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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Israele/Palestina"

Merkel, discorso storico alla Knesset <Saremo sempre al anco di Israele> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In questi sessant'anni Israele ha significato vitalità, integrazione, tradizione per questo "vorrei congratularmi con Israele per tutto quello che ha fatto", ha esordito la Merkel, sottolineando che la Germania "sarà sempre al fianco di Israele, che la sua sicurezza "non è negoziabile ", anche a fronte della minaccia iraniana,

Premiato Valori È uomo di pace ( da "Stampa, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha detto Valori - e ancora oggi dall'Iran arrivano terribili minacce verso Israele". A ospitare Valori è stato il rabbino Arthur Schneier, titolare dell'omonima cattedra di studi internazionali, che gli ha consegnato il premio dell'ateneo in quanto "uomo che costruisce ponti, capace di unire Roma, Gerusalemme, New York e Pechino".

Dall'inviato ROSSELLA MINOTTI - GERUSALEMME - IL TAXISTA </I ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: IL TAXISTA arabo-israeliano che ci porta alla Custodia di Terra Santa tiene la radio a tutto volume. Ci spiega che quella che sembra una preghiera ad Allah è in realtà la lettura di quel brano del Corano che racconta dell'ultima cena del (per loro) profeta Gesù Cristo, e viene fatta per la nostra Pasqua.

Il genocidio di sei milioni di ebrei perpetrato in nome della Germania ha causato inenarrabili ( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La Shoah ha costituito un atto inaudito di rottura di ogni tipo di civiltà. Io mi inchino davanti alle vittime, ai superstiti e a tutti coloro che li hanno aiutati a sopravvivere" Angela Merkel, discorso del Cancelliere tedesco davanti al Parlamento israeliano, 18 marzo.

Quell'italiano della lista scampato ai lager nazisti - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Con la famiglia trasferitasi a Vienna, a soli 15 anni il ragazzo Schulim decise di andare in Palestina per arruolarsi come caporale nell'esercito britannico. "Il nonno Nachum - racconta Daniel - lo accompagnò alla stazione sud della capitale austriaca e lo salutò così: "Che cosa vuoi che ti dica? Di mangiare con coltello e forchetta?

"l'elenco vero? l'ho redatto io" svelato il giallo del salvataggio - bad arolsen ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e incroci con studiosi e archivisti in Germania e in Israele, ecco svelato quello che appare come un mistero e un vero e proprio giallo. Questo ultimo elenco, datato 18 aprile 1945, fu consegnato da Pemper - un ebreo divenuto a Plaszow lo scrivano di Amon Goeth, il sanguinario comandante del Lager impersonato nella famosa pellicola di Steven Spielberg dall'attore Ralph Fiennes -

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: mi odia perché mi sono sempre schierata a favore di Israele". Replica Vauro: "Io antisemita? Ho portato a dieci anni mia figlia a Gerusalemme per farle visitare il museo della Shoah... Lei annuncia querele, lo faccia pure. Non è colpa mia se si presenta nello stesso raggruppamento politico che candida Alessandra Mussolini, la quale non ha mai rinnegato le posizioni di suo nonno,

Il mio nome è mai più Riflessi e riflessioni sul pacifismo a 5 anni dalla guerra in Iraq ( da "Liberazione" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fotogrammi tra Libano e Palestina" una collettiva di immagini dai campi profughi palestinesi in Libano). In sala video la proiezione dei filmati prodotti dai ragazzi e dalle ragazze palestinesi impegnate nel progetto di Media Education che si è tenuto dal 22 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008 in 5 villaggi del sud del Libano.

Alberto stabile gerusalemme ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: coperto da stoffa fino agli occhi La tendenza ha cominciato a diffondersi in Israele malgrado il veto dei rabbini ALBERTO STABILE GERUSALEMME dal nostro corrispondente In giro si vedono poco, perché la loro regola prescrive, tra l'altro, di uscire di casa il meno possibile. Ma se decidono di avventurarsi per le strade lo fanno coprendosi dalla testa ai piedi, mani e viso inclusi,

Quando le ebree mettono il burqa - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A Beit Shermesh, tra Tel Aviv e Gerusalemme, vigono infatti i precetti della zniuth (modestia femminile). Una tendenza, quella delle ebree completamente velate, che si sta diffondendo in tutti i centri ultraortodossi di Israele nonostante l'opposizione dei rabbini. SEGUE A PAGINA 45.

E il cancelliere Merkel parlò in tedesco al Parlamento d'Israele ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele --> Israele vuole che la Germania smuova l'Europa sulla questione del nucleare iraniano. Angela Merkel ha da poco concluso una visita speciale: è stata a Gerusalemme tre lunghi giorni, il suo gabinetto e quello di Ehud Olmert hanno tenuto per la prima volta colloqui congiunti, il cancelliere è stato il primo capo di governo a rivolgersi in tedesco alla Knesset,


Articoli

Merkel, discorso storico alla Knesset <Saremo sempre al anco di Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Merkel, discorso storico alla Knesset "Saremo sempre al anco di Israele" In un applaudito intervento, svolto in tedesco, la cancelliera promette sicurezza "anche a fronte della minaccia iraniana". E "mai più antisemitismo". VALENTINA LONGO "Voglio ringraziarvi per avermi concesso l'onore di rivolgermi alla Knesset. È un grande onore per me". Si è aperto ? e concluso ? con un ringraziamento in ebraico, ma è stato svolto in tedesco il solenne discorso di Angela Merkel al parlamento israeliano. "Il sessantesimo anniversario di Israele è prima di tutto l'occasione di una grande gioia. Vi ringrazio tutti per avermi permesso di rivolgermi a voi nella mia lingua materna", ha sottolineato poi la cancelliera, primo capo di governo a poter intervenire in quella sede. Per renderlo possibile è stato modificato lo statuto interno, che consentiva l'intervento solo ai capi di stato ? si trattava, peraltro, del secondo discorso in tedesco dai tempi dell'allora presidente federale Johannes Rau, nel 2000). In questi sessant'anni Israele ha significato vitalità, integrazione, tradizione per questo "vorrei congratularmi con Israele per tutto quello che ha fatto", ha esordito la Merkel, sottolineando che la Germania "sarà sempre al fianco di Israele, che la sua sicurezza "non è negoziabile ", anche a fronte della minaccia iraniana, e che vigilerà contro qualsiasi ritorno dell'antisemitismo in Europa. "La Shoah riempie i tedeschi di vergogna. Mi inchino davanti alle vittime. Mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a tutti coloro che li hanno aiutati a poter sopravvivere. La spaccatura della civilità a causa della Shoah non ha paragoni", ha quindi proclamato la cancelliera, l'accento sul fatto che ogni tentativo di negare l'Olocausto dev'essere bloccato sul nascere: "Antisemitismo, razzismo e odio razziale non devono più attecchire in Germania e in Europa". Poi l'attualità, il conflitto israelo-palestinese. "Lo dico in modo chiaro e inequivocabile: gli attacchi dei missili qassam di Hamas devono finire ? ha affermato ?. Gli attacchi terroristici sono un crimine e non conducono a nessuna soluzione del conflitto, che oscura la regione e la vita quotidiana delle persone in Israele e la vita della gente nelle zone autonome palestinesi", ha precisato, aggiungendo che la Germania difende con forza la visione di "due stati, con confini sicuri e in pace, per il popolo ebraico in Israele e per i palestinesi in Palestina". Poi il passaggio sul nucleare iraniano: "Non è il mondo che deve dimostrare che l'Iran sta costruendo la bomba atomica", ma anzi l'Iran a dover "convincere il mondo che non vuole la bomba atomica", ha declamato la Merkel aggiungendo che "la sicurezza di Isarele per me cancelliere tedesco non è negoziabile". Temi già accennati dalla Merkel nei due giorni della sua visita ufficiale, cominciata domenica con una calda accoglienza in aeroporto. Già in quell'occasione la Merkel aveva sottolineato la "relazione speciale" che lega gli ebrei alla Germania, per poi recarsi in visita al memoriale di Yad Vashem dove ha deposto una corona di fiori, evocato il tema dell'Olocausto e la "responsabilità particolare" della Germania. Quando poi lunedì ha incontrato Shimon Peres, ha dichiarato che il suo viaggio ha fornito un "valido contributo al miglioramento delle relazioni bilaterali tra i due paesi", riferendosi ai diversi accordi di cooperazione firmati con l'auspicio, parole della Merkel, di "aprire un nuovo capitolo". La Germania è infatti il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, per le relazioni commerciali con Israele, e in questi anni di relazioni diplomatiche si è sempre sforzata di superare il doloroso passato coltivando relazioni "insindacabili" con Israele. Proprio grazie alla Merkel, considerata da Olmert "un'alleata strategica", l'impulso è cambiato, anche se qualche piccola polemica, sollevata da cinque deputati della destra ortodossa (sui centoventi della Knesset) ha accompagnato il discorso della Cancelliera: in tre hanno lasciato l'aula in segno di protesta quando ha iniziato a parlare. "Non posso sopportare di ascoltare il tedesco ? ha spiegato Aryeh Eldad ? mia madre è stata assassinata in quella stessa lingua". Resta da vedere cos'accadrà prima della conferenza dei ministri degli esteri sul Medio Oriente, che dovrebbe essere ospitata a Berlino in giugno. Da ieri, peraltro, si è di nuovo rallentata la mediazione annunciata tra l'Egitto, Israele e Hamas, dopo che è stata nuovamente rinviata (per la terza volta) la visita del capo dell'intelligence egiziana. Secondo quanto riferito da al-Sharq al-Awsat, Omar Suleiman aspetterà altre tre settimane a causa "dell'aggressione continua" contro la Striscia di Gaza da parte israeliana. La mediazione di Suleiman tra lo stato ebraico e Hamas prevede l'impegno israeliano a fermare le operazioni militari e l'uccisione di militanti di gruppi palestinesi e di mettere gradualmente fine al blocco di Gaza. In cambio Hamas dovrebbe impegnarsi a fermare il lancio di razzi contro Israele, da cui sono attesi anche gesti di "buona volontà". Il tentativo di mediazione, comunque, dovrebbe essere ripreso già ieri sera, secondo Ap-Afp. Le agenzie di stampa scrivono che il generale israeliano Amos Gilad sarebbe giunto al Cairo per discutere (come già il 9 marzo scorso) la situazione nella Striscia.

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Premiato Valori È uomo di pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lezione a New York Premiato Valori "È uomo di pace" La Yeshiva University di New York ha accolto Giancarlo Elia Valori per una lezione sull'antisemitismo e il Medio Oriente che ha visto la partecipazione di molti studenti, dei vertici dell'ateneo, dell'ambasciatore a Washington Gianni Castellaneta e del console Francesco Talò. "Sono passati 2500 anni da quando Amman minacciò di distruzione il popolo ebraico nell'Antica Persia - ha detto Valori - e ancora oggi dall'Iran arrivano terribili minacce verso Israele". A ospitare Valori è stato il rabbino Arthur Schneier, titolare dell'omonima cattedra di studi internazionali, che gli ha consegnato il premio dell'ateneo in quanto "uomo che costruisce ponti, capace di unire Roma, Gerusalemme, New York e Pechino". Esprimendo fiducia sulle prospettive di pace in Medio Oriente Valori ha detto: "Gli ebrei trasmettono la memoria etica della liberazione dalle dittature, creando una cultura che guarda alla cooperazione universale".

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Dall'inviato ROSSELLA MINOTTI - GERUSALEMME - IL TAXISTA </I (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dall'inviato ROSSELLA MINOTTI ? GERUSALEMME ? IL TAXISTA arabo-israeliano che ci porta alla Custodia di Terra Santa tiene la radio a tutto volume. Ci spiega che quella che sembra una preghiera ad Allah è in realtà la lettura di quel brano del Corano che racconta dell'ultima cena del (per loro) profeta Gesù Cristo, e viene fatta per la nostra Pasqua. Contraddizioni o piuttosto splendori dell'anima grande di Terra Santa, che a Gerusalemme riesce comunque a far convivere le tre grandi religioni monoteiste. Lo sa bene Roberto Formigoni, che ha organizzato una missione di quattro giorni, insieme alla Compagnia delle Opere (attivissima nella sua sede di Gerusalemme), per fare sempre più italiana la via della pace. Ma la comunità cristiana qui è in grave difficoltà. Padre Pierbattista Pizzaballa nell'incontro col capolista Pdl in Lombardia per il Senato, ribadisce: "La presenza cristiana è ridotta al minimo, l'1 per cento della popolazione, 170mila su 5 milioni e mezzo di ebrei e 3 milioni e mezzo di musulmani, con l'Islam che ha un movimento demografico enorme". Chi fa le valigie? "Emigra la classe media, il che significa che ormai è quasi impossibile trovare ad esempio il direttore sanitario dell'ospedale San Giuseppe, che qui è un'istituzione. E poi mancano medici, infermieri, insegnanti cristiani". Quali sono le cause? "Oltre all'emigrazione, c'è un forte processo di secolarizzazione della nostra comunità. Il problema è che se un ebreo è ateo resta ebreo, se un cristiano è ateo non è niente. C'è un problema di identità cristiana sia in Israele che in Palestina". Cosa tentate di fare? "Cerchiamo di comprare proprietà, oltre a recuperare quelle che sono già nostre ma non sono registrate se non su documenti che fanno riferimento all'Impero Ottomano. E costruiamo case che diamo, anche gratuitamente, ai cristiani". I cristiani sono perseguitati? "Non parlerei di persecuzione, anche se ci sono alcune mafie, ad esempio a Betlemme, che hanno preso di mira la comunità cristiana ma solo perché è la più debole. La realtà qui è molto complessa, ci sono anche tante sette". Ad esempio? "Quella degli ebrei messianici, sono 6-7mila, che hanno riconosciuto Gesù come Messia ma non accettano la mediazione della Chiesa, e fanno proselitismo nonostante sia proibito per legge". Una realtà variegata e complessa. "Più di quanto si creda. Ci sono anche, poche centinaia per la verità, esponenti di un credo cattolico-ebraico, ebrei che hanno accettato Gesù e la Chiesa, dicono la nostra liturgia in ebraico, ma oltre a osservare il nostro credo vanno in sinagoga e rispettano lo shabbat. Io cerco di spiegarlo, ai piani superiori, che un ebreo non deve necessariamente rinnegare la sua fede per essere cattolico, ma è difficile". - -->.

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Il genocidio di sei milioni di ebrei perpetrato in nome della Germania ha causato inenarrabili (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Il genocidio di sei milioni di ebrei perpetrato in nome della Germania ha causato inenarrabili sofferenze al popolo ebraico, all'Europa e al mondo. La Shoah ci riempie di vergogna. La Shoah ha costituito un atto inaudito di rottura di ogni tipo di civiltà. Io mi inchino davanti alle vittime, ai superstiti e a tutti coloro che li hanno aiutati a sopravvivere" Angela Merkel, discorso del Cancelliere tedesco davanti al Parlamento israeliano, 18 marzo.

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Quell'italiano della lista scampato ai lager nazisti - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Quell'italiano della lista scampato ai lager nazisti Per più di 60 anni nessuno se n'è accorto ma dall'archivio di Bad Arolsen emerge il nome di un tipografo vissuto a Firenze Schulim Vogelmann non svelò mai di essere stato salvato dall'industriale tedesco Nel '43, con la moglie e la figlia tentò di fuggire in Svizzera ma venne arrestato La bimba e la mamma furono uccise. Lui tornò a Firenze e morì nel 1974 (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla copertina) marco ansaldo La lista di Schindler è all'interno del dossier riguardante il campo di concentramento di Gross-Rosen, nel cosiddetto Commando Bruennlitz, il Lager ceco dove venne internato il convoglio, proveniente da Cracovia, degli ebrei salvati da quel singolare imprenditore nazista ribellatosi infine all'idea di vederli giustiziati. L'elenco è lungo: sulle prime 12 pagine ci sono esattamente 700 uomini, poi le donne: 300 (che come racconta il film furono per errore mandate per alcune terribili settimane ad Auschwitz, invece che a Bruennlitz, e fatte tornare indietro da Schindler al prezzo di costosi regali a un gerarca nazista); altri 81 nomi provengono dal Lager di Golleschau; 6 sono gli internati di Landskron; e infine 30 persone dal campo di Geppersdorf. In tutto, 1.117. I "fortunati" che scamparono alla deportazione dopo la chiusura di Plaszow Cracovia, e quindi a morte sicura, entrando nella lista fatta compilare da Schindler ai suoi stenografi. Il nome dell'ebreo italiano compare sia nell'elenco iniziale, custodito allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto a Gerusalemme, sia in questo. Ma quasi nessuno si era mai accorto di quelle due abbreviazioni, "Ju.Ital.", che nascondono la storia di un uomo eccezionale. "Nemmeno io sapevo che mio padre faceva parte della lista compilata da Schindler - conferma oggi il figlio di Vogelmann, Daniel, che ha 58 anni ed è il direttore della Giuntina, la casa editrice fiorentina specializzata in cultura ebraica - lui non lo disse mai e io lo scoprii solo dopo l'uscita del film, che è del 1993. A quel punto scrissi allo Yad Vashem, per avere davvero conferma del nome di mio padre". Chi era dunque Schulim Vogelmann, nato in Galizia orientale (Polonia) nel 1903 e morto a Firenze nel 1974? L'unico ebreo italiano salvato da Schindler fu, dopo la guerra, tutt'altro che uno sconosciuto, diventando anzi proprietario e direttore di questo glorioso marchio editoriale, allora semplice Tipografia. La sua fu una vita terribile e straordinaria. Con la famiglia trasferitasi a Vienna, a soli 15 anni il ragazzo Schulim decise di andare in Palestina per arruolarsi come caporale nell'esercito britannico. "Il nonno Nachum - racconta Daniel - lo accompagnò alla stazione sud della capitale austriaca e lo salutò così: "Che cosa vuoi che ti dica? Di mangiare con coltello e forchetta? Sii onesto!". Non si videro mai più". Terminata l'esperienza sionista, e spostatosi tre anni dopo a Firenze dove il fratello insegnava il Talmud nel Collegio rabbinico locale, Schulim venne assunto come compositore a mano dal libraio antiquario ed editore Leo Samuel Olschki, proprietario della Giuntina. Ne divenne in breve il direttore della tipografia, pubblicando il celebre e per quei tempi scandalosissimo "L'amante di Lady Chatterley" dopo che David Herbert Lawrence aveva scelto il suo marchio per stampare la prima edizione italiana del libro. Vogelmann, ormai adulto, si era intanto fidanzato e poi sposato con Annetta Disegni, figlia del rabbino di Torino, dalla quale ebbe infine una bambina: Sissel, "dolce" in lingua yiddish. Furono, quelli di prima della guerra, anni sereni per la famiglia Vogelmann, ma troppo veloci. Nel 1938 il fascismo promulgò le leggi razziali e l'8 settembre 1943 i tedeschi invasero l'Italia. Schulim, Anna e Sissel cercarono di fuggire in Svizzera. Al confine furono però arrestati dalla polizia repubblichina. Il 30 gennaio 1944, con altre 604 persone rinchiuse nel carcere di San Vittore a Milano, vennero caricati su carri coperti di teli e portati a calci e pugni alla Stazione centrale dove dal Binario 21 partirono verso Auschwitz. Insieme con loro c'erano più di 40 bambini. Sissel aveva 8 anni, la persona più anziana 88. Il viaggio durò sette giorni, tra sofferenze, angoscia, lacrime, fame, sete e percosse. All'arrivo le donne con i bambini furono subito avviati alle camere a gas. Gli uomini giudicati idonei divennero invece lavoratori forzati. Cinquecento persone in tutto furono eliminate e poi bruciate nei forni crematori: tra loro Sissel, che divenne il simbolo della Shoah italiana, e sua madre. Di quel gruppo, al termine della guerra, solo in 20 riuscirono a tornare a casa. Schulim fra loro. "Tra le tante, più o meno imperscrutabili ragioni grazie alle quali mio padre riuscì a sopravvivere - spiega Daniel - ci fu senz'altro quella di essere un tipografo, utile quindi allo sforzo bellico tedesco. I nazisti volevano infatti mettere in crisi la Banca d'Inghilterra e tentarono anche con quella d'America. Decisero così in un primo tempo di stampare sterline false. Lo fecero a Sachsenhausen, e a Plaszow dov'era lui. Quei soldi servirono a pagare la famosa spia Cicero e a molte altre operazioni. La gente che lavorava lì poteva mangiare un po' di più. La sua conoscenza del tedesco e del polacco (vendette una mezza razione di pane per una grammatica polacca, al fine di rinfrescare questa lingua di gioventù) lo devono aver aiutato a entrare nella lista, oltre all'arte tipografica. Mio padre si salvò così anche grazie al suo impiego di "falsario". Un mestiere che, a guerra finita, avrebbe potuto indurlo in tentazione. Ma lui era un uomo molto onesto". Tornato a Firenze senza più moglie e bambina, Schulim Vogelmann trovò ad aspettarlo solo la fedele Tipografia Giuntina, a cui si dedicò anima e corpo per sfuggire al dolore, per non pensare al vuoto. Ne divenne proprietario, e trovò anche la forza di risposarsi, con Albana Mondolfi, vedova e madre di un bambino di 8 anni, Guidobaldo. Nel 1948 nacque Daniel: "Mio padre non parlò mai molto del periodo di guerra. Né io gli chiesi troppo: morì quando avevo 27 anni. Voleva scrivere un libro, ma non ha fatto in tempo. Aveva cose più importanti da pensare, come ricominciare a vivere, sposarsi, mettermi al mondo. In fondo fu un bel gesto, no?". La vita del figlio di un sopravvissuto ai campi della morte, di un cosiddetto figlio della Shoah, aggiunge Daniel, non è mai facile. "A vent'anni avrei voluto diventare uno scrittore, però riuscii soltanto a pubblicare qualche volumetto di poesie. Poi entrai anch'io nell'azienda di famiglia, ma non riuscivo ad ambientarmi: il mestiere di tipografo, pur nobilissimo, non era fatto per me. Confesso che mi sentivo piuttosto disperato. Miracolosamente, proprio quella mia disperazione mi aiutò a trovare un compromesso: se non riuscivo a fare lo scrittore, se non potevo fare il tipografo, avrei fatto l'editore. E così, con l'aiuto di mio fratello e di mia moglie Vanna, fondai nel 1980 l'Editrice La Giuntina, specializzandomi subito in opere di argomento ebraico. Il primo libro della collana "Schulim Vogelmann", dedicata alla memoria di mio padre, fu "La notte" di Elie Wiesel, un autore allora sconosciuto in Italia". Dopo Wiesel, divenuto nel 1986 premio Nobel per la pace, La Giuntina scoprì anche Abraham Yehoshua, ora un vero e proprio autore di culto. Oggi c'è un altro Schulim Vogelmann. E' il figlio di Daniel, che dopo essersi laureato in Storia all'Università ebraica di Gerusalemme è tornato a Firenze, scrive libri e ha avviato per la casa editrice una nuova collana, "Israeliana". Daniel non ha però mai dimenticato la sorellina morta prima che lui nascesse. E a lei ha dedicato un volume minuscolo, di testi brevissimi, "Cinque piccole poesie per Sissel": "Promettimi/che mi darai la mano/il giorno che arriverò da te./Perché, sai, un po' di paura/mi è rimasta.../Ora ti saluto, sorellina./Aiutami a vivere, se puoi./E anche a morire./Come ti ho già detto,/spero d'incontrarti un giorno./E immagino che sarò molto emozionato". Schulim Vogelmann riposa al cimitero di Firenze, vicino alla tomba di Primo Levi. Sulla lapide, il figlio Daniel ha voluto che fosse impresso, a ricordo perenne, il numero di prigionia che suo padre aveva tatuato sul braccio: 173484. (3. continua).

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"l'elenco vero? l'ho redatto io" svelato il giallo del salvataggio - bad arolsen (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il caso I documenti "L'elenco vero? L'ho redatto io" svelato il giallo del salvataggio BAD AROLSEN dal nostro inviato "Augsburg, 28.7.1958. Con la presente dichiaro sotto giuramento che gli elenchi di nomi nel sottocampo di Bruennlitz (Lager di Gross-Rosen) da me messi a disposizione in data odierna al Servizio internazionale ricerche (International tracing service - Its) di Arolsen, sono autentici e compilati da me personalmente durante la mia detenzione nel suddetto campo di concentramento". Firmato: Mieczyslaw Pemper. Dal grande archivio nazista di Bad Arolsen, chiuso per 60 anni e ora finalmente aperto ai ricercatori, salta fuori una nuova Lista di Schindler. Preceduta, addirittura, da una dichiarazione giurata. Com'è possibile? E chi è Mieczyslaw Pemper? Dopo settimane di confronti e incroci con studiosi e archivisti in Germania e in Israele, ecco svelato quello che appare come un mistero e un vero e proprio giallo. Questo ultimo elenco, datato 18 aprile 1945, fu consegnato da Pemper - un ebreo divenuto a Plaszow lo scrivano di Amon Goeth, il sanguinario comandante del Lager impersonato nella famosa pellicola di Steven Spielberg dall'attore Ralph Fiennes - all'archivio tedesco esattamente 50 anni fa. Ma la sua lista non fu quella stilata dall'ebreo Marcel Goldberg, aiutante di Schindler, al momento della partenza degli internati dal campo polacco. Bensì quella finale, da lui per l'appunto compilata assieme a Itzhak Stern (raffigurato nel film dall'attore Ben Kingsley) all'arrivo dei cosiddetti Schindlerjuden, cioè gli ebrei salvati dall'imprenditore nazista Oskar Schindler, a Bruennlitz, nell'odierna Repubblica Ceca, dove vennero trasferiti per lavorare fittiziamente alla fabbrica di pentole impiantata come pretesto dall'industriale per metterli al sicuro. Come scrive David M. Crowe in quello che, fra i tanti, è probabilmente il libro più completo sulla vicenda ("Oskar Schindler", edito nel 2004), "parlare di una sola "Schindler's List" è inaccurato e sviante, perché oscura la natura costantemente mutevole dell'elenco. Le liste finali sono diverse da quelle create da Goldberg a Plaszow". Il documento con i nomi dei 1.117 ebrei che emerge ora dall'archivio di Bad Arolsen è accompagnato infatti da una lettera circostanziata, di due pagine, firmata da Pemper di suo pugno. L'ex internato afferma di aver conservato la lista, di averla sempre tenuta con sé e di non averla mai fatta copiare ad alcuno. "Io assicuro - scrive - che dopo la guerra non sono stati fatti cambiamenti agli elenchi, né modifiche, aggiunte, cancellazioni o altra alterazione. Questi elenchi sono rimasti ininterrottamente in mio possesso dal 1945 in poi". Pemper è ancora in vita, e ribadisce la sua versione. Da Gerusalemme la portavoce dello Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto dove è in mostra la lista comunemente ritenuta come l'originale, conferma anch'essa che "dell'elenco sono state stampate più versioni, in periodi vari, e tutte sono da considerarsi originali, in quanto compilate da Schindler e dai suoi aiutanti in diverse circostanze". In Germania il capo ufficio stampa dell'Its, Maria Raabe, afferma che "un confronto fra la lista di Bad Arolsen e quella di Gerusalemme non è stato ancora fatto. L'elenco in nostro possesso riguarda i nomi delle persone presenti al momento dell'apertura del campo di Bruennlitz", cioè la destinazione del convoglio salvato da Schindler. (m. ans.).

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria: ALT... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria: ALTRI OGGETTI stra, divento automaticamente un mostro fascista. Sono certa che Vauro mi odia perché mi sono sempre schierata a favore di Israele". Replica Vauro: "Io antisemita? Ho portato a dieci anni mia figlia a Gerusalemme per farle visitare il museo della Shoah... Lei annuncia querele, lo faccia pure. Non è colpa mia se si presenta nello stesso raggruppamento politico che candida Alessandra Mussolini, la quale non ha mai rinnegato le posizioni di suo nonno, e Ciarrapico, effigiato in molte fotografie dritto nel suo saluto romano. L'accostamento tra la stella di David e il fascio lo ha fatto lei. Io mi sono limitato a rappresentarlo ". In quanto alle accuse dell'Anti- defamation League? "Io sono contro ogni forma di schedatura. E io sono presente nella lista dei "nemici" dell'associazione". In quanto al manifesto, parla il condirettore Gabriele Polo: "Non dobbiamo chiedere scusa a nessuno. Non era una vignetta antisemita ma solo la critica alla scelta di un candidato che ha deciso di "coabitare" con Ciarrapico. Ci siamo battuti in tanti per la libertà di satira alle vignette anti-Islam. Spero che la stessa libertà venga garantita anche rispetto alle altre religioni". Meno forte la polemica con la striscia firmata da Stefano Disegni su l'Unità di lunedì, sulla "coabitazione " Nirenstein- Ciarrapico. Nirenstein: "Comunque orribile, oltraggiosa, lontana dalla vera satira ". Disegni: "La mia intenzione era dirle: ma come fai tu, che difendi Israele, a startene con Ciarrapico? Vattene subito da quel partito ...". Paolo Conti.

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Il mio nome è mai più Riflessi e riflessioni sul pacifismo a 5 anni dalla guerra in Iraq (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A cinque anni dallo scoppio della guerra in Iraq, FIRENZE dedica una giornata di approfondimento e riflessione sullo stato di salute e le prospettive del movimento pacifista. Teatro dell'evento il Viper Theatre via Lombardia in zona Piagge. Alle 18.30 discussione/aperitivo con Lisa Clark di Beati costruttori di Pace, Tommaso Fattori del Forum mondiale alternativo dell'acqua, Marco Romoli di Un Tempio per la Pace e Martina Taci volontaria del Campo di lavoro in Libano coordinato dallo Sci. Alle 21 la compagnia "Saverio Tommasi" mette in scena in anteprima assoluta "Il mio nome è mai più" di Domenico Guarino, tratto dall'omonimo racconto vincitore del premio 2007 "Firenze per le culture di pace", un monologo che è la storia del movimento pacifista visto attraverso gli occhi di una bandiera della pace. Occhi critici, disillusi, ma ancora pieni di speranza. Poi ci sono due mostre fotografiche (una retrospettiva sul movimento pacifista fiorentino a cura di Marco Quinti e "A sud di Tyro: Fotogrammi tra Libano e Palestina" una collettiva di immagini dai campi profughi palestinesi in Libano). In sala video la proiezione dei filmati prodotti dai ragazzi e dalle ragazze palestinesi impegnate nel progetto di Media Education che si è tenuto dal 22 dicembre 2007 al 5 gennaio 2008 in 5 villaggi del sud del Libano. 20/03/2008.

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Alberto stabile gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La rabbanit Keren veste sette lunghi mantelli. Il volto è coperto da stoffa fino agli occhi La tendenza ha cominciato a diffondersi in Israele malgrado il veto dei rabbini ALBERTO STABILE GERUSALEMME dal nostro corrispondente In giro si vedono poco, perché la loro regola prescrive, tra l'altro, di uscire di casa il meno possibile. Ma se decidono di avventurarsi per le strade lo fanno coprendosi dalla testa ai piedi, mani e viso inclusi, con un velo pericolosamente simile a un chador o con un soprabito che potrebbe benissimo essere scambiato per un burqa. Queste però non sono donne iraniane, saudite o afgane soggette alla legge religiosa islamica, ma israelianissime ebree ultra-ortodosse che hanno deciso di portare il precetto della zniuth (modestia) femminile, a nuovi ed estremi livelli, spesso in contrasto con il volere delle famiglie e quasi sempre contro l'opinione dei rabbini. Il fenomeno ha cominciato a manifestarsi a Beit Shemesh, una delle "capitali" dell'ortodossia arroccata sulle colline della Giudea, tra Gerusalemme e Tel Aviv, dove in un appartamento spoglio, a due piani, sotto il livello della strada, vive la rabbanit (titolo che tradizionalmente serviva ad indicare la moglie del rabbino ma che in questo caso lascia intendere molto di più) Bruria Keren, esperta di medicina alternativa, madre di dieci figli e sacerdotessa della nuova tendenza. Alla base della quale s'intravede un'ideologia che combina l'osservanza più stretta con una forma di femminismo estremo, per cui il corpo di una donna non può essere oggetto di godimento da parte di un uomo, se non per specifica scelta della donna stessa: quindi, in pratica, solo il marito è autorizzato a vedere il volto, o udire la voce, della moglie. La caratteristica più evidente di questa nuova interpretazione della modestia è ovviamente l'abbigliamento: strati e strati di gonne, fazzoletti, scialli, mantelli e veli, che lasciano scoperti, quando va bene, soltanto gli occhi, per cancellare quanto più possibile il contorno del corpo. Il palmo della mano è coperto fino alla radice delle dita, le calze sono di cotone spesso e le scarpe hanno una suola anti-rumore, perché possano muoversi senza essere udite. Secondo una descrizione comparsa su Ma'ariv, la rabbanit Keren veste dieci gonne di tessuto spesso, sette lunghi mantelli, cinque fazzoletti annodati sotto il mento e tre dietro la nuca ed ha il volto coperto da una pezza di stoffa, da cui sbucano gli occhi. Tutta questa montagna di vestiti è a sua volta coperta da alcuni veli più leggeri, che le scendono dalla cima della testa fino ai piedi. Naturalmente le regole autoimposte non riguardano soltanto il vestiario: parlare poco (e mai con uomini) e pregare molto (soprattutto, recitare i salmi), uscire il meno possibile di casa, evitare i trasporti pubblici e viaggiare in taxi solo se l'autista è una donna e infine mangiare sano, preferibilmente macrobiotico. La rabbanit stessa che a detta delle sue seguaci possiede una personalità magnetica e un marito-ombra, non esce quasi mai di casa. Occupandosi professionalmente di medicina alternativa, non ha bisogno di uscire per lavorare e riceve le sue pazienti in casa. In casa dà pure un'unica lezione settimanale alle sue fedeli e per il resto cerca di non parlare più di quattro ore alla settimana, comunicando, quando è necessario, per mezzo di bigliettini o con le mani. La maggioranza della giornata la passa in "digiuno della parola" e in preghiera. Le sue fedeli dicono che in queste ore la rabbanit "acchiappa gli angeli". Inizialmente, a seguire l'esempio di Bruria erano state soltanto poche giovani donne fra i 20 e i 30 anni, ma presto la nuova maniera d'intendere la decenza femminile, o forse soltanto l'illusione di potersi nascondere al mondo, ha cominciato a diffondersi in maniera sorprendentemente veloce, valicando i confini di Beit Shemesh per manifestarsi nei maggiori centri ultraortodossi del paese, inclusa la storica roccaforte degli haredim, il quartiere di Meah Sharim, a Gerusalemme. Motivo per cui non è più raro incontrare una donna ultraortodossa che, anziché indossare la parrucca, la gonna nera fino alle caviglie e le pesanti calzamaglie, ma a viso scoperto, vada in giro avvolta in una specie di chador che tiene fermo con una mano per coprirsi la faccia mentre con l'altra spinge un passeggino. Molte di loro vivono della vendita di prodotti naturali e macrobiotici, perché - come spiega una delle allieve di Bruria Keren - "la correlazione fra alimentazione sana e modestia è molto stretta e più che ovvia: le donne modeste sono pulite dentro e fuori. Le figlie d'Israele sono figlie di re, e non è opportuno che vengano osservate. Non sono un pomodoro marcio, che chiunque passa per strada è autorizzato a guardare che cosa abbia o che cosa non abbia". Di tutto questo, probabilmente, non si sarebbe mai parlato se non ci fosse stata una causa di divorzio, intentata da un marito molto insoddisfatto dell'andamento della famiglia, dopo che la moglie era diventata una delle seguaci della rabbanit: la casa a catafascio, i dieci figli abbandonati a loro stessi perché la mamma era occupata a pregare e non comunicava più con loro, le figlie tenute a casa da scuola per svolgere tutte quelle funzione che la madre non svolgeva, non volendo più uscire di casa. Alla fine, la donna si è presentata davanti al tribunale rabbinico completamente coperta da un velo nero, e guidata per mano da una delle figlie. Avendo risposto con un rifiuto alla richiesta della corte di togliersi il velo ("Solo mio marito può vedermi in faccia"), il tribunale rabbinico alla fine ha disposto per il divorzio e le ha sottratto la custodia dei figli minori. La donna ha fatto ricorso alla Corte Suprema (laica: ed così che la cosa si è saputa) che ha confermato la sentenza del tribunale rabbinico. Nel frattempo però la donna è scomparsa con i figli più piccoli, trovando probabilmente rifugio in una qualche comunità ultra-ortodossa.

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Quando le ebree mettono il burqa - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

R2 La storia Quando le ebree mettono il burqa ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente gerusalemme Coprono il corpo quasi interamente - volto compreso - con diversi strati di gonne, fazzoletti e veli. Sono donne e vivono in Medio Oriente. Ma non sono islamiche. A Beit Shermesh, tra Tel Aviv e Gerusalemme, vigono infatti i precetti della zniuth (modestia femminile). Una tendenza, quella delle ebree completamente velate, che si sta diffondendo in tutti i centri ultraortodossi di Israele nonostante l'opposizione dei rabbini. SEGUE A PAGINA 45.

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E il cancelliere Merkel parlò in tedesco al Parlamento d'Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 20-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 316 E il cancelliere Merkel parlò in tedesco al Parlamento d'Israele --> Israele vuole che la Germania smuova l'Europa sulla questione del nucleare iraniano. Angela Merkel ha da poco concluso una visita speciale: è stata a Gerusalemme tre lunghi giorni, il suo gabinetto e quello di Ehud Olmert hanno tenuto per la prima volta colloqui congiunti, il cancelliere è stato il primo capo di governo a rivolgersi in tedesco alla Knesset, il Parlamento israeliano. Nel suo discorso - boicottato da alcuni deputati figli di reduci dell'Olocausto - Merkel ha parlato della "vergogna" storica dei tedeschi e ha detto di inchinarsi davanti alle vittime della Shoah. Ha voluto focalizzarsi anche sul futuro, sulla cooperazione con Israele e per questo non ha dimenticato di menzionare l'Iran. Poche ore prima aveva affermato che ciò che minaccia Israele minaccia anche la Germania. I commenti del cancelliere su Teheran in seguito al suo faccia a faccia con Olmert sono stati definiti dai presenti "forti e definitivi". I due leader hanno dichiarato di essere uniti nelle loro preoccupazioni sulle ambizioni atomiche del regime degli ayatollah e concordano sulla necessità di mettere fine all'arricchimento dell'uranio. È la terza visita di Angela Merkel a Gerusalemme da quando è cancelliere. Israele vede nell'alleato tedesco, secondo partner economico del paese, un mezzo politico per fare pressioni sui governi d'Europa a proposito del dossier iraniano. Per l'esecutivo di Ehud Olmert, infatti, i paesi europei non fanno abbastanza per arginare la minaccia atomica di Teheran. La prova sarebbero un recente accordo miliardario per la fornitura di gas iraniano firmato dalla Svizzera con il regime degli ayatollah e un contratto siglato tra Teheran e la compagnia petrolifera austriaca Omv, sempre sul gas. Merkel ha definito quest'ultima intesa un "pericoloso precedente". Eppure, fanno notare molti commentatori israeliani, se le parole di Berlino sull'impegno contro lo sviluppo del programma atomico iraniano sono incoraggianti, i numeri e il suo giro di affari con Teheran lo sono di meno. Infatti, nonostante la Germania abbia spinto più volte per sanzioni economiche sostanziose contro la Repubblica islamica e sia attivamente impegnata come sesto paese in incontri e colloqui sulla questione accanto ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, rimane il secondo fornitore mondiale di prodotti importati all'Iran. La stessa Merkel durante la sua visita a Gerusalemme sembra aver voluto però suggerire un ruolo attivo per la Germania nel tentare di smuovere l'Europa e avvicinarla alle più drastiche posizioni americane nei confronti di Teheran e del suo programma nucleare. "Siamo d'accordo", ha detto il cancelliere, "sulla necessità di fare pressioni sull'Iran attraverso misure del Consiglio di Sicurezza e attraverso colloqui all'interno dell'Unione europea". Secondo il Jerusalem Post, la Germania nonostante abbia ridotto negli ultimi anni del 18 per cento circa le esportazioni verso l'Iran rimane un grande partner commerciale del paese. Eppure, scrive il giornale, "un suo ruolo più serio potrebbe essere lo sforzo internazionale per isolare diplomaticamente ed economicamente l'Iran sul suo piano atomico". Sotto pressione americana le tre maggiori banche tedesche hanno già accettato di diminuire le proprie transazioni con l'Iran; il ministero dell'Economia di Berlino ha abbassato i crediti all'esportazione da 3,3 miliardi di dollari nel 2004 a 1,2 miliardi nel 2007, anche se secondo il New York Times restano attive in Iran 1.700 compagnie tedesche. Per Israele, Berlino potrebbe fare la differenza con i suoi sforzi diplomatici, nonostante i numeri ancora all'attivo, grazie all'appoggio dimostrato da Merkel nel corso del suo mandato nei confronti del governo Olmert. "Un presidente che mette in questione il diritto all'esistenza d'Israele", aveva detto nel 2006 il cancelliere, riferendosi al leader iraniano Mahmoud Ahmadinejad, "un presidente che nega l'Olocausto non può aspettarsi di ricevere tolleranza dalla Germania. Noi abbiamo imparato dalla nostra storia". ROLLA SCOLARI.

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