HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DAL 25 AL 29 FEBBRAIO 2008        #TOP


Report "Israele/Palestina"

La contraddizione del cristianesimo ( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nei confronti dello stato di Israele. Questo dibattito, d'altronde, si inserisce in una questione più ampia e di difficile soluzione. Il cattolicesimo continua a parlare di ecumenismo, ma allo stesso tempo continua ad affermare la sua assoluta superiorità nei confronti di tutte le posizioni religiose, ebraiche, cristiane e non.

Iran, Pakistan, Indiae Israele sulle listedei buoni e dei cattivi ( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Credo che sarebbe una sciagura se l'Iran dovesse possedere l'atomica, ma perché Israele, Pakistan e India invece possono averla? Elio Dellepiane GENOVA 25/02/2008 Perché Israele, India e Pakistan sono buoni e l'Iran è cattivo. Almeno al momento, o fino a poco tempo fa, o fino a quando uno o l'altro non passeranno nella lista dei cattivi.

Pronto soccorso, no dei medici alla riforma - sara strippoli ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dai paesi scandinavi e da Israele. L'aeroporto è rimasto sempre aperto. Ma sono stati cancellati i voli Lufthansa, Monaco e Francoforte perché non erano abilitati al volo in condizioni di bassa visibilità. Il volo proveniente da Tirana è un charter da Dublino sono stati dirottati a Genova, un charter proveniente da Edimburgo invece è atterrato a Bergamo.

Oggi la catena umana a gaza israele: "pronti a sparare" ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La protesta Oggi la catena umana a Gaza Israele: "Pronti a sparare" GAZA - Una catena umana di 40 chilometri per chiedere la fine dell'embargo su Gaza: sarà formata oggi da migliaia di palestinesi. Le autorità israeliane hanno ordinato a migliaia di agenti e soldati di blindare il confine e prepararsi a sparare se necessario.

Santanché dama nera in tv "fascista e orgogliosa" ( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Abbiamo condannato la frase di Fini in Israele perché noi, da cattolici, pensiamo che il male assoluto sia il diavolo, certo non il fascismo che è un periodo della storia d'Italia". Stoccata diretta al leader di Alleanza nazionale. Ma la candidata a Palazzo Chigi di Francesco Storace e Luca Romagnoli, leader del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore,

Meina cancella l'hotel della strage ( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: artista israeliano Ofer Lelouche: forse un bronzo alto quattro metri, forse una serie di opere più piccole. Si vedrà. Ma la scelta è fatta. Perché a Meina, dopo tanti anni, è ormai tardi per immaginare una scelta diversa: il vecchio hotel non diverrà mai un museo della resistenza o una testimonianza dell'eccidio dei tanti ebrei che caddero,

Di Indiana Jones ha più che altro gli occhialetti da accademico, oltre che la determinazione a ( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: discendente della stirpe sacerdotale israelita, i Cohen. Ora Parfitt, secondo quanto riferisce la rivista americana "Time", partendo dalla credibilità di quel marcatore genetico scoperto nei Lemba ha approfondito le loro tradizioni orali, in cui ricorre un oggetto a forma di tamburo chiamato "ngoma lungundu" usato per custodire oggetti rituali e dotato di proprietà quasi divine.

Arriva Nader il killer dei democratici ( da "Stampa, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Amministrazione Bush quanto i leader democratici di Washington e punta a cavalcare l'onda dell'antipolitica: "Dall'Iraq alla Palestina e Israele, da Enron a Wall Street, da Katrina agli errori dell'Amministrazione Bush fino alle complicità dei democratici che non fermano la guerra nè bloccano i tagli fiscali: queste sono le situazione che mi hanno fatto decidere di candidarmi".

Gaza, catena umana contro l'isolamento ( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: isolamento Israele: non interverremo, responsabilita di Hamas Gaza, 25 feb. - Una grande manifestazione popolare contro l'isolamento della Striscia di Gaza ha avuto inizio questa mattina. Si tratta di una dimostrazione che prevede la formazione di una catena umana di alcune migliaia di persone per protestare contro l'isolamento della Striscia di Gaza.

Iran-Israele, scontro sulle sanzioni ( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, scontro sulle sanzioni Olmert: "bisogna fermare il programma nucleare". Teheran minaccia ritorsioni Tokyo, 25 feb. - Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha chiesto oggi l'applicazione di nuove sanzioni contro l'Iran per il programma nucleare, mentre Teheran ha minacciato l'Occidente sulle conseguenze dell'imposizione di misure in tal senso.

Fallita la 'catena umana' di Hamas contro l'embargo di Israele ( da "Quotidiano.net" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti non c'e nulla che puo contrastarlo efficacemente (il pacifismo, ndr)...ecco perche per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della non-violenza palestinese". Il pacifismo, spiega Burston, al contrario degli attentati suicidi, dei razzi su Sderot e della violenza migliora l'

Gaza, grande catena umana contro il blocco israeliano ( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: grande catena umana contro il blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi hanno partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto,

Gaza, catena umana contro il blocco israeliano ( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: catena umana contro il blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi hanno partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto,

Omaggio a Vinnegar signore del "bass" con tre fuoriclasse ( da "Stampa, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sotto il marchio SGS Group agisce infatti la società multinazionale composta dal batterista israeliano Asaf Sirkis, dal contrabbassista moscovita Yuri Goloubev e dal pianista gallese Gwilym Simcock. Quest'ultimo è tra i giovani talenti più seguiti del continente, già insignito del titolo di miglior musicista jazz del 2007 e vincitore del BBC Award di categoria.

Quando da piccolo sognavo israele - elie wiesel ( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ELIE WIESEL Per il bambino ebreo che è in me, Israele rappresenta un irresistibile richiamo alla speranza, e Gerusalemme un potente canto d'amore. Quando, in Romania, passeggiavo per le strade della mia piccola città appollaiata sui Carpazi, spesso mi immaginavo in qualche luogo della Giudea, seduto su una panca ad ascoltare un Maestro mentre spiegava il mistero delle parole,

In via alloro il "giardino dei giusti" piantato un carrubo, simbolo di pace ( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: simbolo di pace Il sindaco al fianco dell'ambasciatore di Israele in Italia "Ricordo collettivo" Nasce anche a Palermo il "Giardino dei giusti", come luogo della memoria contro ogni forma di razzismo. Ieri mattina il sindaco Diego Cammarata e l'assessore alla Toponomastica, Carlo Vizzini, hanno intitolato in questo modo la villetta comunale di via Alloro 80.

Catena umana contro l'assedio della striscia ( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: persone per la catena umana di 40 chilometri indetta dal movimento di resistenza islamico Hamas contro l'embargo israeliano della Striscia di Gaza. Ma alla manifestazione hanno aderito solo 5.000 palestinesi, pochi per unire idealmente Rafah, sul confine meridionale con l'Egitto, e Beit Hanoun, a nord. Incidenti alla fine della protesta, 50 i palestinesi fermati al valico di Erez.

Io, quel ragazzo che sognava israele - elie wiesel ( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Perché non sono un cittadino israeliano? Perché non vivo in Israele? Soprattutto perché per molti anni ho pensato, ingenuamente, che sarei stato più utile al mio popolo fuori da Israele. Ma anche, lo ammetto, perché in realtà non ero pronto. Mi è tuttora difficile distaccarmi dalla diaspora, dalle sue ansie, dalle sue memorie e dalle sue sfide.

Gaza, catena umana non violenta contro l'assedio Fra le migliaia di persone molte scolaresche Hamas al valico di Erez per impedire incidenti ( da "Unita, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quando circa duemila manifestanti hanno provato a marciare in direzione di Erez, il valico che segna il confine fra Striscia e Israele. Ma a fermarli hanno provveduto gli stessi agenti della polizia di Hamas, che hanno impedito ai dimostranti di avvicinarsi a più di un chilometro dal valico: "Non vogliamo provocare incidenti con gli israeliani", spiega uno dei poliziotti.

Israele, fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon ( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in coma, compie 80 anni Israele, fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Un incontro tra due cowboy". Così chi c'era ha descritto la visita di George Bush ad Ariel Sharon, oltre un mese fa, nella camera d'ospedale dove l'ex primo ministro giace in coma.

Ambasciatore israeliano al Gramsci ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: scuola Ambasciatore israeliano al Gramsci Scuola --> L'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur sarà in città mercoledì per partecipare a un incontro, organizzato dal Liceo classico. La visita si inserisce all'interno di un progetto dell'istituto che ha la finalità di promuovere la conoscenza dei rapporti interculturali e interreligiosi tra i popoli del Mediterraneo.

L'UNIONE degli scrittori palestinesi ha condannato ieri la partecipazione di Israele, come ospi ( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La partecipazione di Israele, a suo dire, vorrebbe dire "legittimare tutti i suoi comportamenti fascisti". Il Salon du Livre, la più prestigiosa vetrina editoriale internazionale dopo la Buchmesse di Francoforte, ha invitato una quarantina di scrittori israeliani in occasione del sessantesimo anniversario della creazione dello Stato ebraico,

Avvisi ai naviganti E' uscito il nuovo numero di Crossing Borders la newsletter transnazionale sui movimenti e le lotte dei migranti ( da "Liberazione" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Italia e che è stato bandito da Israele. Un film che ha fatto finire il suo regista, Mohammad Bakri sotto processo per vilipendio dell'esercito israeliano e che gli fa rischiare il carcere e una multa di 500mila euro (la sentenza giovedì prossimo). E Jenin, Jenin proiettato dalle 18 in poi libreria Gilgamesh via Oberdan 45.

Francesca Marretta ( da "Liberazione" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in cui Israele, nella visione del movimento islamico, ha mostrato il fianco. "Israele non interverrà in manifestazioni all'interno di Gaza ma assicurerà la difesa del territorio e preverrà ogni violazione dei propri confini sovrani" era scritto nel comunicato congiunto firmato domenica dal ministro degli esteri Livni e dal ministro della Difesa Barak.

L'esercito aveva schierato carri armati, cannoni e 6500 uomini. Decine di tiratori scelti er ( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele avrebbe "difeso la propria sovranità" con ogni mezzo. L'idea stessa di una catena umana, di un possibile assalto di uomini, donne e bambini (simile a quella del mese scorso al confine con l'Egitto) alla barriera israeliana che tiene chiusi i palestinesi di Gaza nella prigione virtuale in cui si trovano aveva messo in allarme il governo e il ministero della difesa a Tel Aviv.

Sud America, allarme terrorismo islamico ( da "Avanti!" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La condanna di Israele per i suoi comportamenti a Gaza e la richiesta della creazione in tempi rapidi di uno Stato palestinese, sono stati i temi che hanno fatto unire il terzomondismo dei Paesi sudamericani e l'avversione a Israele degli arabi. Certamente vi è stata anche una condanna del terrorismo da parte del saudita Saud Al Faysal,

Hamas cerca la strage ( da "Opinione, L'" del 26-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: al confine tra la Striscia e Israele) per protestare contro il blocco di Gaza. Intanto, per precauzione, l'esercito di Gerusalemme ha rafforzato le sue postazioni di confine con 6500 uomini, per evitare che i palestinesi facciano al confine israeliano quel che fecero con l'Egitto: sfondare le barriere per riversarsi oltre la frontiera.

Hamas gioca la carta nonviolenta. Ma è un buco nell'acqua ( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che colse di sorpresa tanto l'Olp quanto Israele. "Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti non c'è nulla che può contrastare efficacemente il pacifismo. Ecco perché per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della nonviolenza palestinese", scrive Burston.

F unziona, non funziona? Se in politica se ne parla (spesso senza sapere bene di che cosa si parla), ( da "Stampa, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele. Non è d'accordo, invece, Silvio Garattini. Secondo il farmacologo, non c'è evidenza che comprovi una reale efficacia. Si usano inibitori del testosterone, sostanze come il c-proterone e il medrossiprogesterone acetato, ma perché l'effetto sia duraturo l'individuo dovrebbe essere costretto ad assumerle in modo permanente.

CROCIATA CONTRO VIGNETTE BLASFEME ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alla martiriologia come unico metodo di resistenza a Israele, 6 mesi di carcere, una multa e la censura del giornale è la pena inflitta dal tribunale di Gaza, controllato dal movimento oscurantista, al direttore del quotidiano palestinese vicino all'Anp "al-Ayam" Akram Haniyeh e al suo caricaturista politico, Baha Boukhari, 64 anni (vivono entrambi a Ramallah,

Tariq Ramadan spiega le ragioni del suo boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele come ospite d'onore nel momento in cui è in corso la crisi della Striscia di Gaza. "Lanciamo dei dibattiti "culturali" e facciamo finta di non accorgerci che in questo modo giustifichiamo il "silenzio politico"" scrive Ramadan, e aggiunge: "Nel momento in cui l'Iran è lo spauracchio della scena politica internazionale e il bersaglio preferito della bellicosa amministrazione

L'Iran continuerà a collaborare con l'Aiea ( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il Consiglio di sicurezza ha approvato due risoluzioni contro di noi mentre Israele, che non aderisce neppure al Tnp e ha 200 testate atomiche, è fuori da ogni ispezione". L'Iran, conclude Zohrevand, "ratificherà quel protocollo quando i problemi saranno risolti", ma "non accetta pressioni e ricatti". E attacca: "Le armi chimiche sono più economiche e terribili dell'arma nucleare.

<La politica estera dei democratici? Prussiani contro negoziatori> ( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sono tra i nostri migliori amici ma smettiamo di dare a Israele assegni in bianco". Questa idea di soft power che tipo di impatto potrebbe avere sulla politica estera americana? Intendiamoci, l'assunto fondamentale è che gli Usa vogliono la primazia sul mondo. Nessuno può nemmeno pensare di diventare presidente senza sostenerlo in qualche modo.

Beit Hanun, prigione nella prigione della Striscia di Gaza I civili ostaggio dei raid israeliani e del fanatismo di Hamas ( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ultimo avamposto palestinese prima del posto di confine a nord con Israele, il valico di Eretz. Tra le due entità nemiche l'una per l'altra, si estende una sorta di "no man's land". Uno spazio aperto e polveroso in cui gli edifici sono stati gradualmente demoliti o resi inabitabili per effetto del conflitto e delle ripetute incursioni israeliane.

Israele Moshe Katsav patteggia: sexgate chiuso ( da "Liberazione" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

Il fascino del modello israeliano ( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: pag: 26 categoria: REDAZIONALE Noi e gli altri Il fascino del modello israeliano A Gerusalemme i fondi sono stati separati dalle banche per legge. Il modello israeliano- citato più volte da Mario Draghi - ha imposto con una norma la fine del connubio tra banche ed sgr. Un esempio proponibile in Italia? Difficile dirlo.

CORREVA il secondo secolo dopo l'avvento di Cristo quando Traiano venne nominato imperatore ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In Norvegia e in Palestina lo spettacolo di Moni Ovadia e Kounellis, "Al Kamandjati", e poi raid tattici in Germania (ad aprile la Pmjo) e a New York (è previsto uno scambio di mostre). Ma le campagne d'inverno arriveranno fino alle porte di Mosca con il festival del Jazz Italiano.

Dal nostro corrispondente NEW YORK - E' come una padella al teflon, nulla ( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: incluso l'ex ambasciatore in Israele Martin Indyk, al quale è stato affidato il compito di illuminare le comunità ebraiche dell'Ohio sulla scarsa preparazione di Obama in materia di Medio Oriente. Il dibattito, previsto per le tre del mattino di oggi in Italia, sarà presumibilmente l'ultimo a vedere i due l'uno contro l'altra.

Se l'Europa supporta la farfalla cipriota aiuta anche se stessa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dopo la Palestina e il Kashmir. Nel 2004 i tentativi di addivenire a un compromesso naufragarono per la stolta scelta dell'Ue di garantire a Cipro greca l'ingresso in Europa anche senza la parte turca. Cosicché in un referendum tenuto in entrambe le parti dell'isola le istanze riunificatrici vinsero nella parte turca,

Tv "educativa" di Hamas ( da "Opinione, L'" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: stai boicottando Israele e la Danimarca e i loro prodotti commerciali?". E Allah che lo chiede. Tramite la nota serie di cartoni animati dell'orrore, "Pionieri del domani", inventati dalla tv Al Aqsa, quella palestinese. Lo scorso 22 febbraio è andato in onda l'ennesimo episodio di questa vergogna che è lo spettacolo per bambini "I pionieri del domani"

BOICOTTARE NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE NEGARE L'ESISTENZA DI ISRAELE: IO NON NEGO LA SUA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: onore lo stato di Israele. Ramadan chiede la fine delle "strumentalizzazioni di questa vicenda" e l'apertura "di un vero dibattito" sulla possibilità di criticare Israele usando mezzi pacifici come il boicottaggio. "Da giorni e settimane i media si sono mobilitati, e talvolta scatenati, intorno alla questione del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino,

DOPO QUELLI DI EGITTO E PALESTINA, ANCHE GLI EDITORI ALGERINI HANNO DECISO DI BOICOTTARE LA FIERA DE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: onore Israele. Il sindacato nazionale degli editori algerini (Snel) che riunisce una sessantina di editori, sarà assente "per denunciare le politica del paese ospite d'onore, Israele". Anche Casbah Editions, spiega Samin Amziane, direttore della casa editrice, "non parteciperà in nome del dovere di solidarietà con la popolazione civile palestinese di Gaza"

Concesso un contributo di 900mila euro alla Delegazione generale palestinese in Italia ( da "Voce d'Italia, La" del 27-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: agosto del 2002 il servizio segreto militare israeliano stimava il patrimonio personale di Arafat nell'ordine di 1,3 miliardi di dollari, ed il magazine "Forbes" Arafat come sesto nella lista "Re, regine o despoti", stimando il suo patrimonio in almeno 300 milioni di dollari. Nel 2003 il Fondo Monetario Internazionale condusse un'inchiesta presso l'autorità palestinese,

<Israele? Non, merci> ( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele? Non, merci" VALENTINA LONGO Israele ospite d'onore? Non, merci. Siamo in Francia, ma sembra l'Italia, è Parigi, ma sembra Torino. A due settimane dall'apertura del Salon du livre, che sarà inaugurato da Sarkozy insieme a Peres il 13 marzo (si concluderà il 19) nel mondo francofono sta montando una polemica che somiglia molto a quella appena sopita contro gli organizzatori

Pioggia di Qassam palestinesi e missili israeliani: morti e feriti nelle due città ( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ISRAELE) E una notte di guerra a Gaza: l'oscurità orba di lampioni e elettricità illuminata a intermittenza dalla scia dei Qassam e dei raid aerei. Ieri il rimpallo tra i miliziani di Hamas e l'aviazione israeliana non ha dato tregua agli abitanti di Sderot e Gaza, una giornata segnata dal sibilo della sirena fino all'incursione conclusiva,

Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a rischio" ( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il rabbino di Roma "Questione di soldi" Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a rischio" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO Gelo tra Vaticano e Israele. L'ambasciatore del Papa in Terra Santa, l'arcivescovo Antonio Franco lancia l'allarme: "Negoziati fermi a causa di Gerusalemme, a rischio la visita di Benedetto XVI".

Il figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la bancarotta della Shoah ( da "Stampa, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: CONTRASTI MORTALI Il figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la bancarotta della Shoah.

QUARANTA MISSILI Qassam sparati a caso da Gaza sulla martoriata città di Sderot. Alcuni hanno c ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: indomani degli accordi di Annapolis e che hanno costretto Israele a prendere contromisure per ora insufficienti. "Faremo tutto il possibile per far cessare questo attacchi indiscriminati sulla popolazione" ha detto ieri un portavoce del governo israeliano. Poco dopo è stato lanciato un nuovo raid aereo in cui sono rimasti uccisi altri miliziani e distrutte alcune postazioni di lancio.

La maggioranza degli israeliani per la trattativa con Hamas Il 64% favorevole a negoziare una tregua di lunga durata. Il 55% di sì anche tra i sostenitori di Kadima, il partito di ( da "Unita, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e che ieri ha provocato la morte di un civile israeliano) e arrivare alla liberazione del soldato Shalit, prigioniero da 20 mesi di un commando palestinese a Gaza. Aprire una trattativa: a chiederlo non è più solo qualche esponente politico dello Stato ebraico. A spingere in questa direzione è la maggioranza degli israeliani.

Raid e razzi 12 vittime ( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In un raid aereo israeliano nella mattinata sono stati uccisi 5 miliziani palestinesi di Hamas che viaggiavano a bordo di un'auto. L'attacco ha scatenato la rappresaglia delle milizie filo-integraliste che hanno sparato oltre quaranta razzi Qassam contro la città israeliana di Sderot uccidendo un uomo e ferendo altre 5 persone.

Registe coraggiose dai gulag all'Iran ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: onore ancora diffuso in Palestina ("Maria's Grotto" di Buthina Canaan Khoury), dalla Siberia ("Miss Gulag" di Maria Yatskova: parlano le ex detenute dei lager siberiani) all'Afghanistan ("Harat " di Sepideh Farsi, diario di viaggio da Parigi a Kabul). Omaggio all'Iran Mentre la Casa del Pane ospita una mostra con 40 tavole originali di Marjane Satrapi,

La rabbia di Hillary <Io sotto torchio E aiutate sempre lui> ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: perché sono stato un deciso amico di Israele... Non siederei qui se non fosse per i molti ebrei americani che hanno appoggiato il movimento per i diritti civili... Clinton: C'è differenza tra denunciare e rifiutare... Obama: Devo dire che non vedo la differenza. Non c'è un'offerta formale di aiuto di Farrakhan che implichi un rifiuto.

Il bambino simbolo della paura ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: REDAZIONALE Il video Il bambino simbolo della paura SDEROT - Un piccolo israeliano, 10 anni, è diventato il simbolo della tragedia quotidiana di Sderot. Un video documenta gli attimi di terrore dopo che un missile Qassam lo ha ferito devastandogli una spalla. Soccorso dalla sorella (foto sopra), riesce a dire soltanto: "Dov'è la mia mamma?

Razzi da Gaza, muore israeliano ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Quattro bimbi palestinesi uccisi dall'aviazione Razzi da Gaza, muore israeliano Bombardato l'ufficio, vuoto, del primo ministro di Hamas Governo sotto pressione: più vicina un'operazione militare su larga scala nella Striscia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La roulette russa dei Qassam si è fermata all'università.

Sguardi altrove , di ragazze speciali ( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: si muove nel Libano dell'attacco israeliano nel 2006, con la macchina da presa segue le storie di quattro diverse persone. Ma in lei la ricerca del senso parte sempre dagli incontri e dalle contrapposizioni. Miss Gulag è film di malinconia stridente, le storie di donne in un gulag siberiano dove oggi vengono richiuse detenute comuni.

Lettere@ilmanifesto.it ( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: degli accordi militari con Israele e dell'embargo criminale contro i palestinesi di Gaza. Mila Pernice, Forum Palestina La bella italiana Nella sua recensione al mio libro "Figure del desiderio: storia della bellezza femminile italiana dall'Ottocento a oggi" (Laterza, 2007) (il manifesto, 19 gennaio 2008), Alberto Mario Banti propone varie critiche alla mia impostazione di fondo.

L'acqua è inquinata, bisogna bollirla ( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: embargo israeliano in vigore da mesi. La società che gestisce le forniture idriche a Gaza ieri ha invitato gli abitanti a bollire l'acqua. A causare allarme è il mancato arrivo a Gaza del cloro a causa della chiusura attuata da Israele che, evidentemente, non ritiene la sostanza utilizzata per purificare l'acqua un bene di prima necessità.

Raid aerei israeliani, razzi Qassam A Gaza torna a scorrere il sangue ( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uccisione dell'israeliano a Sderot, ha annunciato che vendicherà i bambini morti a Jabaliya. Il premier Ehud Olmert ha avvertito che Israele farà tutto ciò che è necessario per mettere fine al lancio dei razzi palestinesi. Governo israeliano e comandi militari insistono sulla "inevitabilità" dell'invasione e rioccupazione di Gaza,

La speranza negata ai due popoli divisi da un muro ( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e che Israele è pronto a reagire duramente per sedare ogni forma di rivolta. E a costringere il Raìs, con carri armati, bombardamenti e ruspe, a rinunciare alla violenza. In alternativa, come in realtà è accaduto, per il presidente c'è una sola via: restare prigioniero nella Muqata di Ramallah, fra macerie,

Israeliani scatenati nei Territori: morti 12 palestinesi (3 bambini) ( da "Liberazione" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: In conseguenza del blitz israeliano la milizia di Fatah ha dichiarato finita la tregua con Israele. Mentre da Tokyo, dove si trova in visita, il Premier israeliano Olmert ha reiterato minacce contro i leader di Hamas, affermando che nessuno sarà immune dalla rappresaglia israeliana per gli attacchi su Sderot, la maggioranza della popolazione di Israele,

Perché il Pd cede al ricatto di Ichino sull'art. 18? Aborto, tra cucchiai d'oro e danni ambientali Obama e il bracciale del soldato morto in Iraq ( da "Liberazione" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: nella lotta contro i massacri di vite umane in Palestina, in Iraq, in Afghanistan; che lo Stato, laico e democratico, non può e non deve prendere ordini da entità sostanzialmente immorali, siano esse i cucchiai d'oro, o i giornalisti prezzolati, o i farisaici sepolcri imbiancati. Nando Spera Avezzano (Aq) E quelli procurati dall'inquinamento Spettabile redazione,

"Fuoco amico", l'ultima emozione di Yehoshua ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: figlio del paleontologo israeliano Yirmyahu, che lavora in Africa, in Tanzania. Vedovo da poco tempo, con la patria ha rotto tutti i rapporti, come con la religione ebraica, tanto ad gettare nel fuoco scritti, giornali e candele che sua cognata Daniela gli ha portato per festeggiare Hanukkah, che ricorda ogni anno la resistenza degli ebrei che non si arresero ai costumi pagani.

Cartoni animati per creare kamikaze ( da "Padania, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliani ma anche città come Jaffa e Haifa che oggi sono parte di Israele. Il movimento di Hamas non riconosce infatti il diritto all esistenza dello Stato ebraico che vorrebbe vedere annientato. "Se io sarò martire aggiunge il pupazzo sarà una tigre a prendere il mio posto". Una battuta seguita da un dialogo che avviene sotto l occhio delle telecamere e che è stato tradotto dal Memri,

M.O. raid israeliano uccide un neonato ( da "Voce d'Italia, La" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: : raid israeliano uccide un neonato E la risposta ai continui lanci di missili palestinesi contro Israele Gaza, 28 feb. – Raid israeliano, nella notte, colpisce un edificio, sede del ministero degli interni di Hamas, a Gaza. Nell'esplosione ha perso la vita un bimbo di sei mesi.

"Erodiade", una passione struggente ( da "Avanti!" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele di Erodiade, colpevole di aver lasciato Erode Filippo - quindi "senza terra" - per sposare il potere che l'unione col fratello le garantiva. Ma non è il fatto legale, la motivazione forse reale, almeno secondo l'apostolo Marco, quel motivo che spingeva Giovanni Battista a predicare contro la corruzione simboleggiata da un matrimonio tanto sciagurato,

Girotondi, missili e cartoni animati ( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele altro non è che una risposta "soft" adottata soltanto per convincere, chi di dovere, a sospendere il continuo bombardamento di una sua città? Fermo restando che Sderot è situata all'interno della linea verde, cioè territorio israeliano internazionalmente riconosciuto, quale nazione al mondo non risponderebbe militarmente e non con un semplice blocco delle frontiere ad un

Alla corte degli ayatollah ( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il tecnico ha sciolto la propria riserva dopo avere visto il presunto valore calcistico della squadra in un confronto finito 1 a 1 con la Siria. Senza neanche uno scrupolo di lavorare per migliorare artificiosamente l'immagine di uno Stato che predica la distruzione di Israele e cerca di dotarsi dell'arma atomica per portare a termine il proprio scopo.

Lanci di razzi contro Sderot e Ashkelon: un morto e otto feriti. Hamas rivendica ( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uccisione di cinque membri della sua polizia in un raid israeliano lanciato ieri notte. Proprio il giorno prima il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen, aveva giudicato "inopportuno" il lancio di razzi contro Israele. Ieri, lo stesso presidente palestinese denunciava l'infiltrazione a Gaza anche di elementi di Al Qaeda.

L'Iran ignora le sanzioni grazie a Cina e Russia ( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: minacce contro Israele. Di conseguenza, Gerusalemme è molto sensibile a quanto succede a Teheran. Secondo il generale Amos Yadlin, del Servizio di informazioni dell'esercito israeliano (IDF), l'Iran può arrivare all'arma nucleare in due anni. Secondo il quotidiano Ha'aretz entro il 2010 Teheran potrebbe essere in grado di trasportare una testata nucleare su obiettivi israeliani.

Gaza: ancora morti ( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: aereo israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia Gaza: ancora morti In pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle prime ore di questa mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di Gaza e dopo la morte di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi pomeriggio è stata la volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi di Jabalia.

Gaza ancora morti ( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: aereo israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia Gaza: ancora morti In pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle prime ore di questa mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di Gaza e dopo la morte di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi pomeriggio è stata la volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi di Jabalia.

Razzi da Gaza su Israele, ed è di nuovo escalation. Abu Mazen contro Hamas: <Alleati di al Qaeda> ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, ed è di nuovo escalation. Abu Mazen contro Hamas: "Alleati di al Qaeda" Un civile israeliano è rimasto ucciso e altre due persone sono rimaste ferite da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza contro Sderot. In totale sono almeno una ventina i razzi qassam caduti nel sud di Israele nel solo pomeriggio di ieri ed era dal maggio del 2007 che non si registravano morti per

In Israele c'è dif denza per Obama ( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il senatore nero ha inoltre schivato il colpo della Clinton dando risposte inequivocabili sul Medio Oriente: "Israele è uno dei nostri più importanti alleati e la sua sicurezza è sacrosanta". Ma le accuse della Clinton sono solo propaganda o riflettono invece una reale preoccupazione di Israele nel caso Obama divenisse il nuovo inquilino della Casa Bianca?

In prigione a 12 anni nell'inferno palestinese ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: intelligenza con Israele" Hassan ha compiuto 13 anni a settembre, due mesi dopo essere entrato in carcere con l'accusa di omicidio. Ha festeggiato fumando la prima sigaretta insieme al padre Mahmoud e ai due fratelli maggiori che dividono con lui e altri cinque detenuti la cella di due metri per tre nel centro di detenzione di Qalqiliya,

Bombe sulla Striscia, razzi Qassam su Aschelon ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: e la minaccia del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, che annuncia l'imminenza di una operazione su larga scala a Gaza, incombono sui due popoli come sinistri tamburi di guerra. La battaglia è iniziata presto. All'alba di ieri un raid aereo israeliano uccide tre miliziani di Hamas e dei Comitati per la resistenza popolare.

Adonis ai boicottatori "Guardate in casa vostra" ( da "Stampa, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: rea di aver invitato Israele come Paese ospite. "Se penso di avere ragione - spiega all'Adn Kronos International - non ho paura dell'altro che critica questa verità e userò ogni mezzo permesso e ogni occasione per esporla. E cercherò di persuaderlo". Invita poi i boicottatori a guardare in casa loro, a quel che fanno insomma i loro governi.

Bombe su gaza: 25 uccisi, otto sono bambini - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele "è l'escalation della guerra" Decine di razzi Qassam sparati contro la città di Sderot, colpita anche Ashkelon ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Escalation della Guerra nel sud", è il titolo che la Radio di stato dà ai suoi servizi sulle ultime 48 ore d'inferno vissute nella regione di confine tra le città israeliane del Negev settentrionale e la Striscia

Strage di bimbi: colpiti da un missile israeliano ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quattro morti Strage di bimbi: colpiti da un missile israeliano Gaza.. Giocavano a calcio, quattro morti --> GAZA Giocavano a calcio su una spianata di sabbia alla periferia del campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: loro lanciavano la palla, poco distante i miliziani lanciavano razzi Qassam.

Lo strappo delle caserme rosse ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: No a chi attacca Israele" IL PARLAMENTO europeo manda la vicepresidente Luisa Morgantini (Prc) alle celebrazioni per ricordare i deportati e i caduti alle Caserme Rosse e la comunità ebraica di Bologna diserta la cerimonia: non era mai accaduto. "E sempre stata critica contro lo Stato d'Israele, chi lo rinnega, rinnega la Shoà".

Caserme rosse senza gli ebrei - carlo gulotta ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le critiche della Morgantini contro Israele sono a senso unico e delegittimano lo Stato d'Israele, e sono critiche che costituiscono le premesse per il suo annientamento. Chiunque rinneghi lo Stato d'Israele, rinnega la Shoà". Armando Sarti, del comitato della Bolognina e del Navile, ieri ha diffuso il testo della mail dell'ambasciatore d'Israele Gideon Meir,

"mai con chi si schiera contro lo stato d'israele" ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele" "NON andremo alle Caserme Rosse. E lo dico con dolore, perché è la prima volta che accade. Su tutte le lapidi che ricordano il sacrificio di chi si oppose allo sterminio nazifascista, c'è il nome della comunità ebraica bolognese. Non possiamo assistere senza far nulla a chi si schiera tout court contro lo Stato d'

"affermazioni bugiarde e fanatiche la storia dell'olocausto mi appartiene" - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele". Si tratta delle citate "critiche a senso unico" contro lo Stato d'Israele? "Ho condannato la politica dei governi israeliani, ma riconosco, in quanto europea, l'esistenza dello stato d'Israele. Penso che sia indispensabile la convivenza tra i due stati, quello israeliano e quello palestinese e penso che la politica israeliana sia una politica coloniale di appropriazione

Giornata di guerra nei Territori: raid israeliano fa strage di bambini Tre fratellini e un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle incursioni 15 palestinesi uccisi. Razzi di Hamas su ( da "Unita, L'" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Giornata di guerra nei Territori: raid israeliano fa strage di bambini Tre fratellini e un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle incursioni 15 palestinesi uccisi. Razzi di Hamas su Asqhelon. Libano, gli Usa schierano la nave da guerra Cole / Roma LA SPORCA GUERRA miete vittime innocenti.

Le ragioni del dialogo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Prov Gallura Pagina 8051 olbia Ambasciatore israeliano Le ragioni del dialogo Olbia. Ambasciatore israeliano --> "Posso dedicare ai ragazzi tutto il tempo che vogliono: loro sono il futuro". Così ha salutato e introdotto il suo intervento l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur, ospite di un incontro organizzato dall'istituto Euromediterraneo.

Le donne guardano lontano con i film e le loro storie - luca mosso ( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mai Masri racconta in 33 Days la recente guerra tra Libano e Israele, Debora Scapellotta (Casa mia) si concentra sui bambini abbandonati di Bucarest, Buthina Canaan Khoury (Maria's Grotto) sul delitto d'onore in Palestina e Maria Yatskovaa (Miss Gulag) su un gruppo di detenute che partecipano a un concorso di bellezza.

Gaza, strage di bambini durante i raid. Pioggia di Qassam su Asqhelon ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano mentre giocavano a calcio su una spianata di sabbia nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Obiettivo del missile erano dei miliziani che, poco lontano, stavano lanciando razzi Qassam. E LA SECONDA strage di bambini che in poche ore si consuma per sbaglio: l'altra sera in circostanze analoghe vicino a Beit Hanun erano stati uccisi per errore altri

I ragazzi d'Israele Che sognano la fuga Abraham Yehoshua presenta il suo Fuoco amico ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: INTERVISTA "I ragazzi d'Israele Che sognano la fuga" Abraham Yehoshua presenta il suo "Fuoco amico" di MARIELLA RADAELLI ? MILANO ? LA FAMIGLIA come concetto politico e sociale. E questo il suo ruolo in letteratura. Lo sostiene Abraham Yehoshua (nella foto), oggi a Milano, alla Libreria Mondadori Duomo (ore 18) e domani a Pavia,

Salviamola noi, subito, la pace in Palestina ( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per rappresaglia, l'esercito Israeliano ha distrutto tre anni fa la centrale elettrica mettendo a rischio il funzionamento di tutto, dagli ospedali alle centrali di smaltimento dei rifiuti che ormai dipendono dalle forniture di Israele. Gaza ormai è una grande prigione a cielo aperto.

Segue dalla prima tortura, la morte di sheykh Majid ( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: lo stesso cognome di Marwan, il leader più popolare di Fatah in carcere in Israele, l'unico che potrebbe competere, nell'animo dei palestinesi, con quello di Yasser Arafat. Anche sheykh Majid portava lo stesso cognome. Anche lui era un Barghouthi, come suo cugino Marwan, con cui spesso discuteva animatamente di politica.

Raid su Gaza, è strage di bambini ( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel 2005. A Gaza in ogni caso le discussioni all'interno dell'esecutivo israeliano contano ben poco, perché il bagno di sangue è immenso e la gente attende il compiersi di un disegno noto da tempo. Tra mercoledì e giovedì almeno 28 palestinesi sono rimasti uccisi nei raid israeliani, 13 dei quali ieri,

Distrutta ong sanitaria: ora servono aiuti ( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: attacco israeliano di ieri contro la sede del Ministero dell'Interno a Gaza ha devastato anche la vicina sede dell'organizzazione non governativa Medical Relief, che ospitava la principale clinica e farmacia della Striscia di Gaza, un'ambulanza, un centro di sostegno per persone con handicap e gli uffici amministrativi.

Giocavano tutti a pallone, sette degli otto bambini palestinesi uccisi in due giorni di raid ( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da Israele non è arrivata alcuna risposta positiva". E lo stesso premier israeliano Olmert ha cominciato a mettere le mani avanti per dire che un accordo entro il 2008 è sempre più improbabile. Parole e tensioni non sono piaciute alla Casa Bianca tanto che Condoleeza Rice sta tornando nella regione di fronte alla minaccia ventilata dal ministro della difesa,

Bambini palestinesi sotto tiro: altri otto uccisi nella Striscia ( da "Liberazione" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dichiarando che la soluzione al problema dei razzi su Israele arriverà molto più rapidamente di quanto si possa immaginare. "Bisogna prepararsi a un'intensificazione del conflitto sul fronte sud. Hamas pagherà il prezzo dei suoi attacchi", ha sentenziato ancora Barak. Il governo israeliano non è tuttavia compatto sul possibile scenario di una reinvasione di Gaza.

La Libia occupata, la "civilizzazione"e il massacro di Cufra ( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Palestina in cui i nativi sono stati espropriati della loro patria. D'altra parte gli italiani, eccezion fatta per sporadici episodi bellici esposti con animosità che hanno riguardato quelli che oggi sarebbero definiti "terroristi", hanno portato ovunque civiltà e non hanno spogliato le colonie delle loro ricchezze come invece hanno sempre fatto gli altri colonizzatori (

Missili su Gaza muoiono 4 bimbi ( da "Tempo, Il" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il missile lanciato da un elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale ordigno è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini palestinesi (il più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i miliziani sono invece fuggiti incolumi.

ISRAELE BOMBARDA, STRAGE DI BAMBINI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele bombarda, strage di bambini Gerusalemme. Ormai è un bagno di sangue. Ieri almeno 13 palestinesi, tra cui quattro bambini, sono rimasti uccisi in una ondata di violenti attacchi aerei lanciati da Israele su Gaza. Tre dei bambini erano fratellini.


Articoli

La contraddizione del cristianesimo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Divino La contraddizione del cristianesimo Filippo Gentiloni Nuova battuta di arresto nel dialogo fra cattolici ed ebrei, nuova "gaffe" del Vaticano (dopo di quella con l'islam). Si tratta del testo che riguarda gli ebrei nella liturgia cattolica del venerdì santo: il Vaticano ha corretto il testo precedente, ritenuto offensivo nei confronti degli ebrei; la correzione, però, è stata considerata un peggioramento. Ancora una volta gli ebrei vengono considerati a un livello nettamente inferiore. Ecco il testo della versione precedente (che già era stata emendata sotto Giovanni Paolo II): "Dio onnipotente ed eterno, che non rigetti dalla tua misericordia neppure i Giudei, esaudisci le preghiere che ti rivolgiamo per questo popolo accecato". Ed ecco la versione "corretta" . "Preghiamo anche per gli ebrei affinché Iddio Signore Nostro illumini i loro cuori e riconoscano Gesù Cristo come salvatore di tutti gli uomini". Che dire? Il nuovo testo appare più gentile, ma insiste sulla necessità della conversione. Si tratta, ancora una volta, di due piani nettamente distinti e diversi: il cattolicesimo è al piano superiore. Logiche, quindi, le reazioni, anche ufficiali, delle comunità ebraiche. Il rabbino Di Segni: "Tragico passo indietro". E l'associazione rabbinica: "L'adozione di tale formula liturgica è in netta e clamorosa contraddizione con almeno quaranta anni di dialogo ebraico-cattolico". Un episodio che, d'altronde, si inserisce in un momento già difficile del dialogo , come si può riscontrare anche dagli elenchi di professori che hanno fatto seguito all'invito del papa alla Sapienza, nonchè dalle polemiche, politiche e non soltanto, nei confronti dello stato di Israele. Questo dibattito, d'altronde, si inserisce in una questione più ampia e di difficile soluzione. Il cattolicesimo continua a parlare di ecumenismo, ma allo stesso tempo continua ad affermare la sua assoluta superiorità nei confronti di tutte le posizioni religiose, ebraiche, cristiane e non. Una palese contraddizione. Ma finora il Vaticano ha condannato tutti i tentativi con i quali alcuni teologi cattolici hanno cercato di risolverla.

Torna all'inizio


Iran, Pakistan, Indiae Israele sulle listedei buoni e dei cattivi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sono un anziano di 84 anni, poco politicante e poco istruito. Ancora oggi, come alla fine della seconda guerra mondiale, sono inorridito dall'olocausto degli ebrei a opera dei nazifascisti eseguito nei campi di sterminio. Ma oggi le cose, a mio parere, si sono complicate. Vorrei sapere quanti uomini, quante donne, quanti bambini, quanti palestinesi sono morti da quando è iniziata l'intifada; e quanti uomini, donne e bambini israeliani sono morti nello stesso periodo? Credo che sarebbe una sciagura se l'Iran dovesse possedere l'atomica, ma perché Israele, Pakistan e India invece possono averla? Elio Dellepiane GENOVA 25/02/2008 Perché Israele, India e Pakistan sono buoni e l'Iran è cattivo. Almeno al momento, o fino a poco tempo fa, o fino a quando uno o l'altro non passeranno nella lista dei cattivi. Ricorderà che Saddam Hussein era buono un tempo, poi è diventato cattivo, anzi, cattivissimo, il più cattivo di tutti; la cosa strana è che le stragi di curdi le ha fatte quando era buono e nessuno gliele rinfacciava. Nessuno tra i buoni, intendo, e men che meno il superbuono e il vice superbuono, gli Usa e la Gran Bretagna, che avevano in lui quello che consideravano il miglior alleato possibile contro il comunismo (il partito Baath andò al potere in funzione anticomunista con un colpo di Stato sostenuto dal Foreign Office) e contro l'Iran della rivoluzione islamica. In effetti, dopo lo Scià, l'Iran è sempre stato tra i cattivi. Ma chissà; il Pakistan sta lentamente inoltrandosi nel territorio dei cattivi dopo un'onorata e pluridecennale carriera tra i buoni. Per Israele il discorso è diverso; è assai improbabile che possa mai finire nella lista dei cattivi, la necessità della sua difesa è accettata e sostenuta da tutti, e le sue bombe atomiche sono un dato di fatto su cui nessuno discute o intende farlo, né ora né mai. Per la conta dei morti (della prima, della seconda, della terza intifada, o di tutte quante?) tra i Palestinesi e gli Israeliani la invito a rifarsi alle cifre fornite nei report dell'Onu e della sua organizzazione sanitaria, reperibili sul sito ufficiale. L'ultima volta che ci ho dato un'occhiata mi pare che fossero intorno ai 20 a 1 (venti civili palestinesi uccisi ogni israeliano). Ma, come si sa, i numeri in sé non significano nulla, o significano diverse cose assieme, o cose alternate a seconda di come si intende la numerazione; allo stesso modo i civili possono essere diversamente intesi, o apparire sotto mentite spoglie, o semplicemente equivocabili in quanto tali. Per quanto mi riguarda, da tempo io non desidero commentare in nessun modo e per nessuna ragione la situazione politica, militare, umanitaria in Palestina e in Israele, per la semplice ragione che non mi sento intellettualmente libero di farlo. 25/02/2008 Nell'edizione di ieri, per un errore di trascrizione, la tabella pubblicata a pagina 9 è uscita con le percentuali errate dei turisti attesi in Liguria. Ce ne scusiamo con i lettori. 25/02/2008.

Torna all'inizio


Pronto soccorso, no dei medici alla riforma - sara strippoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Torino Pronto soccorso, no dei medici alla riforma Caselle, disagi e ritardi per la nebbia L'Anaao pubblica la bozza sul web. La Regione: "Scorrettezza" L'ipotesi: un solo professionista per l'emergenza Nasce l'infermiere di famiglia SARA STRIPPOLI Un solo "medico in prima linea" nel futuro dei pronto soccorso del Piemonte. Sarà la fine della vecchia dicotomia chirurgia-medicina generale e l'inizio di una nuova epoca che vede in corsia un unico professionista formato ad hoc per gestire l'emergenza in pronto soccorso. Un corso di specializzazione in "medicina d'emergenza e urgenza" provvederà a sfornare la task force medica del dea. Con un ruolo di collegamento fra ospedale e territorio farà poi il suo ingresso l'infermiere di famiglia, chiamato a prendersi cura dei pazienti a domicilio e per ridurre il numero di codici bianchi (i casi meno gravi) in eccesso nei pronto soccorso cittadini, i medici di base dovrebbero garantire un servizio in una fascia oraria che va dalle 8 alle 20. Le novità, oltre ad una dettagliata fotografia della situazione attuale e analisi delle criticità, sono contenute in un documento dell'assessorato alla sanità atteso da tempo, e ora completo di linee guida, che dovrebbe rivoluzionare il sistema di emergenza-urgenza nella nostra regione. Una bozza inviata nei giorni scorsi ai direttori generali, che presto sarà sottoposta al vaglio della giunta per l'approvazione. Da qualche giorno le 30 pagine (delibera e linee guida) sono comparse anche sul sito del sindacato medici Anaao, all'indirizzo www.anaaopiemonte.it. Una decisione che ha scatenato la dura reazione del direttore regionale della salute Vittorio De Micheli: "Sono in corso delle trattative, non si capisce perché l'Anaao debba pubblicare sul sito un documento in bozza". De Micheli dunque replica seccato di non aver nulla da commentare finché la delibera non sarà approvata dalla giunta regionale. Il segretario regionale dell'Anaao Gabriele Gallone invece attacca la Regione e spiega perché il documento è finito sul sito dell'organizzazione sindacale: "Non so a quali trattative si riferisca De Micheli, visto che le trattative con noi si sono interrotte nel maggio scorso, proprio nel momento in cui avevamo sottoposto all'assessorato alcune questioni che giudicavamo rilevanti, per esempio stabilire i parametri per chiarire quali e quante strutture di pronto potrebbero essere messe in discussione per inefficienza". Una chiusura di "natura politica" da parte della Regione, incalza l'Anaao: "In quell'occasione ci era stato risposto che non era opportuno ipotizzare chiusure". Un esempio per tutti, dice Gallone, è il pronto soccorso di Venaria, che oltretutto si trova non molto distante sia dal dea di Ciriè, sia da quello del Maria Vittoria: "Noi giudichiamo che possa essere rischioso per i pazienti, considerato che l'anestesista di notte è soltanto reperibile. Pazienti in condizioni tali da dover essere intubati non dovrebbero essere indirizzati a Venaria". Sulla decisione di pubblicare il documento Gallone dice di essere stupito: "Il documento è stato inviato ai direttori generali e a molti consiglieri ma noi non siamo stati contattati, lo abbiamo avuto e lo abbiamo messo sul sito chiedendo ai nostri iscritti di esprimere valutazioni che presenteremo all'assessorato. Non vedo come questo possa essere considerato scorretto". Sul contenuto della bozza il segretario regionale dell'Anaao è critico: "Non vedo granché di innovativo in quel documento, mi sembra una cornice che deve essere riempita di contenuti". Primo punto da chiarire è la dotazione minima di personale all'interno del dea: "la bozza non dice nulla a questo proposito, mentre ci sono cifre molto puntuali sul servizio di 118. Considerata la situazione di affanno in cui si dibattono i dea cittadini negli ultimi anni, non definire l'organico minimo di ogni struttura equivale a non affrontare il problema alla radice". Adesso i medici che lavorano nei dea sono spesso costretti ad un ritmo di lavoro che "in molti casi non è più sostenibile", sono le osservazioni dell'Anaao. Dubbi anche sull'arrivo del medico unico "Ci vorranno alcuni anni visto prima che arrivino i nuovi laureati, il provvedimento per ora mi sembra inapplicabile". Inoltre si apre la questione posta dai rianimatori: ci saranno e che ruolo avranno nel nuovo pronto soccorso? Ultima osservazione sull'ampliamento dell'orario di servizio negli ambulatori dei medici di base: "Non è sufficiente scriverlo in una bozza, bisogna che ci sia l'accordo. E non mi risulta che al momento questo ci sia". Visibilità inferiore ai duecento metri. Disagi, ritardi, alcuni voli cancellati. La fitta nebbia di ieri mattina ha avuto ripercussioni sull'attività dell'aeroporto Sandro Pertini di Caselle. Era in programma l'arrivo di oltre venti charter della neve che trasportano circa 5mila turisti. Altrettanti voli in partenza. Turisti e sciatori provenienti dalla Gran Bretagna, dai paesi scandinavi e da Israele. L'aeroporto è rimasto sempre aperto. Ma sono stati cancellati i voli Lufthansa, Monaco e Francoforte perché non erano abilitati al volo in condizioni di bassa visibilità. Il volo proveniente da Tirana è un charter da Dublino sono stati dirottati a Genova, un charter proveniente da Edimburgo invece è atterrato a Bergamo.

Torna all'inizio


Oggi la catena umana a gaza israele: "pronti a sparare" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La protesta Oggi la catena umana a Gaza Israele: "Pronti a sparare" GAZA - Una catena umana di 40 chilometri per chiedere la fine dell'embargo su Gaza: sarà formata oggi da migliaia di palestinesi. Le autorità israeliane hanno ordinato a migliaia di agenti e soldati di blindare il confine e prepararsi a sparare se necessario.

Torna all'inizio


Santanché dama nera in tv "fascista e orgogliosa" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La candidata della Destra: il Ventennio non fu il male assoluto Santanché dama nera in tv "Fascista e orgogliosa" "Fini è il peggiore dei traditori. Nel Pdl è diventato un funzionario di partito" ROMA - "Sono orgogliosa di essere fascista". Daniela Santanchè, candidata premier della Destra, rivendica davanti alle telecamere di "In Mezz'ora" i suoi ideali politici. In polemica soprattutto con Gianfranco Fini che viene bollato come "il peggiore dei traditori". La Santanchè spiega alla conduttrice Lucia Annunziata: "Io condanno aspramente le leggi razziali ma sono orgogliosa di essere fascista. Abbiamo condannato la frase di Fini in Israele perché noi, da cattolici, pensiamo che il male assoluto sia il diavolo, certo non il fascismo che è un periodo della storia d'Italia". Stoccata diretta al leader di Alleanza nazionale. Ma la candidata a Palazzo Chigi di Francesco Storace e Luca Romagnoli, leader del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, non si accontenta di piantare la sua bandiera ideologica. Continua ad argomentare, coinvolge anche la Annunziata. "Se lei mi chiama fascista - dice - io le rispondo che allora siamo tutti fascisti. Mi troverei in buona compagnia, assieme a tutti quelli che hanno contestato il pensiero unico e l'egemonia culturale della sinistra. E' stato chiamato fascista Papa Ratzinger, la Cei. E anche lei, ricordo, quando era presidente della Rai, venne chiamata così dalla sinistra". Ma nei pensieri della Santanchè il principale bersaglio rimane il leader di An: "Berlusconi si è alleato con il peggiore dei traditori, Gianfranco Fini". Secondo la Santanchè, Fini "ha voluto interrompere la storia della destra e adesso è diventato un funzionario di partito come tanti altri. Aveva l'ambizione legittima di entrare nel Ppe e di annullare la destra. Per Berlusconi il Pdl è un partito di centro? Bene. Noi invece siamo un partito orgogliosamente di destra". Storace parla di "straordinaria partecipazione della Santanchè". Romagnoli aggiunge: "Siamo sempre più convinti che la nostra scelta di candidare Daniela Santanchè premier sia giusta". (si. bu.).

Torna all'inizio


Meina cancella l'hotel della strage (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Lombardia - data: 2008-02-25 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Il Comune ha ceduto l'area a privati: "In paese i ricordi storici sono vivi, ma quel rudere non è la memoria" Meina cancella l'hotel della strage Appartamenti vista lago dove nel '43 i tedeschi rastrellarono e uccisero 16 ebrei Entro un mese le ruspe al lavoro. Tutti d'accordo sulla demolizione, qualche dissenso sulla destinazione dell'area MEINA - Chi arriva a Meina dal lago, se lo trova davanti non appena scende dal battello e mette piede sul pontile di attracco. Un casermone di quattro piani dal colore indefinibile con l'intonaco che si stacca, serrande chiuse e un giardino zeppo di sterpaglie. Quel rudere - così lo chiamano in paese - è ciò che resta dell'hotel Meina, edificio che tra il 22 e il 23 settembre del 1943 fu teatro e testimone dell'orrenda strage di sedici ebrei italiani e greci. Speravano di raggiungere la Svizzera, ma furono rastrellati dai nazisti e massacrati nei boschi della zona. IL vecchio albergo, da tempo inutilizzato, entro un mese sarà abbattuto e al suo posto sorgerà una palazzina con quattordici appartamenti "vista lago". Come spiega il sindaco di centrosinistra, Marcello Donderi, l'iter è praticamente concluso: permessi a posto e progetto pronto, firmato da Gae Aulenti. L'area antistante sarà sistemata a spese del privato. A ricordare l'eccidio sarà un'opera dell'artista israeliano Ofer Lelouche: forse un bronzo alto quattro metri, forse una serie di opere più piccole. Si vedrà. Ma la scelta è fatta. Perché a Meina, dopo tanti anni, è ormai tardi per immaginare una scelta diversa: il vecchio hotel non diverrà mai un museo della resistenza o una testimonianza dell'eccidio dei tanti ebrei che caddero, qui come in altri comuni che si affacciano sul Lago Maggiore. "A dire il vero - dice il sindaco - nessuno ha mai neppure ipotizzato di trasformare l'hotel in luogo della memoria ". Piuttosto il dilemma era incentrato sulla scelta urbanistica: fare un albergo nuovo, un parco in riva al lago o cedere a privati? Alla fine è stata la terza ipotesi a prevalere, ed una società di Milano ha acquistato l'hotel. "E' un onorevole compromesso - dice Donderi -. La zona verrà risistemata e ci sarà anche un sottopasso pedonale. In passato si era parlato di un albergo ma le amministrazioni precedenti non si mossero. D'altra parte i cittadini di Meina non ne possono più di vedere quell'edificio cadente in riva al lago". Polemiche? Ma certo. Ma non riguardano la memoria o il simbolo dell'edificio, bensì solo ed esclusivamente l'utilizzo dell'area: "Meina ha bisogno di appartamenti? - risponde Paolo Cumbo, primo cittadino dal '90 al '99 -. All'associazione "Difesa del lungolago" pensiamo di no. Meglio un parco o un albergo. Anni fa forse sbagliammo a non cercare di acquisire l'area - aggiunge - ma i tempi erano stretti e vi erano difficoltà burocratiche. Comunque non siamo contrari all'abbattimento". Insomma, nessuna levata di scudi, neppure dalla Casa della Resistenza di Verbania: "Non ci scandalizziamo - dice Gianmaria Ottolini - perché Meina non dimentica quei morti e noi li ricorderemo ancora con un documentario, che realizzeremo per l'anno prossimo". Entro metà marzo, dunque, le ruspe. In paese la strage del '43 (raccontata anche nel saggio di Marco Nozza uscito poche settimane fa e dal film realizzato nel 2007 da Carlo Lizzani) è ricordato da due cippi: l'hotel, invece, dagli abitanti della cittadina più che un ricordo è considerato un rudere da eliminare. Film La storia dell'Hotel Meina ( a lato come è oggi) è arrivata sul grande schermo grazie a un film di Carlo Lizzani presentato lo scorso anno a Venezia Francesco Sanfilippo.

Torna all'inizio


Di Indiana Jones ha più che altro gli occhialetti da accademico, oltre che la determinazione a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Trovare l'arca perduta. Il professor Tudor Parfitt, stimato orientalista di Londra, è convinto che una sorta di "tamburo" con il fondo bruciacchiato, "come se fosse stato attraversato da una palla di cannone", che stava a prender polvere su uno scaffale qualunque del Museo di Scienze umane ad Harare, Zimbabwe, sia la traccia più plausibile dello scrigno che conteneva le tavole della legge di Mosè, per gli ebrei il segno più sacro e tangibile dell'alleanza tra Dio e l'umanità. Archeologi e avventurieri hanno cercato in lungo e in largo, dallo Yemen all'Etiopia, quella che l'Antico Testamento descrive come una cassa di legno d'acacia, rivestita di oro puro e trasportabile come una lettiga, montata su un paio di stanghe infilate in appositi anelli. Ora, il fatto che il reperto trovato dal professor Parfitt assomigli piuttosto a un tamburo e riemerga nel ben più lontano Zimbabwe ha già mobilitato gli studiosi di tutto il mondo, fra i quali curiosità e scetticismo sembrano elidersi a vicenda. Sull'appassionata ricerca dell'arca, che molti archeologi considerano d'altronde polverizzata da chissà quanti secoli, vista la deperibilità del legno in climi caldi, Steven Spielberg ha costruito uno dei film d'azione più memorabili della storia del cinema. Secondo la spettacolare finzione di "Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta", i nazisti avrebbero cercato di impadronirsi dello scrigno fatto costruire da Mosè intorno al 1936, con l'intento di conquistarne quei poteri soprannaturali che invece li avrebbero inceneriti nel più grande finale pirotecnico mai prodotto per il grande schermo. L'Antico Testamento colloca per l'ultima volta l'arca nel tempio di Salomone, distrutto dai babilonesi intorno al 586 avanti Cristo. Che l'arca potesse in qualche modo comportarsi da conduttore elettrico, lo avevano ipotizzato alcuni studiosi in passato nel tentativo di spiegare la fiammeggiante distruzione, descritta dall'Antico Testamento, inflitta a chi la profanava toccandola. Quali che fossero i presunti poteri soprannaturali dell'arca, stavolta il professor Parfitt, 63 anni, docente presso la prestigiosa School of Oriental and African Studies di Londra, si sta chiaramente giocando la reputazione. Eppure lo studioso aveva già fatto centro una volta, nel 1999, quando, grazie all'analisi del Dna, aveva identificato la tribù dei Lemba dell'Africa meridionale come una diretta discendente della stirpe sacerdotale israelita, i Cohen. Ora Parfitt, secondo quanto riferisce la rivista americana "Time", partendo dalla credibilità di quel marcatore genetico scoperto nei Lemba ha approfondito le loro tradizioni orali, in cui ricorre un oggetto a forma di tamburo chiamato "ngoma lungundu" usato per custodire oggetti rituali e dotato di proprietà quasi divine. Particolare cruciale: il contenitore era montato su staffe inserite in appositi anelli. Come l'arca, era troppo sacro per toccare il terreno ed emetteva un "fuoco di Dio" in grado di uccidere i nemici e, occasionalmente, anche gli stessi Lemba. Un anziano Lemba ha raccontato a Parfitt: "(L'arca, ndr) veniva dal tempio a Gerusalemme. L'abbiamo portata fino qui in Africa". La tesi, contenuta in un libro che il professore sta per pubblicare presso HarperOne, "The Lost Ark of The Covenant: Solving the 2,500-Year Mystery of the Fabled Byblical Ark" e in un documentario che andrà in onda il 2 marzo su History Channel, ha portato Parfitt a cercarla non fra i serpenti degli insidiosi sotterranei dell'Egitto di Indiana Jones, ma fra i topi di un angolo apparentemente dimenticato del Museo di Harare. Qui lo studioso ha trovato il misterioso tamburo col fondo bucato e annerito sul quale erano evidenti i resti di anelli sui lati e un rilievo di canne incrociate che secondo lui rimanda a un particolare dell'Antico Testamento. Per Parfitt l'arca dell'alleanza doveva essere una combinazione tra un reliquiario, un tamburo e un'arma basata su una sorta di imprevedibile antesignano della polvere da sparo. Problema: la datazione al carbonio ha stabilito che il manufatto del museo di Harare risale al 1350 dell'era cristiana. Ma Parfitt ha pronta una spiegazione: la tradizione Lemba sostiene che lo "ngoma" originale si è distrutto da sé circa 400 anni fa, ed è stato ricostruito dai sacerdoti della tribù sui suoi stessi resti: "Non ci sono molti dubbi che l'oggetto che ho ritrovato è l'ultima cosa sulla Terra che discende direttamente dall'arca di Mosè", dice il professore. Parfitt non è tuttavia affatto sicuro che gli antenati dei Lemba fossero partiti da Gerusalemme contemporaneamente all'arca, ma nella tradizione orale della tribù africana si venera una località chiamata Senna. Parfitt l'ha trovata: è una città sepolta nello Yemen. Da qui, ipotizza lo studioso, la tribù d'Israele emigrata sarebbe in qualche modo diventata custode dell'Arca intorno all'VIII secolo dell'era cristiana (quando, secondo alcune testimonianze, essa si trovava in Arabia), e la avrebbe portata con sé costeggiando l'Africa. Ma molti suoi colleghi nutrono forti dubbi. Come l'archeologo Shimon Gibson, che obietta: "Mi sembra altamente improbabile. Mancano troppi nessi". Per Parfitt potrebbe valere una seppur indebita parafrasi da Indiana Jones: l'arca "rappresenta tutto ciò che ci ha spinto a diventare archeologi".

Torna all'inizio


Arriva Nader il killer dei democratici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NEL 2000 COME INDIPENDENTE FECE PERDERE GORE IN FLORIDA Arriva Nader il killer dei democratici [FIRMA]MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTE DA NEW YORK Ralph Nader scende in campo e si candida come indipendente alla presidenza degli Stati Uniti, facendo temere ai democratici uno sgambetto simile a quello che nel 2000 subì Al Gore. Paladino delle battaglie in difesa dei diritti dei consumatori, reduce da due campagne presidenziali perse nel 2000 e nel 2004 e con ormai 73 anni di età sulle spalle - due in più di John McCain - Nader affida l'annuncio elettorale al talk show della Nbc "Meet the Press", spiegando di voler "dare voce ai tanti cittadini che si sentono emarginati, al fine di spostare il potere dalle mani dei pochi a quelle dei tanti". Nader parla il linguaggio della sinistra radicale, disprezza l'Amministrazione Bush quanto i leader democratici di Washington e punta a cavalcare l'onda dell'antipolitica: "Dall'Iraq alla Palestina e Israele, da Enron a Wall Street, da Katrina agli errori dell'Amministrazione Bush fino alle complicità dei democratici che non fermano la guerra nè bloccano i tagli fiscali: queste sono le situazione che mi hanno fatto decidere di candidarmi". Per Nader gli attuali contendenti si assomigliano e non preannunciano nulla di buono: "McCain, Obama e Hillary non hanno sostenuto la completa riforma della sanità pubblica, non si sono opposti all'aumento del bilancio del Pentagono, sono nelle mani dei lobbisti che dominano Washington". E' un approccio che lo porta a inseguire i voti delle protesta, degli indipendenti e di chi è scontento degli attuali partiti, ovvero lo stesso serbatoio che Barack Obama conta di mobilitare a suo favore, anche se con altri argomenti. Non a caso Nader accusa Obama di "mancare di sostanza" e di "tacere su temi importanti, come le sofferenze patite dal popolo palestinese per mano di Israele". Il senatore dell'Illinois reagisce evitando lo scontro frontale: rende omaggio al "ruolo storico" di Nader in passato, assicura di non volerlo "sminuire", ma fa presente che la sua debolezza è "avere un'opinione un po' troppo alta di se stesso". Più dura invece Hillary Clinton, secondo la quale Nader è "sorpassato", ma rischia comunque di "nuocere al candidato democratico, chiunque egli sia". Il riferimento è al 2000, quando Gore perse a causa di una sconfitta per 537 voti in Florida dove Nader ne ottenne oltre 47 mila. Proprio per impedire l'effetto-Nader nel 2004 John Kerry mobilitò il partito democratico per ostacolare le procedure di presentazione della sua candidatura in numerosi Stati e ora Obama - che ha Kerry come consigliere - assicura che farà altrettanto: "Se vi sono delle prassi da rispettare, bisogna farlo". Diversi gli umori in casa redubblicana, dove il candidato Mike Huckabee si è rallegrato della scelta di Nader "perché farà perdere voti ai democratici". Di fronte alla tempesta di polemiche, Nader ha continuato a criticare i democratici: "Invece di pensare a me devono impegnarsi a far votare gli elettori contro il filo-guerra McCain, se non riusciranno a vincere a valanga queste elezioni sarà meglio che chiudano il partito per dare vita a qualcosa di molto diverso". Il "New York Times" intanto ha pubblicato, con la firma del garante dei lettori Clark Hoyte, un mea culpa sull'inchiesta pubblicata sulla presunta amante di John McCain, biasimando il fatto che l'articolo "non dava ai lettori prove concrete di quanto affermava".

Torna all'inizio


Gaza, catena umana contro l'isolamento (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Prevista la partecipazione di migliaia di persone Gaza, catena umana contro l'isolamento Israele: non interverremo, responsabilita' di Hamas Gaza, 25 feb. - Una grande manifestazione popolare contro l'isolamento della Striscia di Gaza ha avuto inizio questa mattina. Si tratta di una dimostrazione che prevede la formazione di una catena umana di alcune migliaia di persone per protestare contro l'isolamento della Striscia di Gaza. Le autorità israeliane hanno proclamato lo stato di allerta ma i ministri Barak e Livni hanno assicurato che Israele non interverrà e che la responsabilità su quanto potrà accadere nella Striscia è da attribuirsi esclusivamente ad Hamas.

Torna all'inizio


Iran-Israele, scontro sulle sanzioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Dopo il rapporto dell'AIEA Iran-Israele, scontro sulle sanzioni Olmert: "bisogna fermare il programma nucleare". Teheran minaccia ritorsioni Tokyo, 25 feb. - Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha chiesto oggi l'applicazione di nuove sanzioni contro l'Iran per il programma nucleare, mentre Teheran ha minacciato l'Occidente sulle conseguenze dell'imposizione di misure in tal senso. "Esiste un programma per creare armi non convenzionali che deve essere fermato", ha detto Olmert durante una visita in Giappone commentando il rapporto presentato nei giorni scorsi dall'AIEA (l'agenzia dell'ONU per l'energia atomica), che potrebbe indurre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad approvare nuove sanzioni contro Teheran. Dal canto suo l'Iran ha minacciato le potenze occidentali di ritorsioni, lasciando intendere che il regime islamico potrebbe tagliare le sue esportazioni di petrolio in Occidente: "imporre risoluzioni contro l'Iran potrebbe essere costoso per loro", ha detto Javad Vaeedi, vice capo della missione iraniana sul nucleare. E intanto il prezzo del barile di greggio continua a crescere (oggi è oltre i 99 dollari al barile), spinto dalle minacce iraniane e dall'instabilità nel nord dell'Iraq con l'intervento turco contro i militanti curdi.

Torna all'inizio


Fallita la 'catena umana' di Hamas contro l'embargo di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NOME UTENTE PASSWORD Leggi il giornale Prova GRATUITA Esteri CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA SHOPPING BLOG MOBILE CERCA LAVORO ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse Lavoro Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e TV Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A: tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A Calendario Serie B Siti di A e B Formula 1 Motomondiale BLOG DI SPORT Mister X di Xavier Jacobelli Calciomercato di Giulio Mola Tennis di Ubaldo Scanagatta Formula1 di Leo Turrini ARCHIVIO Calciopoli GERMANIA 2006 Formula 1 2006 Motomondiale 2006 SPECIALI --> Sei Nazioni 2008 Mondiali di Rugby Giro d'Italia Coppa America Golden Foot MEDIA CENTER Ultimi pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora Le firme di QUOTIDIANO BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi Giovanni Bogani Deborah Bonetti Enzo Bucchioni Sandro Bugialli Mario Caligiuri Gabriele Cané Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo Andrea Degidi Alessandro Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco Ghidetti Giovani Tentazioni Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina Giuseppe Mascambruno Pierluigi Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo Pandolfi Giampaolo Pioli Lorenzo Sani Vittorio Savini Ubaldo Scanagatta Giuseppe Tassi Leo Turrini Quotidiano Mobile News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie Annunci legali MEDIO ORIENTE Fallita la 'catena umana' di Hamas contro l'embargo di Israele Il movimento islamico contava su una mobilitazione massiccia: la modesta partecipazione popolare ha messo in evidenza l'incapacita' del movimento islamico nell'organizzare una lotta di massa pacifica Erez, 25 febbraio 2008 - Agitando la minaccia di una "nuova Rafah", i leader di Hamas oggi contavano sulla mobilitazione di decine di migliaia di palestinesi contro l'embargo israeliano nei confronti di Gaza per dimostrare la loro capacita' di manovra in condizioni politiche sfavorevoli. La modesta partecipazione popolare alla catena umana che avrebbe dovuto unire idealmente i valichi di Rafah con l'Egitto e quello di Erez con Israele, al contrario ha messo in evidenza l'incapacita' del movimento islamico nell'organizzare una lotta di massa pacifica contro lo Stato ebraico. "Il risultato dell'iniziativa di oggi - ha detto ad Apcom l'analista palestinese Issam Nassar - conferma che gli eventi di Rafah (dello scorso 23 gennaio, ndr) erano stati in gran parte spontanei e che Hamas aveva semplicemente cavalcato l'onda della disperazione che aveva portato centinaia di migliaia di palestinesi di Gaza prima ad abbattere la barriera di confine e poi a riversarsi nel Sinai egiziano per procurarsi beni di prima necessita'". Hamas, ha spiegato Nassar, a Rafah aveva compreso in parte le potenzialita' di una massiccia partecipazione di massa ma, ha aggiunto, "nell'organizzare oggi la catena umana e' stato ambiguo nelle parole d'ordine, avrebbe dovuto spiegare alla gente l'impatto positivo che la lotta pacifica avrebbe avuto sull'opinione pubblica internazionale e invece ha parlato di sacrificio e resistenza". "Cosi' molti temendo di essere mandati allo sbaraglio hanno preferito rimanere a casa". Una occasione perduta anche se i dirigenti di Hamas annunciano che in futuro i palestinesi non esiteranno a forzare i valichi con Israele per mettere fine all'isolamento politico ed economico di Gaza. Eppure la lotta pacifica palestinese e' una arma che i comandi militari israeliani temono molto, come ha scritto per il sito del quotidiano Haaretz l'analista Bradley Burston. "Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti non c'e' nulla che puo' contrastarlo efficacemente (il pacifismo, ndr)...ecco perche' per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della non-violenza palestinese". Il pacifismo, spiega Burston, al contrario degli attentati suicidi, dei razzi su Sderot e della violenza migliora l'immagine della lotta palestinese e conquista consensi, non solo all'estero ma anche tra gli israeliani. I palestinesi, aggiunge l'analista pertanto dovrebbero ripetere le battaglie non violente della prima Intifada e sviluppare una pratica di resistenza civile all'occupazione militare. Invece il movimento islamico abbagliato dall'ideale della lotta armata appare incapace di proporre alla popolazione di Gaza un modello alternativo al martirio e alla violenza come percorso per raggiungere l'indipendenza. Eppure gli esempi di lotta pacifica non mancano. Nel villaggio di Bilin, a ridosso del muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania, da tre anni a questa parte palestinesi, attivisti internazionali e pacifisti israeliani continuano a tenere ogni venerdi' una manifestazione di protesta contro la confisca delle terre che attira ogni volte molte centinaia di persone (venerdi' scorso erano circa oltre mille) e procura non poco imbarazzo all'esercito israeliano costretto ad far uso della forza per disperdere dimostranti disarmati, sotto l'occhio delle telecamere di tutto il mondo. Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Sport - Rugby L'Italrugby cerca il riscatto per evitare il 'cucchiaio di legno'Politica - Locale Veltroni fa tappa a Fermo Il Pd fermano candida VerducciCronaca - Locale Lenny Kravitz arriva in Italia Si esibirà il 14 luglio all'Arena CivicaSpettacolo Ringo: "Non ho nostalgia di Liverpool" E la città si infuria: "Traditore"Politica - Locale Veltroni in visita alla Carbon Prima tappa nelle MarcheSport - Calcio L'ira dei tifosi della Juventus "Boicottiamo il campionato"Sport - Calcio Paparesta: "Mi hanno prosciolto" Cronaca - Locale Le moderne Mary Poppins Oltre 55mila euro in buoni servizioCultura Il New York Times incorona il rinascimento culturale di BolognaSport - Locale Calcio Martinetti illude i granata messi alla frusta dal PratoPolitica - Locale Duemila prenotazioni per Veltroni 'Tutto esaurito' all'Adriatic ArenaSport - Basket I granchi non pungono più la Pepsi vince per 92 a 82Politica De Gregorio indagato per corruzione La replica: "Giustizia a orologeria" Mostra: Carducci e i miti della bellezzaTEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Stagione di qualità al Teatro ComunaleLa Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Teatrosanziourbino: E' tempo di miracoli e canzoni'Nuotando con le lacrime agli occhi'Il cartellone 2007/08 del Politeama Pratese'La Traviata', musica di Giuseppe VerdiStagione teatrale 2007 / 2008, La parola ai giurati"Le Cirque Invisible" al Teatro Lauro Rossi'Sesso con Luttazzi''Le intellettuali di Molière'"Le Cirque Invisible" al Teatro Lauro RossiQuartetto d'archi PrazakStagione teatrale 2007 / 2008: Bolero L'OMAGGIOSpettacolo di tango al Teatro del GiglioIl Gonfalone d'argento a Renato CecchiVecchioni, professore al Teatro della PergolaKatia: "Pippo mi manca" --> CRABS-PEPSI 82-92Schianto tra un'ambulanza e un camion dei vigili del fuocoL'incedio alla Lavorcarni di San SeverinoLe immagini della partita contro il GallipoliOscar 2008: i vincitori degli Academy AwardsLe fotoRoma-Fiorentina 1-0Serie A, la 24esima giornata di campionatoCarla Bruni-Sarkozy, 'debutto' all'EliseoRoberto Vecchioni, un professore d'eccezioneBrescia - BolognaIl party di Los AngelesCinema francese, la notte dei CesarMODENA-RIMINI 0-2I funerali di Andrea Pellegrino Il calendario sexy di Ale fa arrabbiare MelitaMisteriosi graffiti nella casa di Kate MossSarkozy: "Levati di mezzo rompiballe"Agli Oscar 2008 trionfano i fratelli CoenPapaya dance: il nuovo tormentoneGalles-Italia, gli highlights da www.la7.itL'intervento su Eduardo da SilvaScontri a località Pustarza - Savignano IrpinoTruppe turche penetrano in KurdistanKosovo, si rischia l'effetto dominoL'insonnia fatale diffusa nel mondo da un bologneseFiorentina negli ottavi Uefa, l'impresa di una grande squadraLa Hilton esclusa dalla notte degli Oscar''Il messaggino d'amore a Cecilia fu scritto davvero''Kosovo, no alla Serbia nella UE se la violenza continua Calciopoli, Paparesta annuncia: sono stato prosciolto dai giudici di Napoli del 25/02/2008 di Mister X La tivù reclamizza la morte del 25/02/2008 di Massimo Pandolfi Nero di rabbia del 25/02/2008 di Giovanni Bogani Garibaldi è vivo e lotta insieme a noi del 25/02/2008 di Francesco Ghidetti Il cuore di Jeff batte per noi del 25/02/2008 di Pierluigi Masini Permessi di lavoro per chi cura malati terminali, sei d'accordo?Vota il gol più bello della 24esima giornataVale la pena pagare il designatore Collina 500mila euro?Mister prezzi è davvero utile?E tu convivi con il peso dei debiti?Oscar 2008, chi vincerà come miglior attrice?Oscar 2008, chi vincerà come miglior attore?Oscar 2008, a chi la statuetta per la regia?Oscar 2008, chi vincerà la statuetta per il miglior film?L'Italia riconosce l'indipendenza del Kosovo, sei d'accordo?Vorresti Romano Prodi sindaco di Bologna?I Radicali si alleano con Veltroni, sei d'accordo?Sei favorevole a Paolo Maldini presidente della Federcalcio a fine carriera?Elezioni politiche 2008, chi voteresti?Stipendi d'oro per i supermanager: giusto pagarli così tanto? LA FOTO DEL GIORNO FIACCOLE E SCI Record sulle piste innevate di La Masella, vicino a Barcellona: 2000 sciatori in contemporanea per la più grande sciata collettiva in notturna RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

Torna all'inizio


Gaza, grande catena umana contro il blocco israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri La manifestazione per protestare contro l'inasprimento del blocco, moltissimi gli studenti Gaza, grande catena umana contro il blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi hanno partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto, anche a causa del maltempo L'esercito israeliano ha mandato migliaia di uomini in più a rafforzare il confine, nel timore che i manifestanti tentassero di sfondare i valichi di frontiera per poi riversarsi in Israele. Dopo lo scioglimento della catena umana si sono verificati scontri fra i palestinesi e i soldati di Tzahal. I militari hanno sparato in aria per disperdere i manifestanti, i quali hanno risposto con un fitto lancio di sassi, 49 di loro sono stati arrestati. Il blocco della striscia di Gaza, uno dei luoghi più sovrappopolati a l mondo, è iniziato nel giugno del 2006, con il rapimento del soldato Gilad Shalit, per poi essere inasprito in seguito al lancio dei razzi Qassam sul territorio Israeliano. Al momento Israele permette un modesto passaggio di beni primari: cibo, acqua e medicinali. Ma la sanità di Gaza denuncia che un centinaio di pazienti gravemente ammalati sarebbe morto perchè le autorità israeliane non hanno acconsentito a farli ricoverare in struttre ospedaliere oltreconfine.

Torna all'inizio


Gaza, catena umana contro il blocco israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 25-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri La manifestazione per protestare contro l'inasprimento del blocco: molti gli studenti, ma meno del previsto Gaza, catena umana contro il blocco israeliano Scontri tra i dimostranti e l'esercito di Israele: 49 gli arresti Gaza, 25 feb.- Decine di mgliaia di palestinesi hanno partecipato oggi a una catena umana per protestare contro il blocco della striscia di Gaza. Fra i partecipanti molti membri di Hamas e tantissimi studenti, Tuttavia i manifestanti erano meno del previsto, anche a causa del maltempo. Secondo alcuni analisti, la modesta partecipazione popolare ha messo in evidenza l'incapacita' del movimento islamico nell'organizzare una lotta di massa pacifica. L'esercito israeliano ha mandato migliaia di uomini in più a rafforzare il confine, nel timore che i manifestanti tentassero di sfondare i valichi di frontiera per poi riversarsi in Israele. Dopo lo scioglimento della catena umana si sono verificati scontri fra i palestinesi e i soldati di Tzahal. I militari hanno sparato in aria per disperdere i manifestanti, i quali hanno risposto con un fitto lancio di sassi, 49 di loro sono stati arrestati. Il blocco della striscia di Gaza, uno dei luoghi più sovrappopolati a l mondo, è iniziato nel giugno del 2006, con il rapimento del soldato Gilad Shalit, per poi essere inasprito in seguito al lancio dei razzi Qassam sul territorio Israeliano. Al momento Israele permette un modesto passaggio di beni primari: cibo, acqua e medicinali. Ma la sanità di Gaza denuncia che un centinaio di pazienti gravemente ammalati sarebbe morto perchè le autorità israeliane non hanno acconsentito a farli ricoverare in struttre ospedaliere oltreconfine.

Torna all'inizio


Omaggio a Vinnegar signore del "bass" con tre fuoriclasse (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ART + CAFÉ LE MÉRIDIEN CONCERTO STASERA Omaggio a Vinnegar signore del "bass" con tre fuoriclasse Suonano Ed Thigpen David Hazeltine e Sanguineti All'Art + Café Le Méridien di via Nizza 230 il tappo del grande jazz salta questa sera alle 21, con un omaggio al contrabbassista Leroy Vinnegar. Ne sono protagonisti dal vivo la star della batteria Ed Thigpen, ultrasettantenne fuoriclasse di Chicago accompagnato dal pianista David Hazeltine, con il ligure Giovanni Sanguineti alle prese con l'impegnativo contrabbasso. A far convergere in un unico progetto artisti di provenienza generazionale e geografica così eterogenea è la grande passione per il mito Vinnegar, un maestro che nel titolo dello spettacolo assume i meritati gradi di "Boss of the bass". Il programma non può dunque prescindere dai brani composti di proprio pugno dal personaggio oggetto del tributo, senza tuttavia tralasciare quanto da lui inciso al servizio di grandi orchestre e di colleghi di fama mondiale come Stan Gets, Phenas Newborn, Shally Manne e Jessica Williams. Assistere il concerto con il conforto dell'ormai proverbiale rinfresco "finger food & drink" costa 20 euro. L'iniziativa del Jazz Club Torino proseguirà martedì 4 marzo con un altro trio d'eccezione: sotto il marchio SGS Group agisce infatti la società multinazionale composta dal batterista israeliano Asaf Sirkis, dal contrabbassista moscovita Yuri Goloubev e dal pianista gallese Gwilym Simcock. Quest'ultimo è tra i giovani talenti più seguiti del continente, già insignito del titolo di miglior musicista jazz del 2007 e vincitore del BBC Award di categoria. \.

Torna all'inizio


Quando da piccolo sognavo israele - elie wiesel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Le idee Quando da piccolo sognavo Israele ELIE WIESEL Per il bambino ebreo che è in me, Israele rappresenta un irresistibile richiamo alla speranza, e Gerusalemme un potente canto d'amore. Quando, in Romania, passeggiavo per le strade della mia piccola città appollaiata sui Carpazi, spesso mi immaginavo in qualche luogo della Giudea, seduto su una panca ad ascoltare un Maestro mentre spiegava il mistero delle parole, la forza delle memorie, l'umana sete di miracoli. Con mio nonno, fervente hasid, parlavo in yiddish. Gli piaceva molto insegnarmi i canti hasidici, e più ancora vedermi immerso nello studio di un trattato talmudico. Il suo sogno era di vivere abbastanza a lungo per vederci tutti riuniti in Terra Santa, e lì accogliere il Messia. In realtà, io sognavo il Messia assai più di uno Stato politico ebraico. Poi è successo quello che è successo. Dov'ero il 14 maggio 1944? Ancora nel ghetto. Avevo 15 anni. Il primo trasporto verso l'ignoto, organizzato in fretta, si stava preparando a partire, o era appena partito. Per noi il destino portava la maschera della Morte, di cui il nemico aveva fatto il proprio Salvatore. 14 maggio 1948. Parigi. Israele stava per nascere. Già da tre anni vivevo da apolide in Francia. Da Buchenwald, nel 1945, ero stato liberato dall'esercito americano; un ufficiale mi aveva chiesto dove volevo essere rimpatriato. Come la maggior parte dei miei amici, avevo risposto di voler andare in Palestina; ma a quei tempi il mandato britannico sull'immigrazione ci aveva chiuso le porte. Alla fine, grazie ai francesi dell'Ose, una benemerita organizzazione ebraica di soccorso all'infanzia, fummo accolti in 400 dalla Francia. SEGUE A PAGINA 33.

Torna all'inizio


In via alloro il "giardino dei giusti" piantato un carrubo, simbolo di pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Palermo LA CERIMONIA In via Alloro il "Giardino dei giusti" piantato un carrubo, simbolo di pace Il sindaco al fianco dell'ambasciatore di Israele in Italia "Ricordo collettivo" Nasce anche a Palermo il "Giardino dei giusti", come luogo della memoria contro ogni forma di razzismo. Ieri mattina il sindaco Diego Cammarata e l'assessore alla Toponomastica, Carlo Vizzini, hanno intitolato in questo modo la villetta comunale di via Alloro 80. Durante la cerimonia, alla quale ha partecipato l'ambasciatore in Italia dello Stato d'Israele, Gideon Meir, è stato piantato un albero di carrubo, simbolo di pace. Accanto al carrubo è stata scoperta una lapide in marmo per onorare i "giusti" siciliani. Subito dopo il sindaco Cammarata ha ricevuto a Villa Niscemi l'ambasciatore Meir al quale ha donato un libro su Palermo. Poi a Palazzo delle Aquile c'è stata una tavola rotonda alla quale hanno preso parte anche i rappresentanti della comunità ebraica siciliana. "Il "Giardino dei giusti" - dice Cammarata - non solo è un doveroso riconoscimento a un popolo tormentato, offeso e perseguitato crudelmente, ma è anche una straordinaria occasione per la nostra città di collocarsi al centro del Mediterraneo in termini culturali. Palermo, con questo giardino, si colloca fra quelle comunità che riconosce ai propri "giusti" la necessità di un ricordo collettivo". "Abbiamo voluto assegnare un simbolico riconoscimento a tutti coloro i quali si sono sacrificati per salvare le vite e le coscienze degli altri - dice Vizzini - Palermo non dimentica la barbarie, e il "Giardino dei giusti" servirà a ricordare tutte le ingiustizie razziali".

Torna all'inizio


Catena umana contro l'assedio della striscia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Catena umana contro l'assedio della Striscia GERUSALEMME - Era prevista una partecipazione di 50.000 persone per la catena umana di 40 chilometri indetta dal movimento di resistenza islamico Hamas contro l'embargo israeliano della Striscia di Gaza. Ma alla manifestazione hanno aderito solo 5.000 palestinesi, pochi per unire idealmente Rafah, sul confine meridionale con l'Egitto, e Beit Hanoun, a nord. Incidenti alla fine della protesta, 50 i palestinesi fermati al valico di Erez.

Torna all'inizio


Io, quel ragazzo che sognava israele - elie wiesel (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Io, quel ragazzo che sognava israele ELIE WIESEL Mi ricordo. è un venerdì. Le radio di tutto il mondo trasmettono la voce di David Ben Gurion, che legge la Dichiarazione d'Indipendenza del nuovo Stato ebraico. La sera vado alla sinagoga. Esultanza. Gente sconosciuta che condivide gli stessi sentimenti. Ma è proprio vero? Uno Stato ebraico? A soli tre anni dalla più tremenda catastrofe della nostra storia? Il pensiero va a mio nonno: lui, molto più di me, avrebbe meritato di vivere questo momento glorioso. Penso a mio padre, a mia madre?trascinati via dal vortice di fuoco e cenere. Devo dire per loro, nel Kaddish dei defunti, parole di gratitudine per il nuovo Stato ebraico? Questo momento fulgido può davvero essere la risposta ai tormenti della nostra Notte? Israele come risarcimento per Auschwitz? Non ricordo con precisione cosa pensai in quel momento, ma spero di aver respinto già allora queste teorie. Che sono crudeli, semplicistiche, assurde. E soprattutto senza alcun valore. Poi il ragazzo che ero è cresciuto. Sono diventato adulto, e oramai sento tutto il peso degli anni. Cos'è cambiato? Per più di vent'anni, da Parigi e poi da New York, sono stato corrispondente di Yedioth Ahronot ("Ultime notizie"), il quotidiano della sera di Israele. Era emozionante seguire gli avvenimenti in Terra Santa. Per me quella non fu una guerra di conquista ma un ritorno, una liberazione. Dopo 2000 anni di travagli, di vite vissute peregrinando da un esilio all'altro, queste vittime della propria debolezza l'avevano infine superata, erano diventati gli autori della propria autodeterminazione, acquistando così un inaspettato potere. Il neonato Stato sovrano era disposto a vivere entro gli stretti confini tracciati dal piano di spartizione delle Nazioni Unite. Ma poi quella giovane nazione, che mancava di armi e di un apparato militare strutturato, fu aggredita non da uno, ma da cinque Paesi arabi bene armati. A quei tempi non avevo ancora una chiara coscienza del fatto che nella vita degli uomini e in quella delle nazioni, il sogno di uno può trasformarsi in un istante nell'incubo degli altri. Io non ho problemi con nessuna religione. Ma aborrisco i fanatici di qualsiasi religione. I terroristi suicidi, che respirano l'odio e praticano il culto della morte, sono una piaga per tutte le nazioni. E considero i loro capi responsabili di tutto l'orrore che scatenano. Naturalmente, so bene che gli stessi interrogativi valgono anche nei confronti dei leader israeliani. Dopo anni e anni di sangue, hanno colto ogni possibile opportunità per porre fine al conflitto? A livello personale, mi chiedo perché non sono andato a vivere in Israele. Sono passati sessant'anni, ma questa domanda, come tante altre, rimane in sospeso. C'è chi mi accusa di aver fatto troppo, e chi di non aver fatto abbastanza - in particolare perché vivo in America, così lontano da Israele e dai suoi innumerevoli problemi. Quale dovrebbe essere il ruolo dello scrittore, del docente, del testimone, o semplicemente dell'ebreo che io sono? Uno che non vive in Israele, ma che ha verso questo Paese un debito di attaccamento, di lealtà, e forse - perché no? - anche di gratitudine, per il semplice fatto di esistere come ebreo? Ovviamente - al pari di molti ebrei che vivono nella diaspora - sento il bisogno di aiutare Israele a rompere, a superare l'isolamento in cui cercano spesso di rinchiuderlo le "nazioni del mondo", per usare un'espressione talmudica. Molti di noi, parlando di Israele, si sentono tenuti a elevare il dibattito a un livello superiore. Ma questo comporta forse il silenzio sugli uomini, le donne e i bambini palestinesi - soprattutto i bambini che vivono nella miseria, nella paura e nell'afflizione, e ne incolpano Israele? Certamente no. Io so che il governo di Israele, e la maggioranza dei suoi cittadini, pensano che se una soluzione esiste è quella di due Stati disposti a vivere fianco a fianco, optando per la pace. Verso la metà degli anni '70 pubblicai una lettera A un giovane arabo palestinese. Gli dicevo che in quanto uomo e in quanto ebreo, potevo comprenderlo meglio di chiunque altro. Comprendevo la sua sofferenza, e anche la sua rabbia. Gli dicevo di essere pronto a cercare di aiutarlo a costruire sulle rovine, così come noi ebrei abbiamo fatto tante volte e sempre di nuovo. La differenza è che nell'affrontare le NOSTRE sfide, noi non abbiamo mai scelto la violenza. Se dovessi riscrivere oggi quella lettera, aggiungerei che se lui rinunciasse alla sua tattica - la violenza assoluta del terrorismo suicida - io non esiterei, al pari di molti altri, a schierarmi dalla sua parte. Ma come posso sostenere un uomo, o un gruppo, che predica o semplicemente tollera una dottrina il cui scopo dichiarato è l'annientamento di una comunità di sei milioni di ebrei che vivono nella terra dei loro avi, e dei miei? Perché non sono un cittadino israeliano? Perché non vivo in Israele? Soprattutto perché per molti anni ho pensato, ingenuamente, che sarei stato più utile al mio popolo fuori da Israele. Ma anche, lo ammetto, perché in realtà non ero pronto. Mi è tuttora difficile distaccarmi dalla diaspora, dalle sue ansie, dalle sue memorie e dalle sue sfide. Ma se è vero che non vivo in Israele, non potrei più vivere senza Israele. © 2008 (Distribuito da The New York Times Syndicate) Traduzione di Elisabetta Horvat.

Torna all'inizio


Gaza, catena umana non violenta contro l'assedio Fra le migliaia di persone molte scolaresche Hamas al valico di Erez per impedire incidenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza, catena umana non violenta contro l'assedio Fra le migliaia di persone molte scolaresche Hamas al valico di Erez per impedire incidenti di Umberto De Giovannangeli SI SONO riuniti sotto una una pioggia battente. Hanno marciato tenendosi per mano in poche migliaia per chiedere la fine dell'assedio di Gaza, in una catena umana che si è rivelata molto più corta del previsto ma che ha avuto se non altro il merito di non scate- nare incidenti. Accogliendo le esortazioni delle autorità israeliane, ma forse anche qualche monito giunto dai paesi arabi, gli agenti della polizia di Hamas hanno provveduto a difendere loro stessi il confine della Striscia, impedendo ai dimostranti di raggiungere il valico di Erez che le autorità militari israeliane avevano proclamato da ieri mattina "zona militare chiusa". Lo Stato ebraico, allarmato dalla prospettiva di veder replicare lungo la propria frontiera con Gaza il modello già sperimentato esattamente un mese fa a Rafah dove è stato abbattuto il muro che blinda il confine con l'Egitto, ha schierato 6.500 uomini fra agenti di polizia e soldati. Un contingente rivelatosi molto più cospicuo dei 4.500 dimostranti palestinesi scesi per strada, a fronte dei 40.000 attesi dagli organizzatori della protesta. L'idea della "catena umana" che avrebbe dovuto unire simbolicamente la città meridionale di Rafah a quella settentrionale di Beit Hanun, era stata lanciata dal "Comitato popolare contro l'assedio", una organizzazione formalmente indipendente ma che viene diretta da Jamal al Khoudary, un ex rettore dell'università eletto deputato con il sostegno di Hamas. Il programma, innovativo per un'area dove di solito si protesta brandendo le armi, puntava a radunare migliaia di palestinesi che tenendosi per mano, avrebbero dovuto creare un cordone umano lungo la via "Salah-ad-Din" che attraversa tutta la Striscia, intitolata al condottiero musulmano Saladino che liberò Gerusalemme dai crociati. In realtà, forse anche a causa della pioggia, al raduno sono arrivate soprattutto scolaresche, che insieme alle loro insegnanti e a centinaia di striscioni preparati per tempo, sono comunque riuscite a far giungere il messaggio. "La nostra è una protesta pacifica che vuole lanciare un appello pacifico al mondo, e crediamo che questo sia il diritto minimo per un popolo sotto assedio", afferma Jamal al Khoudary. Il capo del comitato contro l'assedio si è poi detto "sorpreso" dalla mobilitazione e dall'allarme che la protesta ha suscitato nelle autorità israeliane. "Noi - ribadisce - non intendiamo compiere alcun atto di violenza, ma semplicemente lanciare un messaggio agli uomini liberi e onesti di tutto il mondo ai quali chiediamo di aiutare anche il popolo palestinese a tornare libero". A liberarsi soprattutto da un assedio imposto alla Striscia da quando nel febbraio 2006 Hamas vinse le elezioni, ma diventato ancora più duro dopo che nel giugno di un anno fa il movimento integralista islamico ne ha assunto il totale controllo politico e militare.Gli unici momenti di tensione si sono vissuti all'uscita di Beit Hanun, quando circa duemila manifestanti hanno provato a marciare in direzione di Erez, il valico che segna il confine fra Striscia e Israele. Ma a fermarli hanno provveduto gli stessi agenti della polizia di Hamas, che hanno impedito ai dimostranti di avvicinarsi a più di un chilometro dal valico: "Non vogliamo provocare incidenti con gli israeliani", spiega uno dei poliziotti. A manifestazione ormai conclusa, un gruppetto di giovani palestinesi ha ugualmente raggiunto Erez, scagliando sassi contro il muro di recinzione e incendiando copertoni d'auto. Gli israeliani hanno risposto con qualche colpo d'arma da fuoco in aria e arrestando una trentina di dimostranti. Nulla rispetto quanto si temeva.

Torna all'inizio


Israele, fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-26 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Condanna a 7 mesi Il padre Ariel, in coma, compie 80 anni Israele, fondi neri ai partiti: in carcere il figlio di Sharon DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - "Un incontro tra due cowboy". Così chi c'era ha descritto la visita di George Bush ad Ariel Sharon, oltre un mese fa, nella camera d'ospedale dove l'ex primo ministro giace in coma. Oggi Sharon compie ottant'anni e domani il figlio Omri si presenta alle dieci del mattino per entrare in carcere. Accompagnato da una frase da cowboy: "Vado in prigione da uomo". Il primogenito del leader colpito da ictus nel gennaio 2004 è stato condannato a sette mesi, dopo aver ammesso di aver raccolto fondi illegali durante la campagna del padre per le primarie del Likud. è stata quella vittoria del 1999 ad aprire la strada a Sharon senior verso due rielezioni alla poltrona di primo ministro, fino alla malattia. Omri è stato accusato di aver ricevuto 1,3 milioni di dollari da vari gruppi in Israele e all'estero, una cifra che supera di molto il limite imposto dalla legge. Per nascondere i finanziamenti ha organizzato un sistema di società fantasma. La condanna è considerata esemplare perché è la prima in un caso legato ai fondi illegali. Nella sentenza i giudici parlano di "corruzione" e di "manovre per distorcere la volontà degli elettori". Eppure sono in pochi a essere contenti di vedere un politico, soprannominato "l'amministratore delegato del Paese", finire in cella. Il padre è rimpianto da quando è finito in un letto d'ospedale. Rimpianto durante i 34 giorni della guerra in Libano. Rimpianto da quelli convinti che la sua mole potrebbe riempire il "vuoto di leadership", denunciato dallo scrittore David Grossman. Il processo al figlio, 43 anni, è cominciato nel febbraio del 2006, un mese dopo l'ictus. Già allora, erano stati lanciati appelli ai magistrati perché mostrassero indulgenza. La condanna a sette mesi impedisce di commutare la pena in servizio alla comunità (il massimo stabilito è sei mesi). "I 30 giorni in più - commenta Zeev Segal su Haaretz - rappresentano il messaggio del tribunale: la prigione è necessaria". Alla fine di gennaio la Corte Suprema ha respinto un appello degli avvocati di Sharon, che adesso sperano in Shimon Peres. Il presidente sarebbe pronto a firmare la clemenza, Omri ripete di non voler chiedere un intervento. Anche un quotidiano come Haaretz, che da sinistra ha criticato il padre, ha appoggiato l'idea di evitare il carcere a Omri: "La sentenza deborda nell'abuso. I servizi sociali invece della prigione non toglierebbero nulla al messaggio più importante: la corruzione va punita". Il consigliere più fidato Omri, figlio e consigliere dell'ex premier israeliano Ariel Sharon Davide Frattini.

Torna all'inizio


Ambasciatore israeliano al Gramsci (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prov Gallura Pagina 8049 scuola Ambasciatore israeliano al Gramsci Scuola --> L'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur sarà in città mercoledì per partecipare a un incontro, organizzato dal Liceo classico. La visita si inserisce all'interno di un progetto dell'istituto che ha la finalità di promuovere la conoscenza dei rapporti interculturali e interreligiosi tra i popoli del Mediterraneo. Dalle 10,30 alle 12,30 l'Ambasciatore illustrerà ai ragazzi la difficile situazione di convivenza tra i popoli del Medio Oriente. Il giorno dopo Oded Ben-Hur sarà a Tempio dove verrà ricevuto dal vescovo.(e.n.).

Torna all'inizio


L'UNIONE degli scrittori palestinesi ha condannato ieri la partecipazione di Israele, come ospi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Te d'onore, al prossimo Salone del Libro di Parigi (14-19 marzo). Lo ha fatto per bocca del presidente dell'Unione, Al-Mutawakel Taha, che ha dichiarato che è "indegno della Francia, paese della Rivoluzione e dei diritti dell'Uomo, aprire le porte della Fiera a un paese d'occupazione razzista". La partecipazione di Israele, a suo dire, vorrebbe dire "legittimare tutti i suoi comportamenti fascisti". Il Salon du Livre, la più prestigiosa vetrina editoriale internazionale dopo la Buchmesse di Francoforte, ha invitato una quarantina di scrittori israeliani in occasione del sessantesimo anniversario della creazione dello Stato ebraico, nel maggio 1948. La partecipazione di Israele "è il riconoscimento - osservano gli organizzatori della Fiera di Parigi - di una letteratura dinamica, di una immensa ricchezza, ad immagine di una società multiculturale. È una letteratura che affonda nel passato, si afferma in un presente movimentato, senza a priori, non scartando nessuna questione, che s'interroga e analizza senza concessione". Come noto, la partecipazione di Israele come ospite d'onore anche alla Fiera del libro di Torino, il prossimo 8-12 maggio, ha già suscitato polemiche in Italia, alcune settimane fa.

Torna all'inizio


Avvisi ai naviganti E' uscito il nuovo numero di Crossing Borders la newsletter transnazionale sui movimenti e le lotte dei migranti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Avvisi ai naviganti E' uscito il nuovo numero di Crossing Borders la newsletter transnazionale sui movimenti e le lotte dei migranti . E' stata appena pubblicata in 4 lingue e presto on-line altre traduzioni! http://www.zic.it/zic/articles/art_2263.html On the radio Quarta e non ultima puntata del Picchio nell'orecchio dedicata al soul-funk : Commodores, Kool & The Gang, Earth Wind & Fire, Chic... Dalle 20.30 alle 22 Radio Sherwood 97.800 Mhz Padova e provincia e provincia di Venezia. www.sherwood.it. Lugano (Svizzera) Emergency propone una conferenza dedicata al conflitto in Afghanistan con Enrico Piovesana di Peacereporter che si intrattiene con il giornalista ticinese Gaddo Melani, domani alle 18 nell'Aula Magna del Liceo 1. La realtà di un conflitto che quotidianamente miete vittime innocenti, soprattutto civili, attraverso la voce di un autorevole testimone che ha visto con i propri occhi e toccato con le proprie mani la tragedia della guerra afgana. Tuttitalia Metromondo organizza dal 16 al 18/19 maggio prossimi una minivacanza a Bonassola e Cinque Terre . Soggiorno al Villaggio La Francesca di Bonassola, visita dei cinque deliziosi paesini, trekking sui sentieri lungo la costa e fra i Santuari. E ancora intrattenimento, incontri, buon cibo. Info e prenotazioni: www.metromondo.it. Dopo un periodo di inattività, Un Ponte per... organizza un viaggio di conoscenza e solidarietà in Giordania dal 22 marzo al 1 aprile con un gruppo di 10 persone. Presto ci saranno maggiori informazioni e costo del viaggio definitivo sul sito dell'associazione. Nel frattempo chi è interessato lo segnali sin da ora a viaggi@unponteper.it. Un viaggio di conoscenza e solidarietà, per donne e uomini, accompagnat* da Luisa Morgantini, vice Presidente del Parlamento Europeo. E' tempo di ornare in Palestina e Israele! con l'Associazione per la Pace dal 19 al 26 marzo 2008. Incontri visite con organizzazioni della società civile israeliana e palestinese, ong, rappresentanti politici a: Gerusalemme, Haifa, Tel Aviv, Ramallah, Hebron, Betlemme. Il programma si costruirà giorno per giorno a seconda della situazione, cercando di includere Gaza. Il costo complessivo del viaggio (incluso biglietto aereo a/r, camera doppia in hotel a Gerusalemme per 7 notti con colazione e pranzo, trasporti) si aggira tra i 1100 e i 1200 euro. Info: luisa.morgantini@europarl.europa.eu - 0669950217. Cagliari Anche quest'anno la Carovana sarda della Pace organizza corsi di italiani aperti a tutti gli stranieri in via Baronia 13. Lecce Il protagonista, disorientato dagli impulsi edonistici della società dei consumi, trova rifugio e compensazione nell'eros, inteso come sublimazione emozionale ed escursione onirica. Antonio Quarta discute del suo libro Il mondo di Viola (Bea) alle 18.30 Museo provinciale Sigismondo Castromediano con Antonio Camerino, Antonio Cassiano e Anna Palmieri. Brindisi A cura di Libera il Seminario su consumo critico e uso responsabile del denaro domani alle 10 Its De Marco con Teresa Masciopinto di Banca Etica, Luigi Urbano di coop Estense e don R. Bruno di Libera. Taranto Un film che sta girando l'Italia e che è stato bandito da Israele. Un film che ha fatto finire il suo regista, Mohammad Bakri sotto processo per vilipendio dell'esercito israeliano e che gli fa rischiare il carcere e una multa di 500mila euro (la sentenza giovedì prossimo). E' Jenin, Jenin proiettato dalle 18 in poi libreria Gilgamesh via Oberdan 45. Bari Nuova settimana per le iniziative in vista della Giornata del 15 Marzo: alle 17 Centro polivalente territoriale di Japigia per minori Laboratorio di educazione alla legalità e alla cittadinanza con Davide Mattiello di Libera. A cura di Pax Christi. Moliterno (Pz) "Non lo studio, ma la pratica è quella che fa la maestria del suonatore delle zampogne". Con queste parole dell'ottantanovenne Vincenzo Forestiero, zampognaro e contadino delle contrade di Moliterno, che si chiude Pratica e maestria il documentario di Rosella Schillaci alle 19 Bibliomediateca Racioppi. S. Giorgio a C. (Na) Uno spaccato della città di Napoli attraverso le vicende di tre fratelli che si ritrovano nuovamente insieme dopo anni di separazione. Ma i rapporti sono logorati e si offuscano fino a quando la consapevolezza di appartenere a una stessa radice alla stessa terra prevale sulle ostilità. Per I Teatri della Legalità Frat' 'e sanghe' - Fratelli di sangue messo in scena da Virus Teatrali al Teatro Flaminio. Pescara Ancora danzhall per la Massive Night al Wake Up di via Andrea Doria 30: Pure Love meets Hotta Faya . Frascati (Rm) Prima proposta per Scorribande notturne. Viaggio nel cinema a cura di Semintesta: alle 20.30 allo Spazio Zip in via Mamiani 6 Film musicato dal vivo con Giglio infranto di Griffith. Roma Iniziative, sostegno economico e tanto altro a favore dei Cinque eroi cubani ingiustamente detenuti nelle carceri Usa. Il Comitato Italiano Giustizia per i Cinque ti invita a partecipare alla riunione alle 14 Ex Hotel Bologna in via di Santa Chiara 4a. Aldo Cazzullo discute del suo libro Outlet Italia. Viaggio nel paese in svendita (Mondadori) alle 18.0 Rinascita in via Prospero Alpino 48 con gli scrittori Alberto Bevilacqua e Goffredo Buccini. Per l'uscita del volume Una strana rivista (Meltemi) a cura di Massimo Ilardi, il Maxxi ospita la tavola rotonda ... Scrivere di architettura , ovvero dieci anni di "Gommorra, territori e culture della metropoli"; alle 17.30 in via Guido Reni 2f con Antonino Terranova direttore del Diar, Sabrina Cantalini, Alberto Iacovoni, Dina Nencini, Maria Luisa Palumbo e Orazio Carpenzano. il pensiero politico e l'impegno nel quadro dell'Italia post-unitaria e di Roma Capitale, del sindaco di Roma dal 1907 al 1913: Nadia Ciani presenta il suo libro Da Mazzini al Campidoglio. Vita di Ernesto Nathan (Ediesse) domani alle 17.30 alla Casa della Memoria e della Storia in via San Francesco di Sales 5; con anche Stefano Gambari direttore della Biblioteca della Casa della Memoria e della Storia, Alessandro Portelli docente di Letteratura angloamericana alla Sapienza, Marco Causi docente di Microeconomia all'Università Roma Tre, lo storico Antonio Landolfi, Franca Eckert Coen già direttrice de "Il Pitigliani" Centro Ebraico Italiano. Attrice simbolo della Nouvelle Vague, musa di Jean-Luc Godard, di Otto Preminger, di Claude Chabrol, protagonista di ben trentotto film tra il 1957 e il 1979: la Patricia di "Fino all'ultimo respiro" e la Cécile di "Bonjour tristesse", una diva dimenticata che rivive ora nella pièce Sarà estate. Dedicato a Jean Seberg di Elisa D'Alessandro per la regia di Francesca de Sapio da stasera alle 20.45 al 2 marzo alla Cometa Off i via Luca della Robbia 47. In sanscrito significa nonviolenza ovvero il principio ispiratore della vita di Mohandas Gandhi. Una giornalista inglese e un nevrotico ufficiale dell'esercito britannico si alternano nel racconto dell' esistenza del Mahatma , la prima affascinata dalle azioni di Gandhi, il secondo suo fiero oppositore: Abito in Scena in Ahimsa alle 21.30 Teatro Betti in viale delle Mura Aurelie 19: la storia del popolo indiano e del suo dolore, il fervore della libertà tra le parole e i gesti di un grande uomo, la guerra e la pace in India e nel mondo. Zurighese vittima della sedentarizzazione del popolo zingaro operata dal governo svizzero negli anni settanta, vittima di abusi violenze fisiche e psicologiche da bambina, Mariella Mehr firma Bambinidinverno con la voce recitante di Daniela Barra e la musica di Andrea Polinelli al Teatro San Genesio via Podgora 1. Simbolo di una generazione di giovani "arrabbiati" che sarà diretto preludio al '68 francese: Ricorda con rabbia di John Osborne per la regia di Ennio Coltorti Teatro Stanze Segrete in via della Penitenza 3. Energico rock blues popolare avanguardista (e chi più ne ha più ne metta) con Foraesterie in concerto Big Mama vicolo San Francesco a Ripa 18. Storico pianista-cantante che spazia dal blues-soul passando per il jazz e approdando al pop d'autore: Mario Donatone Doctor J Trio al Cotton Club in via Bellinzona 2. L' Orchestra di Piazza Vittorio nello studio sul primo atto di Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart da oggi a sabato 1 marzo alle 20.30 (domenica 2 marzo alle 17) al Teatro Palladium in piazza Bartolomeo Romano 8. Lino e Nicola dj set Electricity in our Homes al Micca via Pietro Micca 7a. Radio, fischietti, bacinelle d'acqua e mazzo di carte, e ancora pianoforte, pianoforte preparato e pianoforte giocattolo per l'originale concerto di Margaret Leng Tan in omaggio al compositore americano John Cage alle 18 all'Auditorium del Palazzo delle Esposizioni. Next one in S. Lorenzo... come tutti i martedì si accende la yard del 360° in via degli Equi 57: ai controlli stasera Vinny Farai Is MrLater live showcase by Rufino & Bonifax. Siena Proiezione del film di Massimo Mazzucco Il nuovo secolo americano alle 21.30 nella Sala Lia Lapini in via Aretina 32. Al termine collegamento in audio da Los Angeles con il regista. Firenze A cura di Finisterre, il ciclo di incontri "Libertà va cercando... Per tracciare nuovi sentieri" propone La libertà al plurale. Laicità e politica alle 19.30 Istituto degli Innocenti in piazza Ss. Annunziata. Con Gian Enrico Rusconi dell'Università di Torino. Le domande senza risposta, che solleva la storia di Kohlhas (cos'è la giustizia, quella umana e quella divina, e come può l'individuo ricomporre l'ingiustizia) fanno parte profondamente dei percorsi della mia generazione, quella segnata dal numero di riconoscimento '68... Kohlhaas con Marco Baliani oggi e domani al Teatro Everest. Carrara Al via giovedì prossimo il Corso di Chitarra con il Maestro Miguel Baladan in quel di Punto Rosso in via del Plebiscito 8a. Info: 3471085533. organizza la Scuola popolare di musica "Victor Jara". Cervia (Ra) Nuova proposta per AmbientArci , il ciclo di incontri sull'ambiente. Domani alle 20.30 Arci Sala Rinascita in via dei Glicini 1 Biotecnologie e genetica della pesca e dell'acquacultura : quali fronteire e contributi per una conservazione della risorse biologiche marine. Con Fausto Tinti. Bologna Con l'obiettivo di "Rendere bancabili i non bancabili" nasce Ritmi, la Rete italiana di microfinanza un'associazione senza fini di lucro che opererà a livello nazionale e sarà la voce di tutti gli operatori italiani della microfinanza. La presentazione alle 11.30 Fondazione Cassa di Risparmio in via Farini 15. Nuova edizione del Mercato del baratto di Vag, occasione di scambio non finalizzato al profitto. Alle 18 in via Paolo Fabbri 110 mercatino biologico con CampiAperti e ciclofficina Ampioraggio ; cena sociale alle 21 a prezzo popolare con piatto caldo biologico e verdure di stagione. Per finire Band'Armanda live. Tango in Scuderia : corso ed esibizione a cura di Milonga alle 20.30 La Scuderia in piazza Verdi 2. La "notte dei manganelli" al G8 di Genova del 2001 nel racconto del giornalista che era dentro la scuola: le violenze della polizia e il tracollo delle garanzie costituzionali. Lorenzo Guadagnucci presenta il suo libro Noi della Diaz. La "notte dei manganelli" al G8 di Genova domani alle 18 libreria Irnerio in via Irnerio 27. Con la poliziotta Simona Mammana del Siulp e lo scrittore Stefano Tassinari. Ferrara Ultimi giorni per Malattie Trascurate: troppo poveri per essere curati la mostra con le foto di Sergie Sibert e i testi di Laurence Binet a cura di Medici senza Frontiere. Fino a venerdì prossimo Atrio del Polo Chimico Bio-Medico dell'Università. Verona Prosegue il percorso di preparazione al 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti umani: alle 14.30 nella Sala Rossa della Provincia Il diritto ai beni comuni: diritto all'acqua come opportunità e impegno per le comunità e amministrazioni locali . Con l'economista Riccardo Petrella docente di Mondializzazione all'Università Cattolica di Lovanio (Svizzera) e Università Libera di Bruxelles. Giovani coppie, famiglie, dignitari, contadini e artigiani, scene di vita quotidiana, cerimonie religiose, architetture e paesaggi: parliamo di Cina perduta la mostra fotografica di Leone Nani (missionario e fotografo in Cina dal 1904 al 1914) al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri. Vicenza Fame e abbondanza nel mondo in contrasto con l'esigenza dell'Eucaristia è il dibattito con il missionario comboniano Alex Zanotelli alle 20.30 Missionari saveriani viale Trento 119. Trieste Visioni, musiche, parole dal mondo rom (che è anche il nostro mondo): Chi ha paura di Cappuccetto Rosso? alle 20.30 Teatro Miela. Diritto di esistenza, lotta al pregiudizio, conoscenza e contaminazione reciproca. E la riflessione sul grave disagio e contraddizione sociale in cui vivono oggi i rom e i sinti. Pavia Aperitivo solidale con musica e un ricco buffet: Happy hour... happy Emergency domani alle 19 al Caffè Teatro in corso Strada Nuova 75. Milano L'epopea di un campione straordinario, generoso e ingenuo, ostinato e sentimentale, indimenticabile protagonista dello sport. L'affettuoso omaggio a un piccolo grande italiano conosciuto in tutto il mondo: Roberto Barbolini, Sergio Giuntini e Carlo Monti discutono con Giuseppe Pederiali per la presentazione del romanzo Il sogno del maratoneta. Il romanzo di Dorando Pietri alle 18 Arena civica in viale Byron. Con Sabrina Fraccaroli, la testimonianza degli olimpionici Michele Didoni, Gennaro di Napoli, Giovanni Verricelli. Giovane, cecena, giornalista, storia di una donna che combatte per la libertà del suo Paese: Milana Terloeva ci parla del suo libro Ho danzato sulle rovine alle 21 Casa della Cultura in via Borgogna; con Francesca Gori, Elena Murdaca e Francesca Sforza. Infopoint Emergency al Teatro Filodrammatici in piazza Ferrari per Suono lo spettacolo di Eugenio Finardi. Per il Giubileo di San Precario alle 21 al Ponte della Ghisolfa in viale Monza 255 i Ritratti a mano libera di Renato Curcio, che ci parla del filo conduttore che lega i suoi ultimi cinque lavori, taglienti descrizioni della nostra società e delle sue pieghe dove si annida il razzismo trovando fertile capo di coltura/cultura. "Tempo di leggere", "Il terzo dal Sole", "Gente come noi": Ai confini della realtà alle 22 csa Vittoria per Martedì Cinema. Continua l'appuntamento con il martedì da leoni: reggae music a 360° con selezioni di I-tal sound & friends Le Coquetel in via Vetere. Lezione di canto tradizionale Le note del pianto , basato sui repertori Blues, Gospel e Jazz, aperta a tutt*, tenuta da Davide Gualtieri alle 20.45 al Cam (ex Cts) Ponte delle Gabelle in via San Marco 45. S. Giuliano (Mi) La storia di Sibel, giovane e bella - che ama troppo la vita per essere una brava ragazza musulmana - nel film di Fatih Akin La sposa turca alle 21 Eterotopia in via Risorgimento 21. Borgaro T. (To) Straordinarie testimonianze che oltre a toccare i limiti della sanità del tempo getta una luce forte sulla società del tempo. Parliamo dell' ospedale psichiatrico di Racconigi dal 1938 al 1947, ormai chiuso da anni, che ha ospitato persone vittime di malattie mentali, epilessia, sifilide, degenerazioni familiari, precarietà sociale. Massimo Tornabene ci parla del suo libro La Guerra dei Matti alle 21 al circolo Berlinguer in via Diaz 15. Con anche Marina castellano infermiera di Emergency volontaria in Afghanistan. Genova Quando la Rete Contro G8 cominciò, non pensava di certo che sarebbe rimasta in piazza per sette anni. "Consapevoli della limitatezza dei nostri mezzi, abbiamo distribuito ai passanti in questi sette anni ben centoventimila volantini; con moltissimi abbiamo discusso, litigato, dialogato". Ma non ci arrendiamo: Ora in silenzio per la pace alle 18 sui gradini del palazzo Ducale. Dedicato a tutt* i/le Pollicin* che, con leggerezza, attraversano i boschi del mondo: il Teatro Cargo in Pollicino di Chiarenza oggi e domani alle 10 Teatro del Ponente in piazza Odicini 9. Arci Zenzero e Critical Wine organizzano Il Vino e il Contadino corso base di conoscenza e degustazione del vino, a partire dal 6 marzo all'Arci in via G. Torti 35 dalle 18.30 alle 20. Un modo per sorseggiare un bicchiere di vino in compagnia di chi lo produce, potendo così valutare il metodo, la passione, lo spirito del messaggio che ogni vignaiolo racchiude in ogni singola bottiglia. Info: 3483138418. 26/02/2008.

Torna all'inizio


Francesca Marretta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gaza La catena umana che ieri avrebbe dovuto unire da sud a nord la striscia di Gaza lungo i 40 chilometri della Salah Eddin Road, da Rafah a Beit Hanoun, era formata da sparuti gruppetti di studenti e studentesse concentrati soprattutto nel nord, che forse messi tutti insieme saranno arrivati a poche migliaia Francesca Marretta Gaza La catena umana che ieri avrebbe dovuto unire da sud a nord la striscia di Gaza lungo i 40 chilometri della Salah Eddin Road, da Rafah a Beit Hanoun, era formata da sparuti gruppetti di studenti e studentesse concentrati soprattutto nel nord, che forse messi tutti insieme saranno arrivati a poche migliaia. Alla marcia finale, arrestatasi a circa un chilometro dal valico di Eretz, punto di confine a nord con Israle, si contavano forse 800 persone, ed erano soli uomini. Per sondare l'umore popolare in attesa di assistere all'annunciata mobilitazione di massa, di buon mattino ci eravamo recati alla caffetteria Denise al centro di Gaza City. I tavoli su cui si servono espresso, caffè arabo e cappuccino sono occupati da uomini, eccetto uno, a cui sono sedute tre ragazze dall'aria emancipata ed i cui lineamenti, incorniciati dall'azzurro intenso o rosso del velo indossato, sono accentuati dal maquillage vistoso. Raawad, 22 anni, laureata in inglese, pensa che se oggi ci sarà una manifestazione è perché sono morti uomini di Hamas. Il proprietario del locale interviene nella conversazione per rassicurarci del fatto che a Gaza tutti sanno della mobilitazione di protesta contro l'assedio. "Se potessi andrei anch'io, ma devo tenere aperto il locale", aggiunge. La manifestazione popolare contro il blocco di Gaza imposto da Israele, organizzata dal medesimo comitato popolare, si è fermata all'ultimo incrocio stradale di Beit Hanun, a circa un km dal valico di Eretz, dove era schierata la polizia di Hamas per impedire il passaggio ulteriore dei dimostranti, concludendosi senza incidenti. La sola eccezione ha riguardato alcune decine di ragazzi palestinesi che si sono spinti verso il valico di Eretz da accessi laterali, dove hanno incendiato pneumatici e lanciato pietre. L'esercito israeliano (Idf) ha aperto il fuoco, senza fare vittime, e ne ha arrestati una cinquantina. I numeri della protesta popolare di Gaza, lontani anni luce da quelli annunciati, non devono trarre in inganno. Se da una parte in molti, forse anche per la pioggia al sud, hanno preferito restare a casa, e, più probabilmente, impedito ai propri figli di farsi sparare dall'esercito israeliano per una manifestazione che nell'immediato non cambierà la loro vita sotto occupazione, dall'altro la soddisfazione che è trapelata dalle fila di Hamas per come sono andate le cose ieri a Gaza, era evidente. Il massiccio schieramento di forza organizzato dalle autorità israeliane, che hanno dato ordine di fermare con ogni mezzo ogni tentativo di forzare il confine, è stato per il movimento islamico un test, un gioco al gatto col topo, in cui Israele, nella visione del movimento islamico, ha mostrato il fianco. "Israele non interverrà in manifestazioni all'interno di Gaza ma assicurerà la difesa del territorio e preverrà ogni violazione dei propri confini sovrani" era scritto nel comunicato congiunto firmato domenica dal ministro degli esteri Livni e dal ministro della Difesa Barak. "L'obiettivo dell'azione pacifica è quello di scuotere la coscienza dell'opinione pubblica mondiale su questo assedio. Non faremo azioni di forza. Lo abbiamo detto e ridetto, nonostante tutta la propaganda israeliana che dice che mandiamo i bambini a morire. Questo assedio è contrario al diritto internazionale e alle Convenzioni di Ginevra" ha dichiarato ieri Khudari, in Salah el-Din Street, dove ragazzine uscite da scuole hanno formavano un pezzo della più che discontinua catena umana. Un analista politico palestinese sottolinea che i numeri della giornata non hanno nessuna importanza: i palestinesi che si organizzano in maniera pacifica a Gaza perché stretti dall'assedio aprono le cronache internazionali da due giorni. Anche l'intervento diretto nella mobilitazione da parte di Hamas è stata una cosa voluta, studiata, un modo per far uscire allo scoperto il governo israeliano e metterlo davanti alla prospettiva di potersi trovare sui confini una massa di 50mila palestinesi che chiedono di aprire la gabbia. Le adesioni alla manifestazione sono state raccolte dal Comitato popolare, non da un movimento politico di massa per giunta al potere, come Hamas. L'importante per il movimento islamico era capire quale sia per Israele la portata della minaccia rappresentati da una marea di palestinesi che cercano di uscire dalla gabbia. L'ordine per l'Idf ieri era di sparare di fronte a qualunque tentativo di avvicinarsi alla linea di confine. Per ora il confronto è stato con "bersagli" di carta su cui era scritto: "Sono palestinese e ho diritto all'istruzione come altri ragazzi liberi del mondo". A conclusione della mobilitazione, dagli altoparlanti ha riecheggiato l'ultima canzonetta popolare di Gaza, che dice: "Ci hanno affamato, dov'è il mondo che ci sta guardando, dove sono gli arabi?". Ma Gaza non si muore di stenti. La tragedia del popolo di Gaza è piuttosto quella di vivere come animali dello zoo, nutriti gettando il cibo dietro oltre le sbarre. Per Israele il problema, e ieri ne abbiamo avuto un'ulteriore dimostrazione, è che da dentro la gabbia, la belva non solo ruggisce, ma riesce a mordere. Ieri altri razzi sono stati lanciati dal territorio di Gaza verso Israele. Un conto aggiornato a ieri pomeriggio dice che sono 7589 i razzi caduti su Sderot, dove ieri un ragazzino di dieci anni rimasto gravemente ferito da un qassam che ha colpito un rifugio sotterraneo, ha perso parte di un braccio. Anche una donna e il figlio di un anno sono rimasti feriti. In un raid aereo di rappresaglia per il lancio ordigni, sono morti all'alba di ieri quattro palestinesi. Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas, ha dichiarato che la catena umana di ieri è un messaggio per Israele e molti altri paesi: "Gaza è diventata una bomba ad orologeria pronta a esplodere in ogni momento se non si revoca questo assedio". 26/02/2008.

Torna all'inizio


L'esercito aveva schierato carri armati, cannoni e 6500 uomini. Decine di tiratori scelti er (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO L'esercito aveva schierato carri armati, cannoni e 6500 uomini. Decine di tiratori scelti erano pronte a sparare alle gambe di chi si avvicinava troppo al reticolato del confine. E il ministero degli esteri aveva ordinato alle ambasciate di far capire a tutto il mondo che Israele avrebbe "difeso la propria sovranità" con ogni mezzo. L'idea stessa di una catena umana, di un possibile assalto di uomini, donne e bambini (simile a quella del mese scorso al confine con l'Egitto) alla barriera israeliana che tiene chiusi i palestinesi di Gaza nella prigione virtuale in cui si trovano aveva messo in allarme il governo e il ministero della difesa a Tel Aviv. Ma la manifestazione, di portata ridotta rispetto alle attese forse a causa della pioggia, si è svolta in modo pacifico. Manifesti, striscioni, e slogan contro l'assedio. Hamas sperava in almeno trenta-quarantamila persone. Nelle vie della Striscia si sono radunate non più di cinquemila e la catena umana che, nelle intenzioni dei promotori, doveva legare Rafah e la frontiera con l'Egitto con il posto di confine d'Erez nell'estremo nord di Gaza, era piena d'anelli mancanti. Il movimento contro l'assedio non è riuscito nel suo intento ma Hamas ha dimostrato che quando vuole, è capace di impedire provocazioni e violenza. Soltanto poche decine di manifestanti, alla fine di una mattinata segnata dalla calma, ha gettato pietre contro Erez ottenendo come risposta tiri d'avvertimento delle truppe israeliane. Era stato il Comitato popolare contro l'assedio, un'organizzazione formalmente indipendente diretta da Jamal al Khoudary, un ex rettore dell'università eletto deputato con il sostegno di Hamas a lanciare l'iniziativa di protesta. Tenendosi per mano, migliaia di palestinesi avrebbero dovuto creare un cordone umano lungo la Via Salah-ad-Din, una strada che attraversa da nord a sud Gaza intitolata al famoso condottiero musulmano Saladino che liberò Gerusalemme dai crociati. Alla fine sono stati soprattutto giovani delle scuole e i loro insegnanti a portare il messaggio. "La nostra è una protesta pacifica che vuole lanciare un appello pacifico al mondo, e crediamo che questo sia il diritto minimo per un popolo sotto assedio" ha detto Jamal al Khoudary che ha mostrato sorpresa per la mobilitazione delle forze armate israeliane. "Noi non intendiamo compiere alcun atto di violenza, ma semplicemente lanciare un messaggio agli uomini liberi e onesti di tutto il mondo ai quali chiediamo di aiutare anche il popolo palestinese a tornare libero". Contro Israele e, in un certo senso, contro la protesta pacifica, si sono dati da fare i militanti estremisti che hanno ripreso a lanciare missili kassam in direzione di Sderot. Due bambini sono rimasti feriti.

Torna all'inizio


Sud America, allarme terrorismo islamico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

IN ARGENTINA IL GOVERNO HA DOVUTO RADDOPPIARE LA VIGILANZA SULLE ISTITUZIONI EBRAICHE Sud America, allarme terrorismo islamico 26/02/2008 L'Europa, presa dalle vicende del Kosovo e dalle primarie americane, non presta minimamente attenzione a quanto sta accadendo in Argentina. Una agenzia di notizie ebraica locale ha reso noto che il ministro argentino della Sicurezza ha ordinato alle forze di polizia e ai servizi segreti di raddoppiare la vigilanza sulle istituzioni ebraiche del Paese in seguito alle minacce lanciate dal movimento"Hezbollah per la morte di Mughniye". L'Argentina sotto questo profilo ha tragici precedenti, nel '92 una bomba nell'Ambasciata di Israele fece 29 vittime, 85 fu invece il numero dei morti dell'attentato del '94 nella sede dell'associazione delle mutue ebraiche (Amia). Singolare è che proprio in questi giorni a Buenos Aires si tenga un vertice tra 22 ministri dei Paesi arabi e dodici colleghi sudamericani. Naturalmente, oltre alla volontà di rafforzare i rapporti economici, il tema dominante sono state le vicende del Medio Oriente. La condanna di Israele per i suoi comportamenti a Gaza e la richiesta della creazione in tempi rapidi di uno Stato palestinese, sono stati i temi che hanno fatto unire il terzomondismo dei Paesi sudamericani e l'avversione a Israele degli arabi. Certamente vi è stata anche una condanna del terrorismo da parte del saudita Saud Al Faysal, che si è ben guardato dal ricordare due dati: il numero due degli Hezbollah, Imad Mughniyeh, era ricercato dalla giustizia argentina che ha inoltre emesso vari mandati di cattura verso alti dirigenti iraniani per gli attentati del '92 e del '94. Peraltro, la comparsa del terrorismo islamico non si è limitata agli attentati del '92 e del '94, ma, dopo l'11 settembre del 2001, è stata denunciata la presenza in varie forme delle organizzazioni Hamas, Hezbolla e forse anche di Al Kaeda. Poco nota è la presenza massiccia di arabi e musulmani in America Meridionale. Si calcola che ci siano sei milioni di musulmani secondo l'Oial (organizzazione islamica per l'America Latina). Di questi, un milione e mezzo vivrebbero in Brasile, 700mila in Argentina, gli altri negli altri Paesi. Ci sono anche molti arabi cristiani. Molte personalità politiche hanno radici arabe, come l'argentino Carlos Menem, o l'ecuadoregno Bucanam, o il brasiliano Maluf. Negli ultimi anni si è venuta a creare una folta comunità di arabi musulmani nella Triplice Frontiera, quell'area geografica dove si incontrano il Brasile, il Paraguay e l'Argentina. Area particolare per la presenza del grandioso spettacolo delle cascate di Iguaçu e della più grande diga idroelettrica del mondo, Itaipu. Le due città di Foz do Iguaçu in territorio brasiliano e la paraguaiana Ciudad del Est sono sede di una intensa attività economica, legale e non. Proprio per reprimere questo groviglio di contrabbando di ogni tipo, i tre Paesi, nel 2002, hanno creato il "3+1", ovvero hanno coordinato il comando delle polizie locali di Argentina, Brasile, Paraguay e Stati Uniti. Da anni l'intelligence nordamericana segnala attività di gruppi terroristici tra la ricca e numerosa (25mila) comunità islamica. Campi di addestramento e raccolta di fondi per le due organizzazioni Hezbollah e Hamas, fatti questi respinti con forza dallo sceicco Taleb Jomah, leader religioso dei musulmani di Foz do Iguaçu in un'intervista a un giornalista della Bbc: "In primo luogo Hezbollah non sono terroristi, ma un partito politico del Libano. Certamente vi sono simpatie, ma niente di più, niente campi di addestramento, né aiuti finanziari: siamo troppo poveri per farlo". All'osservazione del giornalista che si sono trovate delle lettere di ringraziamento di Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah, per gli aiuti ricevuti per gli orfani libanesi, lo sceicco risponde che questo non prova nulla. Alla fine della sua intervista il religioso musulmano ha ribadito l'assoluta estraneità della laboriosa comunità della Triplice Frontiera a vicende o rapporti con il terrorismo islamico. I servizi segreti e le polizie di molti Paesi dell'area controllano quotidianamente la veridicità di queste affermazioni.

Torna all'inizio


Hamas cerca la strage (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 26-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 26 Feb 2008 Edizione 39 del 26-02-2008 Donne e bambini palestinesi manifestano; una donna e due bambini israeliani feriti dai razzi Hamas cerca la strage di Stefano Magni Secondo le agenzie italiane erano decine di migliaia. Secondo i due più famosi quotidiani israeliani, Haaretz e Jerusalem Post, erano invece poche migliaia. Sono ancora incerte le stime su quanti abbiano partecipato alla manifestazione indetta ieri da Hamas al valico di Erez (al confine tra la Striscia e Israele) per protestare contro il blocco di Gaza. Intanto, per precauzione, l'esercito di Gerusalemme ha rafforzato le sue postazioni di confine con 6500 uomini, per evitare che i palestinesi facciano al confine israeliano quel che fecero con l'Egitto: sfondare le barriere per riversarsi oltre la frontiera. Nonostante l'allarme, non è successo nulla di simile. Anche perché a Gaza, mentre donne e bambini (provenienti dalle scuole chiuse per l'occasione) manifestavano pacificamente e alla luce del sole, dietro le linee gli uomini avevano altro da fare. Nella mattinata di ieri, poco prima dell'inizio della manifestazione, i terroristi hanno lanciato cinque razzi Qassam contro la cittadina di Sderot, costantemente bersagliata (sono quasi 10.000 i razzi che l'hanno colpita) sin dal 2001. Il primo ordigno ha gravemente ferito a una spalla un bambino di dieci anni che si stava divertendo con i suoi amici in un campo giochi e che, poco prima dell'impatto, aveva cercato inutilmente di correre in un rifugio. Una donna e la sua bambina di un anno sono stati feriti lievemente. I Qassam sono notoriamente un'arma terroristica: dopo l'allarme (che coincide con l'avvistamento di un lancio), i cittadini di Sderot hanno dai dieci ai venti secondi per cercare riparo. Gli altri quattro ordigni lanciati contro la cittadina israeliana meridionale non hanno fatto vittime, ma almeno uno di essi avrebbe potuto fare una strage di bambini: è esploso nei pressi di una scuola. La risposta israeliana non si è fatta attendere e l'aviazione ha colpito e ucciso tre miliziani, ferendone altri quattro. Hamas non nega di voler continuare il lancio di razzi oltre il confine, nonostante il suo proclama di ieri suoni ad alcuni come una mano tesa: "Hamas è pronta ad allentare la presa e a far cessare il lancio di razzi su Sderot se Israele ferma la sua aggressione contro il popolo palestinese" ha dichiarato, dal Libano, Nazzam, uno dei leader del movimento islamista. Per "aggressione" e "occupazione", Hamas (che non riconosce Israele) ha sempre inteso l'esistenza stessa dello Stato ebraico. Dunque il lancio di ordigni non cesserà. Ma forse noi saremo distratti dalle migliaia di donne e bambini che la stessa Hamas espone alla frontiera, per presentarsi come un movimento non violento.

Torna all'inizio


Hamas gioca la carta nonviolenta. Ma è un buco nell'acqua (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MO   LA GRANDE CATENA UMANA, DA RAFAH A BEIT HANOUN, RACCOGLIE SOLO CINQUEMILA ADESIONI. NE SERVIVANO 50MILA Hamas gioca la carta nonviolenta. Ma è un buco nell'acqua MAURIZIO DEBANNE Agitando la minaccia di una "nuova Rafah" si è conclusa senza registrare incidenti la manifestazione di protesta palestinese contro l'assedio nella Striscia di Gaza. I leader di Hamas contavano su una partecipazione di almeno 50mila persone per costituire una catena umana di 40 chilometri che unisse idealmente la città di Rafah, sul confine meridionale con l'Egitto, con Beit Hanoun, a nord. Alla manifestazione hanno però aderito poco meno di cinquemila palestinesi, una adesione modesta che ha messo forse in evidenza l'incapacità del movimento islamico nell'organizzare una lotta di massa (pacifica) contro lo stato ebraico. Hamas ha inoltre commesso un grave errore strategico. Nei piani dei dirigenti islamici la catena umana si sarebbe dovuta concludere con uno sconfinamento di massa in Israele, analogo a quello avvenuto al confine con l'Egitto all'altezza di Rafah alcune settimane fa. Quando le forze di sicurezza israeliane sarebbero corse ai ripari per impedirlo, Hamas avrebbe puntato il dito contro la "brutalità" di Israele nei confronti della popolazione di Gaza, stremata dall'embargo economico. Una strategia, questa, che ha fatto acqua da tutte la parti, data l'assenza "dell'elemento sorpresa". Lo stato ebraico, infatti, ha proclamato per tempo lo stato di massima allerta nella zona limitrofa alla striscia di Gaza, per impedire ai palestinesi di sciamare in territorio israeliano. Oltre seimila agenti di polizia, in assetto antisommossa, erano confluiti prima dell'inizio della manifestazione nella zona di Ashqelon e di Sderot ed era stato dato loro una precisa consegna: qualora la loro vita si fosse trovata in pericolo immediato, avrebbero avuto l'autorizzazione ad aprire il fuoco. Il ministro degli esteri Tzipi Livni e il ministro della difesa Ehud Barak avevano inoltre mandato chiari messaggi ad Hamas: "Ai palestinesi non sarà consentito di entrare in Israele" e in caso di incidenti "la responsabilità " ricadrà "unicamente su Hamas". Con queste premesse, la polizia di Hamas ha deciso all'ultimo di creare un cordone nel nord della Striscia per impedire ai dimostranti di raggiungere il valico di Erez, dove però giovani militanti palestinesi hanno scagliato sassi contro i militari israeliani. Una cinquantina di loro sono stati arrestati. Militanti hanno invece sparato razzi contro il sud di Israele, ferendo una donna e due bambini. "Il risultato dell'iniziativa di ieri conferma che gli eventi di Rafah erano stati in gran parte spontanei e che Hamas aveva semplicemente cavalcato l'onda della disperazione che aveva portato centinaia di migliaia di palestinesi di Gaza prima ad abbattere la barriera di confine e poi a riversarsi nel Sinai egiziano per procurarsi beni di prima necessità", ha dichiarato l'analista palestinese Issam Nassar. Hamas a Rafah, ha aggiunto Nassar, aveva compreso in parte le potenzialità di una massiccia partecipazione di massa ma "nell'organizzare della catena umana è stato ambiguo nelle parole d'ordine, avrebbe dovuto spiegare alla gente l'impatto positivo che la lotta pacifica avrebbe avuto sull'opinione pubblica internazionale e invece ha parlato di sacrificio e resistenza". "Così molti, temendo di essere mandati allo sbaraglio, hanno preferito rimanere a casa ". La lotta pacifica palestinese è un'arma che i comandi militari israeliani hanno sempre temuto, sostiene Bradley Burston su Haaretz. Basti pensare alla prima intifada del 1987, quella delle pietre e dei giovani con la kefiah, che colse di sorpresa tanto l'Olp quanto Israele. "Nel vasto arsenale israeliano di tecnologia e armamenti non c'è nulla che può contrastare efficacemente il pacifismo. Ecco perché per decenni Israele ha fatto del suo meglio per bloccare le espressioni della nonviolenza palestinese", scrive Burston. La non violenza, al contrario degli attentati suicidi e dei razzi su Sderot, migliora l'immagine della lotta palestinese e conquista consensi, non solo all'estero ma anche tra gli israeliani. Hamas resta però abbagliata dall'ideale della lotta armata, quindi incapace di proporre alla popolazione di Gaza un modello alternativo al martirio e alla violenza come percorso per raggiungere l'indipendenza.

Torna all'inizio


F unziona, non funziona? Se in politica se ne parla (spesso senza sapere bene di che cosa si parla), (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gli scienziati sono ancora divisi sul tema: castrazione chimica per i pedofili. In diversi Stati viene adottata. In America, per esempio, chi si è macchiato di gravi reati sessuali e ha accettato sconti di pena a patto di sottoporsi al trattamento farmacologico deve giornalmente recarsi a prendere la sua pillola antilibidine. Ma anche in Europa è ammessa. In Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia la "cura" è legale da alcuni anni, sempre su base volontaria. La Francia l'ha provata tre anni fa su 48 ex detenuti e di recente Sarkozy l'ha rilanciata. C'è chi, come l'andrologo Giovanni Alei, è convinto della sua utilità. "Le sostanze usate bloccano la produzione di testosterone - spiega - e quindi abbattono non solo l'erezione, ma anche il desiderio patologico. I soggetti trattati così diventano impotenti, ma anche sterili, inclini alla malinconia e al pianto". Una sola riserva: non esiste la certezza che, sospesa la somministrazione, il soggetto possa tornare fertile. Ma il professor Alei fa capire che quello, secondo lui, sarebbe il male minore. Anche Umberto Veronesi, fresco di candidatura nelle liste del Pd, non esclude la possibilità di intervenire con mezzi chimici. "Sono convinto - ha detto qualche tempo fa - che i recidivi, i cronici possono essere curati con i farmaci, sempre con il loro consenso". E ha riferito l'intenzione di studiare meglio l'ipotesi, anche alla luce di una terapia sperimentata all'Università Ben Gurion, in Israele. Non è d'accordo, invece, Silvio Garattini. Secondo il farmacologo, non c'è evidenza che comprovi una reale efficacia. Si usano inibitori del testosterone, sostanze come il c-proterone e il medrossiprogesterone acetato, ma perché l'effetto sia duraturo l'individuo dovrebbe essere costretto ad assumerle in modo permanente. "Non è dimostrato che bloccando il testosterone si riduca la tendenza alla pedofilia - sostiene -. Tant'è vero che la Food and Drug Administration non ha mai concesso tale indicazione per questi prodotti". Inoltre, molti pedofili sono impotenti, ma violentano ugualmente i bambini, spesso servendosi di oggetti. "Il problema è ben più complesso - dice Garattini - e parte dal cervello, non dal testosterone. Dunque, obbligare qualcuno a prendere un farmaco della cui efficacia non siamo certi, diventa una forma di abuso". Per non parlare del fatto che, come riferisce il farmacologo, alcuni studi condotti in California e in Canada dimostrerebbero che nei soggetti trattati con questa terapia aumentano i comportamenti violenti. C'è poi chi vede nella castrazione chimica "un modo per vendicarsi", ma non certo per capire e risolvere il problema. Raffaele Morelli ricorda che soltanto una piccola parte di abusi viene a galla, mentre il sommerso si consuma in famiglia e la maggior parte dei pedofili ha subito violenze nell'infanzia. "Una madre - osserva lo psichiatra - ha una coscienza innata che le permette di cogliere se qualcuno si avvicina al suo bambino. Quando questo non avviene è perché vive in un ambiente con un maschio che la vessa e le ha fatto perdere la sua capacità. Di queste cose dobbiamo preoccuparci, in questi campi dobbiamo fare prevenzione". Ma l'argomento non è certo di conio recente. Nel 1952, Alan Mathison Turing, illustre matematico inglese, fu arrestato per omosessualità e condannato alla castrazione chimica. Due anni dopo, si tolse la vita, mangiando una mela al cianuro di potassio.

Torna all'inizio


CROCIATA CONTRO VIGNETTE BLASFEME (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Calibro 9 "CROCIATA" CONTRO VIGNETTE BLASFEME Mentre la tv di Hamas addestra i bambini attraverso "I pionieri di domani, programma di pupazzi e cartoon, alla martiriologia come unico metodo di resistenza a Israele, 6 mesi di carcere, una multa e la censura del giornale è la pena inflitta dal tribunale di Gaza, controllato dal movimento oscurantista, al direttore del quotidiano palestinese vicino all'Anp "al-Ayam" Akram Haniyeh e al suo caricaturista politico, Baha Boukhari, 64 anni (vivono entrambi a Ramallah, non sono perseguibili e considerano il processo illegittimo e farsesco), per aver pubblicato nel novembre scorso una vignetta ritenuta lesiva dell'ex premier Ismail Haniyeh. A Ramallah oggi manifestazione di solidarietà con "al-Ayam". Intanto il primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato che la ripubblicazione delle vignette su Maometto è stata fatta in occasione dei 4 arresti effettuati dalla polizia per sventare un complotto per uccidere uno dei disegnatori satirici. Il Sudan ha deciso di boicottare i prodotti danesi. Manifestazioni si sono svolte in Giordania, Egitto, Iran e nei Territori Palestinesi. Il Pakistan ha revocato ieri il bando contro YouTube, dopo il ritiro dal sito delle vignette considerate blasfeme. È MORTO IL PUNK IN RUSSIA Yegor Letov, padre della musica punk russa, è morto di infarto nella sua casa di Omsk, in Siberia. Aveva 43 anni. Letov era il cantante del gruppo Grazhdanskaya Oborona (Difesa civile) che si fece conoscere alla fine degli anni 80 parallelamente alla perestrojka di Mikhail Gorbaciov. Le esibizioni pubbliche del gruppo erano vietate in Urss, ma i fans ascoltavano in cassette pirata le song di Letov. Una delle canzoni di maggior successo racconta la storia di un attacco al mausoleo di Lenin nella piazza Rossa di Mosca. Letov iniziò la carriera con la band Comunismo, di cui faceva parte un'altra leggenda del punk russo, la cantante Yanka Dyagilev. VARGAS A TEATRO Il Napoli Teatro Festival Italia ha affidato al drammaturgo colombiano Enrique Vergas la selezione degli artisti per la prima Compagnia teatrale europea. Vargas scriverà uno spettacolo sulla città che sarà messo in scena durante il festival (6-29 giugno) e cerca i partecipanti a questa pièce. Le audizioni si chiudono il 18 marzo. Saranno scelti 32 attori che parteciperanno ai primi workshop introduttivi (dal 25 al 30 marzo), poi 18 per il workshop intensivo (7-13 aprile). Solo 4 artisti parteciperanno al lavoro conclusivo (a Barcellona, dal 22 aprile al 18 maggio, le prove). Info interno5.workshop@libero.it.

Torna all'inizio


Tariq Ramadan spiega le ragioni del suo boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In una lunga e ripetitiva lettera aperta Tariq Ramadan ribadisce l'inopportunità da parte della Fiera del Libro di Torino di scegliere Israele come ospite d'onore nel momento in cui è in corso la crisi della Striscia di Gaza. "Lanciamo dei dibattiti "culturali" e facciamo finta di non accorgerci che in questo modo giustifichiamo il "silenzio politico"" scrive Ramadan, e aggiunge: "Nel momento in cui l'Iran è lo spauracchio della scena politica internazionale e il bersaglio preferito della bellicosa amministrazione Bush, gli organizzatori della Fiera sarebbero arrivati al punto di invitare l'Iran affermando che si trattava di un incontro strettamente culturale e che i veri invitati sono gli autori e non lo Stato? No, è evidente. Con questo non intendiamo proporre agli organizzatori di invitare l'Iran ma soltanto riconoscere il carattere politico del loro invito". Cittadino svizzero, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani in Egitto e docente a Oxford, l'intellettuale riafferma dunque la scelta del boicottaggio: "Boicottare non significa negare l'esistenza di Israele... ma mi oppongo alla politica di occupazione e alle campagne repressive messe in atto dai vari governi israeliani". E rivolgendosi a chi lo ha criticato, chiede la fine delle "strumentalizzazioni di questa vicenda": "Si è sentito di tutto, falsità e dichiarazioni che hanno seminato confusione. Non sono stato io a lanciare l'appello al boicottaggio della Fiera. Quando sono stato interpellato, ho appoggiato l'iniziativa, affermando che questa celebrazione è provocatoria, che il silenzio della comunità internazionale di fronte alle sofferenze dei palestinesi era insopportabile. Ma ho combattuto e continuerò a combattere l'antisemitismo e ogni forma di razzismo. Confondere la critica allo stato di Israele e alla sua politica con l'antisemitismo è tuttavia un'impostura intellettualmente disonesta, una offesa alla dignità dei palestinesi. Significa mettersi con arroganza dalla parte dei più forti". Pur apprezzando l'invito al dialogo del direttore della Fiera Ferrero, Ramadan precisa che "non si tratta di negare la libertà d'espressione degli scrittori... ma è interessante interrogarsi su questa strana dimenticanza: l'assenza di inviti agli autori israeliani arabi, cristiani o musulmani. Che idea hanno gli organizzatori della Fiera della composizione della cittadinanza nella società israeliana?" Infine Ramadan protesta contro chi ha detto che il suo appoggio al boicottaggio aveva il valore di una fatwa: "Non si è trattato affatto di un pronunciamento religioso né di un provvedimento della legge islamica".

Torna all'inizio


L'Iran continuerà a collaborare con l'Aiea (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"L'Iran continuerà a collaborare con l'Aiea" Gli Usa preparano a boicottare la banca centrale iraniana? "Un colpo di coda. Ma non temiamo nuove sanzioni", ci dice l'ambasciatore Zohrevand Marina Forti Il Consiglio di sicurezza dell'Onu discute in questi giorni una nuova risoluzione sull'Iran e gli Stati uniti premono per approvare nuove sanzioni contro Tehran. Intanto però Washington ha già avviato un'aggressiva strategia di sanzioni unilaterali verso le banche iraniane. E proprio in questi giorni il ministero del tesoro Usa sta raccogliendo "prove" contro Bank Markazi, la banca centrale iraniana: l'apparato di "intelligence finanziaria" Usa intende provare che sta aiutando altre banche iraniane a gestire le transazioni finanziarie in dollari, ovvero aggirare l'embargo decretato dagli Usa nell'ultimo anno e via via applicato anche dalle maggiori banche europee (benché vada ben oltre le sanzioni finora approvate dall'Onu). La notizia è del Wall Street Journal. E' il preludio a un'escalation nelle sanzioni all'Iran: costruita la loro "accusa", infatti, gli Stati uniti potranno estendere l'embargo alla banca centrale iraniana, cioè alla chiave di volta del sistema finanziario del paese. Il paradosso è che le potenze occidentali spingono per nuove sanzioni contro Tehran proprio mentre dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica arriva un rapporto tutto sommato positivo sul dossier nucleare iraniano. Venerdì il direttore dell'Aiea Mohamed el Baradei ha dichiarato che sono ormai chiarite le passate attività nucleari iraniane, salvo la questione dei presunti studi sull'uso bellico, e pure le maggiori questioni presenti "incluso la portata e la natura del programma di arricchimento". Affermazioni accolte da governo di Tehran con grande soddisfazione - mentre per la segretaria di stato Usa, Condoleezza Rice, il documento dell'Aiea al contrario giustifica la richiesta di nuove sanzioni. "Il rapporto di el Baradei è molto positivo", ci ha detto l'ambasciatore dell'Iran in Italia, Abolfazl Zohrevand, che lunedì sera ha incontrato un gruppo di giornalisti italiani. "Oggi ci troviamo in un clima nuovo, in cui non c'è bisogno di nuove risoluzioni del Consiglio di sicurezza", aggiunge: "Il dossier nucleare iraniano ha trovato una sua definizione tecnico-giuridica e la credibilità dell'Agenzia per noi è ripristinata". El Baradei però qualche dubbio lo mantiene, obiettiamo: e chiede all'Iran di ratificare il Protocollo aggiuntivo al Trattato di non proliferazione (Tnp), quello che permetterebbe agli ispettori della sua Agenzia di entrare in ogni impianto atomico iraniano anche senza preavviso. Perché l'Iran non lo ratifica? "L'Iran ha applicato quel protocollo per due anni, come misura di buona volontà, anche senza averlo ratificato", fa notare Zohrevand. L'Iran, "aderisce all'Aiea e al Tnp. E però i diritti previsti dall'articolo 4 del Tnp non ci sono riconosciuti" (si riferisce al diritto ad accedere alla tecnologia nucleare per scopi civili, incluso produrre il combustibile atomico, cioè arricchire uranio). Insomma: "La fiducia è una cosa bilaterale, e così la sfiducia. Noi abbiamo collaborato con l'Agenzia, ma il Consiglio di sicurezza ha approvato due risoluzioni contro di noi mentre Israele, che non aderisce neppure al Tnp e ha 200 testate atomiche, è fuori da ogni ispezione". L'Iran, conclude Zohrevand, "ratificherà quel protocollo quando i problemi saranno risolti", ma "non accetta pressioni e ricatti". E attacca: "Le armi chimiche sono più economiche e terribili dell'arma nucleare. E l'Iran è l'unico paese che ha subìto l'attacco chimico dalla fine della seconda guerra mondiale". Già, le ha usate Saddam Hussein durante la guerra all'Iran negli anni '80. E se invece ci saranno nuove sanzioni? "Continueremo per la nostra strada, continueremo a collaborare con l'Agenzia come paese membro del Tnp". Già, ma quanto pesano le sanzioni già in vigore, incluso il boicottaggio delle banche? Il ministro degli esteri iraniano giorni fa ha ribadito che le sanzioni non faranno grande male all'Iran, che beneficia del prezzo record del petrolio. "Abbiamo già convertito le nostre riserve valutarie dai dollari all'euro, e le abbiamo in gran parte tolte dalle banche europee", ricorda l'ambasciatore Zohrevand: "E siamo un paese autosufficente in molti settori, abbiamo imparato dopo lunghi anni di embargo". Definisce "un colpo di coda dell'amministrazione Bush" l'attacco alla banca centrale iraniana. Forse Tehran si aspetta qualche novità dalla prossima amministrazione americana? "Potrebbero esserci avvenimenti nuovi anche prima del termine di questa amministrazione, penso ai colloqui anche abbiamo avviato sulla sicurezza in Iraq".

Torna all'inizio


<La politica estera dei democratici? Prussiani contro negoziatori> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Chi sono gli esperti di questioni internazionali di Clinton e Obama? Intervista a Stephen Zunes, professore di Politica internazionale a San Francisco "Nessuno può pensare di diventare presidente senza sostenere la primazia degli Usa. Ma nello staff del giovane senatore ci sono sostenitori del soft power" "La politica estera dei democratici? Prussiani contro negoziatori" Martino Mazzonis La politica americana ha effetti immediati sulla nostra. Se nella vulgata statunitense finisse la fissazione per il taglio delle tasse, presto o tardi ne sentiremmo parlare anche da noi. Per noi europei il tema centrale, quello che forma l'opinione, è la politica estera. E allora, visto che con ogni probabilità uno tra Barack Obama e Hillary Clinton sarà presidente, occorre decifrare i documenti delle campagne e chiedersi chi li ha scritti. Chi contribuisce a costruire la posizione, chi consiglia. Che significa anche chi gestirà direttamente o indirettamente la politica estera della prima potenza mondiale. Chi saranno i prossimi Rumsfeld, Wolfowitz, Rice? Se vincesse Obama c'è l'incredibile possibilità che a fare il segretario di Stato sia una Rice. Non più Condoleezza ma la 43enne Susan. Super preparata, consigliera per gli Esteri di Kerry, fa la blogger sul sito di notizie democratico di sinistra Huffington post , già sottosegretaria per lo sviluppo sotto Bill Clinton. Barack ha pescato tra l'entourage clintoniano ma non troppo, mentre Hillary si è affidata quasi completamente agli esperti che hanno guidato gli Usa negli anni 90. Stephen Zunes insegna Politica internazionale all'Università di San Francisco, dove dirige il dipartimento di Studi mediorientali e negli ultimi mesi ha pubblicato diversi articoli nei quali analizza le posizioni dei personaggi che contrinuiranno a formare le opinioni di Obama e Clinton nel caso riuscissero nell'impresa di entrare alla Casa Bianca. Cominciamo dalla questione più generale: chi sono e cosa pensano gli esperti di politica estera di Hillary Clinton? Cominciamo da una figura nota, Richard Holbrooke, ambasciatore Usa all'Onu fino al 2001 e probabile Segretario di stato in caso di vittoria dell'ex first lady. Holbrooke è l'uomo degli accordi di Dayton che hanno posto fine alla guerra di Bosnia ed è un forte sostenitore della proiezione esterna e militare per proteggere gli interessi statunitensi. A suo tempo convinse Carter che era utile proteggere Suharto in Indonesia e Marcos nelle Filippine. Nel primo caso gli Usa il sostegno militare contribuì indirettamente ai massacri a Timor Est. Non ci sono indicazioni che abbia cambiato idea. Dopo un periodo in cui Bush ha usato l'unilateralismo come se niente fosse sarebbe grave avere uno così alla guida della politica estera. E' stato a lungo grande sostenitore della guerra in Iraq ed ha apertamente criticato i governi europei che non hanno partecipato all'avventura. Una seconda figura importante che non dovrebbe avere incarichi formali è Madelaine Albright (già Segretario di Stato nella seconda amministrazione Clinton). Ha un ruolo cruciale nella campagna ed è amica di Hillary. E' anche lei una sostenitrice dell'unilateralismo. In generale tutti gli advisors , ad esempio l'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Sandy Berger sono tra i falchi del partito. Il campo di Obama è diverso? Tra le gente del senatore ci sono veterani delle amministrazioni democratiche e diversi innovatori.Susan Rice, Zbigniew Brezinski e Anthony Lake hanno lavorato con Carter e Clinton. Poi ci sono accademici liberal come Samantha Power, vincitrice del premio Pulitzer che fa campagna per il Darfur. Tutti costoro tendono ad avere una predilezione per il "soft power" (persuasione, trattativa, contro la proiezione militare unilaterale dell'"hard power", ndr. ). Sono preoccupati per gli Stati in crisi, per la quaità dello sviluppo, per la povertà. Anche figure dell'establishement come Brezinski - e questo è interessante - hanno cambiato opinione a partire dalla vicenda dell'attacco all'Iraq. Brezinski l'ha condannata pubblicamente fin dall'inizio ed è anche stato critico del sostegno incondizionato alle scelte israeiane. Su Tel Aviv Brezinski sotiene "Sosteniamo il loro diritto a esistere, sono tra i nostri migliori amici ma smettiamo di dare a Israele assegni in bianco". Questa idea di soft power che tipo di impatto potrebbe avere sulla politica estera americana? Intendiamoci, l'assunto fondamentale è che gli Usa vogliono la primazia sul mondo. Nessuno può nemmeno pensare di diventare presidente senza sostenerlo in qualche modo. Non ci saranno grandi stravolgimenti, ma ci potrebbe essere una proiezione degli Usa nelle organizzazioni internazionali e nella diplomazia più articolata e ragionevole, che non mette subito la mano alla fondina. I democratici, in sintesi, sono divisi tra "negoziatori" e "prussiani". Penso che il campo di Obama potrebbe dare agli Usa un ruolo attivo a più facce. Meno enfasi sulle soluzioni militari - ma in Afghanistan pensa che bisogna proseguire e aumentare - e nuovi impegni su temi come l'Aids o il riscaldamento globale perché sono pericoli per la stabilità mondiale. C'è un tema di grande attualità, il commercio, che si sovrappone in parte alla politica estera... Alcuni degli advisors di Clinton sono tra i principali architetti del Wto, del Nafta e di altri pezzi del consenso neoliberista di Washington. Anche gli altri hanno sostenuto, in generale, l'idea di un'economia trainata dagli investimenti esteri, ma con qualche idea in più. Ad esempio la sottolineatura delle imprese locali da aiutare o la cancellazione del debito. La gente di Obama, nei suoi scritti, chiede più regole globali e mette al centro i temi ambientali. Se vogliamo, sono un po' più europei: allo stesso modo pro mercato ma non all'americana - "se va bene per il big business va bene per tutti". E' una globalizzazione dal volto umano. Non un fatto da sottovalutare. 27/02/2008.

Torna all'inizio


Beit Hanun, prigione nella prigione della Striscia di Gaza I civili ostaggio dei raid israeliani e del fanatismo di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nell'ultimo avamposto palestinese prima di Eretz. Tra Qassam, religione e bombe di Tel Aviv Beit Hanun, prigione nella prigione della Striscia di Gaza I civili ostaggio dei raid israeliani e del fanatismo di Hamas Fancesca Marretta Beit Hanun, Gaza Beit Hanun è l'ultimo avamposto palestinese prima del posto di confine a nord con Israele, il valico di Eretz. Tra le due entità nemiche l'una per l'altra, si estende una sorta di "no man's land". Uno spazio aperto e polveroso in cui gli edifici sono stati gradualmente demoliti o resi inabitabili per effetto del conflitto e delle ripetute incursioni israeliane. Data la prossimità alle città israeliane oltreconfine, Beit Hanoun è la zona in cui si concentra la quasi totalità del lancio di razzi verso Israele. Per poter agire e avere il tempo di fuggire o trovare riparo i miliziani lanciano i razzi da luoghi abitati. Il che non rallegra gli abitanti di Beit Hanun. Il conto dei Qassam lanciati da Gaza verso Sderot aggiornato a domenica, o scorsa è di 7.598. La rivendicazione per i sei razzi della giorno è firmata dai Comitati di Resistenza popolare, in risposta ai "crimini dell'occupazione israeliana contro i palestinesi", ma anche, e questa è nuova, come risposta alle vignette "denigratorie del profeta Maometto" ripubblicate in Danimarca, perché comunque "anche gli ebrei offendono l'Islam e dissacrano il Corano nelle loro prigioni". In questa zona sabato sono rimasti uccisi tre palestinesi in risposta al lancio di razzi. Secondo i residenti della zona ed il Dr. Mu'awiyya Hassanain, direttore dei servizi di emergenza del governo "de facto" di Gaza, i morti non eranosponenti del Jihad Islami e dei Comitati di Resistenza Popolare, che hanno rivalicato l'azione. Uno degli uccisi era un esponente dell'ala militare del Pflp, che stava in quel momento consumando un pasto con le altre due vittime, una delle quali, Muhammad Hassanein, era un impiegato presso la Jordan Bank. Gli autori dell'attacco, come accade di solito, sono arrivati da un'altra zona della Striscia, hanno lanciato i razzi e se la sono filata. In linea di principio molte delle persone con cui abbiamo parlato a Beit Hanun, sono solidali con le "azioni di resistenza" delle milizie, e, in teoria anche al lancio dei razzi. Ma magari da un altra parte, non dove ci sono le case, altrimenti, come ci spiegano i fratelli Mohammed e Rahed Abu Shadek, abbigliamento casual e capelli corti, proprietari della caffetteria "Dubai" di Manshia Street, "poi il prezzo lo paghiamo noi". Il caffè Dubai ha aperto i battenti poco prima del "golpe" di Hamas. L'idea era buona. A due passi da qui si trova la Al-Quds Open University, e questa sala, con i divanetti di velluto rosso scuro, affreschi alle pareti raffiguranti palme e specchi d'acqua, tavolini e sedie di plastica verdi abbelliti da tovaglie in tinta con ricami dorati, pare proprio un'oasi nel deserto di cemento accartocciato o traforato dai colpi di artiglieria che caratterizza la zona. Gli specchi alle pareti ed i vetri delle porte stonano con l'insieme dell'arredamento quesi lezioso, sono infatti malamente danneggiati. "Effetto dei colpi di artiglieria o anche delle vibrazioni che provocano", spiega Rahed, poco più che trentenne e già padre di 5 figli. Ma se qui siamo sulla linea del fuoco, perché non avete aperto il locale da un'altra parte? - chiediamo. "Se volessi affittare un posto al centro di Gaza City, in un posto sicuro, mi servirebbero almeno 7000 dollari l'anno. E come potrei? Questo posto era proprietà di famiglia. Per adibirlo a luogo di ristorazione abbiamo fatto un prestito e speso 7000 dollari. In media da quando abbiamo aperta gli incassi ammontano a 7000 shekel al mese (1300 euro), di cui 3000 se ne vanno di spese. Ne restano 4000 e con questi soldo campano tre famiglie". Per Mohammed la nuova attività di ristorazione è un secondo lavoro. E' impiegato presso la Municipalità di Beit Lahya. Rahed invece per avviare l'attività in proprio ha lasciato il lavoro di commerciante ortofrutticolo a Gaza City. Gli chiediamo se conoscono i miliziani che lanciano i razzi. "Non sono ragazzi di qua, se non gli spezzeremmo le gambe. Vengono da Jabalya, da Gaza City, un po' da ovunque. Non siamo solo noi ad essere incazzati perché quando lanciano scappano tutti dal locale subiamo danni per le ritorsioni israeliane. Tutti gli abitanti della zona non li vogliono qui. Quando e se li vediamo usciamo per fermarli. A volte è capitato anche che li abbiamo convinti ad andarsene. Dipende dai tipi. Alcuni capiscono e cambiano posto. Altri dicono che siamo collaborazionisti. Tra l'altro quando cerchiamo di farli ragionare siamo in pericolo perché in qualunque momento può arrivare un missile da un drone israeliano per colpire loro e noi ci troviamo di mezzo". Chi lancia razzi da qui?- "Jihad Islami e Comitati di Resistenza Popolare. Le Brigate Ezzedin el-Qassam (Hamas) hanno razzi di maggiore gittata, quindi non lanciano nei pressi delle case di Beit Hanun. Loro li possono anche lanciare da Gaza City". Se vi sentite in pericolo a causa di chi lancia i razzi, perché non vi rivolgete alla polizia di Hamas? - "Lo abbiamo fatto. Una volta quando abbiamo visto quelli dei Qassam abbiamo fermato una pattuglia della polizia e loro ci hanno risposto che erano d'accordo con noi che non è logico lanciare da questa zona, ma che comunque gli esponenti della resistenza rischiano in prima persona". Non sembra questa la sola espressione del "nuovo ordine" a Gaza ad impensierire i gestori del caffè Dubai. "Dopo la presa del potere da parte di Hamas abbiamo dovuto allestire una tenda di separazione per uomini e donne". Solo a questo punto facciamo caso al fatto che, giusto a metà del soffitto, c'è un drappo ornamentale arrotolato. E' pomeriggio inoltrato. Dalla mattina alle due è calato giù a mo' di sipario, o meglio di separazione. Per ordinane del governatorato di Beit Hanun, ci spiegano i due fratelli, le donne, possono sedere in questo caffè solo fino all'ora di pranzo, e rigorosamente separate dai maschi. "Per noi è un problema. Anche se la tradizione della zona, a differenza che in posti più aperti come Gaza City, prevede che gli uomini stiano in compagnie degli uomini e le donne con le donne, la vicinanza dell'Università, rendeva questo posto un porto franco. Per gli universitari ci sono più concessioni. Devono poter parlare dello studio, scambiare gli appunti. Per loro, anche in una zona un po' arretrata come questa, l'eccezione c'è sempre stata. Invece adesso la circolare di Hamas dice non possono nemmeno più fumare il narghile. Non solo. Nel mio locale non si può più giocare a carte". Spiegano Mohammed e Rahed. Gli facciamo notare che a Gaza City non è così, si vedono uomini e donne nella stessa sala. E si può giocare a carte. "Lo sappiamo, abbiamo chiesto spiegazioni. Ci hanno risposto che esistono 5 governatorati nella Striscia e che loro decidono per questa zona e di quello che si può fare a Gaza City non gli interessa". Il governatore della zona, ci informano, è Wael Rajab, capo dell'ala militare di Hamas a Beit Lahya. Il divieto di sedersi nella stessa sala vale anche per le coppie sposate. Ci porgono delle lattina di birra come omaggio per la visita. Restiamo interdetti. Ma solo per un attimo. E' birra Birrel, analcolica. Ce la mostrano come fosse un trofeo. Uno dei tanti, come le moto cinesi nuove di zecca con cui si sono schiantati già diversi palestinesi, arrivati dall'Egitto quando è stato rotto l'assedio con la breccia nel muro. Finite le scorte non resterà che il ricordo, come il narghilè per le donne e i giochi di carte per gli uomini. Almeno al caffè Dubai di Beit Hanun. 27/02/2008.

Torna all'inizio


Israele Moshe Katsav patteggia: sexgate chiuso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Corte suprema israeliana ha chiuso il "sexgate" che ha coinvolto l'ex presidente, Moshe Katsav. È stato infatti approvato con tre voti favorevoli e due contrari il discusso patteggiamento sulle accuse di molestie alle segretarie. L'intesa, raggiunta a giugno, prevede che Katsav ammetta di aver compiuto atti impropri e molestie nei confronti di due delle tre ex collaboratrici che lo hanno accusato e in cambio non venga incriminato per il capo d'accusa più grave, quello di violenza carnale, per il quale avrebbe rischiato il carcere. Il sessantaduenne Katsav aveva terminato il suo mandato a luglio. Ora dovrà comparire in tribunale per la condanna e la sentenza, in una data ancora da stabilire. 27/02/2008.

Torna all'inizio


Il fascino del modello israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-02-27 num: - pag: 26 categoria: REDAZIONALE Noi e gli altri Il fascino del modello israeliano A Gerusalemme i fondi sono stati separati dalle banche per legge. Il modello israeliano- citato più volte da Mario Draghi - ha imposto con una norma la fine del connubio tra banche ed sgr. Un esempio proponibile in Italia? Difficile dirlo. In Israele ( nella foto il governatore della banca centrale, Stanley Fischer) il provvedimento interessava solo due banche. Qui siamo di fronte a una realtà più complessa. E, per ammissione dei gestori, un taglio gordiano del cordone ombelicale potrebbe dare il colpo di grazia (invece che una spinta) alle sgr in difficoltà. L'indipendenza, forse, va inseguita con una molteplicità di mezzi.

Torna all'inizio


CORREVA il secondo secolo dopo l'avvento di Cristo quando Traiano venne nominato imperatore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di SIMONA ANTONUCCI CORREVA il secondo secolo dopo l'avvento di Cristo quando Traiano venne nominato imperatore. Raggiunse il Palatino entrandovi a piedi, come un cittadino qualsiasi. Ma sotto la sua guida Roma guadagnò la massima espansione. E gli usi e costumi del suo popolo, ma anche la cultura e la lingua che la esprimeva, il "made in Rome", contaminarano la Spagna e la Dacia, la Britannia e la Cappadocia, l'Armenia e la Gallia... mezzo mondo. Corsero poi altri duemila anni... I confini geografici si restrinsero alla Penisola, mentre quelli culturali e il "made in Italy" hanno continuato la loro galoppata nel mondo. "Ormai da diversi anni ci sono scambi - dice Carlo Fuortes amministratore delegato di Musica per Roma, cartina di tornasole in questo senso - tra l'Italia e tutti i paesi del mondo. E il nostro Paese esporta non solo prodotti, ma artisti, premi Nobel, registi, attori, ballerini e musicisti". Se il Messico ha segnato il record aggiudicandosi il 40 per cento dell'export italiano, l'Esposizione Universale di Shangai del 2010 ha riservato seimila metri quadrati al Padiglione Italiano: il tema centrale Better city Better life, è stato considerato, dagli organizzatori cinesi, cavallo di battaglia del Belpaese. E mentre la moda prosegue la sua marcia trionfale (la Russia ha appena superato gli Stati Uniti quanto a importazioni tricolore), il cinema riporta a casa due Oscar da Los Angeles, la Scala e l'Accademia di Santa Cecilia mietono migliaia di spettatori nei loro tour intercontinentali, l'Auditorium, prima istituzione culturale d'Europa, e seconda nel mondo (quanto a complessi polifunzionali) solo al Lincoln Center di New York, identifica i terreni di conquista e prepara per il 2008 una vera e propria "campagna militare". Sparagna guiderà le truppe da sbarco della sua Orchestra Popolare Italiana armata di fisarmoniche, organetti e tamburelli a Pechino e poi a Seul, Sidney, obbligando il nemico a retrocedere a ritmo di pizzica e saltarelli. Rava, Bollani, Gatto e Rea, i "moschettieri" del jazz italiano muoveranno sax e trombe dell'PMJO oltreoceano, alla conquista del Sudamerica: Messico, Cile, Brasile, Argentina. Il Festival delle Scienze, ormai un format da ascolti record, verrà compattato e replicato a Buenos Aires, mentre le produzioni del festival di teatro di Villa Adriana andranno in scena in gemellaggio con la kermesse di Avignone. In Norvegia e in Palestina lo spettacolo di Moni Ovadia e Kounellis, "Al Kamandjati", e poi raid tattici in Germania (ad aprile la Pmjo) e a New York (è previsto uno scambio di mostre). Ma le campagne d'inverno arriveranno fino alle porte di Mosca con il festival del Jazz Italiano. "Dopo cinque anni di lavoro concentrati su noi stessi - spiega l'amministratore delegato di Musica per Roma Carlo Fuortes - ora stiamo raccogliendo i frutti. L'Italia ha un credito d'immagine fortissimo all'estero. In qualunque parte del mondo, il nostro Paese è ancora sinonimo di bello, nonostante le rappresentazioni culturali che esportiamo spesso non siano sempre di primissima qualità: pittoresche più che autorevoli. E allora perché non guardare oltre confine, considerando poi che le nostre sale dopo aver ospitato nel 2007 un milione di spettatori sono esaurite per tutti i prossimi mesi?".

Torna all'inizio


Dal nostro corrispondente NEW YORK - E' come una padella al teflon, nulla (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ANNA GUAITA dal nostro corrispondente NEW YORK - "E' come una padella al teflon, nulla gli resta attaccato!" L'esclamazione scoraggiata con cui i democratici reagivano alla marcia trionfale di Ronald Reagan negli anni Ottanta assomiglia alla reazione con cui Hillary Clinton segue la marcia del rivale, Barack Obama. La senatrice le ha provate tutte per cercare di diminuire la statura del senatore, ma finora non ci è riuscita. E ieri sera si apprestava a discutere con lui, nel ventesimo dibattito di queste primarie, armata di rabbia e voglia di resistere. Per prepararsi al dibattito, Hillary ha fatto arrivare in Ohio alcuni dei più fidati consiglieri del marito, incluso l'ex ambasciatore in Israele Martin Indyk, al quale è stato affidato il compito di illuminare le comunità ebraiche dell'Ohio sulla scarsa preparazione di Obama in materia di Medio Oriente. Il dibattito, previsto per le tre del mattino di oggi in Italia, sarà presumibilmente l'ultimo a vedere i due l'uno contro l'altra. La settimana prossima si vota in Texas, Ohio, Vermont e Rhode Island, in una serie di primarie che rischiano di trasformarsi in un'altra delusione per la signora. I sondaggi appaiono infatti scoraggianti per la ex first lady: due rilevamenti danno Obama in netto vantaggio a livello nazionale, mentre sul fronte del Texas i due sono testa a testa, e nell'Ohio è lei a mantenere un piccolo vantaggio. La brutta notizia per la signora è che solo vittorie schiaccianti in Texas e in Ohio le riaprirebbero la porta della nomination. Sconfitte, o anche vittorie risicate, non le darebbero abbastanza delegati per essere competitiva. Ma non bisogna dare i giochi per conclusi: ci sono altre primarie fra aprile e giugno e se Hillary vi riportasse delle vittorie, potrebbe spingere i superdelegati a schierarsi con lei alla Convention. Si tratta di ipotesi tenui, ma comunque possibili. Nella sua lotta contro Obama, Hillary alterna indignazione a sarcasmo, e nulla sembra funzionare. Tenta di presentare Obama come impreparato, ma la gente sembra vedere con occhio benevolo un candidato che non abbia un curriculum già affollato. Cerca di fare ironia sul suo parlare ispirato, col risultato di offendere i dieci milioni di elettori che si sono fatti convincere da quell'oratoria. Non che Obama se ne stia in silenzio. Il senatore è all'attacco sulla questione del NAFTA, l'accordo di libero commercio fra Stati Uniti, Messico e Canada, un accordo che fu preparato da George Bush senior e poi sostenuto da Bill Clinton, e che molti considerano la ragione dell'esodo oltreconfine delle industrie Usa. Hillary sostiene che lei era contraria all'accordo, che ha danneggiato l'industria in Ohio causando un aumento della disoccupazione. Ma Obama risponde: "Vuoi prenderti i meriti dei successi della presidenza Clinton? Allora accetta anche i demeriti! Non puoi scegliere, come fossero cioccolatini". Obama, che ieri ha incassato il sostegno ufficiale del senatore Christopher Dodd, popolare fra i liberal, non è attaccato solo da Hillary: il senatore repubblicano John McCain, vicino a mettere il lucchetto sulla nomination, sa che la sua strada è in salita, e già affila i coltelli. Ad esempio ogni volta che si riferisce a Obama lo chiama con il suo nome completo "Barack Hussein Obama", quasi a volerne sottolineare il sapore "islamizzante". McCain scommette tutto su una vittoria in Iraq, tant'è che qualche settimana fa aveva sostenuto che se necessario gli Usa dovrebbero rimanere in Iraq "anche cento anni". L'estrema impopolarità di quell'ipotesi lo ha portato a moderare le previsioni, e ieri ha promesso "la guerra finirà presto".

Torna all'inizio


Se l'Europa supporta la farfalla cipriota aiuta anche se stessa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 315 Se l'Europa supporta la farfalla cipriota aiuta anche se stessa --> La recente elezione di Dimitris Christofias a presidente di Cipro non è probabilmente una notizia paragonabile al proverbiale batter d'ali di una farfalla che può suscitare un maremoto dall'altro capo del mondo. Ma non è neppure da rubricare nelle notizie in breve, non fosse che per il fatto che Christofias sarà l'unico presidente comunista nell'ambito dell'Unione europea; ma anche questa sarebbe perlopiù una curiosité provenente da un angolo piccolo e tutto sommato periferico del club dei Ventisette. Quello che davvero importa sono le possibili conseguenze dell'elezione di Christofias, cioè i riverberi che può avere sulla futura forma dell'Ue e sulla sua politica estera. È bene fare un breve riepilogo. Al primo turno delle presidenziali cipriote (stiamo parlando della Cipro di lingua greca, l'unica riconosciuta dalla comunità internazionale), i tre principali candidati sono arrivati appaiati intorno al 30 per cento dei voti. A fare le spese del sostanziale pareggio a tre è stato il presidente uscente, Tassos Papadopoulos, escluso per uno zero virgola dal ballottaggio. Al secondo turno, il comunista Christofias ha vinto con il 53 per cento sul suo sfidante di centrodestra. Subito nell'isola e sui giornali di tutto il mondo si è accesa la speranza che l'affermazione di Christofias possa sbloccare il negoziato con Cipro turca e che ci si trovi davanti a una ghiotta chance di riunificare il Paese, diviso da quando nel 1974 le truppe turche intervennero (occupando un terzo del territorio) per proteggere la popolazione turcofona dalle mosse nazionaliste ellenocentriche orchestrate dal regime dei colonnelli allora al potere ad Atene. Si tratta di un conflitto incancrenito, il terzo in ordine di anzianità tra quelli in cui sono coinvolte le Nazioni Unite, dopo la Palestina e il Kashmir. Nel 2004 i tentativi di addivenire a un compromesso naufragarono per la stolta scelta dell'Ue di garantire a Cipro greca l'ingresso in Europa anche senza la parte turca. Cosicché in un referendum tenuto in entrambe le parti dell'isola le istanze riunificatrici vinsero nella parte turca, ma non nella parte greca ormai sicura del suo destino europeo. Allora si trovavano sul fronte del "no" sia l'ex presidente Papadopoulos sia il neoeletto Christofias. Ma il secondo si è poi smarcato dalla linea dura e in campagna elettorale ha molto puntato sulle sue credenziali di riunificatore. Un impegno confermato subito dopo la vittoria. Nessuno crede ai miracoli e molti pensano che i patti stipulati dal vincitore con il partito di Papadopoulos ne zavorreranno l'azione. Ma la speranza è legittima. E qui arriviamo alle implicazioni internazionali del caso cipriota. Si è già detto dell'avventatezza dell'Ue nell'accogliere Cipro prima che avesse risolto i suoi problemi. Ma oggi l'Europa si trova a dover fronteggiare le conseguenze di un'altra sua scelta che potrebbe rivelarsi affrettata: l'indipendenza proclamata dal Kosovo. E proprio Cipro, insieme con la Spagna e altri Paesi dei Ventisette che hanno problemi di coesione territoriale, si opponeva al riconoscimento del nuovo Stato. Infatti, tra gli scenari che il caso kosovaro avrebbe potuto innescare con un effetto domino, alcuni indicavano la possibilità di una definitiva secessione di Cipro turca. Eventualità che potrebbe essere scongiurata dal riaprirsi di una speranza di riunificazione. E quindi chissà che il caso Kosovo non abbia un'insperata ricaduta virtuosa, contribuendo ad accelerare una soluzione cipriota. Soluzione che potrebbe avere un effetto rasserenante anche nei rapporti tra l'Europa e la Turchia, che finora si trova nella goffa posizione di chi chiede l'ingresso nell'Ue e nel frattempo ne occupa militarmente una porzione. Senza contare che l'ingresso dei turchi ciprioti in seno al club europeo costituirebbe un precedente importante, dal momento che il turco diventerebbe lingua ufficiale dell'Ue. L'Europa dovrebbe spendersi per scongiurare l'ennesimo fallimento del dialogo intercipriota. La cronica assenza di una politica estera comune dell'Ue, acuita dal caso Kosovo, ha urgente necessità di un successo, per quanto circoscritto. A Cipro è possibile e potrebbe portare con sé contraccolpi positivi. GUIDO DE FRANCESCHI.

Torna all'inizio


Tv "educativa" di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 27 Feb 2008 Edizione 40 del 27-02-2008 Anche un pupazzo uguale a Bugs Bunny incita i bambini di Gaza ad ammazzare gli occidentali Tv "educativa" di Hamas di Dimitri Buffa "Bel bambino palestinese, stai boicottando Israele e la Danimarca e i loro prodotti commerciali?". E' Allah che lo chiede. Tramite la nota serie di cartoni animati dell'orrore, "Pionieri del domani", inventati dalla tv Al Aqsa, quella palestinese. Lo scorso 22 febbraio è andato in onda l'ennesimo episodio di questa vergogna che è lo spettacolo per bambini "I pionieri del domani". Mentre in Europa e in America si mette lo schermo parentale alla tv per evitare testi e immagini troppo crudi per i minori, l'infanzia violata dal terrorismo islamico segue tutta un'altra strada: quella del martirio. Ed ecco, tanto per farsi un'idea, i dialoghi telefonici tra il coniglio Assud, che è preso in prestito dai cartoni di Bugs Bunny di Ben Hardaway e il bambino Amani: "Amani ? dice il coniglio - tu hai visto che razza di attacco l'Occidente ha lanciato contro il Profeta Maometto. Che cosa pensi di dire in difesa del Profeta Maometto?". "Nel nome di Dio il Clemente, il Misericordioso ? risponde Amani ? io dico a questi infedeli codardi... voi avete deriso il Profeta Maometto. Ma guarda, o mio amato Profeta, come Allah risponde loro: Allah li ripagherà delle loro derisioni, e li lascerà soli nella loro sfrenatezza, vagando alla cieca... Allah sa che noi ti amiamo e che ti vendicheremo con le nostre anime, il nostro sangue, i nostri cuori...". Più avanti il coniglio incita i bambini a uccidere i nemici del Messaggero di Dio. Più precisamente: Assud il coniglio si chiede perché i vignettisti danesi abbiano osato tanto e la bambina Sarah così risponde: "forse è perché l'Occidente ha visto che noi abbiamo deviato dalla religione di Allah e dalla Sunna del nostro Profeta Maometto, loro hanno visto che noi abbiamo anche abbandonato la religione di Allah e così loro possono fare affronti al Profeta perché noi non abbiamo fatto niente per vendicarlo. Ma io qui dico loro: voi non avete ancora visto niente. Con il volere di Dio i soldati dei 'pionieri del domani' vendicheranno il Profeta con tutto ciò che possiedono, persino con il loro sangue, Assud. Non permetteranno loro di fare questo di nuovo...". A quel punto il coniglio Assud incita la bambina Sarah: "e se loro dovessero osare farlo di nuovo noi li uccideremo, giusto Sarah?". E la bambina risponde: "se Allah lo vorrà". Non è la prima volta che Memri segnala l'uso distorto della tv "per ragazzi" di Hamas a Gaza (ma anche Hezbollah nel Libano non scherza) con una propaganda anti-semita e anti-occidentale paragonabile solo a quella di Goebbels e di Hitler negli anni '30 per via radiofonica. E tuttavia, quando a suo tempo un provvidenziale missile israeliano buttò giù il palazzo della tv palestinese nel lontano 2002, in Italia protestò persino la Fnsi urlando alla violazione della libertà di stampa e di espressione.

Torna all'inizio


BOICOTTARE NON SIGNIFICA ASSOLUTAMENTE NEGARE L'ESISTENZA DI ISRAELE: IO NON NEGO LA SUA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Boicottare non significa assolutamente negare l'esistenza di Israele: io non nego la sua esistenza, ma mi oppongo alla politica di occupazione e alle campagne repressive e disumane messe in atto dai vari governi israeliani". È con queste parole che il discusso intellettuale musulmano Tariq Ramadan risponde ai tanti che gli contestano la decisione di boicottare la Fiera del Libro di Torino, che per l'edizione del prossimo maggio ha scelto come ospite d'onore lo stato di Israele. Ramadan chiede la fine delle "strumentalizzazioni di questa vicenda" e l'apertura "di un vero dibattito" sulla possibilità di criticare Israele usando mezzi pacifici come il boicottaggio. "Da giorni e settimane i media si sono mobilitati, e talvolta scatenati, intorno alla questione del boicottaggio della Fiera del Libro di Torino, che celebra Israele in occasione del suo sessantesimo anniversario", spiega Ramadan, cittadino svizzero, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani in Egitto, Hasan al-Banna, e docente dell'Università di Oxford. "Non sono stato io a lanciare l'appello al boicottaggio della Fiera e quando sono stato interpellato da un giornalista ho effettivamente appoggiato l'iniziativa. Boicottare non significa assolutamente negare l'esistenza di Israele: - aggiunge Ramadan - io non nego la sua esistenza, ma mi oppongo alla politica di occupazione e alle campagne repressive e disumane messe in atto dai vari governi israeliani".

Torna all'inizio


DOPO QUELLI DI EGITTO E PALESTINA, ANCHE GLI EDITORI ALGERINI HANNO DECISO DI BOICOTTARE LA FIERA DE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo quelli di Egitto e Palestina, anche gli editori algerini hanno deciso di boicottare la Fiera del libro di Parigi che quest'anno avrà come ospite d'onore Israele. Il sindacato nazionale degli editori algerini (Snel) che riunisce una sessantina di editori, sarà assente "per denunciare le politica del paese ospite d'onore, Israele". Anche Casbah Editions, spiega Samin Amziane, direttore della casa editrice, "non parteciperà in nome del dovere di solidarietà con la popolazione civile palestinese di Gaza". Casbah, una delle case editrici più importanti dell' Algeria, "ha sempre partecipato dal 1991 ad oggi, a tutte le edizioni della Fiera" ma quest'anno, si legge in un comunicato, "non sarà al fianco dei rappresentanti di un paese che in questo stesso momento sta compiendo contro gli abitanti disarmati di Gaza un genocidio che non dice il suo nome e che non risparmia nemmeno i bambini", La partecipazione di Israele, si legge nella presentazione della Fiera che si terrà a Parigi dal 14 al 19 marzo, "è il riconoscimento di una letteratura dinamica, di una immensa ricchezza, ad immagine di una società multiculturale" Anche alcuni editori marocchini hanno deciso di boicottare il Salone al quale parteciperanno 39 autori israeliani, tra cui Amos Oz e David Grossman, invitati dal Centro nazionale del libro, dal Ministero francese gli esteri e dai poteri pubblici israeliani.

Torna all'inizio


Concesso un contributo di 900mila euro alla Delegazione generale palestinese in Italia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 27-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Politica Concesso un contributo di 900mila euro alla Delegazione generale palestinese in Italia Il provvedimento e' stato approvato dal Parlamento a fine legislatura Roma, 28 feb. - "E' autorizzata la concessione alla Delegazione generale palestinese, per il triennio 2007-2009, di un contributo annuo pari a 309.875 euro destinato alle spese di funzionamento della sua sede in Italia. Tale contributo ha carattere forfetario e non è soggetto a rendicontazione". Così il Parlamento è riuscito a varare in extremis uno degli ultimi atti legislativi, che garantisce un robusto sostegno all'attività dell'Autorità palestinese in Italia. Infatti, il generoso contributo è pari a 309.875 euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, e le risorse verranno reperite "mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente 'Fondo speciale' dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri". Un bell'aiuto concesso a fine corsa dalla maggioranza di centrosinistra agli "amici" palestinesi. E poco importa se, alla morte di Yasser Arafat, avvenuta nel 2004, siano circolate voci, secondo le quali l'allora presidente dell'Autorità nazionale palestinese avrebbe accumulato un ingente patrimonio personale. Infatti, già nell'agosto del 2002 il servizio segreto militare israeliano stimava il patrimonio personale di Arafat nell'ordine di 1,3 miliardi di dollari, ed il magazine "Forbes" Arafat come sesto nella lista "Re, regine o despoti", stimando il suo patrimonio in almeno 300 milioni di dollari. Nel 2003 il Fondo Monetario Internazionale condusse un'inchiesta presso l'autorità palestinese, dalla quale emerse che il leader dell'Olp aveva spostato 900 milioni di dollari di fondi pubblici su conti correnti bancari controllati direttamente da lui e dal Direttore finanziario dell'Autorità nazionale palestinese. Nel 2003 il ministro palestinese delle finanze, Sal m Fayy d, incaricò una società internazionale di revisione di analizzare la situazione dei fondi facenti capo all'Autorità palestinese, e giunse alla conclusione che Arafat disponeva di un patrimonio occultato di almeno 1 miliardo di dollari. Il team giunse alla conclusione che i fondi per le sue imprese commerciali erano pervenuti da fondi pubblici che Arafat aveva stornato e posto sotto il suo controllo personale invece di utilizzarli in modo trasparente per la causa palestinese, sottolineando che nessuna di queste operazioni era stata resa pubblica dall'Autorità palestinese. Le ricerche svolte dall'Unione Europea sull'utilizzo dei fondi destinati all'Autorità palestinese non hanno trovato alcun riscontro delle accuse formulate da diverse parti sull'utilizzo degli stessi per finalità terroristiche. Segnalarono però una corruzione diffusa nell'amministrazione dell'Anp e quindi l'Unione Europea richiese una radicale riforma della gestione finanziaria dell'Autorità palestinese. Questa riforma finanziaria è uno dei punti chiave per poter ottenere nuovi aiuti economici dall'Unione Europea. Nell'ottobre del 2003 il governo francese ha aperto un'indagine contro Suh , la moglie di Araf t, per via di movimenti sospetti di valuta. L'accusa era di traffico illegale di valuta e, secondo gli inquirenti, con regolarità sarebbero stati trasferiti dalla Svizzera 1,27 milioni di dollari verso il conto personale di Suh in Francia. L'altissimo tenore di vita mantenuto a Parigi, degno di una sovrana, parrebbe confermare le voci secondo le quali la vedova dell'ex leader di Al-Fatah riceverebbe dal ministero delle finanze dell'Anp 100.000 dollari al mese per vivere a Parigi. Con queste premesse, il Parlamento italiano avrebbe dovuto assicurarsi il corretto utilizzo delle risorse assegnate alla Delegazione generale palestinese in Italia. Marco Marsili direttore@voceditalia.it.

Torna all'inizio


<Israele? Non, merci> (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FRANCIA   POLEMICA SUL SALON DU LIVRE "Israele? Non, merci" VALENTINA LONGO Israele ospite d'onore? Non, merci. Siamo in Francia, ma sembra l'Italia, è Parigi, ma sembra Torino. A due settimane dall'apertura del Salon du livre, che sarà inaugurato da Sarkozy insieme a Peres il 13 marzo (si concluderà il 19) nel mondo francofono sta montando una polemica che somiglia molto a quella appena sopita contro gli organizzatori della Fiera del libro torinese (prevista a maggio). La celebrazione del sessantesimo anniversario della nascita di Israele, che accomuna le kermesse, suscita indignazione tra intellettuali ed editori schierati contro Israele. Ma mentre in Italia la polemica è partita dalla politica ? dai comunisti italiani piemontesi ? qui i primi a mobilitarsi contro l'evento sono stati gli editori di cultura araba. Dopo scrittori e intellettuali, ultima in ordine di tempo a incoraggiare il boicottaggio è stata ieri l'Organizzazione islamica dell'educazione delle scienze e della cultura, che ha chiesto ai suoi cinquanta membri di disertare il salone avvertendo la Francia che questo "passo inedito" avrà ripercussioni nelle relazioni con i paesi islamici. Tutto è cominciato il 13 febbraio quando il Sindacato nazionale degli editori di libri algerini (Snel) ha approvato un documento in cui denuncia che "a causa dell'ideologizzazione di questo grande spazio interculturale e dell'invito a Israele" non parteciperà alla manifestazione. Gli hanno fatto eco il ministro marocchino della cultura, Touria Cabrane Kraytif e le organizzazioni che riuniscono gli editori tunisini. Poi è stata la volta dell'Unione degli scrittori egiziani, presieduta da Mohamed Salmawy, che giudica "inaccettabile" onorare Israele, ma anche di pronunciamenti individuali come quello dello scrittore Alaa al Aswani che, pur ritenendo che la Francia non si fa onore ospitando un paese "colpevole di crimini contro l'umanità", parteciperà e distribuirà "foto di bambini palestinesi o libanesi vittime della politica israeliana". Annunciata è la presa di posizione dell'Unione degli scrittori arabi e dei suoi quindici membri, mentre è già stata esplicitata quella dell'Unione degli scrittori palestinesi guidati da Taha al-Moutawakel: "Non è degno della Francia, paese della Rivoluzione e dei diritti dell'uomo, accogliere al suo salone un paese che sta facendo un'occupazione razzista". Venerdì scorso, poi, è stato il turno della scrittrice americana di origine palestinese Susan Abulhawa, che a Parigi presenterà il suo ultimo libro Les matins de Jénin, che in una lettera aperta ha accusato gli organizzatori ? "vogliono fare finta, come Israele, che la Palestina non esista, come se non fosse mai esistita?" ? annunciando che sfrutterà il salone per denunciare la politica israeliana. C'è stato anche chi, come Smaïn Amziane, direttore della casa editrice Casbah Editions di Algeri, ha preferito parlare di "non partecipazione", giustificando la sua scelta di non volare in Francia per "solidarietà con il popolo palestinese". La sola defezione nella delegazione ufficiale, invece, è quella del poeta Aaraon Shabtaï: "Boicotterò sia Parigi che Torino ? ha detto ? perché uno stato che mantiene un'occupazione commettendo quotidianamente crimini civili non merita di essere invitato a una manifestazione", è "anti-culturale, un atto barbaro cinicamente camuffato in cultura". Ma se la protesta italica si era allargata a tutti gli ambiti ? politico, filosofico, letterario ? e quella d'oltralpe si sta allargando non solo nei paesi francofoni (tra i sostenitori del boicottaggio ci sono John Berger e Tariq Ramadan, che ha aderito anche alla protesta contro Torino) non può dirsi lo stesso nella comunità francese. Opinionisti e philosophes per ora tacciono, la politica anche, lo stesso governo si è limitato a minimizzare le critiche. Unica eccezione la voce di Marek Halter, che in questo boycottage vede una deriva antisemita e un rifiuto della libertà di espressione. Chissà chi lo seguirà.

Torna all'inizio


Pioggia di Qassam palestinesi e missili israeliani: morti e feriti nelle due città (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

[FIRMA]FRANCESCA PACI INVIATA A SDEROT (ISRAELE) E' una notte di guerra a Gaza: l'oscurità orba di lampioni e elettricità illuminata a intermittenza dalla scia dei Qassam e dei raid aerei. Ieri il rimpallo tra i miliziani di Hamas e l'aviazione israeliana non ha dato tregua agli abitanti di Sderot e Gaza, una giornata segnata dal sibilo della sirena fino all'incursione conclusiva, alle 23, un bombardamento che ha centrato ripetutamente l'ufficio, vuoto, del primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh, ferendo una cinquantina di persone e uccidendo un bambino. E' la risposta israeliana ai razzi lanciati da Hamas sul Neghev: una risposta, a loro volta, alla risposta di una risposta che si avviluppa all'infinito e nelle ultime 24 ore ha prodotto 14 morti, da una parte e dall'altra. "Sapevamo che qui a Sderot sarebbe stata una giornata dura sin da quando la radio ha annunciato l'omicidio mirato di 5 miliziani di Hamas", scrive Hope Man nel blog che divide con Peace Man, l'amico palestinese del campo profughi di Sajaia, a Gaza. La replica al raid israeliano di ieri su Khan Yunes non ha tardato: in poche ore 40 razzi Qassam hanno bersagliato il Neghev e lo Sapir College di Sderot, dove un uomo di 47 anni, Ronnie Yechiya, è rimasto ucciso, due persone ferite. "Ero in biblioteca, l'esplosione ha disintegrato le finestre", racconta Ishai Friedman, 25 anni, laureando in scienze della comunicazione. David Brennan, leader dell'unione studentesca del Sapir punta l'indice contro la Knesset: "Il primo ministro non ci difende". Un paio di giorni fa il sindaco Eli Moyal ha rotto il tabù: "Parlare con Hamas? Il governo dovrebbe parlare pure con il diavolo per salvarci". Un sondaggio pubblicato ieri rivela che il 64% degli israeliani sostiene il dialogo con Hamas. Nel Sud, così lontano e così vicino, le paure si sovrappongono come la sorte che gli abitanti di Sderot, troppo poveri per trasferirsi, condividono coi dirimpettai della Striscia di Gaza: prigionieri entrambi, i secondi anche fisicamente, d'una guerra a bassa intensità più vasta dei confini geografici. Secondo lo Shin Bet, il servizio segreto israeliano, il pulmino colpito ieri nel primo dei raid che hanno ucciso 12 palestinesi, di cui 4 bambini, trasportava miliziani tornati a Gaza attraverso il valico di Rafah dopo un training in Siria e Iran. Il portavoce delle Brigate al-Qassam, braccio militare di Hamas, nega l'interferenza esterna ma da Ramallah il presidente Abu Mazen lancia l'accusa più dura: Hamas ha aperto Gaza a al Qaeda. Che sia il via libera palestinese all'operazione in grande scala minacciata da mesi dall'esercito israeliano?.

Torna all'inizio


Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a rischio" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I NODI: QUESTIONE PALESTINESE, GARANZIE PER I CRISTIANI IN CISGIORDANIA ED ESENZIONI FISCALI Il nunzio: "Non c'è sufficiente serenità" Il rabbino di Roma "Questione di soldi" Gelo tra Vaticano e Israele "Viaggio del Papa a rischio" [FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO Gelo tra Vaticano e Israele. L'ambasciatore del Papa in Terra Santa, l'arcivescovo Antonio Franco lancia l'allarme: "Negoziati fermi a causa di Gerusalemme, a rischio la visita di Benedetto XVI". Solo "se si avanza nel problema di fondo" della questione palestinese e se si risolvono le "difficoltà" delle comunità cristiane in Israele e nei Territori, Benedetto XVI visiterà la Terra Santa. Ma "finché permangono le difficoltà fiscali e patrimoniali nei rapporti bilaterali tra Israele e la Santa Sede, manca l'atmosfera di serenità per il viaggio papale". Una netta presa di posizione che ha provocato l'immediata reazione della comunità ebraica internazionale. "Stupore e turbamento" cui dà voce il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni che si chiede "come si possa mettere sullo stesso piano un problema enorme come la questione palestinese e una mera questione di soldi come il mancato accordo fiscale e patrimoniale tra Israele e Vaticano". A questo punto, avverte Di Segni, "serve un chiarimento da parte della Santa Sede perché è inammissibile che si attribuiscano al governo israeliano persino le responsabilità per le difficoltà delle comunità cristiane in Terra Santa, quando è evidente a tutti che la colpa è del fondamentalismo islamico". Fra Roma e Gerusalemme il dialogo in merito all'applicazione dell'accordo fondamentale firmato nel 1993 (relativo alla presenza della Chiesa cattolica e delle sue istituzioni in Terra Santa) vive una fase di difficoltà che ormai è a un passo dalla rottura diplomatica. La trattativa è sul filo del rasoio in particolare sul piano fiscale, un punto nevralgico che da parte vaticana è considerato "di vita o di morte per la Chiesa di Terra Santa". In sostanza Roma chiede di non pagare le tasse secondo il regime di esenzioni fiscali che era in vigore prima che nascesse Israele. "La Santa Sede non firmerà un accordo che la realtà locale non può accettare, altrimenti ciò significherebbe esporre i cristiani di Terra Santa a una situazione insostenibile", annuncia l'arcivescovo Franco. "Il Papa - spiega - deve poter venire in un'atmosfera distesa. Se le nostre comunità cristiane cattoliche vivono in uno stato permanente di tensione, questo rende più difficile la visita del Papa". La prossima riunione tra delegazioni israeliana e vaticana è fissata per il 17 aprile. Il nodo fiscale è il più difficile da sciogliere. "Gli avvisi di pagamento arrivano - precisa il rappresentante pontificio presso lo Stato ebraico - e noi regolarmente con una nota della nunziatura li rispediamo al mittente. Per il momento non si stanno pagando le tasse proprio grazie all'Accordo Fondamentale, perché in esso si stabilì che si dovesse fare l'accordo sulle materie fiscali ed economiche e finché questo non fosse stato raggiunto non ci sarebbe stata nessuna nuova tassa".

Torna all'inizio


Il figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la bancarotta della Shoah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

CONTRASTI MORTALI Il figlio di Israel è mal tollerato e ha avviato l'Occidente verso la bancarotta della Shoah.

Torna all'inizio


QUARANTA MISSILI Qassam sparati a caso da Gaza sulla martoriata città di Sderot. Alcuni hanno c (sezione: Israele/Palestina)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Entrato un campus universitario nel nord della città: un uomo che stava parcheggiando un auto è rimasto ucciso, e in tutto si contano una decina di feriti. L'attacco al campus e alle case di Sderot è stata la risposta "militare" di Hamas al raid di Tsahal che poche ore prima aveva eliminato in alcuni raid aerei almeno undici miliziani del braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedim Al Qassam, considerate dirette responsabili dei lanci di razzi su Sderot. Lanci continui, ripresi praticamente all'indomani degli accordi di Annapolis e che hanno costretto Israele a prendere contromisure per ora insufficienti. "Faremo tutto il possibile per far cessare questo attacchi indiscriminati sulla popolazione" ha detto ieri un portavoce del governo israeliano. Poco dopo è stato lanciato un nuovo raid aereo in cui sono rimasti uccisi altri miliziani e distrutte alcune postazioni di lancio. Secondo fonti palestinesi sarebbero stati uccisi per errore in quest'azione anche tre bambini che giocavano in un campetto vicino a una postazione da dove erano partiti i razzi Qassam, e che era uno degli obiettivi dei caccia israeliani. E' un circuito di violenza che nessuno appare oggi in grado di poter interrompere. - -->.

Torna all'inizio


La maggioranza degli israeliani per la trattativa con Hamas Il 64% favorevole a negoziare una tregua di lunga durata. Il 55% di sì anche tra i sostenitori di Kadima, il partito di (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del La maggioranza degli israeliani per la trattativa con Hamas Il 64% favorevole a negoziare una tregua di lunga durata. Il 55% di sì anche tra i sostenitori di Kadima, il partito di Olmert di Umberto de Giovannangeli APRIRE UN NEGOZIATO con Hamas. Trattare un cessate-il-fuoco di lunga durata. Solo così sarà possibile arrestare la pioggia di razzi che quotidianamente si ab- batte su Sderot (e che ieri ha provocato la morte di un civile israeliano) e arrivare alla liberazione del soldato Shalit, prigioniero da 20 mesi di un commando palestinese a Gaza. Aprire una trattativa: a chiederlo non è più solo qualche esponente politico dello Stato ebraico. A spingere in questa direzione è la maggioranza degli israeliani. Questa è l'indicazione che emerge dal sondaggio, pubblicato dal quotidiano Haaretz, secondo cui il 64% degli israeliani inclusi in un campione rappresentativo della popolazione, hanno detto di volere un dialogo diretto con Hamas; solo il 28% ha espresso una posizione opposta. È la prima volta che un sondaggio dà questo responso, pro-trattativa, maggioritario. Un'analisi delle risposte su base partitica evidenzia che il 70% dei sostenitori del partito laburista e il 55% di quelli di Kadima, il partito del premier Olmert, vogliono il dialogo con Hamas. Anche in seno al Likud, partito di destra all'opposizione, circa il 48% approvano questa posizione che peraltro appare condivisa da un numero crescente anche di alti ufficiali delle forze armate. Dal dialogo evocato alla guerra sul campo. Fonti militari israeliane hanno confermato la paternità dell'attacco a Khan Yunes (Gaza) a un minibus su cui viaggiavano miliziani del braccio armato di Hamas, 7 dei quali sono rimasti uccisi. Il minibus si stava dirigendo verso un vicino avamposto della Forza marina. "Si è trattato - hanno spiegato - di una operazione congiunta dell'aviazione e dello Shin Bet", i servizi di sicurezza. Altri due guerriglieri palestinesi vengono eliminati da un'unità speciale di Tsahal penetrata nella Striscia; scena che si ripete a Nablus dove resta sul terreno il corpo senza vita di un attivista delle Brigate dei martiri di Al Aqsa (al-Fatah), facendo così salire a 10 il numero dei palestinesi uccisi nella giornata di ieri. La risposta dei miliziani palestinesi non si fa attendere. Un civile israeliano è colpito a morte e altri due feriti da uno dei 35 razzi Qassam sparati contro Sderot. Il razzo è scoppiato davanti a un collegio di istruzione superiore, uccidendo uno studente trentenne. Altri razzi hanno colpito una casa, uno stabilimento industriale e un'automobile in sosta. La responsabilità dei tiri è stata rivendicata dalle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas. Si tratta della quattordicesima vittima dei razzi sparati contro il sud di Israele da miliziani palestinesi in sette anni. In questo scenario di guerra, s'inserisce l'accusa lanciata ieri dal presidente dell'Anp Abu Mazen ad Hamas di essere "alleato" della rete terroristica di al Qaeda, che si sarebbe insediata nella Striscia. "Al Qaeda è presente a Gaza e credo che i membri (di Hamas) siano suoi alleati", ha affermato Abu Mazen. "È Hamas che ha portato Al Qaeda a Gaza ed è Hamas che li ha aiutati a entrare e uscire con i mezzi conosciuti", Abu Mazen nell'intervista al quotidiano al Hayat. Il presidente palestinese ha anche accusato il "movimento oscurantista" di avere tentato di ucciderlo. Una simile valutazione era stata fatta l'altro ieri dal capo dell'intelligence militare israeliana, Amos Yadlin, secondo il quale agenti di Al Qaeda sono potuti entrare nella Striscia dopo che militanti di Hamas avevano aperto il mese scorso una breccia nel confine con l'Egitto. La risposta di Hamas arriva attraverso una nota del ministero degli Interni (del governo dimissionato da Abu Mazen) che si rivolge in particolare contro Abu Mazen che aveva denunciato l'ingresso a Gaza di elementi di Fatah al-Islam. Secondo il ministero degli Interni una indagine ha appurato che quegli elementi sono in realtà "ex agenti dei servizi palestinesi". Il loro incarico, secondo Hamas, era di accreditare la sensazione che la Striscia sia divenuta "un pericolo per la regione", anche allo scopo di giustificare future operazioni militari israeliane. "Le parole di Abu Mazen - denuncia Mahmud al Zahar, leader dell'ala dura di Hamas - fanno parte della campagna mediatica in atto per giustificare l'occupazione israeliana di Gaza" e "fornire pretesti (allo Stato ebraico) per colpire i civili palestinesi".

Torna all'inizio


Raid e razzi 12 vittime (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gaza Raid e razzi 12 vittime GAZA - Giorno di guerra nella Striscia di Gaza. In un raid aereo israeliano nella mattinata sono stati uccisi 5 miliziani palestinesi di Hamas che viaggiavano a bordo di un'auto. L'attacco ha scatenato la rappresaglia delle milizie filo-integraliste che hanno sparato oltre quaranta razzi Qassam contro la città israeliana di Sderot uccidendo un uomo e ferendo altre 5 persone. In un secondo raid israeliano su Gaza nel pomeriggi uccisi altri 6 palestinesi, tre di loro erano bambini, ferite venti persone.

Torna all'inizio


Registe coraggiose dai gulag all'Iran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-28 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Festival Fitto programma e novità per "Sguardi altrove" Registe coraggiose dai gulag all'Iran Concorsi, mostre, omaggi: in tutto 80 titoli S ordi inaugura il cinema delle donne? E per di più il Sordi in vena di uxoricidio del "Vedovo" di Dino Risi, in versione restaurata? Sono spiritose le organizzatrici del festival milanese, arrivato alla XV edizione. Quest'anno il tema, per altro, è ponderoso: "Linguaggi del dialogo interculturale. Il corpo tra sensi e spiritualità, forza e paura". Ci sono molte nuove sezioni, una delle quali, "Signore e signori ", è curata da Piera Detassis, e rende omaggio alle grandi del cinema italiano, da Franca Valeri (la moglie scomoda nel citato film con Sordi) ad Anna Magnani ("Bellissima "), senza dimenticare Tina Pica ("La nonna Sabella"). Ottanta i titoli del fittissimo programma. In aggiunta, da domani alle 18.30 si aprono mostre e installazioni nella Casa del Pane, uno dei due caselli daziari neoclassici di Porta Venezia. In concorso Otto i film selezionati nella sezione "Nuovi sguardi", in prevalenza europei. Due sono diretti da attrici: "Charly" di Isild Le Besco, su un ragazzo difficile; e "La capture" di Carole Laure, su una famiglia in crisi nel Québec. Da Locarno proviene il road-movie "Vivere " della italo-tedesca Angelina Maccarone. Nel nuovo concorso dedicato ai documentari, la provenienza è più varia. Si va dalla denuncia della Russia di Putin ("Road to Bliss" di Irene Langemann) a quella del delitto d'onore ancora diffuso in Palestina ("Maria's Grotto" di Buthina Canaan Khoury), dalla Siberia ("Miss Gulag" di Maria Yatskova: parlano le ex detenute dei lager siberiani) all'Afghanistan ("Harat " di Sepideh Farsi, diario di viaggio da Parigi a Kabul). Omaggio all'Iran Mentre la Casa del Pane ospita una mostra con 40 tavole originali di Marjane Satrapi, autrice di "Persepolis", il festival propone undici tra lungometraggi e cortometraggi di cineaste iraniane. I temi affrontati sono coraggiosi: "Article 61" parla della legittima difesa negata alle donne dal codice penale iraniano; "Goodbye life" rievoca la guerra tra Iran e Iraq. A volte affiora l'ironia: "Rough Cut" di Firouzeh Khosrovani (ospite del festival) mostra come sono cambiati i manichini dei negozi in un Paese islamico. Fuori concorso Tanti film, a partire da "Il pianto della statua" di Elisabetta Sgarbi. E spunta qualche regista maschio: come in "Invisibles ", un film realizzato per Medici senza Frontiere e nato da un'idea del neoOscar Javier Bardem; i cinque episodi sono diretti tra gli altri da Isabel Coixet e Wim Wenders. Alberto Pezzotta Cinema Arcobaleno, v.le Tunisia, da domani (ore 21.30) al 3 marzo; Spazio Oberdan, v.le Vittorio Veneto 2, dal 3 al 9 marzo. Ingresso libero L'erba di Eva "Nur ein sommer" ("Where the Grass is Greener"), film in concorso, racconta la storia di Eva che lascia la sua piccola città nella Germania dell'Est perché non c'è lavoro.

Torna all'inizio


La rabbia di Hillary <Io sotto torchio E aiutate sempre lui> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-28 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE Il dibattito Pochi sorrisi, la senatrice va all'attacco La rabbia di Hillary "Io sotto torchio E aiutate sempre lui" "Sei comodo? Gli diamo un cuscino?" Barack Obama respinge l'offensiva puntando sull'Iraq: "Hillary ha aiutato Bush a trascinarci in una scarpata" Accuse e veleni Clinton: Ho un gran rispetto per il senatore Obama, ma ci sono differenze tra noi e, negli ultimi giorni, mi hanno dato molto fastidio alcune scelte fatte dalla campagna del senatore Obama riguardo a volantini, lettere e altre informazioni diffuse sul mio piano per la sanità e la mia posizione sul Nafta (North American Free Trade Agreement, ndr)... Il senatore Obama ha ripetutamente detto che costringerei le persone ad avere l'assistenza sanitaria, che possano permetterselo o meno... Dovremmo avere un buon dibattito con informazioni accurate, non false, ambigue e denigratorie, specie su una questione così vitale... Moderatore: A proposito di informazioni accurate, una foto è apparsa sul sito web del Drudge Report che mostra il senatore Obama negli abiti locali di una nazione che visitava... Il sito diceva che la fonte è qualcuno nello staff di Clinton... Clinton: Per quel che ne so, non è così... Ma non abbiamo prove sulla provenienza... Obama: Credo sulla parola alla senatrice Clinton... Quanto alle lettere che abbiamo diffuso, indicano correttamente che la principale differenza tra il piano della senatrice Clinton e il mio sta nel fatto che lei costringerebbe le persone a comprare l'assistenza sanitaria... La senatrice Clinton, o perlomeno la sua campagna, ha lanciato continui attacchi negativi contro di noi: email, telefonate, volantini, spot tv. E non abbiamo piagnucolato, perché capisco che è la natura di queste campagne... Moderatore: C'è un altro tema importante: il Nafta... Senatrice Clinton...? Clinton: Posso solo osservare che, in molti dibattiti recenti, sembra che sia sempre io a dover rispondere per prima alle domande. E non importa. Sarò contenta di rispondere, ma lo trovo curioso. Se avete visto il Saturday Night Live, be', forse dovremmo chiedere a Barack se sta comodo e se ha bisogno di un altro cuscino... Politica estera Clinton: Ogni volta che si discute di credenziali per diventare il comandante in capo, il senatore Obama parla del suo discorso del 2002. è un suo merito aver fatto quel discorso... ma non aveva responsabilità, non doveva votare... Quando è entrato al Senato, io e lui abbiamo votato allo stesso modo... Poi la scorsa estate, ha praticamente minacciato di bombardare il Pakistan, che non credo sia una posizione molto saggia. E incontrerebbe alcuni dei peggiori dittatori del mondo senza precondizioni... Obama: Le mie obiezioni sulla guerra in Iraq non erano solo un discorso. Ero nel mezzo di una campagna per il Senato... E non basta dire: ci fu una decisione iniziale, ma da allora abbiamo votato allo stesso modo. Una volta che l'autobus è finito nella scarpata, non è che ci siano molti modi per uscirne. La domanda è: chi prese la decisione iniziale che ha portato l'autobus nella scarpata? La senatrice Clinton dice spesso che sarebbe pronta dal primo giorno, ma in realtà è stata pronta dal primo giorno a cedere a George Bush su una questione cruciale... Quanto al Pakistan, non ho mai detto che lo bombarderei, ma che se avessimo informazioni dall'intelligence su Bin Laden o altri qaedisti e il Pakistan non volesse o potesse colpirli, dovremmo farlo noi... Obama e gli ebrei Moderatore: Accetta l'appoggio di Louis Farrakhan? Obama: Sono stato chiaro nel denunciare i commenti antisemiti di Farrakhan. Sono inaccettabili e riprovevoli. Non posso censurarlo, ma non cercavo il suo appoggio. Moderatore: Rifiuta il suo appoggio? Obama: Non posso impedire a nessuno di dire che sono un brav'uomo... Ho un fortissimo sostegno da parte della comunità ebraica di Chicago e in questa campagna, perché sono stato un deciso amico di Israele... Non siederei qui se non fosse per i molti ebrei americani che hanno appoggiato il movimento per i diritti civili... Clinton: C'è differenza tra denunciare e rifiutare... Obama: Devo dire che non vedo la differenza. Non c'è un'offerta formale di aiuto di Farrakhan che implichi un rifiuto. Ma se la senatrice Clinton sente che la parola "rifiutare" sia più forte di "denunciare", allora sono felice di accontentarla: rifiuto e denuncio. (a cura di Viviana Mazza) GUARDA Il video del dibattito televisivo su www.corriere.it.

Torna all'inizio


Il bambino simbolo della paura (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-28 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il video Il bambino simbolo della paura SDEROT - Un piccolo israeliano, 10 anni, è diventato il simbolo della tragedia quotidiana di Sderot. Un video documenta gli attimi di terrore dopo che un missile Qassam lo ha ferito devastandogli una spalla. Soccorso dalla sorella (foto sopra), riesce a dire soltanto: "Dov'è la mia mamma?".

Torna all'inizio


Razzi da Gaza, muore israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-28 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Striscia Lanciati su Sderot 40 missili in poche ore. Quattro bimbi palestinesi uccisi dall'aviazione Razzi da Gaza, muore israeliano Bombardato l'ufficio, vuoto, del primo ministro di Hamas Governo sotto pressione: più vicina un'operazione militare su larga scala nella Striscia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - La roulette russa dei Qassam si è fermata all'università. Un razzo è caduto nel campus dell'istituto Sapir e ha ucciso un uomo di 47 anni. Un missile mortale tra i quaranta sparati in poche ore dalla Striscia di Gaza verso Sderot. Quattro sono arrivati più a nord e Ashkelon è rimasta per metà al buio. Hanno centrato anche l'ospedale Barzilai, dove vengono ricoverate le vittime del bombardamento quotidiano. "Sapevamo che prima o poi sarebbe successo ancora", commenta Eli Moyal, sindaco di Sderot. La sua città è la più colpita, il simbolo per gli israeliani della guerra che non si è mai interrotta. Le operazioni dell'esercito continuano a bersagliare i miliziani. All'alba un missile aveva distrutto il furgone che portava cinque uomini delle Brigate Ezzedin Al Qassam, tra loro due degli "ingegneri" più importanti, gli esperti nella fabbricazione dei razzi. Tre bambini palestinesi sono rimasti uccisi in un altro attacco dell'aviazione contro una cellula e un miliziano è stato ammazzato poche ore dopo. Da Tokyo, il primo ministro Ehud Olmert ha minacciato la leadership di Hamas, dopo che il movimento ha rivendicato i lanci di ieri: "Nessuno di loro, dai ranghi più bassi a quelli più alti, può considerarsi immune ". In serata un raid aereo ha preso di mira l'ufficio vuoto del premier di Hamas Ismail Haniyeh (che da settimane vive nascosto per motivi di sicurezza) e il ministero degli Interni. Secondo fonti palestinesi i missili sparati dagli elicotteri israeliani avrebbero ucciso un bimbo di sei mesi e ferito una trentina di civili. Martedì i giornali hanno pubblicato in prima pagina la foto della piccola Maria, 8 anni, che accarezza e prova a calmare il fratellino Yossi: si sono rifugiati in un supermercato di Sderot, dopo che lui è stato colpito a una spalla da una scheggia. "E' come se il loro sguardo dicesse: sapevamo sarebbe toccata a noi - scrive il quotidiano Yedioth Ahronoth -. Un bambino di dieci anni non dovrebbe mai diventare un eroe ferito". Il governo israeliano è sotto pressione perché fermi i Qassam. L'operazione militare su grande scala, un'invasione della Striscia, sembra più vicina dopo la vittima di ieri. La maggioranza degli israeliani - il 64 per cento secondo un sondaggio pubblicato da Haaretz - è favorevole a negoziati con Hamas che portino a un cessate il fuoco e alla liberazione del caporale Gilad Shalit, rapito nel giugno del 2006. I cinque miliziani uccisi sarebbero stati addestrati in Siria e Iran. Secondo fonti palestinesi, erano ritornati da poco, approfittando della breccia aperta qualche settimana fa al confine con l'Egitto, nel Sud della Striscia. Abu Mazen ha accusato Hamas di aver permesso ad Al Qaeda di insediarsi a Gaza. "Non ho alcun dubbio, sono alleati", ha detto il presidente palestinese in un'intervista ad Al Hayat. Il movimento fondamentalista ha replicato: "Fornisce pretesti agli israeliani per colpire i civili palestinesi". Il governo di Hamas ha avvertito gli abitanti della Striscia, con avvisi sui giornali e alla radio, di bollire l'acqua: l'embargo sta esaurendo le riserve di cloro per purificarla e ci sarebbe il rischio di infezioni. Le forze speciali di Tsahal sono intervenute anche in Cisgiordania. A Nablus, un commando ha inseguito un gruppo di palestinesi e ucciso un militante delle Brigate Al Aqsa, fazione legate al Fatah di Abu Mazen. Davide Frattini Vittima Il corpo senza vita di Roni Yechiah, 47 anni, padre di 4 figli, colpito al petto da un razzo Qassam.

Torna all'inizio


Sguardi altrove , di ragazze speciali (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Festival "Sguardi altrove", di ragazze speciali C.Pi. Si chiama Sguardi altrove il festival milanese che si apre domani - fino al 9 marzo - dedicato al cinema delle registe con qualche maschio qua e là, e detto così strappa pure un sospiro: ma come, si cerca di superare la divisione dei generi e siamo ancora al cinema unisex? Invece no. Perché questo festival è un altro prezioso appuntamento in quel circuito della visione che fa da contrappunto al nostro mercato nazionale piuttosto asfissiato e assai poco duttile, proponendo titoli che mai sennò arriverebbero. Come Charly di Isild Le Besco, il suo primo Demi-tarif (2003), girato che aveva vent'anni, era molto forte e costato quasi nulla - lo aveva realizzato con una digitale in economia di famiglia, assistente e complice uno dei fratelli, Jowan. Tanto che era quasi un home movie di fiction e documento anche se meno rassicurante dei filmini della comunione ( a pensarci però sono un po' horror ...). Raccontava di lei, la bionda e morbida Isild, oggi compagna di Benoit Jacquot e sua attrice anche in L'Intouchable - in gara alla scorsa Mostra del cinema - bambina e dei suoi fratellini che la mamma dimenticava a casa senza denari e spesa nel frigo, senza pagare le bollette della luce o del gas che venivano tagliati. Eppure non siamo nei sobborghi londinesi di Sweeney Todd ma in un bell'appartamento di un borghesissimo quartiere di Parigi, i ragazzini vivono di espedienti come se fosse un'avventura e a scuola manco lo notano preoccupati solo dal fatto che si vestono senza accoppiare bene i colori... Però Demi-tarif era giocoso, senza alcun moralismo, i dibattiti con lei in sala bellissimi. La mamma in questione si chiama Catherine Belkhodja, è l'icona di Chris Marker - tra l'altro tra qualche giorno il Bergamo film meeting dedica al più "invisibile" dei registi francesi, leggenda vuole che non esca quasi mai di casa, un omaggio. Charly in Francia se ne è parlato molto, è ancora una storia familiare obliqua di fuga e rivolta. O Angelina Maccarone, tedesca, un altro nome di punta tra le nuove generazioni internazionali, regista che guarda senza paura i rapporti tra i generi e gli individui facendoli apparire bellissimi anche nelle debolezze. Parla di donne toccando corde intime dell'esistenza nel profondo, per questo i suoi sono spesso film "scomodi" su sessualità, sadomasochismo, omosessualità, migrazioni. Vivere è il viaggio di una ragazza che cerca la sorella scappata di casa e trova invece Gerlinde, uscita da un tentato suicidio. 33 Days - nel concorso dedicato per la prima volta al documentario - diretto da Mai Masri, documentarista palestinese che ha studiato in America, si muove nel Libano dell'attacco israeliano nel 2006, con la macchina da presa segue le storie di quattro diverse persone. Ma in lei la ricerca del senso parte sempre dagli incontri e dalle contrapposizioni. Miss Gulag è film di malinconia stridente, le storie di donne in un gulag siberiano dove oggi vengono richiuse detenute comuni. Ragazze giovani, giovanissime, che magari hanno rubato solo per povertà, perché si facevano o esageravano con l'alcol. Perché un fidanzato le aveva coinvolte o insieme alle amiche si erano stancate della vita a casa, nel paesino senza orizzonte.... Le più belle diventano miss del carcere, la gara avvincente che scuote il quotidiano di cibo cattivo e denti che si rovinano. Il film di Maria Yatskova funziona soprattutto nell'incontro e nell'affettivita di una relazione che non si limita a "guardare". Si muove invece tra dentro e fuori, esce dal carcere, prova a intuire cosa c'è oltre quella porta dove ritrovano gli stessi orizzonti mutati però negli anni. Come le facce di quelle ragazze.

Torna all'inizio


Lettere@ilmanifesto.it (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Lettere@ilmanifesto.it Accanto al popolo palestinese Dal 15 al 18 febbraio, nell'ambito della Campagna 2008-Anno della Palestina, una delegazione italiana, organizzata dal Forum Palestina e dall'Unione democratica arabo palestinese, aveva l'obiettivo di raggiungere il valico di Rafah, per consegnare medicinali e manifestare il sostegno di un'"altra comunità internazionale", quella delle associazioni di amicizia con il popolo palestinese, alla resistenza contro l'embargo e l'occupazione israeliana della Palestina. Avevamo l'intenzione di protestare insieme ai Giovani progressisti palestinesi, che manifestavano contemporaneamente al di là del valico, contro l'intenzione di affamare la popolazione della Striscia privandola dell'accesso alle risorse indispensabili, come le cure mediche e i viveri, e di segnalare la presenza in Italia di un attivismo che non accetta che la politica estera nostrana si renda complice attraverso un assordante silenzio-assenso, del massacro perpetrato con le continue incursioni militari, l'apartheid, l'isolamento economico, il furto delle terre. Ma il 17 febbraio la polizia egiziana ha bloccato la delegazione, segno che le responsabilità dello stato d'assedio e dell'isolamento cui è sottoposta la popolazione palestinese, non sono ascrivibili solo ai tentativi israeliani di mettere in ginocchio, per poi cancellare, un popolo intero, ma dipendono anche dalle politiche complici dei paesi arabi circostanti i Territori palestinesi, come il regime di Mubarak. A sostegno dei palestinesi nella loro battaglia per la giustizia c'è in Italia un attivismo deciso a fare pressioni per la revoca degli accordi militari con Israele e dell'embargo criminale contro i palestinesi di Gaza. Mila Pernice, Forum Palestina La bella italiana Nella sua recensione al mio libro "Figure del desiderio: storia della bellezza femminile italiana dall'Ottocento a oggi" (Laterza, 2007) (il manifesto, 19 gennaio 2008), Alberto Mario Banti propone varie critiche alla mia impostazione di fondo. Innanzitutto dubita che esista un legame particolare che unisce l'Italia alla bellezza femminile. Eppure dimostro che la quantità di interventi e commenti di intellettuali, scrittori, registi e giornalisti sull'idea della bellezza femminile italiana nell'ultimo secolo e mezzo è davvero impressionante. Sfido chiunque a dimostrare che un fenomeno simile esiste in qualsiasi altro paese europeo. Banti mi critica per aver argomentato che una particolare ossessione sessuale degli uomini italiani spiegherebbe il risalto dato nella cultura collettiva alle belle donne. In realtà nel libro parlo di ben altre ragioni e questa osservazione - che del resto si basa su alcune considerazioni del sociologo e storico Guglielmo Ferrero circa le differenze tra gli uomini del Nord e quelli del Sud - la propongo solo come una possibile chiave di lettura del particolare tipo di bellezza formosa e prettamente fisica che è stato per lunghi anni ritenuto tipicamente italiano. In più, il mio recensore si meraviglia del fatto che avrei applicato la "filologia accademica a argomenti da rotocalco". Forse non se ne è accorto, ma da qualche decennio lo studio di tematiche "basse" o legate ai mass media ha cessato di essere un fatto raro o eccezionale e ha dato vita a intere discipline. Io stesso lavoro in un dipartimento di filmologia e studi televisivi fondato nel 1978 dove la cultura di massa si studia sul serio come fatto normale. Che ruolo gioca oggi l'idea tradizionale della "bella italiana" formosa, bruna, passionale e attaccata alla famiglia? Secondo il recensore, avrei sostenuto che l'ideale femminile in Italia sarebbe ancora questo, mentre a suo parere i veri modelli - soprattutto quelli adottati dalle donne - sono molto più cosmopoliti e misti. Quest'ultima in realtà è proprio la tesi che sostengo io. La costruzione ideologica della "bella italiana" continua a servire il paese come stereotipo anche accattivante da esportazione, ma non rispecchia l'Italia di oggi e ha molto poco a che fare con le donne italiane del nostro tempo. In conclusione del libro, dico che appartiene più al passato che al presente. Stephen Gundle.

Torna all'inizio


L'acqua è inquinata, bisogna bollirla (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Striscia di Gaza L'acqua è inquinata, bisogna bollirla È sporca e può far stare male l'acqua della Striscia di Gaza. A lanciare l'allarme sono le autorità competenti, che tornano a denunciare le conseguenze dell'embargo israeliano in vigore da mesi. La società che gestisce le forniture idriche a Gaza ieri ha invitato gli abitanti a bollire l'acqua. A causare allarme è il mancato arrivo a Gaza del cloro a causa della chiusura attuata da Israele che, evidentemente, non ritiene la sostanza utilizzata per purificare l'acqua un bene di prima necessità. Ad aggravare le condizioni sanitarie nella Striscia è anche l'erogazione a singhiozzo dell'elettricità, che non consente il funzionamento continuo dei depuratori. Nelle corso delle settimane, milioni di metri cubi di acque nere sono stati versati in mare senza alcun trattamento.

Torna all'inizio


Raid aerei israeliani, razzi Qassam A Gaza torna a scorrere il sangue (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Due giorni fa i cortei contro l'embargo, ieri attacchi aerei e razzi: 11 morti palestinesi e uno israeliano Michele Giorgio Gerusalemme Lunedì migliaia di palestinesi erano scesi in strada pacificamente per chiedere la fine dell'embargo contro Gaza. Ieri una ondata di attacchi aerei ed incursioni di terra delle forze armate israeliane hanno ucciso almeno undici abitanti della Striscia, tra cui tre bambini, che stavano giocando, e un civile. Un cittadino israeliano poco dopo è stato ucciso dall'esplosione di uno delle decine di razzi Qassam sparati per ritorsione dai palestinesi sulla cittadina Sderot e altre località del Neghev (almeno un razzo ha raggiunto anche la periferia di Asheqelon). E' stato il primo israeliano a morire a causa di un Qassam in quasi nove mesi, ma nei giorni scorsi i razzi avevano provocato alcuni feriti gravi, tra cui dei bambini. L'escalation di ieri aggrava il clima e non pochi la ritengono cercata, voluta, proprio quando al confine tra Gaza e Israele, dopo settimane di inferno, cominciava a registrarsi un primo allentamento della tensione, una diminuzione dell'intensità dello scontro. In Cisgiordania nel frattempo non si arrestano i raid delle forze di occupazione. A Nablus un militante delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa è stato ucciso in un agguato e almeno altri tre sono rimasti feriti ed arrestati da un commando dello stato ebraico penetrato all'interno della più grande delle città palestinesi dove, peraltro, sono stati dispiegati nei mesi scorsi centinaia di agenti scelti dell'Anp per "imporre il rispetto della legge" e che di fatto sono agli ordini del responsabile militare dell'ambasciata statunitense a Tel Aviv, il generale Keith Dayton. La situazione è precipitata ieri mattina quando cinque militanti di Hamas, a bordo di un minibus, sono morti in un attacco aereo israeliano a Khan Yunis, nel sud della Striscia. Poco prima, in un'altra incursione condotta vicino al campo profughi di al Bureji, era morto un sesto palestinese appartenente al Jihad. La rappresaglia si è fatta attendere qualche ora: all'imbrunire una quarantina di Qassam sono caduti su Sderot, uno dei quali ha centrato in pieno un'autovettura che si stava avvicinando al parcheggio del college "Sapir". L'uomo alla guida non ha avuto scampo. Feriti due passanti. Gli israeliani a loro volta hanno lanciato altri pesanti raid: un primo attacco ha colpito la città di Gaza, uccidendo due persone, tra cui un civile. Il secondo sul campo profughi di Jabaliya dove i razzi aria-terra hanno colpito un campetto sul quale era in corso una partita di calcio fra ragazzi. Tre bambini sono rimasti uccisi, altri quindici sono stati i feriti. Per Israele da una postazione vicina a quel campetto erano stati lanciati Qassam e quindi i bambini sarebbero rimasti uccisi per un "errore". Il solito "danno collaterale" al quale fa riferimento l'esercito tutte le volte che muoiono civili palestinesi. Hamas, che ha rivendicato l'uccisione dell'israeliano a Sderot, ha annunciato che vendicherà i bambini morti a Jabaliya. Il premier Ehud Olmert ha avvertito che Israele farà tutto ciò che è necessario per mettere fine al lancio dei razzi palestinesi. Governo israeliano e comandi militari insistono sulla "inevitabilità" dell'invasione e rioccupazione di Gaza, e secondo le notizie dell'analista militare Ron Ben Yishai pubblicate dal quotidiano Yediot Ahronot i piani militari per abbattere Hamas e chiedere un intervento multinazionale a Gaza sarebbero già pronti. Ma la maggioranza dei cittadini israeliani è invece favorevole a negoziati con Hamas: un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano Haaretz ha rivelato che il 64% degli israeliani ritiene che lo stato ebraico dovrebbe negoziare con il movimento islamico, per bloccare i razzi e ottenere il rilascio di Gilad Shalit, il soldato tenuto prigioniero a Gaza dall'estate del 2006. Israele però non solo non negozia con Hamas ma respinge l'idea di una tregua con gli islamisti palestinesi. Il sangue intanto continua a scorrere a Gaza e in Israele e Olmert ha l'obbligo di considerare l'avvio di contatti con Hamas, per riportare la calma su entrambi i lati del confine e mettere fine all'embargo che sta colpendo la popolazione civile di Gaza e non certo i militanti armati, come hanno sottolineato la settimana scorsa in una risoluzione anche gli europarlamentari. L'atteggiamento israeliano sarà più chiaro la prossima settimana quando in Israele e nei Territori occupati palestinesi arriverà il segretario di stato Usa Condoleezza Rice per nuovi colloqui sul negoziato post-Annapolis. Si capirà in sostanza se Washington è a favore dell'invasione di Gaza.

Torna all'inizio


La speranza negata ai due popoli divisi da un muro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-02-28 num: - pag: 44 categoria: REDAZIONALE Romanzi "Una primavera di fuoco" di Sahar Khalifah La speranza negata ai due popoli divisi da un muro di ANTONIO FERRARI L o sfondo è quello drammatico della seconda intifada, quando i palestinesi di Yasser Arafat, dimenticata la stagione della rivolta delle pietre che aveva colpito il mondo e favorito gli storici accordi di Oslo, culminati con la nascita di un embrione di Stato (l'Anp), decisero di riprendere il cammino della lotta armata. Una vera tragedia. Davvero un suicidio collettivo. Va bene che, a infiammare gli animi, vi era stata la provocatoria passeggiata di Ariel Sharon, scortato da oltre mille soldati, sulla Spianata delle moschee di Gerusalemme, ma le violenze del 2002 segnano la fine delle speranze di evitare altre sofferenze e di giungere a un ragionevole compromesso, che ponga fine al conflitto. Gli ex esuli di Tunisi, tra cui molti avidi faccendieri tornati in patria con la pretesa di decidere tutto, anche contro la volontà dei loro fratelli cresciuti nei territori occupati, e di arricchirsi impunemente, perdono ogni contatto con la realtà. La corruzione divora le risorse internazionali calamitate in Palestina dalla quasi certezza di poter investire sulla luce che già si vede in fondo al tunnel. Dopo l'attacco alle Torri Gemelle dell' 11 settembre, Arafat, prigioniero di se stesso, non riesce a comprendere che il clima è profondamente cambiato, che occorre una robusta dose di realismo, e che Israele è pronto a reagire duramente per sedare ogni forma di rivolta. E a costringere il Raìs, con carri armati, bombardamenti e ruspe, a rinunciare alla violenza. In alternativa, come in realtà è accaduto, per il presidente c'è una sola via: restare prigioniero nella Muqata di Ramallah, fra macerie, miserie e umiliazioni, fino alla morte per una strana malattia nel novembre del 2004. è in questa atmosfera da incubo che Sahar Khalifah, celebre scrittrice palestinese di 67 anni, nata a Nablus, alfiere delle battaglie per denunciare la condizione della donna nel mondo arabo, premiata dall'Università americana del Cairo come una delle voci più incisive e interessanti della letteratura moderna, ambienta il suo romanzo Una primavera di fuoco. Nutrito di passione, di umanità, di asprezza, di poesia, e soprattutto della rabbia di due generazioni senza speranza, raccogliendo dai sottoscala di un conflitto tra due diritti, storie e vicende familiari, strappate all'inesorabile usura del tempo, che, come scrive la Khalifah, "porta via con sé anche il marciume della Storia". Nella devastazione s'intrecciano drammi, sensi di colpa, impotenza, fame e qualche parentesi delicata, come la cotta infantile, fatta di sguardi, timidezza, palpiti e rossore tra Ahmad, figlioletto di un giornalista palestinese, che abita nel campo- profughi di Ein al-Murgian, alla periferia di Nablus, e la piccola e bellissima Mira, figlia di coloni ebrei che abitano in un vicino insediamento. è un'attrazione più forte della rete metallica che separa i due mondi, ma che viene aggirata dalle acrobazie dei due ragazzi. Ahmad, un piccolo artista balbuziente attratto dalla pittura, dal disegno e dalla fotografia, diventerà, suo malgrado, l'autista di un'ambulanza al servizio delle vittime palestinesi della guerra. Il fratello maggiore, Magid, voce melodiosa che incantava i compagni all'università, e che sognava il successo musicale al Cairo e a Beirut, prima viene inghiottito nelle operazioni del Tanzim, braccio giovanile dell'estremismo palestinese; poi trova un posto tra le guardie di Arafat, dimentica le sofferenze di parenti e amici, diventa una star della televisione e si lascia sedurre dalla carriera e dal denaro. La piccola Mira, diventata ragazza ribelle, si unisce a un'organizzazione pacifista, pronta a tutto pur di evitare la costruzione del muro che divide gli israeliani dai palestinesi. è un libro crudo e amaro, ma l'autrice riesce, con maestria, a penetrare le mille microstorie quotidiane, tra miserie, aspirazioni e delusioni, lasciando affiorare un mondo che gli enormi problemi politici e sociali legati al conflitto tendono a confinare nel dettaglio di colore. Nell'intreccio delle passioni, delle viltà e della disperazione, Sahar Khalifah cerca il filo che ha creato un doppio volto della "Causa palestinese", districandolo tra la generazione dei sogni e della volontà di riscossa, e quella che sfrutta il dramma collettivo per trarre vantaggi dalle sofferenze dei più poveri. Se da una parte si coglie una qualche comprensione per coloro che, spinti dalla disperazione, attraversano la frontiera del terrorismo, dall'altra la scrittrice se ne discosta, condannando la feroce violenza degli attentatori. Più che la tragedia di due popoli, costretti a convivere, Sahar Khalifah cerca in ciascuno dei suoi personaggi l'umanità. La strada che può contribuire a risolvere quello di cui si parlava: appunto, un conflitto tra due diritti. Un palestinese guarda attraverso il muro che separa Abu Dis da Gerusalemme.

Torna all'inizio


Israeliani scatenati nei Territori: morti 12 palestinesi (3 bambini) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un'operazione congiunta di militari e servizi sparge sangue a Gaza e in Cisgiordania E' la risposta alla pioggia di razzi Qassam (almeno 40) lanciati contro la città di Sderot Israeliani scatenati nei Territori: morti 12 palestinesi (3 bambini) Francesca Marretta Gerusalemme La spirale della violenza continua il suo andamento vorticoso nei Territori palestinesi e Israele. Sono stati almeno 12 ieri i morti, un bilancio destinato ad aggravarsi, dato l'alto numero di feriti. Almeno cinque delle vittime erano civili, tre bambini e un uomo uccisi a Gaza, l'altro, un giovane studente, nella cittadina israeliana di Sderot. I raid dell'esercito israeliano (Idf) su Gaza sono iniziati presso il campo profughi di al-Bureij, dove un missile lanciato da un drone ha ucciso un miliziano del Jihad Islami. Successivamente, in un'operazione congiunta tra Idf e Shin Bet, due razzi esplosi da un elicottero Apache hanno centrato il furgone su cui si trovavano cinque esponenti dell'ala armata di Hamas nella zona di Khan Younis. Nel pomeriggio colpi di artiglieria israeliana hanno ucciso uno dei civili palestinese, Minwir Abu Mandeel, 27 anni, morto in un aranceto nel quartiere di Ash-Shuja'iyya, ad est di Gaza City, dove lavorava come guardiano. Un'altra vittima, perita nello stesso attacco, non è stata identificata. Secondo fonti mediche palestinesi era irriconoscibile. Poi è stata la volta dell'attacco su Jabalya che ha ucciso tre bambini che giocavano in un improvvisato campo di calcio. Inevitabili effetti collaterali. Contemporaneamente, il territorio dello Stato ebraico è stato investito da una pioggia di razzi, almeno 40, ma è una cifra che andrà aggiornata, caduti su Ashqelon e soprattutto Sderot, dove la vita è ormai scandita dal suono della sirena e dalla corsa ai rifugi. Lo studente trentenne ucciso nel parcheggio di una scuola superiore, si trovava in macchina, senza riparo. L'attacco da Gaza di ieri è stato di portata ben diversa da quelli che si consumano quasi ogni giorno. La rivendicazione era di Hamas, che dispone di mezzi più potenti e della capacità di centrare meglio il bersaglio rispetto alle altre milizie che hanno facoltà di agire Striscia di Gaza, finché rispettano l'autorità di Hamas. L'altro palestinese ucciso ieri è morto nella West Bank governata dall'Anp, quella con il governo israeliano negozia la pace. Un'unità speciale dell'esercito israeliano, si è infiltrata a Nablus, uccidendo in uno scontro a fuoco almeno un miliziano delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, braccio armato di Fatah. I miliziani, secondo fonti militari israeliane, pianificavano un attentato. In conseguenza del blitz israeliano la milizia di Fatah ha dichiarato finita la tregua con Israele. Mentre da Tokyo, dove si trova in visita, il Premier israeliano Olmert ha reiterato minacce contro i leader di Hamas, affermando che nessuno sarà immune dalla rappresaglia israeliana per gli attacchi su Sderot, la maggioranza della popolazione di Israele, il 64%, sarebbe, secondo un sondaggio pubblicato ieri dal quotidiano progressista Ha'aretz, favorevole a negoziare con Hamas, per porre fine agli attacchi sulle città israeliane ed alla detenzione del soldato Shailt. Scorporando le cifre del sondaggio, realizzato con la partecipazione dell'Università di Tel Aviv, si rileva che tra i votanti del Labour, il 72% a sostiene l'idea del dialogo con Hamas. Tra le fila di Kadima, principale partito centrista di governo, la percentuale è del 55%, e addirittura anche nel partito di destra Likud, il 48% sarebbe disponibile ad accettare il negoziato con Hamas. E' singolare invece che sia il presidente dell'Anp Abbas a chiudere ogni possibilità di dialogo con Hamas. In un'intervista pubblicata ieri sul quotidiano panarabo al Hayat, il Presidente palestinese ha accusato Hamas, definito "movimento oscurantista", di essere "alleato" della rete terroristica di al-Qaeda, che sarebbe attualmente attiva a Gaza. Dalla Striscia, le accuse sono state rispedite al mittente. I sedicenti affiliati ad al-Qaeda a Gaza, sostiene una nota del ministero degli interni "de facto" di Hamas, sono "ex agenti dei servizi palestinesi" che hanno agito con l'incarico di destabilizzare il potere di Hamas, cercando di diffondere l'idea che il governo del movimento islamico rappresenti "un pericolo per la Regione". Tale scenario era stato illustrato a Liberazione nei giorni scorsi a Gaza dal capo della polizia del governatorato di Gaza City, Yousef Zahar, fratello del leader dell'ala dura del movimento islamico Mahmoud Zahar, ministro degli Esteri del regime di Hamas. Seduto alla scrivania di un edificio in cui sono ancora evidenti i segni della lotta intestina con Fatah, come le macchie di sangue che cole sulle pareti, il capo della polizia ci aveva spiegato che le ore del cosiddetto "Esercito dell'Islam" a Gaza erano contate. "Li avevamo avvisati all'epoca del sequestro Johnston, ma loro hanno continuato ad agire per conto terzi, manovrati da Ramallah. Ecco perché abbiamo circondato il loro quartiere". Yousef Zahar che tiene appese al muro le foto dei due più illustri "martiri" di Hamas, lo Sceicco Yassin e Abdel Aziz Rantissi, si riferisce ad una frangia del Clan Dughmush. "Solo un 3% della famiglia", ci tiene a specificare il barbuto esponente di Hamas. "Non bisogna fare di tutta un'erba un fascio. Cinque Dughmush lavorano per la nostra polizia". Per Hamas a muovere le fila nell'ombra per minare il governo di Gaza sarebbe ancora l'ex ministro dell'Anp Mohammed Dahlan. Forse anche per questo, l'amnistia annunciata a Gaza per i miliziani di Fatah, non è che una farsa. Del resto in West Bank, i militanti di Hamas muoiono nelle carceri speciali. La violenza in Terrasanta non si ferma. Le sole espressioni di sensibilità, tra i palestinesi, come tra gli israeliani, arrivano dalla popolazione civile. 28/02/2008.

Torna all'inizio


Perché il Pd cede al ricatto di Ichino sull'art. 18? Aborto, tra cucchiai d'oro e danni ambientali Obama e il bracciale del soldato morto in Iraq (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Elezioni Se il problema è l'art. 18... Cara "Liberazione", tramite voi vorrei far giungere la mia lettera al professor Ichino "Caro Pietro Ichino, sono uno dei tantissimi lavoratori che è sceso in piazza nel 2002, scioperando (più di una volta) contro il vergognoso attacco all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (legge 300 del 20 maggio 1970) da parte del governo Berlusconi. Sono uno dei 3 milioni di lavoratori che era in piazza quel 23 marzo 2002 (abbiamo bloccato Roma, ma abbiamo camminato tantissimo). Lei ha messo come condizione alla sua candidatura nelle liste del Pd la revisione dell'articolo 18. Purtroppo questa revisione non è per estenderlo, come chiede giustamente Fausto Bertinotti, ma per limitarlo. Glielo chiedo per favore: lasci stare l'articolo 18, già ci bastano i danni causati dalla legge 30, chiamata impropriamente legge Biagi, ma Biagi diceva cose molto diverse, diceva che dietro alla flessibilità ci dovevano essere dei forti ammortizzatori sociali, ma io nella legge 30 non li vedo, e questo ha trasformato una situazione di lavoro flessibile in una situazione precaria. Lei è un forte sostenitore della legge 30, che avrebbe (sempre secondo lei) aumentato l'occupazione, e non è la causa della precarietà, ma purtroppo le cose non stanno così. Ci sono 40 tipi di contratti in questa legge, ma di diritti per i lavoratori ne vedo pochi. Marco Bazzoni operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Il Pd come i detersivi Cara "Liberazione", al "nuovista" Veltroni voglio ricordare lo strepitoso incipit di un saggio dello storico francese Pierre Vilar, pubblicato in "Annales. Economies, Sociétés, Civilizations": "Nel commercio dei detersivi, come in quello delle idee, spesso la novità del marchio viene spacciata per innovazione per sostenere la penetrazione di prodotti obsoleti in un mercato altrimenti stagnante". Sergio Brenna via e-mail Aborto Chi lo preferisce clandestino... Caro Piero, quando James Fantauzzi, mio conterraneo, si domanda: "Ma siamo proprio sicuri che Giuliano Ferrara sia davvero interessato all'amore per la vita?" ("Liberazione" di venerdì 22), è chiaro che si tratta di una domanda retorica. E tuttavia le iniziative mistificatorie che si accalcano negli ultimi tempi sul tema dell'aborto meritano di essere smontate a chiare note, più che a mezzo del sarcasmo. E' necessario che si dica chiaramente che i nemici della legge 194, regolatrice dell'aborto legale, non vogliono la fine dell'aborto (mera utopia), bensì il ritorno all'aborto illegale; che l'aborto illegale (pratica rischiosa e costosa) rappresenta la felicità dei cosiddetti "cucchiai d'oro", cioè degli sciacalli che si arricchiscono con l'aborto clandestino; che i fautori dell'aborto illegale non sono affatto interessati all'amore per la vita, altrimenti li vedremmo impegnatissimi, in prima linea, nella lotta contro i massacri di vite umane in Palestina, in Iraq, in Afghanistan; che lo Stato, laico e democratico, non può e non deve prendere ordini da entità sostanzialmente immorali, siano esse i cucchiai d'oro, o i giornalisti prezzolati, o i farisaici sepolcri imbiancati. Nando Spera Avezzano (Aq) E quelli procurati dall'inquinamento Spettabile redazione, in un momento in cui da ogni dove si levano voci accorate in difesa della vita e si mette in discussione la legge 194, viene spontaneo chiedersi come mai tali voci non si levino con altrettanto vigore nei confronti dei danni drammatici che l'inquinamento ambientale determina nei confronti della vita riproduttiva: è noto infatti che esso può indurre incremento di infertilità, abortività spontanea, malformazioni. Un esempio per tutti: nel tristemente famoso triangolo siciliano di Augusta, Priolo, Melilli, in conseguenza di uno sviluppo industriale "selvaggio" e di un inquinamento specialmente dovuto a mercurio, non solo si registra un preoccupante aumento dell'infertilità, ma anche dell'abortività e delle malformazioni; queste ultime sono passate dall'1,5% degli anni '80 al 5,5% nel 2000. C'è da chiedersi allora se non è forse altrettanto moralmente colpevole chi causa l'interruzione della vita alterando irrimediabilmente l'ambiente in cui questa viene a svilupparsi rispetto a chi singolarmente decide di farlo, indotto magari da situazioni contingenti e/o sofferenze che nessuno può presumere di conoscere... Patrizia Gentilini associazione Medici per l'Ambiente Isde, Forlì Evasione fiscale E' il capitalismo, bellezza! Cara "Liberazione", Germania, Italia, Francia, Inghilterra, Spagna, Svezia, Finlandia, Norvegia, Olanda, Australia, Nuova Zelanda e Usa. Non è l'elenco dei Paesi finalisti di un campionato mondiale di calcio, ma degli Stati di residenza dei coinvolti nello scandalo Liechtenstein relativo all'evasione fiscale. Si tratta di Paesi sparsi in ogni angolo del pianeta, a dimostrazione di come quello dell'evasione non sia un fenomeno tutto italiano, non una questione relativa ai furbetti nostrani, ma un problema insito nella natura stessa del capitalismo. E allora è il capitalismo a dover essere combattuto in quanto tale. Davide Pappalardo Acireale (Ct) Primarie Usa Il bracciale di Obama Cara "Liberazione", Barack Obama, il candidato democratico alla Casa Bianca, che sta suscitando grande speranza ed entusiasmo tra le giovani generazioni e tra i tantissimi esclusi, di fatto, dalla politica negli Usa, indossa nella campagna elettorale un braccialetto di un militare dell'Us Army morto il 2 agosto 2006 in Iraq. Il sergente Ryan David Jopek, ucciso da una mina, aveva soltanto venti anni. Morto, come altri quattromila americani, per una guerra assurda, senza giustificazione, una guerra che ha ucciso migliaia e migliaia di vittime civili, donne, bambini, vecchi, distrutto intere famiglie; una guerra che uccide, come si diceva, giovani e giovanissimi soldati americani, la maggior parte dei quali si arruola per motivi economico-sociali. Questo bracciale, donato dalla madre del sergente ucciso, ha un valore simbolico, oltre che umano, enorme: rappresenta lo spartiacque, per una nuova politica estera degli Usa nel terzo millennio, rompendo con la tragedia delle guerre (dal Vietnam all'Iraq), la volontà di potenza e di dominio nel mondo. Obama è l'unico candidato, anche nei confronti di Hillary Clinton (che votò a favore della guerra), a dire con chiarezza che il suo primo atto sarà il ritiro immediato delle truppe dall'Iraq. Obama vuole puntare su una nuova politica estera, che faccia uscire gli Usa dall'isolamento morale e politico in cui l'ha condotta Bush. Cardine fondamentale; il dialogo, la certezza del diritto internazionale, la collaborazione, in primis con l'Unione Europea, su basi paritarie. Obama è disposto ad un dialogo con Cuba e persino con l'Iraq; ha promesso in tempi brevi, una volta alla presidenza, una conferenza in Medio Oriente, coinvolgendo anche la Siria di Assad. Obama si rende conto che il terzo millennio vede al proscenio nuove potenze mondiali (Cina, India e la stessa Russia, forte delle materie prime ed energia); e che bisogna impostare una politica di equilibrio, ma non equilibrio del terrore. Francesco Lusciano Chioggia (Ve) 28/02/2008.

Torna all'inizio


"Fuoco amico", l'ultima emozione di Yehoshua (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Pagina 356 In libreria Il grande scrittore ebreo "Fuoco amico", l'ultima emozione di Yehoshua In libreria. Il grande scrittore ebreo --> Andatevene via o fateci diventare cittadini a pieno diritto: è quanto dichiara un abitante della casa sul tetto della quale è stato ucciso, dal fuoco amico del titolo, Ayal, figlio del paleontologo israeliano Yirmyahu, che lavora in Africa, in Tanzania. Vedovo da poco tempo, con la patria ha rotto tutti i rapporti, come con la religione ebraica, tanto ad gettare nel fuoco scritti, giornali e candele che sua cognata Daniela gli ha portato per festeggiare Hanukkah, che ricorda ogni anno la resistenza degli ebrei che non si arresero ai costumi pagani. Ma non tutto è così netto e chiaro, anzi, quest'ultimo romanzo di Yehoshua ("Fuoco amico", pp.400 19 euro) nasce per affrontare il problema di confusioni e situazioni lasciate in sospeso, storiche quanto esistenziali, che possono alla lunga portare all'esasperazione di cui i sentimenti di Yirmyahu sono esemplari, ma che molti oggi in Israele, a sentire le dichiarazioni persino sorprese dello scrittore, pare sentano vicini. Solo l'amore e una capacità di sentirsi in sintonia col mondo e la natura possono salvare da tutto questo, come dimostra l'intenso rapporto di passione e desideri che lega Daniela e il marito Amotz Yaari, che si dividono per i sette giorni del viaggio di lei in Africa rammaricandosi di non aver fatto un'ultima volta l'amore, ma sono sempre uno nella mente dell'altro; poi c'è anche la bella, tenera storia sentimentale del padre di Yaari con una psicanalista a Gerusalemme e, infine, la figura dell'infermiera sudanese Sigin Kwang, cui la guerriglia ha sterminato tutta la famiglia, ma che vive in una sua serenità che nasce dal colloquio quasi animistico col vento e i fantasmi. Col vento (che in ebraico si dice con la stessa parola che significa spirito, fantasmi) ha anche a che fare Yaari, ingegnere progettista degli ascensori di un grattacielo di Tel Aviv che deve capire come nascano i sibili provocati dal vento che inquietano gli inquilini del palazzo. E intanto occuparsi del padre, del figlio renitente alla leva, dei nipoti, in un quotidiano impegno legato alla realtà, alla vita odierna del suo paese. Dall'altra parte del mar Rosso, sua moglie si confronta invece con la morte, cercando di elaborare, in conflitto con le rigide chiusure del cognato che si rifiuta di tornare in patria, la scomparsa della sorella, la morte del nipote che, in fondo, si è quasi sacrificato esponendosi per dimostrare agli arabi di non essere un oppressore, ma una persona legata a principi e valori umani. Allo stesso modo la narrazione, che ha una sua intensità coinvolgente e gioca con diversi stili linguistici (dal gergo parlato a Tel Aviv a citazioni della Bibbia) alterna capitoli in Israele a capitoli che si svolgono in Africa, partendo dall'aeroporto all'imbarco di Daniela e tornandovi nel finale per il suo ritorno, quando lei rimproverà il marito di non aver capito che avrebbe dovuto accompagnarla, anche contro la sua volontà. Così è come qualcosa si fosse un po' incrinato tra loro, lei nell'Africa primitiva, lui nel ventre del palazzo nell'utero del vano ascensori, ma la vicinanza, la preghiera e l'accensione delle candele per l'ultimo degli otto giorni di Hanukkha li riportano uno accanto all'altro. PAOLO PETRONI.

Torna all'inizio


Cartoni animati per creare kamikaze (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NEI TERRITORI PALESTINESI Cartoni animati per creare kamikaze Piccoli kamikaze crescono nei Territori palestinesi. Con cartoni animati e personaggi televisivi spacciati per amici dei bambini ma in realtà imbevuti di odio verso gli israeliani e gli occidentali, il movimento palestinese Hamas continua a indottrinare i minori e crescerli nella cultura del martirio. Il 22 febbraio nella nuova puntata dello show tv I pionieri del domani , condotto da una bambina, Saraas, e da un attore travestito da coniglio, i fondamentalisti minacciano di morte il vignettista danese autore delle caricature di Maometto ritenute offensive dall Islam, e che, nel 2006, hanno scatenato rivolte in tutto il mondo musulmano. Nel programma tv i piccoli spettatori sono indotti a idealizzare e ambire al maritirio. E sono infine sollecitati a boicottare i prodotti danesi e israeliani. Il pupazzo di nome Assud, riferendosi alle vignette sul profeta caro all Islam , dice alla bimba: "Se lo faranno di nuovo noi li uccideremo. Li morderò e li mangerò". Il "coniglio" e la piccola presentatrice discutono poi di come liberare i Territori palestinesi occupati dagli israeliani ma anche città come Jaffa e Haifa che oggi sono parte di Israele. Il movimento di Hamas non riconosce infatti il diritto all esistenza dello Stato ebraico che vorrebbe vedere annientato. "Se io sarò martire aggiunge il pupazzo sarà una tigre a prendere il mio posto". Una battuta seguita da un dialogo che avviene sotto l occhio delle telecamere e che è stato tradotto dal Memri, un istituto che segue da tempo i mass media dei Paesi arabi. Coniglio: "Se diventerai martire chi guiderà questo show in tv? Ci saranno centomila Saraas che prenderanno il tuo posto?". Saraas: "Con la volontà di Dio". Coniglio: "Lo prenderemo dai Pionieri del domani ". Saraas: "Ci sono migliaia di soldati dei Pionieri del domani ". Coniglio: "Il martirio è quello che noi desideriamo, giusto?" Saraas: "Esatto". [Data pubblicazione: 27/02/2008].

Torna all'inizio


M.O. raid israeliano uccide un neonato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Gaza: attacco aereo contro sede del ministero interni M.O.: raid israeliano uccide un neonato E' la risposta ai continui lanci di missili palestinesi contro Israele Gaza, 28 feb. – Raid israeliano, nella notte, colpisce un edificio, sede del ministero degli interni di Hamas, a Gaza. Nell'esplosione ha perso la vita un bimbo di sei mesi. Numerosi i feriti. Il nuovo attacco israeliano è scattato in risposta ai continui lanci di missili Qassam, da parte di militanti palestinesi, sulla cittadina israeliana di Sderot, dove ieri è morto un civile israeliano.

Torna all'inizio


"Erodiade", una passione struggente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

AL KISMET DI BARI è ANDATO IN SCENA LO SPETTACOLO TRATTO DAL TESTO DI GIOVANNI TESTORI "Erodiade", una passione struggente 28/02/2008 Indugia Erodiade prima di sedersi sul suo trono. Tentenna perché sa che una volta lì dovrà mettere in scena tutto il suo odio, tutta la sua feroce rabbia e dichiarare la morte furiosa di Jokanaan, sacrificato su quel trono della fortezza del Macheronte - "di verità e di sangue" - che si farà lapide dell'amore ucciso. La sua disperazione. Tra le cosce aperte di Erodiade giacerà la testa staccata di Giovanni Battista. E non avrebbe potuto che stare in quel posto odorante di piacere irrisolto, là, dopo che gliela aveva consegnata sua figlia Salomè, gettata agli occhi del desiderio di suo marito in una danza conturbante e annullante ogni volontà, per suo ordine e suo volere. Perché Giovanni Battista non l'aveva voluta, e allora non poteva che morire per farlo stare davanti al ventre che l'apostolo mai toccò. Che lei bramò che toccasse, desiderasse e prendesse come un amante colmo d'amore per la regina-moglie di Erode e non per il suo Cristo, al quale lui aveva consegnato la propria purezza e l'incorruttibilità delle sue parole, della sua condanna alla donna peccatrice disubbidiente alla legalità. Jokanaan che metteva così in crisi il potere di Erode Antipa, condannando la condotta contro le leggi d'Israele di Erodiade, colpevole di aver lasciato Erode Filippo - quindi "senza terra" - per sposare il potere che l'unione col fratello le garantiva. Ma non è il fatto legale, la motivazione forse reale, almeno secondo l'apostolo Marco, quel motivo che spingeva Giovanni Battista a predicare contro la corruzione simboleggiata da un matrimonio tanto sciagurato, a dettare le parole di Giovanni Testori nel suo dramma "Erodiade I", pubblicato nel 1969 e rimesso in scena lo scorso 26 gennaio da Elisa Barucchieri di ResExtensa al teatro Kismet di Bari, quanto la folle passione di Erodiade per Giovanni. Passione di carne e sangue, di parole incarnate del Battista che, per non aver posseduto la sua carne, si fanno distruzione e annientamento. È la tragedia della carne del verbo quella che Elisa Barucchieri rappresenta in un incisivo monologo di parole e corpo che si muovono in atti che li pongono sullo stesso piano, dentro un linguaggio che rende la parola sublime e terribile di Testori, ogni movimento dell'interprete che dà alla lingua dello scrittore il suo gesto drammatico e colmo di senso tragico. Elisa Barucchieri-Erodiade è così una femmina folle in abito regale che spiega i motivi della condanna di un uomo che nella colpa di averla respinta rappresentava la parola che tutto annienta, quella negazione che contraddice l'essenza di Erodiade e cerca il martirio quale unica possibilità di compimento del proprio predicare. Parole del martirio che la Barucchieri assume in sé, secondo Testori, per rappresentarsi come ulteriore vittima dopo Giovanni. Perché nella sua crudeltà Erodiade è, a proprio modo, una martire del silenzio che ora la mancanza del verbo del Battista la condanna. Nella prima e seconda parte di questa "Erodiade I" le parole, buttate fuori - all'inizio con foga e rabbia seduta sul trono e, poi, con sofferente sensualità a terra inginocchiata e spossata a cosce scoperte davanti a quel trono diventato altare e smaniosa su di esso - da Elisa Barucchieri sono allora le parole che dicono del sacrificio, che recriminano i motivi della condanna del Battista, riempiendosi di violento dolore. Che rimpiangono dolenti. Erodiade che con esse accusa il Dio di Giovanni di aver negato la sua reale grandezza, impedendo all'apostolo l'unione con lei, dicendo: "Se tu avessi permesso che per una sera mi avvicinassi veramente. Se tu avessi lasciato che la mia carne e la tua si toccassero. Fondessero. Tu e il tuo Cristo avreste potuto veramente lì in quel punto fare la prova della vostra verità e della vostra grandezza. Forse a vincere sarei stata io. In quei momenti di perdizione in cui né fede né volontà né intelletto hanno più peso, tutto poteva accadere. Perfino che tu di colpo avvertissi il senso di cos'è la vera gloria e la vera cenere. La vera luce e la vera ombra della vita". È, dunque, un Giovanni Battista che in nome del padre, del suo Cristo, non riconosce la verità della vita, quello che accusa Erodiade in un dramma della divinità che nega l'umanità con le sue voglie grandi e necessarie. Un Giovanni Battista che pensa di vincere stupidamente e ottusamente la sua battaglia di redenzione. Dice ancora Erodiade-Elisa Barucchieri, pensando a quel desiderio distrutto di fuggire con lui e vivere la passione di parole fattesi corpo: fuggire "per vivere insieme quel poco tempo che ancora ti restava fino a consumarci, fino a sentire che giorno per giorno diventavamo i nostri stessi scheletri, le nostre stesse ombre. Forse a vincere saresti stato tu. Ma se la vittoria fosse stata tua, se tu quella sera in quel bacio fossi riuscito a farmi sentire chi era cos'era e soprattutto che verità aveva il sangue e la carne di quel tuo Dio, io te lo giuro mi sarei gettata ai tuoi piedi non più per diventare la tua amante ma la tua serva e con te la serva della tua fede, della tua predicazione, della tua rivolta". Ma così non fu e allora Erodiade non trova altra strada che quella della morte del suo amato, mai stato amante. Quasi che Testori volesse dimostrare la necessità della carnalità, lui cattolico e lacerato dentro per i suoi desideri sessuali, dentro la religione e attuare una rappresentazione che mostra la negazione del corpo di Cristo nel desiderio represso di due corpi, nella loro unione fisica. Erodiade è una donna distrutta e che distrugge, non accettando tale divinità, una simile religione. E, nello stesso tempo, si pone il problema dell'ambiguità di un comportamento che ha lasciato che sua figlia Salomè si congiungesse a suo marito in un rapporto di sguardi e carezze, tanto lascivo e criminale quanto annullante il suo potere, per metterlo nelle mani della giovane principessa ("Chiedimi ciò che vuoi, fosse anche metà del mio regno", le disse Erode per la sua danza) che con quella richiesta della testa del Battista si dichiarava regina per il suo popolo. Preferiva questo il Battista? Che stessa fede e stesso sangue si mischiassero (erano imparentati Erode e Salomè) piuttosto che l'amore con lei? Sembra di sì secondo l'incedere di parole e accuse di Erodiade che, nel bello e inquietante spettacolo della Barucchieri, cerca i motivi per le sue invettive e la possibilità di placarle in qualche modo. Per questo la regia che Elisa Barucchieri (con Francesco Catacchio e Anna Moscatelli) mette in scena nella parte che conduce alla fine del dramma innervosisce e languida i toni del movimento e del linguaggio per mostrare un'Erodiade che si abbandona al destino avverso, inoltrandosi in quel silenzio insostenibile ("Apri ancora una volta le tue labbra, non importa se sarà per maledirmi", dice lei) che la testa senza più parole del Battista ha creato. Verso quel niente privo delle brame di potere di Erodiade, secondo Marco, che si lascia venire in un nulla che sa solo di amore da vivere. Spegnersi. La sua danza verso questa fine non è la sensuale danza di Salomè, ma una danza tragica su qualche frammento della voce del Battista che rimbomba perduta, fatta di cadute e denudamenti della schiena e del seno, senza nessuna seduzione, ma soltanto disperazione nello scoprire una carne che non sarà mai posseduta da quella testa esanime ed estranea ad un corpo inutile, gettato nelle segrete della fortezza. Un ballo tragico che avvia Erodiade all'annientamento di sé nelle parole di resa nel desiderio privo di soluzione, se non nelle frasi che ancora, col rimpianto più struggente, alitano d'amore su una testa recisa ed impossibilitata ad alitare un'altra volta. Erodiade, in sottoveste bianca e spogliata dell'abito regale, sdraiandosi vicino al capo del suo amato santo e martire, dice: "Povero disumano martirio, mia valle, paesaggio impossibile della mia vita che se ne va, strada mia del deserto, mia immensa e sanguinosa nevicata". Recita in un sussurro la Barucchieri quando tutto è perduto e ogni rassegnazione è arrivata: "Io t'ho raggiunto Jokanaan, e sono qui, adesso sono finalmente la regina che volevo. Il tuo Dio l'ho bestemmiato, ma se queste sono veramente le ultime parole che posso pronunciare, devono essere la musica delle notti che non abbiamo mai avuto e che invento qui, per morire donna e donna soltanto. Ecco: ti chiamo ancora. Prendimi se puoi. Io non sono più Erodiade e nemmeno la sua parola. Sono, adesso, veramente e per sempre, l'ombra; anzi, per te e con te, sono l'umana bestemmia, l'inesistenza, la cenere, il niente". In questo niente che volge al buio finale sta tutto il messaggio umanista di Testori. In questo nulla a cui tutti, amati e non, giungiamo inesorabilmente, con o senza fede. "Jokanaan, cosa pensavi che potesse dimostrare, se non che niente è vero, né il tuo, né il mio Dio".

Torna all'inizio


Girotondi, missili e cartoni animati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 28 Feb 2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Il problema di Gaza Girotondi, missili e cartoni animati di Michael Sfaradi Ieri le agenzie di stampa hanno riportato la notizia che Hamas ha organizzato una catena umana sul modello dei girotondi di casa nostra, per chiedere la fine dell'assedio della striscia di Gaza. Era prevista la partecipazione di 40.000 persone, mentre i manifestanti presenti non raggiungevano le 5000 unità. Forse anche i palestinesi incominciano ad aprire gli occhi sul comportamento dei loro dirigenti e a capire di chi è la responsabilità dell'attuale situazione in cui vivono, e lo dimostrano facendo mancare la loro presenza agli eventi di propaganda. Questo spettacolo era, sicuramente, ad uso e consumo dei giornalisti presenti in zona, un pretesto per continuare a scrivere di Palestina e palestinesi in un momento, come quello attuale, di mancanza di notizie dal Medio Oriente. I dirigenti dell'organizzazione politico ? terroristica presenti all'evento, gli unici autorizzati a parlare con i media, hanno ricominciato il solito pianto come sempre ripreso e amplificato dalla stampa e dalle televisioni di tutto il mondo, dove hanno professionalmente messo in mostra le sofferenze alle quali la popolazione è purtroppo sottoposta. Io non metto in dubbio che i palestinesi, quelli che hanno la sventura di vivere a Gaza e dintorni, siano oggettivamente sottoposti ad un'esistenza al limite dell'umano, e non vi nascondo quanto tutto ciò mi addolori a livello personale. Conosco diverse persone che vivono a Gaza City, con le quali in passato ho lavorato gomito a gomito durante la raccolta degli agrumi, nelle serre e nel reparto mungitura del Kibbutz dove vivevo. Pensando sia a loro sia ai cittadini di Sderot, città lasciata sola al suo destino e martoriata per anni dai missili lanciati contro di lei dai "Militanti" di Hamas e delle altre organizzazioni paramilitari palestinesi, qualcosa dentro di me ha cominciato ad urlare di rabbia. Mi chiedo: ma come è possibile che ancora si dia credito a quella banda di terroristi, che impera nella striscia di Gaza dopo averla conquistata con un vero e proprio colpo di stato, governandola con la politica del "tanto peggio tanto meglio", non permettendo una vita decente né ai loro connazionali né agli abitanti di Sderot? Ma è tanto difficile capire che il blocco di Gaza da parte d'Israele altro non è che una risposta "soft" adottata soltanto per convincere, chi di dovere, a sospendere il continuo bombardamento di una sua città? Fermo restando che Sderot è situata all'interno della linea verde, cioè territorio israeliano internazionalmente riconosciuto, quale nazione al mondo non risponderebbe militarmente e non con un semplice blocco delle frontiere ad un atto, come quello del lancio di missili contro civili, che è un vero e proprio "casus belli"? Ma perché mai, e come, per buona pace di tutti i pacifisti del mondo, il Governo Israeliano dovrebbe e potrebbe aprire delle trattative con un'organizzazione che ha nel suo scopo principe la distruzione stessa dello stato d'Israele? Ma davvero qualcuno pensa che la popolazione israeliana sia composta in maggioranza da masochisti nell'attesa di farsi fare del male? Le cose sono semplici e non c'è bisogno di girarci troppo intorno. Se i capi di Hamas vogliono l'apertura da parte d'Israele dei valichi che permettano il libero passaggio delle merci verso la striscia di Gaza, devono sospendere immediatamente tutti gli atti d'ostilità, incominciando con i Kassam e i Kamikaze. Se Hamas vuole l'apertura di un tavolo di trattative di pace, deve cambiare la sua politica guerrafondaia che vede la fine dello stato di guerra solo con la distruzione d'Israele. Devono capire, inoltre, che con il fuoco con il quale giocano da tempo, mettendo a dura prova la pazienza di chi del mondo ha ancora una visione normale, potrebbero anche ustionarsi. Se avessero un senso dello stato, capirebbero che la fine delle sofferenze della popolazione di Gaza è in mano loro, perché, sono sicuro, una cessazione ufficiale, sia nelle parole che nei fatti, degli atti ostili, porterebbe immediatamente ad una riapertura di tutti i valichi. So per esperienza, purtroppo, che queste persone hanno a cuore solo il loro disprezzo per Israele e per tutto ciò che essa rappresenta, quindi, sono sicuro che continueranno nella loro politica delirante intrisa d'odio. A sostegno di questa mia ultima frase basta leggere la notizia apparsa il 26/02/2008 sul Corriere della Sera Online, che racconta di come la televisione di Hamas indottrina i bambini mettendo in onda programmi dove ci sono soldati israeliani che uccidono i loro cartoni animati preferiti e dove una piccola presentatrice, di circa sei anni di età, parla al telefono con altri bambini che chiamano la redazione o con adulti travestiti da pupazzi simili a Topolino o Bugs Bunny presenti in studio, incitando il suo giovane pubblico al martirio in nome dell'Islam. Siamo così pronti una nuova generazione di martiri e preparati a nuove stagioni di violenza e guerre.

Torna all'inizio


Alla corte degli ayatollah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 28 Feb 2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Artisti e sportivi europei sono tentati da offerte milionarie per migliorare l'immagine dell'Iran Alla corte degli ayatollah Ennio Morricone non musicherà il film su Khomeini. Ma Materazzi (padre) allenerà la nazionale iraniana di Dimitri Buffa Dire di sì o di no a uno Stato canaglia come l'Iran quando propone a noti ct di football di allenare la squadra di calcio nazionale o a noti maestri compositori di fare la colonna sonora per un film agiografico sull'ayatollah Ruollah Khomeini, padre fondatore della repubblica islamica? E' una questione che va oltre la logica dei diritti umani ed entra anche in quella degli interessi personali e dei soldi. E siccome "pecunia non olet" non tutti si comportano alla stessa maniera. Infatti per un tecnico basco come Javier Clemente che ha detto no, per puri motivi economici, ad allenare l'Iran per le prossime olimpiadi, c'è un Materazzi padre che invece ha risposto affermativamente. Mentre almeno nel lato artistico musicale questo "relativismo" per ora sembra non esserci visto che, dopo il rifiuto di Ennio Morricone di comporre la colonna sonora del suddetto film, nessun pezzo grosso della cultura occidentale si è ancora dato disponibile. Comunque mai dire mai. Vediamo adesso invece come queste tre vicende parallele sono state rappresentate nel mondo dei media. Innanzitutto il caso Morricone: mercoledì 6 febbraio le maggiori agenzie di stampa nazionali e internazionali davano la falsa notizia dell'assenso da parte del maestro a lavorare nella produzione di Stato del cinema iraniano nel film sulla vita di Khomeini. Immediatamente molte organizzazioni iraniane di esuli sparse in tutto il mondo cominciavano a raccogliere firme per dirgli di ripensarci. Nella lettera aperta inviata dall'Italia si faceva riferimento al regime che ha interesse a promuovere "il più grande boia del secolo", con riprese propagandistiche "sulla vita di questo grande criminale onde dare un immagine diversa da quella che esiste nella società iraniana odierna". Il tutto "sfruttando grandi firme internazonali come il maestro Morricone." Lo stesso Morricone pochi giorni dopo però smentiva ogni voce e ogni agenzia di stampa che lo aveva dato come sicuro per quel lavoro. Con un comunicato che afferma il seguente concetto: "Non sono mai stato contattato da autorità iraniane né da produttori e né io né mio figlio Andrea abbiamo alcuna intenzione di accettare questo incarico". Punto. Nello sport invece la cosa è andata un po' diversamente: Javier Clemente, tecnico di origine basca già allenatore della rappresentativa nazionale spagnola e di quella serba, ha rifiutato solo perché non sono stati raggiunti gli accordi economici e le condizioni di lavoro a lui più comode, tra cui una franchigia di viaggi di ritorno in patria da Teheran sufficiente a non fargli dimenticare la propria famiglia. Per quel che riguarda invece l'accettazione da parte del sessantaduenne Giuseppe Materazzi (padre del campione del mondo e difensore dell'Inter Marco Materazzi) che in questi giorni avrebbe firmato per allenare la nazionale iraniana per la prossima olimpiade a Pechino, è stata esclusivamente una valutazione di tipo economico. Il tecnico ha sciolto la propria riserva dopo avere visto il presunto valore calcistico della squadra in un confronto finito 1 a 1 con la Siria. Senza neanche uno scrupolo di lavorare per migliorare artificiosamente l'immagine di uno Stato che predica la distruzione di Israele e cerca di dotarsi dell'arma atomica per portare a termine il proprio scopo.

Torna all'inizio


Lanci di razzi contro Sderot e Ashkelon: un morto e otto feriti. Hamas rivendica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 28 Feb 2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Medio Oriente Lanci di razzi contro Sderot e Ashkelon: un morto e otto feriti. Hamas rivendica Drammatico record nella Striscia di Gaza: ben 33 razzi lanciati dall'ala militare di Hamas contro la cittadina israeliana di Sderot. Questa volta i terroristi sono riusciti a fare un morto. Si trattava di uno studente, che sostava con la sua auto nel parcheggio del college Sapir. Sette persone sono state ferite nell'attacco. Il massiccio lancio di razzi ha anche danneggiato una fabbrica da cui i lavoratori erano appena usciti e una casa, colpita in pieno da un'ordigno. Un secondo lancio, contro la città di Ashkelon (più distante dalle basi di lancio dei terroristi) ha quasi colpito l'ospedale Barzilai e ha provocato il ferimento di un'altra persona. Hamas ha direttamente rivendicato il lancio, motivato come vendetta per l'uccisione di cinque membri della sua polizia in un raid israeliano lanciato ieri notte. Proprio il giorno prima il presidente dell'Autorità Palestinese, Abu Mazen, aveva giudicato "inopportuno" il lancio di razzi contro Israele. Ieri, lo stesso presidente palestinese denunciava l'infiltrazione a Gaza anche di elementi di Al Qaeda.

Torna all'inizio


L'Iran ignora le sanzioni grazie a Cina e Russia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 28-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 28 Feb 2008 Edizione 41 del 28-02-2008 Atomica islamica L'Iran ignora le sanzioni grazie a Cina e Russia di Paolo Della Sala Gli Stati Uniti hanno difficoltà nel gestire il "dossier iraniano" fin dai tempi di Khomeini. Allora la strategia americana si basava sull'estremismo idealista di Jimmy Carter, e sul "realismo ingenuo" dei suoi consiglieri. Gli USA prima cercarono di contenere l'espansione sovietica in Iran (dove sciiti e comunisti erano alleati contro lo scià), e poi in Afghanistan. La guerra fredda fu vinta facendo leva sul prezzo del petrolio, che Reagan e gli alleati sauditi fecero scendere a un livello tale da togliere ogni entrata alle dissanguate finanze sovietiche. Proprio quel petrolio che, in questi anni fornisce nuova linfa alla Russia di Putin. L'Iran si muove su due linee: il "fronte nucleare" e quello del petrolio e del gas (è il secondo paese al mondo per riserve). In entrambi i contesti Ahmadinejad gioca di sponda con la Russia. E' un gioco finora vincente: se il programma atomico viene bloccato, in cambio si ottiene il monopolio mondiale di petrolio e gas, in condominio con i sunniti arabi, ma in alleanza economica con Cina, Venezuela e Algeria. E' di questo che si tratta, né più né meno. L'embargo dell'ONU è legato a petrolio e gas, anche se riguarda il nucleare. Ieri Tom Casey, portavoce del Dipartimento di Stato USA, ha riferito che i rappresentanti di Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, Germania, dopo essersi incontrati a Washington, richiederanno nuove sanzioni. L'ultimo rapporto della AIEA sostiene che il programma nucleare iraniano "potrebbe" essere andato avanti anche dopo il 2003. Ma il Consiglio di Sicurezza ONU rimane diviso, visto che Sud Africa, Indonesia, Libia e Vietnam (membri non permanenti) restano ostili a questa opzione. La contromossa non si è fatta attendere: l'ayatollah Ali Khamanei si è congratulato col presidente Ahmadinejad per la "grande vittoria," ottenuta sul dossier nucleare. Non ha tutti i torti. Una terza arma di pressione dell'Iran è quella delle minacce contro Israele. Di conseguenza, Gerusalemme è molto sensibile a quanto succede a Teheran. Secondo il generale Amos Yadlin, del Servizio di informazioni dell'esercito israeliano (IDF), l'Iran può arrivare all'arma nucleare in due anni. Secondo il quotidiano Ha'aretz entro il 2010 Teheran potrebbe essere in grado di trasportare una testata nucleare su obiettivi israeliani. I vettori disponibili sono i missili di matrice cinese Shihab 3 (raggio di azione 1300 km), di cui si sta sviluppando una versione aggiornata con un raggio di 2000 km.. Dopo questo rapporto, anche Ehud Olmert ha chiesto l'adozione di nuove sanzioni. L'Iran intanto ha siglato un contratto con la China National Offshore Oil Corp (CNOOC). I cinesi gestiranno il giacimento Pars. L'accordo prevede la fornitura di tecnologia cinese (l'embargo colpisce la possibilità per l'Iran di estrarre da sé petrolio e gas), in cambio di gas liquido, per 16 miliardi. Teheran è il secondo produttore di gas dopo la Russia. Le sanzioni hanno favorito la stessa Russia, visto che l'Iran non si è potuta dotare di impianti di liquefazione e di gasdotti, tanto che il suo export è limitato a Turchia e Armenia. E' a questo punto che intervengono i cinesi e i russi. Anche la russa Gazprom ha ottenuto lo sfruttamento di due "blocchi" del giacimento Pars meridionale (condiviso col Qatar), il più esteso al mondo. Il gas potrebbe partire dall'Iran e arrivare in Europa attraverso la russa Gazprom. Il che aggirerebbe il così detto "embargo". La Russia lavora velocemente e bene: la prossima mossa di Mosca è integrare completamente il suo sistema con quello iraniano. Di fronte a ciò i tempi di Reagan sembrano lontani: oggi Iran e Russia governano il prezzo dell'energia non meno degli arabi. Gli USA e l'Occidente giocano una partita difficile, che si traduce nella crisi economica attuale. E' anche vero che il giudice Ellen Huvelle ha decretato la responsabilità iraniana nell'attentato contro l'ambasciata israeliana di Buenos Aires nel 1992. Secondo il verdetto del giudice il governo di Teheran dovrà pagare 63 milioni alla famiglia di un diplomatico ucciso nel massacro, organizzato dagli Hezbollah, secondo il giudice americano. Aggiungiamo noi: con la complicità di elementi neonazisti argentini, poi diventati buoni amici dei leader socialisti dell'America Latina.

Torna all'inizio


Gaza: ancora morti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Raid aereo israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia Gaza: ancora morti In pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle prime ore di questa mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di Gaza e dopo la morte di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi pomeriggio è stata la volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi di Jabalia. La situazione è davvero molto tesa anche perchè, oltre alle vittime civili, nell'ultimo attacco di Israele è perito anche il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas. Il giovane era da tempo un militante delle brigate Ezzedin al Qassam, una formazione militare. Nel corso della notte si è verificato inoltre l'ennesimo "effetto collaterale" di questa guerra: razzi israeliani destinati ad una sede del ministero dell'Interno di Hamas, nel centro della città di Gaza, hanno colpito anche il quartiere generale dela "Pmrs", una organizzazione non governativa che offre assistenza medica a donne, bambini e portatori di handicap. La risposta palestinese non si è fatta attendere e se ieri con un razzo i miliziani avevano ucciso un civile israeliano vicino al collegio "Sapir" di Sderot, questa mattina le schegge di un Qassam hanno colpito uno degli agenti della scorta personale del ministro della sicurezza Avi Dichter, impegnato in un sopralluogo per consentire una visita che il ministro aveva progrmmato. Il premier israeliano Ehud Olmert, a Tokyo per una visita ufficiale, ha promesso di far pagare "un prezzo moto alto ai terroristi" se continueranno a lanciare razzi. Preoccupato anche il presidente palestinese Abu Mazen che a questo punto non esclude un eventuale fallimento dei negoziati di pace. Stefano vandelli.

Torna all'inizio


Gaza ancora morti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Raid aereo israeliano compiuto contro il campo profughi di Jabalia Gaza: ancora morti In pericolo i negoziati di pace Milano, 28 feb. - Fin dalle prime ore di questa mattina sono ripresi i raid israeliani nella striscia di Gaza e dopo la morte di un neonato palestinese nella giornata di ieri, oggi pomeriggio è stata la volta di altri quattro bambini colpiti nel campo profughi di Jabalia. La situazione è davvero molto tesa anche perchè, oltre alle vittime civili, nell'ultimo attacco di Israele è perito anche il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas. Il giovane era da tempo un militante delle brigate Ezzedin al Qassam, una formazione militare. Nel corso della notte si è verificato inoltre l'ennesimo "effetto collaterale" di questa guerra: razzi israeliani destinati ad una sede del ministero dell'Interno di Hamas, nel centro della città di Gaza, hanno colpito anche il quartiere generale dela "Pmrs", una organizzazione non governativa che offre assistenza medica a donne, bambini e portatori di handicap. La risposta palestinese non si è fatta attendere e se ieri con un razzo i miliziani avevano ucciso un civile israeliano vicino al collegio "Sapir" di Sderot, questa mattina le schegge di un Qassam hanno colpito uno degli agenti della scorta personale del ministro della sicurezza Avi Dichter, impegnato in un sopralluogo per consentire una visita che il ministro aveva progrmmato. Il premier israeliano Ehud Olmert, a Tokyo per una visita ufficiale, ha promesso di far pagare "un prezzo moto alto ai terroristi" se continueranno a lanciare razzi. Preoccupato anche il presidente palestinese Abu Mazen che a questo punto non esclude un eventuale fallimento dei negoziati di pace. Stefano vandelli.

Torna all'inizio


Razzi da Gaza su Israele, ed è di nuovo escalation. Abu Mazen contro Hamas: <Alleati di al Qaeda> (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Razzi da Gaza su Israele, ed è di nuovo escalation. Abu Mazen contro Hamas: "Alleati di al Qaeda" Un civile israeliano è rimasto ucciso e altre due persone sono rimaste ferite da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza contro Sderot. In totale sono almeno una ventina i razzi qassam caduti nel sud di Israele nel solo pomeriggio di ieri ed era dal maggio del 2007 che non si registravano morti per il lancio di razzi da parte palestinese. Gli attacchi sono stati rivendicati dalle Brigate Ezzedim Al-Qassam, braccio armato di Hamas, che ha agito "in risposta al raid israeliano" di qualche ora prima a Gaza e in Cisgiordania nel quale avevano perso la vita 6 palestinesi. Tra di loro ci sono uomini di Hamas che secondo quanto riferito da abitanti di Gaza erano rientrati da periodi di addestramenti in Siria o Iran. "Israele farà i passi necessari per far finire questi attacchi letali", ha dichiarato David Baker, un portavoce del governo. Il rischio adesso è che i crescenti episodi di violenza potrebbero complicare le trattative di pace tra Israele e Anp, negoziazioni che gli Stati Uniti sperano possano portare a un accordo entro l'anno. Un sondaggio del quotidiano israeliano Haaretz rivela come la maggioranza degli israeliani sia favorevole a trattative con Hamas per bloccare il lancio di razzi Qassam e ottenere il rilascio di Gilad Shalit. Appena tre giorni fa anche il sindaco di Sderot, Eli Moyal, si era detto disponibile ad aprire un canale di dialogo con il movimento islamico pur di evitare il lancio dei razzi. Ieri però il presidente palestinese Abu Mazen, dalle pagine del quotidiano arabo al Hayat, ha accusato Hamas di essere "alleato" della rete terroristica di al Qaeda. "Hamas ha portato al Qaeda a Gaza ed è sempre Hamas che li ha aiutati a entrare e uscire con i mezzi conosciuti", è l'accusa del presidente palestinese che ha inoltre denunciato il "movimento oscurantista" di avere tentato di ucciderlo.

Torna all'inizio


In Israele c'è dif denza per Obama (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SPETTATORI INTERESSATI In Israele c'è dif denza per Obama MAURIZIO DEBANNE Suo padre e il suo patrigno sono mussulmani ed il suo nome completo è Barack Hussein Obama. Questi particolari come anche la foto del senatore dell'Illinois vestito con abiti tradizionali somali divengono per Hillary Clinton strumenti utili per bollare il rivale come "inesperto" e cercare di arginare il crollo registrato dai sondaggi. Lo staff della senatrice di New York punta il dito anche contro l'endorsement di Louis Farrakhan, leader radicale dei mussulmani afro-americani. Obama ha però chiarito non solo di non aver mai sollecitato il suo appoggio ma anche di ritenere "inaccettabili e riprovevoli" gli attacchi di Farrakhan contro ebrei ed israeliani. Il senatore nero ha inoltre schivato il colpo della Clinton dando risposte inequivocabili sul Medio Oriente: "Israele è uno dei nostri più importanti alleati e la sua sicurezza è sacrosanta". Ma le accuse della Clinton sono solo propaganda o riflettono invece una reale preoccupazione di Israele nel caso Obama divenisse il nuovo inquilino della Casa Bianca? Per il momento né il capo dello stato ebraico, Shimon Peres, né il premier, Ehud Olmert, hanno mostrato qualche propensione per l'uno o per l'altro candidato democratico né tanto meno auspicato la vittoria democratica o repubblicana. Alcune riserve nei confronti del senatore nero sono state però espresse da ambienti vicini al governo a causa del suo impegno in favore del dialogo con l'Iran. In particolare, nell'ufficio del primo ministro israeliano, non è sfuggita una recente intervista a Paris Match nella quale Obama ha annunciato la sua intenzione, qualora venisse eletto presidente, di organizzare una conferenza internazionale con tutti i paesi islamici per "colmare il divario che aumenta ogni giorno tra i musulmani e l'occidente". L' obiettivo è quello di "chiedere loro di unirsi a noi nella lotta al terrorismo" ascoltando "anche le loro preoccupazioni". In Israele non hanno poi gradito l'arrivo nello staff di Obama di Robert Malley, ex consigliere di Bill Clinton durante i negoziati di Camp David del 2000. Malley è infatti tra i pochi a sostenere che il fallimento di quell'iniziativa diplomatica risiede anche nell'atteggiamento che assunse l'allora premier israeliano Ehud Barak. Sul quotidiano Haaretz, Akiva Eldar, tra i giornalisti più influenti al mondo secondo il Financial Times, sostiene che alla domanda su quale sia il candidato alle presidenziali americane migliore per gli ebrei vi è una "risposta ebraica, ovvero una domanda": dipende da quale tipo di ebrei? Se si considera infatti la posizione del premier israeliano Olmert, per il quale la più importante e urgente questione per Israele è la creazione di uno stato palestinese, un presidente americano contrario a tale disegno sarebbe automaticamente considerato una minaccia per gli ebrei. L'immagine del presidente americano ideale per Israele assume caratteristiche del tutto opposte se si considera la prospettiva del leader del Likud, Benjamin Netanyahu. Per la destra israeliana, infatti, la costituzione di uno stato palestinese sarebbe nefasta poiché si tratterebbe niente altro che di una "entità terrorista" che minaccerebbe il diritto all'esistenza dello stato ebraico. La pace in Medio Oriente resta difficile, ma l'impegno di Obama per il dialogo potrebbe essere la direzione giusta.

Torna all'inizio


In prigione a 12 anni nell'inferno palestinese (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il 18 per cento dei detenuti in cella per "intelligenza con Israele" Hassan ha compiuto 13 anni a settembre, due mesi dopo essere entrato in carcere con l'accusa di omicidio. Ha festeggiato fumando la prima sigaretta insieme al padre Mahmoud e ai due fratelli maggiori che dividono con lui e altri cinque detenuti la cella di due metri per tre nel centro di detenzione di Qalqiliya, 54 mila abitanti, una ventina di moschee, storico frutteto della Cisgiordania oggi interamente circondato dal muro costruito da Israele contro gli attentati kamikaze. All'orizzonte, meno di trenta chilometri in linea d'aria, la foschia marina avvolge il porto alla moda di Herzilia. Hassan è uno dei 580 "delinquenti comuni" delle otto prigioni riconosciute dalla polizia civile dell'Autorità Nazionale Palestinese. Uno che non si è votato al martirio ma ha ammazzato il figlio del clan rivale in omaggio al gioco perverso delle faide familiari, quello che il comandante Omar Al Busur chiama "lo sport preferito di Qalqilya". Un'eccezione, comunque: 24 criminali ogni 100 mila abitanti sono meno di un quarto della proporzione italiana. Se la punta dell'iceberg facesse media. Perché con Hassan ci sono 11 mila palestinesi nelle carceri israeliane, non tutti per reati di terrorismo, e, soprattutto, un numero incalcolabile di "prigionieri politici" in mano all'intelligence di Jenin, Hebron, Gerico. Dieci giorni fa il ministero dell'Interno di Ramallah ha annunciato la morte dell'imam di Hamas Majed Barghouti arrestato una settimana prima dal "mukhabarat", i servizi segreti, e ufficialmente morto d'infarto. Gaza, dopo il golpe di Hamas, è out dalle statistiche nazionali. "La polizia palestinese parla di 8 mila arresti pendenti e chiede fondi per costruire più prigioni" spiega Marta Costantino, ex direttrice del carcere "progressista" di Saluzzo, incaricata dall'Unione Europea di monitorare Eupol Coops, il programma di supporto alla polizia civile palestinese. La missione, dotata di appena 800 mila euro messi a disposizione dai Paesi Bassi, ha un obiettivo strategico più che tattico: "Siamo qui per costruire un sistema penitenziario, quello esistente è assolutamente arbitrario". Nella cella accanto ad Hassan, identici plaid in pail infeltrito e alle pareti gli stessi poster delle Brigate al Aqsa, il braccio armato di Fatah, Mustafà attende da un anno il processo che per nove detenuti palestinesi su dieci è una chimera quanto l'identità nazionale. Anche lui ha ucciso per onore, anche lui trascorre i giorni giocando a tòula, il backgammon arabo: il centro di detenzione di Qalqiliya non ha cortile. Solo i detenuti con l'asma sono autorizzati a uscire sul retro una volta alla settimana. Gli altri respirano dalla grata che sostituisce la finestra. Per mesi, mesi, mesi. "E' vero che in Svezia le persone vanno in prigione per guardare la tv satellitare e risparmiare l'elettricità?" scherza Khaled Abu Shaid, un solo braccio, 26 anni di cui gli ultimi tre nel carcere di Nablus, un vecchio edificio turco che un tempo ospitava la Muqata, il quartier generale dell'Anp ripetutamente bombardato dagli israeliani, e oggi custodisce 172 detenuti. Divide la cella e l'unico bagno con 30 compagni, qualcuno dorme per terra, un altro cucina patate nel barbecue grande come una scatola di scarpe. Più avanti, sullo stesso corridoio, si affaccia la feritoia dei "traditori" accusati di "intelligenza con il nemico", un reato che comprende la vendita di terreni agli israeliani e riguarda il 18% dei detenuti palestinesi. Le donne abitano una sezione separata, coperte sulle finestre senza vetri, foto di bimbi sui letti, peluche rosa. Aisha Abu Ayyash ha ucciso per amore d'un altro il marito che non amava più e paga con l'annullamento del tempo il sogno dell'eternità. Alle sue spalle, oltre le grate arruginite su cui i ragazzini del campo profughi di al-Boureij tirano pietre contro l'Autorità che non riconoscono, la bandiera palestinese sfida il vento.

Torna all'inizio


Bombe sulla Striscia, razzi Qassam su Aschelon (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ancora raid a Gaza, 15 morti tra cui 4 bambini Bombe sulla Striscia, razzi Qassam su Aschelon GAZA. Quindici morti palestinesi, di cui quattro bambini, una decina di razzi Qassam lanciati sul Neghev e diversi feriti lievi, il centro della città israeliana di Aschelon colpito per la prima volta come Sderot. E' il bilancio di una nuova giornata campale al confine e dentro la Striscia di Gaza. I proclami roboanti di Hamas, che nelle ultime ore ha tirato fuori l'artiglieria pesante, e la minaccia del ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, che annuncia l'imminenza di una operazione su larga scala a Gaza, incombono sui due popoli come sinistri tamburi di guerra. La battaglia è iniziata presto. All'alba di ieri un raid aereo israeliano uccide tre miliziani di Hamas e dei Comitati per la resistenza popolare. Ne seguono altri due, pianti come martiri per le strade di Gaza insieme ai due uccisi nelle stesse ore a Nablus durante un'incursione dell'esercito israeliano. Tempo un paio d'ore e una pioggia di Qassam fa sentire la sua replica grave sul Neghev e in particolare ad Aschelon, dove colpisce un'abitazione e una stazione degli autobus. Israele non molla: il raid successivo contro il campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia, uccide quattro bambini, mentre a Gaza City i bombardieri bersagliano ripetutamente una stazione della polizia di Hamas facendo nuove vittime. Una tredicenne egiziana è morta colpita da una pallottola vagante vicino a Kerem Shalom, valico di confine tra lo Stato ebraico, l'Egitto e la Striscia di Gaza.La ragazzina stava giocando nel cortile di casa, vicino al checkpoint.Gli ultimi morti, in serata, sono un pastore palestinese e due miliziani a bordo di un camion. Ma la notte è lunga e senza sonno, illuminata com'è dai razzi e dalle bombe.

Torna all'inizio


Adonis ai boicottatori "Guardate in casa vostra" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cartesio Mario Baudino Adonis ai boicottatori "Guardate in casa vostra" Poeti Adonis, il più riconosciuto poeta arabo, molto ben tradotto anche in Italia, chiude da Parigi il tormentone sui boicottaggi, in particolare su quello chiesto da intellettuali arabi ma anche nostrani contro la Fiera del Libro, rea di aver invitato Israele come Paese ospite. "Se penso di avere ragione - spiega all'Adn Kronos International - non ho paura dell'altro che critica questa verità e userò ogni mezzo permesso e ogni occasione per esporla. E cercherò di persuaderlo". Invita poi i boicottatori a guardare in casa loro, a quel che fanno insomma i loro governi. Intanto, alcuni piccoli editori italiani (Zambon, La Città del Sole, Manni, Edizioni Clandestine, Filema) si fanno sotto con un nuovo appello perché l'invito "inopportuno" venga - addirittura - revocato. Sono sicuri che l'idea di avere Israele come ospite "sia dettata da ragioni di tipo politico che nulla hanno a che vedere con gli scambi culturali tra i popoli e che rischiano di ritorcersi contro gli stessi artisti israeliani". Finirà che gli antisemiti sono Picchioni e Ferrero. Personaggi? "Non è finita la poesia, è finita la nostra percezione che vi siano ancora grandi poeti", dice Franco Cordelli, sul Corriere, a Cristina Taglietti. La conclusione è che si è noti per ragioni diverse, non legate ai testi, ma "diventando personaggi, come Zeichen, o magari con un'intensa attività sui gornali, come Conte". Nessuno però ricorda - nemmeno Andrea Cortellessa che lo cita come esponente di una "generazione interessante" - le treccioline di Aldo Nove, ai tempi degli esordi. Smemoranda. Coincidenze Su Foglio Mariarosa Mancuso ironizza sul paradosso costituito dal fatto che Forse Dio è malato, il film-documentario tratto dal taccuino africano di Walter Veltroni (Rizzoli, 2000 e 2005), avrà un lancio un po' zoppicante, causa par condicio. E ricorda che Guanda ha appena ristampato un libro di Pascal Brukner, Il singhiozzo dell'uomo bianco, che 25 anni fa, alla sua prima uscita, scatenò un putiferio. Del resto, bastano tre righe per capire il clima: lo scopo che Brukner si propose allora era di studiare il terzomondismo, ovvero "sapere in che modo il gergo e il delirio di un piccolo gruppo siano potuti diventare la verità di una moltitudine". Come programma non c'è male. Né stupisce quanto racconta l'autore nella prefazione: in Francia nessuno, ma proprio nessuno, gli voleva pubblicare il libro. In questo caso, c'è da supporre che in Italia le elezioni siano invece arrivate a fagiolo. Impar condicio.

Torna all'inizio


Bombe su gaza: 25 uccisi, otto sono bambini - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

I due fronti Bombe su Gaza: 25 uccisi, otto sono bambini Due giorni d'inferno fra raid e missili. Per Israele "è l'escalation della guerra" Decine di razzi Qassam sparati contro la città di Sderot, colpita anche Ashkelon ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Escalation della Guerra nel sud", è il titolo che la Radio di stato dà ai suoi servizi sulle ultime 48 ore d'inferno vissute nella regione di confine tra le città israeliane del Negev settentrionale e la Striscia di Gaza. E, come in tutte le guerre, sono i civili innocenti ad avere la peggio. Mercoledì mattina, un uomo di 47 anni che cercava di ricostruirsi la vita dopo aver subito il trapianto dei reni, viene ucciso da un missile Qassam lanciato contro Sderot. La ritorsione israeliana provoca 25 morti palestinesi, fra i quali, oltre a molti miliziani, un bebè di sei mesi e sette ragazzini sotto i 16 anni, quattro dei quali, appartenenti alla stessa famiglia, colpiti mentre giocavano a palla nel campo profughi di Jabalia. Dunque, la parola guerra, a lungo evocata dal premier, Olmert, ma finora considerata con qualche ritegno dai mezzi d'informazione, entra a far parte del lessico dello scontro che oppone il movimento islamico, Hamas allo Stato ebraico, con in mezzo il moderato presidente Mahmud Abbas costretto a veder franare le speranze suscitate dal vertice di Annapolis. Al punto che, qualche giorno fa, in un'intervista ad un giornale arabo, non ha escluso la possibilità che i palestinesi possano riscoprire l'opzione della lotta armata. Quello che sta succedendo è la conseguenza prevedibile della scelta compiuta dal governo Olmert di dichiarare Gaza una "entità nemica", dopo la conquista con la forza della Striscia da parte di Hamas, nel giugno dell'anno scorso. Indifferente alle profferte lanciate dal movimento islamico, che si rifiuta di riconoscere Israele ma si dichiara favorevole a concordare una tregua di lungo periodo col nemico, Olmert, con il consenso di Stati Uniti ed Europa, ha optato per una strategia basata su un ventaglio di misure economiche e militari, allo scopo di "prosciugare" il consenso che Hamas raccoglie nella Striscia. Obiettivo fallito. Gli integralisti, di contro, hanno optato per una strategia flessibile. Da un lato gli uomini del movimento islamico hanno osservato la tregua, anche dopo aver rotto con l'Autorità palestinese. Raramente hanno lanciato i "loro Qassam" contro Israele, pur dando la libertà di farlo agli altri gruppi intransigenti, in nome di un illimitato diritto alla "resistenza". E fino a qualche settimana fa avevano accantonato anche gli attentati suicidi. Ma quando s'è trattato di rispondere a quelli che definiscono "i crimini commessi da Israele contro il popolo palestinese" non hanno esitato a riprendere le armi, lanciare Qassam e mandare terroristi in missione di morte, cercando di giustificare le loro azioni come "legittima ritorsione". Abile nel provocare la rappresaglia, Hamas punta le sue armi direttamente contro le città israeliane, cosa che il governo dello Stato ebraico non può accettare. Prima si trattava di missili artigianali, Qassam, e l'obiettivo era soprattutto Sderot, a ridosso del confine con la Striscia. Adesso, e questa è la novità di queste ore, le milizie integraliste possono contare sui più sofisticati Grad, razzi di tipo sovietico, capace di volare per 17-20 chilometri e raggiungere la città costiera di Ashkelon, che, infatti, ieri, è stata ripetutamente colpita, pur senza subire gravi danni. Israele, ovviamente, si affida all'indiscutibile superiorità del suo armamento e del suo esercito. Ma per quanto accurate, le armi di Tsahal non riescono ad evitare di colpire i civili palestinesi, innanzitutto a causa dell'affollamento di Gaza, fra i più alti al mondo, e poi perché le milizie si muovono all'interno dei centri abitati. Ad un'opinione pubblica che, soprattutto dopo l'ultima vittima di Sderot, gli chiede di fermare i razzi palestinesi, Olmert, in visita ufficiale in Giappone, ha risposto ieri che "non esiste una formula magica contro i Qassam". Il che lascia pensare che il premier, escluda per ora l'ipotesi di rioccupare la Striscia di Gaza, nel tentativo di eliminare il problema alla radice, suggerita da ambienti politici e giornalisti. Anche se, in una sorta di significativa dissonanza, il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ha tuttavia aggiunto che la violenza di Hamas "potrebbe lasciarci senza scelta".

Torna all'inizio


Strage di bimbi: colpiti da un missile israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 112 Gaza. Giocavano a calcio, quattro morti Strage di bimbi: colpiti da un missile israeliano Gaza.. Giocavano a calcio, quattro morti --> GAZA Giocavano a calcio su una spianata di sabbia alla periferia del campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: loro lanciavano la palla, poco distante i miliziani lanciavano razzi Qassam. Il missile lanciato da un elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale ordigno è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini palestinesi (il più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i miliziani sono invece fuggiti incolumi. È la seconda strage di bambini che in poche ore si consuma per sbaglio: avant'ieri sera in un identico campetto da gioco vicino a Beit Hanun sono stati uccisi per errore altri tre piccoli palestinesi. Un quarto, di appena sei mesi, è morto nella notte investito dalle schegge di una bomba israeliana destinata a radere al suolo un edificio di Hamas. Il bilancio dei morti di Gaza anche ieri è pesante: oltre ai quattro bambini, sono rimasti uccisi in diversi raid aerei tre civili e sei miliziani. Fra di loro il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas, e personalità di prima fila del movimento islamico. "Sono fiero del suo sacrificio - ha detto il padre, senza lacrime, di fronte al cadavere del giovane - ringrazio Dio di questo regalo: è il decimo membro della mia famiglia a ricevere l'onore del martirio". Parole terrificanti ma che mostrano come neppure questo lutto potrà servire a dissuadere il movimento integralista da nuovi attacchi. I ripetuti bombardamenti israeliani continuano infatti ad apparire come la risposta ai lanci di Qassam che anche ieri le milizie palestinesi hanno continuato a tirare, e non più soltanto verso la vicina Sderot (dove una scheggia ha ferito una guardia del corpo del ministro della sicurezza).

Torna all'inizio


Lo strappo delle caserme rosse (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina III - Bologna Polemica per la presenza della parlamentare europea Luisa Morgantini che replica: "Affermazioni false e fanatiche" Lo strappo delle Caserme Rosse Gli ebrei disertano la cerimonia: "No a chi attacca Israele" IL PARLAMENTO europeo manda la vicepresidente Luisa Morgantini (Prc) alle celebrazioni per ricordare i deportati e i caduti alle Caserme Rosse e la comunità ebraica di Bologna diserta la cerimonia: non era mai accaduto. "E' sempre stata critica contro lo Stato d'Israele, chi lo rinnega, rinnega la Shoà". La parlamentare: "Attacco fanatico, violento e bugiardo. Sono rattristata e offesa. La memoria dell'olocausto è una storia che mi appartiene". CAPELLI E GULOTTA A PAGINA III.

Torna all'inizio


Caserme rosse senza gli ebrei - carlo gulotta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Bologna Caserme Rosse senza gli ebrei La comunità diserta la cerimonia contro la presenza di Luisa Morgantini CARLO GULOTTA DOVEVA essere la giornata dedicata al ricordo dei carabinieri, dei militari e di tutti i civili rastrellati dai nazifascisti e imprigionati alle Caserme Rosse prima della deportazione nei lager nazisti nel 1944. Ma la comunità ebraica di Bologna, per la prima volta, non ci sarà: un anniversario senza pace, per la decisione del Parlamento Europeo di mandare a Bologna la vice-presidente Luisa Morgantini, del Prc Sinistra Europea, come propria rappresentante alla cerimonia. Uno strappo doloroso e durissimo, insomma. "Scelta inopportuna - commenta per la comunità ebraica bolognese Lucio Pardo - Purtroppo la Morgantini si è sempre distinta nell'opera di critica continua dello Stato di Israele. Non si tratta di una critica a un governo, o dell'approvazione al governo successivo, ma di una critica aprioristica, incondizionata e senza appello, a tutti i governi dello Stato di Israele, a tutte le sue istituzioni, a tutte le sue azioni, in sostanza alla sua stessa esistenza". Nessuna polemica col Comitato democratico e antifascista della Bolognina e del Navile e con l'Anpi, che organizzano la celebrazione, e che solo ieri, fra gli interventi previsti, citavano quello del rabbino capo di Bologna Alberto Sermoneta che avrebbe dovuto recitare un salmo, stamattina davanti alla lapide che ricorda i caduti. Sermoneta non ci sarà, nessun salmo, la comunità ebraica declina l'invito. "Il Parlamento europeo è libero di inviare chi vuole, anche Jean Marie Le Pen - attacca Lucio Pardo - Ma gli ebrei di Bologna sono altrettanto liberi di manifestare tutta la loro contrarietà verso chi nega agli israeliani il diritto alla vita. Noi non ci saremo. Crediamo fermamente nella democrazia e nella libertà come garanzia degli individui proprio come le persone che qui oggi vengono ricordate e che hanno speso la propria vita per assicurarla alla nostra nazione. Le critiche della Morgantini contro Israele sono a senso unico e delegittimano lo Stato d'Israele, e sono critiche che costituiscono le premesse per il suo annientamento. Chiunque rinneghi lo Stato d'Israele, rinnega la Shoà". Armando Sarti, del comitato della Bolognina e del Navile, ieri ha diffuso il testo della mail dell'ambasciatore d'Israele Gideon Meir, che però ha declinato l'invito "per impegni precedenti. Non voglio però mancare di considerarmi comunque idealmente presente nel ricordo delle vittime innocenti barbaramente trucidate nel periodo più buio della storia contemporanea dai carnefici nazifascisti".

Torna all'inizio


"mai con chi si schiera contro lo stato d'israele" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Bologna Il rabbino capo Sermoneta: "Un'offesa la presenza della Morgantini" "Mai con chi si schiera contro lo Stato d'Israele" "NON andremo alle Caserme Rosse. E lo dico con dolore, perché è la prima volta che accade. Su tutte le lapidi che ricordano il sacrificio di chi si oppose allo sterminio nazifascista, c'è il nome della comunità ebraica bolognese. Non possiamo assistere senza far nulla a chi si schiera tout court contro lo Stato d'Israele e considera "imperialista" l'esercito del nostro Paese. E' un'offesa arrecata a tutti coloro che hanno offerto la vita per la democrazia e la verità". E' irremovibile, il rabbino capo Alberto Sermoneta. La decisione del Parlamento Europeo di mandare a Bologna la vicepresidente Luisa Morgantini come rappresentante alla cerimonia, per lui è inaccettabile. Chi ha sbagliato? E perché? "Per noi ebrei è doveroso ricordare e celebrare tutto ciò che riguarda la Shoà. Oggi avremmo dovuto ricordare il sacrificio dei carabinieri e dei civili che diedero la loro vita per non prestarsi alla razzia del 16 ottobre 1943, quando furono rastrellati oltre mille ebrei soltanto a Roma in un solo giorno. Per questo, per questi valori, non possiamo accettare la presenza di chi parla di pace solo a senso unico, la pace si fa in tutti i sensi, i diritti alla vita sono diritti di tutti". Nessuna polemica col comitato della Bolognina, insomma... "Certo che no. L'errore l'ha fatto il Parlamento Europeo. Naturalmente nulla di personale con la Morgantini, che non conosco. Meglio avrebbe fatto il Parlamento a mandare qualcun altro. Un errore, sì". E adesso? La comunità ebraica non ci sarà: crede che l'assenza sarà l'unica forma per manifestare il dissenso o forse qualcuno potrebbe scegliere altri modi per protestare? "La nostra posizione è chiara: non ci saremo, e tanto basta. Poi non so se altri gruppi "privati" abbiano intenzione di fare qualcosa. Non ne ho notizia e in ogni caso non servirebbe a nulla fare cose plateali. Lo ripeto, noi non ci saremo, e lo dico a malincuore". E se la Morgantini facesse un passo indietro? "Andrei, come ho sempre fatto". La Comunità Ebraica, in una nota, ricordando "quanto sia sacro il concetto di ricordo nella tradizione ebraica", ribadisce l'importanza "della democrazia e della libertà come garanzia degli individui proprio come le persone che oggi vengono ricordate. Luisa Morgantini si è sempre distinta per le sue affermazioni contro lo Stato d'Israele, unico stato libero e democratico del vicino Oriente". (c.g.).

Torna all'inizio


"affermazioni bugiarde e fanatiche la storia dell'olocausto mi appartiene" - eleonora capelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Bologna L'europarlamentare Luisa Morgantini: attacco violento, sono rattristata e offesa "Affermazioni bugiarde e fanatiche la storia dell'Olocausto mi appartiene" ELEONORA CAPELLI "Quella della comunità ebraica bolognese è una presa di posizione fanatica, violenta e bugiarda. La memoria della deportazione nei lager appartiene anche a me, a mio padre che ha combattuto contro i nazisti e mi ha lasciato l'ideale della pace". Luisa Morgantini risponde dagli uffici del Parlamento europeo di Bruxelles, dove è stata eletta come indipendente nelle liste del Prc, alla presa di posizione della comunità ebraica di Bologna. E di ritorno da un viaggio nella striscia di Gaza, il suo sito si apre con i versi di un poeta palestinese, rivendica il diritto a non condividere la politica del governo d'Israele, senza per questo rinnegare la Shoa. Onorevole Morgantini, si aspettava di essere contestata dalla comunità ebraica? "Assolutamente no, sono molto turbata e dispiaciuta. Oltre che profondamente offesa perché per me la memoria è sacra, in particolare quella della deportazione e della seconda guerra mondiale. Sono figlia di un partigiano, nata nella Val D'Ossola, mio padre mi ha inculcato l'ideale della pace, per questo critico la politica di Israele". Si tratta delle citate "critiche a senso unico" contro lo Stato d'Israele? "Ho condannato la politica dei governi israeliani, ma riconosco, in quanto europea, l'esistenza dello stato d'Israele. Penso che sia indispensabile la convivenza tra i due stati, quello israeliano e quello palestinese e penso che la politica israeliana sia una politica coloniale di appropriazione indebita di terre. Ma questa è una posizione che condivido con le Nazioni Unite". Lei però ha parole molto dure per descrivere le azioni militari in Palestina. "Quella è un'occupazione militare che dura da 40 anni e in nome della sicurezza si fanno operazioni militari contro i civili. Io combatto perché il governo israeliano si ritiri dai territori occupati, il muro che hanno costruito è illegittimo". In questo modo non le sembra quindi di offendere gli ebrei? "Io non assimilo le politiche del governo israeliano agli ebrei, che sono miei amici e persone formidabili, come i giovani che si rifiutano di combattere e che ho conosciuto durante il mio ultimo viaggio nella striscia di Gaza e a Tel Aviv. Chiedo che non si faccia nei miei confronti la stessa facile assimilazione". Rifiuta l'etichetta di antisemita? "Scherziamo? Io non sono affatto antisemita, sono contraria all'antisemitismo e non sottovaluto l'unicità della Shoa".

Torna all'inizio


Giornata di guerra nei Territori: raid israeliano fa strage di bambini Tre fratellini e un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle incursioni 15 palestinesi uccisi. Razzi di Hamas su (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Giornata di guerra nei Territori: raid israeliano fa strage di bambini Tre fratellini e un amico giocavano sulla spiaggia. Nelle incursioni 15 palestinesi uccisi. Razzi di Hamas su Asqhelon. Libano, gli Usa schierano la nave da guerra Cole / Roma LA SPORCA GUERRA miete vittime innocenti. A Gaza. A Sderot. Giocavano a calcio su una spianata di sabbia alla periferia del campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: loro lanciavano la palla, poco distante i miliziani lanciavano razzi Qassam. Il missile lanciato da un elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale ordigno è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini palestinesi (il più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i miliziani sono invece fuggiti incolumi. È la seconda strage di bambini che in poche ore si è consumata per sbaglio: l'altro ieri sera in un identico campetto da gioco vicino a Beit Hanun sono stati uccisi per errore altri tre piccoli palestinesi. Un quarto, di appena sei mesi, è morto l'altra notte investito dalle schegge di una bomba israeliana destinata a radere al suolo un edificio di Hamas. Il bilancio dei morti di Gaza anche ieri è pesante: oltre ai quattro bambini, sono rimasti uccisi in diversi raid aerei cinque civili e sei miliziani. Fra di loro il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas, e personalità di prima fila del movimento islamico. "Sono fiero del suo sacrificio - dice il padre, senza lacrime, di fronte al cadavere del giovane - ringrazio Dio di questo regalo: è il decimo membro della mia famiglia a ricevere l'onore del martirio". Parole terrificanti ma che mostrano come neppure questo lutto potrà servire a dissuadere il movimento integralista da nuovi attacchi. I ripetuti bombardamenti israeliani continuano infatti ad apparire come la risposta ai lanci di Qassam che anche ieri le milizie palestinesi hanno continuato a tirare, e non più soltanto verso la vicina Sderot (dove una scheggia ha ferito una guardia del corpo del ministro della sicurezza). Nel pomeriggio almeno tre razzi hanno infatti colpito il centro di Asqhelon, città israeliana di 110.000 abitanti a 18 chilometri dalla Striscia: sembrava finora un obiettivo irraggiungibile per le armi di Hamas, ed ora invece si scopre pericolosamente alla loro portata. Gli esperti militari israeliani ritengono che questa escalation sia stata possibile dopo l'ingresso nella Striscia di razzi "Grad" di fabbricazione russa. Si tratterebbe di missili con una precisione e una gittata superiori a quella dei Qassam, ma proprio perchè non prodotti in modo artigianale, sarebbero disponibili in quantità limitate. La guerra non conosce soste: in serata un camion che viaggiava nel centro della città di Gaza viene colpito nel corso di un raid aereo israeliano: almeno due palestinesi sono rimasti uccisi. L'attacco avviene non distante dall'ospedale Shifa. Le autorità israeliane sembrano divise fra la tentazione di lanciarsi in una vasta operazione militare che porti di fatto ad una nuova, parziale, occupazione militare della Striscia (a meno di tre anni dal ritiro del 2005), e la prudente constatazione che probabilmente neppure questo basterebbe a porre fine ai lanci di razzi. "Un'operazione terrestre di ampie dimensioni è sull'agenda", ha invece avvertito il ministro della Difesa Ehud Barak, rivelando una posizione avallata anche dal portavoce del ministero degli Esteri secondo il quale i continui lanci di razzi potrebbero togliere ad Israele "ogni altra scelta". Dalla guerra di Gaza ad un altro fronte caldissimo in Medio Oriente: il Libano. L'incertezza che segna ormai da oltre un anno la vita politica nel Paese dei Cedri, il vuoto istituzionale, la lunga serie di attentati contro ministri e parlamentari della maggioranza anti-siriana, questa situazione di caos (armato) è alla base della decisione degli Stati Uniti di dispiegare al largo della costa del Libano la nave da guerra Cole: si tratta di una "dimostrazione di sostegno" per la stabilità della regione, spiega un alto funzionario del Pentagono. Ma quella dimostrazione chiamata Cole rischia di rendere ancora più esplosiva la polveriera libanese. u.d.g.

Torna all'inizio


Le ragioni del dialogo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prov Gallura Pagina 8051 olbia Ambasciatore israeliano Le ragioni del dialogo Olbia. Ambasciatore israeliano --> "Posso dedicare ai ragazzi tutto il tempo che vogliono: loro sono il futuro". Così ha salutato e introdotto il suo intervento l'ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede Oded Ben-Hur, ospite di un incontro organizzato dall'istituto Euromediterraneo. Il dibattito si è svolto al liceo classico ma hanno preso parte i ragazzi di diversi istituti superiori. Durante l'intervento, iniziato con la proiezione di un video, l'ambasciatore ha spiegato agli studenti quali siano le problematiche del dialogo interculturale tra i popoli del Medioriente. Oltre che sulle ormai note vicende tra Palestinesi ed Ebrei si è poi soffermato sui rapporti tra il mondo cristiano, in particolare quello cattolico, e quello ebreo. "La mia presenza qui - ha detto - fa parte di un percorso iniziato cinque anni fa con il mio arrivo in Italia: mi ripromisi di fare visita a tutte le 220 diocesi italiane. Ora sono a metà dell'opera. Sono convinto che la soluzione di molti problemi si trovi nell'educazione che deve essere portata avanti con un grande mezzo: il dialogo. La maggior parte dei "mali" del mondo è scaturita dalla religione, ma la causa sta nella completa assenza di conoscenza reciproca. Credo che si possa individuare una soluzione nella ripresa del pellegrinaggio. La gente dovrebbe andare a visitare Israele, la Giordania, tutta la Terra Santa per portare le proprie conoscenza e acquisirne delle altre. Il rapporto tra ebrei e musulmani rimane un campo molto limitato perché non si discute di valori condivisi: si arriva al massimo alla tolleranza religiosa. Si trovano in una situazione paragonabile a una separazione consensuale solo che sia la moglie che il marito continuano a occupare la stessa casa". ( e. n. ).

Torna all'inizio


Le donne guardano lontano con i film e le loro storie - luca mosso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVIII - Milano Le donne guardano lontano con i film e le loro storie Da seguire il concorso e tra le sezioni quella dedicata all'Iran Prende il via oggi "Sguardi altrove" storico festival al femminile diventato ancora più ricco LUCA MOSSO Un fotoreporter avido di avventure incontra un eccentrico smemorato e, incuriosito, parte con lui verso Est. Il viaggio assume ben presto i tratti dell'esperienza fondativa, che trasforma nel profondo chi la compie: tocca a Un homme perdu di Danielle Arbid, cineasta libanese che lavora a Parigi, fissare le coordinate entro cui si sviluppa il ricco programma (80 titoli) di "Sguardi Altrove", lo storico festival milanese a regia femminile che negli ultimi anni ha assunto una nuova e convincente fisionomia. La ricerca di un cinema fuori dal mainstream ha portato i curatori Nicola Falcinella e Patrizia Rappazzo a sondare mercati e festival internazionali per individuare nuove linee e trovare esperienze condivisibili: molte spettatrici si identificheranno nella corsa di Francesca, protagonista di Vivere, che arriva a Rotterdam sulle tracce della sorellina e inaspettatatamente si vede costretta a prendere atto del proprio precario bilancio esistenziale. La regista Angelina Maccarone, tedesca, è una che non ha paura di puntare la sua macchina da presa nei nodi più segreti delle relazioni tra uomini e donne (in Verfolgt, realizzato un paio d'anni fa, raccontava la relazione sadomasochista tra un ragazzo e una donna molto più grande di lui) e che ha deciso di affrontare i lati più sgradevoli dell'esistenza. Fosse anche solo per questo, merita attenzione. Più lieve, sviluppato su moduli nouvelle vague, è invece Charly di Isild Le Besco, giovanissima attrice feticcio del regista francese Benoit Jacquot, qui alla sua seconda prova registica. Il protagonista Nicolas, che deruba i genitori adottivi e fugge verso il mare con un libro e una cartolina, è quasi un fratellino minore dell'eroe di Francois Truffaut, Antoine Doinel e interpreta l'eterna febbrile inquietudine di chi si affaccia sulla scena di un mondo dove non c'è posto per lui. Inquietudini analoghe attraversano Nur ein Sommer di Tamara Staudt (Oberdan, l'8 alle 15.30), la coppia infelice di Comme à Ostende di Delphine Lehericey (Oberdan, il 5 alle 22.45) e La novia Errante di Ana Katz (Oberdan, il 4 alle 22), tutti in concorso, mentre temi pubblici, politici e sociali caratterizzano la selezione dei documentari: Mai Masri racconta in 33 Days la recente guerra tra Libano e Israele, Debora Scapellotta (Casa mia) si concentra sui bambini abbandonati di Bucarest, Buthina Canaan Khoury (Maria's Grotto) sul delitto d'onore in Palestina e Maria Yatskovaa (Miss Gulag) su un gruppo di detenute che partecipano a un concorso di bellezza. Tra i corti segnaliamo Ceremony di Maria Arena, che lavora su modelli rosselliniani per mettere in scena lo strazio della separazione. Una segnalazione infine per il focus dedicato all'Iran, con una mostra dedicata a Marianne Satrapi, la bravissima disegnatrice di Persepolis (Casa del Pane, casello ovest di porta Venezia), e una bella serie di film che mostrano un paese di fortissime, e da noi poco note, contraddizioni. Da non perdere Article 61 di Mahvash Sheikholeslam, dove una donna è in attesa del verdetto del giudice che si deve esprimere su un delitto d'onore da lei stessa subito.

Torna all'inizio


Gaza, strage di bambini durante i raid. Pioggia di Qassam su Asqhelon (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

? GAZA ? QUATTRO BAMBINI palestinesi di età compresa fra i 7 e i 14 anni sono rimasti uccisi dall'esplosione di un missile lanciato da un elicottero israeliano mentre giocavano a calcio su una spianata di sabbia nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Obiettivo del missile erano dei miliziani che, poco lontano, stavano lanciando razzi Qassam. E' LA SECONDA strage di bambini che in poche ore si consuma per sbaglio: l'altra sera in circostanze analoghe vicino a Beit Hanun erano stati uccisi per errore altri tre piccoli palestinesi. Un quarto, di appena sei mesi, è morto nella notte investito dalle schegge di una bomba israeliana lanciata contro un edificio di Hamas. Il bilancio dei morti a Gaza anche ieri è stato pesante: sono rimasti uccisi in diversi raid aerei tre civili e sei miliziani. I bombardamenti israeliani sono la rappresaglia per i continui lanci di Qassam, proseguiti anche ieri e non più soltanto verso la vicina Sderot, ma anche contro la più lontana Asqhelon, 18 chilometri dalla Striscia. - -->.

Torna all'inizio


I ragazzi d'Israele Che sognano la fuga Abraham Yehoshua presenta il suo Fuoco amico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'INTERVISTA "I ragazzi d'Israele Che sognano la fuga" Abraham Yehoshua presenta il suo "Fuoco amico" di MARIELLA RADAELLI ? MILANO ? LA FAMIGLIA come concetto politico e sociale. E' questo il suo ruolo in letteratura. Lo sostiene Abraham Yehoshua (nella foto), oggi a Milano, alla Libreria Mondadori Duomo (ore 18) e domani a Pavia, al Collegio Ghislieri (ore 18.30), dove incontrerà i suoi lettori in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo, Fuoco amico. "La famiglia nei miei romanzi da sempre è il mio osservatorio privilegiato sulla realtà, il punto dal quale parto per scrutare il mondo ? ci dice lo scrittore israeliano al telefono nella sua casa a Tel Aviv ?. E' il microcosmo simbolo della società in generale ma anche dell'umanità intera". E il nucleo centrale di questa sua ultima fatica racconta un "duetto", come dice il sottotitolo, tra una coppia di sposi non più giovani, Amotz e Daniela, che vivono una settimana di separazione. Mentre lei si reca in Africa dal cognato per rendere onore alla sorella da poco defunta, lui resta a Tel Aviv. Per entrambe sarà una settimana intensa piena di scoperte. Se Daniela apprenderà che il cognato Yirmiyahu si è ritirato in volontario esilio da Israele, Amotz dovrà risolvere una serie di problemi familiari e non, come quelli provocati da venti che si sono insinuati nelle fessure di un grattacielo da lui progettato e che provocano sibili angoscianti. Il romanzo è ricco di metafore e di simboli. Ad esempio, "questi venti misteriosi rappresentano le vittime dell'Intifada, anime di innocenti che non trovano pace", prosegue lo scrittore. Yehoshua, approfondiamo questo suo elogio della famiglia, che non si sta indebolendo un po' in tutto il mondo? "Forse è così, anche da voi in Italia, dove però rimane comunque un caposaldo. E' questo il motivo per cui i miei romanzi hanno così tanto successo da voi. Mentre in Francia si esamina molto la relazione tra uomo e donna, e in Inghilterra il rapporto tra le varie classi sociali, in Italia il tema della famiglia rimane un fondamentale e affascinante punto di partenza da cui prendere in esame la società con le sue problematiche. Da voi la famiglia è tenuta in considerazione come da noi in Israele, dove si fa simbolo di protezione e di calore. Ritornare in famiglia per noi significa ritornare al grembo materno. E' rassicurante per noi che siamo immersi da troppo tempo nei conflitti. Ci difende dalle insidie del mondo esterno. Ma la famiglia è sempre stata molto importante anche per gli ebrei della diaspora, sempre per questa sua funzione". Nel suo romanzo si avverte anche un senso forte di solidarietà tra le varie famiglie israeliane. "E' così. La sofferenza di una famiglia viene condivisa da altre famiglie. E' come se anche gli altri se ne facessero carico". Lei stavolta affronta anche il tema della perdita d'identità. Un suo personaggio desidera dimenticare, azzerare, la storia della sua gente, e fuggire in un luogo vergine, rappresentato dall'Africa. Perché questa tematica? "Perché la scorgo come un nuovo elemento nella società israeliana. Soprattutto i giovani sentono questa fatica e stanchezza di andare avanti in una realtà problematica di cui non si vede la fine". Che cosa pensa di quanto si dice sull'infiltrazione di Al Qaeda nei territori palestinesi con l'aiuto di Hamas? "Non si hanno prove. Sarebbe una cosa troppo terribile. Quei fondamentalisti non hanno nulla a che vedere con il conflitto israelo-palestinese. Gaza dista solo 60 chilometri da Tel Aviv, che è una città estremamente florida dal punto di vista sia culturale sia economico. Da qui sentivamo le esplosioni. Erano terrificanti. Insopportabili". Veniamo in ultimo alla Fiera del libro di Torino, alle polemiche sull'invito a Israele... "Non si risolve nulla boicottando la nostra letteratura, tanto più che noi scrittori israeliani ci battiamo per il riconoscimento della Palestina. Noi dobbiamo venire a parlare. E sarei felice se l'anno prossimo invitassero gli intellettuali palestinesi. Mi congratulerei con loro. Mi piacerebbe sentirli parlare liberamente contro Hamas". - -->.

Torna all'inizio


Salviamola noi, subito, la pace in Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ali Rashid Tra incursioni dei carri armati e bombardamenti aerei continua da mesi l'offensiva militare israeliana nei territori occupati palestinesi. Il bilancio delle vittime è molto alto, solo negli ultimi due giorni sono caduti nella Striscia di Gaza 27 palestinesi, di cui molti civili, compresi 9 bambini, una di loro di appena cinque mesi. Il numero dei feriti sarebbe il triplo. Mentre sto scrivendo, Al Jazeera parla di un nuovo raid aereo con altre vittime. Il premier israeliano Olmert minaccia di intensificare gli attacchi come rappresaglia ai lanci dei missili artigianali Qassam da parte di Hamas contro le cittadine israeliane prossime alla Striscia, sottolineando che "nessuno di Hamas, dal più grande al più piccolo, può considerarsi al sicuro". Un missile, infatti, ha sfiorato l'ufficio di Haniyeh, già primo ministro del governo d'unità nazionale. Nei prossimi giorni, nonostante che settori della società israeliana parlino di "trattare anche con Hamas", assisteremo ad un ulteriore salto qualitativo nelle operazione militari israeliane e non solo contro la Striscia di Gaza. Eventualità che ha indotto Hussein di Giordania a recarsi negli Stati Uniti per parlare del processo di pace con Bush. Di fronte alla morte quotidiana seminata dall'esercito israeliano, con Hamas si sono schierate le altre organizzazioni palestinesi, compreso il braccio militare di Al Fatah. Cosa che rende ancora più difficile la posizione di Abu Mazen che ha condannato più di una volta il lancio dei Qassam da parte di Hamas chiedendone l'immediata cessazione per non fornire a Olmert e al ministro della difesa Barak un pretesto per disimpegnarsi dalle dichiarazioni, assai vaghe, della conferenza di Annapolis. Di più c'è da dire che Olmert ha il bisogno politico di far dimenticare la sconfitta militare subita da Hezbollah nel 2006 in Libano. Si apre una fase delicata che potrebbe allungare la vita del governo Olmert e offrire a Barak la possibilità di presentarsi come l'uomo forte, in grado di risolvere militarmente tutti i problemi d'Israele, come del resto è sempre avvenuto in passato.SEGUE A PAGINA 2 La repressione militare non ha risparmiato altre zone come Nablus nel nord della Cisgiordania, dove da mesi non s'erano registrate attività militari dei palestinesi. Addirittura ieri ci sono state altre quattro vittime tra i palestinesi, uccisi a sangue freddo da una pattuglia di soldati israeliani mimetizzati da arabi com'è accaduto spesso nell'Intifada. I caduti fanno parte di Al Fatah, si tratta di giovani che hanno aderito al piano di Abu Mazen e che si erano dissociati dalla resistenza armata. Un atto che viene letto come un schiaffo al presidente palestinese e un ulteriore sfregio alla sua credibilità . Hamas proprio a partire dal ruolo che gioca come unica forza che ha il controllo di Gaza, avrebbe dovuto essere più responsabile e fare in modo di risparmiare ogni nuova sofferenza inutile al suo popolo. Nella Striscia sotto assedio da lunghi mesi ormai scarseggia tutto. Mancano i medicinali, il cibo, quella poca acqua che c'è non è potabile, manca il carburante e tutti i generi di prima necessità. Per rappresaglia, l'esercito Israeliano ha distrutto tre anni fa la centrale elettrica mettendo a rischio il funzionamento di tutto, dagli ospedali alle centrali di smaltimento dei rifiuti che ormai dipendono dalle forniture di Israele. Gaza ormai è una grande prigione a cielo aperto. Un grande campo di concentramento controllata "al microscopio", giorno e notte, attraverso satelliti e aerei spia. Ad Israele non sfugge nulla e nessuno, e fa delle punizioni collettive a largo o intenso spettro un uso sistematico, senza che nessuno intervenga o dica nulla. Dov'è l'Europa? E dove l'Italia? Nel silenzio della comunità internazionale i palestinesi - e non solo loro - avvertono una grave complicità. A differenza di quanto avviene qui, in quel mondo non molto lontano, in Medio Oriente, centinaia di milioni di persone vedono in diretta attraverso le tv satellitari non uno "spettacolo" ma una sofferenza ormai fuori dalla soglia della narrabilità. Queste immagini quotidiane, che è certo non aiutano il senso d'equilibrio, parlano invece del silenzio e dell'omertà che circondano questa tragedia. Tantopiù che la ferita sempre aperta della Palestina rappresenta il cuore delle altre crisi internazionali, delle altre guerre e missioni militari che l'Occidente conduce - in Iraq, in Afghanistan, in Libano - dopo l'11 settembre. Si vuole azzerare ogni possibilità di pace? Perché ieri i missili intelligenti dell'aviazione israeliana hanno colpito la clinica Medical Relief, distruggendone anche l'unica ambulanza. Si tratta di una clinica costruita anche grazie ad una campagna di solidarietà sostenuta da il manifesto e promossa dall'Associazione Gazzella, fondata dalla nostra amica Marina Rossanda e da Giancarlo Lannutti. Due compagni dei quali davvero sentiamo tutto il peso della scomparsa per la loro passione per la pace in Palestina. In questi giorni di campagna elettorale dove la questione della pace e della guerra è incredibilmente scomparsa dai programmi dei grandi come dei piccoli partiti. Eppure anche la tragedia della Palestina come la guerra in generale sono diventati il costante strumento politico nel governo del mondo che abbiamo ereditato. Queste crisi dovrebbero ricordarci quanto sia necessaria una forte affermazione della sinistra. E insieme ricordare alla sinistra che l'impegno contro la guerra non è un lusso o un belletto dei programmi, ma un asse costante e rigoroso. Perché allora non apriamo una sottoscrizione in piena campagna elettorale per ricostruire la clinica Medical Relief e riacquistare l'ambulanza distrutta. Così, almeno, la pace contro la guerra potrebbe tornare ad essere utile anche alla nostra campagna elettorale.

Torna all'inizio


Segue dalla prima tortura, la morte di sheykh Majid (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Segue dalla prima tortura, la morte di sheykh Majid I Barghouthi accusano l'intelligence palestinese Il clan, diviso tra Fatah e Hamas, sulla vicenda si muove compatto Dignitosa, semplice, forte, Umm Qassam sta nella stanza riservata al lutto delle donne. Attorno a lei, come nella tradizione palestinese, ci sono parenti, amiche. O anche sconosciute, come Faiqa, che viene dal paesino di Barhoum, e si è precipitata lì, a Kobar, per dare le condoglianze a una donna mai vista. "Quando ho sentito quello che è successo, non ci potevo credere. Ho provato a dormire, ma mi sono svegliata urlando. Dovevo venire qui". Faiqa non è la sola. Dai pulmini del servizio pubblico scendono altre donne, assieme a loro tanti bambini, per andare a consolare Umm Qassam. Suo marito, sheykh Majid, era come il parroco da noi. Da un quarto di secolo girava per i paesini attorno, a predicare. Era giovane, aveva 44 anni, ma era molto conosciuto. L'imam di Hamas, che predicava e faceva parte di coloro che contano nel paesino di Kobar. Quattromila anime, e di queste settecento con lo stesso identico cognome. Barghouthi, lo stesso cognome di Marwan, il leader più popolare di Fatah in carcere in Israele, l'unico che potrebbe competere, nell'animo dei palestinesi, con quello di Yasser Arafat. Anche sheykh Majid portava lo stesso cognome. Anche lui era un Barghouthi, come suo cugino Marwan, con cui spesso discuteva animatamente di politica. Uno di Hamas, l'altro di Fatah. Le loro case distano un pugno di passi. Bianca, e disabitata, quella di Marwan. Quella di sheykh Majid, più povera, piena ora di bandiere verdi di Hamas, assieme a un grande manifesto che lo mette insieme a sheykh Ahmed Yassin e al suo successore, Abdel Aziz al Rantisi, uccisi in due raid israeliani nel 2004. Dista un pugno di passi anche la moschea in cui faceva l'imam. Il funerale di sheykh Majid è stata la prima protesta pubblica tollerata dall'Anp dal coup a Gaza, nel giugno 2007. Da allora, le manifestazioni sono proibite. Impossibile, però, vietare il funerale "politico" di sheykh Majid. Tremila persone, forse di più, di Hamas ma anche di Fatah. E gli slogan contro l'Anp e il capo dell'intelligence, Tawfik al Tirawi. L'imbarazzo dell'Anp è palpabile. Confermato dalla decisione di Abu Mazen di istituire subito una commissione d'inchiesta indipendente. Presieduta da un altro dei Barghouthi, Mustafa, deputato, critico severo di Abu Mazen e del premier Salam Fayyad. Il cognome di sheykh Majid, e il conseguente ruolo dell'intero clan Barghouthi, d'altro canto, hanno trasformato il caso dell'imam di Kobar in un caso nazionale: "il caso" che ha trasformato le voci sulle torture, gli arresti illegali, le violazioni dei diritti umani e civili in dibattito pubblico. Muqbal Barghouthi, il fratello di Marwan, dice che suo fratello si è molto arrabbiato, nella sua cella, quando ha saputo quello che era successo. Ed è stato lui a chiedere una commissione indipendente che vada fino in fondo. Nonostante siano formalmente su fronti diversi, dentro Fatah o Hamas, i Barghouthi sono i Barghouthi. E il paese di Kobar ha sempre vissuto serenamente le differenze politiche. Lo si è visto con il caso di sheykh Majid. A controllare che tutto fosse come prima, che non ci fossero tensioni, ci hanno pensato Muqbal, di Fatah, e assieme a lui Mohammed Barghouthi, indipendente, ma ex ministro nel governo monocolore di Hamas, e poi in quello successivo di unità nazionale. I clan, le famiglie, in Cisgiordania, hanno ancora un peso importante. E possono anche dar fastidio all'Autorità Nazionale di Ramallah. In cantiere, per esempio, c'è l'idea di rivolgersi alla magistratura. Tutto il clan Barghouthi. Quindicimila uomini, in totale, tra la Cisgiordania e la diaspora, che potrebbe citare in giudizio l'intelligence. "Non vogliamo la vendetta. Vogliamo giustizia, attraverso il tribunale", dice Mohammed Barghouthi, un carriera da preside di scuola, deciso a trasformare la morte di sheykh Majid in un caso simbolo per fermare tutti gli arresti politici. Perché la tensione cova, e cova molto, sotto la cenere. I commenti che si sentono in questi giorni nei confronti dell'Autorità sono molto pesanti. Sia verso le forze di polizia, sia verso il governo Fayyad che non è riuscito ancora a ottenere niente dagli israeliani. Né la rimozione dei checkpoint, né lo stop alla crescita delle colonie. Il tam tam della strada dice che qualcosa entro la fine dell'anno succederà. Ma nessuno pensa che questa "cosa" sia la firma di un accordo di pace. Qualcosa succederà. Terza intifada? Conflitto fratricida tra i palestinesi? Chissà. La "strada palestinese" non lo dice. Ancora. 29/02/2008.

Torna all'inizio


Raid su Gaza, è strage di bambini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Quattro bimbi uccisi dall'aviazione israeliana mentre giocavano a pallone. Trenta palestinesi morti in 48 ore di attacchi. I razzi qassam di Hamas raggiungono Ashqelon. Il premier Olmert s'allinea a Barak, soltanto il ministro Shitrit contrario: l'invasione della Striscia sembra inevitabile Michele Giorgio Gerusalemme Rioccupare Gaza o continuare l'ondata di attacchi aerei di questi ultimi giorni? Su questo interrogativo si spacca l'establishment politico-militare israeliano anche se il partito dell'invasione della Striscia si rafforza sotto la pressione di giornali e televisioni. Si dice che sia rimasto solo il ministro dell'interno Meir Shitrit a respingere con forza l'idea di una rioccupazione militare del lembo di terra palestinese evacuato da Israele nel 2005. A Gaza in ogni caso le discussioni all'interno dell'esecutivo israeliano contano ben poco, perché il bagno di sangue è immenso e la gente attende il compiersi di un disegno noto da tempo. Tra mercoledì e giovedì almeno 28 palestinesi sono rimasti uccisi nei raid israeliani, 13 dei quali ieri, tra cui altri quattro bambini. Un'escalation che non risparmia la Cisgiordania: ieri altri due militanti dell'Intifada sono stati uccisi a Nablus. Hamas nel frattempo sta dimostrando tutta la sua capacità di reazione. Anche ieri ha sparato razzi artigianali verso i centri abitati del sud di Israele, otto dei quali hanno raggiunto Ashqelon danneggiando una abitazione e colpendo il cortile di una scuola. Uomini politici e persone comuni si sono recati a Sderot a portare la loro solidarietà alla famiglia dello studente ucciso due giorni fa da un razzo. Israele ormai spara su tutto ciò che si muove lungo la sua frontiera con Gaza e persino con l'Egitto. Ufficialmente, per fermare chi lancia razzi, ma gli effetti sul terreno sono devastanti per i civili palestinesi. Ieri sera un pastore è stato ucciso, a nord della Striscia, da un missile aria-terra sganciato da un elicottero da combattimento. Un paio di ore dopo una ragazzina egiziana di 13 anni è stata ferita alla testa mentre giocava non lontano dal valico di Kerem Shalom, dove si incrociano i territori dello Stato ebraico, di Gaza e dell'Egitto. Secondo testimoni a centrarla è stato il fuoco israeliano. La famiglia ha riferito che suo cugino, un uomo di 40 anni, aveva subìto la stessa sorte all'inizio di gennaio, nella stessa zona. Il gioco si trasforma in morte. Lo dicono i tre bambini uccisi due giorni fa mentre giocavano a pallone a Jabaliya, lo ribadiscono i tre fratelli Darduna - Deib, Omar e Ali, rispettivamente di 11, 14 e 8 anni - e il loro compagno di partitelle di calcio Mohammed Hammuda, 7 anni, uccisi ieri, sempre nei pressi di Jabaliya, in uno dei tanti attacchi aerei che hanno investito Gaza. La "colpa" dei bambini palestinesi è quella di non avere una percezione esatta del pericolo, di non capire cosa significhi esattamente una guerra, di non sapere che la morte può arrivare dal cielo, sbucando all'improvviso dalle nuvole. Per loro, che non hanno a disposizione cortili di scuole e campetti ben curati dove tirare calci a un pallone, le campagne alla periferia dei centri abitati e dei campi profughi sono il terreno dove con due grosse pietre si segna una porta e si comincia a giocare. Terreni agricoli che Israele di fatto considera aree proibite e dove prima apre il fuoco e poi si accerta dell'intenzioni di coloro che vi erano entrati. La giustificazione è, sistematicamente, quella di "figure sospette impegnate a lanciare razzi" individuate dai soldati o dall'aviazione. Poi si scopre che in non pochi casi erano bambini o contadini. Il numero delle vittime aumenta con il passare dei giorni. A morire sono soprattutto i militanti armati o i poliziotti di Hamas. Ieri ne sono stati uccisi nove, in vari attacchi aerei che hanno preso di mira obiettivi non lontano dalla casa del premier del movimento islamico, Ismail Haniyeh. Tra i morti c'è anche Hamza Al-Hayya, figlio del deputato e alto dirigente di Hamas, Khalil al-Hayya. Forte del sostegno espresso dal Segretario di stato Condoleezza Rice e delle ambiguità del Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, soggetto alle pressioni della stampa e dell'opinione pubblica il premier israeliano Olmert esclude l'ipotesi di un cessate il fuoco che pure ieri è stato sollecitato anche dall'Unione europea. "Prenderemo tutti i terroristi, li attaccheremo, proveremo a fermarli", ha detto Olmert, ormai in pieno accordo con il ministro della difesa Barak, pronto a dare luce verde all'invasione di Gaza.

Torna all'inizio


Distrutta ong sanitaria: ora servono aiuti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'attacco israeliano di ieri contro la sede del Ministero dell'Interno a Gaza ha devastato anche la vicina sede dell'organizzazione non governativa Medical Relief, che ospitava la principale clinica e farmacia della Striscia di Gaza, un'ambulanza, un centro di sostegno per persone con handicap e gli uffici amministrativi. L'ambulanza, tutte le medicine e buona parte delle attrezzature sono andate distrutte. Lo stesso edificio è seriamente danneggiato. Nel 2007 Medical Relief ha raggiunto un milione e mezzo di palestinesi in quasi cinquecento città e villaggi e si è rivelato un indispensabile aiuto per la popolazione di Gaza negli ultimi mesi di assedio. Tutto ciò è stato ottenuto grazie a un'ampia rete d'infrastrutture e contatti costruiti nel corso dei suoi 29 anni d'attività. Mustafa Barghouthi, membro dell'assemblea legislativa palestinese e presidente del Medical Relief, ha dichiarato che "la punizione collettiva dei palestinesi di Gaza ha raggiunto livelli inaccettabili. Questo ultimo attacco ha devastato una parte essenziale del già seriamente devastato sistema sanitario di Gaza. Israele ha perso ogni senso di umanità, e l'indifferenza della Comunità internazionale gli consente una sanguinaria escalation di violenza contro un popolo imprigionato in un gigantesco carcere. Queste continue violazioni del diritto internazionale devono avere fine. Secondo le Convenzioni di Ginevra, colpire personale medico è un crimine. Organizzazioni regionali e singoli stati devono intraprendere azioni immediate per proteggere il popolo palestinese da Israele. Tutto questo deve finire, adesso". L'Associazione Gazzella-Onlus, partner del Medical Relief, rivolge un appello per inviare aiuti in modo da contribuire alla rapida ricostruzione della struttura distrutta. Per contributi: c/c 105279 (ABI 05018, CAB 03200) intestato a "Gazzella Onlus" presso la BANCA ETICA di Roma IBAN IT43 D050 1803 2000 0000 0105 279.

Torna all'inizio


Giocavano tutti a pallone, sette degli otto bambini palestinesi uccisi in due giorni di raid (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Giocavano tutti a pallone, sette degli otto bambini palestinesi uccisi in due giorni di raid israeliani sulla striscia di Gaza. I morti tra mercoledì e ieri sono in tutto trentadue: trentuno residenti della Striscia (oltre ai bambini anche un pastore) e della Cisgiordania, un israeliano a Sderot, la cittadina del Negev che da mesi viene bersagliata con i missili (fortunatamente poco precisi) lanciati dai militanti di Gaza. Un'escalation, apparentemente, senza via d'uscita. Il ciclo diventa sempre più violento. Il tono delle minacce sempre più acceso. Israele risponde ai kassam bombardando edifici e località dove si potrebbero trovare gli uomini armati; Jihad e Hamas rispondono alla soverchiante superiorità israeliana aumentando il tiro che ieri ha coinvolto anche la città portuale d'Ashkelon. E' uno scenario consumato. Hamas non vuole arrendersi e Olmert è troppo debole per non rispondere agli attacchi da Gaza. Se non provocano morti o feriti, resiste alle pressioni delle opposizioni che chiedono la sua testa e dei generali incerti ma scalpitanti; di fronte ai funerali di un israeliano sente il bisogno di rispondere con estrema durezza. Ieri sera un elicottero ha attaccato vicino all'abitazione del premier Ismael Haniyeh. Il giorno prima era stato bombardato il suo ufficio vuoto. Due messaggi chiari: nel mirino ci potrebbe essere lo stesso leader di Hamas. Sullo sfondo di questa ripresa della violenza, le parole di sconforto dei leader palestinesi (il presidente Abbas contrario alla lotta armata teme che possa essere necessario in futuro) e arabi per i quali la conferenza di Annapolis, dalla quale era uscito l'impegno a rilanciare il processo di pace, è fallita nel suo intento. Per il segretario generale della lega araba Amr Moussa, che ieri a Roma ha incontrato il ministro degli esteri Massimo D'Alema, Annapolis "sta andando verso il crollo, da Israele non è arrivata alcuna risposta positiva". E lo stesso premier israeliano Olmert ha cominciato a mettere le mani avanti per dire che un accordo entro il 2008 è sempre più improbabile. Parole e tensioni non sono piaciute alla Casa Bianca tanto che Condoleeza Rice sta tornando nella regione di fronte alla minaccia ventilata dal ministro della difesa, Ehud Barak di lanciare una vasta operazione di terra per fermare le milizie di Gaza e al pericolo di vedere lo scontro allargarsi anche al Libano. Un attacco di queste proporzioni, però, è per ora giudicato poco probabile. E non soltanto perché comporterebbe un alto numero di perdite tra i soldati israeliani e i civili palestinesi. Israele sta negoziando indirettamente con Hamas per la restituzione del caporale Shalit, rapito quasi due anni fa e, secondo molti, l'escalation rientra, pericolosamente, nel gioco complesso delle trattative in corso e dalle quali il movimento islamico vorrebbe ottenere il rilascio di centinaia di prigionieri palestinesi e, soprattutto, una tregua con Israele. Shimon Peres ha affermato ieri che così come Israele ha messo fine agli attentati suicidi così fermerà il lancio di kassam. Forse, ma difficilmente basteranno le armi. Visitando la salma del figlio, un militante ucciso in uno degli attacchi di ieri, Khalil al-Haya, esponente di spicco di Hamas già nel mirino d'Israele, ha ringraziato "dio per questo dono". "E' il decimo della mia famiglia a ricevere l'onore del martirio".

Torna all'inizio


Bambini palestinesi sotto tiro: altri otto uccisi nella Striscia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Vanno avanti senza sosta i raid di Tel Aviv: 17 le vittime di ieri. Attaccati i palazzi di Hamas Come durante la guerra in Libano, le incursioni non fermano i lanci di missili su Sderot Bambini palestinesi sotto tiro: altri otto uccisi nella Striscia Francesca Marretta Gerusalemme Altri morti a Gaza, ancora una volta di mezzo ci sono finiti i civili, ancora una volta i bambini. Altri razzi su Israele, ancora colpite, Sderot e Ashqelon, ma questa volta sulla città portuale sono piombati anche missili Grad, di gittata ben maggiore rispetto ai qassam. Ieri i morti nella Striscia sono stati almeno quindici. Quattro erano ragazzini morti nel corso della stessa incursione: Omar e Deib Darduna, di 11 e 14 anni, colpiti in pieno dalle deflagrazioni, Mohammed Hammuda, 8 anni e Ali Darduna, sette. Sale così a ventotto morti il bilancio delle ultime 36 ore, tra cui un neonato di 5 mesi ucciso mercoledì sera durante un attacco aereo alla sede del ministero dell'Interno di Hamas a Gaza City. L'edificio bersaglio dell'incursione era vuoto. Nelle case circostanti gli abitanti della zona si sono trovati, com'è evidente in un posto come Gaza, che conta la maggiore densità di popolazione al mondo, senza via di scampo. Un altro ragazzino di 12 anni, Amjad As-Sakani, è morto a Gaza City. Altri tre ragazzini palestinesi, tra cui uno di 5 anni, Muhammad Nasser Al-Borey, colpito mentre era in casa, sono stati uccisi nella zone di al-Tawam. Gli attacchi aerei hanno gravemente danneggiato la sede dell'organizzazione umanitaria Medical Relief e un posto di polizia situato a 150 metri dall'abitazione vuota del Premier "de facto" di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh. Anche in questo caso, c'è scappato il morto e quattro feriti che non erano obiettivo dell'attacco. I leader di Hamas vivono da settimane in clandestinità, consapevoli di essere bersaglio di omicidi mirati. Altro morto per caso, un pastore morto a nord di Gaza. Tra i miliziani uccisi, in maggioranza appartenenti ad Hamas, figura il figlio di uno del "falchi" del movimento islamico, Khalil Al Haya, capo del gruppo parlamentare del movimento islamico. Numerosissimi i feriti negli ospedali. Altri due palestinesi, esponenti delle brigate Martiri di Al-Aqsa, ala armata di Fatah, sono stati uccisi nella West Bank, durante un'incursione israeliana al campo profughi di Balata, presso Nablus. Com'è accaduto durante la guerra contro Hezbollah nell'estate del 2006, quando i massicci attacchi aerei sul Libano non hanno arrestato i Katiusha che cadevano a nord di Israele, il lancio dei missili da Gaza non si è arrestato. Al contrario, ha accresciuto la minaccia per la popolazione israeliana. Com'è accaduto mercoledì, quando un qassam si è portato via Roni Yechiah, morto nel parcheggio del college dove studiava per dare un futuro migliore ai suoi cinque figli, la risposta ai pesantissimi raid israeliani sulla Striscia di Gaza, è arrivata da Hamas, che dispone di armi in grado di colpire in maniera più precisa e pericolosa. Uno dei missili lanciati ieri da Gaza ha colpito la zona nord di Ashqelon centrando un'abitazione, un altro è caduto nei pressi di una scuola. Nonostante i rifugi antimissile vi sono stati feriti e numerosi ricoveri di persone in stato di shock. Centinaia di persone hanno partecipato a Sderot al funerale di Yechair. "Ti amo Roni, te ne sei andato così presto, come farò senza di te?", la disperazione della moglie. Uguale a quella urlata in un'altra lingua dai familiari degli uccisi al di là del confine. Il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, che ieri ha tenuto una fitta serie di consultazioni con alti ufficiali della forze armate e con diplomatici stranieri, ha minacciato una vasta operazione militare nella striscia di Gaza, dichiarando che la soluzione al problema dei razzi su Israele arriverà molto più rapidamente di quanto si possa immaginare. "Bisogna prepararsi a un'intensificazione del conflitto sul fronte sud. Hamas pagherà il prezzo dei suoi attacchi", ha sentenziato ancora Barak. Il governo israeliano non è tuttavia compatto sul possibile scenario di una reinvasione di Gaza. Ieri da Sderot il ministro della sicurezza interna Avi Dichter, ha dichiarato che un'operazione del genere non fermerebbe il lancio dei razzi, bollando tale visione come "populista". Il portavoce dell'ala armata di Hamas, Abu Obeida, ha dal canto suo dichiarato: "Stiamo facendo del nostro meglio per migliorare la nostra capacità. Non avremo mai equipaggiamenti comparabili con quelli del nemico, ma stiamo lavorando per rendere ogni sua aggressione un'avventura di cui pentirsi". Ieri l'Anp ha condannato le incursioni israeliane a Gaza e in West Bank. La spirale di violenza delle ultime ore sembra aver incrinato gravemente i negoziati di pace israelo-palestinesi. "In questo momento io sono contro il ricorso alle armi contro Israele perché non avremmo la meglio, ma in futuro le cose possono cambiare", ha dichiarato nel corso di un'intervista al quotidiano giordano al-Dusutr . A proposito dell'iniziativa di pace yemenita per riprendere il dialogo con Hamas, la precondizione per Abbas è che gli islamici ammettano "di aver compiuto un golpe al quale devono rinunciare", aggiungendo di essere pronto ad andare ad elezioni a cui partecipi il movimento islamico. Secondo l'organizzazione israeliana per i diritti umano B'Tselem, durante i primi due mesi del 2008, l'esercito israeliano ha ucciso 146 palestinesi tra Cisgiordania e Gaza. A cui vanno aggiunti i morti delle ultime ore. 29/02/2008.

Torna all'inizio


La Libia occupata, la "civilizzazione"e il massacro di Cufra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: se le rivendicazioni di Gheddafi per fatti così remoti fossero fomentate dalle imprese italiane interessate al progetto di costruire l'autostrada libica? La realizzazione di quest'opera rappresenterebbe, per loro e per i percettori di bustarelle, una fonte di guadagni colossali al di fuori della giurisdizione fiscale italiana, con una ulteriore spoliazione delle nostre già disastrate finanze. Va bene la pena di suscitare le recriminazioni internazionali ed a chi importa se il paese va a fondo? Faremo una ulteriore riforma previdenziale e sanitaria! La strada riparatrice (la via Balbea) noi la abbiamo già costruita da tempo in Libia e non tocca a noi affiancare una autostrada in un Paese così ricco! Purtroppo noi nutriamo una schiera di sedicenti storici che alimentano le loro ispirazioni rotolando nel fango i nostri valorosi soldati! Eppure le storie di conquista e di colonizzazione sono piene di esempi ben meno edificanti. Per citarne solo alcuni inglesi e francesi che hanno sterminato i nativi del Nord America e li hanno deportati nelle "riserve", spagnoli e portoghesi hanno fatto anche peggio nel Centro e Sud America. E che dire di quanto è avvenuto nelle loro sterminate colonie (inclusa Australia) e della deportazione degli schiavi neri, per non parlare della guerra contro i boeri, in India, in Sudan o anche in oriente (Hiroshima e Nagasaki) in Europa (Dresda) nel Medio Oriente (Iraq a più riprese), Palestina in cui i nativi sono stati espropriati della loro patria. D'altra parte gli italiani, eccezion fatta per sporadici episodi bellici esposti con animosità che hanno riguardato quelli che oggi sarebbero definiti "terroristi", hanno portato ovunque civiltà e non hanno spogliato le colonie delle loro ricchezze come invece hanno sempre fatto gli altri colonizzatori (che si guardano bene dal fare esame di coscienza). Non si possono confrontare i morti ma quanti se ne possono contare oggi in Eritrea, in Abissinia ed in Somalia dopo che le popolazioni locali si sono sottratte al giogo italiano? Gli ascari, i dubat, gli zaptie si sono arruolati ed hanno combattuto coraggiosamente fianco a fianco con i nostri soldati e dobbiamo semmai lamentare che questa repubblica democratica si sia dimostrata ingrata nei loro confronti. L'Italia ha restituito l'obelisco di Axum ma altri hanno restituito i fregi del Partenone e le altre prede di inestimabile valore che fanno mostra di sé nei musei d'Europa? Tommaso Bertolazzi GENOVA 29/02/2008 Mi dispiace, signor Bertolazzi, ma lei ha trovato in me un ennesimo estimatore degli storici "sedicenti", che non apprezza abbastanza l'opera civilizzatrice dell'Italia in Libia - e nemmeno in Etiopia, se è per questo. Assieme a me, non ha apprezzato affatto tale opera la War Crimes Commission dell'Onu, che ha raccolto un bel po' di materiale documentario sull'idea di civilizzazione della nostra occupazione. Come esempio edificante ricordo le note relative al piccolo episodio di Cufra, come riportate nelle opere dei "sedicenti" storici Del Boca e Ottolenghi. Cufra è città santa per gli islamici perché sede della Senussia, considerata da Graziani "centro di raccolta di tutto il fuoriuscitismo libico", ovvero quelli che lei, come Graziani considera terroristi e i Libici considerano resistenti, visto che resistono all'occupazione militare straniera. Il 26 agosto Cufra è bombardata e i ribelli inseguiti, verso il confine con l'Egitto. Graziani parla di 100 uccisi, 14 passati per le armi e 250 prigionieri tra cui donne e bambini. Il bilancio complessivo è molto più alto. Il 20 gennaio 1931 Cufra è occupata; seguirono tre giorni di saccheggi e violenze di ogni tipo fatti dai soldati col tacito assenso dei superiori, 17 capi senussiti impiccati, 35 indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, 50 donne stuprate, 50 fucilazioni, 40 esecuzioni con accette, baionette, sciabole. Atrocità e torture impressionanti: a donne incinte squartato il ventre e i feti infilzati, giovani indigene violentate e sodomizzate (ad alcune infisse candele di sego in vagina e nel retto), teste e testicoli mozzati e portati in giro come trofei; torture anche su bambini (3 immersi in calderoni di acqua bollente) e vecchi (ad alcuni estirpati unghie e occhi). Per il resto, autostrade comprese, faccia lei. 29/02/2008.

Torna all'inizio


Missili su Gaza muoiono 4 bimbi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa RaidUcciso figlio di capo Hamas Missili su Gaza muoiono 4 bimbi GAZA Giocavano a calcio su una spianata di sabbia alla periferia del campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza: loro lanciavano la palla, poco distante i miliziani lanciavano razzi Qassam. Il missile lanciato da un elicottero israeliano ha però mancato il vero obiettivo e il micidiale ordigno è esploso nel mezzo del campetto da gioco: quattro ragazzini palestinesi (il più piccolo aveva 7 anni, il più grande 14) sono morti, i miliziani sono invece fuggiti incolumi. è la seconda strage di bambini che in poche ore si consuma per sbaglio: mercoledì sera in un identico campetto da gioco vicino a Beit Hanun sono stati uccisi per errore altri tre piccoli palestinesi. Un quarto, di appena sei mesi, è morto nella notte investito dalle schegge di una bomba israeliana destinata a radere al suolo un edificio di Hamas. Il bilancio dei morti di Gaza anche ieri è stato pesante: oltre ai quattro bambini, sono rimasti uccisi in diversi raid aerei tre civili e sei miliziani. Fra di loro il figlio di Khalil al-Haya, capo del gruppo parlamentare di Hamas, e personalità di prima fila del movimento islamico. I ripetuti bombardamenti israeliani appaiono la risposta ai lanci di Qassam che pure le milizie palestinesi hanno continuato a tirare, e non più soltanto verso la vicina Sderot Nel pomeriggio almeno tre razzi hanno infatti colpito il centro di Asqhelon, città israeliana di 110.000 abitanti a 18 chilometri dalla Striscia: sembrava finora un obiettivo irraggiungibile per le armi di Hamas, ed ora invece si scopre pericolosamente alla loro portata.

Torna all'inizio


ISRAELE BOMBARDA, STRAGE DI BAMBINI (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele bombarda, strage di bambini Gerusalemme. Ormai è un bagno di sangue. Ieri almeno 13 palestinesi, tra cui quattro bambini, sono rimasti uccisi in una ondata di violenti attacchi aerei lanciati da Israele su Gaza. Tre dei bambini erano fratellini. Il quarto, era un loro compagno di giochi. Altri quattro bambini (tra i quali uno di sei mesi) erano stati uccisi l'altro giorno da un missile israeliano. Dal minuscolo territorio palestinese, sotto il controllo di Hamas dallo scorso giugno, continuano nel frattempo i lanci dei razzi artigianali verso il sud di Israele, uno dei quali che mercoledì ha ucciso a Sderot uno studente del college Sapir. Ieri ne sono caduti altri nel territorio dello Stato ebraico e un missile, di tipo Grad, ha colpito una abitazione ad Ashqelon. Attacchi e rappresaglie dell'una e dell'altra parte. Israele punta l'indice contro Hamas e il ministro della difesa Ehud Barak è tornato a minacciare una vasta operazione militare, di fatto la rioccupazione di una buona parte della Striscia di Gaza. Da parte sua il premier Ehud Olmert ha ribadito che Israele respingerà ogni proposta di levare l'embargo economico su Gaza. Hamas rimanda al mittente le accuse e afferma che i lanci di razzi sono una risposta alle aggressioni israeliane e alle uccisioni di bambini innocenti. E lancia un avvertimento: lo Stato ebraico pagherà caro una offensiva contro Gaza. La situazione sta precipitando. Al punto che anche il presidente Abu Mazen - da sempre su posizioni moderate - non ha escluso il ricorso alla lotta armata se falliranno i negoziati. mic.gio.

Torna all'inizio