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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Israele/Palestina"

La ragione umiliata ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: le tre religioni monoteiste al conflitto israelo-palestinese Su faccende di religione e di religioni è indispensabile, in Italia, il parere di Massimo Introvigne: la sua erudizione in materia è travolgente e perfino (non impiego l'aggettivo con troppa metafora) stregante. Difende le posizioni cattoliche dalla parte della Chiesa, ma la sua oggettività nei confronti di ogni altra,

L'annuncio ieri da Fazio Non verrò a Torino ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Però mi farà piacere essere a Torino l'anno prossimo, in un dibattito con i palestinesi". Yehoshua è il secondo scrittore israeliano che rinuncia alla Fiera, dopo David Grossman che l'ha annunciato in un'intervista alcuni giorni fa, pure lui per motivi personali. E pare probabile la rinuncia anche di Amos Oz.

"Cresciamo i bambini della pace" ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cristiano e anche cittadino di Israele". Poi l'arcivescovo ha tratteggiato la sua infanzia, in un villaggio cristiano palestinese, dove nacque 68 anni fa, e che fu costretto a lasciare dall'arrivo dell'esercito israeliano. "Ci dissero che saremmo rientrati dopo due settimane, ma non vi rientrammo mai più".

Nella Striscia irriducibile "Ogni casa una trincea" ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: altrimenti avremmo già distrutto Israele, insciallah. Però negli ultimi tempi ci siamo dati da fare. Non chiediamo altro che gli ebrei ci invadano, troveranno parecchie sorprese: tunnel di cui sanno poco, armi contro i carri armati Merkava e soprattutto nuovi razzi. Li stiamo aspettando: se penetrano nella Striscia non ne escono vivi".

Proteste Per il segretario dell'Onu Ban Ki-moon: i militari hanno fatto un uso sproporzionato della forza ( da "Stampa, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha condannato l'escalation a Gaza e il segretario generale Ban Ki-moon ha accusato Israele di "uso sproporzionato e eccessivo della forza". Sul fronte orientale il segretario generale della Lega araba Amr Mussa critica duramente l'indecisione dell'Onu, incapace, a suo dire, di "adottare una risoluzione severa contro Israele".

Nuovi raid a Gaza, Israele: "Pronti all'offensiva" Abu Mazen tronca tutti i contatti ( da "Quotidiano.net" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: gruppi armati palestinesi hanno lanciato oltre 50 razzi contro Israele (sette i civili feriti, fra cui due bambini, nella città di Ashkelon). Mercoledì, un razzo aveva ucciso un civile israeliano. La pressione internazionale monta per spingere Israele a interrompere le operazioni (ma Barak ha detto oggi che "lo scopo, mettere fine al lancio di razzi, non lo otterremo in due giorni;

Verso l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati Barak preannuncia l'attacco. Onu: Sproporzionato Ancora vittime. Abu Mazen: Le trattative solo quando finirà il massacro . Olm ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: TENSIONE ALLE STELLE Verso l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati Barak preannuncia l'attacco. Onu: "Sproporzionato" Ancora vittime. Abu Mazen: "Le trattative solo quando finirà il massacro". Olmert: "Diritto all'autodifesa" - -->.

La Rice in arrivo nella regione Una missione ad alto rischio ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: I piani del segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che parte oggi per il Medioriente, restano immutati: lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Rob McInturuff, rinnovando l'appello alla calma e l'invito a Israele a mostrare prudenza. Ma è chiaro che la missione alla luce della situazione diventa ad alto rischio. - -->.

MA LA REAZIONE LASCIA APERTI GLI INTERROGATIVI ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele a partire da gennaio, ha imposto un blocco dei confini, 'violato solo per un minimo di "forniture umanitarie". Con l'unica eccezione dell'abbattimento della barriera lungo il confine con l'Egitto, architettato da Hamas e sfruttato per quattro giorni di acquisti sfrenati a partire dal 23 gennaio da tutti gli abitanti di Gaza che avevano quattro soldi in tasca,

Papa: Fermare la spirale di violenza Pace solo col rispetto della vita umana ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: FERMARE subito la "spirale di violenza" tra Israele e la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni". L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente angoscia fortemente Benedetto XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo "pressante invito" affinché si ponga rapidamente fine alle violenze.

UN'AUTODIFESA CONTRO ATTACCHI INDISCRIMINATI ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele reagisce, cercando di colpire in modo mirato l'origine della minaccia. Lo fà a colpo sicuro, con informazioni precise, ma spesso anche civili, grandi e piccoli, ne risultano vittime. MENTRE I RAZZI e le granate che esplodono ogni giorno tra i cittadini israeliani fanno scarsa notizia, i media,

MO: GAZA; ALTRI MORTI, ANP CONGELA RAPPORTI CON ISRAELE/ANSA ( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il ministro Della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "è ormai sull'agenda" una escalation delle operazioni. Il numero di raid aerei si è ridotto rispetto a sabato, ma anche ieri si registrano dieci morti palestinesi,

Appelli di papa e ueper fermare la crisi ( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: condanna l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perché dia prova di massima moderazione". Al tempo stesso, a nome dei 27, la presidenza europea condanna il lancio dei missili su Israele da parte palestinese e ne chiede lo stop immediato.

Gaza, israele non si ferma onu e usa: stop alle violenze - jabaliya (striscia di gaza) ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele non si ferma Onu e Usa: stop alle violenze JABALIYA (STRISCIA DI GAZA) Mohammed, che dicono gli altoparlanti? "Niente. Corano", risponde a monosillabi il mio interprete di sempre, mentre la voce proveniente dal minareto, bassa, persuasiva, autorevole come un terribile avvertimento, invita a pregare per i "martiri"

Macerie sul negoziato - paolo garimberti ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uno Stato palestinese in grado di "vivere accanto a Israele in pace e in sicurezza". L'ennesima promessa mancata di una presidenza che, per giudizio unanime degli analisti specializzati compresa la famosa commissione bipartisan Baker-Hamilton sull'Iraq, ha prodotto la peggiore politica estera americana da molti decenni a questa parte.

Abu mazen congela il negoziato barak minaccia: "pronti all'escalation" - fabio scuto ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "ormai è sull'agenda" una escalation delle operazioni, l'ipotesi di un invasione potrebbe diventare reale. Israele non intende comunque tornare indietro. Il premier Olmert si è detto stupito della decisione di Abu Mazen: "Noi siamo invece convinti - ha affermato - che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire a rafforzare i nostri

Israele non ferma l'esercito gaza è una città fantasma - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele non ferma l'esercito Gaza è una città fantasma I morti sono più di cento, 60 civili tra le vittime L'attacco Bambini, vecchi, donne, l'offensiva israeliana ha preso in mezzo tutti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO Alberto stabile La paura ha risucchiato la gente nelle case.

"per ogni nostro ferito colpiamo mille di loro" - mila rathaus ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ex capo di Stato israeliano "Per ogni nostro ferito colpiamo mille di loro" "Ignoriamo la vera natura del nostro nemico e ci occupiamo del singolo razzo, ma così restiamo in trappola sotto la loro minaccia" MILA RATHAUS "Sono in corso una serie di operazioni che vanno oltre il semplice impiego di forze di terra e di aria e il cui scopo è l'

Macerie sul negoziato - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nazioni Unite e soprattutto alle critiche del segretario generale Ban Ki-Moon (che ha parlato di "uso eccessivo della forza da parte di Israele") tolgono ogni credibilità a una eventuale mediazione dell'Onu. "Nessuno ha il diritto morale di fare la predica a Israele sul suo diritto all'autodifesa". Difficile dare torto a chi vede le sue città colpite da una pioggia di missili Qassam.

Il papa: fermatevi senza condizioni la ue invia solana in israele - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ma la reazione di Israele non viene giustificata". Fonti della Farnesina fanno notare che sia la presidenza slovena che il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon sono stati molto più duri con Israele in queste ore. Ma un diplomatico israeliano a Roma replica: "Noi non ne facciamo una questione di bilancino politico, è una questione di sopravvivenza:

"il terrorismo è colpa degli usa" - elena dusi ( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ayatollah Ali Khamenei nel frattempo si dedicava alle vicende di Israele: "I musulmani dovrebbero insorgere e i leader islamici dovrebbero schiaffeggiare in viso il regime occupante con la rabbia dei loro popoli". Per riportare la pace in Iraq, Ahmadinejad non vede altra soluzione che un ritiro immediato delle truppe Usa.

Gaza, già cento morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa: si fermi ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: già cento morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa: si fermi L'Onu, l'Unione Europea e anche gli Stati Uniti adesso chiedono che siano fermate le violenze fra Israele e Palestina e siano ripresi immediatamente i negoziati di pace. Papa Benedetto XVI nell'Angelus auspica che in Terra Santa cessino le uccisioni.

Abu Mazen sospende i negoziati ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri Pagina 107 Abu Mazen sospende i negoziati Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert: "Ci difendiamo" --> Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert: "Ci difendiamo" Era difficile credere che le trattative tra arabi e israeliani sarebbero approdate alla pace. Dopo gli scontri dei giorni scorsi il filo di speranza si è definitivamente spezzato.

Non è autodifesa, è un'aggressione che uccide la pace ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: noi palestinesi le diremo che così Israele rafforza i nemici del dialogo "Non è autodifesa, è un'aggressione che uccide la pace" / Roma u.d.g. "A Gaza Israele sta distruggendo le ultime speranze di pace. Uccidere decine e decine di palestinesi, molti dei quali donne e bambini, non può essere giustificato con il diritto all'autodifesa.

Appello di Papa Ratzinger a israeliani e palestinesi: fermare subito la violenza, unilateralmente e senza condizioni ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tra Israele e la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni". L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente, con le azioni militari di Israele contro Gaza e i lanci dei missili palestinesi sui territori israeliani, preoccupa fortemente Benedetto XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo "pressante invito"

Gaza, Olmert pronto all'invasione di terra L'Onu condanna l'uso eccessivo della forza ma Israele continua l'attacco sferrato per fermare il lancio dei missili Qassam. Salta il nego ( da "Unita, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele a difendersi, condanno l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza che ha ucciso e ferito così tanti civili, tra cui bambini", sottolinea il numero uno del Palazzo di Vetro aggiungendo: "Chiedo a Israele di cessare tali attacchi". Il segretario ha anche chiesto ai palestinesi di porre fine al lancio di razzi su Israele condannando gli attacchi missilistici ed esprimendo

I morti di Gaza gelanoil processo di pace L'Anp sospende il negoziato. Olmert respinge le critiche: I raid vanno avanti dobbiamo proteggerci ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il suo portavoce Nabil Abu Rudeina ha comunicato che "il presidente ha sospeso tutti i contatti con Israele in segno di protesta per le operazioni israeliane a Gaza". "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo", ha rincarato Rudeina, avendo cura di precisare che la "sospensione" durerà "fino alla fine dell'aggressione".

Israele non si ferma L'Anp: stop ai colloqui ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Nuove vittime a Gaza Israele non si ferma L'Anp: stop ai colloqui Il presidente palestinese Abu Mazen (nella foto mentre dona il sangue per i feriti) ha sospeso i negoziati. Onu e Ue condannano Israele. A PAGINA 5 Caretto, Frattini, Offeddu.

Onu e Ue: <Su Gaza forza sproporzionata> ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ue accusa Israele: i suoi attacchi a Gaza violano la legge internazionale, sono una "punizione collettiva " degli abitanti. Non era mai stato pronunciato, un giudizio così, nella cinquantennale storia di amicizia fra Israele e la Ue. Ma anche dal resto del mondo giungono condanne per quanto accade nella fornace di Gaza: 10 i morti ieri,

I volti della tragedia ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: BREVI I volti della tragedia Da sinistra la paura di un giovane soldato israeliano impegnato nelle incursioni contro le forze di Hamas e il dolore di palestinesi della Striscia di Gaza sotto attacco.

La crisi Israele-palestinesi ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: BREVI La crisi Israele-palestinesi \\ Papa Benedetto XVI: "Rinnovo il mio pressante invito alle autorità sia israeliane che palestinesi, perché si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni" #.

<Lo Stato ebraico ha il diritto di difendersi> ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: altro potrebbe fare Israele se non contrattaccare a Gaza? Di là partono i missili che uccidono i suoi cittadini. Non può permettere che Hamas ne lanci sempre di più". Non c'è modo di prevenire i lanci? Di negoziare, ad esempio? "Israele aveva cercato di dissuadere Hamas dall'aggredirlo e aveva ripreso a negoziare con Abu Mazen.

La giornata ( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 1 Israele non ferma i suoi raid, è pronto l'attacco di terra "Israele non ha alcuna intenzione di sospendere la lotta al terrorismo": aprendo la seduta del consiglio dei ministri, il capo del governo israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che Tel Aviv non interromperà i raid che da giorni insanguinano la Striscia di Gaza,

Tre classi di bambini, tre fedi diverse Un film sulla religione a scuola ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: I momenti migliori del film arrivano infatti quando un canto dei bimbi cattolici quasi si mischia allo "Shemà Israel", ascolta Israele, e alla gara di Corano per bambini organizzata nella grande Moschea di Roma. E quando si parla di pace e di amore. La maestra Francesca chiede di sostituire le parole del cuore duro ("Questa me la paghi") con le parole di Dio.

Tre liste per il consiglio della Comunità Ebraica ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la lista maggioritaria "Per Israele" guidata da Riccardo Pacifici e l'altra, tradizionalmente di centrosinistra, "Per i giovani insieme", guidata da Victor Magyar. "Yachad", outsider di queste elezioni, ha per capolista Raffaele Pace, presidente di Kadima italiano. La lista per la "Consulta" è invece guidata da Daniel Della Seta.

Arabi e israeliani secondo Oliver Stone ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 03-03 num: - pag: 53 categoria: BREVI Arabi e israeliani secondo Oliver Stone Oliver Stone (foto) gira un documentario di 67 minuti sul conflitto arabo-israeliano: siamo nel marzo 2002, nei giorni della seconda Intifada quando Yasser Arafat era barricato nel quartier generale di Ramallah. Persona non grata Cult, ore 20.

Lawrence d'Arabia: i castelli di sabbia di un mitomane ( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: aprì la Palestina agli ebrei e creò la Giordania e l'Iraq inserendoli nella propria sfera d'influenza. Gli arabi si sentirono frodati, e da allora molti odiano l'Occidente. A spingere Pryce Jones ad addossare a Lawrence, un maestro della guerriglia contro l'impero ottomano, parte della colpa per l'attuale, cosiddetto "scontro di civiltà"

Per Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione di Israele. Taluni suoi esp ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Spera in caso di attacco in forze israeliano di poter resistere sufficientemente a lungo perché la comunità internazionale imponga a Israele di ritirarsi, magari sotto l'emozione di donne e bambini massacrati dalle bombe. Israele è in difficoltà. È preoccupato dal proposito di Hamas di dotarsi di razzi ancora più potenti degli attuali,

Da Gaza, gli scontri si sono estesi alla Cisgiordania. E i nomi di altri dieci palestinesi s ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mahmoud Abbas non ha risposto ma è stata confermata la sospensione di tutti i contatti con Israele "fino alla fine dell'aggressione". "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo. Porta la completa responsabilità per il blocco del processo di pace". Ovviamente, Olmert e i suoi ministri ribattono accusando Hamas per l'escalation.

ROMA - In tutte le comunità ebraiche della diaspora si è alzato il livello di guardi ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: escalation di accuse nei confronti di Israele è tale da farci paventare il ritorno ad un clima simile a quello che nell'82 portò all'attentato contro la sinagoga di Roma". La preoccupazione espressa da Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma, è condivisa dal Viminale che, una settimana fa, ha assegnato la scorta sia a lui che al presidente degli ebrei romani,

LE rappresaglie militari israeliane al lancio da parte di miliziani di Hamas di razzi con gittat ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Se lo facesse il suo già debole potere scomparirebbe del tutto. Debole è anche il premier israeliano Ehud Olmert. Accusato di inefficienza e debolezza per l'insuccesso israeliano in Libano contro l'Hezbollah non può non reagire. Però, sa anche che le rappresaglie per essere efficaci devono essere molto dure e segnerebbero non solo la fine del processo di pace di Annapolis,

Israele prepara l'offensiva di terra contro Gaza ( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Dialogo in vaticano una delegazione dei 138 leader musulmani ( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il Medio Oriente e i motivi sono da ricercarsi anche oltre il conflitto israelo-palestinese. È pure il coacervo di religioni presenti nella regione che, sovente, al posto di promuovere la pace esaspera le rispettive posizioni facendo spingere il piede sull'acceleratore delle violenze. E a farne le spese sono gli innocenti come è innocente, ad esempio, monsignor Paulos Faraj Rahho,

Non boicottate il Salone del libro . L'appello arriva dal ministro della Cultura fra ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 03-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Non boicottate il Salone del libro". L'appello arriva dal ministro della Cultura francese Christine Albanel, dopo l'invito di arabi e musulmani a bloccare la fiera che avrà come ospite Israele. - -->.

Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Gaza, il ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dove solo sabato in un attacco israeliano sono rimasti uccisi sessanta palestinesi. Il Pontefice chiede di fermare subito "la spirale di violenza". Dicendo no ai paletti politici, alle schermaglie: "Rinnovo il mio pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi - ed è l'ennesimo richiamo alla pacificazione dell'area - perché si fermi la spirale di violenza,

John Voice TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In risposta ai sanguinosi scontri il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "è ormai sull'agenda" addirittura una escalation delle operazioni.

Cedere non sempre è una sconfitta ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: battaglia a Gaza tra Israele e Hamas. Sembra una storia già scritta e invece questa volta pare utile porsi una domanda, ma come è possibile che la leadership politica di Israele agisca in maniera così sconsiderata? La guerra nel Paese dei cedri del 2006 ci ha consegnato un Libano ancor più destabilizzato, con un Parlamento immobile e ove l'elezione del Presidente appare una chimera.

Ue: stop violenze, Solana a Gerusalemme ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 60 palestinesi in un attacco israeliano contro la striscia di Gaza, la situazione nella regione resta di alta emergenza. L'Unione europea "condanna l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perchè dia prova di massima moderazione ed eviti tutte le azioni che possono mettere in pericolo i civili"

Da D'Alema condanna unilaterale ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele senza menzionare i motivi per cui è scattata la reazione". Così il portavoce e vice presidente della Comunità Ebraica Romana, Riccardo Pacifici, replica alle dichiarazioni di Massimo D'Alema sulla crisi a Gaza. "Stiamo assistendo - ha spiegato Pacifici - ad una drammatica involuzione che vede l'uccisione di terroristi di Hamas che si nascondono vigliaccamente in mezzo alla

Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non ( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Mentre Cina, Russia e India stanno mettendo a punto soprattutto programmi su aerei da combattimento automatici. Una gara preoccupante che, secondo l'esperto, potrebbe rivelarsi un boomerang: "La disponibilità maggiore di componenti robotiche farà abbassare i loro prezzi e sarà sempre più facile trovare sul mercato pezzi da assemblare per realizzare armi robotiche fatte in

Gaza, Israele ritira i blindati ( da "Voce d'Italia, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ritira i blindati Ma non si fermano i razzi dei miliziani palestinesi Gaza, 3 mar. - Alle prime ore dell'alba si è conclusa l'offensiva terrestre israeliana nella Striscia di Gaza, incursione che ha provocato un centinaio di morti. Non si fermano, tuttavia, i lanci di razzi palestinesi verso Israele,

Israele sta ritirando le truppe E Hamas canta vittoria ( da "Quotidiano.net" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: INFERNO DI GAZA Israele sta ritirando le truppe E Hamas canta vittoria L'operazione "Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya Commenti Invia commento Segnala ad un amico Nessun commento presente Clicca qui per inviare il tuo commento Email: Sesso:

Gaza, Craxi 'Fermare i bombardamenti' ( da "Voce d'Italia, La" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Si sta compiendo una strage di innocenti, non una lotta al terrorismo. Si levi, anche dall'Italia, una voce forte e chiara di condanna: è in pericolo il processo di pace in tutta l'area”. Così Bobo Craxi (foto), sottosegretario agli Esteri sul nuovo attacco israeliano nella Striscia. E.M.

Israele minaccia di invadere Gaza ( da "Opinione, L'" del 03-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 03 Mar 2008 Edizione 43 del 01-03-2008 Medio Oriente Israele minaccia di invadere Gaza In seguito a un ennesimo lancio di razzi palestinesi contro Sderot che ha provocato gravi danni a una casa e il ferimento di una donna che vi abitava, Gerusalemme minaccia un'operazione su larga scala contro Gaza.


Articoli

La ragione umiliata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Guido Ceronetti La ragione umiliata A colloquio con Massimo Introvigne: dai difficili rapporti fra le tre religioni monoteiste al conflitto israelo-palestinese Su faccende di religione e di religioni è indispensabile, in Italia, il parere di Massimo Introvigne: la sua erudizione in materia è travolgente e perfino (non impiego l'aggettivo con troppa metafora) stregante. Difende le posizioni cattoliche dalla parte della Chiesa, ma la sua oggettività nei confronti di ogni altra, fino alle minime tracce di pensiero o di coagulo religioso, è più che provata dalle sue numerose, ramificatissime, pubblicazioni. Plana al di sopra delle recenti polemiche tra ortodossia ebraica e Benedetto XVI con leggerezza di deltaplano: le sorvola senza prendere terra, in definitiva le cancella, vedendole dall'alto e da molti lati. Ne sparisce quel che c'è di scottante. Mi provo a trascrivere, senza strumenti di registrazione, quanto ne ho ascoltato. "Se guardiamo all'ebraismo americano d'oggi il contrasto si smussa subito, ed è una parte fondamentale dell'ebraicità contemporanea. Lasciano alla Chiesa le sue tradizionali preghiere per la conversione degli ebrei, per dare più importanza ai suoi rapporti con lo Stato d'Israele, che finora non hanno patito restrizioni. Non ci vedono offesa. Da noi, si capisce, il nervo è più sensibile... Ma parlare d'interruzione del dialogo è avventato, sono titoli televisivi. Le ragioni e i fondamenti del dialogo ebraico-cattolico sono ben più larghe e profonde per guastarsi per così poco. Pesa invece ancora, in modo più lacerante, l'atteggiamento di Pio XII negli anni della Shoah: qui tra il dossier dell'accusa e l'apologetica difensiva cercare motivi di conciliazione e di dialogo sarebbe inutile". Osservo che ripristino o mantenimento in lingua della Controriforma della "conversione d'Israele" ha un significato più messianico e immaginario che realistico, una preghiera rituale in latino non produce azioni. Un rabbino italiano, di cui non ricordo il nome, ha fatto un'osservazione interessante: mentre l'ebraismo non intende convertire nessuno, il cristianesimo, come l'Islam, sono convertitori da sempre, non solo di ebrei, ma anche di atei, e di gnostici. Accenno a Introvigne il mio aver incontrato spesso, in passato, lo speciale mondo dei Missionari d'Africa (i Padri Bianchi), una diaspora silenziosa in tutto il mondo islamico di tollerati avamposti della Chiesa, di lingua francese la maggior parte, e perfetti arabofoni: ebbene nessuno di loro pensava realmente a convertire qualche musulmano, neppure lo riteneva possibile, i loro avamposti sono torrette di fortezza Bastiani affacciate sul Deserto dei Tartari, la loro presenza serve a "tenere la porta socchiusa" per un ipotetico dialogo. Quattro di loro, anni fa, furono bestialmente assassinati dal Gia in Algeria. Tuttavia l'ebreo, che ha cessato di essere dhimmi, è perseguitato in paesi islamici anche se si guarderebbe bene da qualsiasi tentativo di convertire un solo musulmano. Dice Introvigne: "Vale, per quanto riguarda gli ebrei, insieme a un tempo quantitativo, un tempo assiologico, un tempo qualitativo, non trascurabile e superiore, vivo tuttora negli ebrei ortodossi. In Israele, la loro pressione demografica (cinque o sei figli a coppia) farà crescere anche l'attesa messianica. Parimenti, nella Chiesa, la conversione degli ebrei è invocata per tempi escatologici, sui quali però il clero d'oggi è piuttosto scettico, o li ignora del tutto, mentre invece la Seconda Venuta, la parusìa di Cristo, è molto viva tra i protestanti più conservatori, i teocon come le Chiese. Se fosse diventato presidente a novembre, Huckabee avrebbe portato alla Casa Bianca una ventata forte di millenarismo e di antidarwinismo...". Più bruciante è, in tempo banalmente quantitativo (prossimo maggio), la brutta storia del boicottaggio antisraeliano della Fiera del Libro di Torino. Secondo Introvigne, a richiederlo, a provocarlo sono stati il filosofo Vattimo, la cui posizione è nota, e i giornali più apertamente filopalestinesi, come Manifesto e Liberazione, per primi, immediatamente ascoltati e seguiti, dalla Svizzera dove vive, da Tariq Ramadan, che passa per moderato e gran mediatore tra l'Islam estremo e intellettuali e politici occidentali - ma accidenti nel suo albero di ascendenti c'è Hassan al-Banna, suo nonno, fondatore nel 1928, in Egitto, dei Fratelli Musulmani che, per tradizione, fin da prima che Israele si affacciasse come Stato e poi specialmente dopo il 1967, di moderatismo ne hanno sempre mangiato poco. Il personaggio è dunque, per origini e posizioni, alquanto ambiguo, sebbene non condivida la dichiarazione di guerra di Bin Laden del 1996. La chiarezza però non è di quel mondo. Agli appelli congiunti dei nostri e di Tariq i palestinesi organizzati (Fronte Popolare e poi tutti gli altri, fino ad Hamas) si sono associati subito, come se ne aspettassero il segnale e il caso è scoppiato: scrittori ed editori musulmani ora esitano, hanno paura di non benevole fatwe. Un tifone alla Conrad, che può farsi più minaccioso, su una innocente e depoliticizzata kermesse culturale, un tradimento triste da parte del giornalismo engagé del nostro còmpito di frena-odio, di artificieri disinnescatori di bombe mentali. Per parte mia sono inquieto. Introvigne è, mi pare, un "fondamentalista in ottimismo" e ritiene che la Fiera sarà, grazie alla vigilanza delle forze dell'ordine italiane, blindata sì, per forza, ma sicura. (Auguri a tutti: israeliani, arabi, cristiani, musulmani e comuni miscredenti e libero-pensanti ai quali sia dolce lo strofinarsi a copertine di libri). Resta però che teste di cuoio ed elicotteri mobilitati per evitare che famose o ignote pagine zampillino sangue, umiliano in ogni caso, una volta di più, la ragione.

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L'annuncio ieri da Fazio Non verrò a Torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Yehoshua L'annuncio ieri da Fazio "Non verrò a Torino" Alla Fiera del Libro di Torino non ci sarà Abraham Yehoshua. Lo ha detto lo scrittore, intervistato ieri sera da Fabio Fazio in Che tempo che fa. "Non posso: proprio in quei giorni debutterà a Roma la versione operistica del mio Viaggio alla fine del millennio. Però mi farà piacere essere a Torino l'anno prossimo, in un dibattito con i palestinesi". Yehoshua è il secondo scrittore israeliano che rinuncia alla Fiera, dopo David Grossman che l'ha annunciato in un'intervista alcuni giorni fa, pure lui per motivi personali. E pare probabile la rinuncia anche di Amos Oz.

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"Cresciamo i bambini della pace" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'evento Elias Chacour chiude "Parole fra Continenti" "Cresciamo i bambini della pace" VANNA PESCATORI CUNEO Nel drammatico contesto di una lacerazione infinita che strazia quotidianamente israeliani e palestinesi, l'arcivescovo Elias Chacour, con temerarietà e fiducia, ha realizzato una struttura straordinaria: un vivaio dove crescono e maturano i figli della pace. Ad Ibillin, cittadina della Galilea, come gli antichi profeti biblici, ha affidato alle pietre un concreto strumento di riconciliazione, costruendo muri non di separazione, ma di comunione e scuola per studenti arabi, israeliani, cattolici, ebrei, musulmani. L'importante istituzione realizzata in alcuni decenni da monsignor Chacour, già ragazzo sopravvissuto alla distruzione del suo villaggio natio, diventato prete, accoglie oggi, dall'asilo all'università, migliaia di giovani e li educa a credere che ''shalom'' non è un'utopia, ma è un sogno realizzabile": firmato don Aldo Benevelli, Cuneo, Città della Libertà. Con questa motivazione, letta dal sindaco Alberto Valmaggia, ieri è stato consegnato a Elias Chacour il premio annuale dell'Università della Pace "Giorgio La Pira", a conclusione dell'ottava edizione di "Parole fra Continenti". Ancora una volta, così come è avvenuto per sette giorni da lunedì scorso, la Sala B della Provincia ha riunito un uditorio attento, alla ricerca del "bene", tema della rassegna. Introducendo l'ospite, Giuseppe Viada si è soffermato su quanto questo premio significhi come costruzione di un diverso futuro. Ha ricordato che l'anno scorso era stato conferito a Ismail Muhammad Khatib, palestinese che aveva donato gli organi del figlio, ucciso da un cecchino, a cinque bambini, arabi e israeliani. Khatib, al ritorno a casa, ha costruito in soli tre mesi, il Centro per ragazzi "Cuneo-Jenin per la Pace", nel campo profughi dove vive. Elias Chacour, ha aggiunto don Aldo Benevelli, leggendo una pagina autobiografica scritta dall'arcivescovo di Galilea, ha dimostrato fin da quando era giovane sacerdote, la volontà di impegnarsi accanto ai più umili e lo ha fatto costruendola sua scuola. Chacour ha raccontato la lunga avventura, premettendo il suo credo: "Sono un palestinese fiero di essere palestinese, sono arabo e sono anche cristiano. Per la stampa internazionale un palestinese sembra nato con i geni del terrorismo, ma io non porto bombe. Grazie a Dio, non sono nato cristiano, sono nato neonato, cioè con un'immagine che è l'immagine di Dio". Ed ha precisato: "Sono palestinese, arabo, cristiano e anche cittadino di Israele". Poi l'arcivescovo ha tratteggiato la sua infanzia, in un villaggio cristiano palestinese, dove nacque 68 anni fa, e che fu costretto a lasciare dall'arrivo dell'esercito israeliano. "Ci dissero che saremmo rientrati dopo due settimane, ma non vi rientrammo mai più". Nel tempo e nelle privazioni, la convinzione che "Gesù non diceva ai suoi discepoli di stare seduti per affermare la giustizia. Per averla bisogna agire". Dopo aver ricevuto i voti, prima ha fondato una colonia per l'estate, nata per ospitare 500 ragazzi e che subito, ne dovette accogliere 1128, fino a raggiungere nel 1991, i 5 mila ospiti. Poi il progetto di costruire una scuola d'istruzione superiore, anche senza ottenere, inizialmente, il permesso dell'autorità israeliana. Infine il successo: oggi "Mar Elias" accoglie 4500 ragazzi: la maggioranza è musulmana, ma ci sono anche cristiani, ebrei e drusi, dalla materna all'università". Per quest'opera Chacour è stato tre volte proposto per il Nobel per la Pace. Ai cuneesi Chacour ha lasciato un messaggio: l'invito a comprendere tanto il popolo palestinese, quanto quello israeliano che sono "fratelli di sangue" e di visitare i cristiani di Palestina, affinché "si accorgano di noi".

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Nella Striscia irriducibile "Ogni casa una trincea" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Reportage I miliziani si preparano all'invasione Nella Striscia irriducibile "Ogni casa una trincea" FRANCESCA PACI INVIATA A JABALIYA (Gaza) Hassan non ha paura. Ha compiuto 12 anni venerdì sotto i missili israeliani che da cinque giorni rispondono al fuoco di Hamas bersagliando la periferia Est del campo profughi di Jabaliya dove vive con la famiglia, mamma, papà, sette fratelli, tre sorelle. "Ho visto due corpi di martiri fatti a pezzi, proprio lì", racconta senza turbamento indicando una montagnola di sabbia sullo sterrato invaso da ragazzini come lui. Soldati in prima linea, incuranti delle raccomandazioni della tv, calamitati dal fronte aperto contro "il nemico sionista", ebbri del mito della morte catartica. I carri armati appostati a cinquecento metri oltre le ultime case ripetono senza tregua la stessa nota, ratatata. Hassan è sincero, davvero non è spaventato, non dalla guerra almeno, ci è cresciuto dentro, un grottesco grembo materno: "Abbiamo coperto il sangue che era sparso tutto in giro". Ora sono di nuovo in strada a dire che 10 palestinesi morti ieri, 61 sabato, 106 da mercoledì mattina, non fanno paura. Non qui. Da Jabaliya a Gaza City, poco più di dieci chilometri, si snoda un lungo multiplo funerale interrotto da soste e colpi di kalashnikov nei punti in cui ci sono stati caduti. Le macerie della palazzina degli Atallah, distrutta da un missile sabato notte, sono già una pietra miliare di questo macabro corteo. Sei vittime, madre, padre, due sorelle e due fratelli entrambi leader delle Brigate al Qassam. "Erano appena rientrati in casa, gli israeliani hanno mirato a colpo sicuro" dice il cugino Abu Assad, impiegato del governo, lasciando intendere che "qualcuno dei vicini ha parlato". Tra i calcinacci da cui spuntano un materasso, una bacinella per il bucato, pentole accartocciate, Samir e Ali, 13 e 14 anni, giocano a tirarsi piccole pietre. "Alla fine vinceremo noi perché a differenza degli ebrei non ci tiriamo indietro di fronte al martirio", spiega Ismail el Ashqer, membro del consiglio legislativo di Hamas insieme a Mahmoud al Zahar e Haniyeh, uno dei "dead man walking" obiettivo dei raid israeliani. Cambia indirizzo più volte per l'appuntamento, si muove ogni mezz'ora, alla fine decide per un garage a Sud di Jabaliya. La vocazione alla morte in battaglia sarà la carta decisiva ma, ammette, non l'unica: "Non siamo equipaggiati come si millanta, altrimenti avremmo già distrutto Israele, insciallah. Però negli ultimi tempi ci siamo dati da fare. Non chiediamo altro che gli ebrei ci invadano, troveranno parecchie sorprese: tunnel di cui sanno poco, armi contro i carri armati Merkava e soprattutto nuovi razzi. Li stiamo aspettando: se penetrano nella Striscia non ne escono vivi". Ogni vicolo, ogni abitazione, ogni cortile è una potenziale trincea. Israele lo sa e prende tempo: a Gerusalemme l'ipotesi dell'invasione raccoglie molte perplessità. Una cosa è il campo aperto al margine di Jabaliya, altra la giungla delle città palestinesi con una densità di popolazione altissima. Anche all'ospedale Shifa, il più importante di Gaza, trovi uomini pronti a combattere. Nasser Hadar aspetta che il figlio Shukri, 7 anni, colpito al collo da un proiettile, venga accompagnato a Rafah con una delle 27 ambulanze che ieri hanno trasportato 200 feriti oltre il confine. È tardi per proteggere Shukri, ma Nasser ha altri cinque bambini: "Se gli israeliani arrivano ci trovano preparati, la rabbia ci carica di giorno in giorno". Al pronto soccorso Fatima al Bijar tiene l'elenco aggiornato di morti e feriti, provenienza, nome, età. Gli over 50 si contano sulle dita di una mano: il 47,6 per cento della popolazione della Striscia di Gaza ha meno di 15 anni. "Siamo sommersi di gente che vuole arruolarsi, morire per morire tanto vale cadere sul campo", dice uno dei comandanti delle Brigate Ennasser, nome di battaglia Abu Asef, passamontagna nero sul viso, giacca e pantaloni da impiegato. Alle sue spalle, in un sottoscala scalcinato di Khan Yunis, due giovanissimi col volto coperto e il Kalashnikov a tracolla tengono d'occhio la porta. Raccontano di aver affrontato gli israeliani sabato, quasi corpo a corpo: "Quando arrivavamo a poche decine di metri lo scontro era violentissimo". Vita e morte a Gaza sono la stessa moneta. All'ingresso dello Shekh Radwan, tra lapidi bianche e senza foto, ci sono dieci corpi sepolti nelle ultime ore e orientati verso la Mecca, che da qui è la direzione di Jabaliya. Quattro bambini si rincorrono saltando sulla terra fresca, quando due aerei israeliani sganciano un missile poco più in là alzano appena gli occhi al cielo.

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Proteste Per il segretario dell'Onu Ban Ki-moon: i militari hanno fatto un uso sproporzionato della forza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ASSEDIO A GAZA LA ROTTURA DELL'ANP Proteste Per il segretario dell'Onu Ban Ki-moon: i militari hanno fatto un uso sproporzionato della forza Almeno cento morti in cinque giorni Cortei di solidarietà nelle capitali arabe DALL'INVIATA A GAZA Il presidente palestinese Abu Mazen interrompe il dialogo con Israele per protestare contro le operazioni militari a Gaza che hanno causato almeno cento morti in cinque giorni: la notizia si diffonde come un'eco lontana nella Striscia, dove la popolarità del governo di Ramallah non è mai stata tanto bassa. Ma è una doccia fredda per George W. Bush, fiducioso di coronare il suo mandato con un accordo in Medio Oriente. L'aggravarsi della crisi che ieri ha prodotto altri 12 vittime palestinesi, una ventina di razzi Qassam e Grad lanciati sulle città israeliane di Sderot, Ashkelon e per la prima volta Ofakim, coincide infatti con la nuova missione di pace del segretario di Stato Condoleezza Rice che giunge a Gerusalemme accompagnata dal rombo dei tamburi di guerra. "Le violenze devono cessare, il dialogo deve riprendere", intima il portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe, dopo che il Consiglio di Sicurezza, convocato da Mosca, ha condannato l'escalation a Gaza e il segretario generale Ban Ki-moon ha accusato Israele di "uso sproporzionato e eccessivo della forza". Sul fronte orientale il segretario generale della Lega araba Amr Mussa critica duramente l'indecisione dell'Onu, incapace, a suo dire, di "adottare una risoluzione severa contro Israele". Da Ramallah ad Hebron, da Amman al Cairo, da Beirut a Damasco, le piazze arabe manifestano per i palestinesi e, indirettamente, contro i propri governanti filoccidentali. Il biasimo internazionale non sembra tuttavia intimidire il premier israeliano Ehud Olmert che ribadisce fermezza: "Nessuno ha il diritto morale di chiederci di non difendere la nostra gente dai terroristi". La popolazione di Gaza non c'entra, sottolinea il presidente Simon Peres, ma "il dialogo potrà riprendere solo con la fine dei razzi Qassam". Hamas, da Gaza, cavalca la crisi e invoca il governo di unità nazionale. Secondo il portavoce di Hamas Taher al Nunu, "la situazione impone la fine delle divisioni tra Cisgiordania e Gaza". Che in questo momento significherebbe sostenere i miliziani d Hamas. La hudna, la tregua in arabo, può attendere, chiosa Ismail el Ashqer, membro del consiglio legislativo di Hamas: "Cinque giorni prima che Israele cominciasse l'assedio a Gaza avevamo inviato il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman a proporre un cessate il fuoco". Venerdì Suleiman ha cancellato il volo per Tel Aviv.\.

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Nuovi raid a Gaza, Israele: "Pronti all'offensiva" Abu Mazen tronca tutti i contatti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Il Consiglio di sicurezza Onu condanna l'escalation di violenza Gaza, 2 marzo 2008 - Le condanne internazionali non fermano Israele che per bocca del primo ministro Ehud Olmert ha ribadito oggi: l'offensiva nella striscia di Gaza andrà avanti. E intanto il bilancio dei morti sale, 66 palestinesi sono morti da ieri, quando si è intensificato l'assalto contro il territorio dominato dal movimento estremista Hamas, una operazione dimostrativa per interrompere il lancio di razzi Qassam verso il territorio dello Stato ebraico. E' l'offensiva più violenta scatenata a Gaza dal 2000. Abu Mazen ha sospeso tutti i contatti con Israele per protestare contro la mortale offensiva israeliana. Lo ha dichiarato il portavoce del presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp). "I negoziati sono sospesi, come tutti i contatti a qualsiasi livello perchè non hanno alcun senso nei confronti dell'aggressione israeliana", ha dichiarato Nabil Abu Rudeina in un comunicato. "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo. Ha la piena responsabilità del blocco del processo di pace e delle conseguenze della decisione di sospendere i contatti ", ha proseguito il portavoce della presidenza palestinese. Il presidente Abu Mazen ha ordinato al gruppo di negoziatori palestinesi di sospendere tutti i contatti con Israele "finchè cessa l'aggressione", ha affermato. Olmert, aprendo il consueto consiglio dei Ministri della domenica, ha ribadito che Israele prosegue la missione "contro le organizzazioni terroristiche". Sempre stamattina parlando alla radio il ministro della Difesa, il laburista Ehud Barak, ha dichiarato che l'ipotesi di una vasta offensiva di terra a Gaza è "reale e concreta": Hamas "pagherà il fio del degrado della situazione". Del resto già 2.000 soldati israeliani sono impegnati nelle operazioni, fra raid aerei e scaramucce a terra. Due di loro sono rimasti uccisi ieri. Questa mattina sono stati uccisi cinque palestinesi, che si aggiungono ai 61 morti ieri. Le operazioni della missione col nome di "Inverno caldo" sono riprese stamane nel nord della Striscia; già questa notte apparecchi dell'aeronautica avevano bombardato gli uffici del capo del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, distruggendoli. Da mercoledì, i morti palestinesi sono quasi 90. Non è possibile stabilire un bilancio preciso che separi le vittime fra i combattenti armati e quelle fra la popolazione civile; si parla di almeno 7 bambini morti. Sabato, i gruppi armati palestinesi hanno lanciato oltre 50 razzi contro Israele (sette i civili feriti, fra cui due bambini, nella città di Ashkelon). Mercoledì, un razzo aveva ucciso un civile israeliano. La pressione internazionale monta per spingere Israele a interrompere le operazioni (ma Barak ha detto oggi che "lo scopo, mettere fine al lancio di razzi, non lo otterremo in due giorni; dobbiamo continuare e prepararci a una escalation"). Questa notte, il Consiglio di sicurezza dell'Onu con l'abituale politica del compromesso ha condannato le violenze a Gaza ma anche il lancio di razzi verso il sud di Israele, sottolineando "la necessità per tutte le parti di mettere fine da subito a ogni atto di violenza". Ma Olmert ha replicato stamane che "nessuno ha il diritto morale di criticare Israele per l'esercizio del diritto all'autodifesa". Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Esteri Chavez 'rompe' con la Colombia e schiera i carri armati al confineSport - Calcio Zalayeta frena la corsa nerazzurra Primo ko della stagione per ManciniSport - Locale Basket La Scavolini non la spunta a Cantù, pesaresi pericolosi solo sul finaleSport - Locale Basket Carife battuta ai supplementari Jesi conquista il trofeo NiagaraCronaca In nottata aperta la bara del Santo Folla di fedeli radunati in preghieraSport - Locale Calcio Rovigo, finalmente ecco la vittoria Di Iorio manda ko il CastelnuovoSpettacolo Bianca Guaccero farà un musical Lola Ponce canterà un brano di ZeroSport - Locale Basket La Fileni conquista il trofeo Niagara, Carife battuta ai supplementariSpettacolo Baudo: "Nel 2009 non torno" Chiambretti: "Pippo meglio di Mike"Cronaca - Locale Raid punitivo, tutti contro uno "Volevano tagliargli un piede"Politica Veltroni: "Pensiamo di poter vincere"Gossip Le nuove nozze di Cecilia Si sposa a New York il 21 marzoCronaca - Locale A giugno una fiera di tre giorni Idea per farla coincidere con i 40 anni TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Stagione di qualità al Teatro ComunaleLa Belle Epoque. 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Verso l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati Barak preannuncia l'attacco. Onu: Sproporzionato Ancora vittime. Abu Mazen: Le trattative solo quando finirà il massacro . Olm (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TENSIONE ALLE STELLE Verso l'offensiva di Israele a Gaza Stop ai negoziati Barak preannuncia l'attacco. Onu: "Sproporzionato" Ancora vittime. Abu Mazen: "Le trattative solo quando finirà il massacro". Olmert: "Diritto all'autodifesa" - -->.

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La Rice in arrivo nella regione Una missione ad alto rischio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I piani del segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, che parte oggi per il Medioriente, restano immutati: lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Rob McInturuff, rinnovando l'appello alla calma e l'invito a Israele a mostrare prudenza. Ma è chiaro che la missione alla luce della situazione diventa ad alto rischio. - -->.

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MA LA REAZIONE LASCIA APERTI GLI INTERROGATIVI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ANALISI 2 MA LA REAZIONE LASCIA APERTI GLI INTERROGATIVI IL GIOCO preferito del Medio Oriente è tornare indietro, risalire alle origini degli eventi. La data-madre di tutti gli ultimi contrasti è il 12 giugno del 2007. In quella giornata fatidica gli integralisti di Hamas espugnarono il quartier generale dei rivali di Al Fatah, il partito del moderato presidente palestinese Abu Mazen. Il giorno dopo si impossessarono della striscia di Gaza e la dichiararono "area militare chiusa". Nel frattempo, i gruppi estremisti della Striscia si ostinavano da mesi a "contestare" il dominio di Gerusalemme nei cieli e sul mare continuando a lanciare missili Qassam sulla cittadina di Sderot. Reagivano in questa scontata maniera alla condanna di vivere dal 2005, l'anno nel quale Gerusalemme evacuò Gaza e la Striscia, in una "prigione a cielo aperto". Israele a partire da gennaio, ha imposto un blocco dei confini, 'violato' solo per un minimo di "forniture umanitarie". Con l'unica eccezione dell'abbattimento della barriera lungo il confine con l'Egitto, architettato da Hamas e sfruttato per quattro giorni di acquisti sfrenati a partire dal 23 gennaio da tutti gli abitanti di Gaza che avevano quattro soldi in tasca, il congelamento dei transiti attraverso le linee di demarcazione non ha conosciuto eccezioni. Israele forse ha sperato di piegare con questa misura i lanciatori di razzi. Non ha ottenuto neppure l'ombra di un risultato fino a quando, il 27 febbraio, un Qassam lanciato nel recinto dell'Istituto Sapir di Sderot ha ucciso un uomo di 47 anni, padre di quattro figli. Da quel giorno è scattata l'operazione "Inverno caldo". SECONDO le ultime statistiche i morti palestinesi sono stati 101. La tragica contabilità comprende civili e bambini. Un portavoce militare israeliano ha precisato che nel sabato nero dei 61 uccisi sono stati eliminati "25 terroristi operativi". Meno della metà delle vittime. A queste cifre sono dovuti i perentori richiami contro l'uso "sproporzionato della forza" venuti dal segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e dall'Unione europea (oltre alle scontate condanne del mondo arabo). Esecrazioni facili. Dietro alle quali restano interrogativi angosciosi. Che si riassumono in un unico quesito sul quale l'opinione pubblica dello stato ebraico è divisa. Si può trattare con Hamas senza che i fondamentalisti abbiano neutralizzato i lanciatori di Qassam e dei più sofisticati missili Grad in grado di colpire anche Ashkelon, una città portuale di 120mila abitanti? - -->.

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Papa: Fermare la spirale di violenza Pace solo col rispetto della vita umana (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Papa: "Fermare la spirale di violenza Pace solo col rispetto della vita umana" ? CITTA' DEL VATICANO ? FERMARE subito la "spirale di violenza" tra Israele e la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni". L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente angoscia fortemente Benedetto XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo "pressante invito" affinché si ponga rapidamente fine alle violenze. "Solo mostrando un rispetto assoluto per la vita umana si potrà sperare di dare un futuro di pace e convivenza". - -->.

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UN'AUTODIFESA CONTRO ATTACCHI INDISCRIMINATI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ANALISI 1 UN'AUTODIFESA CONTRO ATTACCHI INDISCRIMINATI DA QUANDO Hamas ha "vinto" la guerra civile e ha preso il controllo di Gaza manu militari, sono stati sparati verso i centri abitati israeliani circa mille missili Qassam ed altrettanti colpi di mortaio. Senza discriminazione, perché Hamas non distingue tra civili e militari, uomini e donne, grandi e piccoli. Sono israeliani, e ciò basta perché ciascuno di essi sia nemico da uccidere. Israele reagisce, cercando di colpire in modo mirato l'origine della minaccia. Lo fà a colpo sicuro, con informazioni precise, ma spesso anche civili, grandi e piccoli, ne risultano vittime. MENTRE I RAZZI e le granate che esplodono ogni giorno tra i cittadini israeliani fanno scarsa notizia, i media, e le televisioni ancora più efficacemente della carta stampata, ci mostrano tutto e di più circa le vittime palestinesi, in particolar modo quando si tratta di bambini. Sono immagini angoscianti, che a volte si ripetono, e non è raro che gli esperti scoprano mistificazioni che, se riescono a trarre in inganno noi profani, difficilmente ai loro occhi possono sfuggire. In ogni caso, le vittime civili ci sono davvero, e da ambo le parti, con la differenza che, mentre da una parte si cerca di evitarle, dall'altra sono il solo, vero, unico obiettivo. Tuttavia, la condanna è spesso a senso unico. Quelle del Consiglio di Sicurezza sfavorevoli a Israele, su cui ricadono ovviamente tutte le colpe, ormai si contano a decine. Anche per i fatti della Striscia di Gaza, da dove gli israeliani si erano unilateralmente ritirati e dove, in assenza delle provocazioni che sono sotto gli occhi di tutti, non avevano alcuna intenzione di rientrare. Ora Hamas ha nuove armi, missili più sofisticati, a più lunga gittata e più efficaci degli artigianali Qassam, introdotte nella Striscia nei giorni in cui i confini con l'Egitto sono stati travolti. Israele non permetterà che vengano messe in batteria, e ha già annunciato l'eventualità di una decisa azione preventiva. Senza profondità territoriale, per difendere i suoi cittadini non può fare altro. Ma già, persino dal nostro strano Occidente, si biasima questo atteggiamento. Evidentemente, Israele è l'unico Stato al mondo cui è negato non solo il diritto di esistenza, ma anche quello di autodifesa. Intanto, le telecamere si stanno posizionando. - -->.

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MO: GAZA; ALTRI MORTI, ANP CONGELA RAPPORTI CON ISRAELE/ANSA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TEL AVIV. Per il secondo giorno consecutivo le forze israeliane hanno occupato il Nord della Striscia di Gaza nel tentativo di neutralizzare i lanci di razzi palestinesi contro le città di Sderot e di Ashqelon. In risposta ai sanguinosi scontri di sabato il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il ministro Della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "è ormai sull'agenda" una escalation delle operazioni. Il numero di raid aerei si è ridotto rispetto a sabato, ma anche ieri si registrano dieci morti palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi. Sale così ad almeno 106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque giorni fa, in seguito all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo Qassam a Sderot, è stata sferrata la dura offensiva costata la vita anche a due soldati israeliani. Dieci sono i militari feriti negli ultimi due giorni. Il numero delle vittime palestinesi include numerosi bambini e civili. La Croce Rossa internazionale sostiene che almeno un terzo dei morti sono "non combattenti", i palestinesi denunciano che i civili sarebbero oltre la metà, secondo i vertici militari israeliani solo il 10 per cento non erano "terroristi operativi". Nel dubbio il ministro della Diustizia israeliano Daniel Friedman, su richiesta del collega della Difesa Ehud Barak, ha chiesto di verificare se sia legalmente permesso alle forze armate aprire il fuoco su aree palestinesi densamente abitate, quando vengono usate da miliziani per lanciare razzi sul territorio israeliano. Ieri è stato il giorno dei funerali, con i 61 morti sepolti durante cerimonie che in alcuni casi hanno coinvolto migliaia di persone. Le esequie si sono svolte mentre i cieli della Striscia continuavano a essere solcati dagli aerei-spia senza pilota alla costante ricerca di nuovi obiettivi. Le truppe israeliane chiuse nei loro mezzi corazzati hanno continuato a sostare nella zona intorno al campo profughi di Jabalyia, teatro dei durissimi combattimenti. Secondo un portavoce di Hamas, il bilancio delle vittime di sabato costituisce per i palestinesi il giorno più sanguinoso dai tempi della guerra del 1967. Nonostante la massiccia presenza israeliana, anche ieri sono continuati a piovere su Sderot e su Asqhelon razzi palestinesi: otto i civili feriti. A dispetto delle critiche ricevute da Nazioni Unite ed Unione Europea per "un uso sproporzionato della forza", Israele non intende fermarsi. Il primo ministro Ehud Olmert ha assicurato che "non ci fermeremo neppure un istante nella lotta contro il terrorismo", perché"nessuno può avere il diritto morale di chiederci di non difendere il nostro popolo". Olmert si è poi detto stupito della decisione di Abu Mazen di congelare le relazioni: "Noi siamo invece convinti che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire a rafforzare i nostri rapporti con la leadership palestiense più moderata". Il ministro della Difesa Ehud Barak, che considera l'operazione "inverno caldo" (come è stata ribattezzata l'incursione su Gaza) una legittima azione di autodifesa, ha aggiunto da parte sua che "è ormai in agenda un'escalation delle operazioni militari", il che significa che una vasta operazione terrestre israeliana a Gaza "è reale e tangibile". Israele potrebbe occupare una parte della Striscia e a quel punto la situazione precipiterebbe. La solidarietà verso i palestinesi della Striscia si è tradotta in numerose manifestazioni di protesta a Gerusalemme est e in tutta la Cisgiordania. Nella città di Hebron si sono verificati scontri nel corso dei quali un ragazzino palestinese di 12 anni è rimasto ucciso. A Ramallah per la prima volta dopo anni hanno sfilato insieme le bandiere di Hamas e di Fatah, mentre da Gaza Hamas ha invitato l'Anp a ricostituire un govero di unità nazionale. Proposta che è solo un piccolo passo verso la difficile riconciliazione con Abu Mazen. safwat al-kahloutcarlo bollino (Ansa) 03/03/2008.

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Appelli di papa e ueper fermare la crisi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Le reazioni BRUXELLES. Sospensione immediata delle azioni militari di Israele contro la striscia di Gaza e stop ai lanci dei missili da parte palestinese sui territori israeliani: la comunità internazionale, il Papa, l'Unione europea, il ministro degli esteri italiano Massimo D'Alema, tutti fanno appelli per fermare il massacro dei civili e ridare prospettiva alla pace. L'Ue, che segue con "crescente preoccupazione l'escalation di violenza, condanna l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perché dia prova di massima moderazione". Al tempo stesso, a nome dei 27, la presidenza europea condanna il lancio dei missili su Israele da parte palestinese e ne chiede lo stop immediato. D'Alema ha chiesto che "le incursioni militari israeliane non coinvolgano l'inerme popolazione di Gaza, già provata da mesi di stenti e gravi difficoltà dovute al blocco dei valichi e dalla mancanza di approvvigionamenti". Il portavoce e vice presidente della Comunità Ebraica Romana, Riccardo Pacifici, ricorda che D'Alema nei mesi scorsi ha giustificato "una reazione simile da parte della Turchia che per difendere la propria popolazione al confine con l'Iraq ha bombardato le zone dove operano i terroristi del Pkk: una reazione che ha provocato più 400 vittime e dove non esistono foto, testimonianze e condanne". L'alto rappresentante per la politica estera Ue Javier Solana è partito per una missione di due giorni in Medio Oriente, dove incontrerà i vertici israeliani e palestinesi. 03/03/2008.

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Gaza, israele non si ferma onu e usa: stop alle violenze - jabaliya (striscia di gaza) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Secondo giorno di guerra, sale a 100 il bilancio delle vittime. Barak: "L'escalation è in agenda" Gaza, Israele non si ferma Onu e Usa: stop alle violenze JABALIYA (STRISCIA DI GAZA) Mohammed, che dicono gli altoparlanti? "Niente. Corano", risponde a monosillabi il mio interprete di sempre, mentre la voce proveniente dal minareto, bassa, persuasiva, autorevole come un terribile avvertimento, invita a pregare per i "martiri" e a invidiarne il destino. è mezzogiorno, ma le strade sono deserte come se fosse l'alba. SEGUE A PAGINA 2 NIGRO, RATHAUS E SCUTO ALLE PAGINE 2, 3 E 4.

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Macerie sul negoziato - paolo garimberti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MACERIE SUL NEGOZIATO PAOLO GARIMBERTI La guerra di Gaza (nascondersi dietro le parole è inutile) è destinata a produrre soltanto macerie, oltre che un numero esorbitante di vittime innocenti. Il primo cumulo di detriti politici rischia di essere quello della fragile costruzione diplomatica che fu messa in piedi in fretta e furia ad Annapolis. E che portò George W. Bush a promettere di battezzare entro il 2008, cioè entro la fine del suo mandato, uno Stato palestinese in grado di "vivere accanto a Israele in pace e in sicurezza". L'ennesima promessa mancata di una presidenza che, per giudizio unanime degli analisti specializzati compresa la famosa commissione bipartisan Baker-Hamilton sull'Iraq, ha prodotto la peggiore politica estera americana da molti decenni a questa parte. L'America non ha la forza, né diplomatica né morale, di fermare questa scossa tellurica mediorientale. Le parole del portavoce di turno della Casa Bianca, Gordon Johndroe, rituali e ripetitive ("le violenze devono essere fermate e i colloqui ripresi"), cadono nel vuoto che la non-politica mediorientale della presidenza americana ha creato, di cui il vertice di Annapolis è stato un tardivo placebo. E nessun altro ha la forza di sostituirsi agli Stati Uniti in quel ruolo di "broker" che l'Europa non ha mai saputo assumersi (in grande misura per la diffidenza israeliana) e che l'Onu ancora meno può riempire. SEGUE A PAGINA 24.

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Abu mazen congela il negoziato barak minaccia: "pronti all'escalation" - fabio scuto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il segretario di Stato Usa Rice parte per il Medio Oriente, prima tappa Egitto poi Gerusalemme e Ramallah Abu Mazen congela il negoziato Barak minaccia: "Pronti all'escalation" Dopo il morto numero 100 il presidente fa annunciare lo stop alle trattative Olmert stupito della decisione dell'Anp: battere Hamas aiuta i moderati FABIO SCUTO Solo quando comincia a imbrunire e il numero dei morti palestinesi ha superato quota 100, il presidente dell'Anp Abu Mazen fa annunciare che i colloqui di pace con gli israeliani, avviati dopo la conferenza di Annapolis dello scorso novembre, sono sospesi. Il presidente non compare in pubblico a Ramallah, preferisce affidare al suo portavoce Nabil Abu Roudeina il suo comunicato. "I negoziati sono sospesi come tutti i contatti a qualunque livello, non hanno più alcun senso davanti all'aggressione israeliana". E' forse l'inizio della fine delle speranze che erano scaturite dagli incontri di Annapolis voluti dagli Usa e quelli seguiti a Gerusalemme fra le delegazioni palestinese e israeliana. "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacrare la nostra gente", dice Abu Mazen, "e per questo porta interamente la responsabilità del blocco dei negoziati e della decisione di sospendere ogni contatto". Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "ormai è sull'agenda" una escalation delle operazioni, l'ipotesi di un invasione potrebbe diventare reale. Israele non intende comunque tornare indietro. Il premier Olmert si è detto stupito della decisione di Abu Mazen: "Noi siamo invece convinti - ha affermato - che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire a rafforzare i nostri rapporti con la leadership palestinese più moderata". Preso in mezzo tra due fuochi, da una parte l'offensiva israeliana nella Striscia e dall'altra l'offerta di Hamas di formare un governo di unità nazionale per far fronte alla nuova situazione, Abu Mazen ha scelto di prendere tempo. Un riavvicinamento ad Hamas, dopo le violentissime battaglie che lo scorso anno hanno portato gli integralisti a controllare interamente la Striscia, sembra improbabile e politicamente inopportuno. E affida ancora una volta le speranze di riavviare il negoziato al peso che gli Stati Uniti possono mettere per la soluzione del conflitto. Dopo giorni di silenzio ieri la Casa Bianca ha invitato le parti alla moderazione e di tornare a dialogare. Il segretario di Stato Condoleezza Rice riparte oggi per il Medio Oriente, domani sarà al Cairo per incontrare il presidente Mubarak, poi le due tappe più difficili, Gerusalemme e Ramallah. Rianimare le speranze, riavviare il dialogo, sembra una missione impossibile. Specie se, come è ormai evidente, gli Stati Uniti in fine amministrazione Bush non hanno più nulla da gettare sul piatto per far muovere la bilancia. "Siamo troppo assenti da quel negoziato", spiega Scott Lasensky, esperto di Medio Oriente dello United States Institute for Peace di Washington, "sul terreno sembra che non siamo in grado di offrire nessuna idea utile per risolvere il problema di Gaza". Il segretario di Stato Usa che si è sempre mostrato reticente a intervenire nel negoziato giorno per giorno, risponde che i suoi predecessori hanno fallito e che lei preferisce usare i suoi metodi. Ma secondo Lasensky la Rice è in errore: "Una delle lezioni da trarre dai precedenti fallimenti è che israeliani e palestinesi non possono essere lasciati soli, c'è troppa asimmetria. Serve una presenza costante". La solidarietà verso i palestinesi della Striscia si è tradotta ieri in numerose manifestazioni di protesta a Gerusalemme est e in tutta la Cisgiordania. Duri scontri a Hebron nel corso dei quali un ragazzino palestinese di 12 anni è stato ucciso, quaranta i contusi.

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Israele non ferma l'esercito gaza è una città fantasma - (segue dalla prima pagina) dal nostro inviato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele non ferma l'esercito Gaza è una città fantasma I morti sono più di cento, 60 civili tra le vittime L'attacco Bambini, vecchi, donne, l'offensiva israeliana ha preso in mezzo tutti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) DAL NOSTRO INVIATO Alberto stabile La paura ha risucchiato la gente nelle case. Le scuole sono chiuse. I ministeri sono trincee esposte al fuoco nemico. I negozi sono sbarrati da portelloni di ferro. La spazzatura, che s'accumula sui marciapiedi da quando è cominciata la penuria di benzina, comunica un senso di disfacimento. Gaza sembra una città morta che oggi celebra il suo funerale. Dall'inizio della battaglia, venerdì notte, sono state uccise 101 persone, dieci soltanto ieri, domenica, tra cui una bimba che non aveva ancora due anni. Miliziani e civili, uomini armati e bambini, donne, anziani, vite diverse, esistenze spesso contrapposte che la potenza delle armi israeliane e l'astuzia dell'intelligence non sono riuscite a separare. Anzi secondo le organizzazioni umanitarie palestinesi nella contabilità di questa guerra non dichiarata ma come tale combattuta, le vittime civili (60) hanno superato i morti con le armi in pugno. La maggior parte delle vittime s'è avuta a Jabaliya e a Beit Hanun, i due villaggi che un tempo formavano come i due stipiti del grande cancello che immette nella Striscia. Ma a giudicare dalla quantità di tende impiantate per il lutto si direbbe che non c'è quartiere di Gaza che non abbia avuto i suoi morti. Lunghi cortei con grappoli di bandiere gialle, se il defunto era un militante, o senza bandiere, soltanto le face assorte del dolore, scivolano lungo le strade che portano ai cimiteri di Jabaliya e di Sheik Radwan. Una di queste processioni riunisce gli amici e i parenti superstiti della famiglia Atallah, nome noto a Gaza e, a quanto sembra, senza una particolare coloritura politica. Resta perciò un mistero, come mai, sabato pomeriggio poco dopo le cinque, un aereo israeliano abbia sganciato tre bombe sull'edificio di via Nafaq, nel centralissimo quartiere di Rimal, dove Abdel Rahaman Atallah, di 62 anni, viveva con la moglie, Suad Rajab, 60 anni e i suoi quattro figli, due maschi e due femmine, a loro volta sposati e genitori di sei bambini. Gli adulti sono morti tutti. Dei sei bambini, quattro sono ricoverati in ospedale per ferite gravi e tra questi un neonato di due giorni. "Non è vero che questa è la guerra degli israeliani contro i Qassam - dice Ahmed Ibrahim, uno dei nipoti di Abdel Rahaman, a cerimonia finita - , questa è una guerra contro i palestinesi. A casa di mio zio non c'erano missili e non c'era uomini armati appostati alle finestre ma donne e bambini. Eppure hanno raso al suolo il palazzo e ucciso sei persone". All'ospedadale "Kamal Odwan" di Beit Layha, in un quartiere creato durante l'occupazione israeliana per insediare alcune migliaia di profughi del campo di Jabaliya in qualcosa che assomigliasse a una città, esperimento allora caldeggiato da Sharon, i 19 feriti ricoverati rappresentano altrettanti casi di "danni collaterali". La piccola Besan Musellan, 2 anni e mezzo, giace con un braccio fratturato e una scheggia conficcata nella spalla, nel reparto ortopedia. La guarda e la cura con gli occhi la madre, Amina. Amina racconta di come Besan, la mattina di sabato, sedeva sul gradino di casa, assieme al fratellino di Mohammed, di 4 anni, e a un zio. Un auto parcheggiata e vuota viene polverizzata da un missile. Lo zio, lui stesso ferito alle gambe, fa in tempo ad afferrare Mohammed e a coprirlo, ma non Besan. Le fonti ufficiali israeliane hanno giustificato l'alto numero di vittime civili col fatto che le milizie di Hamas non hanno esitato a trasformare case ed edifici residenziali, in postazioni d'artiglieria e posti di combattimento. Fatma Abed Rabbo, 26 anni, sposata e madre di una bambina di pochi mesi, è stata ferita alla schiena mentre si trovava nella stanza da letto con la bambina. Ricorda perfettamente che prima di sentirsi bruciare le spalle, era accorsa al balcone attratta da una forte esplosione. La casa dei vicini Abu Shback era saltata in aria. Jacqueline Abu Shback, di 17 anni, e il fratello Eyad Mohammed di 14 erano morti sul colpo. Abdallah Nabil Abed Rabbo, di 27 anni, l'hanno tirato fuori cadavere dalle macerie. Abed Rabbo è un clan di Jabaliya, tanto importante da aver dato il nome ad un intero quartiere. E' stato questo l'epicentro iniziale dello scontro. Ora dice, Fatma, stringendo i denti dal dolore, "sfido chiunque a dire che la mia famiglia ha mai avuto a che fare con la resistenza. Io ho visto morire attorno a me solo civili e non capisco come davanti a questo massacro il mondo, gli arabi, e soprattutto l'America possano restare in silenzio". Fatma non poteva sapere che in serata la Casa Bianca avrebbe chiesto la fine degli scontri e la ripresa del negoziato tra Israele ed Abu Mazen. Sulla strada principale di Jabaliya, i pochi passanti camminano rasentando i muri, il naso all'insù per cogliere i segnali della guerra che riempiono l'aria: esplosioni, sirene, raffiche di mitra. Ad un certo punto la strada si restringe e torce in una curva a destra tra due file di case basse. Al di là della curva, a poche centinaia di metri, ci sono gli israeliani che presidiano la zona. La prima linea è formata da carri armai e blindati semicoperti da sacchetti di sabbia, dietro le truppe di terra da cui partono le unità speciali per arrestare, perquisire, annientare le "basi del terrore". E qui, prima della curva che, paradossalmente, la scena cittadina è più animata. Gruppi di uomini disarmati e in abiti civili seguono a distanza di sicurezza i cauti spostamenti di miliziani da un lato all'altro della strada, l'andirivienti delle troupe televisive, l'improvviso irrompere di un'ambulanza, con le bandiere della Croce rossa al vento. E' lo spettacolo della guerra, se così si può dire, un minuto prima che si trasformi in tragedia. In un vicolo stretto e fangoso tre uomini armati di kalashnikov, il busto avvolto dalle cartucciere, il passamontagna arrotolato sulla testa, si rilassano bevendo tè caldo. Avranno non più di vent'anni, le barbe folte, gli sguardi sprezzanti. La buttano sullo scherzo. "Dove volete andare? - ci chiede con aria inquisitoria, quello che sembra il capo - Non sapete che gli israeliani vi stanno guardando?". In cielo si sente il ronzio di un drone, l'aereo senza pilota che filma, registra e all'occorrenza spara ordigni micidiali. Lo chiamano "Umm Kamal", la madre di Kamal e nessuno sa spiegare perché, ma loro ridono e ridono.

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"per ogni nostro ferito colpiamo mille di loro" - mila rathaus (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Parla Zvi Vogel, ex capo di Stato israeliano "Per ogni nostro ferito colpiamo mille di loro" "Ignoriamo la vera natura del nostro nemico e ci occupiamo del singolo razzo, ma così restiamo in trappola sotto la loro minaccia" MILA RATHAUS "Sono in corso una serie di operazioni che vanno oltre il semplice impiego di forze di terra e di aria e il cui scopo è l'allontanamento delle piattaforme di lancio dei razzi Qassam, al fine di limitarne i lanci. Ancora oggi (ieri per chi legge, ndr), tuttavia, oltre 20 razzi hanno colpito Sderot, Ashkelon e tutta la regione intorno a Gaza". Il generale Zvi Zvi Vogel, ex-capo di Stato maggiore del comando della regione di Gaza, spiega alla Radio israeliana la situazione sul terreno nella Striscia. Questo significa che è praticamente impossibile fermarli con di operazioni parziali? "Penso che sia giunto il momento di dire a chiare lettere che l'obiettivo dell'esercito israeliano deve essere la distruzione della motivazione ad agire degli avversari, la cui intenzione è di costituire in questa regione uno stato diverso. Noi facciamo finta di ignorare la vera natura del nostro nemico e ci occupiamo del singolo Qassam, invece di capire che se non vogliamo rimanere intrappolati da una minaccia esistenziale, che in questo momento proviene da Gaza, ma in seguito si estenderà alla Cisgiordania, dobbiamo cambiare i termini dell'equazione". Di quale equazione, generale? "Le faccio un esempio: quando noi parliamo di scambio di prigionieri, siamo disposti a liberare in cambio di Gilad Shalit 500-1000 detenuti con "le mani sporche di sangue" e lo scambio ci sembra adeguato. Perché non applicare la stessa moneta ad ogni azione di Hamas? Perché non infliggere loro 1000 feriti per ogni ferito dalla nostra parte? Non sono assetato di sangue, ma voglio che sia chiara una cosa: il mio diritto all'esistenza in questo posto è un diritto permanente, non artificiale o temporaneo come lo definisce Hamas. Finché mancheremo di determinazione, le cose peggioreranno soltanto. Ciò che sta accadendo a Gaza in questi giorni dimostra che vi è una mancanza di determinazione a livello nazionale, anche se a livello militare, i soldati fanno tutto il possibile". E allora che cosa si dovrebbe fare? "Dobbiamo far capire ai nostri avversari che siamo disposti a trattare con loro, solo se è chiaro che nessuno dei due otterrà tutto ciò che vuole. Se noi siamo disposti ad accettare la vicinanza di Hamas e Hamas deve riconoscere la nostra esistenza. Con azioni militari limitate questo non succederà mai".

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Macerie sul negoziato - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti MACERIE SUL NEGOZIATO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) La risposta del premier Ehud Olmert all'appello del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e soprattutto alle critiche del segretario generale Ban Ki-Moon (che ha parlato di "uso eccessivo della forza da parte di Israele") tolgono ogni credibilità a una eventuale mediazione dell'Onu. "Nessuno ha il diritto morale di fare la predica a Israele sul suo diritto all'autodifesa". Difficile dare torto a chi vede le sue città colpite da una pioggia di missili Qassam. Ma è altrettanto difficile accettare fino in fondo la rappresaglia indiscriminata degli israeliani, con quei bambini uccisi e le troppe vittime civili. Come già accadde nel 2006 in Libano, anche la politica di difesa di Israele rischia di finire sotto le macerie della guerra di Gaza. La rabbia e la frustrazione di una potenza militare incapace di proteggere i suoi cittadini da missili fatti in casa e sparati dai militanti di un'organizzazione considerata terrorista potrebbe portare a una reazione devastante: un'invasione via terra. Il ministro della Difesa Barak non la esclude, parla di opzione "reale e tangibile". Ma gli osservatori militari dicono che sarebbe un'operazione ad altissimo rischio, dall'esito incerto e comunque con fortissime perdite da una parte e dall'altra: proprio il precedente del Libano sta a dimostrarlo. Ma l'"over-reaction" israeliana non cancella, né riduce le colpe gravissime di Hamas, che continua la sua linea suicida di pretendere il riconoscimento politico senza rinunciare alla violenza e all'obiettivo proclamato della distruzione dello Stato di Israele. Nel libro di Robin Wright, appena uscito in America con il titolo "Dreams and Shadow" (Sogni e ombre), il leader di Hamas Osama Hamdan dice: "Gli Stati Uniti sono come il principe che cerca Cenerentola. Gli americani hanno la scarpa e pretendono di trovare gli interlocutori a misura della scarpa. Se chi è stato eletto non entra nella scarpa, allora gli americani lo rifiutano in nome della democrazia". Hamdan si riferisce alla netta vittoria di Hamas su Fatah nelle elezioni del 25 gennaio 2006. Però la legittimazione elettorale viene meno di fronte alla violenza e al terrorismo. Hamas non può pretendere di essere la Cenerentola della metafora e lanciare i suoi razzi (d'importazione iraniana) su Ashkelon e Sderot uccidendo a sua volta dei civili. Chi rischia più di tutti di non uscire politicamente vivo dalla guerra di Gaza è il presidente dell'Anp Abu Mazen. Lui, insieme con Israele, è il bersaglio dei missili di Hamas. La sua unica reazione, finora, è stata di cadere nella trappola dell'escalation di minacce e insulti innescata dal vice ministro della Difesa israeliano, che ha minacciato una "catastrofe" (in ebraico "shoa") se il lancio di missili continua. In questo scenario il preannunciato viaggio di Condoleezza Rice nella regione per rilanciare (?) il processo di Annapolis ha poco senso. Forse è più opportuno che il segretario di Stato resti a casa a meditare sulla vera "catastrofe" prodotta da otto anni di governo Bush: la totale mancanza di una politica e di una visione per il Medio Oriente. Che il suo successore, repubblicano o democratico, faticherà a riempire. Ammesso che quello che sta accadendo in queste ore drammatiche gliene dia la possibilità.

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Il papa: fermatevi senza condizioni la ue invia solana in israele - vincenzo nigro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il Papa: fermatevi senza condizioni la Ue invia Solana in Israele D'Alema: basta attacchi a Gaza. Polemica la comunità ebraica L'Unione europea condanna lo stato ebraico: "No alle punizioni contro i civili" VINCENZO NIGRO ROMA - Ieri l'Unione europea ha chiesto ad Israele di fermare la sua operazione militare a Gaza, e ad Hamas di bloccare il lancio dei missili Qassam. Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha fatto lo stesso a nome del governo italiano, chiedendo che "si arrestino le operazioni militari israeliane a Gaza e che cessi immediatamente l'insensato lancio di missili Qassam sulle città israeliane". Anche papa Ratzinger, all'Angelus in piazza San Pietro, ha ripetuto il suo "pressante invito alle autorità, sia israeliane che palestinesi, perchè si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni". Lo scenario diplomatico di queste ore è - purtroppo - drammaticamente ripetitivo, e quasi rituali sono le polemiche diplomatiche che accompagnano la battaglia tra Israele e Hamas. Ma dietro le dichiarazioni delle ultime ore ci sono giorni di contatti riservati, di annunci e avvertimenti che Israele aveva fatto avere ai governi di tutta l'Ue. Il governo Olmert aveva anticipato che avrebbe attaccato a Gaza. E le risposte europee quasi unanimemente facevano leva su un punto: "Israele ha il diritto di fare ritorsioni, ma se ci andranno di mezzo donne e bambini, noi vi condanneremo". Ieri infatti la presidenza di turno della Ue, la Slovenia, ha condannato con durezza i raid di Israele che coinvolgono i civili, definendoli "attività contrarie al diritto internazionale: la Ue respinge tutte le punizioni collettive della popolazione di Gaza ed esprime grande preoccupazione per le sofferenze dei civile, sia palestinesi che israeliani". In tutta Europa le ambasciate israeliane avevano spiegato ai governi quello che da mesi si legge sui giornali israeliani: che continuando con gli attacchi dei razzi Qassam, il governo Olmert prima o poi sarebbe stato costretto a reagire. "A Roma abbiamo spiegato le nostre ragioni alla Farnesina e ad alcuni responsabili dei partiti politici", dicevano ieri fonti dell'ambasciata di Israele, "spiegando che da tempo ci saremmo aspettati che l'Italia dicesse qualcosa rivolta ad Hamas che continuava a lanciarci missili sulla testa". L'ambasciatore a Roma, Gideon Meir, era stato ricevuto da Cesare Ragaglini, il direttore per il Medio Oriente della Farnesina. Ragaglini, uno dei diplomatici più esperti del ministero degli Esteri, ha la piena fiducia del ministro D'Alema, così come era considerato pienamente affidabile da Berlusconi quando collaborava col premier a Palazzo Chigi. La risposta italiana agli israeliani è stata di comprensione, "se vi difenderete con attenzione sarà tollerato, ma se le ritorsioni coinvolgeranno la popolazione civile la comunità internazionale non lo accetterà". E così ieri la Farnesina ha bilanciato con attenzione il comunicato con cui D'Alema condanna in parallelo gli attacchi di Israele e i lanci di Qassam (definiti "insensati"). Parole comunque criticate da Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana: "La reazione del nostro ministro degli Esteri è come sempre unilaterale: condannare Israele senza menzionare i motivi per cui è scattata la reazione". D'Alema - dice Pacifici - nei giorni scorsi ha giustificato "una reazione simile da parte della Turchia che per difendere la propria popolazione al confine con l'Iraq ha bombardato le zone dove operano i terroristi del Pkk: ma la reazione di Israele non viene giustificata". Fonti della Farnesina fanno notare che sia la presidenza slovena che il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon sono stati molto più duri con Israele in queste ore. Ma un diplomatico israeliano a Roma replica: "Noi non ne facciamo una questione di bilancino politico, è una questione di sopravvivenza: spiegateci, cosa fareste voi italiani se ogni giorno un vostro vicino bombardasse Trieste?". Oggi e domani il ministro degli Esteri della Ue Javier Solana sarà in Israele e nei Territori: i collaboratori di D'Alema sono in contatto con il suo gabinetto, per il momento non ci sono segnali di pace.

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"il terrorismo è colpa degli usa" - elena dusi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il leader iraniano concluderà contratti per un miliardo di dollari. I sunniti protestano contro la "svendita" del paese agli sciiti "Il terrorismo è colpa degli Usa" Ahmadinejad a Bagdad incontra il presidente Talabani Contro "il regime sionista" attacco di Khamenei: "Musulmani, colpiteli in faccia" ELENA DUSI Vent'anni fa si chiudeva la guerra da un milione di morti, con Saddam Husseini e l'ayatollah Khomeini che continuavano a scambiarsi sguardi torvi alla testa di due paesi dissanguati. I loro eredi si sono incontrati ieri, con il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e quello iracheno Jalal Talabani che si tenevano per mano percorrendo il tappeto rosso steso in onore dell'ospite all'aeroporto di Bagdad. è la prima visita di un capo di stato di Teheran in Iraq dalla rivoluzione islamica del 1979. "Questa è una pagina nuova nei nostri rapporti" ha esordito il loquace Ahmadinejad di fronte al corrucciato iracheno. "Quando due fratelli si incontrano, non dovete chiedervi perché lo fanno, ma perché sono stati tanto tempo lontani". E riferendosi alla caduta di Saddam: "La mia visita a Bagdad senza più il dittatore è un'occasione felice". Talabani, alla testa di un Iraq in ginocchio, ha scelto di parlare il meno possibile ieri. La baldanza di Ahmadinejad riflette invece la posizione di un Iran pronto a giocare sulla comune fede sciita per gettare un ponte "politico, economico e culturale" (secondo le sue parole) laddove le armi non riuscirono ad avanzare negli anni '80. L'Iran dalla caduta di Saddam nel 2003 non ha mai chiuso la sua ambasciata a Bagdad e ora sta costruendo un aeroporto vicino ai luoghi santi sciiti di Kerbala e Najaf per riversarvi milioni di pellegrini. Nei due giorni di visita, il presidente iraniano stringerà accordi economici per un miliardo di dollari con l'ex paese nemico. La minoranza sunnita dell'Iraq teme che il paese stia per essere svenduto ai rivali sciiti. Per questo ieri a Kirkuk e in altre città del paese la visita del leader di Teheran è stata accolta da insulti e proteste. Gli statunitensi, dal canto loro, di fronte al tappeto rosso hanno deciso di trarsi in disparte. Non c'era traccia di marine a proteggere il tragitto di Ahmadinejad dall'aeroporto alla fortificata Zona Verde, coperto in auto anziché in elicottero come le ragioni di sicurezza impongono a tutti. "La sicurezza del presidente iracheno non è nostro compito" fanno sapere fonti militari statunitensi. Il capo della Casa Bianca, quando visitò l'Iraq a settembre del 2007, restò poche ore, evitò di farsi annunciare e si spostò solo via cielo. Contro George Bush ieri il presidente iraniano ha potuto sfogare tutto il suo astio nel palazzo di Talabani, a un chilometro di distanza dall'ambasciata Usa in costruzione nella Zona Verde. Alle reiterate accuse di Washington, secondo cui l'Iran fomenterebbe la violenza in Iraq tramite le milizie sciite, Ahmadinejad ha replicato con una frase ritagliata apposta per le orecchie dei suoi ospiti: "Bush accusa sempre gli altri senza averne le prove". Aggiungendo: "Gli americani dovrebbero capire che il popolo iracheno non li ama". E rincarando la dose in una conferenza stampa serale: "Sei anni fa non c'erano attentati nei nostri paesi. Da quando gli stranieri hanno messo piede qui, il terrorismo è spuntato". Da Teheran l'ayatollah Ali Khamenei nel frattempo si dedicava alle vicende di Israele: "I musulmani dovrebbero insorgere e i leader islamici dovrebbero schiaffeggiare in viso il regime occupante con la rabbia dei loro popoli". Per riportare la pace in Iraq, Ahmadinejad non vede altra soluzione che un ritiro immediato delle truppe Usa. In un'intervista allo spagnolo El Pais, il presidente iraniano ha velatamente ammesso di tifare per Barack Obama, il candidato democratico pronto a un dialogo con Teheran. "Ma è impossibile che Obama vinca" secondo Ahmadinejad. "Gli Usa sono governati da poteri occulti. La democrazia in quel paese è solo un elemento decorativo".

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Gaza, già cento morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa: si fermi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza, già cento morti Israele pronto a invadere Onu, Ue e Usa: si fermi L'Onu, l'Unione Europea e anche gli Stati Uniti adesso chiedono che siano fermate le violenze fra Israele e Palestina e siano ripresi immediatamente i negoziati di pace. Papa Benedetto XVI nell'Angelus auspica che in Terra Santa cessino le uccisioni. Ma anche ieri a Gaza è stata una giornata di guerra. I raid delle truppe israeliane non si sono fermati. Come aveva promesso il premier Olmert. E ora non si esclude nemmeno un'invasione via terra. Intanto il bilancio dei palestinesi uccisi ha superato quota 100. Tra questi molti sono i bambini. Erekat, consigliere politico di Abu Mazen, parla di "aggressione che uccide la pace". De Giovannageli a pagina 8.

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Abu Mazen sospende i negoziati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 107 Abu Mazen sospende i negoziati Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert: "Ci difendiamo" --> Non si ferma l'offensiva di Israele. Olmert: "Ci difendiamo" Era difficile credere che le trattative tra arabi e israeliani sarebbero approdate alla pace. Dopo gli scontri dei giorni scorsi il filo di speranza si è definitivamente spezzato. Il moderato Abu Mazen annuncia la fine del dialogo. TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le forze israeliane hanno occupato il nord della Striscia di Gaza nel tentativo di neutralizzare i lanci di razzi palestinesi contro le città di Sderot e di Ashqelon. In risposta ai sanguinosi scontri di sabato il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "è ormai sull'agenda" addirittura una escalation delle operazioni. Il numero di raid aerei si è ridotto rispetto a sabato ma anche ieri si sono registrati dieci morti palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi il cui corpicino è stato estratto dalle macerie di un'abitazione nella città di Gaza. Sale così a 106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque giorni fa, in seguito all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo Qassam a Sderot, è stata sferrata questa dura offensiva costata la vita anche a due soldati israeliani. Dieci i militari feriti. Il numero delle vittime palestinesi include numerosi bambini e civili, ma le cifre su questo punto sono contraddittorie: la Croce Rossa internazionale sostiene che almeno un terzo dei morti sono "non combattenti", i palestinesi denunciano che i civili sarebbero oltre la metà, secondo i vertici militari israeliani solo il 10 per cento non erano "terroristi operativi". Ieri è stato il giorno dei funerali, con i 61 morti di sabato sepolti durante cerimonie che in alcuni casi hanno coinvolto migliaia di persone. Le esequie si sono svolte mentre i cieli della Striscia continuavano ad essere solcati dagli aerei-spia senza pilota alla costante ricerca di nuovi obiettivi. Le truppe israeliane chiuse nei loro mezzi corazzati hanno continuato a sostare nella zona intorno al campo profughi di Jabalyia, teatro dei durissimi combattimenti. Secondo un portavoce di Hamas, il bilancio delle vittime costituisce per i palestinesi il giorno più sanguinoso dai tempi della guerra del 1967.Anche ieri sono continuati a piovere su Sderot e su Asqhelon razzi palestinesi. A dispetto delle critiche ricevute da Onu e Ue per "un uso sproporzionato della forza", Israele non intende tornare indietro. Il primo ministro Ehud Olmert ha assicurato che "non ci fermeremo neppure un istante nella lotta contro il terrorismo", perché "nessuno può avere il diritto morale di chiederci di non difendere il nostro popolo". Olmert si è poi detto stupito della decisione di Abu Mazen di congelare le relazioni: "Noi siamo invece convinti - ha affermato - che ogni azione contro Hamas dovrebbe servire a rafforzare i nostri rapporti". Il ministro della Difesa Ehud Barak, che considera l'operazione inverno caldo una legittima azione di autodifesa. La solidarietà verso i palestinesi della Striscia si è tradotta in numerose manifestazioni di protesta. A Hebron si sono verificati duri scontri nel corso dei quali un dodicenne palestinese è rimasto ucciso. A Ramallah per la prima volta dopo anni si sono viste sfilare insieme le bandiere di Hamas e di Fatah, mentre da Gaza, Hamas ha rivolto un appello all'Anp invitandola a ricostituire un govero di unità nazionale.

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Non è autodifesa, è un'aggressione che uccide la pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del SAEB EREKATIl consigliere politico di Abu Mazen: Condoleezza Rice arriva in Medio Oriente, noi palestinesi le diremo che così Israele rafforza i nemici del dialogo "Non è autodifesa, è un'aggressione che uccide la pace" / Roma u.d.g. "A Gaza Israele sta distruggendo le ultime speranze di pace. Uccidere decine e decine di palestinesi, molti dei quali donne e bambini, non può essere giustificato con il diritto all'autodifesa. È molto, molto di più: è pretendere l'impunità di fronte ad una carneficina". A parlare è uno dei leader palestinesi più impegnati nelle trattative con Israele: Saeb Erekat, già capo negoziatore dell'Autorità nazionale palestinese, oggi il consigliere politico più ascoltato dal presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen). Israele non fermerà le sue operazioni militari nella Striscia di Gaza. A ribadirlo è il premier israeliano Ehid Olmert. Che ha aggiunto: nessuno può negarci il diritto a contrastare le organizzazioni terroristiche. Qual è la sua risposta? "Distruggere case, colpire la popolazione civile, provocare la morte di civili inermi, tutto ciò non può essere derubricato come "effetti collaterali" nella lotta al terrorismo. Quello che Israele sta compiendo in questi giorni, nel momento stesso in cui noi stiamo parlando, non è solo un eccesso spropositato del diritto all'autodifesa, è qualcosa di molto più grave e assolutamente ingiustificabile. La nostra condanna al lancio di razzi contro le città israeliane è netta: chi compie questi atti si rende corresponsabile delle sofferenze subite dalla popolazione di Gaza. Ma, lo ripeto, quello che si sta perpetrando a Gaza è un massacro che l'intera comunità internazionale dovrebbe condannare con fermezza e agire di conseguenza sulle autorità israeliane perché pongano fine ad un'azione che rende improponibile il proseguo del negoziato di pace. Ed è per questo che abbiamo deciso di sospendere ogni contatto con Israele, a qualsiasi livello fino a quando non sarà posto fine a questa aggressione". Israele ribatte: noi ci fermeremo se i palestinesi finiranno di bersagliare con i loro razzi Sderot, Ashqelon, il sud del Neghev. "Siamo pronti come Anp ad assumerci le nostre responsabilità. Esiste, e Israele ne conosce ogni dettaglio, un piano messo a punto dal primo ministro Fayyad con il sostegno dell'Egitto, che prevede un più severo controllo del valico di Rafah (la frontiera tra Egitto e la Striscia di Gaza, ndr.) e l'assunzione del controllo da parte delle forze di sicurezza dell'Autorità palestinese dei valichi di frontiera tra Gaza e Israele. Abbiamo le capacità oltre che la determinazione per assolvere a questo compito. A Israele diciamo: metteteci alla prova invece di fare terra bruciata a Gaza". E se questo appello non verrà, come sembra, accolto? "Allora si aprirebbe una fase di destabilizzazione che potrebbe portare ad una escalation incontrollata della violenza. Questa, sia chiaro, non è una minaccia ma è una realistica previsione, condivisa da quei leader arabi, da re Abballah di Giordania al presidente egiziano Hosni Mubarak, che hanno sostenuto con convinzione il rilancio del processo di pace". Domani la segretaria di Stato Usa Condoleezza Rice inizia una nuova missione in Medio Oriente. Tra le sue tappe c'è Ramallah. Può anticipare a l'Unità cosa chiederete alla responsabile della diplomazia Usa? "Diremo alla signora Rice che non si può dialogare mentre la nostra gente continua a morire a Gaza, che l'esercizio della forza da parte d'Israele non indebolisce i nemici della pace ma al contrario li rafforza. Gli Stati Uniti si sono fatti garanti del processo di pace riavviato con la conferenza di Annapolis (novembre 2007, ndr.). Alla signora Rice chiederemo gesti coerenti con gli impegni assunti e di premere sul governo israeliano perché siano ristabilite le condizioni minime per poter tornare al tavolo del negoziato. E la prima di queste condizioni è che sia posto fine al massacro di Gaza". Il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha accusato il presidente Abu Mazen di aver avallato, "direttamente o indirettamente", l'offensiva militare israeliana. "Si tratta di un'accusa vergognosa, strumentale, che serve a mascherare le pesanti responsabilità che Hamas ha nell'aver determinato la drammatica situazione in cui versa la popolazione della Striscia. Hamas ha fallito su tutti i fronti e a pagare il prezzo del fallimento è la gente di Gaza e la causa palestinese". Oltre a lanciare accuse ad Abu Mazen, Hamas chiama tutte le fazioni palestinesi, tra le quali al-Fatah di cui lei è uno dei dirigenti, a combattere insieme il "nemico sionista". "Con i golpisti non è possibile alcuna azione comune. Hamas sa cosa deve fare per ritornare ad essere per noi un interlocutore credibile: riconoscere il governo legittimo di Salam Fayyad e ristabilire l'autorità delle istituzioni palestinesi a Gaza".

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Appello di Papa Ratzinger a israeliani e palestinesi: fermare subito la violenza, unilateralmente e senza condizioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del MEDIO ORIENTE Appello di Papa Ratzinger a israeliani e palestinesi: fermare subito la violenza, unilateralmente e senza condizioni CITTÀ DEL VATICANO Fermare subito la "spirale di violenza" tra Israele e la Striscia di Gaza, e farlo "unilateralmente, senza condizioni". L'aggravarsi della situazione in Medio Oriente, con le azioni militari di Israele contro Gaza e i lanci dei missili palestinesi sui territori israeliani, preoccupa fortemente Benedetto XVI, che ieri all'Angelus ha lanciato il suo "pressante invito" a entrambe le parti affinchè si ponga rapidamente fine alle violenze. "Purtroppo in questi ultimi giorni - ha affermato Papa Ratzinger parlando ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro - la tensione tra Israele e la Striscia di Gaza ha raggiunto livelli assai gravi". "Rinnovo il mio pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi - ha aggiunto il Pontefice nel suo ennesimo appello per la pacificazione dell'area -, perchè si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni". "Solo mostrando un rispetto assoluto per la vita umana, fosse anche quella del nemico - ha aggiunto -, si potrà sperare di dare un futuro di pace e di convivenza alle giovani generazioni di quei popoli che, entrambi, hanno le loro radici nella Terra Santa". Il Papa ha quindi invitato "tutta la Chiesa" a "elevare suppliche all'Onnipotente per la pace nella terra di Gesù" e a "mostrare solidarietà attenta e fattiva ad entrambe le popolazioni, israeliana e palestinese". Il vibrante e accorato appello di Benedetto XVI contro l'escalation di violenza nella Striscia di Gaza si è aggiunto ieri a quelli per la liberazione del'arcivescovo caldeo rapito in Iraq e per la difesa dell'infanzia dopo la "triste fine" dei fratellini di Gravina di Puglia. Numerose volte il Papa tedesco ha fatto sentire la sua voce perchè in Terra Santa tornino condizioni di pacifica convivenza e perchè si dia finalmente sollievo alle popolazioni, stremate da 60 anni di conflitti. L'angoscia del Pontefice per la drammatica situazione di emergenza degli ultimi giorni (solo nella giornata di sabato sono rimasti uccisi 60 palestinesi in un attacco israeliano contro la Striscia di Gaza) si coglie anche in quel richiamo a entrambe le parti a uno stop "unilaterale" e "senza condizioni", in virtù del "rispetto assoluto" che si deve alla "vita umana".

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Gaza, Olmert pronto all'invasione di terra L'Onu condanna l'uso eccessivo della forza ma Israele continua l'attacco sferrato per fermare il lancio dei missili Qassam. Salta il nego (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza, Olmert pronto all'invasione di terra L'Onu condanna l'uso eccessivo della forza ma Israele continua l'attacco sferrato per fermare il lancio dei missili Qassam. Salta il negoziato con i palestinesi. Gli Usa: fermatevi di Umberto De Giovannangeli "NESSUNO può avere il diritto morale di chiederci di non difendere la nostra popolazione. Noi non fermeremo neppure per un secondo la lotta contro i terroristi". L'offensiva di Gaza non si ferma, neanche di fronte alla decisione assunta dal presidente del- l'Autorità palestinese, il moderato Mahmud Abbas (Abu Mazen) di sospendere ogni contatto con le autorità israeliane in segno di protesta per "l'aggressione condotta contro il popolo palestinese". Tsahal non si ferma. Ad annunciarlo è il primo ministro Ehud Olmert. Nella riunione domenicale del governo, Olmert respinge le critiche della comunità internazionale contro un uso sproporzionato della forza da parte israeliana; un concetto, quest'ultimo rimarcato dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon nel suo intervento al Consiglio di Sicurezza: "Pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi, condanno l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza che ha ucciso e ferito così tanti civili, tra cui bambini", sottolinea il numero uno del Palazzo di Vetro aggiungendo: "Chiedo a Israele di cessare tali attacchi". Il segretario ha anche chiesto ai palestinesi di porre fine al lancio di razzi su Israele condannando gli attacchi missilistici ed esprimendo solidarietà ai civili israeliani feriti. In piena sintonia con Ban Ki-moon è la presa di posizione del ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema. A chiedere la cessazione delle ostilità e la ripresa del negoziato è anche la Casa Bianca. Ma l'offensiva non si arresta. A ribadirlo è il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak. Parlando alla radio militare, il leader laburista sottolinea che l'ipotesi di una vasta offensiva di terra a Gaza è "reale e concreta". Del resto già 2000 soldati operano all'interno della Striscia. "Continueremo la nostra azione con tutta la forza e dobbiamo prepararci a una escalation", avverte Barak. L'uomo-forte del governo di Gerusalemme è perentorio: "Quando Tsahal riceverà la luce verde per agire con tutta la sua potenza - ammonisce il ministro della Difesa - gli obiettivi saranno la fine dei lanci dei razzi Qassam, l'impedimento del contrabbando (verso Gaza), l'indebolimento del regime di Hamas forse fino alla sua fine, e a lungo termine la separazione definitiva (di Israele) dalla Striscia di Gaza". Le armi non tacciono a Gaza. Nelle ultime ventiquattr'ore si registrano dieci morti palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi il cui corpicino è stato estratto dalle macerie di un'abitazione nella città di Gaza. Sale così a 106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque giorni fa, in seguito all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo Qassam a Sderot, è stata sferrata questa dura offensiva costata la vita anche a due soldati israeliani. Dieci sono invece i militari feriti negli ultimi due giorni Nonostante la massiccia presenza israeliana, anche ieri sono continuati a piovere su Sderot e su Asqhelon razzi palestinesi, provocando il ferimento di otto civili. Le operazioni di "Inverno caldo" - il nome in codice dell'offensiva israeliana a Gaza - sono riprese alle prime ore dell'alba di ieri nel nord della Striscia. "Sono disgustata dalle violenze che hanno colpito Gaza, dove il bilancio delle vittime civili, soprattutto dei bambini, non cessa di crescere ad ogni ora", afferma Karen Abu Zayd, direttrice generale dell'Unrwa, l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi, raggiunta telefonicamente dall'Unità. "Nello stesso tempo, condanno il lancio di razzi palestinesi che hanno portato all'inutile morte di civili", prosegue la responsabile Onu, facendo appello alla comunità internazionale perché intervenga "a mettere fine a questa violenza distruttiva e letale". Una speranza, nulla più. La realtà, infatti, è ben altra. La realtà sono le forze israeliane che continuano a presidiare con i mezzi corazzati la periferia del campo profughi di Jabaliya e non mostrano cenni di ritiro. I tank e l'aviazione di Israele aprono il fuoco contro chiunque provi ad avvicinarsi a quella zona, usata dai militanti dei gruppi armati per lanciare i razzi Qassam. La realtà sono gli elicotteri che sorvolano la zona, ma i cieli della Striscia vengono solcati senza sosta anche dai "droni", gli aerei-spia che fotografano il terreno alla ricerca di nuovi obiettivi. La scorsa notte in un raid aereo è stato centrato l'ufficio privato del premier di Hamas Ismail Haniyeh, che da giorni vive in rifugi sotterranei e che perciò ne è uscito illeso. Tra le vittime di "Inverno caldo" Jacqueline e Iyad Abu Shbak, i due fratelli di 17 e 16 anni, uccisi l'altro ieri mattina a Jabaliya da una raffica esplosa da un carro armato israeliano sulla loro abitazione. "Jacqueline e Iyad non meritavano di morire, non avevano fatto nulla di male, erano solo dei ragazzini. Israele ha commesso un crimine orrendo. E come noi, tanti altri palestinesi innocenti stanno pagando un prezzo altissimo", dice Ayman Abu Shbak, zio dei due fratelli uccisi. Mentre parla riecheggiano a breve distanza le raffiche delle mitragliatrici dei carri armati e la gente guarda verso l'alto per seguire le manovre di un elicottero Apache che entra ed esce dalle nuvole, pronto a sganciare un razzo. "Quello che mi amareggia di di più - aggiunge Fares, un altro degli Abu Shbak - è che noi siamo contro la lotta armata e il lancio dei razzi, siamo di Fatah, siamo fedeli al presidente Abu Mazen e paghiamo per colpe che non sono nostre ma solo di Hamas". Maher e Fares Abu Shbak dicono "di non credere più nella pace", lanciano accuse durissime ad Hamas ma non risparmiano critiche all'opinione pubblica internazionale. "Gli occidentali stanno con Israele eppure siamo noi il popolo sotto occupazione invece dovrebbero sostenere i nostri diritti", dicono contenendo a stento la rabbia. Una rabbia che brucia nell'inferno di Gaza.

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I morti di Gaza gelanoil processo di pace L'Anp sospende il negoziato. Olmert respinge le critiche: I raid vanno avanti dobbiamo proteggerci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I morti di Gaza gelanoil processo di pace L'Anp sospende il negoziato. Olmert respinge le critiche: "I raid vanno avanti dobbiamo proteggerci" di LORENZO BIANCHI IL SANGUE e le pile di cadaveri a Gaza hanno congelato il negoziato di pace avviato con grandi sforzi statunitensi ad Annapolis. Il presidente palestinese Abu Mazen, campione del campo moderato, ha confermato l'intenzione annunciata sabato. Il suo portavoce Nabil Abu Rudeina ha comunicato che "il presidente ha sospeso tutti i contatti con Israele in segno di protesta per le operazioni israeliane a Gaza". "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo", ha rincarato Rudeina, avendo cura di precisare che la "sospensione" durerà "fino alla fine dell'aggressione". Durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, chiesta dallo stesso presidente palestinese, il segretario generale Ban Ki Moon, pur riconoscendo "il diritto di Israele a difendersi", ha condannato "l'uso eccessivo e sproporzionato della forza". La presidenza slovena dell'Unione Europea usa lo stesso aggettivo e lo stesso verbo, ma condanna anche "i lanci di missili sul territorio israeliano". La guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, invita i leader musulmani a "colpire in faccia" Gerusalemme "con la rabbia delle loro nazioni". Il Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar, Bahrein, Oman) se la prende con l'offensiva "brutale" di Gerusalemme. A Hebron, durante una manifestazione, è stato colpito a morte un ragazzino palestinese di 14 anni. A Ramallah per la prima volta dopo molti mesi sventolavano ieri nello stesso corteo bandiere di Hamas e di Al Fatah, il partito di Abu Mazen. La Lega Araba definisce "inaccettabili" le operazioni militari dello stato ebraico. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan, alfiere di un paese che ha solidi legami commerciali e militari con Israele, condanna gli attacchi, ma si offre per una mediazione. Il portavoce del presidente statunitense George Bush, in ritiro al ranch di Crawford, spezza una lancia perché "cessi la violenza e riprenda il dialogo". SONO CRITICHE che il premier israeliano Ehud Olmert respinge al mittente: "Nessuno ha il diritto di criticare il Paese perché esercita il suo diritto all'autodifesa".Il ministro Ehud Barak, responsabile delle forze armate, esorta a prepararsi ad una "escalation". L'esercito, precisa, non ha ancora ricevuto la "luce verde per agire con tutta la sua potenza". Quando scatterà, aggiunge, avrà quattro obiettivi: "Fermare i lanci di razzi Qassam, impedire il contrabbando dei mezzi di combattimento, indebolire il regime di Hamas forse fino alla sua fine e, a lungo termine, la separazione definitiva (ndr. di Israele) dalla striscia di Gaza". L'unico dubbio che lo tormenta è se la legge internazionale consente raid militari contro le aree densamente popolate che ospitano le rampe di lancio dei Qassam. Il presidente Shimon Peres dichiara che lo stato ebraico "non odia i palestinesi", ma ammonisce gli abitanti di Gaza, "Hamas in testa": "La migliore protezione per i loro figli è la fine assoluta del fuoco di razzi su Israele". L'ESERCITO continua a presidiare con mezzi corazzati e con duemila militari la periferia del campo profughi di Jabalyia e la parte settentrionale della città di Gaza. Elicotteri "Apache" e aerei senza pilota solcano il cielo. L'ospedale Shifa è sommerso dai feriti. Il dottor Raed Arini dice che i più gravi non possono essere inviati in Egitto perché le ambulanze equipaggiate per la terapia intensiva sono solo 4 o 5. I morti solo ieri sarebbero stati dieci. Fra questi una bimba di 20 mesi. Secondo la Croce Rossa Internazionale un terzo dei 106 deceduti da cinque giorni a questa parte, ossia da quando è scattata l'operazione "Inverno caldo", sono "non combattenti". Nonostante l'offensiva di Gerusalemme, trenta razzi sono caduti anche ieri sul territorio israeliano. Un missile Grad ha colpito di nuovo la città di Ashkelon, ferendo lievemente una donna. - -->.

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Israele non si ferma L'Anp: stop ai colloqui (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-03 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Nuove vittime a Gaza Israele non si ferma L'Anp: stop ai colloqui Il presidente palestinese Abu Mazen (nella foto mentre dona il sangue per i feriti) ha sospeso i negoziati. Onu e Ue condannano Israele. A PAGINA 5 Caretto, Frattini, Offeddu.

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Onu e Ue: <Su Gaza forza sproporzionata> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Onu e Ue: "Su Gaza forza sproporzionata" L'offensiva israeliana non si ferma: altri 10 morti palestinesi. Abu Mazen sospende i negoziati Anche Washington: cessino le violenze. Appello di D'Alema: stop ai lanci di razzi e alle operazioni militari DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - L'Ue accusa Israele: i suoi attacchi a Gaza violano la legge internazionale, sono una "punizione collettiva " degli abitanti. Non era mai stato pronunciato, un giudizio così, nella cinquantennale storia di amicizia fra Israele e la Ue. Ma anche dal resto del mondo giungono condanne per quanto accade nella fornace di Gaza: 10 i morti ieri, oltre cento in meno di una settimana. Molti giudicano "sproporzionato" l'attacco israeliano, e insieme condannano l'incessante lancio dei razzi palestinesi. Intanto Abu Mazen, presidente del-l'Anp, annuncia la sospensione di ogni contatto con Israele "fino alla fine dell'aggressione". L'Europa ha espresso il suo secco giudizio con una nota diffusa dalla presidenza di turno, quella slovena: "L'Ue condanna l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la popolazione civile di Gaza e si appella a Israele perché dia prova di moderazione ed eviti tutte le azioni che possono mettere in pericolo i civili. Queste attività sono contrarie al diritto internazionale". L'Ue condanna anche i lanci di missili Qassam e ne chiede lo stop immediato. E mentre invoca la ripresa dei negoziati, "respinge tutte le punizioni collettive della popolazione di Gaza". Da New York, il Consiglio di sicurezza dell'Onu chiede a Israele e ai palestinesi di deporre le armi. E il segretario Ban Ki-moon ammonisce: "Pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi, condanno l'uso sproporzionato ed eccessivo della forza che ha ucciso e ferito così tanti civili, tra cui bambini... Condanno gli attacchi palestinesi con razzi e chiedo l'immediata cessazione di questi atti di terrorismo". Accorate le parole del Papa: "Rinnovo il mio pressante invito alle autorità sia israeliane che palestinesi, perché si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni". Da Roma ha lanciato un appello anche il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, perché cessino i lanci di razzi palestinesi e le operazioni israeliane. D'Alema ha espresso "profonda angoscia per le vittime civili da una parte e dall'altra", e ha chiesto "con forza che le incursioni militari israeliane non coinvolgano l'inerme popolazione di Gaza, già provata da mesi di stenti e gravi difficoltà dovute al blocco dei valichi". Luigi Offeddu.

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I volti della tragedia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: BREVI I volti della tragedia Da sinistra la paura di un giovane soldato israeliano impegnato nelle incursioni contro le forze di Hamas e il dolore di palestinesi della Striscia di Gaza sotto attacco.

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La crisi Israele-palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: BREVI La crisi Israele-palestinesi \\ Papa Benedetto XVI: "Rinnovo il mio pressante invito alle autorità sia israeliane che palestinesi, perché si fermi questa spirale di violenza, unilateralmente, senza condizioni" #.

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<Lo Stato ebraico ha il diritto di difendersi> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Richard Perle "Lo Stato ebraico ha il diritto di difendersi" WASHINGTON - "Israele ha il diritto e il dovere di difendersi e negarglielo significherebbe negarlo a qualsiasi Stato sia attaccato. La perdita di vite umane a Gaza è dolorosa, ma il vero responsabile è Hamas". L'ex sottosegretario alla Difesa e leader neocon Richard Perle non ha dubbi. "Che cos'altro potrebbe fare Israele se non contrattaccare a Gaza? Di là partono i missili che uccidono i suoi cittadini. Non può permettere che Hamas ne lanci sempre di più". Non c'è modo di prevenire i lanci? Di negoziare, ad esempio? "Israele aveva cercato di dissuadere Hamas dall'aggredirlo e aveva ripreso a negoziare con Abu Mazen. Ma il presidente palestinese non controlla Hamas, che vuole distruggere Israele. E l'intelligence israeliana, sebbene ottima, non può prevenire ogni attacco". Allora ci saranno altri bagni di sangue? "Spero di no, ma temo di sì. E avranno un effetto politico molto negativo. I missili partono da territori restituiti ai palestinesi da Israele. Chi dice che non partirebbero anche dalla Cisgiordania se Israele la restituisse? Abu Mazen potrebbe o vorrebbe vietarlo? è un'ombra che peserà su qualsiasi trattativa". La formula "territori in cambio di pace" è controproducente? "A mio parere sì. La chiave della pace è l'accettazione di Israele da parte dei palestinesi". Ennio Caretto.

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La giornata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La giornata Palestina/1 Israele non ferma i suoi raid, è pronto l'attacco di terra "Israele non ha alcuna intenzione di sospendere la lotta al terrorismo": aprendo la seduta del consiglio dei ministri, il capo del governo israeliano Ehud Olmert ha dichiarato che Tel Aviv non interromperà i raid che da giorni insanguinano la Striscia di Gaza, in risposta - sostiene Israele - al lancio dei razzi artigianali Qassam contro le cittadine israeliane di Sderot e Ashqelon. Gli attacchi hanno già provocato centinaia di morti tra i palestinesi (oltre 60 solo l'altro giorno, una quindicina dei quali erano donne e bambini). Il ministro della difesa Barak ha detto che il paese deve prepararsi a un'escalation militare e che una vasta operazione terrestre "è una possibilità tangibile". Palestina/2 Cessate il fuoco, appello dell'Onu. E Ban critica Olmert Al termine di una riunione di emergenza durata cinque ore, il consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha chiesto "a tutte le parti" di cessare gli atti di violenza. Secondo il leader dell'Onu Ban Ki-Moon "Israele ha fatto un uso sproporzionato della forza". Durissima la replica del premier israeliano Olmert: "Israele sta proteggendo i propri cittadini nel sud del paese, nessuno ha il diritto di farci la predica". Palestina/3 Abu Mazen rompe il negoziato (o ciò che ne restava) Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha sospeso ufficialmente i contatti con gli israeliani, riannodati nel novembre scorso dopo la conferenza di Annapolis, in segno di protesta contro i sanguinosi raid israeliani nella striscia di Gaza. Manifestazioni di rabbia si registrano a Gaza e in altre città. L'Egitto ha riaperto i valichi permettendo il transito dei feriti più gravi. Ieri altri dieci morti tra i palestinesi, tra i quali una bambina di 20 mesi. Secondo la Croce rossa, almeno un terzo delle 106 vittime negli ultimi cinque giorni di attacchi (da quando un razzo Qassam ha ucciso un israeliano a Sderot) sarebbero "non combattenti". Nonostante i raid, anche ieri sono continuati i lanci di razzi Qassam. Colombia Blitz contro le Farc, l'ira di Chavez: carri armati al confine Il presidente del venezuela Hugo Chavez ha ordinato la chiusura dell'ambasciata venezuelana a Bogotà, in Colombia, e ha fatto schierare truppe e carri armati al confine tra i due paesi. L'ira di Chavez è esplosa dopo il blitz aereo di sabato in cui l'esercito colombiano ha bombardato un campo delle Farc (violando tra l'altro i confini e lo spazio aereo dell'Ecuador) e ucciso il numero due del movimento guerrigliero, Raul Reyes. Chavez ha chiamato il presidente colombiano Uribe "un criminale" e ammonito la Colombia: se commessa in territorio venezuelano, ha detto il presidente venezuelano, un'azione militare come quella di sabato sarà "causa di guerra". Dure proteste contro Uribe anche dal presidente dell'Ecuador Correa, che ha richiamato l'ambasciatore da Bogotà. L'ex marito di Ingrid Betancourt, la donna ostaggio delle Farc da oltre sei anni, ha criticato Uribe definendo "un sabotaggio e un golpe" il blitz militare: secondo Fabrice Delloye, "Uribe rende ancora più difficile trovare una soluzione umanitaria per gli ostaggi". Iraq Storica visita di Ahmadinejad a Baghdad, la prima dalla guerra Il presidente dell'Iran, Mahmud Ahmadinejad, ha ricevuto ieri un caloroso benvenuto al suo arrivo a Baghdad, in quella che è la prima visita di un leader iraniano dai tempi della guerra Iran-Iraq (1980-1988). Ahmadinejad ha incontrato il presidente iracheno Jalal Talabani e il premier Al Maliki, con i quali ha parlato tra le altre cose di un finanziamento iraniano di un miliardo di dollari per la ricostruzione di infrastrutture e del gruppo armato filo-iraniano Muhajeddin Khalq. "L'Iraq - ha detto Talabani, con Ahmadinejad al fianco - intende liberarsi della presenza sul suo territorio di organizzazioni terroristiche". Contro la visita del premier iraniano, i sunniti hanno manifestato in alcune città del paese: a Baghdad, Falluja e Mossul. Rifiuti Marigliano, bombe carta sulla polizia. Bufera su Bassolino Il rifiuto di Antonio Bassolino di dimettersi da governatore della Campania dopo il suo rinvio a giudizio, - "è mio dovere restare", ha detto - continua a sollevare polemiche. Dal Pd si sollevano molte richieste di dimissioni, seppure nel "rispetto delle sue decisioni". Dopo Veltroni, ieri anche Goffredo Bettini ha incalzato Bassolino ma ha anche puntato il dito contro le "responsabilità" del ministro Pecoraro Scanio sollevando le proteste della Sinistra arcobaleno. Fassino invece aprendo la campagna elettorale in Piemonte ha ricordato a Bassolino che "i cittadini si attendono segnali visibili di assunzione di responsabilità". Paradossalmente sia Bertinotti che Giordano si limitano a chiedere di "tornare rapidamente al voto". Nel napoletano si riaccende intanto la protesta: sabato notte alcune bombe carta sono state lanciate contro il presidio di polizia all'ingresso del sito di stoccaggio di Marigliano. Vaticano Da oggi 138 leader islamici preparano l'incontro col papa Sono attesi oggi in Vaticano i 138 leader islamici provenienti da 43 nazioni diverse che firmarono il 13 ottobre scorso una lettera aperta indirizzata al Papa e ad altri capi spirituali cristiani per chiedere più dialogo e maggiore collaborazione tra i diversi credo religiosi. Si fermeranno per tre giorni nella sede del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, a colloquio con i rappresentanti della Santa sede per preparare l'incontro con il Pontefice che dovrebbe avvenire nella primavera del 2009. L'incontro è in questa forma una prima assoluta e rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento dei rapporti tra cattolici e musulmani. A rappresentare l'islam italiano ci sarà Sergio Yahya Pallavicini della Coreis. Fisco Tasse, Van Basten multato Dovrà versare 7,2 milioni Con un'azione congiunta, gli uffici fiscali italiani e olandesi hanno incastrato l'ex calciatore del Milan, Marco Van Basten, multato per aver evaso il fisco sui compensi percepiti con pagamenti all'estero nel '97 per lo sfruttamento della propria immagine. Ma l'attaccante rossonero, dopo aver tentato il ricorso, si è arreso e usufruendo dello strumento della "conciliazione giudiziale" ha deciso di mettersi in regola versando all'erario italiano 7,2 milioni di euro, di cui 4,12 milioni di maggiori imposte, 1,65 milioni di sanzioni e 1,44 milioni a titolo di interesse. Calcio Osvaldo affonda la Juve Sceneggiata di Cassano Un gol di Osvaldo ha mandato ko al '94 la Juventus, che ha perso in casa per 3-2 contro la Fiorentina. A Genova invece è andata in onda la sceneggiata di Cassano. Il centravanti doriano (che aveva anche segnato un gol) dopo essere stato espulso dal direttore di gara si è tolto la maglietta l'ha lanciata contro l'arbitro, continuando poi ad inviargli messaggi minacciosi ("ti aspetto fuori") anche sotto il tunnel che conduce agli spogliatoi. Alla fine, dopo il pareggio per 2-2, è tornato in campo, sotto la gradinata sud, per chiedere scusa ai tifosi: "Ho fatto una cavolata". Questi i risultati delle altre partite: Empoli-Siena 0-2; Udinese-Atalanta 2-0; Livorno-Catania 1-0; Reggina-Palermo 0-0; Cagliari-Genoa: 2-1. Questa la classifica: Inter 61 punti; Roma 55, Juventus 48, Fiorentina 47; Milan 43, Udinese 39, Sampdoria 36, Genoa e Palermo 35; Atalanta 34; Napoli e Lazio 30; Torino e Siena 28; Livorno 26; Parma e Empoli 25; Catania 24, Reggina 22, Cagliari 18.

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Tre classi di bambini, tre fedi diverse Un film sulla religione a scuola (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-03 num: - pag: 25 categoria: REDAZIONALE In tv "Primo giorno di Dio" di Gualtiero Peirce andrà in onda su Raitre Tre classi di bambini, tre fedi diverse Un film sulla religione a scuola ROMA - Sullo schermo appare una limpida alba su Roma, è il settembre scorso. Alcune finestre si aprono. La telecamera inquadra banchi, lavagne. Una voce spiega: "Per la scuola cattolica "Antonio Rosmini" siamo nel 2007 dopo Cristo, a due passi nella scuola ebraica "Vittorio Polacco" accanto alla sinagoga si sta per celebrare il capodanno del 5768, nella scuola islamica integrativa "El Fath" alla Magliana è appena iniziato il digiuno per il Ramadan del 1428. I bambini di Roma tornano insieme a scuola. Ma a migliaia di anni di distanza". Comincia così "Primo giorno di Dio", il film-documentario di Gualtiero Peirce che andrà in onda in tre puntate dal 24 marzo su Raitre. Non è solo un pezzo di nuova, originalissima tv italiana tipicamente da servizio pubblico: è anche materia di un possibile dibattito sull'identità, sul multiculturalismo, sul margine di dialogo tra le diverse religioni e soprattutto sul forte legame che unisce preghiere, riti e l'approccio verso la religione. Il tutto visto con l'entusiasmo, la sincerità, l'apertura di cuore (e d'anima) dei bambini che imparano una materia molto particolare, i rudimenti della propria fede. I cristiani si chiamano Agnese, Martina, Marco. Gli ebrei Angelo, Cesare (comunissimi tra gli israeliti romani) ma anche Gioele, Sara, Ethan. I bimbi musulmani Jasmine, Alì. Si comincia con piccoli gesti che definiscono, appunto, un'identità. Una bimba scende dalla moto del padre, si libera del casco e per entrare in moschea si sistema il velo con lieve naturalezza. Un piccolo ebreo litiga con la sua kippah che non vuole fermarsi sulla nuca. Il cristianissimo "Padre nostro", con le voci di chi ha 7 anni, assume il sapore di un inno alla vita. Per ottenere la spontanea collaborazione di tanti bimbi, Peirce ha lavorato a lungo sui responsabili degli istituti e sulle famiglie: solo dopo aver ottenuto il permesso generale (tranne di una sola madre cattolica, sua figlia non appare mai nel documentario) ha cominciato a girare 70 ore di materiale. E in pochissimo tempo la presenza della troupe in aula è diventata "assolutamente naturale ". La maestra Francesca Caiola (bionda, giovane, bella: la negazione dei luoghi comuni sulle docenti di religione) spiega ai suoi bambini della "Rosmini" il senso dell'amore allargando le braccia come Cristo (sulla parete c'è una croce di legno): "è il gesto dell'accoglienza per tenere tutti insieme". I bambini l'abbracciano correndo. L'imam Sami Salem chiede: "Hai digiunato per il Ramadan? E perché?" La piccola dagli occhi neri e il velo rosato ribatte: "Perché voglio andare in paradiso". Alla "Polacco" le morot (insegnanti) Giuditta di Segni e Giorgia Zarfati si alternano mentre spiegano l'aiuto reciproco con cui gli uomini costruivano la Torre di Babele. Peirce ha immaginato una sorta di imbuto narrativo per stringere e dimostrare la similitudine tra situazioni, temi, volti. I momenti migliori del film arrivano infatti quando un canto dei bimbi cattolici quasi si mischia allo "Shemà Israel", ascolta Israele, e alla gara di Corano per bambini organizzata nella grande Moschea di Roma. E quando si parla di pace e di amore. La maestra Francesca chiede di sostituire le parole del cuore duro ("Questa me la paghi") con le parole di Dio. Giuditta suggerisce di vedere nel Kippur l'occasione per "chiedere scusa agli altri". L'imam Sami Salem spiega il senso delle abluzioni rituali: "Dobbiamo purificarci esternamente e internamente, occorre avere un cuore pulito e un buon rapporto con Dio". Il finale è in sintonia con le premesse. Tre bimbi (cristiano, ebreo, musulmano) escono dalle rispettive scuole e si ritrovano nel parco di villa Sciarra a giocare insieme. Non è buonismo. è il rivoluzionario candore con cui ogni bimbo da sempre accetta gli altri bimbi: cosa importa del colore della pelle, della fede, della lingua. L'importante è giocare. Paolo Conti Cattolica Lezione alla "Rosmini" Ebraica Bimbi alla "Vittorio Polacco" Islamica Preghiera alla "El Fath".

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Tre liste per il consiglio della Comunità Ebraica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-03 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Si vota il 30 marzo Tre liste per il consiglio della Comunità Ebraica "Yachad", insieme. Ieri, nei giardini della Sinagoga presentazione della terza lista che concorre alle prossime elezioni (30 marzo) per il rinnovo del consiglio della Comunità ebraica. Tre kle liste dunque in corsa: con "Yachad", novità di questa tornata, le due espressioni che compongono l'attuale consiglio, la lista maggioritaria "Per Israele" guidata da Riccardo Pacifici e l'altra, tradizionalmente di centrosinistra, "Per i giovani insieme", guidata da Victor Magyar. "Yachad", outsider di queste elezioni, ha per capolista Raffaele Pace, presidente di Kadima italiano. La lista per la "Consulta" è invece guidata da Daniel Della Seta. Si eleggono 28 consiglieri, col sistema del panachage (16 preferenze anche su liste diverse). Dal consiglio uscirà il nuovo presidente: l'attuale, Leone Paserman, non si ripresenterà. Favorito l'attuale vicepresidente Pacifici. P. Br.

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Arabi e israeliani secondo Oliver Stone (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-03-03 num: - pag: 53 categoria: BREVI Arabi e israeliani secondo Oliver Stone Oliver Stone (foto) gira un documentario di 67 minuti sul conflitto arabo-israeliano: siamo nel marzo 2002, nei giorni della seconda Intifada quando Yasser Arafat era barricato nel quartier generale di Ramallah. Persona non grata Cult, ore 20.

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Lawrence d'Arabia: i castelli di sabbia di un mitomane (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-03-03 num: - pag: 32 categoria: REDAZIONALE Revisioni Gli studiosi Pryce Jones e James Barr ridimensionano la figura dell'ufficiale britannico Lawrence d'Arabia: i castelli di sabbia di un mitomane "T ali furono la sua condotta e la sua retorica che ancora oggi i musulmani credono che gli inglesi siano responsabili di tutti i mali del Medio Oriente ". Così lo storico dell'Islam Pryce Jones condanna T. E. Lawrence, l'alleato e paladino degli arabi nella seconda guerra mondiale sul fronte turco-tedesco: il giovane, mitico ufficiale britannico - afferma - si autoingannò sulle reali intenzioni di Londra, e li illuse che avrebbero posseduto l'intera regione dal Golfo Persico al Mediterraneo al Mar Rosso se si fossero schierati contro Berlino e Istanbul. Ma a vittoria ottenuta, la Gran Bretagna diede la Siria in amministrazione fiduciaria alla Francia, aprì la Palestina agli ebrei e creò la Giordania e l'Iraq inserendoli nella propria sfera d'influenza. Gli arabi si sentirono frodati, e da allora molti odiano l'Occidente. A spingere Pryce Jones ad addossare a Lawrence, un maestro della guerriglia contro l'impero ottomano, parte della colpa per l'attuale, cosiddetto "scontro di civiltà" tra musulmani e cristiani è un libro di un altro storico, l'inglese James Barr, Incendiare il deserto ( Setting the Desert on Fire: T. E. Lawrence and Britain's Secret War in Arabia, 1916-1918, Norton & Company, pp. 352 $ 27,95). Barr, che trascorse quattro anni ripercorrendo le orme di Lawrence nel conflitto e desecretando documenti sul posto, smitizza l'eroe di tanti romanzi e di tanti film: Lawrence, scrive, fu vanitoso, mitomane, bugiardo al punto da falsificare i propri diari, e non si oppose ai massacri dei turchi da parte degli arabi, fossero i civili innocenti sui treni assaltati, fossero gli abitanti di Damasco alla caduta della città. Un indizio in più, commenta Pryce Jones ricordando altri libri critici di Lawrence, "che si persuase che gli arabi formassero un movimento nazionalista mentre erano profondamente divisi". In realtà, in Incendiare il deserto Barr riconosce molti meriti a T. E. Lawrence, dalla conquista della fiducia dei beduini all'onestà nell'armarli e consigliarli. Ma ammette che il suo sbaglio più grave fu di perseguire una sua strategia - trasformare il Medio Oriente in una regione araba filo britannica emarginando non soltanto la Turchia e la Germania, ma anche la Francia - e di immaginare che Londra la condividesse. Londra aveva invece fatto agli arabi vaghe promesse che non intendeva mantenere e non mantenne. Ritornata la pace, gli arabi ricominciarono a combattere tra di loro, e Ibn Saud, il sovrano di Riad, rovesciò Hussein, il sovrano della Mecca, costituendo l'Arabia Saudita. Per difendersi, a Lawrence, che invano cercò di convertire alla sua causa il presidente americano Woodrow Wilson, non rimase che rinfacciare ai propri superiori una enorme malafede. Ennio Caretto Tenente colonnello Thomas Edward Lawrence (Galles, 16 agosto 1888 - Dorset, 19 maggio 1935) è stato un agente segreto, militare, archeologo e scrittore inglese.

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Per Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione di Israele. Taluni suoi esp (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN Per Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione di Israele. Taluni suoi esponenti forse attratti dal progetto di al-Qaeda di ricostituzione del Califfato sostengono che i palestinesi non hanno mai avuto uno Stato proprio. L'unico possibile per loro sarebbe quindi uno arabo o meglio uno islamico. Nel frattempo, Hamas sta fortificando Gaza, con le tecniche usate dall'Hezbollah nel Libano meridionale: gallerie, bunker, collegamenti in fibra ottica impossibili da intercettare, missili e mine anticarro, che riceve dall'Hezbollah e dall'Iran. Spera in caso di attacco in forze israeliano di poter resistere sufficientemente a lungo perché la comunità internazionale imponga a Israele di ritirarsi, magari sotto l'emozione di donne e bambini massacrati dalle bombe. Israele è in difficoltà. È preoccupato dal proposito di Hamas di dotarsi di razzi ancora più potenti degli attuali, in grado di colpire Tel Aviv. Il governo Olmert non sa però decidersi. La rioccupazione permanente della striscia di Gaza unica misura per far cessare la minaccia è giudicata impraticabile per le perdite e i costi che comporterebbe. Anche un raid terrestre sarebbe tutt'altro che facile. Un bombardamento aereo massiccio provocherebbe troppe vittime fra i civili. L'indignazione internazionale si scatenerebbe contro Israele e contro i suoi protettori americani. Diventerebbero anche molto difficili i negoziati in corso per l'Iraq fra gli Usa e l'Iran. Il successo del surge americano andrebbe a rotoli. Aumenterebbero le probabilità di una vittoria della "colomba" Obama nelle elezioni americane e di una crisi nei rapporti fra Israele e gli Usa. Si accrescerebbe il prestigio di Hamas in tutto il mondo arabo, rendendo più difficile ai sunniti il sostegno agli Usa contro il dinamismo sciita. Non resta che una politica di "uccisioni mirate" dei dirigenti di Hamas da parte del Mossad, che vent'anni fa lo aveva sostenuto per combattere al-Fatah. Ma anch'esse potrebbero non fare cessare i lanci dei razzi. Ciò spiega l'indecisione di Israele. Dovrebbe passare da una strategia di semplice attrito che tiene in ostaggio la popolazione di Gaza, forse nella speranza che essa si rivolti contro Hamas ad una di annientamento, che ripristini un certo grado di dissuasione, nella speranza che tra i palestinesi predominino i moderati alla Abu Mazen. Purtroppo, gli irriducibili di Hamas non possono essere convinti ed è molto difficile distruggerli.

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Da Gaza, gli scontri si sono estesi alla Cisgiordania. E i nomi di altri dieci palestinesi s (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Da Gaza, gli scontri si sono estesi alla Cisgiordania. E i nomi di altri dieci palestinesi si sono aggiunti al lungo elenco (oltre cento negli ultimi cinque giorni) di vittime degli attacchi israeliani. Nel nord della "striscia", intorno al campo profughi-quartiere di Gebaliya, si sono attestati i carri armati e gli altri mezzi blindati entrati sabato mattina con una forza di duemila uomini. La zona è costantemente sorvegliata da elicotteri e caccia mentre aerei senza pilota trasmettono in diretta ai centri di controllo e comando immagini dell'attività, ridotta nella giornata di ieri, dei miliziani di Hamas e della Jihad. Per il ministro della difesa Barak, un inasprimento del conflitto è quasi certo. Ehud Olmert ha respinto le critiche di chi, nel mondo, accusa Israele di un uso sproporzionato della forza militare. La "guerra al terrorismo", ha ribadito il premier parlando nella riunione settimanale del governo, non si fermerà. Nemmeno, ha aggiunto il ministro degli esteri Livni, se questo significa la fine del dialogo con il presidente palestinese che ha già interrotto ogni contatto con Israele. Parlando alla radio, Barak è stato chiaro: "Noi continueremo la nostra azione con tutta la forza e dobbiamo prepararci ad un'escalation". Una vasta operazione terrestre israeliana a Gaza "è reale e tangibile". I suoi obiettivi, quando sarà ordinata, "saranno la fine dei lanci dei razzi Kassam, l'impedimento del contrabbando (verso Gaza) delle armi, l'indebolimento del regime di Hamas forse fino alla sua fine, e a lungo termine la separazione definitiva (di Israele) dalla striscia di Gaza". Un risultato degli attacchi (la metà delle vittime, secondo quanto confermano fonti militari israeliane, sono civili) è stato quello di vedere nelle strade di Gaza e delle maggiori località della Cisgiordania una rinnovata solidarietà palestinese. A Hebron, centinaia di dimostranti si sono scontrati con i soldati e un ragazzo di dodici anni è rimasto ucciso. E per la prima volta da molti mesi, anche a Ramallah, capoluogo economico e politico dell'Autorità palestinese, le bandiere di Hamas e di Fatah sono state viste sventolare insieme. Le rivalità intestine, a livello popolare, sembrano decisamente accantonate. Nazionalismo e lotta contro l'occupazione hanno preso il sopravvento e c'è chi parla di una "terza Intifada". La leadership del movimento islamico che controlla Gaza ha subito approfittato della situazione per rilanciare per bocca del portavoce Taher al Nunu, "un appello per un dialogo nazionale senza condizioni preliminari per esaminare l'escalation e l'occupazione così come la formazione di un governo nazionale d'emergenza". Mahmoud Abbas non ha risposto ma è stata confermata la sospensione di tutti i contatti con Israele "fino alla fine dell'aggressione". "Il governo israeliano ha deciso di lanciare una guerra ingiusta e massacra il nostro popolo. Porta la completa responsabilità per il blocco del processo di pace". Ovviamente, Olmert e i suoi ministri ribattono accusando Hamas per l'escalation. Altri razzi Kassam hanno colpito nei pressi della cittadina di Sderot mentre la città di Ashkelon è stata raggiunta da alcuni missili Grad. Una donna è rimasta leggermente ferita e sta crescendo la pressione sul governo perché sia ordinata un'azione più incisiva contro le milizie di Gaza. E mentre il ministro Barak ha chiesto un parere legale per sapere se si può ordinare all'aviazione di bombardare le rampe di lancio dei missili anche se si trovano nei centri abitati, il suo collega Ramon ha assicurato che la procedura era stata a suo tempo approvata per colpire i combattenti di Hezbollah nei villaggi libanesi.

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ROMA - In tutte le comunità ebraiche della diaspora si è alzato il livello di guardi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ROMA - "In tutte le comunità ebraiche della diaspora si è alzato il livello di guardia a difesa delle nostre istituzioni. L'escalation di accuse nei confronti di Israele è tale da farci paventare il ritorno ad un clima simile a quello che nell'82 portò all'attentato contro la sinagoga di Roma". La preoccupazione espressa da Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica di Roma, è condivisa dal Viminale che, una settimana fa, ha assegnato la scorta sia a lui che al presidente degli ebrei romani, Leone Paserman. "Io che in vita mia la scorta non l'ho mai avuta né chiesta - continua - ringrazio il Viminale e le forze dell'ordine che hanno recepito le nostre segnalazioni e innalzato il livello di sicurezza. Siamo preoccupati per le nostre istituzioni, le nostre scuole, i nostri bambini. E il linguaggio unilaterale del nostro ministro degli Esteri non fa che accrescere i nostri timori". Bersaglio della Comunità ebraica è Massimo D'Alema che viene accusato di "condannare Israele senza condannare i motivi per cui è scattata la reazione". "Assistiamo a una drammatica involuzione - afferma Pacifici - con i terroristi di Hamas che dopo Sderot ora lanciano i nuovi missili di fabbricazione iraniana anche su Aschelon. Di fronte al diritto-dovere di Israele di difendere i suoi cittadini, D'Alema condanna. Mentre giustifica la Turchia, che ha bombardato le zone dove operano i terroristi del Pkk, provocando 400 vittime". Due pesi due misure, accusa Pacifici, che stigmatizza come "non ci sia stata alcuna risoluzione Onu di condanna dei terroristi di Hamas". Fr.Nu.

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LE rappresaglie militari israeliane al lancio da parte di miliziani di Hamas di razzi con gittat (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN LE rappresaglie militari israeliane al lancio da parte di miliziani di Hamas di razzi con gittata maggiore dei soliti artigianali Qassan, hanno posto sia Abu Mazen e i suoi seguaci di al-Fatah, sia Israele ed anche la comunità internazionale e i Paesi arabi in grande imbarazzo. La questione è stata resa più accesa dalla minaccia di disastro che incomberebbe sugli abitanti di Gaza, fatta dal sottosegretario alla difesa israeliano. Egli ha usato del tutto imprudentemente il termine "shoah", scatenando polemiche a non finire. Il disastro non è solo per gli abitanti di Gaza, ma per l'intero processo di pace fra Israele e i Palestinesi, riavviato ad Annapolis nel novembre scorso. La formula dei due Stati uno israeliano, l'altro palestinese sembra tramontata per sempre. Gli estremisti di Hamas, che si erano sempre opposti ad essa, hanno quindi conseguito una vittoria. Il presidente palestinese Abu Mazen si è invece indebolito. Il suo potere è sempre più traballante. I morti di Gaza gli impediscono di accettare compromessi e forse anche di continuare i negoziati con Israele. Se lo facesse il suo già debole potere scomparirebbe del tutto. Debole è anche il premier israeliano Ehud Olmert. Accusato di inefficienza e debolezza per l'insuccesso israeliano in Libano contro l'Hezbollah non può non reagire. Però, sa anche che le rappresaglie per essere efficaci devono essere molto dure e segnerebbero non solo la fine del processo di pace di Annapolis, ma anche metterebbero in difficoltà sia gli Usa, che gli Stati arabi che l'avevano appoggiato. Hamas si è invece rafforzato. Ha sfidato non solo Israele con i nuovi razzi che hanno aumentato da 15.000 a 150.000 gli israeliani sotto tiro. Ha sfidato anche l'Egitto, umiliandolo con la distruzione del muro che lo delimita dalla Striscia di Gaza. Ha dimostrato di essere forte ed irriducibile e una forza con cui si deve fare i conti. Ha respinto la soluzione di compromesso proposta dagli Usa e dall'Ue: niente rappresaglie né embarghi israeliani in cambio della rinuncia al tiro di altri razzi. Ritiene Abu Mazen un burattino nelle mani di Israele e degli Usa. Per Hamas, il presupposto di qualsiasi pace resta la distruzione di Israele. Taluni suoi esponenti forse attratti dal progetto di al-Qaeda di ricostituzione del Califfato sostengono che i palestinesi non hanno mai avuto uno Stato proprio. L'unico possibile per loro sarebbe quindi uno arabo o meglio uno islamico. Nel frattempo, Hamas sta fortificando Gaza, con le tecniche usate dall'Hezbollah nel Libano meridionale: gallerie, bunker, collegamenti in fibra ottica impossibili da intercettare, missili e mine anticarro, che riceve dall'Hezbollah e dall'Iran. Spera in caso di attacco in forze israeliano di poter resistere sufficientemente a lungo perché la comunità internazionale imponga a Israele di ritirarsi, magari sotto l'emozione di donne e bambini massacrati dalle bombe. Israele è in difficoltà. È preoccupato dal proposito di Hamas di dotarsi di razzi ancora più potenti degli attuali, in grado di colpire Tel Aviv. Il governo Olmert non sa però decidersi. La rioccupazione permanente della striscia di Gaza unica misura per far cessare la minaccia è giudicata impraticabile per le perdite e i costi che comporterebbe. Anche un raid terrestre sarebbe tutt'altro che facile. Un bombardamento aereo massiccio provocherebbe troppe vittime fra i civili. L'indignazione internazionale si scatenerebbe contro Israele e contro i suoi protettori americani. Diventerebbero anche molto difficili i negoziati in corso per l'Iraq fra gli Usa e l'Iran. Il successo del surge americano andrebbe a rotoli. Aumenterebbero le probabilità di una vittoria della "colomba" Obama nelle elezioni americane e di una crisi nei rapporti fra Israele e gli Usa. Si accrescerebbe il prestigio di Hamas in tutto il mondo arabo, rendendo più difficile ai sunniti il sostegno agli Usa contro il dinamismo sciita. Non resta che una politica di "uccisioni mirate" dei dirigenti di Hamas da parte del Mossad, che vent'anni fa lo aveva sostenuto per combattere al-Fatah. Ma anch'esse potrebbero non fare cessare i lanci dei razzi. Ciò spiega l'indecisione di Israele. Dovrebbe passare da una strategia di semplice attrito che tiene in ostaggio la popolazione di Gaza, forse nella speranza che essa si rivolti contro Hamas ad una di annientamento, che ripristini un certo grado di dissuasione, nella speranza che tra i palestinesi predominino i moderati alla Abu Mazen. Purtroppo, gli irriducibili di Hamas non possono essere convinti ed è molto difficile distruggerli.

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Israele prepara l'offensiva di terra contro Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Scontri anche in Cisgiordania, altre dieci vittime. Abu Mazen sospende il dialogo con lo Stato ebraico.

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Dialogo in vaticano una delegazione dei 138 leader musulmani (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dialogo in vaticano una delegazione dei 138 leader musulmani Brucia il Medio Oriente, il Papa parla con l'islam Brucia la striscia di Gaza. Ma non solo. Brucia tutto il Medio Oriente e i motivi sono da ricercarsi anche oltre il conflitto israelo-palestinese. È pure il coacervo di religioni presenti nella regione che, sovente, al posto di promuovere la pace esaspera le rispettive posizioni facendo spingere il piede sull'acceleratore delle violenze. E a farne le spese sono gli innocenti come è innocente, ad esempio, monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, rapito venerdì scorso in Iraq. Per lui, il Papa ha chiesto ieri la liberazione durante l'Angelus in piazza San Pietro. Mentre per la cessazione della spirale di violenze a Gaza e nel Medio Oriente, è stato sempre ieri lo stesso Pontefice a spendere altre importanti parole. È in questo clima non certo facile che, proprio quest'oggi, inizia in Vaticano la mission impossible del quasi 65enne cardinale francese Jean-Louis Tauran, dal 25 giungo scorso presidente del pontificio consiglio per il Dialogo Interreligioso dopo un breve periodo di interregno del cardinale Paul Poupard dovuto allo spostamento di monsignor Michael Fitzgerald, per tanti anni presidente del dicastero, alla nunziatura apostolica in Egitto. Una mission impossible affidatagli direttamente dal Papa e che, nei rapporti tra le diverse religioni, e in particolare nei rapporti tra cristiani e islam, trova il suo motivo d'esistenza. Nella sede del dicastero di via della Conciliazione in Roma, infatti, è Tauran a dover condurre il primo incontro tra Santa Sede e una delegazione dei 138 leader islamici che qualche mese fa inviarono una lettera a Benedetto XVI e ad altri leader cristiani con lo scopo dichiarato di cercare un terreno comune di collaborazione. Terreno - ed è questo lo specifico di quanto chiede il Papa al porporato - che secondo le intenzioni del Papa non deve essere coltivato puntando esclusivamente sugli aspetti teologici del dialogo, bensì anche su tematiche più concrete, tematiche che sovente sono trattate in modo troppo eterogeneo all'interno delle diverse comunità musulmane. Se, insomma, ciò che conta per il Papa nella messa in campo del dialogo interreligioso - e soprattutto del dialogo con l'islam - sono oggi soprattutto i comandamenti della legge naturale, la necessità di non usare il nome di Dio per compiere violenze, la questione del riconoscimento della parità tra uomo e donna e il tema della libertà religiosa (e dunque di quella che il Papa chiama reciprocità), per la parte musulmana presente oggi in via della Conciliazione importanti sembrano essere soprattutto aspetti meno scottanti e maggiormente, appunto, di livello teologico quali, ad esempio, la questione dell'unicità di Dio e il duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo. Ma forse, a causa delle notizie provenienti dal Medio Oriente - da Gaza e dell'Iraq soprattutto - non sarà troppo difficile per Tauran spingere per una versione più pratica del dialogo, versione che in qualche modo deve andare a preparare un'udienza che, prossimamente, alcuni dei 138 avranno con Benedetto XVI. Far comprendere alla parte musulmana l'urgenza delle priorità papali non è compito solo di Tauran ma, con lui, anche degli altri delegati vaticani inviatati al summit. Tra questi, il segretario del pontificio consiglio per il Dialogo Interreligioso, monsignor Pierluigi Celata, e il preside del pontificio istituto di Studi Arabi e d'Islamistica (Pisai), Miguel Ayuso. Da parte musulmana, invece, spiccano i nomi di Abdel Hakim Murad Winter della University of the Muslim Academic Trust (Regno Unito), Aref Ali Nayed, già docente del Pisai, Sergio Yahya Pallavicini della Coreis italiana, Ibrahim Kalin della Seta Foundation di Ankara e il giordano Sohail Nakhooda direttore di Islamica Magazine. La riunione di quest'oggi ha avuto un assaggio pochi giorni fa al Cairo dove si è consumata la sessione annuale del comitato misto del dicastero diretto da Tauran e dell'Università Al-Azhar. La riunione ha portato anche alla firma di una dichiarazione comune dove, tra le varie cose, si è presa posizione ferma sulla vicenda delle vignette ironiche su Maometto e sul numero crescente di attacchi contro l'islam e il suo Profeta, così come altri attacchi contro la religione. Tauran, di ritorno dall'Egitto, ha rilasciato un'intervista alla Radio Vaticana nella quale ha spiegato il bilancio positivo dell'incontro: "Era la prima volta che vi partecipavo - ha detto - e mi ha colpito l'atmosfera di grande cordialità". Ma poi, ecco l'affondo "pratico" del porporato: "La fede ci spinge ad amare il prossimo. E la parte musulmana ha insistito molto sul fatto che secondo il Corano in materia di religione non c'è costrizione. E allora io ne ho approfittato per dire che questo è un principio molto bello, ma ci sono purtroppo dei paesi dove non viene applicato e ci sono situazioni in cui i cristiani non hanno nemmeno la possibilità di avere una chiesa per praticare il loro culto". 03/03/2008.

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Non boicottate il Salone del libro . L'appello arriva dal ministro della Cultura fra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 03-03-2008)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Nazionale))

Argomenti: Israele/Palestina

"Non boicottate il Salone del libro". L'appello arriva dal ministro della Cultura francese Christine Albanel, dopo l'invito di arabi e musulmani a bloccare la fiera che avrà come ospite Israele. - -->.

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Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Gaza, il (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Gaza, il ... Lidia Lombardi l.lombardi@iltempo.it Gaza, il vescovo rapito in Iraq, l'infanzia troncata di Ciccio e Tore. La cronaca invade l'Angelus di Benedetto XVI. La morte e la violenza declinate nelle più diverse manifestazioni - dalla guerra in Medio Oriente alla tragica fine privata di due ragazzini - coprono di una nuvola scura Piazza San Pietro, quell'adunanza uscita ad ascoltare le parole del Pontefice in una domenica assolata e senza automobili. Il Vangelo di Giovanni parla del nato cieco che Gesù guarisce, malgrado i pregiudizi di chi pensava che la cecità dipendesse da peccati dello stesso cieco o dei suoi genitori. Vengono in mente gli appelli a credere nella possibilità di vita piena anche per chi viene al mondo con un impedimento fisico. Ma il commento di Ratzinger è contro l'orgoglio delle ideologie, che acceca. E si tratta anche di ideologie religiose, perché "è forte" nell'uomo "la tentazione di costruirsi un sistema di sicurezza ideologico: la stessa religione può diventare elemento di questo sistema, come pure l'ateismo, o il laicismo". Ma è l'attualità, l'urlo del mondo, a prendersi poi lo spazio per accorati appelli in difesa della vita. Il primo si rivolge a Gaza, dove solo sabato in un attacco israeliano sono rimasti uccisi sessanta palestinesi. Il Pontefice chiede di fermare subito "la spirale di violenza". Dicendo no ai paletti politici, alle schermaglie: "Rinnovo il mio pressante invito alle Autorità, sia israeliane che palestinesi - ed è l'ennesimo richiamo alla pacificazione dell'area - perché si fermi la spirale di violenza, unilateralmente e senza condizioni". Vibra la voce di Benedetto XVI e subito un'altra preghiera, un'altra richiesta si aggiunge, riferita allo scenario di una regione attigua, l'Iraq. Dove monsignor Paulos Faraj Rahlo, arcivescovo caldeo di Mossul (esponente dunque della Chiesa cattolica sui iuris mediorientale), è stato appena preso in ostaggio. "Con profonda tristezza - dice il Papa - seguo la drammatica vicenda del rapimento". E aggiunge: "Il caro presule, oltretutto in precarie condizioni di salute, sia prontamente liberato". Quanto poi al "caro popolo iracheno" (e quel caro ripetuto due volte non è casuale) "grazie all'impegno di tutti ritrovi pace e sicurezza". L'angoscia del Papa si riversa poi sulla vicenda dei fratellini di Gravina. Ratzinger, con una confidenza che è partecipazione per la loro sorte, li evoca con il soprannome: ecco allora "la triste fine di due bambini, noti come Ciccio e Tore. Una fine che ha profondamente colpito me come tante famiglie e persone. Lo dico ai genitori, ma anche alle istituzioni. Il mio pensiero va all'infanzia di ogni parte del mondo, particolarmente a quella più indifesa, sfruttata e abusata". I piccoli Pappalardi erano un esempio di quell'infanzia per la quale Ratzinger lancia un "grido": "Prendiamoci cura dei piccoli".

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John Voice TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa John Voice TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le ... John Voice TEL AVIV Per il secondo giorno consecutivo le forze israeliane hanno occupato il nord della Striscia di Gaza nel tentativo di neutralizzare i lanci di razzi palestinesi contro le città di Sderot e di Ashqelon. In risposta ai sanguinosi scontri il presidente palestinese Abu Mazen ha ufficialmente annunciato il congelamento di tutti i rapporti con Israele inclusi i negoziati di pace, "fino a quando non cesserà l'aggressione militare" contro Gaza. Il ministro della difesa israeliano, Ehud Barak, ha invece fatto sapere che "è ormai sull'agenda" addirittura una escalation delle operazioni. Il numero di raid aerei si è ridotto rispetto a sabato ma anche ieri si registrano dieci morti palestinesi, fra cui una bambina di 20 mesi il cui corpicino è stato estratto dalle macerie di un'abitazione nella città di Gaza. Sale così a 106 il numero dei morti palestinesi da quando cinque giorni fa, in seguito all'uccisione di un civile israeliano colpito da un razzo Qassam a Sderot, è stata sferrata questa dura offensiva costata la vita anche a due soldati israeliani. Dieci sono invece i militari feriti. Il numero delle vittime palestinesi include numerosi bambini e civili, ma le cifre su questo punto sono contraddittorie: la Croce Rossa internazionale sostiene che almeno un terzo dei morti sono "non combattenti", i palestinesi denunciano che i civili sarebbero oltre la metà, secondo i vertici militari israeliani solo il 10 per cento non erano "terroristi operativi". Sul fronte internazionale Ban Ki-moon , segretario generale dell'Onu ha chiesto la fine delle incursioni. Anche da Washington Bush l'appello: "La violenza deve cessare, il dialogo deve riprendere". E oggi partirà la Rice per la regione.

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Cedere non sempre è una sconfitta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa L'intervento I bombardamenti rischiano di destabilizzare ancora di più l'area Cedere non sempre è una sconfitta Quando si incontra un cobra non si cerca di schiacciarlo, si usa una mangusta per ucciderlo" cita un antico detto arabo. Oltre cento morti tra i palestinesi durante l'ennesima battaglia a Gaza tra Israele e Hamas. Sembra una storia già scritta e invece questa volta pare utile porsi una domanda, ma come è possibile che la leadership politica di Israele agisca in maniera così sconsiderata? La guerra nel Paese dei cedri del 2006 ci ha consegnato un Libano ancor più destabilizzato, con un Parlamento immobile e ove l'elezione del Presidente appare una chimera. A Gaza pare ripetersi la medesima tragedia. Hamas non può essere considerato semplicemente un'organizzazione terroristica, il movimento ha una forte presa sulla popolazione locale. I risultati elettorali che hanno portato alla vittoria il gruppo radicale possono non essere piaciuti a molti, ma le elezioni sono da considerarsi regolari., perlomeno più di molte altre in alcuni Paesi arabi "amici". Israele rischia una seria sconfitta politica, l'ONU e gli USA di solito non particolarmente attenti alle vicende palestinesi si sono dichiarati per un cessate il fuoco e la battaglia in corso rischia di minare definitivamente la figura di Abu Mazen. è una guerra che Israele non può vincere e non può permettersi di perdere. Ora è necessario cedere, cedere subito qualcosa di importante come le colonie in Cisgiordania. Se non si presenta Abu Mazen come lo statista che ha "costretto" Israele a venire a patti, se non si rafforza la sua credibilità che è ai minimi storici il rischio reale è di vedere nascere due diverse Palestine, una delle quali militante e con l'odio come costituzione. Permettere la nascita di un Governo Palestinese forte che possa risolvere i propri problemi interni con autorevolezza. Cedere per avere una pace vera, per togliere ai falchi di tutti gli schieramenti la possibilità di utilizzare l'arma della paura sulla gente. Cedere con il supporto di un contingente di pace della Comunità europea. Cedere perché per Israele vedersi considerato come uno Stato "aguzzino" significa perdere se stesso. Presidente del Ce.S.I.

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Ue: stop violenze, Solana a Gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il ministro D'Alema: fermare le incursioni israeliane Ue: stop violenze, Solana a Gerusalemme BRUXELLES Sospensione immediata delle azioni militari di Israele contro la striscia di Gaza e stop ai lanci dei missili da parte palestinese sui territori israeliani: la comunità internazionale, alla quale ieri si sono unite le parole di condanna del Papa, dell'Unione europea e del ministro degli esteri Massimo D'Alema, alza la voce per fermare il massacro dei civili e ridare prospettiva alla pace. Dopo la cruenta giornata di ieri, in cui sono rimasti uccisi 60 palestinesi in un attacco israeliano contro la striscia di Gaza, la situazione nella regione resta di alta emergenza. L'Unione europea "condanna l'uso sproporzionato della forza da parte dell'esercito israeliano contro la popolazione civile di Gaza e si appella ad Israele perchè dia prova di massima moderazione ed eviti tutte le azioni che possono mettere in pericolo i civili". Le vittime civili, da una parte e dall'altra, sono causa di grande angoscia anche per il ministro degli esteri Massimo D'Alema che ha chiesto che "le incursioni militari israeliane non coinvolgano l'inerme popolazione di Gaza, già provata da mesi di stenti e gravi difficoltà dovute al blocco dei valichi e dalla mancanza di approvvigionamenti". Per D'Alema, deve al tempo stesso "cessare immediatamente" anche il "lancio insensato dei missili a corto raggio su Israele" da parte dei palestinesi.

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Da D'Alema condanna unilaterale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Comunità ebraica "Da D'Alema condanna unilaterale" "La reazione del nostro ministro degli esteri è come sempre unilaterale: condannare Israele senza menzionare i motivi per cui è scattata la reazione". Così il portavoce e vice presidente della Comunità Ebraica Romana, Riccardo Pacifici, replica alle dichiarazioni di Massimo D'Alema sulla crisi a Gaza. "Stiamo assistendo - ha spiegato Pacifici - ad una drammatica involuzione che vede l'uccisione di terroristi di Hamas che si nascondono vigliaccamente in mezzo alla popolazione civile. Una reazione quella israeliana dolorosa, dopo 2 anni e mezzo dal ritiro da Gaza dove non esiste alcun contenzioso territoriale ma che invece della pace ha sviluppato una escalation di attacchi missilistici verso la popolazione civile di Sderot". Pacifici ha ricordato che "non c'è stata alcuna risoluzione dell'Onu di condanna delle azioni di terroristi di Hamas" e che per questo Israele ha deciso di inviare "truppe di terra proprio per evitare bombardamenti indiscriminati e proprio paradossalmente per evitare la morte di civili innocenti e sopratutto di bambini palestinesi". Pacifici ha poi ricordato che D'Alema nei mesi scorsi ha giustificato una reazione simile da parte della Turchia che per difendere la propria popolazione al confine con l'Iraq ha bombardato le zone dove operano i terroristi del Pkk.

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Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non ... Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Non più kamikaze. Non più combattenti suicidi. Come dire, non serviranno più finte donne col pancione, o finti studenti con zainetti o handicappate con lunghe gonne pronti a farsi esplodere in nome del loro credo. Le armi terroristiche in un futuro affatto lontano saranno armi robotiche che sostituiranno gli attentatori suicidi. Per l'esperto inglese di robotica, Noel Sharkey, docente di Intelligenza artificiale all'università di Sheffield (dove c'è il sito di stoccaggio delle barre d'uranio delle nostre centrali nucleari dismesse) è al nastro di partenza la competizione internazionale per munirsi di queste armi robotiche. Molte nazioni, secondo Sharkey, sono impegnate nello sviluppo di armi robot: "Attualmente sono circa 4.000 i sistemi robotizzati impiegati nella guerra in Iraq e le ore di volo compiute da aerei privi di equipaggio dall'ottobre 2006 hanno superato le 400.000. Tutti questi robot sono peraltro controllati e comandati da un sistema remoto e la decisione di utilizzare le armi letali di cui possono essere dotati vengono prese da un essere umano". Gli Stati Uniti, secondo la Roadmap per i sistemi automatici 2007-2013 ha in programma di spendere quattro miliardi di dollari fino al 2010 in sistemi automatici. Una corsa all'armamento robotico perseguita anche da Europa, Canada, Corea del Sud, Sud Africa, Singapore e Israele. Mentre Cina, Russia e India stanno mettendo a punto soprattutto programmi su aerei da combattimento automatici. Una gara preoccupante che, secondo l'esperto, potrebbe rivelarsi un boomerang: "La disponibilità maggiore di componenti robotiche farà abbassare i loro prezzi e sarà sempre più facile trovare sul mercato pezzi da assemblare per realizzare armi robotiche fatte in casa". Insomma, con quello che offre il mercato si potrà costruire un aereo pilotato a distanza con soli 250 dollari. L'etica e la responsabilità costano molto di più.

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Gaza, Israele ritira i blindati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Dopo l'incursione di ieri Gaza, Israele ritira i blindati Ma non si fermano i razzi dei miliziani palestinesi Gaza, 3 mar. - Alle prime ore dell'alba si è conclusa l'offensiva terrestre israeliana nella Striscia di Gaza, incursione che ha provocato un centinaio di morti. Non si fermano, tuttavia, i lanci di razzi palestinesi verso Israele, che ieri avevano provocato la dura reazione dello stato ebraico: miliziani palestinesi sono tornati a bersagliare le città israeliane di Sderot e Ashqelon, nonostante l'attacco aereo notturno portato dall'aviazione israeliana per fermare i lanci. E se Israele considera un sostanziale successo l'offensiva terrestre nella Striscia di Gaza, diverso è il segnale lanciato da Hamas, che ha salutato il ritiro dei blindati di questa mattina come una vittoria. L. P.

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Israele sta ritirando le truppe E Hamas canta vittoria (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Gaza, Craxi 'Fermare i bombardamenti' (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Gaza, Craxi: "Fermare i bombardamenti" Roma, 3 mar. - “E' urgente fermare i bombardamenti su Gaza. Si sta compiendo una strage di innocenti, non una lotta al terrorismo. Si levi, anche dall'Italia, una voce forte e chiara di condanna: è in pericolo il processo di pace in tutta l'area”. Così Bobo Craxi (foto), sottosegretario agli Esteri sul nuovo attacco israeliano nella Striscia. E.M.

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Israele minaccia di invadere Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 03-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Lun, 03 Mar 2008 Edizione 43 del 01-03-2008 Medio Oriente Israele minaccia di invadere Gaza In seguito a un ennesimo lancio di razzi palestinesi contro Sderot che ha provocato gravi danni a una casa e il ferimento di una donna che vi abitava, Gerusalemme minaccia un'operazione su larga scala contro Gaza. "Più si intensifica il fuoco dei razzi Qassam e più lunga è la gittata dei loro razzi" - ha dichiarato Matan Vilnai, viceministro della Difesa - "più loro si trascineranno addosso un più grande sacrificio, perché useremo tutta la nostra forza per difenderci".

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