HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

Torna all’indice di Febbraio 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DAL 19 AL 21 FEBBRAIO 2008       #TOP


Report "Israele/Palestina"

Da Israele agli hotel La maledizione della Fiera del Libro ( da "Stampa, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: PROBLEMI PER LA KERMESSE LETTERARIA Da Israele agli hotel La maledizione della Fiera del Libro Adesso qualcuno comincerà a parlare della maledizione della Fiera del Libro. Prima le inarrestabili polemiche sulla scelta dell'ospite della rassegna, Israele al suo 60° anno di nascita, che ha già scatenato fiumi d'inchiostro arrivando a Cnn e ad Al Jazeera.

SE IL PING-PONG aiutò la distensione fra gli Usa di Nixon e la Cina di Mao, ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esercito israeliano _ "Ma ho lavorato molto più duramente sul campo da tennis per diventare la n.15 del mondo un anno fa che là nel kibbutz" _ ha infranto un piccolo grande muro politico. E stata la prima israeliana, infatti, a disputare un match _ vinto oltretutto, 6-4, 6-3 sulla slovena Andreja Klepac _ in un Paese arabo.

I pasdaran: Hezbollah distruggerà Israele ( da "Unita, L'" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del IRAN I pasdaran: Hezbollah distruggerà Israele TEHERAN "Nel prossimo futuro saremo testimoni della distruzione di questo microbo cancerogeno che è Israele, ad opera dei soldati di Hezbollah". L'Iran torna ad attaccare verbalmente lo Stato ebraico, e lo fa per bocca del capo dei Guardiani della rivoluzione, Mohammad Alì Jafari.

Di pietro, scontro sulle tv fiorello: non andate a votare ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sua sfida alla politica invitando tutti gli ascoltatori a non andare a votare ("Strappate e buttate via il vostro certificato elettorale"), se prima di allora i politici non si saranno dati da fare per ripulire dai rifiuti le strade della Campania. è ufficiale la candidatura di Rutelli a sindaco di Roma. CARLUCCI, CASADIO, FONTANAROSA, PALESTINI E VITALE DA PAGINA 6 A PAGINA 11.

Presentato il libro dell'ex ambasciatore di Israele in Italia ( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele". Risata generale, e via a tessere le lodi di Gol, "ambasciatore molto poco "diplomatico", ma dotato di schiettezza e franchezza che gli hanno permesso di far superare all'Italia il pregiudizio nei confronti d'Israele". Caloroso l'applauso che la platea, composta in massima parte dai principali esponenti della comunità ebraica romana,

Le lacrime dei fratelli di piazza "adel aveva un cuore grande" - massimo pisa ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, Bulgaria, Turchia, Francia e Germania, Spagna e Ungheria. Qui i passanti sono gentili, se sei educato ti danno una moneta, una sigaretta, una camicia. Io vivo per strada ma non sono ignorante: sono latino, noi romeni ci federammo con l'imperatore Traiano.

"fuori dal ruvido per la pelle scura" - alessandro cori ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anni dopo aver lasciato la Palestina per venire in Italia a studiare: "Mio figlio è bolognese a tutti gli effetti, innanzitutto perché è nato qui". Fino a poco tempo fa Amir aveva sentito parlare dei problemi legati alla discriminazione razziale solo dai discorsi fatti con i suoi genitori o perché ne aveva discusso in classe con gli insegnanti.

La vita pubblica bloccata nella carta moschicida del ricordo ( da "Manifesto, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alla Palestina o al Rwanda. Di qui la necessità di un'analisi dei rapporti tra memoria e saperi che intenda rimettere seriamente in discussione le forme di appropriazione egemonica della memoria, in vista di una sua "monumentalizzazione" non negoziabile o al servizio di un'identità etnica o nazionale radicata su un territorio.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 13 categoria: ALT... ( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Con questo spirito sono stato al G8, e in Palestina. Son cose che ci riguardano. Non credo all'antipolitica: ci sono momenti in cui la politica è vista con maggior sospetto, perché concentrata su riti e miti interni, e altri in cui si apre alla società. La campagna elettorale 2008 può essere uno di quei momenti".

Italia-Israele, Fini attacca D'Alema ( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gianni Letta era risultato più diplomatico di Fini, il quale ha alluso al viaggio del 2006 a Beirut nel quale D'Alema visitò a fianco di un fondamentalista i palazzi bombardati da Israele. Israele Ehud Gol, ex ambasciatore di Israele in Italia.

Palestina, le punizioni collettive di Tel Aviv ( da "Liberazione" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano, raccontano al mondo il loro bisogno di pace e giustizia. Entrambi hanno sofferto sulla propria pelle un lutto famigliare a causa del conflitto: Ali ha perso un fratello, ucciso a freddo da un soldato israeliano ad un check point, Elik, una sorella, rimasta vittima di un attentato kamikaze nel 1997.

Palestina quale futuro? ( da "Liberazione" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: delle soluzioni realistiche per Israele e Palestina. E lo fa alle 16.30 nell'Aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di SIENA, presentando il recente volume da lui curato "Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca Book), straordinaria miscellanea di interventi sulla questione più spinosa degli ultimi 60 anni (

Le ballate di chava alberstein la joan baez d'israele - andrea morandi ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Rassegne Domani agli Arcimboldi per i 60 anni dello Stato israeliano Le ballate di Chava Alberstein la Joan Baez d'Israele Sue le musiche di "Free Zone" il film di Gitai Oggi sul palco Omer Avital ANDREA MORANDI Quando nel 1988, durante la prima Intifada palestinese, incise una canzone di critica nei confronti del governo di Israele, alcune radio ne vietarono la messa in onda e,

Le montagne che i turchi chiamarono "balkan" - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: a partire dal terrorismo arabo ed ebraico nella Palestina del Mandato britannico, in tutti i rifugi e riunioni clandestine dei gruppi terroristici che hanno sconvolto il mondo contemporaneo. Né il resto dei Balcani, mentre esplodevano le bombe dell'Imro, rimaneva tranquillo. Si succedevano infatti gli assassinii politici in Jugoslavia, i ventimila morti del "terrore bianco"

"Da Gerusalemme a Roma" ( da "Opinione, L'" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele in Italia con la prefazione di Silvio Berlusconi "Da Gerusalemme a Roma" di Dimitri Buffa Ehud Gol per quasi cinque anni ha rappresentato un vero e proprio mito per gli amici di Israele in Italia. Un ambasciatore per niente diplomatico, anzi chiaro e diretto, che senza ipocrisie ha difeso il proprio stato di fronte all'

"All'Università avvolti nella bandiera d'Israele" ( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele" GIOVANNA FAVRO TORINO La stella di Davide gialla appuntata sul petto, e, sulle spalle, la bandiera di Israele. Così domani si presenteranno a lezione due professori dell'Università torinese. Per denunciare "un clima non più respirabile", passeggeranno nell'atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche,

TARIQ RAMADAN ORDINA IL BOICOTTAGGIO ( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 12 FEBBRAIO 2008 22 GENNAIO 2008 LA PROTESTA 9 FEBBRAIO 2008 IL PRESIDENTE NAPOLITANO: "SARÒ ALLA FIERA" TARIQ RAMADAN ORDINA IL BOICOTTAGGIO SCRITTE SUI MURI INSULTI CONTRO ISRAELE AL LINGOTTO 1 2 3.

Israele mostra le razzie dei nazisti ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Reich si appropriò Israele mostra le razzie dei nazisti Al Museo di Gerusalemme la grande esposizione "In cerca di proprietari", opere d'arte francesi (e non) delle quali il Terzo Reich si appropriò --> "In cerca dei proprietari" (Looking for owners) è il titolo di una grande esposizione di opere d'arte razziate in Francia dai nazisti che si è aperta al Museo nazionale di Israele,

La Comunità ebraica romana, circa 15 mila persone, la più grande d'Italia, voterà dom ( da "Messaggero, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una nuova aggregazione per la prima volta al voto, "Per Israele", lista di maggioranza nella vecchia consiliatura e "Per i giovani insieme", lista di minoranza che ha comunque governato insieme alla precedente in un giunta di coalizione. Si vota con il sistema del panachage con 16 preferenze anche su liste diverse.

Tortolì (Og) Un'avventura entusiasmante nei misteri della matematica liberamente riadattata da "Il mago dei numeri" di Enzensberger e da "L'uomo che sapeva contare" di Malba Tahan: ( da "Liberazione" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati (Jaca Book) alle 17 Sala Conferenze D del Dipartimento di Studi politici in via Giolitti 3. E ne discute con Giorgio Frankel del Centro Luigi Einaudi e Angelo d'Orsi. Serata dedicata al ricordo dei crimini dimenticati dell'Italia fascista nella ex Jugoslavia: presentazione del libro di Enrico Vigna Pagine di storia rimosse

La società liberale non ammette censure ( da "Opinione, L'" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hagen sarebbe da leggersi come un israelita dedito alla masturbazione. La cecità delle ideologie è quindi una parte non secondaria della cultura occidentale: pure nelle sue manifestazioni popolari. Non c'è il minimo dubbio che il cantautorame italiano abbia diffuso testi in cui si invitava la gente a dotarsi di falci e martelli non già come simboli da esibire in cortei e sfilate,

La visita di holmes nella striscia ( da "Riformista, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La visita di holmes nella striscia L'Onu che non piace a Israele Sir John Holmes, sottosegretario dell'Onu agli affari umanitari, vanta un pedigree diplomatico di alto livello presso sua Maestà Britannica. Nel Foreign Office e a Downing Street. È uno di quegli uomini, insomma, che soppesa le dichiarazioni pubbliche, e che sa come va il mondo.

Israele ricovero forzato per gli anoressici ( da "Voce d'Italia, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: le vittime sono numerosissime Israele: ricovero forzato per gli anoressici Yatom propone una legge per l'ospedalizzazione forzata anche dei soggetti maggiorenni Israele. 20 feb. – Dany Yatom, deputato laburista, propone alla Knesset (Parlamento) di introdurre il ricovero forzato di maggiorenni malati di anoressia.

Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown ( da "Stampa, La" del 20-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in questa terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte,

IN CITTA' Arman e Zona Grigia PALAZZO BRICHERASIO, VIA T. ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, O ( da "Stampa, La" del 20-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 4369917 Personale dell'artista israeliano, che si può visitare sino al 29 febbraio. Pangolino- Molinaro VIRANDO, C.SO LANZA 105, OR.: LUN-SAB 16,30/20 Rimane allestita sino al 16 febbraio"Cieli interiori", personale di Tiziano Bergamini, in arte Pangolino. Mercoledì 20 febbraio, dalle 18 alle 23, s'inaugura "Del colore e della natura",

Noi europei, capaci di tutto ( da "EUROPA.it" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anno Israele. "Una perfetta idiozia antisemita ? tuona ? la cultura scritta è da sempre la patria degli ebrei, popolo senza terra. Dare fuoco ai libri o censurarli equivale, perciò, a non rispettare il diritto di quel popolo a esistere". Lei che ha conosciuto stalinismo e nazismo, come spiega quest'Europa divisa tra civiltà e barbarie?

Abu Mazen frena i suoi Gaza non è Pristina ( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uno dei negoziatori con Israele. "Noi siamo stati occupati da prima che il problema del Kosovo sorgesse", ha aggiunto Rabbo. La proposta però è stata subito bocciata da diversi dirigenti dell'Anp, primo fra tutti il presidente Abu Mazen: "Proseguiremo sulla strada del negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008 che risolva tutte le questioni dello status finale,

Israele a Librolandia Arriva l'ambasciatore ( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Volli con le bandiere Israele a Librolandia Arriva l'ambasciatore Gideon Meir oggi ricevuto dal sindaco LUCIANO BORGHESAN GIOVANNA FAVRO Gideon Meir, l'ambasciatore d'Israele, è a Torino. Alle 12,30, a Palazzo Civico, incontrerà il sindaco: una visita fissata da tempo, prima che sorgessero le polemiche sulla Fiera del Libro dedicata agli scrittori israeliani,

Pasticcieri e artisti alla ricerca di un "passaporto culturale" ( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Rafram Chaddad (Israele), Gayle Chong Kwan (Regno Unito), Manuel van Dorsselaer e Eva van Tulden (Belgio), Mele Duccio (Italia), Fatima El Hassani (Marocco) e Marcello Russo (Italia), Saïd Ait El Moumen (Marocco), Marilena Joannides (Cipro), Network nomadic architecture, Lea Petrou e Maria Nymfiadi (Grecia), Oraib Toukan (Giordania),

L'ebreo accusato dagli ebrei ( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano figlio dell'ex rabbino capo di Roma, figura eminente dell'ebraismo e della storia italiana, rivendica le sue tesi e risponde alle accuse. La prima edizione ebbe appena il tempo di uscire, un anno fa, e subito fu ritirata su richiesta dell'autore, quando alle recensioni anche feroci dei suoi colleghi (Carlo Ginzburg fu il più duro)

Torna 'Pasque di sangue' Toaff: difendo la mia ricerca ? ROMA ? "L'OMICIDIO rituale è e rimane uno s... ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che suscitò enormi polemiche per i suoi contenuti, lo storico italo-israeliano Ariel Toaff (Università di Bar Ilan) manda oggi in libreria (sempre con l'editore il Mulino) la nuova edizione con lo stesso titolo. E nella postfazione obietta ai suoi critici e difende la libertà di ricerca da condizionamenti politici o ideologici.

"i palestinesi seguano l'esempio" ma il presidente abu mazen frena ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Se la colonizzazione dovesse andare avanti e con Israele non si riuscissero a intavolare negoziati seri, anche noi come Pristina dovremmo dichiarare l'indipendenza unilateralmente" ha detto Yasser Abd Rabbo, consigliere di Abu Mazen. Ma dall'entourage del presidente dell'Autorità palestinese sono poi arrivate frenate.

Addio maschi, trionfano le sorelline di amy - giuseppe videtti roma ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: battezzata la Carla Bruni d'Israele, ospite giovedì 28 del Festival di Sanremo; Zeb & Haniya, nuove protagoniste in Pakistan della musica pashtun. Intanto l'Inghilterra è alla ricerca della prossima diva. E gli occhi sono tutti puntati su Paloma Faith, una trasformista, sorta di Amy Winehouse del burlesque.

Il regista akin si racconta da cinescolaro - emanuela giampaoli ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, Spagna, Bulgaria, oltre a due lavori della prestigiosa scuola polacca di LÓdz. La sezione "Visioni italiane", riservata ai filmaker di casa nostra, sorprende invece con la presenza sullo schermo di volti noti come Lucio Dalla in "Il califfo" o l'attrice Valeria Solarino e il dj Enrico Silvestrin in "La moglie" (

Bigatto al kismet racconta il male e la sua banalità - antonella gaeta ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Otto Adolf Eichmann davanti al tribunale israeliano dichiarò che in fondo si era occupato "soltanto di trasporti". In verità, da tenente colonnello delle SS aveva coordinato il trasferimento di milioni di ebrei nei campi di concentramento e di sterminio. L'ufficiale era stato catturato in Argentina nel 1960: portato a Gerusalemme, fu condannato a morte e impiccato due anni dopo.

Iran, il giorno delle impiccagioni - giampaolo cadalanu ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ahmadinejad: "Israele sporco microbo" Il bilancio dei giustiziati ha già raggiunto quota 48 dall'inizio dell'anno GIAMPAOLO CADALANU Richiami dalla comunità internazionale, moratoria delle esecuzioni proclamata dall'Onu, appelli delle organizzazioni abrogazioniste: niente smuove gli ayatollah.

"quel copricapo dei contadini diventato simbolo" - cristina nadotti ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: pensare che non ci sarà più chi fa le kefiah in Palestina. è un segno di quanto ha prodotto l'occupazione: sono state distrutte tutte le strutture produttive, i palestinesi dipendono solo dagli aiuti esteri". Wasim Dahmash, storico palestinese, rintraccia le origini della kefiah, un simbolo non solo politico, ma anche storico e culturale, e si rammarica di quanto sta accadendo all'

Alberto stabile gerusalemme ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per lo meno, quella made in Palestine, telai anni Sessanta, cotone egiziano, manodopera palestinese. Quello che Hamas, che non ha mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo farà la globalizzazione.

Susanna nirenstein ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Robert Bonfil, agli americani Ronnie Po-Chia Hsia a Yosef Yerushalmi. Ognuno di loro dette giudizi negativi radicali che innanzitutto bocciavano il metodo della ricerca che investiva l'omicidio rituale di bambini cristiani in corrispondenza della Pasqua ebraica: dare per buone le confessioni estorte con la tortura che persino la Chiesa alla fine non aveva più considerato

"difendo la mia ricerca" - bologna ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il suo libro però è stato criticato anche in Israele. "Forse perché uno dei miei scopi era sfatare il mito dell'ebreo sempre vittima, che ha sempre ragione". è una critica alla storiografia ebraica? "Sì. Dopo la Shoah è ripiegata sull'agiografia: parliamo sempre di più di martiri ed eroi.

Adesso la kefiah è made in cina - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quella originale fatta in Palestina. Quello che Hamas, che non ha mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo farà la globalizzazione. Adesso, rivela Le Monde, anche nei Territori la stragrande maggioranza delle kefiah sono prodotte in Cina,

Idea dai Territori: indipendenza da Israele ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con Israele, allora anche noi dovremmo fare il passo di annunciare unilateralmente la nostra indipendenza perché è a questo che ci sta portando Israele", ha annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del presidente Abu Mazen.

La politica dei sorrisi e il riavvicinamento tra Teheran e il Cairo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la prima nazione araba ad avere ufficialmente riconosciuto Israele e ad avere stabilito rapporti diplomatici con lo Stato Ebraico, il Grande Ayatollah Ruhollah Khomeini tagliò tutte le relazioni con l'Egitto. Stabilì, inoltre, che queste non sarebbero mai riprese a meno che il Cairo non avesse rotto ogni suo legame con Gerusalemme.

Dietro il velola perditadella libertà ( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Giuliana Sgrena non fa sconti a nessuno: "Anche in Palestina la situazione è precipitata in modo drammatica. Le donne un tempo erano libere, ora sono spaventate. Tutti i gruppi armati, Hamas e non solo, sono violenti, si trovano racconti di orrori contro le donne. Devono finire". b. s. 21/02/2008.

Alfabeti rodarianiil gioco della fantasia ( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il museo apre le sue porte a un concerto dell'Augustantica Ensembre a cura di Nugae e Associazione Mozart Genova. L'ensemble che suona su strumenti originali d'epoca, è composto da strumentisti provenienti da Italia, Austria, Olanda, Israele, Germania. In scaletta pagine di Kummel, Mozart e Rossini. L'ingresso al concerto è libero. 21/02/2008.

TEL AVIV L'entusiasmo per l'indipendenza unilaterale proclamata dal Kosovo, e in parte già ric ( da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con Israele, allora anche noi dovremmo fare il passo di annunciare unilateralmente la nostra indipendenza perché è a questo che ci sta portando Israele", ha annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del presidente Abu Mazen.

CONTRORDINE generale: per celebrare Pesach, gli ebrei non sacrificavano bambini catto ( da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cita le recenti ricerche dello storico Israel Yuval su riti e liturgie di estremisti ebrei tedeschi quasi sulle Alpi: usavano appunto maledizioni anticristiane (e Yuval non consulta i processi di Trento) ignote a tutti gli altri ebrei nei loro Seder di Pesach, e presenti invece nelle deposizioni dei processi di Trento.

Pristina, perché l'Italia vuole sbagliare ancora? ( da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Lo stato di Palestina non c'entra - quelli sono territori occupati illegalmente. Le secessioni nel terzo millennio portano con sé gli stati etnici o almeno una ambiguità sul concetto di popolo che non ci convince. La nostra soluzione al problema vorrebbe chiamarsi Europa.

Anche noi indipendenza, ma Abu Mazen dice no ( da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sponsor del negoziato israelo-palestinese. Ha perciò incaricato i suoi collaboratori più stretti di smentire Rabbo. "Abbiamo bisogno di una vera indipendenza - ha affermato il negoziatore Saeb Erekat - noi non siamo il Kosovo. Siamo sotto occupazione israeliana". Anche l'ex premier Abu Ala, capo della delegazione palestinese impegnata nel negoziato in corso,

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-21 num: - pag: 16 Conservatorio... ( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tournée con la Filarmonica di Israele ha trovato il tempo di scrivere due libri per ragazzi su Beethoven e HÄndel. Oggi si presenta alle Serate Musicali nei panni del concertista virtuoso (ore 21, Conservatorio, v. Conservatorio 12, € 10-15, tel. 02.29.40.97.24), accompagnato dal pianista Kirill Gerstein nelle Sonate di Rachmaninov e del pianista e direttore Mikhail Pletnev.

<Lei perde perché non si atteggia a guru> ( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma anche McCain mi fa sentire insicura quando dice di volere Condi Rice come vicepresidente e James Baker come inviato in Israele. Ho sempre votato democratico, eppure non mi sono mai sentita tanto orfana di candidati come adesso". Alessandra Farkas Cynthia Ozick 79 anni.

L'antiebraismo dei buoni ( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro di Torino per la presenza di Israele quale ospite d'onore e la pubblicazione di una lista di proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, dobbiamo ammettere che l'antiebraismo e l'anti-israelismo sono tratti salienti nella vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese.

La grande festa del mare è per tutti ( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un gruppo di buyer provenienti da Australia, Cina, Emirati Arabi, Israele e Russia. Ma l'attrazione più spettacolare sono sempre le grandi barche, molti i nomi prestigiosi a cominciare da Rizzardi, e poi, attraverso i dealer locali Azimut e Itama che sarà portata in "passerella" dal dealer, molto attivo non solo nel Lazio, MoMa.

<Morirai> Minacce a Grant ( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Avram Grant (foto). Nel pacco, aperto da uno dei componenti dello staff, c'era anche una polvere bianca (risultata poi inoffensiva) accompagnata dalla scritta: "Quando aprirai questa busta morirai lentamente e dolorosamente". La squadra, Grant compreso, era ad Atene per la gara di martedì contro l'Olympiacos (

Dalla Padania a Gaza Il Kosovo fa scuola ( da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: di risultati nei negoziati con Israele, l'Autorità nazionale palestinese dovrebbe fare come i kosovari e proclamare unilateralmente l'indipendenza. L'idea però non ha convinto l'attuale leadership Anp, impegnata proprio in questi giorni nella fase più delicata dei negoziati (secondo Haaretz, Abbas e Olmert hanno deciso di di ampliare proprio ieri i negoziati oltre le cosiddette "

Iran, altro che moratoria Dieci esecuzioni in un giorno (48 nel 2008). Ahmadinejad: <Israele sporco microbo> ( da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ieri per la cronaca è poi tornato a parlare il presidente Ahmadinejad, e tanto per cambiare l'ha fatto attaccando Israele. Commemorando la morte del capo Hezbollah Imad Mugniyeh, il presidente iraniano ha definito Israele "uno sporco microbo nero", "un animale selvaggio" e "lo spaventapasseri dell'Occidente", che l'Iran "cancellerà dalla faccia della Terra".

Legge 194, una scelta che spetta solo alle donne Omofobia, di chi è la colpa di certi episodi? Un'idea per il lancio della "nuova Liberazione" ( da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: per Israele (http://masada2000.org/list-Ahtml). Nella lista ci sono anche nomi illustri, come Norman Filkestein, Ilan Pappe, Naomi Klein, il musicista Gilad Atzmon, Nuri Peled e centinaia di altri. Proprio per non strumentalizzare la vicenda della black-lista, non sarebbe meglio riscontrare una simile reazione da parte del Viminale anche per quest'

Domino 4 fino al medio oriente? ( da "Riformista, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dello stato di Palestina senza passare attraverso un accordo di pace con Israele. Correva l'anno 2000, l'intesa si impantanò a Camp David, nel summit di luglio con Ehud Barak, officiato dall'allora presidente Bill Clinton. E le idee di una dichiarazione unilaterale si spensero con la passeggiata di Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee e con lo scoppio della seconda intifada.

L'Olp: "Fare come il Kosovo!" ( da "Opinione, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esternato di ciò con il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot. Rabbo ha detto che "i palestinesi potrebbero dichiarare l'indipendenza in modo unilaterale se i negoziati di pace con Israele non dovessero andare a buon fine". Precisando anche che: "Il Kosovo non è meglio di noi, ci meritavamo l'indipendenza anche prima di loro e per questo chiediamo il sostegno degli Stati Uniti e dell'

Ucoii, poche proteste. Purtroppo ( da "Opinione, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il quale da sempre predica la distruzione dello Stato di Israele e inneggia ad Hamas, il gruppo terroristico che governa la Palestina. Insieme al suo ex-segretario nazionale Hamza Roberto Piccardo, nell'agosto 2006, ebbe un'idea: far pubblicare nelle pagine dei giornali del gruppo "Quotidiano Nazionale" una inserzione a pagamento.

LA PALESTINA SI PROCLAMI INDIPENDENTE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La sua posizione è però frutto anche delle minacce del partito religioso Shas che rifiuta la possibile restituzione ai palestinesi della zona araba (Est) di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967, e minaccia di uscire dal governo e di lasciare Olmert senza maggioranza. Ramallah: il muro di separazione costruito da Israele A sinistra, il serbo Tadic.


Articoli

Da Israele agli hotel La maledizione della Fiera del Libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

PROBLEMI PER LA KERMESSE LETTERARIA Da Israele agli hotel La maledizione della Fiera del Libro Adesso qualcuno comincerà a parlare della maledizione della Fiera del Libro. Prima le inarrestabili polemiche sulla scelta dell'ospite della rassegna, Israele al suo 60° anno di nascita, che ha già scatenato fiumi d'inchiostro arrivando a Cnn e ad Al Jazeera. Ora anche lo sciopero degli albergatori, che d'accordo, non bloccherà i gestori delle "dépendance" di Meridien e Art& Tech (perché loro sono iscritti al Gruppo Turistico Alberghiero che dipende dall'Unione Industriale), ma comunque rappresenta un bel colpo. Solo il mitico hotel "Roma" di piazza Carlo Felice (a proposito di letterati, passato alla storia perché in una sua stanza decise di morire Cesare Pavese) nelle prime due settimane di maggio si riempirà di responsabili di case editrici, come spiega il suo proprietario Alessandro Comoletti, presidente Federalberghi e quindi promoter dello sciopero. In ogni caso, anche se la protesta rientrerà, per il momento si tratta di un altro piccolo grande boicottaggio, di uno degli 'eventi culturali che fa grande Torino nel mondo. "All'inizio abbiamo pensato di programmare lo sciopero per la prima data utile del congresso mondiale degli architetti - sostengono in via Massena - oppure per il Salone del Gusto che si terrà questo autunno, ma poi abbiamo optato per la Fiera del Libro perché altrimenti avremmo dovuto rimandare troppo la mobilitazione". La kermesse letteraria si terrà, come sempre, al Lingotto e per la prima volta anche all'Oval, quella struttura che gli albergatori vorrebbero vedere destinata più al congressuale che al fieristico: "Purtroppo invece abbiamo capito dai lavori che sono stati realizzati al suo interno - spiegano ancora in via Massena, sede di Federalberghi - che questo impianto, dotato ogni x metri di un allacciamento di elettricità acqua e gas, ospiterà soltanto degli stand". Ma ci sono tante altre strutture su cui l'associazione ha messo gli occhi: da Torino Esposizioni (la preferita) al PalaIsozaki. \.

Torna all'inizio


SE IL PING-PONG aiutò la distensione fra gli Usa di Nixon e la Cina di Mao, (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La racchetta della tennista israeliana Shahar Peer potrebbe fare il miracolo di aprire la strada verso una convivenza un tantino più pacifica in Medio Oriente. Ieri la robusta ragazza di Gerusalemme, 1 m. e 70 per 60 kg, 20 anni, n.17 Wta, un naso piuttosto pronunciato, diversi mesi soldatessa nell'esercito israeliano _ "Ma ho lavorato molto più duramente sul campo da tennis per diventare la n.15 del mondo un anno fa che là nel kibbutz" _ ha infranto un piccolo grande muro politico. E' stata la prima israeliana, infatti, a disputare un match _ vinto oltretutto, 6-4, 6-3 sulla slovena Andreja Klepac _ in un Paese arabo. E' accaduto ieri. Dapprima la Peer doveva giocare contro Francesca Schiavone, ma poi il tabellone è stato modificato a seguito del ritiro della Hantuchova, il cui posto è stato preso dall'azzurra. E' accaduto nel Qatar, dove si svolge un torneo, il Qatar Total Open di Doha, con 2 milioni e mezzo di dollari di montepremi e sono presenti 8 delle prime dieci tenniste del mondo, comprese Sharapova e Venus Williams. Questo sembra soltanto il primo passo verso la distensione visto che la coppia Ram e Erlich primi israeliani a vincere uno Slam all'ultimo Australian Open _ è stata invitata al torneo di Dubai fra un paio di settimane, sebbene Erlich si fosse dimostrato un tantino preoccupato per la propria sicurezza e Ram si fosse lasciato scappare una battuta di dubbio gusto: "Se lo sceicco del Dubai ci dà il visto non vedo perché non andare._ e poi rivolto verso il compagno un po' timoroso _ beh, lui non ha paura di andare là, ma semmai di non tornare.". QUANTO alla Peer, un membro dell'entourage della famiglia Al Thani che 'regna' sul Qatar avrebbe detto: "La accoglieremo come se fosse la moglie dell'emiro". E certamente il Qatar, piccolo staterello di 850.000 abitanti sul Golfo Persico, confinante con il Kuwait, farà di tutto per ospitare al meglio la Peer, anche perché per il 2016 è uno dei Paesi candidati ad ospitare i Giochi Olimpici, dopo aver ospitato quelli Asiatici nel 2006. E ospiterà anche, a novembre, il Masters femminile (anche per il prossimo biennio). Va detto che la Peer aveva già preso una decisione controversa l'anno scorso quando aveva deciso di giocare il doppio con l'indiana di fede musulmana Sanja Mirza. E fecero più problemi in patria alla Mirza che non alla Peer. - -->.

Torna all'inizio


I pasdaran: Hezbollah distruggerà Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IRAN I pasdaran: Hezbollah distruggerà Israele TEHERAN "Nel prossimo futuro saremo testimoni della distruzione di questo microbo cancerogeno che è Israele, ad opera dei soldati di Hezbollah". L'Iran torna ad attaccare verbalmente lo Stato ebraico, e lo fa per bocca del capo dei Guardiani della rivoluzione, Mohammad Alì Jafari. Il leader dei pasdaran ha detto all'agenzia Fars che la distruzione di Israele è il sogno di ogni combattente islamico, e che questo sogno diventerà ben presto realtà, grazie al martirio dei miliziani sciiti che operano in Libano, da lui definiti "degli autentici musulmani".

Torna all'inizio


Di pietro, scontro sulle tv fiorello: non andate a votare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Rutelli si candida a Roma. Lo showman: stracciate le schede se non tolgono i rifiuti Di Pietro, scontro sulle tv Fiorello: non andate a votare ROMA - "Una sola rete televisiva a Mediaset e alla Rai", ha detto ieri Di Pietro, aprendo una polemica col Partito democratico, che subito si è dissociato da quella proposta. Intanto dai microfoni di Radio2 lo showman Fiorello ha lanciato la sua sfida alla politica invitando tutti gli ascoltatori a non andare a votare ("Strappate e buttate via il vostro certificato elettorale"), se prima di allora i politici non si saranno dati da fare per ripulire dai rifiuti le strade della Campania. è ufficiale la candidatura di Rutelli a sindaco di Roma. CARLUCCI, CASADIO, FONTANAROSA, PALESTINI E VITALE DA PAGINA 6 A PAGINA 11.

Torna all'inizio


Presentato il libro dell'ex ambasciatore di Israele in Italia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di Redazione - martedì 19 febbraio 2008, 07:00 Roma. "L'Italia è un Paese che non ama altro che il calcio". Gianni Letta ha esordito così ieri alla presentazione del libro che raccoglie i 5 anni di articoli scritti dall'ex ambasciatore israeliano a Roma Ehud Gol. "Per cui - prosegue - come faceva l'Italia a non amare un personaggio che si chiama Gol?". Sospirone. "Non solo - prosegue il braccio destro di Silvio Berlusconi - io l'ho conosciuto proprio allo stadio, dove andava a vedere le partite di Roma e Lazio". "Però - aggiunge poco dopo il ministro degli Esteri di quell'epoca, Gianfranco Fini - c'è da dire che guardava le partite di Roma e Lazio, ma di fronte al bianco azzurro mostrava una certa preferenza, non perché fossero i colori della squadra di un certo presidente (Claudio Lotito, patron della Lazio, presente in sala) ma forse perché gli ricordano i colori della bandiera d'Israele". Risata generale, e via a tessere le lodi di Gol, "ambasciatore molto poco "diplomatico", ma dotato di schiettezza e franchezza che gli hanno permesso di far superare all'Italia il pregiudizio nei confronti d'Israele". Caloroso l'applauso che la platea, composta in massima parte dai principali esponenti della comunità ebraica romana, ha tributato ai due esponenti di centrodestra, definendoli "i migliori amici di Israele in Europa", mentre l'ex vicepremier non ha risparmiato una stoccata al suo successore, Massimo D'Alema. "Non penserete mica - ha detto a un certo punto - che un ministro del governo Berlusconi si sarebbe fatto fotografare a spasso con un ministro di Hezbollah".

Torna all'inizio


Le lacrime dei fratelli di piazza "adel aveva un cuore grande" - massimo pisa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Milano Le lacrime dei fratelli di piazza "Adel aveva un cuore grande" 29 (segue dalla prima di Milano) massimo pisa Divisione e dignità, pochissime le gerarchie di strada. "Noi qui siamo i proprietari dell'appartamento - ridacchia Nelo - e Adel ci aveva chiesto il permesso di dormire su una panca. Permesso? Qui è un giardino pubblico, di tutti. E lui era un uomo di grande cuore. Se aveva due sigarette, una la divideva con te". Una doccia (pubblica) al lunedì, spesa minima al Gs con l'immancabile sottomarca del Tavernello alla cassa, qualche pranzo da padre Clemente, ultimo tetto fisso tanto tempo fa e il lavoro quando c'è. La carità è chiesta con garbo, quasi con gusto: "Capo, mi sponsorizzi la cena con qualche euro?". Gigi, 40 anni, romeno, è a Milano da otto mesi. Scultore del legno con tanto di studi accademici, parla quattro lingue ma ha perso i documenti e con questi la speranza di un impiego artigiano più o meno fisso. Il rossore delle gote e del naso è vino mischiato a tramontana. Gli impiegati dei caselli daziari lo hanno quasi adottato: un paio di imbiancature dei muri in cambio di un piccolo contributo per tirare avanti, Gigi per ricambiare ha regalato un panettone a Natale. "All'inizio - raccontano - ci davano fastidio i senzatetto in piazza, brutto trovarseli davanti alla finestra. Poi abbiamo cominciato a conoscerli, è gente che si è ritrovata in strada senza volerlo, che cerca di tirare sera onestamente. E sono sempre di più, anche italiani". Adel dormiva sotto l'ingresso dell'associazione "Castelli & Ville". La vita da clochard l'aveva presa come una maledizione. "Aveva una società con un italiano, tre ristoranti - racconta il saggio Nelo - poi quello è scappato via coi soldi. Adel avrebbe potuto andare a dormire in viale Ortles. Ma mi diceva: no, ho perso tutto e ora sto qui. Eppure aveva fratelli e sorelle, uno è anche generale in Egitto". Ai caselli confermano. "Un brav'uomo come tanti, a cui è andata male". La strada è dura, spiega Nelo. Alla fine ti rassegni: "Ho perso la moglie, tre anni fa. Lilica, era una principessa per me. Una casa, qui, l'avevamo, a Famagosta. Poi lei è morta, a Roma, e da allora non mi interessa nulla. Potrei avere un tetto, quello di mio figlio con sua moglie e i bimbi. Ma sarei un di più a casa loro. Sto qui". I piedi fanno male, la notte si è tornati a scendere sotto zero e il vino aiuta a malapena a scaldare il sangue. Botte e ladri se ne vedono di meno in giro, "ma ogni tanto arriva un marocchino a rubarti le scarpe, si vedono cinesi coi coltelli e russi enormi che menano le mani", lamenta Nelo, mentre incarta gli avanzi di un piatto di salsiccia con patate per farne cena. "Ma chi è che può rubare il portafoglio o i vestiti a un poverino?", strilla Gigi. Eppure anche le panchine davanti al supermercato e le aiole spoglie davanti al Ponte delle Gabelle, lo sterrato pieno di sterco, volantini strappati e tappi di plastica che costeggia i muri del Fatebenefratelli può sembrarti un salotto se lo sai apprezzare. "Da bambino ho sempre pensato di venire in Italia - dice Nelo mentre i baffi gialli si allargano in un sorriso - eppure ho viaggiato dappertutto. Israele, Bulgaria, Turchia, Francia e Germania, Spagna e Ungheria. Qui i passanti sono gentili, se sei educato ti danno una moneta, una sigaretta, una camicia. Io vivo per strada ma non sono ignorante: sono latino, noi romeni ci federammo con l'imperatore Traiano. Mi piace la storia, l'arte, Leonardo, il Castello". Il crocchio, a metà pomeriggio, conta non più di mezza dozzina di persone. William, l'amico della vittima, dei due è quello che aveva la fama peggiore. "Beve, fa casino, ogni tanto tira fuori un coltello". Stavolta una pacca non gliela nega nessuno. Il vino è pronto per la sera. Bianco. Temperatura ambiente. 22 5.000 "Ci aveva chiesto il permesso per stare qui, era vittima di una truffa".

Torna all'inizio


"fuori dal ruvido per la pelle scura" - alessandro cori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VII - Bologna "Fuori dal Ruvido per la pelle scura" Un ragazzo palestinese ha presentato denuncia ai Cc. La discoteca si scusa "Non è razzismo. E' stato scambiato con quelli che creavano problemi" ALESSANDRO CORI Ha sedici anni e la pelle olivastra Amir ma come dice suo padre, che vive a Bologna da trent'anni dopo aver lasciato la Palestina per venire in Italia a studiare: "Mio figlio è bolognese a tutti gli effetti, innanzitutto perché è nato qui". Fino a poco tempo fa Amir aveva sentito parlare dei problemi legati alla discriminazione razziale solo dai discorsi fatti con i suoi genitori o perché ne aveva discusso in classe con gli insegnanti. Poi, durante un sabato sera organizzato per stare con gli amici in discoteca, al "Ruvido", locale di via Maserati, quel pregiudizio legato al colore della pelle Amir l'ha vissuto in prima persona. Lui, come sostiene nella denuncia fatta due giorni fa insieme al padre ai carabinieri, il 9 febbraio in quel locale non è riuscito ad entrare mentre i suoi tre amici con la pelle chiara sì: "Un gestore (in realtà il responsabile alle relazioni esterne, ndr) mi ha detto che nel locale viene fatta una selezione su chi può entrare, senza spiegarmi però in che modo - dice Amir-. Quindi, visto che avevo tutte le carte in regola, ho dedotto che la selezione avesse per oggetto il colore olivastro della nostra pelle". Mentre aspettava fuori, infatti, Amir si è messo a parlare con alcuni ragazzi a cui era stato vietato l'ingresso e si è accorto che la maggior parte di loro erano di colore. Né il responsabile delle relazioni esterne che si trovava all'ingresso né i buttafuori hanno detto esplicitamente al sedicenne che non poteva entrare per via della sua pelle olivastra, ma come racconta il ragazzo, che in passato era già stato nella stessa discoteca: "Il motivo può essere solo questo, l'ho capito chiaramente dall'atteggiamento nei miei confronti. All'inizio il gestore credeva fossi troppo piccolo, allora gli ho mostrato la carta d'identità e lui ha verificato la mia età, ma subito dopo ha detto che non mi conosceva e quindi non potevo entrare. A quel punto ho chiesto spiegazioni ad un amico che fa il pr nel locale e che ci aveva prenotato il tavolo. Lui mi ha detto che alcune serate prima c'erano stati dei problemi con ragazzi maghrebini più grandi - continua Amir - mi ha parlato anche di un paio di furti di borsette dicendomi che i responsabili non volevano più grane". Tutto questo ha fatto pensare ad Amir di non essere "desiderato" e dopo aver parlato con il padre e con gli amici entrati nel locale (pronti a testimoniare per lui), il ragazzino ha deciso di fare denuncia ai carabinieri che hanno avviato le loro indagini. "Non c'è nessuno episodio di razzismo - replica Luca Bergonzoni, socio del 'Ruvido' - nel nostro locale sono sempre entrati tutti e il personale sa che non deve fare assolutamente nessuna discriminazione. Credo che il ragazzino sia stato sfortunato, se così si può dire, perché probabilmente qualcuno dei nostri responsabili ha pensato che il giovane facesse parte di un gruppetto di ragazzi stranieri che in passato aveva creato problemi in discoteca. Se non ricordo male quella sera c'era poca gente e quei tipi che avevano fatto casino si erano presentati di nuovo. Noi ovviamente non li abbiamo fatti entrare - conclude Bergonzoni - e lui è stato scambiato per uno di loro. Spero che il ragazzo venga a parlare con me così potremmo spiegarci".

Torna all'inizio


La vita pubblica bloccata nella carta moschicida del ricordo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Passaggi d'epoca Un volume collettivo sull'"ipertropia della memoria" che paralizza l'analisi delle moderne società Alessandro Corio I lettori di Jorge Luis Borges si ricorderanno senz'altro di Funes el memorioso, uno dei personaggi iperbolici delle sue Finzioni, rimasto affetto, dopo esser stato travolto da un cavallo selvaggio, da una "memoria assoluta", da un'incapacità di dimenticare anche il dettaglio più insignificante da lui percepito o sognato. Il prezzo da pagare, per questa sua capacità "divina" di riprodurre perfettamente il reale nella rappresentazione mnemonica, è l'impossibilità di agire, pensare o raccontare, persino di dormire, di costituire insomma una "soggettività": è la "balbuziente grandezza" di Ireneo Funes. Questo personaggio vertiginoso potrebbe essere letto come una metafora dell'ipertrofia della memoria nell'era della digitalizzazione dell'informazione e degli archivi, ma non solo. Funes ci mostra, per assurdo, proprio come il funzionamento processuale e dinamico della rimemorazione necessiti di una componente di oblìo e di selezione, di un difetto e di una distanza, e di come non abbia, perciò, a che fare con una banale archiviazione mnestica dei dettagli, ma con una processualità emotiva, sociale, etica ed estetica. La componente critica, dinamica e costruttiva della memoria ed il complesso crinale che la separa dalla dimenticanza, tanto sul piano individuale che su quello, strettamente connesso, della costruzione conflittuale di una memoria collettiva, sono alcuni dei punti focali che emergono dagli interventi presentati nel corposo volume curato da Elena Agazzi e Vita Fotunati, Memoria e saperi. Percorsi transdisciplinari (Meltemi, euro 35). Si tratta del risultato finale di un progetto europeo di rete tematica sulla memoria culturale, Acume, coordinato da Vita Fortunati del Dipartimento di Lingue dell'Università di Bologna, che ha coinvolto, in tre anni, ben 78 università europee e di cui è già stata avviata una seconda fase, che si concentrerà sullo studio transdisciplinare delle memorie traumatiche. Sulla scia di alcuni studi fondamentali sulla memoria - da Benjamin, Adorno, Blanchot e Warburg ad Agamben e Ricoeur, da Pierre Nora ad Aleida Assmann agli studi di Alessandro Portelli sulla storia orale - i ricercatori e gli studiosi hanno cercato di costruire una griglia epistemologica che rendesse possibile ed efficace un approccio transdisciplinare, retto dalla combinazione ragionata e dinamica di alcune macroaree disciplinari (scienze sociali e biomediche, cultura visuale, media, scienze umane e studi letterari, studi religiosi) con l'attenzione ad una serie di temi comuni, quali la soggettività, le emozioni, il contesto, la temporalità, la tensione tra memoria e oblìo, i differenti mediatori della memoria, la sua componente dinamica e costruttiva. Un assunto di base di queste ricerche è la constatazione di una attuale ipertrofia della memoria, tanto sul piano politico "ufficiale" e commemorativo che su quello intellettuale, una vera ossessione per il passato e un'impossibilità di dimenticare, sempre doppiata da rimozioni e censure, che sembra caratterizzare la nostra epoca, oltre a costituire una potente spinta che alimenta collassi sociali catastrofici, si pensi solamente ai Balcani, alla Palestina o al Rwanda. Di qui la necessità di un'analisi dei rapporti tra memoria e saperi che intenda rimettere seriamente in discussione le forme di appropriazione egemonica della memoria, in vista di una sua "monumentalizzazione" non negoziabile o al servizio di un'identità etnica o nazionale radicata su un territorio. Un approccio critico di questo tipo deve saper rendere conto della conflittualità delle contro-memorie minoritarie e subalterne, di genere e postcoloniali, che cercano di recuperare al tempo storico i passati traumatici rimossi e non nominati: una ri-scrittura che si configura come atto individuale e politico. Quella che si è soliti nominare come la crisi, o il paradosso, della testimonianza, per cui il testimone integrale costruito da Levi e Agamben, il "mussulmano" dei campi di concentramento, figura emblematica della "nuda vita", è anche colui che non può testimoniare e che risulta perciò non-recuperabile ed irrappresentabile, non può essere risolta in una sacralizzazione di una memoria ufficiale e celebrativa; essa ci chiama ad un'etica della testimonianza che consideri seriamente le tensioni che attraversano i "luoghi della memoria", materiali, simbolici o funzionali, bacini di sedimentazione di memorie controverse e conflittuali.

Torna all'inizio


Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 13 categoria: ALT... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 13 categoria: ALTRI OGGETTI l'Italia è una. Litigare in casa non è utile né bello, dialogare è possibile. I problemi sono talmente gravi e urgenti che dividersi per interessi particolari sarebbe sbagliato. Certo, per non litigare bisogna essere in due. Ma finora mi pare che il rispetto prevalga". Dice Scola che Walter ha ereditato alcune qualità del padre: "L'allegria, l'entusiasmo, la passione. Con Vittorio Veltroni io mi sono divertito molto, anche perché ci occupavamo di varietà, sempre per la radio: Oplà, Il rosso e il nero, le trasmissioni di Sordi…". Fu nella difficile campagna per il Campidoglio del maggio 2001, quando Veltroni rischiò contro Tajani, che Scola dimostrò il suo attaccamento: prima al comizio di chiusura a Cinecittà, con Venditti e Nanni Moretti; poi nella notte della vittoria, con Beppe Giulietti e Mario Martone accanto alla grande scritta "Roma resta libera"; quindi alla festa in piazza del Popolo, con i colleghi Monicelli e Magni, l'ex fluidificante della Roma Sebino Nela, Vittorio Foa, Panatta e Monica Vitti. Tra il primo turno e il ballottaggio, toccò a Scola festeggiare l'uscita della copia restaurata di "C'eravamo tanto amati": c'erano Sordi, Un'amicizia lunga 52 anni "Conosco Walter da quando aveva due giorni. Farò tutto il viaggio: potrei trarne un documentario, un reportage, un film vero o un'opera che sia tutte queste cose" Manfredi, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli, l'inevitabile Citto Maselli; e quando tutti furono in sala fece il suo ingresso l'autore, al braccio - scrisse Stefania Casini su Amica - di Veltroni. L'amicizia è tanto stretta che Scola, cui non manca l'autoironia, talora ci gioca su: "Meno male che Veltroni prima di avere la passione per la politica aveva quella del cinema. Pensate se avesse avuto quella del gioco d'azzardo". E ancora: "Meno male che Veltroni ogni tanto va in Africa o a Parigi, e i romani hanno un attimo di tregua. Da quando è sindaco, tra maratone, feste, eventi musicali, non c'è pace, non si dorme più…". Proprio dall'intreccio tra cultura e politica nacque uno dei suoi capolavori, "La terrazza ". "Erano anni - racconta Scola dal pullman - in cui tra gente del cinema ci si frequentava davvero. Con Monicelli, Comencini, Risi, De Sica ci vedevamo tutti i giorni; non per lavorare, per il gusto di discutere, di stare insieme. Ora non è più così. Con Nanni Moretti, ad esempio, la frequentazione si è diradata, anche se ci stimiamo; ho pure fatto un paio di girotondi, attorno al Senato, alla Rai. Sono convinto che la politica, la vita pubblica facciano parte del mio mestiere. Con questo spirito sono stato al G8, e in Palestina. Son cose che ci riguardano. Non credo all'antipolitica: ci sono momenti in cui la politica è vista con maggior sospetto, perché concentrata su riti e miti interni, e altri in cui si apre alla società. La campagna elettorale 2008 può essere uno di quei momenti". Aldo Cazzullo Il regista e il politico Ettore Scola, 77 anni. In alto a sinistra, una scena dalla "Terrazza", film del 1980 con Tognazzi e Gassman. A destra, il regista scherza con Walter Veltroni durante una gita sul Tevere organizzata dal comitato elettorale di Roma nel 2001.

Torna all'inizio


Italia-Israele, Fini attacca D'Alema (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Alla presentazione del libro dell'ex ambasciatore Gol Italia-Israele, Fini attacca D'Alema ROMA - Seppure l'atmosfera prevalente sia rimasta improntata a tatto e misura, a un certo punto si è incrinato il clima di fair play e quasi di larghe intese che ha accompagnato ieri la presentazione di Da Gerusalemme a Roma, libro dell'ex ambasciatore di Israele in Italia Ehud Gol edito da Mondadori con prefazione di Berlusconi. Gianfranco Fini, al quale l'autore aprì le porte per la prima visita nello Stato ebraico, ha rivendicato una differenza tra il comportamento del centro-destra e quello del suo successore al ministero degli Esteri italiano. "è vero. Ma ti pare che un ministro del governo Berlusconi si sarebbe fatto fotografare con uno di Hezbollah?", ha obiettato il presidente di An quando Bruno Vespa ha ricordato che il democratico Umberto Ranieri, appena intervenuto, su l'Unità aveva definito sbagliate le scelte di Yasser Arafat dopo il 2000 e che critiche al raìs palestinese sono arrivate da Massimo D'Alema. Gianni Letta era risultato più diplomatico di Fini, il quale ha alluso al viaggio del 2006 a Beirut nel quale D'Alema visitò a fianco di un fondamentalista i palazzi bombardati da Israele. Israele Ehud Gol, ex ambasciatore di Israele in Italia.

Torna all'inizio


Palestina, le punizioni collettive di Tel Aviv (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Ondata di retate, sequestri e uccisioni in Cisgiordania I racconti dei testimoni del villaggio di Beit Ummar Palestina, le punizioni collettive di Tel Aviv Luisa Morgantini Dopo tre giorni consecutivi di assedio e coprifuoco israeliano a Beit Ummar, un piccolo villaggio palestinese di 10mila abitanti a pochi km da Hebron nel sud della Cisgiordania, venerdì scorso i carri armati se ne sono andati e l'acqua e la luce sono state ripristinate. Qui i tank israeliani e gli agenti dello Shin Bet -secondo testimoni locali almeno 30 veicoli e bulldozer- sono entrati nel villaggio all'una di notte circa di mercoledì 13 febbraio, portando avanti rastrellamenti di casa in casa, prelevando i civili di sesso maschile dai 18 ai 25 anni e distruggendo abitazioni, infrastrutture, negozi, come anche testimoniato dai Christian Pacemaker Teams (CPT) che a Maan news hanno confermato la brutalità dell'invasione: "I soldati hanno circondato la moschea, impedito qualsiasi movimento nel villaggio per persone, automobili ma anche medicinali e ambulanze". "Una vera e propria punizione collettiva è stata inflitta ai ragazzi e agli uomini del villaggio, sequestrati e condotti nel campo di calcio di un cortile di una scuola dove sono stati picchiati ripetutamente e almeno in 85 trattenuti per ore al freddo di temperature sotto lo zero", ha raccontato al telefono, con disperazione ed impotenza, Ali Abu Awwad, palestinese di 35 anni e pacifista gandhiano che insieme ad Elik El Hanan, israeliano, raccontano al mondo il loro bisogno di pace e giustizia. Entrambi hanno sofferto sulla propria pelle un lutto famigliare a causa del conflitto: Ali ha perso un fratello, ucciso a freddo da un soldato israeliano ad un check point, Elik, una sorella, rimasta vittima di un attentato kamikaze nel 1997. Oggi insieme sono attivisti del Parents Circle -Forum di oltre 500 famiglie israeliane e palestinesi che hanno perso i propri cari ma che da più di 12 anni diffondono un messaggio forte: "Se noi che abbiamo pagato il prezzo più alto possiamo continuare a parlare, allora tutti potrebbero farlo" dice Ali a chiusura di "Madri", documentario di Barbara Cupisti (Rai Cinema) sulle testimonianze di 15 mamme israeliane e palestinesi che hanno avuto i propri figli uccisi, presentato lo scorso settembre al Festival di Venezia. Al telefono Ali, che è anche fondatore di Al Tariq "la via" -movimento di diverse associazioni palestinesi che ogni giorno lottano per il diritto ad uno stato libero, per la fine dell'occupazione, contro la logica del nemico e ogni violenza- ha detto che dei volantini con la scritta "Non siete stati capaci di educare i vostri figli a non tirare le pietre. Ora lo faremo noi" sono stati lasciati a Beit Ummar dai soldati israeliani che hanno occupato alcune case del villaggio per farne il loro quartier generale. Durante l'invasione, inoltre, le forze di occupazione israeliana hanno demolito con bulldozer case e negozi del centro del villaggio, distrutto gli impianti e le tubature per l'acqua e le fogne, confiscato computer, documenti, telefoni cellulari, senza motivare le ragioni di queste operazioni, e sequestrato 25 persone, tuttora in stato di arresto e rinchiuse nelle carceri israeliane, ma ancora non si sa dove: tra queste anche minori come Muntaser Fakhri Ikhlayel, 15 anni e suo cugino Adam Hasan Ikhalyel di 16, arrestati a Beit Ummar mercoledì notte, e come anche Youssef Hassan Abarneh, manager locale di Fatah e cofondatore di Al Tariq, che si vanno ad aggiungere agli oltre 11mila prigionieri politici palestinesi tuttora nelle prigioni israeliane in Israele e nei Territori Occupati. Nelle ultime settimane Beit Ummar era stato lo scenario di varie manifestazioni da parte della cittadinanza che protestava contro l'amministrazione del villaggio da parte di Hamas. Non sarà un caso che tra i 25 arrestati delle ultime ore vi siano, oltre a Youssef Hassan Abarneh, anche altri dirigenti locali di Fatah a cui l'amministrazione di Hamas aveva consegnato le chiavi del Consiglio municipale in segno di distensione con la piazza. Intanto le chiusure, i raid e le invasioni israeliani si succedono in tutta la Cisgiordania e a Gaza: nella sola giornata di mercoledì scorso almeno 60 persone sono state sequestrate in West Bank dall'esercito Israeliano ed è del 15 febbraio la notizia della morte di Fawzia Abdel Fattah, un'anziana palestinese malata di cuore che non è riuscita a raggiungere in tempo l'ospedale perché respinta al checkpoint dai soldati israeliani nei pressi di Tulkarem, mentre era accompagnata dal marito 71enne Mahmoud Yussef Qab. Secondo Palestine Monitor, dal 28 novembre, data della Conferenza di pace di Annapolis, gli attacchi israeliani, circa 880 in Cisgiordania e a Gaza, sono cresciuti del 220%, 178 palestinesi sono stati uccisi, tra cui 3 bambini, e circa 617 feriti.Tutto questo senza una protesta da parte della Comunità Internazionale e da Beit Ummar non si tirano neppure i Kassam. Sembra chiaro che il governo israeliano non sappia e non voglia uscire da una politica militarista, coloniale e di conquista di terre come dimostra ampiamente la politica di espansione di colonie nei territori palestinesi e voglia continuare a tenere il medio Oriente in conflitto permanente, basta vedere l'assassinio extraterritoriale compiuto contro il dirigente di Hezbollah Imad Mughniyeh- a Damasco. Uccidono, distruggono e sono convinti di dover essere capiti e amati, ma per essere amati bisogna saper amare e rispettare. Non mi sembra sia il caso del governo e dell'esercito israeliano. Però non disperiamo, perchè tante sono le voci in Israele come quelle di Elik che difendono il futuro del loro paese manifestando con tanti palestinesi davanti il muro di Bi'lin o al valico di Eretz a Gaza denunciando con forza che la politica di occupazione militare e di espansione coloniale serve solo a rafforzare nell'uno e nell' altro campo forze estremiste e fondamentaliste. 19/02/2008.

Torna all'inizio


Palestina quale futuro? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il sociologo palestinese Jamil Hilal si confronta con docenti, studenti ed il pubblico sul tema, delicatissimo, delle soluzioni realistiche per Israele e Palestina. E lo fa alle 16.30 nell'Aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di SIENA, presentando il recente volume da lui curato "Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca Book), straordinaria miscellanea di interventi sulla questione più spinosa degli ultimi 60 anni (quest'anno ricordiamo ricorre il 60° anniversario della nascita d'Israele che, però, coincide inevitabilmente con la Nakba, la catastrofe palestinese che vide quasi 800 mila palestinesi cacciati dalle loro terre). Sappiamo tutti che la soluzione "Due Stati per due popoli" è oggi quella più political correct, ma, domandano gli autori (tra cui gli israeliani As'ad Ghaneme e Ilan Pappe; i norvegesi Nils Buthnschøn e Are Knudsen; l'australiano Owen Powell): quanto è giusta e quanto realizzabile sul terreno? 19/02/2008.

Torna all'inizio


Le ballate di chava alberstein la joan baez d'israele - andrea morandi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXI - Milano Rassegne Domani agli Arcimboldi per i 60 anni dello Stato israeliano Le ballate di Chava Alberstein la Joan Baez d'Israele Sue le musiche di "Free Zone" il film di Gitai Oggi sul palco Omer Avital ANDREA MORANDI Quando nel 1988, durante la prima Intifada palestinese, incise una canzone di critica nei confronti del governo di Israele, alcune radio ne vietarono la messa in onda e, non bastasse, le arrivarono perfino delle minacce di morte. Niente di tutto questo servì però a far cambiare idea a Chava Alberstein, classe 1947, nata a Stettino, in Polonia, ma cresciuta a Kiryat Haim, vicino Haifa, cantante attiva dal 1967 e soprannominata la "Joan Baez d'Israele" per la grande capacità di essere voce e coscienza di un intero popolo: "Credo più semplicemente che gli artisti debbano criticare i propri governi quando possono: noi non abbiamo bisogno di voti e non dobbiamo compiacere la folla, così possiamo davvero dire ciò che pensiamo. Il problema tra Israele e la Palestina oggi è che sembra ci siano persone che fanno del loro meglio per confonderci, farci perdere la direzione e non farci capire più nulla". Oltre cinquanta dischi pubblicati in quarant'anni di attività, un repertorio imponente alle spalle e un marito regista sempre al fianco (Nadav Levitan), la Alberstein, reduce anche dalla colonna sonora scritta per l'ultimo film di Amos Gitai, Free zone, sarà domani sera all'Arcimboldi per quello che si preannuncia come un vero e proprio concerto-evento che chiuderà la rassegna musicale "Quando Israele canta e danza", voluta per festeggiare i sessant'anni dello Stato israeliano. La cantante interpreterà brani di ieri e oggi, passando da album recenti come "Lemele" e "End of the holiday" a brani classici come "Rabbi Tam", "Yankele" e "Chad Gadya" , tradizionale ebraico pasquale che in Italia venne tradotto da Branduardi negli anni Settanta come "Alla fiera dell'Est". Ma prima dell'avvento della Alberstein, la rassegna dell'Arcimboldi vedrà oggi un ulteriore doppio atto nel segno del jazz con le esibizioni dell'acclamato e giovane bassista Omer Avital (accostato addirittura a Charlie Mingus) che salirà sul palco con il suo quintetto newyorchese Band of East e sarà seguito subito dopo dal trombonista Avi Lebovich di Tel Aviv, già al fianco di mostri sacri come Chick Corea e Wynton Marsalis e per la prima volta in Italia affiancato dai tredici elementi della Israeli Jazz Orchestra. Tre concerti per un'unica celebrazione.

Torna all'inizio


Le montagne che i turchi chiamarono "balkan" - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Il passato Fu in questo frammento d'Europa, etnicamente complesso, abitato da bulgari, bosniaci, albanesi, greci, rumeni, serbi, montenegrini che emersero le forme del terrorismo moderno L'origine di un nome e la storia di popoli lungamente immersi nel passato LE MONTAGNE CHE I TURCHI CHIAMARONO "BALKAN" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Neve sulle cime, e sui dorsali abeti, larici, betulle. Più in là ecco i Rodopi, un'altra catena delle montagne bulgare, una delle tante che dai Carpazi occidentali al Dormitor montenegrino, dalla Bosnia al Peloponneso, attraversano la penisola balcanica. E fu infatti alla vista di tutte quelle montagne che gli ottomani chiamarono Balkan prima il massiccio bulgaro, e poi tutto il pezzo dell'Europa sud-orientale dove s'erano riversati con i loro eserciti, Pascia, harem dei Pascia e tamburi, nel XV secolo. Perché in turco "balkan" significa montagna. Tra l'Otto e il Novecento, tra la pace di Santo Stefano e le guerre balcaniche, i diplomatici e gli storici chiamavano questa parte del continente ? dove la dominazione ottomana s'era protratta per una buona metà dello scorso millennio ? "la Turchia in Europa". E ancora turchesca si presentava negli anni dei miei primi viaggi nella regione. Qualche immagine come esempio. Quando misi piede per la prima volta in Macedonia, una quarantina d'anni fa, Skopje ricordava le fotografie d'un vecchio libro di geografia. Tra il bel ponte ottomano e il bazar, ancora passavano albanesi con lo zucchetto bianco e i calzari allacciati al polpaccio, contadini serbi col berretto d'astrakan, zingare con le collane tintinnanti, bosniaci con le pantofole a punta ricurva, mentre una quantità di donne continuavano a portare i pantaloni a sbuffo. Dai minareti delle sue moschee ? le più belle dell'Europa ex ottomana ? veniva il richiamo alla preghiera, lo yogurt era in vendita dentro grandi secchi di zinco, e il mezzo di trasporto dei contadini restava la carretta slavo-turca, bassa e slargata, che con un mulo tra le stanghe aveva arrancato per secoli tra il Kossovo e la Bielorussia. Col tempo e la caduta dei regimi comunisti della regione, qualcosa cominciò a cambiare. Ma dieci anni fa, viaggiando dalla Romania alla Bosnia attraverso la Bulgaria, l'Albania, la Macedonia greca e il nuovo stato di Macedonia uscito dalla dissoluzione jugoslava, le memorie della "Turchia in Europa" erano ancora così presenti e vivide che se ne restava meravigliati. A parte l'Islam con le sue moschee, da Sofia a Bucarest, da Plovdiv a Pristina, da Skopje a Tirana e a Sarajevo, gli stessi odori aggredivano le nari quando s'entrava in una locanda o trattoria: agnello arrostito sui carboni, caffè forte, tabacco orientale, grappa di prugne. Oltre all'agnello, anche gli altri cibi, un incrocio tra il mangiare anatolico e quello greco-bulgaro dell'epoca bizantina, ricordavano la dominazione ottomana. E intatta restava l'incuria che i viaggiatori della prima metà del secolo scorso, da Rebecca West a Evelyn Waugh, avevano chiamato "balcanica": la polvere, le strade pietrose, gli alberghi infestati da nugoli di mosche, i pavimenti mal lavati, i piatti unti, i bicchieri sempre opachi. Questo era il fondale. E in primo piano c'erano le patologie socio-politiche del mondo balcanico. L'arretratezza dell'economia, il mosaico o groviglio delle etnie, lingue e religioni, gli odii implacabili tra vicini che erano scaturiti da quel groviglio, l'ossessione nazionalistica pronta a produrre improvvise esplosioni di violenza. Insomma, i resti della "question balcanique". Quell'insieme di problemi, di dispute su ogni frontiera o "enclave", di endemici scontri a carattere etnico-religioso, che la diplomazia europea del primo Novecento aveva cercato innumerevoli volte ? ma senza mai successo ? di risolvere. E che sarebbero divenuti il detonatore, in soli quattro anni, prima delle due guerre balcaniche (1912 e 1913) e poi della Guerra mondiale. Una situazione che alla fine dei Novanta, al mio ultimo viaggio in quei paesi, non era poi tanto cambiata, visto che tra Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Kossovo stazionavano quasi trentamila uomini dell'Onu e della Nato incaricati d'evitare nuovi, atroci massacri tra le etnie contrapposte. Fa impressione scorrere le foto degli incontri in cui i ministri degli Esteri delle grandi potenze tentavano all'inizio del Novecento di disinnescare la polveriera balcanica, e pensare che ancor oggi i governi dell'Occidente sono alle prese con un'altra, l'ennesima, crisi nei Balcani. Alle prese cioè con la nascita controversa, e già molto allarmante per le sue possibili conseguenze, d'un nuovo stato della regione, il Kossovo. In tuba e finanziera scura, tutti sovrappeso com'erano allora gli uomini importanti, il francese Poincaré, il russo Sazonov, l'inglese Grey, l'austriaco Berchtold avevano dal 1907 in poi inutilmente discusso sul come evitare che i Balcani s'incendiassero. Non c'erano riusciti (una parte delle memorie di Raymond Poincarè s'intitola infatti Les Balkans en feu), così come l'Occidente e la Russia non riuscirono novant'anni dopo a fermare le guerre della disgregazione jugoslava. Ed ecco riaffacciarsi oggi, a riprova che ancora non esistono rimedi alle convulsioni balcaniche, una nuova spaccatura dalle conseguenze imprevedibili: da una parte l'America e la maggior parte degli europei favorevoli all'indipendenza degli albanesi del Kossovo, dall'altra la Serbia, Putin e i cinesi che rifiutano di riconoscerla, e promettono battaglia. E' vero, non siamo più negli anni Venti e Trenta del Novecento. Allora, da poco uscite dalla gabbia dell'Impero ottomano e non ancora poste in custodia stretta dai regimi comunisti succeduti alla Seconda guerra mondiale, le nazioni dei Balcani furono preda d'una continua, inguaribile frenesia nazionalistica. Ognuna di esse pretendeva che i suoi confini tornassero lì dov'erano al tempo della propria massima potenza nel Medioevo. Più volte in un paio di decenni le frontiere vennero rettificate, una volta a favore dell'uno e la volta dopo a favore d'un altro stato balcanico, seminando risentimenti, revanscismi, violenze. Dalla Macedonia specialmente, contesa da jugoslavi, bulgari e greci, provennero per molti anni scosse fortissime alla pace in Europa. Fu lì, in quel frammento d'Europa etnicamente più complesso e variegato (bulgari, turchi, bosniaci, albanesi, greci, rumeni, serbi, ebrei, montenegrini, zingari), che emersero infatti le forme del terrorismo moderno. L'Imro, l'organizzazione degli irredentisti bulgari che volevano uscire dal regno di Jugoslavia per unirsi alla Bulgaria, spaventò mezza Europa. Bombe e pistolettate contro tutto e tutti, e soprattutto ovunque: a Vienna, a Belgrado, a Parigi, nei ristoranti di Atene e sulle rotaie dell'Orient Express. Così che gli storici della materia non hanno dubbi: fu la lezione dell'Imro macedone ad essere studiata nei successivi decenni, a partire dal terrorismo arabo ed ebraico nella Palestina del Mandato britannico, in tutti i rifugi e riunioni clandestine dei gruppi terroristici che hanno sconvolto il mondo contemporaneo. Né il resto dei Balcani, mentre esplodevano le bombe dell'Imro, rimaneva tranquillo. Si succedevano infatti gli assassinii politici in Jugoslavia, i ventimila morti del "terrore bianco" in Bulgaria, l'ex primo ministro e illustre storico rumeno, Nicolae Iorga, soffocato ficcandogli in gola un giornale di tendenze liberali, il primo ministro bulgaro Stambolijnski costretto a scavarsi la fossa, quindi ripetutamente mutilato da vivo, e infine ucciso a bastonate. Fu per tutto questo che nell'"entre deux guerres" si cominciò a parlare d'un "carattere balcanico", una natura propensa alla ferocia, sviluppatasi nei secoli tra le stragi compiute dai turchi e le stragi di turchi compiute dagli irredentisti della regione. Discorsi che si sentivano ancora pochi anni fa, al tempo della "pulizia etnica" tentata da Milosevic contro gli albanesi del Kossovo. Fole, ovviamente. Una risistemazione economica, sociale e politica dei Balcani dovrebbe risultare infatti ? com'è accaduto altrove, e sta già accadendo persino in varie parti della penisola balcanica ? in un esaurimento delle violenze. Solo che questa risistemazione non è ancora terminata. Ed perciò che due giorni dopo l'indipendenza del Kosovo, siamo qui a chiederci se dal Kosovo verrà un altro scoppio della "poudrière", (la polveriera, come la chiamava Poincaré) dei Balcani.

Torna all'inizio


"Da Gerusalemme a Roma" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 19-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 19 Feb 2008 Edizione 34 del 19-02-2008 Il libro di Ehud Gol, ex ambasciatore d'Israele in Italia con la prefazione di Silvio Berlusconi "Da Gerusalemme a Roma" di Dimitri Buffa Ehud Gol per quasi cinque anni ha rappresentato un vero e proprio mito per gli amici di Israele in Italia. Un ambasciatore per niente diplomatico, anzi chiaro e diretto, che senza ipocrisie ha difeso il proprio stato di fronte all'Europa intervenendo a dibattiti in tv e sui giornali, a convegni di amicizia italo israeliana e a manifestazioni come l'Israel Day dell'aprile 2002. Il mondo della comunicazione è stato quindi il vero campo di azione per Gol che dall'ottobre 2001 all'agosto 2006 ha scritto quasi cento articoli adesso tutti raccolti in un volume da poco in libreria edito da Mondadori con una prefazione a dir poco entusiasta scritta di proprio pugno da Silvio Berlusconi. Per capire chi è davvero Ehud Gol basta leggersi solo tre degli articoli su menzionati. Più precisamente si tratta di "Due bombe due misure", pubblicato da "La Stampa" l'11 settembre 2002 (pagina 50 del libro), di "Arafat uccide la nostra gente e gli europei ci vanno a colazione", pubblicato su "Il Foglio" dell'8 gennaio 2003 (pagina 63 del libro) e "Ogni giorno in Israele attentati come l'11 marzo a Madrid", pubblicato su "Repubblica" del 27 marzo 2004 (pagina 127 del libro). Il primo dei tre articoli era stato scritto in occasione del primo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle, il secondo quando Arafat veniva difeso appassionatamente in tv persino da esponenti della Cdl come l'ex sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica, il terzo qualche giorno dopo l'omicidio mirato dello sceicco leader di Hamas, Ahmed Yassin, nonchè due settimane dopo gli attentati ai treni di Madrid. Tre giornali diversi, tre situazioni differenti, tre contesti geopolitici distanti con un solo elemento in comune: il terrorismo islamico. Ebbene Gol è uno che nei propri articoli non ha mai avuto paura di chiamare le cose con il proprio nome: l'11 settembre come una dichiarazione di guerra del terrorismo islamico all'Occidente, che finalmente capiva quello che Israele aveva sperimentato sulla propria pelle senza alcun solidarietà dall'Europa a partire dai primi anni '80. Arafat come un doppiogiochista, vero oppressore dei palestinesi e assassino, legittimato persino dal premio Nobel, del popolo israeliano. Lo sceicco Yassin come un leader sanguinario della jihad che aveva fatto uccidere centinaia di ebrei in tutto il mondo mandando a farsi esplodere anche le donne e i bambini nel nome di Allah. Tutte cose che adesso diamo per scontate ma che all'epoca in cui furono stampate nei giornali in cui le pubblicò Gol portarono non poche polemiche. Un'ambasciatore che ha portato molte pene, quindi, come quella di assistere al dibattito islamically correct italiano ed europeo. Ma anche un diplomatico che si è tolto molti sassolini dalle scarpe durante il proprio mandato. E d'altronde i politici italiani della sinistra antagonista ancora ricordano le cartoline mandate dall'ambasciata di Israele a tutti i parlamentari quando Oliviero Diliberto fece affiggere per Roma i famosi manifesti in cui si faceva ritrarre sorridente accanto all'ex leader palestinese mentre nella didascalia era scritto "Io sto con Arafat". Un bel giorno tutti e 630 i parlamentari, più i 315 senatori e anche quelli a vita, si sono trovati nella propria casella di posta una cartolina dove si vedevano le donne palestinesi di Ramallah che festeggiavano il linciaggio di due soldati israeliani (che nell'ottobre 2000, ai tempi dell'inizio della seconda Intifada, avevano sbagliato strada e si erano ritrovati proprio davanti alla sede della Muqata di Arafat) alzando al cielo le mani che avevano appena intinto nel sangue dei due malcapitati. Sotto l'immagine assai truculenta c'era la seguente didascalia: "anche loro stanno con Arafat". Diliberto fece anche un'interrogazione parlando di ingerenza di uno stato straniero con gli affari interni italiani, ma non lo stette ovviamente a sentire nessuno. La gente ancora ricordava le sue oscene foto con il leader degli hezbollah Hassan Nasrallah di nemmeno un mese prima. Nella introduzione firmata dall'ex premier Silvio Berlusconi non si fa mistero dell'amicizia personale tra i due e si rievocano gli episodi e i retroscena raccontabili dei numerosi contatti che Gol, Sharon e Berlusconi ebbero all'epoca del varo della Road Map o quando nel semestre italiano di presidenza la Ue mise Hamas tra i movimenti terroristici al bando in Europa. Ehud Gol era anche un personaggio che si godeva la vita qui in Italia e amava andare tutte le domeniche a vedersi le partite allo stadio. Per "par condicio" diplomatica andava sia a quelle della Roma sia a quelle della Lazio. Di quest'ultima squadra era anche tifoso perché i colori della maglia gli ricordavano quelli della bandiera di Israele. E non pochi tifosi biancazzurri ricordano con una certa malinconia quel signore sempre ripreso dalle telecamere, seduto in tribuna d'onore dietro i presidenti della Lazio, prima il grande Sergio Cragnotti poi il molto meno amato Claudio Lotito, che saltava in aria come un vero e proprio ultrà quando la squadra segnava. Si lui, Ehud, amava molto urlare "Gol!".

Torna all'inizio


"All'Università avvolti nella bandiera d'Israele" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il caso L'iniziativa dopo gli attacchi alla Fiera del libro "All'Università avvolti nella bandiera d'Israele" GIOVANNA FAVRO TORINO La stella di Davide gialla appuntata sul petto, e, sulle spalle, la bandiera di Israele. Così domani si presenteranno a lezione due professori dell'Università torinese. Per denunciare "un clima non più respirabile", passeggeranno nell'atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, portando pure un cartello: "Antisionismo uguale antisemitismo". Il motivo? "Siamo stufi di veder propagandate idee antisemite in uno spazio pubblico universitario che dovrebbe essere un luogo di ricerca e di studio". Parole di Ugo Volli, professore alla facoltà di Lettere, e Daniela Santus, docente a Lingue. Il primo pochi giorni fa è finito nell'odiosa "black list" diffusa in rete, tra i professori ebrei accusati di fare lobby a favore di Israele. La Santus era invece stata contestata nel 2005 dal Cua, il "Collettivo universitario autonomi", per aver invitato a una lezione il viceambasciatore di Israele Elazar Cohen. E ieri non ha usato mezze misure: "Ormai s'è scatenata una vera e propria caccia all'israeliano". Dietro alla protesta dei professori, c'è pure la tempesta sulla Fiera del Libro, "rea" d'aver invitato Israele come Paese ospite d'onore. Dopo gli inviti al boicottaggio, le offese gridate sui muri, gli appelli e i contro-appelli piovuti da ogni parte, è sceso in campo addirittura il presidente della Repubblica, che inaugurerà la Fiera. Ma, tra quanti continuano ad annunciare iniziative di boicottaggio della manifestazione c'è il Cua, che pochi giorni fa ha occupato gli uffici della Fiera del libro, e che ieri ha invaso l'atrio di Palazzo Nuovo con banchetti, bandiere palestinese e volantini contro Israele. "Boicottare la Fiera non è essere antisemiti, ma schierarsi con il più debole, il popolo palestinese". Nelle dure critiche a Israele, però, per i docenti c'è dell'antisemitismo bello e buono. "Sono sdegnato - dice Volli -. Forse, portando con le bandiere israeliane, saremo aggrediti. Chiediamo che il rettore impedisca la diffusione di scritte e testi antisemiti nell'ateneo. Sono pronto a candidarmi provocatoriamente contro di lui se non provvederà". E la Santus: "Porteremo la bandiera d'Israele come se fosse un talleth, un manto di preghiera, per testimoniare che Israele esiste ed è la casa di tutti di ebrei perseguitati nel mondo". L'annuncio della loro iniziativa ha subito fatto il giro dell'ateneo. Il Cua replica che "la nostra è dura critica a uno Stato, e non antisemitismo. Forse questi professori vogliono mettersi in mostra". Il rettore Ezio Pelizzetti ricorda invece il documento del Senato accademico dopo la black list in rete, di condanna contro episodi "fascisti e antisemiti. E aggiunge: "Non conosco i testi di cui parlano i colleghi, ma non si può domandarmi di impedire la diffusione del pensiero né di controllare tutti i volantini nelle 120 sedi dell'ateneo".

Torna all'inizio


TARIQ RAMADAN ORDINA IL BOICOTTAGGIO (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

12 FEBBRAIO 2008 22 GENNAIO 2008 LA PROTESTA 9 FEBBRAIO 2008 IL PRESIDENTE NAPOLITANO: "SARÒ ALLA FIERA" TARIQ RAMADAN ORDINA IL BOICOTTAGGIO SCRITTE SUI MURI INSULTI CONTRO ISRAELE AL LINGOTTO 1 2 3.

Torna all'inizio


Israele mostra le razzie dei nazisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Pagina 316 Al Museo di Gerusalemme la grande esposizione "In cerca di proprietari", opere d'arte francesi (e non) delle quali il Terzo Reich si appropriò Israele mostra le razzie dei nazisti Al Museo di Gerusalemme la grande esposizione "In cerca di proprietari", opere d'arte francesi (e non) delle quali il Terzo Reich si appropriò --> "In cerca dei proprietari" (Looking for owners) è il titolo di una grande esposizione di opere d'arte razziate in Francia dai nazisti che si è aperta al Museo nazionale di Israele, a Gerusalemme, al fianco di un'altra di opere orfane, cioè di opere pure razziate, in custodia del museo ma delle quali "non si ha assolutamente traccia di dove provengano". È una pagina del periodo nazista ancora relativamente poco nota al grande pubblico quella delle opere d'arte delle quali il Terzo Reich si era appropriato senza riguardo ai mezzi. Nel caso della prima esposizione, spiega James Snyder, direttore del museo, si tratta di opere che "contrariamente a quanto si è soliti a credere non appartenevano solo a famiglie ebree: in realtà le opere d'arte in Europa e in particolare in Francia, furono prese da ogni settore della società". Furono circa centomila gli oggetti d'arte presi dai nazisti in Francia, in modi diversi, e portati in Germania. Si tratta di oggetti frutto di razzie, presi con la forza o ottenuti per mezzo di vendite forzate a prezzi irrisori o scambiati con altre opere considerate arte degenerata (come i pittori impressionisti) e acquistate da mercanti d'arte senza scrupoli. Sessantamila oggetti furono rimpatriati in Francia alla fine della guerra e 45 mila rapidamente restituiti ai proprietari. Altre tredicimila opere di minor valore sono state vendute e i fondi ricevuti versati alla Fondazione per il ricordo della Shoah. Solo duemila oggetti non sono ancora tornati ai legittimi proprietari poiché non è stato possibile risalire a loro con certezza. Sono opere custodite nei musei francesi mentre una commissione governativa istituita nel 1997 dall'allora premier Alain Juppè, continua la ricerca dei proprietari. L'esposizione al Museo di Israele, che comprende 53 opere, è parte di questo sforzo. Tra i quadri esposti, alcuni Degas, Delacroix, Ingres, Manet, Courbet, Serat, il dadaista Max Ernst. "Saremo felici se questa esposizione permetterà ad alcune delle opere di ritrovare i loro proprietari" ha detto il ministro della cultura francese Christine Albanel, che ha aperto la mostra. "Si è soliti dire - afferma Snyder - che solo grandi capolavori furono rubati. Ma non fu così: gran parte di ciò che fu asportato sono opere che, agli occhi dell'odierno mercato delle arti, hanno scarso valore". Ma possono avere grande valore affettivo per i legittimi proprietari e per i loro eredi. Il Museo d'Israele, dal canto suo, ha in custodia sin dai primi anni cinquanta, circa 1200 oggetti di judaica, dipinti e altre opere che non sono state restituite ai proprietari, che sono sconosciuti, alla fine della guerra. In questo senso si tratta di opere "orfane". Shulamit Steinberg, curatrice del museo per l' arte europea, afferma che alcuni dei maggiori gerarchi nazisti, come Joachim Von Ribbentrop e Herman Goering, avevao riempito le loro case con opere razziate e che "Hitler voleva che tutte le opere che avevano lasciato la Germania a partire dal 1.500 tornassero a casa, non importa se comprate o rubate". In diversi casi, afferma, ci sono opere che sono state restituite da "vecchi soldati tedeschi che in punto di morte hanno detto: ho peccato e voglio confessarmi prima di raggiungere il Creatore". Si tratta di opere di cui non si è riusciti a ricostruire la storia magrado gli sforzi fatti. GIORGIO RACCAH.

Torna all'inizio


La Comunità ebraica romana, circa 15 mila persone, la più grande d'Italia, voterà dom (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Enica 30 marzo per il rinnovo degli organi dirigenti. Si è concluso alle 16 di ieri il termine per la presentazione delle liste. Saranno tre gli elenchi a cui gli elettori potranno far riferimento: "Yachad, Insieme", una nuova aggregazione per la prima volta al voto, "Per Israele", lista di maggioranza nella vecchia consiliatura e "Per i giovani insieme", lista di minoranza che ha comunque governato insieme alla precedente in un giunta di coalizione. Si vota con il sistema del panachage con 16 preferenze anche su liste diverse. I seggi, sparsi in tutta Roma, saranno aperti dalle 8.30 alle 22.30. Il prossimo consiglio eletto sarà composto da 28 membri che nomineranno il nuovo presidente, che, a sua volta, proporrà una Giunta di nove membri. La Giunta e la consiliatura resteranno in carica quattro anni. Non si è ricandidato Leone Paserman presidente uscente che era stato eletto con "Per Israele". Per il toto presidente si parla di Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica. "Il nostro progetto - spiega - è quello di combattere il disagio sociale che in questi anni ha colpito molte persone della nostra comunità. Ci sono forti sacche di povertà, persone che vivono il problema dello sfratto e della droga. L'obiettivo che ci poniamo è quello di combattere e contrastare questi fenomeni con una politica di sussidi. Cercheremo di riconvertire gli stili di vita di quelle famiglie lontane dalla comunità. Se non saranno loro a venire da noi, saremo noi ad avvicinarci a loro. Abbiamo fatto un grande sforzo di rinnovamento sotto il profilo generazionale: nella nostra lista "Per Israele", dei 15 consiglieri uscenti ce ne sono infatti dieci nuovi". Oltre a Pacifici, si parla di un altro nome per la candidatura a presidente: Ariel Arbib che si presenta con la lista "Per i giovani insieme".

Torna all'inizio


Tortolì (Og) Un'avventura entusiasmante nei misteri della matematica liberamente riadattata da "Il mago dei numeri" di Enzensberger e da "L'uomo che sapeva contare" di Malba Tahan: (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Colui che sapeva contare di Silvia Cattoi e Juri Piroddi alle 11 Tortolì (Og) Un'avventura entusiasmante nei misteri della matematica liberamente riadattata da "Il mago dei numeri" di Enzensberger e da "L'uomo che sapeva contare" di Malba Tahan: Colui che sapeva contare di Silvia Cattoi e Juri Piroddi alle 11.30 aula magna Iti. Palermo E' curata dall'Assemblea delle Compagne la proiezione di Mobbing alle 15 Aula 4b Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università. I molteplici aspetti inerenti la questione rifiuti: dall'emergenza campana all'attuale situazione in Sicilia, dagli inquietanti allarmi per la salute derivanti dalla costruzione degli inceneritori alle alternative esistenti per un corretto smaltimento dei rifiuti: domani alle 15, a cura del comitato NoInc, Aula magna Facoltà di Lettere in viale delle Scienze il convegno Riduzione, Recupero, Riciclo, Riuso. 4 R per una corretta gestione dei rifiuti . Con Vincenzo Guarrasi preside della Facoltà di Lettere, Franco La Mantia preside della Facoltà di Ingegneria, Fabrizio Fasulo e Fausta Ferruzza rispettivamente esponenti di Potere e Sapere e Comitato NoInc, Alberto Lombardo della Facoltà di Ingegneria, Gabriella Filippazzo direttore sanitario ospedale Cervello, il chimico Gioacchino Genchi e Domenico Michelon dirigente Ato Pa 5. Dibattito a seguire. Bari Un'inchiesta e al contempo una riflessione storica sulla Turchia , un paese problematico attraversato da profonde contraddizioni, dove spesso le questioni nazionali occultano quelle di classe. Uberto Tommasi presenta il suo libro Turchia tulipani rossi con la prefazione di Andrea Catone, alle 20 @ Altair via Re David 116a. Con Nico Perrone docente di Storia dell'America all'Università di Bari, Massimiliano Pezzi docente di Storia dell'Europa orientale sempre all'Università di Bari e Mariella Cataldo dell'associazione Most za Beograd. A seguire I Mufla esegue "Nelle carceri turche" e altri canti. Andria (Ba) Con Libera Verso il 15 Marzo : alle 18 incontriamo Don Ciotti nella Sala consiliare del comune. Eboli (Sa) Nuovo appuntamento con i Teatri della Legalità che propone uno spettacolo dedicato a chi studia e che tratta di prevenzione primaria sull'uso e abuso delle droghe illegali. XTC 2 prodotto da Piacenza Kultur Drom, testo di Filippo Arcelloni al Teatro Italia. Frosinone Gospel e dub con Blake/e/e/e live Cantina Mediterraneo via Fabi 341. Roma La libreria Rinascita in via Prospero Alpino 48 ospita alle 19 Gianrico Carofiglio per la presentazione del libro L'arte del dubbio (Sellerio); alle 18.30 la proiezione del backstage della realizzazione dell'audiolibro con la lettura di Testimone Inconsapevole (Emons). Daniel Pennac discute del suo libro Diario di scuola (Feltrinelli) alle 18 Feltrinelli in via Appia Nuova 427. Presentazione del libro Modello Roma. L'ambigua modernità (Odradek) alle 18 Il Cielo sopra l'Esquilino in via Galilei 57 con l'urbanista Paolo Berdini, Antonio Castronovi della Cgil, Carlo Cellammare dell'Università La Sapienza, Letizia Cicconi presidente Consiglio I Municipio e Pasqualino Fabi di Rifondazione. Nunzia Penelope ci parla del suo libro Vecchi e potenti. Politica, istituzioni, banche, imprese: perché l'Italia è in mano ai settantenni (Baldini Castoldi Dalai) alle 17.30 al Tempio di Adriano in piazza di Pietra; e ne discute con Luigi Abete, Innocenzo Cipolletta, Guglielmo Epifani, Franco Marini e Mauro Mazza. L'Union arte contemporanea, in coproduzione con la Fondazione Volume! e Drome magazine presentano l'opera di Hôtel de la Lune I giorni del silenzio (Devozioni IX) , a cura di Alessandro Facente dalle 17 alle 21 Factory occupata in via di Riva Ostiense; si entra un* per volta. Spettacolo multimediale d'impegno sociale: il laboratorio teatrale di Pilar Castel 1968 - 2008 Teatro sperimentale e impegno sociale nell'allestimento di "La Piazza" di Pilar Castel dalle 16 alle 20 nella Sala Columbus in via delle Sette Chiese 101. Teatro al Rialto S. Ambrogio con Ecce Robot! Cronaca di un'invasione di e con Daniele Timpano alle 21.30 per Dramorana - Drammaturgie del contemporaneo. Uno spettacolo che parla di solitudine, di emarginazione e di come "?alle volte per raggiungere un punto a noi vicino dobbiamo fare un lungo giro per arrivarci dal lato giusto?": The Zoo Story di Edwar Albee per la regia di Marcello Cotugno oggi e domani alle 22.30 al Cometa Off via Luca della Robbia 47. Il futuro del brit pop: da Coventry The Enemy live Circolo degli Artisti. Una straordinaria voce: Gail "Mojo" Muldrow & Blues Band al Big Mama. Uno spettacolo di intime mutazioni sonore: Valerio Piccolo Manhattan Sessions Live al Piccolo Apollo via Conte Verde 51. Dal ragtime al blues, dal boogie woogie all'honky tonky con Alessandro Bonanno Quintet Cotton Club. Una band tutta italiana: Ypsos all'Init. Nell'ambito della settimana di solidarietà con il Paese Basco , domani alle 18.30 al Corto Circuito di via Filippo Serafini 57 incontro dibattito con Mariam Beitilarrangoitia sindaca di Hernani, Aitor Idoigabeitia sindaco di Mendexa, Jon Bollar sindaco di Aulesti, un esponente di Euskal Herriaren Lagunak, amici e amiche di Euskal Herria. Cena a sottoscrizione e video a seguire. Grosseto Cena di raccolta fondi: A tavola con Emergency a favore del progetto Toscana per il Sudan. Domani alle 20.30 al ristorante Il Gabelli in via Garibaldi 42, menu a prezzo fisso 25 euro. Prenotarsi al 3312619368. Poggibonsi (Si) L'adolescenza inquieta raccontata con tocco poetico da Gus Van Sant nel film Paranoid Park oggi e domani alle 21 al cinema Garibaldi. Firenze Presentazione della terza edizione del premio letterario Raccontare la periferia , dedicato a scritti inediti sul tema, alle 12 nella Sala Ferri Gabinetto Vieusseux di Palazzo Strozzi, con anche Daniela Lastri, Paul Ginsborg, Alessandro Santoro, Franco Cardini. Per il ciclo Un Mercoledì da leoni. 24 incontri conviviali per incazzarsi in compagnia , serate di approfondimento culturale, sociale e politico a ingresso gratuito, alle 21 Cabina Teatrale di Saverio Tommasi via Romagnosi 13a Pacifismo e nonviolenza. Le parole ai fatti: esperienze, metodi, vittorie (e sconfitte). Cosa resta da fare . Con don Andrea Bigalli di Pax Christi e Libera e Lisa Clark di Beati i costruttori di pace. Come di consueto, è gradito il tuo intervento e vino e cioccolatini (equi e solidali) per tutt*. Pistoia Il Centro di Documentazione, in collaborazione con le Brigate di Solidarietà e di Pace, presenta il film del regista greco Fotos Lambrinos sulla resistenza greca al nazi-fascismo e la successiva guerra civile viste e lette attraverso la storia e le lotte di Aris Veluchiotis, comandante partigiano tra i fondatori dell'Elas (Esercito Popolare di Liberazione). Alle 16 Biblioteca comunale San Giorgio con il regista e anche l' autobiografia del gappista fiorentino Cesare Massai , pubblicata dal Centro di Documentazione di Pistoia. Bologna Targato Crash alle 15 nell'aula C antifascista della Facoltà di Scienze politiche Info Free Flow 3.0 Proprietà intellettuale tra mercato globale e forme di resistenza . Con Ippolita di Milano, Laser da Roma, Libreremo da napoli, Kai Zen e aperitivo sociale. Piazza Grande raccoglie coperte e sacchi a pelo dalle 16 alle 18 in via Libia 69. Perché i senza dimora continuano ad essere tanti... La BdM Potosi ti invita alla presentazione delle attività della Scuola Popolare "Simon Bolivar" alle 18 in via Mascarella 35a. Corsi di lingua, traduzioni, recupero scolastico per ragazz*, preparazione esami di lingua all'università, corsi di Italiano per cittadin* migranti, per chi lavora e studia, viaggio vacanza e di studio delle lingue in Spagna, Cuba e Inghilterra. Episodi che diventano paradigmi di riferimento per la riscoperta di se stessi... Alessandro Cominardi ci parla del suo libro Come Diogene (Ismeca) alle 21 nella Sala Falcone e Borsellino del centro civico Quarteiere Reno in via Battindarno 123. Per Assaggi di Scrittura. Valdobbiadene (Tv) Il grande esperto di nanoparticelle ci parla di I problemi causati dagli eco-inceneritori . Con Stefano Montanari alle 20.30 auditorium Bocassino. Verona E' dedicata a Walter Pedrotti la rassegna di diaporacconti "C'è un mondo fuori di queste mura...": alle 20.45 nella Sala Pedrotti Cpt scuola Carducci Etiopia: viaggio alla scoperta delle chiese copte e delle etnie etiopi di Giorgia Dinca viaggiatrice e accompagnatrice di viaggio. Montecchio (Vi) Tre serate dedicate al cinema-documentario d'autore firmate dalla casa di produzione padovana di Marco Paolini: "Jolefilm". Oggi al cineteatro San Pietro La mal'ombra scritto e diretto da Andrea Segre, sulla tensione tra sviluppo industriale e qualità della vita. Padova In fondo Chorin non è poi così diversa dall'Italia... Presentazione dell'ultimo romanzo a fumetti di Davide Toffolo Tres! Fumetti per il teatro alle 21.30 Sherwood Open Live in vicolo Pontecorvo 1a, accompagnato dalla splendida voce di Roberta Carrieri in un repertorio di musica popolare sudamericana. Mestre (Ve) Vincenzo Patanè, Stefano Bortoli e Franco Grillini presentano il libro Vita e cultura gay, Storia universale dell'omosessualità dall'antichità ai giorni nostri (Cicero) alle 17.30 al centro culturale Candiani. Con anche la storica inglese Laura Gowing docente di storia moderna al King's College di Londra. 14 saggi, scritti da ricercatori internazionali specializzati in queer e gender studies e un ricchissimo apparato iconografico con oltre 300 foto. Trieste Chiquito e Paquito con nuove dispute e vecchi duelli verbali: Alti e bassi con Massimo Olcese e Adolfo Margiotta alle 21 al Teatro Miela. Rovereto (Tn) Primo appuntamento del percorso sulla decrescita Progetto decrescita 2008: Fatti per vivere naturale! a cura di Gas e Gruppo Ambiente e nonviolenza. Alle 20.30 Centro di Educazione alla Pace in via Vicenza 5 il giornalista Lorenzo Guadagnucci di AltraEconomia ci parla del suo libro "Il nuovo mutualismo. Sobrietà, stili di vita ed esperienze di un'altra società". Pergine V. (Tn) A distanza di un anno, nella sala del Cantiere comunale, Il Baco torna a parlare della sanguinosa dittatura argentina con Sergio Tomio esule argentino e testimone dell'epoca e con la proiezione del film Hijos il film di Marco Bechis. Alle 20.45 in viale dell'Industria. Milano Prima proposta del ciclo di conferenze Il colonialismo - Dalle origini ai nostri giorni a cura di La Conta: alle 21 in via Ovada 1 La Conquista degli imperi con il cileno Eduardo Salim che ha vissuto l'esperienza di Unitad Popolar di Savador Allende del quale è stato diplomatico in diversi Paesi del Medio Oriente ed del Nord Africa. Infopoint Emergency per la serata dedicata a Tiziano Terzani alle 21 al Teatro Dal Verme in via San Giovanni sul Muro 2. Prosegue il progetto musical-pianistico del noto e valido musicista compositore Alex Schiavi che in questo concerto-show utilizza un pianoforte verticale: alle 17 La Casa di Alex in via Moncalieri 5 Il pianoforte stocasico : una partitura esile, solo linee armoniche e melodiche, modificate tonalmente e distonicamente. 20 maggio '99: le Br uccidono Massimo D'Antona... Ogni giorno ogni momento lo spettacolo teatrale di Marco Filatori alle 21.30 Arci La Scighera in via Candiani 131. Il racconto della vita, dei sogni e dell'amore tra Olga e Massimo e il racconto dell'omicidio: la corsa in ospedale, il tragico rituale del riconoscimento, i primi amici accorsi. E i terribili giorni venuti dopo con il vuoto impossibile da colmare. Una mappa del cambiamento dell'identità femminile attraverso la testimonianza di donne di età diverse e in ambiti professionali diversificati, del nostro territorio nazionale, senza trascurare il confronto con colleghi di altri Paesi. Fulvia Colombini della segreteria della Camera del Lavoro ci introduce al colloquio con Francesca Zajczyk autrice del libro La resistibile ascesa delle donne in Italia (Il Saggiatore) domani alle 17 Camera del Lavoro in corso di Porta Vittoria 43. Carugate (Mi) Il giovedì del cinema propone Confessioni di una mente pericolosa di George Clooney alle 21.30 Arci Area di via Garibaldi 26... dopo sfiziose stuzzicaglie. Segrate (Mi) Una delle tante anime musicali di Roy Paci: Corleone in concerto + Dario Neri al Magnolia. Torino Il sociologo palestinese Jamil Hilal presenta il saggio da lui curato Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati (Jaca Book) alle 17 Sala Conferenze D del Dipartimento di Studi politici in via Giolitti 3. E ne discute con Giorgio Frankel del Centro Luigi Einaudi e Angelo d'Orsi. Serata dedicata al ricordo dei crimini dimenticati dell'Italia fascista nella ex Jugoslavia: presentazione del libro di Enrico Vigna Pagine di storia rimosse (Arterigere) alle 20 via Reggio 14. L'Unione culturale Franco Antonicelli, in collaborazione con Punto Rosso, propone il ciclo di incontri Politeia. L'invenzione della politica , per riflettere sul rapporto tra costituzione formale e costituzione materiale. Alle 21 via Cesare Battisti 4 Dittatura, tirannide e natura della politica con Mario Vegetti e Lucio Bertelli. Duecentocinquantamila torinesi a rischio Tav, il super treno che investirà anche te! Perché NoTav? Esponiamo le nostre ragioni verso un'opera inutile, dannosa e costosa alle 21 Cascina Roccafranca in via Rubino 45 con Alberto Perino di NoTav Val Susa. Conferenza stampa del convegno promosso dai sindacati di base In bilico tra sicurezza e lavoro domani alle 12 Cub di corso Marconi 34. Con lavoratori e delegati sindacali e con Raffaele Guariniello Magistrato del Lavoro, Sergio Bonetto esperto di Diritto del lavoro, Gian Piero Colore dell'Ispettorato provinciale del Lavoro di Torino, Giovanni Maccarino dell'esecutivo nazionale Cub Vigili del Fuoco, Paolo Mello coordinatore Cub dell'Ispettorato Spresal, Giorgio Peruzio dirigente regionale Ispettivo Inps e Gina Vanore Rsu/Rls-Cub e ispettrice Inail. 20/02/2008.

Torna all'inizio


La società liberale non ammette censure (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 20 Feb 2008 Edizione 35 del 20-02-2008 Quell'odio da non proibire La società liberale non ammette censure di Carlo Lottieri Il dibattito sulla lista di proscrizione apparsa in Internet con i nomi dei professori filo-israeliani si è già quasi spento: come era prevedibile. Individuato l'autore si è visto che vive in paesello in provincia di Rieti e fa tutto da sé con il pc di casa. Ma la questione non va lasciata cadere, dato che la discussione ? come Marco Bassani ha sottolineato su questo quotidiano ? ha fatto emergere una tipica vocazione europea ad affrontare il male e la stupidità ricorrendo alla proibizione (alla censura, di fatto). Bisognerebbe infatti comprendere quali conseguenze deriverebbero da una coerente applicazione delle norme in materia di istigazione all'odio e all'intolleranza. In primo luogo, sarebbe necessario bloccare una buona parte della programmazione teatrale. Pensiamo ai testi di Bertolt Brecht, che possono piacere o no, ma che certo rappresentano in vario modo una forte incitazione ? specie nelle mani di taluni registi ? a passare dal tempo dell'interpretazione del mondo a quello dell'azione rivoluzionaria: abbattendo i regimi borghesi e in primo luogo i borghesi stessi. Chi voglia divertirsi al riguardo può andare ad assistere a Le storie del signor Keuner messe in scena da Moni Ovadia o anche a quel lavoro ferocemente anticattolico che è la Vita di Galileo, portato a teatro da Franco Branciaroli, per il quale all'inizio del diciassettesimo secolo la difesa del sistema tolemaico non è altro che la protezione di un dominio che tiene i servi al loro posto. In questa lettura tanto anacronistica, gli uomini di Chiesa sono rappresentati esattamente con quel livore con cui Karl Marx parlò dei giudei borghesi nella Questione ebraica del 1844. Va anche ricordato che per Marx la rivoluzione sociale avrebbe dovuto comportare la scomparsa dell'ebraismo stesso: "L'emancipazione sociale dell'ebreo è l'emancipazione della società dal giudaismo". Le intolleranze verbali pervadono tante espressioni della cultura: e non solo degli ultimi due secoli. Fin dai tempi de Il mercante di Venezia shakespeariano, gli stereotipi più stupidi sono facilmente rinvenibili all'interno di opere per altri aspetti eccelse. Basti pensare alla drammaturgia musicale di Richard Wagner: in molte letture, nel Sigfrido il personaggio di Mime è nient'altro che la caricatura di un ebreo, e anche nell'Anello dei Nibelunghi un personaggio come il pallido Hagen sarebbe da leggersi come un israelita dedito alla masturbazione. La cecità delle ideologie è quindi una parte non secondaria della cultura occidentale: pure nelle sue manifestazioni popolari. Non c'è il minimo dubbio che il cantautorame italiano abbia diffuso testi in cui si invitava la gente a dotarsi di falci e martelli non già come simboli da esibire in cortei e sfilate, ma come armi da usare contro i nemici di classe. Se contestiamo idee e opinioni sulla base del rispetto per il prossimo e il rigetto della violenza, potremo ancora permettere i concerti di Francesco Guccini e il brivido provato da tutti quei giovani che a una sola voce inneggiano alla locomotiva lanciata contro il treno dei ricchi e dei potenti? Per giunta, interi partiti politici si fondano sull'odio. In Germania alcune di queste organizzazioni sono vietate, certamente, ma mi chiedo se sia legittimo immaginare lo scioglimenti delle molte realtà comuniste presenti in Italia solo perché predicano l'odio di classe e la necessità, di conseguenza, di imporre la dittatura del proletariato. Si tratta di concezioni aberranti, che hanno causato milioni di morti nel mondo: come ha illustrato Rudolph J. Rummel nei suoi studi, in 70 anni di regime l'Unione sovietica ha sterminato in tempo di pace ben 60 milioni di persone e la Cina maoista 35 milioni in meno di quarant'anni. Ma per sconfiggere queste cattive idee dobbiamo ricorrere a buone idee, senza pretendere di mettere a tacere nessuno. Una società liberale non è tale se quanti hanno il potere di legiferare rispettano e lasciano libere di esprimersi soltanto le idee che essi ritengono giuste. Ogni ordine politico, anche il più oppressivo, è in grado di agire in questo modo. La specificità della società libera consiste invece nel riconoscere piena autonomia di espressione a quanti vorrebbero sovvertire l'ordine della libertà. Talvolta il confine tra un agire aggressivo e un pensiero violento può anche essere sottile: come nel caso di un comizio che inciti alla violenza e induca immediatamente all'aggressione una folla fuori controllo. Ma il carattere controverso di queste situazioni-limite (in cui la parola diventa azione, quasi come avviene nel momento in cui un capo ordina un'esecuzione e si rende responsabile di un'ingiustizia) non deve far venir meno quella difesa di principio della libertà di espressione che è uno dei cardini della società liberale. Se d'altra parte iniziamo a chiudere i siti Internet, come dovremo atteggiarci di fronte alle case editrici, e non solo a quelle più estremiste e marginali? In un recente libro (La violenza invisibile), il filosofo sloveno Slavoj Zizek afferma che la violenza del terrorismo e delle guerre è poca cosa se paragonata alla violenza "sistemica" dei nostri rapporti basati sugli scambi e sui contratti. Come a dire che ogni volta che intratteniamo rapporti capitalistici con altri nostri simili stiamo predisponendo qualcosa di ben peggiore dell'abbattimento delle Twin Towers o del bombardamento delle donne presenti in mercato all'aperto di Baghdad. Idee aberranti: non c'è dubbio. Ma solo per questo dovremmo chiedere di oscurare la casa editrice Rizzoli?.

Torna all'inizio


La visita di holmes nella striscia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La visita di holmes nella striscia L'Onu che non piace a Israele Sir John Holmes, sottosegretario dell'Onu agli affari umanitari, vanta un pedigree diplomatico di alto livello presso sua Maestà Britannica. Nel Foreign Office e a Downing Street. È uno di quegli uomini, insomma, che soppesa le dichiarazioni pubbliche, e che sa come va il mondo. Di parole ne ha dette, dopo aver visitato la Striscia di Gaza, e dopo una sosta a Sderot. Che è rimasto "scioccato" per le cose "terribili" viste a Gaza, che toccano la "stessa dignità" delle persone che vivono nella Striscia. Che i razzi Qassam devono cessare e deve cessare il "circolo (vizioso) della violenza". Molte di queste parole non sono piaciute a Israele, che ha reagito con la risposta severa del direttore generale del ministero degli esteri, Aaron Abramovich. "Crea un'analogia tra i terroristi e coloro che dal terrorismo si difendono". Non solo, così dicendo, Holmes "incoraggia i terroristi". Le tensioni tra Israele e Nazioni Unite sono state ricorrenti, negli ultimi sessant'anni. C'è una frase di Holmes, però, che non ha suscitato reazioni, ma che forse dice qualcosa più delle altre. Holmes ha fatto un parallelo con l'Ulster, posto che ben conosce, visto che ha avuto un ruolo nei negoziati per riportare pace nell'Irlanda del nord. Nonostante il terrorismo sui civili, ha detto Holmes, la Gran Bretagna non ha mai preso in considerazione l'idea di bombardare l'Ulster, cercando altri mezzi per risolvere la questione. Gaza non si risolve con lo strumento militare, per Holmes. E questa sembra proprio la risposta all'idea che circola sempre più insistentemente tra gli israeliani. Un'operazione massiccia di terra dentro Gaza, poi un cessate il fuoco, il ritiro delle truppe israeliane, e in seguito una forza internazionale a "pacificare" la Striscia. Un gioco molto pericoloso, che ricorda il pantano in cui si trovarono i soldati dell'Onu nella missione in Somalia. Forse, al Palazzo di Vetro, non tutti sono d'accordo. 20/02/2008.

Torna all'inizio


Israele ricovero forzato per gli anoressici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 20-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Per mancanza di strutture adeguate, le vittime sono numerosissime Israele: ricovero forzato per gli anoressici Yatom propone una legge per l'ospedalizzazione forzata anche dei soggetti maggiorenni Israele. 20 feb. – Dany Yatom, deputato laburista, propone alla Knesset (Parlamento) di introdurre il ricovero forzato di maggiorenni malati di anoressia. La legge attuale prevede infatti il ricovero forzato esclusivamente dei minorenni, mentre Yatom propone di rendere legale l'ospedalizzazione forzata anche per i soggetti di maggiore età. Il deputato sostiene la necessità, per chi soffre di gravi disturbi di alimentazione, di essere esaminato da uno psichiatra distrettuale autorizzato ad ordinare l'eventuale ricovero per una settimana. Nel caso poi di pericolo di vita, una commissione di psichiatri potrà decidere un ricovero di tre mesi. è stata la recente morte di una modella israeliana, Ilanit Elmaliach, a far scoppiare il caso politico, ma in Israele il disturbo dell'anoressia è sempre stato molto diffuso. Purtroppo, per mancanza di strutture di cura adeguate, solo poche centinaia di persone riescono a guarire. L'iniziativa di Yatom ha trovato numerosi sostegni, anche perché a rafforzare la proposta sono giunte anche le parole della madre della modella morta: “Se avessi avuto la possibilità legale, l'avrei costretta a ricoverarsi e a curarsi, le avrei salvato la vita”. Giulia Fossati.

Torna all'inizio


Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Israele/Palestina

PRESENTAZIONE Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown Il dolore per la perdita di un figlio, che sia vittima o carnefice, non ha bandiere: è profondo e straziante, ingiusto e incomprensibile, non ci sono differenze legate alla razza o al credo. E' questo il messaggio, forte, che arriva dal film "Madri" di Barbara Cupisti che viene proiettato a Torino martedì 19 alle 21 da Artintown, via Berthollet 25. Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in questa terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte, di speranza, di compassione. C'è la mamma di Malki, 15 anni, vittima di un kamikaze alla pizzeria Sbarro a Gerusalemme nel 2002, e quella Izz, il ventunenne di Jenin autore dell'attentato. Le donne protagoniste del lavoro, distribuito con Ucca e Rai Cinema, hanno idee, estrazioni culturali e sociali diverse ma tutte condividono un desiderio, che non è politico o ideologico ma è un messaggio che viene dal cuore: non ci devono più essere innocenti a pagare per colpe non loro. La serata è organizzata per presentare la quinta edizione di "Giovane e Innocente", concorso per saggi e articoli di critica cinematografica su web organizzato da Effettonotte Online. L'ingresso è libero. Info: www.effettonotteonline.com. \.

Torna all'inizio


IN CITTA' Arman e Zona Grigia PALAZZO BRICHERASIO, VIA T. ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, O (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Israele/Palestina

R.: LUN.14,30/19,30, MAR-DOM 9,30/19,30, GIO E SAB 9,30/22,30, INGR.: INT. 7,50, RID. 5,50, BAMBINI (6-14 ANNI) 3,50, TEL 011/5711811, WWW.PALAZZOBRICHERASIO.IT Fino al 24 febbraio, antologica, curata da Luca Beatrice, organizzata in collaborazione con il Mamac di Nizza, che ripercorre attraverso 70 opere le vicende artistiche del principale esponente del Nouveau Realisme. Inoltre, sino al 30/3 ritorna l'appuntamento con l'arte contemporanea di "Outside", ciclo di mostre a cura di Guido Curto, dedicato ad installazioni site specific nello spazio su via Teofilo Rossi. La facciata del palazzo ospita l'installazione di Saverio Todaro "Zona Grigia". Altre installazioni, sempre di Todaro, sono esposte nelle sale storiche del Palazzo. A cura di Olga Gambari. Palazzo Madama a 1 euro PALAZZO MADAMA, P.ZZA CASTELLO. OR.: MAR-DOM 10-18, SAB 10-20, LUN CHIUSO, TEL.: 011/ 4433501, WWW.PALAZZOMADAMATORINO.IT. Dopo il successo ottenuto nel mese di novembre, dedicato alla provincia di Biella, che ha permesso a 1350 biellesi di entrare a Palazzo Madama al prezzo di 1 euro, prosegue l'iniziativa "Province a Palazzo", realizzata dalla Fondazione Torino Musei assieme alla Regione. Febbraio è dedicato a Vercelli e alla sua provincia: i residenti o le persone nate nel Vercellese possono entrare a Palazzo Madama pagando a 1 euro. Lungo il percorso museale, sono presentate una serie di opere legate a questo territorio. Francisco Goya BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA, P.ZZA C. ALBERTO 3, OR.: LUN, MER, VEN E SAB 9/13, MAR E GIO 9/18 E' aperta sino al 15 marzo "Los Caprichos. Goya Illuminista fra Settecento ed Europa napoleonica". In mostra un insieme di tavole in perfetto stato di conservazione, cui è affiancato un importante nucleo di reperti librari di proprietà della biblioteca. Rossa PALAFUKSAS, P.ZZA DELLA REPUBBLICA 25 Dal 20 febbraio al 4 maggio, in occasione delle celebrazioni per il centenario della Cgil, è esposta la mostra "Immagine e comunicazione del lavoro: 1848/2006". Inaugurazione venerdì 19, ore 19 Lo Spazio dell'uomo FONDAZIONE MERZ, VIA LIMONE 24, OR.: MAR-DOM 11/19. INGR.: INT. 5 EURO, RID. 3,50, GRATIS BAMBINI SOTTO I 10 ANNI, MAGGIORI DI 65 , DISABILI E OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE Fino all'11 maggio, un'indagine sulla scena artistica contemporanea cilena, attraverso l'incontro tra storia del passato e realtà del presente. 24 capolavori per 12 mesi MIRAFIORI MOTOR VILLAGE, P.ZZA CATTANEO 9; OR.: 9/19,30, GIO 9/22, DOM 9/12,30 E 15/19,30, TEL 011/0042411 Dal 15 al 27 febbraio, sono esposte le opere vincitrici del concorso di pittura "Shaping our World Calendario CNH 2008", un'occasione per vedere dal vivo i migliori prodotti della creatività dei dipendenti Cnh di tutto il mondo. Novecento - Trilogia dell'automobile TORINO ESPOSIZIONI, C.SO M. D'AZEGLIO 15, OR: MAR-DOM 10/18,30. Le più belle auto del '900. In esposizione sino al 30 marzo. Splendide preziosità quotidiane MUSEO DI ANTROPOLOGIA VIA ACCADEMIA ALBERTINA 17 La collezione si è arricchita di cento reperti del primo '900 dell'Asia Centrale. Sino al 31 marzo. Torino inedita ARCHIVIO STORICO DI TORINO, VIA BARBAROUX 32, OR.: LUN-VEN 8,30/16,30 Quattro panorami di Luigi Vacca; in esposizione fino al 31 marzo. (R)esistere per immagini MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA, C.SO VALDOCCO 4/A, TUTTI I GIORNI 10/18, GIO 14/22; CHIUSO LUNEDÌ; INGR.LIBERO Mostra in omaggio a Germano Facetti: all'uomo sopravvissuto alla Deportazione, al grafico che ha rivoluzionato la Penguin Books, al creativo, attraverso i documenti privati e professionali del ricco fondo acquisito dall'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea "Giorgio Agosti". Sino al 25 aprile. Ai Monti! MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA, P.LE MONTE DEI CAPPUCCINI 7, OR: MAR-DOM 9/19 Raccolta di ceramiche d'arte con soggetto alpestre, normalmente conservata in aree inaccessibili ai visitatori. E' esposta sino al 26 ottobre. Mario Lattes ARCHIVIO DI STATO, P.ZZA CASTELLO 209, OR: MAR.- SAB 10/19; DOM 10/14; INGR. LIBERO "Di me e di altri possibili: Mario Lattes pittore, scrittore, editore". La mostra è composta di tre parti: una parte pittorica con un'antologia di quadri dipinti tra il 1960 e il 1995, una parte narrativa comprendente le opere pubblicate (romanzi, poesie, autografi e diari) ed una parte editoriale con alcune opere significative pubblicate nel periodo in cui l'artista era amministratore delegato della casa editrice Lattes. L'esposizione è aperta fino al 12 marzo. Bastiaan Arler OLS, PIAZZA VITTORIO VENETO 23/F Giovedì 21 alle 19, incontro con l'artista di origine olandese che lavora con la performance e le arti visive. L'evento fa parte del progetto "Bar linguistico". Capitàn Germàn MIAAO, VIA M. VITTORIA 5, OR.: MAR-VEN 16/19,30, SAB. E DOM11/19 "Artefatti astrali" di Germàn Impache, fino al 24 febbraio. Imbastire dialoghi INGENIO, VIA MONTEBELLO 28/B Venerdì 15 febbraio, alle 10, inaugurazione della mostra collettiva "Imbastire Dialoghi"che presenta lavori realizzati dagli allievi dei laboratori torinesi per disabili, insieme ai bambini di Bhaktapur (Nepal). Esposizione sino al 27 febbraio. Massimo Ghiotti CORTILE DEL RETTORATO, VIA PO 17, OR.: LUN-VEN 7,30/18, SAB E DOM 15,30/19,30 Fino al 29 febbraio, mostra di Massimo Ghiotti con sette opere monumentali: "Triade dialettica", "Origo", "Tristan und", "Le ruote torinesi del carro di Fetente", "Signum", "Kouros metallurgico" e "Esprit de geometrie". Torino 1706 BIBLIOTECA VILLA AMORETTI, C.SO ORBASSANO 200 Fino al 29 marzo "Le zone di comando dell'assedio di Torino del 1706: il quartiere generale dell'esercito del Re Sole fra la Cascina Olivero e la Fabbrica per gli Esercizi Spirituali". La ceramica di Castellamonte BIBLIOTECA DELLA REGIONE PIEMONTE, VIA CONFIENZA 14, OR.: 9/13 E 14/16 Fino al 27 febbraio la mostra dedicata alla ceramica di Castellamonte. Mercoledì 20 alle 17, presentazione dei libri: "La ceramica monregalese del '900: dalla Vecchia Mondovì ai giorni nostri" e "Opere del fuoco: Museo della regia fabbrica dei vetri e cristalli e della ceramica della Chiusa". Giardini privati STAZIONE DI SUPERGA DELLA TRANVIA A DENTIERA, STR. FUNICOLARE 55, OR.: FER. 9,30/17,30, SAB. E FEST 9,30/20,30, CHIUSO MARTEDI' Fino a metà marzo mostra "Arte e Natura - I giardini privati del Piemonte". Marina Sasso BOLAFFI, VIA CAVOUR 17, OR.: MAR-DOM 10/19 Sculture ed installazioni, a cura di Claudio Cerritelli; sino al 23/3. Giorgio Giorgi PIEMONTE ARTISTICO E CULTURALE, VIA ROMA 264 (PIAZZETTA CLN). ORARIO: LUNEDI'-SABATO 15,30/19,30 Personale dal titolo: "Archeologia Immaginata"; fino al 1 marzo. Art e Love VILLA CAPRIGLIO, STRADA TRAFORO DEL PINO 67 Sino al 16 febbraio, nell'ambito dell'evento annuale dedicato all'amore ed all'erotismo, opere di Paolo Leonardo, Alice Belcredi, Giulia Caira, Sergio barboni, Alessia Zuccarello, Lorenzo Lsp e CikiZ. In mostra anche opere di artisti che hanno esposto nelle edizioni precedenti. Città, fiume, collina SPAZIO AZIMUT P.ZZA PALAZZO DI CITTÀ 8 Fino al 15 febbraio, vengono presentati al pubblico , i progetti pervenuti per il concorso di idee "La città, il fiume, la collina" promosso dalla Città di Torino. Al termine dell'esposizione, venerdì 15, si tiene un dibattito seguito dalla premiazione dei vincitori presso la Sala Conferenze della Gam, via Magenta 31, dalle 14,30 alle 19. Sabina De Mori SALOTTO LETTERARIO, VIA SANSOVINO N. 245/55, OR.: MAR -SAB 16/20 Personale "La forma del mito, dal simbolo all'espressione", dal 15 febbraio al 9 marzo. Forme e figure GALLERIA CENTRO ARTE LA TESORIERA, C.SO FRANCIA 268, OR: MAR-SAB 10/13 E 16/20. FEST. E LUNEDI' SU APP. 011/7792147 Sabato 16 febbraio, dalle 18 alle 20, s'inaugura una mostra collettiva con opere figurative ed astratte di artisti italiani. Resterà aperta fino al 22 marzo. Forme al Femminile NON PERMANENT GALLERY, VIA MONTEMAGNO 37, OR.: MAR.-SAB. 15,30/19,30 O SU APPUNTAMENTO 011/3724084 Venerdì 15 febbraio, alle 18,30, s'inaugura la mostra "Sit number 8: Forme al Femminile", doppia personale pittorica di Rada'e Valentina Testa. Resta esposta sino al 1 marzo e dall'11 a1 22/3. aQua e altre storie WUNDERKAMMER, VIA BAVA 6/F, OR.: MAR.- SAB.15,30/ 19 Inaugura martedì 19 febbraio alle 18 la mostra "aQua e altre storie" ,della pittrice Anna Madia, in collaborazione con il video-artista Illo2. Resta aperta fino all'8 marzo. Stili a confronto ARTEINCORNICE, VIA VANCHIGLIA 11, OR.: 9/13 E 15/19, ESCLUSO FEST. E LUN. MATTINA Fino all'8 marzo, la collettiva "Stili a confronto" presenta ventiquattro opere di Piero Gilardi, Giorgio Griffa ed Enrico Paulucci. Prosegue inoltre, sempre sino all'8 marzo, una esposizione pensata per l'avvicinarsi della festa di San Valentino e la Festa della Donna. Mario Schifano - Gli anni '80 IN ARCO, P.ZZA V. VENETO 3, OR.: MAR.'-SAB. 10/12,30 E 16/19,30 Dopo la più nota produzione degli anni '60 e '70, Schifano negli anni '80 è stato precursore di un cambiamento che ha segnato la storia dell'arte italiana, promuovendo un recupero della tradizione pittorica. In mostra fino al 15/3. Daniel Glaser Magdalena Kuntz Miha Strukelj GAGLIARDI ART SYSTEM, C.SO V. EMANUELE II 90, OR.: 15/20 Daniel Glaser e Magdalena Kuntz presentano tre installazioni, mentre Miha Strukelj indaga i confini tra pittura e disegno nell'era della tecnologia. Entrambe le mostre terminano il 26/2. Leonardo Pivi Paolo Schmidlin MARENA ROOM GALLERY, VIA DEI MILLE 40/A Mostra sui due artisti a cura di Luca Beatrice. Fino al 1° marzo. Camilla Ancilotto DAVICO, GALLERIA SUBALPINA 30. TEL.: 011/ 5629152 Fino al 16/2 personale dell'artista romana; opere ispirate a mitologia e storia, ma anche animali e autoritratti. Mitologie temporanee MARIANA PAPARA, VIA POLLENZO 9/B, OR.: MAR-DOM 10/12,30 E 15/19 Collettiva in esposizione sino al 1 marzo. Giovedì 21 febbraio alle 18, vernissage con gli artisti. Pierre-Yves Le Duc 41 ARTECONTEMPORANEA, VIA MAZZINI 41, OR.: MAR.-SAB. 15/19, MATTINO E LUN.SU APP. 011/8129544 "Opera", prima personale a Torino dell'artista francese. L'esposizione di disegni prosegue sino al 28 marzo. Gestualità e colore EUROPA, VIA BENE VAGIENNA 10/D Dal 16 febbraio al 4 marzo, 24 opere a tecniche miste. Silvio Brunetto BERMAN, VIA ARCIVESCOVADO 9/18, OR.: MAR.- SAB. 10/12,30 E 16/19 "Inverno bianco", personale. Ventiquattro opere in mostra: scorci di Torino e paesaggi di montagna innevati. Sino al 29 febbraio. Non solo show FRANCOSOFFIANTINO, VIA ROSSINI 23, OR.: MAR.-SAB.11/19 Fino all'8 aprile "Ei Arakawa, Henning Bohl, Nora Schultz - Non solo show / Non group show". David Gerstein ERMANNO TEDESCHI, VIA C. I. GIULIO 6, OR.: MAR.-SAB. 11/13 E 16/20 O SU APP. 011/4369917 Personale dell'artista israeliano, che si può visitare sino al 29 febbraio. Pangolino- Molinaro VIRANDO, C.SO LANZA 105, OR.: LUN-SAB 16,30/20 Rimane allestita sino al 16 febbraio"Cieli interiori", personale di Tiziano Bergamini, in arte Pangolino. Mercoledì 20 febbraio, dalle 18 alle 23, s'inaugura "Del colore e della natura", di Bruno Molinaro, in esposizione sino all'8 marzo. Sospesi WEBER & WEBER, VIA S. TOMMASO 7, OR.: MAR-SAB 15,30-19,30 Mostra di Federico Piccari: i quadri raffigurano feti, neonati che fluttuano in uno spazio indeterminato, bimbi armati o con il volto protetto da maschere antigas. Fino al 22 marzo. Incisioni GALLERIA IL CALAMO, VIA DELLA ROCCA 4/L. OR.: 10,30/12,30 E 16,30/19,30 "Incisioni dal XV al XX secolo", rassegna di opere grafiche di maestri antichi e moderni, tra cui alcuni giapponesi. Le opere resteranno in esposizione sino a fine febbraio. Sospensione GIORGIO PERSANO, VIA P. CLOTILDE 45, OR.: MAR.-SAB. 10/13 E 15,30/19 Installazioni di Marco Gastini ed Eliseo Mattiacci. In esposizione sino al 29 marzo. Mariell BOTTISIO, C.SO MATTEOTTI 2/A, OR.: LUN-GIOV:15,30-19,30.VEN-SAB 9,30-12,30-15,30-19,30. Personale dell'artista dal titolo "Analogie": una raccolta di olii e acquarelli realizzati nel periodo 2006-2007. Parte del ricavato viene devoluto al seminario di padre Alexis (Maligisi-Congo). L'esposizione prosegue sino al 23 febbraio. I maestri dell'intaglio, doratura e laccatura LA CLESSIDRA, C.SO MEDITERRANEO 69/8, OR.: 10-12,30, 16-19,30, CHIUSO LUN. In esposizione consolles, specchiere e cornici policrome del XIX e XX secolo: intagli, laccatura, doratura. Fino al 29. Marco Ramasso FOGOLA, P.ZZA C. FELICE 15, LUN.' 15,30/19,30, MAR.-SAB.10,30-19,30, DOM 10,30/13 Fino al 29, personale di paesaggi. Enzo Briscese ARIELE, VIA L. ROSSI 9, OR.: LUN.-SAB. 16/19,30 "Paesaggio Urbano", sino al 19. Segno forma e colore BIASUTTI, VIA DELLA ROCCA 6/B, OR.: MAR.-SAB. 10,30/12,30 E 15,30/19,30 Collettiva, fino al 29 febbraio. Giorgio Laveri TERRE D'ARTE, VIA M. VITTORIA 20/A, OR.: 10,30/12,30 E 16,30/19,30 Personale di opere in ceramica, "Effetti personali". In esposizione sino all'8/3. Niente mezze misure CALANDRA, VIA FRATELLI CALANDRA 8, OR.: MAR-VEN 16-19,30, SAB 10,30-12,30 E 16-19,30 Mostra antologica dell'autore torinese Antonio Chiarello con acrilici, acquarelli, collages e tecniche miste. In esposizione sino al 16 febbraio. Giorgio Scalco GALLERIA 44, VIA DELLA ROCCA 4/I, OR.: 10,30-12,30 E 16-19,30 Memento Vitae"; sino al 29/3. Gleb Savinov PIRRA, C.SO V. EMANUELE II 82, OR.: LUN.-SAB. 9,30/12,30 E 15,30/19,30, DOMENICA 9,30-12,30 Fino al 30 marzo "Grandi maestri post-impressionisti russi. Gleb Savinov". Street Art AMANTES, VIA P. AMEDEO 38/A OR.: LUN-SAB.18-1,30 Fino al 29 febbraio mostra "StreetArt". In esposizione opere degli artisti: Br1, El Euro, Paolo e Ufo5. La mostra è un percorso di avvicinamento alla terza edizione di "Rewriting", progetto dedicato al fenomeno graffiti/street art. Frammenti di storia ARTEREGINA, C.SO R. MARGHERITA 191 Fino al 1° marzo si può visitare la mostra dedicata agli artisti torinesi anni '60. Collettiva Novecento ROCCATRE, VIA DELLA ROCCA 3 Collettiva di autori del '900, tra i quali Paulucci, Menzio, Sironi. Amar D GALLERY, VIA BALME 20, TEL.: 011/ 7930831 Fino al 29, mostra di Amar, giovane artista di Parigi. Rosso e Teodori FUSION ART GALLERY, P.ZZA PEYRON 9G, OR: MAR, GIO, VEN 16,30-19,30 O SU APP. 335/ 6398351 Personali di Gianluca Rosso "Fa freddo" e di Nello Deodori "Sotto un unico cielo". Fino al 4 marzo. Knz ARCIRCOLOVIZIOSO, VIA S. BERNARDINO 34C Fino al 1 marzo "personale-collettiva" del gruppo torinese Knz, formato da cinque artisti provenienti dalla graffiti-art. Balducci-Ferrario CENTRO CULTURALE PRINCIPESSA ISABELLA, VIA VEROLENGO 212, OR.: LUN-VEN 16/19, SAB 20,30/22 Dal 21 febbraio al 9 marzo, è esposta "Confronti pittorici": opere di Roberto Calducci e Luigi Ferrario. Fiorenzo Guglielminotti GLI IMBIANCHINI, VIA LANFRANCHI 28, OR.: 10,30/12,30 E 15/19,30, CHIUSO MER. S'inaugura mercoledì 20 febbraio alle 18 la mostra personale del pittore Guglielminotti. Le opere resterannno in esposizionefino all'11 marzo. Collettiva SALOTTO DELL'ARTE, VIA ARGONNE 1/C, OR.: LUN- VEN16,30/19, SAB10,30/19,30, DOM CHIUSO Fino a sabato 23 febbraio, opere di 30 autori. La galleria organizza inoltre una esposizione a Bologna per pittori e scultori: chi desidera partecipare può ritirare i moduli in sede, oppure richiederli a salottodellarte@gmail.com. Paolo Canale TEART, VIA GIOTTO 14, OR.: MAR'-SAB 17/19 Fino al 1 marzo, mostra personale dal titolo: "Twines-spaghi". Il corpo e la bellezza dei sensi ARTIGIANANDO NELL'ARTE, VIA GANDINO 2/D Collettiva di arte contemporanea, fino al 29 febbraio. Bruno Casetta RISTORANTE 'L BIRICHIN, VIA MONTI 16/A, TEL. 011/ 657457 Personale dell'artista Bruno Casetta. La mostra è dedicata agli elefanti. L'appuntamento di marzo sarà dedicato all'illustratore Sergio Zaniboni, uno dei disegnatori di Diabolik. Gabriella Casassa Munt LIBRERIA MASSENA28, VIA MASSENA 28, OR.I: MAR- SAB:10/13,30 E 15,30/20. LUN 15/20 Sabato 16 febbraio alle 18.30, s'inaugura la personale pittorica di paesaggi "Dal mio punto di vista" che resterà esposta sino a sabato 1 marzo. Cammarota LIBRERIA GANG DEL PENSIERO, C.SO TELESIO 99 Fino al 23 febbraio è allestita la personale di Carlo Cammarota "Il lettore accanito". Graziella Voghera LA PIOLA DELL'ANGOLO, V. VALGIOIE 32 Personale aperta fino al 20/2. Sergio Spagnolo ATELIER "ARTUPART" VIA MASSENA 42/A Personale; in esposizione sino al 28/2. Collezioni private ACQUAMARINA, C.SO FRANCIA 202 "La venditrice di mele" ed altre composizioni provenenti da collezioni private. Fino al 10 marzo. Marco Sciarpa SHORTBUS, VIA G FERRARI 5/I Fino al 29 febbraio, è esposta la personale dal titolo: "Cover". Dinamica del Confronto BANCA SELLA, P.ZZA CASTELLO 125, OR.: LUN-VEN 8,30-13,25 E 14,40-15,40 Collettiva, fino al 28/2. Raccoglie le opere di numerosi artisti, anche stranieri. Spazi Celesti due UNICREDIT BANCA, C.SO G. CESARE 148 Personale della piemontese Ines Daniela Bertolino. Fino al 29/2. Andrea Spano UNICREDIT BANCA, C.SO G. CESARE 109 Fino al 29/2, prosegue la personale di Andrea Spano, giovane pittore torinese. Trionfi del colore JOLLY HOTEL LIGURE, P.ZZA C. FELICE 85 Collettiva, sino al 16 aprile. Vernissage sabato 16 febbraio alle 18,30. IN PROVINCIA Dipingere la vita moderna CASTELLO DI RIVOLI, PIAZZA MAFALDA DI SAVOIA, RIVOLI, OR.: MAR-GIO. 10/17, VEN-SAB-DOM 10/21. BIGLIETTO: 6,50 EURO. RIDOTTI 4,50. TEL: 011/ 9565220. Grande collettiva che ha come tema uno degli aspetti più affascinanti e controversi delle arti visive: l'uso dell'immagine fotografica nel linguaggio pittorico. La mostra, curata da Ralph Rugoff, direttore di The Hayward-Soputhbank Centre of London ,affronta l'evoluzione internazionale della pittura degli ultimi 45 anni attraverso 79 opere di 22 artisti europei, americani e asiatici. Fino al 4 marzo. Il dipartimento educazione, propone inoltre una iniziativa rivolta ai giovani fra i 14 ed i 25 anni: si può partecipare alla costruzione di un immenso patchwork esposto sino al termine della mostra, inviando all'indirizzo educa@castellodirivoli.org una o più fotografie con tema "la vita moderna". Marc Chagall SALA DELLE ARTI, CERTOSA DI COLLEGNO, VIA TORINO 9, OR.: MAR-VEN 15/18,30 E FEST 10/12 E 15/18,30 "Nicolaj Gogol' - Le anime morte", esposizione di 96 acqueforti, dal 1925 al 1948. In esposizione sino al 17 febbraio. Clizia e la natura MUSEO ETNOGRAFICO DEL MULINO NUOVO, VIA ARIOSTO 36 BIS, SETTIMO TORINESE. OR: DOM 15/19, GRUPPI E SCUOLE PRENOTARE 011/9103591 - 339/4673821 Sino al 23 marzo, prosegue la mostra dedicata al rapporto di Clizia (Mario Giani) con la natura e gli animali. Franco Frassoni MUNICIPIO ID GRUGLIASCO, P.ZZA MATTEOTTI 50 Fino al 23 febbraio, è esposta "Maestro dell'istintualità", raccolta delle opere più recenti dell'artista. Mestieri e paesaggi del Piemonte ATL MONTAGNE DOC, V.LE GIOLITTI 9, PINEROLO, OR.: 10-12,30, 14-17; SAB. E DOM. 15/18 Sino al 19 febbraio, mostra di attrezzi e dipinti "Mestieri e Paesaggi delle Vallate Piemontesi, dalla Val Pellice alle Valli di Lanzo", curata dal ricercatore e pittore Felice Cortese ed organizzata dall'associazione La Tesoriera con il patrocinio della Regione Piemonte, Assessorato all'Agricoltura. Ingresso libero. Frammenti di sogni di carta ASSO. TRAME, VIA S. PELLICO 34C, CARIGNANO. OR.: MAR-SAB. 9/12,30 E 16/19,30, CHIUSO LUN. E MER. POM. Personale di Mauro Fissore, sino al 23 febbraio. Body and soul BIBLIOTECA ARDUINO, MONCALIERI. OR.: LUN.-VEN. 14/19, SAB. 9,30/13,30, SCUOLE SU PRENOT. 011/6401603 Il tema della corporeità nella visione di 40 artisti. In esposizione sino al 23 febbraio. Colori nel mondo PALAZZO OPESSO, VIA S. GIORGIO 3, CHIERI. OR: FER 16/19, SAB. E FEST10,30-12,30 E 16/19 Mostra della pinerolese Luciana Libralon. In esposizione, fino al 17 febbraio, 50 dipinti. Progettare ai margini LA GIARDINIERA, VIA ITALIA 90 BIS, SETTIMO T.SE. OR.: MAR-VEN 16/19, SAB E DOM 15/19 L'esposizione, aperta sino al 20 marzo, tratta della riqualificazione urbana di quattro città: Torino, Bologna, Milano e Napoli. Inaugurazione 21 febbraio, ore 19. Franco Frassoni PALAZZO COMUNALE, P.ZZA MATTEOTTI 50, GRUGLIASCO. OR: LUN-VEN 9/18, SAB 9/12 Mostra personale di arte figurativa a settanta anni dall'esordio dell'artista, avvenuto nel 1938. Le opere rimarranno in esposizione Sino al 23 febbraio. Luca Germena CHIESA DI S. CROCE, P.ZZA CONTE ROSSO, AVIGLIANA. OR: LUN-VEN 20/22,30, SAB E DOM 16,30/19 E 20,30/23 Personale di scultura su legno e modica, fino a domenica 17 febbraio. Maurizio Sicchiero IL QUADRATO, V. DELLA PACE 8, CHIERI Mostra personale d'incisioni di Maurizio Sicchiero. Sino al 26/2. Tino Aime LOSANO, VIA SAVOIA 33, PINEROLO S'inaugura sabato 16 febbraio alle 17 la mostra di sculture ed incisioni "La lenta nevicata dei giorni", di Tino Aime, Sino al 22/3. Colori e forme VILLA VALLERO, C.SO INDIPENDENZA 68, RIVAROLO C.SE. OR: SAB. E DOM. 16-19 Mostra di Anna Torriero e Elio Torrieri. In esposizione sino al 2 marzo. Voglia d'infinito SALE ESPOSITIVE DI P.ZZA LITISETTO, RIVAROLO C.SE, OR.: MAR-SAB 9-12 E 15-18, INGR. LIBERO Personale di pittura di Gianmario Quagliotto. Sino al 16 febbraio. Arte in mostra UGC CINE' CITE' 45° NORD, ZONA VADO', MONCALIERI. OR.: LUN-VEN 14-1. VEN E SAB. APERTURA FINO ALLE 3. DOM 10,30-1. Personali di Gian Paolo Abatecola, che propone una selezione di opere astratto-geometriche, di Ester De Marchi e Rosy Petrelli, che propongono invece mix di figure e paesaggi. Sino al 29 febbraio. Flavio Ullucci LIBRERIA AREA, VIA F.LLI PIOL 11, RIVOLI, OR.: MAR/MER/GIO 9-19,30 ; VEN 9/24; SAB/DOM 9/12,30 e 15,30/19,30. Prima personale dell'artista dal titolo "Vive la Revelution". In esposizioni oli su tela. Fino al 23/2. Francesco Preverino RELAIS BARRAGE, STR. SAN SECONDO, PINEROLO Personale, le opere rimarranno in esposizione sino al 28 febbraio. Paola Buzzi RISTO CAFFE', VIA F.LLI FEA 10, CHIERI Personale "Emozioni etniche. e altro". Fino a fine marzo. Sergio Agosti CAFFE' DELLA RIVA, PASSEGGIATA MARCONI 6, POIRINO Omaggio al pittore chierese Sergio Agosti, sino al 2 marzo. Collettiva AGRIGELATERIA SAN PE', CASCINA SAN PIETRO 29/A, POIRINO. OR.: VEN.-DOM., FESTIVI E PREFESTIVI 15,30/24 Mostra di pittura, scultura, incisione e fotografia, fino al 3 aprile. Opere di: Angela Calella Benlupo, Mariella Crosio, Flora Di Domenico Nicolaci, Elizardo Fernandez Rosales, Anna Havrylenko, Mirto Lupo, Isabella Marozia Maroglio, Guido Tomasone.

Torna all'inizio


Noi europei, capaci di tutto (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'INTERVISTA Marek Halter racconta la sua battaglia intellettuale Noi europei, capaci di tutto "La cultura scritta è da sempre la patria degli ebrei. Dare fuoco ai loro libri o censurarli equivale a non rispettare il loro diritto ad esistere" SIMONE VERDE "Contro il male che alberga dentro di noi". Questa la battaglia intellettuale di Marek Halter confluita nel suo ultimo libro, La mia ira (Spirali, 20 euro), dialogo con un vecchio ebreo religioso sulla natura dell'uomo e sul tempo presente. Un dialogo nutrito dalla cultura cosmopolita dello scrittore e dalla sua vita rocambolesca: salvo per un pelo dalle retate naziste nel ghetto di Varsavia, fuggiasco in Unione Sovietica e stabilmente a Parigi dagli anni Cinquanta. In Halter colpisce il piglio combattente tipico di un uomo che, avendo visto in faccia la morte, non si tira indietro davanti alle sfide consegnate dalla cronaca o dalla storia. Ultima in data, il boicottaggio del salone del libro di Torino, il cui ospite d'onore sarà quest'anno Israele. "Una perfetta idiozia antisemita ? tuona ? la cultura scritta è da sempre la patria degli ebrei, popolo senza terra. Dare fuoco ai libri o censurarli equivale, perciò, a non rispettare il diritto di quel popolo a esistere". Lei che ha conosciuto stalinismo e nazismo, come spiega quest'Europa divisa tra civiltà e barbarie? Dal dopoguerra, sono stati molti i filosofi e gli intellettuali che hanno tentato di rispondere a questa domanda. Alcuni esponenti della scuola di Francoforte sono arrivati alla conclusione che i semi dell'odio e della barbarie erano già presenti nell'illuminismo, nella più alta costruzione razionale dell'Europa moderna. Non sono d'accordo. A mio parere, le tragedie della storia europea ci ripetono una verità nota da sempre, e cioè che la fragile condizione dell'uomo ne fa una creatura capace del meglio come del peggio. E che non c'è nulla che possa proteggerlo dal male che alberga nel profondo della sua natura. Non ci riesce il sapere e neanche Dio. Un'antropologia critica che comporta rassegnazione? Nessuna rassegnazione, ma una lotta senza fine contro il lato oscuro che abita ciascuno di noi. Cosa possiamo fare per proteggerci dalla nostra natura? Difficile da dirsi. Dopo gli orrori dei campi, gli ebrei hanno fatto ricorso alla memoria: ricordare, per non dimenticare ciò di cui siamo capaci. A sessant'anni di distanza, però, dobbiamo constatare che la memoria non ha impedito altri genocidi, quello dei tutsi in Sudan o i massacri compiuti dai khmer rossi in Cambogia. Forse ricordare non basta e si devono tentare nuove strade. La proposta tanto discussa di Nicolas Sarkozy, che ogni scuola adotti un bambino vittima della Shoah è un altro tentativo? Ho parlato con Sarkozy qualche giorno prima che formalizzasse questa proposta e l'ho trovata buona. Vede, il nostro problema, la nostra tragedia di esseri umani, è che gli avvenimenti che si consumano nello spazio di una vita, nel lungo cammino della storia non sono più niente. Cosa si saprà della Shoah tra qualche centinaio di anni? Una o due righe in un manuale di storia. Di fronte a questo potere polverizzante del tempo, l'idea di Sarkozy mi sembra un buon metodo per uscire dalle astrazioni, nel tentativo di far provare a ciascuno parte dell'immenso dolore subito da altri. Un modo di sottolineare il valore universale della Shoah? Di far ripercorrere emotivamente l'annichilimento assoluto di quella tragedia. Annichilimento compiuto dal massimo della tecnica, e quindi dal massimo della capacità intellettiva dell'uomo. E perseguito dal più grande disegno totalitario mai concepito. In Italia sono ancora vive le polemiche in vista del salone del libro di Torino. Si tratta di una nuova vampata di antisemitismo? C'è antisemitismo quando viene negato il diritto degli ebrei di esistere. In passato ciò è avvenuto con l'eliminazione fisica. Oggi avviene in maniera più sottile, cercando di bandire i segni della loro esistenza. Gli ebrei, popolo senza terra, hanno costruito da sempre la propria patria spirituale nella cultura scritta. Ed è per questa ragione che ogni volta che li si vuole attaccare si cominciano a bruciare i loro libri. Davanti al famoso rogo nazista del 10 maggio 1933 Freud fece una premonizione: "Bruceranno anche noi". E così fu. Naturalmente la situazione di oggi è ben diversa, ma l'attacco è particolarmente odioso proprio perché avviene ancora una volta contro il simbolo più rappresentativo di quel popolo. Mettendo in pericolo la libera espressione di scrittori e intellettuali schierati, per altro, quasi sempre dalla parte dei palestinesi. Alcuni contestano l'opportunità di evocare la Shoah davanti a fenomeni di antisemitismo ordinario. Cosa risponde? Parlare troppo di antisemitismo è pericoloso, ma lo è anche parlarne troppo poco. Bisognerebbe trovare il giusto equilibrio, ma in che modo? Dal mio punto di vista è meglio rischiare qualche esagerazione che essere negligenti. Il nemico che è in noi è talmente insidioso che va affrontato non appena rialza la testa. Ciò detto, nell'attuale confusione tra antisemitismo e antisionismo, il mondo ebraico ha una parte di responsabilità. È stato un errore stabilire un legame diretto tra la Shoah e la fondazione di Israele, con l'intenzione di legittimare per sempre l'esistenza dello stato ebraico. È stato un errore perché ha creato un falso storico, sradicando il sionismo dai movimenti nazionali dell'Ottocento europeo e fornendo un alibi all'antisemitismo.

Torna all'inizio


Abu Mazen frena i suoi Gaza non è Pristina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Palestina Abu Mazen frena i suoi "Gaza non è Pristina" I palestinesi minacciano di seguire l'esempio di Pristina se fallirà il negoziato con gli israeliani sullo Stato palestinese. "Il nostro popolo ha il diritto di proclamare la sua indipendenza come il popolo del Kosovo", ha detto Yasser Abde Rabbo, uno dei negoziatori con Israele. "Noi siamo stati occupati da prima che il problema del Kosovo sorgesse", ha aggiunto Rabbo. La proposta però è stata subito bocciata da diversi dirigenti dell'Anp, primo fra tutti il presidente Abu Mazen: "Proseguiremo sulla strada del negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008 che risolva tutte le questioni dello status finale, compresa Gerusalemme", ha affermato.

Torna all'inizio


Israele a Librolandia Arriva l'ambasciatore (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Polemica All'Ateneo sfida Vattimo-Volli con le bandiere Israele a Librolandia Arriva l'ambasciatore Gideon Meir oggi ricevuto dal sindaco LUCIANO BORGHESAN GIOVANNA FAVRO Gideon Meir, l'ambasciatore d'Israele, è a Torino. Alle 12,30, a Palazzo Civico, incontrerà il sindaco: una visita fissata da tempo, prima che sorgessero le polemiche sulla Fiera del Libro dedicata agli scrittori israeliani, ma sicuramente il colloquio verterà sul tema. In serata, in una cena di lavoro, avrà modo di parlare con gli organizzatori dell'evento culturale. Chiamparino ha già conosciuto Meir, nel marzo 2007, pochi mesi dopo che aveva assunto il nuovo incarico a Roma. Sessant'anni, Meir è stato vicedirettore generale del ministero degli Esteri con delega per affari pubblici e media. Per anni è stato la voce del governo di Gerusalemme, sempre il primo a confutare tesi non equilibrate nei confronti di Israele. Un uomo determinato, è rimasta famosa la sua campagna in favore della barriera di sicurezza: per difendere il "muro" davanti alla Corte dell'Aja, suggerì di spedire in Olanda i rottami di un bus distrutto dai terroristi. Domani, alle 15, Meir aprirà il seminario di Hasbarà organizzato dalla Fondazione Camis De Fonseca e dall'Associazione Italia Israele, in via Pietro Micca. Interverranno Marco Brunazzi, dell'Università di Bergamo, Carlo Panella, giornalista di Mediaset, Ugo Volli, dell'Università di Torino, e Marco Reis, giornalista. Il convegno proseguirà sabato, tutto il giorno, e domenica. Stamane, intanto, Ugo Volli e Daniela Santus arriveranno a Palazzo Nuovo, dove insegnano, con le bandiere di Israele sulle spalle, e incroceranno nell'atrio non solo il banchetto e gli striscioni del Cua, il Collettivo universitario autonomo che distribuisce volantini contro Israele e per il boicottaggio della Fiera del Libro: il filosofo Gianni Vattimo annuncia che "mi presenterò a far lezione a Palazzo Nuovo con la bandiera palestinese. Non ce l'avevo, ma ho chiesto ad alcuni studenti di prestarmene una". I cattedratici Volli e Santus porteranno invece un cartello "Antisionismo uguale antisemitismo" e distribuiranno volantini a favore della Fiera del Libro: protestano per "il crescente clima di antisemitismo di questi giorni", e chiedono che il rettore "impedisca la diffusione di scritte e volantini antisemiti che negano il diritto all'esistenza stessa di Israele". Per Vattimo, "è assurdo che questi docenti si fingano vittime di discriminazioni. Con gli israeliani e con la Fiera del Libro si sono schierati tutti, dai giornali al presidente della Repubblica: se si deve scegliere da che parte strare, scelgo anchio, e scelgo di stare dalla parte dei palestinesi". Il Cua dice: "Noi non ci faremo imbavagliare né da questi due docenti né dal rettore, e nemmeno dalla polizia. Nessuno può impedirci di volantinare contro la politica di Israele e di manifestare solidarietà al popolo palestinese".

Torna all'inizio


Pasticcieri e artisti alla ricerca di un "passaporto culturale" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Progetto. Pasticcieri e artisti alla ricerca di un "passaporto culturale" Michelangelo Pistoletto a La Spezia presenta una nuova filosofia [FIRMA]PAOLA GUABELLO BIELLA Gelato e pasticceria Love Difference come passaporto culturale: l'arte e la gastronomia si incontrano per promuovere il dialogo fra le culture del Mediterraneo. Michelangelo Pistoletto e il movimento artistico per una Politica InterMediterranea da lui fondato, da domani a domenica al CAMeC di La Spezia riunirà artisti e pasticcieri provenienti da diversi Paesi che, incontrandosi e collaborando insieme, svilupperanno le basi del progetto "Pasticceria Love Difference". L'evento si svolge nell'ambito della mostra Cittadellarte - Pistoletto e il Terzo Paradiso, inaugurata lo scorso dicembre e in corso fino al 24 marzo. Il progetto prevede la nascita di una pasticceria "mobile" che rappresenti, attraverso i suoi prodotti dolciari, l'armoniosa convivenza fra le diverse culture del Mediterraneo. La sua filosofia è infatti nata dall'idea del maestro biellese sperimentata col gelato Love Difference al gusto di Halva, pasta di sesamo molto diffusa nei paesi arabi del mediterraneo e nell'area balcanica. Il dessert rappresenta, secondo le parole dello stesso artista, un "Passaporto culturale all'interno del Mediterraneo, perché simbolo dell'incontro interculturale di due diverse tradizioni di questa area". L'incontro di La Spezia sarà la prima occasione di dialogo e di scambio tra artisti e pasticcieri che saranno invitati a elaborare un piano di produzione, diffusione e promozione della Pasticceria Love Difference. Enrica Borghi (Italia), Gudran Art and Development (Egitto), Hélène Arbrand (Francia), Ingeborg Bodzioch (Scozia), Rafram Chaddad (Israele), Gayle Chong Kwan (Regno Unito), Manuel van Dorsselaer e Eva van Tulden (Belgio), Mele Duccio (Italia), Fatima El Hassani (Marocco) e Marcello Russo (Italia), Saïd Ait El Moumen (Marocco), Marilena Joannides (Cipro), Network nomadic architecture, Lea Petrou e Maria Nymfiadi (Grecia), Oraib Toukan (Giordania), Julie Upmeyer (Turchia), Secil Yaylali (Germania) parteciperanno alla tavola rotonda, che sarà presenziata da Pistoletto, Bruno Corà e altri rappresentanti del mondo artistico e culinario internazionale.

Torna all'inizio


L'ebreo accusato dagli ebrei (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Molti verbi all'indicativo sono passati al condizionale, ma non è questa la sostanza. Ariel Toaff ha ripubblicato per il Mulino il suo contestatissimo Pasque di sangue, da oggi in libreria con nuova copertina e una corposa postfazione. In essa lo studioso italo-israeliano figlio dell'ex rabbino capo di Roma, figura eminente dell'ebraismo e della storia italiana, rivendica le sue tesi e risponde alle accuse. La prima edizione ebbe appena il tempo di uscire, un anno fa, e subito fu ritirata su richiesta dell'autore, quando alle recensioni anche feroci dei suoi colleghi (Carlo Ginzburg fu il più duro) si unirono le prese di posizione delle associazioni ebraiche, italiane e americane, e degli sponsor statunitensi dell'università israeliana Bar Ilan, dove insegnava. Senza contare gli insulti, e le minacce di esagitati. Fu un vero diluvio, per un libro che venne ritenuto un insulto alla storia dell'ebraismo. In Pasque di sangue Toaff, partendo da un processo tenutosi a Trento nel 1475 contro un gruppo di ebrei askenaziti accusati d'aver ucciso un bambino cristiano per celebrare col suo sangue i riti pasquali - e naturalmente condannati sulla base di confessioni estorte con la tortura - analizza il "mito del sangue" nel Medioevo: la credenza cioè, ampiamente diffusa tra i cristiani e anche tra gli ebrei di provenienza tedesca, che il sangue, soprattutto di persone giovani, fosse una sorta di toccasana. Era avversata dai rabbini, perché l'ebraismo proibisce di alimentarsi col sangue, ma tollerata perché inestirpabile. Toaff non afferma che gli imputati di Trento fossero colpevoli del "martirio di San Simonino", ossia di aver assassinato il bambino poi elevato agli altari in funzione antisemita. Ma sottolinea che i rituali dalla forte connotazione anti-cristiana (eseguiti però con sangue fornito da "donatori" venali e non da vittime) ricostruiti nel processo sono "tutt'altro che inverosimili". L'omicidio, ribadisce, è "un mito e una calunnia", anche se qualcuno può aver effettivamente commesso crimini di questo tipo, per vendicarsi delle persecuzioni cristiane. "Del resto - ci dice da Bologna, dove sta trascorrendo un anno di congedo - c'è almeno un caso, riferito da una cronaca ebraica, di un ebreo pazzo che uccide una ragazzina cristiana e provoca ovviamente una terribile persecuzione contro l'intera comunità". Perché, allora, rinunciare al libro, e poi ripubblicarlo? Dov'è la correzione di rotta, se di correzione si tratta? "La chiave di lettura è sempre quella. Nella prima edizione, però, non era esplicitata, e ciò ha dato luogo a equivoci ". Lo studioso non ha solo "lavorato" sui modi verbali, ma ha aggiunto documentazioni, recependo in qualche modo la critica avanzata da un pur benevolo Franco Cardini, che gli ha dedicato un libretto, Il caso Ariel Toaff, una riconsiderazione, uscito nell'aprile scorso da Medusa. "Ho sottolineato maggiormente che esisteva questa cultura comune a cristiani ed ebrei, specificando però come dall'uso di questo sangue - in polvere peraltro, che era un modo per aggirare la proibizione religiosa - all'omicidio rituale, ce ne passi". Nella prima edizione aveva commesso, ammette, un errore: "Quello di aver tentato un libro leggibile e discorsivo, con qualche punta di ironia, come nell'ultima pagina". Che è rimasta tale quale. Nessuna abiura, dunque. Ma allora perché non resistere un anno fa? Toaff ammette che all'inizio aveva pensato di rinunciare per sempre. "Però due fatti mi hanno convinto a insistere: intanto gli antisemiti e i nemici di Israele non hanno potuto "usarmi" per la loro propaganda, come molti temevano, e io stesso avevo cominciato a paventare. In secondo luogo si è creato un nuovo mito, davvero pericoloso, quello della lobby ebraica, potentissima, che mi aveva imbavagliato. Ho ritenuto di doverlo smentire". Tornerà in Israele? "Sì, perché c'è la mia famiglia. Ma non più all'Università. Ci sono state troppe pressioni, soprattutto dagli Stati Uniti ma anche dall'Italia, che nonostante i tentativi dell'università a mia difesa faranno di me un professore in pensione. Riprenderò naturalmente le mie ricerche". Resta l'amarezza. "Altro che amaro. C'è stata una specie di caccia alle streghe. Su una rivista americana ho letto persino che nel mio libro si parlerebbe della profanazione dell'ostia. Però non si rafforza l'ebraismo dandone un'immagine oleografica. Anzi, il presentare gli ebrei come eterne vittime passive della storia è una forma di antisemitismo. Qualche volta hanno reagito, come potevano".

Torna all'inizio


Torna 'Pasque di sangue' Toaff: difendo la mia ricerca ? ROMA ? "L'OMICIDIO rituale è e rimane uno s... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Torna 'Pasque di sangue' Toaff: difendo la mia ricerca ? ROMA ? "L'OMICIDIO rituale è e rimane uno stereotipo calunnioso". Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di 'Pasque di sangue', che suscitò enormi polemiche per i suoi contenuti, lo storico italo-israeliano Ariel Toaff (Università di Bar Ilan) manda oggi in libreria (sempre con l'editore il Mulino) la nuova edizione con lo stesso titolo. E nella postfazione obietta ai suoi critici e difende la libertà di ricerca da condizionamenti politici o ideologici. La precedente edizione fu ritirata dal mercato dalla stessa casa editrice a causa delle aspre reazioni del mondo ebraico (ma non solo) e della condanna totale del rabbinato italiano e internazionale. - -->.

Torna all'inizio


"i palestinesi seguano l'esempio" ma il presidente abu mazen frena (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La polemica "I palestinesi seguano l'esempio" ma il presidente Abu Mazen frena RAMALLAH - Effetto Kosovo sul Medio Oriente. "Se la colonizzazione dovesse andare avanti e con Israele non si riuscissero a intavolare negoziati seri, anche noi come Pristina dovremmo dichiarare l'indipendenza unilateralmente" ha detto Yasser Abd Rabbo, consigliere di Abu Mazen. Ma dall'entourage del presidente dell'Autorità palestinese sono poi arrivate frenate.

Torna all'inizio


Addio maschi, trionfano le sorelline di amy - giuseppe videtti roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Il fenomeno Winehouse ha aperto le porte a una schiera di cantanti giovanissime Da Adele a Leona Lewis, da Duffy a Asa, è l'anno del sorpasso sui colleghi uomini Addio maschi, trionfano le sorelline di Amy Molte di queste debuttanti arrivano da Myspace e sono già in classifica GIUSEPPE VIDETTI ROMA Quando Carole King e Gerry Goffin, blasonata coppia di compositori, cercavano un'idea per far successo e far quattrini, fecero cantare The loco-motion a Eva Boyd, la loro babysitter, ribattezzata Little Eva. Era il 1962, e il rock & roll era un affare da uomini, ma una legione di combattive badesse del pop-rock-folk era alle porte, Joan Baez, Judy Collins, Joni Mitchell, Grace Slick, Mama Cass, Janis Joplin, un fenomeno inarrestabile, potenziato dieci anni dopo da Patti Smith, un'icona per le rockeuse militanti di fine millennio, da Tori Amos a Beth Orton, da PJ Harvey a Cat Power, da Tracey Thorn a Michelle Shocked, Ani Di Franco, Cristina Donà, Carmen Consoli, Regina Spektor e Joan As Police Woman. In questi giorni, il dizionario del rock è scritto soprattutto al femminile. Il 2008 è l'anno del sorpasso. I giornali inglesi non parlano d'altro: la nuova ondata è guidata da una schiera di artiste che, già al debutto, hanno incassato premi e guadagnato il primo posto in classifica. Il fenomeno Amy Winehouse, che ha dominato il 2007 e ha chiuso in bellezza con cinque Grammy, ha generato una valanga di nuove proposte. Alcune sono già una realtà, altre arrancano ancora su myspace.com. La prossima Winehouse è già in lista d'attesa, si chiama Adele e cita tra le sue influenze Etta James e Ella Fitzgerald. L'album d'esordio uscirà in Italia il 29 febbraio (il 7 marzo si esibirà a Milano) e si chiama 19, come gli anni che ha. In Inghilterra è già al primo posto e ai Brit Awards, ieri sera, ha ricevuto il premio della critica. Il Regno Unito, esaurita la verve del britpop, sfodera un agguerrito esercito di fanciulle per sbaragliare il mercato Usa sempre più debole. Dopo il successo di Lily Allen e Leona Lewis, la ventenne Kate Nash sembra determinata a far dimenticare gli standard logori del pop, investendo l'ascoltatore con una musica semplice e un fiume di parole che raccontano la sua vita di adolescente on the road. Il Guardian giura: "Sarà l'eroina dei prossimi anni, l'ha scritto in fronte". Intanto anche il suo Made of bricks è volato ai vertici delle charts. Duffy è gallese, bionda col nasino all'insù, ha 23 anni e canta con la prepotenza di una diva soul degli anni Sessanta. Il suo Rockferry è appena uscito, ma i DJ inglesi hanno già deciso: è la nuova Dusty Springfield. Lei protesta, dice che i suoi idoli sono Beatles, Rolling Stones e Sandie Shaw. Il talento è innegabile e la voce potente, che contrasta con l'immagine sbarazzina, fa sembrare la povera Dido una dilettante. La Polydor, pur di averla, ha sganciato un milione e mezzo di euro. L'industria d'oltreoceano sembra più riluttante a dichiarare ormai chiusa l'epopea delle Britney Spears, ma le etichette indipendenti già da anni puntano sulle cantautrici. Dalla California, arriva Colbie Caillat, devota a Carole King e alla Mitchell: l'album Coco, che ha già venduto in patria più di un milione, sta per uscire anche in Italia. Negli Usa, la parola d'ordine è: ritorno alle origini, voce, una chitarra, jeans, t-shirt e poco più. Annie Clark viene da Tulsa, Oklahoma, ha 25 anni ed è conosciuta con lo pseudonimo di St. Vincent. Il suo album Marry me riporta alla disarmante, fanciullesca semplicità della Melanie di Candles in the rain. Anche Sara Beck ha 25 anni, è originaria di Wichita, si fa chiamare Pink Nasty e i dischi se li fa in casa. Voce e chitarra, ma i testi di Mold the gold sono una satira feroce alle aberrazioni della provincia americana "che genera serial killer". Un piccolo culto si è creato intorno alle nuove principesse del folk-rock: Alela Diane, che fa rivivere l'orgoglio di Buffy Sainte-Marie; Sera Cahoone, che combina vecchio country & western e indie rock; Haley Bonar, cantastorie dell'America rurale; Liz Durrett, originaria di Athens, Georgia, il paese dei Rem, che continua la tradizione di Victoria Williams; la bellissima Jesse Sykes, che ha tutte le carte in regola per diventare la nuova Emmylou Harris. Il Canada ha già individuato nel fascino Feist, nominata a quattro Grammy, una possibile alternativa a Joni Mitchell. Donne sono le ambasciatrici della nuova world music: la nigeriana Asa, la portoghese Ana Moura, l'irlandese Julie Feeney, Yael Naim, battezzata la Carla Bruni d'Israele, ospite giovedì 28 del Festival di Sanremo; Zeb & Haniya, nuove protagoniste in Pakistan della musica pashtun. Intanto l'Inghilterra è alla ricerca della prossima diva. E gli occhi sono tutti puntati su Paloma Faith, una trasformista, sorta di Amy Winehouse del burlesque. Non ci sono dischi in circolazione, solo canzoni e video su myspace e youtube. SEGUE A PAGINA 6.

Torna all'inizio


Il regista akin si racconta da cinescolaro - emanuela giampaoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Bologna Il festival Stasera nell'incontro al Lumière Il regista Akin si racconta da cinescolaro Il successo iniziato con "La sposa turca" fino al recente "Ai confini del Paradiso" EMANUELA GIAMPAOLI è il giorno del regista Fatih Akin, oggi a Officinema Festival, la manifestazione dedicata alle Scuole europee di cinema e agli esordi italiani in corso a Bologna nelle sale del cinema Lumière (Via Azzo Gardino 65). Tedesco di origini turche, il cineasta autore di "La sposa turca", vincitore dell'Orso d'oro a Berlino nel 2004 e del recente "Ai confini del Paradiso", (miglior sceneggiatura Cannes 2007), oltre ad essere una delle figure più interessanti dell'attuale panorama cinematografico viene a raccontare la sua esperienza come ex allievo di una scuola di cinema. E di cosa abbia significato per lui l'Accademia di Belle Arti di Amburgo, sua città natale, se ne potrà discutere con il regista al termine della visione di "Rapido e indolore" (ore 21.30), suo primo lungometraggio del 1998 con il quale ha vinto il Pardo di bronzo al Festival di Locarno e il premio come migliore esordiente ai Bavarian Film Award di Monaco. Il film porta sullo schermo la vita di tre immigrati ad Amburgo, un serbo, un turco e un greco. Il dialogo con Akin prosegue anche domani al termine della proiezione del documentario girato dalla moglie Monique sul set di "Ai confini del paradiso" (ore 14). Oggi la manifestazione entra nel vivo con i titoli in concorso, a partire dalle 9.30 con le prime proiezioni del Premio Luca De Nigris, sezione in cui sono in gara i piccoli 'registi' delle scuole elementari e medie della regione Emilia Romagna, tra cui si segnalano gli allievi della scuola primaria di Monzuno con "Toporusco & C." sul tema dei rifiuti. Nel pomeriggio (ore 16.45 e 18.30) sarà invece la volta delle opere in competizione per la sezione Mostra delle Scuole Europee di Cinema con gli aspiranti cineasti provenienti da Finlandia, Germania, Francia, Israele, Spagna, Bulgaria, oltre a due lavori della prestigiosa scuola polacca di LÓdz. La sezione "Visioni italiane", riservata ai filmaker di casa nostra, sorprende invece con la presenza sullo schermo di volti noti come Lucio Dalla in "Il califfo" o l'attrice Valeria Solarino e il dj Enrico Silvestrin in "La moglie" (entrambi nel programma delle ore 20). Info: www.cinetecadibologna.it.

Torna all'inizio


Bigatto al kismet racconta il male e la sua banalità - antonella gaeta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIV - Bari Bigatto al Kismet racconta il male e la sua banalità Una lettura teatrale ispirata al processo che condannò a morte un ex ufficiale SS ANTONELLA GAETA Otto Adolf Eichmann davanti al tribunale israeliano dichiarò che in fondo si era occupato "soltanto di trasporti". In verità, da tenente colonnello delle SS aveva coordinato il trasferimento di milioni di ebrei nei campi di concentramento e di sterminio. L'ufficiale era stato catturato in Argentina nel 1960: portato a Gerusalemme, fu condannato a morte e impiccato due anni dopo. Hannah Arendt, intellettuale e filosofa di origine ebraica, seguì per il New Yorker le centoventi sedute del processo Eichmann: cronaca e pensieri raccolti poi nel fondamentale testo La banalità del male. Una lettura scenica tratta dal testo propone questa sera alle 21 il teatro Kismet Opera di Bari per il terzo movimento ("Umano/ Civile") della sua stagione (info 080.579.76.67). L'attrice Paola Bigatto ha elaborato pagine importanti per leggere lucidamente argomenti forti come la nascita del nazismo, l'Olocausto e il processo di Norimberga, raccogliendole in un assolo. L'operazione è nata per le scuole e dell'originaria destinazione conserva il suo andamento didattico e la sua forma di lezione frontale. Bigatto, che si è formata alla scuola "Paolo Grassi" di Milano ed è stata diretta da Luca Ronconi, scrive: "La banalità del male ha come obiettivo l'ascolto collettivo di quelle parole scritte, nella convinzione che esso generi un valore. Un tipo di operazione che si differenzia dalla semplice lettura in scena perché c'è una figura che assume come parole proprie quelle del testo, rivolgendosi in prima persona al pubblico. Non è un personaggio, non è Hannah Arendt, ma è una figura, quella della professoressa, strumentale all'azione che si compie in scena". Approdo fondamentale nel lavoro della Harendt, dopo aver guardato Eichmann negli occhi, è la tragica consapevolezza che "le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso", soltanto un essere "incapace di pensare". Prima dello spettacolo, nel foyer del Kismet alle 19 è in programma l'incontro "La banalità del male... ovvero rieducare al pensare", in collaborazione con Università di Bari ed edizioni La Meridiana. I docenti baresi Francesco Fistetti e Francesa Romana Recchia Luciani e la collega romana Giovanna Leone ne discuteranno insieme con il giornalista Carmine Festa. E da domani a domenica il Kismet torna a ospitare Sterminio del Teatro delle Albe di Marco Martinelli.

Torna all'inizio


Iran, il giorno delle impiccagioni - giampaolo cadalanu (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Iran, il giorno delle impiccagioni Dieci esecuzioni a Teheran e Zanjan. Ahmadinejad: "Israele sporco microbo" Il bilancio dei giustiziati ha già raggiunto quota 48 dall'inizio dell'anno GIAMPAOLO CADALANU Richiami dalla comunità internazionale, moratoria delle esecuzioni proclamata dall'Onu, appelli delle organizzazioni abrogazioniste: niente smuove gli ayatollah. La pena di morte resta un pilastro della politica di giustizia dell'Iran e i boia continuano a lavorare senza sosta. Ieri è toccato a dieci detenuti, impiccati sulle gru a Zanjan, nel nord del paese, e nel famigerato carcere di Evin, a Teheran. Sei erano ritenuti colpevoli di rapine a mano armata, altri quattro di omicidi. E il bilancio dei giustiziati ha già raggiunto quota 48 dall'inizio dell'anno. Il governo inquadra le esecuzioni in una campagna per "migliorare la sicurezza" in tutto l'Iran. Ma è difficile sfuggire all'impressione che, come sostiene Amnesty International, "la situazione dei diritti umani si sta ulteriormente deteriorando". Il "pugno di ferro", dicono profughi iraniani, ha forse ottenuto la riduzione della criminalità, soprattutto nella capitale. Un ragionamento che spiega le ultime esecuzioni, ma che difficilmente si può applicare a Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour, ragazzi di 18 e 19 anni arrestati il 23 gennaio a Sardasht, nell'Azerbaijan iraniano, con le accuse di mohareb e lavat (cioè di essere nemici di Allah e di praticare la sodomia). I due hanno confessato sotto tortura di amarsi e ora hanno praticamente la certezza di essere condannati a morte, denuncia l'organizzazione EveryOne che ha raccolto oltre tredicimila firme per salvarli. Una sorte simile era toccata a Makwan Moloudzadeh, il 21 enne giustiziato nello scorso dicembre, ignorando tutti gli appelli, perché giudicato colpevole di aver amato un altro ragazzo all'età di 13 anni. La persecuzione degli omosessuali ha smosso la stessa Commissione europea, che rispondendo a un'interrogazione sul caso iraniano ha raccomandato ai paesi Ue di accogliere come "rifugiati" i gay perseguitati nel loro paese. L'accanimento nella pena capitale, senza nemmeno limitazioni di età e anche con la lapidazione, ha allargato ancora la distanza fra l'Iran e la comunità internazionale, già in rapporti difficili per la politica nucleare e per le dichiarazioni di Mahmoud Ahmadinejad. Anche ieri il presidente iraniano ha definito Israele "uno sporco microbo nero" e "spaventapasseri dell'Occidente", che uccide "uomini puri e pii". Ma i boia vanno avanti senza sosta. Se nel 2007 le esecuzioni portate a termine sono state 298, tutto lascia pensare che questa cifra sia destinata ad aumentare. L'unico progresso, se così si vuol chiamare, è che adesso le esecuzioni non sono più pubbliche, a meno di espressa autorizzazione.

Torna all'inizio


"quel copricapo dei contadini diventato simbolo" - cristina nadotti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'intervista Lo storico Wasim Dahmash "Quel copricapo dei contadini diventato simbolo" CRISTINA NADOTTI "è terribile pensare che non ci sarà più chi fa le kefiah in Palestina. è un segno di quanto ha prodotto l'occupazione: sono state distrutte tutte le strutture produttive, i palestinesi dipendono solo dagli aiuti esteri". Wasim Dahmash, storico palestinese, rintraccia le origini della kefiah, un simbolo non solo politico, ma anche storico e culturale, e si rammarica di quanto sta accadendo all'ultimo laboratorio. Siamo abituati a pensare subito alla kefiah come simbolo dell'Olp, ma il suo valore politico ha radici più antiche? "Nel 1936, quando la Gran Bretagna cercò di reprimere la Grande Rivolta Araba dispiegando in Palestina oltre 100mila soldati, i palestinesi combattevano con azioni di guerriglia nelle campagne, dove i contadini, uomini e donne, portavano la kefiah per proteggersi dal sole. In città veniva arrestato chiunque portasse la kefiah, così anche chi non era contadino cominciò a metterla, in segno di solidarietà. Già nel 1917 un giornale, il Surriya al Janubiya, aveva spronato al ritorno all'abito tradizionale come forma di protesta, ma le kefiah a quel tempo erano diverse". Come erano? "Tutte bianche, perché gli abiti erano a righe e il copricapo invece a in tinta unita. Le kefiah a quadretti sono tipiche delle popolazioni di origine nomadica del Neghev e del Sinai. Presso i nomadi il colore e la dimensione dei quadretti distinguono i clan familiari". Chi porta la kefiah ora? "Al di là del suo significato simbolico è un copricapo tipico di chi deve stare a lungo sotto il sole, quindi di tutte le popolazioni rurali. Non si deve pensare che sia un segno di distinzione per chi si oppone ad Hamas: in Palestina c'è gente che cerca semplicemente di vivere, e non pensa ai simboli".

Torna all'inizio


Alberto stabile gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Materiali scadenti e bassi costi: così nelle bancarelle il copricapo arriva a prezzi imbattibili Durante la rivolta contro l'Inghilterra per i contadini diventò una bandiera di classe ALBERTO STABILE GERUSALEMME dal nostro corrispondente Kefiah addio! Per lo meno, quella made in Palestine, telai anni Sessanta, cotone egiziano, manodopera palestinese. Quello che Hamas, che non ha mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo farà la globalizzazione. Adesso, rivela Le Monde, anche nei Territori la stragrande maggioranza delle kefiah sono prodotte in Cina, con materiali incerti e a bassissimi costi, ma con il vantaggio incolmabile di arrivare nei negozi e sulle bancarelle dei suk a un prezzo imbattibile. Il che è esattamente il motivo per cui le poche fabbriche specializzate palestinesi, ce ne sono a Nablus e a Hebron, sono costrette a rinunciare a fette sempre più ampie di mercato e a ridurre la loro produzione. D'altra parte, se a causa delle sanzioni economiche e delle chiusure - queste ultime non riguardano soltanto la Striscia di Gaza ma anche la Cisgiordania, l'economia palestinese tutta è in ginocchio - come avrebbe potuto salvarla la kefiah? Al di là delle ragioni economiche che, più che nello specifico contesto del conflitto, sembrano scaturire dalla grande ristrutturazione del mercato globale, il declino della kefiah come simbolo d'appartenenza, vessillo di militanza o messaggio di solidarietà adottato in massa da parte di un'intera generazione di giovani europei, sembra avere a che fare con ragioni di tutt'altra natura. Forse, con la crisi che attraversa il popolo palestinese, lacerato, negletto, impotente, e la lotta nazionale di cui è infruttuosamente protagonista dagli anni Venti del secolo scorso. Eppure ci fu un tempo? Difficile dire quando la kefiah, un nome probabilmente derivato dalla città di Kufa, importante città della Mesopotamia a sud di Bagdad, esordisce come capo di vestiario. Più facile ipotizzare quando comincia a diventare un segno di status sociale. Accadde negli anni Trenta, durante la grande rivolta contro il mandato britannico e l'impresa sionista in Palestina, che i contadini poveri ne fecero una specie di bandiera di classe, contrapposta al fez, ottomano, adottato dalla borghesia cittadina. In quegli anni tumultuosi in cui cominciava ad esprimersi il movimento nazionale palestinese, un ufficiale britannico di stanza a Jenin cercò di proibire la kefiah, diventata la "divisa" dei seguaci del Mufty di Gerusalemme, il discusso Idi Amin al Husseini. Ma il colonnello fu costretto a ritirare l'ordine. Chi vuole, può rintracciare un uso più formale della kefiah nelle foto color seppia del colonnello Thomas Edward Lawrence, detto Lawrence d'Arabia, l'inviato-agente di Sua Maestà Britanicca che agli inizi del Novecento, favorì, non senza un'intensa personale partecipazione, l'insurrezione araba contro l'Impero ottomano. La kefiah venne adottata dalle truppe beduine della Legione Araba, l'esercito che la corona hascemita potè istituire sia pure ponendolo agli ordini di un altro ufficiale britannico, John Glubb, detto Glubb Pashà. Ma è negli anni Sessanta e Settanta, vale a dire con l'irrompere sulla scena della questione palestinese anche grazie alla nascita delle organizzazioni nazionaliste militanti che si sarebbero raccolte sotto l'ombrello dell'Olp, che la kefiah diventa un sorta di tessera di partito: bianca e nera, come quella di Arafat, per i seguaci di Al Fatah, bianca e rossa per i miliziani dei Fronti (democratico e popolare). La kefiah che Arafat faceva ricadere sulla fronte, avendo cura che formasse due pieghe simmetriche ai lati di una più grande piega centrale, come a disegnare le ali di un uccello in volo, serviva a coprire una calvizie precoce. Quella che indossava la dirottatrice Leila Khaled (braccio armato del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina) dopo il dirottamento del volo TWA 804, fece storcere la bocca ai puristi del costume arabo, giacché lo scialle-fazzoletto-copricapo era stato fino ad allora un inequivocabile simbolo di virilità. Con il '68 dei miti e delle rivolte, la kefiah entrò nel vestiario delle manifestazioni studentesche, come il basco del Che, gli scarponi, l'eskimo e spesso insieme a tutto questo. Di più forse fu usata, nel '77, l'ultimo colpo di coda del ribellismo giovanile, prima del grande riflusso, l'edonismo reaganiano, la fine delle grandi illusioni. Ci hanno provato in molti a fare della kefiah un prodotto dell'industria della moda: il calciatore testimonial di tutto, lo stilista in crisi d'idee. Ma non ci sono riusciti. Nel frattempo, in Palestina (e nel mondo arabo) nuovi simboli d'identità s'imponevano: le bandiere verdi di Hamas e quelle gialle dell'hezbollah, il velo islamico. La kefiah della seconda intifada, sanguinosa e perdente, è diventata una sciarpetta di finta seta, con frange e una foto di Arafat ormai passato a miglior vita. E già veniva prodotta in Cina, perché, nel frattempo, più nulla o quasi si produceva nei Territori, strangolati dalla loro sconfitta e dall'intransigenza dei vincitori. Disoccupazione al cinquanta per cento. Tre quarti della popolazione sotto la soglia delle povertà. Una recessione che la Banca Mondiale ha paragonato alla grande depressione del '29.

Torna all'inizio


Susanna nirenstein (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Va oggi in libreria il discusso saggio sulle cruente pasque degli ebrei con una nuova postfazione che tenta di contestare le molte critiche che indussero l'autore a ritirare il libro Toaff fa una sola concessione l'omicidio ritualeè uno stereotipo calunnioso Tra i critici fortemente negativi ci furono Carlo Ginzburg e Adriano Prosperi SUSANNA NIRENSTEIN E così Pasque di sangue, il saggio di Ariel Toaff che nel gennaio 2007 indignò l'intera comunità degli storici (con l'eccezione di Franco Cardini e di pochi altri), oggi torna in libreria. "Quel magnifico libro di storia", come scrisse con enfasi Sergio Luzzatto, "quel gesto di inaudito coraggio intellettuale" che riapriva il dossier dell'accusa del sangue contro gli ebrei - accusa all'inizio religiosa, ma poi ripresa in Europa dall'antisemitismo razziale, dal nazismo e oggi dal fondamentalismo islamico -, fu smontato dalle critiche dei maggiori studiosi del Medio Evo o dell'ebraismo, da Adriano Prosperi a Carlo Ginzburg, da Anna Foa a David Bidussa, da Diego Quaglioni e Anna Esposito all'israeliano Robert Bonfil, agli americani Ronnie Po-Chia Hsia a Yosef Yerushalmi. Ognuno di loro dette giudizi negativi radicali che innanzitutto bocciavano il metodo della ricerca che investiva l'omicidio rituale di bambini cristiani in corrispondenza della Pasqua ebraica: dare per buone le confessioni estorte con la tortura che persino la Chiesa alla fine non aveva più considerato valide; promettere riscontri che non arrivavano mai o che tali non erano; costruire per l'esposizione uno scenario buio e stereotipato in cui i protagonisti non potevano che risultare ambigui, anzi colpevoli, meglio, assassini. Eppure, dopo averlo ritirato per la pioggia di contestazioni da tutto il mondo (accolte dal Mulino, e non solo, come "censura" e "linciaggio morale"), Ariel Toaff e la casa editrice ripropongono il volume (pagg.418, euro 27), con alcune modifiche - scrivono nel comunicato stampa - che comunque a prima vista non sembrano vistose (verbi al condizionale invece che indicativi, ad esempio), e soprattutto con una postfazione che in ogni caso riafferma la grandissima parte del lavoro proposto un anno fa. L'impressione è che si ritenti l'operazione editoriale del tabù infranto e dello scandalo. Ariel Toaff fa una sola vera concessione: "l'omicidio rituale è e rimane uno stereotipo calunnioso" scrive nella nuova postfazione, dopo essersi però proposto come vittima di un'autentica persecuzione da parte di chi lo ha criticato. Ma nonostante quest'affermazione che lo dovrebbe affrancare da qualsiasi forzatura interpretativa, ecco subito che non esclude "azioni criminali, coperte da rozze messinscene rituali" commesse da parte di gruppi di estremisti ebrei. Anche se, a sostegno di questa possibilità, "ci sono però soltanto le confessioni dei condannati, estorte con la violenza delle torture e dei tormenti, la cui veridicità rimane tutta da dimostrare". E dunque? Dunque Toaff va avanti, quel che gli interessa soprattutto è rintuzzare le opinioni degli storici "nemici". L'autore si propone come un intrepido ricercatore che non può farsi condizionare "dal pericolo di strumentalizzazioni e stravolgimenti" - argomento che corrobora citando un'affermazione del 1983 di Yosef Yerushalmi, ma ignorandone una successiva quella del 2007: "la miglior cosa è ignorare le tesi di Toaff". Poi passa all'idea che anche una confessione sotto tortura possa contenere delle verità. Ma anche qui non sceglie una via diritta, vuol trovare a tutti i costi negli studiosi a lui avversi qualche affermazione a proprio favore, oppure svilirne gli appunti: si rifa alle critiche di Anna Foa, per poi dire che anche lei vede nelle ammissioni dei torturati "le uniche (fonti) in grado di restituire la parola ai protagonisti": vien subito da obiettare, una cosa è la testimonianza di una vita, altra la colpevolezza! Oppure passa a Prosperi, per sottolineare la sua coerenza quando non prende per buone neppure le confessioni dei marrani e li considera cristiani a tutti gli effetti, una visione della storia ebraica che però finirebbe "per coincidere con la storia dell'antisemitismo": un'annotazione con cui Toaff si permette un'impossibile scissione tra le due narrazioni. Tanti sono gli argomenti toccati, soprattutto l'uso del sangue essiccato adoprato in certi medicamenti da alcuni gruppi di ebrei. Spiacevole comunque che Toaff ricorra, per trovare conferma alle sue tesi, a Ginzburg, a Ronnie Po-Chia e altri ancora... tira di qua e di là studiosi che hanno bocciato in toto Pasque di sangue, e che hanno parlato in modo esplicito, per questo caso, dell'irresistibile seduzione del rumore mediatico.

Torna all'inizio


"difendo la mia ricerca" - bologna (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Parla Ariel Toaff "DIFENDO LA MIA RICERCA" BOLOGNA Professor Toaff, quanto ha corretto e quanto ha confermato in questa riedizione del suo Pasque di sangue? "Ho accettato le critiche alla metodologia, e ne ho tenuto conto. In alcuni casi ho cambiato gli indicativi in condizionali, soprattutto quando si tratta di deposizioni di torturati senza riscontri da altre fonti. Ho sottoposto il testo a diversi lettori, professori e rabbini, anche quelli più critici. Ho rafforzato con ulteriori documenti il capitolo in cui mostro come, a dispetto dell'autorità rabbinica che vietava l'uso del sangue, per certi gruppi di ebrei askenaziti il Seder di Pasqua s'era trasformato in una manifestazione scaramantica, basata su formule di maledizione anticristiana, con uso di sangue secco proveniente da donatori vivi. Queste sono certezze. Sulle quali i giudici fecero presa per costruire il mito delle uccisioni rituali". Nella nuova edizione però ha sentito il bisogno di distinguere meglio fra rito e mito. "La distinzione era certamente meno chiara nel primo libro. Era giusta la critica di Ginzburg. Benché esistano prove, anche di fonte ebraica, che mentecatti o criminali abbiano rivestito i loro delitti di pretesti religiosi". La storia si occupa di patologie individuali? "Non furono solo questo. Se per secoli accusi gli ebrei di uccidere bambini cristiani, ci sono pazzi che s'immedesimano: sono paradossalmente un prodotto dell'antisemitismo". Ritiene ancora corretto utilizzare come fonti confessioni estorte sotto tortura? "Sì, cercando di capire dove contengano elementi di verità. Del resto la storiografia ebraica per prima usa le confessioni dei processi dell'Inquisizione. Non è corretto farlo solo se il contenuto è edificante per le nostre convinzioni". Cosa pensa, un anno dopo, dell'esplosione di quella polemica? "La scelta dei rabbini di intervenire prima che il libro uscisse creò confusione, innescando reazioni viscerali. Non dico ingiustificate: dico viscerali". Quanto le pesa l'accusa di aver dato armi all'antisemitismo? "La reazione più facile in questi casi è voltare le spalle all'ambiente ebraico che ti ha colpito ingiustamente. Io invece ho deciso di spiegare intenzioni e limiti della mia ricerca, frutto di sei anni di lavoro assieme a studenti israeliani nessuno dei quali ha mai inteso che io credessi negli omicidi rituali". Il suo libro però è stato criticato anche in Israele. "Forse perché uno dei miei scopi era sfatare il mito dell'ebreo sempre vittima, che ha sempre ragione". è una critica alla storiografia ebraica? "Sì. Dopo la Shoah è ripiegata sull'agiografia: parliamo sempre di più di martiri ed eroi. La storia ebraica di ogni epoca è ridotta a storia contemporanea. E se illumini le zone d'ombra, ti accusano di dare armi al nemico antisemita". Quanto le è costata questa polemica? "Ho lasciato di mutuo accordo la cattedra all'università Bar Ilan. So a quali pressioni sono state sottoposte le autorità accademiche. Ci sono state anche cose peggiori, su cui però preferisco sorvolare". Anche suo padre, Elio Toaff, rimase amareggiato. "L'ho lasciato fuori e avrei voluto che lo facessero tutti. Non pretendo la sua benedizione, ma chiariti i presupposti so che i punti di disaccordo saranno marginali". Cosa le fa pensare che le prossime reazioni non saranno viscerali? "La logica. Alcuni colleghi stanno organizzando una discussione sul mio lavoro nell'unica sede adeguata, quella scientifica. Sono pronto a sostenere critiche da chi ha letto il mio libro. Avrei potuto concludere la mia carriera in silenzio, come mi fu chiesto. Invece voglio assumermi le mie responsabilità. Ma solo le mie".

Torna all'inizio


Adesso la kefiah è made in cina - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

R2 La storia Adesso la kefiah è made in Cina ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente gerusalemme Addio alla Kefiah. Per lo meno, quella originale fatta in Palestina. Quello che Hamas, che non ha mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo farà la globalizzazione. Adesso, rivela Le Monde, anche nei Territori la stragrande maggioranza delle kefiah sono prodotte in Cina, con materiali incerti e a bassissimi costi. SEGUE A PAGINA 43.

Torna all'inizio


Idea dai Territori: indipendenza da Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 109 Palestina Idea dai Territori: indipendenza da Israele Palestina --> TEL AVIV L'entusiasmo per l'indipendenza unilaterale proclamata dal Kosovo, e in parte già riconosciuta dalla comunità internazionale, contagia anche l'irrisolto conflitto medio-orientale. I primi a voler emulare gli sconosciuti e lontani "fratelli albanesi" sembrano essere proprio i palestinesi: "Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con Israele, allora anche noi dovremmo fare il passo di annunciare unilateralmente la nostra indipendenza perché è a questo che ci sta portando Israele", ha annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del presidente Abu Mazen. In realtà le analogie fra l'ex provincia serba e i Territori palestinesi sono poche ma la notizia ha preoccupato Israele.

Torna all'inizio


La politica dei sorrisi e il riavvicinamento tra Teheran e il Cairo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 314 La politica dei sorrisi e il riavvicinamento tra Teheran e il Cairo --> Per punire l'Egitto, la prima nazione araba ad avere ufficialmente riconosciuto Israele e ad avere stabilito rapporti diplomatici con lo Stato Ebraico, il Grande Ayatollah Ruhollah Khomeini tagliò tutte le relazioni con l'Egitto. Stabilì, inoltre, che queste non sarebbero mai riprese a meno che il Cairo non avesse rotto ogni suo legame con Gerusalemme. L'antagonismo tra le due nazioni crebbe ancor più, quando il presidente egiziano Anwar Sadat concesse asilo allo Shah, in fuga dall'Iran, che poi morì in un ospedale del Cairo. Anche durante la lunga guerra tra Iran e Iraq, durata ben otto anni, l'Egitto sostenne l'Iraq di Saddam Hussein, mandando soldati e aiuti al regime di Bagdad. Dopo la morte di Khomeini, nel 1989, i rapporti tra i due paesi sono continuati fra alti e bassi, anche se, occasionalmente, poteva succedere che sostenessero le stesse cause nei consessi in cui si discuteva di affari medio orientali. Il 28 Gennaio scorso, però, è arrivato il grande annuncio. Il Ministro degli Esteri iraniano, Mahouchehr Mottaki, dichiara, in una conferenza stampa, che Teheran e il Cairo "stanno per riallacciare i rapporti politici". Si informa anche che i vice-ministri degli Affari Esteri si erano precedentemente incontrati per eliminare quegli ostacoli che ancora si frapponevano alla piena ripresa dei rapporti. Ci sono stati inoltre contatti telefonici fra il presidente egiziano Hosni Mubarak e quello iraniano Mahmoud Ahmadinejad, che hanno avuto una lunga discussione che però non è stata risolutiva ai fini della ripresa ufficiale dei rapporti. In effetti, nonostante le parti siano intenzionate a ristabilire relazioni formali, fra i due paesi restano da risolvere alcune questioni di principio e di sostanza, prima che queste possano effettivamente accadere. Ne ha parlato il quotidiano saudita stampato a Londra, Al-Hayat, che fa notare come l'offensiva diplomatica, che l'Iran sta attuando nei cofronti dei paesi arabi moderati, non possa essere disgiunta dalla strategia di ridurre l'impatto della pressione americana per quanto concerne la questione nucleare. Data l'insistenza dell'Iran nel proseguire il suo programma di arricchimento dell'uranio e considerato il continuo confronto con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che minaccia nuove sanzioni, Teheran cerca adesso di guadagnarsi la neutralità del mondo arabo. A questo fine, l'Iran sta portando avanti una "politica dei sorrisi". Ma senza riconoscere che un'eventuale cooperazione con il mondo arabo - che teme il progetto nucleare iraniano - comporta anche che Teheran riveda le sue politiche in modo che la sovranità e gli interessi dei partners mediorientali siano rispettati. Ad esempio, l'Iran sta ancora ufficialmente glorificando l'uccisione di Sadat. Questo significa anche che continua a rifiutare completamente la politica egiziana, che ha portato a un accordo di pace con Israele. L'Iran inoltre è anche il paese che giustifica quel terrorismo internazionale di cui soffre lo stesso Egitto. Esistono inoltre prove che l'Iran sia colluso con alcuni gruppi, che hanno colpito con attentati gli stessi paesi arabi. L'Iran sta dando infatti rifugio a terroristi ricercati in Egitto. E fornisce basi d'appoggio a gruppi legati ad Al-Qaeda, sia a quelli che combattono in Afghanistan sia a quelli che combattono in Iraq. Di recente, quando sono scoppiati incidenti armati fra egiziani e palestinesi di Hamas al passaggio di Rafah, la frontiera fra Gaza e l'Egitto - ha scritto Al Hayat - i miliziani di Hamas, "sostenuti da Iran e Siria", hanno creato un forte imbarazzo al governo del Cairo, facendo apparire l'Egitto come parte in causa contro i palestinesi. Invece di esercitare pressione su Israele per togliere il blocco a Gaza, si è pertanto fatto pressione sull'Egitto creando frizioni con i palestinesi. In maniera simile, l'Iran sta frapponendo ostacoli al piano arabo per la soluzione della crisi libanese, che era stato elaborato con il concorso dell'Egitto e dell'Arabia Saudita. La sponsorizzazione e l'appoggio, da parte dell'Iran, degli Hezbollah, che costituiscono la parte preponderante dell'opposizione, hanno finora reso impossibile un accordo per l'elezione del nuovo presidente libanese. I responsabili egiziani sono coscienti che i comportamenti iraniani sono, al momento, antitetici alla loro politica nazionale e chiedono a Teheran che siano modificati. Solo dopo che l'Iran avrà rivisto le proprie posizioni (ovvero abbandonare l'appoggio al terrorismo e la sua glorificazione, non intervenire negli affari interni dei paesi arabi e non fare opposizione ai paesi arabi moderati) dei rapporti normali fra Iran e paesi arabi potranno essere nuovamente ristabiliti. ROBERTO BARDUCCI.

Torna all'inizio


Dietro il velola perditadella libertà (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il reportage Giuliana Sgrena, la giornalista rapita nel 2005 in Iraq, racconta nel suo ultimo libro che i soprusi sono in aumento 21/02/2008 SONO SEMPRE più numerose le donne islamiche che portano il velo, ma si tratta di una scelta o di un'imposizione? Se lo chiede Giuliana Sgrena nel suo ultimo libro Giuliana Sgrena "Il prezzo del velo"(Feltrinelli, 158 pagine, 13 euro), anche se il sottotitolo "La guerra dell'Islam contro le donne" non lascia molti dubbi sul suo orientamento. Condiviso da tante donne islamiche, a giudicare dall e imponenti manifestazioni, soprattutto di donne, che il 9 febbraio hanno accolto in Turchia le modifiche alla Costituzione che hanno di nuovo reso possibile portare il velo nelle Università. "La veritàè che esistono donne islamiche che indossano il velo per scelta, per adesione convinta, ma bisogna avere chiaro che sono una minima parte" sostiene Sgrena. "Per la maggior parte delle donne portare il velo è subire un'imposizione. Nella prospettiva migliore lo portano per prudenza, per proteggersi, per evitare guai peggiori, spesso viene imposto con la forza". Giuliana Sgrena, la giornalista del "Manifesto" che nel 2005 venne rapita in Iraq e che alla tragica vicenda della sua liberazione, nel corso della quale fu ucciso Salvatore Calipari, ha dedicato il precedente libro "Fuoco amico" (Feltrinelli), con questa inchiesta torna alla sua vita normale di cronista: "Mi interessa contrastare un relativismo fin troppo diffuso a sinistra". Sgrena non condivide per niente chi sostiene che bisogna rispettare le diversità, non intervenire: " A destra ci sono cumuli di pregiudizi, si pensa che i musulmani sono dei selvaggi, ma a sinistra non è che le cose vanno meglio. Per difendere le differenze si giustificano le angherie, i soprusi sulle donne. E non si vede che in tutti i Paesi islamici ci sono donne che si battono per i loro diritti, esattamente come le donne occidentali". Insiste Giuliana Sgrena: "Si finisce per dipingere situazioni inesistenti. In tutti i miei viaggi non ho quasi mai incontrato donne veramente contente di velarsi. Possono dire, come fa la famosa intellettuale marocchina Fatima Mernissi, che il velo è una nostra ossessione occidentale, che per loro è l'ultimo dei problemi. Ma così dimentichiamo le femministe islamiche, che hanno una loro storia, esistono fin dal primo Novecento. Lottare per i diritti delle donne non è solo un'imitazione dell'Occidente". Il libro di Sgrena spazia tra Afghanistan, Pakistan, Iraq, Algeria al Marocco. Paesi in cui Giuliana è stata più volte, nel corso del tempo. E dovunque vede una situazione nettamente peggiorata. "In Iraq quasi nessuna portava il velo. Ora quasi tutte. C'è un'offensiva contro le donne, bisogna dirlo, nefandezze di ogni tipo". C'è unico paese in cui si vedono svolte positive: "In Marocco è stato cambiato in meglio il diritto di famiglia, anche se la riforma non viene molto applicata". Giuliana Sgrena non fa sconti a nessuno: "Anche in Palestina la situazione è precipitata in modo drammatica. Le donne un tempo erano libere, ora sono spaventate. Tutti i gruppi armati, Hamas e non solo, sono violenti, si trovano racconti di orrori contro le donne. Devono finire". b. s. 21/02/2008.

Torna all'inizio


Alfabeti rodarianiil gioco della fantasia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Al museo luzzati SABATO PROSSIMO il Museo Luzzati, a porta Siberia, propone un laboratorio di composizione a collage e tecniche miste ispirato al tema Alfabeti Rodariani. Le attività prendono spunto dai bozzetti di Luzzati e dalle filastrocche di Rodari. La rima da cui si parte in questo caso è"E' passato un gran vagone: c'era sopra un leone": per ogni vagone c'è una lettera,un animale o un gruppo di animali che iniziano con la stessa lettera, tutti da riprodurre con forbici, colla e pastelli. Se non si troveranno abbastanza animali con la stessa iniziale si potrà dare sfogo alla fantasia inventandone di nuovi. Il laboratorio è rivolto a bambini a partire dai 5 anni, ha la durata di un'ora e si propone sia alle ore 15 che alle 16 per un massimo di 12 partecipanti a ora (prenotazioni a laboratori@museoluzzati.it e ai numeri 010.2468268 e 0102530328). L'iniziativa è collegata alla mostra "Luzzati e Rodari i segni della fantasia" che, nelle sale del museo di Porta Siberia, ospita il frutto della collaborazione dei due grandi artisti: bozzetti e disegni originali, manifesti, video di spettacoli teatrali ed altro materiale inedito prodotto a partire dagli anni '60. Il sodalizio, nato nel 1962 in occasione del film d'animazione "Il castello di carte", si consolida con lo spettacolo teatrale "La storia di tutte le storie" creato insieme ai bambini e messo in scena alla Spezia nel 1977. Ricca la collaborazione nel campo dei libri illustrati, cui è dedicata un'ampia sezione della mostra: oltre una decina i testi di Rodari interpretati da Luzzati, anche dopo la prematura morte del grande narratore. Il percorso espositivo si snoda fra oltre 100 opere originali ed è integrato da una speciale postazione computer in cui i visitatori potranno cimentarsi in "Il Teatro delle Filastrocche", un gioco multimediale che Loop Multimedia realizzò in collaborazione di Luzzati e con i testi di Rodari nel 1996. Nella sala Centrale del museo è stata infine prorogata fino ad aprile la mostra "Emanuele Luzzati: la mia fiaba è un bosco". Orario dal martedì alla domenica 10 - 18, lunedì riposo. Domenica prossima alle ore 17, infine, il museo apre le sue porte a un concerto dell'Augustantica Ensembre a cura di Nugae e Associazione Mozart Genova. L'ensemble che suona su strumenti originali d'epoca, è composto da strumentisti provenienti da Italia, Austria, Olanda, Israele, Germania. In scaletta pagine di Kummel, Mozart e Rossini. L'ingresso al concerto è libero. 21/02/2008.

Torna all'inizio


TEL AVIV L'entusiasmo per l'indipendenza unilaterale proclamata dal Kosovo, e in parte già ric (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Onosciuta dalla comunità internazionale, contagia anche l'irrisolto conflitto medio-orientale. I primi a voler emulare gli sconosciuti "fratelli albanesi" sembrano essere proprio i palestinesi: "Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con Israele, allora anche noi dovremmo fare il passo di annunciare unilateralmente la nostra indipendenza perché è a questo che ci sta portando Israele", ha annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del presidente Abu Mazen. "Il Kosovo non è migliore di noi - ha aggiunto -. Noi meritiamo l'indipendenza da prima, ed ora possiamo chiedere a Stati Uniti e Unione europea di riconoscerla".

Torna all'inizio


CONTRORDINE generale: per celebrare Pesach, gli ebrei non sacrificavano bambini catto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FABIO ISMAN CONTRORDINE generale: per celebrare Pesach, gli ebrei non sacrificavano bambini cattolici, e non se ne cibavano. Al massimo, alcune frange estremiste di loro, a cavallo tra Italia e Germania, adottavano, nel tardo Quattrocento, rituali legati al sangue dei cristiani, però polverizzato, liofilizzato; lo vendevano addirittura mercanti itineranti ebrei, con tanto di licenza rabbinica. Lo storico Ariel Toaff, primogenito del rabbino capo emerito di Roma Elio, manda in libreria la seconda edizione del suo libro che, un anno fa, destò scalpore e gli valse una "scomunica", se non generalizzata abbastanza ampia; e spiega assai meglio. Il titolo è lo stesso: Pasque di sangue; da azzurro, lo sfondo di copertina diventa verde; l'immagine che la caratterizza non è più un Sacrificio, sia pure di Isacco, ma assai meno cruenta; il "risvolto" parla papale di "calunnie"; dentro, tanti verbi nel modo indicativo diventano dei condizionali; gl'infanticidi rituali "plausibili", ora lo sono solo "agli occhi dei giudici"; delle confessioni estorte sotto tortura al processo per la morte di Simonino (Trento, 1475), si fa un più accorto e callido uso. Del resto, è sufficiente cambiare un'iniziale, e il Rito ritorna Mito, non è vero? Da 366 pagine, la ricerca passa a 418: ma ognuna contiene più parole. E' completata da una nuova prefazione, e da una robusta postfazione. C'è un'aggiunta, sull'"imbarazzante processo al prete Paolo da Novara (Trento 1476)": congiura contro ebrei del Ducato di Milano, accusati di un tentato omicidio del vescovo-principe Giovanni Hinderbach, quasi a vendetta per le accuse riguardanti Simonino. Aggiunte poi ulteriori fonti, a supporto delle tesi sull'uso rituale del sangue cristiano (però non, sia chiaro, sugli infanticidi). Nella postfazione del libro edito dal Mulino (da 25 passa a 27 euro), Toaff confuta molti dei suoi accusatori d'un anno fa (Carlo Ginzburg, Alberto Cavaglion, Anna Foa), però ne tralascia parecchi altri; rivendica la libertà di ricerca; evita di spiegare tante "aggiustatine" qua e là nel testo: una revisione vistosa e minuta, sotto il segno palese della prudenza; afferma di non recedere dall'affermazione che una "cultura del sangue" esisteva: come, del resto, anche tra i cattolici dell'area. Quindi, smentisce d'essersi smentito. Un anno fa, l'ukase era stato immenso: dai rabbini; dal suo stesso padre, assai avvilito; dalla sua università, quella religiosa di Bar Ilan a Tel Aviv (e oggi, lui è a Bologna: un anno di congedo sabbatico); dai maggiori storici, ebrei e non, del nostro Paese, e non solo. Nel frattempo, Toaff, nella postfazione, smentisce d'aver citato di seconda mano dei documenti; non si piega del tutto, perché, se cancella gl'infanticidi ("interessata e palesemente falsa inserzione dei giudici"), giudica "tutt'altro che inverosimile l'uso del sangue cristiano nella cena pasquale"; cita le recenti ricerche dello storico Israel Yuval su riti e liturgie di estremisti ebrei tedeschi quasi sulle Alpi: usavano appunto maledizioni anticristiane (e Yuval non consulta i processi di Trento) ignote a tutti gli altri ebrei nei loro Seder di Pesach, e presenti invece nelle deposizioni dei processi di Trento. "Questa parte sull'uso rituale del sangue è la novità delle ulteriori ricerche", spiega Toaff che evidentemente rifiuta anche la sola idea di proprie retromarce, e non si cura (se non è sacrilegio) di nuove accuse, stavolta per "azzime al sangue". E gli infanticidi? "A parte pochi pazzi criminali, che ci sono sempre stati dappertutto, ho chiarito: non si tratta affatto di rituali". Ma è difficile fare una "storia scomoda"? "Non ne posso più di quella sempre appiattita soltanto dietro la Shoà; basta con gli ebrei tutti vittime, sempre remissivi. Nella storia degli ebrei, e si badi, non dell'ebraismo, ci sono fatti più e meno lodevoli; ma è ora di affrontare anche i nodi più problematici, se si vuole fare una storia che sia verità, e che sia completa. La Shoà va bene, ma non si può vivere di solo Olocausto". Fino a ottobre non tornerà alla sua Università; "a Roma devo venire, per salutare mio padre: speriamo che, almeno questa volta, nessuno lo coinvolga di nuovo". Forse, al vecchio e saggio rabbino emerito farà piacere che il suo primo figlio abbia alquanto rettificato il tiro: l'eresia è sempre considerata una faccenda cattolica, ma forse non lo è. "Tra il sangue essicato utilizzato nel rito" pasquale, quasi con "valenze magiche" e però solo in aree ridotte sia della geografia che dell'ebraismo, "e i presunti omicidi rituali", non esistevano rapporti "se non nella mente dei giudici", scrive Toaff, adesso. Da Rito a Mito: appunto. Ma senza dire che ci si era sbagliati.

Torna all'inizio


Pristina, perché l'Italia vuole sbagliare ancora? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Raffaella Bolini Il sentimento mio, di fronte ai festeggiamenti di Pristina, lo ha espresso bene il Generale fabio Mini, che comandò le forze Nato in Kosovo: "Io capisco la fretta dei kosovari. È giustificata. Pensano a se stessi. È legittimo avere uno status definito, dopo anni di prese in giro. Quella che non capisco è la fretta della comunità internazionale". Ad essere precisa, la fretta di George W. Bush la capisco. In questi ultimi mesi da presidente cerca di consegnare alla storia più risultati possibili. Lui incassa l'elemento simbolico, un popolo festante che si libera sventolando bandiere a stelle e strisce, e garanzie per la base americana più grande d'Europa. Ricordo bene quel primo inverno del dopoguerra, a meno venti gradi senza elettricità. In qualunque parte del Kosovo ci si trovasse, nel buio pesto, era possibile tenere l'orientamento guardando alle luci della base di Camp Bondsteel in costruzione, per la quale erano impegnate tutte le forze statunitensi della zona. Il Kosovo non avrebbe proclamato la sua indipendenza se non fosse stato sicuro dell'immediato riconoscimento degli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti non avrebbero avuto tanto spazio se gli stati membri avessero consentito all'Unione Europea di dire no. Non c'era bisogno di dare ragione alla Serbia, schierandosi contro. C'era solamente da appellarsi al diritto internazionale, che lo vieta. E al buon senso, che consiglia di non aprire una porta da cui possono uscire mille spiriti maligni nel mondo, in Europa e nei Balcani. La situazione in Bosnia Erzegovina, incollata con lo sputo dopo la guerra, è sul punto di non ritorno. La Repubblica serba di Bosnia e la Herzeg-Bosna croata hanno dichiarato di non aspettare altro che l'indipendenza del Kosovo per seguirne l'esempio. Una prospettiva che dà i brividi solo a pensarci. Lo sapevano tutti, in Europa, che una soluzione condivisa per il Kosovo era impossibile, attualmente, trovarla. Le posizioni tra i soggetti coinvolti erano del tutto divergenti. Solo il fattore tempo poteva essere d'aiuto. Un problema che affonda le sue radici in seicento anni di storia non si taglia con l'accetta. Una intelligente gestione del processo di integrazione dell'area nell'Unione Europea avrebbe potuto aiutare. La sconfitta dei nazionalisti nelle recenti elezioni in Serbia lo dimostra. Invece, dagli errori vengono nuovi errori. La guerra della Nato in Kosovo fu, oggettivamente, una guerra a sostegno dell'indipendenza kosovara. A Pristina, appena finita la guerra, sventolavano le bandiere di uno stato inesistente. Dovemmo protestare perché le sedi della comunità internazionale in Kosovo fossero trilingue, aggiungendo il serbo che tutti avevano dimenticato. Dovemmo fare corsi di formazione agli organismi internazionali sui rom, che nessuno conosceva. La protezione delle comunità serbe iniziò a giochi fatti, quando già i pogrom e la diaspora avevano già fatto sparire la maggioranza della gente. E tante organizzazioni umanitarie trattavano solo con gli albanesi. Ma sbagliare ancora non era obbligatorio. Questi anni hanno insegnato tanto a tutti. La critica dell'unilateralismo e della guerra umanitaria non appartiene più solo ai pacifisti. In molti dicono che non c'era altra scelta. C'era, a volerla cercare. Si potevano creare le condizioni per una presenza internazionale indipendente e riconosciuta da tutti a difesa dei diritti umani e della legalità in una transizione più lunga. Noi non siamo a priori contro le missioni all'estero, figuriamoci se sono civili e di polizia. Anche per il Kosovo, come per l'Afghanistan, pensiamo che di fronte alle crisi la comunità internazionale ha il dovere di mettersi in mezzo per cercare di prevenire, tanto più quando porta la responsabilità di essere stata parte attiva negli eventi recenti delle aree coinvolte. Ma dovrebbe mettersi in mezzo, appunto, e non solo da un lato. Tanto più quando il lato da cui si schiera è noto al mondo per essere un sistema di potere mafioso, in mano alla criminalità organizzata. Dai tempi delle guerre balcaniche abbiamo smesso di sostenere qualunque secessione. Non sosteniamo in questo neppure i nostri amici baschi o catalani. Amiamo i kurdi turchi, che per primi hanno deciso di battersi per i propri diritti ma all'interno dello stato turco. Lo stato di Palestina non c'entra - quelli sono territori occupati illegalmente. Le secessioni nel terzo millennio portano con sé gli stati etnici o almeno una ambiguità sul concetto di popolo che non ci convince. La nostra soluzione al problema vorrebbe chiamarsi Europa. Vederla oggi, fa davvero male al cuore. presidenza nazionale Arci.

Torna all'inizio


Anche noi indipendenza, ma Abu Mazen dice no (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Palestina Anche noi indipendenza, ma Abu Mazen dice no (mi. gio) Indipendenza unilaterale per la Palestina come per il Kosovo. Lo propone il dirigente dell'Olp Yasser Abed Rabbo, ma il presidente Abu Mazen spegne subito la speranza. Com'era inevitabile, l'indipendenza dalla Serbia proclamata unilateralmente dalla regione a maggioranza albanese, ha fatto scuola tra i palestinesi: in un'intervista alla France Presse, Rabbo ha affermato che, se fallirà il negoziato con gli israeliani sulla nascita dello stato di Palestina, si dovrà seguire l'esempio di Pristina. "Il nostro popolo ha il diritto di proclamare la sua indipendenza come quello del Kosovo...Occorre adottare misure in vista di una proclamazione unilaterale di indipendenza, e il mondo dovrà incaricarsi di porre fine all'occupazione della nostra terra", ha detto, spiegando che l'indipendenza simbolica proclamata nel 1988 dal presidente scomparso Yasser Arafat "non l'abbiamo mai applicata perché vogliamo che avvenga con il negoziato". Abu Mazen, si sa, non ama le scelte coraggiose e, soprattutto, non vuole mettersi contro gli Usa, sponsor del negoziato israelo-palestinese. Ha perciò incaricato i suoi collaboratori più stretti di smentire Rabbo. "Abbiamo bisogno di una vera indipendenza - ha affermato il negoziatore Saeb Erekat - noi non siamo il Kosovo. Siamo sotto occupazione israeliana". Anche l'ex premier Abu Ala, capo della delegazione palestinese impegnata nel negoziato in corso, ha liquidato l'idea. "Le decisioni devono essere prima prese e poi annunciate, e non annunciate e poi prese", ha detto. Il negoziato al quale tanto tiene Abu Mazen però è sempre fermo. Due giorni fa, a Gerusalemme, il premier israeliano Olmert e il presidente palestinese hanno avuto un altro incontro senza risultati.

Torna all'inizio


Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-21 num: - pag: 16 Conservatorio... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-21 num: - pag: 16 Conservatorio Violoncello Steven Isserlis, londinese, 49 anni. Ha scritto anche due libri destinati ai bambini sulle vite di Beethoven e HÄndel Il virtuoso Isserlis per le Serate Musicali Se c'è un difetto che Steven Isserlis ha sempre evitato nei suoi 49 anni di vita, è la banalità. Intelligenza e passione sono i due binari lungo cui si è svolta la carriera del violoncellista londinese che incanta il pubblico più esigente con la stessa naturalezza con cui racconta la vite dei grandi compositori ai bambini: tra un concerto alla Gewandhaus e una tournée con la Filarmonica di Israele ha trovato il tempo di scrivere due libri per ragazzi su Beethoven e HÄndel. Oggi si presenta alle Serate Musicali nei panni del concertista virtuoso (ore 21, Conservatorio, v. Conservatorio 12, € 10-15, tel. 02.29.40.97.24), accompagnato dal pianista Kirill Gerstein nelle Sonate di Rachmaninov e del pianista e direttore Mikhail Pletnev. (Enrico Parola).

Torna all'inizio


<Lei perde perché non si atteggia a guru> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-21 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Intervista La scrittrice ebrea americana Cynthia Ozick "Lei perde perché non si atteggia a guru" "Impossibile fermare il culto di Barack con argomentazioni logiche" NEW YORK - "Non puoi fermare un movimento religioso come quello di Obama con le argomentazioni logiche e razionali usate dall'ex first lady". Cynthia Ozick, la 79enne autrice di Lo Scialle e Il Messia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE di Stoccolma - considerata la voce più alta della letteratura ebraica Usa al femminile - è preoccupata. "Alle primarie ho votato per Hillary. O meglio contro Obama. Che presto chiameremo Mr. President". Perché non le piace Obama? "Perché voglio appartenere a una nazione, non a una congregazione. Obama incendia le folle come un santone ad un raduno religioso. Hillary non sa né vuole fare la guru. Lei è un politico, lui pensa come un ministro di culto". Cosa avrebbe dovuto fare Hillary per fermarlo? "Non c'era assolutamente nulla che avrebbe potuto fare. Hillary non ha commesso errori. Il problema è che in questo preciso momento della nostra storia, qualcosa nella mente del popolo americano lo rende impermeabile al raziocinio. Lo ripeto: si tratta di un movimento religioso-spirituale guidato da un leader che trascina le masse bianche con salmi gospel. Dove porterà il Paese nessuno lo sa". Molti hanno paragonato il suo carisma a quello di JFK. "Obama si rifà piuttosto ai movimenti mormoni che fiorirono in America nel XIX secolo, reclutando adepti sotto enormi tende con promesse salva-anima. Oggi invece delle tende usano microfoni, ma l'emotività è altrettanto accecante". Meglio Hillary allora? "Chiunque sarebbe meglio di Obama. Che uno sia d'accordo o meno con lei, le sue sono argomentazioni politiche, chiare e concrete. Soprattutto in politica estera". A cosa si riferisce? "All'insistenza di Obama a dialogare con l'Iran, grave e pericolosa. Perché se nel XX secolo abbiamo avuto due terribili tirannie, nazismo e comunismo, oggi abbiamo il jihadismo, ancora più pericoloso perché votato ad annichilire l'Occidente. Obama si rifiuta di prenderne atto e i suoi consiglieri di politica estera non potevano essere peggiori: da Zbigniew Brzezinski a Susan Rice". Però l'uomo che l'ha trasformato in una star, David Axelrod, è ebreo. "Axelrod è un professionista, un asso della politica. Ha contribuito a diffondere la percezione erronea secondo cui Obama è un liberal acqua e sapone. In realtà è sinistra estrema. Da sempre". Che cosa glielo fa pensare? "La sua carriera al Senato, dove ha votato sempre come un oltranzista. Il fatto che si rifiuti di ripudiare il suo amico Jeremiah Wright, il pastore che premiò il famigerato Louis Farrakhan ed è l'equivalente nero di un razzista bianco. Quando studiava alla Columbia University, Obama andava ad Harlem per applaudire i rally antisemiti di Jesse Jackson". Insomma, a novembre per chi voterà? "Non per Hillary, perché non credo nel welfare state. Ma anche McCain mi fa sentire insicura quando dice di volere Condi Rice come vicepresidente e James Baker come inviato in Israele. Ho sempre votato democratico, eppure non mi sono mai sentita tanto orfana di candidati come adesso". Alessandra Farkas Cynthia Ozick 79 anni.

Torna all'inizio


L'antiebraismo dei buoni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-21 num: - pag: 46 autore: di MAGDI ALLAM categoria: REDAZIONALE INTIMIDAZIONI E SENTIMENTI DIFFUSI L'antiebraismo dei buoni S e nell'Italia democratica che ha istituzionalizzato il Giorno della Memoria e il cui capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è spinto fino a dire "no all'antisemitismo anche se si traveste da antisionismo ", due docenti ebrei dell'Università di Torino hanno deciso di presentarsi oggi in aula avvolti nella bandiera israeliana per denunciare l'intolleranza e l'aggressività di cui sono oggetto per il loro esplicito sostegno a Israele, ebbene dobbiamo prendere atto che c'è un vuoto da colmare tra l'atteggiamento ufficiale e la realtà dei fatti. Se poi consideriamo il contesto che, solo nell'ultimo mese, ha registrato l'annullamento della visita dell'imam della Grande Moschea di Roma alla Sinagoga, il boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro di Torino per la presenza di Israele quale ospite d'onore e la pubblicazione di una lista di proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, dobbiamo ammettere che l'antiebraismo e l'anti-israelismo sono tratti salienti nella vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese. La storia di Daniela Santus, docente di Geografia culturale, e di Ugo Volli, Semiotica, coniuga il pregiudizio specifico nei confronti degli ebrei e di Israele con il male ideologico dell'intolleranza e della violenza diffuso nelle nostre università. E di cui si tende ad addossarne la responsabilità principale, se non esclusiva, a una " minoranza ". Come è il caso del sedicente "Collettivo universitario autonomo" che, in un suo comunicato del 9 maggio 2005, diceva: "A Ugo Volli e Daniela Santus: siete degli incompetenti, perché confondete la critica al sionismo con l'antisemitismo. Se non è incompetenza è malafede, perché cerca di farsi vergognosamente scudo di una strumentalizzazione della memoria storica sul genocidio nazista per fomentare il genocidio a danno della popolazione palestinese". Sempre a Israele viene addebitata una "politica di sterminio e di persecuzione razziale", nonché il "terrorismo creato, praticato e organizzato scientificamente dallo stato sionista". La persecuzione verbale nei confronti della Santus, che ha ricevuto anche una minaccia di morte per le sue simpatie nei confronti di Gianfranco Fini, è riesplosa due giorni fa con la distribuzione all'università di un dossier di una ventina di pagine a cura del "Collettivo universitario autonomo" comprendente, tra l'altro, anche una lettera della Santus al rettore e al preside della Facoltà di Lingue che avrebbe dovuto restare riservata. Di qui la decisione di raccogliere la sfida e uscire allo scoperto denunciando con un gesto simbolico il clima esasperato di intimidazioni. A questo punto si impongono due domande: com'è possibile che questa "minoranza " aggressiva e violenta, tra cui figurano giovani che nulla hanno a che fare con l'università, disponga di spazi fisici e di risorse operative a Torino (ma è lo stesso anche a Roma e altrove) per perpetuare questo comportamento arbitrario? Com'è possibile che il Rettorato consenta ciò nel nome di un'equivoca interpretazione della libertà che di fatto è una sottomissione ai violenti? Seconda domanda: siamo proprio certi che si tratti di una "minoranza cattiva" che sta in mezzo a una "maggioranza buona "? Si era detto lo stesso per i 67 docenti e per il centinaio di studenti della Sapienza che sono riusciti ad annullare la visita del Papa. Poi abbiamo scoperto che i 67 sono diventati circa 1500 e che le adesioni al "no al Papa" crescono. Ebbene la verità è che non c'è solo il bianco e il nero, ma c'è una vasta area grigia fatta di collusione ideologica, reticenza e opportunismo. Spiace dirlo, ma se ci fosse una "maggioranza buona" non avrebbe permesso il boicottaggio del Papa e la persecuzione dei docenti ebrei.

Torna all'inizio


La grande festa del mare è per tutti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-21 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Big Blu Diportistica e diving: 800 espositori portano il meglio dei prodotti La grande festa del mare è per tutti Tanto per cominciare, i numeri: 800 espositori, 12 padiglioni dislocati su 120 mila metri quadrati (il doppio rispetto al 2007). La seconda edizione di Big Blu-Roma Sea Expo, Salone della nautica, dal 28 febbraio al 3 marzo negli spazi della Fiera di Roma, si presenta con una flotta da 700 imbarcazioni. "Siamo solo al secondo anno – ha ricordato Roberto Bosi, presidente di Fiera Roma – ma il nostro salone è già di livello nazionale: vogliamo essere complementari alle altre esperienze e siamo impegnati nello sviluppo della nautica, sinonimo di sport, turismo, cantieristica. Speriamo di ottenere presto una piccola darsena sul Tevere per la Fiera dove ospitare le barche". All'interno di Big Blu, c'è un campionario di proposte che strizza l'occhio agli esperti e ai semplici amatori: dai nove padiglioni (90 mila metri quadri) dedicati al "Boat Show Roma", il salone dedicato alla nautica (con la presenza del Distretto Nautico laziale) al Gommoshow, particolarmente apprezzato dai più giovani nella scorsa edizione, con le principali tendenze nel settore delle imbarcazioni pneumatiche. Tra le novità un rinnovato "Eudishow", il Salone europeo delle Attività subacquee (con uno spazio riservato alla pesca sportiva) e "Park life", dedicata alla tutela della biodiversità. Per i giovani tornano le esercitazioni pratiche di vela: nel padiglione 9, i ragazzi troveranno una piscina con barche, come previsto dal progetto "Navigar m'è dolce in questo mare". Il nono padiglione ospiterà la Federazione italiana Vela con tutte le derive olimpiche, i cantieri nazionali e internazionali specializzati nella produzione di barche a vela e un'area dove scegliere l'abbigliamento tecnico. E non mancheranno le delegazioni estere al Roma Sea Expo: un gruppo di buyer provenienti da Australia, Cina, Emirati Arabi, Israele e Russia. Ma l'attrazione più spettacolare sono sempre le grandi barche, molti i nomi prestigiosi a cominciare da Rizzardi, e poi, attraverso i dealer locali Azimut e Itama che sarà portata in "passerella" dal dealer, molto attivo non solo nel Lazio, MoMa. Le star saranno due. L'Itama Forty e il FiftyFive, motoscafi tecnologici e di tendenza. S.D.S. ITAMA Il FiftyFive è un open dotato di due motori da 1360 cavalli e può raggiungere una velocià di 41 nodi può comodamente ospitare dodici persone finiture degli interni di lusso.

Torna all'inizio


<Morirai> Minacce a Grant (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-02-21 num: - pag: 65 categoria: REDAZIONALE Al Chelsea "Morirai" Minacce a Grant LONDRA - Una lettera con minacce di morte e insulti razzisti è stata recapitata al tecnico del Chelsea, l'israeliano Avram Grant (foto). Nel pacco, aperto da uno dei componenti dello staff, c'era anche una polvere bianca (risultata poi inoffensiva) accompagnata dalla scritta: "Quando aprirai questa busta morirai lentamente e dolorosamente". La squadra, Grant compreso, era ad Atene per la gara di martedì contro l'Olympiacos (0-0).

Torna all'inizio


Dalla Padania a Gaza Il Kosovo fa scuola (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Questioni nazionali alla riscossa. Borghezio show al Parlamento Ue Il palestinese Abed Rabbo: "Imitiamo Pristina", ma a Ramallah frenano Dalla Padania a Gaza Il Kosovo fa scuola Ivan Bonfanti Non ha avuto molto successo, la formula escogitata dalle diplomazie che hanno sponsorizzato la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo secondo la quale l'esempio di Pristina "non deve fare scuola". Al contrario, come era del resto prevedibile, la mossa delle autorità kosovaro-albanesi e l'immediato riconoscimento della scissione da parte degli Stati Uniti e dei vertici dell'Unione Europea ha risvegliato le pulsioni secessioniste di parecchi movimenti che rivendicano maggiore autonomia o si richiamano a identità nazionali più o meno controverse. Tanto che da tre giorni la ricetta di ispirazione è ormai riassunta nella frase "modello Kosovo". Evocata da una schiera di gruppi, movimenti, partiti e autoproclamati governi nazionali davvero eterogenea. Da alcuni esponenti palestinesi ai curdi, passando per i turco-ciprioti, gli indipendentisti baschi, fiamminghi o del Caucaso, per finire alla più rocambolesca Lega Nord, protagonista ieri, tramite la voce del suo rappresentante al Parlamento Europeo Mario Borghezio, di uno show all'emiciclo di Bruxelles. "Il Kosovo come la Padania", ha detto Borghezio, capo delegazione del Carroccio secondo il quale tuttavia l'indipendenza di Pristina non è solo la "concreta applicazione in Europa del principio di autodeterminazione dei popoli, sancito dalla Carta dell'Onu". Borghezio non dimentica infatti che i kosovari albanesi sono di religione islamica, dunque si preoccupa. Seriamente: "Desta seria preoccupazione - ha aggiunto infatti - la creazione del primo Stato islamico in Europa, salutato già da tutta la stampa jihadista". Al di là delle considerazioni culturali e dell'etica del personaggio, Borghezio si è comunque unito al coro dei tanti che da tre giorni sottolineano come l'indipendenza del Kosovo "resta innegabilmente un precedente giuridico e politico". "Molto importante per chi, in Europa, dalla Corsica alle Fiandre, dalla Sardegna a Euskadi e alla nostra Padania, ora ancora nazioni senza Stato, aspira all'indipendenza", ha elencato ad esempio il rappresentante leghista - che per la cronaca gli eurodeputati della Sinistra Arcobaleno (Musacchio, Napoletano e Frassoni - uniti) hanno censurato come "inquietanti" e che richiedono un "chiarimento immediato". Il suo non è insomma un caso isolato. Ieri l'eco probabilmente più inaspettata della vicenda Kosovo è arrivata dai territori palestinesi. Caso quasi speculare al Kosovo, la Palestina ha il riconoscimento de juro da parte degli oranismi internazionali ma non esiste de facto, per cui la leadership palestinese ha sempre saggiamente evitato i parallelismi con alcune realtà indipendensite nazionali, compresa la questione Kosovo. Eppure ieri Yasser Abed Rabbo, uno dei mediatori storici dell'Anp ed ex collaboratore di Arafat, ha affermato ieri che, se proseguirà la mancanza di risultati nei negoziati con Israele, l'Autorità nazionale palestinese dovrebbe fare come i kosovari e proclamare unilateralmente l'indipendenza. L'idea però non ha convinto l'attuale leadership Anp, impegnata proprio in questi giorni nella fase più delicata dei negoziati (secondo Haaretz, Abbas e Olmert hanno deciso di di ampliare proprio ieri i negoziati oltre le cosiddette "core issues"). "Proseguiremo sulla strada del negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008", ha risposto chiudendo all'idea Abbas. "Se non ci riusciremo, se raggiungeremo un punto di stallo, ci rivolgeremo alla nostra nazione araba per prendere le necessarie decisioni". La patata più calda a livello diplomatico è rimasta comunque nelle mani dei rappresentanti dell'Unione. Ieri Solana, in visita a Pristina, ha proseguito nell'ardua opera di convincere i suoi interlocutori di come l'Europa sia unita, salvo incassare dopo pochi minuti le secche smentite dei ministeri degli Esteri dei Paesi che non hanno affatto intenzione di riconoscere il Kosovo. "Siamo uniti ma i singoli Stati membri hanno procedure e ritmi diversi per reagire ai cambiamenti", è la versione di Solana. "La Spagna non riconoscerà una dichiarazione che rappresenta una violazione della legalità internazionale", ha ridabito con un comunicato Madrid, capofila di un gruppo che in Europa conta anche Grecia, Slovacchia, Bulgaria e Romania. I timori di Madrid sono del resto riassunti nelle dichiarazioni arrivate ieri da Victoria, nei Paesi Baschi, dove la portavoce del Partito nazionalista Miren Azcarate, ha dichiarato che "il Kosovo è una lezione per tutti" o nell'editoriale del giornale indipendentista Gara che accusava la Spagna: "Il Belgio, che si avvia a un processo di divorzio tra fiamminghi e vallon, accetterà l'indipedenza del Kosovo. La Spagna non può digerirla". Eppure la Spagna non è la sola. Se oggi arriverà probabilmente il riconoscimento italiano, dopo quello tedesco, francese e inglese, la lista dei Paesi che hanno optato per un riconoscimento "lento", magari previo esame su rispetto diritti umani, è piuttosto nutrita: Finlandia, Danimarca, Svezia, Polonia, Austria, Estonia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria. 21/02/2008.

Torna all'inizio


Iran, altro che moratoria Dieci esecuzioni in un giorno (48 nel 2008). Ahmadinejad: <Israele sporco microbo> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Iran, altro che moratoria Dieci esecuzioni in un giorno (48 nel 2008). Ahmadinejad: "Israele sporco microbo" Dieci impiccagioni in un solo giorno. E' ormai un registro quotidiano quello delle esecuzioni in Iran, dove il ricorso e la messa in pratica della pena di morte ha subito un drammatico aumento dall'inizio dell'anno ed è arrivato a quota 48 nel solo mese e mezzo rascorso dall'inizio del 2008. I mezzi di informazione locali hanno riferito che sei uomini condannati per rapina a mano armata sono stati uccisi nel carcere di Zanjan, nel nord-ovest della repubblica islamica. I sei erano stati protagonisti di una sanguinosa rapina contro una gioielleria del bazar del centro cittadino, nel 2006, e uno di loro è stato anche giudicato colpevole di due omicidi. Altre quattro persone condannate per omicidio, tutti uomini, sono state impiccate nel carcere di Evin, a Teheran. Uno perché uxoricida e aveva 34 anni, un altro 31enne aveva assassinato il vicino accusandolo di non spalare la neve e due erano svaligiatori che avevano ucciso i padroni di casa. Il ricorso al boia, popolare nella teocrazia islamica che comanda l'Iran col pugno di ferro, è tuttavia cresciuto spaventosamente dal luglio scorso, quando la destra al governo guidata dal presidente estremista Mahmoud Ahmadinejad ha lanciato la "campagna contro i costumi e i comportamenti immorali". Non è poi valsa praticamente a nulla, a Teheran, la moratoria universale sulle esecuzioni approvata dall'assemblea generale dell'Onu. L'unico effetto della mortaoria e delle critiche della comunitò internazionale è stato al contrario perverso, visto che da gennaio norme restrittive per i mezzi di stampa vietano fotografie delle esecuzioni e dispacci accurati. In base alla sharia, in vigore nella Repubblica islamica, la pena di morte è prevista per l'omicidio, ma anche per reati minori come l'adulterio, la violenza sessuale, la rapina a mano armata, l'apostasia e il traffico di droga. Ieri per la cronaca è poi tornato a parlare il presidente Ahmadinejad, e tanto per cambiare l'ha fatto attaccando Israele. Commemorando la morte del capo Hezbollah Imad Mugniyeh, il presidente iraniano ha definito Israele "uno sporco microbo nero", "un animale selvaggio" e "lo spaventapasseri dell'Occidente", che l'Iran "cancellerà dalla faccia della Terra". 21/02/2008.

Torna all'inizio


Legge 194, una scelta che spetta solo alle donne Omofobia, di chi è la colpa di certi episodi? Un'idea per il lancio della "nuova Liberazione" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Legge 194 Una scelta, una necessità Caro direttore, il professore e psicoterapeuta Claudio Risé, candidato alle prossime politiche nella lista contro l'aborto, ritiene di adoperarsi "a favore d'una grande battaglia per la sacralità della vita e in difesa del bambino non nato". Però la sacralità della vita non è un principio assoluto, astratto, o un enunciato rigorosissimo. La donna ci insegna che l'aborto è una estrema ratio, a volte una necessità dolorosissima. E' una scelta compiuta sul sangue, sui nervi, sul corpo lacerato. La donna col suo senso materno, con la passione, col suo cuore, presceglie e predefinisce la vita, le sue scaturigini, conferendo ad essa un carattere di sacralità. Che non è qualcosa di statico, ma è un umanissimo e quotidiano miracolo immerso nel divenire dell'esistente. Marcello Buttazzo Lequile (Le) Omofobia Gay street a Roma Cara "Liberazione", Arcigay Pistoia La Giraffa ha dato la sua adesione per la manifestazione di venerdì nella gay street di Roma dalle 22 per l'incendio avvenuto al Coming Out, noto locale della capitale. Dovremo fare una lunga analisi su come mai siano possibili certi episodi nei confronti della comunità Lgbt e sicuramente la colpa è da dare a persone singole, al governo che non ha mai preso decisioni importanti per la sicurezza della comunità Lgbt e per i continui attacchi della Chiesa cattolica che fomenta i gruppi squadristi fascisti e da argomentazioni utili a celare tali atti nei confronti della comunità. Come comitato speriamo che vengano scoperti gli autori di questo gesto e che , dopo l'ennesimo atto omofobico, si riesca a provvedere a leggi e strumenti utili alla protezione delle persone. Dobbiamo impegnarci tutti ad essere coesi e a far valere il nostro diritto di esistere, senza che nessun atto simile a questo appena avvenuto possa intimidirci né farci arretrare il nostro percorso. Per chiunque volesse sostenere la manifestazione, anche partecipando, può contattare Arcigay Roma alla mail info@arcigayroma.it. Guido Del Fante Arcigay La Giraffa, Pistoia Privatizzazioni L'"inganno" delle Ipab Cara "Liberazione", in Regione Piemonte si è avviata la discussione sull'Ipab (Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficienza) in riferimento alle disposizioni di legge, in particolare alla legge Turco 328, alla quale ci siamo opposti in Parlamento e nel paese perché ha immesso nel mercato i servizi socio assistenziali e introdotto le sussidiarietà orizzontali. Le Ipab hanno una consistenza patrimoniale e immobiliare valutabile in milioni di euro. I comuni spesso hanno affidato alle Ipab compiti assistenziali, le stesse erano enti decentrati dallo Stato, attualmente gestiscono case di riposo o strutture protette Rsa, per anziani autosufficienti e non. L'articolo 10 delle legge 328/2000 afferma la necessità di riformare il sistema Ipab. L'attuale quadro normativo che ha prodotto la liberalizzazione dei servizi indirizza prevalentemente le scelte a favore della privatizzazione o fondazione. Noi sosteniamo che il patrimonio dei poveri è dei poveri, che non può essere alienato ad altri scopi e quindi, alla luce del quadro normativo attuale (che secondo me deve essere urgentemente e assolutamente modificato ridando al pubblico la titolarità dei servizi pubblici e socio sanitari), riteniamo preferibile per evitare un'ulteriore impoverimento delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati, la trasformazione in aziende speciali pubbliche o il passaggio diretto della gestione dei servizi socio assistenziali alle Asl. La trasformazione con l'inganno delle Ipab in Fondazioni no profit dismetterebbe il loro patrimonio da qualsiasi vincolo e immetterebbe di fatto le stesse sulla via della privatizzazione. In tutto questo c'è la necessità di un intervento di controllo politico pubblico nonché l'urgenza di superare l'attuale aziendalizzazione delle Asl, ridare il controllo democratico e la gestione diretta dei servizi pubblici e socio sanitari agli Enti Locali. Il problema delle Ipab evidenzia quindi la necessità di garantire qualità e quantità di servizi qualificati con personale qualificato. A questo proposito si pone il problema cooperative, appalti e subappalti, personale non qualificato spesso impiegato in tali servizi. Occorrono poi strutture moderne e confortevoli con attrezzature idonee al servizio erogato. E' indifferibile e urgente porre fine alle trasformazioni e alla corsa alle privatizzazioni. Si vedono i risultati delle maggiori società erogatrici di servizi che producono aumenti delle tariffe sempre più deleteri per i lavoratori, pensionati... Renato Nuccio responsabile Welfare Prc Piemonte Elezioni Il Pd, l'operaio e il padrone Caro Sansonetti, la notizia che un operaio della ThyssenKrupp si candiderà nelle liste del Partito democratico insieme al quel gran lavoratore di Colaninno junior mi ha lasciato di stucco, ciò evidenzia a quale livello di sfasciume è ormai giunta la nostra società. Qualche settimana fa Rifondazione comunista a Torino, proprio davanti a quella fabbrica maledetta, ha tenuto una conferenza sulla condizione operaia, ma un lavoratore di quella fabbrica si candiderà con i rappresentanti di quel padronato che lo sfrutta spesso fino alla morte. Durante i funerali delle vittime della ThyssenKrupp, Rinaldini e Bertinotti furono oggetto di qualche contestazione invece con i padroni il politicamente corretto è d'obbligo! Tu potrai rispondermi che questa candidatura è ascrivibile al comportamento individuale di un singolo operaio, mi piacerebbe sapere che giudizio ne danno quegli operai che hanno partecipato alla nostra conferenza torinese. Spero che questo fatto non sia la spia che anche il nostro partito è percepito come un corpo estraneo dai lavoratori. Un fatto è certo: una candidatura del genere l'avremmo dovuta avanzare noi comunisti per primi, perché per noi sarebbe stato un fatto naturale e non un colpo di teatro del "ma anche" del Veltroni "pensiero". Gregorio Sola Soveria Mannelli (Cz) Falce e martello Il nostro circolo, le nostre battaglie Cara "Liberazione", capisco che per pubblicare le tante lettere di protesta in merito alla presenza dei simboli sulla scheda elettorale, sarebbe necessario molto più spazio. Così, mentre si dà la caccia alle farfalle arcobaleno, sperando in effimeri consensi, rischiamo di perdere quelli di molti iscritti, militanti ed elettori che probabilmente faranno una "x" sulla prima falce e martello che troveranno sulla scheda. A non essere pubblicata è stata anche la presa di posizione del circolo "A. Mascherpa" di Mortara. Questo circolo, del quale sono segretario e che ha competenza su ben 20 comuni, non si è mai sottratto e, anzi, spesso è stato l'ispiratore di lotte e rivendicazioni unitarie, aperto ai giovani e ben inserito sulle tematiche sociali, ambientali, del lavoro e dei diritti. Io farò come sempre la mia parte anche in questa non "gradita" situazione, con lealtà portando in giro la mia faccia e il mio tempo. Il giornale che con sacrificio economico - da pensionato - acquisto tutti i giorni ha però pubblicato una lettera firmata Amedeo Saletti di Mortara (Pv), che sostiene una opinione contraria alla mia e a quella del direttivo del circolo. Non conosco questo signore, confido che sia un elettore di sinistra, voglio informarlo che il nostro circolo è sempre stato dov'è adesso, in via Goia 94. A Saletti e ai suoi conoscenti rivolgo l'invito a prendere contatti col nostro circolo e saremo lieti di lavorare assieme per l'obiettivo che ci accomuna: portare a casa un buon risultato. Mi aspetto di conoscerli presto, perché c'è grande necessità di gente che si dia da fare per la campagna elettorale... Si parte dal classico volantinaggio, al secchio, colla e pennello per l'attacchinaggio, alla propaganda capillare scritta e parlata, all'organizzare incontri, convegni... Lavorando e dialogando, potremo conoscerci meglio, e potremo conoscere meglio le nostre idee. Io e tantissimi altri compagni restiamo comunisti e la falce e martello non ci accontenteremo di portarla nel cuore, perché vorremmo che continuasse a esistere un serio partito comunista anche negli anni a venire. Gianni De Paoli segretario circolo Prc "A. Mascherpa", Mortara (Pv) Dibattito Rifiutare violenza e disumanità... Caro Piero, a proposito dell'importante dibattito su Spinoza che si sta svolgendo su "Liberazione", condivido in pieno il parere dei lettori che hanno messo in luce la profonda reazionarietà e antifemminismo di un pensiero filosofico basato su uno spietato amalgama di razionalità e religiosità. Trovo incredibile che Spinoza possa essere riproposto da più parti come "padre" di una nuova cultura della sinistra. Vengono i brividi a rileggere un articolo del "manifesto"del 18 settembre 2007, in cui Toni Negri sostiene che la metafisica di Spinoza, rivisitata da pensatori quali Deleuze, Althusser e Foucault, si pone "al servizio diretto della liberazione dell'umanità". Non pensi anche tu che per impostare una nuova cultura socialista sia necessario rifiutare la violenza e disumanità contenute nelle elucubrazioni di questi filosofi, Spinoza compreso? Fulvia Cigala via e-mail Liste nere Cosa dice e fa il Viminale? Caro direttore, pochi giorni fa - in piena polemica sul boicottaggio nei confronti della Fiera del libro di Torino - i media hanno dato la notizia di una lista nera di docenti universitari ebrei, e devo dire che il Viminale è stato rapidissimo nell'individuare l'autore del blog dove era comparsa questa lista. Qualcuno ha scritto che la "scoperta" di questa lista fosse collegata al boicottaggio, e che fosse stata studiata ad arte per poi strumentalizzare il tutto. Vorrei a questo punto che il Viminale replicasse il suo operato con la medesima celerità nell'individuare gli autori di un'altra lista - ahimè - in cui compaiono i nomi di ebrei e israeliani ritenuti "traditori o minaccia" per Israele (http://masada2000.org/list-Ahtml). Nella lista ci sono anche nomi illustri, come Norman Filkestein, Ilan Pappe, Naomi Klein, il musicista Gilad Atzmon, Nuri Peled e centinaia di altri. Proprio per non strumentalizzare la vicenda della black-lista, non sarebbe meglio riscontrare una simile reazione da parte del Viminale anche per quest'altra lista? Giovanni via e-mail "Liberazione" Un manifesto per il "lancio" Caro direttore, leggo sul quotidiano di oggi, nella pagina delle lettere, che da metà marzo "Liberazione" cambierà formato, veste e non solo. Insomma, il nostro giornale, prezioso strumento quotidiano di informazione e controinformazione, diventerà ancora più bello. E allora, visto che in tanti passeremo le prossime serate con secchio, colla e scopa in mano, a sostegno della campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno, perché non potere affiggere anche un bel manifesto che pubblicizzi il nostro giornale? Se ci avete già pensato meglio, se non lo avete ancora fatto pensateci e comunque buon lavoro. Massimo Magnani via e-mail Ci stiamo lavorando, nei prossimi giorni inizieremo il "lancio". Se ci date una mano saremo felici. Piero Sansonetti 21/02/2008.

Torna all'inizio


Domino 4 fino al medio oriente? (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Domino 4 fino al medio oriente? "A Ramallah come a Pristina" Ma è poco più di un bluff Gerusalemme. Il ballon d'essai di Yasser Abed Rabbo, uno dei consigliere di Mahmoud Abbas, è durato lo spazio di un mattino. Il tempo, per Abu Mazen ma anche per personaggi dell'establishment di Ramallah come Saeb Erekat e l'ex premier Ahmed Qureia, per annacquare quanto più possibile la minaccia - lanciata da Abed Rabbo con una dichiarazione alla Reuters - che la Palestina avrebbe potuto seguire entro breve le orme del Kosovo. A noi spetta l'indipendenza ben prima del Kosovo, ha detto Abed Rabbo. E dunque, potremmo dichiarare l'indipendenza unilateralmente, la proclamazione dello Stato di Palestina, se i negoziati con gli israeliani andassero a rilento. Soprattutto se continuasse, come continua senza sosta, l'attività di costruzione nelle colonie israeliane in Cisgiordania. E dentro la Gerusalemme orientale, quella araba. Yasser Abed Rabbo, conosciuto per l'accordo di Ginevra con Yossi Beilin, non è però Yasser Arafat. Il quale, quella volta sul serio, minacciò la nascita dello stato di Palestina senza passare attraverso un accordo di pace con Israele. Correva l'anno 2000, l'intesa si impantanò a Camp David, nel summit di luglio con Ehud Barak, officiato dall'allora presidente Bill Clinton. E le idee di una dichiarazione unilaterale si spensero con la passeggiata di Ariel Sharon sulla Spianata delle Moschee e con lo scoppio della seconda intifada. Se non c'è riuscito Arafat, insomma, quella di Abed Rabbo può essere solo una boutade . O almeno così viene interpretata dai circoli che contano nell'intellighentsjia palestinese. I giudizi che corrono sono duri, e vertono soprattutto su di un fatto: Abed Rabbo non ha agganci con la realtà, quella vera, della politica e della società cisgiordana. Un ballon d'essai, sì, ma vuoto, si dice in giro. E a confermarlo sarebbero i commenti molto freddi di Abu Mazen e quello, sarcastico, di un altro uomo molto vicino al presidente dell'ANP, Saeb Erekat, secondo il quale c'è bisogno di "fatti sul campo e non di dichiarazioni". Di dichiarazioni d'indipendenza, a dire il vero, la Palestina ne ha avute sin troppe. Una, non colta allora dai palestinesi e dagli arabi, fu quella della partizione del territorio sancita dalle Nazioni Unite nel 1947, che parlava di Israele e di uno stato palestinese. E poi quella, la più famosa, del 15 novembre 1988. La dichiarazione d'indipendenza del Consiglio Nazionale Palestinese ad Algeri, che proclamava "l'istituzione dello stato di Palestina sul nostro territorio palestinese con la sua capitale Gerusalemme". È quella la proclamazione d'indipendenza, stavolta sì unilaterale, che ancora si festeggia tra Cisgiordania e Gaza, ogni 15 novembre, scuole chiuse e uffici pubblici serrati. "Ma era l'indipendenza proclamata dall'esilio - precisa al Riformista Mahdi Abdel Hadi, direttore del "Passia", il più importante think tank palestinese. "L'occasione non è stata invece colta subito dopo Annapolis, quando i palestinesi avrebbero potuto premere di più per il riconoscimento dei due stati, israeliano e palestinese, in sede di Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Come gli Stati Uniti inizialmente erano disposti a fare". Ora è troppo tardi. Ancora una volta, troppo tardi. 21/02/2008.

Torna all'inizio


L'Olp: "Fare come il Kosovo!" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 21 Feb 2008 Edizione 36 del 21-02-2008 La dirigenza palestinese parla di indipendenza unilaterale in stile balcanico. Ma Abu Mazen smentisce L'Olp: "Fare come il Kosovo!" E Ahmadinejad, da Teheran, rilancia: "Israele è un microbo che sparge l'infezione" di Dimitri Buffa "Siamo tutti indipendentisti come i kosovari". Parola dei palestinesi di regime. I dirigenti dell'attuale Anp sono sempre stati molto sensibili alle "mode" politiche e rivoluzionarie del momento: negli anni '70 portavano avanti una "lotta di liberazione" tipicamente terzomondista fatta di terrorismo metropolitano di tipo guevarista; dalla fine degli anni '80 hanno invece scoperto la jihad e il terrorismo fanatico dell'Islam, mentre adesso l'ultima opzione è il secessionismo "fai da te" sulla falsariga di quello kosovaro. Così ieri i dirigenti dell'Anp, passavano il tempo a dettare alle agenzie di stampa internazionali dichiarazioni a effetto tipo "potremmo fare come il Kosovo se non funziona Annapolis". Cosa questo poi possa significare in concreto rimane un mistero, per risolvere il quale ci sono a disposizione solo le dichiarazioni di Yasser Abdel Rabbo, alto consigliere di Abu Mazen, che ha esternato di ciò con il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot. Rabbo ha detto che "i palestinesi potrebbero dichiarare l'indipendenza in modo unilaterale se i negoziati di pace con Israele non dovessero andare a buon fine". Precisando anche che: "Il Kosovo non è meglio di noi, ci meritavamo l'indipendenza anche prima di loro e per questo chiediamo il sostegno degli Stati Uniti e dell'Unione Europea". A breve giro di posta, Rabbo è stato riportato sulla terra da Saeb Erekat, sempiterno capo o vice delle delegazioni palestinesi che da decenni invano tentano di negoziare qualcosa con Israele. Erekat, infatti, ha subito chiuso la cosa, definendola "una trovata", affermando inoltre che "l'Olp ha già dichiarato la sua indipendenza nel 1988, mentre ora noi abbiamo bisogno di una reale indipendenza con la fine dell'occupazione. Noi non siamo il Kosovo. Noi siamo sotto l'occupazione di Israele e per l'indipendenza noi abbiamo bisogno di un ritiro di Israele e non di una semplice dichiarazione". Ancora più netto Abu Ala (al secolo Ahmed Qurei), attuale capo delegazione delle trattative in corso tra Abu Mazen e Ehud Olmert: "Semplicemente da escludere una dichiarazione unilaterale di indipendenza". D'altronde a che servirebbe? Se lo chiede da ultimo lo stesso Abu Mazen che ieri appariva parecchio contrariato. "Proseguiremo sulla strada del negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008 che risolva tutte le questioni dello status finale, compresa Gerusalemme", ha infatti affermato Abbas, "e se non ci riusciremo, se raggiungeremo un punto di stallo, ci rivolgeremo alla nostra nazione araba per prendere le necessarie decisioni al più alto livello". Se poi questa frase sibillina fosse da intendere come un'ulteriore minaccia nei confronti di Israele, solo il tempo potrà dirlo. Certo l'aria che tira nella regione è pesante. E anche ieri il solito presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non si è perso l'occasione di insultare lo stato ebraico definendolo "un microbo che sparge l'infezione". Forse anche per queste agitazioni interne alla leadership palestinese, l'altro giorno israeliani e statunitensi hanno avuto un incontro per mettere a punto misure che bilancino le reazioni e le conseguenze (a eventuali ritiri israeliani dagli insediamenti della Cisgiordania) in modo da evitare che si ripetano gli errori commessi a Gaza. Il generale James Jones, attuale inviato Usa in Medio Oriente, pensava di coinvolgere la Nato e quindi l'Europa (che fornirà gli uomini). Ma qui si aprirà presto un altro fronte di trattativa tutto interno all'America e al Vecchio Continente.

Torna all'inizio


Ucoii, poche proteste. Purtroppo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 21 Feb 2008 Edizione 36 del 21-02-2008 Non ha mai firmato la carta dei valori dello Stato italiano Ucoii, poche proteste. Purtroppo di Mario Valenti Nel fine settimana si svolgerà a Bologna l'assemblea nazionale dell'Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), una delle associazioni che rappresentano il mondo musulmano nel nostro Paese. L'evento ha scatenato qualche polemica nel centrodestra, ma dopo ventiquattro ore tutto era già stato dimenticato. A sinistra, nonostante il Partito Democratico e la sua voglia di centro, nessuno ha pensato di tenere alta l'indignazione e dalle istituzioni è arrivato solo silenzio. Insomma, via libera all'Ucoii. Ora, a beneficio di chi ancora sapesse poco di cosa veramente si nasconde dietro questa sigla crediamo sia opportuno riassumere alcuni dati di fatto. Presidente dell'Ucoii è un tal Mohamed Nour Dachan, il quale da sempre predica la distruzione dello Stato di Israele e inneggia ad Hamas, il gruppo terroristico che governa la Palestina. Insieme al suo ex-segretario nazionale Hamza Roberto Piccardo, nell'agosto 2006, ebbe un'idea: far pubblicare nelle pagine dei giornali del gruppo "Quotidiano Nazionale" una inserzione a pagamento. Il titolo era: "Ieri stragi naziste, oggi stragi israeliane". Il testo, altrettanto moderato, recitava l'equazione "Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano". Qualche che mese fa, proprio per quella pensata, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per istigazione all'odio razziale dei due pacifisti più altri amici. L'inchiesta era partita dalla denuncia di due parlamentari di Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. Ma ciò che vale per il resto d'Italia non è detto che valga per Bologna. Infatti è dei giorni scorsi la decisione della Procura petroniana di non procedere contro gli autori di quell'aberrante iniziativa: "Non c'è alcuna espressione - è stato fatto sapere dal Palazzo di Giustizia -, neppure in forma sottintesa o indiretta ispirata o caratterizzata da ragioni di discriminazioni razziali o religiosa e formulata allo scopo di incitare alla violenza con l'intenzione di colpire altre persone a causa delle loro caratteristiche razziali, etniche o religiose". Insomma, si tratterebbe di semplice e sacrosanta libertà di parola. Capito adesso perché l'Ucoii viene a riunirsi proprio a Bologna, città più che mai amica e ora anche capitale dell'estremismo islamico? Se poi a qualcuno venisse voglia di tirare fuori il discorso trito e ritrito della tolleranza in nome delle supreme esigenze per favorire l'integrazione, gli andrebbe ricordato che l'Ucoii si è ben guardata dal firmare la carta dei valori fra lo Stato italiano e le diverse comunità religiose. Segno inequivocabile che dell'integrazione a Dachan e compagnia non interessa un fico secco. Lo stesso ministro Amato ha da tempo sospeso i lavori della Consulta per l'Islam d'Italia proprio perché non vuole più avere nulla a che fare con l'Ucoii. Proposta: visto che far finta di nulla di fronte all'assemblea nazionale dell'Ucoii vuol dire sostanzialmente approvare il suo messaggio di violenza, e che tuttavia la libertà di riunione è uno dei diritti fondamentali della nostra società, ancora non islamizzata, chiediamo a Palazzo d'Accursio di pronunciare cinque parole: "L'assemblea dell'Ucoii è un evento non gradito".

Torna all'inizio


LA PALESTINA SI PROCLAMI INDIPENDENTE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La Palestina si proclami indipendente" MICHELE GIORGIO Gerusalemme. L'indipendenza del Kosovo dalla Serbia, proclamata unilateralmente, fa scuola tra i palestinesi e Yasser Abed Rabbo, esponente autorevole dell'Olp, propone senza mezzi termini che l'esempio di Pristina venga seguito se fallirà il negoziato con gli israeliani sulla nascita dello Stato di Palestina. Le considerazioni di Abed Rabbo sono semplici e vanno al cuore dei problemi. "Il nostro popolo ha il diritto di proclamare la sua indipendenza come il popolo del Kosovo", ha detto ieri ad una agenzia di stampa. "Il Kosovo non è migliore di noi. Siamo stati occupati da prima che il problema del Kosovo sorgesse. Occorre prendere delle misure in vista di una proclamazione unilaterale di indipendenza e il mondo dovrà incaricarsi di mettere fine all'occupazione della nostra terra". Le parole del dirigente dell'Olp hanno messo in allarme il presidente Abu Mazen, che esita ad abbandonare il percorso negoziale con Israele tracciato lo scorso novembre ad Annapolis dal presidente Usa George Bush. Fonti vicine alla presidenza hanno spiegato che Abu Mazen ritiene che un atto unilaterale non solo provocherebbe una forte reazione israeliana, ma lo metterebbe contro gli Stati Uniti. Ha perciò incaricato i suoi collaboratori più stretti di spegnere il principio di incendio appiccato da Abed Rabbo. "Abbiamo bisogno di una vera indipendenza, non di una dichiarazione - ha affermato il capo negoziatore Saeb Erekat - noi non siamo il Kosovo. Siamo sotto occupazione israeliana e dobbiamo acquistare l'indipendenza". Anche l'ex premier Abu Ala, il capo della delegazione palestinese impegnata nel negoziato con Israele, ha liquidato l'idea lanciata da Rabbo. "Le decisioni devono essere prima prese e poi annunciate, e non annunciate e poi prese", ha spiegato Abu Ala. Certo è che in casa palestinese diminuisce la fiducia verso la trattativa in corso. L'incontro di due giorni fa tra il premier israeliano Olmert e Abu Mazen non è servito ad imprimere la svolta che dovrebbe portare entro la fine dell'anno ad un accordo di pace definitivo. Al contrario gli ultimi colloqui tra i due leader hanno alimentato nuovi contrasti sulla questione di Gerusalemme. Gli israeliani hanno smentito che durante l'incontro si sia discusso del futuro della Città Santa, mentre i palestinesi hanno detto l'esatto contrario. Olmert preferisce rinviare il nodo di Gerusalemme all'ultima fase della trattativa poiché teme che, affrontandolo subito, possa diventare un ostacolo per il successo del negoziato. La sua posizione è però frutto anche delle minacce del partito religioso Shas che rifiuta la possibile restituzione ai palestinesi della zona araba (Est) di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967, e minaccia di uscire dal governo e di lasciare Olmert senza maggioranza. Ramallah: il muro di separazione costruito da Israele A sinistra, il serbo Tadic.

Torna all'inizio