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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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top ARTICOLI DEL 12 e 13 marzo 2008 #TOP
Obama
stravince col popolo di Katrina ( da "Stampa, La"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Già sicuro
della nomination, il senatore veterano del Vietnam poco si cura dell'inutile
voto in Mississippi e già pensa all'imminente viaggio in Israele dove cercherà
di ottenere l'appoggio delle comunità ebraiche in vista del voto del 4
novembre.
Sono
asini solo gli studenti? La Stampa ripropone con grande risalto l
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele, sono
anche in possesso del diritto di voto (e arabi israeliani siedono di
conseguenza al Parlamento). Aggiungo che, come ben pochi sanno, oltre al
diritto di voto, gli arabi israeliani hanno anche, su base volontaria, il
diritto di fare il servizio militare attivo oppure quello civile, da pochi anni
introdotto e che ultimamente incomincia ad attirare alcuni giovani che si
Trofeo
Alpi del Mare con tabellone mondiale nell'anno paralimpico
( da "Stampa,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
anno siano
rappresentati tre nuovi paesi, Israele, Cile e Brasile, le cui bandiere sono
state consegnate da Enzo Lotti, presidente della Gis che ospita le gare. Oggi
alle 18 il giudice arbitro Giuseppe Guastavino, con l'assistenza del direttore
del torneo Ettore Bondi, compilerà i tabelloni principali, maschile e
femminile.
'La
banda' al Verdi in anteprima ( da "Nazione, La (Nazionale)"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
E la storia
di una piccola banda musicale egiziana chiamata a esibirsi in Israele ma che,
per una serie di sfortunate coincidenze, si ritrova in una città sperduta nel
deserto israeliano, isolata e dimenticata da tutto e tutti, proprio come loro.
- -->.
Bombe
a grappolo: giardini del demonio ( da "Unita, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
edizione del
Bombe a grappolo: giardini del demonio Robert Fisk Segue dalla Prima N el 2006
Israele ha fatto cadere sugli orti e sui campi del Libano meridionale oltre un
milione di bombe a grappolo - dopo che era stato annunciato il cessate il fuoco
del conflitto con Hezbollah durato 34 giorni. Finora hanno ucciso 40 uomini,
donne e bambini.
Al
gioco si vince con la matematica ( da "Unita, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Finora tutte
le iniziative hanno riguardato la risoluzione di specifici conflitti:
India-Pakistan, Israele-Paesi arabi ecc... Personalmente propongo di porre
l'accento su un altro aspetto e di studiare la guerra in generale. Consentitimi
di fare un paragone. Due sono gli approcci nei confronti del cancro. Uno è
clinico. Supponiamo che abbiate il cancro al seno.
Parigi,
anteprima di boicottaggio Ecco il Salon du Livre senza arabi
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
non invita
Israele, ma la letteratura israeliana contemporanea", sostenendo inoltre
che "la coincidenza fra il sessantennale dello stato d'Israele e
l'assegnazione alla letteratura israeliana del Padiglione d'onore 2008 non è
intenzionale, ma legata a trattative già in corso da 4 o 5 anni con l'ex
ambasciatore israeliano a Parigi".
I
palestinesi di Gaza il popolo dei murati vivi Anche l'Egitto innalza la sua
barriera di cemento Già costruiti tre chilometri, in tutto saranno 14
( da "Unita,
L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Assediata da
Israele. Murata dall'Egitto. Una "prigione a cielo aperto di cui Israele
sembra aver buttato via la chiave per sempre" (John Dugard, relatore
speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in una intervista a l'Unità).
È Gaza. Una gabbia lunga
Magmart,
una gara di immagini il video vincitore resta in mostra - elda oreto
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Emily Foster
per gli Stati Uniti ed Eden Orion in Israele". Come già nelle passate
edizioni, i video entreranno a far parte della collezione del Museo di Casoria,
che attualmente è composta da circa trecento lavori di arte digitale. Un
panorama che si spinge oltre i confini della videoarte e che nasce con
l'intento di esplorare ogni possibilità di riprodurre,
Tra
rabbia e dolore Gerusalemme contro una terza Intifada
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele si
interroga se questo attacco non possa essere l'inizio di una terza Intifada.
Per adesso, nessuna rivendicazione di organizzazione armata è stato confermato
per l'attentato perpetrato dal giovane terrorista Ala Abu Dhaim. Ma fonti
palestinesi hanno indicato che l'attacco sarebbe stato organizzato da una rete
di Hamas che opera in Cisgiordania,
Sinfonica,
una festa lunga un anno - titti tummino
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano
Lior Shambadal alla Ricciarelli, a Fabio Concato, e candida i sessanta
professori dell'organico a diventare Orchestra stabile della Fondazione
Petruzzelli e Teatri di Bari. Non a caso, la presentazione del cartellone
avviene nel foyer del teatro Piccinni, presenti i vertici della Fondazione
della quale la Provincia di Bari è socia.
Scontro
con Bush sull'Iran, si dimette Fallon
( da "Manifesto,
Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele in
testa) accusa di condurre un programma nucleare nascosto e contro la quale le
Nazioni Unite hanno recentemente approvato un terzo pacchetto di sanzioni.
Negli ultimi mesi, dopo una visita di Fallon in Egitto a novembre, come durante
una precedente intervista ad Al Jazeera, il capo del Centcom aveva più volte
dichiarato la propria contrarietà a un eventuale attacco all'
Cariatide
Fatah, la svolta può attendere ( da "Manifesto, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
anche la
trattativa segreta tra Israele e Hamas (sul cessate il fuoco, ndr) sta minando
quel poco di prestigio che era rimasto al nostro movimento. E, ora più di
prima, i palestinesi si domandano: a cosa serve Fatah se la partita è solo tra
Hamas e gli israeliani? E hanno ragione, visto che non raccogliamo niente al
tavolo del negoziato".
Gli
ebrei di roma ( da "Riformista, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Berlusconi al
governo si sia impegnato per Israele. Semmai, lascia trapelare un filo di
delusione per le scelte del partito democratico, anche se, ci tiene a spiegare
con chiarezza, che dalla comunità ebraica non arriva nessuna indicazione di
voto. "Per noi - dice - non è importante fare politica ma dialogare con
tutti ed essere portatori della nostra esperienza e della nostra etica"
Rischio
caos, microchip sui bagagli ( da "Corriere della Sera"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
cioè quelli
diretti verso Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. "Avrà un suo sistema
di smistamento autonomo - annuncia - che consentirà di alleggerire la pressione
sul bhs". Altri investimenti su Fiumicino sono imminenti. Uno, di 195
milioni di euro, è quello del nuovo molo C, la cui prima pietra verrà posata
oggi.
PARIGI
- Sarà centro-sinistra a Marsiglia, centro-destra a Tolosa e un centro piccolo
piccolo a ( da "Messaggero, Il"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Sarkozy si è
poi dedicato a fare il presidente e ha ricevuto l'israeliano Shimon Peres,
primo capo di stato straniero in visita ufficiale in Francia da quando è stato
eletto. Un'occasione per far debuttare ufficialmente la neo first lady Carla
Bruni, che ha rispolverato il look da top model (splendida in un abito viola)
per fare gli onori di casa all'Eliseo.
Londra
vietata al falco Likud ( da "Corriere della Sera"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
17 categoria:
REDAZIONALE Moshe Feiglin Londra vietata al falco Likud Divieto di entrare in
Gran Bretagna per Moshe Feiglin, falco del partito conservatore israeliano
"Likud". Il bando è stato motivato con la volontà di evitare
"propaganda di opinioni" potenzialmente generatrici di "odio e
violenza tra le comunità britanniche".
<Non
ha senso invitarla e poi non lasciarla parlare>
( da "Corriere
della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
è il custode
della memoria della Shoah in Israele. Sopravvissuto a un campo di sterminio, è il
presidente del museo dell'Olocausto. Saranno mai normali le relazioni tra
Israele e la Germania? "Puoi ricordare tutto il tempo e non perdonare mai
quello che ha fatto la Germania nazista, ma avere allo stesso tempo relazioni
normali".
Il
tedesco di Angela turba Israele ( da "Corriere della Sera"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Ma i
parlamentari si dividono Il tedesco di Angela turba Israele Un deputato accusa:
"è la lingua in cui hanno ucciso i miei nonni" Un altro parlamentare:
"La Germania è il nostro più stabile amico in Europa. Abbiamo degli
interessi comuni" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La cancelliera Angela
Merkel potrà parlare in tedesco alla Knesset.
C'è
"la banda" in anteprima oggi gli ultimi inviti-omaggio
( da "Repubblica,
La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
volta una
piccola banda musicale egiziana che arrivò in Israele; erano venuti per suonare
ad una cerimonia, ma a causa della sfortuna o per qualche altra ragione, non
hanno trovato nessuno all'aeroporto. Dopo avere cercato di cavarsela da soli,
si sono ritrovati in un piccolo paesino desolato... Il racconto di una giornata
travolgente, tra umorismo, passioni e commovente umanità,
Il
centro è un simbolo del conflitto, ma anche della possibilità di vivere
insieme. E la proposta di una barriera non piace a nessuno Gerusalemme e le
cento anime di una città <Ma ( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
che sta
andando verso il collasso a causa della mancanza di volontà di pace da parte
d'Israele", ha tagliato corto Moussa, secondo cui la ripresa dell'attività
dilizia finalizzata agli insediamenti "lancia un messaggio chiaro", e
cioè che "Israele la pace non la vuole" perchè "sta tentando di
alterare la situazione demografica e geografica sul campo".
Negoziati,
Abbas accusa Barak <Sta sabotando le trattative>
( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Mio nonno è
fuggito dai turchi ed è vissuto qui sotto il dominio giordano. Io vivo nell'era
di Israele. Noi armeni qui siamo come le pecore. Andremo dove Israele ci dice
di andare". I confini di Gerusalemme resteranno ancora a lungo una
questione dell'anima. 12/03/2008.
Stefania
Podda L'ultima adesione al boicottaggio è arrivata ieri
( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano
Sayed Kashua. Perché non includere anche autori di lingua araba o ad esempio
russa, visto che quella russofona è diventata una comunità con un peso
specifico importantissimo in Israele? Una notazione che lo scrittore Yoshua
Kenaz ha liquidato come fuorviante e strumentale: "Tra chi contesta questa
scelta - ha spiegato -
Cagliari
Diamo voce al silenzio: alle 18 alla Carovana sarda della Pace in via Baronia
13 i video Viaggio in Kurdistan di Vito Biolchini e "Assalto alle
carceri" ( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Leonardis
presenta il suo libro Palestina 1881-2006 alle 18.30 Rinascita di largo Agosta;
con Bassam Saleh curatore della prefazione, Sergio Cararo direttore di
Contropiano e la docente universitaria Silvia Macchia. Il porrajmos,
l'olocausto dei rom, al centro del libro di Milena Magnani Il circo capovolto
(Feltrinelli) presentato dall'autrice alle 18 Feltrinelli piazza Colonna 31.
Giordano
oggi Firenze , ore 9, circolo ricreativo Lippi, via Pietro Fanfani, 16/42,
incontro con Rsu della Telecom Sesto Fiorentino (Fi) , ore 10, viale Giulio
Cesare 50, incontro ( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
LAZIO
Università di Birzeit-Palestina, Righ to Education Campaign & Rifondazione
Comunista vi invitano all'inaugurazione della mostra fotografica Studenti
contro l'occupazione alle 17.30 nella sede di "Carta", in via dello
Scalo di San Lorenzo
Alle
candidate e ai candidati al Parlamento Fermiamo la guerra in Palestina
( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Che Israele
deve revocare una volta per tutte l'embargo che assedia la Striscia di Gaza.
Che Hamas deve cessare definitivamente dal lancio di missili su Israele. Che la
parola deve tornare al negoziato con il diretto intervento delle Nazioni Unite,
per un reale processo di pace in tempi certi e nel rispetto della legalità
internazionale.
Una
campagna di diffusione straordinaria Caro direttore, voglio complimentarmi con
te e con tutte e tutti le/i compagne/i della redazione per la scelta di dare
vita alla nuova "Lib ( da "Liberazione"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
se sei di
destra devi tifare per gli Usa e Israele. Troppo semplice e banale e non
teniamo conto di milioni di sfaccettature del problema palestinese? E ripeto,
non sono filo israeliano né filo palestinese e parlo di governi, non
generalizziamo confondendo governi e pololazioni, altrimenti vale il discorso
boicotto Hemingway perché colpevole di essere statunitense.
Pannelli:
<Antigone,simbolo di ribellione>
( da "Secolo
XIX, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
affiorano
delicatamente così come affiora la Palestina e altri riferimenti di cui ci
possiamo nutrire e che possiamo ascoltare". Raffaella Grassi
raffaella.grassi@fastwebnet.it 12/03/2008 jazz al madeleine café Questa sera
alle 22 al Madeleine Café in via della Maddalena concerto jazz del trio Capello
(batteria), Della Casa (basso elettrico) e Falomi (chitarra).
Grande
concerto con musiche di Paisiello, Haydin e del compositore Federico Gardella
( da "Voce
d'Italia, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il
mandolinista israeliano, Avi Avital (nato 1978), si è diplomato alla Jerusalem
Music Academy Academy e in seguito si è perfezionato a Padova. Ha suonato in
importanti orchestre ed ensemble di musica antica e la sua intensa attività
artistica lo ha portato a esibirsi in numerosi contesti internazionali.
Il
terrorismo prolifera sotto gli occhi del mondo
( da "Avanti!"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in Israele,
si levano proteste aspre e critiche: gli israeliani non festeggiano di certo
per le morti di palestinesi, causate dalle proprie azioni difensive. Tali
aberranti festeggiamenti portano alla memoria, di chi non se n'è dimenticato, i
banchetti e le danze a cui si davano gli arabi palestinesi allorché,
"Dimenticate
il vostro Libano" ( da "Opinione, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
è Israele. A
Nord pesa l'ipoteca siriana. Ovunque cresce la presenza di Hezbollah.
"Nessuno si preoccupa del Libano, a cominciare dai governanti che sono i
primi a suonare i tamburi di guerra che daranno il via alla distruzione del
paese". Il Libano esiste solo nel passato, tanto che il sito presidenziale
ricorda che Biblos è la più antica città del mondo.
Responsabilità
politica ( da "Opinione, L'"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Così come è
vero che è sempre stato un nemico delle leggi razziali ed un amico d'Israele.
Ed è anche vero che quando se ne andava in giro dicendo che certi uomini della
sinistra hanno "menti eccezionali" nessuno si scandalizzava. Ma,
francamente, non vedo come tutto questo possa diminuire l'obbrobrio di
candidare un fascista nelle liste di un partito che s'appresta a governare.
LA
REGIONE CAMPANIA PARTECIPA PER LA QUARTA VOLTA AL SALONE INTERNAZIONALE DEL
LIBRO DI PARIGI, CHE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
onore è per
il 2008 lo Stato di Israele. Nello stand della Regione Campania,
Cavalli,
asini e cammelli in piazza Si protesta contro l'embargo
( da "Quotidiano.net"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
protagonisti
nella mobilità di questo disastrato spicchio di terra tra Israele e l'Egitto:
gli asini. A seguire gli altri animali, tra i quali i più
"arrabbiati" parevano essere i cammelli. Uno striscione retto dai
colli di due dromedari recitava: "Animali per i diritti degli
uomini". E dalla schiena degli asini pendevano cartelli di questo tenore:
"Ma dov'è la coscienza degli uomini?
Riconoscimento
di Israele al nonno di Bonham Carter
( da "Quotidiano.net"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Informatica
Varie Annunci legali 'GIUSTO TRA LE NAZIONI Riconoscimento di Israele al nonno
di Bonham Carter Consentì a centinaia di ebrei la fuga dalla Francia occupata.
Il riconoscimento di 'giusto tra le nazioni è il più importante tra quelli che
Israele può attribuire ai non ebrei che rischiarono in prima persona per
salvare tante vite Miserabili.
Ucciso
un mandante dell'attentato al collegio rabbinico
( da "Quotidiano.net"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
emittente
araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione
"era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani
uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha
aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La
strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:
Dall'Argentina
arriva un "Charrapico" ( da "EUROPA.it"
del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
una rete di
protezione giuridica che ha dato appoggio locale agli autori dell'attentato a
Buenos Aires contro la sede dell'Associazione di mutua assistenza
israelo-argentina (Amia)". Per non tacere di un suo presunto
coinvolgimento (i processi sono ancora in corso) in un traffico d'armi che nel
1993 dall'Argentina arrivavano in Croazia ed Ecuador.
Incita
al terrorismo Israele vieta Al Jazeera Israele intende boicottare ufficialm
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
"Incita
al terrorismo" Israele vieta Al Jazeera Israele intende boicottare
ufficialmente il canale satellitare arabo Al Jazeera. Secondo quanto riferisce
oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, l'iniziativa arriva in risposta
alla copertura ritenuta non obiettiva della situazione nella Striscia di Gaza.
La
vera arma dell'Islam? L'arabo classico
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
costruito da
Israele: "Al check-point c'erano decine di palestinesi diretti alla
moschea Al Aqsa. I militari non li lasciavano passare. All'improvviso il caos,
scontri, spari, fumo, grida". Allarmato, il professore è sceso in strada:
"Si erano già accordati, gli israeliani avrebbero trattenuto i documenti
dei palestinesi diretti alla moschea e li avrebbero restituiti loro al
ritorno"
Israele
vendica la strage alla scuola ( da "Stampa, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
QUATTRO MORTI
TRA I MILIZIANI, UCCISO IL MANDANTE Israele vendica la strage alla scuola
[FIRMA]CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Giovedì notte, poche ore dopo il massacro
alla yeshiva Merzak Harav, Mohammed Shehada, leader della Jihad Islamica e
punto di riferimento di Hezbollah in Israele, era riuscito a sfuggire alla
retata.
Lo
studioso Dajani Daoudi Dobbiamo vederci come una famiglia moderata
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
NAZIONE DI
MEZZO VOGLIA DI NORMALITÀ Lo studioso Dajani Daoudi "Dobbiamo vederci come
una famiglia moderata" Anche in Palestina cresce una classe media che
vuole "lavoro, quiete, scuole".
INCONTRI
Letture per piccoli Alle 17,30 viene presentata l'iniziativa Nati per legg
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
stasera alle
21 con la proiezione del film "La banda", opera prima del regista
israeliano Eran Kolirin. Nelle sale dal 21 marzo; ingresso ad inviti per soci
Aiace (Galleria Subalpina, info: 011/538962). Cinema Romano, Galleria Subalpina
Corea Prosegue la rassegna dedicata alla Corea, con la proiezione, alle 20,30,
del film di Lee Myung-se "M".
Il
cardinal Bertone a Varallo per il festival sull'arte spirituale
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
aperto a
tutti, in Terra Santa, in programma dal 24 giugno al 2 luglio, un'iniziativa
che vuole sottolineare l'indissolubile legame tra la Gerusalemme di Palestina e
quella valsesiana. Per iscriversi o avere maggiori informazioni è possibile
contattare i numeri 0321.661633, 333.4713875, 338.5288679 o 0163.564824.
Operaio
muore sotto una pressa ( da "Stampa, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Strage a
scuola, Israele uccide il mandante Operaio muore sotto una pressa DIARIO Paci
Blitz a Betlemme D'Alema: dialogo con Hamas. L'ira dell'ambasciatore Rossi e
Zanotti Chivasso, un'altra vittima sul lavoro Aveva scelto la notte per pagare
il mutuo.
Scarlatti
minimalista per raccontare Davide contro Golia
( da "Stampa,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Davidis pugna
è un oratorio di guerra dove Scarlatti concentra la vicenda: la Palestina
assediata dai Filistei, il lamento di re Saul, la voglia di riscossa di suo
figlio Gionata, i cori terrorizzati degli ebrei, la sfida di Davide, la morte
del gigante Golia, il canto di trionfo: piccole miniature, ma incise al bulino,
in pezzi di pochi minuti, con tratti nervosi e graffianti.
Blitz
israeliano, ucciso capo della Jihad E' il mandante della strage al collegio
( da "Giorno,
Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Blitz
israeliano, ucciso capo della Jihad "E il mandante della strage al
collegio" ? TEL AVIV ? MOHAMMED Shehadeh, ritenuto il mandante della
strage compiuta il 6 marzo nel collegio rabbinico di Gerusalemme - otto giovani
seminaristi ebrei morti - è stato ucciso insieme ad altri quattro miliziani a
Betlemme,
Il
salone di parigi tra boicottaggi e autocensure - parigi
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sanguinose
divisioni provocate dal conflitto israelo-palestinese, nel quale le attività
culturali dovrebbero svolgere un ruolo distensivo, tentando di condurre alla
ragione, al dialogo, le parti a confronto in preda all'odio. Questo
indispensabile preambolo ci induce a sperare che il Salone del Libro, con
Israele al posto d'onore riservato ogni anno a un paese diverso,
Israele
su hamas "d'alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra
bara" - nigro e stabile a pagina 19
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
L'ambasciatore
attacca il ministro Uccisa la mente della strage a scuola Israele su Hamas
"D'Alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra bara"
NIGRO e STABILE A PAGina 19 SEGUE A PAGINA 19.
Parigi,
via al salone del libro tra boicottaggio arabo e polemiche - (segue dalla prima
pagina) bernardo valli ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il governo
israeliano impone il silenzio agli scrittori" "Sono stati esclusi gli
autori che non usano l'ebraico, ma scrivono in russo o arabo" E in maggio
si prevedono nuove tensioni con l'apertura della kermesse torinese (SEGUE DALLA
PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Ziffer ha sollevato dibattiti e polemiche
accusando il governo israeliano,
"una
grande occasione letteraria strumentalizzata a scopi politici" - anais
ginori ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
contesta in
verità il diritto di Israele a festeggiare l'anniversario della sua nascita, e
quindi la sua stessa esistenza". Usa parole molto dure Eli Barnavi, tra i
massimi storici israeliani, docente a Tel Aviv ed ex ambasciatore di Israele a
Parigi. Quest'uomo di solito moderato, tra i promotori di "Peace
Now", non accetta la polemica intorno all'invito degli scrittori
israeliani.
STASERA
alle 22 al GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta The b
( da "Nazione,
La (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
STASERA alle
22 al GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta "The bounce"
formazione giovane, all attivo una collaborazione con i Modena City Rambles in
occasione del concerto in Palestina. Ingresso libero. - -->.
Strage
in seminarioucciso il mandante ( da "Secolo XIX, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Un commando
israeliano di agenti sotto copertura ha ucciso ieri sera quattro miliziani
palestinesi tra i quali Mohammed Shehada,leader della Jihad Islamica sospettato
di essere il mandante dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio
rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei.
Carlo
felice, diktat di oren "garanzie o niente accordo" - costantino
malatto ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
direttore
israeliano avrebbe attenuato le proprie richieste, che egli definisce
"garanzie". Resta però il punto focale: aldilà delle garanzie, quale
sarà il "potere" di Oren nella definizione e nella gestione del Carlo
Felice? Lo stesso consiglio prenderà in esame il progetto di rilancio del
Teatro dell'Opera, così come è stato elaborato dal nuovo direttore artistico
Cristina Ferrari.
Così
la città si prepara all'invasione di 700 artisti - titti tummino
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
passando per
Israele, Palestina e Siria, e i paesi dell'area balcanica; più di due mila le
opere, oltre agli eventi, un centinaio, fra spettacoli musicali, teatrali,
performance, sfilate, reading letterari. La Biennale sarà così l'occasione per
un grande happening internazionale, dove gli spettacoli, gli eventi e le
esposizioni saranno integrati in un percorso unico,
La
banda di kolirin in anteprima all'anteo - anna bandettini
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
il magnifico
attore israeliano, qui nella parte di un arabo, Sasson Gabai), per Dina (Ronit
Elkabetz, una celebrità in Israele), per Haled (il palestinese Saleh Bakri) e
gli altri? Eran Kolirin, il regista, israeliano classe 1973, alla sua prima
opera cinematografica, non elude nulla dei rapporti arabo-israeliani, ma li
guarda con ironica tenerezza.
Cinema
e buona tavola in tre rassegne si va a cena con le star - giovanni chianelli
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
esotiche in
Sri Lanka e Palestina, con qualche ospite d'eccezione come Gilbert Paraschiva,
batterista di Carosone cinquant'anni fa in Eritrea, per decorare la serata
dedicata al paese africano. La trovata è semplice e di richiamo. Non è la
prima, tuttavia. Già da qualche settimana vanno in scena proiezioni tematiche e
banchetti di "Ceneforum" presso GiùBox Gallery in via Bonito.
Scuola
coranica, blitz israeliano uccisa la "mente" della strage - alberto
stabile ( da "Repubblica, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
blitz israeliano
uccisa la "mente" della strage Israele boicotta "Al
Jazeera": "Riporta solo metà delle notizie e aiuta i terroristi"
ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente GERUSALEMME - "Gli israeliani
non vogliono arrestarci, vogliono ammazzarci" andava dicendo Mohammed
Shehada, latitante da anni e capo della Jihad islamica a Betlemme.
Hamas,
israele attacca d'alema - vincenzo nigro
( da "Repubblica,
La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
danneggiando
le scelte politiche di Israele ma anche lo stesso Abu Mazen. Per Israele ogni
dichiarazione a favore di Hamas rafforza una dirigenza "che per noi è
estremista e non vuole nessun vero negoziato con Israele. Non capiamo perché
D'Alema lo faccia, ma adesso inizia a crearci problemi e saremo costretti a
reagire".
Moro,
verità e storia del golpe geopolitico
( da "Unita,
L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Per esempio
Israele con il Mossad, uno dei servizi segretri più abili del mondo. Un governo
italiano con il Pci, infatti, avremmo messo l'Italia in condizioni di guardare
e agire con molta più simpatia per l'Olp di Arafat. L'Italia, tra l'altro,
aveva già raggiunto, dopo un attentato sanguinoso, accordi con i palestinesi
per evitare altre stragi.
D'Alema
ha capito, con noi di Hamas bisogna trattare
( da "Unita,
L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Pronti alla
tregua se Israele si ferma "D'Alema ha capito, con noi di Hamas bisogna
trattare" di Umberto De Giovannangeli Un'ammissione, sia pur indiretta,
che da alcuni giorni una tregua è in atto: "La palla è nel campo di
Israele. Per quanto ci riguarda siamo pronti a sancire una "hudna" (tregua,
ndr.
E
sul dialogo riscoppia la polemica tra Israele e D'Alema L'ambasciatore Meir
critica il ministro: chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a
negoziare la nostra mort ( da "Unita, L'"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele,
tuttavia ha accettato l'iniziativa di pace araba che prevede che nel momento in
cui si fa la pace con Israele, tutti gli arabi riconosceranno Israele".
Alla domanda se c'è ancora speranza nel processo di pace avviatosi con la
conferenza di Annapolis del novembre scorso, D'Alema risponde così: "La
speranza ha sempre senso.
Da
Hart a Craig Tutti i casi a luci rosse
( da "Unita,
L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
2004 ammette
una relazione omosessuale con un giovane israeliano, Golan Cipel. Per tre mesi
è il primo e unico governatore gay degli Stati Uniti. Costretto alle dimissioni
per aver assunto l'amante come consigliere speciale per la sicurezza. Mark
Foley, deputato repubblicano della Florida sino al 2006, quando è accusato di
molestie sessuali nei confronti dei paggetti della Camera.
Ucciso
presunto mandante della strage di Gerusalemme
( da "Unita,
L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
edizione del
BETLEMME Ucciso presunto mandante della strage di Gerusalemme L'esercito
israeliano ha ucciso il presunto mandante dell'attacco alla scuola rabbinica di
Gerusalemme dello scorso giovedì. Nell'attentato morirono otto studenti.
Mohammed Shehada, capo della Jihad Islamica, è morto nel corso di un raid messo
in atto a Betlemme delle unità militari di Tsahal.
Ma
il cessate-il-fuoco deve essere globale, reciproco e simultaneo La palla è ora
nel campo israeliano ( da "Unita, L'"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del "Ma il cessate-il-fuoco deve essere globale,
reciproco e simultaneo La palla è ora nel campo israeliano".
Ciarrapico
nelle liste? Ci preoccupa ma bisogna distinguere tra partiti e candidati
( da "Unita,
L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Alema con i
suoi costanti pregiudizi su Israele, ha posizioni nostalgiche". Riccardo
Pacifici, portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica romana, mette uno
stop ai pregiudizi e dice: "Occorre distinguere tra partiti e candidati.
Certo, vedere personaggi nelle liste elettorali come il "Ciarra",
fascista amatriciano, ci angoscia e ci preoccupa.
Strage
al collegio, ucciso il regista ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
annuncia di aver ucciso il mandante del massacro. TEL AVIV Un commando
israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della Jihad
Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato avvenuto il
6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto
giovani seminaristi ebrei.
Mandolino
partenopeo per Avi Avital ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ouverture del
"Barbiere di Siviglia" e, con il trentenne israeliano Avi Avital nel
ruolo solista, il Concerto per mandolino di Paisiello: nel '700 era così famoso
che la zarina Caterina II lo volle a San Pietroburgo. (e.pa.) Israeliano Avi
Avital con il suo strumento: stasera suonerà da solista il concerto di
Paisiello.
Caso
Hamas Israele accusa D'Alema ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE Haniyeh ringrazia Roma Caso Hamas Israele accusa D'Alema
GERUSALEMME - Il leader di Hamas, Haniyeh, ringrazia D'Alema per le sue idee
sul Medio Oriente. Ma Israele accusa: nessun dialogo. ALLE PAGINE 16 E 17.
U
na ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sezione:
Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1 autore: di MASSIMO FRANCO
categoria: REDAZIONALE Politica estera L'ATTESA DI UNA SVOLTA U na reazione
così dura non si ricordava da tempo. Tanto più da parte dell'ambasciatore di
Israele, Gideon Meir, nei confronti del capo della diplomazia italiana.
CONTINUA A PAGINA 15.
Le
quattro condizioni ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17
categoria: BREVI Le quattro condizioni "Riconoscere Israele e gli accordi
di Oslo, dire no al terrorismo e liberare il caporale Shalit".
Israele
accusa D'Alema: <Nessun dialogo con Hamas>
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
doveva
servire proprio a questo: rubare la scena, mostrare di poter dettare il gioco a
Israele, cioè basta attacchi e riapertura dei valichi. Chiaro che Israele non
gli ha permesso di godersi lo show. Però i discorsi su un "accordo "
tra Hamas e Israele per fermare i Qassam sono tutt'altro che campati in aria.
Il governo israeliano smentisce.
Vernetti:
<Sono estremisti che cercano vie militari>
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Adesso questo
ex senatore della Margherita, attento da anni alle istanze di Israele, milita
nello stesso partito di Massimo D'Alema, il titolare della Farnesina in genere
più bendisposto verso quelle del mondo arabo, proveniente dai Democratici di
sinistra. La constatazione è priva di accenti taglienti, non è un attacco
personale.
Il
governo punisce Al Jazeera ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
16 categoria:
REDAZIONALE Israele Il governo punisce Al Jazeera GERUSALEMME - Israele contro
Al Jazeera. Niente più visti ai dipendenti della tv satellitare "diventata
parte di Hamas" né interviste di esponenti del governo ai suoi
giornalisti. Israele invierà anche una lettera ufficiale di protesta al Qatar,
sede dell'emittente.
Haniyeh
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
16 categoria:
BREVI Haniyeh Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, ha detto di apprezzare le
dichiarazioni del ministro D'Alema D'Alema Il ministro degli Esteri, Massimo
D'Alema, aveva auspicato l'apertura di un dialogo con Hamas Olmert Il governo
israeliano, tramite l'ambasciatore a Roma, ha condannato le dichiarazioni di
D'Alema.
<Una
trattativa per arginare l'Iran>
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
tregua"
tra Israele e palestinesi con "scambio di prigionieri" e "fine
delle restrizioni ai valichi tra Israele e Gaza". ""Stiamo
lavorando per riagguantare l'unità del mondo arabo", mi ha detto
Gheit", riferisce Bobo Craxi. "Il dialogo è l'unico modo per staccare
una Hamas buona da una cattiva, ammesso che una buona esista",
Il
documento ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
gruppo
islamico a Gaza starebbe affiorando anche nel campo israeliano La missione Nei
giorni scorsi al Cairo c'è stato Bobo Craxi, uno dei sottosegretari italiani
agli Esteri. Ha portato una lettera di Napolitano a Mubarak a favore della
scelta di Milano come sede per l'Expo
La
scheda ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
acronimo
arabo di Movimento di Resistenza palestinese La nascita Il movimento islamico
fu creato nell'87 da Sheikh Ahmed Yassin a Gaza L'obiettivo Nell'88 Hamas
proclama come fine la distruzione di Israele. Massiccio uso di kamikaze Al
potere Nelle elezioni del 2006, Hamas vince le elezioni per il governo
dell'Autorità palestinese.
DOPO
cinque anni dalla fulminea conquista americana, la situazione in Iraq resta
volatile. Il </ ( da "Messaggero, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La situazione
potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per
ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare
della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica
iraniana.
ROMA
Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema (nella foto), invita
( da "Messaggero,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele non
ci sta. Protesta l'ambasciatore: "Non si può dialogare con chi vuole la
nostra distruzione, è come se ci si invitasse a negoziare le misure della
nostra bara". Walter Veltroni intanto, nel suo giro elettorale al Nord,
tocca il tema dell'immigrazione e avverte: duri con gli immigrati che
sbagliano.
Sergio
Romano, l'esercizio del dubbio come dovere
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ha spiegato
le sue critiche a Israele con le difficoltà che incontra la mentalità laica
nell'accettare la singolarità dello Stato ebraico, in cui la componente
politica e quella religiosa sono intrecciate in modo del tutto peculiare. E
Arrigo Levi, che ha indicato nel giornalismo la più autentica vocazione di un
autore che, anche quando si occupa di storia con taglio scientifico,
Israele
elimina il mandante della strage nella scuola
( da "Tempo,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
investito
dalla pioggia di fuoco di un reparto speciale Israele elimina il mandante della
strage nella scuola TEL AVIV Un commando israeliano ha ucciso ieri sera a
Betlemme un leader palestinese della Jihad Islamica sospettato di essere il
mandante operativo dell'attentato avvenuto il 6 marzo contro il collegio
rabbinico di Gerusalemme e costato al vita a otto giovani seminaristi ebrei.
Obiettivo
100 milioni di utenti <Così sarà Fiumicino domani>
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Gran Bretagna
e Israele, il secondo sistema automatizzato di smistamento bagagli - Bhs - e la
seconda torre uffici. Ma la società che fa parte del Gruppo Gemina guarda
lontano: lo slogan è "Fiumicino vola". E in effetti Basile,
affiancato dal presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, disegnano il raddoppio
dello scalo su 1.
In
Libano i cristiani rischiano l'estinzione
( da "Tempo,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
in base a
quanto è accaduto in Palestina e in Iraq e che, Dio non voglia, potrebbe
accadere in Libano". Un tempo in leggera maggioranza nel paese, i
cristiani rappresentano oggi circa il 35 per cento dei 3,5 milioni di abitanti
del Libano. Durante la guerra dell'estate 2006 ben 250mila cristiani hanno
lasciato il Libano.
All'inizio
del 2007, si verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un comple
( da "Messaggero,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La situazione
potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per
ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare
della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica
iraniana.
Più
comfort, più sicurezza, più spazio per far competere Fiumicino nel ruolo di hub
c ( da "Messaggero, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
come gli
Stati Uniti e Israele, che richiedono controlli antiterrorismo particolarmente
approfonditi. Il T5 consentirà inoltre di rendere più agibile il confinante
terminal C nelle ore di punta e di alleggerire il sistema BHS di trasporto
automatico dei bagagli negli orari più critici del primo mattino.
Il
Cairo spera di riuscire a mediare una tregua tra Israele e i militanti
palestinesi. Spiega il min ( da "Messaggero, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Istro degli
Esteri Ahmed Gheit: "Un accordo potrebbe includere uno scambio di
prigionieri e la fine delle restrizioni ai varchi tra Israele e la Striscia. Se
non riusciremmo a permettere che questa situazione finisca, allora peggiorerà
di nuovo".
Il
clima si sta avvicinando a quello che precedette l'assassinio di Itzhak Rabin
( da "Messaggero,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
che i
colloqui di pace possono portare a un accordo tra Israele e i palestinesi sono
guardati con preoccupazione. L'altra sera, la televisione di stato ha affermato
che tre studenti di Merkaz Harav progettano una vendetta mentre molti rabbini
del collegio accusano premier e governo di "favorire gli arabi" e
rivendicano una "vera leadership ebraica".
ROMA
Un attacco così duro non è usuale nel mondo diplomatico: Chi ci invita
( da "Messaggero,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
I loro leader
continuano ad invocare la distruzione dello Stato di Israele". "Gli
inviti per un cessate il fuoco sono solo una fase del piano per completare il
sogno di Hamas di distruggere lo Stato di Israele e di fondare uno Stato
religioso fondamentalista musulmano tra il fiume Giordano e il
Mediterraneo".
Sui
nodi internazionali l'attesa di una svolta
( da "Corriere
della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
la tensione
tra la Farnesina e Israele fa capire che la politica estera si impone
nonostante il tentativo di ignorarla. Ed affiorano i primi indizi che il
centrodestra si prepara, se non a smontare, certamente a correggere quella
perseguita dall'Unione prodiana. La perentorietà con la quale ieri l'attuale
opposizione ha giustificato lo scarto del governo di Gerusalemme contro D'
Indizi
di novità ( da "Corriere della Sera"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15
categoria: BREVI Indizi di novità Affiorano i primi indizi dell'intenzione del
Pdl di correggere le scelte del governo Prodi su Israele e sull'Afghanistan.
Omicidio
mirato ( da "Riformista, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
giustificata
da un corposo elenco di attacchi terroristici contro Israele realizzati dal
gruppo che faceva riferimento a Shahade. Che ora siano proprio i palestinesi a
indicare nell'uomo anche la mente dell'attentato contro la scuola rabbinica,
racconta di quanto sia alto lo scontro tra Hamas e Fatah, e di quanto sia
fragile la tregua raggiunta su Gaza grazie alla mediazione egiziana.
Hamas
chiede la fine dei raid nei Territori. Israele oscura "al Jazeera"
per <faziosità> ( da "Liberazione"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele
oscura "al Jazeera" per "faziosità" Nessuna tregua sino a
quando Israele non cesserà i raid militari su Gaza e si deciderà a riaprire i
valichi di frontiera con la Striscia. Lo ha detto ieri il leader di Hamas a
Gaza, Ismail Haniyeh, dettando le condizioni per un cessate-il-fuoco con Israele.
Taranto
Ultimo appuntamento con Taranto non dorme
( da "Liberazione"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
sotto
processo in Israele per il contenuto del film; intervengono: Mjriam Abu Samra,
dell'associazione giovani palestinesi "Wael Zuaiter"; Germano Monti,
del Forum Palestina. Alle 18.30 alla libreria Rinascita in via Prospero Alpino
48 presentazione della raccolta di poesie Legata alle mie ali con l'autore
Raffaello Pallone,
È
filo-Hamas , Israele dichiara guerra ad Al Jazeera
( da "Manifesto,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Jazeera che
arriveranno in Israele non potranno ottenere l'accredito. Lo scontento
israeliano e dell'Anp verso la televisione qatariota è cresciuto nelle ultime
settimane, soprattutto durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera,
sostiene Israele, ha dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo
immagini e servizi sulle tante vittime civili (
I
motori di ricerca trovano il fattore umano
( da "Manifesto,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
occhio al
trend sociale del momento: il motore israeliano Delver.com, per esempio, punta
tutto sulla socializzazione dell'esperienza di ricerca, attraverso un
posizionamento dei risultati in base alle preferenze espresse dagli amici.
Insomma, la ricerca di informazioni su internet prova a includere l'elemento
umano nella tecnologia.
La
Rice condanna i nuovi insediamenti Tel Aviv: uccisa la mente della strage di
Gerusalemme ( da "Manifesto, Il"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ieri ha
criticato pubblicamente la decisione del governo israeliano di costruire
centinaia di nuovi appartamenti in una colonia ebraica nei Territori
palestinesi occupati, non lontano da Gerusalemme. Gli Usa "considerano
l'espansione degli insediamenti certamente non aiuta il processo di pace",
ha dichiarato la Rice.
Notizie
( da "Manifesto,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Notizie
Russia Estradato in Colombia un mercenario israeliano Il tribunale di Mosca ha
autorizzato ieri l'estradizione in Colombia dell'ex colonnello israeliano Yair
Klein, arrestato all'aeroporto lo scorso agosto, condannato in contumacia dalla
magistratura colombiana per terrorismo e crimini contro l'umanità.
<È
filo-Hamas>, Israele dichiara guerra ad Al Jazeera
( da "Manifesto,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Jazeera che
arriveranno in Israele non potranno ottenere l'accredito. Lo scontento
israeliano e dell'Anp verso la televisione qatariota è cresciuto nelle ultime
settimane, soprattutto durante la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera,
sostiene Israele, ha dato spazio solo alle sofferenze arabe, trasmettendo
immagini e servizi sulle tante vittime civili (
Gaza,
raid israeliano rotta la tregua ( da "Voce d'Italia, La"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
raid
israeliano: rotta la tregua Rivendicato come risposta ai razzi lanciati i
giorni scorsi su Isralele Gaza, 13 mar. – Israele ha eseguito un raid aereo sul
Nord della Striscia di Gaza, rivendicato come risposta alla dozzina di razzi
sferrati, i giorni scorsi, da parte della Striscia di Gaza ai danni della zona
meridionale di Israele,
ALDOPARLANTE
( da "Avanti!"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
fermamente al
fianco di Israele". Ma diversa è stata la "valutazione" del
candidato a premier del Partito democratico, Walter Veltroni, e del ministro
degli Esteri, Massimo D'Alema che sono sempre dell'idea di trattare con Hamas.
Il Partito democratico continua nella sua politica di stabilire l'equidistanza
fra i terrorismi islamici e lo Stato di Israele.
Ucciso
uno dei mandanti dell'attentato al collegio rabbinico
( da "Quotidiano.net"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
emittente
araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione
"era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani
uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha
aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La
strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:
I
"militanti" palestinesi celebrano la violenza
( da "Opinione,
L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
compiono
attentati sanguinari dentro lo Stato ebraico di Israele. Così, appena tre
giorni dopo il brutale attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme (in cui 8
studenti sono stati falciati a raffiche di mitra da un arabo israeliano di nome
Abu Ala Dheim, militante Hezbollah, uno che aveva lavorato per qualche mese
come autista del pulmino scolastico e di cui tutti si fidavano)
Il
mio viaggio col macellaio della Jihad
( da "Giornale.it,
Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
se Abu Mazen
fosse riuscito a trattare con Israele la riabilitazione dei ricercati, lui era
pronto a cedere le armi. Armi affilate, che nell'80 gli erano costate 25 anni
di prigione, interrotta da uno scambio di prigionieri nell'85. Non mangiò nulla
mentre i suoi uomini addentavano un panino con la shawarma;
IL
PREMIO MEDITERRANEO VA A SARKOZY ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
dove la
vetrina su Israele ha già innescato polemiche e boicottaggi da parte del mondo
culturale arabo, esatta replica di quanto è già successo a Torino alla Fiera
del Libro, dove l'ospite d'onore è lo stesso. E proprio il timore di proteste e
di violenze comprometterebbe persino la presenza all'inaugurazione dello stesso
Sarkozy,
Ucciso
mandante dell'attentato al collegio rabbinico
( da "Quotidiano.net"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
emittente
araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha fatto l'incursione
"era composto da soldati che parlavano la lingua araba". I miliziani
uccisi si trovavano in un'automobile sulla quale il commando israeliano ha
aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita il terrorismo"La
strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico:
La
doppia verità su Hamas ( da "EUROPA.it"
del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
influente
ministro israeliano Ami Ayalon, che ha affermato, secondo quanto riportato dal
quotidiano israeliano Haaretz il 4 marzo scorso, durante incontri a porte
chiuse con Olmert, Barak e Tzipi Livni, che "se Israele sta parlando con
Hamas sul rilascio di Gilad Shalit, allora perché non dovremmo parlare del
cessate il fuoco?
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
HILLARY CLINTON
BATTUTA DALL'AVVERSARIO ANCHE IN MISSISSIPPI Obama stravince col popolo di
Katrina [FIRMA]FRANCESCO SEMPRINI NEW YORK Mississippi, ovvero lo Stato delle
Magnolie. E' qui tra le foreste fluviali e gli sfollati dell'uragano Katrina
che si combatte l'ultima battaglia per la nomination democratica prima della
lunga pausa che precede il decisivo voto della Pennsylvania. Barack Obama è
superfavorito non solo dai numeri ma anche dalla composizione socio-demografica
dello Stato dove il 37% della popolazione è nera e gli afro-americani
rappresentano la parte più consistente dell'elettorato democratico. Inoltre
l'economia locale è una delle più depresse degli Stati Uniti e tra i cittadini
è forte il senso di riscatto su cui fa presa la retorica di Obama. Il verdetto
dei sondaggi è spietato nei confronti di Hillary Clinton condannata a un
distacco di 24 punti (58% a 34% secondo American Research Group) grazie ai
quali Obama potrebbe conquistare la gran parte dei 33 delegati in palio. Il
senatore arriva nello Stato del Golfo a quota 1589 delegati (compresi i super)
contro i 1470 della rivale e con alle spalle una campagna locale attenta e
mirata che gli ha permesso di rafforzare la sua popolarità. "La vera sfida
per il prossimo Presidente è garantire una vita migliore a tutti e non solo ad
alcune comunità", sferza il candidato afro-americano durante un incontro a
Greenville, nella regione del delta del Mississippi. Obama ha trascorso gli
ultimi giorni girando lo Stato e promettendo importanti cambiamenti per tutti:
ovunque un bagno di folla, dalla capitale Jackson sino a Columbus dove una
volta per tutte ha messo la parola fine al tormentone del "dream
ticket". "Non riesco a capire perché chi è secondo offre al primo di
essere il numero due", ironizza col pubblico. "E poi se mi dicono che
non ho esperienza perché continuano a ripetere che sarei un grande
vicepresidente", incalza. Ben diverso il tenore della campagna di Hillary
Clinton accolta tiepidamente da una popolazione che la vede poco vicina. Lo
dimostra non solo il fatto che l'ex First lady sia da due giorni in
Pennsylvania ma anche l'ammissione di colpa da parte del marito Bill secondo
cui in Mississippi "abbiamo iniziato troppo tardi a fare campagna". E
mentre l'ex First lady già pensa al suo piano per mettere ko l'avversario nelle
sei settimane che li separano dal ritorno alle urne, Barack Obama ne approfitta
per demolire il "momentum favorevole" della Clinton nato dai successi
in Texas e Ohio. "Il Paese non ha bisogno delle solite facce e delle solite
idee", dichiara durante un comizio a Jackson durante il quale dipinge l'ex
First lady come un esponente dell'establishment di Washington in piena regola
alla pari di George W. Bush o di John McCain. Non solo, punta sulla politica
estera per demolire l'immagine di politico navigato della rivale. Dall'Irlanda
del Nord alla Bosnia, dal Kosovo al Ruanda, la Clinton ha detto "bugie ed
esagerazioni" riguardo al suo impegno nelle crisi internazionali, sostiene
il senatore. "E sul più importante test da comandante in capo della
generazione futura, la guerra in Iraq, la senatrice ha sbagliato, votando a
favore". I mesi di accuse tra i due candidati rendono più profonda la
frattura all'interno del partito: a trarne vantaggio è il candidato
repubblicano John McCain. Già sicuro della nomination, il
senatore veterano del Vietnam poco si cura dell'inutile voto in Mississippi e
già pensa all'imminente viaggio in Israele dove cercherà di ottenere l'appoggio delle comunità ebraiche in
vista del voto del 4 novembre.
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sono
"asini" solo gli studenti? La Stampa ripropone con grande risalto la
situazione della scuola in Italia. E io mi ridomando: ma questi
"asini" sono tutti autodidatti? Oppure, applicando la proprietà
transitiva, scopriamo che sono identici ai loro insegnanti? SILVANO CREPALDI
Ideologicamente arretrati L'affermazione di Lenin "la vita ci costringe ad
abolire il raziocinio insegnandoci la dialettica" è usata male dalla
sinistra italiana che traduce "dialettica" con "menzogna".
Sempre Lenin affermava "anche la mia cuoca saprebbe governare". Erano
altri tempi. Diliberto conferma di essere ideologicamente arretrato quando
rinuncia alla candidatura a favore di un operaio. Gesto propagandistico e
inutile. Sottostima la difficoltà di governare società complesse come la nostra
nella quale parlare di lotta di classe è antistorico. Le classi non sono state
abolite dai padroni. Si è accentuata la mobilità sociale. Gli operai mandano i
figli all'università, sono scomparsi gli antichi mestieri. L'operaio è
diventato un tecnico, oppure semplice addetto a una macchina. La coscienza di
classe è finita con l'accentuazione della mobilità di classe. La dichiarazione
di Bertinotti "siamo di parte" suona come una condanna all'immobilità
che gli operai per primi rifiutano. CLAUDIO BAUDINO "Non uccidere" e
"Non rubare" Il card. Ruini ha finalmente chiarito per quale partito
dovrebbero votare i cattolici (nel primo dopoguerra i parroci erano più
eleganti, suggerivano soltanto di votare per dei candidati democratici... e
cristiani...). È vero che un comandamento dice "Non uccidere", ma ce
n'è anche uno che dice "Non rubare". Potremmo chiedere all'ineffabile
"Eminence" di consigliarci un partito che rispetti anche questo
secondo comandamento? MARCELLO FAVARETO, TORINO L'obiettivo dei giostrai è la
sicurezza In relazione all'incidente su un gioco gonfiabile nel quale ha perso
la vita un bambino a Bielmonte, e alle note pubblicate dalla Stampa in questi
giorni, quale esponente della più antica e rappresentativa organizzazione
nazionale di categoria dello spettacolo viaggiante e parchi di divertimento,
ritengo utile precisare che la sicurezza degli utenti è il primo obiettivo
degli esercenti delle giostre. L'incidente è avvenuto su un'attrezzatura che,
ho appreso da notizie giornalistiche, è stata presa a noleggio e gestita quindi
non da "giostrai" bensì da soggetti che non svolgono
professionalmente questa attività. Saranno i magistrati a valutare se tale
attrazione era dotata della prevista licenza di pubblica sicurezza e se sia
stata precedentemente verificata dagli organismi comunali o prefettizi di
controllo, tuttavia gli esercenti spettacoli viaggianti sanno che la norma
europea sulla sicurezza dei giochi gonfiabili (UNI EN 14960) prescrive che il
gioco venga immediatamente sgonfiato e messo in sicurezza in presenza di vento
superiore a
( da "Stampa, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TENNIS IN
CARROZZINA. A CUNEO Trofeo Alpi del Mare con tabellone mondiale nell'anno
paralimpico [FIRMA]GIANCARLO SPADONI CUNEO Nell'anno olimpico, paralimpico per
questa specialità, il nono torneo internazionale di tennis in carrozzina
"Trofeo Alpi del Mare" che inizia domani mattina alle 8, ingresso
libero, al Palatennis comunale del Parco della Gioventù a Cuneo, assume
un'importanza particolare poiché per molti atleti è già test preparalimpico, o
una delle prove per acquisire i punti necessari per Pechino 2008. Anche per
questo, alla manifestazione organizzata dalla Polisportiva P.A.S.S.O. (che
prevede un tabellone maschile da 30 posti, nel quale sono iscritti 2 tra i
primi 10 del mondo: l'olandese Maikel Scheffers e lo svedese Stefan Olsson; e
uno femminile, da 16, capeggiato dall'israeliana Ilanit Fridman numero 15 del
ranking) saranno presenti anche molti allenatori delle varie Federazioni per
seguire da vicino gli atleti candidati paralimpici, particolare sottolineato
con compiacimento dal coordinatore generale Remo Merlo, che ha aggiunto come
quest'anno siano rappresentati tre nuovi paesi, Israele, Cile e Brasile, le cui bandiere
sono state consegnate da Enzo Lotti, presidente della Gis che ospita le gare.
Oggi alle 18 il giudice arbitro Giuseppe Guastavino, con l'assistenza del
direttore del torneo Ettore Bondi, compilerà i tabelloni principali, maschile e
femminile. I giocatori italiani presenti fra i maschi sono sei,
capeggiati da Fabian Mazzei, numero 1 d'Italia e numero 22 al mondo, che
insegue la qualificazione olimpica come testa di serie, e due le tenniste, di
cui la più quotata è Silvia De Maria, numero 29 del "ranking".
Particolare curioso: ci sarà Steffen Sommerfeld, tedesco di 41 anni, numero
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
ANTEPRIMA nazionale
assoluta stasera alle 21.15 al teatro Verdi. Si proietta il film "La
banda" di Eran Kolirin, una coproduzione franco-israeliana del 2007 che ha
raccolto vari riconoscimenti fra i quali il premio Fipresci e Prix de la
Jeunesse al Festival di Cannes del 2007, oltre che il premio Efa 2007 per la
migliore interpretazione maschile a Sasson Gabai. E' la storia di una piccola
banda musicale egiziana chiamata a esibirsi in Israele
ma che, per una serie di sfortunate coincidenze, si ritrova in una città
sperduta nel deserto israeliano, isolata e dimenticata da tutto e tutti,
proprio come loro. - -->.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando l'edizione del Bombe a grappolo: giardini del demonio Robert Fisk
Segue dalla Prima N el 2006 Israele ha fatto cadere sugli orti e sui campi del Libano meridionale
oltre un milione di bombe a grappolo - dopo che era stato annunciato il cessate
il fuoco del conflitto con Hezbollah durato 34 giorni. Finora hanno ucciso 40
uomini, donne e bambini. Gli sminatori giunti in Libano hanno scoperto
che le bombe a grappolo erano state sganciate sui campi minati lasciati dagli
israeliani nel 2000. E in alcuni casi questi campi minati erano stati creati
sopra precedenti campi minati palestinesi. E taluni di questi campi minati - e
in questa circostanza torna a minacciarci la piu' drammatica guerra del
ventesimo secolo - erano stati inavvertitamente collocati sopra tappeti di mine
piazzate nella terra rossa del Libano dalle forze francesi di Vichy nel 1941
mentre attendevano l'invasione dalla Palestina delle
divisioni britanniche e dei soldati della Francia libera. Come al solito la
seconda guerra mondiale si rivela il fondamento di buona parte degli attuali
orrori del Medio Oriente. A Tripoli pubblicano un "Libro Bianco"
sulle conseguenze per la Libia della guerra 1939-45 con decine di migliaia di
mine sepolte nella sabbia del deserto intorno a Tobruk e a Bengasi dagli
italiani e dai tedeschi, dai britannici, dagli australiani, dai neozelandesi e
dai sudafricani. "Gli italiani piazzano le mine", dice la didascalia
sotto una fotografia che ritrae alcuni genieri che sistemano le mine nel deserto.
"Gli inglesi piazzano altre mine. I tedeschi ne piazzano ancora di più.
Poi se ne vanno ma le mine sono ancora lì!". Venti anni dopo la guerra -
quando almeno 800 contadini libici e loro familiari erano saltati in aria a
causa delle mine - un giornalista italiano descrisse la carneficina senza fine
durante le operazioni di sminamento. "Le mine sono talmente sensibili che
basta sfiorarle con un piede perché esplodano e saltino in aria come cavallette
- dei due uomini sono rimasti solo alcuni brandelli di carne e di
vestiario". L'Egitto definisce i suoi campi minati della seconda guerra
mondiale "I giardini del demonio" che si estendono da El Alamein a
Mersa Matruh, a est del confine libico. A questi si aggiungano i vastissimi
campi minati creati dalle forze egiziane e israeliane nei deserti orientali nel
1948, 1956, 1967 e 1973 - gli israeliani hanno le mappe di cinque milioni e
mezzo di mine piazzate nel Sinai e nella zone circostanti nel 1967 - e in
questo modo potete farvi un'idea di quanto quelle sabbie siano ancora
pericolose e tossiche. Come ha sottolineato il mese scorso l'Egyptian Mail, noi
occidentali ricordiamo ogni anno i morti di El Alamein. Ma chi ricorda i morti
dell'Egitto? E sebbene inglesi, italiani e tedeschi abbiamo inviato agli egiziani
le mappe dei vecchi campi minati e sebbene l'esercito egiziano abbia
disinnescato 2.976 mine tra il 1983 e il 1999, ne rimangono ancora circa
17.600.000 sotto la fascia costiera egiziana, secondo quanto riferiscono le
autorita' egiziane responsabili delle operazioni di sminamento. Dal 1982, 700
egiziani sono morti a causa delle mine e altri 7.600 sono rimasti feriti. E
mentre loro muoiono i nostri sopravvissuti invecchiano. Quando, alcune
settimane fa, ho scritto un articolo sul film "Espiazione" - con quei
cinque minuti dedicati all'evacuazione dalle spiagge di Dunquerque nel 1940 e
la distruzione a causa dello scoppio di una mina della stazione della
metropolitana di Balham - non mi rendevo conto di quanti ricordi avrei
risvegliato. Una signora scozzese mi ha scritto per raccontarmi che da bambina
durante i bombardamenti "dormivo sempre nella metropolitana - per poco la
mina della stazione di Balham non mi ha colpito e l'inondazione che ne e'
seguita ha causato la morte di molta gente per annegamento (compresa Cecilia
nel film "Espiazione"). Ricordo che chiusero la stazione della
metropolitana per molto tempo per recuperare i cadaveri. Ricordo anche che dopo
rimase a lungo sulla parete il segno del punto in cui era arrivata
l'acqua". Piu' drammatica e' stata la lettera di Hal Crookall, un ex
tenente adesso novantenne che si trovava a Dunquerque con il Reggimento dello
Yorkshire orientale. Nell'articolo dicevo che vedendo il film, alla vista delle
spiagge di Dunquerque non avevo potuto fare a meno di esclamare:
"Dannazione!" - e che questa stessa esclamazione era uscita poco dopo
dalla bocca di un giovane caporale che nel film era al comando di una pattuglia
di sbandati. Immaginate quindi la mia sorpresa - e il sorriso che mi e'
spuntato - quando ho letto le seguenti parole scritte da Hal Crookall: "la
maggior parte degli uomini del mio plotone erano portuali di Hull. Ci avevano
lasciato indietro per effettuare azioni di retroguardia e dovevamo raggiungere
la spiaggia cosa che facemmo in larga misura seguendo il rumore dei cannoni
delle navi, quello delle granate che fischiavano sulla nostra testa e quello
dei bombardieri Stuka che attaccavano le spiagge. Quando finalmente
raggiungemmo la spiaggia, ci affacciamo sulla duna e vedemmo la scena, la
maggior parte dei miei commilitoni esclamo' con accento dello Yorkshire:
"dannazione!!". Nel 1943 il tenente Crookall fu ferito - pensate un
po'! - nel deserto della Libia. Non da una mina - lui e i suoi soldati avevano
piazzato sacchetti di sabbia sul fondo del mezzo corazzato per non rimanere
feriti dallo scoppio delle mine - ma da una scheggia di granata tedesca che
aveva perforato la carrozzeria da 3 ottavi di pollice del blindato e si era
conficcata nel braccio del tenente Crookall. La sua divisione di fanteria dal momento
che era ferito lo invio' in Medio Oriente e fini' per ritrovarsi a Damasco.
"La ferita mise praticamente fine alle mie ambizioni da violinista",
mi ha detto questa settimana. "Ma quando ero a Damasco venne Josephine
Baker per cantare per i soldati di Francia Libera e mi chiese di accompagnarla.
E in quella circostanza suonai di nuovo". Dopo la guerra Crookall torno'
molte volte in Medio Oriente, ospite di Ali Ayoubi, figlio di un presidente
siriano - cosi' almeno sosteneva ma probabilmente si trattava di un primo
ministro siriano. "Mio padre aveva due guardie del corpo", ricorda
che gli diceva Ali. "Il Presidente Assad ne aveva circa 10.000!". In
Libia e in Egitto ovviamente la gente del deserto non ha guardie del corpo.
Fondamento della loro vita resta la guerra combattuta prima che nascessero e
che continua ad ucciderli e a mutilarli esattamente come 65 anni fa feri' il
tenente Crookall. Suppongo che la morale di questa vicenda sia semplice e, per
certi versi, scontata: in Medio Oriente la seconda guerra mondiale non è ancora
finita. *** © The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Al "gioco" si vince con la matematica Di Robert J.
Aumann Traduzione di Carlo Antonio Biscotto M i sembra giusto dedicare questo
mio intervento ad uno dei temi più pressanti e drammatici dell'uomo: quello
della guerra e della pace. Mi permetto di suggerire che dovremmo forse
modificare l'orientamento dei nostri sforzi intesi a realizzare la pace
mondiale. Finora tutte le iniziative hanno riguardato la
risoluzione di specifici conflitti: India-Pakistan, Israele-Paesi arabi ecc... Personalmente propongo di porre l'accento su
un altro aspetto e di studiare la guerra in generale. Consentitimi di fare un
paragone. Due sono gli approcci nei confronti del cancro. Uno è clinico.
Supponiamo che abbiate il cancro al seno. Cosa dovete fare? Un
intervento chirurgico? La radioterapia? La chemioterapia? Che tipo di
chemioterapia? Quante sedute di radioterapia? Bisogna asportare i linfonodi? Le
risposte si basano su esami clinici che hanno lo scopo di accertare quale è la
soluzione migliore. Ogni caso viene trattato singolarmente utilizzando al
meglio le informazioni. E l'obiettivo è quello di curare la malattia o di
migliorare il quadro clinico di quello specifico paziente. Ma c'è anche un
altro approccio. Non si interviene chirurgicamente, non si fa radioterapia, non
si fa chemioterapia, non si prendono in esame le statistiche cliniche, non si
visita nemmeno il paziente. Si cerca solo di capire cosa succede all'interno di
una cellula cancerosa. Ha qualcosa a che fare con il Dna? Cosa succede? Quale è
il processo? Non si cerca di curare il cancro. Si cerca solo di capirlo. Si
lavora con i topi, non con le persone. Si cerca di farli ammalare, non di
curarli. Louis Pasteur era un medico. Per lui era importante curare la gente.
Ma Robert Koch non era un medico e il suo obiettivo non era curare la gente.
Koch voleva semplicemente capire in che modo si sviluppa una malattia
infettiva. E il suo lavoro finì per diventare incredibilmente importante per la
cura delle malattie infettive. La guerra ci accompagna sin dall'alba della
civiltà. Nella storia dell'uomo non c'è nulla di più costante della guerra. È
un fenomeno e non una serie di eventi isolati. Gli sforzi volti a risolvere
singoli conflitti sono certamente lodevoli e talvolta sono coronati da
successo, ma c'è anche un altro modo per affrontare il problema: studiare la
guerra come fenomeno generale, studiare le sue caratteristiche generali e
identificative, capire quali sono i comuni denominatori, quali sono le
differenze sul piano storico, sociologico, psicologico e - sì - razionale.
Perché l'homo economicus - l'uomo razionale - fa la guerra? Ma cosa intendo per
"razionalità"? Intendo questo: il comportamento di una persona è razionale
se rientra nei suoi migliori interessi, stanti le sue informazioni. Alla luce
di questa definizione la guerra può essere razionale? Disgraziatamente la
risposta è affermativa: la guerra può essere razionale. In uno dei più grandi
discorsi di tutti i tempi - quello pronunciato in occasione della cerimonia di
insediamento dopo essere stato eletto alla presidenza per la seconda volta -
Abraham Lincoln disse: "Entrambi deprecavano la guerra, ma uno era
disposto a fare la guerra piuttosto che lasciar sopravvivere la nazione e
l'altro era disposto ad accettare la guerra piuttosto che lasciarla perire. E
guerra fu". È un grosso errore dire che la guerra è irrazionale. Tutti i
mali del mondo - guerre, scioperi, discriminazione razziale - li liquidiamo
definendoli irrazionali. Anche procurano disgrazie e dolori, è possibile che
siano razionali. Una volta che ci convinciamo che la guerra può essere
razionale, possiamo per lo meno affrontare il problema. Se ci limitiamo a
definirla irrazionale, non siamo in grado di affrontare il problema. Molti anni
fa ebbi l'occasione di essere presente ad una riunione di studenti alla Yale
University. Era presente anche Jim Tobin, che in seguito sarebbe stato
insignito del Nobel per l'economia. La discussione andava a ruota libera e ad un
certo punto qualcuno chiese: si può sintetizzare l'economia in una parola?
Tobin rispose: "Sì". La parola è incentivi. L'economia ruota intorno
agli incentivi. Quello, quindi, che vorrei fare è un'analisi economica della
guerra. Non intendo dire quello che potrebbe sembrare a prima vista. Non parlo
di come finanziare una guerra o di come ricostruire un Paese distrutto dalla
guerra o di altre cose del genere. Non parlo degli incentivi che portano alla
guerra o degli incentivi che possono sventarla e impedirla. Supponiamo che
vogliate impedire la guerra. Per farlo ovviamente bisogna disarmare, diminuire
il numero degli armamenti. Giusto? No, sbagliato. Forse è necessario fare
l'esatto contrario. Nei lunghi anni della guerra fredda tra Stati Uniti e
Unione Sovietica, non è scoppiata una guerra "calda" proprio perché i
bombardieri con le testate nucleari erano in volo 24 ore al giorno, 365 giorni
l'anno. Il disarmo avrebbe portato alla guerra. Il punto fondamentale è -
ancora una volta - che dovremmo cominciare a studiare la guerra da ogni punto
di vista, dovremmo cercare di capire cosa la scatena. Pura scienza di base. Ciò
potrebbe veramente portare alla pace. Finora non mi sembra che abbia funzionato
troppo bene l'approccio del volta per volta, del caso per caso. Vorrei ora
parlarvi di alcuni dei miei contributi fondamentali, di quelli citati dalla
Commissione del premio. In particolare vorrei parlare dei giochi ripetuti e di
come sono da mettere in relazione alla guerra e ad altri conflitti quali gli
scioperi e in realtà a tutte le situazioni interattive. I giochi ripetuti
modellano l'interazione a lungo termine. La teoria dei giochi ripetuti può
spiegare fenomeni come l'altruismo, la cooperazione, la fiducia, la lealtà, la
vendetta, le minacce (autodistruttive o di altra natura) - fenomeni che
potrebbero a prima vista apparire irrazionali - in termini di paradigma di
"egoistica" massimizzazione dell'utilità della teoria dei giochi e
dell'economia neoclassica. Il fatto di poter "spiegare" tali fenomeni
non vuole dire che le persone deliberatamente scelgono di vendicarsi o di agire
in maniera generosa sulla base di motivi razionali e consapevolmente utili al
proprio benessere. Direi piuttosto che nel corso dei millenni gli uomini hanno
sviluppato ed elaborato norme di comportamento che sono in larga misura
vincenti e, di conseguenza, ottimali. Questa evoluzione potrebbe essere in
realtà biologica, genetica. Oppure potrebbe essere "memetica", parola
che deriva dal termine meme (riconoscibile entità di informazione relativa alla
cultura umana replicabile da una mente o da un supporto simbolico di memoria,
ndt) coniato dal biologo Richard Dawkins per esprimere, in analogia con il
termine "gene", l'eredità e l'evoluzione sociale invece di quella
biologica. Una delle grandi scoperte della teoria dei giochi risale all'inizio
degli anni '70 quando i biologi John Maynard Smith e George Price si accorsero
che l'equilibrio strategico nei giochi e l'equilibrio demografico nel mondo
vivente sono definiti dalle medesime equazioni. L'evoluzione - genetica o
memetica che sia - porta all'equilibrio strategico. Pertanto nei giochi
ripetuti, l'equilibrio strategico esprime fenomeni come l'altruismo, la
cooperazione, la fiducia, la lealta', la vendetta, le minacce e così via.
Vediamo in pratica come vanno le cose. Cosa intendo per "equilibrio
strategico"? In parole povere, i giocatori si trovano in una situazione di
equilibrio strategico (o semplicemente di equilibrio) quando il loro gioco è
reciprocamente ottimale, quando le mosse e i piani di ciascun giocatore sono
razionali in un ambiente strategico dato - ad esempio quando ciascuno conosce
le mosse e i piani degli altri. Per aver formulato e sviluppato il concetto di
equilibrio strategico, a John Nash venne conferito nel 1994 il premio Nobel per
l'economia in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione del
libro di John von Neumann e Oskar Morgenstern La teoria dei giochi e il
comportamento economico. Il Nobel fu assegnato in condivisione con John
Harsanyi per aver formulato e sviluppato il concetto di equilibrio bayesiano,
una sorta di approfondimento del concetto di Nash che ha per oggetto
l'equilibrio strategico in giochi nei quali l'informazione è incompleta, e con
Reinhard Selten per aver formulato e sviluppato il concetto di equilibrio
perfetto, altro approfondimento del concetto di Nash di cui parleremo in
seguito. Unitamente ai concetti di equilibrio correlato (Aumann 1974, 1987) e
di equilibrio forte (Aumann 1959), entrambi citati nella motivazione
dell'assegnazione del Nobel nel 2005, i tre summenzionati concetti fondamentali
costituiscono il fondamento teorico della teoria dei giochi non cooperativi.
Dopo quello del 1994, due Nobel per l'economia furono assegnati per le
applicazioni di questi concetti fondamentali. Il primo nel
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del Parigi, anteprima di boicottaggio Ecco il Salon du Livre senza
arabi di Giovanna Trento V enerdì apre a Parigi il Salon du Livre, giunto
quest'anno alla sua ventottesima edizione. La manifestazione, che rimarrà
aperta fino al 19 marzo nei pressi della Porte de Versailles, è un appuntamento
di rilievo per l'editoria francese, francofona e internazionale: centinaia di
stand, presentazioni e premi letterari, resoconti costanti sulle frequenze di
France culture, decine di conferenze e dibattiti, fra cui degli approfondimenti
sul Maggio '68. Ma in questi giorni l'attenzione è puntata principalmente
sull'ospite d'onore e sulle polemiche che ne conseguono. Anche il Salon, come
la Fiera di Torino, assegna infatti quest'anno il Padiglione d'onore a Israele, invitando una quarantina di scrittori israeliani di
lingua ebraica (autori perlopiù di romanzi, ma anche di poesie, fumetti e
narrativa per l'infanzia). Il clamore polemico, in Francia, è inferiore a
quello sorto in Italia (le polemiche italiane hanno peraltro avuto un certo eco
sulla stampa d'oltralpe). Come ampiamente riportato dalla stampa francese, non
sono comunque mancate, da parte araba o musulmana, condanne pubbliche della
presenza di Israele e inviti al boicottaggio della manifestazione
parigina. Si sono espressi contro le scelte del Salon Ibrahim al-Moallem,
presidente dell'Unione degli scrittori egiziani e segretario generale
dell'Unione degli scrittori arabi, e Taha al-Moutawakel, presidente dell'Unione
degli scrittori palestinesi. Anche l'Isesco (organizzazione islamica
dell'istruzione, delle scienze e della cultura), nel corso di una recente
riunione tenutasi in Marocco, ha chiesto ai cinquanta Paesi che ne sono membri
di non prendere parte quest'anno al Salon du livre. A tali dichiarazioni si
aggiungano il boicottaggio ufficiale già espresso da Paesi come l'Iran,
l'Arabia Saudita, l'Oman, la Giordania e lo Yemen. Non possiamo ancora dire
quale impatto concreto avranno sul Salone del libro di Parigi questi e simili
appelli. Perché, se già sappiamo che alcuni stand collettivi - come quello
della Tunisia, dell'Algeria o del Marocco - rimarranno vuoti, è comunque
probabile che alcuni operatori e protagonisti dell'editoria araba saranno
presenti a "titolo privato". Questo sembra essere quanto mai vero per
il Libano. Se da un lato questo Paese non riconosce ufficialmente lo Stato d'Israele e serba vivo il ricordo degli attacchi del 2006,
dall'altro il Salone parigino rappresenta un interlocutore molto importante per
l'editoria libanese, in quanto il Libano è una pietra angolare della
francofonia nel mondo arabo ed ha un ruolo di spicco nel panorama editoriale
mediorientale. La scrittrice libanese Hyam Yared ha già annunciato che si
recherà a titolo personale a Parigi, per presentare il suo ultimo romanzo
L'Armoire des ombres, che ha ottenuto il premio Francia-Libano. La selezione
dei 39 scrittori israeliani da invitare al Salon du livre, avvenuta sotto
l'egida del Ministero degli esteri francese, è stata compiuta dal Centro nazionale
del libro in collaborazione con l'ambasciata a Parigi del Paese invitato. Ma
gli equilibri fra l'"aspetto culturale" e l'"aspetto
politico" della manifestazione parigina sembrano variare di anno in anno.
Serge Eyrolles, organizzatore del Salon du livre e presidente del Sindacato
nazionale dell'Edizione, è stato raggiunto telefonicamente da chi scrive;
Eyrolles ha dichiarato che il Salon du livre "non
invita Israele, ma la
letteratura israeliana contemporanea", sostenendo inoltre che "la
coincidenza fra il sessantennale dello stato d'Israele e l'assegnazione alla letteratura israeliana del Padiglione
d'onore 2008 non è intenzionale, ma legata a trattative già in corso da 4 o 5
anni con l'ex ambasciatore israeliano a Parigi". La selezione dei
39 scrittori israeliani, ricca e interessante (sebbene sia esclusa la
saggistica), ha privilegiato coloro che scrivono in ebraico, vivono in Israele e sono tradotti in Francia. Oltre alla famosa triade
composta da Abraham B. Yehoshua, Amos Oz e David Grossman, sono invitati al
Salon du livre altri nomi noti, come Aharon Appelfeld o Savyon Liebrecht
(quest'ultima è stata in gennaio a Roma per tenere un incontro a La Sapienza,
in occasione della Giornata della memoria). Poi ci sono autori nati negli anni
'60, come Etgar Keret, Orly Castel-Bloom e Alona Kimhi, che rappresentano in
qualche misura il "postmodernismo israeliano", affrontando la
drammatica conflittualità contemporanea con toni nuovi, spesso ironici o
disincantati. Oppure Sami Michael (classe 1926) di origine irachena, che è fra
i pochissimi autori israeliani tradotti nel mondo arabo, o il più giovane Sayed
Kashua, arabo-israeliano che scrive in ebraico. E poi ancora, Ron Leshem, Meir
Shalev, Shifra Horn, Benny Barbash, Lizzie Doron, Zeruya Shalev, Boris Zaidman o
Alon Hilu. Possono essere sollevate obiezioni sul fatto che solo gli scrittori
israeliani di lingua ebraica siano stati invitati quest'anno a Parigi, visto
che l'arabo è la seconda lingua nazionale del paese; tuttavia c'è da chiedersi
se gli scrittori di lingua araba avrebbero serenamente accettato di partecipare
accanto a quelli di lingua ebraica. Inoltre, sarebbe ingenuo pensare che un
invito parallelo rivolto alla Palestina avrebbe potuto
"equilibrare" tranquillamente la vicenda parigina (un Salone del libro
arabo da tenersi negli stessi giorni all'Istitut du Monde Arabe era stato in
effetti ipotizzato dagli organizzatori.). Ma in definitiva, secondo Ron Barkai,
storico, esperto delle relazioni fra ebrei, musulmani e cristiani nella Spagna
medievale, e autore di un recente romanzo (Come in un film egiziano, 2005),
boicottare il Salon du livre è insensato e controproducente. Barkai, che
asserisce di mobilitarsi da sempre per la negoziazione e per la creazione dello
Stato palestinese, sostiene che l'appuntamento letterario di quest'anno a
Parigi sarebbe stato una buona occasione - mancata - per confrontarsi con le
grandi comunità arabe ed ebraiche di Francia, e per sottolineare che la pace è
ormai assolutamente necessaria. Il Salone del libro non si limita ai 450 mq.
del Padiglione d'onore, essendo soprattutto una grande vetrina dell'editoria
francese. Tuttavia, come ha riferito a chi scrive Hugues Jallon, direttore
editoriale delle edizioni La Découverte, gli editori si domandano oggi che
senso abbia questa "ufficialità": "Un tempo gli editori andavano
al Salon du livre per raggiungere i grandi lettori, ma oggi con internet questi
possono procacciarsi i libri che vogliono. L'affitto dello stand è ormai molto
più caro di quanto non si guadagni sul posto con la vendita dei libri, tanto
che per i piccoli editori è difficile essere presenti. Eppure. continuiamo ad
avere la sensazione che al Salon du livre bisogna esserci! Ma perché?".
ISRAELE OSPITE D'ONORE Dal 14 con la triade Yehoshua, Oz, Grossman, presenti 40
scrittori di lingua ebraica. Ufficialmente banchi "islamici" vuoti.
Ma mercati francofoni, come il Libano, potranno astenersi?.
( da "Unita, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del I palestinesi di Gaza il popolo dei "murati vivi"
Anche l'Egitto innalza la sua barriera di cemento Già costruiti tre chilometri,
in tutto saranno 14 di Umberto De Giovannangeli GLI OPERAI hanno rimosso le
barriere di filo spinato e le hanno sostituite con un muro alto tre metri. Alto
tre metri è lungo tre chilometri, il primo tratto dei quattordici km previsti.
Storia di un popolo "murato". Il popolo palestinese. Dal Muro in
Cisgiordania a quello che l'Egitto sta realizzando al confine con la Striscia
di Gaza. La costruzione è iniziata subito dopo la chiusura della frontiera il
mese scorso, dopo che i miliziani di Hamas avevano distrutto la barriera di
separazione a gennaio, facendo entrare in Egitto migliaia di palestinesi in
cerca di prodotti di prima necessità. Una gabbia. Isolata dal mondo. Assediata da Israele. Murata dall'Egitto. Una "prigione a cielo aperto di cui Israele sembra aver buttato via la
chiave per sempre" (John Dugard, relatore speciale delle Nazioni Unite per
i Diritti Umani in una intervista a l'Unità). È Gaza. Una gabbia lunga
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XVII - Napoli
IL FESTIVAL Cam di Casoria, terza edizione della rassegna con le installazioni
di giovani artisti Magmart, una gara di immagini il video vincitore resta in
mostra ELDA ORETO Eruzioni in piano sequenza al "Magmart-video under
volcano" 2008. La terza edizione del festival internazionale dedicato ai
film d'artista, che inaugurerà sabato 15 marzo alle 18.30 al CAM, Casoria
Contemporary Art Museum, (aperto fino al 15 aprile, via Duca D'Aosta
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti Pagina 314
Tra rabbia e dolore Gerusalemme contro una terza Intifada --> Rabbia, dolore
e incredulità. Dopo l'attentato contro la Yeshiva (scuola religiosa ebraica) di
Mercaz Harav, a Gerusalemme, Israele si interroga se questo attacco non possa essere l'inizio di una
terza Intifada. Per adesso, nessuna rivendicazione di organizzazione armata è
stato confermato per l'attentato perpetrato dal giovane terrorista Ala Abu
Dhaim. Ma fonti palestinesi hanno indicato che l'attacco sarebbe stato
organizzato da una rete di Hamas che opera in Cisgiordania, ma che
riceve ordini direttamente dalla dirigenza del movimento a Damasco. La stessa
fonte aggiunge che i leader di Hamas a Gaza non sarebbero stati informati del
piano, che era stato peraltro preparato in collaborazione con Hezbollah. Lo
Shin Bet, il servizio di sicurezza israeliano, ha affermato, attraverso il capo
della polizia di Gerusalemme, Generale Ilan Franco, che l'attentatore, autista
della yashiva per un periodo, non era persona conosciuta ai servizi di
sicurezza. L'attacco alla Yeshiva dello scorso Giovedì va però inserito in una
prospettiva più generale. Iran e Siria, nemici dichiarati di Israele,
vorrebbero una crisi nella regione per distogliere la comunità internazionale
dal dossier nucleare e dal Tribunale Internazionale per l'assassinio dell'ex
premier libanse, Rafiq Hariri. I due paese, pertanto, appaiono condurre una
"guerra per procura" attraverso i loro proxy in Libano, Hezbollah, e
nei Territori Palestinesi, attraverso Hamas e il Jihad Islamico. In
particolare, l'Iran sta fornendo a Hamas razzi Qassam e Grad, quotidianamente
lanciati verso le città israeliane di Sderot e Ashkelon. Il giorno dopo la
strage, la famiglia del terrorista, un arabo-israeliano di Gerusalemme-Est, ha
montato la tradizionale tenda sotto la quale i familiari dei defunti hanno
ricevuto le condoglianze di parenti e amici. Su quella tenda sventolavano le
bandiere di Hamas e Hezbollah. La polizia è poi intervenuta per far togliere le
bandiere ed effettuare numerosi arresti. Fra i quali, il padre di Abu Dhaim,
due suoi fratelli e due cugini. Secondo l'agenzia di stampa palestinese Maan,
il padre di Abu Dhaim era stato in passato un membro di Hamas. Peraltro, mentre
le autorità israeliane hanno comunque consentito che si tenessero onoranze
funebri in onore di Abu Dhaim, in Giordania le autorità hanno rifiutato che si
celebrassero cerimonie per "esaltare" l'atto terrorista. L'eccidio
della Yeshiva di Mercaz Harav ha inoltre creato forti attriti fra i gruppi
religiosi e il governo Olmert, accusato di non aver saputo fermare "la
mano assassina". Ne ha fatto le spese Yuli Tamir, Ministro
dell'educazione, che, in visita alla Yeshiva, è stata accolta da grida di
"assassina" e "traditrice". Allo stesso Primo Ministro Ehud
Olmert è stato caldamente sconsigliato di andare in visita alla scuola
religiosa. Una rete televisiva israeliana ha però dimostrato che l'attentato
poteva essere evitato se la yeshiva avesse assunto una guardia del corpo
all'entrata della scuola. Infatti, l'assassino ha potuto introdursi
indisturbato nella yeshiva, perché non aveva adottato le misure di sicurezza
che in Israele vengono messe in atto in ogni locale di
pubblico interesse. Anche per entrare in un bar, infatti, è necessario
sottoporsi a perquisizioni di abiti e borse. I gruppi religiosi però non
vogliono sentire spiegazioni. E stanno spingendo lo Shas, partito degli
ultra-ortodossi, affinché lasci la coalizione e faccia cadere il governo
Olmert. Nel caso si dovesse arrivare a elezioni anticipate, Olmert
difficilmente verrebbe riconfermato. Secondo i sondaggi, l'uomo politico che in
questo momento gode di maggiore popolarità sarebbe Benyamin Bibi Netanyahu, un
falco, capo del Likud. Per cercare di riguadagnare la fiducia dei religiosi,
Olmert oggi ha infatto ribadito di appoggiare la costruzione di nuovi
insediamenti in Cisgiordania. Intanto, voci di corridoio si susseguono a
Gerusalemme sul patteggiamento di una tregua tra il governo israeliano e Hamas,
attraverso l'intermediazione del governo egiziano. Questa voce è stata smentita
sia da fonti israeliane sia da Hamas. Ma il presidente palestinese, Mahmoud
Abbas, continua ad affermare che il patto sia stato fatto, e che in cambio il
gruppo armato abbia voluto la protezione della propria leadership. Il timore di
una terza Intifada appare pertanto reale, nonostante gli israeliani continuino
con il loro business as usual uscendo per locali e night clubs. Fonti dello
Shin Bet intanto però ne minimizzano la possibilità, ritenendo che si tratti di
episodi isolati e che la maggior parte della popolazione è stanca di violenze e
che non darebbe il proprio appoggio a una nuova, estenuante insurrezione.
ROBERTO BARDUCCI.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XI - Bari
Sinfonica, una festa lunga un anno Renzi: "Trenta produzioni per un 2008
nel nome della musica" Nel foyer del teatro Piccinni la presentazione del
cartellone per la ricorrenza della nascita dell'orchestra, fondata nel '
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il capo delle
operazioni militari Usa in Medio Oriente se ne va sbattendo la porta. Aveva
bocciato la politica aggressiva nei confronti di Tehran. Mano libera al
presidente e a Cheney Michelangelo Cocco "L'uomo tra guerra e pace"
ha gettato la spugna alla vigilia di una campagna elettorale che avrà nei
conflitti statunitensi in Medio Oriente uno dei motivi di scontro tra
repubblicani e democratici. Il comandante delle truppe nordamericane in Iraq e
Afghanistan, ammiraglio William Fallon, ha spedito la sua lettera di dimissioni
dopo che la rivista Esquire aveva pubblicato un articolo che evidenziava la
contrarietà di Fallon all'approccio duro impresso dal presidente George W. Bush
alla politica nei confronti dell'Iran. "L'uomo tra guerra e pace" è
il titolo fatto dal giornale al pezzo su Fallon che, in attesa della scelta di
un successore, sarà sostituito dal suo vice, generale Martin Dempsey.
L'articolo del mensile statunitense suggerisce che l'ammiraglio stesse tentando
a tutti i costi di evitare uno scontro frontale con la repubblica islamica, che
la Comunità internazionale (Usa e Israele in testa) accusa di condurre un programma nucleare nascosto e
contro la quale le Nazioni Unite hanno recentemente approvato un terzo
pacchetto di sanzioni. Negli ultimi mesi, dopo una visita di Fallon in Egitto a
novembre, come durante una precedente intervista ad Al Jazeera, il capo del
Centcom aveva più volte dichiarato la propria contrarietà a un eventuale
attacco all'Iran. Un attivismo quello del super capo elle operazioni
militari in Medio Oriente (il primo arrivato dalla marina) che ha fatto
infuriare Bush e il suo vice Dick Cheney, che hanno più volte dichiarato che
contro Tehran "non va esclusa alcuna opzione". Fallon ha cercato di
non drammatizzare il suo gesto: "Recenti articoli della stampa - che
suggeriscono un contrasto tra le mie opinioni e gli obiettivi della politica
del presidente - sono diventati una distrazione in un momento critico e mettono
in pericolo gli sforzi del Comando centrale nella regione". "Ho
approvato la richiesta di dimissioni dell'ammiraglio Fallon con
riluttanza" ha dichiarato il ministro della difesa Robert Gates. Fallon,
63 anni, era da circa un anno a capo del cosiddetto "Comando
centrale", dal cui quartier generale vengono dirette tutte le operazioni
in Medio Oriente, comprese le guerre in Iraq e Afghanistan. Prima delle
dimissioni di Fallon erano già stati tanti i tentativi di fermare la corsa
verso un attacco all'Iran: da un lungo articolo del Financial times che
riferiva della contrarietà della maggior parte dei generali Usa, al rapporto
dei servizi segreti Usa che diceva che Tehran ha sospeso dal 2003 i programmi
per fabbricare la bomba atomica.
( da "Manifesto, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Si prepara il
Congresso, atteso da 20 anni. I dirigenti che contano hanno in media 65 anni, i
palestinesi 30. Primarie "finte" sotto accusa: così la base rimarrà
esclusa Michele Giorgio Ramallah Samir Sbaihat scuote la testa. "Tutto è
contro Fatah - dice alzando le braccia al cielo - anche la
trattativa segreta tra Israele e Hamas (sul cessate il fuoco, ndr) sta minando quel poco di
prestigio che era rimasto al nostro movimento. E, ora più di prima, i
palestinesi si domandano: a cosa serve Fatah se la partita è solo tra Hamas e
gli israeliani? E hanno ragione, visto che non raccogliamo niente al tavolo del
negoziato". Arrestato durante la prima Intifada (1987-'93) e
deportato nel 1988 dagli israeliani in Libano, Sbeihat ora è un funzionario del
ministero del lavoro a Ramallah. Soprattutto è uno degli esponenti della nuova
generazione di Fatah che premono per un cambiamento profondo del movimento, non
limitato a quello generazionale e fondato sui contenuti politici, sul
programma, per contrastare la popolarità di Hamas. "Ma non mi faccio
illusioni. Fatah è paralizzato, o meglio", precisa Sbeihat, "il
gruppo dirigente è incapace di comprendere che il movimento sta morendo lentamente".
In un clima reso pesante dall'assedio israeliano a Gaza, dirigenti e militanti
stanno preparando il VI Congresso di Fatah, considerato, almeno dai più
ottimisti, una possibile via d'uscita dalla crisi per forza politica che, sotto
la leadership di Yasser Arafat, ha guidato per circa 40 anni la maggioranza dei
palestinesi. L'ultimo Congresso si tenne nel 1989 e da allora è cambiato quasi
tutto. Arafat non c'è più e assieme a lui sono morti o usciti di scena circa un
terzo dei 21 membri del Comitato Centrale e nessuno di loro è stato sostituito.
Quelli ancora in carica hanno almeno 65 anni, in netto contrasto con l'età
media della popolazione palestinese che è ben sotto i 30. Gli ultimi anni,
segnati dal fallimento degli accordi di Oslo del '93 e del ruolo dell'Autorità
Nazionale, formata in gran parte da uomini di Fatah, sono stati devastanti per
il movimento che prima ha perduto la credibilità e il sostegno della
popolazione e poi, nel 2006, è uscito sconfitto dalle elezioni legislative che
hanno consegnato il potere ad Hamas. Infine, lo scorso giugno Fatah ha perduto
anche il controllo di Gaza a causa di un maldestro, quanto ben finanziato dagli
americani, tentativo da parte di uno dei suoi principali dirigenti, l'ex
"uomo forte" Mohammed Dahlan, di far cadere il governo di unità
nazionale del premier (di Hamas), Ismail Haniyeh. La via del
"rinnovamento" è però cominciata con il piede sbagliato. La
preparazione del Congresso è stata affidata dal presidente palestinese e leader
di Fatah, Abu Mazen, al negoziatore Abu Alaa, 74enne e conservatore, che lo
scorso anno è stato tra i più insistenti nel chiedere l'espulsione del poco
"allineato" Hani al Hassan (uno dei fondatori del movimento).
Un'altra commissione, formata dal Consiglio rivoluzionario, sta preparando
sotto la direzione dell'ex ministro degli esteri, Nasser Qidwa, la bozza di
programma che verrà dibattuta al Congresso. "Il fermento in Fatah è solo
apparente - avverte il giornalista Maher Abu Qader - le primarie per la scelta
dei delegati troppo spesso avvengono solo sulla carta. Il timore è che il
gruppo dirigente in carica stia cercando di garantirsi la riconferma".
Pare che solo in poche località i militanti abbiano potuto scegliere
liberamente i delegati che, nella, maggior parte dei casi vengono nominati da
famiglie locali. "I membri del Comitato centrale dicono che 1000 forse1500
delegati andranno al Congresso - dice Samir Sbeihat - ma tra quelli ben pochi
verranno nominati con le primarie, senza dimenticare che non potranno
partecipare i rappresentanti di Fatah che vivono fuori dalla Palestina".
"Al Congresso - aggiunge Sbeihat - andranno d'ufficio tutti i dirigenti
locali e nazionali in carica, più i sindaci, i deputati, i ministri e un numero
elevato di membri delle forze di sicurezza". Dal carcere il "comandante
dell'Intifada", Marwan Barghuti, si è espresso a favore di una
partecipazione più ampia e visibile della base, attraverso le primarie, non
sono nei Territori occupati ma anche in Siria, Libano e altri paesi. Un
suggerimento autorevole ma ignorato dai vertici del movimento. Non si conoscono
peraltro la data (forse a luglio) e il luogo dove si terrà il Congresso (la
vecchia guardia lo vorrebbe all'estero). Così quella che sarebbe dovuta
diventare la "grande occasione" di Fatah, si sta rivelando una iniziativa
di facciata, senza prospettive, e un campo di battaglia per dirigenti rivali
senza sostegno popolare. Come Dahlan e Akam Balawi che, grazie anche ai siti
internet gestiti dai loro supporter, si scambiano da settimane accuse
reciproche di corruzione e spreco di fondi pubblici. I palestinesi intanto
rimangono prigionieri dell'occupazione israeliana.
( da "Riformista, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Gli ebrei di roma
Non solo Ciarrapico "Non è Ciarrapico a spaventare gli ebrei romani. Tanto
più che nel Pdl si può contare sulla presenza di persone come Fiamma
Nirenstein. E, poi, tutto questo parlare di Ciarrapico non deve far dimenticare
che da quelle parti c'è anche la Mussolini "che è un problema un po' più
grande". Lo dice Riccardo Pacifici, portavoce della Comunità ebraica
romana, che chiede di distinguere tra candidati e partiti. Sia a destra sia a
sinistra. Nonostante qualche candidatura della quale si sarebbe fatto
volentieri a meno, "se qualcuno cerca di immaginare che il Pdl è fascista
e xenofobo allora dobbiamo intervenire", perché così non si "aiuta a
capire la realtà". Se questo fosse il metro di giudizio, "nessun
partito sarebbe immune da giudizi e critiche". E di esempi per Pacifici ce
ne sono molti: da Diliberto e Bertinotti che partecipano a manifestazioni
"a fianco di chi inneggia al terrorismo suicida", e a lui neanche le
posizioni del ministro degli esteri Massimo D'Alema piacciono. Dunque,
"basta con i pregiudizi", altrimenti ce ne è per tutti. Invece,
"la semplificazione delle aggregazioni politiche e l'isolamento delle
frange estreme stanno portando l'Italia a essere un paese più europeo in cui
chi vincerà le elezioni sarà giudicato per le sue azioni e non sulla base di un
meccanismo di delegittimazione". Insomma, non sono certo alcuni personaggi
che si trovano qua e là nelle liste a creare timori nella comunità romana, o
perlomeno ai suoi vertici. "Intendiamoci: bene le critiche a Ciarrapico,
ma tutto deve rimanere alla critica a Ciarrapico o al massimo a chi ha
accettato la sua candidatura". Tanto più che Pacifici ricorda come il Berlusconi al governo si sia impegnato per Israele. Semmai, lascia trapelare un
filo di delusione per le scelte del partito democratico, anche se, ci tiene a
spiegare con chiarezza, che dalla comunità ebraica non arriva nessuna
indicazione di voto. "Per noi - dice - non è importante fare politica ma
dialogare con tutti ed essere portatori della nostra esperienza e della nostra
etica". C'è però anche "un forte apprezzamento per il lavoro
fatto dal sindaco Veltroni. Tra noi - conclude - c'è un malessere tra amici che
poi verrà superato". 12/03/2008.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-12 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Rischio caos, microchip sui bagagli Una squadra di 200 operai
pronta a intervenire in caso di rottura del nastro trasportatore Un microchip
salverà i bagagli dal rischio caos. L'Enac chiede garanzie ad AdR. Da aprile
200 voli settimanali in più Un microchip incollato ai bagagli, per individuarne
la posizione in caso di smarrimento. è la prima delle richieste del presidente
Enac Vito Riggio in vista del boom di arrivi a Fiumicino previsto per
quest'estate. L'obiettivo è evitare che si ripeta il caos dello scorso anno,
quando migliaia di valigie andarono smarrite. Anche perché al Leonardo da Vinci
stanno avvicinandosi giornate caldissime. Intanto una prima invasione di
turisti a Pasqua, con un picco di presenze medie attorno ai 120 mila transiti
giornalieri. E poi, soprattutto, il trasferimento delle rotte Alitalia da
Malpensa allo scalo romano. Si inizia il 30 marzo, entrata in vigore
dell'orario estivo, che farà schizzare all'insù il numero di atterraggi e
decolli. Secondo la compagnia, a Fiumicino le frequenze settimanali passeranno
da 1.406 a 1.601. I duecento voli in più arriveranno dallo spostamento di 14
rotte intercontinentali (con 101 frequenze da lunedì alla domenica) tra cui
Miami, Chicago, Lagos, Teheran e Accra. Da Roma, i collegamenti con altre città
italiane saranno 24 e 45 quelli per l'Europa. Per preparsi
all'"esercitazione pasquale" Riggio nei giorni scorsi ha convocato
compagnie e società AdR. L'Enac (che è il "governo" dell'aviazione
commerciale) ha segnalato "la necessità di un continuo presidio di
personale per evitare episodi di congestione al bhs" ed è stato anche
caldeggiato l'impegno dei tour operator a "fornire informazioni agli utenti
riguardo eventi all'estero. Maggiore assistenza e migliore consapevolezza
comportano meno reclami da parte dei turisti". Già da Pasqua una
task-force di 200 addetti allo stivaggio sarà pronta a intervenire in caso di
guasti al sistema di smistamento bagagli. Nel luglio del 2007 il nastro si
ruppe più volte, provocando il collasso. Riguardo il previsto raddoppio
dell'impianto che sarà realizzato entro il 2009 Riggio osserva "evidenti
ritardi, che sono però imputabili - spiega il presidente dell'Enac - ai mancati
investimenti della passata gestione della società Aeroporti di Roma". In
ogni caso, i nuovi "contratti di programma " - vale a dire le tariffe
che gestori e compagnie aeree pagano allo Stato per operare a Fiumicino - da
firmare entro l'anno saranno agganciati "a misuratori che indicheranno
qualità offerta ai viaggiatori e rispetto della pianificazione degli
interventi. Se gli standard richiesti non saranno rispettati, "scatteranno
multe salatissime". La prossima settimana si terrà un'altra riunione
operativa: Riggio chiederà di sperimentare l'installazione del microchip su
ogni valigia in partenza. Il progetto "sta dando esiti positivi in altri
aeroporti (tra cui Hong Kong, Las Vegas e Malpensa, ndr) e si può riproporre
anche al Leonardo da Vinci". In sostanza, una specie di "etichetta
" a barre sulla valigia contenente le informazioni sul volo segnalerà
all'impianto di smistamento la posizione, evitando l'inconveniente delle
mancate letture, principale causa dello smarrimento. Riggio, che chiederà
controlli sui nastri anche alle forze dell'ordine, è ottimista e non crede che
il sistema bagagli collasserà come lo scorso anno: tra poche settimane verrà
inaugurato il nuovo molo dedicato ai "voli sensibili", cioè quelli diretti verso Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele. "Avrà un suo sistema di
smistamento autonomo - annuncia - che consentirà di alleggerire la pressione
sul bhs". Altri investimenti su Fiumicino sono imminenti. Uno, di 195
milioni di euro, è quello del nuovo molo C, la cui prima pietra verrà posata
oggi. L'altro impegno è dell'Alitalia, che prevede una spesa di 14
milioni di euro per il rinnovo dei mezzi che operano su pista, dai montacarichi
alle rampe. Attesa Uno dei nastri riconsegna i bagagli ai viaggiatori AdR
Maurizio Basile, amministratore delegato della società Enac Vito Riggio,
presidente dell'Ente nazionale aviazione civile Alessandro Fulloni.
( da "Messaggero, Il" del 12-03-2008)
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Di FRANCESCA
PIERANTOZZI PARIGI - Sarà centro-sinistra a Marsiglia, centro-destra a Tolosa e
un centro piccolo piccolo a Parigi: la V Repubblica scopre il centro a
geometria variabile. Al termine delle grandi manovre in vista del secondo turno
delle amministrative di domenica, il MoDem del centrista François Bayrou, meno
del 4 per cento di voti ma decisivo in molti ballottaggi, ha deciso di
rispondere "caso per caso" alle richieste di alleanza arrivate dai
socialisti - che sperano di confermare la vittoria del primo turno - e della
destra - che punta a limitare i danni. Ieri pomeriggio alle 18 è scaduto il
tempo massimo per presentare le liste in gara il 16 marzo. Bayrou è stato
chiaro: non ci sarà nessun accordo nazionale, né con la destra né con la
gauche. Sul campo, ha però già vinto la realpolitik. Centristi e socialisti si
sono uniti a Marsiglia, Lille, Chartres, mentre centristi e conservatori hanno
fatto fronte comune a Tolosa e Metz. A Parigi, invece, il socialista Bertrand
Delanöe, sicuro di conservare la sua poltrona di sindaco, si è potuto
permettere di dire "no grazie" ad un'offerta di alleanza arrivata dal
MoDem. Oggi ricomincia una campagna elettorale che si annuncia spinosa per la
Destra dell'Ump, partito di un presidente della Repubblica afflitto da
impopolarità galoppante. "Sarà difficile" ha ammesso ieri il segretario
dell'Ump Patrick Devedjan. Ieri ha ripreso la parola anche Nicolas Sarkozy,
rompendo il silenzio osservato durante la campagna elettorale. Il presidente è
andato a Tolone a parlare di Immigrazione, un tema a lui caro e che ha dato il
tono - risolutamente a destra - di questo ultimo scorcio di campagna.
"Naturalmente terrò conto di quello che il popolo avrà espresso
domenica" ha ammesso Sarkozy: "Spetta a ogni responsabile politico, a
cominciare da me, trarre le adeguate conclusioni dal risultato di queste elezioni".
Sarkozy si è poi dedicato a fare il presidente e ha
ricevuto l'israeliano Shimon Peres, primo capo di stato straniero in visita
ufficiale in Francia da quando è stato eletto. Un'occasione per far debuttare
ufficialmente la neo first lady Carla Bruni, che ha rispolverato il look da top
model (splendida in un abito viola) per fare gli onori di casa all'Eliseo.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-12 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Moshe Feiglin Londra vietata al falco
Likud Divieto di entrare in Gran Bretagna per Moshe Feiglin, falco del partito
conservatore israeliano "Likud". Il bando è stato motivato con la
volontà di evitare "propaganda di opinioni" potenzialmente
generatrici di "odio e violenza tra le comunità britanniche".
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-12 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Tommy Lapid "Non ha senso invitarla e poi non lasciarla
parlare" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - "Non ha senso invitarla, e
non lasciarla parlare. Sarebbe un'offesa". E l'invito è giusto?
"Certo che lo è". Tommy Lapid, ex ministro, è il
custode della memoria della Shoah in Israele. Sopravvissuto a un campo di sterminio, è il presidente del
museo dell'Olocausto. Saranno mai normali le relazioni tra Israele e la Germania? "Puoi
ricordare tutto il tempo e non perdonare mai quello che ha fatto la Germania
nazista, ma avere allo stesso tempo relazioni normali". Israele non può perdonare? "Non deve. Ha l'obbligo di
combattere per non dimenticare" E la Germania? "Ha affrontato il suo
passato in modo ammirevole. Nessun altro popolo europeo ha mai preso su di sé
così pienamente le responsabilità per ciò che ha fatto. Se tutti fossero come
la Germania, i nostri problemi con l'Europa sarebbero finiti". L'Italia?
"Ha fatto un grande sforzo per chiedere perdono. Ma il fascismo non era il
nazismo, neanche sotto l'occupazione tedesca: nella Jugoslavia occupata gli
italiani si rifiutavano di deportare gli ebrei". Tommy Lapid Ma.G.
( da "Corriere della Sera" del 12-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-12 num: - pag: 17 categoria:
REDAZIONALE Visita La cancelliera Merkel autorizzata a parlare alla Knesset. Ma i parlamentari si dividono Il tedesco di Angela turba Israele Un deputato accusa: "è la
lingua in cui hanno ucciso i miei nonni" Un altro parlamentare: "La
Germania è il nostro più stabile amico in Europa. Abbiamo degli interessi
comuni" DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - La cancelliera Angela Merkel
potrà parlare in tedesco alla Knesset. " Auf Deutsch ", come
riprendono ironici i blog. Eppure, il "privilegio " accordatole da
una speciale commissione del Parlamento israeliano - per protocollo è concesso
solo ai capi di Stato, e Merkel non lo è -, non ha mancato di scatenare
proteste in parte della destra israeliana. Due membri della commissione su
nove, entrambi del partito nazionalista, hanno votato contro. "Non posso
sentir parlare tedesco in quest'aula - dice il deputato Arieh Eldad -. è la
lingua nella quale sono stati uccisi mia nonna e mio nonno. Sono tedesche le
ultime parole che hanno sentito. è proprio necessario cambiare le regole per
lei? Andrò lì, mi alzerò in piedi e uscirò dall'aula ". Come promette di
fare anche l'altro deputato nazionalista della commissione, Uri Ariel. "E
i sei milioni di morti ebrei? Va bene che la Germania è cambiata, che ci sono
delle cose importanti nella sfera della sicurezza e della politica. Ma perché
strisciare come rettili? Che ci è successo?". Nessuna modifica al
regolamento del Parlamento, una semplice autorizzazione, minimizza il
segretario generale della Knesset, e la Merkel non sarà certo la prima a usare
la sua lingua madre in aula. Di recente, sono passati da qui due presidenti,
Johannes Rau e Horst KÖhler. Ma è anche vero, che la relazione tra Germania e Israele, da quando nel 1965 si sono ristabilite le relazioni
diplomatiche, non può essere "normale". Ariel Sharon, accogliendo
KÖhler alla Camera in uno dei suoi ultimi discorsi alla Knesset, ha ricordato
in faccia all'ospite: "Il popolo ebraico non si riprenderà mai dal
massacro compiuto dai nazisti. Non può esserci perdono per quello che gli ebrei
hanno sofferto per mano dei tedeschi". Eppure oggi è proprio per questo,
per come la Germania ha saputo fare i conti con il proprio passato nazista,
fino a inglobarlo nella propria "identità " (disse qui Rau), che oggi
Israele sa di avere a Berlino uno dei suoi più
formidabili alleati. E così, a sostenere il diritto della Merkel a parlare auf
Deutsch si sono levate in aula molte voci. Il centrista Yohanan Plesner, che
ricorda come i suoi nonni, profughi dalla Germania, si rifiutassero di parlare
tedesco in casa perché "quella era la lingua degli oppressori".
"Però vanno considerate altre cose: Berlino è il nostro più stabile amico
in Europa. E quando si schiera dalla nostra parte, senza riserve, lo fa con
tutta la sua forza e il suo peso. Abbiamo degli interessi in comune".
Pragmatico anche David Tal: con l'Europa sempre più stanca di Israele e del Medio Oriente, conviene tenerci stretto un
guardaspalle così. S'alza in piedi un altro deputato di Kadima.
"Ironicamente, che la Merkel venga nello Stato ebraico a parlare da quel
podio, è la più grande vittoria del popolo ebraico". SchrÖder Nel 2000
Gerhard SchrÖder, allora cancelliere tedesco, visita lo Yad Vashem Merkel La
cancelliera Angela Merkel sarà alla fine del mese in Israele
Mara Gergolet.
( da "Repubblica, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XXII -
Bologna C'è "La Banda" in anteprima oggi gli ultimi inviti-omaggio
C'E' ANCORA qualche biglietto disponibile per assistere alla presentazione in
anteprima de "La Banda", il film di Eran Kolirin che La Repubblica e
Mikado presentano domani al cinema Rialto (ore 21). Per avere l'invito omaggio
(valido per due) occorre presentare il ritaglio di questo articolo presso la
nostra sede di via Parmeggiani 8, oggi dalle ore 10 fino ad esaurimento.
Presentata al Festival di Cannes (premiata con il Coup de coeur) la pellicola
franco-israeliana ha la leggerezza di una favola... C'era una volta una piccola banda musicale egiziana che arrivò in Israele; erano venuti per suonare ad una
cerimonia, ma a causa della sfortuna o per qualche altra ragione, non hanno
trovato nessuno all'aeroporto. Dopo avere cercato di cavarsela da soli, si sono
ritrovati in un piccolo paesino desolato... Il racconto di una giornata
travolgente, tra umorismo, passioni e commovente umanità, che ridà voce
e fiducia alla tolleranza in territori dai quali pareva scomparsa. Perfino
nell'aridità del deserto del Sinai può fiorire una straordinaria amicizia fra
gli abitanti locali (ebrei) e i musicisti (arabi), in un luogo che annulla i
contrasti religiosi e culturali anche attraverso la musica. 'Taca Banda!
(alessandro dall'olio).
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il centro è un
simbolo del conflitto, ma anche della possibilità di vivere insieme. E la
proposta di una barriera non piace a nessuno Gerusalemme e le cento anime di
una città "Ma dividerla con un muro è impossibile" Il processo di
pace israelo-palestinese è "a un pelo dal fallimento, anche più vicino a
crollare", a causa della decisione del governo dello Stato ebraico di
creare un nuovo insediamento alle porte di Gerusalemme Est e di ampliarne altri
già esistenti nella Cisgiordania occupata: lo ha affermato ieri il segretario
generale della Lega Araba, l'ex ministro degli Esteri egiziano Amr Moussa,
citato dall'agenzia di stampa egiziana "Mena". "Data la sua
evoluzione, siamo a un pelo o anche meno dall'annunciare il fallimento del
processo di pace, che sta andando verso il collasso a causa
della mancanza di volontà di pace da parte d'Israele", ha tagliato corto Moussa, secondo cui la ripresa
dell'attività dilizia finalizzata agli insediamenti "lancia un messaggio
chiaro", e cioè che "Israele la pace non la vuole" perchè "sta tentando di alterare
la situazione demografica e geografica sul campo". Per contro, ha
sottolineato, il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinmese, Mahmoud Abbas
"ha dimostrato il desiderio dei palestinesi di arrivare alla pace, ma la
risposta israeliana è negativa". Pertanto, ha avvertito Moussa, "è
possibile che nelle prossime settimane si prenda una decisione sul processo di
pace", in quanto esso "allo stato attuale è lettera morta". La
Lega Araba a suo tempo fece propria la cosiddetta Iniziativa Araba, lanciata
dal governo saudita, che prevede il riconoscimento d'Israele
in cambio dell'integrale restituzione dei territori occupati e annessi
unilateralmente dallo Stato ebraico in occasione della Guerra dei Sei Giorni,
nel '67. Il dialogo era stato formalmente rilanciato dalla Conferenza
Internazionale di Pace tenutasi in novembre ad Annapolis, nel Maryland, sotto
la regia degli Stati Uniti. Se Mussa è pessimista Abbas non è da meno. Il
presidente dell'Autorità palestinese ieri ha affermato che "un alto
funzionario israeliano sta sabotando i colloqui di pace con Israele
per motivi interni e a causa di una ostilità personale nei miei
confronti". Le parole di Abbas, si legge sul sito di Haaretz, sono state
pronunciate ieri ad Amman e riportate da giornalisti giordani, uno dei quali ha
affermato che il leader palestinese si riferiva al ministro israeliano della
Difesa, il laburista Ehud Barak. Secondo i reporter giordani, Abbas ha aggiunto
che i colloqui con gli israeliani sul diritto al ritorno dei profughi
palestinesi dureranno almeno dieci anni. Parole amare anche dal negoziatore
palestinese Saeb Erekat, secondo il quale i colloqui di pace rimangono sospesi
sino a quando non verrà cancellata la recente decisione di costruire altri 700
appartamenti a Gerusalemme est. Il prossimo incontro fra rappresentanti
palestinesi e israeliani, assieme all'inviato americano William Fraser,
"non significa che sono ripresi i negoziati", ha detto ha radio Voce
della Palestina, ma avvengono "nel contesto della
realizzazione" della prima fase della Road Map. Abbas aveva annunciato la
settimana scorsa la sospensione dei negoziati fino a quando non fosse
sopraggiunta una tregua nella Striscia di Gaza, ma poi ha affermato che
sarebbero ripresi. Abbas ha poi aggiunto che Israele
ha di fatto acconsentito a un cessate il fuoco con Hamas:, versione quasi confermata
dalle autorità militari israeliane che hanno avvertito che smetteranno ogni
raid su Gaza se cesserà il lancio dei razzi Qassam verso il Sud di Israele. Red Es 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Negoziati, Abbas
accusa Barak "Sta sabotando le trattative" Francesca Marretta
Gerusalemme La pace in Terrasanta arriverà un giorno, con la creazione di uno
Stato palestinese accanto allo Stato di Israele. E' la
visione della maggioranza di coloro che credono ad una pace possibile. Il nodo
più difficile da sciogliere, in qualunque negoziato, resta Gerusalemme. Per gli
arabi, musulmani e cristiani, è inconcepibile uno Stato palestinese che non
includa la Città Santa. Lo stesso vale per gli ebrei israeliani. Dopo la strage
alla scuola rabbinica di Gerusalemme ovest, perpetrata da un cittadino di
Gerusalemme est, un deputato laburista israeliano, Dani Yatom, ha proposto di
dividere fisicamente la città, perché "da Gerusalemme est i terroristi
palestinesi hanno la possibilità di raggiungere, senza controllo, non soltanto
Gerusalemme ovest, ma qualsiasi altra città israeliana". Yatom, ex capo
del Mossad, sostiene che Israele non è più disposto a
tollerare. "Se uno fa una cosa sbagliata devono pagare tutti gli altri? E
dove dovremmo andarcene a vivere? La mia famiglia vive al Monte degli Ulivi da
generazioni. Ora ci vivo da sposata con due figli piccoli". Gli occhi
grandi di Hala, 30 anni castani, come i folti capelli lunghi che sfiorano il
suo volto dalla carnagione chiara, dai lineamenti dolci e regolari, tradiscono
agitazione alla sola ipotesi di una spartizione della sua città. Hala lavora in
un albergo al Partiarcato Latino, a un passo dalla Porta Nuova. Dimostra meno
dei suoi 30 anni, forse per la figura minuta. Teme che se si realizzasse
davvero l'idea malsana di dividere Gerusalemme, per gli arabi cristiani come
lei, l'accesso alla Città Vecchia, diventerebbe problematico, nonostante questa
città sia la culla del cristianesimo. Camminando per Dabaha Street incontriamo
qualcuno che delle chiacchiere su una spartizione di questa città, non si
preoccupa minimamente. Anche se il negozio di famiglia si trova nel quartiere
cristiano, George è arabo musulmano. Ha sei figli. La sua famiglia vive nella
Città Vecchia da un centinaio di anni. Seduto comodo sulla sedia di plastica
piazzata davanti al negozio di tappeti, stoffe magliette e cianfrusaglie varie,
George, aria sportiva, capelli brizzolati corti, occhiali alla moda con la
montatura di tartaruga, commenta quello che scrive la stampa sulla proposta di
trovare una soluzione al "problema arabo" di Gerusalemme, scuotendo
la testa. "Very bad, very, very bad". "Ma non potrà mai
succedere, questa non è la West Bank, dove si innalza un confine arbitrario con
un muro. Qui vivono loro e qui viviamo pure noi". "Gli ebrei
vorrebbero questa città tutta per sé, ma non questo accadrà mai",
aggiunge. Fuori dalle mura della città vecchia, Gerusalemme est rappresenta
l'oriente e Gerusalemme ovest, l'occidente. Varcata una delle sette porte che
adornano le mura ricostruite da Solimano il Magnifico nel XVI Secolo,
s'incontrano rabbini, mufti, cardinali, donne con il velo, o in pantaloni
attillati, uomini con la kippa o la kufia. In concentrazioni diverse a seconda
che ci si trovi nel quartiere arabo, in quello cristiano, ebraico o armeno.
Sulle scale che discendono verso la Chiesa del Santo Sepolcro, incontriamo
Davide, ebreo milanese trapiantato in Israele da
vent'anni. Ha passato la cinquantina, ma mantiene un fisico asciutto a forza
andare su e giù per le strade di pietra che lastricano il labirinto della città
vecchia. Davide lavora come guida turistica. Forse perché nato altrove e perché
residente a Tel Aviv, è tra i pochi a rispondere che una divisione di
Gerusalemme è possibile, anzi è auspicabile. "Dal punto di vista
amministrativo si può dividere, si deve dividere. Un municipio da una parte e
un municipio dall'altra. Un sindaco di qua e uno di là". E la città
vecchia? "Beh, per la Città Vecchia occorre pensare a una soluzione
alternativa, che soddisfi tutti". Nel nostro viaggio nel perimetro in cui
affondano le radici di ebraismo, islam e cristianesimo, abbiamo ascoltato
un'altra voce favorevole alla divisione di Gerusalemme. "Per me se
dividono Gerusalemme è meglio. Io vivo in Città Vecchia, ma non mi piace. Se
sei arabo anche qui sei continuamente soggetto a controlli, umiliazioni. Devi
tenere sempre pronta la carta d'identità per mostrarla ai soldati. Però le
tasse che devi pagare sono le stesse di quelli che possono girare senza
problemi". Romi, 28 anni, arabo musulmano non sposato. A Ramallah non ti
fermano a ogni angolo di strada per i controlli. Negozio da 12 anni. Nei pressi
della porta di Jaffa, il Bet Nycolaison Heritage Centre ricostruisce la storia
del "movimento restauratore di Gerusalemme", la cui missione è
restaurare il messaggio di Gesù come messia al popolo ebraico e ristabilire la
"chiesa gentile alle sue radici giudee". Qui incontriamo Maureen, 60
anni, da 15 a Gerusalemme. "Non è possibile dividere Gerusalemme. Perché
accadrebbe quello che è accaduto con Gaza. Qualunque cosa diamo agli arabi non
è abbastanza. Loro non vogliono gli ebrei qui. La cultura islamica respinge
qualunque manifestazione della cultura occidentale". E gli arabi
cristiani? "Stanno in mezzo. Ma purtroppo credono alle menzogne dei loro
fratelli arabi". Nel quartiere ebraico la bandiera di Israele
sventola ovunque. Daisy Perla Filiba, 51 anni, aspetto elegante e modi cortesi,
ne ha affisse due all'ingresso del suo negozio di tappeti, suppellettili in
argento, cornici e stampe, dove hanno trovato casa due gattoni randagi che
bazzicano nel quartiere ebraico. Parla italiano perché ha vissuto a lungo a
Bologna. "Gerusalemme non si può dividere. Perché? Se agli arabi dai un
dito, vogliono la mano. Se gli dai la mano, vogliono il braccio". Nello
stesso quartiere, seduta nella libreria che gestisce da 15 anni, Marietta
Samuel, settantina passata, quattro figli e sette nipoti, volto rugoso che non
ha perso la dolcezza su cui si adagiano capelli canuti, sostiene, parlando con
accento americano, che Gerusalemme non si può dividere, perché "pace prima
o poi, arriverà". Sulle mura del quartiere armeno, manifesti in bianco e
nero, invitano a riflettere o ad informare chi si volta al passaggio, che il
popolo armeno è stato vittima di un genocidio per mano dei turchi. Sulla sorte
di Gerusalemme, una visione interessante è quella dei fratelli Kevork, e
Gregory Getekushian, che a 33 e 35anni, lavorano nel negozio di souvenir del
loro padre il Sig. Berg, 71 anni. "Da quale parte voglio stare?
Sull'Ararat. Mio nonno è fuggito dai turchi ed è vissuto
qui sotto il dominio giordano. Io vivo nell'era di Israele. Noi armeni qui siamo come le pecore. Andremo dove Israele ci dice di andare". I
confini di Gerusalemme resteranno ancora a lungo una questione dell'anima.
12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stefania Podda
L'ultima adesione al boicottaggio è arrivata ieri. L'Oman ha fatto sapere che
non parteciperà al Salone del Libro di Parigi, seguendo l'esempio di Iran,
Libano, Tunisia, Marocco, Algeria e Arabia Saudita. Così, a due giorni dalla
cerimonia ufficiale di apertura della kermesse alla presenza del presidente
israeliano Shimon Peres e della ministra della Cultura Christine Albanel, gli
organizzatori si trovano a spuntare l'elenco dei partecipanti e a preoccuparsi
soprattutto delle misure di sicurezza per un evento che quest'anno ha perso i
connotanti di manifestazione culturale, per diventare altro. Ossia
contestazione della scelta di Israele come ospite
d'onore. Una polemica che ha oramai una dimensione europea, visto che anche la
Fiera del Libro di Torino deve fare i conti con appelli al boicottaggio e
manifestazioni di protesta annunciate per le prossime settimane al Lingotto.
"Non è degno della Francia - aveva scritto qualche giorno fa il presidente
dell'Unione degli scrittori palestinesi, Taha al Moutawakel - ossia del paese
della rivoluzione e dei diritti dell'uomo, accogliere nella sua Fiera del Libro
un paese d'occupazione razzista". Con le stesse motivazioni, anche gli
editori algerini, marocchini, egiziani, yemeniti, libanesi, sauditi e tunisini
hanno annunciato che diserteranno la manifestazione. Annuncio che a Rabat ha
creato un po' di malumore visto nel 2011 sarebbe toccato al Marocco il ruolo di
ospite d'onore e i suoi scrittori rischiano ora di perdere una vetrina
d'eccezione. C'è da dire che in Francia il dibattito sull'opportunità di celebrare
in quel contesto i sessant'anni della creazione dello Stato di Israele, ha avuto una caratura diversa rispetto a quello che
si sta svolgendo per il momento in Italia. A Parigi si è concentrato
soprattutto sulla scelta dei 39 scrittori invitati. La selezione, ha
sottolineato "Libération", è stata il frutto di una mediazione tra il
Centro nazionale del Libro e l'ambasciata israeliana a Parigi. Dunque, una
mediazione tra la letteratura e politica, con le loro opposte ragioni. Nulla di
nuovo, ma quando si tratta di Israele - e anche quando
si parla di libri - la politica sembra avere un diritto di primazia. Comunque,
a Parigi ci sarà il meglio della letteratura israeliana: non solo i più famosi
David Grossman, Abraham B. Yehoshua e Amos Oz, ma anche Etgar Keret, Alona
Kimhi, Yoshua Kenaz e il giovane Ron Leshem, autore di uno dei libri più
sorprendenti degli ultimi anni, tradotto in Italia con il titolo "Tredici
soldati". Il punto, ha notato qualcuno, è che sono tutti scrittori che
scrivono in ebraico, compreso l'arabo-israeliano Sayed
Kashua. Perché non includere anche autori di lingua araba o ad esempio russa,
visto che quella russofona è diventata una comunità con un peso specifico importantissimo
in Israele? Una notazione
che lo scrittore Yoshua Kenaz ha liquidato come fuorviante e strumentale:
"Tra chi contesta questa scelta - ha spiegato - c'è spesso un
retropensiero. Non vogliono riconoscere che c'è una nazione israeliana che ha
l'ebraico come propria lingua. Vorrebbero un mosaico di lingue, di comunità, ma
il comunitarismo - e voi in Francia dovreste saperlo - è il contrario della
Repubblica". Che la scelta dell'ebraico come unica lingua di espressione
sia o meno il risultato di una pressione politica dell'ambasciata israeliana,
resta il fatto che la stessa ambasciata non è stata poi alla fine granché
soddisfatta nello scorrere l'elenco definitivo degli scrittori selezionati.
Troppi pacifisti e troppi nomi di sinistra, è stata l'obiezione. Due di loro -
Oz e Grossman, insieme a Yehoshua - saranno i protagonisti domani di una tavola
rotonda dal tema "La letteratura e il mondo", prima probabile
occasione di un confronto sull'anomala condizione degli scrittori israeliani.
Anomalia che si riscontra anche nel dibattito sul Salone del Libro di Parigi.
Un dibattito tutto politico, anzi istituzionale, tra ambasciate, governi e
ministeri. Con gli intellettuali francesi, comunque schierati, ad assistere in
silenzio e comunque dalla seconda fila. 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cagliari Diamo voce
al silenzio: alle 18 alla Carovana sarda della Pace in via Baronia 13 i video
Viaggio in Kurdistan di Vito Biolchini e "Assalto alle carceri". E
poi la mostra fotografica, il dibattito con Annamaria Ortu di
Kurdistan-Sardegna, le testimonianze dirette dei compagni kurdi e cena tipica.
Catania Un reportage che ha l'obiettivo di far luce su una realtà poco nota e
poco raccontata: la presenza nei paesi musulmani di donne che si battono per i
loro diritti... Giuliana Sgrena discute del suo libro l prezzo del velo, La
guerra dell'Islam contro le donne (Feltrinelli) domani alle 11 nell'Aula 75 del
Monastero dei Benedettini. Lecce Per una serata infuocata dai caldissimi e
coinvolgenti ritmi reggae Jamaica Cocktail Party al New Madigans. S. Nicola La
Strada (Ce) La storia vera di un uomo che ha salvato decine di bambini a uno
degli orrori più grandi. Marco Scarpati presenta il suo libro Il rumore
dell'erba che cresce (infinito) alle 18 Salone delle Conferenze del Real Sito
Borbonico. Con il sindaco Angelo Pascariello. Eboli (Sa) E' dedicato a Rita
Atria, la giovane collaboratrice di giustizia morta suicida nel 1994 Il mio
giudice lo spettacolo di Maria Pia Daniele alle 17 al Teatro Italia. Caserta Il
Movimento dei migranti e rifugiati inizia la raccolta differenziata dei rifiuti
all'ex Canapificio in viale Ellittico 27. "Ripuliremo tutto il cortile e
ci sperimenteremo nel selezionare e differenziare plastica, alluminio, banda
stagnata, carta e cartone". E dal 26 marzo le porte dell'ex Canapificio si
aprono per raccogliere i rifiuti differenziati di cittadin* sensibili, invece
di lasciarli sulla strada... Frosinone Tra i più apprezzati songwriter inglesi:
Jon Gomm live + Michele Spreghini @ Cantina Mediterraneo. Roma Fabio de Leonardis presenta il suo libro Palestina 1881-2006 alle 18.30 Rinascita di largo Agosta; con Bassam Saleh
curatore della prefazione, Sergio Cararo direttore di Contropiano e la docente
universitaria Silvia Macchia. Il porrajmos, l'olocausto dei rom, al centro del
libro di Milena Magnani Il circo capovolto (Feltrinelli) presentato
dall'autrice alle 18 Feltrinelli piazza Colonna 31. Promossi da Punto
Critico, gli incontri di geopolitica sui nuovi scenari internazionali "Il
mondo in casa nostra" iniziano con Rifiuti: non solo Napoli. Mafie
internazionali, Africa e geopolitica della discarica . Domani, a cura di
Legambiente e Libera, alle 18 Odradek via dei Banchi Vecchi 57 con Nicola
Capone dell'Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, Antonio
Pergolizzi di Legambiente e Gino Barsella di Punto Critico. Tra salumi e
canederli si snoda la cena trentina che lo Sci organizza alle 20 alla Città
dell'Utopia in via Valeriano 3f. Parte a Locanda Atlantide via Lucani 22 Piedi.
Tra terra e terra. Viaggio attraverso l'immigrazione femminile : alle 21
Giuliana Sgrena e Milagro Acustico Trio e Sarawan. Gramigna in Session Mads via
Sabelli 2. Da Springsteen a Dylan con The Backstreets Big Mama. I favolosi anni
'40: Minnie Minoprio & Antonello Vannucchi Cotton Club. I loro primi 10
anni di musica: Old Bench al Fonclea. Cinema al Grauco via Perugia 34 con
"Percorso spagnolo" e con La legge del desiderio di Pedro Almodovar
alle 19 e alle 21 Entre las piernas di Pereira. Poggibonsi (Si) "Altri
sguardi": il film di Jenkins La famiglia Savane alle 21 al Garibaldi.
Firenze A cura di Ingegneria senza Frontiere Metodi alternativi di depurazione
e potabilizzazione dell'acqua : alle 16 nell'Aula 1 della Facoltà di Ingegneria
in via S. Marta 3. Cinema surreale con Monty Python's Flying Circus (1969-1970)
alle 18 Cineteca in via Giuliani 374; alle 21 "Monty Python's Flying
Circus (1970)" e Tex Avery cartoons 1946-1949. "Un Mercoledì da
leoni. 24 incontri conviviali per incazzarsi in compagnia" propone Zitti,
il padrone non vuole! La libertà di informazione e il diritto di espressione. I
mass media oggi alle 21 Cabina Teatrale di Saverio Tommasi in via Romagnosi
13a. Con i giornalisti Cristiano Lucchi e Raffaele Palumbo. Bologna Nel 1946,
come risultato dell'impegno delle donne nella Resistenza, 21 fra loro entrarono
alla Costituente. A 60 anni dall'entrata in vigore della Costituzione rievocano
il loro contributo in una conferenza a più voci e a più modi: Le madri
fondatrici. Omaggio alle donne della Costituente alle 16 Cappella Farnese di
Palazzo d'Accursio. Una due giorni a Xm24 alla scoperta del verde urbano
spontaneo, della sua capacità di riprendersi gli spazi abbandonati dalle
attività umane. E' Critical Garden a cura di Crepe Urbane: alle 21 via
Mascarella 24 con Paola Bonora presidente del corso di laurea in Scienze
geografiche e Cesare Romani geografo e ciclista. La realtà dei movimenti
sociali del Brasile nel dibattito Oltre la lotta per la terra alle 21 al Tpo
con anche la presentazione della Carovana che dal 20 luglio al 10 agosto
"sosta" nelle comunità del Sem Terra. Discutiamo con Emergency di La
guerra oggi alle 20.30 Il Baraccano via S. Stefano 119. E' stata l'attrice
simbolo del cinema italiano del dopoguerra, quello della ricostruzione e del
riscatto, e una delle più grandi attrici di tutti i tempi: Giancarlo Governi ci
parla di Anna Magnani con il suo libro Nannarella (Minimum Fax) alle 18
Feltrinelli via Zamboni 7. Modena Musica e parole alla Serata per Emergency Art
Cafè. Reggio Emilia Per "Il Genio delle Donne. Percorsi del sapere
femminile", Marina Spada introduce il suo film Solitudini contemporanee
alle 20.30 cinema Rosebud. Cavriago (Re) Il giornalista Lorenzo Guadagnucci del
Comitato Verità e Giustizia per Genova, ci parla del suo libro Noi della Diaz
alle 18 Cantina Garibaldi in piazza Zanti. Alle 21 ancora una presentazione:
all'Infoshop Mag 6 di Reggio Emilia con anche Riccardo Lestini attore e autore
di "Con il tuo sasso". Parma Infopoint Emergency al Teatro Magnani
per "Il bipede barcollante" con Paolo Hendel. Verona La teologa
Cristina Simonelli, che vive al campo Rom, e Eva Rizzin, sinta, ricercatrice
all'Istituto di Antropologia all'Università di Bologna, discutono di Diversità
e pregiudizio alle 21 Sala Guardini. E' un viaggio tra resti archeologici e i
campi profughi di Paolo Rossignoli: Il popolo Saharawi tra Algeria e ex Sahara
spagnolo . Alle 20.45 nella Sala Pedrotti Ctp scuola Carducci. Padova Giocano
con la sperimentazione del Genere, con le infinite sfumature tra maschile e
femminile. Sono le Eyes Wild Drag e le incontriamo alle 19.30 Magazzini Da From
in via del Santo 9. Sensualità e divertimento. Diritti per le donne o diritti
negati alle donne? Alle 20.30 auditorium del liceo artistico Modigliani con la
giornalista Concita de Gregorio e la consigliera Lucia Basso. Trieste Il film di
Faenza Sostiene Pereira alle 17 al Teatro Miela per "La stagione del
raccolto". Como Don Luigi Merola, testimone di eccellenza nell'impegno a
favore della legalità nelle realtà del disagio sociale e giovanile, è l'ospite
della Serata per la legalità alle 20.30 aula magna A. Fogazzaro. Milano Ultimo
incontro per Il colonialismo - Dalle origini ai nostri giorni a cura di La
Conta. Alle 21 in via Ovada 1 L'attualità del colonialismo e la globalizzazione
con il cileno Eduardo Salum, medico dentista e sociologo che vissuto
l'esperienza di Unitad Popolar di Savador Allende del quale è stato diplomatico
in diversi Paesi del Medio Oriente ed del Nord Africa. Tre fratelli all'interno
di uno spazio vuoto e una grande voglia di stare insieme e di rafforzare il
loro legame: Scarlattine Teatro in Tra tre alle 21.30 La Scighera. E' la storia
di giovane militante antimafia, direttore dell'emittente privata Radio
Aut, ucciso dai sicari del boss di Cosa Nostra Don Tano
Badalamenti il 9 maggio 1978: Quel giorno a Cinisi. Storia di Peppino Impastato
. Con la voce di Daniele Biacchessi e il pianoforte di Gaetano Liguori e la
testimonianza dei giudice Guido Salvini alle 21 Chiesa di San Fedele. Segrate
(Mi) Voce e chitarra degli storici Scisma: Paolo Benvegnù live al Magnolia. 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Con Rsu della
Richard Ginori Calenzano (Fi) , ore 11, via Baldanzese 177, incontro con Rsu
della Manetti e Roberts San Bartolo a Cintoia (Fi) , ore 16, presso la Casa del
Popolo, via di San Bartolo a Cintoia 95, incontro con Rsu della
Elettrolux-Zanussi; ore 17, conferenza stampa; ore 18, iniziativa "La
Sinistra Arcobaleno riparte dal lavoro" Scandicci (Fi) , ore 20 Giordano
oggi Firenze , ore 9, circolo ricreativo Lippi, via Pietro Fanfani, 16/42,
incontro con Rsu della Telecom Sesto Fiorentino (Fi) , ore 10, viale Giulio
Cesare 50, incontro con Rsu della Richard Ginori Calenzano (Fi) , ore 11, via
Baldanzese 177, incontro con Rsu della Manetti e Roberts San Bartolo a Cintoia
(Fi) , ore 16, presso la Casa del Popolo, via di San Bartolo a Cintoia 95,
incontro con Rsu della Elettrolux-Zanussi; ore 17, conferenza stampa; ore 18,
iniziativa "La Sinistra Arcobaleno riparte dal lavoro" Scandicci (Fi)
, ore 20.30, circolo Arci "Il Ponte", piazza Piave, cena di
sottoscrizione domani Savona , ore 16, presso Italia, angolo via Paleocapa,
incontro con i ragazzi del csoa e dell'associazione Amici del Mediterraneo e
intervista con "La Stampa" Genova , ore 20.30, Sala della Provincia,
via Sormano 12, comizio Avvisi A chi inviare le notizie ATTENZIONE: le
iniziative di partito devono essere inviate - esclusivamente - alla compagna
Lina Bianconi, con almeno due giorni di anticipo, all'indirizzo
oratori.prc@rifondazione.it, complete di tutti i dati. Saranno pubblicate solo
nell'edizione del giorno in cui esse si svolgono. Un blog per l'inchiesta Una
scelta di parte che parte dai territori: raccontateci la vostra campagna! E'
online in questi giorni sulle pagine del Dipartimento Inchiesta del Prc
(raggiungibili dall'area organizzazione-inchiesta del sito www.rifondazione.it)
un blog finalizzato ad aprire e arricchire la discussione sul lavoro svolto nel
corso della seconda fase dell'inchiesta nazionale sul Partito (la prima fase è
scaricabile dal sito). In queste settimane di difficile campagna elettorale
vogliamo ancora una volta mettere a disposizione lo strumento dell'inchiesta,
utile per conoscerci, fare rete, organizzarci meglio. Per questo vogliamo
partire dalla realtà concreta dei territori, dalle buone pratiche così come
dalle mancanze messe in luce in un anno di lavoro di inchiesta, e dare luce e
visibilità alla campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno così come si
organizza nelle realtà territoriali. Realtà lontane dai riflettori dei talk
show televisivi, lontanissime dalle strategie di marketing dei manifesti e
delle facce, ma realtà che proprio per questo segnano la differenza della
Sinistra. Per questo meritano di essere conosciute e valorizzate. L'invito
dunque è: raccontateci la vostra campagna elettorale! Le esperienze, le
iniziative, le persone incontrate, i rapporti tra le forze della Sinistra, le
aspettative, ma anche le fatiche quotidiane e i rilievi critici di una campagna
difficile quanto cruciale per il Partito. L'inchiesta ha fatto emergere come le
strutture di base di Rifondazione, o i singoli compagni e le compagne anche in
collaborazione con realtà di movimento, siano attivamente coinvolti in una
serie ricchissima di esperienze, di lotte, di vertenze territoriali. Non esiste
ancora su questo un archivio o un'efficiente rete di comunicazione, né
"verticale" (dalla periferia al centro e viceversa), né
"orizzontale". Di qui il rischio che non siano adeguatamente
valorizzate, che si disperdano senza incidere efficacemente sulle pratiche del
Partito. Per questo apriamo questo spazio a tutte e tutti coloro che vorranno
contribuire a un dibattito aperto per costruire una sinistra unita e plurale a
partire da esperienze che in campagna elettorale devono a maggior ragione
essere rese visibili, perché segnano la differenza della Sinistra dalle altre
forze, e sono la base di quella "scelta di parte" che chiediamo di
fare nella cabina elettorale. Iniziative in tv EcoTv (Sky906) . Alle 21.30 Filo
Diretto con Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale. Per porre
domande al ministro si possono utilizzare la mail filodiretto@ecotv.it o il
numero verde 800030808. La campagna elettorale PIEMONTE Costruire la Sinistra
l'Arcobaleno è la riunione alle 21 nella sala ex Iacp a Cuneo , in via Amedeo
Rossi 22. Con Liliana Meinero, consigliera comunale "La Città Aperta"
e Fabio Panero, consigliere comunale Prc. Mondovì (Cn) . Alle 21 nella sede
dell'Anpi, piazza Santa Maria Maggiore, riunione della Sinistra l'Arcobaleno .
Presentazione del programma alle 21 a Palazzo Flaim a Verbania . LOMBARDIA
Sicurezza, diritti, salari, precarietà : di tutto questo e di tanto altro
ancora si parlerà nell'assemblea della Sinistra l'Arcobaleno alle 20.45 al
Centro sociale Barbisotti a Osio Sotto (Bg) . Con Giovanni Pagliarini,
presidente Commissione Lavoro della Camera, Pdci; Luciano Muhlbauer,
consigliere regionale Prc; Mirco Rota, segretario Fiom Cgil Bergamo. EMILIA
ROMAGNA Alle 20.30 a Camugnano (Bo) , nella sala parco, La Sinistra l'Arcobaleno
per cambiare la società italiana , presentazione del programma per la zona
Montagna. Con Bruno Papignani, segretario provinciale Fiom; Katia Zanotti,
parlamentare. Banchetti e diffusione di materiale a Bologna : dalle 9.30 alle
12.30 al mercato di Borgo Panigale; dalle 16.30 alle 18.30 alla Weber nel
Quartiere Reno. Dalle 10.30 alle 12.30 al mercato settimanale a Casalecchio di
Reno (Bo) banchetto e distribuzione del programma . Cesena . Nella sala Avis in
via Serraglio 14, alle 20.45, il dibattito La Sinistra, l'Arcobaleno. La
Sinistra. Quella vera . Presiede Paolo Strangio, segretario del circolo Prc
"Sanzio Togni". Relatori: Nando Mainardi, segretario regionale Prc;
Loredana Dolci, segretaria regionale Pdci; Daniela Guerra, capogruppo regionale
Verdi per la pace; Gualtiero Righi, dirigente Sinistra Democratica. LAZIO
Volantinaggi oggi a Roma : dalle 16 alle 20 a largo dei Falisci e in piazza
dell'Immacolata; dalle 18 alle 20 al supermercato Pam di via Terpandro, Axa.
Per ascoltare e condividere le proposte del territorio : incontro con Fernanda
Antonini, candidata al Consiglio provinciale, e con i cittadini alle 18 nella
biblioteca comunale in piazza Don Minzoni a Monterotondo (Rm) . CAMPANIA
Conferenza stampa alle 11 nella sede della federazione provinciale dei Verdi a
Salerno , via A. Capone (traversa di via dei Principati), per la presentazione
della lista al Senato e alla Camera dei deputati della circoscrizione Campania
2. Intervengono: Gennaro Migliore, capolista alla Camera; rappresentanti politici
e istituzionali della Sinistra l'Arcobaleno. Apertura della campagna elettorale
alle 17.30 a Montecorvino Rovella (Sa) , nella sala ex Prefettura. Partecipano:
Nello Di Pasquale, Titti Santulli e Gennaro Migliore. Nocera Inferiore (Sa) .
Alle 20 nella biblioteca comunale apertura della campagna elettorale con
Gennaro Migliore. SICILIA Appuntamento alle 19 presso Itaca, in via Grotte
Bianche 150, a Catania per la riunione della Casa della Sinistra l'Arcobaleno
per discutere delle elezioni nazionali e provinciali e delle iniziative da
prendere. La crisi del sistema socio-sanitario: dall'emergenza alla
programmazione : convegno alle 16.30 all'ex cinema Plutia in via Garibaldi a
Piazza Armerina (En) . Intervengono: Iano Furnò, segretario della federazione del
Prc; Sigfrido Fadda, coordinatore provinciale Sinistra Democratica; Gaspare Di
Stafano, segretario provinciale Pdci. Contributi alla discussione: dottor
Vincenzo Borruso, consigliere regionale Piano sanitario; dottoressa Ilenia
Adamo, consigliera Ordine degli psicologi; Michele Pagliaro, segretario Cgil
Enna; Sebastiano Arena, medico, coord. Osservatorio ospedaliero; Giovanna
Cosenza, lavoratrice della Casa di riposo "San Giuseppe". Conclusioni
di Daniela Dioguardi, deputata Prc, e Luigi Cancrini, deputato Pdci. Iniziative
dai territori LOMBARDIA Proiezione del fim di Michael Moore Sicko alle 20.45
nella sala Ticozzi in via Ongania a Lecco , ingresso gratuito. "Un film
per mostrare come il sistema sanitario statunitense sia all'ultimo posto tra le
nazioni sviluppate, nonostante abbia un costo per persona maggiore di ogni
altro paese al mondo. Moore cerca delle risposte in Canada, Gran Bretagna e
Francia, dove tutti i cittadini ricevono un'assistenza gratuita. Alla fine, il
regista riunisce un gruppo di persone addette alle squadre di salvataggio
dell'11 settembre che soffrono di malattie debilitanti e a cui sono state
negate le cure mediche negli Stati Uniti. Li accompagnerà in un posto inatteso,
in cui riceveranno le cure necessarie che non sono disponibili nella nazione
più ricca della terra". LAZIO Università di Birzeit-Palestina, Righ to Education Campaign
& Rifondazione Comunista vi invitano all'inaugurazione della mostra
fotografica Studenti contro l'occupazione alle 17.30 nella sede di
"Carta", in via dello Scalo di San Lorenzo 67, a Roma . Intervengono:
Fabio Amato, responsabile nazionale Esteri del Prc; Ali Rashid, deputato
Prc; Alessandra Mecozzi, Fiom Cgil; Ester Fano, Rete Ebrei contro
l'occupazione. Proiezione del documentario "A Caged Bird's Song"
(Canzone di un uccello in gabbia) di Sobhi al-Zobaidi. La mostra è fino al 22
marzo, aperture alle 10 e alle 19.30. 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'esercito
israeliano si è per il momento ritirato dalla Striscia di Gaza, lasciando un
bagno di sangue che ricorda da vicino l'orrore di Sabra e Shatila. L'attacco,
condotto in questi ultimi giorni via terra con l'impiego di mezzi corazzati e
l'appoggio dell'aviazione, ha fatto centoundici vittime, tra cui diciassette
bambini. Dall'incontro di Annapolis, inutilmente sponsorizzato da George W.
Bush come un incontro di pace, sino ad oggi sono oltre trecento le vittime
palestinesi, in gran parte civili. Nulla - nemmeno la decisione, presa da
alcuni settori di Hamas e a nostro giudizio sbagliata, di lanciare su Israele missili Qassam - giustifica un tale massacro in un
conflitto che dura da 60 anni, che ha cancellato la Palestina
dalla carta geografica e rischia di cancellare il suo popolo. Le armi di Tel
Aviv non fanno che aggiungere altro orrore ai già drammatici effetti di una
conclamata emergenza umanitaria. Gaza è isolata dal mondo, strangolata da un
embargo che la priva delle più elementari risorse di sopravvivenza: dall'acqua
al pane, dal carburante ai medicinali. Un vero e proprio apartheid, lucidamente
pianificato per far pagare alla popolazione di Gaza la colpa di aver scelto
Hamas attraverso elezioni democratiche, confermate tali da tutti gli
osservatori internazionali presenti. Ora, la minaccia resta quella di una
massiccia invasione militare della Striscia, con l'obiettivo di eliminare la
leadership di Hamas e con la prospettiva di altre migliaia di vittime, in un
contesto in cui le truppe di occupazione non distinguono tra militari e civili.
Questo sembra essere il disegno di Olmert, un disegno che va nella direzione
opposta alla ricerca di soluzioni di pace. Hamas ha ufficialmente offerto una
tregua che interromperebbe il lancio di missili in territorio israeliano. Ma
Olmert non intende trattare. Vuole la prova di forza, la resa dei conti
definitiva. Noi, candidati alle prossime elezioni politiche nel nostro Paese,
ci rifiutiamo di condividere una così grave responsabilità. Denunciamo lo
strabismo con cui i potenti del pianeta hanno sin qui guardato al conflitto
israelo-palestinese. E - per testimoniare la nostra solidarietà alle vittime
degli attacchi israeliani e il nostro rifiuto della guerra - proponiamo agli
altri candidati al Parlamento italiano di mettere al centro della campagna
elettorale questa tragedia senza fine e compiere un viaggio a Gaza al più
presto anche durante la campagna stessa. Dobbiamo essere in tanti, quanti più
possibile, a dire che la guerra in Palestina deve
cessare subito. Che Israele deve revocare una volta per tutte l'embargo che assedia la
Striscia di Gaza. Che Hamas deve cessare definitivamente dal lancio di missili
su Israele. Che la parola
deve tornare al negoziato con il diretto intervento delle Nazioni Unite, per un
reale processo di pace in tempi certi e nel rispetto della legalità
internazionale. Dobbiamo essere in tanti, quanti più possibile, a impegnarci
a continuare nel corso della prossima legislatura la battaglia per una pace
giusta in Medio Oriente. Maria Luisa Boccia, Alberto Burgio, Mercedes Frias,
Claudio Grassi, Ali Rashid, Bruno Steri 12/03/2008.
( da "Liberazione" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Erazione" e per
il conseguente sforzo che avrete dovuto affrontare Una campagna di diffusione
straordinaria Caro direttore, voglio complimentarmi con te e con tutte e tutti
le/i compagne/i della redazione per la scelta di dare vita alla nuova "Liberazione"
e per il conseguente sforzo che avrete dovuto affrontare. Adesso che
"l'Unità" è stata svenduta, "Liberazione" ha un compito
ancora più difficile ma non per questo impossibile: diventare quotidiano di
riferimento per tutta la sinistra e per le tante persone che acquistano
"la Repubblica", "la Stampa" o altre testate
"borghesi" per il solo fatto che non esiste un giornale equivalente
della sinistra. Sono un lettore fedele da tanti anni ma, ad essere sincero, ho
sempre pensato che si trattasse di uno strumento inadeguato ai tempi alle
necessità dell'informazione. Adesso però che è passato a 24 pagine, sarà molto
più facile lavorare per la sua diffusione. Mi chiedo però se avete pensato a
una campagna straordinaria di diffusione (tanti non sanno ancora della novità)
e soprattutto se non sia possibile compiere un ulteriore sforzo pubblicandolo
anche il lunedì. David Valderrama via e-mail I bambini e i loro "angeli
custodi" Caro direttore, ancora in merito alla tragedia di Gravina, e
ricordando quella di Alfredino Rampi nel 1981 a Vermicino, in entrambi i casi
con agonie lunghe e strazianti che non si augurerebbero neppure al più feroce
dei tiranni, vorrei esprimere un punto di vista riguardante in particolare -
trattandosi di bambini - la presenza dell'angelo custode, perché ho notato che
nei commenti più vari sui giornali e in televisione, un po' trascurandolo,
hanno invece trattato in prevalenza della presenza o assenza di Dio. E' chiaro
che tragedie simili sono imputabili all'uomo (incuria, mancanza di recinzioni,
ricerche inappropriate e quant'altro), e quindi si dice giustamente che
"Dio non c'entra nulla" ma, con un paragone banale ma utile a farmi
capire, così come il bagnino, facendo il suo dovere interviene quando qualcuno
sta affogando, così dovrebbe avvenire con l'angelo custode, che tanti anni fa
al Catechismo mi dissero che era costantemente a protezione dei bambini? Direi
quindi che, quando l'uomo ha colpa in disgrazie nelle quali le vittime sono
bambini, ebbene, quello sarebbe l'esatto momento in cui, dimostrando di
esistere, il Celeste protettore dovrebbe agire? Spero, alla luce dei citati e
di tanti altri drammi, magari in un opportuno aggiornamento del catechismo.
Gabriele Barabino Tortona (Al) Sono contro il boicottaggio di Israele Ciao, mi chiamo Paolo e sono di Torino, per
anticipare subito la questione, sono comunista e libertario, quindi non voglio
fare il provocatore, ma esprimere solo la mia personalissima posizione e non
voglio dare lezioni politiche o morali. Dissento dalle iniziative di boicottaggio
contro Israele come ospite del salone del libro di
Torino. Sono d'accordo sulla lotta contro uno Stato guerrafondaio e
militarizzato, ma con lo stesso metro dovremmo allora boicottare gli Usa e
l'Italia e tutti i paesi che da anni massacrano civili in Iraq e Afghanistan;
non ho sentito di boicottaggi contro il governo italiano e statunitense che
hanno riconosciuto il kosovo creando un precedente pericoloso e istigando alla
guerra? E la lista sarebbe lunga? Il discorso è di metodo, allora non leggo più
Hemingway, non guardo più film made in Usa, non frequento più amici
statunitensi, smetto di ascoltare musica made in Usa solo perché i governi Usa
sono guerrafondai e mi stanno sulle palle i loro metodi? Ecco, spesso mi sembra
che sul medio oriente ci comportiamo tutti come tifosi di una partita di
calcio, dobbiamo tifare per una o l'altra parte acriticamente e per principio,
banalizzando una realtà complessa. Se sei di sinistra devi, ripeto devi, stare
con i palestinesi, se sei di destra devi tifare per gli Usa
e Israele. Troppo semplice
e banale e non teniamo conto di milioni di sfaccettature del problema
palestinese? E ripeto, non sono filo israeliano né filo palestinese e parlo di
governi, non generalizziamo confondendo governi e pololazioni, altrimenti vale
il discorso boicotto Hemingway perché colpevole di essere statunitense.
Sono per due popoli in pace reciproca? Quindi posso volentieri partecipare a
manifestazioni sul problema mediorientale se pongono in evidenza i problemi di
entrambi i popoli e se non sono manifestazioni partigiane nel senso di
acritiche da una parte e solo critiche dall'altra parte. Ci sono in Israele gruppi pacifisti e anche anarchici che lottano e
pagano con il carcere e anche con la vita la loro opposizione alla militarizzaziione
dello Stato, come ci sono gruppi misti israeliano-palestinesi che hanno
attività in comune (ad esempio scuole e asili) che vanno sostenute e
sviluppate. Gli arabi israeliani sono una minoranza priva di diritti reali in Israele, altro grave problema. Insomma, scusate il mio
sfogo, non sono un qualunquista che si tiene fuori dai problemi, ma mi trovo
contrario a queste forme di protesta, tutto qui. Paolo Boccadoro Torino Anas,
alcune precisazioni della Filt-Cgil Gentile direttore, alcune precisazioni in
merito all'articolo dal titolo "Anas appalta la manutenzione",
pubblicato su "Liberazione" venerdì 7 marzo. L'intesa sottoscritta il
22 gennaio tra Anas e Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Anas in materia
d'organizzazione del lavoro sulle attività stradali non dà il via libera a
quanto denunciato nell'articolo. Il confronto sull'organizzazione
dell'Esercizio con l'Anas è ancora in corso, mirando da parte sindacale a
differenza di quanto si legge nell'articolo, al raggiungimento di
reinternalizzare e migliorare alcune delle attività purtroppo fino ad oggi date
in appalto. Il nostro obiettivo è quello di far assicurare ai lavoratori
interessati le norme di sicurezza correlate ad attività che sono altamente
rischiose, visto che si svolgono in presenza di traffico. In relazione a quanto
da voi pubblicato voglio inoltre sottolineare che molte delle manutenzioni
oggetto del piano presentato dalla società sono invece appaltate dall'Anas da
sempre, quindi anche da quando era un'Azienda di Stato. Le categorie sindacali
dei trasporti stanno invece facendo oggetto di un'attenta valutazione la parte
del piano aziendale, legato agli appalti della manutenzione che, ad onor del
vero, è invece oggetto di un tentativo di razionalizzazione da parte
dell'azienda di concerto con il sindacato degli edili che è la categoria
maggiormente interessata alla questione. Nadia Fanelli Filt Cgil Nazionale
12/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pannelli:
"Antigone,simbolo di ribellione" al duse La tragedia di Sofocle presa
a simbolo delle contemporaneità nella messa in scena della compagnia Narramondo
12/03/2008 ANTIGONE, la disubbidiente. Antigone la ragazza che non obbedisce
alle leggi che offendono il suo dolore, che si ribella ai divieti del potere,
che muore senza essersi arresa. Antigone ritorna, non si è mai allontanata
dalla storia, ritorna con tutta la sua forza nella produzione della compagnia
Narramondo in scena da stasera a domenica al Teatro Duse, con regia di Carlo
Orlando e Nicola Pannelli, anche interpreti nei ruoli del Messaggero e di
Creonte al fianco di Elena Dragonetti, Raffaella Tagliabue, Marco Taddei,
Andrea Pierdicca, Emanuela Guaiana, Biagio Forestieri e Franco Ravera. Scene e
costumi sono di Laura Benzi. La tragedia di Sofocle è il primo classico messo
in scena da questa compagnia nata nel 2001 che fa "teatro civile di
narrazione" e racconta ferite del presente: l'Argentina dei desaparecidos,
il terrorismo, l'11 settembre, la questione palestinese. E oggi Antigone, la
disubbidente. "Fin da quando siamo nati il nostro percorso è stato quello
di portare in scena tragedie contemporanee, una dichiarazione artistica e
politica. - spiega Nicola Pannelli - Quando abbiamo deciso di confrontarci con
la tragedia classica il problema è stato come trasformarla in testimonianza dei
conflitti contemporanei, come raccontarne l'inesorabilità che appare incomprensibile
a noi abituati al melodramma, come tradurne l'altissima poesia in linguaggio
teatrale". Al centro, come sempre, c'è un conflitto irrisolvibile. Da una
parte Antigone figlia di Edipo che vuole seppellire il corpo del fratello
Polinice, dall'altra Creonte, il potere, che glielo proibisce. "E' un
conflitto che ha al centro la spinta esistenziale alla libertà,
l'autoaffermazione anche a costo della morte e anche in un mondo democratico;
non c'è bisogno della dittatura per vivere questo contrasto che oggi è
dappertutto, e continuamente". La storia ha conosciuto mille Antigoni, le
conosce ancora oggi. "La sua è una ribellione esistenziale prima che
ideologica o politica. E' una metafora talmente potente, talmente in avanti. La
nostra Antigone non ha nessuna collocazione storica o geografica, vive in una
contemporaneità non definita, universale. Non c'è stato bisogno di nessuna
reinterpretazione, nessuna riscrittura, il senso è nella totale fedeltà al
testo che era stato in parte tradotto da Pasolini, un linguaggio preciso,
potente, un dolore che è il nostro". Antigone è l'inizio di un nuovo
percorso per Narramondo Teatro. "Non solo è la prima tragedia, ma è anche
la prima pièce teatrale a struttura classica che portiamo in scena. Il nostro
lavoro drammatico è sempre stato il racconto del presente, ma per molti versi
lo abbiamo ritrovato perfettamente nella tragedia più nera di Sofocle. La sfida
è stata rendere la grande energia, la grande furia di personaggi che sono di
continuo sull'orlo del baratro e insieme hanno una lucidità di pensiero
impressionante. Ed è stata l'occasione per raccontare un potere che si rivela
con connotati fortemente maschilisti". Il presente c'è, di continuo,
dentro ogni parola e gesto. "Quando Elena Dragonetti fa Antigone, vengono
fuori anche le madri di Plaza de Majo del suo spettacolo "Por la
vida", donne normali che hanno combattuto il potere al posto dei loro
figli, affiorano delicatamente così come affiora la Palestina e altri riferimenti di cui ci
possiamo nutrire e che possiamo ascoltare". Raffaella Grassi
raffaella.grassi@fastwebnet.it 12/03/2008 jazz al madeleine café Questa sera
alle 22 al Madeleine Café in via della Maddalena concerto jazz del trio Capello
(batteria), Della Casa (basso elettrico) e Falomi (chitarra). Segue jam
session aperta. salsa cubana All' Estoril Café in corso Italia 7d (010/3623754)
questa sera dalle 21 alle 23 corsi di ballo di salsa cubana e salsa free style
promossi dall'associazione Bianconero Latino con il maestro Julian. L'Estoril
Caféè anche ristorante e pizzeria. le mani in pasta Oggi alle 20 all'Osteria
del Coccio in piazza Cadevilla 9r (010/397990) l'esperto di gastronomia Luca
Pollicino presenta l'iniziativa "Le mani in pasta", appuntamento
settimanale dedicato alla pasta fresca. Oggi, nei piatti, lasagnette al pesto.
asado argentino L'Alma Argentina in via Magnaghi 26r (010/5536626) propone -
solo su prenotazione - cene private a base di asado. La grigliata con contorni
e accompagnamento di vini del Monteconejo (regione di Rosario) a 30 euro a
persona. karaoke all'elvis Serata di divertimento musicale oggi all'Elvis Café
in via Brigata Salerno 12 (010/3739618) con il karaoke condotto da Enzo
Gugliotta. L'Elvis Caféè ristorante e pizzeria. dj barbarella Oggi al Kamaloka
Café in piazza del Carmine 8r dalle 18 alle 21 aperitivo musicale con dj
Barbarella e degustazione di birra Duvel. Per l'occasione, 3 birre a 10 euro. a
lezione da glemyr Stasera al Caribe Club in corso Italia 3 (335/207103) corso
di gestualità femminile con la venezuelana Glemyr Hernandez. Dalle 20 alle
21.45 nella panoramic room. dj scaramuzzino Questa sera al Cezanne in via
Cecchi 7r (010/541607) serata con la migliore musica da ballare in compagnia
del dj resident, Carlo Scaramuzzino. 12/03/2008.
( da "Voce d'Italia, La" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Spettacolo Nuovo
appuntamento della 63ª Stagione Sinfonica dell'Orchestra I Pomeriggi Musicali
Grande concerto con musiche di Paisiello, Haydin e del compositore Federico
Gardella Sul podio il Direttore Adriano Martinolli D'Arcy accompagnato da Avi
Avital al mandolino Adriano Martinolli D'Arcy è nato nel 1961 a Trieste. Dopo
gli studi di Composizione e di Direzione di coro presso i Conservatori di
Trieste e di Milano, trasferitosi a Vienna, ha continuato la sua formazione e
si è laureato in Direzione d'Orchestra nel 1991. Alla guida di diverse
formazioni tra le quali l'Orchestra Sinfonica della RAI di Milano, la
Philharmonia Orchestra di Londra, la TonkÜnstlerorchester di Vienna e altre ha
tenuto concerti in Italia ed all'estero per importanti Istituzioni ed in sedi
prestigiose, dirigendo oltre al repertorio tradizionale numerose prime
esecuzioni assolute. Ha curato anche la pubblicazione di due volumi di musica
inedita di Antonio Illersberg (1882 - 1953), dopo un lavoro di ricerca e di
ricupero delle partiture durato svariati anni. Il
mandolinista israeliano, Avi Avital (nato 1978), si è diplomato alla Jerusalem
Music Academy Academy e in seguito si è perfezionato a Padova. Ha suonato in
importanti orchestre ed ensemble di musica antica e la sua intensa attività
artistica lo ha portato a esibirsi in numerosi contesti internazionali.
Ha tenuto concerti in Israele, in Europa, negli Stati
Uniti e in alcuni paesi del Sud-est asiatico. E' membro di ensemble da camera
con repertorio sia tradizionale che contemporaneo. Federico Gardella,
compositore, è nato a Milano nel 1979. Ha compiuto gli studi di pianoforte
diplomandosi al Conservatorio di Milano, dove ha studiato anche composizione.
La sua musica è stata eseguita in importanti festival e stagioni concertistiche
e tra gli interpreti della sua musica figurano gruppi quali l'Orchestra
Filarmonica del Conservatorio di Milano, I Pomeriggi Musicali, l'Ensemble
Musica Rara, il Freon Ensemble e altre oltre che numerosi solisti tra cui Avi
Avital, Luca Avanzi, Mirko Guadagnini e Barrie Webb. Si ricorda che la prova
generale aperta al pubblico si terrà giovedì 13 marzo alle ore 10. I biglietti
sono in vendita tutti i giorni, compresa la mattina stessa di giovedì , presso
il Teatro a Euro 5.00 l'intero e Euro 3.00 il ridotto. giovedì 13 marzo alle
ore 21 sabato 15 marzo alle ore 17 Teatro Dal Verme, via San Giovanni Sul Muro
2- Milano Paisiello: Ouverture da “Il Barbiere di Siviglia” Paisiello: Concerto
per mandolino ed orchestra Haydin: Sinfonia n. 95 Gardella: Novità per mandolino
ed orchestra Orchestra “I Pomeriggi Musicali” Adriano Martinolli D'Arcy:
direttore Avi Avital: mandolino Interi: Primo Settore € 17,00, Secondo Settore
€ 12,00, Balconata € 9,50 Ridotti (Giovani under 26, Anziani over 60, Cral,
Associazioni Culturali, Biblioteche, Scuole e Università): Primo Settore
€13,50, Secondo Settore € 10,50, Balconata € 7,50 Teatro Dal Verme: Tel 02
87905 www.ipomeriggi.it; www.dalverme.org Fabio Calderola
fabio.calderola@voceditalia.it.
( da "Avanti!" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'OPINIONE / L'ONU
NON HA CONDANNATO CON FERMEZZA L'ASSASSINIO DEGLI OTTO GIOVANI STUDENTI A
GERUSALEMME Il terrorismo prolifera sotto gli occhi del mondo 11/03/2008 Gli
assassini hanno colpito ancora, l'odio viscerale contro lo Stato ebraico ha di
nuovo dato i propri venefici frutti, falciando vite di giovani innocenti e
disarmati, intenti allo studio della Torah e degli altri testi sacri. Due
terroristi palestinesi si sono introdotti in una scuola rabbinica di
Gerusalemme, hanno aperto il fuoco uccidendo otto giovani studenti e ferendone
altre decine. Il grave fatto è avvenuto nel Merkaz Harav Yeshiva, il più grande
centro di studi di Gerusalemme, sito nel quartiere di Kyriat Moshe. Il massacro
compiuto nel cuore della città santa di Gerusalemme, dalla barbarie nazista di
stampo islamico, è stato l'ulteriore crimine che la scuola dell'odio
antiebraico, così in voga presso i Paesi islamici, ha saputo perpetrare. Anche
questa volta, di fronte alla notizia di strage di civili, i palestinesi si sono
dati ad una festa sfrenata ed empia, con tanto di danze ed esposizione di verdi
vessilli islamici. Tale delirante esteriorizzazione di gioia, da parte della
popolazione araba palestinese, di fronte alle stragi di giovani vite, fa
toccare con mano sia il grado di barbarie che quelle genti hanno come proprio
bagaglio, sia l'assurdità di fidarsi ancora su una presunta volontà a trattare
dei palestinesi. Spesso avviene che, per rispondere agli attacchi missilistici
contro le città israeliane, che seminano morte e distruzione, Tsahal è
costretto ad azioni difensive, volte a neutralizzare le basi di lancio poste
criminalmente in mezzo ai civili coinvolgendo questi nell'ambito di tali
operazioni. Non avviene mai che le forze armate israeliane colpiscano
artatamente i civili palestinesi inermi e quando ciò avviene, in Israele,
si levano proteste aspre e critiche: gli israeliani non festeggiano di certo
per le morti di palestinesi, causate dalle proprie azioni difensive. Tali
aberranti festeggiamenti portano alla memoria, di chi non se n'è dimenticato, i
banchetti e le danze a cui si davano gli arabi palestinesi allorché,
durante la guerra del Golfo, dall'Iraq di Saddam, partivano i missili contro le
città israeliane. Tali deliranti e sfrenate manifestazioni di giubilo popolare,
da parte dei palestinesi, di fronte all'atroce carneficina di giovani studenti
israeliani, operata da criminali educati al massacro di ebrei, andrebbero
denunciate nella maniera più decisa nell'ambito dei consessi internazionali.
Ma, le istituzioni internazionali, come reagiscono di fronte al barbaro attentato,
compiuto dai terroristi islamici palestinesi, contro tante vite giovani ed
innocenti? C'è da rimanere trasecolati di fronte all'immobilismo dell'Onu e
allo stallo che caratterizza il complicato macchinismo del Consiglio di
sicurezza, alle prese del "difficile" problema dell'emissione di una
risoluzione unanime di condanna della strage di Gerusalemme. L'impresa di
unanime condanna del terrorismo palestinese, da parte dell'organizzazione
onusiana, s'è fatalmente infranta sulla specifica contrarietà della Libia di
Gheddafi a bollare d'infamia - come si merita - l'azione stragista palestinese.
Ancora una volta l'Onu, di fronte a momenti di scelta tra azioni decise contro
avventurismo, eversione e violenza, che contraddistinguono il terrorismo
internazionale islamico e i suoi epigoni e mandanti, tace e decide di non
decidere. Tali fatti pongono (fortemente) sotto i riflettori tutti i limiti e
le insufficienze di una istituzione internazionale che, minata dalla marea
montante del peso energetico-economico dei Paesi islamici, è divenuta una
struttura inutile, vetusta e obsoleta. Quando un'organizzazione che dovrebbe
essere super partes e dovrebbe avere strumenti d'intervento autonomi ed
efficaci diventa, invece, una vera e propria cassa di risonanza di posizioni
faziose e particolaristiche, è irrimediabilmente votata al fallimento ed
all'inutilità. L'Onu, vittima delle forzature da parte dei Paesi islamici ed
arabi, non riesce ad avere una retta visuale di ciò che è il terrorismo,
annaspa disperata nelle proprie titubanze e nelle proprie miopie. È da
prevedersi, a questo punto, assai dura la reazione d'Israele
di fronte alla strage dei giovani studenti del Merkaz Harav, da parte di
assassini indottrinati a uccidere l'ebreo, senza se e senza ma, da orridi
maestri di morte, guidati solo da una dottrina intrisa di odio verso l'altro da
sé. Il sangue versato dalle forze della barbarie islamica, non potrà non avere
una giusta risposta e per questa, di certo, solo allora l'organizzazione
onusiana troverà finalmente il coraggio di emettere "decise"
risoluzioni di condanna contro la Stato israeliano. L'organizzazione terrorista
Hasmas, nel frattempo, si compiace della criminale azione compiuta dagli
islamici palestinesi e promette che ne seguiranno delle sue altrettanto "onorevoli".
Se la Farnesina continua a ritenere codesti pendagli da forca interlocutori
plausibili, per un discorso di pace, ha certamente una visuale fortemente
frastornata, che danneggia ulteriormente l'attendibilità internazionale della
nostra politica estera. Non sono di certo rapportabili, tramite fumisterie e
funambolismi dialettici, usati dall'ineffabile responsabile degli Affari esteri
italiano, le funeste "gesta" criminali di Hamas e dei suoi mandanti
iraniani, con la "sproporzionata" durezza della più che probabile
reazione difensiva israeliana. È impossibile cercare improbabili vie di
mediazione con chi concepisce la pace solo con "la nuova soluzione
finale" in chiave islamica: cioè, con il gettare al mare tutti gli odiati
ebrei. L'elenco delle nefandezze compiute dagli stragisti islamici palestinesi
contro innocenti civili ebrei è lungo e la carneficina di giovani studenti del
Talmud, in Gerusalemme, si ricollega alla criminale impresa araba del 1929 a
Hebron, dove furono trucidati gli ebrei di origine preislamica. Oggi Israele piange i suoi morti, quelle giovani vite crudelmente
falciate, quei fanciulli caduti suoi libri sacri, mentre la barbarie sventola
vessilli verdi di Hamas e si compiace delle proprie "onorevoli"
azioni. Quanto ancora si dovrà sopportare l'ingiuria e la violenza contro il
cielo e l'uomo?.
( da "Opinione, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mer, 12 Mar
2008 Edizione 50 del 12-03-2008 I libanesi si interrogano dopo il nuovo rinvio
delle elezioni presidenziali "Dimenticate il vostro Libano" di Paolo
Della Sala Ieri Nabih Berri, presidente sciita del parlamento, ha rinviato per
la sedicesima volta la scelta del nuovo capo dello Stato libanese. Il Baabda
palace, sede del presidente della repubblica, resta desolatamente vuoto. Il
sito presidency.gov.lb ha eliminato la pagina dedicata al capo dello Stato. Il
giornale arabo in lingua inglese "al-Sharq al-Awsat" la mette giù
senza mezzi termini: "Tamburi di guerra in Libano", scrive in un
editoriale l'economista Hussein Shobokshi. Indubbiamente l'alternativa al lungo
stallo è la guerra, e già Hezbollah, Siria e Iran sono pronti a lanciare la
prima pietra. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, si è dichiarata
"molto preoccupata per le ingerenze esterne che bloccano un intero Stato,
con un ritardo ormai inaccettabile". Anche il neo presidente del Consiglio
di Sicurezza, il russo Churkin, parla di "senso di frustazione".
Eppure Berri ha ratificato l'ennesimo rinvio, replicando ferocemente alle
critiche pervenute. A Beirut l'ambasciata degli Usa e quella saudita mantengono
la massima allerta per rischio di attentati. In porto è arrivato il cacciatorpediniere
Uss Cole, quello colpito nello Yemen da Al Qaeda nel 2000 (con la morte di 17
marinai). I politici libanesi ? secondo Shobokshi - non hanno imparato la
lezione avuta con le crisi del 1958 e del 1975: "Il Libano sta caden do in
una nuova guerra. Per le persone arriva l'ora della morte, per la patria quella
dello sradicamento. Viene anche l'ora delle restrizioni delle libertà, della
fine dei sogni e della coesistenza". "Saranno soddisfatti i partiti e
i loro supporter", aggiunge il commentatore. Il countdown è cominciato e
"c'è chi trarrà vantaggi dalla guerra". Tramonta l'idea di una
coesistenza pacifica tra cristiani, musulmani sciiti, sunniti, alawiti. Il
Libano resta una terra di frontiera condannata alla ricchezza oppure alla
desolazione, senza mezzi termini. Cosa può succedere all'indomani di una
guerra, se non una balcanizzazione? Non restano spazi per rivedere il boom
finanziario. Anche se Beirut fosse ancora la Svizzera d'Oriente, ciò non
sarebbe tollerato dagli sciiti né dai palestinesi integralisti di alcuni campi
profughi. Nel Sud del paese i wahabiti e i villaggi cristiani sono separati da
pochi chilometri. Al di là della frontiera c'è Israele. A Nord pesa l'ipoteca siriana.
Ovunque cresce la presenza di Hezbollah. "Nessuno si preoccupa del Libano,
a cominciare dai governanti che sono i primi a suonare i tamburi di guerra che
daranno il via alla distruzione del paese". Il Libano esiste solo nel
passato, tanto che il sito presidenziale ricorda che Biblos è la più antica
città del mondo. Ma il problema nasce in tempi più recenti, tra innesti
di arabi, turchi, siriani, europei, fino ai palestinesi. Un cocktail esplosivo
di per sé. Khalil Gibran scriveva sulle profonde differenze tra il
"suo" Libano e il "Libano degli altri". Mentre il suo mondo
era immerso in una visione di civiltà estetica e ideale, il Libano degli altri
non ha alcuno spazio per il benessere, la speranza, i sogni. "I libanesi
non vogliono uscire dalla gioia perversa dell'autotortura", sostiene
Shobokshi. Realizzeranno troppo tardi di aver perso un'intera generazione, ma a
quel punto le speranze dei giovani, le opportunità di pace, le promesse di un
futuro migliore saranno già svanite. "Dimenticate il Libano e godetevi le
promesse dei vostri leader. Dimenticate il vostro Libano e tenetevi le idee dei
politici. Guardateli godere mentre battono i tamburi della morte e della
distruzione".
( da "Opinione, L'" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mer, 12 Mar
2008 Edizione 50 del 12-03-2008 Il caso Ciarrapico Responsabilità politica di
Davide Giacalone Ma sì, certo, Ciarrapico non è mica un pericolo per la
democrazia. Ed è vero pure che ha trattato il lodo Mondadori favorendo gli
interessi di Caracciolo e Scalfari. Così come è vero che è
sempre stato un nemico delle leggi razziali ed un amico d'Israele. Ed è anche vero che quando se
ne andava in giro dicendo che certi uomini della sinistra hanno "menti
eccezionali" nessuno si scandalizzava. Ma, francamente, non vedo come
tutto questo possa diminuire l'obbrobrio di candidare un fascista nelle liste
di un partito che s'appresta a governare. Ciarrapico è sempre stato
avversario della svolta di Fiuggi, con cui Fini ed il gruppo dirigente d'allora
vollero chiudere con il passato e trasformarsi da nostalgici in protagonisti
della democrazia. Da allora in poi si poteva e si può consentire o dissentire
dalle cose che dicono, ma non si può rimproverare loro di essere i continuatori
di una tradizione antidemocratica. Ciarrapico, appunto, stava dall'altra parte.
Lui appartiene alla versione andreottiana (di cui fu, non a caso, fedele) del
rapporto con i missini: voti e favori scambiati sottobanco, senza per questo
immaginare la costruzione di una destra di governo. Fini ebbe il merito di non
tentennare nel perdere questi camerati di strada. Ora se li ritrova al fianco.
C'è, poi, la versione che s'ammanta di un machiavellismo per poveri di spirito:
candidando Ciarrapico si toglie acqua al mulino di Storace e Santanchè. A me
pare che succeda l'esatto contrario: se è accettabile un senatore che saluta a
braccio teso, perché mai non dovrebbe esserlo votare per una destra orgogliosa
dei propri estremismi? Ma Ciarrapico ha altri meriti, si penserà. Quali, di
grazia? L'essere un signore condannato per attività non commendevoli? L'essere
editore grazie a finanziamenti statali? L'avere un'età che suggerirebbe il
concludersi e non l'aprirsi di una carriera? L'essere coerente, questo sì, è un
suo merito. Ma lo è in un'idea che meriterebbe di appartenere al passato da
condannarsi, non al futuro da promettersi. Da queste pagine, molte volte e con
giusta insistenza, abbiamo sostenuto che la sinistra non sarà mai capace
d'essere credibile e di governo se non saprà fare i conti con il proprio
passato, anche recente. Abbiamo ripetuto che i comunisti esistono, visto anche
che si chiamano e definiscono tali, e che noi non faremo mai alcuno sconto,
rinfacciando loro quel che sostennero e sostengono, anche in appoggio a
dittature esistenti. Con la medesima determinazione, però, faccio presente che
consentire la gara per uno scranno senatoriale ad un signore che sostiene la
superiorità della dittatura sulla democrazia, che la prima è per i grandi
uomini e la seconda per i piccoli, è qualche cosa di più di una bruttura
estetica. E' responsabilità politica.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La Regione Campania
partecipa per la quarta volta al Salone Internazionale del Libro di Parigi, che
si svolgerà a Porte de Versailles, da venerdì 14 al 19 marzo. La Fiera, alla
sua 28esima edizione, è uno dei Saloni editoriali più importanti a livello internazionale
- dopo quello di Francoforte - per numero di pubblicazioni esposte, di editori
e di visitatori. Ospite d'onore è per il 2008 lo Stato di Israele. Nello stand della Regione
Campania, 110 metri quadrati (Hall 1 - U86) allestiti con la collaborazione
della Camera di Commercio Italiana a Parigi, saranno esposte le più importanti
novità editoriali di 50 case editrici di tutte le province campane, oltre a
materiale turistico sulla regione.
( da "Quotidiano.net" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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Cavalli, asini e cammelli in piazza Si protesta contro l'embargo Ma anche buoi
e galline. "Gli animali l'hanno fatto anche per loro stessi", commenta
uno dei promotori della manifestazione, "sono un milione e mezzo quelli
morti a causa dell'embargo" Gaza, 11 marzo 2008 - La manifestazione, o
meglio la protesta, di oggi a Gaza contro l'embargo non verrà dimenticata
facilmente. Protagonisti della dimostrazione sono stati asini, cammelli,
galline, buoi e cavalli. Le immagini, trasmesse dal network al Jazeera, sono
destinate a fare il giro del mondo. In testa al corteo, partito dall'antico
palazzo del governatore e arrivato sotto gli uffici delle Nazioni Unite, sono
stati i veri protagonisti nella mobilità di questo
disastrato spicchio di terra tra Israele e l'Egitto: gli asini. A seguire gli altri animali, tra i quali
i più "arrabbiati" parevano essere i cammelli. Uno striscione retto
dai colli di due dromedari recitava: "Animali per i diritti degli
uomini". E dalla schiena degli asini pendevano cartelli di questo tenore:
"Ma dov'è la coscienza degli uomini?" Una domanda alla quale
difficilmente potranno rispondere le autorità politiche e diplomatiche delle
parti in causa, in giorni in cui il conflitto interpalestinese e
arabo-israeliano registra uno dei momenti più sanguinosi della sua storia
recente. Nelle ultime settimane, secondo fonti palestinesi, sarebbero almeno
280 i morti. Quella di oggi "è stata una testimonianza 'diversa', ma in
fondo gli animali l'hanno fatto anche per loro stessi", commenta Khalil
Abu Shamlah, uno dei promotori dell'insolita manifestazione, interpellato da al
Jazeera. "Sono un milione e mezzo - continua - gli animali morti a causa
dell'embargo". Per il quotidiano degli Emirati arabi uniti al Bayan,
l'iniziativa di Gaza è un modo "geniale" per "rompere il
silenzio sulla tragedia dei palestinesi". Visto che finora "a
nulla" sono servite le manifestazioni di "protesta umane",
sostengono i promotori, "la parola è rimasta solo agli animali. Forse loro
sapranno smuovere le coscienze". Le immagini della manifestazione di Gaza
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irriducibile e non molla; Juve, Fiorentina e Milan, che lotta per la Champions
La bambina Down e la chirurgia estetica: polemiche senza senso del 12/03/2008
di Rossella Martina Dagli al fascista,ma perchè non anche al comunista? del
12/03/2008 di Cesare De Carlo Ciarrapico, Berlusconi e gli ex amici: Fini a
nervi tesi del 12/03/2008 di Sandro Bugialli I numeri-bufala sugli aborti
clandestini del 12/03/2008 di Massimo Pandolfi Quando si dice l'ottimismo del
12/03/2008 di Francesco Ghidetti Giusto negare i funerali agli
assassini?Salari, pensi che il prossimo governo riuscirà a far risalire
l'Italia in classifica?E' giusto che Mancini se ne vada?E' giusto multare i
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Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud del Paese. In
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ebrei la fuga dalla Francia occupata. Il riconoscimento di 'giusto tra le
nazioni' è il più importante tra quelli che Israele
può attribuire ai non ebrei che rischiarono in prima persona per salvare tante
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di Heath Ledger non è sua eredeIl nuovo video hot di Lola Ponce (da
www.libero.it) Ancora un sondaggio del 12/03/2008 di Francesco Ghidetti Mancini
e l'Inter, era già tutto previsto del 12/03/2008 di Laura Alari Inter fuori
dalla Champions: cent'anni di solitudine del 12/03/2008 di Mister X La bambina
Down e la chirurgia estetica: polemiche senza senso del 12/03/2008 di Rossella
Martina Dagli al fascista,ma perchè non anche al comunista? del 12/03/2008 di
Cesare De Carlo Comitato di cittadini per GuazzalocaGiusto negare i funerali
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'Californication' Dagli Usa sbarca sulla tv italiana il pruriginoso telefilm
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Informatica Varie Annunci legali MEDIO ORIENTE Ucciso uno dei mandanti
dell'attentato al collegio rabbinico Un commando israeliano ha ucciso quattrro
miliziani delle Brigate al Aqsa. Uno dei palestinesi colpiti era Mohammed
Shehada, indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso a
Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei Betlemme, 12
marzo 2008 - Uno dei quattro miliziani palestinesi uccisi a Betlemme da un
commando dell'esercito israeliano era "Mohammed Shehadeh ed era uno dei
capi" della struttura in Cisgiordania delle Brigate al Aqsa, il braccio
armato del movimento estremista islamico Hamas. Lo hanno detto fonti
palestinesi alla tv satellitare araba al Jazeera. Mohammed Shehada era stato
indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel
collegio rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi
ebrei. L'emittente araba ha aggiunto che il commando
israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che
parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in
un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita
il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua
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di Heath Ledger non è sua eredeIl nuovo video hot di Lola Ponce (da
www.libero.it) Ancora un sondaggio del 12/03/2008 di Francesco Ghidetti Mancini
e l'Inter, era già tutto previsto del 12/03/2008 di Laura Alari Inter fuori
dalla Champions: cent'anni di solitudine del 12/03/2008 di Mister X La bambina
Down e la chirurgia estetica: polemiche senza senso del 12/03/2008 di Rossella
Martina Dagli al fascista,ma perchè non anche al comunista? del 12/03/2008 di
Cesare De Carlo Comitato di cittadini per GuazzalocaGiusto negare i funerali
agli assassini?Salari, pensi che il prossimo governo riuscirà a far risalire
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( da "EUROPA.it" del 12-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Berlusconi candida
nella circoscrizione estero Esteban Caselli, "El Obispo"
Dall'Argentina arriva un "Charrapico" (g.d.v.) Ancora non si è sopita
la polemica per la candidatura voluta da Gianni Letta del fascista non pentito
Ciarrapico, che si apre un altro caso all'interno del Pdl. Stavolta a far
discutere è la candidatura di un personaggio dai tanti lati oscuri come
capolista al senato nella circoscrizione estero, area America Latina. Si tratta
di Esteban "Cacho" Caselli, uomo molto vicino all'ex presidente Menem
e da lui nominato ambasciatore presso la Santa Sede. Cosa che gli è valso
l'appellativo "El Obispo", il vescovo. Legato ad ambienti di
ultradestra e ultracattolici argentini, Caselli costruisce la sua fortuna,
economica e politica, quando al potere in Argentina ci sono i generali Viola e
Bignone. Ma raggiunge l'apice della sua carriera anni dopo, legandosi a doppio
filo a Menem. Proprio durante i mandati presidenziali rimane invischiato in
vicende poco chiare. Basta citare le accuse che nel 1997 lanciò nei suoi
confronti un altro menemiano, il ministro dell'economia Domingo Cavallo,
personalità più che rispettata a livello internazionale. Caselli sarebbe
responsabile, assieme ad altri uomini dell'entourage menemiano, di aver messo a
disposizione "una rete di protezione giuridica che ha
dato appoggio locale agli autori dell'attentato a Buenos Aires contro la sede
dell'Associazione di mutua assistenza israelo-argentina (Amia)". Per non
tacere di un suo presunto coinvolgimento (i processi sono ancora in corso) in
un traffico d'armi che nel 1993 dall'Argentina arrivavano in Croazia ed
Ecuador.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Incita
al terrorismo" Israele vieta Al Jazeera Israele intende
boicottare ufficialmente il canale satellitare arabo Al Jazeera. Secondo quanto
riferisce oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, l'iniziativa arriva in
risposta alla copertura ritenuta non obiettiva della situazione nella Striscia
di Gaza. Una
lettera di reclamo verrà inviata nei prossimi giorni dal ministero degli Esteri
israeliano alla sede della Tv a Doha.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In tutti i Paesi del
mondo i partiti affrontano la crisi della politica spostandosi al centro:
perché mai Ramallah, Betlemme, Gaza, dovrebbero fare eccezione?". Lo
storico cavallo di battaglia del professor Mohammed Dajani Daoudi, l'intima
aspirazione palestinese alla via di mezzo, irrita regolarmente gli studenti
dell'università Al Quds, che non gli perdonano la presidenza dell'American
Studies Institute, un centro studi congiunto con il nemico americano. Cosa
accadrà ora che il tabù è uscito dall'aula? Daoudi, indifferente alle accuse di
collaborazionismo, è sceso in campo: sul concetto accademico di moderazione
coranica ha fondato il movimento politico-religioso Wasatia, che in arabo
significa equilibrio, sfidando le proteste ormai minacciose della componente
radicale, a suo dire minoritaria, della società palestinese. Un partito
islamico di centro a battesimo nei giorni caldi della violenza incrociata tra
israeliani e palestinesi, del ritorno alle armi, del tramonto di Annapolis. Una
piattaforma programmatica pronta alla prova delle prossime elezioni,
concorrente diretta di Hamas malvista allo stesso tempo dai "laici"
di Fatah. "Finché continueremo a discutere in inglese di
"dialogue", "balance", "democracy", la gente
ascolterà distratta il suono vuoto di parole straniere, occidentali, la
retorica di Condoleezza Rice", osserva Daoudi nella sede dell'associazione
israeliana MediaCentral, a Gerusalemme. In sottofondo l'eco della battaglia di
Betlemme, con i carri armati israeliani a caccia di aspiranti terroristi e
cattivi maestri. La solidarietà palese o dissimulata dei suoi connazionali
all'attentatore della yeshivà, che giovedì notte ha ucciso otto studenti
israeliani, lo lascia indifferente. Daoudi, aiutato da 180 attivisti della
prima ora, ha studiato le intenzioni di voto e sa che teoria e pratica
difficilmente coincidono, soprattutto in Terra Santa: "Il 10%
dell'elettorato palestinese attivo convoglia su 35 formazioni laiche che fanno
capo a Fatah. Il 9% sull'opzione islamica, ossia Hamas. Resta un 80% vergine,
fluido, conservatore e musulmano ma sensibile al richiamo del quieto vivere, la
tavola apparecchiata, i figli a scuola". L'uovo di Colombo, l'ambizione
umana alla normalità, il compromesso tra un fiero giorno da leone e cento
imbarazzati risvegli da agnello. Una parola magica citata e raccomandata dal
Profeta Maometto nella surah della vacca (versetto 143): wasatia, moderazione.
La lingua come guida nel labirinto dell'afasia che divide i palestinesi dagli
israeliani, dai palestinesi, dal mondo arabo. Una storia raccontata da
molteplici narrative. Domenica il politburo degli Emirati Arabi Uniti ha
proposto il ritorno all'arabo classico, il verbo del Corano, come collante
identitario per 450 milioni di persone, popoli fratelli ma separati
dall'incomunicabilità dei dialetti, le eredità culturali, le necessità. I
palestinesi, senza patria, sono i primi a rispondere con un nuovo partito che
parla l'idioma comprensibile a Ramallah ma anche a Dubai e Riad. "Siamo un
popolo islamico, legato alle nostre tradizioni", concede Daoudi. Ma cosa
c'è davvero nell'album di famiglia? La piccola jihad, la guerra santa contro
gli infedeli, oppure la grande jihad descritta dallo studioso francese Gilles
Kepel, la sfida interiore al miglioramento individuale? Secondo il fondatore di
Wasatia, il Dna arabo e palestinese è impresso nel Corano: "Il Profeta
dice che Allah ci ha creati come una nazione di mezzo, una umma, una famiglia
equilibrata". Un mese fa a Ramallah i compagni di Fatah gli hanno proposto
di firmare un documento a sostegno della resistenza incondizionata
all'occupazione. Ha rifiutato. "La moderazione è la forma di resistenza
più efficace", continua. Un anno fa, il primo venerdì di Ramadan, il mese
sacro dell'Islam, era sul balcone del suo appartamento di Beit Hanina, a metà
strada tra Gerusalemme e Ramallah, la vista delle colline spezzata dal muro
difensivo costruito da Israele: "Al check-point c'erano decine di palestinesi diretti alla
moschea Al Aqsa. I militari non li lasciavano passare. All'improvviso il caos,
scontri, spari, fumo, grida". Allarmato, il professore è sceso in strada:
"Si erano già accordati, gli israeliani avrebbero trattenuto i documenti
dei palestinesi diretti alla moschea e li avrebbero restituiti loro al
ritorno". Morale? "I palestinesi volevano solo andare a
pregare. Fossero stati ideologizzati come vorrebbe Hamas non avrebbero mai
raggiunto un'intesa". Il giorno successivo Mohammed Dajani Daoudi ha
progettato Wasatia, Corano alla mano e nel cuore la bandiera dello Stato che
non c'è. Giura d'essere sommerso dalle richieste d'iscrizione: "Se Hamas e
Fatah mi lasceranno raggiungere le urne mostrerò al mondo e agli israeliani il
volto musulmano e moderato dell'elettorato palestinese". Una Dc
mediorientale per rimettere a posto il dopoguerra.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
BLITZ DI UN COMMANDO
A BETLEMME: QUATTRO MORTI TRA I MILIZIANI, UCCISO IL
MANDANTE Israele vendica la
strage alla scuola [FIRMA]CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME Giovedì notte, poche
ore dopo il massacro alla yeshiva Merzak Harav, Mohammed Shehada, leader della
Jihad Islamica e punto di riferimento di Hezbollah in Israele, era riuscito a sfuggire alla retata. Ieri sera non ce
l'ha fatta: un commando israeliano a bordo di un taxi con targa palestinese ha
affiancato la sua automobile nel campo profughi di Duheisha, alla periferia di
Betlemme, e ha fatto fuoco. Con Shehada, 43 anni, da otto ricercato per una
serie di attentati in Israele e ora sospettato d'aver
progettato da lontano quello di giovedì, sono morti altri due miliziani della
Jihad, Imad Kamel e Eissa Marzuk, e un leader dei Martiri di Al-Aqsa, braccio
armato di Fatah. Sale così a cinque il numero dei miliziani palestinesi uccisi
nelle ultime ventiquattr'ore dai militari israeliani. In mattinata era toccato
a un altro capo della Jihad Islamica intercettato a Tulkarem. Ma è di Shehada
che l'intelligence israeliana si compiace in modo particolare. Sembra che
militasse con al-Fatah prima di convertirsi all'islam sciita sposando la causa
della Jihad Islamica. Secondo l'esercito israeliano "riceveva ordini anche
dalla leadership della Jihad in Siria" e sarebbe legato a Ala Hisham Abu
Dheim, il killer della yeshiva. I margini di dialogo sono esigui. Per questo
l'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir replica piccato all'invito di
Massimo D'Alema all'apertura: "Chi ci invita ad aprire trattative con
Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei
fiori da mettere nella corona". E la polemica si allarga subito alla
politica italiana. "Capisco la reazione dell'ambasciatore d'Israele, anche se può apparire molto forte. Ma Hamas è
considerata dall'Ue una organizzazione terroristica", commenta Gianfranco
Fini, ministro degli Esteri del secondo governo Berlusconi. E Fabrizio
Cicchitto, di Forza Italia, rincara la dose: "Sul Medioriente D'Alema fa
del revisionismo, rivaluta Chamberlain e Daladier". \.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
NAZIONE
DI MEZZO VOGLIA DI NORMALITÀ Lo studioso Dajani Daoudi "Dobbiamo vederci
come una famiglia moderata" Anche in Palestina cresce una
classe media che vuole "lavoro, quiete, scuole".
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
INCONTRI Letture per
piccoli Alle 17,30 viene presentata l'iniziativa "Nati per leggere",
letture di storie, fiabe e filastrocche negli ambulatori pediatrici, consultori
e librerie a cura della Biblioteche Civiche Torinesi e dei Laboratori di
Lettura del Comune. Libreria "Torre di Abele", via Pietro Micca 22
Residenze piemontesi Alle 21,15 per il ciclo "Residenze, castelli e
fortificazioni del Piemonte", incontro con Walter Canavesio e Laura Moro
che parlano su "Il Castello di Govone". Unione Industriale, via Fanti
17 Museo? No grazie Alle 18,15 si parla della ricerca "Io non vado al
museo", della Fondazione Fitzcarraldo e dedicata agli adolescenti. La
commenta Alessandro Bollo. Asai, via Sant'Anselmo 27/e Donne Alle 14,30 incontro
sul tema "Le donne invecchiano. Figurazioni a confronto nella letteratura
contemporanea". Fra i partecipanti Luisa Ricaldone, Valeria Gennero, Edda
Melon e Antonietta Pastore. Unione Culturale, via Cesare Battisti 4/b Abitudine
Alle 21 si discute sul tema "La schiavitù dell'abitudine:
scatenarsi", con Loredana Frolla e Marina Carrè. Cascina Roccafranca, via
Rubino 45 Per donne maghrebine Dalle 10 alle 12 incontro su "Marocco -
Italia: legislazione familiare e sostegno alle famiglie immigrate". Interviene
Nezha Elouafi, deputata al Parlamento del Marocco e ricercatrice.
Circoscrizione 6, via Leoncavallo 17 Scuola per genitori E' l'iniziativa
dell'associazione "Genitorando", con l'intento di valorizzare i
legami familiari: alle 20,30 parlerà degli obiettivi e delle proposte Paolo
Crepet. Intervengono Alberto Sinigaglia, Marco Borgione, Franco Solia, Simona
Sartori. Teatro Alfieri, piazza Solferino Design Alle 20,30 presentazione di
"Design di celluloide", un progetto a cura del Liceo Artistico
"R. Cottini" e dell'Accademia Albertina di Belle Arti. Intervengono
Vittorio Marchis, Sergio Toffetti, Anty Pansera, Maria Teresa Roberto e Massimo
Mongero. Per Torino 2008 World Design Capital. Fondazione Sandretto re
Rebaudengo, via Modane 16 Ambiente Alle 11 incontro "Io e... l'ambiente":
viene presentato il libro "A come Ambiente" e il nuovo percorso
interattivo "Il piccolissimo: l'atomo, la cellula e l'ambiente".
Partecipano Piero Bianucci, Fiorenzo Alfieri, Angela Massaglia, Nicola De
Ruggiero, Lorenzo Silengo, Carlo Degiacomi . Museo A come Ambiente, corso
Umbria 90 CONVEGNI Intelligenze Alle 18 si tiene il convegno dal titolo
"Alla ricerca di intelligenze diverse", ovvero "Dal fenomeno Ufo
ai "crop circles", dai "rapimenti alieni" ai fatti
inspiegabili di Caronìa", a cura dell'Ecospirituality Foundation.
Intervengono Marina Lopez, Eamonn Ansbro, Miles Johnston, Jaques Collin, Danilo
Tacchino, Eugenio Ballini, Rosalba Nattero, Annibale Leggio e Giancarlo
Barbadoro; presenta Gino Steiner Strippoli. Cinema Empire, piazza Vittorio
Veneto 5 LIBRI Caso Moro Alle 18 si parla del libro "Appello bianco"
di Mauro Carmagnola e Luca Reteuna, giornalisti oggi e studenti del liceo
torinese "D'Azeglio" negli Anni Settanta. Incontra gli autori Alberto
Sinigaglia. Feltrinelli, piazza Cln 251 SPETTACOLI Il figlio di Gertrude E' il
titolo dello spettacolo con testo di Lorenzo Gleijeses e Julia Varley, da
"Amelto" di Shakespeare. Prodotto da Gitiesse/Teatro Stabile di
Calabria per Teatro Piemonte Europa. Ore 21, da stasera a sabato. Cavallerizza
Reale, via Verdi 6 Plaza de Mayo Alle 21 Assemblea Teatro mette in scena
"Più di mille giovedì" con Gisella Bein e la regia di Renzo Sicco,
tratto da "Le irregolari" di Massimo Carlotto. Ospite della serata
Estela Carlotto. Ingresso 5 euro. Teatro Agnelli, via Paolo Sarpi 111
Marginalia Da stasera al 15 marzo, alle 20,45, Beppe Bergamasco e Ulla
Alasjarvi portano sul palco "Sogni". Uno spettacolo ideato per essere
fruito senza compendio visivo, e gli spettatori vengono bendati. Ingresso 8
euro. Teatro Espace, via Mantova 38 CINEMA 40 anni Aiace Altra anteprima per
festeggiare il quarantennale, stasera alle 21 con la
proiezione del film "La banda", opera prima del regista israeliano
Eran Kolirin. Nelle sale dal 21 marzo; ingresso ad inviti per soci Aiace (Galleria
Subalpina, info: 011/538962). Cinema Romano, Galleria Subalpina Corea Prosegue
la rassegna dedicata alla Corea, con la proiezione, alle 20,30, del film di Lee
Myung-se "M". Al termine incontro in sala con il regista.
Cinema Massimo, via Montebello Donne e minori Per la rassegna di
cinema-documentario "Flores, donne e minori dal mondo", alle 21,15
proiezione del film di Fausta Quattrini "La Naciòn Mapuce". Commenta
la pellicola Jaime Riera Rehren dell'Università di Torino. Cine Teatro Baretti,
via Baretti 4 a cura di Tiziana Platzer giornonotte@lastampa.it.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
SACRO MONTE. IL 15
GIUGNO Il cardinal Bertone a Varallo per il festival sull'arte spirituale
[FIRMA]MARIA CUSCELA VARALLO Tarcisio Bertone, segretario di Stato del
Vaticano, sarà a Varallo il 15 giugno. L'occasione la creerà "Imago
veritatis", festival organizzato per il primo anno con l'obiettivo di
proporre l'arte come via spirituale. L'ex arcivescovo di Vercelli sarà ospite
della giornata conclusiva della manifestazione, che si aprirà il 13 giugno. Una
tre giorni che avrà anche un'altra presenza illustre, Vittorio Sgarbi che farà
da guida a due visite (una al Sacro Monte e una alla pinacoteca). L'evento è
aperto a tutti (la partecipazione è gratuita, on line sul sito
www.imagoveritatis.it si può trovare il modulo per richiedere l'adesione,
necessaria per motivi organizzativi) e si preannuncia di forte impatto.
"L'elastica struttura del week end vuole coinvolgere sia la popolazione
locale sia il pubblico più vasto degli appassionati di arte e di persone che
aspirano a vivere un'esperienza spirituale - dicono gli organizzatori -,
attirando sia i cosiddetti "partecipanti integrali", disposti cioè a
impegnarsi per l'intero fine settimana, sia chi vuole prendere parte all'evento
solo per una giornata. Ecco spiegata la forma: un'ossatura intellettuale con la
"lectio magistralis", e pellegrinaggi in cui si potranno ascoltare
conferenze e fare visite al Sacro monte. Sono previsti anche letture e musica
per le vie di Varallo, concerti di musica sacra, mostre d'arte, di libri rari,
codici ed edizioni di pregio, del libro italiano d'arte e sul legame tra
tradizione e devozione". A presiedere la manifestazione è Rosa Angela
Canuto. Gli enti promotori dell'evento sono il Centro libri - Varallo, il
Comune di Varallo, la diocesi di Novara, il progetto culturale promosso dalla
chiesa cattolica italiana e la Riserva naturale speciale del Sacro monte.
Collegato a "Imago veritatis" è stato promosso un pellegrinaggio, aperto a tutti, in Terra Santa, in programma dal 24 giugno al 2
luglio, un'iniziativa che vuole sottolineare l'indissolubile legame tra la
Gerusalemme di Palestina e
quella valsesiana. Per iscriversi o avere maggiori informazioni è possibile
contattare i numeri 0321.661633, 333.4713875, 338.5288679 o 0163.564824.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Strage
a scuola, Israele uccide il mandante Operaio muore
sotto una pressa DIARIO Paci Blitz a Betlemme D'Alema: dialogo con Hamas. L'ira
dell'ambasciatore Rossi e Zanotti Chivasso, un'altra vittima sul lavoro Aveva
scelto la notte per pagare il mutuo.
( da "Stampa, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Paolo Gallarati
CLASSICA / 1 Scarlatti minimalista per raccontare Davide contro Golia Davidis
pugna et victoria racconta la storia di Davide e Golia che Alessandro Scarlatti
ha intonato nell'oratorio latino eseguito a Roma nel 1700 e ripreso per
l'Unione Musicale di Torino dall'Academia Montis Regalis e dal Coro Ruggero
Maghini diretti da Alessandro De Marchi, in una brillante esecuzione appena
registrata in cd. La musica tra Sei e Settecento riserva sempre gradite
sorprese. La commistione degli stili è molto pittoresca e la concentrazione
espressiva non ancora diluita nelle grandi forme vocali che si svilupperanno in
seguito. Davidis pugna è un oratorio di guerra dove
Scarlatti concentra la vicenda: la Palestina assediata dai Filistei, il lamento di re Saul, la voglia di
riscossa di suo figlio Gionata, i cori terrorizzati degli ebrei, la sfida di
Davide, la morte del gigante Golia, il canto di trionfo: piccole miniature, ma
incise al bulino, in pezzi di pochi minuti, con tratti nervosi e graffianti.
Almeno, così è parso nell'esecuzione di De Marchi che in questo repertorio dà
il meglio di sé, trasmettendo ai cantanti, tra cui le due magnifiche Roberta
Invernizzi e Robin Johannsen e il contraltista Martin Oro, brio, gusto e
spirito. L'oratorio ha due facce: l'espressione guerresca è affidata per lo più
alle colorature che tagliano l'aria come colpi di fioretto e oppongono i
personaggi in vere gare di bravura. Qua è là appare invece l'idillio arcadico,
della melodia cullante e carezzevole. Un bel contrasto, condotto da Scarlatti
con mano maestra e tale, come s'è visto, da appassionare, dopo trecento anni,
l'ascoltatore di oggi. Torino, Conservatorio ***.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Blitz israeliano,
ucciso capo della Jihad "E' il mandante della strage al collegio" ?
TEL AVIV ? MOHAMMED Shehadeh, ritenuto il mandante della strage compiuta il 6
marzo nel collegio rabbinico di Gerusalemme - otto giovani seminaristi ebrei
morti - è stato ucciso insieme ad altri quattro miliziani a Betlemme, in un
blitz delle unità speciali israeliane. La stessa sera dell'attentato le forze
di sicurezza israeliane circondarono la sua abitazione, ma l'uomo (uno dei
leader della Jihad Islamica) era fuggito. Shehadeh era considerato il
riferimento in Cisgiordania del movimento Hezbollah. - -->.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
La polemica Il
Salone di Parigi tra boicottaggi e autocensure PARIGI Boicottare un
appuntamento culturale quale è un Salone del Libro è una sciocchezza. Peggio
ancora, un'azione stolta. Equivale a un tentativo di censura. Più grave quando
il boicottaggio rischia di approfondire le angosciose, sanguinose
divisioni provocate dal conflitto israelo-palestinese, nel quale le attività
culturali dovrebbero svolgere un ruolo distensivo, tentando di condurre alla
ragione, al dialogo, le parti a confronto in preda all'odio. Questo
indispensabile preambolo ci induce a sperare che il Salone del Libro, con Israele al posto d'onore riservato ogni
anno a un paese diverso, si apra stasera a Parigi senza provocazioni.
Questo servirà da esempio al Salone di Torino, che ha suscitato altrettante
polemiche e che sarà inaugurato in maggio. Condannare il boicottaggio non
significa rinunciare alle critiche sul modo in cui l'appuntamento è stato
preparato e realizzato. I diplomatici che se ne sono occupati non hanno
dimostrato una grande sensibilità. Anzitutto va accantonata la facile idea di
una netta contrapposizione tra pro e anti israeliani, o pro e anti palestinesi.
Chi segue il conflitto mediorientale vede spesso, sbrigativamente, due blocchi
compatti a confronto. Non è così. Il primo a condannare il Salone del Libro, in
cui Israele ha nell'edizione 2008 il posto d'onore, è
stato uno tra i più noti intellettuali israeliani. Mi riferisco a Benny Ziffer,
autore di romanzi, critico letterario, animatore di un blog tra i più seguiti,
e redattore capo del più autorevole supplemento letterario, quello del
quotidiano Haaretz. SEGUE A PAGINA 17 GINORI A PAGINA 17.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'ambasciatore
attacca il ministro Uccisa la mente della strage a scuola Israele su Hamas
"D'Alema ci invita a trattare con chi vuole disegnare la nostra bara"
NIGRO e STABILE A PAGina 19 SEGUE A PAGINA 19.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Parigi, via al
salone del libro tra boicottaggio arabo e polemiche Haaretz: "Il governo israeliano impone il silenzio agli scrittori"
"Sono stati esclusi gli autori che non usano l'ebraico, ma scrivono in
russo o arabo" E in maggio si prevedono nuove tensioni con l'apertura
della kermesse torinese (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) BERNARDO VALLI Ziffer ha
sollevato dibattiti e polemiche accusando il governo israeliano, e in
particolare l'ambasciata di Parigi, di avere scelto soltanto scrittori di
espressione ebraica, escludendo di fatto due terzi della scena letteraria
israeliana, composta da autori di lingua russa e araba (oltre che yiddish,
francese e inglese). I burocrati avrebbero inoltre escluso grandi figure come
il poeta nazionale Nathan Zac. Benché egli scriva in ebraico. Sempre secondo il
redattore capo del supplemento letterario di Haaretz, lo Stato di Israele avrebbe considerato in questa occasione gli
scrittori semplici portavoce della propaganda ufficiale. Infatti non si sarebbe
limitato a finanziare il loro viaggio, ma li avrebbe impegnati a sottoscrivere
una dichiarazione in cui si esclude la possibilità di criticare la politica
israeliana durate la trasferta parigina. Il noto scrittore Yehoshua Kenaz, i
cui libri sono tradotti in francese, ha rifiutato di sottoscrivere quella
dichiarazione e quindi non è stato invitato. Ziffer è severo nella denuncia
(diffusa dal sito Nonfiction.fr). Il boicottaggio auspicato dal critico
letterario israeliano non ha funzionato perché pochi sono stati gli scrittori
che hanno rifiutato l'invito. Tra questi Aaron Shabtai e Sami Michael. Benny
Ziffer non si pente della sua condanna anche se sembra allineata su quella dei
paesi arabi. Quest'ultimi, pensa, avrebbero in tutti i modi boicottato il
Salone di Parigi. Ed era importante, a suo parere, che essi non fossero i soli
a muovere critiche alla situazione mediorientale. Gli scrittori, dice, non
devono lasciare quel ruolo ai nemici di Israele.
Ziffer si sente comunque solidale con gli editori e gli scrittori arabi che per
rispettare il boicottaggio hanno rinunciato a presentare le loro opere a quella
che lui considera una "mascherata". Benny Ziffer rivendica la libertà
degli intellettuali israeliani, che ebbe la sua più importante manifestazione
nell'opera dei "nuovi storici" (che come Benny Morris, Zeev
Sternhell, Tom Segev, Ilan Pappe ed altri, sia pure partendo da diverse
posizioni politiche) hanno riconsiderato la storia d'Israele
scostandosi dalla lettura apologetica ufficiale. I "nuovi storici"
sono stati sospettati o accusati di anti-sionismo o di scarso patriottismo, ma
hanno provato quanto sia autentica la libertà di espressione (e di ricerca)
nella democrazia israeliana. E' da tempo che nel mondo arabo si moltiplicano
gli inviti a boicottare i Saloni del Libro di Parigi e di Torino, dei quali lo
Stato di Israele, che compie sessant'anni, è
l'invitato d'onore. Gli appelli al boicottaggio più insistenti sono arrivati
dall'Egitto, dall'Algeria, dal Marocco, dal Libano, e si sono estesi all'Europa
con gli interventi di Tariq Ramadan. Il quale ha in verità esortato i
partecipanti arabi al salone di Parigi a celebrare, in contrapposizione alla
nascita di Israele nel 1948, la simultanea
"catastrofe" (nakba) dei palestinesi. E ha invitato a un dibattito
aperto tra intellettuali arabi e israeliani. Dibattito che si rivelerà
difficile, perché alcuni paesi (Libano, Tunisia, Marocco, Algeria) diserteranno
i loro stand. Saranno tuttavia presenti piccoli editori e autori arabi invitati
ad personam dai loro editori francesi. A nessuno, proprio a nessuno, è venuta
l'idea di affiancare, alla cerimonia di stasera, Shimon Peres, presidente di Israele e personaggio moderato, e Abu Mazen, l'altrettanto
moderato presidente dell'Olp? E perché non riunire scrittori israeliani,
indipendenti, liberi rispetto al loro governo, e scrittori palestinesi
altrettanto autonomi rispetto alle loro autorità? Nessuno ha tratto ispirazione
da Daniel Barenboim e dalla sua orchestra israelo-palestinese. Bisognerà
accontentarsi di molto meno. Senza boicottaggio, ma con le indispensabili
critiche.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sotto attacco Parla
lo storico ed ex ambasciatore israeliano a Parigi Eli Barnavi "Una grande
occasione letteraria strumentalizzata a scopi politici" Questo non è
confronto politico, ma un attacco al nostro diritto a esistere ANAIS GINORI DAL
NOSTRO INVIATO PARIGI - "Chi protesta, contesta in
verità il diritto di Israele a festeggiare l'anniversario della sua nascita, e quindi la sua
stessa esistenza". Usa parole molto dure Eli Barnavi, tra i massimi
storici israeliani, docente a Tel Aviv ed ex ambasciatore di Israele a Parigi. Quest'uomo di solito
moderato, tra i promotori di "Peace Now", non accetta la polemica
intorno all'invito degli scrittori israeliani. "Il boicottaggio è
un atto moralmente assurdo e politicamente inetto", taglia corto. Signor
Barnavi, come si è arrivati a questa situazione? "Il Salone del libro di
Parigi ha deciso di mettere in primo piano la letteratura israeliana che,
vorrei sottolinearlo ancora una volta, è la più ricca e libera di tutto il
Medio Oriente. L'occasione purtroppo è stata strumentalizzata a scopi
politici". Non crede che ci siano stati errori da parte
dell'organizzazione francese? Per esempio non invitare scrittori israeliani che
scrivono in arabo? "E allora perché non in yiddish? No, non ci sto a
queste schermaglie. La lingua ebraica è rinata con la creazione dello Stato
israeliano, sessant'anni fa. Un criterio di selezione degli autori bisognava
pur trovarlo, è questo mi è sembrato il più logico". L'inaugurazione con
il presidente Shimon Peres conferisce all'evento culturale anche una
connotazione politica, non le pare? "Stiamo festeggiando la nascita dello
stato ebraico, chi dovrebbe inaugurare la rassegna? Ripeto: sono critiche
pretestuose, che nascondono un'altra verità". Ovvero? "è l'ennesimo
attacco all'esistenza di Israele. Accetto sempre il
confronto politico anche duro, ma per me questo boicottaggio è un atteggiamento
ripugnante". Non può essere considerata come una forma estrema di
dissenso, in un momento in cui la guerra è così drammatica? "Sappiamo che
alcuni degli scrittori invitati, come David Grossman o Abraham Yehoshua, sono
pacifisti e tra i più fervidi oppositori del governo israeliano. Ma neanche
questo evidentemente va bene. Sono nel mirino per il solo fatto di essere
israeliani: vengono attaccati non per quel che fanno ma per quel che sono. Se
tutti gli scrittori dovessero pagare le colpe dei loro governi la cultura
scomparirebbe". Che ruolo ha avuto la letteratura nella creazione di Israele? "Fondamentale, i libri hanno un'importanza
capitale nella nostra cultura. E dal 1948 in poi la letteratura ha modellato
l'essere israeliano, esprimendo e indagando l'anima più profonda del nostro
Paese, che è multiforme, piena di contraddizioni e voci. Negli anni, gli
scrittori hanno avuto anche un ruolo indispensabile nel progresso politico
della società, più degli storici". Si potevano coinvolgere nei dibattiti
alcune personalità palestinesi? "Per dire cosa? Che lo stato di Israele non deve esistere? Senta, io non sono un
fondamentalista. Ho sempre dimostrato moderazione, apertura, e la mia storia,
anche come diplomatico, lo testimonia. Ma in quest'occasione - stiamo parlando
dei festeggiamenti della nascita di Israele - sarebbe
stato paradossale invitare i palestinesi. C'è un limite al masochismo". Si
tratta di ricordare la tragedia di questo popolo e di cercare, almeno sul piano
delle parole, un discorso comune. "In questo tipo di situazione, qualsiasi
cosa avessimo fatto sarebbe stata criticata. Ogni nostra mossa sarebbe stata
letta come sopraffazione, abuso, ignoranza. L'alternativa per noi era tacere,
nascondere questo anniversario". Gli stand vuoti, la defezione di molti
Paesi ed editori: sarà una festa amara. "Noi per fortuna siamo una società
aperta. Traduciamo sistematicamente la letteratura araba, quasi tutti i libri
pubblicati in Egitto sono disponibili anche in ebraico. Salvo rare eccezioni,
il contrario non avviene quasi mai".
( da "Nazione, La (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
STASERA alle 22 al
GingerZone di Piazza Togliatti, Scandicci, debutta "The bounce"
formazione giovane, all' attivo una collaborazione con i Modena City Rambles in
occasione del concerto in Palestina. Ingresso libero.
- -->.
( da "Secolo XIX, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Betlemme BETLEMME. Un commando israeliano di agenti sotto copertura ha ucciso ieri
sera quattro miliziani palestinesi tra i quali Mohammed Shehada,leader della
Jihad Islamica sospettato di essere il mandante dell'attentato avvenuto il 6
marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al vita a otto
giovani seminaristi ebrei. Le Brigate Al-Aqsa hanno detto che
considerano annullato il cessate il fuoco in atto con Israele
in Cisgiordania. 13/03/2008.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XV - Genova
Carlo Felice, diktat di Oren "Garanzie o niente accordo" E oggi si
decide sullo sciopero di sabato Un Consiglio decisivo per sciogliere il nodo
del direttore musicale COSTANTINO MALATTO Mentre i sindacati autonomi
decideranno oggi se far saltare o meno anche la recita di sabato del Trovatore
di Giuseppe Verdi, come è accaduto per quella di oggi, i vertici del Carlo
Felice si preparano per la stessa data al consiglio d'amministrazione che si
annuncia decisivo. Una seduta in cui si affronterà il problema del direttore
musicale. Tentando di sciogliere i tanti nodi che finora hanno aggrovigliato il
tentativo d'accordo con il maestro Daniel Oren. A quanto è dato sapere Oren
avrebbe presentato una seconda bozza d'accordo, dopo che la prima era stata
respinta. In questo secondo documento il direttore
israeliano avrebbe attenuato le proprie richieste, che egli definisce
"garanzie". Resta però il punto focale: aldilà delle garanzie, quale
sarà il "potere" di Oren nella definizione e nella gestione del Carlo
Felice? Lo stesso consiglio prenderà in esame il progetto di rilancio del
Teatro dell'Opera, così come è stato elaborato dal nuovo direttore artistico
Cristina Ferrari. La seduta di sabato, insomma, si annuncia come un
passaggio verso la sempre più difficile intesa sindacale che faccia uscire il
Carlo Felice da una situazione di conflittualità che ne mette a rischio la
stessa sopravvivenza. è noto infatti che la nomina di Oren a direttore musicale
e un forte piano di rilancio fanno parte - più o meno ufficialmente - delle
richieste delle organizzazioni sindacali autonome che stanno bloccando
l'attività musicale del Teatro. Un grande riserbo protegge le proposte che
saranno messe all'esame del sindaco Marta Vincenzi e dei consiglieri. Il
documento è ancora in fase di definizione tra la Ferrari e il sovrintendente
Gennaro Di Benedetto. Non si tratta, a quanto trapela, di una semplice
programmazione. Anche se naturalmente l'attività a medio termine, si parla di
due o tre anni, va attentamente pianificata. In gioco c'è soprattutto il
tentativo di far rientrare il Carlo Felice nell'attività culturale, intesa nel
senso più ampio, della città. L'integrazione tra il Teatro dell'Opera, la
Fondazione e l'assessorato alla Cultura saranno anche il modo di aggregare
sull'attività del Carlo Felice un gruppo di sponsor in grado di finanziare le
iniziative teatrali. Per quanto riguarda l'attività teatrale vera e propria,
Cristina Ferrari ha lavorato in due direzioni: le coproduzioni internazionali,
seguendo una traccia già indicata in queste ultime stagioni, e il
decentramento. Sarà sufficiente questa indicazione programmatoria a far
recedere i sindacati autonomi dalla loro protesta? Sicuramente no, almeno non
da sola. Ma certo potrà aiutare a riportare la tranquillità. Anche perché
proprio sul rilancio si è spesa gran parte dell'attenzione di Fials, Snater e
Libersind. Ma resta sempre il problema economico a bloccare ogni tentativo di
accordo. Gli autonomi hanno detto un secco no all'ipotesi di accordo, poi
firmata da Cgil, Cisl e Uil, che prevedeva un anticipo, pari mediamente a
100-120 euro, sul futuro contratto integrativo. Di Benedetto ha ribadito che
cifre superiori sono incompatibili con il bilancio. I sindacati insistono che
un elevamento dell'anticipo sarebbe possibile se inserito in un rilancio
dell'attività teatrale. Vedremo se i vertici del Teatro e il consiglio
d'amministrazione sabato riusciranno a quadrare il cerchio.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XI - Bari LA
SCHEDA Oggi l'anteprima a Sarajevo. E dal 22 al 31 maggio la Biennale del
Mediterraneo sbarcherà alla Fiera del Levante Così la città si prepara
all'invasione di 700 artisti TITTI TUMMINO Un "grande laboratorio" di
promozione del dialogo interculturale e dell'economia creativa. Nel solco di
questa consolidata vocazione, la Puglia si prepara ad accogliere la XIII
edizione della Biennale dei giovani artisti dell'Europa e del Mediterraneo,
promossa dall'associazione internazionale Bjcem (Biennale des jeunes créateurs
de l'Europe et de la Méditerranée) insieme agli assessorati regionali allo Sviluppo
economico ed al Mediterraneo e realizzata dal Consorzio Teatro pubblico
pugliese. Un grande happening internazionale che, dal 22 al 31 maggio,
trasformerà la Fiera del Levante, luogo da sempre deputato agli scambi
culturali ed economici con il resto del mondo, in una vera e propria in una
"cittadella della creatività", una grande borsa della produzione
artistica giovanile contemporanea, con l'incontro fra l'arte e il suo mercato.
Architettura, fumetto e grafica, cinema e video, letteratura, gastronomia,
musica, teatro, danza, le aree di espressione, che vedranno la Puglia
partecipare con due produzioni per ognuna. La Biennale made in Puglia vanta già
alcuni record rispetto alle edizioni precedenti: oltre 700 gli artisti
partecipanti, dai 18 ai 30 anni, scelti fra le migliaia di candidature giunte
agli organizzatori; praticamente raddoppiati i paesi di provenienza, dai 28
delle edizioni precedenti ai 46 attuali: oltre ai 27 dell'Unione Europea, gli
undici della "sponda Sud" del Mediterraneo, dall'Algeria alla
Turchia, passando per Israele, Palestina e
Siria, e i paesi dell'area balcanica; più di due mila le opere, oltre agli
eventi, un centinaio, fra spettacoli musicali, teatrali, performance, sfilate,
reading letterari. La Biennale sarà così l'occasione per un grande happening
internazionale, dove gli spettacoli, gli eventi e le esposizioni saranno
integrati in un percorso unico, lungo il quale "consumare"
cultura e creatività nelle varie forme. Presentata ieri alla Regione, la
rassegna si inserisce nel quadro delle relazioni da tempo avviate con i Paesi
delle aree balcanica e mediterranea, nell'ambito dell'intenso programma di
cooperazione culturale ed economica che caratterizza l'impegno programmatico
della Regione Puglia in questi anni. "La nostra terra - ha detto in
proposito l'assessore Godelli - sta trasformando il suo volto; sta diventando
una riconosciuta e autorevole realtà di scambio e di dialogo nel Mediterraneo.
Ne sono testimonianza i lavori di sinergia con gli altri paesi, tutti di alto
livello". In attesa dell'evento di Bari, non a caso il debutto ufficiale
della Biennale è in programma a Sarajevo, candidata insieme alla Puglia ad
ospitare questa XIII edizione, assegnata poi alla nostra regione (la prossima
nel 2009 si terrà a Skopje, in Macedonia). Nella città bosniaca, simbolo del
dialogo e della coesistenza, oggi si terrà la presentazione con un incontro sul
tema "Mediterraneo creativo" intorno al quale si confronteranno
sociologi, economisti, rappresentanti delle istituzioni dei due Paesi: fra gli
altri, Franco Cassano e Franco Botta, docenti dell'Università di Bari, il
governatore Nichi Vendola, gli assessori regionali Godelli, Minervini e
Frisullo, Luigi Ratclif, presidente di Bjcem, pugliese d'origine e torinese
d'adozione, e Carmelo Grassi, numero uno del Teatro pubblico pugliese "Il
tema della XIII edizione - ha detto l'assessore Minervini - è
"kairos", che in greco significa tempo propizio. Credo lo sarà anche
per la Puglia, per far emergere quel paesaggio carsico di creatività e cultura
del nostro territorio finora celato". Per l'occasione la Regione ha anche
promosso il volume Original, edito da Electa, che illustra i 20 anni di storia
della Biennale - la prima volta fu a Barcellona nell'85 - attraverso le
testimonianze dei curatori delle 12 edizioni, una carrellata di immagini e una
selezione di artisti. Alcuni di loro, come Roberto Ottaviano, i Folkabbestia e
i Radiodervish, provengono proprio dalla Puglia. Sostenitori istituzionali per
la Biennale 2008 sono Compagnia di San Paolo, European cultural foundation,
Arts council of England e Fondazione Anna Lindh per il dialogo euromediterraneo
e Seat Pagine gialle.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XXIII -
Milano La Banda di Kolirin in anteprima all'Anteo ANNA BANDETTINI Si intitola
La Banda, sta conquistando gli spettatori di mezza Europa dopo aver vinto tre
premi a Cannes, nella sezione "Un certain regard". Stasera viene
presentato in anteprima all'Anteo (nelle sale italiane uscirà il 21 marzo),
introdotto da Dounia Ettaib, vicepresidente lombarda dell'Associazione donne
marocchine in Italia, e da Angelica Calò Livne, un'ebrea italiana impegnata in
Galilea come "educatrice alla pace attraverso le arti". La banda è il
genere di film che riconcilia con la realtà. Parla di ebrei e arabi, ma non
lasciatevi intimorire: non è un film di conflitti, atti terroristici, paure. Al
contrario è un film a modo suo anche molto ironico, sull'amicizia, lo stare
insieme e sui piccoli non eroi che compiono grandi cose. La
"prestigiosa" banda dell'orchestra musicale della polizia di Alessandria,
Egitto, viene invitata in Israele per un concerto
durante una cerimonia per la comunità araba. Per un errore all'aeroporto non
c'è nessuno ad aspettare i musicisti. Provano a cavarsela da soli ma sbagliano
e si ritrovano in uno dei tanti insediamenti in mezzo al deserto israeliano. E
il pullman per la destinazione giusta parte il giorno dopo. Banda egiziana e
abitanti israeliani dovranno così passare insieme una notte, dove nulla
succederà ma molte cose avverranno per Tewfiq, il capobanda (il magnifico attore israeliano, qui nella parte di un arabo,
Sasson Gabai), per Dina (Ronit Elkabetz, una celebrità in Israele), per Haled (il palestinese
Saleh Bakri) e gli altri? Eran Kolirin, il regista, israeliano classe 1973,
alla sua prima opera cinematografica, non elude nulla dei rapporti
arabo-israeliani, ma li guarda con ironica tenerezza. La banda e i
giovani israeliani parlano, si guardano, soffrono, sognano, si comprendono. E,
insomma, nonostante tutto, vivono. .
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Pagina XIX - Napoli
Nuova formula per i giovani nei locali della città Cinema e buona tavola in tre
rassegne si va a cena con le star GIOVANNI CHIANELLI Quel che si dice gustarsi
un bel film. Si diffondono a Napoli iniziative che associano la visione di film
con cene e degustazioni. E' cominciato "8 cene X 8 film", un'idea dei
proprietari dell'ostello "Controra Flashpackers", in via Salvator
Rosa. La rassegna prevede un appuntamento fisso ogni mercoledì fino al 18
giugno. Gli abbinamenti gastronomici sono intagliati sul paese di provenienza
della pellicola: ha iniziato "Paprika", di Ken Satoshi, accompagnato
dalle prelibatezze del sol levante a firma del celebre ristorante
"Kookai". Il 9 aprile sarà la volta di "Un tocco di
zenzero" di Tassos Boulumetis e l'ellenico "Zorba" a sfornare
gourmanderie made in Grecia. E così via, tra Spagna, Brasile e puntate esotiche in Sri Lanka e Palestina, con qualche ospite d'eccezione come Gilbert Paraschiva,
batterista di Carosone cinquant'anni fa in Eritrea, per decorare la serata
dedicata al paese africano. La trovata è semplice e di richiamo. Non è la
prima, tuttavia. Già da qualche settimana vanno in scena proiezioni tematiche e
banchetti di "Ceneforum" presso GiùBox Gallery in via Bonito.
Michele del Vecchio, principale animatore del club, ha realizzato un vecchio
sogno: "Che c'è di meglio di vedere un film d'autore con gli amici e poi
poter degustare una cena in tema in un ambiente caldo ed accogliente?". La
rassegna è iniziata il 19 febbraio con "Happy Together" di Wong
Kar-Wai e involtini primavera per festeggiare debitamente il Capodanno cinese,
mentre si concluderà con "Gli Spietati", con cui Clint Eastwood
inviterà a rimpinzarsi di bistecche e patatine fritte. C'è anche una
rappresentanza italiana, stavolta, con l'omaggio al cinema di Davide Ferrario
in "Dopomezzanotte", ambientato nella Mole Antonelliana di Torino e
perciò condito da bagnacauda, gianduia e dolcetto d'Alba. Il vero pioniere
della cena cinematografica è però il poeta Flavio Gioia, che da due anni ad Art
Garage, a Pozzuoli, ha ideato il Cineconvivium. Teorizzandone gli effetti:
"Proponiamo un percorso di pellicole note e meno note, per recuperare un
rapporto con il grande schermo messo in crisi dallo strapotere dei multisala.
L'idea è insieme tradizionale ed innovativa. Abbinare il confort di casa con la
visione di film poco battuti dal mercato". Il cinema come spazio assoluto,
di cui si tende a sottolineare la differenza dal mero concetto di film. Ultima
portata di CineConvivium il 23 marzo con "Still life" di Jia
Zhang-Ke.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Betlemme, l'azione
della forze speciali: quattro morti Scuola coranica, blitz
israeliano uccisa la "mente" della strage Israele boicotta "Al Jazeera": "Riporta solo metà delle
notizie e aiuta i terroristi" ALBERTO STABILE dal nostro corrispondente
GERUSALEMME - "Gli israeliani non vogliono arrestarci, vogliono
ammazzarci" andava dicendo Mohammed Shehada, latitante da anni e capo
della Jihad islamica a Betlemme. Ieri la profezia s'è compiuta e Shehada
è stato ucciso assieme ad altri tre miliziani, uno dei quali inquadrato nelle
"Brigate Al Aqsa", il braccio armato di Al Fatah, da una delle unità
speciali perfettamente mimetizzate nella popolazione locale, che agiscono nei
territori palestinesi. Un'esecuzione mirata come tante altre, se non fosse che,
secondo il sito Ynet del giornale Yedioth Aaronoth, Shehada sarebbe stato
indicato da non meglio precisate fonti palestinesi come il mandante della
strage di giovedì scorso nella yeshiva Markaz Harav, l'accademia del sionismo
religioso dove vennero uccisi 8 studenti. Il portavoce militare, pur
confermando il raid, non ha tuttavia fatto menzione dell'assalto al collegio
rabbinico messo a segno da Alaa Abu Dheim, un giovane gerosolimitano della
borgata Jabal Mukaber. Il portavoce s'è limitato a dire che Shehada era ricercato
per "una serie di attentati in cui sono morti molti israeliani".
Appena poche ore prima che le forze speciali entrassero in azione a Betlemme,
il premier di fatto Ismail Haniyeh, da Gaza, dove Hamas continua a governare,
aveva chiarito a quali condizioni il movimento islamico avrebbe acconsentito a
stipulare un cessate il fuoco con il governo israeliano. E fra queste
condizioni c'è anche la cessazione da parte dello stato ebraico di ogni
"aggressione, uccisione, raid" contro il popolo palestinese, tanto a
Gaza quanto nella West Bank. "Non vi abbandoneremo" aveva detto
Haniyeh rivolgendosi ai palestinesi di Cisgiordania. "Un'aggressione
contro di voi è un'aggressione contro di noi". Del tentativo di mediazione
condotto dall'Egitto, con l'avallo della Casa Bianca, si parla da almeno 5
giorni. Da quando cioè la calma è scesa al confine tra Israele
e la Striscia di Gaza, dopo l'operazione "inverno caldo" costata la
vita ad oltre 120 palestinesi, tra cui molti civili, due soldati israeliani e
un abitante di Sderot. Il governo Olmert ha negato l'esistenza di ogni
"trattativa diretta o indiretta" che, invece, è stata di fatto
confermata dall'Egitto, dal moderato presidente palestinese Abu Mazen e, con le
sue ultime dichiarazioni, anche da Haniyeh. Sul fronte dei media, Israele ha deciso di boicottare Al Jazeera, che
"riporta solo metà delle notizie e aiuta i terroristi" secondo le
parole del viceministro degli esteri israeliano. Non volendo trattare con
Hamas, Olmert sembrerebbe interessato a una tregua spontanea del tipo:
"Loro non sparano missili, noi non lanciamo incursioni". Ma dopo
l'operazione di Betlemme, anche quest'ipotesi sembra remota. Condannando
l'uccisione di Shehada e minacciando vendetta, un portavoce della Jihad ha
aggiunto: "Ecco la prova che il nemico sionista non ha interesse ad
ottenere la calma". L'operazione di Betlemme appare, dunque, non come un
episodio in sé ma come il passaggio di una vicenda più complessa. Testimoni
dicono che il commando viaggiava su un taxi con targa dei Territori. Gli
obiettivi da colpire erano su un'altra macchina. Il taxi la sperona e
dall'interno del mezzo pubblico partono raffiche di mitra che non lasciano
scampo. L'auto di Shehada è crivellata di colpi. Veterano della seconda
intifada, il capo jihadista si muoveva a Betlemme come un pesce nell'acqua.
Benché ricercato, Shehada amava la notorietà. Non disdegnava d'incontrare i
giornalisti e ieri mattina, al direttore dell'agenzia palestinese Maan aveva
ripetuto la sua profezia. Non è stato l'unica operazione computa ieri dalle
forze speciali israeliane. Poche ore prima, a Seida, villaggio vicino a
Tulkarem, era stato ucciso un altro militante della Jihad, Salih Karkur di 22
anni, anch'egli latitante. Il padre è stato arrestato con l'accusa di aver
ospitato un ricercato.
( da "Repubblica, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Hamas, Israele attacca D'Alema L'ambasciatore: "Chiederci di
negoziare è invocare il nostro funerale" Il diplomatico Meir: "Non so
perché lo faccia però inizia a crearci problemi" VINCENZO NIGRO ROMA -
Aveva promesso: non polemizzerò mai in pubblico con il Governo italiano, con i
suoi ministri, proveremo sempre a dirci le cose in faccia, ma in maniera
riservata. Era la politica scelta da Gideon Meir, nuovo ambasciatore israeliano
a Roma, inviato alla fine del 2006 in Italia per sostituire Ehud Gol, il
"carro armato" che aveva diretto l'ambasciata di via Mercati negli
anni di Berlusconi. Evitare gli attacchi in pubblico: una scelta concordata col
ministro Tzipi Livni, per facilitare la vita al governo di centrosinistra di
Romano Prodi. Ma ieri sera Gideon Meir, la colomba, il super-diplomatico, ha
fatto un bel passo in avanti: "Chi ci invita a negoziare con Hamas ci
invita semplicemente a negoziare sulla misura della bara e sul numero dei fiori
da mettere sulla corona: Hamas vuole soltanto la distruzione di Israele". Ma chi, ieri mattina, aveva invitato per
l'ennesima volta Israele a trattare con Hamas? Era
stato proprio Massimo D'Alema: con una battuta al tg di Sky, il ministro degli
Esteri tornava a suggerire il negoziato, "perché Hamas controlla un pezzo
importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna
coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi,
non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...". Parole diverse da
quelle degli altri leader Ue, che ancora una volta non erano sfuggite al primo
ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, che proprio ieri ha ringraziato il governo
italiano per la sua posizione. Queste parole di Haniyeh, assieme a un
retroscena, spiegano perché l'ambasciatore Meir abbia deciso di varcare il suo
Rubicone: quando la settimana scorsa D'Alema, a poche ore dall'attacco
terroristico alla scuola rabbinica di Gerusalemme, aveva ripetuto lo stesso
concetto, Meir aveva chiesto un appuntamento all'ambasciatore Cesare Ragaglini,
direttore generale per il Medio Oriente. La sostanza della conversazione era
stata questa: noi non capiamo più perché D'Alema, con tutti i problemi del
governo Prodi, anche in campagna elettorale continui a insistere pubblicamente
su Hamas, danneggiando le scelte politiche di Israele ma anche lo stesso Abu Mazen.
Per Israele ogni
dichiarazione a favore di Hamas rafforza una dirigenza "che per noi è
estremista e non vuole nessun vero negoziato con Israele. Non capiamo perché D'Alema lo faccia, ma adesso inizia a
crearci problemi e saremo costretti a reagire". Ieri, dopo il
ringraziamento di Haniyeh, l'ambasciatore Meir non si è consultato neppure con
il suo ministero, ma ha alzato il telefono per parlare con una redattrice
dell'Ansa. Dice Meir che "il fatto che il leader di quest'organizzazione
terroristica (Haniyeh, ndr) si congratuli per queste posizioni (di D'Alema,
ndr) non depone a favore di chi le sostiene. La pace si fa sì con il nemico, ma
con un nemico che desidera la pace e la convivenza dell'uno accanto all'altro.
La posizione di Hamas è nota e non è cambiata. Non sono disposti a riconoscere
il diritto di Israele ad esistere e non sono neanche
disposti a parlarci. I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello
Stato di Israele". Alle parole di Meir ieri sera
la Farnesina ha scelto di non reagire: l'ambasciatore Ragaglini è in missione
in Marocco, D'Alema si è consultato con il suo staff e ha scelto di mantenere
un basso profilo. Fonti della Farnesina precisano solo che di recente, prima
della conferenza di Annapolis, anche ex consiglieri per la sicurezza Usa come
Brezinzski e Scowcroft hanno suggerito a Israele di
trattare con Hamas.
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del Moro, verità e storia del golpe geopolitico di Wladimiro
Settimelli / Segue dalla Prima E d è ancora senza risposta l'interrogativo più
grande: chi volle la morte di Moro, chi decise che doveva essere spazzato via?
Chi capì immediatamente che la sua grande iniziativa politica di aprire il
governo ai comunisti, non doveva in alcun modo essere portata a termine ? In
quali stanze si pensò e si decise che gli uomini delle Brigate rosse potevano e
dovevano essere utilizzati per dare una svolta impensata e terribile alla
situazione italiana e anche europea? Non ci sono certezze e prove di come
andarono le cose, forse non si troveranno mai. Ma le mille domande che non
hanno trovato risposte adeguate e chiare, forse rimangono ancora sepolte tra
milioni di fogli, di testimonianze, di interrogatori, di inchieste e di
processi. L'altra alternativa è che qualcuno, prima o poi, si decida a parlare.
Certo, che quel qualcuno, forse ancora oggi, rischierebbe la vita. Sono molti,
infatti, gli spariti dalla circolazione. Forse sono finiti in qualche angolo
del Sud America o ancora nascosti il qualche "covo" mai trovato, in
Italia o in Europa. Molti brigatisti sono stati arrestati, hanno confessato,
raccontato, hanno deciso di collaborare con la giustizia e sono stati
condannati a pene durissime. Insomma, come si dice, hanno pagato il loro debito
con la società. Ora sono quasi tutti fuori e hanno ricominciato la loro vita.
Anzi, come hanno dichiarato più volte i figli di Moro e i parenti degli agenti
di scorta uccisi, hanno scritto o scrivono libri, tengono conferenze, vengono
intervistati dai giornali o in televisione. Possibile che non sentano almeno il
bisogno, dopo la tragedia di via Fani, di rimanere dignitosamente in silenzio?
No, parlano e parlano e continuano a ripetere come Mario Moretti, che "non
c'è più niente da scoprire". Anche del suo passato di fascistello che
all'Università militava, con grande partecipazione, nei gruppi "neri"
parla raramente. Anche su quello ripete che "non c'è più niente da
scoprire". Altri brigatisti - è noto - hanno deciso di
"collaborare", ma probabilmente non sanno e non hanno mai saputo più
di quel che potevano vedere e capire, non più lontano dal loro naso. Sono
questi i temi del libro di Giuseppe De Lutiis, messo in vendita domani con le
"Chiavi del tempo" dall'Unità, Il golpe di via Fani. La prefazione è
del giudice Rosario Priore, uno che si è occupato anche del caso Moro e che ha
indagato spesso sulle stragi, sulle brigate rosse e sugli anni di piombo. De
Lutiis è uno dei più autorevoli studiosi di eversione e poteri occulti. È
presidente del Cedost, il Centro di documentazione storico politico sullo
stragismo e la violenza politica e ha lavorato come consulente di diverse
Procure come quella di Brescia, Napoli e Palermo. È stato anche coordinatore
dei consulenti della Commissione parlamentare su stragi e terrorismo e ha alle
spalle una decina di volumi sul terrorismo, le stragi e sulla storia dello
spionaggio italiano. Dunque, ha tutte le carte in regola per questo suo libro.
Inoltre, i materiali che presenta, sono quasi sempre di prima mano. Il suo,
insomma è un testo davvero straordinario e importante per tentare di capire i
meccanismi che portarono al vero e proprio golpe di via Fani. La sua tesi sulla
tragedia più grande che abbia mai colpito, nel dopoguerra, la nostra democrazia
e la nostra Repubblica, è complessa, richiede un'ampia riflessione e l'esame
della situazione italiana, europea e mondiale di quegli anni. Nello stesso
tempo è semplice, realista, a portata di mano. Certo, bisogna scorrere ancora
una volta carte, interrogatori, confessioni e deposizioni , seguire certe
tracce e riflettere su tutta una serie di meccanismi. De Lutiis, come invece
hanno fatto egregiamente tanti altri ottimi cronisti, non ricostruisce in ogni
particolare il sequestro di Moro, la strage della scorta, la prigionia e la
fine tragica. Su quelle giornate e sul procedere dei fatti,giorno per giorno,
minuto per minuto, è tutto più o meno chiaro. Invece, ha riletto tutto quello
che è rimasto al margine della tragedia, tutti i fatti e ogni traccia rimasta
bloccata, finita nei cassetti di qualche inquirente o "rimasta
inevasa" perché senza uno sbocco solido e confortato dalle prove. Ma
quelle di De Lutiis non sono neanche soltanto mere ipotesi, ma qualcosa di più.
Molto di più. La lettura del suo libro ricostruisce la vera e propria
architettura della tragedia Moro, per arrivare a conclusioni che erano, in
parte, già state avanzate, ma con scarsi supporti giudiziari. Proviamo, dunque,
ad accennare alle conclusioni del libro. Chi aveva interesse a non far tornare
Moro dalla prigionia brigatista? Come fu decisa la sua morte? Forse fin dal
momento del rapimento era davvero tutto scritto e deciso e le grandi battute
per le strade di Roma, le indagini serrate, le ricerche, i contatti e gli
appelli, furono del tutto inutili perché c'era chi sapeva e aveva anche deciso
il finale della tragedia. Torniamo alla tesi di De Lutiis. Che poi non è una
tesi, ma una rilettura dei fatti portata a termine con grande acutezza. Dunque
Moro, dopo anni di caute battaglie, aveva aperto ai comunisti. Era una novità
straordinaria a livello mondiale, anche se certi ambienti avevano già preso
nota di come stava evolvendo la situazione. Chi non voleva a nessun costo che
"l'operazione comunisti" andasse a buon fine? Intanto forze potenti
in Italia e nella stessa Democrazia Cristiana. Poi gli americani che non ne
volevano sapere dei comunisti e della svolta di Moro. Non volevano sapere
niente nemmeno della svolta berlingueriana con l'eurocomunismo. Inoltre,
correre il rischio di perdere la "base Italia" non era davvero
pensabile nella situazione mondiale. Contro l'operazione Moro portata avanti in
pieno accordo con Berlinguer era anche l'Unione Sovietica. Perché? Ma perché
l'eurocomunismo e la partecipazione al governo dei comunisti avrebbero scosso
"l'impero" fino alle fondamenta, suggerendo a tutti i paesi del
socialismo reale che era davvero possibile una via straordinaria e diversa al
socialismo. Diciamo così una via democratica, senza avere sulle spalle il peso
del Cremlino. Ma c'erano anche altri pronti ad intervenire. Per esempio Israele con il Mossad, uno dei servizi segretri più abili del mondo. Un
governo italiano con il Pci, infatti, avremmo messo l'Italia in condizioni di
guardare e agire con molta più simpatia per l'Olp di Arafat. L'Italia, tra
l'altro, aveva già raggiunto, dopo un attentato sanguinoso, accordi con i palestinesi
per evitare altre stragi. Ma anche altri paesi europei vedevano male la
svolta di Moro e non ne volevano sapere. Dunque per molti, per troppi, Moro non
doveva tornare dalla prigionia. Berlinguer, tra l'altro, era sfuggito per un
purissimo caso, ad un attentato micidiale durante un suo viaggio a Sofia.
Insomma, anche lui non doveva tornare a casa. Quindi, scomparsi i due
protagonisti della svolta italiana, tutto sarebbe tornato come prima. Tra
l'altro, gli americani (le minacce a Moro durante un viaggio negli Stati Uniti
sono cosa vera e certa) già intravedevano anche che l'Europa, seppur
lentamente, stava unificandosi. E anche questa eventualità, per loro, non era
affatto piacevole. E le brigate rosse? Non erano eterodirette, come ha scritto
qualcuno. Furono davvero i terroristi nostrani a rapire ed uccidere.
Ricevettero soldi e armi, convinti della loro rivoluzione e andarono avanti a
testa bassa. Perché tutto si concludesse come piaceva ai "grandi";
bastava che le Br fossero lasciate libere di agire o che gli ostacoli frapposti
alla loro strategia di morte, non fossero poi così importanti. C'erano in
Italia - è chiaro - i poteri forti: P2, settori "deviati" dei servizi
segreti, uomini politici e loschi figuri, in grado davvero di muovere pedine
che si ritenevano autonome e che non lo erano per niente. Che dire, per
esempio, del falso comunicato del lago della Duchessa, delle protezioni
italiane e straniere a certi venditori di armi americani e israeliani, o dei
servizi segreti italiani che andavano in giro per Roma diffondendo manifestini
brigatisti? E ancora, che dire di certi questori che facevano conferenze stampa
nei covi brigatisti o della messa da parte del generale Dalla Chiesa e del
questore Santillo? E dei tanti uomini iscritti alla P2 che operavano, durante
il sequestro Moro, in meccanismi sensibilissimi dello Stato? Il povero
presidente della Dc, fin dal primo giorno, era condannato a non tornare mai
più. Lui, se ne era reso conto fin dall'inizio. Nel libro di De Lutis i
documenti, le carte, i rapporti su tutta una serie di personaggi, sono a
disposizione e il quadro che ne esce è quello che abbiamo raccontato. DOMANI
CON L'UNITÀ il libro di De Lutiis sulla tragedia dello statista democristiano
ucciso dalle Br. La ricostruzione avvincente di uno dei massimi studiosi di
eversione e poteri occulti, che inserisce il dramma nell'equilibrio mondiale di
allora.
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
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l'edizione del ISMAIL HANIYEHIl premier del movimento islamico che controlla
Gaza: la pace non si può fare con metà popolo palestinese. Pronti
alla tregua se Israele si
ferma "D'Alema ha capito, con noi di Hamas bisogna trattare" di
Umberto De Giovannangeli Un'ammissione, sia pur indiretta, che da alcuni giorni
una tregua è in atto: "La palla è nel campo di Israele. Per quanto ci riguarda siamo pronti a sancire una
"hudna" (tregua, ndr.) di lunga durata a patto che essa sia
reciproca, simultanea e globale". Ad affermarlo è Ismail Haniyeh, premier
di Hamas, il movimento islamico che dal giugno 2007 ha il pieno controllo della
Striscia di Gaza. Haniyeh ha parole di apprezzamento verso le recenti
dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema che ha
suggerito di "tentare" il dialogo con Hamas. "Il ministro
italiano - dice Haniyeh - ha compreso che Hamas è parte inalienabile del popolo
palestinese e che la pace non può essere fatta solo con la metà di un
popolo". Dopo giorni di sangue, la situazione nella Striscia e nel sud di Israele è di relativa calma. Ciò significa che Hamas si è
disposto a una tregua? "Non è la prima volta che Hamas propone una tregua,
anche di lunga durata, a Israele. Ma perché possa
funzionare, la tregua deve essere simultanea, globale e reciproca...". Il
che in concreto significa? "Significa che il nemico dovrà rispettare
pienamente i suoi obblighi. Gli israeliani devono fermare le incursioni, gli
assassinii e togliere il blocco imposto a Gaza..". Risponde al vero che
gli egiziani si sono fatti parte in causa nella ricerca di una tregua tra Hamas
e Israele? "Questo non è un mistero. Gli egiziani
si sono attivati per cercare di realizzare le condizioni per giungere ad un
accordo di cessate-il-fuoco. Hamas non si è tirato indietro assumendosi la sua
parte di responsabilità. Ora la palla è nel campo israeliano. Noi stiamo
aspettando una risposta perché, lo ripeto, la tregua dovrà essere simultanea e
generale, e dovrà comportare obblighi non soltanto per noi ma anche per Israele". Hamas parla solo per sé o anche per le altre
fazioni armate palestinesi? "La resistenza al nemico non riguarda solo
Hamas, così come la decisione di una hudna (tregua, ndr.) non spetta solo a
noi. Sono in corso colloqui tra tutte le fazioni palestinesi (della Striscia)
per essere pronti a mantenere una posizione univoca qualora l'accordo fosse
davvero raggiunto". Il tutto contro Abu Mazen? "Il tutto a sostegno
della causa palestinese". Il presidente Abu Mazen ha affermato che il
governo israeliano ha accettato di fermare gli attacchi contro i leader di
Hamas in cambio della cessazione del lancio dei missili palestinesi contro
Sderot, Ashqelon, il sud di Israele. "In altri
termini si vorrebbe accreditare l'idea che i capi di Hamas hanno barattato la
fine della resistenza per aver salva la vita! Questa è una pura menzogna. Tra
gli "shahid" (martiri, ndr.) che hanno sacrificato la propria vita
per respingere l'ultima offensiva del nemico, c'erano i figli di dirigenti di
primo piano di Hamas,e i loro figli caduti in combattimenti erano essi stessi
quadri di Hamas. Nessun privilegio per chi ha l'onore di guidare Hamas, semmai
doveri in più. Se tregua ci sarà, dovrà riguardare tutta la gente palestinese,
non solo a Gaza, ma anche in Cisgiordania. Noi non abbandoneremo la nostra
gente in Cisgiordania". Resta il fatto che le condizioni di vita a Gaza
peggiorano di giorno in giorno. Israele afferma che la
responsabilità ricade tutta su Hamas. "L'uccisione di donne e bambini è un
crimine contro l'umanità, come lo sono le punizioni collettive inflitte alla
popolazione civile. Cosa si pretende da noi, la resa? Non accadrà mai...".
Vi si chiede di riconoscere il diritto all'esistenza di Israele.
"Alla vittima si chiede di riconoscere e rispettare il suo carnefice, da
un popolo oppresso, sotto occupazione si pretende la rinuncia ad un diritto di
resistenza che è contemplato anche dalla Convenzione di Ginevra. Gli esami sono
sempre a senso unico, mai che si chieda conto a Israele
del massacro di civili palestinesi, dell'usurpazione delle nostre terre, delle
sofferenze, delle umiliazioni indicibili a cui ogni giorno i palestinesi sono
sottoposti, mai che si paventino sanzioni o embarghi. Se Israele
vuole sicurezza si ritiri dai territori occupati nel '67, liberi i prigionieri
palestinesi detenuti nelle sue carceri, ponga fine all'assedio di Gaza e alla
colonizzazione della Cisgiordania, se lo farà le cose potrebbero cambiare. Per
tutti". Di fronte al precipitare della situazione a Gaza, dall'Europa si
sono alzate voci autorevoli che hanno invocato una trattativa che coinvolga
anche Hamas "Registriamo con favore che la posizione dell'Unione Europea
sta migliorando: si sono resi conto che è stato un errore non trattare con
Hamas, In particolare abbiamo apprezzato le dichiarazioni del ministro degli
Esteri italiano Massimo D'Alema, al quale non sfugge che Hamas è parte
inalienabile della società palestinese". Una considerazione, la sua, che
in Italia gli avversari del ministro degli Esteri utilizzeranno per dipingere
D'Alema come l'"amico di Hamas". "Non entro nelle vostre beghe
interne, so che siete in campagna elettorale...Ciò che voglio dire è che il
ministro D'Alema non ha chiuso gli occhi di fronte alla realtà, non ha
dimenticato né sottovalutato il fatto che Hamas ha vinto libere elezioni, e lo
stesso discorso vale per Jimmy Carter, Hosni Mubarak, i governanti di Russia,
Cina e di tanti altri Paesi che hanno rapporti, ufficiali e non, con Hamas.
Insomma, D'Alema è in buona compagnia...". (ha collaborato Osama Hamdan).
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
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l'edizione del E sul dialogo riscoppia la polemica tra Israele
e D'Alema L'ambasciatore Meir critica il ministro: chi ci invita ad aprire
trattative con Hamas ci invita a negoziare la nostra morte / Roma "Chi ci
invita ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle
misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona".
Così l'ambasciatore israeliano a Roma Gideon Meir commenta l'invito del ministro
degli Esteri Massimo D'Alema a coinvolgere Hamas nel negoziato per la pace in
Medio Oriente. La polemica si fa rovente. "La pace - prosegue il
diplomatico israeliano - si fa sì con il nemico, ma con un nemico che desidera
la pace e la convivenza dell'uno accanto all'altro. La posizione di Hamas è
nota e non è cambiata. Non sono disposti a riconoscere il diritto di Israele ad esistere e non sono neanche disposti a parlarci.
I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello Stato di Israele". "Gli inviti per un cessate il fuoco -
dice ancora l'ambasciatore Meir - sono solo una fase del piano per completare
il sogno di Hamas di distruggere lo Stato di Israele e
di fondare uno Stato religioso fondamentalista musulmano tra il fiume Giordano
e il Mediterraneo". "È un peccato - si è rammaricato l'ambasciatore -
che durante il giorno di lutto per gli otto ragazzi che sono stati uccisi nella
scuola rabbinica in Gerusalemme c'è chi invita ad un negoziato con barbari e
assassini". L'ambasciatore israeliano fa riferimento alle considerazioni
formulate dal titolare della Farnesina in una intervista a SkyTG24: "Hamas
controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si vuole la
pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del popolo palestinese.
E poi, non dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...", rileva
D'Alema. D'altra parte, osserva ancora il vice premier, "con chi si
negozia la pace? Con i nemici, con gli amici non c'è bisogno di
negoziare". "Hamas - rimarca il capo della diplomazia italiana - non
riconosce lo Stato d'Israele,
tuttavia ha accettato l'iniziativa di pace araba che prevede che nel momento in
cui si fa la pace con Israele, tutti gli arabi riconosceranno Israele". Alla domanda se c'è ancora speranza nel processo di pace
avviatosi con la conferenza di Annapolis del novembre scorso, D'Alema risponde
così: "La speranza ha sempre senso. Credo che la politica debba
alimentarsi di speranze, di aspirazioni anche quando la situazione è difficile.
I tempi che erano stati proposti ad Annapolis, cioè arrivare ad uno Stato
palestinese prima della conclusione del mandato del presidente Bush, mi
sembrano francamente non realistici, ma anche ad Annapolis non mi parevano
realistici". Resta il fatto, annotano fonti della Farnesina, che da giorni
autorevoli personalità politiche occidentali, in sintonia con quanto auspicato
dal presidente dell'Anp, il moderato Abu Mazen, avevano sollecitato l'apertura
di una trattativa, coinvolgente Hamas, per giungere ad un cessate-il-fuoco a
Gaza e nel sud di Israele. Sollecitazioni tradotte in
azione diplomatica "sotterranea" dallo stesso Dipartimento di Stato
Usa; azione che non ha incontrato l'ostilità riservata invece alle parole di
D'Alema. u.d.g.
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
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l'edizione del LA SCHEDA Da Hart a Craig Tutti i casi a luci rosse / New York
r.re. Gary Hart, senatore del Colorado, nel 1987 è il front runner democratico
per la Casa Bianca. Quando iniziano a circolare voci su una sua relazione
extraconiugale, nega tutto e sfida la stampa: "Pedinatemi". Detto
fatto: il National Enquirer lo riprende in barca a vela con una modella di 29
anni sulle ginocchia, Donna Rice. Hart abbandona la candidatura e la vita
politica per dedicarsi all'insegnamento. Bill Clinton nel 1988, durante il
secondo mandato presidenziale è accusato di molestie sessuali da Monica
Lewinski, una stagista di 24 anni. Lo inchioda l'esame del Dna su tracce di
sperma sul vestito della ragazza. Emergono dettagli piccanti su scene di sesso
nello Studio Ovale. La Camera chiede l'impeachment per falsa testimonianza e
ostruzione della giustizia. La richiesta è respinta e Lewinski ritira le accuse
in cambio di 850mila dollari. Barney Frank, deputato democratico del
Massachusetts, nel 2000 riceve una nota ufficiale di biasimo dal Congresso
quando si scopre che il suo amante, Stevie Gobie, gestisce un giro di
prostituzione maschile. Sono ebreo e sono gay. Allora?", Frank respinge
tutte le richieste di dimissioni e da allora è stato rieletto due volte alla
Camera. Gary Condit, deputato democratico della California, nel 2000 ammette una
relazione con una stagista di 23 anni, Chandra Levy, trovata uccisa in un parco
di Washington. La polizia non lo ha mai iscritto ufficialmente tra i sospetti
ma la famiglia della ragazza lo accusa. Perde le elezioni l'anno successivo.
James McGreevey, governatore democratico del New Jersey. Nel settembre del 2004 ammette una relazione omosessuale con un giovane israeliano,
Golan Cipel. Per tre mesi è il primo e unico governatore gay degli Stati Uniti.
Costretto alle dimissioni per aver assunto l'amante come consigliere speciale
per la sicurezza. Mark Foley, deputato repubblicano della Florida sino al 2006,
quando è accusato di molestie sessuali nei confronti dei paggetti della Camera.
Lo inchiodano i messaggi di posta elettronica inviati dal computer del suo ufficio
a diversi ragazzi. Ha lasciato la vita politica per il mondo degli affari.
Larry Craig, senatore repubblicano dell'Idaho, nel 2007 viene arrestato per
aver tentato di adescare un poliziotto in borghese nei bagni dell'aeroporto di
Minneapolis. Annuncia le dimissioni e poche settimane dopo le ritira.
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
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Stai consultando l'edizione del BETLEMME Ucciso presunto mandante della strage di
Gerusalemme L'esercito israeliano ha ucciso il presunto mandante dell'attacco
alla scuola rabbinica di Gerusalemme dello scorso giovedì. Nell'attentato
morirono otto studenti. Mohammed Shehada, capo della Jihad Islamica, è morto
nel corso di un raid messo in atto a Betlemme delle unità militari di Tsahal.
Con lui sono morti altri due miliziani della Jihad e uno delle Brigate martiri
di al Aqsa (al-Fatah). Tutti nomi inseriti nella lista dei "most
wanted", aggiunge Radio Israele: i quattro erano
a bordo di un'auto piena di esplosivi e armi e avrebbero aperto il fuoco sugli
uomini delle forze speciali che li avevano individuati. Ex membro di Fatah,
Shehada era passato alla Jihad ed era legato a Hezbollah. I gruppi radicali
palestinesi hanno annunciato una "dolorosa vendetta".
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
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Stai
consultando l'edizione del "Ma il cessate-il-fuoco deve essere globale,
reciproco e simultaneo La palla è ora nel campo israeliano".
( da "Unita, L'" del 13-03-2008)
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Stai consultando
l'edizione del RICCARDO PACIFICIIl portavoce e vicepresidente della Comunità
ebraica: non l'avremmo voluto, ma noi non facciamo politica, dialoghiamo con
tutti "Ciarrapico nelle liste? Ci preoccupa ma bisogna distinguere tra
partiti e candidati" di Maristella Iervasi / Roma Mettere il Pdl
nell'angoletto considerandolo un partito fascista solo perchè c'è Fini e adesso
Ciarrapico, è come dire che il Pd di Walter Veltroni che ha dentro Massimo D'Alema con i suoi costanti pregiudizi su Israele, ha posizioni nostalgiche". Riccardo Pacifici, portavoce e
vicepresidente della Comunità ebraica romana, mette uno stop ai pregiudizi e
dice: "Occorre distinguere tra partiti e candidati. Certo, vedere
personaggi nelle liste elettorali come il "Ciarra", fascista
amatriciano, ci angoscia e ci preoccupa. Perché la boutade del fascismo
rivendicato, dell'editore ciociaro ma anche di una certa candidata premier che
non nomino (Santanchè, ndr) sono più pericolose delle teste rasate. Possono
innescare meccanismi perversi che all'oggi non si colgono: il ritorno delle
camicie brune di Berlino o quelle nere di Roma". La comunità ebraica è
spaventata da Ciarrapico? "I modelli dei nostri vicini di casa non
rappresentano l'icona del fascista tipico. Voglio dire: il fascistone è un
personaggio che nessun italiano inviterebbe a cena, neanche i cosiddetti
nostalgici. Ma quando nello stesso modo si muovono persone in doppio petto,
insospettabili, c'è da aver paura: perché possono far conquiste con le loro
azioni demagogiche e con i loro i comizi". Adesso Ciarrapico fa pure il
saluto romano dal computer della sala lettura di Montecitorio. Con una foto
salvaschermo. "È un fatto grave, che va stigmatizzato. Ma ci dobbiamo
preoccupare del fascismo all'amatriciana o delle conseguenze di una poca
attenzione in politica estera, del fondamentalismo islamico, del terrorismo,
del riarmo al nucleare dell'Iran? Cos'è più pericoloso, tutto questo o
Ciarrapico che è finito in lista con il Pdl? Di certo non l'avremmo voluto. Ma
dobbiamo stare zitti: la comunità non fa politica, dialoga con tutti".
Siete alle prese con un filotto elettorale: il 30 marzo avete il rinnovo del
consiglio della Comunità ebraica, ad aprile le urne per la politica nazionale e
del Campidoglio. Qualche indicazione elettorale? "Posso dire che nella mia
grande famiglia allargata ci saranno molti che voteranno per Veltroni e molti
per il Pdl. E poi ci sono, purtroppo gli indifferenti che dicono: il partito di
Berlusconi è comunque fascista e il Pd di Veltroni resta sempre comunista. Un
grave errore, che non aiuta alla creazione di due schieramenti. Anzi tre, c'è
pure Casini". Lei disse: "Non c'è nulla di male a votare Walter
Veltroni". Lo pensa ancora? "L'esperienza che la nostra comunità ha
avuto con Veltroni è incredibile: sempre presente e al nostro fianco ad ogni
efferato attentato suicida in Israele, ad ogni
commemorazione. Tanto che i blog di chi inneggia al terrorismo suicida scrive:
Veltroni, più in Sinagoga che al Campidoglio. E poi quel gesto che rimarrà
nella storia... C'era al governo Berlusconi, tutti incontravano Tareq Aziz,
solo Veltroni si rifiutò. E ancora: il grande impegno sulla Memoria e il museo
della Shoah di Villa Torlonia". Fin qui l'elogio, ma al dunque?
"Credo che qualora Veltroni dovesse diventare premier, sarà garante di
tutto: politica estera, Shoah, Memoria, per capacità di ascoltò dei nostri
valori e valorizzazione della nostra storia, che non è solo quella dell'icona
ebreo intesa come vittima della Shoah o "persecutori" in Medio Oriente.
E ancora una cosa: conosco i programmi elettorali: in politica estera
Berlusconi, Veltroni e Casini hanno molto in comune".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
13-03-2008)
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Esteri Pagina 111
Medioriente. Mohammed Shehada era un leader della Jihad Islamica e aveva
contatti con Hezbollah Strage al collegio, ucciso il regista Medioriente..
Mohammed Shehada era un leader della Jihad Islamica e aveva contatti con
Hezbollah Spettacolare incursione israeliana a Betlemme --> Spettacolare
incursione israeliana a Betlemme Una settimana dopo la strage al collegio
rabbinico che costò la vita a otto studenti, Israele annuncia di aver ucciso il mandante del massacro. TEL AVIV Un
commando israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della
Jihad Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato
avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme, e costato al
vita a otto giovani seminaristi ebrei. Nell'azione, compiuta da agenti
sotto copertura, sono rimasti uccisi altri due miliziani della Jihad e un
leader delle brigate dei martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Fatah, partito
del presidente Abu Mazen. Nelle prime ore del mattino in un raid compiuto
vicino a Tulkarem, era stato ucciso un altro miliziano della Jihad Islamica.
Un'ondata di incursioni in Cisgiordania, con decine di arresti, rischia di
mettere a repentaglio la fragile tregua nella Striscia di Gaza. La spettacolare
azione di Betlemme è stata compiuta nel tardo pomeriggio da una unità speciale
dell'esercito sotto copertura, penetrata nella città cisgiordana a bordo di un
taxi con targhe palestinesi. L'attacco è scattato vicino al campo profughi di
Duheisha, nell'immediata periferia, quando il commando israeliano ha
localizzato una vettura sulla quale viaggiavano Mohammed Shehada, 43 anni,
leader della Jihad Islmaica ricercato da otto per una serie di attentati
compiuti in Israele, e poi Ahmad Balboul, 45 anni,
comandante delle Brigate Al-Aqsa e altri due miliziani della "Jihad",
Imad Kamel e Eissa Marzuk. Gli agenti israeliani hanno abbassato i finestrini
del vecchio taxi e investito la vettura dei palestinesi con un diluvio di
fuoco, uccidendoli prima che potessero tentare qualunque reazione. Il
principale obiettivo dell'incursione sarebbe stato Mohammed Shehada, sospettato
sin dalla sera del massacro al collegio rabbinico Merkaz ha-Rav di essere il
mandante operativo. Quella stessa notte unità dell'esercito israeliano si
lanciarono su Betlemme circondando l'abitazione di Shehada, che riuscì
fortunosamente a fuggire. Il collegamento fra l'uomo e l'attentato era Ala
Hisham Abu Dheim, il palestinese autore del massacro rimasto ucciso durante
l'attacco al collegio: i due si frequentavano. Lo confermano fonti dell'Anp:
Mohammed Shehada in passato militava con al-Fatah, poi dal sunnismo si era
convertito all'islam sciita sposando la causa della Jihad, ma anche diventando
punto di riferimento in Cisgiordania del movimento degli Hezbollah. "Sappiamo
- dice una fonte israeliana - che Shehada riceveva ordini anche dalla
leadership della Jihad in Siria".
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Tempo Libero - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Dal Verme Mandolino partenopeo per Avi Avital E poi dicono che
bisogna lasciarsi alle spalle gli stereotipi: ma a Napoli, vista la spazzatura
per le strade, forse sarebbero felici di essere associati (secondo luogo
comune) a pizza e mandolino. Oggi (ore 21, Teatro Dal Verme, via S. Giovanni
sul Muro 2, € 7,50-17) proprio lo strumento di Pulcinella ricorda il glorioso
passato partenopeo, quando sotto il Vesuvio l'arte e la cultura fiorivano
destando ammirazione in tutta Europa. Il triestino Adriano Martinolli D'Arcy e
i Pomeriggi Musicali eseguono l'ouverture del
"Barbiere di Siviglia" e, con il trentenne israeliano Avi Avital nel
ruolo solista, il Concerto per mandolino di Paisiello: nel '700 era così famoso
che la zarina Caterina II lo volle a San Pietroburgo. (e.pa.) Israeliano Avi
Avital con il suo strumento: stasera suonerà da solista il concerto di
Paisiello.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 1
categoria: REDAZIONALE Haniyeh ringrazia Roma Caso Hamas Israele accusa D'Alema
GERUSALEMME - Il leader di Hamas, Haniyeh, ringrazia D'Alema per le sue idee
sul Medio Oriente. Ma Israele accusa: nessun dialogo. ALLE
PAGINE 16 E 17.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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- pag: 1 autore: di MASSIMO FRANCO categoria: REDAZIONALE Politica estera
L'ATTESA DI UNA SVOLTA U na reazione così dura non si ricordava da tempo. Tanto
più da parte dell'ambasciatore di Israele, Gideon Meir, nei confronti del capo della diplomazia italiana.
CONTINUA A PAGINA 15.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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della Sera - NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 17
categoria: BREVI Le quattro condizioni "Riconoscere Israele e gli accordi
di Oslo, dire no al terrorismo e liberare il caporale Shalit".
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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REDAZIONALE Medio Oriente Il leader Haniyeh ha ringraziato il ministro degli
Esteri italiano Israele accusa D'Alema: "Nessun
dialogo con Hamas" L'ambasciatore Meir: "Sarebbe la nostra
morte" Per il titolare della Farnesina il movimento islamico palestinese
"va coinvolto se si vuole arrivare alla pace" DAL NOSTRO INVIATO
GERUSALEMME - "Apprezzo D'Alema". Tra tutti i nomi di politici
europei, il leader di Hamas, Ismail Haniyeh - in un discorso a Gaza trasmesso
dalle tv arabe - decide di citare proprio il ministro degli Esteri italiano.
"La posizione dell'Unione europea sta migliorando - sostiene Haniyeh -.
Hanno capito che è stato un errore non trattare con Hamas". E aggiunge:
"Noi apprezziamo specialmente le dichiarazioni del ministro degli Esteri
italiano Massimo D'Alema". Parole di "stima" che fanno infuriare
l'ambasciata israeliana in Italia. Quali siano le idee di D'Alema, è lo stesso
ministro a ricordarlo, in un'intervista a Sky: "Hamas controlla un pezzo
importantissimo del territorio palestinese. Se si vuole la pace bisogna
coinvolgerli". Dialogo, non isolamento. Durissima, in serata, la replica
dell'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir. "Chi ci invita ad aprire
trattative con Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul
numero dei fiori da mettere nella corona". Il negoziato come un implicito
invito alla morte per Israele, perché - sostiene Meir
- "la pace si fa col nemico che desidera la pace e la convivenza",
mentre il cessate il fuoco ventilato da Hamas altro non sarebbero che "una
fase del piano per completare il sogno di Hamas: distruggere Israele".
Parole aspre. Eppure, l'Italia non ha rotto il muro europeo che isola il
movimento islamico. Non c'è stata, né nei giorni dell'offensiva israeliana a
Gaza né dopo l'attentato terroristico nella scuola rabbinica, nessuna
telefonata di D'Alema verso la Striscia. Il consigliere politico di Haniyeh,
Ahmad Yousef, dice al Corriere: "No, non abbiamo avuto nessun contatto
diretto con D'Alema". Pareva, quella di ieri, una giornata tranquilla.
Sono giorni che la pioggia di Qassam s'è arrestata sopra il sud d'Israele, se si esclude un razzo lanciato su Ashkelon. E
allora, in Israele ci si chiedeva: quanto durerà? Non
è durata. Ieri in un raid, cinque miliziani palestinesi della Jihad islamica
sono stati uccisi a Betlemme. Tra loro forse anche la mente dell'attentato
della Yeshiva. Si dilegua così la "tregua momentanea"? Il discorso di
Haniyeh a Gaza, elogio di D'Alema incluso, doveva servire
proprio a questo: rubare la scena, mostrare di poter dettare il gioco a Israele, cioè basta attacchi e
riapertura dei valichi. Chiaro che Israele non gli ha permesso di godersi lo show. Però i discorsi su un
"accordo " tra Hamas e Israele per fermare i Qassam sono tutt'altro che campati in aria. Il
governo israeliano smentisce. I giornali invece raccolgono
semi-ammissioni di militari, e sbattono dettaglio su dettaglio in prima pagina:
le trattative segrete in Egitto, ad El-Arish, con la mediazione del potente
capo dell'intelligence del Cairo, Suleyman. Regia di Condi Rice. E' a questo
che si riferisce D'Alema, quando a Sky dice: "A Gaza sembra esserci una
tregua, negoziata dall'Egitto con Hamas. E l'Egitto evidentemente ha agito su
richiesta di qualcuno ". Come dire, che quel "contatto " che lui
auspica, dietro le frasi ufficiali, forse per la politica israeliana non è più
così impensabile. Resta la risposta del ministro Barak: "Nessun accordo. A
Gaza i combattimenti potrebbero ricominciare". Mara Gergolet.
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REDAZIONALE Hamas e il dialogo Il sottosegretario agli Esteri Vernetti:
"Sono estremisti che cercano vie militari" ROMA - "Non mi pare
che Hamas oggi abbia voglia di dialogare. Persegue una soluzione militare del
conflitto ", dice Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri. Adesso questo ex senatore della Margherita, attento da anni alle
istanze di Israele, milita
nello stesso partito di Massimo D'Alema, il titolare della Farnesina in genere
più bendisposto verso quelle del mondo arabo, proveniente dai Democratici di
sinistra. La constatazione è priva di accenti taglienti, non è un attacco
personale. Ma sull'idea che il movimento fondamentalista islamico Hamas
sia un interlocutore pronto per un negoziato neanche l'avvicinarsi del voto in
Italia, e la comune appartenenza al Partito democratico, inducono Vernetti a
rinunciare a valutazioni diverse da quelle del titolare della Farnesina. Ismail
Haniyeh, che da Gaza si definisce tuttora primo ministro palestinese nel
governo di Hamas, ha apprezzato "particolarmente" le affermazioni del
ministro D'Alema sulla necessità di negoziare con la sua formazione. Lei, da
sottosegretario, si sente gratificato? "Con Hamas, come con qualunque
organizzazione che oggi è terroristica, non si può escludere in futuro di
trattare", risponde Vernetti al Corriere. Poi aggiunge: "Ma
ovviamente ci sono tre condizioni che la comunità internazionale, l'Unione
europea, l'Autorità nazionale palestinese (Anp) pongono ad Hamas ". Può
ricordarle? "Riconoscere lo Stato di Israele,
rinunciare al terrorismo, riconoscere gli accordi di Oslo siglati dall'Anp.
Quando Hamas avrà accettato queste tre condizioni, allora si potrà parlare.
Però ne aggiungerei una quarta". Quale sarebbe l'altra condizione?
"Hamas attualmente detiene il giovanissimo caporale Gilad Shalit, rapito e
sequestrato da un suo commando nel 2006. Lo liberi. Dopodiché si discute, non
c'è dubbio. Questa è anche la posizione di Abu Mazen. Non mi pare che Hamas
oggi abbia voglia di dialogare. Persegue una soluzione militare del
conflitto". D'Alema sostiene che il movimento fondamentalista islamico
"controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese e se si
vuole la pace bisogna coinvolgere chi rappresenta una parte importante del
popolo palestinese". Non le sembra che il ministro pensi a tempi diversi
da quelli dei quali parla lei? "La penso come Abu Mazen e Salam Fayyad,
presidente e primo ministro dell'Anp, i cui uomini sono stati torturati, uccisi
e cacciati da Gaza dalle milizie di Hamas. Sono i primi a denunciare l'uso
sproporzionato della forza di cui Hamas ha dato prova contro i loro
dirigenti". Nel rispondere a D'Alema, l'ambasciatore Gideon Meir, da
rappresentante dei cittadini di Israele, ha detto che
"chi invita a trattare con Hamas invita a negoziare sulle misure della
nostra bara e sul numero di fiori da mettere nella corona. Quale effetto le
fanno parole così? "Credo che il rappresentante di un Paese democratico e
amico, come è Israele, vada sempre ascoltato con
grande attenzione". M. Ca. \\ Credo che il rappresentante di un Paese
democratico e amico come l'ambasciatore Meir vada sempre ascoltato con grande
attenzione.
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Israele Il governo punisce Al Jazeera GERUSALEMME - Israele contro Al Jazeera. Niente più
visti ai dipendenti della tv satellitare "diventata parte di Hamas"
né interviste di esponenti del governo ai suoi giornalisti. Israele invierà anche una lettera ufficiale
di protesta al Qatar, sede dell'emittente.
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- NAZIONALE - sezione: Esteri - data: 2008-03-13 num: - pag: 16 categoria: BREVI Haniyeh Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh,
ha detto di apprezzare le dichiarazioni del ministro D'Alema D'Alema Il
ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, aveva auspicato l'apertura di un
dialogo con Hamas Olmert Il governo israeliano, tramite l'ambasciatore a Roma,
ha condannato le dichiarazioni di D'Alema.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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REDAZIONALE Dietro le quinte I contatti con Hamas possono frenare la crescente
influenza di Teheran nella Striscia "Una trattativa per arginare
l'Iran" Il Cairo ha chiesto all'Italia sostegno alle ipotesi di negoziato
Le parole di D'Alema richiamano una lettera a Bush firmata tra gli altri da un
ex consigliere per la sicurezza nazionale ROMA - Invece di ricorrere a una
delle abituali note ufficiose, definizione che scivola senza lasciar traccia
sul grande pubblico e che tuttavia ha un peso per gli addetti ai lavori, la
Farnesina ieri sera ha evitato di ribattere colpo su colpo, a voce alta,
all'ambasciatore di Israele Gideon Meir. Non era
facile, a caldo, rispondere in una maniera ufficiale che non peggiorasse i
rapporti alla sua tesi secondo la quale negoziare con Hamas, come suggerisce il
ministro degli Esteri Massimo D'Alema, equivale a trattare sulle misure delle
bare e sui fiori da mettere nella corona per gli israeliani. Almeno nelle prime
ore, nelle conversazioni informali con chi avesse chiesto delucidazioni senza
timbri e sigilli D'Alema ha preferito far ricordare dalla diplomazia italiana
una lettera a George W. Bush e a Condoleezza Rice pubblicata l'8 novembre dal New
York Times. Su Hamas, gli autori della lettera avevano scritto: "Crediamo
che un dialogo schietto con l'organizzazione sia di gran lunga preferibile al
suo isolamento: potrebbe essere condotto, per esempio, dagli inviati dell'Onu e
del Quartetto sul Medio Oriente (Usa, Ue, Russia, Onu, ndr). Promuovere un
cessate il fuoco tra Israele e Gaza potrebbe essere un
buon punto di partenza". Tra i firmatari c'era Brent Scowcroft, già
consigliere per la sicurezza nazionale ai tempi di Bush padre presidente. Come a
dire: a pensarla in maniera simile al ministro ci sono stati personaggi che
hanno avuto un ruolo nelle politiche dell'Occidente, e non marginale. Fonti
della diplomazia italiana hanno sostenuto che l'idea di contatti con Hamas
starebbe spuntando anche da parte di Israele. Tutto
questo potrà dar vita a seguiti del contrasto, puntualizzazioni e anche note.
Ma per capire come mai D'Alema dal 3 marzo davanti alla stampa estera sia
tornato a ribadire la sua linea sull'esigenza di negoziare con Hamas, nonostante
gli sia costata contrasti con Israele nel luglio 2007,
conviene tener d'occhio che cosa si muove tra gli arabi, soprattutto in Egitto,
o come certe affermazioni vengono interpretate alla Farnesina. è dal Cairo che
ai diplomatici italiani pare vengano sollecitazioni a favorire un dialogo con
Hamas. La sensazione è che l'Iran stia cercando di aumentare la propria
influenza su Gaza e che quindi vadano cercate strade adatte a produrre effetti
diversi. Nei giorni scorsi al Cairo c'è stato Bobo Craxi, uno dei sottosegretari
agli Esteri. Nel portare una lettera di Giorgio Napolitano al presidente Hosni
Mubarak a favore della scelta di Milano come sede per l'Expo 2015, Craxi ha
parlato con il ministro degli Esteri Aboul Gheit, lo stesso che ieri si è
prefisso pubblicamente una "tregua" tra Israele e palestinesi con "scambio
di prigionieri" e "fine delle restrizioni ai valichi tra Israele e Gaza". ""Stiamo
lavorando per riagguantare l'unità del mondo arabo", mi ha detto
Gheit", riferisce Bobo Craxi. "Il dialogo è l'unico modo per staccare
una Hamas buona da una cattiva, ammesso che una buona esista",
aggiunge. Maurizio Caprara Vertice I ministri degli Esteri riuniti al quartier
generale della Lega araba al Cairo (Ap).
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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BREVI Il documento Politici Usa illustri, tra cui Brent Scowcroft, inviano
attraverso il New York Times una lettera a Bush: "Crediamo che un dialogo
schietto con Hamas sia di gran lunga preferibile al suo isolamento" Lo
Stato ebraico Fonti della diplomazia italiana hanno sostenuto che l'idea di
contatti con il gruppo islamico a Gaza starebbe affiorando
anche nel campo israeliano La missione Nei giorni scorsi al Cairo c'è stato
Bobo Craxi, uno dei sottosegretari italiani agli Esteri. Ha portato una lettera
di Napolitano a Mubarak a favore della scelta di Milano come sede per l'Expo
2015 L'incontro Al Cairo Craxi ha visto il ministro degli Esteri, Aboul Gheit,
favorevole a una "tregua": "Il dialogo è l'unico modo per
staccare una Hamas buona da una cattiva, ammesso che una buona esista" #.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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BREVI La scheda Il nome Hamas è l'acronimo arabo di
Movimento di Resistenza palestinese La nascita Il movimento islamico fu creato
nell'87 da Sheikh Ahmed Yassin a Gaza L'obiettivo Nell'88 Hamas proclama come
fine la distruzione di Israele. Massiccio uso di kamikaze Al potere Nelle elezioni del 2006,
Hamas vince le elezioni per il governo dell'Autorità palestinese.
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
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Di CARLO JEAN DOPO
cinque anni dalla fulminea conquista americana, la situazione in Iraq resta
volatile. Il surge militare, voluto dal presidente Bush, ha avuto successo, ma
non è stato accompagnato da un surge politico. L'aumento del numero di soldati
Usa ha evitato lo scoppio di una guerra civile e diminuito considerevolmente il
numero delle vittime. Ma lo Stato rimane debole e le forze armata e di polizia
divise fra le varie fazioni in lotta per la conquista del potere. Non è da
escludere che la situazione possa peggiorare anche molto rapidamente,
soprattutto se la credibilità dell'impegno americano dovesse attenuarsi. La
causa del caos è stata l'improvvida decisione statunitense di sciogliere
l'esercito e di de-baathizzare l'amministrazione irachena, nell'errata
convinzione che gli sciiti avrebbero preso saldamente il potere ed adottato una
politica favorevole agli Usa. Non si era tenuto conto che gli sciiti sono
divisi. Le loro milizie hanno subito incominciato a combattersi fra di loro. I
sunniti, che avevano sempre dominato il paese, si erano visti perduti. Oltre
che il potere, rischiavano la vendetta. Benché in gran parte secolari,
accolsero come salvatori i jihadisti di al-Qaeda, fautori invece di un
islamismo radicale. Gli iraniani soffiarono sul fuoco. Speravano che gli
americani, dopo aver subito un po' di perdite, si ritirassero, lasciandoli
egemoni nel Golfo. Il vuoto provocato dal collasso dello Stato fu occupato
dapprima da criminali e da saccheggiatori, e poi dalle milizie tribali e
claniche. In Iraq si combattono diverse guerre contemporaneamente. A parte
quella contro gli Usa, le principali sono quelle tra sciiti e sunniti e fra le
fazioni sciite fra di loro. Potrebbe divenire importante quella fra curdi,
arabi e turcomanni nella regione di Kirkuk. Nei quattro anni successivi alla
caduta di Saddam aumentarono le violenze. Nel 2006, secondo l'Onu, vi furono
ben 35.000 vittime civili. La strategia americana si caratterizzava per la sua
indecisione. Non sapeva abbandonare l'ostilità verso i sunniti, identificandoli
come terroristi associati ad al Qaeda. Alla fine del 2006, gli americani
sembravano rassegnati all'insuccesso e al ritiro. All'inizio del 2007, si
verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un completo cambiamento di
strategia. Anziché diminuire le truppe, le aumentò da 15 a 20 delle brigate da
combattimento. Il numero dei soldati americani a Baghdad crebbe da 3.000 ad
oltre 20.000. Ma questa è solo una faccia della medaglia. Quella più importante
consisteva nel "recupero" dei sunniti, nella presa d'atto che gli
sciiti non erano in condizioni di governare il paese e nel coinvolgimento di
Teheran nel tentativo di stabilizzazione dell'Iraq. I due responsabili sul
campo il generale Petraeus e l'ambasciatore Crocker hanno adottato una politica
molto simile a quella della Gran Bretagna per far finire la rivolta
antibritannica del 1918-21. Centrali sono state la costituzione delle
"Forze del risveglio sunnita", formate da ex-militari ben addestrati,
che fino ad allora avevano combattuto gli americani con i jihadisti stranieri,
e l'abolizione del divieto di assumere funzionari appartenenti al vecchio
partito Ba'ath. Tale iniziativa ha avuto diverse conseguenze positive. Intanto,
i sunniti hanno eliminato i jihadisti stranieri.. I pochi rimasti operano
ancora nella regione di Mosul. Poi, l'Iran si è preoccupato della possibilità
di ritorno di un regime sunnita a Baghdad, sostenuto dagli Usa, ed ha
esercitato la sua influenza sulle milizie sciite perché diminuissero gli
attentati. Infine, Teheran si è persuasa che gli Usa non si ritireranno
dall'Iraq neppure in caso di vittoria dei democratici. L'ambasciatore Crocker
ha potuto iniziare un negoziato con gli iraniani non solo sulla stabilizzazione
dell'Iraq, ma anche sulla futura geopolitica del Golfo. È anche riuscito a
convincere Washington di inviare qualche segno distensivo all'Iran, in
particolare convincendolo che gli Usa non stessero per di bombardarlo. Il surge
americano ha quindi avuto successo, con grande sorpresa di tutti. Esso è dipeso
soprattutto dalle iniziative politiche, più che dall'efficacia dell'azione
militare in sé. Ma il problema iracheno non è affatto risolto. Il governo di
Baghdad resta estremamente debole. Le contrapposizioni etniche e tribali
rimangono. Militari e poliziotti rimangono fedeli ai loro clan, non allo Stato.
Gli americani sperano che le elezioni provinciali del prossimo ottobre portino
al potere una nuova classe politica, capace di concordare equilibri e di dare
stabilità al paese. Il surge è stato concepito per essere temporaneo. Comunque,
non può pacificare l'Iraq. Ha aumentato la probabilità che si posa farlo. La situazione potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera
delle milizie che hanno per ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi
esterni, come il precipitare della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica iraniana.
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
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A dialogare con
Hamas e scoppia la polemica. "Si negozia con il nemico, con l'amico è
superfluo", dice D'Alema. Israele non ci sta. Protesta l'ambasciatore: "Non si può dialogare
con chi vuole la nostra distruzione, è come se ci si invitasse a negoziare le
misure della nostra bara". Walter Veltroni intanto, nel suo giro
elettorale al Nord, tocca il tema dell'immigrazione e avverte: duri con gli
immigrati che sbagliano. E nel Pdl Fini dichiara chiuso il caso
Ciarrapico.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Terza Pagina - data: 2008-03-13 num: - pag: 49
categoria: REDAZIONALE Giornalismo e storia L'università di Pavia ha dedicato
una giornata di studi all'editorialista del "Corriere" Sergio Romano,
l'esercizio del dubbio come dovere DAL NOSTRO INVIATO PAVIA - Per un
illuminista come Sergio Romano, l'esercizio del dubbio non è un vezzo, ma un
dovere. "Non basta diffidare delle proprie fonti d'informazione, spesso
inattendibili e interessate. Bisogna diffidare anche di se stessi ", è il
monito con cui l'editorialista del Corriere ha terminato la sua
"confessione" di diplomatico e giornalista, tracciando un suggestivo
parallelo tra le due attività. L'occasione era il convegno "Il mondo di
Sergio Romano", che l'Università di Pavia ha organizzato ieri con
l'intervento di docenti, ma anche di personalità esterne. Come Vittorio Dan
Segre, che ha smentito le "illazioni" circa il presunto antisemitismo
di Romano, e ha spiegato le sue critiche a Israele con le difficoltà che incontra
la mentalità laica nell'accettare la singolarità dello Stato ebraico, in cui la
componente politica e quella religiosa sono intrecciate in modo del tutto
peculiare. E Arrigo Levi, che ha indicato nel giornalismo la più autentica vocazione
di un autore che, anche quando si occupa di storia con taglio scientifico,
"non parla mai ex cathedra ". Senza dimenticare Emilio Giannelli, che
non era presente al dibattito, ma ne ha disegnato il logo: una vignetta
costellata dai volti di coloro cui Romano dedica i suoi scritti. I lavori -
introdotti e conclusi dal rettore Angiolino Stella, coordinati dal preside di
Scienze politiche Fabio Rugge - hanno ripercorso quello che il capo dello Stato
Giorgio Napolitano, nel suo messaggio, ha chiamato il "lungo periplo"
dell'opera di Romano. Arturo Colombo ha riassunto i capisaldi del suo impegno.
L'accademico della Crusca Angelo Stella ha analizzato il suo stile di
scrittura. L'economista Silvio Beretta ne ha esaminato la visione
storiografica. Sulla sua biografia di Crispi si è soffermata la storica Arianna
Arisi Rota. Non poteva mancare, ovviamente, il ringraziamento dell'italianista
Renzo Cremante per la decisione di Romano di versare le proprie carte presso il
fondo manoscritti dell'ateneo pavese. Il più critico è stato Giampaolo Calchi
Novati, che ha discusso il taglio "eurocentrico" dell'approccio di
Romano al tema del colonialismo, pur aggiungendo che il suo è un eurocentrismo
"riluttante", aperto alle ragioni del Terzo Mondo. In realtà, come ha
osservato Salvatore Veca, la nota dominante in Romano è "la consapevolezza
della contingenza del proprio punto di vista". E l'ex ambasciatore lo ha
dimostrato nel suo intervento finale, quando ha messo a confronto il suo
giudizio negativo sull'invasione dell'Iraq con i successi militari ottenuti
negli ultimi mesi dalle forze americane. "Continuo a pensare che la guerra
irachena sia stata una sconfitta per gli Usa - ha detto Romano - ma non so se
sono davvero obiettivo, oppure soltanto vittima del mio orgoglio" Antonio
Carioti L'ambasciatore Sergio Romano durante la manifestazione che gli ha
dedicato ieri l'Università di Pavia, presso la quale ha deciso di versare le
sue carte (foto Sandro Rizzi).
( da "Tempo, Il" del 13-03-2008)
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Stampa Betlemme Il
leader della Jihad Islamica Mohammed Shehada investito
dalla pioggia di fuoco di un reparto speciale Israele elimina il mandante della strage nella scuola TEL AVIV Un
commando israeliano ha ucciso ieri sera a Betlemme un leader palestinese della
Jihad Islamica sospettato di essere il mandante operativo dell'attentato
avvenuto il 6 marzo contro il collegio rabbinico di Gerusalemme e costato al
vita a otto giovani seminaristi ebrei. Nell'azione, compiuta da agenti
sotto copertura, sono rimasti uccisi altri due miliziani della Jihad e un
leader delle brigate dei martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Fatah, partito
del presidente Abu Mazen. Nelle prime ore del mattino, in un raid compiuto
vicino a Tulkarem, era stato ucciso un altro miliziano della Jihad Islamica.
Un'ondata di incursioni, questa volta in Cisgiordania, e accompagnate da decine
di arresti, che rischiano di mettere a repentaglio la fragile tregua che nella
Striscia di Gaza. La spettacolare azione di Betlemme è stata compiuta nel tardo
pomeriggio da una unità speciale dell'esercito sotto copertura, penetrata nella
città cisgiordana a bordo di un taxi con targhe palestinesi. L'attacco è
scattato vicino al campo profughi di Duheisha, nell'immediata periferia, quando
il commando israeliano ha localizzato una vettura sulla quale viaggiavano
Mohammed Shehada, 43 anni, leader della Jihad Islmaica ricercato da otto per
una serie di attentati compiuti in Israele, e poi
Ahmad Balboul, 45 anni, comandante delle Brigate Al-Aqsa e altri due miliziani
della "Jihad", Imad Kamel e Eissa Marzuk. Gli agenti israeliani hanno
abbassato i finestrini del vecchio taxi e investito la vettura dei palestinesi
con un diluvio di fuoco, uccidendoli prima che potessero tentare qualunque
reazione. Nella loro auto sono poi stati trovati alcuni mitragliatori. Il
principale obiettivo dell'incursione sarebbe stato Mohammed Shehada, sospettato
sin dalla sera del massacro al collegio rabbinico Merkaz ha-Rav di essere il
mandante operativo. Quella stessa notte, mentre nel seminario ebraico si
tentava ancora di ricostruire la dinamica del massacro, unità dell'esercito
israeliano si lanciarono su Betlemme circondando l'abitazione di Shehada. Il
collegamento fra l'uomo e l'attentato era Ala Hisham Abu Dheim, il palestinese
autore del massacro rimasto ucciso durante l'attacco al collegio: i due si
frequentavano, e non lo affermano soltanto i servizi segreti israeliani.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-03-13 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Visioni Adr mette la prima pietra del Molo C e presenta i progetti
di sviluppo Obiettivo 100 milioni di utenti "Così sarà Fiumicino domani"
Tra dieci anni al via il raddoppio dello scalo L'Adr guarda al futuro con un
piano di interventi da 1,6 miliardi: dal 2015 i lavori per "Fiumicino
2" Ieri la prima pietra del "Molo C", un progetto da 195 milioni
di euro che terminerà nel 2012. Prima dell'estate il bando internazionale di
idee per progettare il raddoppio dello scalo di Fiumicino: i lavori comincerano
nel 2015. L'obiettivo è ambiziosissimo: raggiungere i 50 milioni di viaggiatori
per il 2015 e toccare il tetto dei 100 milioni entro il 2025. L'avvio dei
lavori l'ha celebrato sulle piste asfaltate Alessandro Bianchi, ministro dei
Trasporti, con tanto di mattone, cemento e cazzuola. Poi l'amministratore
delegato di Adr, Maurizio Basile, ha ricordato i corposi investimenti pari a 1
miliardo e 600 milioni nel piano 2008-2017: tra i 7 cantieri, oltre al molo C,
il nuovo terminal per i "voli sensibili" da e per Usa, Gran Bretagna e Israele, il secondo sistema automatizzato di smistamento bagagli - Bhs -
e la seconda torre uffici. Ma la società che fa parte del Gruppo Gemina guarda
lontano: lo slogan è "Fiumicino vola". E in effetti Basile,
affiancato dal presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, disegnano il raddoppio
dello scalo su 1.300 ettari a nord dell'attuale aeroporto: la pista di
"Fiumicino 2" orientata da nord a sud, l'aerostazione composta da due
strutture centrali di oltre 250 mila metri quadrati collegate con due moli
d'imbarco lunghi un chilometro ciascuno, allacciati a più di 40 piazzole per
gli aerei. Una navetta automatizzata, chiamata "people mover ",
trasporterà i passeggeri tra terminal vecchi e nuovi. Lo sviluppo del
"Leonardo da Vinci" era stato programmato già dalla fine degli anni
'60 e poi abbandonato: secondo i rumors oltre ad Adr, anche Air France, in
procinto di acquisire Alitalia, sarebbe interessata a questo progetto perchè la
sua alleanza con Klm potrebbe puntare su Fiumicino come futura testa di ponte
tra Europa e Africa e tra Europa e Asia. In pratica l'aeroporto diventerebbe il
terzo hub di livello mondiale (dopo lo Charle de Gaulle di Parigi e lo Schiphol
di Amsterdam) in mano al colosso franco- olandese. "Serviranno 6-7 anni
per l'iter burocratico di acquisto ed esproprio dei terreni - si augura
Palenzona ed almeno altri 6-7 per le infrastrutture, ma io spero di impiegarne meno
di 15. Dobbiamo recuperare il tempo perso". Ma spunta anche qualche spina:
accanto a una grande collaborazione di tutte le istituzioni a livello centrale
e del territorio, Palenzona chiede "l'aggiornamento della tariffe, ferme
dal 2001, e uno sviluppo adeguato delle vie di accesso all'aeroporto, che
sembra la scommessa più difficile ". Se infatti Adr è pronta a grandi
investimenti, serve in parallelo grande sostegno dello Stato, sottolineano dal
litorale, per costruire il sistema intermodale ipotizzato da Basile e
Palenzona: i collegamenti su ferro prevedono una navetta allacciata alla Roma
Lido a sud e alla stazione ferroviaria di Maccarese a nord, che raggiunga anche
il porto di Fiumicino. Tra i collegamenti su gomma le complanari della
Roma-Fiumicino, l'allaccio con il Gra, con la Roma- Civitavecchia e l'Aurelia.
Per Piero Marrazzo, presidente della Regione, lo scalo "è ormai lanciato
come aeroporto intercontinentale, il vero hub del Mediterraneo". Ma le
infrastrutture, molto costose, sono fondamentali. Francesco Di Frischia Futura
Il plastico del "Molo C" di Fiumicino illustrato ieri dai vertici Adr
Basile e Palenzona \\ Palenzona: dobbiamo essere alla pari coi grandi scali
europei \\ Basile: in atto un piano straordinario di interventi.
( da "Tempo, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Appello Il
patriarca Sfeir: Il Paese è sull'orlo dell'abisso e per noi situazione
drammatica In Libano i cristiani rischiano l'estinzione Maurizio Piccirilli
m.piccirili@iltempo.it La comunità cristiana, in Libano, è vicina all'abisso.
L'allrme viene dalla maggiore autorità religiosa del Paese dei cedri. "La
presenza cristiana in Libano è oggi motivo di preoccupazione", ha detto il
cardinale Nasrallah Sfeir, intervenendo a una conferenza sulla "Presenza
cristiana" organizzata dalle Chiese maronita, ortodossa ed evangelica
libanesi. La preoccupazione del patriarca è condivisa persino da Ali al Hassan,
uno dei massimi rappresentati del Supremo consiglio sciita che ha sottolineato
come "presenza e futuro, in base a quanto è accaduto
in Palestina e in Iraq e
che, Dio non voglia, potrebbe accadere in Libano". Un tempo in leggera
maggioranza nel paese, i cristiani rappresentano oggi circa il 35 per cento dei
3,5 milioni di abitanti del Libano. Durante la guerra dell'estate 2006 ben
250mila cristiani hanno lasciato il Libano. Il patriarca Sfeir ha anche
ribadito sottolineando come la presenza dei cristiani in Libano sia di
benificio non solo per il Paese dei Cedri, ma anche per l'intera regione.
"La presenza dei cristiani era ed è ancora un fattore di benessere per il
Libano e per tutti i Paesi dove i cristiani vivono insieme con i fratelli
musulmani in un'atmosfera di solidarietà e rispetto reciproco", ha detto
Sfeir. E proprio dall'Iraq arriva un nuovo appello per la liberazione del
vescovo caldeo. Appelli che viaggiano sul web. Il sito Ankawa.com ha lanciato
una raccolta di firme "per condannare il rapimento di mons. Rahho" e
"per chiedere al Governo iracheno una seria ed efficace azione volta al
rilascio del presule". A questo è seguita l'iniziativa di un altro sito di
ispirazione cristiana che invita a pregare e a non dimenticare il vescovo di
Mosul e propone di accendere una candela per la liberazione di mosnignor Faraj
Paulus Rahho. Seguendo le istruzioni riportate sul sito di Baghdadhope
(www.baghdadhope.blogspot.com) è possibile, infatti, accendere una candela
virtuale per mons. Rahho. Si tratta di un gesto allo stesso tempo di
solidarietà e di comunione con il presule sequestrato e per tenere desta
l'attenzione di tutti sulla vicenda.
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CARLO JEAN
All'inizio del 2007, si verificò una svolta. Il presidente Bush annunciò un
completo cambiamento di strategia. Anziché diminuire le truppe, le aumentò da
15 a 20 delle brigate da combattimento. Il numero dei soldati americani a
Baghdad crebbe da 3.000 ad oltre 20.000. Ma questa è solo una faccia della
medaglia. Quella più importante consisteva nel "recupero" dei
sunniti, nella presa d'atto che gli sciiti non erano in condizioni di governare
il paese e nel coinvolgimento di Teheran nel tentativo di stabilizzazione
dell'Iraq. I due responsabili sul campo il generale Petraeus e l'ambasciatore
Crocker hanno adottato una politica molto simile a quella della Gran Bretagna
per far finire la rivolta antibritannica del 1918-21. Centrali sono state la
costituzione delle "Forze del risveglio sunnita", formate da
ex-militari ben addestrati, che fino ad allora avevano combattuto gli americani
con i jihadisti stranieri, e l'abolizione del divieto di assumere funzionari
appartenenti al vecchio partito Ba'ath. Tale iniziativa ha avuto diverse
conseguenze positive. Intanto, i sunniti hanno eliminato i jihadisti
stranieri.I pochi rimasti operano ancora nella regione di Mosul. Poi, l'Iran si
è preoccupato della possibilità di ritorno di un regime sunnita a Baghdad,
sostenuto dagli Usa, ed ha esercitato la sua influenza sulle milizie sciite perché
diminuissero gli attentati. Infine, Teheran si è persuasa che gli Usa non si
ritireranno dall'Iraq neppure in caso di vittoria dei democratici.
L'ambasciatore Crocker ha potuto iniziare un negoziato con gli iraniani non
solo sulla stabilizzazione dell'Iraq, ma anche sul futuro geopolitico del
Golfo. È anche riuscito a convincere Washington di inviare qualche segno
distensivo all'Iran, in particolare convincendolo che gli Usa non stessero per
di bombardarlo. Il surge americano ha quindi avuto successo, con grande
sorpresa di tutti. Esso è dipeso soprattutto dalle iniziative politiche, più
che dall'efficacia dell'azione militare in sé. Ma il problema iracheno non è
affatto risolto. Il governo di Baghdad resta estremamente debole. Le
contrapposizioni etniche e tribali rimangono. Militari e poliziotti rimangono
fedeli ai loro clan, non allo Stato. Gli americani sperano che le elezioni
provinciali del prossimo ottobre portino al potere una nuova classe politica,
capace di concordare equilibri e di dare stabilità al paese. Il surge è stato
concepito per essere temporaneo. Comunque, non può pacificare l'Iraq. Ha
aumentato la probabilità che si posa farlo. La situazione
potrebbe però rapidamente rovesciarsi, sia ad opera delle milizie che hanno per
ora nascosto le armi, sia per effetto di eventi esterni, come il precipitare
della situazione fra Israele e l'Hezbollah, che radicalizzerebbe la politica iraniana.
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di GIULIO MANCINI
Più comfort, più sicurezza, più spazio per far competere Fiumicino nel ruolo di
hub centrale del Mediterraneo. Passa per la realizzazione di una nuova
aerostazione e delle relative infrastrutture l'ambizione di Roma di diventare
nodo centrale del traffico passeggeri tra Europa, Asia e Africa. Si chiama Molo
C ed è un progetto da 195 milioni di euro la speranza del "Leonardo da
Vinci" di recuperare terreno nella corsa delle capitali europee a
conquistare quote di traffico aereo e quindi di economia e turismo. La prima
pietra dell'opera è stata posata ieri, con oltre tre anni di ritardo rispetto
ai programmi di privatizzazione dello scalo capitolino. Il complesso, destinato
quasi esclusivamente ai voli internazionali, entrerà in esercizio non prima del
2012 e consentirà di elevare di cinque milioni di passeggeri la capacità di
traffico annua di Fiumicino. A tenere a "battesimo" la nuova opera è
stato ieri lo "stato maggiore" dell'aeronautica civile nazionale.
Oltre ai vertici di Adr, il presidente Fabrizio Palenzona e l'ad Maurizio
Basile, erano presenti il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, il
presidente dell'Enav, Bruno Nieddu, il presidente dell'Enac Vito Riggio, il
governatore del Lazio, Piero Marrazzo e il sindaco di Fiumicino, Mario
Canapini. La nuova struttura sarà articolata in due corpi e avrà una superficie
complessiva di 78 mila metri quadrati. Il primo edificio sarà un ampliamento
dell'attuale terminal C, a ridosso dell'aerostazione inaugurata il 20 agosto
1960. Lungo 200 metri e largo 40, avrà un'area di oltre 22 mila metri quadrati
e sarà dotato di un nuovo impianto di smistamento bagagli. La seconda
costruzione è il "molo C" con l'area dedicata all'imbarco: lunga 280
metri e larga 70, potrà ospitare comodamente oltre 5 milioni di passeggeri
all'anno. Per i servizi a disposizione del passeggero nel piano interrato del
molo C una vasta area sarà dedicata al controllo di sicurezza dei bagagli da
stiva. Il molo C, dotato di 8 gate per l'imbarco remoto e di altre 16 uscite
servite da pontili telescopici, sarà predisposto per il collegamento con gli
altri terminal attraverso il treno "people mover" senza conducente
che già oggi collega il satellite alle partenze internazionali. Dei 195 milioni
di investimento previsti per il nuovo "pezzo" di aeroporto ma anche
per altre infrastrutture, 25 sono stati messi a disposizione dell'Enac e 40 da
parte governativa. Il resto è stato finanziato dal gestore privato
"Aeroporti di Roma". I lavori saranno effettuati da un'associazione
temporanea di imprese guidata da Cimolai spa mentre la direzione dei lavori
sarà curata da Adr Engineering. Intanto è in dirittura d'arrivo l'intervento
per il "Terminal 5", attraverso il quale transiteranno quasi un
milione di passeggeri all'anno. Sarà pronto a maggio prossimo e accoglierà una
parte dei passeggeri dei voli cosiddetti "sensibili", in partenza per
quelle destinazioni, come gli Stati Uniti e Israele, che richiedono controlli
antiterrorismo particolarmente approfonditi. Il T5 consentirà inoltre di
rendere più agibile il confinante terminal C nelle ore di punta e di
alleggerire il sistema BHS di trasporto automatico dei bagagli negli orari più
critici del primo mattino. Un secondo BHS è in via di cantierizzazione:
sorgerà nell'ex area Alitalia Cargo e sarà pronto alla fine del 2009.
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Istro
degli Esteri Ahmed Gheit: "Un accordo potrebbe includere uno scambio di
prigionieri e la fine delle restrizioni ai varchi tra Israele e la Striscia.
Se non riusciremmo a permettere che questa situazione finisca, allora
peggiorerà di nuovo".
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO
"Il clima si sta avvicinando a quello che precedette l'assassinio di
Itzhak Rabin", commenta un esponente dei servizi segreti israeliani nel
riferire che è stato alzato il livello della sicurezza intorno al premier
Olmert e ad alcuni ministri. L'attentato della scorsa settimana alla scuola
religiosa di Gerusalemme (legata ai rabbini nazionalisti più oltranzisti) e il
timore, tra coloni e destra, che i colloqui di pace possono
portare a un accordo tra Israele e i palestinesi sono guardati con preoccupazione. L'altra sera,
la televisione di stato ha affermato che tre studenti di Merkaz Harav
progettano una vendetta mentre molti rabbini del collegio accusano premier e
governo di "favorire gli arabi" e rivendicano una "vera leadership
ebraica". L'uccisione, ieri a Betlemme, dell'uomo da alcuni
indicato come il mandante dell'attentato di Gerusalemme (nel quale sono morti
otto studenti) insieme con altri tre militanti potrebbe calmare, per il
momento, gli animi dei nazional-religiosi ma la tensione resta alta. Ora, è la
Jihad islamica, di cui Mohamed Shehada era uno dei capi, a promettere vendetta
"nel cuore d'Israele". Un dirigente del
collegio rabbinico ha smentito la notizia diramata dalla tv secondo la quale
tre studenti si erano consultati con due rabbini per sapere se sia lecito
compiere un'operazione di ritorsione ottenendo una risposta positiva. La
televisione ha confermato la propria versione dei fatti e ieri, sono apparsi
nelle strade intorno a Merkaz Harav manifesti firmati da numerosi rabbini nei
quali si sollecita di rispondere ai nemici azione per azione. Il massacro nella
yeshiva, è scritto, "è il risultato della mancanza di un governo
appropriato". Uno dei rabbini ha sostenuto, secondo Haaretz, che l'invito
alla vendetta non riguardava i singoli perché "vendicare i morti è compito
della leadership ebraica appropriata che deve essere creata". La
precisazione non è del tutto convincente, dicono a Tel Aviv, visti nomi e
trascorsi di alcuni dei rabbini tra i quali, oltre al figlio del leader
spirituale di Shas (partito della coalizione che minaccia di uscirne quando si
negozierà sul futuro di Gerusalemme) c'è anche Uzi Sharbaf che una ventina
d'anni fa uccise alcuni studenti arabi a Hebron. Condannato all'ergastolo, è
stato "perdonato" e rimesso in libertà. Altri rabbini firmatari sono
legati al movimento illegale d'estrema destra Kach. Il timore, invece, che
Olmert possa arrivare a un accordo facendo concessioni sui territori e su
Gerusalemme fa sorridere i palestinesi e, a giudicare dalla situazione, persino
gli americani. Condoleezza Rice e alcuni portavoce di Bush hanno stigmatizzato
la decisione del governo israeliano di autorizzare la costruzione di altre
settecento case in un insediamento a nord di Gerusalemme.
( da "Messaggero, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di CLAUDIO RIZZA
ROMA Un attacco così duro non è usuale nel mondo diplomatico: "Chi ci
invita ad aprire trattative con Hamas in effetti ci invita a negoziare sulle
misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona".
Le parole dell'ambasciatore israeliano a Roma, Ghideon Meir, successore di Gol,
dirette contro Massimo D'Alema hanno creato un caso. Il ministro degli Esteri
ha sostenuto ieri sera, davanti alle telecamere di Sky, una tesi non nuova,
ripetuta più volte alla stessa Tzipi Livni, ministro degli Esteri di Gerusalemme
e stella di prima grandezza della politica israeliana: "Con Hamas bisogna
trattare". Spiegando: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del
territorio palestinese e se si vuole la pace bisogna coinvolgere chi
rappresenta una parte importante del popolo palestinese. E poi, non
dimentichiamoci mai che Hamas vinse le elezioni...". "Con chi si
negozia la pace? Con i nemici, con gli amici non c'è bisogno di
negoziare". Ma le frasi di D'Alema hanno provocato stavolta la reazione
secca dell'ambasciatore che, solo pochi giorni fa, era stato assai più cauto
sentendo il ministro proporre lo stesso schema. Meir ha spiegato: "La pace
si fa sì con il nemico, ma con un nemico che desidera la pace e la convivenza
dell'uno accanto all'altro. La posizione di Hamas è nota e non è cambiata. I loro leader continuano ad invocare la distruzione dello Stato
di Israele". "Gli
inviti per un cessate il fuoco sono solo una fase del piano per completare il
sogno di Hamas di distruggere lo Stato di Israele e di fondare uno Stato religioso fondamentalista musulmano tra
il fiume Giordano e il Mediterraneo". L'ambasciatore ha notato che
proprio durante il giorno di lutto per gli otto ragazzi uccisi nella scuola
rabbinica "c'è chi invita ad un negoziato con barbari e assassini".
E' probabile che a Meir abbia dato anche fastidio che il premier di Hamas,
Ismail Haniyeh, abbia "apprezzato" pubblicamente la posizione della
Ue e "le recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano
D'Alema". Alla Farnesina, comunque, l'attacco è stato accolto con
sorpresa. E' stato notato come in realtà trattative segrete siano già in corso
tra Hamas e Israele, complice la mediazione egiziana.
Il ministro degli Esteri, Aboul Gheit, proprio ieri spiegava la tregua, che va
condita con un allentamento delle restrizioni per gli abitanti della Striscia
di Gaza e possibilmente uno scambio di prigionieri. Non è solo la Ue a volere
il dialogo, ma anche negli Usa gli ex consiglieri per la Sicurezza nazionale,
Brezinski e Scowcroft, hanno scritto nei giorni di Annapolis a Bush, per
suggerire di coinvolgere Hamas nelle trattative piuttosto che
"isolarlo" pericolosamente. E, secondo D'Alema, questo è un
orientamento che trova ampio consenso tra la popolazione israeliana, come
affermano i sondaggi. L'ex ministro Fini commenta, con una dose di cautela:
"Capisco la reazione dell' ambasciatore israeliano anche se può sembrare
molto forte e lo è, ma va ricordato che Hamas è classificata dall'Unione
europea come organizzazione terroristica. Invocare il dialogo con chi nega a Israele il diritto di esistere non può che portare a
reazioni come queste". Così, dopo le polemiche sulle candidature
"fasciste" nel Pdl, ora l'ambasciatore ebreo attacca il Pd. In
campagna elettorale svolazzano i falchi.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15 categoria:
REDAZIONALE Il commento Sui nodi internazionali l'attesa di una svolta SEGUE
DALLA PRIMA La ruvidezza inedita usata ieri contro il ministro degli esteri
dell'Unione, Massimo D'Alema, trova senz'altro una parziale spiegazione nel
tema in discussione: il dialogo fra il governo di Gerusalemme e Hamas, indicato
da D'Alema come un'esigenza da soddisfare se si vuole costruire la pace in
Medio Oriente. Ma le parole usate da Meir per replicargli lasciano trasparire
un'irritazione covata da tempo nei confronti della politica estera del
centrosinistra. Dire che coinvolgere Hamas sarebbe come "negoziare sulle
misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere sulla corona",
significa non solo bocciare, ma ritenere provocatoria la proposta dalemiana; e
con espressioni che definire poco diplomatiche è un eufemismo. Si tratta di una
polemica che fa irrompere le questioni internazionali in una campagna
elettorale ripiegata finora su temi interni; e incapace di abbozzare un ruolo italiano
sia nell'Unione europea che su uno scacchiere più esteso. Eppure, la tensione tra la Farnesina e Israele fa capire che la politica estera si impone nonostante il
tentativo di ignorarla. Ed affiorano i primi indizi che il centrodestra si
prepara, se non a smontare, certamente a correggere quella perseguita
dall'Unione prodiana. La perentorietà con la quale ieri l'attuale opposizione
ha giustificato lo scarto del governo di Gerusalemme contro D'Alema
sembra anticipare l'atteggiamento che avrà Silvio Berlusconi nei confronti dei
problemi mediorientali. E non soltanto verso quelli. Se vincerà le elezioni del
13 e 14 aprile, è presumibile che acconsentirà ad aumentare le truppe italiane
in Afghanistan, come chiedono da tempo Usa e Gran Bretagna. E probabilmente, ai
soldati europei sarà chiesto di combattere anche nel sud e nell'est di quel
Paese, in zone ben più pericolose del nord dove oggi si trova il contingente
italiano. L'ha fatto capire proprio ieri l'ex ministro degli Esteri e leader di
An, Gianfranco Fini. Il suo sembra un gesto preventivo di disponibi-lità, nella
quasi certezza che la nuova Casa bianca chiederà un maggiore impegno agli
alleati europei. Sarebbe un cambio di atteggiamento vistoso, rispetto ai due
anni del centrosinistra. Alla fine del 2006, la coalizione guidata da Romano
Prodi ha completato il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq. Ha tenuto fede
agli impegni internazionali in Afghanistan, rifiutandosi però di mandare
rinforzi, e di muovere le truppe fuori dai territori concordati con la Nato e
decisi dal Parlamento. Ma da tempo queste limitazioni hanno provocato i
malumori dei Paesi alleati nei confronti soprattutto dei governi di Roma e di
Berlino, chiamati a fronteggiare l'ostilità alla guerra delle rispettive
opinioni pubbliche. Come ulteriore segno di svolta rispetto agli anni
berlusconiani, nell'estate del 2006 l'Unione affiancò al disimpegno dall'Iraq
l'iniziativa italiana in Libano, sostenuta dalle Nazioni unite; ed applaudita
da tutti i settori della sinistra. Massimo Franco.
( da "Corriere della Sera" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-03-13 num: - pag: 15
categoria: BREVI Indizi di novità Affiorano i primi indizi dell'intenzione del
Pdl di correggere le scelte del governo Prodi su Israele e
sull'Afghanistan.
( da "Riformista, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Omicidio mirato Pace
prima fra Hamas e Fatah Ci sarebbe il mandante dell'attacco alla yeshiva di
Gerusalemme, costato la vita a otto ragazzi la scorsa settimana, tra i quattro
militanti della Jihad islamica uccisi dalle forze speciali israeliane ieri a
Betlemme. Almeno a sentire le fonti palestinesi che indicavano in Mohammed
Shehadeh il mastermind della carneficina di Mercaz Harav: prima legato a Fatah,
l'uomo si sarebbe poi mosso con i gruppi armati che tengono i collegamenti con
Hezbollah. Presenze che di questi tempi, in Cisgiordania, non lavorano certo
per Abu Mazen. Dal canto loro, gli israeliani (che hanno già arrestato numerose
persone dopo l'attentato di giovedì), non confermano, limitandosi a parlare di
un'operazione mirata, giustificata da un corposo elenco di
attacchi terroristici contro Israele realizzati dal gruppo che faceva riferimento a Shahade. Che ora
siano proprio i palestinesi a indicare nell'uomo anche la mente dell'attentato
contro la scuola rabbinica, racconta di quanto sia alto lo scontro tra Hamas e
Fatah, e di quanto sia fragile la tregua raggiunta su Gaza grazie alla
mediazione egiziana. Finché c'è tregua c'è speranza, potrebbe dire la
versione mediorientale di un noto adagio. Speranza di pace e del riconoscimento
dello stato di Israele da parte di tutti i paesi
arabi, aggiungiamo noi. Ma se la speranza resta viva, intuendo una crepa nel
muro delle ideologiche recriminazioni ripetute sin qui dal capo di Hamas,
Ismail Haniyeh, che ieri per la prima volta ha esposto le sue
"condizioni" per una tregua duratura con Israele
(fine delle operazioni militari israeliane nella Striscia, revoca delle
sanzioni economiche e apertura dei confini del territorio), oppure leggendo
della mediazione yemenita tra le due fazioni palestinesi per convincere Hamas a
rinunciare al golpe nella Striscia e riconoscere i vecchi accordi con Israele, poi la speranza muore. Muore sentendo le voci della
Jihad di Gaza che arringa il suo popolo a un suicidio. Non soltanto politico.
13/03/2008.
( da "Liberazione" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Hamas chiede la fine
dei raid nei Territori. Israele oscura
"al Jazeera" per "faziosità" Nessuna tregua sino a quando Israele non cesserà i raid militari su
Gaza e si deciderà a riaprire i valichi di frontiera con la Striscia. Lo ha
detto ieri il leader di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh, dettando le condizioni
per un cessate-il-fuoco con Israele. "Ci deve essere un impegno da parte di Israele per porre fine alle sue aggressioni contro il nostro
popolo, agli assassini, alle uccisioni ed ai raid, e per levare l'assedio su
Gaza e riaprire i valichi", ha dichiarato aggiungendo che un accordo di
cessate il fuoco dovrebbe essere "reciproco, generale, e simultaneo"
e riferirsi tanto alla Striscia di Gaza quanto alla Cisgiordania. "Non vi
abbandoneremo, popolo della Cisgiordania - ha aggiunto -. L'aggressione contro
di voi è un'aggressione contro di noi", ha concluso. Il giorno precedente
Hamas aveva confermato per la prima volta in modo ufficiale l'esistenza di una
tregua con Israele: non un patto diretto, ma l'esito
di un accordo mediato dagli egiziani. Intanto Israele
ha deciso di imporre un embargo nei confronti della televisione del Qatar, per
via della copertura giudicata faziosa dell'operazione israeliana nella Striscia
di Gaza dei giorni scorsi. "Il ministero degli Esteri ha avuto colloqui in
proposito - ha spiegato alla radio dell'Esercito il vice ministro Majali Wahabe
- e ha deciso di porre un embargo contro l'emittente. Le sue notizie sono
disoneste e ci danneggiano e incitano la gente ad attività terroristiche".
Secondo la radio, nei prossimi giorni il ministero degli Esteri manderà una
lettera al governo del Qatar chiedendo che indaghi sulle accuse di faziosità
mosse ai giornalisti di Al Jazeera in Israele, cui non
è permesso di entrare negli uffici dell'esecutivo a Gerusalemme. 13/03/2008.
( da "Liberazione" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Taranto Ultimo
appuntamento con Taranto non dorme. Transiti d'autori contemporanei : alle
21.30 al Teatro Aldo Moro dell'Istituto Pertini-Fermi, corso Italia 360,
"L'asino albino" di e con Andrea Cosentino, regia di Andrea Virgilio
Franceschi. "L'asino albino è una specie in via d'estinzione, simbolo
dell'isola dell'Asinara, luogo appartato a nord della Sardegna, oggi area
naturale protetta e in passato lazzaretto per la quarantena dei malati
infettivi. Durante la prima guerra mondiale è stata trasformata in un campo di
concentramento, dove hanno trovato la morte settemila prigionieri
austro-ungarici. Infine, ed è storia recente, l'Asinara è divenuta famosa per
il "Fornelli", oggi smantellato carcere di massima sicurezza, dove
ancora risuonano gli echi della stagione della lotta al terrorismo degli Anni
Settanta. A questo luogo si può accedere solo partecipando a gite turistiche
guidate per visitare le terribili tracce di quel passato e soprattutto la
bellezza naturale delle spiagge e del mare. Un unico attore abita la scena, un
attore-isola sul quale atterrano personaggi grotteschi, individuati appena da
una sigaretta, un paio di occhiali, un dialetto, una fotografia, un luogo
comune. Apparizioni che parlano attraverso grumi d'emozioni illeggibili che
scaturiscono con comicità violenta. L'attore è la guida che non concede
spiegazioni, che non vuole accompagnare. Non ci sono serre o riserve
incontaminate. Non c'è rete che attutisca la caduta. I piani d'evasione sono
stati tutti sabotati. Uno spettacolo sul tempo che passa e che non torna
più". Bari Novanta studenti della Scuola di Grafica dell'Accademia delle
Belle Arti di Lecce hanno prodotto I pizzini della legalità ossia una strada a
quattro corsie (250 messaggi) per ribadire con il colore, con i segni, con le
immagini quanto serva la conoscenza e la denuncia delle violenze perpetrate
dalle varie mafie. Fino al 16 marzo saranno esposti alla galleria comunale,
spazio giovani, via Venezia 41. L'inaugurazione oggi alle 11 con Pasquale
Martino, assessore comunale alla Pubblica Istruzione, Davide Pati, responsabile
Ufficio Beni Confiscati Libera Nazionale, don Raffaele Bruno, referente di
Libera Puglia, e gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Lecce. Frosinone
Un "piccolo evento musicale " alle 22 a Cantina Mediterraneo con
Jennifer Gentle + Shout . In via A. Fabi 341. Roma Medici Senza Frontiere
organizza Top ten crisi dimenticate 2007 . Sarà presentato il nuovo rapporto di
Medici Senza Frontiere e dell'Osservatorio di Pavia sulle crisi umanitarie e lo
spazio loro dedicato nei tg italiani nel 2007. Appuntamento alle 21 alla
libreria Bibli, in via dei Fienaroli 28. Ospiti saranno Pietro Veronese,
giornalista de "la Repubblica" e autore del libro
"Africa-Reportages", e il fotogiornalista Francesco Zizola. Il rapporto
verrà illustrato da Kostas Moschochoritis, direttore generale di Msf Italia, e
Mirella Marchese, dell'Osservatorio di Pavia, e sarà accompagnato dalle
testimonianze di Loris De Filippi, responsabile operazioni di Msf Italia, e
Francesco Sincich, operatore umanitario Msf appena rientrato dalla crisi in
Kenya. Start alle 19, free entry al Villaggio Globale in lungotevere Testaccio:
con aperitivo infoshokkante, mostre, videoproiezioni, assaggini vegani, dj set
elettronico; e poi, alle 22, ska-reggae con Southska e presentazione del disco
"In-a" dei Quartiere Coffee, entry 5 euro. Cinema russo e sovietico
al Grauco, via Perugia 34: alle 19 "Rodnia. Parenti" di Nikita
Mikhalkov e alle 21 "Guerra e pace (seconda parte)" di Serghei
Bondarciuk. Tony Cerqua Gang alle 22 al Big Mama, in vicolo San Francesco a
Ripa 18. Un palco per tutti , selezioni Marte Live alle 22.30 al Mads, in via
dei Sabelli 2. Alle 22 al Lian di via degli Enotri 6 Ciao Rino in concerto ; a
seguire, dj Unmute con musica indi, alternative, wave e anni '80. The Cotton
Club propone Mameli Voices , quartetto di voci e pianoforte, alle 22.15 in via
Bellinzona 2. Fleurs du Mal e il nuovo cd "Lost & Found" al
Boogie Club in via Gaetano Astolfi 63. Francesco Saguto & Leila Bahlouri al
Pentagrappolo in via Celimontana 21b, alle 22. London Calling musica house
funky anni '70-'90 con dj Gino Woody Bianchi dalle 22.30 al Rialtosantambrogio,
via S. Ambrogio 4; prima, alle 21.30 nella rassegna "Y - l'altra
incognita", personaggi, storie e visioni al femminile, uno studio per
Rewind dedicato a Café Müller di Pina Baush di e con Daria Deflorian e Antonio
Tagliarini. Ministero dell'Inferno @ Circolo degli Artisti, via Casilina 42,
alle 21.30. Swing, rock'n'roll, jumpin' blues, 60s soul and beat al Micca Club,
via Pietro Micca 7a, con (alle 22) Swinging With Micca - dj set con Marwin ,
ingresso libero con inserimento in lista (0687440079). Ritmi mediterranei,
testi in dialetto e un percorso musicale in bilico fra tradizione e
innovazione: Qbeta dalle 22 all'Init, via della Stazione Tuscolana 133. Seconda
serata con Piedi, tra terra e terra. Viaggio attraverso l'immigrazione
femminile alla Locanda Atlantide, via dei Lucani 22b. Si inizia alle 19.30 con
cocktail di benvenuto e buffet interculturale. Alle 20.45 reading di poesie e
brani tratti dal libro "Madre piccola" di Cristina Ali Farah, sarà
presente l'autrice. Alle 21.30 la Compagnia Atacama in "Caos". Alle
23 Nour Eddine e "Desert contemporain", il world jazz incontra i
canti sufi gnawa. Alle 18 a Odradek la libreria, via dei Banchi Vecchi 57, per
"Il mondo in casa nostra" Rifiuti: non solo Napoli. Mafie
internazionali, Africa e geopolitica della discarica , organizzato con Libera e
Legambiente. Con Alex Zanotelli, "Un filo unisce la Campania al Sud del
mondo"; Antonio Pergolizzi di Legambiente, "Le mafie, una rete
internazionale"; Gino Barsella di Punto Critico, "L'Africa nella
morsa dei rifiuti tossici". Sarà esposta la mostra
"Mafiacartoon". Presentazione del primo volume delle storie di
Manuele Bambinello, ovvero la mia risposta a Pierino Porcospino di Lucio
Villani: tragicomiche avventure in filastrocca lette, per l'occasione, da
Chiara Visca e Alessandro Carbone alle 19.30 alla libreria Lo Yeti, via Perugia
4. La Palestina alla libreria Rinascita in viale Agosta:
alle 20.30 proiezione del film-documento Jenin Jenin di Mohammed Bakri, sotto processo in Israele per il contenuto del film; intervengono: Mjriam Abu Samra,
dell'associazione giovani palestinesi "Wael Zuaiter"; Germano Monti,
del Forum Palestina. Alle
18.30 alla libreria Rinascita in via Prospero Alpino 48 presentazione della
raccolta di poesie Legata alle mie ali con l'autore Raffaello Pallone,
letture dal vivo con Walter Curini, poeta e critico letterario. Firenze I
giovedì "tra la sperimentazione e la canzone" al Covo del Cpa Fi-Sud
in via di Villamagna 27a: alle 22.30, ingresso libero, Jazz Pistols
rock-jazz-progressive. Alle 20 aperitivo e alle 21 cena. Sesto Fiorentino (Fi)
Per la rassegna "Cinema in Circolo" al cinema Il Quartuccio di piazza
Rapisardi 6, alle 21.15 proiezione del film Madri di Barbara Cupisti.
"Attraverso le testimonianze delle madri che vivono nella terra dilaniata
dalla guerra infinita, con il terrore di non veder rientrare a casa i propri
figli, vengono mostrati i conflitti e i drammi privati che raccontano la
Storia. Il dolore per la perdita di un figlio, che sia vittima o carnefice, è
il più profondo e straziante, ingiusto e incomprensibile e non esistono
differenze di razza né di credo per il dolore. Madri israeliane e palestinesi
che hanno vissuto questo dramma ci aiuteranno a capire attraverso i loro
racconti questa terribile realtà. Trieste Per il ciclo "I disastri della
guerra", alle 20.30 alla Casa del Popolo "Giorgio Canciani" di
Sottolongera, via Masaccio 24, verrà proiettato il film Duello nel Pacifico di
John Boorman. Ingresso con tesserino, disponibile in sala. Trento Alle 10 nella
biblioteca comunale, sala Affreschi, Polonia: lezioni di geografia . La
descrizione del territorio, della popolazione, delle culture e delle ricchezze
dei paesi di provenienza degli immigrati che oggi vivono in Trentino e
l'esperienza personale della migrazione. Relatrice Danuta Wrona, insegnante in
patria, ora mediatrice culturale da molti anni a Trento. Milano Mobbing, mi
piace lavorare è il film di Francesca Comencini proiettato alle 21 a
Metromondo, via Ettore Ponti 40, per il cineforum sul lavoro. Segue dibattito.
Instant art per commemorare Raffaele Ciriello , il fotoreporter che il 13 marzo
2002 venne assassinato dall'esercito ebraico a Ramallah mentre svolgeva il suo
lavoro. Di Alex Schiavi alle 12 in piazza Cavour, lato via Manin, davanti al
palazzo della stampa. Ritornano le poesie e ritornano i poeti che si sfideranno
frontalmente a suon di sineddoche rotanti, in una vertiginosa escalation di
endecasillabi e grugniti. Alla Scighera di via Candiani 131 Poetry Slam 4 .
Alle 21.30. Mischiati nella serata i ritmi incalzanti di dj Skrim. Segrate (Mi)
"Pellicole resistenti" al csa Baraonda di Rovagnasco, in via Amendola
1. Alle 21 proiezione del film L'Agnese va a morire . Stoner, heavy
psichedelia, doom, trash, rock'n'roll: alle 22 al Circolo Magnolia, via
Circonvallazione Idroscalo 41, El Thule + Long Dong Silver + So Long Cok's Name
. Osnago (Lc) "Usciamo dal silenzio" e Arci la Locomotiva organizzano
Cosa succede nel nostro territorio? Parliamo della legge 194 alle 21 nella sala
civica Sandro Pertini, con l'avvocata Alessandra Colombo e il dottor Paolo
Telloli. Torino Per "Cambiare il mondo", tre serate all'Unione
culturale "Franco Antonicelli" per riflettere sull'idea di
cambiamento, tra dinamiche storiche e processi di globalizzazione, Le sinistre
e la storia. Molti anniversari per molte anime . Intervengono Luigi Cortesi,
Guido Liguori e Marco Scavino, presenta Gianfranco Ragona. Info: 3496145922,
0115621776. 13/03/2008.
( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"È
filo-Hamas", Israele dichiara guerra ad Al
Jazeera Lo Stato ebraico prova a mettere il bavaglio alla tv più odiata dai
regimi arabi: niente più interviste dal governo e in futuro stop agli accrediti
Michele Giorgio Gerusalemme È un attacco a tenaglia quello che Israele e l'Autorità nazionale di Abu Mazen hanno lanciato
contro la televisione satellitare del Qatar al-Jazeera. Israele
ha dichiarato guerra all'emittente che ha rivoluzionato il modo di fare
informazione nel mondo arabo. "Al Jazeera è diventata parte di Hamas"
ha accusato il vice ministro degli esteri Majalli Wahabe. Simili le accuse che
arrivano dall'Anp. Da oggi in poi il direttore dell'ufficio locale
dell'emittente Walid Omary e il resto della redazione non otterranno più interviste
con esponenti del governo israeliano. E verrà inviata anche una lettera
ufficiale di protesta al Qatar. "Abbiamo constatato che al-Jazeera è
diventata parte di Hamas, schierandosi e cooperando con gente che è nemica
dello Stato di Israele", ha affermato Wahabe,
"rappresenta una sola posizione. Perché dovremmo collaborare con
loro?". In futuro i giornalisti di al-Jazeera che
arriveranno in Israele non
potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la
televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto durante
la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha dato spazio solo alle
sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi sulle tante vittime civili (oltre
il 50% dei 120 morti palestinesi registrati in una settimana) dell'attacco
israeliano, ed ha trascurato quanto accadeva a Sderot, la cittadina presa di
mira dai razzi Qassam che di recente hanno fatto un morto e feriti tra i civili
israeliani. "Queste accuse sono infondate - ha protestato Walid Omary -
cercano di intimidirci per influenzare il nostro lavoro. Nei giorni scorsi
abbiamo inviato troupe anche a Sderot e intervistato rappresentanti ufficiali
israeliani. Non siamo noi che lanciamo razzi verso Israele
e non siamo noi che mandiamo gli F-16 a bombardare Gaza". Ma Omary deve
guardarsi anche alle spalle, perché l'Anp e Fatah stanno attaccando a fondo la
sua televisione che pure gode di un pubblico vasto e di un'ampia stima nei
Territori occupati. È un attacco intenso, cominciato dopo la presa del potere
di Hamas lo scorso giugno a Gaza, quando emissari di Abu Mazen andarono a Doha
per chiedere la testa dei giornalisti di al-Jazeera che avevano dato spazio al
movimento islamico. Ora diversi dirigenti locali di Fatah stanno raccogliendo
firme per bloccare l'emittente. Ma la televisione qatariota deve fare i conti
anche con l'ostilità dei regimi di vari paesi arabi, in particolare di Egitto e
Arabia saudita (la monarchia di Riyadh ha dato vita ad una sua tv "all
news", al-Arabiya, per contrastare i rivali del Qatar). Lo scorso 29
gennaio la polizia egiziana ha arrestato la giornalista di al-Jazeera Huwaida
Taha che aveva denunciato l'uso della tortura da parte dei servizi segreti.
L'accusa che il regime di Mubarak lancia al tv del Qatar è quella solita:
darebbe sostegno ai Fratelli Musulmani. Ad inizio del mese invece la stampa
araba legata ai regimi si è scagliata contro la direzione dell'emittente che
aveva dato spazio ad una intellettuale araba-americana critica verso l'Islam.
Senza dimenticare le accuse continue ad Al-Jazeera che giungono dagli Stati
Uniti che pure hanno dato vita ad una televisione satellitare in lingua araba,
al-Hurra, che non fa altro che riportare la versione di Washington di ciò che
accade in Medio Oriente. L'attacco ad al-Jazeera investe però tutti i media
arabi più liberi. Di recente il ministro dell'informazione egiziano Anas
al-Faqqi and il suo omologo saudita Iyad Madani hanno lavorato ad un piano per
la riorganizzazione dell'informazione regionale volto a "fermare"
quei mezzi d'informazione che "aiutano il terrorismo". Una formula
studiata non certo per colpire i giornali e i siti web che fanno capo ad
al-Qaeda ma invece al-Jazeera e altri media che danno un resoconto degli
avvenimenti non ancorato alle versioni ufficiali. Come faceva notare il mese
scorso il direttore del quotidiano londinese al Quds al Arabi, Abdel Bari
Atwan, i regimi arabi da questo momento in poi potranno far arrestare chiunque,
in un giornale o in una televisione, decida di riferire posizioni scomode e i
comunicati delle opposizioni.
( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Algoritmi aperti,
redattori, coinvolgimento dei navigatori, relazioni sociali. Scovare
informazioni sul web non è solo questione di tecnologia Nicola Bruno
"Google it" per molti anglofoni è ormai sinonimo di fare una ricerca
online. La variante italiana recita "basta andare su Google e... (tutte le
porte della conoscenza si apriranno)". Segno che il super-motore di Sergey
Brin e Larry Page si è imposto nell'immaginario collettivo come il principale
punto di accesso per i contenuti online, un po' lampada di Aladino, un po'
macchina della verità. Merito del suo potente algoritmo, tenuto gelosamente
segreto per non fare un favore agli spammer (motivazione ufficiale) e per non
perdere il controllo sulla gigantesca macchina da soldi costruita intorno ai
suoi servizi (motivazione più plausibile). Tuttavia, da tempo all'ombra di
Mountain View prendono piede progetti di ricerca web differenti che puntano
sulla collaborazione e su un più esplicito coinvolgimento degli utenti. Molti
sono nati e scomparsi nel giro di pochi mesi, senza lasciare traccia di sé.
Altri continuano a vivacchiare nel sottobosco della rete, come ChaCha.com e le
sue guide umane che forniscono risposte in tempo reale via chat o sms. Altri
strizzano l'occhio al trend sociale del momento: il motore
israeliano Delver.com, per esempio, punta tutto sulla socializzazione
dell'esperienza di ricerca, attraverso un posizionamento dei risultati in base
alle preferenze espresse dagli amici. Insomma, la ricerca di informazioni su
internet prova a includere l'elemento umano nella tecnologia. E non si
tratta solo di spingere sul pulsante della personalizzazione o di darsi un
tocco più sociale, ma anche di garantire maggiore apertura e trasparenza sulle
regole del gioco e sui filtri che decidono dell'accesso alla conoscenza di
milioni di persone. Crescono infatti le preoccupazioni politiche di chi tiene a
cuore la libertà in rete. E' giusto, si chiedono in molti, che una tecnologia
proprietaria e per di più top secret abbia un ruolo così cruciale? Quanto sono
neutrali i meccanismi di selezione e quanto, invece, c'è di umano e quindi di
potenzialmente manipolabile per ragioni più o meno legittime (commerciali,
politiche o di censura come già avviene in Cina)? "Il posizionamento su
Google diventerà un argomento politico - scrive sul suo blog Laurent Haug, tra
gli organizzatori della LIFT Conference di Ginevra - I futuri leader diranno
'digitate guerra in Iraq su Google e vedrete che i miei discorsi vengono
prima'. Google sarà percepito come il miglior organizzatore della rilevanza. Se
sarai in cima ai suoi risultati, allora avrai ragione". Un primo tentativo
di rispondere a queste domande arriva da Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia,
da poco lanciatosi in una nuova avventura dal sapore impossibile chiamata Wikia
Search (http://search.wikia.com). Il padre della nota enciclopedia online crede
nella collaborazione disinteressata tra gli individui e proprio per questo da
tempo non è tenero nei confronti degli attuali motori: "La ricerca è parte
dell'infrastruttura fondamentale di internet. E al momento ha fallito, per le
stesse ragioni per cui i software proprietari hanno sempre fallito: mancanza di
libertà, di community, di affidabilità, di trasparenza". I punti di
riferimento della sua creatura sono dunque ben altri: il movimento open-source,
la 'saggezza delle folle', l'economia del dono. Elementi considerati
fondamentali per dar vita a un motore davvero di qualità (grazie alla
collaborazione degli utenti), trasparente (tutti gli algoritmi saranno noti) e rispettoso
della privacy (i dati personali non saranno sfruttati per scopi commerciali).
Il funzionamento è semplice: ogni qual volta si lancia una ricerca, si è
invitati ad esprimere un giudizio sulla validità dei risultati; il sistema
incorpora i feedback ricevuti e così offre risposte sempre più pertinenti. Per
riprendere l'esempio di Haug, a stabilire qual è il miglior link per
"guerra in Iraq" non sarà più un oscuro algoritmo, ma le scelte
effettuate (e magari discusse, criticate, aggiornate) dalla comunità di
utenti-autori. Ma la via del coinvolgimento degli esseri umani nell'attività di
ritrovamento e selezione dell'informazione online non passa solo da obiettivi
alti. C'è anche (e sono la maggioranza) chi è convinto che chiamare a raccolta
gli utenti sia fonte di denaro. Come Jason Calacanis, imprenditore piuttosto
noto sul web. Da sempre contrario a ogni forma di
"volontariatocrazia", Calcanis ha da poco lanciato Mahalo.com, motore
dal cervello umano. Gran parte dei suoi risultati sono infatti compilati da 60
redattori full time e 400 freelance, tutti adeguatamente retribuiti per
compilare mini-guide ragionate. Impossibile, ovviamente, arrivare a coprire
tutte le potenziali richieste degli utenti, ma non è tanto questo lo scopo di
Mahalo. Calacanis prevede che in futuro i motori tenderanno a diversificare la
propria natura: avranno un filtro algoritmico per le ricerche più specifiche e
mirate; sociale per quelle che richiedono un minimo di fiducia (un consiglio
per gli acquisti o la scelta di una fonte); umano per quelle più sensibili e
manipolabili, in cui è necessario distinguere i contenuti pertinenti dalla
propaganda e da tutto lo spam nato intorno all'ottimizzazione per i motori di
ricerca. Eppure, davvero in pochi se la sentono di puntare sul successo di
un'iniziativa troppo centralizzata e orientata al business come Mahalo.
Maggiore entusiasmo sta raccogliendo, invece, la nuova creatura di Wales, se
non altro per le credenziali che ha alle spalle: Wikipedia e il movimento open
source hanno dimostrato che la partecipazione disinteressata può produrre
alternative valide ai sistemi chiusi e proprietari. E poi, per dirla con lo
studioso Yochai Benkler, non sempre l'incentivazione economica assicura
risultati di qualità. Senza considerare che solo una massa di utenti estesa e
distribuita può garantire quella tempestività di aggiornamento e diversità di
punti di vista necessarie per un progetto davvero funzionale. Allo stesso
tempo, però, Calacanis sembra nel giusto quando afferma che in futuro avremo bisogno
di strumenti differenziati per affrontare la complessità dei contenuti in rete:
accanto a Google, potranno così coesistere progetti più umani e collaborativi
come Wikia e Mahalo. Meglio che dipendere da un'unica scatola nera.
( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Il segretario di stato
Usa, Condoleezza Rice, ieri ha criticato pubblicamente la
decisione del governo israeliano di costruire centinaia di nuovi appartamenti
in una colonia ebraica nei Territori palestinesi occupati, non lontano da
Gerusalemme. Gli Usa "considerano l'espansione degli insediamenti
certamente non aiuta il processo di pace", ha dichiarato la Rice. E
ieri quattro palestinesi sono stati uccisi da militari di un'unità speciale
israeliana a Betlemme. Tra le vittime Mohammed Shehada, che era stato indicato
come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel collegio
rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei. Per
effetto di questa azione israeliana le Brigate hanno dichiarato che considerano
annullato il cessate il fuoco in atto con Israele in
Cisgiordania.
( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Notizie
Russia Estradato in Colombia un mercenario israeliano Il tribunale di Mosca ha
autorizzato ieri l'estradizione in Colombia dell'ex colonnello israeliano Yair
Klein, arrestato all'aeroporto lo scorso agosto, condannato in contumacia dalla
magistratura colombiana per terrorismo e crimini contro l'umanità. Negli anni '80, Klein aveva
allenato i commando paramilitari delle Autodifensas unidas de Colombia (Auc),
in combutta con il cartello dei narcotrafficanti colombiani. Brasile Sem Terra
e Via Campesina bloccano una mega diga Iniziativa di protesta, ieri, in diversi
stati del Brasile, dei movimenti Sem Terra, Via Campesina, Movimenti dei
Danneggiati dalle dighe. A migliaia, hanno bloccato i lavori di costruzione
della grande diga idroelettrica Estreito - progetto cardine del Programma di
accelerazione della crescita (Pan), lanciato dal presidente Inacio Lula nei
giorni scorsi - al confine fra il Maranhao e Tocantins, in Amazzonia. I
manifestanti denunciavano l'espropriazione delle terre degli abitanti della
zona - un'area di 430 chilometri quadrati, che verrà inondata a condizioni
ritenute "inaccettabili". Proteste analoghe, nello stato del Cearà,
dove 700 attivisti hanno bloccato il Canale dell'Integrazione, un'arteria
fluviale di 66 chilometri adibita al trasporto merci e all'irrigazione. Nel
Paranà, in Rondonia e nel Rio Grande do Sul, i movimenti hanno invece
paralizzato per un giorno la produzione di elettricità in varie centrali. Tibet
Gas lacrimogeni e arresti contro le proteste dei monaci Per il secondo giorno
consecutivo, almeno 300 monaci tibetani dei monasteri di Drepung e Sera hanno
organizzato proteste anti cinesi a Lhasa. Lo riferisce Radio Free Asia secondo
la quale martedì i monaci si soono diretti verso il quartier generale della
polizia per chiedere il rilascio dei confratelli arrestati il giorno prima in
seguito alle manifestazioni con cui intendevano ricordare l'anniversario delle
rivolte anti cinesi del 1959 e chiedere la liberazione di quelli arrestati lo
scorso ottobre mentre festeggiavano la concessione della medaglia d'oro del
Congresso Usa al Dalai Lama. Davanti all'edificio della polizia si trovavano
circa duemila agenti armati che hanno disperso i manifestanti con lacrimogeni.
Un funzionario dell'ufficio di pubblica sicurezza di Lhasa interpellato dal
quotidiano di Hong Kong South China Morning Post ha negato di essere a
conoscenza degli incidenti di martedì, mentre fonti ufficiali hanno confermato
quelli di lunedì. Le manifestazioni, secondo alcune testimonianze, sarebbero le
più grandi dal 1989, quando fu imposta la legge marziale.
( da "Manifesto, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"È
filo-Hamas", Israele dichiara guerra ad Al
Jazeera Lo Stato ebraico prova a mettere il bavaglio alla tv più odiata dai
regimi arabi: niente più interviste dal governo e in futuro stop agli accrediti
Michele Giorgio Gerusalemme È un attacco a tenaglia quello che Israele e l'Autorità nazionale di Abu Mazen hanno lanciato
contro la televisione satellitare del Qatar al-Jazeera. Israele
ha dichiarato guerra all'emittente che ha rivoluzionato il modo di fare
informazione nel mondo arabo. "Al Jazeera è diventata parte di Hamas"
ha accusato il vice ministro degli esteri Majalli Wahabe. Simili le accuse che
arrivano dall'Anp. Da oggi in poi il direttore dell'ufficio locale
dell'emittente Walid Omary e il resto della redazione non otterranno più
interviste con esponenti del governo israeliano. E verrà inviata anche una
lettera ufficiale di protesta al Qatar. "Abbiamo constatato che al-Jazeera
è diventata parte di Hamas, schierandosi e cooperando con gente che è nemica
dello Stato di Israele", ha affermato Wahabe,
"rappresenta una sola posizione. Perché dovremmo collaborare con
loro?". In futuro i giornalisti di al-Jazeera che
arriveranno in Israele non
potranno ottenere l'accredito. Lo scontento israeliano e dell'Anp verso la
televisione qatariota è cresciuto nelle ultime settimane, soprattutto durante
la recente offensiva contro Gaza. Al-Jazeera, sostiene Israele, ha dato spazio solo alle
sofferenze arabe, trasmettendo immagini e servizi sulle tante vittime civili (oltre
il 50% dei 120 morti palestinesi registrati in una settimana) dell'attacco
israeliano, ed ha trascurato quanto accadeva a Sderot, la cittadina presa di
mira dai razzi Qassam che di recente hanno fatto un morto e feriti tra i civili
israeliani. "Queste accuse sono infondate - ha protestato Walid Omary -
cercano di intimidirci per influenzare il nostro lavoro. Nei giorni scorsi
abbiamo inviato troupe anche a Sderot e intervistato rappresentanti ufficiali
israeliani. Non siamo noi che lanciamo razzi verso Israele
e non siamo noi che mandiamo gli F-16 a bombardare Gaza". Ma Omary deve
guardarsi anche alle spalle, perché l'Anp e Fatah stanno attaccando a fondo la
sua televisione che pure gode di un pubblico vasto e di un'ampia stima nei
Territori occupati. È un attacco intenso, cominciato dopo la presa del potere
di Hamas lo scorso giugno a Gaza, quando emissari di Abu Mazen andarono a Doha
per chiedere la testa dei giornalisti di al-Jazeera che avevano dato spazio al
movimento islamico. Ora diversi dirigenti locali di Fatah stanno raccogliendo
firme per bloccare l'emittente. Ma la televisione qatariota deve fare i conti
anche con l'ostilità dei regimi di vari paesi arabi, in particolare di Egitto e
Arabia saudita (la monarchia di Riyadh ha dato vita ad una sua tv "all
news", al-Arabiya, per contrastare i rivali del Qatar). Lo scorso 29
gennaio la polizia egiziana ha arrestato la giornalista di al-Jazeera Huwaida
Taha che aveva denunciato l'uso della tortura da parte dei servizi segreti.
L'accusa che il regime di Mubarak lancia al tv del Qatar è quella solita:
darebbe sostegno ai Fratelli Musulmani. Ad inizio del mese invece la stampa
araba legata ai regimi si è scagliata contro la direzione dell'emittente che
aveva dato spazio ad una intellettuale araba-americana critica verso l'Islam.
Senza dimenticare le accuse continue ad Al-Jazeera che giungono dagli Stati
Uniti che pure hanno dato vita ad una televisione satellitare in lingua araba,
al-Hurra, che non fa altro che riportare la versione di Washington di ciò che
accade in Medio Oriente. L'attacco ad al-Jazeera investe però tutti i media
arabi più liberi. Di recente il ministro dell'informazione egiziano Anas
al-Faqqi and il suo omologo saudita Iyad Madani hanno lavorato ad un piano per
la riorganizzazione dell'informazione regionale volto a "fermare"
quei mezzi d'informazione che "aiutano il terrorismo". Una formula
studiata non certo per colpire i giornali e i siti web che fanno capo ad
al-Qaeda ma invece al-Jazeera e altri media che danno un resoconto degli
avvenimenti non ancorato alle versioni ufficiali. Come faceva notare il mese
scorso il direttore del quotidiano londinese al Quds al Arabi, Abdel Bari
Atwan, i regimi arabi da questo momento in poi potranno far arrestare chiunque,
in un giornale o in una televisione, decida di riferire posizioni scomode e i
comunicati delle opposizioni.
( da "Voce d'Italia, La" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri Aereonautica
israeliana attacca Striscia di Gaza Gaza, raid israeliano:
rotta la tregua Rivendicato come risposta ai razzi lanciati i giorni scorsi su
Isralele Gaza, 13 mar. – Israele ha eseguito un raid aereo sul Nord della Striscia di Gaza,
rivendicato come risposta alla dozzina di razzi sferrati, i giorni scorsi, da
parte della Striscia di Gaza ai danni della zona meridionale di Israele, senza provocare alcuna
vittima. L'attacco israeliano di oggi rompe, così, la tregua in vigore dallo
scorso 8 marzo. Hamas dichiara che tale “aggressione” rischia di vanificare la
mediazione del Cairo, considerata fondamentale per assicurare la tranquillità,
quindi il proseguimento dei negoziati di pace, incoraggiati dagli Stati Uniti,
tra Israele e il presidente palestinese Mahmoud Abbas.
Annalisa Tregattini.
( da "Avanti!" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Un crimine inaudito:
un palestinese travestito da studente ultraortodosso ha fatto irruzione nella
Scuola rabbinica di Gerusalemme e ha aperto il fuoco con un'arma automatica
contro un gruppo di studenti. Il bilancio è stato enormemente tragico: otto morti.
È stato un atto doppiamente criminale perché si è voluto colpire la sacralità
dell'Ebraismo. Ferma la condanna dell'Unione europea e degli Stati Uniti. Il
presidente Bush ha definito l'attentato un "atto barbaro",
dichiarando di essere "fermamente al fianco di Israele". Ma diversa è stata la
"valutazione" del candidato a premier del Partito democratico, Walter
Veltroni, e del ministro degli Esteri, Massimo D'Alema che sono sempre
dell'idea di trattare con Hamas. Il Partito democratico continua nella sua politica
di stabilire l'equidistanza fra i terrorismi islamici e lo Stato di Israele. Una politica
eccezionalmente grave che ricorda il cedimento di Chamberlain e di Daladier nel
1938 verso Hitler. E le conseguenze furono tragiche.
( da "Quotidiano.net" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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mandanti dell'attentato al collegio rabbinico Un commando israeliano ha ucciso
quattrro miliziani delle Brigate al Aqsa. Uno dei palestinesi colpiti era
Mohammed Shehada, indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo
scorso a Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei
Betlemme, 12 marzo 2008 - Uno dei quattro miliziani palestinesi uccisi a Betlemme
da un commando dell'esercito israeliano era "Mohammed Shehadeh ed era uno
dei capi" della struttura in Cisgiordania delle Brigate al Aqsa, il
braccio armato del movimento estremista islamico Hamas. Lo hanno detto fonti
palestinesi alla tv satellitare araba al Jazeera. Mohammed Shehada era stato
indicato come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel
collegio rabbinico di Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi
ebrei. L'emittente araba ha aggiunto che il commando
israeliano che ha fatto l'incursione "era composto da soldati che
parlavano la lingua araba". I miliziani uccisi si trovavano in
un'automobile sulla quale il commando israeliano ha aperto il fuoco. Israele oscurerà Al-Jazira: "Incita
il terrorismo"La strage di Gerusalemme Segnala ad un amico Tuo nome: Tua
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addormentata''Alma de tango''Time code', l'omaggio al video'La Maria
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connubio tra Pedano e FlavinBaustelle in concerto L' Antoniano cerca cantanti
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rossoblùAnche di domenica, tutti al mercato!Storie di precariato con Stefano
Bellani --> Kristen, la squillo dello scandalo di SpitzerDonatella Versace a
Fahion FringeL'incidente mortale di OsimoLaurea honoris causa a Pier Luigi
PizziChampions League, Inter-Liverpool 0-1Gisele e Kate nude in vendita.
All'asta la collezione ElferingElezioni 2008: Berlusconi e i camper dalla
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grafico della popolazioneIl lancio della navicella EndeavourRock and Roll Hall
of Fame in New YorkLa scarcerazione di Filippo Pappalardo La bionda Jessica
Simpson va al fronte per le truppeEliot Spitzer governatore di New YorkParis
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Save the Queen'Iron Maiden - 'Powerslave' (Live after death)Donna Summer - 'Hot
Stuff'Il ragno meccanicoAll'asta un diamante grande quanto un cucchiainoInter
fuori dall'Europa: cent'anni di solitudineDonna al volante in Arabia
SauditaCalciomercato: il Milan piomba su GomezFunny horses La notte di
Liverpool, vista da qui del 13/03/2008 di Giovanni Bogani Ma quanto può
resistere all'Inter uno come Mourinho? del 13/03/2008 di Laura Alari La verità
sulla parola 'feto' del 13/03/2008 di Massimo Pandolfi Sconto di 5 anni: la
compagna So ringrazia del 12/03/2008 di Sandro Bugialli Dietrofront Mancini:
"Resto all'Inter". Ma attenti, non siamo su Scherzi a parte del
12/03/2008 di Mister X Una donna alla guida di Confindustria, sei d'accordo?E'
giusto il dietrofront di Mancini?Comitato di cittadini per GuazzalocaGiusto
negare i funerali agli assassini?Salari, pensi che il prossimo governo riuscirà
a far risalire l'Italia in classifica?E' giusto che Mancini se ne vada?E'
giusto multare i clienti delle prostitute?Sei favorevole ai rally sulle strade
della nostra provincia?Vota il gol più bello della 27esima giornataPensi che
PdL e Pd faranno un'alleanza dopo il voto?Ritieni che Mastella sia davvero una
vittima della giustizia?E' giusto abolire il festival di Sanremo?Festa della
donna, tu festeggi l'8 marzo?Ascoli, vota la tua scuola preferitaTi piacerebbe
poter dare il voto online ai medici? LA FOTO DEL GIORNO Ondata di maltempo in
Gran Bretagna Forti piogge e raffiche di vento hanno messo in ginocchio il sud
del Paese. In difficoltà una petroliera al largo dell'isola di Wight. Chiuso il
porto di Dover. LEGGI LA NOTIZIA GUARDA LE IMMAGINI GUARDA IL VIDEO RICERCA
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( da "Opinione, L'" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Gio, 13 Mar
2008 Edizione 51 del 13-03-2008 Tre nuovi siti Internet aperti per esaltare il
massacro di Gerusalemme I "militanti" palestinesi celebrano la
violenza di Dimitri Buffa Chi non conosce Facebook, uno dei siti Internet più
gettonati perché consente a tutti di scrivere poesie per la propria amata sul
"funwall" o magari di postare video porno caserecci per gli amanti
del genere? Ebbene i terroristi palestinesi e i loro simpatizzanti hanno invece
trovato un terribile uso alternativo per la community di Facebook: quello per
rivendicare ed esaltare le azioni dei cosiddetti "shaheed", i martiri
suicidi che compiono attentati sanguinari dentro lo Stato
ebraico di Israele. Così,
appena tre giorni dopo il brutale attentato alla scuola rabbinica di Gerusalemme
(in cui 8 studenti sono stati falciati a raffiche di mitra da un arabo
israeliano di nome Abu Ala Dheim, militante Hezbollah, uno che aveva lavorato
per qualche mese come autista del pulmino scolastico e di cui tutti si
fidavano) ecco apparire su Facebook una foto postata da questi signori
in cui si vede uno degli studenti morti crivellati a colpi di mitra. C'è anche
una didascalia: "l'eroico atto di Gerusalemme". Facebook non ha
censurato questo post e la cosa rimane un mistero visto che la community online
è costituita in gran parte da studenti minorenni anche americani e che simili
immagini scioccanti dovrebbero essere quanto meno bandite, a parte ogni
considerazione su chi fa apologia del terrorismo islamico. Non solo Facebook
comunque è inquinata dall'ideologia jihadista. Le rivendicazioni online di
questa strage abbondano su tutto il web mentre un altro gruppo su Facebook è
stato aperto proprio nei giorni scorsi e dedicato alla glorificazione di Hassan
Nasrallah, il leder carismatico degli Hezbollah. Che però potrebbe anche avere
sponsorizzato la costruzione di questo sito per motivi di dialettica politica
interna alle formazioni armate islamiste, visto che Nasrallah sembra essere
caduto in disgrazia presso l'Iran dopo la misteriosa morte di Imad Mughniyeh. I
siti dove si esaltano le azioni terroristiche dei kamikaze islamici sono quello
delle brigate Izzadine al Qassam che fa riferimento a Hamas (alqassam.ps),
quello della Jihad Islamica palestinese (qudsway.com) e quello degli stessi
Hezbollah (mogavenat.ir, quest'ultimo sito ha il provider in Iran). Le pagine
di Facebook dedicate a queste orrende apologie di omicidi di massa contengono
ovviamente anche una serie di link ai siti negazionisti della Shoah, ad altre
pagine web dove gli ebrei sono definiti "porci" e dove si invita la
Giordania a chiudere l'ambasciata israeliana ad Amman, ambasciata che invece
opera attivamente sin dall'ottobre 1994, anno in cui fu conclusa la pace
separata con l'allora sovrano Hussein nell'ambito degli accordi di Oslo. La propaganda
all'odio aumenta proprio mentre Hamas detta le sue condizioni a Israele per un cessate il fuoco. Il suo leader Ismail
Haniyeh, ieri, dichiarava: "Ci deve essere un impegno da parte di Israele per porre fine alle sue aggressioni contro il nostro
popolo, agli assassini, alle uccisioni e ai raid, oltre che per levare
l'assedio a Gaza e riaprire i valichi di frontiera".
( da "Giornale.it, Il" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
N. 62 del 2008-03-13
pagina 0 Il mio viaggio col macellaio della Jihad di Fiamma Nirenstein Ucciso
dagli israeliani Mohammed Shahade, 43 anni: era la mente dell'attacco alla
scuola rabbinica di Gerusalemme costato la vita a otto giovani studenti
israeliani. Era uno dei capi della Jihad islamica, ricercato da otto anni per
numerosi attentati Ucciso dagli israeliani Mohammed Shahade, 43 anni: era la
mente dell'attacco alla scuola rabbinica di Gerusalemme costato la vita a otto
giovani studenti israeliani. Era uno dei capi della Jihad islamica, ricercato
da otto anni per numerosi attentati Da Mohammed Shahade mi portarono su una
macchina scassata facendomi fare mille giri dentro e fuori Betlemme. Mi
aspettava, un tipo atletico di 42 anni, un gigante con la barba nera seduto su
un divanetto in una casa a due piani, con le galline nel cortile e voci di
ragazzini al piano superiore. Aveva l'aria sbattuta, le occhiaie nere, l'M16 a
fianco; mi parlò con tono gentile, si scusò nel dirmi: "Ci dovremo
spostare fra quaranta minuti, sono quindici anni che mi cercano, ormai mi sanno
individuare alla svelta, qualcuno che mi ha visto qui potrebbe telefonare agli
israeliani". I suoi uomini sogghignano, si agitano un po', mi controllano
i documenti, cominciano ad abbozzare qualche domanda su quel cognome così
strano per essere italiano. Shahade era uno dei grandi capi della Jihad
islamica: lo cercai fino a trovarlo il 25 gennaio del 2006 perché, da latitante
super ricercato, aveva fatto una strana scelta: candidarsi alle elezioni
dell'Autonomia palestinese. Aveva fatto attaccare i manifesti nelle vie di
Betlemme in cui il suo faccione feroce prometteva unità: già, lui non era né di
Fatah né di Hamas, ed era un buon voto in favore del terrorismo religioso
comunque. Sapevo che era stato implicato in due attentati grossi nel dicembre
2001 e nel marzo del 2002, più in molti altri attacchi, era un maestro in
bombe, brandelli di corpi che volano, cinture. Un perfetto mandante, e anche
uno che non faceva lo schizzinoso nell'agire personalmente. Sapevo anche che si
era fatto sciita, una cosa straordinaria, quasi un tradimento per un sunnita:
le due parti infatti si odiano. Lui lo ammise malvolentieri. Conosceva bene
l'importanza politica della cosa: era il primo di quei palestinesi
"iraniani" che hanno segnato il nuovo corso del terrorismo. La
notizia di questa conversione, dopo la mia intervista, finì sul tavolo di
Cheney per mano di un suo consigliere, l'orientalista David Wurmser. E fu
studiata a fondo, secondo Wurmser. Shahade mi spiegò con voce bassa, esausta,
mentre io sedevo rigida su una poltrona alla sua destra e il mio stringer Nadem
sudava, ambedue nel mirino di tre uomini che non si misero mai a sedere durante
la nostra conversazione, che aveva 7 figli ed era stufo di scappare sempre;
quindi, se Abu Mazen fosse riuscito a trattare con Israele la riabilitazione dei ricercati,
lui era pronto a cedere le armi. Armi affilate, che nell'80 gli erano costate
25 anni di prigione, interrotta da uno scambio di prigionieri nell'85. Non
mangiò nulla mentre i suoi uomini addentavano un panino con la shawarma;
assaggiò alla fine un po' di yogurt, svogliatamente, mi disse che anche se
ricercato aveva sempre comunicato con mezzi elettronici e così avrebbe
seguitato a fare in Parlamento. Parlava molto rapidamente. Si agitò molto
quando gli chiesi se era vero che si era convertito alla Shia. Era vero, disse,
ma che c'entra? Passarono quaranta minuti. Grande e grosso, imbacuccato in una
giacca di pelle nera, sollevò appena le palpebre quando i suoi gli mostrarono
l'orologio: "Via, fuori di qui". Andiamo, mi caricano su un vecchio
pulmino scassato, tutti tengono il mitra puntato fuori, comincia un interrogatorio
serrato sul mio cognome, dico che ci sono tanti immigrati con cognomi stranieri
in Italia. Uno di loro insiste: chiede se ci sono ebrei in Italia. Fu per
fortuna che mentre mugugnavo "Pochi", una macchina rossa ci venne
incontro troppo velocemente. L'attenzione cambio focus. Bloccarono di schianto,
spalancarono le porte, saltarono giù pronti a sparare temendo che si trattasse
di una pattuglia israeliana: penso sia stata la stessa scena esatta di ieri. Ma
quella volta, la macchina rossa era, o finse di essere perché vide me e il mio
stringer sull'ultimo sedile, una macchina normale. Ieri, è andata diversamente.
Il terrorista della Jihad Islamica Mohammed Shahade, che aveva coltivato per
qualche giorno nel 2006 l'idea di smettere di spostarsi ogni 40 minuti, è stato
eliminato. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
A GALASSIA GUTENBERG
Il premio Mediterraneo va a Sarkozy Sarà assegnato a Nicholas Sarkozy il
"Premio Mediterraneo Istituzioni 2008", che l'omonima Fondazione
presieduta da Michele Capasso consegna ogni anno nell'ambito di Galassia
Gutenberg. Il presidente francese, che verrà a Napoli per l'occasione, riceve
il riconoscimento per il suo impegno al dialogo "strumento essenziale per
unire popoli e culture". Ieri l'annuncio durante la presentazione della
Sezione Mediterranea della fiera del libro napoletana, che si terrà nella
Stazione Marittima dal 28 al 31 marzo con uno speciale focus sulla cultura
palestinese. La notizia del premio giunge alla vigilia dell'apertura della
fiera del libro di Parigi, dove la vetrina su Israele ha già innescato polemiche e
boicottaggi da parte del mondo culturale arabo, esatta replica di quanto è già
successo a Torino alla Fiera del Libro, dove l'ospite d'onore è lo stesso. E
proprio il timore di proteste e di violenze comprometterebbe persino la
presenza all'inaugurazione dello stesso Sarkozy, che dovrebbe
accompagnare domani il premier israeliano Shimon Peres. "La Fondazione
Mediterraneo - ha detto Capasso - riconosce in Galassia Gutenberg, già premiata
nel 2007, un luogo privilegiato perchè, nonostante i problemi che attanagliano
Napoli, ha saputo accogliere con equilibrio i vari attori del dialogo tra
culture e civiltà". E infatti, a curare la sezione di Galassia Gutenberg
"Mediterranea", è l'arabista Isabella Camera d'Afflitto, che
presenterà il volume "Cento anni di cultura palestinese" con lo
scrittore Mourid Bharguti e Eric Salerno. "Nella nostra manifestazione,
giunta alla XIX edizione, ha sempre vinto il dialogo, spesso anche doloroso,
tra esponenti di culture diverse - ha sottolineato anche l'organizzatrice della
fiera Maria Liguori - Niente boicottaggi, anzi da tre anni abbiamo aperto uno
spazio di confronto con i paesi del Mediterraneo, in particolare con nazioni
come Egitto, Libano, Palestina o Israele,
e ospitato scrittori, intellettuali e personalità della cultura araba e
mediterranea che si sono espressi a favore della democrazia e della libera
circolazione dell'informazione. Qualcuno di loro ha pagato con la vita, come
nel caso di Samir Kassir, intellettuale libanese e testimone di pace a Napoli,
assassinato tragicamente in Libano". La sezione Mediterraneo di Galassia
Gutenberg ha oggi la sua anteprima con l'incontro con Bahiyyih Nakhjavan,
scrittrice iraniana, autrice del romanzo "La donna che leggeva troppo".
r. c.
( da "Quotidiano.net" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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al collegio rabbinico Un commando israeliano ha ucciso quattrro miliziani delle
Brigate al Aqsa. Uno dei palestinesi colpiti era Mohammed Shehada, indicato
come il mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso a Gerusalemme,
costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei Betlemme, 12 marzo 2008 - Uno
dei quattro miliziani palestinesi uccisi a Betlemme da un commando
dell'esercito israeliano era "Mohammed Shehadeh ed era uno dei capi"
della struttura in Cisgiordania delle Brigate al Aqsa, il braccio armato del
movimento estremista islamico Hamas. Lo hanno detto fonti palestinesi alla tv
satellitare araba al Jazeera. Mohammed Shehada era stato indicato come il
mandante dell'attentato compiuto il 6 marzo scorso nel collegio rabbinico di
Gerusalemme, costato la vita a otto giovani seminaristi ebrei. L'emittente araba ha aggiunto che il commando israeliano che ha
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PizziProcesso Ahmetovic: l'appelloChampions League, Inter-Liverpool 0-1Gisele e
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delfino salva due baleneCarlo e Camilla percussionisti rastaEmma Marcegaglia:
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(Live after death)Donna Summer - 'Hot Stuff'Il ragno meccanicoAll'asta un
diamante grande quanto un cucchiainoInter fuori dall'Europa: cent'anni di
solitudine Io scappo del 13/03/2008 di Bruna Bianchi La notte di Liverpool,
vista da qui del 13/03/2008 di Giovanni Bogani Ma quanto può resistere
all'Inter uno come Mourinho? del 13/03/2008 di Laura Alari La verità sulla
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So ringrazia del 12/03/2008 di Sandro Bugialli Giusta la sentenza di appello a
carico di Ahmetovic?Una donna alla guida di Confindustria, sei d'accordo?E'
giusto il dietrofront di Mancini?Comitato di cittadini per GuazzalocaGiusto
negare i funerali agli assassini?Salari, pensi che il prossimo governo riuscirà
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( da "EUROPA.it" del 13-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
JANIKI CINGOLI
"Chi ci invita a negoziare con Hamas ci invita a negoziare sulle misure
della nostra bara", tuona l'ambasciatore israeliano Meir in risposta alle
affermazioni del nostro ministro degli esteri, D'Alema, che in una intervista a
Sky aveva sostenuto: "Hamas controlla un pezzo importantissimo del
territorio palestinese. Se si vuole la pace bisogna coinvolgerli ". Forse
sarebbe meglio che Meir, e con lui il sottosegretario Vernetti, rivolgessero le
loro critiche all'influente ministro israeliano Ami Ayalon,
che ha affermato, secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Haaretz il
4 marzo scorso, durante incontri a porte chiuse con Olmert, Barak e Tzipi
Livni, che "se Israele
sta parlando con Hamas sul rilascio di Gilad Shalit, allora perché non dovremmo
parlare del cessate il fuoco?". Egli ha altresì espresso l'opinione
che Israele dovrebbe raggiungere un nuovo accordo
riguardo i passaggi alla frontiera di Gaza, insieme all'Egitto e alla comunità
internazionale. D'altronde, la stampa israeliana in questi giorni è piena delle
indiscrezioni sulla tregua temporanea (lul) negoziata tra Hamas e lo stato
ebraico, grazie alla intermediazione del capo della intelligence egiziana, Omar
Suleiman. In cambio del blocco dei lanci dei razzi Qassam e dei missili Grad
sulle città al confine con Gaza, Israele sospenderebbe
le incursioni sulla Striscia e la caccia agli esponenti delle milizie
islamiche. Hamas, attraverso i suoi leader più autorevoli, Meshal e Hanyieh, ha
ribadito la richiesta che la tregua non si limiti a Gaza, ma si estenda anche
alla Cisgiordania, dove i capi dei gruppi islamici sono sottoposti alla
crescente pressione, spesso combinata, di Israele e
degli uomini dell'Anp, e che essa si accompagni alla fine del blocco israeliano
su Gaza. Di fatto, alla fine della scorsa settimana il numero dei razzi
lanciati e delle incursioni israeliane si era drasticamente ridotto, fino alla
fiammata di questi ultimi giorni, che ha visto una ripresa accentuata, forse
provocata dal tentativo di marcare con il sangue degli altri l'ultimo punto a
favore, prima del varo della tregua, come era avvenuto alla fine della guerra
in Libano. Il negoziato di fatto tra Israele e Hamas
si svolge in parallelo a quello ufficiale tra Israele
e l'Anp sul Final Status, e in qualche modo lo intralcia. Abu Mazen si sente
scavalcato, e una sua recente proposta di farsi mediatore della tregua con la
formazione islamica è stata fatta cadere dalle parti in causa, che hanno
continuato a rivolgersi al ben più credibile mediatore egiziano, al quale negli
ultimi giorni pare essersi aggiunta la stessa Condoleezza Rice, che a
Gerusalemme si è fatta latrice delle ultime proposte provenienti dal Cairo. In
parallelo, si sviluppa la trattativa sulla riapertura del valico di Rafah,
verso l'Egitto, cui partecipano gli uomini di Abu Mazen, quelli di Hamas, gli
egiziani e l'Unione Europea, che prima del colpo di Hamas presidiava la
frontiera. Gli accordi che si vanno profilando prevedono la presenza alla
frontiera di soldati della Anp (che quindi rientrerebbe per la prima volta a
Gaza dopo il colpo), mentre gli uomini di Hamas presidierebbero la situazione
nelle immediate vicinanze. Lo scambio di prigionieri che potrebbe portare alla
liberazione di Shalit coronerebbe tutto questo processo. Anche su questo punto,
la discussione è assai avanzata, anche sul numero dei prigionieri palestinesi e
sulle modalità della loro liberazione ci sarebbe accordo, come già su una parte
dei nomi (tra cui sarebbe incluso il leader palestinese Marwan Barghouti), ora
si sta discutendo sui nomi restanti. Se questa è la situazione, non si
capiscono tutte queste grida che si levano a comando, e tutte queste vestali
che periodicamente si stracciano le vesti. La realtà è che il negoziato tra Israele e l'Anp sul Final Status non si svolge e non si può
svolgere in una campana di vetro, senza tener conto delle concrete situazioni
sul terreno, da una parte e dall'altra. Nessuno propone di aprire un negoziato
ufficiale con Hamas, che peraltro non l'accetterebbe, ma di prendere atto che l'organizzazione
islamica costituisce oramai una realtà imprescindibile, da
"coinvolgere", come propone D'Alema, nel processo stesso, favorendo
una ricomposizione interna palestinese e un ritorno agli Accordi della Mecca e
ad un nuovo governo di unità nazionale. Tre stati per due popoli non sembrano
una soluzione ragionevole e praticabile.