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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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Report "Israele/Palestina"

Ciarrapico, schiaffo del Ppe Ma il Cavaliere minimizza ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In serata, il Cavaliere è stato ospite dell'ambasciatore americano a Roma Spogli insieme con la comunità ebraica della Capitale. Nessun accenno al 'caso fascismo ma una chiara presa di posizione a favore Israele: "Le aperture di D'Alema ad Hamas sono un lavoro contro gli ebrei". m. c. - -->.

"la nostra gente ha paura e molti sono già fuggiti" - marco politi ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La grande comunità caldea irachena è ormai in maggioranza emigrata, mentre in Palestina gli arabi cristiani calano vertiginosamente. Monsignor Sleiman, perché temevate il peggio? "In tutti questi giorni i rapitori non si era fatti vivi. Dopo il sequestro non hanno avanzato pretese di riscatto. Non si sono fatti proprio sentire.

"dall'autorità palestinese segni di distensione" - massimo novelli ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: con Israele e il presidente Shimon Peres ospiti d'onore, a Torino, dove dall'8 al 12 maggio sarà di scena nuovamente il mondo culturale dello Stato ebraico, si manifesta "qualche segnale di distensione, anche se la vigilanza non viene meno" Ad affermarlo è Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il libro,

Quattro bambini narrano il dolore - parigi ( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da Israele a New York, la vicenda familiare si snoda lungo sessant'anni ed è raccontata a ritroso da quattro narratori bambini, ognuno di una diversa generazione, i quali guardano con occhi spietati e innocenti gli adulti alle prese con la difficoltà della vita quotidiana e con il peso di una verità ingombrante e minacciosa.

Israele, lo stato dello Stato ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Israele, lo stato dello Stato Furio Colombo Commenti A proposito di Hamas Ho letto e riletto l'intervista con Ismail Haniyeh, premier di Hamas, ovvero leader della parte dei territori palestinesi (Gaza) in rivolta contro l'altra parte, Ramallah, che riconosce come presidente Abu Mazen.

Vi spiego perché non siamo più Sud ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: istruzione intensiva di Israele, basterebbe quello francese che inculca la propria parola per poi esigerla. Perciò ha ricevuto in premio uomini come l'irlandese Beckett e il rumeno Ionesco che hanno scritto in quella lingua. Il piú grande scrittore francese del secolo, per me, Albert Camus, è nato in Algeria e ci ha vissuto fino ai suoi vent'anni.

Chi vuole esportare democrazia, deve poi rispettare l'esito del libero voto in Palestina ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Jimmy Carter "Chi vuole esportare democrazia, deve poi rispettare l'esito del libero voto in Palestina".

D'Alema: sulla trattativa non sono isolato Ancora polemica su Hamas. Fassino: devono sciogliere l'ambiguità su Israele ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambiguità su Israele "Non credo di aver detto nulla di scandaloso. L'ambasciatore israeliano naturalmente può avere una diversa opinione del tutto legittima...Io ho ricordato che questa necessità di negoziare (con Hamas, ndr.) una tregua è condivisa dalla grande maggioranza dei cittadini israeliani ed è sostenuta anche da tanti commentatori"

Caso Hamas, tutti i big a favore del dialogo con i padroni di Gaza Da Annan a Carter, dall'ex ministro israeliano Ben Ami a Brzezinski le ragioni di chi difende la trattativa ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, Carter e Annan si sono detti disponibili a favorire un negoziato tra le parti belligeranti, e cioè Israele e Hamas, per giungere ad una tregua. Una necessità avvertita da altre personalità della politica statunitense. "Crediamo che un dialogo schietto con l'organizzazione sia di gran lunga preferibile al suo isolamento:

Lo stato dello Stato di Israele ( da "Unita, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: persino sapendo che chi rappresenta Israele ci darà torto, anche per ragioni di legittimo patriottismo - che Israele non è più così forte a confronto con l'assedio che sta subendo. Lo abbiamo visto nella breve e tremenda guerra dell'estate del 2006. Una tecnologia costosissima e raffinata ha colpito Israele dal versante del Libano e a cura del potentissimo e ricchissimo "

A ALPIGNANO Martedì 18, ore 15,30, al salone Primo Levi, piazza Vittorio Veneto, ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: laboratorio "Sapori e saperi dal mondo", parole e assaggi dalla Palestina. Iscrizioni 10 euro, telefonando allo 011/80.28.349. Fino al 20 marzo, presso La Giardiniera di via Italia 90 bis, mostra "Progettare ai margini". Orario apertura: dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 15 alle 19.

Scajola apre la strada all'arrivo di Berlusconi ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: giornalista tra le maggiori esperte di Medio Oriente ed Israele, e la cui candidatura (come indipendente di An) ha suscitato alcune polemiche. A livello nazionale perché lei, appartenente alla comunità ebraica italiana, si è schierata con i post fascisti e, a livello locale, perché da "paracadutata" ha fatto retrocedere di qualche posizione gli esponenti liguri di Alleanza nazionale.

Berlusconi boccia il Pd e si schiera con Israele ( da "Tempo, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: amicizia con Israele. Berlusconi boccia le aperture di Massimo D'Alema ad Hamas ("un lavoro contro gli ebrei") quindi assicura che il prossimo ministro degli Esteri del suo governo sarà "un amico di Israele che sa intrattenere ottimi rapporti". Ma quella sul "fascista" Ciarrapico non è l'unica polemica che il Cavaliere si trova ad affrontare.

<Cristiani in Iraq, vittime innocenti di una guerra infinita> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che oggi sia più difficile di ieri essere cristiano in Iraq e in Palestina, ma anche in Turchia e in Libano... "Questo è forse l'aspetto del problema che più mi addolora. In passato nelle guerre del mondo arabo c'era quasi una consegna non scritta di rispettare gli uomini delle religioni, ma purtroppo ora quel rispetto non c'è più e si rapiscono religiosi e si violano sinagoghe,

G li ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e le parole dette ieri da Berlusconi a favore di Israele e contro il dialogo con Hamas confermano una sterzata in politica estera, se il centrodestra vince. Ma sull'altro fronte c'è anche un Pd che chiede al Pse di cambiare nome per permettergli di non spaccarsi. Più che una doppia anomalìa, rischia di diventare un doppio handicap.

<Non ci saranno danni> Ma il <fattore Ciarra> raffredda i sondaggi ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: riaffermare le forti relazioni con Israele e rinsaldare i rapporti con gli ebrei italiani dopo il "caso Ciarrapico ". Da giorni sono in molti a prodigarsi. Il segretario del Pri Nucara, a un incontro pubblico con la comunità ebraica, ha parlato del suo viaggio a Sderot, "martoriata dai razzi di Hamas": "Ha fatto bene Veltroni a portare i ragazzi delle scuole romane ad Auschwitz.

<Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei> ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gianfranco Fini aveva proposto invece uno "spostamento" di risorse e truppe dal confine Israelo-libanese all'Afghanistan. L'occasione per puntualizzare e per ribadire che "l'Italia è comunque pronta a fare il proprio dovere con la comunità internazionale e gli Stati Uniti" è un ricevimento all'ambasciata americana in onore della comunità ebraica italiana.

La politica estera nel dimenticatoio ( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il confronto israelo-palestinese è tanto complesso da sfidare ogni previsione e ogni politica, ma il ministro francese Kouchner, secondo l'International Herald Tribune di ieri, è parso "diplomaticamente" favorevole a un qualche contatto con Hamas. Tutto tranquillo.

Dal nostro corrispondente NEW YORK - Nel marzo del 2003, quando l'Amministrazion ( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Uniti e Israele. L'unico suo interesse era di rafforzare il proprio potere, e questi contatti gli servivano solo per colpire gli esuli iracheni all'estero. Ironia della sorte: l'addestramento terroristico che Saddam fece impartire ai suoi soldati ha permesso a questi uomini di gettare la divisa e trasformarsi in spietate macchine della morte contro le truppe di invasione alleate.

Segue dalla prima mamet ( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tony Kushner, ha criticato le posizioni di Mamet su Israele e lo ha accusato di essersi spinto su una linea troppo filoisraeliana". Un dettaglio sfuggito a molti, ma che Mamet ha espresso chiaramente in un libro pubblicato nel 2006, ferocemente critico nei confronti dell'ultra-sinistra ebraica di Noam Chomsky.

A pochi chilometri dalla Striscia di Gaza, la località isrealiana è il bersaglio preferito dei missili qassam: 6mila lanci dal 2001 Vivere nella paura a Sderot, città-dormitorio do ( da "Liberazione" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Situata a sud di Israele, Sderot, 20mila anime, si trova a un passo dal confine a nord-est con la Striscia di Gaza. Pur essendo confezionato in laboratori caserecci, il razzo qassam home-made in Gaza, è in via di miglioramento. Lo dimostra il fatto che in passato questi ordigni cadevano soprattutto in campi aperti e talvolta all'interno dello stesso territorio di Gaza,

<Londra vuole influenzarci> La Siria contro la Bbc in arabo ( da "Liberazione" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: emittente televisiva non sarà imparziale sulle questioni dei diritti umani e troppo sbilanciata in favore di Israele. "L'obiettivo della Bbc in arabo è di raggiungere 25 milioni di spettatori arabi entro il 2010, questo significa che la Gran Bretagna pagherà una sterlina per ogni arabo e convincerlo delle proprie bugie" si legge ancora sull'editoriale.

Lettera dall'inferno di Rafah ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: discendenti di persone dislocate qui dalle loro case della Palestina storica - ora Israele. (...) Al momento l'esercito israeliano sta costruendo un muro alto 14 metri tra Rafah in Palestina e il confine, tracciando una terra di nessuno dalle case lungo il confine. Seicentodue case sono state completamente abbattute dai bulldozers secondo la Commissione Popolare dei Rifugiati di Rafah.

Oratorio per Rachel ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il cosiddetto ritiro israeliano, l'atto unilaterale che ha consentito a Israele di controllare la Striscia da terra, mare, cielo e di estendere con il Muro e gli infiniti insediamenti l'occupazione in Cisgiordania. Ora che il cuore dei palestinesi, dopo la morte di Arafat, è spezzato in due anime per ora irriconciliabili ,

I miei due buoni motivi per votare ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Samir Al Qaryouti che dopo aver denunciato le manifeste intenzioni del governo israeliano di procedere allo sterminio e alla pulizia etnica nei confronti dei palestinesi, ha esaltato la sconfitta dell'esercito israeliano che supponeva di incontrare la collaborazione degli uomini di Fatah che invece hanno combattuto, fianco a fianco, con i fratelli di Hamas.

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele Ban Ki-moon condanna l'uso "sproporzionato" della forza Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha condannato ieri l'uso "inappropriato e sproporzionato della forza" da parte di Israele contro i palestinesi e ha sollecitato un cessate il fuoco immediato.

Che cosa c'è davvero dietro la strage alla yeshiva Mercaz ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: contro la Striscia di Gaza per mettere fine al lancio di razzi Qassam sul territorio israeliano, ha cantato vittoria nonostante gli oltre cento morti palestinesi. Il presidente Abu Mazen annunciava infatti in quelle ore, in conseguenza alle violenze di Gaza, il congelamento dei colloqui con gli israeliani (ripresi dopo il viaggio del segretario di Stato americano Condoleezza Rice).

Francia e Israele, il dialogo è ricominciato ( da "Secolo XIX, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma il presidente francese Sarkozy è stato comunque chiaro con Peres: "Come amico di Israele, le devo il linguaggio della verità: la sicurezza d Israele passa per la cessazione degli insediamenti". Sarkozy, che si recherà a giugno in Israele e visiterà i territori occupati, ha sollecitato la costituzione di uno Stato palestinese "moderno e democratico" entro la fine del 2008.

A Roma la "Via Crucis" di Sergio Bertinotti ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fecero erigere per custodire e onorare parte delle sacre relique ritrovate in Palestina: un frammento della croce, il "titulus crucis" e un chiodo. Proprio nel tempio di piazza Santa Croce, alla presenza del cardinale Angelo Comastri, questo pomeriggio alle 17 s'inaugurerà la mostra delle opere che compongono la "Via Crucis" dipinta da Bertinotti: quattordici stazioni "tradizionali",

Vive la France mentre Pahor incombe sullo Strega ( da "Stampa, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non solo la Foire du Livre che s'inaugura con Israele Paese ospite, proprio come la Fiera di Torino, e con boicottatori furibondi, quasi come Torino. Nelle classifiche dei libri più venduti è un trionfo di francofonia: Daniel Pennac al primo posto, Muriel Barbery al terzo, Amélie Nothomb all'ottavo.

Craxi 'I socialisti stanno con i socialisti' ( da "Voce d'Italia, La" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: i socialisti stanno con i socialisti, egli infatti non lo è più da tempo. Quanto alla politica estera, i socialisti sono leali all'alleanza ed incoraggiano il progetto di pace in Medio Oriente per una Palestina riconosciuta ed uno stato di Israele che possa vivere in sicurezza". politica@voceditalia.it.

Berlusconi boccia il Pd e si schiera con Israele ( da "Tempo, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: amicizia con Israele. Berlusconi boccia le aperture di Massimo D'Alema ad Hamas ("un lavoro contro gli ebrei") quindi assicura che il prossimo ministro degli Esteri del suo governo sarà "un amico di Israele che sa intrattenere ottimi rapporti". Ma quella sul "fascista" Ciarrapico non è l'unica polemica che il Cavaliere si trova ad affrontare.

Intervista a Orly Benny Davis / Vaticano e Israele: la lite sul fisco non rovina il dialogo ( da "Opinione, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2008 Intervista a Orly Benny Davis / Vaticano e Israele: la lite sul fisco non rovina il dialogo di Lorenzo Montanari Sono state settimane di grande crisi in Terra Santa. Il ritorno dei venti di guerra tra Israele e Hamas hanno fatto dimenticare velocemente lo spirito della Conferenza di Annapolis, dello scorso novembre.

Persino Gideon Meir si ribella a D'Alema ( da "Opinione, L'" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ambasciatore di Israele Persino Gideon Meir si ribella a D'Alema di Dimitri Buffa Per riuscire a fare infuriare l'attuale ambasciatore di Israele in Italia Gideon Meir, al punto da fargli dire "Ci chiedete di trattare sulla misura della nostra bara", il ministro degli Esteri ancora in carica Massimo D'Alema deve avere fatto uno studio lungo e accurato.

Frattini: "Casini non fa onore a se stesso" ( da "Tempo, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. A Torino contestata la partecipazione di Israele alla Fiera del libro. Stessa situazione al salone di Parigi con la rinuncia di molti Paesi arabi cosiddetti moderati. "Sono molto preoccupato rispetto a questo. Anche i Paesi arabi moderati pro-occidentali hanno grandi problemi rispetto a questa tematica.

Missione in Libano, è scontro tra Martino e Prodi ( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: questa missione anche per la sicurezza di Israele". Il Professore ha concluso rimarcando come le dichiarazioni di Martino non facciano altro che ribadire "le differenze profonde" sulla politica estera tra il Centrodestra e il Pd L'affondo della Farnesina Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha accusato il Partito delle libertà di danneggiare l'immagine internazionale dell'


Articoli

Ciarrapico, schiaffo del Ppe Ma il Cavaliere minimizza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

JUNCKER RIAPRE LA POLEMICA: "NON ACCETTIAMO FASCISTI" Ciarrapico, schiaffo del Ppe Ma il Cavaliere minimizza ? ROMA ? IL PARTITO popolare europeo, a cui il programma di Berlusconi si richiama, avverte il Popolo della libertà su Ciarrapico. "Non c'è posto per i fascisti nel Ppe", commenta il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker. E, se il vicepresidente del Ppe, l'azzurro Antonio Tajani, contestualizza l'affondo spiegando che "nel vertice dei popolari il nome Ciarrapico non è stato fatto", la frase di Junker ha comunque riacceso una polemica ? quella sulla candidatura voluta da Silvio Berlusconi dell'imprenditore proclamatosi fascista ? che i vertici del Pdl speravano chiusa. Invece il Pd e la Cosa bianca hanno soffiato sul fuoco. E il partito del Cavaliere ha risposto per le rime, con Alessandra Mussolini che ha ironizzato sul cognome di Juncker e lo stesso Berlusconi a sentenziare: "Juncker deve parlare con Casini, visto che Ciarrapico andava sempre a braccetto con lui". Il polverone è nato quando, a margine di un Consiglio europeo, Juncker ha risposto alle domande dei giornalisti su Giuseppe Ciarrapico (a fianco, visto da Spezi): "Non lo conosco, ma posso dire che non c'è posto per i fascisti nel Ppe". Più cauti il presidente del Parlamento Ue, Pottering, e il numero uno del gruppo Ppe, Daul: "La questione non è ora all'ordine del giorno". Ma per chi non milita nel Pdl, la questione non è, come sostiene il forzista Marcello Pera, "solo una montatura propagandistica". Il leader moderato Pier Ferdinando Casini ha sottolineato che "la disavventura sulla candidatura di Ciarrapico e la presenza della Mussolini sono il segno di un progetto di Berlusconi che si è spostato a destra". Tagliente il ministro degli Esteri Massimo D'Alema: "Berlusconi ha candidato più fascisti di Storace...". Non meno provocatorio il ministro cattolico Giuseppe Fioroni: "Meglio tardi che mai, il Ppe si accorge di Ciarrapico. Speriamo che questo gli consenta di accorgersi che anche la destra di Fini poco ha a che vedere con i Popolari". BATTUTA che non deve essere piaciuta a Gianfranco Fini: nel novembre 2006, infatti, sull'ingresso degli eurodeputati di An, il presidente del Ppe Wilfried Martens si era dimostrato contrario. E già si capisce che, dietro le polemiche su Ciarrapico, si profila il problema più consistente dell'ingresso del Pdl tra le file dei popolari europei. Anche ieri Martens ha ribadito: "Respingiamo tutti gli estremismi di destra e sinistra". Netta la rassicurazione di Berlusconi: "Caso Ciarrapico? Ma quali ripercussioni, andiamo... quelli del Ppe non sono mica questi della nostra sinistra". Meno diplomatica è stata la Mussolini: "Juncker? Ha un cognome che sembra uno yogurt". In serata, il Cavaliere è stato ospite dell'ambasciatore americano a Roma Spogli insieme con la comunità ebraica della Capitale. Nessun accenno al 'caso fascismo' ma una chiara presa di posizione a favore Israele: "Le aperture di D'Alema ad Hamas sono un lavoro contro gli ebrei". m. c. - -->.

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"la nostra gente ha paura e molti sono già fuggiti" - marco politi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un uomo di pace Era in pericolo Chiese senza fedeli "La nostra gente ha paura e molti sono già fuggiti" Il capo della diocesi di Bagdad: "Temevo finisse così" Monsignor Rahho era stato minacciato più volte, ma lui voleva stare vicino alla sua gente I rapitori erano spariti, la sua auto era crivellata di proiettili: possibile che fosse rimasto illeso? Le chiese sono sempre più vuote, alle cerimonie religiose ci accorgiamo delle assenze "Sappiamo di essere tutti quanti sotto tiro, ma andremo avanti comunque" MARCO POLITI ROMA - "Viviamo nell'angoscia". Mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo latino di Bagdad, è rimasto folgorato dalla notizia. Solo poco prima stava ancora discutendo con il nunzio vaticano delle prospettive per ritrovare il suo confratello Rahho. Eppure il prelato è sincero: "Temevamo che finisse così, di ora in ora eravamo sempre più in ansia". In Vaticano sono sconvolti non solo per l'episodio, ma perché è il segnale dell'inesorabile logoramento cui sono sottoposte le comunità cristiane non solo in Iraq ma in tutto il Medio Oriente. La grande comunità caldea irachena è ormai in maggioranza emigrata, mentre in Palestina gli arabi cristiani calano vertiginosamente. Monsignor Sleiman, perché temevate il peggio? "In tutti questi giorni i rapitori non si era fatti vivi. Dopo il sequestro non hanno avanzato pretese di riscatto. Non si sono fatti proprio sentire. E poi c'era quell'auto di mons. Rahho crivellata di proiettili, i suoi tre accompagnatori morti, possibile che solo lui fosse incolume?". Sono stati terroristi o delinquenti comuni? "Non oso pronunciarmi. Ma spesso i fanatici si confondono con i criminali comuni. Non sappiamo dove finisce il delitto politico e comincia l'azione della delinquenza". Che persona era mons. Rahho? "Un sant'uomo, buono, fedele, coraggioso. Magari non laureato, ma veramente vicino alla gente. A Mosul tre anni fa un gruppo di fanatici era arrivato a distruggergli dimostrativamente l'episcopio. Avevano fatto uscire tutte le persone e ne avevano fatto macerie. Ma lui era tornato per stare con i suoi fedeli, per seguire un gruppo di handicappati cui andavano tutte le sue cure". Per i cristiani dell'Iraq come sarà ora? "Non c'è fiducia nell'avvenire, la gente non ha speranza. Tutti vivono in una situazione di angoscia. Tanti sono partiti, non sappiamo nemmeno quanti. Alle cerimonie religiose ci accorgiamo che manca tanta gente. Forse sono andati all'estero, forse si sono spostati in un'altra parte del Paese, forse si nascondono a casa. D'altra parte gli stati confinanti non accolgono più i profughi facilmente come prima. Le domeniche ci sono pochi fedeli nelle chiese, poi magari alle grandi feste si vedono numerosi". Quanti sono rimasti? Sono ancora molti quelli che vogliono fuggire? "Non ho cifre. Non sappiamo nulla. Vediamo una persona e forse in cuor suo ha già deciso di partire, ma non possiamo nemmeno fare domande, perché la gente si spaventa. è una realtà veramente triste". è rimasto sorpreso dall'esito che ha avuto la vicenda del sequestro? "Sinceramente è da giorni che pensavo a questo". Come pensate di andare avanti? Ha paura per sé e gli altri vescovi? "Prima che arrivasse la notizia, stavo parlando con il nunzio. Sentivamo che la nostra angoscia diventava certezza. L'uccisione di mons. Rahho ci ricorda che ognuno di noi corre lo stesso pericolo. Eppure dobbiamo continuare, dobbiamo andare avanti perché altrimenti moriremo lo stesso moralmente". Qui mons. Sleiman fa una pausa e poi spiega, soppesando le parole: "Non si può morire soltanto perché non si ha il coraggio di vivere".

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"dall'autorità palestinese segni di distensione" - massimo novelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIII - Torino Ottimista Il presidente Picchioni ha incontrato in via riservata i rappresentanti a Roma. "Adesso vedremo cosa succederà a Parigi" "Dall'Autorità palestinese segni di distensione" "Verso di noi c'è comprensione: non è esclusa la partecipazione di alcuni scrittori" MASSIMO NOVELLI Mentre a Parigi si è aperto tra le polemiche le Salon du Livre, con Israele e il presidente Shimon Peres ospiti d'onore, a Torino, dove dall'8 al 12 maggio sarà di scena nuovamente il mondo culturale dello Stato ebraico, si manifesta "qualche segnale di distensione, anche se la vigilanza non viene meno" Ad affermarlo è Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il libro, la musica e le attività culturali, che ieri ha partecipato all'incontro tenutosi in Prefettura con lo scopo di fare il punto sulle misure di sicurezza da adottare in vista del salone torinese. Quali sono i segnali positivi che lei intravede, Picchioni? "Nei giorni scorsi io ed Ernesto Ferrero, direttore della fiera, abbiamo incontrato a Roma gli esponenti dell'Autorità nazionale palestinese in Italia. Hanno mostrato comprensione e disponibilità verso la nostra Fiera internazionale del libro, non escludendo la partecipazione già quest'anno di alcuni scrittori e intellettuali della Palestina. Inoltre ci hanno assicurato che le vicende delle scorse settimane, che avevano investito il salone di Torino, non compromettono la presenza dei palestinesi, insieme agli altri romanzieri, poeti, uomini e donne di cultura di altri paesi arabi, all'edizione del prossimo anno, che avrà al centro l'Egitto". Si tratta di un incontro importante, certamente. Però ora i cosiddetti riflettori sono puntati su Parigi. Voi guardate al Salon du Livre per capire come andranno poi davvero le cose al Lingotto? "Diciamo che Parigi può essere un po' la cartina di tornasole. Se lì tutto filerà liscio, se non si verificheranno incidenti, allora possiamo trarne un buon auspicio per la nostra fiera. L'augurio è che a Torino il salone possa tenersi tranquillamente, o almeno svolgersi lungo i binari di una agitata tranquillità. Voglio tuttavia specificare che, contrariamente a quanto ha scritto qualcuno sui giornali, la presenza degli israeliani a Torino è diversa da quella di Parigi. Noi abbiamo invitato gli intellettuali, non le autorità dello Stato di Tel Aviv. E tantomeno vogliamo una "cultura israeliana blindata"" In ogni caso, le preoccupazioni per un boicottaggio di Librolandia, minacciato più volte da associazioni di scrittori arabi e pure da intellettuali di casa nostra, restano. Oppure, rispetto a qualche giorno fa, adesso i timori più forti sono stati fugati? "Lo stato di allerta è sempre alto, pur senza fare eccessivi allarmismi. Del resto, bisogna prendere in considerazione tutte le possibilità, anche quelle su un piano negativo. Nell'incontro in Prefettura, comunque, si è parlato principalmente delle misure e del cerimoniale da adottare in occasione della visita che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, farà a Torino per l'apertura della Fiera del libro".

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Quattro bambini narrano il dolore - parigi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Intervista/ Esce "Un difetto impercettibile" di Nancy Huston QUATTRO BAMBINI NARRANO IL DOLORE "All'origine del romanzo c'è il dramma dei piccoli strappati alle loro famiglie e adottati dai tedeschi. Le tragedie della storia sono viste con occhi infantili" PARIGI n romanziere non scrive mai partendo dalle idee. I romanzi non sono opere teoriche, ma storie di personaggi fatti di carne, emozioni e passioni". Autrice di una dozzina di romanzi, Nancy Huston torna nelle librerie italiane con Un difetto impercettibile (Rizzoli, pagg. 310, euro 18,50), un bel romanzo denso di vicende e sentimenti che l'anno scorso in Francia ha vinto il prestigioso Prix Femina. Ricostruendo lungo quattro generazioni la storia di una famiglia di ebrei americani, l'autrice vi racconta la vicenda intensa e dolorosa di un gruppo di personaggi alle prese con un segreto terribile, quello di Erra-Kristina, le cui origini affondano nella tragedia della Seconda guerra mondiale. Dalla Germania alla California, da Israele a New York, la vicenda familiare si snoda lungo sessant'anni ed è raccontata a ritroso da quattro narratori bambini, ognuno di una diversa generazione, i quali guardano con occhi spietati e innocenti gli adulti alle prese con la difficoltà della vita quotidiana e con il peso di una verità ingombrante e minacciosa. Dal concatenarsi dei loro racconti emerge l'esile filo che collega una bambina tedesca negli anni del nazismo a un bambino californiano dei XXI secolo. "Per uno scrittore, i drammi e le contraddizioni della storia collettiva hanno senso solo se s'incarnano in vicende umane singolari", spiega la scrittrice d'origine canadese ma da moltissimi anni residente a Parigi, dove è sposata con lo studioso Tzvetan Todorov. "Il romanzo, alla cui origine c'è il dramma dei bambini strappati dai nazisti alle loro famiglie e adottati da famiglie tedesche, è nato come reazione al mio libro precedente, il saggio intitolato Professeurs de désespoir. Vi analizzavo gli scritti di diversi autori - da Beckett a Kundera, da Bernhard a Houellebecq - per i quali, in nome di una dimensione tragica e disperata dell'esistenza, la maternità, l'infanzia e la famiglia hanno molto spesso una connotazione negativa. Io al contrario ho voluto sottolineare l'importanza capitale dell'infanzia, un periodo in cui l'individuo si costruisce attraverso l'interazione con gli altri e la scoperta del mondo esterno". E' per questo che al centro del romanzo c'è il passaggio da una generazione all'altra? "La vita fa sì che, in una stessa famiglia, nel giro di una cinquantina d'anni, si trovino bambini radicati in lingue, religioni e realtà geografiche diverse. Tenendo presente questa realtà, ho affrontato il problema della trasmissione dell'eredità familiare da una generazione all'altra. Di solito, gli uomini sono sempre molto fieri di essere ciò che sono, dimenticando però che nel loro divenire vi è sempre una componente casuale. Se siamo ciò che siamo, è anche il frutto del caso. Il romanzo prova quindi a riflettere su come gli individui acquisiscono opinioni e certezze sulla loro identità. Soprattutto quando sono bambini, prima del processo di omologazione della scuola". Lei adotta il punto di vista dei bambini, una scelta narrativa che accentua la dimensione emotiva della narrazione... "I bambini, quando attraversano vicende terribili, reagiscono innanzitutto sul piano emotivo, non certo su quello della ricostruzione razionale e storica degli avvenimenti. I bambini vivono attraverso i sentimenti dei loro genitori. Il romanzo ruota attorno al tema dell'identità, alla cui costruzione contribuiscono molto le emozioni e le passioni. Ma attenzione, non bisogna separare arbitrariamente i sentimenti dal resto della nostra realtà. Gli individui sono fatti al contempo di corpo e razionalità, componenti tra le quali non esistono frontiere precise". Le sembra che oggi in ambito letterario ci sia più spazio per l'espressione di emozioni e sentimenti? "Penso di sì. La dimensione soggettiva si manifesta più facilmente. Anche perché abbiamo definitivamente superato il trionfo dell'oggettività proposto in passato dagli scrittori del nouveau roman e dai loro epigoni. La loro era un'ipotesi interessante dal punto di vista della teoria letteraria, ma assolutamente senza senso sul piano delle letteratura, vale a dire di quella attività umana che aiuta le persone a vivere e a comprendere la loro vita".

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Israele, lo stato dello Stato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Israele, lo stato dello Stato Furio Colombo Commenti A proposito di Hamas Ho letto e riletto l'intervista con Ismail Haniyeh, premier di Hamas, ovvero leader della parte dei territori palestinesi (Gaza) in rivolta contro l'altra parte, Ramallah, che riconosce come presidente Abu Mazen. L'intervista di Umberto De Giovannangeli è stata pubblicata il 13 marzo da l'Unità e viene citata per dare ragione al ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema quando dice che "ovviamente si deve dialogare con Hamas, se no con chi?" e fa seguire un elenco di personalità del mondo che sono dello stesso avviso: parlare con Hamas come condizione per avviare una soluzione del conflitto. segue a pagina 25.

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Vi spiego perché non siamo più Sud (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Vi spiego perché non siamo più Sud di Erri De Luca N el mondo c'è piú sud che nord. Detto cosí è come se uno affermasse che i numeri dispari sono di piú dei numeri pari. Però è un fatto che l'equatore, il largo parallelo equidistante dai poli, non è mai stato discrimine efficace. Il Sud del mondo lo ha scavalcato di slancio, si è spinto oltre il tropico del cancro fino a risalire tutta l'Africa. Per ora si è assestato sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Un tempo anche noi nati sotto il Volturno ci dicevamo del Sud. Le baracche di Gibellina, i sassi di Matera, i vicoli di Forcella ci davano questo buon diritto. Fornivamo braccia a buon mercato alle Americhe, alle miniere, alle acciaierie. Vendevamo sale, lavoravamo da bambini e sul lungomare tiravamo reti lontane con corde grosse come braccia. Non avevamo petrolio, ma non ce lo facemmo mancare. Vennero navi lunghe e pesanti a raffinarlo sulle nostre spiagge. Era sporco, puzzava, specie nei giorni di scirocco. La fiamma perpetua che smaltiva le scorie era il nostro cero acceso al santo del progresso. Sui golfi piú belli del Tirreno e dello Ionio spuntarono torri, ma non per avvistare Saraceni. Avevano altra forma, piú stretta, assai piú elevata e fumavano in cima. Erano gli altiforni della colata continua, le metallurgie urgenti dell'industria pesante. Non dovevamo piú partire verso l'affumicato estero, ora ce l'avevamo in casa. Eravamo ancora del Sud e ci piaceva dirlo, scrivercelo addosso quando con quel nome di fabbrica passavamo nelle piazze d'Italia intorno a un palco. Eravamo la Questione Meridionale, ma i toni della classe dirigente locale erano quelli di una supplica quaresimale. A mensa ci venne servita la Cassa di Mezzogiorno, confezione di dolciumi purgativi che sfamavano per cinque minuti e subito dopo procuravano la dissenteria della disoccupazione. Sorsero baracche buone per il giorno dell'inaugurazione, poi tutti a casa perché l'impresario aveva intanto intascato il gruzzolo del finanziamento. Furono i terremoti a insegnarci un modello di sviluppo. Il soccorso finì in molte mani, ci fu un'ansia di arricchirsi, nacquero molte società per azioni e sopraffazioni, sparsero in giro molto sangue e molte piccole industrie. Fu il tempo dell'accumulazione di fortune fresche, maledette e subito. Fa cosí il capitalismo quando è in buona salute. Oggi molti ricchi di quell'arrembaggio vogliono regolarizzare la loro posizione, perché sono la nuova borghesia e non vogliono aspettare la seconda generazione per godersi la rispettabilità del denaro. È la nuova questione meridionale. Intanto le nostre città si popolano di un sud mobile. Le stazioni, le prigioni, i ponti, i sottopassaggi e i semafori ci mostrano a domicilio il sud. Noi non lo siamo piú. Nominarci tali oggi è abuso di latitudine altrui e appropriamento di geografia indebito. Un tempo ho visto il Sud del mondo. In un periodo della mia vita ho parlato una lingua che si chiama swahili, ho preso parte a un po' di lavoro gratuito laggiú. Ho aderito a quel luogo sotto l'equatore, ho aderito alla lettera fino a tremare delle sue febbri malariche, fino a svuotarmi le viscere, commosse da un protozoo locale detto ameba. Era miseria diversa, natura snaturata, siccità e acque torrenziali, fame e fiori, stagioni che non lasciano seme nella terra. La vecchiaia era un privilegio, le nascite erano agguati. La morte era infantile e capricciosa come il cielo al tempo dei monsoni. È ancora cosí, perché quello è il sud. Noi dobbiamo dare le dimissioni da quel nome onorato. Ci resta il sud dell'anima, per chi ancora la conserva esposta a mezzogiorno, come un balcone. Siamo diventati una sfumatura del nord. Le noir A differenza delle persone i popoli si guadagnano nel mondo un credito indipendente dal loro conto in banca. Paesi come il Canada e il nostro possono pure sedersi a qualche tavolata prestigiosa in virtú del loro grado di ricchezza, ma poi contano decimi di niente al tempo delle grandi scelte. Nemmeno le armi fanno grande un popolo, il primato militare invecchia in fretta. Un popolo vale quanto la sua lingua e ha prestigio per quanto essa è diffusa lontano dai suoi confini. La Francia gode di questo valore aggiunto, la Germania potrà acquistarlo se l'Europa orientale parlerà tedesco. L'Italia perse l'occasione dell'emigrazione. La nostra lingua nelle Americhe si perse in una generazione e l'assimilazione dei nostri fu completa. Non uno scrittore, poeta, commediografo ci fu restituito da quel viaggio di sola andata. Oriundi di ritorno furono solo i calciatori, tenaci come pochi nel rifiutare di imparare la lingua dei vecchi nonni e delle lire nuove. Poi con un piú cruento dissanguamento l'Italia consumò la vanità coloniale di imporre la sua lingua a popoli lontani. Resta un'altra occasione: dar voce italiana all'umanità che emigra da noi per suo bisogno. Non tutti possono trovare un riparo e un impiego, ma una lingua sí. Possiamo metterli in grado di parlare e scrivere bene in italiano, la grande maggioranza di loro ha un grado di istruzione perfino elevato. Invece succede spesso di ascoltare uno straniero che vive da molti anni presso di noi e che non sa ancora formulare una frase corretta nella nostra lingua. È umiliante, ma per noi, non per lui. Non costerebbe molto trasmettere ai nostri nuovi vicini questa rarità neolatina. La glaciazione delle nostre nascite lascia aule vuote e insegnanti a spasso, risorse che la comunità paga comunque. Non occorrerebbe scegliere il modello d'istruzione intensiva di Israele, basterebbe quello francese che inculca la propria parola per poi esigerla. Perciò ha ricevuto in premio uomini come l'irlandese Beckett e il rumeno Ionesco che hanno scritto in quella lingua. Il piú grande scrittore francese del secolo, per me, Albert Camus, è nato in Algeria e ci ha vissuto fino ai suoi vent'anni. Nessuno mette in dubbio che sia stato uno scrittore francese, togliendo in buona fede all'Algeria il suo diritto di maternità. Tale è il peso di una lingua, il suo campo magnetico irradiato lontano. Esso è il frutto di un investimento di orgoglio prima che di mezzi, convinzione di avere un rango nel mondo per la civiltà della propria parola. Se è vero che si può abitare una lingua, allora noi non aiutiamo lo straniero ad abitare la nostra. Lasciamo a lui il compito di arrangiarsi anche in questo, forse ci conforta un altro vantaggio che abbiamo sul suo bisogno, che stenti anche con le parole. E invece potrebbe amare le nostre, farle rimbalzare indietro lontano, inzuppare di colori nuovi le pagine sbiadite dei nostri libri, le strofe insipide delle nostre canzoni. È una bella lingua la nostra, dovremmo offrirla a piene mani, regalarla agli altri: ce la vedremmo restituire piú grande, piú ricca. Non sempre tra le persone accade, ma tra i popoli sí: la generosità paga alti dividendi. Non avranno trovato molto da noi, i nostri nuovi vicini, ma quel po' di tesoro gratuito che sta in una lingua non gliel'avremo lesinato. Lavoravo in Francia in un cantiere edile insieme a operai di molte nazioni diverse. Un giorno il capomastro si rivolse a uno di noi chiamandolo "le noir", il nero. L'uomo si fermò e ad alta voce rispose che lui era un operaio, aveva un nome e un salario come tutti e che non permetteva a nessuno di prenderlo per la pelle. Fece un discorso veloce, tenuto in perfetto francese e provai orgoglio di essergli amico. Tale è il peso di una lingua tra uomini che si guadagnano il giorno lontano dalla loro terra. ERRI DE LUCA Nel suo nuovo libro, Pianoterra, lo scrittore utilizza il punto di vista del vagabondo che sbircia il mondo dal marciapiede... La Napoli d'un tempo e il nuovo Meridione che arriva oggi nelle nostre città dall'Africa. Ecco un'anticipazione.

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Chi vuole esportare democrazia, deve poi rispettare l'esito del libero voto in Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Jimmy Carter "Chi vuole esportare democrazia, deve poi rispettare l'esito del libero voto in Palestina".

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D'Alema: sulla trattativa non sono isolato Ancora polemica su Hamas. Fassino: devono sciogliere l'ambiguità su Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del D'Alema: sulla trattativa non sono isolato Ancora polemica su Hamas. Fassino: devono sciogliere l'ambiguità su Israele "Non credo di aver detto nulla di scandaloso. L'ambasciatore israeliano naturalmente può avere una diversa opinione del tutto legittima...Io ho ricordato che questa necessità di negoziare (con Hamas, ndr.) una tregua è condivisa dalla grande maggioranza dei cittadini israeliani ed è sostenuta anche da tanti commentatori". Così il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha risposto, ieri pomeriggio a Bruxelles, a una richiesta di commento sulla posizione espressa ieri dall'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir che aveva duramente criticato le parole del titolare della Farnesina sull'opportunità di un dialogo con Hamas. La polemica resta però alta. A sostegno di una trattativa con il movimento islamico si schiera il presidente della Camera e candidato premier per la Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti: in Medio Oriente "bisogna trattare con tutti i protagonisti, compresa Hamas", afferma Bertinotti, "Critico la comunità internazionale - aggiunge il presidente della Camera - per non aver avuto il coraggio di imporre la trattativa. E siccome la trattativa si fa tra avversari, escludere un avversario significa escludere la trattativa". Contro l'apertura a Hamas si dichiara invece Pierferdinando Casini: "Non apprezzo l'apertura di Massimo D'Alema ad Hamas: una presa di posizione che indebolisce il negoziato europeo e degli Stati Uniti, ma anche il lavoro di Abu Mazen Fatah e dell'autorità nazionale palestinese", dichiara il leader dell'Udc. "Il coinvolgimento di Hamas nel processo di pace non può che avvenire entro due fondamentali passaggi: per la comunità internazionale è prioritario verificare che ci sia un'intesa tra Fatah e Hamas che, a sua volta, deve sciogliere l'ambiguità sul riconoscimento di Israele", puntualizza Piero Fassino provando a gettare acqua sul fuoco delle polemiche. Uno sforzo che non trova alleati nel centrodestra. "In politica internazionale la linea del Pdl è la continuazione di ciò che abbiamo fatto nei cinque anni di governo, una linea diversa da quella del governo Prodi e D'Alema anche per quanto riguarda la questione mediorientale", promette il leader di An, Gianfranco Fini. "È particolarmente grave che Haniyeh si spinga fino congratularsi con il nostro ministro degli Esteri per le sue aperture al dialogo con Hamas. L'apertura politica ad Hamas è "un lavoro contro gli ebrei". Ne è convinto Silvio Berlusconi, che partecipando a un ricevimento offerto dall'ambasciata americana alle comunità ebraiche e statunitensi ha stigmatizzato l'invito di Massimo D'Alema a far partecipare Hamas al negoziato di pace. "Dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro degli Esteri che parla a favore di un'organizzazione terroristica", ha aggiunto Berlusconi. u.d.g.

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Caso Hamas, tutti i big a favore del dialogo con i padroni di Gaza Da Annan a Carter, dall'ex ministro israeliano Ben Ami a Brzezinski le ragioni di chi difende la trattativa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Caso Hamas, tutti i big a favore del dialogo con i padroni di Gaza Da Annan a Carter, dall'ex ministro israeliano Ben Ami a Brzezinski le ragioni di chi difende la trattativa di Umberto De Giovannangeli "CHI CI INVITA ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle misure delle nostre bare e sul numero dei fiori da mettere nella corona". È, un j'accuse durissimo quello lanciato dall'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir in risposta alle considerazioni del titolare della Farnesina, Massimo D'Alema. La domanda che viene spontanea è la seguente: la necessità di avviare una qualche forma di negoziato con Hamas, è una fisima del ministro degli Esteri italiano o, come cercheremo di documentare, è invece una necessità avvertita da un arco ampio e variegato di personalità; un campo che annovera al proprio interno ex presidenti Usa, ex segretari generali delle Nazioni Unite, premi Nobel, e che include personalità che hanno rivestito incarichi di grande responsabilità nei governi e nei vertici militari e di intelligence israeliani. Hamas, rileva D'Alema, controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese (Gaza, ndr.) e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese". Una constatazione che ha spinto l'ex presidente Usa Jimmy Carter e l'ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan: nei giorni scorsi, nel pieno dei combattimenti che hanno insanguinato Gaza e il Sud d'Israele, Carter e Annan si sono detti disponibili a favorire un negoziato tra le parti belligeranti, e cioè Israele e Hamas, per giungere ad una tregua. Una necessità avvertita da altre personalità della politica statunitense. "Crediamo che un dialogo schietto con l'organizzazione sia di gran lunga preferibile al suo isolamento: potrebbe essere condotto, per esempio, dagli inviati dell'Onu e del Quartetto (Usa, Ue, Russia, Onu, ndr.). Promuovere un cessate il fuoco tra Israele e Gaza potrebbe essere un buon punto di partenza": considerazioni che non sono un parto dalemiano, ma un passaggio, cruciale, di una lettera a George W.Bush e Condoleezza Rice pubblicata l'8 novembre dal New York Times. Tra i firmatari c'erano gli ex consiglieri per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski e Brent Scowcroft. ."Senza dimenticare mai - avverte D'Alema - che Hamas vinse le elezioni...". Cosa che non ha dimenticato Jimmy Carter. "Se uno sponsorizza elezioni o intende promuovere la democrazia e la libertà in tutto il mondo, poi, come è accaduto in Palestina, quando un popolo sceglie liberamente i propri leader, credo che tutti dovrebbero riconoscere il risultato e incalzare, senza demonizzarlo, il governo legittimo che scaturisce dal voto", riflette l'ex presidente Usa. In Inghilterra, personalità di primissimo piano del mondo della cultura, tra cui il Premio Nobel Harold Pinter e lo storico Eric Hobsbawm, hanno pubblicato, a pagamento, sul The Times un appello ad Israele perché ponga termine all'assedio di Gaza. "La punizione collettiva della popolazione di Gaza - c'è scritto nell'appello - è illegale ai sensi del diritto internazionale. Condanniamo tutti gli attacchi contro i civili e conseguentemente i lanci di razzi contro gli abitanti del Sud d'Israele. Chiediamo la fine dell'assedio di Gaza, l'immediato cessate il fuoco, il negoziato con Hamas". Una richiesta fatta propria da responsabili Onu, come il rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani, John Dugard, e Karen Abu Zayd, direttrice dell'Unrwa, l'Agenzia dell'Onu per l'assistenza ai rifugiati palestinesi. "C'è un solo modo di evitare nuove stragi di innocenti a Gaza e per porre fine al lancio di missili da Gaza contro il Sud d'Israele. Favorire un negoziato tra il governo israeliano, Hamas e l'Anp", afferma Dugard. "Il blocco di Gaza punisce una intera popolazione per ritorsione contro l'azione di pochi. Non è solo profondamente ingiusto, è estremamente pericoloso perché in questo modo si spinge tutto il mondo nelle mani dell'estremismo", rileva a sua volta Karen Abu Zayd. Argomenti che trovano autorevoli sostenitori anche nello Stato ebraico. "Israele non ha il coraggio di fare il primo passo verso Hamas, ma continuo a non capire perché l'Europa non ci aiuti, perché abbia isolato Hamas, seguendo in modo acritico l'iniziativa dell'amministrazione Bush", sostiene Shlomo Ben Ami, ministro degli Esteri del governo Barak durante le trattative di Camp David. "Demonizzare Hamas non è una buona politica e ancora peggio è avere un atteggiamento ostile, punitivo nei confronti della popolazione palestinese, perché ha votato in massa Hamas", sottolineatura importante, tanto più significativa perché a farla è un uomo che ha trascorso larga parte della sua vita a combattere i peggiori nemici di Israele: si tratta di Amy Ayalon, ex capo della marina militare dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno di Israele), oggi parlamentare laburista. Trattare con Hamas per evitare pericoli peggiori, quale la penetrazione di Al Qaeda nei Territori. È la tesi sostenuta da Yossi Beilin, più volte ministro nei governi a guida laburista, leader storico del Meretz, la sinistra pacifista israeliana: "Mettere sullo stesso piano Hamas e Al Qaeda - dice Beilin - è un errore di analisi che porta ad adottare una strategia di contenimento fallimentare. Ricordiamoci il passato: Israele ha eliminato il fondatore di Hamas (sheikh Ahmed Yassin, ndr.) e lo stesso ha fatto con il suo successore (Abdelaziz Rantisi, ndr.). Il risultato è stato opposto alle aspettative: Hamas è cresciuto nei consensi della popolazione palestinese". "Per quanto riguarda l'equiparazione di Hamas con Al Qaeda - prosegue Beilin - il mio pensiero coincide pienamente con quanto affermato da Efraim Halevy (l'ex capo del Mossad, il servizio segreto israeliano, ndr.), uno che di lotta al terrorismo se ne intende come pochi al mondo: Halevy sostiene che cercare di aprire un canale negoziale con Hamas serve anche a fermare una ideologia più radicale, quella di Al Qaeda, che va conquistando sempre più proseliti nei Territori". D'altro canto, e fuori dalle polemiche forzate, tra Israele e Hamas canali di contatto già esistono. Con la mediazione egiziana che punta a un accordo tra le parti ampio, non soltanto a una tregua. A spiegarlo è il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abdul Gheit, un moderato apprezzato nelle cancellerie occidentali: alla fine delle violenze, ha ripetuto nei giorni scorsi Gheit, deve accompagnarsi un allentamento delle restrizioni per gli abitanti di Gaza e possibilmente uno scambio di prigionieri, perché, avverte il ministro egiziano, "se non saremo in grado di far sì che questa situazione finisca, le cose peggioreranno ancora a detrimento sia della popolazione israeliana che palestinese".

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Lo stato dello Stato di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Lo stato dello Stato di Israele Furio Colombo Segue dalla Prima P rima di affrontare la domanda drammatica e centrale: "si può, si deve dialogare con Hamas?", occorre fare sosta intorno alla situazione. Ed è bene ricordare se e quali precedenti ci aiutano nella difficile e sanguinosa storia contemporanea. Lo stato dello Stato di Israele (non è un gioco di parole, è la condizione di quel Paese in questo momento) è uno stato di assedio. Di solito subito prima o subito dopo questa affermazione si fa precipitoso riferimento alla potenza israeliana e al "poderoso sostegno" americano. È vero che Israele ha una struttura militare molto forte (altrimenti non esisterebbe più da tempo). Ed è vero che ha avuto la costante garanzia di sopravvivenza offerta dagli Stati Uniti. Sul primo aspetto diremo - persino sapendo che chi rappresenta Israele ci darà torto, anche per ragioni di legittimo patriottismo - che Israele non è più così forte a confronto con l'assedio che sta subendo. Lo abbiamo visto nella breve e tremenda guerra dell'estate del 2006. Una tecnologia costosissima e raffinata ha colpito Israele dal versante del Libano e a cura del potentissimo e ricchissimo "esercito di Dio" o Hezbollah. La difesa accanita e anche precipitosa e affannata di Israele ha indignato molta opinione pubblica del mondo perché troppi civili, troppi bambini erano tra le vittime della risposta di guerra alla violentissima guerra. Questo aspetto terribile faceva parte del piano di Hezbollah, la cui strumentazione elettronica era accuratamente dispersa tra popolosi villaggi e condomini suburbani, in cui tutti gli abitanti erano ostaggi da esibire come cadaveri dopo ogni tentativo israeliano di fermare la pioggia di missili. In quella guerra perfettamente organizzata da Hezbollah i bambini morti sono stati esibiti uno per uno di fronte alle televisioni internazionali come mai era accaduto nelle pur tristi vicende dei sanguinosi scontri dei nostri giorni nel mondo. Lo scopo di rendere odiosa, dunque impossibile, la difesa di Israele è stato raggiunto. E infatti l'unica soluzione è stata, si ricorderà, la realistica proposta di inviare un importante corpo di spedizione delle Nazioni Unite alla frontiera fra Israele e Libano. Va ricordato che è stata una proposta italiana Prodi-D'Alema, e che si deve all'Italia se i contingenti inviati, specialmente dall'Europa, non sono stati irrilevanti come altri, in Europa, avrebbero voluto. Nella stessa circostanza, si ricorderà, le famiglie israeliane di tre soldati rapiti e tenuti come ostaggio hanno chiesto disperatamente aiuto all'Italia per avere almeno una notizia dei ragazzi scomparsi. Ma ogni tentativo è risultato vano benché condotto senza pregiudizi od ostilità verso Hamas. Quanto all'aiuto americano (e dirò un'altra cosa che a volte dispiace all'attuale governo israeliano) esso, con la presidenza Bush è impossibile. La guerra in Iraq, basata sulla falsa credenza dello scontro di civiltà, ha mobilitato il mondo arabo e islamico al completo contro l'Occidente (e il contrario). E dunque ha messo lo Stato di Israele in pericolo. In queste condizioni può fare più guerra (mentre la guerra in Iraq è in un profondo pantano) ma non può fare la pace, perché è circondato da una ostilità altissima, una morsa che stringe e condanna allo scontro sia israeliani che palestinesi. Ai media, non solo in Italia, continua a sfuggire l'immagine del vero e immenso rischio di cancellazione che Israele corre in questi anni, in questi mesi: la mobilitazione della ricchezza petrolifera del mondo (proprio mentre il prezzo del petrolio continua a salire) la stessa che, dal finto alleato che è l'Arabia Saudita al dichiarato nemico Iran, e persino al lontano Venezuela di Chavez, finanziano senza limiti l'ormai poderosa armata Hezbollah, e la parte violenta di Gaza. Queste dunque le circostanze, sempre trascurate, quando si esorta a "dialogare" con Hamas. È la stessa formazione che con i palestinesi non dialoga ma uccide in caso di dissenso (la carneficina interna avvenuta a Gaza ha ormai da tempo superato l'immagine del democratico vincitore di normali elezioni politiche). Dalla utilissima intervista di Umberto De Giovannangeli con Haniyeh si ricavano tre parole chiave. La prima è "tregua", unico modo di definire una sospensione del conflitto, la seconda è "nemico" parola sistematicamente usata dall'intervistato per non dire mai (mai) Israele, affinché non si sfiori il riconoscimento neppure con il nome. La terza è "resistenza", una parola che fatalmente evoca l'illegittimità di tutto ciò che è Israele, perché niente - si dichiara - può cominciare se la situazione così come è continua. Ovvero se rimane uno Stato di Israele vivo e in grado di difendersi. Per dare un senso alla prima parola, "tregua", che sembra così naturale e umana nel corso di un conflitto infinito, occorre ricordare i giorni dello sfondamento del confine con l'Egitto. In quella occasione, molto più che derrate alimentari, sono entrate armi, anche di classe nuova, adatte a completare l'assedio già avviato da Hezbollah. Il modello tende a ripetersi. Hezbollah usa come "martiri" involontari i libanesi di confine, e più ne muoiono, nel caso di un nuovo divampare del conflitto, più è probabile che il mondo si innervosisca contro Israele. Hamas usa come "martiri" involontari tutti i palestinesi, condannati a combattere sempre o a prepararsi per una quarta, quinta, sesta Intifada. Strano che nessuno, nel giudicare continuamente e con severità gli errori veri e presunti dei governi israeliani, non sosti a domandarsi quale deve essere il grado di allarme, tensione, paura, panico, nelle strade, nella vita, nelle famiglie di Israele. Proviamo a confrontare tutto ciò con i sentimenti degli italiani. Un delitto, una aggressione, il gesto balordo di alcuni immigrati balordi provoca da un lato la paura, l'indignazione, la richiesta di difese di interi quartieri, di intere città e alla fine di tutto un Paese che ha i suoi guai, ma non è affatto minacciato. Dall'altro lato, però, sul versante politico più progressista delle decisioni di governo, non si ritiene eccessivo mettere al bando (come si è fatto per un momento) l'intera immigrazione rumena, né alzare muri in mezzo a una città (Padova)o promettere poliziotti dovunque. Se è giusto e legittimo pensare alle sofferenze dei palestinesi usati come ostaggi dai loro stessi leader, non dovrebbe essere fuori posto pensare a come vive un ebreo sopravvissuto di Gerusalemme nel giorno in cui constata che si può facilmente compiere una strage di adolescenti in una Yeshiva. Per prima cosa vado a fare un dialogo? Ma la vera domanda è: potete, ministri e lettori, sostenitori veri e appassionati di chi soffre e reclama un diritto, potete indicare un solo Paese al mondo, fra i più civili, ragionevoli e democratici, che aprirebbe una trattativa o anche solo "un contatto" con chi non riconosce uno Stato, ne proclama e invoca la distruzione e ha alle spalle potenze militari e economiche che apertamente proclamano che quello Stato deve essere cancellato dal mondo? Sono le ragioni per cui l'Italia non ha trattato con le Brigate rosse, Zapatero non può avviare conversazioni con i separatisti baschi, e l'Inghilterra ci ha messo più di 70 anni - e ha preteso la rinuncia di ogni azione o intenzione militare - prima di avviare lo smantellamento della guerra contro l'Ira. Eppure l'Ira era una minaccia minima rispetto alla grande coalizione del mondo islamico che tiene sotto assedio Israele. Il problema alla fine è questo. Se, nel bene e nel male, nei momenti illuminati da politici come Rabin e da scrittori come come Grossman e Yehoshua, e nei momenti difficili o sbagliati o criticabili, Israele sia o no un Paese normale, come l'Irlanda o la Spagna, che per prima cosa ha diritto alla sicurezza e a non vivere in uno stato di assedio. Subito dopo - non in una tregua utile soprattutto ai rifornimenti di nuove armi ma in uno spazio che riconosce la Storia - inizia il confronto. Come segnale, un minuto prima, basterà restituire gli ostaggi, di cui è negata alle famiglie ogni notizia nel più antico e barbaro rituale di guerra perenne. furiocolombo@unita.it.

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A ALPIGNANO Martedì 18, ore 15,30, al salone Primo Levi, piazza Vittorio Veneto, (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sotto la sede della Banca San Paolo, l'università della Terza Età presenta uno spaccato della Valle Soana. B BANCHETTE Domenica 16 alle 21,15, nella sala polifunzionale di via Roma, il gruppo eporediese di Amnesty International, con la collaborazione di Academia Cantus offre un concerto di musica sacra e profana, a ingresso libero, per presentare la campagna "Mai più violenza sulle donne". Nel corso della serata viene distribuito materiale informativo e si possono sottoscrivere gli appelli di Amnesty International in difesa dei diritti delle donne in Burundi. BARDONECCHIA Sabato 15, alle ore 18, appuntamento con la storia alla biblioteca civica di viale Bramafam 17, in occasione della presentazione del libro "Frejus, la Ferrovia da Torino a Modane e Chambery". Sarà presente l'autore Stefano Garzaro. Sabato 15 e domenica 16 torna il Riders Palace del Fiat freestyle team, uno dei sei appuntamenti più "cool" d'Italia per gli amanti dello snowboard. Contest, demo e lezioni di snow nel Park olimpico e rock and roll parties serali al Caffè Medail sono gli ingredienti della manifestazione. Info 0122/99.032. BEINASCO Venerdì 14, alle 21, al cinema teatro Don Bertolino, spettacolo teatrale "L'ultimo scugnizzo". Giovedì 20, spettacolo e performance "Giovani donne si incontrano: musica, teatro e movimento". BORGOFRANCO Venerdì 14 alle 21, al Salone del Coro Bajolese in via dei Ribelli in frazione Bajo Dora, si parla de "La gente valdese: la storia, la cultura, la società e la vita". Presentazione a cura del Pastore Giorgio Tourn, con la partecipazione di Jean Luois e Maura Sappé, animatori del Gruppo Teatro Angrogna. Ingresso libero. C CANTALUPA Venerdì 14, alle 21, in via Chiesa 73 (villa comunale), Angelo Tartaglia parla su "Il nostro stile di vita è sostenibile". CARAVINO Nelle domeniche di marzo, dalle 14,30 alle 19 al castello di Masino, viene proposto "Ciak si gira. Ricordando Rivombrosa", un percorso speciale guidato alla scoperta dei luoghi in cui sono state riprese alcune tra le scene più significative della celebre fiction televisiva. Nelle sale sono esposti gli abiti utilizzati durante le riprese, oggetti di scena, foto, bozzetti di scene e costumi messi a disposizione dalla produzione Dap Italy. Consigliata la prenotazione allo 0125/77.81.00. Biglietti: adulti 8 euro, bambini e ridotti 3,50 euro. Il castello di Masino è aperto al pubblico, dalle 10 alle 17, tutti i giorni, lunedì escluso. CARMAGNOLA Venerdì 14, alle 21, alla Trattoria della Vigna, per il ciclo di incontri "Rockfiles, storie e leggende della musica che ha cambiato il mondo" si parla di "Suono immaginifico: 35 anni di Progressive Rock in Italia ". Info 011/971.01.99. CASTELLAMONTE Venerdì 14, alle 18 a Palazzo Botton, viene inaugurata la mostra "Cammino-Vita Insieme" di Anna Torriero ed Elio Torrieri. L'allestimento sarà visitabile fino al 27 aprile ogni giovedì, sabato e domenica dalle 16 alle 19. Ingresso libero. Per info 0124/51.87.216. Domenica 16, alle 21 nella chiesa parrocchiale, la compagnia Esperimenti Teatrali presenta "Il mistero della invenzione della Croce" di Henri Ghéon, per la regia di Mauro Stante. CASELLE TORINESE Domenica 16, pomeriggio danzante alla Casa delle Associazioni di via Madre Teresa di Calcutta 55, per i pensionati della città. CHIERI Fino al 3 aprile, nei locali della biblioteca civica in via Vittorio Emanuele II, continua la mostra dedicata ai documenti e alle testimonianze della Società Operaia di mutuo soccorso di Moncucco. Venerdì 14, ore 18, nella Biblioteca civica in via Vittorio Emanuele II, inizia Martini on the books, ciclo di incontri-aperitivo con gli scrittori. Inaugura la rassegna Paolo Giordano, fisico venticinquenne che sta scalando le classifiche di vendita con il suo primo romanzo dal titolo "La solitudine dei numeri primi". Segue aperitivo. Mercoledì 19, al ristorante Casa Casellae in piazza Caselli 4, ore 21,30 per la rassegna Jazz suona il gruppo italo-tedesco Flex Trio. Info 011/941.58.56. Fino al 31 marzo, alla Libreria della Torre in via Vittorio Emanuele II 34, continua la mostra di Luigi Dellacasa. Personale del pittore chierese, da 40 anni testimone dei mutamenti della nostra città. CHIVASSO Sabato 15, alle 21, nel Teatrino Civico (municipio), la compagnia Le Nuvole Teatro porterà in scena lo spettacolo "Grido d'amore". Fino al 16 marzo nella sede espositiva storica della Mandria di Chivasso è allestita la mostra "Naif al femminile", curata da Antonio Protto. Orari: feriali dalle 21 alle 23; sabato e festivi dalle 16 alle 19 e dalle 21 alle 23. Da lunedì 17 al 22 marzo, a Palazzo Einaudi, lungo piazza Einaudi 6, progetto "Matematica su ruote" con lezioni, corsi e spettacoli per gli studenti. Prenotazione obbligatoria allo 011/839.49.13. CIRIE' Sabato 15, alle 15, al Punto incontro anziani comunale di via Rosmini 3/a, pomeriggio danzante. Info 011/920.74.47. Da lunedì 17 fino a sabato 19 aprile, il lunedì, il mercoledì e il venerdì, dalle 15 alle 18, al Punto incontro anziani comunale di via Rosmini 3/a, iscrizioni ai soggiorni marini per anziani a Gatteo mare (dal 7 al 21 giugno e dal 18 luglio all'1 agosto). Info 011/920.74.47. Fino a domenica 27 aprile, il venerdì dalle 15 alle 18 e nel weekend dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, a Palazzo D'Oria, in corso Martiri della Libertà 33, è possibile visitare la mostra "Italian cinema Divas", grandi attrici italiane nelle fotografie della fondazione Prolo, appartenenti al patrimonio del Museo nazionale del cinema. Info 011/92.18.155. Fino a domenica 1 giugno, dal venerdì alla domenica, dalle 15 alle 20, nelle sale di Villa Remmert in via Rosmini 1, è visitabile la mostra "Artisti, parole, immagini dal 1974 al 1989", inserita nell'ambito della rassegna di avvicinamento all'arte contemporanea "Appunti. Arte contemporanea dal dopoguerra alla fine del XX secolo" a cura della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; ingresso: intero 4 euro e ridotto 2. Per info 011/37.97.600, 011/92.22.396. CLAVIERE Sabato 15 e domenica 16 marzo, sulla pista Gialla di Claviere, qualificazioni e finali della Fis Carving cup di sci. La mattina, ore 9, discese degli atleti. Per tutto il weekend feste nel villaggio Carving allestito davanti alla scuola sci: promozioni Virgin palestre 14,30-18,30; gare di salti allo Snowpark di Claviere dalle 15,30 alle 17; sabato alle 18,30 carving party con Radio 101 in piazza. Info 0122/87.88.56. CUCEGLIO Martedì 18 alle 21, in municipio, per il ciclo di incontri "Lo sviluppo agricolo, la qualità dei prodotti agricoli e l'incremento del reddito d'impresa" organizzato dall'Amministrazione comunale, si parla di "Difesa delle produzioni agrarie (mais, vigneti, prati perenni...)" e di "Vantaggi e problemi delle colture alternative dell'ulivo e della canapa". CUMIANA Giovedì 20, alla sala incontri via Ferrero-Scuole Medie, ore 15,30, l'Università delle tre età, per il ciclo d'incontri "Finestra sul mondo" presenta un reportage di Silvia Sales dal titolo "Argentina: dalla penisola Valdez al Parco de Los Glaciares". Seguirà il commento dell'autrice. CUORGNE' Venerdì 14, alle 21 nella sede dell'associazione Sentieri di Stelle in via Arduino 8, Sergio Chiesa, presidente dell'associazione Cibo è Salute, presenta il "Metodo Kousmine per prevenire e curare le malattie". Fino al 31 marzo, nel salone della residenza per anziani Umberto I, sono esposte alcune opere dell'artista alpettese Lina Goglio. Visite dal lunedì al venerdì tra le 9,30 e le 12 e tra le 15 e le 17,30, il sabato dalle 9,30 alle 12. F FOGLIZZO Domenica 16, la sottosezione del Club Alpino Italiano organizza una gita escursionistica da Andrate a Trovinasse (Settimo Vittone). Partenza in auto alle 8 dalla piazza del Peso di Foglizzo, inizio escursione alle 9,30. Pranzo al sacco. Nel pomeriggio visita al Museo della Civiltà Contadina di Andrate e merenda di inizio anno sociale. La gita è aperta a tutti (i non soci Cai pagano 2 euro per l'iscrizione). Info e adesioni (entro sabato 15) allo 011/98.83.417 (orari di negozio). G GIAVENO Sabato 15, nel salone della parrocchia di San Lorenzo, è in programma "Un mondo di donne": cena primaverile con assaggi di patti latinoamericani, lettura di testi al femminile e mostra di libri e artigianato a tema. Contributo 15 euro. E' meglio prenotare. Info 011/936.46.11. GRUGLIASCO Sabato 15, alle 11, alla Fnac della shopville Le Gru, corso di lingua inglese per adulti. Da lunedì 17 a sabato 19 marzo, alla shopville Le Gru, andranno in scena attività finalizzate a sensibilizzare sul tema della raccolta differenziata dei rifiuti. Nella piazza centrale è esposto un modello di impianto di termovalorizzatore. I IVREA Venerdì 14, alle 21 alla sala cupola del Centro culturale La Serra, la società Effetto Serra e La Libreria Cossavella organizzano l'incontro con con Bruno Tinti, procuratore aggiunto alla Procura di Torino, autore di "Toghe rotte" (edizioni Chiarelettere). Lunedì 17 alle 21, nella sala cupola del centro congressi La Serra, il Forum Democratico del Canavese, in collaborazione con Libertà e Giustizia, presenta il libro "Contro i giovani. Come l'Italia sta tradendo le nuove generazioni", di Tito Boeri e Vincenzo Galasso. Il volume viene presentato da Galasso, docente all'Università Bocconi di Milano; introduce e modera il dibattito Elisabetta Ballurio Teit, ingegnere di reti di telecomunicazione. Martedì 18, alle 17 al Teatro Giacosa, ultimo appuntamento con Oliviero Corbetta, che conclude la lettura pubblica di "Cent'anni di solitudine", capolavoro di Gabriel Garcia Marquez. Videointerventi di Daniela Vassallo. L'ingresso costa 4 euro. Info 0125/64.11.61. Nei giorni 20, 21 e 25 marzo la Ludoteca di Villa Girelli organizza un centro diurno durante le vacanze scolastiche di Pasqua. Il centro sarà aperto dalle 8 alle 18 e potranno iscriversi bambini tra i 3 e i 12 anni. Info e adesioni: 0125/42.00.42. Il sabato e la domenica è aperto al pubblico il laboratorio-museo Tecnologic@mente, sito in piazza San Francesco. Visite dalle 15 alle 19. Info: www.museotecnologicamente.it. L LAURIANO Sabato 15, alle 15,15, nella sala comunale polivalente Giuseppe Dutto, in via Marconi, il Comitato Girotondo organizza l'accoglienza dei bambini bielorussi. Alle 15,30, donazione alla collettività del dipinto "via Mazzini" da parte dei pittori Angela Rossi, Domenico Siccardi e Renzo Bioglio.; ore 16, gemellaggio con Novaja Antonovka. Intrattenimento musicale con la "Nuova Compagnia Lirica" di Torino e rinfresco. LESSOLO L'associazione Free Time organizza due gite in pullman a Milano: sabato 15 al Teatro Allianz il musical per ragazzi "High School Musical"; domenica 30 al Datchforum la partita di basket (serie A1 maschile) Armani Jeans Milano-Angelico Biella. Info e prenotazioni 328/29.55.915 (per il basket), 338/85.43.387 (per il musical). M MAZZE' E' visitabile il Parco Museo Militare, vero accampamento militare inglese degli Anni Sessanta composto da tende, mezzi di trasporto e corazzati originali situato nella parte bassa della tenuta del castello, nei pressi della Dora Baltea. Apertura nei giorni festivi (escluso il giorno di Pasqua) dalle 10 alle 18. I biglietti costano dai 5 ai 10 euro. Il castello è invece aperto tutti festivi dalle 14,30 alle 17,30 (ultimo ingresso): si possono visitare il Castello Grande e il Museo sotterraneo delle Torture. Info 011/98.35.250, www.castellodimazze.it. MONCALIERI Venerdì 14, ore 21, serata in piemontese alla Famija Moncalereisa di via Alfieri 40, con l'attrice Margherita Fumero e il cantante Vincenzo Santagata per la presentazione del libro "Gioie e dolor 'd Lice 'l tornior" di Massimo Scaglione. Ingresso libero. Info 011/64.22.38. Lunedì 17, alle 17, al Punto Sonica di strada Vignotto 23, nuovo appuntamento con la VII edizione del laboratorio "Moncalieri alza il volume" con gli Africa Unite. Giovedì 20, sempre alle 17, al Punto Sonica, incontro col critico musicale Alberto Campo. Info 011/64. 16.01. Mercoledì 19, alle 18, alla biblioteca civica A. Arduino, via Cavour 31, per il ciclo "Da Moncalieri al Piemonte. Itinerari di storia e cultura del territorio", Massimo Scaglione parla sul tema "Toselli, Granelli, Bersezio e gli altri: radici moncalieresi del Teatro risorgimentale piemontese". Info 011/640.16.11. MONTALENGHE Domenica 16, dalle 16 alle 19 nel salone pluriuso, si conclude il ciclo di appuntamenti "Donne all'opera", organizzato dall'associazione Scambiaidee. Dopo l'introduzione del vicesindaco Lina Blanchietti e i saluti del sindaco Valerio Grosso, l'assessore provinciale alle Pari Opportunità Aurora Tesio traccia un bilancio dell'iniziativa. A seguire, le Sorelle Suburbe presentano lo spettacolo "Saluti e baci", i giovani della Pro loco di Mazzè il video con i momenti più significativi della rassegna, Andreja Restek la sua mostra fotografica "Volti di donne", Stefanella Campana e Carla Reschia il libro "Quando l'orrore è donna: torturatrici e kamikaze, vittime o nuove emancipate?". Per finire, esibizione di danza orientale della maestra Noued Nejmé e delle sue allieve. MONTANARO Venerdì 14, alle 21, in biblioteca, Willy Beck parla di "Giovanni Cena e l'arte a Torino 1894-1901". Domenica 16, dalle 15 alle 18, l'associazione Amici del Castello e del Complesso Abbaziale di Fruttuaria tiene il suo tradizionale convegno di primavera, nella Sala degli Stucchi del castello, messo a disposizione dalla società Città Futura. La presidente Giovanna Sini Lanzillo presenta lo stemma araldico dei nobili Frola, il cappellano don Silvio Tapparo illustra la lirica dedicata da Gabriele D'Annunzio al suddetto conte Frola. O ORIO CANAVESE L'associazione Shamal organizza, nella sede in via Garibaldi 22, un corso di yoga. Lezioni il martedì e il venerdì dalle 13,30 alle 14.30 e dalle 19,30 alle 20,30. Per informazioni 011/98.98.067. P PAVONE CANAVESE Domenica 16 alle 17, all'Oratorio di Santa Marta, si conclude la quarta edizione della rassegna "Le domeniche di Pavone Canavese", organizzata dalle associazioni Sandro Fuga e Contrattempo: è in concerto lo storico gruppo Venegoni & Co. in una rinata versione acustica, che presenta la sua ultima produzione discografica, "Planetarium". I biglietti per partecipare al concerto costano 5 euro, e sono messi in vendita in loco prima del concerto. Info 0125/51.65.52, www.comune.pavone.to.it. PEROSA ARGENTINA Sabato 15, alle 16, nella sala consiliare della Comunità Montana, via Roma 22, dibattito su "erbe e salute". Info 0121/80.36.84. PIANEZZA Venerdì 14, alle 21, nei locali della Chiesa evangelica della Riconciliazione, serata musicale dal titolo "Passaggio vincente" durante la quale il calciatore della Juventus Nicola Leggrotaglie racconterà la sua esperienza religiosa. Info 011/968.27.37. Sabato 15, alla Casa delle Associazioni, piazzetta donatori di sangue 20, dalle 9 alle 20 misurazione delle pressione arteriosa e della glicemia. Gratuito per i residenti. Martedì 18 alle 21,15 in biblioteca, via Matteotti 3, s'inaugura "Deserto e dintorni", una mostra fotografica di Franco Gollini. A cura del Clik Photo Club. PINEROLO Sabato 15 e domenica 16 sotto il portico blu di via Chiappero, banchetto per la vendita di uova di cioccolato a favore delle colonie feline del Pinerolese. La patinoire resta aperta fino al 27 aprile con i seguenti orari: sabato: 14,30-17 e 21-23,30, domenica: 10-12 e 15-17,30. PINO TORINESE Sabato 15, ore 21, nella chiesa della Santissima Annunziata in via Martini, concerto di Pasqua. La corale pinese interpreta musiche sacre per la Settimana Santa. PIOSSASCO Venerdì 14, ore 21, all'ex-chiesa del Carmine di via Roma 60, dibattito con lo scrittore Maurizio Pallante,che presenterà il suo libro "La decrescita felice. Ovvero la qualità della vita non dipende dal Pil". Sabato 15, ore 16, alla biblioteca civica Nuto Revelli di via Alfieri 4, lo storico Tomaso Ricardi di Netro presenterà il libro "La Reggia di Venaria e i Savoia. Arte, storia e magnificenza di una corte europea", edizioni Allemandi. Presenterà l'autore Gianfranco Martinatto. Domenica 16, nella sala del Mulino di via Riva Po, si terrà un pranzo di solidarietà a favore del Burkina Faso e in particolare della città di Gorom Gorom. L'appuntamento è alle 12,30. Info 339/757.71.92 o 328/214.05.44. PONT CANAVESE Sono aperte le iscrizioni al sesto "Concorso di scultura e intaglio del legno a tema libero", in programma il 7 e 8 giugno, nell'ambito della 26° Mostra dell'Artigianato e degli Antichi Mestieri. Info su regolamento, premi e modalità di adesione sul sito www.comune.pontcanavese.to.it, oppure telefonando allo 0124/84.537. PRALI Sono riprese le visite alle miniere Paola e Gianna. Prenotazione obbligatoria. Info 0121/80.69.87. Q QUINCINETTO L'associazione culturale Artistica propone un laboratorio di musicoterapia per bambini dai 7 ai 14 anni. Conduce Daniela Mondino. Informazioni e adesioni allo 0125/75.73.93. R RIVALTA Si celebra la giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime di mafia. Sabato 15 marzo 20 giovani rivaltesi partono alla volta della manifestazione promossa da Libera a Bari. La mattina di lunedì 17 in piazza Martiri e ai giardini Berlinguer di Tetti Francesi vengono scanditi tutti i nomi delle vittime delle mafie e delle resistenze. Con la partecipazione delle scuole. RIVARA Domenica 16 alle 16, al Teatro Comunale, Adolfo Fenoglio e Piera Cravignani presentano "Le sedie" di Eugene Jonesco; regia di Adolfo Fenoglio. Info e prenotazioni 347/91.36.398. RIVAROLO Per sabato 15 l'Associazione Ginestrese organizza una giornata di relax alle terme di Pré Saint Didier. Partenza da Rivarolo alle 8,30. Info 335/75.94.482. Sabato 15 alle 16, nei locali di Villa Vallero in corso Indipendenza 68, si inaugura il nuovo Centro per la Cultura Ludica, gestito dalla cooperativa Andirivieni. Dopo il saluto dell'Amministrazione comunale e il benvenuto dei responsabili di Andirivieni, il pubblico sarà coinvolto nello spettacolo "Il cappello in testa. Il magico mondo della giocoleria racchiuso in un mare di risate.". Sabato 15 alle 18, nelle sale espositive di piazza Litisetto, si inaugura la mostra del pittore Renzo Turino "Ritratti. Gente in tempesta e altri". Apertura fino al 30 marzo, dal martedì al sabato dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19; le domeniche 16 e 30 marzo dalle 16 alle 19. Fino al 30 marzo, il sabato e la domenica dalle 16 alle 19, nelle sale d'arte di Villa Vallero si può visitare la mostra d'arte contemporanea "Doppio effetto", di Mario Vitale e Roberto Pasquale. RIVOLI Venerdì 14 alle 20,45 nella biblioteca di corso Susa, Piero Leonardi spiega e legge il canto quinto dell'Inferno di Dante, dedicato ai Lussuruosi. Ingresso gratuito. ROBASSOMERO Venerdì 14, alle 21, al teatro De André di piazza XXV Aprile, "Voci, suoni, luci, immagini della Passione": letture dai Vangeli e da "La Passione" di Mario Luzi a cura della Compagnia La Bizzarria di Venaria. S SAN MAURO Sabato 15, alle 10, al centro multimediale di via XXV aprile, nell'ambito della rassegna "C'era una volta" sarà di scena il Teatro D'Emblèe. Sabato 15, ore 10-12, nella biblioteca civica in via XXV aprile, si rinnova l'appuntamento con la lettura animata di fiabe e racconti per i bambini dai 3 ai 10 anni. SAN RAFFAELE CIMENA Sabato 15, alle 14,30, nella sede del Centro Anziani, in via Carlo Ferrarese, si disputerà un torneo di pinnacola. Domenica 16, ore 20, alla pizzeria Ca' Rossa, "St. Patrick's irish night" con danze e musiche irlandesi. Info 338/476.98.76. SAUZE D'OULX Prosegue, allo Chalet Mollino, sulle piste della Via Lattea di Sauze d'Oulx, la mostra fotografica "Luoghi di una vita: città, montagna, fabbrica". Orario 11-16 dal giovedì alla domenica. Ogni sera, dalle 18 alle 20, l'enoteca Il Lampione di via Assietta 23 propone aperitivi après-ski in musica con il duo Rum Honey unplugged dal vivo. Tutte le sere l'Osteria dei Vagabondi di piazza Terzo Alpini propone serate con musica dal vivo (inizio ore 22). Venerdì, lunedì e martedì spazio ai Rum Honey from London; mercoledì, giovedì, sabato e domenica Play Honey from Turin to London. SCIOLZE Sabato 15, nei locali del circolo Arci Il Bricco, in località Bricco Ornesio, Mauro Salmoria racconta coi suoi disegni e le sue fotografie il suo viaggio in India. Aperitivo ore 19, cena ore 20,45. Domenica 16, ore 15, laboratorio di decorazione delle uova di Pasqua. Info 011/981.49.14. SESTRIERE Sabato 15 e domenica 16, in occasione dei Chrysler Jepp test drive: prove di guida sulla neve con il team Chrysler-Jeep. Info 0122/ 75.54.44. Prosegue, al Villaggio olimpico del Colle, la mostra fotografica sulle Olimpiadi di Torino 2006. Info 0122/75.54.44. SETTIMO TORINESE Venerdì 14, alle 17, alla Casa dei Popoli di vicolo del Portone, "A sip of english - un sorso di inglese", occasione per conoscere la lingua inglese sorseggiando succhi di frutta. Iscrizioni: 011/80. 28.349. Sabato 15, alle 10,30, nella biblioteca Gasti, di piazza Alpini, "L'oca, il lupo e la scarpina", intervento teatrale per bambini di età tra i 3 e gli 8 anni. Mercoledì 19, alle 17, alla Casa dei Popoli di vicolo del Portone, "Un petit peu de thé pour toi", incontro per migliorare la conoscenza della lingua francese degustando del thé. Iscrizioni: 011/80.28.349. Mercoledì 19, alle 19, alla Casa dei Popoli di vicolo del Portone, laboratorio "Sapori e saperi dal mondo", parole e assaggi dalla Palestina. Iscrizioni 10 euro, telefonando allo 011/80.28.349. Fino al 20 marzo, presso La Giardiniera di via Italia 90 bis, mostra "Progettare ai margini". Orario apertura: dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 15 alle 19. STRAMBINO Sabato 15, alle 21 al salone polifunzionale dell'ex Cotonificio, per la sesta rassegna teatrale organizzata dalla Pro loco, la compagnia I Tirapere di Bairo presenta la commedia "A basta la salute". I biglietti costano 8 euro (7 per i soci Pro loco). T TORRE PELLICE Sabato 15, alla galleria civica d'arte Filippo Scroppo, ore 16,30, incontro "Violenza sulle donne. Non solo parole". Sabato 15, ore 14,30-17,30. nella sede della Comunità Montana, corso Bombardini 2, per il progetto "Energia in valle", laboratorio micro-rinnovabli sull'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. La patinoire resta aperta fino al 27 aprile con i seguenti orari: venerdì 21,30-23,30 , sabato: 14,30- 16,30 e/ 21-23 ,domenica: 10-12 e 15-17,30. TROFARELLO Mercoledì 19 marzo, ore 18, nella sala Nimbo del Centro Culturale Marzanati du via Cesare Battisti 25, presentazione del libro "Lei non sa chi é mio fratello: da Alighieri a Hitler, storie di sorelle e fratelli", dei torinesi Franco Bungaro e Vincenzo Jacomuzzi. Info: 011/64.99.066. V VAIE Sabato 15 al Museo laboratorio nell'ex municipio alle 17 aperitivo con l'acqua (e vino) con il sindaco Lionello Gioberto, Mariano Allocco dell'associazione Parage, Massimo Maffiodo, ex sindaco di Condove, e Furio Chiaretta de La Rivista della Montagna. L'iniziativa è organizzata per riflettere sull'acqua come diritto pubblico. VENARIA REALE Per visitare la Reggia di Venaria Reale: biglietteria in via Mensa 34, martedì, mercoledì, giovedì: ingressi dalle ore 9 alle 16,30 (la Reggia chiude alle ore 17,30); venerdì: ingressi dalle ore 9 alle 20 (la Reggia chiude alle ore 21); sabato ingressi dalle ore 9 alle 22 (la Reggia chiude alle ore 23); domenica ingressi dalle 9 alle 19 (la Reggia chiude alle ore 20) lunedì: chiuso (tranne i festivi). I biglietti per la visita "Reggia + Giardini" sono acquistabili tutti i giorni di apertura fino alle ore 17,30. Info 011/499.23.33; www.lavenariareale.it; Punti vendita della rete Ticket One, piazza Castello 165, Torino, tel. 011/432.56.81. Durante la settimana, al parco La Mandria: venerdì 14, alle 20,30, visita guidata serale agli Appartamenti reali e all'esposizione "La Mandria da Vittorio Emanuele II ai Medici del Vascello" (con abbinamento obbligato alla visita notturna del parco a bordo di pulmino o trenino); costo: 14 euro (8 il ridotto); prenotazione obbligatoria. Sabato 15, alle 8, da piazzale Oropa a Druento partenza della prima escursione botanica (4 in tutto) con i Guardaparco della Mandria; costo: 6 euro; prenotazione obbligatoria. Sabato 15 (e domenica 16), alle 14, alla Cascina Brero (ingresso Tre cancelli di via Scodeggio), appuntamento con "Al.bo: chi è passato qui? (le tracce degli animali)", si gioca a fare gli investigatori alla scoperta dell'ambiente del bosco; costo: 6 euro, prenotazione obbligatoria. Domenica 16, alle 9, "Alla scoperta delle altre aree protette dall'Ente parco: lungo Stura, Foresta fossile e Ponte del diavolo", escursione che abbina due importanti aree protette regionali con partenza alle 8,30 dal Ponte verde oppure alle 9,15 dal parcheggio del Ponte del diavolo di Lanzo; costo: 11 euro; meglio prenotarsi. Ancora domenica 16, alle 14, alla Cascina Brero (ingresso Tre cancelli di via Scoreggio), "A la Mandria in famiglia: a spasso con l'erpetologo. Non tutti i rospi sono i principi"; costo: 3 euro, merenda offerta dalla Coop; prenotazione obbligatoria (posti limitati). E ancora domenica 16, alle 14, dal piazzale Oropa di Druento, partenza del trekking a piedi alla scoperta dei luoghi medioevali della Mandria; costo: 6 euro. Martedì 18, alle 14, "La convivialità reale a La Mandria: il vermouth": visita guidata agli Appartamenti reali, accompagnata da racconti, aneddoti e curiosità sulla convivialità al tempo di Vittorio Emanuele II e dalla degustazione del vermouth a cura della Formont; costo: 6 euro + 4 la degustazione facoltativa; prenotazione obbligatoria. Sempre martedì 18, alle 21, visita guidata del parco a bordo di pulmino o trenino alla scoperta della fauna selvatica (costo 11 euro; partenza da Ponte verde). Giovedì 20, alle 21, da piazzale Oropa a Druento, partenza dell'escursione notturna a piedi, in compagnia di una guida esperta, alla scoperta delle abitudini notturne del mondo animale (costo: 6 euro, durata: 2 ore). Info e prenotazioni allo 011/49.93.381. VEROLENGO Venerdì 14, ore 20,45, nella sala consiliare del municipio incontro su "Famiglie e conflitti. Ad ogni età la sua guerra, le mediazioni possibili". Info 011/916.65.11. VILLAR PELLICE Martedì 18, alle 21, nella slaa consiliare del comune, incontro sul tema "Les chansonnier" con Elena Martin e Dario Tron. Info 0121/ 93.21.79. VISCHE Venerdì 14, alle 21 nel salone pluriuso di via Mazzè, per il ciclo dei "Venerdì culturali" dell'associazione Natura e Paese, lo scrittore e poeta calusiese Michele Perino presenta le sue due opere "Lacrime di polvere" e "Fiori di ghiaccio". VOLPIANO Sabato 15, alle 21, nel salone del ristorante La Lenza di Regione Cravero, festa del papà dell'associazione Volpiano in Festa. Sabato 15, alle 20,30, nella sala polivalente di via Trieste 1, festa dello Sci Club Volpiano.

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Scajola apre la strada all'arrivo di Berlusconi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

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VERSO LE ELEZIONIDOMANI A GENOVA IL PDL PRESENTA I SUOI CANDIDATI Scajola apre la strada all'arrivo di Berlusconi [FIRMA]MIRIANA REBAUDO GENOVA Si scalda la campagna elettorale in Liguria, con Lazio e Puglia una delle tre regioni chiave che potrebbero garantire alla coalizione vincente la maggioranza al Senato. Se Walter Veltroni ha già bruciato i tempi, con il comizio in piazza Matteotti a Genova lo scorso 4 marzo, ora a scaldare i motori è il Pdl che ha organizzato per domani pomeriggio, ai Magazzini del Cotone, la presentazione dei suoi candidati. Silvio Berlusconi non ci sarà e il ruolo di padrone di casa toccherà perciò a Claudio Scajola che della lista ligure del Popolo della Libertà è il principale artefice. La grande novità sarà però Fiamma Nirenstein, giornalista tra le maggiori esperte di Medio Oriente ed Israele, e la cui candidatura (come indipendente di An) ha suscitato alcune polemiche. A livello nazionale perché lei, appartenente alla comunità ebraica italiana, si è schierata con i post fascisti e, a livello locale, perché da "paracadutata" ha fatto retrocedere di qualche posizione gli esponenti liguri di Alleanza nazionale. Sarà l'occasione, per la Nirenstein, di presentarsi all'elettorato e conoscere il territorio. La convention di domani sarà anticipata, questa sera, da un incontro a Genova con Elisabetta Gardini, l'ex tele conduttrice in corsa per la terza legislatura in Parlamento. L'arrivo dei due leader è atteso per dopo Pasqua, quando, avvicinandosi la scadenza elettorale, i toni inevitabilmente si alzeranno. Gianfranco Fini, al secondo posto per il Pdl anche in Liguria, è atteso per lunedì 31 marzo. Il presidente di An molto probabilmente non si fermerà solo a Genova, ma dovrebbe raggiungere altri centri della regione. Il clou, però, coinciderà con l'arrivo di Silvio Berlusconi, che ha fissato la sua tappa ligure per la prima decade di aprile. Se il Popolo della Libertà ha deciso di sparare le sue principali cartucce negli ultimi giorni, il Pd segue invece un'altra tattica: detto di Veltroni (ma non è escluso un suo ritorno ad aprile), in campo restano le due capolista (caso unico in Italia): il ministro per le Politiche giovanili Giovanna Melandri, in corsa per Montecitorio e che fino al 13 aprile farà la pendolare tra Roma e la Liguria, e Roberta Pinotti, la "ragazza di Sampierdarena" oggi ai vertici nazionali del Pd, destinata al Senato. In movimento anche i "piccoli": oggi per la Sinistra Arcobaleno, Franco Giordano, segretario nazionale di Rifondazione sarà a Sestri Ponente, la "Stalingrado" di Genova.

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Berlusconi boccia il Pd e si schiera con Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Scelta di campoIl Ppe attacca la candidatura del "fascista" Ciarrapico Berlusconi boccia il Pd e si schiera con Israele Silvio Berlusconi arriva a villa Taverna, residenza dell'ambasciatore americano Ronald Spogli, poco dopo le 19. Con lui ci sono Gianni Letta, Marcello Pera e Alessandro Ruben (presidente dell'Anti defamation league e candidato nelle liste del Pdl in Piemonte). Gli va incontro l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meier che ha appena incontrato Spogli assieme all'Italian Jewish Committee. Sembra un incontro come altri, ma non lo è. Dopo le polemiche italiane dei giorni scorsi il "caso Ciarrapico" è esploso in Europa. Ed è esploso all'interno di quel Partito popolare europeo a cui il Pdl si richiama continuamente. Tutto si consuma al vertice del Ppe in corso a Bruxelles nel fiabesco castello di Meise. Il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker è categorico: "Ciarrapico? Non lo conosco, ma di sicuro i fascisti non hanno spazio nel Ppe". Parole dure che riaprono il "conflitto" italiano. Il Pd attacca e anche Pier Ferdinando Casini, che si trova proprio a Bruxelles, non si lascia sfuggire l'occasione per denunciare lo "spostamento a destra" del Cavaliere. Berlusconi tace poi, in serata, poco prima di recarsi a villa Taverna, sbotta: "Juncker? Bisogna allora che parli con il suo amico Casini, visto che Ciarrapico ha offerto cene a Fiuggi al partito di Casini e andava sempre a braccetto con Casini e company...". Immediata la replica: "La differenza tra pranzare con Ciarrapico assieme a decine di persone e candidarlo tra coloro che guideranno il paese dai banchi del Parlamento è fin troppo chiara a tutti. Bisognerà però che qualcuno la spieghi anche a Berlusconi". Ma, al di là della polemica, nel Pdl c'è preoccupazione per quella che, un po' da tutti, viene considerata una candidatura autogol. Non la pensa così Berlusconi che, anzi, fa sapere di una sua lunga telefonata con Wilfred Martens e degli auguri del presidente del Ppe per "la vittoria alle elezioni di aprile di un leader che si richiama ai valori dei popolari". E chi gli parla di conseguenze in Europa replica: "Ripercussioni? Ma quali ripercussioni, ma andiamo...Quelli del Ppe non sono mica questi qui della nostra sinistra, sono persone intelligenti...". In ogni caso, da villa Taverna, l'ex premier ribadisce quello che è un caposaldo della sua politica estera: l'amicizia con Israele. Berlusconi boccia le aperture di Massimo D'Alema ad Hamas ("un lavoro contro gli ebrei") quindi assicura che il prossimo ministro degli Esteri del suo governo sarà "un amico di Israele che sa intrattenere ottimi rapporti". Ma quella sul "fascista" Ciarrapico non è l'unica polemica che il Cavaliere si trova ad affrontare. A tenere banco c'è anche una battuta pronunciata mercoledì sera nel corso di Punto di vista del Tg2 quando, parlando con una giovane precaria dei problemi derivanti dalla mancanza di un posto fisso, il leader del Pdl le ha consigliato di sposare suo figlio o qualche altro erede di un milionario. Battuta che ha scatenato le critiche di Veltroni ("è distante dai giovani") e della Sinistra l'Arcobaleno. Netto il giudizio del Cavaliere ("Di questa sinistra io non so più cosa pensare, si attaccano a qualunque pretesto visto che non hanno argomenti") che poi ricorda come quella lasciata da Prodi è "un'eredità pesantissima". Dopo essersi lamentato del lavoro fatto per stilare le liste ("è quanto di più straziante possa esserci perché si finisce per deludere le aspettative di chi viene escluso, un calvario") e aver ricordato che ad oggi non esiste una soluzione per l'emergenza rifiuti ("studio tutta la notte, ma non c'è"), un'ultima punzecchiatura a Veltroni: "è un buon comunicatore. è bravissimo perché non ha argomenti e li sa argomentare. Ieri sera (mercoledì ndr), dopo tanto tempo, l'ho guardato alla televisione e quasi, quasi, mi ha convinto".

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<Cristiani in Iraq, vittime innocenti di una guerra infinita> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il cardinale Martino "Arabi senza più rispetto per i religiosi" "Cristiani in Iraq, vittime innocenti di una guerra infinita" "Il dialogo è più che mai necessario" Il presidente del Consiglio Giustizia e pace: "Se non ci fosse stato il conflitto, non piangeremmo tutti questi morti" CITTà DEL VATICANO - "Se non ci fosse stata la guerra a Saddam Hussein non staremmo a piangere tutti questi morti. Con la guerra si voleva rimediare all'aggressività antioccidentale di quel dittatore ed ecco che si è ottenuta un'aggressività ancora maggiore che travolge i cristiani, benché iracheni, in quanto individuati come quinta colonna dell'invasore": è il commento del cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio Giustizia e pace, alla morte del vescovo caldeo di Mosul. Eminenza, la guerra non è ormai lontana? "Nient'affatto. A parte che i combattimenti non sono mai cessati, per la mentalità araba la guerra sarà presente finché saranno presenti le truppe americane. Io non posso che ripetere ancora una volta: se si fosse ascoltato Giovanni Paolo II che scongiurava tutti di non fare quella guerra!" Saddam Hussein non lasciava alternative all'uso della forza... "Non è vero! La Santa Sede disponeva di informazioni sicure sul fatto che Saddam era pronto ad accettare le condizioni dell'Onu. Le ispezioni stavano funzionando e sarebbe stato sufficiente attendere un mese ma non si volle questa attesa". Si direbbe che oggi sia più difficile di ieri essere cristiano in Iraq e in Palestina, ma anche in Turchia e in Libano... "Questo è forse l'aspetto del problema che più mi addolora. In passato nelle guerre del mondo arabo c'era quasi una consegna non scritta di rispettare gli uomini delle religioni, ma purtroppo ora quel rispetto non c'è più e si rapiscono religiosi e si violano sinagoghe, chiese e moschee". Le cose vanno dunque peggiorando? "Si direbbe che peggiorino rispetto a ogni secolo precedente. Questo fratello vescovo colpito ora era un caldeo: badi che i caldei sono in Iraq da sempre, da prima della conquista musulmana, discendono dai primissimi cristiani e sono sopravvissuti in ogni epoca. Solo oggi rischiano la scomparsa. E che dire del Libano, dove quarant'anni addietro, al tempo della mia prima esperienza diplomatica a Beirut, i cristiani erano il triplo di oggi?". Perché si va al peggio invece che al meglio? "Perché la logica dello scontro si è radicalizzata e ha finito per essere l'unica che si prende in esame. E' per questo che la Santa Sede riafferma, nonostante ogni fatica, la necessità vitale del dialogo, in Medio Oriente e dappertutto". Martiri cristiani ci sono anche al centro dell'Africa, in Asia e in America Latina... "Oltre a quelli che sono vittime di ogni tipo di fondamentalismo - c'è anche un fondamentalismo cristiano e uno indù e uno ebraico, non c'è solo quello musulmano- ci sono le vittime della predicazione della giustizia. Sappiamo bene quante volte i nostri fratelli missionari, ma anche vescovi e cardinali del posto, sono stati uccisi per aver denunciato la rapina dei latifondisti o la violenza dei dominatori politici o gli affari dei signori della guerra". Luigi Accattoli.

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G li (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco L'Europa di fronte all'anomalia parallela del sistema italiano G li echi della riunione del Partito popolare europeo a Bruxelles erano abbastanza scontati. Il "no a tutti gli estremismi" confermato dal presidente del Ppe, Wilfred Martens; e il "non c'è posto per i fascisti" pronunciato dal premier del Lussemburgo, Jean Claude Juncker, candidato-principe della Germania alla presidenza della Commissione Ue. In fondo, era prevedibile anche la polemica fra Pier Ferdinando Casini, contro un Pdl scivolato a destra, e accusato di mettere a rischio "la metà dei seggi" del Ppe con candidature come quella dell'editore Giuseppe Ciarrapico; e un Silvio Berlusconi pronto a rinfacciargli le frequentazioni del passato proprio con Ciarrapico. Non è da escludersi che il Cavaliere possa incontrare qualche difficoltà a fare accettare agli alleati europei tutto il suo cartello elettorale. Ma l'impressione è che una vittoria olierà le eventuali resistenze del Ppe. Le candidature di esponenti che non rinnegano il fascismo sottolineano più l'eterna anomalia italiana che una mutazione del centrodestra. Il Ppe non è affatto un monolite. Ieri l'ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, ha ricordato che la metamorfosi si è già compiuta con l'ingresso del Pp spagnolo e postfranchista dell'allora capo del governo José Maria Aznar. E quando Berlusconi fa notare che il Pdl non è ancora un partito, che lo diventerà dopo le elezioni, in qualche misura ammette un esperimento in corso; e non esclude qualche aggiustamento postelettorale: se non altro per presentarsi al Ppe con le carte in regola. Ma la polemica mette in ombra che a livello europeo viene attribuita all'Italia una doppia anomalia. Una riguarda il Pdl berlusconiano; l'altra il Partito democratico di Walter Veltroni, seppure per motivi molto diversi. Il Pd rischia di trovarsi ad affrontare problemi di identità non irrilevanti, in prospettiva. E non per la questione del fascismo o del comunismo, ma per il suo profilo continentale tuttora indefinito. Se si dovesse eleggere adesso il Parlamento di Strasburgo, il Pd avrebbe parlamentari iscritti a gruppi separati: in uno, quello dell'Alda (Alleanza liberali e democratici europei), gli ex della Margherita; nel Pse, gli ex diessini. Fra un anno si voterà davvero in Europa, e non è detto che allora la questione sarà stata risolta. L'ha ricordato candidamente Massimo D'Alema, ministro degli Esteri uscente e vicepresidente dell'Internazionale socialista. I socialisti europei debbono trovare "un modo e una denominazione che consenta di stare tutti insieme", ha dichiarato ieri D'Alema. Si trovava a Bruxelles, reduce da un incontro con i leader laburisti inglese e spagnolo, Gordon Brown e José Rodriguez Zapatero. E raccontava la simpatia e l'interesse che gli alleati europei mostrano nei confronti del Pd. Ma anche il movimento veltroniano è un esperimento: e rischia tensioni interne forti, in caso di sconfitta alle elezioni del 13 aprile. Rispetto a un D'Alema che già considera il partito "nella famiglia riformista e socialista", la componente ex popolare non sembra disposta all'arruolamento nelle file socialiste. Il risultato è un'Italia che si presenta con un Pdl destinato a rimanere un sorvegliato speciale in Europa; e le parole dette ieri da Berlusconi a favore di Israele e contro il dialogo con Hamas confermano una sterzata in politica estera, se il centrodestra vince. Ma sull'altro fronte c'è anche un Pd che chiede al Pse di cambiare nome per permettergli di non spaccarsi. Più che una doppia anomalìa, rischia di diventare un doppio handicap. \\ Polemica sulle candidature del Pdl. Ma anche il Pd ha problemi di identità.

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<Non ci saranno danni> Ma il <fattore Ciarra> raffredda i sondaggi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-14 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE "Non ci saranno danni" Ma il "fattore Ciarra" raffredda i sondaggi I report di Silvio: l'editore troppo prima Repubblica Il leader del Pdl costretto in difesa rinuncia ad attaccare Veltroni su politica estera ed eredità del governo Prodi ROMA - In questi giorni Berlusconi avrebbe potuto mettere all'angolo Veltroni puntando sul malessere sociale, "pesante eredità lasciata dal governo Prodi e dai ministri del Pd che sono tutti in lista ". In questi giorni avrebbe potuto parlare della crescita dimezzata, dei mercati diffidenti verso i bot, del picco raggiunto dalla pressione fiscale, dell'inflazione molto alta sui beni di maggior consumo. Insomma, il Cavaliere sui temi economici avrebbe potuto sfruttare i ragionamenti elaborati da Tremonti. Invece è rimasto incastrato nella battuta sui precari e soprattutto nel "caso Ciarrapico". Il "caso" - ormai archiviato da Fini - è stato riaperto immediatamente da Casini e alimentato da Veltroni, che hanno spostato la querelle in Europa. Il leader centrista aveva tutto l'interesse a delegittimare Berlusconi dinnanzi al Ppe, anche se le critiche espresse dai maggiorenti del Partito popolare europeo per la candidatura di Ciarrapico "non avranno alcuna conseguenza concreta". Parola di Bodrato, che è stato esponente di spicco della sinistra dc, e che non può essere certo accusato di rapporti con il leader del Pdl: "Al Ppe basteranno le garanzie di Berlusconi, perché il loro unico obiettivo sono i numeri. Mi ricordo quando noi del Ppi ci battemmo contro l'ingresso di Forza Italia nel Ppe. Rammento ancora cosa ci disse il rappresentante della Csu tedesca: "Volete essere la testa di un topolino o la coda di un leone?"". è vero dunque - come spiega il Cavaliere - che la candidatura di Ciarrapico "non avrà riflessi" in Europa, sebbene dalla cancelleria tedesca sarebbe filtrato un certo "stupore" per la vicenda. Ma il punto è un altro: ancora ieri l'intero stato maggiore forzista è dovuto intervenire per rintuzzare gli attacchi dell'Udc e del Pd, e non è un buon segno quando in una competizione elettorale le energie vengono profuse per difendersi e non per attaccare. Il fatto poi che Berlusconi abbia definito Veltroni "un ottimo comunicatore senza argomenti", testimonia al momento la difficoltà di dispiegare una valida strategia comunicativa. Solo in serata, per esempio, l'ex premier ha trovato il tempo per criticare la linea di D'Alema sul processo di pace in Medio Oriente. Eppure proprio la politica estera del governo Prodi - insieme alla politica economica - rappresenta il tallone d'Achille di Veltroni. Il Cavaliere è uscito allo scoperto per riaffermare le forti relazioni con Israele e rinsaldare i rapporti con gli ebrei italiani dopo il "caso Ciarrapico ". Da giorni sono in molti a prodigarsi. Il segretario del Pri Nucara, a un incontro pubblico con la comunità ebraica, ha parlato del suo viaggio a Sderot, "martoriata dai razzi di Hamas": "Ha fatto bene Veltroni a portare i ragazzi delle scuole romane ad Auschwitz. Purtroppo per ragioni di sicurezza non è possibile portare i ragazzi italiani a Sderot, altrimenti potrebbero vedere come vivono oggi i loro coetanei in quella città che i terroristi hanno trasformato in un lager ". Per quanto i sondaggi continuino ad essere molto più che rassicuranti per Berlusconi, la querelle sulla candidatura dell'editore ha prodotto qualche effetto. Nei report riservati si mette in risalto come il Pd abbia ottenuto un beneficio dal passo indietro di Prodi, mentre il Pdl sconta la presenza del "Ciarra", che tra gli elettori richiama - più che al fascismo - ad Andreotti e alla prima Repubblica. Malgrado il vantaggio su Veltroni sia nettissimo, resta indecifrabile la sfida del Senato, perché i test continuano a dare una vittoria risicata al Pd, e perché nei rilevamenti resta l'incognita dei "seggi esteri". Ecco il motivo per cui ieri Berlusconi ha più volte chiesto ai candidati di "far conoscere il nostro simbolo agli elettori". è un'ansia che si unisce all'ossessione per il "pericolo di brogli". Ma ciò che davvero lo preoccupa è il "dopo ", "il giorno dopo la nostra vittoria, quando i cittadini di Napoli si aspetteranno di veder risolta in pochi giorni l'emergenza rifiuti". E di emergenze ce ne sono tante. Il paradosso è che Berlusconi ne parlava maggiormente quando c'era il governo Prodi, non ora che è in campagna elettorale. Insieme Berlusconi e Fini ieri alla presentazione dei candidati. In alto, Giuseppe Ciarrapico Francesco Verderami.

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<Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-14 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Berlusconi attacca D'Alema "Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei" ROMA - "La politica estera si fa soprattutto a Palazzo Chigi. Non ci sono novità sulle missioni italiane, non abbiamo ancora affrontato questo dossier". Con due frasi Silvio Berlusconi cancella le dichiarazioni di Gianfranco Fini e dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino che avevano annunciato in caso di vittoria del centrodestra la volontà di un disimpegno (parziale o totale) dell'Italia nella missione Unifil in Libano per rafforzare la missione in Afghanistan e per tornare (magari) in Iraq. "Ridurrei drasticamente la presenza in Libano, o addirittura la cancellerei per mandare truppe in Afghanistan e anche in Iraq dove servono", ha spiegato alla Reuters ieri mattina Martino, rilanciando anche un nuovo impegno dell'Italia a Bagdad, dopo il ritiro di due anni fa. Gianfranco Fini aveva proposto invece uno "spostamento" di risorse e truppe dal confine Israelo-libanese all'Afghanistan. L'occasione per puntualizzare e per ribadire che "l'Italia è comunque pronta a fare il proprio dovere con la comunità internazionale e gli Stati Uniti" è un ricevimento all'ambasciata americana in onore della comunità ebraica italiana. Ronald Spogli ha invitato tutto il mondo politico, da Prodi a D'Alema, da Fini a Berlusconi e Casini. Ma, complice anche la campagna elettorale, tra i leader è solo il Cavaliere a presentarsi insieme ad Alessandro Ruben, presidente dell'Antidefamation league e candidato di spicco del Pdl. Il governo è rappresentato da Giovanna Melandri e Gianni Vernetti, poi arrivano anche Francesco Rutelli e Piero Fassino. L'ambasciatore ha appena finito di elogiare il ruolo della missione italiana in Libano, Berlusconi è in prima fila ad ascoltare. Finita la parte ufficiale, arrivano tutti a salutarlo e a protestare per le parole del ministro degli Esteri Massimo D'Alema sulla necessità di coinvolgere Hamas nelle trattative di pace in Medio Oriente che avevano causato l'indignazione dell'ambasciatore Gideon Meir. "Dire queste cose significa lavorare contro gli ebrei, dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro che parla a favore di un'organizzazione terroristica - replica Berlusconi -. Io, insieme a Tony Blair, ho fatto mettere Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dall'Unione europea". Poi annuncia che gli piacerebbe, in caso di vittoria, fare il primo viaggio all'estero proprio nello Stato ebraico: "Olmert mi ha invitato per celebrare i sessant'anni di Israele, gli ho risposto che ci andrò volentieri da premier". Si avvicinano un paio di signore americane a dirgli: " Thanks from America ", Berlusconi stringe mani. Poi racconta un aneddoto della Thatcher, riduce Ciarrapico a una "macchietta", bacchetta Veltroni e ribadisce: "La politica estera la farà Palazzo Chigi, non c'è niente da preoccuparsi, sarà in continuità con il mio precedente governo". Se ne preoccupa il ministro dimissionario della Difesa Arturo Parisi che teme per il mantenimento delle missioni attuali: "Ai tempi di Berlusconi il ministro del Tesoro Tremonti ha colpito drasticamente il bilancio della Difesa riducendo le risorse disponibili, con un suo ritorno, saremmo costretti a rimettere in causa tutta la nostra politica di presenza all'estero. Sicuramente Bertinotti non riuscirebbe a fare meglio". Missioni italiane Al ricevimento dell'ambasciatore Usa il Cavaliere cancella le dichiarazioni di Fini e Martino su eventuali riposizionamenti in Libano Gianna Fregonara.

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La politica estera nel dimenticatoio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-14 num: - pag: 50 categoria: REDAZIONALE ELEZIONI IN ITALIA, UE E MEDIO ORIENTE La politica estera nel dimenticatoio di FRANCO VENTURINI SEGUE DALLA PRIMA Il progetto, per molti aspetti ancora controverso, ha portato al calor bianco nelle scorse settimane i dissidi sempre più frequenti tra Parigi e Berlino. Complici il troppo rapido allargamento dell'Unione e l'arrivo all'Eliseo dell'iperattivo e poco collegiale Sarko, quello che un tempo era l'"asse" motore dell'Europa è diventato lo specchio di un solido reciproco sospetto. Certo, l'Unione è cambiata ed è oggi più vicina al modello britannico che a quello carolingio. Da est a ovest e da nord a sud assistiamo alla divaricazione degli interessi e delle politiche nazionali, proprio quando gli europei dovrebbero invece prepararsi ad affrontare insieme le sfide di un mondo globalizzato e nel contempo multipolare. Ma piaccia o non piaccia è con questa realtà che l'Italia deve fare i conti. Dal 2009, da quando cioè il Trattato di Lisbona sarà stato ratificato, dovremo puntare a un nocciolo duro a sei (con Spagna, Polonia e Italia) per scongiurare un "direttorio " a tre anglo-francese-tedesco. Con quali alleanze? Il governo Prodi ha scelto la Germania come partner d'elezione. Farebbe lo stesso, un governo Berlusconi? E soprattutto, saremo in grado di avere quella voce stabile e credibile che è funzione degli equilibri politici e istituzionali interni, magari a cominciare dalle schermaglie già in atto per rinnovare i tre più alti incarichi della Ue nuova versione? La politica europea dell'Italia sarà cruciale, ma non sarà l'unica a richiedere scelte difficili. I rischi crescenti che la Nato corre in Afghanistan si sono tradotti, e si tradurranno anche dopo il cambio della guardia alla Casa Bianca, in richieste di maggior impegno militare. Siamo sotto pressione come la Germania, che promette di pensarci su dopo la scadenza in ottobre dell'attuale mandato parlamentare. E come la Francia, che al vertice di Bucarest dei primi di aprile annuncerà l'invio di un migliaio di soldati in più. Inoltre, chiunque vinca le elezioni, non ci sarà più da noi il veto condizionante dell'estrema sinistra. Gianfranco Fini si è mostrato in questi giorni possibilista, e ha ragione per due motivi: perché un rafforzamento a Herat è comunque previsto dopo la scadenza in agosto del nostro turno di comando a Kabul, e perché una attenuazione dei caveat sulla dislocazione dei nostri reparti appare possibile (come per la Germania, la Francia e la Spagna) nell'ambito di una più precisa intesa politico-militare tra alleati atlantici. Ma la questione-chiave rimane: andranno o non andranno i nostri soldati a presidiare quel fronte sud dove le perdite sono altissime? E ancora. Ridurre le forze italiane nel sud del Libano (anche a questo ha accennato Fini) può lanciare un segnale sbagliato e comportare problemi con gli altri Paesi che contribuiscono a Unifil II, a cominciare dalla Francia. Lo farebbe egualmente, un governo Berlusconi? Il confronto israelo-palestinese è tanto complesso da sfidare ogni previsione e ogni politica, ma il ministro francese Kouchner, secondo l'International Herald Tribune di ieri, è parso "diplomaticamente" favorevole a un qualche contatto con Hamas. Tutto tranquillo. In Italia invece D'Alema si spinge oltre e solleva una tempesta: questione di strategia o di imprudenza dialettica, e quale sarà l'orientamento di domani? Tutto l'Occidente segue con il fiato sospeso le vicende balcaniche, e dopo l'indipendenza del Kosovo teme che l'11 maggio siano i nazional-nostalgici a vincere le elezioni serbe: l'Italia, con i suoi particolari interessi geostrategici, dovrà provare a esercitare una influenza costruttiva tanto sulla mano semi-tesa della Ue quanto sugli umori di Belgrado. L'Iran che vota oggi non ha intenzione di rinunciare ai suoi programmi nucleari: l'Italia sosterrà con maggior impegno le sanzioni anti-Teheran, e come reagirebbe all'ipotesi di un intervento militare tuttora sul tavolo a Washington e a Gerusalemme? L'elenco delle scelte da compiere potrebbe continuare, e per ognuna delle priorità indicate si potrebbe efficacemente spiegare fino a che punto le decisioni assunte dal futuro governo italiano peseranno sulla nostra sicurezza e su quel "rango" internazionale che non è più scindibile dalla nostra vita socio-economica. Se ne accorgerà qualcuno, in questa campagna elettorale dove quasi tutti guardano al proprio ombelico? Vogliamo ancora sperare, senza illusioni.

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Dal nostro corrispondente NEW YORK - Nel marzo del 2003, quando l'Amministrazion (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ANNA GUAITA dal nostro corrispondente NEW YORK - Nel marzo del 2003, quando l'Amministrazione Bush si preparava a invadere l'Iraq, il 70 per cento degli americani era convinto che Saddam Hussein avesse partecipato alla preparazione e al finanziamento degli attentati dell'11 Settembre 2001. La Commissione indipendente nominata dal Congresso per indagare sugli attentati riferì poi nel 2004 che non erano state trovate tracce di "rapporti di collaborazione" fra il dittatore iracheno e i terroristi di al Qaeda. Ma nella mente di almeno il 30 per cento degli americani, quelle prime convinzioni sono comunque rimaste, indelebili. Adesso arriva un nuovo rapporto, questa volta dedicato interamente a chiarire una volta per tutte se Saddam Hussein avesse avuto o no legami con il terrorismo. Il rapporto, realizzato dal Pentagono dopo aver studiato 600 mila documenti requisiti durante l'invasione, conferma che il dittatore fece uso del terrorismo, e reclutò anche gruppi islamici e palestinesi. Ma non allo scopo di colpire gli Stati Uniti e Israele. L'unico suo interesse era di rafforzare il proprio potere, e questi contatti gli servivano solo per colpire gli esuli iracheni all'estero. Ironia della sorte: l'addestramento terroristico che Saddam fece impartire ai suoi soldati ha permesso a questi uomini di gettare la divisa e trasformarsi in spietate macchine della morte contro le truppe di invasione alleate. Il rapporto doveva essere reso pubblico ieri, ma all'ultimo minuto il Pentagono ha fatto marcia indietro. I giornalisti che lo vorranno, lo riceveranno per posta. E la scelta di tenerlo nel cassetto ha naturalmente generato non poche critiche. L'Amministrazione Bush è stata accusata più volte di aver manipolato l'intelligence contro Saddam per portare il Paese in una guerra che non c'era bisogno di fare. E questo rapporto sembra confermarlo. Purtroppo per l'Amministrazione, il rapporto arriva in un momento estremamente delicato, mentre Bush cominciava a sperare di risollevarsi nella popolarità e di convincere un numero crescente di americani a mantenere alto l'impegno militare in Iraq. Nonostante ci avviciniamo al quinto anniversario della guerra, infatti, il fronte iracheno è sempre meno presente sulle pagine dei giornali - solo il 3 per cento delle storie pubblicate tratta dell'Iraq oggi - e il numero dei caduti fra le forze militari Usa è molto diminuito. Anche se Bagdad non ha ancora trovato la stabilità politica, la controffensiva militare lanciata da Bush un anno fa sembra aver ottenuto una relativa pacificazione. E i sondaggi dimostrano che l'opinione pubblica si sente meno preoccupata circa l'esito della guerra, e che un buon 53 per cento pensa che essa possa essere ancora vinta e che l'Iraq possa diventare un Paese stabile e affidabile. Questo cambiamento di prospettiva dovrebbe rafforzare la posizione dei repubblicani, e soprattutto del loro candidato alla presidenza, il senatore John McCain. E dovrebbe invece indebolire i due candidati democratici, Hillary Clinton e Barack Obama, che sul pronto ritiro dall'Iraq basano buona parte della loro campagna. Ma l'arrivo del rapporto rischia di riaprire il mai risolto dibattito sulle origini della guerra. E' un argomento sempre caldo, soprattutto alla luce del fatto che i caduti americani stanno per superare quota 4 mila. Il doppio di quanti ne furono uccisi dai terroristi di Osama bin Laden nelle Torri Gemelle e al Pentagono a Washington. Il 60 per cento degli americani pensa che entrare in guerra sia stato sbagliato. Rileggere che Saddam Hussein non aveva mai complottato con Osama per uccidere americani o israeliani potrebbe cancellare in un sol colpo le impressioni positive sul successo della controffensiva e far riprecipitare la popolarità di Bush.

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Segue dalla prima mamet (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Segue dalla prima mamet di Gianna Pontecorboli Adesso, David Mamet ha cambiato idea. "Ho seguito le idee liberali per molti decenni - scrive il commediografo nel suo saggio sul Village Voice , che ha il sottotitolo: "Un saggio per la stagione elettorale" - ma ora penso di aver cambiato idea". La realizzazione è arrivata improvvisamente, confessa, durante la scrittura di Novembre , un lavoro che contrappone un presidente corrotto (ma convinto che la gente debba fare la sua vita e che il governo deve facilitarla rimanendo fuori dai piedi) e il suo giovane collaboratore e assertore delle idee dell'ortodossia liberal. "Mi sono accorto - spiega Mailer - di non aver fiducia nell'attuale governo, ma che gli errori di questo presidente, che da buon liberal consideravo un mostro, sono poco diversi da quelli di un presidente che adoravo. Bush ci ha portato in Iraq, Kennedy in Vietnam; Bush ha rubato le elezioni in Florida, Kennedy lo ha fatto a Chicago; Bush è stato a letto con i Sauditi, Kennedy con la mafia". Insieme con Bush, anche i militari e le grandi corporations hanno cominciato ad apparirgli meno "mostri", e l'intervento del governo nella vita dei cittadini più una fonte di guai che di aiuto. La lettura dei grandi classici del conservatorismo, da Thomas Sowell a Milton Friedman, lo ha trovato in gran parte d'accordo. In realtà, vista da vicino, la svolta di Mamet è meno imprevedibile di quanto appaia. Nel mondo americano, il commediografo ha certo illustri precedenti, a cominciare da Norman Podhoretz, passato da essere l'anima del periodico progressista Commentary a sostenitore convinto e articolato della corrente neo-con negli anni Ottanta. "Qualche avvisaglia del cambiamento - racconta Robert Faires - l'avevo avuta quando un altro commediografo ebreo, Tony Kushner, ha criticato le posizioni di Mamet su Israele e lo ha accusato di essersi spinto su una linea troppo filoisraeliana". Un dettaglio sfuggito a molti, ma che Mamet ha espresso chiaramente in un libro pubblicato nel 2006, ferocemente critico nei confronti dell'ultra-sinistra ebraica di Noam Chomsky. Alla vigilia di un'elezione difficile e contestata, però, il "tradimento" di Mamet appare coerente con il personaggio. Provocatorio, ma destinato a fare pensare. "La destra blatera sulla fede, la sinistra sul cambiamento - scrive - e tanti sono irritati con i folli dall'altra parte. Ma alla fine della giornata ci ritroviamo tutti allo stesso rubinetto". 14/03/2008.

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A pochi chilometri dalla Striscia di Gaza, la località isrealiana è il bersaglio preferito dei missili qassam: 6mila lanci dal 2001 Vivere nella paura a Sderot, città-dormitorio do (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ve dal cielo piovono i razzi di Hamas Francesca Marretta Sderot Centocinquantamila dollari per una villa con giardino a due piani a due passi dal centro cittadino. Per di più distante solo un'ora di auto da Tel Aviv. Mica male. Eppure è ancora sfitta. Non solo perché Sderot è un posto tutt'altro che attraente. Questa città dormitorio, dove non c'è niente, ma proprio niente da vedere, a parte gli edifici moderni e pacchiani del centro, costruiti per la maggior parte negli anni '60, è il bersaglio più facile per i razzi provenienti da Gaza. Situata a sud di Israele, Sderot, 20mila anime, si trova a un passo dal confine a nord-est con la Striscia di Gaza. Pur essendo confezionato in laboratori caserecci, il razzo qassam home-made in Gaza, è in via di miglioramento. Lo dimostra il fatto che in passato questi ordigni cadevano soprattutto in campi aperti e talvolta all'interno dello stesso territorio di Gaza, mentre ora centrano meglio il bersaglio, colpendo case e scuole nel centro cittadino. Il traffico pedonale, come quello automobilistico, a Sderot, è direttamente proporzionale al numero di razzi lanciati da Gaza. La differenza la fa la rivendicazione dell'attacco da parte delle milizie palestinesi. Quando si sente parlare di "pioggia di qassam sul Negev", come durante l'ultima massiccia operazione militare israeliana su Gaza, vuol dire che a lanciare i razzi è Hamas. Forse è per questo che negli ultimi tempi si vedono più gatti che persone attraversare la strada. Sderot non è un posto da ricchi. Ma anche senza un conto in banca cospicuo, chi può spende i risparmi per fare le valige e cercare casa altrove. Almeno quattromila persone si sono trasferite negli ultimi mesi. Nel mercato cittadino, si vedono molte saracinesche abbassate. Il negozio in cui lavorano Ela, 30 anni, bionda con gli occhi azzurri e graziosa come una miniatura di porcellana, originaria della Bielorussia e Jenia, 63 anni ben portati, capelli tinti neri e trucco pesante, arrivata diciassette anni fa dal Kazakistan, è un luogo che appaga vista e olfatto. I colori e il profumo di rose, garofani, fiori di campo e i gigli, fanno dimenticare per un attimo la desolazione estetica che ci circonda. "Se potessi permettermelo mi trasferirei in un'altra città. Ma con 1200 shekel al mese non rimane molto da mettere da parte per pensare di ricominciare altrove", dice Ela. "I miei bambini, come tutti gli altri qui, sono traumatizzati. Hanno bisogno dello psicologo. Questa non è una vita normale. Non è vita". Chiediamo alle due donne se, come la maggior parte degli israeliani, secondo un sondaggio pubblicato dal quotidiano progressista Ha'aretz , sono d'accordo al dialogo con Hamas per fermare i razzi da Gaza. "Cosa? Ma quale dialogo. Il problema è che quelli che stanno al governo sono troppo deboli. Devono colpire, colpire più duro. L'esercito è pronto e preparato. Olmert no", afferma aggressiva la minuscola Ela. Jenia, annuisce col capo in segno di approvazione e aggiunge: "Barak (ministro della difesa, ndr.) parla in un modo, promette, ma pensa in un altro. Per noi di Sderot non ha fatto un bel niente". Il nervosismo delle due donne trova ragione nell'accumulo di stress generato quotidianamente dall'allarme rosso, che avvisa semplicemente che potrebbe accaderti qualcosa di brutto. "Quando suona l'allarme ci mettiamo accovacciate alla parete, in mezzo ai fiori, con la testa tra le mani. Non abbiamo un posto sicuro dove scappare". I rifugi a Sderot scarseggiano. La maggior parte degli edifici non dispone della "safe room". Così l'allarme diventa una sorta di roulette russa. Per trovare riparo si hanno a disposizione dagli 8 al 20 secondi. Roni Yihy a 47 anni ha avuto la sfortuna di trovarsi in macchina nel parcheggio dello Shapir College, dove studiava per assicurare un futuro migliore ai suoi quattro figli, quando è suonato l'allarme per l'ennesima volta il 27 febbraio scorso. La scheggia del missile fatto in casa l'ha colpito al petto. Così si è concluso il suo viaggio. La soluzione trovata finora da parte del governo israeliano per far fronte alla mancanza di rifugi a Sderot è l'allestimento di pensiline fortificate in cemento armato alle fermate degli autobus. La maggior parte dei feriti di Sderot sono colpiti da schegge, da cui la fermata-rifugio sarebbe in grado di riparare chi si trova in strada o in auto in diversi punti della città. Chi è al volante a Sderot viaggia col finestrino abbassato. La radio si ascolta a proprio rischio e pericolo, la scelta è tra musica o l'allarme. Almeno un vantaggio rispetto agli altri per gli automobilisti di Sderot, è la certezza di non beccarsi una multe andando in giro senza cintura di sicurezza. Qui è consentito per poter saltar fuori dal veicolo il più presto possibile. Se il qassam sfonda il tetto di casa, è un'altra storia. Sta per cominciare lo Shabbat. Mentre le poche botteghe aperte del mercato si apprestano a concludere un'altra giornata di incassi all'osso, i tavoli del bar-pizzeria Tnuvale, sono quasi tutti occupati. C'è addirittura una tavolata di una quindicina di persone. Il mistero della "movida" dell'ora di pranzo a Sderot, è subito chiarito. "Siamo qui in segno di solidarietà con gli oltre 50 nostri dipendenti che vivono qui e per aiutare l'economia della città" dice Avi Antebi, managaer della Compagnia elettrica nazionale israeliana, arrivato a Sderot insieme ad altri colleghi provenienti da Tel Aviv, Haifa e dal resto del paese. A un altro tavolo incontriamo la famiglia Shtamer, proveniente da Netanya, per "spendere un po' di denaro qui, in segno di solidarietà", spiega il Signor Shtamer, che di professione fa l'avvocato, seduto di fronte alla moglie, insegnante. Bar, Gal e Don, i loro figli di 12, 10 e 7 anni, non hanno un'aria allegra. Non siete contenti di essere qui? "No", risponde Bar sottovoce. Perché? "Perché ci sono i qassam". Ne hai mai visto uno? "Si, in televisione. Fa paura". A differenza di molti bambini di Sderot, a Bar, Gal e Don, non sarà mai somministrato il ritalin, uno degli articoli più venduto in farmacia a Sderot. Negli Stati Uniti questo psicofarmaco è somministrato ai bambini iperattivi. Qui a Sderot si usa come antidepressivo. Se è un fatto che i circa 6imila razzi caduti su Sderot dal 2001, non hanno provocato un numero di morti paragonabile a quelli palestinesi uccisi dai raid israeliani, è una realtà, che, anche con la disparità di potenza dei mezzi a disposizione, gli attacchi da Gaza siano riusciti nell'intento di traumatizzare nel profondo questa città. 14/03/2008.

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<Londra vuole influenzarci> La Siria contro la Bbc in arabo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Londra vuole influenzarci" La Siria contro la Bbc in arabo "La Gran Bretagna inteferisce nell'opinione pubblica araba per ragioni puramente politiche". È l'accusa contro il nuovo canale in arabo della Bbc sulle colonne del giornale governativo siriano "al Thawra", in cui si afferma che l'emittente televisiva non sarà imparziale sulle questioni dei diritti umani e troppo sbilanciata in favore di Israele. "L'obiettivo della Bbc in arabo è di raggiungere 25 milioni di spettatori arabi entro il 2010, questo significa che la Gran Bretagna pagherà una sterlina per ogni arabo e convincerlo delle proprie bugie" si legge ancora sull'editoriale. 14/03/2008.

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Lettera dall'inferno di Rafah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sono in Palestina da due settimane e un giorno e ho ancora poche parole per descrivere ciò che vedo. È più difficile per me pensare a ciò che sta succedendo qui quando mi siedo a scrivere negli Stati uniti, qualcosa come il portale virtuale del lusso. Io non so se molti dei bambini qui abbiano mai vissuto senza i buchi dei carri armati alle pareti e senza le torri di un esercito di occupazione che li sorveglia costantemente da un orizzonte vicino. Io penso, sebbene non sia del tutto sicura, che anche il più piccolo di questi bambini capisce che la vita non è così ovunque. Un bambino di otto anni è stato ucciso da un tank israeliano due giorni prima del mio arrivo e molti bimbi mi sussurrano il suo nome, Alì, oppure mi indicano i suoi poster sui muri. Ai bambini piace farmi usare l'arabo che conosco chiedendomi "Kaif Sharon?", "Kaif Bush?" e ridono quando io dico "Bush Majnoon", "Sharon Majnoon" rispondendo nel mio arabo limitato (Come sta Sharon? Come sta Bush? Bush è pazzo, Sharon è pazzo). Non è proprio ciò che credo, e qualche adulto che conosce l'inglese mi corregge: Bush mish Majnoon... Bush è un uomo d'affari. (...) Ad ogni modo ci sono qui più bambini di otto anni consapevoli della struttura del potere globale, di quanto lo fossi io qualche anno fa, almeno riguardo a Israele. Nonostante ciò, penso che nessun libro, conferenza, documentario, parola mi avrebbe potuto preparare alla realtà di qui. Non si può immaginare se non si vede, e anche allora sei ben consapevole che la tua esperienza non è tutta la realtà: cosa dire della difficoltà che l'esercito israeliano dovrebbe affrontare se sparasse ad un cittadino statunitense disarmato, del fatto che io ho il denaro per comprare l'acqua mentre l'esercito distrugge i pozzi, e, ovviamente, che io ho la possibilità di partire. (...) Apparentemente è piuttosto difficile per me essere trattenuta in prigione per mesi o anni senza processo (questo perché sono una cittadina americana bianca...). Quando vado a scuola o al lavoro posso essere relativamente certa che non ci sarà un soldato armato pesantemente ad aspettare a mezza strada tra Mud Bay ed il centro di Olimpya a un posto di blocco; un soldato con il potere di decidere se posso andare per la mia strada e se posso tornare a casa quando ho fatto. Così, se percepisco violenza arrivando ed entrando brevemente ed in modo incompleto nel mondo in cui esistono questi bambini, per contro mi chiedo cosa succederebbe a loro arrivando nel mio mondo. Essi sanno che i bambini negli Stati Uniti, di solito, non hanno i genitori uccisi e che qualche volta vanno a vedere l'oceano. Ma quando tu hai visto l'oceano, vissuto in un posto tranquillo dove l'acqua è un bene scontato e non rubata di notte dai bulldozer, e quando hai passato una notte in cui non ti sei meravigliato che le pareti della tua casa non siano crollate svegliandoti dal sonno, e quando hai incontrato gente che non ha perso nessuno, quando hai sperimentato la realtà di un mondo che non è circondato da torri di morte, carri armati, insediamenti armati e ora da una gigantesca parete metallica, mi chiedo se puoi perdonare il mondo per tutti gli anni della tua infanzia spesa esistendo - solo esistendo - in resistenza al costante strangolamento della quarta più grande potenza mondiale, sostenuta dall'unica superpotenza mondiale, nel suo sforzo di cancellarti dalla tua casa. Come retropensiero a tutto questo vagabondaggio, mi trovo a Rafah, di circa 140.000 persone di cui circa il 60% sono rifugiati, molti dei quali per la seconda o la terza volta. Rafah esisteva prima del 1948, ma molte delle persone qui sono essi stessi o discendenti di persone dislocate qui dalle loro case della Palestina storica - ora Israele. (...) Al momento l'esercito israeliano sta costruendo un muro alto 14 metri tra Rafah in Palestina e il confine, tracciando una terra di nessuno dalle case lungo il confine. Seicentodue case sono state completamente abbattute dai bulldozers secondo la Commissione Popolare dei Rifugiati di Rafah. Oltre alla costante presenza dei carri armati lungo il confine... 7 febbraio 2003.

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Oratorio per Rachel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nell'anniversario della sua uccisione ad opera dell'esercito israeliano, un libro in Italia dal testo teatrale tratto dai suoi diari, lettere e poesie Tommaso Di Francesco Come mantener memoria per quello che, nella sequenza del sangue versato, sembra scorrere eguale? Come raccontare gli umani testimoni di guerra e dannazione fuori dalle agende ufficiali? Cinque anni fa, il 16 marzo del 2003, la pacifista americana dell'Internationl Solidarity Movement che sostiene la resistenza non violenta dal popolo palestinese all'occupazione militare israeliana, veniva uccisa all'età di 23 anni da un Caterpillar 139 mentre cercava d'impedire una demolizione di case. Tre decenni prima, racconterà il padre "anch' io guidavo bulldozer in Vietnam". Come tenerla viva, allora, nel quotidiano confronto con la scena della Palestina. Immutata nonostante - anzi, grazie - il cosiddetto ritiro israeliano, l'atto unilaterale che ha consentito a Israele di controllare la Striscia da terra, mare, cielo e di estendere con il Muro e gli infiniti insediamenti l'occupazione in Cisgiordania. Ora che il cuore dei palestinesi, dopo la morte di Arafat, è spezzato in due anime per ora irriconciliabili , di Hamas e di Fatah. C'era un solo modo. Un oratorio teatrale composto dai suoi scritti, un recitativo che rappresentasse la meglio gioventù che vive per "sconfiggere i suoi mostri interni" - diceva Rachel Corrie - e quelli della storia. Così i suoi diari, le sue poesie e lettere sono state lette e curate dalla giornalista Katharine Viner, del Weekend Magazine del Guardian, e dall'attore Alan Richman - il colonnello Brandon nell'adattamento del romanzo di Jane Austen Ragione e sentimento per la regia di Ang Lee, e il professor Piton nella serie Harry Potter. Fino a diventare una rappresentazione teatrale vera e propria per la regia dello stesso Alan Rickman. Protagonista la giovane attrice Megan Dodds nella parte di Rachel, con debutto al Royal Court Theatre di Londra nell'aprile 2005, e nove settimane di repliche al Playhous Theatre nel West End. Fino al tentativo, fallito - l'avevano posposto a tempo indeterminato - di cancellare il debutto negli Usa dove è arrivato con grande successo a New York al Minetta Lane Theatre, un teatro off-Broadway. Tutto questo lavoro ora è diventato un libro agile e appassionato, Mi chiamo Rachel Corrie (Elliot Edizioni - patriziarenzi@elliotedizioni.it - pp. 90, 13 euro) tradotto da Monica Capuani e Marta Gilmore. La prefazione di Naomi Klein tra l'altro ricorda come nei Territori occupati ovunque ci siano bambine chiamate Rachel in suo onore, e propone il provocatorio legame con l'altra ragazza americana allo sbaraglio nella guerra: la soldatessa "eroica" Jessica Lynch. Il libro è chiuso da una lettera-accusa di Vanessa Redgrave contro il tentativo di censura, una "seconda uccisione". Qual è l'essenza della solidarietà di Rachel Corrie? "Avvertire la consistenza della storia vivente del popolo palestinese - scrive nel libro Edward Said con un intervento del giugno 2003 - come comunità nazionale e non semplicemente come un gruppo di poveri rifugiati".

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I miei due buoni motivi per votare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'opinione I miei due buoni motivi per votare Giovanni Franzoni Si muove, nell'ambito della sinistra militante, l'ipotesi dell'astensione politica alle prossime elezioni. Nessuno può giudicare e condannare questa posizione, come nessuno può disprezzare chi la pensa diversamente. Il 13 aprile io voterò per due motivi, il secondo dei quali è quello determinante. Anzitutto non sono affatto persuaso che l'astensione politica di coloro che sono delusi sia dalla politica dell'attuale governo di centro-sinistra dimissionario, sia dai programmi e dalle prospettive delle forze politiche di sinistra in vista delle prossime elezioni, possa formare un'area politica solida e coesa, impegnata con fermezza a cambiare le cose nel nostro paese, in Europa e nel mondo. Difficilmente, nel pantano delle interpretazioni post-elettorali, ci sarà qualche organo di comunicazione o qualche "luogo" di controinformazione che possa riuscire a far valere la distinzione fra astensione politica e astensione qualunquista. Su tutto verrà versato la salsetta: la sinistra non c'è più, i "compagni delle salamelle alla festa dell'Unità" sono dei vecchietti nostalgici, gli intellettuali marxisti sono uno sparuto gruppo di accademici, gli operai non sono più "classe" ma massa di produttori/consumatori, mischiati ai tanti raggruppamenti corporativi e intenti a assicurarsi un posticino "sicuro" nella società. Se devi accaldarti è meglio farlo per la tua squadra di calcio. Il secondo motivo per cui andrò a votare, e questo è quello determinante, trae origine dal fatto che la mia patria politica è il mondo e in particolare quella regione del mondo, il Medioriente, per il quale mi è parso dover spendere le ultime risorse della vita. Dalle frequentazioni con compagni palestinesi o iracheni mi sono convinto che il loro giudizio sulla sinistra italiana sia più pragmatico del nostro. Non avrebbero mai messo sullo stesso piano la missione italiana in Libano, che ha fermato un'invasione catastrofica e ha dato a Hezbollah l'opportunità di aprire un difficile ma importante fronte politico nel Libano stesso, con quella in Afghanistan. Per questo considerano accettabile che la sinistra metta in programma di partecipare esclusivamente a operazioni Onu, escludendo quindi di partecipare a operazioni Nato. Per questo hanno considerato positivamente la proposta di D'Alema di fare per Gaza quello che si era fatto per il Libano. Per loro la nonviolenza non è una fede religiosa, né un'ideologia politica ma un metodo di lotta da privilegiare quando è possibile. La sera del 4 marzo, a Roma, alla conclusione della fiaccolata contro l'assedio di Gaza e contro lo sterminio della popolazione in corso, dopo mons. Capucci e Myriam Marino dell'Associazione ebrei contro l'occupazione, ha parlato il presidente della Comunità palestinese di Roma e del Lazio, Samir Al Qaryouti che dopo aver denunciato le manifeste intenzioni del governo israeliano di procedere allo sterminio e alla pulizia etnica nei confronti dei palestinesi, ha esaltato la sconfitta dell'esercito israeliano che supponeva di incontrare la collaborazione degli uomini di Fatah che invece hanno combattuto, fianco a fianco, con i fratelli di Hamas. Infine ha concluso, con sorpresa di non pochi, ringraziando il governo italiano per la solidarietà, nonostante tutto, dimostrata e augurandosi che nella situazione attuale si potesse ancora contare sull'appoggio dell'Italia. Secondo la mia opinione, i palestinesi si attendono dalla sinistra, di lasciare aperti i varchi di speranza per una vittoria della causa palestinese. A questo è indispensabile una forza parlamentare, al governo o all'opposizione che sia.

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Notizie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Notizie Kenya Mombasa, villaggio avvelenato da rifiuti tossici abbandonati Secondo la Bbc centinaia di persone che vivono nel villaggio di Kipevu, presso il porto di Mombasa, hanno denunciato una situazione di crescente malessero fisico dopo che, un mese fa, due container pieni di rifiuti chimici altamente tossici sono stati misteriosamente abbandonati nella discarica del villaggio e hanno cominciato a perdere. Difficoltà di respirazione, mal di stomaco e al petto, persino aborti improvvisi i sintomi dell'avvelenamento. Cuba Raul Castro rimuove restrizioni sui dvd e i computer Via libera alla vendita di computer e dvd. Lo ha deciso il presidente cubano, Raul Castro, che ha così fatto un primo passo verso la rimozione di alcune restrizioni nella vita quotidiana dei cubani. "Vista la disponibilità di elettricità il governo ha approvato la vendita di alcune apparecchiature finora proibite" si legge in un memo interno del governo che stila anche una lista dei prodotti ora liberamente acquistabili dai cubani. Oltre a computer e dvd, bici elettriche, televisori fra i 19 e i 24 pollici, forni a microonde e antifurti per auto. Per l'aria condizionata bisognerà attendere l'anno prossimo. Serbia Sciolto il parlamento Elezioni l'11 maggio Il presidente della Serbia, Boris Tadic, ha decretato ieri lo scioglimento del Parlamento, in tempo utile per convocare le elezioni legislative anticipate l'11 maggio prossimo secondo quanto preannunciato nei giorni scorsi dopo la crisi del governo di Vojislav Kostunica. Israele Ban Ki-moon condanna l'uso "sproporzionato" della forza Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha condannato ieri l'uso "inappropriato e sproporzionato della forza" da parte di Israele contro i palestinesi e ha sollecitato un cessate il fuoco immediato. Ban ha parlato nel corso del vertice dell'Organizzazione della conferenza islamica (Oci) a Dakar. l'organismo, che riunisce 57 paesi, ha chiesto ieri che Israele sia giudicato da un tribunale internazionale per crimini di guerra per i suoi "eferati" attacchi contro i palestinesi. Tibet La Cina ammette le rivolte, l'India arresta gli esiliati In Tibet, "la situazione si è stabilizzata" e tutto è sotto controllo. Così il governo cinese ha ammesso ieri per la prima volta le proteste dei monaci tibetani che lunedì hanno cominciato a manifestare a Lhasa, e non solo. Le organizzazioni pro Tibet affermano infatti che le proteste si sarebbero estese anche a due monasteri di province diverse, il Qinghai e il Gansu e che i monaci del monastero di Sera, a Lhasa, hanno iniziato uno sciopero della fame. In India ieri la polizia ha arrestato oltre 100 esiliati in marcia da Dharamsala alla Cina.

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Che cosa c'è davvero dietro la strage alla yeshiva Mercaz (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 317 Che cosa c'è davvero dietro la strage alla yeshiva Mercaz --> Estata accurata la scelta dell'obiettivo da parte dell'attentatore che la settimana scorsa ha fatto irruzione a Gerusalemme in una yeshiva, una scuola religiosa, uccidendo a colpi di kalashnikov otto ragazzini seduti a studiare in biblioteca. La drammaticità dell'azione è amplificata da quattro anni di relativa calma nella Città Santa. L'ultimo attentato a Gerusalemme risale infatti al 2004. La yeshiva Mercaz Harav è stata definita più di una volta in questi giorni sui quotidiani israeliani e internazionali la "bandiera" del sionismo religioso. Fu aperta nel 1924, durante il mandato britannico sulla Palestina, da Abraham Isaac Kook, primo rabbino capo ashkenazita della città. Tra i suoi studenti ci sono stati i fondatori del Gush Emmunim, letteralmente "il blocco dei fedeli", il movimento religioso e politico che dal 1967, dopo la guerra dei Sei giorni, incoraggia l'insediamento nei Territori palestinesi, a Gaza e in Cisgiordania. Sono arrivati in migliaia ai funerali delle vittime davanti alla yeshiva il giorno dopo il sanguinoso attacco. C'erano moltissimi ragazzi giovani, in jeans, la kippah fatta all'uncinetto appoggiata sul capo. Erano gli stessi che tre anni fa arrivavano a centinaia nella Striscia di Gaza per cercare di impedire con la propria presenza l'evacuazione degli insediamenti del blocco di Gush Katif, ordinato dal governo dell'allora primo ministro Ariel Sharon. Erano loro la spina dorsale del "movimento degli arancioni", dal colore della protesta, sorto nell'estate del 2005 contro il ritiro da Gaza. L'attentatore, un giovane arabo di Gerusalemme est ucciso dai colpi di pistola di un agente a riposo che ha fermato la strage, non ha dunque scelto a caso la yeshiva, cuore di un movimento che cova dai giorni dell'evacuazione di Gush Katif risentimento nei confronti del governo che era di Sharon e che è oggi è del suo successore Ehud Olmert. Dell'ex leader oggi in coma, il premier ha raccolto l'eredità. La sua visione di un secondo disimpegno parziale dalla Cisgiordania è stata bloccata dall'elezione nel 2006 nei Territori palestinesi del gruppo islamista Hamas, che oggi controlla la Striscia di Gaza. Ora, il governo Olmert è impegnato, attraverso la mediazione americana, in un tentativo di processo di pace con il rais Abu Mazen - avviato alla conferenza di Annapolis a novembre - che il movimento degli insediamenti non appoggia. Nessun membro del governo o del Parlamento si è presentato alle esequie delle otto vittime, consapevole della reazione rabbiosa che avrebbe potuto innescare una visita politica. Il movimento accusa l'esecutivo di scendere a compromessi con i palestinesi, di concedere terra, di non fare abbastanza per fermare il terrorismo. La ministra dell'Educazione, Yuli Tamir, della sinistra laburista vicina ai pacifisti e a favore di ritiri territoriali, è stata aggredita verbalmente e fisicamente quando ha deciso pochi giorni dopo l'attentato di recarsi alla yeshiva per rendere omaggio alla vittime. Colpire il movimento di Gush Emmunim e il popolo degli insediamenti della Cisgiordania significa amplificare una frattura già esistente nella politica israeliana, tentando così di destabilizzare dall'interno il processo di pace tra Ramallah, sede del governo del premier palestinese Salam Fayyad, e l'esecutivo di Olmert. Soltanto pochi giorni prima dell'attacco Hamas, in seguito all'operazione militare contro la Striscia di Gaza per mettere fine al lancio di razzi Qassam sul territorio israeliano, ha cantato vittoria nonostante gli oltre cento morti palestinesi. Il presidente Abu Mazen annunciava infatti in quelle ore, in conseguenza alle violenze di Gaza, il congelamento dei colloqui con gli israeliani (ripresi dopo il viaggio del segretario di Stato americano Condoleezza Rice). Il movimento islamista che controlla la Striscia dopo aver preso il potere con le armi a giungo si oppone non soltanto agli attuali negoziati, ma soprattutto al riconoscimento d'Israele. Manca ancora una rivendicazione precisa, ma è certo che il processo di pace resta l'obiettivo principale dietro all'attentato contro la yeshiva di Gerusalemme. ROLLA SCOLARI.

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Francia e Israele, il dialogo è ricominciato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La svolta Segnali di riavvicinamento tra i due Paesi attraverso l'istituzione di un premio letterario per favorire la conoscenza reciproca 14/03/2008 PARIGI. Un Salone del libro di Parigi "preso in ostaggio", scrive Le Monde, ancor prima dell'inaugurazione di ieri alla presenza del presidente israeliano Shimon Peres e del ministro della cultura francese Christine Albanel. "Ostaggio" di Paesi, scrittori ed editori arabi, ma anche di scrittori israeliani che hanno incitato al "boicottaggio" della manifestazione. È scaturita così, secondo il quotidiano francese, una presa "in ostaggio della letteratura, da parte della politica, assurda e scioccante". "Non è degno della Francia, Paese della rivoluzione e dei diritti dell'uomo, accogliere nella sua Fiera del libro un paese d'occupazione e razzista", aveva detto Al-Moutawakel Taha, presidente dell'Unione degli scrittori palestinesi. Chiamate in causa, le autorità francesi hanno replicato. Il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, si è augurato che non si voglia boicottare, assieme al Salone, "anche la pace" in Medio Oriente. Ed è sceso in campo direttamente l' Eliseo per ricordare che "è davvero una cattiva pratica quella di boicottare un luogo di cultura, d'incontro internazionale. I libri non si devono temere". La verità, secondo Le Monde, è che "la distinzione tra scrittori e letteratura di un Paese, che sono i veri ospiti del Salone del libro, e il Paese stesso è troppo tenue per evitare l' amalgama". Come segnale della ritrovata vicinanza fra Francia e Israele, il presidente Nicolas Sarkozy e il suo collega Shimon Peres hanno battezzato l'istituzione di un nuovo premio letterario organizzato dalla Fondazione Francia-Israele, in ricordo di Raymond Wallier, sostenitore del riavvicinamento bilaterale. Ogni due anni, alternativamente al Salone del libro di Parigi e alla Fiera internazionale del libro di Gerusalemme, sarà scelta un'opera di lingua francese o ebraica tradotta in francese che contribuisca a una migliore conoscenza reciproca fra i due Paesi. Il premio di 10 mila euro è stato assegnato quest'anno allo scrittore israeliano Eshkol Nevo per il suo primo romanzo "Quatre maisons et un exil" (Quattro case e un esilio), edito da Gallimard. La commissione scientifica della Fondazione Francia-Israele ha deciso di lanciare anche un premio riservato a quattro giovani ricercatori, due francesi e due israeliani, che abbiano lavorato in campi simili: quest'anno la scelta è caduta sulla ricerca sul cancro. In Francia appaiono lontani i tempi di Jacques Chirac, accusato da Tel Aviv di politica "filo-araba". Ma il presidente francese Sarkozy è stato comunque chiaro con Peres: "Come amico di Israele, le devo il linguaggio della verità: la sicurezza d' Israele passa per la cessazione degli insediamenti". Sarkozy, che si recherà a giugno in Israele e visiterà i territori occupati, ha sollecitato la costituzione di uno Stato palestinese "moderno e democratico" entro la fine del 2008. giuliano galletta galletta@ilsecoloxix.it 14/03/2008.

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A Roma la "Via Crucis" di Sergio Bertinotti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MOSTRA. OGGI L'INAUGURAZIONE A Roma la "Via Crucis" di Sergio Bertinotti Da San Francesco d'Assisi alla Passione di Cristo. Sergio Bertinotti, pittore di Mergozzo, oggi torna a Roma per presentare un nuovo ciclo di dipinti che dopo le "Storie di San Francesco" affrontano il mistero della morte e della resurrezione di Gesù: la "Via Crucis". E lo fa in uno dei luoghi-simbolo del Cristianesimo, la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, "cuore" della Hierusalem romana che l'imperatore Costantino e sua madre Elena si volle fecero erigere per custodire e onorare parte delle sacre relique ritrovate in Palestina: un frammento della croce, il "titulus crucis" e un chiodo. Proprio nel tempio di piazza Santa Croce, alla presenza del cardinale Angelo Comastri, questo pomeriggio alle 17 s'inaugurerà la mostra delle opere che compongono la "Via Crucis" dipinta da Bertinotti: quattordici stazioni "tradizionali", due che le precedono ed un quadro di chiusura dove il Redentore e tutti i personaggi appaiono senza le fattezze del viso e in ambienti di struggente poesia, dove anche la natura condivide le scene. La cerimonia sarà preceduta alle 16,15 dalla presentazione del libro "Via Crucis. Figure Risonanze Meditazioni", pubblicato dall'editrice Ancora di Milano, che contiene la riproduzione a colori delle opere e testi di monsignor Giovanni Battista Gandolfo, del filosofo Luigi Codemo e del critico Giuseppe Possa, ispiratore dell'iniziativa assieme al parroco di Villadossola don Ettore Maddalena. Con Sergio Bertinotti e gli autori, interverranno l'abate Simone Fioraso, la presidente nazionale dell'Unione cattolica artisti italiani, Fiorella Capriati e il direttore della rivista "Arte e fede", Dante Fascicolo. La "Via Crucis" di Bertinotti rimarrà esposta fino al 30 marzo.

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Vive la France mentre Pahor incombe sullo Strega (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cartesio Vive la France mentre Pahor incombe sullo Strega Mario Baudino Non solo Carlà L'ultima moda di Parigi: non solo Carlà e Sarkò, non solo Monicà Belluccì, non solo la Foire du Livre che s'inaugura con Israele Paese ospite, proprio come la Fiera di Torino, e con boicottatori furibondi, quasi come Torino. Nelle classifiche dei libri più venduti è un trionfo di francofonia: Daniel Pennac al primo posto, Muriel Barbery al terzo, Amélie Nothomb all'ottavo. Per non parlare degli autori che hanno avuto a Parigi il bollino di garanzia e di lì sono rimbalzati in Italia: non solo Milena Agus col suo sempiterno Mal di pietre, ma soprattutto Boris Pahor, il nuovo caso letterario: cittadino italiano nato e vissuto a Trieste, scrittore in sloveno, il suo Necropoli è diventato uno straordinario successo solo dopo che i francesi lo hanno assurto tra i grandi libri, hanno conferito la Legion d'onore all'autore, insomma lo hanno inserito nel canone dei capolavori. Nonostante l'entusiasmo di Claudio Magris la prima traduzione italiana, uscita per un piccolo editore, non se l'era filata nessuno. Poi è esploso a Parigi, e ora eccolo lì. Che la Francia abbia ritrovato il suo tocco magico, dopo lunghi anni in cui, salvo il solito Pennac e per un breve periodo Houellebecq, vista dalle nostre librerie pareva un deserto? C'è chi ne dubita, e chi sta rinfrescando celermente il suo francese. Male non può fare. Eccezione al Ninfeo Non sarà una diretta conseguenza dell'"ultima moda", ma anche allo Strega si parlerà di Pahor. Gira la voce che Fazi voglia candidarlo, anche se non scrive in italiano. Una soluzione salomonica sarebbe un premio speciale alla carriera. Culicchia Giuseppe Culicchia intanto, con Les pays des merveilles (Il paese delle meraviglie, Albin Michel), si aggiudica il Prix Grinzane France. Parigi o cara.

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Craxi 'I socialisti stanno con i socialisti' (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Politica Craxi: "I socialisti stanno con i socialisti" Cicchitto: "I socialisti riformatori condividono il pensiero di Berlusconi" Milano 14 mar. - Sferzante replica di Bobo Craxi alle parole di Fabrizio Cicchitto "I socialisti riformatori stanno nel Popolo della Libertà e conseguentemente nel Partito popolare europeo". In una nota diffusa dalla sua segreteria Craxi afferma che "In questa campagna elettorale, con buona pace dell'onorevole Cicchitto, i socialisti stanno con i socialisti, egli infatti non lo è più da tempo. Quanto alla politica estera, i socialisti sono leali all'alleanza ed incoraggiano il progetto di pace in Medio Oriente per una Palestina riconosciuta ed uno stato di Israele che possa vivere in sicurezza". politica@voceditalia.it.

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Berlusconi boccia il Pd e si schiera con Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Scelta di campo Berlusconi boccia il Pd e si schiera con Israele Silvio Berlusconi arriva a villa Taverna, residenza dell'ambasciatore americano Ronald Spogli, poco dopo le 19. Con lui ci sono Gianni Letta, Marcello Pera e Alessandro Ruben (presidente dell'Anti defamation league e candidato nelle liste del Pdl in Piemonte). Gli va incontro l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meier che ha appena incontrato Spogli assieme all'Italian Jewish Committee. Sembra un incontro come altri, ma non lo è. Dopo le polemiche italiane dei giorni scorsi il "caso Ciarrapico" è esploso in Europa. Ed è esploso all'interno di quel Partito popolare europeo a cui il Pdl si richiama continuamente. Tutto si consuma al vertice del Ppe in corso a Bruxelles nel fiabesco castello di Meise. Il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker è categorico: "Ciarrapico? Non lo conosco, ma di sicuro i fascisti non hanno spazio nel Ppe". Parole dure che riaprono il "conflitto" italiano. Il Pd attacca e anche Pier Ferdinando Casini, che si trova proprio a Bruxelles, non si lascia sfuggire l'occasione per denunciare lo "spostamento a destra" del Cavaliere. Berlusconi tace poi, in serata, poco prima di recarsi a villa Taverna, sbotta: "Juncker? Bisogna allora che parli con il suo amico Casini, visto che Ciarrapico ha offerto cene a Fiuggi al partito di Casini e andava sempre a braccetto con Casini e company...". Immediata la replica: "La differenza tra pranzare con Ciarrapico assieme a decine di persone e candidarlo tra coloro che guideranno il paese dai banchi del Parlamento è fin troppo chiara a tutti. Bisognerà però che qualcuno la spieghi anche a Berlusconi". Ma, al di là della polemica, nel Pdl c'è preoccupazione per quella che, un po' da tutti, viene considerata una candidatura autogol. Non la pensa così Berlusconi che, anzi, fa sapere di una sua lunga telefonata con Wilfred Martens e degli auguri del presidente del Ppe per "la vittoria alle elezioni di aprile di un leader che si richiama ai valori dei popolari". E chi gli parla di conseguenze in Europa replica: "Ripercussioni? Ma quali ripercussioni, ma andiamo...Quelli del Ppe non sono mica questi qui della nostra sinistra, sono persone intelligenti...". In ogni caso, da villa Taverna, l'ex premier ribadisce quello che è un caposaldo della sua politica estera: l'amicizia con Israele. Berlusconi boccia le aperture di Massimo D'Alema ad Hamas ("un lavoro contro gli ebrei") quindi assicura che il prossimo ministro degli Esteri del suo governo sarà "un amico di Israele che sa intrattenere ottimi rapporti". Ma quella sul "fascista" Ciarrapico non è l'unica polemica che il Cavaliere si trova ad affrontare. A tenere banco c'è anche una battuta pronunciata mercoledì sera nel corso di Punto di vista del Tg2 quando, parlando con una giovane precaria dei problemi derivanti dalla mancanza di un posto fisso, il leader del Pdl le ha consigliato di sposare suo figlio o qualche altro erede di un milionario. Battuta che ha scatenato le critiche di Veltroni ("è distante dai giovani") e della Sinistra l'Arcobaleno. Netto il giudizio del Cavaliere ("Di questa sinistra io non so più cosa pensare, si attaccano a qualunque pretesto visto che non hanno argomenti") che poi ricorda come quella lasciata da Prodi è "un'eredità pesantissima". Dopo essersi lamentato del lavoro fatto per stilare le liste ("è quanto di più straziante possa esserci perché si finisce per deludere le aspettative di chi viene escluso, un calvario") e aver ricordato che ad oggi non esiste una soluzione per l'emergenza rifiuti ("studio tutta la notte, ma non c'è"), un'ultima punzecchiatura a Veltroni: "è un buon comunicatore. è bravissimo perché non ha argomenti e li sa argomentare. Ieri sera (mercoledì ndr), dopo tanto tempo, l'ho guardato alla televisione e quasi, quasi, mi ha convinto".

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Intervista a Orly Benny Davis / Vaticano e Israele: la lite sul fisco non rovina il dialogo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 14 Mar 2008 Edizione 52 del 14-03-2008 Intervista a Orly Benny Davis / Vaticano e Israele: la lite sul fisco non rovina il dialogo di Lorenzo Montanari Sono state settimane di grande crisi in Terra Santa. Il ritorno dei venti di guerra tra Israele e Hamas hanno fatto dimenticare velocemente lo spirito della Conferenza di Annapolis, dello scorso novembre. Ma nel mezzo di questa crisi medio orientale, se ne è consumata una più piccola, quella tra le autorità israeliane e vaticane. Oggetto: la mancata firma sull'accordo economico, tra Israele e la Chiesa Cattolica per l'esenzione fiscale sui beni in uso religioso e no-profit della Chiesa Cattolica in Terra Santa. Un contenzioso che si protrae da anni, e che se raggiunto faciliterebbe l'organizzazione del viaggio del Papa in Israele: come ha recentemente dichiarato il Monsignor Antonio Franco, Nunzio Apostolico in Terra Santa. A tal proposito abbiamo sentito il parere della Professoressa Orly Benny Davis, ebrea americana vicino la mondo conservatore repubblicano e Presidente della prestigiosa consulting di marketing politico, Pomegranate Inc. (www.pomegranateonline.com). La Professoressa Benny Davis è stata nominata per ben due volte (2003 e 2005) Business Woman dell'anno dal National Republican Congressional Committee. Prof. Benny Davis in questi ultime settimane le relazioni diplomatiche tra Vaticano e Stato d'Israele hanno registrato alcune criticità, a causa del mancato accordo economico sull'esenzione fiscale per i beni in uso religioso e no-profit, della Chiesa Cattolica, in Israele. Quale è la sua opinione in merito ad una vicenda così spinosa, che si trascina da decenni? Posso considerarmi una testimone diretta del miglioramento delle relazioni diplomatiche tra la Chiesa Cattolica e lo Stato d'Israele. Dopo 2000 anni, la pace ritrovata non potrà essere interrotta per un mancato accordo in materia fiscale. La visita di Papa Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma e nel 2000 in Terra Santa, furono eventi di straordinaria importanza. Credo che, oggi più che mai, sia importante un nuovo viaggio di Papa Benedetto XVI in Terra Santa, per testimoniare questa nostra fratellanza ritrovata e per rilanciare una nuova stagione di dialogo proficuo per entrambe le parti. Sono fermamente convinta che ogni momento di tensione, come sulla questione fiscale, sia un'ulteriore opportunità per riflettere ed approfondire la nostra fraterna amicizia. Non dobbiamo far si che piccole o grandi discordie possano rovinare questa nostra fratellanza. Sono sicura che la questione fiscale sarà risolta in poco tempo, perché esiste la volontà politica da entrambe le parti, come ha riconosciuto lo stesso Nunzio Apostolico Monsignor Antonio Franco. Credo che, se la questione è solo prettamente economica, potremmo, senza nessun intento provocatorio, pensare ad una ricompensa simbolica verso Israele, con la consegna di alcuni dei tesori ebraici custoditi in Vaticano. Oggi più che mai è tempo che Israele e la Chiesa Cattolica collaborino insieme per preservare i luoghi santi e per valorizzare la tradizione giudaico-cristiana su cui, è giusto ricordare, è nata e si è sviluppata l'Europa. Su quale base si potrà rilanciare un nuovo dialogo interreligioso? E' recente la notizia dell'istituzione di un Forum permanente per il dialogo islamo-cattolico, che si terrà il prossimo novembre. Pertanto, mi sento di lanciare la proposta per una grande conferenza interreligiosa delle tre grandi religioni monoteiste, da tenere a Gerusalemme, una grande occasione di dialogo tra le parti. Inoltre, dovremmo chiedere ai musulmani, che ebrei e cattolici possano visitare e pregare per la prima volta sul Monte del Tempio. Solo con il dialogo e il rispetto reciproco ci sarà la pace. Quanto la comunità ebraica americana, se non gli Stati Uniti stessi, potranno contribuire alla soluzione del contenzioso tra la Chiesa Cattolica e lo Stato Israeliano? La comunità ebraica americana ha un grande rispetto nei confronti del Vaticano e del Santo Padre. Pertanto, sono convinta che potrà facilitare il dialogo interreligioso contribuendo all'organizzazione del Forum permanente delle tre religioni in Terra Santa. Ciò significherebbe dare vita a qualcosa di nuovo, che sarebbe accolto dalla comunità ebraica come una grande benedizione, come lo sarà per il prossimo viaggio del Papa negli Stati Uniti. Sono sicura che questo Forum contribuirà inevitabilmente alla risoluzione del conflitto. Sono certa che con Papa Benedetto XVI si inizierà una nuova e profonda stagione di saggezza e dialogo tra le religioni.

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Persino Gideon Meir si ribella a D'Alema (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Ven, 14 Mar 2008 Edizione 52 del 14-03-2008 La gaffe della farnesina su hamas preoccupa l'ambasciatore di Israele Persino Gideon Meir si ribella a D'Alema di Dimitri Buffa Per riuscire a fare infuriare l'attuale ambasciatore di Israele in Italia Gideon Meir, al punto da fargli dire "Ci chiedete di trattare sulla misura della nostra bara", il ministro degli Esteri ancora in carica Massimo D'Alema deve avere fatto uno studio lungo e accurato. Meir, infatti è un uomo di Olmert e di Barak. Non di Sharon come il suo predecessore Ehud Gol, sempre pugnace e con la battuta pronta. Da quando è in Italia Meir, un po' meno di due anni, avrà rilasciato tre o quattro interviste in tutto, di cui due al "Corriere della Sera". Inoltre ancora non parla l'italiano bene come Gol e quindi si astiene volentieri. Ma D'Alema farebbe perdere la pazienza a Giobbe e Meir non ha ancora la pazienza del noto profeta. Così quando mercoledì in una sola botta l'interessato ha prima sentito l'ennesimo appello di "baffino" a trattare con Hamas per la pace in Medio Oriente e poi il plauso di Ismail Haniyeh, leader della formazione terroristica in questione, alla dichiarazione di cui sopra, non ce l'ha fatta più ed è sbottato platealmente: "chi ci invita ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona". Meir ha poi anche detto che in questa maniera le prospettive di pace si allontanano e non si avvicinano facendo capire che con Hamas non si può fare lo stesso ragionamento, comunque sbagliato, che si è fatto dopo la fine della guerra del Libano dell'estate 2006. Oggi non c'è spazio né per Unifil, né per passeggiate a braccetto con qualche ministro terrorista a Gaza. Qui è esattamente una questione di vita o di morte. Cosicché, quando "l'Unità" mercoledì sera ha mandato una giornalista a stuzzicare il portavoce della comunità ebraica romana Riccardo Pacifici, sull'ormai troppo gonfiato caso di Ciarrapico, candidato del PdL, la suddetta si è sentita rispondere che "Ciarrapico candidato è stato certamente un errore, ma per noi ebrei in questo momento la priorità è il rapporto con Israele e quindi D'Alema che vuole trattare con Hamas ci preoccupa anche di più, per non parlare della scomparsa dei deputati amici di Israele dalle liste del Pd": da Peppino Caldarola passando per Umberto Ranieri per arrivare a Furio Colombo. Come a dire "chissenefrega di Ciarrapico se l'alternativa è D'Alema". Conscia del significato delle dichiarazioni di Pacifici "l'Unità" ci ha messo una pezza tagliando del tutto, a detta dello stesso portavoce della Comunità Ebraica romana, la domanda e la risposta sugli amici di Israele non candidati nel Pd e sfumando moltissimo quella in cui si da a Ciarrapico ciò che è di Ciarrapico e a D'Alema ciò che è di D'Alema. In fondo anche il glorioso quotidiano fondato da Gramsci, specie sotto elezioni, non si vergogna di comportarsi come un tg Rai o Mediaset qualsiasi. Rimane la sostanza dell'arrabbiatura di Meir e della preoccupazione di Pacifici e degli altri rappresentanti delle comunità ebraiche in Italia: ieri il Neghev, Sderot e Ashkelon sono state di nuovo sommerse con una pioggia di Kassam. "Spiegateci voi ? dicono a Portico d'Ottavia - come diavolo si può trattare con chi ogni giorno cerca di uccidere altri inermi cittadini israeliani". E non state a guardare la pagliuzza Ciarrapico negli occhi di Berlusconi quando c'è la trave D'Alema in quelli di Walter.

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Frattini: "Casini non fa onore a se stesso" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa l'intervista Frattini: "Casini non fa onore a se stesso" Tre anni e mezzo a Bruxelles. Un impegno come Commissario europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza. Ora Franco Frattini torna in campo in Italia come candidato nel Pdl alle politiche 2008. "Un bilancio molto al di sopra di quello che potevo immaginare all'inizio. Sono partito svantaggiato dalla perfomance di Buttiglione (nominato dall'Italia e poi ricusato dagli altri membri europei per le sue posizioni sull'omosessualità ndr). Era un momento complesso per l'Italia: un Paese in difficoltà. E non solo, i dossier sul tappeto erano quanto mai complessi. Ogni paese andava per proprio conto nelle politiche sull'immigrazione. Il terrorismo aveva da poco colpito Madrid e il traffico di droga era al primo posto delle emergenze. Oggi posso dire che l'Europa può contare su una politica comune rispetto all'immigrazione, alle strategie anti-terrorismo: ben 52 attacchi sventati in questi anni. Risultati che parlano da soli". Ma Casini ha bollato come provinciale la sua scelta di lasciare l'Europa per candidarsi al parlamento italiano. "L'onorevole Casini è stato Presidente della Camera e presidente dell'Internazionale Parlamentare. è sorprendente quindi questa sua affermazione e non fa onore agli incarichi da lui ricoperti. Il momento più alto della democrazia è la partecipazione all'impegno politico nell'Assemblea eletta dal popolo. In questi 15 anni numerosi colleghi hanno fatto la mia stessa scelta. La battuta fatta da Casini mortifica il suo stesso ruolo di ex presidente della Camera". Torniamo ai temi affrontati da commissario europeo. Non è una vittoria dei terroristi la formula "meno liberi più sicuri" per arginare i rischi di attacchi? "Sicurezza e libertà è la grande sfida del nostro tempo. Secondo un'indagine di Eurobarometro la stragrande maggioranza dei cittadini europei, si sfiora l'80%, è disposta a fornire i propri dati alle Autorità per scongiurare che un terrorista salga a bordo di un aereo. I cittadini sono pronti". Ora però si pensa di applicare le stesse misure a treni e navi... "Dobbiamo gestire la proporzionalità delle iniziative in questo settore. Se la gente ha paura di prendere un treno o la metro non si può pensare che la paura scompaia se li si fa spogliare e controllare come avviene per gli aerei. La sicurezza in questo caso passa per telecamere a circuito chiuso collegate alle forze di polizia e all'applicazione di altri strumenti tecnologici. La vulnerabilità resta ma se abbiamo sventato tanti attacchi in Europa e se i terroristi degli attentati a Londra sono stati identificati e arrestati lo si deve proprio a un rinnovato coordinamento tra le forze di sicurezza europee. Evidente è l'esempio del somalo fuggito da Londra, tracciato attraverso il suo telefonino sul treno in viaggio lungo la Francia e la cattura in Italia da parte della nostra polizia. L'Europa fa la differenza. E in questo senso va anche l'accelerazione al mandato di cattura europeo che da 12 mesi è passato ad appena 30 giorni". Però, e la vicenda Liechtenstein ne è un esempio così come i fatti di Duisburg l'estate scorsa, le attività illecite e criminali non hanno confini e trovano facile rifugio nel cuore d'Europa... "Sul riclicaggio ho fatto una proposta precisa: rendere immediato il congelamento dei patrimoni mafiosi indipendentemente da dove si è investito. La normativa antimafia non si applica in Estonia come in altre parti d'Europa. Ecco dobbiamo far sì che un provvedimento emesso da un qualsiasi giudice debba valere in tutti i Paesi europei". Un bilancio da commissario che la soddisfa e galvanizzato da questo come affronterà da lunedì la campagna elettorale? "Anzitutto spiegando ai cittadini l'importanza dell'Europa e assicurando più Europa nelle azioni del governo. In questi anni l'esecutivo Prodi ha brillato per il mancato recepimento della normativa europea. Eppure da Prodi e Bonino, già commissari a Bruxelles ci si aspettava di più. Ecco voglio spiegare agli italiani l'importanza di scelte condivise con il resto dei nostri partners. La sicurezza alle frontiere rispetto all'immigrazione clandestina è un problema che va condiviso con la Svezia, a migliaia di chilometri da Lampedusa dove finiscono parte di quei clandestini. Solo questo garantisce noi italiani dall'invasione di clandestini. La stessa cosa per il traffico di droga. L'Italia è al primo posto per i consumi. è assolutamente prioritario scoraggiare il consumo personale e dissuadere il consumo in tutta Europa vuol dire non dare cattivi esempi. Il mio impegno sarà nell'impegno nelle politiche di peacekeeping che l'Ue svolge in varie parti del Mondo. Così in Kosovo è in atto una sfida europea ma dove soldati, poliziotti e magistrati italiani sono in prima linea". E rispetto all'immigrazione islamica? "I rapporti con l'Islam vanno gestiti unitariamente nel rispetto dei diritti umani. Così dobbiamo opporci alla poligamia e a quelle richieste di reversibilità delle pensioni che le seconde mogli hanno presentato. Un problema emerso in varie parti d'Europa e ora anche in Italia. Ci sono violazioni gravissime della condizione della donna che fanno affrontate con provvedimenti continentali". Islam, Israele. A Torino contestata la partecipazione di Israele alla Fiera del libro. Stessa situazione al salone di Parigi con la rinuncia di molti Paesi arabi cosiddetti moderati. "Sono molto preoccupato rispetto a questo. Anche i Paesi arabi moderati pro-occidentali hanno grandi problemi rispetto a questa tematica. Ma l'Europa deve avere una posizione di grande fermezza contro l'antisemitismo e le posizioni contro Israele. In tutti i paesi europei sono aumentati i fenomeni di antisemitismo. Israele ha il diritto di esistere e non si può mettere in dubbio. Il governo Prodi con D'Alema che va a braccetto con gli Hezbollah non ha certo favorito un clima di distensione in Medio Oriente. Sono tutti punti che dovremmo affrontare con il massimo impegno. In Italia e in Europa". Frattini scende in campo. Dopo c'è un futuro da ministro? "Sono molto scaramantico. Prima vinciamo le elezioni, poi si vedrà. Ora ho il dovere di dare il mio contributo al dibattito democratico. Il 15 aprile poi si vedrà. In base al risultato mi farò venire delle idee". Le priorità del governo che verrà.. "In primo luogo rasserenare i cittadini aiutandoli a uscire dalla difficoltà economica che si è fatta intollerabile. Questa è l'urgenza delle urgenze. Arrivare a fine mese non deve essere più una scommessa. Mettere in campo le soluzioni proposte dal programma presentato da Berlusconi deve essere il nostro primo impegno. Garantendo però sicurezza e giustizia".

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Missione in Libano, è scontro tra Martino e Prodi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 14-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 63 del 2008-03-14 pagina 0 Missione in Libano, è scontro tra Martino e Prodi di Redazione L'ex ministro alla Difesa: "Occorre ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza in Libano". Il premier: "Affermazioni di enorme gravità". Preoccupate le autorità di Beirut convocano l'ambasciatore italiano Roma - "Occorre ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza in Libano". Guarda avanti il Pdl Antonio Martino: nel caso in cui dovesse essere eletto e poi nominato ministro della Difesa, è certo in una risoluzione immediata nel Libano. "Affermazioni di gravità enorme", sbotta immediatamente il premier Romano Prodi, il titolare della Farnesina invece le bolla come "ridicole e sconcertanti". Fatto sta che le autorità di Beirut convocano immediatamente l'ambasciatore italiano e il centrosinistra va all'attacco. Martino: "Ritiraro dal Libano" Occorrerebbe ridurre drasticamente o cancellare la nostra presenza militare in Libano, aumentare significativamente il numero dei nostri uomini in Afghanistan e inviare istruttori militari in Iraq e Kosovo". Ecco cosa farebbe, se venisse eletto e nominato ministro della Difesa, il parlamentare del Pdl Antonio Martino che in un'intervista al Quotidiano nazionale contesta la strategia adottata dal governo dell'Unione. Via dal Libano, afferma, perché "dobbiamo utilizzare le nostre truppe laddove sono utili". "La missione fu voluta da D'Alema per farsi perdonare la chiusura precipitosa della nostra missione in Iraq". Con le mansioni attribuite alla forza di pace italiana, "i nostri uomini in Libano - continua l'ex ministro della Difesa - sono perfettamente inutili". Quindi in Afghanistan, "dove la situazione è nettamente peggiorata", occorrerebbe inviare più truppe "con meno restrizioni, un migliore equipaggiamento e con la disponibilità ad impegnarle anche in altre aree". In sostanza il parlamentare del Pdl chiede una rimozione dei caveat attuali e "se la Nato ce lo chiederà, noi dovremo dare il nostro assenso a un ridispiegamento delle truppe e a un loro utilizzo anche in azioni di combattimento contro i talebani". Lasciare completamente l'Iraq, conclude Martino, è stata una decisione affrettata. "Credo sia stato un errore e se l'Iraq ce lo chiedesse, dovremmo mandare una missione di addestratori civili e militari". Preoccupazione a Beirut Il Libano ha convocato l'ambasciatore italiano dopo le dichiarazioni di Martino circa il possibile ritiro delle truppe italiane in caso di vittoria del Pdl alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. Il Libano ha attualmente circa 2.400 militari in Libano nell'ambito della missione Unifil. "Oggi c'è già una reazione da parte delle autorità libanesi. Il presidente del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore per avere spiegazioni", ha confermato anche il Professore attaccando duramente le esternazioni dell'ex ministro. "Sono gravissime le affermazioni dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino circa un prossimo disimpegno dell'Italia dal Libano ed un suo ritorno in Iraq. Sono affermazioni incomprensibili e drammatiche come messaggio politico", ha spiegato Prodi definendo Martino "irresponsabile" e poco indicato in una futura carica di ministro. "Credo che non lo sarà dopo queste affermazioni, almeno la logica così vorrebbe", ha detto Prodi. "Tutti conoscono i motivi per cui siamo usciti dall'Iraq, una missione che non era condivisa e che anche la maggioranza della popolazione Usa non condivideva", ha ancora detto il presidente del Consiglio sottolineando come i militari italiani siano entrati in Libano "per una missione di pace di cui tutti riconoscono l'importanza degli equilibri in Medio Oriente". "Lo stesso ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli - ha ancora detto - ha sottolineato l'importanza di questa missione anche per la sicurezza di Israele". Il Professore ha concluso rimarcando come le dichiarazioni di Martino non facciano altro che ribadire "le differenze profonde" sulla politica estera tra il Centrodestra e il Pd L'affondo della Farnesina Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha accusato il Partito delle libertà di danneggiare l'immagine internazionale dell'Italia con "affermazioni sconcertanti" sulla politica estera. D'Alema ha citato in particolare le "reazioni del tutto sconnesse e strumentali" al suo auspicio che Israele dialoghi con Hamas e le affermazioni di Antonio Martino sulla necessità di ritirare le truppe italiane dal Libano e di riportarle in Iraq. "è ridicolo che Martino voglia tornare in guerra quando persino gli americani si vogliono ritirare", ha affermato il titolare della Farnesina. Fini: "Sbagliato andarsene" "Andarsene dal Libano sarebbe sbagliato", commenta il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, avvertendo però che "porre il problema della quantità di militari impegnati in Libano è un'altra cosa". "Abbiamo obblighi internazionali che devono essere assolti, ma dobbiamo anche essere consapevoli che le nostre forze armate hanno uomini e risorse limitate - spiega - individuare le aree strategiche in cui è apprezzabile una presenza nazionale nell'ambito delle missioni militari internazionali è certamente logico". Quanto invece ad un ritorno dei militari italiani in Iraq "non è chiesto nemmeno dai nostri alleati". "C'è il problema delle regole di ingaggio delle nostre truppe nell'ambito della missione afghana - conclude - è tutt'altra questione rispetto all'ipotesi di impiegare nuovamente militari italiani in Iraq, anche perchè, ripeto, non mi risulta che sia richiesto da alcuno e non credo che sarebbe utile". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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