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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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top          ARTICOLI DEL  14 e 15 Febbraio 2008      #TOP


Report "Israele/Palestina"

Matrimonio valido solo se lo celebra un rabbino ( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma Gilad Kariv dell'Israel Religious Action Center (IRAC) ha dichiarato che "il Parlamento israeliano continua ad abbandonare centinaia di migliaia di cittadini che non si possono sposare in Israele, mentre di arrende in modo indegno al monopolio degli ortodossi e ai loro emissari nella Knesset".

"Di chi è questo Chagall?" In mostra i quadri rubati dalle SS ( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israel Museum propone anche una parte della propria collezione di ricordi, "Orphaned Art: Looted art from Holocaust in the Israel Museum", 1200 oggetti vari, riproduzioni di settecentesche vedute italiane, disegni di bambini, libri scolastici e tomi storici, povere cose d'uso quotidiano di semplice valore antropologico come una scatolina in latta di pastiglie per il mal di testa

Sono oltre due milioni e mezzo i nostri concittadini che si recano ogni anno a Lourdes nella speranz ( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Palestina passando per Roma. Le Terme di Mosé a Tiberiade e le altri fonti di acqua calda a Gadara, il fiume Giordano, il Mar Morto, le fonti delle antiche foreste della Francia e dell'Italia del Nord, le sorgenti mineralizzate della Toscana e dell'alto Lazio (l'acqua santa di Roma, prima protetta dalla ninfa Egeria) erano tutti riferimenti obbligati per i pellegrini del Medio Evo

La pioggia si può provocare inseminando le nuvole con fumi di ioduro d'argento che ( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Così in Israele si ottiene un incremento del 20% della produzione annuale di pioggia. Soleggiato ieri con 12°.3 di massima, -0°.8 di minima e 40% di umidità alle ore 16. Soleggiato un anno fa con forte vento e 16°.6 di massima, 3°.4 di minima e 24% di umidità.

Ambasciatore israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi interventi giornalistici in un volume Mondadori dal titolo ( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Potiomkin Ambasciatore israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi interventi giornalistici in un volume Mondadori dal titolo Da Gerusalemme a Roma. "Mio amico personale" lo definisce l'editore, Silvio Berlusconi in persona, in una partecipe introduzione.

Da 30 anni al centro di tutte le trame ( da "Stampa, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: da Israele in funzione anti Arafat), ha non soltanto dinamitato il delicato equilibrio di etnie e fazioni religiose del Libano ma, soprattutto, ha inflitto a Israele le due uniche sconfitte della sua lunga guerra vittoriosa col mondo arabo. Quella che ha portato all'abbandono del controllo del Libano del Sud per lo stillicidio continuo di morti che Tzahal doveva subire,

Odiano noi ebrei perché siamo uguali ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: alla distruzione dello Stato d'Israele. Come predica il Presidente iraniano Ahmadinejad. Ho imparato a mie spese che i politici si devono prendere sul serio quando annunciano il peggio e si danno i mezzi per realizzarlo". Il conflitto israelo-palestinese è per molti solo un tema di polemica elettorale.

BEIRUT - UN ALTO ESPONENTE del ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che ha immediatamente accusato Israele di essere responsabile del suo "martirio". "Il leader Imad Mughniyeh è stato ucciso per mano dei sionisti israeliani", ha detto l'emittente tv Al Manar del movimento Hezbollah, interrompendo la normale programmazione. Israele, primo ma non unico sospettato, esulta per l'uccisione di Mughniyeh,

Parlano d'aborto e giudicano sulla pelle delle donne Cara Unità, mi sto chied ( da "Unita, L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: boicottaggio di Israele alla fiera del libro di Torino. Taccio sulle questioni storiche e politiche in quanto altri, ben più autorevoli (ultimo Furio Colombo in risposta a Vattimo) sono già intervenuti e mi rappresentano in pieno; parlo solo da appassionato lettore e come tale vorrei consigliare ai fautori di una simile iniziativa il modesto e sempre utile esercizio della lettura,

8500 militari impegnati in 20 missioni all'estero ( da "Unita, L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fyrom (già Macedonia), Hebron, India- Pakistan, Iraq (carabinieri a Baghdad), Kosovo, Malta, Marocco, Mediterrano Orientale, Medio Oriente, Palestina-Egitto, Cirpo, Somalia, Sudan. L'ultima missione in ordine di tempo è quella in Ciad (Eufor); 20 militari italiani realizzeranno un ospedale da campo La scheda.

Colpo nel cuore di damasco ucciso un capo degli hezbollah - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: del primo ministro israeliano, Ehud Olmert, che respinge i tentativi di "alcuni gruppi terroristici di attribuire ad Israele un coinvolgimento" nell'attentato, non viene neanche presa in considerazione. Invece, a domanda, il deputato membro del partito, Ismail Sukeyr taglia corto avvertendo che "il partito ha il diritto di vendicarsi ovunque nel mondo e nella maniera più opportuna"

"molti paesi gli davano la caccia per il mossad era come bin laden" ( da "Repubblica, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: supponendo che Israele sia responsabile dell'uccisione di Mughniyeh? "Prima di tutto, Hezbollah può supporre sia che Israele sia dietro l'eliminazione di Mughniyeh, sia che ci sia qualcun altro. Ovviamente gli sarà più facile accusare Israele ed ho già visto che ci sono esponenti di Hezbollah che lo incolpano.

GLI DAVANO la caccia in tanti. E da oltre vent'anni. La taglia di cinque milioni di dollari ( da "Messaggero, Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il premier israeliano Olmert ha negato che il suo Paese abbia avuto un ruolo nell'assassinio ma Israele ha sempre preferito evitare di rivendicare le sue vendette. Chi vuole capire, capisca. E il mondo arabo non ha avuto dubbi quando la notizia è arrivata sui teleschermi delle reti nazionali e internazionali.

Damasco, ucciso l'<Ingegnere> di Hezbollah ( da "Corriere della Sera" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Siria e Iran: "è stata Israele" Per Washington, "il mondo ora è un posto migliore". Il movimento sciita libanese promette vendetta WASHINGTON - Imad Mughniyeh era chiamato tha' lab, la volpe, per l'abilità di sfuggire alle trappole. Ma questa volta è rimasto nella rete, forse perché l'hanno tesa vicino ad una delle sue tane.

Un chiaro segnale al regime di Assad ( da "Corriere della Sera" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele considerava infatti Mughniyeh uno dei terroristi più ostinati e pericolosi, ricercato da decenni anche dagli Stati Uniti. Tuttavia, scommettere sulle responsabilità, al di là degli scambi di accuse e delle smentite, è un azzardo. Tanti, troppi sono i giochi, i segreti, le manovre mefitiche, e quindi le trappole che si stanno tessendo in un Medio oriente sempre più turbolento,

Autobomba a Damasco, ucciso un fondatore e leader di Hezbollah ( da "Liberazione" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: praticato da Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della morte di Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di essere coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut nel 1983,

Imad Mughnia, 45 anni, uno dei fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a Damasco nell'esplosione di un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di un'autobomba nella ( da "Liberazione" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: praticato da Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della morte di Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di essere coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut nel 1983,

Afghanistan nel caos, altro sangue italiano ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la Siria, l'Egitto, la Palestina, la Giordania, il Maghreb algerino, l'Iran. Un'area immensa dove il fanatismo armato, lungi dall'essere sconfitto o ridimensionato, dimostra di sapere sfruttare gli errori, i dissensi e lo strisciante disimpegno occidentale dagli oneri imposti da una guerra senza quartiere.

L'inspiegabile odio contro Israele ( da "Avanti!" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele. Certi cattivi maestri riescono, con ciò, anche a superare e contraddire il loro idolo Stalin che, almeno in occasione del voto in sede Onu per riconoscere Israele come Stato autonomo ed indipendente, fece votare a favore. Alcuni giornali, fiancheggiatori del fondamentalismo laicista, lanciano continuamente fiere invettive contro il "

Un avvertimento per Siria e Iran pag.1 ( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un avvertimento per Siria e Iran di Fiamma Nirenstein - giovedì 14 febbraio 2008, 10:42 Un campanello d'allarme per i nemici di Israele. La Siria, dopo il raid aereo israeliano che ha distrutto la centrale atomica in costruzione nel nord del Paese, dimostra nuovamente con l'ospitalità concessa a Mughniyeh di essere una terra in cui nascono le peggiori congiure terroriste.

Un avvertimento per Siria e Iran ( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Nasrallah si è vantato della "vittoria divina" concessagli su Israele. Adesso deve certo essere perplesso, e non è solo: Hamas che il 25 settembre 1997 nella mancata eliminazione di Khaled Mashaal, sempre a Damasco, udì uno squillo di tromba, si sta certo preoccupando. Israele può colpire anche i terroristi più importanti, se vuole.

Libano alta tensione ai funerali di Mughniyeh ( da "Voce d'Italia, La" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Siria ed Hezbollah hanno da subito puntato il dito contro Israele, che ha prontamente smentito qualsiasi coinvolgimento. I funerali sono previsti per oggi, nella periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah. Alto è il grado di allerta da parte delle forze dell'ordine, pronte a garantire un clima di massima sicurezza.

ALDOPARLANTE ( da "Avanti!" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: minoranza etnica solidale a una entità politica extranazionale come Israele" è apparsa in un blog su Internet. Sono ben 162 docenti accusati di strumentalizzare l'Università italiana. Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha duramente commentato il fatto, definendolo un "delirio", e si è domandato se alcuni gravi e recenti segnali di chiusura e astio in chiave antisionista,

Hanno ucciso il "Bin Laden sciita" ( da "Opinione, L'" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gli uomini di Hassan Nasrallah adesso accusano Israele. Che, come gli Stati Uniti, aveva ottimi motivi per volerlo morto. Mughniyeh infatti era in cima alla lista dei ricercati dell'Interpol per gli attentati al centro culturale ebraico Amia di Buenos Aires in Argentina, evento in cui morirono circa cento persone.

ACCUSE A ISRAELE DA SIRIA E IRAN MA IL GOVERNO DI OLMERT NEGA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ovvero al governo israeliano. Israele esulta ma nega ogni coinvolgimento: "Respingiamo i tentativi da parte di elementi terroristici di attribuire ad Israele alcun coinvolgimento in questo incidente". Il governo di Tel Aviv di solito non conferma e non smentisce le sue responsabilità in azioni condotte fuori dal suo territorio o da quelli palestinesi,

Beirut divisa tra l'anniversario Hariri e funerali del capo Hezbollah ucciso ( da "Quotidiano.net" del 14-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: afferma il leader di Hezbollah che cita Ben Gurion, uno dei padri fondatori dello Stato di Israele, che disse: 'Dopo la prima guerra persa, Israele finirà'". E, sottolinea Nasrallah, "Israele ha ammesso di avere perso la guerra contro il Libano". "La guerra di Luglio contro il Libano continua ancora materialmente, politicamente e finanziariamente.

Afghanistan, Kosovo e Libano. L'Italia al fronte ( da "EUROPA.it" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: offensiva militare di Israele dell'estate del 2006 e finalizzata a depotenziare le frizioni etniche, continue, tra il partito sciita Hezbollah e lo stato centrale, registra l'importante contributo dell'Italia (2450 soldati), che detiene attualmente la guida della missione: il generale Claudio Graziano è stato nominato comandante Unifil nel febbraio del 2007.

L'uomo che rapiva il mondo ( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: un nemico di Israele. Che Israele abbia negato ogni responsabilità in relazione all'attentato che lo ha ucciso sarà considerato dai seguaci di Mougnieh un semplice gioco di parole e poi Mougnieh era consapevole dei rischi che correva. Suo fratello è stato assassinato a Beirut da una bomba diretta in realtà a lui e il suo disprezzo per il capo della Cia di Beirut,

Rischio attentati, in stato di allerta le ambasciate israeliane Lo Shin Bet ordina il rafforzamento delle misure di sicurezza anche per aerei e navi. Il Paese blindato ( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele teme perciò che ogni obiettivo israeliano e anche ebraico nel mondo sia ora un potenziale obiettivo per gli Hezbollah. Perciò dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale è giunto poco tempo dopo il discorso di Nasrallah un ammonimento pressante a tutti gli israeliani all'estero a esercitare particolare misure di precauzione:

Beirut, Nasrallah promette vendetta Guerra a Israele Il leader di Hezbollah minaccia dopo l'uccisione di Mughniyeh. Anche gli anti-siriani in piazza ( da "Unita, L'" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei guerriglieri del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". "Che il nemico sappia che ha commesso una grande follia uccidendo Mughniyeh", urla Nasrallah. "Hanno creduto che Hezbollah fosse al collasso, ma il loro crimine ci fornisce nuovo impeto per continuare per il nostro cammino su scala ancora maggiore"

<Guerra a Israele per l'uccisione di Mughniyeh> ( da "Giornale.it, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha svolto un ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei guerriglieri del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". Dal canto suo, Israele, pur rifiutandosi di commentarle, ha preso attenta nota delle minacce di Nasrallah. Perciò il Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha lanciato un urgente ammonimento a tutti gli israeliani all'

Il leader di hezbollah "con israele sarà guerra senza confini" - alberto stabile a pagina 19 ( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Dopo l'uccisione a Damasco di uno dei capi militari Il leader di Hezbollah "Con Israele sarà guerra senza confini" ALBERTO STABILE A PAGINA 19 SEGUE A PAGINA 19.

L' amaca - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: giustamente, difendeva la scelta di invitare Israele alla Fiera del Libro, non è stata prestata l'attenzione dovuta alla spedizione punitiva contro un gruppo di cittadini rumeni. Col pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea.

Quell'uomo in esilio da israele racconta il dolore di un popolo ferito - roberto nepoti berlino ( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: uomo in esilio da Israele racconta il dolore di un popolo ferito ROBERTO NEPOTI BERLINO Da molti anni Moshe è in esilio volontario da Israele. La sua terra promessa era l'America, paradiso delle possibilità; ma ora l'uomo vivacchia di piccoli traffici, poi, di sera, recita le sue poesie per gli avventori di un bar yiddish.

Papa ratzinger il presidente e il caso israele - rolando picchioni * ( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Torino Le trattative della Fiera del Libro Papa Ratzinger il presidente e il caso Israele ROLANDO PICCHIONI * Siamo uomini di questo mondo e sappiamo bene come nasce un titolo di giornale. Però, a volte, quando le necessità di sintesi si combinano con le tentazioni virtuosistiche si rischia di sottostimare l'impatto delle parole e di innescare pericolose incomprensioni.

Conflitti e dialoghi scatti su ipotesi di pace ( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Napoli LA FOTOGRAFIA Conflitti e dialoghi scatti su ipotesi di pace Israele e la Palestina, Israele contro la Palestina. I conflitti, le ipotesi di dialogo, le volontà di stabilire la pace, a Napoli - da oggi a venerdì prossimo - verranno mostrate sotto forma di fotografie, raccolte nell'allestimento "Il cielo in casa mia".

"donne in nero", la testimonianzadi una realtà SCOMODA E POCO CONOSCIUTA ( da "Secolo XIX, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: contrappongono lo stato di Israele e gruppi integralisti islamici che nulla fanno per favorire la nascita di condizioni di vita dignitose per gli abitanti di questo territorio. In questo contesto, nel 1967, nacque il movimento "Donne in Nero". Allora alcune pacifiste israeliane, vestite di nero, si riunirono ogni venerdì per un'ora a Gerusalemme Ovest in silenzio per protestare contro l'

Ferrara e il partitodei neofondamentalisti ( da "Secolo XIX, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele" che si battono contro l'edonismo, il cinismo, il pornografismo disinibito della società contemporanea e, dall'altra, i nuovi Frankenstein che manipolano, spregiudicati e crudeli, cellule, embrioni, feti in una sorta di mattatoio genetico, ben nascosto nei laboratori medici che oggi rinnovano le sperimentazioni della malanima del Dr.

Hezbollah: guerra aperta ai sionisti ( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha svolto un ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei miliziani del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". Nasrallah ha quindi aggiunto: "Che il nemico sappia che ha commesso una grande follia uccidendo Mughniyeh. Il crimine dei sionisti ci fornisce nuovo impeto per continuare il nostro cammino su scala maggiore"

Israele: "Presto ci libereremo di Hamas" ( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ufficialmente tace. Come nelle ore successive al bombardamento della base siriana, cinque mesi fa, politici e generali lasciano che siano gli altri a rilasciare dichiarazioni, avanzare ipotesi, puntare il dito. "Non abbiamo alcun commento" ripete il portavoce del ministero degli Esteri Arye Mekel.

"per gol ci rimasi malissimo" - franca selvatici ( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano di parlare "Per Gol ci rimasi malissimo" Il rettore al processo sui tafferugli all'università FRANCA SELVATICI "Io sono rimasto malissimo perché si è impedito di parlare a un ambasciatore, al rappresentante di un paese straniero". Il rettore dell'università di Firenze Augusto Marinelli ha deposto ieri in tribunale al processo contro sei studenti del collettivo di scienze

Alla Ubik si parla di Palestina ( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Savona Alla Ubik si parla di Palestina Alle 18 alla libreria Ubik di Savona incontro dal titolo "Viaggio a Gaza. Donne in nero contro la guerra". Interviene Corinna Vincenzi, fondatrice e una delle rappresentanti nazionali dell'Associazione "Donne in Nero". Vincenzi racconterà la drammatica esperienza vissuta in prima persona in un viaggio nei territori della striscia di Gaza,

RAGAZZE ( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: le polemiche per la presenza di Israele, e a poco valgono i comunicati della Fiera; a poco vale che l'anno prossimo sarà ospite un Paese arabo, l'Egitto; a poco valgono le parole di scrittori come Avraham B. Yehoshua, un israeliano che già anni fa raccomandava al proprio Stato la cessione dei territori occupati.

Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown ( da "Stampa, La" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in questa terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte,

L'omicidio di Dhahyye, errore che Israele pagherà caro ( da "Manifesto, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Israele", spiega un fondo non firmato, "trasferendo la disputa con Hezbollah fuori dal Libano", ha commesso "un gravissimo errore". L'Europa, ricorda il quotidiano, ha già pagato a caro prezzo il conflitto israelo-palestinese, ma con l'omicidio di Mughniyeh "potrebbe pagarne uno ancora più alto".

Beirut spaccata nel giorno dei lutti contrapposti. e nasrallah minaccia israele ( da "Riformista, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fatto tra gli interessi geopolitici di Israele e quelli dei partiti di varia matrice che in Libano tentano in ogni modo di contrastare l'influenza siriana e iraniana. Una alleanza che potrebbe spingere Israele a tentare un nuovo intervento militare (che qui a Beirut molti considerano probabile nei prossimi mesi), questa volta accettato da una parte vasta della popolazione libanese,

BEIRUT In una Beirut blindata e bagnata da una pioggia insistente, centinaia di migliaia di persone ( da "Messaggero, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: leader Hezbollah che ha avuto parole di fuoco verso Israele annunciando che per Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran, da oggi sarà "guerra aperta" con Israele: all'interno e all'esterno dei confini del Libano e dello Stato ebraico. "Uccidendo il martire combattente Imad Mughniyeh, il nemico ha commesso una follia", ha detto Nasrallah.

Dal nostro inviatoBERLINO - Padri e figli. Memorie lacerate e paesi in guerra. Dramm ( da "Messaggero, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sindaco di Israele, Amos Kollek (qui il nodo della paternità fa tutt'uno con l'autore), un israeliano in fuga dal suo paese e da una famiglia che non voleva, affronta finalmente il figlio mai conosciuto, ormai adulto e soldato in patria. Il film di Falorni, giovane italiano che lavora in Germania, già candidato all'Oscar con La storia del cammello che piange,

Beirut, due anime del Libano in piazza Nasrallah: <Guerra aperta a Israele> ( da "Liberazione" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Folle immense nei cortei contrapposti per l'anniversario della morte di Hariri e per il funerale di Moughniyah Hezbollah furiosa promette vendetta, a rischio anche l'Europa. Ma per la paralisi politica del Paese nessuno sbocco Beirut, due anime del Libano in piazza Nasrallah: "Guerra aperta a Israele".

<I talebani attaccano per paura> ( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Fronte unito Sopra, il videodiscorso di Nasrallah, leader di Hezbollah: "Il sangue del nostro martire distruggerà lo Stato sionista". A fianco, il ministro degli Esteri iraniano Mottaki attacca le "operazioni criminali" di Israele Lorenzo Cremonesi.

La minaccia di Hezbollah <È guerra aperta a Israele> ( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è guerra aperta a Israele" Tensione ai funerali di Mughniyeh, l'ingegnere del terrore Le autorità dello Stato ebraico avvertono le ambasciate e chiunque voglia andare all'estero sul rischio di attentati DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - I soldati israeliani tra le montagne a nord, al confine con il Libano, sono in allerta.

Il genio degli ebrei: orgoglio e pregiudizi alle radici di un mito ( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Come risulta da indagini americane sul quoziente d'intelligenza, ed è opinione corrente in Israele e altrove, i sefarditi (provenienti da antiche comunità iberiche, dal Nordafrica e dal Medio Oriente) sono nella media. Lo stesso si dica delle donne ebree. E allora? Allora l'ebreo "geniale" sarà maschio e ashkenazita (con ascendenze nella Mitteleuropa).

I molti dubbi europei sul governo liberale (a intermittenza) ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: presenza di Israele come ospite della Fiera del libro di Torino. Un corollario interessante è ciò che sta succedendo nei rapporti tra lo Stato turco e l'enorme minoranza curda, questione delicatissima. Da un lato, il governo di Erdogan ha mostrato il pugno duro nei confronti delle organizzazioni armate e terroristiche che combattono per la creazione di un Kurdistan indipendente (

Se anche gli intellettuali tradiscono ( da "Tempo, Il" del 15-02-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ma non per questo Israele deve essere considerata l'ospite d'onore, perché - secondo lui - questo significherebbe "il riconoscimento dello Stato d'Israele". E, aggiunge Ramadan, fanno bene tutti gli Stati arabi a boicottare la Fiera di Torino. è curioso perché paesi come la Tunisia e l'Egitto hanno sempre ammesso di non voler mettere in discussione l'


Articoli

Matrimonio valido solo se lo celebra un rabbino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

No alle unioni civili Matrimonio valido solo se lo celebra un rabbino Se non è celebrato da un rabbino, il matrimonio non vale. La Knesset, il Parlamento israeliano, ha bocciato ieri due progetti di legge per il riconoscimento dei matrimoni civili. A proporre la validità giuridica di un'unione non celebrata da un rabbino ortodosso erano stati i deputati David Rotem (Yisrael Beiteinu) e Moshe Sharoni (Pensioners Party). "Questo voto sarà ricordato come uno spunto in faccia ai nuovi immigrati - ha commentato Rotem - e alle libertà civili del Paese". I membri di Meretz hanno spiegato di non aver supportato la legge a favore delle unioni civili in quanto considerata un apripista per i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ma Gilad Kariv dell'Israel Religious Action Center (IRAC) ha dichiarato che "il Parlamento israeliano continua ad abbandonare centinaia di migliaia di cittadini che non si possono sposare in Israele, mentre di arrende in modo indegno al monopolio degli ortodossi e ai loro emissari nella Knesset".

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"Di chi è questo Chagall?" In mostra i quadri rubati dalle SS (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La storia Una pagina oscura dell'Olocausto "Di chi è questo Chagall?" In mostra i quadri rubati dalle SS FRANCESCA PACI CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME C'è un paesaggio innevato al tramonto di Claude Monet, un conturbante ritratto d'adolescente dipinto da Eugène Delacroix subito dopo "La libertà guida il popolo", la visione dall'alto d'una città che Egon Schiele vuole consumata dall'interno come le sue famose fanciulle svestite. E poi ancora Jean-Auguste-Dominique Ingres, Manet, Seurat, Maurice Utrillo, 53 dipinti sottratti dall'esercito nazista nei salotti di facoltosi ebrei francesi durante la seconda guerra mondiale ed esposti ora per la prima volta. Il 19 febbraio l'Israel Museum di Gerusalemme inaugura la mostra intitolata "Looking for Owners", proprietari cercasi, un'esposizione dichiaratamente "orfana" come la storia di molte delle opere trafugate all'epoca e mai più pretese indietro (la mostra resterà aperta fino al 3 giugno 2008, i reclami degli eredi sine data). Tra l'inizio degli anni 40 e il 1944 centomila oggetti d'arte appartenenti a collezioni private lasciarono la Francia per la Germania, bottino prezioso di quella pulizia etnica totale programmata dai gerarchi hitleriani senza eccezioni culturali. Dopo la guerra i Wiesenthal della pittura riuscirono a recuperare 60 mila pezzi, 2 mila dei quali ancora senza padrone, catalogati e custoditi nelle cassaforti del Musées Nationaux Récupération (MNR), una sezione del French National Museums, l'associazione nazionale dei musei francesi. Nel 1997 l'allora primo ministro Alain Juppé istituì uno speciale comitato, la Mattéoli Commission, incaricato di continuare il processo di ricerca e restituzione, un viaggio spesso di sola andata nell'anagrafe dello sterminio. "Questa mostra vuole contribuire a un capitolo aperto della storia di quel periodo, l'Olocausto è un patrimonio condiviso ma in cui rimangono molte pagine bianche", spiega James Snyder, direttore dell'Israel Museum. Nel 1938 il Fhürer, ormai pronto allo scontro mondiale, espresse il desiderio di trasformare la sua città natale, Linz, nella capitale artistica del Terzo Reich, un'operazione che avrebbe richiesto il saccheggio sistematico di mezza Europa e una logistica assai più sofisticata di quella utilizzata dagli Arsenio Lupin che un paio di giorni fa hanno ripulito la E.G. Buhrle Collection di Zurigo. Per questo, una fedelissima squadra di esperti compilò segretamente l'elenco dei pittori e degli scultori ariani esposti all'estero, alter ego sinistro della lista di artisti degenerati come Otto Dix, Paul Klee, Wassily Kandinsky, tedeschi di passaporto ma non di sangue. Secondo la propaganda di Goebbels, in meno di dieci anni tutti i capolavori "germanici", sottratti manu militari ai legittimi proprietari, sarebbero tornati a casa per celebrare "l'epopea della razza superiore". La storia ci racconta sui libri come finì la corsa, l'arte sta cominciando a raccontarcela per immagini. Perché non ci sono solo le 53 tele di "Looking for Owners", scorcio di un patrimonio da centinaia di milioni di dollari. Accanto alla sezione principale della mostra, l'Israel Museum propone anche una parte della propria collezione di ricordi, "Orphaned Art: Looted art from Holocaust in the Israel Museum", 1200 oggetti vari, riproduzioni di settecentesche vedute italiane, disegni di bambini, libri scolastici e tomi storici, povere cose d'uso quotidiano di semplice valore antropologico come una scatolina in latta di pastiglie per il mal di testa e tele originali di Marc Chagall, Alfred Sisley, André Derain, schizzi a penna firmati Moritz Daniel Oppenheim e una saliera d'argento uscita direttamente dalla vetrina d'un salotto aristocratico della Norimberga del 1626. Una specie di mega album di famiglia pieno di buchi neri che è al tempo stesso un work-in-progress: ogni articolo è catalogato online (www.imj.org.il/Imagine/irso/index.asp) in modo che, prima o poi, l'anziano proprietario, i suoi nipoti o gli eredi lontani possano riconoscerlo e domandarlo indietro. "Abbiamo selezionato le cinquanta opere migliori da esporre, ci abbiamo lavorato più di quattro anni", dice il curatore della sezione gerosolimitana Shlomit Steinberg. "Molti oggetti sono arrivati in Israele in condizioni miserevoli, ripescati da robivecchi in depositi abbandonati da decenni". Al termine della guerra migliaia di opere d'arte ebraica vennero ritrovate nelle cantine dei palazzi del Reich, da Berlino a Monaco, accatastate insieme a servizi di piatti di porcellana, candelabri d'argento a sette braccia, mobili antichi divorati dalle tarme, e consegnate alla Jewish Restitution Successor Organization (JRSO), responsabile della successione, onori e oneri. All'inizio degli anni 50 i pezzi "orfan" passarono alla direzione del Bezalel National Museum di Gerusalemme che nel 1965 sarebbe diventato l'Israel Museum, il tempio della memoria non meno dello Yad Vashem.

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Sono oltre due milioni e mezzo i nostri concittadini che si recano ogni anno a Lourdes nella speranz (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A di un miracolo o, semplicemente, per testimoniare la propria fede e partecipare a un rito collettivo. Se, però, quello che si cerca presso la fonte francese è la guarigione da un male (dunque il miracolo), ci sarebbe da domandarsi perché, visto che l'ultimo "evento inspiegabile" cui la Chiesa romana ha conferito il crisma del miracoloso è avvenuto nel lontano 1976, peraltro a vantaggio dell'italiana Delizia Cirolli da Catania. Da quel momento si sono analizzati solo tre casi e solo per uno c'è qualche certezza: in pratica sono oltre trent'anni che a Lourdes non guarisce più nessuno. Quali sono allora le ragioni delle milioni di statuine della Madonna in plastica che contengono acqua miracolosa e benedetta, dei treni della speranza o delle migliaia di corpi immersi nelle vasche sotto la roccia calcarea? Dall'anno della visione di Bernadette (1858) i miracoli certificati dalla Chiesa di Roma sono stati 65 o 68, ma con una curiosa distribuzione nel tempo: i candidati al miracolo furono circa 1.536 dal 1892 al 1917, per scendere solo a 3 nei successivi 18 anni, quando cambiò il responsabile del santuario. Il 40% dei 65 casi miracolosi era relativo alla tubercolosi, malattia un tempo mortifera come oggi il cancro, ma che si è dimostrata controllabile dal sistema immunitario e in cui sono state testimoniate decine di remissioni spontanee (addirittura più numerose lontano da Lourdes). Naturalmente tutto questo non toglie nulla al mistero del miracolo: non è necessario verificare se le guarigioni siano o meno "inspiegabili" per la scienza e sono molti i fenomeni naturali di cui ancora non si comprendono i meccanismi. Il miracolo è atto di fede e non si cura di corrispondere a un accadimento "vero": poco importa, a chi crede, che la Sindone sia un particolare telo di lino, ma di età medievale, o che ci siano, sparsi per il mondo centinaia di chiodi della crocifissione di Gesù o tonnellate di legno della stessa croce. L'importante è il valore simbolico e questo merita tutto il rispetto anche da chi non crede. Altra cosa è porsi delle domande a proposito della natura del miracolo e verificarne spesso una spiegazione scientifica, magari scoperta dopo secoli. È il caso delle fonti e delle sorgenti indicate come miracolose, una costante dell'Europa e del Medio Oriente, soprattutto lungo i percorsi dello spirito che portavano da Canterbury a Compostela e poi in Palestina passando per Roma. Le Terme di Mosé a Tiberiade e le altri fonti di acqua calda a Gadara, il fiume Giordano, il Mar Morto, le fonti delle antiche foreste della Francia e dell'Italia del Nord, le sorgenti mineralizzate della Toscana e dell'alto Lazio (l'acqua santa di Roma, prima protetta dalla ninfa Egeria) erano tutti riferimenti obbligati per i pellegrini del Medio Evo e presso quelle fonti avvenivano i miracoli più insperati. Le acque calde sanavano i lebbrosi e lenivano la gotta, quelle minerali aiutavano i paralitici e i rachitici, mentre tutti traevano giovamento per polinevriti, glaucomi, tracomi e cecità di vario tipo. Presso le sorgenti più efficaci nascevano veri e propri santuari e ancora oggi cippi e edifici ricordano le virtù taumaturgiche dei vari santi delle fonti.

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La pioggia si può provocare inseminando le nuvole con fumi di ioduro d'argento che (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La pioggia si può provocare "inseminando" le nuvole con fumi di ioduro d'argento che funzionano da germi di cristallizzazione per il vapore acqueo presente. Così in Israele si ottiene un incremento del 20% della produzione annuale di pioggia. Soleggiato ieri con 12°.3 di massima, -0°.8 di minima e 40% di umidità alle ore 16. Soleggiato un anno fa con forte vento e 16°.6 di massima, 3°.4 di minima e 24% di umidità. \.

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Ambasciatore israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi interventi giornalistici in un volume Mondadori dal titolo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Potiomkin Ambasciatore israeliano in Italia dal 2001 al 2006, Ehud Gol raccoglie i suoi interventi giornalistici in un volume Mondadori dal titolo Da Gerusalemme a Roma. "Mio amico personale" lo definisce l'editore, Silvio Berlusconi in persona, in una partecipe introduzione. Per il presidente del Milan, amicus Plato, sed magis amicus Gol.

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Da 30 anni al centro di tutte le trame (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Nelle stanze del Metsada, la Divisione delle operazioni speciali al secondo piano dell'austero edificio che a Tel Aviv ospita il quartier generale del Mossad, l'altra notte si è fatta festa fino a tardi. La conferma che s'aspettava da tanto tempo era arrivata da Damasco, due ore prima, con due parole in codice: "Affare concluso". E allora, via alla festa. Le guerre silenziose dei servizi segreti si combattono nelle mosse d'una scacchiera segnata da mille intrighi, dove non ci sono mai testimoni né protagonisti; e tutto quel fitto dipanare di attacchi e di attese viene alla luce solo quando l'affare si conclude. Sono guerre lunghe, ci sono affari che richiedono anni di lavoro paziente e continuo, intercettazioni spossanti, appostamenti, talpe, pedinamenti mimetizzati. E non sempre finisce bene. L'altra sera, invece, la preda inseguita da 15 anni si è infilata nella trappola, e con un clic schiacciato da un'auto parcheggiata vicino all'albergo, in fondo a quella strada dove c'è anche una caserma di polizia e la centrale dei servizi segreti siriani, con quel clic leggero l'affare si è concluso per sempre. Imad Fayez Mughniye, la sua guerra alla fine l'ha persa, ora il Mossad può spedire il suo dossier nella polvere dell'archivio. In cima all'elenco Per gli 007 di Tel Aviv è stata una grande vittoria, perché Mughniye era uno dei capofila nella lista dei super ricercati, una ventina, che nella rete mondiale del terrore contano molto. Un elenco condiviso con Cia e Fbi. Di Mughniye tracciava un profilo criminale affollato di accuse, attentati, cospirazioni, pirateria aerea, omicidi, sequestro di ostaggi. Quel profilo si chiudeva con un avvertimento: è pericoloso e armato. E offriva 5 milioni di dollari per ogni informazione che potesse portare alla cattura. Nessuno sa se quei 5 milioni verranno pagati ma la storia militante di Mughniye li meritava tutti. Tanto che nel giro di quelli che danno la caccia ai boss del terrore c'è chi diceva che contasse più di Bin Laden. Non per il valore simbolico del suo ruolo piuttosto per quello reale, di comandante operativo delle forze militari di Hezbollah, quel Partito di Dio che da quando è nato, foraggiato dagli iraniani (ma paradossalmente sostenuto, agli inizi almeno, da Israele in funzione anti Arafat), ha non soltanto dinamitato il delicato equilibrio di etnie e fazioni religiose del Libano ma, soprattutto, ha inflitto a Israele le due uniche sconfitte della sua lunga guerra vittoriosa col mondo arabo. Quella che ha portato all'abbandono del controllo del Libano del Sud per lo stillicidio continuo di morti che Tzahal doveva subire, 10 anni fa. E due anni fa la sconfitta militare di quella guerra d'invasione lanciata per distruggere la capacità operativa degli hezbollahiyn e risoltasi, invece, con la dimostrazione che il Partito di Dio aveva mantenuto larga parte dei suoi arsenali. I camion-bomba La carriera guerrigliera di Mughniye è segnata da azioni militari che hanno avuto conseguenze politiche rilevanti. È attribuita a lui la responsabilità dell'attentato contro l'ambasciata Usa a Beirut nell'82 (60 morti) e del camion-bomba che ancora a Beirut squarciò nell'83 la difesa delle caserme delle forze Usa e francesi, uccidendo 300 soldati (dopo questi attentati gli americani si ritirarono dal Libano). Fa capo a lui l'attentato contro il centro israeliano di Buenos Aires, 28 morti e un immediato irrigidimento delle relazioni con l'Iran; fanno ancora capo a lui uno dei dossier che portano all'11 settembre e il sequestro dei due soldati israeliani nell'estate 2006, che scatenò l'invasione del Libano. Il risultato letale della guerra silenziosa del Mossad ora apre prospettive destinate a insanguinare non solo la guerra non guerreggiata tra Israele e l'Iran ma anche il difficile equilibrio di un Libano incapace di trovarsi un presidente. Il commento del Dipartimento di stato Usa - "Con la morte di Mughniye il mondo è sicuramente migliore" - racconta solo una parte della realtà: aspettiamoci conseguenze amare.

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Odiano noi ebrei perché siamo uguali (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

MAREK HALTER, FONDATORE DI "SOS RACISME" "Odiano noi ebrei perché siamo uguali..." di ANNA MANGIAROTTI SUOI ANTENATI sono i tipografi che a Soncino, piccola borgata della pianura mantovana, nel 1484 stamparono la prima Bibbia in ebraico e latino. Pare che Pico della Mirandola l'avesse donata a Lutero, per tradurla in tedesco. I libri sono dunque un argomento familiare per Marek Halter (nella foto), ebreo fuggito a nove anni dal ghetto di Varsavia, che ora pensa e sogna in francese. Oggi a Roma presenta. alle 17,45 al Grand Hotel Palace. il suo ultimo saggio, "La mia ira" (edito da Spirali, che festeggia quest'anno i 35 anni di attività). Le polemiche sul boicottaggio alla Fiera del Libro di Torino, che avrà come ospite d'onore Israele, le hanno dato un motivo in più per adirarsi? "Voler boicottare un Paese attraverso la sua letteratura è da imbecilli. Come se i turchi, che non amano i greci, impedissero di leggere Omero. Ma l'imbecillità non è pericolosa". Cosa lo è invece? "Mirare, anche attraverso il boicottaggio, alla distruzione dello Stato d'Israele. Come predica il Presidente iraniano Ahmadinejad. Ho imparato a mie spese che i politici si devono prendere sul serio quando annunciano il peggio e si danno i mezzi per realizzarlo". Il conflitto israelo-palestinese è per molti solo un tema di polemica elettorale. Ma perché suscita tanta attenzione, occupa un terzo dello spazio dei media internazionali? "Perché, a differenza dei dinosauri, gli ebrei non sono scomparsi. Ritrovarli a Gerusalemme è una sorpresa soprannaturale. Il carattere della loro nazione ha del miracoloso". Sradicati dalla terra che Abramo comprò 4.000 anni fa, cosa li ha tenuti uniti? "Il Libro. Strappati a qualsiasi luogo, ritornano alle origini nel Libro. È attraverso il testo che dialogano tra loro, ritrovano una storia e valori comuni". E intanto si mimetizzano, bianchi tra i bianchi, neri tra i neri... "Perciò, l'antisemitismo è l'odio dell'altro perché uguale. Mentre il razzismo è l'odio dell'altro perché diverso. Non l'avevo capito 24 anni fa, fondando Sos Racisme. Riunire le rivendicazioni dei giovani ebrei e dei giovani musulmani è stato un errore strategico. Non si possono curare con la stessa medicina due epidemie contagiose, ma dai virus dissimili". È adirato per non aver raggiunto i suoi obiettivi? "Qualche frutto positivo, comunque, l'abbiamo incassato: in Europa, oggi, non c'è un capo di governo che non condanni in maniera chiara razzismo e antisemitismo". La rivista "Eléments", diretta da sua moglie Clara e da Clara Malraux, la prima pubblicazione internazionale a promuovere, dal '67, la pace in Medio Oriente, è stata inutile? "Allora il processo politico andava nella stessa direzione voluta dagli intellettuali. Ci furono gli accordi di Oslo. Simon Perez e Arafat si sono incontrati a casa mia". Si adira perché Israele, che ha sofferto attraverso i secoli, riproduce gli errori di tutti gli altri? "Mi delude come mia madre che amavo teneramente, eppure mi faceva adirare. Volevo che fosse la più intelligente, la più amabile, la più premurosa di tutte le madri". - -->.

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BEIRUT - UN ALTO ESPONENTE del (sezione: Israele/Palestina)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

? BEIRUT ? UN ALTO ESPONENTE del movimento sciita libanese Hezbollah, Imad Mughniyeh, tra i maggiori ricercati dalla giustizia americana, è stato ucciso la notte di martedì con un'autobomba a Damasco, come ha annunciato lo stesso movimento sciita, che ha immediatamente accusato Israele di essere responsabile del suo "martirio". "Il leader Imad Mughniyeh è stato ucciso per mano dei sionisti israeliani", ha detto l'emittente tv Al Manar del movimento Hezbollah, interrompendo la normale programmazione. Israele, primo ma non unico sospettato, esulta per l'uccisione di Mughniyeh, ma, come è buona regola in casi del genere, al tempo stesso respinge, come afferma l'ufficio del premier Ehud Olmert, "ogni tentativo di elementi terroristici di implicarlo in questo caso". Olmert non nasconde tuttavia la soddisfazione. L'esplosione dell'autobomba è avvenuta nel quartiere residenziale Kafar Souseh della capitale siriana, nei pressi di una scuola iraniana, una stazione di polizia e uno dei principali uffici dei servizi segreti siriani, hanno riferito fonti di polizia. Nato 46 anni fa in Libano, Mughniyeh manteneva da decenni i contatti tra Hezbollah e i servizi segreti iraniani e si riteneva avesse la sua base a Teheran, il più stretto alleato di Damasco. DIVERSE FONTI lo descrivono come "il comandante militare di Hezbollah", mentre gli Stati Uniti lo accusano di essere tra i responsabili di numerosi dirottamenti aerei e attentati anti-occidentali, tra cui quello contro l'ambasciata americana a Beirut nel 1982, che causò la morte di una sessantina di persone, e quelli contro le caserme delle forze Usa e francesi a Beirut in cui morirono oltre 300 soldati. Il suo nome figurava nella lista dei maggiori ricercati stilata dall'Fbi, poco sotto quello di Osama bin Laden, con una taglia di cinque milioni di dollari. I suoi funerali si svolgeranno oggi alle 14,30 alla periferia meridionale di Beirut, roccaforte del movimento Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran e cha già chiesto ai suoi militanti e simpatizzanti di partecipare in massa. Sempre oggi nel centro della città si svolgerà anche una grande manifestazione organizzata dalle forze della maggioranza parlamentare antisiriana, in occasione del terzo anniversario della morte dell'ex premier Rafik Hariri. - -->.

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Parlano d'aborto e giudicano sulla pelle delle donne Cara Unità, mi sto chied (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Parlano d'aborto e giudicano sulla pelle delle donne Cara Unità, mi sto chiedendo se in questo clima politico si tenga conto dei diritti delle donne ad una libera scelta (che secondo me è solo e solamente nostra) in fatto di aborto. Mi fa innorridire il fatto che a legiferare, a proporre moratorie ecc.. siano i politici uomini e la chiesa. Come possono loro sapere quello che una donna passa quando deve decidere di abortire? Pensano forse che siamo delle scellerate o peggio? Ma come si può impedire ad una donna di arrivare a questa soluzione estrema quando si sa che il bambino può nascere e morire subito oppure che il bambino è frutto di uno stupro? Vorrei tanto sapere i nostri beneamati politici antiabortisti cosa farebbero se la loro figlia restasse incinta dopo uno stupro. Se dopo le elezioni si toccasse la 194 siamo pronti alle conseguenze? Siamo pronti ad avere cassonetti con neonati abbandonati e magari morti? Siamo pronti a sentire di nuovo notizie di donne morte a causa di aborti clandestini? E poi diciamo che l'Islam sottomette le donne! Urti Elis ...e ora arriva la lista di Giuliano Ferrara! Cara Unità La "Lista Giuliano Ferrara". Da chi tuona da anni contro i partitini, mi sembra coerente. Giuliano Ferrara è un uomo, come tale legato a stimoli materiali ed emotivi. Lo stimolo materiale? Basta guardare ai finanziatori del "suo" Foglio. La Lista con cui si candiderà alle prossime elezioni politiche farà concorrenza diretta all'irrequieta costellazione post(?)-democristiana, compresa la corrente cattolica del Pd, con ampia gratitudine del PdL di Silvio Berlusconi. Lo stimolo emotivo è che arrivati ad una certa età, soprattutto con un passato spiritualmente turbolento alle spalle - ricordiamo il Giuliano Ferrara sessantottino, che chiedeva l'impossibile nelle piazze e faceva parte dell'entourage di un certo Enrico Berlinguer -, fa piacere lasciarsi assorbire da una causa, soprattutto se molto idealizzata; ci fa sentire meno vecchi e, dunque, saggiamente più utili. La difesa della vita, anzi, le radici teologiche della stessa esistenza umana, dialogare a tu per tu con Dio: cosa chiedere di più elevato? Credo e temo che Ferrara sia questo e le tante altre conseguenze che la sua mobilitazione politica comporterà. Eugenetica a parte, quali le sue posizioni in aula (se eletto, ma come dubitarne) sulle, tante, altre materie del governare? Le sue crociate, magari appoggiate da un Vaticano sempre più presente nel dibattito storico, quali equilibri potranno rompere? La strumentalità umana di cui sopra, lascia ben poco margine al suo farsi cane sciolto: ogni libertà, nel sistema del potere, ha i suoi patroni e protettori. Nel caso di Ferrara è così complicato individuarne, oggi, i nomi? Marco Lombardi Berlusconi? Nessuna novità, come al solito Da Vespa Berlusconi ha di nuovo dato fiato alle trombe. Solite cose, nessuna novità, anche se ci ha provato a dire, dopo cinque diverse elezioni alle quali si è presentato sempre nello stesso modo, che il nuovo è lui, non Veltroni. Mi pare sulla difensiva, e questo in qualche modo mi fa essere più ottimista. Salvo Marcelli Boicottaggio? Vogliamo parlare di Yehoshua di Oz, di Grossman? Cara Unità, tra le tante problematiche di attualità, alcune anche tragiche, sulle quali mi piacerebbe intervenire, vorrei soffermarmi su una questione forse secondaria ma che, secondo me, evidenzia il clima di stupidità umana e culturale nel quale siamo immersi: mi riferisco al paventato boicottaggio di Israele alla fiera del libro di Torino. Taccio sulle questioni storiche e politiche in quanto altri, ben più autorevoli (ultimo Furio Colombo in risposta a Vattimo) sono già intervenuti e mi rappresentano in pieno; parlo solo da appassionato lettore e come tale vorrei consigliare ai fautori di una simile iniziativa il modesto e sempre utile esercizio della lettura, iniziando magari da Yehoshua (e magari dal "Signor Mani"), passando per Yaakov Shabtai (purtroppo defunto, ma ci ha regalato "Inventario" e "In fine") e poi per Grossmann (basterebbe la sua orazione per il figlio ucciso), e ancora per Oz, e tanti altri che non ricordo ma che, di certo, avrebbero tutti qualcosa da insegnare. Pietro Caporossi Due o tre consigli per questa campagna elettorale Cara Unità, vorrei condividere le mie sensazioni su questo inizio di campagna elettorale e fare tre proposte, sulle candidature ma, implicitamente sono sul programma: 1) Se nelle liste non ci saranno condannati né indagati, ma nemmeno chiaccherati sul piano del suo disinteresse e dell'onestà, potrà essere dichiarato con coscienza tranquilla un punto programmatico: lotta senza quartiere e senza limiti alla corruzione, affarismo e malgoverno. 2) Se nelle liste non ci sono candidati che vanno in Parlamento con le "mani libere" e con pieno diritto di votare contro le decisioni che il partito e i gruppi parlamentari, si potrà legiferare anche su temi etici: difendere la 194, fare la legge sulle unioni di fatto, sul testamento biologico ecc. altrimenti saremo liberi di fare quello che vogliono alcuni NOSTRI parlamentari, subordinati più all'oltreTevere che alla volontà dei suoi elettori. 3) Se i giovani e le donne che dovranno entrare in lista, oltre a essere giovani e donne avranno un vissuto da giovani e donne comuni, potremo uscire dall'equivoco del generico impegno di aiuto alle famiglie: aiuto alle famiglie sono i servizi per le donne che lavorano, assistenza per gli anziani non autosufficienti, tariffe facilitate o esenzioni per i servizi scolastici alle famiglie numerose, contributo affitto alle famiglie povere non aiuti comunque alle famiglie numerose, anche se danarose, come è successo talvolta. Fulvia Se continuiamo a non affrontare i temi veri... Cara Unità, occorre distrarre gli italiani. Basta! Che sono questi argomenti terra terra: morti bianche, spazzatura, malattie per inquinamento, lavoro precario, povertà che aumenta per i poveri, ricchezza che aumenta per i ricchi. Conviene parlare di moratoria sull'aborto, di embrioni, e via di seguito. Sono temi importanti che appassionano coloro che stentano a vivere; bisogna fare tante trasmissioni televisive di approfondimento su questi temi; così tante persone vanno a letto, la sera, non chiedendosi come fare la spesa il giorno dopo, come pagare le bollette che aumentano continuamente, come mantenere i figli, ma con l'enigma: l'embrione è come una persona? Un seme è come un albero? Un punto è come una linea? Un embrione e Giuliano Ferrara sono la stessa cosa? E piano piano si addormentano... Francesca Ribeiro.

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8500 militari impegnati in 20 missioni all'estero (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del 8500 militari impegnati in 20 missioni all'estero Nel corso degli ultimi anni l'impegno dei militari italiani nelle zone di crisi è via via aumentato e, alla data di ieri, risultano all'estero 8500 soldati che operano in 20 missioni in diversi continenti. Dopo la conclusione della missione a Nassiriya (autunno 2006) gli impegni più rilevanti sono quelli in Libano (dal settembre 2006) in Afghanistan (da 2002) e in Kosovo (dal 1999). Ma altre missioni impegnano le forze armate. Il sito della Difesa (Difesa.it) elenca anche quelle in Albania, Bosnia Erzegovina (350 militari) , Congo, Egitto, Fyrom (già Macedonia), Hebron, India- Pakistan, Iraq (carabinieri a Baghdad), Kosovo, Malta, Marocco, Mediterrano Orientale, Medio Oriente, Palestina-Egitto, Cirpo, Somalia, Sudan. L'ultima missione in ordine di tempo è quella in Ciad (Eufor); 20 militari italiani realizzeranno un ospedale da campo La scheda.

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Colpo nel cuore di damasco ucciso un capo degli hezbollah - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Colpo nel cuore di Damasco ucciso un capo degli Hezbollah Autobomba contro Mughniyeh, leader militare del gruppo Il Dipartimento di Stato Usa ostenta soddisfazione: "è stata fatta giustizia" Il partito di Dio accusa Israele ma il primo ministro Olmert respinge le accuse ALBERTO STABILE DAL NOSTRO INVIATO BEIRUT - La notte di Beirut risuona di esplosioni. Gli Hezbollah piangono il loro comandante militare, Imad Mughniyeh, e ne esaltano il "martirio" sparando in aria raffiche di mitra. Il corpo di quello che per i suoi seguaci era un cavaliere senza macchia e senza paura impegnato da oltre vent'anni in una guerra impari contro Stati Uniti e Israele, ma che per quest'ultimi era invece l'arci-terrorista, l'esemplificazione a livello individuale dell' "asse del male", è stato portato di gran carriera a Beirut dall'affollato quartiere di Damasco dove la sera di martedì è stato ridotto a brandelli da una bomba piazzata sotto il sedile della sua Toyota. Ed ora è qui, rinchiuso in una cassa di legno grezzo, coperta dal drappo giallo dell'Hezbollah, in una moschea-centro culturale di Dahyeh, il suburbio dove regnano gli sciiti, in attesa di essere trasferito a piazza dei Martiri dove, si prevede, riceverà oggi l'omaggio di una folla oceanica. Per tutto il giorno la macchina propagandistica dell'Hezbollah ha macinato retorica e avvertimenti. Agli occhi del movimento che ha santificato il sacrificio personale facendone un fine politico in sé e un arma offensiva nella lotta senza quartiere contro "il nemico sionista", Imad ha raggiunto la vetta. Ha combattuto, ha lottato, ha ucciso ed ora "si è unito alla divine legioni d'onore dei martiri", dice la tv Al Manar, portavoce del Partito di Dio. Non per sua volontà, certo, ma su chi ha premuto il bottone, qui nessuno ha dei dubbi. La smentita ufficiale dell'ufficio del primo ministro israeliano, Ehud Olmert, che respinge i tentativi di "alcuni gruppi terroristici di attribuire ad Israele un coinvolgimento" nell'attentato, non viene neanche presa in considerazione. Invece, a domanda, il deputato membro del partito, Ismail Sukeyr taglia corto avvertendo che "il partito ha il diritto di vendicarsi ovunque nel mondo e nella maniera più opportuna". Non c'è retorica, tuttavia, che possa attutire il colpo. Imad Mughniyeh, 45 anni secondo alcune fonti, 48 secondo altre, era il più capace, spietato, temerario ingegno del terrore di cui disponessero gli Hezbollah. La sua carriera di capo militare coincide con le operazioni più sanguinose mai compiute contro quello che il fronte islamico intransigente considera il mostro bicefalo, Stati Uniti e Israele. Dal sequestro, con successiva uccisione, del capo-stazione della Cia a Beirut, William Burckley, primi anni 80, all'attentato alla caserma dei marines (250 morti) nel 1983, alle bombe che hanno distrutto l'ambasciata israeliana a Buenos Aires e il centro Argentina-Israele (oltre 120 persone uccise) nel 1992 e nel 1994, all'incursione in territorio israeliano, culminata con il rapimento di due soldati di Tsahal e l'uccisione di altri tre, da cui è scaturita la guerra del luglio-agosto del 2006. Nella mappa dell'organizzazione sciita, il cuore occulto, insondabile, misterioso è costituito dall'ala militare e l'uomo che ne dirigeva le azioni era Imad Mughniyeh. Parallelamente alla sua fama di terrorista imprendibile, cresceva la sua influenza politica. Mughnyeh viveva tra Beirut, Damasco e Teheran ovviamente circondato da un anello di sicurezza che per anni è risultato impenetrabile. Pare fosse direttamente in contatto con la guida suprema iraniana, l'ayatollah Khamenei, ma questo non deve stupire perché gli Hezbollah dipendono direttamente dalla vertice della gerarchia sciita. La sua uccisione non è dunque soltanto una sconfitta per gli Hezbollah ( i cui leader sono stati nel tempo sistematicamente eliminati dai servizi di sicurezza israeliani) ma anche un motivo d'imbarazzo per la Siria che l'ospitava e l'Iran che lo sosteneva. E da qui anche la condanna dell'attentato venuta da Damasco e le accuse di Teheran a Israele. L'unico posto in cui Mughniyeh non si sentiva perfettamente a suo agio era la palude libanese, pullulante di agenti provocatori, di spie a doppio e triplo servizio. Per questo, dicono, si era sottoposto ad una plastica facciale, anche se il viso imbolsito e incorniciato in una barba sale e pepe che appare nella foto trasmessa da Al Manar non sembra davvero uscito dalle mani di un chirurgo. Eppure, due anni fa, nella sorpresa generale, era comparso a Tayr Debba, il villaggio quasi al confine con Israele da cui era partito 25 anni fa per arruolarsi nelle milizie del Fatah. Ma l'occasione era di quelle irrinunciabili: la morte della madre. "In un modo o nell'altro è stata fatta giustizia", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, McCormack. Ma senza volere sopravvalutare la personalità di Mughniyeh, è assai improbabile che l'attentato di Damasco rimanga un fatto a se stante. Oggi, in una Beirut dilaniata dalla mattanza dei suoi capi politici e militari e minata dal vuoto istituzionale, due folle tese, diffidenti, sospettose l'una dell'altra si affiancheranno a poca distanza: la folla degli Hezbollah, degli intransigenti, dei forzati della resistenza che si oppone alla maggioranza parlamentare del premier Fuad Siniora e quella del "futuro", della rivoluzione democratica, della patria ritrovata se mai è esistita che, dopo il sacrificio di Rafik Hariri, ha imposto la cacciata dei soldati siriani. Un'operazione mirata come quella contro il capo militare dell'Hezbollah, potrebbe scatenare un'onda d'urto potente. "Oggi siamo tutti Imad Mughnyeh", gridava ieri sera un giovane di Dahyeh, prima di cominciare ad arrampicarsi su un palo della luce per appendervi una bandiera a lutto.

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"molti paesi gli davano la caccia per il mossad era come bin laden" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Collegamento con l'Iran L'ex capo del Mossad Danny Yatom: "A lungo è stato impossibile localizzarlo" "Molti paesi gli davano la caccia per il Mossad era come Bin Laden" Aveva lavorato con Teheran organizzando e dirigendo numerosi attentati di Hezbollah GERUSALEMME - "Imad Mughniyeh era un assassino e un terrorista, che ha diretto l'apparato degli attentati del Hezbollah. Mughniyeh è stato al comando delle operazioni speciali e ha diretto l'apparato degli attentati all'estero di Hezbollah. In tutti gli attacchi di Hezbollah, da Buenos Aires [l'ambasciata israeliana nel 1992 e la sede delle organizzazioni ebraiche AMIA, 1994, n.d.t.] ad ogni altra parte del mondo, Imad Mughniyeh è stato coinvolto personalmente, sia nella fase della programmazione e della preparazione delle cellule terroristiche, sia nella fase dell'esecuzione e dell'esplosione". è quanto ha detto il generale Danny Yatom, capo del Mossad dal 1996 al 1998, attualmente deputato laburista, in una intervista alla Radio israeliana di Stato [Reshet Beth]. Alla fine, però, Hezbollah gli troverà un sostituto. "Tutti possiamo essere sostituiti ed anche Imad Mughniyeh avrà un sostituto, ma non c'è dubbio che questo fatto sia un grave colpo per il morale e il senso di sicurezza dei Hezbollah, poiché chi ha raggiunto Mughniyeh può arrivare a ciascuno dei capi del Hezbollah. Inoltre si tratta di un grave colpo per le capacità operative dell'organizzazione, ci vorrà del tempo prima che qualcun altro possa avere l'esperienza che Imad Mughniyeh aveva accumulato nel corso degli anni". è stato nel mirino di Israele per molti anni? "Non era solo nel mirino di Israele. Era nel mirino degli americani e di molti altri organi di intelligence. Fino a ieri era uno dei terroristi più ricercati del mondo". Secondo lei, adesso Hezbollah si prenderà una tregua per riorganizzarsi oppure proverà a vendicarsi immediatamente, supponendo che Israele sia responsabile dell'uccisione di Mughniyeh? "Prima di tutto, Hezbollah può supporre sia che Israele sia dietro l'eliminazione di Mughniyeh, sia che ci sia qualcun altro. Ovviamente gli sarà più facile accusare Israele ed ho già visto che ci sono esponenti di Hezbollah che lo incolpano. Non si tratta solo di un grave colpo per Hezbollah, è anche un colpo per l'Iran, poiché Mughniyeh era il trait d'union operativo. Per cui ritengo che con l'aiuto e l'incoraggiamento iraniani, Hezbollah sia interessato a vendicare la morte di Mughniyeh". Quanti terroristi del livello di Mughniyeh sono ricercati oggi nel mondo? "Non ce ne sono molti. Si possono contare sulle dita di una mano o al massimo due. Era fra i più ricercati, al livello di Osama bin Laden e Ayman el Zawahiri". Quindi chi è riuscito a colpirlo ieri sera a Damasco ha fatto un buon lavoro? "Certamente. Ma non conosco i particolari, ovviamente. Non deve essere stato facile. Mughniyeh si nascondeva. Questo significa, in primo luogo, che si tratta di un grosso successo. Qualcuno è riuscito a penetrare nel cuore stesso dell'organizzazione" Questo forse spaventa un po' i membri del Hezbollah, che è un'organizzazione molto chiusa e di difficile penetrazione. Anche Damasco non è esattamente un luogo aperto a tutti. Verissimo. E' per questo che dico che si tratta di un grossissimo successo di coloro che operano contro il terrorismo e chi l'ha fatto è riuscito a realizzare un'operazione molto complessa e difficile. Lei ha un'idea di chi l'abbia compiuta? "Io ero nella palestra della Knesset". [traduzione di Mila Rathaus].

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GLI DAVANO la caccia in tanti. E da oltre vent'anni. La taglia di cinque milioni di dollari (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO GLI DAVANO la caccia in tanti. E da oltre vent'anni. La taglia di cinque milioni di dollari offerta dall'Fbi era anche bassa rispetto al "valore" del bersaglio. Se uno voleva trovare un uomo che personificasse l'essenza stessa dell'Asse del Male, Imad Mughanyah era il più adatto. E da molto prima della comparsa sulla scena mondiale di Osama Bin Laden. Il premier israeliano Olmert ha negato che il suo Paese abbia avuto un ruolo nell'assassinio ma Israele ha sempre preferito evitare di rivendicare le sue vendette. Chi vuole capire, capisca. E il mondo arabo non ha avuto dubbi quando la notizia è arrivata sui teleschermi delle reti nazionali e internazionali. Gli Stati Uniti avevano tanti motivi quanto Israele per colpire. E probabilmente gli 007 americani si sono uniti ai loro colleghi del Mossad per stringere il cappio intorno al collo di Mughanyah. Di lui si era cominciato a parlare nei primi anni ottanta, dopo l'invasione israeliana del Libano. All'epoca operava come capo della sicurezza di Hezbollah. E divenne tristemente famoso e temuto dopo l'attacco di un kamikaze alla caserma dei marines americani (e poi a quella delle truppe francesi) andati in Libano per cercare di fermare il conflitto. Allora diresse anche il sequestro di un jet della compagnia americana Twa, per poi passare ai numerosi rapimenti di cittadini di Paesi occidentali tenuti per anni nei sotterranei di Beirut, poi liberati dietro pagamento di ingenti riscatti serviti sicuramente a finanziare successive operazioni. L'uomo agiva per conto di Hezbollah, ma era direttamente alle dipendenze dell'Intelligence iraniana e lavorava in parallelo alle Guardie rivoluzionarie di Teheran. Israele gli ha sempre attribuito l'organizzazione, per conto di Teheran e di Hezbollah, di due attentati avvenuti a Buenos Aires contro l'ambasciata israeliana e il centro ebraico. Quelle azioni erano considerate una risposta all'assassinio, da parte del Mossad, dell'allora capo di Hezbollah, Abbas Musawi. Americani e israeliani non hanno nascosto la loro soddisfazione per la morte di Mughanyah anche se sanno bene che il ciclo non è necessariamente finito e che, prima o poi, altri attacchi contro obiettivi americani o israeliani, nella regione o nel mondo sono possibili. Qualcuno direbbe probabili. E' evidente, però, che l'operazione, al di là della vendetta e della volontà di eliminare uno dei terroristi più pericolosi del mondo, aveva anche lo scopo di inviare un segnale ai capi di Mughanyah in Libano e in Iran. La regione sta vivendo uno dei suoi momenti più incandescenti. Teheran ha minacciato di lanciare un'ondata di azioni terroristiche in tutto il mondo come risposta a un'eventuale attacco americano o israeliano contro l'Iran e non c'è dubbio che una parte dell'apparato su cui conta faceva capo all'uomo morto a Damasco nello stesso modo in cui amava uccidere. Purtroppo, ammettono negli uffici dei servizi segreti occidentali, da tempo Mughanyah si era preparato ad abbandonare la scena. Agiva nell'ombra, non circolavano sue foto recenti, aveva adottato le tecniche più sofisticate per non farsi rintracciare e, soprattutto aveva preparato i suoi successori. Tutti pronti, forse non subito ma in tempi brevi, a colpire ancora.

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Damasco, ucciso l'<Ingegnere> di Hezbollah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-14 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE La Volpe del terrore L'organizzatore dei peggiori attentati dagli anni 80, super ricercato, era il capo delle "operazioni clandestine" Damasco, ucciso l'"Ingegnere" di Hezbollah Imad Mughniyeh eliminato da un'autobomba. Siria e Iran: "è stata Israele" Per Washington, "il mondo ora è un posto migliore". Il movimento sciita libanese promette vendetta WASHINGTON - Imad Mughniyeh era chiamato tha' lab, la volpe, per l'abilità di sfuggire alle trappole. Ma questa volta è rimasto nella rete, forse perché l'hanno tesa vicino ad una delle sue tane. Damasco. Il capo dell'apparato clandestino dell'Hezbollah è stato eliminato, martedì notte, con una delle sue armi preferite: una bomba nell'auto. E c'è qualcosa di simbolico anche nel luogo dell'agguato. A metà strada tra la scuola iraniana e gli uffici dell'intelligence siriana. Imad era infatti un elemento di raccordo tra l'Hezbollah libanese, gli apparati di Teheran e gli 007 di Damasco. Nella sua vita di ingegnere del terrore ha fatto da braccio armato alla triade utilizzando per la prima volta, nel 1983, gli attacchi suicidi. Osama all'epoca era ancora uno spettatore mentre Imad si era già conquistato un nome coordinando i due kamikaze che distruggono i comandi americano e francese a Beirut: oltre 250 vittime. Un'azione che umilierà l'allora presidente Reagan e provocherà la partenza del contingente di pace del quale faceva parte anche l'Italia. Per questo, ieri, c'è chi ha gioito e chi pianto. Per Washington "senza di lui è un mondo migliore". Gli israeliani, subito accusati, si sono rifugiati nell'ambiguità. In ogni caso l'omicidio gli verrà attribuito e questo li aiuterà a ristabilire la loro deterrenza, uscita a pezzi dopo la guerra contro l'Hezbollah. Quest'ultimo ha annunciato la vendetta: "Occhio per occhio... leader per leader". Una minaccia da prendere sul serio. Quarantanove anni, appartenente ad una famiglia molto religiosa, Imad è cresciuto a Beirut. A 17 anni è entrato nelle file di "Forza 17" di Arafat ed quindi passato con l'Hezbollah, il movimento emerso in seguito all'invasione israeliana del Libano nell' 82. Con il viatico di siriani e khomeinisti, Mughniyeh ha creato l'unità dei tabishi, un nucleo clandestino capace di agire ovunque. Sono i suoi uomini a far saltare l'ambasciata americana a Beirut, a dirottare un paio di jet passeggeri, a catturare cittadini occidentali tenuti per anni in catene. Sono ancora loro, secondo le autorità argentine, a partecipare a due attentati anti-israeliani, nel 1992 e nel 1994, a Buenos Aires. Azioni che gli hanno permesso di creare un filo diretto con Teheran e di far ombra all'attuale segretario dell'Hezbollah Hassan Nasrallah. Imad si è fatto molti nemici. Gli americani gli hanno messo sulla testa una taglia di 5 milioni di dollari e sotto un covo un'autobomba che ha ucciso il fratello Jihad. Poi hanno provato a farlo arrestare a Parigi e in Arabia Saudita mentre era in transito. Nel 2003 i siriani gli avrebbero consigliato di andarsene perché avevano problemi "a ospitarlo ancora". Sulle sue orme c'erano anche gli israeliani che ripetevano: "Non importa quando, ma ci arriveremo ". Come Osama, Imad è diventato per gli 007 un "Elvis ", nel senso di Presley. Uno di quei personaggi che, come il celebre cantante, vengono visti ovunque, anche dopo la loro morte. Imad è tornato a far notizia nell'estate del 2006 quando lo hanno collegato al sequestro di due soldati israeliani. Da questa missione è passato alla creazione di gruppi incaricati di reagire ad un eventuale raid contro l'Iran. Un compito che lo avrebbe portato ad un presunto incontro a Damasco con il presidente Ahmadinejad (aprile '06). Una storia liquidata come propaganda, ma che un briciolo di verità lo aveva. è a Damasco che lo hanno beccato, è lì che hanno venduto "la volpe ". Un'operazione con il marchio del Mossad ma che potrebbe nascondere qualche patto inconfessabile. Guido Olimpio.

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Un chiaro segnale al regime di Assad (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-14 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE L'analisi Un chiaro segnale al regime di Assad di ANTONIO FERRARI Per la strage di Beirut, che il 14 febbraio di tre anni fa costò la vita all'ex premier Rafic Hariri e ad altre 21 persone, sono stati accusati i servizi segreti siriani. Alla vigilia di un nuovo San Valentino, un'autobomba è esplosa a Damasco e ha ucciso Imad Mughniyeh, comandante militare dell'Hezbollah libanese. Anche nel Medio Oriente, date e simbologie sembrano scandire tappe e tempi di una violenza inarrestabile. è possibile, forse probabile che l'attentato dell'altra notte, in un quartiere residenziale della capitale siriana, sia opera del Mossad. Israele considerava infatti Mughniyeh uno dei terroristi più ostinati e pericolosi, ricercato da decenni anche dagli Stati Uniti. Tuttavia, scommettere sulle responsabilità, al di là degli scambi di accuse e delle smentite, è un azzardo. Tanti, troppi sono i giochi, i segreti, le manovre mefitiche, e quindi le trappole che si stanno tessendo in un Medio oriente sempre più turbolento, con la crescente impotenza libanese, l'arroganza di Teheran, l'alleanza siro-iraniana e i sempre più aspri conflitti tra israeliani e palestinesi, e tra palestinesi e altri palestinesi, con il Fatah del presidente Abu Mazen contrapposto agli estremisti di Hamas. Colpisce, prima di tutto, l'approdo a Damasco - per la prima volta - delle esecuzioni mirate. Un chiaro segnale al presidente Bashar el Assad per indicargli che nessuno può sentirsi sicuro, neppure nella supersorvegliata Siria. Tanto più che l'attentato è avvenuto a poche decine di metri da una scuola iraniana, da una stazione di polizia e da un ufficio dell'intelligence. Però chi ha ucciso ha centrato comunque un bersaglio importantissimo. Imad Mughniyeh, 46 anni, non soltanto era il leader militare dell'Hezbollah libanese, ma anche l'uomo delle operazioni più ardite. La sua ferocia ha spinto alcuni a definirlo l'"Osama bin Laden" sciita. Accostamento forse improprio, perché al contrario dell'ascetico principe del terrore, Mughniyeh era, insieme, stratega e operativo. Il suo pedigree terroristico è stupefacente. Era già ricercato un quarto di secolo fa, quando l'Hezbollah era quasi sconosciuto mentre il giovane affiliato già si era guadagnato solida fama. Lo accusavano per l'attentato all'ambasciata americana (63 morti nel 1982), per la strage dei marines e dei parà francesi (oltre 300 morti, 1983), e per i sequestri di occidentali per le strade di Beirut. Fama consolidata negli anni 90, perché il nome del terrorista figura nella lista dei ricercati per gli attacchi all'ambasciata israeliana e a un centro ebraico di Buenos Aires. è evidente che l'eliminazione di Mughniyeh avrà gravi ripercussioni, che Hezbollah ha già minacciato. A cominciare da stamane, quando nel sud del Libano si terranno i funerali del "martire", mentre a Beirut scenderanno in piazza i protagonisti della "Primavera libanese", nata dopo l'assassinio di Hariri. In un Paese lacerato, senza presidente e senza concordia, si può solo temere il peggio. Lapidario il commento del leader druso Walid Jumblatt, che un tempo era alleato dell'Hezbollah ma oggi, temendo che gli estremisti vogliano costruire uno Stato nello Stato, avverte: "Impossibile convivere con loro. Voglio un divorzio amichevole".

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Autobomba a Damasco, ucciso un fondatore e leader di Hezbollah (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Imad Mughnia, 45 anni, uno dei fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a Damasco nell'esplosione di un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di un'autobomba nella quale ha perso la vita anche un passante. Il Partito di Dio e l'Iran hanno attribuito la sua morte ad "agenti sionisti", con Teheran che ha qualificato la sua uccisione come "un altro esempio spudorato del terrorismo di Stato" praticato da Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della morte di Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di essere coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut nel 1983, costato la vita a 241 militari e di avere pianificato nell'estate del 2006 il rapimento dei due soldati israeliani nel sud del Libano, all'origine della guerra con lo Israele. 14/02/2008.

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Imad Mughnia, 45 anni, uno dei fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a Damasco nell'esplosione di un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di un'autobomba nella (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Autobomba a Damasco, ucciso un fondatore e leader di Hezbollah Imad Mughnia, 45 anni, uno dei fondatori di Hezbollah è stato ucciso martedì sera a Damasco nell'esplosione di un'autobomba è rimasto ucciso per l'esplosione di un'autobomba nella quale ha perso la vita anche un passante. Il Partito di Dio e l'Iran hanno attribuito la sua morte ad "agenti sionisti", con Teheran che ha qualificato la sua uccisione come "un altro esempio spudorato del terrorismo di Stato" praticato da Israele, che ha però negato ogni coinvolgimento. A dare notizia della morte di Mughnia era uno dei terroristi più ricercati al mondo, sulla cui testa l'Fbi aveva posto una taglia di cinque milioni di dollari per l'accusa di essere coinvolto, tra gli altri, nell'attentato contro la caserma dei marines a Beirut nel 1983, costato la vita a 241 militari e di avere pianificato nell'estate del 2006 il rapimento dei due soldati israeliani nel sud del Libano, all'origine della guerra con lo Israele. 14/02/2008.

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Afghanistan nel caos, altro sangue italiano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Prima Pagina Pagina 2 Ucciso un maresciallo Afghanistan nel caos, altro sangue italiano Ucciso un maresciallo di Arturo Clavuot --> di Arturo Clavuot Era purtroppo solo questione di quando, non di se, in un Afghanistan che somiglia sempre più all'Iraq dove tutti i contingenti militari alleati sanno di essere sotto tiro. Ieri, ancora una volta, è toccato agli italiani. L'agguato costato la vita al maresciallo Giovanni Pezzullo, riporta, di colpo e in tutta la sua drammaticità, alla ribalta la "guerra dimenticata". E' l'ennesimo, tragico segnale di quanto fossero illusorie le speranze nate anni fa dopo la sconfitta inferta dall'Occidente ai talebani e ai loro alleati di Al Qaeda. Ma soprattutto la dimostrazione che il Paese, da molti ritenuto avviato verso una qualche forma di democrazia e di stabilità, è stato di fatto riconsegnato in ampie porzioni del territorio al controllo della guerriglia, del narcotraffico e del terrorismo. Pagano gli errori, spesso macroscopici, fin qui commessi da un'Alleanza, eterogenea negli interessi e politicamente indecisa, che aveva dato troppo frettolosamente per acquisita la conclusione del conflitto. Sul piano militare, la riluttanza americana ad impegnare truppe per controllare le province del sud confinanti col Pakistan, ha consentito il ritorno in forze del nemico e il suo radicamento in zone strategicamente nevralgiche. Su quello civile e sociale, la mancata ricostruzione - fallita principalmente perché la stragrande maggioranza degli aiuti promessi non è mai arrivata - ha creato nella popolazione un clima ostile all'Occidente e indebolito, anche al di là dei propri demeriti, il fragile governo di Karzai. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gli attacchi contro le forze della Nato crescono per quantità e qualità, mentre l'Afghanistan si avvia a diventare il "baricentro del terrore" verso il quale, di giorno in giorno, si sposta un numero sempre maggiore di terroristi. Una situazione esplosiva che rende improrogabile il ripensamento della missione. Dedicandole più truppe, più mezzi, più denaro. Perché nessuno dovrebbe farsi illusioni su miracolistici eventi capaci di mutare la drammatica situazione sul campo. La guerra dei talebani, infatti, ha radici etniche e tribali così radicate da far pensare che l'importazione della democrazia in un mondo ancora condizionato da valori esterni alla cultura occidentale sia un'impresa che presuppone un intervento massiccio e misurato nel tempo. L'Italia, lo ha ribadito ieri il governo, sarà della partita fino in fondo. Decisioni diverse, del resto, rappresenterebbero solo una resa al terrorismo. Un lugubre antefatto a ciò che potrebbe riaccadere in Afghanistan e accadere negli altri fronti caldi politico-militari sotto l'incalzare del vento integralista: il Pakistan, la Turchia, la Siria, l'Egitto, la Palestina, la Giordania, il Maghreb algerino, l'Iran. Un'area immensa dove il fanatismo armato, lungi dall'essere sconfitto o ridimensionato, dimostra di sapere sfruttare gli errori, i dissensi e lo strisciante disimpegno occidentale dagli oneri imposti da una guerra senza quartiere.

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L'inspiegabile odio contro Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

OCCORRE RISPONDERE CON DECISIONE E FERMEZZA ALLE FORZE DEL TOTALITARISMO ANTIEBRAICO L'inspiegabile odio contro Israele 13/02/2008 Il continuare a seminare zizzania, come è stato fatto sino ad ora dai gruppi dell'odio antiebraico, ha iniziato a germogliare ed a produrre i suoi frutti venefici. Si è dovuto assistere alle violenze, alle minacce ed alle aggressioni contro la libertà d'espressione di esponenti e diplomatici israeliani invitati nelle università italiane. Il clima anti-israeliano che si è respirato nel nostro Paese, provocato dalla politica internazionale del governo fantoccio della falsa sinistra e guidato dal fallimentare disegno dell'equivicinanza in chiave filoislamica, non ha fatto altro che rinfocolare i tizzoni d'un antisemitismo ancor latente. S'è dovuto assistere alle innumerevoli manifestazioni della falsa sinistra e dei gruppi dell'estremismo suoi alleati, che si sono esibiti nell'arte del bruciare bandiere israeliane, nel far mostra di sé di tristi figuri travestiti da kamikaze e seminatori di morte tra i civili ebrei. La falsa sinistra ha da rendere conto, se una coscienza ce l'ha veramente, del tarlo dell'intolleranza verso Israele, che ha introdotto nei cervelli di tanti giovani, tramite la gran quantità dei giornali che controlla ed il gran numero dei suoi intellettualoidi organici, così cattivi maestri. Come è mai possibile, poi, meravigliarsi che da gruppi di squilibrati possano scaturire blog che si scaglino contro tutto ciò che sa di ebraico, come è avvenuto in un sito, ove è uscito un elenco di 162 nomi di docenti ebrei, che onorano per scienza e coscienza le nostre università. I professori di fede ebraica sono stati, in tale squallido sito, tacciati di rovinare e traviare le menti dei giovani studenti col "veleno" del sionismo pro-israeliano. La follia degli estensori di questa vera e propria lista di proscrizione è giunta al punto di "denunciare" che l'istruzione pubblica è ormai ostaggio di una "lobby culturale estranea ed allineata alle "mire politiche" israeliane. Naturalmente, in risposta a questo atto osceno scaturito da menti deviate e psicolabili, s'è levato il coro di indignazione e di netta condanna da parte del mondo civile, politico e culturale, che non può non essere condiviso nella forma e nella sostanza. Le istituzioni ed i politici hanno espresso la propria precisa ripulsa contro le farneticazioni, che sono comparse nell'ambito del sito in questione assieme all'elenco dei docenti e subitanea è stata messa in moto l'opera d'oscuramento di questo. È strano, però, che al folle berciare dell'infame blog, che si scaglia contro professori ebrei rei di essere tali e perciò "colpevoli" di "collusione" con lo Stato d'Israele, il mondo politico ed istituzionale insorge e s'indigna. Tale insorgenza ed indignazione, però, si tramuta in gelido silenzio ed indifferenza, allorquando le orde dell'insofferenza e dell'odio antiebraico si scagliano, frenetiche, per impedire e boicottare la partecipazione degli scrittori israeliani alla Fiera del libro di Torino. Non sono, forse, assimilabili la razzista lista dei docenti ebrei all'incitamento al boicottaggio che la falsa sinistra ed i suoi corifei va cianciando contro l'invito volto agli scrittori israeliani in occasione della Fiera di Torino? Tacciono, per tale ultima occasione, i "bardi" della falsa sinistra che proferiscono avversità non solo verso gli scrittori israeliani, ma incoraggiano il boicottaggio da parte dell'estremismo, loro contiguo, in quanto avversi a celebrare il sessantennio della nascita dello Stato d'Israele. Certi cattivi maestri riescono, con ciò, anche a superare e contraddire il loro idolo Stalin che, almeno in occasione del voto in sede Onu per riconoscere Israele come Stato autonomo ed indipendente, fece votare a favore. Alcuni giornali, fiancheggiatori del fondamentalismo laicista, lanciano continuamente fiere invettive contro il "despota" Israele che, al pari del colonialismo sudafricano, opprime gli arabi palestinesi, li isola in campi e procede verso questi in brutali "pratiche di pulizia etnica". Questi soloni della follia, poi, danno per abusata l'equiparazione del boicottaggio agli esponenti della diplomazia israeliana a quello tenuto dai gruppi estremisti del fondamentalismo laicista nei confronti del Papa, impedito a tenere nella sede dell'Università di Roma una lezione di cultura. È certo che di questi tempi la cultura nostrana si trova a mal partito quando viene a configgere contro i campioni dell'insofferenza e del velleitarismo filoscientista, che la fanno tanto da padroni nelle università e nella società. Tale persistenza di pratiche antiebraiche, portata avanti dai campioni del fondamentalismo laicista nostrano, vengono sempre più spesso incoraggiate da intellettualoidi esterni, come quel Tariq Ramadan che predica "pulitamente" la vittoria dell'Islam in un'Europa rinunciataria e suicida. L'estremismo laicista sta conducendo il nostro Paese e l'intero Occidente ad un livello di mancanza di libertà di parola che non si è mai verificato, se non nell'epoca del trionfo dei totalitarismi, e collude apertamente con il totalitarismo di marca islamica che avanza. I gruppi del pensiero debole, che osano sfidare il mondo libero e la civiltà occidentale fortemente alimentata dalle proprie radici giudaiche e cristiane, carchi dal proprio bagaglio d'odio per la democrazia e per chi la rappresenta, s'avventano contro cristiani ed ebrei. È essenziale rispondere con grande decisione, fermezza e con vero senso di solidarietà alle forze del totalitarismo che giungono a stilare gli elenchi dei 162 docenti universitari, per tali orfani del totalitarismo, colpevoli "d'infettare la cultura italiana". Si potrà tranquillamente invitare tali deviati mentali ad aggiungere in quelle liste filonaziste anche il nome di tutti gli amici d'Israele. Si renderanno, così, conto che siamo tanti e che per compilare tale elenco non basterebbe loro tutto l'inchiostro di questo mondo!.

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Un avvertimento per Siria e Iran pag.1 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un avvertimento per Siria e Iran di Fiamma Nirenstein - giovedì 14 febbraio 2008, 10:42 Un campanello d'allarme per i nemici di Israele. La Siria, dopo il raid aereo israeliano che ha distrutto la centrale atomica in costruzione nel nord del Paese, dimostra nuovamente con l'ospitalità concessa a Mughniyeh di essere una terra in cui nascono le peggiori congiure terroriste. L'operazione di ieri ha un messaggio chiaro: non siete al sicuro da nessuna parte. E proprio ieri Hamas ha visto i suoi leader supremi a Gaza entrare in clandestinità per paura che Israele proceda a eliminazioni mirate in risposta all'intensificarsi del lancio di razzi Kassam su Sderot. Al Manar, la tv di Hezbollah, e altre emittenti televisive promettono di vendicare la morte di Mughniyeh. Ma gli estremisti sciiti libanesi di Nasrallah sanno che il premier israeliano Ehud Olmert e il suo ministro della Difesa Ehud Barak non intendono anteporre opportunistiche dichiarazioni diplomatiche alla sicurezza dello Stato di Israele e del suo popolo. L'Occidente dovrebbe avere il coraggio di prendere una posizione netta, coerente con la civiltà: il terrorismo va combattuto.

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Un avvertimento per Siria e Iran (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di Fiamma Nirenstein - giovedì 14 febbraio 2008, 10:42 Se i sospetti degli hezbollah, degli iraniani e dei siriani che hanno accusato il Mossad dell'eliminazione di Imad Mughniyeh rispondono a verità, da questo momento Israele agli occhi di tutto il Medio Oriente ritorna a essere leone e volpe: la percezione del conflitto cambia dopo un periodo di depressione che parte dalla guerra in Libano nell'estate del 2006 e continua con i missili di Hamas su Sderot. Si è discusso a lungo della crisi di motivazione e di preparazione che avrebbe diminuito la capacità dello Stato ebraico di combattere un nemico sempre più aggressivo e fanatico. Nasrallah si è vantato della "vittoria divina" concessagli su Israele. Adesso deve certo essere perplesso, e non è solo: Hamas che il 25 settembre 1997 nella mancata eliminazione di Khaled Mashaal, sempre a Damasco, udì uno squillo di tromba, si sta certo preoccupando. Israele può colpire anche i terroristi più importanti, se vuole. Mentre il governo israeliano nega ogni coinvolgimento ("verifichiamo le circostanze di eventi di cui sentiamo parlare ora per la prima volta", ha detto Ehud Olmert),ed è realistico immaginare che il Mossad non richiederà all'Fbi i 5 milioni della taglia americana, circola fra la gente e i politici un senso di sollievo per la scomparsa dell'uomo che dagli anni Ottanta ha sfidato Israele, gli Usa, il mondo con rapimenti, stragi di massa, attentati kamikaze. Diabolica creatura della triangolazione Hezbollah-Iran-Siria, Mughniyeh era l'incarnazione stessa dell'asse del male. Chi lo ha eliminato ha lanciato un avvertimento anche a Iran e Siria. L'ex presidente della Commissione esteri della Knesset, Yuval Steinitz, ha espresso così il sentimento di Gerusalemme: "Quando bastardi come Mughniyeh - le cui mani sono coperte del sangue di israeliani, americani, ebrei argentini - vanno “in un posto migliore” allora il mondo diventa davvero un posto migliore". "Non si tratta di vendetta, ma dell'idea che alla fine c'è una giustizia: chi fa del male, paghi", ha detto la sorella del rapito Beni Avraham. "Avrebbe causato ancora tanto spargimento di sangue innocente", ha aggiunto Dany Yatom ex capo del Mossad. Le ragioni per cui la scomparsa di Mughniyeh cambia il gioco sono molteplici: sia l'Iran che la Siria sono ormai sicuri di poter bruciare Israele e il Libano nel terrore senza riportare ferite. Il fatto che Damasco non possa prevenire un attacco del genere dimostra una capacità di infiltrazione dei servizi segreti fin nei gangli della vita degli hezbollah e, quindi, sia della Siria che dell'Iran.

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Libano alta tensione ai funerali di Mughniyeh (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri L' "uomo senza volto" riceve l'ultimo saluto Libano: alta tensione ai funerali di Mughniyeh Beirut: schieramenti opposti oggi nelle strade Beirut, 14 feb. – Altissima la tensione che si respira oggi a Beirut, dove si svolgeranno in contemporanea due manifestazioni di rilevanza notevole e di schieramenti contrapposti. Da una parte i sostenitori filo-occidentali delle forze governative della coalizione anti-siriana si ritrovano per celebrare il terzo anniversario dell'omicidio dell'ex primo ministro Rafik Hariri, ucciso in un attentato il 14 febbraio 2005. Dall'altra i loro oppositori, sciiti musulmani, si riversano nelle strade per partecipare al funerale di massa del comandante Imad Mughniyeh, numero due di Hezbollah, ucciso da un'autobomba martedì sera a Damasco. L' “uomo senza volto”, come è stato definito Mughniyeh per anni, negli Stati Uniti è iscritto nella lista dei ricercati dal 1983, quando, a Beirut, utilizzando l'allora inedita tecnica dei kamikaze, fece saltare una caserma dei marines, uccidendo 260 soldati. Considerato, inoltre, uno degli ideatori dell'attacco alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, l'America ha messo su di lui una taglia di 5 milioni di dollari. L'autobomba che ha ucciso, martedì sera, Mughniyeh è esplosa nel quartiere residenziale Kafar Souseh della capitale siriana. Siria ed Hezbollah hanno da subito puntato il dito contro Israele, che ha prontamente smentito qualsiasi coinvolgimento. I funerali sono previsti per oggi, nella periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah. Alto è il grado di allerta da parte delle forze dell'ordine, pronte a garantire un clima di massima sicurezza. Annalisa Tregattini.

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ALDOPARLANTE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stanno forse ritornando i fantasmi antiebraici del 1938? Una "black-list" di professori universitari accusati di far parte di una "lobby" sionista, e indicati come "minoranza etnica solidale a una entità politica extranazionale come Israele" è apparsa in un blog su Internet. Sono ben 162 docenti accusati di strumentalizzare l'Università italiana. Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha duramente commentato il fatto, definendolo un "delirio", e si è domandato se alcuni gravi e recenti segnali di chiusura e astio in chiave antisionista, come la polemica sulla presenza onoraria di Israele alla Fiera del Libro trovino "un posto di maturazione" nel blog che, per fortuna, è stato subito oscurato. E ha aggiunto "che stanno crescendo in Italia in modo preoccupante tante iniziative antiebraiche". Naturalmente nel blog non è mancato anche un insulto contro Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina. E sull'onda di questa "black-list" sono apparse a Roma tante scritte antisemite, come "Morte a Sion" e per firma una svastica. Le ultime notizie dicono che sia stato scoperto "l'ideologo". Speriamo che la giustizia faccia veramente giustizia.

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Hanno ucciso il "Bin Laden sciita" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 14 Feb 2008 Edizione 31 del 14-02-2008 Damasco, un'autobomba ha stroncato la vita a Imad Mughniyeh, ricercato in tutto il mondo Hanno ucciso il "Bin Laden sciita" Era responsabile degli attentati di Beirut, Buenos Aires e Al Khobar di Dimitri Buffa Era ricercato dalle polizie anti-terroirsmo islamico di mezzo mondo. Era considerato l' "uomo che aveva ucciso più americani prima dell'11 settembre". Era stato ribattezzato "il Bin Laden degli sciiti". Era un leader militare degli Hezbollah e il referente del regime iraniano per le operazioni di terrorismo all'estero. Adesso Imad Mughniyeh ha seguito il destino delle innumerevoli vittime da lui provocate in questi ultimi venti anni ed è morto per un'autobomba esplosa nel pieno centro di Damasco, martedì notte a due passi dalla sede del "Mukhabarat" siriano (i temibili servizi segreti di Damasco, ndr) proprio nel giorno in cui cade il terzo anniversario dell'omicidio di Rafiq Hariri. Gli uomini di Hassan Nasrallah adesso accusano Israele. Che, come gli Stati Uniti, aveva ottimi motivi per volerlo morto. Mughniyeh infatti era in cima alla lista dei ricercati dell'Interpol per gli attentati al centro culturale ebraico Amia di Buenos Aires in Argentina, evento in cui morirono circa cento persone. Ma, fino al pomeriggio di mercoledì, lo Stato ebraico ha negato che la morte di questo super-capo terrorista fosse da attribuirsi a un'azione di intelligence. E non è affatto impossibile, peraltro, che il suo omicidio sia da attribuirsi alla guerra tra fazioni in atto sul territorio libanese e siriano da ormai quattro anni. L'esplosione dell'autobomba sarebbe avvenuta nel quartiere residenziale Kafar Souseh della capitale siriana, vicino a una scuola iraniana, una stazione di polizia e uno dei principali uffici dei servizi segreti siriani. Cosa che fa pensare più a un'esecuzione interna al mondo del terrorismo islamico che a un'azione di Israele. Sia come sia, a questo signore sono stati attribuiti una sfilza di attentati, quasi tutti compiuti in Libano, e qualcun altro anche in differenti zone calde del mondo. Il suo curriculum di terrorista inizia nell'aprile del 1983 con un attentato contro l'ambasciata americana in Libano, dove saranno uccisi 63 americani. Poi ha fatto esplodere la sede dei marine di Beirut, uccidendo altri 241 militari statunitensi, e infine, quello stesso tragico anno, ha colpito il campo militare dei soldati francesi nella Bekaa uccidendone 58. Per un po' scompare dalla circolazione e poi riappare negli anni '90 in Sud America: è infatti ritenuto responsabile dell'attentato compiuto a Buenos Aires nel 1994 contro la succitata associazione ebraica di beneficenza Amia, in cui sono morte circa 100 persone, ed è sospettato di aver partecipato all'attentato di Al-Khobar in Arabia Saudita, nel 1996, in cui sono morti altri 19 militari americani. Anche per questo il suo nome figura nella lista dei maggiori ricercati stilata dall'Fbi, poco sotto quello di Osama bin Laden, con una taglia di cinque milioni di dollari sul suo capo. Taglia che oggi qualcuno potrebbe avere incassato. L'intelligence americana lo sospetta anche di avere avuto un ruolo dopo l'11 settembre nel fare fuggire alcuni dirigenti di spicco di al-Qaeda dall'Afghanistan all'Iraq attraverso l'Iran. Paese in cui Mughniyeh ha goduto di importanti relazioni, essendo stato legato alle Guardie della Rivoluzione iraniana. Tra le persone portate a Teheran si sospetta che ci siano anche il figlio di Osama Bin Laden, Saad, e Muhammad Islamboli, fratello di Khaled Islamboli, uno degli autori materiali dell'omicidio del presidente egiziano Anwar al Sadat nel 1981. Tra i commenti a caldo raccolti dalle agenzie di stampa dopo l'attentato spicca per la propria entusiastica schiettezza quello dell'ex responsabile del Mossad, Danny Yatom. Che ha definito l'uccisione di Mughniyeh "un gran risultato nella lotta del mondo libero contro il terrorismo, essendo stato Mughniyeh, uno dei maggiori e più crudeli terroristi di tutti i tempi". "Da tempo ? ha detto l'ex direttore del Mossad - i servizi di intelligence di diversi paesi erano sulle sue tracce, chi è riuscito a colpirlo martedì notte ha dato prova di estrema intelligenza e grande capacità operativa". Chiunque lo abbia ucciso, in definitiva, anche se si trattasse di un autogol interno alla galassia jihadista, "ha reso un gran servizio al resto dell'umanità e alla lotta contro il terrorismo islamico".

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ACCUSE A ISRAELE DA SIRIA E IRAN MA IL GOVERNO DI OLMERT NEGA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Accuse a Israele da Siria e Iran Ma il governo di Olmert nega Damasco. Uno dei capi più famosi di Hezbollah, Imad Mugniyeh, è stato ucciso a Damasco dall'esplosione di un'autobomba: era stato il leader della Jihad Islamica, il gruppo armato che negli anni '80 aveva messo a segno in Libano decine di attentati e di rapimenti di cittadini occidentali, soprattutto americani. Molti ostaggi furono uccisi, alcuni vennero scambiati con gli americani, e alcuni di questi scambi portarono alla fornitura di armi americane all'Iran durante la guerra con l'Iraq, uno dei passi di quello che poi divenne lo scandalo Iran-Contras. L'annuncio della morte di Mugniyeh è stato dato da Al Manar, la televisione di Hezbollah, che ha addossato la colpa dell'uccisione "al nemico sionista", ovvero al governo israeliano. Israele esulta ma nega ogni coinvolgimento: "Respingiamo i tentativi da parte di elementi terroristici di attribuire ad Israele alcun coinvolgimento in questo incidente". Il governo di Tel Aviv di solito non conferma e non smentisce le sue responsabilità in azioni condotte fuori dal suo territorio o da quelli palestinesi, per cui la smentita dovrebbe avere un valore particolare. La carriera di Mugniyeh era iniziata negli anni'80 a Beirut: tra gli obiettivi colpiti dalla Jihad ci fu il capo della Cia a Beirut William Buckley, così come furono gli uomini di Mugniyeh a mettere a segno gli attentati all'ambasciata americana a Beirut e ai comandi dei marines Usa e dei parà francesi nella capitale libanese, attentati che fecero più di 500 morti. Fu il gruppo di Mugniyeh a dirottare il volo TWA Atene Roma il 14 giugno del 1985. Le immagini di quel rapimento, con le foto di uno dei dirottatori che punta una pistola alla tempia di del pilota, sono rimaste per anni un simbolo nell'iconografia del terrorismo mediorientale. Fu Hezbollah, per mano di Mugniyeh ad essere accusato dell'attentato contro un'associazione ebraica a Buenos Aires nel 1994: 85 morti. Mugniyeh sarebbe stato il responsabile delle operazioni militari di Hezbollah durante la guerra con Israele del 2006. Inoltre sarebbe la mente del sequestro dei due soldati israeliani che portò Israele ad attaccare il Libano. Di sicuro era diventato di fatto il numero due di Hezbollah dopo il leader politico Hassan Nasrallah; ma per il quotidiano israeliano Haaretz era lui la vera mente operativa del gruppo, lui il vero nemico pubblico numero uno per Israele e per gli stessi Stati Uniti. Sul sito dell'Fbi, nella sezione dedicata ai most wanted, compare al secondo posto dopo Osama Bin Laden, con una taglia di 5 milioni di dollari per la sua cattura.

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Beirut divisa tra l'anniversario Hariri e funerali del capo Hezbollah ucciso (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 14-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Anche Israele, accusato da Hezbollah dell'omicidio di Moughniyeh, è in stato di allerta. Nasrallah ha dichiarato guerra aperta allo stato israeliano Beirut, 14 febbraio 2008 - Centinaia di migliaia di persone hanno gremito il centro di Beirut, per il terzo anniversario dell'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri, mentre a pochi chilometri di distanza si svolgevano i funerali di Imad Mughniyeh, il capo militare delle milizie sciite di Hezbollah e uno degli uomini più ricercati degli Stati Uniti, morto ieri in un attentato a Damasco. Esercito e polizia sono stati posti in stato di massima allerta per il rischio di scontri tra fazioni rivali filo e anti-siriane. Anche Israele, accusato da Hezbollah dell'omicidio di Moughniyah, è in stato di allerta. ESEQUIE MUGHNIYEH,NASRALLAH: GUERRA APERTA A ISRAELE "Imad era uno dei militi ignoti", "non ci ha sorpreso il suo martirio, ce lo aspettavamo e non sarà il primo tra le fila dei nostri leader". Lo ha dichiarato Hassan Nasrallah, attuale leader dell'Hezbollah sciita intervenendo in prima persona ai funerali di Imad Mughniyeh a Beirut a cui sono presenti migliaia di sostenitori e anche dei dignitari, fra cui il ministro degli Esteri iraniano Manuchehr Mottaki. Il discorso è stato pronunciato di fronte una marea assiepata sotto la pioggia fuori dal capannone di vetro installato per l'occasione in una piazza della periferia sud della capitale, bastione dell'Hezbollah Nasrallah ricorda l'omicidio da parte israeliana di Abbas al Moussawi (segretario generale di Hezbollah, ndr):"I sionisti lo hanno ucciso e hanno pensato di avere vinto, ma "nel 2000 abbiamo cacciato gli occupanti". "Nel martirio di Imad vediamo il preludio di una grande vittoria, con il volere di Dio", afferma Nasrallah mentre la folla si infiamma. "Non sono parole dettate dall'emozione. Ascolatemi bene, è un momento di profonda riflessione", afferma il leader di Hezbollah che cita Ben Gurion, uno dei padri fondatori dello Stato di Israele, che disse: 'Dopo la prima guerra persa, Israele finirà'". E, sottolinea Nasrallah, "Israele ha ammesso di avere perso la guerra contro il Libano". "La guerra di Luglio contro il Libano continua ancora materialmente, politicamente e finanziariamente. Noi non abbiamo dichiarato la fine ne tregua". "Imad era tra i comandanti della resistenza durante la guerra israeliana nel sud del Libano" del 2006 e il nemico deve sapere di avere commesso una gigantesca idiozia", prosegue. "Dal primo giorno della fine della guerra, i nostri combattenti hanno cominciato a attrezzarsi per una nuova aggressione", afferma ancora Nasrallah che aggiunge : "Siamo pronti a far fronte a al qualunque aggressione". "L'altra volta ho parlato di missili ora parliamo dei nostri giovani": Oggi "Imad Mughnieyh ha lasciato in eredità decine di migliaia di combattanti pronti per il martirio". Infine Nasrallah dichiara "guerra aperta a Israele" e lancia un monito allo Stato ebraico: "Avete uciso Imad fuori dal campo di battaglia. La nostra guerra era nel Libano e ora avete superato i limiti". MIN. INT. : "ALMENO UN MILIONE DI PERSONE PER HARIRI" Fino ad un milione di libanesi, rispondendo all'appello della maggioranza parlamentare antisiriana, manifestano da questa mattina nel centro di Beirut in occasione del terzo anniversario dell'omicidio dell'ex Primo ministro Rafic Hariri. Lo ha annunciato il ministro dell'Interno libanese, Hassan Sabeh. "Un milione di persone si trovano sulla Piazza dei Martiri e dintorni" e "altre 500.000" stanno raggiungendo il luogo della manifestazione, ha dichiarato Sabeh. Una marea umana quindi ha invaso la Piazza dei Martiri nel centro di Beirut, le strade adiacenti e le entrate della capitale che sono bloccate da ingorghi mostruosi. Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca - Locale Caldana: 'Modena ha fatto la sua parte, ora sarà il turno di altre provincie'Spettacolo 'Romeo e Giulietta' di Di Caprio E' il film più romantico del cinemaPazzo mondo Perle all'interno delle nociCronaca - Locale Nuovo look della segnaletica Città a misura di turistaCronaca Quarant'anni da cieco: ma non era vero Gossip Vacanza messicana con il paparazzo e nozze lampo per Britney SpearsCronaca - Locale Disabile si ribalta in ambulanza La madre: "Strada da brividi"Cronaca - Locale Bernabè si dimette dal Cda Cofferati: "Abbiamo il sostituto"Cronaca - Locale Fanno bere benzina a una gallina e le danno fuoco: denunciati 9 minoriCronaca - Locale Todisco:"Denuncio il sindaco Venduto il diritto di inquinare"Cronaca - Locale Incidente sulla 'cingolana' Nessuno dei feriti è graveEsteri La salma di Pezzulo stasera in ItaliaCronaca - Locale Scontro in consiglio comunale sul piano per San Michele Mostra: Carducci e i miti della bellezza'Mondo calcio'TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Stagione teatrale 2007 / 2008: Le lacrime amare di Petra Von KantProgramma della Stagione di Prosa 2007-2008, Teatro dell'Aquila'Il deficente'Il cartellone 2007/08 del Politeama PrateseLa Belle Epoque. 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Afghanistan, Kosovo e Libano. L'Italia al fronte (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

(m.t.) Afghanistan, Kosovo e Libano. Paesi quotidianamente sull'orlo della crisi, dove la comunità internazionale fatica tremendamente a disegnare un piano efficace, una strategia per schivare le insidie del terrorismo a Kabul, le lacerazioni etniche a Beirut e le possibili destabilizzazioni che si registreranno a Pristina dopo l'annunciata ? e ormai imminente ? dichiarazione unilaterale d'indipendenza da parte degli albanesi del Kosovo. In questi tre teatri i militari italiani si cimentano nel quadro di delicate missioni internazionali, volte a restaurare una cornice democratica o a garantire sicurezza. Tre teatri, 7316 soldati In Afghanistan sono presenti 2160 soldati italiani, inquadrati nella missione Isaf (International Security Assistance Force). Il numero degli effettivi, si legge nel sito del ministero della difesa, sale a 2290 considerando i 25 militari che fanno parte di Eupol Afghanistan ? la missione di polizia europea ? e i 105 impiegati in Active Endeavour, una task force navale dell'alleanza atlantica tra i cui compiti figura anche quello di rispondere agli attacchi terroristici. In Libano l'Italia ha un ruolo d'avanguardia. Unifil, la forza d'interposizione inviata nel paese mediorientale dopo l'offensiva militare di Israele dell'estate del 2006 e finalizzata a depotenziare le frizioni etniche, continue, tra il partito sciita Hezbollah e lo stato centrale, registra l'importante contributo dell'Italia (2450 soldati), che detiene attualmente la guida della missione: il generale Claudio Graziano è stato nominato comandante Unifil nel febbraio del 2007. In Kosovo, il contingente italiano ? 2567 effettivi ? è il più numeroso, tra quelli che compongono Kfor, la missione dell'alleanza atlantica nell'irrequieta (ormai ex) provincia serba. L'Italia detiene il comando della Task Force West, uno dei cinque segmenti in cui Kfor è suddivisa. Un'altra missione importante è quella dispiegata dall'Ue in Bosnia (Eufor), dove sono di stanza 305 militari italiani. Che fare? A Kabul, Pristina e Beirut, la strada verso la normalizzazione è lastricata di pericoli. Non solo sul campo, ma anche a livello politico. Negli ultimi tempi s'è aperto un serrato dibattito sul futuro dell'Afghanistan. L'amministrazione americana invoca, con una certa insistenza, più impegno da parte della Nato. Washington, che guida a Kabul la missione Enduring Freedom, vorrebbe che Isaf applicasse regole d'ingaggio più flessibili, capaci di mobilitare più rapidamente le truppe, di puntare di meno sulla ricostruzione e di più sull'intervento militare. Il dibattito è a un punto fermo, mentre i talebani controllano il meridione del paese e la frontiera con il Pakistan è diventata di fatto una no man's land. Anche in Libano la situazione sta precipitando, complice una serie impressionante di attentati (l'ultimo quello di ieri, in cui è morto Imad al Mugnieyh, figura di spicco di Hezbollah) che stanno ulteriormente destabilizzando il paese dei cedri. Infine il Kosovo: la provincia si appresta a dichiarare l'indipendenza e il timore è che i Balcani vengano di nuovo travolti da una crisi. Non crepiteranno i fucili, come negli anni Novanta, ma l'ipotesi che l'ex Jugoslavia rimanga ferma al palo, incapace di divincolarsi dal morbo del nazionalismo, è decisamente reale.

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L'uomo che rapiva il mondo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del L'uomo che rapiva il mondo Robert Fisk Segue dalla Prima I o sapevo benissimo che era il capo dell'organizzazione e che aveva organizzato il sequestro di moltissimi occidentali a Beirut - ma si trovava a Teheran, al piano attico di un albergo di lusso. Al sicuro dai suoi nemici - ma probabilmente si sentiva al sicuro anche martedì sera a Damasco quando è salito in auto. Mougnieh era un nemico dell'America, un nemico di Israele. Che Israele abbia negato ogni responsabilità in relazione all'attentato che lo ha ucciso sarà considerato dai seguaci di Mougnieh un semplice gioco di parole e poi Mougnieh era consapevole dei rischi che correva. Suo fratello è stato assassinato a Beirut da una bomba diretta in realtà a lui e il suo disprezzo per il capo della Cia di Beirut, ucciso dalla Jihad islamica dopo essere stato sequestrato nel 1984, era la prova che Mougnieh era in guerra con gli Stati Uniti. William Buckley della Cia era stato rapito, mi aveva raccontato Mougnieh, perché controllava il governo libanese filo-americano del presidente Amin Gemayel, il cui esercito aveva arrestato migliaia di musulmani civili e membri della milizia, e ne aveva torturati alcuni a morte. Ero andato a trovare Mougnieh per pregarlo di far liberare il mio intimo amico e collega Terry Anderson, responsabile dell'ufficio di Beirut dell'Associated Press, rapito nel 1985 e successivamente trattenuto come ostaggio per quasi sette anni in celle sotterranee e in minuscole grotte. Mougnieh aveva cercato di rassicurarmi: "Mi creda, signor Robert, lo trattiamo meglio di come lei tratta se stesso". Avevo scrollato le spalle. Non ci avevo creduto. Erano cose che avevo già sentito prima. Sapevo benissimo come rispettavano gli innocenti che avevano crudelmente privato della libertà, quella stessa libertà che invece chiedevano per i loro amici e seguaci. Forse Mougnieh se ne era accorto. Quando gli avevo chiesto di Terry - eravamo nell'ottobre del 1991, un mese prima che fosse liberato - Mougnieh mi aveva piantato gli occhi addosso. Quegli occhi mi erano rimasti puntati in faccia per tutto il tempo tranne quando rivolgeva la parola agli amici che si trovavano nella stanza con noi. Alle sue considerazioni faceva precedere le prime parole del Corano - esattamente come i messaggi e i video degli ostaggi della Jihad islamica. Questo era l'uomo che aveva sequestrato Terry e che avrebbe rapito anche me se gli occupanti delle auto scure che mi avevano seguito sulla Corniche a Beirut fossero riusciti a mettermi le mani addosso. Era un uomo assolutamente incapace di scendere a compromessi. "Prendere degli innocenti come ostaggi è sbagliato", aveva ammesso con mio grande stupore. "È un atto malvagio. Ma è una scelta e non abbiamo alternative. È una risposta ad una situazione che ci è stata imposta - se parliamo di ostaggi innocenti, questa domanda non va fatta solo a noi considerato che Israele ha sequestrato e incarcerato 5.000 civili libanesi nel sud del Libano nel campo di Ansar". In realtà Israele aveva incarcerato questi uomini ad Ansar dopo l'invasione del 1982 e Amnesty International aveva condannato le condizioni in cui vivevano i prigionieri. "La maggior parte delle persone detenute ad Ansar erano innocenti", aveva aggiunto Mougnieh - senza dire cosa intendeva per "innocenti" - "per non parlare dell'invasione e dell'uccisione di molta gente". Mougnieh, libanese di nascita, era uno uomo con una spaventosa fiducia in se stesso, un uomo che credeva in modo assoluto in quello che faceva, caratteristiche queste che aveva in comune con Osama bin Laden e - lasciatemelo dire con franchezza - con il presidente George W. Bush. Si diceva che la Jihad islamica torturasse i nemici. E lo stesso dicasi per Al Qaeda. E come ben sappiamo lo fa anche l'esercito di Bush. Mougnieh - e anche in questo caso bisogna parlare apertamente - era un esponente apprezzato, rispettato e di primo piano dell'apparato di sicurezza dell'Iran. La "Jihad islamica" era una organizzazione satellite di Hezbollah, i cui leader ora vorrebbero dimenticare - magari persino negare - le responsabilità di Hezbollah in ordine ai sequestri di persona. In questo senso Mougnieh era un uomo del passato, viveva da pensionato a Damasco, più al sicuro lì, secondo gli iraniani, che riverito e servito in una stanza d'albergo a Teheran. Ma ai suoi tempi, da agente dei servizi segreti, era stato un uomo potente. A causa delle sofferenze che aveva causato a Terry avrei dovuto odiarlo. Ma non lo odiavo. Nel corso della nostra conversazione si era arrabbiato, aveva sbattuto il pugno destro sul tavolo mentre condannava l'America per l'appoggio fornito ad Israele e per aver abbattuto un aereo civile iraniano sul Golfo persico nel 1988. Avevo già visto questo genere di rabbia, per la precisione nei cimiteri e nelle fosse comuni. Dal momento che si era alleato con l'Iran, la sua passione era autentica. Avevo implorato ancora un volta che si attivasse per la liberazione di Terry. Non provava alcuna compassione per il mio amico? E anche in questa circostanza i suoi occhi non mi avevano abbandonato un attimo. "Naturalmente sarebbe molto facile rispondere a questa domanda se lei fosse la madre o la moglie di uno degli ostaggi di Khiam o se fosse la madre o la moglie di Terry Anderson. I miei sentimenti per le sofferenze di Terry Anderson sono gli stessi che provo per le sofferenze degli ostaggi libanesi di Khiam - o che provano la madre o la moglie di Terry Anderson". Amnesty International aveva condannato anche le torture di Khiam. Alla fine Mougnieh aveva finito per indossare i panni del più famoso personaggio dei telefilm americani: il "nemico numero 1" dell'America. Gli Stati Uniti certamente non verserebbero una lacrima se venissero a sapere che Mougnieh è stato assassinato da Israele. L'America voleva Mougnieh vivo o morto - e per le solite ragioni, non ultima delle quali la sua partecipazione nel dirottamento del volo 847 della Twa diretto da Atene a Roma nel giugno 1985. Mougnieh era uno degli uomini armati a bordo dell'aereo e aveva chiesto il rilascio di 17 membri della Jihad islamica detenuti nel Kuwait e di 753 libanesi sciiti detenuti in Israele. Dopo aver sorvolato a lungo il Mediterraneo l'aereo - quasi tutti i passeggeri erano americani - aveva deciso di atterrare a Beirut dove un americano, Robert Stetham, era stato ripetutamente e brutalmente colpito con una mazza sul volto e sul corpo prima di essere ucciso con alcuni corpi di arma da fuoco e gettato sulla pista dinanzi alle telecamere di tutto il mondo. Avevo visto il suo corpo all'American University Hospital, la faccia grigia, i capelli scarmigliati, accanto al cadavere di una palestinese paffutella uccisa in uno scontro a fuoco tra uomini della milizia sciita e dell'Olp. Gli uomini dello sciita Amal fedeli a Nabih Berri - oggi presidente filo-siriano del Parlamento libanese - avevano fatto irruzione sull'aereo, avevano caricato su diverse auto i dirottatori e la gran parte dei passeggeri ed erano spariti nella periferia meridionale di Beirut. Tutti i passeggeri erano stati rilasciati, ma Mougnieh e i membri del suo commando erano stati spediti segretamente a Damasco - e Mougnieh era spuntato nuovamente fuori al comando di un gruppo di uomini che aveva dirottato un aereo del Kuwait e aveva avanzato richieste analoghe e ucciso con pari ferocia un passeggero: un vigile del fuoco kuwaitiano all'aeroporto di Nicosia. Chi di spada ferisce, dicono, di spada perisce. E così siamo arrivati all'attentato di Damasco, non lontano da una scuola iraniana e nei pressi della sede dei servizi segreti siriani, con l'esplosivo piazzato sotto l'auto di Mougnieh e il corpo tirato fuori dalla vettura dai poliziotti. ****** © The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.

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Rischio attentati, in stato di allerta le ambasciate israeliane Lo Shin Bet ordina il rafforzamento delle misure di sicurezza anche per aerei e navi. Il Paese blindato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Rischio attentati, in stato di allerta le ambasciate israeliane Lo Shin Bet ordina il rafforzamento delle misure di sicurezza anche per aerei e navi. Il Paese blindato / Roma ISRAELE SI BLINDA. E alza al massimo il livello di allerta anche per le sue sedi diplomatiche nel mondo. L'intelligence interno, lo Shin Bet, ordina un raffor- zamento delle misure di sicurezza anche per aerei e navi, intorno agli uffici all'estero della compagnia aerea di bandiera El Al e dell'Agenzia ebraica. Pur rifiutandosi di commentarle, Israele ha preso attenta nota delle minacce di "guerra aperta" lanciate ieri a Beirut dallo sceicco Sayyed Hassan Nasrallah durante il funerale di Imad Mughniyeh, capo del braccio operativo degli Hezbollah, della cui uccisione egli ha accusato lo Stato ebraico. Mughniyeh, considerato da Israele e dai servizi segreti occidentali come un "superterrorista" responsabile della morte di centinaia di persone, è stato ucciso lo scorso martedì notte a Damasco, nell'esplosione di un ordigno posto nello schienale della sua automobile, sulla quale era salito per recarsi a un ricevimento nell'ambasciata iraniana. "Il silenzio è una scelta precisa dei nostri leader di fronte alla valanga di accuse che oggi Nasrallah ha riversato su Israele. È meglio non offrire pretesti ad Hezbollah per lanciare i suoi attacchi armati", spiega l'analista Gerald Steinberg, del Centro Besa dell'università di Bar Ilan (Tel Aviv). Ma dietro quel silenzio ufficiale c'è un lavoro d'intelligence che ha coinvolto i vertici governativi, dal premier Ehud Olmert al ministro della Difesa Ehud Barak. In particolare non è sfuggito in Israele il trasparente avvertimento che la reazione degli Hezbollah non sarà confinata nell'area di scontro naturale, cioè lungo il confine col Libano. Ricordando i sanguinosi attentati che nel 1992 e nel 1994 distrussero a Bueons Aires l'ambasciata israeliana e la sede delle organizzazioni ebraiche, Israele teme perciò che ogni obiettivo israeliano e anche ebraico nel mondo sia ora un potenziale obiettivo per gli Hezbollah. Perciò dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale è giunto poco tempo dopo il discorso di Nasrallah un ammonimento pressante a tutti gli israeliani all'estero a esercitare particolare misure di precauzione: evitare viaggi in Paesi arabi e musulmani e località di particolare assembramento di connazionali, non accettare inviti o doni di estranei, non andare a incontri con persone che si conoscono poco in località poco popolate se non accompagnati. Uno stato di allerta è stato dichiarato in tutte le rappresentanze diplomatiche israeliane nel mondo, mentre all'interno di Israele sono state accentuate le misure di sicurezza, soprattutto lungo la frontiera col Libano dove il capo di stato maggiore, generale Gabi Ashkenazi, ha dato istruzioni perchè "siano prese precauzioni e ha ordinato il rafforzamento delle truppe". Fonti israeliane qualificate ritengono certa una reazione degli Hezbollah e del loro principale sponsor, l'Iran, mentre restano interrogativi senza risposta il dove e il quando. Israele continua pure a seguire con estrema attenzione gli sviluppi della tesa situazione interna in Libano, sul quale grava il rischio di una guerra civile. Un'eventualità che potrebbe causare la fine delle intese emerse a conclusione della seconda guerra di Israele in Libano, nell' estate del 2006, sulla base della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell' Onu. Intese che hanno costretto gli Hezbollah ad allontanarsi dal confine con Israele e ad accettare una forte presenza dell' Unifil in sud Libano. u.d.g.

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Beirut, Nasrallah promette vendetta Guerra a Israele Il leader di Hezbollah minaccia dopo l'uccisione di Mughniyeh. Anche gli anti-siriani in piazza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Beirut, Nasrallah promette vendetta "Guerra a Israele" Il leader di Hezbollah minaccia dopo l'uccisione di Mughniyeh. Anche gli anti-siriani in piazza di Umberto De Giovannangeli "AVETE UCCISO Imad Mughniyeh al di fuori del territorio naturale di guerra (il Libano), avete attraversato la linea rossa. Davanti a questo assassinio, e in merito al momento e al luogo in cui è avvenuto (Damasco), ho una parola per voi: se volete questo tipo di guerra aperta, che sia". "Guerra aperta" ad Israele: il leader di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah giura vendetta davanti al feretro di uno dei massimi leader del suo movimento, Imad Mughniyeh, ucciso martedì a Damasco. Allo stesso tempo, i suoi acerrimi rivali politici libanesi anti-siriani, in una grande manifestazione pericolosamente contrapposta, dicevano "no alla cultura della morte", in un implicito riferimento all'ideologia di Hezbollah basata sul conflitto con lo Stato ebraico. In una Beirut blindata e bagnata da una pioggia insistente, centinaia di migliaia di persone innalzando bandiere nazionali si sono riunite nella centrale Piazza dei Martiri dal primo mattino, per quella che doveva essere una prova di forza in occasione dell'anniversario dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, ucciso il giorno di San Valentino di tre anni fa con un camion-bomba sul lungomare di Beirut, assieme ad altre 22 persone. Nelle stesse ore, una folla altrettanto vasta si riuniva alla periferia Sud della città per i funerali del "martire" Mughniyeh, che era assieme ad Osama bin Laden nella lista dei maggiori ricercati dagli Usa per una lunga serie di attentati compiuti in Libano e all'estero negli anni Ottanta e Novanta. "Avete ucciso Imad Mughniyeh al di fuori del territorio naturale di guerra", il Libano, "davanti a questo assassinio, e in merito al momento e al luogo in cui è avvenuto, io dico: se volete questo tipo di guerra aperta, che sia", scandisce Nasrallah rivolto ad Israele e davanti al feretro di Mughniyeh avvolto nella bandiera gialla di Hezbollah, e anche davanti al ministro degli Esteri iraniano Manuscher Mottaki, giunto apposta a Beirut per partecipare alla cerimonia funebre e portare le condoglianze del presidente Mahmud Ahmadinejad. Migliaia di attivisti del movimento sciita filo-siriano hanno accolto le bellicose parole di Nasrallah con un'ovazione, alzando ritmicamente i pugni verso l'alto, mentre in varie zone della città si poteva udire il crepitio di raffiche di mitra sparate verso il cielo in segno di approvazione. La guerra dell'estate 2006 tra Hezbollah e Israele "non si è mai interrotta", dice ancora Nasrallah, "noi continuiamo a combattere. Non è in vigore alcun cessate il fuoco nel Sud" del Paese, dove è schierato il contingente di interposizione dell'Onu (Unifil), di cui fanno parte circa 2.500 soldati italiani. La risposta della folla è imperiosa: innalzando ritmicamente i pugni al cielo, in migliaia rispondono: "ai tuoi ordini, Nasrallah". Le parole del leader di Hezbollah rappresentano un radicale cambiamento nella strategia del movimento sciita, che ufficialmente ha sempre condotto le operazioni della sua "resistenza" anti-israeliana esclusivamente all'interno del Libano, e mai all'estero. Allo stesso tempo, Mughniyeh era però uno dei maggiori ricercati dagli Stati Uniti per una serie di attentati agli interessi americani a Beirut negli anni '80, per il suo presunto coinvolgimento negli attentati anti-israeliani a Buenos Aires negli anni '90 e per gli attacchi dell'11 settembre del 2001 a New York e Washington. Nasrallah ha anche rivelato per la prima volta che Mughniyeh ha svolto un ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei guerriglieri del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". "Che il nemico sappia che ha commesso una grande follia uccidendo Mughniyeh", urla Nasrallah. "Hanno creduto che Hezbollah fosse al collasso, ma il loro crimine ci fornisce nuovo impeto per continuare per il nostro cammino su scala ancora maggiore", aggiunge, ammonendo che la guerra del 2006 "continua ancora, in questo preciso momento". "Nessun cessate il fuoco è stato dichiarato e la resistenza è al suo massimo livello di preparazione per far fronte a qualsiasi aggressione", ha continuato, in un riferimento alla risoluzione 1701 dell'Onu che nell'agosto del 2006 ha posto fine dopo 34 giorni al conflitto e che parla solo di "cessazione delle ostilità". Prima che Nasrallah prendesse la parola, il ministro degli Esteri iraniano Manucher Mottaki ha letto ai funerali di Mughniyeh un messaggio del presidente Mahmoud Ahmadinejad, in cui si afferma che "il sorriso di soddisfazione sulle facce dei criminali sionisti non rimarrà a lungo. Milioni di Mughniyeh sono pronti ad unirsi ai combattimenti contro gli occupanti". Segnando un'ulteriore spaccatura nei due fronti politici rivali, poco prima i leader della maggioranza parlamentare nei loro discorsi avevano di fatto chiuso la strada ad accordi con Hezbollah per tentare di sbloccare la crisi che da oltre un anno paralizza la vita istituzionale del Paese. "I tentativi di assassinare il Libano stanno andando avanti, uno da parte di Israele attraverso la guerra del 2006, e molti altri condotti dal regime siriano", che vuole trascinare Hezbollah in una guerra civile, afferma Saad Hariri, leader della maggioranza parlamentare che sostiene il governo di Fuad Siniora. Sia Hariri che il leader druso Walid Jumblatt hanno inoltre lasciato intendere di ritenere che il regime siriano è implicato nella morte di Mughniyeh: "È stato assassinato sotto gli occhi del regime siriano", ha sottolineato Hariri. E Jumblatt: "Guardate cosa è successo due giorni fa (a Damasco), così è il regime ingannatore di Assad". A far da cornice a questa situazione esplosiva, il comandante dell'esercito e candidato presidenziale Michel Suleiman ha in un'intervista pubblicata ieri ha escluso che il Paese possa precipitare nuovamente in una guerra civile, ma allo stesso tempo ammonito che la crisi politica deve essere risolta al più presto, perchè, avverte, "la bomba ad orologeria continua a ticchettare".

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<Guerra a Israele per l'uccisione di Mughniyeh> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Guerra a Israele per l'uccisione di Mughniyeh" di Redazione - venerdì 15 febbraio 2008, 07:00 da Beirut Il movimento sciita Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran, ha annunciato ieri che sarà "guerra aperta" con Israele: all'interno e all'esterno dei confini del Libano e dello Stato ebraico, e ha anche affermato che i suoi guerriglieri sono "al più alto livello di preparazione". Il proclama è stato pubblicamente pronunciato dal numero uno del movimento, lo sceicco Hassan Nasrallah, in un infuocato discorso ai funerali di Imad Mughniyeh, uno dei massimi dirigenti militari e dell'intelligence di Hezbollah, ucciso martedì sera con un'autobomba a Damasco. Un attacco, per il quale Hezbollah accusa senza mezzi termini gli israeliani. Israele "ha superato i limiti" uccidendo Mughniyeh "fuori dai confini naturali del campo di battaglia". "Io dico ai sionisti: se volete questo tipo di guerra aperta, bene, che sia!", ha scandito quasi urlando Nasrallah, davanti a migliaia di suoi sostenitori che, innalzando ritmicamente i pugni al cielo, hanno risposto: "Ai tuoi ordini, Nasrallah". Le parole del leader di Hezbollah rappresentano un radicale cambiamento nella strategia del movimento sciita, che ufficialmente ha sempre condotto le operazioni della sua "resistenza" anti-israeliana esclusivamente all'interno del Libano, e mai all'estero. Nasrallah ha anche rivelato per la prima volta che Mughniyeh ha svolto un ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei guerriglieri del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". Dal canto suo, Israele, pur rifiutandosi di commentarle, ha preso attenta nota delle minacce di Nasrallah. Perciò il Consiglio per la Sicurezza Nazionale ha lanciato un urgente ammonimento a tutti gli israeliani all'estero a esercitare particolari misure di precauzione.

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Il leader di hezbollah "con israele sarà guerra senza confini" - alberto stabile a pagina 19 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dopo l'uccisione a Damasco di uno dei capi militari Il leader di Hezbollah "Con Israele sarà guerra senza confini" ALBERTO STABILE A PAGINA 19 SEGUE A PAGINA 19.

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L' amaca - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti L' Amaca (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Un elettroshock garantito solo dalla personalizzazione, moltiplicando undicimila volte Anna Frank. O addirittura un milione e mezzo di volte, perché tanti furono i bambini sterminati in Europa dalla furia nazifascista. L'intento è nobile. Il presidente francese che già nel giorno del suo insediamento all'Eliseo rivolse il suo primo pensiero a Guy Moquet, giovane partigiano comunista condannato a morte, autore di una splendida lettera di commiato, sente il dovere di rappresentare una cultura patriottica fondata sui valori della Resistenza. Che differenza fra l'orgogliosa eredità gollista e il revisionismo minimizzatore della destra italiana! Eppure avvertiamo un senso di inadeguatezza in questa relazione con la memoria così personalizzata. Non tanto per gli effetti traumatici paventati dagli insegnanti. C'è dell'altro. La Shoah divenuta oggetto di fiction, messa al centro di innumerevoli opere narrative, viene scrutata sempre più da vicino nel tentativo di venire a capo del suo mistero che resta indecifrabile. Com'è potuto accadere un evento così mostruoso, enorme non solo per il numero delle vittime ma anche per la quantità di colpevoli, di complici, di indifferenti? Probabilmente non troveremo mai una risposta soddisfacente. E allora il bisogno di capire ci conduce dalla storia alla microstoria, degenerando perfino in una sorta di pornografia della Shoah. La Francia che propone ai suoi bambini l'adozione dei coetanei sterminati è il Paese che ha osannato come evento letterario un libro morboso come Le benevole di Jonathan Littell. Biografia incestuosa di un carnefice omosessuale, novecento pagine zeppe di ogni liquido e di ogni fetore, fantasie maniacali fin nel recondito delle fosse comuni e delle camere a gas. Avvertiamo il gusto del proibito. Una distanza abissale rispetto alla sobrietà del racconto di Primo Levi, elaborato come faticosa conquista di razionalità, trattenuto come forma di pudore. Sia detto per inciso: dubito che l'Einaudi di Primo Levi avrebbe pubblicato la traduzione italiana di Littell. Il rischio è la distorsione dell'effetto desiderato. Addirittura si instilla il dubbio di un privilegio castale, e questa sarebbe l'ennesima ingiustizia somministrata alle vittime. Ce ne siamo accorti anche con la pubblicazione online della lista di docenti ebrei e con il boicottaggio proposto alla letteratura israeliana. Serpeggia l'insinuazione della Shoah deformata come una sorta di ideologia privilegiata. Negli stessi giorni in cui la Torino democratica, giustamente, difendeva la scelta di invitare Israele alla Fiera del Libro, non è stata prestata l'attenzione dovuta alla spedizione punitiva contro un gruppo di cittadini rumeni. Col pericolo di instaurare una sproporzione fra memoria delle atrocità del passato e insensibilità per la xenofobia contemporanea. Quando vado nelle scuole a parlare in occasione della Giornata della Memoria, ripeto sempre che la lezione della storia deve tradursi in un interrogativo attuale: saremmo disposti a sopportare di nuovo la discriminazione e l'esclusione del diverso, prima ridotto a ospite ingrato e poi destinato all'eliminazione? La pedagogia della Shoah rappresenta uno strumento prezioso che deve adeguarsi alla novità del contesto multietnico. Suscitare interrogativi, promuovere comportamenti, indurre a mettersi sempre nei panni dell'altro. Altrimenti gli ottimi propositi di immedesimazione nella tragedia ebraica possono risultare controproducenti.

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Quell'uomo in esilio da israele racconta il dolore di un popolo ferito - roberto nepoti berlino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacoli Padre e figlio nemici si ritrovano nel film "Restless" del regista Amos Kollek Quell'uomo in esilio da Israele racconta il dolore di un popolo ferito ROBERTO NEPOTI BERLINO Da molti anni Moshe è in esilio volontario da Israele. La sua terra promessa era l'America, paradiso delle possibilità; ma ora l'uomo vivacchia di piccoli traffici, poi, di sera, recita le sue poesie per gli avventori di un bar yiddish. Tra i proprietari del locale, un ex-ufficiale superiore, che ora traffica in armamenti strategici con gli Usa. Nella valle del Giordano c'è Tzach, il figlio che Moshe non ha mai conosciuto. è tiratore in un'unità d'élite dell'esercito israeliano e va a cercarsi le missioni più pericolose; un giorno ferisce accidentalmente, in modo grave, un ragazzino palestinese e deve congedarsi. Decide allora di andare a New York, a cercare il padre da cui si sente tradito, e che odia. Film in concorso del regista israeliano Amos Kollek, Restless ha personaggi fatti di carne e sangue, gente ferita di cui non è difficile condividere le emozioni. Senza perdere le loro qualità umane, tuttavia, i caratteri principali possono essere anche visti come delle metafore. Moshe, i cui versi parlano di un Paese che "ha tradito i propri figli e le proprie speranze", è l'anima delusa d'Israele, quella che non vede soluzioni nella violenza pur conservando la nostalgia della propria terra ("Noi ebrei siamo di casa in tutto il mondo, ma dove potremmo esserlo di più che a Tel Aviv o a Gerusalemme?"). Tzach rappresenta il versante "falco", aggressivo e revanchista; eppure si aprirà alle ragioni della convivenza: prima che col padre, con un gruppo di palestinesi incontrati per caso. E c'è anche Yolanda, già soldatessa in Irak ma ancora capace di sperare. Un dramma familiare con sottotesto pacifista: forte e chiaro, senza bisogno di proclamarlo.

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Papa ratzinger il presidente e il caso israele - rolando picchioni * (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Torino Le trattative della Fiera del Libro Papa Ratzinger il presidente e il caso Israele ROLANDO PICCHIONI * Siamo uomini di questo mondo e sappiamo bene come nasce un titolo di giornale. Però, a volte, quando le necessità di sintesi si combinano con le tentazioni virtuosistiche si rischia di sottostimare l'impatto delle parole e di innescare pericolose incomprensioni. è stata felice la penna di Paolo Griseri a cogliere e restituire ragionamenti complessi che sottoscrivo dalla prima parola all'ultima. Stupefacente, invece, la scelta di titolare "Così ho risolto il caso Israele: mi ha ispirato papa Ratzinger". Innanzitutto voglio ribadire che personalmente non ho risolto nulla. Non mi sono mai rivestito in vita mia di panni altrui. E la conduzione dell'intera vicenda è frutto dell'impegno congiunto dei vertici di Regione, Provincia e Comune, che non hanno mai abbandonato la Fiera. Allo stesso modo non è mai esistito alcun "caso Israele", ma solo una straordinaria occasione che ha offerto alla Fiera l'opportunità di rafforzare la propria vocazione al dialogo e all'apertura e, in definitiva, di crescere ulteriormente in statura civile. Infine trovo inopportuna la scelta di enfatizzare il riferimento a papa Ratzinger. E non solo come atto di rispetto e sensibilità verso i tanti amici della Fiera di fede ebraica o musulmana, con i quali da mesi stiamo portando avanti e tessendo un rapporto fatto di ascolto, di costruzione e di collaborazione. La frase "La vera immoralità in politica è l'assenza di ogni compromesso", fu pronunciata dall'allora cardinale in un teatro di Torino come annotazione sul senso nobile della parola compromesso: un monito laico sulla necessità di far prevalere sempre il bene comune contro ogni forma di integralismo. Che è sempre in agguato e rischia di distruggere con una sola parola maliziosamente interpretata. * Presidente Fondazione per il Libro.

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Conflitti e dialoghi scatti su ipotesi di pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIV - Napoli LA FOTOGRAFIA Conflitti e dialoghi scatti su ipotesi di pace Israele e la Palestina, Israele contro la Palestina. I conflitti, le ipotesi di dialogo, le volontà di stabilire la pace, a Napoli - da oggi a venerdì prossimo - verranno mostrate sotto forma di fotografie, raccolte nell'allestimento "Il cielo in casa mia". L'inaugurazione dell'esposizione è programmata con una conferenza alle 10.30 nel Chiostro della chiesa di Santa Maria la Nova, dove dopo un dibattito sarà anche proiettato il documentario "Inshallah", diretto da Elio Capolupo e prodotto da Ugo Capolupo in collaborazione con l'associazione Arpa e Icahd. Il film segue un percorso di testimonianze che si intrecciano alle immagini delle vecchie case rimaste in piedi per metà, o sprofondate sotto i colpi dei bulldozer. Mentre negli scatti di Virginia Paradinas, Anna Da Sacco e dei responsabili di activestills. org si osservano check-point, villaggi, leader politici, militari e famiglie accampate. (g. v.).

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"donne in nero", la testimonianzadi una realtà SCOMODA E POCO CONOSCIUTA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Alla ubik UN INCONTRO per far conoscere meglio una realtà scomoda e di cui non si ha spesso un'informazione completa. E' il senso dell'appuntamento odierno che avverrà alle 18 nella libreria Ubik di Savona. Corinna Vincenzi, fondatrice e una delle rappresentanti nazionali dell'associazione "Donne in nero", racconterà la sua esperienza di viaggio all'interno della Striscia di Gaza. Un reportage all'interno dei 40 chilometri in cui vivono quasi un milione e mezzo di palestinesi. Una realtà che si trova spesso in mezzo ad interessi che contrappongono lo stato di Israele e gruppi integralisti islamici che nulla fanno per favorire la nascita di condizioni di vita dignitose per gli abitanti di questo territorio. In questo contesto, nel 1967, nacque il movimento "Donne in Nero". Allora alcune pacifiste israeliane, vestite di nero, si riunirono ogni venerdì per un'ora a Gerusalemme Ovest in silenzio per protestare contro l'occupazione del territorio. Un'occupazione che ha fatto scuola. Dal '90, donne palestinesi ed europee ne seguirono l'esempio in tutto il mondo. "Il nostro è il resoconto di una visita nei territori occupati di Gaza e Cisgiordania effettuata da otto donne di "Donne in nero contro la guerra" e una giornalista - racconta Corinna Vincenzi -. Vogliamo creare reti di solidarietà". R. D. N. 15/02/2008.

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Ferrara e il partitodei neofondamentalisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Dino cofrancesco Forse la definizione migliore del fondamentalismo è quella che ne fa l'eliminazione sistematica del chiaroscuro ovvero di quelle zone fragili e problematiche dell'esistenza che caratterizzano l'ottanta per cento dei rapporti sociali. Proprio perché non ci è dato scegliere tra il buio profondo della notte e la luce abbagliante del giorno, tra il Male e il Bene, tra la Verità e l'Errore, ma sempre tra mezze verità, tra beni ambigui e tra candele sempre in procinto di estinguersi, l'humana condicio ha avuto in sorte un privilegio, non sempre facile da sopportare, la libertà. C'è libertà perché c'è incertezza: se in morale, in politica, in economia regole, leggi e principi recassero l'imprint della Ragione, la democrazia non avrebbe alcun senso, come non ne avrebbe il mettere ai voti il teorema di Euclide o la legge della relatività di Einstein. È questa malinconica consapevolezza che rende lo spirito di crociata così estraneo alla civiltà occidentale e che porta l'uomo moderno a tenere distinti il corpo dall'anima, le passioni morali e le convinzioni filosofiche di ciascuno da quegli accordi pragmatici che riguardano il modo di darsi il minor fastidio reciproco possibile e di ottenere la maggior collaborazione auspicabile nella gestione della cosa comune. Da qualche tempo, però, quella separazione che per secoli ha messo gli individui al riparo dal fanatismo e dall'intolleranza e ne ha garantito, con l'habeas corpus, il rispetto dei diritti e la libertà di pensiero, viene messa in forse. A contestarla è un partito trasversale, che, con "spiegazione chiara e semplice", è arrivato alla conclusione che ci sono temi, come l'aborto, che non possono essere lasciati fuori della politica , riguardando "beni non negoziabili" per i quali si rende doveroso attivare un vero e proprio conflitto di civiltà, un nuovo Kulturkampf. "Sono temi più importanti dell'Ici o della Malpensa", scrive un vecchio einaudiano come Francesco Forte a Giuliano Ferrara, sul Foglio di giovedì, in appoggio alla sua "campagna autenticamente liberale sul fondamento e sui confini del diritto di tutti gli esseri umani alla propria libertà". Per l'economista torinese, va posto un "confine contro l'aborto come metodo eugenetico e come metodo di controllo delle nascite, che tolgono ai futuri il diritto a essere liberi di esistere come esseri umani, non di poter esistere solo se lo hanno deciso illustri genetisti con l'aiuto di illustri matematici, che hanno costruito i modelli dell'uomo giusto ecocompatibile". Per far tornare l'entusiasmo, basta poco a Forte: qualcuno che tolga il crepuscolo dalla valle di lacrime in cui è condannato il genere umano e abbia il coraggio di ridisegnare il mondo mettendo da una parte i "giusti d'Israele" che si battono contro l'edonismo, il cinismo, il pornografismo disinibito della società contemporanea e, dall'altra, i nuovi Frankenstein che manipolano, spregiudicati e crudeli, cellule, embrioni, feti in una sorta di mattatoio genetico, ben nascosto nei laboratori medici che oggi rinnovano le sperimentazioni della malanima del Dr. Mengele. Se le cose stessero davvero in questi termini non resterebbe che armarsi (per ora, solo metaforicamente) ricordando, con Benedetto Croce, che i beni spirituali contano di più delle istituzioni politiche o degli assetti economici. Sennonché, tra i Forte e i Ferrara, da un lato, e gli Stranamore dello scientismo, dall'altro (nel nostro Paese, qualcuno se ne trova), c'è la vastissima terra di mezzo di quanti, sia nelle questioni di etica pubblica che in quelle di bioetica, rimangono incerti e perplessi per la natura stessa delle sfide tecnologiche che comporta distinzioni tanto più accurate quanto più complesse e casistiche tanto più necessarie quanto più rischiose. Per fare un esempio facile, qualora la manipolazione genetica consentisse di aumentare le aspettative di vita del nascituro, eliminando fattori di gravi malformazioni e di morti precoci, ce la sentiremmo di metterla al bando con tranquilla coscienza? Ci sono interventi sul corpo umano ammessi da tutti - l'operazione chirurgica per estirpare un tumore - altri proibiti da tutti - "l'aborto di Stato nelle tirannie o nelle democrazie asiatiche in cui le bambine si scartano perché inutili o dannose alla determinazione dell'asse ereditario e patrimoniale", giustamente stigmatizzato da Ferrara - altri, ancora, oggetto di interminabili ma comprensibili dispute tra filosofi, bioeticisti, scienziati, giuristi. Per quanto riguarda questi ultimi, che costituiscono la stragrande maggioranza dei "dilemmi tragici", vogliamo affidare alla Chiesa, o ad altre agenzie religiose o laiche, come la "società degli atei razionalisti", la competenza esclusiva in materia? Vogliamo gettarli nell'arena politica e farne la nuova, invalicabile e ontologica, linea divisoria tra bianchi e neri, riattivando odi e passioni teologiche che si ritenevano spenti da secoli? Forte, come altri intellettuali non conformisti, si è convinto delle buone ragioni di Ferrara, e fin qui nulla da eccepire, anche perché Il Foglio, se non altro, richiama l'attenzione su aspetti inaccettabili di certe pratiche sociali. È la maniera di figurarsi gli avversari, invece, che ha poco a che vedere con il liberalismo ed anzi ne costituisce la negazione più insidiosa. Quando a chi non la pensa come noi vengono fatti indossare i panni del medico aguzzino di Auschwitz, finisce il dialogo e comincia la guerra all'ultimo sangue. Forse lo hanno capito Silvio Berlusconi e Walter Veltroni che non sembrano gradire, tra le proprie file, né i neo-legionari di Cristo né i revenants dell'anticlericalismo positivista. 15/02/2008 aborto e eticaQuando a chi non la pensa come noi vengono fatti indossare i panni del medico aguzzino, finisce il dialogo 15/02/2008.

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Hezbollah: guerra aperta ai sionisti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

LIBANO, MENTRE GLI ANTISIRIANI RICORDAVANO L'ASSASSINIO DI HARIRI Hezbollah: guerra aperta ai sionisti Nasrallah al funerale del leader ucciso [FIRMA]LORENZO TROMBETTA BEIRUT Tra Israele e Hezbollah è ormai guerra aperta e il Libano è sempre più spaccato in due. E' quanto emerge dalla rabbiosa - quanto piovosa - giornata di ieri che ha visto le piazze di Beirut dividersi, ancora una volta, per commemorazioni dei rispettivi martiri eccellenti. Da una parte, la maggioranza parlamentare antisiriana, scesa con decine di migliaia di seguaci nella centrale Piazza dei Martiri per il terzo anniversario dell'uccisione dell'ex premier libanese Rafiq Hariri. Dall'altra, il movimento sciita Hezbollah, che nella periferia meridionale di Beirut, sua tradizionale roccaforte, ha radunato altre centinaia di migliaia di libanesi per i funerali di Imad Mughniyeh, l'alto responsabile della sicurezza del Partito di Dio ucciso in un attentato a Damasco martedì scorso. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, parlando dal palco del "Pala-Martire" (edificio allestito dopo la guerra del 2006) a pochi metri dal feretro di Mughniyeh, ha detto che Israele "ha superato i limiti" uccidendo Mughniyeh "fuori dai confini naturali del campo di battaglia". "Io dico ai sionisti: se volete questo tipo di guerra aperta, bene, che sia!", ha ammonito Nasrallah di fronte al ministro degli Esteri iraniano Manushehr Mottaki - per l'occasione giunto a Beirut da Teheran, via Damasco - e a una folla di sostenitori riparatisi dalla pioggia sotto un tappeto di ombrelli neri. L'annuncio di Nasrallah segna un'importante svolta nella strategia del Partito di Dio che ufficialmente ha sempre condotto la sua lotta contro Israele all'interno dei confini libanesi o, se attaccato, puntando i propri razzi katiuscia soltanto contro obiettivi situati nello Stato ebraico. Il leader sciita ha inoltre ammesso che Mughniyeh, la cui uccisione a Damasco è avvolta ancora nel mistero, ha svolto un ruolo chiave nella guerra con Israele del 2006 e nella preparazione dei miliziani del movimento "nelle future guerre che Israele potrebbe scatenare". Nasrallah ha quindi aggiunto: "Che il nemico sappia che ha commesso una grande follia uccidendo Mughniyeh. Il crimine dei sionisti ci fornisce nuovo impeto per continuare il nostro cammino su scala maggiore", ha proseguito il leader del Partito di Dio, ammonendo che la guerra del 2006 "continua". Le parole infuocate del leader sciita sono state precedute da quelle altrettanto minacciose del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, lette in persiano dal ministro Mottaki durante i funerali: "Il sorriso di soddisfazione sulle facce dei criminali sionisti non rimarrà a lungo. Milioni di Mughniyeh sono pronti ad unirsi ai combattimenti contro gli occupanti", ha detto Ahmadinejad. Mentre la bara del "martire combattente", avvolta dalla bandiera giallo-verde della milizia sciita e continuamente inondata di petali di fiori, veniva trasportata da una marea umana nei viali di Ruweiss, sobborgo della periferia meridionale di Beirut, risuonavano ormai lontane le accuse al fronte siro-iraniano che solo poche ore prima avevano invece riempito Piazza dei Martiri, ribatezzata ancora una volta "Piazza della Libertà". Dalle 10 del mattino, migliaia di sostenitori del partito "il Futuro" del clan sunnita degli Hariri, quelli cristiani delle "Forze libanesi" e delle Falangi, quelli drusi del Partito social progressista di Walid Jumblatt, erano infatti affluiti da varie regioni del Libano, non solo per ricordare l'attentato che nel 2005 uccise l'ex premier Hariri e altre 22 persone, ma anche per ricordare che una parte del Libano non è con l'Iran o con la Siria, bensì con gli Usa e con i Paesi arabi del Golfo.

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Israele: "Presto ci libereremo di Hamas" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele ufficialmente tace. Come nelle ore successive al bombardamento della base siriana, cinque mesi fa, politici e generali lasciano che siano gli altri a rilasciare dichiarazioni, avanzare ipotesi, puntare il dito. "Non abbiamo alcun commento" ripete il portavoce del ministero degli Esteri Arye Mekel. Bocche cucite sull'origine della bomba che martedì notte ha polverizzato il super ricercato Imad Mugniyeh ma anche sulla minaccia di guerra totale lanciata ieri dal leader di Hezbollah Nasrallah dalla piazza di Beirut listata a lutto. Eppure, anche il silenzio ha il suo linguaggio. Tra i corridoi della Knesset e ai piani alti dello Stato Maggiore circola una battuta "Haniyeh fa rima con Mughniyeh", come dire senza esporsi che al numero uno di Hamas nella Striscia di Gaza potrebbe toccare la stessa sorte del collega protetto da Damasco. Ismail Haniyeh da giorni vive in clandestinità: Hamas conosce a fondo l'avversario e sa leggere oltre i no comment. "L'intervento a Gaza è cosa decisa, tempo poche settimane e vedrete come ci libereremo di Hamas nel giro di una giornata" rivela una fonte interna agli apparati di sicurezza israeliani. I ripetuti annunci del ministro della Difesa Barak di una larga imminente operazione a Gaza e le successive smentite sarebbero banalissimo fumo negli occhi: "Non siamo i soli a volere l'eliminazione di Hamas, lo chiede l'Autorità Nazionale palestinese del presidente Abu Mazen, la Giordania, l'Egitto, preoccupatissimo per la frontiera di Rafah. Certo, non lo ammetteranno mai ufficialmente, e quando avremo finito il lavoro ci condanneranno tutti. Ma poi, sotto sotto, festeggeranno". Una delegazione di Hamas guidata da Mahmoud el-Zahar è arrivata ieri al Cairo per discutere la chiusura del confine con il Sinai. Israele non se ne cura, spiega un'altra fonte, a Tel Aviv: "L'Egitto non ha alcun interesse a sostenere Hamas, come non ne ha nella Striscia di Gaza. Dopo gli accordi di Camp David il premier Begin offrì Gaza a Sadat, un pacchetto comune con la resa del Sinai. Lui non volle, Sadat disse no grazie". Oggi le cose non sembrano essere cambiate granché: "L'errore è stato lasciar correre Hamas alle elezioni. Ariel Sharon non voleva, ma la Casa Bianca insistette, Condoleezza Rice soprattutto, gli americani non capiscono bene il Medioriente". Adesso la situazione è a un punto di non ritorno. Nelle ultime tre settimane la tensione, tra pioggia di razzi Qassam e raid aerei israeliani, è cresciuta in modo esponenziale. Il problema è Hamas: Israele l'ha ripetuto in questi giorni ai partner regionali, al Cancelliere tedesco Angela Merkel durante la visita di Olmert, agli egiziani, ai turchi, a Washington. Il dado è tratto e la morte del leader di Hezbollah sponsor militare di Hamas assomiglia a un avvertimento.

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"per gol ci rimasi malissimo" - franca selvatici (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina VIII - Firenze Sei studenti di scienze politiche sono accusati di aver impedito all'ambasciatore israeliano di parlare "Per Gol ci rimasi malissimo" Il rettore al processo sui tafferugli all'università FRANCA SELVATICI "Io sono rimasto malissimo perché si è impedito di parlare a un ambasciatore, al rappresentante di un paese straniero". Il rettore dell'università di Firenze Augusto Marinelli ha deposto ieri in tribunale al processo contro sei studenti del collettivo di scienze politiche accusati di aver disturbato con grida, insulti e pesanti contestazioni, il 22 febbraio 2005 in un'aula della facoltà di giurisprudenza, la lezione dell'ambasciatore israeliano Ehud Gol. Gli studenti, accusati di inosservanza degli ordini dell'autorità e di disturbo del pubblico incontro con l'ambasciatore, impedirono per circa 20-25 minuti l'avvio della lezione. Srotolarono uno striscione, sventolarono due bandiere della Palestina, con l'aiuto di un megafono pronunciarono frasi incendiarie contro Israele, contro Sharon e contro lo stesso ambasciatore Gol. L'incontro cominciò soltanto quando la Digos riuscì ad allontanare dall'aula i contestatori che, ha detto il rettore, "opponevano una resistenza passiva". L'ambasciatore rimase disgustato da quella che definì "una manifestazione di odio", e uscì dall'incontro convinto che, a differenza che nel resto d'Italia e d'Europa, in Toscana fermentassero i veleni dell'antisemitismo e dell'intolleranza. Ieri in aula è stato proiettato il video girato durante le contestazioni. Appena il rettore prende la parola, si scatena una decina di contestatori: "Palestina rossa, Palestina libera, Intifada, assassini, vergognatevi, buffoni, fascisti, Sharon boia". Gli studenti, difesi dall'avvocato Gustavo Leone, sostengono che l'incontro era "una provocazione", "un'operazione di propaganda tesa a dipingere Israele come portatore di pace nell'area mediorientale". E protestano perché, a loro giudizio, è stato vietato il dissenso. Il rettore Marinelli ha ricordato, per contro, che pretendevano di non far parlare l'ambasciatore, "in quanto rappresentante, secondo loro, di un paese fascista, di un popolo di assassini". Una richiesta evidentemente irricevibile. L'incontro era stato organizzato dal professor Stefano Mannoni, docente di storia delle costituzioni moderne. "Nel novembre 2004 - ha spiegato ieri in aula - c'era stato l'incontro fra Sharon e Abu Abbas. Così nacque l'idea di un ciclo di lezioni sulle prospettive di pace in Medio Oriente. Scrissi sia all'ambasciatore israeliano che al rappresentante in Italia dell'Autorità palestinese, che sarebbe venuto in una data successiva". "Quando è cominciata la contestazione - ha proseguito il professore - abbiamo tentato di riportare la calma. Poi mi sono posto il problema se doveva andare via l'ambasciatore o loro. Ho chiesto l'autorizzazione del rettore per sollecitare l'intervento delle forze dell'ordine. Eravamo di fronte a una minoranza prepotente che impediva all'ospite di parlare e ai presenti di rivolgergli delle domande. Infine la lezione è cominciata ma è stata molto tesa. Io mi sentivo indignato, scandalizzato, disgustato. L'ambasciatore si è molto arrabbiato, si è sentito leso sia come persona che come rappresentante dello Stato di Israele". Il processo riprende fra quasi un anno, nel gennaio 2009.

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Alla Ubik si parla di Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Savona Alla Ubik si parla di Palestina Alle 18 alla libreria Ubik di Savona incontro dal titolo "Viaggio a Gaza. Donne in nero contro la guerra". Interviene Corinna Vincenzi, fondatrice e una delle rappresentanti nazionali dell'Associazione "Donne in Nero". Vincenzi racconterà la drammatica esperienza vissuta in prima persona in un viaggio nei territori della striscia di Gaza, teatro di decennali conflitti e soprusi subìti dalla popolazione palestinese. Nei 40 km della striscia di Gaza vivono quasi 1 milione e mezzo di palestinesi. L'assedio della striscia da parte degli Israeliani si configura come una forma di punizione collettiva contro i civili palestinesi. Da giugno 2006 tutti i valichi sono chiusi.

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RAGAZZE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ALLA FIERA IO CI ANDRO' Cattive DI PERCHE' BOICOTTARE NON HA SENSO: ASCOLTARE E' MEGLIO CHE TAPPARSI LE ORECCHIE RAGAZZE ALESSANDRA MONTRUCCHIO Esiste un'iniziativa della Fiera del Libro che si chiama "Adotta uno scrittore". Ogni anno, i ragazzi di una scuola incontrano più volte uno scrittore piemontese, e parlano con lui di letteratura e altro. Lo scopo è far capire che gli scrittori non sono tutti morti da secoli e che i libri non sono spore extraterrestri: la letteratura è viva, vegeta e quotidiana. A questa iniziativa partecipo anch'io da anni, e la trovo benemerita - come tante iniziative della Fiera e come la Fiera stessa: avete presente in quante abitazioni non esiste un solo libro? sapete che cosa significhi, per chi non ha mai un libro accanto, toccarne finalmente uno? Legge chi conosce il libro come oggetto quotidiano; e il primo passo verso la quotidianità del libro, verso la normalità della sua presenza in ambito domestico, è abituarsi ad averne tanti intorno. Grazie alla Fiera, molti che non hanno alcuna familiarità coi libri vi vengono a contatto. Per di più l'evento attira il turismo, sia culturale sia tradizionale: dalle Olimpiadi in poi molti italiani approfittano delle giornate al Lingotto anche per visitare i nostri musei e le nostre piazze. Adesso, le polemiche per la presenza di Israele, e a poco valgono i comunicati della Fiera; a poco vale che l'anno prossimo sarà ospite un Paese arabo, l'Egitto; a poco valgono le parole di scrittori come Avraham B. Yehoshua, un israeliano che già anni fa raccomandava al proprio Stato la cessione dei territori occupati. Si è arrivati al boicottaggio. Che cosa succederebbe, se il boicottaggio avesse successo? Lo Stato di Israele non ne avrebbe danno, né per questo rivedrebbe la propria politica; la Fiera del Libro, invece, un danno lo subirebbe - e di conseguenza lo subirebbero gli appassionati di letteratura, gli addetti ai lavori del mondo librario e i torinesi in generale. Ma un boicottaggio non ha quasi mai successo. Al di là di torti e ragioni, spesso porta alla vittoria dello schieramento opposto. Nel caso specifico, Israele ci sarà e moltissima gente andrà ad ascoltarne le voci: più di quanta ci sarebbe andata senza le polemiche. Io ci andrò. Non voglio perdere l'occasione di incontrare quegli scrittori, sia perché ne sono una lettrice, sia perché (proprio perché) ho diverse remore sulla politica israeliana. Dubito che mi capiterà ancora di poter ascoltare ciò che sulla situazione in Medioriente hanno da dire degli intellettuali che in Medioriente ci vivono. E l'anno prossimo andrò ad ascoltare gli intellettuali egiziani. Ascoltare non è sempre e comunque meglio che tapparsi le orecchie perché non ci piace la voce di chi sta parlando?.

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Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

PRESENTAZIONE Le "Madri" di Barbara Cupisti per una sera da Artintown Il dolore per la perdita di un figlio, che sia vittima o carnefice, non ha bandiere: è profondo e straziante, ingiusto e incomprensibile, non ci sono differenze legate alla razza o al credo. E' questo il messaggio, forte, che arriva dal film "Madri" di Barbara Cupisti che viene proiettato a Torino martedì 19 alle 21 da Artintown, via Berthollet 25. Girato tra Israele e Palestina, è basato sulle testimonianze delle madri che vivono in questa terra dilaniata da una guerra infinita e che hanno vissuto la tragica e dolorosa esperienza di non vedere rientrare a casa i figli. Il film racconta conflitti e drammi privati che sono anch'essi storia: di dolore, di morte, di speranza, di compassione. C'è la mamma di Malki, 15 anni, vittima di un kamikaze alla pizzeria Sbarro a Gerusalemme nel 2002, e quella Izz, il ventunenne di Jenin autore dell'attentato. Le donne protagoniste del lavoro, distribuito con Ucca e Rai Cinema, hanno idee, estrazioni culturali e sociali diverse ma tutte condividono un desiderio, che non è politico o ideologico ma è un messaggio che viene dal cuore: non ci devono più essere innocenti a pagare per colpe non loro. La serata è organizzata per presentare la quinta edizione di "Giovane e Innocente", concorso per saggi e articoli di critica cinematografica su web organizzato da Effettonotte Online. L'ingresso è libero. Info: www.effettonotteonline.com. \.

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L'omicidio di Dhahyye, errore che Israele pagherà caro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa araba "L'omicidio di Dhahyye, errore che Israele pagherà caro" L'Europa rischia di subire le conseguenze dell'omicidio in Siria del comandante militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, attribuito da più parti al Mossad. E' la tesi del quotidiano arabo al-Quds al-Arabi, che prevede una dura vendetta di Hezbollah contro obiettivi israeliani nel resto del mondo e in particolare nei paesi europei. "Israele", spiega un fondo non firmato, "trasferendo la disputa con Hezbollah fuori dal Libano", ha commesso "un gravissimo errore". L'Europa, ricorda il quotidiano, ha già pagato a caro prezzo il conflitto israelo-palestinese, ma con l'omicidio di Mughniyeh "potrebbe pagarne uno ancora più alto".

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Beirut spaccata nel giorno dei lutti contrapposti. e nasrallah minaccia israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A ciascuno il suo martire e il Libano non c'è più Beirut. Mai come ieri si è avvertita la profonda e pericolosa rottura che lacera da tempo la società libanese. Una giornata interminabile, segnata prima dalla manifestazione in Piazza dei Martiri (nel cuore del ricco centro della capitale), indetta per ricordare il terzo anniversario dell'uccisione di Rafik Hariri, e, subito dopo, dai solenni funerali a Dahyieh (nella periferia povera di Beirut sud) di Imad Mughnieh, leader storico del ramo militare di Hizbullah, ucciso in un oscuro attentato due giorni fa a Damasco. A dividere, fisicamente, i militanti sciiti da quelli sunniti, erano stati mobilitati circa 10 mila soldati e installati chilometri di impenetrabili barriere di filo spinato dell'ultima generazione, simboli tangibili del baratro che ormai separa le due comunità musulmane libanesi, gli sciiti (che insieme alla componente cristiana rappresentata dal generale Aoun formano l'opposizione da più di un anno) e i sunniti (che insieme ai drusi del sempre più bellicoso Jumblatt e i cristiani maroniti di Geagea e Gemayel fanno parte dello schieramento del 14 marzo attualmente al governo). Due mondi sempre più lontani e ostili, due dimensioni culturali e politiche che non hanno più niente in comune e che si riconoscono sempre più apertamente in due schieramenti internazionali tra loro in conflitto: Stati Uniti e regimi arabi moderati da un lato; Iran e Siria dall'altro. Una distanza per altro accentuata dal diverso atteggiamento nei riguardi di Israele, il paese confinante che da decenni pesa come un macigno sul destino politico del Libano e che, dato più che eloquente, non è comparso ieri nei numerosi discorsi dei leader della coalizione del 14 marzo (uniti dalla critica esplicita e violenta nei riguardi di Hizbullah) proprio nel giorno dei funerali di Mughnieh. Lo stesso giorno in cui è comparso, evento di per sé emblematico, il leader carismatico di Hizbullah, Nasrallah, che ha minacciato senza mezzi termini Israele: "Avete ucciso Mughniyeh al di fuori del territorio naturale di guerra, avete attraversato la linea rossa. Se volete questo tipo di guerra aperta, che così sia". Parole inquietanti in quanto dette da un uomo politico ben noto per la sua dura coerenza e che gli israeliani, che pure negano di essere coinvolti nell'attentato a Mughniyeh, hanno preso molto sul serio con misure di massima allerta nelle ambasciate in tutto il mondo nonché nelle principali sedi politiche ed istituzionali all'interno del paese. Ecco dunque il dato che emerge in queste ore in modo inquietante. Il Libano non sembra tanto sull'orlo di una nuova guerra civile interna (quella terribile del 1975-90 fu soprattutto un conflitto tra cristiani e musulmani, oggi non riproponibile in quanto entrambe le comunità sono tra loro divise verticalmente), quanto molto vicino ad una nuova guerra contro Israele. Una guerra che potrebbe fare molto comodo non solo agli israeliani (che probabilmente punta ad una rivincita nei riguardi di Hizbullah dopo la "brutta figura" della "piccola guerra" dell'estate 2006) ma anche alle forze politiche libanesi che sanno bene che uno scontro aperto all'interno del Libano, senza l'aiuto dei paesi amici della coalizione sunnita-cristiana, si risolverebbe in pochi giorni con la vittoria schiacciante di Hizbullah. Perché il "partito di dio" è ben più forte sul piano militare del piccolo e obsoleto esercito libanese che, lottizzato com'è al suo interno tra sciiti, sunniti e cristiani di diverse tendenze, con ogni probabilità si spaccherebbe subito in caso di conflitto. Oggi, più che in passato, si sta configurando una convergenza di fatto tra gli interessi geopolitici di Israele e quelli dei partiti di varia matrice che in Libano tentano in ogni modo di contrastare l'influenza siriana e iraniana. Una alleanza che potrebbe spingere Israele a tentare un nuovo intervento militare (che qui a Beirut molti considerano probabile nei prossimi mesi), questa volta accettato da una parte vasta della popolazione libanese, esasperata dalla sempre più acuta crisi politica ed economica Il 14 febbraio 2007 è quindi una data destinata a lasciare tracce profonde nella già complessa e fragile situazione libanese. Ma anche nella vicenda regionale, sempre più segnata dal conflitto tra sunniti e sciiti che attraversa in vario modo tutto il Medio Oriente e che si intreccia alla irrisolta questione palestinese. La partecipazione del ministro degli esteri iraniano, Mottaki, ai funerali di Imad Mughnieh, proprio quando i sunniti libanesi e i loro alleati cristiani e drusi chiedevano con toni accesi la fine dell'occupazione sciita del centro di Beirut (l'opera più importante del defunto Hariri, per altro finanziata con i petrodollari dell'Arabia saudita) la dice lunga sull'involuzione del quadro libanese e medio orientale. 15/02/2008.

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BEIRUT In una Beirut blindata e bagnata da una pioggia insistente, centinaia di migliaia di persone (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Innalzando bandiere nazionali si sono riunite nella centrale Piazza dei Martiri dal primo mattino, per quella che doveva essere una prova di forza in occasione dell'anniversario dell'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri, ucciso il giorno di San Valentino di tre anni fa con un camion-bomba sul lungomare di Beirut, assieme ad altre 22 persone. Nelle stesse ore, una folla altrettanto vasta si riuniva alla periferia Sud della città per i funerali del "martire" Mughniyeh, che era assieme ad Osama bin Laden nella lista dei maggiori ricercati dagli Usa per una lunga serie di attentati compiuti in Libano e all'estero negli anni Ottanta e Novanta. Beirut quindi ancora divisa nel dolore e nell'odio. Una marea umana ha preso parte a entrambi gli eventi caratterizzati da toni molto aspri, il primo, e più concilianti, il secondo. A tenere banco al funerale di Mughniyegh è stato Hasan Nasrallah, leader Hezbollah che ha avuto parole di fuoco verso Israele annunciando che per Hezbollah, che ha il sostegno di Siria e Iran, da oggi sarà "guerra aperta" con Israele: all'interno e all'esterno dei confini del Libano e dello Stato ebraico. "Uccidendo il martire combattente Imad Mughniyeh, il nemico ha commesso una follia", ha detto Nasrallah. Poi Nasrallah ha lanciato la sua minaccia. Se il sangue dei nostri predecessori ha cacciato (gli israeliani, ndr) dal Libano, il sangue di Imad Mughniyeh cancellerà definitivamente la loro presenza. Mi rivolgo alla sua famiglia e porgo le mie condoglianze - ha aggiunto Nasrallaho - Allah benedica la vostra pazienza. Imad era tra i mujahidin sconosciuti che difendevano la patria e quelli come lui non difendono se stessi ma l'intera comunità. Dopo la loro morte abbiamo tutti il diritto di far scoprire al mondo la loro presenza, la nazione deve imparare da loro". La bara di Mughniyeh , avvolta dalla bandiera giallo-verde di Hezbollah, è stata scortata da una marea umana formata da centinaia di migliaia di persone assiepate fuori dal complesso di Ruweiss, nella periferia sud di Beirut, tradizionale roccaforte del movimento sciita. Sull'altro versante, Saad Hariri, figlio dell'ex premier morto nell'attentato del 2005, ha rivolto un appello alla riconciliazione tra maggioranza e opposizione in Libano. "La nostra mano è tesa e resterà tesa, non importa quali saranno le difficoltà - ha detto il figlio di Rafik Hariri - Chiediamo (all'opposizione) di eleggere il generale Michel Suleiman alla presidenza della Repubblica adesso e non domani, in modo che possiamo sederci insieme in un governo di unità nazionale".

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Dal nostro inviatoBERLINO - Padri e figli. Memorie lacerate e paesi in guerra. Dramm (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

FABIO FERZETTI dal nostro inviato BERLINO - Padri e figli. Memorie lacerate e paesi in guerra. Drammi di famiglia e ferite della Storia. Ormai in dirittura d'arrivo i superfavoriti sono Il petroliere di P.T. Anderson e Happy-go-lucky di Mike Leigh il FilmFest affianca in concorso due film molto diversi nei modi ma stranamente vicini nel tema. Nel contestato Feuerherz - Cuore di fuoco di Luigi Falorni, un guerrigliero eritreo spedisce a combattere le sue figlie, una appena adolescente, l'altra addirittura bambina (un falso storico secondo gli eritrei, che negano siano mai stati usati bambini-soldato durante la guerra civile, mentre per il regista la cosa è documentata, anche se il suo film "è una parabola, non un atto d'accusa"). Nell'emozionante Restless - Senza tregua, diretto dal figlio dell'ex-sindaco di Israele, Amos Kollek (qui il nodo della paternità fa tutt'uno con l'autore), un israeliano in fuga dal suo paese e da una famiglia che non voleva, affronta finalmente il figlio mai conosciuto, ormai adulto e soldato in patria. Il film di Falorni, giovane italiano che lavora in Germania, già candidato all'Oscar con La storia del cammello che piange, è semplice, piano, scorrevole, un poco edificante (superate prove tremende, la piccola protagonista troverà la forza di ribellarsi e fuggire), e strappa qualche emozione solo grazie alla drammaticità della situazione e al volto della sua attrice-bambina. Quello di Kollek è sporco, frenetico, appassionato e appassionante, come il suo antieroe vitalista e manesco, un artista fallito che vive a New York, un po' trafficando in orologi, un po' esibendosi nei bar in monologhi aggressivi e molto autobiografici alla Lenny Bruce, mentre l'ex-moglie muore in Israele e il figlio soldato, anima inquieta e esperto cecchino, uccide per errore un piccolo palestinese con cui stava giocando a pallone in un raro momento di serenità. È un modo nuovo e molto personale per stringere in un unico intreccio temi solo a prima vista lontani, rendendo bene la complessità storico-affettiva del rapporto che lega gli ebrei di Israele o della diaspora al loro passato individuale e collettivo. Anche perché Kollek, visibilmente, sa di cosa parla; mentre Falorni mette in scena un mondo remoto rischiando a ogni passo un involontario esotismo. E qui torna utile la lezione di Francesco Rosi, celebrato dalla Berlinale con un'affollata retrospettiva e un Orso alla carriera, che ha esposto con rara limpidezza il metodo distillato in tanti anni di lavoro: "Raccontare solo ciò che ho potuto verificare di persona, evitando di aggiungere elementi di finzione che potrebbero togliere verità anche al poco che sappiamo. Al punto che tanti anni fa il mio Salvatore Giuliano fu rifiutato dalla Mostra di Venezia perché preso per un documentario". Altri tempi: oggi bastano due informazioni a costruire un castello di finzioni. Mentre la "verità" viaggia, sbriciolata, sul web. Ma Rosi, a 85 anni, è ottimista. "Anche quelle briciole hanno il loro valore, purché ricomposte in un discorso unitario, un'analisi, una storia". Che è forse la sfida più ardua per il cinema frammentato e multifocale dei nostri giorni.

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Beirut, due anime del Libano in piazza Nasrallah: <Guerra aperta a Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Folle immense nei cortei contrapposti per l'anniversario della morte di Hariri e per il funerale di Moughniyah Hezbollah furiosa promette vendetta, a rischio anche l'Europa. Ma per la paralisi politica del Paese nessuno sbocco Beirut, due anime del Libano in piazza Nasrallah: "Guerra aperta a Israele".

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<I talebani attaccano per paura> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-15 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE L'intervista Il comandante delle forze Nato in Afghanistan: "Continueremo ad assistere i civili" "I talebani attaccano per paura" Il generale Bonato: "Ci temono perché li isoliamo dalla gente" DAL NOSTRO INVIATO ISLAMABAD - "Ci colpiscono perché si sentono franare la terra sotto i piedi. Sanno che i nostri aiuti alla popolazione civile contribuiscono al loro isolamento. Così, ogni attentato contro l'Isaf rappresenta il segnale della disperazione crescente tra i nemici della pacificazione dell'Afghanistan ". In questo modo il comandante in capo italiano del contingente multinazionale Isaf-Nato a Kabul, brigadiere generale degli Alpini Federico Bonato, descrive la situazione di crescenti difficoltà per i 50.000 soldati del corpo di spedizione internazionale come un punto di forza. Ieri pomeriggio ha accettato questa intervista telefonica dopo essere rientrato nel suo ufficio dall'aeroporto di Kabul, dove aveva reso gli onori alla salma del maresciallo Giovanni Pezzulo e stretto la mano al suo commilitone ferito, Enrico Mercuri, in partenza sul C130 militare diretto in Italia. Generale, i talebani si fanno sempre più aggressivi, colpiscono ormai anche il centro di Kabul. L'Isaf appare perdente. Lei era già stato in Afghanistan 5 anni fa ed è tornato dal 6 dicembre. Ha trovato la situazione peggiorata? "Per capire i mutamenti dobbiamo sempre tenere conto che per un trentennio qui hanno dominato caos, guerra civile, lotte fratricide tra mujaheddin, scontri etnici e religiosi, che hanno causato la distruzione dell'intero sistema Paese. In questa luce, i miglioramenti sono evidenti. Se poi ripenso a 5 anni fa, trovo ulteriori risultati positivi. Per esempio, viaggiando ieri nella zona dell'attentato verso Sarobi ho visto una strada asfaltata, allargata, trafficata. Durante il mio mandato come comandante di reggimento, dal settembre 2002 al gennaio 2003, ricordo invece una pista fangosa, quasi priva di auto, semiparalizzata dalle frane e dagli attentati. La forza multinazionale ha permesso la ricostruzione, facilitato la ripresa economica, aiutato il processo di normalizzazione ". Ma lei sa anche che, dopo l'indubbio sviluppo del 2002-05, dal 2006 la situazione si è fatta via via più instabile. Aumentano gli attentati suicidi, le zone controllate dai talebani, la criminalità e i rapimenti. Dopo l'attacco all'hotel Serena, il 16 gennaio, molti stranieri delle Ong hanno lasciato il Paese. Non è grave? "La nostra missione è quella di aiutare il governo afghano e di assistere e addestrare le sue nuove forze di sicurezza. Sta a loro combattere in prima fila contro gli estremisti, dare la caccia ai criminali. Un processo che prende tempo. Noi intanto continuiamo le nostre attività di assistenza ai civili. Una settimana fa ci era stata chiesto aiuto medico, specie per le donne di una zona rurale. Noi abbiamo scortato sul posto il personale femminile dell'ospedale francese. In altri casi la nostra opera ha mirato non solo a instaurare la collaborazione con i capi villaggio tradizionali, ma anche a individuare altri interlocutori, come medici, studenti, professionisti". Pensa che l'ultimo attentato vi obbligherà a ridurre le operazioni a contatto con la popolazione? "Non ritengo che cambierà nulla. La violenza si vince facilitando la normalizzazione. Continueremo ad aiutare questa gente e a mischiarci con essa. Naturalmente nella massima sicurezza. Anche se poi l'attacco isolato non si può mai escludere. In realtà, chi ci aggredisce ha paura di noi. Sa che la popolazione apprezza l'Isaf, ringrazia e ammira i nostri soldati. Ci sparano contro proprio perché noi li isoliamo dagli afghani. Ogni atto ostile è il segno del nostro successo". Come reagisce alle recenti critiche di Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada contro l'Isaf? Sostengono che ci sono due forze Nato: la loro, più aggressiva nei confronti dei talebani, e quella più passiva, composta da Germania, Francia e Italia. E chiedono una rotazione dei contingenti nelle aree più ostili. "Lo so. Ma sono questioni che vanno poste a livello molto diverso. Non sta a me rispondere. Posso dire che al mio comando di Kabul ho soldati italiani, francesi e turchi. Tutti continueranno a fare il loro dovere secondo il mandato originario: aiutare la costruzione della polizia e delle forze militari afghane. E di recente i massimi generali americani di Isaf sono venuti a farci i complimenti per il nostro lavoro". Fronte unito Sopra, il videodiscorso di Nasrallah, leader di Hezbollah: "Il sangue del nostro martire distruggerà lo Stato sionista". A fianco, il ministro degli Esteri iraniano Mottaki attacca le "operazioni criminali" di Israele Lorenzo Cremonesi.

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La minaccia di Hezbollah <È guerra aperta a Israele> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-02-15 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE Piazze divise Presente l'iraniano Mottaki. E l'"altra Beirut" commemora Hariri La minaccia di Hezbollah "è guerra aperta a Israele" Tensione ai funerali di Mughniyeh, l'ingegnere del terrore Le autorità dello Stato ebraico avvertono le ambasciate e chiunque voglia andare all'estero sul rischio di attentati DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - I soldati israeliani tra le montagne a nord, al confine con il Libano, sono in allerta. E con loro i turisti che progettano una vacanza nel Sinai o in Thailandia. Il monito di Hassan Nasrallah riecheggia dagli schermi giganti a Beirut: "è guerra aperta". Tzipi Livni, ministro degli Esteri, scaccia l'intimidazione ("viviamo sotto le minacce da sempre "). L'ufficio per il contro terrorismo avverte le ambasciate e chiunque possa andare all'estero: "State lontani dai bersagli o dai gruppi identificati come israeliani". Il governo di Ehud Olmert non ha reagito all'accusa del leader di Hezbollah, la strategia scelta dopo l'eliminazione di Imad Mughniyeh a Damasco è l'ambiguità. Nasrallah non ha dubbi: "Voi avete ucciso Imad fuori dal territorio naturale di guerra, voi avete valicato le frontiere. Il suo sangue contribuirà alla scomparsa dello Stato sionista. Se volete questo tipo di scontro, lo avrete". Il feretro di Mughniyeh è coperto dalla bandiera gialla del movimento sciita. Diecimila persone sono venute a celebrare il "martire". Manucher Mottaki, ministro degli Esteri iraniano, è arrivato con un messaggio del presidente Mahmoud Ahmadinejad, che attacca "le operazioni criminali" di Israele. Chi non può entrare nella grande sala allestita nel sud di Beirut, aspetta fuori sotto la pioggia. Come gli altri manifestanti, che dalla parte opposta della città, hanno ricordato Rafik Hariri, l'ex premier fatto saltare da un camion bomba tre anni fa. Il figlio Saad - guida la maggioranza parlamentare che sostiene il governo di Fuad Siniora - è circondato dai colori della bandiere libanesi. Rosso e bianco si rispecchiano nei copricapi dei leader religiosi drusi. Parla lui e parla Walid Jumblatt. Accusano la Siria di tenere ancora in ostaggio il Paese. "Noi vogliamo un presidente della Repubblica e vi assicuriamo che avremo un presidente", scandisce Hariri. La prossima sessione per eleggere il nuovo capo dello Stato è prevista per il 26 febbraio, dopo 14 rinvii. Michel Suleiman, capo di Stato maggiore e il candidato che potrebbe raccogliere più consensi, esclude che il Paese possa ricadere nella guerra civile. Avverte: "La crisi politica deve essere risolta al più presto, perché la bomba a orologeria continua a ticchettare". Il tic tac è scandito dall'opposizione, da Hezbollah e dagli altri partiti legati a Damasco. Ai funerali di Mughniyeh, Nasrallah ha tralasciato per un giorno il fronte interno. Il bersaglio è Israele. La guerra dell'estate del 2006 - minaccia - "non si è mai interrotta. Noi continuiamo a combattere. Non è in vigore alcun cessate il fuoco nel Sud". I commentatori israeliani hanno bilanciato pro e contro dell'autobomba che martedì ha staccato "la testa del serpente". L'"ingegnere" di Hezbollah era il capo dell'apparato clandestino, super ricercato anche dagli americani che gli avevano messo sulla testa una taglia da 5 milioni di dollari. "è improbabile che il Mossad vada a riscuotere il premio", ironizza un analista. Mughniyeh era l'uomo di collegamento con l'Iran. Che continua a muoversi per confermare il ruolo di potenza regionale. Ahmadinejad ha annunciato la prima visita in Iraq, il 2 di marzo. Milizie sciite Il feretro di Mughniyeh portato a spalla dagli Hezbollah, le milizie sciite libanesi GUARDA il video su www.corriere.it Davide Frattini.

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Il genio degli ebrei: orgoglio e pregiudizi alle radici di un mito (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-02-15 num: - pag: 56 categoria: REDAZIONALE Giudaismo Un saggio di Sander L. Gilman Il genio degli ebrei: orgoglio e pregiudizi alle radici di un mito di GIOVANNI MARIOTTI P er secoli i cristiani hanno nutrito la convinzione malsana che gli ebrei fossero più intelligenti. Li chiamavano "perfidi "; ma cos'è la perfidia se non intelligenza maligna? Quegli "ospiti" erano acuti e lesti negli affari. L'Europa se ne fece una ragione, riducendo l'intelligenza ebraica a sagacia e furbizia. Ma oggi, dopo Marx, Freud, Einstein, Kafka, Proust, considerare gli ebrei solo bravi mercanti o bravi finanzieri non è possibile (anche se, in affari, non sembrano aver perso la mano). Resta la convinzione imbarazzante (ma tutto è imbarazzante e "delicato", dopo la Shoah) che siano supremamente intelligenti. Non tutti, per la verità. Come risulta da indagini americane sul quoziente d'intelligenza, ed è opinione corrente in Israele e altrove, i sefarditi (provenienti da antiche comunità iberiche, dal Nordafrica e dal Medio Oriente) sono nella media. Lo stesso si dica delle donne ebree. E allora? Allora l'ebreo "geniale" sarà maschio e ashkenazita (con ascendenze nella Mitteleuropa). I suoi antenati saranno venuti dal mondo dello shtetl e avranno parlato yiddish. Avrà scatola cranica capiente e torace esile. In effetti tutta una serie di successi (premi Nobel, cattedre nelle grandi università...) sembrano confermare uno stereotipo che risale all'Ottocento. Ma è proprio così? "Gli ebrei" (intesi come ashkenaziti) "sono davvero più intelligenti degli altri? Diversi dagli altri? Sono più intelligenti e diversi solo se le culture in cui vivono li considerano tali. Che ci siano ebrei geniali è sicuro; che essere ebreo significhi essere intelligente fa parte della costruzione della differenza degli ebrei". Così si conclude l'interessante saggio Il mito dell'intelligenza ebraica di Sander L. Gilman, professore (ebreo) alla Emory University, pubblicato dalla Utet in un'edizione per la verità abbastanza sciatta e negligente. Saggio che permette di constatare sino a che punto gli ebrei stessi, captando i giudizi della cultura "ospitante", si siano sentiti "diversi "... e questo sì che è importante! Permette di collegare con fili sottili, ma resistenti, i tratti della genialità ebraica all'interiorizzazione di una differenza. "Noi ebrei sembriamo predestinati a copiare le idee degli altri", scrisse nel 1886 Victor Adler, uno dei fondatori del Partito socialista austriaco. La Vienna fin-de-siècle era gremita di irrequieti e intelligentissimi ebrei convinti di essere intellettualmente dei "parassiti ". Secondo Wittgenstein, il pensatore ebreo "non ha altro che talento. Io, per esempio... non ritengo di avere mai inventato una linea di pensiero. Ho sempre preso qualcosa da qualcuno". Talento sì, ma niente genio. Per l'autore del Tractatus, Freud e Breuer erano, come lui, esempi di mimetismo ebraico. Analogamente Theodor Gomperz, ebreo e studioso eminente della classicità, era convinto che gli ebrei potessero eccellere solo nelle "arti riproduttive ": recitazione ed esecuzione musicale. Esecutori, imitatori e manipolatori brillanti della cultura in cui si trovavano a vivere: questo si sentivano gli ebrei. Un po' ciarlatani. Scimmie, verrebbe da dire, anche per la suggestione di uno dei più bei racconti di Kafka: Relazione a un'Accademia. Attraverso sforzi inauditi, lo scimpanzé che riferisce i suoi progressi a un'assemblea di dotti ha acquisito "la cultura media di un europeo". Vedere nel racconto di Kafka una metafora dell'ebreo che si accultura ne rovinerebbe grazia e umorismo. A parlare è senza dubbio uno scimpanzé veritiero. Ma è possibile che, leggendo, qualche ebreo abbia pensato al suo rapporto col mondo dei Gentili; e anche Kafka forse ci avrà pensato, per un istante. Intelligenti, ma non veramente creativi. Al massimo buoni esegeti. Questo pensavano degli ebrei tanto gli antisemiti quanto i "semiti", nella Vienna tra Otto e Novecento. Mai l'ebraismo avrebbe generato un Goethe o un Wagner. Un ebreo che odiava se stesso, Otto Weininger (l'autore di Sesso e carattere), ebbe a dire che negli ebrei non esisteva "la minima traccia di genio" (come "nelle donne e nei negri"). Con più moderazione Theodor Gomperz teorizzò che la mancanza di genio poetico dipendesse dalla lontananza dalla campagna. L'assenza di un retroterra contadino aveva inaridito le sorgenti del lirismo. Gli ebrei erano "prosaici". Di questo era convinto anche un protégé di Gomperz, lo studente Sigmund Freud, che scrisse al suo amico e coetaneo Emil FlÜss: "Lasciare la terra natia porta all'abbattimento... Oh, Emil, perché sei un ebreo prosaico? Scribacchini imbevuti di fervore cristiano- germanico avrebbero composto una splendida poesia lirica in siffatte circostanze". Qui il tono è già un altro. Si capisce che la simpatia di Freud va più al cuore freddo e all'intelligenza analitica degli ebrei che al cuore caldo e al fervore poetico dei Gentili. Nel corso della sua vita Freud elaborò una teoria della creatività senza rapporti con caratteristiche razziali. Ma il problema della "differenza " ebraica continuava a esistere, per lui. Dopo il trionfo politico del nazismo il vecchio Freud cominciò a elogiare gli ebrei: "Quando si pensa che il 10 o il 12 per cento dei premi Nobel è costituito da ebrei e si ricordano i loro successi nelle scienze e nelle arti, si è legittimati a considerarli superiori". E in Mosè e il monoteismo diede una formulazione definitiva dei suoi pensieri in proposito: "Il primato accordato per circa duemila anni alle preoccupazioni spirituali... ha contribuito a contenere la rozzezza e l'inclinazione alla violenza che di solito compaiono dove l'ideale popolare è lo sviluppo della forza muscolare. L'armonia nel coltivare l'attività dello spirito e quella del corpo, così come fu realizzata dal popolo greco, rimase inattingibile per gli ebrei. Nella spaccatura essi decisero comunque per il valore più alto." Le esplosioni di genialità sono misteriose. Mi viene in mente, a questo punto, che l'etnia da cui provengo (i toscani) diede anch'essa, per alcuni secoli (da Dante a Petrarca, a Boccaccio, a Giotto, a Brunelleschi, a Piero, a Leonardo, a Michelangelo, a Machiavelli, a Galileo) prove di intelligenza superiore. Poi, di colpo, diventammo come gli altri. Immagino che la stessa cosa succederà agli ebrei. Che possiedano un'intelligenza superiore è incerto e inverificabile, ed è connesso all'invidia tinta di razzismo della cultura europea. I loro successi intellettuali sono invece indiscutibili, e ci appaiono strettamente legati alla difficile e dubbiosa interiorizzazione di una differenza. Di un'estraneità. Se davvero è così, l'esistenza di uno Stato ebraico (e dunque, per molti ebrei, un sentimento nuovo di appartenenza) potrebbe annunciare il tramonto di una grande stagione. Una stagione la cui eredità è tuttavia destinata a restare, per ebrei e per non ebrei. L'ipotesi di Freud "Il popolo d'Israele scelse di privilegiare i valori spirituali rispetto alla forza fisica" Ritratti di ebrei newyorchesi dal libro "Diaspora" di Frédéric Benner.

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I molti dubbi europei sul governo liberale (a intermittenza) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 315 I molti dubbi europei sul governo liberale (a intermittenza) --> La Turchia continua a cercare un punto di equilibrio tra la sue due nature, quella islamica e quella europea ed è monitorata con curiosità e un po' di apprensione da tutti. Il partito islamico moderato Akp, che governa il Paese, si incarica di questo difficile progetto, maestri di cerimonie il premier Recep Tayyip Erdogan e il presidente Abdullah Gül. Il primo nel corso di una sua visita in Germania ha infiammato la politica tedesca e ha ricevuto risposte stizzite dalla cancelliera Angela Merkel. Davanti a una folta platea di turchi-tedeschi, Erdogan ha invitato i suoi conterranei a integrarsi sì, ma a resistere all'assimilazione che "è come un crimine contro l'umanità". Per molti versi Erdogan ha ragione: è bene che i turchi che vivono in Germania accolgano le leggi e i costumi tedeschi, pur mantenendo la loro identità d'origine, in primis la lingua. Ed è vero che assimilazione è una parola che potrebbe suggerire la pretesa cancellazione di qualsivoglia alterità etnica o culturale. Ma il discorso di Erdogan, condito di "noi turchi" e "loro tedeschi", specie in un Paese in cui sono stati accolti due milioni e mezzo di immigrati provenienti dell'Anatolia, non è stato un granché garbato. Specie nel momento in cui da più parti si parla di scontro di civiltà. Insomma, questione di sfumature, ma non soltanto. Più interessante quanto avviene in Turchia. L'Akp aveva promesso di eliminare la legge che proibiva il velo islamico nelle università (al pari dell'ostentazione di ogni altro simbolo religioso nei luoghi pubblici). Molti, anche fuori dalla cerchia degli islamici osservanti, avevano difeso questa posizione, invocando la libertà personale. Però, ora che il governo ha mantenuto la promessa elettorale, sorgono alcuni "ma". Innanzitutto si è notato come la "libertà" di indossare il velo riguardi soltanto la maggioranza islamica e non è accompagnata da un'analoga libertà per le minoranze religiose (cristiani, ebrei, ecc.) presenti in Turchia. In secondo luogo, nonostante le pressioni asfissianti dell'Unione europea che sta valutando l'opportunità di accogliere in futuro Ankara, c'è un'assoluta lentezza nel riformare l'articolo 301 del codice penale, cioè quella norma che punisce severamente le offese alla "turchità". Una norma che è stata spesso usata per silenziare scrittori e intellettuali, come il premio Nobel Orhan Pamuk, Elif Safah o il giornalista armeno Hrant Dink (poi ucciso da un gruppo di ultrà). Libertà a due velocità, in altre parole, con corsia preferenziale per la libertà islamically correct . E chissà che alla prossima Fiera del libro di Francoforte, Paese ospite la Turchia, non si accendano polemiche al riguardo. Polemiche che sarebbero fondate, al contrario di quelle per la presenza di Israele come ospite della Fiera del libro di Torino. Un corollario interessante è ciò che sta succedendo nei rapporti tra lo Stato turco e l'enorme minoranza curda, questione delicatissima. Da un lato, il governo di Erdogan ha mostrato il pugno duro nei confronti delle organizzazioni armate e terroristiche che combattono per la creazione di un Kurdistan indipendente (una mossa che soddisfa i militari e tutto l'ex establishment laicista e fedele ai dettami del padre della patria Atatürk). Dall'altro lato, l'Akp cerca, con una certa efficacia, di portare dalla sua i curdi moderati. Non soltanto con investimenti nelle zone a maggioranza curda, ma anche vellicando il diffuso sentimento religioso della minoranza orientale, che già nelle ultime elezioni ha premiato il partito di governo con molti voti. La cosa non sorprende: nella politica di Ankara la parola "secolarismo" è sempre andata a braccetto con "nazionalismo turco" e ora gli islamici moderati possono cercare un compromesso con parte della società curda in nome dell'Islam che accomuna i due popoli. Ma forse, anche per non aprire ulteriori fratture nel Paese, sarebbe stato più opportuno modificare l'articolo 301 e fare concessioni di segno diverso ai curdi, magari consentendo loro di utilizzare la propria lingua e di affermare la propria identità. In altre parole sarebbe stato meglio promuovere riforme di segno liberale piuttosto che arruolare una porzione della società curda sotto le insegne della religione comune. GUIDO DE FRANCESCHI.

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Se anche gli intellettuali tradiscono (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 15-02-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il punto di ALDO FORBICE Se anche gli intellettuali tradiscono... Possiamo ignorare o anche semplicemente sottovalutare gli inviti di alcuni intellettuali arabi, di centri sociali e di un gruppo di docenti e scrittori italiani a boicottare la Fiera del libro di Torino? Possiamo minimizzare l'episodio dei 162 intellettuali ebrei inseriti su Internet e definiti una lobby di potere? Fa riflettere che, a 60 anni dalla Costituzione italiana, a 60 d'anni dalla Dichiarazione universale sui diritti umani approvata dalle Nazioni Unite, l'antisemitismo sia ancora vivo e continua a godere di complicità inimmaginabili. Il "caso Torino" conferma l'esistenza di un pericoloso riflusso razzista antiebraico. Il problema, infatti, non è come sostengono intellettuali, come Vattimo, che essere critici nei confronti di Israele non significa essere antisemiti. Su questa linea si è collocato anche il noto intellettuale islamico Tariq Ramadan, un autentico campione di ambiguità. Egli infatti sostiene che invitare gli scrittori israeliani alla Fiera del libro è accettabile, ma non per questo Israele deve essere considerata l'ospite d'onore, perché - secondo lui - questo significherebbe "il riconoscimento dello Stato d'Israele". E, aggiunge Ramadan, fanno bene tutti gli Stati arabi a boicottare la Fiera di Torino. è curioso perché paesi come la Tunisia e l'Egitto hanno sempre ammesso di non voler mettere in discussione l'esistenza di Israele ma le associazioni di scrittori di questi paesi hanno chiesto di boicottare la kermesse. Gli intellettuali dovrebbero svolgere una funzione di stimolo per ricercare la pace tra palestinesi e israeliani; dovrebbero incoraggiare le forze politiche a superare discriminazioni e tensioni storiche fra le diverse etnie e appartenenze religiose. Come fanno i maggiori scrittori israeliani invitati a Torino (e che non sono teneri con la politica del loro governo). Parliamo di Grossman, Yehoshua, Oz e di tanti altri. Si tratta di scrittori, filosofi e storici che si sono sempre caratterizzati per la costante ricerca dei dialogo, del confronto di posizioni con intellettuali islamici, cristiani o di altre religioni. La Fiera del libro potrà essere boicottata? Nonostante le scaramucce e le polemiche di questi giorni speriamo proprio che tutto si risolva in una bolla di sapone. La decisione di confermare l'invito di Israele come ospite d'onore della Fiera di Torino ci tranquillizza, ma ci preoccupa, per il futuro, che persino appuntamenti come questo, di festa della cultura, di confronto, di dialogo, possano diventare occasioni per scontri, violenze e intolleranze politiche, ideologiche e religiose. Tra palestinesi e israeliani, ma anche tra intellettuali italiani di diverse tendenze e militanti dei centri sociali, in gran parte diventati delle autentiche scuole di violenza.

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