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Articoli
Revoca fidi (4)
In una economia ricca e diffusa come quella reggiana è
pressochè naturale la continua ...
( da "Gazzetta
di Reggio" del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: di consorzi fidi che si fanno garanti delle richieste di finanziamento necessarie per investire in innovazione tecnologica e produttiva. Sono autentiche «succursali» che tutelano gli istituti creditizi e sostengono gli operatori d'impresa. Sono attivi in tutti i comparti economici: dall'industria produttiva all'artigianato di trasformazione,
Decalogo
per l'artigianato ( da "Gazzetta di Reggio"
del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: piccole imprese mediante il rafforzamento del sistema dei Consorzi Fidi. Serve poi una riforma degli ammortizzatori sociali che consenta una adeguata copertura anche ai settori dell'artigianato. Ineludibile lo spostamento del versamento dell'Iva al momento dell'incasso delle fatture, non prima. Vanno inoltre approntate misure di tutela delle imprese soggette agli studi di settore,
LA
TRAPPOLA La crisi globale delle banche viaggio tra vittime e carnefici
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Perchè di motivi per non fidarsi più delle banche, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Vogliamo parlare dei bond argentini? Di quelli di Cirio e Parmalat? Vogliamo parlare dei costi dei conti correnti più alti d'Europa? Dell'incubo rata per le famiglie che hanno acceso un mutuo a tasso variabile?
LA
CRISI FINANZIARIA NON RISPARMIA LE IMPRESE DI NAPOLI E LA CAMERA DI COMMERCIO
STANZIA 15 MILIONI ... ( da "Mattino, Il (Benevento)"
del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: attraverso i consorzi fidi, le piccole e medie imprese in questo periodo di forti difficoltà dovute alle turbolenze dei mercati e alle ripercussioni sulla vita reale. «È un intervento straordinario deciso dagli organi di governo della Camera di Commercio per venire incontro alle necessità delle piccole e piccolissime aziende messe in un angolo dalla crisi economica»
( da "Gazzetta di Reggio" del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
In una economia
ricca e diffusa come quella reggiana è pressochè naturale la continua ... In una
economia ricca e diffusa come quella reggiana è pressochè naturale la continua
capillarizzazione sul territorio provinciale dei punti di accesso al credito,
gli sportelli bancari. Che vanno ad affiancarsi a quelli delle Poste sempre più
orientate ad occuparsi di analoghe funzioni offrendosi come cassaforte per i
depositi e fornitrici di prestiti. Chi svolge una attività imprenditoriale non
può fare a meno di avere contatti quotidiani con chi custodisce le risorse
finanziarie per effettuare incassi, ricevere pagamenti. La diffusione di uffici
bancari nei Comuni della provincia è fenomeno tutt'altro che recente che ha
avuto però unìimpennata negli ultimi anni con l'apertura di nuove filiali
decisa da istituti cooperativi e privati. E non mancano banche esterne che
stanno per lanciarsi sulla piazza reggiana considerata - almeno sino ad oggi -
molto appetitosa per la diffusione della ricchezza e l'elevata consistenza di
unità imprenditoriali, di ogni dimensione, operative in loco. Il fenomeno è
accompagnato dalla diffusa presenza di enti finanziari, di
consorzi fidi che si fanno garanti delle richieste di finanziamento necessarie
per investire in innovazione tecnologica e produttiva. Sono autentiche
«succursali» che tutelano gli istituti creditizi e sostengono gli operatori
d'impresa. Sono attivi in tutti i comparti economici: dall'industria produttiva
all'artigianato di trasformazione, alla distribuzione commerciale.
Limitando le nostre considerazioni agli sportelli bancari non possiamo fare a
meno di registrare in un solo anno, fra il 2006 e il
( da "Gazzetta di Reggio" del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Una serie di utili
suggerimenti per uscire dalla pesante situazione economica congiunturale
Decalogo per l'artigianato Il pensiero di Manotti presidente di Confartigianato
Imprese «Siamo preoccupati per l'andamento dell'economia anche se siamo
fiduciosi nelle potenzialità delle nostre aziende». Rodolfo Manotti, presidente
di Confartigianato Imprese della nostra provincia, guarda le nuvole
all'orizzonte ma con la speranza di tornare a rivedere presto qualche raggio di
sole. Ha ben presente i risultati del sondaggio Ispo attraverso il quale la
Confartigianato ha raccolto le opinioni degli associati, in massima parte
(60,5%) concordi con l'utilità dell'intervento statale per affrontare la crisi
e convinti che la soluzione più efficace e immediata possa essere la
diminuzione del carico fiscale. «C'è una netta percezione delle difficoltà congiunturali
- spiega - senza però drammatizzare, anche se la maggioranza è convinta che la
situazione è destinata a peggiorare. Solo un terzo degli intervistati ritiene
però che il peggioramento possa riguardare la sua azienda. Molto diffusi sono
invece i timori sui costi da affrontare per i tassi di interesse. Per l'accesso
al credito si temono azioni restrittive con maggiori garanzie e incremento
dello spread e in tanti pensano di far fronte alle possibili esigenze future di
liquidità attraverso l'autofinanziamento oltre al credito bancario.
Meno seria appare, al momento, la tenuta dei livelli occupazioni delle singole
imprese». «Vorrei aggiungere un ultimo pesante aggravio per le nostre imprese -
completa Manotti - e sono i ritardi nei pagamenti da parte della pubblica
amministrazione. Spesso si superano i 3-4 mesi. Ecco perchè alla fine diventano
indispensabili sostegni di altro genere». Le valutazioni del presidente della
Confartigianato Imprese reggiana non si fermano alla sottolineatura delle
problematiche ma si spingono alla indicazione di alcuni interventi mirati,
provvedimenti che spaziano dal credito al fisco agli ammortizzatori sociali.
«La nostra associazione - precisa Manotti - avanza otto specifici suggerimenti
per consentire ad artigiani e piccoli imprenditori di fronteggiare la
delicatissima fase congiunturale». E così li sintetizza: «Occorre sostenere
l'accesso al credito e gli investimenti delle micro e piccole
imprese mediante il rafforzamento del sistema dei Consorzi Fidi. Serve poi una
riforma degli ammortizzatori sociali che consenta una adeguata copertura anche
ai settori dell'artigianato. Ineludibile lo spostamento del versamento dell'Iva
al momento dell'incasso delle fatture, non prima. Vanno inoltre approntate
misure di tutela delle imprese soggette agli studi di settore, così
com'è doverosa una riduzione degli acconti d'imposta in scadenza a novembre
accompagnata da una proroga dei versamenti. Nell'adottare le misure anticrisi
si dovranno anche rivedere le tariffe dei premi assicurativi Inail e si
intervenga sui tempi di pagamento della pubblica amministrazione. Eventualmente
mediante la compensazione tra debito tributario iscritto a ruolo e credito di
qualsiasi natura vantato dalle imprese nei confronti delle amministrazioni
pubbliche. Per finire con il sostegno degli investimenti delle piccole imprese
attraverso la deducibilità integrale degli interessi passivi relativi a
finanziamenti diretti all'acquisizione di beni strumentali». Le indicazioni di
Manotti sono una specie di decalogo che il Governo è sollecitato ad attuare.
Provvedimenti che non si possono rimandare. Le preoccupazioni sono dunque reali
perchè l'economia italiana (non solo) è malata. La crisi del mondo finanziario
ha contagiato anche l'economia reale e chi sostiene questo importante pilastro
in questo momento è disposto a continuare il proprio sacrificio a condizione
che non manchi qualche puntello. La «piena» potrebbe travolgere i ponti
travolgendo i manufatti che sostiene. L'artigianato è sempre stato un appoggio
sicuro per compensare le difficoltà degli altri comparti. Questa volta anche
lui chiede soccorso.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
LA TRAPPOLA La crisi
globale delle banche viaggio tra vittime e carnefici Più che clienti, ostaggi
mille storie accusano il credito italiano SANDRO MOSER Chi siano i veri
colpevoli con certezza non si sa. Per ora. Su chi sono le vittime, invece, non
ci sono dubbi. Siamo noi. Noi consumatori, noi risparmiatori. Già caduti - o a
rischio di cadere - nella trappola della prima, vera crisi finanziaria globale
della storia. Una crisi che dai circuiti telematici delle Borse, stroncate dal
crollo dei grandi gruppi bancari americani, si sta riversando nella fabbriche,
nei laboratori artigiani, nei negozi delle nostre città e delle nostre
province. Una trappola. «La Trappola» appunto è il libro scritto da Carmelo
Abbate e Sandro Mangiaterra e che l'editore Piemme ha appena mandato in
libreria («Come banche e finanza - recita il sottotitolo - mettono le mani sui
nostri soldi (e come non farsi fregare dalla crisi)». Mai un saggio, si può
dire, è stato più tempestivo di questo. Siamo ancora nel pieno della tempesta,
i venti soffiano sempre più allarmanti, le associazioni imprenditoriali
snocciolano previsioni nere, i sindacati lanciano allarmi su allarmi: il
ricorso alla cassa integrazione aumenta a ritmo esponenziale, migliaia di
precari dell'industria e dei servizi rischiano fra poche settimane di restare
senza contratti. Saperne di più, mettere meglio a fuoco fatti, circostanze e
ragioni, diventare consapevoli di quello che ci sta succcedendo e ci può
succedere, oggi è quasi un obbligo. E «La Trappola» è un'ottimo aiuto, un caso
significativo di informazione davvero al servizio del lettore. Abbate e
Mangiaterra spiegano con ricchezza e precisione di dati - ma con un linguaggio
miracolosamente chiaro e semplice - il contesto globale in cui la crisi è
maturata, dal panico dei mutui subprime improvvisamente diventati carta
straccia, alle stock options milionarie di top manager strapagati. Ma sanno
anche legare - e questo è il pregio principale del saggio - dinamiche che
sembrano tanto lontane da apparire pure astrazioni, alla vita, alle esigenze,
ai timori quotidiani del risparmiatore. Legami sfuggenti ma non per questo meno
solidi e pericolosi. Così l'attacco del primo capitolo che pubblichiamo qui a fianco
(«Che cosa lega Charles Prince, ex numero uno di Citgoup, la maggiore banca
americana, alla signora Irene, segretaria in una scuola della provincia di
Treviso?») diventa la cifra di tutto il libro. Dunque la crisi globale e la
sofferenza locale della gente comune. Ma non solo. In Italia non abbiamo visto
la fila dei correntisti davanti alle banche per ritirare i propri risparmi. Ma
in compenso lo tzunami innescato dalla bolla dei suprime, ci spiegano Abbate e
Mangiaterra, è arrivato a flagellare un sistema del credito, quello italiano,
in realtà già ai minimi storici per quanto riguarda la fiducia dei clienti.
Perchè? Perchè di motivi per non fidarsi più delle banche,
c'è solo l'imbarazzo della scelta. Vogliamo parlare dei bond argentini? Di
quelli di Cirio e Parmalat? Vogliamo parlare dei costi dei conti correnti più
alti d'Europa? Dell'incubo rata per le famiglie che hanno acceso un mutuo a
tasso variabile? Della beffa delle rinegoziazioni dei prestiti? Di
quella della portabilità del mutuo? Insomma da tempo - ci ricorda «La Trappola»
- le nostre banche avevano indirizzato il risparmio su operazione che
interessavano solo loro e non il cliente, che facevano guadagnare solo loro e
non il cliente, che tutelavano solo loro e non il cliente. La casistica della
«malabanca» raccontata da «La Trappola», in una panoramica incalzante di casi
veri, in cui tutti possiamo riconoscerci, con testimonianze dirette e spesso
desolanti, è lunga, circostanziata e spietata e rende il libro, superata
l'indignazione, un vero manuale di sopravvivenza. Ora, dopo lo tzunami, molti
autorevoli banchieri recitano dolorosi mea culpa. Sarà. Ma forse è meglio non
fidarsi troppo. E imparare davvero, per una volta, a difendersi.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 30-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
La crisi finanziaria
non risparmia le imprese di Napoli e la Camera di Commercio stanzia 15 milioni
di euro per sostenere, attraverso i consorzi fidi, le
piccole e medie imprese in questo periodo di forti difficoltà dovute alle
turbolenze dei mercati e alle ripercussioni sulla vita reale. «È un intervento
straordinario deciso dagli organi di governo della Camera di Commercio per
venire incontro alle necessità delle piccole e piccolissime aziende messe in un
angolo dalla crisi economica», spiega il presidente dell'ente camerale
Gaetano Cola. Poi entra nei dettagli. E li illustra: «Con l'approvazione del
documento di programmazione per il 2009, abbiamo stanziato altri 10 milioni di
euro che si aggiungono ai 5 già deliberati per un totale di 15 milioni di euro.
Ma va detto che, con l'effetto moltiplicatore che si determina attraverso i
consorzi fidi, mettiamo in movimento una cifra vicina ai 300 milioni di euro.
Del resto, in questo momento di difficoltà ci sembra giusto e doveroso aiutare
le aziende che peraltro, attraverso i diritti camerali, versano soldi alle
Camere di Commercio». Ma da quando le imprese in difficoltà potranno godere dei
fondi stanziati? Cola assicura: niente tempi biblici. «Si tratta solo di fare
le necessarie modiche ad alcune parti dei regolamenti dei consorzi fidi -
spiega - poi i fondi diverranno pienamente utilizzabili e potranno dispiegare
benefici effetti per le piccole e medie imprese già a partire da gennaio». Per
le aziende napoletane in difficoltà economiche, dunque, arrivano altri
incentivi dopo quelli ufficializzati venerdì da Palazzo Santa Lucia. In
ossequio a quello che è stato già ribattezzato il pacchetto anticrisi
regionale, infatti, la giunta guidata da Bassolino finanzierà il consolidamento
delle passività a breve per altre cento aziende oltre alle ottantadue già ammesse
in precedenza. Sul piatto ci sono quasi 10 milioni di euro di contributi
pubblici, grazie ai quali potranno essere consolidati dal breve al lungo
periodo crediti bancari per 53,619 milioni di euro. «Proprio adesso che la
crisi finanziaria sta riversando i suoi effetti negativi sull'economia reale
della produzione e del lavoro - osserva soddisfatto l'assessore regionale alle
Attività produttive Andrea Cozzolino - il consolidamento per le passività a
breve si sta rivelando una misura di grande utilità e concretezza per quelle
aziende che hanno fatto investimenti importanti per lo sviluppo del territorio
e ora hanno bisogno di più tempo per reggere all'impatto della difficile
congiuntura». E il credito d'imposta tanto invocato dalle imprese? Cozzolino
dissipa i dubbi: «Attendiamo solo che il governo ci permetta di chiudere la
convenzione con l'Agenzia delle entrate. Si tratta di misure estremamente
importanti per il rilancio dell'occupazione e della competitività, le abbiamo
fortemente voluto e abbiamo già stanziato le risorse».