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2008 #TOP
Da Israele agli hotel La maledizione della Fiera del Libro (
da "Stampa, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: PROBLEMI PER LA KERMESSE LETTERARIA Da Israele agli hotel
La maledizione della Fiera del Libro Adesso qualcuno comincerà a parlare della
maledizione della Fiera del Libro. Prima le inarrestabili polemiche sulla
scelta dell'ospite della rassegna, Israele al suo 60° anno di nascita, che ha
già scatenato fiumi d'inchiostro arrivando a Cnn e ad Al Jazeera.
SE IL PING-PONG aiutò la distensione fra gli Usa di Nixon e
la Cina di Mao, ( da "Resto del Carlino, Il
(Nazionale)" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esercito israeliano _ "Ma ho lavorato molto più
duramente sul campo da tennis per diventare la n.15 del mondo un anno fa che là
nel kibbutz" _ ha infranto un piccolo grande muro politico. E stata la
prima israeliana, infatti, a disputare un match _ vinto oltretutto, 6-4, 6-3
sulla slovena Andreja Klepac _ in un Paese arabo.
I pasdaran: Hezbollah distruggerà Israele (
da "Unita, L'" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: edizione del IRAN I pasdaran: Hezbollah distruggerà
Israele TEHERAN "Nel prossimo futuro saremo testimoni della distruzione di
questo microbo cancerogeno che è Israele, ad opera dei soldati di Hezbollah".
L'Iran torna ad attaccare verbalmente lo Stato ebraico, e lo fa per bocca del
capo dei Guardiani della rivoluzione, Mohammad Alì Jafari.
Di pietro, scontro sulle tv fiorello: non andate a votare (
da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sua sfida alla politica invitando tutti gli ascoltatori a
non andare a votare ("Strappate e buttate via il vostro certificato
elettorale"), se prima di allora i politici non si saranno dati da fare per
ripulire dai rifiuti le strade della Campania. è ufficiale la candidatura di
Rutelli a sindaco di Roma. CARLUCCI, CASADIO, FONTANAROSA, PALESTINI E VITALE
DA PAGINA
Presentato il libro dell'ex ambasciatore di Israele in
Italia ( da "Giornale.it, Il"
del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele". Risata generale, e via a tessere le lodi di
Gol, "ambasciatore molto poco "diplomatico", ma dotato di
schiettezza e franchezza che gli hanno permesso di far superare all'Italia il
pregiudizio nei confronti d'Israele". Caloroso l'applauso che la platea,
composta in massima parte dai principali esponenti della comunità ebraica
romana,
Le lacrime dei fratelli di piazza "adel aveva un cuore
grande" - massimo pisa ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, Bulgaria, Turchia, Francia e Germania, Spagna e
Ungheria. Qui i passanti sono gentili, se sei educato ti danno una moneta, una
sigaretta, una camicia. Io vivo per strada ma non sono ignorante: sono latino,
noi romeni ci federammo con l'imperatore Traiano.
"fuori dal ruvido per la pelle scura" -
alessandro cori ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anni dopo aver lasciato la Palestina per venire in Italia
a studiare: "Mio figlio è bolognese a tutti gli effetti, innanzitutto
perché è nato qui". Fino a poco tempo fa Amir aveva sentito parlare dei
problemi legati alla discriminazione razziale solo dai discorsi fatti con i
suoi genitori o perché ne aveva discusso in classe con gli insegnanti.
La vita pubblica bloccata nella carta moschicida del
ricordo ( da "Manifesto, Il"
del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: alla Palestina o al Rwanda. Di qui la necessità di
un'analisi dei rapporti tra memoria e saperi che intenda rimettere seriamente
in discussione le forme di appropriazione egemonica della memoria, in vista di
una sua "monumentalizzazione" non negoziabile o al servizio di
un'identità etnica o nazionale radicata su un territorio.
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data:
2008-02-19 num: - pag: 13 categoria: ALT... (
da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Con questo spirito sono stato al G8, e in Palestina. Son
cose che ci riguardano. Non credo all'antipolitica: ci sono momenti in cui la
politica è vista con maggior sospetto, perché concentrata su riti e miti
interni, e altri in cui si apre alla società. La campagna elettorale 2008 può
essere uno di quei momenti".
Italia-Israele, Fini attacca D'Alema (
da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Gianni Letta era risultato più diplomatico di Fini, il
quale ha alluso al viaggio del
Palestina, le punizioni collettive di Tel Aviv (
da "Liberazione" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano, raccontano al mondo il loro bisogno di pace e
giustizia. Entrambi hanno sofferto sulla propria pelle un lutto famigliare a
causa del conflitto: Ali ha perso un fratello, ucciso a freddo da un soldato
israeliano ad un check point, Elik, una sorella, rimasta vittima di un
attentato kamikaze nel 1997.
Palestina quale futuro? (
da "Liberazione" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: delle soluzioni realistiche per Israele e Palestina. E lo
fa alle 16.30 nell'Aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia
all'Università di SIENA, presentando il recente volume da lui curato
"Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca
Book), straordinaria miscellanea di interventi sulla questione più spinosa
degli ultimi 60 anni (
Le ballate di chava alberstein la joan baez d'israele -
andrea morandi ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Rassegne Domani agli Arcimboldi per i 60 anni dello Stato
israeliano Le ballate di Chava Alberstein la Joan Baez d'Israele Sue le musiche
di "Free Zone" il film di Gitai Oggi sul palco Omer Avital ANDREA
MORANDI Quando nel 1988, durante la prima Intifada palestinese, incise una
canzone di critica nei confronti del governo di Israele, alcune radio ne
vietarono la messa in onda e,
Le montagne che i turchi chiamarono "balkan" -
(segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La"
del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: a partire dal terrorismo arabo ed ebraico nella Palestina
del Mandato britannico, in tutti i rifugi e riunioni clandestine dei gruppi
terroristici che hanno sconvolto il mondo contemporaneo. Né il resto dei
Balcani, mentre esplodevano le bombe dell'Imro, rimaneva tranquillo. Si
succedevano infatti gli assassinii politici in Jugoslavia, i ventimila morti
del "terrore bianco"
"Da Gerusalemme a Roma" (
da "Opinione, L'" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele in Italia con la prefazione di Silvio Berlusconi
"Da Gerusalemme a Roma" di Dimitri Buffa Ehud Gol per quasi cinque
anni ha rappresentato un vero e proprio mito per gli amici di Israele in
Italia. Un ambasciatore per niente diplomatico, anzi chiaro e diretto, che
senza ipocrisie ha difeso il proprio stato di fronte all'
"All'Università avvolti nella bandiera d'Israele" (
da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele" GIOVANNA FAVRO TORINO La stella di Davide
gialla appuntata sul petto, e, sulle spalle, la bandiera di Israele. Così
domani si presenteranno a lezione due professori dell'Università torinese. Per
denunciare "un clima non più respirabile", passeggeranno nell'atrio
di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche,
TARIQ RAMADAN ORDINA IL BOICOTTAGGIO (
da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 12 FEBBRAIO 2008 22 GENNAIO 2008 LA PROTESTA 9 FEBBRAIO
2008 IL PRESIDENTE NAPOLITANO: "SARÒ ALLA FIERA" TARIQ RAMADAN ORDINA
IL BOICOTTAGGIO SCRITTE SUI MURI INSULTI CONTRO ISRAELE AL LINGOTTO 1 2 3.
Israele mostra le razzie dei nazisti (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Reich si appropriò Israele mostra le razzie dei nazisti Al
Museo di Gerusalemme la grande esposizione "In cerca di proprietari",
opere d'arte francesi (e non) delle quali il Terzo Reich si appropriò -->
"In cerca dei proprietari" (Looking for owners) è il titolo di una
grande esposizione di opere d'arte razziate in Francia dai nazisti che si è
aperta al Museo nazionale di Israele,
La Comunità ebraica romana, circa 15 mila persone, la più
grande d'Italia, voterà dom ( da "Messaggero, Il"
del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: una nuova aggregazione per la prima volta al voto,
"Per Israele", lista di maggioranza nella vecchia consiliatura e
"Per i giovani insieme", lista di minoranza che ha comunque governato
insieme alla precedente in un giunta di coalizione. Si vota con il sistema del
panachage con 16 preferenze anche su liste diverse.
Tortolì (Og) Un'avventura entusiasmante nei misteri della
matematica liberamente riadattata da "Il mago dei numeri" di
Enzensberger e da "L'uomo che sapeva contare" di Malba Tahan: (
da "Liberazione" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due
stati (Jaca Book) alle 17 Sala Conferenze D del Dipartimento di Studi politici
in via Giolitti 3. E ne discute con Giorgio Frankel del Centro Luigi Einaudi e
Angelo d'Orsi. Serata dedicata al ricordo dei crimini dimenticati dell'Italia
fascista nella ex Jugoslavia: presentazione del libro di Enrico Vigna Pagine di
storia rimosse
La società liberale non ammette censure (
da "Opinione, L'" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Hagen sarebbe da leggersi come un israelita dedito alla
masturbazione. La cecità delle ideologie è quindi una parte non secondaria
della cultura occidentale: pure nelle sue manifestazioni popolari. Non c'è il
minimo dubbio che il cantautorame italiano abbia diffuso testi in cui si
invitava la gente a dotarsi di falci e martelli non già come simboli da esibire
in cortei e sfilate,
La visita di holmes nella striscia (
da "Riformista, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La visita di holmes nella striscia L'Onu che non piace a
Israele Sir John Holmes, sottosegretario dell'Onu agli affari umanitari, vanta
un pedigree diplomatico di alto livello presso sua Maestà Britannica. Nel
Foreign Office e a Downing Street. È uno di quegli uomini, insomma, che soppesa
le dichiarazioni pubbliche, e che sa come va il mondo.
Israele ricovero forzato per gli anoressici (
da "Voce d'Italia, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: le vittime sono numerosissime Israele: ricovero forzato
per gli anoressici Yatom propone una legge per l'ospedalizzazione forzata anche
dei soggetti maggiorenni Israele. 20 feb. – Dany Yatom, deputato laburista,
propone alla Knesset (Parlamento) di introdurre il ricovero forzato di
maggiorenni malati di anoressia.
Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da
Artintown ( da "Stampa, La"
del 20-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle
testimonianze delle madri che vivono in questa terra dilaniata da una guerra
infinita e che hanno vissuto la tragica e dolorosa esperienza di non vedere
rientrare a casa i figli. Il film racconta conflitti e drammi privati che sono
anch'essi storia: di dolore, di morte,
IN CITTA' Arman e Zona Grigia PALAZZO BRICHERASIO, VIA T.
ROSSI ANGOLO VIA LAGRANGE, O ( da "Stampa, La"
del 20-02-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: 4369917 Personale dell'artista israeliano, che si può
visitare sino al 29 febbraio. Pangolino- Molinaro VIRANDO, C.SO LANZA 105, OR.:
LUN-SAB 16,30/20 Rimane allestita sino al 16 febbraio"Cieli
interiori", personale di Tiziano Bergamini, in arte Pangolino. Mercoledì
20 febbraio, dalle 18 alle 23, s'inaugura "Del colore e della
natura",
Noi europei, capaci di tutto (
da "EUROPA.it" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: anno Israele. "Una perfetta idiozia antisemita ?
tuona ? la cultura scritta è da sempre la patria degli ebrei, popolo senza
terra. Dare fuoco ai libri o censurarli equivale, perciò, a non rispettare il
diritto di quel popolo a esistere". Lei che ha conosciuto stalinismo e
nazismo, come spiega quest'Europa divisa tra civiltà e barbarie?
Abu Mazen frena i suoi Gaza non è Pristina (
da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: uno dei negoziatori con Israele. "Noi siamo stati
occupati da prima che il problema del Kosovo sorgesse", ha aggiunto Rabbo.
La proposta però è stata subito bocciata da diversi dirigenti dell'Anp, primo
fra tutti il presidente Abu Mazen: "Proseguiremo sulla strada del
negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008 che risolva tutte le
questioni dello status finale,
Israele a Librolandia Arriva l'ambasciatore (
da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Volli con le bandiere Israele a Librolandia Arriva
l'ambasciatore Gideon Meir oggi ricevuto dal sindaco LUCIANO BORGHESAN GIOVANNA
FAVRO Gideon Meir, l'ambasciatore d'Israele, è a Torino. Alle 12,30, a Palazzo
Civico, incontrerà il sindaco: una visita fissata da tempo, prima che
sorgessero le polemiche sulla Fiera del Libro dedicata agli scrittori
israeliani,
Pasticcieri e artisti alla ricerca di un "passaporto
culturale" ( da "Stampa, La"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Rafram Chaddad (Israele), Gayle Chong Kwan (Regno Unito),
Manuel van Dorsselaer e Eva van Tulden (Belgio), Mele Duccio (Italia), Fatima
El Hassani (Marocco) e Marcello Russo (Italia), Saïd Ait El Moumen (Marocco),
Marilena Joannides (Cipro), Network nomadic architecture, Lea Petrou e Maria
Nymfiadi (Grecia), Oraib Toukan (Giordania),
L'ebreo accusato dagli ebrei (
da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano figlio dell'ex rabbino capo di Roma, figura
eminente dell'ebraismo e della storia italiana, rivendica le sue tesi e
risponde alle accuse. La prima edizione ebbe appena il tempo di uscire, un anno
fa, e subito fu ritirata su richiesta dell'autore, quando alle recensioni anche
feroci dei suoi colleghi (Carlo Ginzburg fu il più duro)
Torna 'Pasque di sangue' Toaff: difendo la mia ricerca ?
ROMA ? "L'OMICIDIO rituale è e rimane uno s... (
da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: che suscitò enormi polemiche per i suoi contenuti, lo
storico italo-israeliano Ariel Toaff (Università di Bar Ilan) manda oggi in
libreria (sempre con l'editore il Mulino) la nuova edizione con lo stesso
titolo. E nella postfazione obietta ai suoi critici e difende la libertà di
ricerca da condizionamenti politici o ideologici.
"i palestinesi seguano l'esempio" ma il
presidente abu mazen frena ( da "Repubblica, La"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: "Se la colonizzazione dovesse andare avanti e con
Israele non si riuscissero a intavolare negoziati seri, anche noi come Pristina
dovremmo dichiarare l'indipendenza unilateralmente" ha detto Yasser Abd
Rabbo, consigliere di Abu Mazen. Ma dall'entourage del presidente dell'Autorità
palestinese sono poi arrivate frenate.
Addio maschi, trionfano le sorelline di amy - giuseppe
videtti roma ( da "Repubblica, La"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: battezzata la Carla Bruni d'Israele, ospite giovedì 28 del
Festival di Sanremo; Zeb & Haniya, nuove protagoniste in Pakistan della
musica pashtun. Intanto l'Inghilterra è alla ricerca della prossima diva. E gli
occhi sono tutti puntati su Paloma Faith, una trasformista, sorta di Amy
Winehouse del burlesque.
Il regista akin si racconta da cinescolaro - emanuela
giampaoli ( da "Repubblica, La"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Israele, Spagna, Bulgaria, oltre a due lavori della
prestigiosa scuola polacca di LÓdz. La sezione "Visioni italiane",
riservata ai filmaker di casa nostra, sorprende invece con la presenza sullo
schermo di volti noti come Lucio Dalla in "Il califfo" o l'attrice
Valeria Solarino e il dj Enrico Silvestrin in "La moglie" (
Bigatto al kismet racconta il male e la sua banalità -
antonella gaeta ( da "Repubblica, La"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Otto Adolf Eichmann davanti al tribunale israeliano
dichiarò che in fondo si era occupato "soltanto di trasporti". In
verità, da tenente colonnello delle SS aveva coordinato il trasferimento di
milioni di ebrei nei campi di concentramento e di sterminio. L'ufficiale era
stato catturato in Argentina nel 1960: portato a Gerusalemme, fu condannato a
morte e impiccato due anni dopo.
Iran, il giorno delle impiccagioni - giampaolo cadalanu (
da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ahmadinejad: "Israele sporco microbo" Il
bilancio dei giustiziati ha già raggiunto quota 48 dall'inizio dell'anno
GIAMPAOLO CADALANU Richiami dalla comunità internazionale, moratoria delle
esecuzioni proclamata dall'Onu, appelli delle organizzazioni abrogazioniste:
niente smuove gli ayatollah.
"quel copricapo dei contadini diventato simbolo"
- cristina nadotti ( da "Repubblica, La"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: pensare che non ci sarà più chi fa le kefiah in Palestina.
è un segno di quanto ha prodotto l'occupazione: sono state distrutte tutte le
strutture produttive, i palestinesi dipendono solo dagli aiuti esteri".
Wasim Dahmash, storico palestinese, rintraccia le origini della kefiah, un
simbolo non solo politico, ma anche storico e culturale, e si rammarica di
quanto sta accadendo all'
Alberto stabile gerusalemme (
da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Per lo meno, quella made in Palestine, telai anni
Sessanta, cotone egiziano, manodopera palestinese. Quello che Hamas, che non ha
mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser
Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo
farà la globalizzazione.
Susanna nirenstein (
da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Robert Bonfil, agli americani Ronnie Po-Chia
Hsia a Yosef Yerushalmi. Ognuno di loro dette giudizi negativi radicali che
innanzitutto bocciavano il metodo della ricerca che investiva l'omicidio
rituale di bambini cristiani in corrispondenza della Pasqua ebraica: dare per
buone le confessioni estorte con la tortura che persino la Chiesa alla fine non
aveva più considerato
"difendo la mia ricerca" - bologna (
da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Il suo libro però è stato criticato anche in Israele.
"Forse perché uno dei miei scopi era sfatare il mito dell'ebreo sempre
vittima, che ha sempre ragione". è una critica alla storiografia ebraica?
"Sì. Dopo la Shoah è ripiegata sull'agiografia: parliamo sempre di più di
martiri ed eroi.
Adesso la kefiah è made in cina - alberto stabile (
da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: quella originale fatta in Palestina. Quello che Hamas, che
non ha mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da
Yasser Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota
imitazione, lo farà la globalizzazione. Adesso, rivela Le Monde, anche nei
Territori la stragrande maggioranza delle kefiah sono prodotte in Cina,
Idea dai Territori: indipendenza da Israele (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo
blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con
Israele, allora anche noi dovremmo fare il passo di annunciare unilateralmente
la nostra indipendenza perché è a questo che ci sta portando Israele", ha
annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del presidente
Abu Mazen.
La politica dei sorrisi e il riavvicinamento tra Teheran e
il Cairo ( da "Unione Sarda, L'
(Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: la prima nazione araba ad avere ufficialmente riconosciuto
Israele e ad avere stabilito rapporti diplomatici con lo Stato Ebraico, il
Grande Ayatollah Ruhollah Khomeini tagliò tutte le relazioni con l'Egitto.
Stabilì, inoltre, che queste non sarebbero mai riprese a meno che il Cairo non
avesse rotto ogni suo legame con Gerusalemme.
Dietro il velola perditadella libertà (
da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Giuliana Sgrena non fa sconti a nessuno: "Anche in
Palestina la situazione è precipitata in modo drammatica. Le donne un tempo
erano libere, ora sono spaventate. Tutti i gruppi armati, Hamas e non solo,
sono violenti, si trovano racconti di orrori contro le donne. Devono
finire". b. s. 21/02/2008.
Alfabeti rodarianiil gioco della fantasia (
da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il museo apre le sue porte a un concerto dell'Augustantica
Ensembre a cura di Nugae e Associazione Mozart Genova. L'ensemble che suona su
strumenti originali d'epoca, è composto da strumentisti provenienti da Italia,
Austria, Olanda, Israele, Germania. In scaletta pagine di Kummel, Mozart e
Rossini. L'ingresso al concerto è libero. 21/02/2008.
TEL AVIV L'entusiasmo per l'indipendenza unilaterale
proclamata dal Kosovo, e in parte già ric (
da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo
blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con
Israele, allora anche noi dovremmo fare il passo di annunciare unilateralmente
la nostra indipendenza perché è a questo che ci sta portando Israele", ha
annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del presidente
Abu Mazen.
CONTRORDINE generale: per celebrare Pesach, gli ebrei non
sacrificavano bambini catto ( da "Messaggero, Il"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: cita le recenti ricerche dello storico Israel Yuval su
riti e liturgie di estremisti ebrei tedeschi quasi sulle Alpi: usavano appunto
maledizioni anticristiane (e Yuval non consulta i processi di Trento) ignote a
tutti gli altri ebrei nei loro Seder di Pesach, e presenti invece nelle
deposizioni dei processi di Trento.
Pristina, perché l'Italia vuole sbagliare ancora? ( da
"Manifesto, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Lo stato di Palestina non c'entra - quelli sono territori
occupati illegalmente. Le secessioni nel terzo millennio portano con sé gli
stati etnici o almeno una ambiguità sul concetto di popolo che non ci convince.
La nostra soluzione al problema vorrebbe chiamarsi Europa.
Anche noi indipendenza, ma Abu Mazen dice no (
da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: sponsor del negoziato israelo-palestinese. Ha perciò
incaricato i suoi collaboratori più stretti di smentire Rabbo. "Abbiamo
bisogno di una vera indipendenza - ha affermato il negoziatore Saeb Erekat -
noi non siamo il Kosovo. Siamo sotto occupazione israeliana". Anche l'ex
premier Abu Ala, capo della delegazione palestinese impegnata nel negoziato in
corso,
Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero -
data: 2008-02-21 num: - pag: 16 Conservatorio... (
da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: tournée con la Filarmonica di Israele ha trovato il tempo
di scrivere due libri per ragazzi su Beethoven e HÄndel. Oggi si presenta alle
Serate Musicali nei panni del concertista virtuoso (ore 21, Conservatorio, v.
Conservatorio 12, € 10-15, tel. 02.29.40.97.24), accompagnato dal pianista
Kirill Gerstein nelle Sonate di Rachmaninov e del pianista e direttore Mikhail
Pletnev.
<Lei perde perché non si atteggia a guru> (
da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ma anche McCain mi fa sentire insicura quando dice di
volere Condi Rice come vicepresidente e James Baker come inviato in Israele. Ho
sempre votato democratico, eppure non mi sono mai sentita tanto orfana di
candidati come adesso". Alessandra Farkas Cynthia Ozick 79 anni.
L'antiebraismo dei buoni (
da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il boicottaggio degli scrittori arabi alla Fiera del Libro
di Torino per la presenza di Israele quale ospite d'onore e la pubblicazione di
una lista di proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, dobbiamo
ammettere che l'antiebraismo e l'anti-israelismo sono tratti salienti nella
vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese.
La grande festa del mare è per tutti (
da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: un gruppo di buyer provenienti da Australia, Cina, Emirati
Arabi, Israele e Russia. Ma l'attrazione più spettacolare sono sempre le grandi
barche, molti i nomi prestigiosi a cominciare da Rizzardi, e poi, attraverso i
dealer locali Azimut e Itama che sarà portata in "passerella" dal
dealer, molto attivo non solo nel Lazio, MoMa.
<Morirai> Minacce a Grant (
da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: israeliano Avram Grant (foto). Nel pacco, aperto da uno
dei componenti dello staff, c'era anche una polvere bianca (risultata poi
inoffensiva) accompagnata dalla scritta: "Quando aprirai questa busta
morirai lentamente e dolorosamente". La squadra, Grant compreso, era ad
Atene per la gara di martedì contro l'Olympiacos (
Dalla Padania a Gaza Il Kosovo fa scuola (
da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: di risultati nei negoziati con Israele, l'Autorità
nazionale palestinese dovrebbe fare come i kosovari e proclamare
unilateralmente l'indipendenza. L'idea però non ha convinto l'attuale
leadership Anp, impegnata proprio in questi giorni nella fase più delicata dei
negoziati (secondo Haaretz, Abbas e Olmert hanno deciso di di ampliare proprio
ieri i negoziati oltre le cosiddette "
Iran, altro che moratoria Dieci esecuzioni in un giorno (48
nel 2008). Ahmadinejad: <Israele sporco microbo> (
da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: Ieri per la cronaca è poi tornato a parlare il presidente
Ahmadinejad, e tanto per cambiare l'ha fatto attaccando Israele. Commemorando
la morte del capo Hezbollah Imad Mugniyeh, il presidente iraniano ha definito
Israele "uno sporco microbo nero", "un animale selvaggio" e
"lo spaventapasseri dell'Occidente", che l'Iran "cancellerà
dalla faccia della Terra".
Legge 194, una scelta che spetta solo alle donne Omofobia,
di chi è la colpa di certi episodi? Un'idea per il lancio della "nuova
Liberazione" ( da "Liberazione"
del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: per Israele (http://masada2000.org/list-Ahtml). Nella
lista ci sono anche nomi illustri, come Norman Filkestein, Ilan Pappe, Naomi
Klein, il musicista Gilad Atzmon, Nuri Peled e centinaia di altri. Proprio per
non strumentalizzare la vicenda della black-lista, non sarebbe meglio
riscontrare una simile reazione da parte del Viminale anche per quest'
Domino 4 fino al medio oriente? (
da "Riformista, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: dello stato di Palestina senza passare attraverso un
accordo di pace con Israele. Correva l'anno
L'Olp: "Fare come il Kosovo!" (
da "Opinione, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: esternato di ciò con il quotidiano israeliano Yedioth
Ahronot. Rabbo ha detto che "i palestinesi potrebbero dichiarare
l'indipendenza in modo unilaterale se i negoziati di pace con Israele non
dovessero andare a buon fine". Precisando anche che: "Il Kosovo non è
meglio di noi, ci meritavamo l'indipendenza anche prima di loro e per questo
chiediamo il sostegno degli Stati Uniti e dell'
Ucoii, poche proteste. Purtroppo (
da "Opinione, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: il quale da sempre predica la distruzione dello Stato di
Israele e inneggia ad Hamas, il gruppo terroristico che governa la Palestina.
Insieme al suo ex-segretario nazionale Hamza Roberto Piccardo, nell'agosto
2006, ebbe un'idea: far pubblicare nelle pagine dei giornali del gruppo
"Quotidiano Nazionale" una inserzione a pagamento.
LA PALESTINA SI PROCLAMI INDIPENDENTE (
da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract: La sua posizione è però frutto anche delle minacce del
partito religioso Shas che rifiuta la possibile restituzione ai palestinesi
della zona araba (Est) di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967, e minaccia
di uscire dal governo e di lasciare Olmert senza maggioranza. Ramallah: il muro
di separazione costruito da Israele A sinistra, il serbo Tadic.
( da "Stampa, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
PROBLEMI PER LA KERMESSE LETTERARIA Da Israele
agli hotel La maledizione della Fiera del Libro Adesso qualcuno comincerà a
parlare della maledizione della Fiera del Libro. Prima le inarrestabili
polemiche sulla scelta dell'ospite della rassegna, Israele al
suo 60° anno di nascita, che ha già scatenato fiumi d'inchiostro arrivando a
Cnn e ad Al Jazeera. Ora anche lo sciopero degli albergatori, che d'accordo,
non bloccherà i gestori delle "dépendance" di Meridien e Art&
Tech (perché loro sono iscritti al Gruppo Turistico Alberghiero che dipende
dall'Unione Industriale), ma comunque rappresenta un bel colpo. Solo il mitico
hotel "Roma" di piazza Carlo Felice (a proposito di letterati,
passato alla storia perché in una sua stanza decise di morire Cesare Pavese)
nelle prime due settimane di maggio si riempirà di responsabili di case
editrici, come spiega il suo proprietario Alessandro Comoletti, presidente
Federalberghi e quindi promoter dello sciopero. In ogni caso, anche se la
protesta rientrerà, per il momento si tratta di un altro piccolo grande
boicottaggio, di uno degli 'eventi culturali che fa grande Torino nel mondo.
"All'inizio abbiamo pensato di programmare lo sciopero per la prima data
utile del congresso mondiale degli architetti - sostengono in via Massena -
oppure per il Salone del Gusto che si terrà questo autunno, ma poi abbiamo
optato per la Fiera del Libro perché altrimenti avremmo dovuto rimandare troppo
la mobilitazione". La kermesse letteraria si terrà, come sempre, al
Lingotto e per la prima volta anche all'Oval, quella struttura che gli
albergatori vorrebbero vedere destinata più al congressuale che al fieristico:
"Purtroppo invece abbiamo capito dai lavori che sono stati realizzati al
suo interno - spiegano ancora in via Massena, sede di Federalberghi - che
questo impianto, dotato ogni x metri di un allacciamento di elettricità acqua e
gas, ospiterà soltanto degli stand". Ma ci sono tante altre strutture su
cui l'associazione ha messo gli occhi: da Torino Esposizioni (la preferita) al
PalaIsozaki. \.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
racchetta della tennista israeliana Shahar Peer potrebbe fare il miracolo di
aprire la strada verso una convivenza un tantino più pacifica in Medio Oriente.
Ieri la robusta ragazza di Gerusalemme,
( da "Unita, L'" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del IRAN I pasdaran: Hezbollah
distruggerà Israele TEHERAN
"Nel prossimo futuro saremo testimoni della distruzione di questo microbo
cancerogeno che è Israele,
ad opera dei soldati di Hezbollah". L'Iran torna ad attaccare verbalmente
lo Stato ebraico, e lo fa per bocca del capo dei Guardiani della rivoluzione,
Mohammad Alì Jafari. Il leader dei pasdaran ha detto all'agenzia Fars
che la distruzione di Israele è il sogno di ogni
combattente islamico, e che questo sogno diventerà ben presto realtà, grazie al
martirio dei miliziani sciiti che operano in Libano, da lui definiti
"degli autentici musulmani".
( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Rutelli
si candida a Roma. Lo showman: stracciate le schede se non tolgono i rifiuti Di
Pietro, scontro sulle tv Fiorello: non andate a votare ROMA - "Una sola
rete televisiva a Mediaset e alla Rai", ha detto ieri Di Pietro, aprendo
una polemica col Partito democratico, che subito si è dissociato da quella
proposta. Intanto dai microfoni di Radio2 lo showman Fiorello ha lanciato la sua sfida alla politica invitando tutti gli ascoltatori a non
andare a votare ("Strappate e buttate via il vostro certificato
elettorale"), se prima di allora i politici non si saranno dati da fare
per ripulire dai rifiuti le strade della Campania. è ufficiale la candidatura
di Rutelli a sindaco di Roma. CARLUCCI, CASADIO, FONTANAROSA, PALESTINI E
VITALE DA PAGINA
( da "Giornale.it, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di
Redazione - martedì 19 febbraio 2008, 07:00 Roma. "L'Italia è un Paese che
non ama altro che il calcio". Gianni Letta ha esordito così ieri alla
presentazione del libro che raccoglie i 5 anni di articoli scritti dall'ex
ambasciatore israeliano a Roma Ehud Gol. "Per cui - prosegue - come faceva
l'Italia a non amare un personaggio che si chiama Gol?". Sospirone.
"Non solo - prosegue il braccio destro di Silvio Berlusconi - io l'ho
conosciuto proprio allo stadio, dove andava a vedere le partite di Roma e
Lazio". "Però - aggiunge poco dopo il ministro degli Esteri di
quell'epoca, Gianfranco Fini - c'è da dire che guardava le partite di Roma e
Lazio, ma di fronte al bianco azzurro mostrava una certa preferenza, non perché
fossero i colori della squadra di un certo presidente (Claudio Lotito, patron
della Lazio, presente in sala) ma forse perché gli ricordano i colori della
bandiera d'Israele". Risata
generale, e via a tessere le lodi di Gol, "ambasciatore molto poco
"diplomatico", ma dotato di schiettezza e franchezza che gli hanno permesso
di far superare all'Italia il pregiudizio nei confronti d'Israele". Caloroso l'applauso che
la platea, composta in massima parte dai principali esponenti della comunità
ebraica romana, ha tributato ai due esponenti di centrodestra,
definendoli "i migliori amici di Israele in
Europa", mentre l'ex vicepremier non ha risparmiato una stoccata al suo
successore, Massimo D'Alema. "Non penserete mica - ha detto a un certo
punto - che un ministro del governo Berlusconi si sarebbe fatto fotografare a
spasso con un ministro di Hezbollah".
( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XI - Milano Le lacrime dei fratelli di piazza "Adel aveva un cuore
grande" 29 (segue dalla prima di Milano) massimo pisa Divisione e dignità,
pochissime le gerarchie di strada. "Noi qui siamo i proprietari
dell'appartamento - ridacchia Nelo - e Adel ci aveva chiesto il permesso di
dormire su una panca. Permesso? Qui è un giardino pubblico, di tutti. E lui era
un uomo di grande cuore. Se aveva due sigarette, una la divideva con te".
Una doccia (pubblica) al lunedì, spesa minima al Gs con l'immancabile
sottomarca del Tavernello alla cassa, qualche pranzo da padre Clemente, ultimo
tetto fisso tanto tempo fa e il lavoro quando c'è. La carità è chiesta con
garbo, quasi con gusto: "Capo, mi sponsorizzi la cena con qualche
euro?". Gigi, 40 anni, romeno, è a Milano da otto mesi. Scultore del legno
con tanto di studi accademici, parla quattro lingue ma ha perso i documenti e
con questi la speranza di un impiego artigiano più o meno fisso. Il rossore
delle gote e del naso è vino mischiato a tramontana. Gli impiegati dei caselli
daziari lo hanno quasi adottato: un paio di imbiancature dei muri in cambio di
un piccolo contributo per tirare avanti, Gigi per ricambiare ha regalato un
panettone a Natale. "All'inizio - raccontano - ci davano fastidio i
senzatetto in piazza, brutto trovarseli davanti alla finestra. Poi abbiamo
cominciato a conoscerli, è gente che si è ritrovata in strada senza volerlo,
che cerca di tirare sera onestamente. E sono sempre di più, anche
italiani". Adel dormiva sotto l'ingresso dell'associazione "Castelli
& Ville". La vita da clochard l'aveva presa come una maledizione.
"Aveva una società con un italiano, tre ristoranti - racconta il saggio
Nelo - poi quello è scappato via coi soldi. Adel avrebbe potuto andare a dormire
in viale Ortles. Ma mi diceva: no, ho perso tutto e ora sto qui. Eppure aveva
fratelli e sorelle, uno è anche generale in Egitto". Ai caselli
confermano. "Un brav'uomo come tanti, a cui è andata male". La strada
è dura, spiega Nelo. Alla fine ti rassegni: "Ho perso la moglie, tre anni
fa. Lilica, era una principessa per me. Una casa, qui, l'avevamo, a Famagosta.
Poi lei è morta, a Roma, e da allora non mi interessa nulla. Potrei avere un
tetto, quello di mio figlio con sua moglie e i bimbi. Ma sarei un di più a casa
loro. Sto qui". I piedi fanno male, la notte si è tornati a scendere sotto
zero e il vino aiuta a malapena a scaldare il sangue. Botte e ladri se ne
vedono di meno in giro, "ma ogni tanto arriva un marocchino a rubarti le
scarpe, si vedono cinesi coi coltelli e russi enormi che menano le mani",
lamenta Nelo, mentre incarta gli avanzi di un piatto di salsiccia con patate
per farne cena. "Ma chi è che può rubare il portafoglio o i vestiti a un
poverino?", strilla Gigi. Eppure anche le panchine davanti al supermercato
e le aiole spoglie davanti al Ponte delle Gabelle, lo sterrato pieno di sterco,
volantini strappati e tappi di plastica che costeggia i muri del
Fatebenefratelli può sembrarti un salotto se lo sai apprezzare. "Da
bambino ho sempre pensato di venire in Italia - dice Nelo mentre i baffi gialli
si allargano in un sorriso - eppure ho viaggiato dappertutto. Israele, Bulgaria, Turchia, Francia e
Germania, Spagna e Ungheria. Qui i passanti sono gentili, se sei educato ti
danno una moneta, una sigaretta, una camicia. Io vivo per strada ma non sono
ignorante: sono latino, noi romeni ci federammo con l'imperatore Traiano.
Mi piace la storia, l'arte, Leonardo, il Castello". Il crocchio, a metà
pomeriggio, conta non più di mezza dozzina di persone. William, l'amico della
vittima, dei due è quello che aveva la fama peggiore. "Beve, fa casino,
ogni tanto tira fuori un coltello". Stavolta una pacca non gliela nega
nessuno. Il vino è pronto per la sera. Bianco. Temperatura ambiente. 22 5.000
"Ci aveva chiesto il permesso per stare qui, era vittima di una
truffa".
( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
VII - Bologna "Fuori dal Ruvido per la pelle scura" Un ragazzo
palestinese ha presentato denuncia ai Cc. La discoteca si scusa "Non è
razzismo. E' stato scambiato con quelli che creavano problemi" ALESSANDRO
CORI Ha sedici anni e la pelle olivastra Amir ma come dice suo padre, che vive
a Bologna da trent'anni dopo aver lasciato la Palestina per venire in Italia a
studiare: "Mio figlio è bolognese a tutti gli effetti, innanzitutto perché
è nato qui". Fino a poco tempo fa Amir aveva sentito parlare dei problemi
legati alla discriminazione razziale solo dai discorsi fatti con i suoi
genitori o perché ne aveva discusso in classe con gli insegnanti. Poi,
durante un sabato sera organizzato per stare con gli amici in discoteca, al
"Ruvido", locale di via Maserati, quel pregiudizio legato al colore
della pelle Amir l'ha vissuto in prima persona. Lui, come sostiene nella
denuncia fatta due giorni fa insieme al padre ai carabinieri, il 9 febbraio in
quel locale non è riuscito ad entrare mentre i suoi tre amici con la pelle
chiara sì: "Un gestore (in realtà il responsabile alle relazioni esterne,
ndr) mi ha detto che nel locale viene fatta una selezione su chi può entrare,
senza spiegarmi però in che modo - dice Amir-. Quindi, visto che avevo tutte le
carte in regola, ho dedotto che la selezione avesse per oggetto il colore
olivastro della nostra pelle". Mentre aspettava fuori, infatti, Amir si è
messo a parlare con alcuni ragazzi a cui era stato vietato l'ingresso e si è accorto
che la maggior parte di loro erano di colore. Né il responsabile delle
relazioni esterne che si trovava all'ingresso né i buttafuori hanno detto
esplicitamente al sedicenne che non poteva entrare per via della sua pelle
olivastra, ma come racconta il ragazzo, che in passato era già stato nella
stessa discoteca: "Il motivo può essere solo questo, l'ho capito
chiaramente dall'atteggiamento nei miei confronti. All'inizio il gestore
credeva fossi troppo piccolo, allora gli ho mostrato la carta d'identità e lui
ha verificato la mia età, ma subito dopo ha detto che non mi conosceva e quindi
non potevo entrare. A quel punto ho chiesto spiegazioni ad un amico che fa il
pr nel locale e che ci aveva prenotato il tavolo. Lui mi ha detto che alcune
serate prima c'erano stati dei problemi con ragazzi maghrebini più grandi -
continua Amir - mi ha parlato anche di un paio di furti di borsette dicendomi
che i responsabili non volevano più grane". Tutto questo ha fatto pensare
ad Amir di non essere "desiderato" e dopo aver parlato con il padre e
con gli amici entrati nel locale (pronti a testimoniare per lui), il ragazzino
ha deciso di fare denuncia ai carabinieri che hanno avviato le loro indagini.
"Non c'è nessuno episodio di razzismo - replica Luca Bergonzoni, socio del
'Ruvido' - nel nostro locale sono sempre entrati tutti e il personale sa che
non deve fare assolutamente nessuna discriminazione. Credo che il ragazzino sia
stato sfortunato, se così si può dire, perché probabilmente qualcuno dei nostri
responsabili ha pensato che il giovane facesse parte di un gruppetto di ragazzi
stranieri che in passato aveva creato problemi in discoteca. Se non ricordo
male quella sera c'era poca gente e quei tipi che avevano fatto casino si erano
presentati di nuovo. Noi ovviamente non li abbiamo fatti entrare - conclude
Bergonzoni - e lui è stato scambiato per uno di loro. Spero che il ragazzo
venga a parlare con me così potremmo spiegarci".
( da "Manifesto, Il" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Passaggi
d'epoca Un volume collettivo sull'"ipertropia della memoria" che
paralizza l'analisi delle moderne società Alessandro Corio I lettori di Jorge
Luis Borges si ricorderanno senz'altro di Funes el memorioso, uno dei
personaggi iperbolici delle sue Finzioni, rimasto affetto, dopo esser stato
travolto da un cavallo selvaggio, da una "memoria assoluta", da
un'incapacità di dimenticare anche il dettaglio più insignificante da lui
percepito o sognato. Il prezzo da pagare, per questa sua capacità
"divina" di riprodurre perfettamente il reale nella rappresentazione
mnemonica, è l'impossibilità di agire, pensare o raccontare, persino di
dormire, di costituire insomma una "soggettività": è la
"balbuziente grandezza" di Ireneo Funes. Questo personaggio
vertiginoso potrebbe essere letto come una metafora dell'ipertrofia della memoria
nell'era della digitalizzazione dell'informazione e degli archivi, ma non solo.
Funes ci mostra, per assurdo, proprio come il funzionamento processuale e
dinamico della rimemorazione necessiti di una componente di oblìo e di
selezione, di un difetto e di una distanza, e di come non abbia, perciò, a che
fare con una banale archiviazione mnestica dei dettagli, ma con una
processualità emotiva, sociale, etica ed estetica. La componente critica,
dinamica e costruttiva della memoria ed il complesso crinale che la separa
dalla dimenticanza, tanto sul piano individuale che su quello, strettamente
connesso, della costruzione conflittuale di una memoria collettiva, sono alcuni
dei punti focali che emergono dagli interventi presentati nel corposo volume
curato da Elena Agazzi e Vita Fotunati, Memoria e saperi. Percorsi
transdisciplinari (Meltemi, euro 35). Si tratta del risultato finale di un
progetto europeo di rete tematica sulla memoria culturale, Acume, coordinato da
Vita Fortunati del Dipartimento di Lingue dell'Università di Bologna, che ha
coinvolto, in tre anni, ben 78 università europee e di cui è già stata avviata
una seconda fase, che si concentrerà sullo studio transdisciplinare delle
memorie traumatiche. Sulla scia di alcuni studi fondamentali sulla memoria - da
Benjamin, Adorno, Blanchot e Warburg ad Agamben e Ricoeur, da Pierre Nora ad
Aleida Assmann agli studi di Alessandro Portelli sulla storia orale - i
ricercatori e gli studiosi hanno cercato di costruire una griglia
epistemologica che rendesse possibile ed efficace un approccio
transdisciplinare, retto dalla combinazione ragionata e dinamica di alcune
macroaree disciplinari (scienze sociali e biomediche, cultura visuale, media,
scienze umane e studi letterari, studi religiosi) con l'attenzione ad una serie
di temi comuni, quali la soggettività, le emozioni, il contesto, la
temporalità, la tensione tra memoria e oblìo, i differenti mediatori della
memoria, la sua componente dinamica e costruttiva. Un assunto di base di queste
ricerche è la constatazione di una attuale ipertrofia della memoria, tanto sul
piano politico "ufficiale" e commemorativo che su quello
intellettuale, una vera ossessione per il passato e un'impossibilità di
dimenticare, sempre doppiata da rimozioni e censure, che sembra caratterizzare
la nostra epoca, oltre a costituire una potente spinta che alimenta collassi
sociali catastrofici, si pensi solamente ai Balcani, alla Palestina o al Rwanda. Di qui la
necessità di un'analisi dei rapporti tra memoria e saperi che intenda rimettere
seriamente in discussione le forme di appropriazione egemonica della memoria,
in vista di una sua "monumentalizzazione" non negoziabile o al
servizio di un'identità etnica o nazionale radicata su un territorio. Un
approccio critico di questo tipo deve saper rendere conto della conflittualità
delle contro-memorie minoritarie e subalterne, di genere e postcoloniali, che
cercano di recuperare al tempo storico i passati traumatici rimossi e non
nominati: una ri-scrittura che si configura come atto individuale e politico.
Quella che si è soliti nominare come la crisi, o il paradosso, della
testimonianza, per cui il testimone integrale costruito da Levi e Agamben, il
"mussulmano" dei campi di concentramento, figura emblematica della
"nuda vita", è anche colui che non può testimoniare e che risulta
perciò non-recuperabile ed irrappresentabile, non può essere risolta in una
sacralizzazione di una memoria ufficiale e celebrativa; essa ci chiama ad
un'etica della testimonianza che consideri seriamente le tensioni che attraversano
i "luoghi della memoria", materiali, simbolici o funzionali, bacini
di sedimentazione di memorie controverse e conflittuali.
( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 13
categoria: ALTRI OGGETTI l'Italia è una. Litigare in casa non è utile né bello,
dialogare è possibile. I problemi sono talmente gravi e urgenti che dividersi
per interessi particolari sarebbe sbagliato. Certo, per non litigare bisogna
essere in due. Ma finora mi pare che il rispetto prevalga". Dice Scola che
Walter ha ereditato alcune qualità del padre: "L'allegria, l'entusiasmo,
la passione. Con Vittorio Veltroni io mi sono divertito molto, anche perché ci
occupavamo di varietà, sempre per la radio: Oplà, Il rosso e il nero, le
trasmissioni di Sordi…". Fu nella difficile campagna per il Campidoglio
del maggio 2001, quando Veltroni rischiò contro Tajani, che Scola dimostrò il
suo attaccamento: prima al comizio di chiusura a Cinecittà, con Venditti e
Nanni Moretti; poi nella notte della vittoria, con Beppe Giulietti e Mario
Martone accanto alla grande scritta "Roma resta libera"; quindi alla
festa in piazza del Popolo, con i colleghi Monicelli e Magni, l'ex
fluidificante della Roma Sebino Nela, Vittorio Foa, Panatta e Monica Vitti. Tra
il primo turno e il ballottaggio, toccò a Scola festeggiare l'uscita della
copia restaurata di "C'eravamo tanto amati": c'erano Sordi, Un'amicizia
lunga 52 anni "Conosco Walter da quando aveva due giorni. Farò tutto il
viaggio: potrei trarne un documentario, un reportage, un film vero o un'opera
che sia tutte queste cose" Manfredi, Giuliano Gemma, Stefania Sandrelli,
l'inevitabile Citto Maselli; e quando tutti furono in sala fece il suo ingresso
l'autore, al braccio - scrisse Stefania Casini su Amica - di Veltroni.
L'amicizia è tanto stretta che Scola, cui non manca l'autoironia, talora ci
gioca su: "Meno male che Veltroni prima di avere la passione per la
politica aveva quella del cinema. Pensate se avesse avuto quella del gioco
d'azzardo". E ancora: "Meno male che Veltroni ogni tanto va in Africa
o a Parigi, e i romani hanno un attimo di tregua. Da quando è sindaco, tra
maratone, feste, eventi musicali, non c'è pace, non si dorme più…".
Proprio dall'intreccio tra cultura e politica nacque uno dei suoi capolavori,
"La terrazza ". "Erano anni - racconta Scola dal pullman - in
cui tra gente del cinema ci si frequentava davvero. Con Monicelli, Comencini,
Risi, De Sica ci vedevamo tutti i giorni; non per lavorare, per il gusto di
discutere, di stare insieme. Ora non è più così. Con Nanni Moretti, ad esempio,
la frequentazione si è diradata, anche se ci stimiamo; ho pure fatto un paio di
girotondi, attorno al Senato, alla Rai. Sono convinto che la politica, la vita
pubblica facciano parte del mio mestiere. Con questo
spirito sono stato al G8, e in Palestina. Son cose che ci riguardano. Non credo all'antipolitica: ci sono
momenti in cui la politica è vista con maggior sospetto, perché concentrata su
riti e miti interni, e altri in cui si apre alla società. La campagna
elettorale 2008 può essere uno di quei momenti". Aldo Cazzullo Il
regista e il politico Ettore Scola, 77 anni. In alto a sinistra, una scena dalla
"Terrazza", film del 1980 con Tognazzi e Gassman. A destra, il
regista scherza con Walter Veltroni durante una gita sul Tevere organizzata dal
comitato elettorale di Roma nel 2001.
( da "Corriere della Sera" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-02-19 num: - pag: 15
categoria: REDAZIONALE Alla presentazione del libro dell'ex ambasciatore Gol
Italia-Israele, Fini attacca D'Alema ROMA - Seppure
l'atmosfera prevalente sia rimasta improntata a tatto e misura, a un certo
punto si è incrinato il clima di fair play e quasi di larghe intese che ha
accompagnato ieri la presentazione di Da Gerusalemme a Roma, libro dell'ex
ambasciatore di Israele in Italia Ehud Gol edito da
Mondadori con prefazione di Berlusconi. Gianfranco Fini, al quale l'autore aprì
le porte per la prima visita nello Stato ebraico, ha rivendicato una differenza
tra il comportamento del centro-destra e quello del suo successore al ministero
degli Esteri italiano. "è vero. Ma ti pare che un ministro del governo Berlusconi
si sarebbe fatto fotografare con uno di Hezbollah?", ha obiettato il
presidente di An quando Bruno Vespa ha ricordato che il democratico Umberto
Ranieri, appena intervenuto, su l'Unità aveva definito sbagliate le scelte di
Yasser Arafat dopo il 2000 e che critiche al raìs palestinese sono arrivate da
Massimo D'Alema. Gianni Letta era risultato più diplomatico
di Fini, il quale ha alluso al viaggio del
( da "Liberazione" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Ondata
di retate, sequestri e uccisioni in Cisgiordania I racconti dei testimoni del
villaggio di Beit Ummar Palestina, le punizioni
collettive di Tel Aviv Luisa Morgantini Dopo tre giorni consecutivi di assedio
e coprifuoco israeliano a Beit Ummar, un piccolo villaggio palestinese di
10mila abitanti a pochi km da Hebron nel sud della Cisgiordania, venerdì scorso
i carri armati se ne sono andati e l'acqua e la luce sono state ripristinate.
Qui i tank israeliani e gli agenti dello Shin Bet -secondo testimoni locali
almeno 30 veicoli e bulldozer- sono entrati nel villaggio all'una di notte
circa di mercoledì 13 febbraio, portando avanti rastrellamenti di casa in casa,
prelevando i civili di sesso maschile dai 18 ai 25 anni e distruggendo abitazioni,
infrastrutture, negozi, come anche testimoniato dai Christian Pacemaker Teams
(CPT) che a Maan news hanno confermato la brutalità dell'invasione: "I
soldati hanno circondato la moschea, impedito qualsiasi movimento nel villaggio
per persone, automobili ma anche medicinali e ambulanze". "Una vera e
propria punizione collettiva è stata inflitta ai ragazzi e agli uomini del
villaggio, sequestrati e condotti nel campo di calcio di un cortile di una
scuola dove sono stati picchiati ripetutamente e almeno in 85 trattenuti per
ore al freddo di temperature sotto lo zero", ha raccontato al telefono,
con disperazione ed impotenza, Ali Abu Awwad, palestinese di 35 anni e
pacifista gandhiano che insieme ad Elik El Hanan, israeliano,
raccontano al mondo il loro bisogno di pace e giustizia. Entrambi hanno
sofferto sulla propria pelle un lutto famigliare a causa del conflitto: Ali ha
perso un fratello, ucciso a freddo da un soldato israeliano ad un check point,
Elik, una sorella, rimasta vittima di un attentato kamikaze nel 1997.
Oggi insieme sono attivisti del Parents Circle -Forum di oltre 500 famiglie
israeliane e palestinesi che hanno perso i propri cari ma che da più di 12 anni
diffondono un messaggio forte: "Se noi che abbiamo pagato il prezzo più
alto possiamo continuare a parlare, allora tutti potrebbero farlo" dice
Ali a chiusura di "Madri", documentario di Barbara Cupisti (Rai
Cinema) sulle testimonianze di 15 mamme israeliane e palestinesi che hanno
avuto i propri figli uccisi, presentato lo scorso settembre al Festival di
Venezia. Al telefono Ali, che è anche fondatore di Al Tariq "la via"
-movimento di diverse associazioni palestinesi che ogni giorno lottano per il
diritto ad uno stato libero, per la fine dell'occupazione, contro la logica del
nemico e ogni violenza- ha detto che dei volantini con la scritta "Non
siete stati capaci di educare i vostri figli a non tirare le pietre. Ora lo
faremo noi" sono stati lasciati a Beit Ummar dai soldati israeliani che
hanno occupato alcune case del villaggio per farne il loro quartier generale.
Durante l'invasione, inoltre, le forze di occupazione israeliana hanno demolito
con bulldozer case e negozi del centro del villaggio, distrutto gli impianti e
le tubature per l'acqua e le fogne, confiscato computer, documenti, telefoni
cellulari, senza motivare le ragioni di queste operazioni, e sequestrato 25
persone, tuttora in stato di arresto e rinchiuse nelle carceri israeliane, ma
ancora non si sa dove: tra queste anche minori come Muntaser Fakhri Ikhlayel,
15 anni e suo cugino Adam Hasan Ikhalyel di 16, arrestati a Beit Ummar
mercoledì notte, e come anche Youssef Hassan Abarneh, manager locale di Fatah e
cofondatore di Al Tariq, che si vanno ad aggiungere agli oltre 11mila
prigionieri politici palestinesi tuttora nelle prigioni israeliane in Israele e nei Territori Occupati. Nelle ultime settimane
Beit Ummar era stato lo scenario di varie manifestazioni da parte della
cittadinanza che protestava contro l'amministrazione del villaggio da parte di
Hamas. Non sarà un caso che tra i 25 arrestati delle ultime ore vi siano, oltre
a Youssef Hassan Abarneh, anche altri dirigenti locali di Fatah a cui
l'amministrazione di Hamas aveva consegnato le chiavi del Consiglio municipale
in segno di distensione con la piazza. Intanto le chiusure, i raid e le
invasioni israeliani si succedono in tutta la Cisgiordania e a Gaza: nella sola
giornata di mercoledì scorso almeno 60 persone sono state sequestrate in West
Bank dall'esercito Israeliano ed è del 15 febbraio la notizia della morte di Fawzia
Abdel Fattah, un'anziana palestinese malata di cuore che non è riuscita a
raggiungere in tempo l'ospedale perché respinta al checkpoint dai soldati
israeliani nei pressi di Tulkarem, mentre era accompagnata dal marito 71enne
Mahmoud Yussef Qab. Secondo Palestine Monitor, dal 28 novembre, data della
Conferenza di pace di Annapolis, gli attacchi israeliani, circa
( da "Liberazione" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il
sociologo palestinese Jamil Hilal si confronta con docenti, studenti ed il
pubblico sul tema, delicatissimo, delle soluzioni
realistiche per Israele e Palestina. E lo fa alle 16.30 nell'Aula
magna della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di SIENA, presentando
il recente volume da lui curato "Palestina quale futuro? La fine della soluzione dei due stati" (Jaca
Book), straordinaria miscellanea di interventi sulla questione più spinosa
degli ultimi 60 anni (quest'anno ricordiamo ricorre il 60° anniversario
della nascita d'Israele che, però, coincide
inevitabilmente con la Nakba, la catastrofe palestinese che vide quasi 800 mila
palestinesi cacciati dalle loro terre). Sappiamo tutti che la soluzione
"Due Stati per due popoli" è oggi quella più political correct, ma,
domandano gli autori (tra cui gli israeliani As'ad Ghaneme e Ilan Pappe; i
norvegesi Nils Buthnschøn e Are Knudsen; l'australiano Owen Powell): quanto è
giusta e quanto realizzabile sul terreno? 19/02/2008.
( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XXI - Milano Rassegne Domani agli Arcimboldi per i 60 anni
dello Stato israeliano Le ballate di Chava Alberstein la Joan Baez d'Israele Sue le musiche di "Free
Zone" il film di Gitai Oggi sul palco Omer Avital ANDREA MORANDI Quando
nel 1988, durante la prima Intifada palestinese, incise una canzone di critica
nei confronti del governo di Israele, alcune radio ne vietarono la messa in onda e, non
bastasse, le arrivarono perfino delle minacce di morte. Niente di tutto questo
servì però a far cambiare idea a Chava Alberstein, classe 1947, nata a
Stettino, in Polonia, ma cresciuta a Kiryat Haim, vicino Haifa, cantante attiva
dal 1967 e soprannominata la "Joan Baez d'Israele"
per la grande capacità di essere voce e coscienza di un intero popolo:
"Credo più semplicemente che gli artisti debbano criticare i propri
governi quando possono: noi non abbiamo bisogno di voti e non dobbiamo
compiacere la folla, così possiamo davvero dire ciò che pensiamo. Il problema
tra Israele e la Palestina
oggi è che sembra ci siano persone che fanno del loro meglio per confonderci,
farci perdere la direzione e non farci capire più nulla". Oltre cinquanta
dischi pubblicati in quarant'anni di attività, un repertorio imponente alle
spalle e un marito regista sempre al fianco (Nadav Levitan), la Alberstein,
reduce anche dalla colonna sonora scritta per l'ultimo film di Amos Gitai, Free
zone, sarà domani sera all'Arcimboldi per quello che si preannuncia come un
vero e proprio concerto-evento che chiuderà la rassegna musicale "Quando Israele canta e danza", voluta per festeggiare i
sessant'anni dello Stato israeliano. La cantante interpreterà brani di ieri e
oggi, passando da album recenti come "Lemele" e "End of the
holiday" a brani classici come "Rabbi Tam", "Yankele"
e "Chad Gadya" , tradizionale ebraico pasquale che in Italia venne
tradotto da Branduardi negli anni Settanta come "Alla fiera
dell'Est". Ma prima dell'avvento della Alberstein, la rassegna
dell'Arcimboldi vedrà oggi un ulteriore doppio atto nel segno del jazz con le
esibizioni dell'acclamato e giovane bassista Omer Avital (accostato addirittura
a Charlie Mingus) che salirà sul palco con il suo quintetto newyorchese Band of
East e sarà seguito subito dopo dal trombonista Avi Lebovich di Tel Aviv, già
al fianco di mostri sacri come Chick Corea e Wynton Marsalis e per la prima
volta in Italia affiancato dai tredici elementi della Israeli Jazz Orchestra.
Tre concerti per un'unica celebrazione.
( da "Repubblica, La" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Il passato Fu in questo frammento d'Europa, etnicamente complesso, abitato da
bulgari, bosniaci, albanesi, greci, rumeni, serbi, montenegrini che emersero le
forme del terrorismo moderno L'origine di un nome e la storia di popoli
lungamente immersi nel passato LE MONTAGNE CHE I TURCHI CHIAMARONO
"BALKAN" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Neve sulle cime, e sui dorsali
abeti, larici, betulle. Più in là ecco i Rodopi, un'altra catena delle montagne
bulgare, una delle tante che dai Carpazi occidentali al Dormitor montenegrino,
dalla Bosnia al Peloponneso, attraversano la penisola balcanica. E fu infatti
alla vista di tutte quelle montagne che gli ottomani chiamarono Balkan prima il
massiccio bulgaro, e poi tutto il pezzo dell'Europa sud-orientale dove s'erano riversati
con i loro eserciti, Pascia, harem dei Pascia e tamburi, nel XV secolo. Perché
in turco "balkan" significa montagna. Tra l'Otto e il Novecento, tra
la pace di Santo Stefano e le guerre balcaniche, i diplomatici e gli storici
chiamavano questa parte del continente ? dove la dominazione ottomana s'era
protratta per una buona metà dello scorso millennio ? "la Turchia in
Europa". E ancora turchesca si presentava negli anni dei miei primi viaggi
nella regione. Qualche immagine come esempio. Quando misi piede per la prima
volta in Macedonia, una quarantina d'anni fa, Skopje ricordava le fotografie
d'un vecchio libro di geografia. Tra il bel ponte ottomano e il bazar, ancora
passavano albanesi con lo zucchetto bianco e i calzari allacciati al polpaccio,
contadini serbi col berretto d'astrakan, zingare con le collane tintinnanti,
bosniaci con le pantofole a punta ricurva, mentre una quantità di donne
continuavano a portare i pantaloni a sbuffo. Dai minareti delle sue moschee ?
le più belle dell'Europa ex ottomana ? veniva il richiamo alla preghiera, lo
yogurt era in vendita dentro grandi secchi di zinco, e il mezzo di trasporto
dei contadini restava la carretta slavo-turca, bassa e slargata, che con un
mulo tra le stanghe aveva arrancato per secoli tra il Kossovo e la Bielorussia.
Col tempo e la caduta dei regimi comunisti della regione, qualcosa cominciò a
cambiare. Ma dieci anni fa, viaggiando dalla Romania alla Bosnia attraverso la
Bulgaria, l'Albania, la Macedonia greca e il nuovo stato di Macedonia uscito
dalla dissoluzione jugoslava, le memorie della "Turchia in Europa"
erano ancora così presenti e vivide che se ne restava meravigliati. A parte
l'Islam con le sue moschee, da Sofia a Bucarest, da Plovdiv a Pristina, da
Skopje a Tirana e a Sarajevo, gli stessi odori aggredivano le nari quando
s'entrava in una locanda o trattoria: agnello arrostito sui carboni, caffè
forte, tabacco orientale, grappa di prugne. Oltre all'agnello, anche gli altri
cibi, un incrocio tra il mangiare anatolico e quello greco-bulgaro dell'epoca
bizantina, ricordavano la dominazione ottomana. E intatta restava l'incuria che
i viaggiatori della prima metà del secolo scorso, da Rebecca West a Evelyn
Waugh, avevano chiamato "balcanica": la polvere, le strade pietrose,
gli alberghi infestati da nugoli di mosche, i pavimenti mal lavati, i piatti
unti, i bicchieri sempre opachi. Questo era il fondale. E in primo piano
c'erano le patologie socio-politiche del mondo balcanico. L'arretratezza
dell'economia, il mosaico o groviglio delle etnie, lingue e religioni, gli odii
implacabili tra vicini che erano scaturiti da quel groviglio, l'ossessione
nazionalistica pronta a produrre improvvise esplosioni di violenza. Insomma, i
resti della "question balcanique". Quell'insieme di problemi, di
dispute su ogni frontiera o "enclave", di endemici scontri a
carattere etnico-religioso, che la diplomazia europea del primo Novecento aveva
cercato innumerevoli volte ? ma senza mai successo ? di risolvere. E che
sarebbero divenuti il detonatore, in soli quattro anni, prima delle due guerre
balcaniche (1912 e 1913) e poi della Guerra mondiale. Una situazione che alla
fine dei Novanta, al mio ultimo viaggio in quei paesi, non era poi tanto
cambiata, visto che tra Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Kossovo stazionavano quasi
trentamila uomini dell'Onu e della Nato incaricati d'evitare nuovi, atroci
massacri tra le etnie contrapposte. Fa impressione scorrere le foto degli
incontri in cui i ministri degli Esteri delle grandi potenze tentavano
all'inizio del Novecento di disinnescare la polveriera balcanica, e pensare che
ancor oggi i governi dell'Occidente sono alle prese con un'altra, l'ennesima,
crisi nei Balcani. Alle prese cioè con la nascita controversa, e già molto
allarmante per le sue possibili conseguenze, d'un nuovo stato della regione, il
Kossovo. In tuba e finanziera scura, tutti sovrappeso com'erano allora gli
uomini importanti, il francese Poincaré, il russo Sazonov, l'inglese Grey,
l'austriaco Berchtold avevano dal
( da "Opinione, L'" del 19-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è
Mar, 19 Feb 2008 Edizione 34 del 19-02-2008 Il libro di Ehud Gol, ex
ambasciatore d'Israele in Italia
con la prefazione di Silvio Berlusconi "Da Gerusalemme a Roma" di
Dimitri Buffa Ehud Gol per quasi cinque anni ha rappresentato un vero e proprio
mito per gli amici di Israele in Italia. Un ambasciatore per niente diplomatico, anzi chiaro e
diretto, che senza ipocrisie ha difeso il proprio stato di fronte all'Europa
intervenendo a dibattiti in tv e sui giornali, a convegni di amicizia italo
israeliana e a manifestazioni come l'Israel Day dell'aprile 2002. Il mondo
della comunicazione è stato quindi il vero campo di azione per Gol che
dall'ottobre 2001 all'agosto
( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il caso
L'iniziativa dopo gli attacchi alla Fiera del libro "All'Università
avvolti nella bandiera d'Israele"
GIOVANNA FAVRO TORINO La stella di Davide gialla appuntata sul petto, e, sulle
spalle, la bandiera di Israele. Così domani si presenteranno a lezione due professori
dell'Università torinese. Per denunciare "un clima non più respirabile",
passeggeranno nell'atrio di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche,
portando pure un cartello: "Antisionismo uguale antisemitismo". Il
motivo? "Siamo stufi di veder propagandate idee antisemite in uno spazio
pubblico universitario che dovrebbe essere un luogo di ricerca e di
studio". Parole di Ugo Volli, professore alla facoltà di Lettere, e
Daniela Santus, docente a Lingue. Il primo pochi giorni fa è finito nell'odiosa
"black list" diffusa in rete, tra i professori ebrei accusati di fare
lobby a favore di Israele. La Santus era invece stata
contestata nel 2005 dal Cua, il "Collettivo universitario autonomi",
per aver invitato a una lezione il viceambasciatore di Israele
Elazar Cohen. E ieri non ha usato mezze misure: "Ormai s'è scatenata una
vera e propria caccia all'israeliano". Dietro alla protesta dei
professori, c'è pure la tempesta sulla Fiera del Libro, "rea" d'aver
invitato Israele come Paese ospite d'onore. Dopo gli
inviti al boicottaggio, le offese gridate sui muri, gli appelli e i
contro-appelli piovuti da ogni parte, è sceso in campo addirittura il
presidente della Repubblica, che inaugurerà la Fiera. Ma, tra quanti continuano
ad annunciare iniziative di boicottaggio della manifestazione c'è il Cua, che
pochi giorni fa ha occupato gli uffici della Fiera del libro, e che ieri ha
invaso l'atrio di Palazzo Nuovo con banchetti, bandiere palestinese e volantini
contro Israele. "Boicottare la Fiera non è essere
antisemiti, ma schierarsi con il più debole, il popolo palestinese". Nelle
dure critiche a Israele, però, per i docenti c'è
dell'antisemitismo bello e buono. "Sono sdegnato - dice Volli -. Forse,
portando con le bandiere israeliane, saremo aggrediti. Chiediamo che il rettore
impedisca la diffusione di scritte e testi antisemiti nell'ateneo. Sono pronto
a candidarmi provocatoriamente contro di lui se non provvederà". E la
Santus: "Porteremo la bandiera d'Israele come se
fosse un talleth, un manto di preghiera, per testimoniare che Israele esiste ed è la casa di tutti di ebrei perseguitati
nel mondo". L'annuncio della loro iniziativa ha subito fatto il giro
dell'ateneo. Il Cua replica che "la nostra è dura critica a uno Stato, e
non antisemitismo. Forse questi professori vogliono mettersi in mostra".
Il rettore Ezio Pelizzetti ricorda invece il documento del Senato accademico
dopo la black list in rete, di condanna contro episodi "fascisti e
antisemiti. E aggiunge: "Non conosco i testi di cui parlano i colleghi, ma
non si può domandarmi di impedire la diffusione del pensiero né di controllare
tutti i volantini nelle 120 sedi dell'ateneo".
( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
12 FEBBRAIO 2008 22 GENNAIO 2008 LA PROTESTA 9 FEBBRAIO 2008 IL
PRESIDENTE NAPOLITANO: "SARÒ ALLA FIERA" TARIQ RAMADAN ORDINA IL
BOICOTTAGGIO SCRITTE SUI MURI INSULTI CONTRO ISRAELE AL LINGOTTO 1 2 3.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Pagina 316 Al Museo di Gerusalemme la grande esposizione "In cerca di
proprietari", opere d'arte francesi (e non) delle quali il Terzo Reich si
appropriò Israele mostra le razzie dei nazisti Al
Museo di Gerusalemme la grande esposizione "In cerca di proprietari",
opere d'arte francesi (e non) delle quali il Terzo Reich si appropriò -->
"In cerca dei proprietari" (Looking for owners) è il titolo di una
grande esposizione di opere d'arte razziate in Francia dai nazisti che si è aperta
al Museo nazionale di Israele, a Gerusalemme, al
fianco di un'altra di opere orfane, cioè di opere pure razziate, in custodia
del museo ma delle quali "non si ha assolutamente traccia di dove
provengano". È una pagina del periodo nazista ancora relativamente poco
nota al grande pubblico quella delle opere d'arte delle quali il Terzo Reich si
era appropriato senza riguardo ai mezzi. Nel caso della prima esposizione,
spiega James Snyder, direttore del museo, si tratta di opere che
"contrariamente a quanto si è soliti a credere non appartenevano solo a
famiglie ebree: in realtà le opere d'arte in Europa e in particolare in
Francia, furono prese da ogni settore della società". Furono circa
centomila gli oggetti d'arte presi dai nazisti in Francia, in modi diversi, e
portati in Germania. Si tratta di oggetti frutto di razzie, presi con la forza
o ottenuti per mezzo di vendite forzate a prezzi irrisori o scambiati con altre
opere considerate arte degenerata (come i pittori impressionisti) e acquistate
da mercanti d'arte senza scrupoli. Sessantamila oggetti furono rimpatriati in
Francia alla fine della guerra e 45 mila rapidamente restituiti ai proprietari.
Altre tredicimila opere di minor valore sono state vendute e i fondi ricevuti
versati alla Fondazione per il ricordo della Shoah. Solo duemila oggetti non
sono ancora tornati ai legittimi proprietari poiché non è stato possibile
risalire a loro con certezza. Sono opere custodite nei musei francesi mentre
una commissione governativa istituita nel 1997 dall'allora premier Alain Juppè,
continua la ricerca dei proprietari. L'esposizione al Museo di Israele, che comprende 53 opere, è parte di questo sforzo.
Tra i quadri esposti, alcuni Degas, Delacroix, Ingres, Manet, Courbet, Serat,
il dadaista Max Ernst. "Saremo felici se questa esposizione permetterà ad
alcune delle opere di ritrovare i loro proprietari" ha detto il ministro
della cultura francese Christine Albanel, che ha aperto la mostra. "Si è
soliti dire - afferma Snyder - che solo grandi capolavori furono rubati. Ma non
fu così: gran parte di ciò che fu asportato sono opere che, agli occhi
dell'odierno mercato delle arti, hanno scarso valore". Ma possono avere
grande valore affettivo per i legittimi proprietari e per i loro eredi. Il
Museo d'Israele, dal canto suo, ha in custodia sin dai
primi anni cinquanta, circa 1200 oggetti di judaica, dipinti e altre opere che
non sono state restituite ai proprietari, che sono sconosciuti, alla fine della
guerra. In questo senso si tratta di opere "orfane". Shulamit
Steinberg, curatrice del museo per l' arte europea, afferma che alcuni dei
maggiori gerarchi nazisti, come Joachim Von Ribbentrop e Herman Goering, avevao
riempito le loro case con opere razziate e che "Hitler voleva che tutte le
opere che avevano lasciato la Germania a partire dal 1.500 tornassero a casa,
non importa se comprate o rubate". In diversi casi, afferma, ci sono opere
che sono state restituite da "vecchi soldati tedeschi che in punto di
morte hanno detto: ho peccato e voglio confessarmi prima di raggiungere il
Creatore". Si tratta di opere di cui non si è riusciti a ricostruire la
storia magrado gli sforzi fatti. GIORGIO RACCAH.
( da "Messaggero, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Enica 30
marzo per il rinnovo degli organi dirigenti. Si è concluso alle 16 di ieri il
termine per la presentazione delle liste. Saranno tre gli elenchi a cui gli
elettori potranno far riferimento: "Yachad, Insieme", una nuova aggregazione per la prima volta al voto, "Per Israele", lista di maggioranza
nella vecchia consiliatura e "Per i giovani insieme", lista di
minoranza che ha comunque governato insieme alla precedente in un giunta di
coalizione. Si vota con il sistema del panachage con 16 preferenze anche su
liste diverse. I seggi, sparsi in tutta Roma, saranno aperti dalle 8.30
alle 22.30. Il prossimo consiglio eletto sarà composto da 28 membri che
nomineranno il nuovo presidente, che, a sua volta, proporrà una Giunta di nove
membri. La Giunta e la consiliatura resteranno in carica quattro anni. Non si è
ricandidato Leone Paserman presidente uscente che era stato eletto con
"Per Israele". Per il toto presidente si
parla di Riccardo Pacifici, vicepresidente della comunità ebraica. "Il
nostro progetto - spiega - è quello di combattere il disagio sociale che in
questi anni ha colpito molte persone della nostra comunità. Ci sono forti sacche
di povertà, persone che vivono il problema dello sfratto e della droga.
L'obiettivo che ci poniamo è quello di combattere e contrastare questi fenomeni
con una politica di sussidi. Cercheremo di riconvertire gli stili di vita di
quelle famiglie lontane dalla comunità. Se non saranno loro a venire da noi,
saremo noi ad avvicinarci a loro. Abbiamo fatto un grande sforzo di
rinnovamento sotto il profilo generazionale: nella nostra lista "Per Israele", dei 15 consiglieri uscenti ce ne sono infatti
dieci nuovi". Oltre a Pacifici, si parla di un altro nome per la
candidatura a presidente: Ariel Arbib che si presenta con la lista "Per i
giovani insieme".
( da "Liberazione" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Colui
che sapeva contare di Silvia Cattoi e Juri Piroddi alle 11 Tortolì (Og)
Un'avventura entusiasmante nei misteri della matematica liberamente riadattata
da "Il mago dei numeri" di Enzensberger e da "L'uomo che sapeva
contare" di Malba Tahan: Colui che sapeva contare di Silvia Cattoi e Juri
Piroddi alle 11.30 aula magna Iti. Palermo E' curata dall'Assemblea delle
Compagne la proiezione di Mobbing alle 15 Aula 4b Facoltà di Lettere e
Filosofia all'Università. I molteplici aspetti inerenti la questione rifiuti:
dall'emergenza campana all'attuale situazione in Sicilia, dagli inquietanti
allarmi per la salute derivanti dalla costruzione degli inceneritori alle
alternative esistenti per un corretto smaltimento dei rifiuti: domani alle
( da "Opinione, L'" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è
Mer, 20 Feb 2008 Edizione 35 del 20-02-2008 Quell'odio da non proibire La
società liberale non ammette censure di Carlo Lottieri Il dibattito sulla lista
di proscrizione apparsa in Internet con i nomi dei professori filo-israeliani
si è già quasi spento: come era prevedibile. Individuato l'autore si è visto
che vive in paesello in provincia di Rieti e fa tutto da sé con il pc di casa.
Ma la questione non va lasciata cadere, dato che la discussione ? come Marco
Bassani ha sottolineato su questo quotidiano ? ha fatto emergere una tipica
vocazione europea ad affrontare il male e la stupidità ricorrendo alla
proibizione (alla censura, di fatto). Bisognerebbe infatti comprendere quali
conseguenze deriverebbero da una coerente applicazione delle norme in materia
di istigazione all'odio e all'intolleranza. In primo luogo, sarebbe necessario
bloccare una buona parte della programmazione teatrale. Pensiamo ai testi di
Bertolt Brecht, che possono piacere o no, ma che certo rappresentano in vario
modo una forte incitazione ? specie nelle mani di taluni registi ? a passare
dal tempo dell'interpretazione del mondo a quello dell'azione rivoluzionaria:
abbattendo i regimi borghesi e in primo luogo i borghesi stessi. Chi voglia
divertirsi al riguardo può andare ad assistere a Le storie del signor Keuner
messe in scena da Moni Ovadia o anche a quel lavoro ferocemente anticattolico
che è la Vita di Galileo, portato a teatro da Franco Branciaroli, per il quale
all'inizio del diciassettesimo secolo la difesa del sistema tolemaico non è
altro che la protezione di un dominio che tiene i servi al loro posto. In
questa lettura tanto anacronistica, gli uomini di Chiesa sono rappresentati
esattamente con quel livore con cui Karl Marx parlò dei giudei borghesi nella
Questione ebraica del 1844. Va anche ricordato che per Marx la rivoluzione
sociale avrebbe dovuto comportare la scomparsa dell'ebraismo stesso:
"L'emancipazione sociale dell'ebreo è l'emancipazione della società dal
giudaismo". Le intolleranze verbali pervadono tante espressioni della
cultura: e non solo degli ultimi due secoli. Fin dai tempi de Il mercante di
Venezia shakespeariano, gli stereotipi più stupidi sono facilmente rinvenibili
all'interno di opere per altri aspetti eccelse. Basti pensare alla drammaturgia
musicale di Richard Wagner: in molte letture, nel Sigfrido il personaggio di
Mime è nient'altro che la caricatura di un ebreo, e anche nell'Anello dei
Nibelunghi un personaggio come il pallido Hagen sarebbe da
leggersi come un israelita dedito alla masturbazione. La cecità delle ideologie
è quindi una parte non secondaria della cultura occidentale: pure nelle sue
manifestazioni popolari. Non c'è il minimo dubbio che il cantautorame italiano
abbia diffuso testi in cui si invitava la gente a dotarsi di falci e martelli
non già come simboli da esibire in cortei e sfilate, ma come armi da
usare contro i nemici di classe. Se contestiamo idee e opinioni sulla base del
rispetto per il prossimo e il rigetto della violenza, potremo ancora permettere
i concerti di Francesco Guccini e il brivido provato da tutti quei giovani che
a una sola voce inneggiano alla locomotiva lanciata contro il treno dei ricchi
e dei potenti? Per giunta, interi partiti politici si fondano sull'odio. In
Germania alcune di queste organizzazioni sono vietate, certamente, ma mi chiedo
se sia legittimo immaginare lo scioglimenti delle molte realtà comuniste
presenti in Italia solo perché predicano l'odio di classe e la necessità, di
conseguenza, di imporre la dittatura del proletariato. Si tratta di concezioni
aberranti, che hanno causato milioni di morti nel mondo: come ha illustrato
Rudolph J. Rummel nei suoi studi, in 70 anni di regime l'Unione sovietica ha
sterminato in tempo di pace ben 60 milioni di persone e la Cina maoista 35 milioni
in meno di quarant'anni. Ma per sconfiggere queste cattive idee dobbiamo
ricorrere a buone idee, senza pretendere di mettere a tacere nessuno. Una
società liberale non è tale se quanti hanno il potere di legiferare rispettano
e lasciano libere di esprimersi soltanto le idee che essi ritengono giuste.
Ogni ordine politico, anche il più oppressivo, è in grado di agire in questo
modo. La specificità della società libera consiste invece nel riconoscere piena
autonomia di espressione a quanti vorrebbero sovvertire l'ordine della libertà.
Talvolta il confine tra un agire aggressivo e un pensiero violento può anche
essere sottile: come nel caso di un comizio che inciti alla violenza e induca
immediatamente all'aggressione una folla fuori controllo. Ma il carattere
controverso di queste situazioni-limite (in cui la parola diventa azione, quasi
come avviene nel momento in cui un capo ordina un'esecuzione e si rende
responsabile di un'ingiustizia) non deve far venir meno quella difesa di
principio della libertà di espressione che è uno dei cardini della società
liberale. Se d'altra parte iniziamo a chiudere i siti Internet, come dovremo
atteggiarci di fronte alle case editrici, e non solo a quelle più estremiste e
marginali? In un recente libro (La violenza invisibile), il filosofo sloveno
Slavoj Zizek afferma che la violenza del terrorismo e delle guerre è poca cosa
se paragonata alla violenza "sistemica" dei nostri rapporti basati
sugli scambi e sui contratti. Come a dire che ogni volta che intratteniamo
rapporti capitalistici con altri nostri simili stiamo predisponendo qualcosa di
ben peggiore dell'abbattimento delle Twin Towers o del bombardamento delle
donne presenti in mercato all'aperto di Baghdad. Idee aberranti: non c'è
dubbio. Ma solo per questo dovremmo chiedere di oscurare la casa editrice
Rizzoli?.
( da "Riformista, Il" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La visita di holmes nella striscia L'Onu che non piace a Israele
Sir John Holmes, sottosegretario dell'Onu agli affari umanitari, vanta un
pedigree diplomatico di alto livello presso sua Maestà Britannica. Nel Foreign
Office e a Downing Street. È uno di quegli uomini, insomma, che soppesa le
dichiarazioni pubbliche, e che sa come va il mondo. Di parole ne ha dette,
dopo aver visitato la Striscia di Gaza, e dopo una sosta a Sderot. Che è
rimasto "scioccato" per le cose "terribili" viste a Gaza,
che toccano la "stessa dignità" delle persone che vivono nella
Striscia. Che i razzi Qassam devono cessare e deve cessare il "circolo
(vizioso) della violenza". Molte di queste parole non sono piaciute a Israele, che ha reagito con la risposta severa del direttore
generale del ministero degli esteri, Aaron Abramovich. "Crea un'analogia
tra i terroristi e coloro che dal terrorismo si difendono". Non solo, così
dicendo, Holmes "incoraggia i terroristi". Le tensioni tra Israele e Nazioni Unite sono state ricorrenti, negli ultimi
sessant'anni. C'è una frase di Holmes, però, che non ha suscitato reazioni, ma
che forse dice qualcosa più delle altre. Holmes ha fatto un parallelo con
l'Ulster, posto che ben conosce, visto che ha avuto un ruolo nei negoziati per
riportare pace nell'Irlanda del nord. Nonostante il terrorismo sui civili, ha
detto Holmes, la Gran Bretagna non ha mai preso in considerazione l'idea di
bombardare l'Ulster, cercando altri mezzi per risolvere la questione. Gaza non
si risolve con lo strumento militare, per Holmes. E questa sembra proprio la
risposta all'idea che circola sempre più insistentemente tra gli israeliani.
Un'operazione massiccia di terra dentro Gaza, poi un cessate il fuoco, il
ritiro delle truppe israeliane, e in seguito una forza internazionale a
"pacificare" la Striscia. Un gioco molto pericoloso, che ricorda il
pantano in cui si trovarono i soldati dell'Onu nella missione in Somalia.
Forse, al Palazzo di Vetro, non tutti sono d'accordo. 20/02/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 20-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Per mancanza di strutture adeguate, le vittime sono
numerosissime Israele:
ricovero forzato per gli anoressici Yatom propone una legge per
l'ospedalizzazione forzata anche dei soggetti maggiorenni Israele. 20 feb. – Dany Yatom, deputato
laburista, propone alla Knesset (Parlamento) di introdurre il ricovero forzato
di maggiorenni malati di anoressia. La legge attuale prevede infatti il
ricovero forzato esclusivamente dei minorenni, mentre Yatom propone di rendere
legale l'ospedalizzazione forzata anche per i soggetti di maggiore età. Il
deputato sostiene la necessità, per chi soffre di gravi disturbi di
alimentazione, di essere esaminato da uno psichiatra distrettuale autorizzato
ad ordinare l'eventuale ricovero per una settimana. Nel caso poi di pericolo di
vita, una commissione di psichiatri potrà decidere un ricovero di tre mesi. è
stata la recente morte di una modella israeliana, Ilanit Elmaliach, a far
scoppiare il caso politico, ma in Israele il disturbo
dell'anoressia è sempre stato molto diffuso. Purtroppo, per mancanza di
strutture di cura adeguate, solo poche centinaia di persone riescono a guarire.
L'iniziativa di Yatom ha trovato numerosi sostegni, anche perché a rafforzare
la proposta sono giunte anche le parole della madre della modella morta: “Se
avessi avuto la possibilità legale, l'avrei costretta a ricoverarsi e a
curarsi, le avrei salvato la vita”. Giulia Fossati.
( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina
PRESENTAZIONE
Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown Il dolore per
la perdita di un figlio, che sia vittima o carnefice, non ha bandiere: è
profondo e straziante, ingiusto e incomprensibile, non ci sono differenze
legate alla razza o al credo. E' questo il messaggio, forte, che arriva dal
film "Madri" di Barbara Cupisti che viene proiettato a Torino martedì
19 alle 21 da Artintown, via Berthollet 25. Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in questa
terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e
dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta
conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte,
di speranza, di compassione. C'è la mamma di Malki, 15 anni, vittima di un
kamikaze alla pizzeria Sbarro a Gerusalemme nel 2002, e quella Izz, il
ventunenne di Jenin autore dell'attentato. Le donne protagoniste del lavoro,
distribuito con Ucca e Rai Cinema, hanno idee, estrazioni culturali e sociali
diverse ma tutte condividono un desiderio, che non è politico o ideologico ma è
un messaggio che viene dal cuore: non ci devono più essere innocenti a pagare
per colpe non loro. La serata è organizzata per presentare la quinta edizione
di "Giovane e Innocente", concorso per saggi e articoli di critica
cinematografica su web organizzato da Effettonotte Online. L'ingresso è libero.
Info: www.effettonotteonline.com. \.
( da "Stampa, La" del 20-02-2008)
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Argomenti: Israele/Palestina
R.:
LUN.14,30/19,30, MAR-DOM 9,30/19,30, GIO E SAB 9,30/22,30, INGR.: INT. 7,50,
RID. 5,50, BAMBINI (6-14 ANNI) 3,50, TEL 011/5711811, WWW.PALAZZOBRICHERASIO.IT
Fino al 24 febbraio, antologica, curata da Luca Beatrice, organizzata in
collaborazione con il Mamac di Nizza, che ripercorre attraverso 70 opere le
vicende artistiche del principale esponente del Nouveau Realisme. Inoltre, sino
al 30/3 ritorna l'appuntamento con l'arte contemporanea di "Outside",
ciclo di mostre a cura di Guido Curto, dedicato ad installazioni site specific
nello spazio su via Teofilo Rossi. La facciata del palazzo ospita
l'installazione di Saverio Todaro "Zona Grigia". Altre installazioni,
sempre di Todaro, sono esposte nelle sale storiche del Palazzo. A cura di Olga
Gambari. Palazzo Madama a 1 euro PALAZZO MADAMA, P.ZZA CASTELLO. OR.: MAR-DOM
10-18, SAB 10-20, LUN CHIUSO, TEL.: 011/ 4433501, WWW.PALAZZOMADAMATORINO.IT.
Dopo il successo ottenuto nel mese di novembre, dedicato alla provincia di
Biella, che ha permesso a 1350 biellesi di entrare a Palazzo Madama al prezzo
di 1 euro, prosegue l'iniziativa "Province a Palazzo", realizzata
dalla Fondazione Torino Musei assieme alla Regione. Febbraio è dedicato a
Vercelli e alla sua provincia: i residenti o le persone nate nel Vercellese
possono entrare a Palazzo Madama pagando a 1 euro. Lungo il percorso museale,
sono presentate una serie di opere legate a questo territorio. Francisco Goya
BIBLIOTECA NAZIONALE UNIVERSITARIA, P.ZZA C. ALBERTO 3, OR.: LUN, MER, VEN E
SAB 9/13, MAR E GIO 9/18 E' aperta sino al 15 marzo "Los Caprichos. Goya
Illuminista fra Settecento ed Europa napoleonica". In mostra un insieme di
tavole in perfetto stato di conservazione, cui è affiancato un importante
nucleo di reperti librari di proprietà della biblioteca. Rossa PALAFUKSAS,
P.ZZA DELLA REPUBBLICA 25 Dal 20 febbraio al 4 maggio, in occasione delle
celebrazioni per il centenario della Cgil, è esposta la mostra "Immagine e
comunicazione del lavoro: 1848/2006". Inaugurazione venerdì 19, ore 19 Lo
Spazio dell'uomo FONDAZIONE MERZ, VIA LIMONE 24, OR.: MAR-DOM 11/19. INGR.:
INT. 5 EURO, RID. 3,50, GRATIS BAMBINI SOTTO I 10 ANNI, MAGGIORI DI 65 ,
DISABILI E OGNI PRIMA DOMENICA DEL MESE Fino all'11 maggio, un'indagine sulla
scena artistica contemporanea cilena, attraverso l'incontro tra storia del
passato e realtà del presente. 24 capolavori per 12 mesi MIRAFIORI MOTOR
VILLAGE, P.ZZA CATTANEO 9; OR.: 9/19,30, GIO 9/22, DOM 9/12,30 E 15/19,30, TEL
011/0042411 Dal 15 al 27 febbraio, sono esposte le opere vincitrici del
concorso di pittura "Shaping our World Calendario CNH 2008",
un'occasione per vedere dal vivo i migliori prodotti della creatività dei
dipendenti Cnh di tutto il mondo. Novecento - Trilogia dell'automobile TORINO
ESPOSIZIONI, C.SO M. D'AZEGLIO 15, OR: MAR-DOM 10/18,30. Le più belle auto del
'
( da "EUROPA.it" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'INTERVISTA
Marek Halter racconta la sua battaglia intellettuale Noi europei, capaci di
tutto "La cultura scritta è da sempre la patria degli ebrei. Dare fuoco ai
loro libri o censurarli equivale a non rispettare il loro diritto ad
esistere" SIMONE VERDE "Contro il male che alberga dentro di
noi". Questa la battaglia intellettuale di Marek Halter confluita nel suo
ultimo libro, La mia ira (Spirali, 20 euro), dialogo con un vecchio ebreo
religioso sulla natura dell'uomo e sul tempo presente. Un dialogo nutrito dalla
cultura cosmopolita dello scrittore e dalla sua vita rocambolesca: salvo per un
pelo dalle retate naziste nel ghetto di Varsavia, fuggiasco in Unione Sovietica
e stabilmente a Parigi dagli anni Cinquanta. In Halter colpisce il piglio
combattente tipico di un uomo che, avendo visto in faccia la morte, non si tira
indietro davanti alle sfide consegnate dalla cronaca o dalla storia. Ultima in
data, il boicottaggio del salone del libro di Torino, il cui ospite d'onore
sarà quest'anno Israele. "Una perfetta idiozia antisemita ? tuona ? la cultura
scritta è da sempre la patria degli ebrei, popolo senza terra. Dare fuoco ai
libri o censurarli equivale, perciò, a non rispettare il diritto di quel popolo
a esistere". Lei che ha conosciuto stalinismo e nazismo, come spiega
quest'Europa divisa tra civiltà e barbarie? Dal dopoguerra, sono stati
molti i filosofi e gli intellettuali che hanno tentato di rispondere a questa
domanda. Alcuni esponenti della scuola di Francoforte sono arrivati alla
conclusione che i semi dell'odio e della barbarie erano già presenti
nell'illuminismo, nella più alta costruzione razionale dell'Europa moderna. Non
sono d'accordo. A mio parere, le tragedie della storia europea ci ripetono una
verità nota da sempre, e cioè che la fragile condizione dell'uomo ne fa una
creatura capace del meglio come del peggio. E che non c'è nulla che possa
proteggerlo dal male che alberga nel profondo della sua natura. Non ci riesce
il sapere e neanche Dio. Un'antropologia critica che comporta rassegnazione?
Nessuna rassegnazione, ma una lotta senza fine contro il lato oscuro che abita
ciascuno di noi. Cosa possiamo fare per proteggerci dalla nostra natura?
Difficile da dirsi. Dopo gli orrori dei campi, gli ebrei hanno fatto ricorso
alla memoria: ricordare, per non dimenticare ciò di cui siamo capaci. A
sessant'anni di distanza, però, dobbiamo constatare che la memoria non ha
impedito altri genocidi, quello dei tutsi in Sudan o i massacri compiuti dai
khmer rossi in Cambogia. Forse ricordare non basta e si devono tentare nuove
strade. La proposta tanto discussa di Nicolas Sarkozy, che ogni scuola adotti
un bambino vittima della Shoah è un altro tentativo? Ho parlato con Sarkozy
qualche giorno prima che formalizzasse questa proposta e l'ho trovata buona.
Vede, il nostro problema, la nostra tragedia di esseri umani, è che gli
avvenimenti che si consumano nello spazio di una vita, nel lungo cammino della
storia non sono più niente. Cosa si saprà della Shoah tra qualche centinaio di
anni? Una o due righe in un manuale di storia. Di fronte a questo potere
polverizzante del tempo, l'idea di Sarkozy mi sembra un buon metodo per uscire
dalle astrazioni, nel tentativo di far provare a ciascuno parte dell'immenso
dolore subito da altri. Un modo di sottolineare il valore universale della
Shoah? Di far ripercorrere emotivamente l'annichilimento assoluto di quella
tragedia. Annichilimento compiuto dal massimo della tecnica, e quindi dal
massimo della capacità intellettiva dell'uomo. E perseguito dal più grande
disegno totalitario mai concepito. In Italia sono ancora vive le polemiche in
vista del salone del libro di Torino. Si tratta di una nuova vampata di
antisemitismo? C'è antisemitismo quando viene negato il diritto degli ebrei di
esistere. In passato ciò è avvenuto con l'eliminazione fisica. Oggi avviene in
maniera più sottile, cercando di bandire i segni della loro esistenza. Gli
ebrei, popolo senza terra, hanno costruito da sempre la propria patria
spirituale nella cultura scritta. Ed è per questa ragione che ogni volta che li
si vuole attaccare si cominciano a bruciare i loro libri. Davanti al famoso
rogo nazista del 10 maggio 1933 Freud fece una premonizione: "Bruceranno
anche noi". E così fu. Naturalmente la situazione di oggi è ben diversa,
ma l'attacco è particolarmente odioso proprio perché avviene ancora una volta
contro il simbolo più rappresentativo di quel popolo. Mettendo in pericolo la
libera espressione di scrittori e intellettuali schierati, per altro, quasi
sempre dalla parte dei palestinesi. Alcuni contestano l'opportunità di evocare
la Shoah davanti a fenomeni di antisemitismo ordinario. Cosa risponde? Parlare
troppo di antisemitismo è pericoloso, ma lo è anche parlarne troppo poco.
Bisognerebbe trovare il giusto equilibrio, ma in che modo? Dal mio punto di
vista è meglio rischiare qualche esagerazione che essere negligenti. Il nemico
che è in noi è talmente insidioso che va affrontato non appena rialza la testa.
Ciò detto, nell'attuale confusione tra antisemitismo e antisionismo, il mondo
ebraico ha una parte di responsabilità. È stato un errore stabilire un legame
diretto tra la Shoah e la fondazione di Israele, con
l'intenzione di legittimare per sempre l'esistenza dello stato ebraico. È stato
un errore perché ha creato un falso storico, sradicando il sionismo dai
movimenti nazionali dell'Ottocento europeo e fornendo un alibi
all'antisemitismo.
( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palestina Abu Mazen frena i suoi "Gaza non è Pristina" I
palestinesi minacciano di seguire l'esempio di Pristina se fallirà il negoziato
con gli israeliani sullo Stato palestinese. "Il nostro popolo ha il diritto
di proclamare la sua indipendenza come il popolo del Kosovo", ha detto
Yasser Abde Rabbo, uno dei negoziatori con Israele. "Noi siamo stati occupati
da prima che il problema del Kosovo sorgesse", ha aggiunto Rabbo. La
proposta però è stata subito bocciata da diversi dirigenti dell'Anp, primo fra
tutti il presidente Abu Mazen: "Proseguiremo sulla strada del negoziato
per raggiungere un accordo di pace entro il 2008 che risolva tutte le questioni
dello status finale, compresa Gerusalemme", ha affermato.
( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Polemica
All'Ateneo sfida Vattimo-Volli con le bandiere Israele a Librolandia Arriva
l'ambasciatore Gideon Meir oggi ricevuto dal sindaco LUCIANO BORGHESAN GIOVANNA
FAVRO Gideon Meir, l'ambasciatore d'Israele, è a Torino. Alle 12,30, a Palazzo Civico, incontrerà il
sindaco: una visita fissata da tempo, prima che sorgessero le polemiche sulla
Fiera del Libro dedicata agli scrittori israeliani, ma sicuramente il
colloquio verterà sul tema. In serata, in una cena di lavoro, avrà modo di
parlare con gli organizzatori dell'evento culturale. Chiamparino ha già
conosciuto Meir, nel marzo 2007, pochi mesi dopo che aveva assunto il nuovo
incarico a Roma. Sessant'anni, Meir è stato vicedirettore generale del
ministero degli Esteri con delega per affari pubblici e media. Per anni è stato
la voce del governo di Gerusalemme, sempre il primo a confutare tesi non
equilibrate nei confronti di Israele. Un uomo
determinato, è rimasta famosa la sua campagna in favore della barriera di
sicurezza: per difendere il "muro" davanti alla Corte dell'Aja,
suggerì di spedire in Olanda i rottami di un bus distrutto dai terroristi.
Domani, alle 15, Meir aprirà il seminario di Hasbarà organizzato dalla
Fondazione Camis De Fonseca e dall'Associazione Italia Israele,
in via Pietro Micca. Interverranno Marco Brunazzi, dell'Università di Bergamo,
Carlo Panella, giornalista di Mediaset, Ugo Volli, dell'Università di Torino, e
Marco Reis, giornalista. Il convegno proseguirà sabato, tutto il giorno, e
domenica. Stamane, intanto, Ugo Volli e Daniela Santus arriveranno a Palazzo Nuovo,
dove insegnano, con le bandiere di Israele sulle
spalle, e incroceranno nell'atrio non solo il banchetto e gli striscioni del
Cua, il Collettivo universitario autonomo che distribuisce volantini contro Israele e per il boicottaggio della Fiera del Libro: il
filosofo Gianni Vattimo annuncia che "mi presenterò a far lezione a
Palazzo Nuovo con la bandiera palestinese. Non ce l'avevo, ma ho chiesto ad
alcuni studenti di prestarmene una". I cattedratici Volli e Santus
porteranno invece un cartello "Antisionismo uguale antisemitismo" e
distribuiranno volantini a favore della Fiera del Libro: protestano per
"il crescente clima di antisemitismo di questi giorni", e chiedono
che il rettore "impedisca la diffusione di scritte e volantini antisemiti
che negano il diritto all'esistenza stessa di Israele".
Per Vattimo, "è assurdo che questi docenti si fingano vittime di
discriminazioni. Con gli israeliani e con la Fiera del Libro si sono schierati
tutti, dai giornali al presidente della Repubblica: se si deve scegliere da che
parte strare, scelgo anchio, e scelgo di stare dalla parte dei
palestinesi". Il Cua dice: "Noi non ci faremo imbavagliare né da
questi due docenti né dal rettore, e nemmeno dalla polizia. Nessuno può
impedirci di volantinare contro la politica di Israele
e di manifestare solidarietà al popolo palestinese".
( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Progetto.
Pasticcieri e artisti alla ricerca di un "passaporto culturale"
Michelangelo Pistoletto a La Spezia presenta una nuova filosofia [FIRMA]PAOLA
GUABELLO BIELLA Gelato e pasticceria Love Difference come passaporto culturale:
l'arte e la gastronomia si incontrano per promuovere il dialogo fra le culture
del Mediterraneo. Michelangelo Pistoletto e il movimento artistico per una
Politica InterMediterranea da lui fondato, da domani a domenica al CAMeC di La Spezia
riunirà artisti e pasticcieri provenienti da diversi Paesi che, incontrandosi e
collaborando insieme, svilupperanno le basi del progetto "Pasticceria Love
Difference". L'evento si svolge nell'ambito della mostra Cittadellarte -
Pistoletto e il Terzo Paradiso, inaugurata lo scorso dicembre e in corso fino
al 24 marzo. Il progetto prevede la nascita di una pasticceria
"mobile" che rappresenti, attraverso i suoi prodotti dolciari,
l'armoniosa convivenza fra le diverse culture del Mediterraneo. La sua filosofia
è infatti nata dall'idea del maestro biellese sperimentata col gelato Love
Difference al gusto di Halva, pasta di sesamo molto diffusa nei paesi arabi del
mediterraneo e nell'area balcanica. Il dessert rappresenta, secondo le parole
dello stesso artista, un "Passaporto culturale all'interno del
Mediterraneo, perché simbolo dell'incontro interculturale di due diverse
tradizioni di questa area". L'incontro di La Spezia sarà la prima
occasione di dialogo e di scambio tra artisti e pasticcieri che saranno
invitati a elaborare un piano di produzione, diffusione e promozione della
Pasticceria Love Difference. Enrica Borghi (Italia), Gudran Art and Development
(Egitto), Hélène Arbrand (Francia), Ingeborg Bodzioch (Scozia), Rafram Chaddad (Israele), Gayle Chong Kwan (Regno Unito), Manuel van Dorsselaer e Eva
van Tulden (Belgio), Mele Duccio (Italia), Fatima El Hassani (Marocco) e
Marcello Russo (Italia), Saïd Ait El Moumen (Marocco), Marilena Joannides
(Cipro), Network nomadic architecture, Lea Petrou e Maria Nymfiadi (Grecia),
Oraib Toukan (Giordania), Julie Upmeyer (Turchia), Secil Yaylali
(Germania) parteciperanno alla tavola rotonda, che sarà presenziata da
Pistoletto, Bruno Corà e altri rappresentanti del mondo artistico e culinario
internazionale.
( da "Stampa, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Molti
verbi all'indicativo sono passati al condizionale, ma non è questa la sostanza.
Ariel Toaff ha ripubblicato per il Mulino il suo contestatissimo Pasque di
sangue, da oggi in libreria con nuova copertina e una corposa postfazione. In
essa lo studioso italo-israeliano figlio dell'ex rabbino
capo di Roma, figura eminente dell'ebraismo e della storia italiana, rivendica
le sue tesi e risponde alle accuse. La prima edizione ebbe appena il tempo di
uscire, un anno fa, e subito fu ritirata su richiesta dell'autore, quando alle
recensioni anche feroci dei suoi colleghi (Carlo Ginzburg fu il più duro)
si unirono le prese di posizione delle associazioni ebraiche, italiane e
americane, e degli sponsor statunitensi dell'università israeliana Bar Ilan,
dove insegnava. Senza contare gli insulti, e le minacce di esagitati. Fu un vero
diluvio, per un libro che venne ritenuto un insulto alla storia dell'ebraismo.
In Pasque di sangue Toaff, partendo da un processo tenutosi a Trento nel 1475
contro un gruppo di ebrei askenaziti accusati d'aver ucciso un bambino
cristiano per celebrare col suo sangue i riti pasquali - e naturalmente
condannati sulla base di confessioni estorte con la tortura - analizza il
"mito del sangue" nel Medioevo: la credenza cioè, ampiamente diffusa
tra i cristiani e anche tra gli ebrei di provenienza tedesca, che il sangue,
soprattutto di persone giovani, fosse una sorta di toccasana. Era avversata dai
rabbini, perché l'ebraismo proibisce di alimentarsi col sangue, ma tollerata
perché inestirpabile. Toaff non afferma che gli imputati di Trento fossero
colpevoli del "martirio di San Simonino", ossia di aver assassinato
il bambino poi elevato agli altari in funzione antisemita. Ma sottolinea che i
rituali dalla forte connotazione anti-cristiana (eseguiti però con sangue
fornito da "donatori" venali e non da vittime) ricostruiti nel
processo sono "tutt'altro che inverosimili". L'omicidio, ribadisce, è
"un mito e una calunnia", anche se qualcuno può aver effettivamente
commesso crimini di questo tipo, per vendicarsi delle persecuzioni cristiane. "Del
resto - ci dice da Bologna, dove sta trascorrendo un anno di congedo - c'è
almeno un caso, riferito da una cronaca ebraica, di un ebreo pazzo che uccide
una ragazzina cristiana e provoca ovviamente una terribile persecuzione contro
l'intera comunità". Perché, allora, rinunciare al libro, e poi
ripubblicarlo? Dov'è la correzione di rotta, se di correzione si tratta?
"La chiave di lettura è sempre quella. Nella prima edizione, però, non era
esplicitata, e ciò ha dato luogo a equivoci ". Lo studioso non ha solo
"lavorato" sui modi verbali, ma ha aggiunto documentazioni, recependo
in qualche modo la critica avanzata da un pur benevolo Franco Cardini, che gli
ha dedicato un libretto, Il caso Ariel Toaff, una riconsiderazione, uscito
nell'aprile scorso da Medusa. "Ho sottolineato maggiormente che esisteva
questa cultura comune a cristiani ed ebrei, specificando però come dall'uso di
questo sangue - in polvere peraltro, che era un modo per aggirare la
proibizione religiosa - all'omicidio rituale, ce ne passi". Nella prima
edizione aveva commesso, ammette, un errore: "Quello di aver tentato un
libro leggibile e discorsivo, con qualche punta di ironia, come nell'ultima
pagina". Che è rimasta tale quale. Nessuna abiura, dunque. Ma allora
perché non resistere un anno fa? Toaff ammette che all'inizio aveva pensato di
rinunciare per sempre. "Però due fatti mi hanno convinto a insistere:
intanto gli antisemiti e i nemici di Israele non hanno
potuto "usarmi" per la loro propaganda, come molti temevano, e io
stesso avevo cominciato a paventare. In secondo luogo si è creato un nuovo
mito, davvero pericoloso, quello della lobby ebraica, potentissima, che mi
aveva imbavagliato. Ho ritenuto di doverlo smentire". Tornerà in Israele? "Sì, perché c'è la mia famiglia. Ma non più
all'Università. Ci sono state troppe pressioni, soprattutto dagli Stati Uniti
ma anche dall'Italia, che nonostante i tentativi dell'università a mia difesa
faranno di me un professore in pensione. Riprenderò naturalmente le mie
ricerche". Resta l'amarezza. "Altro che amaro. C'è stata una specie
di caccia alle streghe. Su una rivista americana ho letto persino che nel mio
libro si parlerebbe della profanazione dell'ostia. Però non si rafforza
l'ebraismo dandone un'immagine oleografica. Anzi, il presentare gli ebrei come
eterne vittime passive della storia è una forma di antisemitismo. Qualche volta
hanno reagito, come potevano".
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Torna
'Pasque di sangue' Toaff: difendo la mia ricerca ? ROMA ? "L'OMICIDIO
rituale è e rimane uno stereotipo calunnioso". Ad un anno di distanza
dalla pubblicazione di 'Pasque di sangue', che suscitò
enormi polemiche per i suoi contenuti, lo storico italo-israeliano Ariel Toaff
(Università di Bar Ilan) manda oggi in libreria (sempre con l'editore il
Mulino) la nuova edizione con lo stesso titolo. E nella postfazione obietta ai
suoi critici e difende la libertà di ricerca da condizionamenti politici o
ideologici. La precedente edizione fu ritirata dal mercato dalla stessa
casa editrice a causa delle aspre reazioni del mondo ebraico (ma non solo) e
della condanna totale del rabbinato italiano e internazionale. - -->.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La
polemica "I palestinesi seguano l'esempio" ma il presidente Abu Mazen
frena RAMALLAH - Effetto Kosovo sul Medio Oriente. "Se
la colonizzazione dovesse andare avanti e con Israele non si riuscissero a intavolare negoziati seri, anche noi come
Pristina dovremmo dichiarare l'indipendenza unilateralmente" ha detto
Yasser Abd Rabbo, consigliere di Abu Mazen. Ma dall'entourage del presidente
dell'Autorità palestinese sono poi arrivate frenate.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacoli
Il fenomeno Winehouse ha aperto le porte a una schiera di cantanti giovanissime
Da Adele a Leona Lewis, da Duffy a Asa, è l'anno del sorpasso sui colleghi
uomini Addio maschi, trionfano le sorelline di Amy Molte di queste debuttanti
arrivano da Myspace e sono già in classifica GIUSEPPE VIDETTI ROMA Quando
Carole King e Gerry Goffin, blasonata coppia di compositori, cercavano un'idea
per far successo e far quattrini, fecero cantare The loco-motion a Eva Boyd, la
loro babysitter, ribattezzata Little Eva. Era il 1962, e il rock & roll era
un affare da uomini, ma una legione di combattive badesse del pop-rock-folk era
alle porte, Joan Baez, Judy Collins, Joni Mitchell, Grace Slick, Mama Cass,
Janis Joplin, un fenomeno inarrestabile, potenziato dieci anni dopo da Patti
Smith, un'icona per le rockeuse militanti di fine millennio, da Tori Amos a
Beth Orton, da PJ Harvey a Cat Power, da Tracey Thorn a Michelle Shocked, Ani
Di Franco, Cristina Donà, Carmen Consoli, Regina Spektor e Joan As Police
Woman. In questi giorni, il dizionario del rock è scritto soprattutto al
femminile. Il 2008 è l'anno del sorpasso. I giornali inglesi non parlano
d'altro: la nuova ondata è guidata da una schiera di artiste che, già al
debutto, hanno incassato premi e guadagnato il primo posto in classifica. Il
fenomeno Amy Winehouse, che ha dominato il 2007 e ha chiuso in bellezza con
cinque Grammy, ha generato una valanga di nuove proposte. Alcune sono già una
realtà, altre arrancano ancora su myspace.com. La prossima Winehouse è già in
lista d'attesa, si chiama Adele e cita tra le sue influenze Etta James e Ella
Fitzgerald. L'album d'esordio uscirà in Italia il 29 febbraio (il 7 marzo si
esibirà a Milano) e si chiama 19, come gli anni che ha. In Inghilterra è già al
primo posto e ai Brit Awards, ieri sera, ha ricevuto il premio della critica.
Il Regno Unito, esaurita la verve del britpop, sfodera un agguerrito esercito
di fanciulle per sbaragliare il mercato Usa sempre più debole. Dopo il successo
di Lily Allen e Leona Lewis, la ventenne Kate Nash sembra determinata a far
dimenticare gli standard logori del pop, investendo l'ascoltatore con una
musica semplice e un fiume di parole che raccontano la sua vita di adolescente
on the road. Il Guardian giura: "Sarà l'eroina dei prossimi anni, l'ha
scritto in fronte". Intanto anche il suo Made of bricks è volato ai
vertici delle charts. Duffy è gallese, bionda col nasino all'insù, ha 23 anni e
canta con la prepotenza di una diva soul degli anni Sessanta. Il suo Rockferry
è appena uscito, ma i DJ inglesi hanno già deciso: è la nuova Dusty
Springfield. Lei protesta, dice che i suoi idoli sono Beatles, Rolling Stones e
Sandie Shaw. Il talento è innegabile e la voce potente, che contrasta con
l'immagine sbarazzina, fa sembrare la povera Dido una dilettante. La Polydor,
pur di averla, ha sganciato un milione e mezzo di euro. L'industria
d'oltreoceano sembra più riluttante a dichiarare ormai chiusa l'epopea delle
Britney Spears, ma le etichette indipendenti già da anni puntano sulle
cantautrici. Dalla California, arriva Colbie Caillat, devota a Carole King e
alla Mitchell: l'album Coco, che ha già venduto in patria più di un milione,
sta per uscire anche in Italia. Negli Usa, la parola d'ordine è: ritorno alle
origini, voce, una chitarra, jeans, t-shirt e poco più. Annie Clark viene da
Tulsa, Oklahoma, ha 25 anni ed è conosciuta con lo pseudonimo di St. Vincent.
Il suo album Marry me riporta alla disarmante, fanciullesca semplicità della
Melanie di Candles in the rain. Anche Sara Beck ha 25 anni, è originaria di
Wichita, si fa chiamare Pink Nasty e i dischi se li fa in casa. Voce e
chitarra, ma i testi di Mold the gold sono una satira feroce alle aberrazioni
della provincia americana "che genera serial killer". Un piccolo culto
si è creato intorno alle nuove principesse del folk-rock: Alela Diane, che fa
rivivere l'orgoglio di Buffy Sainte-Marie; Sera Cahoone, che combina vecchio
country & western e indie rock; Haley Bonar, cantastorie dell'America
rurale; Liz Durrett, originaria di Athens, Georgia, il paese dei Rem, che
continua la tradizione di Victoria Williams; la bellissima Jesse Sykes, che ha
tutte le carte in regola per diventare la nuova Emmylou Harris. Il Canada ha
già individuato nel fascino Feist, nominata a quattro Grammy, una possibile
alternativa a Joni Mitchell. Donne sono le ambasciatrici della nuova world
music: la nigeriana Asa, la portoghese Ana Moura, l'irlandese Julie Feeney,
Yael Naim, battezzata la Carla Bruni d'Israele, ospite giovedì 28 del Festival
di Sanremo; Zeb & Haniya, nuove protagoniste in Pakistan della musica
pashtun. Intanto l'Inghilterra è alla ricerca della prossima diva. E gli occhi
sono tutti puntati su Paloma Faith, una trasformista, sorta di Amy Winehouse
del burlesque. Non ci sono dischi in circolazione, solo canzoni e video
su myspace e youtube. SEGUE A PAGINA 6.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina
XI - Bologna Il festival Stasera nell'incontro al Lumière Il regista Akin si
racconta da cinescolaro Il successo iniziato con "La sposa turca"
fino al recente "Ai confini del Paradiso" EMANUELA GIAMPAOLI è il
giorno del regista Fatih Akin, oggi a Officinema Festival, la manifestazione
dedicata alle Scuole europee di cinema e agli esordi italiani in corso a
Bologna nelle sale del cinema Lumière (Via Azzo Gardino 65). Tedesco di origini
turche, il cineasta autore di "La sposa turca", vincitore dell'Orso
d'oro a Berlino nel 2004 e del recente "Ai confini del Paradiso",
(miglior sceneggiatura Cannes 2007), oltre ad essere una delle figure più
interessanti dell'attuale panorama cinematografico viene a raccontare la sua
esperienza come ex allievo di una scuola di cinema. E di cosa abbia significato
per lui l'Accademia di Belle Arti di Amburgo, sua città natale, se ne potrà
discutere con il regista al termine della visione di "Rapido e
indolore" (ore 21.30), suo primo lungometraggio del 1998 con il quale ha
vinto il Pardo di bronzo al Festival di Locarno e il premio come migliore
esordiente ai Bavarian Film Award di Monaco. Il film porta sullo schermo la
vita di tre immigrati ad Amburgo, un serbo, un turco e un greco. Il dialogo con
Akin prosegue anche domani al termine della proiezione del documentario girato
dalla moglie Monique sul set di "Ai confini del paradiso" (ore 14).
Oggi la manifestazione entra nel vivo con i titoli in concorso, a partire dalle
9.30 con le prime proiezioni del Premio Luca De Nigris, sezione in cui sono in
gara i piccoli 'registi' delle scuole elementari e medie della regione Emilia
Romagna, tra cui si segnalano gli allievi della scuola primaria di Monzuno con
"Toporusco & C." sul tema dei rifiuti. Nel pomeriggio (ore 16.45
e 18.30) sarà invece la volta delle opere in competizione per la sezione Mostra
delle Scuole Europee di Cinema con gli aspiranti cineasti provenienti da
Finlandia, Germania, Francia, Israele, Spagna, Bulgaria, oltre a due lavori della prestigiosa scuola
polacca di LÓdz. La sezione "Visioni italiane", riservata ai filmaker
di casa nostra, sorprende invece con la presenza sullo schermo di volti noti
come Lucio Dalla in "Il califfo" o l'attrice Valeria Solarino e il dj
Enrico Silvestrin in "La moglie" (entrambi nel programma delle
ore 20). Info: www.cinetecadibologna.it.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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XIV - Bari Bigatto al Kismet racconta il male e la sua banalità Una lettura
teatrale ispirata al processo che condannò a morte un ex ufficiale SS ANTONELLA
GAETA Otto Adolf Eichmann davanti al tribunale israeliano
dichiarò che in fondo si era occupato "soltanto di trasporti". In
verità, da tenente colonnello delle SS aveva coordinato il trasferimento di
milioni di ebrei nei campi di concentramento e di sterminio. L'ufficiale era
stato catturato in Argentina nel 1960: portato a Gerusalemme, fu condannato a
morte e impiccato due anni dopo. Hannah Arendt, intellettuale e filosofa
di origine ebraica, seguì per il New Yorker le centoventi sedute del processo
Eichmann: cronaca e pensieri raccolti poi nel fondamentale testo La banalità
del male. Una lettura scenica tratta dal testo propone questa sera alle 21 il
teatro Kismet Opera di Bari per il terzo movimento ("Umano/ Civile")
della sua stagione (info 080.579.76.67). L'attrice Paola Bigatto ha elaborato
pagine importanti per leggere lucidamente argomenti forti come la nascita del
nazismo, l'Olocausto e il processo di Norimberga, raccogliendole in un assolo.
L'operazione è nata per le scuole e dell'originaria destinazione conserva il
suo andamento didattico e la sua forma di lezione frontale. Bigatto, che si è
formata alla scuola "Paolo Grassi" di Milano ed è stata diretta da
Luca Ronconi, scrive: "La banalità del male ha come obiettivo l'ascolto
collettivo di quelle parole scritte, nella convinzione che esso generi un
valore. Un tipo di operazione che si differenzia dalla semplice lettura in
scena perché c'è una figura che assume come parole proprie quelle del testo,
rivolgendosi in prima persona al pubblico. Non è un personaggio, non è Hannah
Arendt, ma è una figura, quella della professoressa, strumentale all'azione che
si compie in scena". Approdo fondamentale nel lavoro della Harendt, dopo
aver guardato Eichmann negli occhi, è la tragica consapevolezza che "le
azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né
mostruoso", soltanto un essere "incapace di pensare". Prima
dello spettacolo, nel foyer del Kismet alle 19 è in programma l'incontro
"La banalità del male... ovvero rieducare al pensare", in
collaborazione con Università di Bari ed edizioni La Meridiana. I docenti
baresi Francesco Fistetti e Francesa Romana Recchia Luciani e la collega romana
Giovanna Leone ne discuteranno insieme con il giornalista Carmine Festa. E da
domani a domenica il Kismet torna a ospitare Sterminio del Teatro delle Albe di
Marco Martinelli.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Iran, il
giorno delle impiccagioni Dieci esecuzioni a Teheran e Zanjan. Ahmadinejad: "Israele sporco microbo" Il bilancio dei giustiziati ha già
raggiunto quota 48 dall'inizio dell'anno GIAMPAOLO CADALANU Richiami dalla
comunità internazionale, moratoria delle esecuzioni proclamata dall'Onu,
appelli delle organizzazioni abrogazioniste: niente smuove gli ayatollah.
La pena di morte resta un pilastro della politica di giustizia dell'Iran e i
boia continuano a lavorare senza sosta. Ieri è toccato a dieci detenuti,
impiccati sulle gru a Zanjan, nel nord del paese, e nel famigerato carcere di
Evin, a Teheran. Sei erano ritenuti colpevoli di rapine a mano armata, altri
quattro di omicidi. E il bilancio dei giustiziati ha già raggiunto quota 48
dall'inizio dell'anno. Il governo inquadra le esecuzioni in una campagna per
"migliorare la sicurezza" in tutto l'Iran. Ma è difficile sfuggire
all'impressione che, come sostiene Amnesty International, "la situazione
dei diritti umani si sta ulteriormente deteriorando". Il "pugno di
ferro", dicono profughi iraniani, ha forse ottenuto la riduzione della
criminalità, soprattutto nella capitale. Un ragionamento che spiega le ultime
esecuzioni, ma che difficilmente si può applicare a Hamzeh Chavi e Loghman
Hamzehpour, ragazzi di 18 e 19 anni arrestati il 23 gennaio a Sardasht,
nell'Azerbaijan iraniano, con le accuse di mohareb e lavat (cioè di essere
nemici di Allah e di praticare la sodomia). I due hanno confessato sotto
tortura di amarsi e ora hanno praticamente la certezza di essere condannati a
morte, denuncia l'organizzazione EveryOne che ha raccolto oltre tredicimila
firme per salvarli. Una sorte simile era toccata a Makwan Moloudzadeh, il 21
enne giustiziato nello scorso dicembre, ignorando tutti gli appelli, perché
giudicato colpevole di aver amato un altro ragazzo all'età di 13 anni. La
persecuzione degli omosessuali ha smosso la stessa Commissione europea, che
rispondendo a un'interrogazione sul caso iraniano ha raccomandato ai paesi Ue
di accogliere come "rifugiati" i gay perseguitati nel loro paese.
L'accanimento nella pena capitale, senza nemmeno limitazioni di età e anche con
la lapidazione, ha allargato ancora la distanza fra l'Iran e la comunità
internazionale, già in rapporti difficili per la politica nucleare e per le
dichiarazioni di Mahmoud Ahmadinejad. Anche ieri il presidente iraniano ha
definito Israele "uno sporco microbo nero" e
"spaventapasseri dell'Occidente", che uccide "uomini puri e
pii". Ma i boia vanno avanti senza sosta. Se nel 2007 le esecuzioni
portate a termine sono state 298, tutto lascia pensare che questa cifra sia
destinata ad aumentare. L'unico progresso, se così si vuol chiamare, è che
adesso le esecuzioni non sono più pubbliche, a meno di espressa autorizzazione.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'intervista
Lo storico Wasim Dahmash "Quel copricapo dei contadini diventato
simbolo" CRISTINA NADOTTI "è terribile pensare
che non ci sarà più chi fa le kefiah in Palestina. è un segno di quanto ha prodotto l'occupazione: sono state
distrutte tutte le strutture produttive, i palestinesi dipendono solo dagli
aiuti esteri". Wasim Dahmash, storico palestinese, rintraccia le origini
della kefiah, un simbolo non solo politico, ma anche storico e culturale, e si
rammarica di quanto sta accadendo all'ultimo laboratorio. Siamo abituati
a pensare subito alla kefiah come simbolo dell'Olp, ma il suo valore politico
ha radici più antiche? "Nel 1936, quando la Gran Bretagna cercò di
reprimere la Grande Rivolta Araba dispiegando in Palestina
oltre 100mila soldati, i palestinesi combattevano con azioni di guerriglia
nelle campagne, dove i contadini, uomini e donne, portavano la kefiah per
proteggersi dal sole. In città veniva arrestato chiunque portasse la kefiah,
così anche chi non era contadino cominciò a metterla, in segno di solidarietà.
Già nel 1917 un giornale, il Surriya al Janubiya, aveva spronato al ritorno
all'abito tradizionale come forma di protesta, ma le kefiah a quel tempo erano
diverse". Come erano? "Tutte bianche, perché gli abiti erano a righe
e il copricapo invece a in tinta unita. Le kefiah a quadretti sono tipiche
delle popolazioni di origine nomadica del Neghev e del Sinai. Presso i nomadi
il colore e la dimensione dei quadretti distinguono i clan familiari". Chi
porta la kefiah ora? "Al di là del suo significato simbolico è un
copricapo tipico di chi deve stare a lungo sotto il sole, quindi di tutte le
popolazioni rurali. Non si deve pensare che sia un segno di distinzione per chi
si oppone ad Hamas: in Palestina c'è gente che cerca
semplicemente di vivere, e non pensa ai simboli".
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Materiali
scadenti e bassi costi: così nelle bancarelle il copricapo arriva a prezzi
imbattibili Durante la rivolta contro l'Inghilterra per i contadini diventò una
bandiera di classe ALBERTO STABILE GERUSALEMME dal nostro corrispondente Kefiah
addio! Per lo meno, quella made in Palestine, telai anni
Sessanta, cotone egiziano, manodopera palestinese. Quello che Hamas, che non ha
mai amato il grande scialle a scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser
Arafat, non ha potuto fare, ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo
farà la globalizzazione. Adesso, rivela Le Monde, anche nei Territori la
stragrande maggioranza delle kefiah sono prodotte in Cina, con materiali
incerti e a bassissimi costi, ma con il vantaggio incolmabile di arrivare nei
negozi e sulle bancarelle dei suk a un prezzo imbattibile. Il che è esattamente
il motivo per cui le poche fabbriche specializzate palestinesi, ce ne sono a
Nablus e a Hebron, sono costrette a rinunciare a fette sempre più ampie di
mercato e a ridurre la loro produzione. D'altra parte, se a causa delle
sanzioni economiche e delle chiusure - queste ultime non riguardano soltanto la
Striscia di Gaza ma anche la Cisgiordania, l'economia palestinese tutta è in
ginocchio - come avrebbe potuto salvarla la kefiah? Al di là delle ragioni
economiche che, più che nello specifico contesto del conflitto, sembrano
scaturire dalla grande ristrutturazione del mercato globale, il declino della
kefiah come simbolo d'appartenenza, vessillo di militanza o messaggio di
solidarietà adottato in massa da parte di un'intera generazione di giovani
europei, sembra avere a che fare con ragioni di tutt'altra natura. Forse, con
la crisi che attraversa il popolo palestinese, lacerato, negletto, impotente, e
la lotta nazionale di cui è infruttuosamente protagonista dagli anni Venti del
secolo scorso. Eppure ci fu un tempo? Difficile dire quando la kefiah, un nome
probabilmente derivato dalla città di Kufa, importante città della Mesopotamia
a sud di Bagdad, esordisce come capo di vestiario. Più facile ipotizzare quando
comincia a diventare un segno di status sociale. Accadde negli anni Trenta,
durante la grande rivolta contro il mandato britannico e l'impresa sionista in Palestina, che i contadini poveri ne fecero una specie di
bandiera di classe, contrapposta al fez, ottomano, adottato dalla borghesia
cittadina. In quegli anni tumultuosi in cui cominciava ad esprimersi il
movimento nazionale palestinese, un ufficiale britannico di stanza a Jenin
cercò di proibire la kefiah, diventata la "divisa" dei seguaci del
Mufty di Gerusalemme, il discusso Idi Amin al Husseini. Ma il colonnello fu
costretto a ritirare l'ordine. Chi vuole, può rintracciare un uso più formale
della kefiah nelle foto color seppia del colonnello Thomas Edward Lawrence,
detto Lawrence d'Arabia, l'inviato-agente di Sua Maestà Britanicca che agli
inizi del Novecento, favorì, non senza un'intensa personale partecipazione,
l'insurrezione araba contro l'Impero ottomano. La kefiah venne adottata dalle
truppe beduine della Legione Araba, l'esercito che la corona hascemita potè
istituire sia pure ponendolo agli ordini di un altro ufficiale britannico, John
Glubb, detto Glubb Pashà. Ma è negli anni Sessanta e Settanta, vale a dire con
l'irrompere sulla scena della questione palestinese anche grazie alla nascita
delle organizzazioni nazionaliste militanti che si sarebbero raccolte sotto
l'ombrello dell'Olp, che la kefiah diventa un sorta di tessera di partito:
bianca e nera, come quella di Arafat, per i seguaci di Al Fatah, bianca e rossa
per i miliziani dei Fronti (democratico e popolare). La kefiah che Arafat
faceva ricadere sulla fronte, avendo cura che formasse due pieghe simmetriche
ai lati di una più grande piega centrale, come a disegnare le ali di un uccello
in volo, serviva a coprire una calvizie precoce. Quella che indossava la
dirottatrice Leila Khaled (braccio armato del Fronte Popolare per la
liberazione della Palestina) dopo il dirottamento del
volo TWA 804, fece storcere la bocca ai puristi del costume arabo, giacché lo
scialle-fazzoletto-copricapo era stato fino ad allora un inequivocabile simbolo
di virilità. Con il '68 dei miti e delle rivolte, la kefiah entrò nel vestiario
delle manifestazioni studentesche, come il basco del Che, gli scarponi,
l'eskimo e spesso insieme a tutto questo. Di più forse fu usata, nel '
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Va oggi in libreria il discusso saggio sulle cruente pasque degli ebrei con una
nuova postfazione che tenta di contestare le molte critiche che indussero
l'autore a ritirare il libro Toaff fa una sola concessione l'omicidio ritualeè
uno stereotipo calunnioso Tra i critici fortemente negativi ci furono Carlo
Ginzburg e Adriano Prosperi SUSANNA NIRENSTEIN E così Pasque di sangue, il
saggio di Ariel Toaff che nel gennaio 2007 indignò l'intera comunità degli
storici (con l'eccezione di Franco Cardini e di pochi altri), oggi torna in
libreria. "Quel magnifico libro di storia", come scrisse con enfasi
Sergio Luzzatto, "quel gesto di inaudito coraggio intellettuale" che
riapriva il dossier dell'accusa del sangue contro gli ebrei - accusa all'inizio
religiosa, ma poi ripresa in Europa dall'antisemitismo razziale, dal nazismo e
oggi dal fondamentalismo islamico -, fu smontato dalle critiche dei maggiori
studiosi del Medio Evo o dell'ebraismo, da Adriano Prosperi a Carlo Ginzburg,
da Anna Foa a David Bidussa, da Diego Quaglioni e Anna Esposito all'israeliano Robert Bonfil, agli americani Ronnie Po-Chia Hsia a
Yosef Yerushalmi. Ognuno di loro dette giudizi negativi radicali che
innanzitutto bocciavano il metodo della ricerca che investiva l'omicidio
rituale di bambini cristiani in corrispondenza della Pasqua ebraica: dare per
buone le confessioni estorte con la tortura che persino la Chiesa alla fine non
aveva più considerato valide; promettere riscontri che non arrivavano
mai o che tali non erano; costruire per l'esposizione uno scenario buio e
stereotipato in cui i protagonisti non potevano che risultare ambigui, anzi
colpevoli, meglio, assassini. Eppure, dopo averlo ritirato per la pioggia di
contestazioni da tutto il mondo (accolte dal Mulino, e non solo, come "censura"
e "linciaggio morale"), Ariel Toaff e la casa editrice ripropongono
il volume (pagg.418, euro 27), con alcune modifiche - scrivono nel comunicato
stampa - che comunque a prima vista non sembrano vistose (verbi al condizionale
invece che indicativi, ad esempio), e soprattutto con una postfazione che in
ogni caso riafferma la grandissima parte del lavoro proposto un anno fa.
L'impressione è che si ritenti l'operazione editoriale del tabù infranto e
dello scandalo. Ariel Toaff fa una sola vera concessione: "l'omicidio
rituale è e rimane uno stereotipo calunnioso" scrive nella nuova
postfazione, dopo essersi però proposto come vittima di un'autentica
persecuzione da parte di chi lo ha criticato. Ma nonostante quest'affermazione
che lo dovrebbe affrancare da qualsiasi forzatura interpretativa, ecco subito
che non esclude "azioni criminali, coperte da rozze messinscene
rituali" commesse da parte di gruppi di estremisti ebrei. Anche se, a
sostegno di questa possibilità, "ci sono però soltanto le confessioni dei
condannati, estorte con la violenza delle torture e dei tormenti, la cui
veridicità rimane tutta da dimostrare". E dunque? Dunque Toaff va avanti,
quel che gli interessa soprattutto è rintuzzare le opinioni degli storici
"nemici". L'autore si propone come un intrepido ricercatore che non
può farsi condizionare "dal pericolo di strumentalizzazioni e
stravolgimenti" - argomento che corrobora citando un'affermazione del 1983
di Yosef Yerushalmi, ma ignorandone una successiva quella del 2007: "la
miglior cosa è ignorare le tesi di Toaff". Poi passa all'idea che anche
una confessione sotto tortura possa contenere delle verità. Ma anche qui non
sceglie una via diritta, vuol trovare a tutti i costi negli studiosi a lui
avversi qualche affermazione a proprio favore, oppure svilirne gli appunti: si
rifa alle critiche di Anna Foa, per poi dire che anche lei vede nelle
ammissioni dei torturati "le uniche (fonti) in grado di restituire la
parola ai protagonisti": vien subito da obiettare, una cosa è la testimonianza
di una vita, altra la colpevolezza! Oppure passa a Prosperi, per sottolineare
la sua coerenza quando non prende per buone neppure le confessioni dei marrani
e li considera cristiani a tutti gli effetti, una visione della storia ebraica
che però finirebbe "per coincidere con la storia dell'antisemitismo":
un'annotazione con cui Toaff si permette un'impossibile scissione tra le due
narrazioni. Tanti sono gli argomenti toccati, soprattutto l'uso del sangue
essiccato adoprato in certi medicamenti da alcuni gruppi di ebrei. Spiacevole
comunque che Toaff ricorra, per trovare conferma alle sue tesi, a Ginzburg, a
Ronnie Po-Chia e altri ancora... tira di qua e di là studiosi che hanno
bocciato in toto Pasque di sangue, e che hanno parlato in modo esplicito, per questo
caso, dell'irresistibile seduzione del rumore mediatico.
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura
Parla Ariel Toaff "DIFENDO LA MIA RICERCA" BOLOGNA Professor Toaff,
quanto ha corretto e quanto ha confermato in questa riedizione del suo Pasque
di sangue? "Ho accettato le critiche alla metodologia, e ne ho tenuto
conto. In alcuni casi ho cambiato gli indicativi in condizionali, soprattutto
quando si tratta di deposizioni di torturati senza riscontri da altre fonti. Ho
sottoposto il testo a diversi lettori, professori e rabbini, anche quelli più
critici. Ho rafforzato con ulteriori documenti il capitolo in cui mostro come,
a dispetto dell'autorità rabbinica che vietava l'uso del sangue, per certi
gruppi di ebrei askenaziti il Seder di Pasqua s'era trasformato in una
manifestazione scaramantica, basata su formule di maledizione anticristiana,
con uso di sangue secco proveniente da donatori vivi. Queste sono certezze.
Sulle quali i giudici fecero presa per costruire il mito delle uccisioni
rituali". Nella nuova edizione però ha sentito il bisogno di distinguere
meglio fra rito e mito. "La distinzione era certamente meno chiara nel
primo libro. Era giusta la critica di Ginzburg. Benché esistano prove, anche di
fonte ebraica, che mentecatti o criminali abbiano rivestito i loro delitti di
pretesti religiosi". La storia si occupa di patologie individuali?
"Non furono solo questo. Se per secoli accusi gli ebrei di uccidere
bambini cristiani, ci sono pazzi che s'immedesimano: sono paradossalmente un
prodotto dell'antisemitismo". Ritiene ancora corretto utilizzare come
fonti confessioni estorte sotto tortura? "Sì, cercando di capire dove
contengano elementi di verità. Del resto la storiografia ebraica per prima usa
le confessioni dei processi dell'Inquisizione. Non è corretto farlo solo se il
contenuto è edificante per le nostre convinzioni". Cosa pensa, un anno
dopo, dell'esplosione di quella polemica? "La scelta dei rabbini di
intervenire prima che il libro uscisse creò confusione, innescando reazioni
viscerali. Non dico ingiustificate: dico viscerali". Quanto le pesa
l'accusa di aver dato armi all'antisemitismo? "La reazione più facile in
questi casi è voltare le spalle all'ambiente ebraico che ti ha colpito
ingiustamente. Io invece ho deciso di spiegare intenzioni e limiti della mia
ricerca, frutto di sei anni di lavoro assieme a studenti israeliani nessuno dei
quali ha mai inteso che io credessi negli omicidi rituali". Il suo libro però è stato criticato anche in Israele. "Forse perché uno dei miei
scopi era sfatare il mito dell'ebreo sempre vittima, che ha sempre
ragione". è una critica alla storiografia ebraica? "Sì. Dopo la Shoah
è ripiegata sull'agiografia: parliamo sempre di più di martiri ed eroi.
La storia ebraica di ogni epoca è ridotta a storia contemporanea. E se illumini
le zone d'ombra, ti accusano di dare armi al nemico antisemita". Quanto le
è costata questa polemica? "Ho lasciato di mutuo accordo la cattedra
all'università Bar Ilan. So a quali pressioni sono state sottoposte le autorità
accademiche. Ci sono state anche cose peggiori, su cui però preferisco sorvolare".
Anche suo padre, Elio Toaff, rimase amareggiato. "L'ho lasciato fuori e
avrei voluto che lo facessero tutti. Non pretendo la sua benedizione, ma
chiariti i presupposti so che i punti di disaccordo saranno marginali".
Cosa le fa pensare che le prossime reazioni non saranno viscerali? "La
logica. Alcuni colleghi stanno organizzando una discussione sul mio lavoro
nell'unica sede adeguata, quella scientifica. Sono pronto a sostenere critiche
da chi ha letto il mio libro. Avrei potuto concludere la mia carriera in
silenzio, come mi fu chiesto. Invece voglio assumermi le mie responsabilità. Ma
solo le mie".
( da "Repubblica, La" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
R2 La
storia Adesso la kefiah è made in Cina ALBERTO STABILE dal nostro
corrispondente gerusalemme Addio alla Kefiah. Per lo meno, quella
originale fatta in Palestina. Quello che Hamas, che non ha mai amato il grande scialle a
scacchi bianchi e neri reso famoso da Yasser Arafat, non ha potuto fare,
ridurre un simbolo alla sua vuota imitazione, lo farà la globalizzazione.
Adesso, rivela Le Monde, anche nei Territori la stragrande maggioranza delle
kefiah sono prodotte in Cina, con materiali incerti e a bassissimi
costi. SEGUE A PAGINA 43.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
Pagina 109 Palestina Idea dai Territori: indipendenza
da Israele Palestina -->
TEL AVIV L'entusiasmo per l'indipendenza unilaterale proclamata dal Kosovo, e
in parte già riconosciuta dalla comunità internazionale, contagia anche
l'irrisolto conflitto medio-orientale. I primi a voler emulare gli sconosciuti
e lontani "fratelli albanesi" sembrano essere proprio i palestinesi:
"Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo
blocco dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con Israele, allora anche noi dovremmo fare
il passo di annunciare unilateralmente la nostra indipendenza perché è a questo
che ci sta portando Israele",
ha annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del
presidente Abu Mazen. In realtà le analogie fra l'ex provincia serba e i
Territori palestinesi sono poche ma la notizia ha preoccupato Israele.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti
Pagina 314 La politica dei sorrisi e il riavvicinamento tra Teheran e il Cairo
--> Per punire l'Egitto, la prima nazione araba ad avere
ufficialmente riconosciuto Israele e ad avere stabilito rapporti diplomatici con lo Stato Ebraico,
il Grande Ayatollah Ruhollah Khomeini tagliò tutte le relazioni con l'Egitto.
Stabilì, inoltre, che queste non sarebbero mai riprese a meno che il Cairo non
avesse rotto ogni suo legame con Gerusalemme. L'antagonismo tra le due
nazioni crebbe ancor più, quando il presidente egiziano Anwar Sadat concesse
asilo allo Shah, in fuga dall'Iran, che poi morì in un ospedale del Cairo.
Anche durante la lunga guerra tra Iran e Iraq, durata ben otto anni, l'Egitto
sostenne l'Iraq di Saddam Hussein, mandando soldati e aiuti al regime di
Bagdad. Dopo la morte di Khomeini, nel 1989, i rapporti tra i due paesi sono
continuati fra alti e bassi, anche se, occasionalmente, poteva succedere che
sostenessero le stesse cause nei consessi in cui si discuteva di affari medio
orientali. Il 28 Gennaio scorso, però, è arrivato il grande annuncio. Il
Ministro degli Esteri iraniano, Mahouchehr Mottaki, dichiara, in una conferenza
stampa, che Teheran e il Cairo "stanno per riallacciare i rapporti
politici". Si informa anche che i vice-ministri degli Affari Esteri si
erano precedentemente incontrati per eliminare quegli ostacoli che ancora si
frapponevano alla piena ripresa dei rapporti. Ci sono stati inoltre contatti
telefonici fra il presidente egiziano Hosni Mubarak e quello iraniano Mahmoud
Ahmadinejad, che hanno avuto una lunga discussione che però non è stata
risolutiva ai fini della ripresa ufficiale dei rapporti. In effetti, nonostante
le parti siano intenzionate a ristabilire relazioni formali, fra i due paesi
restano da risolvere alcune questioni di principio e di sostanza, prima che queste
possano effettivamente accadere. Ne ha parlato il quotidiano saudita stampato a
Londra, Al-Hayat, che fa notare come l'offensiva diplomatica, che l'Iran sta
attuando nei cofronti dei paesi arabi moderati, non possa essere disgiunta
dalla strategia di ridurre l'impatto della pressione americana per quanto
concerne la questione nucleare. Data l'insistenza dell'Iran nel proseguire il
suo programma di arricchimento dell'uranio e considerato il continuo confronto
con il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che minaccia nuove sanzioni,
Teheran cerca adesso di guadagnarsi la neutralità del mondo arabo. A questo
fine, l'Iran sta portando avanti una "politica dei sorrisi". Ma senza
riconoscere che un'eventuale cooperazione con il mondo arabo - che teme il progetto
nucleare iraniano - comporta anche che Teheran riveda le sue politiche in modo
che la sovranità e gli interessi dei partners mediorientali siano rispettati.
Ad esempio, l'Iran sta ancora ufficialmente glorificando l'uccisione di Sadat.
Questo significa anche che continua a rifiutare completamente la politica
egiziana, che ha portato a un accordo di pace con Israele.
L'Iran inoltre è anche il paese che giustifica quel terrorismo internazionale
di cui soffre lo stesso Egitto. Esistono inoltre prove che l'Iran sia colluso
con alcuni gruppi, che hanno colpito con attentati gli stessi paesi arabi.
L'Iran sta dando infatti rifugio a terroristi ricercati in Egitto. E fornisce
basi d'appoggio a gruppi legati ad Al-Qaeda, sia a quelli che combattono in
Afghanistan sia a quelli che combattono in Iraq. Di recente, quando sono
scoppiati incidenti armati fra egiziani e palestinesi di Hamas al passaggio di
Rafah, la frontiera fra Gaza e l'Egitto - ha scritto Al Hayat - i miliziani di
Hamas, "sostenuti da Iran e Siria", hanno creato un forte imbarazzo
al governo del Cairo, facendo apparire l'Egitto come parte in causa contro i
palestinesi. Invece di esercitare pressione su Israele
per togliere il blocco a Gaza, si è pertanto fatto pressione sull'Egitto
creando frizioni con i palestinesi. In maniera simile, l'Iran sta frapponendo
ostacoli al piano arabo per la soluzione della crisi libanese, che era stato
elaborato con il concorso dell'Egitto e dell'Arabia Saudita. La
sponsorizzazione e l'appoggio, da parte dell'Iran, degli Hezbollah, che
costituiscono la parte preponderante dell'opposizione, hanno finora reso
impossibile un accordo per l'elezione del nuovo presidente libanese. I
responsabili egiziani sono coscienti che i comportamenti iraniani sono, al
momento, antitetici alla loro politica nazionale e chiedono a Teheran che siano
modificati. Solo dopo che l'Iran avrà rivisto le proprie posizioni (ovvero
abbandonare l'appoggio al terrorismo e la sua glorificazione, non intervenire
negli affari interni dei paesi arabi e non fare opposizione ai paesi arabi
moderati) dei rapporti normali fra Iran e paesi arabi potranno essere
nuovamente ristabiliti. ROBERTO BARDUCCI.
( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il
reportage Giuliana Sgrena, la giornalista rapita nel
( da "Secolo XIX, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Al museo
luzzati SABATO PROSSIMO il Museo Luzzati, a porta Siberia, propone un
laboratorio di composizione a collage e tecniche miste ispirato al tema
Alfabeti Rodariani. Le attività prendono spunto dai bozzetti di Luzzati e dalle
filastrocche di Rodari. La rima da cui si parte in questo caso è"E'
passato un gran vagone: c'era sopra un leone": per ogni vagone c'è una
lettera,un animale o un gruppo di animali che iniziano con la stessa lettera,
tutti da riprodurre con forbici, colla e pastelli. Se non si troveranno
abbastanza animali con la stessa iniziale si potrà dare sfogo alla fantasia
inventandone di nuovi. Il laboratorio è rivolto a bambini a partire dai 5 anni,
ha la durata di un'ora e si propone sia alle ore 15 che alle 16 per un massimo
di 12 partecipanti a ora (prenotazioni a laboratori@museoluzzati.it e ai numeri
010.2468268 e 0102530328). L'iniziativa è collegata alla mostra "Luzzati e
Rodari i segni della fantasia" che, nelle sale del museo di Porta Siberia,
ospita il frutto della collaborazione dei due grandi artisti: bozzetti e
disegni originali, manifesti, video di spettacoli teatrali ed altro materiale
inedito prodotto a partire dagli anni '60. Il sodalizio, nato nel
( da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Onosciuta
dalla comunità internazionale, contagia anche l'irrisolto conflitto
medio-orientale. I primi a voler emulare gli sconosciuti "fratelli
albanesi" sembrano essere proprio i palestinesi: "Se le cose non vanno nella direzione di un effettivo blocco
dell'attività di colonizzazione e di negoziati continui e seri con Israele, allora anche noi dovremmo fare
il passo di annunciare unilateralmente la nostra indipendenza perché è a questo
che ci sta portando Israele",
ha annunciato il negoziatore Yasser Abed Rabbo, uno dei consiglieri del
presidente Abu Mazen. "Il Kosovo non è migliore di noi - ha
aggiunto -. Noi meritiamo l'indipendenza da prima, ed ora possiamo chiedere a
Stati Uniti e Unione europea di riconoscerla".
( da "Messaggero, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di FABIO
ISMAN CONTRORDINE generale: per celebrare Pesach, gli ebrei non sacrificavano
bambini cattolici, e non se ne cibavano. Al massimo, alcune frange estremiste
di loro, a cavallo tra Italia e Germania, adottavano, nel tardo Quattrocento,
rituali legati al sangue dei cristiani, però polverizzato, liofilizzato; lo
vendevano addirittura mercanti itineranti ebrei, con tanto di licenza
rabbinica. Lo storico Ariel Toaff, primogenito del rabbino capo emerito di Roma
Elio, manda in libreria la seconda edizione del suo libro che, un anno fa,
destò scalpore e gli valse una "scomunica", se non generalizzata
abbastanza ampia; e spiega assai meglio. Il titolo è lo stesso: Pasque di
sangue; da azzurro, lo sfondo di copertina diventa verde; l'immagine che la
caratterizza non è più un Sacrificio, sia pure di Isacco, ma assai meno
cruenta; il "risvolto" parla papale di "calunnie"; dentro,
tanti verbi nel modo indicativo diventano dei condizionali; gl'infanticidi
rituali "plausibili", ora lo sono solo "agli occhi dei giudici";
delle confessioni estorte sotto tortura al processo per la morte di Simonino
(Trento, 1475), si fa un più accorto e callido uso. Del resto, è sufficiente
cambiare un'iniziale, e il Rito ritorna Mito, non è vero? Da 366 pagine, la
ricerca passa a 418: ma ognuna contiene più parole. E' completata da una nuova
prefazione, e da una robusta postfazione. C'è un'aggiunta,
sull'"imbarazzante processo al prete Paolo da Novara (Trento 1476)":
congiura contro ebrei del Ducato di Milano, accusati di un tentato omicidio del
vescovo-principe Giovanni Hinderbach, quasi a vendetta per le accuse
riguardanti Simonino. Aggiunte poi ulteriori fonti, a supporto delle tesi
sull'uso rituale del sangue cristiano (però non, sia chiaro, sugli
infanticidi). Nella postfazione del libro edito dal Mulino (da 25 passa a 27 euro),
Toaff confuta molti dei suoi accusatori d'un anno fa (Carlo Ginzburg, Alberto
Cavaglion, Anna Foa), però ne tralascia parecchi altri; rivendica la libertà di
ricerca; evita di spiegare tante "aggiustatine" qua e là nel testo:
una revisione vistosa e minuta, sotto il segno palese della prudenza; afferma
di non recedere dall'affermazione che una "cultura del sangue"
esisteva: come, del resto, anche tra i cattolici dell'area. Quindi, smentisce
d'essersi smentito. Un anno fa, l'ukase era stato immenso: dai rabbini; dal suo
stesso padre, assai avvilito; dalla sua università, quella religiosa di Bar
Ilan a Tel Aviv (e oggi, lui è a Bologna: un anno di congedo sabbatico); dai
maggiori storici, ebrei e non, del nostro Paese, e non solo. Nel frattempo,
Toaff, nella postfazione, smentisce d'aver citato di seconda mano dei
documenti; non si piega del tutto, perché, se cancella gl'infanticidi
("interessata e palesemente falsa inserzione dei giudici"), giudica
"tutt'altro che inverosimile l'uso del sangue cristiano nella cena
pasquale"; cita le recenti ricerche dello storico
Israel Yuval su riti e liturgie di estremisti ebrei tedeschi quasi sulle Alpi:
usavano appunto maledizioni anticristiane (e Yuval non consulta i processi di
Trento) ignote a tutti gli altri ebrei nei loro Seder di Pesach, e presenti
invece nelle deposizioni dei processi di Trento. "Questa parte
sull'uso rituale del sangue è la novità delle ulteriori ricerche", spiega
Toaff che evidentemente rifiuta anche la sola idea di proprie retromarce, e non
si cura (se non è sacrilegio) di nuove accuse, stavolta per "azzime al
sangue". E gli infanticidi? "A parte pochi pazzi criminali, che ci
sono sempre stati dappertutto, ho chiarito: non si tratta affatto di
rituali". Ma è difficile fare una "storia scomoda"? "Non ne
posso più di quella sempre appiattita soltanto dietro la Shoà; basta con gli
ebrei tutti vittime, sempre remissivi. Nella storia degli ebrei, e si badi, non
dell'ebraismo, ci sono fatti più e meno lodevoli; ma è ora di affrontare anche
i nodi più problematici, se si vuole fare una storia che sia verità, e che sia
completa. La Shoà va bene, ma non si può vivere di solo Olocausto". Fino a
ottobre non tornerà alla sua Università; "a Roma devo venire, per salutare
mio padre: speriamo che, almeno questa volta, nessuno lo coinvolga di
nuovo". Forse, al vecchio e saggio rabbino emerito farà piacere che il suo
primo figlio abbia alquanto rettificato il tiro: l'eresia è sempre considerata
una faccenda cattolica, ma forse non lo è. "Tra il sangue essicato utilizzato
nel rito" pasquale, quasi con "valenze magiche" e però solo in
aree ridotte sia della geografia che dell'ebraismo, "e i presunti omicidi
rituali", non esistevano rapporti "se non nella mente dei
giudici", scrive Toaff, adesso. Da Rito a Mito: appunto. Ma senza dire che
ci si era sbagliati.
( da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Raffaella
Bolini Il sentimento mio, di fronte ai festeggiamenti di Pristina, lo ha
espresso bene il Generale fabio Mini, che comandò le forze Nato in Kosovo:
"Io capisco la fretta dei kosovari. È giustificata. Pensano a se stessi. È
legittimo avere uno status definito, dopo anni di prese in giro. Quella che non
capisco è la fretta della comunità internazionale". Ad essere precisa, la
fretta di George W. Bush la capisco. In questi ultimi mesi da presidente cerca
di consegnare alla storia più risultati possibili. Lui incassa l'elemento
simbolico, un popolo festante che si libera sventolando bandiere a stelle e
strisce, e garanzie per la base americana più grande d'Europa. Ricordo bene
quel primo inverno del dopoguerra, a meno venti gradi senza elettricità. In
qualunque parte del Kosovo ci si trovasse, nel buio pesto, era possibile tenere
l'orientamento guardando alle luci della base di Camp Bondsteel in costruzione,
per la quale erano impegnate tutte le forze statunitensi della zona. Il Kosovo
non avrebbe proclamato la sua indipendenza se non fosse stato sicuro
dell'immediato riconoscimento degli Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti non
avrebbero avuto tanto spazio se gli stati membri avessero consentito all'Unione
Europea di dire no. Non c'era bisogno di dare ragione alla Serbia, schierandosi
contro. C'era solamente da appellarsi al diritto internazionale, che lo vieta.
E al buon senso, che consiglia di non aprire una porta da cui possono uscire
mille spiriti maligni nel mondo, in Europa e nei Balcani. La situazione in
Bosnia Erzegovina, incollata con lo sputo dopo la guerra, è sul punto di non
ritorno. La Repubblica serba di Bosnia e la Herzeg-Bosna croata hanno
dichiarato di non aspettare altro che l'indipendenza del Kosovo per seguirne
l'esempio. Una prospettiva che dà i brividi solo a pensarci. Lo sapevano tutti,
in Europa, che una soluzione condivisa per il Kosovo era impossibile,
attualmente, trovarla. Le posizioni tra i soggetti coinvolti erano del tutto
divergenti. Solo il fattore tempo poteva essere d'aiuto. Un problema che
affonda le sue radici in seicento anni di storia non si taglia con l'accetta.
Una intelligente gestione del processo di integrazione dell'area nell'Unione
Europea avrebbe potuto aiutare. La sconfitta dei nazionalisti nelle recenti elezioni
in Serbia lo dimostra. Invece, dagli errori vengono nuovi errori. La guerra
della Nato in Kosovo fu, oggettivamente, una guerra a sostegno
dell'indipendenza kosovara. A Pristina, appena finita la guerra, sventolavano
le bandiere di uno stato inesistente. Dovemmo protestare perché le sedi della
comunità internazionale in Kosovo fossero trilingue, aggiungendo il serbo che
tutti avevano dimenticato. Dovemmo fare corsi di formazione agli organismi
internazionali sui rom, che nessuno conosceva. La protezione delle comunità
serbe iniziò a giochi fatti, quando già i pogrom e la diaspora avevano già
fatto sparire la maggioranza della gente. E tante organizzazioni umanitarie
trattavano solo con gli albanesi. Ma sbagliare ancora non era obbligatorio.
Questi anni hanno insegnato tanto a tutti. La critica dell'unilateralismo e
della guerra umanitaria non appartiene più solo ai pacifisti. In molti dicono
che non c'era altra scelta. C'era, a volerla cercare. Si potevano creare le
condizioni per una presenza internazionale indipendente e riconosciuta da tutti
a difesa dei diritti umani e della legalità in una transizione più lunga. Noi
non siamo a priori contro le missioni all'estero, figuriamoci se sono civili e
di polizia. Anche per il Kosovo, come per l'Afghanistan, pensiamo che di fronte
alle crisi la comunità internazionale ha il dovere di mettersi in mezzo per
cercare di prevenire, tanto più quando porta la responsabilità di essere stata
parte attiva negli eventi recenti delle aree coinvolte. Ma dovrebbe mettersi in
mezzo, appunto, e non solo da un lato. Tanto più quando il lato da cui si
schiera è noto al mondo per essere un sistema di potere mafioso, in mano alla
criminalità organizzata. Dai tempi delle guerre balcaniche abbiamo smesso di
sostenere qualunque secessione. Non sosteniamo in questo neppure i nostri amici
baschi o catalani. Amiamo i kurdi turchi, che per primi hanno deciso di
battersi per i propri diritti ma all'interno dello stato turco. Lo stato di Palestina non c'entra - quelli sono territori occupati illegalmente. Le
secessioni nel terzo millennio portano con sé gli stati etnici o almeno una
ambiguità sul concetto di popolo che non ci convince. La nostra soluzione al
problema vorrebbe chiamarsi Europa. Vederla oggi, fa davvero male al
cuore. presidenza nazionale Arci.
( da "Manifesto, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palestina Anche noi indipendenza, ma Abu Mazen dice no (mi. gio)
Indipendenza unilaterale per la Palestina come per il
Kosovo. Lo propone il dirigente dell'Olp Yasser Abed Rabbo, ma il presidente
Abu Mazen spegne subito la speranza. Com'era inevitabile, l'indipendenza dalla
Serbia proclamata unilateralmente dalla regione a maggioranza albanese, ha
fatto scuola tra i palestinesi: in un'intervista alla France Presse, Rabbo ha
affermato che, se fallirà il negoziato con gli israeliani sulla nascita dello
stato di Palestina, si dovrà seguire l'esempio di
Pristina. "Il nostro popolo ha il diritto di proclamare la sua
indipendenza come quello del Kosovo...Occorre adottare misure in vista di una
proclamazione unilaterale di indipendenza, e il mondo dovrà incaricarsi di
porre fine all'occupazione della nostra terra", ha detto, spiegando che
l'indipendenza simbolica proclamata nel 1988 dal presidente scomparso Yasser
Arafat "non l'abbiamo mai applicata perché vogliamo che avvenga con il negoziato".
Abu Mazen, si sa, non ama le scelte coraggiose e, soprattutto, non vuole
mettersi contro gli Usa, sponsor del negoziato
israelo-palestinese. Ha perciò incaricato i suoi collaboratori più stretti di
smentire Rabbo. "Abbiamo bisogno di una vera indipendenza - ha affermato
il negoziatore Saeb Erekat - noi non siamo il Kosovo. Siamo sotto occupazione
israeliana". Anche l'ex premier Abu Ala, capo della delegazione
palestinese impegnata nel negoziato in corso, ha liquidato l'idea.
"Le decisioni devono essere prima prese e poi annunciate, e non annunciate
e poi prese", ha detto. Il negoziato al quale tanto tiene Abu Mazen però è
sempre fermo. Due giorni fa, a Gerusalemme, il premier israeliano Olmert e il
presidente palestinese hanno avuto un altro incontro senza risultati.
( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-21 num: - pag: 16
Conservatorio Violoncello Steven Isserlis, londinese, 49 anni. Ha scritto anche
due libri destinati ai bambini sulle vite di Beethoven e HÄndel Il virtuoso
Isserlis per le Serate Musicali Se c'è un difetto che Steven Isserlis ha sempre
evitato nei suoi 49 anni di vita, è la banalità. Intelligenza e passione sono i
due binari lungo cui si è svolta la carriera del violoncellista londinese che
incanta il pubblico più esigente con la stessa naturalezza con cui racconta la
vite dei grandi compositori ai bambini: tra un concerto alla Gewandhaus e una tournée con la Filarmonica di Israele ha trovato il tempo di scrivere due libri per ragazzi su
Beethoven e HÄndel. Oggi si presenta alle Serate Musicali nei panni del
concertista virtuoso (ore 21, Conservatorio, v. Conservatorio 12, € 10-15, tel.
02.29.40.97.24), accompagnato dal pianista Kirill Gerstein nelle Sonate di
Rachmaninov e del pianista e direttore Mikhail Pletnev. (Enrico Parola).
( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-21 num: - pag: 15
categoria: REDAZIONALE Intervista La scrittrice ebrea americana Cynthia Ozick
"Lei perde perché non si atteggia a guru" "Impossibile fermare
il culto di Barack con argomentazioni logiche" NEW YORK - "Non puoi
fermare un movimento religioso come quello di Obama con le argomentazioni
logiche e razionali usate dall'ex first lady". Cynthia Ozick, la 79enne autrice
di Lo Scialle e Il Messia DAL NOSTRO CORRISPONDENTE di Stoccolma - considerata
la voce più alta della letteratura ebraica Usa al femminile - è preoccupata.
"Alle primarie ho votato per Hillary. O meglio contro Obama. Che presto
chiameremo Mr. President". Perché non le piace Obama? "Perché voglio
appartenere a una nazione, non a una congregazione. Obama incendia le folle
come un santone ad un raduno religioso. Hillary non sa né vuole fare la guru.
Lei è un politico, lui pensa come un ministro di culto". Cosa avrebbe
dovuto fare Hillary per fermarlo? "Non c'era assolutamente nulla che
avrebbe potuto fare. Hillary non ha commesso errori. Il problema è che in
questo preciso momento della nostra storia, qualcosa nella mente del popolo
americano lo rende impermeabile al raziocinio. Lo ripeto: si tratta di un
movimento religioso-spirituale guidato da un leader che trascina le masse
bianche con salmi gospel. Dove porterà il Paese nessuno lo sa". Molti
hanno paragonato il suo carisma a quello di JFK. "Obama si rifà piuttosto
ai movimenti mormoni che fiorirono in America nel XIX secolo, reclutando adepti
sotto enormi tende con promesse salva-anima. Oggi invece delle tende usano
microfoni, ma l'emotività è altrettanto accecante". Meglio Hillary allora?
"Chiunque sarebbe meglio di Obama. Che uno sia d'accordo o meno con lei,
le sue sono argomentazioni politiche, chiare e concrete. Soprattutto in
politica estera". A cosa si riferisce? "All'insistenza di Obama a
dialogare con l'Iran, grave e pericolosa. Perché se nel XX secolo abbiamo avuto
due terribili tirannie, nazismo e comunismo, oggi abbiamo il jihadismo, ancora
più pericoloso perché votato ad annichilire l'Occidente. Obama si rifiuta di
prenderne atto e i suoi consiglieri di politica estera non potevano essere peggiori:
da Zbigniew Brzezinski a Susan Rice". Però l'uomo che l'ha trasformato in
una star, David Axelrod, è ebreo. "Axelrod è un professionista, un asso
della politica. Ha contribuito a diffondere la percezione erronea secondo cui
Obama è un liberal acqua e sapone. In realtà è sinistra estrema. Da
sempre". Che cosa glielo fa pensare? "La sua carriera al Senato, dove
ha votato sempre come un oltranzista. Il fatto che si rifiuti di ripudiare il
suo amico Jeremiah Wright, il pastore che premiò il famigerato Louis Farrakhan
ed è l'equivalente nero di un razzista bianco. Quando studiava alla Columbia
University, Obama andava ad Harlem per applaudire i rally antisemiti di Jesse
Jackson". Insomma, a novembre per chi voterà? "Non per Hillary,
perché non credo nel welfare state. Ma anche McCain mi fa
sentire insicura quando dice di volere Condi Rice come vicepresidente e James
Baker come inviato in Israele. Ho sempre votato democratico, eppure non mi sono mai sentita
tanto orfana di candidati come adesso". Alessandra Farkas Cynthia Ozick 79
anni.
( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-02-21 num: - pag: 46
autore: di MAGDI ALLAM categoria: REDAZIONALE INTIMIDAZIONI E SENTIMENTI
DIFFUSI L'antiebraismo dei buoni S e nell'Italia democratica che ha
istituzionalizzato il Giorno della Memoria e il cui capo dello Stato, Giorgio
Napolitano, si è spinto fino a dire "no all'antisemitismo anche se si
traveste da antisionismo ", due docenti ebrei dell'Università di Torino
hanno deciso di presentarsi oggi in aula avvolti nella bandiera israeliana per
denunciare l'intolleranza e l'aggressività di cui sono oggetto per il loro
esplicito sostegno a Israele, ebbene dobbiamo prendere
atto che c'è un vuoto da colmare tra l'atteggiamento ufficiale e la realtà dei
fatti. Se poi consideriamo il contesto che, solo nell'ultimo mese, ha
registrato l'annullamento della visita dell'imam della Grande Moschea di Roma
alla Sinagoga, il boicottaggio degli scrittori arabi alla
Fiera del Libro di Torino per la presenza di Israele quale ospite d'onore e la pubblicazione di una lista di
proscrizione di docenti ebrei e amici di Israele, dobbiamo ammettere che l'antiebraismo e l'anti-israelismo sono
tratti salienti nella vita religiosa, culturale e accademica del nostro Paese.
La storia di Daniela Santus, docente di Geografia culturale, e di Ugo Volli,
Semiotica, coniuga il pregiudizio specifico nei confronti degli ebrei e di Israele con il male ideologico dell'intolleranza e della
violenza diffuso nelle nostre università. E di cui si tende ad addossarne la
responsabilità principale, se non esclusiva, a una " minoranza ".
Come è il caso del sedicente "Collettivo universitario autonomo" che,
in un suo comunicato del 9 maggio 2005, diceva: "A Ugo Volli e Daniela
Santus: siete degli incompetenti, perché confondete la critica al sionismo con
l'antisemitismo. Se non è incompetenza è malafede, perché cerca di farsi
vergognosamente scudo di una strumentalizzazione della memoria storica sul
genocidio nazista per fomentare il genocidio a danno della popolazione
palestinese". Sempre a Israele viene addebitata
una "politica di sterminio e di persecuzione razziale", nonché il
"terrorismo creato, praticato e organizzato scientificamente dallo stato
sionista". La persecuzione verbale nei confronti della Santus, che ha
ricevuto anche una minaccia di morte per le sue simpatie nei confronti di
Gianfranco Fini, è riesplosa due giorni fa con la distribuzione all'università
di un dossier di una ventina di pagine a cura del "Collettivo
universitario autonomo" comprendente, tra l'altro, anche una lettera della
Santus al rettore e al preside della Facoltà di Lingue che avrebbe dovuto
restare riservata. Di qui la decisione di raccogliere la sfida e uscire allo
scoperto denunciando con un gesto simbolico il clima esasperato di
intimidazioni. A questo punto si impongono due domande: com'è possibile che
questa "minoranza " aggressiva e violenta, tra cui figurano giovani
che nulla hanno a che fare con l'università, disponga di spazi fisici e di
risorse operative a Torino (ma è lo stesso anche a Roma e altrove) per
perpetuare questo comportamento arbitrario? Com'è possibile che il Rettorato
consenta ciò nel nome di un'equivoca interpretazione della libertà che di fatto
è una sottomissione ai violenti? Seconda domanda: siamo proprio certi che si
tratti di una "minoranza cattiva" che sta in mezzo a una
"maggioranza buona "? Si era detto lo stesso per i 67 docenti e per
il centinaio di studenti della Sapienza che sono riusciti ad annullare la
visita del Papa. Poi abbiamo scoperto che i 67 sono diventati circa 1500 e che
le adesioni al "no al Papa" crescono. Ebbene la verità è che non c'è
solo il bianco e il nero, ma c'è una vasta area grigia fatta di collusione
ideologica, reticenza e opportunismo. Spiace dirlo, ma se ci fosse una
"maggioranza buona" non avrebbe permesso il boicottaggio del Papa e
la persecuzione dei docenti ebrei.
( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-02-21 num: - pag: 16
categoria: REDAZIONALE Big Blu Diportistica e diving: 800 espositori portano il
meglio dei prodotti La grande festa del mare è per tutti Tanto per cominciare,
i numeri: 800 espositori, 12 padiglioni dislocati su 120 mila metri quadrati
(il doppio rispetto al 2007). La seconda edizione di Big Blu-Roma Sea Expo,
Salone della nautica, dal 28 febbraio al 3 marzo negli spazi della Fiera di
Roma, si presenta con una flotta da 700 imbarcazioni. "Siamo solo al
secondo anno – ha ricordato Roberto Bosi, presidente di Fiera Roma – ma il
nostro salone è già di livello nazionale: vogliamo essere complementari alle
altre esperienze e siamo impegnati nello sviluppo della nautica, sinonimo di
sport, turismo, cantieristica. Speriamo di ottenere presto una piccola darsena
sul Tevere per la Fiera dove ospitare le barche". All'interno di Big Blu,
c'è un campionario di proposte che strizza l'occhio agli esperti e ai semplici
amatori: dai nove padiglioni (90 mila metri quadri) dedicati al "Boat Show
Roma", il salone dedicato alla nautica (con la presenza del Distretto
Nautico laziale) al Gommoshow, particolarmente apprezzato dai più giovani nella
scorsa edizione, con le principali tendenze nel settore delle imbarcazioni
pneumatiche. Tra le novità un rinnovato "Eudishow", il Salone europeo
delle Attività subacquee (con uno spazio riservato alla pesca sportiva) e
"Park life", dedicata alla tutela della biodiversità. Per i giovani
tornano le esercitazioni pratiche di vela: nel padiglione 9, i ragazzi
troveranno una piscina con barche, come previsto dal progetto "Navigar m'è
dolce in questo mare". Il nono padiglione ospiterà la Federazione italiana
Vela con tutte le derive olimpiche, i cantieri nazionali e internazionali
specializzati nella produzione di barche a vela e un'area dove scegliere
l'abbigliamento tecnico. E non mancheranno le delegazioni estere al Roma Sea
Expo: un gruppo di buyer provenienti da Australia, Cina,
Emirati Arabi, Israele e
Russia. Ma l'attrazione più spettacolare sono sempre le grandi barche, molti i
nomi prestigiosi a cominciare da Rizzardi, e poi, attraverso i dealer locali
Azimut e Itama che sarà portata in "passerella" dal dealer, molto
attivo non solo nel Lazio, MoMa. Le star saranno due. L'Itama Forty e il
FiftyFive, motoscafi tecnologici e di tendenza. S.D.S. ITAMA Il FiftyFive è un
open dotato di due motori da 1360 cavalli e può raggiungere una velocià di 41
nodi può comodamente ospitare dodici persone finiture degli interni di lusso.
( da "Corriere della Sera" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Sport - data: 2008-02-21 num: - pag: 65
categoria: REDAZIONALE Al Chelsea "Morirai" Minacce a Grant LONDRA -
Una lettera con minacce di morte e insulti razzisti è stata recapitata al
tecnico del Chelsea, l'israeliano Avram Grant (foto). Nel
pacco, aperto da uno dei componenti dello staff, c'era anche una polvere bianca
(risultata poi inoffensiva) accompagnata dalla scritta: "Quando aprirai
questa busta morirai lentamente e dolorosamente". La squadra, Grant compreso,
era ad Atene per la gara di martedì contro l'Olympiacos (0-0).
( da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Questioni
nazionali alla riscossa. Borghezio show al Parlamento Ue Il palestinese Abed
Rabbo: "Imitiamo Pristina", ma a Ramallah frenano Dalla Padania a
Gaza Il Kosovo fa scuola Ivan Bonfanti Non ha avuto molto successo, la formula
escogitata dalle diplomazie che hanno sponsorizzato la dichiarazione
unilaterale di indipendenza del Kosovo secondo la quale l'esempio di Pristina
"non deve fare scuola". Al contrario, come era del resto prevedibile,
la mossa delle autorità kosovaro-albanesi e l'immediato riconoscimento della
scissione da parte degli Stati Uniti e dei vertici dell'Unione Europea ha
risvegliato le pulsioni secessioniste di parecchi movimenti che rivendicano
maggiore autonomia o si richiamano a identità nazionali più o meno controverse.
Tanto che da tre giorni la ricetta di ispirazione è ormai riassunta nella frase
"modello Kosovo". Evocata da una schiera di gruppi, movimenti,
partiti e autoproclamati governi nazionali davvero eterogenea. Da alcuni
esponenti palestinesi ai curdi, passando per i turco-ciprioti, gli
indipendentisti baschi, fiamminghi o del Caucaso, per finire alla più
rocambolesca Lega Nord, protagonista ieri, tramite la voce del suo
rappresentante al Parlamento Europeo Mario Borghezio, di uno show all'emiciclo
di Bruxelles. "Il Kosovo come la Padania", ha detto Borghezio, capo
delegazione del Carroccio secondo il quale tuttavia l'indipendenza di Pristina
non è solo la "concreta applicazione in Europa del principio di
autodeterminazione dei popoli, sancito dalla Carta dell'Onu". Borghezio
non dimentica infatti che i kosovari albanesi sono di religione islamica,
dunque si preoccupa. Seriamente: "Desta seria preoccupazione - ha aggiunto
infatti - la creazione del primo Stato islamico in Europa, salutato già da tutta
la stampa jihadista". Al di là delle considerazioni culturali e dell'etica
del personaggio, Borghezio si è comunque unito al coro dei tanti che da tre
giorni sottolineano come l'indipendenza del Kosovo "resta innegabilmente
un precedente giuridico e politico". "Molto importante per chi, in
Europa, dalla Corsica alle Fiandre, dalla Sardegna a Euskadi e alla nostra
Padania, ora ancora nazioni senza Stato, aspira all'indipendenza", ha
elencato ad esempio il rappresentante leghista - che per la cronaca gli
eurodeputati della Sinistra Arcobaleno (Musacchio, Napoletano e Frassoni -
uniti) hanno censurato come "inquietanti" e che richiedono un
"chiarimento immediato". Il suo non è insomma un caso isolato. Ieri
l'eco probabilmente più inaspettata della vicenda Kosovo è arrivata dai
territori palestinesi. Caso quasi speculare al Kosovo, la Palestina
ha il riconoscimento de juro da parte degli oranismi internazionali ma non
esiste de facto, per cui la leadership palestinese ha sempre saggiamente
evitato i parallelismi con alcune realtà indipendensite nazionali, compresa la
questione Kosovo. Eppure ieri Yasser Abed Rabbo, uno dei mediatori storici
dell'Anp ed ex collaboratore di Arafat, ha affermato ieri che, se proseguirà la
mancanza di risultati nei negoziati con Israele, l'Autorità nazionale
palestinese dovrebbe fare come i kosovari e proclamare unilateralmente
l'indipendenza. L'idea però non ha convinto l'attuale leadership Anp, impegnata
proprio in questi giorni nella fase più delicata dei negoziati (secondo Haaretz,
Abbas e Olmert hanno deciso di di ampliare proprio ieri i negoziati oltre le
cosiddette "core issues"). "Proseguiremo sulla strada del
negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008", ha risposto
chiudendo all'idea Abbas. "Se non ci riusciremo, se raggiungeremo un punto
di stallo, ci rivolgeremo alla nostra nazione araba per prendere le necessarie
decisioni". La patata più calda a livello diplomatico è rimasta comunque
nelle mani dei rappresentanti dell'Unione. Ieri Solana, in visita a Pristina,
ha proseguito nell'ardua opera di convincere i suoi interlocutori di come
l'Europa sia unita, salvo incassare dopo pochi minuti le secche smentite dei
ministeri degli Esteri dei Paesi che non hanno affatto intenzione di
riconoscere il Kosovo. "Siamo uniti ma i singoli Stati membri hanno
procedure e ritmi diversi per reagire ai cambiamenti", è la versione di
Solana. "La Spagna non riconoscerà una dichiarazione che rappresenta una
violazione della legalità internazionale", ha ridabito con un comunicato
Madrid, capofila di un gruppo che in Europa conta anche Grecia, Slovacchia,
Bulgaria e Romania. I timori di Madrid sono del resto riassunti nelle
dichiarazioni arrivate ieri da Victoria, nei Paesi Baschi, dove la portavoce
del Partito nazionalista Miren Azcarate, ha dichiarato che "il Kosovo è
una lezione per tutti" o nell'editoriale del giornale indipendentista Gara
che accusava la Spagna: "Il Belgio, che si avvia a un processo di divorzio
tra fiamminghi e vallon, accetterà l'indipedenza del Kosovo. La Spagna non può
digerirla". Eppure la Spagna non è la sola. Se oggi arriverà probabilmente
il riconoscimento italiano, dopo quello tedesco, francese e inglese, la lista
dei Paesi che hanno optato per un riconoscimento "lento", magari
previo esame su rispetto diritti umani, è piuttosto nutrita: Finlandia,
Danimarca, Svezia, Polonia, Austria, Estonia, Irlanda, Lettonia, Lituania,
Lussemburgo, Malta, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria.
21/02/2008.
( da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Iran,
altro che moratoria Dieci esecuzioni in un giorno (48 nel 2008). Ahmadinejad:
"Israele sporco microbo" Dieci impiccagioni
in un solo giorno. E' ormai un registro quotidiano quello delle esecuzioni in
Iran, dove il ricorso e la messa in pratica della pena di morte ha subito un
drammatico aumento dall'inizio dell'anno ed è arrivato a quota 48 nel solo mese
e mezzo rascorso dall'inizio del 2008. I mezzi di informazione locali hanno
riferito che sei uomini condannati per rapina a mano armata sono stati uccisi
nel carcere di Zanjan, nel nord-ovest della repubblica islamica. I sei erano
stati protagonisti di una sanguinosa rapina contro una gioielleria del bazar
del centro cittadino, nel 2006, e uno di loro è stato anche giudicato colpevole
di due omicidi. Altre quattro persone condannate per omicidio, tutti uomini,
sono state impiccate nel carcere di Evin, a Teheran. Uno perché uxoricida e
aveva 34 anni, un altro 31enne aveva assassinato il vicino accusandolo di non
spalare la neve e due erano svaligiatori che avevano ucciso i padroni di casa.
Il ricorso al boia, popolare nella teocrazia islamica che comanda l'Iran col
pugno di ferro, è tuttavia cresciuto spaventosamente dal luglio scorso, quando
la destra al governo guidata dal presidente estremista Mahmoud Ahmadinejad ha
lanciato la "campagna contro i costumi e i comportamenti immorali".
Non è poi valsa praticamente a nulla, a Teheran, la moratoria universale sulle
esecuzioni approvata dall'assemblea generale dell'Onu. L'unico effetto della
mortaoria e delle critiche della comunitò internazionale è stato al contrario
perverso, visto che da gennaio norme restrittive per i mezzi di stampa vietano
fotografie delle esecuzioni e dispacci accurati. In base alla sharia, in vigore
nella Repubblica islamica, la pena di morte è prevista per l'omicidio, ma anche
per reati minori come l'adulterio, la violenza sessuale, la rapina a mano
armata, l'apostasia e il traffico di droga. Ieri per la
cronaca è poi tornato a parlare il presidente Ahmadinejad, e tanto per cambiare
l'ha fatto attaccando Israele. Commemorando la morte del capo Hezbollah Imad Mugniyeh, il
presidente iraniano ha definito Israele "uno sporco microbo nero", "un animale
selvaggio" e "lo spaventapasseri dell'Occidente", che l'Iran
"cancellerà dalla faccia della Terra". 21/02/2008.
( da "Liberazione" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Legge
194 Una scelta, una necessità Caro direttore, il professore e psicoterapeuta
Claudio Risé, candidato alle prossime politiche nella lista contro l'aborto,
ritiene di adoperarsi "a favore d'una grande battaglia per la sacralità
della vita e in difesa del bambino non nato". Però la sacralità della vita
non è un principio assoluto, astratto, o un enunciato rigorosissimo. La donna
ci insegna che l'aborto è una estrema ratio, a volte una necessità dolorosissima.
E' una scelta compiuta sul sangue, sui nervi, sul corpo lacerato. La donna col
suo senso materno, con la passione, col suo cuore, presceglie e predefinisce la
vita, le sue scaturigini, conferendo ad essa un carattere di sacralità. Che non
è qualcosa di statico, ma è un umanissimo e quotidiano miracolo immerso nel
divenire dell'esistente. Marcello Buttazzo Lequile (Le) Omofobia Gay street a
Roma Cara "Liberazione", Arcigay Pistoia La Giraffa ha dato la sua
adesione per la manifestazione di venerdì nella gay street di Roma dalle 22 per
l'incendio avvenuto al Coming Out, noto locale della capitale. Dovremo fare una
lunga analisi su come mai siano possibili certi episodi nei confronti della
comunità Lgbt e sicuramente la colpa è da dare a persone singole, al governo
che non ha mai preso decisioni importanti per la sicurezza della comunità Lgbt
e per i continui attacchi della Chiesa cattolica che fomenta i gruppi
squadristi fascisti e da argomentazioni utili a celare tali atti nei confronti
della comunità. Come comitato speriamo che vengano scoperti gli autori di
questo gesto e che , dopo l'ennesimo atto omofobico, si riesca a provvedere a
leggi e strumenti utili alla protezione delle persone. Dobbiamo impegnarci
tutti ad essere coesi e a far valere il nostro diritto di esistere, senza che
nessun atto simile a questo appena avvenuto possa intimidirci né farci
arretrare il nostro percorso. Per chiunque volesse sostenere la manifestazione,
anche partecipando, può contattare Arcigay Roma alla mail info@arcigayroma.it.
Guido Del Fante Arcigay La Giraffa, Pistoia Privatizzazioni
L'"inganno" delle Ipab Cara "Liberazione", in Regione
Piemonte si è avviata la discussione sull'Ipab (Istituzioni di Pubblica
Assistenza e Beneficienza) in riferimento alle disposizioni di legge, in
particolare alla legge Turco 328, alla quale ci siamo opposti in Parlamento e
nel paese perché ha immesso nel mercato i servizi socio assistenziali e
introdotto le sussidiarietà orizzontali. Le Ipab hanno una consistenza
patrimoniale e immobiliare valutabile in milioni di euro. I comuni spesso hanno
affidato alle Ipab compiti assistenziali, le stesse erano enti decentrati dallo
Stato, attualmente gestiscono case di riposo o strutture protette Rsa, per
anziani autosufficienti e non. L'articolo 10 delle legge 328/2000 afferma la
necessità di riformare il sistema Ipab. L'attuale quadro normativo che ha
prodotto la liberalizzazione dei servizi indirizza prevalentemente le scelte a
favore della privatizzazione o fondazione. Noi sosteniamo che il patrimonio dei
poveri è dei poveri, che non può essere alienato ad altri scopi e quindi, alla
luce del quadro normativo attuale (che secondo me deve essere urgentemente e
assolutamente modificato ridando al pubblico la titolarità dei servizi pubblici
e socio sanitari), riteniamo preferibile per evitare un'ulteriore impoverimento
delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati, la trasformazione in aziende
speciali pubbliche o il passaggio diretto della gestione dei servizi socio
assistenziali alle Asl. La trasformazione con l'inganno delle Ipab in
Fondazioni no profit dismetterebbe il loro patrimonio da qualsiasi vincolo e
immetterebbe di fatto le stesse sulla via della privatizzazione. In tutto
questo c'è la necessità di un intervento di controllo politico pubblico nonché
l'urgenza di superare l'attuale aziendalizzazione delle Asl, ridare il
controllo democratico e la gestione diretta dei servizi pubblici e socio
sanitari agli Enti Locali. Il problema delle Ipab evidenzia quindi la necessità
di garantire qualità e quantità di servizi qualificati con personale
qualificato. A questo proposito si pone il problema cooperative, appalti e
subappalti, personale non qualificato spesso impiegato in tali servizi.
Occorrono poi strutture moderne e confortevoli con attrezzature idonee al
servizio erogato. E' indifferibile e urgente porre fine alle trasformazioni e
alla corsa alle privatizzazioni. Si vedono i risultati delle maggiori società
erogatrici di servizi che producono aumenti delle tariffe sempre più deleteri per
i lavoratori, pensionati... Renato Nuccio responsabile Welfare Prc Piemonte
Elezioni Il Pd, l'operaio e il padrone Caro Sansonetti, la notizia che un
operaio della ThyssenKrupp si candiderà nelle liste del Partito democratico
insieme al quel gran lavoratore di Colaninno junior mi ha lasciato di stucco,
ciò evidenzia a quale livello di sfasciume è ormai giunta la nostra società.
Qualche settimana fa Rifondazione comunista a Torino, proprio davanti a quella
fabbrica maledetta, ha tenuto una conferenza sulla condizione operaia, ma un
lavoratore di quella fabbrica si candiderà con i rappresentanti di quel
padronato che lo sfrutta spesso fino alla morte. Durante i funerali delle
vittime della ThyssenKrupp, Rinaldini e Bertinotti furono oggetto di qualche
contestazione invece con i padroni il politicamente corretto è d'obbligo! Tu
potrai rispondermi che questa candidatura è ascrivibile al comportamento
individuale di un singolo operaio, mi piacerebbe sapere che giudizio ne danno
quegli operai che hanno partecipato alla nostra conferenza torinese. Spero che
questo fatto non sia la spia che anche il nostro partito è percepito come un
corpo estraneo dai lavoratori. Un fatto è certo: una candidatura del genere
l'avremmo dovuta avanzare noi comunisti per primi, perché per noi sarebbe stato
un fatto naturale e non un colpo di teatro del "ma anche" del
Veltroni "pensiero". Gregorio Sola Soveria Mannelli (Cz) Falce e
martello Il nostro circolo, le nostre battaglie Cara "Liberazione",
capisco che per pubblicare le tante lettere di protesta in merito alla presenza
dei simboli sulla scheda elettorale, sarebbe necessario molto più spazio. Così,
mentre si dà la caccia alle farfalle arcobaleno, sperando in effimeri consensi,
rischiamo di perdere quelli di molti iscritti, militanti ed elettori che
probabilmente faranno una "x" sulla prima falce e martello che
troveranno sulla scheda. A non essere pubblicata è stata anche la presa di
posizione del circolo "A. Mascherpa" di Mortara. Questo circolo, del
quale sono segretario e che ha competenza su ben 20 comuni, non si è mai
sottratto e, anzi, spesso è stato l'ispiratore di lotte e rivendicazioni
unitarie, aperto ai giovani e ben inserito sulle tematiche sociali, ambientali,
del lavoro e dei diritti. Io farò come sempre la mia parte anche in questa non
"gradita" situazione, con lealtà portando in giro la mia faccia e il
mio tempo. Il giornale che con sacrificio economico - da pensionato - acquisto
tutti i giorni ha però pubblicato una lettera firmata Amedeo Saletti di Mortara
(Pv), che sostiene una opinione contraria alla mia e a quella del direttivo del
circolo. Non conosco questo signore, confido che sia un elettore di sinistra,
voglio informarlo che il nostro circolo è sempre stato dov'è adesso, in via
Goia
( da "Riformista, Il" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Domino 4
fino al medio oriente? "A Ramallah come a Pristina" Ma è poco più di
un bluff Gerusalemme. Il ballon d'essai di Yasser Abed Rabbo, uno dei
consigliere di Mahmoud Abbas, è durato lo spazio di un mattino. Il tempo, per
Abu Mazen ma anche per personaggi dell'establishment di Ramallah come Saeb
Erekat e l'ex premier Ahmed Qureia, per annacquare quanto più possibile la
minaccia - lanciata da Abed Rabbo con una dichiarazione alla Reuters - che la Palestina avrebbe potuto seguire entro breve le orme del
Kosovo. A noi spetta l'indipendenza ben prima del Kosovo, ha detto Abed Rabbo.
E dunque, potremmo dichiarare l'indipendenza unilateralmente, la proclamazione
dello Stato di Palestina, se i negoziati con gli israeliani
andassero a rilento. Soprattutto se continuasse, come continua senza sosta,
l'attività di costruzione nelle colonie israeliane in Cisgiordania. E dentro la
Gerusalemme orientale, quella araba. Yasser Abed Rabbo, conosciuto per
l'accordo di Ginevra con Yossi Beilin, non è però Yasser Arafat. Il quale,
quella volta sul serio, minacciò la nascita dello stato di Palestina senza passare attraverso un
accordo di pace con Israele.
Correva l'anno
( da "Opinione, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio,
21 Feb 2008 Edizione 36 del 21-02-2008 La dirigenza palestinese parla di
indipendenza unilaterale in stile balcanico. Ma Abu Mazen smentisce L'Olp:
"Fare come il Kosovo!" E Ahmadinejad, da Teheran, rilancia: "Israele è un microbo che sparge l'infezione" di Dimitri
Buffa "Siamo tutti indipendentisti come i kosovari". Parola dei
palestinesi di regime. I dirigenti dell'attuale Anp sono sempre stati molto
sensibili alle "mode" politiche e rivoluzionarie del momento: negli
anni '70 portavano avanti una "lotta di liberazione" tipicamente
terzomondista fatta di terrorismo metropolitano di tipo guevarista; dalla fine
degli anni '80 hanno invece scoperto la jihad e il terrorismo fanatico
dell'Islam, mentre adesso l'ultima opzione è il secessionismo "fai da
te" sulla falsariga di quello kosovaro. Così ieri i dirigenti dell'Anp,
passavano il tempo a dettare alle agenzie di stampa internazionali
dichiarazioni a effetto tipo "potremmo fare come il Kosovo se non funziona
Annapolis". Cosa questo poi possa significare in concreto rimane un
mistero, per risolvere il quale ci sono a disposizione solo le dichiarazioni di
Yasser Abdel Rabbo, alto consigliere di Abu Mazen, che ha esternato
di ciò con il quotidiano israeliano Yedioth Ahronot. Rabbo ha detto che "i
palestinesi potrebbero dichiarare l'indipendenza in modo unilaterale se i
negoziati di pace con Israele non dovessero andare a buon fine". Precisando anche che:
"Il Kosovo non è meglio di noi, ci meritavamo l'indipendenza anche prima
di loro e per questo chiediamo il sostegno degli Stati Uniti e dell'Unione
Europea". A breve giro di posta, Rabbo è stato riportato sulla terra da
Saeb Erekat, sempiterno capo o vice delle delegazioni palestinesi che da
decenni invano tentano di negoziare qualcosa con Israele.
Erekat, infatti, ha subito chiuso la cosa, definendola "una trovata",
affermando inoltre che "l'Olp ha già dichiarato la sua indipendenza nel
1988, mentre ora noi abbiamo bisogno di una reale indipendenza con la fine
dell'occupazione. Noi non siamo il Kosovo. Noi siamo sotto l'occupazione di Israele e per l'indipendenza noi abbiamo bisogno di un
ritiro di Israele e non di una semplice
dichiarazione". Ancora più netto Abu Ala (al secolo Ahmed Qurei), attuale
capo delegazione delle trattative in corso tra Abu Mazen e Ehud Olmert:
"Semplicemente da escludere una dichiarazione unilaterale di
indipendenza". D'altronde a che servirebbe? Se lo chiede da ultimo lo
stesso Abu Mazen che ieri appariva parecchio contrariato. "Proseguiremo
sulla strada del negoziato per raggiungere un accordo di pace entro il 2008 che
risolva tutte le questioni dello status finale, compresa Gerusalemme", ha
infatti affermato Abbas, "e se non ci riusciremo, se raggiungeremo un
punto di stallo, ci rivolgeremo alla nostra nazione araba per prendere le necessarie
decisioni al più alto livello". Se poi questa frase sibillina fosse da
intendere come un'ulteriore minaccia nei confronti di Israele,
solo il tempo potrà dirlo. Certo l'aria che tira nella regione è pesante. E
anche ieri il solito presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad non si è perso
l'occasione di insultare lo stato ebraico definendolo "un microbo che
sparge l'infezione". Forse anche per queste agitazioni interne alla
leadership palestinese, l'altro giorno israeliani e statunitensi hanno avuto un
incontro per mettere a punto misure che bilancino le reazioni e le conseguenze
(a eventuali ritiri israeliani dagli insediamenti della Cisgiordania) in modo
da evitare che si ripetano gli errori commessi a Gaza. Il generale James Jones,
attuale inviato Usa in Medio Oriente, pensava di coinvolgere la Nato e quindi
l'Europa (che fornirà gli uomini). Ma qui si aprirà presto un altro fronte di
trattativa tutto interno all'America e al Vecchio Continente.
( da "Opinione, L'" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio,
21 Feb 2008 Edizione 36 del 21-02-2008 Non ha mai firmato la carta dei valori
dello Stato italiano Ucoii, poche proteste. Purtroppo di Mario Valenti Nel fine
settimana si svolgerà a Bologna l'assemblea nazionale dell'Ucoii (Unione delle
Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), una delle associazioni che
rappresentano il mondo musulmano nel nostro Paese. L'evento ha scatenato
qualche polemica nel centrodestra, ma dopo ventiquattro ore tutto era già stato
dimenticato. A sinistra, nonostante il Partito Democratico e la sua voglia di
centro, nessuno ha pensato di tenere alta l'indignazione e dalle istituzioni è
arrivato solo silenzio. Insomma, via libera all'Ucoii. Ora, a beneficio di chi
ancora sapesse poco di cosa veramente si nasconde dietro questa sigla crediamo
sia opportuno riassumere alcuni dati di fatto. Presidente dell'Ucoii è un tal
Mohamed Nour Dachan, il quale da sempre predica la
distruzione dello Stato di Israele e inneggia ad Hamas, il gruppo terroristico che governa la Palestina. Insieme al suo ex-segretario
nazionale Hamza Roberto Piccardo, nell'agosto 2006, ebbe un'idea: far
pubblicare nelle pagine dei giornali del gruppo "Quotidiano
Nazionale" una inserzione a pagamento. Il titolo era: "Ieri
stragi naziste, oggi stragi israeliane". Il testo, altrettanto moderato,
recitava l'equazione "Marzabotto=Gaza=Fosse Ardeatine=Libano".
Qualche che mese fa, proprio per quella pensata, la Procura di Roma ha chiesto
il rinvio a giudizio per istigazione all'odio razziale dei due pacifisti più
altri amici. L'inchiesta era partita dalla denuncia di due parlamentari di
Forza Italia, Lucio Malan e Giorgio Stracquadanio. Ma ciò che vale per il resto
d'Italia non è detto che valga per Bologna. Infatti è dei giorni scorsi la
decisione della Procura petroniana di non procedere contro gli autori di
quell'aberrante iniziativa: "Non c'è alcuna espressione - è stato fatto
sapere dal Palazzo di Giustizia -, neppure in forma sottintesa o indiretta
ispirata o caratterizzata da ragioni di discriminazioni razziali o religiosa e
formulata allo scopo di incitare alla violenza con l'intenzione di colpire
altre persone a causa delle loro caratteristiche razziali, etniche o
religiose". Insomma, si tratterebbe di semplice e sacrosanta libertà di
parola. Capito adesso perché l'Ucoii viene a riunirsi proprio a Bologna, città
più che mai amica e ora anche capitale dell'estremismo islamico? Se poi a
qualcuno venisse voglia di tirare fuori il discorso trito e ritrito della
tolleranza in nome delle supreme esigenze per favorire l'integrazione, gli
andrebbe ricordato che l'Ucoii si è ben guardata dal firmare la carta dei
valori fra lo Stato italiano e le diverse comunità religiose. Segno
inequivocabile che dell'integrazione a Dachan e compagnia non interessa un fico
secco. Lo stesso ministro Amato ha da tempo sospeso i lavori della Consulta per
l'Islam d'Italia proprio perché non vuole più avere nulla a che fare con
l'Ucoii. Proposta: visto che far finta di nulla di fronte all'assemblea
nazionale dell'Ucoii vuol dire sostanzialmente approvare il suo messaggio di
violenza, e che tuttavia la libertà di riunione è uno dei diritti fondamentali
della nostra società, ancora non islamizzata, chiediamo a Palazzo d'Accursio di
pronunciare cinque parole: "L'assemblea dell'Ucoii è un evento non gradito".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 21-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"La
Palestina si proclami indipendente" MICHELE
GIORGIO Gerusalemme. L'indipendenza del Kosovo dalla Serbia, proclamata
unilateralmente, fa scuola tra i palestinesi e Yasser Abed Rabbo, esponente
autorevole dell'Olp, propone senza mezzi termini che l'esempio di Pristina
venga seguito se fallirà il negoziato con gli israeliani sulla nascita dello
Stato di Palestina. Le considerazioni di Abed Rabbo
sono semplici e vanno al cuore dei problemi. "Il nostro popolo ha il
diritto di proclamare la sua indipendenza come il popolo del Kosovo", ha
detto ieri ad una agenzia di stampa. "Il Kosovo non è migliore di noi.
Siamo stati occupati da prima che il problema del Kosovo sorgesse. Occorre
prendere delle misure in vista di una proclamazione unilaterale di indipendenza
e il mondo dovrà incaricarsi di mettere fine all'occupazione della nostra
terra". Le parole del dirigente dell'Olp hanno messo in allarme il
presidente Abu Mazen, che esita ad abbandonare il percorso negoziale con Israele tracciato lo scorso novembre ad Annapolis dal presidente
Usa George Bush. Fonti vicine alla presidenza hanno spiegato che Abu Mazen
ritiene che un atto unilaterale non solo provocherebbe una forte reazione
israeliana, ma lo metterebbe contro gli Stati Uniti. Ha perciò incaricato i
suoi collaboratori più stretti di spegnere il principio di incendio appiccato
da Abed Rabbo. "Abbiamo bisogno di una vera indipendenza, non di una
dichiarazione - ha affermato il capo negoziatore Saeb Erekat - noi non siamo il
Kosovo. Siamo sotto occupazione israeliana e dobbiamo acquistare
l'indipendenza". Anche l'ex premier Abu Ala, il capo della delegazione
palestinese impegnata nel negoziato con Israele, ha
liquidato l'idea lanciata da Rabbo. "Le decisioni devono essere prima
prese e poi annunciate, e non annunciate e poi prese", ha spiegato Abu
Ala. Certo è che in casa palestinese diminuisce la fiducia verso la trattativa
in corso. L'incontro di due giorni fa tra il premier israeliano Olmert e Abu
Mazen non è servito ad imprimere la svolta che dovrebbe portare entro la fine dell'anno
ad un accordo di pace definitivo. Al contrario gli ultimi colloqui tra i due
leader hanno alimentato nuovi contrasti sulla questione di Gerusalemme. Gli
israeliani hanno smentito che durante l'incontro si sia discusso del futuro
della Città Santa, mentre i palestinesi hanno detto l'esatto contrario. Olmert
preferisce rinviare il nodo di Gerusalemme all'ultima fase della trattativa
poiché teme che, affrontandolo subito, possa diventare un ostacolo per il
successo del negoziato. La sua posizione è però frutto
anche delle minacce del partito religioso Shas che rifiuta la possibile
restituzione ai palestinesi della zona araba (Est) di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967, e minaccia di uscire
dal governo e di lasciare Olmert senza maggioranza. Ramallah: il muro di
separazione costruito da Israele A sinistra, il serbo Tadic.