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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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top ARTICOLI DEL 3-3-2008
#TOP
La
ragione umiliata ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
le tre
religioni monoteiste al conflitto israelo-palestinese Su faccende di religione
e di religioni è indispensabile, in Italia, il parere di Massimo Introvigne: la
sua erudizione in materia è travolgente e perfino (non impiego l'aggettivo con
troppa metafora) stregante. Difende le posizioni cattoliche dalla parte della
Chiesa, ma la sua oggettività nei confronti di ogni altra,
L'annuncio
ieri da Fazio Non verrò a Torino ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Però mi farà
piacere essere a Torino l'anno prossimo, in un dibattito con i palestinesi".
Yehoshua è il secondo scrittore israeliano che rinuncia alla Fiera, dopo David
Grossman che l'ha annunciato in un'intervista alcuni giorni fa, pure lui per
motivi personali. E pare probabile la rinuncia anche di Amos Oz.
"Cresciamo
i bambini della pace" ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
cristiano e
anche cittadino di Israele". Poi l'arcivescovo ha tratteggiato la sua
infanzia, in un villaggio cristiano palestinese, dove nacque 68 anni fa, e che
fu costretto a lasciare dall'arrivo dell'esercito israeliano. "Ci dissero
che saremmo rientrati dopo due settimane, ma non vi rientrammo mai più".
Nella
Striscia irriducibile "Ogni casa una trincea"
( da "Stampa,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
altrimenti
avremmo già distrutto Israele, insciallah. Però negli ultimi tempi ci siamo
dati da fare. Non chiediamo altro che gli ebrei ci invadano, troveranno parecchie
sorprese: tunnel di cui sanno poco, armi contro i carri armati Merkava e
soprattutto nuovi razzi. Li stiamo aspettando: se penetrano nella Striscia non
ne escono vivi".
Proteste
Per il segretario dell'Onu Ban Ki-moon: i militari hanno fatto un uso
sproporzionato della forza ( da "Stampa, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ha condannato
l'escalation a Gaza e il segretario generale Ban Ki-moon ha accusato Israele di
"uso sproporzionato e eccessivo della forza". Sul fronte orientale il
segretario generale della Lega araba Amr Mussa critica duramente l'indecisione
dell'Onu, incapace, a suo dire, di "adottare una risoluzione severa contro
Israele".
Nuovi
raid a Gaza, Israele: "Pronti all'offensiva" Abu Mazen tronca tutti i
contatti ( da "Quotidiano.net"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
gruppi armati
palestinesi hanno lanciato oltre 50 razzi contro Israele (sette i civili
feriti, fra cui due bambini, nella città di Ashkelon). Mercoledì, un razzo
aveva ucciso un civile israeliano. La pressione internazionale monta per
spingere Israele a interrompere le operazioni (ma Barak ha detto oggi che
"lo scopo, mettere fine al lancio di razzi, non lo otterremo in due
giorni;
Verso
l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati Barak preannuncia l'attacco.
Onu: Sproporzionato Ancora vittime. Abu Mazen: Le trattative solo quando finirà
il massacro . Olm ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
TENSIONE ALLE
STELLE Verso l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati Barak preannuncia
l'attacco. Onu: "Sproporzionato" Ancora vittime. Abu Mazen: "Le
trattative solo quando finirà il massacro". Olmert: "Diritto
all'autodifesa" - -->.
La
Rice in arrivo nella regione Una missione ad alto rischio
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
I piani del
segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che parte oggi per il Medioriente,
restano immutati: lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Rob
McInturuff, rinnovando l'appello alla calma e l'invito a Israele a mostrare
prudenza. Ma è chiaro che la missione alla luce della situazione diventa ad
alto rischio. - -->.
MA
LA REAZIONE LASCIA APERTI GLI INTERROGATIVI
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele a
partire da gennaio, ha imposto un blocco dei confini, 'violato solo per un
minimo di "forniture umanitarie". Con l'unica eccezione
dell'abbattimento della barriera lungo il confine con l'Egitto, architettato da
Hamas e sfruttato per quattro giorni di acquisti sfrenati a partire dal 23
gennaio da tutti gli abitanti di Gaza che avevano quattro soldi in tasca,
Papa:
Fermare la spirale di violenza Pace solo col rispetto della vita umana
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
FERMARE
subito la "spirale di violenza" tra Israele e la Striscia di Gaza, e
farlo "unilateralmente, senza condizioni". L'aggravarsi della
situazione in Medio Oriente angoscia fortemente Benedetto XVI, che ieri all'Angelus
ha lanciato il suo "pressante invito" affinché si ponga rapidamente
fine alle violenze.
UN'AUTODIFESA
CONTRO ATTACCHI INDISCRIMINATI ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
reagisce, cercando di colpire in modo mirato l'origine della minaccia. Lo fà a
colpo sicuro, con informazioni precise, ma spesso anche civili, grandi e
piccoli, ne risultano vittime. MENTRE I RAZZI e le granate che esplodono ogni
giorno tra i cittadini israeliani fanno scarsa notizia, i media,
MO:
GAZA; ALTRI MORTI, ANP CONGELA RAPPORTI CON ISRAELE/ANSA
( da "Secolo
XIX, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
annunciato il
congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace,
"fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il
ministro Della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che
"è ormai sull'agenda" una escalation delle operazioni. Il numero di
raid aerei si è ridotto rispetto a sabato, ma anche ieri si registrano dieci
morti palestinesi,
Appelli
di papa e ueper fermare la crisi ( da "Secolo XIX, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
condanna
l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la
popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perché dia prova di massima
moderazione". Al tempo stesso, a nome dei 27, la presidenza europea
condanna il lancio dei missili su Israele da parte palestinese e ne chiede lo
stop immediato.
Gaza,
israele non si ferma onu e usa: stop alle violenze - jabaliya (striscia di
gaza) ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele non
si ferma Onu e Usa: stop alle violenze JABALIYA (STRISCIA DI GAZA) Mohammed,
che dicono gli altoparlanti? "Niente. Corano", risponde a monosillabi
il mio interprete di sempre, mentre la voce proveniente dal minareto, bassa,
persuasiva, autorevole come un terribile avvertimento, invita a pregare per i
"martiri"
Macerie
sul negoziato - paolo garimberti ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
uno Stato
palestinese in grado di "vivere accanto a Israele in pace e in
sicurezza". L'ennesima promessa mancata di una presidenza che, per
giudizio unanime degli analisti specializzati compresa la famosa commissione
bipartisan Baker-Hamilton sull'Iraq, ha prodotto la peggiore politica estera
americana da molti decenni a questa parte.
Abu
mazen congela il negoziato barak minaccia: "pronti all'escalation" -
fabio scuto ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano,
Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "ormai è sull'agenda" una
escalation delle operazioni, l'ipotesi di un invasione potrebbe diventare
reale. Israele non intende comunque tornare indietro. Il premier Olmert si è detto
stupito della decisione di Abu Mazen: "Noi siamo invece convinti - ha
affermato - che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire a rafforzare i nostri
Israele
non ferma l'esercito gaza è una città fantasma - (segue dalla prima pagina) dal
nostro inviato ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele non
ferma l'esercito Gaza è una città fantasma I morti sono più di cento, 60 civili
tra le vittime L'attacco Bambini, vecchi, donne, l'offensiva israeliana ha
preso in mezzo tutti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO Alberto
stabile La paura ha risucchiato la gente nelle case.
"per
ogni nostro ferito colpiamo mille di loro" - mila rathaus
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ex capo di
Stato israeliano "Per ogni nostro ferito colpiamo mille di loro"
"Ignoriamo la vera natura del nostro nemico e ci occupiamo del singolo
razzo, ma così restiamo in trappola sotto la loro minaccia" MILA RATHAUS
"Sono in corso una serie di operazioni che vanno oltre il semplice impiego
di forze di terra e di aria e il cui scopo è l'
Macerie
sul negoziato - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Nazioni Unite
e soprattutto alle critiche del segretario generale Ban Ki-Moon (che ha parlato
di "uso eccessivo della forza da parte di Israele") tolgono ogni
credibilità a una eventuale mediazione dell'Onu. "Nessuno ha il diritto
morale di fare la predica a Israele sul suo diritto all'autodifesa".
Difficile dare torto a chi vede le sue città colpite da una pioggia di missili
Qassam.
Il
papa: fermatevi senza condizioni la ue invia solana in israele - vincenzo nigro
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ma la
reazione di Israele non viene giustificata". Fonti della Farnesina fanno
notare che sia la presidenza slovena che il segretario generale dell'Onu Ban Ki
Moon sono stati molto più duri con Israele in queste ore. Ma un diplomatico
israeliano a Roma replica: "Noi non ne facciamo una questione di bilancino
politico, è una questione di sopravvivenza:
"il
terrorismo è colpa degli usa" - elena dusi
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ayatollah Ali
Khamenei nel frattempo si dedicava alle vicende di Israele: "I musulmani
dovrebbero insorgere e i leader islamici dovrebbero schiaffeggiare in viso il
regime occupante con la rabbia dei loro popoli". Per riportare la pace in
Iraq, Ahmadinejad non vede altra soluzione che un ritiro immediato delle truppe
Usa.
Gaza,
già cento morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa: si fermi
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
già cento
morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa: si fermi L'Onu, l'Unione Europea
e anche gli Stati Uniti adesso chiedono che siano fermate le violenze fra
Israele e Palestina e siano ripresi immediatamente i negoziati di pace. Papa
Benedetto XVI nell'Angelus auspica che in Terra Santa cessino le uccisioni.
Abu
Mazen sospende i negoziati ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Esteri Pagina
107 Abu Mazen sospende i negoziati Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert:
"Ci difendiamo" --> Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert:
"Ci difendiamo" Era difficile credere che le trattative tra arabi e
israeliani sarebbero approdate alla pace. Dopo gli scontri dei giorni scorsi il
filo di speranza si è definitivamente spezzato.
Non
è autodifesa, è un'aggressione che uccide la pace
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
noi
palestinesi le diremo che così Israele rafforza i nemici del dialogo "Non
è autodifesa, è un'aggressione che uccide la pace" / Roma u.d.g. "A
Gaza Israele sta distruggendo le ultime speranze di pace. Uccidere decine e
decine di palestinesi, molti dei quali donne e bambini, non può essere
giustificato con il diritto all'autodifesa.
Appello
di Papa Ratzinger a israeliani e palestinesi: fermare subito la violenza,
unilateralmente e senza condizioni
( da "Unita,
L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
tra Israele e
la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni".
L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente, con le azioni militari di
Israele contro Gaza e i lanci dei missili palestinesi sui territori israeliani,
preoccupa fortemente Benedetto XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo
"pressante invito"
Gaza,
Olmert pronto all'invasione di terra L'Onu condanna l'uso eccessivo della forza
ma Israele continua l'attacco sferrato per fermare il lancio dei missili
Qassam. Salta il nego ( da "Unita, L'"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele a
difendersi, condanno l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza che ha
ucciso e ferito così tanti civili, tra cui bambini", sottolinea il numero
uno del Palazzo di Vetro aggiungendo: "Chiedo a Israele di cessare tali
attacchi". Il segretario ha anche chiesto ai palestinesi di porre fine al
lancio di razzi su Israele condannando gli attacchi missilistici ed esprimendo
I
morti di Gaza gelanoil processo di pace L'Anp sospende il negoziato. Olmert
respinge le critiche: I raid vanno avanti dobbiamo proteggerci
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il suo
portavoce Nabil Abu Rudeina ha comunicato che "il presidente ha sospeso
tutti i contatti con Israele in segno di protesta per le operazioni israeliane
a Gaza". "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra
ingiusta e massacra il nostro popolo", ha rincarato Rudeina, avendo cura
di precisare che la "sospensione" durerà "fino alla fine
dell'aggressione".
Israele
non si ferma L'Anp: stop ai colloqui
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
NAZIONALE -
sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE
Nuove vittime a Gaza Israele non si ferma L'Anp: stop ai colloqui Il presidente
palestinese Abu Mazen (nella foto mentre dona il sangue per i feriti) ha
sospeso i negoziati. Onu e Ue condannano Israele. A PAGINA 5 Caretto, Frattini,
Offeddu.
Onu
e Ue: <Su Gaza forza sproporzionata>
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Ue accusa
Israele: i suoi attacchi a Gaza violano la legge internazionale, sono una
"punizione collettiva " degli abitanti. Non era mai stato
pronunciato, un giudizio così, nella cinquantennale storia di amicizia fra
Israele e la Ue. Ma anche dal resto del mondo giungono condanne per quanto
accade nella fornace di Gaza: 10 i morti ieri,
I
volti della tragedia ( da "Corriere della Sera"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5
categoria: BREVI I volti della tragedia Da sinistra la paura di un giovane
soldato israeliano impegnato nelle incursioni contro le forze di Hamas e il
dolore di palestinesi della Striscia di Gaza sotto attacco.
La
crisi Israele-palestinesi ( da "Corriere della Sera"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5
categoria: BREVI La crisi Israele-palestinesi \\ Papa Benedetto XVI:
"Rinnovo il mio pressante invito alle autorità sia israeliane che
palestinesi, perché si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza
condizioni" #.
<Lo
Stato ebraico ha il diritto di difendersi>
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
altro
potrebbe fare Israele se non contrattaccare a Gaza? Di là partono i missili che
uccidono i suoi cittadini. Non può permettere che Hamas ne lanci sempre di
più". Non c'è modo di prevenire i lanci? Di negoziare, ad esempio?
"Israele aveva cercato di dissuadere Hamas dall'aggredirlo e aveva ripreso
a negoziare con Abu Mazen.
La
giornata ( da "Manifesto, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
1 Israele non
ferma i suoi raid, è pronto l'attacco di terra "Israele non ha alcuna intenzione
di sospendere la lotta al terrorismo": aprendo la seduta del consiglio dei
ministri, il capo del governo israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che Tel Aviv
non interromperà i raid che da giorni insanguinano la Striscia di Gaza,
Tre
classi di bambini, tre fedi diverse Un film sulla religione a scuola
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
I momenti
migliori del film arrivano infatti quando un canto dei bimbi cattolici quasi si
mischia allo "Shemà Israel", ascolta Israele, e alla gara di Corano
per bambini organizzata nella grande Moschea di Roma. E quando si parla di pace
e di amore. La maestra Francesca chiede di sostituire le parole del cuore duro
("Questa me la paghi") con le parole di Dio.
Tre
liste per il consiglio della Comunità Ebraica
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
la lista
maggioritaria "Per Israele" guidata da Riccardo Pacifici e l'altra,
tradizionalmente di centrosinistra, "Per i giovani insieme", guidata
da Victor Magyar. "Yachad", outsider di queste elezioni, ha per
capolista Raffaele Pace, presidente di Kadima italiano. La lista per la
"Consulta" è invece guidata da Daniel Della Seta.
Arabi
e israeliani secondo Oliver Stone
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
03-03 num: -
pag: 53 categoria: BREVI Arabi e israeliani secondo Oliver Stone Oliver Stone
(foto) gira un documentario di 67 minuti sul conflitto arabo-israeliano: siamo
nel marzo 2002, nei giorni della seconda Intifada quando Yasser Arafat era
barricato nel quartier generale di Ramallah. Persona non grata Cult, ore 20.
Lawrence
d'Arabia: i castelli di sabbia di un mitomane
( da "Corriere
della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
aprì la
Palestina agli ebrei e creò la Giordania e l'Iraq inserendoli nella propria
sfera d'influenza. Gli arabi si sentirono frodati, e da allora molti odiano
l'Occidente. A spingere Pryce Jones ad addossare a Lawrence, un maestro della
guerriglia contro l'impero ottomano, parte della colpa per l'attuale,
cosiddetto "scontro di civiltà"
Per
Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione di Israele. Taluni
suoi esp ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Spera in caso
di attacco in forze israeliano di poter resistere sufficientemente a lungo
perché la comunità internazionale imponga a Israele di ritirarsi, magari sotto
l'emozione di donne e bambini massacrati dalle bombe. Israele è in difficoltà.
È preoccupato dal proposito di Hamas di dotarsi di razzi ancora più potenti
degli attuali,
Da
Gaza, gli scontri si sono estesi alla Cisgiordania. E i nomi di altri dieci
palestinesi s ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Mahmoud Abbas
non ha risposto ma è stata confermata la sospensione di tutti i contatti con
Israele "fino alla fine dell'aggressione". "Il governo
israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo.
Porta la completa responsabilità per il blocco del processo di pace".
Ovviamente, Olmert e i suoi ministri ribattono accusando Hamas per
l'escalation.
ROMA
- In tutte le comunità ebraiche della diaspora si è alzato il livello di guardi
( da "Messaggero,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
escalation di
accuse nei confronti di Israele è tale da farci paventare il ritorno ad un
clima simile a quello che nell'82 portò all'attentato contro la sinagoga di
Roma". La preoccupazione espressa da Riccardo Pacifici, portavoce della
Comunità ebraica di Roma, è condivisa dal Viminale che, una settimana fa, ha
assegnato la scorta sia a lui che al presidente degli ebrei romani,
LE
rappresaglie militari israeliane al lancio da parte di miliziani di Hamas di
razzi con gittat ( da "Messaggero, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele. Se
lo facesse il suo già debole potere scomparirebbe del tutto. Debole è anche il
premier israeliano Ehud Olmert. Accusato di inefficienza e debolezza per
l'insuccesso israeliano in Libano contro l'Hezbollah non può non reagire. Però,
sa anche che le rappresaglie per essere efficaci devono essere molto dure e
segnerebbero non solo la fine del processo di pace di Annapolis,
Israele
prepara l'offensiva di terra contro Gaza
( da "Messaggero,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Dialogo
in vaticano una delegazione dei 138 leader musulmani
( da "Riformista,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
il Medio
Oriente e i motivi sono da ricercarsi anche oltre il conflitto israelo-palestinese.
È pure il coacervo di religioni presenti nella regione che, sovente, al posto
di promuovere la pace esaspera le rispettive posizioni facendo spingere il
piede sull'acceleratore delle violenze. E a farne le spese sono gli innocenti
come è innocente, ad esempio, monsignor Paulos Faraj Rahho,
Non
boicottate il Salone del libro . L'appello arriva dal ministro della Cultura
fra ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 03-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
"Non
boicottate il Salone del libro". L'appello arriva dal ministro della
Cultura francese Christine Albanel, dopo l'invito di arabi e musulmani a
bloccare la fiera che avrà come ospite Israele. - -->.
Lidia
Lombardi l.lombardi@iltempo.it Gaza, il
( da "Tempo,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
dove solo
sabato in un attacco israeliano sono rimasti uccisi sessanta palestinesi. Il
Pontefice chiede di fermare subito "la spirale di violenza". Dicendo
no ai paletti politici, alle schermaglie: "Rinnovo il mio pressante invito
alle Autorità, sia israeliane che palestinesi - ed è l'ennesimo richiamo alla
pacificazione dell'area - perché si fermi la spirale di violenza,
John
Voice TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le
( da "Tempo,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
In risposta
ai sanguinosi scontri il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente
annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati
di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro
Gaza. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere
che "è ormai sull'agenda" addirittura una escalation delle
operazioni.
Cedere
non sempre è una sconfitta ( da "Tempo, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
battaglia a
Gaza tra Israele e Hamas. Sembra una storia già scritta e invece questa volta
pare utile porsi una domanda, ma come è possibile che la leadership politica di
Israele agisca in maniera così sconsiderata? La guerra nel Paese dei cedri del
2006 ci ha consegnato un Libano ancor più destabilizzato, con un Parlamento
immobile e ove l'elezione del Presidente appare una chimera.
Ue:
stop violenze, Solana a Gerusalemme
( da "Tempo,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
60
palestinesi in un attacco israeliano contro la striscia di Gaza, la situazione
nella regione resta di alta emergenza. L'Unione europea "condanna l'uso
sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la
popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perchè dia prova di massima
moderazione ed eviti tutte le azioni che possono mettere in pericolo i
civili"
Da
D'Alema condanna unilaterale ( da "Tempo, Il"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele senza
menzionare i motivi per cui è scattata la reazione". Così il portavoce e
vice presidente della Comunità Ebraica Romana, Riccardo Pacifici, replica alle
dichiarazioni di Massimo D'Alema sulla crisi a Gaza. "Stiamo assistendo -
ha spiegato Pacifici - ad una drammatica involuzione che vede l'uccisione di
terroristi di Hamas che si nascondono vigliaccamente in mezzo alla
Sarina
Biraghi s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non
( da "Tempo,
Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele.
Mentre Cina, Russia e India stanno mettendo a punto soprattutto programmi su
aerei da combattimento automatici. Una gara preoccupante che, secondo
l'esperto, potrebbe rivelarsi un boomerang: "La disponibilità maggiore di
componenti robotiche farà abbassare i loro prezzi e sarà sempre più facile
trovare sul mercato pezzi da assemblare per realizzare armi robotiche fatte in
Gaza,
Israele ritira i blindati ( da "Voce d'Italia, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
ritira i blindati Ma non si fermano i razzi dei miliziani palestinesi Gaza, 3
mar. - Alle prime ore dell'alba si è conclusa l'offensiva terrestre israeliana
nella Striscia di Gaza, incursione che ha provocato un centinaio di morti. Non
si fermano, tuttavia, i lanci di razzi palestinesi verso Israele,
Israele
sta ritirando le truppe E Hamas canta vittoria
( da "Quotidiano.net"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
INFERNO DI
GAZA Israele sta ritirando le truppe E Hamas canta vittoria L'operazione
"Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati
israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya Commenti
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Gaza,
Craxi 'Fermare i bombardamenti' ( da "Voce d'Italia, La"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Si sta
compiendo una strage di innocenti, non una lotta al terrorismo. Si levi, anche
dall'Italia, una voce forte e chiara di condanna: è in pericolo il processo di
pace in tutta l'area”. Così Bobo Craxi (foto), sottosegretario agli Esteri sul
nuovo attacco israeliano nella Striscia. E.M.
Israele
minaccia di invadere Gaza ( da "Opinione, L'"
del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
03 Mar 2008
Edizione 43 del 01-03-2008 Medio Oriente Israele minaccia di invadere Gaza In
seguito a un ennesimo lancio di razzi palestinesi contro Sderot che ha
provocato gravi danni a una casa e il ferimento di una donna che vi abitava,
Gerusalemme minaccia un'operazione su larga scala contro Gaza.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Guido Ceronetti La
ragione umiliata A colloquio con Massimo Introvigne: dai difficili rapporti fra
le tre religioni monoteiste al conflitto
israelo-palestinese Su faccende di religione e di religioni è indispensabile,
in Italia, il parere di Massimo Introvigne: la sua erudizione in materia è
travolgente e perfino (non impiego l'aggettivo con troppa metafora) stregante.
Difende le posizioni cattoliche dalla parte della Chiesa, ma la sua oggettività
nei confronti di ogni altra, fino alle minime tracce di pensiero o di
coagulo religioso, è più che provata dalle sue numerose, ramificatissime,
pubblicazioni. Plana al di sopra delle recenti polemiche tra ortodossia ebraica
e Benedetto XVI con leggerezza di deltaplano: le sorvola senza prendere terra,
in definitiva le cancella, vedendole dall'alto e da molti lati. Ne sparisce
quel che c'è di scottante. Mi provo a trascrivere, senza strumenti di
registrazione, quanto ne ho ascoltato. "Se guardiamo all'ebraismo
americano d'oggi il contrasto si smussa subito, ed è una parte fondamentale
dell'ebraicità contemporanea. Lasciano alla Chiesa le sue tradizionali preghiere
per la conversione degli ebrei, per dare più importanza ai suoi rapporti con lo
Stato d'Israele, che finora non hanno patito
restrizioni. Non ci vedono offesa. Da noi, si capisce, il nervo è più
sensibile... Ma parlare d'interruzione del dialogo è avventato, sono titoli
televisivi. Le ragioni e i fondamenti del dialogo ebraico-cattolico sono ben
più larghe e profonde per guastarsi per così poco. Pesa invece ancora, in modo
più lacerante, l'atteggiamento di Pio XII negli anni della Shoah: qui tra il
dossier dell'accusa e l'apologetica difensiva cercare motivi di conciliazione e
di dialogo sarebbe inutile". Osservo che ripristino o mantenimento in
lingua della Controriforma della "conversione d'Israele"
ha un significato più messianico e immaginario che realistico, una preghiera
rituale in latino non produce azioni. Un rabbino italiano, di cui non ricordo
il nome, ha fatto un'osservazione interessante: mentre l'ebraismo non intende
convertire nessuno, il cristianesimo, come l'Islam, sono convertitori da sempre,
non solo di ebrei, ma anche di atei, e di gnostici. Accenno a Introvigne il mio
aver incontrato spesso, in passato, lo speciale mondo dei Missionari d'Africa
(i Padri Bianchi), una diaspora silenziosa in tutto il mondo islamico di
tollerati avamposti della Chiesa, di lingua francese la maggior parte, e
perfetti arabofoni: ebbene nessuno di loro pensava realmente a convertire
qualche musulmano, neppure lo riteneva possibile, i loro avamposti sono
torrette di fortezza Bastiani affacciate sul Deserto dei Tartari, la loro
presenza serve a "tenere la porta socchiusa" per un ipotetico
dialogo. Quattro di loro, anni fa, furono bestialmente assassinati dal Gia in
Algeria. Tuttavia l'ebreo, che ha cessato di essere dhimmi, è perseguitato in
paesi islamici anche se si guarderebbe bene da qualsiasi tentativo di
convertire un solo musulmano. Dice Introvigne: "Vale, per quanto riguarda
gli ebrei, insieme a un tempo quantitativo, un tempo assiologico, un tempo
qualitativo, non trascurabile e superiore, vivo tuttora negli ebrei ortodossi.
In Israele, la loro pressione demografica (cinque o
sei figli a coppia) farà crescere anche l'attesa messianica. Parimenti, nella
Chiesa, la conversione degli ebrei è invocata per tempi escatologici, sui quali
però il clero d'oggi è piuttosto scettico, o li ignora del tutto, mentre invece
la Seconda Venuta, la parusìa di Cristo, è molto viva tra i protestanti più
conservatori, i teocon come le Chiese. Se fosse diventato presidente a
novembre, Huckabee avrebbe portato alla Casa Bianca una ventata forte di
millenarismo e di antidarwinismo...". Più bruciante è, in tempo banalmente
quantitativo (prossimo maggio), la brutta storia del boicottaggio antisraeliano
della Fiera del Libro di Torino. Secondo Introvigne, a richiederlo, a provocarlo
sono stati il filosofo Vattimo, la cui posizione è nota, e i giornali più
apertamente filopalestinesi, come Manifesto e Liberazione, per primi,
immediatamente ascoltati e seguiti, dalla Svizzera dove vive, da Tariq Ramadan,
che passa per moderato e gran mediatore tra l'Islam estremo e intellettuali e
politici occidentali - ma accidenti nel suo albero di ascendenti c'è Hassan
al-Banna, suo nonno, fondatore nel 1928, in Egitto, dei Fratelli Musulmani che,
per tradizione, fin da prima che Israele si
affacciasse come Stato e poi specialmente dopo il 1967, di moderatismo ne hanno
sempre mangiato poco. Il personaggio è dunque, per origini e posizioni,
alquanto ambiguo, sebbene non condivida la dichiarazione di guerra di Bin Laden
del 1996. La chiarezza però non è di quel mondo. Agli appelli congiunti dei
nostri e di Tariq i palestinesi organizzati (Fronte Popolare e poi tutti gli
altri, fino ad Hamas) si sono associati subito, come se ne aspettassero il
segnale e il caso è scoppiato: scrittori ed editori musulmani ora esitano,
hanno paura di non benevole fatwe. Un tifone alla Conrad, che può farsi più
minaccioso, su una innocente e depoliticizzata kermesse culturale, un
tradimento triste da parte del giornalismo engagé del nostro còmpito di
frena-odio, di artificieri disinnescatori di bombe mentali. Per parte mia sono
inquieto. Introvigne è, mi pare, un "fondamentalista in ottimismo" e
ritiene che la Fiera sarà, grazie alla vigilanza delle forze dell'ordine
italiane, blindata sì, per forza, ma sicura. (Auguri a tutti: israeliani,
arabi, cristiani, musulmani e comuni miscredenti e libero-pensanti ai quali sia
dolce lo strofinarsi a copertine di libri). Resta però che teste di cuoio ed
elicotteri mobilitati per evitare che famose o ignote pagine zampillino sangue,
umiliano in ogni caso, una volta di più, la ragione.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Yehoshua L'annuncio
ieri da Fazio "Non verrò a Torino" Alla Fiera del Libro di Torino non
ci sarà Abraham Yehoshua. Lo ha detto lo scrittore, intervistato ieri sera da
Fabio Fazio in Che tempo che fa. "Non posso: proprio in quei giorni debutterà
a Roma la versione operistica del mio Viaggio alla fine del millennio. Però mi farà piacere essere a Torino l'anno prossimo, in un
dibattito con i palestinesi". Yehoshua è il secondo scrittore israeliano
che rinuncia alla Fiera, dopo David Grossman che l'ha annunciato in
un'intervista alcuni giorni fa, pure lui per motivi personali. E pare probabile
la rinuncia anche di Amos Oz.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'evento Elias
Chacour chiude "Parole fra Continenti" "Cresciamo i bambini
della pace" VANNA PESCATORI CUNEO Nel drammatico contesto di una
lacerazione infinita che strazia quotidianamente israeliani e palestinesi,
l'arcivescovo Elias Chacour, con temerarietà e fiducia, ha realizzato una
struttura straordinaria: un vivaio dove crescono e maturano i figli della pace.
Ad Ibillin, cittadina della Galilea, come gli antichi profeti biblici, ha
affidato alle pietre un concreto strumento di riconciliazione, costruendo muri
non di separazione, ma di comunione e scuola per studenti arabi, israeliani,
cattolici, ebrei, musulmani. L'importante istituzione realizzata in alcuni
decenni da monsignor Chacour, già ragazzo sopravvissuto alla distruzione del
suo villaggio natio, diventato prete, accoglie oggi, dall'asilo all'università,
migliaia di giovani e li educa a credere che ''shalom'' non è un'utopia, ma è
un sogno realizzabile": firmato don Aldo Benevelli, Cuneo, Città della
Libertà. Con questa motivazione, letta dal sindaco Alberto Valmaggia, ieri è
stato consegnato a Elias Chacour il premio annuale dell'Università della Pace
"Giorgio La Pira", a conclusione dell'ottava edizione di "Parole
fra Continenti". Ancora una volta, così come è avvenuto per sette giorni
da lunedì scorso, la Sala B della Provincia ha riunito un uditorio attento,
alla ricerca del "bene", tema della rassegna. Introducendo l'ospite,
Giuseppe Viada si è soffermato su quanto questo premio significhi come
costruzione di un diverso futuro. Ha ricordato che l'anno scorso era stato
conferito a Ismail Muhammad Khatib, palestinese che aveva donato gli organi del
figlio, ucciso da un cecchino, a cinque bambini, arabi e israeliani. Khatib, al
ritorno a casa, ha costruito in soli tre mesi, il Centro per ragazzi
"Cuneo-Jenin per la Pace", nel campo profughi dove vive. Elias
Chacour, ha aggiunto don Aldo Benevelli, leggendo una pagina autobiografica
scritta dall'arcivescovo di Galilea, ha dimostrato fin da quando era giovane
sacerdote, la volontà di impegnarsi accanto ai più umili e lo ha fatto
costruendola sua scuola. Chacour ha raccontato la lunga avventura, premettendo
il suo credo: "Sono un palestinese fiero di essere palestinese, sono arabo
e sono anche cristiano. Per la stampa internazionale un palestinese sembra nato
con i geni del terrorismo, ma io non porto bombe. Grazie a Dio, non sono nato
cristiano, sono nato neonato, cioè con un'immagine che è l'immagine di
Dio". Ed ha precisato: "Sono palestinese, arabo, cristiano
e anche cittadino di Israele". Poi l'arcivescovo ha tratteggiato la sua infanzia, in un
villaggio cristiano palestinese, dove nacque 68 anni fa, e che fu costretto a
lasciare dall'arrivo dell'esercito israeliano. "Ci dissero che saremmo
rientrati dopo due settimane, ma non vi rientrammo mai più". Nel
tempo e nelle privazioni, la convinzione che "Gesù non diceva ai suoi
discepoli di stare seduti per affermare la giustizia. Per averla bisogna
agire". Dopo aver ricevuto i voti, prima ha fondato una colonia per
l'estate, nata per ospitare 500 ragazzi e che subito, ne dovette accogliere
1128, fino a raggiungere nel 1991, i 5 mila ospiti. Poi il progetto di
costruire una scuola d'istruzione superiore, anche senza ottenere,
inizialmente, il permesso dell'autorità israeliana. Infine il successo: oggi
"Mar Elias" accoglie 4500 ragazzi: la maggioranza è musulmana, ma ci
sono anche cristiani, ebrei e drusi, dalla materna all'università". Per
quest'opera Chacour è stato tre volte proposto per il Nobel per la Pace. Ai
cuneesi Chacour ha lasciato un messaggio: l'invito a comprendere tanto il
popolo palestinese, quanto quello israeliano che sono "fratelli di
sangue" e di visitare i cristiani di Palestina,
affinché "si accorgano di noi".
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Reportage I
miliziani si preparano all'invasione Nella Striscia irriducibile "Ogni
casa una trincea" FRANCESCA PACI INVIATA A JABALIYA (Gaza) Hassan non ha
paura. Ha compiuto 12 anni venerdì sotto i missili israeliani che da cinque
giorni rispondono al fuoco di Hamas bersagliando la periferia Est del campo
profughi di Jabaliya dove vive con la famiglia, mamma, papà, sette fratelli,
tre sorelle. "Ho visto due corpi di martiri fatti a pezzi, proprio
lì", racconta senza turbamento indicando una montagnola di sabbia sullo
sterrato invaso da ragazzini come lui. Soldati in prima linea, incuranti delle
raccomandazioni della tv, calamitati dal fronte aperto contro "il nemico
sionista", ebbri del mito della morte catartica. I carri armati appostati
a cinquecento metri oltre le ultime case ripetono senza tregua la stessa nota,
ratatata. Hassan è sincero, davvero non è spaventato, non dalla guerra almeno,
ci è cresciuto dentro, un grottesco grembo materno: "Abbiamo coperto il
sangue che era sparso tutto in giro". Ora sono di nuovo in strada a dire
che 10 palestinesi morti ieri, 61 sabato, 106 da mercoledì mattina, non fanno
paura. Non qui. Da Jabaliya a Gaza City, poco più di dieci chilometri, si snoda
un lungo multiplo funerale interrotto da soste e colpi di kalashnikov nei punti
in cui ci sono stati caduti. Le macerie della palazzina degli Atallah,
distrutta da un missile sabato notte, sono già una pietra miliare di questo
macabro corteo. Sei vittime, madre, padre, due sorelle e due fratelli entrambi
leader delle Brigate al Qassam. "Erano appena rientrati in casa, gli
israeliani hanno mirato a colpo sicuro" dice il cugino Abu Assad,
impiegato del governo, lasciando intendere che "qualcuno dei vicini ha
parlato". Tra i calcinacci da cui spuntano un materasso, una bacinella per
il bucato, pentole accartocciate, Samir e Ali, 13 e 14 anni, giocano a tirarsi
piccole pietre. "Alla fine vinceremo noi perché a differenza degli ebrei
non ci tiriamo indietro di fronte al martirio", spiega Ismail el Ashqer,
membro del consiglio legislativo di Hamas insieme a Mahmoud al Zahar e Haniyeh,
uno dei "dead man walking" obiettivo dei raid israeliani. Cambia
indirizzo più volte per l'appuntamento, si muove ogni mezz'ora, alla fine
decide per un garage a Sud di Jabaliya. La vocazione alla morte in battaglia
sarà la carta decisiva ma, ammette, non l'unica: "Non siamo equipaggiati
come si millanta, altrimenti avremmo già distrutto Israele, insciallah. Però negli ultimi
tempi ci siamo dati da fare. Non chiediamo altro che gli ebrei ci invadano,
troveranno parecchie sorprese: tunnel di cui sanno poco, armi contro i carri
armati Merkava e soprattutto nuovi razzi. Li stiamo aspettando: se penetrano
nella Striscia non ne escono vivi". Ogni vicolo, ogni abitazione,
ogni cortile è una potenziale trincea. Israele lo sa e
prende tempo: a Gerusalemme l'ipotesi dell'invasione raccoglie molte
perplessità. Una cosa è il campo aperto al margine di Jabaliya, altra la
giungla delle città palestinesi con una densità di popolazione altissima. Anche
all'ospedale Shifa, il più importante di Gaza, trovi uomini pronti a
combattere. Nasser Hadar aspetta che il figlio Shukri, 7 anni, colpito al collo
da un proiettile, venga accompagnato a Rafah con una delle 27 ambulanze che
ieri hanno trasportato 200 feriti oltre il confine. È tardi per proteggere
Shukri, ma Nasser ha altri cinque bambini: "Se gli israeliani arrivano ci
trovano preparati, la rabbia ci carica di giorno in giorno". Al pronto
soccorso Fatima al Bijar tiene l'elenco aggiornato di morti e feriti,
provenienza, nome, età. Gli over 50 si contano sulle dita di una mano: il 47,6
per cento della popolazione della Striscia di Gaza ha meno di 15 anni.
"Siamo sommersi di gente che vuole arruolarsi, morire per morire tanto
vale cadere sul campo", dice uno dei comandanti delle Brigate Ennasser,
nome di battaglia Abu Asef, passamontagna nero sul viso, giacca e pantaloni da
impiegato. Alle sue spalle, in un sottoscala scalcinato di Khan Yunis, due
giovanissimi col volto coperto e il Kalashnikov a tracolla tengono d'occhio la
porta. Raccontano di aver affrontato gli israeliani sabato, quasi corpo a
corpo: "Quando arrivavamo a poche decine di metri lo scontro era
violentissimo". Vita e morte a Gaza sono la stessa moneta. All'ingresso
dello Shekh Radwan, tra lapidi bianche e senza foto, ci sono dieci corpi
sepolti nelle ultime ore e orientati verso la Mecca, che da qui è la direzione
di Jabaliya. Quattro bambini si rincorrono saltando sulla terra fresca, quando
due aerei israeliani sganciano un missile poco più in là alzano appena gli
occhi al cielo.
( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ASSEDIO A GAZA LA
ROTTURA DELL'ANP Proteste Per il segretario dell'Onu Ban Ki-moon: i militari
hanno fatto un uso sproporzionato della forza Almeno cento morti in cinque
giorni Cortei di solidarietà nelle capitali arabe DALL'INVIATA A GAZA Il
presidente palestinese Abu Mazen interrompe il dialogo con Israele
per protestare contro le operazioni militari a Gaza che hanno causato almeno
cento morti in cinque giorni: la notizia si diffonde come un'eco lontana nella
Striscia, dove la popolarità del governo di Ramallah non è mai stata tanto
bassa. Ma è una doccia fredda per George W. Bush, fiducioso di coronare il suo
mandato con un accordo in Medio Oriente. L'aggravarsi della crisi che ieri ha
prodotto altri 12 vittime palestinesi, una ventina di razzi Qassam e Grad
lanciati sulle città israeliane di Sderot, Ashkelon e per la prima volta
Ofakim, coincide infatti con la nuova missione di pace del segretario di Stato
Condoleezza Rice che giunge a Gerusalemme accompagnata dal rombo dei tamburi di
guerra. "Le violenze devono cessare, il dialogo deve riprendere",
intima il portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe, dopo che il Consiglio
di Sicurezza, convocato da Mosca, ha condannato
l'escalation a Gaza e il segretario generale Ban Ki-moon ha accusato Israele di "uso sproporzionato e
eccessivo della forza". Sul fronte orientale il segretario generale della
Lega araba Amr Mussa critica duramente l'indecisione dell'Onu, incapace, a suo
dire, di "adottare una risoluzione severa contro Israele". Da Ramallah ad Hebron, da Amman al Cairo, da
Beirut a Damasco, le piazze arabe manifestano per i palestinesi e,
indirettamente, contro i propri governanti filoccidentali. Il biasimo
internazionale non sembra tuttavia intimidire il premier israeliano Ehud Olmert
che ribadisce fermezza: "Nessuno ha il diritto morale di chiederci di non
difendere la nostra gente dai terroristi". La popolazione di Gaza non
c'entra, sottolinea il presidente Simon Peres, ma "il dialogo potrà
riprendere solo con la fine dei razzi Qassam". Hamas, da Gaza, cavalca la
crisi e invoca il governo di unità nazionale. Secondo il portavoce di Hamas
Taher al Nunu, "la situazione impone la fine delle divisioni tra
Cisgiordania e Gaza". Che in questo momento significherebbe sostenere i
miliziani d Hamas. La hudna, la tregua in arabo, può attendere, chiosa Ismail
el Ashqer, membro del consiglio legislativo di Hamas: "Cinque giorni prima
che Israele cominciasse l'assedio a Gaza avevamo
inviato il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman a proporre un cessate
il fuoco". Venerdì Suleiman ha cancellato il volo per Tel Aviv.\.
( da "Quotidiano.net" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Annunci legali MEDIO ORIENTE SENZA PACE Nuovi raid a Gaza, Israele:
"Pronti all'offensiva" Abu Mazen tronca tutti i contatti Altre cinque
vittime per l'operazione 'inverno caldo' dell'esercito di Israele
nella Striscia, dove sabato sono morte 61 persone. Il Consiglio di sicurezza
Onu condanna l'escalation di violenza Gaza, 2 marzo 2008 - Le condanne
internazionali non fermano Israele che per bocca del
primo ministro Ehud Olmert ha ribadito oggi: l'offensiva nella striscia di Gaza
andrà avanti. E intanto il bilancio dei morti sale, 66 palestinesi sono morti
da ieri, quando si è intensificato l'assalto contro il territorio dominato dal
movimento estremista Hamas, una operazione dimostrativa per interrompere il
lancio di razzi Qassam verso il territorio dello Stato ebraico. E' l'offensiva
più violenta scatenata a Gaza dal 2000. Abu Mazen ha sospeso tutti i contatti
con Israele per protestare contro la mortale offensiva
israeliana. Lo ha dichiarato il portavoce del presidente dell'Autorità
nazionale palestinese (Anp). "I negoziati sono sospesi, come tutti i
contatti a qualsiasi livello perchè non hanno alcun senso nei confronti
dell'aggressione israeliana", ha dichiarato Nabil Abu Rudeina in un
comunicato. "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra
ingiusta e massacra il nostro popolo. Ha la piena responsabilità del blocco del
processo di pace e delle conseguenze della decisione di sospendere i contatti
", ha proseguito il portavoce della presidenza palestinese. Il presidente
Abu Mazen ha ordinato al gruppo di negoziatori palestinesi di sospendere tutti
i contatti con Israele "finchè cessa
l'aggressione", ha affermato. Olmert, aprendo il consueto consiglio dei
Ministri della domenica, ha ribadito che Israele
prosegue la missione "contro le organizzazioni terroristiche". Sempre
stamattina parlando alla radio il ministro della Difesa, il laburista Ehud
Barak, ha dichiarato che l'ipotesi di una vasta offensiva di terra a Gaza è
"reale e concreta": Hamas "pagherà il fio del degrado della
situazione". Del resto già 2.000 soldati israeliani sono impegnati nelle
operazioni, fra raid aerei e scaramucce a terra. Due di loro sono rimasti
uccisi ieri. Questa mattina sono stati uccisi cinque palestinesi, che si
aggiungono ai 61 morti ieri. Le operazioni della missione col nome di
"Inverno caldo" sono riprese stamane nel nord della Striscia; già
questa notte apparecchi dell'aeronautica avevano bombardato gli uffici del capo
del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, distruggendoli. Da mercoledì, i morti
palestinesi sono quasi 90. Non è possibile stabilire un bilancio preciso che
separi le vittime fra i combattenti armati e quelle fra la popolazione civile;
si parla di almeno 7 bambini morti. Sabato, i gruppi armati
palestinesi hanno lanciato oltre 50 razzi contro Israele (sette i civili feriti, fra cui due bambini, nella città di
Ashkelon). Mercoledì, un razzo aveva ucciso un civile israeliano. La pressione
internazionale monta per spingere Israele a interrompere le operazioni (ma Barak ha detto oggi che
"lo scopo, mettere fine al lancio di razzi, non lo otterremo in due
giorni; dobbiamo continuare e prepararci a una escalation"). Questa
notte, il Consiglio di sicurezza dell'Onu con l'abituale politica del
compromesso ha condannato le violenze a Gaza ma anche il lancio di razzi verso
il sud di Israele, sottolineando "la necessità
per tutte le parti di mettere fine da subito a ogni atto di violenza". Ma
Olmert ha replicato stamane che "nessuno ha il diritto morale di criticare
Israele per l'esercizio del diritto all'autodifesa".
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Prandelli e Cassano del 02/03/2008 di Laura Alari L'Isola che c'è del
02/03/2008 di Francesco Ghidetti Perché Sanremo è Sanremo: 62... e ultimo! del
02/03/2008 di Davide Costa Vivere (e morire) da agenti di polizia penitenziaria
del 02/03/2008 di Massimo Pandolfi Sei d'accordo con la riesumazione della
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( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TENSIONE ALLE STELLE
Verso l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati
Barak preannuncia l'attacco. Onu: "Sproporzionato" Ancora vittime.
Abu Mazen: "Le trattative solo quando finirà il massacro". Olmert:
"Diritto all'autodifesa" - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I piani del
segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che parte oggi per il Medioriente,
restano immutati: lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Rob
McInturuff, rinnovando l'appello alla calma e l'invito a Israele
a mostrare prudenza. Ma è chiaro che la missione alla luce della situazione
diventa ad alto rischio. - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ANALISI 2 MA LA
REAZIONE LASCIA APERTI GLI INTERROGATIVI IL GIOCO preferito del Medio Oriente è
tornare indietro, risalire alle origini degli eventi. La data-madre di tutti
gli ultimi contrasti è il 12 giugno del 2007. In quella giornata fatidica gli
integralisti di Hamas espugnarono il quartier generale dei rivali di Al Fatah,
il partito del moderato presidente palestinese Abu Mazen. Il giorno dopo si
impossessarono della striscia di Gaza e la dichiararono "area militare
chiusa". Nel frattempo, i gruppi estremisti della Striscia si ostinavano
da mesi a "contestare" il dominio di Gerusalemme nei cieli e sul mare
continuando a lanciare missili Qassam sulla cittadina di Sderot. Reagivano in
questa scontata maniera alla condanna di vivere dal 2005, l'anno nel quale
Gerusalemme evacuò Gaza e la Striscia, in una "prigione a cielo
aperto". Israele a partire da gennaio, ha imposto
un blocco dei confini, 'violato' solo per un minimo di "forniture
umanitarie". Con l'unica eccezione dell'abbattimento della barriera lungo
il confine con l'Egitto, architettato da Hamas e sfruttato per quattro giorni
di acquisti sfrenati a partire dal 23 gennaio da tutti gli abitanti di Gaza che
avevano quattro soldi in tasca, il congelamento dei transiti attraverso le
linee di demarcazione non ha conosciuto eccezioni. Israele
forse ha sperato di piegare con questa misura i lanciatori di razzi. Non ha
ottenuto neppure l'ombra di un risultato fino a quando, il 27 febbraio, un
Qassam lanciato nel recinto dell'Istituto Sapir di Sderot ha ucciso un uomo di
47 anni, padre di quattro figli. Da quel giorno è scattata l'operazione
"Inverno caldo". SECONDO le ultime statistiche i morti palestinesi
sono stati 101. La tragica contabilità comprende civili e bambini. Un portavoce
militare israeliano ha precisato che nel sabato nero dei 61 uccisi sono stati
eliminati "25 terroristi operativi". Meno della metà delle vittime. A
queste cifre sono dovuti i perentori richiami contro l'uso "sproporzionato
della forza" venuti dal segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e
dall'Unione europea (oltre alle scontate condanne del mondo arabo). Esecrazioni
facili. Dietro alle quali restano interrogativi angosciosi. Che si riassumono
in un unico quesito sul quale l'opinione pubblica dello stato ebraico è divisa.
Si può trattare con Hamas senza che i fondamentalisti abbiano neutralizzato i
lanciatori di Qassam e dei più sofisticati missili Grad in grado di colpire
anche Ashkelon, una città portuale di 120mila abitanti? - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Papa: "Fermare
la spirale di violenza Pace solo col rispetto della vita umana" ? CITTA'
DEL VATICANO ? FERMARE subito la "spirale di
violenza" tra Israele
e la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni".
L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente angoscia fortemente Benedetto
XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo "pressante invito"
affinché si ponga rapidamente fine alle violenze. "Solo mostrando
un rispetto assoluto per la vita umana si potrà sperare di dare un futuro di
pace e convivenza". - -->.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ANALISI 1
UN'AUTODIFESA CONTRO ATTACCHI INDISCRIMINATI DA QUANDO Hamas ha
"vinto" la guerra civile e ha preso il controllo di Gaza manu
militari, sono stati sparati verso i centri abitati israeliani circa mille
missili Qassam ed altrettanti colpi di mortaio. Senza discriminazione, perché
Hamas non distingue tra civili e militari, uomini e donne, grandi e piccoli.
Sono israeliani, e ciò basta perché ciascuno di essi sia nemico da uccidere. Israele reagisce, cercando di colpire in
modo mirato l'origine della minaccia. Lo fà a colpo sicuro, con informazioni
precise, ma spesso anche civili, grandi e piccoli, ne risultano vittime. MENTRE
I RAZZI e le granate che esplodono ogni giorno tra i cittadini israeliani fanno
scarsa notizia, i media, e le televisioni ancora più efficacemente della
carta stampata, ci mostrano tutto e di più circa le vittime palestinesi, in
particolar modo quando si tratta di bambini. Sono immagini angoscianti, che a
volte si ripetono, e non è raro che gli esperti scoprano mistificazioni che, se
riescono a trarre in inganno noi profani, difficilmente ai loro occhi possono
sfuggire. In ogni caso, le vittime civili ci sono davvero, e da ambo le parti,
con la differenza che, mentre da una parte si cerca di evitarle, dall'altra
sono il solo, vero, unico obiettivo. Tuttavia, la condanna è spesso a senso
unico. Quelle del Consiglio di Sicurezza sfavorevoli a Israele,
su cui ricadono ovviamente tutte le colpe, ormai si contano a decine. Anche per
i fatti della Striscia di Gaza, da dove gli israeliani si erano unilateralmente
ritirati e dove, in assenza delle provocazioni che sono sotto gli occhi di
tutti, non avevano alcuna intenzione di rientrare. Ora Hamas ha nuove armi,
missili più sofisticati, a più lunga gittata e più efficaci degli artigianali
Qassam, introdotte nella Striscia nei giorni in cui i confini con l'Egitto sono
stati travolti. Israele non permetterà che vengano
messe in batteria, e ha già annunciato l'eventualità di una decisa azione
preventiva. Senza profondità territoriale, per difendere i suoi cittadini non
può fare altro. Ma già, persino dal nostro strano Occidente, si biasima questo
atteggiamento. Evidentemente, Israele è l'unico Stato
al mondo cui è negato non solo il diritto di esistenza, ma anche quello di
autodifesa. Intanto, le telecamere si stanno posizionando. - -->.
( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TEL AVIV. Per il
secondo giorno consecutivo le forze israeliane hanno occupato il Nord della
Striscia di Gaza nel tentativo di neutralizzare i lanci di razzi palestinesi
contro le città di Sderot e di Ashqelon. In risposta ai sanguinosi scontri di
sabato il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace,
"fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il
ministro Della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che
"è ormai sull'agenda" una escalation delle operazioni. Il numero di
raid aerei si è ridotto rispetto a sabato, ma anche ieri si registrano dieci
morti palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi. Sale così ad almeno
106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque giorni fa, in seguito
all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo Qassam a Sderot, è
stata sferrata la dura offensiva costata la vita anche a due soldati
israeliani. Dieci sono i militari feriti negli ultimi due giorni. Il numero
delle vittime palestinesi include numerosi bambini e civili. La Croce Rossa
internazionale sostiene che almeno un terzo dei morti sono "non
combattenti", i palestinesi denunciano che i civili sarebbero oltre la
metà, secondo i vertici militari israeliani solo il 10 per cento non erano
"terroristi operativi". Nel dubbio il ministro della Diustizia
israeliano Daniel Friedman, su richiesta del collega della Difesa Ehud Barak,
ha chiesto di verificare se sia legalmente permesso alle forze armate aprire il
fuoco su aree palestinesi densamente abitate, quando vengono usate da miliziani
per lanciare razzi sul territorio israeliano. Ieri è stato il giorno dei
funerali, con i 61 morti sepolti durante cerimonie che in alcuni casi hanno
coinvolto migliaia di persone. Le esequie si sono svolte mentre i cieli della
Striscia continuavano a essere solcati dagli aerei-spia senza pilota alla
costante ricerca di nuovi obiettivi. Le truppe israeliane chiuse nei loro mezzi
corazzati hanno continuato a sostare nella zona intorno al campo profughi di
Jabalyia, teatro dei durissimi combattimenti. Secondo un portavoce di Hamas, il
bilancio delle vittime di sabato costituisce per i palestinesi il giorno più
sanguinoso dai tempi della guerra del 1967. Nonostante la massiccia presenza
israeliana, anche ieri sono continuati a piovere su Sderot e su Asqhelon razzi
palestinesi: otto i civili feriti. A dispetto delle critiche ricevute da
Nazioni Unite ed Unione Europea per "un uso sproporzionato della
forza", Israele non intende fermarsi. Il primo
ministro Ehud Olmert ha assicurato che "non ci fermeremo neppure un
istante nella lotta contro il terrorismo", perché"nessuno può avere
il diritto morale di chiederci di non difendere il nostro popolo". Olmert
si è poi detto stupito della decisione di Abu Mazen di congelare le relazioni:
"Noi siamo invece convinti che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire a
rafforzare i nostri rapporti con la leadership palestiense più moderata".
Il ministro della Difesa Ehud Barak, che considera l'operazione "inverno
caldo" (come è stata ribattezzata l'incursione su Gaza) una legittima
azione di autodifesa, ha aggiunto da parte sua che "è ormai in agenda
un'escalation delle operazioni militari", il che significa che una vasta
operazione terrestre israeliana a Gaza "è reale e tangibile". Israele potrebbe occupare una parte della Striscia e a quel
punto la situazione precipiterebbe. La solidarietà verso i palestinesi della
Striscia si è tradotta in numerose manifestazioni di protesta a Gerusalemme est
e in tutta la Cisgiordania. Nella città di Hebron si sono verificati scontri
nel corso dei quali un ragazzino palestinese di 12 anni è rimasto ucciso. A
Ramallah per la prima volta dopo anni hanno sfilato insieme le bandiere di
Hamas e di Fatah, mentre da Gaza Hamas ha invitato l'Anp a ricostituire un govero
di unità nazionale. Proposta che è solo un piccolo passo verso la difficile
riconciliazione con Abu Mazen. safwat al-kahloutcarlo bollino (Ansa)
03/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le reazioni
BRUXELLES. Sospensione immediata delle azioni militari di Israele
contro la striscia di Gaza e stop ai lanci dei missili da parte palestinese sui
territori israeliani: la comunità internazionale, il Papa, l'Unione europea, il
ministro degli esteri italiano Massimo D'Alema, tutti fanno appelli per fermare
il massacro dei civili e ridare prospettiva alla pace. L'Ue, che segue con "crescente
preoccupazione l'escalation di violenza, condanna l'uso
sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la
popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perché dia prova di massima moderazione". Al tempo stesso,
a nome dei 27, la presidenza europea condanna il lancio dei missili su Israele da parte palestinese e ne chiede
lo stop immediato. D'Alema ha chiesto che "le incursioni militari
israeliane non coinvolgano l'inerme popolazione di Gaza, già provata da mesi di
stenti e gravi difficoltà dovute al blocco dei valichi e dalla mancanza di
approvvigionamenti". Il portavoce e vice presidente della Comunità Ebraica
Romana, Riccardo Pacifici, ricorda che D'Alema nei mesi scorsi ha giustificato "una
reazione simile da parte della Turchia che per difendere la propria popolazione
al confine con l'Iraq ha bombardato le zone dove operano i terroristi del Pkk:
una reazione che ha provocato più 400 vittime e dove non esistono foto,
testimonianze e condanne". L'alto rappresentante per la politica estera Ue
Javier Solana è partito per una missione di due giorni in Medio Oriente, dove
incontrerà i vertici israeliani e palestinesi. 03/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Secondo giorno di
guerra, sale a 100 il bilancio delle vittime. Barak: "L'escalation è in
agenda" Gaza, Israele non si
ferma Onu e Usa: stop alle violenze JABALIYA (STRISCIA DI GAZA) Mohammed, che
dicono gli altoparlanti? "Niente. Corano", risponde a monosillabi il
mio interprete di sempre, mentre la voce proveniente dal minareto, bassa,
persuasiva, autorevole come un terribile avvertimento, invita a pregare per i
"martiri" e a invidiarne il destino. è mezzogiorno, ma le
strade sono deserte come se fosse l'alba. SEGUE A PAGINA 2 NIGRO, RATHAUS E
SCUTO ALLE PAGINE 2, 3 E 4.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MACERIE SUL
NEGOZIATO PAOLO GARIMBERTI La guerra di Gaza (nascondersi dietro le parole è
inutile) è destinata a produrre soltanto macerie, oltre che un numero
esorbitante di vittime innocenti. Il primo cumulo di detriti politici rischia
di essere quello della fragile costruzione diplomatica che fu messa in piedi in
fretta e furia ad Annapolis. E che portò George W. Bush a promettere di
battezzare entro il 2008, cioè entro la fine del suo mandato, uno Stato palestinese in grado di "vivere accanto a Israele in pace e in sicurezza".
L'ennesima promessa mancata di una presidenza che, per giudizio unanime degli
analisti specializzati compresa la famosa commissione bipartisan Baker-Hamilton
sull'Iraq, ha prodotto la peggiore politica estera americana da molti decenni a
questa parte. L'America non ha la forza, né diplomatica né morale, di
fermare questa scossa tellurica mediorientale. Le parole del portavoce di turno
della Casa Bianca, Gordon Johndroe, rituali e ripetitive ("le violenze devono
essere fermate e i colloqui ripresi"), cadono nel vuoto che la
non-politica mediorientale della presidenza americana ha creato, di cui il
vertice di Annapolis è stato un tardivo placebo. E nessun altro ha la forza di
sostituirsi agli Stati Uniti in quel ruolo di "broker" che l'Europa
non ha mai saputo assumersi (in grande misura per la diffidenza israeliana) e
che l'Onu ancora meno può riempire. SEGUE A PAGINA 24.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il segretario di
Stato Usa Rice parte per il Medio Oriente, prima tappa Egitto poi Gerusalemme e
Ramallah Abu Mazen congela il negoziato Barak minaccia: "Pronti
all'escalation" Dopo il morto numero 100 il presidente fa annunciare lo
stop alle trattative Olmert stupito della decisione dell'Anp: battere Hamas
aiuta i moderati FABIO SCUTO Solo quando comincia a imbrunire e il numero dei
morti palestinesi ha superato quota 100, il presidente dell'Anp Abu Mazen fa
annunciare che i colloqui di pace con gli israeliani, avviati dopo la
conferenza di Annapolis dello scorso novembre, sono sospesi. Il presidente non
compare in pubblico a Ramallah, preferisce affidare al suo portavoce Nabil Abu
Roudeina il suo comunicato. "I negoziati sono sospesi come tutti i contatti
a qualunque livello, non hanno più alcun senso davanti all'aggressione
israeliana". E' forse l'inizio della fine delle speranze che erano
scaturite dagli incontri di Annapolis voluti dagli Usa e quelli seguiti a
Gerusalemme fra le delegazioni palestinese e israeliana. "Il governo
israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacrare la nostra
gente", dice Abu Mazen, "e per questo porta interamente la
responsabilità del blocco dei negoziati e della decisione di sospendere ogni contatto".
Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece
fatto sapere che "ormai è sull'agenda" una escalation delle
operazioni, l'ipotesi di un invasione potrebbe diventare reale. Israele non intende comunque tornare
indietro. Il premier Olmert si è detto stupito della decisione di Abu Mazen:
"Noi siamo invece convinti - ha affermato - che ogni azione contro Hamas
dovrebbe servire a rafforzare i nostri rapporti con la leadership
palestinese più moderata". Preso in mezzo tra due fuochi, da una parte
l'offensiva israeliana nella Striscia e dall'altra l'offerta di Hamas di
formare un governo di unità nazionale per far fronte alla nuova situazione, Abu
Mazen ha scelto di prendere tempo. Un riavvicinamento ad Hamas, dopo le
violentissime battaglie che lo scorso anno hanno portato gli integralisti a
controllare interamente la Striscia, sembra improbabile e politicamente
inopportuno. E affida ancora una volta le speranze di riavviare il negoziato al
peso che gli Stati Uniti possono mettere per la soluzione del conflitto. Dopo
giorni di silenzio ieri la Casa Bianca ha invitato le parti alla moderazione e
di tornare a dialogare. Il segretario di Stato Condoleezza Rice riparte oggi
per il Medio Oriente, domani sarà al Cairo per incontrare il presidente
Mubarak, poi le due tappe più difficili, Gerusalemme e Ramallah. Rianimare le
speranze, riavviare il dialogo, sembra una missione impossibile. Specie se,
come è ormai evidente, gli Stati Uniti in fine amministrazione Bush non hanno
più nulla da gettare sul piatto per far muovere la bilancia. "Siamo troppo
assenti da quel negoziato", spiega Scott Lasensky, esperto di Medio
Oriente dello United States Institute for Peace di Washington, "sul
terreno sembra che non siamo in grado di offrire nessuna idea utile per risolvere
il problema di Gaza". Il segretario di Stato Usa che si è sempre mostrato
reticente a intervenire nel negoziato giorno per giorno, risponde che i suoi
predecessori hanno fallito e che lei preferisce usare i suoi metodi. Ma secondo
Lasensky la Rice è in errore: "Una delle lezioni da trarre dai precedenti
fallimenti è che israeliani e palestinesi non possono essere lasciati soli, c'è
troppa asimmetria. Serve una presenza costante". La solidarietà verso i
palestinesi della Striscia si è tradotta ieri in numerose manifestazioni di
protesta a Gerusalemme est e in tutta la Cisgiordania. Duri scontri a Hebron
nel corso dei quali un ragazzino palestinese di 12 anni è stato ucciso,
quaranta i contusi.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele non ferma
l'esercito Gaza è una città fantasma I morti sono più di cento, 60 civili tra
le vittime L'attacco Bambini, vecchi, donne, l'offensiva israeliana ha preso in
mezzo tutti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO Alberto stabile La
paura ha risucchiato la gente nelle case. Le scuole sono chiuse. I ministeri sono trincee
esposte al fuoco nemico. I negozi sono sbarrati da portelloni di ferro. La
spazzatura, che s'accumula sui marciapiedi da quando è cominciata la penuria di
benzina, comunica un senso di disfacimento. Gaza sembra una città morta che
oggi celebra il suo funerale. Dall'inizio della battaglia, venerdì notte, sono
state uccise 101 persone, dieci soltanto ieri, domenica, tra cui una bimba che
non aveva ancora due anni. Miliziani e civili, uomini armati e bambini, donne,
anziani, vite diverse, esistenze spesso contrapposte che la potenza delle armi
israeliane e l'astuzia dell'intelligence non sono riuscite a separare. Anzi
secondo le organizzazioni umanitarie palestinesi nella contabilità di questa
guerra non dichiarata ma come tale combattuta, le vittime civili (60) hanno
superato i morti con le armi in pugno. La maggior parte delle vittime s'è avuta
a Jabaliya e a Beit Hanun, i due villaggi che un tempo formavano come i due
stipiti del grande cancello che immette nella Striscia. Ma a giudicare dalla
quantità di tende impiantate per il lutto si direbbe che non c'è quartiere di
Gaza che non abbia avuto i suoi morti. Lunghi cortei con grappoli di bandiere
gialle, se il defunto era un militante, o senza bandiere, soltanto le face
assorte del dolore, scivolano lungo le strade che portano ai cimiteri di
Jabaliya e di Sheik Radwan. Una di queste processioni riunisce gli amici e i
parenti superstiti della famiglia Atallah, nome noto a Gaza e, a quanto sembra,
senza una particolare coloritura politica. Resta perciò un mistero, come mai,
sabato pomeriggio poco dopo le cinque, un aereo israeliano abbia sganciato tre
bombe sull'edificio di via Nafaq, nel centralissimo quartiere di Rimal, dove
Abdel Rahaman Atallah, di 62 anni, viveva con la moglie, Suad Rajab, 60 anni e
i suoi quattro figli, due maschi e due femmine, a loro volta sposati e genitori
di sei bambini. Gli adulti sono morti tutti. Dei sei bambini, quattro sono
ricoverati in ospedale per ferite gravi e tra questi un neonato di due giorni. "Non
è vero che questa è la guerra degli israeliani contro i Qassam - dice Ahmed
Ibrahim, uno dei nipoti di Abdel Rahaman, a cerimonia finita - , questa è una
guerra contro i palestinesi. A casa di mio zio non c'erano missili e non c'era
uomini armati appostati alle finestre ma donne e bambini. Eppure hanno raso al
suolo il palazzo e ucciso sei persone". All'ospedadale "Kamal
Odwan" di Beit Layha, in un quartiere creato durante l'occupazione
israeliana per insediare alcune migliaia di profughi del campo di Jabaliya in
qualcosa che assomigliasse a una città, esperimento allora caldeggiato da
Sharon, i 19 feriti ricoverati rappresentano altrettanti casi di "danni
collaterali". La piccola Besan Musellan, 2 anni e mezzo, giace con un
braccio fratturato e una scheggia conficcata nella spalla, nel reparto
ortopedia. La guarda e la cura con gli occhi la madre, Amina. Amina racconta di
come Besan, la mattina di sabato, sedeva sul gradino di casa, assieme al
fratellino di Mohammed, di 4 anni, e a un zio. Un auto parcheggiata e vuota
viene polverizzata da un missile. Lo zio, lui stesso ferito alle gambe, fa in
tempo ad afferrare Mohammed e a coprirlo, ma non Besan. Le fonti ufficiali
israeliane hanno giustificato l'alto numero di vittime civili col fatto che le
milizie di Hamas non hanno esitato a trasformare case ed edifici residenziali,
in postazioni d'artiglieria e posti di combattimento. Fatma Abed Rabbo, 26
anni, sposata e madre di una bambina di pochi mesi, è stata ferita alla schiena
mentre si trovava nella stanza da letto con la bambina. Ricorda perfettamente
che prima di sentirsi bruciare le spalle, era accorsa al balcone attratta da
una forte esplosione. La casa dei vicini Abu Shback era saltata in aria.
Jacqueline Abu Shback, di 17 anni, e il fratello Eyad Mohammed di 14 erano
morti sul colpo. Abdallah Nabil Abed Rabbo, di 27 anni, l'hanno tirato fuori
cadavere dalle macerie. Abed Rabbo è un clan di Jabaliya, tanto importante da
aver dato il nome ad un intero quartiere. E' stato questo l'epicentro iniziale
dello scontro. Ora dice, Fatma, stringendo i denti dal dolore, "sfido
chiunque a dire che la mia famiglia ha mai avuto a che fare con la resistenza.
Io ho visto morire attorno a me solo civili e non capisco come davanti a questo
massacro il mondo, gli arabi, e soprattutto l'America possano restare in
silenzio". Fatma non poteva sapere che in serata la Casa Bianca avrebbe
chiesto la fine degli scontri e la ripresa del negoziato tra Israele
ed Abu Mazen. Sulla strada principale di Jabaliya, i pochi passanti camminano
rasentando i muri, il naso all'insù per cogliere i segnali della guerra che
riempiono l'aria: esplosioni, sirene, raffiche di mitra. Ad un certo punto la
strada si restringe e torce in una curva a destra tra due file di case basse.
Al di là della curva, a poche centinaia di metri, ci sono gli israeliani che
presidiano la zona. La prima linea è formata da carri armai e blindati
semicoperti da sacchetti di sabbia, dietro le truppe di terra da cui partono le
unità speciali per arrestare, perquisire, annientare le "basi del
terrore". E qui, prima della curva che, paradossalmente, la scena
cittadina è più animata. Gruppi di uomini disarmati e in abiti civili seguono a
distanza di sicurezza i cauti spostamenti di miliziani da un lato all'altro
della strada, l'andirivienti delle troupe televisive, l'improvviso irrompere di
un'ambulanza, con le bandiere della Croce rossa al vento. E' lo spettacolo
della guerra, se così si può dire, un minuto prima che si trasformi in
tragedia. In un vicolo stretto e fangoso tre uomini armati di kalashnikov, il
busto avvolto dalle cartucciere, il passamontagna arrotolato sulla testa, si
rilassano bevendo tè caldo. Avranno non più di vent'anni, le barbe folte, gli
sguardi sprezzanti. La buttano sullo scherzo. "Dove volete andare? - ci
chiede con aria inquisitoria, quello che sembra il capo - Non sapete che gli
israeliani vi stanno guardando?". In cielo si sente il ronzio di un drone,
l'aereo senza pilota che filma, registra e all'occorrenza spara ordigni
micidiali. Lo chiamano "Umm Kamal", la madre di Kamal e nessuno sa
spiegare perché, ma loro ridono e ridono.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Parla Zvi Vogel, ex capo di Stato israeliano "Per ogni nostro ferito colpiamo
mille di loro" "Ignoriamo la vera natura del nostro nemico e ci
occupiamo del singolo razzo, ma così restiamo in trappola sotto la loro
minaccia" MILA RATHAUS "Sono in corso una serie di operazioni che
vanno oltre il semplice impiego di forze di terra e di aria e il cui scopo è l'allontanamento
delle piattaforme di lancio dei razzi Qassam, al fine di limitarne i lanci.
Ancora oggi (ieri per chi legge, ndr), tuttavia, oltre 20 razzi hanno colpito Sderot,
Ashkelon e tutta la regione intorno a Gaza". Il generale Zvi Zvi Vogel,
ex-capo di Stato maggiore del comando della regione di Gaza, spiega alla Radio
israeliana la situazione sul terreno nella Striscia. Questo significa che è
praticamente impossibile fermarli con di operazioni parziali? "Penso che
sia giunto il momento di dire a chiare lettere che l'obiettivo dell'esercito
israeliano deve essere la distruzione della motivazione ad agire degli
avversari, la cui intenzione è di costituire in questa regione uno stato
diverso. Noi facciamo finta di ignorare la vera natura del nostro nemico e ci
occupiamo del singolo Qassam, invece di capire che se non vogliamo rimanere
intrappolati da una minaccia esistenziale, che in questo momento proviene da
Gaza, ma in seguito si estenderà alla Cisgiordania, dobbiamo cambiare i termini
dell'equazione". Di quale equazione, generale? "Le faccio un esempio:
quando noi parliamo di scambio di prigionieri, siamo disposti a liberare in
cambio di Gilad Shalit 500-1000 detenuti con "le mani sporche di
sangue" e lo scambio ci sembra adeguato. Perché non applicare la stessa
moneta ad ogni azione di Hamas? Perché non infliggere loro 1000 feriti per ogni
ferito dalla nostra parte? Non sono assetato di sangue, ma voglio che sia chiara
una cosa: il mio diritto all'esistenza in questo posto è un diritto permanente,
non artificiale o temporaneo come lo definisce Hamas. Finché mancheremo di
determinazione, le cose peggioreranno soltanto. Ciò che sta accadendo a Gaza in
questi giorni dimostra che vi è una mancanza di determinazione a livello
nazionale, anche se a livello militare, i soldati fanno tutto il
possibile". E allora che cosa si dovrebbe fare? "Dobbiamo far capire
ai nostri avversari che siamo disposti a trattare con loro, solo se è chiaro
che nessuno dei due otterrà tutto ciò che vuole. Se noi siamo disposti ad
accettare la vicinanza di Hamas e Hamas deve riconoscere la nostra esistenza.
Con azioni militari limitate questo non succederà mai".
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti MACERIE SUL
NEGOZIATO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La risposta del premier Ehud Olmert
all'appello del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite
e soprattutto alle critiche del segretario generale Ban Ki-Moon (che ha parlato
di "uso eccessivo della forza da parte di Israele") tolgono ogni credibilità a una eventuale mediazione
dell'Onu. "Nessuno ha il diritto morale di fare la predica a Israele sul suo diritto
all'autodifesa". Difficile dare torto a chi vede le sue città colpite da
una pioggia di missili Qassam. Ma è altrettanto difficile accettare fino
in fondo la rappresaglia indiscriminata degli israeliani, con quei bambini
uccisi e le troppe vittime civili. Come già accadde nel 2006 in Libano, anche
la politica di difesa di Israele rischia di finire
sotto le macerie della guerra di Gaza. La rabbia e la frustrazione di una
potenza militare incapace di proteggere i suoi cittadini da missili fatti in
casa e sparati dai militanti di un'organizzazione considerata terrorista
potrebbe portare a una reazione devastante: un'invasione via terra. Il ministro
della Difesa Barak non la esclude, parla di opzione "reale e
tangibile". Ma gli osservatori militari dicono che sarebbe un'operazione
ad altissimo rischio, dall'esito incerto e comunque con fortissime perdite da
una parte e dall'altra: proprio il precedente del Libano sta a dimostrarlo. Ma
l'"over-reaction" israeliana non cancella, né riduce le colpe
gravissime di Hamas, che continua la sua linea suicida di pretendere il
riconoscimento politico senza rinunciare alla violenza e all'obiettivo
proclamato della distruzione dello Stato di Israele.
Nel libro di Robin Wright, appena uscito in America con il titolo "Dreams
and Shadow" (Sogni e ombre), il leader di Hamas Osama Hamdan dice:
"Gli Stati Uniti sono come il principe che cerca Cenerentola. Gli
americani hanno la scarpa e pretendono di trovare gli interlocutori a misura
della scarpa. Se chi è stato eletto non entra nella scarpa, allora gli
americani lo rifiutano in nome della democrazia". Hamdan si riferisce alla
netta vittoria di Hamas su Fatah nelle elezioni del 25 gennaio 2006. Però la
legittimazione elettorale viene meno di fronte alla violenza e al terrorismo.
Hamas non può pretendere di essere la Cenerentola della metafora e lanciare i
suoi razzi (d'importazione iraniana) su Ashkelon e Sderot uccidendo a sua volta
dei civili. Chi rischia più di tutti di non uscire politicamente vivo dalla
guerra di Gaza è il presidente dell'Anp Abu Mazen. Lui, insieme con Israele, è il bersaglio dei missili di Hamas. La sua unica
reazione, finora, è stata di cadere nella trappola dell'escalation di minacce e
insulti innescata dal vice ministro della Difesa israeliano, che ha minacciato
una "catastrofe" (in ebraico "shoa") se il lancio di
missili continua. In questo scenario il preannunciato viaggio di Condoleezza
Rice nella regione per rilanciare (?) il processo di Annapolis ha poco senso.
Forse è più opportuno che il segretario di Stato resti a casa a meditare sulla
vera "catastrofe" prodotta da otto anni di governo Bush: la totale
mancanza di una politica e di una visione per il Medio Oriente. Che il suo
successore, repubblicano o democratico, faticherà a riempire. Ammesso che
quello che sta accadendo in queste ore drammatiche gliene dia la possibilità.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il Papa: fermatevi
senza condizioni la Ue invia Solana in Israele
D'Alema: basta attacchi a Gaza. Polemica la comunità ebraica L'Unione europea
condanna lo stato ebraico: "No alle punizioni contro i civili"
VINCENZO NIGRO ROMA - Ieri l'Unione europea ha chiesto ad Israele
di fermare la sua operazione militare a Gaza, e ad Hamas di bloccare il lancio
dei missili Qassam. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha fatto lo stesso
a nome del governo italiano, chiedendo che "si arrestino le operazioni
militari israeliane a Gaza e che cessi immediatamente l'insensato lancio di
missili Qassam sulle città israeliane". Anche papa Ratzinger, all'Angelus
in piazza San Pietro, ha ripetuto il suo "pressante invito alle autorità,
sia israeliane che palestinesi, perchè si fermi questa spirale di violenza,
unilateralmente, senza condizioni". Lo scenario diplomatico di queste ore
è - purtroppo - drammaticamente ripetitivo, e quasi rituali sono le polemiche
diplomatiche che accompagnano la battaglia tra Israele
e Hamas. Ma dietro le dichiarazioni delle ultime ore ci sono giorni di contatti
riservati, di annunci e avvertimenti che Israele aveva
fatto avere ai governi di tutta l'Ue. Il governo Olmert aveva anticipato che
avrebbe attaccato a Gaza. E le risposte europee quasi unanimemente facevano
leva su un punto: "Israele ha il diritto di fare
ritorsioni, ma se ci andranno di mezzo donne e bambini, noi vi
condanneremo". Ieri infatti la presidenza di turno della Ue, la Slovenia,
ha condannato con durezza i raid di Israele che coinvolgono
i civili, definendoli "attività contrarie al diritto internazionale: la Ue
respinge tutte le punizioni collettive della popolazione di Gaza ed esprime
grande preoccupazione per le sofferenze dei civile, sia palestinesi che
israeliani". In tutta Europa le ambasciate israeliane avevano spiegato ai
governi quello che da mesi si legge sui giornali israeliani: che continuando
con gli attacchi dei razzi Qassam, il governo Olmert prima o poi sarebbe stato
costretto a reagire. "A Roma abbiamo spiegato le nostre ragioni alla
Farnesina e ad alcuni responsabili dei partiti politici", dicevano ieri
fonti dell'ambasciata di Israele, "spiegando che
da tempo ci saremmo aspettati che l'Italia dicesse qualcosa rivolta ad Hamas
che continuava a lanciarci missili sulla testa". L'ambasciatore a Roma,
Gideon Meir, era stato ricevuto da Cesare Ragaglini, il direttore per il Medio
Oriente della Farnesina. Ragaglini, uno dei diplomatici più esperti del
ministero degli Esteri, ha la piena fiducia del ministro D'Alema, così come era
considerato pienamente affidabile da Berlusconi quando collaborava col premier
a Palazzo Chigi. La risposta italiana agli israeliani è stata di comprensione,
"se vi difenderete con attenzione sarà tollerato, ma se le ritorsioni
coinvolgeranno la popolazione civile la comunità internazionale non lo
accetterà". E così ieri la Farnesina ha bilanciato con attenzione il
comunicato con cui D'Alema condanna in parallelo gli attacchi di Israele e i lanci di Qassam (definiti
"insensati"). Parole comunque criticate da Riccardo Pacifici,
portavoce della comunità ebraica romana: "La reazione del nostro ministro
degli Esteri è come sempre unilaterale: condannare Israele
senza menzionare i motivi per cui è scattata la reazione". D'Alema - dice
Pacifici - nei giorni scorsi ha giustificato "una reazione simile da parte
della Turchia che per difendere la propria popolazione al confine con l'Iraq ha
bombardato le zone dove operano i terroristi del Pkk: ma la
reazione di Israele non
viene giustificata". Fonti della Farnesina fanno notare che sia la
presidenza slovena che il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon sono stati
molto più duri con Israele
in queste ore. Ma un diplomatico israeliano a Roma replica: "Noi non ne
facciamo una questione di bilancino politico, è una questione di sopravvivenza:
spiegateci, cosa fareste voi italiani se ogni giorno un vostro vicino
bombardasse Trieste?". Oggi e domani il ministro degli Esteri della Ue
Javier Solana sarà in Israele e nei Territori: i
collaboratori di D'Alema sono in contatto con il suo gabinetto, per il momento
non ci sono segnali di pace.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il leader iraniano
concluderà contratti per un miliardo di dollari. I sunniti protestano contro la
"svendita" del paese agli sciiti "Il terrorismo è colpa degli
Usa" Ahmadinejad a Bagdad incontra il presidente Talabani Contro "il
regime sionista" attacco di Khamenei: "Musulmani, colpiteli in
faccia" ELENA DUSI Vent'anni fa si chiudeva la guerra da un milione di
morti, con Saddam Husseini e l'ayatollah Khomeini che continuavano a scambiarsi
sguardi torvi alla testa di due paesi dissanguati. I loro eredi si sono
incontrati ieri, con il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e quello
iracheno Jalal Talabani che si tenevano per mano percorrendo il tappeto rosso
steso in onore dell'ospite all'aeroporto di Bagdad. è la prima visita di un
capo di stato di Teheran in Iraq dalla rivoluzione islamica del 1979.
"Questa è una pagina nuova nei nostri rapporti" ha esordito il
loquace Ahmadinejad di fronte al corrucciato iracheno. "Quando due
fratelli si incontrano, non dovete chiedervi perché lo fanno, ma perché sono
stati tanto tempo lontani". E riferendosi alla caduta di Saddam: "La
mia visita a Bagdad senza più il dittatore è un'occasione felice".
Talabani, alla testa di un Iraq in ginocchio, ha scelto di parlare il meno possibile
ieri. La baldanza di Ahmadinejad riflette invece la posizione di un Iran pronto
a giocare sulla comune fede sciita per gettare un ponte "politico,
economico e culturale" (secondo le sue parole) laddove le armi non
riuscirono ad avanzare negli anni '80. L'Iran dalla caduta di Saddam nel 2003
non ha mai chiuso la sua ambasciata a Bagdad e ora sta costruendo un aeroporto
vicino ai luoghi santi sciiti di Kerbala e Najaf per riversarvi milioni di
pellegrini. Nei due giorni di visita, il presidente iraniano stringerà accordi
economici per un miliardo di dollari con l'ex paese nemico. La minoranza
sunnita dell'Iraq teme che il paese stia per essere svenduto ai rivali sciiti.
Per questo ieri a Kirkuk e in altre città del paese la visita del leader di
Teheran è stata accolta da insulti e proteste. Gli statunitensi, dal canto
loro, di fronte al tappeto rosso hanno deciso di trarsi in disparte. Non c'era
traccia di marine a proteggere il tragitto di Ahmadinejad dall'aeroporto alla
fortificata Zona Verde, coperto in auto anziché in elicottero come le ragioni
di sicurezza impongono a tutti. "La sicurezza del presidente iracheno non
è nostro compito" fanno sapere fonti militari statunitensi. Il capo della
Casa Bianca, quando visitò l'Iraq a settembre del 2007, restò poche ore, evitò
di farsi annunciare e si spostò solo via cielo. Contro George Bush ieri il
presidente iraniano ha potuto sfogare tutto il suo astio nel palazzo di
Talabani, a un chilometro di distanza dall'ambasciata Usa in costruzione nella
Zona Verde. Alle reiterate accuse di Washington, secondo cui l'Iran
fomenterebbe la violenza in Iraq tramite le milizie sciite, Ahmadinejad ha
replicato con una frase ritagliata apposta per le orecchie dei suoi ospiti:
"Bush accusa sempre gli altri senza averne le prove". Aggiungendo:
"Gli americani dovrebbero capire che il popolo iracheno non li ama".
E rincarando la dose in una conferenza stampa serale: "Sei anni fa non
c'erano attentati nei nostri paesi. Da quando gli stranieri hanno messo piede
qui, il terrorismo è spuntato". Da Teheran l'ayatollah
Ali Khamenei nel frattempo si dedicava alle vicende di Israele: "I musulmani dovrebbero
insorgere e i leader islamici dovrebbero schiaffeggiare in viso il regime
occupante con la rabbia dei loro popoli". Per riportare la pace in Iraq,
Ahmadinejad non vede altra soluzione che un ritiro immediato delle truppe Usa.
In un'intervista allo spagnolo El Pais, il presidente iraniano ha velatamente
ammesso di tifare per Barack Obama, il candidato democratico pronto a un
dialogo con Teheran. "Ma è impossibile che Obama vinca" secondo
Ahmadinejad. "Gli Usa sono governati da poteri occulti. La democrazia in
quel paese è solo un elemento decorativo".
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
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l'edizione del Gaza, già cento morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa:
si fermi L'Onu, l'Unione Europea e anche gli Stati Uniti adesso chiedono che
siano fermate le violenze fra Israele e Palestina
e siano ripresi immediatamente i negoziati di pace. Papa Benedetto XVI
nell'Angelus auspica che in Terra Santa cessino le uccisioni. Ma anche
ieri a Gaza è stata una giornata di guerra. I raid delle truppe israeliane non
si sono fermati. Come aveva promesso il premier Olmert. E ora non si esclude
nemmeno un'invasione via terra. Intanto il bilancio dei palestinesi uccisi ha
superato quota 100. Tra questi molti sono i bambini. Erekat, consigliere
politico di Abu Mazen, parla di "aggressione che uccide la pace". De
Giovannageli a pagina 8.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
03-03-2008)
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Esteri Pagina 107
Abu Mazen sospende i negoziati Non si ferma l'offensiva di Israele.
Olmert: "Ci difendiamo" --> Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert: "Ci difendiamo" Era difficile
credere che le trattative tra arabi e israeliani sarebbero approdate alla pace.
Dopo gli scontri dei giorni scorsi il filo di speranza si è definitivamente
spezzato. Il moderato Abu Mazen annuncia la fine del dialogo. TEL AVIV Per il
secondo giorno consecutivo le forze israeliane hanno occupato il nord della
Striscia di Gaza nel tentativo di neutralizzare i lanci di razzi palestinesi
contro le città di Sderot e di Ashqelon. In risposta ai sanguinosi scontri di
sabato il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente annunciato il
congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i
negoziati di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare"
contro Gaza. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto
sapere che "è ormai sull'agenda" addirittura una escalation delle
operazioni. Il numero di raid aerei si è ridotto rispetto a sabato ma anche
ieri si sono registrati dieci morti palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi
il cui corpicino è stato estratto dalle macerie di un'abitazione nella città di
Gaza. Sale così a 106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque giorni
fa, in seguito all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo Qassam
a Sderot, è stata sferrata questa dura offensiva costata la vita anche a due
soldati israeliani. Dieci i militari feriti. Il numero delle vittime
palestinesi include numerosi bambini e civili, ma le cifre su questo punto sono
contraddittorie: la Croce Rossa internazionale sostiene che almeno un terzo dei
morti sono "non combattenti", i palestinesi denunciano che i civili
sarebbero oltre la metà, secondo i vertici militari israeliani solo il 10 per
cento non erano "terroristi operativi". Ieri è stato il giorno dei
funerali, con i 61 morti di sabato sepolti durante cerimonie che in alcuni casi
hanno coinvolto migliaia di persone. Le esequie si sono svolte mentre i cieli
della Striscia continuavano ad essere solcati dagli aerei-spia senza pilota
alla costante ricerca di nuovi obiettivi. Le truppe israeliane chiuse nei loro
mezzi corazzati hanno continuato a sostare nella zona intorno al campo profughi
di Jabalyia, teatro dei durissimi combattimenti. Secondo un portavoce di Hamas,
il bilancio delle vittime costituisce per i palestinesi il giorno più
sanguinoso dai tempi della guerra del 1967.Anche ieri sono continuati a piovere
su Sderot e su Asqhelon razzi palestinesi. A dispetto delle critiche ricevute
da Onu e Ue per "un uso sproporzionato della forza", Israele non intende tornare indietro. Il primo ministro Ehud
Olmert ha assicurato che "non ci fermeremo neppure un istante nella lotta
contro il terrorismo", perché "nessuno può avere il diritto morale di
chiederci di non difendere il nostro popolo". Olmert si è poi detto
stupito della decisione di Abu Mazen di congelare le relazioni: "Noi siamo
invece convinti - ha affermato - che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire
a rafforzare i nostri rapporti". Il ministro della Difesa Ehud Barak, che
considera l'operazione inverno caldo una legittima azione di autodifesa. La
solidarietà verso i palestinesi della Striscia si è tradotta in numerose
manifestazioni di protesta. A Hebron si sono verificati duri scontri nel corso
dei quali un dodicenne palestinese è rimasto ucciso. A Ramallah per la prima
volta dopo anni si sono viste sfilare insieme le bandiere di Hamas e di Fatah,
mentre da Gaza, Hamas ha rivolto un appello all'Anp invitandola a ricostituire
un govero di unità nazionale.
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del SAEB EREKATIl consigliere politico di Abu Mazen: Condoleezza
Rice arriva in Medio Oriente, noi palestinesi le diremo che
così Israele rafforza i
nemici del dialogo "Non è autodifesa, è un'aggressione che uccide la
pace" / Roma u.d.g. "A Gaza Israele sta distruggendo le ultime speranze di pace. Uccidere decine e
decine di palestinesi, molti dei quali donne e bambini, non può essere
giustificato con il diritto all'autodifesa. È molto, molto di più: è
pretendere l'impunità di fronte ad una carneficina". A parlare è uno dei
leader palestinesi più impegnati nelle trattative con Israele:
Saeb Erekat, già capo negoziatore dell'Autorità nazionale palestinese, oggi il
consigliere politico più ascoltato dal presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen). Israele non fermerà le sue operazioni militari nella
Striscia di Gaza. A ribadirlo è il premier israeliano Ehid Olmert. Che ha
aggiunto: nessuno può negarci il diritto a contrastare le organizzazioni
terroristiche. Qual è la sua risposta? "Distruggere case, colpire la popolazione
civile, provocare la morte di civili inermi, tutto ciò non può essere
derubricato come "effetti collaterali" nella lotta al terrorismo.
Quello che Israele sta compiendo in questi giorni, nel
momento stesso in cui noi stiamo parlando, non è solo un eccesso spropositato
del diritto all'autodifesa, è qualcosa di molto più grave e assolutamente
ingiustificabile. La nostra condanna al lancio di razzi contro le città
israeliane è netta: chi compie questi atti si rende corresponsabile delle
sofferenze subite dalla popolazione di Gaza. Ma, lo ripeto, quello che si sta
perpetrando a Gaza è un massacro che l'intera comunità internazionale dovrebbe
condannare con fermezza e agire di conseguenza sulle autorità israeliane perché
pongano fine ad un'azione che rende improponibile il proseguo del negoziato di
pace. Ed è per questo che abbiamo deciso di sospendere ogni contatto con Israele, a qualsiasi livello fino a quando non sarà posto
fine a questa aggressione". Israele ribatte: noi
ci fermeremo se i palestinesi finiranno di bersagliare con i loro razzi Sderot,
Ashqelon, il sud del Neghev. "Siamo pronti come Anp ad assumerci le nostre
responsabilità. Esiste, e Israele ne conosce ogni
dettaglio, un piano messo a punto dal primo ministro Fayyad con il sostegno
dell'Egitto, che prevede un più severo controllo del valico di Rafah (la
frontiera tra Egitto e la Striscia di Gaza, ndr.) e l'assunzione del controllo
da parte delle forze di sicurezza dell'Autorità palestinese dei valichi di
frontiera tra Gaza e Israele. Abbiamo le capacità
oltre che la determinazione per assolvere a questo compito. A Israele diciamo: metteteci alla prova invece di fare terra
bruciata a Gaza". E se questo appello non verrà, come sembra, accolto?
"Allora si aprirebbe una fase di destabilizzazione che potrebbe portare ad
una escalation incontrollata della violenza. Questa, sia chiaro, non è una
minaccia ma è una realistica previsione, condivisa da quei leader arabi, da re
Abballah di Giordania al presidente egiziano Hosni Mubarak, che hanno sostenuto
con convinzione il rilancio del processo di pace". Domani la segretaria di
Stato Usa Condoleezza Rice inizia una nuova missione in Medio Oriente. Tra le
sue tappe c'è Ramallah. Può anticipare a l'Unità cosa chiederete alla
responsabile della diplomazia Usa? "Diremo alla signora Rice che non si
può dialogare mentre la nostra gente continua a morire a Gaza, che l'esercizio
della forza da parte d'Israele non indebolisce i
nemici della pace ma al contrario li rafforza. Gli Stati Uniti si sono fatti
garanti del processo di pace riavviato con la conferenza di Annapolis (novembre
2007, ndr.). Alla signora Rice chiederemo gesti coerenti con gli impegni
assunti e di premere sul governo israeliano perché siano ristabilite le
condizioni minime per poter tornare al tavolo del negoziato. E la prima di
queste condizioni è che sia posto fine al massacro di Gaza". Il leader in
esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha accusato il presidente Abu Mazen di aver
avallato, "direttamente o indirettamente", l'offensiva militare
israeliana. "Si tratta di un'accusa vergognosa, strumentale, che serve a
mascherare le pesanti responsabilità che Hamas ha nell'aver determinato la
drammatica situazione in cui versa la popolazione della Striscia. Hamas ha
fallito su tutti i fronti e a pagare il prezzo del fallimento è la gente di
Gaza e la causa palestinese". Oltre a lanciare accuse ad Abu Mazen, Hamas
chiama tutte le fazioni palestinesi, tra le quali al-Fatah di cui lei è uno dei
dirigenti, a combattere insieme il "nemico sionista". "Con i
golpisti non è possibile alcuna azione comune. Hamas sa cosa deve fare per
ritornare ad essere per noi un interlocutore credibile: riconoscere il governo
legittimo di Salam Fayyad e ristabilire l'autorità delle istituzioni
palestinesi a Gaza".
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
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l'edizione del MEDIO ORIENTE Appello di Papa Ratzinger a israeliani e
palestinesi: fermare subito la violenza, unilateralmente e senza condizioni
CITTÀ DEL VATICANO Fermare subito la "spirale di violenza" tra Israele e
la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni".
L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente, con le azioni militari di Israele contro Gaza e i lanci dei
missili palestinesi sui territori israeliani, preoccupa fortemente Benedetto
XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo "pressante invito"
a entrambe le parti affinchè si ponga rapidamente fine alle violenze.
"Purtroppo in questi ultimi giorni - ha affermato Papa Ratzinger parlando
ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro - la tensione tra Israele
e la Striscia di Gaza ha raggiunto livelli assai gravi". "Rinnovo il
mio pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi - ha
aggiunto il Pontefice nel suo ennesimo appello per la pacificazione dell'area
-, perchè si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza
condizioni". "Solo mostrando un rispetto assoluto per la vita umana,
fosse anche quella del nemico - ha aggiunto -, si potrà sperare di dare un
futuro di pace e di convivenza alle giovani generazioni di quei popoli che,
entrambi, hanno le loro radici nella Terra Santa". Il Papa ha quindi
invitato "tutta la Chiesa" a "elevare suppliche all'Onnipotente
per la pace nella terra di Gesù" e a "mostrare solidarietà attenta e
fattiva ad entrambe le popolazioni, israeliana e palestinese". Il vibrante
e accorato appello di Benedetto XVI contro l'escalation di violenza nella
Striscia di Gaza si è aggiunto ieri a quelli per la liberazione del'arcivescovo
caldeo rapito in Iraq e per la difesa dell'infanzia dopo la "triste
fine" dei fratellini di Gravina di Puglia. Numerose volte il Papa tedesco
ha fatto sentire la sua voce perchè in Terra Santa tornino condizioni di
pacifica convivenza e perchè si dia finalmente sollievo alle popolazioni,
stremate da 60 anni di conflitti. L'angoscia del Pontefice per la drammatica
situazione di emergenza degli ultimi giorni (solo nella giornata di sabato sono
rimasti uccisi 60 palestinesi in un attacco israeliano contro la Striscia di
Gaza) si coglie anche in quel richiamo a entrambe le parti a uno stop
"unilaterale" e "senza condizioni", in virtù del
"rispetto assoluto" che si deve alla "vita umana".
( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
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l'edizione del Gaza, Olmert pronto all'invasione di terra L'Onu condanna l'uso
eccessivo della forza ma Israele continua l'attacco
sferrato per fermare il lancio dei missili Qassam. Salta il negoziato con i
palestinesi. Gli Usa: fermatevi di Umberto De Giovannangeli "NESSUNO può
avere il diritto morale di chiederci di non difendere la nostra popolazione.
Noi non fermeremo neppure per un secondo la lotta contro i terroristi".
L'offensiva di Gaza non si ferma, neanche di fronte alla decisione assunta dal
presidente del- l'Autorità palestinese, il moderato Mahmud Abbas (Abu Mazen) di
sospendere ogni contatto con le autorità israeliane in segno di protesta per
"l'aggressione condotta contro il popolo palestinese". Tsahal non si
ferma. Ad annunciarlo è il primo ministro Ehud Olmert. Nella riunione
domenicale del governo, Olmert respinge le critiche della comunità
internazionale contro un uso sproporzionato della forza da parte israeliana; un
concetto, quest'ultimo rimarcato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon
nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza: "Pur riconoscendo il diritto
di Israele a difendersi, condanno
l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza che ha ucciso e ferito così tanti
civili, tra cui bambini", sottolinea il numero uno del Palazzo di Vetro
aggiungendo: "Chiedo a Israele di cessare tali attacchi". Il segretario ha anche chiesto
ai palestinesi di porre fine al lancio di razzi su Israele condannando gli attacchi missilistici ed esprimendo
solidarietà ai civili israeliani feriti. In piena sintonia con Ban Ki-moon è la
presa di posizione del ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema. A
chiedere la cessazione delle ostilità e la ripresa del negoziato è anche la
Casa Bianca. Ma l'offensiva non si arresta. A ribadirlo è il ministro della
Difesa israeliano, Ehud Barak. Parlando alla radio militare, il leader
laburista sottolinea che l'ipotesi di una vasta offensiva di terra a Gaza è
"reale e concreta". Del resto già 2000 soldati operano all'interno
della Striscia. "Continueremo la nostra azione con tutta la forza e
dobbiamo prepararci a una escalation", avverte Barak. L'uomo-forte del
governo di Gerusalemme è perentorio: "Quando Tsahal riceverà la luce verde
per agire con tutta la sua potenza - ammonisce il ministro della Difesa - gli
obiettivi saranno la fine dei lanci dei razzi Qassam, l'impedimento del
contrabbando (verso Gaza), l'indebolimento del regime di Hamas forse fino alla
sua fine, e a lungo termine la separazione definitiva (di Israele)
dalla Striscia di Gaza". Le armi non tacciono a Gaza. Nelle ultime
ventiquattr'ore si registrano dieci morti palestinesi, fra cui una bambina di
20 mesi il cui corpicino è stato estratto dalle macerie di un'abitazione nella
città di Gaza. Sale così a 106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque
giorni fa, in seguito all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo
Qassam a Sderot, è stata sferrata questa dura offensiva costata la vita anche a
due soldati israeliani. Dieci sono invece i militari feriti negli ultimi due
giorni Nonostante la massiccia presenza israeliana, anche ieri sono continuati
a piovere su Sderot e su Asqhelon razzi palestinesi, provocando il ferimento di
otto civili. Le operazioni di "Inverno caldo" - il nome in codice
dell'offensiva israeliana a Gaza - sono riprese alle prime ore dell'alba di
ieri nel nord della Striscia. "Sono disgustata dalle violenze che hanno
colpito Gaza, dove il bilancio delle vittime civili, soprattutto dei bambini,
non cessa di crescere ad ogni ora", afferma Karen Abu Zayd, direttrice
generale dell'Unrwa, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi, raggiunta
telefonicamente dall'Unità. "Nello stesso tempo, condanno il lancio di
razzi palestinesi che hanno portato all'inutile morte di civili", prosegue
la responsabile Onu, facendo appello alla comunità internazionale perché
intervenga "a mettere fine a questa violenza distruttiva e letale".
Una speranza, nulla più. La realtà, infatti, è ben altra. La realtà sono le
forze israeliane che continuano a presidiare con i mezzi corazzati la periferia
del campo profughi di Jabaliya e non mostrano cenni di ritiro. I tank e
l'aviazione di Israele aprono il fuoco contro chiunque
provi ad avvicinarsi a quella zona, usata dai militanti dei gruppi armati per
lanciare i razzi Qassam. La realtà sono gli elicotteri che sorvolano la zona,
ma i cieli della Striscia vengono solcati senza sosta anche dai
"droni", gli aerei-spia che fotografano il terreno alla ricerca di
nuovi obiettivi. La scorsa notte in un raid aereo è stato centrato l'ufficio
privato del premier di Hamas Ismail Haniyeh, che da giorni vive in rifugi
sotterranei e che perciò ne è uscito illeso. Tra le vittime di "Inverno
caldo" Jacqueline e Iyad Abu Shbak, i due fratelli di 17 e 16 anni, uccisi
l'altro ieri mattina a Jabaliya da una raffica esplosa da un carro armato
israeliano sulla loro abitazione. "Jacqueline e Iyad non meritavano di
morire, non avevano fatto nulla di male, erano solo dei ragazzini. Israele ha commesso un crimine orrendo. E come noi, tanti
altri palestinesi innocenti stanno pagando un prezzo altissimo", dice
Ayman Abu Shbak, zio dei due fratelli uccisi. Mentre parla riecheggiano a breve
distanza le raffiche delle mitragliatrici dei carri armati e la gente guarda
verso l'alto per seguire le manovre di un elicottero Apache che entra ed esce
dalle nuvole, pronto a sganciare un razzo. "Quello che mi amareggia di di
più - aggiunge Fares, un altro degli Abu Shbak - è che noi siamo contro la
lotta armata e il lancio dei razzi, siamo di Fatah, siamo fedeli al presidente
Abu Mazen e paghiamo per colpe che non sono nostre ma solo di Hamas".
Maher e Fares Abu Shbak dicono "di non credere più nella pace",
lanciano accuse durissime ad Hamas ma non risparmiano critiche all'opinione
pubblica internazionale. "Gli occidentali stanno con Israele
eppure siamo noi il popolo sotto occupazione invece dovrebbero sostenere i
nostri diritti", dicono contenendo a stento la rabbia. Una rabbia che
brucia nell'inferno di Gaza.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I morti di Gaza
gelanoil processo di pace L'Anp sospende il negoziato. Olmert respinge le
critiche: "I raid vanno avanti dobbiamo proteggerci" di LORENZO
BIANCHI IL SANGUE e le pile di cadaveri a Gaza hanno congelato il negoziato di
pace avviato con grandi sforzi statunitensi ad Annapolis. Il presidente
palestinese Abu Mazen, campione del campo moderato, ha confermato l'intenzione
annunciata sabato. Il suo portavoce Nabil Abu Rudeina ha
comunicato che "il presidente ha sospeso tutti i contatti con Israele in segno di protesta per le
operazioni israeliane a Gaza". "Il governo israeliano ha deciso di
lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo", ha rincarato
Rudeina, avendo cura di precisare che la "sospensione" durerà
"fino alla fine dell'aggressione". Durante una riunione del
Consiglio di sicurezza dell'Onu, chiesta dallo stesso presidente palestinese,
il segretario generale Ban Ki Moon, pur riconoscendo "il diritto di Israele a difendersi", ha condannato "l'uso eccessivo
e sproporzionato della forza". La presidenza slovena dell'Unione Europea
usa lo stesso aggettivo e lo stesso verbo, ma condanna anche "i lanci di
missili sul territorio israeliano". La guida suprema dell'Iran,
l'ayatollah Ali Khamenei, invita i leader musulmani a "colpire in
faccia" Gerusalemme "con la rabbia delle loro nazioni". Il
Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar,
Bahrein, Oman) se la prende con l'offensiva "brutale" di Gerusalemme.
A Hebron, durante una manifestazione, è stato colpito a morte un ragazzino
palestinese di 14 anni. A Ramallah per la prima volta dopo molti mesi
sventolavano ieri nello stesso corteo bandiere di Hamas e di Al Fatah, il
partito di Abu Mazen. La Lega Araba definisce "inaccettabili" le
operazioni militari dello stato ebraico. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan,
alfiere di un paese che ha solidi legami commerciali e militari con Israele, condanna gli attacchi, ma si offre per una
mediazione. Il portavoce del presidente statunitense George Bush, in ritiro al
ranch di Crawford, spezza una lancia perché "cessi la violenza e riprenda
il dialogo". SONO CRITICHE che il premier israeliano Ehud Olmert respinge
al mittente: "Nessuno ha il diritto di criticare il Paese perché esercita
il suo diritto all'autodifesa".Il ministro Ehud Barak, responsabile delle
forze armate, esorta a prepararsi ad una "escalation". L'esercito,
precisa, non ha ancora ricevuto la "luce verde per agire con tutta la sua
potenza". Quando scatterà, aggiunge, avrà quattro obiettivi: "Fermare
i lanci di razzi Qassam, impedire il contrabbando dei mezzi di combattimento,
indebolire il regime di Hamas forse fino alla sua fine e, a lungo termine, la
separazione definitiva (ndr. di Israele) dalla
striscia di Gaza". L'unico dubbio che lo tormenta è se la legge
internazionale consente raid militari contro le aree densamente popolate che
ospitano le rampe di lancio dei Qassam. Il presidente Shimon Peres dichiara che
lo stato ebraico "non odia i palestinesi", ma ammonisce gli abitanti
di Gaza, "Hamas in testa": "La migliore protezione per i loro
figli è la fine assoluta del fuoco di razzi su Israele".
L'ESERCITO continua a presidiare con mezzi corazzati e con duemila militari la
periferia del campo profughi di Jabalyia e la parte settentrionale della città
di Gaza. Elicotteri "Apache" e aerei senza pilota solcano il cielo.
L'ospedale Shifa è sommerso dai feriti. Il dottor Raed Arini dice che i più
gravi non possono essere inviati in Egitto perché le ambulanze equipaggiate per
la terapia intensiva sono solo 4 o 5. I morti solo ieri sarebbero stati dieci.
Fra questi una bimba di 20 mesi. Secondo la Croce Rossa Internazionale un terzo
dei 106 deceduti da cinque giorni a questa parte, ossia da quando è scattata
l'operazione "Inverno caldo", sono "non combattenti".
Nonostante l'offensiva di Gerusalemme, trenta razzi sono caduti anche ieri sul
territorio israeliano. Un missile Grad ha colpito di nuovo la città di
Ashkelon, ferendo lievemente una donna. - -->.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-03 num:
- pag: 1 categoria: REDAZIONALE Nuove vittime a Gaza Israele non si ferma L'Anp: stop ai colloqui Il presidente palestinese
Abu Mazen (nella foto mentre dona il sangue per i feriti) ha sospeso i negoziati.
Onu e Ue condannano Israele.
A PAGINA 5 Caretto, Frattini, Offeddu.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Onu e Ue: "Su Gaza forza sproporzionata" L'offensiva
israeliana non si ferma: altri 10 morti palestinesi. Abu Mazen sospende i
negoziati Anche Washington: cessino le violenze. Appello di D'Alema: stop ai
lanci di razzi e alle operazioni militari DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES -
L'Ue accusa Israele: i suoi attacchi a Gaza violano la legge internazionale, sono
una "punizione collettiva " degli abitanti. Non era mai stato
pronunciato, un giudizio così, nella cinquantennale storia di amicizia fra Israele e la Ue. Ma anche dal resto del
mondo giungono condanne per quanto accade nella fornace di Gaza: 10 i morti
ieri, oltre cento in meno di una settimana. Molti giudicano
"sproporzionato" l'attacco israeliano, e insieme condannano
l'incessante lancio dei razzi palestinesi. Intanto Abu Mazen, presidente
del-l'Anp, annuncia la sospensione di ogni contatto con Israele
"fino alla fine dell'aggressione". L'Europa ha espresso il suo secco
giudizio con una nota diffusa dalla presidenza di turno, quella slovena:
"L'Ue condanna l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito
israeliano contro la popolazione civile di Gaza e si appella a Israele perché dia prova di moderazione ed eviti tutte le
azioni che possono mettere in pericolo i civili. Queste attività sono contrarie
al diritto internazionale". L'Ue condanna anche i lanci di missili Qassam
e ne chiede lo stop immediato. E mentre invoca la ripresa dei negoziati,
"respinge tutte le punizioni collettive della popolazione di Gaza".
Da New York, il Consiglio di sicurezza dell'Onu chiede a Israele
e ai palestinesi di deporre le armi. E il segretario Ban Ki-moon ammonisce:
"Pur riconoscendo il diritto di Israele a
difendersi, condanno l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza che ha
ucciso e ferito così tanti civili, tra cui bambini... Condanno gli attacchi
palestinesi con razzi e chiedo l'immediata cessazione di questi atti di
terrorismo". Accorate le parole del Papa: "Rinnovo il mio pressante
invito alle autorità sia israeliane che palestinesi, perché si fermi questa
spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni". Da Roma ha
lanciato un appello anche il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, perché
cessino i lanci di razzi palestinesi e le operazioni israeliane. D'Alema ha
espresso "profonda angoscia per le vittime civili da una parte e
dall'altra", e ha chiesto "con forza che le incursioni militari
israeliane non coinvolgano l'inerme popolazione di Gaza, già provata da mesi di
stenti e gravi difficoltà dovute al blocco dei valichi". Luigi Offeddu.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5
categoria: BREVI I volti della tragedia Da sinistra la paura di un giovane
soldato israeliano impegnato nelle incursioni contro le forze di Hamas e il
dolore di palestinesi della Striscia di Gaza sotto attacco.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5
categoria: BREVI La crisi Israele-palestinesi \\
Papa Benedetto XVI: "Rinnovo il mio pressante invito alle autorità sia
israeliane che palestinesi, perché si fermi questa spirale di violenza,
unilateralmente, senza condizioni" #.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Richard Perle "Lo Stato ebraico ha il diritto di
difendersi" WASHINGTON - "Israele ha il
diritto e il dovere di difendersi e negarglielo significherebbe negarlo a
qualsiasi Stato sia attaccato. La perdita di vite umane a Gaza è dolorosa, ma
il vero responsabile è Hamas". L'ex sottosegretario alla Difesa e leader
neocon Richard Perle non ha dubbi. "Che cos'altro
potrebbe fare Israele se
non contrattaccare a Gaza? Di là partono i missili che uccidono i suoi
cittadini. Non può permettere che Hamas ne lanci sempre di più". Non c'è
modo di prevenire i lanci? Di negoziare, ad esempio? "Israele aveva cercato di dissuadere
Hamas dall'aggredirlo e aveva ripreso a negoziare con Abu Mazen. Ma il
presidente palestinese non controlla Hamas, che vuole distruggere Israele. E l'intelligence israeliana, sebbene ottima, non
può prevenire ogni attacco". Allora ci saranno altri bagni di sangue?
"Spero di no, ma temo di sì. E avranno un effetto politico molto negativo.
I missili partono da territori restituiti ai palestinesi da Israele.
Chi dice che non partirebbero anche dalla Cisgiordania se Israele
la restituisse? Abu Mazen potrebbe o vorrebbe vietarlo? è un'ombra che peserà
su qualsiasi trattativa". La formula "territori in cambio di
pace" è controproducente? "A mio parere sì. La chiave della pace è
l'accettazione di Israele da parte dei palestinesi".
Ennio Caretto.
( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La giornata Palestina/1 Israele non ferma i suoi raid, è pronto l'attacco di terra "Israele non ha alcuna intenzione di
sospendere la lotta al terrorismo": aprendo la seduta del consiglio dei
ministri, il capo del governo israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che Tel Aviv
non interromperà i raid che da giorni insanguinano la Striscia di Gaza,
in risposta - sostiene Israele - al lancio dei razzi
artigianali Qassam contro le cittadine israeliane di Sderot e Ashqelon. Gli
attacchi hanno già provocato centinaia di morti tra i palestinesi (oltre 60
solo l'altro giorno, una quindicina dei quali erano donne e bambini). Il
ministro della difesa Barak ha detto che il paese deve prepararsi a
un'escalation militare e che una vasta operazione terrestre "è una
possibilità tangibile". Palestina/2 Cessate il
fuoco, appello dell'Onu. E Ban critica Olmert Al termine di una riunione di
emergenza durata cinque ore, il consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha
chiesto "a tutte le parti" di cessare gli atti di violenza. Secondo
il leader dell'Onu Ban Ki-Moon "Israele ha fatto
un uso sproporzionato della forza". Durissima la replica del premier
israeliano Olmert: "Israele sta proteggendo i
propri cittadini nel sud del paese, nessuno ha il diritto di farci la
predica". Palestina/3 Abu Mazen rompe il
negoziato (o ciò che ne restava) Il presidente dell'Autorità nazionale
palestinese Abu Mazen ha sospeso ufficialmente i contatti con gli israeliani,
riannodati nel novembre scorso dopo la conferenza di Annapolis, in segno di
protesta contro i sanguinosi raid israeliani nella striscia di Gaza.
Manifestazioni di rabbia si registrano a Gaza e in altre città. L'Egitto ha
riaperto i valichi permettendo il transito dei feriti più gravi. Ieri altri
dieci morti tra i palestinesi, tra i quali una bambina di 20 mesi. Secondo la
Croce rossa, almeno un terzo delle 106 vittime negli ultimi cinque giorni di
attacchi (da quando un razzo Qassam ha ucciso un israeliano a Sderot) sarebbero
"non combattenti". Nonostante i raid, anche ieri sono continuati i
lanci di razzi Qassam. Colombia Blitz contro le Farc, l'ira di Chavez: carri
armati al confine Il presidente del venezuela Hugo Chavez ha ordinato la
chiusura dell'ambasciata venezuelana a Bogotà, in Colombia, e ha fatto
schierare truppe e carri armati al confine tra i due paesi. L'ira di Chavez è
esplosa dopo il blitz aereo di sabato in cui l'esercito colombiano ha
bombardato un campo delle Farc (violando tra l'altro i confini e lo spazio
aereo dell'Ecuador) e ucciso il numero due del movimento guerrigliero, Raul
Reyes. Chavez ha chiamato il presidente colombiano Uribe "un
criminale" e ammonito la Colombia: se commessa in territorio venezuelano,
ha detto il presidente venezuelano, un'azione militare come quella di sabato
sarà "causa di guerra". Dure proteste contro Uribe anche dal
presidente dell'Ecuador Correa, che ha richiamato l'ambasciatore da Bogotà.
L'ex marito di Ingrid Betancourt, la donna ostaggio delle Farc da oltre sei
anni, ha criticato Uribe definendo "un sabotaggio e un golpe" il
blitz militare: secondo Fabrice Delloye, "Uribe rende ancora più difficile
trovare una soluzione umanitaria per gli ostaggi". Iraq Storica visita di
Ahmadinejad a Baghdad, la prima dalla guerra Il presidente dell'Iran, Mahmud
Ahmadinejad, ha ricevuto ieri un caloroso benvenuto al suo arrivo a Baghdad, in
quella che è la prima visita di un leader iraniano dai tempi della guerra
Iran-Iraq (1980-1988). Ahmadinejad ha incontrato il presidente iracheno Jalal
Talabani e il premier Al Maliki, con i quali ha parlato tra le altre cose di un
finanziamento iraniano di un miliardo di dollari per la ricostruzione di
infrastrutture e del gruppo armato filo-iraniano Muhajeddin Khalq. "L'Iraq
- ha detto Talabani, con Ahmadinejad al fianco - intende liberarsi della
presenza sul suo territorio di organizzazioni terroristiche". Contro la
visita del premier iraniano, i sunniti hanno manifestato in alcune città del
paese: a Baghdad, Falluja e Mossul. Rifiuti Marigliano, bombe carta sulla
polizia. Bufera su Bassolino Il rifiuto di Antonio Bassolino di dimettersi da
governatore della Campania dopo il suo rinvio a giudizio, - "è mio dovere
restare", ha detto - continua a sollevare polemiche. Dal Pd si sollevano
molte richieste di dimissioni, seppure nel "rispetto delle sue
decisioni". Dopo Veltroni, ieri anche Goffredo Bettini ha incalzato
Bassolino ma ha anche puntato il dito contro le "responsabilità" del
ministro Pecoraro Scanio sollevando le proteste della Sinistra arcobaleno.
Fassino invece aprendo la campagna elettorale in Piemonte ha ricordato a
Bassolino che "i cittadini si attendono segnali visibili di assunzione di
responsabilità". Paradossalmente sia Bertinotti che Giordano si limitano a
chiedere di "tornare rapidamente al voto". Nel napoletano si
riaccende intanto la protesta: sabato notte alcune bombe carta sono state
lanciate contro il presidio di polizia all'ingresso del sito di stoccaggio di
Marigliano. Vaticano Da oggi 138 leader islamici preparano l'incontro col papa
Sono attesi oggi in Vaticano i 138 leader islamici provenienti da 43 nazioni
diverse che firmarono il 13 ottobre scorso una lettera aperta indirizzata al
Papa e ad altri capi spirituali cristiani per chiedere più dialogo e maggiore
collaborazione tra i diversi credo religiosi. Si fermeranno per tre giorni
nella sede del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, a colloquio
con i rappresentanti della Santa sede per preparare l'incontro con il Pontefice
che dovrebbe avvenire nella primavera del 2009. L'incontro è in questa forma
una prima assoluta e rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento dei
rapporti tra cattolici e musulmani. A rappresentare l'islam italiano ci sarà
Sergio Yahya Pallavicini della Coreis. Fisco Tasse, Van Basten multato Dovrà
versare 7,2 milioni Con un'azione congiunta, gli uffici fiscali italiani e
olandesi hanno incastrato l'ex calciatore del Milan, Marco Van Basten, multato
per aver evaso il fisco sui compensi percepiti con pagamenti all'estero nel '97
per lo sfruttamento della propria immagine. Ma l'attaccante rossonero, dopo
aver tentato il ricorso, si è arreso e usufruendo dello strumento della
"conciliazione giudiziale" ha deciso di mettersi in regola versando
all'erario italiano 7,2 milioni di euro, di cui 4,12 milioni di maggiori
imposte, 1,65 milioni di sanzioni e 1,44 milioni a titolo di interesse. Calcio
Osvaldo affonda la Juve Sceneggiata di Cassano Un gol di Osvaldo ha mandato ko
al '94 la Juventus, che ha perso in casa per 3-2 contro la Fiorentina. A Genova
invece è andata in onda la sceneggiata di Cassano. Il centravanti doriano (che
aveva anche segnato un gol) dopo essere stato espulso dal direttore di gara si
è tolto la maglietta l'ha lanciata contro l'arbitro, continuando poi ad
inviargli messaggi minacciosi ("ti aspetto fuori") anche sotto il
tunnel che conduce agli spogliatoi. Alla fine, dopo il pareggio per 2-2, è
tornato in campo, sotto la gradinata sud, per chiedere scusa ai tifosi:
"Ho fatto una cavolata". Questi i risultati delle altre partite:
Empoli-Siena 0-2; Udinese-Atalanta 2-0; Livorno-Catania 1-0; Reggina-Palermo
0-0; Cagliari-Genoa: 2-1. Questa la classifica: Inter 61 punti; Roma 55,
Juventus 48, Fiorentina 47; Milan 43, Udinese 39, Sampdoria 36, Genoa e Palermo
35; Atalanta 34; Napoli e Lazio 30; Torino e Siena 28; Livorno 26; Parma e
Empoli 25; Catania 24, Reggina 22, Cagliari 18.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-03 num: - pag: 25 categoria:
REDAZIONALE In tv "Primo giorno di Dio" di Gualtiero Peirce andrà in
onda su Raitre Tre classi di bambini, tre fedi diverse Un film sulla religione
a scuola ROMA - Sullo schermo appare una limpida alba su Roma, è il settembre
scorso. Alcune finestre si aprono. La telecamera inquadra banchi, lavagne. Una
voce spiega: "Per la scuola cattolica "Antonio Rosmini" siamo
nel 2007 dopo Cristo, a due passi nella scuola ebraica "Vittorio
Polacco" accanto alla sinagoga si sta per celebrare il capodanno del 5768,
nella scuola islamica integrativa "El Fath" alla Magliana è appena
iniziato il digiuno per il Ramadan del 1428. I bambini di Roma tornano insieme
a scuola. Ma a migliaia di anni di distanza". Comincia così "Primo
giorno di Dio", il film-documentario di Gualtiero Peirce che andrà in onda
in tre puntate dal 24 marzo su Raitre. Non è solo un pezzo di nuova,
originalissima tv italiana tipicamente da servizio pubblico: è anche materia di
un possibile dibattito sull'identità, sul multiculturalismo, sul margine di
dialogo tra le diverse religioni e soprattutto sul forte legame che unisce
preghiere, riti e l'approccio verso la religione. Il tutto visto con
l'entusiasmo, la sincerità, l'apertura di cuore (e d'anima) dei bambini che
imparano una materia molto particolare, i rudimenti della propria fede. I
cristiani si chiamano Agnese, Martina, Marco. Gli ebrei Angelo, Cesare
(comunissimi tra gli israeliti romani) ma anche Gioele, Sara, Ethan. I bimbi
musulmani Jasmine, Alì. Si comincia con piccoli gesti che definiscono, appunto,
un'identità. Una bimba scende dalla moto del padre, si libera del casco e per
entrare in moschea si sistema il velo con lieve naturalezza. Un piccolo ebreo
litiga con la sua kippah che non vuole fermarsi sulla nuca. Il cristianissimo
"Padre nostro", con le voci di chi ha 7 anni, assume il sapore di un
inno alla vita. Per ottenere la spontanea collaborazione di tanti bimbi, Peirce
ha lavorato a lungo sui responsabili degli istituti e sulle famiglie: solo dopo
aver ottenuto il permesso generale (tranne di una sola madre cattolica, sua
figlia non appare mai nel documentario) ha cominciato a girare 70 ore di
materiale. E in pochissimo tempo la presenza della troupe in aula è diventata
"assolutamente naturale ". La maestra Francesca Caiola (bionda,
giovane, bella: la negazione dei luoghi comuni sulle docenti di religione)
spiega ai suoi bambini della "Rosmini" il senso dell'amore allargando
le braccia come Cristo (sulla parete c'è una croce di legno): "è il gesto
dell'accoglienza per tenere tutti insieme". I bambini l'abbracciano
correndo. L'imam Sami Salem chiede: "Hai digiunato per il Ramadan? E
perché?" La piccola dagli occhi neri e il velo rosato ribatte: "Perché
voglio andare in paradiso". Alla "Polacco" le morot (insegnanti)
Giuditta di Segni e Giorgia Zarfati si alternano mentre spiegano l'aiuto
reciproco con cui gli uomini costruivano la Torre di Babele. Peirce ha
immaginato una sorta di imbuto narrativo per stringere e dimostrare la
similitudine tra situazioni, temi, volti. I momenti
migliori del film arrivano infatti quando un canto dei bimbi cattolici quasi si
mischia allo "Shemà Israel", ascolta Israele, e alla gara di Corano per bambini organizzata nella grande
Moschea di Roma. E quando si parla di pace e di amore. La maestra Francesca
chiede di sostituire le parole del cuore duro ("Questa me la paghi")
con le parole di Dio. Giuditta suggerisce di vedere nel Kippur
l'occasione per "chiedere scusa agli altri". L'imam Sami Salem spiega
il senso delle abluzioni rituali: "Dobbiamo purificarci esternamente e
internamente, occorre avere un cuore pulito e un buon rapporto con Dio".
Il finale è in sintonia con le premesse. Tre bimbi (cristiano, ebreo,
musulmano) escono dalle rispettive scuole e si ritrovano nel parco di villa
Sciarra a giocare insieme. Non è buonismo. è il rivoluzionario candore con cui
ogni bimbo da sempre accetta gli altri bimbi: cosa importa del colore della
pelle, della fede, della lingua. L'importante è giocare. Paolo Conti Cattolica
Lezione alla "Rosmini" Ebraica Bimbi alla "Vittorio
Polacco" Islamica Preghiera alla "El Fath".
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Si vota il 30 marzo Tre liste per il consiglio della Comunità
Ebraica "Yachad", insieme. Ieri, nei giardini della Sinagoga
presentazione della terza lista che concorre alle prossime elezioni (30 marzo)
per il rinnovo del consiglio della Comunità ebraica. Tre kle liste dunque in
corsa: con "Yachad", novità di questa tornata, le due espressioni che
compongono l'attuale consiglio, la lista maggioritaria
"Per Israele"
guidata da Riccardo Pacifici e l'altra, tradizionalmente di centrosinistra,
"Per i giovani insieme", guidata da Victor Magyar.
"Yachad", outsider di queste elezioni, ha per capolista Raffaele
Pace, presidente di Kadima italiano. La lista per la "Consulta" è
invece guidata da Daniel Della Seta. Si eleggono 28 consiglieri, col
sistema del panachage (16 preferenze anche su liste diverse). Dal consiglio
uscirà il nuovo presidente: l'attuale, Leone Paserman, non si ripresenterà.
Favorito l'attuale vicepresidente Pacifici. P. Br.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-03-03
num: - pag: 53 categoria: BREVI Arabi e israeliani secondo Oliver Stone Oliver
Stone (foto) gira un documentario di 67 minuti sul conflitto arabo-israeliano:
siamo nel marzo 2002, nei giorni della seconda Intifada quando Yasser Arafat
era barricato nel quartier generale di Ramallah. Persona non grata Cult, ore
20.
( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-03-03 num: - pag: 32 categoria:
REDAZIONALE Revisioni Gli studiosi Pryce Jones e James Barr ridimensionano la
figura dell'ufficiale britannico Lawrence d'Arabia: i castelli di sabbia di un
mitomane "T ali furono la sua condotta e la sua retorica che ancora oggi i
musulmani credono che gli inglesi siano responsabili di tutti i mali del Medio
Oriente ". Così lo storico dell'Islam Pryce Jones condanna T. E. Lawrence,
l'alleato e paladino degli arabi nella seconda guerra mondiale sul fronte
turco-tedesco: il giovane, mitico ufficiale britannico - afferma - si
autoingannò sulle reali intenzioni di Londra, e li illuse che avrebbero
posseduto l'intera regione dal Golfo Persico al Mediterraneo al Mar Rosso se si
fossero schierati contro Berlino e Istanbul. Ma a vittoria ottenuta, la Gran
Bretagna diede la Siria in amministrazione fiduciaria alla Francia, aprì la Palestina agli ebrei e creò la Giordania e l'Iraq inserendoli nella
propria sfera d'influenza. Gli arabi si sentirono frodati, e da allora molti
odiano l'Occidente. A spingere Pryce Jones ad addossare a Lawrence, un maestro
della guerriglia contro l'impero ottomano, parte della colpa per l'attuale,
cosiddetto "scontro di civiltà" tra musulmani e cristiani è un
libro di un altro storico, l'inglese James Barr, Incendiare il deserto (
Setting the Desert on Fire: T. E. Lawrence and Britain's Secret War in Arabia,
1916-1918, Norton & Company, pp. 352 $ 27,95). Barr, che trascorse quattro
anni ripercorrendo le orme di Lawrence nel conflitto e desecretando documenti
sul posto, smitizza l'eroe di tanti romanzi e di tanti film: Lawrence, scrive,
fu vanitoso, mitomane, bugiardo al punto da falsificare i propri diari, e non
si oppose ai massacri dei turchi da parte degli arabi, fossero i civili
innocenti sui treni assaltati, fossero gli abitanti di Damasco alla caduta
della città. Un indizio in più, commenta Pryce Jones ricordando altri libri critici
di Lawrence, "che si persuase che gli arabi formassero un movimento
nazionalista mentre erano profondamente divisi". In realtà, in Incendiare
il deserto Barr riconosce molti meriti a T. E. Lawrence, dalla conquista della
fiducia dei beduini all'onestà nell'armarli e consigliarli. Ma ammette che il
suo sbaglio più grave fu di perseguire una sua strategia - trasformare il Medio
Oriente in una regione araba filo britannica emarginando non soltanto la
Turchia e la Germania, ma anche la Francia - e di immaginare che Londra la
condividesse. Londra aveva invece fatto agli arabi vaghe promesse che non
intendeva mantenere e non mantenne. Ritornata la pace, gli arabi ricominciarono
a combattere tra di loro, e Ibn Saud, il sovrano di Riad, rovesciò Hussein, il
sovrano della Mecca, costituendo l'Arabia Saudita. Per difendersi, a Lawrence,
che invano cercò di convertire alla sua causa il presidente americano Woodrow
Wilson, non rimase che rinfacciare ai propri superiori una enorme malafede.
Ennio Caretto Tenente colonnello Thomas Edward Lawrence (Galles, 16 agosto 1888
- Dorset, 19 maggio 1935) è stato un agente segreto, militare, archeologo e
scrittore inglese.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN Per
Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione di Israele. Taluni suoi esponenti forse attratti dal progetto
di al-Qaeda di ricostituzione del Califfato sostengono che i palestinesi non
hanno mai avuto uno Stato proprio. L'unico possibile per loro sarebbe quindi
uno arabo o meglio uno islamico. Nel frattempo, Hamas sta fortificando Gaza,
con le tecniche usate dall'Hezbollah nel Libano meridionale: gallerie, bunker,
collegamenti in fibra ottica impossibili da intercettare, missili e mine
anticarro, che riceve dall'Hezbollah e dall'Iran. Spera in
caso di attacco in forze israeliano di poter resistere sufficientemente a lungo
perché la comunità internazionale imponga a Israele di ritirarsi, magari sotto l'emozione di donne e bambini
massacrati dalle bombe. Israele è in difficoltà. È preoccupato dal proposito di Hamas di dotarsi
di razzi ancora più potenti degli attuali, in grado di colpire Tel Aviv.
Il governo Olmert non sa però decidersi. La rioccupazione permanente della
striscia di Gaza unica misura per far cessare la minaccia è giudicata
impraticabile per le perdite e i costi che comporterebbe. Anche un raid
terrestre sarebbe tutt'altro che facile. Un bombardamento aereo massiccio
provocherebbe troppe vittime fra i civili. L'indignazione internazionale si
scatenerebbe contro Israele e contro i suoi protettori
americani. Diventerebbero anche molto difficili i negoziati in corso per l'Iraq
fra gli Usa e l'Iran. Il successo del surge americano andrebbe a rotoli.
Aumenterebbero le probabilità di una vittoria della "colomba" Obama
nelle elezioni americane e di una crisi nei rapporti fra Israele
e gli Usa. Si accrescerebbe il prestigio di Hamas in tutto il mondo arabo,
rendendo più difficile ai sunniti il sostegno agli Usa contro il dinamismo
sciita. Non resta che una politica di "uccisioni mirate" dei
dirigenti di Hamas da parte del Mossad, che vent'anni fa lo aveva sostenuto per
combattere al-Fatah. Ma anch'esse potrebbero non fare cessare i lanci dei
razzi. Ciò spiega l'indecisione di Israele. Dovrebbe
passare da una strategia di semplice attrito che tiene in ostaggio la
popolazione di Gaza, forse nella speranza che essa si rivolti contro Hamas ad
una di annientamento, che ripristini un certo grado di dissuasione, nella
speranza che tra i palestinesi predominino i moderati alla Abu Mazen.
Purtroppo, gli irriducibili di Hamas non possono essere convinti ed è molto
difficile distruggerli.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO Da
Gaza, gli scontri si sono estesi alla Cisgiordania. E i nomi di altri dieci
palestinesi si sono aggiunti al lungo elenco (oltre cento negli ultimi cinque
giorni) di vittime degli attacchi israeliani. Nel nord della
"striscia", intorno al campo profughi-quartiere di Gebaliya, si sono
attestati i carri armati e gli altri mezzi blindati entrati sabato mattina con
una forza di duemila uomini. La zona è costantemente sorvegliata da elicotteri
e caccia mentre aerei senza pilota trasmettono in diretta ai centri di
controllo e comando immagini dell'attività, ridotta nella giornata di ieri, dei
miliziani di Hamas e della Jihad. Per il ministro della difesa Barak, un
inasprimento del conflitto è quasi certo. Ehud Olmert ha respinto le critiche
di chi, nel mondo, accusa Israele di un uso
sproporzionato della forza militare. La "guerra al terrorismo", ha
ribadito il premier parlando nella riunione settimanale del governo, non si
fermerà. Nemmeno, ha aggiunto il ministro degli esteri Livni, se questo
significa la fine del dialogo con il presidente palestinese che ha già
interrotto ogni contatto con Israele. Parlando alla
radio, Barak è stato chiaro: "Noi continueremo la nostra azione con tutta
la forza e dobbiamo prepararci ad un'escalation". Una vasta operazione
terrestre israeliana a Gaza "è reale e tangibile". I suoi obiettivi,
quando sarà ordinata, "saranno la fine dei lanci dei razzi Kassam,
l'impedimento del contrabbando (verso Gaza) delle armi, l'indebolimento del
regime di Hamas forse fino alla sua fine, e a lungo termine la separazione
definitiva (di Israele) dalla striscia di Gaza".
Un risultato degli attacchi (la metà delle vittime, secondo quanto confermano
fonti militari israeliane, sono civili) è stato quello di vedere nelle strade
di Gaza e delle maggiori località della Cisgiordania una rinnovata solidarietà
palestinese. A Hebron, centinaia di dimostranti si sono scontrati con i soldati
e un ragazzo di dodici anni è rimasto ucciso. E per la prima volta da molti
mesi, anche a Ramallah, capoluogo economico e politico dell'Autorità
palestinese, le bandiere di Hamas e di Fatah sono state viste sventolare
insieme. Le rivalità intestine, a livello popolare, sembrano decisamente
accantonate. Nazionalismo e lotta contro l'occupazione hanno preso il
sopravvento e c'è chi parla di una "terza Intifada". La leadership
del movimento islamico che controlla Gaza ha subito approfittato della
situazione per rilanciare per bocca del portavoce Taher al Nunu, "un
appello per un dialogo nazionale senza condizioni preliminari per esaminare
l'escalation e l'occupazione così come la formazione di un governo nazionale
d'emergenza". Mahmoud Abbas non ha risposto ma è stata
confermata la sospensione di tutti i contatti con Israele "fino alla fine dell'aggressione". "Il governo
israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro
popolo. Porta la completa responsabilità per il blocco del processo di
pace". Ovviamente, Olmert e i suoi ministri ribattono accusando Hamas per
l'escalation. Altri razzi Kassam hanno colpito nei pressi della
cittadina di Sderot mentre la città di Ashkelon è stata raggiunta da alcuni
missili Grad. Una donna è rimasta leggermente ferita e sta crescendo la
pressione sul governo perché sia ordinata un'azione più incisiva contro le
milizie di Gaza. E mentre il ministro Barak ha chiesto un parere legale per
sapere se si può ordinare all'aviazione di bombardare le rampe di lancio dei
missili anche se si trovano nei centri abitati, il suo collega Ramon ha
assicurato che la procedura era stata a suo tempo approvata per colpire i
combattenti di Hezbollah nei villaggi libanesi.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ROMA - "In
tutte le comunità ebraiche della diaspora si è alzato il livello di guardia a
difesa delle nostre istituzioni. L'escalation di accuse nei
confronti di Israele è tale
da farci paventare il ritorno ad un clima simile a quello che nell'82 portò
all'attentato contro la sinagoga di Roma". La preoccupazione espressa da
Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma, è condivisa dal
Viminale che, una settimana fa, ha assegnato la scorta sia a lui che al
presidente degli ebrei romani, Leone Paserman. "Io che in vita mia
la scorta non l'ho mai avuta né chiesta - continua - ringrazio il Viminale e le
forze dell'ordine che hanno recepito le nostre segnalazioni e innalzato il
livello di sicurezza. Siamo preoccupati per le nostre istituzioni, le nostre
scuole, i nostri bambini. E il linguaggio unilaterale del nostro ministro degli
Esteri non fa che accrescere i nostri timori". Bersaglio della Comunità
ebraica è Massimo D'Alema che viene accusato di "condannare Israele senza condannare i motivi per cui è scattata la
reazione". "Assistiamo a una drammatica involuzione - afferma
Pacifici - con i terroristi di Hamas che dopo Sderot ora lanciano i nuovi
missili di fabbricazione iraniana anche su Aschelon. Di fronte al
diritto-dovere di Israele di difendere i suoi
cittadini, D'Alema condanna. Mentre giustifica la Turchia, che ha bombardato le
zone dove operano i terroristi del Pkk, provocando 400 vittime". Due pesi
due misure, accusa Pacifici, che stigmatizza come "non ci sia stata alcuna
risoluzione Onu di condanna dei terroristi di Hamas". Fr.Nu.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN LE
rappresaglie militari israeliane al lancio da parte di miliziani di Hamas di
razzi con gittata maggiore dei soliti artigianali Qassan, hanno posto sia Abu
Mazen e i suoi seguaci di al-Fatah, sia Israele ed
anche la comunità internazionale e i Paesi arabi in grande imbarazzo. La
questione è stata resa più accesa dalla minaccia di disastro che incomberebbe
sugli abitanti di Gaza, fatta dal sottosegretario alla difesa israeliano. Egli
ha usato del tutto imprudentemente il termine "shoah", scatenando
polemiche a non finire. Il disastro non è solo per gli abitanti di Gaza, ma per
l'intero processo di pace fra Israele e i Palestinesi,
riavviato ad Annapolis nel novembre scorso. La formula dei due Stati uno
israeliano, l'altro palestinese sembra tramontata per sempre. Gli estremisti di
Hamas, che si erano sempre opposti ad essa, hanno quindi conseguito una
vittoria. Il presidente palestinese Abu Mazen si è invece indebolito. Il suo
potere è sempre più traballante. I morti di Gaza gli impediscono di accettare
compromessi e forse anche di continuare i negoziati con Israele. Se lo facesse il suo già debole potere scomparirebbe del tutto.
Debole è anche il premier israeliano Ehud Olmert. Accusato di inefficienza e
debolezza per l'insuccesso israeliano in Libano contro l'Hezbollah non può non
reagire. Però, sa anche che le rappresaglie per essere efficaci devono essere
molto dure e segnerebbero non solo la fine del processo di pace di Annapolis,
ma anche metterebbero in difficoltà sia gli Usa, che gli Stati arabi che
l'avevano appoggiato. Hamas si è invece rafforzato. Ha sfidato non solo Israele con i nuovi razzi che hanno aumentato da 15.000 a
150.000 gli israeliani sotto tiro. Ha sfidato anche l'Egitto, umiliandolo con
la distruzione del muro che lo delimita dalla Striscia di Gaza. Ha dimostrato
di essere forte ed irriducibile e una forza con cui si deve fare i conti. Ha
respinto la soluzione di compromesso proposta dagli Usa e dall'Ue: niente
rappresaglie né embarghi israeliani in cambio della rinuncia al tiro di altri
razzi. Ritiene Abu Mazen un burattino nelle mani di Israele
e degli Usa. Per Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione
di Israele. Taluni suoi esponenti forse attratti dal
progetto di al-Qaeda di ricostituzione del Califfato sostengono che i
palestinesi non hanno mai avuto uno Stato proprio. L'unico possibile per loro
sarebbe quindi uno arabo o meglio uno islamico. Nel frattempo, Hamas sta
fortificando Gaza, con le tecniche usate dall'Hezbollah nel Libano meridionale:
gallerie, bunker, collegamenti in fibra ottica impossibili da intercettare,
missili e mine anticarro, che riceve dall'Hezbollah e dall'Iran. Spera in caso
di attacco in forze israeliano di poter resistere sufficientemente a lungo
perché la comunità internazionale imponga a Israele di
ritirarsi, magari sotto l'emozione di donne e bambini massacrati dalle bombe. Israele è in difficoltà. È preoccupato dal proposito di
Hamas di dotarsi di razzi ancora più potenti degli attuali, in grado di colpire
Tel Aviv. Il governo Olmert non sa però decidersi. La rioccupazione permanente
della striscia di Gaza unica misura per far cessare la minaccia è giudicata
impraticabile per le perdite e i costi che comporterebbe. Anche un raid
terrestre sarebbe tutt'altro che facile. Un bombardamento aereo massiccio
provocherebbe troppe vittime fra i civili. L'indignazione internazionale si
scatenerebbe contro Israele e contro i suoi protettori
americani. Diventerebbero anche molto difficili i negoziati in corso per l'Iraq
fra gli Usa e l'Iran. Il successo del surge americano andrebbe a rotoli.
Aumenterebbero le probabilità di una vittoria della "colomba" Obama
nelle elezioni americane e di una crisi nei rapporti fra Israele
e gli Usa. Si accrescerebbe il prestigio di Hamas in tutto il mondo arabo,
rendendo più difficile ai sunniti il sostegno agli Usa contro il dinamismo
sciita. Non resta che una politica di "uccisioni mirate" dei
dirigenti di Hamas da parte del Mossad, che vent'anni fa lo aveva sostenuto per
combattere al-Fatah. Ma anch'esse potrebbero non fare cessare i lanci dei
razzi. Ciò spiega l'indecisione di Israele. Dovrebbe
passare da una strategia di semplice attrito che tiene in ostaggio la
popolazione di Gaza, forse nella speranza che essa si rivolti contro Hamas ad
una di annientamento, che ripristini un certo grado di dissuasione, nella
speranza che tra i palestinesi predominino i moderati alla Abu Mazen.
Purtroppo, gli irriducibili di Hamas non possono essere convinti ed è molto
difficile distruggerli.
( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Scontri anche in
Cisgiordania, altre dieci vittime. Abu Mazen sospende il dialogo con lo Stato
ebraico.
( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dialogo in vaticano
una delegazione dei 138 leader musulmani Brucia il Medio Oriente, il Papa parla
con l'islam Brucia la striscia di Gaza. Ma non solo. Brucia tutto il Medio Oriente e i motivi sono da ricercarsi anche oltre il
conflitto israelo-palestinese. È pure il coacervo di religioni presenti nella
regione che, sovente, al posto di promuovere la pace esaspera le rispettive
posizioni facendo spingere il piede sull'acceleratore delle violenze. E a farne
le spese sono gli innocenti come è innocente, ad esempio, monsignor Paulos
Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, rapito venerdì scorso in
Iraq. Per lui, il Papa ha chiesto ieri la liberazione durante l'Angelus in
piazza San Pietro. Mentre per la cessazione della spirale di violenze a Gaza e
nel Medio Oriente, è stato sempre ieri lo stesso Pontefice a spendere altre
importanti parole. È in questo clima non certo facile che, proprio quest'oggi,
inizia in Vaticano la mission impossible del quasi 65enne cardinale francese
Jean-Louis Tauran, dal 25 giungo scorso presidente del pontificio consiglio per
il Dialogo Interreligioso dopo un breve periodo di interregno del cardinale
Paul Poupard dovuto allo spostamento di monsignor Michael Fitzgerald, per tanti
anni presidente del dicastero, alla nunziatura apostolica in Egitto. Una
mission impossible affidatagli direttamente dal Papa e che, nei rapporti tra le
diverse religioni, e in particolare nei rapporti tra cristiani e islam, trova
il suo motivo d'esistenza. Nella sede del dicastero di via della Conciliazione
in Roma, infatti, è Tauran a dover condurre il primo incontro tra Santa Sede e
una delegazione dei 138 leader islamici che qualche mese fa inviarono una
lettera a Benedetto XVI e ad altri leader cristiani con lo scopo dichiarato di
cercare un terreno comune di collaborazione. Terreno - ed è questo lo specifico
di quanto chiede il Papa al porporato - che secondo le intenzioni del Papa non
deve essere coltivato puntando esclusivamente sugli aspetti teologici del
dialogo, bensì anche su tematiche più concrete, tematiche che sovente sono
trattate in modo troppo eterogeneo all'interno delle diverse comunità
musulmane. Se, insomma, ciò che conta per il Papa nella messa in campo del
dialogo interreligioso - e soprattutto del dialogo con l'islam - sono oggi
soprattutto i comandamenti della legge naturale, la necessità di non usare il
nome di Dio per compiere violenze, la questione del riconoscimento della parità
tra uomo e donna e il tema della libertà religiosa (e dunque di quella che il
Papa chiama reciprocità), per la parte musulmana presente oggi in via della
Conciliazione importanti sembrano essere soprattutto aspetti meno scottanti e
maggiormente, appunto, di livello teologico quali, ad esempio, la questione
dell'unicità di Dio e il duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo.
Ma forse, a causa delle notizie provenienti dal Medio Oriente - da Gaza e
dell'Iraq soprattutto - non sarà troppo difficile per Tauran spingere per una
versione più pratica del dialogo, versione che in qualche modo deve andare a
preparare un'udienza che, prossimamente, alcuni dei 138 avranno con Benedetto
XVI. Far comprendere alla parte musulmana l'urgenza delle priorità papali non è
compito solo di Tauran ma, con lui, anche degli altri delegati vaticani
inviatati al summit. Tra questi, il segretario del pontificio consiglio per il
Dialogo Interreligioso, monsignor Pierluigi Celata, e il preside del pontificio
istituto di Studi Arabi e d'Islamistica (Pisai), Miguel Ayuso. Da parte
musulmana, invece, spiccano i nomi di Abdel Hakim Murad Winter della University
of the Muslim Academic Trust (Regno Unito), Aref Ali Nayed, già docente del
Pisai, Sergio Yahya Pallavicini della Coreis italiana, Ibrahim Kalin della Seta
Foundation di Ankara e il giordano Sohail Nakhooda direttore di Islamica
Magazine. La riunione di quest'oggi ha avuto un assaggio pochi giorni fa al
Cairo dove si è consumata la sessione annuale del comitato misto del dicastero
diretto da Tauran e dell'Università Al-Azhar. La riunione ha portato anche alla
firma di una dichiarazione comune dove, tra le varie cose, si è presa posizione
ferma sulla vicenda delle vignette ironiche su Maometto e sul numero crescente
di attacchi contro l'islam e il suo Profeta, così come altri attacchi contro la
religione. Tauran, di ritorno dall'Egitto, ha rilasciato un'intervista alla
Radio Vaticana nella quale ha spiegato il bilancio positivo dell'incontro:
"Era la prima volta che vi partecipavo - ha detto - e mi ha colpito
l'atmosfera di grande cordialità". Ma poi, ecco l'affondo
"pratico" del porporato: "La fede ci spinge ad amare il
prossimo. E la parte musulmana ha insistito molto sul fatto che secondo il
Corano in materia di religione non c'è costrizione. E allora io ne ho
approfittato per dire che questo è un principio molto bello, ma ci sono
purtroppo dei paesi dove non viene applicato e ci sono situazioni in cui i
cristiani non hanno nemmeno la possibilità di avere una chiesa per praticare il
loro culto". 03/03/2008.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
03-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))
Argomenti: Israele/Palestina
"Non boicottate
il Salone del libro". L'appello arriva dal ministro della Cultura francese
Christine Albanel, dopo l'invito di arabi e musulmani a bloccare la fiera che
avrà come ospite Israele. - -->.
( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Lidia
Lombardi l.lombardi@iltempo.it Gaza, il ... Lidia Lombardi
l.lombardi@iltempo.it Gaza, il vescovo rapito in Iraq, l'infanzia troncata di
Ciccio e Tore. La cronaca invade l'Angelus di Benedetto XVI. La morte e la
violenza declinate nelle più diverse manifestazioni - dalla guerra in Medio
Oriente alla tragica fine privata di due ragazzini - coprono di una nuvola
scura Piazza San Pietro, quell'adunanza uscita ad ascoltare le parole del
Pontefice in una domenica assolata e senza automobili. Il Vangelo di Giovanni
parla del nato cieco che Gesù guarisce, malgrado i pregiudizi di chi pensava
che la cecità dipendesse da peccati dello stesso cieco o dei suoi genitori.
Vengono in mente gli appelli a credere nella possibilità di vita piena anche
per chi viene al mondo con un impedimento fisico. Ma il commento di Ratzinger è
contro l'orgoglio delle ideologie, che acceca. E si tratta anche di ideologie
religiose, perché "è forte" nell'uomo "la tentazione di
costruirsi un sistema di sicurezza ideologico: la stessa religione può
diventare elemento di questo sistema, come pure l'ateismo, o il laicismo".
Ma è l'attualità, l'urlo del mondo, a prendersi poi lo spazio per accorati
appelli in difesa della vita. Il primo si rivolge a Gaza, dove
solo sabato in un attacco israeliano sono rimasti uccisi sessanta palestinesi.
Il Pontefice chiede di fermare subito "la spirale di violenza".
Dicendo no ai paletti politici, alle schermaglie: "Rinnovo il mio
pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi - ed è l'ennesimo
richiamo alla pacificazione dell'area - perché si fermi la spirale di violenza,
unilateralmente e senza condizioni". Vibra la voce di Benedetto XVI e
subito un'altra preghiera, un'altra richiesta si aggiunge, riferita allo
scenario di una regione attigua, l'Iraq. Dove monsignor Paulos Faraj Rahlo,
arcivescovo caldeo di Mossul (esponente dunque della Chiesa cattolica sui iuris
mediorientale), è stato appena preso in ostaggio. "Con profonda tristezza
- dice il Papa - seguo la drammatica vicenda del rapimento". E aggiunge:
"Il caro presule, oltretutto in precarie condizioni di salute, sia
prontamente liberato". Quanto poi al "caro popolo iracheno" (e
quel caro ripetuto due volte non è casuale) "grazie all'impegno di tutti
ritrovi pace e sicurezza". L'angoscia del Papa si riversa poi sulla
vicenda dei fratellini di Gravina. Ratzinger, con una confidenza che è
partecipazione per la loro sorte, li evoca con il soprannome: ecco allora
"la triste fine di due bambini, noti come Ciccio e Tore. Una fine che ha
profondamente colpito me come tante famiglie e persone. Lo dico ai genitori, ma
anche alle istituzioni. Il mio pensiero va all'infanzia di ogni parte del
mondo, particolarmente a quella più indifesa, sfruttata e abusata". I
piccoli Pappalardi erano un esempio di quell'infanzia per la quale Ratzinger
lancia un "grido": "Prendiamoci cura dei piccoli".
( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa John Voice
TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le ... John Voice TEL AVIV Per il
secondo giorno consecutivo le forze israeliane hanno occupato il nord della
Striscia di Gaza nel tentativo di neutralizzare i lanci di razzi palestinesi
contro le città di Sderot e di Ashqelon. In risposta ai
sanguinosi scontri il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente
annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace, "fino a quando non cesserà
l'aggressione militare" contro Gaza. Il ministro della difesa israeliano,
Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "è ormai sull'agenda"
addirittura una escalation delle operazioni. Il numero di raid aerei si
è ridotto rispetto a sabato ma anche ieri si registrano dieci morti
palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi il cui corpicino è stato estratto
dalle macerie di un'abitazione nella città di Gaza. Sale così a 106 il numero
dei morti palestinesi da quando cinque giorni fa, in seguito all'uccisione di
un civile israeliano colpito da un razzo Qassam a Sderot, è stata sferrata
questa dura offensiva costata la vita anche a due soldati israeliani. Dieci
sono invece i militari feriti. Il numero delle vittime palestinesi include
numerosi bambini e civili, ma le cifre su questo punto sono contraddittorie: la
Croce Rossa internazionale sostiene che almeno un terzo dei morti sono
"non combattenti", i palestinesi denunciano che i civili sarebbero
oltre la metà, secondo i vertici militari israeliani solo il 10 per cento non
erano "terroristi operativi". Sul fronte internazionale Ban Ki-moon ,
segretario generale dell'Onu ha chiesto la fine delle incursioni. Anche da
Washington Bush l'appello: "La violenza deve cessare, il dialogo deve
riprendere". E oggi partirà la Rice per la regione.
( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa L'intervento
I bombardamenti rischiano di destabilizzare ancora di più l'area Cedere non
sempre è una sconfitta Quando si incontra un cobra non si cerca di
schiacciarlo, si usa una mangusta per ucciderlo" cita un antico detto
arabo. Oltre cento morti tra i palestinesi durante l'ennesima battaglia a Gaza tra Israele e Hamas. Sembra una storia già scritta e invece questa volta
pare utile porsi una domanda, ma come è possibile che la leadership politica di
Israele agisca in maniera
così sconsiderata? La guerra nel Paese dei cedri del 2006 ci ha consegnato un
Libano ancor più destabilizzato, con un Parlamento immobile e ove l'elezione
del Presidente appare una chimera. A Gaza pare ripetersi la medesima
tragedia. Hamas non può essere considerato semplicemente un'organizzazione
terroristica, il movimento ha una forte presa sulla popolazione locale. I
risultati elettorali che hanno portato alla vittoria il gruppo radicale possono
non essere piaciuti a molti, ma le elezioni sono da considerarsi regolari., perlomeno
più di molte altre in alcuni Paesi arabi "amici". Israele
rischia una seria sconfitta politica, l'ONU e gli USA di solito non
particolarmente attenti alle vicende palestinesi si sono dichiarati per un
cessate il fuoco e la battaglia in corso rischia di minare definitivamente la
figura di Abu Mazen. è una guerra che Israele non può
vincere e non può permettersi di perdere. Ora è necessario cedere, cedere
subito qualcosa di importante come le colonie in Cisgiordania. Se non si
presenta Abu Mazen come lo statista che ha "costretto" Israele a venire a patti, se non si rafforza la sua
credibilità che è ai minimi storici il rischio reale è di vedere nascere due
diverse Palestine, una delle quali militante e con l'odio come costituzione.
Permettere la nascita di un Governo Palestinese forte che possa risolvere i
propri problemi interni con autorevolezza. Cedere per avere una pace vera, per
togliere ai falchi di tutti gli schieramenti la possibilità di utilizzare
l'arma della paura sulla gente. Cedere con il supporto di un contingente di
pace della Comunità europea. Cedere perché per Israele
vedersi considerato come uno Stato "aguzzino" significa perdere se
stesso. Presidente del Ce.S.I.
( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il ministro
D'Alema: fermare le incursioni israeliane Ue: stop violenze, Solana a
Gerusalemme BRUXELLES Sospensione immediata delle azioni militari di Israele contro la striscia di Gaza e stop ai lanci dei
missili da parte palestinese sui territori israeliani: la comunità
internazionale, alla quale ieri si sono unite le parole di condanna del Papa,
dell'Unione europea e del ministro degli esteri Massimo D'Alema, alza la voce
per fermare il massacro dei civili e ridare prospettiva alla pace. Dopo la cruenta
giornata di ieri, in cui sono rimasti uccisi 60 palestinesi
in un attacco israeliano contro la striscia di Gaza, la situazione nella
regione resta di alta emergenza. L'Unione europea "condanna l'uso
sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la
popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perchè dia prova di massima moderazione ed eviti tutte le azioni
che possono mettere in pericolo i civili". Le vittime civili, da
una parte e dall'altra, sono causa di grande angoscia anche per il ministro
degli esteri Massimo D'Alema che ha chiesto che "le incursioni militari
israeliane non coinvolgano l'inerme popolazione di Gaza, già provata da mesi di
stenti e gravi difficoltà dovute al blocco dei valichi e dalla mancanza di approvvigionamenti".
Per D'Alema, deve al tempo stesso "cessare immediatamente" anche il
"lancio insensato dei missili a corto raggio su Israele"
da parte dei palestinesi.
( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Comunità
ebraica "Da D'Alema condanna unilaterale" "La reazione del
nostro ministro degli esteri è come sempre unilaterale: condannare Israele senza menzionare i motivi per
cui è scattata la reazione". Così il portavoce e vice presidente della
Comunità Ebraica Romana, Riccardo Pacifici, replica alle dichiarazioni di
Massimo D'Alema sulla crisi a Gaza. "Stiamo assistendo - ha spiegato Pacifici
- ad una drammatica involuzione che vede l'uccisione di terroristi di Hamas che
si nascondono vigliaccamente in mezzo alla popolazione civile. Una
reazione quella israeliana dolorosa, dopo 2 anni e mezzo dal ritiro da Gaza
dove non esiste alcun contenzioso territoriale ma che invece della pace ha
sviluppato una escalation di attacchi missilistici verso la popolazione civile
di Sderot". Pacifici ha ricordato che "non c'è stata alcuna
risoluzione dell'Onu di condanna delle azioni di terroristi di Hamas" e
che per questo Israele ha deciso di inviare
"truppe di terra proprio per evitare bombardamenti indiscriminati e
proprio paradossalmente per evitare la morte di civili innocenti e sopratutto
di bambini palestinesi". Pacifici ha poi ricordato che D'Alema nei mesi scorsi
ha giustificato una reazione simile da parte della Turchia che per difendere la
propria popolazione al confine con l'Iraq ha bombardato le zone dove operano i
terroristi del Pkk.
( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Sarina
Biraghi s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non ... Sarina Biraghi
s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non più combattenti suicidi. Come dire,
non serviranno più finte donne col pancione, o finti studenti con zainetti o
handicappate con lunghe gonne pronti a farsi esplodere in nome del loro credo.
Le armi terroristiche in un futuro affatto lontano saranno armi robotiche che
sostituiranno gli attentatori suicidi. Per l'esperto inglese di robotica, Noel
Sharkey, docente di Intelligenza artificiale all'università di Sheffield (dove
c'è il sito di stoccaggio delle barre d'uranio delle nostre centrali nucleari
dismesse) è al nastro di partenza la competizione internazionale per munirsi di
queste armi robotiche. Molte nazioni, secondo Sharkey, sono impegnate nello
sviluppo di armi robot: "Attualmente sono circa 4.000 i sistemi
robotizzati impiegati nella guerra in Iraq e le ore di volo compiute da aerei
privi di equipaggio dall'ottobre 2006 hanno superato le 400.000. Tutti questi
robot sono peraltro controllati e comandati da un sistema remoto e la decisione
di utilizzare le armi letali di cui possono essere dotati vengono prese da un
essere umano". Gli Stati Uniti, secondo la Roadmap per i sistemi
automatici 2007-2013 ha in programma di spendere quattro miliardi di dollari
fino al 2010 in sistemi automatici. Una corsa all'armamento robotico perseguita
anche da Europa, Canada, Corea del Sud, Sud Africa, Singapore e Israele. Mentre Cina, Russia e India
stanno mettendo a punto soprattutto programmi su aerei da combattimento
automatici. Una gara preoccupante che, secondo l'esperto, potrebbe rivelarsi un
boomerang: "La disponibilità maggiore di componenti robotiche farà
abbassare i loro prezzi e sarà sempre più facile trovare sul mercato pezzi da
assemblare per realizzare armi robotiche fatte in casa". Insomma,
con quello che offre il mercato si potrà costruire un aereo pilotato a distanza
con soli 250 dollari. L'etica e la responsabilità costano molto di più.
( da "Voce d'Italia, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Dopo
l'incursione di ieri Gaza, Israele
ritira i blindati Ma non si fermano i razzi dei miliziani palestinesi Gaza, 3
mar. - Alle prime ore dell'alba si è conclusa l'offensiva terrestre israeliana
nella Striscia di Gaza, incursione che ha provocato un centinaio di morti. Non
si fermano, tuttavia, i lanci di razzi palestinesi verso Israele, che ieri avevano
provocato la dura reazione dello stato ebraico: miliziani palestinesi sono
tornati a bersagliare le città israeliane di Sderot e Ashqelon, nonostante
l'attacco aereo notturno portato dall'aviazione israeliana per fermare i lanci.
E se Israele considera un sostanziale successo
l'offensiva terrestre nella Striscia di Gaza, diverso è il segnale lanciato da
Hamas, che ha salutato il ritiro dei blindati di questa mattina come una
vittoria. L. P.
( da "Quotidiano.net" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Annunci legali L'INFERNO DI GAZA Israele sta ritirando le truppe E Hamas canta vittoria L'operazione
"Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati
israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya Commenti
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del 02/03/2008 di Mister X Cari tifosi, andate a lezione di vita (e di calcio)
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02/03/2008 di Francesco Ghidetti Perché Sanremo è Sanremo: 62... e ultimo! del
02/03/2008 di Davide Costa Vota il gol più bello della 26esima giornataSei
d'accordo con la riesumazione della salma di Padre Pio?Accetteresti una
centrale nucleare nella tua provincia?Volete che Tomasi lasci la Spal?Vota il
gol più bello della 25 giornataGli inquirenti hanno fatto di tutto per
ritrovare i fratelli Pappalardi?Smog, per diminuire l'inquinamento qual'è la
misura più efficace?Giusto pubblicare i nomi degli evasori?Chi è la tua
valletta prefeita?Ti piace il festival di Sanremo 2008?Ti sentiresti più sicura
con 'Slim', l'allarme antiaggressione?Blocco del traffico alla domenica, sei
d'accordo?Guazzaloca-bis, sei d'accordo?Vota la tua canzone preferita di
Sanremo 2008Permessi di lavoro per chi cura malati terminali, sei d'accordo? LA
FOTO DEL GIORNO In coda per i simboli C'è anche Ferrara Qualcuno ha pernottato
nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime
ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante' LEGGI LA NOTIZIA
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( da "Voce d'Italia, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Gaza, Craxi:
"Fermare i bombardamenti" Roma, 3 mar. - “E' urgente fermare i
bombardamenti su Gaza. Si sta compiendo una strage di innocenti,
non una lotta al terrorismo. Si levi, anche dall'Italia, una voce forte e
chiara di condanna: è in pericolo il processo di pace in tutta l'area”. Così
Bobo Craxi (foto), sottosegretario agli Esteri sul nuovo attacco israeliano
nella Striscia. E.M.
( da "Opinione, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Lun, 03 Mar 2008 Edizione 43 del 01-03-2008 Medio Oriente Israele minaccia di invadere Gaza In
seguito a un ennesimo lancio di razzi palestinesi contro Sderot che ha
provocato gravi danni a una casa e il ferimento di una donna che vi abitava,
Gerusalemme minaccia un'operazione su larga scala contro Gaza. "Più
si intensifica il fuoco dei razzi Qassam e più lunga è la gittata dei loro
razzi" - ha dichiarato Matan Vilnai, viceministro della Difesa - "più
loro si trascineranno addosso un più grande sacrificio, perché useremo tutta la
nostra forza per difenderci".