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DOSSIER “ISRAELE-PALESTINA. Se scoppia l’intelligenza” |
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Il
dilemma di Israele ( da "EUROPA.it"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
JANIKI
CINGOLI Israele si sta ritirando da Gaza, ma è probabile che la massiccia
operazione (con oltre cento vittime palestinesi, fra cui civili e bambini), non
sia l'ultima. Nelle scorse settimane Hamas aveva effettuato una escalation
drammatica, utilizzando anche razzi iraniani di maggiore portata (fino a venti
chilometri),
Israele
ritira i tank Hamas: "Vittoria!"
( da "Stampa,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
assedio
israeliano". Ieri, forte del sostegno internazionale, Abu Mazen si è
offerto di mediare tra Israele e gli irriducibili di Hamas fino alla
"tregua totale". Una proposta muta che Israele disilluso rifiuta,
Hamas ignora, preferendo rilanciare la sfida militare, le famiglie disarmate
della periferia di Jabaliya seguono senza capire,
Il
primo ministro israeliano: Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si
tratta di un'azione isolata ( da "Unita, L'"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Il primo ministro israeliano: "Siamo tuttora
nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata".
Olmert
si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele conclude l'operazione militare
decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma avverte: Pronti a colpire di
nuovo, in ogni momen ( da "Unita, L'"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Olmert si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele
conclude l'operazione militare decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma
avverte: Pronti a colpire di nuovo, in ogni momento. Il premier israeliano
all'Anp: riparta il dialogo di Umberto De Giovannangeli È UN ARRIVEDERCI e non
un addio.
Fiano:
ma io dico silenzio assordante su i missili di Hamas
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
associazione
Sinistra per Israele: occorre una forza di interposizione Fiano: ma io dico
silenzio assordante su i missili di Hamas "Pensare che per aiutare il
popolo palestinese o quello israeliano si debbano accusare gli amici dell'uno o
quelli dell'altro, colpevolizzandoli per il loro silenzio, è una visione miope
che non porta da nessuna parte"
Il
dialogo è stato rotto, l'Anp ora tenterà una tregua
( da "Unita,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Il loro
comportamento irresponsabile ha favorito il pugno di ferro israeliano".
Nel vivo delle operazioni militari, il presidente Abu Mazen ha annunciato il
blocco di tutti i rapporti con Israele. Dopo l'annuncio del ritiro israeliano
il negoziato riprenderà? "Discuteremo sul da farsi. Di certo, nessuno
potrà far finta che non sia successo nulla in questi giorni.
Sul
Medio Oriente mancaun vero progetto di pace
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
unico
risultato concreto sembra essere il congelamento del colloquio
israelo-palestinese faticosamente ripreso ad Annapolis tre mesi fa. Se si
dovesse fare un fermo-immagine della situazione di oggi si potrebbe dire che
raramente il legittimo governo di uno Stato sovrano ha accumulato un così
rapido insuccesso e un movimento terroristico un così alto (e persino gratuito)
successo.
Israele
lascia Gaza, tensione in Cisgiordania
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
MO:HAMAS
FESTEGGIA VITTORIA, ISRAELE PREPARA NUOVI RAID/ANSA
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ha
considerato il ritiro israeliano una propria vittoria, portando in piazza
migliaia di persone che hanno provato con gli inni e gli slogan, a coprire il
dolore dei tutti. In serata un nuovo raid aereo israeliano, questa volta sulla
città di Beit Hanun (sempre nel Nord della Striscia) ha provocato un morto e
tre feriti.
Palestina,
scoppia una nuova Intifada Pietre contro auto israeliane, dimostranti feriti.
Abu Mazen: Urge una tregua ( da "Giorno, Il (Nazionale)"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
continuano a
piovere razzi su Israele. Due hanno colpito la città portuale di Ashqelon. Uno,
un missile Grad di fabbricazione iraniana, è caduto vicino a una scuola.
Secondo un alto ufficiale dell'Intelligence, che parla coprendosi con il velo
dell'anonimato, ne sono stati lanciati in tutto venti durante l'offensiva
israeliana "Inverno caldo".
<Basta
mezze misure: invadere o negoziare>
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israeliano
con il senso di colpa, pronto a correre qualunque rischio per la pace".
"Quell'israeliano non c'è più", dice al telefono da Gerusalemme.
"Si è estinto, anche dentro di me. Solo voi in Europa credete ancora che
esista, perché vi piacciono le nostre anime belle, pronte a prendersi la colpa
per tutti i mali del Medio Oriente.
<Io
verrò Per parlare solo d'amore>
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
è nato nel
1948 come lo Stato d'Israele. Non è stupito dal boicottaggio del regime di
Teheran. "Succede anche nello sport. Si rifiutano di partecipare ogni
volta che un atleta iraniano deve affrontare un israeliano". è molto più
stupito dalle proteste in Italia. "Ogni anno le fiere scelgono un Paese
protagonista.
Israele
ritira i tank Hamas: <Vittoria>
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
54 sono civili
Israele ritira i tank Hamas: "Vittoria" Abu Mazen offre di mediare
una tregua L'operazione "Inverno caldo" si è conclusa ieri poco prima
dell'alba "Abbiamo mostrato quello che può succedere" DAL NOSTRO
INVIATO GAZA - Per le strade distrutte di Jabalya, i miliziani di Hamas non si
vedono più.
Gaza,
un massacro di innocenti ( da "Manifesto, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
altronde gli
avvertimenti del premier israeliano Olmert non lasciano spazio a ipotesi più
confortanti e i 110 palestinesi uccisi da mercoledì scorso - almeno il 50%
erano civili (25 avevano meno di 18 anni), ha riferito ieri il centro
israeliano per i diritti umani "B'Tselem" - potrebbero rivelarsi solo
un anticipo di massacri futuri.
Anche
l'Iran boicotta le Fiere del libro
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
invito a
Israele Il governo degli ayatollah ha deciso di disertare sia l'appuntamento di
Torino che quello di Parigi TORINO - La guerra di Gaza getta benzina sul fuoco
delle polemiche su Israele come Paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di
Parigi (che aprirà i battenti il prossimo 13 marzo, alla presenza di Nicolas
Sarkozy e di Shimon Peres)
Contro
l'assedio Fiaccolata oggi a Roma ( da "Manifesto, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Per una pace
giusta in Palestina". Aderiscono, tra gli altri: Rete ebrei contro
l'occupazione, Comitato con la Palestina nel cuore, Associazione amici della
mezza luna rossa palestinese, Associazione Wael Zuaiter, Forum Palestina, Donne
in nero, Associazione per la pace, Prc nazionale, Pdci nazionale, Servizio
civile internazionale,
Arriva
Condolezza Rice e, per non rendere la missione della segretaria di stato
americana ancora pi& ( da "Messaggero, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
offrendo i
suoi buoni uffici per una mediazione con Israele. Il suo obiettivo, la tregua.
Quella che da tempo sollecita il movimento islamico ma che Olmert non sembra
voler prendere in considerazione e che, a giudizio del presidente palestinese
sta diventando indispensabile non soltanto per evitare un altro bagno di sangue
ma anche per riprendere i negoziati di pace.
Israele
ritira i blindati. Bush manda la Rice a mediare
( da "Libero"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Esteri
04-03-2008 Israele ritira i blindati. Bush manda la Rice a mediare di GUIDO
SANTINI Quella che l'esercito israeliano ha definito operazione " inverno
caldo", cioè l'in tervento militare nei territori della Striscia di Gaza
controllati dagli integralisti islamici di Hamas, dopo cinque giorni di intensi
combattimenti,
Storie
mai raccontate dai fronti di guerra. Senza retorica
( da "Corriere
della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Le angosce
all'hotel Palestine di Giovanni Porzio. Gli azeri di Francesca Sforza, gli
armeni di Domenico Affinito, il Ruanda di Toni Fontana, i bimbi afgani di
Tiziana Ferrario... Pezzi sudati, il senso d'una professione. Anni di servizi
riusciti o di viaggi a vuoto, d'agendine fitte o d'inutili attese.
SI
AFFILANO le armi per l'imminente campagna elettorale. Sul territorio di Gaza
( da "Messaggero,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
La storia
infinita di Israele e della Palestina ci fa ripiombare ogni tot mesi nell'ansia
di sempre. Non abbiamo ansia invece per l'imminente tornata elettorale, quasi
si trattasse di una rappresentazione all'ennesima replica. Cambiano gli attori,
solo talvolta. Si vuole un'Italia diversa, un'Italia normale, un'Italia che
spenda e un'altra che risparmi.
Striscia
l'operazione di terra si è conclusa. o forse no
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele ha
mano libera su come agire contro Hamas a Gaza. D'altro canto, il premier lo ha
ripetuto anche ieri: il Caldo Inverno è stato solo un capitolo. La storia non
finisce qui. La guerra tra Israele e Hamas non si conclude con il ritiro dei
carriarmati e delle unità di combattimento che hanno causato,
Giovani
l'iniziativa dei presidenti delle due comunità
( da "Riformista,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
la sinagoga
di Roma Mentre il conflitto tra Israele e Palestina torna prepotentemente di
attualità, a Milano giovani ebrei e giovani musulmani si incontrano per
iniziare un percorso comune, di dialogo e di confronto. Una bella notizia, nata
sulla spinta di un brutto episodio accaduto nelle scorse settimane a Roma: il
22 gennaio el-Ghobashy, imam della più grande moschea europea,
PALESTINA
GUIDAVA UN GRUPPO DI FEDELI DELLA DIOCESI QUANDO E' SCOPPIATA UNA RIVOLTA NELLE
STRADE 0 Caos a Betlemme, bloccato il vescovo di Ravenna
( da "Resto
del Carlino, Il (Nazionale)" del
04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
si è trovato
ieri al centro dei disordini scoppiati a Betlemme fra manifestanti palestinesi
e l'esercito israeliano. Anche il parroco di Pievepelago (Modena), don Natale
Ferruccio Albergucci, che sta quidando un gruppo di trenta milanesi in Terra
Santa, si è trovato nella stessa situazione dopo che, ieri l'altro, si era
congiunto al gruppo di romagnoli.
Israele
il ritiro da gaza e la minaccia iraniana - bernardo valli
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Hamas non può
assistere passivamente al programmato avvio dei negoziati tra l'Autorità Palestinese
di Abu Mazen e l'Israele di Ehud Olmert. Non resta quindi ai dirigenti
islamisti più radicali che provocare Israele con i lanci di razzi artigianali
Qassam, o di quelli Grad, fabbricati in Iran. Quest'ultimi capaci di
raggiungere importanti centri abitati, quali Ashkelon e Siderot.
Sarina
Biraghi s.biraghi@iltempo.it Questa Europa, malata
( da "Tempo,
Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
A proposito
di Israele, il negoziato di pace è ormai sotto le macerie di Gaza?
"Israele e l'autorità nazionale palestinese, nella figura di Abu Mazen
sono impegnati in un negoziato che dovrebbe portare entro il 2008 ad un accordo
di pace con la nascita di uno stato palestinese al fianco di Israele.
D'Alema:
Dobbiamo parlare anche con Hamas ( da "Tempo, Il"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
israelo-palestinese
se non si arriverà subito ad una "tregua politica" tra Israele ed
Hamas e soprattutto se "non si apre un dialogo con chi governa Gaza".
Così il ministro degli Esteri ha ricordato quando - in tempi non sospetti e
prima della riunione voluta dall'amministrazione Bush ad Annapolis - proprio
dalla Farnesina partì il suggerimento di aprire un dialogo con chi controlla
Israele,
gaza e la minaccia iraniana - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
ha segnato
una (sia pur macabra) vittoria dei palestinesi contrari a un accordo con
Israele. Hamas ha ottenuto quel che voleva. Già accusato di collaborazionismo
con Israele, Abu Mazen è stato costretto a sospendere, per un po di tempo, il
dialogo con Ehud Olmert e a condannare la repressione contro i fratelli
secessionisti di Gaza.
Cultura
Oggi è ricevuto con tutti gli onori in un Iraq sotto protettorato americano: è
il grande rit... ( da "Repubblica, La"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
siriana e il
conflitto israelo-palestinese. L'Europa ? alla cui presidenza sarà di turno la
Francia ? farebbe bene a misurare la portata di questo processo e a mantenervi
il suo ruolo, se vuole avere un peso sul futuro della pace nella grande regione
europa-mediterraneo-golfo che sarà il suo spazio naturale sul pianeta
globalizzato del XXI secolo,
Quattro
morti al giorno non valgono un decreto? Adeguamenti Istat: le banche possono,
noi no! Israele-Palestina, noi insistiamo a parlare di pace
( da "Liberazione"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Franco Picchi
via e-mail Israele-Palestina Non dimentichiamo Gaza Caro direttore, spero che
la foto apparsa domenica sulla prima pagina di "Liberazione" abbia
l'effetto choc della sveglia che ridesta le donne e gli uomini dal torpore del
sonno: in questo caso dal sonno della ragione!
Guerra
al terrore e stato d'eccezione permanente
( da "Liberazione"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele?
Guerra al terrore e stato d'eccezione permanente Fabio Amato* Nella sostanziale
indifferenza dei candidati alle prossime elezioni politiche italiane, e mi
riferisco naturalmente a quelli del duopolio mediatico, aspiranti all'inciucio
per liquidare la Costituzione repubblicana, in tutto il pianeta si stanno
ancora dispiegando gli effetti nefasti della stagione della guerra
La
Fiaccolata Oggi in piazza a Roma per la Palestina e per il cessate-il-fuoco
( da "Liberazione"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Per una pace
giusta in Palestina". Questo il titolo dell'appello lanciato dalla
comunità palestinese di Roma e del Lazio per una manifestazione-fiaccolata che
ha raccolto come prime adesioni quelle della Rete Ebrei Contro l'Occupazione,il
comitato Con la Palestina nel Cuore, l'associazione Amici della Mezza Luna
Rossa, l'associazione Wael Zuaiter,
Israele
si ritira Hamas: <Vittoria> Olmert avverte: presto nuovi raid
( da "Liberazione"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Israele si
ritira Hamas: "Vittoria" Olmert avverte: presto nuovi raid Ripresi i
lanci di razzi su Sderot e Ashkelon Stefania Podda Israele si ritira ma
annuncia nuove operazioni. All'alba di ieri, l'esercito ha concluso
l'operazione di terra a Gaza e i blindati hanno lasciato la Striscia dopo
giorni di pesanti attacchi.
<La
terza Intifada? E' davvero molto vicina>
( da "Liberazione"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
Perché
Israele ha attaccato la striscia di Gaza ora? L'attacco israeliano non è una
sorpresa. E da quando la situazione a Gaza si è radicalizzata che Tel Aviv
aveva intenzione di metterlo in atto. Del resto gli israeliani non hanno mai
smesso di sentirsi in uno stato di guerra e sono ormai ossessionati dalle
questioni di sicurezza.
Il
doppio dramma della striscia di Gaza
( da "Opinione,
L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
doppio dramma
della striscia di Gaza di Davide Giacalone Israele si ritira unilateralmente da
Gaza, costringendo con la forza i propri coloni a sloggiare, per dare
concretezza alla consegna di territori in cambio di pace e sicurezza. Nella
striscia prendono posizione gli uomini di Hamas, con l'obiettivo di attaccare
Israele e rendere impossibile la politica palestinese di Abu Mazen.
Israele
ha ritirato le truppe Olmert minaccia nuovi raid
( da "Quotidiano.net"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
INFERNO DI
GAZA Israele ha ritirato le truppe Olmert minaccia nuovi raid L'operazione
"Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati
israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya.
D'Alema: "Impossibile pace senza dialogo" Commenta Commenti Invia
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Traffico
di neonati, fermate sette persone
( da "Quotidiano.net"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
03/2008 di
Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi
Palmira (Siria) 2005, le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque
giornate a Cassano, sei d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità
indicate da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?
Il
Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas centra la traversa
( da "Quotidiano.net"
del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Abstract:
03/2008 di
Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi
Palmira (Siria) 2005, le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque
giornate a Cassano, sei d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità
indicate da Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici
reggiani?
( da "EUROPA.it" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
JANIKI
CINGOLI Israele si sta ritirando da Gaza, ma è
probabile che la massiccia operazione (con oltre cento vittime palestinesi, fra
cui civili e bambini), non sia l'ultima. Nelle scorse settimane Hamas aveva
effettuato una escalation drammatica, utilizzando anche razzi iraniani di
maggiore portata (fino a venti chilometri), che erano arrivati a colpire anche
la popolosa città di Ashkelon, con oltre centomila abitanti. Una minaccia su
vasta scala, di fronte a cui il governo Olmert non poteva restare inerte, anche
per la crescente pressione dell'opinione pubblica. È evidente tuttavia che
operazioni di questo genere sono soltanto dei palliativi, per quanto sanguinosi
e forieri di pesanti reazioni internazionali e arabe. Incapaci di risolvere
stabilmente il problema dei razzi, come l'esperienza ha ampiamente dimostrato.
Non che il moltiplicarsi degli attacchi mirati contro i leader militari di
Hamas non abbia duramente falcidiato l'organizzazione, ma dal punto di vista
politico è questa a cantare vittoria, di fronte al ritiro israeliano. La stessa
condanna espressa da Abu Mazen, con la sospensione dei negoziati con gli
israeliani, può essere valutata più come un'espressione di debolezza che di
forza. Né può essere sottovalutato l'impatto emotivo delle immagini delle
vittime, continuamente ritrasmesse dai canali arabi: sono in molti, dentro Al
Fatah, ad accarezzare la speranza che lo stato ebraico faccia per loro il
lavoro sporco, abbattendo il governo imposto da Hamas su Gaza, e
riconsegnandolo al più o meno legittimo governo dell'Anp, o almeno affidandolo
al controllo del consiglio di sicurezza dell'Onu. Israele
si trova oggi di fronte a due opzioni, ugualmente drammatiche: effettuare una
completa rioccupazione della Striscia, con l'inevitabile corollario delle
previste e pesanti perdite militari, oltre che dell'altissimo numero di civili
palestinesi che sarebbero travolti dai combattimenti (per non parlare delle
possibili ritorsioni di missili sulle città israeliane) e tornare a sopportare
il peso di questa rinnovata occupazione, a cui Israele
aveva cercato di sottrarsi con il ritiro unilaterale dell'estate 2005. Oppure
trattare una tregua di lungo periodo con Hamas (come ripetutamente proposto da
questa organizzazione islamica), accompagnato da un consistente scambio di
prigionieri che includa la liberazione del soldato Shalit. Una tregua
bilaterale, che non includa solo Gaza ma anche le operazioni mirate contro gli
esponenti islamici in Cisgiordania. Il rischio è che Hamas utilizzi come già
altre volte questo periodo di respiro per riprendersi dalle perdite e per
rafforzarsi. Inoltre, un negoziato diretto con Hamas scavalcherebbe Abu Mazen,
che se ne sentirebbe indebolito e emarginato. E questo mentre Olmert interdice
al presidente palestinese ogni contatto con l'organizzazione islamica,
minacciandolo in caso di ripristino degli accordi della Mecca e di rinnovata
formazione del governo di unità nazionale palestinese di troncare la trattativa
sul Final Status, avviata con la conferenza di Annapolis (trattativa che
peraltro già prima della sospensione palestinese si trascinava in maniera
sostanzialmente inconcludente). Abu Mazen, d'altronde, vuole attendere, prima
di riprendere i contatti con Hamas (come richiestogli dai maggiori stati
arabi), di aver concluso qualcosa al tavolo negoziale, in modo da presentarsi a
quell'incontro più forte e non come un perdente senza prospettive. Tuttavia è
evidente che il coinvolgimento anche indiretto dell'organizzazione islamica nel
meccanismo diplomatico e nello stesso governo dell'Anp appare essenziale per
garantire una qualche credibilità agli esiti dello stesso negoziato. Hamas ha
dimostrato anche in questi giorni che può, se vuole, provocare un'impennata
della tensione e far deragliare lo sviluppo del processo di pace. È questo
meccanismo di veti e di ricatti incrociati che la comunità internazionale, in
stretto collegamento con il mondo arabo e specificamente con Egitto e Arabia
Saudita, dovrebbe impegnarsi a smantellare (come richiesto anche in questi
giorni dal parlamento europeo), innescando un processo inverso: favorendo la
ricomposizione interna interpalestinese, rimuovendo la minaccia di boicottaggio
contro il governo che ne potesse scaturire, appoggiando l'Egitto nei suoi
sforzi per favorire la tregua tra Hamas e Israele e lo
scambio dei prigionieri, imprimendo un nuovo e forte impulso ai ristagnanti
negoziati sul Final Status. Né va trascurata la ripresa dell'opzione siriana,
che potrebbe dare un contributo potente a disinnescare le rinascenti tensioni a
Gaza e in Libano. Se la comunità internazionale si dimostrasse incapace, e i
protagonisti locali venissero lasciati soli, alle prese con i loro riflessi
condizionati, lo sviluppo degli avvenimenti è annunciato: tra qualche
settimana, quando Israele si sentirà pronto
militarmente e avrà completato la sua preparazione, Gaza verrà rioccupata,
molto sangue correrà per le sue strade, e la finestra apertasi ad Annapolis
sarà richiusa.
( da "Stampa, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Reportage Assedio
finito dopo sei giorni di raid militari Israele ritira
i tank Hamas: "Vittoria!" Ma Olmert avverte: "Pronti a ritornare
a Gaza" FRANCESCA PACI INVIATA A JABALIYA (GAZA) Fham: attaam iaataui
albaktiria". Lezione: il cibo contiene i batteri. Il quaderno a righe con
i compiti di Jacqueline Abu Shbaak è appoggiato sul mobile della camera che
divideva con la sorella Haal, accanto allo zainetto rosa Supersak. Un
testamento involontario. Jacqueline è morta sabato sera insieme al fratello
Iyaad, 15 e 16 anni, martiri veri del fuoco incrociato tra i militari
israeliani acquartierati nella palazzina davanti e i miliziani di Hamas in
trincea nella strada, uno sterrato sventrato dai cingolati nel quartiere el
Gherem, estrema periferia Est del campo profughi di Jabaliya, la prima linea
della nuova guerra dei sei giorni. Le scuole della zona erano chiuse da
mercoledì, l'inizio sottotono dei combattimenti. Chiusi i vicoli, i cortili, le
vie di fuga. Solo ieri, quando le unità israeliane della brigata Givati si sono
ritirate attraverso i campi di limoni spazzati come dall'uragano, la mamma di
Jacqueline e Iyaad ha aperto la casa ai parenti per il funerale dei figli. Decine
di uomini e donne velate sfilano, separatamente, nel tinello cupo con le
finestre sforacchiate dai proiettili e le pareti punteggiate di adesivi di
Mohammed Dahlan, l'uomo forte di Fatah a Gaza prima del golpe estivo di Hamas.
I carri armati con la stella di David, arretrati a ridosso della barriera che
delimita il confine con Gaza, preparano già il seguito dell'operazione che,
prevede il premier israeliano Olmert, "avrà altre fasi". Hamas
festeggia quella che considera "una vittoria della resistenza" con manifestazioni
in piazza e una nuova salva di razzi sulle città di Sderot e di Asqhelon, dove
ieri è stato distrutto un condominio. Ma qui a el Gherem, tra le carcasse dei
cani e le palazzine con le scale strisciate di sangue secco affacciate su quel
che resta del supermercato el Safadi Ltd, nessuno ha voglia di brindare. La
nuova guerra dei sei giorni ha lasciato sul campo due militari israeliani e 113
palestinesi, almeno la metà dei quali civili, moltissimi bambini. Selma Abu
Alris ne ha perso uno sabato mattina, suo nipote, colpito al petto da una
scheggia. Mostra l'appartamento con le pareti in cemento a vista e i mobili
accatastati a mo' di barricata in cucina: "Gli israeliani sono entrati
buttando giù la porta, ci hanno messo tutti in salotto, erano una decina e
dalle finestre sparavano a qualsiasi cosa si muovesse in strada". Eppure
Selma agita la mano in segno di minaccia contro Gaza City: "Gli israeliani
ci ammazzano come sempre, ma oggi chi dobbiamo ringraziare? I capi di Hamas che
prima hanno incarcerato i nostri uomini e adesso sono venuti a fare la guerra
agli occupanti proprio qui, sotto casa". Sui muri della camera da letto si
vedono i fori dei proiettili di questi giorni e la calce che copre in modo
approssimativo quelli di otto mesi fa, sparati da kalashnikov fratelli. El
Gherem è un quartiere "dissidente", su ogni tetto sventola la
bandiera gialla di Fatah. Certo, gli scontri dell'ultima settimana hanno
ridotto al minimo l'avversità tra le due fazioni palestinesi rivali laceratesi nella
faida di giugno e spaccando a metà lo Stato che non c'è. Da quarantott'ore le
principali città della Cisgiordania, Ramallah, Hebron, Betlemme, Tulkarem, sono
invase da dimostranti che manifestano il loro sostegno a Gaza sfidando i posti
di blocco e le forze di polizia israeliane. Due palestinesi sono stati uccisi e
uno è gravemente ferito. Solidarietà di sangue in un clima da pre-intifada
allarmante anche per il presidente Abu Mazen che, dopo aver congelato i
colloqui di pace riavviati faticosamente ad Annapolis, ha promesso cinque
milioni di dollari ai connazionali "vittime dell'assedio
israeliano". Ieri, forte del sostegno internazionale, Abu Mazen si è
offerto di mediare tra Israele e gli irriducibili di Hamas fino alla "tregua totale".
Una proposta muta che Israele disilluso rifiuta, Hamas ignora, preferendo rilanciare la sfida
militare, le famiglie disarmate della periferia di Jabaliya seguono senza
capire, alito di pace che passa estraneo sulle loro teste come la
guerra. "Domani andrà peggio" dice Ashraf Abu Sheik appoggiato alla
sua Subaru carbonizzata da una bomba, citando un antico detto locale e
ignorando che è anche il titolo di un libro sulla Palestina
della giornalista israeliana di supersinistra Amira Hass. Ieri, durante una
visita a Gerusalemme e Ramallah, l'alto rappresentante per la politica estera e
la sicurezza dell'Unione europea, Javier Solana, ha sollecitato la ripresa del
dialogo. Oggi il segretario di Stato americano Condoleezza Rice dovrebbe
incontrare il governo di Abu Mazen dopo un faccia a faccia con il capo dei
servizi segreti egiziani Omar Soleiman. Domani? Per quanto si scruti, da
Jabaliya l'orizzonte è invisibile.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Il primo ministro israeliano: "Siamo tuttora
nel cuore della battaglia e non si tratta di un'azione isolata".
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai
consultando l'edizione del Olmert si ferma, Hamas esulta sulle macerie Israele conclude
l'operazione militare decisa per fermare il lancio di razzi Qassam ma avverte:
Pronti a colpire di nuovo, in ogni momento. Il premier israeliano all'Anp:
riparta il dialogo di Umberto De Giovannangeli È UN ARRIVEDERCI e non un addio. Un ripiegamento, non un dietro
front totale. Una tregua temporanea, non una chiusura definitiva. "Inverno
caldo" è concluso. Ma ciò che si preannuncia è una "primavera"
tutt'altro che pacifica. La cronaca racconta che alle prime luci dell'alba di ieri
si è conclusa l'operazione. che l'esercito israeliano ha lanciato nella notte
tra venerdì e sabato nel campo profughi di Jabalyia, nel nord della Striscia di
Gaza, e cosata la vita a 76 palestinesi parte dei quali bambini e civili, e a
due soldati israeliani. Le vittime degli ultimi sei giorni di scontri a Gaza
sono complessivamente 112 da parte palestinese. Le unità della brigata Givati
sono arretrate fino alla zona vicina al cimitero dei martiri, a ridosso della
barriera che delimita il confine fra la Striscia e il territorio di Israele e dove sostano normalmente. Una posizione dalla
quale possono agevolmente, e in ogni momento, lanciare nuove incursioni, cosa
che è avvenuta in serata quando in un raid aereo israeliano a Beit Hunun, nel
nord della Striscia, è stato colpito a morte un miliziano della Jihad islamica
(tre i palestinesi feriti). A poche ore dal ritiro i miliziani palestinesi
hanno ripreso a lanciare razzi sulle città di Sderot e di Asqhelon (con una
ventina di civili ricoverati in stato di shock), attività che in realtà non
avevano mai interrotto neppure durante i combattimenti con le forze israeliane.
Hamas ha così potuto cantare vittoria mostrando il ripiegamento israeliano come
una fuga. Migliaia di palestinesi sono scesi in piazza nella città di Gaza e
nel campo profughi di Jabalyia celebrando l'evento. "Il nemico è stato
sconfitto - dichiara un portavoce del movimento di resistenza islamico, Sami
Abu Zuhri, dopo le partenza militari israeliani dalla Striscia - Gaza sarà
sempre una tomba per le truppe d'occupazione". "L'ingresso dei mezzi
corazzati israeliani nel territorio della Striscia non richiede una operazione
di sfondamento come ad esempio è accaduto nel Libano del sud - spiega a sua
volta una fonte dell'esercito israeliano - e questo perché tecnicamente le
nostre unità si trovano già al di là della linea di frontiera, sostando
normalmente in territorio palestinese sia pure senza intervenire". Di
incursioni come quelle di Jabalyia ne avvengono frequentemente e in varie zone
della Striscia, ma normalmente si concludono dopo poche ore: a Jabalyia
l'operazione è stata più lunga nella durata e ha avuto un maggior numero di
obiettivi da raggiungere, e questo spiegherebbe anche la ragione dell'altissimo
numero di vittime. "Terminata questa azione - ribadisce la fonte - non
significa che entro brevissimo tempo non ne vengano condotte altre: anche per
questo i canti di vittoria di Hamas sono fuori luogo, e loro lo sanno molto
bene". La partita militare è tutt'altro che conclusa. A dirlo chiaramente
è Ehud Olmert. "Siamo tuttora nel cuore della battaglia e non si tratta di
un'azione isolata", afferma il premier israeliano davanti alle Commissioni
riunite Esteri e Difesa del parlamento. Olmert ha voluto precisare che
"quanto avvenuto negli ultimi giorni, non è un incidente isolato".
"Tutto è possibile", ha sottolineato accennando all'eventualità di
nuove "incursioni aeree, incursioni terrestri ed operazioni di
commando". Il premier ha quindi ribadito che l'obiettivo delle operazioni
militari israeliane è "la riduzione drastica del lancio di razzi (contro Israele, ndr), l'indebolimento del regime del Hamas in modo
da non essere più capace di controllare la Striscia di Gaza". Secondo
Olmert, tale risultato potrà essere raggiunto soltanto con una campagna
"sistematica che implica l'impiego di una gamma variegata di mezzi"
in loco. D'altra parte, il primo ministro si è pronunciato per una ripresa dei
negoziati con l'Autorità palestinese di Abu Mazen, ritenendo che in mancanza di
prospettive di pace "non esiste altro mezzo per impedire la Cisgiordania
si trasformi in una nuova Gaza". La risposta di Abu Mazen non si fa
attendere: il presidente dell'Anp si dice disposto "a operare per arrivare
alla conclusione di una tregua totale con la parte israeliana per risparmiare
al nostro popolo nuove vittime e sofferenze". Il rais, nel suo primo gesto
di sostegno diretto agli abitanti della Striscia di Gaza da quando nel giugno
di un anno fa Hamas ne ha assunto il controllo politico e militare, ha intanto
deciso di donare cinque milioni di dollari che saranno destinati alle
"vittime degli attacchi israeliani".
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stai consultando
l'edizione del IL COLLOQUIOIl parlamentare Pd, esponente dell'associazione Sinistra per Israele: occorre una forza di interposizione Fiano: ma io dico silenzio
assordante su i missili di Hamas "Pensare che per aiutare il popolo
palestinese o quello israeliano si debbano accusare gli amici dell'uno o quelli
dell'altro, colpevolizzandoli per il loro silenzio, è una visione miope che non
porta da nessuna parte". Di ciò Emanuel Fiano, parlamentare del
Partito Democratico, esponente di punta dell'associazione "Sinistra per Israele", si dice profondamente convinto. "Per me
- spiega - sarebbe troppo facile rispondere a certe accuse, rilevando che c'è
stato un silenzio assordante da parte di molti sulle migliaia di missili
lanciati su Sderot e Ashqelon". Ma questo rinfacciarsi silenzi, veri o
presunti, è un esercizio sterile, che finisce solo per creare nuovi muri di
diffidenza e di ostilità reciproche. È l'altra convinzione che anima Fiano.
"Voglio dirlo con la massima chiarezza e onestà intellettuale possibili:
per me, un bambino palestinese morto è una tragedia identica a quella di un
bambino israeliano morto. La cosa che mi strazia ancor di più pensando al
bambino palestinese, è la quantità di cattivi maestri di Hamas che può avergli
fatto credere che il suo martirio fa parte di un disegno divino e che se
contribuirà alla distruzione di Israele sarà ricompensato
nel paradiso dell'Islam". Il colloquio vira inevitabilmente sul futuro e
su ciò che dovrebbe farsi per evitare una nuova, devastante escalation di
violenza. L'esponente di "Sinistra per Israele"
non ha soluzioni magiche da proporre. "Se sia possibile spezzare questa
spirale di violenza non lo so - afferma - si può cercare di individuare da dove
ripartire. Una premessa è doverosa: io parlo da cittadino occidentale
benestante che la notte non è costretto a dormire nei rifugi. Detto ciò, a me
sembra che si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di separare
con una forza internazionale di interposizione il territorio di Gaza da quello
di Israele. Ovviamente così come si è fatto per il Sud
Libano per le postazioni di Hezbollah, la forza internazionale dovrebbe essere
garante dello smantellamento delle postazioni di lancio palestinesi dei razzi
Qassam dalla Striscia. Questo sul piano operativo. Su quello strettamente
politico, coloro che sono stati protagonisti della conferenza di Annapolis, dovrebbero
a mio avviso essere capaci, o comunque impegnarsi, a non indebolire Abu Mazen,
che resta l'unico interlocutore palestinese al momento; bisogna lavorare perché
un giorno, non so quanto lontano, anche la popolazione palestinese di Gaza
possa esprimere una classe dirigente in grado di diventare interlocutore di Israele". Sull'onda delle drammatiche notizie che
giungevano in questi giorni insanguinati da Gaza, c'è chi in Italia, nella
sinistra più estrema, ha rilanciato il boicottaggio di Israele.
Fiano rigetta con sdegno questa possibilità. "Il boicottaggio - dice - è
una forma contraria al dialogo. Il boicottaggio è la porta chiusa in faccia
alla possibilità della pace, e siccome la pace, come diceva Yitzhak Rabin, la
si fa proprio con il nemico, la via del dialogo deve essere percorsa
sempre". u.d.g.
( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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l'edizione del SALAM FAYYADIl premier palestinese: i soldati israeliani hanno
lasciato dietro di loro morte e distruzione, nessuno potrà dimenticare "Il
dialogo è stato rotto, l'Anp ora tenterà una tregua" di Umberto De Giovannangeli
L'annuncio della fine di "Inverno caldo", l'operazione militare
israeliana nella Striscia di Gaza, non attenua la sua rabbia per ciò che è
avvenuto. Riusciamo a parlare per pochi minuti con Salam Fayyad, primo ministro
palestinese, ma quei pochi minuti danno conto di una lacerazione nei rapporti
con le autorità israeliane che non sarà facile ricucire. Signor primo ministro,
Israele ha appena annunciato il ritiro dei suoi
soldati da Gaza. Qual è la sua reazione a caldo? "Quei soldati lasciano dietro
di loro morte e distruzione. Ciò che è avvenuto in questi giorni a Gaza è un
fatto di straordinaria gravità. Abbiamo dovuto subire una aggressione senza
precedenti, la più grave dopo il 1967 (l'occupazione dei territori palestinesi
dopo la Guerra dei sei giorni, ndr.). Malgrado l'annuncio del ritiro, la
situazione rimane estremamente grave. Lo ripeto: ciò che è avvenuto in questi
giorni supera in peggio quello che noi palestinesi dovemmo subire dopo
l'occupazione del 1967". Cosa l'ha più colpito di ciò che è avvenuto in
questi giorni a Gaza? "Le vittime civili. Le donne, i bambini uccisi
nell'offensiva israeliana. Diciassette bambini sono stati uccisi e oltre cento
feriti. Una enormità. E nessuno venga a dire che si è trattato di uno
spiacevole incidente". Signor primo ministro, in queste ore Hamas
festeggia il ritiro israeliano cantando vittoria. "Il cinismo di Hamas non
sembra conoscere limiti. Come si può esultare di fronte a quanto è accaduto in
questi giorni? Hamas porta pesantissime responsabilità per la condizione
disastrosa in cui versa la popolazione della Striscia. Il
loro comportamento irresponsabile ha favorito il pugno di ferro
israeliano". Nel vivo delle operazioni militari, il presidente Abu Mazen
ha annunciato il blocco di tutti i rapporti con Israele. Dopo l'annuncio del ritiro israeliano il negoziato riprenderà?
"Discuteremo sul da farsi. Di certo, nessuno potrà far finta che non sia
successo nulla in questi giorni. Ma il nostro impegno per raggiungere
una pace giusta, duratura, che porti alla nascita di uno Stato palestinese
indipendente a fianco di Israele, non verrà meno.
Nell'immediato siamo pronti a operare perché si giunga ad una tregua totale con
Israele. Per noi la priorità assoluta è oggi quella di
evitare un nuovo bagno di sangue". In passato, Lei ha chiesto una
protezione internazionale per la popolazione di Gaza. È ancora di questo
avviso? "Ancora di più. Mai come oggi è necessario che la comunità
internazionale si assume responsabilità dirette e concrete sul campo. Per
questo torno a chiedere la dislocazione di una forza internazionale a Gaza.
D'altro canto, l'asserito ritiro dell'esercito israeliano dalla Striscia non
deve far dimenticare che da tempo è in atto a Gaza una tragedia umanitaria che
riguarda un milione e quattrocentomila essere umani. Faccio mie le parole del
segretario generale delle Nazioni Unite: il diritto all'autodifesa non
giustifica le punizioni collettive inflitte alla popolazione civile di Gaza,
esse sono contrarie al diritto internazionale e alla stessa Convenzione di
Ginevra". Nei mesi scorsi, Lei ha messo a punto un piano, sostenuto
dall'Egitto, per il passaggio del controllo dei valichi di frontiera tra Gaza e
Israele, e tra Gaza e l'Egitto, alle forze di
sicurezza dell'Anp. Questo piano è ancora attuabile? "Al primo ministro
Olmert ho ripetuto più volte che siamo pronti ad assumerci le nostre
responsabilità in materia di sicurezza. Ma con il suo comportamento, Israele finisce per rendere impraticabile questo disegno.
Guardi cosa è avvenuto a Nablus (la più popolosa città della Cisgiordania,
ndr.): avevamo fatto uno sforzo straordinario per ristabilire ordine e legalità
schierando sul terreno centinaia di agenti. Ebbene, dopo qualche giorno
l'esercito israeliano è entrato a Nablus, vanificando il nostro sforzo. È come
se fossimo in "libertà" vigilata. Una condizione che non aiuta certo
il dialogo". (ha collaborato Osama Hamadan).
( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
David bidussa
Qualcuno ricorda le amare considerazioni di Alessandro Manzoni a proposito di
don Abbondio assalito a casa sua da Renzo e Lucia? Don Abbondio urla e si
difende: sembra subire un sopruso. In realtàè lui che lo commette. Renzo e
Lucia violano la sua casa: sembrano gli assalitori. In realtà cercano di
riaffermare un loro diritto. La realtàè sempre complicata. Ma, dopo cinque
giorni d'inferno tra Gaza e Sderoth, rischia di essere paradossale. Il senso
dell'azione militare israeliana risulta incomprensibile. Perché i missili
continuano a cadere - e del resto in questi giorni non hanno mai smesso - e
allo stesso tempo l'unico risultato concreto sembra essere
il congelamento del colloquio israelo-palestinese faticosamente ripreso ad
Annapolis tre mesi fa. Se si dovesse fare un fermo-immagine della situazione di
oggi si potrebbe dire che raramente il legittimo governo di uno Stato sovrano
ha accumulato un così rapido insuccesso e un movimento terroristico un così
alto (e persino gratuito) successo. Se poi a tutto questo si aggiunge la
gaffe sull'"Olocausto in fieri" del popolo palestinese, pronunciata
dal sottosegretario agli Esteri israeliano, viene da pensare che per una volta
la realtà ha corso più veloce della fantasia. Abitare a Gaza o a Sderoth (20.000
abitanti) o a Asqelon (120.000 abitanti) non fa molta differenza. In entrambi i
casi qualcuno spara casualmente e vengono coinvolti civili. Ci sono differenze
sostanziali tra queste due scene? Qualcuno può ragionevolmente sostenere che i
morti di Gaza valgono di più di quelli di Asqelon e Sderoth o viceversa? A chi
parlano i missili che partono da Gaza e arrivano a Sderoth o a Asqelon? E a chi
parlano i raid aerei israeliani? I palestinesi di Gaza parlano prima di tutto
ai palestinesi della Transgiordania e dicono loro che qualsiasi dialogo è
impossibile, se loro sono esclusi. Poi dicono che loro sono la maggioranza e
dunque il futuro si decide a Gaza: quelli di Ramallah si facciano da parte. Gli
israeliani parlano alla propria opinione pubblica interna che preme perché si
faccia qualcosa e dunque si risponda ai missili che ogni giorno piovono su Israele. Ma sia Haniyeh che Olmert hanno anche un
interlocutore in comune: è Abu Mazen. A lui i palestinesi di Gaza mandano a
dire che per loro la trattativa in corso non è una trattativa, perché lui non
li rappresenta. Il messaggio degli israeliani ad Abu Mazen è diverso, ma non è
meno imperativo: i palestinesi di Gaza rientrano nella sua amministrazione
oppure no? Se sì, perché non governa le loro decisioni imponendogli un
comportamento? Se no, li lasci al loro destino. Com'è andata a finire lo
sappiamo: fine dei colloqui e della prospettiva di pace. Non è solo
responsabilità di Hamas che non lo voleva dall'inizio, dei tentennamenti di Abu
Mazen e della crisi politica di Olmert che crede di recuperare un consenso
seriamente compromesso dai risultati della commissione d'inchiesta Winograd
sugli insuccessi e i problemi dell'estate 2006 (anche allora una guerra per i
missili che cadevano in territorio israeliano e con "bombardamenti
intelligenti"). In mezzo c'è l'assenza degli Stati Uniti nell'anno del
ricambio della Casa bianca, l'inconsistenza della politica europea sul Medio
Oriente, l'offensiva diplomatica di Ahmadinejad, l'incerto domani russo. Tutte
variabili sull'assenza di ipotesi operative di pace. In questo vuoto reale dal
Medio Oriente non possono che arrivare rumori sinistri: a Gaza nelle incursioni
israeliane, nei missili che colpiscono Sderoth e Asqelon in quelli che
probabilmente riprenderanno a partire dal Sud del Libano e nelle bombe
"intelligenti" a Beirut. Non è il tempo della politica. Non ci sono i
dirigenti politici in grado di esprimere un progetto e, soprattutto, di saperlo
sostenere. La navigazione è a vista. 04/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Medio oriente Per
salvare il processo di pace oggi arriva la Rice. Ma Olmert non intende trattare
con Hamas e prepara un'altra offensiva 04/03/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
TEL AVIV. Alle prime
luci dell'alba l'esercito israeliano ha lasciato il campo profughi di Jabalya,
nel Nord della Striscia di Gaza, ponendo termine a un'incursione durata appena
50 ore ma la cui violenza (76 palestinesi uccisi in due giorni, e 111
nell'intera settimana di scontri) ha provocato il blocco dei negoziati di pace,
e la minaccia di una nuova Intifada. Un rischio contro il quale metteranno in
campo le loro armi diplomatiche il Segretario di Stato americano Condoleeza
Rice, attesa per oggi, e l'alto rappresentante per la politica estera
dell'Unione europea Javier Solana, la cui missione è già iniziata ieri. Hamas,
che ha continuato anche ieri a lanciare razzi contro le città di Sderot e di
Ashqelon, ha considerato il ritiro israeliano una propria
vittoria, portando in piazza migliaia di persone che hanno provato con gli inni
e gli slogan, a coprire il dolore dei tutti. In serata un nuovo raid aereo
israeliano, questa volta sulla città di Beit Hanun (sempre nel Nord della
Striscia) ha provocato un morto e tre feriti. In realtà il ritiro
israeliano sembra dettato più dall'esigenza di evitare l'imbarazzo di nuove
vittime civili durante la visita di Solana e della Rice, piuttosto che dalla volontà
di rinunciare a combattere fino in fondo la battaglia contro Hamas. Le unità
della brigata "Givati" sono infatti arretrate fino alla zona del
cimitero dei martiri, a ridosso della barriera che delimita il confine fra la
Striscia e il territorio di Israele e dove sostano
normalmente. Una posizione dalla quale possono agevolmente, e in ogni momento,
lanciare nuove incursioni. Di incursioni come quelle di Jabalya avvengono
frequentemente e in varie zone della Striscia, ma normalmente si concludono
dopo poche ore: a Jabalya l'operazione è stata più lunga nella durata e ha
avuto un maggior numero di obiettivi da raggiungere, e questo spiegherebbe
anche la ragione dell'altissimo numero di vittime. Secondo l'organizzazione
pacifista israeliana Btselem, sul totale dei palestinesi uccisi in sei giorni
di incursioni, ben 54 sarebbero stati "non combattenti" e fra questi
25 minori. La conferma che non si tratti di alcun ritiro, ma solo di una
operazione conclusa in attesa che ne venga lanciata una nuova, è giunta in
mattinata anche dal primo ministro Ehud Olmert. Parlando alla Commissione
parlamentare per gli affari esteri e la difesa, Olmert ha detto che Israele ha due obiettivi principali: mettere fine ai lanci
di razzi da Gaza verso il Neghev e indebolire il regime di Hamas, e questo
evidentemente implica che vengano condotte nuove azioni militari. Per
raggiungere tali obiettivi, il ministro della Difesa Ehud Barak aveva
addirittura evocato una operazione di terra più estesa e massiccia rispetto a
quella condotta a Jabalya. Olmert ha rilevato d'altra parte che Israele intende proseguire i negoziati di pace "con i
palestinesi pragmatici", ossia con l'Anp di Abu Mazen che due giorni fa ha
però congelato tutti i rapporti con lo Stato ebraico. Un gesto che è bastato a
far tracimare la tensione dalla Striscia di Gaza a tutta la Cisgiordania dove
ieri si sono vissute scene da Intifada, con un giovane palestinese ucciso, e
decine di dimostranti (oltre ad alcuni militari) feriti durante fitte
sassaiole. Il premier israeliano è consapevole che il blocco dei negoziati di
pace con Abu Mazen rischia di trasformare la Cisgiordania "in una seconda
Gaza". Ma al tempo stesso non riesce a vedere nei confronti di Hamas, e
dell'esigenza di porre fine ai lanci di razzi sulle città israeliane, altra
soluzione che non sia quella militare. Sono ormai sempre di più gli osservatori
israeliani che, al contrario, suggeriscono di superare il "tabù" del
negoziato con gli integralisti. 04/03/2008.
( da "Giorno, Il (Nazionale)" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Palestina, scoppia una nuova Intifada Pietre
contro auto israeliane, dimostranti feriti. Abu Mazen: "Urge una
tregua" di LORENZO BIANCHI CON LE PRIME luci dell'alba tutti i fanti della
brigata israeliana "Givati" si sono ritirati sulle loro posizioni
abituali a ridosso del confine. I carri armati non presidiano più il campo
profughi di Jabalya. Una fonte militare di Gerusalemme spiega che restano come
sempre "sul territorio palestinese, sia pure senza intervenire". Il
contrappunto degli integralisti di Hamas è un grido solo, "vittoria".
Il portavoce Sami Abu Zuhri gongola: "Il nemico è stato sconfitto, Gaza
sarà sempre una tomba per le truppe di occupazione". LA FIAMMATA di
rivolta nei territori palestinesi occupati richiama i giorni cupi dell'Intifada.
Blocchi stradali, veicoli di israeliani "lapidati". Vicino
all'insediamento di Talmon, nell'area di Ramallah, un colono ebreo circondato
dai dimostranti ha ucciso un ragazzo palestinese di 18 anni. Un sedicenne è
stato ferito gravemente a Beit Ummar, vicino a Hebron, da soldati che tentavano
di disperdere una manifestazione. Nelle stesse circostanze un ragazzo di sedici
anni è stato colpito al petto da un proiettile a Beit Jalla, un quartiere di
Betlemme. E' grave. MENTRE I MEZZI corazzati ripiegano, continuano
a piovere razzi su Israele.
Due hanno colpito la città portuale di Ashqelon. Uno, un missile Grad di
fabbricazione iraniana, è caduto vicino a una scuola. Secondo un alto ufficiale
dell'Intelligence, che parla coprendosi con il velo dell'anonimato, ne sono
stati lanciati in tutto venti durante l'offensiva israeliana "Inverno
caldo". NEL SUO INTERVENTO alle commissioni esteri e difesa del
Parlamento il primo ministro di Gerusalemme Ehud Olmert si è precipitato a
gelare l'entusiasmo degli integralisti: "Siamo tuttora nel cuore della
battaglia e non si tratta di un'azione isolata. Tutto è possibile, incursioni
aeree, incursioni terrestri ed operazioni di commando". Hamas resta al
centro del mirino. Il premier caldeggia invece la ripresa dei negoziati con
l'Autorità nazionale Palestinese del presidente Abu Mazen: "Non esiste
altro mezzo per impedire che la Cisgiordania si trasformi in una nuova
Gaza". Il capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erakat risponde chiaro e
tondo che i contatti restano sospesi, anche se Abu Mazen si è dichiarato
disponibile "a operare per arrivare alla conclusione di una tregua totale
con la parte israeliana". PER QUESTO SBOCCO premono Xavier Solana, Alto
rappresentante dell'Unione Europea per la politica estera e la sicurezza, e il
segretario di Stato americano Condoleeza Rice che arriverà oggi al Cairo e
proseguirà per Ramallah dove dovrebbe incontrare sia il presidente Abu Mazen
sia il primo ministro Salam Fayyad. Un anonimo alto esponente israeliano citato
dalla agenzia Reuters descrive il ritiro da Gaza come "una pausa di due
giorni durante la visita del segretario di Stato". L'OFFENSIVA
"Inverno caldo" ha attirato una valanga di critiche su Gerusalemme.
Le ultime sono piovute sullo stato ebraico da Louise Arbour, l'alto commissario
dell'Onu per i diritti dell'uomo vicina alla rinuncia all'incarico, da Amnesty
International e dall'Unicef. L'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia
calcola che nei cinque giorni dell'attacco a Gaza abbiano perso la vita 17
bambini e 100 siano rimasi feriti. Il numero complessivo delle vittime
palestinesi sarebbe salito a 111. - -->.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Strategia "Una semplice guerra d'attrito sarebbe la soluzione
peggiore. L'obiettivo è restituire il territorio al Fatah" "Basta
mezze misure: invadere o negoziare" L'esperto Klein Halevy: "Gli
israeliani sentono che la sovranità nazionale collassa" DAL NOSTRO INVIATO
GAZA - Vent'anni fa, con la divisa da riservista, Yossi Klein Halevy si muoveva
tra i campi rifugiati di Gaza. Rivoli di fogna che scorrevano sulla sabbia,
vecchi e bambini che lo guardavano disperati. "Di notte entravamo nelle
loro camere da letto - scrive sul Los Angeles Times -, arrestavamo sospetti,
gente accusata di terrorismo o di non aver pagato la bolletta dell'acqua. Più
poliziotti che militari, ci siamo ritrovati a imporre un'occupazione che
minacciava il carattere ebraico e democratico dello Stato. Allora è nato l'israeliano con il senso di colpa, pronto a correre qualunque
rischio per la pace". "Quell'israeliano non c'è più", dice al
telefono da Gerusalemme. "Si è estinto, anche dentro di me. Solo voi in
Europa credete ancora che esista, perché vi piacciono le nostre anime belle,
pronte a prendersi la colpa per tutti i mali del Medio Oriente.
Sappiatelo: sono un gruppo minoritario". Intellettuale dello Shalem
Center, Klein Halevy è convinto che perfino l'impopolare Ehud Olmert abbia
ottenuto il sostegno di tutto il Paese quando ha replicato "non venite a
farci la morale " alle accuse di uso sproporzionato della forza a Gaza.
"L'operazione di questi giorni era inevitabile. L'esercito doveva entrare
nella Striscia per verificare quali armi e razzi fossero stati trafugati nella
Striscia, dopo la breccia nel confine con l'Egitto. Abbiamo scoperto che ormai
dai Qassam artigianali sono passati ai Katiuscia. Hamas si sta trasformando in
un secondo Hezbollah". Il 64 per cento degli israeliani è favorevole a
negoziare un cessate il fuoco con gli integralisti. Eppure il governo Olmert è
stato sotto pressione in queste settimane perché intervenisse a fermare i
bombardamenti quotidiani sulle città israeliane. "Gli israeliani sentono
che la loro sovranità nazionale sta collassando, che le frontiere si stanno
disintegrando. A nord, Haifa, la terza città del Paese, è finita nel raggio dei
missili di Hezbollah. A sud, la minaccia si sta spostando verso centri come
Ashkelon e Ashdod. La nostra deterrenza si sta erodendo e il governo deve agire
per ristabilirla". Considera l'operazione di questi giorni a Gaza,
"una mezza misura". Avverte che lo Stato ebraico "deve evitare
una guerra d'attrito e decidere se è pronto a invadere la Striscia. Altrimenti
negozi". L'organizzazione israeliana B'Tselem ha contraddetto le cifre
dell'esercito, che aveva parlato di 90 miliziani tra i morti: secondo
l'associazione per i diritti umani, le vittime civili sarebbero 54 su 106.
"In una guerra d'attrito, i civili coinvolti sono destinati a crescere. Israele subirebbe la pressione della comunità internazionale
e sarebbe costretta ad accettare, prima o poi, un cessate il fuoco. Sarebbe una
vittoria per Hamas". Amy Ayalon, ministro senza portafoglio ed ex capo
dello Shin Bet, ha spiegato alla radio militare che non si può "parlare di
sconfitta o vittoria, quando si affronta un fenomeno come Hamas". Klein
Halevy è pronto a offrire una sua definizione di vittoria nella sfida con il
movimento fondamentalista: "Rovesciare il regime di Hamas. Con
un'operazione militare su grande scala, che tenga conto delle lezioni del
Libano: non ci si imbarca in una guerra senza considerare il contesto
diplomatico; non si entra in un conflitto senza un obiettivo preciso. Olmert ha
approvato un raid limitato a Gaza perché non ha ancora chiaro quale sia questo
obiettivo. è un problema". Togliere ai fondamentalisti il dominio su Gaza
per restituirlo al Fatah del presidente Abu Mazen. "Resto convinto che il
Fatah non sia la soluzione perfetta, non è molto meglio di Hamas, se si parla
di legittimazione di Israele. La vera differenza è che
la guerra di Fatah contro di noi è nazionalista, quella di Hamas è teologica. è
più facile risolvere il primo tipo di conflitto. Se gli integralisti restano al
potere per un'altra generazione, non ci sarà più nessuno con cui dialogare. Mi
preoccupa molto di più il potere di Hamas nel sistema educativo che la forza
delle loro milizie. I terroristi sono un problema tattico-militare,
l'educazione è una questione strategica di lungo termine". Davide
Frattini.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Meir Shalev "Io verrò Per parlare solo d'amore"
GERUSALEMME - "Spero che scrittori importanti per la nostra letteratura
come Amos Oz o Abraham Yehoshua alla fine decidano di venire a Torino".
Meir Shalev (foto) sta preparando il suo viaggio in Italia, anche perché è uno
dei pochi Paesi dove ammette di riuscire a passare un periodo abbastanza lungo
"senza sentire nostalgia di casa". Shalev vorrebbe vederli con lui
alla Fiera non per "ragioni politiche ma letterarie".
"Verificherò con il mio editore qualche giorno prima, non voglio trovarmi
invischiato in polemiche e dibattiti. Non sono uno scrittore politico, i miei
sono romanzi d'amore. Se dovessi scoprire che la manifestazione non è più un
incontro tra artisti dedicato ai libri, potrei decidere di non venire".
Shalev ha sessant'anni, è nato nel 1948 come lo Stato d'Israele. Non è stupito dal boicottaggio
del regime di Teheran. "Succede anche nello sport. Si rifiutano di
partecipare ogni volta che un atleta iraniano deve affrontare un
israeliano". è molto più stupito dalle proteste in Italia. "Ogni anno
le fiere scelgono un Paese protagonista. Questa volta è Israele. Chi vuole boicottare Torino lo fa contro la grande
tradizione italiana. Avrei voluto vedere una maggiore reazione del pubblico in
difesa dell'evento. So benissimo che Israele è uno dei
nodi della politica mondiale. Ma siamo abbastanza noti anche per i nostri
libri". D.F.
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Attacco a Gaza Su 106 palestinesi uccisi, 54
sono civili Israele ritira
i tank Hamas: "Vittoria" Abu Mazen offre di mediare una tregua
L'operazione "Inverno caldo" si è conclusa ieri poco prima dell'alba
"Abbiamo mostrato quello che può succedere" DAL NOSTRO INVIATO GAZA -
Per le strade distrutte di Jabalya, i miliziani di Hamas non si vedono più.
Se ne sono andati, quando i tank israeliani che li attiravano come calamite
hanno lasciato il villaggio. L'operazione "Inverno caldo" è finita
ieri, poco prima dell'alba. Le truppe sono tornate al di là del confine, dopo
due giorni di scontri. Gli elicotteri hanno continuato a colpire le squadre dei
Qassam: un palestinese è stato ucciso a Beit Hanun, mentre stava per sparare
una batteria di razzi. "Continueremo con le nostre azioni difensive",
spiega un portavoce del governo di Ehud Olmert. "L'azione molto limitata a
Gaza - spiega un'altra fonte israeliana - è servita per mostrare ad Hamas
quello che potrebbe succedere. Se recepiscono il messaggio, ci sarà un periodo
di calma. Se continuano a bombardarci con i missili, andremo avanti con raid
anche peggiori ". Hamas ha letto diversamente il messaggio e ha dichiarato
"vittoria". "Il nemico è stato sconfitto", proc lama Sami
Abu Zuhri, uno dei portavoce del movimento fondamentalista. "Gaza sarà
sempre la tomba delle forze d'occupazione ". B'Tselem, organizzazione
israeliana per i diritti umani, ha sostenuto che 54 morti palestinesi su 106
sono civili. Gabi Ashkenazi, capo di Stato maggiore, aveva fornito cifre
diverse: secondo l'esercito, sarebbero caduti 90 miliziani. Abu Mazen si è
offerto di mediare una tregua tra Hamas e Israele. Il
presidente palestinese ha congelato i negoziati con il governo Olmert, dopo
l'attacco contro la Striscia. Condoleezza Rice, segretario di Stato americano,
arriva oggi in Egitto e da lì si sposta a Gerusalemme e Ramallah. Vuole provare
a salvare i colloqui di pace, avviati con la conferenza di Annapolis, nel
novembre dell'anno scorso. La Casa Bianca ha condannato Hamas: "Devono
scegliere tra il terrorismo e una soluzione politica che porti alla nascita di
uno Stato", ha detto un portavoce del consiglio per la Sicurezza
nazionale. Massimo D'Alema, ministro degli Esteri italiano, ha avvertito:
"è difficile che il processo di pace con l'Autorità palestinese vada
avanti, se non si apre un dialogo anche con l'altra parte che governa Gaza. Non
si può fare insieme la guerra e la pace nel raggio di pochi chilometri ".
Pietre Palestinesi lanciano sassi ai tank israeliani che hanno invaso Gaza D.
F.
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Secondo
l'organizzazione B'Tselem, metà dei 110 uccisi dai raid israeliani non erano
combattenti Gaza, un massacro di innocenti L'esercito si ritira dalla Striscia,
Hamas canta vittoria. Condanne per le vittime civili da Unicef e Amnesty.
Condoleezza Rice oggi a Ramallah, in un clima tesissimo Michele Giorgio Inviato
a Gaza È difficile persino sognare in un campo profughi come Jabaliya eppure la
stanza di Jacqueline parla di un'esistenza felice. Orsetti e bambole di peluche
adornano la scrivania dove la bambina faceva i compiti. Sulle pareti foto di
ragazzine sorridenti e disegni colorati si abbinano bene al piumone rosa e
celeste con Micky Mouse sul lettino sfatto. "Jacqueline era una
studentessa modello, tra le prime della sua classe", racconta un cugino,
"lei e suo fratello Iyad sarebbero andati il prossimo anno ad una scuola
migliore". Ma la bambina non varcherà il cancello di quella nuova scuola.
Jacqueline è morta venerdì notte, in casa, mentre cercava di portare soccorso a
Iyad, centrato alla testa dai colpi sparati da un tiratore scelto israeliano.
Colpi che non hanno risparmiato nemmeno lei, scambiata come il fratello per un
combattente palestinese, da chi aveva ricevuto l'ordine di sparare contro
qualsiasi ombra, senza pensarci due volte. La gente di Jabaliya è in strada a
celebrare il ritiro dei reparti israeliani dal campo profughi e dal villaggio
adiacente, ma anche per rendersi conto dei danni gravi che strade, case,
negozi, piloni dell'elettricità hanno subito dal passaggio dei giganteschi
Merkava israeliani. I bulldozer comunali sono già al lavoro per cercare di
rendere percorribili le vie bloccate da detriti o impraticabili per le buche
profonde. Molti inneggiano ad Hamas che, in quel momento, sta tenendo un raduno
a Gaza city. Il ritiro israeliano da Jabaliya e Beit Lahiya, dopo giorni di
incursioni e raid aerei che non hanno fermato mai i lanci di razzi palestinesi
su Sderot e Ashqelon, per il movimento islamico è l'inequivocabile segnale
della vittoria. "Il nemico è stato sconfitto", ha commentato Sami Abu
Zuhri, il portavoce di Hamas - "Gaza sarà sempre un cimitero per le forze
di occupazione". Ma non tutti hanno voglia di festeggiare. "Mi
piacerebbe sentirmi sereno, ma non ci riesco. Jacqueline e Iyad sono morti e
anche la mia famiglia ha vissuto momenti difficili", spiega Rames Tbel, lo
zio dei bambini uccisi, che si è visto occupare l'abitazione dalle truppe
israeliane. "I soldati hanno sfondato la porta e sono entrati in casa in
piena notte, tra venerdì e sabato" - racconta - ci hanno costretto a
rimanere tutti in una stanza: io, mia moglie, mia sorella, i miei genitori e i
bambini. In tutto 13 persone, sorvegliati da tre militari. L'incubo è terminato
solo stamani all'alba". La casa dei Tbel è stata usata, assieme ad altre,
come postazione militare e per la famiglia il dolore è stato doppio. "I
soldati hanno sparato proprio dal nostro appartamento contro la casa di
Jacqueline e Iyad", aggiunge Rames. Ieri l'Unicef ha espresso
"profonda preoccupazione" per i bambini e adolescenti palestinesi
rimasti uccisi e ricordato che occorre prendere tutte le misure possibili per
garantire protezione e assistenza ai minori. L'Alto Commissario delle Nazioni
Unite per i Diritti Umani, Louise Arbour, ha chiesto a Israele
di avviare una indagine sull'uccisione di civili. Dalla Cisgiordania - ma anche
da Siria, Libano ed Egitto - intanto arrivano notizie di manifestazioni e
scontri con l'esercito e quella di un ragazzo palestinese ucciso da un colono
israeliano. A Gaza sperano in una sollevazione a Ramallah, quando oggi alla
Muqata il presidente Abu Mazen incontrerà il Segretario di stato Usa
Condoleezza Rice. "Sono di Fatah e non di Hamas - dice Rames Tbel - ma ad
Abu Mazen dico di annullare subito il meeting con Condoleezza Rice. Il
presidente non può stringere la mano di chi arma Israele
contro i palestinesi". Intorno alcune persone annuiscono e vorrebbero
rispedire al mittente i cinque milioni di dollari che Abu Mazen ha promesso
alle famiglie colpite dalle operazioni militari israeliane. Jabaliya oggi
respira ma a Gaza nessuno si fa illusioni. Le truppe israeliane torneranno,
prevedono in tanti, non appena la Rice sarà ripartita, e forse penetreranno più
a sud, a Khan Yunis e Rafah. D'altronde gli avvertimenti
del premier israeliano Olmert non lasciano spazio a ipotesi più confortanti e i
110 palestinesi uccisi da mercoledì scorso - almeno il 50% erano civili (25
avevano meno di 18 anni), ha riferito ieri il centro israeliano per i diritti
umani "B'Tselem" - potrebbero rivelarsi solo un anticipo di massacri
futuri. E per impedirli non bastano le condanne di Amnesty che ha
accusato Israele di aver avuto "un incurante
disprezzo per le vite civili". Nella Gaza priva di tante cose dopo mesi e
mesi di duro embargo economico e che pure regge l'urto degli attacchi militari,
ora si pensa a come aiutare i feriti. "È un lavoro immenso - spiega il
dottor Raed Arini, dell'ospedale Shifa - l'Egitto ha aperto le sue porte ai
nostri feriti più gravi ma non possiamo inviarli tutti al Cairo perché abbiamo
appena 4-5 ambulanze equipaggiate per la terapia intensiva e in ogni caso manca
la benzina". Arini mostra le foto dei feriti, molti dei quali hanno subito
orrende mutilazioni a causa di proiettili e schegge che provocano un foro
minuscolo ma poi "bruciano" negli arti colpiti. "Dopo tanto
giorni di emergenza scarseggiano i kit di pronto soccorso e di chirurgia -
avverte Arini - risparmiamo su tutto, ma nessuno può compiere l'impossibile".
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-04 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Polemica Teheran sulla scia dei Paesi arabi Anche l'Iran boicotta
le Fiere del libro Per protesta contro l'invito a Israele Il governo degli ayatollah ha
deciso di disertare sia l'appuntamento di Torino che quello di Parigi TORINO -
La guerra di Gaza getta benzina sul fuoco delle polemiche su Israele come Paese ospite d'onore alla
Fiera del Libro di Parigi (che aprirà i battenti il prossimo 13 marzo, alla
presenza di Nicolas Sarkozy e di Shimon Peres) e su quella di Torino
(dall' 8 al 12 maggio). Ieri, il governo iraniano ha annunciato il suo
boicottaggio alle due manifestazioni, un'iniziativa che segue quelle già
assunte da Siria, Giordania e Arabia Saudita. Lo ha annunciato ieri mattina
Ehsanollah Hoijati, il portavoce del ministero della Cultura che si occupa
della partecipazione dell'Iran alle diverse manifestazioni culturali:
"Così come i nostri atleti si rifiutano di gareggiare con avversari israeliani,
anche i nostri editori e scrittori si rifiutano di prendere parte alle
manifestazioni culturali ed editoriali come quelle di Parigi e Torino, dove un
Paese aggressore è stato scelto come invitato d'onore". Anche l'Arabia
Saudita, attraverso un rappresentante che ha chiesto l'anonimato, ha annunciato
ieri il suo boicottaggio al Salone di Parigi. "Purtroppo - commenta il
direttore della Fiera del Libro di Torino Ernesto Ferrero - abbiamo a che fare
con prese di posizione che non hanno nulla a che vedere con i libri né con la
Fiera di Parigi o quella di Torino. La situazione internazionale è certamente
drammatica, ma ci si chiede perché iniziative culturali volte a favorire il
dialogo e lo scambio tra le culture non possano restare al di fuori di tutto
questo". Intanto, fonti vicine all'ambasciata israeliana a Roma hanno
fatto sapere che lo scrittore Abraham Yehoshua, che con David Grossman e Amos
Oz rappresenta la "triade " degli autori più conosciuti e amati anche
in Italia, potrebbe essere presente all'inaugurazione della kermesse torinese
insieme al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva annunciato
la sua partecipazione proprio in seguito alle polemiche contro la scelta del
Paese ospite alla XXI edizione. Dopo il taglio del nastro, Yehoshua dovrebbe
partecipare ad una conversazione pubblica con Elena Loewenthal, per poi
ripartire in direzione di Roma, dove nello stesso giorno al Teatro dell'Opera è
prevista la prima di un suo testo. Grossman invece mancherà alla Fiera del
Lingotto - dove pure è stato ospite in passato - perché negli stessi giorni
sono previste in Israele celebrazioni che lo
coinvolgono direttamente dopo la tragica scomparsa del figlio. Sulla presenza
(o assenza) di Oz, che a sua volta ha spesso partecipato a manifestazioni
culturali in Italia, invece, la direzione della Fiera di Torino si riserva un
approfondimento successivo. Intanto, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
si sta orientando verso una propria presenza alla manifestazione torinese, con
uno stand collocato nei pressi di quello israeliano, insieme alle tre comunità
ebraiche del Piemonte. La "lectio magistralis " che precederà la cena
inaugurale a Venaria Reale verrà tenuta da un altro celebre autore, Aharon
Appenfeld, mentre tra gli ospiti già previsti ci sono Meir Shalev, Etgar Keret,
Sara Shilo, Avirama Golan, ma anche archeologi, come Dan Bahat e cantanti come
Nurit Hirsch. Lo sforzo di Israele sarà quello di
autorappresentarsi attraverso una generazione di autori, artisti ed esponenti
della cultura e della ricerca già noti ma ancora giovani, che oggi appaiono
come un possibile "ponte" tra diverse identità. Altri protagonisti
della cultura, come Edna Livne Calò e Osri Weyl si impegneranno nello spazio
che la Fiera di Torino riserva ai giovani e alle scolaresche, mentre architetti
come Hyman Brown (uno dei progettisti delle Twin Towers, poi emigrato in Israele) presenteranno le proprie ricerche. La tensione per
trasformare, nonostante tutto, in un successo la presenza di Israele
alle due manifestazioni librarie è al massimo, non ultima la raccolta di fondi.
IRAN Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, 51 anni, al potere dal 2005
(Reuters) Vera Schiavazzi.
( da "Manifesto, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
In piazza alle 18 La
comunità palestinese di Roma e del Lazio invita a partecipare alla fiaccolata
che si terrà oggi alle
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di ERIC SALERNO
Arriva Condolezza Rice e, per non rendere la missione della segretaria di stato
americana ancora più difficile e imbarazzante, le truppe israeliane si sono
ritirate dal nord della striscia di Gaza. Hamas canta vittoria e, per alcune
ore, ha continuato a lanciare razzi contro Sderot e Ashkelon ma sa bene che i
carri armati sono parcheggiati a pochi chilometri da Gebaliya e altri reparti
blindati sono pronti a intervenire. Olmert, alla Commissione esteri del
parlamento ha ribadito la propria linea: l'esercito farà di tutto per fermare
il lancio di missili contro le comunità bersagliate e per indebolire Hamas e
allo stesso tempo continuerà il dialogo di pace con i "palestinesi pragmatici"
e moderati. Ossia Mahmoud Abbas, che per il momento, ha rivolto la sua
attenzione a Hamas, offrendo i suoi buoni uffici per una
mediazione con Israele. Il
suo obiettivo, la tregua. Quella che da tempo sollecita il movimento islamico
ma che Olmert non sembra voler prendere in considerazione e che, a giudizio del
presidente palestinese sta diventando indispensabile non soltanto per evitare
un altro bagno di sangue ma anche per riprendere i negoziati di pace. La
credibilità del vecchio leader palestinese è messa seriamente in dubbio da
Hamas. Molti suoi dirigenti, accusano Abbas di collusione il nemico e affermano
che "vuole tornare a Gaza su un carro armato israeliano". La pausa
nel conflitto armato, così è giudicata dalle parti la relativa calma di ieri,
lascia spazio ai bilanci e alle analisi. Negli uffici del ministero della
difesa a Tel Aviv, si studiano i vari aspetti dell'incursione in vista di una
ripresa delle operazioni. Si parte dal numero delle vittime. Secondo B'tselem,
il gruppo israeliano che si occupa dei diritti civili nei territori
palestinesi, oltre la metà dei 106 palestinesi uccisi negli ultimi giorni non
ha preso parte ai combattimenti. Tra le vittime non combattenti, c'erano 25
minorenni e almeno 46 minorenni sono tra i feriti. Due soldati israeliani sono
morti e una decina feriti. Politici e militari israeliani stanno ora
determinando se questo rapporto è accettabile qualora venisse scatenata la
vasta operazione di terra ventilata dal ministro della difesa Barak. E'
probabile che anche Hamas stia valutando queste cifre e, soprattutto, se la
resistenza dei suoi militanti possa essere ripetuta su scala più vasta e a
quale costo. Sotto esame anche quello che sta accadendo in Cisgiordania dove
dilagano le manifestazioni di protesta dei palestinesi (per gli avvenimenti di
Gaza) e gli scontri con esercito, polizia e coloni. L'altro giorno a Hebron un
dimostrante di tredici anni è stato ucciso dai soldati; ieri c'è stato un
incidente grave tra la colonia ebraica di Talmon (Ramallah) e il vicino
villaggio palestinese Mazra al-Kabilya. Un colono della zona si è trovato
circondato da decine di dimostranti e ha sparato - secondo la sua versione -
prima in aria, poi alle gambe dei manifestanti. Muhammed Saleh Shreiteh, 18
anni, è stato colpito da un proiettile alla testa ed è deceduto mentre i
compagni cercavano di portarlo in ospedale. Una fonte dell'esercito ha subito
giustificato il colono mentre la polizia afferma che è ancora in corso
un'inchiesta. Altri due ragazzi palestinesi sono stati feriti dalle truppe
mentre dimostravano nelle strade di Hebron e dei villaggi limitrofi.
( da "Libero" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Esteri
04-03-2008 Israele ritira i blindati. Bush manda la
Rice a mediare di GUIDO SANTINI Quella che l'esercito israeliano ha definito
operazione " inverno caldo", cioè l'in tervento militare nei
territori della Striscia di Gaza controllati dagli integralisti islamici di
Hamas, dopo cinque giorni di intensi combattimenti, in particolare attorno al campo
profughi di Jabaliya, ha fatto registrare, secondo Btselem, autorevole
movimento pacifista israeliano, 106 morti fra i palestinesi, di cui 54 civili,
25 dei quali minorenni, fra i feriti gravi vi sono altri 26 minorenni. Per
l'esercito israeliano, che ha subito due perdite, il 90% dei palestinesi uccisi
erano terroristi. All'alba di ieri le truppe israeliane si sono ritirate da
Gaza. Il leader di Hamas Ismail Haniyeh, ha urlato alla folla scesa in piazza :
"Il sangue dei bambini di Gaza ha ottenuto la vittoria e l'occupazione
sarà rimossa, gli israeliani sono scappati". Ma anche dopo il ritiro i
miliziani islamici non hanno smesso di lanciare razzi Qassam e soprattutto i
nuovi missili Grad ben più potenti appena ricevuti dall'Iran che hanno una
gittata superiore ai
( da "Corriere della Sera" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Libri - data: 2008-03-04 num: - pag: 48 categoria:
REDAZIONALE Testimoni Toni Capuozzo, Tiziana Ferrario, Giovanni Porzio, Mimmo
Càndito: Reporters sans frontières ha raccolto undici reportage, curati da
Silvia Benedetti Storie mai raccontate dai fronti di guerra. Senza retorica di
FRANCESCO BATTISTINI Q uella volta che. Dice Arturo Perez Reverte che il
pittore di battaglie deve avere il pudore del racconto. Le cose le ha già messe
nei suoi reportage e c'è poco da aggiungere anni dopo, quando i colori della
memoria si sono seccati e ci sono le seccanti serate delle diapositive, le
tavolate Rotary che fra una lasagna e un diploma gli chiedono di rivivere quei
morti, lucidare opache emozioni. Quando tornavano Corradi e Kapuscinsky, il
live era la loro faccia segnata e il racconto del racconto, nel caso, stava in
un libro definitivo. Niente talk show. Niente e così era. Negli anni Duemila,
se c'è un genere rifiorito è la memorialistica degli spari. Il bloc notes della
trincea. La trasfertina d'una settimana spalmata su 150 pagine. "Non ho
ben capito se siano in aumento le guerre o i reporter che di guerre si
occupano", dubita Ennio Remondino, storica voce Rai dei Balcani. La guerra
è ridiventata la nostra vita. E la nostra lettura, non sempre di qualità. C'è
però una cosa peggiore della retorica degli/sugli inviati di guerra: è l'ironia
che ne fa chi in guerra non c'è mai stato. Anche questo è un genere molto
praticato sui blog. Dove si pretende di comprendere, riducendola a pashmine e
sahariane, una professione sempre più complicata. Dov'è probabile si sorrida
d'un titolo fuori tempo, Dispacci dal fronte (curato da Silvia Benedetti di
Reporters sans frontières, edizioni Ega, pp. 192, e 19), raccolta d'immagini e
di storie mai raccontate da undici inviati italiani, testimonianze di quelle
che cadono dai taccuini come capelli dal pettine e non trovano lo spazio che
meriterebbero nei giornali o sulle tv. è un libro di parole scarne ed emozioni
rimaste. Poche figure retoriche, nessuno che spieghi quel che non sa. Nodi che
legano esistenze lontane. C'è l'omaggio di Toni Capuozzo al Sayed e all'Adjmal
che aiutavano Daniele Mastrogiacomo e ai tanti autisti e interpreti che
accompagnano le solitudini degli inviati, con "la differenza nel biglietto
aereo che tenevo in tasca, o che conservavo in albergo: io sarei tornato a
casa, loro no". Ci sono i quadri del fotoreporter Livio Senigalliesi. Gli
sciiti che Alberto Negri studiava fin da ragazzo. Le guerre troppo uguali di
Claudio Monici. Le angosce all'hotel Palestine di Giovanni
Porzio. Gli azeri di Francesca Sforza, gli armeni di Domenico Affinito, il
Ruanda di Toni Fontana, i bimbi afgani di Tiziana Ferrario... Pezzi sudati, il
senso d'una professione. Anni di servizi riusciti o di viaggi a vuoto,
d'agendine fitte o d'inutili attese. Capire, sentire, vedere è la fatica
di queste storie mai raccontate. Pubblicarle, anche: "Quante ne sono
rimaste nascoste nella nostra penna? - si chiede Stella Pende a Gaza - Perché
non c'erano abbastanza righe, per la disperazione d'invadere il dolore della
gente. Perché scrivere troppo di palestinesi non è fair... ". Il pittore
di battaglie a volte finisce nel cimitero degli eleganti, come nei giornali
chiamano perfidi le stanze d'inviati fuorimoda. Altre volte, nei cimiteri veri.
Può restare il freelance che trova solo porte chiuse o diventare - lo ricorda
Mimmo Càndito - l'embedded che ha le mostrine Wc da War Correspondent e invece
è solo un maleodorante e vergognoso wc pubblico. Artisti o imbrattatele,
svelatori o velinari. I cronisti di guerra sono cronisti e basta, capaci o no
di raccontare. "Che possono morire anche per essersi addentrati a pisciare
in un campo minato- per dirla con Capuozzo -, che non sempre scoprono chissà
quali verità, e se vogliono farsi capire dalla gente normale devono essere
gente quasi normale, e ridere e piangere come tutti". La professione
"Quante vicende sono rimaste nelle nostre penne? Perché non c'era spazio,
per la disperazione d'invadere il dolore altrui..." "Beslan, 2004"
di Livio Senigalliesi.
( da "Messaggero, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Di MAURIZIO COSTANZO
SI AFFILANO le armi per l'imminente campagna elettorale. Sul territorio di Gaza
le armi si sono fatte sentire con una pioggia di missili che ha provocato
decine di morti. La storia infinita di Israele e della Palestina ci fa ripiombare ogni tot mesi
nell'ansia di sempre. Non abbiamo ansia invece per l'imminente tornata
elettorale, quasi si trattasse di una rappresentazione all'ennesima replica.
Cambiano gli attori, solo talvolta. Si vuole un'Italia diversa, un'Italia
normale, un'Italia che spenda e un'altra che risparmi. Noi vorremmo
l'Italia.
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Striscia
l'operazione di terra si è conclusa. o forse no L'enigma del caldo inverno di
Gaza Gerusalemme. C'è una sola certezza. Il Caldo Inverno è finito. Quello che
non è affatto certo è cosa succederà dopo. Se, cioè, l'ultima operazione
condotta dentro la parte settentrionale della Striscia dalle forze armate
israeliane sia il capitolo - denominato "Inverno Caldo", appunto - di
una strategia militare più lunga e complessa. O se invece sia stato un test,
alla luce del quale riprogrammare il tutto. Tsahal si ritira appena fuori dal
confine nord di Gaza, insomma. Ma Jabalya, bersaglio principale dell'offensiva
di fine febbraio, è sempre lì, a pochissimi chilometri. Entrare di nuovo, far
partire una nuova operazione, può richiedere poco tempo. Forse il tempo
necessario per il governo di Tel Aviv di convincere il segretario di stato
Condoleezza Rice attesa oggi che, come ha detto Ehud Olmert, Israele ha mano libera su come agire contro Hamas a Gaza. D'altro canto,
il premier lo ha ripetuto anche ieri: il Caldo Inverno è stato solo un
capitolo. La storia non finisce qui. La guerra tra Israele e Hamas non si conclude con il ritiro dei carriarmati e delle
unità di combattimento che hanno causato, in cinque giorni, almeno 116
morti (molti dei quali civili) e oltre trecento feriti. È, però,
sull'interpretazione di quello che è successo in soli cinque giorni a Jabalya e
a Gaza City che gli analisti israeliani si dividono. È stato un successo, come
sostenevano ieri sia le fonti ufficiali di Tsahal sia i commentatori militari?
Hamas è stata realmente indebolita dai bombardamenti, dai missili e dalle
incursioni? Le dichiarazioni dei membri della Brigata Givati, quella che ha
perso due suoi uomini nel primo attacco, dicono che Hamas ha uomini che
assomigliano più a soldati di un esercito che a miliziani di una guerriglia. E
poi i razzi Qassam su Sderot e i più sofisticati Grad su Ashkelon: nonostante i
raid e i bombardamenti continui, per cinque giorni, il lancio dei razzi non si
è fermato. Neanche per mezza giornata. L'obiettivo, hanno lasciato trapelare i
militari sui giornali israeliani, non era quello di fermare i razzi: non
sarebbe stato possibile, con una operazione così breve. Occorre, e qui è il
punto, una massiccia operazione di terra. Quella che si paventa da mesi e mesi.
Ma se una offensiva considerata contenuta ha provocato 116 morti, tra i quali
molti civili, cosa succederebbe con una operazione più allargata? La risposta,
per ora, non c'è. Tsahal sta studiando i risultati militari del Caldo Inverno.
Il governo, dal canto suo, sta studiando gli effetti politici. Il primo, il più
evidente, è che il binario dei negoziati con i palestinesi è stato chiuso.
L'operazione di Gaza ha spinto persino il moderatissimo Abu Mazen ad alzare, e
di molto, i toni. E, con un messaggio mediatico molto chiaro, a donare il
proprio sangue per la gente di Gaza. Non è possibile pensare alle trattative,
ora, quando i palestinesi tutti - da Gaza alla Cisgiordania - stanno consumando
dentro di sé una rabbia profonda, dopo aver digerito per giorni le immagini
crude che arrivavano senza sosta dalla Striscia. La sospensione dei negoziati,
però, non è solo un problema tra israeliani, da una parte, e palestinesi,
dall'altro. O un problema nei rapporti con il supervisore, l'amministrazione a
(quasi) fine mandato di George W. Bush che aveva promesso a telecamere accese
una pace in Medio Oriente entro il 2008. La sospensione dei negoziati sta
avendo dei costi anche all'interno del governo israeliano, e del partito
laburista. Perché non tutti sostengono la linea seguita soprattutto da Ehud
Barak, colui che era in Israele quando l'offensiva è
cominciata, mentre Olmert era ancora in viaggio di stato in Giappone. Il grande
oppositore è Ami Ayalon, che non contesta l'operazione militare di per se
stessa. Per motivi etici, per esempio. Ayalon, colui che anni fa era stato a
capo di una iniziativa di pace con il rettore dell'università di Al Quds a
Gerusalemme, Sari Nusseibeh, si chiede piuttosto quale sia l'obiettivo
politico. Dell'offensiva militare e di quello che verrà dopo. "Nessuno sa
quello che vogliamo", ha detto ieri al quotidiano Maariv . "La
vittoria si misura con l'abilità di creare una realtà politica migliore. E allora
chiedo: quello che stiamo facendo a Gaza sta creando una realtà di questo
genere?" Gli unici risultati, per Ayalon, sono invece che Abu Mazen è
stato indebolito e che Olmert è ostaggio del ministro della difesa. 04/03/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Giovani l'iniziativa
dei presidenti delle due comunità Musulmani ed ebrei, è la laicità il terreno
per avviare il dialogo Dopo il rifiuto di el-Ghobashy di visitare la sinagoga di Roma Mentre il conflitto tra Israele e Palestina torna prepotentemente di attualità, a Milano giovani ebrei e
giovani musulmani si incontrano per iniziare un percorso comune, di dialogo e
di confronto. Una bella notizia, nata sulla spinta di un brutto episodio
accaduto nelle scorse settimane a Roma: il 22 gennaio el-Ghobashy, imam della
più grande moschea europea, si è rifiutato di visitare la più antica comunità
ebraica con sede nella capitale. Da qui la decisione dell'Unione giovani ebrei
d'Italia (Ugei), presa in comune con i Giovani musulmani d'Italia, di
organizzare domenica scorsa una conferenza stampa al Centro di documentazione
ebraica contemporanea di Milano, dove nacque la prima scuola ebraica dopo le
leggi razziali del 1938. Tutto si è svolto nel migliore dei modi, tanto che per
il futuro si è anche parlato di redigere un documento comune, incentrato sulla
necessità di un dialogo interreligioso. Un percorso importante quindi, che
passa attraverso il tema della laicità, "un terreno comune dove le
comunità religiose vengono considerate espressione della società civile".
Presente alla conferenza anche Luigi Vimercati sottosegretario al ministero
delle Comunicazioni. "L'incontro di oggi fa sperare nella pace come
orizzonte per il Mediterraneo - ha detto Vimercati - ed è una scommessa sulle
giovani generazioni. La storia ci parla di lutti, ma anche di epoche in cui
queste fedi hanno convissuto nel Mediterraneo in una situazione di intesa e non
di conflitto". Protagonisti sono stati soprattutto i due giovani
presidenti delle due comunità religiose: Daniele Nahum, presidente dell'Ugei, e
Anas Bregheiche, presidente dei Giovani musulmani d'Italia. "Lo scorso 22
gennaio l'imam della più grande moschea del mondo si è rifiutato di visitare la
più antica comunità ebraica con sede a Roma - ha detto Nahum - Questo gesto per
alcuni ha rappresentato un segnale di raffreddamento. Ma non per tutti: Anas e
io siamo qui a testimoniarlo. Dopo questo episodio, come presidenti delle
rispettive associazioni, abbiamo firmato, presso la consulta per il dialogo
interreligioso, un documento dove esprimevamo il nostro rammarico per quanto
accaduto". Il discorso ha origini millenarie, ma in un momento in cui a
Gaza ritornano protagonisti i carri armati, il gesto di distensione avvenuto
nel capoluogo lombardo può avere un valore immenso. L'idea è di fondamentale
importanza: proseguire sulla strada del dialogo e combattere insieme l'antisemitismo
e l'islamofobia. "Noi ci siamo incontrati realmente - ha proseguito Nahum
- Abbiamo fatto realmente un passo l'uno verso l'altro. Stiamo facendo una cosa
insieme: qui, oggi, stiamo costruendo la cultura del dialogo. Stiamo
testimoniando cosa vuol dire incontrarsi realmente. Realizzare un incontro per
stare insieme e conoscerci, per conoscere chi è l'altro. Ed è per questo che
noi oggi apriamo la nostra casa, in questo luogo fondamentale per l'ebraismo
italiano". Bregheiche dichiara al Riformista che "l'incontro può
rappresentare un importante avvicinamento tra le nostre due comunità religiose:
incontrarsi significa non stare lontani e pensare cose sbagliate l'uno
dell'altro". Soprattutto in una fase così delicata per la questione mediorientale,
in un momento così difficile, "il dialogo - continua l'esponente dei
giovani musulmani d'Italia - non può fermarsi. La nostra esperienza comune ci
insegna a respingere la violenza. Sono contento anche di un fatto su cui ci
siamo trovati d'accordo: per entrambi la violenza non genera altro che
violenza". Una recente ricerca del Censis ha fotografato l'Italia come un
paese in cui sono presenti quasi quattro milioni di immigrati, in cui si
parlano 150 lingue. "In questo quadro - aggiunge Nahum - si registrano il
riemergere di uno strisciante antisemitismo e preoccupanti episodi di
islamofobia. Per ostacolare queste tendenze l'Italia deve dotarsi al più presto
di un modello di integrazione vincente. Parlare di integrazione possibile
significa affrontare seriamente il tema della diversità". Un aspetto su
cui anche i giovani musulmani hanno sempre puntato e - spiega Bregheiche -
"per questo abbiamo sempre scelto di dialogare con tutti. Non solo con i
giovani esponenti della comunità ebraica, ma spesso con quelli della comunità
cristiana. Obiettivo di questo dialogo interreligioso è costruire un rispetto
reciproco tra le religioni". Conclude Nahum: "Secondo me
l'integrazione culturale si basa sulla conoscenza e il rispetto reciproci. La
conoscenza ci permette di costruire su ciò che abbiamo di uguale. Il rispetto
ci permette di tollerare ciò che abbiamo di diverso. Il terreno comune su cui
costruire questa integrazione è quello della laicità, dove le comunità
religiose vengono considerate espressione della società civile. Il mezzo per
raggiungere tutto questo è l'incontro". (adr) 04/03/2008.
( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del
04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
PALESTINA GUIDAVA UN
GRUPPO DI FEDELI DELLA DIOCESI QUANDO E' SCOPPIATA UNA RIVOLTA NELLE STRADE Caos
a Betlemme, bloccato il vescovo di Ravenna UN GRUPPO di fedeli ravennati,
guidati dal vescovo della città Giuseppe Verucchi, si è
trovato ieri al centro dei disordini scoppiati a Betlemme fra manifestanti
palestinesi e l'esercito israeliano. Anche il parroco di Pievepelago (Modena),
don Natale Ferruccio Albergucci, che sta quidando un gruppo di trenta milanesi
in Terra Santa, si è trovato nella stessa situazione dopo che, ieri l'altro, si
era congiunto al gruppo di romagnoli. Betlemme, in territorio palestinese
ma solitamente luogo tranquillo per i pellegrini era la meta della visita di
ieri quando sono scoppiati i disordini al check-point antistante proprio
l'albergo Paradise dove alloggiava don Albergucci e il suo gruppo. Una fitta
sassaiola e una sparatoria hanno acceso la sommossa (nella foto).Il gruppo di
monsignor Verrucchi è comunque riuscito a raggiungere il proprio albergo nella
parte di Gerusalemme (a
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
L'analisi Israele il ritiro da Gaza e la minaccia iraniana BERNARDO
VALLI Tre recenti avvenimenti hanno reso incandescente la situazione
mediorientale. Incandescente e più che mai imprevedibile. Gli avvenimenti di
Gaza, ma anche le nuove rivelazioni sul programma nucleare iraniano, e la
sorprendente trionfale visita a Bagdad, sotto gli occhi di 158.000 soldati
americani, di Mahmud Ahmadinejad, il nemico dell'America e di Israele, hanno ricordato, più che rivelato,
l'inarrestabilità dei conflitti, delle minacce latenti e delle provocazioni
politiche, vale a dire lo scarso peso nella regione della superpotenza e delle
volonterose subpotenze. Nessuno si illudeva. Non erano in vista soluzioni, né
una crescita dell'influenza americana, ma sembrava che le crisi croniche si
fossero assopite, che fossero entrate in una specie di letargo, come capita ai
vulcani tra due eruzioni. Senza prendere partito per una delle forze a
confronto, considerando il più asetticamente possibile quel che le condiziona e
spinge ad agire, si arriva a conclusioni tutt'altro che rassicuranti.
Cominciamo da Gaza. Da quando si è staccata dall'Autorità Palestinese, dichiarando
la secessione di fatto, Hamas non può languire, isolata dal resto del mondo,
dipendente dagli aiuti esterni che gli vengono centellinati, con gli abitanti
affamati e disperati, pronti a esplodere e a traboccare in Egitto. Inoltre Hamas non può assistere passivamente al programmato avvio dei
negoziati tra l'Autorità Palestinese di Abu Mazen e l'Israele di Ehud Olmert. Non resta quindi ai dirigenti islamisti più
radicali che provocare Israele con i lanci di razzi artigianali Qassam, o di quelli Grad, fabbricati
in Iran. Quest'ultimi capaci di raggiungere importanti centri abitati, quali
Ashkelon e Siderot. SEGUE A PAGINA 35.
( da "Tempo, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Sarina
Biraghi s.biraghi@iltempo.it "Questa Europa, malata ... Sarina Biraghi
s.biraghi@iltempo.it "Questa Europa, malata di relativismo e
multiculturalismo, sta perdendo la propria identità e quindi diventa sempre più
ingovernabile rischiando di essere alla mercè degli estremisti islamici".
Più europeo degli europei, più occidentale degli occidentali, Magdi Allam,
musulmano moderato, non nasconde i rischi che corre il vecchio continente.
Esiste dunque il problema Islam in Europa? "Sì perché l'Europa non si
rende conto di come stia sempre più perdendo la propria identità, un'identità
che fisiologicamente e storicamente fa riferimento alle radici
giudaico-cristiane e di come non è più in grado di individuare confini certi. è
un'Europa sempre più ingovernabile a rischio estremismo islamico" Perché?
"Perché ci troviamo ad avallare nel Kosovo un governo di ribelli e
terroristi legato alla mafia internazionale, siamo tolleranti con il governo
turco che sta islamizzando sempre di più la Turchia..." Ma c'è un
equilibrio possibile tra cristiani e islamici? è possibile la convivenza?
"La convivenza all'interno dell'Europa tra autoctoni e chi è venuto per
migliorare le condizioni di vita potrà realizzarsi soltanto sulla base di
preminenza e rispetto dei valori fondamentali delle società europee e di una
identità europea che sostanzia questi valori. All'interno di questa piattaforma
che è rappresentata da norme costituzionali e leggi, la pluralità religiosa,
culturale e linguistica, può manifestarsi senza mettere in discussione il
primato dei valori e dell'identità della società europea. Questo non sta
avvenendo visto che paesi come Gran Bretagna e Olanda, che hanno perseguito il
mito del multiculturalismo, si ritrovano a legittimare persino i tribunali
islamici che applicano la sharia. Non ci potrà essere convivenza finchè non c'è
riscatto dei propri valori e della propria identità, e si capirà che solo tramite
l'adesione a regole certe e vincolanti questa convivenza sarà costruttiva.
Finchè ci sarà la relativizzazione dei valori e fino a quando ci sarà
inadempienza delle regole questa Europa sprofonderà più nelle mani di chi in
modo arrogante e violento mira a imporre il proprio arbitrio e le proprie
barbarie". La terza generazione di islamici in Europa, trova
nell'islamismo, al di là del percorso interiore spirituale, un motivo
d'identità "dialogante"? Come dire, si sentono più europei islamici,
o islamici di passaggio? "Sta accadendo quello che ha fatto emergere il 7
luglio 2005 gli attentati che hanno sconvolto Londra quando 4 giovani, con
cittadinanza britannica e fede musulmana si sono fatti esplodere. C'è una
profonda crisi d'identità che fa sì che questi giovani si sentano parte
integrante della materialità e modernità della civiltà occidentale, ma
rifiutano la spiritualità e finiscono per coniugare quella materialità con i
disvalori del terrorismo ed estremismo islamico e ciò li rende pericolosi. Si tratta
di una emergenza nazionale presente nei paesi europei che deve essere
affrontata con urgenza tramite la riscoperta e il riscatto dei propri
valori". In Vaticano sono iniziati gli incontri sul dialogo
interreligioso: che ne pensa? "Io ho criticato l'atteggiamento di questi
138 teologi perché al di là di citazioni coraniche evangeliche o della Bibbia
che sostengono l'unicità di Dio e l'amore per il prossimo, da parte loro non vi
è alcuna posizione chiara rispetto alle questioni cruciali che si impongono oggi
in ambito islamico, tra Islam ed ebraismo. La prima cosa è l'adesione piena al
valore della sacralità della vita, l'accettazione inequivocabile al diritto
dello stato di Israele, e la condanna netta del
terrorismo palestinese e islamico, senza ambiguità e giri parole. Così come non
vi è poca chiarezza sulla libertà religiosa da pensare non solo come tolleranza
per la presenza di cristiani e chiese nei paesi musulmani, ma come accettazione
della pari dignità dei cristiani e quindi l'accettazione del diritto dei
cristiani a professare il loro credo e a fare opera di proselitismo tra la
gente senza essere criminalizzati e perseguiti. Non credo nell'efficacia del
dialogo con chi in partenza non risconosce libertà religiosa, sacralità della
vita e piena libertà di scelta dell'individuo. Voglio dire che questi valori
non sono punti di arrivo ma di partenza. Senza questa base il dialogo è inutile
e controproducente perché si risolve nella legittimazione di chi nega sacralità
della vita e libertà religiosa". A proposito di Israele, il negoziato di pace è ormai
sotto le macerie di Gaza? "Israele e l'autorità nazionale palestinese, nella figura di Abu Mazen
sono impegnati in un negoziato che dovrebbe portare entro il 2008 ad un accordo
di pace con la nascita di uno stato palestinese al fianco di Israele. In questo contesto Hamas
rappresenta il vero nemico per gli stessi palestinesi ma anche per Israele perché da un lato ha occupato militarmente Gaza, e
dall'altro ha lanciato i razzi contro le città israeliane per impedire il
successo delle trattative di pace. In questo ambito l'azione israeliana volta a
porre fine al terrorismo di Hamas serve sia alla tutela della sicurezza di Israele sia a restituire Gaza all'autorità nazionale
palestinese senza la quale non sarebbe possibile dare vita ad uno Stato
palestinese unitario. Se non si tiene conto di tutto ciò si finisce per
confondere il terrorismo da chi si difende dal terrorismo e si mette sullo
stesso piano Israele e Hamas facendo di fatto il gioco
di Hamas, ossia legittimando il terrorismo di Hamas. La deplorazione fatta
dalla presidenza dell'Ue che parla di azione sproporzionata e di punizione
collettiva da parte di Israele verso i palestinesi
dimostra che questa Europa, ideologica e faziosa, non può essere considerata un
interlocutore credibile nella prospettiva di trattative di pace nel medio
Oriente. La stessa Europa che non ha speso mezza parola per la guerra scatenata
in Iraq dalla Turchia con 300 morti mentre si fa in quattro a condannare Israele impegnata come la Turchia a combattere il
terrorismo. Pkk e Hamas sono due organizzazioni considerate terroristiche da Ue
e Usa ma si usano due pesi e due misure. è una cosa vergognosa e
inaccettabile". Gli appelli del Papa hanno un peso? "Ovviamente la voce
del Papa è autorevole per la sua figura etica e religiosa nel mondo ed è una
voce che sicuramente viene presa in considerazione sulla scena internazionale.
Dobbiamo tenere presente che lui è mosso da motivazioni esclusivamente etiche
che vogliono salvaguardare la sacralità della vita e la pace autentica ovunque
nel mondo. Detto ciò, lo stesso Benedetto XVI non è un pacifista inteso come
uno che nega il diritto alla difesa da parte di chi subisce una guerra e
soprattutto una guerra del terrorismo. In ogni caso lo stato di Israele non può rimanere con le braccia conserte di fronte
ad un terrorismo che mira deliberatamente ad annientarlo fisicamente".
Mahmud Ahmadinejad è il primo presidente iraniano che ha messo piede in Iraq
dopo il deposto regime di Saddam Hussein. "è una visita considerata
storica tenendo conto del fatto che i due paesi sono stati in guerra dall'80
all'88 e che prima ancora della guerra e dopo questa guerra hanno avuto delle
relazioni turbolente e che a tutt'oggi il governo iracheno ha ripetutamente
accusato il regime iraniano di sostenere e finanziare elementi sciiti radicali,
soprattutto le milizie legate a Moqtada Al Sadr. L'auspicio è che la visita
porti ad una collaborazione del regime iraniano per la stabilizzazione interna
dell'Iraq favorendo la coesione tra sciiti e sunniti senza condizionare gli
sciiti per poterli manipolare in base alle mire espansionistiche
iraniane"". è sentita la questione femminile nei paesi islamici?
"è certamente sentita dalle donne stesse perché oggi sono le principali
vittime di estremismo e terrorismo islamico. Non è un caso che tra i musulmani
che si battono contro l'estremismo islamico e per una società liberale, in
prima fila ci siano donne, intellettuali, artiste che vogliono emanciparsi
pienamente perché consapevoli che solo così potranno riscattare l'intera
società dall'oscurantismo e dalle barbarie provocate dal condizionamento del
pensiero estremista islamico. Ecco perché è vitale che l'Occidente aiuti queste
donne musulmane perché possano svolgere in modo efficace e costruttivo il loro
ruolo". Ma gli uomini sono consapevoli? "Sono a tal punto consapevoli
che la principale preoccupazione degli estremisti islamici è quello di imporre
il velo, perché solo se le sottomettono potranno sottomettere l'insieme della
società. La donna è il primo anello di diversità in una società maschilista e
misogina, è il primo "altro" da sottomettere per poter conquistare
l'insieme della società. Noi dobbiamo sostenere le musulmane che si trovano in
occidente e in Italia perché la repressione avviene anche qui, non solo nei
paesi d'origine". Come Hiina, la ragazza pakistana? "Una tragedia, un
barbaro assassinio da parte di un padre a cui nessuno aveva detto che in Italia
non si sgozzano i figli, nessuno aveva fatto presente che ci sono regole da
rispettare. Una ragazza perfettamente integrata uccisa da un padre in attesa di
avere cittadinanza. Dobbiamo renderci conto che diamo la cittadinanza a gente
che è agli antipodi dei nostri valori e della nostra identità. Si danno diritti
ma si devono pretendere anche doveri. C'è troppo buonismo nell'affrontare la
tematica immigrazione".
( da "Tempo, Il" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Stampa Il ministro
degli Esteri: l'isolamento è una strategia sbagliata D'Alema: "Dobbiamo
parlare anche con Hamas" Quella dell'isolamento di Hamas si è rivelata una
strategia sbagliata ed ora "il destino della Conferenza di Annapolis è
appeso ad un filo". Non ha nascosto il proprio pessimismo sul futuro
prossimo del Medio Oriente Massimo D'Alema che ieri, in un lungo botta e
risposta con i giornalisti stranieri accreditati in Italia, ha detto la sua. è
un'area sull'orlo del disastro quella israelo-palestinese
se non si arriverà subito ad una "tregua politica" tra Israele ed Hamas e soprattutto se
"non si apre un dialogo con chi governa Gaza". Così il ministro degli
Esteri ha ricordato quando - in tempi non sospetti e prima della riunione
voluta dall'amministrazione Bush ad Annapolis - proprio dalla Farnesina partì
il suggerimento di aprire un dialogo con chi controlla Gaza sul terreno,
cioè Hamas. Allora si scatenò il diluvio: proteste di Israele,
freddezza dall'Europa e critiche anche in Italia. Oggi D'Alema non si è
limitato a chiedere la fine dei lanci di razzi su Israele
ed una risposta proporzionata da parte dello stato ebraico: "è chiaro che
se non c'è qualche distensione con Gaza, non si può fare la pace con Ramallah.
è difficile che vada avanti il processo di pace con l'Anp se non si apre un
dialogo anche con l'altra parte dei palestinesi che governa Gaza".
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Commenti Israele, gaza e la minaccia iraniana (SEGUE DALLA PRIMA
PAGINA) Per Hamas è meglio la guerra che l'immobilismo. L'una e l'altro
provocano vittime, ma per un popolo che vive da quarant'anni le miserie
dell'occupazione, dell'accerchiamento, delle rappresaglie, i morti sono i soli
che possono smuovere il resto del mondo. E infatti i circa cento morti di Gaza,
molti dei quali civili, hanno subito attirato l'attenzione internazionale, ma
soprattutto hanno costretto Abu Mazen a sospendere ogni contatto con gli
israeliani. è così saltato, almeno per il momento, il negoziato deciso ad
Annapolis (nel Maryland) il 27 novembre; negoziato da concludere, secondo le
intenzioni di George W. Bush, entro la fine del 2008, con un accordo per la
nascita d'uno Stato Palestinese. Così la sanguinosa repressione, pagata tanto
cara dai disastrati abitanti di Gaza, ha segnato una (sia pur macabra) vittoria
dei palestinesi contrari a un accordo con Israele.
Hamas ha ottenuto quel che voleva. Già accusato di collaborazionismo con Israele, Abu Mazen è stato costretto a sospendere, per un
po' di tempo, il dialogo con Ehud Olmert e a condannare la repressione contro i
fratelli secessionisti di Gaza. Gli islamisti di Hamas hanno sconfitto, in
questa fase, politicamente, i laici di Al Fatah. Una battaglia tra disperati
tutt'altro che conclusa, perché è assai improbabile che i dirigenti radicali di
Gaza rinuncino ai missili. E Israele è già pronto a
lanciare operazioni più ampie e durature. Israele ha
diverse opzioni. Può rispondere ai razzi provenienti da Gaza (i quali negli
ultimi giorni hanno fatto un morto civile, oltre ai due soldati uccisi in
combattimento) con bombardamenti non mirati, ossia indiscriminati, estesi fino
a due chilometri dal punto di lancio. Ehud Barak, il ministro della difesa
laburista, ha già fatto studiare le implicazioni giuridiche. Sarebbero crimini
di guerra, anche se si trattasse di rispondere a tiri provenienti da zone
abitate da civili? Giuridicamente non è chiaro. E moralmente? Altra opzione è
l'ingresso dell'esercito a Gaza, per due o tre mesi, il tempo di distruggere
tutte le infrastrutture militari di Hamas. Anche questa scelta comporterebbe
tuttavia morti e distruzioni, quindi accuse contro Israele,
come in questi giorni, per la reazione sproporzionata. Senza contare che
un'operazione troppo lunga potrebbe spingere gli Hezbollah libanesi, aiutati
dall'Iran, a intervenire alla frontiera Nord. Perché non negoziare con Hamas?
Sembra impossibile. Perché in tal caso verrebbero definitivamente compromessi i
rapporti con Abu Mazen e con l'Olp di cui è il presidente. Se con i loro razzi
gli islamisti si imponessero come interlocutori validi, Abu Mazen verrebbe
ancor più indebolito ed emarginato. E Israele
perderebbe un partner deciso ad arrivare a un accordo globale e definitivo. Per
motivi teologici, Hamas non può riconoscere definitivamente lo Stato ebraico.
Può soltanto contrattare una tregua più o meno lunga. Inoltre Ehud Olmert è un
primo ministro troppo debole, troppo condizionato per compiere scelte che
apparirebbero cedimenti. L'opposizione, anche all'interno del suo governo, è
forte. Ed egli è condizionato dall'Esercito garante della sicurezza e dei
coloni. Quest'ultimi si sentirebbero minacciati da un accoro con Hamas. Il
secondo avvenimento mediorientale si è verificato pochi giorni prima
dell'operazione israeliana su Gaza, battezzata "Inverno caldo". Non
c'è naturalmente alcun nesso tra i due fatti, ma la quasi concomitanza
contribuisce ad appesantire l'atmosfera. Un rapporto dell'Agenzia
internazionale dell'energia atomica di Vienna sostiene che l'Iran, al contrario
di quanto si era saputo nel dicembre scorso dai servizi di informazione
americani, ha continuato anche dopo l'autunno 2003 i lavori per la costruzione
di un'ogiva nucleare. La comunicazione è stata fatta (il 25 febbraio) dal
direttore generale aggiunto dell'Agenzia, il finlandese Olli Heinonen. Il suo
superiore, El Baradei, pur sottolineando la buona collaborazione iraniana,
aveva prudentemente evitato di confermare quanto avevano detto i servizi di
informazioni degli Stati Uniti, contraddicendo lo stesso loro presidente. El
Baradei non ha mai parlato di un "arresto" delle ricerche nel 2003.
Ed ora il suo aggiunto sostiene che non c'è stato. Mentre veniva rilanciata
l'idea di una "minaccia nucleare" iraniana, Mahmud Ahmadinejad,
presidente della Repubblica islamica, compiva un viaggio trionfale a Bagdad,
dove, alla presenza del governo ospitante sostenuto appunto da 158 mila soldati
americani, ha chiesto che quest'ultimi se ne vadano al più presto dal Medio
Oriente. Vent'anni dopo la guerra tra Iraq e Iran (1981-1988) costata un
milione di morti, era la prima volta che un capo di Stato iraniano arrivava
sulle sponde del Tigri. La visita aveva un eccezionale valore. Significava
l'intesa tra due grandi comunità sciite del Golfo: quella irachena finalmente
riconosciuta legittima maggioranza e come tale al governo nel suo paese grazie
all'intervento americano, e quella della Repubblica islamica considerata il
nemico numero dell'America. è stata la settimana dell'Iran: razzi iraniani
lanciati da palestinesi di Hamas piovevano su due città israeliane; riemergeva
la questione nucleare iraniana; e il presidente iraniano trionfava nella Bagdad
presidiata dagli americani.
( da "Repubblica, La" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Cultura Oggi è
ricevuto con tutti gli onori in un Iraq sotto protettorato americano: è il
grande ritorno dell'Iran come "superpotenza regionale" del Golfo
Persico. George W. Bush è dunque andato a Canossa, permettendo che l'esponente
di punta dell'"Asse del Male" fosse accolto in un Paese presidiato da
160.000 soldati statunitensi? E' il trionfo di Ahmadinejad, come proclamano i
suoi zelatori? Al di là del paradosso, la realtà è più complessa, e si inquadra
nel processo di apertura di un sistema di negoziati globali in Medio Oriente,
che in prospettiva abbraccia la questione nucleare, la crisi libano- siriana e il conflitto israelo-palestinese. L'Europa ? alla cui
presidenza sarà di turno la Francia ? farebbe bene a misurare la portata di
questo processo e a mantenervi il suo ruolo, se vuole avere un peso sul futuro
della pace nella grande regione europa-mediterraneo-golfo che sarà il suo
spazio naturale sul pianeta globalizzato del XXI secolo, tra il martello
americano e l'incudine asiatica. La visita di Ahmadinejad sancisce innanzitutto
l'influenza decisiva di Teheran sulle varie milizie sciite irachene che
passando all'offensiva contro i sunniti e contro Al Qaeda, scatenarono nel 2006
una quasi guerra civile. Le tribù e le fazioni sunnite, escluse dal futuro
economico e politico iracheno, espropriate della rendita petrolifera confiscata
da sciiti e curdi in virtù della nuova costituzione, avevano strumentalizzato
il capo di Al Qaeda in Mesopotamia, lo "sceicco dei tagliagole"
Zarqawi, per condurre una sanguinaria jihad contro i loro connazionali sciiti,
vittime per eccellenza degli attentati suicidi. Benché i bersagli designati
fossero inizialmente i militari stranieri "infedeli", i massacratori
si erano accaniti soprattutto contro i civili iracheni "eretici". Ma
lo scorso anno, dopo aver dato via libera al caos che ha messo sotto pressione
le truppe e i leader americani, Teheran ha esortato i suoi protetti a una
tregua: è in gran parte all'Iran che si deve l'attenuazione della violenza
sciita nel 2007. La temporanea assenza dell'Iraq dalla prima pagina del New
York Times, che in questo periodo elettorale consente a repubblicani e
democratici di concentrare il dibattito sui subprimes e sulla copertura
sociale, va ascritta alla Repubblica Islamica assai più che alla mobilitazione
("surge") voluta da Bush, e ai 30.000 uomini inviati di rinforzo
all'inizio del 2007. Ma in questo modo Ahmadinejad si è auto-invitato nella
campagna presidenziale Usa, sull'esempio di Khomeini, che nel periodo della
crisi degli ostaggi dell'ambasciata americana (1979-1980) diede il suo
contributo alla sconfitta di Carter e all'elezione di Reagan. Ahmadinejad
spera, come il suo mentore, di poter negoziare la sua voce a caro prezzo con
McCain, Obama o Hillary Clinton. Ma sul piano interno, la posizione del
presidente iraniano arrivato domenica a Bagdad non è molto migliore di quella
del suo collega George W. Bush. La politica dello scontro ? perlomeno verbale ?
con gli Stati Uniti, Israele e l'Occidente, si è
tradotta in un impoverimento del Paese per via delle sanzioni finanziarie ed
economiche, nonostante il vertiginoso aumento del prezzo degli idrocarburi, che
non porta alcun beneficio ai cittadini iraniani ? al contrario dei loro vicini
arabi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La "generazione
Pasdaran" ? l'armata e le milizie dei "Guardiani della
Rivoluzione" ? rappresentata dal presidente iraniano è in conflitto sia
con il clero, spaventato dal suo avventurismo, sia con i ceti medi iraniani,
che vivono secondo l'ora occidentale per interposta antenna parabolica, e non
capiscono perché siano private della prosperità quando il greggio è quotato più
di 100 dollari al barile. Confrontato con questa coalizione, che minaccia di
fargli perdere le elezioni legislative del 14 marzo, Ahmadinejad si aspetta di
vedersi riconoscere, con la visita a Bagdad, la statura di un capo di Stato
internazionalmente riconosciuto. Ma ad avvantaggiarsi dei negoziati, o di un
primo abbozzo di dialogo con l'Occidente, saranno soprattutto i riformisti. E'
questo il dilemma del presidente iraniano, la cui paradossale forza gli deriva
dalla sua azione di blocco delle elezioni presidenziali libanesi (tramite
Hezbollah), del riconoscimento di Israele ecc.
Incominciare a negoziare potrebbe essere per lui, in rapporto ai suoi avversari
interni, il bacio della morte. La politica dell'amministrazione Bush, che con
la Guerra al Terrore si prefiggeva di riorganizzare il Medio Oriente sotto il
comando degli Stati Uniti, è naufragata nel fiasco iracheno; l'apoteosi
islamista promessa da Bin Laden, Zawahiri e compari grazie alla jihad e al
martirio, non è riuscita a mobilitare le masse arabe; e l'embrione di
"Stato islamico iracheno", instaurato da Al Qaeda nelle province
sunnite, si avvia verso l'aborto, non avendo altra realtà che quella di
Internet. Il nemico comune di Bush e di Bin Laden, l'Iran sciita e
rivoluzionario, è oggi in condizioni di negoziare; e dato che la presidenza
americana, delegittimata dal suo insuccesso e handicappata dall'incertezza
elettorale, non può raccogliere questa sfida, il compito di indicare la strada
spetta ora all'Europa, in partenariato con gli Stati arabi del Consiglio di
Cooperazione del Golfo ? un organismo costituito nel 1981 contro l'Iran, ma che
ha accolto Ahmadinejad in occasione del suo ultimo Vertice nel Qatar. Questa
sfida ? una sfida di civiltà ? sarà uno dei principali compiti della presidenza
francese dell'Unione Europea. Sta a noi dar prova di volontà politica misurando
tutta la portata della posta in gioco. Traduzionedi Elisabetta Horvat.
( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Sicurezza Caro
Napolitano, intervieni Caro direttore, ti chiediamo di pubblicare questa nostra
lettera aperta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Il
Consiglio dei Ministri deve varare immediatamente il decreto attuativo della
Legge 123 sulla sicurezza sul lavoro sulla base dei principi già votati dal
Parlamento e non può essere il consenso o il non consenso - come in questo caso
- delle parti sociali a determinarne o meno l'attuazione definitiva.
Diversamente da questo i 4 morti al giorno e i 1.300 morti all'anno
continueranno ad essere l'unico prezzo che i lavoratori e le lavoratrici non
smetteranno di pagare a favore del profitto sfrenato ed incontrollato dettato
solo dal capitalismo e dai suoi interessi esclusivi, qui in Italia anche vergognosamente
familistici e corporativi, più che altrove. Tutto questo lo riteniamo
intollerabile ed incivile per il nostro Paese. Chiediamo al Presidente della
Repubblica di intervenire immediatamente perché si concluda ora e subito la
chiusura dell'iter di approvazione di questa legge, senza i ricatti di
Confindustria e con la dovuta autonomia che si richiede alle organizzazioni
sindacali". Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro via e-mail
Carovita La mia banca è differente Caro direttore, la mia banca è differente.
Tranquilli, non voglio mica utilizzare il nostro quotidiano per uno spot in
favore di un istituto di credito. Voglio solo segnalare che nei giorni scorsi
mi è arrivata una lettera nella quale la mia banca mi ha segnalato un adeguamento
Istat del conto con un aumento mensile di 50 centesimi. Roba da poco qualcuno
penserà. Invece no. Moltiplicate 50 centesimi per chissà quante migliaia di
conti e per ogni mese e vedrete che si fa una bella sommetta. Le banche e i
padroni possono "adeguarsi" quando vogliono e come vogliono. Le
lavoratrici e i lavoratori no, sono costrette/i a subire il costo della vita
che i capitalisti producono. Occorre cambiare subito rotta. Davide Pappalardo
Acireale (Ct) Elezioni Quella poesia di Eduardo Caro Sansonetti, suggerisco di
pubblicare in prossimità delle elezioni, nella rubrica venti versi, la poesia
che Eduardo scrisse in occasione di non ricordo quale elezione politica, e che
pubblicò "Paese Sera", dal titolo dialettale "Votate a sinistra",
dove il "votate" traduceva leteralmente in italiano il verbo voltare,
ma moralmente traduceva il verbo votare. Franco Picchi via
e-mail Israele-Palestina Non dimentichiamo Gaza Caro
direttore, spero che la foto apparsa domenica sulla prima pagina di
"Liberazione" abbia l'effetto choc della sveglia che ridesta le donne
e gli uomini dal torpore del sonno: in questo caso dal sonno della ragione!
L'immagine, drammatica e tremenda, che ritrae un bambino palestinese di pochi
mesi, ucciso nei bombardamenti israeliani di Gaza, nel momento in cui sta per
essere sepolto, in un altro mondo possibile basterebbe da sola a fermare la
follia di un conflitto dimenticato che sembra destinato a non avere mai fine.
All'improvviso, di fronte a tanta barbarie, qui da noi appare evidente quanto
sia asfittico il respiro dei programmi elettorali dei maggiori contendenti in
campo, che quasi ignorano la questione israelo-palestinese, chiusi come sono
nella spasmodica ricerca del voto utile per governare. Ma governare cosa, se
poi dalle loro agende è cancellato un dramma di tali proporzioni? "Due
Popoli, due Stati" abbiamo sostenuto con forza con Bertinotti durante la
scorsa campagna elettorale e questa soluzione dobbiamo continuare a riproporre
con ancora maggior determinazione oggi che le armi hanno ricominciato a
spargere il sangue di tanti innocenti. Se con la Sinistra Arcobaleno ci
candidiamo a non essere omologati alla grettezza di chi non riesce a volgere lo
sguardo fuori dai confini nazionali perché da lì non vengono voti, facciamo
della foto di quel bimbo ucciso il simbolo del nostro impegno in favore di due
popoli che hanno diritto alla pace, nonostante la folle scelta di chi li
governa di esprimersi solo attraverso la brutalità e la violenza assassina
delle armi. Purtroppo non potremo fare nulla per il piccolo palestinese
falcidiato dalle bombe israeliane nella lontana e dimenticata striscia di Gaza
ma, insistendo a parlare di Pace fra Israele e Palestina, almeno non avremo reso del tutto vana ed
incomprensibile la sua morte assurda. Giovanni Renella Napoli Democrazia La
partecipazione è un optional? Caro Sansonetti, il nodo centrale che, a mio
avviso, potrebbe produrre cambiamenti significativi nelle nostre città è la
questione della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni
che riguardano i beni comuni e gli interessi generali. Le leggi nazionali, le
direttive europee, i nuovi criteri di progettazione sostenibile mettono al
centro l'esigenza di nuove formule di programmazione e realizzazione delle
politiche pubbliche. Esse devono essere condivise con tutti i soggetti
interessati compresi cittadini, comitati e/o associazioni. I cittadini non
dovrebbero essere consultati come semplici comparse ma informati e chiamati a
collaborare come co-attori dei processi decisionali. Ove questo criterio è
venuto meno, ad esempio con facili commissariamenti e/o decisionismi
sistematici, fornendo il solito alibi che la politica deve dare celermente una
soluzione ai problemi emergenti, ci si è trovati spesso davanti
all'aggravamento, e non alla soluzione, dei problemi stessi. Su importanti
opere pubbliche, sulla creazione di servizi che riguardano la salute e la
qualità della vita delle persone, gli amministratori hanno il dovere, non solo
etico, di far crescere il senso civico attraverso meccanismi nuovi di
partecipazione. Tutti i pareri e saperi, fuori e dentro le istituzioni, sono
oramai necessari e vanno messi in circolo. Uno studio dell'Onu di una
quindicina di anni fa lo aveva messo già in evidenza: Per uscire dalle crisi
sociali sempre più crescenti e intricate apportate dalla globalizzazione,
occorre spostare l'asse delle decisioni dal piano della delega autoreferenziale
e dell'accentramento al piano della partecipazione e del protagonismo civico
dei cittadini. L'alternativa sarebbe il negativo perdurare dell'influenza
manipolativa e condizionante da parte dei poteri della finanza, dell'industria,
e della criminalità. Domenico Ciardulli via e-mail Malasanità Chiediamo
giustizia per nostro padre Gentile direttore, siamo quattro fratelli di Adelfia
(Ba) che chiedono giustizia per un episodio di malasanità. Stiamo parlando di
nostro padre, morto in circostanze secondo noi non chiare e per chiarire le
quali - dopo una denuncia in Procura - abbiamo chiesto l'autopsia; gli esami
tossicologici saranno decisivi per stabilire la causa del decesso. Donato
Coronelli, di 63 anni, è stato male dopo aver assunto per due giorni un farmaco
chemioterapico. Nostro padre si era rivolto ad un oncologo di Acquaviva delle
Fonti che gli aveva prescritto una chemioterapia "a casa", per via
orale. Il 28 gennaio ha incominciato ad assumere le pillole, otto al giorno,
secondo la prescrizione dello specialista. Il secondo giorno ha avvertito i
primi malesseri. Dopo l'intervento del 118, e tre giorni di rianimazione, ci
hanno comunicato che nostro padre era morto! Immaginate voi il dolore, lo
sconforto - soprattutto perché fino a pochi giorni prima stava benissimo! Le
nostre urla, il nostro pianto in ospedale ha dato fastidio a qualcuno e,
probabilmente per questo, siamo stati per giunta aggrediti da un addetto alle
pulizie e siamo dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso! Vogliamo solo
ricordare che, attenendosi al bugiardino, in base al peso e all'altezza nostro
padre avrebbe dovuto assumere un dosaggio di compresse molto più basso! Ora, ci
chiediamo: è giusto che chi ha fatto un simile errore rimanga impunito? Perché,
mentre noi, umili cittadini ligi alle leggi e al dovere, paghiamo le tasse i
responsabili delle strutture sanitarie non intervengono su simili fatti? Quante
persone devono fare questa tragica fine prima che qualcuno intervenga? E'
giusto che dei familiari in preda allo sconforto e al dolore vengano aggrediti
in una struttura pubblica? Antonella, Franco, Lucia, Vito Antonio Coronelli via
e-mail Agnese Piccirillo Madre, scienziata, femminista Vogliamo ricordare la
nostra amica Agnese Piccirillo (in arte Seranis), morta domenica 2 marzo
( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Turchia, Colombia, Israele? Guerra al terrore e stato
d'eccezione permanente Fabio Amato* Nella sostanziale indifferenza dei
candidati alle prossime elezioni politiche italiane, e mi riferisco
naturalmente a quelli del duopolio mediatico, aspiranti all'inciucio per
liquidare la Costituzione repubblicana, in tutto il pianeta si stanno ancora
dispiegando gli effetti nefasti della stagione della guerra al terrore.
Non mi riferisco solamente alla tragedia quotidiana dell'Afghanistan e
dell'Iraq, a tutti tristemente nota, ma a quanto sta accadendo anche in altre
regioni con altri attori protagonisti, in primis gli alleati regionali della
super potenza imperiale. Turchia, Colombia, Israele.
La Turchia ha scatenato proprio in questi giorni un'offensiva militare violando
i confini dell'Iraq, entrando nel Kurdistan irakeno, con la giustificazione
della lotta al Pkk, ovvero secondo Ankara al terrorismo, in aperta violazione
del diritto internazionale e con il beneplacito degli Stati Uniti d'America.
L'Europa guarda, al massimo commenta, ma subisce. In Colombia, Uribe, a capo di
un governo che ha dalla sua parte il sostegno di paramilitari e
narcotrafficanti, di un paese la cui ricchezza si fonda su un narcocapitalismo
liberista, sempre in nome della guerra al terrore, bombarda e uccide, nel territorio
dell'Ecuador, il capo della diplomazia delle Farc e uomini e donne al suo
seguito. Raul Reyes, l'uomo che da sempre tesse le fila delle relazioni
diplomatiche e della ricerca di una soluzione politica al conflitto decennale
che vive la Colombia. Solo pochi anni fa era stato ricevuto anche in Vaticano,
mentre si tentò con il governo Pastrana di arrivare ad un accordo di pace, poi
saltato. Un atto barbaro, la cui gravità non consiste solo nel compromettere le
speranze di liberazione di Ingrid Betancourt, degli altri prigionieri nella
mani della Farc, ma nell'aver ucciso un diplomatico, non semplicemente un capo
guerrigliero. E anche qui, lo si fa violando l'integrità territoriale di uno
stato sovrano. Si può dare il giudizio che si vuole sulle Farc, ma il non
riconoscerle politicamente significa non voler alcuna soluzione
politico-negoziale, ma perseguire solo una strategia di guerra e di
annientamento militare, con tutte le conseguenze di sofferenze per le
popolazioni che ciò comporta. Uribe, che riceve in nome della lotta alla droga
miliardi di dollari (ed armi) dall'alleato statunitense, con questo omicidio
liquida gli sforzi di Chavez, ed anche del governo francese e di altri europei,
di arrivare ad uno scambio umanitario. Contemporaneamente si pone come baluardo
del gigante nordamericano in una regione, l'America Latina, segnata
dall'avanzata di forze progressiste e governi autonomi dal controllo Usa. Il
terzo esempio su cui vale la pena soffermarsi è la strage che si è
prodotta a Gaza in questi ultimi giorni. Anch'essa, così come la quotidiana
violazione di ogni principio del diritto internazionale che si produce in tutti
i territori occupati, viene giustificata in nome della autodifesa o della
guerra al terrorismo. Si badi bene. Per i governi Israeliani, Sharon ed Olmert,
la categoria di terroristi non è applicata solo ad Hamas, ma lo stesso fu fatto
con Arafat, dopo che era stato il protagonista degli accordi di Oslo, e
insignito del premio Nobel della pace. Quanto accade deve quindi essere letto
guardando alle singole crisi e alle ragioni di ognuna, ma allo stesso tempo
come il frutto della strategia globale della guerra al terrore. Nonostante il
fallimento evidente di questa sciagurata politica, essa continua ad estendersi,
configurando il dispiegarsi di uno stato d'eccezione permanente su scala
globale. Un vero e proprio mutamento di paradigma, che ha inizio con le
politiche post 11 Settembre e che oggi si ripercuote in tutte le realtà dove
sono aperti dei conflitti. Una ridefinizione di fatto del diritto
internazionale nel tempo della globalizzazione neoliberista. A chi denuncia
tutto ciò, in tutti questi casi di aperta e sfacciata violazione del diritto
internazionale, la risposta che viene data è la stessa. Stiamo combattendo il
terrorismo. Alle parti in conflitto si nega lo status di interlocutori
politici, indispensabile per poter pensare a soluzioni negoziali,
per continuare - al contrario - a perpetrare l'azione bellica e
militare, indipendentemente dalla sua efficacia. Vale la pena qui riprendere le
parole di Giorgio Agamben e della sua definizione di stato d'eccezione. Secondo
il filosofo questa condizione vede già da anni il suo massimo dispiegamento
planetario. Io credo che gli accadimenti degli ultimi giorni dimostrino come
questa tesi non solo sia drammaticamente confermata, ma stia ormai producendo
una condizione dalla quale difficilmente si potrà tornare indietro.
"L'aspetto normativo del diritto può essere così impunemente obliterato e
contraddetto da una violenza governamentale che, ignorando all'esterno il
diritto internazionale e producendo all'interno uno stato di eccezione
permanente, pretende tuttavia di stare ancora applicando il diritto".
"Dallo stato di eccezione effettivo in cui viviamo non è possibile il
ritorno allo Stato di diritto, poiché in questione ora sono i concetti stessi
di Stato e di diritto". La guerra preventiva e al terrore, si definisce
quindi come forma permanente di uno stato d'eccezione che si fa norma di fatto
per il governo dei conflitti. Su scala internazionale come sul piano interno,
come avviene con le politiche securitarie, i decreti sicurezza o i patriot act.
La nostra contrarietà, ontologica direi, alla guerra preventiva, la scelta
pacifista, irrisa dai guru della real politik del disastro, non nasce da
riflessi ideologici del passato. Scegliere un'opzione politica radicalmente
avversa a quella della guerra preventiva, un'opzione radicalmente pacifista, è
un'opzione strategica per il futuro. Non si tratta solamente di scegliere se
stare dalla parte degli oppressi, come si sarebbe detto un tempo e come è
giusto che sia, contro gli oppressori. Dalla parte della pace contro la guerra.
Si tratta di scegliere se stare dalla parte del diritto contro l'arbitrio.
Della soluzione politica dei conflitti o dei bombardamenti. Se si sta dalla
parte del rilancio del diritto internazionale o del suo definitivo
seppellimento. Se sappiamo già che il Pdl si schiera senza dubbio alcuno a
favore della prepotenza globale dell'impero e dei suoi alleati, ci piacerebbe
capire che pensi di tutto ciò il Pd. Noi, da quale parte stare, lo abbiamo già
scelto da tempo. *Responsabile Esteri Prc 04/03/2008.
( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"Fermiamo il
massacro a Gaza: cessate il fuoco.Per una pace giusta in Palestina". Questo il titolo
dell'appello lanciato dalla comunità palestinese di Roma e del Lazio per una
manifestazione-fiaccolata che ha raccolto come prime adesioni quelle della Rete
Ebrei Contro l'Occupazione,il comitato Con la Palestina nel Cuore, l'associazione Amici della Mezza Luna Rossa,
l'associazione Wael Zuaiter,il Forum Palestina,
La Rinascita della Sinistra, il Prc, il Pdci, le Donne in Nero, i Giovani
Comunisti, la FIOM (Roma nord e Assopace), l'associazione culturale
Aktivamente. L'appuntamento è alle ore
( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Israele si ritira
Hamas: "Vittoria" Olmert avverte: presto nuovi raid Ripresi i lanci
di razzi su Sderot e Ashkelon Stefania Podda Israele si ritira ma
annuncia nuove operazioni. All'alba di ieri, l'esercito ha concluso
l'operazione di terra a Gaza e i blindati hanno lasciato la Striscia dopo
giorni di pesanti attacchi. Il bilancio dell'offensiva decisa da Israele
per fermare i lanci di razzi qassam sulle città israeliane di Sderot e Ashkelon
è di 111 morti tra i palestinesi, tra i quali bambini e civili, e di due
soldati israeliani uccisi. I vertici militari rivendicano il successo
dell'operazione e parlano di "obiettivi raggiunti", ma proprio mentre
i tank ripiegavano, nuovi razzi hanno raggiunto le città israeliane. Ecco
perché il premier Ehud Olmert si è guardato bene dal parlare di ritiro,
spiegando anzi che, dopo aver concluso questa, il governo sta studiando nuove
operazioni. Parlando alla Commissione parlamentare per gli affari esteri e la
difesa, il premier ha detto chiaramente di non avere alcuna intenzione di
concedere tregue: "Non saremo pazienti. La nostra iniziativa non si limita
ad alcune iniziative oppure ad un giorno o due. Continueremo ad agire con i
modi e nei posti dovuti, sulla base del nostro giudizio. Non siamo in stato di
guerra - ha quindi aggiunto -, non è la prima volta che interveniamo o ci
ritiriamo. Non dico che cosa faremo in futuro perché non voglio dare ai nostri nemici
l'opportunità di prepararsi, ma tutte le opzioni sono sul tavolo. Israele ha il dovere di difendere i propri cittadini,
nessuna popolazione dovrebbe vivere con la minaccia dei missili".
D'altronde due sono gli obiettivi che Olmert persegue: eliminare la minaccia
che incombe sul nord di Israele e indebolire Hamas,
prima di essere costretto a venire a patti o comunque a trattare con il
movimento islamico. Sul fronte diplomatico, oggi nella regione arriva il
segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice. Rice cercherà di far ripartire il
dialogo tra Abu Mazen e Ehud Olmert, dopo che tre giorni fa il presidente
palestinese ha annunciato il congelamento dei negoziati. Ieri Olmert ha fatto
sapere di voler continuare a trattare e di considerare Abu Mazen l'unico
interlocutore possibile, sottolineando con questo l'assoluta indisponibilità di
Tel Aviv ad aprire una trattativa con Hamas. Per Israele
è fondamentale riprendere il più rapidamente possibile il negoziato, visto che
il rischio di "contagio" dalla Striscia è piuttosto concreto. Ieri in
Cisgiordania ci sono stati scontri con decine di feriti, da Hebron a Nablus si
sono viste scene da intifada, particolare che non è sfuggito ai commentatori
israeliani. Olmert ha ben presente la possibile deriva di questi giorni:
"Dobbiamo decidere se siamo siamo interessati ad un serio processo di pace
o vogliamo semplicemente ammantarci di un'aura di rettitudine provocando un
rafforzamento di Hamas in Cisgiordania. Non vi è modo di prevenire un processo
del genere senza offrire una prospettiva diplomatica. Chi non lo capisce sta
semplicemente mentendo a se stesso". Il timore è che l'Anp perda il
controllo della situazione in Cisgiordania e che, come effetto della rabbia per
gli attacchi contro la Striscia, Fatah perda terreno in favore di Hamas. Ieri
in molti cortei i manifestanti chiedevano al presidente di ricucire lo strappo
con il movimento islamico e di arrivare ad una riconciliazione nazionale.
Quanto ad Abu Mazen, ieri è tornato a proporsi senza successo come mediatore tra
Israele e Hamas. E di una necessità di dialogo tra i
due ha parlato ieri anche Massimo D'Alema: "E' difficile che vada avanti
il processo di pace se non si apre il dialogo con la parte palestinese che
governa a Gaza". 04/03/2008.
( da "Liberazione" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
"La terza
Intifada? E' davvero molto vicina" Intervista a Maha Azzam, esperta di
movimenti islamisti dell'Istituto di Affari internazionali britannico Chatham
House "Nel lungo periodo Hamas e Fatah saranno sempre più deboli.
Possibile la nascita di una terza leadership palestinese Tiziana Barrucci
"La terza Intifada è un'eventualità vicina, soprattutto perché la
situazione economica palestinese è veramente all'estremo della
sopportazione". Maha Azzam è ricercatrice esperta di gruppi islamisti all'Istituto
di Affari internazionali Chatham House di base a Londra. E' attualmente alle
prese con un libro sull'islam politico. Sulla situazione di queste ore nella
Striscia di Gaza non ha molti dubbi: era prevedibile e porterà maggior caos. Un
circolo vizioso che non riuscirà a spezzarsi. Perché Israele
ha attaccato la striscia di Gaza ora? L'attacco israeliano non è una sorpresa.
E' da quando la situazione a Gaza si è radicalizzata che Tel Aviv aveva
intenzione di metterlo in atto. Del resto gli israeliani non hanno mai smesso
di sentirsi in uno stato di guerra e sono ormai ossessionati dalle questioni di
sicurezza. Crede che si tratti di un errore strategico? Di certo l'inasprimento
israeliano porterà maggiore caos, ma dal punto di vista di Israele
la situazione resterà sotto controllo. A livello internazionale è chiaro che
qualsiasi tipo di sanzione non sarà mai effettiva, come è sempre accaduto. Per
quanto riguarda i palestinesi, Tel Aviv sa che nel lungo periodo il nemico
resterà comunque diviso. Non crede quindi a una riunificazione delle forze
palestinesi dettata dalla rabbia e dal senso di rivincita verso un nemico
comune? Mahmud Abbas in queste ore non può che annunciare la sospensione dei
colloqui, ma gli israeliani sanno che Abbas è in definitiva più vicino a loro
che ad Hamas. Per questo motivo sono sicuri che nel lungo periodo non
perderanno il loro interlocutore, seppure indebolito dagli eventi e ancora più
isolato. Ciò che è accaduto a Gaza negli ultimi giorni è in un certo senso una
"vittoria" di Hamas, in termini soprattutto di popolarità. Ma allo
stesso tempo i palestinesi sanno cosa ha portato loro votare per il movimento
islamista, in termini di isolamento dal mondo e di disastro economico. E sono
coscienti di non potersi più permettere un errore di questo tipo. Perciò Hamas
sarà più popolare ma il suo governo sempre più debole, senza contare che resta
e resterà sotto assedio, militare ed economico. Ma ora a tirare le pietre
contro i soldati israeliani ci sono anche i palestinesi di Cisgiordania... Certo,
la rabbia e la frustrazione sono forti. Ma è chiaro ormai che quando i
palestinesi sono liberi di scegliere i loro leader e scelgono per Hamas, il
mondo intero si rivolta contro. Nel breve periodo la popolarità del movimento
islamico andrà crescendo e assisteremo sicuramente a nuovi processi di
islamizzazione. Ma nel lungo periodo la situazione sarà diversa. Non è un
discorso legato alla maggiore o minore propensione religiosa dei palestinesi ma
semplicemente a una politica reale. Il movimento di Ismail Haniyeh ha promesso
molto dal giorno delle elezioni, ma non è riuscito a mantenere le promesse. Il
governo di Hamas è sempre più debole, distrutto dall'isolamento politico ed
economico. Esistono i presupposti per la formazione di un terzo polo politico?
Per ora si tratta di speculazioni, perchè non ci sono ancora prove, ma sì,
credo che la nascita e lo sviluppo di una leadership che sia a metà strada tra
quella di Fatah e Hamas sia un possibilità concreta. Qualcuno che per esempio
dica basta agli omicidi di civili israeliani ma che contemporaneamente non sia
così accomodante verso Tel Aviv. Assisteremo a una terza Intifada? E'
possibile, potrebbe essere vicina. Soprattutto se gli israeliani continueranno
a sentirsi sotto assedio e manterranno sotto assedio i palestinesi. Eventualità
probabile, perché l'attacco di questi giorni ne preannuncia altri. Vedo i
prossimi dodici mesi come un continuo fermarsi e ricominciare. Attacchi e
momenti di tregua si susseguiranno per molto tempo. La situazione palestinese è
terribile ed è destinata a peggiorare. Per questo la rabbia popolare e quindi
la violenza si inasprirà. Specularmente all'indebolimento di entrambe le
leadership. Sarà una violenza contro Israele, ma anche
tra palestinesi? L'intensificarsi degli attacchi israeliani di sicuro smorzerà
la violenza tra palestinesi. Ma ciò non significa un'unità di lungo termine. E
il resto del mondo arabo? Spettatore come al solito? I governi arabi
continueranno da un lato con le loro dichiarazioni di principio pro palestinesi
e dall'altro con le loro politiche di compromesso verso gli israeliani. E' di
questi giorni la notizia della vendita egiziana di petrolio a Israele a basso costo, proprio quando si condanna il governo
israeliano per gli attacchi di Gaza. E' ovvio che a livello di media e di
piazza la rabbia verso tale atteggiamento aumenterà e indebolirà i regimi. Ma
si tratta di processi lunghi che non porteranno a cambiamenti immediati.
04/03/2008.
( da "Opinione, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
Oggi è Mar, 04 Mar
2008 Edizione 44 del 04-03-2008 Il doppio dramma della
striscia di Gaza di Davide Giacalone Israele si ritira unilateralmente da Gaza, costringendo con la forza i
propri coloni a sloggiare, per dare concretezza alla consegna di territori in
cambio di pace e sicurezza. Nella striscia prendono posizione gli uomini di
Hamas, con l'obiettivo di attaccare Israele e rendere impossibile la politica palestinese di Abu Mazen.
I terroristi di Hamas, tenuti in vita dalle complicità libanesi, iraniane e
siriane, sono i nemici degli israeliani quanto dei palestinesi, nel senso che
sono i nemici della pace, sono i sostenitori dell'impossibile cancellazione d'Israele. Israeliani e palestinesi continuano a cercare la
pace, e gli Stati Uniti mostrano di credere che si possa raggiungerla. Ma la
democrazia israeliana è massacrata da quegli attacchi che continuano a sommare
le vittime civili, una sull'altra. Non so quanti facciano lo sforzo
d'immaginare cosa significhi mantenere la democrazia e la razionalità politica
in un Paese che subisce quotidianamente dei morti a causa di una guerra dove al
proprio esercito si vuol impedire d'intervenire. I palestinesi dell'Anp lo
sanno, e si sentono assai più vicini agli israeliani che a questi altri
palestinesi, assetati di sangue perché desiderosi di vivere nella e grazie alla
guerra. Ma quando la reazione israeliana parte, quando le armi colpiscono i
rifugi dei terroristi assassini, muore anche la popolazione civile, muoiono
palestinesi. E sebbene quella sia una ben strana e zoppa democrazia, comunque
si ripropone il dramma di farla convivere con una guerra che conta i morti ma è
condotta da altri. Il negoziato di pace è appeso a questo doppio dramma. Un po'
tutti ripetono: tacciano le armi. Ma come fanno a tacere? La guerra non è
dichiarata dagli Stati, ma allo Stato d'Israele ed
all'idea che ne esista uno palestinese. Anche il pontefice dice: fermatevi. Ma
come fanno a fermarsi? Si devono fermare, semmai, quelli che uccidono allo
scopo che altri siano uccisi. Il guaio è non potere sparare, assieme, contro
Hamas e contro Hezbollah. Cerchiamo di non essere ipocriti ed usiamo parole che
abbiano un senso: non c'è alcuna pace possibile senza la sconfitta militare di
queste formazioni. Certo, tutto questo deve essere visto nel quadro vasto di
una scacchiera dove prendono posizione pezzi ed interessi anche assai lontani.
Sono decenni che i palestinesi vivono in condizioni disumane, perché ostaggio
di quegli interessi. Sono decenni che Israele cerca la
pace dovendo fare la guerra contro quegli interessi. La comunità
internazionale, gli uomini che conoscono questa storia e queste cose, abbiano,
almeno, la buona creanza di non abbandonarsi a stucchevoli predicozzi.
( da "Quotidiano.net" del 04-03-2008)
Argomenti: Israele/Palestina
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"Inverno caldo" nella Striscia di Gaza è terminata: i carrarmati
israeliani hanno cominciato a ritirarsi dal campo profughi di Jabaliya.
D'Alema: "Impossibile pace senza dialogo" Commenta Commenti Invia
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Sorpreso al volante ubriaco Aveva già provocato un mortoCronaca - Locale Slitta
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qualità al Teatro Comunale'Gli innamorati'La Belle Epoque. Arte in Italia
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Rossi"Il compleanno" al Teatro Lauro RossiTeatrosanziourbino:
Giulietta e Romeo'Alma de tango' Arte contemporanea alla Fondazione
RagghiantiCinzia Leone racconta la vita di tutti i giorniAl teatro Verdi
"La signorina Papillon"Banderas a Milano per il primo ciak di 'The
other man'Il film di Verdone in anteprima al Variety --> I 100 motivi per
diventare calciatore - Le wags di Nuts 2008Incidente sul lavoro a Molfetta:
cinque mortiI pesaresi approfittano della prima domenica primaverileBlitz delle
'Iene' al 'Carlino'L'uragano 'Emma' si abbatte sull'EuropaIl film 'Questa notte
è ancora nostra'Davanti al tribunale con i cani per protestare contro la morte
di AlìLa ricerca della 'Battaglia di Anghiari'La Lube conquista la coppa
ItaliaLa semifinale di Coppa ItaliaI quarti di finale di coppa ItaliaLa visita presidenzialeSangiustese,
pareggia ma rimane in vettaJustin Timberlake nel film 'The love guru'Sexy
lapidi Madonna - 'In this life'Rihanna: 'Adoro il mio
fondoschiena'Milan-Arsenal. Ancelotti: 'A San Siro abbiamo i numeri'La tragedia
di Molfetta (da Skytg24)Il video sexy di Lola PonceSanremo: un dopo Baudo lungo
un anno: Carlo Conti o un botto di vita? (di Riccardo Jannello)Calciomercato:
Benitez e Mourinho puntano alla panchina di Mancini, Lippi aspetta il Milan e
il BarcellonaIl Bologna a Lecce ad ali spiegatePerchè l'Inter ha la sindrome di
LiverpoolJustin Timberlake in 'The love guru'L'ultima cassanataCharlize Theron:
''Meglio attrice che top model''I tabloid: ''Angelina aspetta due
gemelli''Risolto il giallo della morte dell'ex modella KatouchaCorrado Guzzanti
torna in tv Niente Lumia. Veltroni spiega (ma convince?) del 04/03/2008 di
Francesco Ghidetti "Scoppiare" in carcere: "Trasferiamo i
detenuti" del 04/03/2008 di Massimo Pandolfi I crociati antiabortisti
guarda caso sono tutti uomini: intervista a Lidia Ravera del 03/03/2008 di
Rossella Martina L'Onu vota un nuovo pacchetto di sanzioni contro l'Iran del
03/03/2008 di Giampaolo Pioli Hit Parade, di un paese per vecchi del 03/03/2008
di Andrea Degidi Qual è la più importante tra le 10 priorità proposte da
Sateriale?Cosa ne pensi dell'assenteismo negli uffici pubblici reggiani?Come
giudichi i tempi della sanità?Sei favorevole alla scarcerazione del padre dei
fratellini di Gravina?Tu voteresti per Luciano Moggi?Detenuti al lavoro, sei
d'accordo?Vota il gol più bello del mese di febbraioVota il gol più bello della
26esima giornataSei d'accordo con la riesumazione della salma di Padre
Pio?Accetteresti una centrale nucleare nella tua provincia?Volete che Tomasi
lasci la Spal?Vota il gol più bello della 25 giornataGli inquirenti hanno fatto
di tutto per ritrovare i fratelli Pappalardi?Smog, per diminuire l'inquinamento
qual'è la misura più efficace?Giusto pubblicare i nomi degli evasori? LA FOTO
DEL GIORNO FIACCOLE E SCI Record sulle piste innevate di La Masella, vicino a
Barcellona: 2000 sciatori in contemporanea per la più grande sciata collettiva
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squadre Serie A: l'ultima giornata Serie A: tempo reale e classifiche Serie B:
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BLOG: Laura Alari Roberto Baldini Bruna Bianchi Lorenzo Bianchi Giovanni Bogani
Deborah Bonetti Enzo Bucchioni Sandro Bugialli Mario Caligiuri Gabriele Cané
Alessandro Corti Davide Costa Cesare De Carlo Andrea Degidi Alessandro
Farruggia Franca Ferri Isabella Fiorella Francesco Ghidetti Giovani Tentazioni
Xavier Jacobelli Daniela Laganà Rossella Martina Giuseppe Mascambruno Pierluigi
Masini Giulio Mola Giovanni Morandi Malu Mpasinkatu Simone Nozzoli Massimo
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di neonati, fermate sette persone L'operazione "Ladri di bambini" ha
consentito anche di recuperare una neonata che era stata messa in vendita e che
ora è sottoposta alle cure dei sanitari dell'ospedale Umberto I° di Nocera
Inferiore TEATRO SOCIALE Stagione di prosa 2007/2008'La Traviata', musica di
Giuseppe VerdiStagione di qualità al Teatro Comunale'Gli innamorati'La Belle
Epoque. Arte in Italia 1880-1915Il cartellone 2007/08 del Politeama
PrateseQuartetto d'archi PrazakStagione teatrale 2007 / 2008: BoleroMike
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Lauro Rossi"Il compleanno" al Teatro Lauro RossiTeatrosanziourbino:
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'Californication'Heineken Jamin' FestivalTosca al Teatro La PerlaE' ancora
Carnevale per Martina MalvagiCrystal Socha e la sua american paint Summer
--> La visita del PresidenteI 100 motivi per diventare calciatore - Le wags
di Nuts 2008Incidente sul lavoro a Molfetta: cinque mortiI pesaresi
approfittano della prima domenica primaverileBlitz delle 'Iene' al
'Carlino'L'uragano 'Emma' si abbatte sull'EuropaIl film 'Questa notte è ancora
nostra'Davanti al tribunale con i cani per protestare contro la morte di AlìLa
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semifinale di Coppa ItaliaI quarti di finale di coppa ItaliaLa visita
presidenzialeSangiustese, pareggia ma rimane in vettaJustin Timberlake nel film
'The love guru' Un piano per assassinare Mick JaggerIl segno di Prandelli sulla
grande FiorentinaBanderas a Milano per le riprese di ''The other man''Il
pauroso incidente di Matthias LanzingerCricket, incursione di uno 'streaker'
durante Australia-IndiaModena City Ramblers -'Ebano'La Canalis: 'Con gli uomini
adesso sono selettiva'Jennifer Lopez soffre di 'paranoia post-partum'In quelle
cisterne le tragedie d'ItaliaMadonna - 'In this life'Rihanna: 'Adoro il mio
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Plant è già stufo del Dirigibile del 04/03/2008 di Andrea Degidi Walter,
ripensaci del 04/03/2008 di Francesco Ghidetti Bonino, Bassolino, D'Alema: i
dolori del "giovane" Walter del 04/03/2008 di
Sandro Bugialli Gaza, Israele al bivio del 04/03/2008 di Lorenzo Bianchi Palmira (Siria) 2005,
le rovine vive del 04/03/2008 di Giuseppe Tassi Cinque giornate a Cassano, sei
d'accordo?Qual è la più importante tra le 10 priorità indicate da
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qual'è la misura più efficace? LA FOTO DEL GIORNO In coda per i simboli C'è
anche Ferrara Qualcuno ha pernottato nei pressi del ministero dell'Interno,
altri si sono messi in fila nelle prime ore del mattino. Per primo è arrivato
il 'Grillo parlante' LEGGI LA NOTIZIA RICERCA ANNUNCI pubblicità contattaci
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OTTAVI/ TEMPO REALE Il Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas centra la
traversa I rossoneri devono vincere per passare il turno. Prima del via, il
presidente Berlusconi stringe la mano a ognuno dei suoi giocatori. Primo tempo:
dopo i primi 15 minuti di marca milanista, i Gunners prendono il sopravvento e
comandano il gioco. Adebayor incontenibile, Nesta malconcio Segnala ad un amico
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Accorsi: "Non ha influito il privato"Cronaca - Locale Benzinaio
truffato da Corona Banconota falsa per pagare il 'pieno'Cronaca - Locale In
Valconca torna il referendum per il passaggio in Emilia RomagnaEconomia -
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mendicante romenoSpettacolo "Moccia piace al pubblico, ma a me non
incuriosisce"Sport - Calcio Il Milan soffre con l'Arsenal: 0 -0 Ma Fabregas
centra la traversaCronaca Minaccia con un trincetto gli impiegati poi scappa
con cinquemila euroCronaca - Locale Boom di vendite nel