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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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I
giudici:
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
nel
realizzare il suo proposito, si è servito di pochi e fidati complici, tra cui
non possono annoverarsi gli altri esponenti del gruppo Parmalat imputati nel
presente procedimento, in relazione ai quali Tanzi
aveva del resto impartito l'ordine di tenerli all'oscuro della disastrosa
situazione in cui versava in gruppo».
Forlì-Cesena:
migliorano i rapporti tra banche e imprese del territorio
( da "RomagnaOggi.it"
del 05-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido. Preoccupa
il dato emerso sulla classe di merito: nel 65% dei casi le banche non hanno
comunicato a quale classe appartengano le aziende e addirittura il 9% del
campione ignora cosa questa significhi e quali implicazioni abbia. La maggior
parte degli intervistati è, invece, consapevole del fatto che esista una
convenzione di tesoreria stipulata a livello regionale da Confartigianato
Addio
a Mariano delle bici ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ci pensavano
lui e il fido Bruno Cibin, splendida vittima degli scherzi di Mariano e fido
"garzone" di bottega (che ieri lo piangeva in silenzio, in bottega,
come un parente stretto) a risolvere anche i casi più difficili. Prendendosi,
comunque, tutte le libertà. Bastava un cartello e la bottega smetteva di
lavorare.
Dopo
i disastri della tecnofinanza, adesso si spera nel credito verde
( da "Milano
Finanza (MF)" del
06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
di chi a
ottobre dichiarava di fidarsi della propria banca era crollata dal 69 al 37% in
soli sette giorni. È Internet, tuttavia, a catturare con più precisione la
portata del fenomeno. Nel Regno Unito nel solo mese di settembre è esploso il
numero di coloro che hanno cercato sul web prodotti
finanziari «a basso costo» preferendo i siti indipendenti a quelli delle
grandi banche.
colpo
da 300 milioni al clan lo piccolo - alessandra ziniti
( da "Repubblica,
La" del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Nel mirino
degli inquirenti i più fidati collaboratori dei boss di San Lorenzo Salvatore e
Sandro Lo Piccolo, finiti in carcere nel gennaio del 2007 nell´operazione
"Occidente". Ci sono nomi noti come quello di Salvatore Biondino,
esponente di spicco della cosca ed ex autista di Totò Riina e dei fratelli
Giovan Battista e Antonino Pipitone.
decolla
la fondazione il sole ( da "Tirreno, Il"
del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Si stanno
concludendo i pagamenti alle aziende ed entro la prossima settimana
trasformeremo il fido bancario in mutuo», dice
Frascino. Ma la parte più sostanziosa da definire è la convenzione con l'Asl 9,
che non è ancora arrivata e che - oltre ai criteri per l'accesso - potrebbe
includere una preziosa quota-parte di finanziamento da parte della sanità.
Crisi,
soffrono soprattutto le Pmi ( da "Denaro, Il"
del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
parte degli
istituti bancari, di presentare istanza e reclami al prefetto, procedura che
consente un riesame delle pratiche di fido a un livello più elevato della
struttura gerarchica della banca interessata. sergio
governale Difficoltà nell'accesso al credito bancario: soffrono in particolare
le piccole e medie imprese, le più penalizzate in questa fase di pesante crisi
economica.
Come
restituire la fiducia nel sistema bancario
( da "Milano
Finanza (MF)" del
08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
qualcuno di
cui fidarsi, qualcuno a cui dare «credito» per farsi accompagnare verso alcuni
degli obiettivi più sensibili della vita dell'uomo. Da sempre quel qualcuno è
il quadro direttivo che rappresenta in prima linea la Banca verso l'esterno.Quando, verso la metà degli anni 90, si è avviato il
cambiamento del modo di fare banca (tanto velocemente che in molti non si sono
resi conto,
Fra
gli impresari c'è chi fa il furbo e intesta il conto a un povero prete
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
si fidava», ha raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso
della conferenza stampa del Nucleo Speciale Entrate della Guardia di Finanza
che si è tenuta ieri per spiegare nel dettaglio tutta l'attività di indagine.
«Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con
una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata
fondamentale»
Mauro
Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino, nell...
( da "Giorno,
Il (Milano)" del
08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
emesso fatture «a vuoto» e raggirato collaboratori per ottenere fidi bancari. In
particolar modo, il patròn si sarebbe appropriato degli incassi delle partite e
degli abbonamenti, e dei proventi delle sponsorizzazioni. L'importo totale
delle «distrazioni» ammonta a 330 mila euro, poco meno di quanto la società non
ha versato al fisco.
Nel
primo trimestre di quest'anno le imprese della provincia hanno registrato un
calo della ... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
per capire
come calibrare gli interventi della banca e supportare le richieste di fido».
«Si tratta di un primo atto concreto contro la crisi», ha commentato Angelucci.
«E' un modo - ha osservato Marramiero - per far ripartire l'economia in un
momento di stasi». Il patto tiene conto anche dei consorzi fidi, un punto di
riferimento fondamentale per l'erogazione del credito alle pmi.
CENTOBUCHI
Svolta a Centobuchi dove, dopo il quasi matematico raggiungimento della
salvezza da part... ( da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 08-05-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
altro il
giudice Boeri che Fiori non si è accollato il fido bancario concesso dalla Bpa
per 150.000 euro e non ha pagato i debiti Iva maturati
fino al 30 settembre 2008». In ballo c'è la cessione del cosiddetto pacchetto
di maggioranza dalla vecchia (Marocchi assistito dall'avv. Tonino Pulcini) alla
nuova (Fiori) proprietà del club biancazzurro.
azienda
evade il fisco, i soldi trovati sul conto di un prete
( da "Messaggero
Veneto, Il" del
08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
suo conto a
questa persona di cui evidentemente si fidava» ha
raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso di una conferenza stampa
del nucleo speciale entrate della Guardia di Finanza. «Sacerdote davvero
inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin -
considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per
rintracciare il giro d'
Ditta
edile raggirava l'erarioattraverso il conto di un prete
( da "Sicilia,
La" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Un
inconsapevole e ingenuo sacerdote aveva messo a disposizione il suo conto a
questa persona di cui evidentemente si fidava», ha
raccontato il colonnello Alessandro Marin. «Sacerdote davvero inconsapevole,
una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che
poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro
d'evasione fiscale.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 05-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CRONACA
05-05-2009 CRAC LA SENTENZA DI MILANO: «VOLLE ARRICCHIRSI, NON SALVARE
L'AZIENDA» I giudici: «Tanzi animato da delirio di onnipotenza» «Le banche? Era lui che le cercava per tenere
in piedi il gruppo: un accanimento terapeutico» Georgia
Azzali II Sapeva tutto, Calisto Tanzi. Conosceva le alchimie finanziarie che
hanno fatto galleggiare l'azienda. E aveva il completo controllo del gruppo.
Unico «dominus » di Parmalat, secondo i giudici della prima sezione del
tribunale di Milano che lo scorso 18 dicembre l'hanno condannato a 10 anni per
aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza Consob e falso nelle comunicazioni dei
revisori. «Tanzi - si legge nelle motivazioni della sentenza depositate ieri -
è stato il primo beneficiario del sistema falsità su cui si è retto il gruppo
Parmalat ». Un padre-padrone dell'azienda, nell'identikit tracciato dai
magistrati, «animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza, atteso che
anche allorquando, nel corso del 2003, la crisi di liquidità era divenuta davvero
insostenibile, egli contava di poter portare avanti in eterno il suo impero a mezzo dell'emissione di ulteriori prestiti
obbligazionari». Annaspava, Parmalat, già alla fine
degli anni '80. Eppure, nel '90 il cavaliere fa il salto in Borsa. Perché, secondo
il collegio presieduto da Luisa Ponti, «il suo intento non è certo stato quello
di risanare l'azienda», bensì «quello di arricchirsi e fregiarsi del titolo di
imprenditore modello ai danni dei terzi, sui cui ha scaricato tutti i rischi
delle sue forsennate e alquanto sciagurate iniziative imprenditoriali». E il
ruolo delle banche? Tanzi ha sostenuto di essere stato spesso «trascinato» in
avventure suicide. «Al contrario - scrivono i giudici - era egli sempre alla
ricerca di un contatto conle stesse, finalizzato ad ottenere un supporto,
peraltro ormai fragile, per il mantenimento in vita di una architettura
societaria in decadimento. Si spiega, così, quella sorta di "accanimento
terapeutico" costituito dalla ricerca disperata di finanziamenti che
necessitavano, giustappunto, di una sponda bancaria ». Lui. E solo lui. A capo
di un'impresa gestita «secondo un modello di tipo padronale». Condannato a 10
anni, mentre le altre sette persone fisiche (Enrico Barachini, Giovanni Bonici,
Antonio Luzi, Luis Moncada, Luca Sala, Paolo Sciumè e Luciano Silingardi)
imputate nello stesso procedimento sono state assolte. «Ebbene, sulla base
delle emergenze istruttorie sin qui esaminate, deve conclusivamente affermarsi
- annotano i giudici - che la falsificazione dei bilanci e la reiterazione dei
dati non veritieri sono avvenute per esclusiva decisione di Calisto Tanzi il quale, nel realizzare il suo
proposito, si è servito di pochi e fidati complici, tra cui non possono
annoverarsi gli altri esponenti del gruppo Parmalat imputati nel presente
procedimento, in relazione ai quali Tanzi aveva del resto impartito l'ordine di
tenerli all'oscuro della disastrosa situazione in cui versava in gruppo».
Non convincono i giudici, nemmeno le dichiarazioni spontanee rilasciate da
Tanzi durante il processo. «Emerge con solare evidenza come l'immagine che ha
cercato di accreditare di sé - ovvero dell'imprenditore che ha a cuore solo il
bene dell'azienda, dell'uomo che mai avrebbe voluto danneggiare chicchessia,
della persona sprovveduta raggirata dagli istituti bancari - è palesemente
sconfessata dalle risultanze processuali». Per nulla sprovveduto, secondo i
giudici, l'ex re del latte. Non solo ha deliberato le false operazioni
contabili e finanziarie, «ma ha coadiuvato attivamente
con contribuiti ideativi specifici i propri complici. Ad ogni modo, anche ad
ammettere che Tonna e Zini abbiano dimostrato abilità di falsari superiori a
quelle di Tanzi, non perquesto lacapacità criminosa dell'imputato può ritenersi
di minor spessore: anzi, al contrario, l'aver sceltoTonna
e Zini quali suoi principali complici, denota una spiccata propensione ad
assoldare dei professionisti del falso di caratura eccezionale». Pronto «a
frodare il mercato », secondo il tribunale, perché «già nel lontano 1990 Tanzi
aveva deciso di diventare il dominus di uno dei più importanti gruppi
imprenditoriali italiani». L'ex patron di Parmalat Condannato a 10 anni. A
Parma è sotto processo per bancarotta fraudolenta.
( da "RomagnaOggi.it"
del 05-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
5
maggio 2009 - 13.54 (Ultima Modifica: 05 maggio 2009) Banche e imprese di
Forlì-Cesena: migliora il rapporto. E' quanto si evince dalla seconda indagine sul credito,
realizzata dall'Osservatorio banche-imprese di Federimpresa Confartigianato
Forlì-Cesena. Rispetto all'ultimo trimestre 2008, da gennaio a marzo 2009, sono
diminuiti gli imprenditori che hanno segnalato nuove azioni restrittive delle
banche del territorio (dal 32% al 24% degli intervistati). Le condizioni
restano ancora difficili e si cercano soluzioni nuove. Federimpresa
Confartigianato Forlì-Cesena promuove, proprio su questo tema, martedì sera,
alle ore 21, il convegno "Oltre la Crisi Rapporto sulla Piccola Media
Impresa Credito, Lavoro e Innovazione". Nell'occasione sarà presentata
anche la seconda indagine sul credito, realizzata dall'Osservatorio
banche-imprese. Al convegno prenderanno parte, oltre al presidente e al
segretario di Federimpresa, Stefano Ruffilli e Stefano Bernacci, Domenico
Menozzi Direttore Unifidi Emilia Romagna, Gianfranco Ragonesi segretario
Confartigianato Federimprese Emilia Romagna, Duccio Campagnoli assessore alle
Attività Produttive e Sviluppo Economico della regione Emilia Romagna. Il
convegno nasce dalla volontà dell'associazione di confrontare la realtà locale
coi provvedimenti assunti a livello regionale. I relatori del convegno sono
attori fondamentali del processo decisionale in Regione, l'assessore Campagnoli
è, infatti, attualmente impegnato nella realizzazione di politiche di sviluppo
e d'incentivazione per il sistema imprenditoriale, tra cui i provvedimenti
inerenti alla cassa integrazione in deroga, strumento fondamentale per
l'imprenditoria, ora che gli strumenti ordinari stanno terminando le proprie
risorse. Domenico Menozzi, dal suo osservatorio privilegiato sul credito,
presenterà lo stato dei rapporti, a livello regionale, tra Unifidi, il sistema bancario e le politiche della regione Emilia Romagna in
materia d'incentivazione finanziaria, mentre il segretario Ragonesi avrà il
compito di sostanziare le politiche di Confartigianato a livello regionale. Il
presidente di Federimpresa Confartigianato Stefano Ruffilli e il segretario
Stefano Bernacci tracceranno il quadro della situazione della nostra provincia
facendo il punto rispetto alla situazione produttiva e occupazionale delle
imprese locali e approfondendo le problematiche legate all'accesso al credito.
Per Confartigianato è prioritario il monitoraggio costante dell'evoluzione del
rapporto tra gli istituti di credito e le imprese, struttura portante del
nostro tessuto produttivo. Il tema del credito è, infatti, fortemente avvertito
tra gli imprenditori associati, come reso evidente dai dieci incontri sul
territorio realizzati dall'associazione nel mese di marzo, nel corso dei quali numerosi titolari d'azienda hanno ribadito la
necessità di linee di credito appositamente pensate per la micro e piccola
impresa artigiana. "La crisi sembra attenuare la sua virulenza - sostiene
Ruffilli - anche se ancora non ci sono segnali tangibili di una
inversione di tendenza. Purtroppo non si tratta di quella che gli
esperti chiamano 'crisi a U' ma a 'L', che produce una
diminuzioni dei valori fondamentali per le imprese che restano costanti nel
tempo. Va sottolineato che nel settore della piccola e media
impresa l'occupazione rimane proporzionalmente alta". "In
questi ultimi mesi c'è stato qualche segnale di ripresa anche sul fronte degli
investimenti - spiega Bernacci - qualcosa si muove". Il quadro di
riferimento Da ottobre 2008 la politica monetaria della BCE è diventata
espansiva, con la riduzione del tasso d'interesse, ma il credito alle imprese
viene erogato a costi ancora elevati impedendo la trasmissione degli impulsi
monetari espansivi all'economia reale. A luglio 2007, prima dell'inizio della
crisi dei mutui subprime, il tasso di riferimento della BCE era pari al 4,25% e
nel contempo i tassi sui prestiti alle imprese viaggiavano al 5,60%. In piena
crisi a febbraio 2009 il tasso di riferimento BCE è al 2,0% ma i tassi sui
prestiti alle imprese risentono in modo limitato del ribasso arrivando al
4,83%. I 225 punti base (2,25%) di ribasso dei tassi ufficiali si limitano a
solo 77 (0,77%) punti base di riduzione degli oneri finanziari delle imprese,
sulle quali si scarica un mancato ribasso di 148 punti base. (Elaborazione
Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d'Italia e BCE ).Questa inerzia dei
tassi di mercato rispetto a quelli di riferimento BCE determina un costo di
13.837 milioni di euro alle imprese in termini di maggiori oneri finanziari. Il
fenomeno del mancato ribasso dei tassi d'interesse comporta per le 477.181
imprese Emiliano-romagnole un maggior costo di 1.515 milioni di euro (a fronte
di 102.325 milioni di euro di impieghi) con un costo per impresa di 3.171 euro
(superiore alla media nazionale pari a 2.267 euro per azienda). Nella Provincia
di Forlì-Cesena a fronte di 9.940,7 milioni di euro di impieghi a imprese i
maggiori costi per le imprese ammontano a 146,9 milioni di euroOltre
al mancato aggancio del ribasso dei tassi BCE, i tassi pagati dalle imprese non
hanno nemmeno beneficiato del raffreddamento del mercato interbancario. Tra ottobre 2008 e febbraio 2009 il divario tra i
tassi sui prestiti pagati dalle imprese e l'Euribor a tre mesi è più che
raddoppiato passando da 133 punti base (1,33%) a 289 (2,89%).Infatti
mentre ad ottobre
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Avrebbe compiuto 75
anni, da tempo era malato. Tantissimi si rivolgevano alla sua bottega in vicolo
San Pancrazio Addio a «Mariano delle bici» E' morto l'ultimo meccanico
indipendente del centro storico L'ultimo meccanico «indipendente» di biciclette
in città se n'è andato. Ieri notte, Mariano Bassan, che avrebbe compiuto 75
anni a luglio, dopo una breve quanto grave malattia, ha chiuso l'ultima vite,
ha tirato i freni e ha lasciato il gruppo, in silenzio com'era nel suo stile.
Era un uomo simpatico, Mariano Bassan. Tosto e simpatico, anche se di poche
parole, gestiva la "botteguccia dei miracoli" di Cae dei Morti (ora
vicolo S. Pancrazio), dov'era possibile portare la bici ad aggiustare alle 9
del mattino e ritrovarsela pronta un quarto d'ora dopo. Ci
pensavano lui e il fido Bruno Cibin, splendida vittima degli scherzi di Mariano
e fido "garzone" di bottega (che ieri lo piangeva in silenzio, in
bottega, come un parente stretto) a risolvere anche i casi più difficili.
Prendendosi, comunque, tutte le libertà. Bastava un cartello e la bottega
smetteva di lavorare. Due esempi: «Onde evitare ogni discussione, oggi e
domani non viene eseguita nessuna riparazione» e «Si pregano tutti coloro che
non hanno nulla da fare, di andarlo a fare da un'altra parte». Ieri c'era il
viavai davanti a quella porticina a battente unico. Clienti e clienti-amici che
avevano saputo. Ognuno con un piccolo ricordo di Mariano, l'uomo che aggiustava
le biciclette «serie», non quelle di firma, nè quelle da supermercato. Un
chirurgo della bici che, invece del camice bianco, indossava quello azzurro
degli artigiani d'un tempo. Lui, nato bancario, s'era
messo tardi a curar biciclette. «No ghe xe più gnanca i
stalli in centro, dove che se podeva assar'a bici senza che i te a ciavasse»,
diceva scrollando il capo senza spostar d'un filo i capelli, radi e tirati «a
mascagna». Da oggi non c'è più neanche Mariano. La bottega resterà aperta per
volontà dei figli (ci penserà lo sconsolato Cibin), fino a
fine mese. Poi, forse (il contratto d'affitto era intestato a lui)
lascerà magari posto a una delle tante bottegucce di breve vita che a Treviso
non mancano, lasciando il popolo delle due ruote orfano di un approdo dove
gonfiare una ruota, cambiare una camera d'aria, sostituire i fili dei freni,
drizzare due raggi. Non aveva fatto in tempo a pronosticarlo: Mariano Bassan,
forte di fisico e di spirito, sembrava destinato a reggere il compito ancora a
lungo. Invece, amici, conoscenti e storici clienti si ritroveranno con i suoi
cari (la moglie Mariapia, i figli Stefano e Monica, la sorella Bertilla),
giovedì alle 11, nella chiesa di S. Maria del Rovere, per rendergli l'ultimo
commosso saluto.
( da "Milano Finanza (MF)"
del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
MF sezione: Commenti
& Analisi data: 06/05/2009 - pag: 9 autore: di
Paolo Barbesino* Dopo i disastri della tecnofinanza, adesso si spera nel credito
verde I comportamenti poco virtuosi delle grandi banche d'affari e gli effetti
indiretti che questi hanno prodotto sulle banche commerciali, hanno messo in
crisi il rapporto di fiducia tra banca e cliente. Il sistema ha sofferto
un'estesa quanto improvvisa, e accelerata in buona parte dai media, perdita di
fiducia, registrata dagli istituti di ricerca di tutto il mondo a partire dal
terzo trimestre del 2008. Gli strumenti di misurazione del clima
socio-economico hanno subito fotografato questo mutamento: in Italia la quota di chi a ottobre dichiarava di fidarsi della propria banca era
crollata dal 69 al 37% in soli sette giorni. È Internet, tuttavia, a catturare
con più precisione la portata del fenomeno. Nel Regno Unito nel solo mese di
settembre è esploso il numero di coloro che hanno cercato sul
web prodotti finanziari «a basso costo» preferendo i siti indipendenti a
quelli delle grandi banche. Da agosto a ottobre, le ricerche associate
ai brand bancari più colpiti dalla crisi, come Lehman Brothers o HBOS, sono
aumentate del 150%, mentre dagli Usa all'Europa l'accesso all'Internet banking
è cresciuto in forma inversamente proporzionale al crollo dei mercati, perché
la clientela ha preferito il web alla coda allo sportello per verificare i
propri investimenti.Se il sistema finanziario ha
finalmente compreso con quanta velocità la reputazione possa essere erosa in un
mondo sempre più digitale, per molte banche è diventato chiaro come la fiducia
assuma un'importanza nuova. Uscire dalla crisi comporta soprattutto
riconquistare, mantenere e accrescere la fiducia dei risparmiatori. Una fiducia
non più concessa a priori, ma conquistata giorno per giorno, presidiando quegli
ambiti di interazione che, come Internet, hanno contribuito a rendere meno
asimmetrico il rapporto tra banca e cliente. Ora la domanda è: come ridare
fiducia ai cittadini e rendere il sistema finanziario di nuovo credibile? Il
ripristino dell'etica della responsabilità è imprescindibile, ma bisogna anche
ripensare l'approccio, considerando la reputazione aziendale un valore da
sviluppare e non solo una risorsa da conservare. Alcuni gruppi bancari hanno
deciso già prima della crisi di associare soddisfazione della clientela e
sviluppo sostenibile attraverso la ridefinizione della propria offerta.Nell'industria finanziaria oggi è visibile una «nouvelle
vague», rafforzatasi dopo l'insediamento di Obama e caratterizzata da
un'offerta di prodotti e servizi erogati soprattutto tramite i canali diretti e
indirizzata a una clientela sempre più informata e responsabile. Questa nuova
offerta interessa tanto i prodotti di impiego quanto quelli di raccolta: mutui
a tasso agevolato per la costruzione o la ristrutturazione di edifici con
l'obiettivo di favorire l'efficienza energetica, carte di credito che allocano
una parte della spesa nel contrasto alle emissioni di Co2 associate allo
shopping, conti correnti a basso costo che incentivano l'utilizzo dei canali
diretti e l'opzione in favore della comunicazione digitale tra banca e cliente,
prodotti di investimento responsabile che premiano quelle imprese che hanno
scelto di rendere la sostenibilità ambientale parte integrante della propria
proposizione di valore. Anche in Italia, alcune banche hanno visto nel
ripristino della fiducia la condizione per uscire dalla crisi. Nelle ultime
settimane, per esempio, Intesa Sanpaolo ha lanciato la campagna «Per fiducia»,
mentre il numero uno di UniCredit, Alessandro Profumo, nell'intervista al
Financial Times del 25 marzo, si è soffermato con incisività sul nuovo ruolo
che la banca deve assumere durante e dopo la crisi. La sfida dei prossimi mesi
sarà costruire su un terreno che vede il 71,4% delle banche italiane offrire
finanziamenti «verdi» (come i prestiti agevolati per l'installazione di
pannelli solari), mentre cresce l'attenzione a valutare la rischiosità
ambientale delle controparti da finanziare. Certo, è ancora presto per dire che
ciò non è solo una risposta opportunistica alle pressioni di governi e
risparmiatori. Ma molti gruppi bancari sembrano avviati a fare della
sostenibilità ambientale un driver delle proprie strategie * managing partner
di Comm Strategy è incredibile che non esistano restrizioni al riguardo.Terzo, stress test a parte, è molto probabile che alcune di
queste grandi banche saranno insolventi. Il governo deve proporre un piano per
gestire queste istituzioni che non preveda l'utilizzo di quantità infinite di
fondi dei contribuenti. Ciò significa che avrà il compito non invidiabile di
gestire il rischio sistemico derivante dal fallimento di queste istituzioni e
di gestirle in amministrazione controllata. Ma significherà anche trasferire il
rischio dai contribuenti ai creditori, che metaforicamente sono coloro che
hanno servito alcool alle banche prima che imboccassero l'autostrada. E non
dovremmo più sentir dire da un funzionario governativo «se solo avessimo
l'autorità per agire». Eravamo solidali su ciò nel marzo 2008 quando Bear
Stearns è fallita; un po' meno nel settembre 2008 quando Lehman e Aig sono
crollate; sette mesi dopo siamo molto irritati. Cosa è più importante per
risolvere la crisi di una legge che dà al governo il potere di gestire banche
complesse in amministrazione controllata? Il Congresso dovrebbe approvare tale
legge in tempi rapidi. La sola minaccia da essa rappresentata potrebbe esser un
potente incentivo alla collaborazione. Poiché i costi dell'amministrazione
controllata sono alti, sarebbe ideale che le passività delle banche siano
ristrutturate fuori della bancarotta. Fino a poco tempo fa, ciò era quasi
impossibile. Ma nel 2008 sono molto cresciuti gli scambi di debito contro
azioni privilegiate. Vista la posta in gioco, e che l'alternativa per i
contribuenti sarebbe continuare a pagare il conto, è il modo migliore per
andare avanti.
( da "Repubblica, La"
del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina II - Palermo
L´annuncio Il tesoro Cinque fermi dopo il duplice omicidio di De Pasquale e
Mazza. I destinatari dei provvedimenti erano bersagli designati Spatuzza
debutta contro Inzerillo Colpo da 300 milioni al clan Lo Piccolo Sequestrati
terreni, aziende e appartamenti ai colonnelli del boss di San Lorenzo
Scongiurata una nuova mattanza a Barcellona Il legale diserta l´udienza e il
Comune resta fuori dal processo Addiopizzo In due mesi sei roghi dolosi La
polizia "Sono opera di una mano unica" Nel mirino le ditte dei
Pipitone un negozio di frutta in via Aquileia e il lido Tropical Scarpinato
"Troppi ostacoli nell´accesso all´anagrafe bancaria" ALESSANDRA
ZINITI Se avessero potuto accedere all´anagrafe dei conti correnti bancari,
magari il "bottino" sarebbe stato ancora più consistente. Ma
nonostante le enormi difficoltà di ordine burocratico denunciate per l´ennesima
volta dal pm Roberto Scarpinato, coordinatore del pool criminalità organizzata
della Dda, il patrimonio sequestrato agli uomini di Salvatore Lo Piccolo è
davvero notevole: più di 300 milioni di euro, quasi la metà di quei 705 milioni
di euro di beni sequestrati alle cosche dalla Guardia di finanza solo
dall´inizio dell´anno ad oggi. è il solito variegato
reticolo di aziende, partecipazioni societarie, ma anche appezzamenti di
terreno, appartamenti, titoli, conti correnti e macchine di lusso quello che
gli investigatori del Gico del comando provinciale della Guardia di finanza
guidati dal tenente colonnello Francesco Lanotte hanno ricostruito d´intesa con
i magistrati della Dda Roberto Scarpinato e Dario Scaletta. Nel mirino degli inquirenti i più fidati collaboratori dei boss
di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, finiti in carcere nel gennaio del
2007 nell´operazione "Occidente". Ci sono nomi noti come quello di
Salvatore Biondino, esponente di spicco della cosca ed ex autista di Totò Riina
e dei fratelli Giovan Battista e Antonino Pipitone. E ci sono alcune
attività popolari come i cinque centri commerciali di viale Regione Siciliana
realizzati su terreni riconducibili a Biondino e a Salvatore Biondo confinanti
con il più noto Grande Migliore e il lido Tropical di Capaci, sequestrato a
Gioacchino Sapienza già a gennaio scorso insieme a 3 aziende, 18 immobili e
diverse fuoriserie, piccola anticipazione del maxisequestro disposto adesso
dopo che i finanzieri sono riusciti a ricostruire il fitto intreccio di
prestanome ai quali erano intestati i beni.
«L´operazione "Scanner" - dice il generale Carlo Ricozzi, comandante
provinciale della Guardia di finanza - è la cifra della lotta alla dimensione
economica della mafia che magistratura e Guardia di finanza conducono ogni
giorno grazie anche all´alto valore aggiunto dato a questo servizio dal
procuratore Messineo e dai suoi colleghi Scarpinato e Scaletta». Le attività
che secondo gli inquirenti sarebbero riconducibili ai boss, nella zona compresa
tra Palermo, Carini e Villagrazia sono una settantina: ci sono anche rivendite
alimentari molto frequentate come il "Giardino della frutta" di via
Aquileia o il negozio Wind di viale Lazio, entrambi attribuibili a Giuseppe
Gelsomino, 57 anni, di Montemaggiore Belsito. Ad Antonino Pipitone, 40 anni,
sono stati sequestrati 5 conti correnti, una ditta individuale attiva nella
demolizione e costruzioni di edifici, 2 appartamenti a Carini, un fabbricato
rurale con annessi tre appezzamenti di terreno, sempre a Carini e 2 auto. A
Francesco Sparacio, 41 anni, di Carini, 3 terreni e 3 ville a Carini, il 50 per
cento delle quote della società "Fratelli Sparacio srl" per il
trasporto merci su strada e l´omonima ditta individuale, a Carini. A Salvatore
Prano, 43 anni, di Carini, tolti due terreni e due villette abusive, nonché 2
conti correnti. A Pietro Di Napoli, palermitano di 60 anni, sono stati
sottratti un conto corrente e un appartamento. A Vincenzo Collesano, 56 anni di
Palermo, 4 conti correnti, un´auto, un´impresa individuale per l´installazione
di impianti idraulici sanitari, 4 appartamenti, un garage e due terreni. Ad
Angelo Conigliaro, 73 anni, di Carini, sequestrati 6 terreni, 6 appartamenti e
2 magazzini a Carini. A Giovan-Battista Pipitone, 49 anni, di Carini, la
"Centro Distribuzione Regionale srl" e la "Sicilia Distribuzione
Divisione Logistica srl", a Carini, e un deposito titoli. Ad Angelo
Gallina, 66enne di Carini, sottratti l´"Impresa edile Gallina
Angelo", e due rapporti bancari. A Francesco Paolo Spinelli, palermitano
di 50 anni, quote sociali della "Idro Tec sas" e della
"Immobiliare Ginevra Srl", entrambe con sede a Palermo. A Vincenzo
Curulli, palermitano di 53 anni, la ditta "Ellei Trasporti di Curulli
Vincenzo & C. sas", a Carini, 2 magazzini a Palermo, 3 terreni e una
villetta a Carini e 2 conti correnti. «Il risultato finale, con beni per oltre
312 milioni di euro - dice ancora il generale Ricozzi - può definirsi
eccezionale».
( da "Tirreno, Il" del 06-05-2009)
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Pagina 4 - Grosseto
Decolla la fondazione Il Sole Manca solo la convenzione con l'Asl per gli
appartamenti Contento Massimiliano Frascino: «Abbiamo fatto le prime due
assunzioni, la sala funziona, il progetto ormai è realtà» GROSSETO. Sono
partite le prime due assunzioni, l'auditorium funziona a regime, decollano i
progetti di lavoro per disabili. E infine: «contiamo di stringere entro
dicembre la convenzione con l'Asl e aprire anche gli appartamenti». Inaugurata
otto mesi fa in viale Uranio, la Fondazione Il Sole sta diventando il cuore di
progetti pulsanti. Soddisfatto Massimiliano Frascino, presidente della
Fondazione, rende conto dello "stato dell'arte" ed elenca le
iniziative in campo «perché - dice - il lavoro non si ferma e la raccolta fondi
continua». Il sogno della Fondazione Il Sole è diventato realtà, ma qualcosa
resta da fare. E' da sistemare il parco esterno, mancano piccoli impianti
termo-idraulici. «Si stanno concludendo i pagamenti alle
aziende ed entro la prossima settimana trasformeremo il fido bancario in mutuo», dice Frascino. Ma la parte più sostanziosa da
definire è la convenzione con l'Asl 9, che non è ancora arrivata e che - oltre
ai criteri per l'accesso - potrebbe includere una preziosa quota-parte di
finanziamento da parte della sanità. Il cambio di guardia da Salvatore
Calabretta (ex manager) al nuovo (Fausto Mariotti) ha un po' rallentato l'iter,
ma la speranza è che il nodo di sciolga entro
dicembre, e gli appartamenti inizino a funzionare. I costi gestionali sono
inevitabilmente alti. Ogni disabile ospitato "costerà" circa 3.000
euro al mese. A incidere sono il personale, le utenze (gas, luce, acqua...), il
cibo, i servizi vari (lavanderia, pulizie..); tutto
commisurato al livello di disabilità. Intanto, in attesa della convenzione, le
attività proseguono. La grande sala centrale (moderna, funzionale, geometrica,
quasi minimalista) è diventata un punto di riferimento per molti, e non solo
disabili. Lo stesso auditorium - oltre a rappresentare il cuore di questo
straordinario progetto di solidarietà - colma un vuoto e risponde alla voglia
di spazi che si respira in città. Qui si organizzano dibattiti «di ogni colore
politico», dice Frascino, qui trovano posto musical, concerti e dibattiti. E
proprio intorno a queste attività collaterali ruota la "terapia
occupazionale" messa in campo dagli operatori della Fondazione e in
particolare dai due giovani neo-assunti, Roberto Marcucci e Irene Sebastiani.
«Una vera e propria terapia di lavoro - spiegano - con cui i disabili aiutano
ad organizzare una cena, a fare accoglienza, pulire, sistemare la sala in vista
delle attività della Fondazione». Poi c'è il "progetto autonomia". Un
agriturismo a Vallemaggiore sta mettendo a disposizione per 5 appartamenti, per
far uscire i ragazzi di casa e dal contesto familiare, facendoli vivere in
totale autonomia. Dall'agriturismo (sorta di tappa-esperimento) il progetto
proseguirà a settembre in altri appartamenti messi a disposizione dall'associazione Genitori bambini portatori di handicap, e
da amici o parenti che ruotano attorno alla Fondazione. Dà una mano Sara
Guidotti, 25 anni, stagista per conto dell'Altra Città e che a giugno-luglio
avrà l'esame per diventare animatore di comunità. Ma si segnalano anche le
prossime iniziative per raccogliere fondi. «Il 9-10 maggio, per la festa della
mamma e in partnership col vivaio Barbini, saremo in piazza del Sale con la
vendita di piante ornamentali». Non ultimo il contributo del 5 x 1000. Il
codice fiscale è 92053600539. (el. gi)
( da "Denaro, Il" del 06-05-2009)
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Campania credito
Crisi, soffrono soprattutto le Pmi Accesso ai prestiti: da oggi possibile
presentare reclami al prefetto Pansa A soffrire della crisi economica sono
soprattutto le piccole e medie imprese, che hanno difficoltà ad accedere ai
finanziamenti bancari. E' quanto emerge dalla prima riunione dell'Osservatorio
regionale sul credito, svoltasi ieri a Napoli e coordinata dal prefetto
Alessandro Pansa. Il nuovo organismo ha il compito di monitorare e analizzare
l'andamento dei prestiti a famiglie e imprese. Come primo risultato, è stata
riconosciuta la possibilità, a privati e aziende che si ritengono danneggiate
nell'erogazione del credito da parte degli istituti
bancari, di presentare istanza e reclami al prefetto, procedura che consente un
riesame delle pratiche di fido a un livello più elevato della struttura
gerarchica della banca interessata. sergio governale
Difficoltà nell'accesso al credito bancario: soffrono
in particolare le piccole e medie imprese, le più penalizzate in questa fase di
pesante crisi economica. A prendere atto della situazione è
l'Osservatorio regionale sul credito, riunitosi ieri per la prima volta a
Napoli sotto il coordinamento del prefetto Alessandro Pansa. L'organismo, il
cui compito è quello di monitorare e analizzare l'andamento dei finanziamenti a
famiglie e imprese, ha esaminato i dati relativi all'andamento del credito in
Campania nel quarto trimestre del 2008, forniti dalla Banca d'Italia e
anticipati dal Denaro lo scorso 28 aprile. La conclusione si legge in una breve
nota della Prefettura: "E' stato evidenziato che le difficoltà all'accesso
al credito interessano in prevalenza le piccole e medie imprese".
Particolare risalto è stato poi dato alla possibilità, riconosciuta a famiglie
e imprese che si ritengono danneggiate nell'erogazione del credito da parte
degli istituti bancari, di presentare istanza e reclami al prefetto, procedura
che consente un riesame delle pratiche a un livello più elevato della struttura
gerarchica della banca interessata. Al riguardo è stato attivato presso le
prefetture uno speciale indirizzo di posta elettronica (per la prefettura di
Napoli "specialiosservatori.pref_napoli@inter-no.it"), cui le aziende
e le persone fisiche possono segnalare eventuali problemi o criticità utilizzando
i moduli specifici scaricabili dal sito di Palazzo Salerno (www.utgnapoli.it)
ovvero su quello dei ministeri dell'Interno (www.interno.it) e dell'Economia
(www.teso-ro.it). L'osservatorio è previsto dall'articolo 12 comma 6 della
legge numero due del 28 gennaio
( da "Milano Finanza (MF)"
del 08-05-2009)
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MF sezione:
Dircredito - FD data: 08/05/2009 - pag: 37 autore:
di Antonio Masala Gli investimenti in pubblicità non sono l'unica arma per
recuperare il rapporto di fiducia con la clientela Come restituire la fiducia
nel sistema bancario Negli ultimi mesi si sono
intensificate le iniziative per recuperare la fiducia verso un sistema bancario oggetto di attacchi spesso violenti da parte
dell'opinione pubblica e dei media. Le grandi banche italiane fanno scendere in
campo i loro capiazienda, commissionano cortometraggi a registi famosi,
investono fortemente in questo argomento, insomma cercano di recuperare il
terreno perso in questi anni. Il tema predominante rimane quello di rassicurare
il cittadino, la clientela, soprattutto l'investitore, della bontà del nostro
sistema creditizio. Si pensa, e si fa credere, che il solo problema è il
recupero del rapporto tra le Banche ed il mondo esterno.Nessuno
sinora ha invece posto l'accento su quello che invece, a nostro giudizio, resta
il pilastro e il fondamento nel concetto di fiducia che il cliente e il mondo
esterno ha verso l'Istituzione Banca. La fiducia viene riposta nella persona,
nello sguardo, nella stretta di mano. Il cliente cerca un'istituzione, una
Banca, dove trovare qualcuno di cui fidarsi, qualcuno a cui
dare «credito» per farsi accompagnare verso alcuni degli obiettivi più
sensibili della vita dell'uomo. Da sempre quel qualcuno è il quadro direttivo
che rappresenta in prima linea la Banca verso l'esterno.Quando,
verso la metà degli anni 90, si è avviato il cambiamento del modo di fare banca
(tanto velocemente che in molti non si sono resi conto, subito, che il
mestiere cambiava, che le esperienze e le competenze non importavano più) sono
nate le filiali leggere, la straordinaria tensione ai budget, al risultato
annuale, Roe e il Cost income, unico metro di giudizio del top management,
diventavano assillante obiettivo del nostro lavoro, e in virtù di quei concetti
giorno dopo giorno veniva smantellato il sistema della persona, abolita la
stretta di mano, la figura del direttore di filiale veniva trasformata in
responsabile o spesso in gerente secondo la terminologia propria del mercato
della Grande distribuzione organizzata (la Gdo) dove tutto è spersonalizzato e
tutto massimizzato! Le Direzioni Generali, snellite e alleggerite in nome di
«efficientamento» del sistema che portava difficoltà alla gestione delle
aziende, hanno inoltre visto privilegiare un profilo professionale «esterno»
all'attività operativa di rete, con la conseguente delegittimazione e perdita
dei ruoli intermedi tradizionali delle Direzione Generali.È
stato questo il presupposto del crollo della fiducia del mondo Bancario. I supermanager, i cui compensi assumono distanze siderali
rispetto al passato nei confronti del dipendente medio, del Quadro, e della
Dirigenza operativa, hanno adottato modelli organizzativi in base ai quali non
è necessario, per un direttore di filiale, aver maturato esperienze di estero
merci, servizi esecutivi ed amministrativi, titoli e fidi. Men che meno
venivano presi in considerazione valori di fidelizzazione, concretamente veri,
ed il nostro Quadro, quello che aveva seguito corsi di formazione che duravano
settimane, quello che si fermava la sera, quello che ogni giorno tirava su la
serranda della sua filiale e la trattava come fosse un qualcosa di suo, quel
tipo di bancario poteva essere sostituito da un
giovane ambizioso, che aveva cinque anni di Banca alle spalle, che non
conosceva questo o quello ma
costava molto meno. E, se
l'ambizione lo portava a commettere errori
in fondo non era costato nulla in
termini di investimenti sulla persona, si poteva anche buttar via. Ogni anno si
cambiava filiale, in un giro vorticoso che non consente di consolidare
relazioni con il territorio. Così giorno dopo giorno la clientela aveva la percezione che il
proprio interlocutore valesse meno di «quello che c'era prima», sempre più
spesso si sentiva dire che la decisione era presa altrove, sempre più spesso
veniva vanificato il lavoro di costruzione
Ma il nuovo costava
meno, anzi sempre
meno, ad ogni giro si risparmiava qualcosa.E il vecchio direttore, il vecchio
quadro dove finiva? La modernità prevedeva il sistematico accantonamento dei
«vecchi» a soglie fra i 50 e 60 anni, da smaltire con l'anticipo del
pensionamento ai minimi anagrafici, o tramite Fondi esuberi. E poi il processo
di aggregazione, la nascita dei grandi gruppi. Ogni volta si taglia e si
accantona qualcuno; le capogruppo che inviano proprio personale a dirigere e
gestire annullano il concetto di fiducia all'interno delle organizzazioni. Il
nuovo riferimento manageriale di vertice, non ha fiducia nel personale
acquisito nella banca, si investe sempre meno per la formazione e la conoscenza
e le tensioni per il Roe sono ogni anno maggiori. Ma questo sistema mostra i suoi
limiti, quelle persone, i punti di riferimento diminuiscono il proprio ruolo,
perdono l'autonomia di negoziare con la clientela, spesso non hanno neanche
l'autonomia di proporre qualcosa alla propria direzione intermedia, la mancanza
di fiducia tra i diversi settori aumenta. La sfiducia palesemente ostentata nei
loro confronti da vertici manageriali di provenienza diversa con requisiti di
leadership esercitati troppo lontano dal livello operativo fa sì che tutta la
filiera dei dipendenti della banca perda la fiducia nei propri manager.Ma al cliente la fiducia chi la dà? È questo, a nostro modo
di vedere, il punto fondamentale che deve essere affrontato e risolto per
ridare al sistema del credito Italiano la fiducia necessaria per ripartire.Ridare fiducia ai quadri delle aziende significa ridare un
valore al patrimonio della conoscenza, dell'esperienza dei titoli. Significa
ridare valore al significato della stretta di mano. Significa rifondare il
nostro settore.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 08-05-2009)
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Cronaca Italiana
Pagina 110 Il caso. Una ditta romana impegnata in una chiesa di Pordenone Fra
gli impresari c'è chi fa il furbo e intesta il conto a un povero prete Il caso.. Una ditta romana impegnata in una chiesa di Pordenone
--> ROMA Operazione Diavolo e Acqua Santa: così le stesse Fiamme Gialle
hanno scherzosamente battezzato il blitz effettuato, nell'ambito
dell'Operazione Pandora sulle ristrutturazioni edilizie (che ha portato alla
scoperta di oltre 5.000 evasori totali), ad una canonica di Pordenone. Quando i
finanzieri si sono recati all'indirizzo dell'intestatario del conto dove
risultavano essere stati fatti in poco tempo undici bonifici bancari per un
importo di oltre 30.000 euro, senza un adeguato riscontro sulla dichiarazione
dei redditi dell'interessato, forse non si aspettavano di dover avere a che
fare con una tonaca nera e con un conto che in effetti
serviva alla parrocchia per opere pie. I bonifici risultavano essere stati
fatti per pagare un lavoro di ristrutturazione che poco dunque poteva avere a
che fare con l'occupazione solita di un sacerdote. Il quale
infatti alla fine è risultato all'oscuro di tutto. «Un inconsapevole e
ingenuo sacerdote aveva messo a disposizione il suo conto a questa persona di
cui evidentemente si fidava», ha raccontato il colonnello
Alessandro Marin nel corso della conferenza stampa del Nucleo Speciale Entrate
della Guardia di Finanza che si è tenuta ieri per spiegare nel dettaglio tutta
l'attività di indagine. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella
smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua
collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro d'evasione
fiscale. In pratica il rappresentante legale dell'impresa edile aveva scelto di
far convogliare tutti i movimenti di denaro su questo conto 'insospettabilè.
Così la ditta poteva eseguire lavori di ristrutturazione in regola, emettendo
fatture e ricevendo i compensi con bonifico bancario,
proprio come richiesto dalla normativa fiscale, senza però pagare neanche un
euro di tasse. «Si erano costruiti una scatola sicura per tutti i loro
movimenti», riferiscono sempre i finanzieri. La parrocchia in questione è tra
l'altro a Pordenone e la ditta e Roma, forse per rendere ancora più confusa la
situazione. Ma le tracce informatiche hanno avuto la meglio sull'evasore.
( da "Giorno, Il (Milano)"
del 08-05-2009)
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CALCIO pag. 4 Mauro
Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino, nell...
Mauro Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino,
nello stesso giorno in cui vedeva la luce l'«Aurora Pro Patria», cioè
mercoledì, Giuseppe Zoppo, il presidente della «vecchia» Pro Patria, quella
dichiarata fallita dal tribunale di Busto Arsizio, veniva arrestato dalla
Guardia di Finanza con l'accusa di bancarotta fraudolenta e
portato in carcere. Guardandola con gli occhi del tifoso potrebbe anche
sembrare una storia a lieto fine per i colori biancoblù ma, in verità, quanto è
successo a Busto negli ultimi otto mesi è la specchio
delle pessime condizioni del calcio di provincia. Riflessioni a parte, la
Procura bustocca contesta all'imprenditore milanese
parecchie pratiche fraudolente. Iniziate, sembrerebbe, in seguito al fallito
tentativo di vendere immediatamente la società da poco acquisita: era lo scorso
luglio, infatti, quando Zoppo, con un ristretto numero di soci poi dileguatisi,
subentrava alla famiglia Vender. Le indagini sono partite lo scorso febbraio,
quando i giocatori hanno inziato a protestare pubblicamente per il mancato
versamento di stipendi e contributi, e sono proseguite anche dopo la sentenza
di fallimento della società emessa il 2 aprile. Stando alla pubblica accusa,
nell'ultimo trimestre del 2008, Zoppo avrebbe sottratto denaro ai conti
correnti societari per servirsene anche a fini personali, emesso
fatture «a vuoto» e raggirato collaboratori per ottenere fidi bancari. In
particolar modo, il patròn si sarebbe appropriato degli incassi delle partite e
degli abbonamenti, e dei proventi delle sponsorizzazioni. L'importo totale
delle «distrazioni» ammonta a 330 mila euro, poco meno di quanto la società non
ha versato al fisco. Oggi Zoppo verrò ascoltato dal giudice per le
indagini preliminari. Il suo avvocato si limita a dire: «Il carcere è
eccessivo, valuteremo se chiedere gli arresti domiciliari». La squadra di
mister Lerda, intanto, sta preparando la partita di domenica contro la Samb che
potrebbe valere la promozione in B. I tifosi ci sperano, proprio come sperano
che a metà mese, quando verrà bandita l'asta fallimentare, i soci dell'«Aurora
Pro Patria» non facciano scherzi.
( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 08-05-2009)
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Venerdì 08 Maggio 2009 Chiudi di FEDERICA GIALLORETO Nel primo
trimestre di quest'anno le imprese della provincia hanno registrato un calo
della produzione del 20 per cento. Molte piccole e medie in alcuni periodi non
fatturano nulla: la crisi economico-finanziaria, il peso della tassazione locale
e, infine, il terremoto, rischiano di far precipitare una situazione già
critica. In soccorso arriva un patto tra Confindustria di Pescara e Chieti,
banca Caripe, e Mutualcredito che prevede una serie di iniziative per il
recupero competitivo delle pmi. L'alleanza è stata presentata ieri nella sede
pescarese di Confindustria alla presenza dei candidati sindaci del Comune di
Pescara Marco Alessandrini e Luigi Albore Mascia, e dei candidati alla
presidenza della Provincia, Guerino Testa e Antonella Allegrino. A fare gli
onori di casa il presidente Mauro Angelucci, Enrico Marramiero, presidente
della piccola industriae, Nicola D'Ippolito, vice presidente Confindustria di
Chieti, Dario Mancini, direttore generale di banca Caripe, Giorgio Di Rocco
presidente confidi Mutualcredito Pescara. «Qualche
mese fa - attacca Dario Mancini - abbiamo avuto un incontro con le associazioni
di categoria, allarmate dalla carenza di liquidità del sistema bancario. Non potevamo restare fermi, e quindi abbiamo
studiato dei prodotti finanziari flessibili. A partire dai finanziamenti per
rafforzare il capitale delle aziende, per ricerca e sviluppo, consulenza
strategico-finanziaria alle pmi. Noi di Caripe mettiamo in campo la competenza
e la conoscenza dei mercati esteri dove Banco popolare è presente. Siamo la
banca del territorio e vogliamo testimoniare la nostra vicinanza al mondo
imprenditoriale». Oggi le regole del gioco sono cambiate, e guardare
all'economia reale è fondamentale per rimanere a galla. Dentro questi prodotti
finanziari si parla anche di rating. «Tutte le banche - aggiunge Mancini -
misurano il rischio del proprio portafoglio crediti col rating, che come
fotografia dello stato di un'azienda può essere migliorato per
capire come calibrare gli interventi della banca e supportare le richieste di
fido». «Si tratta di un primo atto concreto contro la crisi», ha commentato
Angelucci. «E' un modo - ha osservato Marramiero - per far ripartire l'economia
in un momento di stasi». Il patto tiene conto anche dei consorzi fidi, un punto
di riferimento fondamentale per l'erogazione del credito alle pmi. È
allo studio una legge regionale per dare forza ai 78 confidi presenti in
Abruzzo.
( da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 08-05-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero,
Il (Pesaro)) (Messaggero, Il (Marche))
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Venerdì 08 Maggio 2009 Chiudi CENTOBUCHI Svolta a Centobuchi dove, dopo
il quasi matematico raggiungimento della salvezza da parte della squadra
allenata da Gaetano Fontana (terzo allenatore dopo Izzotti e Pruzzo), è
arrivata in questi giorni l'ordinanza con cui il giudice Giovanni Boeri del
Tribunale di Ascoli conferma il decreto dello scorso 6 marzo. Un provvedimento
con cui era stato concesso il sequestro conservativo a carico di Luigi Fiori
-proposto da Luca Marocchi- che vantava un proprio credito derivante
dall'inadempimento del Fiori agli obblighi previsti nel contratto stipulato il
13 novembre 2008 di cessione delle quote maggioritarie della società
Centobuchi. In particolare «è certo -scrive fra l'altro il giudice
Boeri che Fiori non si è accollato il fido bancario concesso
dalla Bpa per 150.000 euro e non ha pagato i debiti Iva
maturati fino al 30 settembre 2008». In ballo c'è la cessione del cosiddetto
pacchetto di maggioranza dalla vecchia (Marocchi assistito dall'avv. Tonino
Pulcini) alla nuova (Fiori) proprietà del club biancazzurro. Il giudice
Boeri ha anche fissato il termine di 60 giorni per l'inizio del giudizio di
merito ed ha intanto nominato custode -in sostituzione di Claudio Marocchi- il
dottor Zazzetta di San Benedetto, già curatore del fallimento Samb.
Quest'ultimo ha l'incarico di curare nell'esercizio della partecipazione ai
diritti sociali la conservazione e, se possibile, l'incremento della quota.
Infine il giudice ha posto a carico di tutte le parti, in solido fra loro, il
compenso che sarà corrisposto al custode nominato.
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 08-05-2009)
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Pagina 1 - Pordenone
Azienda evade il fisco, i soldi trovati sul conto di un prete Ristrutturazione
da 30 mila euro: blitz in canonica a Pordenone. Il sacerdote, ignaro, ha
collaborato con la Finanza Il caso Operazione "Diavolo e acqua
santa". Così le stesse Fiamme Gialle hanno scherzosamente battezzato il
blitz effettuato, nell'ambito dell'operazione "Pandora" sulle
ristrutturazioni edilizie, a una canonica di Pordenone. Quando i finanzieri si
sono recati all'indirizzo dell'intestatario del conto dove risultavano essere
stati fatti in poco tempo undici bonifici bancari per un importo di oltre 30
mila euro, senza un adeguato riscontro sulla dichiarazione dei redditi
dell'interessato, forse non si aspettavano di dover avere a che fare con una
tonaca nera e con un conto che in effetti serviva alla
parrocchia per opere pie. I bonifici risultavano essere stati fatti per pagare
un lavoro di ristrutturazione che poco dunque poteva avere a che fare con l'occupazione
solita di un sacerdote. Il quale infatti alla fine è
risultato all'oscuro di tutto. «Un inconsapevole e ingenuo sacerdote aveva
messo a disposizione il suo conto a questa persona di cui
evidentemente si fidava» ha raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso
di una conferenza stampa del nucleo speciale entrate della Guardia di Finanza.
«Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con
una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale»
per rintracciare il giro d'evasione fiscale. In pratica il
rappresentante legale dell'impresa edile aveva scelto di far convogliare tutti
i movimenti di denaro su questo conto "insospettabile". Così la ditta
poteva eseguire lavori di ristrutturazione in regola, emettendo fatture e
ricevendo i compensi con bonifico bancario, proprio
come richiesto dalla normativa fiscale, senza però pagare neanche un euro di
tasse. «Si erano costruiti una scatola sicura per tutti i loro movimenti»,
hanno riferito sempre i finanzieri. La parrocchia in questione è tra l'altro a
Pordenone e la ditta a Roma, forse per rendere ancora più confusa la
situazione. Ma le "tracce informatiche" hanno avuto la meglio
sull'evasore.
( da "Sicilia, La" del 08-05-2009)
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Ditta edile
raggirava l'erario attraverso il conto di un prete Roma. Operazione diavolo
e acqua santa: così le stesse Fiamme Gialle hanno scherzosamente
battezzato il blitz effettuato, nell'ambito dell'operazione Pandora
sulle ristrutturazioni edilizie, ad una canonica di Pordenone. Quando i finanzieri si sono recati
all'indirizzo dell'intestatario del conto dove risultavano essere stati fatti
in poco tempo undici bonifici bancari per un importo di oltre 30.000 euro,
senza un adeguato riscontro sulla dichiarazione dei redditi dell'interessato,
forse non si aspettavano di dover avere a che fare con una tonaca nera e con un
conto che in effetti serviva alla parrocchia per opere
pie. I bonifici risultavano essere stati fatti per pagare un lavoro di ristrutturazione
che poco dunque poteva avere a che fare con l'occupazione solita di un
sacerdote. Il quale infatti alla fine è risultato
all'oscuro di tutto. «Un inconsapevole e ingenuo sacerdote
aveva messo a disposizione il suo conto a questa persona di cui evidentemente
si fidava», ha raccontato il colonnello Alessandro Marin. «Sacerdote davvero
inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin -
considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per
rintracciare il giro d'evasione fiscale. In pratica il rappresentante
legale dell'impresa edile aveva scelto di far convogliare tutti i movimenti di
denaro su questo conto insospettabile. Così la ditta poteva
eseguire lavori di ristrutturazione in regola, emettendo fatture e ricevendo i compensi con bonifico bancario, proprio come richiesto dalla normativa fiscale,
senza però pagare neanche un euro di tasse. «Si erano costruiti una scatola
sicura per tutti i loro movimenti», riferiscono sempre i finanzieri. La
parrocchia in questione è tra l'altro a Pordenone e la ditta a Roma, forse per
rendere ancora più confusa la situazione. Ma le tracce
informatiche hanno avuto la meglio sull'evasore. In Puglia, invece, 4
arresti e 30 indagati per una truffa all'erario di 100 milioni di euro attraverso società fittizie
che emettevano fatture per lavori mai eseguiti o gonfiati:
un piccolo centro commerciale in territorio romano, risultava per esempio
essere costato 15 milioni, una cifra eccessiva per la portata della struttura.
Quel centro
commerciale, però, non lo aveva realizzato la ditta risultante dai documenti,
ma la stessa committente. Così quest'ultima riusciva ad evadere l'Iva sulle
fatturazioni e non pagava neppure gli oneri sociali e previdenziali dei
dipendenti. M. Tu.