HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 18 e 19 marzo 2008       #TOP


Report "Israele/Palestina"

Gli adolescenti di "Spighe" conquistano Corto in Bra ( da "Stampa, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cinema corto internazionale" è andato al regista israeliano Amikam Kovner, autore di "Hahufsha", una storia classica, con un linguaggio filmico molto crudo e realistico, che racconta un padre nel tentativo di riconciliarsi con il figlio. Due le menzioni speciali della giuria a "Acasa" di Paul Negoescu e "True Colours" di Barney Elliot.

Lombardia e israele, gli ospedali della pace - franco capitano ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: siglato un patto per la telemedicina e le malattie croniche Lombardia e Israele, gli ospedali della pace FRANCO CAPITANO Un accordo di collaborazione nei settori della sanità e della medicina tra il ministero della Sanità del governo israeliano e la Lombardia. è questo il primo risultato della missione in corso del governatore Roberto Formigoni in Israele.

Lombardia, Israele e Palestina Una pace in nome della sanità ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ha incontrato il presidente dello Stato d'Israele e premio Nobel per la pace, Shimon Peres, e il primo ministro dell'Autorità palestinese, Salam al-Fayyad, da sempre favorevole al negoziato con gli israeliani. Il sogno è un accordo di collaborazione tra Lombardia, Israele e Autorità palestinese, sottoscritto nel nome della sanità.

Pace fra Israele e Palestina in nome della sanità ( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ha incontrato il presidente dello Stato d'Israele e premio Nobel per la pace, Shimon Peres, e il primo ministro dell'Autorità palestinese, Salam al-Fayyad, da sempre favorevole al negoziato con gli israeliani. Il sogno è un accordo di collaborazione tra Lombardia, Israele e Autorità palestinese, sottoscritto nel nome della sanità.

Nelle mie storie l'anima di due popoli ( da "Unita, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i lavori sono proseguiti e oggi Sayed Kashua tiene un incontro pubblico presso il Padiglione israeliano. Sayed Kashua (classe 1975) è autore di due romanzi, Arabi danzanti e E fu mattina, usciti in Italia nel 2005 e 2007, tradotti da Elena Loewenthal per Guanda. Kashua è l'unico scrittore arabo-israeliano fra i 39 scrittori israeliani invitati quest'anno a Parigi.

Israele, la cancelliera merkel al museo dell'olocausto ( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, la cancelliera Merkel al museo dell'Olocausto GERUSALEMME - La cancelliera tedesca Angela Merkel in Israele ha visitato ieri il memoriale dello Yad Vashem, dedicato alle vittime della Shoah. Ad accompagnarla c'era il premier israeliano Ehud Olmert.

<Wiesel non accenda la fiaccola d'Israele> ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2008-03-18 num: - pag: 1 autore: di ALESSANDRA FARKAS categoria: REDAZIONALE La polemica PER I 60 ANNI "Wiesel non accenda la fiaccola d'Israele" NEW YORK - E polemica per la richiesta del primo ministro Olmert a Elie Wiesel perché accenda la fiaccola di Israele. Kaniuk: "La deve accendere un israeliano". A PAGINA 15.

Ceronetti apocalittico ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ceronetti carica il conflitto arabo-israeliano sulla "Nave dei pazzi della storia". Dove da un lato c'è una nazione laica, Israele, che reagisce "a un pugno, avendone la forza, con due"; dall'altro un popolo con una "ferita insanabile" giunto a farsi contaminare dalla "psicopatia antisemita" del terrorismo.

Confessioni religiose e diritti garantiti ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: compreso Israele (di cui Allam è grande ammiratore, e che tutti conosciamo come uno Stato democratico) addirittura il diritto matrimoniale non è disciplinato dalla legge dello Stato, ma è rimesso al diritto delle rispettive confessioni religiose e alla giurisdizione dei rispettivi tribunali (ebraici per gli ebrei,

La vicenda ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ad accendere la fiaccola per i 60 anni di Israele. Wiesel ha rifiutato per impegni già presi L'attacco Lo scrittore Yoram Kaniuk ha criticato l'invito in un editoriale: "La fiaccola dovrebbe essere accesa da un israeliano" Lo scrittore israeliano Yoram Kaniuk e l'ebreo americano, Nobel per la pace Elie Wiesel (accanto).

Israele parlerà in tedesco, nonostante le proteste ( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di presentare la Germania come "il migliore amico europeo" dello Stato d'Israele. Ma è un rilancio significativo, al punto che varie testate tedesche non hanno esitato in questi giorni a parlarne come dell'inizio di una "nuova fase", da leggersi anche all'insegna dell'entrata d'Israele nell'Unione per il Mediterraneo.

<Noi, responsabili della Shoah> ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il governo tedesco sottolinea col primo incontro tedesco-israeliano la propria determinazione a dar vita a un futuro condiviso ". A 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, che ai campi di concentramento e a quello sterminio dei nazisti è legato, Angela Merkel propone a Israele di ribaltare la storia.

Wiesel e la fiaccola di Israele, è polemica ( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Noi ebrei siamo tutti uguali" Wiesel e la fiaccola di Israele, è polemica DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Il duro editoriale dello scrittore israeliano Yoram Kaniuk pubblicato la scorsa settimana su Yedioth sotto al titolo "La scelta sbagliata. Elie Wiesel è un brav uomo ma la fiaccola dovrebbe essere accesa da un israeliano " non c'entra.

Cultura il comune annuncia la nuova struttura, la provincia protesta ( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in viaggio in Israele, e il presidente della Provincia, Filippo Penati. Dopo la bocciatura delle proposte precedenti, il nuovo museo progettato da Daniel Libeskind sorgerà nella zona della ex Fiera, sull'area CityLife, già oggetto di riqualificazione con star dell'architettura come Zaha Hadid, Arata Isozaki e Pier Paolo Maggiora,

E Fiamma si ribellò: "Io fascista proprio no" ( da "Opinione, L'" del 18-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una vita in difesa di Israele e dei diritti umani, una fedeltà all'ebraismo trascorsa gran parte guardando negli occhi il terrorismo, scrivendo una grande quantità di articoli e libri di testimonianza per risvegliare tutti quanti alla verità della vita di Israele e degli ebrei, quando una scrive e testimonia contro l'antisemitismo alla mia maniera,

LA FORZA DELLA VERGOGNA ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è stata la premessa necessaria di un "discorso" ebraico (israeliano)-tedesco che non sarà mai una "normalizzazione" di rapporti, dato il peso di quel passato. Ma ha lentamente determinato l'avvio di un dialogo, attraverso la distanza incommensurabile che la Shoah ha disegnato fra le due esperienze storiche.

"La Germania non lascerà mai solo Israele" ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le parole della Merkel sono il coronamento di un rapporto ventennale con i tedeschi, da tempo i migliori amici europei di Israele" osserva Avi Primor, ex ambasciatore israeliano in Germania. "Disertare il parlamento contro la lingua di Hitler è demagogico, oggi come durante la visita del presidente Koehler. Anche Theodor Herzel, il padre del sionismo, si esprimeva in tedesco".

Napolitano sugli scudi nel torneo di Tel Aviv ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il giovane tennista biellese è uscito nei quarti sconfitto dall'israeliano Mushaev per 6-3, 6-3. In doppio con Giuseppe Faraone (a segno anche nel singolare) hanno vinto contro i due ciprioti Ilia-Kyratzis con il punteggio di 7-6, 6-2. Adesso Napolitano gareggerà a Livorno per un torneo di prima categoria su terra poi farà tappa in Portogallo.

Angela Merkel: Provo vergogna per la Shoah ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: poi Angela Merkel di fronte al Parlamento israeliano ha chiesto scusa per lo sterminio degli ebrei fatto dai nazisti: "La Shoah copre noi tedeschi di vergogna - ha detto il Cancelliere tedesco - e io mi inchino davanti ai sei milioni di ebrei uccisi, e mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a coloro che li aiutarono a salvarsi".

La Merkel alla Knesset: La Shoah copre di vergogna noi tedeschi ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il parlamento israeliano, che celebra quest'anno i 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, per venti minuti è risuonato l'idioma tedesco. La cancelleria Angela Merkel, consapevole della straordinarietà dell'evento, prima ha voluto però salutare i deputati in ebraico: "Parlare in questa prestigiosa assemblea per me è un grande onore"

I corrispondenti esteri: campagna noiosa e mancanza di volti nuovi ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Itar-Tass (Russia) e Menachem Gantz di Yedioth Ahronoth (Israele). È molto diffusa tra gli osservatori stranieri la percezione che, chiunque sia il vincitore (Berlusconi è in cima ai pronostici), l'intesa con l'avversario sarà inevitabile. Ma è l'aspetto critico ad emergere nettamente dalle analisi dei giornalisti esteri.

Merkel alla Knesset Vergogna per la Shoah ( da "Unita, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del ISRAELE Merkel alla Knesset "Vergogna per la Shoah" GERUSALEMME Ringrazia in ebraico la Knesset che le ha concesso di parlare in tedesco, ramoscello d'ulivo per smorzare le polemiche che l'hanno preceduta: cinque deputati diserteranno comunque l'aula, per non sentire tra le sue mura l'eco della lingua che fu dei carnefici del popolo ebraico,

L'ITALIA E LA POLITICA ESTERA SERVONO SCELTE CONDIVISE ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: intenzione di distruggere Israele. L'Italia ha tutto il dovere e l'interesse di cercare soluzioni politiche per le aree in crisi, ma proprio per questo la sua politica estera deve essere autorevole e al suo impegno internazionale credibile e affidabile. In questo senso bisognerebbe realizzare per le scelte di fondo di politica estera un ampio consenso interno.

Merkel: <La Shoah copre i tedeschi di vergogna> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Pagina 112 Israele. Parla nella sua lingua alla Knesset: cinque deputati la contestano Merkel: "La Shoah copre i tedeschi di vergogna" Israele.. Parla nella sua lingua alla Knesset: cinque deputati la contestano --> GERUSALEMME Nell'atmosfera solenne della Knesset, il parlamento israeliano, che celebra quest'anno i 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico,

Il coraggio di reagire - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella israelo-palestinese, viene sempre più confidata dal lato arabo alla demografia, dunque al tempo ?nemmeno molto lungo. L'ascesa mondiale della Cina (e, in subordine, dell'India) restituisce alla popolosità i suoi diritti, perduti un paio di secoli fa, quando la potenza tecnologica e militare dell'Inghilterra seppe farne a meno.

Gli ebrei etiopi di <Vai e vivrai> ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 4,10 più tessera € 2,60) con proiezione alle 20 di "Vai e vivrai" (2005) di Radu Mihaileanu, sugli ebrei etiopi rifugiati in Israele. Segue dibattito con Giorgio Sacerdoti, docente alla Bocconi, e l'editorialista David Bidussa. (g.gros.).

Il mondo scorso, cinque anni fa ( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hotel Palestine i reporter cominciarono a strillare nei microfoni. Quella notte un missile più grosso degli altri sventrò il palazzo che una spiata aveva indicato come il covo di Saddam, non era vero e la guerra continuò per un altro pugno di settimane, i figli del dittatore cacciati come bestie, macellati ed esposti come trofeo di caccia,

PER FORTUNA quella tra Islam e Cristianesimo non è solo una vicenda di odio, intolleranza e ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Palestina, oltre che in Iraq, in Iran, in Pakistan, in Tunisia, Algeria, Marocco e in altri Paesi. Certo, in Arabia Saudita è vietata ogni manifestazione religiosa che non sia quella islamica. Ma quella saudita è una situazione particolare. Siamo di fronte a una monarchia, con basi religiose wahhabite,

Applausi alla Knesset per la cancelliera La Merkel convince Israele. In tedesco ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il resto è il messaggio che è venuta a portare in Israele: "Ogni governo tedesco e ogni cancelliere prima di me è investito da questa speciale responsabilità che la Germania ha nei confronti di Israele". Una "responsabilità storica" che, sostiene, fa parte della politica fondamentale del suo Paese.

Sopravvissuto ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-19 num: - pag: 19 categoria: BREVI Sopravvissuto Nato in Romania, sopravvissuto alla Shoah, emigrato nella Palestina sotto mandato britannico, è diventato uno dei più importanti scrittori in lingua ebraica. L'ultimo libro tradotto in Italia: Badenheim 1939 (Guanda).

SCUOLA RABBINICA ( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: avrebbero causato non la sconfitta militare di Israele ma il suo totale annientamento. Consideri tutto ciò con la massima serenità e imparzialità possibile. Franco Cohen novafodera@libero.it I pareri diversi e contrari non sono scomodi e appartengono allo stile di questa rubrica. Ma se rileggerà la mia risposta lei constaterà che non ho eluso il quesito.

Primo storico discorso di un capo di governo straniero al parlamento israeliano. Un rapporto privilegiato ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Primo storico discorso di un capo di governo straniero al parlamento israeliano. "Un rapporto privilegiato".

La Shoah riempie di vergogna il popolo tedesco . Non pochi israeliani e probabilm ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cancelliera è stata il primo capo di governo a rivolgersi al parlamento israeliano. Un fatto storico. Un omaggio a un rapporto privilegiato tra i due Paesi. Ma anche se le sue parole erano di totale, incondizionato sostegno allo Stato d'Israele che compie quest'anno sessanta anni, la lingua pesava come un macigno su chi, e sono tanti, porta nel cuore e nella mente le ferite dell'Olocausto.

TEL AVIV - Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha ordinato ieri la chiusura, fino a domen ( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Doveva portare pace e democrazia, battere bin Laden e assicurare sicurezza agli Usa. Non è andata proprio così Cinque anni fa la guerra in Iraq Tutti i protagonisti del disastro ( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: militare contro Israele nel 2000, poi sepolta dall'onda dell'11 settembre e dall'aggressività della coppia Sharon-Bush, la leadership dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha pagato anche i propri errori. Israele ha rilanciato l'occupazione della terra palestinese, coniando al contempo l'assurda formula secondo la quale sarebbero dovuti essere proprio i palestinesi,

<Come può la Cei tifare a destra?> ( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lei ha vissuto molto a Gerusalemme ed è un esperto del conflitto israelo-palestinese. Si arriverà ad una soluzione? Non si può giungere alla pace senza la giustizia, ovvero il riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Quando questo accadrà bisognerà costruire delle scuole lungo il confine dei due stati. Luoghi in cui i bambini potranno incontrarsi e conoscersi.

Dalle "bombe umanitarie" di Clinton alle crociate di Bush, come Washington ha sfruttato le sue guerre per controllare il pianeta Cosa c'entra l'indipendenza del Kosovo con il petro ( da "Liberazione" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: entrambi in Georgia ed entrambi vicini alla Russia), oltre alla Palestina e al Kurdistan. Il Kossovo settentrionale stesso - ormai popolato solo da serbi - e la Macedonia occidentale non sembrano qualificati per diventare indipendenti. Allora perché il Kossovo? Ed ecco che entrano in gioco l'oleodotto Ambo e Camp Bondsteel.

"la shoah, vergogna della germania" - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele alla Germania. Nel suo discorso, Angela Merkel ha voluto dare alle relazioni con Israele la profondità e la prospettiva di una solida alleanza basata su valori condivisi e scelte comuni. Così, in piena sintonia con i suoi ospiti, la cancelliera ha sottolineato che il programma nucleare iraniano rappresenta un pericolo non solo per Israele ma per la pace e la sicurezza del

Cultura Per molti anni sui passaporti israeliani si leggeva la frase: "Valido per tutti i paesi tran... ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stato di Israele solo poco prima del suo tracollo. Ci sono voluti 40 anni perché l'intera Germania si facesse carico della propria responsabilità storica, riconoscendo come Germania riunificata lo Stato di Israele. Sono profondamente convinta che solo assumendo la sua perenne responsabilità per la catastrofe morale della storia tedesca la Germania potrà andare verso un futuro umano.

La catastrofe morale di cui portiamo il peso - angela merkel ( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Cultura La catastrofe morale di cui portiamo il peso ANGELA MERKEL a Germania e Israele sono e resteranno sempre legate in maniera speciale dal ricordo della Shoah. Il genocidio di sei milioni di ebrei perpetrato nel nome della Germania ha causato inenarrabili sofferenze al popolo ebraico, all'Europa e al mondo. La Shoah ci riempie di vergogna.

E la Siria aspetta il prossimo attacco ( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: normalizzazione dei rapporti tra Stati arabi e Israele solo in cambio di un ritiro completo dello Stato ebraico dai territori siriani (Golan) e palestinesi che occupa dal 1967. A Damasco nessuno ha dubbi: Washington, attraverso l'Arabia saudita, intende tenere stretta nella morsa la Siria per costringerla a rinunciare a qualsiasi influenza in Libano e per limitarla nelle manovre diplomatiche,

Palestina cancellata, Facebook sott'accusa ( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Ma un tribunale svela: così avviene il furto di terra Mi. Co. Facebook più filo israeliano di George W. Bush. Se nei vertici mediorientali il presidente statunitense ha sostenuto che "alla luce delle nuove realtà sul terreno, inclusi i maggiori centri di popolazione israeliani già esistenti, è irrealistico aspettarsi che il risultato di negoziati sullo status finale sia

Massimo D'Alema anti-israeliano per ragioni di poltrona ( da "Opinione, L'" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele: Cipro, Malta, Norvegia, Lettonia, Finlandia, Grecia. Per ottenere la seconda occorre anche l'assenso dei paesi arabi, dell'Iran, della Cina e della Russia. Ergo? Israele dovrà farsene una ragione: ogni qual volta sarà ucciso un civile israeliano da un razzo Qassam sparato da Gaza o dal sud del Libano tenga ben presente che se verranno uccisi per rappresaglia terroristi senza

LA SHOAH COPRE DI VERGOGNA NOI TEDESCHI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che la Germania non lascerà mai più da solo Israele e lo aiuterà soprattutto a difendersi: "Ogni governo tedesco - ha detto - e ogni cancelliere prima di me ha sempre sentito di avere una speciale responsabilità per la sicurezza di Israele. Questa responsabilità storica è parte dei principi fondamentali del mio Paese e questo vuol dire che per me,

STORICO DISCORSO IN TEDESCO DELLA MERKEL ALLA KNESSET: SAREMO SEMPRE VICINI ALLE RAGIONI DI ISRAELE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Storico discorso in tedesco della Merkel alla Knesset: "Saremo sempre vicini alle ragioni di Israele".

IL PRIMO A PARLARE FU RAU OTTO ANNI FA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il primo a parlare fu Rau otto anni fa I rapporti di Israele con la Germania sono stati inesistenti per tutti gli anni '50, e solo dal 1965 furono scambiati gli ambasciatori. Il primo cancelliere tedesco in carica in visita fu Willy Brandt (Spd), il primo capo dello Stato tedesco a parlare alla Knesset fu Johannes Rau nel 2000.

A ALPIGNANO Martedì 18, ore 15,30, al salone Primo Levi, piazza Vittorio Veneto, ( da "Stampa, La" del 19-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: laboratorio "Sapori e saperi dal mondo", parole e assaggi dalla Palestina. Iscrizioni 10 euro, telefonando allo 011/80.28.349. Fino al 20 marzo, presso La Giardiniera di via Italia 90 bis, mostra "Progettare ai margini". Orario apertura: dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 15 alle 19.


Articoli

Gli adolescenti di "Spighe" conquistano Corto in Bra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]VALTER MANZONE BRA Il premio più originale (e consistente) di questa settima edizione del "Cinema corto in Bra, international short film festival" è stato certamente un uovo di pasqua, realizzato dalla pasticceria della Posta, che riproduceva fedelmente il logo della manifestazione braidese, con i capelli di cioccolata al posto di quelli di celluloide. Lo hanno ritirato Francesca Tassini e Michele Vigorita, milanesi, che si sono anche aggiudicati i 7000 euro destinati a chi vinceva il "Premio Città di Bra 2008" per la miglior sceneggiatura. Il regista Giuseppe Piccioni - presidente della giuria, della quale faceva anche parte Olivia Magnani, nipote della celebre attrice Anna - ha commentato: "Questa bella esperienza braidese mi ha piacevolmente colpito non solo per l'ottima cucina e l'ottimo bere, ma anche perché le sceneggiature che abbiamo dovuto giudicare, erano veramente interessanti e al di sopra delle mie aspettative". "Spighe" (questo il titolo dell'opera) racconta con verità e sensibilità la desolazione di un pomeriggio estivo dove si concentrano le tensioni, le aspettative, le lacerazioni, le pulsioni vitali e le paure di un gruppo di adolescenti. Ha concluso Piccioni: "La giuria, proprio per l'originalità, le indubbie qualità ma anche per le difficoltà del progetto, si rende disponibile per accompagnarne la realizzazione con suggerimenti, momenti di discussione, confronti". Una menzione speciale è andata a "Green" di Roberto Zibetti, per il modo originale in cui racconta una storia in cui si ribaltano i ruoli tra adulti e bambini. Luca Busso, che ha curato la direzione artistica del Festival Corto a Bra, ha presentato il corto vincitore della sezione "Shorts & music" che rappresentava la novità di quest'anno: "Un Riff Para Lazaro" di Rémi Borgeaud, girato a Cuba. Anche in questa sezione una menzione speciale al regista coreano Un Cho, autore di "The Bayer piano lesson for children Vol. 1" per la capacità di raccontare la musica come veicolo di sensualità. Il premio "Cinema corto internazionale" è andato al regista israeliano Amikam Kovner, autore di "Hahufsha", una storia classica, con un linguaggio filmico molto crudo e realistico, che racconta un padre nel tentativo di riconciliarsi con il figlio. Due le menzioni speciali della giuria a "Acasa" di Paul Negoescu e "True Colours" di Barney Elliot. Infine la sezione "Corto in Italia". La giuria, presieduta da Silvio Soldini e composta da ragazzi delle scuole piemontesi, ha assegnato il Premio La Zizzola a "Il Supplente" di Andrea Jublin, per l'efficacia della struttura del racconto, solida e dinamica, e per l'attenzione alla costruzione dei personaggi e alla recitazione in una storia che suggerisce di non perdere il coraggio e la vitalità. La menzione speciale è andata a "Buyo" di Andrea Fasciani, per la grande originalità nel raccontare il suo mondo visionario e folle in un film dal budget ridottissimo. Questa edizione, che ha fatto registrare oltre 1500 spettatori in sala, 1000 studenti e 80 ospiti, si è chiusa - come ha detto il trio Busso-Grosso-Sardo - evidenziando la qualità di corti degni della metropoli e quella dell'accoglienza tipica del paese.

Torna all'inizio


Lombardia e israele, gli ospedali della pace - franco capitano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XII - Milano Formigoni da Shimon Peres, siglato un patto per la telemedicina e le malattie croniche Lombardia e Israele, gli ospedali della pace FRANCO CAPITANO Un accordo di collaborazione nei settori della sanità e della medicina tra il ministero della Sanità del governo israeliano e la Lombardia. è questo il primo risultato della missione in corso del governatore Roberto Formigoni in Israele. Ieri, il numero uno del Pirellone ha incontrato, tra gli altri, anche il presidente israeliano Shimon Peres. L'intesa si colloca nel quadro degli accordi italo-israeliani del 2002 e fa esplicito riferimento alle competenze della Regione in base all'articolo 117 della Costituzione, insomma al Titolo V che è improntato al federalismo. Gli ambiti della collaborazione sono l'emergenza-urgenza, la telemedicina, l'e-Health (cioè le tecnologie dell'informazione e della comunicazione nella sanità, compresa la carta sanitaria elettronica già in uso in Lombardia), e infine l'introduzione di sistemi innovativi nella cura delle malattie croniche. L'assessore lombardo alla Sanità Luciano Bresciani ha definito l'accordo "un ponte di pace", che verrà costruito attraverso lo scambio di esperti dei settori medici e paramedici e clinici per la messa in comune delle moderne tecniche diagnostiche e terapeutiche, le collaborazioni dirette tra ospedali e istituti dei rispettivi territori. Le due ambasciate verranno costantemente aggiornate sullo sviluppo dei progetti.

Torna all'inizio


Lombardia, Israele e Palestina Una pace in nome della sanità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 66 del 2008-03-18 pagina 1 Lombardia, Israele e Palestina Una pace in nome della sanità di Sabrina Cottone nostro inviato a Gerusalemme Il pellegrinaggio di Roberto Formigoni nella Città Santa è ecumenico come più non si può. Il candidato ministro del governo Berlusconi si toglie le scarpe per entrare nella moschea Al-Aqsa, cammina fino al Muro del Pianto e nella Chiesa delle chiese si inginocchia davanti al sepolcro di Gesù. "L'impostazione di questa missione è nettamente bilaterale" spiega il governatore della Lombardia, che ha incontrato il presidente dello Stato d'Israele e premio Nobel per la pace, Shimon Peres, e il primo ministro dell'Autorità palestinese, Salam al-Fayyad, da sempre favorevole al negoziato con gli israeliani. Il sogno è un accordo di collaborazione tra Lombardia, Israele e Autorità palestinese, sottoscritto nel nome della sanità. La realtà della politica consente qualcosa di meno che in questa Terra è già moltissimo: da un lato un'intesa di collaborazione socio-sanitaria con Israele (siglata con il ministro della Sanità, Yaacov Ben-Yizri, in pompa magna e in diretta tv); dall'altro un gemellaggio con i palestinesi e con il loro Stato in attesa di nascere. Formigoni è soddisfatto della benedizione che sente di aver avuto da Peres. Mattoncini di dialogo. A Ramallah, nei territori dell'Autonomia, il primo ministro Salam Fayyad ha consegnato a Formigoni una lettera appello in cui chiede ulteriore assistenza per la popolazione locale e aiuti per costruire ambulatori e avere a disposizione personale infermieristico. "Intendiamo continuare a dare il nostro sostegno economico" promette il governatore. Insomma, i contratti oggi si siglano solo con Tel Aviv. Ma domani, chissà. E Formigoni è ottimista: "Sono convinto che l'interesse a una maggiore integrazione e allo sviluppo delle sinergie in campo medico e socio-sanitario siano utili anche per affrontare e risolvere altri problemi di drammatica importanza: in questo modo si possono avvicinare non solo i vertici politici dei Paesi, ma anche sviluppare il dialogo tra le popolazioni". L'assessore alla Sanità, il leghista Luciano Bresciani, non dissente: "È un accordo che crea un'area mediterranea di pace". Il sottosegretario Robi Ronza, di ritorno da un incontro con il governatore di Betlemme, rilancia l'appello a partecipare al Forum economico di maggio organizzato dai palestinesi: "È vero, ci vuole coraggio a investire nei Territori, ma ci chiedono di avere questo coraggio". L'emergenza urgenza (su cui la Lombardia è febbrilmente al lavoro) è uno dei principali contenuti dell'accordo sanitario tra Lombardia e Israele. In questo settore, per ragioni spesso drammatiche, Tel Aviv è all'avanguardia. Gli ambiti di collaborazione riguardano sia l'impostazione della prevenzione, diagnosi e cura sia la ricerca scientifica applicata, in particolare su nanotecnologie e biotecnologie. La Regione ha portato qui le università e invita le imprese, assicurando assistenza anche per ottenere i fondi dell'Unione europea. "Vogliamo fare della Lombardia uno dei poli mondiali della salute, intensificare fortemente i rapporti con Israele e allargare gli ambiti di collaborazione a altri Paesi del Mediterraneo" sintetizza Formigoni. La pace cerca di camminare sulle gambe dello sviluppo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Pace fra Israele e Palestina in nome della sanità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 66 del 2008-03-18 pagina 6 Pace fra Israele e Palestina in nome della sanità di Sabrina Cottone nostro inviato a Gerusalemme Il pellegrinaggio di Roberto Formigoni nella Città Santa è ecumenico come più non si può. Il candidato ministro del governo Berlusconi si toglie le scarpe per entrare nella moschea Al-Aqsa, cammina fino al Muro del Pianto e nella Chiesa delle chiese si inginocchia davanti al sepolcro di Gesù. "L'impostazione di questa missione è nettamente bilaterale" spiega il governatore della Lombardia, che ha incontrato il presidente dello Stato d'Israele e premio Nobel per la pace, Shimon Peres, e il primo ministro dell'Autorità palestinese, Salam al-Fayyad, da sempre favorevole al negoziato con gli israeliani. Il sogno è un accordo di collaborazione tra Lombardia, Israele e Autorità palestinese, sottoscritto nel nome della sanità. La realtà della politica consente qualcosa di meno che in questa Terra è già moltissimo: da un lato un'intesa di collaborazione socio-sanitaria con Israele (siglata con il ministro della Sanità, Yaacov Ben-Yizri, in pompa magna e in diretta tv); dall'altro un gemellaggio con i palestinesi e con il loro Stato in attesa di nascere. Formigoni è soddisfatto della benedizione che sente di aver avuto da Peres. Mattoncini di dialogo. A Ramallah, nei territori dell'Autonomia, il primo ministro Salam Fayyad ha consegnato a Formigoni una lettera appello in cui chiede ulteriore assistenza per la popolazione locale e aiuti per costruire ambulatori e avere a disposizione personale infermieristico. "Intendiamo continuare a dare il nostro sostegno economico" promette il governatore. Insomma, i contratti oggi si siglano solo con Tel Aviv. Ma domani, chissà. E Formigoni è ottimista: "Sono convinto che l'interesse a una maggiore integrazione e allo sviluppo delle sinergie in campo medico e socio-sanitario siano utili anche per affrontare e risolvere altri problemi di drammatica importanza: in questo modo si possono avvicinare non solo i vertici politici dei Paesi, ma anche sviluppare il dialogo tra le popolazioni". L'assessore alla Sanità, il leghista Luciano Bresciani, non dissente: "È un accordo che crea un'area mediterranea di pace". Il sottosegretario Robi Ronza, di ritorno da un incontro con il governatore di Betlemme, rilancia l'appello a partecipare al Forum economico di maggio organizzato dai palestinesi: "È vero, ci vuole coraggio a investire nei Territori, ma ci chiedono di avere questo coraggio". L'emergenza urgenza (su cui la Lombardia è febbrilmente al lavoro) è uno dei principali contenuti dell'accordo sanitario tra Lombardia e Israele. In questo settore, per ragioni spesso drammatiche, Tel Aviv è all'avanguardia. Gli ambiti di collaborazione riguardano sia l'impostazione della prevenzione, diagnosi e cura sia la ricerca scientifica applicata, in particolare su nanotecnologie e biotecnologie. La Regione ha portato qui le università e invita le imprese, assicurando assistenza anche per ottenere i fondi dell'Unione europea. "Vogliamo fare della Lombardia uno dei poli mondiali della salute, intensificare fortemente i rapporti con Israele e allargare gli ambiti di collaborazione a altri Paesi del Mediterraneo" sintetizza Formigoni. La pace cerca di camminare sulle gambe dello sviluppo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Torna all'inizio


Nelle mie storie l'anima di due popoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Nelle mie storie l'anima di due popoli" di Giovanna Trento I l Salon du livre, che quest'anno celebra la letteratura israeliana e assegna il premio "Grand Public" a Benny Barbash (Il mio primo Sony, 2005), è stato scosso domenica da un brivido, quando ne è stata ordinata l'evacuazione per motivi di sicurezza. Tornati presto alla normalità, malgrado il trambusto, i lavori sono proseguiti e oggi Sayed Kashua tiene un incontro pubblico presso il Padiglione israeliano. Sayed Kashua (classe 1975) è autore di due romanzi, Arabi danzanti e E fu mattina, usciti in Italia nel 2005 e 2007, tradotti da Elena Loewenthal per Guanda. Kashua è l'unico scrittore arabo-israeliano fra i 39 scrittori israeliani invitati quest'anno a Parigi. La sua narrazione è peculiare, e ci accompagna fra una popolazione che discende da quei palestinesi che nel 1948, all'atto della fondazione dello stato di Israle, rimasero in Israele e ne divennero perciò cittadini. Gli arabo-israeliani sono un gruppo minoritario numericamente in crescita (di religione musulmana o talvolta cristiana), che secondo studi recenti conta un milione di persone arabofone, circa il 20% della popolazione israeliana (Israele dispone di precise statistiche a base "etnico-religiosa"). Pur dando voce agli arabo-israeliani, la sua gente, Kashua non esita, senza alcuna retorica, a descriverne anche miserie e piccinerie. Mi permetta subito una domanda banale; lei, arabo-israeliano che scrive in ebraico, quando parla l'ebraico ha un qualche accento? "Sì, ho un leggero accento arabo". Eppure lei, per come scrive e si esprime, è da taluni considerato il "più ebreo" degli scrittori israeliani contemporanei... "Me lo sono sentito dire spesso, ma in realtà non capisco bene cosa significhi. Più che di un aspetto linguistico tipicamente ebraico, credo si tratti di un modo di scrivere che caratterizza in generale i gruppi minoritari. Ad esempio, uso un certo tipo di umorismo che gli ebrei-israeliani non usano più, e che invece gli ebrei usavano quando erano un gruppo minoritario fuori dallo Stato di Israele (oppure usano ancora oggi all'estero)". Verrà alla Fiera del libro di Torino? "No, sono stato invitato tardi; mentre qui a Parigi è stato tutto organizzato da almeno un anno. E poi le tante polemiche attorno al boicottaggio. Ma c'è un'altra ragione importante. L'omaggio che il Salon du livre fa quest'anno alla letteratura israeliana non è, almeno ufficialmente, legato ai 60 anni della fondazione dello Stato di Israele (sebbene il Salon parigino sia stato inaugurato alla presenza di Shimon Peres, ndr). Mi risulta invece che l'invito rivolto a Israele dalla Fiera del libro di Torino sia esplicitamente collegato al sessantennale della nascita dello Stato. Spero che un giorno potrò festeggiare l'anniversario di tutti gli Stati del pianeta, ma a tutt'oggi mi è impossibile rendere omaggio alla fondazione dello Stato di Israele". E la sua presenza al Salon du livre? "Cerco di rappresentare me stesso e la mia scrittura, più che sentirmi membro di una delegazione. Ma questo mio modo di essere, apparentemente risolto, è in definitiva il frutto di costanti aggiustamenti; ci sono così tanti aspetti in me da dover tenere uniti, che non è sempre facile". Ma fino a che punto i suoi due romanzi sono autobiografici? "Non so bene fino a che punto lo siano, tuttavia so di scrivere in modo realistico, ispirandomi alla mia vita, senza pretendere di dire grandi verità. Non concepisco un singolo romanzo come un'opera conclusa, ed il secondo, seppure autonomo dal primo, ne è in qualche modo la prosecuzione. È un cammino nel quale mi sento ancora un principiante, in cui vado cercando il meglio, come colui che aspetta il Messia". Lei fa spesso ricorso all'humour. "È un modo per farmi ascoltare ed accettare. Dico a tutti, in particolare agli ebrei-israeliani: leggetemi innanzitutto come persona e come scrittore. Ma è anche un modo per dire: bisogna essere "stupidi" e guardare le cose in modo semplice e diretto, per quello che sono. Ecco, in Israele gli ebrei rappresentano la parte più ricca e gli arabi quella meno ricca. È umano che, tendenzialmente, chi è più ricco non voglia condividere ciò che ha con chi è più povero, ma è dovere di chi è più forte far sì che le cose cambino. È un po' come quando i miei bambini si litigano qualcosa e io dico loro: basta litigare, fate un po' per uno! Tutti sappiamo che ebrei e arabi devono vivere insieme, è un dato di fatto, tanto più che si tratta di due popolazioni molto simili fra loro". Venerdì al Salone si è tenuto un incontro con Grossman, Oz e Yehoshua; quest'ultimo si è autodefinito "Juif total" ed è ricorso al concetto di "nazionalità", a differenza di Grossman. Lei era presente al dibattito? "Non posso commentare l'incontro, perché non conosco il francese. Ad ogni modo, Yehoshua, in quanto ebreo, tende a rivendicare la sua "nazionalità", e lo fa anche dalle pagine di Haaretz, giornale su cui scrivo anch'io. Sebbene con Yehoshua siamo in buoni rapporti, il suo modo di usare il termine "nazionalità" mi spaventa, perché trovo che rispecchi una forma mentis ghettizzante, che in Israele sta crescendo. I miei figli frequentano una scuola bilingue di Gerusalemme (l'arabo è la seconda lingua nazionale del Paese, ndr); sebbene sia un piccolo esperimento educativo, isolato e innovativo, questo progetto è già molto contestato: alcuni pensano che iniziative del genere segnino l'inizio della fine!" Il fatto che lei intrattenga legami di lavoro stretti con gli ebrei-israeliani infastidisce gli arabo-israeliani? "Non direi. Sono un cittadino israeliano e, come tutti gli arabo-israeliani, vivo e lavoro con gli altri israeliani nel Paese. Inoltre, a differenza di quanto si creda in Europa, la maggior parte degli scrittori israeliani di lingua ebraica sono tradotti anche nel mondo arabo". In Israele si avverte una sensazione duplice, che ritrovo nei suoi libri; da un lato un luogo grande di storia e di eventi, dall'altro il senso claustrofobico di un paese piccolo e angusto. "Io definirei invece Israele come un posto piccolo che fa solo un grande rumore!". SAYED KASHUA Parla l'autore arabo israeliano, unico invitato della sua gente al Salone del Libro di Parigi. "Il mio umorismo? Somiglia a quello degli ebrei, prima che loro avessero uno stato...".

Torna all'inizio


Israele, la cancelliera merkel al museo dell'olocausto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele, la cancelliera Merkel al museo dell'Olocausto GERUSALEMME - La cancelliera tedesca Angela Merkel in Israele ha visitato ieri il memoriale dello Yad Vashem, dedicato alle vittime della Shoah. Ad accompagnarla c'era il premier israeliano Ehud Olmert. Oggi la Merkel pronuncerà un discorso davanti al parlamento israeliano.

Torna all'inizio


<Wiesel non accenda la fiaccola d'Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-18 num: - pag: 1 autore: di ALESSANDRA FARKAS categoria: REDAZIONALE La polemica PER I 60 ANNI "Wiesel non accenda la fiaccola d'Israele" NEW YORK - E' polemica per la richiesta del primo ministro Olmert a Elie Wiesel perché accenda la fiaccola di Israele. Kaniuk: "La deve accendere un israeliano". A PAGINA 15.

Torna all'inizio


Ceronetti apocalittico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cultura - data: 2008-03-18 num: - pag: 45 categoria: REDAZIONALE CALENDARIO di DINO MESSINA Ceronetti apocalittico Utopia buonista, "impostura da oratorio". Questo e nient'altro secondo Guido Ceronetti è il sogno coltivato da scrittori e politici di una convivenza pacifica tra Israele e Palestina, Stati indipendenti e sovrani. Lo scrittore torinese ci ha offerto ieri sulla "Stampa" un saggio di prosa apocalittica, tanto convincente sul piano stilistico quanto desolante su quello storico. Sposando le tesi di Daniel Sibony, psicoanalista ebreo e arabofono, Ceronetti carica il conflitto arabo-israeliano sulla "Nave dei pazzi della storia". Dove da un lato c'è una nazione laica, Israele, che reagisce "a un pugno, avendone la forza, con due"; dall'altro un popolo con una "ferita insanabile" giunto a farsi contaminare dalla "psicopatia antisemita" del terrorismo. Un quadro cupo in cui l'unica possibilità data è la vittoria di devastanti forze irrazionali. è come se gli uomini che combatterono il nazismo fossero stati paralizzati dalle analisi di Sigmund Freud sulle pulsioni di morte, inibendosi ogni azione. E ogni speranza.

Torna all'inizio


Confessioni religiose e diritti garantiti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-18 num: - pag: 40 autore: di VALERIO ONIDA categoria: REDAZIONALE ISLAM E OCCIDENTE Confessioni religiose e diritti garantiti C aro direttore Il 25 e il 26 febbraio scorsi il Corriere ha pubblicato due articoli di Magdi Allam, polemici contro il riconoscimento del matrimonio islamico in Gran Bretagna, che sfociano nella singolare proposta, per l'Italia, di "vietare il matrimonio islamico in quanto incompatibile con il nostro diritto e la nostra Costituzione ". Allam dovrebbe conoscere la distinzione fra istituti giuridici del diritto civile degli Stati e istituti giuridici del diritto "interno" di alcune confessioni religiose. Dovrebbe sapere che varie confessioni religiose considerano i rapporti matrimoniali materia di diretto interesse del proprio ordinamento giuridico e li regolano. Che in molti Stati mediorientali, compreso Israele (di cui Allam è grande ammiratore, e che tutti conosciamo come uno Stato democratico) addirittura il diritto matrimoniale non è disciplinato dalla legge dello Stato, ma è rimesso al diritto delle rispettive confessioni religiose e alla giurisdizione dei rispettivi tribunali (ebraici per gli ebrei, cristiani per i cristiani, islamici per i musulmani), così che non c'è matrimonio "civile" per chi non appartenga ad alcuna confessione. Da noi non è così, per fortuna, e il codice civile regola l'istituto matrimoniale per tutti i cittadini: tuttavia, come si sa, lo Stato, con il Concordato lateranense, ha riconosciuto "effetti civili" al matrimonio religioso cattolico, e con le intese ha riconosciuto gli stessi effetti ai matrimoni celebrati secondo il rito di altre confessioni cristiane e non cristiane; le sentenze che i Tribunali ecclesiastici della Chiesa cattolica pronunciano in tema di nullità dei matrimoni canonici sono a loro volta riconosciute; e ci sono volute una decisione della Corte costituzionale e la revisione del Concordato per introdurre un controllo dei giudici italiani su queste sentenze sotto il profilo del rispetto dei principi supremi del nostro ordinamento costituzionale (come il diritto di difesa delle parti). Quanto alla poligamia, essa contrasta con i principi del nostro diritto matrimoniale, e quindi non può trovare riconoscimento: tuttavia, secondo le regole nazionali e internazionali del cosiddetto diritto internazionale privato, il matrimonio e i rapporti di famiglia sono regolati dalla legge nazionale dei coniugi (indipendentemente dall'appartenenza religiosa), e dunque è del tutto corretta l'affermazione del giudice di Bologna citato e criticato da Allam, secondo cui non può essere imputato di bigamia il cittadino straniero cui la sua legge nazionale riconosce la possibilità di contrarre più matrimoni, e nessun principio di ordine pubblico è leso là dove i matrimoni contratti all'estero siano privi di effetti civili per l'ordinamento italiano. Più in generale, occorre essere molto attenti nel mantenere fermi i pilastri della libertà religiosa, da una parte, e della garanzia dei diritti umani universali, dall'altra. Le confessioni religiose devono essere libere di "organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano" (articolo 8 della Costituzione), e gli individui devono essere liberi di professare liberamente la loro religione "in qualsiasi forma, individuale o associata " e di esercitare liberamente il loro culto "purché non si tratti di riti contrari al buon costume" (articolo 19 della Costituzione). Lo Stato, se riconosce dei benefici (ad esempio per la costruzione di edifici di culto) deve farlo in condizioni di eguaglianza fra le diverse confessioni, anche indipendentemente dalle intese che abbia stipulato con alcune di esse (come ha riconosciuto la Corte costituzionale fin dal 1993). Enti, religiosi come non religiosi, hanno diritto di istituire scuole, alle sole condizioni generali poste alla legge dello Stato, in base all' articolo 33 della Costituzione. Su tutto domina il grande principio della distinzione degli ordini (l'ordine civile e quello religioso), espresso dall' articolo 7 della Costituzione con riguardo alla Chiesa cattolica ma valido anche per le altre confessioni. Lo Stato non può identificarsi in nessuna religione e in nessuna filosofia antireligiosa, deve rispettare la libertà di tutti, individui e gruppi, deve trattare tutti, individui e gruppi, in conformità al principio di eguaglianza, e insieme assicurare il rispetto da parte di tutti delle regole comuni inderogabili. In tutto questo il tema del rischio di complotti terroristici, magari all'ombra di luoghi di culto, non c'entra. Se la collettività è esposta a pericoli concreti, non dalla diffusione di idee, ma da attività di organizzazione o di istigazione alla violenza, lo Stato ha il diritto e il dovere di intervenire a difendere la sicurezza pubblica, nei modi e con le garanzie della legge, anche se si tratta di intervenire su organizzazioni di culto. Se sono violati diritti fondamentali, lo Stato ha il dovere di tutelarli indipendentemente dal fatto che tali violazioni siano compiute in nome di vere o presunte esigenze religiose. L'Occidente ha compiuto un lungo e tormentato cammino per superare le antiche contrapposizioni relative alle religioni e affermare la laicità dello Stato. Sarebbe paradossale che ora facesse passi indietro finendo risucchiato da posizioni culturali o ideologiche che non hanno (ancora) compiuto lo stesso cammino. Il resto è affidato al libero confronto delle idee.

Torna all'inizio


La vicenda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-18 num: - pag: 15 categoria: BREVI La vicenda L'invito Ehud Olmert ha invitato Elie Wiesel, cittadino Usa dal 1963, ad accendere la fiaccola per i 60 anni di Israele. Wiesel ha rifiutato per impegni già presi L'attacco Lo scrittore Yoram Kaniuk ha criticato l'invito in un editoriale: "La fiaccola dovrebbe essere accesa da un israeliano" Lo scrittore israeliano Yoram Kaniuk e l'ebreo americano, Nobel per la pace Elie Wiesel (accanto).

Torna all'inizio


Israele parlerà in tedesco, nonostante le proteste (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele parlerà in tedesco, nonostante le proteste La Merkel alla Knesset, ora la Germania è amica Sul tavolo la questione palestinese e il dossier Iran Probabilmente si dovrebbe risalire al 1966, cioè all'incontro fra l'allora cancelliere tedesco Konrad Adenauer e il capo e fondatore dello Stato ebraico Davide Ben Gurion in un kibbutz del deserto del Negev, per trovare nella storia delle relazioni fra Germania e Israele un evento paragonabile all'attuale visita della cancelliera Angela Merkel. Diversissimo è naturalmente il contesto: se allora si trattava di costruire i rapporti diplomatici - aperti ufficialmente solo l'anno prima - nonostante la tragedia dell'Olocausto, oggi in gioco c'è solo un rilancio, un approfondimento di relazioni già tanto buone da consentire tre anni fa a Joschka Fischer, ancora nei panni di ministro degli Esteri, di presentare la Germania come "il migliore amico europeo" dello Stato d'Israele. Ma è un rilancio significativo, al punto che varie testate tedesche non hanno esitato in questi giorni a parlarne come dell'inizio di una "nuova fase", da leggersi anche all'insegna dell'entrata d'Israele nell'Unione per il Mediterraneo. Giunta in Israele per festeggiare il sessantesimo anniversario della fondazione dello Stato d'Israele, Angela Merkel ha portato con sé una delegazione composta da ben sette ministri, oltre che da vari esponenti del mondo economico e culturale tedesco. Tra un Bundesregierung così ampiamente rappresentato e il governo di Tel Aviv si sono svolte le prime consultazioni bilaterali, nel corso delle quali sono stati firmati accordi che prevedono una complessiva intensificazione dei rapporti: politici, economici, culturali e soprattutto militari. "Questa è la prima volta che il governo israeliano si siede di fronte al cancelliere tedesco e a una parte considerevole del suo governo", ha detto il premier ospite Ehud Olmert. Ma quel che più conta è che sarà la prima volta di una serie: al pari di quanto avviene fra i membri dell'Unione europea, queste consultazioni si ripeteranno infatti d'ora in poi a cadenza annuale. Per la prima volta inoltre un cancelliere tedesco parlerà (accade oggi) davanti alla Knesset: un discorso di venti minuti che nonostante le proteste di alcuni deputati verrà pronunciato in tedesco, che per molti israeliani, non solo per i sopravvissuti dell'Olocausto, suona ancora come la lingua dei campi di concentramento. Il regolamento interno del Parlamento israeliano prevede solo gli interventi di capi di Stato stranieri: ma pur di rendere possibile il discorso della Merkel, a conferma dell'eccezionalità dei rapporti fra i due Paesi, si è proceduto a una modifica dello statuto. "Che si tratti di una visita di Stato di grande importanza è fuor di dubbio - ha commentato al Riformista Michael Stuermer, politologo ed editorialista del quotidiano Die Welt - Il problema è però vedere quanto la Germania sarà in effetti disposta ad impegnarsi a favore d'Israele". La condotta della guerra in Libano ha infatti indebolito la fiducia della popolazione nei confronti del ceto politico e militare e sono in molti ora a dubitare che il governo Olmert sia in grado di portare avanti il processo di pace con i palestinesi nonché di affrontare la minaccia proveniente dall'Iran. "È soprattutto rispetto al dossier iraniano - prosegue Stuermer - che Tel Aviv si aspetta un aiuto da Berlino. La speranza è che il Bundesregierung sia pronto ad approvare un programma di sanzioni più duro verso la Repubblica islamica di Ahmadinejad. E sarà questo, con ogni probabilità, il primo banco di prova delle nuove relazioni fra i due Paesi". Altro obiettivo del viaggio della Merkel, è poi la preparazione della conferenza internazionale per il Medio Oriente prevista per il prossimo giugno a Berlino ma a riguardo, sottolinea Stuermer, è "difficile fare promesse, se prima non si sentono i palestinesi". Palestinesi che il cancelliere ha preferito non incontrare nel corso di questo viaggio, dedicato esclusivamente allo Stato d'Israele. "Prima di partire ho avuto però una telefonata molto positiva con il presidente Abbas - ha spiegato ieri la Merkel, in una intervista da Tel Aviv - che ha detto di comprendere pienamente le ragioni della mia scelta. Andrò comunque presto in Palestina, e il presidente Abbas sa che può venire a Berlino quando vuole". 18/03/2008.

Torna all'inizio


<Noi, responsabili della Shoah> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-18 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Visita a Gerusalemme "Ogni minaccia allo Stato ebraico è una minaccia alla Germania" "Noi, responsabili della Shoah" La cancelliera tedesca Merkel: "Massima pressione sull'Iran" Con la leader, gran parte del governo di Berlino. Grande intesa con Olmert. Critiche dai palestinesi: è sbilanciata DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Pone una corona di fiori sulla pietra grigia, liscia le fasce col tricolore tedesco. Buchenwald, Treblinka, Sobibor, Dachau, tutt'intorno è un tappeto di scritte bianche di marmo, mentre Angela Merkel ravviva la fiamma eterna della Memoria. "Ricordiamo qui i sei milioni di ebrei uccisi dai nazisti tedeschi e dai loro collaboratori". E non dev'essere facile per lei, capo del governo della Germania che ha voluto portare con sé in Israele e al memoriale dell'Olocausto quasi al completo, rivivere il ricordo di un genocidio compiuto dal proprio popolo. Non si inginocchia come Willy Brandt nel ghetto di Varsavia. Abito blu, come i maschi nelle serissime occasioni, niente lacrime gradite alle telecamere. Un messaggio sobrio lasciato in un libro al Memoriale dei bambini, che non lascia spazio ad alibi e appelli: "Nella consapevolezza della responsabilità tedesca della Shoah, il governo tedesco sottolinea col primo incontro tedesco-israeliano la propria determinazione a dar vita a un futuro condiviso ". A 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, che ai campi di concentramento e a quello sterminio dei nazisti è legato, Angela Merkel propone a Israele di ribaltare la storia. A Gerusalemme va in scena la più massiccia prova d'amicizia mai offerta da un Paese europeo. Visita con tutto il gabinetto, riunioni tra i due governi (rinnovabili ogni anno), un pacchetto di accordi. E la promessa: "Ogni minaccia contro Israele è una minaccia contro la Germania", Berlino garante e super-alleata di Israele. Tanto amica, da infastidire più d'un dirigente palestinese: Berlino sbilanciata, mugugnano a Ramallah, timida e sottomessa alle bizze di Olmert. Quando il premier israeliano di fronte all'ospite annuncia che le colonie continueranno a espandersi, "nessuna chance che Israele rinunci a Har Homa ", lei replica solo: le colonie sono un ostacolo alla pace. Certo, Berlino non vuol finire in un angolo, e allora prima di partire la Merkel ha chiamato Abu Mazen e annunciato una conferenza per i palestinesi. Ma questa visita è tutta un'altra storia. La "minaccia" di cui la Merkel parla è l'Iran, e il vero messaggio che Angela è venuta a portare è questo: non vi lasceremo soli. Se Olmert dice "guardiamo con preoccupazione ai passi iraniani per sviluppare le armi nucleari", "occorrono misure per fermarli", la Merkel chiede "tutta la pressione possibile" sul regime, attraverso l'Onu e l'Unione europea. "Contiamo su una soluzione diplomatica". La nuova Germania vuol giocare un ruolo nella diplomazia e mira a farsi interprete di questa linea rigida in Europa. Oggi la Merkel parlerà, primo cancelliere, alla Knesset: hanno cambiato il regolamento del Parlamento per permetterle di usare il tedesco. In visita Angela Merkel depone una corona di fiori al memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme (Peer Grimm/Dpa/LaPresse) Mara Gergolet.

Torna all'inizio


Wiesel e la fiaccola di Israele, è polemica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-18 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Ebraicità Il premio Nobel replica allo scrittore Kaniuk: "Noi ebrei siamo tutti uguali" Wiesel e la fiaccola di Israele, è polemica DAL NOSTRO CORRISPONDENTE NEW YORK - Il duro editoriale dello scrittore israeliano Yoram Kaniuk pubblicato la scorsa settimana su Yedioth sotto al titolo "La scelta sbagliata. Elie Wiesel è un brav' uomo ma la fiaccola dovrebbe essere accesa da un israeliano " non c'entra. "Non l'ho letto, ma la mia decisione precede di parecchio quell'articolo", assicura lo scrittore e premio Nobel. Tre settimane fa, quando il primo ministro Olmert lo chiamò, Wiesel declinò subito l'invito. Il motivo: una serie di conferenze negli Stati Uniti, fissate come al solito anni prima, che non poteva in alcun modo annullare. "Quando Israele mi chiama, io corro sempre", precisa, "e l'avrei fatto anche questa volta - nel 2008 sono già stato nel Paese ben cinque volte. Ma non potevo deludere migliaia di persone iscritte per sentirmi parlare". "La fiaccola per i 60 anni di Israele non viene accesa per onorare gli ebrei o l'Olocausto ma la rinascita che ne è seguita ", scrive Kaniuk, secondo cui illuminarla "è un onore che spetta a chi paga le tasse e spedisce i propri figli nell' esercito di questa difficile nazione, ma non a chi viene qui, si innamora del Paese e poi se ne va". "Non mi va di polemizzare con Kaniuk", ribatte l'autore di "La notte". "Però se un ebreo è invitato dal primo ministro israeliano, in nome dello stato ebraico, perché mai dovrebbe dire di no? Non vedo alcun problema in quel gesto simbolico". Ma per il 78enne scrittore di "Adamo Risorto", il problema esiste, eccome. "Israele è la patria dei cittadini israeliani", insiste. "Gli ebrei americani ci mandano i soldi, ma se domani scoppiasse una guerra tra noi e l'America, loro combatterebbero nell'esercito statunitense ". Wiesel non raccoglie la sfida. "E' un dibattito obsoleto ", spiega, "quando lo stato ebraico nacque si creò una spaccatura tra ebrei 'dentro' e ebrei 'fuori'. Ma anche in Israele la gente oggi ha capito che siamo un solo popolo, unico e indivisibile". Ma l'affondo di Kaniuk ("un tailandese non ebreo figlio di emigranti ed entrato nell'esercito da una sola settimana ha più diritto ad accendere la fiaccola di un ebreo non israeliano") non lo lascia indifferente. Questo anniversario, secondo lui non è solo degli israeliani. "Tutti gli ebrei del mondo sentono di essere in un modo o nell'altro parte di Israele, della sua storia, dolore, aspirazioni. Quella terra è di tutti noi". "La storia degli ebrei della diaspora e quella degli israeliani è la stessa", incalza, "anche se non possiamo votare in Israele, ce ne sentiamo parte e accendere la torcia è un gesto simbolico per sottolineare la nostra appartenenza ". E comunque secondo la legge del ritorno qualsiasi ebreo ha diritto alla cittadinanza israeliana. "Quando nel 2006 Olmert mi chiese se volevo diventare presidente di Israele gli risposi che non avevo il passaporto. "Se è per quello puoi averlo in cinque minuti", mi rispose. Dopo settimane sotto una pressione terribile, alla fine rifiutai perché sentii che non faceva per me. Ma solo perché non ho la stoffa del politico". Alessandra Farkas.

Torna all'inizio


Cultura il comune annuncia la nuova struttura, la provincia protesta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura il comune annuncia la nuova struttura, la provincia protesta Milano avrà un Museo d'arte contemporanea. Anzi due Sorgerà nella zona della ex Fiera sull'area CityLife Il nuovo Museo d'Arte contemporanea di Milano - quello di cui si è lamentata l'assenza per decenni - nascerà nel 2011. Lo hanno annunciato ieri alla Triennale il sindaco Letizia Moratti, l'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi e il presidente della Triennale, Davide Rampello. Attesi ma assenti il presidente della Regione, Roberto Formigoni, in viaggio in Israele, e il presidente della Provincia, Filippo Penati. Dopo la bocciatura delle proposte precedenti, il nuovo museo progettato da Daniel Libeskind sorgerà nella zona della ex Fiera, sull'area CityLife, già oggetto di riqualificazione con star dell'architettura come Zaha Hadid, Arata Isozaki e Pier Paolo Maggiora, e conterrà il segmento degli ultimi quarant'anni: "dagli anni '70 in avanti possiamo parlare di "arte contemporanea a noi", intendendo l'arte come il tempo della nostra vita", spiega Sgarbi. La reazione dell'assessore provinciale alla Cultura, Daniela Benelli, è stata dura: "Mi sarebbe sembrata strana la presenza del presidente della provincia Penati, visto che stiamo investendo su un'altra struttura: il museo di arte contemporanea progettato da Renzo Piano", che all'inizio aveva ricevuto il sostegno anche di Sgarbi. "Oggi si sta pensando di fare due musei, con l'ipotesi che forse uno cadrà. Quello a cui si è assistito ieri è la dimostrazione lampante di quanto sia necessario un governo metropolitano che raccordi città e hinterland sulle grandi scelte, che non sono solo infrastrutture e trasporti, ma anche cultura. Il problema è che non si riesce mai ragionare su un'area metropolitana più estesa: mi stupisce che ancora oggi si ragioni su centro e periferia". I disaccordi nascono dalla questione base della localizzazione: "La Provincia crede che Sesto sia il contesto più affascinante: ci sono l'Hanger Bicocca, il Carro Ponte, il Museo della fotografia di Cinisello Balsamo, l'ex Manifattura Tabacchi che diventerà un centro del cinema. Il museo si troverebbe dentro un distretto culturale e in un'area di archeologia industriale unica. A differenza della zona dell'ex Fiera, che si trova in mezzo a case e uffici". Benelli pone l'attenzione sul grande convitato di pietra: "quell'area era destinata a ospitare il Grande Museo del Design, ma non c'è mai stato un momento di discussione pubblica in cui è stato comunicato che il museo non si vuole più fare. Si è deciso di aprire il Museo del Design in Triennale, ma credevo fosse una scelta transitoria. Noi abbiamo un accordo di programma con Regione, Comune, Fondazione Triennale, Camera di Commercio e Adi, per cui la Provincia partecipa a finanziare il neonato Museo del Design, e a breve la fondazione del Museo del Design si costituirà, ma nessuno ha mai detto chiaramente che il progetto iniziale non si farà più: è una scelta fatta solo dal Comune, o meglio, solo da Rampello, ritenendo esaurita la funzione del museo nel piano che ha fatto la Triennale. Ora mi chiedo seriamente: questa scelta è definitiva oppure transitoria?". Ad accompagnare questo dibattito rimane l'esigenza di una profonda riflessione sul sistema della contemporaneità e delle sue professioni; un sistema che deve anche occupasi di promuovere la produzione del nuovo, favorire la ricerca, sostenere l'avanguardia, investendo su quelle punte di innovazione che hanno fatto grande Milano per tanti anni. Da tempo si avvertiva la necessità di un'apertura al nuovo che intercettasse e stimolasse quelle professioni della creatività che Aldo Bonomi nel suo ultimo libro individua nel quarto cerchio metropolitano, quello che va da Cologno Monzese con Mediaset e Sky, alla Bovisa con la Triennale, il Politecnico e Telelombardia, passando per i creativi di via Tortona. Si parla sempre più di un polo della creatività da sostenere e valorizzare. Si registra un +22% degli addetti con punte avanzate nel campo delle professioni: attività di architettura e ingegneria, attività immobiliari, studi legali, creatività e design, comunicazione, pubblicità ed editoria, "una galassia di figure professionali organizzata più secondo il modello della microimpresa o del lavoro autonomo", scrive Bonomi. Il vero problema è che queste professioni creative si traducono in "cognitariato intellettuale" con le più alte punte di precarietà - altissima formazione, nessun orario, molte idee non tutelate, equilibrismo tra diverse forme di pressione, schiacciati tra commercialisti e recupero crediti e scomparsa di qualsiasi forma sindacale. È la tribù delle partite Iva che hanno visto un primo riconoscimento dalla Finanziaria 2008 - l'articolo 1, comma 100 - che prevede agevolazioni fiscali per le partite Iva sotto un imponibile di 30 mila euro. Se è fondamentale costruire luoghi della e per la contemporaneità, diventa ancora più importante sostenere anche questa creatività diffusa e frammentata in tutto il territorio. 18/03/2008.

Torna all'inizio


E Fiamma si ribellò: "Io fascista proprio no" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 18-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 18 Mar 2008 Edizione 54 del 18-03-2008 Le reazioni di Nirenstein e Pacifici alla vignetta di Vauro E Fiamma si ribellò: "Io fascista proprio no" di Dimitri Buffa "Quella vignetta è miserabile". Senza se e senza ma. Fiamma Nirenstein, corrispondente del "Giornale" e di "Panorama" dal Medio Oriente e candidata a un posto alla Camera nel Pdl, è abituata alle denigrazioni. Una volta il rappresentante dell'Olp in Italia ai tempi di Arafat, Nemer Hammad, la chiamò "colona" in tv da Vespa. La Nirenstein inoltre non ama neanche scagliarsi contro vignette e vignettisti. E già in questa campagna elettorale ha dovuto sorbirsi le ironie di chi ritiene inappropriata la candidatura di "un'ebrea" nel partito di Berlusconi. Ma giovedì scorso sul "manifesto" il signor Vauro Senesi ha superato ogni limite raffigurandola come una sorta di mostro elettorale, Fiamma Frankenstein, a causa della sua candidatura nel Popolo della Libertà insieme a gente come Giuseppe Ciarrapico. E le ha messo sulla maglietta tanto la stella di Davide quanto il fascio littorio, seguendo il solito clichè secondo cui i sionisti e gli israeliani si comporterebbero oggi in Medio Oriente come i nazi fascisti si sono comportati con gli ebrei negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Un gesto miserabile, molto di moda anche nell'immaginario dei degli estremisti islamici, dall'Ucoii ad Al Qaeda. Nonché in quello della cosiddetta sinistra antagonista, quella che fa riferimento proprio al "manifesto", e che ama bruciare in piazza nelle manifestazioni proprio le bandiere dello stato ebraico oltre a quelle degli Stati Uniti. "Peraltro io stessa - ha ricordato la Nirenstein ? mi ero dichiarata incompatibile con quella candidatura che di certo non ho apprezzato affatto, ma raffigurarmi con la stella di Davide e il fascio littorio è un fatto che non posso proprio mandare giù..." Non si tratta ovviamente di demonizzare i vignettisti - dicono nella comunità ebraica romana - mica siamo fanatici islamici in Danimarca. Però il "manifesto" la deve finire con l'equazione Ss uguale soldati israeliani, troppe volte vista nelle vignette o letta negli articoli del fra poco unico quotidiano comunista rimasto in Europa. Scrive la Nirenstein nel proprio blog riportando una risposta a una lettera giunta all"Unità" giorni prima: "Caro Lello, quando dici che non basta dire "sono antifascista" hai ragione. Ma quando lo dico io, una vita in difesa di Israele e dei diritti umani, una fedeltà all'ebraismo trascorsa gran parte guardando negli occhi il terrorismo, scrivendo una grande quantità di articoli e libri di testimonianza per risvegliare tutti quanti alla verità della vita di Israele e degli ebrei, quando una scrive e testimonia contro l'antisemitismo alla mia maniera, difende i dissidenti nel mondo islamico e se ne va in giro, minacciata dai terroristi fascisti e islamisti, con una scorta dagli anni della seconda Intifada, forse non merita un pò di rispetto? E' vergogna che mi si attacchi così nonostante la verità delle cose. Se in una lista di migliaia di persone c'è un nostalgico (che però ha anche ritrattato), ciò è grave: ma questo fa di me una fascista? Questo fa della lista intera una lista fascista? Mi risulta che quella parte sia l'unica che ha difeso Israele e l'alleanza italiana con gli Stati Uniti di fronte a un'ondata pazzesca di antisemitismo e antiamericanismo di sinistra. Forse non è vero che la sinistra, in barba alla verità, incurante del diritto alla vita e all'esistenza dello Stato degli ebrei, ha giustificato i suoi nemici fino ai più estremi, compreso Hamas e gli Hezbollah? Non ha accusato Israele di crimini di guerra mentre gli Hezbollah e Hamas prendevano di mira la popolazione civile usando il proprio popolo come scudo umano?" Le fa eco Riccardo Pacifici che della comunità ebraica romana è il portavoce: "Prima di tutto solidarietà all'amica Fiamma Nirenstein che da anni conduce a rischio della propria vita una battaglia per l'informazione corretta in Medio Oriente; per quanto riguarda il "manifesto" purtroppo non è nuovo a questi accostamenti... di solito lo fa assimilando i soldati di Tsahal alle Ss, stavolta ha disegnato la Nirenstein con un fascio littorio e una stella di Davide, volendo fare sarcasmo sul caso Ciarrapico, ma io qui dico che anche attaccarsi a quell'errore nelle candidature del Pdl mostra ormai la corda... che cosa dovremmo dire allora delle continue aperture di D'Alema ad Hamas o del fatto che nelle liste del Pd sono stati cancellati tutti i deputati amici di Israele come Caldarola e Ranieri? Io spero che sia anche possibile querelare Vauro e devolvere i soldi della sua eventuale condanna pecuniaria a favore dei bambini che soffrono in tutto il Medio Oriente".

Torna all'inizio


LA FORZA DELLA VERGOGNA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Elena Loewenthal LA FORZA DELLA VERGOGNA In ebraico è una parola carica di una forza fulminea. "Vergogna" si dice con due sillabe corte e potenti: busha. "La Shoah riempie noi, i tedeschi, di vergogna". Così ha detto di fronte alla Knesset il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il suo discorso al parlamento di Gerusalemme è un concentrato di significati, vicini e lontani nel tempo. Innanzitutto, è la prima volta che un capo di governo, e non il presidente di un paese, parla in questa sede. Angela Merkel ha avviato in ebraico il suo discorso, e non è difficile immaginare il tumulto di emozioni contraddittorie che ciò ha destato nel paese: la voce della Germania, dentro la propria lingua. Quella dei sopravvissuti e quella di chi non c'è più. La confessione della vergogna, che anche in tedesco, così come in ebraico, è una parola breve e potente, Schande, rappresenta una svolta. Si situa nel contesto dell'etica, certo, ma ha una carica storica di rilevanza sconcertante. La Germania ha fatto tardi i conti con il proprio passato: prima di riconoscerlo sono passati decenni di rimozione, di silenzi fra le generazioni. A poco a poco è venuto il ricordo, il riconoscimento traumatico di un passato quasi incredibile, eppure vero. Questa consapevolezza ha destato una partecipazione di ordine emotivo, è stata la premessa necessaria di un "discorso" ebraico (israeliano)-tedesco che non sarà mai una "normalizzazione" di rapporti, dato il peso di quel passato. Ma ha lentamente determinato l'avvio di un dialogo, attraverso la distanza incommensurabile che la Shoah ha disegnato fra le due esperienze storiche. La menzione della vergogna come sentimento che "riempie" i tedeschi situa in un contesto nuovo, non solo emotivo ma anche morale, la consapevolezza storica della Germania. L'imperativo etico che Merkel ha enunciato desta un'emozione profonda, quasi inesprimibile. È un assunto che si deve con tutta probabilità anche al calibro personale del cancelliere, all'esperienza che si è trovata ad attraversare. Figlia di un pastore evangelico, Angela Merkel ha visto lo strappo della Germania divisa, la coscienza storica sfasata da una parte all'altra del muro di Berlino, le rimozioni reciproche, la riunificazione tramite il crollo - del muro ma non solo. Forte di questo vissuto, ha saputo trovare le parole per guardare in faccia la storia e arrivare alle insondabili profondità di una memoria che, dopo sessant'anni, si impara con fatica e dolore a condividere. Elena.loewenthal@mailbox.lastampa.it.

Torna all'inizio


"La Germania non lascerà mai solo Israele" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LA CANCELLIERA TEDESCA SALUTA IN EBRAICO I PARLAMENTARI DELLA KNESSET "La Germania non lascerà mai solo Israele" [FIRMA]FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME "Ani moda lachem she nitan li ledaber aleihem kan babait mehubad ze". "Vi ringrazio per avermi permesso di parlare in questo luogo onorevole". Giacca scura, filo di perle, braccia lungo i fianchi come una matricola al vaglio dei superiori, il cancelliere tedesco Angela Merkel saluta in ebraico la Knesset, il parlamento israeliano riunito in seduta speciale nella maestosa sala Chagall. Qualcuno reprime un colpo di tosse. La Merkel, gli occhi celesti fissi sull'assemblea silente, prende fiato e passa al tedesco ignorando i deputati della destra che abbandonano l'aula: "L'Olocausto riempie di vergogna la Germania e io mi inchino di fronte alle vittime del genocidio". Prima di lei nessun primo ministro si era rivolto direttamente alla Knesset, un privilegio riservato ai capi di Stato. Milioni di israeliani ascoltano in tv il discorso che segue di ventiquattr'ore la visita allo Yad Vashem, il Museo della Shoah. Il benvenuto del presidente del parlamento, Dalia Itzik, condensa l'umore nazionale: "Non era scontato, signora, che le aprissimo il nostro cuore. Fiumi di sangue ci dividono e noi non vogliamo dimenticare". Frau Merkel ricorda. Aveva 11 anni nel '65, all'epoca dei primi rapporti diplomatici tra la Germania e lo Stato ebraico. Una Germania lacerata da rimozione e senso di colpa ma ignota a lei, cresciuta nella Ddr. Nell'aula della Knesset, dove l'hanno preceduta l'ex presidente tedesco Rau e il suo successore Koehler, si assume il peso del passato: "La Germania non abbandonerà mai Israele". Un regalo speciale per il sessantesimo compleanno del Paese, cui Berlino ha versato in mezzo secolo oltre cento miliardi di euro. La dichiarazione della Merkel va oltre la promessa d'amicizia: è la garanzia del sostegno contro l'Iran, partner commerciale di cinquemila aziende tedesche. Il cancelliere ribadisce la preoccupazione per il programma nucleare di Teheran e conferma l'appoggio a nuove sanzioni, se gli sforzi diplomatici fallissero: "Non è la comunità internazionale a dover dimostrare che l'Iran vuole la bomba atomica, ma l'Iran a dover dimostrare che non la vuole". Il premier Olmert annuisce: è la rassicurazione che voleva. Molto più importante del rinnovato impegno per la soluzione del conflitto palestinese. "Le parole della Merkel sono il coronamento di un rapporto ventennale con i tedeschi, da tempo i migliori amici europei di Israele" osserva Avi Primor, ex ambasciatore israeliano in Germania. "Disertare il parlamento contro la lingua di Hitler è demagogico, oggi come durante la visita del presidente Koehler. Anche Theodor Herzel, il padre del sionismo, si esprimeva in tedesco". La Knesset quasi al completo ascolta attenta e congeda con una standing ovation l'ospite, che prima di partire abbraccia i genitori di Eldad Regev and Ehud Goldwasser, i due militari sequestrati in Libano due anni fa.

Torna all'inizio


Napolitano sugli scudi nel torneo di Tel Aviv (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TENNIS. INTERNAZIONALI UNDER 14 Napolitano sugli scudi nel torneo di Tel Aviv Stefano Napolitano continua ad incamerare esperienza nei tornei internazionali Eta Under 14. Così a Tel Aviv (green set, veloce) il giovane tennista biellese è uscito nei quarti sconfitto dall'israeliano Mushaev per 6-3, 6-3. In doppio con Giuseppe Faraone (a segno anche nel singolare) hanno vinto contro i due ciprioti Ilia-Kyratzis con il punteggio di 7-6, 6-2. Adesso Napolitano gareggerà a Livorno per un torneo di prima categoria su terra poi farà tappa in Portogallo. Buone notizie anche dal settore femminile grazie a Giulia Massaro che si è imposta al Ct Fast di Chivasso in un torneo di 3ª categoria limitato 3,3. L'atleta del Tennis Biella ha regolato nell'ordine Vaglietti 4,1 con un perentorio 6-1, 6-1; Bruno (3,3) per 7-6, 6-4; Demichelis (3,4) per 6-2, 6-3 ed infine Seminato (3,4) con lo score di 6-3, 6-3. Saranno l'Acconciature Borgo Antico e la carrozzeria Vitale & Battiston a giocarsi domenica 30 sul veloce dell'Alba Marina di Valdengo la finale del torneo invernale ad handicap, trofeo Floorzeta. I primi hanno avuto la meglio sui Red & Blacks, sconfitti per 4-1; mentre il team della Vitale & Battiston ha avuto la meglio sulla squadra dello sponsor per 3-2.\.

Torna all'inizio


Angela Merkel: Provo vergogna per la Shoah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Angela Merkel: "Provo vergogna per la Shoah" Prima ha ringraziato in ebraico la Knesset perché le ha concesso di parlare in tedesco, poi Angela Merkel di fronte al Parlamento israeliano ha chiesto scusa per lo sterminio degli ebrei fatto dai nazisti: "La Shoah copre noi tedeschi di vergogna - ha detto il Cancelliere tedesco - e io mi inchino davanti ai sei milioni di ebrei uccisi, e mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a coloro che li aiutarono a salvarsi". Un discorso dal valore storico, non a caso tenuto nel sessantesimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. a pagina 13 Discorso alla Knesset.

Torna all'inizio


La Merkel alla Knesset: La Shoah copre di vergogna noi tedeschi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Merkel alla Knesset: "La Shoah copre di vergogna noi tedeschi" ? GERUSALEMME ? NELL'ATMOSFERA solenne della Knesset, il parlamento israeliano, che celebra quest'anno i 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, per venti minuti è risuonato l'idioma tedesco. La cancelleria Angela Merkel, consapevole della straordinarietà dell'evento, prima ha voluto però salutare i deputati in ebraico: "Parlare in questa prestigiosa assemblea per me è un grande onore", ha detto i ebraico, la lingua di Israele. Prima di passare al discorso ufficiale, che, pur tra qualche polemica, era stata invece autorizzata a tenere nella sua lingua madre. SOLO CINQUE deputati su 120 hanno contestato questa scelta rifiutando di presenziare alla seduta "perché ? hanno spiegato ? non possiamo sentire pronunciare in questa aula l'idioma con cui vennero sterminati i nostri avi". Ma Angela Merkel ha voluto rivolgersi proprio alle vittime dell'Olocausto, prima di toccare i temi politici: "La Shoah copre noi tedeschi di vergogna ? ha detto ? e io mi inchino davanti ai sei milioni di ebrei uccisi, e mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a coloro che li aiutarono a salvarsi". E' in considerazione di questo tragico passato, ha assicurato Merkel, che la Germania non lascerà mai più da solo Israele e lo aiuterà soprattutto a difendersi. - -->.

Torna all'inizio


I corrispondenti esteri: campagna noiosa e mancanza di volti nuovi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del I corrispondenti esteri: campagna noiosa e mancanza di volti nuovi / Roma DIBATTITO noioso, programmi molto simili tra loro, troppa distanza tra classe politica e gente comune, sistema gerontocratico, mancanza di volti nuovi: a un mese dal voto del 13 e 14 aprile, è il quadro della campagna elettorale italiana tracciato dai corrispondenti della stampa estera convinti della vittoria di Berlusconi ma anche dell'inevitabile intesa con il Partito Democratico. Tra gli analisti scelti da Sherpa Tv per commentare l'attualità politica del nostro Paese figurano gli inviati di alcune tra le più autorevoli testate giornalistiche estere: Ian Fisher del New York Times (Usa), Antonio Pelayo di Antena Tres (Spagna), Philippe Visseyrias di France2 (Francia), Heinz Fischer della Frankfurter Allgemeine Zeitung (Germania), Jennifer Grego del Financial Times (Regno Unito), Alexej Bukalov dell'Itar-Tass (Russia) e Menachem Gantz di Yedioth Ahronoth (Israele). È molto diffusa tra gli osservatori stranieri la percezione che, chiunque sia il vincitore (Berlusconi è in cima ai pronostici), l'intesa con l'avversario sarà inevitabile. Ma è l'aspetto critico ad emergere nettamente dalle analisi dei giornalisti esteri. "Siete un Paese gerontocratico", sostiene il corrispondente di Antena Tres Pelayo, mentre per il collega Usa del New York Times Ian Fisher il sistema politico italiano soffre di scarso dinamismo nei processi di affermazione di una nuova classe politica. La "mancanza di valori morali" colpisce invece la corrispondente del Financial Times Grego, che rileva la forte presenza di candidati al Parlamento con cause pendenti. "Incomprensibile", per i francesi la presenza di liste "monotematiche come quella di Giuliano Ferrara".

Torna all'inizio


Merkel alla Knesset Vergogna per la Shoah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ISRAELE Merkel alla Knesset "Vergogna per la Shoah" GERUSALEMME Ringrazia in ebraico la Knesset che le ha concesso di parlare in tedesco, ramoscello d'ulivo per smorzare le polemiche che l'hanno preceduta: cinque deputati diserteranno comunque l'aula, per non sentire tra le sue mura l'eco della lingua che fu dei carnefici del popolo ebraico, Primo Cancelliere di Germania invitato a parlare davanti al parlamento - onore solitamente riservato ai capi di Stato - Angela Merkel ha ricorda lo sterminio di sei milioni di ebrei nei lager nazisti. L'Olocausto, ha detto, "riempie di vergogna il popolo tedesco. Mi inchino davanti alle vittime. Mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a tutti coloro che li hanno aiutati a poter sopravvivere. La spaccatura della civiltà a causa della Shoah non ha paragoni". Dal riconoscimento degli atroci errori del passato la Cancelliera tedesca è poi passata al presente. La Germania, ha detto, sarà sempre al fianco di Israele, considera la sua sicurezza "non negoziabile", anche a fronte della minaccia iraniana, e vigilerà contro qualsiasi ritorno dell'antisemitismo in Europa. È questo l'impegno della Merkel, che ha duramente criticato il lancio dei missili Qassam sul territorio israeliano ("Gli attacchi terroristici sono un crimine e non risolvono le controversie politiche") e le "conseguenze disastrose" che potrebbe produrre un'atomica iraniana. "Non spetta al mondo dimostrare che l'Iran vuole dotarsi del'atomica, ma è piuttosto l'Iran che deve dimostrare il contrario", ha detto la Cancelliera. "Se l'Iran non accetta questo la Germania chiederà ulteriori sanzioni". Merkel ha però esortato Israele ad accettare "dolorosi compromessi" necessari per ottenere la pace nella regione. Un invito che la Cancelliera tedesca a Gerusalemme ha rivolto anche alla leadership palestinese, ribadendo l'appoggio per la soluzione dei due Stati, "uno per il popolo ebraico in Israele e uno per i palestinesi in Palestina".

Torna all'inizio


L'ITALIA E LA POLITICA ESTERA SERVONO SCELTE CONDIVISE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ANALISI L'ITALIA E LA POLITICA ESTERA SERVONO SCELTE CONDIVISE LA POLITICA estera non si addice alle campagne elettorali e le piccole polemiche di questi giorni sono poco più che esercizi retorici. Eppure, la politica estera presenta questioni che hanno già oggi e potranno avere anche domani, per esempio dopo le elezioni americane, un impatto concreto sugli interessi nazionali. Per questo occorrerebbe che sulle decisioni di politica estera più importanti i due partiti maggiori che oggi si contendono il consenso degli italiani evitassero polemiche di piccolo profilo per ricercare, invece, un consenso ragionevole. Del resto, i programmi del Pd e del Pdl si presentano abbastanza vicini per mettere in campo scelte condivise, che potrebbero migliorare non solo l'immagine, ma la serietà del nostro paese che ha soldati esposti su molti fronti, uno più delicato e rischioso dell'altro. Certo, la politica estera deve tenere conto degli scenari e degli interessi di un gran numero di fattori, così come deve reagire ad eventi che possono mutare il quadro ed imporre di prendere decisioni anche rapide e gravi. Tuttavia alcune tematiche importanti sono già sotto i nostri occhi. In primo luogo quelle inerenti la politica europea dell'Italia in una fase cruciale che ha visto su molte questioni gravi, come ad esempio l'indipendenza del Kosovo, i paesi dell'Unione irriducibilmente divisi. Bisognerebbe capire che l'Unione dovrebbe essere messa in grado di affrontare in maniera unitaria le sfide economiche di un mondo globalizzato così come le sfide politiche di un sistema internazionale ormai decisamente multipolare. Basti pensare alla Cina e alla nuova Russia di Putin. Decisivo sarà, dopo la ratifica del Trattato di Lisbona, vedere se l'Unione sarà guidata dal direttorio anglo-franco-tedesco oppure da un direttorio più largo comprendente anche l'Italia, la Spagna e la Polonia. Per consolidare l'unità politica del continente ci vorrebbe il consenso politico che un'Europa comprendente ventisette paesi non sembra in grado di garantire. Chiunque andrà alla Casa Bianca per l'Europa sarà indispensabile affrontare il problema di un rafforzamento dell'impegno militare e politico in Afganistan, visti i rischi crescenti che corre la Nato in quell'area cruciale per la lotta al terrorismo islamico. Probabilmente una esposizione ulteriore, dato i rischi e i costi che comporta, per l'Italia sarebbe particolarmente onerosa. Infine bisognerebbe essere meno imprudenti sulla questione di Hamas e in generale su tutti i problemi dello scacchiere mediorientale, visto che Hamas, come altre organizzazioni terroristiche islamiche e come gli attuali governanti di Teheran, predicano e praticano l'intenzione di distruggere Israele. L'Italia ha tutto il dovere e l'interesse di cercare soluzioni politiche per le aree in crisi, ma proprio per questo la sua politica estera deve essere autorevole e al suo impegno internazionale credibile e affidabile. In questo senso bisognerebbe realizzare per le scelte di fondo di politica estera un ampio consenso interno. - -->.

Torna all'inizio


Merkel: <La Shoah copre i tedeschi di vergogna> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 112 Israele. Parla nella sua lingua alla Knesset: cinque deputati la contestano Merkel: "La Shoah copre i tedeschi di vergogna" Israele.. Parla nella sua lingua alla Knesset: cinque deputati la contestano --> GERUSALEMME Nell'atmosfera solenne della Knesset, il parlamento israeliano, che celebra quest'anno i 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, ieri per venti minuti è risuonato l'idioma tedesco. La cancelleria Angela Merkel, consapevole della straordinarietà dell'evento, prima ha voluto però salutare i deputati in ebraico: "Parlare in questa prestigiosa assemblea per me è un grande onore", ha detto in ebraico, la lingua di Israele. Prima di passare al discorso ufficiale, che, pur tra qualche polemica, era stata invece autorizzata a tenere nella sua lingua madre. Solo cinque deputati su 120, hanno contestato questa scelta rifiutando di presenziare alla seduta "perché - hanno spiegato - non possiamo sentire pronunciare in questa aula l'idioma con cui vennero sterminati i nostri avi". Ma Angela Merkel ha voluto rivolgersi proprio alle vittime dell'Olocausto, prima di toccare i temi politici: "La Shoah copre noi tedeschi di vergogna - ha detto - e io mi inchino davanti ai sei milioni di ebrei uccisi, e mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a coloro che li aiutarono a salvarsi". È in considerazione di questo tragico passato, ha assicurato Merkel, che la Germania non lascerà mai più da solo Israele e lo aiuterà soprattutto a difendersi: "Ogni governo tedesco - ha detto - e ogni cancelliere prima di me ha sempre sentito di avere una speciale responsabilità per la sicurezza di Israele. Questa responsabilità storica è parte dei principi fondamentali del mio Paese e questo vuol dire che per me, come cancelliere tedesco, la sicurezza di Israele non è negoziabile".

Torna all'inizio


Il coraggio di reagire - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti IL CORAGGIO DI REAGIRE (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Ricalcando le parole del Dalai Lama, padre Cervellera ha evocato il "genocidio culturale e religioso" in Tibet. Pechino conta di designare, alla morte del Dalai Lama, che ha 72 anni, un successore sulla propria misura: ne potrebbe risultare una doppia autorità lamaista, com'è stato per la cattolica. Ma l'affinità fra le fedi perseguitate non basta ad allearle di fronte alla persecuzione. Il mancato incontro del Dalai Lama col Papa a dicembre fece meno scalpore solo perché coincise con una incresciosa sequela di mancati incontri. Non so se la disputa terminologica sulla violenza cinese contro il Tibet (o, con le debite differenze, contro i musulmani uiguri dello Xinjiang), per la quale non si può che attenersi alla definizione di Antonio Cassese, sia fruttuosa. E' vero che "genocidio", neologismo del 1944, è diventata più o meno una paroletta magica, da usare per omettere il soccorso più che per portarlo, così in Ruanda o in Darfur ? salvo piangerci su lacrime di coccodrillo. Comunque la si chiami, la repressione della tradizione tibetana e la sua programmata cancellazione attraverso l'immigrazione di etnia Han, che ha già dato alla capitale Lhasa una maggioranza cinese, basta e avanza a motivare la sanzione internazionale. Se questo non avviene, non è per un rispetto legalitario della sovranità nazionale cinese, ma per la reverenza intima e travolgente che si prova per il più forte. Si può discutere se la Cina sia già oggi il più forte: è un fatto che lo sarà di qui a poco. Dunque la scelta di oggi della comunità internazionale è destinata a ipotecare quelle future. La globalizzazione ha ripristinato il legame fra numerosità della popolazione e vastità del territorio da una parte, e potenza dall'altra. Questo è immediatamente evidente quanto al peso della demografia. Già per l'Islam, misurato, più che per le sue divisioni statali, teologiche, etniche, per il numero totale: un miliardo e trecento milioni (l'equivalente della popolazione cinese) e l'impetuoso incremento demografico. La più annosa e delicata delle crisi, nonostante la sua infima piccolezza, quella israelo-palestinese, viene sempre più confidata dal lato arabo alla demografia, dunque al tempo ?nemmeno molto lungo. L'ascesa mondiale della Cina (e, in subordine, dell'India) restituisce alla popolosità i suoi diritti, perduti un paio di secoli fa, quando la potenza tecnologica e militare dell'Inghilterra seppe farne a meno. Che cosa dobbiamo aspettarci dall'ascesa cinese? E' evidente che, sia pure non nella trista forma del "pericolo giallo", la paura della Cina, che non ha mai abbandonato l'Europa e l'Occidente, ha ripreso vigore, e il successo del pamphlet di Giulio Tremonti le deve molto. E' la prima volta nel mondo moderno che vuol prendere la testa chi ha la popolazione più numerosa; di qui la peculiarità dell'allarme ? il formicaio umano. In questi stessi giorni Carlo Feltrinelli ha mandato in libreria un voluminoso studio di Giovanni Arrighi: "Adam Smith a Pechino. Genealogie del ventunesimo secolo". Arrighi tratta del successo cinese e dei suoi effetti a lungo termine. Alcuni dei suoi argomenti mi hanno colpito, e mi paiono pertinenti, magari per contrasto, con la vicenda urgente della repressione del Tibet e in genere delle minoranze in Cina. A cominciare dal titolo e dal sottotitolo. Arrighi muove dalla constatazione dell'inadeguatezza dei modelli storici (compreso quello marxiano) per interpretare l'avvento cinese, e gli cerca una genealogia sostitutiva in Adam Smith, e in una sua idea di un mercato mondiale non-capitalistico. Io, che sono lontano dalle conoscenze necessarie ad affrontare un simile tema, ho la stessa impressione dell'inadeguatezza dei canoni di interpretazione storica finora disponibili: ma di tutti. E mi pare che il tentativo di trovarle una genealogia teorica supplente, anche quando, come in Arrighi, è ricco di suggestioni, sia piuttosto rivelatore del bisogno psicologico di aggrapparsi, scivolando giù, a qualche radice. L'Adam Smith di Arrighi è un ciuffo d'erba. Quello che confusamente penso del mondo nuovo ha a che fare con l'espressione pressoché inavvertita che accompagna tutto ciò che si riferisce alla Cina: "senza precedenti". La crescita dell'economia cinese: senza precedenti. (Stiglitz attenua appena con un superfluo "probabilmente": "Probabilmente la più notevole di tutta la storia"). La combinazione fra autocrazia partitica e concorrenza economica: senza precedenti. Gli effetti di una demografia forzata: senza precedenti. E così via. Ora, a prenderla sul serio, l'espressione "senza precedenti" vi leva il terreno sotto i piedi. E' una dichiarazione di inservibilità del passato. Noi possiamo scherzare sull'illusione che la storia sia maestra di vita, ma se smarriamo davvero l'uso del passato siamo allo sbaraglio. La Cina ci sfida a questo sbaraglio? Con la sua unprecedented economic growth? Scriverlo in inglese serve, perché prende un significato più pregnante che non nel nostro generico senza precedenti. Noi siamo gente di diritto romano e di legge scritta, mentre il common law anglosassone si fonda sui precedenti giudiziari. Un caso senza precedenti vi è pressoché ingiudicabile, e comunque esposto a un estremo arbitrio, o una estrema fantasia. Usciamo dal diritto e prendiamo sul serio la Cina come un caso unprecedented. Dovremo ammettere di camminare sulla terra avendo perso la bussola. Proveremo qualche esame di riparazione. Ci ricorderemo che siamo svantaggiati dal fatto che non parliamo cinese, e conosciamo malissimo quella storia. Lo stesso Arrighi non si limita alla sua lettura di Smith, ma cerca nel passato cinese e nella stessa tradizione recente del maoismo (e perfino della Rivoluzione culturale) la chiave di riconoscimento dell'esplosione della Cina. Tuttavia il dubbio che il mondo ci sia sfuggito di mano e di mente, che non abbiamo più antenati giganteschi e nemmeno di media statura sulle cui spalle salire per guardare lontano, resta. Ed è stuzzicante come una nuova sfida (senza precedenti...) ma prima ancora angoscioso. Arrighi è persuaso del superamento, se non del capovolgimento, di canoni ereditati. Sulla scorta di una studiosa che invita a rivedere "le nostre assunzioni teleologiche sull' 'accumulazione primitiva' " , conclude che "la separazione dei contadini dai loro mezzi di produzione è stata più un effetto della distruzione creativa del capitalismo che una precondizione della sua nascita". Sul futuro "cinese" è decisamente ottimista. Respinge l'opinione che l'ascesa della Cina vada attribuita "a una presunta conversione al credo neoliberale". Pensa che il successo cinese (e indiano) non dipenda tanto dalle riforme che hanno introdotto, quanto dai regolamenti che non hanno abolito: cioè da un resto decisivo di "socialismo" e di orientamento pubblico. Sono le "riforme con caratteristiche cinesi": formula però troppo somigliante alla "democrazia con caratteristiche cinesi", poca democrazia e molte caratteristiche cinesi. Il credo neoliberale è altrettanto estraneo, per Arrighi, ai riformatori cinesi che ad Adam Smith. La Cina, dice, è emersa come il vero vincitore della guerra al terrorismo lanciata dagli Stati Uniti nel tentativo di creare lo stato mondiale. Il suo è un modello rivale sulla scala internazionale. A dirlo benevolmente, il modello della "preservazione del proprio modo di vivere". A dirlo più realisticamente, il modello dell'esportazione dell'autocrazia. Oggi, reagire francamente alla violazione cinese dei diritti umani, e disporsi a pagarne un prezzo, chiede coraggio. Già domani, il coraggio non basterà più.

Torna all'inizio


Gli ebrei etiopi di <Vai e vivrai> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-19 num: - pag: 20 categoria: REDAZIONALE GNOMO Gli ebrei etiopi di "Vai e vivrai" Chiude il ciclo "Diritti cinematografici" allo Gnomo (via Lanzone 30/A, tel. ingr. € 4,10 più tessera € 2,60) con proiezione alle 20 di "Vai e vivrai" (2005) di Radu Mihaileanu, sugli ebrei etiopi rifugiati in Israele. Segue dibattito con Giorgio Sacerdoti, docente alla Bocconi, e l'editorialista David Bidussa. (g.gros.).

Torna all'inizio


Il mondo scorso, cinque anni fa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Roberto Zanini Domani sono cinque anni. Era il 20 marzo del 2003 e i primi missili salparono dalle navi al largo del Golfo Persico diretti su Baghdad. Avvertiti per tempo, pochi direttori di giornali statunitensi si piazzarono davanti alla tv per non perdersi i primi lampi verdi nella notte di Baghdad e all'Hotel Palestine i reporter cominciarono a strillare nei microfoni. Quella notte un missile più grosso degli altri sventrò il palazzo che una spiata aveva indicato come il covo di Saddam, non era vero e la guerra continuò per un altro pugno di settimane, i figli del dittatore cacciati come bestie, macellati ed esposti come trofeo di caccia, il dittatore stesso stanato dal suo buco, rasato ed impiccato davanti a un telefonino con telecamera. "Major combat is over", Bush lo annunciò in maggio su una portaerei con più cineprese che cannoni. Non era vero nemmeno quello ma a chi importava? L'Iraq era stato vinto in un attimo, senza alcun onore - se mai ve n'è in una guerra - i bombardieri americani spianavano la strada alla fanteria americana che spianava la strada alle salmerie della ricostruzione, la stampa occidentale scherniva i fantaccini iracheni che si arrendevano in massa mentre Halliburton e soci firmavano contratti che avrebbero arricchito alcuni e mandato altri in galera per truffa. Lo stato canaglia moriva sepolto di missili e bugie. Intanto il mondo cambiava. Il primo a sparire fu il principio che gli stati si riconoscono tra loro e tra loro si possono difendere ma non aggredire. Era il trattato di Westfalia, datava tre secoli e mezzo, bruciò come carta vecchia. Morì anche l'Onu ma non se ne accorse e oggi si ostina ad esistere in un palazzo di vetro a New York ma non più nelle coscienze di un pianeta mutato. A che serve una legge sovranazionale se funziona benissimo la legge del più forte? Dotata delle moderne protesi tecnologiche, la superpotenza mondiale rimasta ha sancito l'eversione dalla struttura legale che governava il mondo e ha fatto della soggezione dell'altro la leva e il motore di una nuova storia. La seconda superpotenza mondiale, come il New York Times battezzò l'opinione pubblica in quelle giornate di cinque anni fa, non tardò a liquefarsi come l'illusione generosa che era. I dettagli rimasti, come il divieto di torturare i nemici, vennero sepolti ad Abu Ghraib. In Italia la sinistra di governo ha avuto in una guerra, quella per il Kosovo, uno dei suoi atti fondativi: sradicata nei punti cardinali, disseccata nei molti vegetali a cui la sua toponomastica si è riferita negli anni, ha continuato per quella strada. La sinistra cosiddetta radicale ha avuto nella guerra la prima forca caudina davanti alla quale piegarsi per fedeltà di coalizione, avviando la crisi in cui oggi si dibatte. Messi insieme i partiti arcobaleno valgono il 13% ma pregano per l'8% e qualcosa vorrà dire. Sì, il governo Prodi si è ritirato dall'Iraq, ma quando ormai lo prometteva anche Berlusconi. E in questa campagna elettorale della guerra non si fa minuziosamente parola, è cosa remota. Molto remota. Domani sono cinque anni.

Torna all'inizio


PER FORTUNA quella tra Islam e Cristianesimo non è solo una vicenda di odio, intolleranza e (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di MARCO GUIDI PER FORTUNA quella tra Islam e Cristianesimo non è solo una vicenda di odio, intolleranza e sangue. Se in Iraq i cristiani sono perseguitati e uccisi (come capita in misura minore, ma non troppo, ad altre minoranze). Se il caso dell'arcivescovo caldeo ucciso attanaglia le coscienze e pone seri interrogativi sul futuro delle comunità cristiane. Se in Turchia, davanti a una uguaglianza ufficiale tra i credi e le fedi, si continuano a verificare atti criminali contro i cristiani, visti come agenti di non meglio identificati nemici stranieri. Qualcosa d'altro si sta muovendo in senso opposto. Verso un'accettazione reciproca, verso la tolleranza. Una tolleranza che, peraltro, è proclamata anche dal testo sacro islamico, il Corano, che riconosce a ebrei e cristiani la qualifica di "religioni del Libro". Cioè rivelate da Dio e portatrici di salvezza e di verità. L'ultimo esempio di quello che diciamo ha un nome. Si chiama "Nostra Signora del Rosario" ed è stata inaugurata ieri nel Qatar, l'emirato del Golfo Persico che confina con l'Arabia Saudita. È la prima chiesa cattolica che sorge in Qatar e farà parte di una struttura religiosa, che comprende anche un tempio anglicano e uno ortodosso. Il complesso religioso sorge su un terreno di 21 mila metri quadrati, alla periferia della capitale Doha. Un terreno donato dall'emiro Hamad bin Khalifa al Thani, l'uomo che, dal 2002, sta portando avanti una politica di dialogo interreligioso e che ha instaurato rapporti diplomatici con la Santa Sede. Il parroco della nuova chiesa sarà un francescano cappuccino, il filippino Tom Veneracion. Una scelta giusta, visto che i cattolici presenti in Qatar sono in maggioranza lavoratori filippini, seguiti da indiani. Certo, si tratta di una chiesa particolare, priva di campanile e di croce all'esterno. Oltretutto essa sarà aperta non a tutti ma riservata solo al culto dei fedeli. Comunque si tratta di un grande passo avanti. Il secondo, dopo che ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, è stata costruita un'altra chiesa che, dal marzo 2005, ospita il vescovo Paul Hinder, vicario apostolico per la Penisola araba, una terra che, fino a pochissimo tempo fa, era chiusa nei confronti di tutte le religioni che non fossero l'Islam. Un passo avanti che riconosce come le migliaia di lavoratori, cattolici in particolare, e cristiani in generale, abbiano la necessità di possedere un loro luogo di culto. E questo dovrebbe far riflettere in particolare coloro che invocano sempre problemi di reciprocità, quando si tratta di costruire una moschea in qualche parte d'Italia. Gente che probabilmente non sa come in moltissimi Paesi arabi e islamici esistano comunità, chiese e monasteri cristiani. Come in Egitto, dove i copti sono oltre 7 milioni, in Giordania, in Siria, in Palestina, oltre che in Iraq, in Iran, in Pakistan, in Tunisia, Algeria, Marocco e in altri Paesi. Certo, in Arabia Saudita è vietata ogni manifestazione religiosa che non sia quella islamica. Ma quella saudita è una situazione particolare. Siamo di fronte a una monarchia, con basi religiose wahhabite, intollerante non solo verso le altre religioni ma verso le altre stesse confessioni islamiche. La globalizzazione, tra i tanti difetti, ha anche qualche pregio, quello, per esempio, di aprire a culti diversi posti che parevano loro preclusi per sempre. E constatare che, a fianco di un Islam sempre più fondamentalista, ne esistono altri, più aperti, più fedeli a una lettura più autentica e vera del Corano, non può che portare una luce di speranza anche in un momento così tragico. Anche perché dovrebbe ormai essere chiaro che certe prese di posizione oltranziste non dipendono tanto dalla religione ma piuttosto dalla politica e dalla lotta per quel demone che è il potere. Concludendo, il Qatar dell'emiro al Thani non è solo il Paese che ha inventato e ospita la prima tv satellitare araba, "al Jazira", ma anche una nazione che si apre alla comprensione e alla tolleranza verso le altre religioni. È questo lo scenario che vorremmo per tutto il Pianeta, qualsiasi sia la religione che seguono i popoli.

Torna all'inizio


Applausi alla Knesset per la cancelliera La Merkel convince Israele. In tedesco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-19 num: - pag: 19 categoria: REDAZIONALE Il discorso Solo tre deputati si alzano per protesta: "E' la lingua dello sterminio" Applausi alla Knesset per la cancelliera La Merkel convince Israele. In tedesco DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - "La Shoah riempie noi tedeschi di vergogna. Mi inchino di fronte alle vittime. Mi inchino di fronte ai sopravvissuti e di fronte a tutti quelli che li hanno aiutati a sopravvivere ". Le scuse per i 6 milioni di ebrei uccisi Angela Merkel le porge al Parlamento israeliano. E lo fa nella sua lingua madre, primo cancelliere ad avere questo onore, la lingua che alcuni dei deputati assolutamente non volevano sentire, perché - come ha detto Arieh Eldad, deputato ultraortodosso - era la lingua nella quale sono stati sterminati i suoi nonni. Ci sono una dozzina di seggi vuoti, tre deputati che si alzano, la protestataria dell'ultim'ora, la laburista Shelly Yachimovich non si fa vedere. Ma la comparsa della Merkel è un successo annunciato, fila liscia fin dalle prime parole in ebraico, quando ringrazia per aver avuto l'opportunità di parlare. Il resto è il messaggio che è venuta a portare in Israele: "Ogni governo tedesco e ogni cancelliere prima di me è investito da questa speciale responsabilità che la Germania ha nei confronti di Israele". Una "responsabilità storica" che, sostiene, fa parte della politica fondamentale del suo Paese. "Significa che per me, come cancelliere tedesco, la sicurezza di Israele non è negoziabile". Sicurezza, per Merkel, vuol dire stop ai Qassam lanciati da Gaza. "Lo dico chiaramente: devono cessare". Ma soprattutto la Merkel promette l'impegno dei tedeschi sull'altro fronte, più ampio e potenzialmente ben più distruttivo, quello iraniano: "Se dovessero ottenere la bomba atomica, le conseguenze sarebbero disastrose". Non sta al mondo, sostiene, provare che l'Iran vuole ottenere le armi nucleari, sta agli iraniani dimostrare di non cercarle. "Se l'Iran non lo accetta, la Germania chiederà altre sanzioni ". Il finale è un crescendo: "Complimenti allo Stato d'Israele per i suoi 60 anni. Shalom ". Standing ovation. Se c'è qualche ombra, in questo viaggio compiuto con tutto il gabinetto non è sul versante israeliano. Ma su quello palestinese: può un simile sostegno allo Stato ebraico non attirare sospetti di parzialità? Qualche critica c'è stata, anche se la Merkel - che ripete "per la pace servono concessioni dolorose" da entrambe le parti - si è impegnata per una conferenza pro-palestinese a giugno. Le premeva un'altra cosa: ripetere il viaggio di Konrad Adenauer nel 1965, dopo che si stabilirono le relazioni tra Israele e la Germania, andare nel kibbutz e sulla tomba di Ben Gurion, che domina sul deserto del Negev e - lei, prima leader tedesca nata dopo la guerra - misurare la distanza da quel dopoguerra. La minaccia iraniana "Non sta al mondo provare che l'Iran vuole armi nucleari, sta agli iraniani dimostrare di non cercarle" Shalom La Merkel ha iniziato e concluso il discorso in ebraico. Per il resto ha parlato tedesco Ma. G.

Torna all'inizio


Sopravvissuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-19 num: - pag: 19 categoria: BREVI Sopravvissuto Nato in Romania, sopravvissuto alla Shoah, emigrato nella Palestina sotto mandato britannico, è diventato uno dei più importanti scrittori in lingua ebraica. L'ultimo libro tradotto in Italia: Badenheim 1939 (Guanda).

Torna all'inizio


SCUOLA RABBINICA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-03-19 num: - pag: 37 categoria: BREVI SCUOLA RABBINICA L'attentato Caro Romano, mi ha colpito il fatto che lei non abbia risposto alla precisa domanda che esprimeva una forte preoccupazione circa l'atteggiamento assunto dalla fazione di Abu Mazen, che ha elogiato l'autore dell'uccisione di 8 giovani studenti della scuola rabbinica. Non era legittimo attendersi che si esprimesse su questo episodio e sulla pubblica esultanza della popolazione palestinese nelle strade di Gaza per questo crimine? Da "equidistante" osserverà che anche i raid israeliani causano vittime: è vero purtroppo, ma innanzitutto questi raid, contrariamente ai kamikaze, non hanno i civili come obiettivo e, cosa significativa non causano, l'esultanza di una società civile come quella israeliana. Sono curioso di verificare se pubblicherà questa "scomoda" lettera scritta da un esponente di una minoranza fortemente preoccupata per la grave parzialità con la quale la maggioranza dei media affronta il problema derivante dalla serissima minaccia esercitata da centinaia di milioni di musulmani governati ancora da regimi tirannici e antidemocratici, nei confronti di pochi milioni di ebrei. Questi ultimi, costituitisi dopo immani tragedie, in uno Stato democratico e legittimato dall'Onu, sono bersaglio, fin dal primo giorno della sua costituzione, di continui attacchi da parte dei Paesi arabi confinanti che, se avessero prevalso, avrebbero causato non la sconfitta militare di Israele ma il suo totale annientamento. Consideri tutto ciò con la massima serenità e imparzialità possibile. Franco Cohen novafodera@libero.it I pareri diversi e contrari non sono scomodi e appartengono allo stile di questa rubrica. Ma se rileggerà la mia risposta lei constaterà che non ho eluso il quesito. Ho spiegato l'anomalia ricordando che nessun leader arabo potrebbe, anche se lo desiderasse, dare la sensazione di essere insensibile ai sentimenti e alle percezioni della sua pubblica opinione.

Torna all'inizio


Primo storico discorso di un capo di governo straniero al parlamento israeliano. Un rapporto privilegiato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Primo storico discorso di un capo di governo straniero al parlamento israeliano. "Un rapporto privilegiato".

Torna all'inizio


La Shoah riempie di vergogna il popolo tedesco . Non pochi israeliani e probabilm (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO "La Shoah riempie di vergogna il popolo tedesco". Non pochi israeliani e probabilmente molti ebrei nella diaspora hanno rabbrividito ascoltando Angela Merkel parlare in tedesco dal podio della knesset. La cancelliera è stata il primo capo di governo a rivolgersi al parlamento israeliano. Un fatto storico. Un omaggio a un rapporto privilegiato tra i due Paesi. Ma anche se le sue parole erano di totale, incondizionato sostegno allo Stato d'Israele che compie quest'anno sessanta anni, la lingua pesava come un macigno su chi, e sono tanti, porta nel cuore e nella mente le ferite dell'Olocausto. Prima di lei, soltanto il presidente della Germania, Horst Koehler, e il presidente del Parlamento europeo, Hans-Gert Poettering, avevano parlato in tedesco davanti alla knesset e cinque parlamentari hanno preferito boicottare l'evento per non "sentire pronunciare in quest'aula l'idioma con cui furono sterminati i nostri avi". La maggioranza ha sorvolato sul passato mettendo l'accento sul futuro. E sulle paure di chi vede nel progetto nucleare iraniano e nelle parole del presidente Ahmadinejad le premesse per una nuova tragedia. Ehud Olmert ha ricordato la tempesta che ha travolto la knesset nel 1952, appena sette anni dopo la fine della guerra e la liberazione dei campi di sterminio nazisti, quando la questione di contatti diplomatici tra Israele e la Germania venne portata davanti alla knesset, per dire che oggi le relazioni tra i due Paesi hanno raggiunto un livello altissimo. Poi ha chiesto alla Germania di impegnarsi per impedire all'Iran di ottenere armi nucleari. Non ce n'era bisogno. Il tema stava a cuore alla cancelliera. "Il mondo non deve provare all'Iran che sta costruendo una bomba atomica, è l'Iran che deve convincere il mondo di non volerla", ha dichiarato, condannando "i ripetuti attacchi verbali" del presidente iraniano contro Israele. Se Teheran ottenesse la bomba nucleare, ha proseguito, ciò avrebbe "conseguenze di larga portata, in primo luogo per la sicurezza e l'esistenza d'Israele", ma anche per la regione, l'Europa e il mondo intero. Dalla questione iraniana e passata al nodo della Palestina. La Germania, ha ricordato, appoggia la "visione di due Stati con frontiere pacifiche - la nazione ebraica in Israele e la Nazione palestinese in Palestina". Saranno necessarie "concessioni dolorose" ha ammesso, ricordando agli israeliani come "la stabilità nella regione non è soltanto nel vostro interesse; la stabilità riguarda anche la Germania e l'Europa". Merkel è arrivata a Gerusalemme con tutti i suoi ministri e con loro ha visitato, com'è consuetudine, Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto. Ogni parola pronunciata legava passato e presente. In ebraico, la cancelliera ha ringraziato il parlamento per l'invito, prima di passare al tedesco, per dire: "Ogni governo tedesco e ogni cancelliere tedesco prima di me si è impegnato nella speciale responsabilità storica che la Germania ha verso la sicurezza di Israele". "L'omicidio di massa" di sei milioni d'ebrei "nel nome della Germania" ha causato "indescrivibili sofferenze". Applausi e momenti carichi d'emotività quando ha aggiunto: "M'inchino davanti alle vittime. M'inchino davanti ai sopravvissuti e chi li ha aiutati a sopravvivere". E ancora: "La Germania deve impedire ogni tentativo di sottovalutare le atrocità naziste" e "antisemitismo, razzismo e xenofobia non devono più poter metter piede in Germania e in Europa". La soddisfazione per le parole d'impegno di Merkel è evidente nei media israeliani ma in Germania c'è chi guarda con preoccupazione a una politica "così schierata". A novembre, venticinque influenti docenti in alcune delle più prestigiosi atenei del Paese hanno firmato una petizione sollecitando un cambiamento dell'atteggiamento nel rapporto tra i due Paesi "per favorire un'amicizia libera dai pesi del passato" e per "lasciare spazio ad eventuali critiche a Israele". Secondo i firmatari del documento, l'Olocausto impegna la Germania a sostenere Israele ma anche a sostenere i palestinesi in "quanto le ramificazioni dell'Olocausto portarono alle sofferenze dei palestinesi negli ultimi sessanta anni". A spronare gli accademici a sollecitare un dibattito è stata la realizzazione che "ogni nuovo attacco contro cittadini israeliani e ogni azione sproporzionata da parte dell'esercito e del governo israeliani rafforzano l'estrema polarizzazione in Germania tra i sostenitori d'Israele da una parte e quelli contro di essa". Con il rischio, fanno capire, di una pericolosa ripresa dell'antisemitismo.

Torna all'inizio


TEL AVIV - Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha ordinato ieri la chiusura, fino a domen (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ica, dei valichi di transito con la Cisgiordania. A renderlo noto, fonti militari secondo cui il provvedimento è legato al moltiplicarsi delle informazioni di intelligence relative alla imminenza di attentati palestinesi. Ieri a Jenin sette ordigni sono stati trovati all'interno di un'automobile fermata a un posto di blocco. Artificieri hanno provveduto a disinnescarli. Secondo le fonti le ragioni immediate della chiusura della Cisgiordania sono legate alla ricorrenza ebraica del Purim (Carnevale) che in passato è stata più volte funestata da attentatori palestinesi, che hanno sfruttato il clima di confusione nelle strade Secondo l'intelligence è possibile che cellule palestinesi nei Territori abbiano ricevuto dagli Hezbollah l'ordine di compiere attentati in questa occasione. E' stata invece un'azione solitaria quella che ieri ha portato al pugnalamento di un rabbino a Gerusalemme nei pressi della Porta di Damasco nella Città Vecchia. Il gesto è stato rivendicato con un comunicato dal gruppo "Ahrar al-Jalil" (Liberi della Galilea), lo stesso che aveva rivendicato l'attentato terroristico al collegio rabbinico Merkaz ha-Rav di Gerusalemme, dove un palestinese di Gerusalemme est uccise otto seminaristi ebrei prima di essere ucciso a sua volta. Il rabbino, Yehezkel Grinwald, 49 anni, è ben noto negli ambienti della destra nazionalista. Fonti dei coloni precisano che è residente nella colonia cisgiordana di Beit El (Ramallah) e insegnante nel collegio rabbinico Ateret Cohanim: una istituzione, questa, che è in prima linea nel favorire l'insediamento di ebrei nella Città Vecchia e nelle sue immediate vicinanze. Le condizioni di Grinwald non sono gravi, il suo assalitore è riuscito a fuggire.

Torna all'inizio


Doveva portare pace e democrazia, battere bin Laden e assicurare sicurezza agli Usa. Non è andata proprio così Cinque anni fa la guerra in Iraq Tutti i protagonisti del disastro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ivan Bonfanti A cinque anni dal 20 marzo 2003, data di avvio dell'invasione americana dell'Iraq, i risultati dell'operazione militare che doveva portare pace e democrazia nell'intera regione mediorientrale, come assicuravano i neocon americani e loro accoliti di casa nostra, sono sotto gli occhi di tutti. E' presto per giudicare un processo e storicizzarlo, ma una rapida occhiata allo stato di salute dei protagonisti di allora aiuta a capire se dal pantano iracheno siano uscite rafforzate la pace, la democrazia e la sicurezza nel mondo, piuttosto che il fanatismo, l'odio e le tasche dei petrolieri. George W. Bush Il presidente degli Stati Uniti ci ha messo la faccia. Ha garantito di fronte al mondo che dietro al Qaida e l'attacco dell'11 settembre 2001 contro le torri gemelle di New York c'era la regia di Saddam Hussein. Ha assicurato che il dittatore iracheno e vecchio rivale di Bush senior era una minaccia e stava sviluppando un programma di armamenti chimici e batteriologici, di cui l'intelligence Usa aveva "prove certe". Ha poi predetto che l'occupazione dell'Iraq avrebbe portato democrazia e pace a Baghdad, innescando addirittura un virtuoso e visionario "democratic domino" che avrebbe cambiato per sempre la bilancia geostrategica del Medio Oriente. Infine ha incartato il pacco spiegando ai cittadini americani che le bombe cadevano per difendere la loro sicurezza nazionale. Le bugie sulle armi chimiche e le frottole sul coinvolgimento dell'ex satrapo di Baghdad nell'11 settembre sono durate il tempo di una stagione; la stessa intelligence (Usa e britannica) che Bush aveva umiliato e ridicolizzato per i suoi scopi politici ed economci ha provveduto a far sapere al mondo che le "prove certe" dicono l'esatto contrario. I canali economici e logistici che danno linfa a bin Laden e al terrorismo islamico sono decisamente asimmetrici, ma ai tempi dell'attacco all'Iraq l'asse passava a Riyad, Karachi, Khartum e Kuala Lampur, piuttosto che a Bassora o Fallujah. Dopo cinque anni di guerra, al contrario, al Qaida conta più di un santuario nell'Iraq sunnita. Per giudicare la visione strategica e gli effetti regionali è presto, il Medio Oriente è ancora in fermento. Ma a breve termine il disastro è evidente. In Iran c'era un ayatollah moderato e civile di nome Mohammad Khatami; oggi c'è Mahmoud Ahmadinejad, un fanatico antisemita e millenarista che giura di voler radere al suolo Israele e non vede l'ora di farla pagare all'Occidente, chiudendo nell'attesa i suoi cittadini in una morsa di ferro conservatrice guardata a vista dalle milizie islamiche. In tutta l'area le forze anti-secolari e le milizie fondamentaliste sono più forti che mai. Vale per l'Egitto e per la Palestina, ma anche per il più decisivo Pakistan e soprattutto per il martoriato Iraq. Tra pochi mesi andrà a casa, ma rischia di passare alla storia come il peggiore presidente nella storia degli Stati Uniti. Saddam Hussein Il dittatore iracheno l'aveva già fatta franca nel '91, quando l'avanzata in Kuwait delle truppe della coalizione messa in piedi da Bush padre decise all'improvviso di non puntare più a Bassora, dove nel frattempo si erano ribellati gli sciiti che veennero massacrati dalla vendetta della Guardia Repubblicana. Vaticinava, anche prima di questa guerra in Iraq, sull'imminente disfatta del "grande Satana Usa" di fronte alle sue invicibili divisioni dai nomi altisonanti - al Quds, Medina, Tigri. Mandò invece al fronte i soldatini dell'esercito regolare, massacrati a migliaia mentre nei bunker aspettavano gli ordini di uno Stato maggiore che si era già sciolto come i ghiacciai del Polo. Il nome di Saddam Hussein gronda sangue: uccise prima migliaia di oppositori, poi massacrò i curdi, infine se la prese con gli sciiti. Più che un leader un macellaio, che paradossalmente riuscì a brillare di una qualche luce umana solo negli ultimi istanti. Quando venne esposto come un trofeo, umilitato e in catene, sembrava un vecchio signore con tanta paura di morire. Osama bin Laden Che sia nascosto in una spelonca a Kandahar, albergato in una villa del Waziristan, oppure se sia stato maciullato dalle bombe Usa a Tora Bora, ormai non importa quasi più. Lo sceicco del terrore, è il grande vincitore di questi primi cinque anni di guerra in Iraq. Al Qaida era decisamente un network insidioso quando poteva contare, oltre che sui miliardi di bin Laden, sull'appoggio dei regimi di Khartum o del semi-Stato Taleban, ma oggi è un logo planetario che non appartiene più neppure al suo leader e grande ispiratore. Bin Laden non aveva una entrée in Iraq, ma ci ha pensato Bush a spalancargli le porte. Centinaia di migliaia di iracheni uccisi hanno quindi completato il ciclo alimentare di al Qaida, fornendo ai terroristi un meraviglioso pretesto per presentarsi agli occhi di un mondo islamico in cerca di riscatto come una valida alternativa contro i regimi corrotti e dispotici del mondo arabo e musulmano. Dick Cheney L'unico dei falchi di Washington che ha conservato il posto nonostante il disastro in Iraq, Dick Cheney è insieme a Rumsfeld il regista della guerra e dell'occupazione. Ispirato neocon, estremista della prima ora, iniziò la carriera politica addirittura con Ford, nel '74, per poi passare sempre più a destra prima con Bush padre e poi con il più maneggevole figliolo. E' vero che sarà ricordato come il burattinaio di un fallimento politico e strategico, ma è altresì un fatto che potrà godersi la vecchiaia grazie ai lucrosi affari fatti in Iraq dalla Halliburton, la compagnia di cui Cheney era vicepresidente e che l'amministrazione ha coperto d'oro e di commesse legate all'operazione irachena. Tutto a spese dei contribuenti Usa, naturalmente. Donald Rumsfeld A differenza del comparetto ed ex protégé , Cheney, Donald Rumsfeld è stato fatto fuori dalle cariche pubbliche dopo che i democratici sono diventati maggioranza al Congresso, nel novembre 2006. Come segretario alla Difesa è stato uno sponsor decisivo della nozione di "guerra preventiva", sostenendo peraltro la versione per cui in Iraq sarebbe stata sufficente una "forza ridotta, ma high tech" per una guerra a basso costo. Scommise nella sollevazione anti-Saddam e nell'effetto domino della democrazia verso l'Iran, fallendo miseramente - a meno che non intendesse una contaminazione in ordine speculare. Arrogante, vendicativo e onestamente malvagio, come segretario alla Difesa si è accollerà anche la responsabilità nell'allucinante vicenda di Abu Graib. Mahmoud Ahmadinejad Figlio di un fabbro di Aradan, vicino Garmsar, divenuto professore al Dipartimento di Ingegneria Civile e infine capo ingegnere della VI armata dei Guardiani della Rivoluzione, il corpo speciale creato da Komeini per difendere i valori (e i gerarchi di regime) della teocrazia islamica, Ahmadinejad era il sindaco di Teheran quando Bush approdò alla Casa Bianca. Ai moderati che sostenevano a fatica l'utilità di un dialogo con gli Stati Uniti l'amministrazione Bush rispose inserendo l'Iran nella lista dei rogue states. Risultato, alle successive politiche in Iran stravinsero i conservatori, che nel barbuto ex pasdaran hanno trovato un campione anche al di là delle aspettative. Ossessionato da Israele, paranoico e antisemita, ha fatto virare l'Iran a destra e si è fatto tanti nemici interni, ma al momento resta uno dei grandi vincitori di questi anni. Grazie al clamore e alle passioni del "clash of civilisation" Ahmadinejad è poi riuscito a nascondere e sottodimensionare la portata della grave crisi economica che ha investito dal suo avvento l'Iran. José Maria Aznar Grande sponsor della partecipazione della Spagna alla guerra in Iraq, l'ex premier spagnolo si avviava verso una sicura riconferma quando, l'11 marzo 2004, una serie di bombe piazzate da terroristi islamici fecero strage nelle stazioni madrilene di Atocha, El Pozo del Tío Raimundo, Santa Eugenia e in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez. La strage colpì soprattutto i pendolari che si recavano al lavoro, ma Aznar, pur sapendo della matrice islamico-integralista della strage, bensò bene di imputare ai baschi dell'Eta l'attentato; sperando di non rivelare la connessione tra la guerra in Iraq e le bombe almeno nei due giorni che separavano gli attentati dal momento del voto. L'emergere di prove e il grossolano tentativo di disinformazione vennero però immediatamente alla luce, travolgendo politicamente il premier che perse le elezioni a favore del socialista Zapatero. Tony Blair Scelse di appoggiare Bush spiegando al mondo che la partecipazione britannica al conflitto avrebbe avuto l'effetto di "moderare gli eccessi" degli Stati Uniti. E' accaduto il contrario. Prima popolarissimo e un attimo dopo descritto dalla stampa del suo Paese come il cagnolino di Bush, non volle o non riuscì mai ad incidere, incamerando invece scandali e umiliazioni come nello scontro con Bbc o nella vicenda dei "ritocchi" fatti ad arte al dossier dell'intelligence inglese sulle presunte Armi di distruzione di massa, su cui dovette subire anche l'inchiesta del mellifluo Campbell. E' stato spodestato dal suo stesso partito che ne ha preteso le dimissioni. Oggi è l'inconsistente inviato per il Medio Oriente dell'Unione Europea. Alì al Sistani Capo spirituale della maggioranza sciita in Iraq, per anni esiliato in Iran, l'ayatollah Alì al Sistani ha rifiutato di incontrare i rappresentanti americani, ma ha provato più volte di non essere un burattino nelle mani di Teheran e non ha lesinato la sua cooperazione con gli occupanti in alcuni momenti decisivi, lasciando invece al giovane e più passionale al Sadr l'organizzazione militare delle milizie sciite, che ad arte hanno scelto in questi anni quando combattere e quando cooperare. Enigmatico, calcolatore, prudente e potentissimo, è il leader de facto delle regioni sciite dell'Iraq meridionale. I palestinesi Se il "democratic domino" doveva avere degli effetti nei territori palestinesi non si sono visti. Travolta dalla disastrosa decisione di lanciare una "intifada" militare contro Israele nel 2000, poi sepolta dall'onda dell'11 settembre e dall'aggressività della coppia Sharon-Bush, la leadership dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha pagato anche i propri errori. Israele ha rilanciato l'occupazione della terra palestinese, coniando al contempo l'assurda formula secondo la quale sarebbero dovuti essere proprio i palestinesi, a garantire la sicurezza all'occupante e non viceversa. Spazzato via dall'operazione Defensive Shield, l'Anp è riuscito anche a superare la morte di Arafat, trovando in Mahmoud Abbas un uomo di dialogo nel momento dell'odio. Abbas, accolto dall'Occidente come l'uomo del negoziato, ha invece incassato una serie di porte in faccia proprio da parte di chi lo sosteneva, Usa e Israele in testa. Bush, lanciando l'ormai ridicola Road Map, aveva giurato che entro il 2005 i palestinesi avrebbero avuto uno Stato. La guerra in Iraq ha esautorato le speranze di pace. Il Kurdistan Gli unici iracheni entusiasti dell'arrivo dei marines sono i curdi. Massacrati da Saddam col gas e altre diavolerie, brutalmente repressi in qualunque velleità di identità nazionale nei Paesi che occupano le regioni che i curdi considerano Kurdistan (Turchia, Iran, Siria e Iraq) hanno trovato finalmente uno spazio di libertà. Comandano nel Kurdistan iracheno, un curdo è stato eletto alla presidenza del Paese, dalle regioni amministrate dagli ex peshmerga si sta spargendo un seme che difficilmente potrà essere spento. La Turchia non sarà d'accordo, ma il Kurdistan è iniziato in Iraq. 19/03/2008.

Torna all'inizio


<Come può la Cei tifare a destra?> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Come può la Cei tifare a destra?" Caro Paolo, Sono la Madonna, la mamma di Gesù e rispondo alla lettera aperta che esprimeva disillusione e disorientamento di fronte alle elezioni politiche dell'aprile 2008. Moltissimi cittadine e cittadini non riescono a capire le posizioni della gerarchia cattolica, nonostante la politica di formale "non coinvolgimento" che il Presidente della Cei ha annunciato con grande enfasi il 10 marzo 2008 nella sua prolusione al consiglio permanente dell'organismo che raggruppa i vescovi italiani. "Non coinvolgimento" apparente, perché poi tutto, l'atteggiamento, il clima, il respiro, il contesto, lo sguardo, tutto converge verso alleanze implicite in nome di valori o singoli temi, perdendo di vista la visione complessiva del "bene comune" che è il criterio di fondo che la stessa gerarchia cattolica scrive nei suoi documenti ufficiali. Nello stesso tempo c'è il rifiuto di fronte alle liste così come sono fatte. Molti si chiedono se sia giusto votare, se sia utile, se sia doveroso. Maurizio Pagliassotti Don Paolo Farinella è un biblista, un linguista, un giornalista ed uno scrittore, ma sopra ogni altra cosa è un prete. Ha vissuto otto anni a Gerusalemme dove ha condotto studi teologici. Sessantanni (circa), pacato e riflessivo, amante del confronto dialettico. Lo scorso 4 febbraio ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera aperta alla Madonna che inizia così: "Genova 04 febbraio 2008. Non ci resta che la Madonna di Lourdes, nella speranza che almeno lei possa fare qualcosa per l'Italia dove Padre Pio protegge il clan Mastella, Santa Rosalia piange il cattolicissimo Cuffaro condannato a cinque anni per complicità in "mafia personalizzata" e Santa Agata di Catania si affida alla mafia per la sua onorata processione. Madonna di Lourdes, confidiamo in te! In queste ore si sta consumando l'assassinio della democrazia, ma più ancora della decenza e della dignità di una Nazione. Si va a votare, dopo appena due anni dalle elezioni...". Non contento ha rincarato la dose scrivendo una lettera di risposta da parte della vergine stessa, il cui attacco è quello di cui sopra. Chi avrà voglia di andare a leggere tutto sul sito www.paolomoiola.it farà non già un salto sulla sedia ma un vero balzo carpiato. Don Paolo oggi vive a Genova. Don Paolo lei è molto orgoglioso del suo essere prete. Come si vuole presentare ai lettori di un quotidiano di sinistra? Io amo dire che sono un prete cattolico ed un ateo per grazia di Dio. Cosa vuol dire? Ho fatto la scelta di essere un prete cattolico nella vita ma mi trovo benissimo anche come laico credente. Questo significa che non appartengo a quella categoria anti statale a prescindere, che ancora rimugina sulla "breccia di Porta Pia", che vorrebbe fare piazza pulita degli insegnamenti del Concilio vaticano II. Il regno di Dio si realizza in tutte le situazioni che noi conosciamo non solo in quelle che piacciono alle gerarchie ecclesiastiche attuali. Questo perché Dio ha una visione universale e non globale della vita, e nella prima non vi è un'omologazione al ribasso come nella seconda. Una visione che rispetta e valorizza le differenze, viste come una ricchezza. Da laico invece allo Stato chiedo solo di potermi esprimere in libertà. La Chiesa deve pretendere la libertà di parola, di aggregazione, di culto, di insegnamento, senza oneri per lo Stato, vedi Concordato. Padre lei ha scritto una lettera aperta alla Madonna... ed anche la di Lei risposta! Sto ricevendo molte mail che approvano il mio operato e anche qualche critica tra cui una che dice così: "Meglio terroristi rossi al governo che divorziati ed evasori fiscali?." L'ha scritta un cattolico. Le lettere che ho scritto rispecchiano la tragica situazione attuale. Un sistema in cui l'informazione è diventata formazione e necessita di forti provocazioni per veicolari messaggi diversi dal solito coro. Viviamo in una democrazia accorciata a causa dei media. Cosa significa? La televisione non informa più, bensì fa corsi di formazione full time su come vivere e soprattutto come votare. Si veda ad esempio le reti Mediaset e capirà di cosa sto parlando... Secondo lei la Chiesa sta facendo campagna elettorale? Per rispondere questa domanda bisogna fare una precisazione. La chiesa non è la sua gerarchia che ne è solo una componente e non la padrona. Il cuore della gerarchia batte a destra, ed in particolar modo per Silvio Berlusconi ed il suo cosiddetto "programma di ispirazione cattolica", ovvero quanto di più lontano dalla dottrina sociale della Chiesa e mera espressione di interessi di classe e di lobby. Un programma basato sui soldi in poche parole. Mi domando come un cattolico possa votare Berlusconi. Perché non basta una croce, una frase ad effetto o un simbolo cattolico per definirsi tali. Anzi, la chiesa dovrebbe impedire l'uso, e la relativa strumentalizzazione, dei simboli cattolici. Ad esempio quel Casini che ogni giorno si fa i gargarismi con l'acqua benedetta e che ripete solo quello che Ruini gli suggerisce non penso proprio che rispecchi i valori cattolici. Ci vuole un minimo di coerenza. Stesso discorso vale per Mastella e il suo Campanile... un personaggio che gestisce in maniera mafiosa un partito. Vorrei sapere dai vescovi come fanno a sostenere questi personaggi. Più in generale mi domando come tutti possiamo votare con questo sistema elettorale voluto da Berlusconi. Cosa vuol dire? Che si svolgeranno elezioni non democratiche in cui un gruppetto di persone ha già deciso chi andrà in parlamento. C'è lo stesso trattamento da parte della gerarchia cattolica tra preti di destra e di sinistra? Ovviamente no. I primi sono funzionali al sistema che la chiesa vuole realizzare insieme alla destra i secondi vengono tartassati. Si dice però che la chiesa nella prossima enciclica sociale avrà delle posizioni molto avanzate rispetti temi come la globalizzazione... Anche le pozzanghere rispecchiamo il sole... Da quanto ho capito sarà un'enciclica reazionaria che tenterà di fare piazza pulita del Concilio Vaticano II. Benedetto XVI è un papa restauratore che vorrebbe tornare indietro al congresso di Vienna successivo alla rivoluzione francese. E' una visione della chiesa chiusa, non universale come dovrebbe essere. Lei ha vissuto molto a Gerusalemme ed è un esperto del conflitto israelo-palestinese. Si arriverà ad una soluzione? Non si può giungere alla pace senza la giustizia, ovvero il riconoscimento dei diritti dei palestinesi. Quando questo accadrà bisognerà costruire delle scuole lungo il confine dei due stati. Luoghi in cui i bambini potranno incontrarsi e conoscersi. Dopo cinquanta anni forse si arriverà ad una vera integrazione e pace. In realtà non credo nella pace, penso che non ci sia una soluzione. I due popoli sono governati da sessanta anni da èlites che educano all'odio senza alcun interesse per i bisogni della gente. Ci vorrebbero statisti come Ben Gurion per risolvere la situazione... sarà molto difficile. 19/03/2008.

Torna all'inizio


Dalle "bombe umanitarie" di Clinton alle crociate di Bush, come Washington ha sfruttato le sue guerre per controllare il pianeta Cosa c'entra l'indipendenza del Kosovo con il petro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lio del Kurdistan iracheno? Sabina Morandi Non bisogna essere esperti di geopolitica per capire che l'indipendenza unilaterale del Kosovo ha ben poco a che fare con la democrazia o con i diritti delle minoranze oppresse. Non è chiaro però per quale motivo la Nato abbia compiuto questo passo sapendo perfettamente che avrebbe potuto creare un pericoloso precedente per tutte le minoranze oppresse del pianeta e che sarebbe stata una grave provocazione nei confronti di Mosca, storica alleata dei serbi. In realtà, come spiega Pepe Escobar dalle pagine on line di Asia times , la saga del Kossovo ha a che fare con due cose molto importanti: la rete degli oleodotti e le 737 basi Usa dislocate nel pianeta. Per farla breve si può dire che, fin dal 1999, la politica balcanica di Washington ruoti tutta intorno all'oleodotto trans-balcanico (Ambo) e a Camp Bondsteel, la più grande e lussuosa base statunitense in Europa. Insomma, dall'imperialismo umanitario di Clinton alla guerra al terrore di Bush, la musica è sempre la stessa: Washington decide in base ai propri interessi e al resto del mondo non resta che raccogliere i cocci. Non piacerà agli amici dei Clinton ma, in realtà, Belgrado e Baghdad hanno parecchio in comune. I 78 giorni di bombardamento massiccio della Jugoslavia che, nel '99, avrebbero dovuto sloggiare il "nuovo Hitler" (Slobodan Milosevic) sono stati il modello del bombardamento "colpisci e terrorizza" con cui, nel 2003, si sarebbe dovuto cacciare un altro "nuovo Hitler" (Saddam). Clinton ha demonizzato i serbi e utilizzato la Nato per aggirare la mancanza del mandato dell'Onu esattamente come ha fatto Bush nel 2003. Clinton ha attaccato l'ex Jugoslavia per espandere la Nato ai confini dell'ex Unione Sovietica, Bush ha attaccato l'Iraq per conquistare l'accesso agli ultimi grandi giacimenti. In entrambi i casi la militarizzazione e il controllo egemonico sono l'obiettivo delle operazioni e, in entrambi i casi, i risultati sono stati simili: la Jugoslavia è stata devastata, frammentata, balcanizzata e riordinata etnicamente in tanti mini-stati facilmente controllabili; l'Iraq è stato devastato, frammentato e spinto verso la pulizia etnica su base settaria e religiosa. Secondo Hillary Clinton l'indipendenza del Kosovo è un trionfo della democrazia e "un successo della politica estera americana". Questo nuovo Stato "modello" riconosciuto solo da Usa, Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, secondo Vladimir Ovtchinky, criminologo ed ex capo degli uffici russi dell'Interpol durante gli anni '90, è "uno Stato mafioso nel cuore dell'Europa". Lo governa Hashim Thaci, ex-comunista che, dopo aver abbracciato il socialismo nazionalista, divenne uno dei capi più giovani dell'Uck (l'esercito di liberazione del Kossovo) guadagnandosi il soprannome di "Serpente". Fu Madeleine Albright, allora Segretaria di Stato, a sdoganare il Serpente attribuendogli "il più radioso futuro" fra i kossovari che "lottano per la democrazia". Albright, oggi consulente per la politica estera di Hillary, non si fece problemi a finanziare un gruppo considerato una sorta di al-Qaeda balcanica specializzata in narcotraffico. Con il sostegno dell'intelligence statunitense e britannica, l'Uck venne addestrato dalle forze speciali di Londra mentre istruttori turchi e afgani (pagati dalla Cia) fornivano rudimenti sulle tecniche di guerriglia. Nel 1994 arrivò in Albania perfino bin Laden, e pare che al-Qaeda abbia ancora solide connessioni in loco. Sul quotidiano russo Ogoniok , Ovtchinky racconta come i clan kosovari abbiano guadagnato il controllo del traffico di oppio e di eroina dall'Afghanistan e il Pakistan attraverso i Balcani fino all'Europa occidentale. Dalla fine degli anni Novanta parte dei proventi del narcotraffico (circa 750 milioni euro) sono stati utilizzati per comprare armi mentre il business del contrabbando si andava diversificando. Secondo l'Interpol e l'Europol, allargando i propri "interessi" anche al traffico di migranti e alla prostituzione su larga scala, le mafie kosovare hanno incassato non meno di 7,5 miliardi di euro solo fra il 1999 e il 2000. Pare che la mafia kosovara sia ormai così potente da indurre Come scrive Escobar: "Il coro autodefinitosi "comunità internazionale" però è improvvisamente ammutolito di fronte alla possibilità dell'indipendenza delle Fiandre dal Belgio, del nord di Cipro, della Repubblica serba di Bosnia e dei baschi di Spagna, per non parlare di Gibilterra o del Kashmir indiano (il Jammu Kashmir Liberation Front, sta già prendendo alcune iniziative)". Ma ci sono anche il Tibet, Taiwan, l'Abkahzia e il South Ossetia (entrambi in Georgia ed entrambi vicini alla Russia), oltre alla Palestina e al Kurdistan. Il Kossovo settentrionale stesso - ormai popolato solo da serbi - e la Macedonia occidentale non sembrano qualificati per diventare indipendenti. Allora perché il Kossovo? Ed ecco che entrano in gioco l'oleodotto Ambo e Camp Bondsteel. Ambo sta per Albanian Macedonian Bulgarian Oil, entità registrata negli States per costruire un oleodotto da 1,1 miliardi di dollari (noto anche come Trans-balcanico) che dovrebbe essere ultimato entro il 2011 e portare il petrolio dal Mar Caspio a un terminal in Georgia. Da lì verrebbe trasportato via nave attraverso il Mar Nero fino al porto bulgaro di Burgas per poi attraversare la Macedonia fino al porto albanese di Vlora. La guerra della Nato voluta da Clinton contro la Jugoslavia era cruciale per l'accesso strategico a Vlora, dove il greggio verrà imbarcato sulle petroliere dirette alle raffinerie statunitensi sulla West Coast. Va detto che lo studio originale di fattibilità dell'Ambo, che risale al 1995, è stato condotto dalla Kellogg, Brown and Root, una sussidiaria dell'Halliburton, compagnia notoriamente vicina al vice-presidente Dick Cheney. L'Ambo si accorda infatti con la griglia energetica perseguita dal vice presidente (e, prima di lui, dal ministro per l'Energia di Clinton Bill Richardson) che dovrebbe assicurare agli Stati Uniti anche il petrolio delle ex-repubbliche sovietiche. Naturalmente la cosa può funzionare solo militarizzando massicciamente il "corridoio energetico" che parte dal Caspio e attraversa i Balcani, e isolando le potenze confinanti, ovvero Russia e Iran. Ecco il perché di Camp Bondsteel, la più grande base statunitense oltreoceano dai tempi del Vietnam, costruita dalla stessa compagnia che ha progettato l'oleodotto (Kellogg, Brown and Root) su 400 ettari di terra (agricola) vicino al confine con la Macedonia. Camp Bondsteel è una specie di Guantanamo a cinque stelle, completa di campo da golf, centro di massaggi tailandesi e tonnellate di cibo spazzatura. Secondo quanto ha scritto Chalmers Johnson in "The Sorrows of Empire" "I veterani dicono scherzando che ci sono solo due artefatti che possono essere visti dallo spazio, la Grande muraglia cinese e Camp Bondsteel". Non sarà più una battuta quando verrà ultimato il raddoppio che trasformerà la base nell'Abu Ghraib del Kosovo: la più grande prigione del paese dove le persone possono essere detenute senza bisogno di formalizzare le accuse. Amputato dalla Serbia, il Kosovo non sarà altro che un protettorato europeo: i funzionari di Bruxelles confermano che migliaia di burocrati e ufficiali di polizia saranno schierati a fianco di più di 17 mila militari della Nato. Parecchi analisti europei (per non parlare di quelli russi) hanno paragonato la situazione attuale con i giochetti balcanici che, nel 1914, portarono allo scoppio della Prima guerra mondiale. Proprio come un secolo fa, l'Europa centrale, la Russia e i musulmani si scontrano nei Balcani, ma questa volta la sceneggiatura è statunitense. Il primo contraccolpo l'hanno assaggiato i curdi iracheni, indotti a credere che il Kosovo fosse un precedente per la nascita di un Kurdistan indipendente. Esattamente come in Kossovo, anche nel Kurdistan iracheno al centro della scena c'è il petrolio (Kirkuk e i suoi oleodotti) e l'occupazione militare del territorio. Per spegnere sul nascere i sogni dei curdi, immediatamente dopo la proclamazione dell'indipendenza kossovara Ankara ha spedito 10 mila soldati oltre confine con l'aiuto dell'intelligence statunitense, per una campagna lampo terminata con il ritiro del 29 febbraio. Inizialmente le proteste del Governo regionale curdo di Ibril si sono fatte sentire. Il presidente Barzani ha scritto a Bush per chiedergli di fermare l'invasione. Durante i primi giorni dell'invasione il Governo regionale sottolineava gli sforzi fatti per "limitare le attività" dei ribelli del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan). Il Pkk è solo una scusa, dicevano i leader curdi, perchè la Turchia vuole solo "impedire la nascita di uno stato indipendente". Poi la musica è cambiata. Il primo ministro del governo curdo Nechirvan Balzani ha cominciato a sostenere che - malgrado i video e le numerose testimonianze - i turchi non hanno attaccato né le infrastrutture né i villaggi. In realtà l'invasione è stata una dimostrazione di forza - una specie di "colpisci e terrorizza" al rallentatore - da parte di un paese membro della Nato. Obiettivo della Turchia era minare la credibilità del governo regionale curdo e mostrare quanto sarebbe facile controllare la regione ricca di petrolio di Kirkuk. Così finisce il sogno dell'indipendenza del Kurdistan, sia per i curdi iracheni che per i 12 milioni che vivono in Turchia. Il premier del governo regionale curdo Balzani e l'attuale presidente dell'Iraq Talabani, ex signori della guerra perennemente in competizione, hanno già venduto il Pkk 15 anni fa, durante un'offensiva condotta insieme all'esercito turco. Entrambi promisero che non sarebbe più accaduto e invece è successo di nuovo: per i civili curdi, come i per civili kossovari, la vera indipendenza resta un sogno. 19/03/2008.

Torna all'inizio


"la shoah, vergogna della germania" - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La Shoah, vergogna della Germania" La Merkel parla in tedesco alla Knesset: "Mi inchino alle vittime" Sei deputati hanno protestato per il discorso tenuto nella "lingua degli ex carnefici" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "L'uccisione in massa di sei milioni di ebrei, compiuta in nome della Germania, ha portato indescrivibili sofferenze al popolo ebraico, all'Europa, al mondo intero. La Shoah riempie noi tedeschi di vergogna. M'inchino davanti alle vittime e davanti ai sopravvissuti". Nessuno poteva dubitare che Angela Merkel, durante la sua visita ufficiale in occasione del sessantesimo anniversario della fondazione d'Israele, ribadisse ciò che lei stessa e i cancellieri che l'hanno preceduta hanno già fatto in alte circostanze. E cioè, una chiara e diretta assunzione di responsabilità della Germania nello sterminio degli ebrei compiuto dai nazisti. Eppure c'è un clima d'attesa dentro l'emiciclo della Knesset quando la cancelliera, stretta in un tailleur-pantalone nero e spartano, sale alla tribuna. Davanti a lei non c'è solo il mondo politico israeliano. C'è, in sintesi, l'intero paese con le sue glorie e i suoi drammi. A parte i rappresentanti ufficiali dello Stato, con in testa il Presidente Shimon Peres, ecco il sindaco di Sderot, Eli Moyal, instancabile nel chiedere protezione per la città vittima dei Qassam. Ecco i familiari dei due soldati rapiti in Libano nel luglio del 2006, Eldad Regev ed Ehud Goldwasser, presi dagli Hezbollah e poi come spariti nel nulla. E' già successo in passato che la Germania sia riuscita a mediare uno scambio di prigionieri tra Israele e la milizia sciita. Potrebbe succedere anche in questo caso, ma non c'è alcun indizio. Le famiglie sperano. Ed ecco, naturalmente, sempre più ristretta col passar del tempo, la delegazione dei sopravvissuti all'Olocausto, una delle ragioni fondanti, se non la principale, dello stato ebraico, come loro stessi hanno ricordato fra le polemiche della vigilia. Perché, anche se nessuno, se non qualche frangia sparuta, si sognerebbe oggi di mettere in discussione la lealtà, la vicinanza, la disponibilità e, su certi temi, persino la piena identificazione della Germania con le ragioni d'Israele, "la Shoah - come ha detto la speaker della Knesset, Dalya Itzik - è presente nella nostra vita ogni giorno e per tutto il giorno". E tuttavia Angela Merkel non poteva sperare che la sua visita un po' pellegrinaggio ricevesse un'accoglienza più calorosa. Persino la contestazione trasversale di sei deputati, tra i quali un laburista, due del Likud, due nazionalisti e un ultraortodosso ashkenazita, s'è fondamentalmente ridotta al tema della lingua. Se cioè era il caso di permettere alla cancelliera di rivolgersi alla Knesset in tedesco. Cioè, per dirla con il deputato Arieh Eldad (Unione Nazionale), "in quella lingua nella quale sono stati uccisi i miei nonni". I contestatori avevano minacciato un'uscita plateale dall'aula, ma poi hanno deciso d'evitare ogni teatralità rimanendo fuori dall'emiciclo. Non è, infatti, soltanto nella necessità di mantenere viva la memoria la radice del rapporto speciale che lega oggi Israele alla Germania. Nel suo discorso, Angela Merkel ha voluto dare alle relazioni con Israele la profondità e la prospettiva di una solida alleanza basata su valori condivisi e scelte comuni. Così, in piena sintonia con i suoi ospiti, la cancelliera ha sottolineato che il programma nucleare iraniano rappresenta un pericolo non solo per Israele ma per la pace e la sicurezza del mondo. Ma forse, ciò che del discorso è piaciuto di più al paese è quell'accenno al "miracolo" rappresentato dalla nascita dello Stato d'Israele, sessant'anni fa. Un accenno completato da una citazione del più laico dei padri fondatori, David Ben Gurion: "Chi non crede nei miracoli non è realista".

Torna all'inizio


Cultura Per molti anni sui passaporti israeliani si leggeva la frase: "Valido per tutti i paesi tran... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Per molti anni sui passaporti israeliani si leggeva la frase: "Valido per tutti i paesi tranne la Germania". Ho trascorso i primi 35 anni della mia vita nella Rdt, dove il nazionalsocialismo era considerato come un problema che riguardava solo la Germania Ovest. La Rdt d'altra parte ha riconosciuto lo Stato di Israele solo poco prima del suo tracollo. Ci sono voluti 40 anni perché l'intera Germania si facesse carico della propria responsabilità storica, riconoscendo come Germania riunificata lo Stato di Israele. Sono profondamente convinta che solo assumendo la sua perenne responsabilità per la catastrofe morale della storia tedesca la Germania potrà andare verso un futuro umano. In altri termini, la nostra umanità vive e si sviluppa grazie all'assunzione delle responsabilità del passato. Diciamo spesso che tra la Germania e Israele esiste un rapporto particolare, unico. Ma cosa intendiamo esattamente quando parliamo dell'unicità di questo rapporto? Mi chiedo fino a che punto il mio Paese sia consapevole del significato di queste parole, non solo nei discorsi e nelle occasioni celebrative, ma alla prova dei fatti. Ad esempio, come ci comportiamo in concreto di fronte a chi cerca di relativizzare gli orrori del nazionalsocialismo? La risposta può essere una sola: ogni tentativo in questo senso va contrastato sul nascere. Non si dovrà mai più lasciare che l'antisemitismo, il razzismo e la xenofobia prendano piede in Germania o in Europa. Permetterlo sarebbe un pericolo per tutti - per la società tedesca, per l'Europa, per il fondamentale ordinamento democratico dei nostri Paesi. Oggi spetta a noi - alla mia generazione e a quella dei più giovani - il compito di dar vita a una cultura della memoria che possa sussistere anche domani, quando i superstiti della Shoah non saranno più tra noi. Per questo, ovviamente, non esiste una ricetta buona per tutti. Ma il primo passo, quello decisivo, consiste nel riconoscere questa sfida e raccoglierla, per poter trovare insieme, con i giovani israeliani e tedeschi, le vie creative per sviluppare nel futuro una cultura della memoria. In questo ci potrà aiutare la forza che ci ha sostenuti nei decenni passati: quella della fiducia. Una forza che ha la sua origine nei valori condivisi dai nostri due Paesi: i valori della libertà, della democrazia, del rispetto della dignità umana. E' questo il bene più prezioso che possediamo: la dignità inalienabile, indivisibile di ogni singolo individuo, indipendentemente dal genere, dall'origine, dalla lingua, dal credo e dalla provenienza. Mentre noi discutevamo Israele era minacciato. Mentre discutiamo in questa sala, migliaia di persone vivono nel terrore degli attacchi missilistici e del terrore di Hamas. Lo dico nel modo più chiaro e inequivocabile: gli attacchi di Hamas devono cessare. Gli attacchi terroristici sono crimini, e non portano alcuna soluzione al conflitto che incombe sulla regione e sulla vita quotidiana della gente. L'ho detto più volte e lo ripeto qui: la Germania si schiera decisamente in favore della prospettiva di due Stati, entro frontiere sicure e nella pace - Israele per il popolo israeliano, la Palestina per il popolo palestinese. Per questo sosteniamo con forza, dopo la Conferenza di Annapolis, tutti gli sforzi - e in particolare anche quelli del governo americano - suscettibili di contribuire a tradurre in realtà questa visione, a portare la pace nella regione. Una preoccupazione particolare nasce indubbiamente anche dalle minacce del presidente iraniano contro Israele e il popolo ebraico. Le frasi ingiuriose più volte ripetute, così come il programma nucleare iraniano, costituiscono un pericolo per la pace e per la sicurezza. Se l'Iran entrasse in possesso della bomba atomica, le conseguenze sarebbero devastanti. Innanzitutto sarebbe minacciata la sicurezza e l'esistenza stessa di Israele, ma il pericolo si estenderebbe all'intera regione, all'Europa e a ogni parte del mondo ove valori quali la libertà, la democrazia e la dignità umana hanno un significato. Questa minaccia va evitata. Una cosa dev'essere chiara: come ho già detto davanti alle Nazioni Unite nel settembre scorso, l'onere della prova non spetta al mondo, ma all'Iran, che deve dimostrare al mondo di non volere l'arma atomica. Vorrei dire espressamente, a questo punto, che tutti i governi, tutti i cancellieri federali prima di me sono stati pienamente consapevoli della particolare responsabilità storica della Germania per la sicurezza di Israele. Questa responsabilità storica è parte della ragion di stato del mio Paese. Per me, nella mia veste di cancelliera tedesca, la sicurezza di Israele non può mai essere negoziabile. E queste, all'atto pratico, non devono rimanere parole vuole. La Germania, insieme con i suo partner, punta a una soluzione diplomatica. E se l'Iran non si mostrerà disponibile, il governo della Repubblica federale tedesca continuerà fermamente a chiedere sanzioni. La nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza, approvata pochi giorni fa, mette nuovamente alla prova la fermezza e l'unità della comunità internazionale, che continuerà a procedere in questa direzione. Anche in sede di Unione Europea insisterò per una posizione chiara in questo senso. Per me è importante intensificare sempre più i legami tra Israele e l'Unione Europea, grazie alla cooperazione mediterranea e alla politica europea di vicinato. Perciò sono esplicitamente favorevole all'avvicinamento all'Unione Europea auspicato da Israele, che sarebbe vantaggioso per entrambe le parti e offrirebbe tutta una gamma di nuove opportunità. Gli europei hanno appreso dalla loro storia che la pace è possibile, anche dopo secoli di scontri tremendi. Noi tedeschi, in particolare, abbiamo vissuto il miracolo della caduta del muro e della riunificazione. Anche a distanza di decenni, quando molti hanno ormai rinunciato a ogni speranza, possono avvenire mutamenti politici profondi. Io, cresciuta nella Rdt, non potrei oggi trovarmi qui di fronte a voi nella veste di cancelliera della Repubblica federale tedesca, se dopo la Seconda guerra mondiale non vi fossero stati Konrad Adenauer, Willy Brandt o Helmut Kohl, che hanno creduto nella forza della libertà, della democrazia e della dignità umana, e sono riusciti a tradurre in realtà ciò che sembrava impossibile: la riunificazione della Germania nella pace e nella libertà, e la riconciliazione del continente europeo. Partendo da quest'esperienza - sapendo che anche l'impossibile può trasformarsi in realtà - possiamo trovare la risolutezza e la fiducia per credere che vale la pena compiere ogni sforzo per fare in Medio Oriente un grande passo avanti verso una pacifica convivenza. O in altri termini, per citare le parole di David Ben Gurion: "Chi non crede nei miracoli non è realista". Traduzione di Elisabetta Horvat.

Torna all'inizio


La catastrofe morale di cui portiamo il peso - angela merkel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura La catastrofe morale di cui portiamo il peso ANGELA MERKEL a Germania e Israele sono e resteranno sempre legate in maniera speciale dal ricordo della Shoah. Il genocidio di sei milioni di ebrei perpetrato nel nome della Germania ha causato inenarrabili sofferenze al popolo ebraico, all'Europa e al mondo. La Shoah ci riempie di vergogna. Io mi inchino davanti alle vittime, ai superstiti e a tutti coloro che li hanno aiutati a sopravvivere. La Shoah ha costituito un atto inaudito di rottura di ogni principio di civiltà, aprendo ferite mai sanate - tanto che per lungo tempo sembrava che ogni rapporto tra Israele e la Germania fosse impossibile.

Torna all'inizio


E la Siria aspetta il prossimo attacco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Michele Giorgio Inviato a Damasco Damasco ha già pagato tanto le conseguenze del conflitto in Mesopotamia. Il regime di Assad ora però teme che Bush voglia far fallire il vertice arabo - previsto a giorni nella capitale isolarlo in Libano e colpirlo assieme all'alleato iraniano È grigio e cupo il cielo in questi giorni su Damasco. Lo scirocco accentua la cappa di smog che di solito avvolge la capitale siriana in assenza di vento e fa da sfondo a questo nuovo periodo di forte tensione. Un'atmosfera pesante che non riescono a spezzare neppure i cinque giorni consecutivi di festa per l'anniversario della nascita di Maometto, i riti della Pasqua e altre ricorrenze religiose che tengono a casa milioni di studenti e lavoratori. Il Consiglio dei ministri siriano di ieri ha toccato i punti principali di un quadro politico regionale, ma anche economico nazionale, che non lascia spazio all'ottimismo. A fine settimana cominciano le fasi preliminari del Vertice arabo e a Damasco affluiranno le delegazioni dei vari paesi. Con orgoglio Qadhi Amin, un assistente del ministero dell'informazione Muhsen Bilal, ha annunciato che tutto è già pronto per il summit. Un interrogativo però, di eccezionale importanza, resta senza risposta: al vertice ci saranno anche Arabia saudita ed Egitto? Riyadh e il Cairo non hanno ancora confermato la presenza all'incontro di re Abdallah e del presidente Mubarak, e alla fine questi due paesi potrebbero inviare a solo delegazioni di basso livello. "Non saranno solo la questione libanese e le accuse che la Siria riceve di interferire nelle vicende interne di Beirut a determinare il livello della partecipazione saudita ed egiziana, ma anche di altri paesi del Golfo. Molto dipenderà anche dalle pressioni americane che si sono fatte pesanti in queste ultime settimane", avverte l'analista Mouin Rabbani, ricordando che il portavoce del Dipartimento di stato, Sean McCormack, qualche giorno fa ha "suggerito" agli alleati arabi "di tener presente il ruolo svolto sino ad oggi dalla Siria per impedire al processo elettorale libanese di andare avanti e nominare il presidente". Tra Damasco e Riyadh i rapporti si sono ulteriormente deteriorati e una mancata partecipazione di Re Abdallah avrebbe un effetto immediato sul summit, decretandone in anticipo il fallimento. Una possibilità che inquieta non poco il regime di Damasco che dalla riunione del 29 e 30 marzo si aspetta un irrigidimento dell'iniziativa diplomatica partorita nel 2002 proprio dai sauditi che prevede la normalizzazione dei rapporti tra Stati arabi e Israele solo in cambio di un ritiro completo dello Stato ebraico dai territori siriani (Golan) e palestinesi che occupa dal 1967. A Damasco nessuno ha dubbi: Washington, attraverso l'Arabia saudita, intende tenere stretta nella morsa la Siria per costringerla a rinunciare a qualsiasi influenza in Libano e per limitarla nelle manovre diplomatiche, in modo da spingerla sempre di più nelle braccia dell'Iran. Se l'isolamento internazionale di Teheran, ordinato dall'Amministrazione Bush, sfocerà in un attacco militare contro le centrali iraniane, la Siria rischierebbe tantissimo. Il raid aereo israeliano dello scorso settembre contro presunti siti di ricerca nucleare nel nord-est della Siria ha chiarito che una nuova guerra in Medio Oriente non solo è possibile ma anche probabile. Così per una singolare coincidenza di tempi, a Damasco si torna a vivere lo stesso clima da guerra imminente del marzo 2003, quando Washington e Londra diedero il via all'invasione dell'Iraq e furono tentate di fare altrettanto con la Siria. "Quella guerra per noi non è mai terminata, il nostro paese ne subisce le conseguenze in termini economici, sociali e di sicurezza. Il disastro provocato dall'occupazione americana dell'Iraq continua a manifestarsi giorno dopo giorno nella nostra vita", dice il giornalista Basem al Aulat riferendosi in particolare all'afflusso di circa 1,5 milioni di profughi iracheni che grava sul sistema scolastico e sulla sanità e contribuisce a spingere in alto l'inflazione. La popolazione siriana sta facendo i conti con un aumento del costo della vita senza precedenti che sta strangolando le fasce più deboli della popolazione. "Sarà una Pasqua difficile. I prezzi sono cresciuti tanto. Un uovo di cioccolato costa anche il 30% in più dello scorso anno", spiega Butros, un commerciante di dolciumi di Bab Touma, la zona della città vecchia di Damasco abitata da siriani di fede cristiana. "Quest'anno la gente compra di meno, non tutti i bambini avranno un vestito nuovo per Pasqua", aggiunge. Secondo il ministro dell'economia, Amr Lutfi, l'inflazione ha toccato il 20% nell'ultimo anno. "I lavoratori dipendenti e quelli con un reddito basso, ovvero il 75% della forza lavoro siriana, sono i più colpiti dall'aumento del costo della vita", ha ammesso. E se i siriani soffrono, la maggior parte dei profughi iracheni sopravvive grazie soltanto agli aiuti umanitari. Molti a rischio della vita ora tornano in Iraq, paese trasformato in un mattatoio dalla guerra voluta da George Bush.

Torna all'inizio


Palestina cancellata, Facebook sott'accusa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Internet cede alle pressioni dei coloni e "regala" gli insediamenti a Israele. Ma un tribunale svela: così avviene il furto di terra Mi. Co. Facebook più filo israeliano di George W. Bush. Se nei vertici mediorientali il presidente statunitense ha sostenuto che "alla luce delle nuove realtà sul terreno, inclusi i maggiori centri di popolazione israeliani già esistenti, è irrealistico aspettarsi che il risultato di negoziati sullo status finale sia un pieno e completo ritorno alle linee armistiziali del 1949", il popolare sito internet di networking (incontri e discussioni in rete) ha già "regalato" le colonie ebraiche in Palestina ai settler che le occupano illegalmente dal 1967. Fino a poche settimane su Facebook i coloni erano classificati come residenti in Palestina. L'area su cui sorgono i 120 insediamenti fa parte dei Territori occupati nel 1967, da cui Israele - in base alla risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza dell'Onu - deve ritirarsi. Si tratta delle terre sulle quali i palestinesi hanno il diritto di creare il loro futuro stato. Ma i coloni hanno protestato contro Facebook. "Sono rimasto sorpreso e deluso nell'apprendere che la mia città di Ariel è segnalata in Facebook come appartenente a un paese chiamato "Palestina"" ha scritto Ari Zimmerman, un utente, in un messaggio online. "Sono un cittadino d'Israele, come tutti gli altri residenti di Ariel. Noi non viviamo in "Palestina"". Immediata la retromarcia dei gestori del sito: in una email inviata all'agenzia Reuters il direttore delle comunicazioni, Brandee Baker, ha fatto sapere che "gli utenti di Facebook negli insediamenti israeliani in Cisgiordania di Ma'aleh Adumim, Beitar Illit e Ariel ora possono scegliere tra Israele e Palestina. Non c'è dubbio che i coloni, fautori del "Grande Israele" sceglieranno il primo. Una recente inchiesta del giornalista Tom Hodgkinson sul britannico The Guardian ha svelato che i finanziatori di Facebook - che ha circa 60 milioni di utenti - sono vicini alla Cia e, soprattutto, il consigliere d'amministrazione e ideatore del sito, Peter Thiel, è un neoconservatore, un esponente di quella corrente politica Usa che fa dell'appoggio a Israele uno dei suoi punti qualificanti. Intanto le modalità con cui avviene il furto di proprietà privata palestinese è stato reso pubblico in Israele per la prima volta qualche giorno fa in un ricorso da parte di un residente nella colonia di Kedumim. I documenti dell'udienza, scrive Ha'aretz , "dimostrano che la terra appartiene a palestinesi di Kafr Qaddum". Le testimonianze emerse nel corso dell'udienza hanno permesso di mettere nero su bianco le modalità con le quali avviene il furto: funzionari della colonia mappano i "terreni abbandonati", anche quelli all'esterno della giurisdizione dell'insediamento, per prenderli e distribuirli ai settler. Una volta che i coloni s'impadroniscono della terra, fanno richiesta al comandante militare affinché sia dichiarata dello Stato, perché - in base alla legge che governa la Cisgiordania occupata - se non la si coltiva per tre anni si perde la proprietà.

Torna all'inizio


Massimo D'Alema anti-israeliano per ragioni di poltrona (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 19 Mar 2008 Edizione 55 del 19-03-2008 Politica Estera Massimo D'Alema anti-israeliano per ragioni di poltrona di Dimitri Buffa Più delle convinzioni contano le poltrone che si ambisce ottenere. Per questo Massimo D'Alema insiste nelle proprie posizioni anti-americane e soprattutto anti-israeliane anche da ministro degli Esteri in carica a tempo scaduto. Baffino infatti punta a occupare il posto che è attualmente di Xavier Solana e, dicono, a diventare in seguito (come Craxi prima di lui) vicesegretario dell'Onu. Così il cerchio della nemesi si chiuderà. Per ottenere la prima carica servono i voti di tanti paesi la cui classe politica e i governi sono tradizionalmente anti-Israele: Cipro, Malta, Norvegia, Lettonia, Finlandia, Grecia. Per ottenere la seconda occorre anche l'assenso dei paesi arabi, dell'Iran, della Cina e della Russia. Ergo? Israele dovrà farsene una ragione: ogni qual volta sarà ucciso un civile israeliano da un razzo Qassam sparato da Gaza o dal sud del Libano tenga ben presente che se verranno uccisi per rappresaglia terroristi senza divisa costoro si trasformeranno immediatamente in "poveri palestinesi innocenti". Il tutto a maggior gloria della futura carriera del leader Maximo del Pd. E la reazione sarà giudicata "sproporzionata". Di default. Recentemente D'Alema ha creato un incidente diplomatico con il pur compassatissimo ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir. Il quale, a proposito di trattative con Hamas, ha fatto il seguente paragone: "Chi ci invita a negoziare con Hamas ci invita semplicemente a negoziare sulla misura della bara e sul numero dei fiori da mettere sulla corona...". Aggiungendo che "Hamas vuole soltanto la distruzione di Israele". Fin qui è tutto noto. Quasi scontato. Pochi sanno però che la gaffe di D'Alema è stata ben più grande e nelle sedi internazionali: infatti autorevoli fonti dicono che sia stato pressoché zittito dalla sua collega agli Esteri nello stato ebraico, Tzipi Livni, che, durante un incontro a Lisbona, lo ha interrotto bruscamente mentre si avventurava nelle sue solite, avventurose, analisi geopolitiche, e scoprendo il polso nonché indicando l'orologio con voce gelida gli avrebbe sibilato in faccia: "Ho solo 15 minuti per lei, ne tenga conto". Giorni addietro era scoppiato un altro caso soffocato sul nascere: Nabih Berri, lo sciita ex leader di Amal, che appoggia Hezbollah dallo scranno che occupa come presidente del parlamento libanese, avrebbe immediatamente cercato al telefono il titolare della Farnesina dopo le dichiarazioni dell'ex ministro della difesa Antonio Martino, possibiliste su una riduzione del contingente italiano per Unifil 2, visti gli scarsi successi e l'evidente riarmo di Hezbollah grazie a armi che vengono dall'Iran tramite la Siria. Immediatamente D'Alema ha fatto una dichiarazione allarmata secondo cui "simili affermazioni danneggiano il Paese", cioè l'Italia. In realtà anche quella imprudente affermazione va letta nell'ottica della scalata al posto attualmente di Xavier Solana: oramai è chiaro a tutti, infatti, che Unifil 2 più che proteggere Israele dagli Hezbollah ha fatto esattamente viceversa. Evitando incursioni aeree e terrestri di Tzahal a caccia di quelle armi ai terroristi di Nasrallah che Unifil 2 si è guardata bene dall'intercettare. Quindi D'Alema garantisce gli Hezbollah, non Israele. E vedrete che presto la tanto ambita poltrona di prestigio internazionale la otterrà. Sulla pelle degli israeliani che cadono per via dei missili o degli attentati terroristici di Hamas e di Hezbollah. Attacchi che partono, rispettivamente, da Gaza o dal sud del Libano.

Torna all'inizio


LA SHOAH COPRE DI VERGOGNA NOI TEDESCHI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La Shoah copre di vergogna noi tedeschi" CARLO BOLLINO Gerusalemme. Nell'atmosfera solenne della Knesset, il parlamento israeliano, che celebra quest'anno i 60 anni dalla nascita dello Stato ebraico, per venti minuti è risuonato l'idioma tedesco. La cancelleria Angela Merkel, consapevole della straordinarietà dell'evento, prima ha voluto però salutare i deputati in ebraico: "Parlare in questa prestigiosa assemblea per me è un grande onore", ha detto nella lingua di Israele. Prima di passare al discorso ufficiale, che, pur tra qualche polemica, era stata invece autorizzata a tenere nella sua lingua madre. Solo cinque deputati su 120, hanno contestato questa scelta rifiutando di presenziare alla seduta "perchè - hanno spiegato - non possiamo sentire pronunciare in questa aula l'idioma con cui vennero sterminati i nostri avi". Ma Angela Merkel ha voluto rivolgersi proprio alle vittime dell'Olocausto, prima di toccare i temi politici: "La Shoah copre noi tedeschi di vergogna - ha detto - e io mi inchino davanti ai sei milioni di ebrei uccisi, e mi inchino davanti ai sopravvissuti e davanti a coloro che li aiutarono a salvarsi". È in considerazione di questo tragico passato, ha assicurato Merkel, che la Germania non lascerà mai più da solo Israele e lo aiuterà soprattutto a difendersi: "Ogni governo tedesco - ha detto - e ogni cancelliere prima di me ha sempre sentito di avere una speciale responsabilità per la sicurezza di Israele. Questa responsabilità storica è parte dei principi fondamentali del mio Paese e questo vuol dire che per me, come cancelliere tedesco, la sicurezza di Israele non è negoziabile". Merkel ha condannato con forza il lancio di razzi Qassam da parte delle milizie palestinesi di Gaza, che, ha detto, "devono finire". Ma ha anche riconosciuto le "conseguenze devastanti" per Israele e per la pace dell'intera regione se la bomba atomica dovesse finire nelle mani dell'Iran: "Non è la comunità internazionale che deve dimostrare che l'Iran vuole costruire la bomba atomica, ma l'Iran che deve dimostrare di non volerla", ha detto, sottolineando che Berlino è fermamente convinta dell'esigenza di continuare sulla strada delle sanzioni. Finora mai nessun cancelliere aveva tenuto un discorso alla Knesset. Quella chiusa ieri è stata la seconda visita in Israele di Angela Merkel che anche questa volta, così come accadde nel gennaio del 2006, ha voluto far visita al museo dell'Olocausto. Tappa obbligata per tutti i leader della Germania che negli anni sono giunti in visita nello Stato ebraico, tutti impegnati a rilanciare il futuro dei loro rapporti, ma anche a tentare di sanare i dolorosi ricordi della storia. Prima della Merkel era stato a Gerusalemme il cancelliere Gerhard Schroeder: era l'ottobre di otto anni fa, e fu la sua unica missione poichè in seguito evitò accuratamente di rifare tappa in Israele per non avere incontri con l'allora primo ministro Ariel Sharon, del quale non condivideva le posizioni. Era però toccato al cancellerie Helmut Kohl il compito, decisamente più complesso, di sciogliere il ghiaccio fra Israele e la Germania. Al punto che la sua prima visita, avvenuta il 26 gennaio 1984, contribuì addirittura alle dimissioni del primo ministro Yitzhak Shamir. A sentire gli applausi che hanno accompagnato la Merkel e il discorso alla Knesset, quella sembra storia di un secolo fa. L'incontro fra Angela Merkel e Simon Peres. A sinistra, il premier israeliano Ehud Olmert.

Torna all'inizio


STORICO DISCORSO IN TEDESCO DELLA MERKEL ALLA KNESSET: SAREMO SEMPRE VICINI ALLE RAGIONI DI ISRAELE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Storico discorso in tedesco della Merkel alla Knesset: "Saremo sempre vicini alle ragioni di Israele".

Torna all'inizio


IL PRIMO A PARLARE FU RAU OTTO ANNI FA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il primo a parlare fu Rau otto anni fa I rapporti di Israele con la Germania sono stati inesistenti per tutti gli anni '50, e solo dal 1965 furono scambiati gli ambasciatori. Il primo cancelliere tedesco in carica in visita fu Willy Brandt (Spd), il primo capo dello Stato tedesco a parlare alla Knesset fu Johannes Rau nel 2000. A febbraio 2005 toccò all'attuale presidente, Horst Koehler.

Torna all'inizio


A ALPIGNANO Martedì 18, ore 15,30, al salone Primo Levi, piazza Vittorio Veneto, (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sotto la sede della Banca San Paolo, l'università della Terza Età presenta uno spaccato della Valle Soana. B BANCHETTE Domenica 16 alle 21,15, nella sala polifunzionale di via Roma, il gruppo eporediese di Amnesty International, con la collaborazione di Academia Cantus offre un concerto di musica sacra e profana, a ingresso libero, per presentare la campagna "Mai più violenza sulle donne". Nel corso della serata viene distribuito materiale informativo e si possono sottoscrivere gli appelli di Amnesty International in difesa dei diritti delle donne in Burundi. BARDONECCHIA Sabato 15, alle ore 18, appuntamento con la storia alla biblioteca civica di viale Bramafam 17, in occasione della presentazione del libro "Frejus, la Ferrovia da Torino a Modane e Chambery". Sarà presente l'autore Stefano Garzaro. Sabato 15 e domenica 16 torna il Riders Palace del Fiat freestyle team, uno dei sei appuntamenti più "cool" d'Italia per gli amanti dello snowboard. Contest, demo e lezioni di snow nel Park olimpico e rock and roll parties serali al Caffè Medail sono gli ingredienti della manifestazione. Info 0122/99.032. BEINASCO Venerdì 14, alle 21, al cinema teatro Don Bertolino, spettacolo teatrale "L'ultimo scugnizzo". Giovedì 20, spettacolo e performance "Giovani donne si incontrano: musica, teatro e movimento". BORGOFRANCO Venerdì 14 alle 21, al Salone del Coro Bajolese in via dei Ribelli in frazione Bajo Dora, si parla de "La gente valdese: la storia, la cultura, la società e la vita". Presentazione a cura del Pastore Giorgio Tourn, con la partecipazione di Jean Luois e Maura Sappé, animatori del Gruppo Teatro Angrogna. Ingresso libero. C CANTALUPA Venerdì 14, alle 21, in via Chiesa 73 (villa comunale), Angelo Tartaglia parla su "Il nostro stile di vita è sostenibile". CARAVINO Nelle domeniche di marzo, dalle 14,30 alle 19 al castello di Masino, viene proposto "Ciak si gira. Ricordando Rivombrosa", un percorso speciale guidato alla scoperta dei luoghi in cui sono state riprese alcune tra le scene più significative della celebre fiction televisiva. Nelle sale sono esposti gli abiti utilizzati durante le riprese, oggetti di scena, foto, bozzetti di scene e costumi messi a disposizione dalla produzione Dap Italy. Consigliata la prenotazione allo 0125/77.81.00. Biglietti: adulti 8 euro, bambini e ridotti 3,50 euro. Il castello di Masino è aperto al pubblico, dalle 10 alle 17, tutti i giorni, lunedì escluso. CARMAGNOLA Venerdì 14, alle 21, alla Trattoria della Vigna, per il ciclo di incontri "Rockfiles, storie e leggende della musica che ha cambiato il mondo" si parla di "Suono immaginifico: 35 anni di Progressive Rock in Italia ". Info 011/971.01.99. CASTELLAMONTE Venerdì 14, alle 18 a Palazzo Botton, viene inaugurata la mostra "Cammino-Vita Insieme" di Anna Torriero ed Elio Torrieri. L'allestimento sarà visitabile fino al 27 aprile ogni giovedì, sabato e domenica dalle 16 alle 19. Ingresso libero. Per info 0124/51.87.216. Domenica 16, alle 21 nella chiesa parrocchiale, la compagnia Esperimenti Teatrali presenta "Il mistero della invenzione della Croce" di Henri Ghéon, per la regia di Mauro Stante. CASELLE TORINESE Domenica 16, pomeriggio danzante alla Casa delle Associazioni di via Madre Teresa di Calcutta 55, per i pensionati della città. CHIERI Fino al 3 aprile, nei locali della biblioteca civica in via Vittorio Emanuele II, continua la mostra dedicata ai documenti e alle testimonianze della Società Operaia di mutuo soccorso di Moncucco. Venerdì 14, ore 18, nella Biblioteca civica in via Vittorio Emanuele II, inizia Martini on the books, ciclo di incontri-aperitivo con gli scrittori. Inaugura la rassegna Paolo Giordano, fisico venticinquenne che sta scalando le classifiche di vendita con il suo primo romanzo dal titolo "La solitudine dei numeri primi". Segue aperitivo. Mercoledì 19, al ristorante Casa Casellae in piazza Caselli 4, ore 21,30 per la rassegna Jazz suona il gruppo italo-tedesco Flex Trio. Info 011/941.58.56. Fino al 31 marzo, alla Libreria della Torre in via Vittorio Emanuele II 34, continua la mostra di Luigi Dellacasa. Personale del pittore chierese, da 40 anni testimone dei mutamenti della nostra città. CHIVASSO Sabato 15, alle 21, nel Teatrino Civico (municipio), la compagnia Le Nuvole Teatro porterà in scena lo spettacolo "Grido d'amore". Fino al 16 marzo nella sede espositiva storica della Mandria di Chivasso è allestita la mostra "Naif al femminile", curata da Antonio Protto. Orari: feriali dalle 21 alle 23; sabato e festivi dalle 16 alle 19 e dalle 21 alle 23. Da lunedì 17 al 22 marzo, a Palazzo Einaudi, lungo piazza Einaudi 6, progetto "Matematica su ruote" con lezioni, corsi e spettacoli per gli studenti. Prenotazione obbligatoria allo 011/839.49.13. CIRIE' Sabato 15, alle 15, al Punto incontro anziani comunale di via Rosmini 3/a, pomeriggio danzante. Info 011/920.74.47. Da lunedì 17 fino a sabato 19 aprile, il lunedì, il mercoledì e il venerdì, dalle 15 alle 18, al Punto incontro anziani comunale di via Rosmini 3/a, iscrizioni ai soggiorni marini per anziani a Gatteo mare (dal 7 al 21 giugno e dal 18 luglio all'1 agosto). Info 011/920.74.47. Fino a domenica 27 aprile, il venerdì dalle 15 alle 18 e nel weekend dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, a Palazzo D'Oria, in corso Martiri della Libertà 33, è possibile visitare la mostra "Italian cinema Divas", grandi attrici italiane nelle fotografie della fondazione Prolo, appartenenti al patrimonio del Museo nazionale del cinema. Info 011/92.18.155. Fino a domenica 1 giugno, dal venerdì alla domenica, dalle 15 alle 20, nelle sale di Villa Remmert in via Rosmini 1, è visitabile la mostra "Artisti, parole, immagini dal 1974 al 1989", inserita nell'ambito della rassegna di avvicinamento all'arte contemporanea "Appunti. Arte contemporanea dal dopoguerra alla fine del XX secolo" a cura della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; ingresso: intero 4 euro e ridotto 2. Per info 011/37.97.600, 011/92.22.396. CLAVIERE Sabato 15 e domenica 16 marzo, sulla pista Gialla di Claviere, qualificazioni e finali della Fis Carving cup di sci. La mattina, ore 9, discese degli atleti. Per tutto il weekend feste nel villaggio Carving allestito davanti alla scuola sci: promozioni Virgin palestre 14,30-18,30; gare di salti allo Snowpark di Claviere dalle 15,30 alle 17; sabato alle 18,30 carving party con Radio 101 in piazza. Info 0122/87.88.56. CUCEGLIO Martedì 18 alle 21, in municipio, per il ciclo di incontri "Lo sviluppo agricolo, la qualità dei prodotti agricoli e l'incremento del reddito d'impresa" organizzato dall'Amministrazione comunale, si parla di "Difesa delle produzioni agrarie (mais, vigneti, prati perenni...)" e di "Vantaggi e problemi delle colture alternative dell'ulivo e della canapa". CUMIANA Giovedì 20, alla sala incontri via Ferrero-Scuole Medie, ore 15,30, l'Università delle tre età, per il ciclo d'incontri "Finestra sul mondo" presenta un reportage di Silvia Sales dal titolo "Argentina: dalla penisola Valdez al Parco de Los Glaciares". Seguirà il commento dell'autrice. CUORGNE' Venerdì 14, alle 21 nella sede dell'associazione Sentieri di Stelle in via Arduino 8, Sergio Chiesa, presidente dell'associazione Cibo è Salute, presenta il "Metodo Kousmine per prevenire e curare le malattie". Fino al 31 marzo, nel salone della residenza per anziani Umberto I, sono esposte alcune opere dell'artista alpettese Lina Goglio. Visite dal lunedì al venerdì tra le 9,30 e le 12 e tra le 15 e le 17,30, il sabato dalle 9,30 alle 12. F FOGLIZZO Domenica 16, la sottosezione del Club Alpino Italiano organizza una gita escursionistica da Andrate a Trovinasse (Settimo Vittone). Partenza in auto alle 8 dalla piazza del Peso di Foglizzo, inizio escursione alle 9,30. Pranzo al sacco. Nel pomeriggio visita al Museo della Civiltà Contadina di Andrate e merenda di inizio anno sociale. La gita è aperta a tutti (i non soci Cai pagano 2 euro per l'iscrizione). Info e adesioni (entro sabato 15) allo 011/98.83.417 (orari di negozio). G GIAVENO Sabato 15, nel salone della parrocchia di San Lorenzo, è in programma "Un mondo di donne": cena primaverile con assaggi di patti latinoamericani, lettura di testi al femminile e mostra di libri e artigianato a tema. Contributo 15 euro. E' meglio prenotare. Info 011/936.46.11. GRUGLIASCO Sabato 15, alle 11, alla Fnac della shopville Le Gru, corso di lingua inglese per adulti. Da lunedì 17 a sabato 19 marzo, alla shopville Le Gru, andranno in scena attività finalizzate a sensibilizzare sul tema della raccolta differenziata dei rifiuti. Nella piazza centrale è esposto un modello di impianto di termovalorizzatore. I IVREA Venerdì 14, alle 21 alla sala cupola del Centro culturale La Serra, la società Effetto Serra e La Libreria Cossavella organizzano l'incontro con con Bruno Tinti, procuratore aggiunto alla Procura di Torino, autore di "Toghe rotte" (edizioni Chiarelettere). Lunedì 17 alle 21, nella sala cupola del centro congressi La Serra, il Forum Democratico del Canavese, in collaborazione con Libertà e Giustizia, presenta il libro "Contro i giovani. Come l'Italia sta tradendo le nuove generazioni", di Tito Boeri e Vincenzo Galasso. Il volume viene presentato da Galasso, docente all'Università Bocconi di Milano; introduce e modera il dibattito Elisabetta Ballurio Teit, ingegnere di reti di telecomunicazione. Martedì 18, alle 17 al Teatro Giacosa, ultimo appuntamento con Oliviero Corbetta, che conclude la lettura pubblica di "Cent'anni di solitudine", capolavoro di Gabriel Garcia Marquez. Videointerventi di Daniela Vassallo. L'ingresso costa 4 euro. Info 0125/64.11.61. Nei giorni 20, 21 e 25 marzo la Ludoteca di Villa Girelli organizza un centro diurno durante le vacanze scolastiche di Pasqua. Il centro sarà aperto dalle 8 alle 18 e potranno iscriversi bambini tra i 3 e i 12 anni. Info e adesioni: 0125/42.00.42. Il sabato e la domenica è aperto al pubblico il laboratorio-museo Tecnologic@mente, sito in piazza San Francesco. Visite dalle 15 alle 19. Info: www.museotecnologicamente.it. L LAURIANO Sabato 15, alle 15,15, nella sala comunale polivalente Giuseppe Dutto, in via Marconi, il Comitato Girotondo organizza l'accoglienza dei bambini bielorussi. Alle 15,30, donazione alla collettività del dipinto "via Mazzini" da parte dei pittori Angela Rossi, Domenico Siccardi e Renzo Bioglio.; ore 16, gemellaggio con Novaja Antonovka. Intrattenimento musicale con la "Nuova Compagnia Lirica" di Torino e rinfresco. LESSOLO L'associazione Free Time organizza due gite in pullman a Milano: sabato 15 al Teatro Allianz il musical per ragazzi "High School Musical"; domenica 30 al Datchforum la partita di basket (serie A1 maschile) Armani Jeans Milano-Angelico Biella. Info e prenotazioni 328/29.55.915 (per il basket), 338/85.43.387 (per il musical). M MAZZE' E' visitabile il Parco Museo Militare, vero accampamento militare inglese degli Anni Sessanta composto da tende, mezzi di trasporto e corazzati originali situato nella parte bassa della tenuta del castello, nei pressi della Dora Baltea. Apertura nei giorni festivi (escluso il giorno di Pasqua) dalle 10 alle 18. I biglietti costano dai 5 ai 10 euro. Il castello è invece aperto tutti festivi dalle 14,30 alle 17,30 (ultimo ingresso): si possono visitare il Castello Grande e il Museo sotterraneo delle Torture. Info 011/98.35.250, www.castellodimazze.it. MONCALIERI Venerdì 14, ore 21, serata in piemontese alla Famija Moncalereisa di via Alfieri 40, con l'attrice Margherita Fumero e il cantante Vincenzo Santagata per la presentazione del libro "Gioie e dolor 'd Lice 'l tornior" di Massimo Scaglione. Ingresso libero. Info 011/64.22.38. Lunedì 17, alle 17, al Punto Sonica di strada Vignotto 23, nuovo appuntamento con la VII edizione del laboratorio "Moncalieri alza il volume" con gli Africa Unite. Giovedì 20, sempre alle 17, al Punto Sonica, incontro col critico musicale Alberto Campo. Info 011/64. 16.01. Mercoledì 19, alle 18, alla biblioteca civica A. Arduino, via Cavour 31, per il ciclo "Da Moncalieri al Piemonte. Itinerari di storia e cultura del territorio", Massimo Scaglione parla sul tema "Toselli, Granelli, Bersezio e gli altri: radici moncalieresi del Teatro risorgimentale piemontese". Info 011/640.16.11. MONTALENGHE Domenica 16, dalle 16 alle 19 nel salone pluriuso, si conclude il ciclo di appuntamenti "Donne all'opera", organizzato dall'associazione Scambiaidee. Dopo l'introduzione del vicesindaco Lina Blanchietti e i saluti del sindaco Valerio Grosso, l'assessore provinciale alle Pari Opportunità Aurora Tesio traccia un bilancio dell'iniziativa. A seguire, le Sorelle Suburbe presentano lo spettacolo "Saluti e baci", i giovani della Pro loco di Mazzè il video con i momenti più significativi della rassegna, Andreja Restek la sua mostra fotografica "Volti di donne", Stefanella Campana e Carla Reschia il libro "Quando l'orrore è donna: torturatrici e kamikaze, vittime o nuove emancipate?". Per finire, esibizione di danza orientale della maestra Noued Nejmé e delle sue allieve. MONTANARO Venerdì 14, alle 21, in biblioteca, Willy Beck parla di "Giovanni Cena e l'arte a Torino 1894-1901". Domenica 16, dalle 15 alle 18, l'associazione Amici del Castello e del Complesso Abbaziale di Fruttuaria tiene il suo tradizionale convegno di primavera, nella Sala degli Stucchi del castello, messo a disposizione dalla società Città Futura. La presidente Giovanna Sini Lanzillo presenta lo stemma araldico dei nobili Frola, il cappellano don Silvio Tapparo illustra la lirica dedicata da Gabriele D'Annunzio al suddetto conte Frola. O ORIO CANAVESE L'associazione Shamal organizza, nella sede in via Garibaldi 22, un corso di yoga. Lezioni il martedì e il venerdì dalle 13,30 alle 14.30 e dalle 19,30 alle 20,30. Per informazioni 011/98.98.067. P PAVONE CANAVESE Domenica 16 alle 17, all'Oratorio di Santa Marta, si conclude la quarta edizione della rassegna "Le domeniche di Pavone Canavese", organizzata dalle associazioni Sandro Fuga e Contrattempo: è in concerto lo storico gruppo Venegoni & Co. in una rinata versione acustica, che presenta la sua ultima produzione discografica, "Planetarium". I biglietti per partecipare al concerto costano 5 euro, e sono messi in vendita in loco prima del concerto. Info 0125/51.65.52, www.comune.pavone.to.it. PEROSA ARGENTINA Sabato 15, alle 16, nella sala consiliare della Comunità Montana, via Roma 22, dibattito su "erbe e salute". Info 0121/80.36.84. PIANEZZA Venerdì 14, alle 21, nei locali della Chiesa evangelica della Riconciliazione, serata musicale dal titolo "Passaggio vincente" durante la quale il calciatore della Juventus Nicola Leggrotaglie racconterà la sua esperienza religiosa. Info 011/968.27.37. Sabato 15, alla Casa delle Associazioni, piazzetta donatori di sangue 20, dalle 9 alle 20 misurazione delle pressione arteriosa e della glicemia. Gratuito per i residenti. Martedì 18 alle 21,15 in biblioteca, via Matteotti 3, s'inaugura "Deserto e dintorni", una mostra fotografica di Franco Gollini. A cura del Clik Photo Club. PINEROLO Sabato 15 e domenica 16 sotto il portico blu di via Chiappero, banchetto per la vendita di uova di cioccolato a favore delle colonie feline del Pinerolese. La patinoire resta aperta fino al 27 aprile con i seguenti orari: sabato: 14,30-17 e 21-23,30, domenica: 10-12 e 15-17,30. PINO TORINESE Sabato 15, ore 21, nella chiesa della Santissima Annunziata in via Martini, concerto di Pasqua. La corale pinese interpreta musiche sacre per la Settimana Santa. PIOSSASCO Venerdì 14, ore 21, all'ex-chiesa del Carmine di via Roma 60, dibattito con lo scrittore Maurizio Pallante,che presenterà il suo libro "La decrescita felice. Ovvero la qualità della vita non dipende dal Pil". Sabato 15, ore 16, alla biblioteca civica Nuto Revelli di via Alfieri 4, lo storico Tomaso Ricardi di Netro presenterà il libro "La Reggia di Venaria e i Savoia. Arte, storia e magnificenza di una corte europea", edizioni Allemandi. Presenterà l'autore Gianfranco Martinatto. Domenica 16, nella sala del Mulino di via Riva Po, si terrà un pranzo di solidarietà a favore del Burkina Faso e in particolare della città di Gorom Gorom. L'appuntamento è alle 12,30. Info 339/757.71.92 o 328/214.05.44. PONT CANAVESE Sono aperte le iscrizioni al sesto "Concorso di scultura e intaglio del legno a tema libero", in programma il 7 e 8 giugno, nell'ambito della 26° Mostra dell'Artigianato e degli Antichi Mestieri. Info su regolamento, premi e modalità di adesione sul sito www.comune.pontcanavese.to.it, oppure telefonando allo 0124/84.537. PRALI Sono riprese le visite alle miniere Paola e Gianna. Prenotazione obbligatoria. Info 0121/80.69.87. Q QUINCINETTO L'associazione culturale Artistica propone un laboratorio di musicoterapia per bambini dai 7 ai 14 anni. Conduce Daniela Mondino. Informazioni e adesioni allo 0125/75.73.93. R RIVALTA Si celebra la giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di mafia. Sabato 15 marzo 20 giovani rivaltesi partono alla volta della manifestazione promossa da Libera a Bari. La mattina di lunedì 17 in piazza Martiri e ai giardini Berlinguer di Tetti Francesi vengono scanditi tutti i nomi delle vittime delle mafie e delle resistenze. Con la partecipazione delle scuole. RIVARA Domenica 16 alle 16, al Teatro Comunale, Adolfo Fenoglio e Piera Cravignani presentano "Le sedie" di Eugene Jonesco; regia di Adolfo Fenoglio. Info e prenotazioni 347/91.36.398. RIVAROLO Per sabato 15 l'Associazione Ginestrese organizza una giornata di relax alle terme di Pré Saint Didier. Partenza da Rivarolo alle 8,30. Info 335/75.94.482. Sabato 15 alle 16, nei locali di Villa Vallero in corso Indipendenza 68, si inaugura il nuovo Centro per la Cultura Ludica, gestito dalla cooperativa Andirivieni. Dopo il saluto dell'Amministrazione comunale e il benvenuto dei responsabili di Andirivieni, il pubblico sarà coinvolto nello spettacolo "Il cappello in testa. Il magico mondo della giocoleria racchiuso in un mare di risate.". Sabato 15 alle 18, nelle sale espositive di piazza Litisetto, si inaugura la mostra del pittore Renzo Turino "Ritratti. Gente in tempesta e altri". Apertura fino al 30 marzo, dal martedì al sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19; le domeniche 16 e 30 marzo dalle 16 alle 19. Fino al 30 marzo, il sabato e la domenica dalle 16 alle 19, nelle sale d'arte di Villa Vallero si può visitare la mostra d'arte contemporanea "Doppio effetto", di Mario Vitale e Roberto Pasquale. RIVOLI Venerdì 14 alle 20,45 nella biblioteca di corso Susa, Piero Leonardi spiega e legge il canto quinto dell'Inferno di Dante, dedicato ai Lussuruosi. Ingresso gratuito. ROBASSOMERO Venerdì 14, alle 21, al teatro De André di piazza XXV Aprile, "Voci, suoni, luci, immagini della Passione": letture dai Vangeli e da "La Passione" di Mario Luzi a cura della Compagnia La Bizzarria di Venaria. S SAN MAURO Sabato 15, alle 10, al centro multimediale di via XXV aprile, nell'ambito della rassegna "C'era una volta" sarà di scena il Teatro D'Emblèe. Sabato 15, ore 10-12, nella biblioteca civica in via XXV aprile, si rinnova l'appuntamento con la lettura animata di fiabe e racconti per i bambini dai 3 ai 10 anni. SAN RAFFAELE CIMENA Sabato 15, alle 14,30, nella sede del Centro Anziani, in via Carlo Ferrarese, si disputerà un torneo di pinnacola. Domenica 16, ore 20, alla pizzeria Ca' Rossa, "St. Patrick's irish night" con danze e musiche irlandesi. Info 338/476.98.76. SAUZE D'OULX Prosegue, allo Chalet Mollino, sulle piste della Via Lattea di Sauze d'Oulx, la mostra fotografica "Luoghi di una vita: città, montagna, fabbrica". Orario 11-16 dal giovedì alla domenica. Ogni sera, dalle 18 alle 20, l'enoteca Il Lampione di via Assietta 23 propone aperitivi après-ski in musica con il duo Rum Honey unplugged dal vivo. Tutte le sere l'Osteria dei Vagabondi di piazza Terzo Alpini propone serate con musica dal vivo (inizio ore 22). Venerdì, lunedì e martedì spazio ai Rum Honey from London; mercoledì, giovedì, sabato e domenica Play Honey from Turin to London. SCIOLZE Sabato 15, nei locali del circolo Arci Il Bricco, in località Bricco Ornesio, Mauro Salmoria racconta coi suoi disegni e le sue fotografie il suo viaggio in India. Aperitivo ore 19, cena ore 20,45. Domenica 16, ore 15, laboratorio di decorazione delle uova di Pasqua. Info 011/981.49.14. SESTRIERE Sabato 15 e domenica 16, in occasione dei Chrysler Jepp test drive: prove di guida sulla neve con il team Chrysler-Jeep. Info 0122/ 75.54.44. Prosegue, al Villaggio olimpico del Colle, la mostra fotografica sulle Olimpiadi di Torino 2006. Info 0122/75.54.44. SETTIMO TORINESE Venerdì 14, alle 17, alla Casa dei Popoli di vicolo del Portone, "A sip of english - un sorso di inglese", occasione per conoscere la lingua inglese sorseggiando succhi di frutta. Iscrizioni: 011/80. 28.349. Sabato 15, alle 10,30, nella biblioteca Gasti, di piazza Alpini, "L'oca, il lupo e la scarpina", intervento teatrale per bambini di età tra i 3 e gli 8 anni. Mercoledì 19, alle 17, alla Casa dei Popoli di vicolo del Portone, "Un petit peu de thé pour toi", incontro per migliorare la conoscenza della lingua francese degustando del thé. Iscrizioni: 011/80.28.349. Mercoledì 19, alle 19, alla Casa dei Popoli di vicolo del Portone, laboratorio "Sapori e saperi dal mondo", parole e assaggi dalla Palestina. Iscrizioni 10 euro, telefonando allo 011/80.28.349. Fino al 20 marzo, presso La Giardiniera di via Italia 90 bis, mostra "Progettare ai margini". Orario apertura: dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 15 alle 19. STRAMBINO Sabato 15, alle 21 al salone polifunzionale dell'ex Cotonificio, per la sesta rassegna teatrale organizzata dalla Pro loco, la compagnia I Tirapere di Bairo presenta la commedia "A basta la salute". I biglietti costano 8 euro (7 per i soci Pro loco). T TORRE PELLICE Sabato 15, alla galleria civica d'arte Filippo Scroppo, ore 16,30, incontro "Violenza sulle donne. Non solo parole". Sabato 15, ore 14,30-17,30. nella sede della Comunità Montana, corso Bombardini 2, per il progetto "Energia in valle", laboratorio micro-rinnovabli sull'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. La patinoire resta aperta fino al 27 aprile con i seguenti orari: venerdì 21,30-23,30 , sabato: 14,30- 16,30 e/ 21-23 ,domenica: 10-12 e 15-17,30. TROFARELLO Mercoledì 19 marzo, ore 18, nella sala Nimbo del Centro Culturale Marzanati du via Cesare Battisti 25, presentazione del libro "Lei non sa chi é mio fratello: da Alighieri a Hitler, storie di sorelle e fratelli", dei torinesi Franco Bungaro e Vincenzo Jacomuzzi. Info: 011/64.99.066. V VAIE Sabato 15 al Museo laboratorio nell'ex municipio alle 17 aperitivo con l'acqua (e vino) con il sindaco Lionello Gioberto, Mariano Allocco dell'associazione Parage, Massimo Maffiodo, ex sindaco di Condove, e Furio Chiaretta de La Rivista della Montagna. L'iniziativa è organizzata per riflettere sull'acqua come diritto pubblico. VENARIA REALE Per visitare la Reggia di Venaria Reale: biglietteria in via Mensa 34, martedì, mercoledì, giovedì: ingressi dalle ore 9 alle 16,30 (la Reggia chiude alle ore 17,30); venerdì: ingressi dalle ore 9 alle 20 (la Reggia chiude alle ore 21); sabato ingressi dalle ore 9 alle 22 (la Reggia chiude alle ore 23); domenica ingressi dalle 9 alle 19 (la Reggia chiude alle ore 20) lunedì: chiuso (tranne i festivi). I biglietti per la visita "Reggia + Giardini" sono acquistabili tutti i giorni di apertura fino alle ore 17,30. Info 011/499.23.33; www.lavenariareale.it; Punti vendita della rete Ticket One, piazza Castello 165, Torino, tel. 011/432.56.81. Durante la settimana, al parco La Mandria: venerdì 14, alle 20,30, visita guidata serale agli Appartamenti reali e all'esposizione "La Mandria da Vittorio Emanuele II ai Medici del Vascello" (con abbinamento obbligato alla visita notturna del parco a bordo di pulmino o trenino); costo: 14 euro (8 il ridotto); prenotazione obbligatoria. Sabato 15, alle 8, da piazzale Oropa a Druento partenza della prima escursione botanica (4 in tutto) con i Guardaparco della Mandria; costo: 6 euro; prenotazione obbligatoria. Sabato 15 (e domenica 16), alle 14, alla Cascina Brero (ingresso Tre cancelli di via Scodeggio), appuntamento con "Al.bo: chi è passato qui? (le tracce degli animali)", si gioca a fare gli investigatori alla scoperta dell'ambiente del bosco; costo: 6 euro, prenotazione obbligatoria. Domenica 16, alle 9, "Alla scoperta delle altre aree protette dall'Ente parco: lungo Stura, Foresta fossile e Ponte del diavolo", escursione che abbina due importanti aree protette regionali con partenza alle 8,30 dal Ponte verde oppure alle 9,15 dal parcheggio del Ponte del diavolo di Lanzo; costo: 11 euro; meglio prenotarsi. Ancora domenica 16, alle 14, alla Cascina Brero (ingresso Tre cancelli di via Scoreggio), "A la Mandria in famiglia: a spasso con l'erpetologo. Non tutti i rospi sono i principi"; costo: 3 euro, merenda offerta dalla Coop; prenotazione obbligatoria (posti limitati). E ancora domenica 16, alle 14, dal piazzale Oropa di Druento, partenza del trekking a piedi alla scoperta dei luoghi medioevali della Mandria; costo: 6 euro. Martedì 18, alle 14, "La convivialità reale a La Mandria: il vermouth": visita guidata agli Appartamenti reali, accompagnata da racconti, aneddoti e curiosità sulla convivialità al tempo di Vittorio Emanuele II e dalla degustazione del vermouth a cura della Formont; costo: 6 euro + 4 la degustazione facoltativa; prenotazione obbligatoria. Sempre martedì 18, alle 21, visita guidata del parco a bordo di pulmino o trenino alla scoperta della fauna selvatica (costo 11 euro; partenza da Ponte verde). Giovedì 20, alle 21, da piazzale Oropa a Druento, partenza dell'escursione notturna a piedi, in compagnia di una guida esperta, alla scoperta delle abitudini notturne del mondo animale (costo: 6 euro, durata: 2 ore). Info e prenotazioni allo 011/49.93.381. VEROLENGO Venerdì 14, ore 20,45, nella sala consiliare del municipio incontro su "Famiglie e conflitti. Ad ogni età la sua guerra, le mediazioni possibili". Info 011/916.65.11. VILLAR PELLICE Martedì 18, alle 21, nella slaa consiliare del comune, incontro sul tema "Les chansonnier" con Elena Martin e Dario Tron. Info 0121/ 93.21.79. VISCHE Venerdì 14, alle 21 nel salone pluriuso di via Mazzè, per il ciclo dei "Venerdì culturali" dell'associazione Natura e Paese, lo scrittore e poeta calusiese Michele Perino presenta le sue due opere "Lacrime di polvere" e "Fiori di ghiaccio". VOLPIANO Sabato 15, alle 21, nel salone del ristorante La Lenza di Regione Cravero, festa del papà dell'associazione Volpiano in Festa. Sabato 15, alle 20,30, nella sala polivalente di via Trieste 1, festa dello Sci Club Volpiano.

Torna all'inizio