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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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2008 #TOP
La
contraddizione del cristianesimo ( da "Manifesto, Il"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
nei confronti
dello stato di Israele. Questo dibattito, d'altronde, si inserisce in una
questione più ampia e di difficile soluzione. Il cattolicesimo continua a
parlare di ecumenismo, ma allo stesso tempo continua ad affermare la sua
assoluta superiorità nei confronti di tutte le posizioni religiose, ebraiche,
cristiane e non.
Iran,
Pakistan, Indiae Israele sulle listedei buoni e dei cattivi
( da "Secolo
XIX, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Credo che
sarebbe una sciagura se l'Iran dovesse possedere l'atomica, ma perché Israele,
Pakistan e India invece possono averla? Elio Dellepiane GENOVA 25/02/2008
Perché Israele, India e Pakistan sono buoni e l'Iran è cattivo. Almeno al
momento, o fino a poco tempo fa, o fino a quando uno o l'altro non passeranno
nella lista dei cattivi.
Pronto
soccorso, no dei medici alla riforma - sara strippoli
( da "Repubblica,
La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
dai paesi
scandinavi e da Israele. L'aeroporto è rimasto sempre aperto. Ma sono stati
cancellati i voli Lufthansa, Monaco e Francoforte perché non erano abilitati al
volo in condizioni di bassa visibilità. Il volo proveniente da Tirana è un
charter da Dublino sono stati dirottati a Genova, un charter proveniente da
Edimburgo invece è atterrato a Bergamo.
Oggi
la catena umana a gaza israele: "pronti a sparare"
( da "Repubblica,
La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La protesta
Oggi la catena umana a Gaza Israele: "Pronti a sparare" GAZA - Una
catena umana di
Santanché
dama nera in tv "fascista e orgogliosa"
( da "Repubblica,
La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Abbiamo
condannato la frase di Fini in Israele perché noi, da cattolici, pensiamo che
il male assoluto sia il diavolo, certo non il fascismo che è un periodo della
storia d'Italia". Stoccata diretta al leader di Alleanza nazionale. Ma la
candidata a Palazzo Chigi di Francesco Storace e Luca Romagnoli, leader del
Movimento Sociale-Fiamma Tricolore,
Meina
cancella l'hotel della strage ( da "Corriere della Sera"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
artista
israeliano Ofer Lelouche: forse un bronzo alto quattro metri, forse una serie
di opere più piccole. Si vedrà. Ma la scelta è fatta. Perché a Meina, dopo
tanti anni, è ormai tardi per immaginare una scelta diversa: il vecchio hotel
non diverrà mai un museo della resistenza o una testimonianza dell'eccidio dei
tanti ebrei che caddero,
Di
Indiana Jones ha più che altro gli occhialetti da accademico, oltre che la
determinazione a ( da "Stampa, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
discendente
della stirpe sacerdotale israelita, i Cohen. Ora Parfitt, secondo quanto
riferisce la rivista americana "Time", partendo dalla credibilità di
quel marcatore genetico scoperto nei Lemba ha approfondito le loro tradizioni
orali, in cui ricorre un oggetto a forma di tamburo chiamato "ngoma
lungundu" usato per custodire oggetti rituali e dotato di proprietà quasi
divine.
Arriva
Nader il killer dei democratici ( da "Stampa, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Amministrazione
Bush quanto i leader democratici di Washington e punta a cavalcare l'onda
dell'antipolitica: "Dall'Iraq alla Palestina e Israele, da Enron a Wall
Street, da Katrina agli errori dell'Amministrazione Bush fino alle complicità
dei democratici che non fermano la guerra nè bloccano i tagli fiscali: queste
sono le situazione che mi hanno fatto decidere di candidarmi".
Gaza,
catena umana contro l'isolamento ( da "Voce d'Italia, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
isolamento
Israele: non interverremo, responsabilita di Hamas Gaza, 25 feb. - Una grande
manifestazione popolare contro l'isolamento della Striscia di Gaza ha avuto
inizio questa mattina. Si tratta di una dimostrazione che prevede la formazione
di una catena umana di alcune migliaia di persone per protestare contro
l'isolamento della Striscia di Gaza.
Iran-Israele,
scontro sulle sanzioni ( da "Voce d'Italia, La"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele,
scontro sulle sanzioni Olmert: "bisogna fermare il programma
nucleare". Teheran minaccia ritorsioni Tokyo, 25 feb. - Il primo ministro
israeliano Ehud Olmert ha chiesto oggi l'applicazione di nuove sanzioni contro
l'Iran per il programma nucleare, mentre Teheran ha minacciato l'Occidente
sulle conseguenze dell'imposizione di misure in tal senso.
Fallita
la 'catena umana' di Hamas contro l'embargo di Israele
( da "Quotidiano.net"
del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Nel vasto
arsenale israeliano di tecnologia e armamenti non c'e nulla che puo
contrastarlo efficacemente (il pacifismo, ndr)...ecco perche per decenni
Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della non-violenza
palestinese". Il pacifismo, spiega Burston, al contrario degli attentati
suicidi, dei razzi su Sderot e della violenza migliora l'
Gaza,
grande catena umana contro il blocco israeliano
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
grande catena
umana contro il blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di
Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi hanno
partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della
striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi
studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto,
Gaza,
catena umana contro il blocco israeliano
( da "Voce
d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
catena umana
contro il blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele:
49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi hanno
partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della
striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi
studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto,
Omaggio
a Vinnegar signore del "bass" con tre fuoriclasse
( da "Stampa,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sotto il
marchio SGS Group agisce infatti la società multinazionale composta dal
batterista israeliano Asaf Sirkis, dal contrabbassista moscovita Yuri Goloubev
e dal pianista gallese Gwilym Simcock. Quest'ultimo è tra i giovani talenti più
seguiti del continente, già insignito del titolo di miglior musicista jazz del
2007 e vincitore del BBC Award di categoria.
Quando
da piccolo sognavo israele - elie wiesel
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele ELIE
WIESEL Per il bambino ebreo che è in me, Israele rappresenta un irresistibile
richiamo alla speranza, e Gerusalemme un potente canto d'amore. Quando, in
Romania, passeggiavo per le strade della mia piccola città appollaiata sui
Carpazi, spesso mi immaginavo in qualche luogo della Giudea, seduto su una
panca ad ascoltare un Maestro mentre spiegava il mistero delle parole,
In
via alloro il "giardino dei giusti" piantato un carrubo, simbolo di
pace ( da "Repubblica, La"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
simbolo di
pace Il sindaco al fianco dell'ambasciatore di Israele in Italia "Ricordo
collettivo" Nasce anche a Palermo il "Giardino dei giusti", come
luogo della memoria contro ogni forma di razzismo. Ieri mattina il sindaco
Diego Cammarata e l'assessore alla Toponomastica, Carlo Vizzini, hanno
intitolato in questo modo la villetta comunale di via Alloro 80.
Catena
umana contro l'assedio della striscia
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
persone per
la catena umana di
Io,
quel ragazzo che sognava israele - elie wiesel
( da "Repubblica,
La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Perché non
sono un cittadino israeliano? Perché non vivo in Israele? Soprattutto perché
per molti anni ho pensato, ingenuamente, che sarei stato più utile al mio
popolo fuori da Israele. Ma anche, lo ammetto, perché in realtà non ero pronto.
Mi è tuttora difficile distaccarmi dalla diaspora, dalle sue ansie, dalle sue
memorie e dalle sue sfide.
Gaza,
catena umana non violenta contro l'assedio Fra le migliaia di persone molte
scolaresche Hamas al valico di Erez per impedire incidenti
( da "Unita,
L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
quando circa
duemila manifestanti hanno provato a marciare in direzione di Erez, il valico
che segna il confine fra Striscia e Israele. Ma a fermarli hanno provveduto gli
stessi agenti della polizia di Hamas, che hanno impedito ai dimostranti di
avvicinarsi a più di un chilometro dal valico: "Non vogliamo provocare incidenti
con gli israeliani", spiega uno dei poliziotti.
Israele,
fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon
( da "Corriere
della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in coma,
compie 80 anni Israele, fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Un incontro tra due cowboy".
Così chi c'era ha descritto la visita di George Bush ad Ariel Sharon, oltre un
mese fa, nella camera d'ospedale dove l'ex primo ministro giace in coma.
Ambasciatore
israeliano al Gramsci ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
scuola
Ambasciatore israeliano al Gramsci Scuola --> L'ambasciatore di Israele
presso la Santa Sede Oded Ben-Hur sarà in città mercoledì per partecipare a un
incontro, organizzato dal Liceo classico. La visita si inserisce all'interno di
un progetto dell'istituto che ha la finalità di promuovere la conoscenza dei
rapporti interculturali e interreligiosi tra i popoli del Mediterraneo.
L'UNIONE
degli scrittori palestinesi ha condannato ieri la partecipazione di Israele,
come ospi ( da "Messaggero, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La
partecipazione di Israele, a suo dire, vorrebbe dire "legittimare tutti i
suoi comportamenti fascisti". Il Salon du Livre, la più prestigiosa
vetrina editoriale internazionale dopo la Buchmesse di Francoforte, ha invitato
una quarantina di scrittori israeliani in occasione del sessantesimo
anniversario della creazione dello Stato ebraico,
Avvisi
ai naviganti E' uscito il nuovo numero di Crossing Borders la newsletter
transnazionale sui movimenti e le lotte dei migranti
( da "Liberazione"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Italia e che
è stato bandito da Israele. Un film che ha fatto finire il suo regista,
Mohammad Bakri sotto processo per vilipendio dell'esercito israeliano e che gli
fa rischiare il carcere e una multa di 500mila euro (la sentenza giovedì
prossimo). E Jenin, Jenin proiettato dalle
Francesca
Marretta ( da "Liberazione"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in cui
Israele, nella visione del movimento islamico, ha mostrato il fianco.
"Israele non interverrà in manifestazioni all'interno di Gaza ma assicurerà
la difesa del territorio e preverrà ogni violazione dei propri confini
sovrani" era scritto nel comunicato congiunto firmato domenica dal
ministro degli esteri Livni e dal ministro della Difesa Barak.
L'esercito
aveva schierato carri armati, cannoni e 6500 uomini. Decine di tiratori scelti
er ( da "Messaggero, Il"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
avrebbe "difeso la propria sovranità" con ogni mezzo. L'idea stessa
di una catena umana, di un possibile assalto di uomini, donne e bambini (simile
a quella del mese scorso al confine con l'Egitto) alla barriera israeliana che
tiene chiusi i palestinesi di Gaza nella prigione virtuale in cui si trovano
aveva messo in allarme il governo e il ministero della difesa a Tel Aviv.
Sud
America, allarme terrorismo islamico
( da "Avanti!"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La condanna
di Israele per i suoi comportamenti a Gaza e la richiesta della creazione in
tempi rapidi di uno Stato palestinese, sono stati i temi che hanno fatto unire
il terzomondismo dei Paesi sudamericani e l'avversione a Israele degli arabi.
Certamente vi è stata anche una condanna del terrorismo da parte del saudita
Saud Al Faysal,
Hamas
cerca la strage ( da "Opinione, L'"
del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
al confine
tra la Striscia e Israele) per protestare contro il blocco di Gaza. Intanto,
per precauzione, l'esercito di Gerusalemme ha rafforzato le sue postazioni di
confine con 6500 uomini, per evitare che i palestinesi facciano al confine
israeliano quel che fecero con l'Egitto: sfondare le barriere per riversarsi
oltre la frontiera.
Hamas
gioca la carta nonviolenta. Ma è un buco nell'acqua
( da "EUROPA.it"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
che colse di
sorpresa tanto l'Olp quanto Israele. "Nel vasto arsenale israeliano di
tecnologia e armamenti non c'è nulla che può contrastare efficacemente il
pacifismo. Ecco perché per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare
le espressioni della nonviolenza palestinese", scrive Burston.
F
unziona, non funziona? Se in politica se ne parla (spesso senza sapere bene di
che cosa si parla), ( da "Stampa, La"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in Israele.
Non è d'accordo, invece, Silvio Garattini. Secondo il farmacologo, non c'è
evidenza che comprovi una reale efficacia. Si usano inibitori del testosterone,
sostanze come il c-proterone e il medrossiprogesterone acetato, ma perché
l'effetto sia duraturo l'individuo dovrebbe essere costretto ad assumerle in
modo permanente.
CROCIATA
CONTRO VIGNETTE BLASFEME ( da "Manifesto, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
alla
martiriologia come unico metodo di resistenza a Israele, 6 mesi di carcere, una
multa e la censura del giornale è la pena inflitta dal tribunale di Gaza,
controllato dal movimento oscurantista, al direttore del quotidiano palestinese
vicino all'Anp "al-Ayam" Akram Haniyeh e al suo caricaturista
politico, Baha Boukhari, 64 anni (vivono entrambi a Ramallah,
Tariq
Ramadan spiega le ragioni del suo boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino
( da "Manifesto,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele come
ospite d'onore nel momento in cui è in corso la crisi della Striscia di Gaza.
"Lanciamo dei dibattiti "culturali" e facciamo finta di non
accorgerci che in questo modo giustifichiamo il "silenzio
politico"" scrive Ramadan, e aggiunge: "Nel momento in cui
l'Iran è lo spauracchio della scena politica internazionale e il bersaglio
preferito della bellicosa amministrazione
L'Iran
continuerà a collaborare con l'Aiea
( da "Manifesto,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
il Consiglio
di sicurezza ha approvato due risoluzioni contro di noi mentre Israele, che non
aderisce neppure al Tnp e ha 200 testate atomiche, è fuori da ogni
ispezione". L'Iran, conclude Zohrevand, "ratificherà quel protocollo
quando i problemi saranno risolti", ma "non accetta pressioni e
ricatti". E attacca: "Le armi chimiche sono più economiche e
terribili dell'arma nucleare.
<La
politica estera dei democratici? Prussiani contro negoziatori>
( da "Liberazione"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sono tra i
nostri migliori amici ma smettiamo di dare a Israele assegni in bianco".
Questa idea di soft power che tipo di impatto potrebbe avere sulla politica
estera americana? Intendiamoci, l'assunto fondamentale è che gli Usa vogliono
la primazia sul mondo. Nessuno può nemmeno pensare di diventare presidente
senza sostenerlo in qualche modo.
Beit
Hanun, prigione nella prigione della Striscia di Gaza I civili ostaggio dei
raid israeliani e del fanatismo di Hamas
( da "Liberazione"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ultimo
avamposto palestinese prima del posto di confine a nord con Israele, il valico
di Eretz. Tra le due entità nemiche l'una per l'altra, si estende una sorta di
"no man's land". Uno spazio aperto e polveroso in cui gli edifici
sono stati gradualmente demoliti o resi inabitabili per effetto del conflitto e
delle ripetute incursioni israeliane.
Israele
Moshe Katsav patteggia: sexgate chiuso
( da "Liberazione"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il
fascino del modello israeliano ( da "Corriere della Sera"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
pag: 26
categoria: REDAZIONALE Noi e gli altri Il fascino del modello israeliano A
Gerusalemme i fondi sono stati separati dalle banche per legge. Il modello
israeliano- citato più volte da Mario Draghi - ha imposto con una norma la fine
del connubio tra banche ed sgr. Un esempio proponibile in Italia? Difficile
dirlo.
CORREVA
il secondo secolo dopo l'avvento di Cristo quando Traiano venne nominato
imperatore ( da "Messaggero, Il"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
In Norvegia e
in Palestina lo spettacolo di Moni Ovadia e Kounellis, "Al
Kamandjati", e poi raid tattici in Germania (ad aprile la Pmjo) e a New
York (è previsto uno scambio di mostre). Ma le campagne d'inverno arriveranno
fino alle porte di Mosca con il festival del Jazz Italiano.
Dal
nostro corrispondente NEW YORK - E' come una padella al teflon, nulla
( da "Messaggero,
Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
incluso l'ex
ambasciatore in Israele Martin Indyk, al quale è stato affidato il compito di
illuminare le comunità ebraiche dell'Ohio sulla scarsa preparazione di Obama in
materia di Medio Oriente. Il dibattito, previsto per le tre del mattino di oggi
in Italia, sarà presumibilmente l'ultimo a vedere i due l'uno contro l'altra.
Se
l'Europa supporta la farfalla cipriota aiuta anche se stessa
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
dopo la
Palestina e il Kashmir. Nel 2004 i tentativi di addivenire a un compromesso
naufragarono per la stolta scelta dell'Ue di garantire a Cipro greca l'ingresso
in Europa anche senza la parte turca. Cosicché in un referendum tenuto in
entrambe le parti dell'isola le istanze riunificatrici vinsero nella parte
turca,
Tv
"educativa" di Hamas ( da "Opinione, L'"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
stai
boicottando Israele e la Danimarca e i loro prodotti commerciali?". E
Allah che lo chiede. Tramite la nota serie di cartoni animati dell'orrore,
"Pionieri del domani", inventati dalla tv Al Aqsa, quella
palestinese. Lo scorso 22 febbraio è andato in onda l'ennesimo episodio di
questa vergogna che è lo spettacolo per bambini "I pionieri del
domani"
BOICOTTARE
NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE NEGARE L'ESISTENZA DI ISRAELE: IO NON NEGO LA SUA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
onore lo
stato di Israele. Ramadan chiede la fine delle "strumentalizzazioni di
questa vicenda" e l'apertura "di un vero dibattito" sulla
possibilità di criticare Israele usando mezzi pacifici come il boicottaggio.
"Da giorni e settimane i media si sono mobilitati, e talvolta scatenati,
intorno alla questione del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino,
DOPO
QUELLI DI EGITTO E PALESTINA, ANCHE GLI EDITORI ALGERINI HANNO DECISO DI
BOICOTTARE LA FIERA DE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
onore
Israele. Il sindacato nazionale degli editori algerini (Snel) che riunisce una
sessantina di editori, sarà assente "per denunciare le politica del paese
ospite d'onore, Israele". Anche Casbah Editions, spiega Samin Amziane,
direttore della casa editrice, "non parteciperà in nome del dovere di
solidarietà con la popolazione civile palestinese di Gaza"
Concesso
un contributo di 900mila euro alla Delegazione generale palestinese in Italia
( da "Voce
d'Italia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
agosto del
2002 il servizio segreto militare israeliano stimava il patrimonio personale di
Arafat nell'ordine di 1,3 miliardi di dollari, ed il magazine
"Forbes" Arafat come sesto nella lista "Re, regine o
despoti", stimando il suo patrimonio in almeno 300 milioni di dollari. Nel
2003 il Fondo Monetario Internazionale condusse un'inchiesta presso l'autorità
palestinese,
<Israele?
Non, merci> ( da "EUROPA.it"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele? Non,
merci" VALENTINA LONGO Israele ospite d'onore? Non, merci. Siamo in
Francia, ma sembra l'Italia, è Parigi, ma sembra Torino. A due settimane
dall'apertura del Salon du livre, che sarà inaugurato da Sarkozy insieme a
Peres il 13 marzo (si concluderà il 19) nel mondo francofono sta montando una
polemica che somiglia molto a quella appena sopita contro gli organizzatori
Pioggia
di Qassam palestinesi e missili israeliani: morti e feriti nelle due città
( da "Stampa,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ISRAELE) E
una notte di guerra a Gaza: l'oscurità orba di lampioni e elettricità
illuminata a intermittenza dalla scia dei Qassam e dei raid aerei. Ieri il
rimpallo tra i miliziani di Hamas e l'aviazione israeliana non ha dato tregua
agli abitanti di Sderot e Gaza, una giornata segnata dal sibilo della sirena
fino all'incursione conclusiva,
Gelo
tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a rischio"
( da "Stampa,
La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il rabbino di
Roma "Questione di soldi" Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio
del Papa a rischio" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO Gelo tra
Vaticano e Israele. L'ambasciatore del Papa in Terra Santa, l'arcivescovo
Antonio Franco lancia l'allarme: "Negoziati fermi a causa di Gerusalemme,
a rischio la visita di Benedetto XVI".
Il
figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la bancarotta
della Shoah ( da "Stampa, La"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
CONTRASTI
MORTALI Il figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la
bancarotta della Shoah.
QUARANTA
MISSILI Qassam sparati a caso da Gaza sulla martoriata città di Sderot. Alcuni
hanno c ( da "Nazione, La (Nazionale)"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
indomani
degli accordi di Annapolis e che hanno costretto Israele a prendere
contromisure per ora insufficienti. "Faremo tutto il possibile per far
cessare questo attacchi indiscriminati sulla popolazione" ha detto ieri un
portavoce del governo israeliano. Poco dopo è stato lanciato un nuovo raid
aereo in cui sono rimasti uccisi altri miliziani e distrutte alcune postazioni
di lancio.
La
maggioranza degli israeliani per la trattativa con Hamas Il 64% favorevole a
negoziare una tregua di lunga durata. Il 55% di sì anche tra i sostenitori di
Kadima, il partito di ( da "Unita, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
e che ieri ha
provocato la morte di un civile israeliano) e arrivare alla liberazione del
soldato Shalit, prigioniero da 20 mesi di un commando palestinese a Gaza.
Aprire una trattativa: a chiederlo non è più solo qualche esponente politico
dello Stato ebraico. A spingere in questa direzione è la maggioranza degli
israeliani.
Raid
e razzi 12 vittime ( da "Repubblica, La"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
In un raid
aereo israeliano nella mattinata sono stati uccisi 5 miliziani palestinesi di
Hamas che viaggiavano a bordo di un'auto. L'attacco ha scatenato la
rappresaglia delle milizie filo-integraliste che hanno sparato oltre quaranta
razzi Qassam contro la città israeliana di Sderot uccidendo un uomo e ferendo
altre 5 persone.
Registe
coraggiose dai gulag all'Iran ( da "Corriere della Sera"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
onore ancora
diffuso in Palestina ("Maria's Grotto" di Buthina Canaan Khoury),
dalla Siberia ("Miss Gulag" di Maria Yatskova: parlano le ex detenute
dei lager siberiani) all'Afghanistan ("Harat " di Sepideh Farsi,
diario di viaggio da Parigi a Kabul). Omaggio all'Iran Mentre la Casa del Pane
ospita una mostra con 40 tavole originali di Marjane Satrapi,
La
rabbia di Hillary <Io sotto torchio E aiutate sempre lui>
( da "Corriere
della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
perché sono
stato un deciso amico di Israele... Non siederei qui se non fosse per i molti
ebrei americani che hanno appoggiato il movimento per i diritti civili...
Clinton: C'è differenza tra denunciare e rifiutare... Obama: Devo dire che non
vedo la differenza. Non c'è un'offerta formale di aiuto di Farrakhan che
implichi un rifiuto.
Il
bambino simbolo della paura ( da "Corriere della Sera"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
REDAZIONALE
Il video Il bambino simbolo della paura SDEROT - Un piccolo israeliano, 10
anni, è diventato il simbolo della tragedia quotidiana di Sderot. Un video
documenta gli attimi di terrore dopo che un missile Qassam lo ha ferito
devastandogli una spalla. Soccorso dalla sorella (foto sopra), riesce a dire
soltanto: "Dov'è la mia mamma?
Razzi
da Gaza, muore israeliano ( da "Corriere della Sera"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Quattro bimbi
palestinesi uccisi dall'aviazione Razzi da Gaza, muore israeliano Bombardato
l'ufficio, vuoto, del primo ministro di Hamas Governo sotto pressione: più
vicina un'operazione militare su larga scala nella Striscia DAL NOSTRO
CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La roulette russa dei Qassam si è fermata
all'università.
Sguardi
altrove , di ragazze speciali ( da "Manifesto, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
si muove nel
Libano dell'attacco israeliano nel 2006, con la macchina da presa segue le
storie di quattro diverse persone. Ma in lei la ricerca del senso parte sempre
dagli incontri e dalle contrapposizioni. Miss Gulag è film di malinconia
stridente, le storie di donne in un gulag siberiano dove oggi vengono richiuse
detenute comuni.
Lettere@ilmanifesto.it
( da "Manifesto,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
degli accordi
militari con Israele e dell'embargo criminale contro i palestinesi di Gaza.
Mila Pernice, Forum Palestina La bella italiana Nella sua recensione al mio
libro "Figure del desiderio: storia della bellezza femminile italiana
dall'Ottocento a oggi" (Laterza, 2007) (il manifesto, 19 gennaio 2008),
Alberto Mario Banti propone varie critiche alla mia impostazione di fondo.
L'acqua
è inquinata, bisogna bollirla ( da "Manifesto, Il"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
embargo
israeliano in vigore da mesi. La società che gestisce le forniture idriche a
Gaza ieri ha invitato gli abitanti a bollire l'acqua. A causare allarme è il
mancato arrivo a Gaza del cloro a causa della chiusura attuata da Israele che,
evidentemente, non ritiene la sostanza utilizzata per purificare l'acqua un
bene di prima necessità.
Raid
aerei israeliani, razzi Qassam A Gaza torna a scorrere il sangue
( da "Manifesto,
Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
uccisione
dell'israeliano a Sderot, ha annunciato che vendicherà i bambini morti a
Jabaliya. Il premier Ehud Olmert ha avvertito che Israele farà tutto ciò che è
necessario per mettere fine al lancio dei razzi palestinesi. Governo israeliano
e comandi militari insistono sulla "inevitabilità" dell'invasione e
rioccupazione di Gaza,
La
speranza negata ai due popoli divisi da un muro
( da "Corriere
della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
e che Israele
è pronto a reagire duramente per sedare ogni forma di rivolta. E a costringere
il Raìs, con carri armati, bombardamenti e ruspe, a rinunciare alla violenza.
In alternativa, come in realtà è accaduto, per il presidente c'è una sola via:
restare prigioniero nella Muqata di Ramallah, fra macerie,
Israeliani
scatenati nei Territori: morti 12 palestinesi (3 bambini)
( da "Liberazione"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
In
conseguenza del blitz israeliano la milizia di Fatah ha dichiarato finita la
tregua con Israele. Mentre da Tokyo, dove si trova in visita, il Premier
israeliano Olmert ha reiterato minacce contro i leader di Hamas, affermando che
nessuno sarà immune dalla rappresaglia israeliana per gli attacchi su Sderot,
la maggioranza della popolazione di Israele,
Perché
il Pd cede al ricatto di Ichino sull'art. 18? Aborto, tra cucchiai d'oro e
danni ambientali Obama e il bracciale del soldato morto in Iraq
( da "Liberazione"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
nella lotta
contro i massacri di vite umane in Palestina, in Iraq, in Afghanistan; che lo
Stato, laico e democratico, non può e non deve prendere ordini da entità sostanzialmente
immorali, siano esse i cucchiai d'oro, o i giornalisti prezzolati, o i
farisaici sepolcri imbiancati. Nando Spera Avezzano (Aq) E quelli procurati
dall'inquinamento Spettabile redazione,
"Fuoco
amico", l'ultima emozione di Yehoshua
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
figlio del
paleontologo israeliano Yirmyahu, che lavora in Africa, in Tanzania. Vedovo da
poco tempo, con la patria ha rotto tutti i rapporti, come con la religione
ebraica, tanto ad gettare nel fuoco scritti, giornali e candele che sua cognata
Daniela gli ha portato per festeggiare Hanukkah, che ricorda ogni anno la
resistenza degli ebrei che non si arresero ai costumi pagani.
Cartoni
animati per creare kamikaze ( da "Padania, La"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliani ma
anche città come Jaffa e Haifa che oggi sono parte di Israele. Il movimento di
Hamas non riconosce infatti il diritto all esistenza dello Stato ebraico che
vorrebbe vedere annientato. "Se io sarò martire aggiunge il pupazzo sarà
una tigre a prendere il mio posto". Una battuta seguita da un dialogo che
avviene sotto l occhio delle telecamere e che è stato tradotto dal Memri,
M.O.
raid israeliano uccide un neonato
( da "Voce
d'Italia, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
: raid
israeliano uccide un neonato E la risposta ai continui lanci di missili
palestinesi contro Israele Gaza, 28 feb. – Raid israeliano, nella notte,
colpisce un edificio, sede del ministero degli interni di Hamas, a Gaza.
Nell'esplosione ha perso la vita un bimbo di sei mesi.
"Erodiade",
una passione struggente ( da "Avanti!"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele di
Erodiade, colpevole di aver lasciato Erode Filippo - quindi "senza
terra" - per sposare il potere che l'unione col fratello le garantiva. Ma
non è il fatto legale, la motivazione forse reale, almeno secondo l'apostolo
Marco, quel motivo che spingeva Giovanni Battista a predicare contro la
corruzione simboleggiata da un matrimonio tanto sciagurato,
Girotondi,
missili e cartoni animati ( da "Opinione, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele altro
non è che una risposta "soft" adottata soltanto per convincere, chi
di dovere, a sospendere il continuo bombardamento di una sua città? Fermo
restando che Sderot è situata all'interno della linea verde, cioè territorio
israeliano internazionalmente riconosciuto, quale nazione al mondo non
risponderebbe militarmente e non con un semplice blocco delle frontiere ad un
Alla
corte degli ayatollah ( da "Opinione, L'"
del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il tecnico ha
sciolto la propria riserva dopo avere visto il presunto valore calcistico della
squadra in un confronto finito
Lanci
di razzi contro Sderot e Ashkelon: un morto e otto feriti. Hamas rivendica
( da "Opinione,
L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
uccisione di
cinque membri della sua polizia in un raid israeliano lanciato ieri notte.
Proprio il giorno prima il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen,
aveva giudicato "inopportuno" il lancio di razzi contro Israele.
Ieri, lo stesso presidente palestinese denunciava l'infiltrazione a Gaza anche
di elementi di Al Qaeda.
L'Iran
ignora le sanzioni grazie a Cina e Russia
( da "Opinione,
L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
minacce
contro Israele. Di conseguenza, Gerusalemme è molto sensibile a quanto succede
a Teheran. Secondo il generale Amos Yadlin, del Servizio di informazioni
dell'esercito israeliano (IDF), l'Iran può arrivare all'arma nucleare in due anni.
Secondo il quotidiano Ha'aretz entro il 2010 Teheran potrebbe essere in grado
di trasportare una testata nucleare su obiettivi israeliani.
Gaza:
ancora morti ( da "Voce d'Italia, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
aereo
israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia Gaza: ancora morti In
pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle prime ore di questa
mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di Gaza e dopo la morte
di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi pomeriggio è stata la
volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi di Jabalia.
Gaza
ancora morti ( da "Voce d'Italia, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
aereo
israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia Gaza: ancora morti In
pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle prime ore di questa
mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di Gaza e dopo la morte
di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi pomeriggio è stata la
volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi di Jabalia.
Razzi
da Gaza su Israele, ed è di nuovo escalation. Abu Mazen contro Hamas: <Alleati
di al Qaeda> ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele, ed è
di nuovo escalation. Abu Mazen contro Hamas: "Alleati di al Qaeda" Un
civile israeliano è rimasto ucciso e altre due persone sono rimaste ferite da
un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza contro Sderot. In totale sono almeno
una ventina i razzi qassam caduti nel sud di Israele nel solo pomeriggio di
ieri ed era dal maggio del 2007 che non si registravano morti per
In
Israele c'è dif denza per Obama ( da "EUROPA.it"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il senatore
nero ha inoltre schivato il colpo della Clinton dando risposte inequivocabili
sul Medio Oriente: "Israele è uno dei nostri più importanti alleati e la
sua sicurezza è sacrosanta". Ma le accuse della Clinton sono solo
propaganda o riflettono invece una reale preoccupazione di Israele nel caso
Obama divenisse il nuovo inquilino della Casa Bianca?
In
prigione a 12 anni nell'inferno palestinese
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
intelligenza
con Israele" Hassan ha compiuto 13 anni a settembre, due mesi dopo essere
entrato in carcere con l'accusa di omicidio. Ha festeggiato fumando la prima
sigaretta insieme al padre Mahmoud e ai due fratelli maggiori che dividono con
lui e altri cinque detenuti la cella di due metri per tre nel centro di
detenzione di Qalqiliya,
Bombe
sulla Striscia, razzi Qassam su Aschelon
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
e la minaccia
del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, che annuncia l'imminenza di
una operazione su larga scala a Gaza, incombono sui due popoli come sinistri
tamburi di guerra. La battaglia è iniziata presto. All'alba di ieri un raid
aereo israeliano uccide tre miliziani di Hamas e dei Comitati per la resistenza
popolare.
Adonis
ai boicottatori "Guardate in casa vostra"
( da "Stampa,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
rea di aver
invitato Israele come Paese ospite. "Se penso di avere ragione - spiega
all'Adn Kronos International - non ho paura dell'altro che critica questa
verità e userò ogni mezzo permesso e ogni occasione per esporla. E cercherò di
persuaderlo". Invita poi i boicottatori a guardare in casa loro, a quel
che fanno insomma i loro governi.
Bombe
su gaza: 25 uccisi, otto sono bambini - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
"è l'escalation della guerra" Decine di razzi Qassam sparati contro
la città di Sderot, colpita anche Ashkelon ALBERTO STABILE dal nostro
corrispondente GERUSALEMME - "Escalation della Guerra nel sud", è il
titolo che la Radio di stato dà ai suoi servizi sulle ultime 48 ore d'inferno
vissute nella regione di confine tra le città israeliane del Negev
settentrionale e la Striscia
Strage
di bimbi: colpiti da un missile israeliano
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
quattro morti
Strage di bimbi: colpiti da un missile israeliano Gaza.. Giocavano a calcio,
quattro morti --> GAZA Giocavano a calcio su una spianata di sabbia alla
periferia del campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: loro
lanciavano la palla, poco distante i miliziani lanciavano razzi Qassam.
Lo
strappo delle caserme rosse ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
No a chi
attacca Israele" IL PARLAMENTO europeo manda la vicepresidente Luisa
Morgantini (Prc) alle celebrazioni per ricordare i deportati e i caduti alle
Caserme Rosse e la comunità ebraica di Bologna diserta la cerimonia: non era
mai accaduto. "E sempre stata critica contro lo Stato d'Israele, chi lo
rinnega, rinnega la Shoà".
Caserme
rosse senza gli ebrei - carlo gulotta
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Le critiche
della Morgantini contro Israele sono a senso unico e delegittimano lo Stato
d'Israele, e sono critiche che costituiscono le premesse per il suo
annientamento. Chiunque rinneghi lo Stato d'Israele, rinnega la Shoà".
Armando Sarti, del comitato della Bolognina e del Navile, ieri ha diffuso il
testo della mail dell'ambasciatore d'Israele Gideon Meir,
"mai
con chi si schiera contro lo stato d'israele"
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele"
"NON andremo alle Caserme Rosse. E lo dico con dolore, perché è la prima
volta che accade. Su tutte le lapidi che ricordano il sacrificio di chi si
oppose allo sterminio nazifascista, c'è il nome della comunità ebraica
bolognese. Non possiamo assistere senza far nulla a chi si schiera tout court
contro lo Stato d'
"affermazioni
bugiarde e fanatiche la storia dell'olocausto mi appartiene" - eleonora
capelli ( da "Repubblica, La"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele".
Si tratta delle citate "critiche a senso unico" contro lo Stato
d'Israele? "Ho condannato la politica dei governi israeliani, ma
riconosco, in quanto europea, l'esistenza dello stato d'Israele. Penso che sia
indispensabile la convivenza tra i due stati, quello israeliano e quello
palestinese e penso che la politica israeliana sia una politica coloniale di
appropriazione
Giornata
di guerra nei Territori: raid israeliano fa strage di bambini Tre fratellini e
un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle incursioni 15 palestinesi uccisi.
Razzi di Hamas su ( da "Unita, L'"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Giornata di guerra nei Territori: raid israeliano fa
strage di bambini Tre fratellini e un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle
incursioni 15 palestinesi uccisi. Razzi di Hamas su Asqhelon. Libano, gli Usa
schierano la nave da guerra Cole / Roma LA SPORCA GUERRA miete vittime
innocenti.
Le
ragioni del dialogo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Prov Gallura
Pagina 8051 olbia Ambasciatore israeliano Le ragioni del dialogo Olbia.
Ambasciatore israeliano --> "Posso dedicare ai ragazzi tutto il tempo
che vogliono: loro sono il futuro". Così ha salutato e introdotto il suo
intervento l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur, ospite
di un incontro organizzato dall'istituto Euromediterraneo.
Le
donne guardano lontano con i film e le loro storie - luca mosso
( da "Repubblica,
La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Mai Masri
racconta in 33 Days la recente guerra tra Libano e Israele, Debora Scapellotta
(Casa mia) si concentra sui bambini abbandonati di Bucarest, Buthina Canaan
Khoury (Maria's Grotto) sul delitto d'onore in Palestina e Maria Yatskovaa
(Miss Gulag) su un gruppo di detenute che partecipano a un concorso di
bellezza.
Gaza,
strage di bambini durante i raid. Pioggia di Qassam su Asqhelon
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano
mentre giocavano a calcio su una spianata di sabbia nel campo profughi di
Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Obiettivo del missile erano dei
miliziani che, poco lontano, stavano lanciando razzi Qassam. E LA SECONDA
strage di bambini che in poche ore si consuma per sbaglio: l'altra sera in
circostanze analoghe vicino a Beit Hanun erano stati uccisi per errore altri
I
ragazzi d'Israele Che sognano la fuga Abraham Yehoshua presenta il suo Fuoco
amico ( da "Nazione, La (Nazionale)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
INTERVISTA
"I ragazzi d'Israele Che sognano la fuga" Abraham Yehoshua presenta
il suo "Fuoco amico" di MARIELLA RADAELLI ? MILANO ? LA FAMIGLIA come
concetto politico e sociale. E questo il suo ruolo in letteratura. Lo sostiene
Abraham Yehoshua (nella foto), oggi a Milano, alla Libreria Mondadori Duomo
(ore 18) e domani a Pavia,
Salviamola
noi, subito, la pace in Palestina
( da "Manifesto,
Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Per
rappresaglia, l'esercito Israeliano ha distrutto tre anni fa la centrale
elettrica mettendo a rischio il funzionamento di tutto, dagli ospedali alle
centrali di smaltimento dei rifiuti che ormai dipendono dalle forniture di
Israele. Gaza ormai è una grande prigione a cielo aperto.
Segue
dalla prima tortura, la morte di sheykh Majid
( da "Riformista,
Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
lo stesso
cognome di Marwan, il leader più popolare di Fatah in carcere in Israele,
l'unico che potrebbe competere, nell'animo dei palestinesi, con quello di
Yasser Arafat. Anche sheykh Majid portava lo stesso cognome. Anche lui era un
Barghouthi, come suo cugino Marwan, con cui spesso discuteva animatamente di
politica.
Raid
su Gaza, è strage di bambini ( da "Manifesto, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
una
rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel
Distrutta
ong sanitaria: ora servono aiuti ( da "Manifesto, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
attacco
israeliano di ieri contro la sede del Ministero dell'Interno a Gaza ha
devastato anche la vicina sede dell'organizzazione non governativa Medical
Relief, che ospitava la principale clinica e farmacia della Striscia di Gaza,
un'ambulanza, un centro di sostegno per persone con handicap e gli uffici
amministrativi.
Giocavano
tutti a pallone, sette degli otto bambini palestinesi uccisi in due giorni di
raid ( da "Messaggero, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
da Israele
non è arrivata alcuna risposta positiva". E lo stesso premier israeliano
Olmert ha cominciato a mettere le mani avanti per dire che un accordo entro il
2008 è sempre più improbabile. Parole e tensioni non sono piaciute alla Casa
Bianca tanto che Condoleeza Rice sta tornando nella regione di fronte alla
minaccia ventilata dal ministro della difesa,
Bambini
palestinesi sotto tiro: altri otto uccisi nella Striscia
( da "Liberazione"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
dichiarando
che la soluzione al problema dei razzi su Israele arriverà molto più
rapidamente di quanto si possa immaginare. "Bisogna prepararsi a
un'intensificazione del conflitto sul fronte sud. Hamas pagherà il prezzo dei
suoi attacchi", ha sentenziato ancora Barak. Il governo israeliano non è
tuttavia compatto sul possibile scenario di una reinvasione di Gaza.
La
Libia occupata, la "civilizzazione"e il massacro di Cufra
( da "Secolo
XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Palestina in
cui i nativi sono stati espropriati della loro patria. D'altra parte gli
italiani, eccezion fatta per sporadici episodi bellici esposti con animosità
che hanno riguardato quelli che oggi sarebbero definiti "terroristi",
hanno portato ovunque civiltà e non hanno spogliato le colonie delle loro
ricchezze come invece hanno sempre fatto gli altri colonizzatori (
Missili
su Gaza muoiono 4 bimbi ( da "Tempo, Il"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il missile
lanciato da un elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il
micidiale ordigno è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini
palestinesi (il più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i
miliziani sono invece fuggiti incolumi.
ISRAELE
BOMBARDA, STRAGE DI BAMBINI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
bombarda, strage di bambini Gerusalemme. Ormai è un bagno di sangue. Ieri
almeno 13 palestinesi, tra cui quattro bambini, sono rimasti uccisi in una
ondata di violenti attacchi aerei lanciati da Israele su Gaza. Tre dei bambini
erano fratellini.
( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Divino La
contraddizione del cristianesimo Filippo Gentiloni Nuova battuta di arresto nel
dialogo fra cattolici ed ebrei, nuova "gaffe" del Vaticano (dopo di
quella con l'islam). Si tratta del testo che riguarda gli ebrei nella liturgia
cattolica del venerdì santo: il Vaticano ha corretto il testo precedente,
ritenuto offensivo nei confronti degli ebrei; la correzione, però, è stata
considerata un peggioramento. Ancora una volta gli ebrei vengono considerati a
un livello nettamente inferiore. Ecco il testo della versione precedente (che
già era stata emendata sotto Giovanni Paolo II): "Dio onnipotente ed
eterno, che non rigetti dalla tua misericordia neppure i Giudei, esaudisci le
preghiere che ti rivolgiamo per questo popolo accecato". Ed ecco la
versione "corretta" . "Preghiamo anche per gli ebrei affinché
Iddio Signore Nostro illumini i loro cuori e riconoscano Gesù Cristo come
salvatore di tutti gli uomini". Che dire? Il nuovo testo appare più
gentile, ma insiste sulla necessità della conversione. Si tratta, ancora una
volta, di due piani nettamente distinti e diversi: il cattolicesimo è al piano
superiore. Logiche, quindi, le reazioni, anche ufficiali, delle comunità
ebraiche. Il rabbino Di Segni: "Tragico passo indietro". E
l'associazione rabbinica: "L'adozione di tale formula liturgica è in netta
e clamorosa contraddizione con almeno quaranta anni di dialogo
ebraico-cattolico". Un episodio che, d'altronde, si inserisce in un
momento già difficile del dialogo , come si può riscontrare anche dagli elenchi
di professori che hanno fatto seguito all'invito del papa alla Sapienza, nonchè
dalle polemiche, politiche e non soltanto, nei confronti
dello stato di Israele.
Questo dibattito, d'altronde, si inserisce in una questione più ampia e di
difficile soluzione. Il cattolicesimo continua a parlare di ecumenismo, ma allo
stesso tempo continua ad affermare la sua assoluta superiorità nei confronti di
tutte le posizioni religiose, ebraiche, cristiane e non. Una palese
contraddizione. Ma finora il Vaticano ha condannato tutti i tentativi con i
quali alcuni teologi cattolici hanno cercato di risolverla.
( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sono un anziano di
84 anni, poco politicante e poco istruito. Ancora oggi, come alla fine della
seconda guerra mondiale, sono inorridito dall'olocausto degli ebrei a opera dei
nazifascisti eseguito nei campi di sterminio. Ma oggi le cose, a mio parere, si
sono complicate. Vorrei sapere quanti uomini, quante donne, quanti bambini,
quanti palestinesi sono morti da quando è iniziata l'intifada; e quanti uomini,
donne e bambini israeliani sono morti nello stesso periodo? Credo che sarebbe una sciagura se l'Iran dovesse possedere
l'atomica, ma perché Israele, Pakistan e India invece possono averla? Elio Dellepiane GENOVA
25/02/2008 Perché Israele,
India e Pakistan sono buoni e l'Iran è cattivo. Almeno al momento, o fino a
poco tempo fa, o fino a quando uno o l'altro non passeranno nella lista dei
cattivi. Ricorderà che Saddam Hussein era buono un tempo, poi è
diventato cattivo, anzi, cattivissimo, il più cattivo di tutti; la cosa strana
è che le stragi di curdi le ha fatte quando era buono e nessuno gliele rinfacciava.
Nessuno tra i buoni, intendo, e men che meno il superbuono e il vice
superbuono, gli Usa e la Gran Bretagna, che avevano in lui quello che
consideravano il miglior alleato possibile contro il comunismo (il partito
Baath andò al potere in funzione anticomunista con un colpo di Stato sostenuto
dal Foreign Office) e contro l'Iran della rivoluzione islamica. In effetti,
dopo lo Scià, l'Iran è sempre stato tra i cattivi. Ma chissà; il Pakistan sta
lentamente inoltrandosi nel territorio dei cattivi dopo un'onorata e
pluridecennale carriera tra i buoni. Per Israele il
discorso è diverso; è assai improbabile che possa mai finire nella lista dei
cattivi, la necessità della sua difesa è accettata e sostenuta da tutti, e le
sue bombe atomiche sono un dato di fatto su cui nessuno discute o intende
farlo, né ora né mai. Per la conta dei morti (della prima, della seconda, della
terza intifada, o di tutte quante?) tra i Palestinesi e gli Israeliani la
invito a rifarsi alle cifre fornite nei report dell'Onu e della sua
organizzazione sanitaria, reperibili sul sito ufficiale. L'ultima volta che ci
ho dato un'occhiata mi pare che fossero intorno ai
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Torino
Pronto soccorso, no dei medici alla riforma Caselle, disagi e ritardi per la
nebbia L'Anaao pubblica la bozza sul web. La Regione: "Scorrettezza"
L'ipotesi: un solo professionista per l'emergenza Nasce l'infermiere di famiglia
SARA STRIPPOLI Un solo "medico in prima linea" nel futuro dei pronto
soccorso del Piemonte. Sarà la fine della vecchia dicotomia chirurgia-medicina
generale e l'inizio di una nuova epoca che vede in corsia un unico
professionista formato ad hoc per gestire l'emergenza in pronto soccorso. Un
corso di specializzazione in "medicina d'emergenza e urgenza"
provvederà a sfornare la task force medica del dea. Con un ruolo di
collegamento fra ospedale e territorio farà poi il suo ingresso l'infermiere di
famiglia, chiamato a prendersi cura dei pazienti a domicilio e per ridurre il
numero di codici bianchi (i casi meno gravi) in eccesso nei pronto soccorso
cittadini, i medici di base dovrebbero garantire un servizio in una fascia
oraria che va dalle 8 alle 20. Le novità, oltre ad una dettagliata fotografia
della situazione attuale e analisi delle criticità, sono contenute in un
documento dell'assessorato alla sanità atteso da tempo, e ora completo di linee
guida, che dovrebbe rivoluzionare il sistema di emergenza-urgenza nella nostra
regione. Una bozza inviata nei giorni scorsi ai direttori generali, che presto
sarà sottoposta al vaglio della giunta per l'approvazione. Da qualche giorno le
30 pagine (delibera e linee guida) sono comparse anche sul sito del sindacato
medici Anaao, all'indirizzo www.anaaopiemonte.it. Una decisione che ha
scatenato la dura reazione del direttore regionale della salute Vittorio De
Micheli: "Sono in corso delle trattative, non si capisce perché l'Anaao
debba pubblicare sul sito un documento in bozza". De Micheli dunque
replica seccato di non aver nulla da commentare finché la delibera non sarà
approvata dalla giunta regionale. Il segretario regionale dell'Anaao Gabriele
Gallone invece attacca la Regione e spiega perché il documento è finito sul
sito dell'organizzazione sindacale: "Non so a quali trattative si
riferisca De Micheli, visto che le trattative con noi si sono interrotte nel
maggio scorso, proprio nel momento in cui avevamo sottoposto all'assessorato
alcune questioni che giudicavamo rilevanti, per esempio stabilire i parametri
per chiarire quali e quante strutture di pronto potrebbero essere messe in
discussione per inefficienza". Una chiusura di "natura politica"
da parte della Regione, incalza l'Anaao: "In quell'occasione ci era stato
risposto che non era opportuno ipotizzare chiusure". Un esempio per tutti,
dice Gallone, è il pronto soccorso di Venaria, che oltretutto si trova non
molto distante sia dal dea di Ciriè, sia da quello del Maria Vittoria:
"Noi giudichiamo che possa essere rischioso per i pazienti, considerato
che l'anestesista di notte è soltanto reperibile. Pazienti in condizioni tali
da dover essere intubati non dovrebbero essere indirizzati a Venaria".
Sulla decisione di pubblicare il documento Gallone dice di essere stupito:
"Il documento è stato inviato ai direttori generali e a molti consiglieri
ma noi non siamo stati contattati, lo abbiamo avuto e lo abbiamo messo sul sito
chiedendo ai nostri iscritti di esprimere valutazioni che presenteremo
all'assessorato. Non vedo come questo possa essere considerato scorretto".
Sul contenuto della bozza il segretario regionale dell'Anaao è critico:
"Non vedo granché di innovativo in quel documento, mi sembra una cornice
che deve essere riempita di contenuti". Primo punto da chiarire è la
dotazione minima di personale all'interno del dea: "la bozza non dice
nulla a questo proposito, mentre ci sono cifre molto puntuali sul servizio di
118. Considerata la situazione di affanno in cui si dibattono i dea cittadini
negli ultimi anni, non definire l'organico minimo di ogni struttura equivale a
non affrontare il problema alla radice". Adesso i medici che lavorano nei
dea sono spesso costretti ad un ritmo di lavoro che "in molti casi non è
più sostenibile", sono le osservazioni dell'Anaao. Dubbi anche sull'arrivo
del medico unico "Ci vorranno alcuni anni visto prima che arrivino i nuovi
laureati, il provvedimento per ora mi sembra inapplicabile". Inoltre si
apre la questione posta dai rianimatori: ci saranno e che ruolo avranno nel
nuovo pronto soccorso? Ultima osservazione sull'ampliamento dell'orario di
servizio negli ambulatori dei medici di base: "Non è sufficiente scriverlo
in una bozza, bisogna che ci sia l'accordo. E non mi risulta che al momento
questo ci sia". Visibilità inferiore ai duecento metri. Disagi, ritardi,
alcuni voli cancellati. La fitta nebbia di ieri mattina ha avuto ripercussioni
sull'attività dell'aeroporto Sandro Pertini di Caselle. Era in programma
l'arrivo di oltre venti charter della neve che trasportano circa 5mila turisti.
Altrettanti voli in partenza. Turisti e sciatori provenienti dalla Gran
Bretagna, dai paesi scandinavi e da Israele. L'aeroporto è rimasto sempre
aperto. Ma sono stati cancellati i voli Lufthansa, Monaco e Francoforte perché
non erano abilitati al volo in condizioni di bassa visibilità. Il volo
proveniente da Tirana è un charter da Dublino sono stati dirottati a Genova, un
charter proveniente da Edimburgo invece è atterrato a Bergamo.
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
protesta Oggi la catena umana a Gaza Israele: "Pronti
a sparare" GAZA - Una catena umana di
( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La candidata della
Destra: il Ventennio non fu il male assoluto Santanché dama nera in tv
"Fascista e orgogliosa" "Fini è il peggiore dei traditori. Nel
Pdl è diventato un funzionario di partito" ROMA - "Sono orgogliosa di
essere fascista". Daniela Santanchè, candidata premier della Destra,
rivendica davanti alle telecamere di "In Mezz'ora" i suoi ideali
politici. In polemica soprattutto con Gianfranco Fini che viene bollato come
"il peggiore dei traditori". La Santanchè spiega alla conduttrice
Lucia Annunziata: "Io condanno aspramente le leggi razziali ma sono orgogliosa
di essere fascista. Abbiamo condannato la frase di Fini in Israele perché noi, da cattolici,
pensiamo che il male assoluto sia il diavolo, certo non il fascismo che è un
periodo della storia d'Italia". Stoccata diretta al leader di Alleanza
nazionale. Ma la candidata a Palazzo Chigi di Francesco Storace e Luca
Romagnoli, leader del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, non si
accontenta di piantare la sua bandiera ideologica. Continua ad argomentare,
coinvolge anche la Annunziata. "Se lei mi chiama fascista - dice - io le
rispondo che allora siamo tutti fascisti. Mi troverei in buona compagnia,
assieme a tutti quelli che hanno contestato il pensiero unico e l'egemonia
culturale della sinistra. E' stato chiamato fascista Papa Ratzinger, la Cei. E
anche lei, ricordo, quando era presidente della Rai, venne chiamata così dalla
sinistra". Ma nei pensieri della Santanchè il principale bersaglio rimane
il leader di An: "Berlusconi si è alleato con il peggiore dei traditori,
Gianfranco Fini". Secondo la Santanchè, Fini "ha voluto interrompere
la storia della destra e adesso è diventato un funzionario di partito come
tanti altri. Aveva l'ambizione legittima di entrare nel Ppe e di annullare la
destra. Per Berlusconi il Pdl è un partito di centro? Bene. Noi invece siamo un
partito orgogliosamente di destra". Storace parla di "straordinaria
partecipazione della Santanchè". Romagnoli aggiunge: "Siamo sempre
più convinti che la nostra scelta di candidare Daniela Santanchè premier sia
giusta". (si. bu.).
( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-02-25 num: - pag: 7 categoria:
REDAZIONALE Il Comune ha ceduto l'area a privati: "In paese i ricordi
storici sono vivi, ma quel rudere non è la memoria" Meina cancella l'hotel
della strage Appartamenti vista lago dove nel '43 i tedeschi rastrellarono e
uccisero 16 ebrei Entro un mese le ruspe al lavoro. Tutti d'accordo sulla
demolizione, qualche dissenso sulla destinazione dell'area MEINA - Chi arriva a
Meina dal lago, se lo trova davanti non appena scende dal battello e mette
piede sul pontile di attracco. Un casermone di quattro piani dal colore
indefinibile con l'intonaco che si stacca, serrande chiuse e un giardino zeppo
di sterpaglie. Quel rudere - così lo chiamano in paese - è ciò che resta
dell'hotel Meina, edificio che tra il 22 e il 23 settembre del 1943 fu teatro e
testimone dell'orrenda strage di sedici ebrei italiani e greci. Speravano di
raggiungere la Svizzera, ma furono rastrellati dai nazisti e massacrati nei
boschi della zona. IL vecchio albergo, da tempo inutilizzato, entro un mese
sarà abbattuto e al suo posto sorgerà una palazzina con quattordici
appartamenti "vista lago". Come spiega il sindaco di centrosinistra,
Marcello Donderi, l'iter è praticamente concluso: permessi a posto e progetto
pronto, firmato da Gae Aulenti. L'area antistante sarà sistemata a spese del
privato. A ricordare l'eccidio sarà un'opera dell'artista
israeliano Ofer Lelouche: forse un bronzo alto quattro metri, forse una serie
di opere più piccole. Si vedrà. Ma la scelta è fatta. Perché a Meina, dopo
tanti anni, è ormai tardi per immaginare una scelta diversa: il vecchio hotel
non diverrà mai un museo della resistenza o una testimonianza dell'eccidio dei
tanti ebrei che caddero, qui come in altri comuni che si affacciano sul
Lago Maggiore. "A dire il vero - dice il sindaco - nessuno ha mai neppure
ipotizzato di trasformare l'hotel in luogo della memoria ". Piuttosto il
dilemma era incentrato sulla scelta urbanistica: fare un albergo nuovo, un parco
in riva al lago o cedere a privati? Alla fine è stata la terza ipotesi a
prevalere, ed una società di Milano ha acquistato l'hotel. "E' un
onorevole compromesso - dice Donderi -. La zona verrà risistemata e ci sarà
anche un sottopasso pedonale. In passato si era parlato di un albergo ma le
amministrazioni precedenti non si mossero. D'altra parte i cittadini di Meina
non ne possono più di vedere quell'edificio cadente in riva al lago".
Polemiche? Ma certo. Ma non riguardano la memoria o il simbolo dell'edificio,
bensì solo ed esclusivamente l'utilizzo dell'area: "Meina ha bisogno di
appartamenti? - risponde Paolo Cumbo, primo cittadino dal '90 al '99 -.
All'associazione "Difesa del lungolago" pensiamo di no. Meglio un
parco o un albergo. Anni fa forse sbagliammo a non cercare di acquisire l'area
- aggiunge - ma i tempi erano stretti e vi erano difficoltà burocratiche.
Comunque non siamo contrari all'abbattimento". Insomma, nessuna levata di
scudi, neppure dalla Casa della Resistenza di Verbania: "Non ci scandalizziamo
- dice Gianmaria Ottolini - perché Meina non dimentica quei morti e noi li
ricorderemo ancora con un documentario, che realizzeremo per l'anno
prossimo". Entro metà marzo, dunque, le ruspe. In paese la strage del '43
(raccontata anche nel saggio di Marco Nozza uscito poche settimane fa e dal
film realizzato nel 2007 da Carlo Lizzani) è ricordato da due cippi: l'hotel,
invece, dagli abitanti della cittadina più che un ricordo è considerato un
rudere da eliminare. Film La storia dell'Hotel Meina ( a lato come è oggi) è
arrivata sul grande schermo grazie a un film di Carlo Lizzani presentato lo
scorso anno a Venezia Francesco Sanfilippo.
( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Trovare l'arca
perduta. Il professor Tudor Parfitt, stimato orientalista di Londra, è convinto
che una sorta di "tamburo" con il fondo bruciacchiato, "come se
fosse stato attraversato da una palla di cannone", che stava a prender
polvere su uno scaffale qualunque del Museo di Scienze umane ad Harare,
Zimbabwe, sia la traccia più plausibile dello scrigno che conteneva le tavole
della legge di Mosè, per gli ebrei il segno più sacro e tangibile dell'alleanza
tra Dio e l'umanità. Archeologi e avventurieri hanno cercato in lungo e in
largo, dallo Yemen all'Etiopia, quella che l'Antico Testamento descrive come
una cassa di legno d'acacia, rivestita di oro puro e trasportabile come una
lettiga, montata su un paio di stanghe infilate in appositi anelli. Ora, il
fatto che il reperto trovato dal professor Parfitt assomigli piuttosto a un
tamburo e riemerga nel ben più lontano Zimbabwe ha già mobilitato gli studiosi
di tutto il mondo, fra i quali curiosità e scetticismo sembrano elidersi a
vicenda. Sull'appassionata ricerca dell'arca, che molti archeologi considerano
d'altronde polverizzata da chissà quanti secoli, vista la deperibilità del
legno in climi caldi, Steven Spielberg ha costruito uno dei film d'azione più
memorabili della storia del cinema. Secondo la spettacolare finzione di
"Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta", i nazisti avrebbero
cercato di impadronirsi dello scrigno fatto costruire da Mosè intorno al 1936,
con l'intento di conquistarne quei poteri soprannaturali che invece li
avrebbero inceneriti nel più grande finale pirotecnico mai prodotto per il
grande schermo. L'Antico Testamento colloca per l'ultima volta l'arca nel
tempio di Salomone, distrutto dai babilonesi intorno al 586 avanti Cristo. Che
l'arca potesse in qualche modo comportarsi da conduttore elettrico, lo avevano
ipotizzato alcuni studiosi in passato nel tentativo di spiegare la
fiammeggiante distruzione, descritta dall'Antico Testamento, inflitta a chi la
profanava toccandola. Quali che fossero i presunti poteri soprannaturali
dell'arca, stavolta il professor Parfitt, 63 anni, docente presso la
prestigiosa School of Oriental and African Studies di Londra, si sta
chiaramente giocando la reputazione. Eppure lo studioso aveva già fatto centro
una volta, nel 1999, quando, grazie all'analisi del Dna, aveva identificato la
tribù dei Lemba dell'Africa meridionale come una diretta discendente
della stirpe sacerdotale israelita, i Cohen. Ora Parfitt, secondo quanto
riferisce la rivista americana "Time", partendo dalla credibilità di
quel marcatore genetico scoperto nei Lemba ha approfondito le loro tradizioni
orali, in cui ricorre un oggetto a forma di tamburo chiamato "ngoma
lungundu" usato per custodire oggetti rituali e dotato di proprietà quasi
divine. Particolare cruciale: il contenitore era montato su staffe
inserite in appositi anelli. Come l'arca, era troppo sacro per toccare il
terreno ed emetteva un "fuoco di Dio" in grado di uccidere i nemici
e, occasionalmente, anche gli stessi Lemba. Un anziano Lemba ha raccontato a
Parfitt: "(L'arca, ndr) veniva dal tempio a Gerusalemme. L'abbiamo portata
fino qui in Africa". La tesi, contenuta in un libro che il professore sta
per pubblicare presso HarperOne, "The Lost Ark of The Covenant: Solving
the 2,500-Year Mystery of the Fabled Byblical Ark" e in un documentario
che andrà in onda il 2 marzo su History Channel, ha portato Parfitt a cercarla
non fra i serpenti degli insidiosi sotterranei dell'Egitto di Indiana Jones, ma
fra i topi di un angolo apparentemente dimenticato del Museo di Harare. Qui lo
studioso ha trovato il misterioso tamburo col fondo bucato e annerito sul quale
erano evidenti i resti di anelli sui lati e un rilievo di canne incrociate che
secondo lui rimanda a un particolare dell'Antico Testamento. Per Parfitt l'arca
dell'alleanza doveva essere una combinazione tra un reliquiario, un tamburo e
un'arma basata su una sorta di imprevedibile antesignano della polvere da
sparo. Problema: la datazione al carbonio ha stabilito che il manufatto del
museo di Harare risale al 1350 dell'era cristiana. Ma Parfitt ha pronta una
spiegazione: la tradizione Lemba sostiene che lo "ngoma" originale si
è distrutto da sé circa 400 anni fa, ed è stato ricostruito dai sacerdoti della
tribù sui suoi stessi resti: "Non ci sono molti dubbi che l'oggetto che ho
ritrovato è l'ultima cosa sulla Terra che discende direttamente dall'arca di
Mosè", dice il professore. Parfitt non è tuttavia affatto sicuro che gli
antenati dei Lemba fossero partiti da Gerusalemme contemporaneamente all'arca,
ma nella tradizione orale della tribù africana si venera una località chiamata
Senna. Parfitt l'ha trovata: è una città sepolta nello Yemen. Da qui, ipotizza
lo studioso, la tribù d'Israele emigrata sarebbe in
qualche modo diventata custode dell'Arca intorno all'VIII secolo dell'era
cristiana (quando, secondo alcune testimonianze, essa si trovava in Arabia), e
la avrebbe portata con sé costeggiando l'Africa. Ma molti suoi colleghi nutrono
forti dubbi. Come l'archeologo Shimon Gibson, che obietta: "Mi sembra
altamente improbabile. Mancano troppi nessi". Per Parfitt potrebbe valere
una seppur indebita parafrasi da Indiana Jones: l'arca "rappresenta tutto
ciò che ci ha spinto a diventare archeologi".
( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NEL 2000 COME
INDIPENDENTE FECE PERDERE GORE IN FLORIDA Arriva Nader il killer dei
democratici [FIRMA]MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTE DA NEW YORK Ralph Nader
scende in campo e si candida come indipendente alla presidenza degli Stati
Uniti, facendo temere ai democratici uno sgambetto simile a quello che nel 2000
subì Al Gore. Paladino delle battaglie in difesa dei diritti dei consumatori,
reduce da due campagne presidenziali perse nel 2000 e nel 2004 e con ormai 73
anni di età sulle spalle - due in più di John McCain - Nader affida l'annuncio
elettorale al talk show della Nbc "Meet the Press", spiegando di
voler "dare voce ai tanti cittadini che si sentono emarginati, al fine di
spostare il potere dalle mani dei pochi a quelle dei tanti". Nader parla
il linguaggio della sinistra radicale, disprezza l'Amministrazione
Bush quanto i leader democratici di Washington e punta a cavalcare l'onda
dell'antipolitica: "Dall'Iraq alla Palestina e Israele,
da Enron a Wall Street, da Katrina agli errori dell'Amministrazione Bush fino
alle complicità dei democratici che non fermano la guerra nè bloccano i tagli
fiscali: queste sono le situazione che mi hanno fatto decidere di
candidarmi". Per Nader gli attuali contendenti si assomigliano e
non preannunciano nulla di buono: "McCain, Obama e Hillary non hanno
sostenuto la completa riforma della sanità pubblica, non si sono opposti
all'aumento del bilancio del Pentagono, sono nelle mani dei lobbisti che
dominano Washington". E' un approccio che lo porta a inseguire i voti
delle protesta, degli indipendenti e di chi è scontento degli attuali partiti,
ovvero lo stesso serbatoio che Barack Obama conta di mobilitare a suo favore,
anche se con altri argomenti. Non a caso Nader accusa Obama di "mancare di
sostanza" e di "tacere su temi importanti, come le sofferenze patite
dal popolo palestinese per mano di Israele". Il
senatore dell'Illinois reagisce evitando lo scontro frontale: rende omaggio al
"ruolo storico" di Nader in passato, assicura di non volerlo
"sminuire", ma fa presente che la sua debolezza è "avere
un'opinione un po' troppo alta di se stesso". Più dura invece Hillary
Clinton, secondo la quale Nader è "sorpassato", ma rischia comunque
di "nuocere al candidato democratico, chiunque egli sia". Il
riferimento è al 2000, quando Gore perse a causa di una sconfitta per 537 voti
in Florida dove Nader ne ottenne oltre 47 mila. Proprio per impedire
l'effetto-Nader nel 2004 John Kerry mobilitò il partito democratico per
ostacolare le procedure di presentazione della sua candidatura in numerosi
Stati e ora Obama - che ha Kerry come consigliere - assicura che farà
altrettanto: "Se vi sono delle prassi da rispettare, bisogna farlo".
Diversi gli umori in casa redubblicana, dove il candidato Mike Huckabee si è
rallegrato della scelta di Nader "perché farà perdere voti ai
democratici". Di fronte alla tempesta di polemiche, Nader ha continuato a
criticare i democratici: "Invece di pensare a me devono impegnarsi a far
votare gli elettori contro il filo-guerra McCain, se non riusciranno a vincere
a valanga queste elezioni sarà meglio che chiudano il partito per dare vita a
qualcosa di molto diverso". Il "New York Times" intanto ha
pubblicato, con la firma del garante dei lettori Clark Hoyte, un mea culpa
sull'inchiesta pubblicata sulla presunta amante di John McCain, biasimando il
fatto che l'articolo "non dava ai lettori prove concrete di quanto
affermava".
( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Prevista la
partecipazione di migliaia di persone Gaza, catena umana contro l'isolamento Israele: non interverremo, responsabilita' di Hamas Gaza, 25
feb. - Una grande manifestazione popolare contro l'isolamento della Striscia di
Gaza ha avuto inizio questa mattina. Si tratta di una dimostrazione che prevede
la formazione di una catena umana di alcune migliaia di persone per protestare
contro l'isolamento della Striscia di Gaza. Le autorità israeliane hanno
proclamato lo stato di allerta ma i ministri Barak e Livni hanno assicurato che
Israele non interverrà e che la responsabilità su
quanto potrà accadere nella Striscia è da attribuirsi esclusivamente ad Hamas.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Dopo il
rapporto dell'AIEA Iran-Israele,
scontro sulle sanzioni Olmert: "bisogna fermare il programma
nucleare". Teheran minaccia ritorsioni Tokyo, 25 feb. - Il primo ministro
israeliano Ehud Olmert ha chiesto oggi l'applicazione di nuove sanzioni contro
l'Iran per il programma nucleare, mentre Teheran ha minacciato l'Occidente
sulle conseguenze dell'imposizione di misure in tal senso. "Esiste
un programma per creare armi non convenzionali che deve essere fermato",
ha detto Olmert durante una visita in Giappone commentando il rapporto
presentato nei giorni scorsi dall'AIEA (l'agenzia dell'ONU per l'energia
atomica), che potrebbe indurre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad
approvare nuove sanzioni contro Teheran. Dal canto suo l'Iran ha minacciato le
potenze occidentali di ritorsioni, lasciando intendere che il regime islamico
potrebbe tagliare le sue esportazioni di petrolio in Occidente: "imporre
risoluzioni contro l'Iran potrebbe essere costoso per loro", ha detto
Javad Vaeedi, vice capo della missione iraniana sul nucleare. E intanto il
prezzo del barile di greggio continua a crescere (oggi è oltre i 99 dollari al
barile), spinto dalle minacce iraniane e dall'instabilità nel nord dell'Iraq
con l'intervento turco contro i militanti curdi.
( da "Quotidiano.net" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Annunci legali MEDIO ORIENTE Fallita la 'catena umana' di Hamas contro
l'embargo di Israele Il movimento islamico contava su
una mobilitazione massiccia: la modesta partecipazione popolare ha messo in
evidenza l'incapacita' del movimento islamico nell'organizzare una lotta di
massa pacifica Erez, 25 febbraio 2008 - Agitando la minaccia di una "nuova
Rafah", i leader di Hamas oggi contavano sulla mobilitazione di decine di
migliaia di palestinesi contro l'embargo israeliano nei confronti di Gaza per
dimostrare la loro capacita' di manovra in condizioni politiche sfavorevoli. La
modesta partecipazione popolare alla catena umana che avrebbe dovuto unire
idealmente i valichi di Rafah con l'Egitto e quello di Erez con Israele, al contrario ha messo in evidenza l'incapacita' del
movimento islamico nell'organizzare una lotta di massa pacifica contro lo Stato
ebraico. "Il risultato dell'iniziativa di oggi - ha detto ad Apcom
l'analista palestinese Issam Nassar - conferma che gli eventi di Rafah (dello
scorso 23 gennaio, ndr) erano stati in gran parte spontanei e che Hamas aveva
semplicemente cavalcato l'onda della disperazione che aveva portato centinaia
di migliaia di palestinesi di Gaza prima ad abbattere la barriera di confine e
poi a riversarsi nel Sinai egiziano per procurarsi beni di prima necessita'".
Hamas, ha spiegato Nassar, a Rafah aveva compreso in parte le potenzialita' di
una massiccia partecipazione di massa ma, ha aggiunto, "nell'organizzare
oggi la catena umana e' stato ambiguo nelle parole d'ordine, avrebbe dovuto
spiegare alla gente l'impatto positivo che la lotta pacifica avrebbe avuto
sull'opinione pubblica internazionale e invece ha parlato di sacrificio e
resistenza". "Cosi' molti temendo di essere mandati allo sbaraglio
hanno preferito rimanere a casa". Una occasione perduta anche se i
dirigenti di Hamas annunciano che in futuro i palestinesi non esiteranno a
forzare i valichi con Israele per mettere fine
all'isolamento politico ed economico di Gaza. Eppure la lotta pacifica
palestinese e' una arma che i comandi militari israeliani temono molto, come ha
scritto per il sito del quotidiano Haaretz l'analista Bradley Burston.
"Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti non c'e' nulla
che puo' contrastarlo efficacemente (il pacifismo, ndr)...ecco perche' per
decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare
le espressioni della non-violenza palestinese". Il pacifismo, spiega
Burston, al contrario degli attentati suicidi, dei razzi su Sderot e della
violenza migliora l'immagine della lotta palestinese e conquista consensi, non
solo all'estero ma anche tra gli israeliani. I palestinesi, aggiunge l'analista
pertanto dovrebbero ripetere le battaglie non violente della prima Intifada e
sviluppare una pratica di resistenza civile all'occupazione militare. Invece il
movimento islamico abbagliato dall'ideale della lotta armata appare incapace di
proporre alla popolazione di Gaza un modello alternativo al martirio e alla
violenza come percorso per raggiungere l'indipendenza. Eppure gli esempi di
lotta pacifica non mancano. Nel villaggio di Bilin, a ridosso del muro di
separazione costruito da Israele in Cisgiordania, da
tre anni a questa parte palestinesi, attivisti internazionali e pacifisti
israeliani continuano a tenere ogni venerdi' una manifestazione di protesta
contro la confisca delle terre che attira ogni volte molte centinaia di persone
(venerdi' scorso erano circa oltre mille) e procura non poco imbarazzo
all'esercito israeliano costretto ad far uso della forza per disperdere
dimostranti disarmati, sotto l'occhio delle telecamere di tutto il mondo.
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PratoPolitica - Locale Duemila prenotazioni per Veltroni 'Tutto esaurito'
all'Adriatic ArenaSport - Basket I granchi non pungono più la Pepsi vince per
( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri La
manifestazione per protestare contro l'inasprimento del blocco, moltissimi gli
studenti Gaza, grande catena umana contro il blocco
israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi
hanno partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della
striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi
studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto, anche a causa
del maltempo L'esercito israeliano ha mandato migliaia di uomini in più a
rafforzare il confine, nel timore che i manifestanti tentassero di sfondare i
valichi di frontiera per poi riversarsi in Israele.
Dopo lo scioglimento della catena umana si sono verificati scontri fra i
palestinesi e i soldati di Tzahal. I militari hanno sparato in aria per
disperdere i manifestanti, i quali hanno risposto con un fitto lancio di sassi,
49 di loro sono stati arrestati. Il blocco della striscia di Gaza, uno dei
luoghi più sovrappopolati a l mondo, è iniziato nel giugno del 2006, con il
rapimento del soldato Gilad Shalit, per poi essere inasprito in seguito al
lancio dei razzi Qassam sul territorio Israeliano. Al momento Israele permette un modesto passaggio di beni primari: cibo,
acqua e medicinali. Ma la sanità di Gaza denuncia che un centinaio di pazienti
gravemente ammalati sarebbe morto perchè le autorità israeliane non hanno
acconsentito a farli ricoverare in struttre ospedaliere oltreconfine.
( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri La
manifestazione per protestare contro l'inasprimento del blocco: molti gli
studenti, ma meno del previsto Gaza, catena umana contro il
blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.-
Decine di mgliaia di palestinesi hanno partecipato oggi a una catena umana per
protestare contro il blocco della striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti
membri di Hamas e tantissimi studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del
previsto, anche a causa del maltempo. Secondo alcuni analisti, la
modesta partecipazione popolare ha messo in evidenza l'incapacita' del
movimento islamico nell'organizzare una lotta di massa pacifica. L'esercito
israeliano ha mandato migliaia di uomini in più a rafforzare il confine, nel
timore che i manifestanti tentassero di sfondare i valichi di frontiera per poi
riversarsi in Israele. Dopo lo scioglimento della
catena umana si sono verificati scontri fra i palestinesi e i soldati di
Tzahal. I militari hanno sparato in aria per disperdere i manifestanti, i quali
hanno risposto con un fitto lancio di sassi, 49 di loro sono stati arrestati.
Il blocco della striscia di Gaza, uno dei luoghi più sovrappopolati a l mondo,
è iniziato nel giugno del 2006, con il rapimento del soldato Gilad Shalit, per
poi essere inasprito in seguito al lancio dei razzi Qassam sul territorio
Israeliano. Al momento Israele permette un modesto
passaggio di beni primari: cibo, acqua e medicinali. Ma la sanità di Gaza
denuncia che un centinaio di pazienti gravemente ammalati sarebbe morto perchè
le autorità israeliane non hanno acconsentito a farli ricoverare in struttre
ospedaliere oltreconfine.
( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ART + CAFÉ LE
MÉRIDIEN CONCERTO STASERA Omaggio a Vinnegar signore del "bass" con
tre fuoriclasse Suonano Ed Thigpen David Hazeltine e Sanguineti All'Art + Café
Le Méridien di via Nizza 230 il tappo del grande jazz salta questa sera alle
21, con un omaggio al contrabbassista Leroy Vinnegar. Ne sono protagonisti dal
vivo la star della batteria Ed Thigpen, ultrasettantenne fuoriclasse di Chicago
accompagnato dal pianista David Hazeltine, con il ligure Giovanni Sanguineti
alle prese con l'impegnativo contrabbasso. A far convergere in un unico
progetto artisti di provenienza generazionale e geografica così eterogenea è la
grande passione per il mito Vinnegar, un maestro che nel titolo dello
spettacolo assume i meritati gradi di "Boss of the bass". Il
programma non può dunque prescindere dai brani composti di proprio pugno dal
personaggio oggetto del tributo, senza tuttavia tralasciare quanto da lui
inciso al servizio di grandi orchestre e di colleghi di fama mondiale come Stan
Gets, Phenas Newborn, Shally Manne e Jessica Williams. Assistere il concerto
con il conforto dell'ormai proverbiale rinfresco "finger food &
drink" costa 20 euro. L'iniziativa del Jazz Club Torino proseguirà martedì
4 marzo con un altro trio d'eccezione: sotto il marchio SGS
Group agisce infatti la società multinazionale composta dal batterista
israeliano Asaf Sirkis, dal contrabbassista moscovita Yuri Goloubev e dal
pianista gallese Gwilym Simcock. Quest'ultimo è tra i giovani talenti più
seguiti del continente, già insignito del titolo di miglior musicista jazz del
2007 e vincitore del BBC Award di categoria. \.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Le idee Quando da
piccolo sognavo Israele ELIE
WIESEL Per il bambino ebreo che è in me, Israele rappresenta un irresistibile richiamo alla speranza, e
Gerusalemme un potente canto d'amore. Quando, in Romania, passeggiavo per le
strade della mia piccola città appollaiata sui Carpazi, spesso mi immaginavo in
qualche luogo della Giudea, seduto su una panca ad ascoltare un Maestro mentre
spiegava il mistero delle parole, la forza delle memorie, l'umana sete
di miracoli. Con mio nonno, fervente hasid, parlavo in yiddish. Gli piaceva
molto insegnarmi i canti hasidici, e più ancora vedermi immerso nello studio di
un trattato talmudico. Il suo sogno era di vivere abbastanza a lungo per
vederci tutti riuniti in Terra Santa, e lì accogliere il Messia. In realtà, io
sognavo il Messia assai più di uno Stato politico ebraico. Poi è successo
quello che è successo. Dov'ero il 14 maggio 1944? Ancora nel ghetto. Avevo 15
anni. Il primo trasporto verso l'ignoto, organizzato in fretta, si stava
preparando a partire, o era appena partito. Per noi il destino portava la
maschera della Morte, di cui il nemico aveva fatto il proprio Salvatore. 14
maggio 1948. Parigi. Israele stava per nascere. Già da
tre anni vivevo da apolide in Francia. Da Buchenwald, nel 1945, ero stato
liberato dall'esercito americano; un ufficiale mi aveva chiesto dove volevo
essere rimpatriato. Come la maggior parte dei miei amici, avevo risposto di
voler andare in Palestina; ma a quei tempi il mandato
britannico sull'immigrazione ci aveva chiuso le porte. Alla fine, grazie ai
francesi dell'Ose, una benemerita organizzazione ebraica di soccorso
all'infanzia, fummo accolti in 400 dalla Francia. SEGUE A PAGINA 33.
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VII - Palermo
LA CERIMONIA In via Alloro il "Giardino dei giusti" piantato un
carrubo, simbolo di pace Il sindaco al fianco
dell'ambasciatore di Israele in Italia "Ricordo collettivo" Nasce anche a Palermo
il "Giardino dei giusti", come luogo della memoria contro ogni forma
di razzismo. Ieri mattina il sindaco Diego Cammarata e l'assessore alla
Toponomastica, Carlo Vizzini, hanno intitolato in questo modo la villetta
comunale di via Alloro 80. Durante la cerimonia, alla quale ha
partecipato l'ambasciatore in Italia dello Stato d'Israele,
Gideon Meir, è stato piantato un albero di carrubo, simbolo di pace. Accanto al
carrubo è stata scoperta una lapide in marmo per onorare i "giusti"
siciliani. Subito dopo il sindaco Cammarata ha ricevuto a Villa Niscemi
l'ambasciatore Meir al quale ha donato un libro su Palermo. Poi a Palazzo delle
Aquile c'è stata una tavola rotonda alla quale hanno preso parte anche i
rappresentanti della comunità ebraica siciliana. "Il "Giardino dei
giusti" - dice Cammarata - non solo è un doveroso riconoscimento a un
popolo tormentato, offeso e perseguitato crudelmente, ma è anche una
straordinaria occasione per la nostra città di collocarsi al centro del
Mediterraneo in termini culturali. Palermo, con questo giardino, si colloca fra
quelle comunità che riconosce ai propri "giusti" la necessità di un
ricordo collettivo". "Abbiamo voluto assegnare un simbolico
riconoscimento a tutti coloro i quali si sono sacrificati per salvare le vite e
le coscienze degli altri - dice Vizzini - Palermo non dimentica la barbarie, e
il "Giardino dei giusti" servirà a ricordare tutte le ingiustizie
razziali".
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Catena umana contro
l'assedio della Striscia GERUSALEMME - Era prevista una partecipazione di
50.000 persone per la catena umana di
( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Io, quel
ragazzo che sognava israele ELIE WIESEL Mi ricordo. è un venerdì. Le radio di
tutto il mondo trasmettono la voce di David Ben Gurion, che legge la
Dichiarazione d'Indipendenza del nuovo Stato ebraico. La sera vado alla sinagoga.
Esultanza. Gente sconosciuta che condivide gli stessi sentimenti. Ma è proprio
vero? Uno Stato ebraico? A soli tre anni dalla più tremenda catastrofe della
nostra storia? Il pensiero va a mio nonno: lui, molto più di me, avrebbe
meritato di vivere questo momento glorioso. Penso a mio padre, a mia
madre?trascinati via dal vortice di fuoco e cenere. Devo dire per loro, nel
Kaddish dei defunti, parole di gratitudine per il nuovo Stato ebraico? Questo
momento fulgido può davvero essere la risposta ai tormenti della nostra Notte? Israele come risarcimento per Auschwitz? Non ricordo con
precisione cosa pensai in quel momento, ma spero di aver respinto già allora
queste teorie. Che sono crudeli, semplicistiche, assurde. E soprattutto senza
alcun valore. Poi il ragazzo che ero è cresciuto. Sono diventato adulto, e
oramai sento tutto il peso degli anni. Cos'è cambiato? Per più di vent'anni, da
Parigi e poi da New York, sono stato corrispondente di Yedioth Ahronot
("Ultime notizie"), il quotidiano della sera di Israele.
Era emozionante seguire gli avvenimenti in Terra Santa. Per me quella non fu
una guerra di conquista ma un ritorno, una liberazione. Dopo 2000 anni di
travagli, di vite vissute peregrinando da un esilio all'altro, queste vittime
della propria debolezza l'avevano infine superata, erano diventati gli autori
della propria autodeterminazione, acquistando così un inaspettato potere. Il
neonato Stato sovrano era disposto a vivere entro gli stretti confini tracciati
dal piano di spartizione delle Nazioni Unite. Ma poi quella giovane nazione,
che mancava di armi e di un apparato militare strutturato, fu aggredita non da
uno, ma da cinque Paesi arabi bene armati. A quei tempi non avevo ancora una
chiara coscienza del fatto che nella vita degli uomini e in quella delle
nazioni, il sogno di uno può trasformarsi in un istante nell'incubo degli
altri. Io non ho problemi con nessuna religione. Ma aborrisco i fanatici di
qualsiasi religione. I terroristi suicidi, che respirano l'odio e praticano il
culto della morte, sono una piaga per tutte le nazioni. E considero i loro capi
responsabili di tutto l'orrore che scatenano. Naturalmente, so bene che gli
stessi interrogativi valgono anche nei confronti dei leader israeliani. Dopo
anni e anni di sangue, hanno colto ogni possibile opportunità per porre fine al
conflitto? A livello personale, mi chiedo perché non sono andato a vivere in Israele. Sono passati sessant'anni, ma questa domanda, come
tante altre, rimane in sospeso. C'è chi mi accusa di aver fatto troppo, e chi
di non aver fatto abbastanza - in particolare perché vivo in America, così
lontano da Israele e dai suoi innumerevoli problemi.
Quale dovrebbe essere il ruolo dello scrittore, del docente, del testimone, o
semplicemente dell'ebreo che io sono? Uno che non vive in Israele,
ma che ha verso questo Paese un debito di attaccamento, di lealtà, e forse - perché
no? - anche di gratitudine, per il semplice fatto di esistere come ebreo?
Ovviamente - al pari di molti ebrei che vivono nella diaspora - sento il
bisogno di aiutare Israele a rompere, a superare
l'isolamento in cui cercano spesso di rinchiuderlo le "nazioni del
mondo", per usare un'espressione talmudica. Molti di noi, parlando di Israele, si sentono tenuti a elevare il dibattito a un
livello superiore. Ma questo comporta forse il silenzio sugli uomini, le donne
e i bambini palestinesi - soprattutto i bambini che vivono nella miseria, nella
paura e nell'afflizione, e ne incolpano Israele?
Certamente no. Io so che il governo di Israele, e la
maggioranza dei suoi cittadini, pensano che se una soluzione esiste è quella di
due Stati disposti a vivere fianco a fianco, optando per la pace. Verso la metà
degli anni '70 pubblicai una lettera A un giovane arabo palestinese. Gli dicevo
che in quanto uomo e in quanto ebreo, potevo comprenderlo meglio di chiunque
altro. Comprendevo la sua sofferenza, e anche la sua rabbia. Gli dicevo di
essere pronto a cercare di aiutarlo a costruire sulle rovine, così come noi
ebrei abbiamo fatto tante volte e sempre di nuovo. La differenza è che
nell'affrontare le NOSTRE sfide, noi non abbiamo mai scelto la violenza. Se
dovessi riscrivere oggi quella lettera, aggiungerei che se lui rinunciasse alla
sua tattica - la violenza assoluta del terrorismo suicida - io non esiterei, al
pari di molti altri, a schierarmi dalla sua parte. Ma come posso sostenere un
uomo, o un gruppo, che predica o semplicemente tollera una dottrina il cui
scopo dichiarato è l'annientamento di una comunità di sei milioni di ebrei che
vivono nella terra dei loro avi, e dei miei? Perché non
sono un cittadino israeliano? Perché non vivo in Israele? Soprattutto perché per molti anni ho pensato, ingenuamente, che
sarei stato più utile al mio popolo fuori da Israele. Ma anche, lo ammetto, perché in realtà non ero pronto. Mi è
tuttora difficile distaccarmi dalla diaspora, dalle sue ansie, dalle sue
memorie e dalle sue sfide. Ma se è vero che non vivo in Israele, non potrei più vivere senza Israele.
© 2008 (Distribuito da The New York Times Syndicate) Traduzione di Elisabetta
Horvat.
( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Gaza, catena umana non violenta contro l'assedio Fra le migliaia
di persone molte scolaresche Hamas al valico di Erez per impedire incidenti di
Umberto De Giovannangeli SI SONO riuniti sotto una una pioggia battente. Hanno
marciato tenendosi per mano in poche migliaia per chiedere la fine dell'assedio
di Gaza, in una catena umana che si è rivelata molto più corta del previsto ma
che ha avuto se non altro il merito di non scate- nare incidenti. Accogliendo
le esortazioni delle autorità israeliane, ma forse anche qualche monito giunto
dai paesi arabi, gli agenti della polizia di Hamas hanno provveduto a difendere
loro stessi il confine della Striscia, impedendo ai dimostranti di raggiungere
il valico di Erez che le autorità militari israeliane avevano proclamato da
ieri mattina "zona militare chiusa". Lo Stato ebraico, allarmato
dalla prospettiva di veder replicare lungo la propria frontiera con Gaza il
modello già sperimentato esattamente un mese fa a Rafah dove è stato abbattuto
il muro che blinda il confine con l'Egitto, ha schierato 6.500 uomini fra
agenti di polizia e soldati. Un contingente rivelatosi molto più cospicuo dei
4.500 dimostranti palestinesi scesi per strada, a fronte dei 40.000 attesi
dagli organizzatori della protesta. L'idea della "catena umana" che
avrebbe dovuto unire simbolicamente la città meridionale di Rafah a quella
settentrionale di Beit Hanun, era stata lanciata dal "Comitato popolare
contro l'assedio", una organizzazione formalmente indipendente ma che
viene diretta da Jamal al Khoudary, un ex rettore dell'università eletto
deputato con il sostegno di Hamas. Il programma, innovativo per un'area dove di
solito si protesta brandendo le armi, puntava a radunare migliaia di
palestinesi che tenendosi per mano, avrebbero dovuto creare un cordone umano
lungo la via "Salah-ad-Din" che attraversa tutta la Striscia,
intitolata al condottiero musulmano Saladino che liberò Gerusalemme dai
crociati. In realtà, forse anche a causa della pioggia, al raduno sono arrivate
soprattutto scolaresche, che insieme alle loro insegnanti e a centinaia di
striscioni preparati per tempo, sono comunque riuscite a far giungere il
messaggio. "La nostra è una protesta pacifica che vuole lanciare un
appello pacifico al mondo, e crediamo che questo sia il diritto minimo per un
popolo sotto assedio", afferma Jamal al Khoudary. Il capo del comitato
contro l'assedio si è poi detto "sorpreso" dalla mobilitazione e
dall'allarme che la protesta ha suscitato nelle autorità israeliane. "Noi
- ribadisce - non intendiamo compiere alcun atto di violenza, ma semplicemente
lanciare un messaggio agli uomini liberi e onesti di tutto il mondo ai quali
chiediamo di aiutare anche il popolo palestinese a tornare libero". A
liberarsi soprattutto da un assedio imposto alla Striscia da quando nel
febbraio 2006 Hamas vinse le elezioni, ma diventato ancora più duro dopo che
nel giugno di un anno fa il movimento integralista islamico ne ha assunto il
totale controllo politico e militare.Gli unici momenti di tensione si sono
vissuti all'uscita di Beit Hanun, quando circa duemila
manifestanti hanno provato a marciare in direzione di Erez, il valico che segna
il confine fra Striscia e Israele. Ma a fermarli hanno provveduto gli stessi agenti della polizia
di Hamas, che hanno impedito ai dimostranti di avvicinarsi a più di un
chilometro dal valico: "Non vogliamo provocare incidenti con gli
israeliani", spiega uno dei poliziotti. A manifestazione ormai
conclusa, un gruppetto di giovani palestinesi ha ugualmente raggiunto Erez,
scagliando sassi contro il muro di recinzione e incendiando copertoni d'auto.
Gli israeliani hanno risposto con qualche colpo d'arma da fuoco in aria e
arrestando una trentina di dimostranti. Nulla rispetto quanto si temeva.
( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-26 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Condanna a 7 mesi Il padre Ariel, in coma,
compie 80 anni Israele,
fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME - "Un incontro tra due cowboy". Così chi c'era ha
descritto la visita di George Bush ad Ariel Sharon, oltre un mese fa, nella
camera d'ospedale dove l'ex primo ministro giace in coma. Oggi Sharon
compie ottant'anni e domani il figlio Omri si presenta alle dieci del mattino
per entrare in carcere. Accompagnato da una frase da cowboy: "Vado in
prigione da uomo". Il primogenito del leader colpito da ictus nel gennaio
2004 è stato condannato a sette mesi, dopo aver ammesso di aver raccolto fondi
illegali durante la campagna del padre per le primarie del Likud. è stata
quella vittoria del 1999 ad aprire la strada a Sharon senior verso due
rielezioni alla poltrona di primo ministro, fino alla malattia. Omri è stato
accusato di aver ricevuto 1,3 milioni di dollari da vari gruppi in Israele e all'estero, una cifra che supera di molto il
limite imposto dalla legge. Per nascondere i finanziamenti ha organizzato un
sistema di società fantasma. La condanna è considerata esemplare perché è la
prima in un caso legato ai fondi illegali. Nella sentenza i giudici parlano di
"corruzione" e di "manovre per distorcere la volontà degli
elettori". Eppure sono in pochi a essere contenti di vedere un politico,
soprannominato "l'amministratore delegato del Paese", finire in cella.
Il padre è rimpianto da quando è finito in un letto d'ospedale. Rimpianto
durante i 34 giorni della guerra in Libano. Rimpianto da quelli convinti che la
sua mole potrebbe riempire il "vuoto di leadership", denunciato dallo
scrittore David Grossman. Il processo al figlio, 43 anni, è cominciato nel
febbraio del 2006, un mese dopo l'ictus. Già allora, erano stati lanciati
appelli ai magistrati perché mostrassero indulgenza. La condanna a sette mesi
impedisce di commutare la pena in servizio alla comunità (il massimo stabilito
è sei mesi). "I 30 giorni in più - commenta Zeev Segal su Haaretz -
rappresentano il messaggio del tribunale: la prigione è necessaria". Alla
fine di gennaio la Corte Suprema ha respinto un appello degli avvocati di
Sharon, che adesso sperano in Shimon Peres. Il presidente sarebbe pronto a
firmare la clemenza, Omri ripete di non voler chiedere un intervento. Anche un
quotidiano come Haaretz, che da sinistra ha criticato il padre, ha appoggiato
l'idea di evitare il carcere a Omri: "La sentenza deborda nell'abuso. I
servizi sociali invece della prigione non toglierebbero nulla al messaggio più
importante: la corruzione va punita". Il consigliere più fidato Omri,
figlio e consigliere dell'ex premier israeliano Ariel Sharon Davide Frattini.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prov Gallura Pagina
8049 scuola Ambasciatore israeliano al Gramsci Scuola --> L'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur sarà in città
mercoledì per partecipare a un incontro, organizzato dal Liceo classico. La
visita si inserisce all'interno di un progetto dell'istituto che ha la finalità
di promuovere la conoscenza dei rapporti interculturali e interreligiosi tra i
popoli del Mediterraneo. Dalle 10,30 alle
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Te d'onore, al
prossimo Salone del Libro di Parigi (14-19 marzo). Lo ha fatto per bocca del
presidente dell'Unione, Al-Mutawakel Taha, che ha dichiarato che è "indegno
della Francia, paese della Rivoluzione e dei diritti dell'Uomo, aprire le porte
della Fiera a un paese d'occupazione razzista". La
partecipazione di Israele,
a suo dire, vorrebbe dire "legittimare tutti i suoi comportamenti
fascisti". Il Salon du Livre, la più prestigiosa vetrina editoriale
internazionale dopo la Buchmesse di Francoforte, ha invitato una quarantina di
scrittori israeliani in occasione del sessantesimo anniversario della creazione
dello Stato ebraico, nel maggio 1948. La partecipazione di Israele "è il riconoscimento - osservano gli
organizzatori della Fiera di Parigi - di una letteratura dinamica, di una
immensa ricchezza, ad immagine di una società multiculturale. È una letteratura
che affonda nel passato, si afferma in un presente movimentato, senza a priori,
non scartando nessuna questione, che s'interroga e analizza senza
concessione". Come noto, la partecipazione di Israele
come ospite d'onore anche alla Fiera del libro di Torino, il prossimo 8-12
maggio, ha già suscitato polemiche in Italia, alcune settimane fa.
( da "Liberazione" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Avvisi ai naviganti
E' uscito il nuovo numero di Crossing Borders la newsletter transnazionale sui
movimenti e le lotte dei migranti . E' stata appena pubblicata in 4 lingue e
presto on-line altre traduzioni! http://www.zic.it/zic/articles/art_2263.html
On the radio Quarta e non ultima puntata del Picchio nell'orecchio dedicata al
soul-funk : Commodores, Kool & The Gang, Earth Wind & Fire, Chic...
Dalle 20.30 alle 22 Radio Sherwood 97.800 Mhz Padova e provincia e provincia di
Venezia. www.sherwood.it. Lugano (Svizzera) Emergency propone una conferenza
dedicata al conflitto in Afghanistan con Enrico Piovesana di Peacereporter che
si intrattiene con il giornalista ticinese Gaddo Melani, domani alle 18
nell'Aula Magna del Liceo 1. La realtà di un conflitto che quotidianamente
miete vittime innocenti, soprattutto civili, attraverso la voce di un
autorevole testimone che ha visto con i propri occhi e toccato con le proprie
mani la tragedia della guerra afgana. Tuttitalia Metromondo organizza dal 16 al
18/19 maggio prossimi una minivacanza a Bonassola e Cinque Terre . Soggiorno al
Villaggio La Francesca di Bonassola, visita dei cinque deliziosi paesini,
trekking sui sentieri lungo la costa e fra i Santuari. E ancora
intrattenimento, incontri, buon cibo. Info e prenotazioni: www.metromondo.it.
Dopo un periodo di inattività, Un Ponte per... organizza un viaggio di
conoscenza e solidarietà in Giordania dal 22 marzo al 1 aprile con un gruppo di
10 persone. Presto ci saranno maggiori informazioni e costo del viaggio
definitivo sul sito dell'associazione. Nel frattempo chi è interessato lo
segnali sin da ora a viaggi@unponteper.it. Un viaggio di conoscenza e
solidarietà, per donne e uomini, accompagnat* da Luisa Morgantini, vice
Presidente del Parlamento Europeo. E' tempo di ornare in Palestina
e Israele! con l'Associazione per la Pace dal 19 al 26
marzo 2008. Incontri visite con organizzazioni della società civile israeliana
e palestinese, ong, rappresentanti politici a: Gerusalemme, Haifa, Tel Aviv,
Ramallah, Hebron, Betlemme. Il programma si costruirà giorno per giorno a
seconda della situazione, cercando di includere Gaza. Il costo complessivo del
viaggio (incluso biglietto aereo a/r, camera doppia in hotel a Gerusalemme per
7 notti con colazione e pranzo, trasporti) si aggira tra i 1100 e i 1200 euro.
Info: luisa.morgantini@europarl.europa.eu - 0669950217. Cagliari Anche
quest'anno la Carovana sarda della Pace organizza corsi di italiani aperti a
tutti gli stranieri in via Baronia 13. Lecce Il protagonista, disorientato
dagli impulsi edonistici della società dei consumi, trova rifugio e
compensazione nell'eros, inteso come sublimazione emozionale ed escursione
onirica. Antonio Quarta discute del suo libro Il mondo di Viola (Bea) alle
18.30 Museo provinciale Sigismondo Castromediano con Antonio Camerino, Antonio
Cassiano e Anna Palmieri. Brindisi A cura di Libera il Seminario su consumo
critico e uso responsabile del denaro domani alle 10 Its De Marco con Teresa
Masciopinto di Banca Etica, Luigi Urbano di coop Estense e don R. Bruno di
Libera. Taranto Un film che sta girando l'Italia e che è stato bandito da Israele. Un film che ha fatto finire il suo regista,
Mohammad Bakri sotto processo per vilipendio dell'esercito israeliano e che gli
fa rischiare il carcere e una multa di 500mila euro (la sentenza giovedì
prossimo). E' Jenin, Jenin proiettato dalle
( da "Liberazione" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gaza La catena umana
che ieri avrebbe dovuto unire da sud a nord la striscia di Gaza lungo i
( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO
L'esercito aveva schierato carri armati, cannoni e 6500 uomini. Decine di
tiratori scelti erano pronte a sparare alle gambe di chi si avvicinava troppo
al reticolato del confine. E il ministero degli esteri aveva ordinato alle
ambasciate di far capire a tutto il mondo che Israele avrebbe "difeso la propria sovranità" con ogni mezzo.
L'idea stessa di una catena umana, di un possibile assalto di uomini, donne e
bambini (simile a quella del mese scorso al confine con l'Egitto) alla barriera
israeliana che tiene chiusi i palestinesi di Gaza nella prigione virtuale in
cui si trovano aveva messo in allarme il governo e il ministero della difesa a
Tel Aviv. Ma la manifestazione, di portata ridotta rispetto alle attese
forse a causa della pioggia, si è svolta in modo pacifico. Manifesti,
striscioni, e slogan contro l'assedio. Hamas sperava in almeno
trenta-quarantamila persone. Nelle vie della Striscia si sono radunate non più
di cinquemila e la catena umana che, nelle intenzioni dei promotori, doveva
legare Rafah e la frontiera con l'Egitto con il posto di confine d'Erez
nell'estremo nord di Gaza, era piena d'anelli mancanti. Il movimento contro
l'assedio non è riuscito nel suo intento ma Hamas ha dimostrato che quando
vuole, è capace di impedire provocazioni e violenza. Soltanto poche decine di
manifestanti, alla fine di una mattinata segnata dalla calma, ha gettato pietre
contro Erez ottenendo come risposta tiri d'avvertimento delle truppe
israeliane. Era stato il Comitato popolare contro l'assedio, un'organizzazione
formalmente indipendente diretta da Jamal al Khoudary, un ex rettore
dell'università eletto deputato con il sostegno di Hamas a lanciare
l'iniziativa di protesta. Tenendosi per mano, migliaia di palestinesi avrebbero
dovuto creare un cordone umano lungo la Via Salah-ad-Din, una strada che
attraversa da nord a sud Gaza intitolata al famoso condottiero musulmano
Saladino che liberò Gerusalemme dai crociati. Alla fine sono stati soprattutto
giovani delle scuole e i loro insegnanti a portare il messaggio. "La
nostra è una protesta pacifica che vuole lanciare un appello pacifico al mondo,
e crediamo che questo sia il diritto minimo per un popolo sotto assedio"
ha detto Jamal al Khoudary che ha mostrato sorpresa per la mobilitazione delle
forze armate israeliane. "Noi non intendiamo compiere alcun atto di
violenza, ma semplicemente lanciare un messaggio agli uomini liberi e onesti di
tutto il mondo ai quali chiediamo di aiutare anche il popolo palestinese a
tornare libero". Contro Israele e, in un certo
senso, contro la protesta pacifica, si sono dati da fare i militanti estremisti
che hanno ripreso a lanciare missili kassam in direzione di Sderot. Due bambini
sono rimasti feriti.
( da "Avanti!" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
IN ARGENTINA IL
GOVERNO HA DOVUTO RADDOPPIARE LA VIGILANZA SULLE ISTITUZIONI EBRAICHE Sud
America, allarme terrorismo islamico 26/02/2008 L'Europa, presa dalle vicende
del Kosovo e dalle primarie americane, non presta minimamente attenzione a
quanto sta accadendo in Argentina. Una agenzia di notizie ebraica locale ha
reso noto che il ministro argentino della Sicurezza ha ordinato alle forze di
polizia e ai servizi segreti di raddoppiare la vigilanza sulle istituzioni
ebraiche del Paese in seguito alle minacce lanciate dal
movimento"Hezbollah per la morte di Mughniye". L'Argentina sotto
questo profilo ha tragici precedenti, nel '92 una bomba nell'Ambasciata di Israele fece 29 vittime, 85 fu invece il numero dei morti
dell'attentato del '94 nella sede dell'associazione delle mutue ebraiche
(Amia). Singolare è che proprio in questi giorni a Buenos Aires si tenga un
vertice tra 22 ministri dei Paesi arabi e dodici colleghi sudamericani.
Naturalmente, oltre alla volontà di rafforzare i rapporti economici, il tema
dominante sono state le vicende del Medio Oriente. La
condanna di Israele per i
suoi comportamenti a Gaza e la richiesta della creazione in tempi rapidi di uno
Stato palestinese, sono stati i temi che hanno fatto unire il terzomondismo dei
Paesi sudamericani e l'avversione a Israele degli arabi. Certamente vi è stata anche una condanna del
terrorismo da parte del saudita Saud Al Faysal, che si è ben guardato
dal ricordare due dati: il numero due degli Hezbollah, Imad Mughniyeh, era
ricercato dalla giustizia argentina che ha inoltre emesso vari mandati di cattura
verso alti dirigenti iraniani per gli attentati del '92 e del '94. Peraltro, la
comparsa del terrorismo islamico non si è limitata agli attentati del '92 e del
'94, ma, dopo l'11 settembre del 2001, è stata denunciata la presenza in varie
forme delle organizzazioni Hamas, Hezbolla e forse anche di Al Kaeda. Poco nota
è la presenza massiccia di arabi e musulmani in America Meridionale. Si calcola
che ci siano sei milioni di musulmani secondo l'Oial (organizzazione islamica
per l'America Latina). Di questi, un milione e mezzo vivrebbero in Brasile,
700mila in Argentina, gli altri negli altri Paesi. Ci sono anche molti arabi
cristiani. Molte personalità politiche hanno radici arabe, come l'argentino
Carlos Menem, o l'ecuadoregno Bucanam, o il brasiliano Maluf. Negli ultimi anni
si è venuta a creare una folta comunità di arabi musulmani nella Triplice
Frontiera, quell'area geografica dove si incontrano il Brasile, il Paraguay e
l'Argentina. Area particolare per la presenza del grandioso spettacolo delle cascate
di Iguaçu e della più grande diga idroelettrica del mondo, Itaipu. Le due città
di Foz do Iguaçu in territorio brasiliano e la paraguaiana Ciudad del Est sono
sede di una intensa attività economica, legale e non. Proprio per reprimere
questo groviglio di contrabbando di ogni tipo, i tre Paesi, nel 2002, hanno
creato il "3+1", ovvero hanno coordinato il comando delle polizie
locali di Argentina, Brasile, Paraguay e Stati Uniti. Da anni l'intelligence
nordamericana segnala attività di gruppi terroristici tra la ricca e numerosa
(25mila) comunità islamica. Campi di addestramento e raccolta di fondi per le
due organizzazioni Hezbollah e Hamas, fatti questi respinti con forza dallo
sceicco Taleb Jomah, leader religioso dei musulmani di Foz do Iguaçu in un'intervista
a un giornalista della Bbc: "In primo luogo Hezbollah non sono terroristi,
ma un partito politico del Libano. Certamente vi sono simpatie, ma niente di
più, niente campi di addestramento, né aiuti finanziari: siamo troppo poveri
per farlo". All'osservazione del giornalista che si sono trovate delle
lettere di ringraziamento di Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah, per gli
aiuti ricevuti per gli orfani libanesi, lo sceicco risponde che questo non
prova nulla. Alla fine della sua intervista il religioso musulmano ha ribadito
l'assoluta estraneità della laboriosa comunità della Triplice Frontiera a
vicende o rapporti con il terrorismo islamico. I servizi segreti e le polizie
di molti Paesi dell'area controllano quotidianamente la veridicità di queste
affermazioni.
( da "Opinione, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mar, 26 Feb
2008 Edizione 39 del 26-02-2008 Donne e bambini palestinesi manifestano; una
donna e due bambini israeliani feriti dai razzi Hamas cerca la strage di
Stefano Magni Secondo le agenzie italiane erano decine di migliaia. Secondo i
due più famosi quotidiani israeliani, Haaretz e Jerusalem Post, erano invece
poche migliaia. Sono ancora incerte le stime su quanti abbiano partecipato alla
manifestazione indetta ieri da Hamas al valico di Erez (al
confine tra la Striscia e Israele) per protestare contro il blocco di Gaza. Intanto, per
precauzione, l'esercito di Gerusalemme ha rafforzato le sue postazioni di
confine con 6500 uomini, per evitare che i palestinesi facciano al confine
israeliano quel che fecero con l'Egitto: sfondare le barriere per riversarsi
oltre la frontiera. Nonostante l'allarme, non è successo nulla di
simile. Anche perché a Gaza, mentre donne e bambini (provenienti dalle scuole
chiuse per l'occasione) manifestavano pacificamente e alla luce del sole,
dietro le linee gli uomini avevano altro da fare. Nella mattinata di ieri, poco
prima dell'inizio della manifestazione, i terroristi hanno lanciato cinque
razzi Qassam contro la cittadina di Sderot, costantemente bersagliata (sono
quasi 10.000 i razzi che l'hanno colpita) sin dal 2001. Il primo ordigno ha
gravemente ferito a una spalla un bambino di dieci anni che si stava divertendo
con i suoi amici in un campo giochi e che, poco prima dell'impatto, aveva
cercato inutilmente di correre in un rifugio. Una donna e la sua bambina di un
anno sono stati feriti lievemente. I Qassam sono notoriamente un'arma
terroristica: dopo l'allarme (che coincide con l'avvistamento di un lancio), i
cittadini di Sderot hanno dai dieci ai venti secondi per cercare riparo. Gli
altri quattro ordigni lanciati contro la cittadina israeliana meridionale non
hanno fatto vittime, ma almeno uno di essi avrebbe potuto fare una strage di
bambini: è esploso nei pressi di una scuola. La risposta israeliana non si è
fatta attendere e l'aviazione ha colpito e ucciso tre miliziani, ferendone
altri quattro. Hamas non nega di voler continuare il lancio di razzi oltre il
confine, nonostante il suo proclama di ieri suoni ad alcuni come una mano tesa:
"Hamas è pronta ad allentare la presa e a far cessare il lancio di razzi
su Sderot se Israele ferma la sua aggressione contro
il popolo palestinese" ha dichiarato, dal Libano, Nazzam, uno dei leader
del movimento islamista. Per "aggressione" e "occupazione",
Hamas (che non riconosce Israele) ha sempre inteso
l'esistenza stessa dello Stato ebraico. Dunque il lancio di ordigni non
cesserà. Ma forse noi saremo distratti dalle migliaia di donne e bambini che la
stessa Hamas espone alla frontiera, per presentarsi come un movimento non
violento.
( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MO LA GRANDE
CATENA UMANA, DA RAFAH A BEIT HANOUN, RACCOGLIE SOLO CINQUEMILA ADESIONI. NE
SERVIVANO 50MILA Hamas gioca la carta nonviolenta. Ma è un buco nell'acqua
MAURIZIO DEBANNE Agitando la minaccia di una "nuova Rafah" si è
conclusa senza registrare incidenti la manifestazione di protesta palestinese
contro l'assedio nella Striscia di Gaza. I leader di Hamas contavano su una
partecipazione di almeno 50mila persone per costituire una catena umana di
( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli scienziati sono
ancora divisi sul tema: castrazione chimica per i pedofili. In diversi Stati
viene adottata. In America, per esempio, chi si è macchiato di gravi reati
sessuali e ha accettato sconti di pena a patto di sottoporsi al trattamento
farmacologico deve giornalmente recarsi a prendere la sua pillola antilibidine.
Ma anche in Europa è ammessa. In Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia la "cura"
è legale da alcuni anni, sempre su base volontaria. La Francia l'ha provata tre
anni fa su 48 ex detenuti e di recente Sarkozy l'ha rilanciata. C'è chi, come
l'andrologo Giovanni Alei, è convinto della sua utilità. "Le sostanze usate
bloccano la produzione di testosterone - spiega - e quindi abbattono non solo
l'erezione, ma anche il desiderio patologico. I soggetti trattati così
diventano impotenti, ma anche sterili, inclini alla malinconia e al
pianto". Una sola riserva: non esiste la certezza che, sospesa la
somministrazione, il soggetto possa tornare fertile. Ma il professor Alei fa
capire che quello, secondo lui, sarebbe il male minore. Anche Umberto Veronesi,
fresco di candidatura nelle liste del Pd, non esclude la possibilità di
intervenire con mezzi chimici. "Sono convinto - ha detto qualche tempo fa
- che i recidivi, i cronici possono essere curati con i farmaci, sempre con il
loro consenso". E ha riferito l'intenzione di studiare meglio l'ipotesi,
anche alla luce di una terapia sperimentata all'Università Ben Gurion, in Israele.
Non è d'accordo, invece, Silvio Garattini. Secondo il farmacologo, non c'è
evidenza che comprovi una reale efficacia. Si usano inibitori del testosterone,
sostanze come il c-proterone e il medrossiprogesterone acetato, ma perché
l'effetto sia duraturo l'individuo dovrebbe essere costretto ad assumerle in
modo permanente. "Non è dimostrato che bloccando il testosterone si
riduca la tendenza alla pedofilia - sostiene -. Tant'è vero che la Food and
Drug Administration non ha mai concesso tale indicazione per questi
prodotti". Inoltre, molti pedofili sono impotenti, ma violentano
ugualmente i bambini, spesso servendosi di oggetti. "Il problema è ben più
complesso - dice Garattini - e parte dal cervello, non dal testosterone.
Dunque, obbligare qualcuno a prendere un farmaco della cui efficacia non siamo
certi, diventa una forma di abuso". Per non parlare del fatto che, come
riferisce il farmacologo, alcuni studi condotti in California e in Canada
dimostrerebbero che nei soggetti trattati con questa terapia aumentano i
comportamenti violenti. C'è poi chi vede nella castrazione chimica "un
modo per vendicarsi", ma non certo per capire e risolvere il problema.
Raffaele Morelli ricorda che soltanto una piccola parte di abusi viene a galla,
mentre il sommerso si consuma in famiglia e la maggior parte dei pedofili ha
subito violenze nell'infanzia. "Una madre - osserva lo psichiatra - ha una
coscienza innata che le permette di cogliere se qualcuno si avvicina al suo
bambino. Quando questo non avviene è perché vive in un ambiente con un maschio
che la vessa e le ha fatto perdere la sua capacità. Di queste cose dobbiamo
preoccuparci, in questi campi dobbiamo fare prevenzione". Ma l'argomento
non è certo di conio recente. Nel 1952, Alan Mathison Turing, illustre
matematico inglese, fu arrestato per omosessualità e condannato alla
castrazione chimica. Due anni dopo, si tolse la vita, mangiando una mela al
cianuro di potassio.
( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Calibro 9
"CROCIATA" CONTRO VIGNETTE BLASFEME Mentre la tv di Hamas addestra i
bambini attraverso "I pionieri di domani, programma di pupazzi e cartoon, alla martiriologia come unico metodo di resistenza a Israele, 6 mesi di carcere, una multa e
la censura del giornale è la pena inflitta dal tribunale di Gaza, controllato
dal movimento oscurantista, al direttore del quotidiano palestinese vicino
all'Anp "al-Ayam" Akram Haniyeh e al suo caricaturista politico, Baha
Boukhari, 64 anni (vivono entrambi a Ramallah, non sono perseguibili e
considerano il processo illegittimo e farsesco), per aver pubblicato nel
novembre scorso una vignetta ritenuta lesiva dell'ex premier Ismail Haniyeh. A
Ramallah oggi manifestazione di solidarietà con "al-Ayam". Intanto il
primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato che la
ripubblicazione delle vignette su Maometto è stata fatta in occasione dei 4
arresti effettuati dalla polizia per sventare un complotto per uccidere uno dei
disegnatori satirici. Il Sudan ha deciso di boicottare i prodotti danesi.
Manifestazioni si sono svolte in Giordania, Egitto, Iran e nei Territori
Palestinesi. Il Pakistan ha revocato ieri il bando contro YouTube, dopo il
ritiro dal sito delle vignette considerate blasfeme. È MORTO IL PUNK IN RUSSIA
Yegor Letov, padre della musica punk russa, è morto di infarto nella sua casa
di Omsk, in Siberia. Aveva 43 anni. Letov era il cantante del gruppo
Grazhdanskaya Oborona (Difesa civile) che si fece conoscere alla fine degli
anni 80 parallelamente alla perestrojka di Mikhail Gorbaciov. Le esibizioni
pubbliche del gruppo erano vietate in Urss, ma i fans ascoltavano in cassette
pirata le song di Letov. Una delle canzoni di maggior successo racconta la
storia di un attacco al mausoleo di Lenin nella piazza Rossa di Mosca. Letov
iniziò la carriera con la band Comunismo, di cui faceva parte un'altra leggenda
del punk russo, la cantante Yanka Dyagilev. VARGAS A TEATRO Il Napoli Teatro
Festival Italia ha affidato al drammaturgo colombiano Enrique Vergas la
selezione degli artisti per la prima Compagnia teatrale europea. Vargas
scriverà uno spettacolo sulla città che sarà messo in scena durante il festival
(6-29 giugno) e cerca i partecipanti a questa pièce. Le audizioni si chiudono
il 18 marzo. Saranno scelti 32 attori che parteciperanno ai primi workshop
introduttivi (dal 25 al 30 marzo), poi 18 per il workshop intensivo (7-13 aprile).
Solo 4 artisti parteciperanno al lavoro conclusivo (a Barcellona, dal 22 aprile
al 18 maggio, le prove). Info interno5.workshop@libero.it.
( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In una lunga e
ripetitiva lettera aperta Tariq Ramadan ribadisce l'inopportunità da parte
della Fiera del Libro di Torino di scegliere Israele come ospite d'onore nel momento in cui è in corso la crisi della
Striscia di Gaza. "Lanciamo dei dibattiti "culturali" e facciamo
finta di non accorgerci che in questo modo giustifichiamo il "silenzio
politico"" scrive Ramadan, e aggiunge: "Nel momento in cui
l'Iran è lo spauracchio della scena politica internazionale e il bersaglio
preferito della bellicosa amministrazione Bush, gli organizzatori della
Fiera sarebbero arrivati al punto di invitare l'Iran affermando che si trattava
di un incontro strettamente culturale e che i veri invitati sono gli autori e
non lo Stato? No, è evidente. Con questo non intendiamo proporre agli
organizzatori di invitare l'Iran ma soltanto riconoscere il carattere politico
del loro invito". Cittadino svizzero, nipote del fondatore dei Fratelli
Musulmani in Egitto e docente a Oxford, l'intellettuale riafferma dunque la
scelta del boicottaggio: "Boicottare non significa negare l'esistenza di Israele... ma mi oppongo alla politica di occupazione e alle
campagne repressive messe in atto dai vari governi israeliani". E
rivolgendosi a chi lo ha criticato, chiede la fine delle
"strumentalizzazioni di questa vicenda": "Si è sentito di tutto,
falsità e dichiarazioni che hanno seminato confusione. Non sono stato io a
lanciare l'appello al boicottaggio della Fiera. Quando sono stato interpellato,
ho appoggiato l'iniziativa, affermando che questa celebrazione è provocatoria,
che il silenzio della comunità internazionale di fronte alle sofferenze dei
palestinesi era insopportabile. Ma ho combattuto e continuerò a combattere
l'antisemitismo e ogni forma di razzismo. Confondere la critica allo stato di Israele e alla sua politica con l'antisemitismo è tuttavia
un'impostura intellettualmente disonesta, una offesa alla dignità dei
palestinesi. Significa mettersi con arroganza dalla parte dei più forti".
Pur apprezzando l'invito al dialogo del direttore della Fiera Ferrero, Ramadan
precisa che "non si tratta di negare la libertà d'espressione degli
scrittori... ma è interessante interrogarsi su questa strana dimenticanza:
l'assenza di inviti agli autori israeliani arabi, cristiani o musulmani. Che
idea hanno gli organizzatori della Fiera della composizione della cittadinanza
nella società israeliana?" Infine Ramadan protesta contro chi ha detto che
il suo appoggio al boicottaggio aveva il valore di una fatwa: "Non si è
trattato affatto di un pronunciamento religioso né di un provvedimento della legge
islamica".
( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"L'Iran
continuerà a collaborare con l'Aiea" Gli Usa preparano a boicottare la
banca centrale iraniana? "Un colpo di coda. Ma non temiamo nuove
sanzioni", ci dice l'ambasciatore Zohrevand Marina Forti Il Consiglio di
sicurezza dell'Onu discute in questi giorni una nuova risoluzione sull'Iran e
gli Stati uniti premono per approvare nuove sanzioni contro Tehran. Intanto
però Washington ha già avviato un'aggressiva strategia di sanzioni unilaterali
verso le banche iraniane. E proprio in questi giorni il ministero del tesoro Usa
sta raccogliendo "prove" contro Bank Markazi, la banca centrale
iraniana: l'apparato di "intelligence finanziaria" Usa intende
provare che sta aiutando altre banche iraniane a gestire le transazioni
finanziarie in dollari, ovvero aggirare l'embargo decretato dagli Usa
nell'ultimo anno e via via applicato anche dalle maggiori banche europee
(benché vada ben oltre le sanzioni finora approvate dall'Onu). La notizia è del
Wall Street Journal. E' il preludio a un'escalation nelle sanzioni all'Iran:
costruita la loro "accusa", infatti, gli Stati uniti potranno
estendere l'embargo alla banca centrale iraniana, cioè alla chiave di volta del
sistema finanziario del paese. Il paradosso è che le potenze occidentali
spingono per nuove sanzioni contro Tehran proprio mentre dall'Agenzia
internazionale per l'energia atomica arriva un rapporto tutto sommato positivo
sul dossier nucleare iraniano. Venerdì il direttore dell'Aiea Mohamed el
Baradei ha dichiarato che sono ormai chiarite le passate attività nucleari
iraniane, salvo la questione dei presunti studi sull'uso bellico, e pure le
maggiori questioni presenti "incluso la portata e la natura del programma
di arricchimento". Affermazioni accolte da governo di Tehran con grande
soddisfazione - mentre per la segretaria di stato Usa, Condoleezza Rice, il
documento dell'Aiea al contrario giustifica la richiesta di nuove sanzioni.
"Il rapporto di el Baradei è molto positivo", ci ha detto
l'ambasciatore dell'Iran in Italia, Abolfazl Zohrevand, che lunedì sera ha
incontrato un gruppo di giornalisti italiani. "Oggi ci troviamo in un
clima nuovo, in cui non c'è bisogno di nuove risoluzioni del Consiglio di
sicurezza", aggiunge: "Il dossier nucleare iraniano ha trovato una
sua definizione tecnico-giuridica e la credibilità dell'Agenzia per noi è
ripristinata". El Baradei però qualche dubbio lo mantiene, obiettiamo: e
chiede all'Iran di ratificare il Protocollo aggiuntivo al Trattato di non
proliferazione (Tnp), quello che permetterebbe agli ispettori della sua Agenzia
di entrare in ogni impianto atomico iraniano anche senza preavviso. Perché
l'Iran non lo ratifica? "L'Iran ha applicato quel protocollo per due anni,
come misura di buona volontà, anche senza averlo ratificato", fa notare
Zohrevand. L'Iran, "aderisce all'Aiea e al Tnp. E però i diritti previsti
dall'articolo 4 del Tnp non ci sono riconosciuti" (si riferisce al diritto
ad accedere alla tecnologia nucleare per scopi civili, incluso produrre il
combustibile atomico, cioè arricchire uranio). Insomma: "La fiducia è una
cosa bilaterale, e così la sfiducia. Noi abbiamo collaborato con l'Agenzia, ma il Consiglio di sicurezza ha approvato due risoluzioni contro di
noi mentre Israele, che non
aderisce neppure al Tnp e ha 200 testate atomiche, è fuori da ogni
ispezione". L'Iran, conclude Zohrevand, "ratificherà quel protocollo
quando i problemi saranno risolti", ma "non accetta pressioni e
ricatti". E attacca: "Le armi chimiche sono più economiche e
terribili dell'arma nucleare. E l'Iran è l'unico paese che ha subìto
l'attacco chimico dalla fine della seconda guerra mondiale". Già, le ha
usate Saddam Hussein durante la guerra all'Iran negli anni '80. E se invece ci
saranno nuove sanzioni? "Continueremo per la nostra strada, continueremo a
collaborare con l'Agenzia come paese membro del Tnp". Già, ma quanto
pesano le sanzioni già in vigore, incluso il boicottaggio delle banche? Il
ministro degli esteri iraniano giorni fa ha ribadito che le sanzioni non
faranno grande male all'Iran, che beneficia del prezzo record del petrolio.
"Abbiamo già convertito le nostre riserve valutarie dai dollari all'euro,
e le abbiamo in gran parte tolte dalle banche europee", ricorda
l'ambasciatore Zohrevand: "E siamo un paese autosufficente in molti
settori, abbiamo imparato dopo lunghi anni di embargo". Definisce "un
colpo di coda dell'amministrazione Bush" l'attacco alla banca centrale
iraniana. Forse Tehran si aspetta qualche novità dalla prossima amministrazione
americana? "Potrebbero esserci avvenimenti nuovi anche prima del termine
di questa amministrazione, penso ai colloqui anche abbiamo avviato sulla
sicurezza in Iraq".
( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Chi sono gli esperti
di questioni internazionali di Clinton e Obama? Intervista a Stephen Zunes,
professore di Politica internazionale a San Francisco "Nessuno può pensare
di diventare presidente senza sostenere la primazia degli Usa. Ma nello staff
del giovane senatore ci sono sostenitori del soft power" "La politica
estera dei democratici? Prussiani contro negoziatori" Martino Mazzonis La
politica americana ha effetti immediati sulla nostra. Se nella vulgata statunitense
finisse la fissazione per il taglio delle tasse, presto o tardi ne sentiremmo
parlare anche da noi. Per noi europei il tema centrale, quello che forma
l'opinione, è la politica estera. E allora, visto che con ogni probabilità uno
tra Barack Obama e Hillary Clinton sarà presidente, occorre decifrare i
documenti delle campagne e chiedersi chi li ha scritti. Chi contribuisce a
costruire la posizione, chi consiglia. Che significa anche chi gestirà
direttamente o indirettamente la politica estera della prima potenza mondiale.
Chi saranno i prossimi Rumsfeld, Wolfowitz, Rice? Se vincesse Obama c'è
l'incredibile possibilità che a fare il segretario di Stato sia una Rice. Non
più Condoleezza ma la 43enne Susan. Super preparata, consigliera per gli Esteri
di Kerry, fa la blogger sul sito di notizie democratico di sinistra Huffington
post , già sottosegretaria per lo sviluppo sotto Bill Clinton. Barack ha
pescato tra l'entourage clintoniano ma non troppo, mentre Hillary si è affidata
quasi completamente agli esperti che hanno guidato gli Usa negli anni 90.
Stephen Zunes insegna Politica internazionale all'Università di San Francisco,
dove dirige il dipartimento di Studi mediorientali e negli ultimi mesi ha
pubblicato diversi articoli nei quali analizza le posizioni dei personaggi che
contrinuiranno a formare le opinioni di Obama e Clinton nel caso riuscissero
nell'impresa di entrare alla Casa Bianca. Cominciamo dalla questione più
generale: chi sono e cosa pensano gli esperti di politica estera di Hillary Clinton?
Cominciamo da una figura nota, Richard Holbrooke, ambasciatore Usa all'Onu fino
al 2001 e probabile Segretario di stato in caso di vittoria dell'ex first lady.
Holbrooke è l'uomo degli accordi di Dayton che hanno posto fine alla guerra di
Bosnia ed è un forte sostenitore della proiezione esterna e militare per
proteggere gli interessi statunitensi. A suo tempo convinse Carter che era
utile proteggere Suharto in Indonesia e Marcos nelle Filippine. Nel primo caso
gli Usa il sostegno militare contribuì indirettamente ai massacri a Timor Est.
Non ci sono indicazioni che abbia cambiato idea. Dopo un periodo in cui Bush ha
usato l'unilateralismo come se niente fosse sarebbe grave avere uno così alla
guida della politica estera. E' stato a lungo grande sostenitore della guerra
in Iraq ed ha apertamente criticato i governi europei che non hanno partecipato
all'avventura. Una seconda figura importante che non dovrebbe avere incarichi
formali è Madelaine Albright (già Segretario di Stato nella seconda amministrazione
Clinton). Ha un ruolo cruciale nella campagna ed è amica di Hillary. E' anche
lei una sostenitrice dell'unilateralismo. In generale tutti gli advisors , ad
esempio l'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Sandy Berger sono tra i
falchi del partito. Il campo di Obama è diverso? Tra le gente del senatore ci
sono veterani delle amministrazioni democratiche e diversi innovatori.Susan
Rice, Zbigniew Brezinski e Anthony Lake hanno lavorato con Carter e Clinton.
Poi ci sono accademici liberal come Samantha Power, vincitrice del premio
Pulitzer che fa campagna per il Darfur. Tutti costoro tendono ad avere una
predilezione per il "soft power" (persuasione, trattativa, contro la
proiezione militare unilaterale dell'"hard power", ndr. ). Sono
preoccupati per gli Stati in crisi, per la quaità dello sviluppo, per la
povertà. Anche figure dell'establishement come Brezinski - e questo è
interessante - hanno cambiato opinione a partire dalla vicenda dell'attacco
all'Iraq. Brezinski l'ha condannata pubblicamente fin dall'inizio ed è anche
stato critico del sostegno incondizionato alle scelte israeiane. Su Tel Aviv
Brezinski sotiene "Sosteniamo il loro diritto a esistere, sono tra i nostri migliori amici ma smettiamo di dare a Israele assegni in bianco". Questa
idea di soft power che tipo di impatto potrebbe avere sulla politica estera
americana? Intendiamoci, l'assunto fondamentale è che gli Usa vogliono la
primazia sul mondo. Nessuno può nemmeno pensare di diventare presidente senza
sostenerlo in qualche modo. Non ci saranno grandi stravolgimenti, ma ci
potrebbe essere una proiezione degli Usa nelle organizzazioni internazionali e
nella diplomazia più articolata e ragionevole, che non mette subito la mano
alla fondina. I democratici, in sintesi, sono divisi tra "negoziatori"
e "prussiani". Penso che il campo di Obama potrebbe dare agli Usa un
ruolo attivo a più facce. Meno enfasi sulle soluzioni militari - ma in
Afghanistan pensa che bisogna proseguire e aumentare - e nuovi impegni su temi
come l'Aids o il riscaldamento globale perché sono pericoli per la stabilità
mondiale. C'è un tema di grande attualità, il commercio, che si sovrappone in
parte alla politica estera... Alcuni degli advisors di Clinton sono tra i
principali architetti del Wto, del Nafta e di altri pezzi del consenso
neoliberista di Washington. Anche gli altri hanno sostenuto, in generale,
l'idea di un'economia trainata dagli investimenti esteri, ma con qualche idea
in più. Ad esempio la sottolineatura delle imprese locali da aiutare o la
cancellazione del debito. La gente di Obama, nei suoi scritti, chiede più
regole globali e mette al centro i temi ambientali. Se vogliamo, sono un po'
più europei: allo stesso modo pro mercato ma non all'americana - "se va
bene per il big business va bene per tutti". E' una globalizzazione dal
volto umano. Non un fatto da sottovalutare. 27/02/2008.
( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nell'ultimo
avamposto palestinese prima di Eretz. Tra Qassam, religione e bombe di Tel Aviv
Beit Hanun, prigione nella prigione della Striscia di Gaza I civili ostaggio
dei raid israeliani e del fanatismo di Hamas Fancesca Marretta Beit Hanun, Gaza
Beit Hanun è l'ultimo avamposto palestinese prima del posto
di confine a nord con Israele, il valico di Eretz. Tra le due entità nemiche l'una per l'altra,
si estende una sorta di "no man's land". Uno spazio aperto e
polveroso in cui gli edifici sono stati gradualmente demoliti o resi
inabitabili per effetto del conflitto e delle ripetute incursioni israeliane.
Data la prossimità alle città israeliane oltreconfine, Beit Hanoun è la zona in
cui si concentra la quasi totalità del lancio di razzi verso Israele.
Per poter agire e avere il tempo di fuggire o trovare riparo i miliziani
lanciano i razzi da luoghi abitati. Il che non rallegra gli abitanti di Beit
Hanun. Il conto dei Qassam lanciati da Gaza verso Sderot aggiornato a domenica,
o scorsa è di 7.598. La rivendicazione per i sei razzi della giorno è firmata
dai Comitati di Resistenza popolare, in risposta ai "crimini
dell'occupazione israeliana contro i palestinesi", ma anche, e questa è
nuova, come risposta alle vignette "denigratorie del profeta Maometto"
ripubblicate in Danimarca, perché comunque "anche gli ebrei offendono
l'Islam e dissacrano il Corano nelle loro prigioni". In questa zona sabato
sono rimasti uccisi tre palestinesi in risposta al lancio di razzi. Secondo i
residenti della zona ed il Dr. Mu'awiyya Hassanain, direttore dei servizi di
emergenza del governo "de facto" di Gaza, i morti non eranosponenti
del Jihad Islami e dei Comitati di Resistenza Popolare, che hanno rivalicato
l'azione. Uno degli uccisi era un esponente dell'ala militare del Pflp, che
stava in quel momento consumando un pasto con le altre due vittime, una delle
quali, Muhammad Hassanein, era un impiegato presso la Jordan Bank. Gli autori
dell'attacco, come accade di solito, sono arrivati da un'altra zona della
Striscia, hanno lanciato i razzi e se la sono filata. In linea di principio
molte delle persone con cui abbiamo parlato a Beit Hanun, sono solidali con le
"azioni di resistenza" delle milizie, e, in teoria anche al lancio
dei razzi. Ma magari da un altra parte, non dove ci sono le case, altrimenti,
come ci spiegano i fratelli Mohammed e Rahed Abu Shadek, abbigliamento casual e
capelli corti, proprietari della caffetteria "Dubai" di Manshia
Street, "poi il prezzo lo paghiamo noi". Il caffè Dubai ha aperto i
battenti poco prima del "golpe" di Hamas. L'idea era buona. A due
passi da qui si trova la Al-Quds Open University, e questa sala, con i
divanetti di velluto rosso scuro, affreschi alle pareti raffiguranti palme e
specchi d'acqua, tavolini e sedie di plastica verdi abbelliti da tovaglie in
tinta con ricami dorati, pare proprio un'oasi nel deserto di cemento
accartocciato o traforato dai colpi di artiglieria che caratterizza la zona.
Gli specchi alle pareti ed i vetri delle porte stonano con l'insieme
dell'arredamento quesi lezioso, sono infatti malamente danneggiati.
"Effetto dei colpi di artiglieria o anche delle vibrazioni che
provocano", spiega Rahed, poco più che trentenne e già padre di 5 figli.
Ma se qui siamo sulla linea del fuoco, perché non avete aperto il locale da
un'altra parte? - chiediamo. "Se volessi affittare un posto al centro di
Gaza City, in un posto sicuro, mi servirebbero almeno 7000 dollari l'anno. E
come potrei? Questo posto era proprietà di famiglia. Per adibirlo a luogo di
ristorazione abbiamo fatto un prestito e speso 7000 dollari. In media da quando
abbiamo aperta gli incassi ammontano a 7000 shekel al mese (1300 euro), di cui
3000 se ne vanno di spese. Ne restano 4000 e con questi soldo campano tre
famiglie". Per Mohammed la nuova attività di ristorazione è un secondo
lavoro. E' impiegato presso la Municipalità di Beit Lahya. Rahed invece per
avviare l'attività in proprio ha lasciato il lavoro di commerciante
ortofrutticolo a Gaza City. Gli chiediamo se conoscono i miliziani che lanciano
i razzi. "Non sono ragazzi di qua, se non gli spezzeremmo le gambe.
Vengono da Jabalya, da Gaza City, un po' da ovunque. Non siamo solo noi ad
essere incazzati perché quando lanciano scappano tutti dal locale subiamo danni
per le ritorsioni israeliane. Tutti gli abitanti della zona non li vogliono
qui. Quando e se li vediamo usciamo per fermarli. A volte è capitato anche che
li abbiamo convinti ad andarsene. Dipende dai tipi. Alcuni capiscono e cambiano
posto. Altri dicono che siamo collaborazionisti. Tra l'altro quando cerchiamo
di farli ragionare siamo in pericolo perché in qualunque momento può arrivare
un missile da un drone israeliano per colpire loro e noi ci troviamo di
mezzo". Chi lancia razzi da qui?- "Jihad Islami e Comitati di
Resistenza Popolare. Le Brigate Ezzedin el-Qassam (Hamas) hanno razzi di
maggiore gittata, quindi non lanciano nei pressi delle case di Beit Hanun. Loro
li possono anche lanciare da Gaza City". Se vi sentite in pericolo a causa
di chi lancia i razzi, perché non vi rivolgete alla polizia di Hamas? -
"Lo abbiamo fatto. Una volta quando abbiamo visto quelli dei Qassam
abbiamo fermato una pattuglia della polizia e loro ci hanno risposto che erano
d'accordo con noi che non è logico lanciare da questa zona, ma che comunque gli
esponenti della resistenza rischiano in prima persona". Non sembra questa
la sola espressione del "nuovo ordine" a Gaza ad impensierire i
gestori del caffè Dubai. "Dopo la presa del potere da parte di Hamas
abbiamo dovuto allestire una tenda di separazione per uomini e donne".
Solo a questo punto facciamo caso al fatto che, giusto a metà del soffitto, c'è
un drappo ornamentale arrotolato. E' pomeriggio inoltrato. Dalla mattina alle
due è calato giù a mo' di sipario, o meglio di separazione. Per ordinane del
governatorato di Beit Hanun, ci spiegano i due fratelli, le donne, possono
sedere in questo caffè solo fino all'ora di pranzo, e rigorosamente separate
dai maschi. "Per noi è un problema. Anche se la tradizione della zona, a
differenza che in posti più aperti come Gaza City, prevede che gli uomini
stiano in compagnie degli uomini e le donne con le donne, la vicinanza
dell'Università, rendeva questo posto un porto franco. Per gli universitari ci
sono più concessioni. Devono poter parlare dello studio, scambiare gli appunti.
Per loro, anche in una zona un po' arretrata come questa, l'eccezione c'è
sempre stata. Invece adesso la circolare di Hamas dice non possono nemmeno più
fumare il narghile. Non solo. Nel mio locale non si può più giocare a
carte". Spiegano Mohammed e Rahed. Gli facciamo notare che a Gaza City non
è così, si vedono uomini e donne nella stessa sala. E si può giocare a carte.
"Lo sappiamo, abbiamo chiesto spiegazioni. Ci hanno risposto che esistono
5 governatorati nella Striscia e che loro decidono per questa zona e di quello
che si può fare a Gaza City non gli interessa". Il governatore della zona,
ci informano, è Wael Rajab, capo dell'ala militare di Hamas a Beit Lahya. Il
divieto di sedersi nella stessa sala vale anche per le coppie sposate. Ci porgono
delle lattina di birra come omaggio per la visita. Restiamo interdetti. Ma solo
per un attimo. E' birra Birrel, analcolica. Ce la mostrano come fosse un
trofeo. Uno dei tanti, come le moto cinesi nuove di zecca con cui si sono
schiantati già diversi palestinesi, arrivati dall'Egitto quando è stato rotto
l'assedio con la breccia nel muro. Finite le scorte non resterà che il ricordo,
come il narghilè per le donne e i giochi di carte per gli uomini. Almeno al
caffè Dubai di Beit Hanun. 27/02/2008.
( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La Corte suprema
israeliana ha chiuso il "sexgate" che ha coinvolto l'ex presidente,
Moshe Katsav. È stato infatti approvato con tre voti favorevoli e due contrari
il discusso patteggiamento sulle accuse di molestie alle segretarie. L'intesa,
raggiunta a giugno, prevede che Katsav ammetta di aver compiuto atti impropri e
molestie nei confronti di due delle tre ex collaboratrici che lo hanno accusato
e in cambio non venga incriminato per il capo d'accusa più grave, quello di
violenza carnale, per il quale avrebbe rischiato il carcere. Il sessantaduenne
Katsav aveva terminato il suo mandato a luglio. Ora dovrà comparire in
tribunale per la condanna e la sentenza, in una data ancora da stabilire.
27/02/2008.
( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-02-27 num: - pag:
26 categoria: REDAZIONALE Noi e gli altri Il fascino del modello israeliano A
Gerusalemme i fondi sono stati separati dalle banche per legge. Il modello
israeliano- citato più volte da Mario Draghi - ha imposto con una norma la fine
del connubio tra banche ed sgr. Un esempio proponibile in Italia? Difficile
dirlo. In Israele ( nella foto il governatore
della banca centrale, Stanley Fischer) il provvedimento interessava solo due
banche. Qui siamo di fronte a una realtà più complessa. E, per ammissione dei
gestori, un taglio gordiano del cordone ombelicale potrebbe dare il colpo di
grazia (invece che una spinta) alle sgr in difficoltà. L'indipendenza, forse,
va inseguita con una molteplicità di mezzi.
( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di SIMONA ANTONUCCI
CORREVA il secondo secolo dopo l'avvento di Cristo quando Traiano venne
nominato imperatore. Raggiunse il Palatino entrandovi a piedi, come un
cittadino qualsiasi. Ma sotto la sua guida Roma guadagnò la massima espansione.
E gli usi e costumi del suo popolo, ma anche la cultura e la lingua che la
esprimeva, il "made in Rome", contaminarano la Spagna e la Dacia, la
Britannia e la Cappadocia, l'Armenia e la Gallia... mezzo mondo. Corsero poi
altri duemila anni... I confini geografici si restrinsero alla Penisola, mentre
quelli culturali e il "made in Italy" hanno continuato la loro
galoppata nel mondo. "Ormai da diversi anni ci sono scambi - dice Carlo
Fuortes amministratore delegato di Musica per Roma, cartina di tornasole in
questo senso - tra l'Italia e tutti i paesi del mondo. E il nostro Paese
esporta non solo prodotti, ma artisti, premi Nobel, registi, attori, ballerini
e musicisti". Se il Messico ha segnato il record aggiudicandosi il 40 per
cento dell'export italiano, l'Esposizione Universale di Shangai del
( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ANNA GUAITA dal
nostro corrispondente NEW YORK - "E' come una padella al teflon, nulla gli
resta attaccato!" L'esclamazione scoraggiata con cui i democratici
reagivano alla marcia trionfale di Ronald Reagan negli anni Ottanta assomiglia
alla reazione con cui Hillary Clinton segue la marcia del rivale, Barack Obama.
La senatrice le ha provate tutte per cercare di diminuire la statura del
senatore, ma finora non ci è riuscita. E ieri sera si apprestava a discutere
con lui, nel ventesimo dibattito di queste primarie, armata di rabbia e voglia
di resistere. Per prepararsi al dibattito, Hillary ha fatto arrivare in Ohio
alcuni dei più fidati consiglieri del marito, incluso l'ex
ambasciatore in Israele
Martin Indyk, al quale è stato affidato il compito di illuminare le comunità
ebraiche dell'Ohio sulla scarsa preparazione di Obama in materia di Medio
Oriente. Il dibattito, previsto per le tre del mattino di oggi in Italia, sarà
presumibilmente l'ultimo a vedere i due l'uno contro l'altra. La
settimana prossima si vota in Texas, Ohio, Vermont e Rhode Island, in una serie
di primarie che rischiano di trasformarsi in un'altra delusione per la signora.
I sondaggi appaiono infatti scoraggianti per la ex first lady: due rilevamenti
danno Obama in netto vantaggio a livello nazionale, mentre sul fronte del Texas
i due sono testa a testa, e nell'Ohio è lei a mantenere un piccolo vantaggio.
La brutta notizia per la signora è che solo vittorie schiaccianti in Texas e in
Ohio le riaprirebbero la porta della nomination. Sconfitte, o anche vittorie
risicate, non le darebbero abbastanza delegati per essere competitiva. Ma non
bisogna dare i giochi per conclusi: ci sono altre primarie fra aprile e giugno
e se Hillary vi riportasse delle vittorie, potrebbe spingere i superdelegati a
schierarsi con lei alla Convention. Si tratta di ipotesi tenui, ma comunque
possibili. Nella sua lotta contro Obama, Hillary alterna indignazione a
sarcasmo, e nulla sembra funzionare. Tenta di presentare Obama come
impreparato, ma la gente sembra vedere con occhio benevolo un candidato che non
abbia un curriculum già affollato. Cerca di fare ironia sul suo parlare
ispirato, col risultato di offendere i dieci milioni di elettori che si sono
fatti convincere da quell'oratoria. Non che Obama se ne stia in silenzio. Il
senatore è all'attacco sulla questione del NAFTA, l'accordo di libero commercio
fra Stati Uniti, Messico e Canada, un accordo che fu preparato da George Bush
senior e poi sostenuto da Bill Clinton, e che molti considerano la ragione
dell'esodo oltreconfine delle industrie Usa. Hillary sostiene che lei era
contraria all'accordo, che ha danneggiato l'industria in Ohio causando un
aumento della disoccupazione. Ma Obama risponde: "Vuoi prenderti i meriti
dei successi della presidenza Clinton? Allora accetta anche i demeriti! Non
puoi scegliere, come fossero cioccolatini". Obama, che ieri ha incassato
il sostegno ufficiale del senatore Christopher Dodd, popolare fra i liberal,
non è attaccato solo da Hillary: il senatore repubblicano John McCain, vicino a
mettere il lucchetto sulla nomination, sa che la sua strada è in salita, e già
affila i coltelli. Ad esempio ogni volta che si riferisce a Obama lo chiama con
il suo nome completo "Barack Hussein Obama", quasi a volerne
sottolineare il sapore "islamizzante". McCain scommette tutto su una
vittoria in Iraq, tant'è che qualche settimana fa aveva sostenuto che se
necessario gli Usa dovrebbero rimanere in Iraq "anche cento anni".
L'estrema impopolarità di quell'ipotesi lo ha portato a moderare le previsioni,
e ieri ha promesso "la guerra finirà presto".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti Pagina 315
Se l'Europa supporta la farfalla cipriota aiuta anche se stessa --> La
recente elezione di Dimitris Christofias a presidente di Cipro non è
probabilmente una notizia paragonabile al proverbiale batter d'ali di una
farfalla che può suscitare un maremoto dall'altro capo del mondo. Ma non è
neppure da rubricare nelle notizie in breve, non fosse che per il fatto che
Christofias sarà l'unico presidente comunista nell'ambito dell'Unione europea;
ma anche questa sarebbe perlopiù una curiosité provenente da un angolo piccolo
e tutto sommato periferico del club dei Ventisette. Quello che davvero importa
sono le possibili conseguenze dell'elezione di Christofias, cioè i riverberi
che può avere sulla futura forma dell'Ue e sulla sua politica estera. È bene
fare un breve riepilogo. Al primo turno delle presidenziali cipriote (stiamo
parlando della Cipro di lingua greca, l'unica riconosciuta dalla comunità
internazionale), i tre principali candidati sono arrivati appaiati intorno al
30 per cento dei voti. A fare le spese del sostanziale pareggio a tre è stato
il presidente uscente, Tassos Papadopoulos, escluso per uno zero virgola dal
ballottaggio. Al secondo turno, il comunista Christofias ha vinto con il 53 per
cento sul suo sfidante di centrodestra. Subito nell'isola e sui giornali di
tutto il mondo si è accesa la speranza che l'affermazione di Christofias possa
sbloccare il negoziato con Cipro turca e che ci si trovi davanti a una ghiotta
chance di riunificare il Paese, diviso da quando nel 1974 le truppe turche
intervennero (occupando un terzo del territorio) per proteggere la popolazione
turcofona dalle mosse nazionaliste ellenocentriche orchestrate dal regime dei
colonnelli allora al potere ad Atene. Si tratta di un conflitto incancrenito,
il terzo in ordine di anzianità tra quelli in cui sono coinvolte le Nazioni
Unite, dopo la Palestina e il Kashmir. Nel 2004 i tentativi di addivenire a un
compromesso naufragarono per la stolta scelta dell'Ue di garantire a Cipro
greca l'ingresso in Europa anche senza la parte turca. Cosicché in un
referendum tenuto in entrambe le parti dell'isola le istanze riunificatrici
vinsero nella parte turca, ma non nella parte greca ormai sicura del suo
destino europeo. Allora si trovavano sul fronte del "no" sia l'ex
presidente Papadopoulos sia il neoeletto Christofias. Ma il secondo si è poi
smarcato dalla linea dura e in campagna elettorale ha molto puntato sulle sue
credenziali di riunificatore. Un impegno confermato subito dopo la vittoria.
Nessuno crede ai miracoli e molti pensano che i patti stipulati dal vincitore
con il partito di Papadopoulos ne zavorreranno l'azione. Ma la speranza è
legittima. E qui arriviamo alle implicazioni internazionali del caso cipriota.
Si è già detto dell'avventatezza dell'Ue nell'accogliere Cipro prima che avesse
risolto i suoi problemi. Ma oggi l'Europa si trova a dover fronteggiare le
conseguenze di un'altra sua scelta che potrebbe rivelarsi affrettata:
l'indipendenza proclamata dal Kosovo. E proprio Cipro, insieme con la Spagna e
altri Paesi dei Ventisette che hanno problemi di coesione territoriale, si
opponeva al riconoscimento del nuovo Stato. Infatti, tra gli scenari che il
caso kosovaro avrebbe potuto innescare con un effetto domino, alcuni indicavano
la possibilità di una definitiva secessione di Cipro turca. Eventualità che
potrebbe essere scongiurata dal riaprirsi di una speranza di riunificazione. E
quindi chissà che il caso Kosovo non abbia un'insperata ricaduta virtuosa,
contribuendo ad accelerare una soluzione cipriota. Soluzione che potrebbe avere
un effetto rasserenante anche nei rapporti tra l'Europa e la Turchia, che
finora si trova nella goffa posizione di chi chiede l'ingresso nell'Ue e nel
frattempo ne occupa militarmente una porzione. Senza contare che l'ingresso dei
turchi ciprioti in seno al club europeo costituirebbe un precedente importante,
dal momento che il turco diventerebbe lingua ufficiale dell'Ue. L'Europa
dovrebbe spendersi per scongiurare l'ennesimo fallimento del dialogo
intercipriota. La cronica assenza di una politica estera comune dell'Ue, acuita
dal caso Kosovo, ha urgente necessità di un successo, per quanto circoscritto.
A Cipro è possibile e potrebbe portare con sé contraccolpi positivi. GUIDO DE
FRANCESCHI.
( da "Opinione, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mer, 27 Feb
2008 Edizione 40 del 27-02-2008 Anche un pupazzo uguale a Bugs Bunny incita i
bambini di Gaza ad ammazzare gli occidentali Tv "educativa" di Hamas
di Dimitri Buffa "Bel bambino palestinese, stai boicottando Israele e la Danimarca e i loro prodotti commerciali?".
E' Allah che lo chiede. Tramite la nota serie di cartoni animati dell'orrore,
"Pionieri del domani", inventati dalla tv Al Aqsa, quella
palestinese. Lo scorso 22 febbraio è andato in onda l'ennesimo episodio di
questa vergogna che è lo spettacolo per bambini "I pionieri del
domani". Mentre in Europa e in America si mette lo schermo parentale alla
tv per evitare testi e immagini troppo crudi per i minori, l'infanzia violata
dal terrorismo islamico segue tutta un'altra strada: quella del martirio. Ed
ecco, tanto per farsi un'idea, i dialoghi telefonici tra il coniglio Assud, che
è preso in prestito dai cartoni di Bugs Bunny di Ben Hardaway e il bambino
Amani: "Amani ? dice il coniglio - tu hai visto che razza di attacco
l'Occidente ha lanciato contro il Profeta Maometto. Che cosa pensi di dire in
difesa del Profeta Maometto?". "Nel nome di Dio il Clemente, il
Misericordioso ? risponde Amani ? io dico a questi infedeli codardi... voi
avete deriso il Profeta Maometto. Ma guarda, o mio amato Profeta, come Allah
risponde loro: Allah li ripagherà delle loro derisioni, e li lascerà soli nella
loro sfrenatezza, vagando alla cieca... Allah sa che noi ti amiamo e che ti
vendicheremo con le nostre anime, il nostro sangue, i nostri cuori...".
Più avanti il coniglio incita i bambini a uccidere i nemici del Messaggero di
Dio. Più precisamente: Assud il coniglio si chiede perché i vignettisti danesi
abbiano osato tanto e la bambina Sarah così risponde: "forse è perché
l'Occidente ha visto che noi abbiamo deviato dalla religione di Allah e dalla
Sunna del nostro Profeta Maometto, loro hanno visto che noi abbiamo anche
abbandonato la religione di Allah e così loro possono fare affronti al Profeta
perché noi non abbiamo fatto niente per vendicarlo. Ma io qui dico loro: voi
non avete ancora visto niente. Con il volere di Dio i soldati dei 'pionieri del
domani' vendicheranno il Profeta con tutto ciò che possiedono, persino con il
loro sangue, Assud. Non permetteranno loro di fare questo di nuovo...". A
quel punto il coniglio Assud incita la bambina Sarah: "e se loro dovessero
osare farlo di nuovo noi li uccideremo, giusto Sarah?". E la bambina
risponde: "se Allah lo vorrà". Non è la prima volta che Memri segnala
l'uso distorto della tv "per ragazzi" di Hamas a Gaza (ma anche
Hezbollah nel Libano non scherza) con una propaganda anti-semita e
anti-occidentale paragonabile solo a quella di Goebbels e di Hitler negli anni
'30 per via radiofonica. E tuttavia, quando a suo tempo un provvidenziale
missile israeliano buttò giù il palazzo della tv palestinese nel lontano
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Boicottare non
significa assolutamente negare l'esistenza di Israele:
io non nego la sua esistenza, ma mi oppongo alla politica di occupazione e alle
campagne repressive e disumane messe in atto dai vari governi israeliani".
È con queste parole che il discusso intellettuale musulmano Tariq Ramadan
risponde ai tanti che gli contestano la decisione di boicottare la Fiera del
Libro di Torino, che per l'edizione del prossimo maggio ha scelto come ospite
d'onore lo stato di Israele. Ramadan chiede la fine delle "strumentalizzazioni di
questa vicenda" e l'apertura "di un vero dibattito" sulla
possibilità di criticare Israele usando mezzi pacifici come il boicottaggio. "Da giorni e
settimane i media si sono mobilitati, e talvolta scatenati, intorno alla
questione del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, che celebra Israele in occasione del suo sessantesimo
anniversario", spiega Ramadan, cittadino svizzero, nipote del fondatore
dei Fratelli Musulmani in Egitto, Hasan al-Banna, e docente dell'Università di
Oxford. "Non sono stato io a lanciare l'appello al boicottaggio della
Fiera e quando sono stato interpellato da un giornalista ho effettivamente
appoggiato l'iniziativa. Boicottare non significa assolutamente negare
l'esistenza di Israele: - aggiunge Ramadan - io non
nego la sua esistenza, ma mi oppongo alla politica di occupazione e alle
campagne repressive e disumane messe in atto dai vari governi israeliani".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo quelli di
Egitto e Palestina, anche gli editori algerini hanno
deciso di boicottare la Fiera del libro di Parigi che quest'anno avrà come
ospite d'onore Israele. Il sindacato nazionale degli editori algerini (Snel) che
riunisce una sessantina di editori, sarà assente "per denunciare le
politica del paese ospite d'onore, Israele". Anche Casbah Editions, spiega Samin Amziane, direttore
della casa editrice, "non parteciperà in nome del dovere di solidarietà
con la popolazione civile palestinese di Gaza". Casbah, una delle
case editrici più importanti dell' Algeria, "ha sempre partecipato dal
1991 ad oggi, a tutte le edizioni della Fiera" ma quest'anno, si legge in
un comunicato, "non sarà al fianco dei rappresentanti di un paese che in
questo stesso momento sta compiendo contro gli abitanti disarmati di Gaza un
genocidio che non dice il suo nome e che non risparmia nemmeno i bambini",
La partecipazione di Israele, si legge nella
presentazione della Fiera che si terrà a Parigi dal 14 al 19 marzo, "è il
riconoscimento di una letteratura dinamica, di una immensa ricchezza, ad
immagine di una società multiculturale" Anche alcuni editori marocchini
hanno deciso di boicottare il Salone al quale parteciperanno 39 autori
israeliani, tra cui Amos Oz e David Grossman, invitati dal Centro nazionale del
libro, dal Ministero francese gli esteri e dai poteri pubblici israeliani.
( da "Voce d'Italia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Politica Concesso un
contributo di 900mila euro alla Delegazione generale palestinese in Italia Il
provvedimento e' stato approvato dal Parlamento a fine legislatura Roma, 28
feb. - "E' autorizzata la concessione alla Delegazione generale palestinese,
per il triennio 2007-2009, di un contributo annuo pari a 309.875 euro destinato
alle spese di funzionamento della sua sede in Italia. Tale contributo ha
carattere forfetario e non è soggetto a rendicontazione". Così il
Parlamento è riuscito a varare in extremis uno degli ultimi atti legislativi,
che garantisce un robusto sostegno all'attività dell'Autorità palestinese in
Italia. Infatti, il generoso contributo è pari a 309.875 euro per ciascuno
degli anni 2007, 2008 e 2009, e le risorse verranno reperite "mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte
corrente 'Fondo speciale' dello stato di previsione del Ministero dell'economia
e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando
l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri". Un bell'aiuto
concesso a fine corsa dalla maggioranza di centrosinistra agli
"amici" palestinesi. E poco importa se, alla morte di Yasser Arafat,
avvenuta nel 2004, siano circolate voci, secondo le quali l'allora presidente
dell'Autorità nazionale palestinese avrebbe accumulato un ingente patrimonio
personale. Infatti, già nell'agosto del 2002 il servizio
segreto militare israeliano stimava il patrimonio personale di Arafat
nell'ordine di 1,3 miliardi di dollari, ed il magazine "Forbes"
Arafat come sesto nella lista "Re, regine o despoti", stimando il suo
patrimonio in almeno 300 milioni di dollari. Nel 2003 il Fondo Monetario Internazionale
condusse un'inchiesta presso l'autorità palestinese, dalla quale emerse
che il leader dell'Olp aveva spostato 900 milioni di dollari di fondi pubblici
su conti correnti bancari controllati direttamente da lui e dal Direttore
finanziario dell'Autorità nazionale palestinese. Nel 2003 il ministro
palestinese delle finanze, Sal m Fayy d, incaricò una società internazionale di
revisione di analizzare la situazione dei fondi facenti capo all'Autorità
palestinese, e giunse alla conclusione che Arafat disponeva di un patrimonio
occultato di almeno 1 miliardo di dollari. Il team giunse alla conclusione che
i fondi per le sue imprese commerciali erano pervenuti da fondi pubblici che
Arafat aveva stornato e posto sotto il suo controllo personale invece di
utilizzarli in modo trasparente per la causa palestinese, sottolineando che
nessuna di queste operazioni era stata resa pubblica dall'Autorità palestinese.
Le ricerche svolte dall'Unione Europea sull'utilizzo dei fondi destinati
all'Autorità palestinese non hanno trovato alcun riscontro delle accuse
formulate da diverse parti sull'utilizzo degli stessi per finalità
terroristiche. Segnalarono però una corruzione diffusa nell'amministrazione
dell'Anp e quindi l'Unione Europea richiese una radicale riforma della gestione
finanziaria dell'Autorità palestinese. Questa riforma finanziaria è uno dei
punti chiave per poter ottenere nuovi aiuti economici dall'Unione Europea.
Nell'ottobre del 2003 il governo francese ha aperto un'indagine contro Suh , la
moglie di Araf t, per via di movimenti sospetti di valuta. L'accusa era di
traffico illegale di valuta e, secondo gli inquirenti, con regolarità sarebbero
stati trasferiti dalla Svizzera 1,27 milioni di dollari verso il conto
personale di Suh in Francia. L'altissimo tenore di vita mantenuto a Parigi,
degno di una sovrana, parrebbe confermare le voci secondo le quali la vedova
dell'ex leader di Al-Fatah riceverebbe dal ministero delle finanze dell'Anp
100.000 dollari al mese per vivere a Parigi. Con queste premesse, il Parlamento
italiano avrebbe dovuto assicurarsi il corretto utilizzo delle risorse
assegnate alla Delegazione generale palestinese in Italia. Marco Marsili
direttore@voceditalia.it.
( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
FRANCIA
POLEMICA SUL SALON DU LIVRE "Israele? Non, merci" VALENTINA LONGO Israele ospite d'onore? Non, merci. Siamo in Francia, ma sembra
l'Italia, è Parigi, ma sembra Torino. A due settimane dall'apertura del Salon
du livre, che sarà inaugurato da Sarkozy insieme a Peres il 13 marzo (si
concluderà il 19) nel mondo francofono sta montando una polemica che somiglia
molto a quella appena sopita contro gli organizzatori della Fiera del
libro torinese (prevista a maggio). La celebrazione del sessantesimo
anniversario della nascita di Israele, che accomuna le
kermesse, suscita indignazione tra intellettuali ed editori schierati contro Israele. Ma mentre in Italia la polemica è partita dalla
politica ? dai comunisti italiani piemontesi ? qui i primi a mobilitarsi contro
l'evento sono stati gli editori di cultura araba. Dopo scrittori e
intellettuali, ultima in ordine di tempo a incoraggiare il boicottaggio è stata
ieri l'Organizzazione islamica dell'educazione delle scienze e della cultura,
che ha chiesto ai suoi cinquanta membri di disertare il salone avvertendo la
Francia che questo "passo inedito" avrà ripercussioni nelle relazioni
con i paesi islamici. Tutto è cominciato il 13 febbraio quando il Sindacato
nazionale degli editori di libri algerini (Snel) ha approvato un documento in
cui denuncia che "a causa dell'ideologizzazione di questo grande spazio
interculturale e dell'invito a Israele" non
parteciperà alla manifestazione. Gli hanno fatto eco il ministro marocchino
della cultura, Touria Cabrane Kraytif e le organizzazioni che riuniscono gli
editori tunisini. Poi è stata la volta dell'Unione degli scrittori egiziani,
presieduta da Mohamed Salmawy, che giudica "inaccettabile" onorare Israele, ma anche di pronunciamenti individuali come quello
dello scrittore Alaa al Aswani che, pur ritenendo che la Francia non si fa
onore ospitando un paese "colpevole di crimini contro l'umanità",
parteciperà e distribuirà "foto di bambini palestinesi o libanesi vittime
della politica israeliana". Annunciata è la presa di posizione dell'Unione
degli scrittori arabi e dei suoi quindici membri, mentre è già stata
esplicitata quella dell'Unione degli scrittori palestinesi guidati da Taha al-Moutawakel:
"Non è degno della Francia, paese della Rivoluzione e dei diritti
dell'uomo, accogliere al suo salone un paese che sta facendo un'occupazione
razzista". Venerdì scorso, poi, è stato il turno della scrittrice
americana di origine palestinese Susan Abulhawa, che a Parigi presenterà il suo
ultimo libro Les matins de Jénin, che in una lettera aperta ha accusato gli
organizzatori ? "vogliono fare finta, come Israele,
che la Palestina non esista, come se non fosse mai
esistita?" ? annunciando che sfrutterà il salone per denunciare la
politica israeliana. C'è stato anche chi, come Smaïn Amziane, direttore della
casa editrice Casbah Editions di Algeri, ha preferito parlare di "non
partecipazione", giustificando la sua scelta di non volare in Francia per
"solidarietà con il popolo palestinese". La sola defezione nella
delegazione ufficiale, invece, è quella del poeta Aaraon Shabtaï:
"Boicotterò sia Parigi che Torino ? ha detto ? perché uno stato che
mantiene un'occupazione commettendo quotidianamente crimini civili non merita
di essere invitato a una manifestazione", è "anti-culturale, un atto
barbaro cinicamente camuffato in cultura". Ma se la protesta italica si
era allargata a tutti gli ambiti ? politico, filosofico, letterario ? e quella
d'oltralpe si sta allargando non solo nei paesi francofoni (tra i sostenitori
del boicottaggio ci sono John Berger e Tariq Ramadan, che ha aderito anche alla
protesta contro Torino) non può dirsi lo stesso nella comunità francese.
Opinionisti e philosophes per ora tacciono, la politica anche, lo stesso
governo si è limitato a minimizzare le critiche. Unica eccezione la voce di
Marek Halter, che in questo boycottage vede una deriva antisemita e un rifiuto
della libertà di espressione. Chissà chi lo seguirà.
( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
[FIRMA]FRANCESCA
PACI INVIATA A SDEROT (ISRAELE) E' una notte di guerra a Gaza: l'oscurità orba
di lampioni e elettricità illuminata a intermittenza dalla scia dei Qassam e
dei raid aerei. Ieri il rimpallo tra i miliziani di Hamas e l'aviazione
israeliana non ha dato tregua agli abitanti di Sderot e Gaza, una giornata
segnata dal sibilo della sirena fino all'incursione conclusiva, alle 23, un
bombardamento che ha centrato ripetutamente l'ufficio, vuoto, del primo
ministro di Hamas Ismail Haniyeh, ferendo una cinquantina di persone e
uccidendo un bambino. E' la risposta israeliana ai razzi lanciati da Hamas sul
Neghev: una risposta, a loro volta, alla risposta di una risposta che si
avviluppa all'infinito e nelle ultime 24 ore ha prodotto 14 morti, da una parte
e dall'altra. "Sapevamo che qui a Sderot sarebbe stata una giornata dura
sin da quando la radio ha annunciato l'omicidio mirato di 5 miliziani di
Hamas", scrive Hope Man nel blog che divide con Peace Man, l'amico
palestinese del campo profughi di Sajaia, a Gaza. La replica al raid israeliano
di ieri su Khan Yunes non ha tardato: in poche ore 40 razzi Qassam hanno
bersagliato il Neghev e lo Sapir College di Sderot, dove un uomo di 47 anni,
Ronnie Yechiya, è rimasto ucciso, due persone ferite. "Ero in biblioteca,
l'esplosione ha disintegrato le finestre", racconta Ishai Friedman, 25
anni, laureando in scienze della comunicazione. David Brennan, leader
dell'unione studentesca del Sapir punta l'indice contro la Knesset: "Il
primo ministro non ci difende". Un paio di giorni fa il sindaco Eli Moyal
ha rotto il tabù: "Parlare con Hamas? Il governo dovrebbe parlare pure con
il diavolo per salvarci". Un sondaggio pubblicato ieri rivela che il 64%
degli israeliani sostiene il dialogo con Hamas. Nel Sud, così lontano e così
vicino, le paure si sovrappongono come la sorte che gli abitanti di Sderot,
troppo poveri per trasferirsi, condividono coi dirimpettai della Striscia di
Gaza: prigionieri entrambi, i secondi anche fisicamente, d'una guerra a bassa
intensità più vasta dei confini geografici. Secondo lo Shin Bet, il servizio
segreto israeliano, il pulmino colpito ieri nel primo dei raid che hanno ucciso
12 palestinesi, di cui 4 bambini, trasportava miliziani tornati a Gaza
attraverso il valico di Rafah dopo un training in Siria e Iran. Il portavoce
delle Brigate al-Qassam, braccio militare di Hamas, nega l'interferenza esterna
ma da Ramallah il presidente Abu Mazen lancia l'accusa più dura: Hamas ha
aperto Gaza a al Qaeda. Che sia il via libera palestinese all'operazione in
grande scala minacciata da mesi dall'esercito israeliano?.
( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I NODI: QUESTIONE
PALESTINESE, GARANZIE PER I CRISTIANI IN CISGIORDANIA ED ESENZIONI FISCALI Il
nunzio: "Non c'è sufficiente serenità" Il rabbino
di Roma "Questione di soldi" Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a
rischio" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO Gelo tra Vaticano e Israele. L'ambasciatore del Papa in
Terra Santa, l'arcivescovo Antonio Franco lancia l'allarme: "Negoziati
fermi a causa di Gerusalemme, a rischio la visita di Benedetto XVI".
Solo "se si avanza nel problema di fondo" della questione palestinese
e se si risolvono le "difficoltà" delle comunità cristiane in Israele e nei Territori, Benedetto XVI visiterà la Terra
Santa. Ma "finché permangono le difficoltà fiscali e patrimoniali nei
rapporti bilaterali tra Israele e la Santa Sede, manca
l'atmosfera di serenità per il viaggio papale". Una netta presa di
posizione che ha provocato l'immediata reazione della comunità ebraica
internazionale. "Stupore e turbamento" cui dà voce il rabbino capo di
Roma, Riccardo Di Segni che si chiede "come si possa mettere sullo stesso
piano un problema enorme come la questione palestinese e una mera questione di
soldi come il mancato accordo fiscale e patrimoniale tra Israele
e Vaticano". A questo punto, avverte Di Segni, "serve un chiarimento
da parte della Santa Sede perché è inammissibile che si attribuiscano al
governo israeliano persino le responsabilità per le difficoltà delle comunità
cristiane in Terra Santa, quando è evidente a tutti che la colpa è del
fondamentalismo islamico". Fra Roma e Gerusalemme il dialogo in merito
all'applicazione dell'accordo fondamentale firmato nel 1993 (relativo alla
presenza della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni in Terra Santa) vive
una fase di difficoltà che ormai è a un passo dalla rottura diplomatica. La
trattativa è sul filo del rasoio in particolare sul piano fiscale, un punto
nevralgico che da parte vaticana è considerato "di vita o di morte per la
Chiesa di Terra Santa". In sostanza Roma chiede di non pagare le tasse
secondo il regime di esenzioni fiscali che era in vigore prima che nascesse Israele. "La Santa Sede non firmerà un accordo che la
realtà locale non può accettare, altrimenti ciò significherebbe esporre i
cristiani di Terra Santa a una situazione insostenibile", annuncia
l'arcivescovo Franco. "Il Papa - spiega - deve poter venire in
un'atmosfera distesa. Se le nostre comunità cristiane cattoliche vivono in uno
stato permanente di tensione, questo rende più difficile la visita del
Papa". La prossima riunione tra delegazioni israeliana e vaticana è
fissata per il 17 aprile. Il nodo fiscale è il più difficile da sciogliere.
"Gli avvisi di pagamento arrivano - precisa il rappresentante pontificio
presso lo Stato ebraico - e noi regolarmente con una nota della nunziatura li
rispediamo al mittente. Per il momento non si stanno pagando le tasse proprio
grazie all'Accordo Fondamentale, perché in esso si stabilì che si dovesse fare
l'accordo sulle materie fiscali ed economiche e finché questo non fosse stato
raggiunto non ci sarebbe stata nessuna nuova tassa".
( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
CONTRASTI
MORTALI Il figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la
bancarotta della Shoah.
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Entrato un campus
universitario nel nord della città: un uomo che stava parcheggiando un auto è
rimasto ucciso, e in tutto si contano una decina di feriti. L'attacco al campus
e alle case di Sderot è stata la risposta "militare" di Hamas al raid
di Tsahal che poche ore prima aveva eliminato in alcuni raid aerei almeno
undici miliziani del braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedim Al Qassam,
considerate dirette responsabili dei lanci di razzi su Sderot. Lanci continui,
ripresi praticamente all'indomani degli accordi di
Annapolis e che hanno costretto Israele a prendere contromisure per ora insufficienti. "Faremo
tutto il possibile per far cessare questo attacchi indiscriminati sulla
popolazione" ha detto ieri un portavoce del governo israeliano. Poco dopo
è stato lanciato un nuovo raid aereo in cui sono rimasti uccisi altri miliziani
e distrutte alcune postazioni di lancio. Secondo fonti palestinesi
sarebbero stati uccisi per errore in quest'azione anche tre bambini che
giocavano in un campetto vicino a una postazione da dove erano partiti i razzi
Qassam, e che era uno degli obiettivi dei caccia israeliani. E' un circuito di
violenza che nessuno appare oggi in grado di poter interrompere. - -->.
( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del La maggioranza degli israeliani per la trattativa con Hamas Il
64% favorevole a negoziare una tregua di lunga durata. Il 55% di sì anche tra i
sostenitori di Kadima, il partito di Olmert di Umberto de Giovannangeli APRIRE
UN NEGOZIATO con Hamas. Trattare un cessate-il-fuoco di lunga durata. Solo così
sarà possibile arrestare la pioggia di razzi che quotidianamente si ab- batte
su Sderot (e che ieri ha provocato la morte di un civile
israeliano) e arrivare alla liberazione del soldato Shalit, prigioniero da 20
mesi di un commando palestinese a Gaza. Aprire una trattativa: a chiederlo non
è più solo qualche esponente politico dello Stato ebraico. A spingere in questa
direzione è la maggioranza degli israeliani. Questa è l'indicazione che
emerge dal sondaggio, pubblicato dal quotidiano Haaretz, secondo cui il 64%
degli israeliani inclusi in un campione rappresentativo della popolazione,
hanno detto di volere un dialogo diretto con Hamas; solo il 28% ha espresso una
posizione opposta. È la prima volta che un sondaggio dà questo responso,
pro-trattativa, maggioritario. Un'analisi delle risposte su base partitica
evidenzia che il 70% dei sostenitori del partito laburista e il 55% di quelli di
Kadima, il partito del premier Olmert, vogliono il dialogo con Hamas. Anche in
seno al Likud, partito di destra all'opposizione, circa il 48% approvano questa
posizione che peraltro appare condivisa da un numero crescente anche di alti
ufficiali delle forze armate. Dal dialogo evocato alla guerra sul campo. Fonti
militari israeliane hanno confermato la paternità dell'attacco a Khan Yunes
(Gaza) a un minibus su cui viaggiavano miliziani del braccio armato di Hamas, 7
dei quali sono rimasti uccisi. Il minibus si stava dirigendo verso un vicino
avamposto della Forza marina. "Si è trattato - hanno spiegato - di una
operazione congiunta dell'aviazione e dello Shin Bet", i servizi di
sicurezza. Altri due guerriglieri palestinesi vengono eliminati da un'unità speciale
di Tsahal penetrata nella Striscia; scena che si ripete a Nablus dove resta sul
terreno il corpo senza vita di un attivista delle Brigate dei martiri di Al
Aqsa (al-Fatah), facendo così salire a 10 il numero dei palestinesi uccisi
nella giornata di ieri. La risposta dei miliziani palestinesi non si fa
attendere. Un civile israeliano è colpito a morte e altri due feriti da uno dei
35 razzi Qassam sparati contro Sderot. Il razzo è scoppiato davanti a un
collegio di istruzione superiore, uccidendo uno studente trentenne. Altri razzi
hanno colpito una casa, uno stabilimento industriale e un'automobile in sosta.
La responsabilità dei tiri è stata rivendicata dalle Brigate Ezzedin Al-Qassam,
braccio armato di Hamas. Si tratta della quattordicesima vittima dei razzi
sparati contro il sud di Israele da miliziani
palestinesi in sette anni. In questo scenario di guerra, s'inserisce l'accusa
lanciata ieri dal presidente dell'Anp Abu Mazen ad Hamas di essere
"alleato" della rete terroristica di al Qaeda, che si sarebbe
insediata nella Striscia. "Al Qaeda è presente a Gaza e credo che i membri
(di Hamas) siano suoi alleati", ha affermato Abu Mazen. "È Hamas che
ha portato Al Qaeda a Gaza ed è Hamas che li ha aiutati a entrare e uscire con
i mezzi conosciuti", Abu Mazen nell'intervista al quotidiano al Hayat. Il
presidente palestinese ha anche accusato il "movimento oscurantista"
di avere tentato di ucciderlo. Una simile valutazione era stata fatta l'altro
ieri dal capo dell'intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, secondo il
quale agenti di Al Qaeda sono potuti entrare nella Striscia dopo che militanti
di Hamas avevano aperto il mese scorso una breccia nel confine con l'Egitto. La
risposta di Hamas arriva attraverso una nota del ministero degli Interni (del
governo dimissionato da Abu Mazen) che si rivolge in particolare contro Abu
Mazen che aveva denunciato l'ingresso a Gaza di elementi di Fatah al-Islam.
Secondo il ministero degli Interni una indagine ha appurato che quegli elementi
sono in realtà "ex agenti dei servizi palestinesi". Il loro incarico,
secondo Hamas, era di accreditare la sensazione che la Striscia sia divenuta
"un pericolo per la regione", anche allo scopo di giustificare future
operazioni militari israeliane. "Le parole di Abu Mazen - denuncia Mahmud
al Zahar, leader dell'ala dura di Hamas - fanno parte della campagna mediatica
in atto per giustificare l'occupazione israeliana di Gaza" e "fornire
pretesti (allo Stato ebraico) per colpire i civili palestinesi".
( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gaza Raid e razzi 12
vittime GAZA - Giorno di guerra nella Striscia di Gaza. In
un raid aereo israeliano nella mattinata sono stati uccisi 5 miliziani
palestinesi di Hamas che viaggiavano a bordo di un'auto. L'attacco ha scatenato
la rappresaglia delle milizie filo-integraliste che hanno sparato oltre
quaranta razzi Qassam contro la città israeliana di Sderot uccidendo un uomo e
ferendo altre 5 persone. In un secondo raid israeliano su Gaza nel
pomeriggi uccisi altri 6 palestinesi, tre di loro erano bambini, ferite venti
persone.
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-28 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Festival Fitto programma e novità per "Sguardi altrove"
Registe coraggiose dai gulag all'Iran Concorsi, mostre, omaggi: in tutto 80
titoli S ordi inaugura il cinema delle donne? E per di più il Sordi in vena di
uxoricidio del "Vedovo" di Dino Risi, in versione restaurata? Sono
spiritose le organizzatrici del festival milanese, arrivato alla XV edizione.
Quest'anno il tema, per altro, è ponderoso: "Linguaggi del dialogo
interculturale. Il corpo tra sensi e spiritualità, forza e paura". Ci sono
molte nuove sezioni, una delle quali, "Signore e signori ", è curata
da Piera Detassis, e rende omaggio alle grandi del cinema italiano, da Franca
Valeri (la moglie scomoda nel citato film con Sordi) ad Anna Magnani
("Bellissima "), senza dimenticare Tina Pica ("La nonna
Sabella"). Ottanta i titoli del fittissimo programma. In aggiunta, da
domani alle 18.30 si aprono mostre e installazioni nella Casa del Pane, uno dei
due caselli daziari neoclassici di Porta Venezia. In concorso Otto i film selezionati
nella sezione "Nuovi sguardi", in prevalenza europei. Due sono
diretti da attrici: "Charly" di Isild Le Besco, su un ragazzo
difficile; e "La capture" di Carole Laure, su una famiglia in crisi
nel Québec. Da Locarno proviene il road-movie "Vivere " della italo-tedesca
Angelina Maccarone. Nel nuovo concorso dedicato ai documentari, la provenienza
è più varia. Si va dalla denuncia della Russia di Putin ("Road to
Bliss" di Irene Langemann) a quella del delitto d'onore
ancora diffuso in Palestina
("Maria's Grotto" di Buthina Canaan Khoury), dalla Siberia
("Miss Gulag" di Maria Yatskova: parlano le ex detenute dei lager
siberiani) all'Afghanistan ("Harat " di Sepideh Farsi, diario di
viaggio da Parigi a Kabul). Omaggio all'Iran Mentre la Casa del Pane ospita una
mostra con 40 tavole originali di Marjane Satrapi, autrice di
"Persepolis", il festival propone undici tra lungometraggi e
cortometraggi di cineaste iraniane. I temi affrontati sono coraggiosi:
"Article 61" parla della legittima difesa negata alle donne dal codice
penale iraniano; "Goodbye life" rievoca la guerra tra Iran e Iraq. A
volte affiora l'ironia: "Rough Cut" di Firouzeh Khosrovani (ospite
del festival) mostra come sono cambiati i manichini dei negozi in un Paese
islamico. Fuori concorso Tanti film, a partire da "Il pianto della
statua" di Elisabetta Sgarbi. E spunta qualche regista maschio: come in
"Invisibles ", un film realizzato per Medici senza Frontiere e nato
da un'idea del neoOscar Javier Bardem; i cinque episodi sono diretti tra gli
altri da Isabel Coixet e Wim Wenders. Alberto Pezzotta Cinema Arcobaleno, v.le
Tunisia, da domani (ore 21.30) al 3 marzo; Spazio Oberdan, v.le Vittorio Veneto
2, dal 3 al 9 marzo. Ingresso libero L'erba di Eva "Nur ein sommer"
("Where the Grass is Greener"), film in concorso, racconta la storia
di Eva che lascia la sua piccola città nella Germania dell'Est perché non c'è
lavoro.
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-28 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE Il dibattito Pochi sorrisi, la senatrice va all'attacco La rabbia
di Hillary "Io sotto torchio E aiutate sempre lui" "Sei comodo?
Gli diamo un cuscino?" Barack Obama respinge l'offensiva puntando
sull'Iraq: "Hillary ha aiutato Bush a trascinarci in una scarpata"
Accuse e veleni Clinton: Ho un gran rispetto per il senatore Obama, ma ci sono
differenze tra noi e, negli ultimi giorni, mi hanno dato molto fastidio alcune
scelte fatte dalla campagna del senatore Obama riguardo a volantini, lettere e
altre informazioni diffuse sul mio piano per la sanità e la mia posizione sul
Nafta (North American Free Trade Agreement, ndr)... Il senatore Obama ha
ripetutamente detto che costringerei le persone ad avere l'assistenza
sanitaria, che possano permetterselo o meno... Dovremmo avere un buon dibattito
con informazioni accurate, non false, ambigue e denigratorie, specie su una
questione così vitale... Moderatore: A proposito di informazioni accurate, una
foto è apparsa sul sito web del Drudge Report che mostra il senatore Obama
negli abiti locali di una nazione che visitava... Il sito diceva che la fonte è
qualcuno nello staff di Clinton... Clinton: Per quel che ne so, non è così...
Ma non abbiamo prove sulla provenienza... Obama: Credo sulla parola alla
senatrice Clinton... Quanto alle lettere che abbiamo diffuso, indicano correttamente
che la principale differenza tra il piano della senatrice Clinton e il mio sta
nel fatto che lei costringerebbe le persone a comprare l'assistenza
sanitaria... La senatrice Clinton, o perlomeno la sua campagna, ha lanciato
continui attacchi negativi contro di noi: email, telefonate, volantini, spot
tv. E non abbiamo piagnucolato, perché capisco che è la natura di queste
campagne... Moderatore: C'è un altro tema importante: il Nafta... Senatrice
Clinton...? Clinton: Posso solo osservare che, in molti dibattiti recenti,
sembra che sia sempre io a dover rispondere per prima alle domande. E non
importa. Sarò contenta di rispondere, ma lo trovo curioso. Se avete visto il
Saturday Night Live, be', forse dovremmo chiedere a Barack se sta comodo e se ha
bisogno di un altro cuscino... Politica estera Clinton: Ogni volta che si
discute di credenziali per diventare il comandante in capo, il senatore Obama
parla del suo discorso del 2002. è un suo merito aver fatto quel discorso... ma
non aveva responsabilità, non doveva votare... Quando è entrato al Senato, io e
lui abbiamo votato allo stesso modo... Poi la scorsa estate, ha praticamente
minacciato di bombardare il Pakistan, che non credo sia una posizione molto
saggia. E incontrerebbe alcuni dei peggiori dittatori del mondo senza
precondizioni... Obama: Le mie obiezioni sulla guerra in Iraq non erano solo un
discorso. Ero nel mezzo di una campagna per il Senato... E non basta dire: ci
fu una decisione iniziale, ma da allora abbiamo votato allo stesso modo. Una
volta che l'autobus è finito nella scarpata, non è che ci siano molti modi per
uscirne. La domanda è: chi prese la decisione iniziale che ha portato l'autobus
nella scarpata? La senatrice Clinton dice spesso che sarebbe pronta dal primo
giorno, ma in realtà è stata pronta dal primo giorno a cedere a George Bush su
una questione cruciale... Quanto al Pakistan, non ho mai detto che lo
bombarderei, ma che se avessimo informazioni dall'intelligence su Bin Laden o
altri qaedisti e il Pakistan non volesse o potesse colpirli, dovremmo farlo
noi... Obama e gli ebrei Moderatore: Accetta l'appoggio di Louis Farrakhan?
Obama: Sono stato chiaro nel denunciare i commenti antisemiti di Farrakhan.
Sono inaccettabili e riprovevoli. Non posso censurarlo, ma non cercavo il suo
appoggio. Moderatore: Rifiuta il suo appoggio? Obama: Non posso impedire a
nessuno di dire che sono un brav'uomo... Ho un fortissimo sostegno da parte
della comunità ebraica di Chicago e in questa campagna, perché
sono stato un deciso amico di Israele... Non siederei qui se non fosse per i molti ebrei americani che
hanno appoggiato il movimento per i diritti civili... Clinton: C'è differenza
tra denunciare e rifiutare... Obama: Devo dire che non vedo la differenza. Non
c'è un'offerta formale di aiuto di Farrakhan che implichi un rifiuto. Ma
se la senatrice Clinton sente che la parola "rifiutare" sia più forte
di "denunciare", allora sono felice di accontentarla: rifiuto e
denuncio. (a cura di Viviana Mazza) GUARDA Il video del dibattito televisivo su
www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-28 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il video Il bambino simbolo della paura SDEROT - Un
piccolo israeliano, 10 anni, è diventato il simbolo della tragedia quotidiana
di Sderot. Un video documenta gli attimi di terrore dopo che un missile Qassam
lo ha ferito devastandogli una spalla. Soccorso dalla sorella (foto sopra),
riesce a dire soltanto: "Dov'è la mia mamma?".
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-28 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Striscia Lanciati su Sderot 40 missili in poche ore. Quattro bimbi palestinesi uccisi dall'aviazione Razzi da Gaza,
muore israeliano Bombardato l'ufficio, vuoto, del primo ministro di Hamas
Governo sotto pressione: più vicina un'operazione militare su larga scala nella
Striscia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La roulette russa dei Qassam
si è fermata all'università. Un razzo è caduto nel campus dell'istituto
Sapir e ha ucciso un uomo di 47 anni. Un missile mortale tra i quaranta sparati
in poche ore dalla Striscia di Gaza verso Sderot. Quattro sono arrivati più a
nord e Ashkelon è rimasta per metà al buio. Hanno centrato anche l'ospedale
Barzilai, dove vengono ricoverate le vittime del bombardamento quotidiano.
"Sapevamo che prima o poi sarebbe successo ancora", commenta Eli
Moyal, sindaco di Sderot. La sua città è la più colpita, il simbolo per gli
israeliani della guerra che non si è mai interrotta. Le operazioni
dell'esercito continuano a bersagliare i miliziani. All'alba un missile aveva
distrutto il furgone che portava cinque uomini delle Brigate Ezzedin Al Qassam,
tra loro due degli "ingegneri" più importanti, gli esperti nella
fabbricazione dei razzi. Tre bambini palestinesi sono rimasti uccisi in un
altro attacco dell'aviazione contro una cellula e un miliziano è stato
ammazzato poche ore dopo. Da Tokyo, il primo ministro Ehud Olmert ha minacciato
la leadership di Hamas, dopo che il movimento ha rivendicato i lanci di ieri:
"Nessuno di loro, dai ranghi più bassi a quelli più alti, può considerarsi
immune ". In serata un raid aereo ha preso di mira l'ufficio vuoto del
premier di Hamas Ismail Haniyeh (che da settimane vive nascosto per motivi di
sicurezza) e il ministero degli Interni. Secondo fonti palestinesi i missili
sparati dagli elicotteri israeliani avrebbero ucciso un bimbo di sei mesi e
ferito una trentina di civili. Martedì i giornali hanno pubblicato in prima
pagina la foto della piccola Maria, 8 anni, che accarezza e prova a calmare il
fratellino Yossi: si sono rifugiati in un supermercato di Sderot, dopo che lui
è stato colpito a una spalla da una scheggia. "E' come se il loro sguardo
dicesse: sapevamo sarebbe toccata a noi - scrive il quotidiano Yedioth Ahronoth
-. Un bambino di dieci anni non dovrebbe mai diventare un eroe ferito". Il
governo israeliano è sotto pressione perché fermi i Qassam. L'operazione
militare su grande scala, un'invasione della Striscia, sembra più vicina dopo
la vittima di ieri. La maggioranza degli israeliani - il 64 per cento secondo
un sondaggio pubblicato da Haaretz - è favorevole a negoziati con Hamas che
portino a un cessate il fuoco e alla liberazione del caporale Gilad Shalit,
rapito nel giugno del 2006. I cinque miliziani uccisi sarebbero stati
addestrati in Siria e Iran. Secondo fonti palestinesi, erano ritornati da poco,
approfittando della breccia aperta qualche settimana fa al confine con
l'Egitto, nel Sud della Striscia. Abu Mazen ha accusato Hamas di aver permesso
ad Al Qaeda di insediarsi a Gaza. "Non ho alcun dubbio, sono
alleati", ha detto il presidente palestinese in un'intervista ad Al Hayat.
Il movimento fondamentalista ha replicato: "Fornisce pretesti agli
israeliani per colpire i civili palestinesi". Il governo di Hamas ha
avvertito gli abitanti della Striscia, con avvisi sui giornali e alla radio, di
bollire l'acqua: l'embargo sta esaurendo le riserve di cloro per purificarla e
ci sarebbe il rischio di infezioni. Le forze speciali di Tsahal sono
intervenute anche in Cisgiordania. A Nablus, un commando ha inseguito un gruppo
di palestinesi e ucciso un militante delle Brigate Al Aqsa, fazione legate al
Fatah di Abu Mazen. Davide Frattini Vittima Il corpo senza vita di Roni
Yechiah, 47 anni, padre di 4 figli, colpito al petto da un razzo Qassam.
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Festival
"Sguardi altrove", di ragazze speciali C.Pi. Si chiama Sguardi
altrove il festival milanese che si apre domani - fino al 9 marzo - dedicato al
cinema delle registe con qualche maschio qua e là, e detto così strappa pure un
sospiro: ma come, si cerca di superare la divisione dei generi e siamo ancora
al cinema unisex? Invece no. Perché questo festival è un altro prezioso
appuntamento in quel circuito della visione che fa da contrappunto al nostro
mercato nazionale piuttosto asfissiato e assai poco duttile, proponendo titoli
che mai sennò arriverebbero. Come Charly di Isild Le Besco, il suo primo
Demi-tarif (2003), girato che aveva vent'anni, era molto forte e costato quasi
nulla - lo aveva realizzato con una digitale in economia di famiglia, assistente
e complice uno dei fratelli, Jowan. Tanto che era quasi un home movie di
fiction e documento anche se meno rassicurante dei filmini della comunione ( a
pensarci però sono un po' horror ...). Raccontava di lei, la bionda e morbida
Isild, oggi compagna di Benoit Jacquot e sua attrice anche in L'Intouchable -
in gara alla scorsa Mostra del cinema - bambina e dei suoi fratellini che la
mamma dimenticava a casa senza denari e spesa nel frigo, senza pagare le
bollette della luce o del gas che venivano tagliati. Eppure non siamo nei
sobborghi londinesi di Sweeney Todd ma in un bell'appartamento di un
borghesissimo quartiere di Parigi, i ragazzini vivono di espedienti come se
fosse un'avventura e a scuola manco lo notano preoccupati solo dal fatto che si
vestono senza accoppiare bene i colori... Però Demi-tarif era giocoso, senza
alcun moralismo, i dibattiti con lei in sala bellissimi. La mamma in questione
si chiama Catherine Belkhodja, è l'icona di Chris Marker - tra l'altro tra
qualche giorno il Bergamo film meeting dedica al più "invisibile" dei
registi francesi, leggenda vuole che non esca quasi mai di casa, un omaggio.
Charly in Francia se ne è parlato molto, è ancora una storia familiare obliqua
di fuga e rivolta. O Angelina Maccarone, tedesca, un altro nome di punta tra le
nuove generazioni internazionali, regista che guarda senza paura i rapporti tra
i generi e gli individui facendoli apparire bellissimi anche nelle debolezze.
Parla di donne toccando corde intime dell'esistenza nel profondo, per questo i suoi
sono spesso film "scomodi" su sessualità, sadomasochismo,
omosessualità, migrazioni. Vivere è il viaggio di una ragazza che cerca la
sorella scappata di casa e trova invece Gerlinde, uscita da un tentato
suicidio. 33 Days - nel concorso dedicato per la prima volta al documentario -
diretto da Mai Masri, documentarista palestinese che ha studiato in America, si muove nel Libano dell'attacco israeliano nel 2006, con la
macchina da presa segue le storie di quattro diverse persone. Ma in lei la
ricerca del senso parte sempre dagli incontri e dalle contrapposizioni. Miss
Gulag è film di malinconia stridente, le storie di donne in un gulag siberiano
dove oggi vengono richiuse detenute comuni. Ragazze giovani,
giovanissime, che magari hanno rubato solo per povertà, perché si facevano o
esageravano con l'alcol. Perché un fidanzato le aveva coinvolte o insieme alle
amiche si erano stancate della vita a casa, nel paesino senza orizzonte.... Le
più belle diventano miss del carcere, la gara avvincente che scuote il quotidiano
di cibo cattivo e denti che si rovinano. Il film di Maria Yatskova funziona
soprattutto nell'incontro e nell'affettivita di una relazione che non si limita
a "guardare". Si muove invece tra dentro e fuori, esce dal carcere,
prova a intuire cosa c'è oltre quella porta dove ritrovano gli stessi orizzonti
mutati però negli anni. Come le facce di quelle ragazze.
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Accanto al popolo palestinese Dal 15 al 18 febbraio, nell'ambito della Campagna
2008-Anno della Palestina, una delegazione italiana,
organizzata dal Forum Palestina e dall'Unione
democratica arabo palestinese, aveva l'obiettivo di raggiungere il valico di
Rafah, per consegnare medicinali e manifestare il sostegno di un'"altra
comunità internazionale", quella delle associazioni di amicizia con il
popolo palestinese, alla resistenza contro l'embargo e l'occupazione israeliana
della Palestina. Avevamo l'intenzione di protestare
insieme ai Giovani progressisti palestinesi, che manifestavano
contemporaneamente al di là del valico, contro l'intenzione di affamare la
popolazione della Striscia privandola dell'accesso alle risorse indispensabili,
come le cure mediche e i viveri, e di segnalare la presenza in Italia di un
attivismo che non accetta che la politica estera nostrana si renda complice
attraverso un assordante silenzio-assenso, del massacro perpetrato con le
continue incursioni militari, l'apartheid, l'isolamento economico, il furto
delle terre. Ma il 17 febbraio la polizia egiziana ha bloccato la delegazione,
segno che le responsabilità dello stato d'assedio e dell'isolamento cui è
sottoposta la popolazione palestinese, non sono ascrivibili solo ai tentativi
israeliani di mettere in ginocchio, per poi cancellare, un popolo intero, ma
dipendono anche dalle politiche complici dei paesi arabi circostanti i
Territori palestinesi, come il regime di Mubarak. A sostegno dei palestinesi
nella loro battaglia per la giustizia c'è in Italia un attivismo deciso a fare
pressioni per la revoca degli accordi militari con Israele e dell'embargo criminale contro
i palestinesi di Gaza. Mila Pernice, Forum Palestina La bella italiana Nella sua recensione al mio libro "Figure
del desiderio: storia della bellezza femminile italiana dall'Ottocento a
oggi" (Laterza, 2007) (il manifesto, 19 gennaio 2008), Alberto Mario Banti
propone varie critiche alla mia impostazione di fondo. Innanzitutto
dubita che esista un legame particolare che unisce l'Italia alla bellezza
femminile. Eppure dimostro che la quantità di interventi e commenti di intellettuali,
scrittori, registi e giornalisti sull'idea della bellezza femminile italiana
nell'ultimo secolo e mezzo è davvero impressionante. Sfido chiunque a
dimostrare che un fenomeno simile esiste in qualsiasi altro paese europeo.
Banti mi critica per aver argomentato che una particolare ossessione sessuale
degli uomini italiani spiegherebbe il risalto dato nella cultura collettiva
alle belle donne. In realtà nel libro parlo di ben altre ragioni e questa
osservazione - che del resto si basa su alcune considerazioni del sociologo e
storico Guglielmo Ferrero circa le differenze tra gli uomini del Nord e quelli
del Sud - la propongo solo come una possibile chiave di lettura del particolare
tipo di bellezza formosa e prettamente fisica che è stato per lunghi anni
ritenuto tipicamente italiano. In più, il mio recensore si meraviglia del fatto
che avrei applicato la "filologia accademica a argomenti da
rotocalco". Forse non se ne è accorto, ma da qualche decennio lo studio di
tematiche "basse" o legate ai mass media ha cessato di essere un
fatto raro o eccezionale e ha dato vita a intere discipline. Io stesso lavoro
in un dipartimento di filmologia e studi televisivi fondato nel 1978 dove la
cultura di massa si studia sul serio come fatto normale. Che ruolo gioca oggi
l'idea tradizionale della "bella italiana" formosa, bruna, passionale
e attaccata alla famiglia? Secondo il recensore, avrei sostenuto che l'ideale
femminile in Italia sarebbe ancora questo, mentre a suo parere i veri modelli -
soprattutto quelli adottati dalle donne - sono molto più cosmopoliti e misti.
Quest'ultima in realtà è proprio la tesi che sostengo io. La costruzione
ideologica della "bella italiana" continua a servire il paese come
stereotipo anche accattivante da esportazione, ma non rispecchia l'Italia di
oggi e ha molto poco a che fare con le donne italiane del nostro tempo. In
conclusione del libro, dico che appartiene più al passato che al presente.
Stephen Gundle.
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Striscia di Gaza
L'acqua è inquinata, bisogna bollirla È sporca e può far stare male l'acqua
della Striscia di Gaza. A lanciare l'allarme sono le autorità competenti, che
tornano a denunciare le conseguenze dell'embargo israeliano
in vigore da mesi. La società che gestisce le forniture idriche a Gaza ieri ha
invitato gli abitanti a bollire l'acqua. A causare allarme è il mancato arrivo
a Gaza del cloro a causa della chiusura attuata da Israele che, evidentemente, non ritiene la sostanza utilizzata per
purificare l'acqua un bene di prima necessità. Ad aggravare le
condizioni sanitarie nella Striscia è anche l'erogazione a singhiozzo
dell'elettricità, che non consente il funzionamento continuo dei depuratori.
Nelle corso delle settimane, milioni di metri cubi di acque nere sono stati
versati in mare senza alcun trattamento.
( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Due giorni fa i
cortei contro l'embargo, ieri attacchi aerei e razzi: 11 morti palestinesi e
uno israeliano Michele Giorgio Gerusalemme Lunedì migliaia di palestinesi erano
scesi in strada pacificamente per chiedere la fine dell'embargo contro Gaza.
Ieri una ondata di attacchi aerei ed incursioni di terra delle forze armate
israeliane hanno ucciso almeno undici abitanti della Striscia, tra cui tre
bambini, che stavano giocando, e un civile. Un cittadino israeliano poco dopo è
stato ucciso dall'esplosione di uno delle decine di razzi Qassam sparati per
ritorsione dai palestinesi sulla cittadina Sderot e altre località del Neghev
(almeno un razzo ha raggiunto anche la periferia di Asheqelon). E' stato il
primo israeliano a morire a causa di un Qassam in quasi nove mesi, ma nei
giorni scorsi i razzi avevano provocato alcuni feriti gravi, tra cui dei
bambini. L'escalation di ieri aggrava il clima e non pochi la ritengono
cercata, voluta, proprio quando al confine tra Gaza e Israele,
dopo settimane di inferno, cominciava a registrarsi un primo allentamento della
tensione, una diminuzione dell'intensità dello scontro. In Cisgiordania nel
frattempo non si arrestano i raid delle forze di occupazione. A Nablus un
militante delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa è stato ucciso in un agguato e
almeno altri tre sono rimasti feriti ed arrestati da un commando dello stato
ebraico penetrato all'interno della più grande delle città palestinesi dove,
peraltro, sono stati dispiegati nei mesi scorsi centinaia di agenti scelti
dell'Anp per "imporre il rispetto della legge" e che di fatto sono
agli ordini del responsabile militare dell'ambasciata statunitense a Tel Aviv,
il generale Keith Dayton. La situazione è precipitata ieri mattina quando
cinque militanti di Hamas, a bordo di un minibus, sono morti in un attacco
aereo israeliano a Khan Yunis, nel sud della Striscia. Poco prima, in un'altra
incursione condotta vicino al campo profughi di al Bureji, era morto un sesto
palestinese appartenente al Jihad. La rappresaglia si è fatta attendere qualche
ora: all'imbrunire una quarantina di Qassam sono caduti su Sderot, uno dei
quali ha centrato in pieno un'autovettura che si stava avvicinando al
parcheggio del college "Sapir". L'uomo alla guida non ha avuto
scampo. Feriti due passanti. Gli israeliani a loro volta hanno lanciato altri
pesanti raid: un primo attacco ha colpito la città di Gaza, uccidendo due
persone, tra cui un civile. Il secondo sul campo profughi di Jabaliya dove i
razzi aria-terra hanno colpito un campetto sul quale era in corso una partita
di calcio fra ragazzi. Tre bambini sono rimasti uccisi, altri quindici sono
stati i feriti. Per Israele da una postazione vicina a
quel campetto erano stati lanciati Qassam e quindi i bambini sarebbero rimasti
uccisi per un "errore". Il solito "danno collaterale" al
quale fa riferimento l'esercito tutte le volte che muoiono civili palestinesi.
Hamas, che ha rivendicato l'uccisione dell'israeliano a
Sderot, ha annunciato che vendicherà i bambini morti a Jabaliya. Il premier
Ehud Olmert ha avvertito che Israele farà tutto ciò che è necessario per mettere fine al lancio dei
razzi palestinesi. Governo israeliano e comandi militari insistono sulla
"inevitabilità" dell'invasione e rioccupazione di Gaza, e
secondo le notizie dell'analista militare Ron Ben Yishai pubblicate dal
quotidiano Yediot Ahronot i piani militari per abbattere Hamas e chiedere un
intervento multinazionale a Gaza sarebbero già pronti. Ma la maggioranza dei
cittadini israeliani è invece favorevole a negoziati con Hamas: un sondaggio
pubblicato ieri dal quotidiano Haaretz ha rivelato che il 64% degli israeliani
ritiene che lo stato ebraico dovrebbe negoziare con il movimento islamico, per
bloccare i razzi e ottenere il rilascio di Gilad Shalit, il soldato tenuto
prigioniero a Gaza dall'estate del 2006. Israele però
non solo non negozia con Hamas ma respinge l'idea di una tregua con gli
islamisti palestinesi. Il sangue intanto continua a scorrere a Gaza e in Israele e Olmert ha l'obbligo di considerare l'avvio di
contatti con Hamas, per riportare la calma su entrambi i lati del confine e mettere
fine all'embargo che sta colpendo la popolazione civile di Gaza e non certo i
militanti armati, come hanno sottolineato la settimana scorsa in una
risoluzione anche gli europarlamentari. L'atteggiamento israeliano sarà più
chiaro la prossima settimana quando in Israele e nei
Territori occupati palestinesi arriverà il segretario di stato Usa Condoleezza
Rice per nuovi colloqui sul negoziato post-Annapolis. Si capirà in sostanza se
Washington è a favore dell'invasione di Gaza.
( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-02-28 num: - pag: 44 categoria:
REDAZIONALE Romanzi "Una primavera di fuoco" di Sahar Khalifah La
speranza negata ai due popoli divisi da un muro di ANTONIO FERRARI L o sfondo è
quello drammatico della seconda intifada, quando i palestinesi di Yasser
Arafat, dimenticata la stagione della rivolta delle pietre che aveva colpito il
mondo e favorito gli storici accordi di Oslo, culminati con la nascita di un
embrione di Stato (l'Anp), decisero di riprendere il cammino della lotta
armata. Una vera tragedia. Davvero un suicidio collettivo. Va bene che, a
infiammare gli animi, vi era stata la provocatoria passeggiata di Ariel Sharon,
scortato da oltre mille soldati, sulla Spianata delle moschee di Gerusalemme,
ma le violenze del 2002 segnano la fine delle speranze di evitare altre
sofferenze e di giungere a un ragionevole compromesso, che ponga fine al
conflitto. Gli ex esuli di Tunisi, tra cui molti avidi faccendieri tornati in
patria con la pretesa di decidere tutto, anche contro la volontà dei loro
fratelli cresciuti nei territori occupati, e di arricchirsi impunemente,
perdono ogni contatto con la realtà. La corruzione divora le risorse
internazionali calamitate in Palestina dalla quasi
certezza di poter investire sulla luce che già si vede in fondo al tunnel. Dopo
l'attacco alle Torri Gemelle dell' 11 settembre, Arafat, prigioniero di se
stesso, non riesce a comprendere che il clima è profondamente cambiato, che
occorre una robusta dose di realismo, e che Israele è pronto a reagire duramente per
sedare ogni forma di rivolta. E a costringere il Raìs, con carri armati,
bombardamenti e ruspe, a rinunciare alla violenza. In alternativa, come in
realtà è accaduto, per il presidente c'è una sola via: restare prigioniero
nella Muqata di Ramallah, fra macerie, miserie e umiliazioni, fino alla
morte per una strana malattia nel novembre del 2004. è in questa atmosfera da
incubo che Sahar Khalifah, celebre scrittrice palestinese di 67 anni, nata a
Nablus, alfiere delle battaglie per denunciare la condizione della donna nel
mondo arabo, premiata dall'Università americana del Cairo come una delle voci
più incisive e interessanti della letteratura moderna, ambienta il suo romanzo
Una primavera di fuoco. Nutrito di passione, di umanità, di asprezza, di
poesia, e soprattutto della rabbia di due generazioni senza speranza,
raccogliendo dai sottoscala di un conflitto tra due diritti, storie e vicende
familiari, strappate all'inesorabile usura del tempo, che, come scrive la Khalifah,
"porta via con sé anche il marciume della Storia". Nella devastazione
s'intrecciano drammi, sensi di colpa, impotenza, fame e qualche parentesi
delicata, come la cotta infantile, fatta di sguardi, timidezza, palpiti e
rossore tra Ahmad, figlioletto di un giornalista palestinese, che abita nel
campo- profughi di Ein al-Murgian, alla periferia di Nablus, e la piccola e
bellissima Mira, figlia di coloni ebrei che abitano in un vicino insediamento.
è un'attrazione più forte della rete metallica che separa i due mondi, ma che
viene aggirata dalle acrobazie dei due ragazzi. Ahmad, un piccolo artista
balbuziente attratto dalla pittura, dal disegno e dalla fotografia, diventerà,
suo malgrado, l'autista di un'ambulanza al servizio delle vittime palestinesi della
guerra. Il fratello maggiore, Magid, voce melodiosa che incantava i compagni
all'università, e che sognava il successo musicale al Cairo e a Beirut, prima
viene inghiottito nelle operazioni del Tanzim, braccio giovanile
dell'estremismo palestinese; poi trova un posto tra le guardie di Arafat,
dimentica le sofferenze di parenti e amici, diventa una star della televisione
e si lascia sedurre dalla carriera e dal denaro. La piccola Mira, diventata
ragazza ribelle, si unisce a un'organizzazione pacifista, pronta a tutto pur di
evitare la costruzione del muro che divide gli israeliani dai palestinesi. è un
libro crudo e amaro, ma l'autrice riesce, con maestria, a penetrare le mille
microstorie quotidiane, tra miserie, aspirazioni e delusioni, lasciando affiorare
un mondo che gli enormi problemi politici e sociali legati al conflitto tendono
a confinare nel dettaglio di colore. Nell'intreccio delle passioni, delle viltà
e della disperazione, Sahar Khalifah cerca il filo che ha creato un doppio
volto della "Causa palestinese", districandolo tra la generazione dei
sogni e della volontà di riscossa, e quella che sfrutta il dramma collettivo
per trarre vantaggi dalle sofferenze dei più poveri. Se da una parte si coglie
una qualche comprensione per coloro che, spinti dalla disperazione,
attraversano la frontiera del terrorismo, dall'altra la scrittrice se ne
discosta, condannando la feroce violenza degli attentatori. Più che la tragedia
di due popoli, costretti a convivere, Sahar Khalifah cerca in ciascuno dei suoi
personaggi l'umanità. La strada che può contribuire a risolvere quello di cui
si parlava: appunto, un conflitto tra due diritti. Un palestinese guarda
attraverso il muro che separa Abu Dis da Gerusalemme.
( da "Liberazione" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un'operazione
congiunta di militari e servizi sparge sangue a Gaza e in Cisgiordania E' la
risposta alla pioggia di razzi Qassam (almeno 40) lanciati contro la città di
Sderot Israeliani scatenati nei Territori: morti 12 palestinesi (3 bambini)
Francesca Marretta Gerusalemme La spirale della violenza continua il suo andamento
vorticoso nei Territori palestinesi e Israele. Sono
stati almeno 12 ieri i morti, un bilancio destinato ad aggravarsi, dato l'alto
numero di feriti. Almeno cinque delle vittime erano civili, tre bambini e un
uomo uccisi a Gaza, l'altro, un giovane studente, nella cittadina israeliana di
Sderot. I raid dell'esercito israeliano (Idf) su Gaza sono iniziati presso il
campo profughi di al-Bureij, dove un missile lanciato da un drone ha ucciso un
miliziano del Jihad Islami. Successivamente, in un'operazione congiunta tra Idf
e Shin Bet, due razzi esplosi da un elicottero Apache hanno centrato il furgone
su cui si trovavano cinque esponenti dell'ala armata di Hamas nella zona di
Khan Younis. Nel pomeriggio colpi di artiglieria israeliana hanno ucciso uno dei
civili palestinese, Minwir Abu Mandeel, 27 anni, morto in un aranceto nel
quartiere di Ash-Shuja'iyya, ad est di Gaza City, dove lavorava come guardiano.
Un'altra vittima, perita nello stesso attacco, non è stata identificata.
Secondo fonti mediche palestinesi era irriconoscibile. Poi è stata la volta
dell'attacco su Jabalya che ha ucciso tre bambini che giocavano in un
improvvisato campo di calcio. Inevitabili effetti collaterali.
Contemporaneamente, il territorio dello Stato ebraico è stato investito da una
pioggia di razzi, almeno 40, ma è una cifra che andrà aggiornata, caduti su
Ashqelon e soprattutto Sderot, dove la vita è ormai scandita dal suono della
sirena e dalla corsa ai rifugi. Lo studente trentenne ucciso nel parcheggio di
una scuola superiore, si trovava in macchina, senza riparo. L'attacco da Gaza
di ieri è stato di portata ben diversa da quelli che si consumano quasi ogni
giorno. La rivendicazione era di Hamas, che dispone di mezzi più potenti e
della capacità di centrare meglio il bersaglio rispetto alle altre milizie che
hanno facoltà di agire Striscia di Gaza, finché rispettano l'autorità di Hamas.
L'altro palestinese ucciso ieri è morto nella West Bank governata dall'Anp,
quella con il governo israeliano negozia la pace. Un'unità speciale
dell'esercito israeliano, si è infiltrata a Nablus, uccidendo in uno scontro a
fuoco almeno un miliziano delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, braccio armato
di Fatah. I miliziani, secondo fonti militari israeliane, pianificavano un
attentato. In conseguenza del blitz israeliano la milizia
di Fatah ha dichiarato finita la tregua con Israele. Mentre da Tokyo, dove si trova in visita, il Premier israeliano
Olmert ha reiterato minacce contro i leader di Hamas, affermando che nessuno
sarà immune dalla rappresaglia israeliana per gli attacchi su Sderot, la
maggioranza della popolazione di Israele, il 64%, sarebbe, secondo un sondaggio pubblicato ieri
dal quotidiano progressista Ha'aretz, favorevole a negoziare con Hamas, per
porre fine agli attacchi sulle città israeliane ed alla detenzione del soldato
Shailt. Scorporando le cifre del sondaggio, realizzato con la partecipazione
dell'Università di Tel Aviv, si rileva che tra i votanti del Labour, il 72% a
sostiene l'idea del dialogo con Hamas. Tra le fila di Kadima, principale
partito centrista di governo, la percentuale è del 55%, e addirittura anche nel
partito di destra Likud, il 48% sarebbe disponibile ad accettare il negoziato
con Hamas. E' singolare invece che sia il presidente dell'Anp Abbas a chiudere
ogni possibilità di dialogo con Hamas. In un'intervista pubblicata ieri sul
quotidiano panarabo al Hayat, il Presidente palestinese ha accusato Hamas,
definito "movimento oscurantista", di essere "alleato"
della rete terroristica di al-Qaeda, che sarebbe attualmente attiva a Gaza.
Dalla Striscia, le accuse sono state rispedite al mittente. I sedicenti
affiliati ad al-Qaeda a Gaza, sostiene una nota del ministero degli interni
"de facto" di Hamas, sono "ex agenti dei servizi
palestinesi" che hanno agito con l'incarico di destabilizzare il potere di
Hamas, cercando di diffondere l'idea che il governo del movimento islamico
rappresenti "un pericolo per la Regione". Tale scenario era stato
illustrato a Liberazione nei giorni scorsi a Gaza dal capo della polizia del governatorato
di Gaza City, Yousef Zahar, fratello del leader dell'ala dura del movimento
islamico Mahmoud Zahar, ministro degli Esteri del regime di Hamas. Seduto alla
scrivania di un edificio in cui sono ancora evidenti i segni della lotta
intestina con Fatah, come le macchie di sangue che cole sulle pareti, il capo
della polizia ci aveva spiegato che le ore del cosiddetto "Esercito
dell'Islam" a Gaza erano contate. "Li avevamo avvisati all'epoca del
sequestro Johnston, ma loro hanno continuato ad agire per conto terzi,
manovrati da Ramallah. Ecco perché abbiamo circondato il loro quartiere".
Yousef Zahar che tiene appese al muro le foto dei due più illustri
"martiri" di Hamas, lo Sceicco Yassin e Abdel Aziz Rantissi, si
riferisce ad una frangia del Clan Dughmush. "Solo un 3% della
famiglia", ci tiene a specificare il barbuto esponente di Hamas. "Non
bisogna fare di tutta un'erba un fascio. Cinque Dughmush lavorano per la nostra
polizia". Per Hamas a muovere le fila nell'ombra per minare il governo di
Gaza sarebbe ancora l'ex ministro dell'Anp Mohammed Dahlan. Forse anche per
questo, l'amnistia annunciata a Gaza per i miliziani di Fatah, non è che una
farsa. Del resto in West Bank, i militanti di Hamas muoiono nelle carceri
speciali. La violenza in Terrasanta non si ferma. Le sole espressioni di
sensibilità, tra i palestinesi, come tra gli israeliani, arrivano dalla
popolazione civile. 28/02/2008.
( da "Liberazione" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Elezioni Se il
problema è l'art. 18... Cara "Liberazione", tramite voi vorrei far
giungere la mia lettera al professor Ichino "Caro Pietro Ichino, sono uno
dei tantissimi lavoratori che è sceso in piazza nel 2002, scioperando (più di
una volta) contro il vergognoso attacco all'articolo 18 dello Statuto dei
Lavoratori (legge 300 del 20 maggio 1970) da parte del governo Berlusconi. Sono
uno dei 3 milioni di lavoratori che era in piazza quel 23 marzo 2002 (abbiamo
bloccato Roma, ma abbiamo camminato tantissimo). Lei ha messo come condizione
alla sua candidatura nelle liste del Pd la revisione dell'articolo 18.
Purtroppo questa revisione non è per estenderlo, come chiede giustamente Fausto
Bertinotti, ma per limitarlo. Glielo chiedo per favore: lasci stare l'articolo
18, già ci bastano i danni causati dalla legge 30, chiamata impropriamente
legge Biagi, ma Biagi diceva cose molto diverse, diceva che dietro alla
flessibilità ci dovevano essere dei forti ammortizzatori sociali, ma io nella
legge 30 non li vedo, e questo ha trasformato una situazione di lavoro
flessibile in una situazione precaria. Lei è un forte sostenitore della legge
30, che avrebbe (sempre secondo lei) aumentato l'occupazione, e non è la causa
della precarietà, ma purtroppo le cose non stanno così. Ci sono 40 tipi di
contratti in questa legge, ma di diritti per i lavoratori ne vedo pochi. Marco
Bazzoni operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Il Pd come i detersivi Cara "Liberazione", al "nuovista"
Veltroni voglio ricordare lo strepitoso incipit di un saggio dello storico
francese Pierre Vilar, pubblicato in "Annales. Economies, Sociétés,
Civilizations": "Nel commercio dei detersivi, come in quello delle
idee, spesso la novità del marchio viene spacciata per innovazione per
sostenere la penetrazione di prodotti obsoleti in un mercato altrimenti
stagnante". Sergio Brenna via e-mail Aborto Chi lo preferisce
clandestino... Caro Piero, quando James Fantauzzi, mio conterraneo, si domanda:
"Ma siamo proprio sicuri che Giuliano Ferrara sia davvero interessato
all'amore per la vita?" ("Liberazione" di venerdì 22), è chiaro
che si tratta di una domanda retorica. E tuttavia le iniziative mistificatorie
che si accalcano negli ultimi tempi sul tema dell'aborto meritano di essere
smontate a chiare note, più che a mezzo del sarcasmo. E' necessario che si dica
chiaramente che i nemici della legge 194, regolatrice dell'aborto legale, non
vogliono la fine dell'aborto (mera utopia), bensì il ritorno all'aborto
illegale; che l'aborto illegale (pratica rischiosa e costosa) rappresenta la
felicità dei cosiddetti "cucchiai d'oro", cioè degli sciacalli che si
arricchiscono con l'aborto clandestino; che i fautori dell'aborto illegale non
sono affatto interessati all'amore per la vita, altrimenti li vedremmo
impegnatissimi, in prima linea, nella lotta contro i
massacri di vite umane in Palestina, in Iraq, in Afghanistan; che lo Stato, laico e democratico, non
può e non deve prendere ordini da entità sostanzialmente immorali, siano esse i
cucchiai d'oro, o i giornalisti prezzolati, o i farisaici sepolcri imbiancati.
Nando Spera Avezzano (Aq) E quelli procurati dall'inquinamento Spettabile
redazione, in un momento in cui da ogni dove si levano voci accorate in
difesa della vita e si mette in discussione la legge 194, viene spontaneo
chiedersi come mai tali voci non si levino con altrettanto vigore nei confronti
dei danni drammatici che l'inquinamento ambientale determina nei confronti
della vita riproduttiva: è noto infatti che esso può indurre incremento di
infertilità, abortività spontanea, malformazioni. Un esempio per tutti: nel
tristemente famoso triangolo siciliano di Augusta, Priolo, Melilli, in
conseguenza di uno sviluppo industriale "selvaggio" e di un
inquinamento specialmente dovuto a mercurio, non solo si registra un
preoccupante aumento dell'infertilità, ma anche dell'abortività e delle
malformazioni; queste ultime sono passate dall'1,5% degli anni '80 al 5,5% nel
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Pagina
( da "Padania, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NEI TERRITORI PALESTINESI
Cartoni animati per creare kamikaze Piccoli kamikaze crescono nei Territori
palestinesi. Con cartoni animati e personaggi televisivi spacciati per amici
dei bambini ma in realtà imbevuti di odio verso gli israeliani e gli
occidentali, il movimento palestinese Hamas continua a indottrinare i minori e
crescerli nella cultura del martirio. Il 22 febbraio nella nuova puntata dello
show tv I pionieri del domani , condotto da una bambina, Saraas, e da un attore
travestito da coniglio, i fondamentalisti minacciano di morte il vignettista
danese autore delle caricature di Maometto ritenute offensive dall Islam, e
che, nel 2006, hanno scatenato rivolte in tutto il mondo musulmano. Nel
programma tv i piccoli spettatori sono indotti a idealizzare e ambire al maritirio.
E sono infine sollecitati a boicottare i prodotti danesi e israeliani. Il
pupazzo di nome Assud, riferendosi alle vignette sul profeta caro all Islam ,
dice alla bimba: "Se lo faranno di nuovo noi li uccideremo. Li morderò e
li mangerò". Il "coniglio" e la piccola presentatrice discutono
poi di come liberare i Territori palestinesi occupati dagli israeliani ma anche città come Jaffa e Haifa che oggi sono parte
di Israele. Il movimento di
Hamas non riconosce infatti il diritto all esistenza dello Stato ebraico che
vorrebbe vedere annientato. "Se io sarò martire aggiunge il pupazzo sarà
una tigre a prendere il mio posto". Una battuta seguita da un dialogo che
avviene sotto l occhio delle telecamere e che è stato tradotto dal Memri,
un istituto che segue da tempo i mass media dei Paesi arabi. Coniglio: "Se
diventerai martire chi guiderà questo show in tv? Ci saranno centomila Saraas
che prenderanno il tuo posto?". Saraas: "Con la volontà di Dio".
Coniglio: "Lo prenderemo dai Pionieri del domani ". Saraas: "Ci
sono migliaia di soldati dei Pionieri del domani ". Coniglio: "Il
martirio è quello che noi desideriamo, giusto?" Saraas: "Esatto".
[Data pubblicazione: 27/02/2008].
( da "Voce d'Italia, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Gaza: attacco
aereo contro sede del ministero interni M.O.: raid israeliano uccide un neonato
E' la risposta ai continui lanci di missili palestinesi contro Israele Gaza, 28 feb. – Raid israeliano, nella notte,
colpisce un edificio, sede del ministero degli interni di Hamas, a Gaza.
Nell'esplosione ha perso la vita un bimbo di sei mesi. Numerosi i feriti. Il
nuovo attacco israeliano è scattato in risposta ai continui lanci di missili
Qassam, da parte di militanti palestinesi, sulla cittadina israeliana di
Sderot, dove ieri è morto un civile israeliano.
( da "Avanti!" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
AL KISMET DI BARI è
ANDATO IN SCENA LO SPETTACOLO TRATTO DAL TESTO DI GIOVANNI TESTORI
"Erodiade", una passione struggente 28/02/2008 Indugia Erodiade prima
di sedersi sul suo trono. Tentenna perché sa che una volta lì dovrà mettere in
scena tutto il suo odio, tutta la sua feroce rabbia e dichiarare la morte
furiosa di Jokanaan, sacrificato su quel trono della fortezza del Macheronte -
"di verità e di sangue" - che si farà lapide dell'amore ucciso. La
sua disperazione. Tra le cosce aperte di Erodiade giacerà la testa staccata di
Giovanni Battista. E non avrebbe potuto che stare in quel posto odorante di
piacere irrisolto, là, dopo che gliela aveva consegnata sua figlia Salomè,
gettata agli occhi del desiderio di suo marito in una danza conturbante e
annullante ogni volontà, per suo ordine e suo volere. Perché Giovanni Battista
non l'aveva voluta, e allora non poteva che morire per farlo stare davanti al
ventre che l'apostolo mai toccò. Che lei bramò che toccasse, desiderasse e
prendesse come un amante colmo d'amore per la regina-moglie di Erode e non per
il suo Cristo, al quale lui aveva consegnato la propria purezza e
l'incorruttibilità delle sue parole, della sua condanna alla donna peccatrice
disubbidiente alla legalità. Jokanaan che metteva così in crisi il potere di
Erode Antipa, condannando la condotta contro le leggi d'Israele di Erodiade, colpevole di aver lasciato Erode Filippo - quindi
"senza terra" - per sposare il potere che l'unione col fratello le
garantiva. Ma non è il fatto legale, la motivazione forse reale, almeno secondo
l'apostolo Marco, quel motivo che spingeva Giovanni Battista a predicare contro
la corruzione simboleggiata da un matrimonio tanto sciagurato, a dettare
le parole di Giovanni Testori nel suo dramma "Erodiade I", pubblicato
nel 1969 e rimesso in scena lo scorso 26 gennaio da Elisa Barucchieri di
ResExtensa al teatro Kismet di Bari, quanto la folle passione di Erodiade per
Giovanni. Passione di carne e sangue, di parole incarnate del Battista che, per
non aver posseduto la sua carne, si fanno distruzione e annientamento. È la
tragedia della carne del verbo quella che Elisa Barucchieri rappresenta in un
incisivo monologo di parole e corpo che si muovono in atti che li pongono sullo
stesso piano, dentro un linguaggio che rende la parola sublime e terribile di
Testori, ogni movimento dell'interprete che dà alla lingua dello scrittore il
suo gesto drammatico e colmo di senso tragico. Elisa Barucchieri-Erodiade è
così una femmina folle in abito regale che spiega i motivi della condanna di un
uomo che nella colpa di averla respinta rappresentava la parola che tutto
annienta, quella negazione che contraddice l'essenza di Erodiade e cerca il
martirio quale unica possibilità di compimento del proprio predicare. Parole
del martirio che la Barucchieri assume in sé, secondo Testori, per
rappresentarsi come ulteriore vittima dopo Giovanni. Perché nella sua crudeltà
Erodiade è, a proprio modo, una martire del silenzio che ora la mancanza del
verbo del Battista la condanna. Nella prima e seconda parte di questa
"Erodiade I" le parole, buttate fuori - all'inizio con foga e rabbia
seduta sul trono e, poi, con sofferente sensualità a terra inginocchiata e
spossata a cosce scoperte davanti a quel trono diventato altare e smaniosa su
di esso - da Elisa Barucchieri sono allora le parole che dicono del sacrificio,
che recriminano i motivi della condanna del Battista, riempiendosi di violento
dolore. Che rimpiangono dolenti. Erodiade che con esse accusa il Dio di
Giovanni di aver negato la sua reale grandezza, impedendo all'apostolo l'unione
con lei, dicendo: "Se tu avessi permesso che per una sera mi avvicinassi
veramente. Se tu avessi lasciato che la mia carne e la tua si toccassero.
Fondessero. Tu e il tuo Cristo avreste potuto veramente lì in quel punto fare
la prova della vostra verità e della vostra grandezza. Forse a vincere sarei
stata io. In quei momenti di perdizione in cui né fede né volontà né intelletto
hanno più peso, tutto poteva accadere. Perfino che tu di colpo avvertissi il
senso di cos'è la vera gloria e la vera cenere. La vera luce e la vera ombra
della vita". È, dunque, un Giovanni Battista che in nome del padre, del
suo Cristo, non riconosce la verità della vita, quello che accusa Erodiade in
un dramma della divinità che nega l'umanità con le sue voglie grandi e
necessarie. Un Giovanni Battista che pensa di vincere stupidamente e
ottusamente la sua battaglia di redenzione. Dice ancora Erodiade-Elisa
Barucchieri, pensando a quel desiderio distrutto di fuggire con lui e vivere la
passione di parole fattesi corpo: fuggire "per vivere insieme quel poco
tempo che ancora ti restava fino a consumarci, fino a sentire che giorno per
giorno diventavamo i nostri stessi scheletri, le nostre stesse ombre. Forse a
vincere saresti stato tu. Ma se la vittoria fosse stata tua, se tu quella sera
in quel bacio fossi riuscito a farmi sentire chi era cos'era e soprattutto che
verità aveva il sangue e la carne di quel tuo Dio, io te lo giuro mi sarei
gettata ai tuoi piedi non più per diventare la tua amante ma la tua serva e con
te la serva della tua fede, della tua predicazione, della tua rivolta". Ma
così non fu e allora Erodiade non trova altra strada che quella della morte del
suo amato, mai stato amante. Quasi che Testori volesse dimostrare la necessità
della carnalità, lui cattolico e lacerato dentro per i suoi desideri sessuali,
dentro la religione e attuare una rappresentazione che mostra la negazione del
corpo di Cristo nel desiderio represso di due corpi, nella loro unione fisica.
Erodiade è una donna distrutta e che distrugge, non accettando tale divinità,
una simile religione. E, nello stesso tempo, si pone il problema dell'ambiguità
di un comportamento che ha lasciato che sua figlia Salomè si congiungesse a suo
marito in un rapporto di sguardi e carezze, tanto lascivo e criminale quanto
annullante il suo potere, per metterlo nelle mani della giovane principessa
("Chiedimi ciò che vuoi, fosse anche metà del mio regno", le disse
Erode per la sua danza) che con quella richiesta della testa del Battista si dichiarava
regina per il suo popolo. Preferiva questo il Battista? Che stessa fede e
stesso sangue si mischiassero (erano imparentati Erode e Salomè) piuttosto che
l'amore con lei? Sembra di sì secondo l'incedere di parole e accuse di Erodiade
che, nel bello e inquietante spettacolo della Barucchieri, cerca i motivi per
le sue invettive e la possibilità di placarle in qualche modo. Per questo la
regia che Elisa Barucchieri (con Francesco Catacchio e Anna Moscatelli) mette
in scena nella parte che conduce alla fine del dramma innervosisce e languida i
toni del movimento e del linguaggio per mostrare un'Erodiade che si abbandona
al destino avverso, inoltrandosi in quel silenzio insostenibile ("Apri
ancora una volta le tue labbra, non importa se sarà per maledirmi", dice
lei) che la testa senza più parole del Battista ha creato. Verso quel niente
privo delle brame di potere di Erodiade, secondo Marco, che si lascia venire in
un nulla che sa solo di amore da vivere. Spegnersi. La sua danza verso questa
fine non è la sensuale danza di Salomè, ma una danza tragica su qualche
frammento della voce del Battista che rimbomba perduta, fatta di cadute e
denudamenti della schiena e del seno, senza nessuna seduzione, ma soltanto
disperazione nello scoprire una carne che non sarà mai posseduta da quella
testa esanime ed estranea ad un corpo inutile, gettato nelle segrete della
fortezza. Un ballo tragico che avvia Erodiade all'annientamento di sé nelle
parole di resa nel desiderio privo di soluzione, se non nelle frasi che ancora,
col rimpianto più struggente, alitano d'amore su una testa recisa ed
impossibilitata ad alitare un'altra volta. Erodiade, in sottoveste bianca e
spogliata dell'abito regale, sdraiandosi vicino al capo del suo amato santo e
martire, dice: "Povero disumano martirio, mia valle, paesaggio impossibile
della mia vita che se ne va, strada mia del deserto, mia immensa e sanguinosa
nevicata". Recita in un sussurro la Barucchieri quando tutto è perduto e
ogni rassegnazione è arrivata: "Io t'ho raggiunto Jokanaan, e sono qui,
adesso sono finalmente la regina che volevo. Il tuo Dio l'ho bestemmiato, ma se
queste sono veramente le ultime parole che posso pronunciare, devono essere la
musica delle notti che non abbiamo mai avuto e che invento qui, per morire
donna e donna soltanto. Ecco: ti chiamo ancora. Prendimi se puoi. Io non sono
più Erodiade e nemmeno la sua parola. Sono, adesso, veramente e per sempre,
l'ombra; anzi, per te e con te, sono l'umana bestemmia, l'inesistenza, la
cenere, il niente". In questo niente che volge al buio finale sta tutto il
messaggio umanista di Testori. In questo nulla a cui tutti, amati e non,
giungiamo inesorabilmente, con o senza fede. "Jokanaan, cosa pensavi che
potesse dimostrare, se non che niente è vero, né il tuo, né il mio Dio".
( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 28 Feb
2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Il problema di Gaza Girotondi, missili e
cartoni animati di Michael Sfaradi Ieri le agenzie di stampa hanno riportato la
notizia che Hamas ha organizzato una catena umana sul modello dei girotondi di
casa nostra, per chiedere la fine dell'assedio della striscia di Gaza. Era
prevista la partecipazione di 40.000 persone, mentre i manifestanti presenti
non raggiungevano le 5000 unità. Forse anche i palestinesi incominciano ad
aprire gli occhi sul comportamento dei loro dirigenti e a capire di chi è la
responsabilità dell'attuale situazione in cui vivono, e lo dimostrano facendo
mancare la loro presenza agli eventi di propaganda. Questo spettacolo era,
sicuramente, ad uso e consumo dei giornalisti presenti in zona, un pretesto per
continuare a scrivere di Palestina e palestinesi in un
momento, come quello attuale, di mancanza di notizie dal Medio Oriente. I
dirigenti dell'organizzazione politico ? terroristica presenti all'evento, gli
unici autorizzati a parlare con i media, hanno ricominciato il solito pianto
come sempre ripreso e amplificato dalla stampa e dalle televisioni di tutto il
mondo, dove hanno professionalmente messo in mostra le sofferenze alle quali la
popolazione è purtroppo sottoposta. Io non metto in dubbio che i palestinesi,
quelli che hanno la sventura di vivere a Gaza e dintorni, siano oggettivamente
sottoposti ad un'esistenza al limite dell'umano, e non vi nascondo quanto tutto
ciò mi addolori a livello personale. Conosco diverse persone che vivono a Gaza
City, con le quali in passato ho lavorato gomito a gomito durante la raccolta
degli agrumi, nelle serre e nel reparto mungitura del Kibbutz dove vivevo.
Pensando sia a loro sia ai cittadini di Sderot, città lasciata sola al suo
destino e martoriata per anni dai missili lanciati contro di lei dai
"Militanti" di Hamas e delle altre organizzazioni paramilitari
palestinesi, qualcosa dentro di me ha cominciato ad urlare di rabbia. Mi
chiedo: ma come è possibile che ancora si dia credito a quella banda di terroristi,
che impera nella striscia di Gaza dopo averla conquistata con un vero e proprio
colpo di stato, governandola con la politica del "tanto peggio tanto
meglio", non permettendo una vita decente né ai loro connazionali né agli
abitanti di Sderot? Ma è tanto difficile capire che il blocco di Gaza da parte
d'Israele altro non è che una
risposta "soft" adottata soltanto per convincere, chi di dovere, a
sospendere il continuo bombardamento di una sua città? Fermo restando che
Sderot è situata all'interno della linea verde, cioè territorio israeliano
internazionalmente riconosciuto, quale nazione al mondo non risponderebbe
militarmente e non con un semplice blocco delle frontiere ad un atto,
come quello del lancio di missili contro civili, che è un vero e proprio
"casus belli"? Ma perché mai, e come, per buona pace di tutti i
pacifisti del mondo, il Governo Israeliano dovrebbe e potrebbe aprire delle
trattative con un'organizzazione che ha nel suo scopo principe la distruzione
stessa dello stato d'Israele? Ma davvero qualcuno
pensa che la popolazione israeliana sia composta in maggioranza da masochisti
nell'attesa di farsi fare del male? Le cose sono semplici e non c'è bisogno di
girarci troppo intorno. Se i capi di Hamas vogliono l'apertura da parte d'Israele dei valichi che permettano il libero passaggio delle
merci verso la striscia di Gaza, devono sospendere immediatamente tutti gli
atti d'ostilità, incominciando con i Kassam e i Kamikaze. Se Hamas vuole
l'apertura di un tavolo di trattative di pace, deve cambiare la sua politica
guerrafondaia che vede la fine dello stato di guerra solo con la distruzione d'Israele. Devono capire, inoltre, che con il fuoco con il
quale giocano da tempo, mettendo a dura prova la pazienza di chi del mondo ha
ancora una visione normale, potrebbero anche ustionarsi. Se avessero un senso
dello stato, capirebbero che la fine delle sofferenze della popolazione di Gaza
è in mano loro, perché, sono sicuro, una cessazione ufficiale, sia nelle parole
che nei fatti, degli atti ostili, porterebbe immediatamente ad una riapertura
di tutti i valichi. So per esperienza, purtroppo, che queste persone hanno a
cuore solo il loro disprezzo per Israele e per tutto
ciò che essa rappresenta, quindi, sono sicuro che continueranno nella loro
politica delirante intrisa d'odio. A sostegno di questa mia ultima frase basta
leggere la notizia apparsa il 26/02/2008 sul Corriere della Sera Online, che
racconta di come la televisione di Hamas indottrina i bambini mettendo in onda
programmi dove ci sono soldati israeliani che uccidono i loro cartoni animati
preferiti e dove una piccola presentatrice, di circa sei anni di età, parla al
telefono con altri bambini che chiamano la redazione o con adulti travestiti da
pupazzi simili a Topolino o Bugs Bunny presenti in studio, incitando il suo
giovane pubblico al martirio in nome dell'Islam. Siamo così pronti una nuova
generazione di martiri e preparati a nuove stagioni di violenza e guerre.
( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 28 Feb
2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Artisti e sportivi europei sono tentati da
offerte milionarie per migliorare l'immagine dell'Iran Alla corte degli
ayatollah Ennio Morricone non musicherà il film su Khomeini. Ma Materazzi
(padre) allenerà la nazionale iraniana di Dimitri Buffa Dire di sì o di no a
uno Stato canaglia come l'Iran quando propone a noti ct di football di allenare
la squadra di calcio nazionale o a noti maestri compositori di fare la colonna
sonora per un film agiografico sull'ayatollah Ruollah Khomeini, padre fondatore
della repubblica islamica? E' una questione che va oltre la logica dei diritti
umani ed entra anche in quella degli interessi personali e dei soldi. E siccome
"pecunia non olet" non tutti si comportano alla stessa maniera.
Infatti per un tecnico basco come Javier Clemente che ha detto no, per puri
motivi economici, ad allenare l'Iran per le prossime olimpiadi, c'è un
Materazzi padre che invece ha risposto affermativamente. Mentre almeno nel lato
artistico musicale questo "relativismo" per ora sembra non esserci
visto che, dopo il rifiuto di Ennio Morricone di comporre la colonna sonora del
suddetto film, nessun pezzo grosso della cultura occidentale si è ancora dato
disponibile. Comunque mai dire mai. Vediamo adesso invece come queste tre
vicende parallele sono state rappresentate nel mondo dei media. Innanzitutto il
caso Morricone: mercoledì 6 febbraio le maggiori agenzie di stampa nazionali e
internazionali davano la falsa notizia dell'assenso da parte del maestro a lavorare
nella produzione di Stato del cinema iraniano nel film sulla vita di Khomeini.
Immediatamente molte organizzazioni iraniane di esuli sparse in tutto il mondo
cominciavano a raccogliere firme per dirgli di ripensarci. Nella lettera aperta
inviata dall'Italia si faceva riferimento al regime che ha interesse a
promuovere "il più grande boia del secolo", con riprese
propagandistiche "sulla vita di questo grande criminale onde dare un
immagine diversa da quella che esiste nella società iraniana odierna". Il
tutto "sfruttando grandi firme internazonali come il maestro
Morricone." Lo stesso Morricone pochi giorni dopo però smentiva ogni voce
e ogni agenzia di stampa che lo aveva dato come sicuro per quel lavoro. Con un
comunicato che afferma il seguente concetto: "Non sono mai stato
contattato da autorità iraniane né da produttori e né io né mio figlio Andrea
abbiamo alcuna intenzione di accettare questo incarico". Punto. Nello
sport invece la cosa è andata un po' diversamente: Javier Clemente, tecnico di
origine basca già allenatore della rappresentativa nazionale spagnola e di
quella serba, ha rifiutato solo perché non sono stati raggiunti gli accordi
economici e le condizioni di lavoro a lui più comode, tra cui una franchigia di
viaggi di ritorno in patria da Teheran sufficiente a non fargli dimenticare la
propria famiglia. Per quel che riguarda invece l'accettazione da parte del
sessantaduenne Giuseppe Materazzi (padre del campione del mondo e difensore
dell'Inter Marco Materazzi) che in questi giorni avrebbe firmato per allenare
la nazionale iraniana per la prossima olimpiade a Pechino, è stata
esclusivamente una valutazione di tipo economico. Il
tecnico ha sciolto la propria riserva dopo avere visto il presunto valore
calcistico della squadra in un confronto finito
( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 28 Feb
2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Medio Oriente Lanci di razzi contro Sderot e
Ashkelon: un morto e otto feriti. Hamas rivendica Drammatico record nella
Striscia di Gaza: ben 33 razzi lanciati dall'ala militare di Hamas contro la
cittadina israeliana di Sderot. Questa volta i terroristi sono riusciti a fare
un morto. Si trattava di uno studente, che sostava con la sua auto nel
parcheggio del college Sapir. Sette persone sono state ferite nell'attacco. Il
massiccio lancio di razzi ha anche danneggiato una fabbrica da cui i lavoratori
erano appena usciti e una casa, colpita in pieno da un'ordigno. Un secondo
lancio, contro la città di Ashkelon (più distante dalle basi di lancio dei
terroristi) ha quasi colpito l'ospedale Barzilai e ha provocato il ferimento di
un'altra persona. Hamas ha direttamente rivendicato il lancio, motivato come
vendetta per l'uccisione di cinque membri della sua polizia
in un raid israeliano lanciato ieri notte. Proprio il giorno prima il
presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen, aveva giudicato
"inopportuno" il lancio di razzi contro Israele. Ieri, lo stesso presidente palestinese denunciava
l'infiltrazione a Gaza anche di elementi di Al Qaeda.
( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 28 Feb
2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Atomica islamica L'Iran ignora le sanzioni
grazie a Cina e Russia di Paolo Della Sala Gli Stati Uniti hanno difficoltà nel
gestire il "dossier iraniano" fin dai tempi di Khomeini. Allora la
strategia americana si basava sull'estremismo idealista di Jimmy Carter, e sul
"realismo ingenuo" dei suoi consiglieri. Gli USA prima cercarono di
contenere l'espansione sovietica in Iran (dove sciiti e comunisti erano alleati
contro lo scià), e poi in Afghanistan. La guerra fredda fu vinta facendo leva
sul prezzo del petrolio, che Reagan e gli alleati sauditi fecero scendere a un
livello tale da togliere ogni entrata alle dissanguate finanze sovietiche.
Proprio quel petrolio che, in questi anni fornisce nuova linfa alla Russia di
Putin. L'Iran si muove su due linee: il "fronte nucleare" e quello
del petrolio e del gas (è il secondo paese al mondo per riserve). In entrambi i
contesti Ahmadinejad gioca di sponda con la Russia. E' un gioco finora
vincente: se il programma atomico viene bloccato, in cambio si ottiene il
monopolio mondiale di petrolio e gas, in condominio con i sunniti arabi, ma in
alleanza economica con Cina, Venezuela e Algeria. E' di questo che si tratta,
né più né meno. L'embargo dell'ONU è legato a petrolio e gas, anche se riguarda
il nucleare. Ieri Tom Casey, portavoce del Dipartimento di Stato USA, ha
riferito che i rappresentanti di Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito,
Francia, Germania, dopo essersi incontrati a Washington, richiederanno nuove
sanzioni. L'ultimo rapporto della AIEA sostiene che il programma nucleare
iraniano "potrebbe" essere andato avanti anche dopo il 2003. Ma il
Consiglio di Sicurezza ONU rimane diviso, visto che Sud Africa, Indonesia,
Libia e Vietnam (membri non permanenti) restano ostili a questa opzione. La
contromossa non si è fatta attendere: l'ayatollah Ali Khamanei si è
congratulato col presidente Ahmadinejad per la "grande vittoria,"
ottenuta sul dossier nucleare. Non ha tutti i torti. Una terza arma di
pressione dell'Iran è quella delle minacce contro Israele. Di conseguenza, Gerusalemme è
molto sensibile a quanto succede a Teheran. Secondo il generale Amos Yadlin,
del Servizio di informazioni dell'esercito israeliano (IDF), l'Iran può
arrivare all'arma nucleare in due anni. Secondo il quotidiano Ha'aretz entro il
2010 Teheran potrebbe essere in grado di trasportare una testata nucleare su
obiettivi israeliani. I vettori disponibili sono i missili di matrice
cinese Shihab 3 (raggio di azione
( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Raid aereo israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia
Gaza: ancora morti In pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle
prime ore di questa mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di
Gaza e dopo la morte di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi
pomeriggio è stata la volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi
di Jabalia. La situazione è davvero molto tesa anche perchè, oltre alle
vittime civili, nell'ultimo attacco di Israele è
perito anche il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di
Hamas. Il giovane era da tempo un militante delle brigate Ezzedin al Qassam,
una formazione militare. Nel corso della notte si è verificato inoltre
l'ennesimo "effetto collaterale" di questa guerra: razzi israeliani
destinati ad una sede del ministero dell'Interno di Hamas, nel centro della
città di Gaza, hanno colpito anche il quartiere generale dela "Pmrs",
una organizzazione non governativa che offre assistenza medica a donne, bambini
e portatori di handicap. La risposta palestinese non si è fatta attendere e se
ieri con un razzo i miliziani avevano ucciso un civile israeliano vicino al
collegio "Sapir" di Sderot, questa mattina le schegge di un Qassam
hanno colpito uno degli agenti della scorta personale del ministro della
sicurezza Avi Dichter, impegnato in un sopralluogo per consentire una visita
che il ministro aveva progrmmato. Il premier israeliano Ehud Olmert, a Tokyo
per una visita ufficiale, ha promesso di far pagare "un prezzo moto alto
ai terroristi" se continueranno a lanciare razzi. Preoccupato anche il
presidente palestinese Abu Mazen che a questo punto non esclude un eventuale
fallimento dei negoziati di pace. Stefano vandelli.
( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Raid aereo israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia
Gaza: ancora morti In pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle
prime ore di questa mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di
Gaza e dopo la morte di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi
pomeriggio è stata la volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi
di Jabalia. La situazione è davvero molto tesa anche perchè, oltre alle
vittime civili, nell'ultimo attacco di Israele è perito
anche il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas. Il
giovane era da tempo un militante delle brigate Ezzedin al Qassam, una
formazione militare. Nel corso della notte si è verificato inoltre l'ennesimo
"effetto collaterale" di questa guerra: razzi israeliani destinati ad
una sede del ministero dell'Interno di Hamas, nel centro della città di Gaza,
hanno colpito anche il quartiere generale dela "Pmrs", una
organizzazione non governativa che offre assistenza medica a donne, bambini e
portatori di handicap. La risposta palestinese non si è fatta attendere e se
ieri con un razzo i miliziani avevano ucciso un civile israeliano vicino al
collegio "Sapir" di Sderot, questa mattina le schegge di un Qassam
hanno colpito uno degli agenti della scorta personale del ministro della
sicurezza Avi Dichter, impegnato in un sopralluogo per consentire una visita
che il ministro aveva progrmmato. Il premier israeliano Ehud Olmert, a Tokyo
per una visita ufficiale, ha promesso di far pagare "un prezzo moto alto
ai terroristi" se continueranno a lanciare razzi. Preoccupato anche il
presidente palestinese Abu Mazen che a questo punto non esclude un eventuale
fallimento dei negoziati di pace. Stefano vandelli.
( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Razzi da Gaza su Israele, ed è di nuovo escalation. Abu
Mazen contro Hamas: "Alleati di al Qaeda" Un civile israeliano è
rimasto ucciso e altre due persone sono rimaste ferite da un razzo lanciato
dalla Striscia di Gaza contro Sderot. In totale sono almeno una ventina i razzi
qassam caduti nel sud di Israele nel solo pomeriggio di ieri ed era dal maggio del 2007 che non
si registravano morti per il lancio di razzi da parte palestinese. Gli
attacchi sono stati rivendicati dalle Brigate Ezzedim Al-Qassam, braccio armato
di Hamas, che ha agito "in risposta al raid israeliano" di qualche
ora prima a Gaza e in Cisgiordania nel quale avevano perso la vita 6
palestinesi. Tra di loro ci sono uomini di Hamas che secondo quanto riferito da
abitanti di Gaza erano rientrati da periodi di addestramenti in Siria o Iran.
"Israele farà i passi necessari per far finire
questi attacchi letali", ha dichiarato David Baker, un portavoce del
governo. Il rischio adesso è che i crescenti episodi di violenza potrebbero
complicare le trattative di pace tra Israele e Anp,
negoziazioni che gli Stati Uniti sperano possano portare a un accordo entro
l'anno. Un sondaggio del quotidiano israeliano Haaretz rivela come la
maggioranza degli israeliani sia favorevole a trattative con Hamas per bloccare
il lancio di razzi Qassam e ottenere il rilascio di Gilad Shalit. Appena tre
giorni fa anche il sindaco di Sderot, Eli Moyal, si era detto disponibile ad
aprire un canale di dialogo con il movimento islamico pur di evitare il lancio
dei razzi. Ieri però il presidente palestinese Abu Mazen, dalle pagine del
quotidiano arabo al Hayat, ha accusato Hamas di essere "alleato"
della rete terroristica di al Qaeda. "Hamas ha portato al Qaeda a Gaza ed
è sempre Hamas che li ha aiutati a entrare e uscire con i mezzi conosciuti",
è l'accusa del presidente palestinese che ha inoltre denunciato il
"movimento oscurantista" di avere tentato di ucciderlo.
( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SPETTATORI
INTERESSATI In Israele c'è dif denza per Obama
MAURIZIO DEBANNE Suo padre e il suo patrigno sono mussulmani ed il suo nome
completo è Barack Hussein Obama. Questi particolari come anche la foto del
senatore dell'Illinois vestito con abiti tradizionali somali divengono per
Hillary Clinton strumenti utili per bollare il rivale come
"inesperto" e cercare di arginare il crollo registrato dai sondaggi.
Lo staff della senatrice di New York punta il dito anche contro l'endorsement
di Louis Farrakhan, leader radicale dei mussulmani afro-americani. Obama ha
però chiarito non solo di non aver mai sollecitato il suo appoggio ma anche di
ritenere "inaccettabili e riprovevoli" gli attacchi di Farrakhan contro
ebrei ed israeliani. Il senatore nero ha inoltre schivato
il colpo della Clinton dando risposte inequivocabili sul Medio Oriente: "Israele è uno dei nostri più importanti
alleati e la sua sicurezza è sacrosanta". Ma le accuse della Clinton sono
solo propaganda o riflettono invece una reale preoccupazione di Israele nel caso Obama divenisse il
nuovo inquilino della Casa Bianca? Per il momento né il capo dello stato
ebraico, Shimon Peres, né il premier, Ehud Olmert, hanno mostrato qualche
propensione per l'uno o per l'altro candidato democratico né tanto meno
auspicato la vittoria democratica o repubblicana. Alcune riserve nei confronti
del senatore nero sono state però espresse da ambienti vicini al governo a
causa del suo impegno in favore del dialogo con l'Iran. In particolare,
nell'ufficio del primo ministro israeliano, non è sfuggita una recente
intervista a Paris Match nella quale Obama ha annunciato la sua intenzione,
qualora venisse eletto presidente, di organizzare una conferenza internazionale
con tutti i paesi islamici per "colmare il divario che aumenta ogni giorno
tra i musulmani e l'occidente". L' obiettivo è quello di "chiedere
loro di unirsi a noi nella lotta al terrorismo" ascoltando "anche le
loro preoccupazioni". In Israele non hanno poi
gradito l'arrivo nello staff di Obama di Robert Malley, ex consigliere di Bill
Clinton durante i negoziati di Camp David del 2000. Malley è infatti tra i
pochi a sostenere che il fallimento di quell'iniziativa diplomatica risiede
anche nell'atteggiamento che assunse l'allora premier israeliano Ehud Barak.
Sul quotidiano Haaretz, Akiva Eldar, tra i giornalisti più influenti al mondo
secondo il Financial Times, sostiene che alla domanda su quale sia il candidato
alle presidenziali americane migliore per gli ebrei vi è una "risposta
ebraica, ovvero una domanda": dipende da quale tipo di ebrei? Se si
considera infatti la posizione del premier israeliano Olmert, per il quale la
più importante e urgente questione per Israele è la
creazione di uno stato palestinese, un presidente americano contrario a tale
disegno sarebbe automaticamente considerato una minaccia per gli ebrei.
L'immagine del presidente americano ideale per Israele
assume caratteristiche del tutto opposte se si considera la prospettiva del
leader del Likud, Benjamin Netanyahu. Per la destra israeliana, infatti, la
costituzione di uno stato palestinese sarebbe nefasta poiché si tratterebbe
niente altro che di una "entità terrorista" che minaccerebbe il
diritto all'esistenza dello stato ebraico. La pace in Medio Oriente resta
difficile, ma l'impegno di Obama per il dialogo potrebbe essere la direzione
giusta.
( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il 18 per cento dei
detenuti in cella per "intelligenza con Israele" Hassan ha compiuto 13 anni
a settembre, due mesi dopo essere entrato in carcere con l'accusa di omicidio.
Ha festeggiato fumando la prima sigaretta insieme al padre Mahmoud e ai due
fratelli maggiori che dividono con lui e altri cinque detenuti la cella di due
metri per tre nel centro di detenzione di Qalqiliya, 54 mila abitanti,
una ventina di moschee, storico frutteto della Cisgiordania oggi interamente
circondato dal muro costruito da Israele contro gli
attentati kamikaze. All'orizzonte, meno di trenta chilometri in linea d'aria,
la foschia marina avvolge il porto alla moda di Herzilia. Hassan è uno dei 580
"delinquenti comuni" delle otto prigioni riconosciute dalla polizia
civile dell'Autorità Nazionale Palestinese. Uno che non si è votato al martirio
ma ha ammazzato il figlio del clan rivale in omaggio al gioco perverso delle
faide familiari, quello che il comandante Omar Al Busur chiama "lo sport
preferito di Qalqilya". Un'eccezione, comunque: 24 criminali ogni 100 mila
abitanti sono meno di un quarto della proporzione italiana. Se la punta
dell'iceberg facesse media. Perché con Hassan ci sono 11 mila palestinesi nelle
carceri israeliane, non tutti per reati di terrorismo, e, soprattutto, un
numero incalcolabile di "prigionieri politici" in mano
all'intelligence di Jenin, Hebron, Gerico. Dieci giorni fa il ministero
dell'Interno di Ramallah ha annunciato la morte dell'imam di Hamas Majed
Barghouti arrestato una settimana prima dal "mukhabarat", i servizi
segreti, e ufficialmente morto d'infarto. Gaza, dopo il golpe di Hamas, è out
dalle statistiche nazionali. "La polizia palestinese parla di 8 mila
arresti pendenti e chiede fondi per costruire più prigioni" spiega Marta
Costantino, ex direttrice del carcere "progressista" di Saluzzo,
incaricata dall'Unione Europea di monitorare Eupol Coops, il programma di
supporto alla polizia civile palestinese. La missione, dotata di appena 800
mila euro messi a disposizione dai Paesi Bassi, ha un obiettivo strategico più
che tattico: "Siamo qui per costruire un sistema penitenziario, quello
esistente è assolutamente arbitrario". Nella cella accanto ad Hassan,
identici plaid in pail infeltrito e alle pareti gli stessi poster delle Brigate
al Aqsa, il braccio armato di Fatah, Mustafà attende da un anno il processo che
per nove detenuti palestinesi su dieci è una chimera quanto l'identità
nazionale. Anche lui ha ucciso per onore, anche lui trascorre i giorni giocando
a tòula, il backgammon arabo: il centro di detenzione di Qalqiliya non ha
cortile. Solo i detenuti con l'asma sono autorizzati a uscire sul retro una
volta alla settimana. Gli altri respirano dalla grata che sostituisce la
finestra. Per mesi, mesi, mesi. "E' vero che in Svezia le persone vanno in
prigione per guardare la tv satellitare e risparmiare l'elettricità?" scherza
Khaled Abu Shaid, un solo braccio, 26 anni di cui gli ultimi tre nel carcere di
Nablus, un vecchio edificio turco che un tempo ospitava la Muqata, il quartier
generale dell'Anp ripetutamente bombardato dagli israeliani, e oggi custodisce
172 detenuti. Divide la cella e l'unico bagno con 30 compagni, qualcuno dorme
per terra, un altro cucina patate nel barbecue grande come una scatola di
scarpe. Più avanti, sullo stesso corridoio, si affaccia la feritoia dei
"traditori" accusati di "intelligenza con il nemico", un reato
che comprende la vendita di terreni agli israeliani e riguarda il 18% dei
detenuti palestinesi. Le donne abitano una sezione separata, coperte sulle
finestre senza vetri, foto di bimbi sui letti, peluche rosa. Aisha Abu Ayyash
ha ucciso per amore d'un altro il marito che non amava più e paga con
l'annullamento del tempo il sogno dell'eternità. Alle sue spalle, oltre le
grate arruginite su cui i ragazzini del campo profughi di al-Boureij tirano
pietre contro l'Autorità che non riconoscono, la bandiera palestinese sfida il
vento.
( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ancora raid a Gaza,
15 morti tra cui 4 bambini Bombe sulla Striscia, razzi Qassam su Aschelon GAZA.
Quindici morti palestinesi, di cui quattro bambini, una decina di razzi Qassam
lanciati sul Neghev e diversi feriti lievi, il centro della città israeliana di
Aschelon colpito per la prima volta come Sderot. E' il bilancio di una nuova
giornata campale al confine e dentro la Striscia di Gaza. I proclami roboanti
di Hamas, che nelle ultime ore ha tirato fuori l'artiglieria pesante, e la minaccia del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak,
che annuncia l'imminenza di una operazione su larga scala a Gaza, incombono sui
due popoli come sinistri tamburi di guerra. La battaglia è iniziata presto.
All'alba di ieri un raid aereo israeliano uccide tre miliziani di Hamas e dei Comitati
per la resistenza popolare. Ne seguono altri due, pianti come martiri
per le strade di Gaza insieme ai due uccisi nelle stesse ore a Nablus durante
un'incursione dell'esercito israeliano. Tempo un paio d'ore e una pioggia di
Qassam fa sentire la sua replica grave sul Neghev e in particolare ad Aschelon,
dove colpisce un'abitazione e una stazione degli autobus. Israele
non molla: il raid successivo contro il campo profughi di Jabalia, nel nord
della Striscia, uccide quattro bambini, mentre a Gaza City i bombardieri
bersagliano ripetutamente una stazione della polizia di Hamas facendo nuove
vittime. Una tredicenne egiziana è morta colpita da una pallottola vagante
vicino a Kerem Shalom, valico di confine tra lo Stato ebraico, l'Egitto e la
Striscia di Gaza.La ragazzina stava giocando nel cortile di casa, vicino al
checkpoint.Gli ultimi morti, in serata, sono un pastore palestinese e due
miliziani a bordo di un camion. Ma la notte è lunga e senza sonno, illuminata
com'è dai razzi e dalle bombe.
( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cartesio Mario
Baudino Adonis ai boicottatori "Guardate in casa vostra" Poeti
Adonis, il più riconosciuto poeta arabo, molto ben tradotto anche in Italia,
chiude da Parigi il tormentone sui boicottaggi, in particolare su quello
chiesto da intellettuali arabi ma anche nostrani contro la Fiera del Libro, rea di aver invitato Israele come Paese ospite. "Se penso di avere ragione - spiega
all'Adn Kronos International - non ho paura dell'altro che critica questa
verità e userò ogni mezzo permesso e ogni occasione per esporla. E cercherò di
persuaderlo". Invita poi i boicottatori a guardare in casa loro, a quel
che fanno insomma i loro governi. Intanto, alcuni piccoli editori
italiani (Zambon, La Città del Sole, Manni, Edizioni Clandestine, Filema) si
fanno sotto con un nuovo appello perché l'invito "inopportuno" venga
- addirittura - revocato. Sono sicuri che l'idea di avere Israele
come ospite "sia dettata da ragioni di tipo politico che nulla hanno a che
vedere con gli scambi culturali tra i popoli e che rischiano di ritorcersi
contro gli stessi artisti israeliani". Finirà che gli antisemiti sono
Picchioni e Ferrero. Personaggi? "Non è finita la poesia, è finita la
nostra percezione che vi siano ancora grandi poeti", dice Franco Cordelli,
sul Corriere, a Cristina Taglietti. La conclusione è che si è noti per ragioni
diverse, non legate ai testi, ma "diventando personaggi, come Zeichen, o
magari con un'intensa attività sui gornali, come Conte". Nessuno però
ricorda - nemmeno Andrea Cortellessa che lo cita come esponente di una
"generazione interessante" - le treccioline di Aldo Nove, ai tempi
degli esordi. Smemoranda. Coincidenze Su Foglio Mariarosa Mancuso ironizza sul
paradosso costituito dal fatto che Forse Dio è malato, il film-documentario
tratto dal taccuino africano di Walter Veltroni (Rizzoli, 2000 e 2005), avrà un
lancio un po' zoppicante, causa par condicio. E ricorda che Guanda ha appena
ristampato un libro di Pascal Brukner, Il singhiozzo dell'uomo bianco, che 25
anni fa, alla sua prima uscita, scatenò un putiferio. Del resto, bastano tre
righe per capire il clima: lo scopo che Brukner si propose allora era di
studiare il terzomondismo, ovvero "sapere in che modo il gergo e il
delirio di un piccolo gruppo siano potuti diventare la verità di una
moltitudine". Come programma non c'è male. Né stupisce quanto racconta l'autore
nella prefazione: in Francia nessuno, ma proprio nessuno, gli voleva pubblicare
il libro. In questo caso, c'è da supporre che in Italia le elezioni siano
invece arrivate a fagiolo. Impar condicio.
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
I due fronti Bombe
su Gaza: 25 uccisi, otto sono bambini Due giorni d'inferno fra raid e missili.
Per Israele "è l'escalation
della guerra" Decine di razzi Qassam sparati contro la città di Sderot,
colpita anche Ashkelon ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME -
"Escalation della Guerra nel sud", è il titolo che la Radio di stato
dà ai suoi servizi sulle ultime 48 ore d'inferno vissute nella regione di
confine tra le città israeliane del Negev settentrionale e la Striscia
di Gaza. E, come in tutte le guerre, sono i civili innocenti ad avere la
peggio. Mercoledì mattina, un uomo di 47 anni che cercava di ricostruirsi la
vita dopo aver subito il trapianto dei reni, viene ucciso da un missile Qassam
lanciato contro Sderot. La ritorsione israeliana provoca 25 morti palestinesi,
fra i quali, oltre a molti miliziani, un bebè di sei mesi e sette ragazzini
sotto i 16 anni, quattro dei quali, appartenenti alla stessa famiglia, colpiti
mentre giocavano a palla nel campo profughi di Jabalia. Dunque, la parola
guerra, a lungo evocata dal premier, Olmert, ma finora considerata con qualche
ritegno dai mezzi d'informazione, entra a far parte del lessico dello scontro
che oppone il movimento islamico, Hamas allo Stato ebraico, con in mezzo il
moderato presidente Mahmud Abbas costretto a veder franare le speranze
suscitate dal vertice di Annapolis. Al punto che, qualche giorno fa, in
un'intervista ad un giornale arabo, non ha escluso la possibilità che i
palestinesi possano riscoprire l'opzione della lotta armata. Quello che sta
succedendo è la conseguenza prevedibile della scelta compiuta dal governo
Olmert di dichiarare Gaza una "entità nemica", dopo la conquista con
la forza della Striscia da parte di Hamas, nel giugno dell'anno scorso.
Indifferente alle profferte lanciate dal movimento islamico, che si rifiuta di
riconoscere Israele ma si dichiara favorevole a
concordare una tregua di lungo periodo col nemico, Olmert, con il consenso di
Stati Uniti ed Europa, ha optato per una strategia basata su un ventaglio di
misure economiche e militari, allo scopo di "prosciugare" il consenso
che Hamas raccoglie nella Striscia. Obiettivo fallito. Gli integralisti, di
contro, hanno optato per una strategia flessibile. Da un lato gli uomini del
movimento islamico hanno osservato la tregua, anche dopo aver rotto con
l'Autorità palestinese. Raramente hanno lanciato i "loro Qassam"
contro Israele, pur dando la libertà di farlo agli
altri gruppi intransigenti, in nome di un illimitato diritto alla
"resistenza". E fino a qualche settimana fa avevano accantonato anche
gli attentati suicidi. Ma quando s'è trattato di rispondere a quelli che
definiscono "i crimini commessi da Israele contro
il popolo palestinese" non hanno esitato a riprendere le armi, lanciare
Qassam e mandare terroristi in missione di morte, cercando di giustificare le
loro azioni come "legittima ritorsione". Abile nel provocare la
rappresaglia, Hamas punta le sue armi direttamente contro le città israeliane,
cosa che il governo dello Stato ebraico non può accettare. Prima si trattava di
missili artigianali, Qassam, e l'obiettivo era soprattutto Sderot, a ridosso
del confine con la Striscia. Adesso, e questa è la novità di queste ore, le
milizie integraliste possono contare sui più sofisticati Grad, razzi di tipo
sovietico, capace di volare per 17-
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Pagina 112
Gaza. Giocavano a calcio, quattro morti Strage di bimbi: colpiti da un missile
israeliano Gaza.. Giocavano a calcio, quattro morti --> GAZA Giocavano a
calcio su una spianata di sabbia alla periferia del campo profughi di Jabalia,
nel nord della Striscia di Gaza: loro lanciavano la palla, poco distante i
miliziani lanciavano razzi Qassam. Il missile lanciato da un elicottero
israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale ordigno è esploso
nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini palestinesi (il più piccolo
aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i miliziani sono invece fuggiti
incolumi. È la seconda strage di bambini che in poche ore si consuma per
sbaglio: avant'ieri sera in un identico campetto da gioco vicino a Beit Hanun
sono stati uccisi per errore altri tre piccoli palestinesi. Un quarto, di
appena sei mesi, è morto nella notte investito dalle schegge di una bomba
israeliana destinata a radere al suolo un edificio di Hamas. Il bilancio dei
morti di Gaza anche ieri è pesante: oltre ai quattro bambini, sono rimasti
uccisi in diversi raid aerei tre civili e sei miliziani. Fra di loro il figlio
di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas, e personalità di
prima fila del movimento islamico. "Sono fiero del suo sacrificio - ha
detto il padre, senza lacrime, di fronte al cadavere del giovane - ringrazio
Dio di questo regalo: è il decimo membro della mia famiglia a ricevere l'onore
del martirio". Parole terrificanti ma che mostrano come neppure questo
lutto potrà servire a dissuadere il movimento integralista da nuovi attacchi. I
ripetuti bombardamenti israeliani continuano infatti ad apparire come la
risposta ai lanci di Qassam che anche ieri le milizie palestinesi hanno
continuato a tirare, e non più soltanto verso la vicina Sderot (dove una
scheggia ha ferito una guardia del corpo del ministro della sicurezza).
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina III - Bologna
Polemica per la presenza della parlamentare europea Luisa Morgantini che
replica: "Affermazioni false e fanatiche" Lo strappo delle Caserme
Rosse Gli ebrei disertano la cerimonia: "No a chi attacca Israele" IL PARLAMENTO europeo manda la vicepresidente
Luisa Morgantini (Prc) alle celebrazioni per ricordare i deportati e i caduti
alle Caserme Rosse e la comunità ebraica di Bologna diserta la cerimonia: non
era mai accaduto. "E' sempre stata critica contro lo Stato d'Israele, chi lo rinnega, rinnega la Shoà". La
parlamentare: "Attacco fanatico, violento e bugiardo. Sono rattristata e
offesa. La memoria dell'olocausto è una storia che mi appartiene". CAPELLI
E GULOTTA A PAGINA III.
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Bologna
Caserme Rosse senza gli ebrei La comunità diserta la cerimonia contro la
presenza di Luisa Morgantini CARLO GULOTTA DOVEVA essere la giornata dedicata
al ricordo dei carabinieri, dei militari e di tutti i civili rastrellati dai
nazifascisti e imprigionati alle Caserme Rosse prima della deportazione nei
lager nazisti nel 1944. Ma la comunità ebraica di Bologna, per la prima volta,
non ci sarà: un anniversario senza pace, per la decisione del Parlamento
Europeo di mandare a Bologna la vice-presidente Luisa Morgantini, del Prc
Sinistra Europea, come propria rappresentante alla cerimonia. Uno strappo
doloroso e durissimo, insomma. "Scelta inopportuna - commenta per la
comunità ebraica bolognese Lucio Pardo - Purtroppo la Morgantini si è sempre
distinta nell'opera di critica continua dello Stato di Israele.
Non si tratta di una critica a un governo, o dell'approvazione al governo
successivo, ma di una critica aprioristica, incondizionata e senza appello, a
tutti i governi dello Stato di Israele, a tutte le sue
istituzioni, a tutte le sue azioni, in sostanza alla sua stessa
esistenza". Nessuna polemica col Comitato democratico e antifascista della
Bolognina e del Navile e con l'Anpi, che organizzano la celebrazione, e che
solo ieri, fra gli interventi previsti, citavano quello del rabbino capo di
Bologna Alberto Sermoneta che avrebbe dovuto recitare un salmo, stamattina
davanti alla lapide che ricorda i caduti. Sermoneta non ci sarà, nessun salmo,
la comunità ebraica declina l'invito. "Il Parlamento europeo è libero di
inviare chi vuole, anche Jean Marie Le Pen - attacca Lucio Pardo - Ma gli ebrei
di Bologna sono altrettanto liberi di manifestare tutta la loro contrarietà
verso chi nega agli israeliani il diritto alla vita. Noi non ci saremo.
Crediamo fermamente nella democrazia e nella libertà come garanzia degli
individui proprio come le persone che qui oggi vengono ricordate e che hanno
speso la propria vita per assicurarla alla nostra nazione. Le
critiche della Morgantini contro Israele sono a senso unico e delegittimano lo Stato d'Israele, e sono critiche che
costituiscono le premesse per il suo annientamento. Chiunque rinneghi lo Stato
d'Israele, rinnega la
Shoà". Armando Sarti, del comitato della Bolognina e del Navile, ieri ha
diffuso il testo della mail dell'ambasciatore d'Israele Gideon Meir, che però ha declinato l'invito "per
impegni precedenti. Non voglio però mancare di considerarmi comunque idealmente
presente nel ricordo delle vittime innocenti barbaramente trucidate nel periodo
più buio della storia contemporanea dai carnefici nazifascisti".
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Bologna
Il rabbino capo Sermoneta: "Un'offesa la presenza della Morgantini"
"Mai con chi si schiera contro lo Stato d'Israele" "NON andremo alle Caserme Rosse. E lo dico con
dolore, perché è la prima volta che accade. Su tutte le lapidi che ricordano il
sacrificio di chi si oppose allo sterminio nazifascista, c'è il nome della
comunità ebraica bolognese. Non possiamo assistere senza far nulla a chi si
schiera tout court contro lo Stato d'Israele e
considera "imperialista" l'esercito del nostro Paese. E' un'offesa
arrecata a tutti coloro che hanno offerto la vita per la democrazia e la
verità". E' irremovibile, il rabbino capo Alberto Sermoneta. La decisione
del Parlamento Europeo di mandare a Bologna la vicepresidente Luisa Morgantini
come rappresentante alla cerimonia, per lui è inaccettabile. Chi ha sbagliato?
E perché? "Per noi ebrei è doveroso ricordare e celebrare tutto ciò che
riguarda la Shoà. Oggi avremmo dovuto ricordare il sacrificio dei carabinieri e
dei civili che diedero la loro vita per non prestarsi alla razzia del 16
ottobre 1943, quando furono rastrellati oltre mille ebrei soltanto a Roma in un
solo giorno. Per questo, per questi valori, non possiamo accettare la presenza
di chi parla di pace solo a senso unico, la pace si fa in tutti i sensi, i
diritti alla vita sono diritti di tutti". Nessuna polemica col comitato
della Bolognina, insomma... "Certo che no. L'errore l'ha fatto il
Parlamento Europeo. Naturalmente nulla di personale con la Morgantini, che non
conosco. Meglio avrebbe fatto il Parlamento a mandare qualcun altro. Un errore,
sì". E adesso? La comunità ebraica non ci sarà: crede che l'assenza sarà
l'unica forma per manifestare il dissenso o forse qualcuno potrebbe scegliere altri
modi per protestare? "La nostra posizione è chiara: non ci saremo, e tanto
basta. Poi non so se altri gruppi "privati" abbiano intenzione di
fare qualcosa. Non ne ho notizia e in ogni caso non servirebbe a nulla fare
cose plateali. Lo ripeto, noi non ci saremo, e lo dico a malincuore". E se
la Morgantini facesse un passo indietro? "Andrei, come ho sempre
fatto". La Comunità Ebraica, in una nota, ricordando "quanto sia
sacro il concetto di ricordo nella tradizione ebraica", ribadisce
l'importanza "della democrazia e della libertà come garanzia degli
individui proprio come le persone che oggi vengono ricordate. Luisa Morgantini
si è sempre distinta per le sue affermazioni contro lo Stato d'Israele, unico stato libero e democratico del vicino
Oriente". (c.g.).
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Bologna
L'europarlamentare Luisa Morgantini: attacco violento, sono rattristata e
offesa "Affermazioni bugiarde e fanatiche la storia dell'Olocausto mi
appartiene" ELEONORA CAPELLI "Quella della comunità ebraica bolognese
è una presa di posizione fanatica, violenta e bugiarda. La memoria della
deportazione nei lager appartiene anche a me, a mio padre che ha combattuto
contro i nazisti e mi ha lasciato l'ideale della pace". Luisa Morgantini
risponde dagli uffici del Parlamento europeo di Bruxelles, dove è stata eletta
come indipendente nelle liste del Prc, alla presa di posizione della comunità
ebraica di Bologna. E di ritorno da un viaggio nella striscia di Gaza, il suo
sito si apre con i versi di un poeta palestinese, rivendica il diritto a non
condividere la politica del governo d'Israele, senza
per questo rinnegare la Shoa. Onorevole Morgantini, si aspettava di essere
contestata dalla comunità ebraica? "Assolutamente no, sono molto turbata e
dispiaciuta. Oltre che profondamente offesa perché per me la memoria è sacra,
in particolare quella della deportazione e della seconda guerra mondiale. Sono
figlia di un partigiano, nata nella Val D'Ossola, mio padre mi ha inculcato
l'ideale della pace, per questo critico la politica di Israele". Si tratta delle citate "critiche a senso unico"
contro lo Stato d'Israele?
"Ho condannato la politica dei governi israeliani, ma riconosco, in quanto
europea, l'esistenza dello stato d'Israele. Penso che sia indispensabile la convivenza tra i due stati,
quello israeliano e quello palestinese e penso che la politica israeliana sia
una politica coloniale di appropriazione indebita di terre. Ma questa è
una posizione che condivido con le Nazioni Unite". Lei però ha parole
molto dure per descrivere le azioni militari in Palestina.
"Quella è un'occupazione militare che dura da 40 anni e in nome della
sicurezza si fanno operazioni militari contro i civili. Io combatto perché il
governo israeliano si ritiri dai territori occupati, il muro che hanno
costruito è illegittimo". In questo modo non le sembra quindi di offendere
gli ebrei? "Io non assimilo le politiche del governo israeliano agli
ebrei, che sono miei amici e persone formidabili, come i giovani che si
rifiutano di combattere e che ho conosciuto durante il mio ultimo viaggio nella
striscia di Gaza e a Tel Aviv. Chiedo che non si faccia nei miei confronti la
stessa facile assimilazione". Rifiuta l'etichetta di antisemita?
"Scherziamo? Io non sono affatto antisemita, sono contraria
all'antisemitismo e non sottovaluto l'unicità della Shoa".
( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Giornata di guerra nei Territori: raid israeliano fa
strage di bambini Tre fratellini e un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle
incursioni 15 palestinesi uccisi. Razzi di Hamas su Asqhelon. Libano, gli Usa
schierano la nave da guerra Cole / Roma LA SPORCA GUERRA miete vittime
innocenti. A
Gaza. A Sderot. Giocavano a calcio su una spianata di sabbia alla periferia del
campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: loro lanciavano la
palla, poco distante i miliziani lanciavano razzi Qassam. Il missile lanciato
da un elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale
ordigno è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini
palestinesi (il più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i
miliziani sono invece fuggiti incolumi. È la seconda strage di bambini che in
poche ore si è consumata per sbaglio: l'altro ieri sera in un identico campetto
da gioco vicino a Beit Hanun sono stati uccisi per errore altri tre piccoli
palestinesi. Un quarto, di appena sei mesi, è morto l'altra notte investito
dalle schegge di una bomba israeliana destinata a radere al suolo un edificio
di Hamas. Il bilancio dei morti di Gaza anche ieri è pesante: oltre ai quattro
bambini, sono rimasti uccisi in diversi raid aerei cinque civili e sei
miliziani. Fra di loro il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo
parlamentare di Hamas, e personalità di prima fila del movimento islamico.
"Sono fiero del suo sacrificio - dice il padre, senza lacrime, di fronte
al cadavere del giovane - ringrazio Dio di questo regalo: è il decimo membro
della mia famiglia a ricevere l'onore del martirio". Parole terrificanti
ma che mostrano come neppure questo lutto potrà servire a dissuadere il
movimento integralista da nuovi attacchi. I ripetuti bombardamenti israeliani
continuano infatti ad apparire come la risposta ai lanci di Qassam che anche
ieri le milizie palestinesi hanno continuato a tirare, e non più soltanto verso
la vicina Sderot (dove una scheggia ha ferito una guardia del corpo del
ministro della sicurezza). Nel pomeriggio almeno tre razzi hanno infatti
colpito il centro di Asqhelon, città israeliana di 110.000 abitanti a
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prov Gallura Pagina
8051 olbia Ambasciatore israeliano Le ragioni del dialogo Olbia. Ambasciatore
israeliano --> "Posso dedicare ai ragazzi tutto il tempo che vogliono:
loro sono il futuro". Così ha salutato e introdotto il suo intervento
l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Oded
Ben-Hur, ospite di un incontro organizzato dall'istituto Euromediterraneo. Il
dibattito si è svolto al liceo classico ma hanno preso parte i ragazzi di
diversi istituti superiori. Durante l'intervento, iniziato con la proiezione di
un video, l'ambasciatore ha spiegato agli studenti quali siano le problematiche
del dialogo interculturale tra i popoli del Medioriente. Oltre che sulle ormai
note vicende tra Palestinesi ed Ebrei si è poi soffermato sui rapporti tra il
mondo cristiano, in particolare quello cattolico, e quello ebreo. "La mia
presenza qui - ha detto - fa parte di un percorso iniziato cinque anni fa con
il mio arrivo in Italia: mi ripromisi di fare visita a tutte le 220 diocesi
italiane. Ora sono a metà dell'opera. Sono convinto che la soluzione di molti
problemi si trovi nell'educazione che deve essere portata avanti con un grande
mezzo: il dialogo. La maggior parte dei "mali" del mondo è scaturita
dalla religione, ma la causa sta nella completa assenza di conoscenza
reciproca. Credo che si possa individuare una soluzione nella ripresa del
pellegrinaggio. La gente dovrebbe andare a visitare Israele,
la Giordania, tutta la Terra Santa per portare le proprie conoscenza e
acquisirne delle altre. Il rapporto tra ebrei e musulmani rimane un campo molto
limitato perché non si discute di valori condivisi: si arriva al massimo alla
tolleranza religiosa. Si trovano in una situazione paragonabile a una
separazione consensuale solo che sia la moglie che il marito continuano a
occupare la stessa casa". ( e. n. ).
( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVIII -
Milano Le donne guardano lontano con i film e le loro storie Da seguire il
concorso e tra le sezioni quella dedicata all'Iran Prende il via oggi
"Sguardi altrove" storico festival al femminile diventato ancora più
ricco LUCA MOSSO Un fotoreporter avido di avventure incontra un eccentrico
smemorato e, incuriosito, parte con lui verso Est. Il viaggio assume ben presto
i tratti dell'esperienza fondativa, che trasforma nel profondo chi la compie:
tocca a Un homme perdu di Danielle Arbid, cineasta libanese che lavora a
Parigi, fissare le coordinate entro cui si sviluppa il ricco programma (80
titoli) di "Sguardi Altrove", lo storico festival milanese a regia
femminile che negli ultimi anni ha assunto una nuova e convincente fisionomia. La
ricerca di un cinema fuori dal mainstream ha portato i curatori Nicola
Falcinella e Patrizia Rappazzo a sondare mercati e festival internazionali per
individuare nuove linee e trovare esperienze condivisibili: molte spettatrici
si identificheranno nella corsa di Francesca, protagonista di Vivere, che
arriva a Rotterdam sulle tracce della sorellina e inaspettatatamente si vede
costretta a prendere atto del proprio precario bilancio esistenziale. La
regista Angelina Maccarone, tedesca, è una che non ha paura di puntare la sua
macchina da presa nei nodi più segreti delle relazioni tra uomini e donne (in
Verfolgt, realizzato un paio d'anni fa, raccontava la relazione sadomasochista
tra un ragazzo e una donna molto più grande di lui) e che ha deciso di
affrontare i lati più sgradevoli dell'esistenza. Fosse anche solo per questo,
merita attenzione. Più lieve, sviluppato su moduli nouvelle vague, è invece
Charly di Isild Le Besco, giovanissima attrice feticcio del regista francese
Benoit Jacquot, qui alla sua seconda prova registica. Il protagonista Nicolas,
che deruba i genitori adottivi e fugge verso il mare con un libro e una
cartolina, è quasi un fratellino minore dell'eroe di Francois Truffaut, Antoine
Doinel e interpreta l'eterna febbrile inquietudine di chi si affaccia sulla
scena di un mondo dove non c'è posto per lui. Inquietudini analoghe
attraversano Nur ein Sommer di Tamara Staudt (Oberdan, l'8 alle 15.30), la
coppia infelice di Comme à Ostende di Delphine Lehericey (Oberdan, il 5 alle
22.45) e La novia Errante di Ana Katz (Oberdan, il 4 alle 22), tutti in
concorso, mentre temi pubblici, politici e sociali caratterizzano la selezione
dei documentari: Mai Masri racconta in 33 Days la recente
guerra tra Libano e Israele,
Debora Scapellotta (Casa mia) si concentra sui bambini abbandonati di Bucarest,
Buthina Canaan Khoury (Maria's Grotto) sul delitto d'onore in Palestina e Maria Yatskovaa (Miss Gulag)
su un gruppo di detenute che partecipano a un concorso di bellezza. Tra
i corti segnaliamo Ceremony di Maria Arena, che lavora su modelli rosselliniani
per mettere in scena lo strazio della separazione. Una segnalazione infine per
il focus dedicato all'Iran, con una mostra dedicata a Marianne Satrapi, la
bravissima disegnatrice di Persepolis (Casa del Pane, casello ovest di porta
Venezia), e una bella serie di film che mostrano un paese di fortissime, e da
noi poco note, contraddizioni. Da non perdere Article 61 di Mahvash
Sheikholeslam, dove una donna è in attesa del verdetto del giudice che si deve
esprimere su un delitto d'onore da lei stessa subito.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
? GAZA ? QUATTRO
BAMBINI palestinesi di età compresa fra i 7 e i 14 anni sono rimasti uccisi
dall'esplosione di un missile lanciato da un elicottero israeliano mentre
giocavano a calcio su una spianata di sabbia nel campo profughi di Jabalia, nel
nord della Striscia di Gaza. Obiettivo del missile erano dei miliziani che,
poco lontano, stavano lanciando razzi Qassam. E' LA SECONDA strage di bambini
che in poche ore si consuma per sbaglio: l'altra sera in circostanze analoghe
vicino a Beit Hanun erano stati uccisi per errore altri tre piccoli
palestinesi. Un quarto, di appena sei mesi, è morto nella notte investito dalle
schegge di una bomba israeliana lanciata contro un edificio di Hamas. Il
bilancio dei morti a Gaza anche ieri è stato pesante: sono rimasti uccisi in
diversi raid aerei tre civili e sei miliziani. I bombardamenti israeliani sono
la rappresaglia per i continui lanci di Qassam, proseguiti anche ieri e non più
soltanto verso la vicina Sderot, ma anche contro la più lontana Asqhelon,
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'INTERVISTA "I
ragazzi d'Israele Che sognano la fuga" Abraham
Yehoshua presenta il suo "Fuoco amico" di MARIELLA RADAELLI ? MILANO
? LA FAMIGLIA come concetto politico e sociale. E' questo il suo ruolo in
letteratura. Lo sostiene Abraham Yehoshua (nella foto), oggi a Milano, alla
Libreria Mondadori Duomo (ore 18) e domani a Pavia, al Collegio Ghislieri (ore
18.30), dove incontrerà i suoi lettori in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo,
Fuoco amico. "La famiglia nei miei romanzi da sempre è il mio osservatorio
privilegiato sulla realtà, il punto dal quale parto per scrutare il mondo ? ci
dice lo scrittore israeliano al telefono nella sua casa a Tel Aviv ?. E' il
microcosmo simbolo della società in generale ma anche dell'umanità
intera". E il nucleo centrale di questa sua ultima fatica racconta un
"duetto", come dice il sottotitolo, tra una coppia di sposi non più
giovani, Amotz e Daniela, che vivono una settimana di separazione. Mentre lei
si reca in Africa dal cognato per rendere onore alla sorella da poco defunta,
lui resta a Tel Aviv. Per entrambe sarà una settimana intensa piena di
scoperte. Se Daniela apprenderà che il cognato Yirmiyahu si è ritirato in
volontario esilio da Israele, Amotz dovrà risolvere
una serie di problemi familiari e non, come quelli provocati da venti che si
sono insinuati nelle fessure di un grattacielo da lui progettato e che
provocano sibili angoscianti. Il romanzo è ricco di metafore e di simboli. Ad
esempio, "questi venti misteriosi rappresentano le vittime dell'Intifada,
anime di innocenti che non trovano pace", prosegue lo scrittore. Yehoshua,
approfondiamo questo suo elogio della famiglia, che non si sta indebolendo un
po' in tutto il mondo? "Forse è così, anche da voi in Italia, dove però
rimane comunque un caposaldo. E' questo il motivo per cui i miei romanzi hanno
così tanto successo da voi. Mentre in Francia si esamina molto la relazione tra
uomo e donna, e in Inghilterra il rapporto tra le varie classi sociali, in
Italia il tema della famiglia rimane un fondamentale e affascinante punto di
partenza da cui prendere in esame la società con le sue problematiche. Da voi
la famiglia è tenuta in considerazione come da noi in Israele,
dove si fa simbolo di protezione e di calore. Ritornare in famiglia per noi
significa ritornare al grembo materno. E' rassicurante per noi che siamo
immersi da troppo tempo nei conflitti. Ci difende dalle insidie del mondo
esterno. Ma la famiglia è sempre stata molto importante anche per gli ebrei
della diaspora, sempre per questa sua funzione". Nel suo romanzo si
avverte anche un senso forte di solidarietà tra le varie famiglie israeliane.
"E' così. La sofferenza di una famiglia viene condivisa da altre famiglie.
E' come se anche gli altri se ne facessero carico". Lei stavolta affronta
anche il tema della perdita d'identità. Un suo personaggio desidera
dimenticare, azzerare, la storia della sua gente, e fuggire in un luogo
vergine, rappresentato dall'Africa. Perché questa tematica? "Perché la
scorgo come un nuovo elemento nella società israeliana. Soprattutto i giovani
sentono questa fatica e stanchezza di andare avanti in una realtà problematica
di cui non si vede la fine". Che cosa pensa di quanto si dice sull'infiltrazione
di Al Qaeda nei territori palestinesi con l'aiuto di Hamas? "Non si hanno
prove. Sarebbe una cosa troppo terribile. Quei fondamentalisti non hanno nulla
a che vedere con il conflitto israelo-palestinese. Gaza dista solo
( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ali Rashid Tra
incursioni dei carri armati e bombardamenti aerei continua da mesi l'offensiva
militare israeliana nei territori occupati palestinesi. Il bilancio delle
vittime è molto alto, solo negli ultimi due giorni sono caduti nella Striscia
di Gaza 27 palestinesi, di cui molti civili, compresi 9 bambini, una di loro di
appena cinque mesi. Il numero dei feriti sarebbe il triplo. Mentre sto
scrivendo, Al Jazeera parla di un nuovo raid aereo con altre vittime. Il
premier israeliano Olmert minaccia di intensificare gli attacchi come
rappresaglia ai lanci dei missili artigianali Qassam da parte di Hamas contro
le cittadine israeliane prossime alla Striscia, sottolineando che "nessuno
di Hamas, dal più grande al più piccolo, può considerarsi al sicuro". Un
missile, infatti, ha sfiorato l'ufficio di Haniyeh, già primo ministro del
governo d'unità nazionale. Nei prossimi giorni, nonostante che settori della
società israeliana parlino di "trattare anche con Hamas", assisteremo
ad un ulteriore salto qualitativo nelle operazione militari israeliane e non
solo contro la Striscia di Gaza. Eventualità che ha indotto Hussein di
Giordania a recarsi negli Stati Uniti per parlare del processo di pace con
Bush. Di fronte alla morte quotidiana seminata dall'esercito israeliano, con
Hamas si sono schierate le altre organizzazioni palestinesi, compreso il
braccio militare di Al Fatah. Cosa che rende ancora più difficile la posizione
di Abu Mazen che ha condannato più di una volta il lancio dei Qassam da parte
di Hamas chiedendone l'immediata cessazione per non fornire a Olmert e al
ministro della difesa Barak un pretesto per disimpegnarsi dalle dichiarazioni,
assai vaghe, della conferenza di Annapolis. Di più c'è da dire che Olmert ha il
bisogno politico di far dimenticare la sconfitta militare subita da Hezbollah
nel
( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Segue dalla prima
tortura, la morte di sheykh Majid I Barghouthi accusano l'intelligence
palestinese Il clan, diviso tra Fatah e Hamas, sulla vicenda si muove compatto
Dignitosa, semplice, forte, Umm Qassam sta nella stanza riservata al lutto
delle donne. Attorno a lei, come nella tradizione palestinese, ci sono parenti,
amiche. O anche sconosciute, come Faiqa, che viene dal paesino di Barhoum, e si
è precipitata lì, a Kobar, per dare le condoglianze a una donna mai vista.
"Quando ho sentito quello che è successo, non ci potevo credere. Ho
provato a dormire, ma mi sono svegliata urlando. Dovevo venire qui". Faiqa
non è la sola. Dai pulmini del servizio pubblico scendono altre donne, assieme
a loro tanti bambini, per andare a consolare Umm Qassam. Suo marito, sheykh
Majid, era come il parroco da noi. Da un quarto di secolo girava per i paesini
attorno, a predicare. Era giovane, aveva 44 anni, ma era molto conosciuto.
L'imam di Hamas, che predicava e faceva parte di coloro che contano nel paesino
di Kobar. Quattromila anime, e di queste settecento con lo stesso identico
cognome. Barghouthi, lo stesso cognome di Marwan, il leader
più popolare di Fatah in carcere in Israele, l'unico che potrebbe competere, nell'animo dei palestinesi, con
quello di Yasser Arafat. Anche sheykh Majid portava lo stesso cognome. Anche
lui era un Barghouthi, come suo cugino Marwan, con cui spesso discuteva
animatamente di politica. Uno di Hamas, l'altro di Fatah. Le loro case
distano un pugno di passi. Bianca, e disabitata, quella di Marwan. Quella di
sheykh Majid, più povera, piena ora di bandiere verdi di Hamas, assieme a un
grande manifesto che lo mette insieme a sheykh Ahmed Yassin e al suo
successore, Abdel Aziz al Rantisi, uccisi in due raid israeliani nel 2004.
Dista un pugno di passi anche la moschea in cui faceva l'imam. Il funerale di
sheykh Majid è stata la prima protesta pubblica tollerata dall'Anp dal coup a
Gaza, nel giugno 2007. Da allora, le manifestazioni sono proibite. Impossibile,
però, vietare il funerale "politico" di sheykh Majid. Tremila
persone, forse di più, di Hamas ma anche di Fatah. E gli slogan contro l'Anp e
il capo dell'intelligence, Tawfik al Tirawi. L'imbarazzo dell'Anp è palpabile.
Confermato dalla decisione di Abu Mazen di istituire subito una commissione d'inchiesta
indipendente. Presieduta da un altro dei Barghouthi, Mustafa, deputato, critico
severo di Abu Mazen e del premier Salam Fayyad. Il cognome di sheykh Majid, e
il conseguente ruolo dell'intero clan Barghouthi, d'altro canto, hanno
trasformato il caso dell'imam di Kobar in un caso nazionale: "il
caso" che ha trasformato le voci sulle torture, gli arresti illegali, le
violazioni dei diritti umani e civili in dibattito pubblico. Muqbal Barghouthi,
il fratello di Marwan, dice che suo fratello si è molto arrabbiato, nella sua
cella, quando ha saputo quello che era successo. Ed è stato lui a chiedere una
commissione indipendente che vada fino in fondo. Nonostante siano formalmente
su fronti diversi, dentro Fatah o Hamas, i Barghouthi sono i Barghouthi. E il
paese di Kobar ha sempre vissuto serenamente le differenze politiche. Lo si è
visto con il caso di sheykh Majid. A controllare che tutto fosse come prima,
che non ci fossero tensioni, ci hanno pensato Muqbal, di Fatah, e assieme a lui
Mohammed Barghouthi, indipendente, ma ex ministro nel governo monocolore di
Hamas, e poi in quello successivo di unità nazionale. I clan, le famiglie, in
Cisgiordania, hanno ancora un peso importante. E possono anche dar fastidio
all'Autorità Nazionale di Ramallah. In cantiere, per esempio, c'è l'idea di
rivolgersi alla magistratura. Tutto il clan Barghouthi. Quindicimila uomini, in
totale, tra la Cisgiordania e la diaspora, che potrebbe citare in giudizio
l'intelligence. "Non vogliamo la vendetta. Vogliamo giustizia, attraverso
il tribunale", dice Mohammed Barghouthi, un carriera da preside di scuola,
deciso a trasformare la morte di sheykh Majid in un caso simbolo per fermare
tutti gli arresti politici. Perché la tensione cova, e cova molto, sotto la
cenere. I commenti che si sentono in questi giorni nei confronti dell'Autorità
sono molto pesanti. Sia verso le forze di polizia, sia verso il governo Fayyad
che non è riuscito ancora a ottenere niente dagli israeliani. Né la rimozione
dei checkpoint, né lo stop alla crescita delle colonie. Il tam tam della strada
dice che qualcosa entro la fine dell'anno succederà. Ma nessuno pensa che
questa "cosa" sia la firma di un accordo di pace. Qualcosa succederà.
Terza intifada? Conflitto fratricida tra i palestinesi? Chissà. La "strada
palestinese" non lo dice. Ancora. 29/02/2008.
( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Quattro bimbi uccisi
dall'aviazione israeliana mentre giocavano a pallone. Trenta palestinesi morti
in 48 ore di attacchi. I razzi qassam di Hamas raggiungono Ashqelon. Il premier
Olmert s'allinea a Barak, soltanto il ministro Shitrit contrario: l'invasione
della Striscia sembra inevitabile Michele Giorgio Gerusalemme Rioccupare Gaza o
continuare l'ondata di attacchi aerei di questi ultimi giorni? Su questo
interrogativo si spacca l'establishment politico-militare israeliano anche se
il partito dell'invasione della Striscia si rafforza sotto la pressione di
giornali e televisioni. Si dice che sia rimasto solo il ministro dell'interno
Meir Shitrit a respingere con forza l'idea di una
rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel
( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'attacco israeliano di ieri contro la sede del Ministero
dell'Interno a Gaza ha devastato anche la vicina sede dell'organizzazione non
governativa Medical Relief, che ospitava la principale clinica e farmacia della
Striscia di Gaza, un'ambulanza, un centro di sostegno per persone con handicap
e gli uffici amministrativi. L'ambulanza, tutte le medicine e buona
parte delle attrezzature sono andate distrutte. Lo stesso edificio è seriamente
danneggiato. Nel 2007 Medical Relief ha raggiunto un milione e mezzo di
palestinesi in quasi cinquecento città e villaggi e si è rivelato un
indispensabile aiuto per la popolazione di Gaza negli ultimi mesi di assedio.
Tutto ciò è stato ottenuto grazie a un'ampia rete d'infrastrutture e contatti
costruiti nel corso dei suoi 29 anni d'attività. Mustafa Barghouthi, membro
dell'assemblea legislativa palestinese e presidente del Medical Relief, ha
dichiarato che "la punizione collettiva dei palestinesi di Gaza ha
raggiunto livelli inaccettabili. Questo ultimo attacco ha devastato una parte
essenziale del già seriamente devastato sistema sanitario di Gaza. Israele ha perso ogni senso di umanità, e l'indifferenza
della Comunità internazionale gli consente una sanguinaria escalation di violenza
contro un popolo imprigionato in un gigantesco carcere. Queste continue
violazioni del diritto internazionale devono avere fine. Secondo le Convenzioni
di Ginevra, colpire personale medico è un crimine. Organizzazioni regionali e
singoli stati devono intraprendere azioni immediate per proteggere il popolo
palestinese da Israele. Tutto questo deve finire,
adesso". L'Associazione Gazzella-Onlus, partner del Medical Relief,
rivolge un appello per inviare aiuti in modo da contribuire alla rapida
ricostruzione della struttura distrutta. Per contributi: c/c 105279 (ABI 05018,
CAB 03200) intestato a "Gazzella Onlus" presso la BANCA ETICA di Roma
IBAN IT43 D050 1803 2000 0000 0105 279.
( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO
Giocavano tutti a pallone, sette degli otto bambini palestinesi uccisi in due
giorni di raid israeliani sulla striscia di Gaza. I morti tra mercoledì e ieri
sono in tutto trentadue: trentuno residenti della Striscia (oltre ai bambini
anche un pastore) e della Cisgiordania, un israeliano a Sderot, la cittadina
del Negev che da mesi viene bersagliata con i missili (fortunatamente poco
precisi) lanciati dai militanti di Gaza. Un'escalation, apparentemente, senza
via d'uscita. Il ciclo diventa sempre più violento. Il tono delle minacce
sempre più acceso. Israele risponde ai kassam
bombardando edifici e località dove si potrebbero trovare gli uomini armati;
Jihad e Hamas rispondono alla soverchiante superiorità israeliana aumentando il
tiro che ieri ha coinvolto anche la città portuale d'Ashkelon. E' uno scenario
consumato. Hamas non vuole arrendersi e Olmert è troppo debole per non
rispondere agli attacchi da Gaza. Se non provocano morti o feriti, resiste alle
pressioni delle opposizioni che chiedono la sua testa e dei generali incerti ma
scalpitanti; di fronte ai funerali di un israeliano sente il bisogno di
rispondere con estrema durezza. Ieri sera un elicottero ha attaccato vicino
all'abitazione del premier Ismael Haniyeh. Il giorno prima era stato bombardato
il suo ufficio vuoto. Due messaggi chiari: nel mirino ci potrebbe essere lo
stesso leader di Hamas. Sullo sfondo di questa ripresa della violenza, le
parole di sconforto dei leader palestinesi (il presidente Abbas contrario alla
lotta armata teme che possa essere necessario in futuro) e arabi per i quali la
conferenza di Annapolis, dalla quale era uscito l'impegno a rilanciare il
processo di pace, è fallita nel suo intento. Per il segretario generale della
lega araba Amr Moussa, che ieri a Roma ha incontrato il ministro degli esteri
Massimo D'Alema, Annapolis "sta andando verso il crollo, da Israele
non è arrivata alcuna risposta positiva". E lo stesso premier israeliano
Olmert ha cominciato a mettere le mani avanti per dire che un accordo entro il
2008 è sempre più improbabile. Parole e tensioni non sono piaciute alla Casa
Bianca tanto che Condoleeza Rice sta tornando nella regione di fronte alla
minaccia ventilata dal ministro della difesa, Ehud Barak di lanciare una
vasta operazione di terra per fermare le milizie di Gaza e al pericolo di
vedere lo scontro allargarsi anche al Libano. Un attacco di queste proporzioni,
però, è per ora giudicato poco probabile. E non soltanto perché comporterebbe
un alto numero di perdite tra i soldati israeliani e i civili palestinesi. Israele sta negoziando indirettamente con Hamas per la
restituzione del caporale Shalit, rapito quasi due anni fa e, secondo molti,
l'escalation rientra, pericolosamente, nel gioco complesso delle trattative in
corso e dalle quali il movimento islamico vorrebbe ottenere il rilascio di
centinaia di prigionieri palestinesi e, soprattutto, una tregua con Israele. Shimon Peres ha affermato ieri che così come Israele ha messo fine agli attentati suicidi così fermerà il
lancio di kassam. Forse, ma difficilmente basteranno le armi. Visitando la
salma del figlio, un militante ucciso in uno degli attacchi di ieri, Khalil
al-Haya, esponente di spicco di Hamas già nel mirino d'Israele,
ha ringraziato "dio per questo dono". "E' il decimo della mia
famiglia a ricevere l'onore del martirio".
( da "Liberazione" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Vanno avanti senza
sosta i raid di Tel Aviv: 17 le vittime di ieri. Attaccati i palazzi di Hamas
Come durante la guerra in Libano, le incursioni non fermano i lanci di missili
su Sderot Bambini palestinesi sotto tiro: altri otto uccisi nella Striscia Francesca
Marretta Gerusalemme Altri morti a Gaza, ancora una volta di mezzo ci sono
finiti i civili, ancora una volta i bambini. Altri razzi su Israele,
ancora colpite, Sderot e Ashqelon, ma questa volta sulla città portuale sono
piombati anche missili Grad, di gittata ben maggiore rispetto ai qassam. Ieri i
morti nella Striscia sono stati almeno quindici. Quattro erano ragazzini morti
nel corso della stessa incursione: Omar e Deib Darduna, di 11 e 14 anni,
colpiti in pieno dalle deflagrazioni, Mohammed Hammuda, 8 anni e Ali Darduna,
sette. Sale così a ventotto morti il bilancio delle ultime 36 ore, tra cui un
neonato di 5 mesi ucciso mercoledì sera durante un attacco aereo alla sede del
ministero dell'Interno di Hamas a Gaza City. L'edificio bersaglio dell'incursione
era vuoto. Nelle case circostanti gli abitanti della zona si sono trovati,
com'è evidente in un posto come Gaza, che conta la maggiore densità di
popolazione al mondo, senza via di scampo. Un altro ragazzino di 12 anni, Amjad
As-Sakani, è morto a Gaza City. Altri tre ragazzini palestinesi, tra cui uno di
5 anni, Muhammad Nasser Al-Borey, colpito mentre era in casa, sono stati uccisi
nella zone di al-Tawam. Gli attacchi aerei hanno gravemente danneggiato la sede
dell'organizzazione umanitaria Medical Relief e un posto di polizia situato a
( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A pensare male si fa
peccato ma spesso ci si azzecca: se le rivendicazioni di Gheddafi per fatti
così remoti fossero fomentate dalle imprese italiane interessate al progetto di
costruire l'autostrada libica? La realizzazione di quest'opera
rappresenterebbe, per loro e per i percettori di bustarelle, una fonte di
guadagni colossali al di fuori della giurisdizione fiscale italiana, con una
ulteriore spoliazione delle nostre già disastrate finanze. Va bene la pena di
suscitare le recriminazioni internazionali ed a chi importa se il paese va a
fondo? Faremo una ulteriore riforma previdenziale e sanitaria! La strada
riparatrice (la via Balbea) noi la abbiamo già costruita da tempo in Libia e
non tocca a noi affiancare una autostrada in un Paese così ricco! Purtroppo noi
nutriamo una schiera di sedicenti storici che alimentano le loro ispirazioni
rotolando nel fango i nostri valorosi soldati! Eppure le storie di conquista e
di colonizzazione sono piene di esempi ben meno edificanti. Per citarne solo
alcuni inglesi e francesi che hanno sterminato i nativi del Nord America e li
hanno deportati nelle "riserve", spagnoli e portoghesi hanno fatto
anche peggio nel Centro e Sud America. E che dire di quanto è avvenuto nelle
loro sterminate colonie (inclusa Australia) e della deportazione degli schiavi
neri, per non parlare della guerra contro i boeri, in India, in Sudan o anche
in oriente (Hiroshima e Nagasaki) in Europa (Dresda) nel Medio Oriente (Iraq a
più riprese), Palestina in cui i
nativi sono stati espropriati della loro patria. D'altra parte gli italiani,
eccezion fatta per sporadici episodi bellici esposti con animosità che hanno
riguardato quelli che oggi sarebbero definiti "terroristi", hanno
portato ovunque civiltà e non hanno spogliato le colonie delle loro ricchezze
come invece hanno sempre fatto gli altri colonizzatori (che si guardano
bene dal fare esame di coscienza). Non si possono confrontare i morti ma quanti
se ne possono contare oggi in Eritrea, in Abissinia ed in Somalia dopo che le
popolazioni locali si sono sottratte al giogo italiano? Gli ascari, i dubat,
gli zaptie si sono arruolati ed hanno combattuto coraggiosamente fianco a
fianco con i nostri soldati e dobbiamo semmai lamentare che questa repubblica
democratica si sia dimostrata ingrata nei loro confronti. L'Italia ha
restituito l'obelisco di Axum ma altri hanno restituito i fregi del Partenone e
le altre prede di inestimabile valore che fanno mostra di sé nei musei
d'Europa? Tommaso Bertolazzi GENOVA 29/02/2008 Mi dispiace, signor Bertolazzi,
ma lei ha trovato in me un ennesimo estimatore degli storici
"sedicenti", che non apprezza abbastanza l'opera civilizzatrice
dell'Italia in Libia - e nemmeno in Etiopia, se è per questo. Assieme a me, non
ha apprezzato affatto tale opera la War Crimes Commission dell'Onu, che ha
raccolto un bel po' di materiale documentario sull'idea di civilizzazione della
nostra occupazione. Come esempio edificante ricordo le note relative al piccolo
episodio di Cufra, come riportate nelle opere dei "sedicenti" storici
Del Boca e Ottolenghi. Cufra è città santa per gli islamici perché sede della
Senussia, considerata da Graziani "centro di raccolta di tutto il fuoriuscitismo
libico", ovvero quelli che lei, come Graziani considera terroristi e i
Libici considerano resistenti, visto che resistono all'occupazione militare
straniera. Il 26 agosto Cufra è bombardata e i ribelli inseguiti, verso il
confine con l'Egitto. Graziani parla di 100 uccisi, 14 passati per le armi e
250 prigionieri tra cui donne e bambini. Il bilancio complessivo è molto più
alto. Il 20 gennaio 1931 Cufra è occupata; seguirono tre giorni di saccheggi e
violenze di ogni tipo fatti dai soldati col tacito assenso dei superiori, 17
capi senussiti impiccati, 35 indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, 50
donne stuprate, 50 fucilazioni, 40 esecuzioni con accette, baionette, sciabole.
Atrocità e torture impressionanti: a donne incinte squartato il ventre e i feti
infilzati, giovani indigene violentate e sodomizzate (ad alcune infisse candele
di sego in vagina e nel retto), teste e testicoli mozzati e portati in giro
come trofei; torture anche su bambini (3 immersi in calderoni di acqua
bollente) e vecchi (ad alcuni estirpati unghie e occhi). Per il resto,
autostrade comprese, faccia lei. 29/02/2008.
( da "Tempo, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa RaidUcciso
figlio di capo Hamas Missili su Gaza muoiono 4 bimbi GAZA Giocavano a calcio su
una spianata di sabbia alla periferia del campo profughi di Jabalia, nel nord
della Striscia di Gaza: loro lanciavano la palla, poco distante i miliziani
lanciavano razzi Qassam. Il missile lanciato da un
elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale ordigno
è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini palestinesi (il
più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i miliziani sono invece
fuggiti incolumi. è la seconda strage di bambini che in poche ore si
consuma per sbaglio: mercoledì sera in un identico campetto da gioco vicino a
Beit Hanun sono stati uccisi per errore altri tre piccoli palestinesi. Un
quarto, di appena sei mesi, è morto nella notte investito dalle schegge di una
bomba israeliana destinata a radere al suolo un edificio di Hamas. Il bilancio
dei morti di Gaza anche ieri è stato pesante: oltre ai quattro bambini, sono
rimasti uccisi in diversi raid aerei tre civili e sei miliziani. Fra di loro il
figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas, e personalità
di prima fila del movimento islamico. I ripetuti bombardamenti israeliani appaiono
la risposta ai lanci di Qassam che pure le milizie palestinesi hanno continuato
a tirare, e non più soltanto verso la vicina Sderot Nel pomeriggio almeno tre
razzi hanno infatti colpito il centro di Asqhelon, città israeliana di 110.000
abitanti a
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele bombarda,
strage di bambini Gerusalemme. Ormai è un bagno di sangue. Ieri almeno 13
palestinesi, tra cui quattro bambini, sono rimasti uccisi in una ondata di
violenti attacchi aerei lanciati da Israele su Gaza. Tre
dei bambini erano fratellini. Il quarto, era un loro compagno di giochi. Altri quattro
bambini (tra i quali uno di sei mesi) erano stati uccisi l'altro giorno da un
missile israeliano. Dal minuscolo territorio palestinese, sotto il controllo di
Hamas dallo scorso giugno, continuano nel frattempo i lanci dei razzi
artigianali verso il sud di Israele, uno dei quali che
mercoledì ha ucciso a Sderot uno studente del college Sapir. Ieri ne sono
caduti altri nel territorio dello Stato ebraico e un missile, di tipo Grad, ha
colpito una abitazione ad Ashqelon. Attacchi e rappresaglie dell'una e
dell'altra parte. Israele punta l'indice contro Hamas
e il ministro della difesa Ehud Barak è tornato a minacciare una vasta
operazione militare, di fatto la rioccupazione di una buona parte della
Striscia di Gaza. Da parte sua il premier Ehud Olmert ha ribadito che Israele respingerà ogni proposta di levare l'embargo
economico su Gaza. Hamas rimanda al mittente le accuse e afferma che i lanci di
razzi sono una risposta alle aggressioni israeliane e alle uccisioni di bambini
innocenti. E lancia un avvertimento: lo Stato ebraico pagherà caro una offensiva
contro Gaza. La situazione sta precipitando. Al punto che anche il presidente
Abu Mazen - da sempre su posizioni moderate - non ha escluso il ricorso alla
lotta armata se falliranno i negoziati. mic.gio.