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Merkel,
discorso storico alla Knesset <Saremo sempre al anco
di Israele> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
In questi
sessant'anni Israele ha significato vitalità, integrazione, tradizione per
questo "vorrei congratularmi con Israele per tutto quello che ha
fatto", ha esordito la Merkel, sottolineando che la Germania "sarà
sempre al fianco di Israele, che la sua sicurezza "non è negoziabile
", anche a fronte della minaccia iraniana,
Premiato
Valori È uomo di pace ( da "Stampa, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: ha detto Valori - e ancora oggi dall'Iran arrivano
terribili minacce verso Israele". A ospitare Valori è stato il rabbino Arthur Schneier,
titolare dell'omonima cattedra di studi internazionali, che gli ha consegnato
il premio dell'ateneo in quanto "uomo che costruisce ponti, capace di unire Roma, Gerusalemme, New York e Pechino".
Dall'inviato ROSSELLA MINOTTI - GERUSALEMME - IL TAXISTA </I
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
IL TAXISTA
arabo-israeliano che ci porta alla Custodia di Terra Santa tiene la radio a
tutto volume. Ci spiega che quella che sembra una preghiera ad Allah è in
realtà la lettura di quel brano del Corano che racconta dell'ultima cena del
(per loro) profeta Gesù Cristo, e viene fatta per la nostra Pasqua.
Il
genocidio di sei milioni di ebrei perpetrato in nome della Germania ha causato
inenarrabili ( da "Unita, L'"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La Shoah ha
costituito un atto inaudito di rottura di ogni tipo di civiltà. Io mi inchino davanti alle vittime, ai superstiti e a tutti coloro
che li hanno aiutati a sopravvivere" Angela Merkel, discorso del
Cancelliere tedesco davanti al Parlamento israeliano, 18 marzo.
Quell'italiano
della lista scampato ai lager nazisti - (segue dalla prima pagina) dal nostro
inviato ( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Con la
famiglia trasferitasi a Vienna, a soli 15 anni il ragazzo Schulim decise di
andare in Palestina per arruolarsi come caporale nell'esercito britannico.
"Il nonno Nachum - racconta Daniel - lo accompagnò alla stazione sud della
capitale austriaca e lo salutò così: "Che cosa vuoi che ti dica? Di
mangiare con coltello e forchetta?
"l'elenco vero? l'ho redatto io" svelato il giallo del
salvataggio - bad arolsen ( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
e incroci con
studiosi e archivisti in Germania e in Israele, ecco svelato quello che appare
come un mistero e un vero e proprio giallo. Questo ultimo elenco, datato 18
aprile 1945, fu consegnato da Pemper - un ebreo divenuto a Plaszow lo scrivano
di Amon Goeth, il sanguinario comandante del Lager impersonato nella famosa
pellicola di Steven Spielberg dall'attore Ralph Fiennes -
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria: ALT...
( da "Corriere
della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: mi odia perché mi sono sempre schierata a favore di
Israele". Replica Vauro: "Io antisemita? Ho portato a dieci anni
mia figlia a Gerusalemme per farle visitare il museo della Shoah... Lei
annuncia querele, lo faccia pure. Non è colpa mia se si presenta nello stesso
raggruppamento politico che candida Alessandra Mussolini, la
quale non ha mai rinnegato le posizioni di suo nonno,
Il
mio nome è mai più Riflessi e riflessioni sul pacifismo a 5 anni dalla guerra
in Iraq ( da "Liberazione"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Fotogrammi
tra Libano e Palestina" una collettiva di immagini dai campi profughi
palestinesi in Libano). In sala video la proiezione
dei filmati prodotti dai ragazzi e dalle ragazze palestinesi impegnate nel
progetto di Media Education che si è tenuto dal 22 dicembre 2007 al 5 gennaio
Alberto
stabile gerusalemme ( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
coperto da
stoffa fino agli occhi La tendenza ha cominciato a diffondersi in Israele malgrado il veto dei rabbini ALBERTO STABILE GERUSALEMME dal
nostro corrispondente In giro si vedono poco, perché la loro regola prescrive,
tra l'altro, di uscire di casa il meno possibile. Ma se decidono di
avventurarsi per le strade lo fanno coprendosi dalla testa ai piedi, mani e
viso inclusi,
Quando
le ebree mettono il burqa - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
A Beit
Shermesh, tra Tel Aviv e Gerusalemme, vigono infatti i
precetti della zniuth (modestia femminile). Una tendenza, quella delle ebree
completamente velate, che si sta diffondendo in tutti i centri ultraortodossi
di Israele nonostante l'opposizione dei rabbini. SEGUE A PAGINA 45.
E
il cancelliere Merkel parlò in tedesco al Parlamento d'Israele
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
--> Israele vuole che la Germania smuova l'Europa sulla questione del
nucleare iraniano. Angela Merkel ha da poco concluso una visita speciale: è
stata a Gerusalemme tre lunghi giorni, il suo gabinetto e quello di Ehud Olmert
hanno tenuto per la prima volta colloqui congiunti, il cancelliere è stato il
primo capo di governo a rivolgersi in tedesco alla Knesset,
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Merkel, discorso
storico alla Knesset "Saremo sempre al anco di Israele" In un applaudito intervento, svolto in
tedesco, la cancelliera promette sicurezza "anche a fronte della minaccia
iraniana". E "mai più antisemitismo". VALENTINA
LONGO "Voglio ringraziarvi per avermi concesso l'onore di rivolgermi alla
Knesset. È un grande onore per me". Si è
aperto ? e concluso ? con un ringraziamento in ebraico, ma è stato svolto in
tedesco il solenne discorso di Angela Merkel al parlamento israeliano. "Il sessantesimo anniversario di Israele
è prima di tutto l'occasione di una grande gioia. Vi
ringrazio tutti per avermi permesso di rivolgermi a voi nella mia lingua
materna", ha sottolineato poi la cancelliera, primo capo di governo a
poter intervenire in quella sede. Per renderlo possibile è stato
modificato lo statuto interno, che consentiva l'intervento solo ai capi di
stato ? si trattava, peraltro, del secondo discorso in tedesco dai tempi
dell'allora presidente federale Johannes Rau, nel 2000).
In questi sessant'anni Israele ha significato vitalità, integrazione, tradizione per questo
"vorrei congratularmi con Israele per tutto quello che ha
fatto", ha esordito la Merkel, sottolineando che la Germania "sarà
sempre al fianco di Israele, che la sua sicurezza "non è negoziabile ", anche a
fronte della minaccia iraniana, e che vigilerà contro qualsiasi ritorno
dell'antisemitismo in Europa. "La Shoah riempie i
tedeschi di vergogna. Mi inchino davanti alle vittime. Mi inchino
davanti ai sopravvissuti e davanti a tutti coloro che li hanno aiutati a poter
sopravvivere. La spaccatura della civilità a causa della
Shoah non ha paragoni", ha quindi proclamato la cancelliera, l'accento sul
fatto che ogni tentativo di negare l'Olocausto dev'essere bloccato sul nascere:
"Antisemitismo, razzismo e odio razziale non devono più attecchire in
Germania e in Europa". Poi l'attualità, il conflitto
israelo-palestinese. "Lo dico in modo chiaro e inequivocabile: gli
attacchi dei missili qassam di Hamas devono finire ? ha affermato ?. Gli attacchi terroristici sono un
crimine e non conducono a nessuna soluzione del conflitto, che oscura la
regione e la vita quotidiana delle persone in Israele
e la vita della gente nelle zone autonome palestinesi", ha precisato,
aggiungendo che la Germania difende con forza la visione di "due stati,
con confini sicuri e in pace, per il popolo ebraico in Israele
e per i palestinesi in Palestina". Poi il
passaggio sul nucleare iraniano: "Non è il mondo che deve dimostrare che
l'Iran sta costruendo la bomba atomica", ma anzi l'Iran a dover
"convincere il mondo che non vuole la bomba atomica", ha declamato la
Merkel aggiungendo che "la sicurezza di Isarele per me cancelliere tedesco
non è negoziabile". Temi già accennati dalla Merkel nei due giorni della
sua visita ufficiale, cominciata domenica con una calda accoglienza in
aeroporto. Già in quell'occasione la Merkel aveva sottolineato la "relazione
speciale" che lega gli ebrei alla Germania, per poi recarsi in visita al
memoriale di Yad Vashem dove ha deposto una corona di fiori, evocato il tema
dell'Olocausto e la "responsabilità particolare" della Germania.
Quando poi lunedì ha incontrato Shimon Peres, ha dichiarato che il suo viaggio
ha fornito un "valido contributo al miglioramento delle relazioni
bilaterali tra i due paesi", riferendosi ai diversi accordi di
cooperazione firmati con l'auspicio, parole della Merkel, di "aprire un nuovo
capitolo". La Germania è infatti il secondo
paese, dopo gli Stati Uniti, per le relazioni commerciali con Israele, e in questi anni di relazioni diplomatiche si è
sempre sforzata di superare il doloroso passato coltivando relazioni
"insindacabili" con Israele. Proprio grazie
alla Merkel, considerata da Olmert "un'alleata strategica", l'impulso
è cambiato, anche se qualche piccola polemica, sollevata da cinque deputati
della destra ortodossa (sui centoventi della Knesset) ha accompagnato il
discorso della Cancelliera: in tre hanno lasciato l'aula in segno di protesta
quando ha iniziato a parlare. "Non posso sopportare di ascoltare il
tedesco ? ha spiegato Aryeh Eldad ? mia madre è stata assassinata in quella
stessa lingua". Resta da vedere cos'accadrà prima della conferenza dei
ministri degli esteri sul Medio Oriente, che dovrebbe essere ospitata a Berlino
in giugno. Da ieri, peraltro, si è di nuovo rallentata la mediazione annunciata
tra l'Egitto, Israele e Hamas, dopo che è stata
nuovamente rinviata (per la terza volta) la visita del capo dell'intelligence
egiziana. Secondo quanto riferito da al-Sharq al-Awsat, Omar Suleiman aspetterà
altre tre settimane a causa "dell'aggressione continua" contro la
Striscia di Gaza da parte israeliana. La mediazione di Suleiman tra lo stato
ebraico e Hamas prevede l'impegno israeliano a fermare le operazioni militari e
l'uccisione di militanti di gruppi palestinesi e di mettere gradualmente fine
al blocco di Gaza. In cambio Hamas dovrebbe impegnarsi a fermare il lancio di
razzi contro Israele, da cui sono attesi anche gesti
di "buona volontà". Il tentativo di mediazione, comunque, dovrebbe
essere ripreso già ieri sera, secondo Ap-Afp. Le agenzie di stampa scrivono che
il generale israeliano Amos Gilad sarebbe giunto al Cairo per discutere (come
già il 9 marzo scorso) la situazione nella Striscia.
( da "Stampa, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Lezione a New York
Premiato Valori "È uomo di pace" La Yeshiva
University di New York ha accolto Giancarlo Elia Valori per una lezione
sull'antisemitismo e il Medio Oriente che ha visto la partecipazione di molti
studenti, dei vertici dell'ateneo, dell'ambasciatore a Washington Gianni
Castellaneta e del console Francesco Talò. "Sono passati 2500 anni da
quando Amman minacciò di distruzione il popolo ebraico nell'Antica Persia - ha detto Valori - e ancora oggi dall'Iran arrivano terribili
minacce verso Israele". A ospitare Valori è stato il rabbino Arthur Schneier,
titolare dell'omonima cattedra di studi internazionali, che gli ha consegnato
il premio dell'ateneo in quanto "uomo che costruisce ponti, capace di unire Roma, Gerusalemme, New York e Pechino".
Esprimendo fiducia sulle prospettive di pace in Medio Oriente Valori ha detto:
"Gli ebrei trasmettono la memoria etica della liberazione dalle dittature,
creando una cultura che guarda alla cooperazione universale".
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dall'inviato
ROSSELLA MINOTTI
? GERUSALEMME ? IL TAXISTA
arabo-israeliano che ci porta alla Custodia di Terra Santa tiene la radio a
tutto volume. Ci spiega che quella che sembra una preghiera ad Allah è in
realtà la lettura di quel brano del Corano che racconta dell'ultima cena del
(per loro) profeta Gesù Cristo, e viene fatta per la nostra Pasqua.
Contraddizioni o piuttosto splendori dell'anima grande di Terra Santa, che a
Gerusalemme riesce comunque a far convivere le tre grandi religioni monoteiste.
Lo sa bene Roberto Formigoni, che ha organizzato una missione di quattro
giorni, insieme alla Compagnia delle Opere (attivissima nella sua sede di
Gerusalemme), per fare sempre più italiana la via della pace. Ma la comunità
cristiana qui è in grave difficoltà. Padre Pierbattista Pizzaballa nell'incontro
col capolista Pdl in Lombardia per il Senato, ribadisce: "La presenza
cristiana è ridotta al minimo, l'1 per cento della popolazione, 170mila su 5
milioni e mezzo di ebrei e 3 milioni e mezzo di musulmani, con l'Islam che ha
un movimento demografico enorme". Chi fa le valigie? "Emigra
la classe media, il che significa che ormai è quasi impossibile trovare ad
esempio il direttore sanitario dell'ospedale San Giuseppe, che qui è
un'istituzione. E poi mancano medici, infermieri,
insegnanti cristiani". Quali sono le cause? "Oltre
all'emigrazione, c'è un forte processo di secolarizzazione della nostra
comunità. Il problema è che se un ebreo è ateo resta
ebreo, se un cristiano è ateo non è niente. C'è un
problema di identità cristiana sia in Israele che in Palestina". Cosa tentate di fare? "Cerchiamo di comprare proprietà, oltre a recuperare quelle
che sono già nostre ma non sono registrate se non su documenti che fanno
riferimento all'Impero Ottomano. E costruiamo case che
diamo, anche gratuitamente, ai cristiani". I cristiani sono
perseguitati? "Non parlerei di persecuzione, anche se ci
sono alcune mafie, ad esempio a Betlemme, che hanno preso di mira la comunità
cristiana ma solo perché è la più debole. La realtà
qui è molto complessa, ci sono anche tante sette". Ad esempio?
"Quella degli ebrei messianici, sono 6-7mila, che hanno riconosciuto Gesù
come Messia ma non accettano la mediazione della Chiesa, e fanno proselitismo
nonostante sia proibito per legge". Una realtà variegata e complessa. "Più di quanto si creda. Ci sono anche, poche centinaia
per la verità, esponenti di un credo cattolico-ebraico, ebrei che hanno
accettato Gesù e la Chiesa, dicono la nostra liturgia in ebraico, ma oltre a
osservare il nostro credo vanno in sinagoga e rispettano lo shabbat. Io cerco di spiegarlo, ai piani superiori, che un ebreo non deve
necessariamente rinnegare la sua fede per essere cattolico, ma è
difficile". - -->.
( da "Unita, L'" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del "Il genocidio di sei milioni di ebrei
perpetrato in nome della Germania ha causato inenarrabili sofferenze al popolo
ebraico, all'Europa e al mondo. La Shoah ci riempie di vergogna. La
Shoah ha costituito un atto inaudito di rottura di ogni tipo di civiltà. Io mi inchino davanti alle vittime, ai superstiti e a tutti coloro
che li hanno aiutati a sopravvivere" Angela Merkel, discorso del
Cancelliere tedesco davanti al Parlamento israeliano, 18 marzo.
( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Quell'italiano della
lista scampato ai lager nazisti Per più di 60 anni nessuno se n'è accorto ma
dall'archivio di Bad Arolsen emerge il nome di un tipografo vissuto a Firenze
Schulim Vogelmann non svelò mai di essere stato salvato dall'industriale
tedesco Nel '43, con la moglie e la figlia tentò di fuggire in Svizzera ma
venne arrestato La bimba e la mamma furono uccise. Lui tornò a Firenze e morì
nel 1974 (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla copertina)
marco ansaldo La lista di Schindler è all'interno del dossier riguardante il
campo di concentramento di Gross-Rosen, nel cosiddetto Commando Bruennlitz, il
Lager ceco dove venne internato il convoglio, proveniente da Cracovia, degli
ebrei salvati da quel singolare imprenditore nazista ribellatosi infine
all'idea di vederli giustiziati. L'elenco è lungo: sulle prime 12 pagine ci
sono esattamente 700 uomini, poi le donne: 300 (che come racconta il film
furono per errore mandate per alcune terribili settimane ad Auschwitz, invece
che a Bruennlitz, e fatte tornare indietro da Schindler al prezzo di costosi
regali a un gerarca nazista); altri 81 nomi provengono dal Lager di Golleschau;
6 sono gli internati di Landskron; e infine 30 persone dal campo di
Geppersdorf. In tutto, 1.117. I "fortunati" che scamparono alla
deportazione dopo la chiusura di Plaszow Cracovia, e quindi a morte sicura,
entrando nella lista fatta compilare da Schindler ai suoi stenografi. Il nome
dell'ebreo italiano compare sia nell'elenco iniziale, custodito allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto a Gerusalemme, sia
in questo. Ma quasi nessuno si era mai accorto di quelle due abbreviazioni,
"Ju.Ital.", che nascondono la storia di un uomo eccezionale. "Nemmeno io sapevo che mio padre faceva parte della lista
compilata da Schindler - conferma oggi il figlio di Vogelmann, Daniel, che ha
58 anni ed è il direttore della Giuntina, la casa editrice fiorentina
specializzata in cultura ebraica - lui non lo disse mai e io lo scoprii solo
dopo l'uscita del film, che è del
( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il
caso I documenti "L'elenco vero? L'ho redatto io" svelato il giallo del salvataggio
BAD AROLSEN dal nostro inviato "Augsburg, 28.7.1958. Con
la presente dichiaro sotto giuramento che gli elenchi di nomi nel sottocampo di
Bruennlitz (Lager di Gross-Rosen) da me messi a disposizione in data odierna al
Servizio internazionale ricerche (International tracing service - Its) di
Arolsen, sono autentici e compilati da me personalmente durante la mia
detenzione nel suddetto campo di concentramento". Firmato: Mieczyslaw
Pemper. Dal grande archivio nazista di Bad Arolsen, chiuso per 60 anni e ora finalmente aperto ai ricercatori, salta fuori una nuova
Lista di Schindler. Preceduta, addirittura, da una dichiarazione giurata. Com'è
possibile? E chi è Mieczyslaw Pemper? Dopo settimane di confronti e incroci con studiosi e archivisti in Germania e in Israele, ecco svelato quello che appare come un mistero e un vero e
proprio giallo. Questo ultimo elenco, datato 18 aprile 1945, fu consegnato da
Pemper - un ebreo divenuto a Plaszow lo scrivano di Amon Goeth, il sanguinario
comandante del Lager impersonato nella famosa pellicola di Steven Spielberg
dall'attore Ralph Fiennes - all'archivio tedesco esattamente 50 anni fa.
Ma la sua lista non fu quella stilata dall'ebreo Marcel Goldberg, aiutante di
Schindler, al momento della partenza degli internati dal campo polacco. Bensì
quella finale, da lui per l'appunto compilata assieme a Itzhak Stern
(raffigurato nel film dall'attore Ben Kingsley) all'arrivo dei cosiddetti
Schindlerjuden, cioè gli ebrei salvati dall'imprenditore nazista Oskar
Schindler, a Bruennlitz, nell'odierna Repubblica Ceca, dove vennero trasferiti
per lavorare fittiziamente alla fabbrica di pentole impiantata come pretesto
dall'industriale per metterli al sicuro. Come scrive David M.
Crowe in quello che, fra i tanti, è probabilmente il libro più completo sulla
vicenda ("Oskar Schindler", edito nel 2004), "parlare di una
sola "Schindler's List" è inaccurato e sviante, perché oscura la natura
costantemente mutevole dell'elenco. Le liste finali
sono diverse da quelle create da Goldberg a Plaszow". Il documento
con i nomi dei 1.117 ebrei che emerge ora dall'archivio di Bad Arolsen è
accompagnato infatti da una lettera circostanziata, di
due pagine, firmata da Pemper di suo pugno. L'ex internato afferma di aver
conservato la lista, di averla sempre tenuta con sé e di non averla mai fatta
copiare ad alcuno. "Io assicuro - scrive - che dopo la
guerra non sono stati fatti cambiamenti agli elenchi, né modifiche, aggiunte, cancellazioni
o altra alterazione. Questi elenchi sono rimasti
ininterrottamente in mio possesso dal
( da "Corriere della Sera" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-20 num: - pag: 11 categoria: ALTRI OGGETTI stra, divento automaticamente un
mostro fascista. Sono certa che Vauro mi
odia perché mi sono sempre schierata a favore di Israele". Replica Vauro: "Io antisemita? Ho
portato a dieci anni mia figlia a Gerusalemme per farle visitare il museo della
Shoah... Lei annuncia querele, lo faccia pure. Non è colpa mia se si presenta
nello stesso raggruppamento politico che candida Alessandra Mussolini, la quale non ha mai rinnegato le posizioni di suo nonno,
e Ciarrapico, effigiato in molte fotografie dritto nel suo saluto romano.
L'accostamento tra la stella di David e il fascio lo ha fatto lei. Io mi sono limitato a rappresentarlo ". In quanto alle
accuse dell'Anti- defamation League? "Io sono contro
ogni forma di schedatura. E io sono presente nella
lista dei "nemici" dell'associazione". In
quanto al manifesto, parla il condirettore Gabriele Polo: "Non dobbiamo
chiedere scusa a nessuno. Non era una vignetta antisemita ma solo la
critica alla scelta di un candidato che ha deciso di "coabitare" con
Ciarrapico. Ci siamo battuti in tanti per la libertà di satira alle vignette
anti-Islam. Spero che la stessa libertà venga garantita anche
rispetto alle altre religioni". Meno forte la polemica con la
striscia firmata da Stefano Disegni su l'Unità di lunedì, sulla
"coabitazione " Nirenstein- Ciarrapico. Nirenstein: "Comunque
orribile, oltraggiosa, lontana dalla vera satira ". Disegni:
"La mia intenzione era dirle: ma come fai tu, che difendi Israele, a startene con Ciarrapico? Vattene subito da
quel partito ...". Paolo Conti.
( da "Liberazione" del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A cinque anni dallo
scoppio della guerra in Iraq, FIRENZE dedica una giornata di approfondimento e
riflessione sullo stato di salute e le prospettive del movimento pacifista.
Teatro dell'evento il Viper Theatre via Lombardia in zona Piagge. Alle 18.30 discussione/aperitivo
con Lisa Clark di Beati costruttori di Pace, Tommaso Fattori del Forum mondiale
alternativo dell'acqua, Marco Romoli di Un Tempio per la Pace e Martina Taci
volontaria del Campo di lavoro in Libano coordinato dallo Sci. Alle 21 la compagnia "Saverio Tommasi" mette in scena in
anteprima assoluta "Il mio nome è mai più" di Domenico Guarino,
tratto dall'omonimo racconto vincitore del premio 2007 "Firenze per le
culture di pace", un monologo che è la storia del movimento pacifista visto
attraverso gli occhi di una bandiera della pace. Occhi critici, disillusi, ma ancora pieni di speranza. Poi ci sono due mostre
fotografiche (una retrospettiva sul movimento pacifista fiorentino a cura di
Marco Quinti e "A sud di Tyro: Fotogrammi tra Libano e
Palestina" una collettiva di immagini dai campi profughi palestinesi
in Libano). In sala video la proiezione dei filmati prodotti dai ragazzi e
dalle ragazze palestinesi impegnate nel progetto di Media Education che si è
tenuto dal 22 dicembre 2007 al 5 gennaio
( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La rabbanit Keren
veste sette lunghi mantelli. Il volto è coperto da stoffa
fino agli occhi La tendenza ha cominciato a diffondersi in Israele malgrado il veto dei rabbini ALBERTO
STABILE GERUSALEMME dal nostro corrispondente In giro si vedono poco, perché la
loro regola prescrive, tra l'altro, di uscire di casa il meno possibile. Ma se
decidono di avventurarsi per le strade lo fanno coprendosi dalla testa ai
piedi, mani e viso inclusi, con un velo pericolosamente simile a un chador o con un soprabito che potrebbe benissimo essere
scambiato per un burqa. Queste però non sono donne iraniane, saudite o afgane
soggette alla legge religiosa islamica, ma israelianissime ebree
ultra-ortodosse che hanno deciso di portare il precetto della zniuth (modestia)
femminile, a nuovi ed estremi livelli, spesso in contrasto con il volere delle
famiglie e quasi sempre contro l'opinione dei rabbini. Il fenomeno ha
cominciato a manifestarsi a Beit Shemesh, una delle "capitali"
dell'ortodossia arroccata sulle colline della Giudea, tra Gerusalemme e Tel
Aviv, dove in un appartamento spoglio, a due piani, sotto il livello della
strada, vive la rabbanit (titolo che tradizionalmente serviva ad indicare la
moglie del rabbino ma che in questo caso lascia intendere molto di più) Bruria
Keren, esperta di medicina alternativa, madre di dieci figli e sacerdotessa
della nuova tendenza. Alla base della quale s'intravede un'ideologia che
combina l'osservanza più stretta con una forma di femminismo estremo, per cui
il corpo di una donna non può essere oggetto di godimento da parte di un uomo,
se non per specifica scelta della donna stessa: quindi, in pratica, solo il
marito è autorizzato a vedere il volto, o udire la voce,
della moglie. La caratteristica più evidente di questa
nuova interpretazione della modestia è ovviamente l'abbigliamento: strati e
strati di gonne, fazzoletti, scialli, mantelli e veli, che lasciano scoperti,
quando va bene, soltanto gli occhi, per cancellare quanto più possibile il
contorno del corpo. Il palmo della mano è coperto fino alla radice delle dita,
le calze sono di cotone spesso e le scarpe hanno una suola anti-rumore, perché
possano muoversi senza essere udite. Secondo una descrizione comparsa su Ma'ariv,
la rabbanit Keren veste dieci gonne di tessuto spesso, sette lunghi mantelli,
cinque fazzoletti annodati sotto il mento e tre dietro la nuca ed ha il volto
coperto da una pezza di stoffa, da cui sbucano gli
occhi. Tutta questa montagna di vestiti è a sua volta coperta da alcuni veli
più leggeri, che le scendono dalla cima della testa fino ai piedi. Naturalmente
le regole autoimposte non riguardano soltanto il vestiario: parlare poco (e mai
con uomini) e pregare molto (soprattutto, recitare i salmi), uscire il meno
possibile di casa, evitare i trasporti pubblici e viaggiare in taxi solo se
l'autista è una donna e infine mangiare sano, preferibilmente macrobiotico. La
rabbanit stessa che a detta delle sue seguaci possiede una personalità
magnetica e un marito-ombra, non esce quasi mai di casa. Occupandosi
professionalmente di medicina alternativa, non ha bisogno di uscire per
lavorare e riceve le sue pazienti in casa. In casa dà pure un'unica lezione
settimanale alle sue fedeli e per il resto cerca di non parlare più di quattro
ore alla settimana, comunicando, quando è necessario, per mezzo di bigliettini
o con le mani. La maggioranza della giornata la passa in "digiuno della
parola" e in preghiera. Le sue fedeli dicono che in queste ore la rabbanit
"acchiappa gli angeli". Inizialmente, a seguire l'esempio di Bruria
erano state soltanto poche giovani donne fra i 20 e i 30 anni, ma presto la
nuova maniera d'intendere la decenza femminile, o forse soltanto l'illusione di
potersi nascondere al mondo, ha cominciato a diffondersi in maniera
sorprendentemente veloce, valicando i confini di Beit Shemesh per manifestarsi
nei maggiori centri ultraortodossi del paese, inclusa la storica roccaforte
degli haredim, il quartiere di Meah Sharim, a Gerusalemme. Motivo per cui non è
più raro incontrare una donna ultraortodossa che, anziché indossare la
parrucca, la gonna nera fino alle caviglie e le pesanti calzamaglie, ma a viso
scoperto, vada in giro avvolta in una specie di chador che tiene fermo con una
mano per coprirsi la faccia mentre con l'altra spinge un passeggino. Molte di loro vivono della vendita di prodotti naturali e
macrobiotici, perché - come spiega una delle allieve di Bruria Keren - "la
correlazione fra alimentazione sana e modestia è molto stretta e più che ovvia:
le donne modeste sono pulite dentro e fuori. Le figlie d'Israele sono figlie di re, e non è opportuno che vengano
osservate. Non sono un pomodoro marcio, che chiunque passa
per strada è autorizzato a guardare che cosa abbia o che cosa non abbia".
Di tutto questo, probabilmente, non si sarebbe mai parlato se non ci fosse
stata una causa di divorzio, intentata da un marito molto insoddisfatto
dell'andamento della famiglia, dopo che la moglie era diventata una delle
seguaci della rabbanit: la casa a catafascio, i dieci figli abbandonati a loro
stessi perché la mamma era occupata a pregare e non comunicava più con loro, le
figlie tenute a casa da scuola per svolgere tutte quelle
funzione che la madre non svolgeva, non volendo più uscire di casa. Alla
fine, la donna si è presentata davanti al tribunale rabbinico completamente
coperta da un velo nero, e guidata per mano da una delle figlie. Avendo
risposto con un rifiuto alla richiesta della corte di togliersi il velo
("Solo mio marito può vedermi in faccia"), il tribunale rabbinico
alla fine ha disposto per il divorzio e le ha sottratto la custodia dei figli
minori. La donna ha fatto ricorso alla Corte Suprema (laica: ed così che la
cosa si è saputa) che ha confermato la sentenza del tribunale rabbinico. Nel
frattempo però la donna è scomparsa con i figli più piccoli, trovando
probabilmente rifugio in una qualche comunità ultra-ortodossa.
( da "Repubblica, La"
del 20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
R2 La storia Quando
le ebree mettono il burqa ALBERTO STABILE dal nostro
corrispondente gerusalemme Coprono il corpo quasi interamente - volto
compreso - con diversi strati di gonne, fazzoletti e veli. Sono donne e vivono
in Medio Oriente. Ma non sono islamiche. A Beit Shermesh,
tra Tel Aviv e Gerusalemme, vigono infatti i precetti
della zniuth (modestia femminile). Una tendenza, quella delle ebree completamente
velate, che si sta diffondendo in tutti i centri ultraortodossi di Israele nonostante l'opposizione dei rabbini. SEGUE A PAGINA 45.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
20-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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E il cancelliere Merkel parlò in tedesco al Parlamento d'Israele
--> Israele vuole che la Germania smuova l'Europa
sulla questione del nucleare iraniano. Angela Merkel ha da poco concluso una
visita speciale: è stata a Gerusalemme tre lunghi giorni, il suo gabinetto e
quello di Ehud Olmert hanno tenuto per la prima volta colloqui congiunti, il
cancelliere è stato il primo capo di governo a rivolgersi in tedesco alla
Knesset, il Parlamento israeliano. Nel suo discorso - boicottato da alcuni
deputati figli di reduci dell'Olocausto - Merkel ha parlato della
"vergogna" storica dei tedeschi e ha detto di inchinarsi davanti alle
vittime della Shoah. Ha voluto focalizzarsi anche sul futuro, sulla
cooperazione con Israele e per questo non ha
dimenticato di menzionare l'Iran. Poche ore prima aveva affermato che ciò che
minaccia Israele minaccia anche la Germania. I
commenti del cancelliere su Teheran in seguito al suo faccia a faccia con
Olmert sono stati definiti dai presenti "forti e definitivi". I due
leader hanno dichiarato di essere uniti nelle loro preoccupazioni sulle
ambizioni atomiche del regime degli ayatollah e concordano sulla necessità di
mettere fine all'arricchimento dell'uranio. È la terza visita di Angela Merkel
a Gerusalemme da quando è cancelliere. Israele vede
nell'alleato tedesco, secondo partner economico del paese, un mezzo politico
per fare pressioni sui governi d'Europa a proposito del dossier iraniano. Per
l'esecutivo di Ehud Olmert, infatti, i paesi europei non fanno abbastanza per arginare la minaccia atomica di Teheran. La prova
sarebbero un recente accordo miliardario per la fornitura di gas iraniano
firmato dalla Svizzera con il regime degli ayatollah e un contratto siglato tra
Teheran e la compagnia petrolifera austriaca Omv, sempre sul gas. Merkel ha
definito quest'ultima intesa un "pericoloso precedente". Eppure,
fanno notare molti commentatori israeliani, se le parole di Berlino
sull'impegno contro lo sviluppo del programma atomico iraniano sono
incoraggianti, i numeri e il suo giro di affari con Teheran lo sono di meno.
Infatti, nonostante la Germania abbia spinto più volte per sanzioni economiche
sostanziose contro la Repubblica islamica e sia attivamente impegnata come
sesto paese in incontri e colloqui sulla questione accanto ai cinque membri
permanenti del Consiglio di Sicurezza, rimane il secondo fornitore mondiale di
prodotti importati all'Iran. La stessa Merkel durante la sua visita a
Gerusalemme sembra aver voluto però suggerire un ruolo attivo per la Germania
nel tentare di smuovere l'Europa e avvicinarla alle più drastiche posizioni
americane nei confronti di Teheran e del suo programma nucleare. "Siamo
d'accordo", ha detto il cancelliere, "sulla necessità di fare
pressioni sull'Iran attraverso misure del Consiglio di Sicurezza e attraverso
colloqui all'interno dell'Unione europea". Secondo il
Jerusalem Post, la Germania nonostante abbia ridotto negli ultimi anni del 18
per cento circa le esportazioni verso l'Iran rimane un grande partner
commerciale del paese. Eppure, scrive il giornale, "un suo ruolo più serio
potrebbe essere lo sforzo internazionale per isolare diplomaticamente ed
economicamente l'Iran sul suo piano atomico". Sotto pressione americana le
tre maggiori banche tedesche hanno già accettato di diminuire le proprie
transazioni con l'Iran; il ministero dell'Economia di Berlino ha abbassato i
crediti all'esportazione da 3,3 miliardi di dollari nel