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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi"   5-11 maggio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

I giudici: ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 05-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: nel realizzare il suo proposito, si è servito di pochi e fidati complici, tra cui non possono annoverarsi gli altri esponenti del gruppo Parmalat imputati nel presente procedimento, in relazione ai quali Tanzi aveva del resto impartito l'ordine di tenerli all'oscuro della disastrosa situazione in cui versava in gruppo».

Forlì-Cesena: migliorano i rapporti tra banche e imprese del territorio ( da "RomagnaOggi.it" del 05-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido. Preoccupa il dato emerso sulla classe di merito: nel 65% dei casi le banche non hanno comunicato a quale classe appartengano le aziende e addirittura il 9% del campione ignora cosa questa significhi e quali implicazioni abbia. La maggior parte degli intervistati è, invece, consapevole del fatto che esista una convenzione di tesoreria stipulata a livello regionale da Confartigianato

Addio a Mariano delle bici ( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ci pensavano lui e il fido Bruno Cibin, splendida vittima degli scherzi di Mariano e fido "garzone" di bottega (che ieri lo piangeva in silenzio, in bottega, come un parente stretto) a risolvere anche i casi più difficili. Prendendosi, comunque, tutte le libertà. Bastava un cartello e la bottega smetteva di lavorare.

Dopo i disastri della tecnofinanza, adesso si spera nel credito verde ( da "Milano Finanza (MF)" del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di chi a ottobre dichiarava di fidarsi della propria banca era crollata dal 69 al 37% in soli sette giorni. È Internet, tuttavia, a catturare con più precisione la portata del fenomeno. Nel Regno Unito nel solo mese di settembre è esploso il numero di coloro che hanno cercato sul web prodotti finanziari «a basso costo» preferendo i siti indipendenti a quelli delle grandi banche.

colpo da 300 milioni al clan lo piccolo - alessandra ziniti ( da "Repubblica, La" del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Nel mirino degli inquirenti i più fidati collaboratori dei boss di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, finiti in carcere nel gennaio del 2007 nell´operazione "Occidente". Ci sono nomi noti come quello di Salvatore Biondino, esponente di spicco della cosca ed ex autista di Totò Riina e dei fratelli Giovan Battista e Antonino Pipitone.

decolla la fondazione il sole ( da "Tirreno, Il" del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Si stanno concludendo i pagamenti alle aziende ed entro la prossima settimana trasformeremo il fido bancario in mutuo», dice Frascino. Ma la parte più sostanziosa da definire è la convenzione con l'Asl 9, che non è ancora arrivata e che - oltre ai criteri per l'accesso - potrebbe includere una preziosa quota-parte di finanziamento da parte della sanità.

Crisi, soffrono soprattutto le Pmi ( da "Denaro, Il" del 06-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: parte degli istituti bancari, di presentare istanza e reclami al prefetto, procedura che consente un riesame delle pratiche di fido a un livello più elevato della struttura gerarchica della banca interessata. sergio governale Difficoltà nell'accesso al credito bancario: soffrono in particolare le piccole e medie imprese, le più penalizzate in questa fase di pesante crisi economica.

Come restituire la fiducia nel sistema bancario ( da "Milano Finanza (MF)" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: qualcuno di cui fidarsi, qualcuno a cui dare «credito» per farsi accompagnare verso alcuni degli obiettivi più sensibili della vita dell'uomo. Da sempre quel qualcuno è il quadro direttivo che rappresenta in prima linea la Banca verso l'esterno.Quando, verso la metà degli anni 90, si è avviato il cambiamento del modo di fare banca (tanto velocemente che in molti non si sono resi conto,

Fra gli impresari c'è chi fa il furbo e intesta il conto a un povero prete ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: si fidava», ha raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso della conferenza stampa del Nucleo Speciale Entrate della Guardia di Finanza che si è tenuta ieri per spiegare nel dettaglio tutta l'attività di indagine. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale»

Mauro Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino, nell... ( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: emesso fatture «a vuoto» e raggirato collaboratori per ottenere fidi bancari. In particolar modo, il patròn si sarebbe appropriato degli incassi delle partite e degli abbonamenti, e dei proventi delle sponsorizzazioni. L'importo totale delle «distrazioni» ammonta a 330 mila euro, poco meno di quanto la società non ha versato al fisco.

Nel primo trimestre di quest'anno le imprese della provincia hanno registrato un calo della ... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: per capire come calibrare gli interventi della banca e supportare le richieste di fido». «Si tratta di un primo atto concreto contro la crisi», ha commentato Angelucci. «E' un modo - ha osservato Marramiero - per far ripartire l'economia in un momento di stasi». Il patto tiene conto anche dei consorzi fidi, un punto di riferimento fondamentale per l'erogazione del credito alle pmi.

CENTOBUCHI Svolta a Centobuchi dove, dopo il quasi matematico raggiungimento della salvezza da part... ( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 08-05-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: altro il giudice Boeri che Fiori non si è accollato il fido bancario concesso dalla Bpa per 150.000 euro e non ha pagato i debiti Iva maturati fino al 30 settembre 2008». In ballo c'è la cessione del cosiddetto pacchetto di maggioranza dalla vecchia (Marocchi assistito dall'avv. Tonino Pulcini) alla nuova (Fiori) proprietà del club biancazzurro.

azienda evade il fisco, i soldi trovati sul conto di un prete ( da "Messaggero Veneto, Il" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: suo conto a questa persona di cui evidentemente si fidava» ha raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso di una conferenza stampa del nucleo speciale entrate della Guardia di Finanza. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro d'

Ditta edile raggirava l'erarioattraverso il conto di un prete ( da "Sicilia, La" del 08-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Un inconsapevole e ingenuo sacerdote aveva messo a disposizione il suo conto a questa persona di cui evidentemente si fidava», ha raccontato il colonnello Alessandro Marin. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro d'evasione fiscale.


Articoli

I giudici: (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 05-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRONACA 05-05-2009 CRAC LA SENTENZA DI MILANO: «VOLLE ARRICCHIRSI, NON SALVARE L'AZIENDA» I giudici: «Tanzi animato da delirio di onnipotenza» «Le banche? Era lui che le cercava per tenere in piedi il gruppo: un accanimento terapeutico» Georgia Azzali II Sapeva tutto, Calisto Tanzi. Conosceva le alchimie finanziarie che hanno fatto galleggiare l'azienda. E aveva il completo controllo del gruppo. Unico «dominus » di Parmalat, secondo i giudici della prima sezione del tribunale di Milano che lo scorso 18 dicembre l'hanno condannato a 10 anni per aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza Consob e falso nelle comunicazioni dei revisori. «Tanzi - si legge nelle motivazioni della sentenza depositate ieri - è stato il primo beneficiario del sistema falsità su cui si è retto il gruppo Parmalat ». Un padre-padrone dell'azienda, nell'identikit tracciato dai magistrati, «animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza, atteso che anche allorquando, nel corso del 2003, la crisi di liquidità era divenuta davvero insostenibile, egli contava di poter portare avanti in eterno il suo impero a mezzo dell'emissione di ulteriori prestiti obbligazionari». Annaspava, Parmalat, già alla fine degli anni '80. Eppure, nel '90 il cavaliere fa il salto in Borsa. Perché, secondo il collegio presieduto da Luisa Ponti, «il suo intento non è certo stato quello di risanare l'azienda», bensì «quello di arricchirsi e fregiarsi del titolo di imprenditore modello ai danni dei terzi, sui cui ha scaricato tutti i rischi delle sue forsennate e alquanto sciagurate iniziative imprenditoriali». E il ruolo delle banche? Tanzi ha sostenuto di essere stato spesso «trascinato» in avventure suicide. «Al contrario - scrivono i giudici - era egli sempre alla ricerca di un contatto conle stesse, finalizzato ad ottenere un supporto, peraltro ormai fragile, per il mantenimento in vita di una architettura societaria in decadimento. Si spiega, così, quella sorta di "accanimento terapeutico" costituito dalla ricerca disperata di finanziamenti che necessitavano, giustappunto, di una sponda bancaria ». Lui. E solo lui. A capo di un'impresa gestita «secondo un modello di tipo padronale». Condannato a 10 anni, mentre le altre sette persone fisiche (Enrico Barachini, Giovanni Bonici, Antonio Luzi, Luis Moncada, Luca Sala, Paolo Sciumè e Luciano Silingardi) imputate nello stesso procedimento sono state assolte. «Ebbene, sulla base delle emergenze istruttorie sin qui esaminate, deve conclusivamente affermarsi - annotano i giudici - che la falsificazione dei bilanci e la reiterazione dei dati non veritieri sono avvenute per esclusiva decisione di Calisto Tanzi il quale, nel realizzare il suo proposito, si è servito di pochi e fidati complici, tra cui non possono annoverarsi gli altri esponenti del gruppo Parmalat imputati nel presente procedimento, in relazione ai quali Tanzi aveva del resto impartito l'ordine di tenerli all'oscuro della disastrosa situazione in cui versava in gruppo». Non convincono i giudici, nemmeno le dichiarazioni spontanee rilasciate da Tanzi durante il processo. «Emerge con solare evidenza come l'immagine che ha cercato di accreditare di sé - ovvero dell'imprenditore che ha a cuore solo il bene dell'azienda, dell'uomo che mai avrebbe voluto danneggiare chicchessia, della persona sprovveduta raggirata dagli istituti bancari - è palesemente sconfessata dalle risultanze processuali». Per nulla sprovveduto, secondo i giudici, l'ex re del latte. Non solo ha deliberato le false operazioni contabili e finanziarie, «ma ha coadiuvato attivamente con contribuiti ideativi specifici i propri complici. Ad ogni modo, anche ad ammettere che Tonna e Zini abbiano dimostrato abilità di falsari superiori a quelle di Tanzi, non perquesto lacapacità criminosa dell'imputato può ritenersi di minor spessore: anzi, al contrario, l'aver sceltoTonna e Zini quali suoi principali complici, denota una spiccata propensione ad assoldare dei professionisti del falso di caratura eccezionale». Pronto «a frodare il mercato », secondo il tribunale, perché «già nel lontano 1990 Tanzi aveva deciso di diventare il dominus di uno dei più importanti gruppi imprenditoriali italiani». L'ex patron di Parmalat Condannato a 10 anni. A Parma è sotto processo per bancarotta fraudolenta.

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Forlì-Cesena: migliorano i rapporti tra banche e imprese del territorio (sezione: Revoca fidi)

( da "RomagnaOggi.it" del 05-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

5 maggio 2009 - 13.54 (Ultima Modifica: 05 maggio 2009) Banche e imprese di Forlì-Cesena: migliora il rapporto. E' quanto si evince dalla seconda indagine sul credito, realizzata dall'Osservatorio banche-imprese di Federimpresa Confartigianato Forlì-Cesena. Rispetto all'ultimo trimestre 2008, da gennaio a marzo 2009, sono diminuiti gli imprenditori che hanno segnalato nuove azioni restrittive delle banche del territorio (dal 32% al 24% degli intervistati). Le condizioni restano ancora difficili e si cercano soluzioni nuove. Federimpresa Confartigianato Forlì-Cesena promuove, proprio su questo tema, martedì sera, alle ore 21, il convegno "Oltre la Crisi Rapporto sulla Piccola Media Impresa Credito, Lavoro e Innovazione". Nell'occasione sarà presentata anche la seconda indagine sul credito, realizzata dall'Osservatorio banche-imprese. Al convegno prenderanno parte, oltre al presidente e al segretario di Federimpresa, Stefano Ruffilli e Stefano Bernacci, Domenico Menozzi Direttore Unifidi Emilia Romagna, Gianfranco Ragonesi segretario Confartigianato Federimprese Emilia Romagna, Duccio Campagnoli assessore alle Attività Produttive e Sviluppo Economico della regione Emilia Romagna. Il convegno nasce dalla volontà dell'associazione di confrontare la realtà locale coi provvedimenti assunti a livello regionale. I relatori del convegno sono attori fondamentali del processo decisionale in Regione, l'assessore Campagnoli è, infatti, attualmente impegnato nella realizzazione di politiche di sviluppo e d'incentivazione per il sistema imprenditoriale, tra cui i provvedimenti inerenti alla cassa integrazione in deroga, strumento fondamentale per l'imprenditoria, ora che gli strumenti ordinari stanno terminando le proprie risorse. Domenico Menozzi, dal suo osservatorio privilegiato sul credito, presenterà lo stato dei rapporti, a livello regionale, tra Unifidi, il sistema bancario e le politiche della regione Emilia Romagna in materia d'incentivazione finanziaria, mentre il segretario Ragonesi avrà il compito di sostanziare le politiche di Confartigianato a livello regionale. Il presidente di Federimpresa Confartigianato Stefano Ruffilli e il segretario Stefano Bernacci tracceranno il quadro della situazione della nostra provincia facendo il punto rispetto alla situazione produttiva e occupazionale delle imprese locali e approfondendo le problematiche legate all'accesso al credito. Per Confartigianato è prioritario il monitoraggio costante dell'evoluzione del rapporto tra gli istituti di credito e le imprese, struttura portante del nostro tessuto produttivo. Il tema del credito è, infatti, fortemente avvertito tra gli imprenditori associati, come reso evidente dai dieci incontri sul territorio realizzati dall'associazione nel mese di marzo, nel corso dei quali numerosi titolari d'azienda hanno ribadito la necessità di linee di credito appositamente pensate per la micro e piccola impresa artigiana. "La crisi sembra attenuare la sua virulenza - sostiene Ruffilli - anche se ancora non ci sono segnali tangibili di una inversione di tendenza. Purtroppo non si tratta di quella che gli esperti chiamano 'crisi a U' ma a 'L', che produce una diminuzioni dei valori fondamentali per le imprese che restano costanti nel tempo. Va sottolineato che nel settore della piccola e media impresa l'occupazione rimane proporzionalmente alta". "In questi ultimi mesi c'è stato qualche segnale di ripresa anche sul fronte degli investimenti - spiega Bernacci - qualcosa si muove". Il quadro di riferimento Da ottobre 2008 la politica monetaria della BCE è diventata espansiva, con la riduzione del tasso d'interesse, ma il credito alle imprese viene erogato a costi ancora elevati impedendo la trasmissione degli impulsi monetari espansivi all'economia reale. A luglio 2007, prima dell'inizio della crisi dei mutui subprime, il tasso di riferimento della BCE era pari al 4,25% e nel contempo i tassi sui prestiti alle imprese viaggiavano al 5,60%. In piena crisi a febbraio 2009 il tasso di riferimento BCE è al 2,0% ma i tassi sui prestiti alle imprese risentono in modo limitato del ribasso arrivando al 4,83%. I 225 punti base (2,25%) di ribasso dei tassi ufficiali si limitano a solo 77 (0,77%) punti base di riduzione degli oneri finanziari delle imprese, sulle quali si scarica un mancato ribasso di 148 punti base. (Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Banca d'Italia e BCE ).Questa inerzia dei tassi di mercato rispetto a quelli di riferimento BCE determina un costo di 13.837 milioni di euro alle imprese in termini di maggiori oneri finanziari. Il fenomeno del mancato ribasso dei tassi d'interesse comporta per le 477.181 imprese Emiliano-romagnole un maggior costo di 1.515 milioni di euro (a fronte di 102.325 milioni di euro di impieghi) con un costo per impresa di 3.171 euro (superiore alla media nazionale pari a 2.267 euro per azienda). Nella Provincia di Forlì-Cesena a fronte di 9.940,7 milioni di euro di impieghi a imprese i maggiori costi per le imprese ammontano a 146,9 milioni di euroOltre al mancato aggancio del ribasso dei tassi BCE, i tassi pagati dalle imprese non hanno nemmeno beneficiato del raffreddamento del mercato interbancario. Tra ottobre 2008 e febbraio 2009 il divario tra i tassi sui prestiti pagati dalle imprese e l'Euribor a tre mesi è più che raddoppiato passando da 133 punti base (1,33%) a 289 (2,89%).Infatti mentre ad ottobre 2008 a fronte di un euribor a tre mesi pari al 5,11% il tasso pagato dalle imprese era pari mediamente al 6,44 (con una differenza dell1,33%) a febbraio 2009 a fronte di un euribor a tre mesi pari all'1,94% il tasso pagato mediamente dalle imprese è pari al 4,83% (con una differenza del 2,89%). In altri termini in questi mesi mentre il tasso di riferimento è sceso del 3,18% (5,11-1,94) il tasso pagato dalle imprese è calato soltanto dell'1,61% (6,44-4,83). Per ultimo, anche in questo momento di crisi, rimane il differenziale che le imprese italiane scontano nell'accesso al credito rispetto alle imprese degli altri paesi europei.A dicembre 2008 il tasso medio per finanziamenti a breve termine fino ad 1 anno era pari al 6,34% in Italia contro il 5,64% in Spegna, il 5,52% in Germania ed il 5,0% in Francia. I contenuti dell'indagine Duecento aziende, con 5 o più addetti, sono l'oggetto della seconda indagine realizzata, per conto di Confartigianato, da Promo Studio MAE. Il trimestre preso in considerazione va da gennaio 2009 a marzo 2009, il campione in esame rappresenta omogeneamente il territorio forlivese e il cesenate e cento fra le imprese coinvolte nel progetto avevano già preso parte alla prima rilevazione, presentata nello scorso novembre, quando ancora la crisi economica e finanziaria globale non aveva palesato i propri effetti in maniera così virulenta. Manifatturiero e servizi alle imprese i settori maggiormente rappresentati, seguiti dai servizi alle persone, mentre una percentuale minore è costituita da costruzioni e immobiliari. Il 24% delle imprese interpellate evidenzia azioni restrittive da parte delle banche con le quali operano, dato migliorato di 8 punti percentuali rispetto alla precedente indagine, in particolare nel forlivese dove ben l'84% degli intervistati ha dichiarato di non aver rilevato alcun intervento restrittivo da parte dell'istituto bancario di riferimento. Le azioni restrittive sono state segnalate, a livello provinciale, nel 50% dei casi fra i clienti delle banche locali, seguite dalle grandi banche e dalle BCC. Si registra, quindi, un cauto ottimismo e, addirittura, il 25% degli intervistati mette in luce le misure straordinarie a favore dell'azienda adottate dagli istituti di credito, con la concessione di condizioni più vantaggiose sul conto corrente e un accesso al credito maggiormente agevolato, soprattutto da parte delle banche locali e delle BCC. Il 23% degli intervistati ritiene quest'ultimo aspetto prioritario, il 22% pone l'accento sulle condizioni di gestione del conto corrente, mentre per il 18% sarebbe utile una maggiore flessibilità sui parametri imposti e un ampliamento del fido. Preoccupa il dato emerso sulla classe di merito: nel 65% dei casi le banche non hanno comunicato a quale classe appartengano le aziende e addirittura il 9% del campione ignora cosa questa significhi e quali implicazioni abbia. La maggior parte degli intervistati è, invece, consapevole del fatto che esista una convenzione di tesoreria stipulata a livello regionale da Confartigianato con il sistema bancario, consapevolezza acquisita nel 82% dei casi direttamente in associazione, mentre il 12% è stato informato dalle banche. Altro dato emerso è che nel trimestre considerato solo l'11% del campione ha fatto ricorso all'intervento di Confartigianato nel rapporto con la propria banca, ma nel 91% dei casi soltanto perché non ne ha avuto bisogno, mentre il 6% ha dichiarato di non conoscere pienamente le opportunità offerte.Gli intervistati chiedono all'associazione un servizio sempre più personalizzato, principalmente, per trattare con le banche (32%), per fare consulenza direttamente in azienda (24%), mentre il 19% ricorre al supporto dei Consorzi di Garanzia. Le valutazioni Le imprese stanno vivendo un periodo di difficoltà, senza perdere però di vista il proprio ruolo. La maggior parte degli imprenditori colpiti dalla situazione economica globale si è posta come obiettivo per il 2009 il mantenimento dell'organico, considerando prioritario il rapporto coi propri collaboratori; per questo hanno fatto ricorso anche a strumenti quali gli ammortizzatori sociali (Eber) o alle banche per ottenere finanziamenti, che garantiscano liquidità. Dall'indagine emerge come il rapporto tra banche e imprese sia caratterizzato da luci e ombre, con un significativo 25% di imprenditori, che ha evidenziato una maggiore attenzione da parte del proprio istituto di credito. "Un dato positivo, che premia il metodo operativo adottato a Forlì-Cesena". Spiega il segretario di Federimpresa Confartigianato ForlìCesena Stefano Bernacci "La nostra provincia è connotata da una forte coesione sociale, che coinvolge istituzioni, associazioni e l'intero sistema bancario. Non solo le banche locali, ma anche quelle nazionali hanno un forte radicamento nel territorio, una potente motivazione ad assumere comportamenti maggiormente virtuosi rispetto ad altre realtà." Sottolinea il presidente provinciale Stefano Ruffilli "sebbene la situazione attuale non possa ancora definirsi di ripresa, i dati raccolti segnalano un miglioramento rispetto alla prima edizione dell'indagine, segnale evidente che nei momenti di necessità l'intero sistema locale riesce a far quadrato. La piccola impresa è indiscutibilmente una risorsa preziosa per Forlì-Cesena e anche le banche si stanno mostrando maggiormente sensibili sul tema, anche se il rapporto può e deve essere ulteriormente migliorato." Nel confronto tra imprenditori e mondo bancario gioca un ruolo importante anche il sistema associativo, sia in funzione di supporto all'impresa, per vigilare sulle modalità di accesso al credito, sia per diffondere la conoscenza degli strumenti disponibili, come la convenzione regionale di tesoreria stipulata da Confartigianato Emilia Romagna con il sistema bancario.

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Addio a Mariano delle bici (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 06-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Avrebbe compiuto 75 anni, da tempo era malato. Tantissimi si rivolgevano alla sua bottega in vicolo San Pancrazio Addio a «Mariano delle bici» E' morto l'ultimo meccanico indipendente del centro storico L'ultimo meccanico «indipendente» di biciclette in città se n'è andato. Ieri notte, Mariano Bassan, che avrebbe compiuto 75 anni a luglio, dopo una breve quanto grave malattia, ha chiuso l'ultima vite, ha tirato i freni e ha lasciato il gruppo, in silenzio com'era nel suo stile. Era un uomo simpatico, Mariano Bassan. Tosto e simpatico, anche se di poche parole, gestiva la "botteguccia dei miracoli" di Cae dei Morti (ora vicolo S. Pancrazio), dov'era possibile portare la bici ad aggiustare alle 9 del mattino e ritrovarsela pronta un quarto d'ora dopo. Ci pensavano lui e il fido Bruno Cibin, splendida vittima degli scherzi di Mariano e fido "garzone" di bottega (che ieri lo piangeva in silenzio, in bottega, come un parente stretto) a risolvere anche i casi più difficili. Prendendosi, comunque, tutte le libertà. Bastava un cartello e la bottega smetteva di lavorare. Due esempi: «Onde evitare ogni discussione, oggi e domani non viene eseguita nessuna riparazione» e «Si pregano tutti coloro che non hanno nulla da fare, di andarlo a fare da un'altra parte». Ieri c'era il viavai davanti a quella porticina a battente unico. Clienti e clienti-amici che avevano saputo. Ognuno con un piccolo ricordo di Mariano, l'uomo che aggiustava le biciclette «serie», non quelle di firma, nè quelle da supermercato. Un chirurgo della bici che, invece del camice bianco, indossava quello azzurro degli artigiani d'un tempo. Lui, nato bancario, s'era messo tardi a curar biciclette. «No ghe xe più gnanca i stalli in centro, dove che se podeva assar'a bici senza che i te a ciavasse», diceva scrollando il capo senza spostar d'un filo i capelli, radi e tirati «a mascagna». Da oggi non c'è più neanche Mariano. La bottega resterà aperta per volontà dei figli (ci penserà lo sconsolato Cibin), fino a fine mese. Poi, forse (il contratto d'affitto era intestato a lui) lascerà magari posto a una delle tante bottegucce di breve vita che a Treviso non mancano, lasciando il popolo delle due ruote orfano di un approdo dove gonfiare una ruota, cambiare una camera d'aria, sostituire i fili dei freni, drizzare due raggi. Non aveva fatto in tempo a pronosticarlo: Mariano Bassan, forte di fisico e di spirito, sembrava destinato a reggere il compito ancora a lungo. Invece, amici, conoscenti e storici clienti si ritroveranno con i suoi cari (la moglie Mariapia, i figli Stefano e Monica, la sorella Bertilla), giovedì alle 11, nella chiesa di S. Maria del Rovere, per rendergli l'ultimo commosso saluto.

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Dopo i disastri della tecnofinanza, adesso si spera nel credito verde (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza (MF)" del 06-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

MF sezione: Commenti & Analisi data: 06/05/2009 - pag: 9 autore: di Paolo Barbesino* Dopo i disastri della tecnofinanza, adesso si spera nel credito verde I comportamenti poco virtuosi delle grandi banche d'affari e gli effetti indiretti che questi hanno prodotto sulle banche commerciali, hanno messo in crisi il rapporto di fiducia tra banca e cliente. Il sistema ha sofferto un'estesa quanto improvvisa, e accelerata in buona parte dai media, perdita di fiducia, registrata dagli istituti di ricerca di tutto il mondo a partire dal terzo trimestre del 2008. Gli strumenti di misurazione del clima socio-economico hanno subito fotografato questo mutamento: in Italia la quota di chi a ottobre dichiarava di fidarsi della propria banca era crollata dal 69 al 37% in soli sette giorni. È Internet, tuttavia, a catturare con più precisione la portata del fenomeno. Nel Regno Unito nel solo mese di settembre è esploso il numero di coloro che hanno cercato sul web prodotti finanziari «a basso costo» preferendo i siti indipendenti a quelli delle grandi banche. Da agosto a ottobre, le ricerche associate ai brand bancari più colpiti dalla crisi, come Lehman Brothers o HBOS, sono aumentate del 150%, mentre dagli Usa all'Europa l'accesso all'Internet banking è cresciuto in forma inversamente proporzionale al crollo dei mercati, perché la clientela ha preferito il web alla coda allo sportello per verificare i propri investimenti.Se il sistema finanziario ha finalmente compreso con quanta velocità la reputazione possa essere erosa in un mondo sempre più digitale, per molte banche è diventato chiaro come la fiducia assuma un'importanza nuova. Uscire dalla crisi comporta soprattutto riconquistare, mantenere e accrescere la fiducia dei risparmiatori. Una fiducia non più concessa a priori, ma conquistata giorno per giorno, presidiando quegli ambiti di interazione che, come Internet, hanno contribuito a rendere meno asimmetrico il rapporto tra banca e cliente. Ora la domanda è: come ridare fiducia ai cittadini e rendere il sistema finanziario di nuovo credibile? Il ripristino dell'etica della responsabilità è imprescindibile, ma bisogna anche ripensare l'approccio, considerando la reputazione aziendale un valore da sviluppare e non solo una risorsa da conservare. Alcuni gruppi bancari hanno deciso già prima della crisi di associare soddisfazione della clientela e sviluppo sostenibile attraverso la ridefinizione della propria offerta.Nell'industria finanziaria oggi è visibile una «nouvelle vague», rafforzatasi dopo l'insediamento di Obama e caratterizzata da un'offerta di prodotti e servizi erogati soprattutto tramite i canali diretti e indirizzata a una clientela sempre più informata e responsabile. Questa nuova offerta interessa tanto i prodotti di impiego quanto quelli di raccolta: mutui a tasso agevolato per la costruzione o la ristrutturazione di edifici con l'obiettivo di favorire l'efficienza energetica, carte di credito che allocano una parte della spesa nel contrasto alle emissioni di Co2 associate allo shopping, conti correnti a basso costo che incentivano l'utilizzo dei canali diretti e l'opzione in favore della comunicazione digitale tra banca e cliente, prodotti di investimento responsabile che premiano quelle imprese che hanno scelto di rendere la sostenibilità ambientale parte integrante della propria proposizione di valore. Anche in Italia, alcune banche hanno visto nel ripristino della fiducia la condizione per uscire dalla crisi. Nelle ultime settimane, per esempio, Intesa Sanpaolo ha lanciato la campagna «Per fiducia», mentre il numero uno di UniCredit, Alessandro Profumo, nell'intervista al Financial Times del 25 marzo, si è soffermato con incisività sul nuovo ruolo che la banca deve assumere durante e dopo la crisi. La sfida dei prossimi mesi sarà costruire su un terreno che vede il 71,4% delle banche italiane offrire finanziamenti «verdi» (come i prestiti agevolati per l'installazione di pannelli solari), mentre cresce l'attenzione a valutare la rischiosità ambientale delle controparti da finanziare. Certo, è ancora presto per dire che ciò non è solo una risposta opportunistica alle pressioni di governi e risparmiatori. Ma molti gruppi bancari sembrano avviati a fare della sostenibilità ambientale un driver delle proprie strategie * managing partner di Comm Strategy è incredibile che non esistano restrizioni al riguardo.Terzo, stress test a parte, è molto probabile che alcune di queste grandi banche saranno insolventi. Il governo deve proporre un piano per gestire queste istituzioni che non preveda l'utilizzo di quantità infinite di fondi dei contribuenti. Ciò significa che avrà il compito non invidiabile di gestire il rischio sistemico derivante dal fallimento di queste istituzioni e di gestirle in amministrazione controllata. Ma significherà anche trasferire il rischio dai contribuenti ai creditori, che metaforicamente sono coloro che hanno servito alcool alle banche prima che imboccassero l'autostrada. E non dovremmo più sentir dire da un funzionario governativo «se solo avessimo l'autorità per agire». Eravamo solidali su ciò nel marzo 2008 quando Bear Stearns è fallita; un po' meno nel settembre 2008 quando Lehman e Aig sono crollate; sette mesi dopo siamo molto irritati. Cosa è più importante per risolvere la crisi di una legge che dà al governo il potere di gestire banche complesse in amministrazione controllata? Il Congresso dovrebbe approvare tale legge in tempi rapidi. La sola minaccia da essa rappresentata potrebbe esser un potente incentivo alla collaborazione. Poiché i costi dell'amministrazione controllata sono alti, sarebbe ideale che le passività delle banche siano ristrutturate fuori della bancarotta. Fino a poco tempo fa, ciò era quasi impossibile. Ma nel 2008 sono molto cresciuti gli scambi di debito contro azioni privilegiate. Vista la posta in gioco, e che l'alternativa per i contribuenti sarebbe continuare a pagare il conto, è il modo migliore per andare avanti.

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colpo da 300 milioni al clan lo piccolo - alessandra ziniti (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 06-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina II - Palermo L´annuncio Il tesoro Cinque fermi dopo il duplice omicidio di De Pasquale e Mazza. I destinatari dei provvedimenti erano bersagli designati Spatuzza debutta contro Inzerillo Colpo da 300 milioni al clan Lo Piccolo Sequestrati terreni, aziende e appartamenti ai colonnelli del boss di San Lorenzo Scongiurata una nuova mattanza a Barcellona Il legale diserta l´udienza e il Comune resta fuori dal processo Addiopizzo In due mesi sei roghi dolosi La polizia "Sono opera di una mano unica" Nel mirino le ditte dei Pipitone un negozio di frutta in via Aquileia e il lido Tropical Scarpinato "Troppi ostacoli nell´accesso all´anagrafe bancaria" ALESSANDRA ZINITI Se avessero potuto accedere all´anagrafe dei conti correnti bancari, magari il "bottino" sarebbe stato ancora più consistente. Ma nonostante le enormi difficoltà di ordine burocratico denunciate per l´ennesima volta dal pm Roberto Scarpinato, coordinatore del pool criminalità organizzata della Dda, il patrimonio sequestrato agli uomini di Salvatore Lo Piccolo è davvero notevole: più di 300 milioni di euro, quasi la metà di quei 705 milioni di euro di beni sequestrati alle cosche dalla Guardia di finanza solo dall´inizio dell´anno ad oggi. è il solito variegato reticolo di aziende, partecipazioni societarie, ma anche appezzamenti di terreno, appartamenti, titoli, conti correnti e macchine di lusso quello che gli investigatori del Gico del comando provinciale della Guardia di finanza guidati dal tenente colonnello Francesco Lanotte hanno ricostruito d´intesa con i magistrati della Dda Roberto Scarpinato e Dario Scaletta. Nel mirino degli inquirenti i più fidati collaboratori dei boss di San Lorenzo Salvatore e Sandro Lo Piccolo, finiti in carcere nel gennaio del 2007 nell´operazione "Occidente". Ci sono nomi noti come quello di Salvatore Biondino, esponente di spicco della cosca ed ex autista di Totò Riina e dei fratelli Giovan Battista e Antonino Pipitone. E ci sono alcune attività popolari come i cinque centri commerciali di viale Regione Siciliana realizzati su terreni riconducibili a Biondino e a Salvatore Biondo confinanti con il più noto Grande Migliore e il lido Tropical di Capaci, sequestrato a Gioacchino Sapienza già a gennaio scorso insieme a 3 aziende, 18 immobili e diverse fuoriserie, piccola anticipazione del maxisequestro disposto adesso dopo che i finanzieri sono riusciti a ricostruire il fitto intreccio di prestanome ai quali erano intestati i beni. «L´operazione "Scanner" - dice il generale Carlo Ricozzi, comandante provinciale della Guardia di finanza - è la cifra della lotta alla dimensione economica della mafia che magistratura e Guardia di finanza conducono ogni giorno grazie anche all´alto valore aggiunto dato a questo servizio dal procuratore Messineo e dai suoi colleghi Scarpinato e Scaletta». Le attività che secondo gli inquirenti sarebbero riconducibili ai boss, nella zona compresa tra Palermo, Carini e Villagrazia sono una settantina: ci sono anche rivendite alimentari molto frequentate come il "Giardino della frutta" di via Aquileia o il negozio Wind di viale Lazio, entrambi attribuibili a Giuseppe Gelsomino, 57 anni, di Montemaggiore Belsito. Ad Antonino Pipitone, 40 anni, sono stati sequestrati 5 conti correnti, una ditta individuale attiva nella demolizione e costruzioni di edifici, 2 appartamenti a Carini, un fabbricato rurale con annessi tre appezzamenti di terreno, sempre a Carini e 2 auto. A Francesco Sparacio, 41 anni, di Carini, 3 terreni e 3 ville a Carini, il 50 per cento delle quote della società "Fratelli Sparacio srl" per il trasporto merci su strada e l´omonima ditta individuale, a Carini. A Salvatore Prano, 43 anni, di Carini, tolti due terreni e due villette abusive, nonché 2 conti correnti. A Pietro Di Napoli, palermitano di 60 anni, sono stati sottratti un conto corrente e un appartamento. A Vincenzo Collesano, 56 anni di Palermo, 4 conti correnti, un´auto, un´impresa individuale per l´installazione di impianti idraulici sanitari, 4 appartamenti, un garage e due terreni. Ad Angelo Conigliaro, 73 anni, di Carini, sequestrati 6 terreni, 6 appartamenti e 2 magazzini a Carini. A Giovan-Battista Pipitone, 49 anni, di Carini, la "Centro Distribuzione Regionale srl" e la "Sicilia Distribuzione Divisione Logistica srl", a Carini, e un deposito titoli. Ad Angelo Gallina, 66enne di Carini, sottratti l´"Impresa edile Gallina Angelo", e due rapporti bancari. A Francesco Paolo Spinelli, palermitano di 50 anni, quote sociali della "Idro Tec sas" e della "Immobiliare Ginevra Srl", entrambe con sede a Palermo. A Vincenzo Curulli, palermitano di 53 anni, la ditta "Ellei Trasporti di Curulli Vincenzo & C. sas", a Carini, 2 magazzini a Palermo, 3 terreni e una villetta a Carini e 2 conti correnti. «Il risultato finale, con beni per oltre 312 milioni di euro - dice ancora il generale Ricozzi - può definirsi eccezionale».

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decolla la fondazione il sole (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 06-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 4 - Grosseto Decolla la fondazione Il Sole Manca solo la convenzione con l'Asl per gli appartamenti Contento Massimiliano Frascino: «Abbiamo fatto le prime due assunzioni, la sala funziona, il progetto ormai è realtà» GROSSETO. Sono partite le prime due assunzioni, l'auditorium funziona a regime, decollano i progetti di lavoro per disabili. E infine: «contiamo di stringere entro dicembre la convenzione con l'Asl e aprire anche gli appartamenti». Inaugurata otto mesi fa in viale Uranio, la Fondazione Il Sole sta diventando il cuore di progetti pulsanti. Soddisfatto Massimiliano Frascino, presidente della Fondazione, rende conto dello "stato dell'arte" ed elenca le iniziative in campo «perché - dice - il lavoro non si ferma e la raccolta fondi continua». Il sogno della Fondazione Il Sole è diventato realtà, ma qualcosa resta da fare. E' da sistemare il parco esterno, mancano piccoli impianti termo-idraulici. «Si stanno concludendo i pagamenti alle aziende ed entro la prossima settimana trasformeremo il fido bancario in mutuo», dice Frascino. Ma la parte più sostanziosa da definire è la convenzione con l'Asl 9, che non è ancora arrivata e che - oltre ai criteri per l'accesso - potrebbe includere una preziosa quota-parte di finanziamento da parte della sanità. Il cambio di guardia da Salvatore Calabretta (ex manager) al nuovo (Fausto Mariotti) ha un po' rallentato l'iter, ma la speranza è che il nodo di sciolga entro dicembre, e gli appartamenti inizino a funzionare. I costi gestionali sono inevitabilmente alti. Ogni disabile ospitato "costerà" circa 3.000 euro al mese. A incidere sono il personale, le utenze (gas, luce, acqua...), il cibo, i servizi vari (lavanderia, pulizie..); tutto commisurato al livello di disabilità. Intanto, in attesa della convenzione, le attività proseguono. La grande sala centrale (moderna, funzionale, geometrica, quasi minimalista) è diventata un punto di riferimento per molti, e non solo disabili. Lo stesso auditorium - oltre a rappresentare il cuore di questo straordinario progetto di solidarietà - colma un vuoto e risponde alla voglia di spazi che si respira in città. Qui si organizzano dibattiti «di ogni colore politico», dice Frascino, qui trovano posto musical, concerti e dibattiti. E proprio intorno a queste attività collaterali ruota la "terapia occupazionale" messa in campo dagli operatori della Fondazione e in particolare dai due giovani neo-assunti, Roberto Marcucci e Irene Sebastiani. «Una vera e propria terapia di lavoro - spiegano - con cui i disabili aiutano ad organizzare una cena, a fare accoglienza, pulire, sistemare la sala in vista delle attività della Fondazione». Poi c'è il "progetto autonomia". Un agriturismo a Vallemaggiore sta mettendo a disposizione per 5 appartamenti, per far uscire i ragazzi di casa e dal contesto familiare, facendoli vivere in totale autonomia. Dall'agriturismo (sorta di tappa-esperimento) il progetto proseguirà a settembre in altri appartamenti messi a disposizione dall'associazione Genitori bambini portatori di handicap, e da amici o parenti che ruotano attorno alla Fondazione. Dà una mano Sara Guidotti, 25 anni, stagista per conto dell'Altra Città e che a giugno-luglio avrà l'esame per diventare animatore di comunità. Ma si segnalano anche le prossime iniziative per raccogliere fondi. «Il 9-10 maggio, per la festa della mamma e in partnership col vivaio Barbini, saremo in piazza del Sale con la vendita di piante ornamentali». Non ultimo il contributo del 5 x 1000. Il codice fiscale è 92053600539. (el. gi)

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Crisi, soffrono soprattutto le Pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 06-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Campania credito Crisi, soffrono soprattutto le Pmi Accesso ai prestiti: da oggi possibile presentare reclami al prefetto Pansa A soffrire della crisi economica sono soprattutto le piccole e medie imprese, che hanno difficoltà ad accedere ai finanziamenti bancari. E' quanto emerge dalla prima riunione dell'Osservatorio regionale sul credito, svoltasi ieri a Napoli e coordinata dal prefetto Alessandro Pansa. Il nuovo organismo ha il compito di monitorare e analizzare l'andamento dei prestiti a famiglie e imprese. Come primo risultato, è stata riconosciuta la possibilità, a privati e aziende che si ritengono danneggiate nell'erogazione del credito da parte degli istituti bancari, di presentare istanza e reclami al prefetto, procedura che consente un riesame delle pratiche di fido a un livello più elevato della struttura gerarchica della banca interessata. sergio governale Difficoltà nell'accesso al credito bancario: soffrono in particolare le piccole e medie imprese, le più penalizzate in questa fase di pesante crisi economica. A prendere atto della situazione è l'Osservatorio regionale sul credito, riunitosi ieri per la prima volta a Napoli sotto il coordinamento del prefetto Alessandro Pansa. L'organismo, il cui compito è quello di monitorare e analizzare l'andamento dei finanziamenti a famiglie e imprese, ha esaminato i dati relativi all'andamento del credito in Campania nel quarto trimestre del 2008, forniti dalla Banca d'Italia e anticipati dal Denaro lo scorso 28 aprile. La conclusione si legge in una breve nota della Prefettura: "E' stato evidenziato che le difficoltà all'accesso al credito interessano in prevalenza le piccole e medie imprese". Particolare risalto è stato poi dato alla possibilità, riconosciuta a famiglie e imprese che si ritengono danneggiate nell'erogazione del credito da parte degli istituti bancari, di presentare istanza e reclami al prefetto, procedura che consente un riesame delle pratiche a un livello più elevato della struttura gerarchica della banca interessata. Al riguardo è stato attivato presso le prefetture uno speciale indirizzo di posta elettronica (per la prefettura di Napoli "specialiosservatori.pref_napoli@inter-no.it"), cui le aziende e le persone fisiche possono segnalare eventuali problemi o criticità utilizzando i moduli specifici scaricabili dal sito di Palazzo Salerno (www.utgnapoli.it) ovvero su quello dei ministeri dell'Interno (www.interno.it) e dell'Economia (www.teso-ro.it). L'osservatorio è previsto dall'articolo 12 comma 6 della legge numero due del 28 gennaio 2009. L'organismo, presieduto da Pansa e composto dai prefetti della regione, dai rappresentanti sul territorio delle banche, delle imprese e dei lavoratori, costituisce un tavolo di raccordo tra il mondo economico e bancario, per la ricerca e la proposizione di soluzioni per eventuali criticità nell'erogazione del credito. Ieri hanno presenziato, oltre ai prefetti, il presidente e l'assessore al Bilancio della Regione Campania, rispettivamente Antonio Bassolino e Mariano D'Antonio, il direttore generale del Ministero economia e finanze, i vertici della Guardia di Finanza (il comandante regionale Vito Bardi e quello provinciale Giovanni Mainolfi), il direttore della sede di Napoli della Banca d'Italia Sergio Cagnazzo, il presidente della Commissione regionale dell'Abi-Campania Luigi Gorga e rappresentanti dei sindacati dei lavoratori e delle associazioni di categoria. Dai dati forniti dalla Banca d'Italia si evince che il flusso dei prestiti registra una battuta d'arresto a fine 2008, all'apice della crisi finanziaria internazionale. La crescita degli impieghi alle imprese scende dal 5,1 per cento dei primi tre mesi dell'anno scorso al 2,3 per cento di fine dicembre, contro una media nazionale che passa dal 12,4 al 6,5 per cento nello stesso periodo. Il valore è il più basso d'Italia se si escludono Molise e Valle d'Aosta. A preoccupare di più è che il flusso dei prestiti possa contrarsi ancora nel corso di quest'anno. L'osservatorio regionale Enti coinvolti Partecipanti Regione Campania Antonio Bassolino Regione Campania Mariano D'Antonio Prefettura di Napoli Alessandro Pansa Prefettura di Salerno Claudio Meoli Prefettura di Caserta Ezio Monaco Prefettura di Avellino Ennio Blasco Prefettura di Benevento Antonella De Miro Guardia di Finanza (comandante reg.) Vito Bardi Guardia di Finanza (comandante prov.) Giovanni Mainolfi Camera di commercio di Napoli Raffaele Sinno Banca d'Italia Sergio Cagnazzo Ministero dell'Economia Giuseppe Maresca Direz. Terr. Economia e Finanze Rachele Cantelli Anci Campania Salvatore Duraccio Commissione regionale Abi Luigi Gorga Confindustria Marcella Villano Confcommercio Maurizio Maddaloni Confesercenti Pasquale Giglio Cna Roberto Cacciapuoti Cgil Michele Gravano Cisl Gerardo Ceres Uil Davide Sarnataro Ugl Vincenzo Femiano Cisal Bartolomeo Merola Legacooperative Rosario Florio Unione Nazionale Consumatori Vincenzo Vitiello Codacons Matteo Marchetti Ecco i partecipanti alla prima riunione dell'Osservatorio regionale sul credito, che monitora il finanziamento all'economia tramite le banche del 06-05-2009 num.

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Come restituire la fiducia nel sistema bancario (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza (MF)" del 08-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

MF sezione: Dircredito - FD data: 08/05/2009 - pag: 37 autore: di Antonio Masala Gli investimenti in pubblicità non sono l'unica arma per recuperare il rapporto di fiducia con la clientela Come restituire la fiducia nel sistema bancario Negli ultimi mesi si sono intensificate le iniziative per recuperare la fiducia verso un sistema bancario oggetto di attacchi spesso violenti da parte dell'opinione pubblica e dei media. Le grandi banche italiane fanno scendere in campo i loro capiazienda, commissionano cortometraggi a registi famosi, investono fortemente in questo argomento, insomma cercano di recuperare il terreno perso in questi anni. Il tema predominante rimane quello di rassicurare il cittadino, la clientela, soprattutto l'investitore, della bontà del nostro sistema creditizio. Si pensa, e si fa credere, che il solo problema è il recupero del rapporto tra le Banche ed il mondo esterno.Nessuno sinora ha invece posto l'accento su quello che invece, a nostro giudizio, resta il pilastro e il fondamento nel concetto di fiducia che il cliente e il mondo esterno ha verso l'Istituzione Banca. La fiducia viene riposta nella persona, nello sguardo, nella stretta di mano. Il cliente cerca un'istituzione, una Banca, dove trovare qualcuno di cui fidarsi, qualcuno a cui dare «credito» per farsi accompagnare verso alcuni degli obiettivi più sensibili della vita dell'uomo. Da sempre quel qualcuno è il quadro direttivo che rappresenta in prima linea la Banca verso l'esterno.Quando, verso la metà degli anni 90, si è avviato il cambiamento del modo di fare banca (tanto velocemente che in molti non si sono resi conto, subito, che il mestiere cambiava, che le esperienze e le competenze non importavano più) sono nate le filiali leggere, la straordinaria tensione ai budget, al risultato annuale, Roe e il Cost income, unico metro di giudizio del top management, diventavano assillante obiettivo del nostro lavoro, e in virtù di quei concetti giorno dopo giorno veniva smantellato il sistema della persona, abolita la stretta di mano, la figura del direttore di filiale veniva trasformata in responsabile o spesso in gerente secondo la terminologia propria del mercato della Grande distribuzione organizzata (la Gdo) dove tutto è spersonalizzato e tutto massimizzato! Le Direzioni Generali, snellite e alleggerite in nome di «efficientamento» del sistema che portava difficoltà alla gestione delle aziende, hanno inoltre visto privilegiare un profilo professionale «esterno» all'attività operativa di rete, con la conseguente delegittimazione e perdita dei ruoli intermedi tradizionali delle Direzione Generali.È stato questo il presupposto del crollo della fiducia del mondo Bancario. I supermanager, i cui compensi assumono distanze siderali rispetto al passato nei confronti del dipendente medio, del Quadro, e della Dirigenza operativa, hanno adottato modelli organizzativi in base ai quali non è necessario, per un direttore di filiale, aver maturato esperienze di estero merci, servizi esecutivi ed amministrativi, titoli e fidi. Men che meno venivano presi in considerazione valori di fidelizzazione, concretamente veri, ed il nostro Quadro, quello che aveva seguito corsi di formazione che duravano settimane, quello che si fermava la sera, quello che ogni giorno tirava su la serranda della sua filiale e la trattava come fosse un qualcosa di suo, quel tipo di bancario poteva essere sostituito da un giovane ambizioso, che aveva cinque anni di Banca alle spalle, che non conosceva questo o quello ma… costava molto meno. E, se l'ambizione lo portava a commettere errori… in fondo non era costato nulla in termini di investimenti sulla persona, si poteva anche buttar via. Ogni anno si cambiava filiale, in un giro vorticoso che non consente di consolidare relazioni con il territorio. Così giorno dopo giorno la clientela aveva la percezione che il proprio interlocutore valesse meno di «quello che c'era prima», sempre più spesso si sentiva dire che la decisione era presa altrove, sempre più spesso veniva vanificato il lavoro di costruzione… Ma il nuovo costava meno, anzi sempre meno, ad ogni giro si risparmiava qualcosa.E il vecchio direttore, il vecchio quadro dove finiva? La modernità prevedeva il sistematico accantonamento dei «vecchi» a soglie fra i 50 e 60 anni, da smaltire con l'anticipo del pensionamento ai minimi anagrafici, o tramite Fondi esuberi. E poi il processo di aggregazione, la nascita dei grandi gruppi. Ogni volta si taglia e si accantona qualcuno; le capogruppo che inviano proprio personale a dirigere e gestire annullano il concetto di fiducia all'interno delle organizzazioni. Il nuovo riferimento manageriale di vertice, non ha fiducia nel personale acquisito nella banca, si investe sempre meno per la formazione e la conoscenza e le tensioni per il Roe sono ogni anno maggiori. Ma questo sistema mostra i suoi limiti, quelle persone, i punti di riferimento diminuiscono il proprio ruolo, perdono l'autonomia di negoziare con la clientela, spesso non hanno neanche l'autonomia di proporre qualcosa alla propria direzione intermedia, la mancanza di fiducia tra i diversi settori aumenta. La sfiducia palesemente ostentata nei loro confronti da vertici manageriali di provenienza diversa con requisiti di leadership esercitati troppo lontano dal livello operativo fa sì che tutta la filiera dei dipendenti della banca perda la fiducia nei propri manager.Ma al cliente la fiducia chi la dà? È questo, a nostro modo di vedere, il punto fondamentale che deve essere affrontato e risolto per ridare al sistema del credito Italiano la fiducia necessaria per ripartire.Ridare fiducia ai quadri delle aziende significa ridare un valore al patrimonio della conoscenza, dell'esperienza dei titoli. Significa ridare valore al significato della stretta di mano. Significa rifondare il nostro settore.

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Fra gli impresari c'è chi fa il furbo e intesta il conto a un povero prete (sezione: Revoca fidi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Cronaca Italiana Pagina 110 Il caso. Una ditta romana impegnata in una chiesa di Pordenone Fra gli impresari c'è chi fa il furbo e intesta il conto a un povero prete Il caso.. Una ditta romana impegnata in una chiesa di Pordenone --> ROMA Operazione Diavolo e Acqua Santa: così le stesse Fiamme Gialle hanno scherzosamente battezzato il blitz effettuato, nell'ambito dell'Operazione Pandora sulle ristrutturazioni edilizie (che ha portato alla scoperta di oltre 5.000 evasori totali), ad una canonica di Pordenone. Quando i finanzieri si sono recati all'indirizzo dell'intestatario del conto dove risultavano essere stati fatti in poco tempo undici bonifici bancari per un importo di oltre 30.000 euro, senza un adeguato riscontro sulla dichiarazione dei redditi dell'interessato, forse non si aspettavano di dover avere a che fare con una tonaca nera e con un conto che in effetti serviva alla parrocchia per opere pie. I bonifici risultavano essere stati fatti per pagare un lavoro di ristrutturazione che poco dunque poteva avere a che fare con l'occupazione solita di un sacerdote. Il quale infatti alla fine è risultato all'oscuro di tutto. «Un inconsapevole e ingenuo sacerdote aveva messo a disposizione il suo conto a questa persona di cui evidentemente si fidava», ha raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso della conferenza stampa del Nucleo Speciale Entrate della Guardia di Finanza che si è tenuta ieri per spiegare nel dettaglio tutta l'attività di indagine. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro d'evasione fiscale. In pratica il rappresentante legale dell'impresa edile aveva scelto di far convogliare tutti i movimenti di denaro su questo conto 'insospettabilè. Così la ditta poteva eseguire lavori di ristrutturazione in regola, emettendo fatture e ricevendo i compensi con bonifico bancario, proprio come richiesto dalla normativa fiscale, senza però pagare neanche un euro di tasse. «Si erano costruiti una scatola sicura per tutti i loro movimenti», riferiscono sempre i finanzieri. La parrocchia in questione è tra l'altro a Pordenone e la ditta e Roma, forse per rendere ancora più confusa la situazione. Ma le tracce informatiche hanno avuto la meglio sull'evasore.

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Mauro Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino, nell... (sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 08-05-2009)

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CALCIO pag. 4 Mauro Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino, nell... Mauro Cerri Busto Arsizio (Varese) PER L'ENNESIMO strano gioco del destino, nello stesso giorno in cui vedeva la luce l'«Aurora Pro Patria», cioè mercoledì, Giuseppe Zoppo, il presidente della «vecchia» Pro Patria, quella dichiarata fallita dal tribunale di Busto Arsizio, veniva arrestato dalla Guardia di Finanza con l'accusa di bancarotta fraudolenta e portato in carcere. Guardandola con gli occhi del tifoso potrebbe anche sembrare una storia a lieto fine per i colori biancoblù ma, in verità, quanto è successo a Busto negli ultimi otto mesi è la specchio delle pessime condizioni del calcio di provincia. Riflessioni a parte, la Procura bustocca contesta all'imprenditore milanese parecchie pratiche fraudolente. Iniziate, sembrerebbe, in seguito al fallito tentativo di vendere immediatamente la società da poco acquisita: era lo scorso luglio, infatti, quando Zoppo, con un ristretto numero di soci poi dileguatisi, subentrava alla famiglia Vender. Le indagini sono partite lo scorso febbraio, quando i giocatori hanno inziato a protestare pubblicamente per il mancato versamento di stipendi e contributi, e sono proseguite anche dopo la sentenza di fallimento della società emessa il 2 aprile. Stando alla pubblica accusa, nell'ultimo trimestre del 2008, Zoppo avrebbe sottratto denaro ai conti correnti societari per servirsene anche a fini personali, emesso fatture «a vuoto» e raggirato collaboratori per ottenere fidi bancari. In particolar modo, il patròn si sarebbe appropriato degli incassi delle partite e degli abbonamenti, e dei proventi delle sponsorizzazioni. L'importo totale delle «distrazioni» ammonta a 330 mila euro, poco meno di quanto la società non ha versato al fisco. Oggi Zoppo verrò ascoltato dal giudice per le indagini preliminari. Il suo avvocato si limita a dire: «Il carcere è eccessivo, valuteremo se chiedere gli arresti domiciliari». La squadra di mister Lerda, intanto, sta preparando la partita di domenica contro la Samb che potrebbe valere la promozione in B. I tifosi ci sperano, proprio come sperano che a metà mese, quando verrà bandita l'asta fallimentare, i soci dell'«Aurora Pro Patria» non facciano scherzi.

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Nel primo trimestre di quest'anno le imprese della provincia hanno registrato un calo della ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 08-05-2009)

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Venerdì 08 Maggio 2009 Chiudi di FEDERICA GIALLORETO Nel primo trimestre di quest'anno le imprese della provincia hanno registrato un calo della produzione del 20 per cento. Molte piccole e medie in alcuni periodi non fatturano nulla: la crisi economico-finanziaria, il peso della tassazione locale e, infine, il terremoto, rischiano di far precipitare una situazione già critica. In soccorso arriva un patto tra Confindustria di Pescara e Chieti, banca Caripe, e Mutualcredito che prevede una serie di iniziative per il recupero competitivo delle pmi. L'alleanza è stata presentata ieri nella sede pescarese di Confindustria alla presenza dei candidati sindaci del Comune di Pescara Marco Alessandrini e Luigi Albore Mascia, e dei candidati alla presidenza della Provincia, Guerino Testa e Antonella Allegrino. A fare gli onori di casa il presidente Mauro Angelucci, Enrico Marramiero, presidente della piccola industriae, Nicola D'Ippolito, vice presidente Confindustria di Chieti, Dario Mancini, direttore generale di banca Caripe, Giorgio Di Rocco presidente confidi Mutualcredito Pescara. «Qualche mese fa - attacca Dario Mancini - abbiamo avuto un incontro con le associazioni di categoria, allarmate dalla carenza di liquidità del sistema bancario. Non potevamo restare fermi, e quindi abbiamo studiato dei prodotti finanziari flessibili. A partire dai finanziamenti per rafforzare il capitale delle aziende, per ricerca e sviluppo, consulenza strategico-finanziaria alle pmi. Noi di Caripe mettiamo in campo la competenza e la conoscenza dei mercati esteri dove Banco popolare è presente. Siamo la banca del territorio e vogliamo testimoniare la nostra vicinanza al mondo imprenditoriale». Oggi le regole del gioco sono cambiate, e guardare all'economia reale è fondamentale per rimanere a galla. Dentro questi prodotti finanziari si parla anche di rating. «Tutte le banche - aggiunge Mancini - misurano il rischio del proprio portafoglio crediti col rating, che come fotografia dello stato di un'azienda può essere migliorato per capire come calibrare gli interventi della banca e supportare le richieste di fido». «Si tratta di un primo atto concreto contro la crisi», ha commentato Angelucci. «E' un modo - ha osservato Marramiero - per far ripartire l'economia in un momento di stasi». Il patto tiene conto anche dei consorzi fidi, un punto di riferimento fondamentale per l'erogazione del credito alle pmi. È allo studio una legge regionale per dare forza ai 78 confidi presenti in Abruzzo.

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CENTOBUCHI Svolta a Centobuchi dove, dopo il quasi matematico raggiungimento della salvezza da part... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 08-05-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Pesaro)) (Messaggero, Il (Marche))

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Venerdì 08 Maggio 2009 Chiudi CENTOBUCHI Svolta a Centobuchi dove, dopo il quasi matematico raggiungimento della salvezza da parte della squadra allenata da Gaetano Fontana (terzo allenatore dopo Izzotti e Pruzzo), è arrivata in questi giorni l'ordinanza con cui il giudice Giovanni Boeri del Tribunale di Ascoli conferma il decreto dello scorso 6 marzo. Un provvedimento con cui era stato concesso il sequestro conservativo a carico di Luigi Fiori -proposto da Luca Marocchi- che vantava un proprio credito derivante dall'inadempimento del Fiori agli obblighi previsti nel contratto stipulato il 13 novembre 2008 di cessione delle quote maggioritarie della società Centobuchi. In particolare «è certo -scrive fra l'altro il giudice Boeri che Fiori non si è accollato il fido bancario concesso dalla Bpa per 150.000 euro e non ha pagato i debiti Iva maturati fino al 30 settembre 2008». In ballo c'è la cessione del cosiddetto pacchetto di maggioranza dalla vecchia (Marocchi assistito dall'avv. Tonino Pulcini) alla nuova (Fiori) proprietà del club biancazzurro. Il giudice Boeri ha anche fissato il termine di 60 giorni per l'inizio del giudizio di merito ed ha intanto nominato custode -in sostituzione di Claudio Marocchi- il dottor Zazzetta di San Benedetto, già curatore del fallimento Samb. Quest'ultimo ha l'incarico di curare nell'esercizio della partecipazione ai diritti sociali la conservazione e, se possibile, l'incremento della quota. Infine il giudice ha posto a carico di tutte le parti, in solido fra loro, il compenso che sarà corrisposto al custode nominato.

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azienda evade il fisco, i soldi trovati sul conto di un prete (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 08-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 1 - Pordenone Azienda evade il fisco, i soldi trovati sul conto di un prete Ristrutturazione da 30 mila euro: blitz in canonica a Pordenone. Il sacerdote, ignaro, ha collaborato con la Finanza Il caso Operazione "Diavolo e acqua santa". Così le stesse Fiamme Gialle hanno scherzosamente battezzato il blitz effettuato, nell'ambito dell'operazione "Pandora" sulle ristrutturazioni edilizie, a una canonica di Pordenone. Quando i finanzieri si sono recati all'indirizzo dell'intestatario del conto dove risultavano essere stati fatti in poco tempo undici bonifici bancari per un importo di oltre 30 mila euro, senza un adeguato riscontro sulla dichiarazione dei redditi dell'interessato, forse non si aspettavano di dover avere a che fare con una tonaca nera e con un conto che in effetti serviva alla parrocchia per opere pie. I bonifici risultavano essere stati fatti per pagare un lavoro di ristrutturazione che poco dunque poteva avere a che fare con l'occupazione solita di un sacerdote. Il quale infatti alla fine è risultato all'oscuro di tutto. «Un inconsapevole e ingenuo sacerdote aveva messo a disposizione il suo conto a questa persona di cui evidentemente si fidava» ha raccontato il colonnello Alessandro Marin nel corso di una conferenza stampa del nucleo speciale entrate della Guardia di Finanza. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro d'evasione fiscale. In pratica il rappresentante legale dell'impresa edile aveva scelto di far convogliare tutti i movimenti di denaro su questo conto "insospettabile". Così la ditta poteva eseguire lavori di ristrutturazione in regola, emettendo fatture e ricevendo i compensi con bonifico bancario, proprio come richiesto dalla normativa fiscale, senza però pagare neanche un euro di tasse. «Si erano costruiti una scatola sicura per tutti i loro movimenti», hanno riferito sempre i finanzieri. La parrocchia in questione è tra l'altro a Pordenone e la ditta a Roma, forse per rendere ancora più confusa la situazione. Ma le "tracce informatiche" hanno avuto la meglio sull'evasore.

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Ditta edile raggirava l'erarioattraverso il conto di un prete (sezione: Revoca fidi)

( da "Sicilia, La" del 08-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Ditta edile raggirava l'erario attraverso il conto di un prete Roma. Operazione “diavolo e acqua santa”: così le stesse Fiamme Gialle hanno scherzosamente battezzato il blitz effettuato, nell'ambito dell'operazione “Pandora” sulle ristrutturazioni edilizie, ad una canonica di Pordenone. Quando i finanzieri si sono recati all'indirizzo dell'intestatario del conto dove risultavano essere stati fatti in poco tempo undici bonifici bancari per un importo di oltre 30.000 euro, senza un adeguato riscontro sulla dichiarazione dei redditi dell'interessato, forse non si aspettavano di dover avere a che fare con una tonaca nera e con un conto che in effetti serviva alla parrocchia per opere pie. I bonifici risultavano essere stati fatti per pagare un lavoro di ristrutturazione che poco dunque poteva avere a che fare con l'occupazione solita di un sacerdote. Il quale infatti alla fine è risultato all'oscuro di tutto. «Un inconsapevole e ingenuo sacerdote aveva messo a disposizione il suo conto a questa persona di cui evidentemente si fidava», ha raccontato il colonnello Alessandro Marin. «Sacerdote davvero inconsapevole, una pecorella smarrita - ha commentato con una battuta Marin - considerato che poi la sua collaborazione è stata fondamentale» per rintracciare il giro d'evasione fiscale. In pratica il rappresentante legale dell'impresa edile aveva scelto di far convogliare tutti i movimenti di denaro su questo conto “insospettabile”. Così la ditta poteva eseguire lavori di ristrutturazione in regola, emettendo fatture e ricevendo i compensi con bonifico bancario, proprio come richiesto dalla normativa fiscale, senza però pagare neanche un euro di tasse. «Si erano costruiti una scatola sicura per tutti i loro movimenti», riferiscono sempre i finanzieri. La parrocchia in questione è tra l'altro a Pordenone e la ditta a Roma, forse per rendere ancora più confusa la situazione. Ma le “tracce informatiche” hanno avuto la meglio sull'evasore. In Puglia, invece, 4 arresti e 30 indagati per una truffa all'erario di 100 milioni di euro attraverso società fittizie che emettevano fatture per lavori mai eseguiti o “gonfiati”: un piccolo centro commerciale in territorio romano, risultava per esempio essere costato 15 milioni, una cifra eccessiva per la portata della struttura. Quel centro commerciale, però, non lo aveva realizzato la ditta risultante dai documenti, ma la stessa committente. Così quest'ultima riusciva ad evadere l'Iva sulle fatturazioni e non pagava neppure gli oneri sociali e previdenziali dei dipendenti. M. Tu.

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