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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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top ARTICOLI DEL 14 e 15 Febbraio 2008 #TOP
Matrimonio
valido solo se lo celebra un rabbino
( da "Stampa,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Ma Gilad
Kariv dell'Israel Religious Action Center (IRAC) ha dichiarato che "il
Parlamento israeliano continua ad abbandonare centinaia di migliaia di
cittadini che non si possono sposare in Israele, mentre di arrende in modo
indegno al monopolio degli ortodossi e ai loro emissari nella Knesset".
"Di
chi è questo Chagall?" In mostra i quadri rubati dalle SS
( da "Stampa,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israel Museum
propone anche una parte della propria collezione di ricordi, "Orphaned
Art: Looted art from Holocaust in the Israel Museum", 1200 oggetti vari,
riproduzioni di settecentesche vedute italiane, disegni di bambini, libri
scolastici e tomi storici, povere cose d'uso quotidiano di semplice valore
antropologico come una scatolina in latta di pastiglie per il mal di testa
Sono
oltre due milioni e mezzo i nostri concittadini che si recano ogni anno a
Lourdes nella speranz ( da "Stampa, La"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Palestina
passando per Roma. Le Terme di Mosé a Tiberiade e le altri fonti di acqua calda
a Gadara, il fiume Giordano, il Mar Morto, le fonti delle antiche foreste della
Francia e dell'Italia del Nord, le sorgenti mineralizzate della Toscana e
dell'alto Lazio (l'acqua santa di Roma, prima protetta dalla ninfa Egeria)
erano tutti riferimenti obbligati per i pellegrini del Medio Evo
La
pioggia si può provocare inseminando le nuvole con fumi di ioduro d'argento che
( da "Stampa,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Così in
Israele si ottiene un incremento del 20% della produzione annuale di pioggia.
Soleggiato ieri con 12°.3 di massima, -0°.8 di minima e 40% di umidità alle ore
16. Soleggiato un anno fa con forte vento e 16°.6 di massima, 3°.4 di minima e
24% di umidità.
Ambasciatore
israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi interventi
giornalistici in un volume Mondadori dal titolo
( da "Stampa,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Potiomkin
Ambasciatore israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi
interventi giornalistici in un volume Mondadori dal titolo Da Gerusalemme a
Roma. "Mio amico personale" lo definisce l'editore, Silvio Berlusconi
in persona, in una partecipe introduzione.
Da
30 anni al centro di tutte le trame
( da "Stampa,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
da Israele in
funzione anti Arafat), ha non soltanto dinamitato il delicato equilibrio di
etnie e fazioni religiose del Libano ma, soprattutto, ha inflitto a Israele le
due uniche sconfitte della sua lunga guerra vittoriosa col mondo arabo. Quella
che ha portato all'abbandono del controllo del Libano del Sud per lo
stillicidio continuo di morti che Tzahal doveva subire,
Odiano
noi ebrei perché siamo uguali ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
alla
distruzione dello Stato d'Israele. Come predica il Presidente iraniano
Ahmadinejad. Ho imparato a mie spese che i politici si devono prendere sul
serio quando annunciano il peggio e si danno i mezzi per realizzarlo". Il
conflitto israelo-palestinese è per molti solo un tema di polemica elettorale.
BEIRUT
- UN ALTO ESPONENTE del ( da "Nazione, La (Nazionale)"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
che ha
immediatamente accusato Israele di essere responsabile del suo
"martirio". "Il leader Imad Mughniyeh è stato ucciso per mano
dei sionisti israeliani", ha detto l'emittente tv Al Manar del movimento
Hezbollah, interrompendo la normale programmazione. Israele, primo ma non unico
sospettato, esulta per l'uccisione di Mughniyeh,
Parlano
d'aborto e giudicano sulla pelle delle donne Cara Unità, mi sto chied
( da "Unita,
L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
boicottaggio
di Israele alla fiera del libro di Torino. Taccio sulle questioni storiche e
politiche in quanto altri, ben più autorevoli (ultimo Furio Colombo in risposta
a Vattimo) sono già intervenuti e mi rappresentano in pieno; parlo solo da
appassionato lettore e come tale vorrei consigliare ai fautori di una simile
iniziativa il modesto e sempre utile esercizio della lettura,
8500
militari impegnati in 20 missioni all'estero
( da "Unita,
L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Fyrom (già Macedonia),
Hebron, India- Pakistan, Iraq (carabinieri a Baghdad), Kosovo, Malta, Marocco,
Mediterrano Orientale, Medio Oriente, Palestina-Egitto, Cirpo, Somalia, Sudan.
L'ultima missione in ordine di tempo è quella in Ciad (Eufor); 20 militari
italiani realizzeranno un ospedale da campo La scheda.
Colpo
nel cuore di damasco ucciso un capo degli hezbollah - alberto stabile
( da "Repubblica,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
del primo
ministro israeliano, Ehud Olmert, che respinge i tentativi di "alcuni
gruppi terroristici di attribuire ad Israele un coinvolgimento"
nell'attentato, non viene neanche presa in considerazione. Invece, a domanda,
il deputato membro del partito, Ismail Sukeyr taglia corto avvertendo che
"il partito ha il diritto di vendicarsi ovunque nel mondo e nella maniera
più opportuna"
"molti
paesi gli davano la caccia per il mossad era come bin laden"
( da "Repubblica,
La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
supponendo
che Israele sia responsabile dell'uccisione di Mughniyeh? "Prima di tutto,
Hezbollah può supporre sia che Israele sia dietro l'eliminazione di Mughniyeh,
sia che ci sia qualcun altro. Ovviamente gli sarà più facile accusare Israele
ed ho già visto che ci sono esponenti di Hezbollah che lo incolpano.
GLI
DAVANO la caccia in tanti. E da oltre vent'anni. La taglia di cinque milioni di
dollari ( da "Messaggero, Il"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il premier
israeliano Olmert ha negato che il suo Paese abbia avuto un ruolo
nell'assassinio ma Israele ha sempre preferito evitare di rivendicare le sue
vendette. Chi vuole capire, capisca. E il mondo arabo non ha avuto dubbi quando
la notizia è arrivata sui teleschermi delle reti nazionali e internazionali.
Damasco,
ucciso l'<Ingegnere> di Hezbollah
( da "Corriere
della Sera" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Siria e Iran:
"è stata Israele" Per Washington, "il mondo ora è un posto
migliore". Il movimento sciita libanese promette vendetta WASHINGTON -
Imad Mughniyeh era chiamato tha' lab, la volpe, per l'abilità di sfuggire alle
trappole. Ma questa volta è rimasto nella rete, forse perché l'hanno tesa
vicino ad una delle sue tane.
Un
chiaro segnale al regime di Assad
( da "Corriere
della Sera" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
considerava infatti Mughniyeh uno dei terroristi più ostinati e pericolosi,
ricercato da decenni anche dagli Stati Uniti. Tuttavia, scommettere sulle
responsabilità, al di là degli scambi di accuse e delle smentite, è un azzardo.
Tanti, troppi sono i giochi, i segreti, le manovre mefitiche, e quindi le
trappole che si stanno tessendo in un Medio oriente sempre più turbolento,
Autobomba
a Damasco, ucciso un fondatore e leader di Hezbollah
( da "Liberazione"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
praticato da
Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della morte di
Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi
aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di essere
coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut
nel 1983,
Imad
Mughnia, 45 anni, uno dei fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a
Damasco nell'esplosione di un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di
un'autobomba nella ( da "Liberazione"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
praticato da
Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della morte di
Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi
aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di essere
coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut
nel 1983,
Afghanistan
nel caos, altro sangue italiano ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
la Siria,
l'Egitto, la Palestina, la Giordania, il Maghreb algerino, l'Iran. Un'area
immensa dove il fanatismo armato, lungi dall'essere sconfitto o ridimensionato,
dimostra di sapere sfruttare gli errori, i dissensi e lo strisciante disimpegno
occidentale dagli oneri imposti da una guerra senza quartiere.
L'inspiegabile
odio contro Israele ( da "Avanti!"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele.
Certi cattivi maestri riescono, con ciò, anche a superare e contraddire il loro
idolo Stalin che, almeno in occasione del voto in sede Onu per riconoscere
Israele come Stato autonomo ed indipendente, fece votare a favore. Alcuni
giornali, fiancheggiatori del fondamentalismo laicista, lanciano continuamente
fiere invettive contro il "
Un
avvertimento per Siria e Iran pag.1
( da "Giornale.it,
Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Un
avvertimento per Siria e Iran di Fiamma Nirenstein - giovedì 14 febbraio 2008,
10:42 Un campanello d'allarme per i nemici di Israele. La Siria, dopo il raid
aereo israeliano che ha distrutto la centrale atomica in costruzione nel nord
del Paese, dimostra nuovamente con l'ospitalità concessa a Mughniyeh di essere
una terra in cui nascono le peggiori congiure terroriste.
Un
avvertimento per Siria e Iran ( da "Giornale.it, Il"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Nasrallah si
è vantato della "vittoria divina" concessagli su Israele. Adesso deve
certo essere perplesso, e non è solo: Hamas che il 25 settembre 1997 nella
mancata eliminazione di Khaled Mashaal, sempre a Damasco, udì uno squillo di
tromba, si sta certo preoccupando. Israele può colpire anche i terroristi più
importanti, se vuole.
Libano
alta tensione ai funerali di Mughniyeh
( da "Voce
d'Italia, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Siria ed
Hezbollah hanno da subito puntato il dito contro Israele, che ha prontamente
smentito qualsiasi coinvolgimento. I funerali sono previsti per oggi, nella
periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah. Alto è il grado di
allerta da parte delle forze dell'ordine, pronte a garantire un clima di
massima sicurezza.
ALDOPARLANTE
( da "Avanti!"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
minoranza
etnica solidale a una entità politica extranazionale come Israele" è apparsa
in un blog su Internet. Sono ben 162 docenti accusati di strumentalizzare
l'Università italiana. Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha duramente
commentato il fatto, definendolo un "delirio", e si è domandato se
alcuni gravi e recenti segnali di chiusura e astio in chiave antisionista,
Hanno
ucciso il "Bin Laden sciita"
( da "Opinione,
L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Gli uomini di
Hassan Nasrallah adesso accusano Israele. Che, come gli Stati Uniti, aveva
ottimi motivi per volerlo morto. Mughniyeh infatti era in cima alla lista dei
ricercati dell'Interpol per gli attentati al centro culturale ebraico Amia di
Buenos Aires in Argentina, evento in cui morirono circa cento persone.
ACCUSE
A ISRAELE DA SIRIA E IRAN MA IL GOVERNO DI OLMERT NEGA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ovvero al governo
israeliano. Israele esulta ma nega ogni coinvolgimento: "Respingiamo i
tentativi da parte di elementi terroristici di attribuire ad Israele alcun
coinvolgimento in questo incidente". Il governo di Tel Aviv di solito non
conferma e non smentisce le sue responsabilità in azioni condotte fuori dal suo
territorio o da quelli palestinesi,
Beirut
divisa tra l'anniversario Hariri e funerali del capo Hezbollah ucciso
( da "Quotidiano.net"
del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
afferma il
leader di Hezbollah che cita Ben Gurion, uno dei padri fondatori dello Stato di
Israele, che disse: 'Dopo la prima guerra persa, Israele finirà'". E,
sottolinea Nasrallah, "Israele ha ammesso di avere perso la guerra contro
il Libano". "La guerra di Luglio contro il Libano continua ancora
materialmente, politicamente e finanziariamente.
Afghanistan,
Kosovo e Libano. L'Italia al fronte
( da "EUROPA.it"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
offensiva
militare di Israele dell'estate del 2006 e finalizzata a depotenziare le
frizioni etniche, continue, tra il partito sciita Hezbollah e lo stato centrale,
registra l'importante contributo dell'Italia (2450 soldati), che detiene
attualmente la guida della missione: il generale Claudio Graziano è stato
nominato comandante Unifil nel febbraio del 2007.
L'uomo
che rapiva il mondo ( da "Unita, L'"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
un nemico di
Israele. Che Israele abbia negato ogni responsabilità in relazione
all'attentato che lo ha ucciso sarà considerato dai seguaci di Mougnieh un
semplice gioco di parole e poi Mougnieh era consapevole dei rischi che correva.
Suo fratello è stato assassinato a Beirut da una bomba diretta in realtà a lui
e il suo disprezzo per il capo della Cia di Beirut,
Rischio
attentati, in stato di allerta le ambasciate israeliane Lo Shin Bet ordina il
rafforzamento delle misure di sicurezza anche per aerei e navi. Il Paese
blindato ( da "Unita, L'"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele teme
perciò che ogni obiettivo israeliano e anche ebraico nel mondo sia ora un
potenziale obiettivo per gli Hezbollah. Perciò dal Consiglio per la Sicurezza
Nazionale è giunto poco tempo dopo il discorso di Nasrallah un ammonimento
pressante a tutti gli israeliani all'estero a esercitare particolare misure di
precauzione:
Beirut,
Nasrallah promette vendetta Guerra a Israele Il leader di Hezbollah minaccia
dopo l'uccisione di Mughniyeh. Anche gli anti-siriani in piazza
( da "Unita,
L'" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
guerra con
Israele del 2006 e nella preparazione dei guerriglieri del movimento
"nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". "Che il
nemico sappia che ha commesso una grande follia uccidendo Mughniyeh", urla
Nasrallah. "Hanno creduto che Hezbollah fosse al collasso, ma il loro
crimine ci fornisce nuovo impeto per continuare per il nostro cammino su scala
ancora maggiore"
<Guerra
a Israele per l'uccisione di Mughniyeh>
( da "Giornale.it,
Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ha svolto un
ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei
guerriglieri del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe
scatenare". Dal canto suo, Israele, pur rifiutandosi di commentarle, ha
preso attenta nota delle minacce di Nasrallah. Perciò il Consiglio per la
Sicurezza Nazionale ha lanciato un urgente ammonimento a tutti gli israeliani
all'
Il
leader di hezbollah "con israele sarà guerra senza confini" - alberto
stabile a pagina 19 ( da "Repubblica, La"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Dopo
l'uccisione a Damasco di uno dei capi militari Il leader di Hezbollah "Con
Israele sarà guerra senza confini" ALBERTO STABILE A PAGINA 19 SEGUE A
PAGINA 19.
L'
amaca - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
giustamente,
difendeva la scelta di invitare Israele alla Fiera del Libro, non è stata
prestata l'attenzione dovuta alla spedizione punitiva contro un gruppo di
cittadini rumeni. Col pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle
atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea.
Quell'uomo
in esilio da israele racconta il dolore di un popolo ferito - roberto nepoti
berlino ( da "Repubblica, La"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
uomo in
esilio da Israele racconta il dolore di un popolo ferito ROBERTO NEPOTI BERLINO
Da molti anni Moshe è in esilio volontario da Israele. La sua terra promessa
era l'America, paradiso delle possibilità; ma ora l'uomo vivacchia di piccoli
traffici, poi, di sera, recita le sue poesie per gli avventori di un bar
yiddish.
Papa
ratzinger il presidente e il caso israele - rolando picchioni *
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Torino Le
trattative della Fiera del Libro Papa Ratzinger il presidente e il caso Israele
ROLANDO PICCHIONI * Siamo uomini di questo mondo e sappiamo bene come nasce un
titolo di giornale. Però, a volte, quando le necessità di sintesi si combinano
con le tentazioni virtuosistiche si rischia di sottostimare l'impatto delle
parole e di innescare pericolose incomprensioni.
Conflitti
e dialoghi scatti su ipotesi di pace
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Napoli LA
FOTOGRAFIA Conflitti e dialoghi scatti su ipotesi di pace Israele e la
Palestina, Israele contro la Palestina. I conflitti, le ipotesi di dialogo, le
volontà di stabilire la pace, a Napoli - da oggi a venerdì prossimo - verranno
mostrate sotto forma di fotografie, raccolte nell'allestimento "Il cielo
in casa mia".
"donne
in nero", la testimonianzadi una realtà SCOMODA E POCO CONOSCIUTA
( da "Secolo
XIX, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
contrappongono
lo stato di Israele e gruppi integralisti islamici che nulla fanno per favorire
la nascita di condizioni di vita dignitose per gli abitanti di questo
territorio. In questo contesto, nel 1967, nacque il movimento "Donne in
Nero". Allora alcune pacifiste israeliane, vestite di nero, si riunirono
ogni venerdì per un'ora a Gerusalemme Ovest in silenzio per protestare contro
l'
Ferrara
e il partitodei neofondamentalisti
( da "Secolo
XIX, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele"
che si battono contro l'edonismo, il cinismo, il pornografismo disinibito della
società contemporanea e, dall'altra, i nuovi Frankenstein che manipolano,
spregiudicati e crudeli, cellule, embrioni, feti in una sorta di mattatoio
genetico, ben nascosto nei laboratori medici che oggi rinnovano le
sperimentazioni della malanima del Dr.
Hezbollah:
guerra aperta ai sionisti ( da "Stampa, La"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ha svolto un
ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei
miliziani del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe
scatenare". Nasrallah ha quindi aggiunto: "Che il nemico sappia che
ha commesso una grande follia uccidendo Mughniyeh. Il crimine dei sionisti ci
fornisce nuovo impeto per continuare il nostro cammino su scala maggiore"
Israele:
"Presto ci libereremo di Hamas"
( da "Stampa,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
ufficialmente tace. Come nelle ore successive al bombardamento della base
siriana, cinque mesi fa, politici e generali lasciano che siano gli altri a
rilasciare dichiarazioni, avanzare ipotesi, puntare il dito. "Non abbiamo
alcun commento" ripete il portavoce del ministero degli Esteri Arye Mekel.
"per
gol ci rimasi malissimo" - franca selvatici
( da "Repubblica,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano di
parlare "Per Gol ci rimasi malissimo" Il rettore al processo sui
tafferugli all'università FRANCA SELVATICI "Io sono rimasto malissimo
perché si è impedito di parlare a un ambasciatore, al rappresentante di un
paese straniero". Il rettore dell'università di Firenze Augusto Marinelli
ha deposto ieri in tribunale al processo contro sei studenti del collettivo di
scienze
Alla
Ubik si parla di Palestina ( da "Stampa, La"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Savona Alla
Ubik si parla di Palestina Alle 18 alla libreria Ubik di Savona incontro dal
titolo "Viaggio a Gaza. Donne in nero contro la guerra". Interviene
Corinna Vincenzi, fondatrice e una delle rappresentanti nazionali
dell'Associazione "Donne in Nero". Vincenzi racconterà la drammatica
esperienza vissuta in prima persona in un viaggio nei territori della striscia
di Gaza,
RAGAZZE
( da "Stampa,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
le polemiche
per la presenza di Israele, e a poco valgono i comunicati della Fiera; a poco
vale che l'anno prossimo sarà ospite un Paese arabo, l'Egitto; a poco valgono
le parole di scrittori come Avraham B. Yehoshua, un israeliano che già anni fa
raccomandava al proprio Stato la cessione dei territori occupati.
Le
"Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown
( da "Stampa,
La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Girato tra
Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in
questa terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e
dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta
conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte,
L'omicidio
di Dhahyye, errore che Israele pagherà caro
( da "Manifesto,
Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
"Israele",
spiega un fondo non firmato, "trasferendo la disputa con Hezbollah fuori
dal Libano", ha commesso "un gravissimo errore". L'Europa,
ricorda il quotidiano, ha già pagato a caro prezzo il conflitto
israelo-palestinese, ma con l'omicidio di Mughniyeh "potrebbe pagarne uno
ancora più alto".
Beirut
spaccata nel giorno dei lutti contrapposti. e nasrallah minaccia israele
( da "Riformista,
Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
fatto tra gli
interessi geopolitici di Israele e quelli dei partiti di varia matrice che in
Libano tentano in ogni modo di contrastare l'influenza siriana e iraniana. Una
alleanza che potrebbe spingere Israele a tentare un nuovo intervento militare
(che qui a Beirut molti considerano probabile nei prossimi mesi), questa volta
accettato da una parte vasta della popolazione libanese,
BEIRUT
In una Beirut blindata e bagnata da una pioggia insistente, centinaia di
migliaia di persone ( da "Messaggero, Il"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
leader
Hezbollah che ha avuto parole di fuoco verso Israele annunciando che per
Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran, da oggi sarà "guerra
aperta" con Israele: all'interno e all'esterno dei confini del Libano e
dello Stato ebraico. "Uccidendo il martire combattente Imad Mughniyeh, il
nemico ha commesso una follia", ha detto Nasrallah.
Dal
nostro inviatoBERLINO - Padri e figli. Memorie lacerate e paesi in guerra.
Dramm ( da "Messaggero, Il"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sindaco di
Israele, Amos Kollek (qui il nodo della paternità fa tutt'uno con l'autore), un
israeliano in fuga dal suo paese e da una famiglia che non voleva, affronta
finalmente il figlio mai conosciuto, ormai adulto e soldato in patria. Il film
di Falorni, giovane italiano che lavora in Germania, già candidato all'Oscar
con La storia del cammello che piange,
Beirut,
due anime del Libano in piazza Nasrallah: <Guerra aperta a Israele>
( da "Liberazione"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Folle immense
nei cortei contrapposti per l'anniversario della morte di Hariri e per il
funerale di Moughniyah Hezbollah furiosa promette vendetta, a rischio anche
l'Europa. Ma per la paralisi politica del Paese nessuno sbocco Beirut, due
anime del Libano in piazza Nasrallah: "Guerra aperta a Israele".
<I
talebani attaccano per paura> ( da "Corriere della Sera"
del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Fronte unito
Sopra, il videodiscorso di Nasrallah, leader di Hezbollah: "Il sangue del
nostro martire distruggerà lo Stato sionista". A fianco, il ministro degli
Esteri iraniano Mottaki attacca le "operazioni criminali" di Israele
Lorenzo Cremonesi.
La
minaccia di Hezbollah <È guerra aperta a Israele>
( da "Corriere
della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
è guerra
aperta a Israele" Tensione ai funerali di Mughniyeh, l'ingegnere del
terrore Le autorità dello Stato ebraico avvertono le ambasciate e chiunque
voglia andare all'estero sul rischio di attentati DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME - I soldati israeliani tra le montagne a nord, al confine con il
Libano, sono in allerta.
Il
genio degli ebrei: orgoglio e pregiudizi alle radici di un mito
( da "Corriere
della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Come risulta
da indagini americane sul quoziente d'intelligenza, ed è opinione corrente in
Israele e altrove, i sefarditi (provenienti da antiche comunità iberiche, dal
Nordafrica e dal Medio Oriente) sono nella media. Lo stesso si dica delle donne
ebree. E allora? Allora l'ebreo "geniale" sarà maschio e ashkenazita
(con ascendenze nella Mitteleuropa).
I
molti dubbi europei sul governo liberale (a intermittenza)
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
presenza di
Israele come ospite della Fiera del libro di Torino. Un corollario interessante
è ciò che sta succedendo nei rapporti tra lo Stato turco e l'enorme minoranza
curda, questione delicatissima. Da un lato, il governo di Erdogan ha mostrato
il pugno duro nei confronti delle organizzazioni armate e terroristiche che
combattono per la creazione di un Kurdistan indipendente (
Se
anche gli intellettuali tradiscono
( da "Tempo,
Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ma non per
questo Israele deve essere considerata l'ospite d'onore, perché - secondo lui -
questo significherebbe "il riconoscimento dello Stato d'Israele". E,
aggiunge Ramadan, fanno bene tutti gli Stati arabi a boicottare la Fiera di
Torino. è curioso perché paesi come la Tunisia e l'Egitto hanno sempre ammesso
di non voler mettere in discussione l'
( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
No alle unioni
civili Matrimonio valido solo se lo celebra un rabbino Se non è celebrato da un
rabbino, il matrimonio non vale. La Knesset, il Parlamento israeliano, ha
bocciato ieri due progetti di legge per il riconoscimento dei matrimoni civili.
A proporre la validità giuridica di un'unione non celebrata da un rabbino
ortodosso erano stati i deputati David Rotem (Yisrael Beiteinu) e Moshe Sharoni
(Pensioners Party). "Questo voto sarà ricordato come uno spunto in faccia
ai nuovi immigrati - ha commentato Rotem - e alle libertà civili del
Paese". I membri di Meretz hanno spiegato di non aver supportato la legge
a favore delle unioni civili in quanto considerata un apripista per i matrimoni
tra persone dello stesso sesso. Ma Gilad Kariv dell'Israel
Religious Action Center (IRAC) ha dichiarato che "il Parlamento israeliano
continua ad abbandonare centinaia di migliaia di cittadini che non si possono
sposare in Israele, mentre
di arrende in modo indegno al monopolio degli ortodossi e ai loro emissari
nella Knesset".
( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La storia Una pagina
oscura dell'Olocausto "Di chi è questo Chagall?" In mostra i quadri
rubati dalle SS FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME C'è un paesaggio
innevato al tramonto di Claude Monet, un conturbante ritratto d'adolescente
dipinto da Eugène Delacroix subito dopo "La libertà guida il popolo",
la visione dall'alto d'una città che Egon Schiele vuole consumata dall'interno
come le sue famose fanciulle svestite. E poi ancora Jean-Auguste-Dominique
Ingres, Manet, Seurat, Maurice Utrillo, 53 dipinti sottratti dall'esercito
nazista nei salotti di facoltosi ebrei francesi durante la seconda guerra
mondiale ed esposti ora per la prima volta. Il 19 febbraio l'Israel Museum di
Gerusalemme inaugura la mostra intitolata "Looking for Owners",
proprietari cercasi, un'esposizione dichiaratamente "orfana" come la
storia di molte delle opere trafugate all'epoca e mai più pretese indietro (la
mostra resterà aperta fino al 3 giugno 2008, i reclami degli eredi sine data).
Tra l'inizio degli anni 40 e il 1944 centomila oggetti d'arte appartenenti a
collezioni private lasciarono la Francia per la Germania, bottino prezioso di
quella pulizia etnica totale programmata dai gerarchi hitleriani senza
eccezioni culturali. Dopo la guerra i Wiesenthal della pittura riuscirono a
recuperare 60 mila pezzi, 2 mila dei quali ancora senza padrone, catalogati e
custoditi nelle cassaforti del Musées Nationaux Récupération (MNR), una sezione
del French National Museums, l'associazione nazionale dei musei francesi. Nel
( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A di un miracolo o,
semplicemente, per testimoniare la propria fede e partecipare a un rito
collettivo. Se, però, quello che si cerca presso la fonte francese è la
guarigione da un male (dunque il miracolo), ci sarebbe da domandarsi perché,
visto che l'ultimo "evento inspiegabile" cui la Chiesa romana ha
conferito il crisma del miracoloso è avvenuto nel lontano 1976, peraltro a
vantaggio dell'italiana Delizia Cirolli da Catania. Da quel momento si sono
analizzati solo tre casi e solo per uno c'è qualche certezza: in pratica sono
oltre trent'anni che a Lourdes non guarisce più nessuno. Quali sono allora le
ragioni delle milioni di statuine della Madonna in plastica che contengono
acqua miracolosa e benedetta, dei treni della speranza o delle migliaia di
corpi immersi nelle vasche sotto la roccia calcarea? Dall'anno della visione di
Bernadette (1858) i miracoli certificati dalla Chiesa di Roma sono stati 65 o
68, ma con una curiosa distribuzione nel tempo: i candidati al miracolo furono
circa 1.536 dal 1892 al 1917, per scendere solo a 3 nei successivi 18 anni,
quando cambiò il responsabile del santuario. Il 40% dei 65 casi miracolosi era
relativo alla tubercolosi, malattia un tempo mortifera come oggi il cancro, ma
che si è dimostrata controllabile dal sistema immunitario e in cui sono state
testimoniate decine di remissioni spontanee (addirittura più numerose lontano
da Lourdes). Naturalmente tutto questo non toglie nulla al mistero del miracolo:
non è necessario verificare se le guarigioni siano o meno
"inspiegabili" per la scienza e sono molti i fenomeni naturali di cui
ancora non si comprendono i meccanismi. Il miracolo è atto di fede e non si
cura di corrispondere a un accadimento "vero": poco importa, a chi
crede, che la Sindone sia un particolare telo di lino, ma di età medievale, o
che ci siano, sparsi per il mondo centinaia di chiodi della crocifissione di
Gesù o tonnellate di legno della stessa croce. L'importante è il valore
simbolico e questo merita tutto il rispetto anche da chi non crede. Altra cosa
è porsi delle domande a proposito della natura del miracolo e verificarne
spesso una spiegazione scientifica, magari scoperta dopo secoli. È il caso
delle fonti e delle sorgenti indicate come miracolose, una costante dell'Europa
e del Medio Oriente, soprattutto lungo i percorsi dello spirito che portavano
da Canterbury a Compostela e poi in Palestina passando per Roma. Le Terme di Mosé a Tiberiade e le altri fonti
di acqua calda a Gadara, il fiume Giordano, il Mar Morto, le fonti delle
antiche foreste della Francia e dell'Italia del Nord, le sorgenti mineralizzate
della Toscana e dell'alto Lazio (l'acqua santa di Roma, prima protetta dalla
ninfa Egeria) erano tutti riferimenti obbligati per i pellegrini del Medio Evo
e presso quelle fonti avvenivano i miracoli più insperati. Le acque calde
sanavano i lebbrosi e lenivano la gotta, quelle minerali aiutavano i paralitici
e i rachitici, mentre tutti traevano giovamento per polinevriti, glaucomi, tracomi
e cecità di vario tipo. Presso le sorgenti più efficaci nascevano veri e propri
santuari e ancora oggi cippi e edifici ricordano le virtù taumaturgiche dei
vari santi delle fonti.
( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La pioggia si può provocare
"inseminando" le nuvole con fumi di ioduro d'argento che funzionano
da germi di cristallizzazione per il vapore acqueo presente. Così in Israele si ottiene un incremento del 20% della produzione annuale di
pioggia. Soleggiato ieri con 12°.3 di massima, -0°.8 di minima e 40% di umidità
alle ore 16. Soleggiato un anno fa con forte vento e 16°.6 di massima, 3°.4 di
minima e 24% di umidità. \.
( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Potiomkin
Ambasciatore israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi
interventi giornalistici in un volume Mondadori dal titolo Da Gerusalemme a
Roma. "Mio amico personale" lo definisce l'editore, Silvio Berlusconi
in persona, in una partecipe introduzione. Per il presidente del Milan, amicus Plato, sed
magis amicus Gol.
( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Nelle stanze del
Metsada, la Divisione delle operazioni speciali al secondo piano dell'austero
edificio che a Tel Aviv ospita il quartier generale del Mossad, l'altra notte
si è fatta festa fino a tardi. La conferma che s'aspettava da tanto tempo era
arrivata da Damasco, due ore prima, con due parole in codice: "Affare
concluso". E allora, via alla festa. Le guerre silenziose dei servizi
segreti si combattono nelle mosse d'una scacchiera segnata da mille intrighi,
dove non ci sono mai testimoni né protagonisti; e tutto quel fitto dipanare di
attacchi e di attese viene alla luce solo quando l'affare si conclude. Sono
guerre lunghe, ci sono affari che richiedono anni di lavoro paziente e
continuo, intercettazioni spossanti, appostamenti, talpe, pedinamenti mimetizzati.
E non sempre finisce bene. L'altra sera, invece, la preda inseguita da 15 anni
si è infilata nella trappola, e con un clic schiacciato da un'auto parcheggiata
vicino all'albergo, in fondo a quella strada dove c'è anche una caserma di
polizia e la centrale dei servizi segreti siriani, con quel clic leggero
l'affare si è concluso per sempre. Imad Fayez Mughniye, la sua guerra alla fine
l'ha persa, ora il Mossad può spedire il suo dossier nella polvere
dell'archivio. In cima all'elenco Per gli 007 di Tel Aviv è stata una grande
vittoria, perché Mughniye era uno dei capofila nella lista dei super ricercati,
una ventina, che nella rete mondiale del terrore contano molto. Un elenco
condiviso con Cia e Fbi. Di Mughniye tracciava un profilo criminale affollato
di accuse, attentati, cospirazioni, pirateria aerea, omicidi, sequestro di
ostaggi. Quel profilo si chiudeva con un avvertimento: è pericoloso e armato. E
offriva 5 milioni di dollari per ogni informazione che potesse portare alla
cattura. Nessuno sa se quei 5 milioni verranno pagati ma la storia militante di
Mughniye li meritava tutti. Tanto che nel giro di quelli che danno la caccia ai
boss del terrore c'è chi diceva che contasse più di Bin Laden. Non per il
valore simbolico del suo ruolo piuttosto per quello reale, di comandante
operativo delle forze militari di Hezbollah, quel Partito di Dio che da quando
è nato, foraggiato dagli iraniani (ma paradossalmente sostenuto, agli inizi
almeno, da Israele in funzione anti Arafat), ha non soltanto dinamitato il delicato
equilibrio di etnie e fazioni religiose del Libano ma, soprattutto, ha inflitto
a Israele le due uniche
sconfitte della sua lunga guerra vittoriosa col mondo arabo. Quella che ha
portato all'abbandono del controllo del Libano del Sud per lo stillicidio
continuo di morti che Tzahal doveva subire, 10 anni fa. E due anni fa la
sconfitta militare di quella guerra d'invasione lanciata per distruggere la
capacità operativa degli hezbollahiyn e risoltasi, invece, con la dimostrazione
che il Partito di Dio aveva mantenuto larga parte dei suoi arsenali. I
camion-bomba La carriera guerrigliera di Mughniye è segnata da azioni militari
che hanno avuto conseguenze politiche rilevanti. È attribuita a lui la
responsabilità dell'attentato contro l'ambasciata Usa a Beirut nell'82 (60
morti) e del camion-bomba che ancora a Beirut squarciò nell'83 la difesa delle
caserme delle forze Usa e francesi, uccidendo 300 soldati (dopo questi
attentati gli americani si ritirarono dal Libano). Fa capo a lui l'attentato
contro il centro israeliano di Buenos Aires, 28 morti e un immediato
irrigidimento delle relazioni con l'Iran; fanno ancora capo a lui uno dei
dossier che portano all'11 settembre e il sequestro dei due soldati israeliani
nell'estate 2006, che scatenò l'invasione del Libano. Il risultato letale della
guerra silenziosa del Mossad ora apre prospettive destinate a insanguinare non
solo la guerra non guerreggiata tra Israele e l'Iran
ma anche il difficile equilibrio di un Libano incapace di trovarsi un
presidente. Il commento del Dipartimento di stato Usa - "Con la morte di
Mughniye il mondo è sicuramente migliore" - racconta solo una parte della
realtà: aspettiamoci conseguenze amare.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
MAREK HALTER,
FONDATORE DI "SOS RACISME" "Odiano noi ebrei perché siamo
uguali..." di ANNA MANGIAROTTI SUOI ANTENATI sono i tipografi che a
Soncino, piccola borgata della pianura mantovana, nel 1484 stamparono la prima
Bibbia in ebraico e latino. Pare che Pico della Mirandola l'avesse donata a
Lutero, per tradurla in tedesco. I libri sono dunque un argomento familiare per
Marek Halter (nella foto), ebreo fuggito a nove anni dal ghetto di Varsavia,
che ora pensa e sogna in francese. Oggi a Roma presenta. alle 17,45 al Grand
Hotel Palace. il suo ultimo saggio, "La mia ira" (edito da Spirali,
che festeggia quest'anno i 35 anni di attività). Le polemiche sul boicottaggio
alla Fiera del Libro di Torino, che avrà come ospite d'onore Israele,
le hanno dato un motivo in più per adirarsi? "Voler boicottare un Paese
attraverso la sua letteratura è da imbecilli. Come se i turchi, che non amano i
greci, impedissero di leggere Omero. Ma l'imbecillità non è pericolosa".
Cosa lo è invece? "Mirare, anche attraverso il boicottaggio, alla distruzione dello Stato d'Israele. Come predica il Presidente iraniano Ahmadinejad. Ho imparato a mie
spese che i politici si devono prendere sul serio quando annunciano il peggio e
si danno i mezzi per realizzarlo". Il conflitto israelo-palestinese è per
molti solo un tema di polemica elettorale. Ma perché suscita tanta
attenzione, occupa un terzo dello spazio dei media internazionali?
"Perché, a differenza dei dinosauri, gli ebrei non sono scomparsi.
Ritrovarli a Gerusalemme è una sorpresa soprannaturale. Il carattere della loro
nazione ha del miracoloso". Sradicati dalla terra che Abramo comprò 4.000
anni fa, cosa li ha tenuti uniti? "Il Libro. Strappati a qualsiasi luogo,
ritornano alle origini nel Libro. È attraverso il testo che dialogano tra loro,
ritrovano una storia e valori comuni". E intanto si mimetizzano, bianchi
tra i bianchi, neri tra i neri... "Perciò, l'antisemitismo è l'odio
dell'altro perché uguale. Mentre il razzismo è l'odio dell'altro perché
diverso. Non l'avevo capito 24 anni fa, fondando Sos Racisme. Riunire le
rivendicazioni dei giovani ebrei e dei giovani musulmani è stato un errore
strategico. Non si possono curare con la stessa medicina due epidemie
contagiose, ma dai virus dissimili". È adirato per non aver raggiunto i
suoi obiettivi? "Qualche frutto positivo, comunque, l'abbiamo incassato:
in Europa, oggi, non c'è un capo di governo che non condanni in maniera chiara
razzismo e antisemitismo". La rivista "Eléments", diretta da sua
moglie Clara e da Clara Malraux, la prima pubblicazione internazionale a
promuovere, dal '67, la pace in Medio Oriente, è stata inutile? "Allora il
processo politico andava nella stessa direzione voluta dagli intellettuali. Ci
furono gli accordi di Oslo. Simon Perez e Arafat si sono incontrati a casa
mia". Si adira perché Israele, che ha sofferto
attraverso i secoli, riproduce gli errori di tutti gli altri? "Mi delude
come mia madre che amavo teneramente, eppure mi faceva adirare. Volevo che
fosse la più intelligente, la più amabile, la più premurosa di tutte le
madri". - -->.
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
? BEIRUT ? UN ALTO
ESPONENTE del movimento sciita libanese Hezbollah, Imad Mughniyeh, tra i
maggiori ricercati dalla giustizia americana, è stato ucciso la notte di
martedì con un'autobomba a Damasco, come ha annunciato lo stesso movimento
sciita, che ha immediatamente accusato Israele di essere responsabile del suo
"martirio". "Il leader Imad Mughniyeh è stato ucciso per mano
dei sionisti israeliani", ha detto l'emittente tv Al Manar del movimento
Hezbollah, interrompendo la normale programmazione. Israele, primo ma non unico sospettato, esulta per l'uccisione di
Mughniyeh, ma, come è buona regola in casi del genere, al tempo stesso
respinge, come afferma l'ufficio del premier Ehud Olmert, "ogni tentativo
di elementi terroristici di implicarlo in questo caso". Olmert non
nasconde tuttavia la soddisfazione. L'esplosione dell'autobomba è avvenuta nel
quartiere residenziale Kafar Souseh della capitale siriana, nei pressi di una
scuola iraniana, una stazione di polizia e uno dei principali uffici dei
servizi segreti siriani, hanno riferito fonti di polizia. Nato 46 anni fa in
Libano, Mughniyeh manteneva da decenni i contatti tra Hezbollah e i servizi
segreti iraniani e si riteneva avesse la sua base a Teheran, il più stretto
alleato di Damasco. DIVERSE FONTI lo descrivono come "il comandante
militare di Hezbollah", mentre gli Stati Uniti lo accusano di essere tra i
responsabili di numerosi dirottamenti aerei e attentati anti-occidentali, tra
cui quello contro l'ambasciata americana a Beirut nel 1982, che causò la morte
di una sessantina di persone, e quelli contro le caserme delle forze Usa e
francesi a Beirut in cui morirono oltre 300 soldati. Il suo nome figurava nella
lista dei maggiori ricercati stilata dall'Fbi, poco sotto quello di Osama bin
Laden, con una taglia di cinque milioni di dollari. I suoi funerali si
svolgeranno oggi alle 14,30 alla periferia meridionale di Beirut, roccaforte
del movimento Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran e cha già chiesto
ai suoi militanti e simpatizzanti di partecipare in massa. Sempre oggi nel
centro della città si svolgerà anche una grande manifestazione organizzata
dalle forze della maggioranza parlamentare antisiriana, in occasione del terzo
anniversario della morte dell'ex premier Rafik Hariri. - -->.
( da "Unita, L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Parlano d'aborto e giudicano sulla pelle delle donne Cara Unità,
mi sto chiedendo se in questo clima politico si tenga conto dei diritti delle
donne ad una libera scelta (che secondo me è solo e solamente nostra) in fatto
di aborto. Mi fa innorridire il fatto che a legiferare, a proporre moratorie
ecc.. siano i politici uomini e la chiesa. Come possono loro sapere quello che
una donna passa quando deve decidere di abortire? Pensano forse che siamo delle
scellerate o peggio? Ma come si può impedire ad una donna di arrivare a questa
soluzione estrema quando si sa che il bambino può nascere e morire subito
oppure che il bambino è frutto di uno stupro? Vorrei tanto sapere i nostri
beneamati politici antiabortisti cosa farebbero se la loro figlia restasse
incinta dopo uno stupro. Se dopo le elezioni si toccasse la 194 siamo pronti
alle conseguenze? Siamo pronti ad avere cassonetti con neonati abbandonati e
magari morti? Siamo pronti a sentire di nuovo notizie di donne morte a causa di
aborti clandestini? E poi diciamo che l'Islam sottomette le donne! Urti Elis
...e ora arriva la lista di Giuliano Ferrara! Cara Unità La "Lista
Giuliano Ferrara". Da chi tuona da anni contro i partitini, mi sembra
coerente. Giuliano Ferrara è un uomo, come tale legato a stimoli materiali ed
emotivi. Lo stimolo materiale? Basta guardare ai finanziatori del
"suo" Foglio. La Lista con cui si candiderà alle prossime elezioni
politiche farà concorrenza diretta all'irrequieta costellazione
post(?)-democristiana, compresa la corrente cattolica del Pd, con ampia
gratitudine del PdL di Silvio Berlusconi. Lo stimolo emotivo è che arrivati ad
una certa età, soprattutto con un passato spiritualmente turbolento alle spalle
- ricordiamo il Giuliano Ferrara sessantottino, che chiedeva l'impossibile
nelle piazze e faceva parte dell'entourage di un certo Enrico Berlinguer -, fa
piacere lasciarsi assorbire da una causa, soprattutto se molto idealizzata; ci
fa sentire meno vecchi e, dunque, saggiamente più utili. La difesa della vita,
anzi, le radici teologiche della stessa esistenza umana, dialogare a tu per tu
con Dio: cosa chiedere di più elevato? Credo e temo che Ferrara sia questo e le
tante altre conseguenze che la sua mobilitazione politica comporterà.
Eugenetica a parte, quali le sue posizioni in aula (se eletto, ma come
dubitarne) sulle, tante, altre materie del governare? Le sue crociate, magari
appoggiate da un Vaticano sempre più presente nel dibattito storico, quali
equilibri potranno rompere? La strumentalità umana di cui sopra, lascia ben
poco margine al suo farsi cane sciolto: ogni libertà, nel sistema del potere,
ha i suoi patroni e protettori. Nel caso di Ferrara è così complicato
individuarne, oggi, i nomi? Marco Lombardi Berlusconi? Nessuna novità, come al
solito Da Vespa Berlusconi ha di nuovo dato fiato alle trombe. Solite cose,
nessuna novità, anche se ci ha provato a dire, dopo cinque diverse elezioni
alle quali si è presentato sempre nello stesso modo, che il nuovo è lui, non
Veltroni. Mi pare sulla difensiva, e questo in qualche modo mi fa essere più
ottimista. Salvo Marcelli Boicottaggio? Vogliamo parlare di Yehoshua di Oz, di
Grossman? Cara Unità, tra le tante problematiche di attualità, alcune anche
tragiche, sulle quali mi piacerebbe intervenire, vorrei soffermarmi su una
questione forse secondaria ma che, secondo me, evidenzia il clima di stupidità
umana e culturale nel quale siamo immersi: mi riferisco al paventato boicottaggio di Israele alla fiera del libro di Torino. Taccio sulle questioni storiche
e politiche in quanto altri, ben più autorevoli (ultimo Furio Colombo in
risposta a Vattimo) sono già intervenuti e mi rappresentano in pieno; parlo
solo da appassionato lettore e come tale vorrei consigliare ai fautori di una
simile iniziativa il modesto e sempre utile esercizio della lettura,
iniziando magari da Yehoshua (e magari dal "Signor Mani"), passando
per Yaakov Shabtai (purtroppo defunto, ma ci ha regalato "Inventario"
e "In fine") e poi per Grossmann (basterebbe la sua orazione per il
figlio ucciso), e ancora per Oz, e tanti altri che non ricordo ma che, di certo,
avrebbero tutti qualcosa da insegnare. Pietro Caporossi Due o tre consigli per
questa campagna elettorale Cara Unità, vorrei condividere le mie sensazioni su
questo inizio di campagna elettorale e fare tre proposte, sulle candidature ma,
implicitamente sono sul programma: 1) Se nelle liste non ci saranno condannati
né indagati, ma nemmeno chiaccherati sul piano del suo disinteresse e
dell'onestà, potrà essere dichiarato con coscienza tranquilla un punto
programmatico: lotta senza quartiere e senza limiti alla corruzione, affarismo
e malgoverno. 2) Se nelle liste non ci sono candidati che vanno in Parlamento
con le "mani libere" e con pieno diritto di votare contro le
decisioni che il partito e i gruppi parlamentari, si potrà legiferare anche su
temi etici: difendere la 194, fare la legge sulle unioni di fatto, sul
testamento biologico ecc. altrimenti saremo liberi di fare quello che vogliono
alcuni NOSTRI parlamentari, subordinati più all'oltreTevere che alla volontà
dei suoi elettori. 3) Se i giovani e le donne che dovranno entrare in lista,
oltre a essere giovani e donne avranno un vissuto da giovani e donne comuni,
potremo uscire dall'equivoco del generico impegno di aiuto alle famiglie: aiuto
alle famiglie sono i servizi per le donne che lavorano, assistenza per gli
anziani non autosufficienti, tariffe facilitate o esenzioni per i servizi
scolastici alle famiglie numerose, contributo affitto alle famiglie povere non
aiuti comunque alle famiglie numerose, anche se danarose, come è successo
talvolta. Fulvia Se continuiamo a non affrontare i temi veri... Cara Unità,
occorre distrarre gli italiani. Basta! Che sono questi argomenti terra terra:
morti bianche, spazzatura, malattie per inquinamento, lavoro precario, povertà
che aumenta per i poveri, ricchezza che aumenta per i ricchi. Conviene parlare
di moratoria sull'aborto, di embrioni, e via di seguito. Sono temi importanti
che appassionano coloro che stentano a vivere; bisogna fare tante trasmissioni
televisive di approfondimento su questi temi; così tante persone vanno a letto,
la sera, non chiedendosi come fare la spesa il giorno dopo, come pagare le
bollette che aumentano continuamente, come mantenere i figli, ma con l'enigma:
l'embrione è come una persona? Un seme è come un albero? Un punto è come una
linea? Un embrione e Giuliano Ferrara sono la stessa cosa? E piano piano si
addormentano... Francesca Ribeiro.
( da "Unita, L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del 8500 militari impegnati in 20 missioni all'estero Nel corso
degli ultimi anni l'impegno dei militari italiani nelle zone di crisi è via via
aumentato e, alla data di ieri, risultano all'estero 8500 soldati che operano
in 20 missioni in diversi continenti. Dopo la conclusione della missione a
Nassiriya (autunno 2006) gli impegni più rilevanti sono quelli in Libano (dal
settembre 2006) in Afghanistan (da 2002) e in Kosovo (dal 1999). Ma altre
missioni impegnano le forze armate. Il sito della Difesa (Difesa.it) elenca
anche quelle in Albania, Bosnia Erzegovina (350 militari) , Congo, Egitto, Fyrom (già Macedonia), Hebron, India- Pakistan, Iraq (carabinieri
a Baghdad), Kosovo, Malta, Marocco, Mediterrano Orientale, Medio Oriente, Palestina-Egitto, Cirpo, Somalia, Sudan.
L'ultima missione in ordine di tempo è quella in Ciad (Eufor); 20 militari
italiani realizzeranno un ospedale da campo La scheda.
( da "Repubblica, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Colpo nel cuore di
Damasco ucciso un capo degli Hezbollah Autobomba contro Mughniyeh, leader
militare del gruppo Il Dipartimento di Stato Usa ostenta soddisfazione: "è
stata fatta giustizia" Il partito di Dio accusa Israele
ma il primo ministro Olmert respinge le accuse ALBERTO STABILE DAL NOSTRO
INVIATO BEIRUT - La notte di Beirut risuona di esplosioni. Gli Hezbollah
piangono il loro comandante militare, Imad Mughniyeh, e ne esaltano il
"martirio" sparando in aria raffiche di mitra. Il corpo di quello che
per i suoi seguaci era un cavaliere senza macchia e senza paura impegnato da
oltre vent'anni in una guerra impari contro Stati Uniti e Israele,
ma che per quest'ultimi era invece l'arci-terrorista, l'esemplificazione a
livello individuale dell' "asse del male", è stato portato di gran
carriera a Beirut dall'affollato quartiere di Damasco dove la sera di martedì è
stato ridotto a brandelli da una bomba piazzata sotto il sedile della sua
Toyota. Ed ora è qui, rinchiuso in una cassa di legno grezzo, coperta dal
drappo giallo dell'Hezbollah, in una moschea-centro culturale di Dahyeh, il
suburbio dove regnano gli sciiti, in attesa di essere trasferito a piazza dei
Martiri dove, si prevede, riceverà oggi l'omaggio di una folla oceanica. Per
tutto il giorno la macchina propagandistica dell'Hezbollah ha macinato retorica
e avvertimenti. Agli occhi del movimento che ha santificato il sacrificio
personale facendone un fine politico in sé e un arma offensiva nella lotta
senza quartiere contro "il nemico sionista", Imad ha raggiunto la
vetta. Ha combattuto, ha lottato, ha ucciso ed ora "si è unito alla divine
legioni d'onore dei martiri", dice la tv Al Manar, portavoce del Partito
di Dio. Non per sua volontà, certo, ma su chi ha premuto il bottone, qui
nessuno ha dei dubbi. La smentita ufficiale dell'ufficio del
primo ministro israeliano, Ehud Olmert, che respinge i tentativi di
"alcuni gruppi terroristici di attribuire ad Israele un coinvolgimento" nell'attentato, non viene neanche presa
in considerazione. Invece, a domanda, il deputato membro del partito, Ismail
Sukeyr taglia corto avvertendo che "il partito ha il diritto di vendicarsi
ovunque nel mondo e nella maniera più opportuna". Non c'è retorica,
tuttavia, che possa attutire il colpo. Imad Mughniyeh, 45 anni secondo alcune
fonti, 48 secondo altre, era il più capace, spietato, temerario ingegno del
terrore di cui disponessero gli Hezbollah. La sua carriera di capo militare
coincide con le operazioni più sanguinose mai compiute contro quello che il
fronte islamico intransigente considera il mostro bicefalo, Stati Uniti e Israele. Dal sequestro, con successiva uccisione, del
capo-stazione della Cia a Beirut, William Burckley, primi anni 80,
all'attentato alla caserma dei marines (250 morti) nel 1983, alle bombe che
hanno distrutto l'ambasciata israeliana a Buenos Aires e il centro Argentina-Israele (oltre 120 persone uccise) nel 1992 e nel 1994,
all'incursione in territorio israeliano, culminata con il rapimento di due
soldati di Tsahal e l'uccisione di altri tre, da cui è scaturita la guerra del
luglio-agosto del 2006. Nella mappa dell'organizzazione sciita, il cuore
occulto, insondabile, misterioso è costituito dall'ala militare e l'uomo che ne
dirigeva le azioni era Imad Mughniyeh. Parallelamente alla sua fama di
terrorista imprendibile, cresceva la sua influenza politica. Mughnyeh viveva
tra Beirut, Damasco e Teheran ovviamente circondato da un anello di sicurezza
che per anni è risultato impenetrabile. Pare fosse direttamente in contatto con
la guida suprema iraniana, l'ayatollah Khamenei, ma questo non deve stupire
perché gli Hezbollah dipendono direttamente dalla vertice della gerarchia
sciita. La sua uccisione non è dunque soltanto una sconfitta per gli Hezbollah
( i cui leader sono stati nel tempo sistematicamente eliminati dai servizi di
sicurezza israeliani) ma anche un motivo d'imbarazzo per la Siria che
l'ospitava e l'Iran che lo sosteneva. E da qui anche la condanna dell'attentato
venuta da Damasco e le accuse di Teheran a Israele.
L'unico posto in cui Mughniyeh non si sentiva perfettamente a suo agio era la
palude libanese, pullulante di agenti provocatori, di spie a doppio e triplo
servizio. Per questo, dicono, si era sottoposto ad una plastica facciale, anche
se il viso imbolsito e incorniciato in una barba sale e pepe che appare nella
foto trasmessa da Al Manar non sembra davvero uscito dalle mani di un chirurgo.
Eppure, due anni fa, nella sorpresa generale, era comparso a Tayr Debba, il
villaggio quasi al confine con Israele da cui era
partito 25 anni fa per arruolarsi nelle milizie del Fatah. Ma l'occasione era
di quelle irrinunciabili: la morte della madre. "In un modo o nell'altro è
stata fatta giustizia", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato,
McCormack. Ma senza volere sopravvalutare la personalità di Mughniyeh, è assai
improbabile che l'attentato di Damasco rimanga un fatto a se stante. Oggi, in
una Beirut dilaniata dalla mattanza dei suoi capi politici e militari e minata
dal vuoto istituzionale, due folle tese, diffidenti, sospettose l'una
dell'altra si affiancheranno a poca distanza: la folla degli Hezbollah, degli
intransigenti, dei forzati della resistenza che si oppone alla maggioranza
parlamentare del premier Fuad Siniora e quella del "futuro", della
rivoluzione democratica, della patria ritrovata se mai è esistita che, dopo il
sacrificio di Rafik Hariri, ha imposto la cacciata dei soldati siriani.
Un'operazione mirata come quella contro il capo militare dell'Hezbollah,
potrebbe scatenare un'onda d'urto potente. "Oggi siamo tutti Imad
Mughnyeh", gridava ieri sera un giovane di Dahyeh, prima di cominciare ad
arrampicarsi su un palo della luce per appendervi una bandiera a lutto.
( da "Repubblica, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Collegamento con
l'Iran L'ex capo del Mossad Danny Yatom: "A lungo è stato impossibile
localizzarlo" "Molti paesi gli davano la caccia per il Mossad era
come Bin Laden" Aveva lavorato con Teheran organizzando e dirigendo
numerosi attentati di Hezbollah GERUSALEMME - "Imad Mughniyeh era un
assassino e un terrorista, che ha diretto l'apparato degli attentati del
Hezbollah. Mughniyeh è stato al comando delle operazioni speciali e ha diretto
l'apparato degli attentati all'estero di Hezbollah. In tutti gli attacchi di
Hezbollah, da Buenos Aires [l'ambasciata israeliana nel 1992 e la sede delle
organizzazioni ebraiche AMIA, 1994, n.d.t.] ad ogni altra parte del mondo, Imad
Mughniyeh è stato coinvolto personalmente, sia nella fase della programmazione
e della preparazione delle cellule terroristiche, sia nella fase
dell'esecuzione e dell'esplosione". è quanto ha detto il generale Danny
Yatom, capo del Mossad dal 1996 al 1998, attualmente deputato laburista, in una
intervista alla Radio israeliana di Stato [Reshet Beth]. Alla fine, però,
Hezbollah gli troverà un sostituto. "Tutti possiamo essere sostituiti ed
anche Imad Mughniyeh avrà un sostituto, ma non c'è dubbio che questo fatto sia
un grave colpo per il morale e il senso di sicurezza dei Hezbollah, poiché chi
ha raggiunto Mughniyeh può arrivare a ciascuno dei capi del Hezbollah. Inoltre
si tratta di un grave colpo per le capacità operative dell'organizzazione, ci
vorrà del tempo prima che qualcun altro possa avere l'esperienza che Imad
Mughniyeh aveva accumulato nel corso degli anni". è stato nel mirino di Israele per molti anni? "Non era solo nel mirino di Israele. Era nel mirino degli americani e di molti altri
organi di intelligence. Fino a ieri era uno dei terroristi più ricercati del
mondo". Secondo lei, adesso Hezbollah si prenderà una tregua per
riorganizzarsi oppure proverà a vendicarsi immediatamente, supponendo
che Israele sia
responsabile dell'uccisione di Mughniyeh? "Prima di tutto, Hezbollah può
supporre sia che Israele
sia dietro l'eliminazione di Mughniyeh, sia che ci sia qualcun altro.
Ovviamente gli sarà più facile accusare Israele ed ho già visto che ci sono esponenti di Hezbollah che lo
incolpano. Non si tratta solo di un grave colpo per Hezbollah, è anche
un colpo per l'Iran, poiché Mughniyeh era il trait d'union operativo. Per cui
ritengo che con l'aiuto e l'incoraggiamento iraniani, Hezbollah sia interessato
a vendicare la morte di Mughniyeh". Quanti terroristi del livello di
Mughniyeh sono ricercati oggi nel mondo? "Non ce ne sono molti. Si possono
contare sulle dita di una mano o al massimo due. Era fra i più ricercati, al
livello di Osama bin Laden e Ayman el Zawahiri". Quindi chi è riuscito a
colpirlo ieri sera a Damasco ha fatto un buon lavoro? "Certamente. Ma non
conosco i particolari, ovviamente. Non deve essere stato facile. Mughniyeh si
nascondeva. Questo significa, in primo luogo, che si tratta di un grosso
successo. Qualcuno è riuscito a penetrare nel cuore stesso
dell'organizzazione" Questo forse spaventa un po' i membri del Hezbollah, che
è un'organizzazione molto chiusa e di difficile penetrazione. Anche Damasco non
è esattamente un luogo aperto a tutti. Verissimo. E' per questo che dico che si
tratta di un grossissimo successo di coloro che operano contro il terrorismo e
chi l'ha fatto è riuscito a realizzare un'operazione molto complessa e
difficile. Lei ha un'idea di chi l'abbia compiuta? "Io ero nella palestra
della Knesset". [traduzione di Mila Rathaus].
( da "Messaggero, Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO GLI
DAVANO la caccia in tanti. E da oltre vent'anni. La taglia di cinque milioni di
dollari offerta dall'Fbi era anche bassa rispetto al "valore" del
bersaglio. Se uno voleva trovare un uomo che personificasse l'essenza stessa dell'Asse
del Male, Imad Mughanyah era il più adatto. E da molto prima della comparsa
sulla scena mondiale di Osama Bin Laden. Il premier
israeliano Olmert ha negato che il suo Paese abbia avuto un ruolo
nell'assassinio ma Israele
ha sempre preferito evitare di rivendicare le sue vendette. Chi vuole capire,
capisca. E il mondo arabo non ha avuto dubbi quando la notizia è arrivata sui
teleschermi delle reti nazionali e internazionali. Gli Stati Uniti
avevano tanti motivi quanto Israele per colpire. E
probabilmente gli 007 americani si sono uniti ai loro colleghi del Mossad per
stringere il cappio intorno al collo di Mughanyah. Di lui si era cominciato a
parlare nei primi anni ottanta, dopo l'invasione israeliana del Libano.
All'epoca operava come capo della sicurezza di Hezbollah. E divenne tristemente
famoso e temuto dopo l'attacco di un kamikaze alla caserma dei marines
americani (e poi a quella delle truppe francesi) andati in Libano per cercare
di fermare il conflitto. Allora diresse anche il sequestro di un jet della compagnia
americana Twa, per poi passare ai numerosi rapimenti di cittadini di Paesi
occidentali tenuti per anni nei sotterranei di Beirut, poi liberati dietro
pagamento di ingenti riscatti serviti sicuramente a finanziare successive
operazioni. L'uomo agiva per conto di Hezbollah, ma era direttamente alle
dipendenze dell'Intelligence iraniana e lavorava in parallelo alle Guardie
rivoluzionarie di Teheran. Israele gli ha sempre
attribuito l'organizzazione, per conto di Teheran e di Hezbollah, di due
attentati avvenuti a Buenos Aires contro l'ambasciata israeliana e il centro
ebraico. Quelle azioni erano considerate una risposta all'assassinio, da parte
del Mossad, dell'allora capo di Hezbollah, Abbas Musawi. Americani e israeliani
non hanno nascosto la loro soddisfazione per la morte di Mughanyah anche se
sanno bene che il ciclo non è necessariamente finito e che, prima o poi, altri
attacchi contro obiettivi americani o israeliani, nella regione o nel mondo
sono possibili. Qualcuno direbbe probabili. E' evidente, però, che
l'operazione, al di là della vendetta e della volontà di eliminare uno dei
terroristi più pericolosi del mondo, aveva anche lo scopo di inviare un segnale
ai capi di Mughanyah in Libano e in Iran. La regione sta vivendo uno dei suoi
momenti più incandescenti. Teheran ha minacciato di lanciare un'ondata di
azioni terroristiche in tutto il mondo come risposta a un'eventuale attacco
americano o israeliano contro l'Iran e non c'è dubbio che una parte
dell'apparato su cui conta faceva capo all'uomo morto a Damasco nello stesso
modo in cui amava uccidere. Purtroppo, ammettono negli uffici dei servizi
segreti occidentali, da tempo Mughanyah si era preparato ad abbandonare la
scena. Agiva nell'ombra, non circolavano sue foto recenti, aveva adottato le
tecniche più sofisticate per non farsi rintracciare e, soprattutto aveva
preparato i suoi successori. Tutti pronti, forse non subito ma in tempi brevi,
a colpire ancora.
( da "Corriere della Sera" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-14 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE La Volpe del terrore L'organizzatore dei peggiori attentati dagli
anni 80, super ricercato, era il capo delle "operazioni clandestine"
Damasco, ucciso l'"Ingegnere" di Hezbollah Imad Mughniyeh eliminato
da un'autobomba. Siria e Iran: "è stata Israele" Per Washington, "il
mondo ora è un posto migliore". Il movimento sciita libanese promette
vendetta WASHINGTON - Imad Mughniyeh era chiamato tha' lab, la volpe, per
l'abilità di sfuggire alle trappole. Ma questa volta è rimasto nella rete,
forse perché l'hanno tesa vicino ad una delle sue tane. Damasco. Il capo
dell'apparato clandestino dell'Hezbollah è stato eliminato, martedì notte, con
una delle sue armi preferite: una bomba nell'auto. E c'è qualcosa di simbolico
anche nel luogo dell'agguato. A metà strada tra la scuola iraniana e gli uffici
dell'intelligence siriana. Imad era infatti un elemento di raccordo tra
l'Hezbollah libanese, gli apparati di Teheran e gli 007 di Damasco. Nella sua
vita di ingegnere del terrore ha fatto da braccio armato alla triade
utilizzando per la prima volta, nel 1983, gli attacchi suicidi. Osama all'epoca
era ancora uno spettatore mentre Imad si era già conquistato un nome coordinando
i due kamikaze che distruggono i comandi americano e francese a Beirut: oltre
250 vittime. Un'azione che umilierà l'allora presidente Reagan e provocherà la
partenza del contingente di pace del quale faceva parte anche l'Italia. Per
questo, ieri, c'è chi ha gioito e chi pianto. Per Washington "senza di lui
è un mondo migliore". Gli israeliani, subito accusati, si sono rifugiati
nell'ambiguità. In ogni caso l'omicidio gli verrà attribuito e questo li
aiuterà a ristabilire la loro deterrenza, uscita a pezzi dopo la guerra contro
l'Hezbollah. Quest'ultimo ha annunciato la vendetta: "Occhio per occhio...
leader per leader". Una minaccia da prendere sul serio. Quarantanove anni,
appartenente ad una famiglia molto religiosa, Imad è cresciuto a Beirut. A 17
anni è entrato nelle file di "Forza 17" di Arafat ed quindi passato
con l'Hezbollah, il movimento emerso in seguito all'invasione israeliana del
Libano nell' 82. Con il viatico di siriani e khomeinisti, Mughniyeh ha creato
l'unità dei tabishi, un nucleo clandestino capace di agire ovunque. Sono i suoi
uomini a far saltare l'ambasciata americana a Beirut, a dirottare un paio di
jet passeggeri, a catturare cittadini occidentali tenuti per anni in catene.
Sono ancora loro, secondo le autorità argentine, a partecipare a due attentati
anti-israeliani, nel 1992 e nel
( da "Corriere della Sera" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-14 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE L'analisi Un chiaro segnale al regime di Assad di ANTONIO FERRARI
Per la strage di Beirut, che il 14 febbraio di tre anni fa costò la vita all'ex
premier Rafic Hariri e ad altre 21 persone, sono stati accusati i servizi
segreti siriani. Alla vigilia di un nuovo San Valentino, un'autobomba è esplosa
a Damasco e ha ucciso Imad Mughniyeh, comandante militare dell'Hezbollah
libanese. Anche nel Medio Oriente, date e simbologie sembrano scandire tappe e
tempi di una violenza inarrestabile. è possibile, forse probabile che
l'attentato dell'altra notte, in un quartiere residenziale della capitale
siriana, sia opera del Mossad. Israele considerava infatti Mughniyeh uno dei terroristi più ostinati e
pericolosi, ricercato da decenni anche dagli Stati Uniti. Tuttavia, scommettere
sulle responsabilità, al di là degli scambi di accuse e delle smentite, è un
azzardo. Tanti, troppi sono i giochi, i segreti, le manovre mefitiche, e quindi
le trappole che si stanno tessendo in un Medio oriente sempre più turbolento,
con la crescente impotenza libanese, l'arroganza di Teheran, l'alleanza
siro-iraniana e i sempre più aspri conflitti tra israeliani e palestinesi, e
tra palestinesi e altri palestinesi, con il Fatah del presidente Abu Mazen
contrapposto agli estremisti di Hamas. Colpisce, prima di tutto, l'approdo a
Damasco - per la prima volta - delle esecuzioni mirate. Un chiaro segnale al
presidente Bashar el Assad per indicargli che nessuno può sentirsi sicuro,
neppure nella supersorvegliata Siria. Tanto più che l'attentato è avvenuto a
poche decine di metri da una scuola iraniana, da una stazione di polizia e da
un ufficio dell'intelligence. Però chi ha ucciso ha centrato comunque un
bersaglio importantissimo. Imad Mughniyeh, 46 anni, non soltanto era il leader
militare dell'Hezbollah libanese, ma anche l'uomo delle operazioni più ardite.
La sua ferocia ha spinto alcuni a definirlo l'"Osama bin Laden"
sciita. Accostamento forse improprio, perché al contrario dell'ascetico
principe del terrore, Mughniyeh era, insieme, stratega e operativo. Il suo
pedigree terroristico è stupefacente. Era già ricercato un quarto di secolo fa,
quando l'Hezbollah era quasi sconosciuto mentre il giovane affiliato già si era
guadagnato solida fama. Lo accusavano per l'attentato all'ambasciata americana
(63 morti nel 1982), per la strage dei marines e dei parà francesi (oltre 300
morti, 1983), e per i sequestri di occidentali per le strade di Beirut. Fama
consolidata negli anni 90, perché il nome del terrorista figura nella lista dei
ricercati per gli attacchi all'ambasciata israeliana e a un centro ebraico di
Buenos Aires. è evidente che l'eliminazione di Mughniyeh avrà gravi
ripercussioni, che Hezbollah ha già minacciato. A cominciare da stamane, quando
nel sud del Libano si terranno i funerali del "martire", mentre a
Beirut scenderanno in piazza i protagonisti della "Primavera
libanese", nata dopo l'assassinio di Hariri. In un Paese lacerato, senza presidente
e senza concordia, si può solo temere il peggio. Lapidario il commento del
leader druso Walid Jumblatt, che un tempo era alleato dell'Hezbollah ma oggi,
temendo che gli estremisti vogliano costruire uno Stato nello Stato, avverte:
"Impossibile convivere con loro. Voglio un divorzio amichevole".
( da "Liberazione" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Imad Mughnia, 45
anni, uno dei fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a Damasco
nell'esplosione di un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di
un'autobomba nella quale ha perso la vita anche un passante. Il Partito di Dio
e l'Iran hanno attribuito la sua morte ad "agenti sionisti", con
Teheran che ha qualificato la sua uccisione come "un altro esempio
spudorato del terrorismo di Stato" praticato da Israele, che ha però negato ogni
coinvolgimento. A dare notizia della morte di Mughnia era uno dei terroristi
più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi aveva posto una taglia di cinque
milioni di dollari per l'accusa di essere coinvolto, tra gli altri,
nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut nel 1983, costato
la vita a 241 militari e di avere pianificato nell'estate del 2006 il rapimento
dei due soldati israeliani nel sud del Libano, all'origine della guerra con lo Israele. 14/02/2008.
( da "Liberazione" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Autobomba a Damasco,
ucciso un fondatore e leader di Hezbollah Imad Mughnia, 45 anni, uno dei
fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a Damasco nell'esplosione di
un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di un'autobomba nella quale ha
perso la vita anche un passante. Il Partito di Dio e l'Iran hanno attribuito la
sua morte ad "agenti sionisti", con Teheran che ha qualificato la sua
uccisione come "un altro esempio spudorato del terrorismo di Stato" praticato da Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della
morte di Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa
l'Fbi aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di
essere coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a
Beirut nel 1983, costato la vita a 241 militari e di avere pianificato
nell'estate del 2006 il rapimento dei due soldati israeliani nel sud del
Libano, all'origine della guerra con lo Israele.
14/02/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Prima Pagina Pagina
2 Ucciso un maresciallo Afghanistan nel caos, altro sangue italiano Ucciso un
maresciallo di Arturo Clavuot --> di Arturo Clavuot Era purtroppo solo
questione di quando, non di se, in un Afghanistan che somiglia sempre più
all'Iraq dove tutti i contingenti militari alleati sanno di essere sotto tiro.
Ieri, ancora una volta, è toccato agli italiani. L'agguato costato la vita al
maresciallo Giovanni Pezzullo, riporta, di colpo e in tutta la sua
drammaticità, alla ribalta la "guerra dimenticata". E' l'ennesimo,
tragico segnale di quanto fossero illusorie le speranze nate anni fa dopo la
sconfitta inferta dall'Occidente ai talebani e ai loro alleati di Al Qaeda. Ma
soprattutto la dimostrazione che il Paese, da molti ritenuto avviato verso una
qualche forma di democrazia e di stabilità, è stato di fatto riconsegnato in
ampie porzioni del territorio al controllo della guerriglia, del narcotraffico
e del terrorismo. Pagano gli errori, spesso macroscopici, fin qui commessi da
un'Alleanza, eterogenea negli interessi e politicamente indecisa, che aveva
dato troppo frettolosamente per acquisita la conclusione del conflitto. Sul
piano militare, la riluttanza americana ad impegnare truppe per controllare le
province del sud confinanti col Pakistan, ha consentito il ritorno in forze del
nemico e il suo radicamento in zone strategicamente nevralgiche. Su quello
civile e sociale, la mancata ricostruzione - fallita principalmente perché la
stragrande maggioranza degli aiuti promessi non è mai arrivata - ha creato
nella popolazione un clima ostile all'Occidente e indebolito, anche al di là
dei propri demeriti, il fragile governo di Karzai. Il risultato è sotto gli
occhi di tutti. Gli attacchi contro le forze della Nato crescono per quantità e
qualità, mentre l'Afghanistan si avvia a diventare il "baricentro del
terrore" verso il quale, di giorno in giorno, si sposta un numero sempre
maggiore di terroristi. Una situazione esplosiva che rende improrogabile il
ripensamento della missione. Dedicandole più truppe, più mezzi, più denaro.
Perché nessuno dovrebbe farsi illusioni su miracolistici eventi capaci di
mutare la drammatica situazione sul campo. La guerra dei talebani, infatti, ha
radici etniche e tribali così radicate da far pensare che l'importazione della democrazia
in un mondo ancora condizionato da valori esterni alla cultura occidentale sia
un'impresa che presuppone un intervento massiccio e misurato nel tempo.
L'Italia, lo ha ribadito ieri il governo, sarà della partita fino in fondo.
Decisioni diverse, del resto, rappresenterebbero solo una resa al terrorismo.
Un lugubre antefatto a ciò che potrebbe riaccadere in Afghanistan e accadere
negli altri fronti caldi politico-militari sotto l'incalzare del vento
integralista: il Pakistan, la Turchia, la Siria, l'Egitto,
la Palestina, la Giordania,
il Maghreb algerino, l'Iran. Un'area immensa dove il fanatismo armato, lungi
dall'essere sconfitto o ridimensionato, dimostra di sapere sfruttare gli
errori, i dissensi e lo strisciante disimpegno occidentale dagli oneri imposti
da una guerra senza quartiere.
( da "Avanti!" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
OCCORRE RISPONDERE
CON DECISIONE E FERMEZZA ALLE FORZE DEL TOTALITARISMO ANTIEBRAICO
L'inspiegabile odio contro Israele 13/02/2008 Il
continuare a seminare zizzania, come è stato fatto sino ad ora dai gruppi
dell'odio antiebraico, ha iniziato a germogliare ed a produrre i suoi frutti
venefici. Si è dovuto assistere alle violenze, alle minacce ed alle aggressioni
contro la libertà d'espressione di esponenti e diplomatici israeliani invitati
nelle università italiane. Il clima anti-israeliano che si è respirato nel
nostro Paese, provocato dalla politica internazionale del governo fantoccio
della falsa sinistra e guidato dal fallimentare disegno dell'equivicinanza in
chiave filoislamica, non ha fatto altro che rinfocolare i tizzoni d'un
antisemitismo ancor latente. S'è dovuto assistere alle innumerevoli
manifestazioni della falsa sinistra e dei gruppi dell'estremismo suoi alleati,
che si sono esibiti nell'arte del bruciare bandiere israeliane, nel far mostra
di sé di tristi figuri travestiti da kamikaze e seminatori di morte tra i
civili ebrei. La falsa sinistra ha da rendere conto, se una coscienza ce l'ha
veramente, del tarlo dell'intolleranza verso Israele,
che ha introdotto nei cervelli di tanti giovani, tramite la gran quantità dei
giornali che controlla ed il gran numero dei suoi intellettualoidi organici,
così cattivi maestri. Come è mai possibile, poi, meravigliarsi che da gruppi di
squilibrati possano scaturire blog che si scaglino contro tutto ciò che sa di
ebraico, come è avvenuto in un sito, ove è uscito un elenco di 162 nomi di
docenti ebrei, che onorano per scienza e coscienza le nostre università. I
professori di fede ebraica sono stati, in tale squallido sito, tacciati di
rovinare e traviare le menti dei giovani studenti col "veleno" del
sionismo pro-israeliano. La follia degli estensori di questa vera e propria
lista di proscrizione è giunta al punto di "denunciare" che
l'istruzione pubblica è ormai ostaggio di una "lobby culturale estranea ed
allineata alle "mire politiche" israeliane. Naturalmente, in risposta
a questo atto osceno scaturito da menti deviate e psicolabili, s'è levato il
coro di indignazione e di netta condanna da parte del mondo civile, politico e
culturale, che non può non essere condiviso nella forma e nella sostanza. Le
istituzioni ed i politici hanno espresso la propria precisa ripulsa contro le
farneticazioni, che sono comparse nell'ambito del sito in questione assieme
all'elenco dei docenti e subitanea è stata messa in moto l'opera d'oscuramento
di questo. È strano, però, che al folle berciare dell'infame blog, che si
scaglia contro professori ebrei rei di essere tali e perciò
"colpevoli" di "collusione" con lo Stato d'Israele, il mondo politico ed istituzionale insorge e
s'indigna. Tale insorgenza ed indignazione, però, si tramuta in gelido silenzio
ed indifferenza, allorquando le orde dell'insofferenza e dell'odio antiebraico
si scagliano, frenetiche, per impedire e boicottare la partecipazione degli
scrittori israeliani alla Fiera del libro di Torino. Non sono, forse, assimilabili
la razzista lista dei docenti ebrei all'incitamento al boicottaggio che la
falsa sinistra ed i suoi corifei va cianciando contro l'invito volto agli
scrittori israeliani in occasione della Fiera di Torino? Tacciono, per tale
ultima occasione, i "bardi" della falsa sinistra che proferiscono
avversità non solo verso gli scrittori israeliani, ma incoraggiano il
boicottaggio da parte dell'estremismo, loro contiguo, in quanto avversi a
celebrare il sessantennio della nascita dello Stato d'Israele. Certi cattivi maestri riescono, con ciò, anche a superare e
contraddire il loro idolo Stalin che, almeno in occasione del voto in sede Onu
per riconoscere Israele
come Stato autonomo ed indipendente, fece votare a favore. Alcuni giornali,
fiancheggiatori del fondamentalismo laicista, lanciano continuamente fiere
invettive contro il "despota" Israele
che, al pari del colonialismo sudafricano, opprime gli arabi palestinesi, li
isola in campi e procede verso questi in brutali "pratiche di pulizia
etnica". Questi soloni della follia, poi, danno per abusata
l'equiparazione del boicottaggio agli esponenti della diplomazia israeliana a
quello tenuto dai gruppi estremisti del fondamentalismo laicista nei confronti
del Papa, impedito a tenere nella sede dell'Università di Roma una lezione di
cultura. È certo che di questi tempi la cultura nostrana si trova a mal partito
quando viene a configgere contro i campioni dell'insofferenza e del
velleitarismo filoscientista, che la fanno tanto da padroni nelle università e
nella società. Tale persistenza di pratiche antiebraiche, portata avanti dai
campioni del fondamentalismo laicista nostrano, vengono sempre più spesso
incoraggiate da intellettualoidi esterni, come quel Tariq Ramadan che predica
"pulitamente" la vittoria dell'Islam in un'Europa rinunciataria e
suicida. L'estremismo laicista sta conducendo il nostro Paese e l'intero
Occidente ad un livello di mancanza di libertà di parola che non si è mai
verificato, se non nell'epoca del trionfo dei totalitarismi, e collude
apertamente con il totalitarismo di marca islamica che avanza. I gruppi del
pensiero debole, che osano sfidare il mondo libero e la civiltà occidentale
fortemente alimentata dalle proprie radici giudaiche e cristiane, carchi dal
proprio bagaglio d'odio per la democrazia e per chi la rappresenta, s'avventano
contro cristiani ed ebrei. È essenziale rispondere con grande decisione,
fermezza e con vero senso di solidarietà alle forze del totalitarismo che
giungono a stilare gli elenchi dei 162 docenti universitari, per tali orfani
del totalitarismo, colpevoli "d'infettare la cultura italiana". Si
potrà tranquillamente invitare tali deviati mentali ad aggiungere in quelle
liste filonaziste anche il nome di tutti gli amici d'Israele.
Si renderanno, così, conto che siamo tanti e che per compilare tale elenco non
basterebbe loro tutto l'inchiostro di questo mondo!.
( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un
avvertimento per Siria e Iran di Fiamma Nirenstein - giovedì 14 febbraio 2008,
10:42 Un campanello d'allarme per i nemici di Israele. La Siria,
dopo il raid aereo israeliano che ha distrutto la centrale atomica in
costruzione nel nord del Paese, dimostra nuovamente con l'ospitalità concessa a
Mughniyeh di essere una terra in cui nascono le peggiori congiure terroriste. L'operazione di ieri ha un
messaggio chiaro: non siete al sicuro da nessuna parte. E proprio ieri Hamas ha
visto i suoi leader supremi a Gaza entrare in clandestinità per paura che Israele proceda a eliminazioni mirate in risposta
all'intensificarsi del lancio di razzi Kassam su Sderot. Al Manar, la tv di
Hezbollah, e altre emittenti televisive promettono di vendicare la morte di
Mughniyeh. Ma gli estremisti sciiti libanesi di Nasrallah sanno che il premier
israeliano Ehud Olmert e il suo ministro della Difesa Ehud Barak non intendono
anteporre opportunistiche dichiarazioni diplomatiche alla sicurezza dello Stato
di Israele e del suo popolo. L'Occidente dovrebbe
avere il coraggio di prendere una posizione netta, coerente con la civiltà: il
terrorismo va combattuto.
( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di Fiamma Nirenstein
- giovedì 14 febbraio 2008, 10:42 Se i sospetti degli hezbollah, degli iraniani
e dei siriani che hanno accusato il Mossad dell'eliminazione di Imad Mughniyeh
rispondono a verità, da questo momento Israele agli
occhi di tutto il Medio Oriente ritorna a essere leone e volpe: la percezione
del conflitto cambia dopo un periodo di depressione che parte dalla guerra in
Libano nell'estate del 2006 e continua con i missili di Hamas su Sderot. Si è
discusso a lungo della crisi di motivazione e di preparazione che avrebbe diminuito
la capacità dello Stato ebraico di combattere un nemico sempre più aggressivo e
fanatico. Nasrallah si è vantato della "vittoria
divina" concessagli su Israele. Adesso deve certo essere perplesso, e non è solo: Hamas che il
25 settembre 1997 nella mancata eliminazione di Khaled Mashaal, sempre a
Damasco, udì uno squillo di tromba, si sta certo preoccupando. Israele può colpire anche i terroristi
più importanti, se vuole. Mentre il governo israeliano nega ogni
coinvolgimento ("verifichiamo le circostanze di eventi di cui sentiamo
parlare ora per la prima volta", ha detto Ehud Olmert),ed è realistico
immaginare che il Mossad non richiederà all'Fbi i 5 milioni della taglia
americana, circola fra la gente e i politici un senso di sollievo per la scomparsa
dell'uomo che dagli anni Ottanta ha sfidato Israele,
gli Usa, il mondo con rapimenti, stragi di massa, attentati kamikaze. Diabolica
creatura della triangolazione Hezbollah-Iran-Siria, Mughniyeh era
l'incarnazione stessa dell'asse del male. Chi lo ha eliminato ha lanciato un
avvertimento anche a Iran e Siria. L'ex presidente della Commissione esteri
della Knesset, Yuval Steinitz, ha espresso così il sentimento di Gerusalemme:
"Quando bastardi come Mughniyeh - le cui mani sono coperte del sangue di israeliani,
americani, ebrei argentini - vanno “in un posto migliore” allora il mondo
diventa davvero un posto migliore". "Non si tratta di vendetta, ma
dell'idea che alla fine c'è una giustizia: chi fa del male, paghi", ha
detto la sorella del rapito Beni Avraham. "Avrebbe causato ancora tanto
spargimento di sangue innocente", ha aggiunto Dany Yatom ex capo del
Mossad. Le ragioni per cui la scomparsa di Mughniyeh cambia il gioco sono
molteplici: sia l'Iran che la Siria sono ormai sicuri di poter bruciare Israele e il Libano nel terrore senza riportare ferite. Il
fatto che Damasco non possa prevenire un attacco del genere dimostra una
capacità di infiltrazione dei servizi segreti fin nei gangli della vita degli
hezbollah e, quindi, sia della Siria che dell'Iran.
( da "Voce d'Italia, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri L' "uomo
senza volto" riceve l'ultimo saluto Libano: alta tensione ai funerali di
Mughniyeh Beirut: schieramenti opposti oggi nelle strade Beirut, 14 feb. –
Altissima la tensione che si respira oggi a Beirut, dove si svolgeranno in
contemporanea due manifestazioni di rilevanza notevole e di schieramenti
contrapposti. Da una parte i sostenitori filo-occidentali delle forze
governative della coalizione anti-siriana si ritrovano per celebrare il terzo
anniversario dell'omicidio dell'ex primo ministro Rafik Hariri, ucciso in un
attentato il 14 febbraio 2005. Dall'altra i loro oppositori, sciiti musulmani,
si riversano nelle strade per partecipare al funerale di massa del comandante
Imad Mughniyeh, numero due di Hezbollah, ucciso da un'autobomba martedì sera a
Damasco. L' “uomo senza volto”, come è stato definito Mughniyeh per anni, negli
Stati Uniti è iscritto nella lista dei ricercati dal 1983, quando, a Beirut,
utilizzando l'allora inedita tecnica dei kamikaze, fece saltare una caserma dei
marines, uccidendo 260 soldati. Considerato, inoltre, uno degli ideatori
dell'attacco alle Twin Towers dell'11 settembre
( da "Avanti!" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stanno forse
ritornando i fantasmi antiebraici del 1938? Una "black-list" di
professori universitari accusati di far parte di una "lobby"
sionista, e indicati come "minoranza etnica solidale a
una entità politica extranazionale come Israele" è apparsa in un blog su Internet. Sono ben 162 docenti
accusati di strumentalizzare l'Università italiana. Il Rabbino Capo di Roma,
Riccardo Di Segni, ha duramente commentato il fatto, definendolo un
"delirio", e si è domandato se alcuni gravi e recenti segnali di
chiusura e astio in chiave antisionista, come la polemica sulla presenza
onoraria di Israele alla Fiera del Libro trovino
"un posto di maturazione" nel blog che, per fortuna, è stato subito
oscurato. E ha aggiunto "che stanno crescendo in Italia in modo
preoccupante tante iniziative antiebraiche". Naturalmente nel blog non è
mancato anche un insulto contro Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la
medicina. E sull'onda di questa "black-list" sono apparse a Roma
tante scritte antisemite, come "Morte a Sion" e per firma una
svastica. Le ultime notizie dicono che sia stato scoperto
"l'ideologo". Speriamo che la giustizia faccia veramente giustizia.
( da "Opinione, L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 14 Feb
2008 Edizione 31 del 14-02-2008 Damasco, un'autobomba ha stroncato la vita a
Imad Mughniyeh, ricercato in tutto il mondo Hanno ucciso il "Bin Laden
sciita" Era responsabile degli attentati di Beirut, Buenos Aires e Al
Khobar di Dimitri Buffa Era ricercato dalle polizie anti-terroirsmo islamico di
mezzo mondo. Era considerato l' "uomo che aveva ucciso più americani prima
dell'11 settembre". Era stato ribattezzato "il Bin Laden degli
sciiti". Era un leader militare degli Hezbollah e il referente del regime
iraniano per le operazioni di terrorismo all'estero. Adesso Imad Mughniyeh ha
seguito il destino delle innumerevoli vittime da lui provocate in questi ultimi
venti anni ed è morto per un'autobomba esplosa nel pieno centro di Damasco, martedì
notte a due passi dalla sede del "Mukhabarat" siriano (i temibili
servizi segreti di Damasco, ndr) proprio nel giorno in cui cade il terzo
anniversario dell'omicidio di Rafiq Hariri. Gli uomini di
Hassan Nasrallah adesso accusano Israele. Che, come gli Stati Uniti, aveva ottimi motivi per volerlo
morto. Mughniyeh infatti era in cima alla lista dei ricercati dell'Interpol per
gli attentati al centro culturale ebraico Amia di Buenos Aires in Argentina,
evento in cui morirono circa cento persone. Ma, fino al pomeriggio di
mercoledì, lo Stato ebraico ha negato che la morte di questo super-capo
terrorista fosse da attribuirsi a un'azione di intelligence. E non è affatto
impossibile, peraltro, che il suo omicidio sia da attribuirsi alla guerra tra
fazioni in atto sul territorio libanese e siriano da ormai quattro anni.
L'esplosione dell'autobomba sarebbe avvenuta nel quartiere residenziale Kafar
Souseh della capitale siriana, vicino a una scuola iraniana, una stazione di
polizia e uno dei principali uffici dei servizi segreti siriani. Cosa che fa
pensare più a un'esecuzione interna al mondo del terrorismo islamico che a
un'azione di Israele. Sia come sia, a questo signore
sono stati attribuiti una sfilza di attentati, quasi tutti compiuti in Libano,
e qualcun altro anche in differenti zone calde del mondo. Il suo curriculum di
terrorista inizia nell'aprile del 1983 con un attentato contro l'ambasciata
americana in Libano, dove saranno uccisi 63 americani. Poi ha fatto esplodere
la sede dei marine di Beirut, uccidendo altri 241 militari statunitensi, e
infine, quello stesso tragico anno, ha colpito il campo militare dei soldati
francesi nella Bekaa uccidendone 58. Per un po' scompare dalla circolazione e
poi riappare negli anni '
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Accuse a Israele da Siria e Iran Ma il governo di Olmert nega
Damasco. Uno dei capi più famosi di Hezbollah, Imad Mugniyeh, è stato ucciso a
Damasco dall'esplosione di un'autobomba: era stato il leader della Jihad
Islamica, il gruppo armato che negli anni '80 aveva messo a segno in Libano
decine di attentati e di rapimenti di cittadini occidentali, soprattutto
americani. Molti ostaggi furono uccisi, alcuni vennero scambiati con gli
americani, e alcuni di questi scambi portarono alla fornitura di armi americane
all'Iran durante la guerra con l'Iraq, uno dei passi di quello che poi divenne
lo scandalo Iran-Contras. L'annuncio della morte di Mugniyeh è stato dato da Al
Manar, la televisione di Hezbollah, che ha addossato la colpa dell'uccisione
"al nemico sionista", ovvero al governo
israeliano. Israele esulta
ma nega ogni coinvolgimento: "Respingiamo i tentativi da parte di elementi
terroristici di attribuire ad Israele alcun coinvolgimento in questo incidente". Il governo di
Tel Aviv di solito non conferma e non smentisce le sue responsabilità in azioni
condotte fuori dal suo territorio o da quelli palestinesi, per cui la
smentita dovrebbe avere un valore particolare. La carriera di Mugniyeh era
iniziata negli anni'
( da "Quotidiano.net" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Vacanze Telefonia - Informatica Varie Annunci legali TENSIONE IN LIBANO Beirut
divisa tra l'anniversario Hariri e funerali del capo Hezbollah ucciso Esercito
e polizia sono stati posti in stato di massima allerta per il rischio di
scontri tra fazioni rivali filo e anti-siriane. Anche Israele,
accusato da Hezbollah dell'omicidio di Moughniyeh, è in stato di allerta.
Nasrallah ha dichiarato guerra aperta allo stato israeliano Beirut, 14 febbraio
2008 - Centinaia di migliaia di persone hanno gremito il centro di Beirut, per
il terzo anniversario dell'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri, mentre a
pochi chilometri di distanza si svolgevano i funerali di Imad Mughniyeh, il
capo militare delle milizie sciite di Hezbollah e uno degli uomini più
ricercati degli Stati Uniti, morto ieri in un attentato a Damasco. Esercito e
polizia sono stati posti in stato di massima allerta per il rischio di scontri
tra fazioni rivali filo e anti-siriane. Anche Israele,
accusato da Hezbollah dell'omicidio di Moughniyah, è in stato di allerta.
ESEQUIE MUGHNIYEH,NASRALLAH: GUERRA APERTA A ISRAELE "Imad era uno dei
militi ignoti", "non ci ha sorpreso il suo martirio, ce lo
aspettavamo e non sarà il primo tra le fila dei nostri leader". Lo ha
dichiarato Hassan Nasrallah, attuale leader dell'Hezbollah sciita intervenendo
in prima persona ai funerali di Imad Mughniyeh a Beirut a cui sono presenti
migliaia di sostenitori e anche dei dignitari, fra cui il ministro degli Esteri
iraniano Manuchehr Mottaki. Il discorso è stato pronunciato di fronte una marea
assiepata sotto la pioggia fuori dal capannone di vetro installato per l'occasione
in una piazza della periferia sud della capitale, bastione dell'Hezbollah
Nasrallah ricorda l'omicidio da parte israeliana di Abbas al Moussawi
(segretario generale di Hezbollah, ndr):"I sionisti lo hanno ucciso e
hanno pensato di avere vinto, ma "nel 2000 abbiamo cacciato gli
occupanti". "Nel martirio di Imad vediamo il preludio di una grande
vittoria, con il volere di Dio", afferma Nasrallah mentre la folla si
infiamma. "Non sono parole dettate dall'emozione. Ascolatemi bene, è un
momento di profonda riflessione", afferma il leader di
Hezbollah che cita Ben Gurion, uno dei padri fondatori dello Stato di Israele, che disse: 'Dopo la prima
guerra persa, Israele
finirà'". E, sottolinea Nasrallah, "Israele ha ammesso di avere perso la guerra contro il Libano".
"La guerra di Luglio contro il Libano continua ancora materialmente,
politicamente e finanziariamente. Noi non abbiamo dichiarato la fine ne
tregua". "Imad era tra i comandanti della resistenza durante la
guerra israeliana nel sud del Libano" del 2006 e il nemico deve sapere di
avere commesso una gigantesca idiozia", prosegue. "Dal primo giorno
della fine della guerra, i nostri combattenti hanno cominciato a attrezzarsi
per una nuova aggressione", afferma ancora Nasrallah che aggiunge :
"Siamo pronti a far fronte a al qualunque aggressione". "L'altra
volta ho parlato di missili ora parliamo dei nostri giovani": Oggi
"Imad Mughnieyh ha lasciato in eredità decine di migliaia di combattanti
pronti per il martirio". Infine Nasrallah dichiara "guerra aperta a Israele" e lancia un monito allo Stato ebraico:
"Avete uciso Imad fuori dal campo di battaglia. La nostra guerra era nel
Libano e ora avete superato i limiti". MIN. INT. : "ALMENO UN MILIONE
DI PERSONE PER HARIRI" Fino ad un milione di libanesi, rispondendo
all'appello della maggioranza parlamentare antisiriana, manifestano da questa
mattina nel centro di Beirut in occasione del terzo anniversario dell'omicidio
dell'ex Primo ministro Rafic Hariri. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno
libanese, Hassan Sabeh. "Un milione di persone si trovano sulla Piazza dei
Martiri e dintorni" e "altre 500.000" stanno raggiungendo il
luogo della manifestazione, ha dichiarato Sabeh. Una marea umana quindi ha
invaso la Piazza dei Martiri nel centro di Beirut, le strade adiacenti e le
entrate della capitale che sono bloccate da ingorghi mostruosi. Segnala ad un
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Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'Aquila'Il deficente'Il cartellone
2007/08 del Politeama PrateseLa Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915'Time
code', l'omaggio al videoStagione teatrale 2007 / 2008: La
Sirena'L'incontro''Le intellettuali', di MolièreMarco Masini in concertoStagione
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Costa Se chiamarsi Hilton non basta più del 14/02/2008 di Daniela Laganà San
Valentino con Francesco Alberoni: "L'anima gemella? Ce ne sono tantissime
per ciascuno di noi". del 14/02/2008 di Rossella Martina Per Yahoo non c'è
'la terza via' del 14/02/2008 di Franca Ferri Fra Gazzetta e Milan volano botte
da orbi. Il giornale:" Berlusconi Superman Pinocchio". Il club:
"Siete in malafede" del 14/02/2008 di Mister X Elezioni: chi sarà il
nuovo volto modenese del Pd in Parlamento?Superstrada Val Potenza, tante le
criticheTi piace il nuovo simbolo della Sinistra arcobaleno, senza falce e
martello?La politica italiana è ancora fortemente maschilista?E tu come
preferisci muoverti?Sei favorevole al campionato spezzatino?Caos calmo, la
scena di sesso è troppo volgare?Saresti d'accordo a far pagare il pedaggio ai Suv
per circolare in centro?Vota la tua scuola preferitaElection day: giusto votare
lo stesso weekend per politiche e amministrative?Tesoretto, Padoa Schioppa ci
sta prendendo in giro?Secondo te la violenza sulle donne è in aumento?Riuscirà
quest'anno la Carife ad approdare all'A1?Spal: sei d'accordo con l'esonero di
Buglio?Vota il gol più bello della 22esima giornata LA FOTO DEL GIORNO FIACCOLE
E SCI Record sulle piste innevate di La Masella, vicino a Barcellona: 2000
sciatori in contemporanea per la più grande sciata collettiva in notturna
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( da "EUROPA.it" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
(m.t.) Afghanistan,
Kosovo e Libano. Paesi quotidianamente sull'orlo della crisi, dove la comunità internazionale
fatica tremendamente a disegnare un piano efficace, una strategia per schivare
le insidie del terrorismo a Kabul, le lacerazioni etniche a Beirut e le
possibili destabilizzazioni che si registreranno a Pristina dopo l'annunciata ?
e ormai imminente ? dichiarazione unilaterale d'indipendenza da parte degli
albanesi del Kosovo. In questi tre teatri i militari italiani si cimentano nel
quadro di delicate missioni internazionali, volte a restaurare una cornice
democratica o a garantire sicurezza. Tre teatri, 7316 soldati In Afghanistan
sono presenti 2160 soldati italiani, inquadrati nella missione Isaf
(International Security Assistance Force). Il numero degli effettivi, si legge
nel sito del ministero della difesa, sale a 2290 considerando i 25 militari che
fanno parte di Eupol Afghanistan ? la missione di polizia europea ? e i 105
impiegati in Active Endeavour, una task force navale dell'alleanza atlantica
tra i cui compiti figura anche quello di rispondere agli attacchi terroristici.
In Libano l'Italia ha un ruolo d'avanguardia. Unifil, la forza d'interposizione
inviata nel paese mediorientale dopo l'offensiva militare
di Israele dell'estate del
2006 e finalizzata a depotenziare le frizioni etniche, continue, tra il partito
sciita Hezbollah e lo stato centrale, registra l'importante contributo
dell'Italia (2450 soldati), che detiene attualmente la guida della missione: il
generale Claudio Graziano è stato nominato comandante Unifil nel febbraio del
( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del L'uomo che rapiva il mondo Robert Fisk Segue dalla Prima I o
sapevo benissimo che era il capo dell'organizzazione e che aveva organizzato il
sequestro di moltissimi occidentali a Beirut - ma si trovava a Teheran, al
piano attico di un albergo di lusso. Al sicuro dai suoi nemici - ma
probabilmente si sentiva al sicuro anche martedì sera a Damasco quando è salito
in auto. Mougnieh era un nemico dell'America, un nemico di Israele. Che Israele abbia negato ogni responsabilità in relazione all'attentato che
lo ha ucciso sarà considerato dai seguaci di Mougnieh un semplice gioco di
parole e poi Mougnieh era consapevole dei rischi che correva. Suo fratello è
stato assassinato a Beirut da una bomba diretta in realtà a lui e il suo
disprezzo per il capo della Cia di Beirut, ucciso dalla Jihad islamica
dopo essere stato sequestrato nel 1984, era la prova che Mougnieh era in guerra
con gli Stati Uniti. William Buckley della Cia era stato rapito, mi aveva
raccontato Mougnieh, perché controllava il governo libanese filo-americano del
presidente Amin Gemayel, il cui esercito aveva arrestato migliaia di musulmani
civili e membri della milizia, e ne aveva torturati alcuni a morte. Ero andato
a trovare Mougnieh per pregarlo di far liberare il mio intimo amico e collega
Terry Anderson, responsabile dell'ufficio di Beirut dell'Associated Press,
rapito nel 1985 e successivamente trattenuto come ostaggio per quasi sette anni
in celle sotterranee e in minuscole grotte. Mougnieh aveva cercato di
rassicurarmi: "Mi creda, signor Robert, lo trattiamo meglio di come lei
tratta se stesso". Avevo scrollato le spalle. Non ci avevo creduto. Erano
cose che avevo già sentito prima. Sapevo benissimo come rispettavano gli
innocenti che avevano crudelmente privato della libertà, quella stessa libertà
che invece chiedevano per i loro amici e seguaci. Forse Mougnieh se ne era
accorto. Quando gli avevo chiesto di Terry - eravamo nell'ottobre del 1991, un
mese prima che fosse liberato - Mougnieh mi aveva piantato gli occhi addosso.
Quegli occhi mi erano rimasti puntati in faccia per tutto il tempo tranne
quando rivolgeva la parola agli amici che si trovavano nella stanza con noi.
Alle sue considerazioni faceva precedere le prime parole del Corano -
esattamente come i messaggi e i video degli ostaggi della Jihad islamica.
Questo era l'uomo che aveva sequestrato Terry e che avrebbe rapito anche me se
gli occupanti delle auto scure che mi avevano seguito sulla Corniche a Beirut
fossero riusciti a mettermi le mani addosso. Era un uomo assolutamente incapace
di scendere a compromessi. "Prendere degli innocenti come ostaggi è
sbagliato", aveva ammesso con mio grande stupore. "È un atto
malvagio. Ma è una scelta e non abbiamo alternative. È una risposta ad una
situazione che ci è stata imposta - se parliamo di ostaggi innocenti, questa
domanda non va fatta solo a noi considerato che Israele
ha sequestrato e incarcerato 5.000 civili libanesi nel sud del Libano nel campo
di Ansar". In realtà Israele aveva incarcerato
questi uomini ad Ansar dopo l'invasione del 1982 e Amnesty International aveva
condannato le condizioni in cui vivevano i prigionieri. "La maggior parte
delle persone detenute ad Ansar erano innocenti", aveva aggiunto Mougnieh
- senza dire cosa intendeva per "innocenti" - "per non parlare
dell'invasione e dell'uccisione di molta gente". Mougnieh, libanese di
nascita, era uno uomo con una spaventosa fiducia in se stesso, un uomo che
credeva in modo assoluto in quello che faceva, caratteristiche queste che aveva
in comune con Osama bin Laden e - lasciatemelo dire con franchezza - con il
presidente George W. Bush. Si diceva che la Jihad islamica torturasse i nemici.
E lo stesso dicasi per Al Qaeda. E come ben sappiamo lo fa anche l'esercito di
Bush. Mougnieh - e anche in questo caso bisogna parlare apertamente - era un
esponente apprezzato, rispettato e di primo piano dell'apparato di sicurezza
dell'Iran. La "Jihad islamica" era una organizzazione satellite di
Hezbollah, i cui leader ora vorrebbero dimenticare - magari persino negare - le
responsabilità di Hezbollah in ordine ai sequestri di persona. In questo senso
Mougnieh era un uomo del passato, viveva da pensionato a Damasco, più al sicuro
lì, secondo gli iraniani, che riverito e servito in una stanza d'albergo a
Teheran. Ma ai suoi tempi, da agente dei servizi segreti, era stato un uomo
potente. A causa delle sofferenze che aveva causato a Terry avrei dovuto
odiarlo. Ma non lo odiavo. Nel corso della nostra conversazione si era
arrabbiato, aveva sbattuto il pugno destro sul tavolo mentre condannava
l'America per l'appoggio fornito ad Israele e per aver
abbattuto un aereo civile iraniano sul Golfo persico nel 1988. Avevo già visto
questo genere di rabbia, per la precisione nei cimiteri e nelle fosse comuni.
Dal momento che si era alleato con l'Iran, la sua passione era autentica. Avevo
implorato ancora un volta che si attivasse per la liberazione di Terry. Non
provava alcuna compassione per il mio amico? E anche in questa circostanza i
suoi occhi non mi avevano abbandonato un attimo. "Naturalmente sarebbe
molto facile rispondere a questa domanda se lei fosse la madre o la moglie di
uno degli ostaggi di Khiam o se fosse la madre o la moglie di Terry Anderson. I
miei sentimenti per le sofferenze di Terry Anderson sono gli stessi che provo
per le sofferenze degli ostaggi libanesi di Khiam - o che provano la madre o la
moglie di Terry Anderson". Amnesty International aveva condannato anche le
torture di Khiam. Alla fine Mougnieh aveva finito per indossare i panni del più
famoso personaggio dei telefilm americani: il "nemico numero 1"
dell'America. Gli Stati Uniti certamente non verserebbero una lacrima se
venissero a sapere che Mougnieh è stato assassinato da Israele.
L'America voleva Mougnieh vivo o morto - e per le solite ragioni, non ultima
delle quali la sua partecipazione nel dirottamento del volo 847 della Twa
diretto da Atene a Roma nel giugno 1985. Mougnieh era uno degli uomini armati a
bordo dell'aereo e aveva chiesto il rilascio di 17 membri della Jihad islamica
detenuti nel Kuwait e di 753 libanesi sciiti detenuti in Israele.
Dopo aver sorvolato a lungo il Mediterraneo l'aereo - quasi tutti i passeggeri
erano americani - aveva deciso di atterrare a Beirut dove un americano, Robert
Stetham, era stato ripetutamente e brutalmente colpito con una mazza sul volto
e sul corpo prima di essere ucciso con alcuni corpi di arma da fuoco e gettato
sulla pista dinanzi alle telecamere di tutto il mondo. Avevo visto il suo corpo
all'American University Hospital, la faccia grigia, i capelli scarmigliati,
accanto al cadavere di una palestinese paffutella uccisa in uno scontro a fuoco
tra uomini della milizia sciita e dell'Olp. Gli uomini dello sciita Amal fedeli
a Nabih Berri - oggi presidente filo-siriano del Parlamento libanese - avevano
fatto irruzione sull'aereo, avevano caricato su diverse auto i dirottatori e la
gran parte dei passeggeri ed erano spariti nella periferia meridionale di
Beirut. Tutti i passeggeri erano stati rilasciati, ma Mougnieh e i membri del
suo commando erano stati spediti segretamente a Damasco - e Mougnieh era
spuntato nuovamente fuori al comando di un gruppo di uomini che aveva dirottato
un aereo del Kuwait e aveva avanzato richieste analoghe e ucciso con pari
ferocia un passeggero: un vigile del fuoco kuwaitiano all'aeroporto di Nicosia.
Chi di spada ferisce, dicono, di spada perisce. E così siamo arrivati
all'attentato di Damasco, non lontano da una scuola iraniana e nei pressi della
sede dei servizi segreti siriani, con l'esplosivo piazzato sotto l'auto di
Mougnieh e il corpo tirato fuori dalla vettura dai poliziotti. ****** © The
Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.
( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
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l'edizione del Rischio attentati, in stato di allerta le ambasciate israeliane
Lo Shin Bet ordina il rafforzamento delle misure di sicurezza anche per aerei e
navi. Il Paese blindato / Roma ISRAELE SI BLINDA. E alza al massimo il livello
di allerta anche per le sue sedi diplomatiche nel mondo. L'intelligence
interno, lo Shin Bet, ordina un raffor- zamento delle misure di sicurezza anche
per aerei e navi, intorno agli uffici all'estero della compagnia aerea di
bandiera El Al e dell'Agenzia ebraica. Pur rifiutandosi di commentarle, Israele ha preso attenta nota delle minacce di "guerra
aperta" lanciate ieri a Beirut dallo sceicco Sayyed Hassan Nasrallah
durante il funerale di Imad Mughniyeh, capo del braccio operativo degli
Hezbollah, della cui uccisione egli ha accusato lo Stato ebraico. Mughniyeh,
considerato da Israele e dai servizi segreti
occidentali come un "superterrorista" responsabile della morte di
centinaia di persone, è stato ucciso lo scorso martedì notte a Damasco,
nell'esplosione di un ordigno posto nello schienale della sua automobile, sulla
quale era salito per recarsi a un ricevimento nell'ambasciata iraniana.
"Il silenzio è una scelta precisa dei nostri leader di fronte alla valanga
di accuse che oggi Nasrallah ha riversato su Israele.
È meglio non offrire pretesti ad Hezbollah per lanciare i suoi attacchi
armati", spiega l'analista Gerald Steinberg, del Centro Besa
dell'università di Bar Ilan (Tel Aviv). Ma dietro quel silenzio ufficiale c'è
un lavoro d'intelligence che ha coinvolto i vertici governativi, dal premier
Ehud Olmert al ministro della Difesa Ehud Barak. In particolare non è sfuggito
in Israele il trasparente avvertimento che la reazione
degli Hezbollah non sarà confinata nell'area di scontro naturale, cioè lungo il
confine col Libano. Ricordando i sanguinosi attentati che nel 1992 e nel 1994
distrussero a Bueons Aires l'ambasciata israeliana e la sede delle
organizzazioni ebraiche, Israele
teme perciò che ogni obiettivo israeliano e anche ebraico nel mondo sia ora un
potenziale obiettivo per gli Hezbollah. Perciò dal Consiglio per la Sicurezza
Nazionale è giunto poco tempo dopo il discorso di Nasrallah un ammonimento
pressante a tutti gli israeliani all'estero a esercitare particolare misure di
precauzione: evitare viaggi in Paesi arabi e musulmani e località di
particolare assembramento di connazionali, non accettare inviti o doni di
estranei, non andare a incontri con persone che si conoscono poco in località
poco popolate se non accompagnati. Uno stato di allerta è stato dichiarato in
tutte le rappresentanze diplomatiche israeliane nel mondo, mentre all'interno
di Israele sono state accentuate le misure di
sicurezza, soprattutto lungo la frontiera col Libano dove il capo di stato
maggiore, generale Gabi Ashkenazi, ha dato istruzioni perchè "siano prese
precauzioni e ha ordinato il rafforzamento delle truppe". Fonti israeliane
qualificate ritengono certa una reazione degli Hezbollah e del loro principale
sponsor, l'Iran, mentre restano interrogativi senza risposta il dove e il
quando. Israele continua pure a seguire con estrema
attenzione gli sviluppi della tesa situazione interna in Libano, sul quale
grava il rischio di una guerra civile. Un'eventualità che potrebbe causare la
fine delle intese emerse a conclusione della seconda guerra di Israele in Libano, nell' estate del 2006, sulla base della
risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell' Onu. Intese che hanno
costretto gli Hezbollah ad allontanarsi dal confine con Israele
e ad accettare una forte presenza dell' Unifil in sud Libano. u.d.g.
( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
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l'edizione del Beirut, Nasrallah promette vendetta "Guerra a Israele" Il leader di Hezbollah minaccia dopo
l'uccisione di Mughniyeh. Anche gli anti-siriani in piazza di Umberto De
Giovannangeli "AVETE UCCISO Imad Mughniyeh al di fuori del territorio
naturale di guerra (il Libano), avete attraversato la linea rossa. Davanti a
questo assassinio, e in merito al momento e al luogo in cui è avvenuto
(Damasco), ho una parola per voi: se volete questo tipo di guerra aperta, che
sia". "Guerra aperta" ad Israele: il
leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah giura vendetta davanti al feretro
di uno dei massimi leader del suo movimento, Imad Mughniyeh, ucciso martedì a
Damasco. Allo stesso tempo, i suoi acerrimi rivali politici libanesi
anti-siriani, in una grande manifestazione pericolosamente contrapposta,
dicevano "no alla cultura della morte", in un implicito riferimento
all'ideologia di Hezbollah basata sul conflitto con lo Stato ebraico. In una
Beirut blindata e bagnata da una pioggia insistente, centinaia di migliaia di
persone innalzando bandiere nazionali si sono riunite nella centrale Piazza dei
Martiri dal primo mattino, per quella che doveva essere una prova di forza in
occasione dell'anniversario dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri,
ucciso il giorno di San Valentino di tre anni fa con un camion-bomba sul
lungomare di Beirut, assieme ad altre 22 persone. Nelle stesse ore, una folla
altrettanto vasta si riuniva alla periferia Sud della città per i funerali del
"martire" Mughniyeh, che era assieme ad Osama bin Laden nella lista
dei maggiori ricercati dagli Usa per una lunga serie di attentati compiuti in
Libano e all'estero negli anni Ottanta e Novanta. "Avete ucciso Imad
Mughniyeh al di fuori del territorio naturale di guerra", il Libano,
"davanti a questo assassinio, e in merito al momento e al luogo in cui è
avvenuto, io dico: se volete questo tipo di guerra aperta, che sia",
scandisce Nasrallah rivolto ad Israele e davanti al
feretro di Mughniyeh avvolto nella bandiera gialla di Hezbollah, e anche
davanti al ministro degli Esteri iraniano Manuscher Mottaki, giunto apposta a
Beirut per partecipare alla cerimonia funebre e portare le condoglianze del
presidente Mahmud Ahmadinejad. Migliaia di attivisti del movimento sciita
filo-siriano hanno accolto le bellicose parole di Nasrallah con un'ovazione,
alzando ritmicamente i pugni verso l'alto, mentre in varie zone della città si
poteva udire il crepitio di raffiche di mitra sparate verso il cielo in segno
di approvazione. La guerra dell'estate 2006 tra Hezbollah e Israele
"non si è mai interrotta", dice ancora Nasrallah, "noi
continuiamo a combattere. Non è in vigore alcun cessate il fuoco nel Sud"
del Paese, dove è schierato il contingente di interposizione dell'Onu (Unifil),
di cui fanno parte circa 2.500 soldati italiani. La risposta della folla è
imperiosa: innalzando ritmicamente i pugni al cielo, in migliaia rispondono:
"ai tuoi ordini, Nasrallah". Le parole del leader di Hezbollah
rappresentano un radicale cambiamento nella strategia del movimento sciita, che
ufficialmente ha sempre condotto le operazioni della sua "resistenza"
anti-israeliana esclusivamente all'interno del Libano, e mai all'estero. Allo
stesso tempo, Mughniyeh era però uno dei maggiori ricercati dagli Stati Uniti
per una serie di attentati agli interessi americani a Beirut negli anni '80,
per il suo presunto coinvolgimento negli attentati anti-israeliani a Buenos
Aires negli anni '90 e per gli attacchi dell'11 settembre del
( da "Giornale.it, Il" del 15-02-2008)
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"Guerra a Israele per l'uccisione di Mughniyeh" di Redazione -
venerdì 15 febbraio 2008, 07:00 da Beirut Il movimento sciita Hezbollah, che ha
il sostegno di Siria e Iran, ha annunciato ieri che sarà "guerra
aperta" con Israele: all'interno e all'esterno
dei confini del Libano e dello Stato ebraico, e ha anche affermato che i suoi
guerriglieri sono "al più alto livello di preparazione". Il proclama
è stato pubblicamente pronunciato dal numero uno del movimento, lo sceicco
Hassan Nasrallah, in un infuocato discorso ai funerali di Imad Mughniyeh, uno
dei massimi dirigenti militari e dell'intelligence di Hezbollah, ucciso martedì
sera con un'autobomba a Damasco. Un attacco, per il quale Hezbollah accusa
senza mezzi termini gli israeliani. Israele "ha
superato i limiti" uccidendo Mughniyeh "fuori dai confini naturali
del campo di battaglia". "Io dico ai sionisti: se volete questo tipo
di guerra aperta, bene, che sia!", ha scandito quasi urlando Nasrallah,
davanti a migliaia di suoi sostenitori che, innalzando ritmicamente i pugni al
cielo, hanno risposto: "Ai tuoi ordini, Nasrallah". Le parole del
leader di Hezbollah rappresentano un radicale cambiamento nella strategia del
movimento sciita, che ufficialmente ha sempre condotto le operazioni della sua
"resistenza" anti-israeliana esclusivamente all'interno del Libano, e
mai all'estero. Nasrallah ha anche rivelato per la prima volta che Mughniyeh ha svolto un ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione
dei guerriglieri del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". Dal
canto suo, Israele, pur
rifiutandosi di commentarle, ha preso attenta nota delle minacce di Nasrallah.
Perciò il Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha lanciato un urgente
ammonimento a tutti gli israeliani all'estero a esercitare particolari
misure di precauzione.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dopo
l'uccisione a Damasco di uno dei capi militari Il leader di Hezbollah "Con
Israele sarà guerra
senza confini" ALBERTO STABILE A PAGINA 19 SEGUE A PAGINA 19.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
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Commenti L' Amaca
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Un elettroshock garantito solo dalla personalizzazione,
moltiplicando undicimila volte Anna Frank. O addirittura un milione e mezzo di
volte, perché tanti furono i bambini sterminati in Europa dalla furia
nazifascista. L'intento è nobile. Il presidente francese che già nel giorno del
suo insediamento all'Eliseo rivolse il suo primo pensiero a Guy Moquet, giovane
partigiano comunista condannato a morte, autore di una splendida lettera di
commiato, sente il dovere di rappresentare una cultura patriottica fondata sui
valori della Resistenza. Che differenza fra l'orgogliosa eredità gollista e il
revisionismo minimizzatore della destra italiana! Eppure avvertiamo un senso di
inadeguatezza in questa relazione con la memoria così personalizzata. Non tanto
per gli effetti traumatici paventati dagli insegnanti. C'è dell'altro. La Shoah
divenuta oggetto di fiction, messa al centro di innumerevoli opere narrative,
viene scrutata sempre più da vicino nel tentativo di venire a capo del suo
mistero che resta indecifrabile. Com'è potuto accadere un evento così mostruoso,
enorme non solo per il numero delle vittime ma anche per la quantità di
colpevoli, di complici, di indifferenti? Probabilmente non troveremo mai una
risposta soddisfacente. E allora il bisogno di capire ci conduce dalla storia
alla microstoria, degenerando perfino in una sorta di pornografia della Shoah.
La Francia che propone ai suoi bambini l'adozione dei coetanei sterminati è il
Paese che ha osannato come evento letterario un libro morboso come Le benevole
di Jonathan Littell. Biografia incestuosa di un carnefice omosessuale,
novecento pagine zeppe di ogni liquido e di ogni fetore, fantasie maniacali fin
nel recondito delle fosse comuni e delle camere a gas. Avvertiamo il gusto del
proibito. Una distanza abissale rispetto alla sobrietà del racconto di Primo
Levi, elaborato come faticosa conquista di razionalità, trattenuto come forma
di pudore. Sia detto per inciso: dubito che l'Einaudi di Primo Levi avrebbe
pubblicato la traduzione italiana di Littell. Il rischio è la distorsione
dell'effetto desiderato. Addirittura si instilla il dubbio di un privilegio
castale, e questa sarebbe l'ennesima ingiustizia somministrata alle vittime. Ce
ne siamo accorti anche con la pubblicazione online della lista di docenti ebrei
e con il boicottaggio proposto alla letteratura israeliana. Serpeggia
l'insinuazione della Shoah deformata come una sorta di ideologia privilegiata.
Negli stessi giorni in cui la Torino democratica, giustamente,
difendeva la scelta di invitare Israele alla Fiera del Libro, non è stata prestata l'attenzione dovuta
alla spedizione punitiva contro un gruppo di cittadini rumeni. Col pericolo di
instaurare una sproporzione fra memoria delle atrocità del passato e
insensibilità per la xenofobia contemporanea. Quando vado nelle scuole a
parlare in occasione della Giornata della Memoria, ripeto sempre che la lezione
della storia deve tradursi in un interrogativo attuale: saremmo disposti a
sopportare di nuovo la discriminazione e l'esclusione del diverso, prima ridotto
a ospite ingrato e poi destinato all'eliminazione? La pedagogia della Shoah
rappresenta uno strumento prezioso che deve adeguarsi alla novità del contesto
multietnico. Suscitare interrogativi, promuovere comportamenti, indurre a
mettersi sempre nei panni dell'altro. Altrimenti gli ottimi propositi di
immedesimazione nella tragedia ebraica possono risultare controproducenti.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
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Spettacoli Padre e
figlio nemici si ritrovano nel film "Restless" del regista Amos
Kollek Quell'uomo in esilio da Israele racconta il dolore di un popolo ferito ROBERTO NEPOTI BERLINO Da
molti anni Moshe è in esilio volontario da Israele. La sua terra promessa era l'America, paradiso delle
possibilità; ma ora l'uomo vivacchia di piccoli traffici, poi, di sera, recita
le sue poesie per gli avventori di un bar yiddish. Tra i proprietari del
locale, un ex-ufficiale superiore, che ora traffica in armamenti strategici con
gli Usa. Nella valle del Giordano c'è Tzach, il figlio che Moshe non ha mai
conosciuto. è tiratore in un'unità d'élite dell'esercito israeliano e va a
cercarsi le missioni più pericolose; un giorno ferisce accidentalmente, in modo
grave, un ragazzino palestinese e deve congedarsi. Decide allora di andare a
New York, a cercare il padre da cui si sente tradito, e che odia. Film in
concorso del regista israeliano Amos Kollek, Restless ha personaggi fatti di
carne e sangue, gente ferita di cui non è difficile condividere le emozioni.
Senza perdere le loro qualità umane, tuttavia, i caratteri principali possono
essere anche visti come delle metafore. Moshe, i cui versi parlano di un Paese
che "ha tradito i propri figli e le proprie speranze", è l'anima
delusa d'Israele, quella che non vede soluzioni nella
violenza pur conservando la nostalgia della propria terra ("Noi ebrei
siamo di casa in tutto il mondo, ma dove potremmo esserlo di più che a Tel Aviv
o a Gerusalemme?"). Tzach rappresenta il versante "falco",
aggressivo e revanchista; eppure si aprirà alle ragioni della convivenza: prima
che col padre, con un gruppo di palestinesi incontrati per caso. E c'è anche
Yolanda, già soldatessa in Irak ma ancora capace di sperare. Un dramma
familiare con sottotesto pacifista: forte e chiaro, senza bisogno di
proclamarlo.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XI - Torino Le trattative della Fiera del Libro Papa Ratzinger il
presidente e il caso Israele ROLANDO PICCHIONI * Siamo uomini di questo mondo e sappiamo bene
come nasce un titolo di giornale. Però, a volte, quando le necessità di sintesi
si combinano con le tentazioni virtuosistiche si rischia di sottostimare
l'impatto delle parole e di innescare pericolose incomprensioni. è stata
felice la penna di Paolo Griseri a cogliere e restituire ragionamenti complessi
che sottoscrivo dalla prima parola all'ultima. Stupefacente, invece, la scelta
di titolare "Così ho risolto il caso Israele: mi
ha ispirato papa Ratzinger". Innanzitutto voglio ribadire che
personalmente non ho risolto nulla. Non mi sono mai rivestito in vita mia di panni
altrui. E la conduzione dell'intera vicenda è frutto dell'impegno congiunto dei
vertici di Regione, Provincia e Comune, che non hanno mai abbandonato la Fiera.
Allo stesso modo non è mai esistito alcun "caso Israele",
ma solo una straordinaria occasione che ha offerto alla Fiera l'opportunità di
rafforzare la propria vocazione al dialogo e all'apertura e, in definitiva, di
crescere ulteriormente in statura civile. Infine trovo inopportuna la scelta di
enfatizzare il riferimento a papa Ratzinger. E non solo come atto di rispetto e
sensibilità verso i tanti amici della Fiera di fede ebraica o musulmana, con i
quali da mesi stiamo portando avanti e tessendo un rapporto fatto di ascolto,
di costruzione e di collaborazione. La frase "La vera immoralità in
politica è l'assenza di ogni compromesso", fu pronunciata dall'allora
cardinale in un teatro di Torino come annotazione sul senso nobile della parola
compromesso: un monito laico sulla necessità di far prevalere sempre il bene
comune contro ogni forma di integralismo. Che è sempre in agguato e rischia di
distruggere con una sola parola maliziosamente interpretata. * Presidente
Fondazione per il Libro.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIV - Napoli LA FOTOGRAFIA Conflitti e dialoghi scatti su ipotesi di
pace Israele e la Palestina, Israele contro la Palestina. I conflitti, le ipotesi di dialogo, le volontà di stabilire la
pace, a Napoli - da oggi a venerdì prossimo - verranno mostrate sotto forma di
fotografie, raccolte nell'allestimento "Il cielo in casa mia".
L'inaugurazione dell'esposizione è programmata con una conferenza alle 10.30
nel Chiostro della chiesa di Santa Maria la Nova, dove dopo un dibattito sarà
anche proiettato il documentario "Inshallah", diretto da Elio
Capolupo e prodotto da Ugo Capolupo in collaborazione con l'associazione Arpa e
Icahd. Il film segue un percorso di testimonianze che si intrecciano alle
immagini delle vecchie case rimaste in piedi per metà, o sprofondate sotto i
colpi dei bulldozer. Mentre negli scatti di Virginia Paradinas, Anna Da Sacco e
dei responsabili di activestills. org si osservano check-point, villaggi,
leader politici, militari e famiglie accampate. (g. v.).
( da "Secolo XIX, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Alla ubik UN
INCONTRO per far conoscere meglio una realtà scomoda e di cui non si ha spesso
un'informazione completa. E' il senso dell'appuntamento odierno che avverrà
alle 18 nella libreria Ubik di Savona. Corinna Vincenzi, fondatrice e una delle
rappresentanti nazionali dell'associazione "Donne in nero",
racconterà la sua esperienza di viaggio all'interno della Striscia di Gaza. Un
reportage all'interno dei
( da "Secolo XIX, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Dino cofrancesco
Forse la definizione migliore del fondamentalismo è quella che ne fa
l'eliminazione sistematica del chiaroscuro ovvero di quelle zone fragili e
problematiche dell'esistenza che caratterizzano l'ottanta per cento dei
rapporti sociali. Proprio perché non ci è dato scegliere tra il buio profondo
della notte e la luce abbagliante del giorno, tra il Male e il Bene, tra la
Verità e l'Errore, ma sempre tra mezze verità, tra beni ambigui e tra candele
sempre in procinto di estinguersi, l'humana condicio ha avuto in sorte un
privilegio, non sempre facile da sopportare, la libertà. C'è libertà perché c'è
incertezza: se in morale, in politica, in economia regole, leggi e principi
recassero l'imprint della Ragione, la democrazia non avrebbe alcun senso, come
non ne avrebbe il mettere ai voti il teorema di Euclide o la legge della
relatività di Einstein. È questa malinconica consapevolezza che rende lo
spirito di crociata così estraneo alla civiltà occidentale e che porta l'uomo
moderno a tenere distinti il corpo dall'anima, le passioni morali e le
convinzioni filosofiche di ciascuno da quegli accordi pragmatici che riguardano
il modo di darsi il minor fastidio reciproco possibile e di ottenere la maggior
collaborazione auspicabile nella gestione della cosa comune. Da qualche tempo,
però, quella separazione che per secoli ha messo gli individui al riparo dal
fanatismo e dall'intolleranza e ne ha garantito, con l'habeas corpus, il
rispetto dei diritti e la libertà di pensiero, viene messa in forse. A
contestarla è un partito trasversale, che, con "spiegazione chiara e semplice",
è arrivato alla conclusione che ci sono temi, come l'aborto, che non possono
essere lasciati fuori della politica , riguardando "beni non
negoziabili" per i quali si rende doveroso attivare un vero e proprio
conflitto di civiltà, un nuovo Kulturkampf. "Sono temi più importanti
dell'Ici o della Malpensa", scrive un vecchio einaudiano come Francesco
Forte a Giuliano Ferrara, sul Foglio di giovedì, in appoggio alla sua
"campagna autenticamente liberale sul fondamento e sui confini del diritto
di tutti gli esseri umani alla propria libertà". Per l'economista
torinese, va posto un "confine contro l'aborto come metodo eugenetico e
come metodo di controllo delle nascite, che tolgono ai futuri il diritto a
essere liberi di esistere come esseri umani, non di poter esistere solo se lo
hanno deciso illustri genetisti con l'aiuto di illustri matematici, che hanno
costruito i modelli dell'uomo giusto ecocompatibile". Per far tornare
l'entusiasmo, basta poco a Forte: qualcuno che tolga il crepuscolo dalla valle di
lacrime in cui è condannato il genere umano e abbia il coraggio di ridisegnare
il mondo mettendo da una parte i "giusti d'Israele" che si battono contro l'edonismo, il cinismo, il
pornografismo disinibito della società contemporanea e, dall'altra, i nuovi
Frankenstein che manipolano, spregiudicati e crudeli, cellule, embrioni, feti
in una sorta di mattatoio genetico, ben nascosto nei laboratori medici che oggi
rinnovano le sperimentazioni della malanima del Dr. Mengele. Se le cose
stessero davvero in questi termini non resterebbe che armarsi (per ora, solo
metaforicamente) ricordando, con Benedetto Croce, che i beni spirituali contano
di più delle istituzioni politiche o degli assetti economici. Sennonché, tra i
Forte e i Ferrara, da un lato, e gli Stranamore dello scientismo, dall'altro
(nel nostro Paese, qualcuno se ne trova), c'è la vastissima terra di mezzo di
quanti, sia nelle questioni di etica pubblica che in quelle di bioetica,
rimangono incerti e perplessi per la natura stessa delle sfide tecnologiche che
comporta distinzioni tanto più accurate quanto più complesse e casistiche tanto
più necessarie quanto più rischiose. Per fare un esempio facile, qualora la
manipolazione genetica consentisse di aumentare le aspettative di vita del
nascituro, eliminando fattori di gravi malformazioni e di morti precoci, ce la
sentiremmo di metterla al bando con tranquilla coscienza? Ci sono interventi
sul corpo umano ammessi da tutti - l'operazione chirurgica per estirpare un
tumore - altri proibiti da tutti - "l'aborto di Stato nelle tirannie o
nelle democrazie asiatiche in cui le bambine si scartano perché inutili o
dannose alla determinazione dell'asse ereditario e patrimoniale",
giustamente stigmatizzato da Ferrara - altri, ancora, oggetto di interminabili
ma comprensibili dispute tra filosofi, bioeticisti, scienziati, giuristi. Per
quanto riguarda questi ultimi, che costituiscono la stragrande maggioranza dei
"dilemmi tragici", vogliamo affidare alla Chiesa, o ad altre agenzie
religiose o laiche, come la "società degli atei razionalisti", la
competenza esclusiva in materia? Vogliamo gettarli nell'arena politica e farne
la nuova, invalicabile e ontologica, linea divisoria tra bianchi e neri,
riattivando odi e passioni teologiche che si ritenevano spenti da secoli? Forte,
come altri intellettuali non conformisti, si è convinto delle buone ragioni di
Ferrara, e fin qui nulla da eccepire, anche perché Il Foglio, se non altro,
richiama l'attenzione su aspetti inaccettabili di certe pratiche sociali. È la
maniera di figurarsi gli avversari, invece, che ha poco a che vedere con il
liberalismo ed anzi ne costituisce la negazione più insidiosa. Quando a chi non
la pensa come noi vengono fatti indossare i panni del medico aguzzino di
Auschwitz, finisce il dialogo e comincia la guerra all'ultimo sangue. Forse lo
hanno capito Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che non sembrano gradire, tra
le proprie file, né i neo-legionari di Cristo né i revenants
dell'anticlericalismo positivista. 15/02/2008 aborto e eticaQuando a chi non la
pensa come noi vengono fatti indossare i panni del medico aguzzino, finisce il
dialogo 15/02/2008.
( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
LIBANO, MENTRE GLI
ANTISIRIANI RICORDAVANO L'ASSASSINIO DI HARIRI Hezbollah: guerra aperta ai
sionisti Nasrallah al funerale del leader ucciso [FIRMA]LORENZO TROMBETTA
BEIRUT Tra Israele e Hezbollah è ormai guerra aperta e
il Libano è sempre più spaccato in due. E' quanto emerge dalla rabbiosa -
quanto piovosa - giornata di ieri che ha visto le piazze di Beirut dividersi,
ancora una volta, per commemorazioni dei rispettivi martiri eccellenti. Da una
parte, la maggioranza parlamentare antisiriana, scesa con decine di migliaia di
seguaci nella centrale Piazza dei Martiri per il terzo anniversario
dell'uccisione dell'ex premier libanese Rafiq Hariri. Dall'altra, il movimento
sciita Hezbollah, che nella periferia meridionale di Beirut, sua tradizionale
roccaforte, ha radunato altre centinaia di migliaia di libanesi per i funerali
di Imad Mughniyeh, l'alto responsabile della sicurezza del Partito di Dio
ucciso in un attentato a Damasco martedì scorso. Il leader di Hezbollah, Hassan
Nasrallah, parlando dal palco del "Pala-Martire" (edificio allestito
dopo la guerra del 2006) a pochi metri dal feretro di Mughniyeh, ha detto che Israele "ha superato i limiti" uccidendo Mughniyeh
"fuori dai confini naturali del campo di battaglia". "Io dico ai
sionisti: se volete questo tipo di guerra aperta, bene, che sia!", ha
ammonito Nasrallah di fronte al ministro degli Esteri iraniano Manushehr
Mottaki - per l'occasione giunto a Beirut da Teheran, via Damasco - e a una
folla di sostenitori riparatisi dalla pioggia sotto un tappeto di ombrelli
neri. L'annuncio di Nasrallah segna un'importante svolta nella strategia del
Partito di Dio che ufficialmente ha sempre condotto la sua lotta contro Israele all'interno dei confini libanesi o, se attaccato,
puntando i propri razzi katiuscia soltanto contro obiettivi situati nello Stato
ebraico. Il leader sciita ha inoltre ammesso che Mughniyeh, la cui uccisione a
Damasco è avvolta ancora nel mistero, ha svolto un ruolo
chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei miliziani del movimento
"nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". Nasrallah ha quindi aggiunto:
"Che il nemico sappia che ha commesso una grande follia uccidendo
Mughniyeh. Il crimine dei sionisti ci fornisce nuovo impeto per continuare il
nostro cammino su scala maggiore", ha proseguito il leader del
Partito di Dio, ammonendo che la guerra del 2006 "continua". Le
parole infuocate del leader sciita sono state precedute da quelle altrettanto
minacciose del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, lette in persiano dal
ministro Mottaki durante i funerali: "Il sorriso di soddisfazione sulle
facce dei criminali sionisti non rimarrà a lungo. Milioni di Mughniyeh sono
pronti ad unirsi ai combattimenti contro gli occupanti", ha detto
Ahmadinejad. Mentre la bara del "martire combattente", avvolta dalla
bandiera giallo-verde della milizia sciita e continuamente inondata di petali
di fiori, veniva trasportata da una marea umana nei viali di Ruweiss, sobborgo
della periferia meridionale di Beirut, risuonavano ormai lontane le accuse al
fronte siro-iraniano che solo poche ore prima avevano invece riempito Piazza
dei Martiri, ribatezzata ancora una volta "Piazza della Libertà".
Dalle 10 del mattino, migliaia di sostenitori del partito "il Futuro"
del clan sunnita degli Hariri, quelli cristiani delle "Forze
libanesi" e delle Falangi, quelli drusi del Partito social progressista di
Walid Jumblatt, erano infatti affluiti da varie regioni del Libano, non solo
per ricordare l'attentato che nel 2005 uccise l'ex premier Hariri e altre 22
persone, ma anche per ricordare che una parte del Libano non è con l'Iran o con
la Siria, bensì con gli Usa e con i Paesi arabi del Golfo.
( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele ufficialmente
tace. Come nelle ore successive al bombardamento della base siriana, cinque
mesi fa, politici e generali lasciano che siano gli altri a rilasciare
dichiarazioni, avanzare ipotesi, puntare il dito. "Non abbiamo alcun
commento" ripete il portavoce del ministero degli Esteri Arye Mekel. Bocche cucite sull'origine della
bomba che martedì notte ha polverizzato il super ricercato Imad Mugniyeh ma
anche sulla minaccia di guerra totale lanciata ieri dal leader di Hezbollah
Nasrallah dalla piazza di Beirut listata a lutto. Eppure, anche il silenzio ha
il suo linguaggio. Tra i corridoi della Knesset e ai piani alti dello Stato
Maggiore circola una battuta "Haniyeh fa rima con Mughniyeh", come
dire senza esporsi che al numero uno di Hamas nella Striscia di Gaza potrebbe
toccare la stessa sorte del collega protetto da Damasco. Ismail Haniyeh da
giorni vive in clandestinità: Hamas conosce a fondo l'avversario e sa leggere
oltre i no comment. "L'intervento a Gaza è cosa decisa, tempo poche
settimane e vedrete come ci libereremo di Hamas nel giro di una giornata"
rivela una fonte interna agli apparati di sicurezza israeliani. I ripetuti
annunci del ministro della Difesa Barak di una larga imminente operazione a
Gaza e le successive smentite sarebbero banalissimo fumo negli occhi: "Non
siamo i soli a volere l'eliminazione di Hamas, lo chiede l'Autorità Nazionale
palestinese del presidente Abu Mazen, la Giordania, l'Egitto, preoccupatissimo
per la frontiera di Rafah. Certo, non lo ammetteranno mai ufficialmente, e
quando avremo finito il lavoro ci condanneranno tutti. Ma poi, sotto sotto,
festeggeranno". Una delegazione di Hamas guidata da Mahmoud el-Zahar è
arrivata ieri al Cairo per discutere la chiusura del confine con il Sinai. Israele non se ne cura, spiega un'altra fonte, a Tel Aviv:
"L'Egitto non ha alcun interesse a sostenere Hamas, come non ne ha nella
Striscia di Gaza. Dopo gli accordi di Camp David il premier Begin offrì Gaza a
Sadat, un pacchetto comune con la resa del Sinai. Lui non volle, Sadat disse no
grazie". Oggi le cose non sembrano essere cambiate granché: "L'errore
è stato lasciar correre Hamas alle elezioni. Ariel Sharon non voleva, ma la
Casa Bianca insistette, Condoleezza Rice soprattutto, gli americani non
capiscono bene il Medioriente". Adesso la situazione è a un punto di non
ritorno. Nelle ultime tre settimane la tensione, tra pioggia di razzi Qassam e
raid aerei israeliani, è cresciuta in modo esponenziale. Il problema è Hamas: Israele l'ha ripetuto in questi giorni ai partner regionali,
al Cancelliere tedesco Angela Merkel durante la visita di Olmert, agli
egiziani, ai turchi, a Washington. Il dado è tratto e la morte del leader di
Hezbollah sponsor militare di Hamas assomiglia a un avvertimento.
( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina VIII -
Firenze Sei studenti di scienze politiche sono accusati di aver impedito
all'ambasciatore israeliano di parlare "Per Gol ci
rimasi malissimo" Il rettore al processo sui tafferugli all'università
FRANCA SELVATICI "Io sono rimasto malissimo perché si è impedito di
parlare a un ambasciatore, al rappresentante di un paese straniero". Il
rettore dell'università di Firenze Augusto Marinelli ha deposto ieri in
tribunale al processo contro sei studenti del collettivo di scienze
politiche accusati di aver disturbato con grida, insulti e pesanti
contestazioni, il 22 febbraio
( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Savona
Alla Ubik si parla di Palestina Alle 18 alla libreria Ubik di
Savona incontro dal titolo "Viaggio a Gaza. Donne in nero contro la
guerra". Interviene Corinna Vincenzi, fondatrice e una delle
rappresentanti nazionali dell'Associazione "Donne in Nero". Vincenzi
racconterà la drammatica esperienza vissuta in prima persona in un viaggio nei
territori della striscia di Gaza, teatro di decennali conflitti e soprusi subìti dalla
popolazione palestinese. Nei
( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ALLA FIERA IO CI
ANDRO' Cattive DI PERCHE' BOICOTTARE NON HA SENSO: ASCOLTARE E' MEGLIO CHE
TAPPARSI LE ORECCHIE RAGAZZE ALESSANDRA MONTRUCCHIO Esiste un'iniziativa della
Fiera del Libro che si chiama "Adotta uno scrittore". Ogni anno, i
ragazzi di una scuola incontrano più volte uno scrittore piemontese, e parlano
con lui di letteratura e altro. Lo scopo è far capire che gli scrittori non
sono tutti morti da secoli e che i libri non sono spore extraterrestri: la
letteratura è viva, vegeta e quotidiana. A questa iniziativa partecipo anch'io
da anni, e la trovo benemerita - come tante iniziative della Fiera e come la
Fiera stessa: avete presente in quante abitazioni non esiste un solo libro?
sapete che cosa significhi, per chi non ha mai un libro accanto, toccarne
finalmente uno? Legge chi conosce il libro come oggetto quotidiano; e il primo
passo verso la quotidianità del libro, verso la normalità della sua presenza in
ambito domestico, è abituarsi ad averne tanti intorno. Grazie alla Fiera, molti
che non hanno alcuna familiarità coi libri vi vengono a contatto. Per di più
l'evento attira il turismo, sia culturale sia tradizionale: dalle Olimpiadi in
poi molti italiani approfittano delle giornate al Lingotto anche per visitare i
nostri musei e le nostre piazze. Adesso, le polemiche per
la presenza di Israele, e a
poco valgono i comunicati della Fiera; a poco vale che l'anno prossimo sarà
ospite un Paese arabo, l'Egitto; a poco valgono le parole di scrittori come
Avraham B. Yehoshua, un israeliano che già anni fa raccomandava al proprio
Stato la cessione dei territori occupati. Si è arrivati al boicottaggio.
Che cosa succederebbe, se il boicottaggio avesse successo? Lo Stato di Israele non ne avrebbe danno, né per questo rivedrebbe la
propria politica; la Fiera del Libro, invece, un danno lo subirebbe - e di
conseguenza lo subirebbero gli appassionati di letteratura, gli addetti ai
lavori del mondo librario e i torinesi in generale. Ma un boicottaggio non ha
quasi mai successo. Al di là di torti e ragioni, spesso porta alla vittoria
dello schieramento opposto. Nel caso specifico, Israele
ci sarà e moltissima gente andrà ad ascoltarne le voci: più di quanta ci
sarebbe andata senza le polemiche. Io ci andrò. Non voglio perdere l'occasione
di incontrare quegli scrittori, sia perché ne sono una lettrice, sia perché
(proprio perché) ho diverse remore sulla politica israeliana. Dubito che mi
capiterà ancora di poter ascoltare ciò che sulla situazione in Medioriente
hanno da dire degli intellettuali che in Medioriente ci vivono. E l'anno
prossimo andrò ad ascoltare gli intellettuali egiziani. Ascoltare non è sempre
e comunque meglio che tapparsi le orecchie perché non ci piace la voce di chi
sta parlando?.
( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
PRESENTAZIONE Le
"Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown Il dolore per la
perdita di un figlio, che sia vittima o carnefice, non ha bandiere: è profondo
e straziante, ingiusto e incomprensibile, non ci sono differenze legate alla
razza o al credo. E' questo il messaggio, forte, che arriva dal film
"Madri" di Barbara Cupisti che viene proiettato a Torino martedì 19
alle 21 da Artintown, via Berthollet 25. Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in questa
terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e
dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta
conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte,
di speranza, di compassione. C'è la mamma di Malki, 15 anni, vittima di un
kamikaze alla pizzeria Sbarro a Gerusalemme nel 2002, e quella Izz, il
ventunenne di Jenin autore dell'attentato. Le donne protagoniste del lavoro,
distribuito con Ucca e Rai Cinema, hanno idee, estrazioni culturali e sociali
diverse ma tutte condividono un desiderio, che non è politico o ideologico ma è
un messaggio che viene dal cuore: non ci devono più essere innocenti a pagare
per colpe non loro. La serata è organizzata per presentare la quinta edizione
di "Giovane e Innocente", concorso per saggi e articoli di critica
cinematografica su web organizzato da Effettonotte Online. L'ingresso è libero.
Info: www.effettonotteonline.com. \.
( da "Manifesto, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa araba
"L'omicidio di Dhahyye, errore che Israele
pagherà caro" L'Europa rischia di subire le conseguenze dell'omicidio in
Siria del comandante militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, attribuito da più
parti al Mossad. E' la tesi del quotidiano arabo al-Quds al-Arabi, che prevede
una dura vendetta di Hezbollah contro obiettivi israeliani nel resto del mondo
e in particolare nei paesi europei. "Israele", spiega un fondo non
firmato, "trasferendo la disputa con Hezbollah fuori dal Libano", ha
commesso "un gravissimo errore". L'Europa, ricorda il quotidiano, ha
già pagato a caro prezzo il conflitto israelo-palestinese, ma con l'omicidio di
Mughniyeh "potrebbe pagarne uno ancora più alto".
( da "Riformista, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A ciascuno il suo
martire e il Libano non c'è più Beirut. Mai come ieri si è avvertita la
profonda e pericolosa rottura che lacera da tempo la società libanese. Una
giornata interminabile, segnata prima dalla manifestazione in Piazza dei
Martiri (nel cuore del ricco centro della capitale), indetta per ricordare il
terzo anniversario dell'uccisione di Rafik Hariri, e, subito dopo, dai solenni
funerali a Dahyieh (nella periferia povera di Beirut sud) di Imad Mughnieh,
leader storico del ramo militare di Hizbullah, ucciso in un oscuro attentato
due giorni fa a Damasco. A dividere, fisicamente, i militanti sciiti da quelli
sunniti, erano stati mobilitati circa 10 mila soldati e installati chilometri
di impenetrabili barriere di filo spinato dell'ultima generazione, simboli
tangibili del baratro che ormai separa le due comunità musulmane libanesi, gli
sciiti (che insieme alla componente cristiana rappresentata dal generale Aoun
formano l'opposizione da più di un anno) e i sunniti (che insieme ai drusi del
sempre più bellicoso Jumblatt e i cristiani maroniti di Geagea e Gemayel fanno
parte dello schieramento del 14 marzo attualmente al governo). Due mondi sempre
più lontani e ostili, due dimensioni culturali e politiche che non hanno più
niente in comune e che si riconoscono sempre più apertamente in due schieramenti
internazionali tra loro in conflitto: Stati Uniti e regimi arabi moderati da un
lato; Iran e Siria dall'altro. Una distanza per altro accentuata dal diverso
atteggiamento nei riguardi di Israele, il paese
confinante che da decenni pesa come un macigno sul destino politico del Libano
e che, dato più che eloquente, non è comparso ieri nei numerosi discorsi dei
leader della coalizione del 14 marzo (uniti dalla critica esplicita e violenta
nei riguardi di Hizbullah) proprio nel giorno dei funerali di Mughnieh. Lo
stesso giorno in cui è comparso, evento di per sé emblematico, il leader
carismatico di Hizbullah, Nasrallah, che ha minacciato senza mezzi termini Israele: "Avete ucciso Mughniyeh al di fuori del
territorio naturale di guerra, avete attraversato la linea rossa. Se volete
questo tipo di guerra aperta, che così sia". Parole inquietanti in quanto
dette da un uomo politico ben noto per la sua dura coerenza e che gli
israeliani, che pure negano di essere coinvolti nell'attentato a Mughniyeh,
hanno preso molto sul serio con misure di massima allerta nelle ambasciate in
tutto il mondo nonché nelle principali sedi politiche ed istituzionali
all'interno del paese. Ecco dunque il dato che emerge in queste ore in modo
inquietante. Il Libano non sembra tanto sull'orlo di una nuova guerra civile
interna (quella terribile del 1975-90 fu soprattutto un conflitto tra cristiani
e musulmani, oggi non riproponibile in quanto entrambe le comunità sono tra
loro divise verticalmente), quanto molto vicino ad una nuova guerra contro Israele. Una guerra che potrebbe fare molto comodo non solo
agli israeliani (che probabilmente punta ad una rivincita nei riguardi di
Hizbullah dopo la "brutta figura" della "piccola guerra"
dell'estate 2006) ma anche alle forze politiche libanesi che sanno bene che uno
scontro aperto all'interno del Libano, senza l'aiuto dei paesi amici della
coalizione sunnita-cristiana, si risolverebbe in pochi giorni con la vittoria
schiacciante di Hizbullah. Perché il "partito di dio" è ben più forte
sul piano militare del piccolo e obsoleto esercito libanese che, lottizzato
com'è al suo interno tra sciiti, sunniti e cristiani di diverse tendenze, con
ogni probabilità si spaccherebbe subito in caso di conflitto. Oggi, più che in
passato, si sta configurando una convergenza di fatto tra
gli interessi geopolitici di Israele e quelli dei partiti di varia matrice che in Libano tentano in
ogni modo di contrastare l'influenza siriana e iraniana. Una alleanza che
potrebbe spingere Israele a
tentare un nuovo intervento militare (che qui a Beirut molti considerano
probabile nei prossimi mesi), questa volta accettato da una parte vasta della
popolazione libanese, esasperata dalla sempre più acuta crisi politica
ed economica Il 14 febbraio 2007 è quindi una data destinata a lasciare tracce
profonde nella già complessa e fragile situazione libanese. Ma anche nella
vicenda regionale, sempre più segnata dal conflitto tra sunniti e sciiti che
attraversa in vario modo tutto il Medio Oriente e che si intreccia alla
irrisolta questione palestinese. La partecipazione del ministro degli esteri
iraniano, Mottaki, ai funerali di Imad Mughnieh, proprio quando i sunniti
libanesi e i loro alleati cristiani e drusi chiedevano con toni accesi la fine
dell'occupazione sciita del centro di Beirut (l'opera più importante del
defunto Hariri, per altro finanziata con i petrodollari dell'Arabia saudita) la
dice lunga sull'involuzione del quadro libanese e medio orientale. 15/02/2008.
( da "Messaggero, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Innalzando bandiere
nazionali si sono riunite nella centrale Piazza dei Martiri dal primo mattino,
per quella che doveva essere una prova di forza in occasione dell'anniversario
dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, ucciso il giorno di San Valentino
di tre anni fa con un camion-bomba sul lungomare di Beirut, assieme ad altre 22
persone. Nelle stesse ore, una folla altrettanto vasta si riuniva alla
periferia Sud della città per i funerali del "martire" Mughniyeh, che
era assieme ad Osama bin Laden nella lista dei maggiori ricercati dagli Usa per
una lunga serie di attentati compiuti in Libano e all'estero negli anni Ottanta
e Novanta. Beirut quindi ancora divisa nel dolore e nell'odio. Una marea umana
ha preso parte a entrambi gli eventi caratterizzati da toni molto aspri, il
primo, e più concilianti, il secondo. A tenere banco al funerale di Mughniyegh
è stato Hasan Nasrallah, leader Hezbollah che ha avuto
parole di fuoco verso Israele annunciando che per Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e
Iran, da oggi sarà "guerra aperta" con Israele: all'interno e all'esterno dei confini del Libano e dello Stato
ebraico. "Uccidendo il martire combattente Imad Mughniyeh, il nemico ha
commesso una follia", ha detto Nasrallah. Poi Nasrallah ha lanciato
la sua minaccia. Se il sangue dei nostri predecessori ha cacciato (gli
israeliani, ndr) dal Libano, il sangue di Imad Mughniyeh cancellerà
definitivamente la loro presenza. Mi rivolgo alla sua famiglia e porgo le mie
condoglianze - ha aggiunto Nasrallaho - Allah benedica la vostra pazienza. Imad
era tra i mujahidin sconosciuti che difendevano la patria e quelli come lui non
difendono se stessi ma l'intera comunità. Dopo la loro morte abbiamo tutti il
diritto di far scoprire al mondo la loro presenza, la nazione deve imparare da
loro". La bara di Mughniyeh , avvolta dalla bandiera giallo-verde di
Hezbollah, è stata scortata da una marea umana formata da centinaia di migliaia
di persone assiepate fuori dal complesso di Ruweiss, nella periferia sud di
Beirut, tradizionale roccaforte del movimento sciita. Sull'altro versante, Saad
Hariri, figlio dell'ex premier morto nell'attentato del
( da "Messaggero, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
FABIO FERZETTI dal
nostro inviato BERLINO - Padri e figli. Memorie lacerate e paesi in guerra.
Drammi di famiglia e ferite della Storia. Ormai in dirittura d'arrivo i
superfavoriti sono Il petroliere di P.T. Anderson e Happy-go-lucky di Mike
Leigh il FilmFest affianca in concorso due film molto diversi nei modi ma
stranamente vicini nel tema. Nel contestato Feuerherz - Cuore di fuoco di Luigi
Falorni, un guerrigliero eritreo spedisce a combattere le sue figlie, una
appena adolescente, l'altra addirittura bambina (un falso storico secondo gli
eritrei, che negano siano mai stati usati bambini-soldato durante la guerra
civile, mentre per il regista la cosa è documentata, anche se il suo film
"è una parabola, non un atto d'accusa"). Nell'emozionante Restless -
Senza tregua, diretto dal figlio dell'ex-sindaco di Israele, Amos Kollek (qui il nodo della
paternità fa tutt'uno con l'autore), un israeliano in fuga dal suo paese e da
una famiglia che non voleva, affronta finalmente il figlio mai conosciuto,
ormai adulto e soldato in patria. Il film di Falorni, giovane italiano che
lavora in Germania, già candidato all'Oscar con La storia del cammello che
piange, è semplice, piano, scorrevole, un poco edificante (superate
prove tremende, la piccola protagonista troverà la forza di ribellarsi e
fuggire), e strappa qualche emozione solo grazie alla drammaticità della
situazione e al volto della sua attrice-bambina. Quello di Kollek è sporco,
frenetico, appassionato e appassionante, come il suo antieroe vitalista e
manesco, un artista fallito che vive a New York, un po' trafficando in orologi,
un po' esibendosi nei bar in monologhi aggressivi e molto autobiografici alla
Lenny Bruce, mentre l'ex-moglie muore in Israele e il
figlio soldato, anima inquieta e esperto cecchino, uccide per errore un piccolo
palestinese con cui stava giocando a pallone in un raro momento di serenità. È
un modo nuovo e molto personale per stringere in un unico intreccio temi solo a
prima vista lontani, rendendo bene la complessità storico-affettiva del
rapporto che lega gli ebrei di Israele o della
diaspora al loro passato individuale e collettivo. Anche perché Kollek,
visibilmente, sa di cosa parla; mentre Falorni mette in scena un mondo remoto
rischiando a ogni passo un involontario esotismo. E qui torna utile la lezione
di Francesco Rosi, celebrato dalla Berlinale con un'affollata retrospettiva e
un Orso alla carriera, che ha esposto con rara limpidezza il metodo distillato
in tanti anni di lavoro: "Raccontare solo ciò che ho potuto verificare di
persona, evitando di aggiungere elementi di finzione che potrebbero togliere
verità anche al poco che sappiamo. Al punto che tanti anni fa il mio Salvatore
Giuliano fu rifiutato dalla Mostra di Venezia perché preso per un
documentario". Altri tempi: oggi bastano due informazioni a costruire un
castello di finzioni. Mentre la "verità" viaggia, sbriciolata, sul
web. Ma Rosi, a 85 anni, è ottimista. "Anche quelle briciole hanno il loro
valore, purché ricomposte in un discorso unitario, un'analisi, una
storia". Che è forse la sfida più ardua per il cinema frammentato e
multifocale dei nostri giorni.
( da "Liberazione" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Folle
immense nei cortei contrapposti per l'anniversario della morte di Hariri e per
il funerale di Moughniyah Hezbollah furiosa promette vendetta, a rischio anche
l'Europa. Ma per la paralisi politica del Paese nessuno sbocco Beirut, due
anime del Libano in piazza Nasrallah: "Guerra aperta a Israele".
( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-15 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE L'intervista Il comandante delle forze Nato in Afghanistan:
"Continueremo ad assistere i civili" "I talebani attaccano per
paura" Il generale Bonato: "Ci temono perché li isoliamo dalla
gente" DAL NOSTRO INVIATO ISLAMABAD - "Ci colpiscono perché si
sentono franare la terra sotto i piedi. Sanno che i nostri aiuti alla
popolazione civile contribuiscono al loro isolamento. Così, ogni attentato
contro l'Isaf rappresenta il segnale della disperazione crescente tra i nemici
della pacificazione dell'Afghanistan ". In questo modo il comandante in
capo italiano del contingente multinazionale Isaf-Nato a Kabul, brigadiere
generale degli Alpini Federico Bonato, descrive la situazione di crescenti
difficoltà per i 50.000 soldati del corpo di spedizione internazionale come un
punto di forza. Ieri pomeriggio ha accettato questa intervista telefonica dopo
essere rientrato nel suo ufficio dall'aeroporto di Kabul, dove aveva reso gli
onori alla salma del maresciallo Giovanni Pezzulo e stretto la mano al suo
commilitone ferito, Enrico Mercuri, in partenza sul C130 militare diretto in
Italia. Generale, i talebani si fanno sempre più aggressivi, colpiscono ormai
anche il centro di Kabul. L'Isaf appare perdente. Lei era già stato in
Afghanistan 5 anni fa ed è tornato dal 6 dicembre. Ha trovato la situazione
peggiorata? "Per capire i mutamenti dobbiamo sempre tenere conto che per
un trentennio qui hanno dominato caos, guerra civile, lotte fratricide tra
mujaheddin, scontri etnici e religiosi, che hanno causato la distruzione
dell'intero sistema Paese. In questa luce, i miglioramenti sono evidenti. Se
poi ripenso a 5 anni fa, trovo ulteriori risultati positivi. Per esempio, viaggiando
ieri nella zona dell'attentato verso Sarobi ho visto una strada asfaltata,
allargata, trafficata. Durante il mio mandato come comandante di reggimento,
dal settembre 2002 al gennaio 2003, ricordo invece una pista fangosa, quasi
priva di auto, semiparalizzata dalle frane e dagli attentati. La forza
multinazionale ha permesso la ricostruzione, facilitato la ripresa economica,
aiutato il processo di normalizzazione ". Ma lei sa anche che, dopo
l'indubbio sviluppo del 2002-05, dal 2006 la situazione si è fatta via via più
instabile. Aumentano gli attentati suicidi, le zone controllate dai talebani,
la criminalità e i rapimenti. Dopo l'attacco all'hotel Serena, il 16 gennaio,
molti stranieri delle Ong hanno lasciato il Paese. Non è grave? "La nostra
missione è quella di aiutare il governo afghano e di assistere e addestrare le
sue nuove forze di sicurezza. Sta a loro combattere in prima fila contro gli
estremisti, dare la caccia ai criminali. Un processo che prende tempo. Noi
intanto continuiamo le nostre attività di assistenza ai civili. Una settimana
fa ci era stata chiesto aiuto medico, specie per le donne di una zona rurale.
Noi abbiamo scortato sul posto il personale femminile dell'ospedale francese.
In altri casi la nostra opera ha mirato non solo a instaurare la collaborazione
con i capi villaggio tradizionali, ma anche a individuare altri interlocutori,
come medici, studenti, professionisti". Pensa che l'ultimo attentato vi
obbligherà a ridurre le operazioni a contatto con la popolazione? "Non
ritengo che cambierà nulla. La violenza si vince facilitando la
normalizzazione. Continueremo ad aiutare questa gente e a mischiarci con essa.
Naturalmente nella massima sicurezza. Anche se poi l'attacco isolato non si può
mai escludere. In realtà, chi ci aggredisce ha paura di noi. Sa che la
popolazione apprezza l'Isaf, ringrazia e ammira i nostri soldati. Ci sparano
contro proprio perché noi li isoliamo dagli afghani. Ogni atto ostile è il
segno del nostro successo". Come reagisce alle recenti critiche di Stati Uniti,
Gran Bretagna e Canada contro l'Isaf? Sostengono che ci sono due forze Nato: la
loro, più aggressiva nei confronti dei talebani, e quella più passiva, composta
da Germania, Francia e Italia. E chiedono una rotazione dei contingenti nelle
aree più ostili. "Lo so. Ma sono questioni che vanno poste a livello molto
diverso. Non sta a me rispondere. Posso dire che al mio comando di Kabul ho
soldati italiani, francesi e turchi. Tutti continueranno a fare il loro dovere
secondo il mandato originario: aiutare la costruzione della polizia e delle
forze militari afghane. E di recente i massimi generali americani di Isaf sono
venuti a farci i complimenti per il nostro lavoro". Fronte
unito Sopra, il videodiscorso di Nasrallah, leader di Hezbollah: "Il
sangue del nostro martire distruggerà lo Stato sionista". A fianco, il
ministro degli Esteri iraniano Mottaki attacca le "operazioni
criminali" di Israele
Lorenzo Cremonesi.
( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-15 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE Piazze divise Presente l'iraniano Mottaki. E l'"altra
Beirut" commemora Hariri La minaccia di Hezbollah "è guerra aperta a Israele" Tensione ai funerali di Mughniyeh, l'ingegnere del terrore
Le autorità dello Stato ebraico avvertono le ambasciate e chiunque voglia andare
all'estero sul rischio di attentati DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - I
soldati israeliani tra le montagne a nord, al confine con il Libano, sono in
allerta. E con loro i turisti che progettano una vacanza nel Sinai o in
Thailandia. Il monito di Hassan Nasrallah riecheggia dagli schermi giganti a
Beirut: "è guerra aperta". Tzipi Livni, ministro degli Esteri,
scaccia l'intimidazione ("viviamo sotto le minacce da sempre ").
L'ufficio per il contro terrorismo avverte le ambasciate e chiunque possa andare
all'estero: "State lontani dai bersagli o dai gruppi identificati come
israeliani". Il governo di Ehud Olmert non ha reagito all'accusa del
leader di Hezbollah, la strategia scelta dopo l'eliminazione di Imad Mughniyeh
a Damasco è l'ambiguità. Nasrallah non ha dubbi: "Voi avete ucciso Imad
fuori dal territorio naturale di guerra, voi avete valicato le frontiere. Il
suo sangue contribuirà alla scomparsa dello Stato sionista. Se volete questo
tipo di scontro, lo avrete". Il feretro di Mughniyeh è coperto dalla
bandiera gialla del movimento sciita. Diecimila persone sono venute a celebrare
il "martire". Manucher Mottaki, ministro degli Esteri iraniano, è
arrivato con un messaggio del presidente Mahmoud Ahmadinejad, che attacca
"le operazioni criminali" di Israele. Chi
non può entrare nella grande sala allestita nel sud di Beirut, aspetta fuori
sotto la pioggia. Come gli altri manifestanti, che dalla parte opposta della
città, hanno ricordato Rafik Hariri, l'ex premier fatto saltare da un camion
bomba tre anni fa. Il figlio Saad - guida la maggioranza parlamentare che
sostiene il governo di Fuad Siniora - è circondato dai colori della bandiere
libanesi. Rosso e bianco si rispecchiano nei copricapi dei leader religiosi
drusi. Parla lui e parla Walid Jumblatt. Accusano la Siria di tenere ancora in
ostaggio il Paese. "Noi vogliamo un presidente della Repubblica e vi
assicuriamo che avremo un presidente", scandisce Hariri. La prossima
sessione per eleggere il nuovo capo dello Stato è prevista per il 26 febbraio,
dopo 14 rinvii. Michel Suleiman, capo di Stato maggiore e il candidato che
potrebbe raccogliere più consensi, esclude che il Paese possa ricadere nella
guerra civile. Avverte: "La crisi politica deve essere risolta al più
presto, perché la bomba a orologeria continua a ticchettare". Il tic tac è
scandito dall'opposizione, da Hezbollah e dagli altri partiti legati a Damasco.
Ai funerali di Mughniyeh, Nasrallah ha tralasciato per un giorno il fronte
interno. Il bersaglio è Israele. La guerra dell'estate
del 2006 - minaccia - "non si è mai interrotta. Noi continuiamo a
combattere. Non è in vigore alcun cessate il fuoco nel Sud". I
commentatori israeliani hanno bilanciato pro e contro dell'autobomba che
martedì ha staccato "la testa del serpente". L'"ingegnere"
di Hezbollah era il capo dell'apparato clandestino, super ricercato anche dagli
americani che gli avevano messo sulla testa una taglia da 5 milioni di dollari.
"è improbabile che il Mossad vada a riscuotere il premio", ironizza
un analista. Mughniyeh era l'uomo di collegamento con l'Iran. Che continua a
muoversi per confermare il ruolo di potenza regionale. Ahmadinejad ha
annunciato la prima visita in Iraq, il 2 di marzo. Milizie sciite Il feretro di
Mughniyeh portato a spalla dagli Hezbollah, le milizie sciite libanesi GUARDA
il video su www.corriere.it Davide Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-02-15 num: - pag: 56 categoria:
REDAZIONALE Giudaismo Un saggio di Sander L. Gilman Il genio degli ebrei:
orgoglio e pregiudizi alle radici di un mito di GIOVANNI MARIOTTI P er secoli i
cristiani hanno nutrito la convinzione malsana che gli ebrei fossero più
intelligenti. Li chiamavano "perfidi "; ma cos'è la perfidia se non
intelligenza maligna? Quegli "ospiti" erano acuti e lesti negli
affari. L'Europa se ne fece una ragione, riducendo l'intelligenza ebraica a
sagacia e furbizia. Ma oggi, dopo Marx, Freud, Einstein, Kafka, Proust,
considerare gli ebrei solo bravi mercanti o bravi finanzieri non è possibile
(anche se, in affari, non sembrano aver perso la mano). Resta la convinzione
imbarazzante (ma tutto è imbarazzante e "delicato", dopo la Shoah)
che siano supremamente intelligenti. Non tutti, per la verità. Come risulta da indagini americane sul quoziente d'intelligenza,
ed è opinione corrente in Israele e altrove, i sefarditi (provenienti da antiche comunità
iberiche, dal Nordafrica e dal Medio Oriente) sono nella media. Lo stesso si
dica delle donne ebree. E allora? Allora l'ebreo "geniale" sarà
maschio e ashkenazita (con ascendenze nella Mitteleuropa). I suoi
antenati saranno venuti dal mondo dello shtetl e avranno parlato yiddish. Avrà
scatola cranica capiente e torace esile. In effetti tutta una serie di successi
(premi Nobel, cattedre nelle grandi università...) sembrano confermare uno
stereotipo che risale all'Ottocento. Ma è proprio così? "Gli ebrei"
(intesi come ashkenaziti) "sono davvero più intelligenti degli altri?
Diversi dagli altri? Sono più intelligenti e diversi solo se le culture in cui
vivono li considerano tali. Che ci siano ebrei geniali è sicuro; che essere
ebreo significhi essere intelligente fa parte della costruzione della
differenza degli ebrei". Così si conclude l'interessante saggio Il mito
dell'intelligenza ebraica di Sander L. Gilman, professore (ebreo) alla Emory
University, pubblicato dalla Utet in un'edizione per la verità abbastanza
sciatta e negligente. Saggio che permette di constatare sino a che punto gli
ebrei stessi, captando i giudizi della cultura "ospitante", si siano
sentiti "diversi "... e questo sì che è importante! Permette di
collegare con fili sottili, ma resistenti, i tratti della genialità ebraica
all'interiorizzazione di una differenza. "Noi ebrei sembriamo predestinati
a copiare le idee degli altri", scrisse nel 1886 Victor Adler, uno dei
fondatori del Partito socialista austriaco. La Vienna fin-de-siècle era gremita
di irrequieti e intelligentissimi ebrei convinti di essere intellettualmente
dei "parassiti ". Secondo Wittgenstein, il pensatore ebreo "non
ha altro che talento. Io, per esempio... non ritengo di avere mai inventato una
linea di pensiero. Ho sempre preso qualcosa da qualcuno". Talento sì, ma
niente genio. Per l'autore del Tractatus, Freud e Breuer erano, come lui,
esempi di mimetismo ebraico. Analogamente Theodor Gomperz, ebreo e studioso
eminente della classicità, era convinto che gli ebrei potessero eccellere solo
nelle "arti riproduttive ": recitazione ed esecuzione musicale.
Esecutori, imitatori e manipolatori brillanti della cultura in cui si trovavano
a vivere: questo si sentivano gli ebrei. Un po' ciarlatani. Scimmie, verrebbe
da dire, anche per la suggestione di uno dei più bei racconti di Kafka:
Relazione a un'Accademia. Attraverso sforzi inauditi, lo scimpanzé che
riferisce i suoi progressi a un'assemblea di dotti ha acquisito "la
cultura media di un europeo". Vedere nel racconto di Kafka una metafora
dell'ebreo che si accultura ne rovinerebbe grazia e umorismo. A parlare è senza
dubbio uno scimpanzé veritiero. Ma è possibile che, leggendo, qualche ebreo
abbia pensato al suo rapporto col mondo dei Gentili; e anche Kafka forse ci
avrà pensato, per un istante. Intelligenti, ma non veramente creativi. Al
massimo buoni esegeti. Questo pensavano degli ebrei tanto gli antisemiti quanto
i "semiti", nella Vienna tra Otto e Novecento. Mai l'ebraismo avrebbe
generato un Goethe o un Wagner. Un ebreo che odiava se stesso, Otto Weininger
(l'autore di Sesso e carattere), ebbe a dire che negli ebrei non esisteva
"la minima traccia di genio" (come "nelle donne e nei
negri"). Con più moderazione Theodor Gomperz teorizzò che la mancanza di
genio poetico dipendesse dalla lontananza dalla campagna. L'assenza di un
retroterra contadino aveva inaridito le sorgenti del lirismo. Gli ebrei erano
"prosaici". Di questo era convinto anche un protégé di Gomperz, lo
studente Sigmund Freud, che scrisse al suo amico e coetaneo Emil FlÜss:
"Lasciare la terra natia porta all'abbattimento... Oh, Emil, perché sei un
ebreo prosaico? Scribacchini imbevuti di fervore cristiano- germanico avrebbero
composto una splendida poesia lirica in siffatte circostanze". Qui il tono
è già un altro. Si capisce che la simpatia di Freud va più al cuore freddo e
all'intelligenza analitica degli ebrei che al cuore caldo e al fervore poetico
dei Gentili. Nel corso della sua vita Freud elaborò una teoria della creatività
senza rapporti con caratteristiche razziali. Ma il problema della
"differenza " ebraica continuava a esistere, per lui. Dopo il trionfo
politico del nazismo il vecchio Freud cominciò a elogiare gli ebrei:
"Quando si pensa che il 10 o il 12 per cento dei premi Nobel è costituito
da ebrei e si ricordano i loro successi nelle scienze e nelle arti, si è
legittimati a considerarli superiori". E in Mosè e il monoteismo diede una
formulazione definitiva dei suoi pensieri in proposito: "Il primato
accordato per circa duemila anni alle preoccupazioni spirituali... ha
contribuito a contenere la rozzezza e l'inclinazione alla violenza che di
solito compaiono dove l'ideale popolare è lo sviluppo della forza muscolare.
L'armonia nel coltivare l'attività dello spirito e quella del corpo, così come
fu realizzata dal popolo greco, rimase inattingibile per gli ebrei. Nella
spaccatura essi decisero comunque per il valore più alto." Le esplosioni
di genialità sono misteriose. Mi viene in mente, a questo punto, che l'etnia da
cui provengo (i toscani) diede anch'essa, per alcuni secoli (da Dante a
Petrarca, a Boccaccio, a Giotto, a Brunelleschi, a Piero, a Leonardo, a Michelangelo,
a Machiavelli, a Galileo) prove di intelligenza superiore. Poi, di colpo,
diventammo come gli altri. Immagino che la stessa cosa succederà agli ebrei.
Che possiedano un'intelligenza superiore è incerto e inverificabile, ed è
connesso all'invidia tinta di razzismo della cultura europea. I loro successi
intellettuali sono invece indiscutibili, e ci appaiono strettamente legati alla
difficile e dubbiosa interiorizzazione di una differenza. Di un'estraneità. Se
davvero è così, l'esistenza di uno Stato ebraico (e dunque, per molti ebrei, un
sentimento nuovo di appartenenza) potrebbe annunciare il tramonto di una grande
stagione. Una stagione la cui eredità è tuttavia destinata a restare, per ebrei
e per non ebrei. L'ipotesi di Freud "Il popolo d'Israele
scelse di privilegiare i valori spirituali rispetto alla forza fisica"
Ritratti di ebrei newyorchesi dal libro "Diaspora" di Frédéric
Benner.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti Pagina 315
I molti dubbi europei sul governo liberale (a intermittenza) --> La Turchia
continua a cercare un punto di equilibrio tra la sue due nature, quella
islamica e quella europea ed è monitorata con curiosità e un po' di apprensione
da tutti. Il partito islamico moderato Akp, che governa il Paese, si incarica
di questo difficile progetto, maestri di cerimonie il premier Recep Tayyip
Erdogan e il presidente Abdullah Gül. Il primo nel corso di una sua visita in
Germania ha infiammato la politica tedesca e ha ricevuto risposte stizzite
dalla cancelliera Angela Merkel. Davanti a una folta platea di turchi-tedeschi,
Erdogan ha invitato i suoi conterranei a integrarsi sì, ma a resistere
all'assimilazione che "è come un crimine contro l'umanità". Per molti
versi Erdogan ha ragione: è bene che i turchi che vivono in Germania accolgano
le leggi e i costumi tedeschi, pur mantenendo la loro identità d'origine, in
primis la lingua. Ed è vero che assimilazione è una parola che potrebbe
suggerire la pretesa cancellazione di qualsivoglia alterità etnica o culturale.
Ma il discorso di Erdogan, condito di "noi turchi" e "loro
tedeschi", specie in un Paese in cui sono stati accolti due milioni e
mezzo di immigrati provenienti dell'Anatolia, non è stato un granché garbato.
Specie nel momento in cui da più parti si parla di scontro di civiltà. Insomma,
questione di sfumature, ma non soltanto. Più interessante quanto avviene in
Turchia. L'Akp aveva promesso di eliminare la legge che proibiva il velo
islamico nelle università (al pari dell'ostentazione di ogni altro simbolo
religioso nei luoghi pubblici). Molti, anche fuori dalla cerchia degli islamici
osservanti, avevano difeso questa posizione, invocando la libertà personale.
Però, ora che il governo ha mantenuto la promessa elettorale, sorgono alcuni
"ma". Innanzitutto si è notato come la "libertà" di indossare
il velo riguardi soltanto la maggioranza islamica e non è accompagnata da
un'analoga libertà per le minoranze religiose (cristiani, ebrei, ecc.) presenti
in Turchia. In secondo luogo, nonostante le pressioni asfissianti dell'Unione
europea che sta valutando l'opportunità di accogliere in futuro Ankara, c'è
un'assoluta lentezza nel riformare l'articolo 301 del codice penale, cioè
quella norma che punisce severamente le offese alla "turchità". Una
norma che è stata spesso usata per silenziare scrittori e intellettuali, come
il premio Nobel Orhan Pamuk, Elif Safah o il giornalista armeno Hrant Dink (poi
ucciso da un gruppo di ultrà). Libertà a due velocità, in altre parole, con
corsia preferenziale per la libertà islamically correct . E chissà che alla
prossima Fiera del libro di Francoforte, Paese ospite la Turchia, non si
accendano polemiche al riguardo. Polemiche che sarebbero fondate, al contrario
di quelle per la presenza di Israele come ospite della Fiera del libro di Torino. Un corollario
interessante è ciò che sta succedendo nei rapporti tra lo Stato turco e
l'enorme minoranza curda, questione delicatissima. Da un lato, il governo di
Erdogan ha mostrato il pugno duro nei confronti delle organizzazioni armate e
terroristiche che combattono per la creazione di un Kurdistan indipendente (una
mossa che soddisfa i militari e tutto l'ex establishment laicista e fedele ai
dettami del padre della patria Atatürk). Dall'altro lato, l'Akp cerca, con una
certa efficacia, di portare dalla sua i curdi moderati. Non soltanto con
investimenti nelle zone a maggioranza curda, ma anche vellicando il diffuso
sentimento religioso della minoranza orientale, che già nelle ultime elezioni
ha premiato il partito di governo con molti voti. La cosa non sorprende: nella
politica di Ankara la parola "secolarismo" è sempre andata a
braccetto con "nazionalismo turco" e ora gli islamici moderati
possono cercare un compromesso con parte della società curda in nome dell'Islam
che accomuna i due popoli. Ma forse, anche per non aprire ulteriori fratture
nel Paese, sarebbe stato più opportuno modificare l'articolo 301 e fare
concessioni di segno diverso ai curdi, magari consentendo loro di utilizzare la
propria lingua e di affermare la propria identità. In altre parole sarebbe
stato meglio promuovere riforme di segno liberale piuttosto che arruolare una
porzione della società curda sotto le insegne della religione comune. GUIDO DE
FRANCESCHI.
( da "Tempo, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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ALDO FORBICE Se anche gli intellettuali tradiscono... Possiamo ignorare o anche
semplicemente sottovalutare gli inviti di alcuni intellettuali arabi, di centri
sociali e di un gruppo di docenti e scrittori italiani a boicottare la Fiera
del libro di Torino? Possiamo minimizzare l'episodio dei 162 intellettuali
ebrei inseriti su Internet e definiti una lobby di potere? Fa riflettere che, a
60 anni dalla Costituzione italiana, a 60 d'anni dalla Dichiarazione universale
sui diritti umani approvata dalle Nazioni Unite, l'antisemitismo sia ancora
vivo e continua a godere di complicità inimmaginabili. Il "caso
Torino" conferma l'esistenza di un pericoloso riflusso razzista
antiebraico. Il problema, infatti, non è come sostengono intellettuali, come
Vattimo, che essere critici nei confronti di Israele
non significa essere antisemiti. Su questa linea si è collocato anche il noto
intellettuale islamico Tariq Ramadan, un autentico campione di ambiguità. Egli
infatti sostiene che invitare gli scrittori israeliani alla Fiera del libro è
accettabile, ma non per questo Israele deve essere considerata l'ospite d'onore, perché - secondo lui -
questo significherebbe "il riconoscimento dello Stato d'Israele". E, aggiunge Ramadan,
fanno bene tutti gli Stati arabi a boicottare la Fiera di Torino. è curioso
perché paesi come la Tunisia e l'Egitto hanno sempre ammesso di non voler
mettere in discussione l'esistenza di Israele
ma le associazioni di scrittori di questi paesi hanno chiesto di boicottare la
kermesse. Gli intellettuali dovrebbero svolgere una funzione di stimolo per
ricercare la pace tra palestinesi e israeliani; dovrebbero incoraggiare le
forze politiche a superare discriminazioni e tensioni storiche fra le diverse
etnie e appartenenze religiose. Come fanno i maggiori scrittori israeliani
invitati a Torino (e che non sono teneri con la politica del loro governo).
Parliamo di Grossman, Yehoshua, Oz e di tanti altri. Si tratta di scrittori,
filosofi e storici che si sono sempre caratterizzati per la costante ricerca
dei dialogo, del confronto di posizioni con intellettuali islamici, cristiani o
di altre religioni. La Fiera del libro potrà essere boicottata? Nonostante le scaramucce
e le polemiche di questi giorni speriamo proprio che tutto si risolva in una
bolla di sapone. La decisione di confermare l'invito di Israele
come ospite d'onore della Fiera di Torino ci tranquillizza, ma ci preoccupa,
per il futuro, che persino appuntamenti come questo, di festa della cultura, di
confronto, di dialogo, possano diventare occasioni per scontri, violenze e
intolleranze politiche, ideologiche e religiose. Tra palestinesi e israeliani,
ma anche tra intellettuali italiani di diverse tendenze e militanti dei centri
sociali, in gran parte diventati delle autentiche scuole di violenza.