HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli   

DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza”

Torna all’indice mensile 2008

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


top          ARTICOLI DEL 4-3-2008       #TOP


Report "Israele/Palestina"

Il dilemma di Israele ( da "EUROPA.it" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: JANIKI CINGOLI Israele si sta ritirando da Gaza, ma è probabile che la massiccia operazione (con oltre cento vittime palestinesi, fra cui civili e bambini), non sia l'ultima. Nelle scorse settimane Hamas aveva effettuato una escalation drammatica, utilizzando anche razzi iraniani di maggiore portata (fino a venti chilometri),

Israele ritira i tank Hamas: "Vittoria!" ( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: assedio israeliano". Ieri, forte del sostegno internazionale, Abu Mazen si è offerto di mediare tra Israele e gli irriducibili di Hamas fino alla "tregua totale". Una proposta muta che Israele disilluso rifiuta, Hamas ignora, preferendo rilanciare la sfida militare, le famiglie disarmate della periferia di Jabaliya seguono senza capire,

Il primo ministro israeliano: Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata ( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Il primo ministro israeliano: "Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata".

Olmert si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele conclude l'operazione militare decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma avverte: Pronti a colpire di nuovo, in ogni momen ( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Stai consultando l'edizione del Olmert si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele conclude l'operazione militare decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma avverte: Pronti a colpire di nuovo, in ogni momento. Il premier israeliano all'Anp: riparta il dialogo di Umberto De Giovannangeli È UN ARRIVEDERCI e non un addio.

Fiano: ma io dico silenzio assordante su i missili di Hamas ( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: associazione Sinistra per Israele: occorre una forza di interposizione Fiano: ma io dico silenzio assordante su i missili di Hamas "Pensare che per aiutare il popolo palestinese o quello israeliano si debbano accusare gli amici dell'uno o quelli dell'altro, colpevolizzandoli per il loro silenzio, è una visione miope che non porta da nessuna parte"

Il dialogo è stato rotto, l'Anp ora tenterà una tregua ( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Il loro comportamento irresponsabile ha favorito il pugno di ferro israeliano". Nel vivo delle operazioni militari, il presidente Abu Mazen ha annunciato il blocco di tutti i rapporti con Israele. Dopo l'annuncio del ritiro israeliano il negoziato riprenderà? "Discuteremo sul da farsi. Di certo, nessuno potrà far finta che non sia successo nulla in questi giorni.

Sul Medio Oriente mancaun vero progetto di pace ( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: unico risultato concreto sembra essere il congelamento del colloquio israelo-palestinese faticosamente ripreso ad Annapolis tre mesi fa. Se si dovesse fare un fermo-immagine della situazione di oggi si potrebbe dire che raramente il legittimo governo di uno Stato sovrano ha accumulato un così rapido insuccesso e un movimento terroristico un così alto (e persino gratuito) successo.

Israele lascia Gaza, tensione in Cisgiordania ( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract:

MO:HAMAS FESTEGGIA VITTORIA, ISRAELE PREPARA NUOVI RAID/ANSA ( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha considerato il ritiro israeliano una propria vittoria, portando in piazza migliaia di persone che hanno provato con gli inni e gli slogan, a coprire il dolore dei tutti. In serata un nuovo raid aereo israeliano, questa volta sulla città di Beit Hanun (sempre nel Nord della Striscia) ha provocato un morto e tre feriti.

Palestina, scoppia una nuova Intifada Pietre contro auto israeliane, dimostranti feriti. Abu Mazen: Urge una tregua ( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: continuano a piovere razzi su Israele. Due hanno colpito la città portuale di Ashqelon. Uno, un missile Grad di fabbricazione iraniana, è caduto vicino a una scuola. Secondo un alto ufficiale dell'Intelligence, che parla coprendosi con il velo dell'anonimato, ne sono stati lanciati in tutto venti durante l'offensiva israeliana "Inverno caldo".

<Basta mezze misure: invadere o negoziare> ( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israeliano con il senso di colpa, pronto a correre qualunque rischio per la pace". "Quell'israeliano non c'è più", dice al telefono da Gerusalemme. "Si è estinto, anche dentro di me. Solo voi in Europa credete ancora che esista, perché vi piacciono le nostre anime belle, pronte a prendersi la colpa per tutti i mali del Medio Oriente.

<Io verrò Per parlare solo d'amore> ( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: è nato nel 1948 come lo Stato d'Israele. Non è stupito dal boicottaggio del regime di Teheran. "Succede anche nello sport. Si rifiutano di partecipare ogni volta che un atleta iraniano deve affrontare un israeliano". è molto più stupito dalle proteste in Italia. "Ogni anno le fiere scelgono un Paese protagonista.

Israele ritira i tank Hamas: <Vittoria> ( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 54 sono civili Israele ritira i tank Hamas: "Vittoria" Abu Mazen offre di mediare una tregua L'operazione "Inverno caldo" si è conclusa ieri poco prima dell'alba "Abbiamo mostrato quello che può succedere" DAL NOSTRO INVIATO GAZA - Per le strade distrutte di Jabalya, i miliziani di Hamas non si vedono più.

Gaza, un massacro di innocenti ( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: altronde gli avvertimenti del premier israeliano Olmert non lasciano spazio a ipotesi più confortanti e i 110 palestinesi uccisi da mercoledì scorso - almeno il 50% erano civili (25 avevano meno di 18 anni), ha riferito ieri il centro israeliano per i diritti umani "B'Tselem" - potrebbero rivelarsi solo un anticipo di massacri futuri.

Anche l'Iran boicotta le Fiere del libro ( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: invito a Israele Il governo degli ayatollah ha deciso di disertare sia l'appuntamento di Torino che quello di Parigi TORINO - La guerra di Gaza getta benzina sul fuoco delle polemiche su Israele come Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Parigi (che aprirà i battenti il prossimo 13 marzo, alla presenza di Nicolas Sarkozy e di Shimon Peres)

Contro l'assedio Fiaccolata oggi a Roma ( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per una pace giusta in Palestina". Aderiscono, tra gli altri: Rete ebrei contro l'occupazione, Comitato con la Palestina nel cuore, Associazione amici della mezza luna rossa palestinese, Associazione Wael Zuaiter, Forum Palestina, Donne in nero, Associazione per la pace, Prc nazionale, Pdci nazionale, Servizio civile internazionale,

Arriva Condolezza Rice e, per non rendere la missione della segretaria di stato americana ancora pi& ( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: offrendo i suoi buoni uffici per una mediazione con Israele. Il suo obiettivo, la tregua. Quella che da tempo sollecita il movimento islamico ma che Olmert non sembra voler prendere in considerazione e che, a giudizio del presidente palestinese sta diventando indispensabile non soltanto per evitare un altro bagno di sangue ma anche per riprendere i negoziati di pace.

Israele ritira i blindati. Bush manda la Rice a mediare ( da "Libero" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Esteri 04-03-2008 Israele ritira i blindati. Bush manda la Rice a mediare di GUIDO SANTINI Quella che l'esercito israeliano ha definito operazione " inverno caldo", cioè l'in tervento militare nei territori della Striscia di Gaza controllati dagli integralisti islamici di Hamas, dopo cinque giorni di intensi combattimenti,

Storie mai raccontate dai fronti di guerra. Senza retorica ( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Le angosce all'hotel Palestine di Giovanni Porzio. Gli azeri di Francesca Sforza, gli armeni di Domenico Affinito, il Ruanda di Toni Fontana, i bimbi afgani di Tiziana Ferrario... Pezzi sudati, il senso d'una professione. Anni di servizi riusciti o di viaggi a vuoto, d'agendine fitte o d'inutili attese.

SI AFFILANO le armi per l'imminente campagna elettorale. Sul territorio di Gaza ( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: La storia infinita di Israele e della Palestina ci fa ripiombare ogni tot mesi nell'ansia di sempre. Non abbiamo ansia invece per l'imminente tornata elettorale, quasi si trattasse di una rappresentazione all'ennesima replica. Cambiano gli attori, solo talvolta. Si vuole un'Italia diversa, un'Italia normale, un'Italia che spenda e un'altra che risparmi.

Striscia l'operazione di terra si è conclusa. o forse no ( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele ha mano libera su come agire contro Hamas a Gaza. D'altro canto, il premier lo ha ripetuto anche ieri: il Caldo Inverno è stato solo un capitolo. La storia non finisce qui. La guerra tra Israele e Hamas non si conclude con il ritiro dei carriarmati e delle unità di combattimento che hanno causato,

Giovani l'iniziativa dei presidenti delle due comunità ( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: la sinagoga di Roma Mentre il conflitto tra Israele e Palestina torna prepotentemente di attualità, a Milano giovani ebrei e giovani musulmani si incontrano per iniziare un percorso comune, di dialogo e di confronto. Una bella notizia, nata sulla spinta di un brutto episodio accaduto nelle scorse settimane a Roma: il 22 gennaio el-Ghobashy, imam della più grande moschea europea,

PALESTINA GUIDAVA UN GRUPPO DI FEDELI DELLA DIOCESI QUANDO E' SCOPPIATA UNA RIVOLTA NELLE STRADE 0 Caos a Betlemme, bloccato il vescovo di Ravenna ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: si è trovato ieri al centro dei disordini scoppiati a Betlemme fra manifestanti palestinesi e l'esercito israeliano. Anche il parroco di Pievepelago (Modena), don Natale Ferruccio Albergucci, che sta quidando un gruppo di trenta milanesi in Terra Santa, si è trovato nella stessa situazione dopo che, ieri l'altro, si era congiunto al gruppo di romagnoli.

Israele il ritiro da gaza e la minaccia iraniana - bernardo valli ( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Hamas non può assistere passivamente al programmato avvio dei negoziati tra l'Autorità Palestinese di Abu Mazen e l'Israele di Ehud Olmert. Non resta quindi ai dirigenti islamisti più radicali che provocare Israele con i lanci di razzi artigianali Qassam, o di quelli Grad, fabbricati in Iran. Quest'ultimi capaci di raggiungere importanti centri abitati, quali Ashkelon e Siderot.

Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Questa Europa, malata ( da "Tempo, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: A proposito di Israele, il negoziato di pace è ormai sotto le macerie di Gaza? "Israele e l'autorità nazionale palestinese, nella figura di Abu Mazen sono impegnati in un negoziato che dovrebbe portare entro il 2008 ad un accordo di pace con la nascita di uno stato palestinese al fianco di Israele.

D'Alema: Dobbiamo parlare anche con Hamas ( da "Tempo, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: israelo-palestinese se non si arriverà subito ad una "tregua politica" tra Israele ed Hamas e soprattutto se "non si apre un dialogo con chi governa Gaza". Così il ministro degli Esteri ha ricordato quando - in tempi non sospetti e prima della riunione voluta dall'amministrazione Bush ad Annapolis - proprio dalla Farnesina partì il suggerimento di aprire un dialogo con chi controlla

Israele, gaza e la minaccia iraniana - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: ha segnato una (sia pur macabra) vittoria dei palestinesi contrari a un accordo con Israele. Hamas ha ottenuto quel che voleva. Già accusato di collaborazionismo con Israele, Abu Mazen è stato costretto a sospendere, per un po di tempo, il dialogo con Ehud Olmert e a condannare la repressione contro i fratelli secessionisti di Gaza.

Cultura Oggi è ricevuto con tutti gli onori in un Iraq sotto protettorato americano: è il grande rit... ( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: siriana e il conflitto israelo-palestinese. L'Europa ? alla cui presidenza sarà di turno la Francia ? farebbe bene a misurare la portata di questo processo e a mantenervi il suo ruolo, se vuole avere un peso sul futuro della pace nella grande regione europa-mediterraneo-golfo che sarà il suo spazio naturale sul pianeta globalizzato del XXI secolo,

Quattro morti al giorno non valgono un decreto? Adeguamenti Istat: le banche possono, noi no! Israele-Palestina, noi insistiamo a parlare di pace ( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Franco Picchi via e-mail Israele-Palestina Non dimentichiamo Gaza Caro direttore, spero che la foto apparsa domenica sulla prima pagina di "Liberazione" abbia l'effetto choc della sveglia che ridesta le donne e gli uomini dal torpore del sonno: in questo caso dal sonno della ragione!

Guerra al terrore e stato d'eccezione permanente ( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele? Guerra al terrore e stato d'eccezione permanente Fabio Amato* Nella sostanziale indifferenza dei candidati alle prossime elezioni politiche italiane, e mi riferisco naturalmente a quelli del duopolio mediatico, aspiranti all'inciucio per liquidare la Costituzione repubblicana, in tutto il pianeta si stanno ancora dispiegando gli effetti nefasti della stagione della guerra

La Fiaccolata Oggi in piazza a Roma per la Palestina e per il cessate-il-fuoco ( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Per una pace giusta in Palestina". Questo il titolo dell'appello lanciato dalla comunità palestinese di Roma e del Lazio per una manifestazione-fiaccolata che ha raccolto come prime adesioni quelle della Rete Ebrei Contro l'Occupazione,il comitato Con la Palestina nel Cuore, l'associazione Amici della Mezza Luna Rossa, l'associazione Wael Zuaiter,

Israele si ritira Hamas: <Vittoria> Olmert avverte: presto nuovi raid ( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Israele si ritira Hamas: "Vittoria" Olmert avverte: presto nuovi raid Ripresi i lanci di razzi su Sderot e Ashkelon Stefania Podda Israele si ritira ma annuncia nuove operazioni. All'alba di ieri, l'esercito ha concluso l'operazione di terra a Gaza e i blindati hanno lasciato la Striscia dopo giorni di pesanti attacchi.

<La terza Intifada? E' davvero molto vicina> ( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: Perché Israele ha attaccato la striscia di Gaza ora? L'attacco israeliano non è una sorpresa. E da quando la situazione a Gaza si è radicalizzata che Tel Aviv aveva intenzione di metterlo in atto. Del resto gli israeliani non hanno mai smesso di sentirsi in uno stato di guerra e sono ormai ossessionati dalle questioni di sicurezza.

Il doppio dramma della striscia di Gaza ( da "Opinione, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: doppio dramma della striscia di Gaza di Davide Giacalone Israele si ritira unilateralmente da Gaza, costringendo con la forza i propri coloni a sloggiare, per dare concretezza alla consegna di territori in cambio di pace e sicurezza. Nella striscia prendono posizione gli uomini di Hamas, con l'obiettivo di attaccare Israele e rendere impossibile la politica palestinese di Abu Mazen.

Israele ha ritirato le truppe Olmert minaccia nuovi raid ( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: INFERNO DI GAZA Israele ha ritirato le truppe Olmert minaccia nuovi raid L'operazione "Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya. D'Alema: "Impossibile pace senza dialogo" Commenta Commenti Invia commento Segnala ad un amico Nessun commento presente Clicca qui per inviare il tuo commento Email:

Traffico di neonati, fermate sette persone ( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 03/2008 di Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi Palmira (Siria) 2005, le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque giornate a Cassano, sei d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità indicate da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?

Il Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas centra la traversa ( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina

Abstract: 03/2008 di Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi Palmira (Siria) 2005, le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque giornate a Cassano, sei d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità indicate da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?


Articoli

Il dilemma di Israele (sezione: Israele/Palestina)

( da "EUROPA.it" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

JANIKI CINGOLI Israele si sta ritirando da Gaza, ma è probabile che la massiccia operazione (con oltre cento vittime palestinesi, fra cui civili e bambini), non sia l'ultima. Nelle scorse settimane Hamas aveva effettuato una escalation drammatica, utilizzando anche razzi iraniani di maggiore portata (fino a venti chilometri), che erano arrivati a colpire anche la popolosa città di Ashkelon, con oltre centomila abitanti. Una minaccia su vasta scala, di fronte a cui il governo Olmert non poteva restare inerte, anche per la crescente pressione dell'opinione pubblica. È evidente tuttavia che operazioni di questo genere sono soltanto dei palliativi, per quanto sanguinosi e forieri di pesanti reazioni internazionali e arabe. Incapaci di risolvere stabilmente il problema dei razzi, come l'esperienza ha ampiamente dimostrato. Non che il moltiplicarsi degli attacchi mirati contro i leader militari di Hamas non abbia duramente falcidiato l'organizzazione, ma dal punto di vista politico è questa a cantare vittoria, di fronte al ritiro israeliano. La stessa condanna espressa da Abu Mazen, con la sospensione dei negoziati con gli israeliani, può essere valutata più come un'espressione di debolezza che di forza. Né può essere sottovalutato l'impatto emotivo delle immagini delle vittime, continuamente ritrasmesse dai canali arabi: sono in molti, dentro Al Fatah, ad accarezzare la speranza che lo stato ebraico faccia per loro il lavoro sporco, abbattendo il governo imposto da Hamas su Gaza, e riconsegnandolo al più o meno legittimo governo dell'Anp, o almeno affidandolo al controllo del consiglio di sicurezza dell'Onu. Israele si trova oggi di fronte a due opzioni, ugualmente drammatiche: effettuare una completa rioccupazione della Striscia, con l'inevitabile corollario delle previste e pesanti perdite militari, oltre che dell'altissimo numero di civili palestinesi che sarebbero travolti dai combattimenti (per non parlare delle possibili ritorsioni di missili sulle città israeliane) e tornare a sopportare il peso di questa rinnovata occupazione, a cui Israele aveva cercato di sottrarsi con il ritiro unilaterale dell'estate 2005. Oppure trattare una tregua di lungo periodo con Hamas (come ripetutamente proposto da questa organizzazione islamica), accompagnato da un consistente scambio di prigionieri che includa la liberazione del soldato Shalit. Una tregua bilaterale, che non includa solo Gaza ma anche le operazioni mirate contro gli esponenti islamici in Cisgiordania. Il rischio è che Hamas utilizzi come già altre volte questo periodo di respiro per riprendersi dalle perdite e per rafforzarsi. Inoltre, un negoziato diretto con Hamas scavalcherebbe Abu Mazen, che se ne sentirebbe indebolito e emarginato. E questo mentre Olmert interdice al presidente palestinese ogni contatto con l'organizzazione islamica, minacciandolo in caso di ripristino degli accordi della Mecca e di rinnovata formazione del governo di unità nazionale palestinese di troncare la trattativa sul Final Status, avviata con la conferenza di Annapolis (trattativa che peraltro già prima della sospensione palestinese si trascinava in maniera sostanzialmente inconcludente). Abu Mazen, d'altronde, vuole attendere, prima di riprendere i contatti con Hamas (come richiestogli dai maggiori stati arabi), di aver concluso qualcosa al tavolo negoziale, in modo da presentarsi a quell'incontro più forte e non come un perdente senza prospettive. Tuttavia è evidente che il coinvolgimento anche indiretto dell'organizzazione islamica nel meccanismo diplomatico e nello stesso governo dell'Anp appare essenziale per garantire una qualche credibilità agli esiti dello stesso negoziato. Hamas ha dimostrato anche in questi giorni che può, se vuole, provocare un'impennata della tensione e far deragliare lo sviluppo del processo di pace. È questo meccanismo di veti e di ricatti incrociati che la comunità internazionale, in stretto collegamento con il mondo arabo e specificamente con Egitto e Arabia Saudita, dovrebbe impegnarsi a smantellare (come richiesto anche in questi giorni dal parlamento europeo), innescando un processo inverso: favorendo la ricomposizione interna interpalestinese, rimuovendo la minaccia di boicottaggio contro il governo che ne potesse scaturire, appoggiando l'Egitto nei suoi sforzi per favorire la tregua tra Hamas e Israele e lo scambio dei prigionieri, imprimendo un nuovo e forte impulso ai ristagnanti negoziati sul Final Status. Né va trascurata la ripresa dell'opzione siriana, che potrebbe dare un contributo potente a disinnescare le rinascenti tensioni a Gaza e in Libano. Se la comunità internazionale si dimostrasse incapace, e i protagonisti locali venissero lasciati soli, alle prese con i loro riflessi condizionati, lo sviluppo degli avvenimenti è annunciato: tra qualche settimana, quando Israele si sentirà pronto militarmente e avrà completato la sua preparazione, Gaza verrà rioccupata, molto sangue correrà per le sue strade, e la finestra apertasi ad Annapolis sarà richiusa.

Torna all'inizio


Israele ritira i tank Hamas: "Vittoria!" (sezione: Israele/Palestina)

( da "Stampa, La" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Reportage Assedio finito dopo sei giorni di raid militari Israele ritira i tank Hamas: "Vittoria!" Ma Olmert avverte: "Pronti a ritornare a Gaza" FRANCESCA PACI INVIATA A JABALIYA (GAZA) Fham: attaam iaataui albaktiria". Lezione: il cibo contiene i batteri. Il quaderno a righe con i compiti di Jacqueline Abu Shbaak è appoggiato sul mobile della camera che divideva con la sorella Haal, accanto allo zainetto rosa Supersak. Un testamento involontario. Jacqueline è morta sabato sera insieme al fratello Iyaad, 15 e 16 anni, martiri veri del fuoco incrociato tra i militari israeliani acquartierati nella palazzina davanti e i miliziani di Hamas in trincea nella strada, uno sterrato sventrato dai cingolati nel quartiere el Gherem, estrema periferia Est del campo profughi di Jabaliya, la prima linea della nuova guerra dei sei giorni. Le scuole della zona erano chiuse da mercoledì, l'inizio sottotono dei combattimenti. Chiusi i vicoli, i cortili, le vie di fuga. Solo ieri, quando le unità israeliane della brigata Givati si sono ritirate attraverso i campi di limoni spazzati come dall'uragano, la mamma di Jacqueline e Iyaad ha aperto la casa ai parenti per il funerale dei figli. Decine di uomini e donne velate sfilano, separatamente, nel tinello cupo con le finestre sforacchiate dai proiettili e le pareti punteggiate di adesivi di Mohammed Dahlan, l'uomo forte di Fatah a Gaza prima del golpe estivo di Hamas. I carri armati con la stella di David, arretrati a ridosso della barriera che delimita il confine con Gaza, preparano già il seguito dell'operazione che, prevede il premier israeliano Olmert, "avrà altre fasi". Hamas festeggia quella che considera "una vittoria della resistenza" con manifestazioni in piazza e una nuova salva di razzi sulle città di Sderot e di Asqhelon, dove ieri è stato distrutto un condominio. Ma qui a el Gherem, tra le carcasse dei cani e le palazzine con le scale strisciate di sangue secco affacciate su quel che resta del supermercato el Safadi Ltd, nessuno ha voglia di brindare. La nuova guerra dei sei giorni ha lasciato sul campo due militari israeliani e 113 palestinesi, almeno la metà dei quali civili, moltissimi bambini. Selma Abu Alris ne ha perso uno sabato mattina, suo nipote, colpito al petto da una scheggia. Mostra l'appartamento con le pareti in cemento a vista e i mobili accatastati a mo' di barricata in cucina: "Gli israeliani sono entrati buttando giù la porta, ci hanno messo tutti in salotto, erano una decina e dalle finestre sparavano a qualsiasi cosa si muovesse in strada". Eppure Selma agita la mano in segno di minaccia contro Gaza City: "Gli israeliani ci ammazzano come sempre, ma oggi chi dobbiamo ringraziare? I capi di Hamas che prima hanno incarcerato i nostri uomini e adesso sono venuti a fare la guerra agli occupanti proprio qui, sotto casa". Sui muri della camera da letto si vedono i fori dei proiettili di questi giorni e la calce che copre in modo approssimativo quelli di otto mesi fa, sparati da kalashnikov fratelli. El Gherem è un quartiere "dissidente", su ogni tetto sventola la bandiera gialla di Fatah. Certo, gli scontri dell'ultima settimana hanno ridotto al minimo l'avversità tra le due fazioni palestinesi rivali laceratesi nella faida di giugno e spaccando a metà lo Stato che non c'è. Da quarantott'ore le principali città della Cisgiordania, Ramallah, Hebron, Betlemme, Tulkarem, sono invase da dimostranti che manifestano il loro sostegno a Gaza sfidando i posti di blocco e le forze di polizia israeliane. Due palestinesi sono stati uccisi e uno è gravemente ferito. Solidarietà di sangue in un clima da pre-intifada allarmante anche per il presidente Abu Mazen che, dopo aver congelato i colloqui di pace riavviati faticosamente ad Annapolis, ha promesso cinque milioni di dollari ai connazionali "vittime dell'assedio israeliano". Ieri, forte del sostegno internazionale, Abu Mazen si è offerto di mediare tra Israele e gli irriducibili di Hamas fino alla "tregua totale". Una proposta muta che Israele disilluso rifiuta, Hamas ignora, preferendo rilanciare la sfida militare, le famiglie disarmate della periferia di Jabaliya seguono senza capire, alito di pace che passa estraneo sulle loro teste come la guerra. "Domani andrà peggio" dice Ashraf Abu Sheik appoggiato alla sua Subaru carbonizzata da una bomba, citando un antico detto locale e ignorando che è anche il titolo di un libro sulla Palestina della giornalista israeliana di supersinistra Amira Hass. Ieri, durante una visita a Gerusalemme e Ramallah, l'alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'Unione europea, Javier Solana, ha sollecitato la ripresa del dialogo. Oggi il segretario di Stato americano Condoleezza Rice dovrebbe incontrare il governo di Abu Mazen dopo un faccia a faccia con il capo dei servizi segreti egiziani Omar Soleiman. Domani? Per quanto si scruti, da Jabaliya l'orizzonte è invisibile.

Torna all'inizio


Il primo ministro israeliano: Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Il primo ministro israeliano: "Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata".

Torna all'inizio


Olmert si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele conclude l'operazione militare decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma avverte: Pronti a colpire di nuovo, in ogni momen (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del Olmert si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele conclude l'operazione militare decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma avverte: Pronti a colpire di nuovo, in ogni momento. Il premier israeliano all'Anp: riparta il dialogo di Umberto De Giovannangeli È UN ARRIVEDERCI e non un addio. Un ripiegamento, non un dietro front totale. Una tregua temporanea, non una chiusura definitiva. "Inverno caldo" è concluso. Ma ciò che si preannuncia è una "primavera" tutt'altro che pacifica. La cronaca racconta che alle prime luci dell'alba di ieri si è conclusa l'operazione. che l'esercito israeliano ha lanciato nella notte tra venerdì e sabato nel campo profughi di Jabalyia, nel nord della Striscia di Gaza, e cosata la vita a 76 palestinesi parte dei quali bambini e civili, e a due soldati israeliani. Le vittime degli ultimi sei giorni di scontri a Gaza sono complessivamente 112 da parte palestinese. Le unità della brigata Givati sono arretrate fino alla zona vicina al cimitero dei martiri, a ridosso della barriera che delimita il confine fra la Striscia e il territorio di Israele e dove sostano normalmente. Una posizione dalla quale possono agevolmente, e in ogni momento, lanciare nuove incursioni, cosa che è avvenuta in serata quando in un raid aereo israeliano a Beit Hunun, nel nord della Striscia, è stato colpito a morte un miliziano della Jihad islamica (tre i palestinesi feriti). A poche ore dal ritiro i miliziani palestinesi hanno ripreso a lanciare razzi sulle città di Sderot e di Asqhelon (con una ventina di civili ricoverati in stato di shock), attività che in realtà non avevano mai interrotto neppure durante i combattimenti con le forze israeliane. Hamas ha così potuto cantare vittoria mostrando il ripiegamento israeliano come una fuga. Migliaia di palestinesi sono scesi in piazza nella città di Gaza e nel campo profughi di Jabalyia celebrando l'evento. "Il nemico è stato sconfitto - dichiara un portavoce del movimento di resistenza islamico, Sami Abu Zuhri, dopo le partenza militari israeliani dalla Striscia - Gaza sarà sempre una tomba per le truppe d'occupazione". "L'ingresso dei mezzi corazzati israeliani nel territorio della Striscia non richiede una operazione di sfondamento come ad esempio è accaduto nel Libano del sud - spiega a sua volta una fonte dell'esercito israeliano - e questo perché tecnicamente le nostre unità si trovano già al di là della linea di frontiera, sostando normalmente in territorio palestinese sia pure senza intervenire". Di incursioni come quelle di Jabalyia ne avvengono frequentemente e in varie zone della Striscia, ma normalmente si concludono dopo poche ore: a Jabalyia l'operazione è stata più lunga nella durata e ha avuto un maggior numero di obiettivi da raggiungere, e questo spiegherebbe anche la ragione dell'altissimo numero di vittime. "Terminata questa azione - ribadisce la fonte - non significa che entro brevissimo tempo non ne vengano condotte altre: anche per questo i canti di vittoria di Hamas sono fuori luogo, e loro lo sanno molto bene". La partita militare è tutt'altro che conclusa. A dirlo chiaramente è Ehud Olmert. "Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata", afferma il premier israeliano davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa del parlamento. Olmert ha voluto precisare che "quanto avvenuto negli ultimi giorni, non è un incidente isolato". "Tutto è possibile", ha sottolineato accennando all'eventualità di nuove "incursioni aeree, incursioni terrestri ed operazioni di commando". Il premier ha quindi ribadito che l'obiettivo delle operazioni militari israeliane è "la riduzione drastica del lancio di razzi (contro Israele, ndr), l'indebolimento del regime del Hamas in modo da non essere più capace di controllare la Striscia di Gaza". Secondo Olmert, tale risultato potrà essere raggiunto soltanto con una campagna "sistematica che implica l'impiego di una gamma variegata di mezzi" in loco. D'altra parte, il primo ministro si è pronunciato per una ripresa dei negoziati con l'Autorità palestinese di Abu Mazen, ritenendo che in mancanza di prospettive di pace "non esiste altro mezzo per impedire la Cisgiordania si trasformi in una nuova Gaza". La risposta di Abu Mazen non si fa attendere: il presidente dell'Anp si dice disposto "a operare per arrivare alla conclusione di una tregua totale con la parte israeliana per risparmiare al nostro popolo nuove vittime e sofferenze". Il rais, nel suo primo gesto di sostegno diretto agli abitanti della Striscia di Gaza da quando nel giugno di un anno fa Hamas ne ha assunto il controllo politico e militare, ha intanto deciso di donare cinque milioni di dollari che saranno destinati alle "vittime degli attacchi israeliani".

Torna all'inizio


Fiano: ma io dico silenzio assordante su i missili di Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del IL COLLOQUIOIl parlamentare Pd, esponente dell'associazione Sinistra per Israele: occorre una forza di interposizione Fiano: ma io dico silenzio assordante su i missili di Hamas "Pensare che per aiutare il popolo palestinese o quello israeliano si debbano accusare gli amici dell'uno o quelli dell'altro, colpevolizzandoli per il loro silenzio, è una visione miope che non porta da nessuna parte". Di ciò Emanuel Fiano, parlamentare del Partito Democratico, esponente di punta dell'associazione "Sinistra per Israele", si dice profondamente convinto. "Per me - spiega - sarebbe troppo facile rispondere a certe accuse, rilevando che c'è stato un silenzio assordante da parte di molti sulle migliaia di missili lanciati su Sderot e Ashqelon". Ma questo rinfacciarsi silenzi, veri o presunti, è un esercizio sterile, che finisce solo per creare nuovi muri di diffidenza e di ostilità reciproche. È l'altra convinzione che anima Fiano. "Voglio dirlo con la massima chiarezza e onestà intellettuale possibili: per me, un bambino palestinese morto è una tragedia identica a quella di un bambino israeliano morto. La cosa che mi strazia ancor di più pensando al bambino palestinese, è la quantità di cattivi maestri di Hamas che può avergli fatto credere che il suo martirio fa parte di un disegno divino e che se contribuirà alla distruzione di Israele sarà ricompensato nel paradiso dell'Islam". Il colloquio vira inevitabilmente sul futuro e su ciò che dovrebbe farsi per evitare una nuova, devastante escalation di violenza. L'esponente di "Sinistra per Israele" non ha soluzioni magiche da proporre. "Se sia possibile spezzare questa spirale di violenza non lo so - afferma - si può cercare di individuare da dove ripartire. Una premessa è doverosa: io parlo da cittadino occidentale benestante che la notte non è costretto a dormire nei rifugi. Detto ciò, a me sembra che si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di separare con una forza internazionale di interposizione il territorio di Gaza da quello di Israele. Ovviamente così come si è fatto per il Sud Libano per le postazioni di Hezbollah, la forza internazionale dovrebbe essere garante dello smantellamento delle postazioni di lancio palestinesi dei razzi Qassam dalla Striscia. Questo sul piano operativo. Su quello strettamente politico, coloro che sono stati protagonisti della conferenza di Annapolis, dovrebbero a mio avviso essere capaci, o comunque impegnarsi, a non indebolire Abu Mazen, che resta l'unico interlocutore palestinese al momento; bisogna lavorare perché un giorno, non so quanto lontano, anche la popolazione palestinese di Gaza possa esprimere una classe dirigente in grado di diventare interlocutore di Israele". Sull'onda delle drammatiche notizie che giungevano in questi giorni insanguinati da Gaza, c'è chi in Italia, nella sinistra più estrema, ha rilanciato il boicottaggio di Israele. Fiano rigetta con sdegno questa possibilità. "Il boicottaggio - dice - è una forma contraria al dialogo. Il boicottaggio è la porta chiusa in faccia alla possibilità della pace, e siccome la pace, come diceva Yitzhak Rabin, la si fa proprio con il nemico, la via del dialogo deve essere percorsa sempre". u.d.g.

Torna all'inizio


Il dialogo è stato rotto, l'Anp ora tenterà una tregua (sezione: Israele/Palestina)

( da "Unita, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stai consultando l'edizione del SALAM FAYYADIl premier palestinese: i soldati israeliani hanno lasciato dietro di loro morte e distruzione, nessuno potrà dimenticare "Il dialogo è stato rotto, l'Anp ora tenterà una tregua" di Umberto De Giovannangeli L'annuncio della fine di "Inverno caldo", l'operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza, non attenua la sua rabbia per ciò che è avvenuto. Riusciamo a parlare per pochi minuti con Salam Fayyad, primo ministro palestinese, ma quei pochi minuti danno conto di una lacerazione nei rapporti con le autorità israeliane che non sarà facile ricucire. Signor primo ministro, Israele ha appena annunciato il ritiro dei suoi soldati da Gaza. Qual è la sua reazione a caldo? "Quei soldati lasciano dietro di loro morte e distruzione. Ciò che è avvenuto in questi giorni a Gaza è un fatto di straordinaria gravità. Abbiamo dovuto subire una aggressione senza precedenti, la più grave dopo il 1967 (l'occupazione dei territori palestinesi dopo la Guerra dei sei giorni, ndr.). Malgrado l'annuncio del ritiro, la situazione rimane estremamente grave. Lo ripeto: ciò che è avvenuto in questi giorni supera in peggio quello che noi palestinesi dovemmo subire dopo l'occupazione del 1967". Cosa l'ha più colpito di ciò che è avvenuto in questi giorni a Gaza? "Le vittime civili. Le donne, i bambini uccisi nell'offensiva israeliana. Diciassette bambini sono stati uccisi e oltre cento feriti. Una enormità. E nessuno venga a dire che si è trattato di uno spiacevole incidente". Signor primo ministro, in queste ore Hamas festeggia il ritiro israeliano cantando vittoria. "Il cinismo di Hamas non sembra conoscere limiti. Come si può esultare di fronte a quanto è accaduto in questi giorni? Hamas porta pesantissime responsabilità per la condizione disastrosa in cui versa la popolazione della Striscia. Il loro comportamento irresponsabile ha favorito il pugno di ferro israeliano". Nel vivo delle operazioni militari, il presidente Abu Mazen ha annunciato il blocco di tutti i rapporti con Israele. Dopo l'annuncio del ritiro israeliano il negoziato riprenderà? "Discuteremo sul da farsi. Di certo, nessuno potrà far finta che non sia successo nulla in questi giorni. Ma il nostro impegno per raggiungere una pace giusta, duratura, che porti alla nascita di uno Stato palestinese indipendente a fianco di Israele, non verrà meno. Nell'immediato siamo pronti a operare perché si giunga ad una tregua totale con Israele. Per noi la priorità assoluta è oggi quella di evitare un nuovo bagno di sangue". In passato, Lei ha chiesto una protezione internazionale per la popolazione di Gaza. È ancora di questo avviso? "Ancora di più. Mai come oggi è necessario che la comunità internazionale si assume responsabilità dirette e concrete sul campo. Per questo torno a chiedere la dislocazione di una forza internazionale a Gaza. D'altro canto, l'asserito ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia non deve far dimenticare che da tempo è in atto a Gaza una tragedia umanitaria che riguarda un milione e quattrocentomila essere umani. Faccio mie le parole del segretario generale delle Nazioni Unite: il diritto all'autodifesa non giustifica le punizioni collettive inflitte alla popolazione civile di Gaza, esse sono contrarie al diritto internazionale e alla stessa Convenzione di Ginevra". Nei mesi scorsi, Lei ha messo a punto un piano, sostenuto dall'Egitto, per il passaggio del controllo dei valichi di frontiera tra Gaza e Israele, e tra Gaza e l'Egitto, alle forze di sicurezza dell'Anp. Questo piano è ancora attuabile? "Al primo ministro Olmert ho ripetuto più volte che siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità in materia di sicurezza. Ma con il suo comportamento, Israele finisce per rendere impraticabile questo disegno. Guardi cosa è avvenuto a Nablus (la più popolosa città della Cisgiordania, ndr.): avevamo fatto uno sforzo straordinario per ristabilire ordine e legalità schierando sul terreno centinaia di agenti. Ebbene, dopo qualche giorno l'esercito israeliano è entrato a Nablus, vanificando il nostro sforzo. È come se fossimo in "libertà" vigilata. Una condizione che non aiuta certo il dialogo". (ha collaborato Osama Hamadan).

Torna all'inizio


Sul Medio Oriente mancaun vero progetto di pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

David bidussa Qualcuno ricorda le amare considerazioni di Alessandro Manzoni a proposito di don Abbondio assalito a casa sua da Renzo e Lucia? Don Abbondio urla e si difende: sembra subire un sopruso. In realtàè lui che lo commette. Renzo e Lucia violano la sua casa: sembrano gli assalitori. In realtà cercano di riaffermare un loro diritto. La realtàè sempre complicata. Ma, dopo cinque giorni d'inferno tra Gaza e Sderoth, rischia di essere paradossale. Il senso dell'azione militare israeliana risulta incomprensibile. Perché i missili continuano a cadere - e del resto in questi giorni non hanno mai smesso - e allo stesso tempo l'unico risultato concreto sembra essere il congelamento del colloquio israelo-palestinese faticosamente ripreso ad Annapolis tre mesi fa. Se si dovesse fare un fermo-immagine della situazione di oggi si potrebbe dire che raramente il legittimo governo di uno Stato sovrano ha accumulato un così rapido insuccesso e un movimento terroristico un così alto (e persino gratuito) successo. Se poi a tutto questo si aggiunge la gaffe sull'"Olocausto in fieri" del popolo palestinese, pronunciata dal sottosegretario agli Esteri israeliano, viene da pensare che per una volta la realtà ha corso più veloce della fantasia. Abitare a Gaza o a Sderoth (20.000 abitanti) o a Asqelon (120.000 abitanti) non fa molta differenza. In entrambi i casi qualcuno spara casualmente e vengono coinvolti civili. Ci sono differenze sostanziali tra queste due scene? Qualcuno può ragionevolmente sostenere che i morti di Gaza valgono di più di quelli di Asqelon e Sderoth o viceversa? A chi parlano i missili che partono da Gaza e arrivano a Sderoth o a Asqelon? E a chi parlano i raid aerei israeliani? I palestinesi di Gaza parlano prima di tutto ai palestinesi della Transgiordania e dicono loro che qualsiasi dialogo è impossibile, se loro sono esclusi. Poi dicono che loro sono la maggioranza e dunque il futuro si decide a Gaza: quelli di Ramallah si facciano da parte. Gli israeliani parlano alla propria opinione pubblica interna che preme perché si faccia qualcosa e dunque si risponda ai missili che ogni giorno piovono su Israele. Ma sia Haniyeh che Olmert hanno anche un interlocutore in comune: è Abu Mazen. A lui i palestinesi di Gaza mandano a dire che per loro la trattativa in corso non è una trattativa, perché lui non li rappresenta. Il messaggio degli israeliani ad Abu Mazen è diverso, ma non è meno imperativo: i palestinesi di Gaza rientrano nella sua amministrazione oppure no? Se sì, perché non governa le loro decisioni imponendogli un comportamento? Se no, li lasci al loro destino. Com'è andata a finire lo sappiamo: fine dei colloqui e della prospettiva di pace. Non è solo responsabilità di Hamas che non lo voleva dall'inizio, dei tentennamenti di Abu Mazen e della crisi politica di Olmert che crede di recuperare un consenso seriamente compromesso dai risultati della commissione d'inchiesta Winograd sugli insuccessi e i problemi dell'estate 2006 (anche allora una guerra per i missili che cadevano in territorio israeliano e con "bombardamenti intelligenti"). In mezzo c'è l'assenza degli Stati Uniti nell'anno del ricambio della Casa bianca, l'inconsistenza della politica europea sul Medio Oriente, l'offensiva diplomatica di Ahmadinejad, l'incerto domani russo. Tutte variabili sull'assenza di ipotesi operative di pace. In questo vuoto reale dal Medio Oriente non possono che arrivare rumori sinistri: a Gaza nelle incursioni israeliane, nei missili che colpiscono Sderoth e Asqelon in quelli che probabilmente riprenderanno a partire dal Sud del Libano e nelle bombe "intelligenti" a Beirut. Non è il tempo della politica. Non ci sono i dirigenti politici in grado di esprimere un progetto e, soprattutto, di saperlo sostenere. La navigazione è a vista. 04/03/2008.

Torna all'inizio


Israele lascia Gaza, tensione in Cisgiordania (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Medio oriente Per salvare il processo di pace oggi arriva la Rice. Ma Olmert non intende trattare con Hamas e prepara un'altra offensiva 04/03/2008.

Torna all'inizio


MO:HAMAS FESTEGGIA VITTORIA, ISRAELE PREPARA NUOVI RAID/ANSA (sezione: Israele/Palestina)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

TEL AVIV. Alle prime luci dell'alba l'esercito israeliano ha lasciato il campo profughi di Jabalya, nel Nord della Striscia di Gaza, ponendo termine a un'incursione durata appena 50 ore ma la cui violenza (76 palestinesi uccisi in due giorni, e 111 nell'intera settimana di scontri) ha provocato il blocco dei negoziati di pace, e la minaccia di una nuova Intifada. Un rischio contro il quale metteranno in campo le loro armi diplomatiche il Segretario di Stato americano Condoleeza Rice, attesa per oggi, e l'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea Javier Solana, la cui missione è già iniziata ieri. Hamas, che ha continuato anche ieri a lanciare razzi contro le città di Sderot e di Ashqelon, ha considerato il ritiro israeliano una propria vittoria, portando in piazza migliaia di persone che hanno provato con gli inni e gli slogan, a coprire il dolore dei tutti. In serata un nuovo raid aereo israeliano, questa volta sulla città di Beit Hanun (sempre nel Nord della Striscia) ha provocato un morto e tre feriti. In realtà il ritiro israeliano sembra dettato più dall'esigenza di evitare l'imbarazzo di nuove vittime civili durante la visita di Solana e della Rice, piuttosto che dalla volontà di rinunciare a combattere fino in fondo la battaglia contro Hamas. Le unità della brigata "Givati" sono infatti arretrate fino alla zona del cimitero dei martiri, a ridosso della barriera che delimita il confine fra la Striscia e il territorio di Israele e dove sostano normalmente. Una posizione dalla quale possono agevolmente, e in ogni momento, lanciare nuove incursioni. Di incursioni come quelle di Jabalya avvengono frequentemente e in varie zone della Striscia, ma normalmente si concludono dopo poche ore: a Jabalya l'operazione è stata più lunga nella durata e ha avuto un maggior numero di obiettivi da raggiungere, e questo spiegherebbe anche la ragione dell'altissimo numero di vittime. Secondo l'organizzazione pacifista israeliana Btselem, sul totale dei palestinesi uccisi in sei giorni di incursioni, ben 54 sarebbero stati "non combattenti" e fra questi 25 minori. La conferma che non si tratti di alcun ritiro, ma solo di una operazione conclusa in attesa che ne venga lanciata una nuova, è giunta in mattinata anche dal primo ministro Ehud Olmert. Parlando alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa, Olmert ha detto che Israele ha due obiettivi principali: mettere fine ai lanci di razzi da Gaza verso il Neghev e indebolire il regime di Hamas, e questo evidentemente implica che vengano condotte nuove azioni militari. Per raggiungere tali obiettivi, il ministro della Difesa Ehud Barak aveva addirittura evocato una operazione di terra più estesa e massiccia rispetto a quella condotta a Jabalya. Olmert ha rilevato d'altra parte che Israele intende proseguire i negoziati di pace "con i palestinesi pragmatici", ossia con l'Anp di Abu Mazen che due giorni fa ha però congelato tutti i rapporti con lo Stato ebraico. Un gesto che è bastato a far tracimare la tensione dalla Striscia di Gaza a tutta la Cisgiordania dove ieri si sono vissute scene da Intifada, con un giovane palestinese ucciso, e decine di dimostranti (oltre ad alcuni militari) feriti durante fitte sassaiole. Il premier israeliano è consapevole che il blocco dei negoziati di pace con Abu Mazen rischia di trasformare la Cisgiordania "in una seconda Gaza". Ma al tempo stesso non riesce a vedere nei confronti di Hamas, e dell'esigenza di porre fine ai lanci di razzi sulle città israeliane, altra soluzione che non sia quella militare. Sono ormai sempre di più gli osservatori israeliani che, al contrario, suggeriscono di superare il "tabù" del negoziato con gli integralisti. 04/03/2008.

Torna all'inizio


Palestina, scoppia una nuova Intifada Pietre contro auto israeliane, dimostranti feriti. Abu Mazen: Urge una tregua (sezione: Israele/Palestina)

( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Palestina, scoppia una nuova Intifada Pietre contro auto israeliane, dimostranti feriti. Abu Mazen: "Urge una tregua" di LORENZO BIANCHI CON LE PRIME luci dell'alba tutti i fanti della brigata israeliana "Givati" si sono ritirati sulle loro posizioni abituali a ridosso del confine. I carri armati non presidiano più il campo profughi di Jabalya. Una fonte militare di Gerusalemme spiega che restano come sempre "sul territorio palestinese, sia pure senza intervenire". Il contrappunto degli integralisti di Hamas è un grido solo, "vittoria". Il portavoce Sami Abu Zuhri gongola: "Il nemico è stato sconfitto, Gaza sarà sempre una tomba per le truppe di occupazione". LA FIAMMATA di rivolta nei territori palestinesi occupati richiama i giorni cupi dell'Intifada. Blocchi stradali, veicoli di israeliani "lapidati". Vicino all'insediamento di Talmon, nell'area di Ramallah, un colono ebreo circondato dai dimostranti ha ucciso un ragazzo palestinese di 18 anni. Un sedicenne è stato ferito gravemente a Beit Ummar, vicino a Hebron, da soldati che tentavano di disperdere una manifestazione. Nelle stesse circostanze un ragazzo di sedici anni è stato colpito al petto da un proiettile a Beit Jalla, un quartiere di Betlemme. E' grave. MENTRE I MEZZI corazzati ripiegano, continuano a piovere razzi su Israele. Due hanno colpito la città portuale di Ashqelon. Uno, un missile Grad di fabbricazione iraniana, è caduto vicino a una scuola. Secondo un alto ufficiale dell'Intelligence, che parla coprendosi con il velo dell'anonimato, ne sono stati lanciati in tutto venti durante l'offensiva israeliana "Inverno caldo". NEL SUO INTERVENTO alle commissioni esteri e difesa del Parlamento il primo ministro di Gerusalemme Ehud Olmert si è precipitato a gelare l'entusiasmo degli integralisti: "Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata. Tutto è possibile, incursioni aeree, incursioni terrestri ed operazioni di commando". Hamas resta al centro del mirino. Il premier caldeggia invece la ripresa dei negoziati con l'Autorità nazionale Palestinese del presidente Abu Mazen: "Non esiste altro mezzo per impedire che la Cisgiordania si trasformi in una nuova Gaza". Il capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erakat risponde chiaro e tondo che i contatti restano sospesi, anche se Abu Mazen si è dichiarato disponibile "a operare per arrivare alla conclusione di una tregua totale con la parte israeliana". PER QUESTO SBOCCO premono Xavier Solana, Alto rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e la sicurezza, e il segretario di Stato americano Condoleeza Rice che arriverà oggi al Cairo e proseguirà per Ramallah dove dovrebbe incontrare sia il presidente Abu Mazen sia il primo ministro Salam Fayyad. Un anonimo alto esponente israeliano citato dalla agenzia Reuters descrive il ritiro da Gaza come "una pausa di due giorni durante la visita del segretario di Stato". L'OFFENSIVA "Inverno caldo" ha attirato una valanga di critiche su Gerusalemme. Le ultime sono piovute sullo stato ebraico da Louise Arbour, l'alto commissario dell'Onu per i diritti dell'uomo vicina alla rinuncia all'incarico, da Amnesty International e dall'Unicef. L'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia calcola che nei cinque giorni dell'attacco a Gaza abbiano perso la vita 17 bambini e 100 siano rimasi feriti. Il numero complessivo delle vittime palestinesi sarebbe salito a 111. - -->.

Torna all'inizio


<Basta mezze misure: invadere o negoziare> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Strategia "Una semplice guerra d'attrito sarebbe la soluzione peggiore. L'obiettivo è restituire il territorio al Fatah" "Basta mezze misure: invadere o negoziare" L'esperto Klein Halevy: "Gli israeliani sentono che la sovranità nazionale collassa" DAL NOSTRO INVIATO GAZA - Vent'anni fa, con la divisa da riservista, Yossi Klein Halevy si muoveva tra i campi rifugiati di Gaza. Rivoli di fogna che scorrevano sulla sabbia, vecchi e bambini che lo guardavano disperati. "Di notte entravamo nelle loro camere da letto - scrive sul Los Angeles Times -, arrestavamo sospetti, gente accusata di terrorismo o di non aver pagato la bolletta dell'acqua. Più poliziotti che militari, ci siamo ritrovati a imporre un'occupazione che minacciava il carattere ebraico e democratico dello Stato. Allora è nato l'israeliano con il senso di colpa, pronto a correre qualunque rischio per la pace". "Quell'israeliano non c'è più", dice al telefono da Gerusalemme. "Si è estinto, anche dentro di me. Solo voi in Europa credete ancora che esista, perché vi piacciono le nostre anime belle, pronte a prendersi la colpa per tutti i mali del Medio Oriente. Sappiatelo: sono un gruppo minoritario". Intellettuale dello Shalem Center, Klein Halevy è convinto che perfino l'impopolare Ehud Olmert abbia ottenuto il sostegno di tutto il Paese quando ha replicato "non venite a farci la morale " alle accuse di uso sproporzionato della forza a Gaza. "L'operazione di questi giorni era inevitabile. L'esercito doveva entrare nella Striscia per verificare quali armi e razzi fossero stati trafugati nella Striscia, dopo la breccia nel confine con l'Egitto. Abbiamo scoperto che ormai dai Qassam artigianali sono passati ai Katiuscia. Hamas si sta trasformando in un secondo Hezbollah". Il 64 per cento degli israeliani è favorevole a negoziare un cessate il fuoco con gli integralisti. Eppure il governo Olmert è stato sotto pressione in queste settimane perché intervenisse a fermare i bombardamenti quotidiani sulle città israeliane. "Gli israeliani sentono che la loro sovranità nazionale sta collassando, che le frontiere si stanno disintegrando. A nord, Haifa, la terza città del Paese, è finita nel raggio dei missili di Hezbollah. A sud, la minaccia si sta spostando verso centri come Ashkelon e Ashdod. La nostra deterrenza si sta erodendo e il governo deve agire per ristabilirla". Considera l'operazione di questi giorni a Gaza, "una mezza misura". Avverte che lo Stato ebraico "deve evitare una guerra d'attrito e decidere se è pronto a invadere la Striscia. Altrimenti negozi". L'organizzazione israeliana B'Tselem ha contraddetto le cifre dell'esercito, che aveva parlato di 90 miliziani tra i morti: secondo l'associazione per i diritti umani, le vittime civili sarebbero 54 su 106. "In una guerra d'attrito, i civili coinvolti sono destinati a crescere. Israele subirebbe la pressione della comunità internazionale e sarebbe costretta ad accettare, prima o poi, un cessate il fuoco. Sarebbe una vittoria per Hamas". Amy Ayalon, ministro senza portafoglio ed ex capo dello Shin Bet, ha spiegato alla radio militare che non si può "parlare di sconfitta o vittoria, quando si affronta un fenomeno come Hamas". Klein Halevy è pronto a offrire una sua definizione di vittoria nella sfida con il movimento fondamentalista: "Rovesciare il regime di Hamas. Con un'operazione militare su grande scala, che tenga conto delle lezioni del Libano: non ci si imbarca in una guerra senza considerare il contesto diplomatico; non si entra in un conflitto senza un obiettivo preciso. Olmert ha approvato un raid limitato a Gaza perché non ha ancora chiaro quale sia questo obiettivo. è un problema". Togliere ai fondamentalisti il dominio su Gaza per restituirlo al Fatah del presidente Abu Mazen. "Resto convinto che il Fatah non sia la soluzione perfetta, non è molto meglio di Hamas, se si parla di legittimazione di Israele. La vera differenza è che la guerra di Fatah contro di noi è nazionalista, quella di Hamas è teologica. è più facile risolvere il primo tipo di conflitto. Se gli integralisti restano al potere per un'altra generazione, non ci sarà più nessuno con cui dialogare. Mi preoccupa molto di più il potere di Hamas nel sistema educativo che la forza delle loro milizie. I terroristi sono un problema tattico-militare, l'educazione è una questione strategica di lungo termine". Davide Frattini.

Torna all'inizio


<Io verrò Per parlare solo d'amore> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Meir Shalev "Io verrò Per parlare solo d'amore" GERUSALEMME - "Spero che scrittori importanti per la nostra letteratura come Amos Oz o Abraham Yehoshua alla fine decidano di venire a Torino". Meir Shalev (foto) sta preparando il suo viaggio in Italia, anche perché è uno dei pochi Paesi dove ammette di riuscire a passare un periodo abbastanza lungo "senza sentire nostalgia di casa". Shalev vorrebbe vederli con lui alla Fiera non per "ragioni politiche ma letterarie". "Verificherò con il mio editore qualche giorno prima, non voglio trovarmi invischiato in polemiche e dibattiti. Non sono uno scrittore politico, i miei sono romanzi d'amore. Se dovessi scoprire che la manifestazione non è più un incontro tra artisti dedicato ai libri, potrei decidere di non venire". Shalev ha sessant'anni, è nato nel 1948 come lo Stato d'Israele. Non è stupito dal boicottaggio del regime di Teheran. "Succede anche nello sport. Si rifiutano di partecipare ogni volta che un atleta iraniano deve affrontare un israeliano". è molto più stupito dalle proteste in Italia. "Ogni anno le fiere scelgono un Paese protagonista. Questa volta è Israele. Chi vuole boicottare Torino lo fa contro la grande tradizione italiana. Avrei voluto vedere una maggiore reazione del pubblico in difesa dell'evento. So benissimo che Israele è uno dei nodi della politica mondiale. Ma siamo abbastanza noti anche per i nostri libri". D.F.

Torna all'inizio


Israele ritira i tank Hamas: <Vittoria> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Attacco a Gaza Su 106 palestinesi uccisi, 54 sono civili Israele ritira i tank Hamas: "Vittoria" Abu Mazen offre di mediare una tregua L'operazione "Inverno caldo" si è conclusa ieri poco prima dell'alba "Abbiamo mostrato quello che può succedere" DAL NOSTRO INVIATO GAZA - Per le strade distrutte di Jabalya, i miliziani di Hamas non si vedono più. Se ne sono andati, quando i tank israeliani che li attiravano come calamite hanno lasciato il villaggio. L'operazione "Inverno caldo" è finita ieri, poco prima dell'alba. Le truppe sono tornate al di là del confine, dopo due giorni di scontri. Gli elicotteri hanno continuato a colpire le squadre dei Qassam: un palestinese è stato ucciso a Beit Hanun, mentre stava per sparare una batteria di razzi. "Continueremo con le nostre azioni difensive", spiega un portavoce del governo di Ehud Olmert. "L'azione molto limitata a Gaza - spiega un'altra fonte israeliana - è servita per mostrare ad Hamas quello che potrebbe succedere. Se recepiscono il messaggio, ci sarà un periodo di calma. Se continuano a bombardarci con i missili, andremo avanti con raid anche peggiori ". Hamas ha letto diversamente il messaggio e ha dichiarato "vittoria". "Il nemico è stato sconfitto", proc lama Sami Abu Zuhri, uno dei portavoce del movimento fondamentalista. "Gaza sarà sempre la tomba delle forze d'occupazione ". B'Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani, ha sostenuto che 54 morti palestinesi su 106 sono civili. Gabi Ashkenazi, capo di Stato maggiore, aveva fornito cifre diverse: secondo l'esercito, sarebbero caduti 90 miliziani. Abu Mazen si è offerto di mediare una tregua tra Hamas e Israele. Il presidente palestinese ha congelato i negoziati con il governo Olmert, dopo l'attacco contro la Striscia. Condoleezza Rice, segretario di Stato americano, arriva oggi in Egitto e da lì si sposta a Gerusalemme e Ramallah. Vuole provare a salvare i colloqui di pace, avviati con la conferenza di Annapolis, nel novembre dell'anno scorso. La Casa Bianca ha condannato Hamas: "Devono scegliere tra il terrorismo e una soluzione politica che porti alla nascita di uno Stato", ha detto un portavoce del consiglio per la Sicurezza nazionale. Massimo D'Alema, ministro degli Esteri italiano, ha avvertito: "è difficile che il processo di pace con l'Autorità palestinese vada avanti, se non si apre un dialogo anche con l'altra parte che governa Gaza. Non si può fare insieme la guerra e la pace nel raggio di pochi chilometri ". Pietre Palestinesi lanciano sassi ai tank israeliani che hanno invaso Gaza D. F.

Torna all'inizio


Gaza, un massacro di innocenti (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Secondo l'organizzazione B'Tselem, metà dei 110 uccisi dai raid israeliani non erano combattenti Gaza, un massacro di innocenti L'esercito si ritira dalla Striscia, Hamas canta vittoria. Condanne per le vittime civili da Unicef e Amnesty. Condoleezza Rice oggi a Ramallah, in un clima tesissimo Michele Giorgio Inviato a Gaza È difficile persino sognare in un campo profughi come Jabaliya eppure la stanza di Jacqueline parla di un'esistenza felice. Orsetti e bambole di peluche adornano la scrivania dove la bambina faceva i compiti. Sulle pareti foto di ragazzine sorridenti e disegni colorati si abbinano bene al piumone rosa e celeste con Micky Mouse sul lettino sfatto. "Jacqueline era una studentessa modello, tra le prime della sua classe", racconta un cugino, "lei e suo fratello Iyad sarebbero andati il prossimo anno ad una scuola migliore". Ma la bambina non varcherà il cancello di quella nuova scuola. Jacqueline è morta venerdì notte, in casa, mentre cercava di portare soccorso a Iyad, centrato alla testa dai colpi sparati da un tiratore scelto israeliano. Colpi che non hanno risparmiato nemmeno lei, scambiata come il fratello per un combattente palestinese, da chi aveva ricevuto l'ordine di sparare contro qualsiasi ombra, senza pensarci due volte. La gente di Jabaliya è in strada a celebrare il ritiro dei reparti israeliani dal campo profughi e dal villaggio adiacente, ma anche per rendersi conto dei danni gravi che strade, case, negozi, piloni dell'elettricità hanno subito dal passaggio dei giganteschi Merkava israeliani. I bulldozer comunali sono già al lavoro per cercare di rendere percorribili le vie bloccate da detriti o impraticabili per le buche profonde. Molti inneggiano ad Hamas che, in quel momento, sta tenendo un raduno a Gaza city. Il ritiro israeliano da Jabaliya e Beit Lahiya, dopo giorni di incursioni e raid aerei che non hanno fermato mai i lanci di razzi palestinesi su Sderot e Ashqelon, per il movimento islamico è l'inequivocabile segnale della vittoria. "Il nemico è stato sconfitto", ha commentato Sami Abu Zuhri, il portavoce di Hamas - "Gaza sarà sempre un cimitero per le forze di occupazione". Ma non tutti hanno voglia di festeggiare. "Mi piacerebbe sentirmi sereno, ma non ci riesco. Jacqueline e Iyad sono morti e anche la mia famiglia ha vissuto momenti difficili", spiega Rames Tbel, lo zio dei bambini uccisi, che si è visto occupare l'abitazione dalle truppe israeliane. "I soldati hanno sfondato la porta e sono entrati in casa in piena notte, tra venerdì e sabato" - racconta - ci hanno costretto a rimanere tutti in una stanza: io, mia moglie, mia sorella, i miei genitori e i bambini. In tutto 13 persone, sorvegliati da tre militari. L'incubo è terminato solo stamani all'alba". La casa dei Tbel è stata usata, assieme ad altre, come postazione militare e per la famiglia il dolore è stato doppio. "I soldati hanno sparato proprio dal nostro appartamento contro la casa di Jacqueline e Iyad", aggiunge Rames. Ieri l'Unicef ha espresso "profonda preoccupazione" per i bambini e adolescenti palestinesi rimasti uccisi e ricordato che occorre prendere tutte le misure possibili per garantire protezione e assistenza ai minori. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Louise Arbour, ha chiesto a Israele di avviare una indagine sull'uccisione di civili. Dalla Cisgiordania - ma anche da Siria, Libano ed Egitto - intanto arrivano notizie di manifestazioni e scontri con l'esercito e quella di un ragazzo palestinese ucciso da un colono israeliano. A Gaza sperano in una sollevazione a Ramallah, quando oggi alla Muqata il presidente Abu Mazen incontrerà il Segretario di stato Usa Condoleezza Rice. "Sono di Fatah e non di Hamas - dice Rames Tbel - ma ad Abu Mazen dico di annullare subito il meeting con Condoleezza Rice. Il presidente non può stringere la mano di chi arma Israele contro i palestinesi". Intorno alcune persone annuiscono e vorrebbero rispedire al mittente i cinque milioni di dollari che Abu Mazen ha promesso alle famiglie colpite dalle operazioni militari israeliane. Jabaliya oggi respira ma a Gaza nessuno si fa illusioni. Le truppe israeliane torneranno, prevedono in tanti, non appena la Rice sarà ripartita, e forse penetreranno più a sud, a Khan Yunis e Rafah. D'altronde gli avvertimenti del premier israeliano Olmert non lasciano spazio a ipotesi più confortanti e i 110 palestinesi uccisi da mercoledì scorso - almeno il 50% erano civili (25 avevano meno di 18 anni), ha riferito ieri il centro israeliano per i diritti umani "B'Tselem" - potrebbero rivelarsi solo un anticipo di massacri futuri. E per impedirli non bastano le condanne di Amnesty che ha accusato Israele di aver avuto "un incurante disprezzo per le vite civili". Nella Gaza priva di tante cose dopo mesi e mesi di duro embargo economico e che pure regge l'urto degli attacchi militari, ora si pensa a come aiutare i feriti. "È un lavoro immenso - spiega il dottor Raed Arini, dell'ospedale Shifa - l'Egitto ha aperto le sue porte ai nostri feriti più gravi ma non possiamo inviarli tutti al Cairo perché abbiamo appena 4-5 ambulanze equipaggiate per la terapia intensiva e in ogni caso manca la benzina". Arini mostra le foto dei feriti, molti dei quali hanno subito orrende mutilazioni a causa di proiettili e schegge che provocano un foro minuscolo ma poi "bruciano" negli arti colpiti. "Dopo tanto giorni di emergenza scarseggiano i kit di pronto soccorso e di chirurgia - avverte Arini - risparmiamo su tutto, ma nessuno può compiere l'impossibile".

Torna all'inizio


Anche l'Iran boicotta le Fiere del libro (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Polemica Teheran sulla scia dei Paesi arabi Anche l'Iran boicotta le Fiere del libro Per protesta contro l'invito a Israele Il governo degli ayatollah ha deciso di disertare sia l'appuntamento di Torino che quello di Parigi TORINO - La guerra di Gaza getta benzina sul fuoco delle polemiche su Israele come Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Parigi (che aprirà i battenti il prossimo 13 marzo, alla presenza di Nicolas Sarkozy e di Shimon Peres) e su quella di Torino (dall' 8 al 12 maggio). Ieri, il governo iraniano ha annunciato il suo boicottaggio alle due manifestazioni, un'iniziativa che segue quelle già assunte da Siria, Giordania e Arabia Saudita. Lo ha annunciato ieri mattina Ehsanollah Hoijati, il portavoce del ministero della Cultura che si occupa della partecipazione dell'Iran alle diverse manifestazioni culturali: "Così come i nostri atleti si rifiutano di gareggiare con avversari israeliani, anche i nostri editori e scrittori si rifiutano di prendere parte alle manifestazioni culturali ed editoriali come quelle di Parigi e Torino, dove un Paese aggressore è stato scelto come invitato d'onore". Anche l'Arabia Saudita, attraverso un rappresentante che ha chiesto l'anonimato, ha annunciato ieri il suo boicottaggio al Salone di Parigi. "Purtroppo - commenta il direttore della Fiera del Libro di Torino Ernesto Ferrero - abbiamo a che fare con prese di posizione che non hanno nulla a che vedere con i libri né con la Fiera di Parigi o quella di Torino. La situazione internazionale è certamente drammatica, ma ci si chiede perché iniziative culturali volte a favorire il dialogo e lo scambio tra le culture non possano restare al di fuori di tutto questo". Intanto, fonti vicine all'ambasciata israeliana a Roma hanno fatto sapere che lo scrittore Abraham Yehoshua, che con David Grossman e Amos Oz rappresenta la "triade " degli autori più conosciuti e amati anche in Italia, potrebbe essere presente all'inaugurazione della kermesse torinese insieme al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva annunciato la sua partecipazione proprio in seguito alle polemiche contro la scelta del Paese ospite alla XXI edizione. Dopo il taglio del nastro, Yehoshua dovrebbe partecipare ad una conversazione pubblica con Elena Loewenthal, per poi ripartire in direzione di Roma, dove nello stesso giorno al Teatro dell'Opera è prevista la prima di un suo testo. Grossman invece mancherà alla Fiera del Lingotto - dove pure è stato ospite in passato - perché negli stessi giorni sono previste in Israele celebrazioni che lo coinvolgono direttamente dopo la tragica scomparsa del figlio. Sulla presenza (o assenza) di Oz, che a sua volta ha spesso partecipato a manifestazioni culturali in Italia, invece, la direzione della Fiera di Torino si riserva un approfondimento successivo. Intanto, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si sta orientando verso una propria presenza alla manifestazione torinese, con uno stand collocato nei pressi di quello israeliano, insieme alle tre comunità ebraiche del Piemonte. La "lectio magistralis " che precederà la cena inaugurale a Venaria Reale verrà tenuta da un altro celebre autore, Aharon Appenfeld, mentre tra gli ospiti già previsti ci sono Meir Shalev, Etgar Keret, Sara Shilo, Avirama Golan, ma anche archeologi, come Dan Bahat e cantanti come Nurit Hirsch. Lo sforzo di Israele sarà quello di autorappresentarsi attraverso una generazione di autori, artisti ed esponenti della cultura e della ricerca già noti ma ancora giovani, che oggi appaiono come un possibile "ponte" tra diverse identità. Altri protagonisti della cultura, come Edna Livne Calò e Osri Weyl si impegneranno nello spazio che la Fiera di Torino riserva ai giovani e alle scolaresche, mentre architetti come Hyman Brown (uno dei progettisti delle Twin Towers, poi emigrato in Israele) presenteranno le proprie ricerche. La tensione per trasformare, nonostante tutto, in un successo la presenza di Israele alle due manifestazioni librarie è al massimo, non ultima la raccolta di fondi. IRAN Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, 51 anni, al potere dal 2005 (Reuters) Vera Schiavazzi.

Torna all'inizio


Contro l'assedio Fiaccolata oggi a Roma (sezione: Israele/Palestina)

( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

In piazza alle 18 La comunità palestinese di Roma e del Lazio invita a partecipare alla fiaccolata che si terrà oggi alle 18, a piazza Santa Maria di Loreto, "Per una pace giusta in Palestina". Aderiscono, tra gli altri: Rete ebrei contro l'occupazione, Comitato con la Palestina nel cuore, Associazione amici della mezza luna rossa palestinese, Associazione Wael Zuaiter, Forum Palestina, Donne in nero, Associazione per la pace, Prc nazionale, Pdci nazionale, Servizio civile internazionale, Luisa Morgantini, vice presidente del Parlamento europeo. Cessate il fuoco subito "Non si tratta di un conflitto tra forze uguali. L'esercito più potente del Medio Oriente, appoggiato dall'unica superpotenza mondiale, usa quotidianamente carrarmati, caccia bombardieri ed elicotteri d'assalto conto milizie dotate di armamenti leggeri e la popolazione di una piccola area sovraffollata la cui gente ha vissuto sotto occupazione e in povertà da molto prima che cominciasse l'assedio attuale". Con questo appello una serie di personalità palestinesi hanno chiesto un immediato cessate il fuoco. Tra i primi firmatari, Eyad Sarraj, presidente del Community mental health programme di Gaza e l'economista Khaled Abdelshafi.

Torna all'inizio


Arriva Condolezza Rice e, per non rendere la missione della segretaria di stato americana ancora pi& (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di ERIC SALERNO Arriva Condolezza Rice e, per non rendere la missione della segretaria di stato americana ancora più difficile e imbarazzante, le truppe israeliane si sono ritirate dal nord della striscia di Gaza. Hamas canta vittoria e, per alcune ore, ha continuato a lanciare razzi contro Sderot e Ashkelon ma sa bene che i carri armati sono parcheggiati a pochi chilometri da Gebaliya e altri reparti blindati sono pronti a intervenire. Olmert, alla Commissione esteri del parlamento ha ribadito la propria linea: l'esercito farà di tutto per fermare il lancio di missili contro le comunità bersagliate e per indebolire Hamas e allo stesso tempo continuerà il dialogo di pace con i "palestinesi pragmatici" e moderati. Ossia Mahmoud Abbas, che per il momento, ha rivolto la sua attenzione a Hamas, offrendo i suoi buoni uffici per una mediazione con Israele. Il suo obiettivo, la tregua. Quella che da tempo sollecita il movimento islamico ma che Olmert non sembra voler prendere in considerazione e che, a giudizio del presidente palestinese sta diventando indispensabile non soltanto per evitare un altro bagno di sangue ma anche per riprendere i negoziati di pace. La credibilità del vecchio leader palestinese è messa seriamente in dubbio da Hamas. Molti suoi dirigenti, accusano Abbas di collusione il nemico e affermano che "vuole tornare a Gaza su un carro armato israeliano". La pausa nel conflitto armato, così è giudicata dalle parti la relativa calma di ieri, lascia spazio ai bilanci e alle analisi. Negli uffici del ministero della difesa a Tel Aviv, si studiano i vari aspetti dell'incursione in vista di una ripresa delle operazioni. Si parte dal numero delle vittime. Secondo B'tselem, il gruppo israeliano che si occupa dei diritti civili nei territori palestinesi, oltre la metà dei 106 palestinesi uccisi negli ultimi giorni non ha preso parte ai combattimenti. Tra le vittime non combattenti, c'erano 25 minorenni e almeno 46 minorenni sono tra i feriti. Due soldati israeliani sono morti e una decina feriti. Politici e militari israeliani stanno ora determinando se questo rapporto è accettabile qualora venisse scatenata la vasta operazione di terra ventilata dal ministro della difesa Barak. E' probabile che anche Hamas stia valutando queste cifre e, soprattutto, se la resistenza dei suoi militanti possa essere ripetuta su scala più vasta e a quale costo. Sotto esame anche quello che sta accadendo in Cisgiordania dove dilagano le manifestazioni di protesta dei palestinesi (per gli avvenimenti di Gaza) e gli scontri con esercito, polizia e coloni. L'altro giorno a Hebron un dimostrante di tredici anni è stato ucciso dai soldati; ieri c'è stato un incidente grave tra la colonia ebraica di Talmon (Ramallah) e il vicino villaggio palestinese Mazra al-Kabilya. Un colono della zona si è trovato circondato da decine di dimostranti e ha sparato - secondo la sua versione - prima in aria, poi alle gambe dei manifestanti. Muhammed Saleh Shreiteh, 18 anni, è stato colpito da un proiettile alla testa ed è deceduto mentre i compagni cercavano di portarlo in ospedale. Una fonte dell'esercito ha subito giustificato il colono mentre la polizia afferma che è ancora in corso un'inchiesta. Altri due ragazzi palestinesi sono stati feriti dalle truppe mentre dimostravano nelle strade di Hebron e dei villaggi limitrofi.

Torna all'inizio


Israele ritira i blindati. Bush manda la Rice a mediare (sezione: Israele/Palestina)

( da "Libero" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Esteri 04-03-2008 Israele ritira i blindati. Bush manda la Rice a mediare di GUIDO SANTINI Quella che l'esercito israeliano ha definito operazione " inverno caldo", cioè l'in tervento militare nei territori della Striscia di Gaza controllati dagli integralisti islamici di Hamas, dopo cinque giorni di intensi combattimenti, in particolare attorno al campo profughi di Jabaliya, ha fatto registrare, secondo Btselem, autorevole movimento pacifista israeliano, 106 morti fra i palestinesi, di cui 54 civili, 25 dei quali minorenni, fra i feriti gravi vi sono altri 26 minorenni. Per l'esercito israeliano, che ha subito due perdite, il 90% dei palestinesi uccisi erano terroristi. All'alba di ieri le truppe israeliane si sono ritirate da Gaza. Il leader di Hamas Ismail Haniyeh, ha urlato alla folla scesa in piazza : "Il sangue dei bambini di Gaza ha ottenuto la vittoria e l'occupazione sarà rimossa, gli israeliani sono scappati". Ma anche dopo il ritiro i miliziani islamici non hanno smesso di lanciare razzi Qassam e soprattutto i nuovi missili Grad ben più potenti appena ricevuti dall'Iran che hanno una gittata superiore ai 20 chilometri e sono dotati di ogive contenenti 25 chili di esplosivo. Sono stati proprio i continui bombardamenti di Hamas e le nuove dotazioni iraniane a provocare l'operazione "inverno caldo". Nell'area domani arriverà il segretario di Stato americano Condoleezza Rice che tenterà di riannodare gli accordi di Annapolis, per i prossimi giorni dovrebbe quindi entrare in vigore una sorta di cessate il fuoco, ma sarà quasi impossibile che si possa arrivare ad uno Stato palestinese entro l'anno, come vorrebbe Washington. Hamas non intende recedere, i nuovi "acqui sti" fatti a Teheran ne sono l'ulteriore prova. Ismail Aniyeh rincara la dose: "Non cesseremo mai di attaccare Israele". Risponde il premier Olmert: "Israele porterà avanti altre azioni militari nella Striscia di Gaza finché il lancio di razzi oltre confine non cesserà". Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle notizie senza autorizzazione.

Torna all'inizio


Storie mai raccontate dai fronti di guerra. Senza retorica (sezione: Israele/Palestina)

( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-03-04 num: - pag: 48 categoria: REDAZIONALE Testimoni Toni Capuozzo, Tiziana Ferrario, Giovanni Porzio, Mimmo Càndito: Reporters sans frontières ha raccolto undici reportage, curati da Silvia Benedetti Storie mai raccontate dai fronti di guerra. Senza retorica di FRANCESCO BATTISTINI Q uella volta che. Dice Arturo Perez Reverte che il pittore di battaglie deve avere il pudore del racconto. Le cose le ha già messe nei suoi reportage e c'è poco da aggiungere anni dopo, quando i colori della memoria si sono seccati e ci sono le seccanti serate delle diapositive, le tavolate Rotary che fra una lasagna e un diploma gli chiedono di rivivere quei morti, lucidare opache emozioni. Quando tornavano Corradi e Kapuscinsky, il live era la loro faccia segnata e il racconto del racconto, nel caso, stava in un libro definitivo. Niente talk show. Niente e così era. Negli anni Duemila, se c'è un genere rifiorito è la memorialistica degli spari. Il bloc notes della trincea. La trasfertina d'una settimana spalmata su 150 pagine. "Non ho ben capito se siano in aumento le guerre o i reporter che di guerre si occupano", dubita Ennio Remondino, storica voce Rai dei Balcani. La guerra è ridiventata la nostra vita. E la nostra lettura, non sempre di qualità. C'è però una cosa peggiore della retorica degli/sugli inviati di guerra: è l'ironia che ne fa chi in guerra non c'è mai stato. Anche questo è un genere molto praticato sui blog. Dove si pretende di comprendere, riducendola a pashmine e sahariane, una professione sempre più complicata. Dov'è probabile si sorrida d'un titolo fuori tempo, Dispacci dal fronte (curato da Silvia Benedetti di Reporters sans frontières, edizioni Ega, pp. 192, e 19), raccolta d'immagini e di storie mai raccontate da undici inviati italiani, testimonianze di quelle che cadono dai taccuini come capelli dal pettine e non trovano lo spazio che meriterebbero nei giornali o sulle tv. è un libro di parole scarne ed emozioni rimaste. Poche figure retoriche, nessuno che spieghi quel che non sa. Nodi che legano esistenze lontane. C'è l'omaggio di Toni Capuozzo al Sayed e all'Adjmal che aiutavano Daniele Mastrogiacomo e ai tanti autisti e interpreti che accompagnano le solitudini degli inviati, con "la differenza nel biglietto aereo che tenevo in tasca, o che conservavo in albergo: io sarei tornato a casa, loro no". Ci sono i quadri del fotoreporter Livio Senigalliesi. Gli sciiti che Alberto Negri studiava fin da ragazzo. Le guerre troppo uguali di Claudio Monici. Le angosce all'hotel Palestine di Giovanni Porzio. Gli azeri di Francesca Sforza, gli armeni di Domenico Affinito, il Ruanda di Toni Fontana, i bimbi afgani di Tiziana Ferrario... Pezzi sudati, il senso d'una professione. Anni di servizi riusciti o di viaggi a vuoto, d'agendine fitte o d'inutili attese. Capire, sentire, vedere è la fatica di queste storie mai raccontate. Pubblicarle, anche: "Quante ne sono rimaste nascoste nella nostra penna? - si chiede Stella Pende a Gaza - Perché non c'erano abbastanza righe, per la disperazione d'invadere il dolore della gente. Perché scrivere troppo di palestinesi non è fair... ". Il pittore di battaglie a volte finisce nel cimitero degli eleganti, come nei giornali chiamano perfidi le stanze d'inviati fuorimoda. Altre volte, nei cimiteri veri. Può restare il freelance che trova solo porte chiuse o diventare - lo ricorda Mimmo Càndito - l'embedded che ha le mostrine Wc da War Correspondent e invece è solo un maleodorante e vergognoso wc pubblico. Artisti o imbrattatele, svelatori o velinari. I cronisti di guerra sono cronisti e basta, capaci o no di raccontare. "Che possono morire anche per essersi addentrati a pisciare in un campo minato- per dirla con Capuozzo -, che non sempre scoprono chissà quali verità, e se vogliono farsi capire dalla gente normale devono essere gente quasi normale, e ridere e piangere come tutti". La professione "Quante vicende sono rimaste nelle nostre penne? Perché non c'era spazio, per la disperazione d'invadere il dolore altrui..." "Beslan, 2004" di Livio Senigalliesi.

Torna all'inizio


SI AFFILANO le armi per l'imminente campagna elettorale. Sul territorio di Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Di MAURIZIO COSTANZO SI AFFILANO le armi per l'imminente campagna elettorale. Sul territorio di Gaza le armi si sono fatte sentire con una pioggia di missili che ha provocato decine di morti. La storia infinita di Israele e della Palestina ci fa ripiombare ogni tot mesi nell'ansia di sempre. Non abbiamo ansia invece per l'imminente tornata elettorale, quasi si trattasse di una rappresentazione all'ennesima replica. Cambiano gli attori, solo talvolta. Si vuole un'Italia diversa, un'Italia normale, un'Italia che spenda e un'altra che risparmi. Noi vorremmo l'Italia.

Torna all'inizio


Striscia l'operazione di terra si è conclusa. o forse no (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Striscia l'operazione di terra si è conclusa. o forse no L'enigma del caldo inverno di Gaza Gerusalemme. C'è una sola certezza. Il Caldo Inverno è finito. Quello che non è affatto certo è cosa succederà dopo. Se, cioè, l'ultima operazione condotta dentro la parte settentrionale della Striscia dalle forze armate israeliane sia il capitolo - denominato "Inverno Caldo", appunto - di una strategia militare più lunga e complessa. O se invece sia stato un test, alla luce del quale riprogrammare il tutto. Tsahal si ritira appena fuori dal confine nord di Gaza, insomma. Ma Jabalya, bersaglio principale dell'offensiva di fine febbraio, è sempre lì, a pochissimi chilometri. Entrare di nuovo, far partire una nuova operazione, può richiedere poco tempo. Forse il tempo necessario per il governo di Tel Aviv di convincere il segretario di stato Condoleezza Rice attesa oggi che, come ha detto Ehud Olmert, Israele ha mano libera su come agire contro Hamas a Gaza. D'altro canto, il premier lo ha ripetuto anche ieri: il Caldo Inverno è stato solo un capitolo. La storia non finisce qui. La guerra tra Israele e Hamas non si conclude con il ritiro dei carriarmati e delle unità di combattimento che hanno causato, in cinque giorni, almeno 116 morti (molti dei quali civili) e oltre trecento feriti. È, però, sull'interpretazione di quello che è successo in soli cinque giorni a Jabalya e a Gaza City che gli analisti israeliani si dividono. È stato un successo, come sostenevano ieri sia le fonti ufficiali di Tsahal sia i commentatori militari? Hamas è stata realmente indebolita dai bombardamenti, dai missili e dalle incursioni? Le dichiarazioni dei membri della Brigata Givati, quella che ha perso due suoi uomini nel primo attacco, dicono che Hamas ha uomini che assomigliano più a soldati di un esercito che a miliziani di una guerriglia. E poi i razzi Qassam su Sderot e i più sofisticati Grad su Ashkelon: nonostante i raid e i bombardamenti continui, per cinque giorni, il lancio dei razzi non si è fermato. Neanche per mezza giornata. L'obiettivo, hanno lasciato trapelare i militari sui giornali israeliani, non era quello di fermare i razzi: non sarebbe stato possibile, con una operazione così breve. Occorre, e qui è il punto, una massiccia operazione di terra. Quella che si paventa da mesi e mesi. Ma se una offensiva considerata contenuta ha provocato 116 morti, tra i quali molti civili, cosa succederebbe con una operazione più allargata? La risposta, per ora, non c'è. Tsahal sta studiando i risultati militari del Caldo Inverno. Il governo, dal canto suo, sta studiando gli effetti politici. Il primo, il più evidente, è che il binario dei negoziati con i palestinesi è stato chiuso. L'operazione di Gaza ha spinto persino il moderatissimo Abu Mazen ad alzare, e di molto, i toni. E, con un messaggio mediatico molto chiaro, a donare il proprio sangue per la gente di Gaza. Non è possibile pensare alle trattative, ora, quando i palestinesi tutti - da Gaza alla Cisgiordania - stanno consumando dentro di sé una rabbia profonda, dopo aver digerito per giorni le immagini crude che arrivavano senza sosta dalla Striscia. La sospensione dei negoziati, però, non è solo un problema tra israeliani, da una parte, e palestinesi, dall'altro. O un problema nei rapporti con il supervisore, l'amministrazione a (quasi) fine mandato di George W. Bush che aveva promesso a telecamere accese una pace in Medio Oriente entro il 2008. La sospensione dei negoziati sta avendo dei costi anche all'interno del governo israeliano, e del partito laburista. Perché non tutti sostengono la linea seguita soprattutto da Ehud Barak, colui che era in Israele quando l'offensiva è cominciata, mentre Olmert era ancora in viaggio di stato in Giappone. Il grande oppositore è Ami Ayalon, che non contesta l'operazione militare di per se stessa. Per motivi etici, per esempio. Ayalon, colui che anni fa era stato a capo di una iniziativa di pace con il rettore dell'università di Al Quds a Gerusalemme, Sari Nusseibeh, si chiede piuttosto quale sia l'obiettivo politico. Dell'offensiva militare e di quello che verrà dopo. "Nessuno sa quello che vogliamo", ha detto ieri al quotidiano Maariv . "La vittoria si misura con l'abilità di creare una realtà politica migliore. E allora chiedo: quello che stiamo facendo a Gaza sta creando una realtà di questo genere?" Gli unici risultati, per Ayalon, sono invece che Abu Mazen è stato indebolito e che Olmert è ostaggio del ministro della difesa. 04/03/2008.

Torna all'inizio


Giovani l'iniziativa dei presidenti delle due comunità (sezione: Israele/Palestina)

( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Giovani l'iniziativa dei presidenti delle due comunità Musulmani ed ebrei, è la laicità il terreno per avviare il dialogo Dopo il rifiuto di el-Ghobashy di visitare la sinagoga di Roma Mentre il conflitto tra Israele e Palestina torna prepotentemente di attualità, a Milano giovani ebrei e giovani musulmani si incontrano per iniziare un percorso comune, di dialogo e di confronto. Una bella notizia, nata sulla spinta di un brutto episodio accaduto nelle scorse settimane a Roma: il 22 gennaio el-Ghobashy, imam della più grande moschea europea, si è rifiutato di visitare la più antica comunità ebraica con sede nella capitale. Da qui la decisione dell'Unione giovani ebrei d'Italia (Ugei), presa in comune con i Giovani musulmani d'Italia, di organizzare domenica scorsa una conferenza stampa al Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, dove nacque la prima scuola ebraica dopo le leggi razziali del 1938. Tutto si è svolto nel migliore dei modi, tanto che per il futuro si è anche parlato di redigere un documento comune, incentrato sulla necessità di un dialogo interreligioso. Un percorso importante quindi, che passa attraverso il tema della laicità, "un terreno comune dove le comunità religiose vengono considerate espressione della società civile". Presente alla conferenza anche Luigi Vimercati sottosegretario al ministero delle Comunicazioni. "L'incontro di oggi fa sperare nella pace come orizzonte per il Mediterraneo - ha detto Vimercati - ed è una scommessa sulle giovani generazioni. La storia ci parla di lutti, ma anche di epoche in cui queste fedi hanno convissuto nel Mediterraneo in una situazione di intesa e non di conflitto". Protagonisti sono stati soprattutto i due giovani presidenti delle due comunità religiose: Daniele Nahum, presidente dell'Ugei, e Anas Bregheiche, presidente dei Giovani musulmani d'Italia. "Lo scorso 22 gennaio l'imam della più grande moschea del mondo si è rifiutato di visitare la più antica comunità ebraica con sede a Roma - ha detto Nahum - Questo gesto per alcuni ha rappresentato un segnale di raffreddamento. Ma non per tutti: Anas e io siamo qui a testimoniarlo. Dopo questo episodio, come presidenti delle rispettive associazioni, abbiamo firmato, presso la consulta per il dialogo interreligioso, un documento dove esprimevamo il nostro rammarico per quanto accaduto". Il discorso ha origini millenarie, ma in un momento in cui a Gaza ritornano protagonisti i carri armati, il gesto di distensione avvenuto nel capoluogo lombardo può avere un valore immenso. L'idea è di fondamentale importanza: proseguire sulla strada del dialogo e combattere insieme l'antisemitismo e l'islamofobia. "Noi ci siamo incontrati realmente - ha proseguito Nahum - Abbiamo fatto realmente un passo l'uno verso l'altro. Stiamo facendo una cosa insieme: qui, oggi, stiamo costruendo la cultura del dialogo. Stiamo testimoniando cosa vuol dire incontrarsi realmente. Realizzare un incontro per stare insieme e conoscerci, per conoscere chi è l'altro. Ed è per questo che noi oggi apriamo la nostra casa, in questo luogo fondamentale per l'ebraismo italiano". Bregheiche dichiara al Riformista che "l'incontro può rappresentare un importante avvicinamento tra le nostre due comunità religiose: incontrarsi significa non stare lontani e pensare cose sbagliate l'uno dell'altro". Soprattutto in una fase così delicata per la questione mediorientale, in un momento così difficile, "il dialogo - continua l'esponente dei giovani musulmani d'Italia - non può fermarsi. La nostra esperienza comune ci insegna a respingere la violenza. Sono contento anche di un fatto su cui ci siamo trovati d'accordo: per entrambi la violenza non genera altro che violenza". Una recente ricerca del Censis ha fotografato l'Italia come un paese in cui sono presenti quasi quattro milioni di immigrati, in cui si parlano 150 lingue. "In questo quadro - aggiunge Nahum - si registrano il riemergere di uno strisciante antisemitismo e preoccupanti episodi di islamofobia. Per ostacolare queste tendenze l'Italia deve dotarsi al più presto di un modello di integrazione vincente. Parlare di integrazione possibile significa affrontare seriamente il tema della diversità". Un aspetto su cui anche i giovani musulmani hanno sempre puntato e - spiega Bregheiche - "per questo abbiamo sempre scelto di dialogare con tutti. Non solo con i giovani esponenti della comunità ebraica, ma spesso con quelli della comunità cristiana. Obiettivo di questo dialogo interreligioso è costruire un rispetto reciproco tra le religioni". Conclude Nahum: "Secondo me l'integrazione culturale si basa sulla conoscenza e il rispetto reciproci. La conoscenza ci permette di costruire su ciò che abbiamo di uguale. Il rispetto ci permette di tollerare ciò che abbiamo di diverso. Il terreno comune su cui costruire questa integrazione è quello della laicità, dove le comunità religiose vengono considerate espressione della società civile. Il mezzo per raggiungere tutto questo è l'incontro". (adr) 04/03/2008.

Torna all'inizio


PALESTINA GUIDAVA UN GRUPPO DI FEDELI DELLA DIOCESI QUANDO E' SCOPPIATA UNA RIVOLTA NELLE STRADE 0 Caos a Betlemme, bloccato il vescovo di Ravenna (sezione: Israele/Palestina)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

PALESTINA GUIDAVA UN GRUPPO DI FEDELI DELLA DIOCESI QUANDO E' SCOPPIATA UNA RIVOLTA NELLE STRADE Caos a Betlemme, bloccato il vescovo di Ravenna UN GRUPPO di fedeli ravennati, guidati dal vescovo della città Giuseppe Verucchi, si è trovato ieri al centro dei disordini scoppiati a Betlemme fra manifestanti palestinesi e l'esercito israeliano. Anche il parroco di Pievepelago (Modena), don Natale Ferruccio Albergucci, che sta quidando un gruppo di trenta milanesi in Terra Santa, si è trovato nella stessa situazione dopo che, ieri l'altro, si era congiunto al gruppo di romagnoli. Betlemme, in territorio palestinese ma solitamente luogo tranquillo per i pellegrini era la meta della visita di ieri quando sono scoppiati i disordini al check-point antistante proprio l'albergo Paradise dove alloggiava don Albergucci e il suo gruppo. Una fitta sassaiola e una sparatoria hanno acceso la sommossa (nella foto).Il gruppo di monsignor Verrucchi è comunque riuscito a raggiungere il proprio albergo nella parte di Gerusalemme (a 10 chilometri) ancora tranquilla. Il gruppo di don Ferruccio invece si è trovato la strada sbarrata dai disordini. Dopo alcune ore sono riusciti a rientrare tramite un percorso secondario nell'albergo. Tanta paura, ma tutti incolumi. - -->.

Torna all'inizio


Israele il ritiro da gaza e la minaccia iraniana - bernardo valli (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

L'analisi Israele il ritiro da Gaza e la minaccia iraniana BERNARDO VALLI Tre recenti avvenimenti hanno reso incandescente la situazione mediorientale. Incandescente e più che mai imprevedibile. Gli avvenimenti di Gaza, ma anche le nuove rivelazioni sul programma nucleare iraniano, e la sorprendente trionfale visita a Bagdad, sotto gli occhi di 158.000 soldati americani, di Mahmud Ahmadinejad, il nemico dell'America e di Israele, hanno ricordato, più che rivelato, l'inarrestabilità dei conflitti, delle minacce latenti e delle provocazioni politiche, vale a dire lo scarso peso nella regione della superpotenza e delle volonterose subpotenze. Nessuno si illudeva. Non erano in vista soluzioni, né una crescita dell'influenza americana, ma sembrava che le crisi croniche si fossero assopite, che fossero entrate in una specie di letargo, come capita ai vulcani tra due eruzioni. Senza prendere partito per una delle forze a confronto, considerando il più asetticamente possibile quel che le condiziona e spinge ad agire, si arriva a conclusioni tutt'altro che rassicuranti. Cominciamo da Gaza. Da quando si è staccata dall'Autorità Palestinese, dichiarando la secessione di fatto, Hamas non può languire, isolata dal resto del mondo, dipendente dagli aiuti esterni che gli vengono centellinati, con gli abitanti affamati e disperati, pronti a esplodere e a traboccare in Egitto. Inoltre Hamas non può assistere passivamente al programmato avvio dei negoziati tra l'Autorità Palestinese di Abu Mazen e l'Israele di Ehud Olmert. Non resta quindi ai dirigenti islamisti più radicali che provocare Israele con i lanci di razzi artigianali Qassam, o di quelli Grad, fabbricati in Iran. Quest'ultimi capaci di raggiungere importanti centri abitati, quali Ashkelon e Siderot. SEGUE A PAGINA 35.

Torna all'inizio


Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it Questa Europa, malata (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it "Questa Europa, malata ... Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it "Questa Europa, malata di relativismo e multiculturalismo, sta perdendo la propria identità e quindi diventa sempre più ingovernabile rischiando di essere alla mercè degli estremisti islamici". Più europeo degli europei, più occidentale degli occidentali, Magdi Allam, musulmano moderato, non nasconde i rischi che corre il vecchio continente. Esiste dunque il problema Islam in Europa? "Sì perché l'Europa non si rende conto di come stia sempre più perdendo la propria identità, un'identità che fisiologicamente e storicamente fa riferimento alle radici giudaico-cristiane e di come non è più in grado di individuare confini certi. è un'Europa sempre più ingovernabile a rischio estremismo islamico" Perché? "Perché ci troviamo ad avallare nel Kosovo un governo di ribelli e terroristi legato alla mafia internazionale, siamo tolleranti con il governo turco che sta islamizzando sempre di più la Turchia..." Ma c'è un equilibrio possibile tra cristiani e islamici? è possibile la convivenza? "La convivenza all'interno dell'Europa tra autoctoni e chi è venuto per migliorare le condizioni di vita potrà realizzarsi soltanto sulla base di preminenza e rispetto dei valori fondamentali delle società europee e di una identità europea che sostanzia questi valori. All'interno di questa piattaforma che è rappresentata da norme costituzionali e leggi, la pluralità religiosa, culturale e linguistica, può manifestarsi senza mettere in discussione il primato dei valori e dell'identità della società europea. Questo non sta avvenendo visto che paesi come Gran Bretagna e Olanda, che hanno perseguito il mito del multiculturalismo, si ritrovano a legittimare persino i tribunali islamici che applicano la sharia. Non ci potrà essere convivenza finchè non c'è riscatto dei propri valori e della propria identità, e si capirà che solo tramite l'adesione a regole certe e vincolanti questa convivenza sarà costruttiva. Finchè ci sarà la relativizzazione dei valori e fino a quando ci sarà inadempienza delle regole questa Europa sprofonderà più nelle mani di chi in modo arrogante e violento mira a imporre il proprio arbitrio e le proprie barbarie". La terza generazione di islamici in Europa, trova nell'islamismo, al di là del percorso interiore spirituale, un motivo d'identità "dialogante"? Come dire, si sentono più europei islamici, o islamici di passaggio? "Sta accadendo quello che ha fatto emergere il 7 luglio 2005 gli attentati che hanno sconvolto Londra quando 4 giovani, con cittadinanza britannica e fede musulmana si sono fatti esplodere. C'è una profonda crisi d'identità che fa sì che questi giovani si sentano parte integrante della materialità e modernità della civiltà occidentale, ma rifiutano la spiritualità e finiscono per coniugare quella materialità con i disvalori del terrorismo ed estremismo islamico e ciò li rende pericolosi. Si tratta di una emergenza nazionale presente nei paesi europei che deve essere affrontata con urgenza tramite la riscoperta e il riscatto dei propri valori". In Vaticano sono iniziati gli incontri sul dialogo interreligioso: che ne pensa? "Io ho criticato l'atteggiamento di questi 138 teologi perché al di là di citazioni coraniche evangeliche o della Bibbia che sostengono l'unicità di Dio e l'amore per il prossimo, da parte loro non vi è alcuna posizione chiara rispetto alle questioni cruciali che si impongono oggi in ambito islamico, tra Islam ed ebraismo. La prima cosa è l'adesione piena al valore della sacralità della vita, l'accettazione inequivocabile al diritto dello stato di Israele, e la condanna netta del terrorismo palestinese e islamico, senza ambiguità e giri parole. Così come non vi è poca chiarezza sulla libertà religiosa da pensare non solo come tolleranza per la presenza di cristiani e chiese nei paesi musulmani, ma come accettazione della pari dignità dei cristiani e quindi l'accettazione del diritto dei cristiani a professare il loro credo e a fare opera di proselitismo tra la gente senza essere criminalizzati e perseguiti. Non credo nell'efficacia del dialogo con chi in partenza non risconosce libertà religiosa, sacralità della vita e piena libertà di scelta dell'individuo. Voglio dire che questi valori non sono punti di arrivo ma di partenza. Senza questa base il dialogo è inutile e controproducente perché si risolve nella legittimazione di chi nega sacralità della vita e libertà religiosa". A proposito di Israele, il negoziato di pace è ormai sotto le macerie di Gaza? "Israele e l'autorità nazionale palestinese, nella figura di Abu Mazen sono impegnati in un negoziato che dovrebbe portare entro il 2008 ad un accordo di pace con la nascita di uno stato palestinese al fianco di Israele. In questo contesto Hamas rappresenta il vero nemico per gli stessi palestinesi ma anche per Israele perché da un lato ha occupato militarmente Gaza, e dall'altro ha lanciato i razzi contro le città israeliane per impedire il successo delle trattative di pace. In questo ambito l'azione israeliana volta a porre fine al terrorismo di Hamas serve sia alla tutela della sicurezza di Israele sia a restituire Gaza all'autorità nazionale palestinese senza la quale non sarebbe possibile dare vita ad uno Stato palestinese unitario. Se non si tiene conto di tutto ciò si finisce per confondere il terrorismo da chi si difende dal terrorismo e si mette sullo stesso piano Israele e Hamas facendo di fatto il gioco di Hamas, ossia legittimando il terrorismo di Hamas. La deplorazione fatta dalla presidenza dell'Ue che parla di azione sproporzionata e di punizione collettiva da parte di Israele verso i palestinesi dimostra che questa Europa, ideologica e faziosa, non può essere considerata un interlocutore credibile nella prospettiva di trattative di pace nel medio Oriente. La stessa Europa che non ha speso mezza parola per la guerra scatenata in Iraq dalla Turchia con 300 morti mentre si fa in quattro a condannare Israele impegnata come la Turchia a combattere il terrorismo. Pkk e Hamas sono due organizzazioni considerate terroristiche da Ue e Usa ma si usano due pesi e due misure. è una cosa vergognosa e inaccettabile". Gli appelli del Papa hanno un peso? "Ovviamente la voce del Papa è autorevole per la sua figura etica e religiosa nel mondo ed è una voce che sicuramente viene presa in considerazione sulla scena internazionale. Dobbiamo tenere presente che lui è mosso da motivazioni esclusivamente etiche che vogliono salvaguardare la sacralità della vita e la pace autentica ovunque nel mondo. Detto ciò, lo stesso Benedetto XVI non è un pacifista inteso come uno che nega il diritto alla difesa da parte di chi subisce una guerra e soprattutto una guerra del terrorismo. In ogni caso lo stato di Israele non può rimanere con le braccia conserte di fronte ad un terrorismo che mira deliberatamente ad annientarlo fisicamente". Mahmud Ahmadinejad è il primo presidente iraniano che ha messo piede in Iraq dopo il deposto regime di Saddam Hussein. "è una visita considerata storica tenendo conto del fatto che i due paesi sono stati in guerra dall'80 all'88 e che prima ancora della guerra e dopo questa guerra hanno avuto delle relazioni turbolente e che a tutt'oggi il governo iracheno ha ripetutamente accusato il regime iraniano di sostenere e finanziare elementi sciiti radicali, soprattutto le milizie legate a Moqtada Al Sadr. L'auspicio è che la visita porti ad una collaborazione del regime iraniano per la stabilizzazione interna dell'Iraq favorendo la coesione tra sciiti e sunniti senza condizionare gli sciiti per poterli manipolare in base alle mire espansionistiche iraniane"". è sentita la questione femminile nei paesi islamici? "è certamente sentita dalle donne stesse perché oggi sono le principali vittime di estremismo e terrorismo islamico. Non è un caso che tra i musulmani che si battono contro l'estremismo islamico e per una società liberale, in prima fila ci siano donne, intellettuali, artiste che vogliono emanciparsi pienamente perché consapevoli che solo così potranno riscattare l'intera società dall'oscurantismo e dalle barbarie provocate dal condizionamento del pensiero estremista islamico. Ecco perché è vitale che l'Occidente aiuti queste donne musulmane perché possano svolgere in modo efficace e costruttivo il loro ruolo". Ma gli uomini sono consapevoli? "Sono a tal punto consapevoli che la principale preoccupazione degli estremisti islamici è quello di imporre il velo, perché solo se le sottomettono potranno sottomettere l'insieme della società. La donna è il primo anello di diversità in una società maschilista e misogina, è il primo "altro" da sottomettere per poter conquistare l'insieme della società. Noi dobbiamo sostenere le musulmane che si trovano in occidente e in Italia perché la repressione avviene anche qui, non solo nei paesi d'origine". Come Hiina, la ragazza pakistana? "Una tragedia, un barbaro assassinio da parte di un padre a cui nessuno aveva detto che in Italia non si sgozzano i figli, nessuno aveva fatto presente che ci sono regole da rispettare. Una ragazza perfettamente integrata uccisa da un padre in attesa di avere cittadinanza. Dobbiamo renderci conto che diamo la cittadinanza a gente che è agli antipodi dei nostri valori e della nostra identità. Si danno diritti ma si devono pretendere anche doveri. C'è troppo buonismo nell'affrontare la tematica immigrazione".

Torna all'inizio


D'Alema: Dobbiamo parlare anche con Hamas (sezione: Israele/Palestina)

( da "Tempo, Il" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Stampa Il ministro degli Esteri: l'isolamento è una strategia sbagliata D'Alema: "Dobbiamo parlare anche con Hamas" Quella dell'isolamento di Hamas si è rivelata una strategia sbagliata ed ora "il destino della Conferenza di Annapolis è appeso ad un filo". Non ha nascosto il proprio pessimismo sul futuro prossimo del Medio Oriente Massimo D'Alema che ieri, in un lungo botta e risposta con i giornalisti stranieri accreditati in Italia, ha detto la sua. è un'area sull'orlo del disastro quella israelo-palestinese se non si arriverà subito ad una "tregua politica" tra Israele ed Hamas e soprattutto se "non si apre un dialogo con chi governa Gaza". Così il ministro degli Esteri ha ricordato quando - in tempi non sospetti e prima della riunione voluta dall'amministrazione Bush ad Annapolis - proprio dalla Farnesina partì il suggerimento di aprire un dialogo con chi controlla Gaza sul terreno, cioè Hamas. Allora si scatenò il diluvio: proteste di Israele, freddezza dall'Europa e critiche anche in Italia. Oggi D'Alema non si è limitato a chiedere la fine dei lanci di razzi su Israele ed una risposta proporzionata da parte dello stato ebraico: "è chiaro che se non c'è qualche distensione con Gaza, non si può fare la pace con Ramallah. è difficile che vada avanti il processo di pace con l'Anp se non si apre un dialogo anche con l'altra parte dei palestinesi che governa Gaza".

Torna all'inizio


Israele, gaza e la minaccia iraniana - (segue dalla prima pagina) (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Commenti Israele, gaza e la minaccia iraniana (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Per Hamas è meglio la guerra che l'immobilismo. L'una e l'altro provocano vittime, ma per un popolo che vive da quarant'anni le miserie dell'occupazione, dell'accerchiamento, delle rappresaglie, i morti sono i soli che possono smuovere il resto del mondo. E infatti i circa cento morti di Gaza, molti dei quali civili, hanno subito attirato l'attenzione internazionale, ma soprattutto hanno costretto Abu Mazen a sospendere ogni contatto con gli israeliani. è così saltato, almeno per il momento, il negoziato deciso ad Annapolis (nel Maryland) il 27 novembre; negoziato da concludere, secondo le intenzioni di George W. Bush, entro la fine del 2008, con un accordo per la nascita d'uno Stato Palestinese. Così la sanguinosa repressione, pagata tanto cara dai disastrati abitanti di Gaza, ha segnato una (sia pur macabra) vittoria dei palestinesi contrari a un accordo con Israele. Hamas ha ottenuto quel che voleva. Già accusato di collaborazionismo con Israele, Abu Mazen è stato costretto a sospendere, per un po' di tempo, il dialogo con Ehud Olmert e a condannare la repressione contro i fratelli secessionisti di Gaza. Gli islamisti di Hamas hanno sconfitto, in questa fase, politicamente, i laici di Al Fatah. Una battaglia tra disperati tutt'altro che conclusa, perché è assai improbabile che i dirigenti radicali di Gaza rinuncino ai missili. E Israele è già pronto a lanciare operazioni più ampie e durature. Israele ha diverse opzioni. Può rispondere ai razzi provenienti da Gaza (i quali negli ultimi giorni hanno fatto un morto civile, oltre ai due soldati uccisi in combattimento) con bombardamenti non mirati, ossia indiscriminati, estesi fino a due chilometri dal punto di lancio. Ehud Barak, il ministro della difesa laburista, ha già fatto studiare le implicazioni giuridiche. Sarebbero crimini di guerra, anche se si trattasse di rispondere a tiri provenienti da zone abitate da civili? Giuridicamente non è chiaro. E moralmente? Altra opzione è l'ingresso dell'esercito a Gaza, per due o tre mesi, il tempo di distruggere tutte le infrastrutture militari di Hamas. Anche questa scelta comporterebbe tuttavia morti e distruzioni, quindi accuse contro Israele, come in questi giorni, per la reazione sproporzionata. Senza contare che un'operazione troppo lunga potrebbe spingere gli Hezbollah libanesi, aiutati dall'Iran, a intervenire alla frontiera Nord. Perché non negoziare con Hamas? Sembra impossibile. Perché in tal caso verrebbero definitivamente compromessi i rapporti con Abu Mazen e con l'Olp di cui è il presidente. Se con i loro razzi gli islamisti si imponessero come interlocutori validi, Abu Mazen verrebbe ancor più indebolito ed emarginato. E Israele perderebbe un partner deciso ad arrivare a un accordo globale e definitivo. Per motivi teologici, Hamas non può riconoscere definitivamente lo Stato ebraico. Può soltanto contrattare una tregua più o meno lunga. Inoltre Ehud Olmert è un primo ministro troppo debole, troppo condizionato per compiere scelte che apparirebbero cedimenti. L'opposizione, anche all'interno del suo governo, è forte. Ed egli è condizionato dall'Esercito garante della sicurezza e dei coloni. Quest'ultimi si sentirebbero minacciati da un accoro con Hamas. Il secondo avvenimento mediorientale si è verificato pochi giorni prima dell'operazione israeliana su Gaza, battezzata "Inverno caldo". Non c'è naturalmente alcun nesso tra i due fatti, ma la quasi concomitanza contribuisce ad appesantire l'atmosfera. Un rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica di Vienna sostiene che l'Iran, al contrario di quanto si era saputo nel dicembre scorso dai servizi di informazione americani, ha continuato anche dopo l'autunno 2003 i lavori per la costruzione di un'ogiva nucleare. La comunicazione è stata fatta (il 25 febbraio) dal direttore generale aggiunto dell'Agenzia, il finlandese Olli Heinonen. Il suo superiore, El Baradei, pur sottolineando la buona collaborazione iraniana, aveva prudentemente evitato di confermare quanto avevano detto i servizi di informazioni degli Stati Uniti, contraddicendo lo stesso loro presidente. El Baradei non ha mai parlato di un "arresto" delle ricerche nel 2003. Ed ora il suo aggiunto sostiene che non c'è stato. Mentre veniva rilanciata l'idea di una "minaccia nucleare" iraniana, Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica, compiva un viaggio trionfale a Bagdad, dove, alla presenza del governo ospitante sostenuto appunto da 158 mila soldati americani, ha chiesto che quest'ultimi se ne vadano al più presto dal Medio Oriente. Vent'anni dopo la guerra tra Iraq e Iran (1981-1988) costata un milione di morti, era la prima volta che un capo di Stato iraniano arrivava sulle sponde del Tigri. La visita aveva un eccezionale valore. Significava l'intesa tra due grandi comunità sciite del Golfo: quella irachena finalmente riconosciuta legittima maggioranza e come tale al governo nel suo paese grazie all'intervento americano, e quella della Repubblica islamica considerata il nemico numero dell'America. è stata la settimana dell'Iran: razzi iraniani lanciati da palestinesi di Hamas piovevano su due città israeliane; riemergeva la questione nucleare iraniana; e il presidente iraniano trionfava nella Bagdad presidiata dagli americani.

Torna all'inizio


Cultura Oggi è ricevuto con tutti gli onori in un Iraq sotto protettorato americano: è il grande rit... (sezione: Israele/Palestina)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Cultura Oggi è ricevuto con tutti gli onori in un Iraq sotto protettorato americano: è il grande ritorno dell'Iran come "superpotenza regionale" del Golfo Persico. George W. Bush è dunque andato a Canossa, permettendo che l'esponente di punta dell'"Asse del Male" fosse accolto in un Paese presidiato da 160.000 soldati statunitensi? E' il trionfo di Ahmadinejad, come proclamano i suoi zelatori? Al di là del paradosso, la realtà è più complessa, e si inquadra nel processo di apertura di un sistema di negoziati globali in Medio Oriente, che in prospettiva abbraccia la questione nucleare, la crisi libano- siriana e il conflitto israelo-palestinese. L'Europa ? alla cui presidenza sarà di turno la Francia ? farebbe bene a misurare la portata di questo processo e a mantenervi il suo ruolo, se vuole avere un peso sul futuro della pace nella grande regione europa-mediterraneo-golfo che sarà il suo spazio naturale sul pianeta globalizzato del XXI secolo, tra il martello americano e l'incudine asiatica. La visita di Ahmadinejad sancisce innanzitutto l'influenza decisiva di Teheran sulle varie milizie sciite irachene che passando all'offensiva contro i sunniti e contro Al Qaeda, scatenarono nel 2006 una quasi guerra civile. Le tribù e le fazioni sunnite, escluse dal futuro economico e politico iracheno, espropriate della rendita petrolifera confiscata da sciiti e curdi in virtù della nuova costituzione, avevano strumentalizzato il capo di Al Qaeda in Mesopotamia, lo "sceicco dei tagliagole" Zarqawi, per condurre una sanguinaria jihad contro i loro connazionali sciiti, vittime per eccellenza degli attentati suicidi. Benché i bersagli designati fossero inizialmente i militari stranieri "infedeli", i massacratori si erano accaniti soprattutto contro i civili iracheni "eretici". Ma lo scorso anno, dopo aver dato via libera al caos che ha messo sotto pressione le truppe e i leader americani, Teheran ha esortato i suoi protetti a una tregua: è in gran parte all'Iran che si deve l'attenuazione della violenza sciita nel 2007. La temporanea assenza dell'Iraq dalla prima pagina del New York Times, che in questo periodo elettorale consente a repubblicani e democratici di concentrare il dibattito sui subprimes e sulla copertura sociale, va ascritta alla Repubblica Islamica assai più che alla mobilitazione ("surge") voluta da Bush, e ai 30.000 uomini inviati di rinforzo all'inizio del 2007. Ma in questo modo Ahmadinejad si è auto-invitato nella campagna presidenziale Usa, sull'esempio di Khomeini, che nel periodo della crisi degli ostaggi dell'ambasciata americana (1979-1980) diede il suo contributo alla sconfitta di Carter e all'elezione di Reagan. Ahmadinejad spera, come il suo mentore, di poter negoziare la sua voce a caro prezzo con McCain, Obama o Hillary Clinton. Ma sul piano interno, la posizione del presidente iraniano arrivato domenica a Bagdad non è molto migliore di quella del suo collega George W. Bush. La politica dello scontro ? perlomeno verbale ? con gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente, si è tradotta in un impoverimento del Paese per via delle sanzioni finanziarie ed economiche, nonostante il vertiginoso aumento del prezzo degli idrocarburi, che non porta alcun beneficio ai cittadini iraniani ? al contrario dei loro vicini arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La "generazione Pasdaran" ? l'armata e le milizie dei "Guardiani della Rivoluzione" ? rappresentata dal presidente iraniano è in conflitto sia con il clero, spaventato dal suo avventurismo, sia con i ceti medi iraniani, che vivono secondo l'ora occidentale per interposta antenna parabolica, e non capiscono perché siano private della prosperità quando il greggio è quotato più di 100 dollari al barile. Confrontato con questa coalizione, che minaccia di fargli perdere le elezioni legislative del 14 marzo, Ahmadinejad si aspetta di vedersi riconoscere, con la visita a Bagdad, la statura di un capo di Stato internazionalmente riconosciuto. Ma ad avvantaggiarsi dei negoziati, o di un primo abbozzo di dialogo con l'Occidente, saranno soprattutto i riformisti. E' questo il dilemma del presidente iraniano, la cui paradossale forza gli deriva dalla sua azione di blocco delle elezioni presidenziali libanesi (tramite Hezbollah), del riconoscimento di Israele ecc. Incominciare a negoziare potrebbe essere per lui, in rapporto ai suoi avversari interni, il bacio della morte. La politica dell'amministrazione Bush, che con la Guerra al Terrore si prefiggeva di riorganizzare il Medio Oriente sotto il comando degli Stati Uniti, è naufragata nel fiasco iracheno; l'apoteosi islamista promessa da Bin Laden, Zawahiri e compari grazie alla jihad e al martirio, non è riuscita a mobilitare le masse arabe; e l'embrione di "Stato islamico iracheno", instaurato da Al Qaeda nelle province sunnite, si avvia verso l'aborto, non avendo altra realtà che quella di Internet. Il nemico comune di Bush e di Bin Laden, l'Iran sciita e rivoluzionario, è oggi in condizioni di negoziare; e dato che la presidenza americana, delegittimata dal suo insuccesso e handicappata dall'incertezza elettorale, non può raccogliere questa sfida, il compito di indicare la strada spetta ora all'Europa, in partenariato con gli Stati arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo ? un organismo costituito nel 1981 contro l'Iran, ma che ha accolto Ahmadinejad in occasione del suo ultimo Vertice nel Qatar. Questa sfida ? una sfida di civiltà ? sarà uno dei principali compiti della presidenza francese dell'Unione Europea. Sta a noi dar prova di volontà politica misurando tutta la portata della posta in gioco. Traduzionedi Elisabetta Horvat.

Torna all'inizio


Quattro morti al giorno non valgono un decreto? Adeguamenti Istat: le banche possono, noi no! Israele-Palestina, noi insistiamo a parlare di pace (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Sicurezza Caro Napolitano, intervieni Caro direttore, ti chiediamo di pubblicare questa nostra lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Il Consiglio dei Ministri deve varare immediatamente il decreto attuativo della Legge 123 sulla sicurezza sul lavoro sulla base dei principi già votati dal Parlamento e non può essere il consenso o il non consenso - come in questo caso - delle parti sociali a determinarne o meno l'attuazione definitiva. Diversamente da questo i 4 morti al giorno e i 1.300 morti all'anno continueranno ad essere l'unico prezzo che i lavoratori e le lavoratrici non smetteranno di pagare a favore del profitto sfrenato ed incontrollato dettato solo dal capitalismo e dai suoi interessi esclusivi, qui in Italia anche vergognosamente familistici e corporativi, più che altrove. Tutto questo lo riteniamo intollerabile ed incivile per il nostro Paese. Chiediamo al Presidente della Repubblica di intervenire immediatamente perché si concluda ora e subito la chiusura dell'iter di approvazione di questa legge, senza i ricatti di Confindustria e con la dovuta autonomia che si richiede alle organizzazioni sindacali". Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro via e-mail Carovita La mia banca è differente Caro direttore, la mia banca è differente. Tranquilli, non voglio mica utilizzare il nostro quotidiano per uno spot in favore di un istituto di credito. Voglio solo segnalare che nei giorni scorsi mi è arrivata una lettera nella quale la mia banca mi ha segnalato un adeguamento Istat del conto con un aumento mensile di 50 centesimi. Roba da poco qualcuno penserà. Invece no. Moltiplicate 50 centesimi per chissà quante migliaia di conti e per ogni mese e vedrete che si fa una bella sommetta. Le banche e i padroni possono "adeguarsi" quando vogliono e come vogliono. Le lavoratrici e i lavoratori no, sono costrette/i a subire il costo della vita che i capitalisti producono. Occorre cambiare subito rotta. Davide Pappalardo Acireale (Ct) Elezioni Quella poesia di Eduardo Caro Sansonetti, suggerisco di pubblicare in prossimità delle elezioni, nella rubrica venti versi, la poesia che Eduardo scrisse in occasione di non ricordo quale elezione politica, e che pubblicò "Paese Sera", dal titolo dialettale "Votate a sinistra", dove il "votate" traduceva leteralmente in italiano il verbo voltare, ma moralmente traduceva il verbo votare. Franco Picchi via e-mail Israele-Palestina Non dimentichiamo Gaza Caro direttore, spero che la foto apparsa domenica sulla prima pagina di "Liberazione" abbia l'effetto choc della sveglia che ridesta le donne e gli uomini dal torpore del sonno: in questo caso dal sonno della ragione! L'immagine, drammatica e tremenda, che ritrae un bambino palestinese di pochi mesi, ucciso nei bombardamenti israeliani di Gaza, nel momento in cui sta per essere sepolto, in un altro mondo possibile basterebbe da sola a fermare la follia di un conflitto dimenticato che sembra destinato a non avere mai fine. All'improvviso, di fronte a tanta barbarie, qui da noi appare evidente quanto sia asfittico il respiro dei programmi elettorali dei maggiori contendenti in campo, che quasi ignorano la questione israelo-palestinese, chiusi come sono nella spasmodica ricerca del voto utile per governare. Ma governare cosa, se poi dalle loro agende è cancellato un dramma di tali proporzioni? "Due Popoli, due Stati" abbiamo sostenuto con forza con Bertinotti durante la scorsa campagna elettorale e questa soluzione dobbiamo continuare a riproporre con ancora maggior determinazione oggi che le armi hanno ricominciato a spargere il sangue di tanti innocenti. Se con la Sinistra Arcobaleno ci candidiamo a non essere omologati alla grettezza di chi non riesce a volgere lo sguardo fuori dai confini nazionali perché da lì non vengono voti, facciamo della foto di quel bimbo ucciso il simbolo del nostro impegno in favore di due popoli che hanno diritto alla pace, nonostante la folle scelta di chi li governa di esprimersi solo attraverso la brutalità e la violenza assassina delle armi. Purtroppo non potremo fare nulla per il piccolo palestinese falcidiato dalle bombe israeliane nella lontana e dimenticata striscia di Gaza ma, insistendo a parlare di Pace fra Israele e Palestina, almeno non avremo reso del tutto vana ed incomprensibile la sua morte assurda. Giovanni Renella Napoli Democrazia La partecipazione è un optional? Caro Sansonetti, il nodo centrale che, a mio avviso, potrebbe produrre cambiamenti significativi nelle nostre città è la questione della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che riguardano i beni comuni e gli interessi generali. Le leggi nazionali, le direttive europee, i nuovi criteri di progettazione sostenibile mettono al centro l'esigenza di nuove formule di programmazione e realizzazione delle politiche pubbliche. Esse devono essere condivise con tutti i soggetti interessati compresi cittadini, comitati e/o associazioni. I cittadini non dovrebbero essere consultati come semplici comparse ma informati e chiamati a collaborare come co-attori dei processi decisionali. Ove questo criterio è venuto meno, ad esempio con facili commissariamenti e/o decisionismi sistematici, fornendo il solito alibi che la politica deve dare celermente una soluzione ai problemi emergenti, ci si è trovati spesso davanti all'aggravamento, e non alla soluzione, dei problemi stessi. Su importanti opere pubbliche, sulla creazione di servizi che riguardano la salute e la qualità della vita delle persone, gli amministratori hanno il dovere, non solo etico, di far crescere il senso civico attraverso meccanismi nuovi di partecipazione. Tutti i pareri e saperi, fuori e dentro le istituzioni, sono oramai necessari e vanno messi in circolo. Uno studio dell'Onu di una quindicina di anni fa lo aveva messo già in evidenza: Per uscire dalle crisi sociali sempre più crescenti e intricate apportate dalla globalizzazione, occorre spostare l'asse delle decisioni dal piano della delega autoreferenziale e dell'accentramento al piano della partecipazione e del protagonismo civico dei cittadini. L'alternativa sarebbe il negativo perdurare dell'influenza manipolativa e condizionante da parte dei poteri della finanza, dell'industria, e della criminalità. Domenico Ciardulli via e-mail Malasanità Chiediamo giustizia per nostro padre Gentile direttore, siamo quattro fratelli di Adelfia (Ba) che chiedono giustizia per un episodio di malasanità. Stiamo parlando di nostro padre, morto in circostanze secondo noi non chiare e per chiarire le quali - dopo una denuncia in Procura - abbiamo chiesto l'autopsia; gli esami tossicologici saranno decisivi per stabilire la causa del decesso. Donato Coronelli, di 63 anni, è stato male dopo aver assunto per due giorni un farmaco chemioterapico. Nostro padre si era rivolto ad un oncologo di Acquaviva delle Fonti che gli aveva prescritto una chemioterapia "a casa", per via orale. Il 28 gennaio ha incominciato ad assumere le pillole, otto al giorno, secondo la prescrizione dello specialista. Il secondo giorno ha avvertito i primi malesseri. Dopo l'intervento del 118, e tre giorni di rianimazione, ci hanno comunicato che nostro padre era morto! Immaginate voi il dolore, lo sconforto - soprattutto perché fino a pochi giorni prima stava benissimo! Le nostre urla, il nostro pianto in ospedale ha dato fastidio a qualcuno e, probabilmente per questo, siamo stati per giunta aggrediti da un addetto alle pulizie e siamo dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso! Vogliamo solo ricordare che, attenendosi al bugiardino, in base al peso e all'altezza nostro padre avrebbe dovuto assumere un dosaggio di compresse molto più basso! Ora, ci chiediamo: è giusto che chi ha fatto un simile errore rimanga impunito? Perché, mentre noi, umili cittadini ligi alle leggi e al dovere, paghiamo le tasse i responsabili delle strutture sanitarie non intervengono su simili fatti? Quante persone devono fare questa tragica fine prima che qualcuno intervenga? E' giusto che dei familiari in preda allo sconforto e al dolore vengano aggrediti in una struttura pubblica? Antonella, Franco, Lucia, Vito Antonio Coronelli via e-mail Agnese Piccirillo Madre, scienziata, femminista Vogliamo ricordare la nostra amica Agnese Piccirillo (in arte Seranis), morta domenica 2 marzo 2008, in seguito a una grave malattia degenerativa. Agnese, lucida fino alla fine, non voleva la respirazione artificiale e, quando è stato il momento, il suo corpo l'ha ascoltata, ben sapendo che nel nostro "incivile" Paese non c'è ancora una legge che riconosca il testamento biologico, che lei aveva fatto. Fisica, responsabile, negli ultimi anni di progetti internazionali, femminista storica torinese, Agnese è stata anche una singolare, originalissima scrittrice, capace di dire l'esperienza complessa e contraddittoria di una donna che si è venuta a trovare nel ruolo tradizionale di madre e in quello storicamente maschile di scienziata. La domanda che ha attraversato tutti i suoi scritti, e in particolare "Smarrirsi in pensieri lunari", da poco ristampato dall'editore Graus, di Napoli, è quella che lascia, preziosa eredità di pensiero e di consapevolezza, a tutte noi amiche e al movimento delle donne, di cui è stata partecipe appassionata fino alla fine: "Posso essere io insieme oggetto di conoscenza e pensiero conoscente? Posso io rifiutarmi di diventare strumento luogo della vita, per essere indagatore pensiero? Ormai desideravo comprendere desideravo penetrare con la mia intelligenza l'insondabile, avessi dovuto anche lacerare il mio ventre. Dovevo trovare una nuova fisica". Agnese ha avuto il coraggio di interrogare il corpo, la sessualità e la maternità, fin nei loro risvolti più intimi e "impresentabili", consapevole che solo aprendo "sconnessure" dentro le mille immagini entro cui l'uomo l'ha imprigionata, la donna può prospettarsi una "nuova storia". Non dimenticheremo né la sua umanità né la generosa forza indagatrice del suo pensiero. Condividiamo coi famigliari e in particolare col figlio Alessio il dolore di questa perdita, lo ringraziamo per l'amorosa dedizione con cui ha accompagnato la malattia e la morte della madre. I funerali si svolgeranno oggi, martedi 4 marzo alle 11, con partenza da via Principi d'Acaja 20, Torino. Lea Melandri, Vicky Franzinetti, Ines Damilano, le amiche della Libera Università delle donne di Milano e della Casa delle donne di Torino 04/03/2008.

Torna all'inizio


Guerra al terrore e stato d'eccezione permanente (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Turchia, Colombia, Israele? Guerra al terrore e stato d'eccezione permanente Fabio Amato* Nella sostanziale indifferenza dei candidati alle prossime elezioni politiche italiane, e mi riferisco naturalmente a quelli del duopolio mediatico, aspiranti all'inciucio per liquidare la Costituzione repubblicana, in tutto il pianeta si stanno ancora dispiegando gli effetti nefasti della stagione della guerra al terrore. Non mi riferisco solamente alla tragedia quotidiana dell'Afghanistan e dell'Iraq, a tutti tristemente nota, ma a quanto sta accadendo anche in altre regioni con altri attori protagonisti, in primis gli alleati regionali della super potenza imperiale. Turchia, Colombia, Israele. La Turchia ha scatenato proprio in questi giorni un'offensiva militare violando i confini dell'Iraq, entrando nel Kurdistan irakeno, con la giustificazione della lotta al Pkk, ovvero secondo Ankara al terrorismo, in aperta violazione del diritto internazionale e con il beneplacito degli Stati Uniti d'America. L'Europa guarda, al massimo commenta, ma subisce. In Colombia, Uribe, a capo di un governo che ha dalla sua parte il sostegno di paramilitari e narcotrafficanti, di un paese la cui ricchezza si fonda su un narcocapitalismo liberista, sempre in nome della guerra al terrore, bombarda e uccide, nel territorio dell'Ecuador, il capo della diplomazia delle Farc e uomini e donne al suo seguito. Raul Reyes, l'uomo che da sempre tesse le fila delle relazioni diplomatiche e della ricerca di una soluzione politica al conflitto decennale che vive la Colombia. Solo pochi anni fa era stato ricevuto anche in Vaticano, mentre si tentò con il governo Pastrana di arrivare ad un accordo di pace, poi saltato. Un atto barbaro, la cui gravità non consiste solo nel compromettere le speranze di liberazione di Ingrid Betancourt, degli altri prigionieri nella mani della Farc, ma nell'aver ucciso un diplomatico, non semplicemente un capo guerrigliero. E anche qui, lo si fa violando l'integrità territoriale di uno stato sovrano. Si può dare il giudizio che si vuole sulle Farc, ma il non riconoscerle politicamente significa non voler alcuna soluzione politico-negoziale, ma perseguire solo una strategia di guerra e di annientamento militare, con tutte le conseguenze di sofferenze per le popolazioni che ciò comporta. Uribe, che riceve in nome della lotta alla droga miliardi di dollari (ed armi) dall'alleato statunitense, con questo omicidio liquida gli sforzi di Chavez, ed anche del governo francese e di altri europei, di arrivare ad uno scambio umanitario. Contemporaneamente si pone come baluardo del gigante nordamericano in una regione, l'America Latina, segnata dall'avanzata di forze progressiste e governi autonomi dal controllo Usa. Il terzo esempio su cui vale la pena soffermarsi è  la strage che si è prodotta a Gaza in questi ultimi giorni. Anch'essa, così come la quotidiana violazione di ogni principio del diritto internazionale che si produce in tutti i territori occupati, viene giustificata in nome della autodifesa o della guerra al terrorismo. Si badi bene. Per i governi Israeliani, Sharon ed Olmert, la categoria di terroristi non è applicata solo ad Hamas, ma lo stesso fu fatto con Arafat, dopo che era stato il protagonista degli accordi di Oslo, e insignito del premio Nobel della pace. Quanto accade deve quindi essere letto guardando alle singole crisi e alle ragioni di ognuna, ma allo stesso tempo come il frutto della strategia globale della guerra al terrore. Nonostante il fallimento evidente di questa sciagurata politica, essa continua ad estendersi, configurando il dispiegarsi di uno stato d'eccezione permanente su scala globale. Un vero e proprio mutamento di paradigma, che ha inizio con le politiche post 11 Settembre e che oggi si ripercuote in tutte le realtà dove sono aperti dei conflitti. Una ridefinizione di fatto del diritto internazionale nel tempo della globalizzazione neoliberista. A chi denuncia tutto ciò, in tutti questi casi di aperta e sfacciata violazione del diritto internazionale, la risposta che viene data è la stessa. Stiamo combattendo il terrorismo. Alle parti in conflitto si nega lo status di interlocutori politici, indispensabile per poter pensare a soluzioni negoziali, per continuare - al contrario - a  perpetrare l'azione bellica e militare, indipendentemente dalla sua efficacia. Vale la pena qui riprendere le parole di Giorgio Agamben e della sua definizione di stato d'eccezione. Secondo il filosofo questa condizione vede già da anni il suo massimo dispiegamento planetario. Io credo che gli accadimenti degli ultimi giorni dimostrino come questa tesi non solo sia drammaticamente confermata, ma stia ormai producendo una condizione dalla quale difficilmente si potrà tornare indietro. "L'aspetto normativo del diritto può essere così impunemente obliterato e contraddetto da una violenza governamentale che, ignorando all'esterno il diritto internazionale e producendo all'interno uno stato di eccezione permanente, pretende tuttavia di stare ancora applicando il diritto". "Dallo stato di eccezione effettivo in cui viviamo non è possibile il ritorno allo Stato di diritto, poiché in questione ora sono i concetti stessi di Stato e di diritto". La guerra preventiva e al terrore, si definisce quindi come forma permanente di uno stato d'eccezione che si fa norma di fatto per il governo dei conflitti. Su scala internazionale come sul piano interno, come avviene con le politiche securitarie, i decreti sicurezza o i patriot act. La nostra contrarietà, ontologica direi, alla guerra preventiva, la scelta pacifista, irrisa dai guru della real politik del disastro, non nasce da riflessi ideologici del passato. Scegliere un'opzione politica radicalmente avversa a quella della guerra preventiva, un'opzione radicalmente pacifista, è un'opzione strategica per il futuro. Non si tratta solamente di scegliere se stare dalla parte degli oppressi, come si sarebbe detto un tempo e come è giusto che sia, contro gli oppressori. Dalla parte della pace contro la guerra. Si tratta di scegliere se stare dalla parte del diritto contro l'arbitrio. Della soluzione politica dei conflitti o dei bombardamenti. Se si sta dalla parte del rilancio del diritto internazionale o del suo definitivo seppellimento. Se sappiamo già che il Pdl si schiera senza dubbio alcuno a favore della prepotenza globale dell'impero e dei suoi alleati, ci piacerebbe capire che pensi di tutto ciò il Pd. Noi, da quale parte stare, lo abbiamo già scelto da tempo. *Responsabile Esteri Prc 04/03/2008.

Torna all'inizio


La Fiaccolata Oggi in piazza a Roma per la Palestina e per il cessate-il-fuoco (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"Fermiamo il massacro a Gaza: cessate il fuoco.Per una pace giusta in Palestina". Questo il titolo dell'appello lanciato dalla comunità palestinese di Roma e del Lazio per una manifestazione-fiaccolata che ha raccolto come prime adesioni quelle della Rete Ebrei Contro l'Occupazione,il comitato Con la Palestina nel Cuore, l'associazione Amici della Mezza Luna Rossa, l'associazione Wael Zuaiter,il Forum Palestina, La Rinascita della Sinistra, il Prc, il Pdci, le Donne in Nero, i Giovani Comunisti, la FIOM (Roma nord e Assopace), l'associazione culturale Aktivamente. L'appuntamento è alle ore 18.00 a piazza Santa Maria di Loreto (Piazza Venezia), a Roma. 04/03/2008.

Torna all'inizio


Israele si ritira Hamas: <Vittoria> Olmert avverte: presto nuovi raid (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Israele si ritira Hamas: "Vittoria" Olmert avverte: presto nuovi raid Ripresi i lanci di razzi su Sderot e Ashkelon Stefania Podda Israele si ritira ma annuncia nuove operazioni. All'alba di ieri, l'esercito ha concluso l'operazione di terra a Gaza e i blindati hanno lasciato la Striscia dopo giorni di pesanti attacchi. Il bilancio dell'offensiva decisa da Israele per fermare i lanci di razzi qassam sulle città israeliane di Sderot e Ashkelon è di 111 morti tra i palestinesi, tra i quali bambini e civili, e di due soldati israeliani uccisi. I vertici militari rivendicano il successo dell'operazione e parlano di "obiettivi raggiunti", ma proprio mentre i tank ripiegavano, nuovi razzi hanno raggiunto le città israeliane. Ecco perché il premier Ehud Olmert si è guardato bene dal parlare di ritiro, spiegando anzi che, dopo aver concluso questa, il governo sta studiando nuove operazioni. Parlando alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la difesa, il premier ha detto chiaramente di non avere alcuna intenzione di concedere tregue: "Non saremo pazienti. La nostra iniziativa non si limita ad alcune iniziative oppure ad un giorno o due. Continueremo ad agire con i modi e nei posti dovuti, sulla base del nostro giudizio. Non siamo in stato di guerra - ha quindi aggiunto -, non è la prima volta che interveniamo o ci ritiriamo. Non dico che cosa faremo in futuro perché non voglio dare ai nostri nemici l'opportunità di prepararsi, ma tutte le opzioni sono sul tavolo. Israele ha il dovere di difendere i propri cittadini, nessuna popolazione dovrebbe vivere con la minaccia dei missili". D'altronde due sono gli obiettivi che Olmert persegue: eliminare la minaccia che incombe sul nord di Israele e indebolire Hamas, prima di essere costretto a venire a patti o comunque a trattare con il movimento islamico. Sul fronte diplomatico, oggi nella regione arriva il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. Rice cercherà di far ripartire il dialogo tra Abu Mazen e Ehud Olmert, dopo che tre giorni fa il presidente palestinese ha annunciato il congelamento dei negoziati. Ieri Olmert ha fatto sapere di voler continuare a trattare e di considerare Abu Mazen l'unico interlocutore possibile, sottolineando con questo l'assoluta indisponibilità di Tel Aviv ad aprire una trattativa con Hamas. Per Israele è fondamentale riprendere il più rapidamente possibile il negoziato, visto che il rischio di "contagio" dalla Striscia è piuttosto concreto. Ieri in Cisgiordania ci sono stati scontri con decine di feriti, da Hebron a Nablus si sono viste scene da intifada, particolare che non è sfuggito ai commentatori israeliani. Olmert ha ben presente la possibile deriva di questi giorni: "Dobbiamo decidere se siamo siamo interessati ad un serio processo di pace o vogliamo semplicemente ammantarci di un'aura di rettitudine provocando un rafforzamento di Hamas in Cisgiordania. Non vi è modo di prevenire un processo del genere senza offrire una prospettiva diplomatica. Chi non lo capisce sta semplicemente mentendo a se stesso". Il timore è che l'Anp perda il controllo della situazione in Cisgiordania e che, come effetto della rabbia per gli attacchi contro la Striscia, Fatah perda terreno in favore di Hamas. Ieri in molti cortei i manifestanti chiedevano al presidente di ricucire lo strappo con il movimento islamico e di arrivare ad una riconciliazione nazionale. Quanto ad Abu Mazen, ieri è tornato a proporsi senza successo come mediatore tra Israele e Hamas. E di una necessità di dialogo tra i due ha parlato ieri anche Massimo D'Alema: "E' difficile che vada avanti il processo di pace se non si apre il dialogo con la parte palestinese che governa a Gaza". 04/03/2008.

Torna all'inizio


<La terza Intifada? E' davvero molto vicina> (sezione: Israele/Palestina)

( da "Liberazione" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

"La terza Intifada? E' davvero molto vicina" Intervista a Maha Azzam, esperta di movimenti islamisti dell'Istituto di Affari internazionali britannico Chatham House "Nel lungo periodo Hamas e Fatah saranno sempre più deboli. Possibile la nascita di una terza leadership palestinese Tiziana Barrucci "La terza Intifada è un'eventualità vicina, soprattutto perché la situazione economica palestinese è veramente all'estremo della sopportazione". Maha Azzam è ricercatrice esperta di gruppi islamisti all'Istituto di Affari internazionali Chatham House di base a Londra. E' attualmente alle prese con un libro sull'islam politico. Sulla situazione di queste ore nella Striscia di Gaza non ha molti dubbi: era prevedibile e porterà maggior caos. Un circolo vizioso che non riuscirà a spezzarsi. Perché Israele ha attaccato la striscia di Gaza ora? L'attacco israeliano non è una sorpresa. E' da quando la situazione a Gaza si è radicalizzata che Tel Aviv aveva intenzione di metterlo in atto. Del resto gli israeliani non hanno mai smesso di sentirsi in uno stato di guerra e sono ormai ossessionati dalle questioni di sicurezza. Crede che si tratti di un errore strategico? Di certo l'inasprimento israeliano porterà maggiore caos, ma dal punto di vista di Israele la situazione resterà sotto controllo. A livello internazionale è chiaro che qualsiasi tipo di sanzione non sarà mai effettiva, come è sempre accaduto. Per quanto riguarda i palestinesi, Tel Aviv sa che nel lungo periodo il nemico resterà comunque diviso. Non crede quindi a una riunificazione delle forze palestinesi dettata dalla rabbia e dal senso di rivincita verso un nemico comune? Mahmud Abbas in queste ore non può che annunciare la sospensione dei colloqui, ma gli israeliani sanno che Abbas è in definitiva più vicino a loro che ad Hamas. Per questo motivo sono sicuri che nel lungo periodo non perderanno il loro interlocutore, seppure indebolito dagli eventi e ancora più isolato. Ciò che è accaduto a Gaza negli ultimi giorni è in un certo senso una "vittoria" di Hamas, in termini soprattutto di popolarità. Ma allo stesso tempo i palestinesi sanno cosa ha portato loro votare per il movimento islamista, in termini di isolamento dal mondo e di disastro economico. E sono coscienti di non potersi più permettere un errore di questo tipo. Perciò Hamas sarà più popolare ma il suo governo sempre più debole, senza contare che resta e resterà sotto assedio, militare ed economico. Ma ora a tirare le pietre contro i soldati israeliani ci sono anche i palestinesi di Cisgiordania... Certo, la rabbia e la frustrazione sono forti. Ma è chiaro ormai che quando i palestinesi sono liberi di scegliere i loro leader e scelgono per Hamas, il mondo intero si rivolta contro. Nel breve periodo la popolarità del movimento islamico andrà crescendo e assisteremo sicuramente a nuovi processi di islamizzazione. Ma nel lungo periodo la situazione sarà diversa. Non è un discorso legato alla maggiore o minore propensione religiosa dei palestinesi ma semplicemente a una politica reale. Il movimento di Ismail Haniyeh ha promesso molto dal giorno delle elezioni, ma non è riuscito a mantenere le promesse. Il governo di Hamas è sempre più debole, distrutto dall'isolamento politico ed economico. Esistono i presupposti per la formazione di un terzo polo politico? Per ora si tratta di speculazioni, perchè non ci sono ancora prove, ma sì, credo che la nascita e lo sviluppo di una leadership che sia a metà strada tra quella di Fatah e Hamas sia un possibilità concreta. Qualcuno che per esempio dica basta agli omicidi di civili israeliani ma che contemporaneamente non sia così accomodante verso Tel Aviv. Assisteremo a una terza Intifada? E' possibile, potrebbe essere vicina. Soprattutto se gli israeliani continueranno a sentirsi sotto assedio e manterranno sotto assedio i palestinesi. Eventualità probabile, perché l'attacco di questi giorni ne preannuncia altri. Vedo i prossimi dodici mesi come un continuo fermarsi e ricominciare. Attacchi e momenti di tregua si susseguiranno per molto tempo. La situazione palestinese è terribile ed è destinata a peggiorare. Per questo la rabbia popolare e quindi la violenza si inasprirà. Specularmente all'indebolimento di entrambe le leadership. Sarà una violenza contro Israele, ma anche tra palestinesi? L'intensificarsi degli attacchi israeliani di sicuro smorzerà la violenza tra palestinesi. Ma ciò non significa un'unità di lungo termine. E il resto del mondo arabo? Spettatore come al solito? I governi arabi continueranno da un lato con le loro dichiarazioni di principio pro palestinesi e dall'altro con le loro politiche di compromesso verso gli israeliani. E' di questi giorni la notizia della vendita egiziana di petrolio a Israele a basso costo, proprio quando si condanna il governo israeliano per gli attacchi di Gaza. E' ovvio che a livello di media e di piazza la rabbia verso tale atteggiamento aumenterà e indebolirà i regimi. Ma si tratta di processi lunghi che non porteranno a cambiamenti immediati. 04/03/2008.

Torna all'inizio


Il doppio dramma della striscia di Gaza (sezione: Israele/Palestina)

( da "Opinione, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

Oggi è Mar, 04 Mar 2008 Edizione 44 del 04-03-2008 Il doppio dramma della striscia di Gaza di Davide Giacalone Israele si ritira unilateralmente da Gaza, costringendo con la forza i propri coloni a sloggiare, per dare concretezza alla consegna di territori in cambio di pace e sicurezza. Nella striscia prendono posizione gli uomini di Hamas, con l'obiettivo di attaccare Israele e rendere impossibile la politica palestinese di Abu Mazen. I terroristi di Hamas, tenuti in vita dalle complicità libanesi, iraniane e siriane, sono i nemici degli israeliani quanto dei palestinesi, nel senso che sono i nemici della pace, sono i sostenitori dell'impossibile cancellazione d'Israele. Israeliani e palestinesi continuano a cercare la pace, e gli Stati Uniti mostrano di credere che si possa raggiungerla. Ma la democrazia israeliana è massacrata da quegli attacchi che continuano a sommare le vittime civili, una sull'altra. Non so quanti facciano lo sforzo d'immaginare cosa significhi mantenere la democrazia e la razionalità politica in un Paese che subisce quotidianamente dei morti a causa di una guerra dove al proprio esercito si vuol impedire d'intervenire. I palestinesi dell'Anp lo sanno, e si sentono assai più vicini agli israeliani che a questi altri palestinesi, assetati di sangue perché desiderosi di vivere nella e grazie alla guerra. Ma quando la reazione israeliana parte, quando le armi colpiscono i rifugi dei terroristi assassini, muore anche la popolazione civile, muoiono palestinesi. E sebbene quella sia una ben strana e zoppa democrazia, comunque si ripropone il dramma di farla convivere con una guerra che conta i morti ma è condotta da altri. Il negoziato di pace è appeso a questo doppio dramma. Un po' tutti ripetono: tacciano le armi. Ma come fanno a tacere? La guerra non è dichiarata dagli Stati, ma allo Stato d'Israele ed all'idea che ne esista uno palestinese. Anche il pontefice dice: fermatevi. Ma come fanno a fermarsi? Si devono fermare, semmai, quelli che uccidono allo scopo che altri siano uccisi. Il guaio è non potere sparare, assieme, contro Hamas e contro Hezbollah. Cerchiamo di non essere ipocriti ed usiamo parole che abbiano un senso: non c'è alcuna pace possibile senza la sconfitta militare di queste formazioni. Certo, tutto questo deve essere visto nel quadro vasto di una scacchiera dove prendono posizione pezzi ed interessi anche assai lontani. Sono decenni che i palestinesi vivono in condizioni disumane, perché ostaggio di quegli interessi. Sono decenni che Israele cerca la pace dovendo fare la guerra contro quegli interessi. La comunità internazionale, gli uomini che conoscono questa storia e queste cose, abbiano, almeno, la buona creanza di non abbandonarsi a stucchevoli predicozzi.

Torna all'inizio


Israele ha ritirato le truppe Olmert minaccia nuovi raid (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NOME UTENTE PASSWORD Leggi il giornale Prova GRATUITA Esteri CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA SHOPPING BLOG MOBILE CERCA LAVORO ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse Lavoro Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e TV Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A: tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A Calendario Serie B Siti di A e B BLOG DI SPORT A che gioco giochiamo? di Laura Alari Pallonate di Enzo Bucchioni Mister X di Xavier Jacobelli Affari tuoi di Giulio Mola Fischi proibiti di Simone Nozzoli Servizi Vincenti di Ubaldo Scanagatta Profondo Rosso di Leo Turrini SPECIALI Champions League 2008 Sei Nazioni 2008 Mondiali di Rugby ARCHIVIO GERMANIA 2006 Formula 1 2007 Formula 1 2006 Motomondiale 2007 Motomondiale 2006 Calciopoli MEDIA CENTER Ultimi pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora Le firme di QUOTIDIANO BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi Giovanni Bogani Deborah Bonetti Enzo Bucchioni Sandro Bugialli Mario Caligiuri Gabriele Cané Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo Andrea Degidi Alessandro Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco Ghidetti Giovani Tentazioni Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina Giuseppe Mascambruno Pierluigi Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo Pandolfi Giampaolo Pioli Lorenzo Sani Vittorio Savini Ubaldo Scanagatta Giuseppe Tassi Leo Turrini Quotidiano Mobile News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie Annunci legali L'INFERNO DI GAZA Israele ha ritirato le truppe Olmert minaccia nuovi raid L'operazione "Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya. D'Alema: "Impossibile pace senza dialogo" Commenta Commenti Invia commento Segnala ad un amico Nessun commento presente Clicca qui per inviare il tuo commento Email: Sesso: Anno di nascita: Provincia: Commento: Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro consenso al trattamento dei dati I commenti inviati vengono pubblicati solo dopo esser stati approvati dalla redazione Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca - Locale Tenta di scassinare il videopoker Arrestato romeno di 32 anniCronaca - Locale Prima si azzuffano i cani poi i padroni si picchianoGossip Fiocco rosa in casa Bazzani E' nata Martina, la figlia della MerzPolitica Berlusconi: "Salviamo l'Alitalia Tremonti sarà ministro dell'Economia"Sport - Calcio "Coraggio, pazienza, intelligenza"Pazzo mondo La cagnetta Holly adotta un piccolo di giaguaroCavalloMagazine - Sport Vittoria di Van Asten in Belgio Secondo Geerink, terzo DeusserPolitica - Locale Domenica e lunedì il referendum, per il distacco dalla regione MarcheCronaca - Locale Sorpreso al volante ubriaco Aveva già provocato un mortoCronaca - Locale Slitta la decisione sulla centrale Consultazioni appena iniziateCronaca - Locale Razzia al Conad di Bibbiano Rubati liquori e vino per 10mila euroCronaca Operaio precipita nel vano ascensore Volo di cinque metri: gravissimoCronaca - Locale Doccia al cloro manda due bimbe al pronto soccorso TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'La Traviata', musica di Giuseppe VerdiStagione di qualità al Teatro Comunale'Gli innamorati'La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Il cartellone 2007/08 del Politeama PrateseQuartetto d'archi PrazakStagione teatrale 2007 / 2008: BoleroMike Melillo in concerto'Outlet''Cara la pelle'"Il compleanno" al Teatro Lauro Rossi"Il compleanno" al Teatro Lauro RossiTeatrosanziourbino: Giulietta e Romeo'Alma de tango' Arte contemporanea alla Fondazione RagghiantiCinzia Leone racconta la vita di tutti i giorniAl teatro Verdi "La signorina Papillon"Banderas a Milano per il primo ciak di 'The other man'Il film di Verdone in anteprima al Variety --> I 100 motivi per diventare calciatore - Le wags di Nuts 2008Incidente sul lavoro a Molfetta: cinque mortiI pesaresi approfittano della prima domenica primaverileBlitz delle 'Iene' al 'Carlino'L'uragano 'Emma' si abbatte sull'EuropaIl film 'Questa notte è ancora nostra'Davanti al tribunale con i cani per protestare contro la morte di AlìLa ricerca della 'Battaglia di Anghiari'La Lube conquista la coppa ItaliaLa semifinale di Coppa ItaliaI quarti di finale di coppa ItaliaLa visita presidenzialeSangiustese, pareggia ma rimane in vettaJustin Timberlake nel film 'The love guru'Sexy lapidi Madonna - 'In this life'Rihanna: 'Adoro il mio fondoschiena'Milan-Arsenal. Ancelotti: 'A San Siro abbiamo i numeri'La tragedia di Molfetta (da Skytg24)Il video sexy di Lola PonceSanremo: un dopo Baudo lungo un anno: Carlo Conti o un botto di vita? (di Riccardo Jannello)Calciomercato: Benitez e Mourinho puntano alla panchina di Mancini, Lippi aspetta il Milan e il BarcellonaIl Bologna a Lecce ad ali spiegatePerchè l'Inter ha la sindrome di LiverpoolJustin Timberlake in 'The love guru'L'ultima cassanataCharlize Theron: ''Meglio attrice che top model''I tabloid: ''Angelina aspetta due gemelli''Risolto il giallo della morte dell'ex modella KatouchaCorrado Guzzanti torna in tv Niente Lumia. Veltroni spiega (ma convince?) del 04/03/2008 di Francesco Ghidetti "Scoppiare" in carcere: "Trasferiamo i detenuti" del 04/03/2008 di Massimo Pandolfi I crociati antiabortisti guarda caso sono tutti uomini: intervista a Lidia Ravera del 03/03/2008 di Rossella Martina L'Onu vota un nuovo pacchetto di sanzioni contro l'Iran del 03/03/2008 di Giampaolo Pioli Hit Parade, di un paese per vecchi del 03/03/2008 di Andrea Degidi Qual è la più importante tra le 10 priorità proposte da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?Come giudichi i tempi della sanità?Sei favorevole alla scarcerazione del padre dei fratellini di Gravina?Tu voteresti per Luciano Moggi?Detenuti al lavoro, sei d'accordo?Vota il gol più bello del mese di febbraioVota il gol più bello della 26esima giornataSei d'accordo con la riesumazione della salma di Padre Pio?Accetteresti una centrale nucleare nella tua provincia?Volete che Tomasi lasci la Spal?Vota il gol più bello della 25 giornataGli inquirenti hanno fatto di tutto per ritrovare i fratelli Pappalardi?Smog, per diminuire l'inquinamento qual'è la misura più efficace?Giusto pubblicare i nomi degli evasori? LA FOTO DEL GIORNO FIACCOLE E SCI Record sulle piste innevate di La Masella, vicino a Barcellona: 2000 sciatori in contemporanea per la più grande sciata collettiva in notturna RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

Torna all'inizio


Traffico di neonati, fermate sette persone (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NOME UTENTE PASSWORD Leggi il giornale Prova GRATUITA Cronaca CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA SHOPPING BLOG MOBILE CERCA LAVORO ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse Lavoro Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e TV Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A: tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A Calendario Serie B Siti di A e B BLOG DI SPORT A che gioco giochiamo? di Laura Alari Pallonate di Enzo Bucchioni Mister X di Xavier Jacobelli Affari tuoi di Giulio Mola Fischi proibiti di Simone Nozzoli Servizi Vincenti di Ubaldo Scanagatta Profondo Rosso di Leo Turrini SPECIALI Champions League 2008 Sei Nazioni 2008 Mondiali di Rugby ARCHIVIO GERMANIA 2006 Formula 1 2007 Formula 1 2006 Motomondiale 2007 Motomondiale 2006 Calciopoli MEDIA CENTER Ultimi pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora Le firme di QUOTIDIANO BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi Giovanni Bogani Deborah Bonetti Enzo Bucchioni Sandro Bugialli Mario Caligiuri Gabriele Cané Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo Andrea Degidi Alessandro Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco Ghidetti Giovani Tentazioni Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina Giuseppe Mascambruno Pierluigi Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo Pandolfi Giampaolo Pioli Lorenzo Sani Vittorio Savini Ubaldo Scanagatta Giuseppe Tassi Leo Turrini Quotidiano Mobile News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie Annunci legali NEL SALERNITANO Traffico di neonati, fermate sette persone L'operazione "Ladri di bambini" ha consentito anche di recuperare una neonata che era stata messa in vendita e che ora è sottoposta alle cure dei sanitari dell'ospedale Umberto I° di Nocera Inferiore TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'La Traviata', musica di Giuseppe VerdiStagione di qualità al Teatro Comunale'Gli innamorati'La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Il cartellone 2007/08 del Politeama PrateseQuartetto d'archi PrazakStagione teatrale 2007 / 2008: BoleroMike Melillo in concerto'Outlet''Cara la pelle'"Il compleanno" al Teatro Lauro Rossi"Il compleanno" al Teatro Lauro RossiTeatrosanziourbino: Giulietta e Romeo'Alma de tango' Reggiseni in metro per 'Californication'Heineken Jamin' FestivalTosca al Teatro La PerlaE' ancora Carnevale per Martina MalvagiCrystal Socha e la sua american paint Summer --> La visita del PresidenteI 100 motivi per diventare calciatore - Le wags di Nuts 2008Incidente sul lavoro a Molfetta: cinque mortiI pesaresi approfittano della prima domenica primaverileBlitz delle 'Iene' al 'Carlino'L'uragano 'Emma' si abbatte sull'EuropaIl film 'Questa notte è ancora nostra'Davanti al tribunale con i cani per protestare contro la morte di AlìLa ricerca della 'Battaglia di Anghiari'La Lube conquista la coppa ItaliaLa semifinale di Coppa ItaliaI quarti di finale di coppa ItaliaLa visita presidenzialeSangiustese, pareggia ma rimane in vettaJustin Timberlake nel film 'The love guru' Un piano per assassinare Mick JaggerIl segno di Prandelli sulla grande FiorentinaBanderas a Milano per le riprese di ''The other man''Il pauroso incidente di Matthias LanzingerCricket, incursione di uno 'streaker' durante Australia-IndiaModena City Ramblers -'Ebano'La Canalis: 'Con gli uomini adesso sono selettiva'Jennifer Lopez soffre di 'paranoia post-partum'In quelle cisterne le tragedie d'ItaliaMadonna - 'In this life'Rihanna: 'Adoro il mio fondoschiena'Milan-Arsenal. Ancelotti: 'A San Siro abbiamo i numeri'La tragedia di Molfetta (da Skytg24)Il video sexy di Lola PonceSanremo: un dopo Baudo lungo un anno: Carlo Conti o un botto di vita? (di Riccardo Jannello) Led Zeppelin, Plant è già stufo del Dirigibile del 04/03/2008 di Andrea Degidi Walter, ripensaci del 04/03/2008 di Francesco Ghidetti Bonino, Bassolino, D'Alema: i dolori del "giovane" Walter del 04/03/2008 di Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi Palmira (Siria) 2005, le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque giornate a Cassano, sei d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità indicate da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?Come giudichi i tempi della sanità?Sei favorevole alla scarcerazione del padre dei fratellini di Gravina?Tu voteresti per Luciano Moggi?Detenuti al lavoro, sei d'accordo?Vota il gol più bello del mese di febbraioVota il gol più bello della 26esima giornataSei d'accordo con la riesumazione della salma di Padre Pio?Accetteresti una centrale nucleare nella tua provincia?Volete che Tomasi lasci la Spal?Vota il gol più bello della 25 giornataGli inquirenti hanno fatto di tutto per ritrovare i fratelli Pappalardi?Smog, per diminuire l'inquinamento qual'è la misura più efficace? LA FOTO DEL GIORNO In coda per i simboli C'è anche Ferrara Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante' LEGGI LA NOTIZIA RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

Torna all'inizio


Il Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas centra la traversa (sezione: Israele/Palestina)

( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)

Argomenti: Israele/Palestina

NOME UTENTE PASSWORD Leggi il giornale Prova GRATUITA CANALI CITTà SPORT MOTORI MULTIMEDIA SHOPPING BLOG MOBILE CERCA LAVORO ANNUNCI Homepage Quotidiano.net Cronaca Stop al bullismo Politica & Economia Borse Lavoro Esteri Cultura & libri Arte & Mostre Cinema Musica Spettacolo e TV Gossip Casa Pazzo Mondo Salute Tecnologia Sondaggi Archivio news Cavallo Magazine Eventi E-nigmistica Giochi Mappe Meteo Mooovie Viaggi IL RESTO DEL CARLINO BOLOGNA Ancona Ascoli Cesena Fermo Ferrara Forlì Imola Macerata Modena Pesaro Ravenna Reggio Emilia Rimini Rovigo LA NAZIONE FIRENZE Arezzo Empoli Grosseto La Spezia Livorno Lucca Massa Carrara Perugia Pisa Pistoia Prato Siena Viareggio IL GIORNO MILANO Bergamo Brescia Como Lecco Lodi Sondrio HOMEPAGE IL TEMPO.IT ROMA Lazio Nord Latina Frosinone Abruzzo Molise HOMEPAGE ILSECOLO XIX.it GENOVA La Spezia Imperia Savona Levante Basso Piemonte Tutto lo sport Calciomercato Serie A: tutte le squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A: tempo reale e classifiche Serie B: tempo reale e classifiche Calendario Serie A Calendario Serie B Siti di A e B BLOG DI SPORT A che gioco giochiamo? di Laura Alari Pallonate di Enzo Bucchioni Mister X di Xavier Jacobelli Affari tuoi di Giulio Mola Fischi proibiti di Simone Nozzoli Servizi Vincenti di Ubaldo Scanagatta Profondo Rosso di Leo Turrini SPECIALI Champions League 2008 Sei Nazioni 2008 Mondiali di Rugby ARCHIVIO GERMANIA 2006 Formula 1 2007 Formula 1 2006 Motomondiale 2007 Motomondiale 2006 Calciopoli MEDIA CENTER Ultimi pubblicati Foto del giorno Fotogallery Ricerca Multimedia Calendari Cinema Cronaca Cultura Economia Esteri Gossip Moda Mostre Pazzo Mondo Politica Salute Spettacolo Sport Tecnologia In Edicola! Prova gratis il servizio Abbonamenti Acquista una copia arretrata Dietaclub Gratis il tuo profilo dieta Allegati Concorsi Idee utili e introvabili Tentazioni tecnologiche Moda e abbigliamento Compara i prezzi Scommesse on line Eventi e Quote Registrati e scommetti Single in the City Trova l'anima gemella HOMEPAGE BLOG Apri il tuo blog ora Le firme di QUOTIDIANO BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi Giovanni Bogani Deborah Bonetti Enzo Bucchioni Sandro Bugialli Mario Caligiuri Gabriele Cané Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo Andrea Degidi Alessandro Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco Ghidetti Giovani Tentazioni Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina Giuseppe Mascambruno Pierluigi Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo Pandolfi Giampaolo Pioli Lorenzo Sani Vittorio Savini Ubaldo Scanagatta Giuseppe Tassi Leo Turrini Quotidiano Mobile News nazionali News Cittadine Mister X Oroscopo Musica per il tuo cellulare Realtones Suonerie Polifoniche Suonerie Monofoniche Videosuonerie Effetti Sonori Immagini per il cellulare Giochi Homepage Annunci Auto e Moto Case Lavoro Personali Per la casa Sport - Vacanze Telefonia - Informatica Varie Annunci legali CHAMPIONS LEAGUE, RITORNO OTTAVI/ TEMPO REALE Il Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas centra la traversa I rossoneri devono vincere per passare il turno. Prima del via, il presidente Berlusconi stringe la mano a ognuno dei suoi giocatori. Primo tempo: dopo i primi 15 minuti di marca milanista, i Gunners prendono il sopravvento e comandano il gioco. Adebayor incontenibile, Nesta malconcio Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.net nel Web Articoli Eventi --> Foto del giorno --> Foto Video Blog Sondaggi Cronaca - Locale Sequestrati oltre 40 chili di hascisc In manette una donna marocchinaCronaca - Locale Undicenne rapinata di soldi e cellulare sotto la minaccia di una siringa 'infetta'Cronaca - Locale Bimbo pugliese necessita di midollo Spunta un donatore da CupraCultura I fasti della 'Belle Epoque' la mostra evento di Palazzo RoverellaGossip La Casta sul set con Accorsi: "Non ha influito il privato"Cronaca - Locale Benzinaio truffato da Corona Banconota falsa per pagare il 'pieno'Cronaca - Locale In Valconca torna il referendum per il passaggio in Emilia RomagnaEconomia - Locale Le Marche sono la seconda regione per la crescita delle 'imprese rosa'Cronaca - Locale "Abuso della credulità popolare" Denunciato mendicante romenoSpettacolo "Moccia piace al pubblico, ma a me non incuriosisce"Sport - Calcio Il Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas centra la traversaCronaca Minaccia con un trincetto gli impiegati poi scappa con cinquemila euroCronaca - Locale Boom di vendite nel 2007 A Rovigo incremento del 9,4% TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'La Traviata', musica di Giuseppe VerdiStagione di qualità al Teatro Comunale'Gli innamorati'La Belle Epoque. Arte in Italia 1880-1915Il cartellone 2007/08 del Politeama PrateseQuartetto d'archi PrazakStagione teatrale 2007 / 2008: BoleroMike Melillo in concerto'Outlet''Cara la pelle'"Il compleanno" al Teatro Lauro Rossi"Il compleanno" al Teatro Lauro RossiTeatrosanziourbino: Giulietta e Romeo'Alma de tango' Reggiseni in metro per 'Californication'Heineken Jamin' FestivalTosca al Teatro La PerlaE' ancora Carnevale per Martina MalvagiCrystal Socha e la sua american paint Summer --> La visita del PresidenteI 100 motivi per diventare calciatore - Le wags di Nuts 2008Incidente sul lavoro a Molfetta: cinque mortiI pesaresi approfittano della prima domenica primaverileBlitz delle 'Iene' al 'Carlino'L'uragano 'Emma' si abbatte sull'EuropaIl film 'Questa notte è ancora nostra'Davanti al tribunale con i cani per protestare contro la morte di AlìLa ricerca della 'Battaglia di Anghiari'La Lube conquista la coppa ItaliaLa semifinale di Coppa ItaliaI quarti di finale di coppa ItaliaLa visita presidenzialeSangiustese, pareggia ma rimane in vettaJustin Timberlake nel film 'The love guru' Un piano per assassinare Mick JaggerIl segno di Prandelli sulla grande FiorentinaBanderas a Milano per le riprese di ''The other man''Il pauroso incidente di Matthias LanzingerCricket, incursione di uno 'streaker' durante Australia-IndiaModena City Ramblers -'Ebano'La Canalis: 'Con gli uomini adesso sono selettiva'Jennifer Lopez soffre di 'paranoia post-partum'In quelle cisterne le tragedie d'ItaliaMadonna - 'In this life'Rihanna: 'Adoro il mio fondoschiena'Milan-Arsenal. Ancelotti: 'A San Siro abbiamo i numeri'La tragedia di Molfetta (da Skytg24)Il video sexy di Lola PonceSanremo: un dopo Baudo lungo un anno: Carlo Conti o un botto di vita? (di Riccardo Jannello) Led Zeppelin, Plant è già stufo del Dirigibile del 04/03/2008 di Andrea Degidi Walter, ripensaci del 04/03/2008 di Francesco Ghidetti Bonino, Bassolino, D'Alema: i dolori del "giovane" Walter del 04/03/2008 di Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi Palmira (Siria) 2005, le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque giornate a Cassano, sei d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità indicate da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?Come giudichi i tempi della sanità?Sei favorevole alla scarcerazione del padre dei fratellini di Gravina?Tu voteresti per Luciano Moggi?Detenuti al lavoro, sei d'accordo?Vota il gol più bello del mese di febbraioVota il gol più bello della 26esima giornataSei d'accordo con la riesumazione della salma di Padre Pio?Accetteresti una centrale nucleare nella tua provincia?Volete che Tomasi lasci la Spal?Vota il gol più bello della 25 giornataGli inquirenti hanno fatto di tutto per ritrovare i fratelli Pappalardi?Smog, per diminuire l'inquinamento qual'è la misura più efficace? LA FOTO DEL GIORNO In coda per i simboli C'è anche Ferrara Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno, altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato il 'Grillo parlante' LEGGI LA NOTIZIA RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec.

Torna all'inizio