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Vertice
arabo a Damasco, una vetrina rischiosa per la Siria
( da "EUROPA.it"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
normalizzazione
dei rapporti con Israele solo se lo stato ebraico si ritirerà da tutti i
territori arabi e palestinesi, incluse le alture del Golan, occupate durante la
Guerra dei sei giorni (1967). Un obiettivo attraente che potrebbe convincere il
regime siriano a fare pressioni sull'Iran, invitato in qualità di osservatore,
e sull'alleato sciita Hezbollah,
L'ira
islamica contro una mostra ( da "Stampa, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
la bandiera
Usa è stata sostituita con quella d'Israele. In cima, il titolo:
"Allucinazione neonazista". Appena qualche metro più in là una serie
di quattro poster. Il primo riproduce la Kaaba alla Mecca, il santuario cubico
meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Una didascalia recita: "stupida
pietra".
La
guerra di hamas a israele - gideon meir
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Commenti LA
GUERRA DI HAMAS A ISRAELE GIDEON MEIR Caro direttore, i titoli dei mass media
oggi parlano della reazione israeliana, delle persone rimaste uccise negli
attacchi contro le cellule di Hamas responsabili del lancio di missili su
Israele, e della tragedia che vede tra le persone uccise anche dei civili e dei
bambini.
MEDIO
ORIENTE SALE LA TENSIONE NELLA STRISCIA 0 Un morto e feriti a Gaza, razzi su
Israele L'occupazione è probabile, ma non subito
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Un proiettile
destinato a Sderot manca di poco l'ex ministro israeliano per le questioni
strategiche Avigdor Lieberman in visita alla cittadina con una delegazione del
suo partito di destra Israel Beitenu. Cinque palestinesi colpiti a Shati, dove
una fabbrica di missili era sistemata fra le baracche di un campo profughi.
"l'errore
della comunità ebraica" - carlo gulotta
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
assolutamente
ingiustificate le dichiarazioni contro di me e rivendico il diritto di
criticare il governo israeliano per una politica di occupazione militare che
distrugge palestinesi e israeliani". Sia chiaro: il governo, e non lo
Stato d'Israele, puntualizza la parlamentare di Rifondazione. Anniversario
"avvelenato", insomma, da un'assenza sulla quale moltissimi non sono
d'accordo.
Gaza,
Israele prepara la guerra ( da "Voce d'Italia, La"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
scorso morti
31 palestinesi e un israeliano Gaza, Israele prepara la guerra Tel Aviv: pronti
a intervenire Gaza, 1 mar. – Rimane alta la tensione a Gaza, dove continuano i
lanci di razzi sia da parte dei miliziani palestinesi che da parte
dell'esercito israeliano. Si calcola che da mercoledì scorso siano morti almeno
31 palestinesi (tra cui diversi bambini,
"palestinesi,
ancora razzi e sarà la vostra shoah" - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Gaffe di un
viceministro israeliano, poi la precisazione. Barak: stop ai missili di Hamas
Quanto più cresce il fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata, tanto più
attireranno su di sé una Shoah più grande ALBERTO STABILE dal nostro
corrispondente GERUSALEMME - "Quanto più aumenta il fuoco dei Qassam e
s'allunga la loro gittata,
Gaza
in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati al
confine con la Striscia. Gli integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre trenta
morti palestinesi ( da "Unita, L'"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
edizione del
Gaza in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati
al confine con la Striscia. Gli integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre
trenta morti palestinesi nelle ultime 72 ore. Ad Ashqelon allarme rosso contro
i razzi Qassam di Umberto De Giovannangeli HAMAS MOBILITA milizie e moschee.
Per
gli abitanti di Gaza sarà "shoah", cioè la catastrofe
( da "Unita,
L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
A parlare è
il vice ministro della Difesa israeliano, Matan Vilnai (laburista). Nel sud di
Israele, a Gaza, la parola è ormai alle armi? "Non abbiamo altra scelta. A
fronte del continuo ripetersi del lancio di razzi contro le nostre città,
un'operazione militare di vasta portata appare ormai inevitabile.
Nel
governo israeliano il premier frena ma a dettare la linea sembra essere il
ministro Barak ( da "Unita, L'"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Nel governo israeliano il premier frena ma a dettare
la linea sembra essere il ministro Barak.
Governanti
e popoli ( da "Unita, L'"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
quotidiano
israeliano Ha'aretz in questi giorni ha pubblicato un sondaggio che mostra un
dato sconcertante: 64% dei cittadini israeliani sono favorevoli ad una tregua
con Hamas. Una tregua con il movimento palestinese di ispirazione islamica che
ha regolarmente vinto le ultime elezioni palestinese in uno dei confronti più
monitorati e legali che si siano visti negli ultimi anni.
Hamas
e il Pkk: la doppiezza dei giudizi
( da "Corriere
della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
militari o
degli insediamenti civili della Turchia o di Israele, né sono almeno
ufficialmente obiettivi che si vorrebbero conquistare per annetterli
territorialmente. Anzi, nel caso di Israele, l'attività terroristica di Hamas,
perpetrata con il lancio di centinaia di missili Kassam prevalentemente contro
la cittadina di Sderot e con l'esplosione di uomini e donne- bomba tra i
civili,
Israele
e il diritto alla critica ( da "Manifesto, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
infinità di
manifestazioni pacifiste a Gerusalemme o in altri luoghi d'Israele, e la sua
presenza era una prova ulteriore di solidarietà con il pacifismo israeliano.
Luisa - vice-presidente dell'europarlamento - è arrivata al nostro college per
ascoltare la voce, per tre ore, di chi come noi si trova sotto l'attacco dei
missili.
Il
ministro israeliano: Una Shoah per Gaza
( da "Manifesto,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ulteriore
conferma della preparazione di un attacco americano, o israelo-americano, alle
centrali nucleari iraniane. Non occorre essere esperti di strategie militari
per capire che Israele, per affrontare la conseguente risposta missilistica
dell'Iran, ha bisogno di "normalizzare" il fronte nord (Hezbollah) e
quello sud (Hamas).
Attacchi
ingiusti , solidarietà a Morgantini
( da "Manifesto,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele".
Parlando ai tanti ragazzi delle scuole medie e superiori, ai sopravvissuti alla
deportazione e ai politici presenti Morgantini ha voluto ricordare le parole
del padre partigiano in Val d'Ossola che quando era giovane le raccontava,
lontano da ogni eroismo, come "ogni guerra sia profondamente dolorosa da
qualunque parte provenga"
Dall'Italia
alla Palestina ( da "Manifesto, Il"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Le
associazioni condannano "i lanci di razzi kassam in Israele da parte di
gruppi armati di Hamas ed altre forze estremiste", ma chiedono anche ai
candidati di attivarsi per un "cessate il fuoco" generalizzato e per
la fine dell'assedio. Chiedono, soprattutto, un impegno pubblico pre-elettorale.
La
politica fa la guerra con la pace
( da "Manifesto,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Tutti
condivisibili dai pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina,
Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese
militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle
basi militari, il Dal Molin in testa. E qui che i due mondi non si toccano.
Quanto
più s'intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e quanto più
( da "Messaggero,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
prima
ammissione indiretta da parte di un dirigente israeliano che quello che Israele
sta conducendo contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza è appunto un
Olocausto". Shoah, nell'ebraico antico, non significa
"olocausto" bensì "catastrofe" ed è quanto un portavoce di
Vilnay ha spiegato ieri sera nel tentativo di ridimensionare le parole quanto
meno infelici del vice ministro.
<La
politica fa la guerra con la pace>
( da "Manifesto,
Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Tutti
condivisibili dai pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina,
Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese
militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle
basi militari, il Dal Molin in testa. E qui che i due mondi non si toccano.
Nei
vostri programmi ci siano iniziative urgenti per la fine dell'assedio di Gaza
( da "Liberazione"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
imposto da
Israele, dopo averla dichiarata "entità ostile". La sua popolazione
subisce da mesi una pesante punizione collettiva, in violazione della legalità
internazionale e dei diritti umani di tutte e tutti. Vi chiediamo di esprimervi
contro una politica che penalizza duramente un'intera popolazione di un milione
e mezzo di persone,
Striscia
di Gaza, si aspetta l'invasione israeliana Barak: <La nostra risposta ai
razzi è imminente> ( da "Liberazione"
del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele: ieri
Sderot è stata colpita da almeno 16 ordigni. Uno è caduto poco lontano dalla
zona in cui si svolgeva una marcia di solidarietà con la cittadina del Negev a
cui partecipava anche l'ex vice-premier israeliano Lieberman. I cittadini
israeliani giunti da varie città in segno di solidarietà con gli abitanti di
Sderot erano gli unici ieri seduti a mangiare nei poco attraenti
A
Gerusalemme con Mario Borghezio sui luoghi della Croce
( da "Padania,
La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ricordare
assolutamente senza vergogna che dalla Palestina sono passati, a più riprese
fra il 1096 e il 1270, gli eroici Crociati, sotto la protezione di grandi
ordini cavallereschi come i Templari". E conclude: "Il nostro viaggio
vuole essere anche un monito all Europa di oggi. Credo che Gerusalemme sia il
luogo più adatto per riscoprire le radici spirituali del nostro continente.
( da "EUROPA.it" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MEDIO ORIENTE
L'IMPASSE LIBANESE IRRITA I PAESI MODERATI CHE POTREBBERO FAR FALLIRE LA
RIUNIONE Vertice arabo a Damasco, una vetrina rischiosa per la Siria ALESSIA DE
LUCA TUPPUTI Il perdurare della crisi politica in Libano, dove da oltre tre
mesi non si riesce a eleggere un nuovo presidente della repubblica, crea
scompiglio nelle cancellerie del Medio Oriente e minaccia di trasformarsi in un
boomerang pericoloso per la Siria, capace di affondare il prossimo summit dei
paesi arabi, previsto a Damasco il 29 e 30 marzo. Il fallimento della recente
missione a Beirut del segretario generale della Lega Araba, Amr Moussa,
impegnato in una faticosa mediazione tra partiti della maggioranza antisiriana
e opposizione guidata da Hezbollah e sostenuta dal regime di Bashar al Assad,
sulla nomina di un nuovo capo dello stato, ha spinto il presidente
dell'Assemblea libanese, lo sciita Nabih Berri, a posticipare il voto all'11
marzo. La data fissata, la quindicesima negli ultimi quattro mesi dalla
scadenza del mandato di Emile Lahoud il 24 novembre scorso, cade ad appena due
settimane dal prossimo vertice arabo di Damasco, su cui aleggiano pesanti le
minacce di boicottaggio da parte di alcuni tra i più rilevanti attori della
regione. È proprio al regime di Bashar, infatti, che Egitto e Arabia Saudita,
principali alleati arabi degli Stati Uniti, attribuiscono la responsabilità
dell'impasse in cui è precipitato il "paese dei cedri", dove se è
stato raggiunto un accordo di principio sulla nomina del generale Michel
Suleiman come presidente di consenso, i due schieramenti non riescono a trovare
un'intesa su un esecutivo di unità nazionale. Uno scenario, quello libanese,
che acuisce le tensioni latenti tra Damasco e Riyadh dopo che quest'ultima ha
più volte ribadito l'intenzione di sostenere l'inchiesta dell'Onu sull'omicidio
dell'ex premier e uomo d'affari libanese Rafiq al Hariri che, di fatto, vede la
Siria come principale indiziato. Da qui la decisione del governo di Ryiadh, due
giorni fa, di trasferire il proprio ambasciatore da Damasco a Doha, in Qatar.
Un atto "che non ha nulla a che vedere con il prossimo summit di
Damasco", hanno dichiarato fonti diplomatiche saudite, ma che non prevede,
almeno nell'immediato, la nomina di un sostituto per la sede di rappresentanza
nella capitale siriana. Da Riyadh, inoltre, non è ancora giunta nessuna risposta
alla richiesta di Damasco di ricevere il ministro degli esteri siriano, Walid
al Muallim, in missione nel Golfo per consegnare ai vari paesi della regione
l'invito al vertice. E una presa di posizione ancora più netta è arrivata dal
presidente egiziano Hosni Mubarak che durante la sua visita in Bahrein ha
affermato: "Il summit si terrà in Siria e la Siria è parte del problema
libanese. Per questo spero che voglia intervenire per risolverlo ",
lasciando intendere che potrebbe disertare l'incontro, o inviare una
delegazione di basso profilo, se entro la fine di marzo la crisi politica a
Beirut non fosse risolta. Il Cairo e Riyadh hanno inoltre la capacità di
trascinarsi dietro gran parte del mondo arabo sunnita, a cominciare dai paesi
del Golfo che temono l'alleanza politica tra la Siria e l'Iran. In sintesi, la
crisi libanese riflette al suo interno la polarizzazione regionale tra Damasco
e Teheran, da un lato, e Stati Uniti e i loro alleati arabi, dall'altro,
riassunta nelle parole di Amr Moussa in un'intervista pubblicata ieri dal
quotidiano al Hayat: "I politici libanesi hanno fatto quanto era in loro
potere, ora tocca agli attori regionali impegnarsi, anche perché un certo
numero di paesi considera l'elezione necessaria per il successo del prossimo
vertice ". In questo contesto, la Siria si trova tra due fuochi: da un
lato, non intende rinunciare alla partita libanese che ritiene fondamentale per
i suoi interessi regionali, ma, dall'altro, non può permettersi un fallimento
del vertice, il primo della Lega Araba organizzato a Damasco, che rafforzerebbe
l'immagine di un suo isolamento internazionale. Dal summit infatti, il
presidente al Assad spera di rilanciare il suo ruolo nell'area e vedere
confermata la linea decisa di comune accordo con gli alleati arabi lo scorso
anno a Riyadh: normalizzazione dei rapporti con Israele solo se lo stato ebraico si ritirerà da tutti i territori arabi
e palestinesi, incluse le alture del Golan, occupate durante la Guerra dei sei
giorni (1967). Un obiettivo attraente che potrebbe convincere il regime siriano
a fare pressioni sull'Iran, invitato in qualità di osservatore, e sull'alleato
sciita Hezbollah, per garantire la riuscita del vertice, le cui sorti
sembrano inevitabilmente legate a quelle del "paese dei cedri".
( da "Stampa, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
BERLINO, DUE ARTISTI
DANESI MINACCIATI PER LE LORO PERFORMANCE ARTISTICHE L'ira islamica contro una
mostra [FIRMA]ALESSANDRO ALVIANI BERLINO Sulla porta d'ingresso è attaccato un
piccolo avviso: "La galleria resterà temporaneamente chiusa per motivi
tecnici". Dall'esterno si intravedono, attraverso le vetrate, alcuni
manifesti in fila alle pareti. Il primo è stato staccato e ora giace a terra,
girato in direzione del muro. Il suo contenuto resta impossibile da vedere.
Quel poster dipinge in modo satirico la Kaaba, il luogo più sacro dell'Islam, e
rappresenta il motivo per cui la "Galerie Nord" di Berlino è e
resterà chiusa. Almeno fin quando non sarà possibile garantire la sicurezza di
visitatori e dipendenti, dopo le minacce giunte da un gruppo di musulmani.
L'immagine in questione fa parte della mostra "ZOG", inaugurata
appena una settimana fa. A firmarla è il duo danese "Surrend", noto
per le sue performance irriverenti. L'esposizione prende di mira sia la
politica israeliana e di alcuni gruppi ortodossi, sia la propaganda neonazista
e la teoria, diffusa in ambienti di estrema destra ma anche in parte del mondo
islamico, secondo cui gli ebrei sarebbero infiltrati nei principali governi, a
partire da quello di Washington (la cosiddetta "ZOG", dall'inglese
"Zionist Occupied Government"). Uno dei manifesti esposti riproduce
lo sbarco sulla Luna; la bandiera Usa è stata sostituita
con quella d'Israele. In cima, il titolo: "Allucinazione neonazista".
Appena qualche metro più in là una serie di quattro poster. Il primo riproduce
la Kaaba alla Mecca, il santuario cubico meta di pellegrinaggi da tutto il
mondo. Una didascalia recita: "stupida pietra". Accanto,
l'immagine di un ebreo ortodosso col suo copricapo nero, sormontata dalla
scritta "stupido cappello". Martedì pomeriggio all'esterno della
galleria si è formata a poco a poco una piccola folla. In serata un gruppo di
sei musulmani è infine entrato e ha chiesto energicamente di rimuovere dalle
pareti il manifesto raffigurante la Kaaba, minacciando di lanciare pietre in
caso di rifiuto. Da allora la mostra è chiusa. "Motivi di sicurezza",
spiegano le autorità del quartiere Mitte. Se e quando l'esposizione verrà
riaperta resta incerto; Ralf Hartmann, responsabile della galleria, vorrebbe
riuscirci già la prossima settimana. La polizia criminale sta effettuando una
valutazione dei rischi. La vicenda, che giunge a pochi giorni dal nuovo scontro
sulle caricature di Maometto riprodotte sui giornali danesi, ha già suscitato
polemiche. Per "Surrend", duo satirico composto da Jan Egesborg e Pia
Bertelsen, non si tratta del primo caso eclatante. Nel 2007, alla vigilia della
visita di Vladimir Putin in Austria, Egesborg venne arrestato per aver
tappezzato Vienna di manifesti che sembravano invitare ad uccidere il
presidente russo (solo a uno sguardo più attento saltava fuori una minuscola
parola che cambiava il senso generale dello slogan nella domanda: "Uccide
Putin dei giornalisti?"). Ieri, intanto, è stata inaugurata a Vienna
un'altra mostra dei due artisti danesi. Titolo dell'esposizione: "Nulla è
sacro".
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti
LA GUERRA DI HAMAS A ISRAELE GIDEON MEIR Caro direttore, i titoli dei mass
media oggi parlano della reazione israeliana, delle persone rimaste uccise
negli attacchi contro le cellule di Hamas responsabili del lancio di missili su
Israele, e della tragedia che vede tra le
persone uccise anche dei civili e dei bambini. è il terribile bilancio temporaneo
della guerra scatenata da Hamas contro Israele.
Ovviamente la realtà è più complessa; infatti i lunghi mesi di continui lanci
di missili dalla Striscia di Gaza contro le città israeliane, sebbene siano
stati a mala pena coperti dai mass media stranieri, hanno reso invivibile la
vita ai civili israeliani. Ecco dunque alcuni elementi per poter meglio
comprendere una realtà intollerabile. Dalla presa del potere di Hamas, per
mezzo della forza, nella Striscia di Gaza, sulla città di Sderot e sugli altri
centri abitati israeliani del sud d'Israele sono stati
lanciati quasi mille missili Qassam e oltre mille colpi di mortaio. Nella vita
quotidiana ciò vuol dire che i residenti di questi centri urbani sono costretti
a correre decine di volte al giorno nei rifugi antibombardamento, avendo a
disposizione soltanto una decina di secondi dall'inizio dell'allarme
all'impatto del missile. Potrebbe il Governo italiano permettersi una
situazione del genere, in cui per anni e anni decine di migliaia di suoi
cittadini dovessero vivere sotto i quotidiani bombardamenti provenienti da un
Paese vicino? Nell'estate del 2005 il Governo israeliano decise di evacuare tutta
la Striscia di Gaza: ottomila civili israeliani furono costretti a lasciare le
loro case. Tuttavia, la decisione del Governo Sharon fu presa, per dare un
contributo all'avanzamento del processo di pace con i palestinesi, nella
speranza che lo sgombero della Striscia di Gaza apparisse come il chiaro
segnale della disponibilità israeliana a sgomberare altri territori in cambio
di pace; e che questa fosse la prima occasione, nella storia del popolo
palestinese, per iniziare a costruire un loro futuro stato, posto al fianco di Israele in pace e sicurezza. Israele
uscì da Gaza per non ritornarci, mai più. La Striscia di Gaza, per la prima
volta nella Storia è passata sotto il controllo palestinese. Quanto profonde e
grandi erano le aspettative, tanto profonda è la delusione nel vedere che il
risultato è stato l'opposto. I palestinesi hanno scelto alla loro guida
l'organizzazione terroristica di Hamas, un'organizzazione che ha sempre
dichiarato apertamente la propria intenzione di distruggere lo Stato d'Israele, che manifesta in continuazione la propria
aspirazione a creare uno Stato palestinese non al fianco di Israele,
ma al suo posto. Un'organizzazione responsabile dell'esecuzione di attentati
terroristici barbari nelle città israeliane, nei quali sono stati uccisi
centinaia di civili, donne, anziani e bambini. è bene ricordare che non si
tratta di un "ciclo di violenza", ma di un ritiro israeliano fino
all'ultimo centimetro della Striscia di Gaza, i cui risultati non sono stati
pace e tranquillità, bensì incessante terrorismo palestinese. E chiunque
sostenesse per anni la formula "territori in cambio di pace", è molto
importante che rammenti come stanno le cose. Il lancio di missili da parte di
Hamas contro civili israeliani, proveniente da territori popolati da civili
palestinesi, è un crimine di guerra che colpisce indistintamente israeliani e
palestinesi e mette a rischio la pace e la stabilità dell'intera regione. Israele continuerà a difendersi dagli attacchi terroristici.
E a tutti coloro che muovono delle critiche contro di noi, suggerisco di
fermarsi un attimo e di pensare che cosa si aspetterebbero dal proprio governo,
qualora si trovassero nella stessa situazione. L'autore è ambasciatore dello
Stato d'Israele in Italia.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MEDIO ORIENTE SALE
LA TENSIONE NELLA STRISCIA Un morto e feriti a Gaza, razzi su Israele L'occupazione è probabile, ma non subito di LORENZO
BIANCHI UN MORTO palestinese a Khan Yunis, nell'estremo sud della Striscia di
Gaza. Quattro israeliani feriti a Sderot, vittime dei soliti razzi Qassam, una
ventina, scagliati anche sui dintorni di Ashkelon, 120 mila abitanti, il grande
porto del sud. Un proiettile destinato a Sderot manca di
poco l'ex ministro israeliano per le questioni strategiche Avigdor Lieberman in
visita alla cittadina con una delegazione del suo partito di destra Israel
Beitenu. Cinque palestinesi colpiti a Shati, dove una fabbrica di missili era
sistemata fra le baracche di un campo profughi. Due, secondo le fonti israeliane,
sarebbero bambini. Altri raid dell'aviazione di Gerusalemme hanno battuto
l'area di Jabalya e quella di Beit Lahiya nel nord della Striscia. A Jabalya,
denunciano i palestinesi, sono stati feriti tre bambini di cinque, di sei e di
dodici anni. INCOGNITE della guerra asimmetrica che il ministro israeliano
della difesa Ehud Barak si prepara a inasprire a danno degli integralisti che
controllano Gaza. "Hamas è direttamente responsabile della situazione
attuale e dovrà sopportare tutto l'onere della nostra risposta ? ha annunciato
il capo delle forze armate durante la sua visita alla città di Ashkelon ? è
necessaria e la faremo". Sempre ieri Tzachi Hanegbi, presidente delle
commissioni esteri e difesa della Camera (la Knesset), esponente di Kadima, il
partito centrista del primo ministro Ehud Olmert, ha detto, papale papale, che Israele deve rioccupare una parte della Striscia per un
tempo indeterminato. L'obiettivo è "rovesciare il governo di Hamas".
Gideon Sa'ar, deputato del partito conservatore Likud, ha garantito l'appoggio
della sua parte politica a questo passo. Il viceministro della difesa Matan
Vilnai è arrivato a minacciare una "shoah" palestinese. Nel coro dei
falchi stonano solo le voci del presidente del gruppo parlamentare di sinistra
Meretz-Yahad Yossi Beilin, "La mia soluzione è un cessate il fuoco con
Hamas", e del ministro della sicurezza Avi Dichter. Olmert avrebbe fatto
capire che l'operazione di terra non è imminente. IL LEADER di Hamas Ismail
Haniyeh ostenta indifferenza: "Ci hanno tenuto sotto occupazione per 38
anni. Che cosa hanno ottenuto?" Decine di migliaia di palestinesi
protestano all'uscita dalle moschee. Un portavoce del movimento integralista
accusa gli israeliani di essere i "nuovi nazisti". Nel frattempo
Ashkelon, raggiunta per la prima volta da missili Grad, prodotti in Iran e in
grado di volare per
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina V - Bologna
"L'errore della comunità ebraica" Zani critica la diserzione alle
Caserme rosse. Mancuso: "Un vuoto doloroso" Michelini, Anpi:
"Un'assenza che fa torto a tutte le vittime dell'olocausto" CARLO
GULOTTA L'ASSESSORE Mancuso parla di "un vuoto doloroso" e li esorta
a rispettare la libertà di pensiero e di parola: "non si può impedire a
chi esercita la politica di dire ciò che pensa". L'europarlamentare Mauro
Zani, del Pse, li invita a riflettere sull'insulto rivolto anche a tutto il
Parlamento Europeo per chi, con una certa libertà, ha affermato "possono
mandare chi vogliono, anche Jean Marie Le Pen". I partigiani, addirittura,
dicono che a scuola, magari in un'esercitazione di storia, "prenderebbero
un brutto voto". Un'assenza dolorosa per tutti e davvero pesante, quella
della comunità ebraica di Bologna che ieri mattina non ha voluto partecipare
alla cerimonia per ricordare i caduti delle Caserme Rosse, in polemica con l'europarlamentare
Luisa Morgantini (Rifondazione), mandata a Bologna da Strasburgo e accusata
"di rinnegare lo Stato d'Israele, negando così
anche la Shoà". Assenza che pesa, ma che tutti, ad esclusione del
berlusconiano Ubaldo Salomoni, secondo il quale Morgantini "mette sullo
stesso piano Fatah e i terroristi di Hamas", bollano come un grave errore.
Come a dire: la comunità ebraica si è auto-isolata. "Un'assenza che fa
torto a tutte le vittime dell'Olocausto - ragiona il presidente Anpi William
Michelini - La memoria è un dovere prima di tutto e a questa non si può
mancare. D'altro canto io stesso non condivido le "uccisioni mirate"
dei dirigenti palestinesi da parte dell'esercito israeliano, ma questo non vuol
dire negare lo Stato o la Shoà. Bisogna combattere ogni forma di
estremismo". E se può sembrar scontata la solidarietà "di area"
- contro le critiche a Luisa Morgantini si schiera il segretario di
Rifondazione Franco Giordano ("inaccettabile tacciarla di antisemitismo o
negazionismo) e di tutta la Sinistra Europea e dei Verdi - forse non lo è la
misura dell'intervento dell'europarlamentare contestato, che davanti alle
lapidi alla Caserme Rosse non ha voluto in alcun modo alzare il livello della
polemica. Almeno davanti agli studenti. Nessun cenno al "gran
rifiuto" degli ebrei bolognesi, nel suo discorso ufficiale. "L'ho
fatto perché qui ci sono i ragazzi delle scuole. Questo è il momento per
parlare di un capitolo terribile e doloroso della nostra storia, non delle
polemiche di queste ore". Le accuse della comunità ebraica e del rabbino
capo Alberto Sermoneta, però, hanno lasciato il segno. Dice Luisa Morgantini,
ma solo una volta finita la manifestazione: "Sono profondamente addolorata
per questa mancanza, penso che certe manifestazioni non aiutino la convivenza e
non aiutino neppure a tenere aperta una memoria fertile. Ritengo assolutamente ingiustificate le dichiarazioni contro di me e
rivendico il diritto di criticare il governo israeliano per una politica di
occupazione militare che distrugge palestinesi e israeliani". Sia chiaro:
il governo, e non lo Stato d'Israele, puntualizza la parlamentare
di Rifondazione. Anniversario "avvelenato", insomma, da un'assenza
sulla quale moltissimi non sono d'accordo. E che indubbiamente è in
contrasto con le affermazioni dell'ambasciatore d'Israele
in Italia, Gideon Meir, che rispondendo agli organizzatori della
manifestazione, e sapendo almeno da una decina di giorni che la scelta del
Parlamento Europeo era caduta su Luisa Morgantini, scriveva così. "Sono
idealmente presente nel ricordo imperituro delle vittime innocenti barbaramente
trucidate nel periodo più buio della storia contemporanea dai carnefici
nazifascisti. Israele le saluta e le onora con
commozione e non le dimenticherà mai, affinché simili tragedie non accadano mai
più". Per l'ospite "indesiderato", non una parola. Per Mauro
Zani rimane "l'incomprensibile errore dei rappresentanti della comunità
ebraica bolognese. Ho conosciuto Luisa Morgantini nel corso della sua
presidenza della commissione sviluppo. L'ho sentita infinite volte perorare la
causa dei palestinesi: ebbene, mai l'ho sentita negare il diritto all'esistenza
di Israele. Si fa un torto alla verità quando si
distorce la sua posizione di dura critica nei confronti d'Israele
trasformandola nelle "premesse per il suo annientamento"".
( da "Voce d'Italia, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Da mercoledi'
scorso morti 31 palestinesi e un israeliano Gaza, Israele prepara la guerra Tel Aviv: pronti a intervenire Gaza, 1 mar. –
Rimane alta la tensione a Gaza, dove continuano i lanci di razzi sia da parte
dei miliziani palestinesi che da parte dell'esercito israeliano. Si calcola che
da mercoledì scorso siano morti almeno 31 palestinesi (tra cui diversi bambini,
colpiti da razzi mentre giocavano) e un israeliano. Ieri l'ultima vittima, a
Khan Yunes, località a Sud di Gaza, dove è morto un palestinese che, secondo
fonti locali, era un tecnico dell'azienda elettrica. Hamas, il partito
palestinese islamico che da mesi detiene il potere nella Striscia di Gaza
(mentre la Cisgiordania è controllata dal partito moderato di Fatah), ha
chiesto alle sue forze militari di mobilitarsi contro l'esercito israeliano, e
ha indetto manifestazioni di massa. Da Tel Aviv intanto il viceministro della
Difesa israeliano Matan Vilnay (del partito laburista) ha accusato i dirigenti
di Hamas a Gaza di essere degli irresponsabili, dal momento che il ripetuto
lancio di razzi verso obiettivi israeliani mette in pericolo la popolazione
palestinese. Vilnay ha affermato che l'esercito israeliano “è pronto a fare
ricorso a tutta la sua potenza, in ogni maniera ritenuta opportuna”,
sottolineando che il rischio per i palestinesi è direttamente proporzionale
all'intensificarsi del lancio dei razzi contro Israele.
La stampa araba intanto parla apertamente di guerra di Israele
contro Gaza, mentre i giornali palestinesi controllati dall'Anp per la prima
volta prendono esplicitamente le distanze dal lancio di razzi contro obiettivi
israeliani. Per i quotidiani di Tel Aviv, invece, Israele
sta preprando l'opinione pubblica internazionale alla guerra contro Gaza, resasi
inevitabile dopo l'inclusione della città israeliana di Ashkelon tra gli
obiettivi dei razzi. Sempre più distanti appaiono quindi gli accordi di pace
tra israeliani e palestinesi. Simone Storti simone.storti@voceditalia.it.
( da "Repubblica, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La minaccia dei
Qassam "Palestinesi, ancora razzi e sarà la vostra Shoah" Gaffe di un viceministro israeliano, poi la precisazione. Barak:
stop ai missili di Hamas Quanto più cresce il fuoco dei Qassam e s'allunga la
loro gittata, tanto più attireranno su di sé una Shoah più grande ALBERTO
STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Quanto più aumenta il
fuoco dei Qassam e s'allunga la loro gittata, tanto più (i palestinesi)
attireranno su di sé una shoah più grande, perché useremo tutta la nostra forza
per difenderci". Ha detto proprio "shoah", il termine ebraico
solitamente adoperato in riferimento all'Olocausto, il vice ministro della
Difesa, Matan Vilnai, ma la parola, s'è affrettato a precisare il suo
portavoce, è stata adoperata nel significato, autorizzato nell'ebraico moderno,
di "disastro". Niente da fare. Per Hamas l'infortunio linguistico
rivela la vera identità degli israeliani, definiti di conseguenza "i nuovi
nazisti" e così, quello che doveva suonare come un avvertimento s'è
trasformato in uno strumento propagandistico nelle mani degli integralisti. Uno
dei generali approdati alla politica dopo aver dimesso la divisa, Matan Vilnai
non è noto per essere un grande oratore. Al contrario, sembra sempre un po' a
disagio quando deve prendere la parola in pubblico. In questo caso, anche se
intendeva veramente evocare il rischio di una catastrofe e non di uno
sterminio, s'è trattato comunque di una scelta infelice, anche perché i
palestinesi per "catastrofe" (in arabo, nakba) intendono la guerra
del 1948 da cui uscirono sconfitti insieme agli eserciti arabi e alla quale
fanno risalire tutte le loro sventure. La risposta di Hamas a Vilnai è comunque
arrivata a stretto giro di posta. "Questa è la prova delle loro intenzioni
aggressive nei nostri confronti - ha rilanciato il premier di fatto, Ismail
Haniyeh, echeggiando i toni negazionisti di Ahmadinedjad -. Vogliono che il
mondo condanni quello che chiamano Olocausto, ma ora ci minacciano con un
Olocausto". Insomma, una guerra di parole a contorno di una guerra ancora
per il momento a "bassa intensità", che tuttavia sembra procedere
ineluttabilmente verso uno scontro aperto. Ieri, infatti, il ministro della
Difesa, Ehud Barak, ha ribadito il concetto secondo cui, di fronte ai continui
lanci di razzi da Gaza, adesso capaci di raggiungere la città di Ashkelon a
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Gaza in trincea, Hamas si prepara alla guerra Israele ammassa truppe e blindati al confine con la Striscia. Gli
integralisti: sarà un bagno di sangue Oltre trenta morti palestinesi nelle
ultime 72 ore. Ad Ashqelon allarme rosso contro i razzi Qassam di Umberto De
Giovannangeli HAMAS MOBILITA milizie e moschee. Israele
ammassa truppe e blindati a ridosso della Striscia. Al terzo giorno di duro
confronto armato con Gerusalemme, Hamas mobilita le masse che escono dalle
moschee al termine delle preghiere del venerdì per ren- dere ossequio alle
vittime dell'altro ieri (da mercoledì, i palestinesi uccisi sono 31) e per dare
un indirizzo politico ai sentimenti popolari di collera. Fra gli oratori più
ascoltati un dirigente di Hamas, Khalil al-Haya, padre di uno dei miliziani
islamici rimasti uccisi ieri, che ha minacciato nuovi bombardamenti verso le
città israeliane vicine, Sderot e Ashqelon. Ma un comizio molto acceso è stato
pronunciato anche da un dirigente di al-Fatah, Abu Maher Hlles. "Ci hanno
tenuti sotto occupazione per 38 anni e che cosa hanno ottenuto?", ha
chiesto retoricamente il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, tenendo in una moschea
un sermone di incoraggiamento alla popolazione mentre anche ieri Gaza era
oggetto di incursioni aeree e terrestri israeliane. In attesa dell'invasione,
si accumulano esplosivi nei tunnel che si dipanano sotto Gaza, mentre la Jihad
islamica avverte: centinaia di "shahid" (martiri) sono pronti a
immolarsi contro il "nemico sionista". "La nostra determinazione
a combattere per la libertà non si è mai indebolita. Non ci metteranno in
ginocchio". Haniyeh ha negato che i lanci di razzi da Gaza sul Neghev siano
all'origine della attuale recrudescenza delle violenze. Ha affermato che mentre
le milizie hanno cessato i lanci fin dalla settimana scorsa, Israele
ha destabilizzato la situazione uccidendo mercoledì a Khan Yunes cinque
miliziani di Hamas. "I razzi sono solo un pretesto" ha concluso
Haniyeh. "Lo scopo degli israeliani è di costringere i palestinesi a
cessare di esigere i propri diritti e a piegarsi alle pretese israeliane".
Dall'altro ieri, con gli attacchi ai rioni residenziali di Ashqelon, Hamas ha
quadruplicato (da 40 mila a 160 mila) il numero degli israeliani che in ogni
momento della giornata, a casa oppure instrada, si trovano esposti ai razzi
palestinesi. Da ieri anche ad Ashqelon risuona il sinistro codice di allarme
"Colore rosso": indica che, mentre un razzo palestinese è ormai in
volo, restano venti secondi, dopo avere sentito il suono della sirena, per
rifugiarsi in un riparo qualsiasi. Ieri i responsabili militari delle retrovie
hanno spiegato alla popolazione di Ashqelon come affrontare le situazioni di
emergenza che ormai faranno parte integrante della loro routine. Israele non dispone di sistemi adeguati per fermare i
lanciatori di razzi. Anche ieri unità di terra della brigata Ghivati assistiti
da mezzi blindati si sono spinti a Beit Hanun (nel Nord della Striscia di Gaza)
per prevenire nuovi lanci. In seguito in quella zona sono stati condotti tre
raid aerei. Poi sono entrati in azione i cannoni, che hanno sparato a fini
dissuasivi. Malgrado questi sforzi Hamas e le altre milizie di Gaza sono
riusciti a sparare egualmente una ventina di razzi che hanno colpito Sderot e
zone vicine ad Ashqelon. Una delle esplosioni si è verificata a breve distanza
di un gruppo di parlamentari (fra cui l'ex ministro per le questioni
strategiche Avigdor Lieberman) che sono rimasti illesi.Israele,
in questi giorni, parla a due voci. Il ministro della Difesa Ehud Barak,
laburista, non esclude una vasta operazione terrestre all'interno di Gaza. I
piani, ha fatto sapere, sono stati già elaborati. Hamas, ha aggiunto, deve
pagare il prezzo per la sua "bellicosità". "Una risposta
israeliana è necessaria, e ci sarà", assicura Barak. Ma dal premier Ehud
Olmert (rientrato ieri da una visita in Giappone) giungono messaggi più pacati.
Nel volo di ritorno ha detto ai giornalisti di non aver mai avuto sentore di un
piano di invasione di Gaza. Ieri si è limitato a consultazioni telefoniche,
mentre il Consiglio di difesa del governo è stato convocato solo per mercoledì.
"Ehud il moderato" viene contestato da un esponente di primo piano
del suo stesso partito (Kadima) Tzaji Hanegbi, presidente della Commissione
Esteri e Difesa, per il quale si deve "rovesciare il regime terrorista di
Hamas e conquistare tutte le zone da cui vengono lanciati razzi".
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del MATAN VILNAI Polemica sul viceministro della Difesa "Per
gli abitanti di Gaza sarà "shoah", cioè la catastrofe" di
Umberto De Giovannangeli "Non rinunceremo a nessuna azione per costringere
i miliziani palestinesi a porre fine al lancio dei razzi contro le nostre
città. I capi di Hamas lo sanno bene, ma sono degli irresponsabili". A parlare è il vice ministro della Difesa israeliano, Matan
Vilnai (laburista). Nel sud di Israele, a Gaza, la parola è ormai
alle armi? "Non abbiamo altra scelta. A fronte del continuo ripetersi del
lancio di razzi contro le nostre città, un'operazione militare di vasta portata
appare ormai inevitabile. Sia chiaro: Israele
non ha alcuna intenzione di rioccupare Gaza, questa operazione ha solo scopi difensivi.
Siamo consapevoli che un'operazione del genere avrà costi enormi e sarà
difficile, ma di ciò i capi di Hamas si assumeranno per intero la
responsabilità. Uno Stato ha il diritto-dovere di difendere la vita dei suoi
cittadini. Per quanto ci riguarda, non ci sottrarremo alle nostre
responsabilità". Oltre Sderot, i missili palestinesi hanno iniziato a
bersagliare anche Ashqelon, la più popolosa città del sud di Israele.
"Quanto più si intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e
quanto più la loro gittata si allunga, tanto più i palestinesi si espongono al
rischio di una "shoah" (catastrofe, ndr.) ancora più grande, perché
noi useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per difenderci".. La
comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione per questa escalation
di violenza. "Siamo i primi a condividere questa preoccupazione ma al
tempo stesso siamo consapevoli che di fronte alla cinica irresponsabilità dei
capi di Hamas l'azione militare è una via obbligata. Lo ripeto: ogni giorno civili
inermi israeliani vengono bersagliati da decine, centinaia di razzi sparati
dalla Striscia di Gaza, un territorio dal quale Israele
si è ritirato unilateralmente nell'estate del 2005. Oggi Gaza è stata
trasformata in una immensa rampa di lancio per i missili Qassam. La
responsabilità di ciò è tutta di Hamas, che con il suo comportamento
irresponsabile tiene in ostaggio due popoli". La parola dialogo non ha
diritto di cittadinanza in questo tormentato angolo del mondo? "Il dialogo
è una strada che abbiamo deciso di intraprendere assieme al presidente Abbas
(Abu Mazen, ndr.). Ma nessuno può chiederci di dialogare sotto la minaccia
costante dei missili sparati da chi non intende solo colpire cittadini
israeliani ma con il terrore mira a far fallire ogni sforzo di pace".
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Nel governo israeliano il premier frena ma a dettare
la linea sembra essere il ministro Barak.
( da "Unita, L'" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Governanti e popoli Moni Ovadia I governanti, soprattutto in
prossimità delle elezioni, si lasciano spesso andare ad una tipica attività di
divinazione nei confronti dei governati dei quali dicono di conoscere
richieste, sogni e desideri. A questo esercizio si dedicano con furore anche i
politici dell'opposizione. Le espressioni divinatorie degli aruspici della
politica si presentano nelle stesse formule reiterate con implacabile monotonia
ma essi le snocciolano come se si trattasse di assolute novità, frutto di
un'improvvisa ispirazione mistica. Gli italiani (francesi, inglesi, tedeschi,
spagnoli, etc.) hanno capito che..., i cittadini chiedono..., gli elettori
sapranno scegliere... e via divinando. Il fatto di toppare clamorosamente le
previsioni, non scoraggia i professionisti dell'arte di reggere le sorti della
cosa pubblica. Non quando vincono anche se in barba alle proprie previsioni,
non quando perdono secondo le previsioni altrui. Essi mantengono la fiducia
nella loro capacità, che evidentemente ritengono dono di qualche provvidenza,
di entrare nella testa, nell'anima e nelle viscere del corpo elettorale al
quale, tendenzialmente, guardano come ad un solo organismo. Ora, pur se esiste
un tasso di prevedibilità nel comportamento dei vari gruppi sociali di fronte
alle elezioni, l'imprevisto si è spesso affacciato nelle recenti contese
elettorali. Per esempio la vittoria dei socialisti spagnoli di Zapatero nei
confronti di Aznar, il successo elettorale di uno sconosciuto Lionel Jospin,
privo di appeal mediatico in Francia e, proprio in questi giorni convulsi,
assistiamo al trionfo di Barak Obama nelle primarie del Partito Democratico
Statunitense contro un'agguerritissima Hillary Clinton con le sue pressoché
inesauribili risorse finanziarie. Ma malgrado questi ammaestramenti, numerosi
politici continuano con i loro ritornelli divinatori come certi teatranti che,
con la punta del naso ritta di chi la sa lunga, ti spiegano che il pubblico non
capisce..., il pubblico non accetta..., che il pubblico vuole questo e
quello... Noi teatranti eterodossi abbiamo spesso riempito i teatri proprio
facendo tutto ciò che era sconsigliabile fare, con grande sconcerto di chi era
convinto di avere la verità in tasca. Anche gli attuali governanti israeliani
devono essersi trovati in una situazione simile vedendo sbriciolarsi sulla
linea del loro angusto orizzonte, i luoghi comuni più sacri su cui basano le
loro sclerotiche certezze. L'autorevole quotidiano
israeliano Ha'aretz in questi giorni ha pubblicato un sondaggio che mostra un
dato sconcertante: 64% dei cittadini israeliani sono favorevoli ad una tregua
con Hamas. Una tregua con il movimento palestinese di ispirazione islamica che
ha regolarmente vinto le ultime elezioni palestinese in uno dei confronti più
monitorati e legali che si siano visti negli ultimi anni. Hamas, allo
stato dei fatti, si rifiuta riconoscere lo stato d'Israele
per molteplici ragioni fra le quali la perdurante occupazione e colonizzazione
operata dai governi israeliani da oltre quarant'anni in spregio alle
risoluzioni dell'Onu. Ma questa non è la sola ragione. In Hamas vi è un
tendenziale rifiuto a riconoscere la legalità stessa dello Stato di Israele responsabile della nakhba (la catastrofe della
nazione palestinese). Ma malgrado la piena consapevolezza che i cittadini
israeliani hanno di questa situazione, la maggior parte di essi è disposta ad
una hudna (tregua) con il nemico. Secondo la visione totemica della mistica
sicuritaria da cui l'estabilishment politico-militare israeliano trae la sua
autolegittimazione, ciò sarebbe impossibile. Cosa invece lo rende attuale?
Forse la maggioranza degli israeliani comincia a prendere atto del fallimento
della politica degli omicidi mirati, delle rappresaglie, dell'uso sistematico
della forza come unica risposta. Forse molti israeliani capiscono che una
patologia grave come quella del conflitto israelo-palestinese deve essere
sottoposto ad una profilassi per disinfiammare le ragioni dell'odio e della
sofferenza. Forse si fa strada nel cuore di un'importante maggioranza, l'idea
che ci sono altre, più giuste e più salutari vie per arrivare ad una soluzione
equa del terribile dramma di un popolo in prigione, stremato dalla perdita di
tante vite e di un altro popolo costretto a corrompersi nel ruolo di secondino
colpito anch'esso dallo stillicidio di una violenza che, pur impotente, ruba
altre vite. Malatempora.
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-01 num: - pag: 36 autore: di
MAGDI ALLAM categoria: BREVI Hamas e il Pkk: la doppiezza dei giudizi GUERRE A
CONFRONTO S e si mette a confronto il modo con cui i mass media hanno presentato,
da un lato, la recente battaglia della Turchia contro il Pkk in Iraq e,
dall'altro, la battaglia protratta di Israele contro
Hamas a Gaza, dobbiamo prendere atto che c'è un manifesto pregiudizio contro lo
Stato ebraico. Mentre le definizioni di "strage di bambini" ed
"eccidio di civili" compaiono solo nella descrizione delle
conseguenze dell'attività militare israeliana, per l'esercito turco vengono
riservati termini neutri o addirittura giustificativi come "uccisi 77
ribelli curdi". Quando le bombe sono israeliane, siamo informati in
maniera meticolosa sul numero e talvolta sui nomi dei bambini palestinesi che
vengono ammazzati, segnalando anche specificatamente se tra loro ci sono dei
neonati. E di loro le televisioni e le agenzie fotografiche internazionali ci
danno in pasto le immagini terrificanti e impietose dei loro cadaveri.
Viceversa le bombe turche eliminano con assoluta certezza soltanto persone
adulte di sesso maschile che hanno scelto deliberatamente di ricorrere alla
violenza e di schierarsi dalla parte del male, qualificati come
"terroristi", "ribelli " o "separatisti", e che
pertanto in qualche modo la morte se la sono cercata e tutto sommato se la
meritano pure. E in ogni caso di loro non abbiamo immagini di fonte
indipendente, visto che nell'area dei combattimenti la stampa internazionale
non è presente, e tutto ciò che sappiamo appartiene alla documentazione
ufficiale dell'esercito turco. Tutto ciò si spiega solo parzialmente con il
fatto che Gaza è uno degli insediamenti urbani a più alta densità del mondo e,
quindi, è inevitabile che ci siano delle vittime civili compresi i bambini,
mentre la zona montagnosa lungo la frontiera tra la Turchia e l'Iraq è
prevalentemente disabitata e di conseguenza non ci sarebbero vittime civili,
tanto meno dei bambini. Perché in realtà il bersaglio esclusivo degli attacchi
israeliani e la gran parte delle vittime palestinesi sono i terroristi di
Hamas, mentre anche i civili curdi figurano tra le vittime della repressione
militare turca. Come si può dunque spiegare questa doppiezza dei mass media? A
rigore dovrebbero usare il medesimo parametro informativo e valutativo. Perché
il Pkk, al pari di Hamas, è considerato un'organizzazione terroristica dagli
Stati Uniti e dall' Unione Europea. Perché si tratta di una comune battaglia
della Turchia e di Israele per sconfiggere un
terrorismo che colpisce spregiudicatamente anche la popolazione civile. Perché
in entrambi i casi si tratta di operazioni di difesa intraprese in territorio
straniero trasformato dai terroristi in una roccaforte da dove scatenano le
loro azioni di morte contro i civili. Così come in entrambi i casi questi
territori stranieri non ospitano stabilmente delle forze militari
o degli insediamenti civili della Turchia o di Israele, né sono
almeno ufficialmente obiettivi che si vorrebbero conquistare per annetterli
territorialmente. Anzi, nel caso di Israele,
l'attività terroristica di Hamas, perpetrata con il lancio di centinaia di
missili Kassam prevalentemente contro la cittadina di Sderot e con l'esplosione
di uomini e donne- bomba tra i civili, è aumentata dopo il completo
ritiro dell'esercito e dei coloni ebrei da Gaza. E se proprio volessimo essere
pignoli, se mai ci dovesse essere un atteggiamento pregiudiziale, dovrebbe
essere nei confronti della Turchia e non di Israele.
E' sufficiente considerare il dato complessivo delle vittime di queste guerre
regionali. Facendo riferimento a un movimento pacifista come "Peace
Reporter", che non può essere sospettato di simpatie né filo-israeliane né
filo-turche, il bilancio del conflitto israelo-palestinese viene così
riportato: "La prima Intifada, la rivolta delle pietre dal 1987 al
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Zvi Schuldiner Negli
ultimi giorni il Sapir College dove lavoro e sono capo di dipartimento si
ritrova sotto una pioggia di missili, che hanno anche provocato la morte di uno
dei nostri studenti e mettono in pericolo le nostre vite. Noi ci troviamo subito
fuori Sderot e come molti in questa regione soffriamo le conseguenze della
folle politica di Hamas a Gaza. La politica criminale e sbagliata di Hamas
rientra in uno scenario di cui la maggior responsabilità ricade sul mio paese -
Israele - e sul mio governo, con una politica non meno
- anzi più - criminale e sbagliata che provoca decine di morti e immense
distruzioni a Gaza. Con l'aiuto degli Stati uniti, la politica di
strangolamento di Hamas continua, e palestinesi e israeliani pagano prezzi
durissimi. Qualche settimana fa una delegazione del parlamento europeo guidata
da Luisa Morgantini ha visitato la regione. Luisa mi ha chiamato, mi ha detto
che sarebbe andata a Gaza e che sarebbe stata interessata anche a una visita a
Sderot. Allora l'ho invitata ufficialmente al nostro college e lei ha accettato
l'invito. Perché mi sembrava così importante invitare una delegazione
dell'euro-parlamento guidata da Luisa Morgantini? Per la stessa ragione per cui
il 64% degli israeliani pensa che si debba negoziare con Hamas. Sia Hamas, sia
la leadership israeliana - con il pieno appoggio dell'America - ci stanno
portando su una strada senza uscita, colma di sangue e dolore. Ogni voce che
possa aprire nuovi orizzonti deve essere la benvenuta. Io sono altrettanto
israeliano di molti altri e deploro la politica del mio governo. Insieme a
tanti altri israeliani dopo la guerra del '
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il ministro
israeliano: "Una Shoah per Gaza" Così il viceministro della difesa
Vilnay minaccia i palestinesi. L'esercito scalda i motori e intanto al largo
del Libano arriva la Uss Cole Michele Giorgio Gerusalemme I carri armati
israeliani entreranno al centro e al sud di Gaza e la divideranno in tre parti.
Poi blindati e truppe scelte rioccuperanno una per volta Gaza city, Khan Yunis
e Rafah, preoccupandosi di eliminare le forze di Hamas e di abbattere
l'esecutivo di Ismail Haniyeh. È questo lo scenario che i palestinesi di Gaza
si attendono nei prossimi giorni, forse già nelle prossime ore. Una previsione
in linea con gli obiettivi dell'invasione descritti dai giornali israeliani.
Intanto l'establishment politico-militare dello Stato ebraico "prepara il
mondo" alla guerra, parlando della inevitabilità di una "ampia
operazione" volta a metter fine ai lanci di razzi palestinesi. Il
viceministro della difesa Matan Vilnay, facendo una gaffe, ha definito
"shoah", quello che accadrà a Gaza, usando il termine col quale viene
definito l'olocausto degli ebrei operato dal nazismo. In seguito un portavoce
di Vilnay ha precisato che il ministro aveva usato la parola nel senso
letterale di "disastro" e spiegato che "non intendeva alludere
in alcun modo a un genocidio". Una tregua è possibile subito - ieri anche
l'ex ministro della giustizia israeliano Yossi Beilin ha detto che il movimento
islamico è pronto a rispettarla - ma il governo di Ehud Olmert la esclude
perché, spiega la stampa locale, vuole fare piazza pulita degli islamisti. Più
precisamente intende eliminare la "minaccia strategica" rappresentata
dai razzi Grad (katiusha) di cui il braccio armato di Hamas sarebbe in
possesso, anche se ciò costerà la vita di centinaia, forse migliaia di
palestinesi di Gaza e di tanti soldati israeliani. In visita ad Ashqelon, dove
due giorni fa un'abitazione sarebbe stata centrata da un Grad, il ministro
della difesa Barak ha ribadito che l'operazione è sul punto di scattare e a
confermarlo indirettamente è stato il rinvio della visita in Israele
e nei Territori occupati del mediatore egiziano Suleiman. Un'atmosfera di
mobilitazione si avvertiva perciò ieri tra gli attivisti di Hamas a Gaza mentre
continuavano i raid aerei israeliani e le incursioni di terra che in tre giorni
hanno fatto almeno 33 morti (di cui otto bambini) tra i palestinesi e decine di
feriti. Anche ieri razzi artigianali Qassam sono caduti su Sderot - dove
mercoledì avevano ucciso uno studente israeliano - provocando il ferimento di
una donna e un forte spavento al leader dell'estrema destra Lieberman in visita
alla città. Hamas da parte sua ripete che gli israeliani troveranno pane per i
loro denti se entreranno a Gaza. Ismail Haniyeh ieri, durante i funerali delle
ultime vittime, ha ribadito che i palestinesi non temono l'invasione. "Gli
israeliani non hanno forse tenuto sotto occupazione militare la Striscia di
Gaza per 38 anni? E cosa hanno ottenuto? Non sono certo riusciti a spezzare la
determinazione dei palestinesi a lottare per la libertà", ha detto rivolgendosi
a una folla di migliaia di persone. Ha poi smentito con forza che i razzi
Qassam siano all'origine dell'escalation di questi giorni. "I lanci erano
terminati ma Israele ha destabilizzato la situazione
uccidendo mercoledì a Khan Yunes cinque nostri combattenti. I razzi sono un
pretesto" ha concluso. Il movimento islamico ha anche puntato l'indice
contro il presidente dell'Anp Abu Mazen, secondo il quale al-Qaeda si sarebbe
infiltrata a Gaza proprio con l'aiuto di Hamas. "Sono questo genere di
dichiarazioni che coprono i raid aerei che stiamo subendo", ha detto
Haniyeh. Ma l'invasione di Gaza forse è solo un tassello del mosaico di guerra
che si sta costruendo nella regione. L'arrivo al largo delle coste libanesi
dell'incrociatore Uss Cole è un avvertimento di Washington alla Siria e ad
Hezbollah e un'ulteriore conferma della preparazione di un
attacco americano, o israelo-americano, alle centrali nucleari iraniane. Non
occorre essere esperti di strategie militari per capire che Israele, per affrontare la conseguente risposta missilistica dell'Iran,
ha bisogno di "normalizzare" il fronte nord (Hezbollah) e quello sud
(Hamas). Ciò spiega perché una guerra in Libano e la rioccupazione di
Gaza sono diventate "inevitabili". Ieri il kuwaitiano as-Siyyasa,
giornale antisiriano e vicino ai servizi segreti, ha scritto che Israele durante il nuovo conflitto con Hezbollah colpirà
nella Bekaa per coinvolgere anche Damasco.
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Attacchi
ingiusti", solidarietà a Morgantini Giusi Marcante Bologna Nel suo
discorso ufficiale come vicepresidente del parlamento europeo Luisa Morgantini
non è entrata nel merito della polemica. La comunità ebraica bolognese ha
disertato la cerimonia di ricordo delle Caserme Rosse, "il lager di
Bologna", proprio per la sua presenza, perché con le sue posizioni
"rinnega l'esistenza dello stato d'Israele".
Parlando ai tanti ragazzi delle scuole medie e superiori, ai sopravvissuti alla
deportazione e ai politici presenti Morgantini ha voluto ricordare le parole
del padre partigiano in Val d'Ossola che quando era giovane le raccontava, lontano
da ogni eroismo, come "ogni guerra sia profondamente dolorosa da qualunque
parte provenga". "Sono addolorata da una scelta che di sicuro
non aiuta il dialogo" ha detto l'europarlamentare a margine della
commemorazione "ritengo le accuse ingiuste, non ho mai detto o scritto
cose che mettano in dubbio il diritto all'esistenza di Israele.
Ma rivendico con forza il diritto a criticarne i governi sulle politiche di
occupazione e di espansione coloniale a danno dei palestinesi". Alla
Morgantini ieri è arrivata la solidarietà dell'assessore Libero Mancuso, che
rappresentava il comune alla cerimonia dove si sono ricordate le migliaia di
persone che alle Caserme Rosse sono state rinchiuse dai nazifascisti perché
accusate di non collaborare con i tedeschi dopo l'armistizio dell'8 settembre
1943. "Quando ho letto la posizione del rabbino, ho capito la sofferenza
di chi è stata colpita da una polemica così ingiusta" ha sottolineato
Mancuso. Lontana da Bologna è giunta anche la presa di posizione dei colleghi
europarlamentari da Mauro Cocilovo del Pd, alla Sinistra Arcobaleno, a Mario
Mauro di Fi. Per il bolognese Mauro Zani del Pse che siede con la Morgantini a
Strasburgo "i rappresentanti della comunità ebraica hanno sbagliato".
Nessun ripensamento invece da parte dell'estensore della lettera che ha creato
il caso. Lucio Pardo è un ingegnere ed è stato per molti anni presidente della
piccola comunità ebraica bolognese che conta circa 200 persone. Una comunità
storicamente orientata a sinistra, ma che alle elezioni di due anni fa ha
subìto una maggiore radicalizzazione di schieramenti, per cui ora nel direttivo
la maggioranza è collocata nel centro destra. Pardo, che ora fa parte
dell'associazione Italia-Israele, continua a
rappresentare la parte più affine al centro sinistra. La sua lettera, in cui
scrive che "la Morgantini si è sempre particolarmente distinta nell'opera
di critica continua aprioristica, incondizionata e senza appello, a tutti i
governi dello Stato di Israele, a tutte le sue
istituzioni, a tutte le sue azioni, in sostanza alla sua stessa
esistenza", è stata condivisa all'interno della comunità tanto da
rappresentarne la posizione ufficiale per la commemorazione di ieri. "Chi
non riconosce il diritto a difendersi di Israele lo
condanna a morte" prosegue Pardo raggiunto al telefono ieri pomeriggio
"e chi non si oppone a questo stato di cose è complice di un nuovo
olocausto".
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pressioni su Ue e
Onu, cessate il fuoco generale I pacifisti ai candidati: impegnatevi per Gaza
In una lettera aperta, data ieri alla stampa, un nutrito numero di associazioni
- fra cui Associazione per la Pace, Arci, Cgil, Donne in nero, Fiom-Cgil, Pax
Christi (campagna ponti non muri), Piattaforma Ong per il Medioriente, Rete
ebrei contro l'occupazione, Un ponte per... - chiede ai candidati alle elezioni
politiche italiane di adoperarsi "per la fine dell'assedio di Gaza".
Fra le richieste avanzate ai candidati, quella di premere sull'Unione europea -
che è "tra i principali donatori a favore della popolazione palestinese,
ma non svolge alcun ruolo politico" - perché faccia rispettare "il
diritto internazionale, la dignità umana e la pace". Le
associazioni condannano "i lanci di razzi kassam in Israele da parte di gruppi armati di Hamas ed altre forze
estremiste", ma chiedono anche ai candidati di attivarsi per un
"cessate il fuoco" generalizzato e per la fine dell'assedio.
Chiedono, soprattutto, un impegno pubblico pre-elettorale.
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Da Assisi l'accusa
del movimento no war, riunito per valutare lo stato di salute del pacifismo
italiano "La politica fa la guerra con la pace" Stefano Milani Assisi
(Pg) "La politica fa la guerra con la pace". Un ossimoro, una
provocazione se non fosse tutto così tragicamente vero. Parte da qui
l'invettiva di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace,
diretta al mondo politico "a cui non interessa dei pacifisti e delle loro
battaglie". Come dargli torto. Basta guardare a questo inizio di campagna
elettorale: alzi la mano chi è riuscito a trovare tra i temi di dibattito
quello della pace. L'occasione per parlare di questo, ma anche per fare il punto
sullo stato di salute del movimento pacifista, è un seminario, il 24esimo,
organizzato ieri ad Assisi e aperto a tutte le organizzazioni no war italiane.
Coincidenza ha voluto che a poca distanza dalla culla francescana ci sia anche
Walter Veltroni, a Perugia per una delle tappe del suo tour elettorale.
Potrebbe fare una piccola deviazione di programma, appena una ventina di
chilometri. E qualcuno dei presenti ci spera pure nella carrambata e invece no,
il leader del Pd rimane nel capoluogo umbro a parlare di lavoro, del made in
Italy e dei sondaggi che migliorano. E la parola "pace" non la
pronuncia neanche stavolta. Neanche dopo la lettera aperta inviatagli due
giorni fa da Flavio Lotti e Grazia Bellini, i coordinatori del Tavolo della
pace nella quale si chiedeva perché temi così importanti non riescono a trovare
spazio nell'agenda politica italiana . Interrogativi che anche ieri sono
tornati a galla: "Marceremo ancora da Perugia ad Assisi? Per ottenere
cosa? A cosa serve se la politica è sempre più cieca e sorda". Per non
rimanere né ciechi né sordi hanno mandato in "missione" ad Assisi
Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd, alla ricerca di "un dialogo
fruttuoso" con le associazioni e i comitati. E lui ammette, senza colpo
ferire, che nella campagna elettorale parlare di pace non ha molto appeal,
insomma non determina spostamenti di voti. Pistelli giura però che "il
sentimento che lega il popolo pacifista è lo stesso del Pd". Sarà, ma nel
programma veltroniano le questioni legate alla pace sembrano, per usare un
eufemismo, piuttosto timide. Appaiono temi come il multilateralismo,
l'integrazione europea, la riforma della cooperazione. Tutti condivisibili dai
pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina,
Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese
militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle
basi militari, il Dal Molin in testa. E' qui che i due mondi non si toccano. E
allora "serve più coraggio, più responsabilità da parte di chi ci
governa", ribatte Lotti. "E poi - aggiunge - con la politica, ci
piaccia o no, bisogna dialogare". Anzi sarà proprio il "pacifismo
politico", quello nato negli anni '80, "lo strumento, il mezzo e
l'obiettivo per raggiungere la pace". Una politica dal basso, che non
ambisce a sedere sugli scranni parlamentari. L'obiettivo è far nascere anche da
noi una vera cultura della pace. Oggi quell'obiettivo appare lontano, come pure
quel 7 ottobre scorso quando oltre 200.000 persone marciarono da Perugia ad Assisi
anche per costruire, ricorda Flavio Lotti, "una politica nuova e una nuova
cultura politica nonviolenta fondate sui diritti umani". Un percorso che
non va interrotto proprio nell'anno, il
( da "Messaggero, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO
"Quanto più s'intensifica il lancio di razzi contro le nostre città e
quanto più la loro gittata si allunga, tanto più i palestinesi si espongono al
rischio di una shoah ancora più grande". Matan Vilnay, laburista, vice
ministro degli esteri, ha scatenato una dura polemica, in Israele
e in Palestina, usando il termine con il quale è noto
in tutto il mondo l'Olocausto degli ebrei per spiegare che la gente comune di
Gaza rischia una catastrofe. Dopo i più di 30 morti dei giorni scorsi, la frase
dell'uomo di governo israeliano è stata interpretata da molti come una pesante
minaccia. Hamas ha accusato gli israeliani di essere i "nuovi
nazisti", e sul sito internet del movimento islamico si legge: "E'
questa la prima ammissione indiretta da parte di un
dirigente israeliano che quello che Israele sta
conducendo contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza è appunto un
Olocausto". Shoah, nell'ebraico antico, non significa
"olocausto" bensì "catastrofe" ed è quanto un portavoce di
Vilnay ha spiegato ieri sera nel tentativo di ridimensionare le parole quanto
meno infelici del vice ministro. A Gaza e negli altri territori
palestinesi occupati, la precisazione è stata accolta con scetticismo mentre
cresce la tensione e nella stampa israeliana ministri e militari si rincorrono
per affermare che l'invasione della "striscia" e forse la sua
rioccupazione è soltanto questione di tempo. Ossia, a primavera, quando
"le nuvole scompariranno" e i carri armati non rischieranno di
impantanarsi. Aerei ed elicotteri hanno nuovamente attaccato ieri alcune
località di Gaza da dove erano stati lanciati missili kassam in direzione di
Sderot. Le milizie di Hamas, fino a tarda sera, non hanno invece ripetuto
l'attacco di giovedì contro Ashkelon. Per colpire la città portuale, sono stati
usati missili di tipo "grad", molto più sofisticati dei kassam, con
una gittata più lunga e più precisi. Reparti dell'esercito sono affluiti ad
Ashkelon per preparare la popolazione ad altri attacchi mentre una colonna di
mezzi blindati appoggiati da elicotteri d'attacco è penetrata nel nord della
"striscia" per ciò che è stata definita un'operazione limitata.
Miliziani e popolazione civile si stanno preparando a ciò che ormai viene
giudicata inevitabile. Per fronteggiare un'invasione sono state costruite
barriere e bunker mentre la gente sta riempiendo le case di generi alimentari.
C'è paura ma anche un'atmosfera di sfida. Parlando a decine di migliaia di
palestinesi dopo la preghiera del venerdì, Ismael Haniyeh, leader di Hamas, ha
detto che il suo popolo non teme l'invasione. Per 38 anni, la striscia è stata
sotto occupazione militare e, ha chiesto, cosa hanno ottenuto gli israeliani?
"Non sono certo riusciti a spezzare la determinazione dei palestinesi a
lottare per la libertà". La cronaca di ieri ha registrato attacchi e lanci
di missili e almeno un paio di palestinesi uccisi ma nell'insieme c'è stata una
riduzione della violenza. Dall'Egitto è arrivato l'appello a una "tregua
immediata" e alla "fine delle incursioni israeliane".
( da "Manifesto, Il" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"La politica fa
la guerra con la pace" Da Assisi l'accusa del movimento no war, riunito
per valutare lo stato di salute del pacifismo italiano Stefano Milani Assisi
(Pg) "La politica fa la guerra con la pace". Un ossimoro, una
provocazione se non fosse tutto così tragicamente vero. Parte da qui
l'invettiva di Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace,
diretta al mondo politico "a cui non interessa dei pacifisti e delle loro
battaglie". Come dargli torto. Basta guardare a questo inizio di campagna
elettorale: alzi la mano chi è riuscito a trovare tra i temi di dibattito
quello della pace. L'occasione per parlare di questo, ma anche per fare il
punto sullo stato di salute del movimento pacifista, è un seminario, il
24esimo, organizzato ieri ad Assisi e aperto a tutte le organizzazioni no war
italiane. Coincidenza ha voluto che a poca distanza dalla culla francescana ci
sia anche Walter Veltroni, a Perugia per una delle tappe del suo tour
elettorale. Potrebbe fare una piccola deviazione di programma, appena una
ventina di chilometri. E qualcuno dei presenti ci spera pure nella carrambata e
invece no, il leader del Pd rimane nel capoluogo umbro a parlare di lavoro, del
made in Italy e dei sondaggi che migliorano. E la parola "pace" non
la pronuncia neanche stavolta. Neanche dopo la lettera aperta inviatagli due
giorni fa da Flavio Lotti e Grazia Bellini, i coordinatori del Tavolo della
pace nella quale si chiedeva perché temi così importanti non riescono a trovare
spazio nell'agenda politica italiana . Interrogativi che anche ieri sono
tornati a galla: "Marceremo ancora da Perugia ad Assisi? Per ottenere cosa?
A cosa serve se la politica è sempre più cieca e sorda". Per non rimanere
né ciechi né sordi hanno mandato in "missione" ad Assisi Lapo
Pistelli, responsabile Esteri del Pd, alla ricerca di "un dialogo
fruttuoso" con le associazioni e i comitati. E lui ammette, senza colpo
ferire, che nella campagna elettorale parlare di pace non ha molto appeal,
insomma non determina spostamenti di voti. Pistelli giura però che "il
sentimento che lega il popolo pacifista è lo stesso del Pd". Sarà, ma nel
programma veltroniano le questioni legate alla pace sembrano, per usare un
eufemismo, piuttosto timide. Appaiono temi come il multilateralismo,
l'integrazione europea, la riforma della cooperazione. Tutti condivisibili dai
pacifisti, il problema però è quando si parla di Palestina,
Kosovo, Somalia, Birmania, Libano, Afghanistan, Iraq, dell'aumento delle spese
militari, del rifinanziamento delle missioni all'estero, dell'ampliamento delle
basi militari, il Dal Molin in testa. E' qui che i due mondi non si toccano. E
allora "serve più coraggio, più responsabilità da parte di chi ci
governa", ribatte Lotti. "E poi - aggiunge - con la politica, ci
piaccia o no, bisogna dialogare". Anzi sarà proprio il "pacifismo
politico", quello nato negli anni '80, "lo strumento, il mezzo e
l'obiettivo per raggiungere la pace". Una politica dal basso, che non
ambisce a sedere sugli scranni parlamentari. L'obiettivo è far nascere anche da
noi una vera cultura della pace. Oggi quell'obiettivo appare lontano, come pure
quel 7 ottobre scorso quando oltre 200.000 persone marciarono da Perugia ad
Assisi anche per costruire, ricorda Flavio Lotti, "una politica nuova e
una nuova cultura politica nonviolenta fondate sui diritti umani". Un
percorso che non va interrotto proprio nell'anno, il
( da "Liberazione" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Appello ai candidati
Nei vostri programmi ci siano iniziative urgenti per la fine dell'assedio di
Gaza Ci rivolgiamo a voi, candidati nelle prossime elezioni politiche, per
invitarvi a mettere all'ordine del giorno dei vostri programmi iniziative
urgenti per la fine dell'assedio di Gaza, imposto da Israele, dopo averla dichiarata "entità ostile". La sua
popolazione subisce da mesi una pesante punizione collettiva, in violazione
della legalità internazionale e dei diritti umani di tutte e tutti. Vi
chiediamo di esprimervi contro una politica che penalizza duramente un'intera
popolazione di un milione e mezzo di persone, per le azioni e decisioni
di una piccola minoranza. Vi chiediamo di agire nei confronti della Unione
Europea. E' tra i maggiori donatori a favore della popolazione palestinese, ma
non svolge alcun ruolo politico e rimane sorda anche alle due risoluzioni del
Parlamento Europeo che si esprimono nettamente per la fine dell'assedio,
dichiarando fallimentare la politica finora perseguita. Dopo otto mesi di
rigide restrizioni nelle forniture di energia, elettricità, acqua, l'intera
popolazione di Gaza è allo stremo. Le persone più deboli, bambini, malati,
anziani, sono a rischio di sopravvivenza, dato il deterioramento dei servizi
medici. L'industria privata è al collasso. La qualità dell'acqua non fa che
peggiorare e ne diminuisce sempre più la quantità. Ogni giorno 40 milioni di
litri di acque di scolo vengono pompate nel Mediterraneo, per il deterioramento
del sistema fognario. Ci richiamiamo alle parole del rappresentante delle
Nazioni Unite, John Holmes, vicesegretario generale per gli Affari umanitari e
coordinatore degli aiuti di emergenza, che, dopo una visita di cinque giorni
nei territori palestinesi occupati e a Gaza, ha fatto appello all'apertura dei
valichi di Gaza, per l'entrata di aiuti umanitari e ripresa dell'import-export
di merci. Condanniamo i lanci di razzi kassam in Israele,
da parte di gruppi armati di Hamas ed altre forze estremiste. I razzi fanno
vivere la popolazione di Sderot nella paura e creano un clima sempre più ostile
ai palestinesi. Anch'essi sono contrari alla legalità internazionale, come i
bombardamenti sulla popolazione civile palestinese e gli assassini
"mirati" dell'esercito israeliano. Ma chiediamo anche a voi di considerare
ciò che ci ha detto una pacifista israeliana: "I bambini di Sderot non
saranno più sicuri se quelli di Gaza muoiono di fame!". Vi chiediamo di
attivarvi per un "cessate il fuoco" generalizzato e per la fine
dell'assedio. La popolazione di Gaza, imprigionata, affamata e isolata dal
resto del mondo, rappresenta nel modo più chiaro ed estremo la tragedia
palestinese, "questione morale n. 1 del mondo", come dice Nelson
Mandela. Gaza è l'emblema di un popolo a cui vengono negati i diritti elementari
e i diritti nazionali aumentando la loro disperazione e senso di umiliazione,
non rafforzando le forze democratiche, ma quelle estremiste di entrambe le
parti. Questo è anche il messaggio lanciato da Palestinesi di tutte le
professioni, per una campagna internazionale per la fine dell'assedio di Gaza,
sostenuta anche da molte forze israeliane. La fine dell'assedio è condizione
necessaria anche per una soluzione negoziata che porti ad una pace giusta e
alla fine dell'occupazione. Vi chiediamo impegno e coerenza per il rispetto del
diritto internazionale e della dignità umana, per la pace: li riteniamo
obiettivi prioritari per chi si candida a governare l'Italia, e pilastri
dell'agire di ogni eletto/a. Le vostre risposte sono attese con ansia: anche da
esse dipenderà una ripresa di fiducia nel valore della rappresentanza e quindi
del voto di tante donne e uomini che si riconoscono in quei principi. Primi
firmatari: Associazione per la Pace, Arci, Cgil, Donne in Nero, Fiom-Cgil, Pax
Christi-campagna "Ponti non muri", Piattaforma Ong per il
Medioriente, Rete Ebrei Contro l'Occupazione, Rete Radié Resh Nazionale,
Servizio Civile Internazionale, Un Ponte per..., Wilpf Italia 01/03/2008.
( da "Liberazione" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il ministro della
Difesa accusa Hamas di aver provocato l'escalation del conflitto. Israele schiera reparti di fanteria e mezzi corazzati
Striscia di Gaza, si aspetta l'invasione israeliana Barak: "La nostra
risposta ai razzi è imminente" Francesca Marretta Gerusalemme A Gaza, come
a Sderot e ad Asqelon si attende il peggio. La popolazione civile, che resta
rintanata nelle case, traumatizzata e senza vie di scampo, è ostaggio
dell'incapacità di trovare soluzioni politiche. Mentre continuano le incursioni
aeree di Tsaal su Gaza, Israele ha schierato reparti
di fanteria e mezzi corazzati ai margini della Striscia. Tutto fa pensare che
si prepari la vasta operazione di terra annunciata dal ministro della Difesa
Barak. Offensiva definita "doverosa, imminente, inevitabile", per
contrastare gli attacchi missilistici. Da Asqelon, dov'è arrivato ieri senza
preavviso per questioni di sicurezza, Barak, ha imputato ad Hamas la
responsabilità diretta per l'escalation. L'anticipo sul conto lo hanno già
versato gli abitanti di Gaza. Dei 33 morti seppelliti da mercoledì, almeno 14
erano civili, otto dei quali bambini. Le incursioni israeliane hanno
interessato ieri le zone di Jabalya, Beit Lahya, il campo profughi di Shati e
la zona di Khan Younis, dove è rimasto ucciso un lavoratore della compagnia
elettrica. Nel corso degli attacchi sono rimasti feriti 5 palestinesi. Due sono
bambini. L'ala armata del movimento islamico si dice pronta al confronto
nell'eventualità di un'offensiva. Nella visione di Hamas, se gli israeliani
entreranno a Gaza per combattere, saranno costretti a capitolare, com'è
accaduto in Libano. E come in quella guerra, i bombardamenti israeliani su Gaza
non fermano il lancio di razzi verso Israele: ieri Sderot è stata colpita
da almeno 16 ordigni. Uno è caduto poco lontano dalla zona in cui si svolgeva
una marcia di solidarietà con la cittadina del Negev a cui partecipava anche
l'ex vice-premier israeliano Lieberman. I cittadini israeliani giunti da varie
città in segno di solidarietà con gli abitanti di Sderot erano gli unici ieri
seduti a mangiare nei poco attraenti caffè a ridosso del mercato
cittadino. Chi vive a Sderot cerca di muoversi il meno possibile e chi ha
potuto se n'è andato. Da ieri anche nella città portuale di Ashqelon, raggiunta
da razzi di gittata di circa
( da "Padania, La" del 01-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prenotazioni entro
il 10 marzo A Gerusalemme con Mario Borghezio sui luoghi della Croce Mirko
Molteni La Fondazione Federalista per l Europa dei Popoli, guidata da Mario
Borghezio organizza un viaggio a Gerusalemme che sarà coronato dal convegno
culturale Il simbolismo della Croce . Si svolgerà dal 20 al 23 giugno, ma le
adesioni dovranno pervenire entro il 10 marzo. Così Borghezio presenta l
iniziativa: "È una grande occasione per visitare i luoghi santi della fede
cristiana, che moltissima gente non ha mai avuto la fortuna di ammirare. Spesso
osserviamo in televisione masse di milioni di islamici che si recano almeno una
volta nella loro vita nella città santa della Mecca. Invece la maggior parte
dei cattolici non pensano, o non riescono, a visitare i luoghi in cui é nato e
vissuto Gesù. Io invito i fedeli a partecipare, anche perché si rendano conto
di persona dello stato in cui versano i luoghi santi del Cristianesimo. Devono
vedere in quali condizioni il cosiddetto Islam moderato e tollerante tiene i
reperti della Terra Santa, in particolare la Via Sacra, ormai è ridotta a un
suq". Prosegue l esponente leghista: "Il convegno è stato pensato
come un momento di riflessione ad alto livello, affidato ad alcuni
intellettuali di varie nazioni. Sarà una riflessione metapolitica e metastorica
sul simbolismo della Croce e sul suo significato profondo attraverso i
millenni. Che non sono solo i duemila anni di Cristianesimo, perché la Croce
rappresenta qualcosa che va al di là dei tempi, e non solo per i cristiani.
Nelle culture precedenti la Croce era legata a un simbolismo astrale che risale
alla notte dei tempi". Laggiù si riscopre non solo la storia antica, ma
anche quella medievale: "Non dimentichiamo che la visita tocca anche i
luoghi delle Crociate. Dobbiamo ricordare assolutamente
senza vergogna che dalla Palestina sono passati, a più riprese fra il 1096 e il 1270, gli eroici
Crociati, sotto la protezione di grandi ordini cavallereschi come i
Templari". E conclude: "Il nostro viaggio vuole essere anche un
monito all Europa di oggi. Credo che Gerusalemme sia il luogo più adatto per
riscoprire le radici spirituali del nostro continente. Quelle radici che
purtroppo l Unione Europea di Bruxelles pare ignorare". Il totale a
persona è di 775 euro e ci si prenota inviando un acconto di 200 euro intestato
alla Fondazione sul cc postale n.85122620, causale Prenotazione viaggio a
Gerusalemme . Informazioni, tel. 333-3836198. [Data pubblicazione: 29/02/2008].