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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


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Report "Israele/Palestina"

Vertice arabo a Damasco, una vetrina rischiosa per la Siria ( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: normalizzazione dei rapporti con Israele solo se lo stato ebraico si ritirerà da tutti i territori arabi e palestinesi, incluse le alture del Golan, occupate durante la Guerra dei sei giorni (1967). Un obiettivo attraente che potrebbe convincere il regime siriano a fare pressioni sull'Iran, invitato in qualità di osservatore, e sull'alleato sciita Hezbollah,

L'ira islamica contro una mostra ( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la bandiera Usa è stata sostituita con quella d'Israele. In cima, il titolo: "Allucinazione neonazista". Appena qualche metro più in là una serie di quattro poster. Il primo riproduce la Kaaba alla Mecca, il santuario cubico meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Una didascalia recita: "stupida pietra".

La guerra di hamas a israele - gideon meir ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Commenti LA GUERRA DI HAMAS A ISRAELE GIDEON MEIR Caro direttore, i titoli dei mass media oggi parlano della reazione israeliana, delle persone rimaste uccise negli attacchi contro le cellule di Hamas responsabili del lancio di missili su Israele, e della tragedia che vede tra le persone uccise anche dei civili e dei bambini.

MEDIO ORIENTE SALE LA TENSIONE NELLA STRISCIA 0 Un morto e feriti a Gaza, razzi su Israele L'occupazione è probabile, ma non subito ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un proiettile destinato a Sderot manca di poco l'ex ministro israeliano per le questioni strategiche Avigdor Lieberman in visita alla cittadina con una delegazione del suo partito di destra Israel Beitenu. Cinque palestinesi colpiti a Shati, dove una fabbrica di missili era sistemata fra le baracche di un campo profughi.

"l'errore della comunità ebraica" - carlo gulotta ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: assolutamente ingiustificate le dichiarazioni contro di me e rivendico il diritto di criticare il governo israeliano per una politica di occupazione militare che distrugge palestinesi e israeliani". Sia chiaro: il governo, e non lo Stato d'Israele, puntualizza la parlamentare di Rifondazione. Anniversario "avvelenato", insomma, da un'assenza sulla quale moltissimi non sono d'accordo.

Gaza, Israele prepara la guerra ( da "Voce d'Italia, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: scorso morti 31 palestinesi e un israeliano Gaza, Israele prepara la guerra Tel Aviv: pronti a intervenire Gaza, 1 mar. – Rimane alta la tensione a Gaza, dove continuano i lanci di razzi sia da parte dei miliziani palestinesi che da parte dell'esercito israeliano. Si calcola che da mercoledì scorso siano morti almeno 31 palestinesi (tra cui diversi bambini,

"palestinesi, ancora razzi e sarà la vostra shoah" - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gaffe di un viceministro israeliano, poi la precisazione. Barak: stop ai missili di Hamas Quanto più cresce il fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata, tanto più attireranno su di sé una Shoah più grande ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Quanto più aumenta il fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata,

Gaza in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati al confine con la Striscia. Gli integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre trenta morti palestinesi ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del Gaza in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati al confine con la Striscia. Gli integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre trenta morti palestinesi nelle ultime 72 ore. Ad Ashqelon allarme rosso contro i razzi Qassam di Umberto De Giovannangeli HAMAS MOBILITA milizie e moschee.

Per gli abitanti di Gaza sarà "shoah", cioè la catastrofe ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A parlare è il vice ministro della Difesa israeliano, Matan Vilnai (laburista). Nel sud di Israele, a Gaza, la parola è ormai alle armi? "Non abbiamo altra scelta. A fronte del continuo ripetersi del lancio di razzi contro le nostre città, un'operazione militare di vasta portata appare ormai inevitabile.

Nel governo israeliano il premier frena ma a dettare la linea sembra essere il ministro Barak ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Nel governo israeliano il premier frena ma a dettare la linea sembra essere il ministro Barak.

Governanti e popoli ( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: quotidiano israeliano Ha'aretz in questi giorni ha pubblicato un sondaggio che mostra un dato sconcertante: 64% dei cittadini israeliani sono favorevoli ad una tregua con Hamas. Una tregua con il movimento palestinese di ispirazione islamica che ha regolarmente vinto le ultime elezioni palestinese in uno dei confronti più monitorati e legali che si siano visti negli ultimi anni.

Hamas e il Pkk: la doppiezza dei giudizi ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: militari o degli insediamenti civili della Turchia o di Israele, né sono almeno ufficialmente obiettivi che si vorrebbero conquistare per annetterli territorialmente. Anzi, nel caso di Israele, l'attività terroristica di Hamas, perpetrata con il lancio di centinaia di missili Kassam prevalentemente contro la cittadina di Sderot e con l'esplosione di uomini e donne- bomba tra i civili,

Israele e il diritto alla critica ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: infinità di manifestazioni pacifiste a Gerusalemme o in altri luoghi d'Israele, e la sua presenza era una prova ulteriore di solidarietà con il pacifismo israeliano. Luisa - vice-presidente dell'europarlamento - è arrivata al nostro college per ascoltare la voce, per tre ore, di chi come noi si trova sotto l'attacco dei missili.

Il ministro israeliano: Una Shoah per Gaza ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ulteriore conferma della preparazione di un attacco americano, o israelo-americano, alle centrali nucleari iraniane. Non occorre essere esperti di strategie militari per capire che Israele, per affrontare la conseguente risposta missilistica dell'Iran, ha bisogno di "normalizzare" il fronte nord (Hezbollah) e quello sud (Hamas).

Attacchi ingiusti , solidarietà a Morgantini ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele". Parlando ai tanti ragazzi delle scuole medie e superiori, ai sopravvissuti alla deportazione e ai politici presenti Morgantini ha voluto ricordare le parole del padre partigiano in Val d'Ossola che quando era giovane le raccontava, lontano da ogni eroismo, come "ogni guerra sia profondamente dolorosa da qualunque parte provenga"

Dall'Italia alla Palestina ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le associazioni condannano "i lanci di razzi kassam in Israele da parte di gruppi armati di Hamas ed altre forze estremiste", ma chiedono anche ai candidati di attivarsi per un "cessate il fuoco" generalizzato e per la fine dell'assedio. Chiedono, soprattutto, un impegno pubblico pre-elettorale.

La politica fa la guerra con la pace ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tutti condivisibili dai pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina, Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle basi militari, il Dal Molin in testa. E qui che i due mondi non si toccano.

Quanto più s'intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e quanto più ( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: prima ammissione indiretta da parte di un dirigente israeliano che quello che Israele sta conducendo contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza è appunto un Olocausto". Shoah, nell'ebraico antico, non significa "olocausto" bensì "catastrofe" ed è quanto un portavoce di Vilnay ha spiegato ieri sera nel tentativo di ridimensionare le parole quanto meno infelici del vice ministro.

<La politica fa la guerra con la pace> ( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Tutti condivisibili dai pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina, Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle basi militari, il Dal Molin in testa. E qui che i due mondi non si toccano.

Nei vostri programmi ci siano iniziative urgenti per la fine dell'assedio di Gaza ( da "Liberazione" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: imposto da Israele, dopo averla dichiarata "entità ostile". La sua popolazione subisce da mesi una pesante punizione collettiva, in violazione della legalità internazionale e dei diritti umani di tutte e tutti. Vi chiediamo di esprimervi contro una politica che penalizza duramente un'intera popolazione di un milione e mezzo di persone,

Striscia di Gaza, si aspetta l'invasione israeliana Barak: <La nostra risposta ai razzi è imminente> ( da "Liberazione" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele: ieri Sderot è stata colpita da almeno 16 ordigni. Uno è caduto poco lontano dalla zona in cui si svolgeva una marcia di solidarietà con la cittadina del Negev a cui partecipava anche l'ex vice-premier israeliano Lieberman. I cittadini israeliani giunti da varie città in segno di solidarietà con gli abitanti di Sderot erano gli unici ieri seduti a mangiare nei poco attraenti

A Gerusalemme con Mario Borghezio sui luoghi della Croce ( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ricordare assolutamente senza vergogna che dalla Palestina sono passati, a più riprese fra il 1096 e il 1270, gli eroici Crociati, sotto la protezione di grandi ordini cavallereschi come i Templari". E conclude: "Il nostro viaggio vuole essere anche un monito all Europa di oggi. Credo che Gerusalemme sia il luogo più adatto per riscoprire le radici spirituali del nostro continente.


Articoli

Vertice arabo a Damasco, una vetrina rischiosa per la Siria (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MEDIO ORIENTE   L'IMPASSE LIBANESE IRRITA I PAESI MODERATI CHE POTREBBERO FAR FALLIRE LA RIUNIONE Vertice arabo a Damasco, una vetrina rischiosa per la Siria ALESSIA DE LUCA TUPPUTI Il perdurare della crisi politica in Libano, dove da oltre tre mesi non si riesce a eleggere un nuovo presidente della repubblica, crea scompiglio nelle cancellerie del Medio Oriente e minaccia di trasformarsi in un boomerang pericoloso per la Siria, capace di affondare il prossimo summit dei paesi arabi, previsto a Damasco il 29 e 30 marzo. Il fallimento della recente missione a Beirut del segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa, impegnato in una faticosa mediazione tra partiti della maggioranza antisiriana e opposizione guidata da Hezbollah e sostenuta dal regime di Bashar al Assad, sulla nomina di un nuovo capo dello stato, ha spinto il presidente dell'Assemblea libanese, lo sciita Nabih Berri, a posticipare il voto all'11 marzo. La data fissata, la quindicesima negli ultimi quattro mesi dalla scadenza del mandato di Emile Lahoud il 24 novembre scorso, cade ad appena due settimane dal prossimo vertice arabo di Damasco, su cui aleggiano pesanti le minacce di boicottaggio da parte di alcuni tra i più rilevanti attori della regione. È proprio al regime di Bashar, infatti, che Egitto e Arabia Saudita, principali alleati arabi degli Stati Uniti, attribuiscono la responsabilità dell'impasse in cui è precipitato il "paese dei cedri", dove se è stato raggiunto un accordo di principio sulla nomina del generale Michel Suleiman come presidente di consenso, i due schieramenti non riescono a trovare un'intesa su un esecutivo di unità nazionale. Uno scenario, quello libanese, che acuisce le tensioni latenti tra Damasco e Riyadh dopo che quest'ultima ha più volte ribadito l'intenzione di sostenere l'inchiesta dell'Onu sull'omicidio dell'ex premier e uomo d'affari libanese Rafiq al Hariri che, di fatto, vede la Siria come principale indiziato. Da qui la decisione del governo di Ryiadh, due giorni fa, di trasferire il proprio ambasciatore da Damasco a Doha, in Qatar. Un atto "che non ha nulla a che vedere con il prossimo summit di Damasco", hanno dichiarato fonti diplomatiche saudite, ma che non prevede, almeno nell'immediato, la nomina di un sostituto per la sede di rappresentanza nella capitale siriana. Da Riyadh, inoltre, non è ancora giunta nessuna risposta alla richiesta di Damasco di ricevere il ministro degli esteri siriano, Walid al Muallim, in missione nel Golfo per consegnare ai vari paesi della regione l'invito al vertice. E una presa di posizione ancora più netta è arrivata dal presidente egiziano Hosni Mubarak che durante la sua visita in Bahrein ha affermato: "Il summit si terrà in Siria e la Siria è parte del problema libanese. Per questo spero che voglia intervenire per risolverlo ", lasciando intendere che potrebbe disertare l'incontro, o inviare una delegazione di basso profilo, se entro la fine di marzo la crisi politica a Beirut non fosse risolta. Il Cairo e Riyadh hanno inoltre la capacità di trascinarsi dietro gran parte del mondo arabo sunnita, a cominciare dai paesi del Golfo che temono l'alleanza politica tra la Siria e l'Iran. In sintesi, la crisi libanese riflette al suo interno la polarizzazione regionale tra Damasco e Teheran, da un lato, e Stati Uniti e i loro alleati arabi, dall'altro, riassunta nelle parole di Amr Moussa in un'intervista pubblicata ieri dal quotidiano al Hayat: "I politici libanesi hanno fatto quanto era in loro potere, ora tocca agli attori regionali impegnarsi, anche perché un certo numero di paesi considera l'elezione necessaria per il successo del prossimo vertice ". In questo contesto, la Siria si trova tra due fuochi: da un lato, non intende rinunciare alla partita libanese che ritiene fondamentale per i suoi interessi regionali, ma, dall'altro, non può permettersi un fallimento del vertice, il primo della Lega Araba organizzato a Damasco, che rafforzerebbe l'immagine di un suo isolamento internazionale. Dal summit infatti, il presidente al Assad spera di rilanciare il suo ruolo nell'area e vedere confermata la linea decisa di comune accordo con gli alleati arabi lo scorso anno a Riyadh: normalizzazione dei rapporti con Israele solo se lo stato ebraico si ritirerà da tutti i territori arabi e palestinesi, incluse le alture del Golan, occupate durante la Guerra dei sei giorni (1967). Un obiettivo attraente che potrebbe convincere il regime siriano a fare pressioni sull'Iran, invitato in qualità di osservatore, e sull'alleato sciita Hezbollah, per garantire la riuscita del vertice, le cui sorti sembrano inevitabilmente legate a quelle del "paese dei cedri".

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L'ira islamica contro una mostra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

BERLINO, DUE ARTISTI DANESI MINACCIATI PER LE LORO PERFORMANCE ARTISTICHE L'ira islamica contro una mostra [FIRMA]ALESSANDRO ALVIANI BERLINO Sulla porta d'ingresso è attaccato un piccolo avviso: "La galleria resterà temporaneamente chiusa per motivi tecnici". Dall'esterno si intravedono, attraverso le vetrate, alcuni manifesti in fila alle pareti. Il primo è stato staccato e ora giace a terra, girato in direzione del muro. Il suo contenuto resta impossibile da vedere. Quel poster dipinge in modo satirico la Kaaba, il luogo più sacro dell'Islam, e rappresenta il motivo per cui la "Galerie Nord" di Berlino è e resterà chiusa. Almeno fin quando non sarà possibile garantire la sicurezza di visitatori e dipendenti, dopo le minacce giunte da un gruppo di musulmani. L'immagine in questione fa parte della mostra "ZOG", inaugurata appena una settimana fa. A firmarla è il duo danese "Surrend", noto per le sue performance irriverenti. L'esposizione prende di mira sia la politica israeliana e di alcuni gruppi ortodossi, sia la propaganda neonazista e la teoria, diffusa in ambienti di estrema destra ma anche in parte del mondo islamico, secondo cui gli ebrei sarebbero infiltrati nei principali governi, a partire da quello di Washington (la cosiddetta "ZOG", dall'inglese "Zionist Occupied Government"). Uno dei manifesti esposti riproduce lo sbarco sulla Luna; la bandiera Usa è stata sostituita con quella d'Israele. In cima, il titolo: "Allucinazione neonazista". Appena qualche metro più in là una serie di quattro poster. Il primo riproduce la Kaaba alla Mecca, il santuario cubico meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Una didascalia recita: "stupida pietra". Accanto, l'immagine di un ebreo ortodosso col suo copricapo nero, sormontata dalla scritta "stupido cappello". Martedì pomeriggio all'esterno della galleria si è formata a poco a poco una piccola folla. In serata un gruppo di sei musulmani è infine entrato e ha chiesto energicamente di rimuovere dalle pareti il manifesto raffigurante la Kaaba, minacciando di lanciare pietre in caso di rifiuto. Da allora la mostra è chiusa. "Motivi di sicurezza", spiegano le autorità del quartiere Mitte. Se e quando l'esposizione verrà riaperta resta incerto; Ralf Hartmann, responsabile della galleria, vorrebbe riuscirci già la prossima settimana. La polizia criminale sta effettuando una valutazione dei rischi. La vicenda, che giunge a pochi giorni dal nuovo scontro sulle caricature di Maometto riprodotte sui giornali danesi, ha già suscitato polemiche. Per "Surrend", duo satirico composto da Jan Egesborg e Pia Bertelsen, non si tratta del primo caso eclatante. Nel 2007, alla vigilia della visita di Vladimir Putin in Austria, Egesborg venne arrestato per aver tappezzato Vienna di manifesti che sembravano invitare ad uccidere il presidente russo (solo a uno sguardo più attento saltava fuori una minuscola parola che cambiava il senso generale dello slogan nella domanda: "Uccide Putin dei giornalisti?"). Ieri, intanto, è stata inaugurata a Vienna un'altra mostra dei due artisti danesi. Titolo dell'esposizione: "Nulla è sacro".

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La guerra di hamas a israele - gideon meir (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti LA GUERRA DI HAMAS A ISRAELE GIDEON MEIR Caro direttore, i titoli dei mass media oggi parlano della reazione israeliana, delle persone rimaste uccise negli attacchi contro le cellule di Hamas responsabili del lancio di missili su Israele, e della tragedia che vede tra le persone uccise anche dei civili e dei bambini. è il terribile bilancio temporaneo della guerra scatenata da Hamas contro Israele. Ovviamente la realtà è più complessa; infatti i lunghi mesi di continui lanci di missili dalla Striscia di Gaza contro le città israeliane, sebbene siano stati a mala pena coperti dai mass media stranieri, hanno reso invivibile la vita ai civili israeliani. Ecco dunque alcuni elementi per poter meglio comprendere una realtà intollerabile. Dalla presa del potere di Hamas, per mezzo della forza, nella Striscia di Gaza, sulla città di Sderot e sugli altri centri abitati israeliani del sud d'Israele sono stati lanciati quasi mille missili Qassam e oltre mille colpi di mortaio. Nella vita quotidiana ciò vuol dire che i residenti di questi centri urbani sono costretti a correre decine di volte al giorno nei rifugi antibombardamento, avendo a disposizione soltanto una decina di secondi dall'inizio dell'allarme all'impatto del missile. Potrebbe il Governo italiano permettersi una situazione del genere, in cui per anni e anni decine di migliaia di suoi cittadini dovessero vivere sotto i quotidiani bombardamenti provenienti da un Paese vicino? Nell'estate del 2005 il Governo israeliano decise di evacuare tutta la Striscia di Gaza: ottomila civili israeliani furono costretti a lasciare le loro case. Tuttavia, la decisione del Governo Sharon fu presa, per dare un contributo all'avanzamento del processo di pace con i palestinesi, nella speranza che lo sgombero della Striscia di Gaza apparisse come il chiaro segnale della disponibilità israeliana a sgomberare altri territori in cambio di pace; e che questa fosse la prima occasione, nella storia del popolo palestinese, per iniziare a costruire un loro futuro stato, posto al fianco di Israele in pace e sicurezza. Israele uscì da Gaza per non ritornarci, mai più. La Striscia di Gaza, per la prima volta nella Storia è passata sotto il controllo palestinese. Quanto profonde e grandi erano le aspettative, tanto profonda è la delusione nel vedere che il risultato è stato l'opposto. I palestinesi hanno scelto alla loro guida l'organizzazione terroristica di Hamas, un'organizzazione che ha sempre dichiarato apertamente la propria intenzione di distruggere lo Stato d'Israele, che manifesta in continuazione la propria aspirazione a creare uno Stato palestinese non al fianco di Israele, ma al suo posto. Un'organizzazione responsabile dell'esecuzione di attentati terroristici barbari nelle città israeliane, nei quali sono stati uccisi centinaia di civili, donne, anziani e bambini. è bene ricordare che non si tratta di un "ciclo di violenza", ma di un ritiro israeliano fino all'ultimo centimetro della Striscia di Gaza, i cui risultati non sono stati pace e tranquillità, bensì incessante terrorismo palestinese. E chiunque sostenesse per anni la formula "territori in cambio di pace", è molto importante che rammenti come stanno le cose. Il lancio di missili da parte di Hamas contro civili israeliani, proveniente da territori popolati da civili palestinesi, è un crimine di guerra che colpisce indistintamente israeliani e palestinesi e mette a rischio la pace e la stabilità dell'intera regione. Israele continuerà a difendersi dagli attacchi terroristici. E a tutti coloro che muovono delle critiche contro di noi, suggerisco di fermarsi un attimo e di pensare che cosa si aspetterebbero dal proprio governo, qualora si trovassero nella stessa situazione. L'autore è ambasciatore dello Stato d'Israele in Italia.

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MEDIO ORIENTE SALE LA TENSIONE NELLA STRISCIA 0 Un morto e feriti a Gaza, razzi su Israele L'occupazione è probabile, ma non subito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MEDIO ORIENTE SALE LA TENSIONE NELLA STRISCIA Un morto e feriti a Gaza, razzi su Israele L'occupazione è probabile, ma non subito di LORENZO BIANCHI UN MORTO palestinese a Khan Yunis, nell'estremo sud della Striscia di Gaza. Quattro israeliani feriti a Sderot, vittime dei soliti razzi Qassam, una ventina, scagliati anche sui dintorni di Ashkelon, 120 mila abitanti, il grande porto del sud. Un proiettile destinato a Sderot manca di poco l'ex ministro israeliano per le questioni strategiche Avigdor Lieberman in visita alla cittadina con una delegazione del suo partito di destra Israel Beitenu. Cinque palestinesi colpiti a Shati, dove una fabbrica di missili era sistemata fra le baracche di un campo profughi. Due, secondo le fonti israeliane, sarebbero bambini. Altri raid dell'aviazione di Gerusalemme hanno battuto l'area di Jabalya e quella di Beit Lahiya nel nord della Striscia. A Jabalya, denunciano i palestinesi, sono stati feriti tre bambini di cinque, di sei e di dodici anni. INCOGNITE della guerra asimmetrica che il ministro israeliano della difesa Ehud Barak si prepara a inasprire a danno degli integralisti che controllano Gaza. "Hamas è direttamente responsabile della situazione attuale e dovrà sopportare tutto l'onere della nostra risposta ? ha annunciato il capo delle forze armate durante la sua visita alla città di Ashkelon ? è necessaria e la faremo". Sempre ieri Tzachi Hanegbi, presidente delle commissioni esteri e difesa della Camera (la Knesset), esponente di Kadima, il partito centrista del primo ministro Ehud Olmert, ha detto, papale papale, che Israele deve rioccupare una parte della Striscia per un tempo indeterminato. L'obiettivo è "rovesciare il governo di Hamas". Gideon Sa'ar, deputato del partito conservatore Likud, ha garantito l'appoggio della sua parte politica a questo passo. Il viceministro della difesa Matan Vilnai è arrivato a minacciare una "shoah" palestinese. Nel coro dei falchi stonano solo le voci del presidente del gruppo parlamentare di sinistra Meretz-Yahad Yossi Beilin, "La mia soluzione è un cessate il fuoco con Hamas", e del ministro della sicurezza Avi Dichter. Olmert avrebbe fatto capire che l'operazione di terra non è imminente. IL LEADER di Hamas Ismail Haniyeh ostenta indifferenza: "Ci hanno tenuto sotto occupazione per 38 anni. Che cosa hanno ottenuto?" Decine di migliaia di palestinesi protestano all'uscita dalle moschee. Un portavoce del movimento integralista accusa gli israeliani di essere i "nuovi nazisti". Nel frattempo Ashkelon, raggiunta per la prima volta da missili Grad, prodotti in Iran e in grado di volare per 22 chilometri, tenta di correre ai ripari. Barak ha dato il via a un sistema di allarme a "codice rosso" simile a quello di Sderot. La situazione esplosiva di Gaza (32 morti da mercoledì) ha indotto il capo dell'intelligence egiziana Omar Suleiman a cancellare la sua visita in Israele. Martedì prossimo avrebbe dovuto incontrare Olmert, Barak e la titolare degli esteri Tzipi Livni. Il ministro degli esteri Ahmed Abul Gheit accusa lo stato ebraico di "eccessivo ricorso all'uso della forza" contro la popolazione della Striscia. - -->.

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"l'errore della comunità ebraica" - carlo gulotta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina V - Bologna "L'errore della comunità ebraica" Zani critica la diserzione alle Caserme rosse. Mancuso: "Un vuoto doloroso" Michelini, Anpi: "Un'assenza che fa torto a tutte le vittime dell'olocausto" CARLO GULOTTA L'ASSESSORE Mancuso parla di "un vuoto doloroso" e li esorta a rispettare la libertà di pensiero e di parola: "non si può impedire a chi esercita la politica di dire ciò che pensa". L'europarlamentare Mauro Zani, del Pse, li invita a riflettere sull'insulto rivolto anche a tutto il Parlamento Europeo per chi, con una certa libertà, ha affermato "possono mandare chi vogliono, anche Jean Marie Le Pen". I partigiani, addirittura, dicono che a scuola, magari in un'esercitazione di storia, "prenderebbero un brutto voto". Un'assenza dolorosa per tutti e davvero pesante, quella della comunità ebraica di Bologna che ieri mattina non ha voluto partecipare alla cerimonia per ricordare i caduti delle Caserme Rosse, in polemica con l'europarlamentare Luisa Morgantini (Rifondazione), mandata a Bologna da Strasburgo e accusata "di rinnegare lo Stato d'Israele, negando così anche la Shoà". Assenza che pesa, ma che tutti, ad esclusione del berlusconiano Ubaldo Salomoni, secondo il quale Morgantini "mette sullo stesso piano Fatah e i terroristi di Hamas", bollano come un grave errore. Come a dire: la comunità ebraica si è auto-isolata. "Un'assenza che fa torto a tutte le vittime dell'Olocausto - ragiona il presidente Anpi William Michelini - La memoria è un dovere prima di tutto e a questa non si può mancare. D'altro canto io stesso non condivido le "uccisioni mirate" dei dirigenti palestinesi da parte dell'esercito israeliano, ma questo non vuol dire negare lo Stato o la Shoà. Bisogna combattere ogni forma di estremismo". E se può sembrar scontata la solidarietà "di area" - contro le critiche a Luisa Morgantini si schiera il segretario di Rifondazione Franco Giordano ("inaccettabile tacciarla di antisemitismo o negazionismo) e di tutta la Sinistra Europea e dei Verdi - forse non lo è la misura dell'intervento dell'europarlamentare contestato, che davanti alle lapidi alla Caserme Rosse non ha voluto in alcun modo alzare il livello della polemica. Almeno davanti agli studenti. Nessun cenno al "gran rifiuto" degli ebrei bolognesi, nel suo discorso ufficiale. "L'ho fatto perché qui ci sono i ragazzi delle scuole. Questo è il momento per parlare di un capitolo terribile e doloroso della nostra storia, non delle polemiche di queste ore". Le accuse della comunità ebraica e del rabbino capo Alberto Sermoneta, però, hanno lasciato il segno. Dice Luisa Morgantini, ma solo una volta finita la manifestazione: "Sono profondamente addolorata per questa mancanza, penso che certe manifestazioni non aiutino la convivenza e non aiutino neppure a tenere aperta una memoria fertile. Ritengo assolutamente ingiustificate le dichiarazioni contro di me e rivendico il diritto di criticare il governo israeliano per una politica di occupazione militare che distrugge palestinesi e israeliani". Sia chiaro: il governo, e non lo Stato d'Israele, puntualizza la parlamentare di Rifondazione. Anniversario "avvelenato", insomma, da un'assenza sulla quale moltissimi non sono d'accordo. E che indubbiamente è in contrasto con le affermazioni dell'ambasciatore d'Israele in Italia, Gideon Meir, che rispondendo agli organizzatori della manifestazione, e sapendo almeno da una decina di giorni che la scelta del Parlamento Europeo era caduta su Luisa Morgantini, scriveva così. "Sono idealmente presente nel ricordo imperituro delle vittime innocenti barbaramente trucidate nel periodo più buio della storia contemporanea dai carnefici nazifascisti. Israele le saluta e le onora con commozione e non le dimenticherà mai, affinché simili tragedie non accadano mai più". Per l'ospite "indesiderato", non una parola. Per Mauro Zani rimane "l'incomprensibile errore dei rappresentanti della comunità ebraica bolognese. Ho conosciuto Luisa Morgantini nel corso della sua presidenza della commissione sviluppo. L'ho sentita infinite volte perorare la causa dei palestinesi: ebbene, mai l'ho sentita negare il diritto all'esistenza di Israele. Si fa un torto alla verità quando si distorce la sua posizione di dura critica nei confronti d'Israele trasformandola nelle "premesse per il suo annientamento"".

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Gaza, Israele prepara la guerra (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Da mercoledi' scorso morti 31 palestinesi e un israeliano Gaza, Israele prepara la guerra Tel Aviv: pronti a intervenire Gaza, 1 mar. – Rimane alta la tensione a Gaza, dove continuano i lanci di razzi sia da parte dei miliziani palestinesi che da parte dell'esercito israeliano. Si calcola che da mercoledì scorso siano morti almeno 31 palestinesi (tra cui diversi bambini, colpiti da razzi mentre giocavano) e un israeliano. Ieri l'ultima vittima, a Khan Yunes, località a Sud di Gaza, dove è morto un palestinese che, secondo fonti locali, era un tecnico dell'azienda elettrica. Hamas, il partito palestinese islamico che da mesi detiene il potere nella Striscia di Gaza (mentre la Cisgiordania è controllata dal partito moderato di Fatah), ha chiesto alle sue forze militari di mobilitarsi contro l'esercito israeliano, e ha indetto manifestazioni di massa. Da Tel Aviv intanto il viceministro della Difesa israeliano Matan Vilnay (del partito laburista) ha accusato i dirigenti di Hamas a Gaza di essere degli irresponsabili, dal momento che il ripetuto lancio di razzi verso obiettivi israeliani mette in pericolo la popolazione palestinese. Vilnay ha affermato che l'esercito israeliano “è pronto a fare ricorso a tutta la sua potenza, in ogni maniera ritenuta opportuna”, sottolineando che il rischio per i palestinesi è direttamente proporzionale all'intensificarsi del lancio dei razzi contro Israele. La stampa araba intanto parla apertamente di guerra di Israele contro Gaza, mentre i giornali palestinesi controllati dall'Anp per la prima volta prendono esplicitamente le distanze dal lancio di razzi contro obiettivi israeliani. Per i quotidiani di Tel Aviv, invece, Israele sta preprando l'opinione pubblica internazionale alla guerra contro Gaza, resasi inevitabile dopo l'inclusione della città israeliana di Ashkelon tra gli obiettivi dei razzi. Sempre più distanti appaiono quindi gli accordi di pace tra israeliani e palestinesi. Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.

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"palestinesi, ancora razzi e sarà la vostra shoah" - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La minaccia dei Qassam "Palestinesi, ancora razzi e sarà la vostra Shoah" Gaffe di un viceministro israeliano, poi la precisazione. Barak: stop ai missili di Hamas Quanto più cresce il fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata, tanto più attireranno su di sé una Shoah più grande ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Quanto più aumenta il fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata, tanto più (i palestinesi) attireranno su di sé una shoah più grande, perché useremo tutta la nostra forza per difenderci". Ha detto proprio "shoah", il termine ebraico solitamente adoperato in riferimento all'Olocausto, il vice ministro della Difesa, Matan Vilnai, ma la parola, s'è affrettato a precisare il suo portavoce, è stata adoperata nel significato, autorizzato nell'ebraico moderno, di "disastro". Niente da fare. Per Hamas l'infortunio linguistico rivela la vera identità degli israeliani, definiti di conseguenza "i nuovi nazisti" e così, quello che doveva suonare come un avvertimento s'è trasformato in uno strumento propagandistico nelle mani degli integralisti. Uno dei generali approdati alla politica dopo aver dimesso la divisa, Matan Vilnai non è noto per essere un grande oratore. Al contrario, sembra sempre un po' a disagio quando deve prendere la parola in pubblico. In questo caso, anche se intendeva veramente evocare il rischio di una catastrofe e non di uno sterminio, s'è trattato comunque di una scelta infelice, anche perché i palestinesi per "catastrofe" (in arabo, nakba) intendono la guerra del 1948 da cui uscirono sconfitti insieme agli eserciti arabi e alla quale fanno risalire tutte le loro sventure. La risposta di Hamas a Vilnai è comunque arrivata a stretto giro di posta. "Questa è la prova delle loro intenzioni aggressive nei nostri confronti - ha rilanciato il premier di fatto, Ismail Haniyeh, echeggiando i toni negazionisti di Ahmadinedjad -. Vogliono che il mondo condanni quello che chiamano Olocausto, ma ora ci minacciano con un Olocausto". Insomma, una guerra di parole a contorno di una guerra ancora per il momento a "bassa intensità", che tuttavia sembra procedere ineluttabilmente verso uno scontro aperto. Ieri, infatti, il ministro della Difesa, Ehud Barak, ha ribadito il concetto secondo cui, di fronte ai continui lanci di razzi da Gaza, adesso capaci di raggiungere la città di Ashkelon a 20 chilometri di distanza, Israele si ritrova a non avere altra scelta che scatenare una grande operazione di terra per cercare di bloccare sul nascere i bombardamenti. "Una risposta s'impone", ha detto Barak, aggiungendo che "la responsabilità dell'attuale situazione ricade su Hamas e che sarà il movimento islamico a sopportarne le conseguenze". Ma che tipo di risposta? Su questo punto cruciale, nonostante il consenso quasi generale che bisogna agire (l'ipotesi d'intavolare un negoziato con Hamas viene presa in considerazione soltanto da una minoranza di politici e commentatori) c'è molta incertezza sia nel governo che tra gli alti gradi militari. Si parla insistentemente d'invadere Gaza ma non per rioccupare la Striscia, quanto per mettere sotto controllo le aree da cui vengono lanciati i Kassam. I tempi non sono immediati perché le condizioni atmosferiche per ora non lo consentono. Comunque un'operazione del genere comporterebbe un alto tasso di perdite non solo tra i palestinesi ma anche tra i soldati israeliani. E questo, oltre al fatto che Hamas ha in mano un ostaggio, il soldato Shalit, sequestrato nel giungo del 2006, sembra trattenere la classe politica e, segnatamente, del primo ministro, Ehud Olmert, che teme il ripetersi di uno scenario come quello del luglio del 2006 al confine con il Libano. Quando, dopo l'ennesima provocazione, il governo scelse di attaccare senza, però, riuscire a conseguire nessuno degli obbiettivi prefissati. Di contro, Hamas, sembra largamente favorire quest'ipotesi, nella speranza di costringere l'esercito più potente del Medio Oriente a sprofondare nella sabbia di Gaza. Di certo, l'invasione non li spaventa. "Non hanno forse occupato la Striscia per 38 anni - s'è chiesto quasi irridente Haniyeh - ? E cosa hanno ottenuto?". Anche l'atteggiamento americano sembra ricalcare quello tenuto alla vigilia della seconda guerra del Libano. Condoleezza Rice, che la settimana prossima sarà da queste parti, ha detto d'essere preoccupata per la sorte dei civili palestinesi di Gaza. Ma ha evitato di chiedere ad Israele di contenere il suo strapotere militare.

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Gaza in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati al confine con la Striscia. Gli integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre trenta morti palestinesi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Gaza in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati al confine con la Striscia. Gli integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre trenta morti palestinesi nelle ultime 72 ore. Ad Ashqelon allarme rosso contro i razzi Qassam di Umberto De Giovannangeli HAMAS MOBILITA milizie e moschee. Israele ammassa truppe e blindati a ridosso della Striscia. Al terzo giorno di duro confronto armato con Gerusalemme, Hamas mobilita le masse che escono dalle moschee al termine delle preghiere del venerdì per ren- dere ossequio alle vittime dell'altro ieri (da mercoledì, i palestinesi uccisi sono 31) e per dare un indirizzo politico ai sentimenti popolari di collera. Fra gli oratori più ascoltati un dirigente di Hamas, Khalil al-Haya, padre di uno dei miliziani islamici rimasti uccisi ieri, che ha minacciato nuovi bombardamenti verso le città israeliane vicine, Sderot e Ashqelon. Ma un comizio molto acceso è stato pronunciato anche da un dirigente di al-Fatah, Abu Maher Hlles. "Ci hanno tenuti sotto occupazione per 38 anni e che cosa hanno ottenuto?", ha chiesto retoricamente il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, tenendo in una moschea un sermone di incoraggiamento alla popolazione mentre anche ieri Gaza era oggetto di incursioni aeree e terrestri israeliane. In attesa dell'invasione, si accumulano esplosivi nei tunnel che si dipanano sotto Gaza, mentre la Jihad islamica avverte: centinaia di "shahid" (martiri) sono pronti a immolarsi contro il "nemico sionista". "La nostra determinazione a combattere per la libertà non si è mai indebolita. Non ci metteranno in ginocchio". Haniyeh ha negato che i lanci di razzi da Gaza sul Neghev siano all'origine della attuale recrudescenza delle violenze. Ha affermato che mentre le milizie hanno cessato i lanci fin dalla settimana scorsa, Israele ha destabilizzato la situazione uccidendo mercoledì a Khan Yunes cinque miliziani di Hamas. "I razzi sono solo un pretesto" ha concluso Haniyeh. "Lo scopo degli israeliani è di costringere i palestinesi a cessare di esigere i propri diritti e a piegarsi alle pretese israeliane". Dall'altro ieri, con gli attacchi ai rioni residenziali di Ashqelon, Hamas ha quadruplicato (da 40 mila a 160 mila) il numero degli israeliani che in ogni momento della giornata, a casa oppure instrada, si trovano esposti ai razzi palestinesi. Da ieri anche ad Ashqelon risuona il sinistro codice di allarme "Colore rosso": indica che, mentre un razzo palestinese è ormai in volo, restano venti secondi, dopo avere sentito il suono della sirena, per rifugiarsi in un riparo qualsiasi. Ieri i responsabili militari delle retrovie hanno spiegato alla popolazione di Ashqelon come affrontare le situazioni di emergenza che ormai faranno parte integrante della loro routine. Israele non dispone di sistemi adeguati per fermare i lanciatori di razzi. Anche ieri unità di terra della brigata Ghivati assistiti da mezzi blindati si sono spinti a Beit Hanun (nel Nord della Striscia di Gaza) per prevenire nuovi lanci. In seguito in quella zona sono stati condotti tre raid aerei. Poi sono entrati in azione i cannoni, che hanno sparato a fini dissuasivi. Malgrado questi sforzi Hamas e le altre milizie di Gaza sono riusciti a sparare egualmente una ventina di razzi che hanno colpito Sderot e zone vicine ad Ashqelon. Una delle esplosioni si è verificata a breve distanza di un gruppo di parlamentari (fra cui l'ex ministro per le questioni strategiche Avigdor Lieberman) che sono rimasti illesi.Israele, in questi giorni, parla a due voci. Il ministro della Difesa Ehud Barak, laburista, non esclude una vasta operazione terrestre all'interno di Gaza. I piani, ha fatto sapere, sono stati già elaborati. Hamas, ha aggiunto, deve pagare il prezzo per la sua "bellicosità". "Una risposta israeliana è necessaria, e ci sarà", assicura Barak. Ma dal premier Ehud Olmert (rientrato ieri da una visita in Giappone) giungono messaggi più pacati. Nel volo di ritorno ha detto ai giornalisti di non aver mai avuto sentore di un piano di invasione di Gaza. Ieri si è limitato a consultazioni telefoniche, mentre il Consiglio di difesa del governo è stato convocato solo per mercoledì. "Ehud il moderato" viene contestato da un esponente di primo piano del suo stesso partito (Kadima) Tzaji Hanegbi, presidente della Commissione Esteri e Difesa, per il quale si deve "rovesciare il regime terrorista di Hamas e conquistare tutte le zone da cui vengono lanciati razzi".

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Per gli abitanti di Gaza sarà "shoah", cioè la catastrofe (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del MATAN VILNAI Polemica sul viceministro della Difesa "Per gli abitanti di Gaza sarà "shoah", cioè la catastrofe" di Umberto De Giovannangeli "Non rinunceremo a nessuna azione per costringere i miliziani palestinesi a porre fine al lancio dei razzi contro le nostre città. I capi di Hamas lo sanno bene, ma sono degli irresponsabili". A parlare è il vice ministro della Difesa israeliano, Matan Vilnai (laburista). Nel sud di Israele, a Gaza, la parola è ormai alle armi? "Non abbiamo altra scelta. A fronte del continuo ripetersi del lancio di razzi contro le nostre città, un'operazione militare di vasta portata appare ormai inevitabile. Sia chiaro: Israele non ha alcuna intenzione di rioccupare Gaza, questa operazione ha solo scopi difensivi. Siamo consapevoli che un'operazione del genere avrà costi enormi e sarà difficile, ma di ciò i capi di Hamas si assumeranno per intero la responsabilità. Uno Stato ha il diritto-dovere di difendere la vita dei suoi cittadini. Per quanto ci riguarda, non ci sottrarremo alle nostre responsabilità". Oltre Sderot, i missili palestinesi hanno iniziato a bersagliare anche Ashqelon, la più popolosa città del sud di Israele. "Quanto più si intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e quanto più la loro gittata si allunga, tanto più i palestinesi si espongono al rischio di una "shoah" (catastrofe, ndr.) ancora più grande, perché noi useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per difenderci".. La comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione per questa escalation di violenza. "Siamo i primi a condividere questa preoccupazione ma al tempo stesso siamo consapevoli che di fronte alla cinica irresponsabilità dei capi di Hamas l'azione militare è una via obbligata. Lo ripeto: ogni giorno civili inermi israeliani vengono bersagliati da decine, centinaia di razzi sparati dalla Striscia di Gaza, un territorio dal quale Israele si è ritirato unilateralmente nell'estate del 2005. Oggi Gaza è stata trasformata in una immensa rampa di lancio per i missili Qassam. La responsabilità di ciò è tutta di Hamas, che con il suo comportamento irresponsabile tiene in ostaggio due popoli". La parola dialogo non ha diritto di cittadinanza in questo tormentato angolo del mondo? "Il dialogo è una strada che abbiamo deciso di intraprendere assieme al presidente Abbas (Abu Mazen, ndr.). Ma nessuno può chiederci di dialogare sotto la minaccia costante dei missili sparati da chi non intende solo colpire cittadini israeliani ma con il terrore mira a far fallire ogni sforzo di pace".

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Nel governo israeliano il premier frena ma a dettare la linea sembra essere il ministro Barak (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Nel governo israeliano il premier frena ma a dettare la linea sembra essere il ministro Barak.

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Governanti e popoli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Governanti e popoli Moni Ovadia I governanti, soprattutto in prossimità delle elezioni, si lasciano spesso andare ad una tipica attività di divinazione nei confronti dei governati dei quali dicono di conoscere richieste, sogni e desideri. A questo esercizio si dedicano con furore anche i politici dell'opposizione. Le espressioni divinatorie degli aruspici della politica si presentano nelle stesse formule reiterate con implacabile monotonia ma essi le snocciolano come se si trattasse di assolute novità, frutto di un'improvvisa ispirazione mistica. Gli italiani (francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli, etc.) hanno capito che..., i cittadini chiedono..., gli elettori sapranno scegliere... e via divinando. Il fatto di toppare clamorosamente le previsioni, non scoraggia i professionisti dell'arte di reggere le sorti della cosa pubblica. Non quando vincono anche se in barba alle proprie previsioni, non quando perdono secondo le previsioni altrui. Essi mantengono la fiducia nella loro capacità, che evidentemente ritengono dono di qualche provvidenza, di entrare nella testa, nell'anima e nelle viscere del corpo elettorale al quale, tendenzialmente, guardano come ad un solo organismo. Ora, pur se esiste un tasso di prevedibilità nel comportamento dei vari gruppi sociali di fronte alle elezioni, l'imprevisto si è spesso affacciato nelle recenti contese elettorali. Per esempio la vittoria dei socialisti spagnoli di Zapatero nei confronti di Aznar, il successo elettorale di uno sconosciuto Lionel Jospin, privo di appeal mediatico in Francia e, proprio in questi giorni convulsi, assistiamo al trionfo di Barak Obama nelle primarie del Partito Democratico Statunitense contro un'agguerritissima Hillary Clinton con le sue pressoché inesauribili risorse finanziarie. Ma malgrado questi ammaestramenti, numerosi politici continuano con i loro ritornelli divinatori come certi teatranti che, con la punta del naso ritta di chi la sa lunga, ti spiegano che il pubblico non capisce..., il pubblico non accetta..., che il pubblico vuole questo e quello... Noi teatranti eterodossi abbiamo spesso riempito i teatri proprio facendo tutto ciò che era sconsigliabile fare, con grande sconcerto di chi era convinto di avere la verità in tasca. Anche gli attuali governanti israeliani devono essersi trovati in una situazione simile vedendo sbriciolarsi sulla linea del loro angusto orizzonte, i luoghi comuni più sacri su cui basano le loro sclerotiche certezze. L'autorevole quotidiano israeliano Ha'aretz in questi giorni ha pubblicato un sondaggio che mostra un dato sconcertante: 64% dei cittadini israeliani sono favorevoli ad una tregua con Hamas. Una tregua con il movimento palestinese di ispirazione islamica che ha regolarmente vinto le ultime elezioni palestinese in uno dei confronti più monitorati e legali che si siano visti negli ultimi anni. Hamas, allo stato dei fatti, si rifiuta riconoscere lo stato d'Israele per molteplici ragioni fra le quali la perdurante occupazione e colonizzazione operata dai governi israeliani da oltre quarant'anni in spregio alle risoluzioni dell'Onu. Ma questa non è la sola ragione. In Hamas vi è un tendenziale rifiuto a riconoscere la legalità stessa dello Stato di Israele responsabile della nakhba (la catastrofe della nazione palestinese). Ma malgrado la piena consapevolezza che i cittadini israeliani hanno di questa situazione, la maggior parte di essi è disposta ad una hudna (tregua) con il nemico. Secondo la visione totemica della mistica sicuritaria da cui l'estabilishment politico-militare israeliano trae la sua autolegittimazione, ciò sarebbe impossibile. Cosa invece lo rende attuale? Forse la maggioranza degli israeliani comincia a prendere atto del fallimento della politica degli omicidi mirati, delle rappresaglie, dell'uso sistematico della forza come unica risposta. Forse molti israeliani capiscono che una patologia grave come quella del conflitto israelo-palestinese deve essere sottoposto ad una profilassi per disinfiammare le ragioni dell'odio e della sofferenza. Forse si fa strada nel cuore di un'importante maggioranza, l'idea che ci sono altre, più giuste e più salutari vie per arrivare ad una soluzione equa del terribile dramma di un popolo in prigione, stremato dalla perdita di tante vite e di un altro popolo costretto a corrompersi nel ruolo di secondino colpito anch'esso dallo stillicidio di una violenza che, pur impotente, ruba altre vite. Malatempora.

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Hamas e il Pkk: la doppiezza dei giudizi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36 autore: di MAGDI ALLAM categoria: BREVI Hamas e il Pkk: la doppiezza dei giudizi GUERRE A CONFRONTO S e si mette a confronto il modo con cui i mass media hanno presentato, da un lato, la recente battaglia della Turchia contro il Pkk in Iraq e, dall'altro, la battaglia protratta di Israele contro Hamas a Gaza, dobbiamo prendere atto che c'è un manifesto pregiudizio contro lo Stato ebraico. Mentre le definizioni di "strage di bambini" ed "eccidio di civili" compaiono solo nella descrizione delle conseguenze dell'attività militare israeliana, per l'esercito turco vengono riservati termini neutri o addirittura giustificativi come "uccisi 77 ribelli curdi". Quando le bombe sono israeliane, siamo informati in maniera meticolosa sul numero e talvolta sui nomi dei bambini palestinesi che vengono ammazzati, segnalando anche specificatamente se tra loro ci sono dei neonati. E di loro le televisioni e le agenzie fotografiche internazionali ci danno in pasto le immagini terrificanti e impietose dei loro cadaveri. Viceversa le bombe turche eliminano con assoluta certezza soltanto persone adulte di sesso maschile che hanno scelto deliberatamente di ricorrere alla violenza e di schierarsi dalla parte del male, qualificati come "terroristi", "ribelli " o "separatisti", e che pertanto in qualche modo la morte se la sono cercata e tutto sommato se la meritano pure. E in ogni caso di loro non abbiamo immagini di fonte indipendente, visto che nell'area dei combattimenti la stampa internazionale non è presente, e tutto ciò che sappiamo appartiene alla documentazione ufficiale dell'esercito turco. Tutto ciò si spiega solo parzialmente con il fatto che Gaza è uno degli insediamenti urbani a più alta densità del mondo e, quindi, è inevitabile che ci siano delle vittime civili compresi i bambini, mentre la zona montagnosa lungo la frontiera tra la Turchia e l'Iraq è prevalentemente disabitata e di conseguenza non ci sarebbero vittime civili, tanto meno dei bambini. Perché in realtà il bersaglio esclusivo degli attacchi israeliani e la gran parte delle vittime palestinesi sono i terroristi di Hamas, mentre anche i civili curdi figurano tra le vittime della repressione militare turca. Come si può dunque spiegare questa doppiezza dei mass media? A rigore dovrebbero usare il medesimo parametro informativo e valutativo. Perché il Pkk, al pari di Hamas, è considerato un'organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dall' Unione Europea. Perché si tratta di una comune battaglia della Turchia e di Israele per sconfiggere un terrorismo che colpisce spregiudicatamente anche la popolazione civile. Perché in entrambi i casi si tratta di operazioni di difesa intraprese in territorio straniero trasformato dai terroristi in una roccaforte da dove scatenano le loro azioni di morte contro i civili. Così come in entrambi i casi questi territori stranieri non ospitano stabilmente delle forze militari o degli insediamenti civili della Turchia o di Israele, né sono almeno ufficialmente obiettivi che si vorrebbero conquistare per annetterli territorialmente. Anzi, nel caso di Israele, l'attività terroristica di Hamas, perpetrata con il lancio di centinaia di missili Kassam prevalentemente contro la cittadina di Sderot e con l'esplosione di uomini e donne- bomba tra i civili, è aumentata dopo il completo ritiro dell'esercito e dei coloni ebrei da Gaza. E se proprio volessimo essere pignoli, se mai ci dovesse essere un atteggiamento pregiudiziale, dovrebbe essere nei confronti della Turchia e non di Israele. E' sufficiente considerare il dato complessivo delle vittime di queste guerre regionali. Facendo riferimento a un movimento pacifista come "Peace Reporter", che non può essere sospettato di simpatie né filo-israeliane né filo-turche, il bilancio del conflitto israelo-palestinese viene così riportato: "La prima Intifada, la rivolta delle pietre dal 1987 al 1992, ha causato la morte di 2.000 persone, in massima parte palestinesi. Dall'inizio della seconda Intifada, dal 28 settembre 2000 al 20 giugno 2007, hanno perso la vita 4.626 palestinesi e 1.050 israeliani. Almeno 214 palestinesi sono morti negli scontri tra le milizie di Hamas e Al Fatah". Ebbene se ci trasferiamo al conflitto che contrappone l'esercito turco al Pkk nello stesso arco temporale, sempre secondo i dati di "Peace Reporter ", "in vent'anni di conflitto sono circa 40 mila i morti e migliaia i profughi. Dall' inizio del 2006, sono 113 i guerriglieri curdi uccisi e 79 i militari turchi morti". Come si vede il totale delle vittime provocate dall'esercito turco è di gran lunga superiore a quello delle vittime provocate dall'esercito israeliano. Eppure è l'esercito israeliano ad essere criminalizzato, mentre nei confronti di quello turco viene riservato un atteggiamento più che comprensivo. "L'Unione Europea comprende la necessità della Turchia di proteggersi", aveva sostenuto il 21 febbraio il responsabile europeo per la Sicurezza Javier Solana, invitando a non impiegare "una sproporzionata forza militare". "Siamo stati avvisati e chiediamo al governo turco di limitare le proprie operazioni avendo come obiettivo esclusivo il Pkk", è stata la posizione della Casa Bianca espressa dal portavoce Scott Stanzel. In Italia il ministro degli Esteri del governo dimissionario, Massimo D'Alema, si era spinto fino a legittimare anticipatamente il diritto dell'esercito turco a perseguire e a reprimere con la forza il Pkk in territorio iracheno. Un atteggiamento diametralmente opposto a quello riservato dallo stesso D'Alema ad Israele, sia nelle rappresaglie contro Hamas a Gaza dopo il lancio dei razzi Kassam su Sderot, sia nell'offensiva più ampia contro il Libano nell'estate del 2006 dopo gli attacchi terroristici congiunti dell'Hezbollah e di Hamas in territorio israeliano. Se si considera infine che mentre Hamas mira ad annientare fisicamente Israele e il Pkk non mette affatto in discussione il diritto della Turchia ad esistere, si comprende ancor di più la natura ideologica di un pregiudizio indubbio e radicato nei confronti dello Stato ebraico. www.corriere.it/allam www.magdiallam.it.

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Israele e il diritto alla critica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Zvi Schuldiner Negli ultimi giorni il Sapir College dove lavoro e sono capo di dipartimento si ritrova sotto una pioggia di missili, che hanno anche provocato la morte di uno dei nostri studenti e mettono in pericolo le nostre vite. Noi ci troviamo subito fuori Sderot e come molti in questa regione soffriamo le conseguenze della folle politica di Hamas a Gaza. La politica criminale e sbagliata di Hamas rientra in uno scenario di cui la maggior responsabilità ricade sul mio paese - Israele - e sul mio governo, con una politica non meno - anzi più - criminale e sbagliata che provoca decine di morti e immense distruzioni a Gaza. Con l'aiuto degli Stati uniti, la politica di strangolamento di Hamas continua, e palestinesi e israeliani pagano prezzi durissimi. Qualche settimana fa una delegazione del parlamento europeo guidata da Luisa Morgantini ha visitato la regione. Luisa mi ha chiamato, mi ha detto che sarebbe andata a Gaza e che sarebbe stata interessata anche a una visita a Sderot. Allora l'ho invitata ufficialmente al nostro college e lei ha accettato l'invito. Perché mi sembrava così importante invitare una delegazione dell'euro-parlamento guidata da Luisa Morgantini? Per la stessa ragione per cui il 64% degli israeliani pensa che si debba negoziare con Hamas. Sia Hamas, sia la leadership israeliana - con il pieno appoggio dell'America - ci stanno portando su una strada senza uscita, colma di sangue e dolore. Ogni voce che possa aprire nuovi orizzonti deve essere la benvenuta. Io sono altrettanto israeliano di molti altri e deploro la politica del mio governo. Insieme a tanti altri israeliani dopo la guerra del '67, mi oppongo all'occupazione di territori palestinesi e credo che i nostri leader ci stiano portando al disastro. Questo non fa di noi degli anti-semiti né ci porta a negare l'esistenza di Israele. SEGUE A PAGINA 13 I miei primi incontri con Luisa, quando era nella Fiom, furono durante la prima intifada. L'Arci - con Tom Benetollo -, Chiara Ingrao e Luisa Morgantini della Fiom mi aiutarono a instaurare il dialogo con Peace Now e nell'89 furono il fondamento di "Time for Peace". Time for Peace aprì a Peace Now le porte del dialogo con i palestinesi ed ebbe una grande importanza nella ricerca di strade per la pace. Il tentativo di screditare Peace Now o noi che siamo su posizioni più radicali, sono una costante. Siamo traditori, per qualcuno siamo ebrei che odiano se stessi. La manipolazione demagogica dell'Olocausto, la storia, l'anti-semitismo e il resto non possono farci dimenticare che il diritto alla critica a qualsiasi governo - italiano o israeliano - è elemento fondamentale non solo di un'ideologia di sinistra ma anche delle conquiste dello stato liberale negli ultimi 200 anni. Ho incontrato Luisa in un'infinità di manifestazioni pacifiste a Gerusalemme o in altri luoghi d'Israele, e la sua presenza era una prova ulteriore di solidarietà con il pacifismo israeliano. Luisa - vice-presidente dell'europarlamento - è arrivata al nostro college per ascoltare la voce, per tre ore, di chi come noi si trova sotto l'attacco dei missili. Gli abitanti di Sderot e di un kibbutz della zona hanno spiegato bene che noi non vogliamo essere né vittime né eroi. E' Luisa che ha reso possibile ascoltare queste voci. Gli europarlamentari hanno ascoltato le nostre voci grazie alla sua disponibilità e le nostre voci hanno parlato chiaro: l'alternativa non è più fuoco ma più negoziati, è una politica europea più attiva per il dialogo. I tentativi di far tacere Morgantini e altri critici della politica israeliana non sono altro che un modo sbagliato di servire una propaganda israeliana che ci porta a una via senza uscita. Luisa, come tanti israeliani, non critica "lo stato di Israele" ma la politica sbagliata dei suoi governi. Una politica non solo disastrosa per i palestinesi ma enormemente dannosa anche per gli israeliani. E sarebbe assai consigliabile che gli ebrei italiani, che si preoccupano per il nostro futuro in Israele, cominciassero ad aprire gli occhi e le menti per immaginare un'altra strada e un altro futuro. zvi schuldiner.

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Il ministro israeliano: Una Shoah per Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il ministro israeliano: "Una Shoah per Gaza" Così il viceministro della difesa Vilnay minaccia i palestinesi. L'esercito scalda i motori e intanto al largo del Libano arriva la Uss Cole Michele Giorgio Gerusalemme I carri armati israeliani entreranno al centro e al sud di Gaza e la divideranno in tre parti. Poi blindati e truppe scelte rioccuperanno una per volta Gaza city, Khan Yunis e Rafah, preoccupandosi di eliminare le forze di Hamas e di abbattere l'esecutivo di Ismail Haniyeh. È questo lo scenario che i palestinesi di Gaza si attendono nei prossimi giorni, forse già nelle prossime ore. Una previsione in linea con gli obiettivi dell'invasione descritti dai giornali israeliani. Intanto l'establishment politico-militare dello Stato ebraico "prepara il mondo" alla guerra, parlando della inevitabilità di una "ampia operazione" volta a metter fine ai lanci di razzi palestinesi. Il viceministro della difesa Matan Vilnay, facendo una gaffe, ha definito "shoah", quello che accadrà a Gaza, usando il termine col quale viene definito l'olocausto degli ebrei operato dal nazismo. In seguito un portavoce di Vilnay ha precisato che il ministro aveva usato la parola nel senso letterale di "disastro" e spiegato che "non intendeva alludere in alcun modo a un genocidio". Una tregua è possibile subito - ieri anche l'ex ministro della giustizia israeliano Yossi Beilin ha detto che il movimento islamico è pronto a rispettarla - ma il governo di Ehud Olmert la esclude perché, spiega la stampa locale, vuole fare piazza pulita degli islamisti. Più precisamente intende eliminare la "minaccia strategica" rappresentata dai razzi Grad (katiusha) di cui il braccio armato di Hamas sarebbe in possesso, anche se ciò costerà la vita di centinaia, forse migliaia di palestinesi di Gaza e di tanti soldati israeliani. In visita ad Ashqelon, dove due giorni fa un'abitazione sarebbe stata centrata da un Grad, il ministro della difesa Barak ha ribadito che l'operazione è sul punto di scattare e a confermarlo indirettamente è stato il rinvio della visita in Israele e nei Territori occupati del mediatore egiziano Suleiman. Un'atmosfera di mobilitazione si avvertiva perciò ieri tra gli attivisti di Hamas a Gaza mentre continuavano i raid aerei israeliani e le incursioni di terra che in tre giorni hanno fatto almeno 33 morti (di cui otto bambini) tra i palestinesi e decine di feriti. Anche ieri razzi artigianali Qassam sono caduti su Sderot - dove mercoledì avevano ucciso uno studente israeliano - provocando il ferimento di una donna e un forte spavento al leader dell'estrema destra Lieberman in visita alla città. Hamas da parte sua ripete che gli israeliani troveranno pane per i loro denti se entreranno a Gaza. Ismail Haniyeh ieri, durante i funerali delle ultime vittime, ha ribadito che i palestinesi non temono l'invasione. "Gli israeliani non hanno forse tenuto sotto occupazione militare la Striscia di Gaza per 38 anni? E cosa hanno ottenuto? Non sono certo riusciti a spezzare la determinazione dei palestinesi a lottare per la libertà", ha detto rivolgendosi a una folla di migliaia di persone. Ha poi smentito con forza che i razzi Qassam siano all'origine dell'escalation di questi giorni. "I lanci erano terminati ma Israele ha destabilizzato la situazione uccidendo mercoledì a Khan Yunes cinque nostri combattenti. I razzi sono un pretesto" ha concluso. Il movimento islamico ha anche puntato l'indice contro il presidente dell'Anp Abu Mazen, secondo il quale al-Qaeda si sarebbe infiltrata a Gaza proprio con l'aiuto di Hamas. "Sono questo genere di dichiarazioni che coprono i raid aerei che stiamo subendo", ha detto Haniyeh. Ma l'invasione di Gaza forse è solo un tassello del mosaico di guerra che si sta costruendo nella regione. L'arrivo al largo delle coste libanesi dell'incrociatore Uss Cole è un avvertimento di Washington alla Siria e ad Hezbollah e un'ulteriore conferma della preparazione di un attacco americano, o israelo-americano, alle centrali nucleari iraniane. Non occorre essere esperti di strategie militari per capire che Israele, per affrontare la conseguente risposta missilistica dell'Iran, ha bisogno di "normalizzare" il fronte nord (Hezbollah) e quello sud (Hamas). Ciò spiega perché una guerra in Libano e la rioccupazione di Gaza sono diventate "inevitabili". Ieri il kuwaitiano as-Siyyasa, giornale antisiriano e vicino ai servizi segreti, ha scritto che Israele durante il nuovo conflitto con Hezbollah colpirà nella Bekaa per coinvolgere anche Damasco.

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Attacchi ingiusti , solidarietà a Morgantini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Attacchi ingiusti", solidarietà a Morgantini Giusi Marcante Bologna Nel suo discorso ufficiale come vicepresidente del parlamento europeo Luisa Morgantini non è entrata nel merito della polemica. La comunità ebraica bolognese ha disertato la cerimonia di ricordo delle Caserme Rosse, "il lager di Bologna", proprio per la sua presenza, perché con le sue posizioni "rinnega l'esistenza dello stato d'Israele". Parlando ai tanti ragazzi delle scuole medie e superiori, ai sopravvissuti alla deportazione e ai politici presenti Morgantini ha voluto ricordare le parole del padre partigiano in Val d'Ossola che quando era giovane le raccontava, lontano da ogni eroismo, come "ogni guerra sia profondamente dolorosa da qualunque parte provenga". "Sono addolorata da una scelta che di sicuro non aiuta il dialogo" ha detto l'europarlamentare a margine della commemorazione "ritengo le accuse ingiuste, non ho mai detto o scritto cose che mettano in dubbio il diritto all'esistenza di Israele. Ma rivendico con forza il diritto a criticarne i governi sulle politiche di occupazione e di espansione coloniale a danno dei palestinesi". Alla Morgantini ieri è arrivata la solidarietà dell'assessore Libero Mancuso, che rappresentava il comune alla cerimonia dove si sono ricordate le migliaia di persone che alle Caserme Rosse sono state rinchiuse dai nazifascisti perché accusate di non collaborare con i tedeschi dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. "Quando ho letto la posizione del rabbino, ho capito la sofferenza di chi è stata colpita da una polemica così ingiusta" ha sottolineato Mancuso. Lontana da Bologna è giunta anche la presa di posizione dei colleghi europarlamentari da Mauro Cocilovo del Pd, alla Sinistra Arcobaleno, a Mario Mauro di Fi. Per il bolognese Mauro Zani del Pse che siede con la Morgantini a Strasburgo "i rappresentanti della comunità ebraica hanno sbagliato". Nessun ripensamento invece da parte dell'estensore della lettera che ha creato il caso. Lucio Pardo è un ingegnere ed è stato per molti anni presidente della piccola comunità ebraica bolognese che conta circa 200 persone. Una comunità storicamente orientata a sinistra, ma che alle elezioni di due anni fa ha subìto una maggiore radicalizzazione di schieramenti, per cui ora nel direttivo la maggioranza è collocata nel centro destra. Pardo, che ora fa parte dell'associazione Italia-Israele, continua a rappresentare la parte più affine al centro sinistra. La sua lettera, in cui scrive che "la Morgantini si è sempre particolarmente distinta nell'opera di critica continua aprioristica, incondizionata e senza appello, a tutti i governi dello Stato di Israele, a tutte le sue istituzioni, a tutte le sue azioni, in sostanza alla sua stessa esistenza", è stata condivisa all'interno della comunità tanto da rappresentarne la posizione ufficiale per la commemorazione di ieri. "Chi non riconosce il diritto a difendersi di Israele lo condanna a morte" prosegue Pardo raggiunto al telefono ieri pomeriggio "e chi non si oppone a questo stato di cose è complice di un nuovo olocausto".

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Dall'Italia alla Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pressioni su Ue e Onu, cessate il fuoco generale I pacifisti ai candidati: impegnatevi per Gaza In una lettera aperta, data ieri alla stampa, un nutrito numero di associazioni - fra cui Associazione per la Pace, Arci, Cgil, Donne in nero, Fiom-Cgil, Pax Christi (campagna ponti non muri), Piattaforma Ong per il Medioriente, Rete ebrei contro l'occupazione, Un ponte per... - chiede ai candidati alle elezioni politiche italiane di adoperarsi "per la fine dell'assedio di Gaza". Fra le richieste avanzate ai candidati, quella di premere sull'Unione europea - che è "tra i principali donatori a favore della popolazione palestinese, ma non svolge alcun ruolo politico" - perché faccia rispettare "il diritto internazionale, la dignità umana e la pace". Le associazioni condannano "i lanci di razzi kassam in Israele da parte di gruppi armati di Hamas ed altre forze estremiste", ma chiedono anche ai candidati di attivarsi per un "cessate il fuoco" generalizzato e per la fine dell'assedio. Chiedono, soprattutto, un impegno pubblico pre-elettorale.

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La politica fa la guerra con la pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Da Assisi l'accusa del movimento no war, riunito per valutare lo stato di salute del pacifismo italiano "La politica fa la guerra con la pace" Stefano Milani Assisi (Pg) "La politica fa la guerra con la pace". Un ossimoro, una provocazione se non fosse tutto così tragicamente vero. Parte da qui l'invettiva di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, diretta al mondo politico "a cui non interessa dei pacifisti e delle loro battaglie". Come dargli torto. Basta guardare a questo inizio di campagna elettorale: alzi la mano chi è riuscito a trovare tra i temi di dibattito quello della pace. L'occasione per parlare di questo, ma anche per fare il punto sullo stato di salute del movimento pacifista, è un seminario, il 24esimo, organizzato ieri ad Assisi e aperto a tutte le organizzazioni no war italiane. Coincidenza ha voluto che a poca distanza dalla culla francescana ci sia anche Walter Veltroni, a Perugia per una delle tappe del suo tour elettorale. Potrebbe fare una piccola deviazione di programma, appena una ventina di chilometri. E qualcuno dei presenti ci spera pure nella carrambata e invece no, il leader del Pd rimane nel capoluogo umbro a parlare di lavoro, del made in Italy e dei sondaggi che migliorano. E la parola "pace" non la pronuncia neanche stavolta. Neanche dopo la lettera aperta inviatagli due giorni fa da Flavio Lotti e Grazia Bellini, i coordinatori del Tavolo della pace nella quale si chiedeva perché temi così importanti non riescono a trovare spazio nell'agenda politica italiana . Interrogativi che anche ieri sono tornati a galla: "Marceremo ancora da Perugia ad Assisi? Per ottenere cosa? A cosa serve se la politica è sempre più cieca e sorda". Per non rimanere né ciechi né sordi hanno mandato in "missione" ad Assisi Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, alla ricerca di "un dialogo fruttuoso" con le associazioni e i comitati. E lui ammette, senza colpo ferire, che nella campagna elettorale parlare di pace non ha molto appeal, insomma non determina spostamenti di voti. Pistelli giura però che "il sentimento che lega il popolo pacifista è lo stesso del Pd". Sarà, ma nel programma veltroniano le questioni legate alla pace sembrano, per usare un eufemismo, piuttosto timide. Appaiono temi come il multilateralismo, l'integrazione europea, la riforma della cooperazione. Tutti condivisibili dai pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina, Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle basi militari, il Dal Molin in testa. E' qui che i due mondi non si toccano. E allora "serve più coraggio, più responsabilità da parte di chi ci governa", ribatte Lotti. "E poi - aggiunge - con la politica, ci piaccia o no, bisogna dialogare". Anzi sarà proprio il "pacifismo politico", quello nato negli anni '80, "lo strumento, il mezzo e l'obiettivo per raggiungere la pace". Una politica dal basso, che non ambisce a sedere sugli scranni parlamentari. L'obiettivo è far nascere anche da noi una vera cultura della pace. Oggi quell'obiettivo appare lontano, come pure quel 7 ottobre scorso quando oltre 200.000 persone marciarono da Perugia ad Assisi anche per costruire, ricorda Flavio Lotti, "una politica nuova e una nuova cultura politica nonviolenta fondate sui diritti umani". Un percorso che non va interrotto proprio nell'anno, il 2008, in cui ricorrono i 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani e della Costituzione e che è l'anno europeo del dialogo interculturale. I movimenti tendono la mano e vogliono "fare pace con la politica". Spetta ora alla politica stringere quella mano.

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Quanto più s'intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e quanto più (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO "Quanto più s'intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e quanto più la loro gittata si allunga, tanto più i palestinesi si espongono al rischio di una shoah ancora più grande". Matan Vilnay, laburista, vice ministro degli esteri, ha scatenato una dura polemica, in Israele e in Palestina, usando il termine con il quale è noto in tutto il mondo l'Olocausto degli ebrei per spiegare che la gente comune di Gaza rischia una catastrofe. Dopo i più di 30 morti dei giorni scorsi, la frase dell'uomo di governo israeliano è stata interpretata da molti come una pesante minaccia. Hamas ha accusato gli israeliani di essere i "nuovi nazisti", e sul sito internet del movimento islamico si legge: "E' questa la prima ammissione indiretta da parte di un dirigente israeliano che quello che Israele sta conducendo contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza è appunto un Olocausto". Shoah, nell'ebraico antico, non significa "olocausto" bensì "catastrofe" ed è quanto un portavoce di Vilnay ha spiegato ieri sera nel tentativo di ridimensionare le parole quanto meno infelici del vice ministro. A Gaza e negli altri territori palestinesi occupati, la precisazione è stata accolta con scetticismo mentre cresce la tensione e nella stampa israeliana ministri e militari si rincorrono per affermare che l'invasione della "striscia" e forse la sua rioccupazione è soltanto questione di tempo. Ossia, a primavera, quando "le nuvole scompariranno" e i carri armati non rischieranno di impantanarsi. Aerei ed elicotteri hanno nuovamente attaccato ieri alcune località di Gaza da dove erano stati lanciati missili kassam in direzione di Sderot. Le milizie di Hamas, fino a tarda sera, non hanno invece ripetuto l'attacco di giovedì contro Ashkelon. Per colpire la città portuale, sono stati usati missili di tipo "grad", molto più sofisticati dei kassam, con una gittata più lunga e più precisi. Reparti dell'esercito sono affluiti ad Ashkelon per preparare la popolazione ad altri attacchi mentre una colonna di mezzi blindati appoggiati da elicotteri d'attacco è penetrata nel nord della "striscia" per ciò che è stata definita un'operazione limitata. Miliziani e popolazione civile si stanno preparando a ciò che ormai viene giudicata inevitabile. Per fronteggiare un'invasione sono state costruite barriere e bunker mentre la gente sta riempiendo le case di generi alimentari. C'è paura ma anche un'atmosfera di sfida. Parlando a decine di migliaia di palestinesi dopo la preghiera del venerdì, Ismael Haniyeh, leader di Hamas, ha detto che il suo popolo non teme l'invasione. Per 38 anni, la striscia è stata sotto occupazione militare e, ha chiesto, cosa hanno ottenuto gli israeliani? "Non sono certo riusciti a spezzare la determinazione dei palestinesi a lottare per la libertà". La cronaca di ieri ha registrato attacchi e lanci di missili e almeno un paio di palestinesi uccisi ma nell'insieme c'è stata una riduzione della violenza. Dall'Egitto è arrivato l'appello a una "tregua immediata" e alla "fine delle incursioni israeliane".

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<La politica fa la guerra con la pace> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La politica fa la guerra con la pace" Da Assisi l'accusa del movimento no war, riunito per valutare lo stato di salute del pacifismo italiano Stefano Milani Assisi (Pg) "La politica fa la guerra con la pace". Un ossimoro, una provocazione se non fosse tutto così tragicamente vero. Parte da qui l'invettiva di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, diretta al mondo politico "a cui non interessa dei pacifisti e delle loro battaglie". Come dargli torto. Basta guardare a questo inizio di campagna elettorale: alzi la mano chi è riuscito a trovare tra i temi di dibattito quello della pace. L'occasione per parlare di questo, ma anche per fare il punto sullo stato di salute del movimento pacifista, è un seminario, il 24esimo, organizzato ieri ad Assisi e aperto a tutte le organizzazioni no war italiane. Coincidenza ha voluto che a poca distanza dalla culla francescana ci sia anche Walter Veltroni, a Perugia per una delle tappe del suo tour elettorale. Potrebbe fare una piccola deviazione di programma, appena una ventina di chilometri. E qualcuno dei presenti ci spera pure nella carrambata e invece no, il leader del Pd rimane nel capoluogo umbro a parlare di lavoro, del made in Italy e dei sondaggi che migliorano. E la parola "pace" non la pronuncia neanche stavolta. Neanche dopo la lettera aperta inviatagli due giorni fa da Flavio Lotti e Grazia Bellini, i coordinatori del Tavolo della pace nella quale si chiedeva perché temi così importanti non riescono a trovare spazio nell'agenda politica italiana . Interrogativi che anche ieri sono tornati a galla: "Marceremo ancora da Perugia ad Assisi? Per ottenere cosa? A cosa serve se la politica è sempre più cieca e sorda". Per non rimanere né ciechi né sordi hanno mandato in "missione" ad Assisi Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, alla ricerca di "un dialogo fruttuoso" con le associazioni e i comitati. E lui ammette, senza colpo ferire, che nella campagna elettorale parlare di pace non ha molto appeal, insomma non determina spostamenti di voti. Pistelli giura però che "il sentimento che lega il popolo pacifista è lo stesso del Pd". Sarà, ma nel programma veltroniano le questioni legate alla pace sembrano, per usare un eufemismo, piuttosto timide. Appaiono temi come il multilateralismo, l'integrazione europea, la riforma della cooperazione. Tutti condivisibili dai pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina, Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle basi militari, il Dal Molin in testa. E' qui che i due mondi non si toccano. E allora "serve più coraggio, più responsabilità da parte di chi ci governa", ribatte Lotti. "E poi - aggiunge - con la politica, ci piaccia o no, bisogna dialogare". Anzi sarà proprio il "pacifismo politico", quello nato negli anni '80, "lo strumento, il mezzo e l'obiettivo per raggiungere la pace". Una politica dal basso, che non ambisce a sedere sugli scranni parlamentari. L'obiettivo è far nascere anche da noi una vera cultura della pace. Oggi quell'obiettivo appare lontano, come pure quel 7 ottobre scorso quando oltre 200.000 persone marciarono da Perugia ad Assisi anche per costruire, ricorda Flavio Lotti, "una politica nuova e una nuova cultura politica nonviolenta fondate sui diritti umani". Un percorso che non va interrotto proprio nell'anno, il 2008, in cui ricorrono i 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti umani e della Costituzione e che è l'anno europeo del dialogo interculturale. I movimenti tendono la mano e vogliono "fare pace con la politica". Spetta ora alla politica stringere quella mano.

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Nei vostri programmi ci siano iniziative urgenti per la fine dell'assedio di Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Appello ai candidati Nei vostri programmi ci siano iniziative urgenti per la fine dell'assedio di Gaza Ci rivolgiamo a voi, candidati nelle prossime elezioni politiche, per invitarvi a mettere all'ordine del giorno dei vostri programmi iniziative urgenti per la fine dell'assedio di Gaza, imposto da Israele, dopo averla dichiarata "entità ostile". La sua popolazione subisce da mesi una pesante punizione collettiva, in violazione della legalità internazionale e dei diritti umani di tutte e tutti. Vi chiediamo di esprimervi contro una politica che penalizza duramente un'intera popolazione di un milione e mezzo di persone, per le azioni e decisioni di una piccola minoranza. Vi chiediamo di agire nei confronti della Unione Europea. E' tra i maggiori donatori a favore della popolazione palestinese, ma non svolge alcun ruolo politico e rimane sorda anche alle due risoluzioni del Parlamento Europeo che si esprimono nettamente per la fine dell'assedio, dichiarando fallimentare la politica finora perseguita. Dopo otto mesi di rigide restrizioni nelle forniture di energia, elettricità, acqua, l'intera popolazione di Gaza è allo stremo. Le persone più deboli, bambini, malati, anziani, sono a rischio di sopravvivenza, dato il deterioramento dei servizi medici. L'industria privata è al collasso. La qualità dell'acqua non fa che peggiorare e ne diminuisce sempre più la quantità. Ogni giorno 40 milioni di litri di acque di scolo vengono pompate nel Mediterraneo, per il deterioramento del sistema fognario. Ci richiamiamo alle parole del rappresentante delle Nazioni Unite, John Holmes, vicesegretario generale per gli Affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza, che, dopo una visita di cinque giorni nei territori palestinesi occupati e a Gaza, ha fatto appello all'apertura dei valichi di Gaza, per l'entrata di aiuti umanitari e ripresa dell'import-export di merci. Condanniamo i lanci di razzi kassam in Israele, da parte di gruppi armati di Hamas ed altre forze estremiste. I razzi fanno vivere la popolazione di Sderot nella paura e creano un clima sempre più ostile ai palestinesi. Anch'essi sono contrari alla legalità internazionale, come i bombardamenti sulla popolazione civile palestinese e gli assassini "mirati" dell'esercito israeliano. Ma chiediamo anche a voi di considerare ciò che ci ha detto una pacifista israeliana: "I bambini di Sderot non saranno più sicuri se quelli di Gaza muoiono di fame!". Vi chiediamo di attivarvi per un "cessate il fuoco" generalizzato e per la fine dell'assedio. La popolazione di Gaza, imprigionata, affamata e isolata dal resto del mondo, rappresenta nel modo più chiaro ed estremo la tragedia palestinese, "questione morale n. 1 del mondo", come dice Nelson Mandela. Gaza è l'emblema di un popolo a cui vengono negati i diritti elementari e i diritti nazionali aumentando la loro disperazione e senso di umiliazione, non rafforzando le forze democratiche, ma quelle estremiste di entrambe le parti. Questo è anche il messaggio lanciato da Palestinesi di tutte le professioni, per una campagna internazionale per la fine dell'assedio di Gaza, sostenuta anche da molte forze israeliane. La fine dell'assedio è condizione necessaria anche per una soluzione negoziata che porti ad una pace giusta e alla fine dell'occupazione. Vi chiediamo impegno e coerenza per il rispetto del diritto internazionale e della dignità umana, per la pace: li riteniamo obiettivi prioritari per chi si candida a governare l'Italia, e pilastri dell'agire di ogni eletto/a. Le vostre risposte sono attese con ansia: anche da esse dipenderà una ripresa di fiducia nel valore della rappresentanza e quindi del voto di tante donne e uomini che si riconoscono in quei principi. Primi firmatari: Associazione per la Pace, Arci, Cgil, Donne in Nero, Fiom-Cgil, Pax Christi-campagna "Ponti non muri", Piattaforma Ong per il Medioriente, Rete Ebrei Contro l'Occupazione, Rete Radié Resh Nazionale, Servizio Civile Internazionale, Un Ponte per..., Wilpf Italia 01/03/2008.

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Striscia di Gaza, si aspetta l'invasione israeliana Barak: <La nostra risposta ai razzi è imminente> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il ministro della Difesa accusa Hamas di aver provocato l'escalation del conflitto. Israele schiera reparti di fanteria e mezzi corazzati Striscia di Gaza, si aspetta l'invasione israeliana Barak: "La nostra risposta ai razzi è imminente" Francesca Marretta Gerusalemme A Gaza, come a Sderot e ad Asqelon si attende il peggio. La popolazione civile, che resta rintanata nelle case, traumatizzata e senza vie di scampo, è ostaggio dell'incapacità di trovare soluzioni politiche. Mentre continuano le incursioni aeree di Tsaal su Gaza, Israele ha schierato reparti di fanteria e mezzi corazzati ai margini della Striscia. Tutto fa pensare che si prepari la vasta operazione di terra annunciata dal ministro della Difesa Barak. Offensiva definita "doverosa, imminente, inevitabile", per contrastare gli attacchi missilistici. Da Asqelon, dov'è arrivato ieri senza preavviso per questioni di sicurezza, Barak, ha imputato ad Hamas la responsabilità diretta per l'escalation. L'anticipo sul conto lo hanno già versato gli abitanti di Gaza. Dei 33 morti seppelliti da mercoledì, almeno 14 erano civili, otto dei quali bambini. Le incursioni israeliane hanno interessato ieri le zone di Jabalya, Beit Lahya, il campo profughi di Shati e la zona di Khan Younis, dove è rimasto ucciso un lavoratore della compagnia elettrica. Nel corso degli attacchi sono rimasti feriti 5 palestinesi. Due sono bambini. L'ala armata del movimento islamico si dice pronta al confronto nell'eventualità di un'offensiva. Nella visione di Hamas, se gli israeliani entreranno a Gaza per combattere, saranno costretti a capitolare, com'è accaduto in Libano. E come in quella guerra, i bombardamenti israeliani su Gaza non fermano il lancio di razzi verso Israele: ieri Sderot è stata colpita da almeno 16 ordigni. Uno è caduto poco lontano dalla zona in cui si svolgeva una marcia di solidarietà con la cittadina del Negev a cui partecipava anche l'ex vice-premier israeliano Lieberman. I cittadini israeliani giunti da varie città in segno di solidarietà con gli abitanti di Sderot erano gli unici ieri seduti a mangiare nei poco attraenti caffè a ridosso del mercato cittadino. Chi vive a Sderot cerca di muoversi il meno possibile e chi ha potuto se n'è andato. Da ieri anche nella città portuale di Ashqelon, raggiunta da razzi di gittata di circa 20 chilometri, è allarme rosso. Ma le sirene appena attivate danno un preavviso di 15-20 secondi. Nemmeno un primatista dei cento metri potrebbe arrivare a un riparo. E comunque i rifugi di Ashqelon e Sderot, lo abbiamo appurato sul posto, sono pochissimi. Anche l'ospedale di Ashqelon, dove arrivano anche i feriti di Sderot, ma soprattutto moltissimi cittadini sotto shock, ne è sprovvisto. Nonostante il pericolo di attacchi mirati israeliani, i dirigenti di Hamas sono scesi in piazza a Gaza per chiedere l'intervento dei paesi arabi contro il "genocidio del popolo palestinese da parte di Israele". Durante il sermone tenuto in occasione della preghiera del venerdì, il Premier "de facto" di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, parlando davanti a una folla di circa duemila persone ha sfidato la leadership israeliana. "Che significa che vi preparate a un'operazione su larga scala? Eravate già a Gaza e ve ne siete andati per la resistenza. Che significa che ci volete assassinare? Pensate che ammazzando i leader ucciderete la causa?". Dalla moschea Haniyeh ha attaccato anche il presidente palestinese Abbas, che dal Cairo aveva accusato Hamas di legami con al-Qaeda. "Questo genere di dichiarazioni coprono i raid aerei che stiamo subendo", ha dichiarato il leader del movimento islamico riferendosi alle parole di Abbas, aggiungendo che le dichiarazioni del Presidente sono contrarie all'interesse dei palestinesi e lasciano che " il nemico" faccia della popolazione di Gaza "un cimitero a cielo aperto". L'escalation della crisi tra Gaza e Israele è il probabile motivo dell'annullamento della partecipazione, la settimana prossima, del capo dell'intelligence israeliana Omar Suleiman all'incontro a Gerusalemme con i vertici del governo israeliano ed il segretario di Stato americano Rice. Critiche a Israele per gli attacchi su Gaza che hanno causato la morte di un elevato numero di civili palestinesi sono giunte dal ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit, dalla Lega Araba e dal Premier libanese Siniore, che chiedono uno stop immediato ai raid israeliani, suscettibili di mettere rendere vani i recenti risultati ottenuti nei negoziati di pace. Che non interessavano comunque Gaza, su cui spirano ormai solo venti di guerra. 01/03/2008.

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A Gerusalemme con Mario Borghezio sui luoghi della Croce (sezione: Israele/Palestina)

( da "Padania, La" del 01-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prenotazioni entro il 10 marzo A Gerusalemme con Mario Borghezio sui luoghi della Croce Mirko Molteni La Fondazione Federalista per l Europa dei Popoli, guidata da Mario Borghezio organizza un viaggio a Gerusalemme che sarà coronato dal convegno culturale Il simbolismo della Croce . Si svolgerà dal 20 al 23 giugno, ma le adesioni dovranno pervenire entro il 10 marzo. Così Borghezio presenta l iniziativa: "È una grande occasione per visitare i luoghi santi della fede cristiana, che moltissima gente non ha mai avuto la fortuna di ammirare. Spesso osserviamo in televisione masse di milioni di islamici che si recano almeno una volta nella loro vita nella città santa della Mecca. Invece la maggior parte dei cattolici non pensano, o non riescono, a visitare i luoghi in cui é nato e vissuto Gesù. Io invito i fedeli a partecipare, anche perché si rendano conto di persona dello stato in cui versano i luoghi santi del Cristianesimo. Devono vedere in quali condizioni il cosiddetto Islam moderato e tollerante tiene i reperti della Terra Santa, in particolare la Via Sacra, ormai è ridotta a un suq". Prosegue l esponente leghista: "Il convegno è stato pensato come un momento di riflessione ad alto livello, affidato ad alcuni intellettuali di varie nazioni. Sarà una riflessione metapolitica e metastorica sul simbolismo della Croce e sul suo significato profondo attraverso i millenni. Che non sono solo i duemila anni di Cristianesimo, perché la Croce rappresenta qualcosa che va al di là dei tempi, e non solo per i cristiani. Nelle culture precedenti la Croce era legata a un simbolismo astrale che risale alla notte dei tempi". Laggiù si riscopre non solo la storia antica, ma anche quella medievale: "Non dimentichiamo che la visita tocca anche i luoghi delle Crociate. Dobbiamo ricordare assolutamente senza vergogna che dalla Palestina sono passati, a più riprese fra il 1096 e il 1270, gli eroici Crociati, sotto la protezione di grandi ordini cavallereschi come i Templari". E conclude: "Il nostro viaggio vuole essere anche un monito all Europa di oggi. Credo che Gerusalemme sia il luogo più adatto per riscoprire le radici spirituali del nostro continente. Quelle radici che purtroppo l Unione Europea di Bruxelles pare ignorare". Il totale a persona è di 775 euro e ci si prenota inviando un acconto di 200 euro intestato alla Fondazione sul cc postale n.85122620, causale Prenotazione viaggio a Gerusalemme . Informazioni, tel. 333-3836198. [Data pubblicazione: 29/02/2008].

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