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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL  12 e 13 marzo 2008      #TOP


Report "Israele/Palestina"

Obama stravince col popolo di Katrina ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Già sicuro della nomination, il senatore veterano del Vietnam poco si cura dell'inutile voto in Mississippi e già pensa all'imminente viaggio in Israele dove cercherà di ottenere l'appoggio delle comunità ebraiche in vista del voto del 4 novembre.

Sono asini solo gli studenti? La Stampa ripropone con grande risalto l ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, sono anche in possesso del diritto di voto (e arabi israeliani siedono di conseguenza al Parlamento). Aggiungo che, come ben pochi sanno, oltre al diritto di voto, gli arabi israeliani hanno anche, su base volontaria, il diritto di fare il servizio militare attivo oppure quello civile, da pochi anni introdotto e che ultimamente incomincia ad attirare alcuni giovani che si

Trofeo Alpi del Mare con tabellone mondiale nell'anno paralimpico ( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anno siano rappresentati tre nuovi paesi, Israele, Cile e Brasile, le cui bandiere sono state consegnate da Enzo Lotti, presidente della Gis che ospita le gare. Oggi alle 18 il giudice arbitro Giuseppe Guastavino, con l'assistenza del direttore del torneo Ettore Bondi, compilerà i tabelloni principali, maschile e femminile.

'La banda' al Verdi in anteprima ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: E la storia di una piccola banda musicale egiziana chiamata a esibirsi in Israele ma che, per una serie di sfortunate coincidenze, si ritrova in una città sperduta nel deserto israeliano, isolata e dimenticata da tutto e tutti, proprio come loro. - -->.

Bombe a grappolo: giardini del demonio ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del Bombe a grappolo: giardini del demonio Robert Fisk Segue dalla Prima N el 2006 Israele ha fatto cadere sugli orti e sui campi del Libano meridionale oltre un milione di bombe a grappolo - dopo che era stato annunciato il cessate il fuoco del conflitto con Hezbollah durato 34 giorni. Finora hanno ucciso 40 uomini, donne e bambini.

Al gioco si vince con la matematica ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Finora tutte le iniziative hanno riguardato la risoluzione di specifici conflitti: India-Pakistan, Israele-Paesi arabi ecc... Personalmente propongo di porre l'accento su un altro aspetto e di studiare la guerra in generale. Consentitimi di fare un paragone. Due sono gli approcci nei confronti del cancro. Uno è clinico. Supponiamo che abbiate il cancro al seno.

Parigi, anteprima di boicottaggio Ecco il Salon du Livre senza arabi ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: non invita Israele, ma la letteratura israeliana contemporanea", sostenendo inoltre che "la coincidenza fra il sessantennale dello stato d'Israele e l'assegnazione alla letteratura israeliana del Padiglione d'onore 2008 non è intenzionale, ma legata a trattative già in corso da 4 o 5 anni con l'ex ambasciatore israeliano a Parigi".

I palestinesi di Gaza il popolo dei murati vivi Anche l'Egitto innalza la sua barriera di cemento Già costruiti tre chilometri, in tutto saranno 14 ( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Assediata da Israele. Murata dall'Egitto. Una "prigione a cielo aperto di cui Israele sembra aver buttato via la chiave per sempre" (John Dugard, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in una intervista a l'Unità). È Gaza. Una gabbia lunga 40 Km e larga 10 km, in cui vivono più di 1,4 milioni di palestinesi,

Magmart, una gara di immagini il video vincitore resta in mostra - elda oreto ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Emily Foster per gli Stati Uniti ed Eden Orion in Israele". Come già nelle passate edizioni, i video entreranno a far parte della collezione del Museo di Casoria, che attualmente è composta da circa trecento lavori di arte digitale. Un panorama che si spinge oltre i confini della videoarte e che nasce con l'intento di esplorare ogni possibilità di riprodurre,

Tra rabbia e dolore Gerusalemme contro una terza Intifada ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele si interroga se questo attacco non possa essere l'inizio di una terza Intifada. Per adesso, nessuna rivendicazione di organizzazione armata è stato confermato per l'attentato perpetrato dal giovane terrorista Ala Abu Dhaim. Ma fonti palestinesi hanno indicato che l'attacco sarebbe stato organizzato da una rete di Hamas che opera in Cisgiordania,

Sinfonica, una festa lunga un anno - titti tummino ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Lior Shambadal alla Ricciarelli, a Fabio Concato, e candida i sessanta professori dell'organico a diventare Orchestra stabile della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. Non a caso, la presentazione del cartellone avviene nel foyer del teatro Piccinni, presenti i vertici della Fondazione della quale la Provincia di Bari è socia.

Scontro con Bush sull'Iran, si dimette Fallon ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele in testa) accusa di condurre un programma nucleare nascosto e contro la quale le Nazioni Unite hanno recentemente approvato un terzo pacchetto di sanzioni. Negli ultimi mesi, dopo una visita di Fallon in Egitto a novembre, come durante una precedente intervista ad Al Jazeera, il capo del Centcom aveva più volte dichiarato la propria contrarietà a un eventuale attacco all'

Cariatide Fatah, la svolta può attendere ( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: anche la trattativa segreta tra Israele e Hamas (sul cessate il fuoco, ndr) sta minando quel poco di prestigio che era rimasto al nostro movimento. E, ora più di prima, i palestinesi si domandano: a cosa serve Fatah se la partita è solo tra Hamas e gli israeliani? E hanno ragione, visto che non raccogliamo niente al tavolo del negoziato".

Gli ebrei di roma ( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Berlusconi al governo si sia impegnato per Israele. Semmai, lascia trapelare un filo di delusione per le scelte del partito democratico, anche se, ci tiene a spiegare con chiarezza, che dalla comunità ebraica non arriva nessuna indicazione di voto. "Per noi - dice - non è importante fare politica ma dialogare con tutti ed essere portatori della nostra esperienza e della nostra etica"

Rischio caos, microchip sui bagagli ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: cioè quelli diretti verso Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. "Avrà un suo sistema di smistamento autonomo - annuncia - che consentirà di alleggerire la pressione sul bhs". Altri investimenti su Fiumicino sono imminenti. Uno, di 195 milioni di euro, è quello del nuovo molo C, la cui prima pietra verrà posata oggi.

PARIGI - Sarà centro-sinistra a Marsiglia, centro-destra a Tolosa e un centro piccolo piccolo a ( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Sarkozy si è poi dedicato a fare il presidente e ha ricevuto l'israeliano Shimon Peres, primo capo di stato straniero in visita ufficiale in Francia da quando è stato eletto. Un'occasione per far debuttare ufficialmente la neo first lady Carla Bruni, che ha rispolverato il look da top model (splendida in un abito viola) per fare gli onori di casa all'Eliseo.

Londra vietata al falco Likud ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 17 categoria: REDAZIONALE Moshe Feiglin Londra vietata al falco Likud Divieto di entrare in Gran Bretagna per Moshe Feiglin, falco del partito conservatore israeliano "Likud". Il bando è stato motivato con la volontà di evitare "propaganda di opinioni" potenzialmente generatrici di "odio e violenza tra le comunità britanniche".

<Non ha senso invitarla e poi non lasciarla parlare> ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è il custode della memoria della Shoah in Israele. Sopravvissuto a un campo di sterminio, è il presidente del museo dell'Olocausto. Saranno mai normali le relazioni tra Israele e la Germania? "Puoi ricordare tutto il tempo e non perdonare mai quello che ha fatto la Germania nazista, ma avere allo stesso tempo relazioni normali".

Il tedesco di Angela turba Israele ( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Ma i parlamentari si dividono Il tedesco di Angela turba Israele Un deputato accusa: "è la lingua in cui hanno ucciso i miei nonni" Un altro parlamentare: "La Germania è il nostro più stabile amico in Europa. Abbiamo degli interessi comuni" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La cancelliera Angela Merkel potrà parlare in tedesco alla Knesset.

C'è "la banda" in anteprima oggi gli ultimi inviti-omaggio ( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: volta una piccola banda musicale egiziana che arrivò in Israele; erano venuti per suonare ad una cerimonia, ma a causa della sfortuna o per qualche altra ragione, non hanno trovato nessuno all'aeroporto. Dopo avere cercato di cavarsela da soli, si sono ritrovati in un piccolo paesino desolato... Il racconto di una giornata travolgente, tra umorismo, passioni e commovente umanità,

Il centro è un simbolo del conflitto, ma anche della possibilità di vivere insieme. E la proposta di una barriera non piace a nessuno Gerusalemme e le cento anime di una città <Ma ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che sta andando verso il collasso a causa della mancanza di volontà di pace da parte d'Israele", ha tagliato corto Moussa, secondo cui la ripresa dell'attività dilizia finalizzata agli insediamenti "lancia un messaggio chiaro", e cioè che "Israele la pace non la vuole" perchè "sta tentando di alterare la situazione demografica e geografica sul campo".

Negoziati, Abbas accusa Barak <Sta sabotando le trattative> ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Mio nonno è fuggito dai turchi ed è vissuto qui sotto il dominio giordano. Io vivo nell'era di Israele. Noi armeni qui siamo come le pecore. Andremo dove Israele ci dice di andare". I confini di Gerusalemme resteranno ancora a lungo una questione dell'anima. 12/03/2008.

Stefania Podda L'ultima adesione al boicottaggio è arrivata ieri ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano Sayed Kashua. Perché non includere anche autori di lingua araba o ad esempio russa, visto che quella russofona è diventata una comunità con un peso specifico importantissimo in Israele? Una notazione che lo scrittore Yoshua Kenaz ha liquidato come fuorviante e strumentale: "Tra chi contesta questa scelta - ha spiegato -

Cagliari Diamo voce al silenzio: alle 18 alla Carovana sarda della Pace in via Baronia 13 i video Viaggio in Kurdistan di Vito Biolchini e "Assalto alle carceri" ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Leonardis presenta il suo libro Palestina 1881-2006 alle 18.30 Rinascita di largo Agosta; con Bassam Saleh curatore della prefazione, Sergio Cararo direttore di Contropiano e la docente universitaria Silvia Macchia. Il porrajmos, l'olocausto dei rom, al centro del libro di Milena Magnani Il circo capovolto (Feltrinelli) presentato dall'autrice alle 18 Feltrinelli piazza Colonna 31.

Giordano oggi Firenze , ore 9, circolo ricreativo Lippi, via Pietro Fanfani, 16/42, incontro con Rsu della Telecom Sesto Fiorentino (Fi) , ore 10, viale Giulio Cesare 50, incontro ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: LAZIO Università di Birzeit-Palestina, Righ to Education Campaign & Rifondazione Comunista vi invitano all'inaugurazione della mostra fotografica Studenti contro l'occupazione alle 17.30 nella sede di "Carta", in via dello Scalo di San Lorenzo 67, a Roma . Intervengono: Fabio Amato, responsabile nazionale Esteri del Prc;

Alle candidate e ai candidati al Parlamento Fermiamo la guerra in Palestina ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Che Israele deve revocare una volta per tutte l'embargo che assedia la Striscia di Gaza. Che Hamas deve cessare definitivamente dal lancio di missili su Israele. Che la parola deve tornare al negoziato con il diretto intervento delle Nazioni Unite, per un reale processo di pace in tempi certi e nel rispetto della legalità internazionale.

Una campagna di diffusione straordinaria Caro direttore, voglio complimentarmi con te e con tutte e tutti le/i compagne/i della redazione per la scelta di dare vita alla nuova "Lib ( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: se sei di destra devi tifare per gli Usa e Israele. Troppo semplice e banale e non teniamo conto di milioni di sfaccettature del problema palestinese? E ripeto, non sono filo israeliano né filo palestinese e parlo di governi, non generalizziamo confondendo governi e pololazioni, altrimenti vale il discorso boicotto Hemingway perché colpevole di essere statunitense.

Pannelli: <Antigone,simbolo di ribellione> ( da "Secolo XIX, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: affiorano delicatamente così come affiora la Palestina e altri riferimenti di cui ci possiamo nutrire e che possiamo ascoltare". Raffaella Grassi raffaella.grassi@fastwebnet.it 12/03/2008 jazz al madeleine café Questa sera alle 22 al Madeleine Café in via della Maddalena concerto jazz del trio Capello (batteria), Della Casa (basso elettrico) e Falomi (chitarra).

Grande concerto con musiche di Paisiello, Haydin e del compositore Federico Gardella ( da "Voce d'Italia, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il mandolinista israeliano, Avi Avital (nato 1978), si è diplomato alla Jerusalem Music Academy Academy e in seguito si è perfezionato a Padova. Ha suonato in importanti orchestre ed ensemble di musica antica e la sua intensa attività artistica lo ha portato a esibirsi in numerosi contesti internazionali.

Il terrorismo prolifera sotto gli occhi del mondo ( da "Avanti!" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in Israele, si levano proteste aspre e critiche: gli israeliani non festeggiano di certo per le morti di palestinesi, causate dalle proprie azioni difensive. Tali aberranti festeggiamenti portano alla memoria, di chi non se n'è dimenticato, i banchetti e le danze a cui si davano gli arabi palestinesi allorché,

"Dimenticate il vostro Libano" ( da "Opinione, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è Israele. A Nord pesa l'ipoteca siriana. Ovunque cresce la presenza di Hezbollah. "Nessuno si preoccupa del Libano, a cominciare dai governanti che sono i primi a suonare i tamburi di guerra che daranno il via alla distruzione del paese". Il Libano esiste solo nel passato, tanto che il sito presidenziale ricorda che Biblos è la più antica città del mondo.

Responsabilità politica ( da "Opinione, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Così come è vero che è sempre stato un nemico delle leggi razziali ed un amico d'Israele. Ed è anche vero che quando se ne andava in giro dicendo che certi uomini della sinistra hanno "menti eccezionali" nessuno si scandalizzava. Ma, francamente, non vedo come tutto questo possa diminuire l'obbrobrio di candidare un fascista nelle liste di un partito che s'appresta a governare.

LA REGIONE CAMPANIA PARTECIPA PER LA QUARTA VOLTA AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI PARIGI, CHE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: onore è per il 2008 lo Stato di Israele. Nello stand della Regione Campania, 110 metri quadrati (Hall 1 - U86) allestiti con la collaborazione della Camera di Commercio Italiana a Parigi, saranno esposte le più importanti novità editoriali di 50 case editrici di tutte le province campane, oltre a materiale turistico sulla regione.

Cavalli, asini e cammelli in piazza Si protesta contro l'embargo ( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: protagonisti nella mobilità di questo disastrato spicchio di terra tra Israele e l'Egitto: gli asini. A seguire gli altri animali, tra i quali i più "arrabbiati" parevano essere i cammelli. Uno striscione retto dai colli di due dromedari recitava: "Animali per i diritti degli uomini". E dalla schiena degli asini pendevano cartelli di questo tenore: "Ma dov'è la coscienza degli uomini?

Riconoscimento di Israele al nonno di Bonham Carter ( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Informatica Varie Annunci legali 'GIUSTO TRA LE NAZIONI Riconoscimento di Israele al nonno di Bonham Carter Consentì a centinaia di ebrei la fuga dalla Francia occupata. Il riconoscimento di 'giusto tra le nazioni è il più importante tra quelli che Israele può attribuire ai non ebrei che rischiarono in prima persona per salvare tante vite Miserabili.

Ucciso un mandante dell'attentato al collegio rabbinico ( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:

Dall'Argentina arriva un "Charrapico" ( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: una rete di protezione giuridica che ha dato appoggio locale agli autori dell'attentato a Buenos Aires contro la sede dell'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia)". Per non tacere di un suo presunto coinvolgimento (i processi sono ancora in corso) in un traffico d'armi che nel 1993 dall'Argentina arrivavano in Croazia ed Ecuador.

Incita al terrorismo Israele vieta Al Jazeera Israele intende boicottare ufficialm ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: "Incita al terrorismo" Israele vieta Al Jazeera Israele intende boicottare ufficialmente il canale satellitare arabo Al Jazeera. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, l'iniziativa arriva in risposta alla copertura ritenuta non obiettiva della situazione nella Striscia di Gaza.

La vera arma dell'Islam? L'arabo classico ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: costruito da Israele: "Al check-point c'erano decine di palestinesi diretti alla moschea Al Aqsa. I militari non li lasciavano passare. All'improvviso il caos, scontri, spari, fumo, grida". Allarmato, il professore è sceso in strada: "Si erano già accordati, gli israeliani avrebbero trattenuto i documenti dei palestinesi diretti alla moschea e li avrebbero restituiti loro al ritorno"

Israele vendica la strage alla scuola ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: QUATTRO MORTI TRA I MILIZIANI, UCCISO IL MANDANTE Israele vendica la strage alla scuola [FIRMA]CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Giovedì notte, poche ore dopo il massacro alla yeshiva Merzak Harav, Mohammed Shehada, leader della Jihad Islamica e punto di riferimento di Hezbollah in Israele, era riuscito a sfuggire alla retata.

Lo studioso Dajani Daoudi Dobbiamo vederci come una famiglia moderata ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: NAZIONE DI MEZZO VOGLIA DI NORMALITÀ Lo studioso Dajani Daoudi "Dobbiamo vederci come una famiglia moderata" Anche in Palestina cresce una classe media che vuole "lavoro, quiete, scuole".

INCONTRI Letture per piccoli Alle 17,30 viene presentata l'iniziativa Nati per legg ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: stasera alle 21 con la proiezione del film "La banda", opera prima del regista israeliano Eran Kolirin. Nelle sale dal 21 marzo; ingresso ad inviti per soci Aiace (Galleria Subalpina, info: 011/538962). Cinema Romano, Galleria Subalpina Corea Prosegue la rassegna dedicata alla Corea, con la proiezione, alle 20,30, del film di Lee Myung-se "M".

Il cardinal Bertone a Varallo per il festival sull'arte spirituale ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: aperto a tutti, in Terra Santa, in programma dal 24 giugno al 2 luglio, un'iniziativa che vuole sottolineare l'indissolubile legame tra la Gerusalemme di Palestina e quella valsesiana. Per iscriversi o avere maggiori informazioni è possibile contattare i numeri 0321.661633, 333.4713875, 338.5288679 o 0163.564824.

Operaio muore sotto una pressa ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Strage a scuola, Israele uccide il mandante Operaio muore sotto una pressa DIARIO Paci Blitz a Betlemme D'Alema: dialogo con Hamas. L'ira dell'ambasciatore Rossi e Zanotti Chivasso, un'altra vittima sul lavoro Aveva scelto la notte per pagare il mutuo.

Scarlatti minimalista per raccontare Davide contro Golia ( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Davidis pugna è un oratorio di guerra dove Scarlatti concentra la vicenda: la Palestina assediata dai Filistei, il lamento di re Saul, la voglia di riscossa di suo figlio Gionata, i cori terrorizzati degli ebrei, la sfida di Davide, la morte del gigante Golia, il canto di trionfo: piccole miniature, ma incise al bulino, in pezzi di pochi minuti, con tratti nervosi e graffianti.

Blitz israeliano, ucciso capo della Jihad E' il mandante della strage al collegio ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Blitz israeliano, ucciso capo della Jihad "E il mandante della strage al collegio" ? TEL AVIV ? MOHAMMED Shehadeh, ritenuto il mandante della strage compiuta il 6 marzo nel collegio rabbinico di Gerusalemme - otto giovani seminaristi ebrei morti - è stato ucciso insieme ad altri quattro miliziani a Betlemme,

Il salone di parigi tra boicottaggi e autocensure - parigi ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sanguinose divisioni provocate dal conflitto israelo-palestinese, nel quale le attività culturali dovrebbero svolgere un ruolo distensivo, tentando di condurre alla ragione, al dialogo, le parti a confronto in preda all'odio. Questo indispensabile preambolo ci induce a sperare che il Salone del Libro, con Israele al posto d'onore riservato ogni anno a un paese diverso,

Israele su hamas "d'alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra bara" - nigro e stabile a pagina 19 ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: L'ambasciatore attacca il ministro Uccisa la mente della strage a scuola Israele su Hamas "D'Alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra bara" NIGRO e STABILE A PAGina 19 SEGUE A PAGINA 19.

Parigi, via al salone del libro tra boicottaggio arabo e polemiche - (segue dalla prima pagina) bernardo valli ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il governo israeliano impone il silenzio agli scrittori" "Sono stati esclusi gli autori che non usano l'ebraico, ma scrivono in russo o arabo" E in maggio si prevedono nuove tensioni con l'apertura della kermesse torinese (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Ziffer ha sollevato dibattiti e polemiche accusando il governo israeliano,

"una grande occasione letteraria strumentalizzata a scopi politici" - anais ginori ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: contesta in verità il diritto di Israele a festeggiare l'anniversario della sua nascita, e quindi la sua stessa esistenza". Usa parole molto dure Eli Barnavi, tra i massimi storici israeliani, docente a Tel Aviv ed ex ambasciatore di Israele a Parigi. Quest'uomo di solito moderato, tra i promotori di "Peace Now", non accetta la polemica intorno all'invito degli scrittori israeliani.

STASERA alle 22 al GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta The b ( da "Nazione, La (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: STASERA alle 22 al GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta "The bounce" formazione giovane, all attivo una collaborazione con i Modena City Rambles in occasione del concerto in Palestina. Ingresso libero. - -->.

Strage in seminarioucciso il mandante ( da "Secolo XIX, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Un commando israeliano di agenti sotto copertura ha ucciso ieri sera quattro miliziani palestinesi tra i quali Mohammed Shehada,leader della Jihad Islamica sospettato di essere il mandante dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei.

Carlo felice, diktat di oren "garanzie o niente accordo" - costantino malatto ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: direttore israeliano avrebbe attenuato le proprie richieste, che egli definisce "garanzie". Resta però il punto focale: aldilà delle garanzie, quale sarà il "potere" di Oren nella definizione e nella gestione del Carlo Felice? Lo stesso consiglio prenderà in esame il progetto di rilancio del Teatro dell'Opera, così come è stato elaborato dal nuovo direttore artistico Cristina Ferrari.

Così la città si prepara all'invasione di 700 artisti - titti tummino ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: passando per Israele, Palestina e Siria, e i paesi dell'area balcanica; più di due mila le opere, oltre agli eventi, un centinaio, fra spettacoli musicali, teatrali, performance, sfilate, reading letterari. La Biennale sarà così l'occasione per un grande happening internazionale, dove gli spettacoli, gli eventi e le esposizioni saranno integrati in un percorso unico,

La banda di kolirin in anteprima all'anteo - anna bandettini ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: il magnifico attore israeliano, qui nella parte di un arabo, Sasson Gabai), per Dina (Ronit Elkabetz, una celebrità in Israele), per Haled (il palestinese Saleh Bakri) e gli altri? Eran Kolirin, il regista, israeliano classe 1973, alla sua prima opera cinematografica, non elude nulla dei rapporti arabo-israeliani, ma li guarda con ironica tenerezza.

Cinema e buona tavola in tre rassegne si va a cena con le star - giovanni chianelli ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: esotiche in Sri Lanka e Palestina, con qualche ospite d'eccezione come Gilbert Paraschiva, batterista di Carosone cinquant'anni fa in Eritrea, per decorare la serata dedicata al paese africano. La trovata è semplice e di richiamo. Non è la prima, tuttavia. Già da qualche settimana vanno in scena proiezioni tematiche e banchetti di "Ceneforum" presso GiùBox Gallery in via Bonito.

Scuola coranica, blitz israeliano uccisa la "mente" della strage - alberto stabile ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: blitz israeliano uccisa la "mente" della strage Israele boicotta "Al Jazeera": "Riporta solo metà delle notizie e aiuta i terroristi" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Gli israeliani non vogliono arrestarci, vogliono ammazzarci" andava dicendo Mohammed Shehada, latitante da anni e capo della Jihad islamica a Betlemme.

Hamas, israele attacca d'alema - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: danneggiando le scelte politiche di Israele ma anche lo stesso Abu Mazen. Per Israele ogni dichiarazione a favore di Hamas rafforza una dirigenza "che per noi è estremista e non vuole nessun vero negoziato con Israele. Non capiamo perché D'Alema lo faccia, ma adesso inizia a crearci problemi e saremo costretti a reagire".

Moro, verità e storia del golpe geopolitico ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per esempio Israele con il Mossad, uno dei servizi segretri più abili del mondo. Un governo italiano con il Pci, infatti, avremmo messo l'Italia in condizioni di guardare e agire con molta più simpatia per l'Olp di Arafat. L'Italia, tra l'altro, aveva già raggiunto, dopo un attentato sanguinoso, accordi con i palestinesi per evitare altre stragi.

D'Alema ha capito, con noi di Hamas bisogna trattare ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Pronti alla tregua se Israele si ferma "D'Alema ha capito, con noi di Hamas bisogna trattare" di Umberto De Giovannangeli Un'ammissione, sia pur indiretta, che da alcuni giorni una tregua è in atto: "La palla è nel campo di Israele. Per quanto ci riguarda siamo pronti a sancire una "hudna" (tregua, ndr.

E sul dialogo riscoppia la polemica tra Israele e D'Alema L'ambasciatore Meir critica il ministro: chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare la nostra mort ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele, tuttavia ha accettato l'iniziativa di pace araba che prevede che nel momento in cui si fa la pace con Israele, tutti gli arabi riconosceranno Israele". Alla domanda se c'è ancora speranza nel processo di pace avviatosi con la conferenza di Annapolis del novembre scorso, D'Alema risponde così: "La speranza ha sempre senso.

Da Hart a Craig Tutti i casi a luci rosse ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 2004 ammette una relazione omosessuale con un giovane israeliano, Golan Cipel. Per tre mesi è il primo e unico governatore gay degli Stati Uniti. Costretto alle dimissioni per aver assunto l'amante come consigliere speciale per la sicurezza. Mark Foley, deputato repubblicano della Florida sino al 2006, quando è accusato di molestie sessuali nei confronti dei paggetti della Camera.

Ucciso presunto mandante della strage di Gerusalemme ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: edizione del BETLEMME Ucciso presunto mandante della strage di Gerusalemme L'esercito israeliano ha ucciso il presunto mandante dell'attacco alla scuola rabbinica di Gerusalemme dello scorso giovedì. Nell'attentato morirono otto studenti. Mohammed Shehada, capo della Jihad Islamica, è morto nel corso di un raid messo in atto a Betlemme delle unità militari di Tsahal.

Ma il cessate-il-fuoco deve essere globale, reciproco e simultaneo La palla è ora nel campo israeliano ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del "Ma il cessate-il-fuoco deve essere globale, reciproco e simultaneo La palla è ora nel campo israeliano".

Ciarrapico nelle liste? Ci preoccupa ma bisogna distinguere tra partiti e candidati ( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Alema con i suoi costanti pregiudizi su Israele, ha posizioni nostalgiche". Riccardo Pacifici, portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica romana, mette uno stop ai pregiudizi e dice: "Occorre distinguere tra partiti e candidati. Certo, vedere personaggi nelle liste elettorali come il "Ciarra", fascista amatriciano, ci angoscia e ci preoccupa.

Strage al collegio, ucciso il regista ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele annuncia di aver ucciso il mandante del massacro. TEL AVIV Un commando israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della Jihad Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei.

Mandolino partenopeo per Avi Avital ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ouverture del "Barbiere di Siviglia" e, con il trentenne israeliano Avi Avital nel ruolo solista, il Concerto per mandolino di Paisiello: nel '700 era così famoso che la zarina Caterina II lo volle a San Pietroburgo. (e.pa.) Israeliano Avi Avital con il suo strumento: stasera suonerà da solista il concerto di Paisiello.

Caso Hamas Israele accusa D'Alema ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Haniyeh ringrazia Roma Caso Hamas Israele accusa D'Alema GERUSALEMME - Il leader di Hamas, Haniyeh, ringrazia D'Alema per le sue idee sul Medio Oriente. Ma Israele accusa: nessun dialogo. ALLE PAGINE 16 E 17.

U na ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE Politica estera L'ATTESA DI UNA SVOLTA U na reazione così dura non si ricordava da tempo. Tanto più da parte dell'ambasciatore di Israele, Gideon Meir, nei confronti del capo della diplomazia italiana. CONTINUA A PAGINA 15.

Le quattro condizioni ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17 categoria: BREVI Le quattro condizioni "Riconoscere Israele e gli accordi di Oslo, dire no al terrorismo e liberare il caporale Shalit".

Israele accusa D'Alema: <Nessun dialogo con Hamas> ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: doveva servire proprio a questo: rubare la scena, mostrare di poter dettare il gioco a Israele, cioè basta attacchi e riapertura dei valichi. Chiaro che Israele non gli ha permesso di godersi lo show. Però i discorsi su un "accordo " tra Hamas e Israele per fermare i Qassam sono tutt'altro che campati in aria. Il governo israeliano smentisce.

Vernetti: <Sono estremisti che cercano vie militari> ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Adesso questo ex senatore della Margherita, attento da anni alle istanze di Israele, milita nello stesso partito di Massimo D'Alema, il titolare della Farnesina in genere più bendisposto verso quelle del mondo arabo, proveniente dai Democratici di sinistra. La constatazione è priva di accenti taglienti, non è un attacco personale.

Il governo punisce Al Jazeera ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 16 categoria: REDAZIONALE Israele Il governo punisce Al Jazeera GERUSALEMME - Israele contro Al Jazeera. Niente più visti ai dipendenti della tv satellitare "diventata parte di Hamas" né interviste di esponenti del governo ai suoi giornalisti. Israele invierà anche una lettera ufficiale di protesta al Qatar, sede dell'emittente.

Haniyeh ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 16 categoria: BREVI Haniyeh Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha detto di apprezzare le dichiarazioni del ministro D'Alema D'Alema Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, aveva auspicato l'apertura di un dialogo con Hamas Olmert Il governo israeliano, tramite l'ambasciatore a Roma, ha condannato le dichiarazioni di D'Alema.

<Una trattativa per arginare l'Iran> ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: tregua" tra Israele e palestinesi con "scambio di prigionieri" e "fine delle restrizioni ai valichi tra Israele e Gaza". ""Stiamo lavorando per riagguantare l'unità del mondo arabo", mi ha detto Gheit", riferisce Bobo Craxi. "Il dialogo è l'unico modo per staccare una Hamas buona da una cattiva, ammesso che una buona esista",

Il documento ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: gruppo islamico a Gaza starebbe affiorando anche nel campo israeliano La missione Nei giorni scorsi al Cairo c'è stato Bobo Craxi, uno dei sottosegretari italiani agli Esteri. Ha portato una lettera di Napolitano a Mubarak a favore della scelta di Milano come sede per l'Expo 2015 L'incontro Al Cairo Craxi ha visto il ministro degli Esteri, Aboul Gheit, favorevole a una "tregua":

La scheda ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: acronimo arabo di Movimento di Resistenza palestinese La nascita Il movimento islamico fu creato nell'87 da Sheikh Ahmed Yassin a Gaza L'obiettivo Nell'88 Hamas proclama come fine la distruzione di Israele. Massiccio uso di kamikaze Al potere Nelle elezioni del 2006, Hamas vince le elezioni per il governo dell'Autorità palestinese.

DOPO cinque anni dalla fulminea conquista americana, la situazione in Iraq resta volatile. Il </ ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La situazione potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica iraniana.

ROMA Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema (nella foto), invita ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele non ci sta. Protesta l'ambasciatore: "Non si può dialogare con chi vuole la nostra distruzione, è come se ci si invitasse a negoziare le misure della nostra bara". Walter Veltroni intanto, nel suo giro elettorale al Nord, tocca il tema dell'immigrazione e avverte: duri con gli immigrati che sbagliano.

Sergio Romano, l'esercizio del dubbio come dovere ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha spiegato le sue critiche a Israele con le difficoltà che incontra la mentalità laica nell'accettare la singolarità dello Stato ebraico, in cui la componente politica e quella religiosa sono intrecciate in modo del tutto peculiare. E Arrigo Levi, che ha indicato nel giornalismo la più autentica vocazione di un autore che, anche quando si occupa di storia con taglio scientifico,

Israele elimina il mandante della strage nella scuola ( da "Tempo, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: investito dalla pioggia di fuoco di un reparto speciale Israele elimina il mandante della strage nella scuola TEL AVIV Un commando israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della Jihad Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei.

Obiettivo 100 milioni di utenti <Così sarà Fiumicino domani> ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Gran Bretagna e Israele, il secondo sistema automatizzato di smistamento bagagli - Bhs - e la seconda torre uffici. Ma la società che fa parte del Gruppo Gemina guarda lontano: lo slogan è "Fiumicino vola". E in effetti Basile, affiancato dal presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, disegnano il raddoppio dello scalo su 1.

In Libano i cristiani rischiano l'estinzione ( da "Tempo, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: in base a quanto è accaduto in Palestina e in Iraq e che, Dio non voglia, potrebbe accadere in Libano". Un tempo in leggera maggioranza nel paese, i cristiani rappresentano oggi circa il 35 per cento dei 3,5 milioni di abitanti del Libano. Durante la guerra dell'estate 2006 ben 250mila cristiani hanno lasciato il Libano.

All'inizio del 2007, si verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un comple ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La situazione potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica iraniana.

Più comfort, più sicurezza, più spazio per far competere Fiumicino nel ruolo di hub c ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: come gli Stati Uniti e Israele, che richiedono controlli antiterrorismo particolarmente approfonditi. Il T5 consentirà inoltre di rendere più agibile il confinante terminal C nelle ore di punta e di alleggerire il sistema BHS di trasporto automatico dei bagagli negli orari più critici del primo mattino.

Il Cairo spera di riuscire a mediare una tregua tra Israele e i militanti palestinesi. Spiega il min ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Istro degli Esteri Ahmed Gheit: "Un accordo potrebbe includere uno scambio di prigionieri e la fine delle restrizioni ai varchi tra Israele e la Striscia. Se non riusciremmo a permettere che questa situazione finisca, allora peggiorerà di nuovo".

Il clima si sta avvicinando a quello che precedette l'assassinio di Itzhak Rabin ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: che i colloqui di pace possono portare a un accordo tra Israele e i palestinesi sono guardati con preoccupazione. L'altra sera, la televisione di stato ha affermato che tre studenti di Merkaz Harav progettano una vendetta mentre molti rabbini del collegio accusano premier e governo di "favorire gli arabi" e rivendicano una "vera leadership ebraica".

ROMA Un attacco così duro non è usuale nel mondo diplomatico: Chi ci invita ( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello Stato di Israele". "Gli inviti per un cessate il fuoco sono solo una fase del piano per completare il sogno di Hamas di distruggere lo Stato di Israele e di fondare uno Stato religioso fondamentalista musulmano tra il fiume Giordano e il Mediterraneo".

Sui nodi internazionali l'attesa di una svolta ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la tensione tra la Farnesina e Israele fa capire che la politica estera si impone nonostante il tentativo di ignorarla. Ed affiorano i primi indizi che il centrodestra si prepara, se non a smontare, certamente a correggere quella perseguita dall'Unione prodiana. La perentorietà con la quale ieri l'attuale opposizione ha giustificato lo scarto del governo di Gerusalemme contro D'

Indizi di novità ( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15 categoria: BREVI Indizi di novità Affiorano i primi indizi dell'intenzione del Pdl di correggere le scelte del governo Prodi su Israele e sull'Afghanistan.

Omicidio mirato ( da "Riformista, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: giustificata da un corposo elenco di attacchi terroristici contro Israele realizzati dal gruppo che faceva riferimento a Shahade. Che ora siano proprio i palestinesi a indicare nell'uomo anche la mente dell'attentato contro la scuola rabbinica, racconta di quanto sia alto lo scontro tra Hamas e Fatah, e di quanto sia fragile la tregua raggiunta su Gaza grazie alla mediazione egiziana.

Hamas chiede la fine dei raid nei Territori. Israele oscura "al Jazeera" per <faziosità> ( da "Liberazione" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele oscura "al Jazeera" per "faziosità" Nessuna tregua sino a quando Israele non cesserà i raid militari su Gaza e si deciderà a riaprire i valichi di frontiera con la Striscia. Lo ha detto ieri il leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, dettando le condizioni per un cessate-il-fuoco con Israele.

Taranto Ultimo appuntamento con Taranto non dorme ( da "Liberazione" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: sotto processo in Israele per il contenuto del film; intervengono: Mjriam Abu Samra, dell'associazione giovani palestinesi "Wael Zuaiter"; Germano Monti, del Forum Palestina. Alle 18.30 alla libreria Rinascita in via Prospero Alpino 48 presentazione della raccolta di poesie Legata alle mie ali con l'autore Raffaello Pallone,

È filo-Hamas , Israele dichiara guerra ad Al Jazeera ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Jazeera che arriveranno in Israele non potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi sulle tante vittime civili (

I motori di ricerca trovano il fattore umano ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: occhio al trend sociale del momento: il motore israeliano Delver.com, per esempio, punta tutto sulla socializzazione dell'esperienza di ricerca, attraverso un posizionamento dei risultati in base alle preferenze espresse dagli amici. Insomma, la ricerca di informazioni su internet prova a includere l'elemento umano nella tecnologia.

La Rice condanna i nuovi insediamenti Tel Aviv: uccisa la mente della strage di Gerusalemme ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ieri ha criticato pubblicamente la decisione del governo israeliano di costruire centinaia di nuovi appartamenti in una colonia ebraica nei Territori palestinesi occupati, non lontano da Gerusalemme. Gli Usa "considerano l'espansione degli insediamenti certamente non aiuta il processo di pace", ha dichiarato la Rice.

Notizie ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Notizie Russia Estradato in Colombia un mercenario israeliano Il tribunale di Mosca ha autorizzato ieri l'estradizione in Colombia dell'ex colonnello israeliano Yair Klein, arrestato all'aeroporto lo scorso agosto, condannato in contumacia dalla magistratura colombiana per terrorismo e crimini contro l'umanità.

<È filo-Hamas>, Israele dichiara guerra ad Al Jazeera ( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Jazeera che arriveranno in Israele non potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi sulle tante vittime civili (

Gaza, raid israeliano rotta la tregua ( da "Voce d'Italia, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: raid israeliano: rotta la tregua Rivendicato come risposta ai razzi lanciati i giorni scorsi su Isralele Gaza, 13 mar. – Israele ha eseguito un raid aereo sul Nord della Striscia di Gaza, rivendicato come risposta alla dozzina di razzi sferrati, i giorni scorsi, da parte della Striscia di Gaza ai danni della zona meridionale di Israele,

ALDOPARLANTE ( da "Avanti!" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: fermamente al fianco di Israele". Ma diversa è stata la "valutazione" del candidato a premier del Partito democratico, Walter Veltroni, e del ministro degli Esteri, Massimo D'Alema che sono sempre dell'idea di trattare con Hamas. Il Partito democratico continua nella sua politica di stabilire l'equidistanza fra i terrorismi islamici e lo Stato di Israele.

Ucciso uno dei mandanti dell'attentato al collegio rabbinico ( da "Quotidiano.net" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:

I "militanti" palestinesi celebrano la violenza ( da "Opinione, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: compiono attentati sanguinari dentro lo Stato ebraico di Israele. Così, appena tre giorni dopo il brutale attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme (in cui 8 studenti sono stati falciati a raffiche di mitra da un arabo israeliano di nome Abu Ala Dheim, militante Hezbollah, uno che aveva lavorato per qualche mese come autista del pulmino scolastico e di cui tutti si fidavano)

Il mio viaggio col macellaio della Jihad ( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: se Abu Mazen fosse riuscito a trattare con Israele la riabilitazione dei ricercati, lui era pronto a cedere le armi. Armi affilate, che nell'80 gli erano costate 25 anni di prigione, interrotta da uno scambio di prigionieri nell'85. Non mangiò nulla mentre i suoi uomini addentavano un panino con la shawarma;

IL PREMIO MEDITERRANEO VA A SARKOZY ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: dove la vetrina su Israele ha già innescato polemiche e boicottaggi da parte del mondo culturale arabo, esatta replica di quanto è già successo a Torino alla Fiera del Libro, dove l'ospite d'onore è lo stesso. E proprio il timore di proteste e di violenze comprometterebbe persino la presenza all'inaugurazione dello stesso Sarkozy,

Ucciso mandante dell'attentato al collegio rabbinico ( da "Quotidiano.net" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:

La doppia verità su Hamas ( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: influente ministro israeliano Ami Ayalon, che ha affermato, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz il 4 marzo scorso, durante incontri a porte chiuse con Olmert, Barak e Tzipi Livni, che "se Israele sta parlando con Hamas sul rilascio di Gilad Shalit, allora perché non dovremmo parlare del cessate il fuoco?


Articoli

Obama stravince col popolo di Katrina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

HILLARY CLINTON BATTUTA DALL'AVVERSARIO ANCHE IN MISSISSIPPI Obama stravince col popolo di Katrina [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK Mississippi, ovvero lo Stato delle Magnolie. E' qui tra le foreste fluviali e gli sfollati dell'uragano Katrina che si combatte l'ultima battaglia per la nomination democratica prima della lunga pausa che precede il decisivo voto della Pennsylvania. Barack Obama è superfavorito non solo dai numeri ma anche dalla composizione socio-demografica dello Stato dove il 37% della popolazione è nera e gli afro-americani rappresentano la parte più consistente dell'elettorato democratico. Inoltre l'economia locale è una delle più depresse degli Stati Uniti e tra i cittadini è forte il senso di riscatto su cui fa presa la retorica di Obama. Il verdetto dei sondaggi è spietato nei confronti di Hillary Clinton condannata a un distacco di 24 punti (58% a 34% secondo American Research Group) grazie ai quali Obama potrebbe conquistare la gran parte dei 33 delegati in palio. Il senatore arriva nello Stato del Golfo a quota 1589 delegati (compresi i super) contro i 1470 della rivale e con alle spalle una campagna locale attenta e mirata che gli ha permesso di rafforzare la sua popolarità. "La vera sfida per il prossimo Presidente è garantire una vita migliore a tutti e non solo ad alcune comunità", sferza il candidato afro-americano durante un incontro a Greenville, nella regione del delta del Mississippi. Obama ha trascorso gli ultimi giorni girando lo Stato e promettendo importanti cambiamenti per tutti: ovunque un bagno di folla, dalla capitale Jackson sino a Columbus dove una volta per tutte ha messo la parola fine al tormentone del "dream ticket". "Non riesco a capire perché chi è secondo offre al primo di essere il numero due", ironizza col pubblico. "E poi se mi dicono che non ho esperienza perché continuano a ripetere che sarei un grande vicepresidente", incalza. Ben diverso il tenore della campagna di Hillary Clinton accolta tiepidamente da una popolazione che la vede poco vicina. Lo dimostra non solo il fatto che l'ex First lady sia da due giorni in Pennsylvania ma anche l'ammissione di colpa da parte del marito Bill secondo cui in Mississippi "abbiamo iniziato troppo tardi a fare campagna". E mentre l'ex First lady già pensa al suo piano per mettere ko l'avversario nelle sei settimane che li separano dal ritorno alle urne, Barack Obama ne approfitta per demolire il "momentum favorevole" della Clinton nato dai successi in Texas e Ohio. "Il Paese non ha bisogno delle solite facce e delle solite idee", dichiara durante un comizio a Jackson durante il quale dipinge l'ex First lady come un esponente dell'establishment di Washington in piena regola alla pari di George W. Bush o di John McCain. Non solo, punta sulla politica estera per demolire l'immagine di politico navigato della rivale. Dall'Irlanda del Nord alla Bosnia, dal Kosovo al Ruanda, la Clinton ha detto "bugie ed esagerazioni" riguardo al suo impegno nelle crisi internazionali, sostiene il senatore. "E sul più importante test da comandante in capo della generazione futura, la guerra in Iraq, la senatrice ha sbagliato, votando a favore". I mesi di accuse tra i due candidati rendono più profonda la frattura all'interno del partito: a trarne vantaggio è il candidato repubblicano John McCain. Già sicuro della nomination, il senatore veterano del Vietnam poco si cura dell'inutile voto in Mississippi e già pensa all'imminente viaggio in Israele dove cercherà di ottenere l'appoggio delle comunità ebraiche in vista del voto del 4 novembre.

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Sono asini solo gli studenti? La Stampa ripropone con grande risalto l (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sono "asini" solo gli studenti? La Stampa ripropone con grande risalto la situazione della scuola in Italia. E io mi ridomando: ma questi "asini" sono tutti autodidatti? Oppure, applicando la proprietà transitiva, scopriamo che sono identici ai loro insegnanti? SILVANO CREPALDI Ideologicamente arretrati L'affermazione di Lenin "la vita ci costringe ad abolire il raziocinio insegnandoci la dialettica" è usata male dalla sinistra italiana che traduce "dialettica" con "menzogna". Sempre Lenin affermava "anche la mia cuoca saprebbe governare". Erano altri tempi. Diliberto conferma di essere ideologicamente arretrato quando rinuncia alla candidatura a favore di un operaio. Gesto propagandistico e inutile. Sottostima la difficoltà di governare società complesse come la nostra nella quale parlare di lotta di classe è antistorico. Le classi non sono state abolite dai padroni. Si è accentuata la mobilità sociale. Gli operai mandano i figli all'università, sono scomparsi gli antichi mestieri. L'operaio è diventato un tecnico, oppure semplice addetto a una macchina. La coscienza di classe è finita con l'accentuazione della mobilità di classe. La dichiarazione di Bertinotti "siamo di parte" suona come una condanna all'immobilità che gli operai per primi rifiutano. CLAUDIO BAUDINO "Non uccidere" e "Non rubare" Il card. Ruini ha finalmente chiarito per quale partito dovrebbero votare i cattolici (nel primo dopoguerra i parroci erano più eleganti, suggerivano soltanto di votare per dei candidati democratici... e cristiani...). È vero che un comandamento dice "Non uccidere", ma ce n'è anche uno che dice "Non rubare". Potremmo chiedere all'ineffabile "Eminence" di consigliarci un partito che rispetti anche questo secondo comandamento? MARCELLO FAVARETO, TORINO L'obiettivo dei giostrai è la sicurezza In relazione all'incidente su un gioco gonfiabile nel quale ha perso la vita un bambino a Bielmonte, e alle note pubblicate dalla Stampa in questi giorni, quale esponente della più antica e rappresentativa organizzazione nazionale di categoria dello spettacolo viaggiante e parchi di divertimento, ritengo utile precisare che la sicurezza degli utenti è il primo obiettivo degli esercenti delle giostre. L'incidente è avvenuto su un'attrezzatura che, ho appreso da notizie giornalistiche, è stata presa a noleggio e gestita quindi non da "giostrai" bensì da soggetti che non svolgono professionalmente questa attività. Saranno i magistrati a valutare se tale attrazione era dotata della prevista licenza di pubblica sicurezza e se sia stata precedentemente verificata dagli organismi comunali o prefettizi di controllo, tuttavia gli esercenti spettacoli viaggianti sanno che la norma europea sulla sicurezza dei giochi gonfiabili (UNI EN 14960) prescrive che il gioco venga immediatamente sgonfiato e messo in sicurezza in presenza di vento superiore a 38 km/h e che sia continuamente vigilato. Apprendere dalla Stampa che il noleggiatore abbia dichiarato che possano resistere a venti di 100 km/h fa inorridire i professionisti del settore. L'Associazione esprime piena solidarietà e partecipazione al dolore dei familiari del bambino, ma non può esimersi dall'evidenziare che il noleggio di attrazioni e giostre a persone prive della necessaria professionalità è comportamento che non risponde all'esigenza di garantire la sicurezza degli utenti, che riguarda non solo l'attrezzatura, ma anche la gestione. DOTT. MAURIZIO CRISANTI SEGRETARIO NAZIONALE ANESV I diritti degli arabi israeliani In riferimento all'intervista di Fabio Galvano con lo scrittore Abraham Yehoshua, vorrei precisare che gli arabi israeliani, come sono quelli residenti nella zona Est di Gerusalemme, in possesso di carta di identità israeliana, e liberi di movimento nello Stato di Israele, sono anche in possesso del diritto di voto (e arabi israeliani siedono di conseguenza al Parlamento). Aggiungo che, come ben pochi sanno, oltre al diritto di voto, gli arabi israeliani hanno anche, su base volontaria, il diritto di fare il servizio militare attivo oppure quello civile, da pochi anni introdotto e che ultimamente incomincia ad attirare alcuni giovani che si liberano da falsi pregiudizi. EMANUEL SEGRE AMAR VICE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE ITALIA ISRAELE La rinuncia di Selva alla candidatura Ho voluto fare una ricerca sul 100 per cento dei quotidiani italiani del giorno 7 marzo scorso, prima di scrivere questa lettera, e ho riscontrato che La Stampa, in una notizia con il titolo a una colonna fa "scoop" o, ancora meglio, dà una "esclusiva"; dopo avere scritto della mia rinuncia a ricandidarmi (come risposta politica alla condanna a sei mesi per la "truffa dell'utilizzo di un autoambulanza per andare a La 7") il vostro anonimo redattore scrive: "Ma già il PdL non intendeva candidarlo". Da parte mia vi posso dare il testo della comunicazione che io ero candidato: "Domani 5/3 dalle 15 alle 19 c/o FI Notaio Matella autentica accettazione candidature. Consegnare Certificato iscrizione liste elettorali", cui seguiva una seconda comunicazione "Il certificato d'iscrizione nelle liste elettorali può essere sostituito da un'attestazione del Segretario Generale del Senato". Io mi riservai di firmare l'accettazione della candidatura in base alla sentenza per quale ero convocato dal Gup di Roma il giorno 6 marzo. Lasciate questo "merito" al giudice Maria Giulia De Marco, e riconoscete a me la libera scelta etico-politica di non ricandidarmi più fino a quando io sarò assolto come spero avvenga già in Corte d'Appello. E io spero che i tempi di attesa per questo giudizio siano rapidi come quelli del primo grado, perché io possa concorrere alle prossime elezioni europee del 2009 quando, come auspica Silvio Berlusconi, anche per il Parlamento italiano ci sarà il voto di preferenza. GUSTAVO SELVA.

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Trofeo Alpi del Mare con tabellone mondiale nell'anno paralimpico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TENNIS IN CARROZZINA. A CUNEO Trofeo Alpi del Mare con tabellone mondiale nell'anno paralimpico [FIRMA]GIANCARLO SPADONI CUNEO Nell'anno olimpico, paralimpico per questa specialità, il nono torneo internazionale di tennis in carrozzina "Trofeo Alpi del Mare" che inizia domani mattina alle 8, ingresso libero, al Palatennis comunale del Parco della Gioventù a Cuneo, assume un'importanza particolare poiché per molti atleti è già test preparalimpico, o una delle prove per acquisire i punti necessari per Pechino 2008. Anche per questo, alla manifestazione organizzata dalla Polisportiva P.A.S.S.O. (che prevede un tabellone maschile da 30 posti, nel quale sono iscritti 2 tra i primi 10 del mondo: l'olandese Maikel Scheffers e lo svedese Stefan Olsson; e uno femminile, da 16, capeggiato dall'israeliana Ilanit Fridman numero 15 del ranking) saranno presenti anche molti allenatori delle varie Federazioni per seguire da vicino gli atleti candidati paralimpici, particolare sottolineato con compiacimento dal coordinatore generale Remo Merlo, che ha aggiunto come quest'anno siano rappresentati tre nuovi paesi, Israele, Cile e Brasile, le cui bandiere sono state consegnate da Enzo Lotti, presidente della Gis che ospita le gare. Oggi alle 18 il giudice arbitro Giuseppe Guastavino, con l'assistenza del direttore del torneo Ettore Bondi, compilerà i tabelloni principali, maschile e femminile. I giocatori italiani presenti fra i maschi sono sei, capeggiati da Fabian Mazzei, numero 1 d'Italia e numero 22 al mondo, che insegue la qualificazione olimpica come testa di serie, e due le tenniste, di cui la più quotata è Silvia De Maria, numero 29 del "ranking". Particolare curioso: ci sarà Steffen Sommerfeld, tedesco di 41 anni, numero 30 in classifica mondiale, doveva accompagnarlo la figlia Nora (21 anni, numero 57 del ranking) che però ha appena dato forfait per un'indisposizione.

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'La banda' al Verdi in anteprima (sezione: Israele/Palestina)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

ANTEPRIMA nazionale assoluta stasera alle 21.15 al teatro Verdi. Si proietta il film "La banda" di Eran Kolirin, una coproduzione franco-israeliana del 2007 che ha raccolto vari riconoscimenti fra i quali il premio Fipresci e Prix de la Jeunesse al Festival di Cannes del 2007, oltre che il premio Efa 2007 per la migliore interpretazione maschile a Sasson Gabai. E' la storia di una piccola banda musicale egiziana chiamata a esibirsi in Israele ma che, per una serie di sfortunate coincidenze, si ritrova in una città sperduta nel deserto israeliano, isolata e dimenticata da tutto e tutti, proprio come loro. - -->.

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Bombe a grappolo: giardini del demonio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Bombe a grappolo: giardini del demonio Robert Fisk Segue dalla Prima N el 2006 Israele ha fatto cadere sugli orti e sui campi del Libano meridionale oltre un milione di bombe a grappolo - dopo che era stato annunciato il cessate il fuoco del conflitto con Hezbollah durato 34 giorni. Finora hanno ucciso 40 uomini, donne e bambini. Gli sminatori giunti in Libano hanno scoperto che le bombe a grappolo erano state sganciate sui campi minati lasciati dagli israeliani nel 2000. E in alcuni casi questi campi minati erano stati creati sopra precedenti campi minati palestinesi. E taluni di questi campi minati - e in questa circostanza torna a minacciarci la piu' drammatica guerra del ventesimo secolo - erano stati inavvertitamente collocati sopra tappeti di mine piazzate nella terra rossa del Libano dalle forze francesi di Vichy nel 1941 mentre attendevano l'invasione dalla Palestina delle divisioni britanniche e dei soldati della Francia libera. Come al solito la seconda guerra mondiale si rivela il fondamento di buona parte degli attuali orrori del Medio Oriente. A Tripoli pubblicano un "Libro Bianco" sulle conseguenze per la Libia della guerra 1939-45 con decine di migliaia di mine sepolte nella sabbia del deserto intorno a Tobruk e a Bengasi dagli italiani e dai tedeschi, dai britannici, dagli australiani, dai neozelandesi e dai sudafricani. "Gli italiani piazzano le mine", dice la didascalia sotto una fotografia che ritrae alcuni genieri che sistemano le mine nel deserto. "Gli inglesi piazzano altre mine. I tedeschi ne piazzano ancora di più. Poi se ne vanno ma le mine sono ancora lì!". Venti anni dopo la guerra - quando almeno 800 contadini libici e loro familiari erano saltati in aria a causa delle mine - un giornalista italiano descrisse la carneficina senza fine durante le operazioni di sminamento. "Le mine sono talmente sensibili che basta sfiorarle con un piede perché esplodano e saltino in aria come cavallette - dei due uomini sono rimasti solo alcuni brandelli di carne e di vestiario". L'Egitto definisce i suoi campi minati della seconda guerra mondiale "I giardini del demonio" che si estendono da El Alamein a Mersa Matruh, a est del confine libico. A questi si aggiungano i vastissimi campi minati creati dalle forze egiziane e israeliane nei deserti orientali nel 1948, 1956, 1967 e 1973 - gli israeliani hanno le mappe di cinque milioni e mezzo di mine piazzate nel Sinai e nella zone circostanti nel 1967 - e in questo modo potete farvi un'idea di quanto quelle sabbie siano ancora pericolose e tossiche. Come ha sottolineato il mese scorso l'Egyptian Mail, noi occidentali ricordiamo ogni anno i morti di El Alamein. Ma chi ricorda i morti dell'Egitto? E sebbene inglesi, italiani e tedeschi abbiamo inviato agli egiziani le mappe dei vecchi campi minati e sebbene l'esercito egiziano abbia disinnescato 2.976 mine tra il 1983 e il 1999, ne rimangono ancora circa 17.600.000 sotto la fascia costiera egiziana, secondo quanto riferiscono le autorita' egiziane responsabili delle operazioni di sminamento. Dal 1982, 700 egiziani sono morti a causa delle mine e altri 7.600 sono rimasti feriti. E mentre loro muoiono i nostri sopravvissuti invecchiano. Quando, alcune settimane fa, ho scritto un articolo sul film "Espiazione" - con quei cinque minuti dedicati all'evacuazione dalle spiagge di Dunquerque nel 1940 e la distruzione a causa dello scoppio di una mina della stazione della metropolitana di Balham - non mi rendevo conto di quanti ricordi avrei risvegliato. Una signora scozzese mi ha scritto per raccontarmi che da bambina durante i bombardamenti "dormivo sempre nella metropolitana - per poco la mina della stazione di Balham non mi ha colpito e l'inondazione che ne e' seguita ha causato la morte di molta gente per annegamento (compresa Cecilia nel film "Espiazione"). Ricordo che chiusero la stazione della metropolitana per molto tempo per recuperare i cadaveri. Ricordo anche che dopo rimase a lungo sulla parete il segno del punto in cui era arrivata l'acqua". Piu' drammatica e' stata la lettera di Hal Crookall, un ex tenente adesso novantenne che si trovava a Dunquerque con il Reggimento dello Yorkshire orientale. Nell'articolo dicevo che vedendo il film, alla vista delle spiagge di Dunquerque non avevo potuto fare a meno di esclamare: "Dannazione!" - e che questa stessa esclamazione era uscita poco dopo dalla bocca di un giovane caporale che nel film era al comando di una pattuglia di sbandati. Immaginate quindi la mia sorpresa - e il sorriso che mi e' spuntato - quando ho letto le seguenti parole scritte da Hal Crookall: "la maggior parte degli uomini del mio plotone erano portuali di Hull. Ci avevano lasciato indietro per effettuare azioni di retroguardia e dovevamo raggiungere la spiaggia cosa che facemmo in larga misura seguendo il rumore dei cannoni delle navi, quello delle granate che fischiavano sulla nostra testa e quello dei bombardieri Stuka che attaccavano le spiagge. Quando finalmente raggiungemmo la spiaggia, ci affacciamo sulla duna e vedemmo la scena, la maggior parte dei miei commilitoni esclamo' con accento dello Yorkshire: "dannazione!!". Nel 1943 il tenente Crookall fu ferito - pensate un po'! - nel deserto della Libia. Non da una mina - lui e i suoi soldati avevano piazzato sacchetti di sabbia sul fondo del mezzo corazzato per non rimanere feriti dallo scoppio delle mine - ma da una scheggia di granata tedesca che aveva perforato la carrozzeria da 3 ottavi di pollice del blindato e si era conficcata nel braccio del tenente Crookall. La sua divisione di fanteria dal momento che era ferito lo invio' in Medio Oriente e fini' per ritrovarsi a Damasco. "La ferita mise praticamente fine alle mie ambizioni da violinista", mi ha detto questa settimana. "Ma quando ero a Damasco venne Josephine Baker per cantare per i soldati di Francia Libera e mi chiese di accompagnarla. E in quella circostanza suonai di nuovo". Dopo la guerra Crookall torno' molte volte in Medio Oriente, ospite di Ali Ayoubi, figlio di un presidente siriano - cosi' almeno sosteneva ma probabilmente si trattava di un primo ministro siriano. "Mio padre aveva due guardie del corpo", ricorda che gli diceva Ali. "Il Presidente Assad ne aveva circa 10.000!". In Libia e in Egitto ovviamente la gente del deserto non ha guardie del corpo. Fondamento della loro vita resta la guerra combattuta prima che nascessero e che continua ad ucciderli e a mutilarli esattamente come 65 anni fa feri' il tenente Crookall. Suppongo che la morale di questa vicenda sia semplice e, per certi versi, scontata: in Medio Oriente la seconda guerra mondiale non è ancora finita. *** © The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.

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Al gioco si vince con la matematica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Al "gioco" si vince con la matematica Di Robert J. Aumann Traduzione di Carlo Antonio Biscotto M i sembra giusto dedicare questo mio intervento ad uno dei temi più pressanti e drammatici dell'uomo: quello della guerra e della pace. Mi permetto di suggerire che dovremmo forse modificare l'orientamento dei nostri sforzi intesi a realizzare la pace mondiale. Finora tutte le iniziative hanno riguardato la risoluzione di specifici conflitti: India-Pakistan, Israele-Paesi arabi ecc... Personalmente propongo di porre l'accento su un altro aspetto e di studiare la guerra in generale. Consentitimi di fare un paragone. Due sono gli approcci nei confronti del cancro. Uno è clinico. Supponiamo che abbiate il cancro al seno. Cosa dovete fare? Un intervento chirurgico? La radioterapia? La chemioterapia? Che tipo di chemioterapia? Quante sedute di radioterapia? Bisogna asportare i linfonodi? Le risposte si basano su esami clinici che hanno lo scopo di accertare quale è la soluzione migliore. Ogni caso viene trattato singolarmente utilizzando al meglio le informazioni. E l'obiettivo è quello di curare la malattia o di migliorare il quadro clinico di quello specifico paziente. Ma c'è anche un altro approccio. Non si interviene chirurgicamente, non si fa radioterapia, non si fa chemioterapia, non si prendono in esame le statistiche cliniche, non si visita nemmeno il paziente. Si cerca solo di capire cosa succede all'interno di una cellula cancerosa. Ha qualcosa a che fare con il Dna? Cosa succede? Quale è il processo? Non si cerca di curare il cancro. Si cerca solo di capirlo. Si lavora con i topi, non con le persone. Si cerca di farli ammalare, non di curarli. Louis Pasteur era un medico. Per lui era importante curare la gente. Ma Robert Koch non era un medico e il suo obiettivo non era curare la gente. Koch voleva semplicemente capire in che modo si sviluppa una malattia infettiva. E il suo lavoro finì per diventare incredibilmente importante per la cura delle malattie infettive. La guerra ci accompagna sin dall'alba della civiltà. Nella storia dell'uomo non c'è nulla di più costante della guerra. È un fenomeno e non una serie di eventi isolati. Gli sforzi volti a risolvere singoli conflitti sono certamente lodevoli e talvolta sono coronati da successo, ma c'è anche un altro modo per affrontare il problema: studiare la guerra come fenomeno generale, studiare le sue caratteristiche generali e identificative, capire quali sono i comuni denominatori, quali sono le differenze sul piano storico, sociologico, psicologico e - sì - razionale. Perché l'homo economicus - l'uomo razionale - fa la guerra? Ma cosa intendo per "razionalità"? Intendo questo: il comportamento di una persona è razionale se rientra nei suoi migliori interessi, stanti le sue informazioni. Alla luce di questa definizione la guerra può essere razionale? Disgraziatamente la risposta è affermativa: la guerra può essere razionale. In uno dei più grandi discorsi di tutti i tempi - quello pronunciato in occasione della cerimonia di insediamento dopo essere stato eletto alla presidenza per la seconda volta - Abraham Lincoln disse: "Entrambi deprecavano la guerra, ma uno era disposto a fare la guerra piuttosto che lasciar sopravvivere la nazione e l'altro era disposto ad accettare la guerra piuttosto che lasciarla perire. E guerra fu". È un grosso errore dire che la guerra è irrazionale. Tutti i mali del mondo - guerre, scioperi, discriminazione razziale - li liquidiamo definendoli irrazionali. Anche procurano disgrazie e dolori, è possibile che siano razionali. Una volta che ci convinciamo che la guerra può essere razionale, possiamo per lo meno affrontare il problema. Se ci limitiamo a definirla irrazionale, non siamo in grado di affrontare il problema. Molti anni fa ebbi l'occasione di essere presente ad una riunione di studenti alla Yale University. Era presente anche Jim Tobin, che in seguito sarebbe stato insignito del Nobel per l'economia. La discussione andava a ruota libera e ad un certo punto qualcuno chiese: si può sintetizzare l'economia in una parola? Tobin rispose: "Sì". La parola è incentivi. L'economia ruota intorno agli incentivi. Quello, quindi, che vorrei fare è un'analisi economica della guerra. Non intendo dire quello che potrebbe sembrare a prima vista. Non parlo di come finanziare una guerra o di come ricostruire un Paese distrutto dalla guerra o di altre cose del genere. Non parlo degli incentivi che portano alla guerra o degli incentivi che possono sventarla e impedirla. Supponiamo che vogliate impedire la guerra. Per farlo ovviamente bisogna disarmare, diminuire il numero degli armamenti. Giusto? No, sbagliato. Forse è necessario fare l'esatto contrario. Nei lunghi anni della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, non è scoppiata una guerra "calda" proprio perché i bombardieri con le testate nucleari erano in volo 24 ore al giorno, 365 giorni l'anno. Il disarmo avrebbe portato alla guerra. Il punto fondamentale è - ancora una volta - che dovremmo cominciare a studiare la guerra da ogni punto di vista, dovremmo cercare di capire cosa la scatena. Pura scienza di base. Ciò potrebbe veramente portare alla pace. Finora non mi sembra che abbia funzionato troppo bene l'approccio del volta per volta, del caso per caso. Vorrei ora parlarvi di alcuni dei miei contributi fondamentali, di quelli citati dalla Commissione del premio. In particolare vorrei parlare dei giochi ripetuti e di come sono da mettere in relazione alla guerra e ad altri conflitti quali gli scioperi e in realtà a tutte le situazioni interattive. I giochi ripetuti modellano l'interazione a lungo termine. La teoria dei giochi ripetuti può spiegare fenomeni come l'altruismo, la cooperazione, la fiducia, la lealtà, la vendetta, le minacce (autodistruttive o di altra natura) - fenomeni che potrebbero a prima vista apparire irrazionali - in termini di paradigma di "egoistica" massimizzazione dell'utilità della teoria dei giochi e dell'economia neoclassica. Il fatto di poter "spiegare" tali fenomeni non vuole dire che le persone deliberatamente scelgono di vendicarsi o di agire in maniera generosa sulla base di motivi razionali e consapevolmente utili al proprio benessere. Direi piuttosto che nel corso dei millenni gli uomini hanno sviluppato ed elaborato norme di comportamento che sono in larga misura vincenti e, di conseguenza, ottimali. Questa evoluzione potrebbe essere in realtà biologica, genetica. Oppure potrebbe essere "memetica", parola che deriva dal termine meme (riconoscibile entità di informazione relativa alla cultura umana replicabile da una mente o da un supporto simbolico di memoria, ndt) coniato dal biologo Richard Dawkins per esprimere, in analogia con il termine "gene", l'eredità e l'evoluzione sociale invece di quella biologica. Una delle grandi scoperte della teoria dei giochi risale all'inizio degli anni '70 quando i biologi John Maynard Smith e George Price si accorsero che l'equilibrio strategico nei giochi e l'equilibrio demografico nel mondo vivente sono definiti dalle medesime equazioni. L'evoluzione - genetica o memetica che sia - porta all'equilibrio strategico. Pertanto nei giochi ripetuti, l'equilibrio strategico esprime fenomeni come l'altruismo, la cooperazione, la fiducia, la lealta', la vendetta, le minacce e così via. Vediamo in pratica come vanno le cose. Cosa intendo per "equilibrio strategico"? In parole povere, i giocatori si trovano in una situazione di equilibrio strategico (o semplicemente di equilibrio) quando il loro gioco è reciprocamente ottimale, quando le mosse e i piani di ciascun giocatore sono razionali in un ambiente strategico dato - ad esempio quando ciascuno conosce le mosse e i piani degli altri. Per aver formulato e sviluppato il concetto di equilibrio strategico, a John Nash venne conferito nel 1994 il premio Nobel per l'economia in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione del libro di John von Neumann e Oskar Morgenstern La teoria dei giochi e il comportamento economico. Il Nobel fu assegnato in condivisione con John Harsanyi per aver formulato e sviluppato il concetto di equilibrio bayesiano, una sorta di approfondimento del concetto di Nash che ha per oggetto l'equilibrio strategico in giochi nei quali l'informazione è incompleta, e con Reinhard Selten per aver formulato e sviluppato il concetto di equilibrio perfetto, altro approfondimento del concetto di Nash di cui parleremo in seguito. Unitamente ai concetti di equilibrio correlato (Aumann 1974, 1987) e di equilibrio forte (Aumann 1959), entrambi citati nella motivazione dell'assegnazione del Nobel nel 2005, i tre summenzionati concetti fondamentali costituiscono il fondamento teorico della teoria dei giochi non cooperativi. Dopo quello del 1994, due Nobel per l'economia furono assegnati per le applicazioni di questi concetti fondamentali. Il primo nel 1996 a William Vickrey alla memoria per il suo lavoro sulle aste. Sfortunatamente Vickrey morì dopo l'annuncio dell'assegnazione del Nobel e prima della cerimonia di consegna. Le aste e le strategie per fare le offerte sono tra le prime applicazioni pratiche della teoria dei giochi e se ne parla già nel saggio - ottimo, ma per certi versi datato - di Wilson del 1992. Il secondo a me nel 2005. Il premio mi è stato conferito per aver applicato i concetti dell'equilibrio fondamentale ai giochi ripetuti. Supponiamo di giocare lo stesso gioco, G, con i medesimi giocatori anno dopo anno. Si può vedere questa situazione come un unico, grande gioco - il cosiddetto Supergioco, chiamato G* - le cui regole sono "gioca a G ogni anno". L'idea è quella di applicare i succitati concetti di equilibrio al Supergioco invece di occuparsi dei singoli giochi e vedere cosa ne viene fuori. La teoria dei giochi ripetuti che emerge da questo processo è estremamente ricca e profonda. IL NOBEL per l'economia, ospite del Festival della Matematica di Roma spiega come la teoria degli equilibri possa essere applicata sia in situazioni ludiche che nei conflitti armati. Per questo studio nel 2005 è stato insignito del premio.

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Parigi, anteprima di boicottaggio Ecco il Salon du Livre senza arabi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Parigi, anteprima di boicottaggio Ecco il Salon du Livre senza arabi di Giovanna Trento V enerdì apre a Parigi il Salon du Livre, giunto quest'anno alla sua ventottesima edizione. La manifestazione, che rimarrà aperta fino al 19 marzo nei pressi della Porte de Versailles, è un appuntamento di rilievo per l'editoria francese, francofona e internazionale: centinaia di stand, presentazioni e premi letterari, resoconti costanti sulle frequenze di France culture, decine di conferenze e dibattiti, fra cui degli approfondimenti sul Maggio '68. Ma in questi giorni l'attenzione è puntata principalmente sull'ospite d'onore e sulle polemiche che ne conseguono. Anche il Salon, come la Fiera di Torino, assegna infatti quest'anno il Padiglione d'onore a Israele, invitando una quarantina di scrittori israeliani di lingua ebraica (autori perlopiù di romanzi, ma anche di poesie, fumetti e narrativa per l'infanzia). Il clamore polemico, in Francia, è inferiore a quello sorto in Italia (le polemiche italiane hanno peraltro avuto un certo eco sulla stampa d'oltralpe). Come ampiamente riportato dalla stampa francese, non sono comunque mancate, da parte araba o musulmana, condanne pubbliche della presenza di Israele e inviti al boicottaggio della manifestazione parigina. Si sono espressi contro le scelte del Salon Ibrahim al-Moallem, presidente dell'Unione degli scrittori egiziani e segretario generale dell'Unione degli scrittori arabi, e Taha al-Moutawakel, presidente dell'Unione degli scrittori palestinesi. Anche l'Isesco (organizzazione islamica dell'istruzione, delle scienze e della cultura), nel corso di una recente riunione tenutasi in Marocco, ha chiesto ai cinquanta Paesi che ne sono membri di non prendere parte quest'anno al Salon du livre. A tali dichiarazioni si aggiungano il boicottaggio ufficiale già espresso da Paesi come l'Iran, l'Arabia Saudita, l'Oman, la Giordania e lo Yemen. Non possiamo ancora dire quale impatto concreto avranno sul Salone del libro di Parigi questi e simili appelli. Perché, se già sappiamo che alcuni stand collettivi - come quello della Tunisia, dell'Algeria o del Marocco - rimarranno vuoti, è comunque probabile che alcuni operatori e protagonisti dell'editoria araba saranno presenti a "titolo privato". Questo sembra essere quanto mai vero per il Libano. Se da un lato questo Paese non riconosce ufficialmente lo Stato d'Israele e serba vivo il ricordo degli attacchi del 2006, dall'altro il Salone parigino rappresenta un interlocutore molto importante per l'editoria libanese, in quanto il Libano è una pietra angolare della francofonia nel mondo arabo ed ha un ruolo di spicco nel panorama editoriale mediorientale. La scrittrice libanese Hyam Yared ha già annunciato che si recherà a titolo personale a Parigi, per presentare il suo ultimo romanzo L'Armoire des ombres, che ha ottenuto il premio Francia-Libano. La selezione dei 39 scrittori israeliani da invitare al Salon du livre, avvenuta sotto l'egida del Ministero degli esteri francese, è stata compiuta dal Centro nazionale del libro in collaborazione con l'ambasciata a Parigi del Paese invitato. Ma gli equilibri fra l'"aspetto culturale" e l'"aspetto politico" della manifestazione parigina sembrano variare di anno in anno. Serge Eyrolles, organizzatore del Salon du livre e presidente del Sindacato nazionale dell'Edizione, è stato raggiunto telefonicamente da chi scrive; Eyrolles ha dichiarato che il Salon du livre "non invita Israele, ma la letteratura israeliana contemporanea", sostenendo inoltre che "la coincidenza fra il sessantennale dello stato d'Israele e l'assegnazione alla letteratura israeliana del Padiglione d'onore 2008 non è intenzionale, ma legata a trattative già in corso da 4 o 5 anni con l'ex ambasciatore israeliano a Parigi". La selezione dei 39 scrittori israeliani, ricca e interessante (sebbene sia esclusa la saggistica), ha privilegiato coloro che scrivono in ebraico, vivono in Israele e sono tradotti in Francia. Oltre alla famosa triade composta da Abraham B. Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, sono invitati al Salon du livre altri nomi noti, come Aharon Appelfeld o Savyon Liebrecht (quest'ultima è stata in gennaio a Roma per tenere un incontro a La Sapienza, in occasione della Giornata della memoria). Poi ci sono autori nati negli anni '60, come Etgar Keret, Orly Castel-Bloom e Alona Kimhi, che rappresentano in qualche misura il "postmodernismo israeliano", affrontando la drammatica conflittualità contemporanea con toni nuovi, spesso ironici o disincantati. Oppure Sami Michael (classe 1926) di origine irachena, che è fra i pochissimi autori israeliani tradotti nel mondo arabo, o il più giovane Sayed Kashua, arabo-israeliano che scrive in ebraico. E poi ancora, Ron Leshem, Meir Shalev, Shifra Horn, Benny Barbash, Lizzie Doron, Zeruya Shalev, Boris Zaidman o Alon Hilu. Possono essere sollevate obiezioni sul fatto che solo gli scrittori israeliani di lingua ebraica siano stati invitati quest'anno a Parigi, visto che l'arabo è la seconda lingua nazionale del paese; tuttavia c'è da chiedersi se gli scrittori di lingua araba avrebbero serenamente accettato di partecipare accanto a quelli di lingua ebraica. Inoltre, sarebbe ingenuo pensare che un invito parallelo rivolto alla Palestina avrebbe potuto "equilibrare" tranquillamente la vicenda parigina (un Salone del libro arabo da tenersi negli stessi giorni all'Istitut du Monde Arabe era stato in effetti ipotizzato dagli organizzatori.). Ma in definitiva, secondo Ron Barkai, storico, esperto delle relazioni fra ebrei, musulmani e cristiani nella Spagna medievale, e autore di un recente romanzo (Come in un film egiziano, 2005), boicottare il Salon du livre è insensato e controproducente. Barkai, che asserisce di mobilitarsi da sempre per la negoziazione e per la creazione dello Stato palestinese, sostiene che l'appuntamento letterario di quest'anno a Parigi sarebbe stato una buona occasione - mancata - per confrontarsi con le grandi comunità arabe ed ebraiche di Francia, e per sottolineare che la pace è ormai assolutamente necessaria. Il Salone del libro non si limita ai 450 mq. del Padiglione d'onore, essendo soprattutto una grande vetrina dell'editoria francese. Tuttavia, come ha riferito a chi scrive Hugues Jallon, direttore editoriale delle edizioni La Découverte, gli editori si domandano oggi che senso abbia questa "ufficialità": "Un tempo gli editori andavano al Salon du livre per raggiungere i grandi lettori, ma oggi con internet questi possono procacciarsi i libri che vogliono. L'affitto dello stand è ormai molto più caro di quanto non si guadagni sul posto con la vendita dei libri, tanto che per i piccoli editori è difficile essere presenti. Eppure. continuiamo ad avere la sensazione che al Salon du livre bisogna esserci! Ma perché?". ISRAELE OSPITE D'ONORE Dal 14 con la triade Yehoshua, Oz, Grossman, presenti 40 scrittori di lingua ebraica. Ufficialmente banchi "islamici" vuoti. Ma mercati francofoni, come il Libano, potranno astenersi?.

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I palestinesi di Gaza il popolo dei murati vivi Anche l'Egitto innalza la sua barriera di cemento Già costruiti tre chilometri, in tutto saranno 14 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del I palestinesi di Gaza il popolo dei "murati vivi" Anche l'Egitto innalza la sua barriera di cemento Già costruiti tre chilometri, in tutto saranno 14 di Umberto De Giovannangeli GLI OPERAI hanno rimosso le barriere di filo spinato e le hanno sostituite con un muro alto tre metri. Alto tre metri è lungo tre chilometri, il primo tratto dei quattordici km previsti. Storia di un popolo "murato". Il popolo palestinese. Dal Muro in Cisgiordania a quello che l'Egitto sta realizzando al confine con la Striscia di Gaza. La costruzione è iniziata subito dopo la chiusura della frontiera il mese scorso, dopo che i miliziani di Hamas avevano distrutto la barriera di separazione a gennaio, facendo entrare in Egitto migliaia di palestinesi in cerca di prodotti di prima necessità. Una gabbia. Isolata dal mondo. Assediata da Israele. Murata dall'Egitto. Una "prigione a cielo aperto di cui Israele sembra aver buttato via la chiave per sempre" (John Dugard, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in una intervista a l'Unità). È Gaza. Una gabbia lunga 40 Km e larga 10 km, in cui vivono più di 1,4 milioni di palestinesi, età media 16 anni. Il muro, fatto di cemento e pietre, si innalza a venti metri dalle case egiziane di Rafah. Cosa sia la vita al di qua del Muro (di Gaza) l'Unità l'ha raccontata con testimonianze, interviste, rapporti. Una condizione di sofferenza sintetizzabile in due dati: il 73% delle famiglie della Striscia di Gaza vive sotto il limite di povertà, la disoccupazione è al 55%. Va raccontata questa vita "murata". Ed è un racconto dolente. Una storia fatta anche di barriere di filo spinato, di cemento armato, di barriere di metallo, di recinzioni elettriche, censori mobili. È la storia di Ahmed, Mahmud, della piccola Zahira, dei bambini di Rafah cresciuti tra raid e muri, che oggi vedono alzarsi a pochi passi dalle loro fatiscenti abitazioni una nuova barriera. Il Muro di Rafah chiude anche questa via di fuga per gli ingabbiati di Gaza: La Striscia murata. Non da oggi. Già nel 1994, quando a seguito degli accordi di Oslo-Washington i Territori passavano sotto l'amministrazione dell'Autorità nazionale palestinese di Yasser Arafat, Gaza è completamente circondata da muri e filo spinato che la separano dal territorio israeliano. Per completare questa separazione, viene anche avviata la costruzione di un Muro lungo 55 chilometri e alto 8 (alla fine ne è stato realizzato un tratto di 7 chilometri). È difficile pensare che una speranza di pace possa crescere sotto l'ombra dei Muri. Un'ombra che sembra doversi proiettare anche sui 270 chilometri che segnano il confine tra Israele ed Egitto, da Eilat alla Striscia di Gaza. Ad annunciarne la realizzazione è stato nei giorni scorsi il premier israeliano Ehud Olmert, affiancato dal titolare della Difesa, Ehud Olmert, e dalla ministra degli Esteri, Tzipi Livni. A motivare la decisione sono i rapporti dell'intelligence di Gerusalemme secondo cui c'è più che un fondato timore che kamikaze palestinesi possano infiltrarsi in Israele dal Sinai egiziano. La prima sezione della barriera dovrebbe essere innalzata nei pressi di Nitzana. Un altro tratto sarà eretto vicino a Eilat, città sul Mar Rosso. Il costo del "Muro", valuta il quotidiano israeliano Yediot Ahronot, può oscillare da 280 milioni di euro fino a quasi un miliardo, a seconda della tecnologia e della lunghezza. Ma il "Muro" che opprime non è innalzato solo dagli "occupanti israeliani". A erigerlo sono anche i "fratelli egiziani". Ahmed, Mahmud, la piccola Zahira, i bambini di Rafah, hanno imparato anche quest'altra amara verità. Rafah, ovvero la più povera tra le più povere città palestinesi, ed il suo distretto di Sahura è la sezione più povera di Rafah. Quella prospiciente al Muro. Lì, intere famiglie vivono assieme in baracche di una stanza fatte di ferro contorto con pavimenti sporchi e tetti di lamiere di metallo, cartone e incerate. I bambini corrono scalzi per strada, malvestiti e malnutriti. In nessun luogo della Palestina si troveranno condizioni miserabili quanto quelle di Rafah. È in questo degrado totale che sta nascendo il Muro egiziano. "Sarebbe questa la solidarietà egiziana? Invece di protestare con Israele, Mubarak ci fa questo regalo...", dice sconsolato il vecchio Feisal mentre a poca distanza gli operai egiziani continuano alacremente a costruire il Muro. Il Muro dell'ipocrisia, della doppia morale: quella che ha caratterizzata e continua a caratterizzare i leader arabi che hanno usato la tragedia palestinese per fini di potere, per alimentare i propri disegni egemonici. Quel Muro dell'ipocrisia finirà per aggravare ulteriormente le già drammatiche condizioni di vita della popolazione della Striscia, alle prese con la crisi peggiore degli ultimi quarant'anni (dall'inizio dell'occupazione israeliana dei Territori, nel 1967), secondo quanto denunciato dalle più importanti organizzazioni umanitarie britanniche in un loro recente rapporto, nel quale si rileva, tra l'altro, che l'80% della popolazione di Gaza dipende oggi dagli aiuti alimentari, che la rete idrica e quella fognaria sono sull'orlo del collasso, che negli ospedali manca l'energia elettrica anche per 12 ore al giorno. E di giorno in giorno cresce il rischio di epidemie. La compagna che gestisce le risorse idriche della Striscia, Beit al Sahel, ha lanciato un appello per l'imminente minaccia di epidemie e malattie, causate dala pessima qualità dell'acqua, determinata dall'embargo israeliano che ha portato alla chiusura di 52 pozzi della Striscia per mancanza di cloro, usato per fumigare le acque e rendere potabili. Si alza il Muro, si chiudono i pozzi. Così Gaza muore.

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Magmart, una gara di immagini il video vincitore resta in mostra - elda oreto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XVII - Napoli IL FESTIVAL Cam di Casoria, terza edizione della rassegna con le installazioni di giovani artisti Magmart, una gara di immagini il video vincitore resta in mostra ELDA ORETO Eruzioni in piano sequenza al "Magmart-video under volcano" 2008. La terza edizione del festival internazionale dedicato ai film d'artista, che inaugurerà sabato 15 marzo alle 18.30 al CAM, Casoria Contemporary Art Museum, (aperto fino al 15 aprile, via Duca D'Aosta 63 A, Casoria; 081 17576167; visite martedì-giovedì-sabato 17.30-20.30, domenica 10.30-13, lunedì-mercoledì-venerdì: 10-13, solo gruppi per appuntamento; www. casoriacontemporaryartmuseum. com; infocasoriacontemporaryartmuseum. com), presenta alcune novità. Tra queste, la partecipazione di video provenienti da paesi del Medioriente, che fanno parte dei trecento, rigorosamente in formato digitale, inviati via internet dai partecipanti. Fino al 15 aprile saranno proiettati negli spazi del Museo di Casoria trentuno film vagliati da una giuria composta da Giuseppe De Marco, artista salernitano fondatore nel 1985 di MediaVox, un laboratorio di produzioni multimediali e multidisciplinari; Luca Magnoni, Arseny Sergeyev, curatore di un videofestival "Outvideo", insieme a Enrico Tommaselli e Antonio Manfredi, direttore del CAM, che si occupano anche della anche la rassegna di Casoria. Lo spazio di Casoria, che occupa i locali sottostanti a una scuola da alcuni anni, è alla ricerca di una sua peculiarità. Periodicamente organizza collettive con numerosi partecipanti, ma nella sezione video conferma la sua presenza per il terzo anno dalla fondazione dello spazio. Un orizzonte ancora in via di espansione, che, in questa edizione di Magmart, prende forma attraverso lo sguardo di centosettanta creativi ed artisti alla ricerca di una vetrina di presentazione del proprio lavoro (hanno spedito 296 video). Lo spazio museale gliela offre, proiettando poi per il tempo della mostra i video. Altra novità di questa edizione del festival sarà "la partecipazione attiva e costante di INSU. TV, sulle frequenze vhf 19-98 - spiega Nicola Angrisano - una televisione del centro storico di Napoli, che riprenderà in diretta anche la serata di inaugurazione, permettendo un collegamento in tempo reale con i vincitori del festival, che sono per il Regno Unito Vishal Shah, Emily Foster per gli Stati Uniti ed Eden Orion in Israele". Come già nelle passate edizioni, i video entreranno a far parte della collezione del Museo di Casoria, che attualmente è composta da circa trecento lavori di arte digitale. Un panorama che si spinge oltre i confini della videoarte e che nasce con l'intento di esplorare ogni possibilità di riprodurre, attraverso la tecnologia e i nuovi media, una sintesi tra spazio e tempo per ottenere la quarta dimensione. Un'apertura sul piano della realtà, che mescola una visione documentaristica a una fantastica, producendo un paesaggio "iperreale".

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Tra rabbia e dolore Gerusalemme contro una terza Intifada (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Pagina 314 Tra rabbia e dolore Gerusalemme contro una terza Intifada --> Rabbia, dolore e incredulità. Dopo l'attentato contro la Yeshiva (scuola religiosa ebraica) di Mercaz Harav, a Gerusalemme, Israele si interroga se questo attacco non possa essere l'inizio di una terza Intifada. Per adesso, nessuna rivendicazione di organizzazione armata è stato confermato per l'attentato perpetrato dal giovane terrorista Ala Abu Dhaim. Ma fonti palestinesi hanno indicato che l'attacco sarebbe stato organizzato da una rete di Hamas che opera in Cisgiordania, ma che riceve ordini direttamente dalla dirigenza del movimento a Damasco. La stessa fonte aggiunge che i leader di Hamas a Gaza non sarebbero stati informati del piano, che era stato peraltro preparato in collaborazione con Hezbollah. Lo Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, ha affermato, attraverso il capo della polizia di Gerusalemme, Generale Ilan Franco, che l'attentatore, autista della yashiva per un periodo, non era persona conosciuta ai servizi di sicurezza. L'attacco alla Yeshiva dello scorso Giovedì va però inserito in una prospettiva più generale. Iran e Siria, nemici dichiarati di Israele, vorrebbero una crisi nella regione per distogliere la comunità internazionale dal dossier nucleare e dal Tribunale Internazionale per l'assassinio dell'ex premier libanse, Rafiq Hariri. I due paese, pertanto, appaiono condurre una "guerra per procura" attraverso i loro proxy in Libano, Hezbollah, e nei Territori Palestinesi, attraverso Hamas e il Jihad Islamico. In particolare, l'Iran sta fornendo a Hamas razzi Qassam e Grad, quotidianamente lanciati verso le città israeliane di Sderot e Ashkelon. Il giorno dopo la strage, la famiglia del terrorista, un arabo-israeliano di Gerusalemme-Est, ha montato la tradizionale tenda sotto la quale i familiari dei defunti hanno ricevuto le condoglianze di parenti e amici. Su quella tenda sventolavano le bandiere di Hamas e Hezbollah. La polizia è poi intervenuta per far togliere le bandiere ed effettuare numerosi arresti. Fra i quali, il padre di Abu Dhaim, due suoi fratelli e due cugini. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan, il padre di Abu Dhaim era stato in passato un membro di Hamas. Peraltro, mentre le autorità israeliane hanno comunque consentito che si tenessero onoranze funebri in onore di Abu Dhaim, in Giordania le autorità hanno rifiutato che si celebrassero cerimonie per "esaltare" l'atto terrorista. L'eccidio della Yeshiva di Mercaz Harav ha inoltre creato forti attriti fra i gruppi religiosi e il governo Olmert, accusato di non aver saputo fermare "la mano assassina". Ne ha fatto le spese Yuli Tamir, Ministro dell'educazione, che, in visita alla Yeshiva, è stata accolta da grida di "assassina" e "traditrice". Allo stesso Primo Ministro Ehud Olmert è stato caldamente sconsigliato di andare in visita alla scuola religiosa. Una rete televisiva israeliana ha però dimostrato che l'attentato poteva essere evitato se la yeshiva avesse assunto una guardia del corpo all'entrata della scuola. Infatti, l'assassino ha potuto introdursi indisturbato nella yeshiva, perché non aveva adottato le misure di sicurezza che in Israele vengono messe in atto in ogni locale di pubblico interesse. Anche per entrare in un bar, infatti, è necessario sottoporsi a perquisizioni di abiti e borse. I gruppi religiosi però non vogliono sentire spiegazioni. E stanno spingendo lo Shas, partito degli ultra-ortodossi, affinché lasci la coalizione e faccia cadere il governo Olmert. Nel caso si dovesse arrivare a elezioni anticipate, Olmert difficilmente verrebbe riconfermato. Secondo i sondaggi, l'uomo politico che in questo momento gode di maggiore popolarità sarebbe Benyamin Bibi Netanyahu, un falco, capo del Likud. Per cercare di riguadagnare la fiducia dei religiosi, Olmert oggi ha infatto ribadito di appoggiare la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania. Intanto, voci di corridoio si susseguono a Gerusalemme sul patteggiamento di una tregua tra il governo israeliano e Hamas, attraverso l'intermediazione del governo egiziano. Questa voce è stata smentita sia da fonti israeliane sia da Hamas. Ma il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, continua ad affermare che il patto sia stato fatto, e che in cambio il gruppo armato abbia voluto la protezione della propria leadership. Il timore di una terza Intifada appare pertanto reale, nonostante gli israeliani continuino con il loro business as usual uscendo per locali e night clubs. Fonti dello Shin Bet intanto però ne minimizzano la possibilità, ritenendo che si tratti di episodi isolati e che la maggior parte della popolazione è stanca di violenze e che non darebbe il proprio appoggio a una nuova, estenuante insurrezione. ROBERTO BARDUCCI.

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Sinfonica, una festa lunga un anno - titti tummino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Bari Sinfonica, una festa lunga un anno Renzi: "Trenta produzioni per un 2008 nel nome della musica" Nel foyer del teatro Piccinni la presentazione del cartellone per la ricorrenza della nascita dell'orchestra, fondata nel '68 In calendario anche concerti con il cantautore Fabio Concato e con la voce del soprano Katia Ricciarelli In agenda un omaggio al compositore Nino Rota che fu tra i fondatori dell'istituzione concertistica Tra i solisti ospiti spiccano i nomi di artisti come Andrea Padova, Francesco D'Orazio e Laura Buruiana Domani sera in cattedrale il recital "Via Crucis, Via Lucis" con la partecipazione dell'attrice Claudia Koll TITTI TUMMINO Quarant'anni passeggiando fra note e spartiti. A festeggiare il traguardo raggiunto nel 2008 è l'Orchestra sinfonica della Provincia con un cartellone ricco di eventi e proposte di livello. Sceglie nomi importanti e di richiamo nel panorama italiano e straniero, dall'israeliano Lior Shambadal alla Ricciarelli, a Fabio Concato, e candida i sessanta professori dell'organico a diventare Orchestra stabile della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. Non a caso, la presentazione del cartellone avviene nel foyer del teatro Piccinni, presenti i vertici della Fondazione della quale la Provincia di Bari è socia. "Un messaggio simbolico", lo definisce subito il presidente Enzo Divella, aprendo la conferenza stampa di ieri mattina, insieme a Giandomenico Vaccari, numero 1 della Fondazione, e a Marco Renzi, direttore artistico dell'Orchestra, che annuncia: "Quest'anno la Sinfonica sarà impegnata in oltre trenta produzioni che, sommate a quelle per la stagione lirica della Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, regalano all'Ico (Istituzione concertistico orchestrale) la medaglia di realtà pubblica più attiva in campo musicale non soltanto della Puglia, ma dell'intera area meridionale". Sfogliando qua e là il cartellone, illustrato dal maestro Renzi, si nota che, accanto ai nomi di direttori di fama internazionale, grande spazio è dedicato anche a "bacchette" e solisti pugliesi e a giovani esecutori. Quanto ai generi, si spazia dalla musica impegnata a quella leggera di qualità. Si comincia già domani con la sacra rappresentazione in Cattedrale (ore 20,30, ingresso libero) di Via Crucis, Via Lucis, per coro, orchestra, soli e con la voce recitante di Claudia Koll, musiche scritte e dirette da Martino Palmitessa su testi di Mimmo Muolo, regia di Giovanni De Feudis. Concepito sulla struttura classica della Via Crucis (ridotta per esigenze rappresentative a dieci stazioni, anziché le originarie 14), il lavoro vi abbina un itinerario parallelo, così da offrire allo spettatore esempi concreti di uomini e donne che hanno incarnato nella loro vita terrena i valori evangelici. Le parti recitate vengono poi intervallate da alcuni brani musicali, che hanno il compito di invitare alla riflessione su quanto è stato appena rappresentato. A fine marzo (dal 27 al 29) si prosegue con un omaggio a Domenico Modugno intitolato La musica senza tempo: sul palco Mario Rosini, Luciana Negroponte e Patrizia Lomuscio; a dirigere l'orchestra, Vito Andrea Morra. Spazio anche ai Beatles, simboli del Novecento proprio come il Mimmo nazionale, con l'omaggio dei Quarrymen (dal 31 marzo al 4 aprile), cover band dei Fab Four dei quali proporranno pezzi storici da Something a Yesterday. Il 7 e l'8 maggio arriva Fabio Concato, chiamato quest'anno a ripetere le fortunate esperienze degli anni scorsi con Sergio Cammariere e Lucio Dalla. L'autore di Fiore di maggio sarà accompagnato dalla Sinfonica diretta da Antonio Palazzo. Per il tradizionale concerto del 2 Giugno, festa della Repubblica, quest'anno la scelta è caduta su Katia Ricciarelli che, con Leonardo Gramegna e Gerardo Spinelli, proporrà le più belle arie dalla Butterfly, dal Nabucco e dal Barbiere di Siviglia. Non poteva mancare l'omaggio a Nino Rota, con la Sinfonica diretta da Marcello Rota, che il 2 e il 3 luglio proporrà le più belle colonne sonore del compositore prediletto da Fellini e fra i fondatori dell'Orchestra di Bari. Altro appuntamento estivo quello con i tanghi di Astor Piazzolla, eseguiti dai Tangos, insieme a solisti come Pitocco e Mastroserio, e un gruppo di danzatori. Ad ottobre, invece, il concerto diretto da Patrizio Esposito, "bacchetta" della Banda dell'Aeronautica militare italiana, con la prima esecuzione di Voyage 16, appositamente commissionata dall'Ico di Bari. Tra i solisti di rinomanza internazionale, oltre al pianista Andrea Padova, i violinisti Francesco D'Orazio e Franco Mezzena, da quest'anno docenti al Conservatorio di Bari, e la violoncellista rumena Laura Buruiana, impegnata in un concerto monografico dedicato a Dvorak previsto per ottobre. La folta squadra pugliese annovera direttori e solisti già noti a livello nazionale ed internazionale, e giovani esecutori. Fra gli altri Donato Sivo, Giovanni Pelliccia, Salvatore Campanale, Gregorio Goffredo, Vito Clemente, Giovanni Rinaldi, Domenico Longo, Vito Paternoster, Franco Lentini e Bepi Speranza. Insomma, una bella festa di musica per il quarantennale, un'avventura sulle note iniziata nel 1968 quando la Provincia di Bari affidò all'allora giovane maestro Gabriele Ferro il compito di direttore stabile della prima Orchestra di Bari.

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Scontro con Bush sull'Iran, si dimette Fallon (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il capo delle operazioni militari Usa in Medio Oriente se ne va sbattendo la porta. Aveva bocciato la politica aggressiva nei confronti di Tehran. Mano libera al presidente e a Cheney Michelangelo Cocco "L'uomo tra guerra e pace" ha gettato la spugna alla vigilia di una campagna elettorale che avrà nei conflitti statunitensi in Medio Oriente uno dei motivi di scontro tra repubblicani e democratici. Il comandante delle truppe nordamericane in Iraq e Afghanistan, ammiraglio William Fallon, ha spedito la sua lettera di dimissioni dopo che la rivista Esquire aveva pubblicato un articolo che evidenziava la contrarietà di Fallon all'approccio duro impresso dal presidente George W. Bush alla politica nei confronti dell'Iran. "L'uomo tra guerra e pace" è il titolo fatto dal giornale al pezzo su Fallon che, in attesa della scelta di un successore, sarà sostituito dal suo vice, generale Martin Dempsey. L'articolo del mensile statunitense suggerisce che l'ammiraglio stesse tentando a tutti i costi di evitare uno scontro frontale con la repubblica islamica, che la Comunità internazionale (Usa e Israele in testa) accusa di condurre un programma nucleare nascosto e contro la quale le Nazioni Unite hanno recentemente approvato un terzo pacchetto di sanzioni. Negli ultimi mesi, dopo una visita di Fallon in Egitto a novembre, come durante una precedente intervista ad Al Jazeera, il capo del Centcom aveva più volte dichiarato la propria contrarietà a un eventuale attacco all'Iran. Un attivismo quello del super capo elle operazioni militari in Medio Oriente (il primo arrivato dalla marina) che ha fatto infuriare Bush e il suo vice Dick Cheney, che hanno più volte dichiarato che contro Tehran "non va esclusa alcuna opzione". Fallon ha cercato di non drammatizzare il suo gesto: "Recenti articoli della stampa - che suggeriscono un contrasto tra le mie opinioni e gli obiettivi della politica del presidente - sono diventati una distrazione in un momento critico e mettono in pericolo gli sforzi del Comando centrale nella regione". "Ho approvato la richiesta di dimissioni dell'ammiraglio Fallon con riluttanza" ha dichiarato il ministro della difesa Robert Gates. Fallon, 63 anni, era da circa un anno a capo del cosiddetto "Comando centrale", dal cui quartier generale vengono dirette tutte le operazioni in Medio Oriente, comprese le guerre in Iraq e Afghanistan. Prima delle dimissioni di Fallon erano già stati tanti i tentativi di fermare la corsa verso un attacco all'Iran: da un lungo articolo del Financial times che riferiva della contrarietà della maggior parte dei generali Usa, al rapporto dei servizi segreti Usa che diceva che Tehran ha sospeso dal 2003 i programmi per fabbricare la bomba atomica.

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Cariatide Fatah, la svolta può attendere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Si prepara il Congresso, atteso da 20 anni. I dirigenti che contano hanno in media 65 anni, i palestinesi 30. Primarie "finte" sotto accusa: così la base rimarrà esclusa Michele Giorgio Ramallah Samir Sbaihat scuote la testa. "Tutto è contro Fatah - dice alzando le braccia al cielo - anche la trattativa segreta tra Israele e Hamas (sul cessate il fuoco, ndr) sta minando quel poco di prestigio che era rimasto al nostro movimento. E, ora più di prima, i palestinesi si domandano: a cosa serve Fatah se la partita è solo tra Hamas e gli israeliani? E hanno ragione, visto che non raccogliamo niente al tavolo del negoziato". Arrestato durante la prima Intifada (1987-'93) e deportato nel 1988 dagli israeliani in Libano, Sbeihat ora è un funzionario del ministero del lavoro a Ramallah. Soprattutto è uno degli esponenti della nuova generazione di Fatah che premono per un cambiamento profondo del movimento, non limitato a quello generazionale e fondato sui contenuti politici, sul programma, per contrastare la popolarità di Hamas. "Ma non mi faccio illusioni. Fatah è paralizzato, o meglio", precisa Sbeihat, "il gruppo dirigente è incapace di comprendere che il movimento sta morendo lentamente". In un clima reso pesante dall'assedio israeliano a Gaza, dirigenti e militanti stanno preparando il VI Congresso di Fatah, considerato, almeno dai più ottimisti, una possibile via d'uscita dalla crisi per forza politica che, sotto la leadership di Yasser Arafat, ha guidato per circa 40 anni la maggioranza dei palestinesi. L'ultimo Congresso si tenne nel 1989 e da allora è cambiato quasi tutto. Arafat non c'è più e assieme a lui sono morti o usciti di scena circa un terzo dei 21 membri del Comitato Centrale e nessuno di loro è stato sostituito. Quelli ancora in carica hanno almeno 65 anni, in netto contrasto con l'età media della popolazione palestinese che è ben sotto i 30. Gli ultimi anni, segnati dal fallimento degli accordi di Oslo del '93 e del ruolo dell'Autorità Nazionale, formata in gran parte da uomini di Fatah, sono stati devastanti per il movimento che prima ha perduto la credibilità e il sostegno della popolazione e poi, nel 2006, è uscito sconfitto dalle elezioni legislative che hanno consegnato il potere ad Hamas. Infine, lo scorso giugno Fatah ha perduto anche il controllo di Gaza a causa di un maldestro, quanto ben finanziato dagli americani, tentativo da parte di uno dei suoi principali dirigenti, l'ex "uomo forte" Mohammed Dahlan, di far cadere il governo di unità nazionale del premier (di Hamas), Ismail Haniyeh. La via del "rinnovamento" è però cominciata con il piede sbagliato. La preparazione del Congresso è stata affidata dal presidente palestinese e leader di Fatah, Abu Mazen, al negoziatore Abu Alaa, 74enne e conservatore, che lo scorso anno è stato tra i più insistenti nel chiedere l'espulsione del poco "allineato" Hani al Hassan (uno dei fondatori del movimento). Un'altra commissione, formata dal Consiglio rivoluzionario, sta preparando sotto la direzione dell'ex ministro degli esteri, Nasser Qidwa, la bozza di programma che verrà dibattuta al Congresso. "Il fermento in Fatah è solo apparente - avverte il giornalista Maher Abu Qader - le primarie per la scelta dei delegati troppo spesso avvengono solo sulla carta. Il timore è che il gruppo dirigente in carica stia cercando di garantirsi la riconferma". Pare che solo in poche località i militanti abbiano potuto scegliere liberamente i delegati che, nella, maggior parte dei casi vengono nominati da famiglie locali. "I membri del Comitato centrale dicono che 1000 forse1500 delegati andranno al Congresso - dice Samir Sbeihat - ma tra quelli ben pochi verranno nominati con le primarie, senza dimenticare che non potranno partecipare i rappresentanti di Fatah che vivono fuori dalla Palestina". "Al Congresso - aggiunge Sbeihat - andranno d'ufficio tutti i dirigenti locali e nazionali in carica, più i sindaci, i deputati, i ministri e un numero elevato di membri delle forze di sicurezza". Dal carcere il "comandante dell'Intifada", Marwan Barghuti, si è espresso a favore di una partecipazione più ampia e visibile della base, attraverso le primarie, non sono nei Territori occupati ma anche in Siria, Libano e altri paesi. Un suggerimento autorevole ma ignorato dai vertici del movimento. Non si conoscono peraltro la data (forse a luglio) e il luogo dove si terrà il Congresso (la vecchia guardia lo vorrebbe all'estero). Così quella che sarebbe dovuta diventare la "grande occasione" di Fatah, si sta rivelando una iniziativa di facciata, senza prospettive, e un campo di battaglia per dirigenti rivali senza sostegno popolare. Come Dahlan e Akam Balawi che, grazie anche ai siti internet gestiti dai loro supporter, si scambiano da settimane accuse reciproche di corruzione e spreco di fondi pubblici. I palestinesi intanto rimangono prigionieri dell'occupazione israeliana.

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Gli ebrei di roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Gli ebrei di roma Non solo Ciarrapico "Non è Ciarrapico a spaventare gli ebrei romani. Tanto più che nel Pdl si può contare sulla presenza di persone come Fiamma Nirenstein. E, poi, tutto questo parlare di Ciarrapico non deve far dimenticare che da quelle parti c'è anche la Mussolini "che è un problema un po' più grande". Lo dice Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica romana, che chiede di distinguere tra candidati e partiti. Sia a destra sia a sinistra. Nonostante qualche candidatura della quale si sarebbe fatto volentieri a meno, "se qualcuno cerca di immaginare che il Pdl è fascista e xenofobo allora dobbiamo intervenire", perché così non si "aiuta a capire la realtà". Se questo fosse il metro di giudizio, "nessun partito sarebbe immune da giudizi e critiche". E di esempi per Pacifici ce ne sono molti: da Diliberto e Bertinotti che partecipano a manifestazioni "a fianco di chi inneggia al terrorismo suicida", e a lui neanche le posizioni del ministro degli esteri Massimo D'Alema piacciono. Dunque, "basta con i pregiudizi", altrimenti ce ne è per tutti. Invece, "la semplificazione delle aggregazioni politiche e l'isolamento delle frange estreme stanno portando l'Italia a essere un paese più europeo in cui chi vincerà le elezioni sarà giudicato per le sue azioni e non sulla base di un meccanismo di delegittimazione". Insomma, non sono certo alcuni personaggi che si trovano qua e là nelle liste a creare timori nella comunità romana, o perlomeno ai suoi vertici. "Intendiamoci: bene le critiche a Ciarrapico, ma tutto deve rimanere alla critica a Ciarrapico o al massimo a chi ha accettato la sua candidatura". Tanto più che Pacifici ricorda come il Berlusconi al governo si sia impegnato per Israele. Semmai, lascia trapelare un filo di delusione per le scelte del partito democratico, anche se, ci tiene a spiegare con chiarezza, che dalla comunità ebraica non arriva nessuna indicazione di voto. "Per noi - dice - non è importante fare politica ma dialogare con tutti ed essere portatori della nostra esperienza e della nostra etica". C'è però anche "un forte apprezzamento per il lavoro fatto dal sindaco Veltroni. Tra noi - conclude - c'è un malessere tra amici che poi verrà superato". 12/03/2008.

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Rischio caos, microchip sui bagagli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-12 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Rischio caos, microchip sui bagagli Una squadra di 200 operai pronta a intervenire in caso di rottura del nastro trasportatore Un microchip salverà i bagagli dal rischio caos. L'Enac chiede garanzie ad AdR. Da aprile 200 voli settimanali in più Un microchip incollato ai bagagli, per individuarne la posizione in caso di smarrimento. è la prima delle richieste del presidente Enac Vito Riggio in vista del boom di arrivi a Fiumicino previsto per quest'estate. L'obiettivo è evitare che si ripeta il caos dello scorso anno, quando migliaia di valigie andarono smarrite. Anche perché al Leonardo da Vinci stanno avvicinandosi giornate caldissime. Intanto una prima invasione di turisti a Pasqua, con un picco di presenze medie attorno ai 120 mila transiti giornalieri. E poi, soprattutto, il trasferimento delle rotte Alitalia da Malpensa allo scalo romano. Si inizia il 30 marzo, entrata in vigore dell'orario estivo, che farà schizzare all'insù il numero di atterraggi e decolli. Secondo la compagnia, a Fiumicino le frequenze settimanali passeranno da 1.406 a 1.601. I duecento voli in più arriveranno dallo spostamento di 14 rotte intercontinentali (con 101 frequenze da lunedì alla domenica) tra cui Miami, Chicago, Lagos, Teheran e Accra. Da Roma, i collegamenti con altre città italiane saranno 24 e 45 quelli per l'Europa. Per preparsi all'"esercitazione pasquale" Riggio nei giorni scorsi ha convocato compagnie e società AdR. L'Enac (che è il "governo" dell'aviazione commerciale) ha segnalato "la necessità di un continuo presidio di personale per evitare episodi di congestione al bhs" ed è stato anche caldeggiato l'impegno dei tour operator a "fornire informazioni agli utenti riguardo eventi all'estero. Maggiore assistenza e migliore consapevolezza comportano meno reclami da parte dei turisti". Già da Pasqua una task-force di 200 addetti allo stivaggio sarà pronta a intervenire in caso di guasti al sistema di smistamento bagagli. Nel luglio del 2007 il nastro si ruppe più volte, provocando il collasso. Riguardo il previsto raddoppio dell'impianto che sarà realizzato entro il 2009 Riggio osserva "evidenti ritardi, che sono però imputabili - spiega il presidente dell'Enac - ai mancati investimenti della passata gestione della società Aeroporti di Roma". In ogni caso, i nuovi "contratti di programma " - vale a dire le tariffe che gestori e compagnie aeree pagano allo Stato per operare a Fiumicino - da firmare entro l'anno saranno agganciati "a misuratori che indicheranno qualità offerta ai viaggiatori e rispetto della pianificazione degli interventi. Se gli standard richiesti non saranno rispettati, "scatteranno multe salatissime". La prossima settimana si terrà un'altra riunione operativa: Riggio chiederà di sperimentare l'installazione del microchip su ogni valigia in partenza. Il progetto "sta dando esiti positivi in altri aeroporti (tra cui Hong Kong, Las Vegas e Malpensa, ndr) e si può riproporre anche al Leonardo da Vinci". In sostanza, una specie di "etichetta " a barre sulla valigia contenente le informazioni sul volo segnalerà all'impianto di smistamento la posizione, evitando l'inconveniente delle mancate letture, principale causa dello smarrimento. Riggio, che chiederà controlli sui nastri anche alle forze dell'ordine, è ottimista e non crede che il sistema bagagli collasserà come lo scorso anno: tra poche settimane verrà inaugurato il nuovo molo dedicato ai "voli sensibili", cioè quelli diretti verso Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. "Avrà un suo sistema di smistamento autonomo - annuncia - che consentirà di alleggerire la pressione sul bhs". Altri investimenti su Fiumicino sono imminenti. Uno, di 195 milioni di euro, è quello del nuovo molo C, la cui prima pietra verrà posata oggi. L'altro impegno è dell'Alitalia, che prevede una spesa di 14 milioni di euro per il rinnovo dei mezzi che operano su pista, dai montacarichi alle rampe. Attesa Uno dei nastri riconsegna i bagagli ai viaggiatori AdR Maurizio Basile, amministratore delegato della società Enac Vito Riggio, presidente dell'Ente nazionale aviazione civile Alessandro Fulloni.

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PARIGI - Sarà centro-sinistra a Marsiglia, centro-destra a Tolosa e un centro piccolo piccolo a (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di FRANCESCA PIERANTOZZI PARIGI - Sarà centro-sinistra a Marsiglia, centro-destra a Tolosa e un centro piccolo piccolo a Parigi: la V Repubblica scopre il centro a geometria variabile. Al termine delle grandi manovre in vista del secondo turno delle amministrative di domenica, il MoDem del centrista François Bayrou, meno del 4 per cento di voti ma decisivo in molti ballottaggi, ha deciso di rispondere "caso per caso" alle richieste di alleanza arrivate dai socialisti - che sperano di confermare la vittoria del primo turno - e della destra - che punta a limitare i danni. Ieri pomeriggio alle 18 è scaduto il tempo massimo per presentare le liste in gara il 16 marzo. Bayrou è stato chiaro: non ci sarà nessun accordo nazionale, né con la destra né con la gauche. Sul campo, ha però già vinto la realpolitik. Centristi e socialisti si sono uniti a Marsiglia, Lille, Chartres, mentre centristi e conservatori hanno fatto fronte comune a Tolosa e Metz. A Parigi, invece, il socialista Bertrand Delanöe, sicuro di conservare la sua poltrona di sindaco, si è potuto permettere di dire "no grazie" ad un'offerta di alleanza arrivata dal MoDem. Oggi ricomincia una campagna elettorale che si annuncia spinosa per la Destra dell'Ump, partito di un presidente della Repubblica afflitto da impopolarità galoppante. "Sarà difficile" ha ammesso ieri il segretario dell'Ump Patrick Devedjan. Ieri ha ripreso la parola anche Nicolas Sarkozy, rompendo il silenzio osservato durante la campagna elettorale. Il presidente è andato a Tolone a parlare di Immigrazione, un tema a lui caro e che ha dato il tono - risolutamente a destra - di questo ultimo scorcio di campagna. "Naturalmente terrò conto di quello che il popolo avrà espresso domenica" ha ammesso Sarkozy: "Spetta a ogni responsabile politico, a cominciare da me, trarre le adeguate conclusioni dal risultato di queste elezioni". Sarkozy si è poi dedicato a fare il presidente e ha ricevuto l'israeliano Shimon Peres, primo capo di stato straniero in visita ufficiale in Francia da quando è stato eletto. Un'occasione per far debuttare ufficialmente la neo first lady Carla Bruni, che ha rispolverato il look da top model (splendida in un abito viola) per fare gli onori di casa all'Eliseo.

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Londra vietata al falco Likud (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-12 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Moshe Feiglin Londra vietata al falco Likud Divieto di entrare in Gran Bretagna per Moshe Feiglin, falco del partito conservatore israeliano "Likud". Il bando è stato motivato con la volontà di evitare "propaganda di opinioni" potenzialmente generatrici di "odio e violenza tra le comunità britanniche".

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<Non ha senso invitarla e poi non lasciarla parlare> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-12 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Tommy Lapid "Non ha senso invitarla e poi non lasciarla parlare" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - "Non ha senso invitarla, e non lasciarla parlare. Sarebbe un'offesa". E l'invito è giusto? "Certo che lo è". Tommy Lapid, ex ministro, è il custode della memoria della Shoah in Israele. Sopravvissuto a un campo di sterminio, è il presidente del museo dell'Olocausto. Saranno mai normali le relazioni tra Israele e la Germania? "Puoi ricordare tutto il tempo e non perdonare mai quello che ha fatto la Germania nazista, ma avere allo stesso tempo relazioni normali". Israele non può perdonare? "Non deve. Ha l'obbligo di combattere per non dimenticare" E la Germania? "Ha affrontato il suo passato in modo ammirevole. Nessun altro popolo europeo ha mai preso su di sé così pienamente le responsabilità per ciò che ha fatto. Se tutti fossero come la Germania, i nostri problemi con l'Europa sarebbero finiti". L'Italia? "Ha fatto un grande sforzo per chiedere perdono. Ma il fascismo non era il nazismo, neanche sotto l'occupazione tedesca: nella Jugoslavia occupata gli italiani si rifiutavano di deportare gli ebrei". Tommy Lapid Ma.G.

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Il tedesco di Angela turba Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-12 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Visita La cancelliera Merkel autorizzata a parlare alla Knesset. Ma i parlamentari si dividono Il tedesco di Angela turba Israele Un deputato accusa: "è la lingua in cui hanno ucciso i miei nonni" Un altro parlamentare: "La Germania è il nostro più stabile amico in Europa. Abbiamo degli interessi comuni" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La cancelliera Angela Merkel potrà parlare in tedesco alla Knesset. " Auf Deutsch ", come riprendono ironici i blog. Eppure, il "privilegio " accordatole da una speciale commissione del Parlamento israeliano - per protocollo è concesso solo ai capi di Stato, e Merkel non lo è -, non ha mancato di scatenare proteste in parte della destra israeliana. Due membri della commissione su nove, entrambi del partito nazionalista, hanno votato contro. "Non posso sentir parlare tedesco in quest'aula - dice il deputato Arieh Eldad -. è la lingua nella quale sono stati uccisi mia nonna e mio nonno. Sono tedesche le ultime parole che hanno sentito. è proprio necessario cambiare le regole per lei? Andrò lì, mi alzerò in piedi e uscirò dall'aula ". Come promette di fare anche l'altro deputato nazionalista della commissione, Uri Ariel. "E i sei milioni di morti ebrei? Va bene che la Germania è cambiata, che ci sono delle cose importanti nella sfera della sicurezza e della politica. Ma perché strisciare come rettili? Che ci è successo?". Nessuna modifica al regolamento del Parlamento, una semplice autorizzazione, minimizza il segretario generale della Knesset, e la Merkel non sarà certo la prima a usare la sua lingua madre in aula. Di recente, sono passati da qui due presidenti, Johannes Rau e Horst KÖhler. Ma è anche vero, che la relazione tra Germania e Israele, da quando nel 1965 si sono ristabilite le relazioni diplomatiche, non può essere "normale". Ariel Sharon, accogliendo KÖhler alla Camera in uno dei suoi ultimi discorsi alla Knesset, ha ricordato in faccia all'ospite: "Il popolo ebraico non si riprenderà mai dal massacro compiuto dai nazisti. Non può esserci perdono per quello che gli ebrei hanno sofferto per mano dei tedeschi". Eppure oggi è proprio per questo, per come la Germania ha saputo fare i conti con il proprio passato nazista, fino a inglobarlo nella propria "identità " (disse qui Rau), che oggi Israele sa di avere a Berlino uno dei suoi più formidabili alleati. E così, a sostenere il diritto della Merkel a parlare auf Deutsch si sono levate in aula molte voci. Il centrista Yohanan Plesner, che ricorda come i suoi nonni, profughi dalla Germania, si rifiutassero di parlare tedesco in casa perché "quella era la lingua degli oppressori". "Però vanno considerate altre cose: Berlino è il nostro più stabile amico in Europa. E quando si schiera dalla nostra parte, senza riserve, lo fa con tutta la sua forza e il suo peso. Abbiamo degli interessi in comune". Pragmatico anche David Tal: con l'Europa sempre più stanca di Israele e del Medio Oriente, conviene tenerci stretto un guardaspalle così. S'alza in piedi un altro deputato di Kadima. "Ironicamente, che la Merkel venga nello Stato ebraico a parlare da quel podio, è la più grande vittoria del popolo ebraico". SchrÖder Nel 2000 Gerhard SchrÖder, allora cancelliere tedesco, visita lo Yad Vashem Merkel La cancelliera Angela Merkel sarà alla fine del mese in Israele Mara Gergolet.

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C'è "la banda" in anteprima oggi gli ultimi inviti-omaggio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXII - Bologna C'è "La Banda" in anteprima oggi gli ultimi inviti-omaggio C'E' ANCORA qualche biglietto disponibile per assistere alla presentazione in anteprima de "La Banda", il film di Eran Kolirin che La Repubblica e Mikado presentano domani al cinema Rialto (ore 21). Per avere l'invito omaggio (valido per due) occorre presentare il ritaglio di questo articolo presso la nostra sede di via Parmeggiani 8, oggi dalle ore 10 fino ad esaurimento. Presentata al Festival di Cannes (premiata con il Coup de coeur) la pellicola franco-israeliana ha la leggerezza di una favola... C'era una volta una piccola banda musicale egiziana che arrivò in Israele; erano venuti per suonare ad una cerimonia, ma a causa della sfortuna o per qualche altra ragione, non hanno trovato nessuno all'aeroporto. Dopo avere cercato di cavarsela da soli, si sono ritrovati in un piccolo paesino desolato... Il racconto di una giornata travolgente, tra umorismo, passioni e commovente umanità, che ridà voce e fiducia alla tolleranza in territori dai quali pareva scomparsa. Perfino nell'aridità del deserto del Sinai può fiorire una straordinaria amicizia fra gli abitanti locali (ebrei) e i musicisti (arabi), in un luogo che annulla i contrasti religiosi e culturali anche attraverso la musica. 'Taca Banda! (alessandro dall'olio).

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Il centro è un simbolo del conflitto, ma anche della possibilità di vivere insieme. E la proposta di una barriera non piace a nessuno Gerusalemme e le cento anime di una città <Ma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il centro è un simbolo del conflitto, ma anche della possibilità di vivere insieme. E la proposta di una barriera non piace a nessuno Gerusalemme e le cento anime di una città "Ma dividerla con un muro è impossibile" Il processo di pace israelo-palestinese è "a un pelo dal fallimento, anche più vicino a crollare", a causa della decisione del governo dello Stato ebraico di creare un nuovo insediamento alle porte di Gerusalemme Est e di ampliarne altri già esistenti nella Cisgiordania occupata: lo ha affermato ieri il segretario generale della Lega Araba, l'ex ministro degli Esteri egiziano Amr Moussa, citato dall'agenzia di stampa egiziana "Mena". "Data la sua evoluzione, siamo a un pelo o anche meno dall'annunciare il fallimento del processo di pace, che sta andando verso il collasso a causa della mancanza di volontà di pace da parte d'Israele", ha tagliato corto Moussa, secondo cui la ripresa dell'attività dilizia finalizzata agli insediamenti "lancia un messaggio chiaro", e cioè che "Israele la pace non la vuole" perchè "sta tentando di alterare la situazione demografica e geografica sul campo". Per contro, ha sottolineato, il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinmese, Mahmoud Abbas "ha dimostrato il desiderio dei palestinesi di arrivare alla pace, ma la risposta israeliana è negativa". Pertanto, ha avvertito Moussa, "è possibile che nelle prossime settimane si prenda una decisione sul processo di pace", in quanto esso "allo stato attuale è lettera morta". La Lega Araba a suo tempo fece propria la cosiddetta Iniziativa Araba, lanciata dal governo saudita, che prevede il riconoscimento d'Israele in cambio dell'integrale restituzione dei territori occupati e annessi unilateralmente dallo Stato ebraico in occasione della Guerra dei Sei Giorni, nel '67. Il dialogo era stato formalmente rilanciato dalla Conferenza Internazionale di Pace tenutasi in novembre ad Annapolis, nel Maryland, sotto la regia degli Stati Uniti. Se Mussa è pessimista Abbas non è da meno. Il presidente dell'Autorità palestinese ieri ha affermato che "un alto funzionario israeliano sta sabotando i colloqui di pace con Israele per motivi interni e a causa di una ostilità personale nei miei confronti". Le parole di Abbas, si legge sul sito di Haaretz, sono state pronunciate ieri ad Amman e riportate da giornalisti giordani, uno dei quali ha affermato che il leader palestinese si riferiva al ministro israeliano della Difesa, il laburista Ehud Barak. Secondo i reporter giordani, Abbas ha aggiunto che i colloqui con gli israeliani sul diritto al ritorno dei profughi palestinesi dureranno almeno dieci anni. Parole amare anche dal negoziatore palestinese Saeb Erekat, secondo il quale i colloqui di pace rimangono sospesi sino a quando non verrà cancellata la recente decisione di costruire altri 700 appartamenti a Gerusalemme est. Il prossimo incontro fra rappresentanti palestinesi e israeliani, assieme all'inviato americano William Fraser, "non significa che sono ripresi i negoziati", ha detto ha radio Voce della Palestina, ma avvengono "nel contesto della realizzazione" della prima fase della Road Map. Abbas aveva annunciato la settimana scorsa la sospensione dei negoziati fino a quando non fosse sopraggiunta una tregua nella Striscia di Gaza, ma poi ha affermato che sarebbero ripresi. Abbas ha poi aggiunto che Israele ha di fatto acconsentito a un cessate il fuoco con Hamas:, versione quasi confermata dalle autorità militari israeliane che hanno avvertito che smetteranno ogni raid su Gaza se cesserà il lancio dei razzi Qassam verso il Sud di Israele. Red Es 12/03/2008.

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Negoziati, Abbas accusa Barak <Sta sabotando le trattative> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Negoziati, Abbas accusa Barak "Sta sabotando le trattative" Francesca Marretta Gerusalemme La pace in Terrasanta arriverà un giorno, con la creazione di uno Stato palestinese accanto allo Stato di Israele. E' la visione della maggioranza di coloro che credono ad una pace possibile. Il nodo più difficile da sciogliere, in qualunque negoziato, resta Gerusalemme. Per gli arabi, musulmani e cristiani, è inconcepibile uno Stato palestinese che non includa la Città Santa. Lo stesso vale per gli ebrei israeliani. Dopo la strage alla scuola rabbinica di Gerusalemme ovest, perpetrata da un cittadino di Gerusalemme est, un deputato laburista israeliano, Dani Yatom, ha proposto di dividere fisicamente la città, perché "da Gerusalemme est i terroristi palestinesi hanno la possibilità di raggiungere, senza controllo, non soltanto Gerusalemme ovest, ma qualsiasi altra città israeliana". Yatom, ex capo del Mossad, sostiene che Israele non è più disposto a tollerare. "Se uno fa una cosa sbagliata devono pagare tutti gli altri? E dove dovremmo andarcene a vivere? La mia famiglia vive al Monte degli Ulivi da generazioni. Ora ci vivo da sposata con due figli piccoli". Gli occhi grandi di Hala, 30 anni castani, come i folti capelli lunghi che sfiorano il suo volto dalla carnagione chiara, dai lineamenti dolci e regolari, tradiscono agitazione alla sola ipotesi di una spartizione della sua città. Hala lavora in un albergo al Partiarcato Latino, a un passo dalla Porta Nuova. Dimostra meno dei suoi 30 anni, forse per la figura minuta. Teme che se si realizzasse davvero l'idea malsana di dividere Gerusalemme, per gli arabi cristiani come lei, l'accesso alla Città Vecchia, diventerebbe problematico, nonostante questa città sia la culla del cristianesimo. Camminando per Dabaha Street incontriamo qualcuno che delle chiacchiere su una spartizione di questa città, non si preoccupa minimamente. Anche se il negozio di famiglia si trova nel quartiere cristiano, George è arabo musulmano. Ha sei figli. La sua famiglia vive nella Città Vecchia da un centinaio di anni. Seduto comodo sulla sedia di plastica piazzata davanti al negozio di tappeti, stoffe magliette e cianfrusaglie varie, George, aria sportiva, capelli brizzolati corti, occhiali alla moda con la montatura di tartaruga, commenta quello che scrive la stampa sulla proposta di trovare una soluzione al "problema arabo" di Gerusalemme, scuotendo la testa. "Very bad, very, very bad". "Ma non potrà mai succedere, questa non è la West Bank, dove si innalza un confine arbitrario con un muro. Qui vivono loro e qui viviamo pure noi". "Gli ebrei vorrebbero questa città tutta per sé, ma non questo accadrà mai", aggiunge. Fuori dalle mura della città vecchia, Gerusalemme est rappresenta l'oriente e Gerusalemme ovest, l'occidente. Varcata una delle sette porte che adornano le mura ricostruite da Solimano il Magnifico nel XVI Secolo, s'incontrano rabbini, mufti, cardinali, donne con il velo, o in pantaloni attillati, uomini con la kippa o la kufia. In concentrazioni diverse a seconda che ci si trovi nel quartiere arabo, in quello cristiano, ebraico o armeno. Sulle scale che discendono verso la Chiesa del Santo Sepolcro, incontriamo Davide, ebreo milanese trapiantato in Israele da vent'anni. Ha passato la cinquantina, ma mantiene un fisico asciutto a forza andare su e giù per le strade di pietra che lastricano il labirinto della città vecchia. Davide lavora come guida turistica. Forse perché nato altrove e perché residente a Tel Aviv, è tra i pochi a rispondere che una divisione di Gerusalemme è possibile, anzi è auspicabile. "Dal punto di vista amministrativo si può dividere, si deve dividere. Un municipio da una parte e un municipio dall'altra. Un sindaco di qua e uno di là". E la città vecchia? "Beh, per la Città Vecchia occorre pensare a una soluzione alternativa, che soddisfi tutti". Nel nostro viaggio nel perimetro in cui affondano le radici di ebraismo, islam e cristianesimo, abbiamo ascoltato un'altra voce favorevole alla divisione di Gerusalemme. "Per me se dividono Gerusalemme è meglio. Io vivo in Città Vecchia, ma non mi piace. Se sei arabo anche qui sei continuamente soggetto a controlli, umiliazioni. Devi tenere sempre pronta la carta d'identità per mostrarla ai soldati. Però le tasse che devi pagare sono le stesse di quelli che possono girare senza problemi". Romi, 28 anni, arabo musulmano non sposato. A Ramallah non ti fermano a ogni angolo di strada per i controlli. Negozio da 12 anni. Nei pressi della porta di Jaffa, il Bet Nycolaison Heritage Centre ricostruisce la storia del "movimento restauratore di Gerusalemme", la cui missione è restaurare il messaggio di Gesù come messia al popolo ebraico e ristabilire la "chiesa gentile alle sue radici giudee". Qui incontriamo Maureen, 60 anni, da 15 a Gerusalemme. "Non è possibile dividere Gerusalemme. Perché accadrebbe quello che è accaduto con Gaza. Qualunque cosa diamo agli arabi non è abbastanza. Loro non vogliono gli ebrei qui. La cultura islamica respinge qualunque manifestazione della cultura occidentale". E gli arabi cristiani? "Stanno in mezzo. Ma purtroppo credono alle menzogne dei loro fratelli arabi". Nel quartiere ebraico la bandiera di Israele sventola ovunque. Daisy Perla Filiba, 51 anni, aspetto elegante e modi cortesi, ne ha affisse due all'ingresso del suo negozio di tappeti, suppellettili in argento, cornici e stampe, dove hanno trovato casa due gattoni randagi che bazzicano nel quartiere ebraico. Parla italiano perché ha vissuto a lungo a Bologna. "Gerusalemme non si può dividere. Perché? Se agli arabi dai un dito, vogliono la mano. Se gli dai la mano, vogliono il braccio". Nello stesso quartiere, seduta nella libreria che gestisce da 15 anni, Marietta Samuel, settantina passata, quattro figli e sette nipoti, volto rugoso che non ha perso la dolcezza su cui si adagiano capelli canuti, sostiene, parlando con accento americano, che Gerusalemme non si può dividere, perché "pace prima o poi, arriverà". Sulle mura del quartiere armeno, manifesti in bianco e nero, invitano a riflettere o ad informare chi si volta al passaggio, che il popolo armeno è stato vittima di un genocidio per mano dei turchi. Sulla sorte di Gerusalemme, una visione interessante è quella dei fratelli Kevork, e Gregory Getekushian, che a 33 e 35anni, lavorano nel negozio di souvenir del loro padre il Sig. Berg, 71 anni. "Da quale parte voglio stare? Sull'Ararat. Mio nonno è fuggito dai turchi ed è vissuto qui sotto il dominio giordano. Io vivo nell'era di Israele. Noi armeni qui siamo come le pecore. Andremo dove Israele ci dice di andare". I confini di Gerusalemme resteranno ancora a lungo una questione dell'anima. 12/03/2008.

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Stefania Podda L'ultima adesione al boicottaggio è arrivata ieri (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stefania Podda L'ultima adesione al boicottaggio è arrivata ieri. L'Oman ha fatto sapere che non parteciperà al Salone del Libro di Parigi, seguendo l'esempio di Iran, Libano, Tunisia, Marocco, Algeria e Arabia Saudita. Così, a due giorni dalla cerimonia ufficiale di apertura della kermesse alla presenza del presidente israeliano Shimon Peres e della ministra della Cultura Christine Albanel, gli organizzatori si trovano a spuntare l'elenco dei partecipanti e a preoccuparsi soprattutto delle misure di sicurezza per un evento che quest'anno ha perso i connotanti di manifestazione culturale, per diventare altro. Ossia contestazione della scelta di Israele come ospite d'onore. Una polemica che ha oramai una dimensione europea, visto che anche la Fiera del Libro di Torino deve fare i conti con appelli al boicottaggio e manifestazioni di protesta annunciate per le prossime settimane al Lingotto. "Non è degno della Francia - aveva scritto qualche giorno fa il presidente dell'Unione degli scrittori palestinesi, Taha al Moutawakel - ossia del paese della rivoluzione e dei diritti dell'uomo, accogliere nella sua Fiera del Libro un paese d'occupazione razzista". Con le stesse motivazioni, anche gli editori algerini, marocchini, egiziani, yemeniti, libanesi, sauditi e tunisini hanno annunciato che diserteranno la manifestazione. Annuncio che a Rabat ha creato un po' di malumore visto nel 2011 sarebbe toccato al Marocco il ruolo di ospite d'onore e i suoi scrittori rischiano ora di perdere una vetrina d'eccezione. C'è da dire che in Francia il dibattito sull'opportunità di celebrare in quel contesto i sessant'anni della creazione dello Stato di Israele, ha avuto una caratura diversa rispetto a quello che si sta svolgendo per il momento in Italia. A Parigi si è concentrato soprattutto sulla scelta dei 39 scrittori invitati. La selezione, ha sottolineato "Libération", è stata il frutto di una mediazione tra il Centro nazionale del Libro e l'ambasciata israeliana a Parigi. Dunque, una mediazione tra la letteratura e politica, con le loro opposte ragioni. Nulla di nuovo, ma quando si tratta di Israele - e anche quando si parla di libri - la politica sembra avere un diritto di primazia. Comunque, a Parigi ci sarà il meglio della letteratura israeliana: non solo i più famosi David Grossman, Abraham B. Yehoshua e Amos Oz, ma anche Etgar Keret, Alona Kimhi, Yoshua Kenaz e il giovane Ron Leshem, autore di uno dei libri più sorprendenti degli ultimi anni, tradotto in Italia con il titolo "Tredici soldati". Il punto, ha notato qualcuno, è che sono tutti scrittori che scrivono in ebraico, compreso l'arabo-israeliano Sayed Kashua. Perché non includere anche autori di lingua araba o ad esempio russa, visto che quella russofona è diventata una comunità con un peso specifico importantissimo in Israele? Una notazione che lo scrittore Yoshua Kenaz ha liquidato come fuorviante e strumentale: "Tra chi contesta questa scelta - ha spiegato - c'è spesso un retropensiero. Non vogliono riconoscere che c'è una nazione israeliana che ha l'ebraico come propria lingua. Vorrebbero un mosaico di lingue, di comunità, ma il comunitarismo - e voi in Francia dovreste saperlo - è il contrario della Repubblica". Che la scelta dell'ebraico come unica lingua di espressione sia o meno il risultato di una pressione politica dell'ambasciata israeliana, resta il fatto che la stessa ambasciata non è stata poi alla fine granché soddisfatta nello scorrere l'elenco definitivo degli scrittori selezionati. Troppi pacifisti e troppi nomi di sinistra, è stata l'obiezione. Due di loro - Oz e Grossman, insieme a Yehoshua - saranno i protagonisti domani di una tavola rotonda dal tema "La letteratura e il mondo", prima probabile occasione di un confronto sull'anomala condizione degli scrittori israeliani. Anomalia che si riscontra anche nel dibattito sul Salone del Libro di Parigi. Un dibattito tutto politico, anzi istituzionale, tra ambasciate, governi e ministeri. Con gli intellettuali francesi, comunque schierati, ad assistere in silenzio e comunque dalla seconda fila. 12/03/2008.

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Cagliari Diamo voce al silenzio: alle 18 alla Carovana sarda della Pace in via Baronia 13 i video Viaggio in Kurdistan di Vito Biolchini e "Assalto alle carceri" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cagliari Diamo voce al silenzio: alle 18 alla Carovana sarda della Pace in via Baronia 13 i video Viaggio in Kurdistan di Vito Biolchini e "Assalto alle carceri". E poi la mostra fotografica, il dibattito con Annamaria Ortu di Kurdistan-Sardegna, le testimonianze dirette dei compagni kurdi e cena tipica. Catania Un reportage che ha l'obiettivo di far luce su una realtà poco nota e poco raccontata: la presenza nei paesi musulmani di donne che si battono per i loro diritti... Giuliana Sgrena discute del suo libro l prezzo del velo, La guerra dell'Islam contro le donne (Feltrinelli) domani alle 11 nell'Aula 75 del Monastero dei Benedettini. Lecce Per una serata infuocata dai caldissimi e coinvolgenti ritmi reggae Jamaica Cocktail Party al New Madigans. S. Nicola La Strada (Ce) La storia vera di un uomo che ha salvato decine di bambini a uno degli orrori più grandi. Marco Scarpati presenta il suo libro Il rumore dell'erba che cresce (infinito) alle 18 Salone delle Conferenze del Real Sito Borbonico. Con il sindaco Angelo Pascariello. Eboli (Sa) E' dedicato a Rita Atria, la giovane collaboratrice di giustizia morta suicida nel 1994 Il mio giudice lo spettacolo di Maria Pia Daniele alle 17 al Teatro Italia. Caserta Il Movimento dei migranti e rifugiati inizia la raccolta differenziata dei rifiuti all'ex Canapificio in viale Ellittico 27. "Ripuliremo tutto il cortile e ci sperimenteremo nel selezionare e differenziare plastica, alluminio, banda stagnata, carta e cartone". E dal 26 marzo le porte dell'ex Canapificio si aprono per raccogliere i rifiuti differenziati di cittadin* sensibili, invece di lasciarli sulla strada... Frosinone Tra i più apprezzati songwriter inglesi: Jon Gomm live + Michele Spreghini @ Cantina Mediterraneo. Roma Fabio de Leonardis presenta il suo libro Palestina 1881-2006 alle 18.30 Rinascita di largo Agosta; con Bassam Saleh curatore della prefazione, Sergio Cararo direttore di Contropiano e la docente universitaria Silvia Macchia. Il porrajmos, l'olocausto dei rom, al centro del libro di Milena Magnani Il circo capovolto (Feltrinelli) presentato dall'autrice alle 18 Feltrinelli piazza Colonna 31. Promossi da Punto Critico, gli incontri di geopolitica sui nuovi scenari internazionali "Il mondo in casa nostra" iniziano con Rifiuti: non solo Napoli. Mafie internazionali, Africa e geopolitica della discarica . Domani, a cura di Legambiente e Libera, alle 18 Odradek via dei Banchi Vecchi 57 con Nicola Capone dell'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, Antonio Pergolizzi di Legambiente e Gino Barsella di Punto Critico. Tra salumi e canederli si snoda la cena trentina che lo Sci organizza alle 20 alla Città dell'Utopia in via Valeriano 3f. Parte a Locanda Atlantide via Lucani 22 Piedi. Tra terra e terra. Viaggio attraverso l'immigrazione femminile : alle 21 Giuliana Sgrena e Milagro Acustico Trio e Sarawan. Gramigna in Session Mads via Sabelli 2. Da Springsteen a Dylan con The Backstreets Big Mama. I favolosi anni '40: Minnie Minoprio & Antonello Vannucchi Cotton Club. I loro primi 10 anni di musica: Old Bench al Fonclea. Cinema al Grauco via Perugia 34 con "Percorso spagnolo" e con La legge del desiderio di Pedro Almodovar alle 19 e alle 21 Entre las piernas di Pereira. Poggibonsi (Si) "Altri sguardi": il film di Jenkins La famiglia Savane alle 21 al Garibaldi. Firenze A cura di Ingegneria senza Frontiere Metodi alternativi di depurazione e potabilizzazione dell'acqua : alle 16 nell'Aula 1 della Facoltà di Ingegneria in via S. Marta 3. Cinema surreale con Monty Python's Flying Circus (1969-1970) alle 18 Cineteca in via Giuliani 374; alle 21 "Monty Python's Flying Circus (1970)" e Tex Avery cartoons 1946-1949. "Un Mercoledì da leoni. 24 incontri conviviali per incazzarsi in compagnia" propone Zitti, il padrone non vuole! La libertà di informazione e il diritto di espressione. I mass media oggi alle 21 Cabina Teatrale di Saverio Tommasi in via Romagnosi 13a. Con i giornalisti Cristiano Lucchi e Raffaele Palumbo. Bologna Nel 1946, come risultato dell'impegno delle donne nella Resistenza, 21 fra loro entrarono alla Costituente. A 60 anni dall'entrata in vigore della Costituzione rievocano il loro contributo in una conferenza a più voci e a più modi: Le madri fondatrici. Omaggio alle donne della Costituente alle 16 Cappella Farnese di Palazzo d'Accursio. Una due giorni a Xm24 alla scoperta del verde urbano spontaneo, della sua capacità di riprendersi gli spazi abbandonati dalle attività umane. E' Critical Garden a cura di Crepe Urbane: alle 21 via Mascarella 24 con Paola Bonora presidente del corso di laurea in Scienze geografiche e Cesare Romani geografo e ciclista. La realtà dei movimenti sociali del Brasile nel dibattito Oltre la lotta per la terra alle 21 al Tpo con anche la presentazione della Carovana che dal 20 luglio al 10 agosto "sosta" nelle comunità del Sem Terra. Discutiamo con Emergency di La guerra oggi alle 20.30 Il Baraccano via S. Stefano 119. E' stata l'attrice simbolo del cinema italiano del dopoguerra, quello della ricostruzione e del riscatto, e una delle più grandi attrici di tutti i tempi: Giancarlo Governi ci parla di Anna Magnani con il suo libro Nannarella (Minimum Fax) alle 18 Feltrinelli via Zamboni 7. Modena Musica e parole alla Serata per Emergency Art Cafè. Reggio Emilia Per "Il Genio delle Donne. Percorsi del sapere femminile", Marina Spada introduce il suo film Solitudini contemporanee alle 20.30 cinema Rosebud. Cavriago (Re) Il giornalista Lorenzo Guadagnucci del Comitato Verità e Giustizia per Genova, ci parla del suo libro Noi della Diaz alle 18 Cantina Garibaldi in piazza Zanti. Alle 21 ancora una presentazione: all'Infoshop Mag 6 di Reggio Emilia con anche Riccardo Lestini attore e autore di "Con il tuo sasso". Parma Infopoint Emergency al Teatro Magnani per "Il bipede barcollante" con Paolo Hendel. Verona La teologa Cristina Simonelli, che vive al campo Rom, e Eva Rizzin, sinta, ricercatrice all'Istituto di Antropologia all'Università di Bologna, discutono di Diversità e pregiudizio alle 21 Sala Guardini. E' un viaggio tra resti archeologici e i campi profughi di Paolo Rossignoli: Il popolo Saharawi tra Algeria e ex Sahara spagnolo . Alle 20.45 nella Sala Pedrotti Ctp scuola Carducci. Padova Giocano con la sperimentazione del Genere, con le infinite sfumature tra maschile e femminile. Sono le Eyes Wild Drag e le incontriamo alle 19.30 Magazzini Da From in via del Santo 9. Sensualità e divertimento. Diritti per le donne o diritti negati alle donne? Alle 20.30 auditorium del liceo artistico Modigliani con la giornalista Concita de Gregorio e la consigliera Lucia Basso. Trieste Il film di Faenza Sostiene Pereira alle 17 al Teatro Miela per "La stagione del raccolto". Como Don Luigi Merola, testimone di eccellenza nell'impegno a favore della legalità nelle realtà del disagio sociale e giovanile, è l'ospite della Serata per la legalità alle 20.30 aula magna A. Fogazzaro. Milano Ultimo incontro per Il colonialismo - Dalle origini ai nostri giorni a cura di La Conta. Alle 21 in via Ovada 1 L'attualità del colonialismo e la globalizzazione con il cileno Eduardo Salum, medico dentista e sociologo che vissuto l'esperienza di Unitad Popolar di Savador Allende del quale è stato diplomatico in diversi Paesi del Medio Oriente ed del Nord Africa. Tre fratelli all'interno di uno spazio vuoto e una grande voglia di stare insieme e di rafforzare il loro legame: Scarlattine Teatro in Tra tre alle 21.30 La Scighera. E' la storia di giovane militante antimafia, direttore dell'emittente privata Radio Aut, ucciso dai sicari del boss di Cosa Nostra Don Tano Badalamenti il 9 maggio 1978: Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato . Con la voce di Daniele Biacchessi e il pianoforte di Gaetano Liguori e la testimonianza dei giudice Guido Salvini alle 21 Chiesa di San Fedele. Segrate (Mi) Voce e chitarra degli storici Scisma: Paolo Benvegnù live al Magnolia. 12/03/2008.

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Giordano oggi Firenze , ore 9, circolo ricreativo Lippi, via Pietro Fanfani, 16/42, incontro con Rsu della Telecom Sesto Fiorentino (Fi) , ore 10, viale Giulio Cesare 50, incontro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Con Rsu della Richard Ginori Calenzano (Fi) , ore 11, via Baldanzese 177, incontro con Rsu della Manetti e Roberts San Bartolo a Cintoia (Fi) , ore 16, presso la Casa del Popolo, via di San Bartolo a Cintoia 95, incontro con Rsu della Elettrolux-Zanussi; ore 17, conferenza stampa; ore 18, iniziativa "La Sinistra Arcobaleno riparte dal lavoro" Scandicci (Fi) , ore 20 Giordano oggi Firenze , ore 9, circolo ricreativo Lippi, via Pietro Fanfani, 16/42, incontro con Rsu della Telecom Sesto Fiorentino (Fi) , ore 10, viale Giulio Cesare 50, incontro con Rsu della Richard Ginori Calenzano (Fi) , ore 11, via Baldanzese 177, incontro con Rsu della Manetti e Roberts San Bartolo a Cintoia (Fi) , ore 16, presso la Casa del Popolo, via di San Bartolo a Cintoia 95, incontro con Rsu della Elettrolux-Zanussi; ore 17, conferenza stampa; ore 18, iniziativa "La Sinistra Arcobaleno riparte dal lavoro" Scandicci (Fi) , ore 20.30, circolo Arci "Il Ponte", piazza Piave, cena di sottoscrizione domani Savona , ore 16, presso Italia, angolo via Paleocapa, incontro con i ragazzi del csoa e dell'associazione Amici del Mediterraneo e intervista con "La Stampa" Genova , ore 20.30, Sala della Provincia, via Sormano 12, comizio Avvisi A chi inviare le notizie ATTENZIONE: le iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati. Saranno pubblicate solo nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono. Un blog per l'inchiesta Una scelta di parte che parte dai territori: raccontateci la vostra campagna! E' online in questi giorni sulle pagine del Dipartimento Inchiesta del Prc (raggiungibili dall'area organizzazione-inchiesta del sito www.rifondazione.it) un blog finalizzato ad aprire e arricchire la discussione sul lavoro svolto nel corso della seconda fase dell'inchiesta nazionale sul Partito (la prima fase è scaricabile dal sito). In queste settimane di difficile campagna elettorale vogliamo ancora una volta mettere a disposizione lo strumento dell'inchiesta, utile per conoscerci, fare rete, organizzarci meglio. Per questo vogliamo partire dalla realtà concreta dei territori, dalle buone pratiche così come dalle mancanze messe in luce in un anno di lavoro di inchiesta, e dare luce e visibilità alla campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno così come si organizza nelle realtà territoriali. Realtà lontane dai riflettori dei talk show televisivi, lontanissime dalle strategie di marketing dei manifesti e delle facce, ma realtà che proprio per questo segnano la differenza della Sinistra. Per questo meritano di essere conosciute e valorizzate. L'invito dunque è: raccontateci la vostra campagna elettorale! Le esperienze, le iniziative, le persone incontrate, i rapporti tra le forze della Sinistra, le aspettative, ma anche le fatiche quotidiane e i rilievi critici di una campagna difficile quanto cruciale per il Partito. L'inchiesta ha fatto emergere come le strutture di base di Rifondazione, o i singoli compagni e le compagne anche in collaborazione con realtà di movimento, siano attivamente coinvolti in una serie ricchissima di esperienze, di lotte, di vertenze territoriali. Non esiste ancora su questo un archivio o un'efficiente rete di comunicazione, né "verticale" (dalla periferia al centro e viceversa), né "orizzontale". Di qui il rischio che non siano adeguatamente valorizzate, che si disperdano senza incidere efficacemente sulle pratiche del Partito. Per questo apriamo questo spazio a tutte e tutti coloro che vorranno contribuire a un dibattito aperto per costruire una sinistra unita e plurale a partire da esperienze che in campagna elettorale devono a maggior ragione essere rese visibili, perché segnano la differenza della Sinistra dalle altre forze, e sono la base di quella "scelta di parte" che chiediamo di fare nella cabina elettorale. Iniziative in tv EcoTv (Sky906) . Alle 21.30 Filo Diretto con Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale. Per porre domande al ministro si possono utilizzare la mail filodiretto@ecotv.it o il numero verde 800030808. La campagna elettorale PIEMONTE Costruire la Sinistra l'Arcobaleno è la riunione alle 21 nella sala ex Iacp a Cuneo , in via Amedeo Rossi 22. Con Liliana Meinero, consigliera comunale "La Città Aperta" e Fabio Panero, consigliere comunale Prc. Mondovì (Cn) . Alle 21 nella sede dell'Anpi, piazza Santa Maria Maggiore, riunione della Sinistra l'Arcobaleno . Presentazione del programma alle 21 a Palazzo Flaim a Verbania . LOMBARDIA Sicurezza, diritti, salari, precarietà : di tutto questo e di tanto altro ancora si parlerà nell'assemblea della Sinistra l'Arcobaleno alle 20.45 al Centro sociale Barbisotti a Osio Sotto (Bg) . Con Giovanni Pagliarini, presidente Commissione Lavoro della Camera, Pdci; Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc; Mirco Rota, segretario Fiom Cgil Bergamo. EMILIA ROMAGNA Alle 20.30 a Camugnano (Bo) , nella sala parco, La Sinistra l'Arcobaleno per cambiare la società italiana , presentazione del programma per la zona Montagna. Con Bruno Papignani, segretario provinciale Fiom; Katia Zanotti, parlamentare. Banchetti e diffusione di materiale a Bologna : dalle 9.30 alle 12.30 al mercato di Borgo Panigale; dalle 16.30 alle 18.30 alla Weber nel Quartiere Reno. Dalle 10.30 alle 12.30 al mercato settimanale a Casalecchio di Reno (Bo) banchetto e distribuzione del programma . Cesena . Nella sala Avis in via Serraglio 14, alle 20.45, il dibattito La Sinistra, l'Arcobaleno. La Sinistra. Quella vera . Presiede Paolo Strangio, segretario del circolo Prc "Sanzio Togni". Relatori: Nando Mainardi, segretario regionale Prc; Loredana Dolci, segretaria regionale Pdci; Daniela Guerra, capogruppo regionale Verdi per la pace; Gualtiero Righi, dirigente Sinistra Democratica. LAZIO Volantinaggi oggi a Roma : dalle 16 alle 20 a largo dei Falisci e in piazza dell'Immacolata; dalle 18 alle 20 al supermercato Pam di via Terpandro, Axa. Per ascoltare e condividere le proposte del territorio : incontro con Fernanda Antonini, candidata al Consiglio provinciale, e con i cittadini alle 18 nella biblioteca comunale in piazza Don Minzoni a Monterotondo (Rm) . CAMPANIA Conferenza stampa alle 11 nella sede della federazione provinciale dei Verdi a Salerno , via A. Capone (traversa di via dei Principati), per la presentazione della lista al Senato e alla Camera dei deputati della circoscrizione Campania 2. Intervengono: Gennaro Migliore, capolista alla Camera; rappresentanti politici e istituzionali della Sinistra l'Arcobaleno. Apertura della campagna elettorale alle 17.30 a Montecorvino Rovella (Sa) , nella sala ex Prefettura. Partecipano: Nello Di Pasquale, Titti Santulli e Gennaro Migliore. Nocera Inferiore (Sa) . Alle 20 nella biblioteca comunale apertura della campagna elettorale con Gennaro Migliore. SICILIA Appuntamento alle 19 presso Itaca, in via Grotte Bianche 150, a Catania per la riunione della Casa della Sinistra l'Arcobaleno per discutere delle elezioni nazionali e provinciali e delle iniziative da prendere. La crisi del sistema socio-sanitario: dall'emergenza alla programmazione : convegno alle 16.30 all'ex cinema Plutia in via Garibaldi a Piazza Armerina (En) . Intervengono: Iano Furnò, segretario della federazione del Prc; Sigfrido Fadda, coordinatore provinciale Sinistra Democratica; Gaspare Di Stafano, segretario provinciale Pdci. Contributi alla discussione: dottor Vincenzo Borruso, consigliere regionale Piano sanitario; dottoressa Ilenia Adamo, consigliera Ordine degli psicologi; Michele Pagliaro, segretario Cgil Enna; Sebastiano Arena, medico, coord. Osservatorio ospedaliero; Giovanna Cosenza, lavoratrice della Casa di riposo "San Giuseppe". Conclusioni di Daniela Dioguardi, deputata Prc, e Luigi Cancrini, deputato Pdci. Iniziative dai territori LOMBARDIA Proiezione del fim di Michael Moore Sicko alle 20.45 nella sala Ticozzi in via Ongania a Lecco , ingresso gratuito. "Un film per mostrare come il sistema sanitario statunitense sia all'ultimo posto tra le nazioni sviluppate, nonostante abbia un costo per persona maggiore di ogni altro paese al mondo. Moore cerca delle risposte in Canada, Gran Bretagna e Francia, dove tutti i cittadini ricevono un'assistenza gratuita. Alla fine, il regista riunisce un gruppo di persone addette alle squadre di salvataggio dell'11 settembre che soffrono di malattie debilitanti e a cui sono state negate le cure mediche negli Stati Uniti. Li accompagnerà in un posto inatteso, in cui riceveranno le cure necessarie che non sono disponibili nella nazione più ricca della terra". LAZIO Università di Birzeit-Palestina, Righ to Education Campaign & Rifondazione Comunista vi invitano all'inaugurazione della mostra fotografica Studenti contro l'occupazione alle 17.30 nella sede di "Carta", in via dello Scalo di San Lorenzo 67, a Roma . Intervengono: Fabio Amato, responsabile nazionale Esteri del Prc; Ali Rashid, deputato Prc; Alessandra Mecozzi, Fiom Cgil; Ester Fano, Rete Ebrei contro l'occupazione. Proiezione del documentario "A Caged Bird's Song" (Canzone di un uccello in gabbia) di Sobhi al-Zobaidi. La mostra è fino al 22 marzo, aperture alle 10 e alle 19.30. 12/03/2008.

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Alle candidate e ai candidati al Parlamento Fermiamo la guerra in Palestina (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'esercito israeliano si è per il momento ritirato dalla Striscia di Gaza, lasciando un bagno di sangue che ricorda da vicino l'orrore di Sabra e Shatila. L'attacco, condotto in questi ultimi giorni via terra con l'impiego di mezzi corazzati e l'appoggio dell'aviazione, ha fatto centoundici vittime, tra cui diciassette bambini. Dall'incontro di Annapolis, inutilmente sponsorizzato da George W. Bush come un incontro di pace, sino ad oggi sono oltre trecento le vittime palestinesi, in gran parte civili. Nulla - nemmeno la decisione, presa da alcuni settori di Hamas e a nostro giudizio sbagliata, di lanciare su Israele missili Qassam - giustifica un tale massacro in un conflitto che dura da 60 anni, che ha cancellato la Palestina dalla carta geografica e rischia di cancellare il suo popolo. Le armi di Tel Aviv non fanno che aggiungere altro orrore ai già drammatici effetti di una conclamata emergenza umanitaria. Gaza è isolata dal mondo, strangolata da un embargo che la priva delle più elementari risorse di sopravvivenza: dall'acqua al pane, dal carburante ai medicinali. Un vero e proprio apartheid, lucidamente pianificato per far pagare alla popolazione di Gaza la colpa di aver scelto Hamas attraverso elezioni democratiche, confermate tali da tutti gli osservatori internazionali presenti. Ora, la minaccia resta quella di una massiccia invasione militare della Striscia, con l'obiettivo di eliminare la leadership di Hamas e con la prospettiva di altre migliaia di vittime, in un contesto in cui le truppe di occupazione non distinguono tra militari e civili. Questo sembra essere il disegno di Olmert, un disegno che va nella direzione opposta alla ricerca di soluzioni di pace. Hamas ha ufficialmente offerto una tregua che interromperebbe il lancio di missili in territorio israeliano. Ma Olmert non intende trattare. Vuole la prova di forza, la resa dei conti definitiva. Noi, candidati alle prossime elezioni politiche nel nostro Paese, ci rifiutiamo di condividere una così grave responsabilità. Denunciamo lo strabismo con cui i potenti del pianeta hanno sin qui guardato al conflitto israelo-palestinese. E - per testimoniare la nostra solidarietà alle vittime degli attacchi israeliani e il nostro rifiuto della guerra - proponiamo agli altri candidati al Parlamento italiano di mettere al centro della campagna elettorale questa tragedia senza fine e compiere un viaggio a Gaza al più presto anche durante la campagna stessa. Dobbiamo essere in tanti, quanti più possibile, a dire che la guerra in Palestina deve cessare subito. Che Israele deve revocare una volta per tutte l'embargo che assedia la Striscia di Gaza. Che Hamas deve cessare definitivamente dal lancio di missili su Israele. Che la parola deve tornare al negoziato con il diretto intervento delle Nazioni Unite, per un reale processo di pace in tempi certi e nel rispetto della legalità internazionale. Dobbiamo essere in tanti, quanti più possibile, a impegnarci a continuare nel corso della prossima legislatura la battaglia per una pace giusta in Medio Oriente. Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Mercedes Frias, Claudio Grassi, Ali Rashid, Bruno Steri 12/03/2008.

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Una campagna di diffusione straordinaria Caro direttore, voglio complimentarmi con te e con tutte e tutti le/i compagne/i della redazione per la scelta di dare vita alla nuova "Lib (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Erazione" e per il conseguente sforzo che avrete dovuto affrontare Una campagna di diffusione straordinaria Caro direttore, voglio complimentarmi con te e con tutte e tutti le/i compagne/i della redazione per la scelta di dare vita alla nuova "Liberazione" e per il conseguente sforzo che avrete dovuto affrontare. Adesso che "l'Unità" è stata svenduta, "Liberazione" ha un compito ancora più difficile ma non per questo impossibile: diventare quotidiano di riferimento per tutta la sinistra e per le tante persone che acquistano "la Repubblica", "la Stampa" o altre testate "borghesi" per il solo fatto che non esiste un giornale equivalente della sinistra. Sono un lettore fedele da tanti anni ma, ad essere sincero, ho sempre pensato che si trattasse di uno strumento inadeguato ai tempi alle necessità dell'informazione. Adesso però che è passato a 24 pagine, sarà molto più facile lavorare per la sua diffusione. Mi chiedo però se avete pensato a una campagna straordinaria di diffusione (tanti non sanno ancora della novità) e soprattutto se non sia possibile compiere un ulteriore sforzo pubblicandolo anche il lunedì. David Valderrama via e-mail I bambini e i loro "angeli custodi" Caro direttore, ancora in merito alla tragedia di Gravina, e ricordando quella di Alfredino Rampi nel 1981 a Vermicino, in entrambi i casi con agonie lunghe e strazianti che non si augurerebbero neppure al più feroce dei tiranni, vorrei esprimere un punto di vista riguardante in particolare - trattandosi di bambini - la presenza dell'angelo custode, perché ho notato che nei commenti più vari sui giornali e in televisione, un po' trascurandolo, hanno invece trattato in prevalenza della presenza o assenza di Dio. E' chiaro che tragedie simili sono imputabili all'uomo (incuria, mancanza di recinzioni, ricerche inappropriate e quant'altro), e quindi si dice giustamente che "Dio non c'entra nulla" ma, con un paragone banale ma utile a farmi capire, così come il bagnino, facendo il suo dovere interviene quando qualcuno sta affogando, così dovrebbe avvenire con l'angelo custode, che tanti anni fa al Catechismo mi dissero che era costantemente a protezione dei bambini? Direi quindi che, quando l'uomo ha colpa in disgrazie nelle quali le vittime sono bambini, ebbene, quello sarebbe l'esatto momento in cui, dimostrando di esistere, il Celeste protettore dovrebbe agire? Spero, alla luce dei citati e di tanti altri drammi, magari in un opportuno aggiornamento del catechismo. Gabriele Barabino Tortona (Al) Sono contro il boicottaggio di Israele Ciao, mi chiamo Paolo e sono di Torino, per anticipare subito la questione, sono comunista e libertario, quindi non voglio fare il provocatore, ma esprimere solo la mia personalissima posizione e non voglio dare lezioni politiche o morali. Dissento dalle iniziative di boicottaggio contro Israele come ospite del salone del libro di Torino. Sono d'accordo sulla lotta contro uno Stato guerrafondaio e militarizzato, ma con lo stesso metro dovremmo allora boicottare gli Usa e l'Italia e tutti i paesi che da anni massacrano civili in Iraq e Afghanistan; non ho sentito di boicottaggi contro il governo italiano e statunitense che hanno riconosciuto il kosovo creando un precedente pericoloso e istigando alla guerra? E la lista sarebbe lunga? Il discorso è di metodo, allora non leggo più Hemingway, non guardo più film made in Usa, non frequento più amici statunitensi, smetto di ascoltare musica made in Usa solo perché i governi Usa sono guerrafondai e mi stanno sulle palle i loro metodi? Ecco, spesso mi sembra che sul medio oriente ci comportiamo tutti come tifosi di una partita di calcio, dobbiamo tifare per una o l'altra parte acriticamente e per principio, banalizzando una realtà complessa. Se sei di sinistra devi, ripeto devi, stare con i palestinesi, se sei di destra devi tifare per gli Usa e Israele. Troppo semplice e banale e non teniamo conto di milioni di sfaccettature del problema palestinese? E ripeto, non sono filo israeliano né filo palestinese e parlo di governi, non generalizziamo confondendo governi e pololazioni, altrimenti vale il discorso boicotto Hemingway perché colpevole di essere statunitense. Sono per due popoli in pace reciproca? Quindi posso volentieri partecipare a manifestazioni sul problema mediorientale se pongono in evidenza i problemi di entrambi i popoli e se non sono manifestazioni partigiane nel senso di acritiche da una parte e solo critiche dall'altra parte. Ci sono in Israele gruppi pacifisti e anche anarchici che lottano e pagano con il carcere e anche con la vita la loro opposizione alla militarizzaziione dello Stato, come ci sono gruppi misti israeliano-palestinesi che hanno attività in comune (ad esempio scuole e asili) che vanno sostenute e sviluppate. Gli arabi israeliani sono una minoranza priva di diritti reali in Israele, altro grave problema. Insomma, scusate il mio sfogo, non sono un qualunquista che si tiene fuori dai problemi, ma mi trovo contrario a queste forme di protesta, tutto qui. Paolo Boccadoro Torino Anas, alcune precisazioni della Filt-Cgil Gentile direttore, alcune precisazioni in merito all'articolo dal titolo "Anas appalta la manutenzione", pubblicato su "Liberazione" venerdì 7 marzo. L'intesa sottoscritta il 22 gennaio tra Anas e Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Anas in materia d'organizzazione del lavoro sulle attività stradali non dà il via libera a quanto denunciato nell'articolo. Il confronto sull'organizzazione dell'Esercizio con l'Anas è ancora in corso, mirando da parte sindacale a differenza di quanto si legge nell'articolo, al raggiungimento di reinternalizzare e migliorare alcune delle attività purtroppo fino ad oggi date in appalto. Il nostro obiettivo è quello di far assicurare ai lavoratori interessati le norme di sicurezza correlate ad attività che sono altamente rischiose, visto che si svolgono in presenza di traffico. In relazione a quanto da voi pubblicato voglio inoltre sottolineare che molte delle manutenzioni oggetto del piano presentato dalla società sono invece appaltate dall'Anas da sempre, quindi anche da quando era un'Azienda di Stato. Le categorie sindacali dei trasporti stanno invece facendo oggetto di un'attenta valutazione la parte del piano aziendale, legato agli appalti della manutenzione che, ad onor del vero, è invece oggetto di un tentativo di razionalizzazione da parte dell'azienda di concerto con il sindacato degli edili che è la categoria maggiormente interessata alla questione. Nadia Fanelli Filt Cgil Nazionale 12/03/2008.

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Pannelli: <Antigone,simbolo di ribellione> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pannelli: "Antigone,simbolo di ribellione" al duse La tragedia di Sofocle presa a simbolo delle contemporaneità nella messa in scena della compagnia Narramondo 12/03/2008 ANTIGONE, la disubbidiente. Antigone la ragazza che non obbedisce alle leggi che offendono il suo dolore, che si ribella ai divieti del potere, che muore senza essersi arresa. Antigone ritorna, non si è mai allontanata dalla storia, ritorna con tutta la sua forza nella produzione della compagnia Narramondo in scena da stasera a domenica al Teatro Duse, con regia di Carlo Orlando e Nicola Pannelli, anche interpreti nei ruoli del Messaggero e di Creonte al fianco di Elena Dragonetti, Raffaella Tagliabue, Marco Taddei, Andrea Pierdicca, Emanuela Guaiana, Biagio Forestieri e Franco Ravera. Scene e costumi sono di Laura Benzi. La tragedia di Sofocle è il primo classico messo in scena da questa compagnia nata nel 2001 che fa "teatro civile di narrazione" e racconta ferite del presente: l'Argentina dei desaparecidos, il terrorismo, l'11 settembre, la questione palestinese. E oggi Antigone, la disubbidente. "Fin da quando siamo nati il nostro percorso è stato quello di portare in scena tragedie contemporanee, una dichiarazione artistica e politica. - spiega Nicola Pannelli - Quando abbiamo deciso di confrontarci con la tragedia classica il problema è stato come trasformarla in testimonianza dei conflitti contemporanei, come raccontarne l'inesorabilità che appare incomprensibile a noi abituati al melodramma, come tradurne l'altissima poesia in linguaggio teatrale". Al centro, come sempre, c'è un conflitto irrisolvibile. Da una parte Antigone figlia di Edipo che vuole seppellire il corpo del fratello Polinice, dall'altra Creonte, il potere, che glielo proibisce. "E' un conflitto che ha al centro la spinta esistenziale alla libertà, l'autoaffermazione anche a costo della morte e anche in un mondo democratico; non c'è bisogno della dittatura per vivere questo contrasto che oggi è dappertutto, e continuamente". La storia ha conosciuto mille Antigoni, le conosce ancora oggi. "La sua è una ribellione esistenziale prima che ideologica o politica. E' una metafora talmente potente, talmente in avanti. La nostra Antigone non ha nessuna collocazione storica o geografica, vive in una contemporaneità non definita, universale. Non c'è stato bisogno di nessuna reinterpretazione, nessuna riscrittura, il senso è nella totale fedeltà al testo che era stato in parte tradotto da Pasolini, un linguaggio preciso, potente, un dolore che è il nostro". Antigone è l'inizio di un nuovo percorso per Narramondo Teatro. "Non solo è la prima tragedia, ma è anche la prima pièce teatrale a struttura classica che portiamo in scena. Il nostro lavoro drammatico è sempre stato il racconto del presente, ma per molti versi lo abbiamo ritrovato perfettamente nella tragedia più nera di Sofocle. La sfida è stata rendere la grande energia, la grande furia di personaggi che sono di continuo sull'orlo del baratro e insieme hanno una lucidità di pensiero impressionante. Ed è stata l'occasione per raccontare un potere che si rivela con connotati fortemente maschilisti". Il presente c'è, di continuo, dentro ogni parola e gesto. "Quando Elena Dragonetti fa Antigone, vengono fuori anche le madri di Plaza de Majo del suo spettacolo "Por la vida", donne normali che hanno combattuto il potere al posto dei loro figli, affiorano delicatamente così come affiora la Palestina e altri riferimenti di cui ci possiamo nutrire e che possiamo ascoltare". Raffaella Grassi raffaella.grassi@fastwebnet.it 12/03/2008 jazz al madeleine café Questa sera alle 22 al Madeleine Café in via della Maddalena concerto jazz del trio Capello (batteria), Della Casa (basso elettrico) e Falomi (chitarra). Segue jam session aperta. salsa cubana All' Estoril Café in corso Italia 7d (010/3623754) questa sera dalle 21 alle 23 corsi di ballo di salsa cubana e salsa free style promossi dall'associazione Bianconero Latino con il maestro Julian. L'Estoril Caféè anche ristorante e pizzeria. le mani in pasta Oggi alle 20 all'Osteria del Coccio in piazza Cadevilla 9r (010/397990) l'esperto di gastronomia Luca Pollicino presenta l'iniziativa "Le mani in pasta", appuntamento settimanale dedicato alla pasta fresca. Oggi, nei piatti, lasagnette al pesto. asado argentino L'Alma Argentina in via Magnaghi 26r (010/5536626) propone - solo su prenotazione - cene private a base di asado. La grigliata con contorni e accompagnamento di vini del Monteconejo (regione di Rosario) a 30 euro a persona. karaoke all'elvis Serata di divertimento musicale oggi all'Elvis Café in via Brigata Salerno 12 (010/3739618) con il karaoke condotto da Enzo Gugliotta. L'Elvis Caféè ristorante e pizzeria. dj barbarella Oggi al Kamaloka Café in piazza del Carmine 8r dalle 18 alle 21 aperitivo musicale con dj Barbarella e degustazione di birra Duvel. Per l'occasione, 3 birre a 10 euro. a lezione da glemyr Stasera al Caribe Club in corso Italia 3 (335/207103) corso di gestualità femminile con la venezuelana Glemyr Hernandez. Dalle 20 alle 21.45 nella panoramic room. dj scaramuzzino Questa sera al Cezanne in via Cecchi 7r (010/541607) serata con la migliore musica da ballare in compagnia del dj resident, Carlo Scaramuzzino. 12/03/2008.

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Grande concerto con musiche di Paisiello, Haydin e del compositore Federico Gardella (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Spettacolo Nuovo appuntamento della 63ª Stagione Sinfonica dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali Grande concerto con musiche di Paisiello, Haydin e del compositore Federico Gardella Sul podio il Direttore Adriano Martinolli D'Arcy accompagnato da Avi Avital al mandolino Adriano Martinolli D'Arcy è nato nel 1961 a Trieste. Dopo gli studi di Composizione e di Direzione di coro presso i Conservatori di Trieste e di Milano, trasferitosi a Vienna, ha continuato la sua formazione e si è laureato in Direzione d'Orchestra nel 1991. Alla guida di diverse formazioni tra le quali l'Orchestra Sinfonica della RAI di Milano, la Philharmonia Orchestra di Londra, la TonkÜnstlerorchester di Vienna e altre ha tenuto concerti in Italia ed all'estero per importanti Istituzioni ed in sedi prestigiose, dirigendo oltre al repertorio tradizionale numerose prime esecuzioni assolute. Ha curato anche la pubblicazione di due volumi di musica inedita di Antonio Illersberg (1882 - 1953), dopo un lavoro di ricerca e di ricupero delle partiture durato svariati anni. Il mandolinista israeliano, Avi Avital (nato 1978), si è diplomato alla Jerusalem Music Academy Academy e in seguito si è perfezionato a Padova. Ha suonato in importanti orchestre ed ensemble di musica antica e la sua intensa attività artistica lo ha portato a esibirsi in numerosi contesti internazionali. Ha tenuto concerti in Israele, in Europa, negli Stati Uniti e in alcuni paesi del Sud-est asiatico. E' membro di ensemble da camera con repertorio sia tradizionale che contemporaneo. Federico Gardella, compositore, è nato a Milano nel 1979. Ha compiuto gli studi di pianoforte diplomandosi al Conservatorio di Milano, dove ha studiato anche composizione. La sua musica è stata eseguita in importanti festival e stagioni concertistiche e tra gli interpreti della sua musica figurano gruppi quali l'Orchestra Filarmonica del Conservatorio di Milano, I Pomeriggi Musicali, l'Ensemble Musica Rara, il Freon Ensemble e altre oltre che numerosi solisti tra cui Avi Avital, Luca Avanzi, Mirko Guadagnini e Barrie Webb. Si ricorda che la prova generale aperta al pubblico si terrà giovedì 13 marzo alle ore 10. I biglietti sono in vendita tutti i giorni, compresa la mattina stessa di giovedì , presso il Teatro a Euro 5.00 l'intero e Euro 3.00 il ridotto. giovedì 13 marzo alle ore 21 sabato 15 marzo alle ore 17 Teatro Dal Verme, via San Giovanni Sul Muro 2- Milano Paisiello: Ouverture da “Il Barbiere di Siviglia” Paisiello: Concerto per mandolino ed orchestra Haydin: Sinfonia n. 95 Gardella: Novità per mandolino ed orchestra Orchestra “I Pomeriggi Musicali” Adriano Martinolli D'Arcy: direttore Avi Avital: mandolino Interi: Primo Settore € 17,00, Secondo Settore € 12,00, Balconata € 9,50 Ridotti (Giovani under 26, Anziani over 60, Cral, Associazioni Culturali, Biblioteche, Scuole e Università): Primo Settore €13,50, Secondo Settore € 10,50, Balconata € 7,50 Teatro Dal Verme: Tel 02 87905 www.ipomeriggi.it; www.dalverme.org Fabio Calderola fabio.calderola@voceditalia.it.

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Il terrorismo prolifera sotto gli occhi del mondo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'OPINIONE / L'ONU NON HA CONDANNATO CON FERMEZZA L'ASSASSINIO DEGLI OTTO GIOVANI STUDENTI A GERUSALEMME Il terrorismo prolifera sotto gli occhi del mondo 11/03/2008 Gli assassini hanno colpito ancora, l'odio viscerale contro lo Stato ebraico ha di nuovo dato i propri venefici frutti, falciando vite di giovani innocenti e disarmati, intenti allo studio della Torah e degli altri testi sacri. Due terroristi palestinesi si sono introdotti in una scuola rabbinica di Gerusalemme, hanno aperto il fuoco uccidendo otto giovani studenti e ferendone altre decine. Il grave fatto è avvenuto nel Merkaz Harav Yeshiva, il più grande centro di studi di Gerusalemme, sito nel quartiere di Kyriat Moshe. Il massacro compiuto nel cuore della città santa di Gerusalemme, dalla barbarie nazista di stampo islamico, è stato l'ulteriore crimine che la scuola dell'odio antiebraico, così in voga presso i Paesi islamici, ha saputo perpetrare. Anche questa volta, di fronte alla notizia di strage di civili, i palestinesi si sono dati ad una festa sfrenata ed empia, con tanto di danze ed esposizione di verdi vessilli islamici. Tale delirante esteriorizzazione di gioia, da parte della popolazione araba palestinese, di fronte alle stragi di giovani vite, fa toccare con mano sia il grado di barbarie che quelle genti hanno come proprio bagaglio, sia l'assurdità di fidarsi ancora su una presunta volontà a trattare dei palestinesi. Spesso avviene che, per rispondere agli attacchi missilistici contro le città israeliane, che seminano morte e distruzione, Tsahal è costretto ad azioni difensive, volte a neutralizzare le basi di lancio poste criminalmente in mezzo ai civili coinvolgendo questi nell'ambito di tali operazioni. Non avviene mai che le forze armate israeliane colpiscano artatamente i civili palestinesi inermi e quando ciò avviene, in Israele, si levano proteste aspre e critiche: gli israeliani non festeggiano di certo per le morti di palestinesi, causate dalle proprie azioni difensive. Tali aberranti festeggiamenti portano alla memoria, di chi non se n'è dimenticato, i banchetti e le danze a cui si davano gli arabi palestinesi allorché, durante la guerra del Golfo, dall'Iraq di Saddam, partivano i missili contro le città israeliane. Tali deliranti e sfrenate manifestazioni di giubilo popolare, da parte dei palestinesi, di fronte all'atroce carneficina di giovani studenti israeliani, operata da criminali educati al massacro di ebrei, andrebbero denunciate nella maniera più decisa nell'ambito dei consessi internazionali. Ma, le istituzioni internazionali, come reagiscono di fronte al barbaro attentato, compiuto dai terroristi islamici palestinesi, contro tante vite giovani ed innocenti? C'è da rimanere trasecolati di fronte all'immobilismo dell'Onu e allo stallo che caratterizza il complicato macchinismo del Consiglio di sicurezza, alle prese del "difficile" problema dell'emissione di una risoluzione unanime di condanna della strage di Gerusalemme. L'impresa di unanime condanna del terrorismo palestinese, da parte dell'organizzazione onusiana, s'è fatalmente infranta sulla specifica contrarietà della Libia di Gheddafi a bollare d'infamia - come si merita - l'azione stragista palestinese. Ancora una volta l'Onu, di fronte a momenti di scelta tra azioni decise contro avventurismo, eversione e violenza, che contraddistinguono il terrorismo internazionale islamico e i suoi epigoni e mandanti, tace e decide di non decidere. Tali fatti pongono (fortemente) sotto i riflettori tutti i limiti e le insufficienze di una istituzione internazionale che, minata dalla marea montante del peso energetico-economico dei Paesi islamici, è divenuta una struttura inutile, vetusta e obsoleta. Quando un'organizzazione che dovrebbe essere super partes e dovrebbe avere strumenti d'intervento autonomi ed efficaci diventa, invece, una vera e propria cassa di risonanza di posizioni faziose e particolaristiche, è irrimediabilmente votata al fallimento ed all'inutilità. L'Onu, vittima delle forzature da parte dei Paesi islamici ed arabi, non riesce ad avere una retta visuale di ciò che è il terrorismo, annaspa disperata nelle proprie titubanze e nelle proprie miopie. È da prevedersi, a questo punto, assai dura la reazione d'Israele di fronte alla strage dei giovani studenti del Merkaz Harav, da parte di assassini indottrinati a uccidere l'ebreo, senza se e senza ma, da orridi maestri di morte, guidati solo da una dottrina intrisa di odio verso l'altro da sé. Il sangue versato dalle forze della barbarie islamica, non potrà non avere una giusta risposta e per questa, di certo, solo allora l'organizzazione onusiana troverà finalmente il coraggio di emettere "decise" risoluzioni di condanna contro la Stato israeliano. L'organizzazione terrorista Hasmas, nel frattempo, si compiace della criminale azione compiuta dagli islamici palestinesi e promette che ne seguiranno delle sue altrettanto "onorevoli". Se la Farnesina continua a ritenere codesti pendagli da forca interlocutori plausibili, per un discorso di pace, ha certamente una visuale fortemente frastornata, che danneggia ulteriormente l'attendibilità internazionale della nostra politica estera. Non sono di certo rapportabili, tramite fumisterie e funambolismi dialettici, usati dall'ineffabile responsabile degli Affari esteri italiano, le funeste "gesta" criminali di Hamas e dei suoi mandanti iraniani, con la "sproporzionata" durezza della più che probabile reazione difensiva israeliana. È impossibile cercare improbabili vie di mediazione con chi concepisce la pace solo con "la nuova soluzione finale" in chiave islamica: cioè, con il gettare al mare tutti gli odiati ebrei. L'elenco delle nefandezze compiute dagli stragisti islamici palestinesi contro innocenti civili ebrei è lungo e la carneficina di giovani studenti del Talmud, in Gerusalemme, si ricollega alla criminale impresa araba del 1929 a Hebron, dove furono trucidati gli ebrei di origine preislamica. Oggi Israele piange i suoi morti, quelle giovani vite crudelmente falciate, quei fanciulli caduti suoi libri sacri, mentre la barbarie sventola vessilli verdi di Hamas e si compiace delle proprie "onorevoli" azioni. Quanto ancora si dovrà sopportare l'ingiuria e la violenza contro il cielo e l'uomo?.

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"Dimenticate il vostro Libano" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 12 Mar 2008 Edizione 50 del 12-03-2008 I libanesi si interrogano dopo il nuovo rinvio delle elezioni presidenziali "Dimenticate il vostro Libano" di Paolo Della Sala Ieri Nabih Berri, presidente sciita del parlamento, ha rinviato per la sedicesima volta la scelta del nuovo capo dello Stato libanese. Il Baabda palace, sede del presidente della repubblica, resta desolatamente vuoto. Il sito presidency.gov.lb ha eliminato la pagina dedicata al capo dello Stato. Il giornale arabo in lingua inglese "al-Sharq al-Awsat" la mette giù senza mezzi termini: "Tamburi di guerra in Libano", scrive in un editoriale l'economista Hussein Shobokshi. Indubbiamente l'alternativa al lungo stallo è la guerra, e già Hezbollah, Siria e Iran sono pronti a lanciare la prima pietra. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, si è dichiarata "molto preoccupata per le ingerenze esterne che bloccano un intero Stato, con un ritardo ormai inaccettabile". Anche il neo presidente del Consiglio di Sicurezza, il russo Churkin, parla di "senso di frustazione". Eppure Berri ha ratificato l'ennesimo rinvio, replicando ferocemente alle critiche pervenute. A Beirut l'ambasciata degli Usa e quella saudita mantengono la massima allerta per rischio di attentati. In porto è arrivato il cacciatorpediniere Uss Cole, quello colpito nello Yemen da Al Qaeda nel 2000 (con la morte di 17 marinai). I politici libanesi ? secondo Shobokshi - non hanno imparato la lezione avuta con le crisi del 1958 e del 1975: "Il Libano sta caden do in una nuova guerra. Per le persone arriva l'ora della morte, per la patria quella dello sradicamento. Viene anche l'ora delle restrizioni delle libertà, della fine dei sogni e della coesistenza". "Saranno soddisfatti i partiti e i loro supporter", aggiunge il commentatore. Il countdown è cominciato e "c'è chi trarrà vantaggi dalla guerra". Tramonta l'idea di una coesistenza pacifica tra cristiani, musulmani sciiti, sunniti, alawiti. Il Libano resta una terra di frontiera condannata alla ricchezza oppure alla desolazione, senza mezzi termini. Cosa può succedere all'indomani di una guerra, se non una balcanizzazione? Non restano spazi per rivedere il boom finanziario. Anche se Beirut fosse ancora la Svizzera d'Oriente, ciò non sarebbe tollerato dagli sciiti né dai palestinesi integralisti di alcuni campi profughi. Nel Sud del paese i wahabiti e i villaggi cristiani sono separati da pochi chilometri. Al di là della frontiera c'è Israele. A Nord pesa l'ipoteca siriana. Ovunque cresce la presenza di Hezbollah. "Nessuno si preoccupa del Libano, a cominciare dai governanti che sono i primi a suonare i tamburi di guerra che daranno il via alla distruzione del paese". Il Libano esiste solo nel passato, tanto che il sito presidenziale ricorda che Biblos è la più antica città del mondo. Ma il problema nasce in tempi più recenti, tra innesti di arabi, turchi, siriani, europei, fino ai palestinesi. Un cocktail esplosivo di per sé. Khalil Gibran scriveva sulle profonde differenze tra il "suo" Libano e il "Libano degli altri". Mentre il suo mondo era immerso in una visione di civiltà estetica e ideale, il Libano degli altri non ha alcuno spazio per il benessere, la speranza, i sogni. "I libanesi non vogliono uscire dalla gioia perversa dell'autotortura", sostiene Shobokshi. Realizzeranno troppo tardi di aver perso un'intera generazione, ma a quel punto le speranze dei giovani, le opportunità di pace, le promesse di un futuro migliore saranno già svanite. "Dimenticate il Libano e godetevi le promesse dei vostri leader. Dimenticate il vostro Libano e tenetevi le idee dei politici. Guardateli godere mentre battono i tamburi della morte e della distruzione".

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Responsabilità politica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mer, 12 Mar 2008 Edizione 50 del 12-03-2008 Il caso Ciarrapico Responsabilità politica di Davide Giacalone Ma sì, certo, Ciarrapico non è mica un pericolo per la democrazia. Ed è vero pure che ha trattato il lodo Mondadori favorendo gli interessi di Caracciolo e Scalfari. Così come è vero che è sempre stato un nemico delle leggi razziali ed un amico d'Israele. Ed è anche vero che quando se ne andava in giro dicendo che certi uomini della sinistra hanno "menti eccezionali" nessuno si scandalizzava. Ma, francamente, non vedo come tutto questo possa diminuire l'obbrobrio di candidare un fascista nelle liste di un partito che s'appresta a governare. Ciarrapico è sempre stato avversario della svolta di Fiuggi, con cui Fini ed il gruppo dirigente d'allora vollero chiudere con il passato e trasformarsi da nostalgici in protagonisti della democrazia. Da allora in poi si poteva e si può consentire o dissentire dalle cose che dicono, ma non si può rimproverare loro di essere i continuatori di una tradizione antidemocratica. Ciarrapico, appunto, stava dall'altra parte. Lui appartiene alla versione andreottiana (di cui fu, non a caso, fedele) del rapporto con i missini: voti e favori scambiati sottobanco, senza per questo immaginare la costruzione di una destra di governo. Fini ebbe il merito di non tentennare nel perdere questi camerati di strada. Ora se li ritrova al fianco. C'è, poi, la versione che s'ammanta di un machiavellismo per poveri di spirito: candidando Ciarrapico si toglie acqua al mulino di Storace e Santanchè. A me pare che succeda l'esatto contrario: se è accettabile un senatore che saluta a braccio teso, perché mai non dovrebbe esserlo votare per una destra orgogliosa dei propri estremismi? Ma Ciarrapico ha altri meriti, si penserà. Quali, di grazia? L'essere un signore condannato per attività non commendevoli? L'essere editore grazie a finanziamenti statali? L'avere un'età che suggerirebbe il concludersi e non l'aprirsi di una carriera? L'essere coerente, questo sì, è un suo merito. Ma lo è in un'idea che meriterebbe di appartenere al passato da condannarsi, non al futuro da promettersi. Da queste pagine, molte volte e con giusta insistenza, abbiamo sostenuto che la sinistra non sarà mai capace d'essere credibile e di governo se non saprà fare i conti con il proprio passato, anche recente. Abbiamo ripetuto che i comunisti esistono, visto anche che si chiamano e definiscono tali, e che noi non faremo mai alcuno sconto, rinfacciando loro quel che sostennero e sostengono, anche in appoggio a dittature esistenti. Con la medesima determinazione, però, faccio presente che consentire la gara per uno scranno senatoriale ad un signore che sostiene la superiorità della dittatura sulla democrazia, che la prima è per i grandi uomini e la seconda per i piccoli, è qualche cosa di più di una bruttura estetica. E' responsabilità politica.

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LA REGIONE CAMPANIA PARTECIPA PER LA QUARTA VOLTA AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI PARIGI, CHE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La Regione Campania partecipa per la quarta volta al Salone Internazionale del Libro di Parigi, che si svolgerà a Porte de Versailles, da venerdì 14 al 19 marzo. La Fiera, alla sua 28esima edizione, è uno dei Saloni editoriali più importanti a livello internazionale - dopo quello di Francoforte - per numero di pubblicazioni esposte, di editori e di visitatori. Ospite d'onore è per il 2008 lo Stato di Israele. Nello stand della Regione Campania, 110 metri quadrati (Hall 1 - U86) allestiti con la collaborazione della Camera di Commercio Italiana a Parigi, saranno esposte le più importanti novità editoriali di 50 case editrici di tutte le province campane, oltre a materiale turistico sulla regione.

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Cavalli, asini e cammelli in piazza Si protesta contro l'embargo (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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"Gli animali l'hanno fatto anche per loro stessi", commenta uno dei promotori della manifestazione, "sono un milione e mezzo quelli morti a causa dell'embargo" Gaza, 11 marzo 2008 - La manifestazione, o meglio la protesta, di oggi a Gaza contro l'embargo non verrà dimenticata facilmente. Protagonisti della dimostrazione sono stati asini, cammelli, galline, buoi e cavalli. Le immagini, trasmesse dal network al Jazeera, sono destinate a fare il giro del mondo. In testa al corteo, partito dall'antico palazzo del governatore e arrivato sotto gli uffici delle Nazioni Unite, sono stati i veri protagonisti nella mobilità di questo disastrato spicchio di terra tra Israele e l'Egitto: gli asini. A seguire gli altri animali, tra i quali i più "arrabbiati" parevano essere i cammelli. Uno striscione retto dai colli di due dromedari recitava: "Animali per i diritti degli uomini". E dalla schiena degli asini pendevano cartelli di questo tenore: "Ma dov'è la coscienza degli uomini?" Una domanda alla quale difficilmente potranno rispondere le autorità politiche e diplomatiche delle parti in causa, in giorni in cui il conflitto interpalestinese e arabo-israeliano registra uno dei momenti più sanguinosi della sua storia recente. Nelle ultime settimane, secondo fonti palestinesi, sarebbero almeno 280 i morti. Quella di oggi "è stata una testimonianza 'diversa', ma in fondo gli animali l'hanno fatto anche per loro stessi", commenta Khalil Abu Shamlah, uno dei promotori dell'insolita manifestazione, interpellato da al Jazeera. "Sono un milione e mezzo - continua - gli animali morti a causa dell'embargo". Per il quotidiano degli Emirati arabi uniti al Bayan, l'iniziativa di Gaza è un modo "geniale" per "rompere il silenzio sulla tragedia dei palestinesi". Visto che finora "a nulla" sono servite le manifestazioni di "protesta umane", sostengono i promotori, "la parola è rimasta solo agli animali. Forse loro sapranno smuovere le coscienze". Le immagini della manifestazione di Gaza Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca Ricciarelli protagonista di 'Carabinieri' Nuova serie della fiction di Canale 5Cronaca - Locale La giunta Tuzet cade sul bilancio Il voto contrario è di Rinascita EstenseCronaca - Locale Scoperta bisca clandestina, tra i giocatori alcuni modenesiSport - Formula1 Alonso: "Se a Melbourne piove possiamo essere la sorpresa"Cronaca - Locale Le offre da bere poi la violenta Arrestato un marocchino clandestinoPolitica Veltroni e il suo staff esultano: Siamo in rimonta, solo 4 punti..."Cronaca - Locale Abusi sessuali sulle tre sorelline, ascoltata di nuovo la più grandeTecnologia "L'Ipod nano lancia scintille" Il Giappone apre un'indagineSpettacolo Dj Francesco entusiasta di 'X factor' "Basta pianti e botte da reality"Sport - Rugby Mallett conferma il XV di ParigiCronaca - Locale Ahmetovic torna in aula Cerca lo sconto di penaCronaca - Locale Braccati dai cittadini e poi arrestati Catturati due 'topi d'appartamento'Cronaca - Locale Sequestrate 130mila bomboniere contraffatte, 46 denunciati Miserabili. Io e Margaret ThacherTEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Teatrosanziourbino: Giulietta e RomeoStagione di qualità al Teatro ComunaleLa Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Il cartellone 2007/08 del Politeama PrateseIl cinema in camicia rossa: Garibaldi attraverso i film'Alma de tango''Time code', l'omaggio al video'La Maria Zannella'Stagione teatrale 2007 / 2008: I due gemelli venezianiLegno e luce: un connubio tra Pedano e FlavinBaustelle in concerto"La guerra dei Roses" al Teatro Lauro Rossi'Tartufo', di Molière Il Turist Group festeggia i rossoblùAnche di domenica, tutti al mercato!Storie di precariato con Stefano BellaniIl teatro di Morrovalle ospita ZuzzurroSapori d'Irlanda al Saschall --> Champions League, Inter-Liverpool 0-1Gisele e Kate nude in vendita. All'asta la collezione ElferingElezioni 2008: Berlusconi e i camper dalla libertàMontezemolo all'Abbadia di FiastraIl grafico della popolazioneIl lancio della navicella EndeavourRock and Roll Hall of Fame in New YorkLa scarcerazione di Filippo PappalardoNota di sicurezza, manifestazione contro il bullismo nelle scuoleL'incidente sotto la galleria del RisorgimentoFrana in via del CommercioL'incendio nel garage di via ManzoniGli animali in protesta a GazaSei Nazioni, Francia-ItaliaMaltempo in Gran Bretagna All'asta un diamante grande quanto un cucchiainoInter fuori dall'Europa: cent'anni di solitudineDonna al volante in Arabia SauditaCalciomercato: il Milan piomba su GomezFunny horsesDeep Purple - 'Smoke on the water'Madonna entra nella Hall of FameDivi più sexyLola Ponce una nuova divaJenna Jameson nuda per gli animaliMadonna entra nella Hall of FameLa figlia di Heath Ledger non è sua eredeIl nuovo video hot di Lola Ponce (da www.libero.it)Il Dalai Lama chiede libertà per il Tibet. 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LA FOTO DEL GIORNO Ondata di maltempo in Gran Bretagna Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover. LEGGI LA NOTIZIA GUARDA LE IMMAGINI GUARDA IL VIDEO RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec >.

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Riconoscimento di Israele al nonno di Bonham Carter (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Il riconoscimento di 'giusto tra le nazioni' è il più importante tra quelli che Israele può attribuire ai non ebrei che rischiarono in prima persona per salvare tante vite Miserabili. Io e Margaret ThacherTEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Teatrosanziourbino: Giulietta e RomeoStagione di qualità al Teatro ComunaleLa Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Il cartellone 2007/08 del Politeama PrateseIl cinema in camicia rossa: Garibaldi attraverso i film'Alma de tango''Time code', l'omaggio al video'La Maria Zannella'Stagione teatrale 2007 / 2008: I due gemelli venezianiLegno e luce: un connubio tra Pedano e FlavinBaustelle in concerto"La guerra dei Roses" al Teatro Lauro Rossi'Tartufo', di Molière Il Turist Group festeggia i rossoblùAnche di domenica, tutti al mercato!Storie di precariato con Stefano BellaniIl teatro di Morrovalle ospita ZuzzurroSapori d'Irlanda al Saschall --> Champions League, Inter-Liverpool 0-1Gisele e Kate nude in vendita. All'asta la collezione ElferingElezioni 2008: Berlusconi e i camper dalla libertàLe conduttrici di Neked NewsMontezemolo all'Abbadia di FiastraIl grafico della popolazioneIl lancio della navicella EndeavourRock and Roll Hall of Fame in New YorkLa scarcerazione di Filippo PappalardoNota di sicurezza, manifestazione contro il bullismo nelle scuoleL'incidente sotto la galleria del RisorgimentoFrana in via del CommercioL'incendio nel garage di via ManzoniGli animali in protesta a GazaSei Nazioni, Francia-Italia Donna Summer - 'Hot Stuff'Il ragno meccanicoAll'asta un diamante grande quanto un cucchiainoInter fuori dall'Europa: cent'anni di solitudineDonna al volante in Arabia SauditaCalciomercato: il Milan piomba su GomezFunny horsesDeep Purple - 'Smoke on the water'Madonna entra nella Hall of FameDivi più sexyLola Ponce una nuova divaJenna Jameson nuda per gli animaliMadonna entra nella Hall of FameLa figlia di Heath Ledger non è sua eredeIl nuovo video hot di Lola Ponce (da www.libero.it) Ancora un sondaggio del 12/03/2008 di Francesco Ghidetti Mancini e l'Inter, era già tutto previsto del 12/03/2008 di Laura Alari Inter fuori dalla Champions: cent'anni di solitudine del 12/03/2008 di Mister X La bambina Down e la chirurgia estetica: polemiche senza senso del 12/03/2008 di Rossella Martina Dagli al fascista,ma perchè non anche al comunista? del 12/03/2008 di Cesare De Carlo Comitato di cittadini per GuazzalocaGiusto negare i funerali agli assassini?Salari, pensi che il prossimo governo riuscirà a far risalire l'Italia in classifica?E' giusto che Mancini se ne vada?E' giusto multare i clienti delle prostitute?Sei favorevole ai rally sulle strade della nostra provincia?Vota il gol più bello della 27esima giornataPensi che PdL e Pd faranno un'alleanza dopo il voto?Ritieni che Mastella sia davvero una vittima della giustizia?E' giusto abolire il festival di Sanremo?Festa della donna, tu festeggi l'8 marzo?Ascoli, vota la tua scuola preferitaTi piacerebbe poter dare il voto online ai medici?Sicurezza sul lavoro, giusto inasprire le sanzioni?Cinque giornate a Cassano, sei d'accordo? LA FOTO DEL GIORNO Reggiseni in metro per 'Californication' Dagli Usa sbarca sulla tv italiana il pruriginoso telefilm interpretato da David Duchovny, l'ex agente Fox Murder di 'X-Files'. Il canale Jimmy, per il suo lancio, ha sparso biancheria intima sui mezzi pubblici di Roma e Milano Leggi la notizia RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

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Ucciso un mandante dell'attentato al collegio rabbinico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)

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Uno dei palestinesi colpiti era Mohammed Shehada, indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso a Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei Betlemme, 12 marzo 2008 - Uno dei quattro miliziani palestinesi uccisi a Betlemme da un commando dell'esercito israeliano era "Mohammed Shehadeh ed era uno dei capi" della struttura in Cisgiordania delle Brigate al Aqsa, il braccio armato del movimento estremista islamico Hamas. Lo hanno detto fonti palestinesi alla tv satellitare araba al Jazeera. Mohammed Shehada era stato indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel collegio rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei. L'emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca - Locale Troppo grasso per la galera, scarcerato finisce ai domiciliariSport - Calcio Buffon sempre più bianconero "Ci toglieremo grandi soddisfazioni"Cronaca - Locale Picchiata a sangue davanti ai figli Arrestato 41enne di origine campanaCronaca - Locale Sui banchi oltre 1700 disabili Gli insegnanti di sostegno sono 840Cronaca Ritrovato un ordigno bellico Chiuso il ponte di PratanticoSalute Bimbo di due anni sopravvive solo grazie alle pillole di ViagraCronaca - Locale Piace ai giovani il 'taxi amico' Il servizio sarà incrementatoCronaca - Locale Altre 20 persone nel mirino della Guardia di finanzaVarie Grandi cambiamenti in classifica La sfida per l'anello si fa duraSport - Ciclismo Freire primo a Civitavecchia beffato in volata PetacchiPazzo mondo Un esorcista: "Amy Winehouse è posseduta da Satana"Cronaca - Locale In città una famiglia su 65 viene sfrattata per morositàCronaca Rinvio a giudizio per il gip Forleo "Pensavo di aver chiarito" Miserabili. 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Dall'Argentina arriva un "Charrapico" (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Berlusconi candida nella circoscrizione estero Esteban Caselli, "El Obispo" Dall'Argentina arriva un "Charrapico" (g.d.v.) Ancora non si è sopita la polemica per la candidatura voluta da Gianni Letta del fascista non pentito Ciarrapico, che si apre un altro caso all'interno del Pdl. Stavolta a far discutere è la candidatura di un personaggio dai tanti lati oscuri come capolista al senato nella circoscrizione estero, area America Latina. Si tratta di Esteban "Cacho" Caselli, uomo molto vicino all'ex presidente Menem e da lui nominato ambasciatore presso la Santa Sede. Cosa che gli è valso l'appellativo "El Obispo", il vescovo. Legato ad ambienti di ultradestra e ultracattolici argentini, Caselli costruisce la sua fortuna, economica e politica, quando al potere in Argentina ci sono i generali Viola e Bignone. Ma raggiunge l'apice della sua carriera anni dopo, legandosi a doppio filo a Menem. Proprio durante i mandati presidenziali rimane invischiato in vicende poco chiare. Basta citare le accuse che nel 1997 lanciò nei suoi confronti un altro menemiano, il ministro dell'economia Domingo Cavallo, personalità più che rispettata a livello internazionale. Caselli sarebbe responsabile, assieme ad altri uomini dell'entourage menemiano, di aver messo a disposizione "una rete di protezione giuridica che ha dato appoggio locale agli autori dell'attentato a Buenos Aires contro la sede dell'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia)". Per non tacere di un suo presunto coinvolgimento (i processi sono ancora in corso) in un traffico d'armi che nel 1993 dall'Argentina arrivavano in Croazia ed Ecuador.

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Incita al terrorismo Israele vieta Al Jazeera Israele intende boicottare ufficialm (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Incita al terrorismo" Israele vieta Al Jazeera Israele intende boicottare ufficialmente il canale satellitare arabo Al Jazeera. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, l'iniziativa arriva in risposta alla copertura ritenuta non obiettiva della situazione nella Striscia di Gaza. Una lettera di reclamo verrà inviata nei prossimi giorni dal ministero degli Esteri israeliano alla sede della Tv a Doha.

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La vera arma dell'Islam? L'arabo classico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In tutti i Paesi del mondo i partiti affrontano la crisi della politica spostandosi al centro: perché mai Ramallah, Betlemme, Gaza, dovrebbero fare eccezione?". Lo storico cavallo di battaglia del professor Mohammed Dajani Daoudi, l'intima aspirazione palestinese alla via di mezzo, irrita regolarmente gli studenti dell'università Al Quds, che non gli perdonano la presidenza dell'American Studies Institute, un centro studi congiunto con il nemico americano. Cosa accadrà ora che il tabù è uscito dall'aula? Daoudi, indifferente alle accuse di collaborazionismo, è sceso in campo: sul concetto accademico di moderazione coranica ha fondato il movimento politico-religioso Wasatia, che in arabo significa equilibrio, sfidando le proteste ormai minacciose della componente radicale, a suo dire minoritaria, della società palestinese. Un partito islamico di centro a battesimo nei giorni caldi della violenza incrociata tra israeliani e palestinesi, del ritorno alle armi, del tramonto di Annapolis. Una piattaforma programmatica pronta alla prova delle prossime elezioni, concorrente diretta di Hamas malvista allo stesso tempo dai "laici" di Fatah. "Finché continueremo a discutere in inglese di "dialogue", "balance", "democracy", la gente ascolterà distratta il suono vuoto di parole straniere, occidentali, la retorica di Condoleezza Rice", osserva Daoudi nella sede dell'associazione israeliana MediaCentral, a Gerusalemme. In sottofondo l'eco della battaglia di Betlemme, con i carri armati israeliani a caccia di aspiranti terroristi e cattivi maestri. La solidarietà palese o dissimulata dei suoi connazionali all'attentatore della yeshivà, che giovedì notte ha ucciso otto studenti israeliani, lo lascia indifferente. Daoudi, aiutato da 180 attivisti della prima ora, ha studiato le intenzioni di voto e sa che teoria e pratica difficilmente coincidono, soprattutto in Terra Santa: "Il 10% dell'elettorato palestinese attivo convoglia su 35 formazioni laiche che fanno capo a Fatah. Il 9% sull'opzione islamica, ossia Hamas. Resta un 80% vergine, fluido, conservatore e musulmano ma sensibile al richiamo del quieto vivere, la tavola apparecchiata, i figli a scuola". L'uovo di Colombo, l'ambizione umana alla normalità, il compromesso tra un fiero giorno da leone e cento imbarazzati risvegli da agnello. Una parola magica citata e raccomandata dal Profeta Maometto nella surah della vacca (versetto 143): wasatia, moderazione. La lingua come guida nel labirinto dell'afasia che divide i palestinesi dagli israeliani, dai palestinesi, dal mondo arabo. Una storia raccontata da molteplici narrative. Domenica il politburo degli Emirati Arabi Uniti ha proposto il ritorno all'arabo classico, il verbo del Corano, come collante identitario per 450 milioni di persone, popoli fratelli ma separati dall'incomunicabilità dei dialetti, le eredità culturali, le necessità. I palestinesi, senza patria, sono i primi a rispondere con un nuovo partito che parla l'idioma comprensibile a Ramallah ma anche a Dubai e Riad. "Siamo un popolo islamico, legato alle nostre tradizioni", concede Daoudi. Ma cosa c'è davvero nell'album di famiglia? La piccola jihad, la guerra santa contro gli infedeli, oppure la grande jihad descritta dallo studioso francese Gilles Kepel, la sfida interiore al miglioramento individuale? Secondo il fondatore di Wasatia, il Dna arabo e palestinese è impresso nel Corano: "Il Profeta dice che Allah ci ha creati come una nazione di mezzo, una umma, una famiglia equilibrata". Un mese fa a Ramallah i compagni di Fatah gli hanno proposto di firmare un documento a sostegno della resistenza incondizionata all'occupazione. Ha rifiutato. "La moderazione è la forma di resistenza più efficace", continua. Un anno fa, il primo venerdì di Ramadan, il mese sacro dell'Islam, era sul balcone del suo appartamento di Beit Hanina, a metà strada tra Gerusalemme e Ramallah, la vista delle colline spezzata dal muro difensivo costruito da Israele: "Al check-point c'erano decine di palestinesi diretti alla moschea Al Aqsa. I militari non li lasciavano passare. All'improvviso il caos, scontri, spari, fumo, grida". Allarmato, il professore è sceso in strada: "Si erano già accordati, gli israeliani avrebbero trattenuto i documenti dei palestinesi diretti alla moschea e li avrebbero restituiti loro al ritorno". Morale? "I palestinesi volevano solo andare a pregare. Fossero stati ideologizzati come vorrebbe Hamas non avrebbero mai raggiunto un'intesa". Il giorno successivo Mohammed Dajani Daoudi ha progettato Wasatia, Corano alla mano e nel cuore la bandiera dello Stato che non c'è. Giura d'essere sommerso dalle richieste d'iscrizione: "Se Hamas e Fatah mi lasceranno raggiungere le urne mostrerò al mondo e agli israeliani il volto musulmano e moderato dell'elettorato palestinese". Una Dc mediorientale per rimettere a posto il dopoguerra.

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Israele vendica la strage alla scuola (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

BLITZ DI UN COMMANDO A BETLEMME: QUATTRO MORTI TRA I MILIZIANI, UCCISO IL MANDANTE Israele vendica la strage alla scuola [FIRMA]CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Giovedì notte, poche ore dopo il massacro alla yeshiva Merzak Harav, Mohammed Shehada, leader della Jihad Islamica e punto di riferimento di Hezbollah in Israele, era riuscito a sfuggire alla retata. Ieri sera non ce l'ha fatta: un commando israeliano a bordo di un taxi con targa palestinese ha affiancato la sua automobile nel campo profughi di Duheisha, alla periferia di Betlemme, e ha fatto fuoco. Con Shehada, 43 anni, da otto ricercato per una serie di attentati in Israele e ora sospettato d'aver progettato da lontano quello di giovedì, sono morti altri due miliziani della Jihad, Imad Kamel e Eissa Marzuk, e un leader dei Martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Fatah. Sale così a cinque il numero dei miliziani palestinesi uccisi nelle ultime ventiquattr'ore dai militari israeliani. In mattinata era toccato a un altro capo della Jihad Islamica intercettato a Tulkarem. Ma è di Shehada che l'intelligence israeliana si compiace in modo particolare. Sembra che militasse con al-Fatah prima di convertirsi all'islam sciita sposando la causa della Jihad Islamica. Secondo l'esercito israeliano "riceveva ordini anche dalla leadership della Jihad in Siria" e sarebbe legato a Ala Hisham Abu Dheim, il killer della yeshiva. I margini di dialogo sono esigui. Per questo l'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir replica piccato all'invito di Massimo D'Alema all'apertura: "Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona". E la polemica si allarga subito alla politica italiana. "Capisco la reazione dell'ambasciatore d'Israele, anche se può apparire molto forte. Ma Hamas è considerata dall'Ue una organizzazione terroristica", commenta Gianfranco Fini, ministro degli Esteri del secondo governo Berlusconi. E Fabrizio Cicchitto, di Forza Italia, rincara la dose: "Sul Medioriente D'Alema fa del revisionismo, rivaluta Chamberlain e Daladier". \.

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Lo studioso Dajani Daoudi Dobbiamo vederci come una famiglia moderata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NAZIONE DI MEZZO VOGLIA DI NORMALITÀ Lo studioso Dajani Daoudi "Dobbiamo vederci come una famiglia moderata" Anche in Palestina cresce una classe media che vuole "lavoro, quiete, scuole".

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INCONTRI Letture per piccoli Alle 17,30 viene presentata l'iniziativa Nati per legg (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

INCONTRI Letture per piccoli Alle 17,30 viene presentata l'iniziativa "Nati per leggere", letture di storie, fiabe e filastrocche negli ambulatori pediatrici, consultori e librerie a cura della Biblioteche Civiche Torinesi e dei Laboratori di Lettura del Comune. Libreria "Torre di Abele", via Pietro Micca 22 Residenze piemontesi Alle 21,15 per il ciclo "Residenze, castelli e fortificazioni del Piemonte", incontro con Walter Canavesio e Laura Moro che parlano su "Il Castello di Govone". Unione Industriale, via Fanti 17 Museo? No grazie Alle 18,15 si parla della ricerca "Io non vado al museo", della Fondazione Fitzcarraldo e dedicata agli adolescenti. La commenta Alessandro Bollo. Asai, via Sant'Anselmo 27/e Donne Alle 14,30 incontro sul tema "Le donne invecchiano. Figurazioni a confronto nella letteratura contemporanea". Fra i partecipanti Luisa Ricaldone, Valeria Gennero, Edda Melon e Antonietta Pastore. Unione Culturale, via Cesare Battisti 4/b Abitudine Alle 21 si discute sul tema "La schiavitù dell'abitudine: scatenarsi", con Loredana Frolla e Marina Carrè. Cascina Roccafranca, via Rubino 45 Per donne maghrebine Dalle 10 alle 12 incontro su "Marocco - Italia: legislazione familiare e sostegno alle famiglie immigrate". Interviene Nezha Elouafi, deputata al Parlamento del Marocco e ricercatrice. Circoscrizione 6, via Leoncavallo 17 Scuola per genitori E' l'iniziativa dell'associazione "Genitorando", con l'intento di valorizzare i legami familiari: alle 20,30 parlerà degli obiettivi e delle proposte Paolo Crepet. Intervengono Alberto Sinigaglia, Marco Borgione, Franco Solia, Simona Sartori. Teatro Alfieri, piazza Solferino Design Alle 20,30 presentazione di "Design di celluloide", un progetto a cura del Liceo Artistico "R. Cottini" e dell'Accademia Albertina di Belle Arti. Intervengono Vittorio Marchis, Sergio Toffetti, Anty Pansera, Maria Teresa Roberto e Massimo Mongero. Per Torino 2008 World Design Capital. Fondazione Sandretto re Rebaudengo, via Modane 16 Ambiente Alle 11 incontro "Io e... l'ambiente": viene presentato il libro "A come Ambiente" e il nuovo percorso interattivo "Il piccolissimo: l'atomo, la cellula e l'ambiente". Partecipano Piero Bianucci, Fiorenzo Alfieri, Angela Massaglia, Nicola De Ruggiero, Lorenzo Silengo, Carlo Degiacomi . Museo A come Ambiente, corso Umbria 90 CONVEGNI Intelligenze Alle 18 si tiene il convegno dal titolo "Alla ricerca di intelligenze diverse", ovvero "Dal fenomeno Ufo ai "crop circles", dai "rapimenti alieni" ai fatti inspiegabili di Caronìa", a cura dell'Ecospirituality Foundation. Intervengono Marina Lopez, Eamonn Ansbro, Miles Johnston, Jaques Collin, Danilo Tacchino, Eugenio Ballini, Rosalba Nattero, Annibale Leggio e Giancarlo Barbadoro; presenta Gino Steiner Strippoli. Cinema Empire, piazza Vittorio Veneto 5 LIBRI Caso Moro Alle 18 si parla del libro "Appello bianco" di Mauro Carmagnola e Luca Reteuna, giornalisti oggi e studenti del liceo torinese "D'Azeglio" negli Anni Settanta. Incontra gli autori Alberto Sinigaglia. Feltrinelli, piazza Cln 251 SPETTACOLI Il figlio di Gertrude E' il titolo dello spettacolo con testo di Lorenzo Gleijeses e Julia Varley, da "Amelto" di Shakespeare. Prodotto da Gitiesse/Teatro Stabile di Calabria per Teatro Piemonte Europa. Ore 21, da stasera a sabato. Cavallerizza Reale, via Verdi 6 Plaza de Mayo Alle 21 Assemblea Teatro mette in scena "Più di mille giovedì" con Gisella Bein e la regia di Renzo Sicco, tratto da "Le irregolari" di Massimo Carlotto. Ospite della serata Estela Carlotto. Ingresso 5 euro. Teatro Agnelli, via Paolo Sarpi 111 Marginalia Da stasera al 15 marzo, alle 20,45, Beppe Bergamasco e Ulla Alasjarvi portano sul palco "Sogni". Uno spettacolo ideato per essere fruito senza compendio visivo, e gli spettatori vengono bendati. Ingresso 8 euro. Teatro Espace, via Mantova 38 CINEMA 40 anni Aiace Altra anteprima per festeggiare il quarantennale, stasera alle 21 con la proiezione del film "La banda", opera prima del regista israeliano Eran Kolirin. Nelle sale dal 21 marzo; ingresso ad inviti per soci Aiace (Galleria Subalpina, info: 011/538962). Cinema Romano, Galleria Subalpina Corea Prosegue la rassegna dedicata alla Corea, con la proiezione, alle 20,30, del film di Lee Myung-se "M". Al termine incontro in sala con il regista. Cinema Massimo, via Montebello Donne e minori Per la rassegna di cinema-documentario "Flores, donne e minori dal mondo", alle 21,15 proiezione del film di Fausta Quattrini "La Naciòn Mapuce". Commenta la pellicola Jaime Riera Rehren dell'Università di Torino. Cine Teatro Baretti, via Baretti 4 a cura di Tiziana Platzer giornonotte@lastampa.it.

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Il cardinal Bertone a Varallo per il festival sull'arte spirituale (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

SACRO MONTE. IL 15 GIUGNO Il cardinal Bertone a Varallo per il festival sull'arte spirituale [FIRMA]MARIA CUSCELA VARALLO Tarcisio Bertone, segretario di Stato del Vaticano, sarà a Varallo il 15 giugno. L'occasione la creerà "Imago veritatis", festival organizzato per il primo anno con l'obiettivo di proporre l'arte come via spirituale. L'ex arcivescovo di Vercelli sarà ospite della giornata conclusiva della manifestazione, che si aprirà il 13 giugno. Una tre giorni che avrà anche un'altra presenza illustre, Vittorio Sgarbi che farà da guida a due visite (una al Sacro Monte e una alla pinacoteca). L'evento è aperto a tutti (la partecipazione è gratuita, on line sul sito www.imagoveritatis.it si può trovare il modulo per richiedere l'adesione, necessaria per motivi organizzativi) e si preannuncia di forte impatto. "L'elastica struttura del week end vuole coinvolgere sia la popolazione locale sia il pubblico più vasto degli appassionati di arte e di persone che aspirano a vivere un'esperienza spirituale - dicono gli organizzatori -, attirando sia i cosiddetti "partecipanti integrali", disposti cioè a impegnarsi per l'intero fine settimana, sia chi vuole prendere parte all'evento solo per una giornata. Ecco spiegata la forma: un'ossatura intellettuale con la "lectio magistralis", e pellegrinaggi in cui si potranno ascoltare conferenze e fare visite al Sacro monte. Sono previsti anche letture e musica per le vie di Varallo, concerti di musica sacra, mostre d'arte, di libri rari, codici ed edizioni di pregio, del libro italiano d'arte e sul legame tra tradizione e devozione". A presiedere la manifestazione è Rosa Angela Canuto. Gli enti promotori dell'evento sono il Centro libri - Varallo, il Comune di Varallo, la diocesi di Novara, il progetto culturale promosso dalla chiesa cattolica italiana e la Riserva naturale speciale del Sacro monte. Collegato a "Imago veritatis" è stato promosso un pellegrinaggio, aperto a tutti, in Terra Santa, in programma dal 24 giugno al 2 luglio, un'iniziativa che vuole sottolineare l'indissolubile legame tra la Gerusalemme di Palestina e quella valsesiana. Per iscriversi o avere maggiori informazioni è possibile contattare i numeri 0321.661633, 333.4713875, 338.5288679 o 0163.564824.

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Operaio muore sotto una pressa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Strage a scuola, Israele uccide il mandante Operaio muore sotto una pressa DIARIO Paci Blitz a Betlemme D'Alema: dialogo con Hamas. L'ira dell'ambasciatore Rossi e Zanotti Chivasso, un'altra vittima sul lavoro Aveva scelto la notte per pagare il mutuo.

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Scarlatti minimalista per raccontare Davide contro Golia (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Paolo Gallarati CLASSICA / 1 Scarlatti minimalista per raccontare Davide contro Golia Davidis pugna et victoria racconta la storia di Davide e Golia che Alessandro Scarlatti ha intonato nell'oratorio latino eseguito a Roma nel 1700 e ripreso per l'Unione Musicale di Torino dall'Academia Montis Regalis e dal Coro Ruggero Maghini diretti da Alessandro De Marchi, in una brillante esecuzione appena registrata in cd. La musica tra Sei e Settecento riserva sempre gradite sorprese. La commistione degli stili è molto pittoresca e la concentrazione espressiva non ancora diluita nelle grandi forme vocali che si svilupperanno in seguito. Davidis pugna è un oratorio di guerra dove Scarlatti concentra la vicenda: la Palestina assediata dai Filistei, il lamento di re Saul, la voglia di riscossa di suo figlio Gionata, i cori terrorizzati degli ebrei, la sfida di Davide, la morte del gigante Golia, il canto di trionfo: piccole miniature, ma incise al bulino, in pezzi di pochi minuti, con tratti nervosi e graffianti. Almeno, così è parso nell'esecuzione di De Marchi che in questo repertorio dà il meglio di sé, trasmettendo ai cantanti, tra cui le due magnifiche Roberta Invernizzi e Robin Johannsen e il contraltista Martin Oro, brio, gusto e spirito. L'oratorio ha due facce: l'espressione guerresca è affidata per lo più alle colorature che tagliano l'aria come colpi di fioretto e oppongono i personaggi in vere gare di bravura. Qua è là appare invece l'idillio arcadico, della melodia cullante e carezzevole. Un bel contrasto, condotto da Scarlatti con mano maestra e tale, come s'è visto, da appassionare, dopo trecento anni, l'ascoltatore di oggi. Torino, Conservatorio ***.

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Blitz israeliano, ucciso capo della Jihad E' il mandante della strage al collegio (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Blitz israeliano, ucciso capo della Jihad "E' il mandante della strage al collegio" ? TEL AVIV ? MOHAMMED Shehadeh, ritenuto il mandante della strage compiuta il 6 marzo nel collegio rabbinico di Gerusalemme - otto giovani seminaristi ebrei morti - è stato ucciso insieme ad altri quattro miliziani a Betlemme, in un blitz delle unità speciali israeliane. La stessa sera dell'attentato le forze di sicurezza israeliane circondarono la sua abitazione, ma l'uomo (uno dei leader della Jihad Islamica) era fuggito. Shehadeh era considerato il riferimento in Cisgiordania del movimento Hezbollah. - -->.

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Il salone di parigi tra boicottaggi e autocensure - parigi (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

La polemica Il Salone di Parigi tra boicottaggi e autocensure PARIGI Boicottare un appuntamento culturale quale è un Salone del Libro è una sciocchezza. Peggio ancora, un'azione stolta. Equivale a un tentativo di censura. Più grave quando il boicottaggio rischia di approfondire le angosciose, sanguinose divisioni provocate dal conflitto israelo-palestinese, nel quale le attività culturali dovrebbero svolgere un ruolo distensivo, tentando di condurre alla ragione, al dialogo, le parti a confronto in preda all'odio. Questo indispensabile preambolo ci induce a sperare che il Salone del Libro, con Israele al posto d'onore riservato ogni anno a un paese diverso, si apra stasera a Parigi senza provocazioni. Questo servirà da esempio al Salone di Torino, che ha suscitato altrettante polemiche e che sarà inaugurato in maggio. Condannare il boicottaggio non significa rinunciare alle critiche sul modo in cui l'appuntamento è stato preparato e realizzato. I diplomatici che se ne sono occupati non hanno dimostrato una grande sensibilità. Anzitutto va accantonata la facile idea di una netta contrapposizione tra pro e anti israeliani, o pro e anti palestinesi. Chi segue il conflitto mediorientale vede spesso, sbrigativamente, due blocchi compatti a confronto. Non è così. Il primo a condannare il Salone del Libro, in cui Israele ha nell'edizione 2008 il posto d'onore, è stato uno tra i più noti intellettuali israeliani. Mi riferisco a Benny Ziffer, autore di romanzi, critico letterario, animatore di un blog tra i più seguiti, e redattore capo del più autorevole supplemento letterario, quello del quotidiano Haaretz. SEGUE A PAGINA 17 GINORI A PAGINA 17.

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Israele su hamas "d'alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra bara" - nigro e stabile a pagina 19 (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'ambasciatore attacca il ministro Uccisa la mente della strage a scuola Israele su Hamas "D'Alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra bara" NIGRO e STABILE A PAGina 19 SEGUE A PAGINA 19.

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Parigi, via al salone del libro tra boicottaggio arabo e polemiche - (segue dalla prima pagina) bernardo valli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Parigi, via al salone del libro tra boicottaggio arabo e polemiche Haaretz: "Il governo israeliano impone il silenzio agli scrittori" "Sono stati esclusi gli autori che non usano l'ebraico, ma scrivono in russo o arabo" E in maggio si prevedono nuove tensioni con l'apertura della kermesse torinese (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Ziffer ha sollevato dibattiti e polemiche accusando il governo israeliano, e in particolare l'ambasciata di Parigi, di avere scelto soltanto scrittori di espressione ebraica, escludendo di fatto due terzi della scena letteraria israeliana, composta da autori di lingua russa e araba (oltre che yiddish, francese e inglese). I burocrati avrebbero inoltre escluso grandi figure come il poeta nazionale Nathan Zac. Benché egli scriva in ebraico. Sempre secondo il redattore capo del supplemento letterario di Haaretz, lo Stato di Israele avrebbe considerato in questa occasione gli scrittori semplici portavoce della propaganda ufficiale. Infatti non si sarebbe limitato a finanziare il loro viaggio, ma li avrebbe impegnati a sottoscrivere una dichiarazione in cui si esclude la possibilità di criticare la politica israeliana durate la trasferta parigina. Il noto scrittore Yehoshua Kenaz, i cui libri sono tradotti in francese, ha rifiutato di sottoscrivere quella dichiarazione e quindi non è stato invitato. Ziffer è severo nella denuncia (diffusa dal sito Nonfiction.fr). Il boicottaggio auspicato dal critico letterario israeliano non ha funzionato perché pochi sono stati gli scrittori che hanno rifiutato l'invito. Tra questi Aaron Shabtai e Sami Michael. Benny Ziffer non si pente della sua condanna anche se sembra allineata su quella dei paesi arabi. Quest'ultimi, pensa, avrebbero in tutti i modi boicottato il Salone di Parigi. Ed era importante, a suo parere, che essi non fossero i soli a muovere critiche alla situazione mediorientale. Gli scrittori, dice, non devono lasciare quel ruolo ai nemici di Israele. Ziffer si sente comunque solidale con gli editori e gli scrittori arabi che per rispettare il boicottaggio hanno rinunciato a presentare le loro opere a quella che lui considera una "mascherata". Benny Ziffer rivendica la libertà degli intellettuali israeliani, che ebbe la sua più importante manifestazione nell'opera dei "nuovi storici" (che come Benny Morris, Zeev Sternhell, Tom Segev, Ilan Pappe ed altri, sia pure partendo da diverse posizioni politiche) hanno riconsiderato la storia d'Israele scostandosi dalla lettura apologetica ufficiale. I "nuovi storici" sono stati sospettati o accusati di anti-sionismo o di scarso patriottismo, ma hanno provato quanto sia autentica la libertà di espressione (e di ricerca) nella democrazia israeliana. E' da tempo che nel mondo arabo si moltiplicano gli inviti a boicottare i Saloni del Libro di Parigi e di Torino, dei quali lo Stato di Israele, che compie sessant'anni, è l'invitato d'onore. Gli appelli al boicottaggio più insistenti sono arrivati dall'Egitto, dall'Algeria, dal Marocco, dal Libano, e si sono estesi all'Europa con gli interventi di Tariq Ramadan. Il quale ha in verità esortato i partecipanti arabi al salone di Parigi a celebrare, in contrapposizione alla nascita di Israele nel 1948, la simultanea "catastrofe" (nakba) dei palestinesi. E ha invitato a un dibattito aperto tra intellettuali arabi e israeliani. Dibattito che si rivelerà difficile, perché alcuni paesi (Libano, Tunisia, Marocco, Algeria) diserteranno i loro stand. Saranno tuttavia presenti piccoli editori e autori arabi invitati ad personam dai loro editori francesi. A nessuno, proprio a nessuno, è venuta l'idea di affiancare, alla cerimonia di stasera, Shimon Peres, presidente di Israele e personaggio moderato, e Abu Mazen, l'altrettanto moderato presidente dell'Olp? E perché non riunire scrittori israeliani, indipendenti, liberi rispetto al loro governo, e scrittori palestinesi altrettanto autonomi rispetto alle loro autorità? Nessuno ha tratto ispirazione da Daniel Barenboim e dalla sua orchestra israelo-palestinese. Bisognerà accontentarsi di molto meno. Senza boicottaggio, ma con le indispensabili critiche.

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"una grande occasione letteraria strumentalizzata a scopi politici" - anais ginori (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sotto attacco Parla lo storico ed ex ambasciatore israeliano a Parigi Eli Barnavi "Una grande occasione letteraria strumentalizzata a scopi politici" Questo non è confronto politico, ma un attacco al nostro diritto a esistere ANAIS GINORI DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - "Chi protesta, contesta in verità il diritto di Israele a festeggiare l'anniversario della sua nascita, e quindi la sua stessa esistenza". Usa parole molto dure Eli Barnavi, tra i massimi storici israeliani, docente a Tel Aviv ed ex ambasciatore di Israele a Parigi. Quest'uomo di solito moderato, tra i promotori di "Peace Now", non accetta la polemica intorno all'invito degli scrittori israeliani. "Il boicottaggio è un atto moralmente assurdo e politicamente inetto", taglia corto. Signor Barnavi, come si è arrivati a questa situazione? "Il Salone del libro di Parigi ha deciso di mettere in primo piano la letteratura israeliana che, vorrei sottolinearlo ancora una volta, è la più ricca e libera di tutto il Medio Oriente. L'occasione purtroppo è stata strumentalizzata a scopi politici". Non crede che ci siano stati errori da parte dell'organizzazione francese? Per esempio non invitare scrittori israeliani che scrivono in arabo? "E allora perché non in yiddish? No, non ci sto a queste schermaglie. La lingua ebraica è rinata con la creazione dello Stato israeliano, sessant'anni fa. Un criterio di selezione degli autori bisognava pur trovarlo, è questo mi è sembrato il più logico". L'inaugurazione con il presidente Shimon Peres conferisce all'evento culturale anche una connotazione politica, non le pare? "Stiamo festeggiando la nascita dello stato ebraico, chi dovrebbe inaugurare la rassegna? Ripeto: sono critiche pretestuose, che nascondono un'altra verità". Ovvero? "è l'ennesimo attacco all'esistenza di Israele. Accetto sempre il confronto politico anche duro, ma per me questo boicottaggio è un atteggiamento ripugnante". Non può essere considerata come una forma estrema di dissenso, in un momento in cui la guerra è così drammatica? "Sappiamo che alcuni degli scrittori invitati, come David Grossman o Abraham Yehoshua, sono pacifisti e tra i più fervidi oppositori del governo israeliano. Ma neanche questo evidentemente va bene. Sono nel mirino per il solo fatto di essere israeliani: vengono attaccati non per quel che fanno ma per quel che sono. Se tutti gli scrittori dovessero pagare le colpe dei loro governi la cultura scomparirebbe". Che ruolo ha avuto la letteratura nella creazione di Israele? "Fondamentale, i libri hanno un'importanza capitale nella nostra cultura. E dal 1948 in poi la letteratura ha modellato l'essere israeliano, esprimendo e indagando l'anima più profonda del nostro Paese, che è multiforme, piena di contraddizioni e voci. Negli anni, gli scrittori hanno avuto anche un ruolo indispensabile nel progresso politico della società, più degli storici". Si potevano coinvolgere nei dibattiti alcune personalità palestinesi? "Per dire cosa? Che lo stato di Israele non deve esistere? Senta, io non sono un fondamentalista. Ho sempre dimostrato moderazione, apertura, e la mia storia, anche come diplomatico, lo testimonia. Ma in quest'occasione - stiamo parlando dei festeggiamenti della nascita di Israele - sarebbe stato paradossale invitare i palestinesi. C'è un limite al masochismo". Si tratta di ricordare la tragedia di questo popolo e di cercare, almeno sul piano delle parole, un discorso comune. "In questo tipo di situazione, qualsiasi cosa avessimo fatto sarebbe stata criticata. Ogni nostra mossa sarebbe stata letta come sopraffazione, abuso, ignoranza. L'alternativa per noi era tacere, nascondere questo anniversario". Gli stand vuoti, la defezione di molti Paesi ed editori: sarà una festa amara. "Noi per fortuna siamo una società aperta. Traduciamo sistematicamente la letteratura araba, quasi tutti i libri pubblicati in Egitto sono disponibili anche in ebraico. Salvo rare eccezioni, il contrario non avviene quasi mai".

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STASERA alle 22 al GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta The b (sezione: Israele/Palestina)

( da "Nazione, La (Nazionale)" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

STASERA alle 22 al GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta "The bounce" formazione giovane, all' attivo una collaborazione con i Modena City Rambles in occasione del concerto in Palestina. Ingresso libero. - -->.

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Strage in seminarioucciso il mandante (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Betlemme BETLEMME. Un commando israeliano di agenti sotto copertura ha ucciso ieri sera quattro miliziani palestinesi tra i quali Mohammed Shehada,leader della Jihad Islamica sospettato di essere il mandante dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei. Le Brigate Al-Aqsa hanno detto che considerano annullato il cessate il fuoco in atto con Israele in Cisgiordania. 13/03/2008.

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Carlo felice, diktat di oren "garanzie o niente accordo" - costantino malatto (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XV - Genova Carlo Felice, diktat di Oren "Garanzie o niente accordo" E oggi si decide sullo sciopero di sabato Un Consiglio decisivo per sciogliere il nodo del direttore musicale COSTANTINO MALATTO Mentre i sindacati autonomi decideranno oggi se far saltare o meno anche la recita di sabato del Trovatore di Giuseppe Verdi, come è accaduto per quella di oggi, i vertici del Carlo Felice si preparano per la stessa data al consiglio d'amministrazione che si annuncia decisivo. Una seduta in cui si affronterà il problema del direttore musicale. Tentando di sciogliere i tanti nodi che finora hanno aggrovigliato il tentativo d'accordo con il maestro Daniel Oren. A quanto è dato sapere Oren avrebbe presentato una seconda bozza d'accordo, dopo che la prima era stata respinta. In questo secondo documento il direttore israeliano avrebbe attenuato le proprie richieste, che egli definisce "garanzie". Resta però il punto focale: aldilà delle garanzie, quale sarà il "potere" di Oren nella definizione e nella gestione del Carlo Felice? Lo stesso consiglio prenderà in esame il progetto di rilancio del Teatro dell'Opera, così come è stato elaborato dal nuovo direttore artistico Cristina Ferrari. La seduta di sabato, insomma, si annuncia come un passaggio verso la sempre più difficile intesa sindacale che faccia uscire il Carlo Felice da una situazione di conflittualità che ne mette a rischio la stessa sopravvivenza. è noto infatti che la nomina di Oren a direttore musicale e un forte piano di rilancio fanno parte - più o meno ufficialmente - delle richieste delle organizzazioni sindacali autonome che stanno bloccando l'attività musicale del Teatro. Un grande riserbo protegge le proposte che saranno messe all'esame del sindaco Marta Vincenzi e dei consiglieri. Il documento è ancora in fase di definizione tra la Ferrari e il sovrintendente Gennaro Di Benedetto. Non si tratta, a quanto trapela, di una semplice programmazione. Anche se naturalmente l'attività a medio termine, si parla di due o tre anni, va attentamente pianificata. In gioco c'è soprattutto il tentativo di far rientrare il Carlo Felice nell'attività culturale, intesa nel senso più ampio, della città. L'integrazione tra il Teatro dell'Opera, la Fondazione e l'assessorato alla Cultura saranno anche il modo di aggregare sull'attività del Carlo Felice un gruppo di sponsor in grado di finanziare le iniziative teatrali. Per quanto riguarda l'attività teatrale vera e propria, Cristina Ferrari ha lavorato in due direzioni: le coproduzioni internazionali, seguendo una traccia già indicata in queste ultime stagioni, e il decentramento. Sarà sufficiente questa indicazione programmatoria a far recedere i sindacati autonomi dalla loro protesta? Sicuramente no, almeno non da sola. Ma certo potrà aiutare a riportare la tranquillità. Anche perché proprio sul rilancio si è spesa gran parte dell'attenzione di Fials, Snater e Libersind. Ma resta sempre il problema economico a bloccare ogni tentativo di accordo. Gli autonomi hanno detto un secco no all'ipotesi di accordo, poi firmata da Cgil, Cisl e Uil, che prevedeva un anticipo, pari mediamente a 100-120 euro, sul futuro contratto integrativo. Di Benedetto ha ribadito che cifre superiori sono incompatibili con il bilancio. I sindacati insistono che un elevamento dell'anticipo sarebbe possibile se inserito in un rilancio dell'attività teatrale. Vedremo se i vertici del Teatro e il consiglio d'amministrazione sabato riusciranno a quadrare il cerchio.

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Così la città si prepara all'invasione di 700 artisti - titti tummino (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XI - Bari LA SCHEDA Oggi l'anteprima a Sarajevo. E dal 22 al 31 maggio la Biennale del Mediterraneo sbarcherà alla Fiera del Levante Così la città si prepara all'invasione di 700 artisti TITTI TUMMINO Un "grande laboratorio" di promozione del dialogo interculturale e dell'economia creativa. Nel solco di questa consolidata vocazione, la Puglia si prepara ad accogliere la XIII edizione della Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo, promossa dall'associazione internazionale Bjcem (Biennale des jeunes créateurs de l'Europe et de la Méditerranée) insieme agli assessorati regionali allo Sviluppo economico ed al Mediterraneo e realizzata dal Consorzio Teatro pubblico pugliese. Un grande happening internazionale che, dal 22 al 31 maggio, trasformerà la Fiera del Levante, luogo da sempre deputato agli scambi culturali ed economici con il resto del mondo, in una vera e propria in una "cittadella della creatività", una grande borsa della produzione artistica giovanile contemporanea, con l'incontro fra l'arte e il suo mercato. Architettura, fumetto e grafica, cinema e video, letteratura, gastronomia, musica, teatro, danza, le aree di espressione, che vedranno la Puglia partecipare con due produzioni per ognuna. La Biennale made in Puglia vanta già alcuni record rispetto alle edizioni precedenti: oltre 700 gli artisti partecipanti, dai 18 ai 30 anni, scelti fra le migliaia di candidature giunte agli organizzatori; praticamente raddoppiati i paesi di provenienza, dai 28 delle edizioni precedenti ai 46 attuali: oltre ai 27 dell'Unione Europea, gli undici della "sponda Sud" del Mediterraneo, dall'Algeria alla Turchia, passando per Israele, Palestina e Siria, e i paesi dell'area balcanica; più di due mila le opere, oltre agli eventi, un centinaio, fra spettacoli musicali, teatrali, performance, sfilate, reading letterari. La Biennale sarà così l'occasione per un grande happening internazionale, dove gli spettacoli, gli eventi e le esposizioni saranno integrati in un percorso unico, lungo il quale "consumare" cultura e creatività nelle varie forme. Presentata ieri alla Regione, la rassegna si inserisce nel quadro delle relazioni da tempo avviate con i Paesi delle aree balcanica e mediterranea, nell'ambito dell'intenso programma di cooperazione culturale ed economica che caratterizza l'impegno programmatico della Regione Puglia in questi anni. "La nostra terra - ha detto in proposito l'assessore Godelli - sta trasformando il suo volto; sta diventando una riconosciuta e autorevole realtà di scambio e di dialogo nel Mediterraneo. Ne sono testimonianza i lavori di sinergia con gli altri paesi, tutti di alto livello". In attesa dell'evento di Bari, non a caso il debutto ufficiale della Biennale è in programma a Sarajevo, candidata insieme alla Puglia ad ospitare questa XIII edizione, assegnata poi alla nostra regione (la prossima nel 2009 si terrà a Skopje, in Macedonia). Nella città bosniaca, simbolo del dialogo e della coesistenza, oggi si terrà la presentazione con un incontro sul tema "Mediterraneo creativo" intorno al quale si confronteranno sociologi, economisti, rappresentanti delle istituzioni dei due Paesi: fra gli altri, Franco Cassano e Franco Botta, docenti dell'Università di Bari, il governatore Nichi Vendola, gli assessori regionali Godelli, Minervini e Frisullo, Luigi Ratclif, presidente di Bjcem, pugliese d'origine e torinese d'adozione, e Carmelo Grassi, numero uno del Teatro pubblico pugliese "Il tema della XIII edizione - ha detto l'assessore Minervini - è "kairos", che in greco significa tempo propizio. Credo lo sarà anche per la Puglia, per far emergere quel paesaggio carsico di creatività e cultura del nostro territorio finora celato". Per l'occasione la Regione ha anche promosso il volume Original, edito da Electa, che illustra i 20 anni di storia della Biennale - la prima volta fu a Barcellona nell'85 - attraverso le testimonianze dei curatori delle 12 edizioni, una carrellata di immagini e una selezione di artisti. Alcuni di loro, come Roberto Ottaviano, i Folkabbestia e i Radiodervish, provengono proprio dalla Puglia. Sostenitori istituzionali per la Biennale 2008 sono Compagnia di San Paolo, European cultural foundation, Arts council of England e Fondazione Anna Lindh per il dialogo euromediterraneo e Seat Pagine gialle.

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La banda di kolirin in anteprima all'anteo - anna bandettini (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XXIII - Milano La Banda di Kolirin in anteprima all'Anteo ANNA BANDETTINI Si intitola La Banda, sta conquistando gli spettatori di mezza Europa dopo aver vinto tre premi a Cannes, nella sezione "Un certain regard". Stasera viene presentato in anteprima all'Anteo (nelle sale italiane uscirà il 21 marzo), introdotto da Dounia Ettaib, vicepresidente lombarda dell'Associazione donne marocchine in Italia, e da Angelica Calò Livne, un'ebrea italiana impegnata in Galilea come "educatrice alla pace attraverso le arti". La banda è il genere di film che riconcilia con la realtà. Parla di ebrei e arabi, ma non lasciatevi intimorire: non è un film di conflitti, atti terroristici, paure. Al contrario è un film a modo suo anche molto ironico, sull'amicizia, lo stare insieme e sui piccoli non eroi che compiono grandi cose. La "prestigiosa" banda dell'orchestra musicale della polizia di Alessandria, Egitto, viene invitata in Israele per un concerto durante una cerimonia per la comunità araba. Per un errore all'aeroporto non c'è nessuno ad aspettare i musicisti. Provano a cavarsela da soli ma sbagliano e si ritrovano in uno dei tanti insediamenti in mezzo al deserto israeliano. E il pullman per la destinazione giusta parte il giorno dopo. Banda egiziana e abitanti israeliani dovranno così passare insieme una notte, dove nulla succederà ma molte cose avverranno per Tewfiq, il capobanda (il magnifico attore israeliano, qui nella parte di un arabo, Sasson Gabai), per Dina (Ronit Elkabetz, una celebrità in Israele), per Haled (il palestinese Saleh Bakri) e gli altri? Eran Kolirin, il regista, israeliano classe 1973, alla sua prima opera cinematografica, non elude nulla dei rapporti arabo-israeliani, ma li guarda con ironica tenerezza. La banda e i giovani israeliani parlano, si guardano, soffrono, sognano, si comprendono. E, insomma, nonostante tutto, vivono. .

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Cinema e buona tavola in tre rassegne si va a cena con le star - giovanni chianelli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Pagina XIX - Napoli Nuova formula per i giovani nei locali della città Cinema e buona tavola in tre rassegne si va a cena con le star GIOVANNI CHIANELLI Quel che si dice gustarsi un bel film. Si diffondono a Napoli iniziative che associano la visione di film con cene e degustazioni. E' cominciato "8 cene X 8 film", un'idea dei proprietari dell'ostello "Controra Flashpackers", in via Salvator Rosa. La rassegna prevede un appuntamento fisso ogni mercoledì fino al 18 giugno. Gli abbinamenti gastronomici sono intagliati sul paese di provenienza della pellicola: ha iniziato "Paprika", di Ken Satoshi, accompagnato dalle prelibatezze del sol levante a firma del celebre ristorante "Kookai". Il 9 aprile sarà la volta di "Un tocco di zenzero" di Tassos Boulumetis e l'ellenico "Zorba" a sfornare gourmanderie made in Grecia. E così via, tra Spagna, Brasile e puntate esotiche in Sri Lanka e Palestina, con qualche ospite d'eccezione come Gilbert Paraschiva, batterista di Carosone cinquant'anni fa in Eritrea, per decorare la serata dedicata al paese africano. La trovata è semplice e di richiamo. Non è la prima, tuttavia. Già da qualche settimana vanno in scena proiezioni tematiche e banchetti di "Ceneforum" presso GiùBox Gallery in via Bonito. Michele del Vecchio, principale animatore del club, ha realizzato un vecchio sogno: "Che c'è di meglio di vedere un film d'autore con gli amici e poi poter degustare una cena in tema in un ambiente caldo ed accogliente?". La rassegna è iniziata il 19 febbraio con "Happy Together" di Wong Kar-Wai e involtini primavera per festeggiare debitamente il Capodanno cinese, mentre si concluderà con "Gli Spietati", con cui Clint Eastwood inviterà a rimpinzarsi di bistecche e patatine fritte. C'è anche una rappresentanza italiana, stavolta, con l'omaggio al cinema di Davide Ferrario in "Dopomezzanotte", ambientato nella Mole Antonelliana di Torino e perciò condito da bagnacauda, gianduia e dolcetto d'Alba. Il vero pioniere della cena cinematografica è però il poeta Flavio Gioia, che da due anni ad Art Garage, a Pozzuoli, ha ideato il Cineconvivium. Teorizzandone gli effetti: "Proponiamo un percorso di pellicole note e meno note, per recuperare un rapporto con il grande schermo messo in crisi dallo strapotere dei multisala. L'idea è insieme tradizionale ed innovativa. Abbinare il confort di casa con la visione di film poco battuti dal mercato". Il cinema come spazio assoluto, di cui si tende a sottolineare la differenza dal mero concetto di film. Ultima portata di CineConvivium il 23 marzo con "Still life" di Jia Zhang-Ke.

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Scuola coranica, blitz israeliano uccisa la "mente" della strage - alberto stabile (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Betlemme, l'azione della forze speciali: quattro morti Scuola coranica, blitz israeliano uccisa la "mente" della strage Israele boicotta "Al Jazeera": "Riporta solo metà delle notizie e aiuta i terroristi" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Gli israeliani non vogliono arrestarci, vogliono ammazzarci" andava dicendo Mohammed Shehada, latitante da anni e capo della Jihad islamica a Betlemme. Ieri la profezia s'è compiuta e Shehada è stato ucciso assieme ad altri tre miliziani, uno dei quali inquadrato nelle "Brigate Al Aqsa", il braccio armato di Al Fatah, da una delle unità speciali perfettamente mimetizzate nella popolazione locale, che agiscono nei territori palestinesi. Un'esecuzione mirata come tante altre, se non fosse che, secondo il sito Ynet del giornale Yedioth Aaronoth, Shehada sarebbe stato indicato da non meglio precisate fonti palestinesi come il mandante della strage di giovedì scorso nella yeshiva Markaz Harav, l'accademia del sionismo religioso dove vennero uccisi 8 studenti. Il portavoce militare, pur confermando il raid, non ha tuttavia fatto menzione dell'assalto al collegio rabbinico messo a segno da Alaa Abu Dheim, un giovane gerosolimitano della borgata Jabal Mukaber. Il portavoce s'è limitato a dire che Shehada era ricercato per "una serie di attentati in cui sono morti molti israeliani". Appena poche ore prima che le forze speciali entrassero in azione a Betlemme, il premier di fatto Ismail Haniyeh, da Gaza, dove Hamas continua a governare, aveva chiarito a quali condizioni il movimento islamico avrebbe acconsentito a stipulare un cessate il fuoco con il governo israeliano. E fra queste condizioni c'è anche la cessazione da parte dello stato ebraico di ogni "aggressione, uccisione, raid" contro il popolo palestinese, tanto a Gaza quanto nella West Bank. "Non vi abbandoneremo" aveva detto Haniyeh rivolgendosi ai palestinesi di Cisgiordania. "Un'aggressione contro di voi è un'aggressione contro di noi". Del tentativo di mediazione condotto dall'Egitto, con l'avallo della Casa Bianca, si parla da almeno 5 giorni. Da quando cioè la calma è scesa al confine tra Israele e la Striscia di Gaza, dopo l'operazione "inverno caldo" costata la vita ad oltre 120 palestinesi, tra cui molti civili, due soldati israeliani e un abitante di Sderot. Il governo Olmert ha negato l'esistenza di ogni "trattativa diretta o indiretta" che, invece, è stata di fatto confermata dall'Egitto, dal moderato presidente palestinese Abu Mazen e, con le sue ultime dichiarazioni, anche da Haniyeh. Sul fronte dei media, Israele ha deciso di boicottare Al Jazeera, che "riporta solo metà delle notizie e aiuta i terroristi" secondo le parole del viceministro degli esteri israeliano. Non volendo trattare con Hamas, Olmert sembrerebbe interessato a una tregua spontanea del tipo: "Loro non sparano missili, noi non lanciamo incursioni". Ma dopo l'operazione di Betlemme, anche quest'ipotesi sembra remota. Condannando l'uccisione di Shehada e minacciando vendetta, un portavoce della Jihad ha aggiunto: "Ecco la prova che il nemico sionista non ha interesse ad ottenere la calma". L'operazione di Betlemme appare, dunque, non come un episodio in sé ma come il passaggio di una vicenda più complessa. Testimoni dicono che il commando viaggiava su un taxi con targa dei Territori. Gli obiettivi da colpire erano su un'altra macchina. Il taxi la sperona e dall'interno del mezzo pubblico partono raffiche di mitra che non lasciano scampo. L'auto di Shehada è crivellata di colpi. Veterano della seconda intifada, il capo jihadista si muoveva a Betlemme come un pesce nell'acqua. Benché ricercato, Shehada amava la notorietà. Non disdegnava d'incontrare i giornalisti e ieri mattina, al direttore dell'agenzia palestinese Maan aveva ripetuto la sua profezia. Non è stato l'unica operazione computa ieri dalle forze speciali israeliane. Poche ore prima, a Seida, villaggio vicino a Tulkarem, era stato ucciso un altro militante della Jihad, Salih Karkur di 22 anni, anch'egli latitante. Il padre è stato arrestato con l'accusa di aver ospitato un ricercato.

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Hamas, israele attacca d'alema - vincenzo nigro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Hamas, Israele attacca D'Alema L'ambasciatore: "Chiederci di negoziare è invocare il nostro funerale" Il diplomatico Meir: "Non so perché lo faccia però inizia a crearci problemi" VINCENZO NIGRO ROMA - Aveva promesso: non polemizzerò mai in pubblico con il Governo italiano, con i suoi ministri, proveremo sempre a dirci le cose in faccia, ma in maniera riservata. Era la politica scelta da Gideon Meir, nuovo ambasciatore israeliano a Roma, inviato alla fine del 2006 in Italia per sostituire Ehud Gol, il "carro armato" che aveva diretto l'ambasciata di via Mercati negli anni di Berlusconi. Evitare gli attacchi in pubblico: una scelta concordata col ministro Tzipi Livni, per facilitare la vita al governo di centrosinistra di Romano Prodi. Ma ieri sera Gideon Meir, la colomba, il super-diplomatico, ha fatto un bel passo in avanti: "Chi ci invita a negoziare con Hamas ci invita semplicemente a negoziare sulla misura della bara e sul numero dei fiori da mettere sulla corona: Hamas vuole soltanto la distruzione di Israele". Ma chi, ieri mattina, aveva invitato per l'ennesima volta Israele a trattare con Hamas? Era stato proprio Massimo D'Alema: con una battuta al tg di Sky, il ministro degli Esteri tornava a suggerire il negoziato, "perché Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...". Parole diverse da quelle degli altri leader Ue, che ancora una volta non erano sfuggite al primo ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, che proprio ieri ha ringraziato il governo italiano per la sua posizione. Queste parole di Haniyeh, assieme a un retroscena, spiegano perché l'ambasciatore Meir abbia deciso di varcare il suo Rubicone: quando la settimana scorsa D'Alema, a poche ore dall'attacco terroristico alla scuola rabbinica di Gerusalemme, aveva ripetuto lo stesso concetto, Meir aveva chiesto un appuntamento all'ambasciatore Cesare Ragaglini, direttore generale per il Medio Oriente. La sostanza della conversazione era stata questa: noi non capiamo più perché D'Alema, con tutti i problemi del governo Prodi, anche in campagna elettorale continui a insistere pubblicamente su Hamas, danneggiando le scelte politiche di Israele ma anche lo stesso Abu Mazen. Per Israele ogni dichiarazione a favore di Hamas rafforza una dirigenza "che per noi è estremista e non vuole nessun vero negoziato con Israele. Non capiamo perché D'Alema lo faccia, ma adesso inizia a crearci problemi e saremo costretti a reagire". Ieri, dopo il ringraziamento di Haniyeh, l'ambasciatore Meir non si è consultato neppure con il suo ministero, ma ha alzato il telefono per parlare con una redattrice dell'Ansa. Dice Meir che "il fatto che il leader di quest'organizzazione terroristica (Haniyeh, ndr) si congratuli per queste posizioni (di D'Alema, ndr) non depone a favore di chi le sostiene. La pace si fa sì con il nemico, ma con un nemico che desidera la pace e la convivenza dell'uno accanto all'altro. La posizione di Hamas è nota e non è cambiata. Non sono disposti a riconoscere il diritto di Israele ad esistere e non sono neanche disposti a parlarci. I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello Stato di Israele". Alle parole di Meir ieri sera la Farnesina ha scelto di non reagire: l'ambasciatore Ragaglini è in missione in Marocco, D'Alema si è consultato con il suo staff e ha scelto di mantenere un basso profilo. Fonti della Farnesina precisano solo che di recente, prima della conferenza di Annapolis, anche ex consiglieri per la sicurezza Usa come Brezinzski e Scowcroft hanno suggerito a Israele di trattare con Hamas.

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Moro, verità e storia del golpe geopolitico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Moro, verità e storia del golpe geopolitico di Wladimiro Settimelli / Segue dalla Prima E d è ancora senza risposta l'interrogativo più grande: chi volle la morte di Moro, chi decise che doveva essere spazzato via? Chi capì immediatamente che la sua grande iniziativa politica di aprire il governo ai comunisti, non doveva in alcun modo essere portata a termine ? In quali stanze si pensò e si decise che gli uomini delle Brigate rosse potevano e dovevano essere utilizzati per dare una svolta impensata e terribile alla situazione italiana e anche europea? Non ci sono certezze e prove di come andarono le cose, forse non si troveranno mai. Ma le mille domande che non hanno trovato risposte adeguate e chiare, forse rimangono ancora sepolte tra milioni di fogli, di testimonianze, di interrogatori, di inchieste e di processi. L'altra alternativa è che qualcuno, prima o poi, si decida a parlare. Certo, che quel qualcuno, forse ancora oggi, rischierebbe la vita. Sono molti, infatti, gli spariti dalla circolazione. Forse sono finiti in qualche angolo del Sud America o ancora nascosti il qualche "covo" mai trovato, in Italia o in Europa. Molti brigatisti sono stati arrestati, hanno confessato, raccontato, hanno deciso di collaborare con la giustizia e sono stati condannati a pene durissime. Insomma, come si dice, hanno pagato il loro debito con la società. Ora sono quasi tutti fuori e hanno ricominciato la loro vita. Anzi, come hanno dichiarato più volte i figli di Moro e i parenti degli agenti di scorta uccisi, hanno scritto o scrivono libri, tengono conferenze, vengono intervistati dai giornali o in televisione. Possibile che non sentano almeno il bisogno, dopo la tragedia di via Fani, di rimanere dignitosamente in silenzio? No, parlano e parlano e continuano a ripetere come Mario Moretti, che "non c'è più niente da scoprire". Anche del suo passato di fascistello che all'Università militava, con grande partecipazione, nei gruppi "neri" parla raramente. Anche su quello ripete che "non c'è più niente da scoprire". Altri brigatisti - è noto - hanno deciso di "collaborare", ma probabilmente non sanno e non hanno mai saputo più di quel che potevano vedere e capire, non più lontano dal loro naso. Sono questi i temi del libro di Giuseppe De Lutiis, messo in vendita domani con le "Chiavi del tempo" dall'Unità, Il golpe di via Fani. La prefazione è del giudice Rosario Priore, uno che si è occupato anche del caso Moro e che ha indagato spesso sulle stragi, sulle brigate rosse e sugli anni di piombo. De Lutiis è uno dei più autorevoli studiosi di eversione e poteri occulti. È presidente del Cedost, il Centro di documentazione storico politico sullo stragismo e la violenza politica e ha lavorato come consulente di diverse Procure come quella di Brescia, Napoli e Palermo. È stato anche coordinatore dei consulenti della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo e ha alle spalle una decina di volumi sul terrorismo, le stragi e sulla storia dello spionaggio italiano. Dunque, ha tutte le carte in regola per questo suo libro. Inoltre, i materiali che presenta, sono quasi sempre di prima mano. Il suo, insomma è un testo davvero straordinario e importante per tentare di capire i meccanismi che portarono al vero e proprio golpe di via Fani. La sua tesi sulla tragedia più grande che abbia mai colpito, nel dopoguerra, la nostra democrazia e la nostra Repubblica, è complessa, richiede un'ampia riflessione e l'esame della situazione italiana, europea e mondiale di quegli anni. Nello stesso tempo è semplice, realista, a portata di mano. Certo, bisogna scorrere ancora una volta carte, interrogatori, confessioni e deposizioni , seguire certe tracce e riflettere su tutta una serie di meccanismi. De Lutiis, come invece hanno fatto egregiamente tanti altri ottimi cronisti, non ricostruisce in ogni particolare il sequestro di Moro, la strage della scorta, la prigionia e la fine tragica. Su quelle giornate e sul procedere dei fatti,giorno per giorno, minuto per minuto, è tutto più o meno chiaro. Invece, ha riletto tutto quello che è rimasto al margine della tragedia, tutti i fatti e ogni traccia rimasta bloccata, finita nei cassetti di qualche inquirente o "rimasta inevasa" perché senza uno sbocco solido e confortato dalle prove. Ma quelle di De Lutiis non sono neanche soltanto mere ipotesi, ma qualcosa di più. Molto di più. La lettura del suo libro ricostruisce la vera e propria architettura della tragedia Moro, per arrivare a conclusioni che erano, in parte, già state avanzate, ma con scarsi supporti giudiziari. Proviamo, dunque, ad accennare alle conclusioni del libro. Chi aveva interesse a non far tornare Moro dalla prigionia brigatista? Come fu decisa la sua morte? Forse fin dal momento del rapimento era davvero tutto scritto e deciso e le grandi battute per le strade di Roma, le indagini serrate, le ricerche, i contatti e gli appelli, furono del tutto inutili perché c'era chi sapeva e aveva anche deciso il finale della tragedia. Torniamo alla tesi di De Lutiis. Che poi non è una tesi, ma una rilettura dei fatti portata a termine con grande acutezza. Dunque Moro, dopo anni di caute battaglie, aveva aperto ai comunisti. Era una novità straordinaria a livello mondiale, anche se certi ambienti avevano già preso nota di come stava evolvendo la situazione. Chi non voleva a nessun costo che "l'operazione comunisti" andasse a buon fine? Intanto forze potenti in Italia e nella stessa Democrazia Cristiana. Poi gli americani che non ne volevano sapere dei comunisti e della svolta di Moro. Non volevano sapere niente nemmeno della svolta berlingueriana con l'eurocomunismo. Inoltre, correre il rischio di perdere la "base Italia" non era davvero pensabile nella situazione mondiale. Contro l'operazione Moro portata avanti in pieno accordo con Berlinguer era anche l'Unione Sovietica. Perché? Ma perché l'eurocomunismo e la partecipazione al governo dei comunisti avrebbero scosso "l'impero" fino alle fondamenta, suggerendo a tutti i paesi del socialismo reale che era davvero possibile una via straordinaria e diversa al socialismo. Diciamo così una via democratica, senza avere sulle spalle il peso del Cremlino. Ma c'erano anche altri pronti ad intervenire. Per esempio Israele con il Mossad, uno dei servizi segretri più abili del mondo. Un governo italiano con il Pci, infatti, avremmo messo l'Italia in condizioni di guardare e agire con molta più simpatia per l'Olp di Arafat. L'Italia, tra l'altro, aveva già raggiunto, dopo un attentato sanguinoso, accordi con i palestinesi per evitare altre stragi. Ma anche altri paesi europei vedevano male la svolta di Moro e non ne volevano sapere. Dunque per molti, per troppi, Moro non doveva tornare dalla prigionia. Berlinguer, tra l'altro, era sfuggito per un purissimo caso, ad un attentato micidiale durante un suo viaggio a Sofia. Insomma, anche lui non doveva tornare a casa. Quindi, scomparsi i due protagonisti della svolta italiana, tutto sarebbe tornato come prima. Tra l'altro, gli americani (le minacce a Moro durante un viaggio negli Stati Uniti sono cosa vera e certa) già intravedevano anche che l'Europa, seppur lentamente, stava unificandosi. E anche questa eventualità, per loro, non era affatto piacevole. E le brigate rosse? Non erano eterodirette, come ha scritto qualcuno. Furono davvero i terroristi nostrani a rapire ed uccidere. Ricevettero soldi e armi, convinti della loro rivoluzione e andarono avanti a testa bassa. Perché tutto si concludesse come piaceva ai "grandi"; bastava che le Br fossero lasciate libere di agire o che gli ostacoli frapposti alla loro strategia di morte, non fossero poi così importanti. C'erano in Italia - è chiaro - i poteri forti: P2, settori "deviati" dei servizi segreti, uomini politici e loschi figuri, in grado davvero di muovere pedine che si ritenevano autonome e che non lo erano per niente. Che dire, per esempio, del falso comunicato del lago della Duchessa, delle protezioni italiane e straniere a certi venditori di armi americani e israeliani, o dei servizi segreti italiani che andavano in giro per Roma diffondendo manifestini brigatisti? E ancora, che dire di certi questori che facevano conferenze stampa nei covi brigatisti o della messa da parte del generale Dalla Chiesa e del questore Santillo? E dei tanti uomini iscritti alla P2 che operavano, durante il sequestro Moro, in meccanismi sensibilissimi dello Stato? Il povero presidente della Dc, fin dal primo giorno, era condannato a non tornare mai più. Lui, se ne era reso conto fin dall'inizio. Nel libro di De Lutis i documenti, le carte, i rapporti su tutta una serie di personaggi, sono a disposizione e il quadro che ne esce è quello che abbiamo raccontato. DOMANI CON L'UNITÀ il libro di De Lutiis sulla tragedia dello statista democristiano ucciso dalle Br. La ricostruzione avvincente di uno dei massimi studiosi di eversione e poteri occulti, che inserisce il dramma nell'equilibrio mondiale di allora.

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D'Alema ha capito, con noi di Hamas bisogna trattare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del ISMAIL HANIYEHIl premier del movimento islamico che controlla Gaza: la pace non si può fare con metà popolo palestinese. Pronti alla tregua se Israele si ferma "D'Alema ha capito, con noi di Hamas bisogna trattare" di Umberto De Giovannangeli Un'ammissione, sia pur indiretta, che da alcuni giorni una tregua è in atto: "La palla è nel campo di Israele. Per quanto ci riguarda siamo pronti a sancire una "hudna" (tregua, ndr.) di lunga durata a patto che essa sia reciproca, simultanea e globale". Ad affermarlo è Ismail Haniyeh, premier di Hamas, il movimento islamico che dal giugno 2007 ha il pieno controllo della Striscia di Gaza. Haniyeh ha parole di apprezzamento verso le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema che ha suggerito di "tentare" il dialogo con Hamas. "Il ministro italiano - dice Haniyeh - ha compreso che Hamas è parte inalienabile del popolo palestinese e che la pace non può essere fatta solo con la metà di un popolo". Dopo giorni di sangue, la situazione nella Striscia e nel sud di Israele è di relativa calma. Ciò significa che Hamas si è disposto a una tregua? "Non è la prima volta che Hamas propone una tregua, anche di lunga durata, a Israele. Ma perché possa funzionare, la tregua deve essere simultanea, globale e reciproca...". Il che in concreto significa? "Significa che il nemico dovrà rispettare pienamente i suoi obblighi. Gli israeliani devono fermare le incursioni, gli assassinii e togliere il blocco imposto a Gaza..". Risponde al vero che gli egiziani si sono fatti parte in causa nella ricerca di una tregua tra Hamas e Israele? "Questo non è un mistero. Gli egiziani si sono attivati per cercare di realizzare le condizioni per giungere ad un accordo di cessate-il-fuoco. Hamas non si è tirato indietro assumendosi la sua parte di responsabilità. Ora la palla è nel campo israeliano. Noi stiamo aspettando una risposta perché, lo ripeto, la tregua dovrà essere simultanea e generale, e dovrà comportare obblighi non soltanto per noi ma anche per Israele". Hamas parla solo per sé o anche per le altre fazioni armate palestinesi? "La resistenza al nemico non riguarda solo Hamas, così come la decisione di una hudna (tregua, ndr.) non spetta solo a noi. Sono in corso colloqui tra tutte le fazioni palestinesi (della Striscia) per essere pronti a mantenere una posizione univoca qualora l'accordo fosse davvero raggiunto". Il tutto contro Abu Mazen? "Il tutto a sostegno della causa palestinese". Il presidente Abu Mazen ha affermato che il governo israeliano ha accettato di fermare gli attacchi contro i leader di Hamas in cambio della cessazione del lancio dei missili palestinesi contro Sderot, Ashqelon, il sud di Israele. "In altri termini si vorrebbe accreditare l'idea che i capi di Hamas hanno barattato la fine della resistenza per aver salva la vita! Questa è una pura menzogna. Tra gli "shahid" (martiri, ndr.) che hanno sacrificato la propria vita per respingere l'ultima offensiva del nemico, c'erano i figli di dirigenti di primo piano di Hamas,e i loro figli caduti in combattimenti erano essi stessi quadri di Hamas. Nessun privilegio per chi ha l'onore di guidare Hamas, semmai doveri in più. Se tregua ci sarà, dovrà riguardare tutta la gente palestinese, non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania. Noi non abbandoneremo la nostra gente in Cisgiordania". Resta il fatto che le condizioni di vita a Gaza peggiorano di giorno in giorno. Israele afferma che la responsabilità ricade tutta su Hamas. "L'uccisione di donne e bambini è un crimine contro l'umanità, come lo sono le punizioni collettive inflitte alla popolazione civile. Cosa si pretende da noi, la resa? Non accadrà mai...". Vi si chiede di riconoscere il diritto all'esistenza di Israele. "Alla vittima si chiede di riconoscere e rispettare il suo carnefice, da un popolo oppresso, sotto occupazione si pretende la rinuncia ad un diritto di resistenza che è contemplato anche dalla Convenzione di Ginevra. Gli esami sono sempre a senso unico, mai che si chieda conto a Israele del massacro di civili palestinesi, dell'usurpazione delle nostre terre, delle sofferenze, delle umiliazioni indicibili a cui ogni giorno i palestinesi sono sottoposti, mai che si paventino sanzioni o embarghi. Se Israele vuole sicurezza si ritiri dai territori occupati nel '67, liberi i prigionieri palestinesi detenuti nelle sue carceri, ponga fine all'assedio di Gaza e alla colonizzazione della Cisgiordania, se lo farà le cose potrebbero cambiare. Per tutti". Di fronte al precipitare della situazione a Gaza, dall'Europa si sono alzate voci autorevoli che hanno invocato una trattativa che coinvolga anche Hamas "Registriamo con favore che la posizione dell'Unione Europea sta migliorando: si sono resi conto che è stato un errore non trattare con Hamas, In particolare abbiamo apprezzato le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, al quale non sfugge che Hamas è parte inalienabile della società palestinese". Una considerazione, la sua, che in Italia gli avversari del ministro degli Esteri utilizzeranno per dipingere D'Alema come l'"amico di Hamas". "Non entro nelle vostre beghe interne, so che siete in campagna elettorale...Ciò che voglio dire è che il ministro D'Alema non ha chiuso gli occhi di fronte alla realtà, non ha dimenticato né sottovalutato il fatto che Hamas ha vinto libere elezioni, e lo stesso discorso vale per Jimmy Carter, Hosni Mubarak, i governanti di Russia, Cina e di tanti altri Paesi che hanno rapporti, ufficiali e non, con Hamas. Insomma, D'Alema è in buona compagnia...". (ha collaborato Osama Hamdan).

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E sul dialogo riscoppia la polemica tra Israele e D'Alema L'ambasciatore Meir critica il ministro: chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare la nostra mort (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del E sul dialogo riscoppia la polemica tra Israele e D'Alema L'ambasciatore Meir critica il ministro: chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare la nostra morte / Roma "Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona". Così l'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir commenta l'invito del ministro degli Esteri Massimo D'Alema a coinvolgere Hamas nel negoziato per la pace in Medio Oriente. La polemica si fa rovente. "La pace - prosegue il diplomatico israeliano - si fa sì con il nemico, ma con un nemico che desidera la pace e la convivenza dell'uno accanto all'altro. La posizione di Hamas è nota e non è cambiata. Non sono disposti a riconoscere il diritto di Israele ad esistere e non sono neanche disposti a parlarci. I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello Stato di Israele". "Gli inviti per un cessate il fuoco - dice ancora l'ambasciatore Meir - sono solo una fase del piano per completare il sogno di Hamas di distruggere lo Stato di Israele e di fondare uno Stato religioso fondamentalista musulmano tra il fiume Giordano e il Mediterraneo". "È un peccato - si è rammaricato l'ambasciatore - che durante il giorno di lutto per gli otto ragazzi che sono stati uccisi nella scuola rabbinica in Gerusalemme c'è chi invita ad un negoziato con barbari e assassini". L'ambasciatore israeliano fa riferimento alle considerazioni formulate dal titolare della Farnesina in una intervista a SkyTG24: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...", rileva D'Alema. D'altra parte, osserva ancora il vice premier, "con chi si negozia la pace? Con i nemici, con gli amici non c'è bisogno di negoziare". "Hamas - rimarca il capo della diplomazia italiana - non riconosce lo Stato d'Israele, tuttavia ha accettato l'iniziativa di pace araba che prevede che nel momento in cui si fa la pace con Israele, tutti gli arabi riconosceranno Israele". Alla domanda se c'è ancora speranza nel processo di pace avviatosi con la conferenza di Annapolis del novembre scorso, D'Alema risponde così: "La speranza ha sempre senso. Credo che la politica debba alimentarsi di speranze, di aspirazioni anche quando la situazione è difficile. I tempi che erano stati proposti ad Annapolis, cioè arrivare ad uno Stato palestinese prima della conclusione del mandato del presidente Bush, mi sembrano francamente non realistici, ma anche ad Annapolis non mi parevano realistici". Resta il fatto, annotano fonti della Farnesina, che da giorni autorevoli personalità politiche occidentali, in sintonia con quanto auspicato dal presidente dell'Anp, il moderato Abu Mazen, avevano sollecitato l'apertura di una trattativa, coinvolgente Hamas, per giungere ad un cessate-il-fuoco a Gaza e nel sud di Israele. Sollecitazioni tradotte in azione diplomatica "sotterranea" dallo stesso Dipartimento di Stato Usa; azione che non ha incontrato l'ostilità riservata invece alle parole di D'Alema. u.d.g.

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Da Hart a Craig Tutti i casi a luci rosse (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del LA SCHEDA Da Hart a Craig Tutti i casi a luci rosse / New York r.re. Gary Hart, senatore del Colorado, nel 1987 è il front runner democratico per la Casa Bianca. Quando iniziano a circolare voci su una sua relazione extraconiugale, nega tutto e sfida la stampa: "Pedinatemi". Detto fatto: il National Enquirer lo riprende in barca a vela con una modella di 29 anni sulle ginocchia, Donna Rice. Hart abbandona la candidatura e la vita politica per dedicarsi all'insegnamento. Bill Clinton nel 1988, durante il secondo mandato presidenziale è accusato di molestie sessuali da Monica Lewinski, una stagista di 24 anni. Lo inchioda l'esame del Dna su tracce di sperma sul vestito della ragazza. Emergono dettagli piccanti su scene di sesso nello Studio Ovale. La Camera chiede l'impeachment per falsa testimonianza e ostruzione della giustizia. La richiesta è respinta e Lewinski ritira le accuse in cambio di 850mila dollari. Barney Frank, deputato democratico del Massachusetts, nel 2000 riceve una nota ufficiale di biasimo dal Congresso quando si scopre che il suo amante, Stevie Gobie, gestisce un giro di prostituzione maschile. Sono ebreo e sono gay. Allora?", Frank respinge tutte le richieste di dimissioni e da allora è stato rieletto due volte alla Camera. Gary Condit, deputato democratico della California, nel 2000 ammette una relazione con una stagista di 23 anni, Chandra Levy, trovata uccisa in un parco di Washington. La polizia non lo ha mai iscritto ufficialmente tra i sospetti ma la famiglia della ragazza lo accusa. Perde le elezioni l'anno successivo. James McGreevey, governatore democratico del New Jersey. Nel settembre del 2004 ammette una relazione omosessuale con un giovane israeliano, Golan Cipel. Per tre mesi è il primo e unico governatore gay degli Stati Uniti. Costretto alle dimissioni per aver assunto l'amante come consigliere speciale per la sicurezza. Mark Foley, deputato repubblicano della Florida sino al 2006, quando è accusato di molestie sessuali nei confronti dei paggetti della Camera. Lo inchiodano i messaggi di posta elettronica inviati dal computer del suo ufficio a diversi ragazzi. Ha lasciato la vita politica per il mondo degli affari. Larry Craig, senatore repubblicano dell'Idaho, nel 2007 viene arrestato per aver tentato di adescare un poliziotto in borghese nei bagni dell'aeroporto di Minneapolis. Annuncia le dimissioni e poche settimane dopo le ritira.

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Ucciso presunto mandante della strage di Gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del BETLEMME Ucciso presunto mandante della strage di Gerusalemme L'esercito israeliano ha ucciso il presunto mandante dell'attacco alla scuola rabbinica di Gerusalemme dello scorso giovedì. Nell'attentato morirono otto studenti. Mohammed Shehada, capo della Jihad Islamica, è morto nel corso di un raid messo in atto a Betlemme delle unità militari di Tsahal. Con lui sono morti altri due miliziani della Jihad e uno delle Brigate martiri di al Aqsa (al-Fatah). Tutti nomi inseriti nella lista dei "most wanted", aggiunge Radio Israele: i quattro erano a bordo di un'auto piena di esplosivi e armi e avrebbero aperto il fuoco sugli uomini delle forze speciali che li avevano individuati. Ex membro di Fatah, Shehada era passato alla Jihad ed era legato a Hezbollah. I gruppi radicali palestinesi hanno annunciato una "dolorosa vendetta".

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Ma il cessate-il-fuoco deve essere globale, reciproco e simultaneo La palla è ora nel campo israeliano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del "Ma il cessate-il-fuoco deve essere globale, reciproco e simultaneo La palla è ora nel campo israeliano".

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Ciarrapico nelle liste? Ci preoccupa ma bisogna distinguere tra partiti e candidati (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del RICCARDO PACIFICIIl portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica: non l'avremmo voluto, ma noi non facciamo politica, dialoghiamo con tutti "Ciarrapico nelle liste? Ci preoccupa ma bisogna distinguere tra partiti e candidati" di Maristella Iervasi / Roma Mettere il Pdl nell'angoletto considerandolo un partito fascista solo perchè c'è Fini e adesso Ciarrapico, è come dire che il Pd di Walter Veltroni che ha dentro Massimo D'Alema con i suoi costanti pregiudizi su Israele, ha posizioni nostalgiche". Riccardo Pacifici, portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica romana, mette uno stop ai pregiudizi e dice: "Occorre distinguere tra partiti e candidati. Certo, vedere personaggi nelle liste elettorali come il "Ciarra", fascista amatriciano, ci angoscia e ci preoccupa. Perché la boutade del fascismo rivendicato, dell'editore ciociaro ma anche di una certa candidata premier che non nomino (Santanchè, ndr) sono più pericolose delle teste rasate. Possono innescare meccanismi perversi che all'oggi non si colgono: il ritorno delle camicie brune di Berlino o quelle nere di Roma". La comunità ebraica è spaventata da Ciarrapico? "I modelli dei nostri vicini di casa non rappresentano l'icona del fascista tipico. Voglio dire: il fascistone è un personaggio che nessun italiano inviterebbe a cena, neanche i cosiddetti nostalgici. Ma quando nello stesso modo si muovono persone in doppio petto, insospettabili, c'è da aver paura: perché possono far conquiste con le loro azioni demagogiche e con i loro i comizi". Adesso Ciarrapico fa pure il saluto romano dal computer della sala lettura di Montecitorio. Con una foto salvaschermo. "È un fatto grave, che va stigmatizzato. Ma ci dobbiamo preoccupare del fascismo all'amatriciana o delle conseguenze di una poca attenzione in politica estera, del fondamentalismo islamico, del terrorismo, del riarmo al nucleare dell'Iran? Cos'è più pericoloso, tutto questo o Ciarrapico che è finito in lista con il Pdl? Di certo non l'avremmo voluto. Ma dobbiamo stare zitti: la comunità non fa politica, dialoga con tutti". Siete alle prese con un filotto elettorale: il 30 marzo avete il rinnovo del consiglio della Comunità ebraica, ad aprile le urne per la politica nazionale e del Campidoglio. Qualche indicazione elettorale? "Posso dire che nella mia grande famiglia allargata ci saranno molti che voteranno per Veltroni e molti per il Pdl. E poi ci sono, purtroppo gli indifferenti che dicono: il partito di Berlusconi è comunque fascista e il Pd di Veltroni resta sempre comunista. Un grave errore, che non aiuta alla creazione di due schieramenti. Anzi tre, c'è pure Casini". Lei disse: "Non c'è nulla di male a votare Walter Veltroni". Lo pensa ancora? "L'esperienza che la nostra comunità ha avuto con Veltroni è incredibile: sempre presente e al nostro fianco ad ogni efferato attentato suicida in Israele, ad ogni commemorazione. Tanto che i blog di chi inneggia al terrorismo suicida scrive: Veltroni, più in Sinagoga che al Campidoglio. E poi quel gesto che rimarrà nella storia... C'era al governo Berlusconi, tutti incontravano Tareq Aziz, solo Veltroni si rifiutò. E ancora: il grande impegno sulla Memoria e il museo della Shoah di Villa Torlonia". Fin qui l'elogio, ma al dunque? "Credo che qualora Veltroni dovesse diventare premier, sarà garante di tutto: politica estera, Shoah, Memoria, per capacità di ascoltò dei nostri valori e valorizzazione della nostra storia, che non è solo quella dell'icona ebreo intesa come vittima della Shoah o "persecutori" in Medio Oriente. E ancora una cosa: conosco i programmi elettorali: in politica estera Berlusconi, Veltroni e Casini hanno molto in comune".

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Strage al collegio, ucciso il regista (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Pagina 111 Medioriente. Mohammed Shehada era un leader della Jihad Islamica e aveva contatti con Hezbollah Strage al collegio, ucciso il regista Medioriente.. Mohammed Shehada era un leader della Jihad Islamica e aveva contatti con Hezbollah Spettacolare incursione israeliana a Betlemme --> Spettacolare incursione israeliana a Betlemme Una settimana dopo la strage al collegio rabbinico che costò la vita a otto studenti, Israele annuncia di aver ucciso il mandante del massacro. TEL AVIV Un commando israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della Jihad Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei. Nell'azione, compiuta da agenti sotto copertura, sono rimasti uccisi altri due miliziani della Jihad e un leader delle brigate dei martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Fatah, partito del presidente Abu Mazen. Nelle prime ore del mattino in un raid compiuto vicino a Tulkarem, era stato ucciso un altro miliziano della Jihad Islamica. Un'ondata di incursioni in Cisgiordania, con decine di arresti, rischia di mettere a repentaglio la fragile tregua nella Striscia di Gaza. La spettacolare azione di Betlemme è stata compiuta nel tardo pomeriggio da una unità speciale dell'esercito sotto copertura, penetrata nella città cisgiordana a bordo di un taxi con targhe palestinesi. L'attacco è scattato vicino al campo profughi di Duheisha, nell'immediata periferia, quando il commando israeliano ha localizzato una vettura sulla quale viaggiavano Mohammed Shehada, 43 anni, leader della Jihad Islmaica ricercato da otto per una serie di attentati compiuti in Israele, e poi Ahmad Balboul, 45 anni, comandante delle Brigate Al-Aqsa e altri due miliziani della "Jihad", Imad Kamel e Eissa Marzuk. Gli agenti israeliani hanno abbassato i finestrini del vecchio taxi e investito la vettura dei palestinesi con un diluvio di fuoco, uccidendoli prima che potessero tentare qualunque reazione. Il principale obiettivo dell'incursione sarebbe stato Mohammed Shehada, sospettato sin dalla sera del massacro al collegio rabbinico Merkaz ha-Rav di essere il mandante operativo. Quella stessa notte unità dell'esercito israeliano si lanciarono su Betlemme circondando l'abitazione di Shehada, che riuscì fortunosamente a fuggire. Il collegamento fra l'uomo e l'attentato era Ala Hisham Abu Dheim, il palestinese autore del massacro rimasto ucciso durante l'attacco al collegio: i due si frequentavano. Lo confermano fonti dell'Anp: Mohammed Shehada in passato militava con al-Fatah, poi dal sunnismo si era convertito all'islam sciita sposando la causa della Jihad, ma anche diventando punto di riferimento in Cisgiordania del movimento degli Hezbollah. "Sappiamo - dice una fonte israeliana - che Shehada riceveva ordini anche dalla leadership della Jihad in Siria".

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Mandolino partenopeo per Avi Avital (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Dal Verme Mandolino partenopeo per Avi Avital E poi dicono che bisogna lasciarsi alle spalle gli stereotipi: ma a Napoli, vista la spazzatura per le strade, forse sarebbero felici di essere associati (secondo luogo comune) a pizza e mandolino. Oggi (ore 21, Teatro Dal Verme, via S. Giovanni sul Muro 2, € 7,50-17) proprio lo strumento di Pulcinella ricorda il glorioso passato partenopeo, quando sotto il Vesuvio l'arte e la cultura fiorivano destando ammirazione in tutta Europa. Il triestino Adriano Martinolli D'Arcy e i Pomeriggi Musicali eseguono l'ouverture del "Barbiere di Siviglia" e, con il trentenne israeliano Avi Avital nel ruolo solista, il Concerto per mandolino di Paisiello: nel '700 era così famoso che la zarina Caterina II lo volle a San Pietroburgo. (e.pa.) Israeliano Avi Avital con il suo strumento: stasera suonerà da solista il concerto di Paisiello.

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Caso Hamas Israele accusa D'Alema (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Haniyeh ringrazia Roma Caso Hamas Israele accusa D'Alema GERUSALEMME - Il leader di Hamas, Haniyeh, ringrazia D'Alema per le sue idee sul Medio Oriente. Ma Israele accusa: nessun dialogo. ALLE PAGINE 16 E 17.

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U na (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE Politica estera L'ATTESA DI UNA SVOLTA U na reazione così dura non si ricordava da tempo. Tanto più da parte dell'ambasciatore di Israele, Gideon Meir, nei confronti del capo della diplomazia italiana. CONTINUA A PAGINA 15.

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Le quattro condizioni (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17 categoria: BREVI Le quattro condizioni "Riconoscere Israele e gli accordi di Oslo, dire no al terrorismo e liberare il caporale Shalit".

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Israele accusa D'Alema: <Nessun dialogo con Hamas> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Medio Oriente Il leader Haniyeh ha ringraziato il ministro degli Esteri italiano Israele accusa D'Alema: "Nessun dialogo con Hamas" L'ambasciatore Meir: "Sarebbe la nostra morte" Per il titolare della Farnesina il movimento islamico palestinese "va coinvolto se si vuole arrivare alla pace" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - "Apprezzo D'Alema". Tra tutti i nomi di politici europei, il leader di Hamas, Ismail Haniyeh - in un discorso a Gaza trasmesso dalle tv arabe - decide di citare proprio il ministro degli Esteri italiano. "La posizione dell'Unione europea sta migliorando - sostiene Haniyeh -. Hanno capito che è stato un errore non trattare con Hamas". E aggiunge: "Noi apprezziamo specialmente le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema". Parole di "stima" che fanno infuriare l'ambasciata israeliana in Italia. Quali siano le idee di D'Alema, è lo stesso ministro a ricordarlo, in un'intervista a Sky: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese. Se si vuole la pace bisogna coinvolgerli". Dialogo, non isolamento. Durissima, in serata, la replica dell'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir. "Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona". Il negoziato come un implicito invito alla morte per Israele, perché - sostiene Meir - "la pace si fa col nemico che desidera la pace e la convivenza", mentre il cessate il fuoco ventilato da Hamas altro non sarebbero che "una fase del piano per completare il sogno di Hamas: distruggere Israele". Parole aspre. Eppure, l'Italia non ha rotto il muro europeo che isola il movimento islamico. Non c'è stata, né nei giorni dell'offensiva israeliana a Gaza né dopo l'attentato terroristico nella scuola rabbinica, nessuna telefonata di D'Alema verso la Striscia. Il consigliere politico di Haniyeh, Ahmad Yousef, dice al Corriere: "No, non abbiamo avuto nessun contatto diretto con D'Alema". Pareva, quella di ieri, una giornata tranquilla. Sono giorni che la pioggia di Qassam s'è arrestata sopra il sud d'Israele, se si esclude un razzo lanciato su Ashkelon. E allora, in Israele ci si chiedeva: quanto durerà? Non è durata. Ieri in un raid, cinque miliziani palestinesi della Jihad islamica sono stati uccisi a Betlemme. Tra loro forse anche la mente dell'attentato della Yeshiva. Si dilegua così la "tregua momentanea"? Il discorso di Haniyeh a Gaza, elogio di D'Alema incluso, doveva servire proprio a questo: rubare la scena, mostrare di poter dettare il gioco a Israele, cioè basta attacchi e riapertura dei valichi. Chiaro che Israele non gli ha permesso di godersi lo show. Però i discorsi su un "accordo " tra Hamas e Israele per fermare i Qassam sono tutt'altro che campati in aria. Il governo israeliano smentisce. I giornali invece raccolgono semi-ammissioni di militari, e sbattono dettaglio su dettaglio in prima pagina: le trattative segrete in Egitto, ad El-Arish, con la mediazione del potente capo dell'intelligence del Cairo, Suleyman. Regia di Condi Rice. E' a questo che si riferisce D'Alema, quando a Sky dice: "A Gaza sembra esserci una tregua, negoziata dall'Egitto con Hamas. E l'Egitto evidentemente ha agito su richiesta di qualcuno ". Come dire, che quel "contatto " che lui auspica, dietro le frasi ufficiali, forse per la politica israeliana non è più così impensabile. Resta la risposta del ministro Barak: "Nessun accordo. A Gaza i combattimenti potrebbero ricominciare". Mara Gergolet.

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Vernetti: <Sono estremisti che cercano vie militari> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Hamas e il dialogo Il sottosegretario agli Esteri Vernetti: "Sono estremisti che cercano vie militari" ROMA - "Non mi pare che Hamas oggi abbia voglia di dialogare. Persegue una soluzione militare del conflitto ", dice Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri. Adesso questo ex senatore della Margherita, attento da anni alle istanze di Israele, milita nello stesso partito di Massimo D'Alema, il titolare della Farnesina in genere più bendisposto verso quelle del mondo arabo, proveniente dai Democratici di sinistra. La constatazione è priva di accenti taglienti, non è un attacco personale. Ma sull'idea che il movimento fondamentalista islamico Hamas sia un interlocutore pronto per un negoziato neanche l'avvicinarsi del voto in Italia, e la comune appartenenza al Partito democratico, inducono Vernetti a rinunciare a valutazioni diverse da quelle del titolare della Farnesina. Ismail Haniyeh, che da Gaza si definisce tuttora primo ministro palestinese nel governo di Hamas, ha apprezzato "particolarmente" le affermazioni del ministro D'Alema sulla necessità di negoziare con la sua formazione. Lei, da sottosegretario, si sente gratificato? "Con Hamas, come con qualunque organizzazione che oggi è terroristica, non si può escludere in futuro di trattare", risponde Vernetti al Corriere. Poi aggiunge: "Ma ovviamente ci sono tre condizioni che la comunità internazionale, l'Unione europea, l'Autorità nazionale palestinese (Anp) pongono ad Hamas ". Può ricordarle? "Riconoscere lo Stato di Israele, rinunciare al terrorismo, riconoscere gli accordi di Oslo siglati dall'Anp. Quando Hamas avrà accettato queste tre condizioni, allora si potrà parlare. Però ne aggiungerei una quarta". Quale sarebbe l'altra condizione? "Hamas attualmente detiene il giovanissimo caporale Gilad Shalit, rapito e sequestrato da un suo commando nel 2006. Lo liberi. Dopodiché si discute, non c'è dubbio. Questa è anche la posizione di Abu Mazen. Non mi pare che Hamas oggi abbia voglia di dialogare. Persegue una soluzione militare del conflitto". D'Alema sostiene che il movimento fondamentalista islamico "controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese". Non le sembra che il ministro pensi a tempi diversi da quelli dei quali parla lei? "La penso come Abu Mazen e Salam Fayyad, presidente e primo ministro dell'Anp, i cui uomini sono stati torturati, uccisi e cacciati da Gaza dalle milizie di Hamas. Sono i primi a denunciare l'uso sproporzionato della forza di cui Hamas ha dato prova contro i loro dirigenti". Nel rispondere a D'Alema, l'ambasciatore Gideon Meir, da rappresentante dei cittadini di Israele, ha detto che "chi invita a trattare con Hamas invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero di fiori da mettere nella corona. Quale effetto le fanno parole così? "Credo che il rappresentante di un Paese democratico e amico, come è Israele, vada sempre ascoltato con grande attenzione". M. Ca. \\ Credo che il rappresentante di un Paese democratico e amico come l'ambasciatore Meir vada sempre ascoltato con grande attenzione.

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Il governo punisce Al Jazeera (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Israele Il governo punisce Al Jazeera GERUSALEMME - Israele contro Al Jazeera. Niente più visti ai dipendenti della tv satellitare "diventata parte di Hamas" né interviste di esponenti del governo ai suoi giornalisti. Israele invierà anche una lettera ufficiale di protesta al Qatar, sede dell'emittente.

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Haniyeh (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria: BREVI Haniyeh Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha detto di apprezzare le dichiarazioni del ministro D'Alema D'Alema Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, aveva auspicato l'apertura di un dialogo con Hamas Olmert Il governo israeliano, tramite l'ambasciatore a Roma, ha condannato le dichiarazioni di D'Alema.

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<Una trattativa per arginare l'Iran> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Dietro le quinte I contatti con Hamas possono frenare la crescente influenza di Teheran nella Striscia "Una trattativa per arginare l'Iran" Il Cairo ha chiesto all'Italia sostegno alle ipotesi di negoziato Le parole di D'Alema richiamano una lettera a Bush firmata tra gli altri da un ex consigliere per la sicurezza nazionale ROMA - Invece di ricorrere a una delle abituali note ufficiose, definizione che scivola senza lasciar traccia sul grande pubblico e che tuttavia ha un peso per gli addetti ai lavori, la Farnesina ieri sera ha evitato di ribattere colpo su colpo, a voce alta, all'ambasciatore di Israele Gideon Meir. Non era facile, a caldo, rispondere in una maniera ufficiale che non peggiorasse i rapporti alla sua tesi secondo la quale negoziare con Hamas, come suggerisce il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, equivale a trattare sulle misure delle bare e sui fiori da mettere nella corona per gli israeliani. Almeno nelle prime ore, nelle conversazioni informali con chi avesse chiesto delucidazioni senza timbri e sigilli D'Alema ha preferito far ricordare dalla diplomazia italiana una lettera a George W. Bush e a Condoleezza Rice pubblicata l'8 novembre dal New York Times. Su Hamas, gli autori della lettera avevano scritto: "Crediamo che un dialogo schietto con l'organizzazione sia di gran lunga preferibile al suo isolamento: potrebbe essere condotto, per esempio, dagli inviati dell'Onu e del Quartetto sul Medio Oriente (Usa, Ue, Russia, Onu, ndr). Promuovere un cessate il fuoco tra Israele e Gaza potrebbe essere un buon punto di partenza". Tra i firmatari c'era Brent Scowcroft, già consigliere per la sicurezza nazionale ai tempi di Bush padre presidente. Come a dire: a pensarla in maniera simile al ministro ci sono stati personaggi che hanno avuto un ruolo nelle politiche dell'Occidente, e non marginale. Fonti della diplomazia italiana hanno sostenuto che l'idea di contatti con Hamas starebbe spuntando anche da parte di Israele. Tutto questo potrà dar vita a seguiti del contrasto, puntualizzazioni e anche note. Ma per capire come mai D'Alema dal 3 marzo davanti alla stampa estera sia tornato a ribadire la sua linea sull'esigenza di negoziare con Hamas, nonostante gli sia costata contrasti con Israele nel luglio 2007, conviene tener d'occhio che cosa si muove tra gli arabi, soprattutto in Egitto, o come certe affermazioni vengono interpretate alla Farnesina. è dal Cairo che ai diplomatici italiani pare vengano sollecitazioni a favorire un dialogo con Hamas. La sensazione è che l'Iran stia cercando di aumentare la propria influenza su Gaza e che quindi vadano cercate strade adatte a produrre effetti diversi. Nei giorni scorsi al Cairo c'è stato Bobo Craxi, uno dei sottosegretari agli Esteri. Nel portare una lettera di Giorgio Napolitano al presidente Hosni Mubarak a favore della scelta di Milano come sede per l'Expo 2015, Craxi ha parlato con il ministro degli Esteri Aboul Gheit, lo stesso che ieri si è prefisso pubblicamente una "tregua" tra Israele e palestinesi con "scambio di prigionieri" e "fine delle restrizioni ai valichi tra Israele e Gaza". ""Stiamo lavorando per riagguantare l'unità del mondo arabo", mi ha detto Gheit", riferisce Bobo Craxi. "Il dialogo è l'unico modo per staccare una Hamas buona da una cattiva, ammesso che una buona esista", aggiunge. Maurizio Caprara Vertice I ministri degli Esteri riuniti al quartier generale della Lega araba al Cairo (Ap).

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Il documento (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17 categoria: BREVI Il documento Politici Usa illustri, tra cui Brent Scowcroft, inviano attraverso il New York Times una lettera a Bush: "Crediamo che un dialogo schietto con Hamas sia di gran lunga preferibile al suo isolamento" Lo Stato ebraico Fonti della diplomazia italiana hanno sostenuto che l'idea di contatti con il gruppo islamico a Gaza starebbe affiorando anche nel campo israeliano La missione Nei giorni scorsi al Cairo c'è stato Bobo Craxi, uno dei sottosegretari italiani agli Esteri. Ha portato una lettera di Napolitano a Mubarak a favore della scelta di Milano come sede per l'Expo 2015 L'incontro Al Cairo Craxi ha visto il ministro degli Esteri, Aboul Gheit, favorevole a una "tregua": "Il dialogo è l'unico modo per staccare una Hamas buona da una cattiva, ammesso che una buona esista" #.

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La scheda (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17 categoria: BREVI La scheda Il nome Hamas è l'acronimo arabo di Movimento di Resistenza palestinese La nascita Il movimento islamico fu creato nell'87 da Sheikh Ahmed Yassin a Gaza L'obiettivo Nell'88 Hamas proclama come fine la distruzione di Israele. Massiccio uso di kamikaze Al potere Nelle elezioni del 2006, Hamas vince le elezioni per il governo dell'Autorità palestinese.

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DOPO cinque anni dalla fulminea conquista americana, la situazione in Iraq resta volatile. Il </ (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN DOPO cinque anni dalla fulminea conquista americana, la situazione in Iraq resta volatile. Il surge militare, voluto dal presidente Bush, ha avuto successo, ma non è stato accompagnato da un surge politico. L'aumento del numero di soldati Usa ha evitato lo scoppio di una guerra civile e diminuito considerevolmente il numero delle vittime. Ma lo Stato rimane debole e le forze armata e di polizia divise fra le varie fazioni in lotta per la conquista del potere. Non è da escludere che la situazione possa peggiorare anche molto rapidamente, soprattutto se la credibilità dell'impegno americano dovesse attenuarsi. La causa del caos è stata l'improvvida decisione statunitense di sciogliere l'esercito e di de-baathizzare l'amministrazione irachena, nell'errata convinzione che gli sciiti avrebbero preso saldamente il potere ed adottato una politica favorevole agli Usa. Non si era tenuto conto che gli sciiti sono divisi. Le loro milizie hanno subito incominciato a combattersi fra di loro. I sunniti, che avevano sempre dominato il paese, si erano visti perduti. Oltre che il potere, rischiavano la vendetta. Benché in gran parte secolari, accolsero come salvatori i jihadisti di al-Qaeda, fautori invece di un islamismo radicale. Gli iraniani soffiarono sul fuoco. Speravano che gli americani, dopo aver subito un po' di perdite, si ritirassero, lasciandoli egemoni nel Golfo. Il vuoto provocato dal collasso dello Stato fu occupato dapprima da criminali e da saccheggiatori, e poi dalle milizie tribali e claniche. In Iraq si combattono diverse guerre contemporaneamente. A parte quella contro gli Usa, le principali sono quelle tra sciiti e sunniti e fra le fazioni sciite fra di loro. Potrebbe divenire importante quella fra curdi, arabi e turcomanni nella regione di Kirkuk. Nei quattro anni successivi alla caduta di Saddam aumentarono le violenze. Nel 2006, secondo l'Onu, vi furono ben 35.000 vittime civili. La strategia americana si caratterizzava per la sua indecisione. Non sapeva abbandonare l'ostilità verso i sunniti, identificandoli come terroristi associati ad al Qaeda. Alla fine del 2006, gli americani sembravano rassegnati all'insuccesso e al ritiro. All'inizio del 2007, si verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un completo cambiamento di strategia. Anziché diminuire le truppe, le aumentò da 15 a 20 delle brigate da combattimento. Il numero dei soldati americani a Baghdad crebbe da 3.000 ad oltre 20.000. Ma questa è solo una faccia della medaglia. Quella più importante consisteva nel "recupero" dei sunniti, nella presa d'atto che gli sciiti non erano in condizioni di governare il paese e nel coinvolgimento di Teheran nel tentativo di stabilizzazione dell'Iraq. I due responsabili sul campo il generale Petraeus e l'ambasciatore Crocker hanno adottato una politica molto simile a quella della Gran Bretagna per far finire la rivolta antibritannica del 1918-21. Centrali sono state la costituzione delle "Forze del risveglio sunnita", formate da ex-militari ben addestrati, che fino ad allora avevano combattuto gli americani con i jihadisti stranieri, e l'abolizione del divieto di assumere funzionari appartenenti al vecchio partito Ba'ath. Tale iniziativa ha avuto diverse conseguenze positive. Intanto, i sunniti hanno eliminato i jihadisti stranieri.. I pochi rimasti operano ancora nella regione di Mosul. Poi, l'Iran si è preoccupato della possibilità di ritorno di un regime sunnita a Baghdad, sostenuto dagli Usa, ed ha esercitato la sua influenza sulle milizie sciite perché diminuissero gli attentati. Infine, Teheran si è persuasa che gli Usa non si ritireranno dall'Iraq neppure in caso di vittoria dei democratici. L'ambasciatore Crocker ha potuto iniziare un negoziato con gli iraniani non solo sulla stabilizzazione dell'Iraq, ma anche sulla futura geopolitica del Golfo. È anche riuscito a convincere Washington di inviare qualche segno distensivo all'Iran, in particolare convincendolo che gli Usa non stessero per di bombardarlo. Il surge americano ha quindi avuto successo, con grande sorpresa di tutti. Esso è dipeso soprattutto dalle iniziative politiche, più che dall'efficacia dell'azione militare in sé. Ma il problema iracheno non è affatto risolto. Il governo di Baghdad resta estremamente debole. Le contrapposizioni etniche e tribali rimangono. Militari e poliziotti rimangono fedeli ai loro clan, non allo Stato. Gli americani sperano che le elezioni provinciali del prossimo ottobre portino al potere una nuova classe politica, capace di concordare equilibri e di dare stabilità al paese. Il surge è stato concepito per essere temporaneo. Comunque, non può pacificare l'Iraq. Ha aumentato la probabilità che si posa farlo. La situazione potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica iraniana.

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ROMA Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema (nella foto), invita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A dialogare con Hamas e scoppia la polemica. "Si negozia con il nemico, con l'amico è superfluo", dice D'Alema. Israele non ci sta. Protesta l'ambasciatore: "Non si può dialogare con chi vuole la nostra distruzione, è come se ci si invitasse a negoziare le misure della nostra bara". Walter Veltroni intanto, nel suo giro elettorale al Nord, tocca il tema dell'immigrazione e avverte: duri con gli immigrati che sbagliano. E nel Pdl Fini dichiara chiuso il caso Ciarrapico.

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Sergio Romano, l'esercizio del dubbio come dovere (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 49 categoria: REDAZIONALE Giornalismo e storia L'università di Pavia ha dedicato una giornata di studi all'editorialista del "Corriere" Sergio Romano, l'esercizio del dubbio come dovere DAL NOSTRO INVIATO PAVIA - Per un illuminista come Sergio Romano, l'esercizio del dubbio non è un vezzo, ma un dovere. "Non basta diffidare delle proprie fonti d'informazione, spesso inattendibili e interessate. Bisogna diffidare anche di se stessi ", è il monito con cui l'editorialista del Corriere ha terminato la sua "confessione" di diplomatico e giornalista, tracciando un suggestivo parallelo tra le due attività. L'occasione era il convegno "Il mondo di Sergio Romano", che l'Università di Pavia ha organizzato ieri con l'intervento di docenti, ma anche di personalità esterne. Come Vittorio Dan Segre, che ha smentito le "illazioni" circa il presunto antisemitismo di Romano, e ha spiegato le sue critiche a Israele con le difficoltà che incontra la mentalità laica nell'accettare la singolarità dello Stato ebraico, in cui la componente politica e quella religiosa sono intrecciate in modo del tutto peculiare. E Arrigo Levi, che ha indicato nel giornalismo la più autentica vocazione di un autore che, anche quando si occupa di storia con taglio scientifico, "non parla mai ex cathedra ". Senza dimenticare Emilio Giannelli, che non era presente al dibattito, ma ne ha disegnato il logo: una vignetta costellata dai volti di coloro cui Romano dedica i suoi scritti. I lavori - introdotti e conclusi dal rettore Angiolino Stella, coordinati dal preside di Scienze politiche Fabio Rugge - hanno ripercorso quello che il capo dello Stato Giorgio Napolitano, nel suo messaggio, ha chiamato il "lungo periplo" dell'opera di Romano. Arturo Colombo ha riassunto i capisaldi del suo impegno. L'accademico della Crusca Angelo Stella ha analizzato il suo stile di scrittura. L'economista Silvio Beretta ne ha esaminato la visione storiografica. Sulla sua biografia di Crispi si è soffermata la storica Arianna Arisi Rota. Non poteva mancare, ovviamente, il ringraziamento dell'italianista Renzo Cremante per la decisione di Romano di versare le proprie carte presso il fondo manoscritti dell'ateneo pavese. Il più critico è stato Giampaolo Calchi Novati, che ha discusso il taglio "eurocentrico" dell'approccio di Romano al tema del colonialismo, pur aggiungendo che il suo è un eurocentrismo "riluttante", aperto alle ragioni del Terzo Mondo. In realtà, come ha osservato Salvatore Veca, la nota dominante in Romano è "la consapevolezza della contingenza del proprio punto di vista". E l'ex ambasciatore lo ha dimostrato nel suo intervento finale, quando ha messo a confronto il suo giudizio negativo sull'invasione dell'Iraq con i successi militari ottenuti negli ultimi mesi dalle forze americane. "Continuo a pensare che la guerra irachena sia stata una sconfitta per gli Usa - ha detto Romano - ma non so se sono davvero obiettivo, oppure soltanto vittima del mio orgoglio" Antonio Carioti L'ambasciatore Sergio Romano durante la manifestazione che gli ha dedicato ieri l'Università di Pavia, presso la quale ha deciso di versare le sue carte (foto Sandro Rizzi).

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Israele elimina il mandante della strage nella scuola (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Betlemme Il leader della Jihad Islamica Mohammed Shehada investito dalla pioggia di fuoco di un reparto speciale Israele elimina il mandante della strage nella scuola TEL AVIV Un commando israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della Jihad Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei. Nell'azione, compiuta da agenti sotto copertura, sono rimasti uccisi altri due miliziani della Jihad e un leader delle brigate dei martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Fatah, partito del presidente Abu Mazen. Nelle prime ore del mattino, in un raid compiuto vicino a Tulkarem, era stato ucciso un altro miliziano della Jihad Islamica. Un'ondata di incursioni, questa volta in Cisgiordania, e accompagnate da decine di arresti, che rischiano di mettere a repentaglio la fragile tregua che nella Striscia di Gaza. La spettacolare azione di Betlemme è stata compiuta nel tardo pomeriggio da una unità speciale dell'esercito sotto copertura, penetrata nella città cisgiordana a bordo di un taxi con targhe palestinesi. L'attacco è scattato vicino al campo profughi di Duheisha, nell'immediata periferia, quando il commando israeliano ha localizzato una vettura sulla quale viaggiavano Mohammed Shehada, 43 anni, leader della Jihad Islmaica ricercato da otto per una serie di attentati compiuti in Israele, e poi Ahmad Balboul, 45 anni, comandante delle Brigate Al-Aqsa e altri due miliziani della "Jihad", Imad Kamel e Eissa Marzuk. Gli agenti israeliani hanno abbassato i finestrini del vecchio taxi e investito la vettura dei palestinesi con un diluvio di fuoco, uccidendoli prima che potessero tentare qualunque reazione. Nella loro auto sono poi stati trovati alcuni mitragliatori. Il principale obiettivo dell'incursione sarebbe stato Mohammed Shehada, sospettato sin dalla sera del massacro al collegio rabbinico Merkaz ha-Rav di essere il mandante operativo. Quella stessa notte, mentre nel seminario ebraico si tentava ancora di ricostruire la dinamica del massacro, unità dell'esercito israeliano si lanciarono su Betlemme circondando l'abitazione di Shehada. Il collegamento fra l'uomo e l'attentato era Ala Hisham Abu Dheim, il palestinese autore del massacro rimasto ucciso durante l'attacco al collegio: i due si frequentavano, e non lo affermano soltanto i servizi segreti israeliani.

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Obiettivo 100 milioni di utenti <Così sarà Fiumicino domani> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-13 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Visioni Adr mette la prima pietra del Molo C e presenta i progetti di sviluppo Obiettivo 100 milioni di utenti "Così sarà Fiumicino domani" Tra dieci anni al via il raddoppio dello scalo L'Adr guarda al futuro con un piano di interventi da 1,6 miliardi: dal 2015 i lavori per "Fiumicino 2" Ieri la prima pietra del "Molo C", un progetto da 195 milioni di euro che terminerà nel 2012. Prima dell'estate il bando internazionale di idee per progettare il raddoppio dello scalo di Fiumicino: i lavori comincerano nel 2015. L'obiettivo è ambiziosissimo: raggiungere i 50 milioni di viaggiatori per il 2015 e toccare il tetto dei 100 milioni entro il 2025. L'avvio dei lavori l'ha celebrato sulle piste asfaltate Alessandro Bianchi, ministro dei Trasporti, con tanto di mattone, cemento e cazzuola. Poi l'amministratore delegato di Adr, Maurizio Basile, ha ricordato i corposi investimenti pari a 1 miliardo e 600 milioni nel piano 2008-2017: tra i 7 cantieri, oltre al molo C, il nuovo terminal per i "voli sensibili" da e per Usa, Gran Bretagna e Israele, il secondo sistema automatizzato di smistamento bagagli - Bhs - e la seconda torre uffici. Ma la società che fa parte del Gruppo Gemina guarda lontano: lo slogan è "Fiumicino vola". E in effetti Basile, affiancato dal presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, disegnano il raddoppio dello scalo su 1.300 ettari a nord dell'attuale aeroporto: la pista di "Fiumicino 2" orientata da nord a sud, l'aerostazione composta da due strutture centrali di oltre 250 mila metri quadrati collegate con due moli d'imbarco lunghi un chilometro ciascuno, allacciati a più di 40 piazzole per gli aerei. Una navetta automatizzata, chiamata "people mover ", trasporterà i passeggeri tra terminal vecchi e nuovi. Lo sviluppo del "Leonardo da Vinci" era stato programmato già dalla fine degli anni '60 e poi abbandonato: secondo i rumors oltre ad Adr, anche Air France, in procinto di acquisire Alitalia, sarebbe interessata a questo progetto perchè la sua alleanza con Klm potrebbe puntare su Fiumicino come futura testa di ponte tra Europa e Africa e tra Europa e Asia. In pratica l'aeroporto diventerebbe il terzo hub di livello mondiale (dopo lo Charle de Gaulle di Parigi e lo Schiphol di Amsterdam) in mano al colosso franco- olandese. "Serviranno 6-7 anni per l'iter burocratico di acquisto ed esproprio dei terreni - si augura Palenzona ed almeno altri 6-7 per le infrastrutture, ma io spero di impiegarne meno di 15. Dobbiamo recuperare il tempo perso". Ma spunta anche qualche spina: accanto a una grande collaborazione di tutte le istituzioni a livello centrale e del territorio, Palenzona chiede "l'aggiornamento della tariffe, ferme dal 2001, e uno sviluppo adeguato delle vie di accesso all'aeroporto, che sembra la scommessa più difficile ". Se infatti Adr è pronta a grandi investimenti, serve in parallelo grande sostegno dello Stato, sottolineano dal litorale, per costruire il sistema intermodale ipotizzato da Basile e Palenzona: i collegamenti su ferro prevedono una navetta allacciata alla Roma Lido a sud e alla stazione ferroviaria di Maccarese a nord, che raggiunga anche il porto di Fiumicino. Tra i collegamenti su gomma le complanari della Roma-Fiumicino, l'allaccio con il Gra, con la Roma- Civitavecchia e l'Aurelia. Per Piero Marrazzo, presidente della Regione, lo scalo "è ormai lanciato come aeroporto intercontinentale, il vero hub del Mediterraneo". Ma le infrastrutture, molto costose, sono fondamentali. Francesco Di Frischia Futura Il plastico del "Molo C" di Fiumicino illustrato ieri dai vertici Adr Basile e Palenzona \\ Palenzona: dobbiamo essere alla pari coi grandi scali europei \\ Basile: in atto un piano straordinario di interventi.

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In Libano i cristiani rischiano l'estinzione (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Appello Il patriarca Sfeir: Il Paese è sull'orlo dell'abisso e per noi situazione drammatica In Libano i cristiani rischiano l'estinzione Maurizio Piccirilli m.piccirili@iltempo.it La comunità cristiana, in Libano, è vicina all'abisso. L'allrme viene dalla maggiore autorità religiosa del Paese dei cedri. "La presenza cristiana in Libano è oggi motivo di preoccupazione", ha detto il cardinale Nasrallah Sfeir, intervenendo a una conferenza sulla "Presenza cristiana" organizzata dalle Chiese maronita, ortodossa ed evangelica libanesi. La preoccupazione del patriarca è condivisa persino da Ali al Hassan, uno dei massimi rappresentati del Supremo consiglio sciita che ha sottolineato come "presenza e futuro, in base a quanto è accaduto in Palestina e in Iraq e che, Dio non voglia, potrebbe accadere in Libano". Un tempo in leggera maggioranza nel paese, i cristiani rappresentano oggi circa il 35 per cento dei 3,5 milioni di abitanti del Libano. Durante la guerra dell'estate 2006 ben 250mila cristiani hanno lasciato il Libano. Il patriarca Sfeir ha anche ribadito sottolineando come la presenza dei cristiani in Libano sia di benificio non solo per il Paese dei Cedri, ma anche per l'intera regione. "La presenza dei cristiani era ed è ancora un fattore di benessere per il Libano e per tutti i Paesi dove i cristiani vivono insieme con i fratelli musulmani in un'atmosfera di solidarietà e rispetto reciproco", ha detto Sfeir. E proprio dall'Iraq arriva un nuovo appello per la liberazione del vescovo caldeo. Appelli che viaggiano sul web. Il sito Ankawa.com ha lanciato una raccolta di firme "per condannare il rapimento di mons. Rahho" e "per chiedere al Governo iracheno una seria ed efficace azione volta al rilascio del presule". A questo è seguita l'iniziativa di un altro sito di ispirazione cristiana che invita a pregare e a non dimenticare il vescovo di Mosul e propone di accendere una candela per la liberazione di mosnignor Faraj Paulus Rahho. Seguendo le istruzioni riportate sul sito di Baghdadhope (www.baghdadhope.blogspot.com) è possibile, infatti, accendere una candela virtuale per mons. Rahho. Si tratta di un gesto allo stesso tempo di solidarietà e di comunione con il presule sequestrato e per tenere desta l'attenzione di tutti sulla vicenda.

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All'inizio del 2007, si verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un comple (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CARLO JEAN All'inizio del 2007, si verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un completo cambiamento di strategia. Anziché diminuire le truppe, le aumentò da 15 a 20 delle brigate da combattimento. Il numero dei soldati americani a Baghdad crebbe da 3.000 ad oltre 20.000. Ma questa è solo una faccia della medaglia. Quella più importante consisteva nel "recupero" dei sunniti, nella presa d'atto che gli sciiti non erano in condizioni di governare il paese e nel coinvolgimento di Teheran nel tentativo di stabilizzazione dell'Iraq. I due responsabili sul campo il generale Petraeus e l'ambasciatore Crocker hanno adottato una politica molto simile a quella della Gran Bretagna per far finire la rivolta antibritannica del 1918-21. Centrali sono state la costituzione delle "Forze del risveglio sunnita", formate da ex-militari ben addestrati, che fino ad allora avevano combattuto gli americani con i jihadisti stranieri, e l'abolizione del divieto di assumere funzionari appartenenti al vecchio partito Ba'ath. Tale iniziativa ha avuto diverse conseguenze positive. Intanto, i sunniti hanno eliminato i jihadisti stranieri.I pochi rimasti operano ancora nella regione di Mosul. Poi, l'Iran si è preoccupato della possibilità di ritorno di un regime sunnita a Baghdad, sostenuto dagli Usa, ed ha esercitato la sua influenza sulle milizie sciite perché diminuissero gli attentati. Infine, Teheran si è persuasa che gli Usa non si ritireranno dall'Iraq neppure in caso di vittoria dei democratici. L'ambasciatore Crocker ha potuto iniziare un negoziato con gli iraniani non solo sulla stabilizzazione dell'Iraq, ma anche sul futuro geopolitico del Golfo. È anche riuscito a convincere Washington di inviare qualche segno distensivo all'Iran, in particolare convincendolo che gli Usa non stessero per di bombardarlo. Il surge americano ha quindi avuto successo, con grande sorpresa di tutti. Esso è dipeso soprattutto dalle iniziative politiche, più che dall'efficacia dell'azione militare in sé. Ma il problema iracheno non è affatto risolto. Il governo di Baghdad resta estremamente debole. Le contrapposizioni etniche e tribali rimangono. Militari e poliziotti rimangono fedeli ai loro clan, non allo Stato. Gli americani sperano che le elezioni provinciali del prossimo ottobre portino al potere una nuova classe politica, capace di concordare equilibri e di dare stabilità al paese. Il surge è stato concepito per essere temporaneo. Comunque, non può pacificare l'Iraq. Ha aumentato la probabilità che si posa farlo. La situazione potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica iraniana.

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Più comfort, più sicurezza, più spazio per far competere Fiumicino nel ruolo di hub c (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di GIULIO MANCINI Più comfort, più sicurezza, più spazio per far competere Fiumicino nel ruolo di hub centrale del Mediterraneo. Passa per la realizzazione di una nuova aerostazione e delle relative infrastrutture l'ambizione di Roma di diventare nodo centrale del traffico passeggeri tra Europa, Asia e Africa. Si chiama Molo C ed è un progetto da 195 milioni di euro la speranza del "Leonardo da Vinci" di recuperare terreno nella corsa delle capitali europee a conquistare quote di traffico aereo e quindi di economia e turismo. La prima pietra dell'opera è stata posata ieri, con oltre tre anni di ritardo rispetto ai programmi di privatizzazione dello scalo capitolino. Il complesso, destinato quasi esclusivamente ai voli internazionali, entrerà in esercizio non prima del 2012 e consentirà di elevare di cinque milioni di passeggeri la capacità di traffico annua di Fiumicino. A tenere a "battesimo" la nuova opera è stato ieri lo "stato maggiore" dell'aeronautica civile nazionale. Oltre ai vertici di Adr, il presidente Fabrizio Palenzona e l'ad Maurizio Basile, erano presenti il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, il presidente dell'Enav, Bruno Nieddu, il presidente dell'Enac Vito Riggio, il governatore del Lazio, Piero Marrazzo e il sindaco di Fiumicino, Mario Canapini. La nuova struttura sarà articolata in due corpi e avrà una superficie complessiva di 78 mila metri quadrati. Il primo edificio sarà un ampliamento dell'attuale terminal C, a ridosso dell'aerostazione inaugurata il 20 agosto 1960. Lungo 200 metri e largo 40, avrà un'area di oltre 22 mila metri quadrati e sarà dotato di un nuovo impianto di smistamento bagagli. La seconda costruzione è il "molo C" con l'area dedicata all'imbarco: lunga 280 metri e larga 70, potrà ospitare comodamente oltre 5 milioni di passeggeri all'anno. Per i servizi a disposizione del passeggero nel piano interrato del molo C una vasta area sarà dedicata al controllo di sicurezza dei bagagli da stiva. Il molo C, dotato di 8 gate per l'imbarco remoto e di altre 16 uscite servite da pontili telescopici, sarà predisposto per il collegamento con gli altri terminal attraverso il treno "people mover" senza conducente che già oggi collega il satellite alle partenze internazionali. Dei 195 milioni di investimento previsti per il nuovo "pezzo" di aeroporto ma anche per altre infrastrutture, 25 sono stati messi a disposizione dell'Enac e 40 da parte governativa. Il resto è stato finanziato dal gestore privato "Aeroporti di Roma". I lavori saranno effettuati da un'associazione temporanea di imprese guidata da Cimolai spa mentre la direzione dei lavori sarà curata da Adr Engineering. Intanto è in dirittura d'arrivo l'intervento per il "Terminal 5", attraverso il quale transiteranno quasi un milione di passeggeri all'anno. Sarà pronto a maggio prossimo e accoglierà una parte dei passeggeri dei voli cosiddetti "sensibili", in partenza per quelle destinazioni, come gli Stati Uniti e Israele, che richiedono controlli antiterrorismo particolarmente approfonditi. Il T5 consentirà inoltre di rendere più agibile il confinante terminal C nelle ore di punta e di alleggerire il sistema BHS di trasporto automatico dei bagagli negli orari più critici del primo mattino. Un secondo BHS è in via di cantierizzazione: sorgerà nell'ex area Alitalia Cargo e sarà pronto alla fine del 2009.

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Il Cairo spera di riuscire a mediare una tregua tra Israele e i militanti palestinesi. Spiega il min (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Istro degli Esteri Ahmed Gheit: "Un accordo potrebbe includere uno scambio di prigionieri e la fine delle restrizioni ai varchi tra Israele e la Striscia. Se non riusciremmo a permettere che questa situazione finisca, allora peggiorerà di nuovo".

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Il clima si sta avvicinando a quello che precedette l'assassinio di Itzhak Rabin (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO "Il clima si sta avvicinando a quello che precedette l'assassinio di Itzhak Rabin", commenta un esponente dei servizi segreti israeliani nel riferire che è stato alzato il livello della sicurezza intorno al premier Olmert e ad alcuni ministri. L'attentato della scorsa settimana alla scuola religiosa di Gerusalemme (legata ai rabbini nazionalisti più oltranzisti) e il timore, tra coloni e destra, che i colloqui di pace possono portare a un accordo tra Israele e i palestinesi sono guardati con preoccupazione. L'altra sera, la televisione di stato ha affermato che tre studenti di Merkaz Harav progettano una vendetta mentre molti rabbini del collegio accusano premier e governo di "favorire gli arabi" e rivendicano una "vera leadership ebraica". L'uccisione, ieri a Betlemme, dell'uomo da alcuni indicato come il mandante dell'attentato di Gerusalemme (nel quale sono morti otto studenti) insieme con altri tre militanti potrebbe calmare, per il momento, gli animi dei nazional-religiosi ma la tensione resta alta. Ora, è la Jihad islamica, di cui Mohamed Shehada era uno dei capi, a promettere vendetta "nel cuore d'Israele". Un dirigente del collegio rabbinico ha smentito la notizia diramata dalla tv secondo la quale tre studenti si erano consultati con due rabbini per sapere se sia lecito compiere un'operazione di ritorsione ottenendo una risposta positiva. La televisione ha confermato la propria versione dei fatti e ieri, sono apparsi nelle strade intorno a Merkaz Harav manifesti firmati da numerosi rabbini nei quali si sollecita di rispondere ai nemici azione per azione. Il massacro nella yeshiva, è scritto, "è il risultato della mancanza di un governo appropriato". Uno dei rabbini ha sostenuto, secondo Haaretz, che l'invito alla vendetta non riguardava i singoli perché "vendicare i morti è compito della leadership ebraica appropriata che deve essere creata". La precisazione non è del tutto convincente, dicono a Tel Aviv, visti nomi e trascorsi di alcuni dei rabbini tra i quali, oltre al figlio del leader spirituale di Shas (partito della coalizione che minaccia di uscirne quando si negozierà sul futuro di Gerusalemme) c'è anche Uzi Sharbaf che una ventina d'anni fa uccise alcuni studenti arabi a Hebron. Condannato all'ergastolo, è stato "perdonato" e rimesso in libertà. Altri rabbini firmatari sono legati al movimento illegale d'estrema destra Kach. Il timore, invece, che Olmert possa arrivare a un accordo facendo concessioni sui territori e su Gerusalemme fa sorridere i palestinesi e, a giudicare dalla situazione, persino gli americani. Condoleezza Rice e alcuni portavoce di Bush hanno stigmatizzato la decisione del governo israeliano di autorizzare la costruzione di altre settecento case in un insediamento a nord di Gerusalemme.

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ROMA Un attacco così duro non è usuale nel mondo diplomatico: Chi ci invita (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di CLAUDIO RIZZA ROMA Un attacco così duro non è usuale nel mondo diplomatico: "Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona". Le parole dell'ambasciatore israeliano a Roma, Ghideon Meir, successore di Gol, dirette contro Massimo D'Alema hanno creato un caso. Il ministro degli Esteri ha sostenuto ieri sera, davanti alle telecamere di Sky, una tesi non nuova, ripetuta più volte alla stessa Tzipi Livni, ministro degli Esteri di Gerusalemme e stella di prima grandezza della politica israeliana: "Con Hamas bisogna trattare". Spiegando: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...". "Con chi si negozia la pace? Con i nemici, con gli amici non c'è bisogno di negoziare". Ma le frasi di D'Alema hanno provocato stavolta la reazione secca dell'ambasciatore che, solo pochi giorni fa, era stato assai più cauto sentendo il ministro proporre lo stesso schema. Meir ha spiegato: "La pace si fa sì con il nemico, ma con un nemico che desidera la pace e la convivenza dell'uno accanto all'altro. La posizione di Hamas è nota e non è cambiata. I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello Stato di Israele". "Gli inviti per un cessate il fuoco sono solo una fase del piano per completare il sogno di Hamas di distruggere lo Stato di Israele e di fondare uno Stato religioso fondamentalista musulmano tra il fiume Giordano e il Mediterraneo". L'ambasciatore ha notato che proprio durante il giorno di lutto per gli otto ragazzi uccisi nella scuola rabbinica "c'è chi invita ad un negoziato con barbari e assassini". E' probabile che a Meir abbia dato anche fastidio che il premier di Hamas, Ismail Haniyeh, abbia "apprezzato" pubblicamente la posizione della Ue e "le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano D'Alema". Alla Farnesina, comunque, l'attacco è stato accolto con sorpresa. E' stato notato come in realtà trattative segrete siano già in corso tra Hamas e Israele, complice la mediazione egiziana. Il ministro degli Esteri, Aboul Gheit, proprio ieri spiegava la tregua, che va condita con un allentamento delle restrizioni per gli abitanti della Striscia di Gaza e possibilmente uno scambio di prigionieri. Non è solo la Ue a volere il dialogo, ma anche negli Usa gli ex consiglieri per la Sicurezza nazionale, Brezinski e Scowcroft, hanno scritto nei giorni di Annapolis a Bush, per suggerire di coinvolgere Hamas nelle trattative piuttosto che "isolarlo" pericolosamente. E, secondo D'Alema, questo è un orientamento che trova ampio consenso tra la popolazione israeliana, come affermano i sondaggi. L'ex ministro Fini commenta, con una dose di cautela: "Capisco la reazione dell' ambasciatore israeliano anche se può sembrare molto forte e lo è, ma va ricordato che Hamas è classificata dall'Unione europea come organizzazione terroristica. Invocare il dialogo con chi nega a Israele il diritto di esistere non può che portare a reazioni come queste". Così, dopo le polemiche sulle candidature "fasciste" nel Pdl, ora l'ambasciatore ebreo attacca il Pd. In campagna elettorale svolazzano i falchi.

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Sui nodi internazionali l'attesa di una svolta (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15 categoria: REDAZIONALE Il commento Sui nodi internazionali l'attesa di una svolta SEGUE DALLA PRIMA La ruvidezza inedita usata ieri contro il ministro degli esteri dell'Unione, Massimo D'Alema, trova senz'altro una parziale spiegazione nel tema in discussione: il dialogo fra il governo di Gerusalemme e Hamas, indicato da D'Alema come un'esigenza da soddisfare se si vuole costruire la pace in Medio Oriente. Ma le parole usate da Meir per replicargli lasciano trasparire un'irritazione covata da tempo nei confronti della politica estera del centrosinistra. Dire che coinvolgere Hamas sarebbe come "negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere sulla corona", significa non solo bocciare, ma ritenere provocatoria la proposta dalemiana; e con espressioni che definire poco diplomatiche è un eufemismo. Si tratta di una polemica che fa irrompere le questioni internazionali in una campagna elettorale ripiegata finora su temi interni; e incapace di abbozzare un ruolo italiano sia nell'Unione europea che su uno scacchiere più esteso. Eppure, la tensione tra la Farnesina e Israele fa capire che la politica estera si impone nonostante il tentativo di ignorarla. Ed affiorano i primi indizi che il centrodestra si prepara, se non a smontare, certamente a correggere quella perseguita dall'Unione prodiana. La perentorietà con la quale ieri l'attuale opposizione ha giustificato lo scarto del governo di Gerusalemme contro D'Alema sembra anticipare l'atteggiamento che avrà Silvio Berlusconi nei confronti dei problemi mediorientali. E non soltanto verso quelli. Se vincerà le elezioni del 13 e 14 aprile, è presumibile che acconsentirà ad aumentare le truppe italiane in Afghanistan, come chiedono da tempo Usa e Gran Bretagna. E probabilmente, ai soldati europei sarà chiesto di combattere anche nel sud e nell'est di quel Paese, in zone ben più pericolose del nord dove oggi si trova il contingente italiano. L'ha fatto capire proprio ieri l'ex ministro degli Esteri e leader di An, Gianfranco Fini. Il suo sembra un gesto preventivo di disponibi-lità, nella quasi certezza che la nuova Casa bianca chiederà un maggiore impegno agli alleati europei. Sarebbe un cambio di atteggiamento vistoso, rispetto ai due anni del centrosinistra. Alla fine del 2006, la coalizione guidata da Romano Prodi ha completato il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq. Ha tenuto fede agli impegni internazionali in Afghanistan, rifiutandosi però di mandare rinforzi, e di muovere le truppe fuori dai territori concordati con la Nato e decisi dal Parlamento. Ma da tempo queste limitazioni hanno provocato i malumori dei Paesi alleati nei confronti soprattutto dei governi di Roma e di Berlino, chiamati a fronteggiare l'ostilità alla guerra delle rispettive opinioni pubbliche. Come ulteriore segno di svolta rispetto agli anni berlusconiani, nell'estate del 2006 l'Unione affiancò al disimpegno dall'Iraq l'iniziativa italiana in Libano, sostenuta dalle Nazioni unite; ed applaudita da tutti i settori della sinistra. Massimo Franco.

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Indizi di novità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15 categoria: BREVI Indizi di novità Affiorano i primi indizi dell'intenzione del Pdl di correggere le scelte del governo Prodi su Israele e sull'Afghanistan.

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Omicidio mirato (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Omicidio mirato Pace prima fra Hamas e Fatah Ci sarebbe il mandante dell'attacco alla yeshiva di Gerusalemme, costato la vita a otto ragazzi la scorsa settimana, tra i quattro militanti della Jihad islamica uccisi dalle forze speciali israeliane ieri a Betlemme. Almeno a sentire le fonti palestinesi che indicavano in Mohammed Shehadeh il mastermind della carneficina di Mercaz Harav: prima legato a Fatah, l'uomo si sarebbe poi mosso con i gruppi armati che tengono i collegamenti con Hezbollah. Presenze che di questi tempi, in Cisgiordania, non lavorano certo per Abu Mazen. Dal canto loro, gli israeliani (che hanno già arrestato numerose persone dopo l'attentato di giovedì), non confermano, limitandosi a parlare di un'operazione mirata, giustificata da un corposo elenco di attacchi terroristici contro Israele realizzati dal gruppo che faceva riferimento a Shahade. Che ora siano proprio i palestinesi a indicare nell'uomo anche la mente dell'attentato contro la scuola rabbinica, racconta di quanto sia alto lo scontro tra Hamas e Fatah, e di quanto sia fragile la tregua raggiunta su Gaza grazie alla mediazione egiziana. Finché c'è tregua c'è speranza, potrebbe dire la versione mediorientale di un noto adagio. Speranza di pace e del riconoscimento dello stato di Israele da parte di tutti i paesi arabi, aggiungiamo noi. Ma se la speranza resta viva, intuendo una crepa nel muro delle ideologiche recriminazioni ripetute sin qui dal capo di Hamas, Ismail Haniyeh, che ieri per la prima volta ha esposto le sue "condizioni" per una tregua duratura con Israele (fine delle operazioni militari israeliane nella Striscia, revoca delle sanzioni economiche e apertura dei confini del territorio), oppure leggendo della mediazione yemenita tra le due fazioni palestinesi per convincere Hamas a rinunciare al golpe nella Striscia e riconoscere i vecchi accordi con Israele, poi la speranza muore. Muore sentendo le voci della Jihad di Gaza che arringa il suo popolo a un suicidio. Non soltanto politico. 13/03/2008.

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Hamas chiede la fine dei raid nei Territori. Israele oscura "al Jazeera" per <faziosità> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Hamas chiede la fine dei raid nei Territori. Israele oscura "al Jazeera" per "faziosità" Nessuna tregua sino a quando Israele non cesserà i raid militari su Gaza e si deciderà a riaprire i valichi di frontiera con la Striscia. Lo ha detto ieri il leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, dettando le condizioni per un cessate-il-fuoco con Israele. "Ci deve essere un impegno da parte di Israele per porre fine alle sue aggressioni contro il nostro popolo, agli assassini, alle uccisioni ed ai raid, e per levare l'assedio su Gaza e riaprire i valichi", ha dichiarato aggiungendo che un accordo di cessate il fuoco dovrebbe essere "reciproco, generale, e simultaneo" e riferirsi tanto alla Striscia di Gaza quanto alla Cisgiordania. "Non vi abbandoneremo, popolo della Cisgiordania - ha aggiunto -. L'aggressione contro di voi è un'aggressione contro di noi", ha concluso. Il giorno precedente Hamas aveva confermato per la prima volta in modo ufficiale l'esistenza di una tregua con Israele: non un patto diretto, ma l'esito di un accordo mediato dagli egiziani. Intanto Israele ha deciso di imporre un embargo nei confronti della televisione del Qatar, per via della copertura giudicata faziosa dell'operazione israeliana nella Striscia di Gaza dei giorni scorsi. "Il ministero degli Esteri ha avuto colloqui in proposito - ha spiegato alla radio dell'Esercito il vice ministro Majali Wahabe - e ha deciso di porre un embargo contro l'emittente. Le sue notizie sono disoneste e ci danneggiano e incitano la gente ad attività terroristiche". Secondo la radio, nei prossimi giorni il ministero degli Esteri manderà una lettera al governo del Qatar chiedendo che indaghi sulle accuse di faziosità mosse ai giornalisti di Al Jazeera in Israele, cui non è permesso di entrare negli uffici dell'esecutivo a Gerusalemme. 13/03/2008.

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Taranto Ultimo appuntamento con Taranto non dorme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Taranto Ultimo appuntamento con Taranto non dorme. Transiti d'autori contemporanei : alle 21.30 al Teatro Aldo Moro dell'Istituto Pertini-Fermi, corso Italia 360, "L'asino albino" di e con Andrea Cosentino, regia di Andrea Virgilio Franceschi. "L'asino albino è una specie in via d'estinzione, simbolo dell'isola dell'Asinara, luogo appartato a nord della Sardegna, oggi area naturale protetta e in passato lazzaretto per la quarantena dei malati infettivi. Durante la prima guerra mondiale è stata trasformata in un campo di concentramento, dove hanno trovato la morte settemila prigionieri austro-ungarici. Infine, ed è storia recente, l'Asinara è divenuta famosa per il "Fornelli", oggi smantellato carcere di massima sicurezza, dove ancora risuonano gli echi della stagione della lotta al terrorismo degli Anni Settanta. A questo luogo si può accedere solo partecipando a gite turistiche guidate per visitare le terribili tracce di quel passato e soprattutto la bellezza naturale delle spiagge e del mare. Un unico attore abita la scena, un attore-isola sul quale atterrano personaggi grotteschi, individuati appena da una sigaretta, un paio di occhiali, un dialetto, una fotografia, un luogo comune. Apparizioni che parlano attraverso grumi d'emozioni illeggibili che scaturiscono con comicità violenta. L'attore è la guida che non concede spiegazioni, che non vuole accompagnare. Non ci sono serre o riserve incontaminate. Non c'è rete che attutisca la caduta. I piani d'evasione sono stati tutti sabotati. Uno spettacolo sul tempo che passa e che non torna più". Bari Novanta studenti della Scuola di Grafica dell'Accademia delle Belle Arti di Lecce hanno prodotto I pizzini della legalità ossia una strada a quattro corsie (250 messaggi) per ribadire con il colore, con i segni, con le immagini quanto serva la conoscenza e la denuncia delle violenze perpetrate dalle varie mafie. Fino al 16 marzo saranno esposti alla galleria comunale, spazio giovani, via Venezia 41. L'inaugurazione oggi alle 11 con Pasquale Martino, assessore comunale alla Pubblica Istruzione, Davide Pati, responsabile Ufficio Beni Confiscati Libera Nazionale, don Raffaele Bruno, referente di Libera Puglia, e gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Lecce. Frosinone Un "piccolo evento musicale " alle 22 a Cantina Mediterraneo con Jennifer Gentle + Shout . In via A. Fabi 341. Roma Medici Senza Frontiere organizza Top ten crisi dimenticate 2007 . Sarà presentato il nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere e dell'Osservatorio di Pavia sulle crisi umanitarie e lo spazio loro dedicato nei tg italiani nel 2007. Appuntamento alle 21 alla libreria Bibli, in via dei Fienaroli 28. Ospiti saranno Pietro Veronese, giornalista de "la Repubblica" e autore del libro "Africa-Reportages", e il fotogiornalista Francesco Zizola. Il rapporto verrà illustrato da Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia, e Mirella Marchese, dell'Osservatorio di Pavia, e sarà accompagnato dalle testimonianze di Loris De Filippi, responsabile operazioni di Msf Italia, e Francesco Sincich, operatore umanitario Msf appena rientrato dalla crisi in Kenya. Start alle 19, free entry al Villaggio Globale in lungotevere Testaccio: con aperitivo infoshokkante, mostre, videoproiezioni, assaggini vegani, dj set elettronico; e poi, alle 22, ska-reggae con Southska e presentazione del disco "In-a" dei Quartiere Coffee, entry 5 euro. Cinema russo e sovietico al Grauco, via Perugia 34: alle 19 "Rodnia. Parenti" di Nikita Mikhalkov e alle 21 "Guerra e pace (seconda parte)" di Serghei Bondarciuk. Tony Cerqua Gang alle 22 al Big Mama, in vicolo San Francesco a Ripa 18. Un palco per tutti , selezioni Marte Live alle 22.30 al Mads, in via dei Sabelli 2. Alle 22 al Lian di via degli Enotri 6 Ciao Rino in concerto ; a seguire, dj Unmute con musica indi, alternative, wave e anni '80. The Cotton Club propone Mameli Voices , quartetto di voci e pianoforte, alle 22.15 in via Bellinzona 2. Fleurs du Mal e il nuovo cd "Lost & Found" al Boogie Club in via Gaetano Astolfi 63. Francesco Saguto & Leila Bahlouri al Pentagrappolo in via Celimontana 21b, alle 22. London Calling musica house funky anni '70-'90 con dj Gino Woody Bianchi dalle 22.30 al Rialtosantambrogio, via S. Ambrogio 4; prima, alle 21.30 nella rassegna "Y - l'altra incognita", personaggi, storie e visioni al femminile, uno studio per Rewind dedicato a Café Müller di Pina Baush di e con Daria Deflorian e Antonio Tagliarini. Ministero dell'Inferno @ Circolo degli Artisti, via Casilina 42, alle 21.30. Swing, rock'n'roll, jumpin' blues, 60s soul and beat al Micca Club, via Pietro Micca 7a, con (alle 22) Swinging With Micca - dj set con Marwin , ingresso libero con inserimento in lista (0687440079). Ritmi mediterranei, testi in dialetto e un percorso musicale in bilico fra tradizione e innovazione: Qbeta dalle 22 all'Init, via della Stazione Tuscolana 133. Seconda serata con Piedi, tra terra e terra. Viaggio attraverso l'immigrazione femminile alla Locanda Atlantide, via dei Lucani 22b. Si inizia alle 19.30 con cocktail di benvenuto e buffet interculturale. Alle 20.45 reading di poesie e brani tratti dal libro "Madre piccola" di Cristina Ali Farah, sarà presente l'autrice. Alle 21.30 la Compagnia Atacama in "Caos". Alle 23 Nour Eddine e "Desert contemporain", il world jazz incontra i canti sufi gnawa. Alle 18 a Odradek la libreria, via dei Banchi Vecchi 57, per "Il mondo in casa nostra" Rifiuti: non solo Napoli. Mafie internazionali, Africa e geopolitica della discarica , organizzato con Libera e Legambiente. Con Alex Zanotelli, "Un filo unisce la Campania al Sud del mondo"; Antonio Pergolizzi di Legambiente, "Le mafie, una rete internazionale"; Gino Barsella di Punto Critico, "L'Africa nella morsa dei rifiuti tossici". Sarà esposta la mostra "Mafiacartoon". Presentazione del primo volume delle storie di Manuele Bambinello, ovvero la mia risposta a Pierino Porcospino di Lucio Villani: tragicomiche avventure in filastrocca lette, per l'occasione, da Chiara Visca e Alessandro Carbone alle 19.30 alla libreria Lo Yeti, via Perugia 4. La Palestina alla libreria Rinascita in viale Agosta: alle 20.30 proiezione del film-documento Jenin Jenin di Mohammed Bakri, sotto processo in Israele per il contenuto del film; intervengono: Mjriam Abu Samra, dell'associazione giovani palestinesi "Wael Zuaiter"; Germano Monti, del Forum Palestina. Alle 18.30 alla libreria Rinascita in via Prospero Alpino 48 presentazione della raccolta di poesie Legata alle mie ali con l'autore Raffaello Pallone, letture dal vivo con Walter Curini, poeta e critico letterario. Firenze I giovedì "tra la sperimentazione e la canzone" al Covo del Cpa Fi-Sud in via di Villamagna 27a: alle 22.30, ingresso libero, Jazz Pistols rock-jazz-progressive. Alle 20 aperitivo e alle 21 cena. Sesto Fiorentino (Fi) Per la rassegna "Cinema in Circolo" al cinema Il Quartuccio di piazza Rapisardi 6, alle 21.15 proiezione del film Madri di Barbara Cupisti. "Attraverso le testimonianze delle madri che vivono nella terra dilaniata dalla guerra infinita, con il terrore di non veder rientrare a casa i propri figli, vengono mostrati i conflitti e i drammi privati che raccontano la Storia. Il dolore per la perdita di un figlio, che sia vittima o carnefice, è il più profondo e straziante, ingiusto e incomprensibile e non esistono differenze di razza né di credo per il dolore. Madri israeliane e palestinesi che hanno vissuto questo dramma ci aiuteranno a capire attraverso i loro racconti questa terribile realtà. Trieste Per il ciclo "I disastri della guerra", alle 20.30 alla Casa del Popolo "Giorgio Canciani" di Sottolongera, via Masaccio 24, verrà proiettato il film Duello nel Pacifico di John Boorman. Ingresso con tesserino, disponibile in sala. Trento Alle 10 nella biblioteca comunale, sala Affreschi, Polonia: lezioni di geografia . La descrizione del territorio, della popolazione, delle culture e delle ricchezze dei paesi di provenienza degli immigrati che oggi vivono in Trentino e l'esperienza personale della migrazione. Relatrice Danuta Wrona, insegnante in patria, ora mediatrice culturale da molti anni a Trento. Milano Mobbing, mi piace lavorare è il film di Francesca Comencini proiettato alle 21 a Metromondo, via Ettore Ponti 40, per il cineforum sul lavoro. Segue dibattito. Instant art per commemorare Raffaele Ciriello , il fotoreporter che il 13 marzo 2002 venne assassinato dall'esercito ebraico a Ramallah mentre svolgeva il suo lavoro. Di Alex Schiavi alle 12 in piazza Cavour, lato via Manin, davanti al palazzo della stampa. Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di endecasillabi e grugniti. Alla Scighera di via Candiani 131 Poetry Slam 4 . Alle 21.30. Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim. Segrate (Mi) "Pellicole resistenti" al csa Baraonda di Rovagnasco, in via Amendola 1. Alle 21 proiezione del film L'Agnese va a morire . Stoner, heavy psichedelia, doom, trash, rock'n'roll: alle 22 al Circolo Magnolia, via Circonvallazione Idroscalo 41, El Thule + Long Dong Silver + So Long Cok's Name . Osnago (Lc) "Usciamo dal silenzio" e Arci la Locomotiva organizzano Cosa succede nel nostro territorio? Parliamo della legge 194 alle 21 nella sala civica Sandro Pertini, con l'avvocata Alessandra Colombo e il dottor Paolo Telloli. Torino Per "Cambiare il mondo", tre serate all'Unione culturale "Franco Antonicelli" per riflettere sull'idea di cambiamento, tra dinamiche storiche e processi di globalizzazione, Le sinistre e la storia. Molti anniversari per molte anime . Intervengono Luigi Cortesi, Guido Liguori e Marco Scavino, presenta Gianfranco Ragona. Info: 3496145922, 0115621776. 13/03/2008.

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È filo-Hamas , Israele dichiara guerra ad Al Jazeera (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"È filo-Hamas", Israele dichiara guerra ad Al Jazeera Lo Stato ebraico prova a mettere il bavaglio alla tv più odiata dai regimi arabi: niente più interviste dal governo e in futuro stop agli accrediti Michele Giorgio Gerusalemme È un attacco a tenaglia quello che Israele e l'Autorità nazionale di Abu Mazen hanno lanciato contro la televisione satellitare del Qatar al-Jazeera. Israele ha dichiarato guerra all'emittente che ha rivoluzionato il modo di fare informazione nel mondo arabo. "Al Jazeera è diventata parte di Hamas" ha accusato il vice ministro degli esteri Majalli Wahabe. Simili le accuse che arrivano dall'Anp. Da oggi in poi il direttore dell'ufficio locale dell'emittente Walid Omary e il resto della redazione non otterranno più interviste con esponenti del governo israeliano. E verrà inviata anche una lettera ufficiale di protesta al Qatar. "Abbiamo constatato che al-Jazeera è diventata parte di Hamas, schierandosi e cooperando con gente che è nemica dello Stato di Israele", ha affermato Wahabe, "rappresenta una sola posizione. Perché dovremmo collaborare con loro?". In futuro i giornalisti di al-Jazeera che arriveranno in Israele non potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi sulle tante vittime civili (oltre il 50% dei 120 morti palestinesi registrati in una settimana) dell'attacco israeliano, ed ha trascurato quanto accadeva a Sderot, la cittadina presa di mira dai razzi Qassam che di recente hanno fatto un morto e feriti tra i civili israeliani. "Queste accuse sono infondate - ha protestato Walid Omary - cercano di intimidirci per influenzare il nostro lavoro. Nei giorni scorsi abbiamo inviato troupe anche a Sderot e intervistato rappresentanti ufficiali israeliani. Non siamo noi che lanciamo razzi verso Israele e non siamo noi che mandiamo gli F-16 a bombardare Gaza". Ma Omary deve guardarsi anche alle spalle, perché l'Anp e Fatah stanno attaccando a fondo la sua televisione che pure gode di un pubblico vasto e di un'ampia stima nei Territori occupati. È un attacco intenso, cominciato dopo la presa del potere di Hamas lo scorso giugno a Gaza, quando emissari di Abu Mazen andarono a Doha per chiedere la testa dei giornalisti di al-Jazeera che avevano dato spazio al movimento islamico. Ora diversi dirigenti locali di Fatah stanno raccogliendo firme per bloccare l'emittente. Ma la televisione qatariota deve fare i conti anche con l'ostilità dei regimi di vari paesi arabi, in particolare di Egitto e Arabia saudita (la monarchia di Riyadh ha dato vita ad una sua tv "all news", al-Arabiya, per contrastare i rivali del Qatar). Lo scorso 29 gennaio la polizia egiziana ha arrestato la giornalista di al-Jazeera Huwaida Taha che aveva denunciato l'uso della tortura da parte dei servizi segreti. L'accusa che il regime di Mubarak lancia al tv del Qatar è quella solita: darebbe sostegno ai Fratelli Musulmani. Ad inizio del mese invece la stampa araba legata ai regimi si è scagliata contro la direzione dell'emittente che aveva dato spazio ad una intellettuale araba-americana critica verso l'Islam. Senza dimenticare le accuse continue ad Al-Jazeera che giungono dagli Stati Uniti che pure hanno dato vita ad una televisione satellitare in lingua araba, al-Hurra, che non fa altro che riportare la versione di Washington di ciò che accade in Medio Oriente. L'attacco ad al-Jazeera investe però tutti i media arabi più liberi. Di recente il ministro dell'informazione egiziano Anas al-Faqqi and il suo omologo saudita Iyad Madani hanno lavorato ad un piano per la riorganizzazione dell'informazione regionale volto a "fermare" quei mezzi d'informazione che "aiutano il terrorismo". Una formula studiata non certo per colpire i giornali e i siti web che fanno capo ad al-Qaeda ma invece al-Jazeera e altri media che danno un resoconto degli avvenimenti non ancorato alle versioni ufficiali. Come faceva notare il mese scorso il direttore del quotidiano londinese al Quds al Arabi, Abdel Bari Atwan, i regimi arabi da questo momento in poi potranno far arrestare chiunque, in un giornale o in una televisione, decida di riferire posizioni scomode e i comunicati delle opposizioni.

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I motori di ricerca trovano il fattore umano (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Algoritmi aperti, redattori, coinvolgimento dei navigatori, relazioni sociali. Scovare informazioni sul web non è solo questione di tecnologia Nicola Bruno "Google it" per molti anglofoni è ormai sinonimo di fare una ricerca online. La variante italiana recita "basta andare su Google e... (tutte le porte della conoscenza si apriranno)". Segno che il super-motore di Sergey Brin e Larry Page si è imposto nell'immaginario collettivo come il principale punto di accesso per i contenuti online, un po' lampada di Aladino, un po' macchina della verità. Merito del suo potente algoritmo, tenuto gelosamente segreto per non fare un favore agli spammer (motivazione ufficiale) e per non perdere il controllo sulla gigantesca macchina da soldi costruita intorno ai suoi servizi (motivazione più plausibile). Tuttavia, da tempo all'ombra di Mountain View prendono piede progetti di ricerca web differenti che puntano sulla collaborazione e su un più esplicito coinvolgimento degli utenti. Molti sono nati e scomparsi nel giro di pochi mesi, senza lasciare traccia di sé. Altri continuano a vivacchiare nel sottobosco della rete, come ChaCha.com e le sue guide umane che forniscono risposte in tempo reale via chat o sms. Altri strizzano l'occhio al trend sociale del momento: il motore israeliano Delver.com, per esempio, punta tutto sulla socializzazione dell'esperienza di ricerca, attraverso un posizionamento dei risultati in base alle preferenze espresse dagli amici. Insomma, la ricerca di informazioni su internet prova a includere l'elemento umano nella tecnologia. E non si tratta solo di spingere sul pulsante della personalizzazione o di darsi un tocco più sociale, ma anche di garantire maggiore apertura e trasparenza sulle regole del gioco e sui filtri che decidono dell'accesso alla conoscenza di milioni di persone. Crescono infatti le preoccupazioni politiche di chi tiene a cuore la libertà in rete. E' giusto, si chiedono in molti, che una tecnologia proprietaria e per di più top secret abbia un ruolo così cruciale? Quanto sono neutrali i meccanismi di selezione e quanto, invece, c'è di umano e quindi di potenzialmente manipolabile per ragioni più o meno legittime (commerciali, politiche o di censura come già avviene in Cina)? "Il posizionamento su Google diventerà un argomento politico - scrive sul suo blog Laurent Haug, tra gli organizzatori della LIFT Conference di Ginevra - I futuri leader diranno 'digitate guerra in Iraq su Google e vedrete che i miei discorsi vengono prima'. Google sarà percepito come il miglior organizzatore della rilevanza. Se sarai in cima ai suoi risultati, allora avrai ragione". Un primo tentativo di rispondere a queste domande arriva da Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, da poco lanciatosi in una nuova avventura dal sapore impossibile chiamata Wikia Search (http://search.wikia.com). Il padre della nota enciclopedia online crede nella collaborazione disinteressata tra gli individui e proprio per questo da tempo non è tenero nei confronti degli attuali motori: "La ricerca è parte dell'infrastruttura fondamentale di internet. E al momento ha fallito, per le stesse ragioni per cui i software proprietari hanno sempre fallito: mancanza di libertà, di community, di affidabilità, di trasparenza". I punti di riferimento della sua creatura sono dunque ben altri: il movimento open-source, la 'saggezza delle folle', l'economia del dono. Elementi considerati fondamentali per dar vita a un motore davvero di qualità (grazie alla collaborazione degli utenti), trasparente (tutti gli algoritmi saranno noti) e rispettoso della privacy (i dati personali non saranno sfruttati per scopi commerciali). Il funzionamento è semplice: ogni qual volta si lancia una ricerca, si è invitati ad esprimere un giudizio sulla validità dei risultati; il sistema incorpora i feedback ricevuti e così offre risposte sempre più pertinenti. Per riprendere l'esempio di Haug, a stabilire qual è il miglior link per "guerra in Iraq" non sarà più un oscuro algoritmo, ma le scelte effettuate (e magari discusse, criticate, aggiornate) dalla comunità di utenti-autori. Ma la via del coinvolgimento degli esseri umani nell'attività di ritrovamento e selezione dell'informazione online non passa solo da obiettivi alti. C'è anche (e sono la maggioranza) chi è convinto che chiamare a raccolta gli utenti sia fonte di denaro. Come Jason Calacanis, imprenditore piuttosto noto sul web. Da sempre contrario a ogni forma di "volontariatocrazia", Calcanis ha da poco lanciato Mahalo.com, motore dal cervello umano. Gran parte dei suoi risultati sono infatti compilati da 60 redattori full time e 400 freelance, tutti adeguatamente retribuiti per compilare mini-guide ragionate. Impossibile, ovviamente, arrivare a coprire tutte le potenziali richieste degli utenti, ma non è tanto questo lo scopo di Mahalo. Calacanis prevede che in futuro i motori tenderanno a diversificare la propria natura: avranno un filtro algoritmico per le ricerche più specifiche e mirate; sociale per quelle che richiedono un minimo di fiducia (un consiglio per gli acquisti o la scelta di una fonte); umano per quelle più sensibili e manipolabili, in cui è necessario distinguere i contenuti pertinenti dalla propaganda e da tutto lo spam nato intorno all'ottimizzazione per i motori di ricerca. Eppure, davvero in pochi se la sentono di puntare sul successo di un'iniziativa troppo centralizzata e orientata al business come Mahalo. Maggiore entusiasmo sta raccogliendo, invece, la nuova creatura di Wales, se non altro per le credenziali che ha alle spalle: Wikipedia e il movimento open source hanno dimostrato che la partecipazione disinteressata può produrre alternative valide ai sistemi chiusi e proprietari. E poi, per dirla con lo studioso Yochai Benkler, non sempre l'incentivazione economica assicura risultati di qualità. Senza considerare che solo una massa di utenti estesa e distribuita può garantire quella tempestività di aggiornamento e diversità di punti di vista necessarie per un progetto davvero funzionale. Allo stesso tempo, però, Calacanis sembra nel giusto quando afferma che in futuro avremo bisogno di strumenti differenziati per affrontare la complessità dei contenuti in rete: accanto a Google, potranno così coesistere progetti più umani e collaborativi come Wikia e Mahalo. Meglio che dipendere da un'unica scatola nera.

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La Rice condanna i nuovi insediamenti Tel Aviv: uccisa la mente della strage di Gerusalemme (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Il segretario di stato Usa, Condoleezza Rice, ieri ha criticato pubblicamente la decisione del governo israeliano di costruire centinaia di nuovi appartamenti in una colonia ebraica nei Territori palestinesi occupati, non lontano da Gerusalemme. Gli Usa "considerano l'espansione degli insediamenti certamente non aiuta il processo di pace", ha dichiarato la Rice. E ieri quattro palestinesi sono stati uccisi da militari di un'unità speciale israeliana a Betlemme. Tra le vittime Mohammed Shehada, che era stato indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel collegio rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei. Per effetto di questa azione israeliana le Brigate hanno dichiarato che considerano annullato il cessate il fuoco in atto con Israele in Cisgiordania.

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Notizie (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Notizie Russia Estradato in Colombia un mercenario israeliano Il tribunale di Mosca ha autorizzato ieri l'estradizione in Colombia dell'ex colonnello israeliano Yair Klein, arrestato all'aeroporto lo scorso agosto, condannato in contumacia dalla magistratura colombiana per terrorismo e crimini contro l'umanità. Negli anni '80, Klein aveva allenato i commando paramilitari delle Autodifensas unidas de Colombia (Auc), in combutta con il cartello dei narcotrafficanti colombiani. Brasile Sem Terra e Via Campesina bloccano una mega diga Iniziativa di protesta, ieri, in diversi stati del Brasile, dei movimenti Sem Terra, Via Campesina, Movimenti dei Danneggiati dalle dighe. A migliaia, hanno bloccato i lavori di costruzione della grande diga idroelettrica Estreito - progetto cardine del Programma di accelerazione della crescita (Pan), lanciato dal presidente Inacio Lula nei giorni scorsi - al confine fra il Maranhao e Tocantins, in Amazzonia. I manifestanti denunciavano l'espropriazione delle terre degli abitanti della zona - un'area di 430 chilometri quadrati, che verrà inondata a condizioni ritenute "inaccettabili". Proteste analoghe, nello stato del Cearà, dove 700 attivisti hanno bloccato il Canale dell'Integrazione, un'arteria fluviale di 66 chilometri adibita al trasporto merci e all'irrigazione. Nel Paranà, in Rondonia e nel Rio Grande do Sul, i movimenti hanno invece paralizzato per un giorno la produzione di elettricità in varie centrali. Tibet Gas lacrimogeni e arresti contro le proteste dei monaci Per il secondo giorno consecutivo, almeno 300 monaci tibetani dei monasteri di Drepung e Sera hanno organizzato proteste anti cinesi a Lhasa. Lo riferisce Radio Free Asia secondo la quale martedì i monaci si soono diretti verso il quartier generale della polizia per chiedere il rilascio dei confratelli arrestati il giorno prima in seguito alle manifestazioni con cui intendevano ricordare l'anniversario delle rivolte anti cinesi del 1959 e chiedere la liberazione di quelli arrestati lo scorso ottobre mentre festeggiavano la concessione della medaglia d'oro del Congresso Usa al Dalai Lama. Davanti all'edificio della polizia si trovavano circa duemila agenti armati che hanno disperso i manifestanti con lacrimogeni. Un funzionario dell'ufficio di pubblica sicurezza di Lhasa interpellato dal quotidiano di Hong Kong South China Morning Post ha negato di essere a conoscenza degli incidenti di martedì, mentre fonti ufficiali hanno confermato quelli di lunedì. Le manifestazioni, secondo alcune testimonianze, sarebbero le più grandi dal 1989, quando fu imposta la legge marziale.

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<È filo-Hamas>, Israele dichiara guerra ad Al Jazeera (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"È filo-Hamas", Israele dichiara guerra ad Al Jazeera Lo Stato ebraico prova a mettere il bavaglio alla tv più odiata dai regimi arabi: niente più interviste dal governo e in futuro stop agli accrediti Michele Giorgio Gerusalemme  È un attacco a tenaglia quello che Israele e l'Autorità nazionale di Abu Mazen hanno lanciato contro la televisione satellitare del Qatar al-Jazeera. Israele ha dichiarato guerra all'emittente che ha rivoluzionato il modo di fare informazione nel mondo arabo. "Al Jazeera è diventata parte di Hamas" ha accusato il vice ministro degli esteri Majalli Wahabe. Simili le accuse che arrivano dall'Anp. Da oggi in poi il direttore dell'ufficio locale dell'emittente Walid Omary e il resto della redazione non otterranno più interviste con esponenti del governo israeliano. E verrà inviata anche una lettera ufficiale di protesta al Qatar. "Abbiamo constatato che al-Jazeera è diventata parte di Hamas, schierandosi e cooperando con gente che è nemica dello Stato di Israele", ha affermato Wahabe, "rappresenta una sola posizione. Perché dovremmo collaborare con loro?". In futuro i giornalisti di al-Jazeera che arriveranno in Israele non potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi sulle tante vittime civili (oltre il 50% dei 120 morti palestinesi registrati in una settimana) dell'attacco israeliano, ed ha trascurato quanto accadeva a Sderot, la cittadina presa di mira dai razzi Qassam che di recente hanno fatto un morto e feriti tra i civili israeliani. "Queste accuse sono infondate - ha protestato Walid Omary - cercano di intimidirci per influenzare il nostro lavoro. Nei giorni scorsi abbiamo inviato troupe anche a Sderot e intervistato rappresentanti ufficiali israeliani. Non siamo noi che lanciamo razzi verso Israele e non siamo noi che mandiamo gli F-16 a bombardare Gaza". Ma Omary deve guardarsi anche alle spalle, perché l'Anp e Fatah stanno attaccando a fondo la sua televisione che pure gode di un pubblico vasto e di un'ampia stima nei Territori occupati. È un attacco intenso, cominciato dopo la presa del potere di Hamas lo scorso giugno a Gaza, quando emissari di Abu Mazen andarono a Doha per chiedere la testa dei giornalisti di al-Jazeera che avevano dato spazio al movimento islamico. Ora diversi dirigenti locali di Fatah stanno raccogliendo firme per bloccare l'emittente. Ma la televisione qatariota deve fare i conti anche con l'ostilità dei regimi di vari paesi arabi, in particolare di Egitto e Arabia saudita (la monarchia di Riyadh ha dato vita ad una sua tv "all news", al-Arabiya, per contrastare i rivali del Qatar). Lo scorso 29 gennaio la polizia egiziana ha arrestato la giornalista di al-Jazeera Huwaida Taha che aveva denunciato l'uso della tortura da parte dei servizi segreti. L'accusa che il regime di Mubarak lancia al tv del Qatar è quella solita: darebbe sostegno ai Fratelli Musulmani. Ad inizio del mese invece la stampa araba legata ai regimi si è scagliata contro la direzione dell'emittente che aveva dato spazio ad una intellettuale araba-americana critica verso l'Islam. Senza dimenticare le accuse continue ad Al-Jazeera che giungono dagli Stati Uniti che pure hanno dato vita ad una televisione satellitare in lingua araba, al-Hurra, che non fa altro che riportare la versione di Washington di ciò che accade in Medio Oriente. L'attacco ad al-Jazeera investe però tutti i media arabi più liberi. Di recente il ministro dell'informazione egiziano Anas al-Faqqi and il suo omologo saudita Iyad Madani hanno lavorato ad un piano per la riorganizzazione dell'informazione regionale volto a "fermare" quei mezzi d'informazione che "aiutano il terrorismo". Una formula studiata non certo per colpire i giornali e i siti web che fanno capo ad al-Qaeda ma invece al-Jazeera e altri media che danno un resoconto degli avvenimenti non ancorato alle versioni ufficiali. Come faceva notare il mese scorso il direttore del quotidiano londinese al Quds al Arabi, Abdel Bari Atwan, i regimi arabi da questo momento in poi potranno far arrestare chiunque, in un giornale o in una televisione, decida di riferire posizioni scomode e i comunicati delle opposizioni.

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Gaza, raid israeliano rotta la tregua (sezione: Israele/Palestina)

( da "Voce d'Italia, La" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri Aereonautica israeliana attacca Striscia di Gaza Gaza, raid israeliano: rotta la tregua Rivendicato come risposta ai razzi lanciati i giorni scorsi su Isralele Gaza, 13 mar. – Israele ha eseguito un raid aereo sul Nord della Striscia di Gaza, rivendicato come risposta alla dozzina di razzi sferrati, i giorni scorsi, da parte della Striscia di Gaza ai danni della zona meridionale di Israele, senza provocare alcuna vittima. L'attacco israeliano di oggi rompe, così, la tregua in vigore dallo scorso 8 marzo. Hamas dichiara che tale “aggressione” rischia di vanificare la mediazione del Cairo, considerata fondamentale per assicurare la tranquillità, quindi il proseguimento dei negoziati di pace, incoraggiati dagli Stati Uniti, tra Israele e il presidente palestinese Mahmoud Abbas. Annalisa Tregattini.

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ALDOPARLANTE (sezione: Israele/Palestina)

( da "Avanti!" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Un crimine inaudito: un palestinese travestito da studente ultraortodosso ha fatto irruzione nella Scuola rabbinica di Gerusalemme e ha aperto il fuoco con un'arma automatica contro un gruppo di studenti. Il bilancio è stato enormemente tragico: otto morti. È stato un atto doppiamente criminale perché si è voluto colpire la sacralità dell'Ebraismo. Ferma la condanna dell'Unione europea e degli Stati Uniti. Il presidente Bush ha definito l'attentato un "atto barbaro", dichiarando di essere "fermamente al fianco di Israele". Ma diversa è stata la "valutazione" del candidato a premier del Partito democratico, Walter Veltroni, e del ministro degli Esteri, Massimo D'Alema che sono sempre dell'idea di trattare con Hamas. Il Partito democratico continua nella sua politica di stabilire l'equidistanza fra i terrorismi islamici e lo Stato di Israele. Una politica eccezionalmente grave che ricorda il cedimento di Chamberlain e di Daladier nel 1938 verso Hitler. E le conseguenze furono tragiche.

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Ucciso uno dei mandanti dell'attentato al collegio rabbinico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Uno dei palestinesi colpiti era Mohammed Shehada, indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso a Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei Betlemme, 12 marzo 2008 - Uno dei quattro miliziani palestinesi uccisi a Betlemme da un commando dell'esercito israeliano era "Mohammed Shehadeh ed era uno dei capi" della struttura in Cisgiordania delle Brigate al Aqsa, il braccio armato del movimento estremista islamico Hamas. Lo hanno detto fonti palestinesi alla tv satellitare araba al Jazeera. Mohammed Shehada era stato indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel collegio rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei. L'emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca Prof fuma spinello in classe Il video finisce su YouTubeSpettacolo Donatella al lancio di Fashion Fringe La Versace nel comitato di selezioneCronaca - Locale Sgominato 'supermercato' della droga Anche due maceratesi tra i 4 arrestatiEsteri Defenestra il gatto combina-guai: condannato a 7 mesi di carcereSport - Calcio L'EuroFiorentina conquista l'Italia In 10 milioni per la sfida di LiverpoolCronaca - Locale Stroncato ampio giro di droga Raffica di arresti e fermiSport - Formula1 Raikkonen: "Non sento la pressione"Pazzo mondo Resta seduta sulla toilette del fidanzato per due anniCronaca - Locale Matteoli e Bondi aprono la campagna elettoraleCronaca - Locale Assicurazioni moto alle stelle Sotto le Due Torri aumenti fino al 71%Cronaca - Locale Fiorello in rosa per una notte A luglio il suo nuovo show alla FieraSpettacolo 'Traffic Torino free festival' Sex Pistols grandi protagonistiCronaca - Locale Attenzione ai bambini davanti al pc "A cinque anni iniziano a navigare" TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Stagione di qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08 del Politeama PrateseLa Belle Epoque. 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All'asta la collezione ElferingElezioni 2008: Berlusconi e i camper dalla libertàLe conduttrici di Neked NewsCoppa Uefa, Everton-FiorentinaEverton-FiorentinaMontezemolo all'Abbadia di FiastraIl grafico della popolazioneIl lancio della navicella EndeavourRock and Roll Hall of Fame in New YorkLa scarcerazione di Filippo Pappalardo La bionda Jessica Simpson va al fronte per le truppeEliot Spitzer governatore di New YorkParis Hilton alla sfilata della sorella NickyUn delfino salva due baleneCarlo e Camilla percussionisti rastaEmma Marcegaglia: il video di SkySex Pistols - 'God Save the Queen'Iron Maiden - 'Powerslave' (Live after death)Donna Summer - 'Hot Stuff'Il ragno meccanicoAll'asta un diamante grande quanto un cucchiainoInter fuori dall'Europa: cent'anni di solitudineDonna al volante in Arabia SauditaCalciomercato: il Milan piomba su GomezFunny horses La notte di Liverpool, vista da qui del 13/03/2008 di Giovanni Bogani Ma quanto può resistere all'Inter uno come Mourinho? del 13/03/2008 di Laura Alari La verità sulla parola 'feto' del 13/03/2008 di Massimo Pandolfi Sconto di 5 anni: la compagna So ringrazia del 12/03/2008 di Sandro Bugialli Dietrofront Mancini: "Resto all'Inter". Ma attenti, non siamo su Scherzi a parte del 12/03/2008 di Mister X Una donna alla guida di Confindustria, sei d'accordo?E' giusto il dietrofront di Mancini?Comitato di cittadini per GuazzalocaGiusto negare i funerali agli assassini?Salari, pensi che il prossimo governo riuscirà a far risalire l'Italia in classifica?E' giusto che Mancini se ne vada?E' giusto multare i clienti delle prostitute?Sei favorevole ai rally sulle strade della nostra provincia?Vota il gol più bello della 27esima giornataPensi che PdL e Pd faranno un'alleanza dopo il voto?Ritieni che Mastella sia davvero una vittima della giustizia?E' giusto abolire il festival di Sanremo?Festa della donna, tu festeggi l'8 marzo?Ascoli, vota la tua scuola preferitaTi piacerebbe poter dare il voto online ai medici? LA FOTO DEL GIORNO Ondata di maltempo in Gran Bretagna Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il porto di Dover. LEGGI LA NOTIZIA GUARDA LE IMMAGINI GUARDA IL VIDEO RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec ody>.

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I "militanti" palestinesi celebrano la violenza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Gio, 13 Mar 2008 Edizione 51 del 13-03-2008 Tre nuovi siti Internet aperti per esaltare il massacro di Gerusalemme I "militanti" palestinesi celebrano la violenza di Dimitri Buffa Chi non conosce Facebook, uno dei siti Internet più gettonati perché consente a tutti di scrivere poesie per la propria amata sul "funwall" o magari di postare video porno caserecci per gli amanti del genere? Ebbene i terroristi palestinesi e i loro simpatizzanti hanno invece trovato un terribile uso alternativo per la community di Facebook: quello per rivendicare ed esaltare le azioni dei cosiddetti "shaheed", i martiri suicidi che compiono attentati sanguinari dentro lo Stato ebraico di Israele. Così, appena tre giorni dopo il brutale attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme (in cui 8 studenti sono stati falciati a raffiche di mitra da un arabo israeliano di nome Abu Ala Dheim, militante Hezbollah, uno che aveva lavorato per qualche mese come autista del pulmino scolastico e di cui tutti si fidavano) ecco apparire su Facebook una foto postata da questi signori in cui si vede uno degli studenti morti crivellati a colpi di mitra. C'è anche una didascalia: "l'eroico atto di Gerusalemme". Facebook non ha censurato questo post e la cosa rimane un mistero visto che la community online è costituita in gran parte da studenti minorenni anche americani e che simili immagini scioccanti dovrebbero essere quanto meno bandite, a parte ogni considerazione su chi fa apologia del terrorismo islamico. Non solo Facebook comunque è inquinata dall'ideologia jihadista. Le rivendicazioni online di questa strage abbondano su tutto il web mentre un altro gruppo su Facebook è stato aperto proprio nei giorni scorsi e dedicato alla glorificazione di Hassan Nasrallah, il leder carismatico degli Hezbollah. Che però potrebbe anche avere sponsorizzato la costruzione di questo sito per motivi di dialettica politica interna alle formazioni armate islamiste, visto che Nasrallah sembra essere caduto in disgrazia presso l'Iran dopo la misteriosa morte di Imad Mughniyeh. I siti dove si esaltano le azioni terroristiche dei kamikaze islamici sono quello delle brigate Izzadine al Qassam che fa riferimento a Hamas (alqassam.ps), quello della Jihad Islamica palestinese (qudsway.com) e quello degli stessi Hezbollah (mogavenat.ir, quest'ultimo sito ha il provider in Iran). Le pagine di Facebook dedicate a queste orrende apologie di omicidi di massa contengono ovviamente anche una serie di link ai siti negazionisti della Shoah, ad altre pagine web dove gli ebrei sono definiti "porci" e dove si invita la Giordania a chiudere l'ambasciata israeliana ad Amman, ambasciata che invece opera attivamente sin dall'ottobre 1994, anno in cui fu conclusa la pace separata con l'allora sovrano Hussein nell'ambito degli accordi di Oslo. La propaganda all'odio aumenta proprio mentre Hamas detta le sue condizioni a Israele per un cessate il fuoco. Il suo leader Ismail Haniyeh, ieri, dichiarava: "Ci deve essere un impegno da parte di Israele per porre fine alle sue aggressioni contro il nostro popolo, agli assassini, alle uccisioni e ai raid, oltre che per levare l'assedio a Gaza e riaprire i valichi di frontiera".

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Il mio viaggio col macellaio della Jihad (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

N. 62 del 2008-03-13 pagina 0 Il mio viaggio col macellaio della Jihad di Fiamma Nirenstein Ucciso dagli israeliani Mohammed Shahade, 43 anni: era la mente dell'attacco alla scuola rabbinica di Gerusalemme costato la vita a otto giovani studenti israeliani. Era uno dei capi della Jihad islamica, ricercato da otto anni per numerosi attentati Ucciso dagli israeliani Mohammed Shahade, 43 anni: era la mente dell'attacco alla scuola rabbinica di Gerusalemme costato la vita a otto giovani studenti israeliani. Era uno dei capi della Jihad islamica, ricercato da otto anni per numerosi attentati Da Mohammed Shahade mi portarono su una macchina scassata facendomi fare mille giri dentro e fuori Betlemme. Mi aspettava, un tipo atletico di 42 anni, un gigante con la barba nera seduto su un divanetto in una casa a due piani, con le galline nel cortile e voci di ragazzini al piano superiore. Aveva l'aria sbattuta, le occhiaie nere, l'M16 a fianco; mi parlò con tono gentile, si scusò nel dirmi: "Ci dovremo spostare fra quaranta minuti, sono quindici anni che mi cercano, ormai mi sanno individuare alla svelta, qualcuno che mi ha visto qui potrebbe telefonare agli israeliani". I suoi uomini sogghignano, si agitano un po', mi controllano i documenti, cominciano ad abbozzare qualche domanda su quel cognome così strano per essere italiano. Shahade era uno dei grandi capi della Jihad islamica: lo cercai fino a trovarlo il 25 gennaio del 2006 perché, da latitante super ricercato, aveva fatto una strana scelta: candidarsi alle elezioni dell'Autonomia palestinese. Aveva fatto attaccare i manifesti nelle vie di Betlemme in cui il suo faccione feroce prometteva unità: già, lui non era né di Fatah né di Hamas, ed era un buon voto in favore del terrorismo religioso comunque. Sapevo che era stato implicato in due attentati grossi nel dicembre 2001 e nel marzo del 2002, più in molti altri attacchi, era un maestro in bombe, brandelli di corpi che volano, cinture. Un perfetto mandante, e anche uno che non faceva lo schizzinoso nell'agire personalmente. Sapevo anche che si era fatto sciita, una cosa straordinaria, quasi un tradimento per un sunnita: le due parti infatti si odiano. Lui lo ammise malvolentieri. Conosceva bene l'importanza politica della cosa: era il primo di quei palestinesi "iraniani" che hanno segnato il nuovo corso del terrorismo. La notizia di questa conversione, dopo la mia intervista, finì sul tavolo di Cheney per mano di un suo consigliere, l'orientalista David Wurmser. E fu studiata a fondo, secondo Wurmser. Shahade mi spiegò con voce bassa, esausta, mentre io sedevo rigida su una poltrona alla sua destra e il mio stringer Nadem sudava, ambedue nel mirino di tre uomini che non si misero mai a sedere durante la nostra conversazione, che aveva 7 figli ed era stufo di scappare sempre; quindi, se Abu Mazen fosse riuscito a trattare con Israele la riabilitazione dei ricercati, lui era pronto a cedere le armi. Armi affilate, che nell'80 gli erano costate 25 anni di prigione, interrotta da uno scambio di prigionieri nell'85. Non mangiò nulla mentre i suoi uomini addentavano un panino con la shawarma; assaggiò alla fine un po' di yogurt, svogliatamente, mi disse che anche se ricercato aveva sempre comunicato con mezzi elettronici e così avrebbe seguitato a fare in Parlamento. Parlava molto rapidamente. Si agitò molto quando gli chiesi se era vero che si era convertito alla Shia. Era vero, disse, ma che c'entra? Passarono quaranta minuti. Grande e grosso, imbacuccato in una giacca di pelle nera, sollevò appena le palpebre quando i suoi gli mostrarono l'orologio: "Via, fuori di qui". Andiamo, mi caricano su un vecchio pulmino scassato, tutti tengono il mitra puntato fuori, comincia un interrogatorio serrato sul mio cognome, dico che ci sono tanti immigrati con cognomi stranieri in Italia. Uno di loro insiste: chiede se ci sono ebrei in Italia. Fu per fortuna che mentre mugugnavo "Pochi", una macchina rossa ci venne incontro troppo velocemente. L'attenzione cambio focus. Bloccarono di schianto, spalancarono le porte, saltarono giù pronti a sparare temendo che si trattasse di una pattuglia israeliana: penso sia stata la stessa scena esatta di ieri. Ma quella volta, la macchina rossa era, o finse di essere perché vide me e il mio stringer sull'ultimo sedile, una macchina normale. Ieri, è andata diversamente. Il terrorista della Jihad Islamica Mohammed Shahade, che aveva coltivato per qualche giorno nel 2006 l'idea di smettere di spostarsi ogni 40 minuti, è stato eliminato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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IL PREMIO MEDITERRANEO VA A SARKOZY (sezione: Israele/Palestina)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

A GALASSIA GUTENBERG Il premio Mediterraneo va a Sarkozy Sarà assegnato a Nicholas Sarkozy il "Premio Mediterraneo Istituzioni 2008", che l'omonima Fondazione presieduta da Michele Capasso consegna ogni anno nell'ambito di Galassia Gutenberg. Il presidente francese, che verrà a Napoli per l'occasione, riceve il riconoscimento per il suo impegno al dialogo "strumento essenziale per unire popoli e culture". Ieri l'annuncio durante la presentazione della Sezione Mediterranea della fiera del libro napoletana, che si terrà nella Stazione Marittima dal 28 al 31 marzo con uno speciale focus sulla cultura palestinese. La notizia del premio giunge alla vigilia dell'apertura della fiera del libro di Parigi, dove la vetrina su Israele ha già innescato polemiche e boicottaggi da parte del mondo culturale arabo, esatta replica di quanto è già successo a Torino alla Fiera del Libro, dove l'ospite d'onore è lo stesso. E proprio il timore di proteste e di violenze comprometterebbe persino la presenza all'inaugurazione dello stesso Sarkozy, che dovrebbe accompagnare domani il premier israeliano Shimon Peres. "La Fondazione Mediterraneo - ha detto Capasso - riconosce in Galassia Gutenberg, già premiata nel 2007, un luogo privilegiato perchè, nonostante i problemi che attanagliano Napoli, ha saputo accogliere con equilibrio i vari attori del dialogo tra culture e civiltà". E infatti, a curare la sezione di Galassia Gutenberg "Mediterranea", è l'arabista Isabella Camera d'Afflitto, che presenterà il volume "Cento anni di cultura palestinese" con lo scrittore Mourid Bharguti e Eric Salerno. "Nella nostra manifestazione, giunta alla XIX edizione, ha sempre vinto il dialogo, spesso anche doloroso, tra esponenti di culture diverse - ha sottolineato anche l'organizzatrice della fiera Maria Liguori - Niente boicottaggi, anzi da tre anni abbiamo aperto uno spazio di confronto con i paesi del Mediterraneo, in particolare con nazioni come Egitto, Libano, Palestina o Israele, e ospitato scrittori, intellettuali e personalità della cultura araba e mediterranea che si sono espressi a favore della democrazia e della libera circolazione dell'informazione. Qualcuno di loro ha pagato con la vita, come nel caso di Samir Kassir, intellettuale libanese e testimone di pace a Napoli, assassinato tragicamente in Libano". La sezione Mediterraneo di Galassia Gutenberg ha oggi la sua anteprima con l'incontro con Bahiyyih Nakhjavan, scrittrice iraniana, autrice del romanzo "La donna che leggeva troppo". r. c.

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Ucciso mandante dell'attentato al collegio rabbinico (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

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Uno dei palestinesi colpiti era Mohammed Shehada, indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso a Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei Betlemme, 12 marzo 2008 - Uno dei quattro miliziani palestinesi uccisi a Betlemme da un commando dell'esercito israeliano era "Mohammed Shehadeh ed era uno dei capi" della struttura in Cisgiordania delle Brigate al Aqsa, il braccio armato del movimento estremista islamico Hamas. Lo hanno detto fonti palestinesi alla tv satellitare araba al Jazeera. Mohammed Shehada era stato indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel collegio rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei. L'emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca - Locale Autostrada A1, lavori in corso Chiuso il tratto tra Reggio e ModenaPolitica Juncker all'attacco su Ciarrapico: "Nel Ppe non c'è posto per i fascisti"Cronaca - Locale In preda a una notte di follia minore devasta il paeseSpettacolo Al via la fiction 'Il coraggio di Angela' Una donna lotta contro la camorraCronaca - Locale Confesercenti: "Domenica ristoranti senza frutta e verdura fresca"Cronaca - Locale Merce sprovvista del marchio 'CE' Sequestrati 2400 articoli a MatelicaCronaca Su YouTube lo spinello del prof Il preside: "Macché, era una sigaretta"Esteri Defenestra il gatto combina-guai: condannato a 7 mesi di carcereCronaca - Locale A1, veicolo in fiamme in una galleria Quattro persone rimaste intossicateCronaca - Locale Stroncato ampio giro di droga Raffica di arresti e fermiSport - Formula1 Raikkonen: "Non sento la pressione"Pazzo mondo Resta seduta sulla toilette del fidanzato per due anniCronaca - Locale Matteoli e Bondi aprono la campagna elettorale TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008Stagione di qualità al Teatro ComunaleIl cartellone 2007/08 del Politeama PrateseLa Belle Epoque. 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La doppia verità su Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

JANIKI CINGOLI "Chi ci invita a negoziare con Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara", tuona l'ambasciatore israeliano Meir in risposta alle affermazioni del nostro ministro degli esteri, D'Alema, che in una intervista a Sky aveva sostenuto: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese. Se si vuole la pace bisogna coinvolgerli ". Forse sarebbe meglio che Meir, e con lui il sottosegretario Vernetti, rivolgessero le loro critiche all'influente ministro israeliano Ami Ayalon, che ha affermato, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz il 4 marzo scorso, durante incontri a porte chiuse con Olmert, Barak e Tzipi Livni, che "se Israele sta parlando con Hamas sul rilascio di Gilad Shalit, allora perché non dovremmo parlare del cessate il fuoco?". Egli ha altresì espresso l'opinione che Israele dovrebbe raggiungere un nuovo accordo riguardo i passaggi alla frontiera di Gaza, insieme all'Egitto e alla comunità internazionale. D'altronde, la stampa israeliana in questi giorni è piena delle indiscrezioni sulla tregua temporanea (lul) negoziata tra Hamas e lo stato ebraico, grazie alla intermediazione del capo della intelligence egiziana, Omar Suleiman. In cambio del blocco dei lanci dei razzi Qassam e dei missili Grad sulle città al confine con Gaza, Israele sospenderebbe le incursioni sulla Striscia e la caccia agli esponenti delle milizie islamiche. Hamas, attraverso i suoi leader più autorevoli, Meshal e Hanyieh, ha ribadito la richiesta che la tregua non si limiti a Gaza, ma si estenda anche alla Cisgiordania, dove i capi dei gruppi islamici sono sottoposti alla crescente pressione, spesso combinata, di Israele e degli uomini dell'Anp, e che essa si accompagni alla fine del blocco israeliano su Gaza. Di fatto, alla fine della scorsa settimana il numero dei razzi lanciati e delle incursioni israeliane si era drasticamente ridotto, fino alla fiammata di questi ultimi giorni, che ha visto una ripresa accentuata, forse provocata dal tentativo di marcare con il sangue degli altri l'ultimo punto a favore, prima del varo della tregua, come era avvenuto alla fine della guerra in Libano. Il negoziato di fatto tra Israele e Hamas si svolge in parallelo a quello ufficiale tra Israele e l'Anp sul Final Status, e in qualche modo lo intralcia. Abu Mazen si sente scavalcato, e una sua recente proposta di farsi mediatore della tregua con la formazione islamica è stata fatta cadere dalle parti in causa, che hanno continuato a rivolgersi al ben più credibile mediatore egiziano, al quale negli ultimi giorni pare essersi aggiunta la stessa Condoleezza Rice, che a Gerusalemme si è fatta latrice delle ultime proposte provenienti dal Cairo. In parallelo, si sviluppa la trattativa sulla riapertura del valico di Rafah, verso l'Egitto, cui partecipano gli uomini di Abu Mazen, quelli di Hamas, gli egiziani e l'Unione Europea, che prima del colpo di Hamas presidiava la frontiera. Gli accordi che si vanno profilando prevedono la presenza alla frontiera di soldati della Anp (che quindi rientrerebbe per la prima volta a Gaza dopo il colpo), mentre gli uomini di Hamas presidierebbero la situazione nelle immediate vicinanze. Lo scambio di prigionieri che potrebbe portare alla liberazione di Shalit coronerebbe tutto questo processo. Anche su questo punto, la discussione è assai avanzata, anche sul numero dei prigionieri palestinesi e sulle modalità della loro liberazione ci sarebbe accordo, come già su una parte dei nomi (tra cui sarebbe incluso il leader palestinese Marwan Barghouti), ora si sta discutendo sui nomi restanti. Se questa è la situazione, non si capiscono tutte queste grida che si levano a comando, e tutte queste vestali che periodicamente si stracciano le vesti. La realtà è che il negoziato tra Israele e l'Anp sul Final Status non si svolge e non si può svolgere in una campana di vetro, senza tener conto delle concrete situazioni sul terreno, da una parte e dall'altra. Nessuno propone di aprire un negoziato ufficiale con Hamas, che peraltro non l'accetterebbe, ma di prendere atto che l'organizzazione islamica costituisce oramai una realtà imprescindibile, da "coinvolgere", come propone D'Alema, nel processo stesso, favorendo una ricomposizione interna palestinese e un ritorno agli Accordi della Mecca e ad un nuovo governo di unità nazionale. Tre stati per due popoli non sembrano una soluzione ragionevole e praticabile.

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