

Tibet, Bush a Pechino per i Giochi ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nuove minacce di bin Laden: l'Iraq sia d'esempio per la Palestina Tibet, Bush a Pechino per i Giochi Risposta cinese all'appello del Papa: no al dialogo con i criminali.

<Da Osama ordine per un attacco> ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: marcia di avvicinamento per colpire in Israele scavalcando le fazioni locali. Nella visione degli islamisti non solo il Fatah di Abu Mazen, trattato come un rinnegato, ma anche Hamas e persino l'Hezbollah libanese si sarebbero sottratti ai doveri della guerra santa. Chi ha preparato il secondo messaggio si è preoccupato di dare un riferimento temporale - la conferenza di Annapolis -

GERUSALEMME Sessant'anni dopo la costituzione dello stato di Israele e a 85 anni dalla sua nascita, ( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in gran parte non intendono trasferirsi in Israele. Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità della popolazione ebraica inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli ebrei una minoranza nel Paese.

Dossier democrazia, Bobbio e Castoriadis ( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e una seconda sezione su "Israele e gli ebrei", con interventi di GyÖrgy Konrad, GÖran Rosenberg, David Meghnagi. Sono i contenuti del numero 95 di Lettera Internazionale. Il terzo dossier "L'uomo, il mito, la conoscenza" propone testi di Karl Popper, Edgar Morin, Hélène Cixous, Hans Blumenberg, Jean Starobinski.

Il Vaticano replica a Osama Stato di allerta in Italia ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il campo di battaglia più vicino alla jihad per sostenere il nostro popolo in Palestina". Oggi il primo dei due messaggi di Bin Laden ? che, come ha ammesso la portavoice di Bush, la Cia ha analizzato e ha definito autentico ? sarà all'esame del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo presieduto dal direttore centrale della polizia di prevenzione, Carlo De Stefano.

Lettere@ilmanifesto.it ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ancora una volta si dimostra il rifiuto degli amici di Israele a accettare la normalità di questo stato e quindi anche la possibilità di essere oggetto di critiche. I fondamentalismi religiosi e politici manifestano la loro intolleranza. Ancora una volta l'accusa di antisemitismo viene usata, strumentalmente e a sproposito, come una clava per zittire le critiche.

Quando La Banda passò suonando arabesque d'amore ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: vitalità controcorrente del nuovo cinema israeliano Roberto Silvestri A quasi un anno di distanza dal festival di Cannes, dove ha conquistato il premio per la migliore opera prima, esce La banda del giovane regista israeliano Eran Korilin. Film commuovente, giocato su un tipo di comicità simile alle astrazioni fredde e surrealmente realistiche di Aki Kaurismaki,

ANTICIPAZIONI ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Se Israele non accetta la pace araba, pronti a resistere" P. 9 Fermo immagine Giovane donna con un braccio alzato. Ritratto non premeditato del Maggio francese, domani con il manifesto Roma al voto Sinistra per Grillini Ma Sentinelli frena A PAGINA 4 Aborto Irruzione nella clinica Polizia assolta dal pg A PAGINA 6 Istat 2007,

Damasco è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sud del suo paese e quella palestinese sta mettendo Israele in difficoltà. La via del negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che non può pretendere che la Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente in attesa delle sue decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno fa ha parlato di una possibile ripresa del negoziato di pace,

Osama Bin Laden ai palestinesi: <Negoziati inutili, per fare la Palestina bisogna combattere come in Iraq> ( da "Liberazione" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un invito a non negoziare con Israele o con l'Occidente con i quali occorre invece "combattere", è contenuto nel nuovo messaggio audio attribuito a Osama bin Laden e diffuso ieri dall'emittente del Watar al Jazeera. "Sarete sottoposti all'embargo fino alla morte. E tutto iniziato con l'appoggio degli arabi alla conferenza di Annapolis",

Bin Laden minaccia il Papa e l'Europa ( da "Tempo, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Non perdete la Palestina con le trattative di chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina ritornerà a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione - aggiunge - Dico a tutti i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti che quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina" Il messaggio di mercoledì contro l'

[FIRMA]FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME L'unico modo per riprend ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la normalizzazione dei rapporti tra Israele e il governo di Bashar al-Assad. "L'offensiva mediatica di Al Qaeda è la risposta al riposizionamento strategico dei governi arabi sulla questione israelo-palestinese", spiega Eli Karmon, guru dell'International Institute for Counter Terrorism (Ict) di Herziliya, l'avanguardia dell'antiterrorismo israeliano.

Quanta intima ironia in mezzo al deserto ( da "Stampa, La" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Premiato a Un Certain Regard di Cannes, il film racconta le 48 ore di una trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. In seguito a un equivoco i musicisti agli ordini del maturo colonnello Sasson Gabai approdano a un borgo desolato nel deserto, dove la generosa locandiera Ronit Elkabetz si occupa di ospitarli.

<Damasco è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba> ( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sud del suo paese e quella palestinese sta mettendo Israele in difficoltà. La via del negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che non può pretendere che la Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente in attesa delle sue decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno fa ha parlato di una possibile ripresa del negoziato di pace,

Perché Osama odia il dialogo con i cristiani ( da "Opinione, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nei suoi primi scritti non si occupava mai di Palestina, né dell'Occidente, ma solo della dinastia regnante saudita. La battaglia contro l'Occidente inizia in un secondo momento quando Bin Laden incontra l'egiziano Ayman Al Zawahiri. Questi sosteneva che, per combattere Moubarak, occorresse combattere il suo sostegno principale, cioé gli Usa.

Arriva la vernice anti-Qassam ( da "Opinione, L'" del 21-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ed è un vero peccato che le informazioni che arrivano da Israele siano solamente di guerra e sofferenze. Al grande pubblico, purtroppo, non viene mai presentata l'immagine vera di Israele, quella di una nazione all'avanguardia mondiale e, spessissimo, vengono nascoste le origini del "Made in Israel" presente, in tutto il mondo, nella vita di ognuno di noi.


Articoli

Cinque giorni in palestina con cinema e teatro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Milano Cinque giorni in Palestina con cinema e teatro Tra gli ospiti Mohammad Bakri, il protagonista del film di Costanzo"Private" Uno sguardo sulla Palestina, al di là della guerra. Non è un evento contro, ma la scoperta di un'identità culturale cancellata dalla cronaca Realtà e memoria, la prima "Settimana della cultura palestinese", voluta dal Teatro Verdi e da Arci Milano e realizzata con il sostegno della Provincia. Cinque giorni, da mercoledì 26 marzo a domenica 30, in due spazi del quartiere Isola, il Teatro Verdi e il nuovo Revel Scalo d'Isola, per un viaggio in una cultura dalle radici antiche attraverso teatro, cinema, musica e arte. Ospite di punta, l'attore e regista Mohammad Bakri, nato in Galilea 55 anni fa. Volto noto anche del nostro recente cinema d'autore, da Private di Saverio Costanzo alla Masseria delle allodole dei Taviani, Bakri porterà al Verdi Il pessottimista (26 e 27 marzo, ore 21, ingresso 15 euro, in arabo con sovratitoli), monologo tragicomico su un moderno Candide privato di casa e terra nel '48, alla fondazione dello stato di Israele, dal romanzo di Emil Habibi (edito da Bompiani). A Bakri è dedicata anche la prima delle mini-monografie cinematografiche al Revel Scalo d'Isola (il 27, ore 18, ingr. libero), seguita da quella della regista Liana Badr, presente alla proiezione dei suoi L'uccello verde, tragica fiaba tradizionale, e The gates are open, testimonianza di vita quotidiana nei Territori occupati (il 28, ore 18) e dalle storie al femminile della cineasta Buthina Canaan Khoury (il 29, ore 19.30). La musica è, invece, quella della viola di Ramzi Aburedwan, classe 1979: cresciuto in un campo profughi di Ramallah, era lui il bambino che scagliava la pietra nella foto simbolo dell'Intifada. Ora gira il mondo, collabora con Claudio Abbado e al Verdi porterà, col suo ensemble, brani tradizionali mediorientali e sue composizioni (29 marzo, ore 21, ingr. 15 euro). Arrivano da Beirut le fotografie della mostra Fotografare l'esilio (Scalo d'Isola, vernice il 26 alle 18, ingr. libero), scattate da venti giovani under 30 che vivono in i campi profughi del Libano. Tra gli spazi di riflessione, l'incontro con Liana Badr e il poeta Ibrahim Nasrallah (il 28, ore 21, al Verdi) e la maratona finale con reading e testimonianze del 30 marzo (al Verdi, dalle 16.30, ingr. libero). Che per i palestinesi è un giorno speciale: la Giornata della terra.

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Osama: <Guerra santa a Gaza> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 110 Il leader del terrore pronto a usare "ferro e fuoco" per rompere l'embargo. Silenzio di Hamas Osama: "Guerra santa a Gaza" Il leader del terrore pronto a usare "ferro e fuoco" per rompere l'embargo. Silenzio di Hamas Nuovo messaggio dopo quello contro Ue e Papa --> Nuovo messaggio dopo quello contro Ue e Papa DOHA A meno di 24 ore da un suo messaggio di minacce al Papa e all'Ue, Osama bin Laden è tornato ieri sera a farsi sentire e, in una nuova registrazione audio trasmessa da Al Jazira, ha invitato i musulmani a usare "ferro e fuoco" per porre fine al blocco della Striscia di Gaza, anche con la Jihad in Iraq. "Il campo di battaglia della Jihad più vicino per sostenere il nostro popolo in Palestina è quello dell'Iraq", ha detto il numero uno di Al Qaeda, le cui affermazioni sono riferite da diverse agenzie internazionali. "Il mio discorso - ha aggiunto - riguarda l'assedio (israeliano, ndr) di Gaza e il modo migliore per togliere Gaza e il resto della Palestina dalle mani del nemico sionista", cioè Israele. "I nostri nemici non se la sono presa (la Palestina) con i negoziati e con il dialogo, ma con il ferro e il fuoco. E questo di riprenderla". Nella registrazione Bin Laden attacca duramente anche i leader arabi. "L'assedio mortale (a Gaza) dopo che i sionisti hanno ottenuto il sostegno degli arabi di Annapolis", ha accusato Bin Laden, alludendo ai Paesi arabi che hanno partecipato alla conferenza internazionale organizzata dagli Stati Uniti e tenuta lo scorso anno nella città statunitense di Annapolis, per rilanciare il processo di pace mediorientale. "Per questo sostegno - secondo il capo di Al Qaeda - (gli arabi moderati) sono diventati complici di un crimine orrendo". Bin Laden ha incoraggiato in particolare i palestinesi ad "affrettarsi a prendere posto fra i mujaheddin (combattenti sacri, ndr) in Iraq". Contattato, il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha reagito con un "no comment" alla solidarietà manifestata dal leader di Al Qaeda. Fonti anonime del movimento integralista che controlla la Striscia di Gaza hanno successivamente spiegato che "in questi casi qualunque cosa dica Hamas, rischia di essere controproducente accettare apertamente la solidarietà di Al Qaeda, ma anche rifiutarla". Due giorni fa, nel quinto anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, il capo di Al Qaeda aveva diffuso un altro messaggio audio che minacciava l'Unione Europea di "grave punizione". Sebbene il video sia stato dichiarato "autentico" dalla Cia, l'Europa non sembra aver paura: gli Stati membri non hanno intenzione di innalzare le misure di sicurezza e difendono a spada tratta la libertà di espressione.

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Torinodanza, fiamminghi alla ribalta - claudia allasia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XX - Torino Il festival Annunciata l'edizione 2008 della rassegna: otto spettacoli, sei prime nazionali e un ruolo da protagonista ai Ballets C. de la B. TorinoDanza, fiamminghi alla ribalta CLAUDIA ALLASIA D'ora in poi, il nome per esteso sarà "Torinodanza Festival d'Autunno". E siccome la danza, la musica e l'arte sono gemelle, TorinoDanza (progetto della Città di Torino realizzato dal Teatro Regio con il sostegno della Compagnia di San Paolo e della Regione Piemonte) continuerà ad essere ospite, non solo di Settembre Musica ma anche di Torino Contemporanea. Sarà un'altissima stagione di offerte culturali - ha anticipato ieri nella conferenza stampa il direttore artistico Gigi Cristoforetti - molte delle quali assolute novità. Infatti, ha ricordato l'assessore alla Cultura del Comune Fiorenzo Alfieri, TorinoDanza non è solo un festival d'accoglienza ma anche di committenza di progetti di danza contemporanea, alcuni addirittura pluriennali, in sinergia con le grandi istituzioni europee. Un'operazione questa - l'ha sottolineato Lieven Thyrion, leader dei Ballets C. de la B., presente ieri accanto all'altro grande ospite del Festival, Emio Greco - che ha consentito a TorinoDanza di esportare il suo giovane nome in luoghi di antico prestigio e accanto a partners di risonanza mondiale. Una strategia così efficace, ha detto Dario Disegni, che anche la Compagnia di San Paolo ha voluto premiare con un finanziamento di cinquecentomila euro. Premesso che Torinodanza Festival d'Autunno sarà dedicato in modo speciale alla danza fiamminga, con l'intera produzione stagionale dei Ballets C. de la B. (dal "maestro" Alain Platel ai giovani talenti della compagnia, oltre a Sidi Larbi Cherkaoui), il primo degli otto spettacoli in programma (di cui sei in prima italiana) andrà in scena il 6 settembre al Teatro Regio. Il titolo è Arena ed è opera di Israel Galvàn che impiega un flamenco radicale per riverire le plazas de toros, i tori più famosi e i toreri leggendari, compreso quell'Ignacio Sanchez Mejias celebrato da Federico GarÇia Lorca. Subito dopo arriveranno gli altri artisti: Mathurin Bolze, con la sua casetta circense dal pavimento elastico, per mostrarci gli studi sulle potenzialità del corpo, compiuti in prima persona su una navicella spaziale russa ((9-10-11 settembre, Teatro Astra). In prima italiana vedremo Pitié di Alain Platel della famosa compagnia belga Les Ballets C. de la B, ormai habituée di TorinoDanza (26-27 settembre, Fonderie Limone). In "prima" anche Hell di Emio Greco: un lavoro tra Dante e Beethoven di un artista italiano attivo ad Amsterdam, molto noto ovunque, non ancora abbastanza in Italia (3-4 ottobre). Ancora di Greco, in coppia come sempre con Pieter C. Scholten, Popopera, ispirato al Purgatorio dantesco (7-8 ottobre). Quindi, Origine di Sidi Larbi Cherkaoui, per quattro danzatori e quattro punti cardinali (in "prima", il 17 e 18 ottobre, al Teatro Astra). Poi di nuovo Les Ballets C. de la B. con Patchagonia, ossessione desertica e ventosa di Lisi Estaras, sui ritmi folcloristici del malambo e della chacarera (4-5 novembre, all'Astra). E infine, sempre per Les Ballets C. de la B.: Aphasiadisiac di Ted Stoffer, che ha unito Afasia e Afrodisiaco per raccontare l'amore e le delusioni degli ideali romantici (7-8 novembre, Teatro Astra).

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Il caso - (segue dalla copertina) pietro del re (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il caso (SEGUE DALLA COPERTINA) PIETRO DEL RE roma l'unica via per liberare i palestinesi da Israele è quella della guerra santa e del fuoco. Comincia così il secondo messaggio diffuso da Osama Bin Laden in meno di ventiquattr'ore. Quest'ultimo documento è stato trasmesso ieri dalla tv araba Al Jazeera ed è dedicato interamente alla situazione di Gaza e dell'embargo imposto dagli israeliani. Il leader di Al Qaeda spiega alla "nazione musulmana, che nonostante questo embargo così pesante" c'è la possibilità di affrancarsi "dall'umiliazione imposta dall'alleanza sionista e crociata". Ma per farlo è necessario scrollarsi di dosso la viltà "dei capi di stato arabi loro alleati e anche gli ulema e i capi dei gruppi islamici". Secondo Bin Laden chi ha paura di condurre la jihad "è un servo dei governanti". Lo sceicco del terrore ritiene inoltre che l'embargo di Gaza sia un effetto della conferenza di Annapolis: "La Palestina non tornerà nelle nostre mani con le trattative né con le elezioni. Prendete esempio dall'Iraq che è il campo di battaglia più vicino e che servirà a liberare la Palestina. Invito quindi i musulmani a entrare nella cellula irachena di Al Qaeda". Ieri, intanto, il Vaticano ha respinto le accuse contenute nel suo penultimo messaggio, quello di due giorni fa, in cui s'era scagliato contro Benedetto XVI per un suo presunto ruolo nella "crociata anti-islamica" delle vignette satiriche su Maometto. "è un'accusa che non ha alcun fondamento", ha affermato ieri il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. "Il Papa e il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso hanno biasimato la campagna satirica contro l'Islam in più di una occasione. Purtroppo, però, le minacce di Bin Laden contro il Papa non sono una novità e non stupiscono". Le analisi della Cia sull'audio del leader di Al Qaeda portano a concludere che si tratti di una registrazione autentica. L'intelligence americana ha definito il messaggio come parte "della campagna di propaganda in corso" da parte di Bin Laden. Quanto alla data in cui possa essere stato registrato, al momento non è stata formulata nessuna ipotesi. Sempre ieri, infine, in visita a sorpresa a Kabul, il vice presidente Dick Cheney ha ribadito che gli Stati Uniti "chiederanno per il futuro un impegno maggiore agli alleati Nato in Afghanistan". Al termine di un incontro con il presidente afgano Hamid Karzai, Cheney ha assicurato che la decisione degli Usa di rimanere in Afghanistan è salda e irremovibile: "Avendo liberato questo Paese, gli Stati Uniti e i loro partner di coalizione non hanno alcuna intenzione di permettere agli estremisti di tornare la potere".

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Nuovo messaggio: "palestina libera" il vaticano: "il papa contro le vignette" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo le minacce al Pontefice e all'Europa, secondo audio dello sceicco in 24 ore Nuovo messaggio: "Palestina libera" Il Vaticano: "Il Papa contro le vignette".

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Israele, chiude il dipartimento dell'exodus - marco ansaldo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele, chiude il Dipartimento dell'Exodus Mancano fondi per lo storico ufficio che portò milioni di ebrei nella Terra promessa Il numero di immigrati è in costante calo. Nel 2007 sono stati meno di 20mila MARCO ANSALDO DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Exodus addio. David Ben Gurion messo in un angolo. Sessant'anni dopo la fondazione dello Stato, la mancanza di fondi ferma l'organismo che per decenni si è occupato di portare gli ebrei in Israele. I leader della diaspora investono altrove, ma non più nel fenomeno del ritorno. E così il Dipartimento per l'immigrazione, lo storico marchio dell'Agenzia ebraica che fin dagli Anni venti ha trasferito milioni di persone nella Terra promessa, chiude i battenti per mancanza di denaro. Persino il crollo del dollaro ha inciso nell'annunciata fine di un ente che ha fatto epoca nel Novecento. L'Agenzia Ebraica ha deciso di voltare pagina e di concentrarsi piuttosto nell'educazione e nella formazione delle comunità all'estero. Il piano, reso noto ieri da un portavoce dell'organismo, è teso ad avviare una serie di riforme politiche e finanziarie per arginare la crisi degli ultimi anni, che è anche una crisi di immagine. L'Agenzia Ebraica per la Palestina era stata costituita nel 1923 per incoraggiare l'immigrazione e, nel 1948, con lo costituzione dello Stato ebraico, aveva modificato la sua denominazione in Agenzia Ebraica per Israele. Ma oggi il numero di ebrei che emigrano è in costante calo: nel 2007 ne sono arrivati meno di 20 mila. "In questo ultimo periodo abbiamo preso pugni da ogni direzione", spiega con amarezza uno dei suoi funzionari. Ed è vero che le donazioni provenienti individualmente dalla stessa comunità americana sono crollate. I filantropi hanno scelto gruppi privati che organizzano viaggi in Israele per i giovani. Altri hanno più drasticamente deciso di bloccare ogni afflusso di denaro, perché in disaccordo con la conduzione dell'Agenzia o perché di avviso diverso su quella che dovrebbe essere la sua missione principale. Alcuni donatori, ad esempio, per rispondere al progressivo esaurimento di arrivi da paesi meno sviluppati come quelli dell'ex Unione Sovietica, premono sull'organizzazione affinché si concentri piuttosto sull'istruzione. Così aveva già anticipato, sei mesi fa, un memorandum confidenziale inviato all'Agenzia da alcuni alti esponenti delle federazione di New York. Secondo alcune fonti a Gerusalemme, nella diaspora è forte anche l'esigenza di convogliare i fondi tra le stesse comunità ebraiche all'estero, invece che inviarli in Israele. Da sempre la storia dell'Agenzia ebraica si intreccia strettamente con le vicende di Israele. Sotto il mandato britannico l'organismo fu addirittura una sorta di governo ombra degli ebrei residenti in Palestina. Operativa già nel secondo decennio del secolo scorso, l'Agenzia si occupava anche di erogare prestiti ai "kibbutzim", cioè a quanti, arrivando in Israele, intendevano trovare nei kibbutz una ragione di lavoro e di vita. A quel tempo l'organizzazione dirigeva scuole e ospedali, formando anche un braccio armato di difesa, illegale ma tollerato, l'Haganah. Nel 1946, come ritorsione a una serie di attacchi portati da altri gruppi contro le truppe britanniche, la sede dell'Agenzia a Gerusalemme fu attaccata e nel 1948 fu poi bombardata dagli agenti del Gran Mufti. Il gran numero di vittime consigliò lo spostamento del quartier generale a Tel Aviv. Il 14 maggio dello stesso anno l'Agenzia ebraica per la Palestina, sotto il suo presidente David Ben Gurion, divenne infine il governo provvisorio di Israele. Ben Gurion assumerà poi la carica di primo ministro. L'Agenzia ebraica in ogni caso non chiude, sottolineano i suoi portavoce. Pensa però a smantellare lo storico Dipartimento per l'immigrazione - che ha un costo annuale di 100 milioni di dollari (63 milioni di euro) - quest'oggi ritenuto da molti ingiustificato. Eppure il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli ebrei una minoranza. Tra i palestinesi circola perciò da anni una battuta amara e celebre: "Copulare per non farsi occupare".

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Ebrei e musulmani insieme sullo schermo - (segue dalla prima pagina) gabriele romagnoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Ebrei e musulmani insieme sullo schermo In due piccoli grandi film: "La banda" e "Dans la vie" Da oggi in Italia, "La banda", il film israeliano che ha già avuto successo in Europa In "Dans la vie" protagonista è un'anziana coppia musulmana venuta dall'Algeria (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GABRIELE ROMAGNOLI Il primo micro-capolavoro è in Italia da oggi, è un film israeliano intitolato La banda di Eran Kolirin, che ha già fatto successo in tutta Europa. Il secondo, appena uscito a Parigi è il francese Dans la vie, nella vita, di Philippe Faucon. Li accomuna l'incontro di civiltà e la sua dislocazione in uno spazio tempo residuale e avulso, dove tutto diventa possibile. In La banda una fanfara egiziana conciata come si deve, con divise squillanti e la solenne dignità che solo i discendenti dei faraoni sanno esibire arriva in Israele per suonare all'inaugurazione di un fantomatico istituto di cultura araba. Per un disguido nessuno la riceve, sale su un autobus e finisce nel paese sbagliato: in un desolato villaggio a guardia di un deserto senza tartari. Lì non c'è un istituto, non c'è cultura e nessuno ha mai visto prima un arabo, men che meno con l'oboe nella custodia. Nessuno sa esattamente a che punto stiano le relazioni con l'Egitto, né che nelle carte geografiche appese nelle scuole di quel Paese non esista Israele. Ma tutti sanno che cosa significa essersi smarriti, non riconoscere la persona che si ha accanto, restare schiacciati dal senso di colpa non avendo accettato un altro per quel che era. E sopravvivere aggrappandosi a un sogno affidabile perché impossibile da realizzare: scrivere una sinfonia, trovare l'ultimo amore, perdonarsi. E Gaza? Gaza non c'è. è un rumore di fondo prodotto da un universo lontano in cui si è costretti a indossare la propria identità, a ricordare la storia e la geografia, a morire per la terra, la casa, un dio immemore. Gaza c'è invece nel secondo film. Irrompe "nella vita" attraverso il televisore piazzato nel tinello di una casa di Tolone abitata da un'anziana coppia musulmana venuta dall'Algeria. La donna è particolarmente furiosa, si scaglia contro gli israeliani, gli ebrei ogni volta che li sente nominare, accompagnando gli insulti con gesti violenti delle braccia. "A ogni morto ti fai un livido", le dice il marito. Poi succede che la figlia infermiera, discriminata dai francesi per le sue origini, trovi lavoro come badante serale di un'anziana ebrea venuta da Orano. Che la badante diurna si dimetta disgustata e che proprio alla mamma antisemita venga offerto quel lavoro. Negli Anni Trenta in Polonia una scrittrice si distinse per la sua feroce pubblicistica contro i "giudei". Poi, a guerra e persecuzioni iniziate, una ragazzina con la stella gialla sul cappotto bussò alla sua porta e lei l'accolse e la protesse, salvandola. La ricorda un albero piantato nel "giardino dei Giusti" a Gerusalemme. Le due vecchie di Tolone, una paralizzata, l'altra vivacissima, poco sanno di tutta la planetaria storia che, di esodo in miseria, le ha condotte fino a quel rifugio in una Francia che non rispetta né l'una né l'altra. Sanno di essere entrambe donne, straniere alla terra su cui stanno, terminali. Nella deriva si cercano, con iniziale diffidenza e qualche ruvido screzio avente a che fare, inevitabilmente, con Gaza. Ma poi si trovano, con il caparbio sentimentalismo di due amiche adolescenti che hanno voglia di confessarsi, ridere e sperare. Entrambi i piccoli grandi film finiscono con inevitabili separazioni. La fanfara, dopo una notte fuori rotta, ritrova la direzione giusta e procede verso la cerimonia inaugurale dell'ente inutile. La formalità dei congedi che il legnoso capobanda officia tappa un vulcano di emozioni. Nella donna s-bandata che li ha ospitati, negli avventori di un bar con cui hanno diviso il cibo, nel ragazzo che aspettava una telefonata dal nulla i suonatori hanno riconosciuto, come forse mai prima, i propri simili. Anche le due anziane donne prendono strade diverse: la musulmana, con i soldi guadagnati accudendo l'ebrea, parte finalmente per il pellegrinaggio alla Mecca che sognava da una vita. Mentre l'auto si avvia, racchiusa nel velo bianco accanto a un califfale marito ha occhi soltanto per il retrovisore dove l'altra è inquadrata, immobile, circondata da donne con lingue forsennate che emettono grida. Negli occhi di tutti, quelli che vanno e quelli che restano, passa una nostalgia precoce, il rimpianto per quel che avrebbe potuto essere, non tanto per loro, ma per le entità che rappresentano: si sono incontrate alla deriva della storia, ma non hanno saputo riconoscersi. A differenza di queste due vicende, le loro hanno avuto pessimi registi. Li hanno convinti che non ci fosse alternativa: combattere e morire per difendere la sedia a rotelle, l'oboe nella custodia. Hanno trasferito ogni altra possibilità al regno delle utopie, dove riposa senza pace alcuna. Può risorgere per una sera nel deserto, un mese in terra neutrale, la durata di un film. Poi lo schermo torna nero. The end. E cattiva notte ai suonatori.

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Pdl scatenati contro il candidato musulmano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del INTOLLERANZA Pdl scatenati contro il candidato musulmano di Mariagrazia Gerina "Un gravissimo episodio di intolleranza", lo definisce la sottosegretaria Marcella Lucidi. Un caso da manuale. Vedono il nome di un giovane arabo tra i sostenitori di Rutelli. E non ci pensano due volte a gridare all'estremista, fondamentalista, filo-terrorista. Il nome è quello di Chaouki Khalid: venticinquenne, musulmano, nato a Casablanca e cresciuto Parma, candidato a Roma (dove vive da poco più di un anno) nella lista dei Moderati per Rutelli. E talmente moderato da aver firmato il manifesto contro il terrorismo promosso da Magdi Allam. "Un noto estremista islamico", secondo Maurizio Gasparri, che corre ad agitare il tema "sicurezza". Una "minaccia", secondo l'onorevole Rampelli, sicuro di poter smascherare la "vera natura filo-terrorista della sinistra". "Se i moderati sono questi", scuote la testa anche il coordinatore regionale di Fi, Francesco Giro. Mentre Andrea Ronchi a nome di An si spinge a chiederne la cancellazione dalla lista elettorale che sostiene Rutelli. Ad aprire la crociata piddiellina contro Chaouki, il sedicente Partito degli immigrati. Molto vicino a Suoad Sbai, candidata a Roma dal Pdl, anche lei marocchina come Chaouki. È il vicepresidente dell'associazione, tale Marco Angelelli, a trascinarsi dietro tutto il Pdl con una nota che individua in Chaouki una "presenza pericolosa", anzi "a dir poco raccapricciante": "Non ha nemmeno firmato la Carta dei Valori di Amato", denuncia Angelelli, che lo ricollega ai Fratelli Musulmani. "Figuriamoci, la Carta dei Valori ho persino contribuito a scriverla", si trova a dover smentire Chaouki, che, membro della Consulta per l'Islam presso il Viminale, lascia parlare la sua biografia e le "tante iniziative portate avanti con i rappresentanti dei giovani ebrei italiani". "Essere moderati per me - spiega - significa essere chiari e netti su alcuni valori fondamentali: no al terrorismo e all'antisemitismo, sì all'esistenza di Israele, ma guai se noi musulmani per accreditarci come buoni dobbiamo criminalizzare la nostra stessa comunità", avverte. Tanti gli attestati di solidarietà. Da Massimo Brutti a Silvio Di Francia, che invoca pubbliche scuse dagli esponenti del Pdl.

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In calo gli ebrei che vanno in Israele, chiude l'agenzia per l'immigrazione 20mila richieste in meno nel 2007: nel piano di ristrutturazione dell'ente più spazio all'istruzione e a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del In calo gli ebrei che vanno in Israele, chiude l'agenzia per l'immigrazione 20mila richieste in meno nel 2007: nel piano di ristrutturazione dell'ente più spazio all'istruzione e al rafforzamento dell'identità ebraica della Diaspora u.d.g. L'Agenzia chiude i battenti. Sessant'anni dopo la costituzione dello stato di Israele e a 85 anni dalla sua nascita, l'Agenzia Ebraica volta pagina e si prepara a chiudere lo storico dipartimento per l'immigrazione degli ebrei e per il loro assorbimento nel Paese. D'ora in poi, pur senza rinunciare alla finalità originaria che fu colonna portante del movimento sionista mondiale, l'accento sarà posto sull'istruzione e sul rafforzamento dell'identità ebraica e dell'ideologia sionista nella Diaspora. "L'Agenzia Ebraica - spiega il portavoce, Michael Jankelowitz - è un organo dinamico che si adatta alla realtà". Nella situazione attuale, visto che da diversi anni l'immigrazione è in drastico calo e che nel 2007 è stata di meno di ventimila persone, "non c'è ragione di tenere in vita un dipartimento che annualmente costa cento milioni di dollari"(63 milioni di euro circa). La decisione di eliminare il dipartimento dell'immigrazione, fondendolo con altri, è perciò una conseguenza del calo nel numero di immigranti ebrei, dovuto sia al fatto che due dei tre principali serbatoi di ebrei al mondo - quello dei Paesi di lingua russa e soprattutto dei Paesi arabi - si sono esauriti, sia al carattere ormai individuale e non di massa che ha assunto l'immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in gran parte non mostrano interesse a trasferirsi in Israele. A liquidare la maggior parte degli ebrei dell'altro grande serbatoio, quello in Europa, ci pensarono i nazisti. Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità della popolazione ebraica inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli ebrei una minoranza nel Paese (Israele e territori occupati). Tra i palestinesi circola perciò da anni un'amara e celebre battuta: "Copulare per non farsi occupare". Israele (esclusi i Territori) conta attualmente 7,2 milioni di abitanti, il 75% dei quali è costituito da ebrei, cioè intorno ai 5 milioni e mezzo. I palestinesi a Gaza e nei Territori sono già più di 4 milioni, cui si aggiungono quelli residenti in Israele, che sono un altro milione. L'Agenzia fu fondata nel 1923 allo scopo di incoraggiare e facilitare l'immigrazione degli ebrei in quella che era allora la Palestina sotto il mandato britannico, funzione che ha poi mantenuto dal 1948 in poi con la nascita dello Stato di Israele. Nella decisione dell'Agenzia ha contribuito tuttavia, al di là del drastico calo dell'immigrazione, anche una contrazione dei finanziamenti provenienti dalle comunità ebraiche nella Diaspora, e le pressioni degli stessi finanziatori, che preferirebbero donare fondi ad altre istituzioni ebraiche o che vorrebbero invece focalizzare l'Agenzia su questioni educative ebraiche nella Diaspora. I compiti del dipartimento per l'immigrazione e l'assorbimento, stando al piano di ristrutturazione tuttora in fase di definizione, saranno trasferiti agli altri due dipartimenti esistenti: quello per l'istruzione ebraica e sionista all'estero e quello per i programmi di benessere sociale in Israele. "Ma che sia chiaro - afferma Jankelowitz - noi non cessiamo di essere l'indirizzo per tutto quanto concerne l'immigrazione ebraica in Israele".

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Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve fare i conti con il boom demografico dei palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele che deve fare i conti con il boom demografico dei palestinesi.

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Nuovo messaggio di Bin Laden: guerra santa a Gaza Dopo le minacce al Papa e all'Europa, nuove dichiarazioni sulla Palestina. La Cia esamina la voce: è lui (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Nuovo messaggio di Bin Laden: guerra santa a Gaza Dopo le minacce al Papa e all'Europa, nuove dichiarazioni sulla Palestina. La Cia esamina la voce: è lui di Marina Mastroluca LA VOCE è autentica. Le analisi della Cia sul messaggio spedito via internet confermano. È la voce di Bin Laden quella che minaccia l'Europa e il Papa nella registrazione audio fatta circolare sul web mercoledì scorso, da un sito che già in passato ha ospitato dichiarazioni del super-terrorista. Nel messaggio, fatto arrivare nel quinto anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, Bin Laden ha lasciato in secondo piano Bush e gli Stati Uniti per tornare sull'annosa questione delle vignette satiriche su Maometto, spunto per minacciare Benedetto XVI come guida di una presunta crociata anti-islamica e i paesi europei che sostengono la libertà d'espressione. "Nonostante le uccisioni delle nostre donne e dei nostri bambini, che sono davvero grandi, siete andati oltre, superando ogni norma morale e di educazione, arrivando a pubblicare queste insultanti vignette - sono le parole del leader di Al Qaeda -. Questa è la più grande disgrazia e la punizione per questo sarà la più grave". Ieri un nuovo audio, stavolta recapitato tramite l'emittente Al Jazira, per invocare la guerra, non il dialogo, per liberare la Palestina e fare del fronte iracheno un bastione per salvare Gaza. "La Palestina non può essere riconquistata con i negoziati e il dialogo, ma con il ferro e il fuoco", è il nuovo proclama del leader di Al Qaeda. Per la Cia è consueta "propaganda", quanto al primo messaggio audio gli analisti non credono che possa preludere ad un attacco terroristico nel Vecchio continente. In Europa nessuno degli Stati membri sembra intenzionato ad innalzare i livelli di sicurezza, le minacce non sono giudicate una novità, nessuna ripercussione neanche a Bucarest, per il vertice Nato previsto dal 2 al 4 aprile: la Romania aveva già predisposto misure eccezionali. La minaccia viene comunque presa seriamente in Danimarca, dove già erano in vigore misure particolari proprio in ragione delle vignette su Maometto e in Olanda, dato il clima creato dall'imminente diffusione di un film critico sul Corano: anche qui erano già state adottate precauzioni molto severe a tutela dei parlamentari in previsione di proteste contro la pellicola di Geert Wilders. In Italia oggi si riunisce il Comitato di analisi strategica antiterrorismo del Viminale per esaminare il testo del messaggio. Non è una misura straordinaria, visto che solo nel 2007 sono state esaminate 230 segnalazioni di minaccia riguardanti l'Italia o interessi italiani all'estero. In particolare verrà esaminato il passaggio che riguarda il Papa. Nella registrazione, che dura cinque minuti ed ha anche un inserto video con un immagine fissa del superterrorista che imbraccia un'arma, Bin Laden si rivolge "alle persone sagge dell'Unione Europea", ricordando la pubblicazione delle vignette su Maometto - pubblicate nel 2005 da un giornale danese e ripubblicate anche di recente per solidarietà con un vignettista minacciato di morte - come parte di una crociata anti-islamica, "dove il Papa ha un ruolo significativo". "Avete messo a dura prova i musulmani - dice Bin Laden -. La risposta sarà in ciò che vedrete, non in quello che sentite". Per il Vaticano le minacce "non sono una novità". "Non ci faranno cambiare programmi o alzare misure di sicurezza", ha detto ieri il portavoce della S.Sede, padre Federico Lombardi, che però ha respinto le accuse del leader di Al Qaeda. "Il Papa e il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso hanno biasimato la satira contro l'Islam in più di una occasione", ha detto padre Lombardi, ricordando che il 28 febbraio scorso il Vaticano e l'università sunnita di Al Azhar hanno condannato con una dichiarazione congiunta anche la ripubblicazione delle vignette. "Continueremo nella nostra politica di non commentare questo genere di provocazione", ha fatto sapere ieri l'Alto rappresentante per la politica estera europea, Javier Solana. La presidenza slovena della Ue ha comunque tenuto a sottolineare che "il principio della libertà di espressione e della libertà di religione fanno parte dei suoi valori e delle sue tradizioni".

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La nota diplomatica è lo strumento con cui le feluche si scambiano messaggi quasi sempre riserv (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ati ma da sei mesi il Dipartimento di Stato ne ha una che è l'esatto opposto. Si chiama "Dipnote", si trova su Internet ed è un blog voluto da Condoleezza Rice e realizzato dal portavoce Sean McCormack per trasformare Foggy Bottom in una protagonista del web: serve ai diplomatici americani per scambiarsi opinioni irriverenti protetti dall'anonimato e al Dipartimento di Stato per avere il polso di cosa si parla fra le feluche a stelle e strisce. Pur essendo stato lanciato da McCormack, "Dipnote" è quanto di più informale possa esserci: i diplomatici possono metterci proprio foto e filmati in cui li si vede in gita in Indonesia, alla Casa Bianca con Abu Mazen o in pantaloncini con gli amici in gita a New Orleans. Cliccando sui diversi link si ha l'impressione di entrare nella grande famiglia di Foggy Bottom - il quartiere in stile coloniale e mattoni rossi dove si trova il Dipartimento di Stato - fino a incontrare diplomatici come Tara Fley, di formazione gesuita, che aprono discussioni sulle donne con la feluca attirando commenti greci e pakistani, russi, siriani e americani, spesso dai toni assai accesi. Una delle caratteristiche del blog è di porre domande irriverenti, spesso in contraddizione con gli orientamenti politici dell'amministrazione Bush per saggiare da che parte tira il vento, tanto dentro che fuori il Dipartimento di Stato. A fare scalpore è stata, a inizio marzo, la domanda "Gli Stati Uniti devono avere rapporti con Hamas per favorire la pace fra israeliani e palestinesi?". Il solo fatto di averla posta ha spinto "New York Times" e "Washington Times" a supporre che forse la Rice meditava di aprire all'organizzazione terroristica che si propone di distruggere Israele ma la valanga di reazioni giunte a "Dipnote" ha allontanato ogni possibile cambiamento di politica. "Ma vi siete impazziti?" hanno scritto in molti. "Fino a quando Hamas non riconosce il diritto all'esistenza di Israele e non rinuncia alla violenza contro i civili deve essere messa al bando" ha scritto un "Doug" del Michigan mentre "Maynard" dall'Illinois è andato oltre: "Avere rapporti? Sì, ma come fecero gli Usa col Giappone dopo l'attacco a Pearl Harbor". A scrivere sul blog è stato anche Mark Kirk, deputato repubblicano dell'Illinois, esprimendo dubbi sul fatto "che usiate i soldi da noi stanziati per fare simili discussioni". La domanda su Hamas è stata così rimpiazzata negli ultimi giorni da un interrogativo su altro nemico di Washington, Hugo Chavez: "Venezuela ed Ecuador devono combattere le Farc colombiane che operano ai loro confini?". Questa volta i commenti eterodossi sono arrivati, come nel caso di "Zharkov in Usa": "Per gli interessi Usa l'Opec conta più delle Farc, Chavez difende i pozzi con armi russe comprate con i petrodollari, sono i soldi americani che continuano ad armare i nostri nemici a oltre sei anni dall'11 settembre". Le regole di registrazione al blog consentono da un lato di limitare al massimo gli eccessi verbali degli ignoti e dall'altro ai diplomatici di scrivere protetti da pseudonimi. Come nel caso di "Steve dall'Iraq" che rivolgendosi ai colleghi desiderosi di sbarcare nella sede di Baghdad scrive: "Si tratta di un'opportunità rara di esplorare reti elettriche, sistemi fognari, fattorie, casi di capi tribali, risvegli politici ed ospitare eventi che non avete mai neanche sognato". Come dire, poco a vedere con i manuali di diplomazia. Non mancano le storie piccanti. "Che ne dite del presunto stupro di una funzionaria del Dipartimento di Stato che opportunamente è stata rimandata a Washington?" chiede "Jerris in Usa". Dalla Russia invece si fa sentire "Hugh", che tradisce buona preparazione militare e non ha gradito la decisione cinese di impedire a diverse unità dell'Us Navy di attraccare a Hong Kong: "Ho un suggerimento, visto che per il governo americano c'è un'unica Cina perché anziché mandare l'Us Navy a Hong Kong la prossima volta non sceglie il più accogliente porto di Kaohsiung, sull'isola di Taiwan, che sempre cinese è?".

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Spiegelman "Americani puritani e pornografi" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Colloquio Un disegnatore geniale e corrosivo Nazisti gatti, ebrei topi ANGLOSASSONI "NEW YORKER" ADDIO Spiegelman "Americani puritani e pornografi" Un nuovo album dall'autore di Maus "Non è da leggere seduti alla toilette" SYLVAIN CYPEL "La nostra cultura popolare è situata tra i seni della Jackson e il clitoride di Paris Hilton" Dopo averne ideato la grafica ha lasciato il settimanale più snob: "Media asserviti" NEW YORK Ama enormemente questa frase di Miles Davis: "Prima suono, poi vi spiego...". L'autore di Maus - questo straordinario racconto allegorico della Shoah che ha al centro la deportazione di suo padre ad Aushwitz - pubblica ora Breakdowns, un nuovo fumetto costruito intorno a disegni giovanili, con un'introduzione disegnata e una postfazione scritta. Lui preferirebbe che i lettori cominciassero con il leggere questa sua nuova opera appena presentata al Salon du livre di Parigi. In realtà Art Spiegelman vorrebbe davvero soltanto "spiegare". Breakdowns è "difficile, complicato". Teme che i lettori restino disorientati. È un fumetto "distruttivo", maturato in un'epoca (1972-77) in cui, sprofondato nelle sue ricerche, pubblicava soltanto su riviste underground. Vi si ritrovano le ossessioni della giovinezza che non l'hanno mai lasciato e che Maus, la sua opera più narrativa, nascondeva anche se solo in parte. Cos'è un artista? Cos'è il pensiero, la memoria, la percezione? Che relazioni ci sono tra loro? "Nel fumetto c'è più pensiero che inchiostro", afferma. Ci riceve nel suo studio di Manhattan. "Esco poco. Non si può più fumare da nessuna parte!". Dice che il divieto di fumo, che ormai si estende anche nei condomini, è dovuto al puritanesimo americano. Negli Anni 70 aveva pubblicato Prince Rooster, un libro per ragazzi basato su una favola hassidica del Rabbi Nachman di Breslavia. Numerosi editori glielo avevano rifiutato perché l'eroe vi compariva nudo. Le librerie lo esponevano soltanto nella sezione riservata agli adulti. Il corto circuito puritanesimo-pornografia, spiega Art Spiegelman, è una specialità anglosassone. "La nostra cultura popolare è situata grosso modo tra i seni di Janet Jackson e il clitoride di Paris Hilton", dice. "Ma far vedere un pene in un fumetto, no, non si può! Eppure siamo costretti ad ascoltare polemiche aberranti sulle cellule staminali o Darwin". Breakdowns, il fumetto come esperienza artistica e autobiografica per quest'uomo di 60 anni. Non una storia ma frammenti, schizzi, strizzatine d'occhio. Le scintille volano per ritornare all'essenziale. E di colpo, su un palco consacrato a una disputa infantile e apparentemente anodina, si ritrova adulto. Il commento di un disegno: "Nel 1968 mia madre si è uccisa. Senza lasciare una parola. È strano il modo in cui funziona lo spirito... Avevo dimenticato il suo suicidio...". Come suo padre, anche lei era sopravvissuta ad Auschwitz. Non anticiperemo niente della nuova opera. Se ne avrebbe a male. Bisogna lasciare che il lettore "innanzitutto possa leggere" come lui è diventato disegnatore: le sue aspettative, le frustrazioni, gli exploit concettuali. Vi si ritrovano anche gli abbozzi di Maus, pubblicati nella rivista Funny Animals. Art è felice che questo libro sia pubblicato, per far vedere che Spiegelman non è Maus. Ma al tempo stesso non cerca di disfarsene: "Sono 13 anni della mia vita". Maus era dentro di lui prima e continua a esserci. Spiegelman ci parla di Israele, dove ha avuto "le maggiori difficoltà" con questo fumetto. Il libro è stato tradotto in 30 lingue, compreso il pashtun afghano. Ma solo il primo volume è apparso in Israele. "Ho avuto dei problemi con l'editore", spiega. "C'è una visione specifica israeliana dell'Olocausto. Ora, Maus è l'opera di un ebreo della diaspora. Parlare di Shoah senza evocare Israele, a loro non sembrava possibile". Lui stesso negli Stati Uniti è considerato un anti-israeliano. È una questione che lo annoia. "Io sono a-sionista, che è come dire agnostico. Sono a favore dell'esistenza di Israele, ma questo Stato ha commesso e commette dei crimini contro la popolazione della zona. Non è il solo. Ma cosa volete? Essendo ebreo dovrei essere meno critico verso Israele che nei riguardi del mio paese?". Nel 2002, dopo aver sbattuto la porta del New Yorker, la rivista in cui lavorava da più di 10 anni e della quale aveva costruito l'identità grafica più corrosiva. Perché? "Per protesta contro l'asservimento dei media" al potere e alla verità di Stato americana dopo l'11 settembre. Sua moglie, francese, ne è tuttora l'art director. Preferisce però tornare velocemente alle riflessioni intorno a Breakdwns. "In fondo, i primi fumetti sono stati le vetrate delle cattedrali". La costrizione dello spazio in pagina fa sì che i fumetti siano più simili all'architettura che alla letteratura o al cinema, dove invece si può dare all'opera il ritmo preferito. Lui ha voluto liberarsi da questa schiavitù. "È successo con mio padre. Non sono mai riuscito a fargli raccontare la sua vita in modo lineare. Parlava di Aushwitz e passava a un episodio del 1950, per poi tornare al ghetto e alla deportazione...". Racconto, memoria, frammento, struttura: è su questo insieme che Art Spiegelman lavora. "Mio padre mi ha insegnato come riempire una valigia al massimo. Era indispensabile per scappare dai nazisti. E così mi ha insegnato a dare una struttura ai fumetti". Su una striscia nessuno spazio è inutile. Breakdowns è incredibilmente denso di riferimenti, in senso vero e nascosto. Lui che rivendica la sua origine nella cultura popolare non accetta alcuna concessione. "Ho voluto realizzare dei fumetti da leggere con un segnalibro, non seduti alla toilette. Se Claude Lanzman avesse voluto fare un film per il grande pubblico, Shoah durerebbe 80 minuti. Invece dura 9 ore ed è un'opera immensa, senza una sola immagine d'archivio". Questo gli sembra fondamentale. Art Spiegelman sta lavorando a due progetti, un libro per bambini e le vetrate per una scuola newyorkese di belle arti: "Essere artisti significa dare forma a ciò che si pensa, che si sa e si sente". Noi prendiamo. © Le Monde Spiegelman deve la sua fama principalmente a un'unica opera, Maus, un romanzo (auto)biografico in fumetti pubblicato tra il 1973 ed il 1991, dove si narra la storia del padre, Vladek Spiegelman, un ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah. Maus usa la forma di fumetto allegorico (i nazisti sono gatti, gli ebrei topi, ecc...) per dare corpo all'essenza della narrazione spogliandola degli elementi di identificazione e lasciando l'essenza della dimensione tragica. Di questo romanzo - che nel 1992 gli ha fruttato uno speciale premio Pulitzer - Umberto Eco ha detto: "È una storia splendida; ti prende e non ti lascia più".

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Tibet, Bush a Pechino per i Giochi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nuove minacce di bin Laden: l'Iraq sia d'esempio per la Palestina Tibet, Bush a Pechino per i Giochi Risposta cinese all'appello del Papa: no al dialogo con i criminali.

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<Da Osama ordine per un attacco> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-21 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Messaggio Le frasi sull'Europa, le vignette e il Papa interpretate come un'indicazione operativa "Da Osama ordine per un attacco" Ieri un secondo audio: "Guerra santa per liberare la Palestina" Oggi il dossier sarà esaminato in una riunione al ministero degli Interni italiano presieduta dal prefetto Carlo De Stefano WASHINGTON - "La risposta sarà quello che vedete e non quello che sentite". La voce di Osama, simile a quella della Sibilla, porta nuove minacce all'indirizzo del Papa e dell'Europa per la vicenda delle vignette sul Profeta. Una breve sortita - 5 minuti diffusi mercoledì sera - seguita ieri da un secondo audio su Al Jazeera dedicato alla crisi di Gaza con il consueto appello alla Jihad. Interventi, specie il primo, che hanno suscitato "attenzione" nelle nostre forze di sicurezza ma non allarmismo. Oggi il dossier sarà esaminato in una riunione al ministero degli Interni presieduta dal prefetto Carlo De Stefano per decidere se potenziare le misure di sicurezza. Pasqua è alle porte, un evento che potrebbe indurre qualche gruppo a colpire. E tra qualche settimana il Pontefice compirà un'importante visita negli Stati Uniti dove si recherà, tra l'altro, a Ground Zero. Questo per dire che non mancano pretesti per i qaedisti e che la vigilanza è d'obbligo. A metà marzo il Viminale, dopo un'analisi delle fonti di rischio, aveva comunque previsto l'adozione di contromisure in vista delle festività. Dunque maggiore sorveglianza attorno ai cosiddetti obiettivi "sensibili". Il messaggio, attribuito dalla Cia a Bin Laden, non ha toccato più di tanto il Vaticano. Un portavoce della Santa Sede ha respinto le accuse mosse dal capo terrorista e, significativamente, ha ribadito che i programmi di Benedetto XVI restano immutati. Linea cauta anche in Danimarca, da tempo nel mirino per aver pubblicato le vignette. Lo stato d'allerta è già alto- dicono gli 007 - non servono provvedimenti speciali. Il senso delle reazioni in campo occidentale è quello di stare con gli occhi aperti senza però cadere nel gioco propagandistico innescato dai qaedisti. Più infervorati, invece, i simpatizzanti jihadisti. Su diversi forum su Internet si sono detti sicuri che il messaggio di Bin Laden sia il segnale per un nuovo spettacolare attentato. In realtà l'intervento del leader rientra in un tracciato già segnato da attacchi feroci nei confronti del Papa. I qaedisti - sottolineano alcuni analisti - sono preoccupati dal dialogo avviato dal Vaticano con l'Islam moderato. Nel messaggio Bin Laden se la prende infatti con il re saudita Abdullah, "sovrano senza corona", colpevole di aver incontrato il Pontefice. Inoltre i terroristi, con queste "bombe di carta", continuano ad esercitare la rivendicazione preventiva: se vi sarà un attentato lo si potrà collegare comunque ad Al Qaeda. I segnali di questi ultimi mesi, del resto, non sono rassicuranti. Diversi paesi sarebbero nel mirino. Le parole di Osama dedicate ai palestinesi rientrano nella tradizione qaedista. Bin Laden li invita alla lotta armata, afferma che l'assedio di Gaza è una conseguenza della conferenza di Annapolis (svoltasi a fine novembre), ribadisce che non c'è spazio per il negoziato. Anzi, il modello da copiare è quello dei ribelli in Iraq, con i quali bisogna fare fronte comune. Per questo la liberazione verrà conquistata con "il ferro e il fuoco". Come per le minacce all'Europa, gli esperti ritengono che gli affiliati ad Osama abbiano deciso una lenta ma costante marcia di avvicinamento per colpire in Israele scavalcando le fazioni locali. Nella visione degli islamisti non solo il Fatah di Abu Mazen, trattato come un rinnegato, ma anche Hamas e persino l'Hezbollah libanese si sarebbero sottratti ai doveri della guerra santa. Chi ha preparato il secondo messaggio si è preoccupato di dare un riferimento temporale - la conferenza di Annapolis - tentando di rintuzzare i sospetti che il leader sia morto da tempo o gravemente malato e, al tempo stesso, ha voluto ribadire che Osama resta alla al comando, in grado di impartire ordini. Bersaglio Il Papa ieri alla cerimonia della lavanda dei piedi: si teme che gli attacchi verbali di Osama possano essere il preludio di un attentato Guido Olimpio.

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GERUSALEMME Sessant'anni dopo la costituzione dello stato di Israele e a 85 anni dalla sua nascita, (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'Agenzia Ebraica volta pagina e si prepara a chiudere lo storico dipartimento per l'immigrazione degli ebrei e per il loro assorbimento nel Paese. D'ora in poi l'accento sarà posto sull'istruzione e sul rafforzamento dell'identità ebraica e dell'ideologia sionista nella Diaspora. Nella situazione attuale, visto che da diversi anni l'immigrazione è in drastico calo e che nel 2007 è stata di meno di ventimila persone, "non c'è ragione di tenere in vita un dipartimento che annualmente costa cento milioni di dollari", ha spiegato il portavoce dell'agenzia. La decisione di eliminare il dipartimento dell'immigrazione, fondendolo con altri, è perciò una conseguenza del calo nel numero di immigranti ebrei, dovuto sia al fatto che due dei tre principali serbatoi di ebrei al mondo - quello dei Paesi di lingua russa e soprattutto dei Paesi arabi - si sono esauriti, sia al carattere ormai individuale che ha assunto l'immigrazione in Israele. Il terzo grande serbatoio è quello degli ebrei americani che in gran parte non intendono trasferirsi in Israele. Il calo dell'immigrazione preoccupa Israele, che deve fare i conti con un tasso di natalità della popolazione ebraica inferiore a quello dei palestinesi e che in prospettiva rischia di fare degli ebrei una minoranza nel Paese. Tra i palestinesi circola perciò da anni un'amara e celebre battuta: "Copulare per non farsi occupare". Israele (esclusi i Territori) conta attualmente 7,2 milioni di abitanti, il 75% dei quali è costituito da ebrei, cioè intorno ai 5 milioni e mezzo. I palestinesi a Gaza e nei Territori sono già più di 4 milioni, cui si aggiungono quelli residenti in Israele, che sono un altro milione. L'Agenzia Ebraica è un ente finanziato in gran parte dalle comunità ebraiche nel mondo, soprattutto negli Usa. Fu fondata nel 1923 allo scopo di incoraggiare e facilitare l'immigrazione degli ebrei in quella che era allora la Palestina sotto il mandato britannico, funzione che ha poi mantenuto dal 1948 in poi con la nascita dello Stato di Israele. Nella decisione dell'Agenzia ha contribuito tuttavia, al di là del drastico calo dell'immigrazione, anche una contrazione dei finanziamenti provenienti dalle comunità ebraiche nella Diaspora, e le pressioni degli stessi finanziatori, che preferirebbero donare fondi ad altre istituzioni ebraiche o che vorrebbero invece focalizzare l'Agenzia su questioni educative ebraiche nella Diaspora.

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Dossier democrazia, Bobbio e Castoriadis (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-21 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE LETTERA INTERNAZIONALE Dossier democrazia, Bobbio e Castoriadis "Dossier democrazia", con scritti di Norberto Bobbio e Cornélius Castoriadis, e una seconda sezione su "Israele e gli ebrei", con interventi di GyÖrgy Konrad, GÖran Rosenberg, David Meghnagi. Sono i contenuti del numero 95 di Lettera Internazionale. Il terzo dossier "L'uomo, il mito, la conoscenza" propone testi di Karl Popper, Edgar Morin, Hélène Cixous, Hans Blumenberg, Jean Starobinski.

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Il Vaticano replica a Osama Stato di allerta in Italia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TERRORISMO NUOVO MESSAGGIO DI BIN LADEN SU GAZA Il Vaticano replica a Osama Stato di allerta in Italia di ALESSANDRO FARRUGGIA ? ROMA ? "NON CI SARANNO cambiamenti di programma, né verranno rafforzate le misure di sicurezza: né per la Pasqua né per gli altri impegni pontifici. Non abbiamo una particolare preoccupazione". Dopo le minacce di Bin Laden al Papa e all'Europa, la linea del Vaticano ? illustrata dal portavoce padre Federico Lombardi ? è ufficialmente quella di non accettare di essere un obiettivo e di sottolineare in ogni momento che "è del tutto infondata l'accusa di coinvolgimento del Vaticano in una campagna di derisione della religione musulmana. Anzi, il Papa e il consiglio per il dialogo interreligioso hanno biasimato la satira contro l'Islam in più di un'occasione". Se la Santa Sede usa il basso profilo, al Viminale gli accenti sono diversi, anche alla luce del fatto che ieri Bin Laden ha inviato un nuovo messaggio, trasmesso da Al Jazeera. I temi stavolta sono diversi, ma l'accento sull'azione è coerente e il riferimento al cristianesimo non manca. Bin Laden attacca affermando che l'embargo di Gaza è un effetto della conferenza di Annapolis e accusa gli ulema che sostengono i governi arabi che hanno partecipato ad Annapolis di aver "deviato i musulmani". La sua risposta è ovviamente ancora la violenza. "Da tempo i palestinesi sono vittime degli ebrei e dei cristiani ? osserva ? ma l'unica via per liberarsi è quella del Jihad e del fuoco e non delle trattative" e quindi li esorta ad appoggiare la guerriglia in Iraq, dato che "è quello il campo di battaglia più vicino alla jihad per sostenere il nostro popolo in Palestina". Oggi il primo dei due messaggi di Bin Laden ? che, come ha ammesso la portavoice di Bush, la Cia ha analizzato e ha definito autentico ? sarà all'esame del Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo presieduto dal direttore centrale della polizia di prevenzione, Carlo De Stefano. "Non vi sono pericoli specifici e il segmento del messaggio destinato al Papa è marginale ? osserva una fonte dei servizi ? ma vi sono comunque le minacce all'Europa e vi è la preoccupazione che il messaggio di Bin Laden possa essere letto da cellule dormienti ma operative in Europa, cellule anche non appartenenti organicamente Al Qaeda, come un incitamento o un via libera all'azione". DI CONSEGUENZA è più ragionevole ritenere che il Casa deciderà di intensificare la vigilanza degli obiettivi sensibili, come stazioni, porti e aeroporti, ma anche chiese e monumenti. Tra i 13.664 "obiettivi sensibili" nel database del Viminale, quelli che saranno posti sotto vigilanza speciale sono a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Assisi, Padova, ma tutte le questure verranno nei prossimi giorni allertate anche per "alimentare il flusso informativo". Cioè, a tenere ben aperti occhi e soprattutto orecchie. Nel suo messaggio dell'altro ieri Bin Laden ha rivolto pesanti minacce all'Europa e il pensiero degli analisti è andato alla Danimarca ? il Paese al centro della polemica sulle vignette satiriche antislamiche ? e alla Romania, dove dal 2 al 4 marzo si svolgerà il summit Nato al quale parteciperanno capi di Stato e di governo. Ma né in Danimarca né in Romania si è voluto dare credito a Bin Laden. "Le minacce di Bin Laden ? ha commentato il ministro degli Esteri romeno, Adrian Cioroianu ? non sono in grado di mettere in pericolo né l'organizzazione ne il vertice né l'agenda politica dell'evento". - -->.

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Lettere@ilmanifesto.it (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lettere@ilmanifesto.it Quella base è italiana Vogliamo portare all'attenzione di tutti i friulani e non solo, quello che sta accadendo alla base delle Frecce tricolori di Rivolto. Noi che abitiamo nei pressi della base siamo arrabbiati con le istituzioni (stato in primis) e con le gerarchie militari. Ci sentiamo presi in giro (come sempre), oltre al danno ora arriva pure la "beffa"! Danno perché l'amatissima pattuglia acrobatica per esercitarsi continua a sorvolare sopra i nostri tetti incuranti della pericolosità, del non rispetto della privacy e del disturbo che ci creano. La "beffa" è che la base delle Frecce è in gran segreto una base missilistica che nell'arco del 2008 sarà la più grande del Nord-Est. Testimonianze interne parlano di un arrivo di circa 400 militari per il controllo della base. Tutto non è accettato da noi, abitanti delle zone limitrofe, perché saremmo noi in prima persona a pagare se mai capitasse qualcosa di grave. Premettiamo che si tratta di missili i quali, quindi, potrebbero avere anche testate nucleari. Gli stessi militari, inoltre, non divulgherebbero mai la verità, nascondendosi dietro un "no comment - segreto militare". Questo non è nient'altro che un'altra presa per i fondelli e qui non si parla di base americana o inglese o tedesca, ma di una struttura italiana dello stato italiano con all'interno mezzi e militari italiani. Questa lettera vuole essere anche uno spunto per far conoscere i problemi che crea lo stato a chi come noi di Basagliapenta, Villacaccia, Nespoledo, Beano, Villaorba e in ultimo la stessa popolazione di Rivolto, è costretta a "convivere" con tutto ciò. Concludiamo con una frase che ci è stata insegnata da piccoli: "No si vai sul lat spandut", quindi friulani rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di tenere pulito un pezzo di terra chiamato Friuli. Parlano di spreco di denaro pubblico di ridurre al minimo le spese per il deficit dello stato? Comincino col tagliare la "benzina" alle Frecce tricolori che non hanno un impiego per la popolazione come lo sono i vigili del fuoco, sanitari, polizie ecc. p.s. Per gli appassionati delle Frecce tricolori: vi sarete accorti che durante le loro esercitazioni sui nostri abitati, i piloti non usano più i colori verde e rosso, sapete perché? Sono risultati nocivi e sono stati immediatamente bloccati ma solo dall'anno scorso (2007) e tutti gli altri anni che noi li abbiamo respirati? Chi paga per tutto questo? Sergio Della Maestra, Basagliapenta In ricordo del vescovo Rahho Il carico di medicine veniva per lo più da Cagliari inviato dalla Mezza luna rossa palestinese, un'altra parte dalla raccolta con gli spettacoli degli studenti dell'Accademia nazionale di danza. Il trasporto, facilitato dalla Syrian Air che non ha preteso alcun costo aggiuntivo per il peso eccedente, è giunto a destinazione grazie all'aiuto e al sostegno di tutta la comunità caldea fino a raggiungere Mosul per essere distribuito attraverso il dispensario medico Al Raja'a diretto dal Dr. Bàha Y. Ashkuri. Era maggio 2003, pochi giorni prima Bush aveva annunciato la sua vittoria in Iraq, lì però la distruzione della guerra aveva interrotto ogni comunicazione con il resto del mondo e l'incognita di quello che avrei trovato era enorme. L'attivazione di una rete da Roma-Damasco-Aleppo-Qamishil-Mosul-Ninive che nell'emergenza drammatica ha saputo rispondere con l' efficacia di una reale cultura della solidarietà e della partecipazione, ospitandomi, aiutandomi negli spostamenti, incoraggiandomi nei momenti più difficili, sostenendomi e permettendomi di ripetere quell'operazione più volte fino al febbraio 2004. Da Roma monsignor Najim e poi lungo tutto il percorso monsignor Audo, il diacono Nuri e la sua famiglia, padre Nidal, padre Joseph, monsignor Sako, le suore caldee di Ninive e monsignor Rahho. Il vescovato di Mosul era il luogo di riposo e di riparo. Il rapimento e la morte del suo vescovo, monsignor Rahho, segnano la scomparsa di un nodo di quella rete: un lutto che va oltre quella comunità, abbraccia l'intero Iraq e la sua gente per affondare le nostre coscienze. Enrica Palmieri, docente Accademia naz. danza di Roma Coincidenze Cari compagni, la coincidenza vuole che Fiamma Nirenstein accusi Vauro e il manifesto di antisemitismo per una bellissima e veritiera vignetta; nello stesso momento dall'altra parte del mondo Bin Laden accusa l'Europa e il Vaticano per la pubblicazione delle vignette sul Profeta. Si saranno messi d'accordo? di certo l'arroganza è la stessa.... Francesco Giordano Solidarietà a Vauro Caro Vauro, ancora una volta sei vittima di chi pensa che la satira debba essere politicamente "corretta" altrimenti, se fuori dal coro, meritevole di attacchi e minacce. Ancora una volta si dimostra il rifiuto degli amici di Israele a accettare la normalità di questo stato e quindi anche la possibilità di essere oggetto di critiche. I fondamentalismi religiosi e politici manifestano la loro intolleranza. Ancora una volta l'accusa di antisemitismo viene usata, strumentalmente e a sproposito, come una clava per zittire le critiche. Stupisce e preoccupa che ti si venga a chiedere a te e al tuo giornale, il manifesto, le scuse per una vignetta dedicata alla signora Nirenstein, senza dire una parola sulla scelta della stessa signora Nirenstein di essere candidata in una lista insieme a personaggi che non hanno mai preso le distanze dal fascismo. La satira è il sale della democrazia e non stupisce quindi che chi la critica e vorrebbe vederla imbavagliata accetti di militare al fianco di Berlusconi. Maurizio Musolino, direttore de La Rinascita della Sinistra.

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Quando La Banda passò suonando arabesque d'amore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Quando "La Banda" passò suonando arabesque d'amore Arriva nelle sale da Cannes l'opera prima di Eran Korilin, vitalità controcorrente del nuovo cinema israeliano Roberto Silvestri A quasi un anno di distanza dal festival di Cannes, dove ha conquistato il premio per la migliore opera prima, esce La banda del giovane regista israeliano Eran Korilin. Film commuovente, giocato su un tipo di comicità simile alle astrazioni fredde e surrealmente realistiche di Aki Kaurismaki, conferma la vitalità controcorrente delle nuove generazioni di cinema in Israele desiderose di uscire dalla "gabbia" del conflitto per plasmare un immaginario duttile e liberato. In cui il "politico" prende forma nell'umorismo, nello spostamento sottile dello sguardo, nella ricerca importante di sinergie tra le culture soffocate oggi dall'intrasingenza. Il regista lo ha girato anche in omaggio ai fiammeggianti film egiziani che hanno accompagnato la sua infanzia, conquistando nonostante la guerra tra i due paesi occhi e palpiti del pubblico, e che ora sono scomparsi per sempre dall'unico canale della tv israeliana (privatizzato) come sono sparite le scritte in arabo ... Anche la magnifica star del film, Ronit Elkabetz, già icona per Amos Gitai, vive sul confine delle culture, famiglia sefardita, al suo esordio come regista (Prendere moglie) ha dato raccontato questa componente offuscata nella società israeliana moderna. La banda sono otto strumentisti della banda della polizia di Alessandria d'Egitto invitati a suonare in Israele per l'inaugurazione di un centro culturale arabo. Ma all'arrivo in aereoporto non trovano nessuno a aspettarli. La burocrazia, la sfortuna e una serie di contrattempi, tra cui la difficoltà linguistica che rende le comunicazioni un po' improbabili, portano la banda fuori strada, in un posto periferico, una piccola cittadina desolata nel bel mezzo del deserto che si rivelerà più ospitale del previsto. Verranno invitati a cena, conquisteranno un letto, forse addirittura un cuore, parteciperanno perfino, nonostante diffidenze e le solite incomprensioni di lingua alla vita notturna e "intima" dei loro nemici. La proprietaria dell'unico ristorante - Ronit Elkabetz molto seduttiva col suo vestito rosso e quella punta di cinismo da troppi amori infelici - li prende in simpatia e decide di proteggerli. In particolare il colonnello, Tewfiq (Sasson Gabal) che invita a uscire con lei in una lunga serata di confidenze. Intanto il "bello" della banda con passione per Chet Baker dà lezioni indimenticabili sul femminile al ragazzo molto imbranato del paese che non ha mai fatto l'amore... Dimostrando la complementarità tra popoli più legati e vicini di quanto credano. E anche quanto sia ancora indelebile quella traccia lasciata dal grande cinema musicale e melò egiziano persino in Israele, che non dimentica, nonostante Nasser, quanto ha pianto per le canzoni e le passioni di Om Kalshoun, Omar Sharif e Fatem Hamama. Noi intanto abbiamo anche scoperto che le bande della polizia araba, altro che inni marziali, suonano struggenti arabesque d'amore.

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ANTICIPAZIONI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

America di sinistra Spunti, indicazioni e tanto ottimismo nella conferenza che riunisce ogni anno i progressisti statunitensi P. 7 Siria/intervista Parla il ministro dell'informazione Muhsen Bilal: "Se Israele non accetta la pace araba, pronti a resistere" P. 9 Fermo immagine Giovane donna con un braccio alzato. Ritratto non premeditato del Maggio francese, domani con il manifesto Roma al voto Sinistra per Grillini Ma Sentinelli frena A PAGINA 4 Aborto Irruzione nella clinica Polizia assolta dal pg A PAGINA 6 Istat 2007, meno disoccupati più lavori part-time A PAGINA 10.

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Damasco è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il ministro dell'informazione siriano: il tempo stringe, rispettino i nostri diritti "Damasco è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba" Hezbollah e Hamas hanno dimostrato che Tel Aviv non è invincibile. Il ritiro dai Territori occupati nel 1967 - Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme est e Golan - rappresenta una condizione imprescindibile Michele Giorgio Inviato a Damasco È scattato il conto alla rovescia per il vertice arabo e a Damasco si stanno completando gli ultimi preparativi di un evento al quale la leadership siriana assegna grandissimo rilievo. Sul tavolo ci sono l'iniziativa di pace araba nei confronti d'Israele ma anche la crisi libanese - che vede una contrapposizione forte proprio tra Siria e Arabia saudita - e il tema di un fronte arabo unito. Di tutto ciò abbiamo parlato a Damasco con il ministro dell'informazione Muhsen Bilal, uno degli esponenti più in vista del governo siriano. Ministro, l'iniziativa di pace araba approvata al vertice di Beirut del 2002 e riconfermata lo scorso anno a Riyadh sarà al centro anche di questo summit a Damasco. La stampa nelle scorse settimane ha parlato di novità importanti. Cosa c'è di vero? La nostra iniziativa è estremamente chiara. L'intero mondo arabo ha offerto a Israele una pace totale in cambio del suo ritiro dai territori che ha occupato con la guerra dei Sei Giorni nel 1967. Lo ha fatto per permettere la nascita di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania e Gaza con capitale non l'intera Gerusalemme, ma solo la zona Est (araba) della Città Santa: un'offerta eccezionale, fatta in nome della pace. Ma Israele non l'ha raccolta. Perché non l'ha fatto? Perché Israele si considera uno Stato sopra la legge internazionale e perché gode del sostegno incondizionato degli Usa. Quindi quale posizione assumerà ora il mondo arabo? La Siria sta ancora aspettando che Israele faccia i passi necessari per completare il percorso avviato tanti anni fa. In sei mesi si potrebbero compiere (al tavolo delle trattative) quei progressi necessari per arrivare a una soluzione di pace ampia, che assicuri i diritti a tutte le parti coinvolte. Ma deve essere altrettanto chiaro che la Siria non può aspettare all'infinito. Di fronte a una conferma dell'attuale atteggiamento israeliano non pronto a concludere la trattativa, la Siria potrebbe prendere in considerazione altre opzioni, tra le quali la resistenza. Abbiamo visto che la resistenza ha successo: quella libanese (Hezbollah) ha liberato il sud del suo paese e quella palestinese sta mettendo Israele in difficoltà. La via del negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che non può pretendere che la Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente in attesa delle sue decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno fa ha parlato di una possibile ripresa del negoziato di pace, a condizione che la Siria interrompa il suo sostegno ad Hezbollah e Hamas. Israele non ha il diritto di porre condizioni al nostro paese che chiede soltanto la liberazione di una parte del suo territorio, le Alture del Golan, occupato nel 1967. Piuttosto deve capire in fretta che la pace passa attraverso l'applicazione delle risoluzioni internazionali, la legalità e quindi per il suo ritiro alle linee del 4 giugno del 1967. Lei parla di unità del mondo arabo mentre sono note difficoltà di rapporti, in particolare tra il suo paese e l'Arabia saudita sulla questione libanese. Si sono fatte insistenti le voci che vorrebbero al vertice di Damasco una partecipazione a basso livello non solo di Riyadh e del Libano, ma anche di altri paesi arabi. Il vertice annuale è un appuntamento che riguarda tutto il mondo arabo e non solo la Siria. Per questo speriamo che tutti i leader arabi vengano a Damasco. Una partecipazione al massimo livello darebbe più forza alle decisioni che verranno prese. Parliamo proprio della crisi interna libanese. Lei in una intervista ad ArabWeek ha detto che la Siria è pronta a stabilire in qualsiasi momento relazioni diplomatiche con il Libano. E lo ribadisco. La Siria è disposta subito a stabilire piene relazioni diplomatiche con Beirut e a definire le frontiere e tutto ciò che è necessario per buone relazioni tra due paesi indipendenti. Damasco però viene accusata di interferire nelle vicende interne del Paese dei Cedri, di frenare con le sue pressioni la nomina del nuovo capo dello stato libanese e di essere addirittura dietro gli assassinii politici di questi ultimi anni. Sono accuse totalmente infondate che ci fanno Stati Uniti e alcune parti libanesi con un evidente scopo politico. Certo, nessuno può negare che la Siria abbia una influenza nelle vicende libanesi, ma anche altri paesi influenzano con le loro posizioni la politica interna libanese. L'Arabia saudita non ha forse un'influenza importante su Saad Hariri?(il leader dei partiti che formano la maggioranza di governo in Libano, ndr). Tutti fanno sentire la loro influenza, non solo noi. La differenza sta nelle relazioni storiche, culturali e sociali che hanno Libano e Siria. Per noi il Libano non è un paese come un altro. Siamo la stessa famiglia che vive in due Stati indipendenti e i legami tra le due popolazioni sono fortissimi. E non può essere certo sottovalutato il dato che la maggioranza dei libanesi, e sfido chiunque dall'affermare il contrario, è favorevole a stabilire relazioni fraterne con la Siria. Ma in Libano il negoziato tra maggioranza e opposizione è paralizzato. Quale strada, secondo la Siria, porta alla soluzione della crisi? La scelta sta ai libanesi ma è evidente che senza un'intesa piena sui tre punti in questione - nomina del presidente, nuova legge elettorale e formazione di un governo di unità nazionale - quella crisi non verrà risolta. Si riferisce in particolare al diritto di veto chiesto dalle forze di opposizione? Credo che l'opposizione libanese che, in effetti, rappresenta la maggioranza della popolazione, abbia il sacrosanto diritto di far sentire la sua voce in un esecutivo di unità nazionale. Damasco teme che i partiti dell'attuale maggioranza libanese intendano spostare il paese nell'orbita americana o firmare una pace separata con Israele? La Siria non può accettare che il Libano diventi ostile nei suoi confronti, perché è un paese fratello con il quale ci sono legami fortissimi a tutti i livelli. Siamo la stessa famiglia e una famiglia deve vivere in armonia.

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Osama Bin Laden ai palestinesi: <Negoziati inutili, per fare la Palestina bisogna combattere come in Iraq> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Osama Bin Laden ai palestinesi: "Negoziati inutili, per fare la Palestina bisogna combattere come in Iraq" L'embargo di Gaza è "uno dei risultati della conferenza di Annapolis". Il monito rivolto ai palestinesi, un invito a non negoziare con Israele o con l'Occidente con i quali occorre invece "combattere", è contenuto nel nuovo messaggio audio attribuito a Osama bin Laden e diffuso ieri dall'emittente del Watar al Jazeera. "Sarete sottoposti all'embargo fino alla morte. E' tutto iniziato con l'appoggio degli arabi alla conferenza di Annapolis", afferma bin Laden esortando tutti gli arabi alla jihad: "Non perdete la Palestina con le trattative di chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina ritornerà a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione. Dico a tutti i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti che quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina e chiede per questo a tutti i musulmani di aiutarla". 21/03/2008.

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Bin Laden minaccia il Papa e l'Europa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il ritorno di Osama Bin Laden minaccia il Papa e l'Europa Due messaggi audio a ventiquattr'ore di distanza l'uno dall'altro: Osama bin Laden, il capo di al Qaeda irrompe così nella scena internazionale. Mercoledì sera il messaggio audio con le minacce all'Europa e a papa Benedetto XVI. Ieri sera un altro messaggio nel quale dice che l'unico modo per mettere fine alla sofferenza dei palestinesi è la lotta dura e invita i musulmani a concentrarsi sulla lotta in Iraq. "L'embargo di Gaza è uno dei risultati della conferenza di Annapolis. Sarete sottoposti all'embargo fino alla morte. è tutto iniziato con l'appoggio degli arabi alla conferenza di Annapolis": afferma Osama Bin Laden nell'audio diffuso dalla Tv araba al-Jazeera. "Non perdete la Palestina con le trattative di chi vi fa arrendere e vi vende, la Palestina ritornerà a noi, se ci appoggiamo alla nostra religione - aggiunge - Dico a tutti i musulmani del Levante arabo e dei paesi confinanti che quella dell'Iraq è un'esperienza positiva che ci indica come liberare la Palestina" Il messaggio di mercoledì contro l'Unione Europea che sarà "gravemente punita per la vicenda delle vignette sull'Islam" e contro Papa Benedetto XVI che è "coinvolto in un piano di demonizzazione dell'Islam" è stato confermato autentico dagli esperti della Cia. Il capo di al Qaeda Osama bin Laden ha affermato che le vignette sono parte di una crociata anti-islamica e accusato anche il Papa Benedetto XVI di essere parte di questa crociata. "La vostra pubblicazione di questi disegni, parte di una crociata dove il Papa del Vaticano ha un ruolo significativo, è una conferma da parte vostra che la guerra continua" ha detto il leader di Al Qaeda. Il messaggio di bin Laden, che dura poco più di cinque minuti, è indirizzato "alle persone sagge dell'Unione Europea" ed è accompagnato nella parte video da una immagine fissa del leader di Al Qaeda, che imbraccia un'arma. "Avete messo a dura prova i musulmani - afferma il nastro audio - la risposta sarà ciò che vedete non quello che sentite. Possano le nostre madri piangere la nostra morte se non ci leveremo a difesa del messaggero di Dio". Le vignette sono state pubblicate per la prima volta da un giornale danese nel 2005 e ripubblicate successivamente da altri giornali. Le proteste da parte dei musulmani per la pubblicazione delle vignette in Danimarca avevano portato alla morte di oltre 50 persone. L'ultimo messaggio di Osama bin Laden risaliva al 29 dicembre scorso quando aveva sollecitato i paesi europei a por fine alla loro partecipazione militare in Afghanistan.

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[FIRMA]FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME L'unico modo per riprend (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME "L'unico modo per riprendere la Palestina è con la forza". Parola di Osama bin Laden che ventiquattr'ore dopo aver minacciato l'Europa e papa Benedetto XVI per le vignette satiriche sul Profeta Muhammad torna a pontificare dagli schermi di Al Jazeera. Il nuovo audio-messaggio del fondatore di Al Qaeda mandato in onda ieri sera dalla televisione qatariota sembra un aggiustamento di tiro rispetto a quello precedente: nessuna pietà per gli infedeli che dileggiano il Corano, ma senza dimenticare mai il cuore profondo del jihad, il campo aperto dove si combatte la guerra santa dei musulmani di tutto il mondo, la Palestina. "L'assedio di Gaza è il risultato della conferenza di Annapolis e del via libera dei paesi arabi alla battaglia di Israele e Stati Uniti contro i mujahideen": l'anatema di Bin Laden rimbalza sui tg della sera israeliani scavalcando in scaletta la visita del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, inviato speciale per conto di Damasco. Poche ore prima infatti, Lavrov, di ritorno da una missione diplomatica nella capitale siriana e da un incontro riservato con il leader di Hamas in esilio Khaled Meshal, era giunto a Tel Aviv per discutere l'ipotesi di una conferenza di pace da tenersi a Mosca nei prossimi mesi. Sul tavolo, oltre alla Road Map, la normalizzazione dei rapporti tra Israele e il governo di Bashar al-Assad. "L'offensiva mediatica di Al Qaeda è la risposta al riposizionamento strategico dei governi arabi sulla questione israelo-palestinese", spiega Eli Karmon, guru dell'International Institute for Counter Terrorism (Ict) di Herziliya, l'avanguardia dell'antiterrorismo israeliano. La guerra permanente alla lunga non paga, almeno non le forze dell'establishment: "L'Egitto si sta adoperando per una soluzione a Gaza. Hamas pare da tempo tentato dalla via politica. Brutti segnali per al Qaeda. Il luogotenente di Osama, al Zawahiri, aveva già condannato a suo tempo la scelta del partito islamico palestinese di partecipare alle elezioni. In questi giorni, a dispetto di morti, attentati, raid, s'intravede la possibilità di un cessate il fuoco. Perfino il giornale libanese pro-siriano al-Diyar ammette che l'assassinio del leader di Hezbollah Mughniyeh potrebbe agevolare il dialogo". Ma c'è chi dice no. La potenza nichilista di bin Laden affonda nel caos e dal caos trae linfa. "I nostri nemici non hanno preso la Palestina con i negoziati ma con il ferro e il fuoco", dice ancora ad Al Jazeera lo sceicco saudita. Occhio per occhio, dente per dente. A Gaza come a Baghdad, incalza Osama, il secondo fronte del jihad: "C'è un legame diretto tra la Palestina e l'Iraq, i musulmani devono sostenere con la forza la lotta contro le forze di occupazione sioniste e americane". Gaza tace. Il portavoce di Hamas Sami abu Zuhri, solitamente loquacissimo, preferisce rispondere con un generico "no comment" all'endorsement di Al Qaeda alla liberazione armata della Striscia. "Sono d'accordo con gli analisti della Cia, Osama è vivo ma si trova in difficoltà", continua Eli Karmon. "Diffondere due audio-cassette in poche ore è come mostrare i muscoli, una prova tattica d'efficienza che si spiega con l'anarchia tornata al confine tra Afghanistan e Pakistan dopo le elezioni pakistane". E la strategia? Secondo Yael Shahar, ricercatrice dell'Ict, Al Qaeda non è più l'internazionale del terrore dell'11 settembre 2001: "La rete si è dissolta in piccoli gruppi e cellule molto regionali". Come quelle da mesi infiltrate a Gaza.

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Quanta intima ironia in mezzo al deserto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

COMMEDIA Quanta intima ironia in mezzo al deserto Formata da 8 musicisti della polizia di Alessandria d'Egitto, La banda è un complessino che include gli archi, avviato allo scioglimento perché nessuno ama più la musica popolare all'antica. Premiato a Un Certain Regard di Cannes, il film racconta le 48 ore di una trasferta in Israele per inaugurare un circolo culturale arabo. In seguito a un equivoco i musicisti agli ordini del maturo colonnello Sasson Gabai approdano a un borgo desolato nel deserto, dove la generosa locandiera Ronit Elkabetz si occupa di ospitarli. Il regista ebreo Eran Kolirin racconta il breve incontro notturno di due anime perse tra ironia e intimismo, spesso rivelando un gusto per la folgorante sintesi della vignetta e chiudendo questo film insolito e commovente con l'arcigno militare che intona in concerto una nenia intrisa di malinconia esistenziale. \ LA BANDA di Eran Kolirin; con Sasson Gabi, Ronit Elkabetz. Israele/ Usa/Francia, 2007 TORINO, Nazionale; MILANO, Anteo, Eliseo; GENOVA, Sivori; ROMA, Greenwich, Metropolitan, Quattro Fontane, Ugc; NAPOLI, Delle Palme ****.

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<Damasco è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Damasco è pronta a resistere se Israele dice no alla pace araba" Il ministro dell'informazione siriano: il tempo stringe, rispettino i nostri diritti Hezbollah e Hamas hanno dimostrato che Tel Aviv non è invincibile. Il ritiro dai Territori occupati nel 1967 - Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme est e Golan - rappresenta una condizione imprescindibile Michele Giorgio Inviato a Damasco È scattato il conto alla rovescia per il vertice arabo e a Damasco si stanno completando gli ultimi preparativi di un evento al quale la leadership siriana assegna grandissimo rilievo. Sul tavolo ci sono l'iniziativa di pace araba nei confronti d'Israele ma anche la crisi libanese - che vede una contrapposizione forte proprio tra Siria e Arabia saudita - e il tema di un fronte arabo unito. Di tutto ciò abbiamo parlato a Damasco con il ministro dell'informazione Muhsen Bilal, uno degli esponenti più in vista del governo siriano. Ministro, l'iniziativa di pace araba approvata al vertice di Beirut del 2002 e riconfermata lo scorso anno a Riyadh sarà al centro anche di questo summit a Damasco. La stampa nelle scorse settimane ha parlato di novità importanti. Cosa c'è di vero? La nostra iniziativa è estremamente chiara. L'intero mondo arabo ha offerto a Israele una pace totale in cambio del suo ritiro dai territori che ha occupato con la guerra dei Sei Giorni nel 1967. Lo ha fatto per permettere la nascita di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania e Gaza con capitale non l'intera Gerusalemme, ma solo la zona Est (araba) della Città Santa: un'offerta eccezionale, fatta in nome della pace. Ma Israele non l'ha raccolta. Perché non l'ha fatto? Perché Israele si considera uno Stato sopra la legge internazionale e perché gode del sostegno incondizionato degli Usa. Quindi quale posizione assumerà ora il mondo arabo? La Siria sta ancora aspettando che Israele faccia i passi necessari per completare il percorso avviato tanti anni fa. In sei mesi si potrebbero compiere (al tavolo delle trattative) quei progressi necessari per arrivare a una soluzione di pace ampia, che assicuri i diritti a tutte le parti coinvolte. Ma deve essere altrettanto chiaro che la Siria non può aspettare all'infinito. Di fronte a una conferma dell'attuale atteggiamento israeliano non pronto a concludere la trattativa, la Siria potrebbe prendere in considerazione altre opzioni, tra le quali la resistenza. Abbiamo visto che la resistenza ha successo: quella libanese (Hezbollah) ha liberato il sud del suo paese e quella palestinese sta mettendo Israele in difficoltà. La via del negoziato però è aperta e sta solo a Israele percorrerla, tenendo presente che non può pretendere che la Siria e l'intero mondo arabo rimangano perennemente in attesa delle sue decisioni. Il premier israeliano Olmert però qualche giorno fa ha parlato di una possibile ripresa del negoziato di pace, a condizione che la Siria interrompa il suo sostegno ad Hezbollah e Hamas. Israele non ha il diritto di porre condizioni al nostro paese che chiede soltanto la liberazione di una parte del suo territorio, le Alture del Golan, occupato nel 1967. Piuttosto deve capire in fretta che la pace passa attraverso l'applicazione delle risoluzioni internazionali, la legalità e quindi per il suo ritiro alle linee del 4 giugno del 1967. Lei parla di unità del mondo arabo mentre sono note difficoltà di rapporti, in particolare tra il suo paese e l'Arabia saudita sulla questione libanese. Si sono fatte insistenti le voci che vorrebbero al vertice di Damasco una partecipazione a basso livello non solo di Riyadh e del Libano, ma anche di altri paesi arabi. Il vertice annuale è un appuntamento che riguarda tutto il mondo arabo e non solo la Siria. Per questo speriamo che tutti i leader arabi vengano a Damasco. Una partecipazione al massimo livello darebbe più forza alle decisioni che verranno prese. Parliamo proprio della crisi interna libanese. Lei in una intervista ad ArabWeek ha detto che la Siria è pronta a stabilire in qualsiasi momento relazioni diplomatiche con il Libano. E lo ribadisco. La Siria è disposta subito a stabilire piene relazioni diplomatiche con Beirut e a definire le frontiere e tutto ciò che è necessario per buone relazioni tra due paesi indipendenti. Damasco però viene accusata di interferire nelle vicende interne del Paese dei Cedri, di frenare con le sue pressioni la nomina del nuovo capo dello stato libanese e di essere addirittura dietro gli assassinii politici di questi ultimi anni. Sono accuse totalmente infondate che ci fanno Stati Uniti e alcune parti libanesi con un evidente scopo politico. Certo, nessuno può negare che la Siria abbia una influenza nelle vicende libanesi, ma anche altri paesi influenzano con le loro posizioni la politica interna libanese. L'Arabia saudita non ha forse un'influenza importante su Saad Hariri?(il leader dei partiti che formano la maggioranza di governo in Libano, ndr). Tutti fanno sentire la loro influenza, non solo noi. La differenza sta nelle relazioni storiche, culturali e sociali che hanno Libano e Siria. Per noi il Libano non è un paese come un altro. Siamo la stessa famiglia che vive in due Stati indipendenti e i legami tra le due popolazioni sono fortissimi. E non può essere certo sottovalutato il dato che la maggioranza dei libanesi, e sfido chiunque dall'affermare il contrario, è favorevole a stabilire relazioni fraterne con la Siria. Ma in Libano il negoziato tra maggioranza e opposizione è paralizzato. Quale strada, secondo la Siria, porta alla soluzione della crisi? La scelta sta ai libanesi ma è evidente che senza un'intesa piena sui tre punti in questione - nomina del presidente, nuova legge elettorale e formazione di un governo di unità nazionale - quella crisi non verrà risolta. Si riferisce in particolare al diritto di veto chiesto dalle forze di opposizione? Credo che l'opposizione libanese che, in effetti, rappresenta la maggioranza della popolazione, abbia il sacrosanto diritto di far sentire la sua voce in un esecutivo di unità nazionale. Damasco teme che i partiti dell'attuale maggioranza libanese intendano spostare il paese nell'orbita americana o firmare una pace separata con Israele? La Siria non può accettare che il Libano diventi ostile nei suoi confronti, perché è un paese fratello con il quale ci sono legami fortissimi a tutti i livelli. Siamo la stessa famiglia e una famiglia deve vivere in armonia.

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Perché Osama odia il dialogo con i cristiani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 21 Mar 2008 Edizione 57 del 21-03-2008 Intervista a Massimo Introvigne (Cesnur) sul messaggio di Al Qaeda Perché Osama odia il dialogo con i cristiani di Stefano Magni Osama Bin Laden è tornato all'attacco, con un messaggio audio di cinque minuti in cui minaccia l'Europa, il Papa e la monarchia saudita. Il casus belli, ancora una volta, è la pubblicazione delle vignette danesi su Maometto. Il comunicato è giunto proprio quando gli ulema di Riyad hanno negato ancora una volta la possibilità di costruire una chiesa cristiana in territorio saudita, nell'ambito del difficile dialogo interreligioso tra musulmani e cattolici. I due episodi sono collegati? Ne abbiamo parlato con il professor Massimo Introvigne, sociologo della religione e direttore del Cesnur (Centro Studi sulle Nuove Religioni) di Torino. "Bin Laden accusa da sempre l'establishment religioso di Riyad di aver complottato contro di lui quando gli fu tolta la cittadinanza del regno. Sono due mondi diversi: quello tradizionalista degli ulema di Stato sauditi e il mondo ultra-fondamentalista di Bin Laden. Il secondo ambiente non accetta qualunque tipo di apertura all'Occidente. Non accetta neppure gli ulema che (sulla base di un vecchio Hadith per cui il territorio arabo deve essere considerato come una grande moschea) non vogliono alcun luogo di culto in Arabia Saudita. Bin Laden ha una visione sostanzialmente politica, per cui l'Occidente, in tutte le sue declinazioni, è un nemico". L'opposizione all'apertura con il cristianesimo, da parte di Bin Laden, è politica: "Il Papa ha impostato il dialogo su alcuni punti fermi: il rispetto delle minoranze religiose, delle donne e il rifiuto della violenza. Soprattutto su quest'ultimo punto, Bin Laden si sente minacciato direttamente". In un passaggio del suo ultimo proclama, il leader di Al Qaeda accusa il re saudita, il quale "Avrebbe potuto fermare la pubblicazione delle vignette offensive". Il professor Introvigne ci ricorda che: "E' una polemica che Bin Laden (o il "collettivo" che lo ha sostituito, non è detto che sia ancora vivo) conduce da un ventennio. Nei suoi primi scritti non si occupava mai di Palestina, né dell'Occidente, ma solo della dinastia regnante saudita. La battaglia contro l'Occidente inizia in un secondo momento quando Bin Laden incontra l'egiziano Ayman Al Zawahiri. Questi sosteneva che, per combattere Moubarak, occorresse combattere il suo sostegno principale, cioé gli Usa. Altrimenti, morto il tiranno, Washington ne avrebbe insediato un altro. La strategia era quella di colpire in America per indurla all'isolazionismo". Ora potrebbe colpire in Europa, con il pretesto delle vignette? "Bin Laden (o chi per lui) cerca di sfruttare tutti i temi che sollevano indignazione nel mondo musulmano". E questo potrebbe portare ad attentati in territorio europeo, anche se non dobbiamo attenderci un'azione coordinata, di tipo militare: "Al Qaeda è una federazione di cellule ampiamente autonome. Non è detto che sia possibile esercitare un controllo effettivo. Forse Bin Laden non sa neppure dove queste cellule possano colpire. Naturalmente questi proclami hanno un influsso notevole su tutte le cellule".

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Arriva la vernice anti-Qassam (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 21-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 21 Mar 2008 Edizione 57 del 21-03-2008 L'ultima invenzione degli scienziati israeliani per proteggere i cittadini di Sderot Arriva la vernice anti-Qassam di Michael Sfaradi Una buona notizia, sia per Israele sia per il resto del mondo, arriva da Dimona, piccola città nel cuore del deserto del Neghev. Il ministero dell'industria israeliano, circa due anni fa, ha stanziato alcuni milioni di dollari nella ricerca di un rimedio, non militare, che possa garantire protezione per i cittadini di Sderot, città martoriata dal lancio dei razzi Qassam palestinesi, nelle case in cui non sono previsti rifugi o camere di sicurezza. Si tratta di un composto liquido, una miscela di quattro o cinque elementi che viene spruzzato sulla parete che si vuole fortificare, come una semplice vernice da parati. Quando questa sostanza entra a contatto con l'aria si solidifica e in circa 10-15 minuti diventa come uno strato di intonaco che va dai 5 ai 7 millimetri di spessore; dopo il trattamento la parete può essere verniciata o rivestita. Sono state mandate in onda alcune riprese delle prove tecniche. Il primo filmato era relativo ad un mattone da costruzione non trattato fatto cadere da un'altezza di 10 metri, quando è arrivato al suolo si è letteralmente sbriciolato, mentre un altro mattone, identico al primo, ma sottoposto al trattamento, è rimbalzato a terra senza neanche graffiarsi. Un'altra prova è stata fatta facendo brillare una carica detonante dello stesso potenziale dei Qassam, circa 5 Kg. di esplosivo, davanti ad una parete di mattoni non trattata. La parete si è frantumata. Inutile raccontare cosa ne è stato dei manichini che simulavano la presenza di persone. Una carica di uguale potenza è stata fatta poi esplodere accanto ad una parete trattata, e il risultato è stato incredibile. Il muro gonfiandosi ha assorbito completamente l'impatto senza sbriciolarsi, e i manichini ne sono usciti intatti. I responsabili della ricerca si sono affrettati a spiegare che questa scoperta, unica sotto certi aspetti, non può certo essere usata per fortificare bunker o rifugi militari in zone di guerra. Si tratta comunque di un passo avanti importante. Questo ritrovato può riservare sorprese importanti e infinite applicazioni, infatti si è ipotizzato l'uso della sostanza o di una sua derivazione per la blindatura di autovetture o camion destinati al trasporto di valori, oppure per la protezione delle casseforti da eventuali tentativi di forzarle a mezzo di esplosivi. Il Pentagono e la Casa Bianca ne hanno fatto un sostanzioso ordinativo e il progetto ha attirato l'attenzione dell'amministrazione americana. Con eventuali finanziamenti, che potrebbero arrivare dagli Stati Uniti, lo sviluppo potrebbe avere un'importante accelerazione. Un altro uso sul quale si sta attualmente lavorando, e non è cosa da poco, è il consolidamento degli edifici in zone sismiche. Un esperto spiegava che il maggior numero di vittime, in caso di terremoti, è causato dai detriti che cadono dall'alto e una parete trattata può resistere ad un movimento tellurico sostenendo il soffitto con maggiore forza statica. Tutte le applicazioni possibili sono attualmente in prova in speciali laboratori dove si riproducono le varie ipotesi di applicazione, dall'assalto alla cassaforte con la lancia termica ai terremoti di varia intensità. Questo è solo uno dei frutti del grande investimento sulla ricerca che il governo di Gerusalemme fa ogni anno e in tutti i campi, da quello tecnologico a quello medico, ed è un vero peccato che le informazioni che arrivano da Israele siano solamente di guerra e sofferenze. Al grande pubblico, purtroppo, non viene mai presentata l'immagine vera di Israele, quella di una nazione all'avanguardia mondiale e, spessissimo, vengono nascoste le origini del "Made in Israel" presente, in tutto il mondo, nella vita di ognuno di noi. Se le informazioni fossero meno di parte, Israele sarebbe, agli occhi di tutti, una nazione da stimare di più e da odiare di meno.

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