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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi"  25 maggio   5 giugno  2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

Sbagliare non era obbligatorio ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito o sono matti o sono imbroglioni ». Ma, come capita sempre ai grilli parlanti, non furono ascoltati. è più eccitante ascoltare e seguire il gatto e la volpe, cioè i banchieri d'affari, che promettono raccolti mirabolanti nel Campo dei miracoli ben concimato dai funamboli alla Greenspan.

( da "Corriere Economia" del 25-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha parlato di fidi revocati e finanziamenti negati. La gravità della crisi può giustificare un tale comportamento? «È fuor di dubbio che le banche abbiano inasprito le condizioni per concedere credito. È un atteggiamento giustificato? Difficile dirlo in modo netto.

'Addio alla banca, non ci fidiamo più Uniamo le forze e compriamo la terra' ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di Gabriele De Stefani 'Addio alla banca, non ci fidiamo più Uniamo le forze e compriamo la terra' Cara banca, ti sistemo io. Parte dal cuore di Mantova - dallo studio legale Montecchi di via Corridoni - la sfida agli istituti di credito lanciata con la costituzione del primo gruppo di acquisto terreni (Gat).

Imprese, sempre difficili i rapporti con le banche ( da "Provincia Pavese, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Confartigianato Lomellina): «Stanno diminuendo i fidi alle imprese del 70 per cento» Maccarini (Industriali): «La contrazione del credito pesa sul 90% delle aziende della provincia» PAVIA. Davanti alle misure anticrisi promosse da Regione e Provincia, industriali e artigiani denunciano che, senza un vero accesso al credito, non se ne esce.

Conto scoperto. E costoso ( da "Italia Oggi" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido». Ai sensi della nuova disciplina, quindi, la commissione di massimo scoperto potrà applicarsi soltanto laddove il saldo negativo del conto perduri per più di 30 giorni. E se la novità è operativa fin dall'origine per i conti correnti aperti successivamente all'entrata in vigore della legge (29 gennaio 2009),

il risiko finanziario punta i riflettori su torino e trieste ( da "Repubblica, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Si teme che le banche abbiano aperto troppo i rubinetti, concedendo prestiti per investimenti speculativi diretti alla Borsa e al mercato immobiliare. La Commissione di vigilanza sulle banche ha segnalato alcuni fidi bancari "dirottati" verso progetti ben diversi da quelli indicati nel piano di rilancio economico del governo. Federico Rampini

Marcegaglia in pressing: più credito alle imprese ( da "Brescia Oggi" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: noi abbiamo troppi casi di aziende che si vedono ritirare i fidi, che non riescono a scontare le fatture, che hanno tassi troppo alti». Secondo Marcegaglia del resto il paradosso di questa situazione è che sono le imprese virtuose ad essere colpite: «perchè i migliori sono coloro che hanno investito, spesso puntando sull'estero, elaborando piani di medio periodo,

BORSE GIù (MiBTEL -0.58%) Guttenberg: OPEL, nessuna bocciatura GABETTI: NON SCONTATA DILUIZIONE EXOR IN NUOVA SOCIETà AUTO Facebook: spunta investitore russo VW TRATTA AUTO ( da "Dagospia.com" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: La Commissione di vigilanza sulle banche ha segnalato alcuni fidi bancari "dirottati" verso progetti ben diversi da quelli indicati nel piano di rilancio economico del governo. 18 - Antitrust multa Telecom e Vodafone... (ANSA) - L'Antitrust multa ancora Telecom Italia e Vodafone per pratiche commerciali scorrette.

CRISI: TASSI BASSI IN ITALIA? TREMONTI, NON MI FIDO STATISTICHE BANCHE. ( da "Asca" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: TREMONTI, NON MI FIDO STATISTICHE BANCHE (ASCA) - Roma, 26 mag - Le statistiche dell'Abi dicono che i tassi di interesse praticati dalle banche italiane sono piu' bassi della media europea? ''Dipende da come fai le statistiche. Io ritengo piu' attendibili le statistiche degli Artigiani di Mestre''.

(AGR) AGRICOLTURA, FONDO DI GARANZIA E FONDI RISCHI - 2 ( da "Basilicanet.it" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: adozione di un bando per la presentazione delle domande di contributo ai Fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi FIDI nel settore agricolo ai sensi della cogente normativa nazionale e comunitaria, intende perseguire il fine generale di concedere contributi ai fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi Fidi operanti con imprese del settore agricolo nella Regione Basilicata.

Reggio, è ancora forte crisi per imprese e lavoratori ( da "Sestopotere.com" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: dai Consorzi fidi, soprattutto in alcune attività particolarmente innovative nel settore del risparmio energetico (fotovoltaico) o nelle produzioni agricole ecocompatibili e a basso impatto energetico. Le altre banche presenti, Banca Popolare di Verona-Sgsp, Cariparma e Unicredit hanno segnalato l'impegno ormai a regime in materia di anticipazione sociale della Cassa integrazione,

CRISI/ TREMONTI: NON CREDO A STATISTICHE ABI,MI FIDO DI DATI CGIA ( da "Wall Street Italia" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: mi fido di dati Cgia di Apcom Nei giorni scorsi querelle con banche su livello tassi interesse -->Roma, 26 mag. (Apcom) - Nuova frecciata al sistema bancario da parte del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che questa volta ha messo in dubbio l'attendibilità delle statistiche dell'Abi sui mercati creditizi.

CdC Monza e Brianza, contributi PMI: programmi di crescita aziendali ( da "Sestopotere.com" del 26-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ordine di protocollo delle istanze e fino ad esaurimento fondi ed erogato dopo 6 mesi dalla data di ricezione della domanda in un'unica rata attualizzata. La domanda va presentata tramite Consorzi/Cooperative di Garanzia Collettiva Fidi aderenti all'iniziativa che garantiscono il finanziamento bancario. L'elenco dei Consorzi/Cooperative è pubblicato nel regolamento.

Artigiani, è rivolta contro la banche ( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Gli imprenditori lamentano tempi lunghi nella concessione dei fidi 24 aziende avvicinate dagli usurai Gli imprenditori fanno sistema contro le banche. Artigiani, industriali, commercianti e agricoltori fondano il Club del Credito. Da un sondaggio Confartigianato, emerge una situazione drammatica: su 300 artigiani il 71% lamenta un aumento dei tassi.

tremonti: le pensioni vanno bene così ( da "Messaggero Veneto, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinchè aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei,

Tremonti, banche ancora troppo care Per il titolare dell'Economia il credito alle imprese è il più salato d'Europa. E denuncia: i banchieri sono tornati a fare finanza piuttosto ch ( da "Milano Finanza (MF)" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: per denunciare la cancellazione di un fido, l'eliminazione di una linea di credito, il rischio chiusura di uno stabilimento. Questa situazione di disagio crescente, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ha già spinto l'esecutivo a varare la tanto criticata norma sui prefetti-controllori dei flussi di credito delle banche alle aziende.

Caro Tremonti, anche l'autonomia delle banche è un bene prezioso ( da "Milano Finanza (MF)" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: per la parte che riguarda i tassi bancari, la primazia su quelle dell'Abi. Il ministro ha detto che si fida delle medie calcolate dai primi piuttosto che di quelle prodotte dai banchieri. È tornato, così, nel dibattito politico-economico, il tema del credito alle imprese e dei relativi oneri, a proposito dei quali Giulio Tremonti, nei giorni scorsi,

Draghi striglia le banche sull'usura ( da "Milano Finanza (MF)" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attività istruttoria delle pratiche di fido, la circostanza che il richiedente abbia subito atti estorsivi o di usura non può costituire un elemento ostativo alla concessione del finanziamento». E, in aggiunta, qualora nell'applicazione degli standard di valutazione del merito di credito si decida di «non accettare una richiesta di finanziamento»,

massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano - barbara ardu ( da "Repubblica, La" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: che ha cambiato gli "usi" bancari. E che parla chiaro: la commissione può essere applicata solo se il cliente supera l´importo del fido concesso per più di trenta giorni. E non può essere applicata se non c´è fido. Regole che le banche hanno inserito nei nuovi contratti, mentre hanno atteso giugno per adeguare i vecchi.

Credito, gli interventi del prefetto ( da "Provincia Pavese, La" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il 15% nella richiesta di rientro e riduzione dei fidi concessi». «Dove ci sono situazioni che meritano particolare attenzione cerchiamo di organizzare un tavolo di mediazione - spiega il prefetto -. In questa circostanza l'Osservatorio si propone di approfondire le situazioni che ci vengono sottoposte.

Dal Confiab interesse per l'aggregazione ( da "Eco di Bergamo, L'" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: responsabilità limitata di garanzia collettiva dei fidi, è uno degli obiettivi di Confiab, il consorzio fidi dell'Associazione artigiani di Bergamo. In attesa di capire se la crisi si avvia a finire o meno, «è fondamentale ribadire che la priorità e il dovere del consorzio sono quelli di salvaguardare il criterio della mutualità senza scaricare costi aggiuntivi sui nostri associati»

Sfida Tremonti: ( da "Cittadino, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinché aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei,

MONZA E BRIANZA - CONTRIBUTI PMI: PROGRAMMI DI CRESCITA AZIENDALI ( da "marketpress.info" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ordine di protocollo delle istanze e fino ad esaurimento fondi ed erogato dopo 6 mesi dalla data di ricezione della domanda in un´unica rata attualizzata. La domanda va presentata tramite Consorzi/cooperative di Garanzia Collettiva Fidi aderenti all´iniziativa che garantiscono il finanziamento bancario. L´elenco dei Consorzi/cooperative è pubblicato nel regolamento. . . . <<BACK

La recessione pesa sulle banche ( da "Adige, L'" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: La contrazione della liquidità nel sistema bancario produce inevitabilmente una riduzione delle attività creditizie e una dilatazione dei tempi di concessione dei mutui. Per questo, bene ha fatto la Provincia a sostenere i consorzi fidi a garanzia della solvibilità delle aziende». Lo hanno detto Graziella Rogolino, della segreteria nazionale della Fisac Cgil,

AGRICOLTURA, GIUNTA BASILICATA APPROVA BANDI FESR 2007/2013 ( da "marketpress.info" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: adozione di un bando per la presentazione delle domande di contributo ai Fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi Fidi nel settore agricolo ai sensi della cogente normativa nazionale e comunitaria, intende perseguire il fine generale di concedere contributi ai fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi Fidi operanti con imprese del settore agricolo nella Regione Basilicata.

Tremonti non tocca le pensioni: sistema ottimo ( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinché aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei,

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ha detto di fidarsi di più «degli Artigiani di Mestre che dell'Associazione Bancaria ». Che replica, sottolineando come siano «i dati della Banca Centrale Europea e della Banca d'Italia ad indicare un tasso medio in Italia, sui prestiti fino a un milione di euro, del 3,94%, inferiore a quello medio europeo, che sta al 4,

Un anno e mezzo per i 300mila euro giocati al Lotto ( da "Corriere del Veneto" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: stando alle indagini della Procura, Valle aveva creato 17 fascicoli bancari intestati ad altrettanti clienti fittizi. Libretti, fidi, assegni: sembra non sia stata lasciata intentata alcuna strada per ricavare indebitamente soldi. I conteggi della procura parlano di 339mila euro movimentati da assegni, il resto da fidi e prestiti.

Pmi, crollati gli investimenti ( da "Corriere del Veneto" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attenta analisi dei dati di Bankitalia si vede un crollo nell'impiego di fidi bancari nel quarto trimestre 2008, in particolare per piccole imprese e famiglie. Il 2009 non sarà dissimile. Alle banche del resto viene indicato di applicare alla lettera le regole di Basilea 2 nel concedere credito, cioè si valuta il 'rating positivo' dell'azienda.

La stampa del 27 maggio ( da "Soldionline" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: senza avere un fido bancario. La denuncia è arrivata anche da alcune associazioni dei consumatori, in particolare dall?Aduc, secondo cui il nome sarebbe diverso ma la sostanza non cambierebbe. "GM al capolinea. Il 70% a Obama. Sindacati nel board" (Corriere della Sera) Il Corriere della Sera ha riportato le ultime indicazioni relative ai futuri assetti societari di General Motors,

"Massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano" (La Repubblica) ( da "Soldionline" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: starebbe tornato sotto mentite spoglie andando a colpire colore che vanno in rosso senza avere un fido bancario. La denuncia è arrivata anche da alcune associazioni dei consumatori, in particolare dall?Aduc, secondo cui il nome sarebbe diverso ma la sostanza non cambierebbe. -->

PROMOSSO. A PIENI VOTI. PER IL MINISTRO DELL'ECONOMIA, GIULIO TREMONTI IL SISTEMA PENSIONISTICO... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinchè aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei,

Tremonti: il sistema pensionistico è ottimo ( da "Gazzettino, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinché aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei,

Protocollo d'intesa con Federfidi Lombarda per favorire l'accesso al credito delle piccole e medie imprese ( da "Sestopotere.com" del 27-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: azione dei Consorzi Fidi che si occupano di concedere apposite garanzie per facilitare l?accesso al credito nel sistema bancario, permetterà di incrementare il volume dei finanziamenti concessi dal sistema bancario alle pmi. Si prevede di facilitare finanziamenti pari a 22 milioni di euro, che andranno a sostenere almeno 560 imprese.

Pmi, storia della ritirata del credito ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: «Fino a pagare il 9,75% di interessi sul fido di conto corrente, quasi da usura, nonostante abbia 250mila euro di titoli a garanzia ». Inoltre, «avevo chiesto un'estensione sul fido per 60mila euro per penetrare il mercato cinese dopo i contatti stretti al Salone del mobile, ma niente, anche qui.

Cna, confronto con i candidati ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 28-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Fidi che affiancano le imprese nel rapporto con il sistema bancario. «Altro aspetto importante - evidenzia Dalla Villa - riguarda la necessità di colmare la distanza che oggi divide il sapere dal sapere fare, la conoscenza teorica dalle competenze tecniche e pratiche, per questo riteniamo necessario implementare e dare continuità alle azioni con il mondo della scuola prevedendo efficaci

Sparita dai contratti stipulati dalla fine di gennaio 2009, mentre per quelli in essere le banche ha... ( da "Gazzettino, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: una delle più odiate da chi utilizza i fidi bancari. Un balzello pagato ogni volta che il fido concesso sul conto veniva intaccato. Odiata perché applicata sulla punta massima trimestrale dello scoperto di conto, anche se si realizza per sole 24 ore e anche se il debito è contenuto nel limite del fido.

[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Quindicimila imprese chiuse nel 2008 perché sovraind... ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
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Abstract: e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» alle vittime degli strozzini, «sta invece nel sostegno ai consorzi fidi con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese».

15mila chiusure: i commercianti vittime dell'usura ( da "Cittadino, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese».

usura, 15 mila aziende strozzate ( da "Centro, Il" del 29-05-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose

usura, 15 mila aziende strozzate ( da "Tirreno, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose

( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2009)
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Abstract: che si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza della Banca d'Italia - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti».

edicolanti sul piede di guerra ( da "Nuova Sardegna, La" del 29-05-2009)
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Abstract: accensione di fidi bancari o prestiti personali con aggravio enorme di costi". Secondo la Cisl la situazione è diventata insostenibile e rischia di mettere per strada centinaia di famiglie a livello regionale. "La rivendicazione che il nostro sindacato appoggia con le federazioni dei lavoratori autonomi ed atipici del commercio e dei servizi "

ROMA - Per le piccole e medie imprese in generale e quelle del commercio in particolare, ,la crisi h... ( da "Messaggero, Il" del 29-05-2009)
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Abstract: porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura, e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di Bankitalia - sono segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti», comportamento «che avrebbe in parte vanificato l'

roma. l'usura cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica ...>( da "Nuova Sardegna, La" del 29-05-2009)
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Abstract: fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose

L'allarme di Confesercenti: per l'usura chiuse 15 mila Pmi ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)
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Abstract: il fatto che il richiedente di un fido abbia subito atti estorsivi o di usura non può costituire un elemento ostativo alla concessione del finanziamento». La Banca d'Italia inoltre chiede agli istituti di credito un ruolo proattivo nel segnalare ai soggetti deboli la possibilità di ricorrere alle associazioni impegnate nella prevenzione all'usura.

Addio al massimo scoperto Ma il rosso costa fino a 100 euro ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)
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Abstract: il tasso effettivo annuo, che prima non doveva comprendere la commissione di massimo scoperto (in pratica non concorreva allo sforamento della soglia di usura). Almeno questo, ora, non sarà più possibile. Fido bancario Dal 28 giugno cambiano le regole sulle commissioni di scoperto Massimo Sideri msideri@corriere.it

Uno sportello per aiutare le piccole e medie imprese di Pomezia ad accedere a finanziamenti bancari.... ( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 29-05-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: Pomezia ad accedere a finanziamenti bancari. Lo prevede l'accordo di garanzia e cogaranzia firmato dal Comune e dalla Union Fidi e fortemente voluto dall'assessore alle Finanze, David Tintinago. In un momento di crisi in cui le piccole e medie imprese non riescono ad ottenere pesatiti dagli istituti di credito, l'ente di piazza Indipendenza ha deciso di intervenire e fare da garante.

( da "Libertà" del 29-05-2009)
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Abstract: fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose

Usura, 15 mila aziende strozzate ( da "Provincia Pavese, La" del 29-05-2009) + 6 altre fonti
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Abstract: fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose

Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate ( da "Arena, L'" del 29-05-2009)
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Abstract: delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese.

Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate ( da "Brescia Oggi" del 29-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese.

Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese.

ALESSANDRA CHELLO PICCOLE. FRAGILI. VULNERABILI. HANNO L'ACQUA ALLA GOLA PER LA DERIVA DELLA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese.

Chioggia Comune di Chioggia ed associazione "Le tegnue di Chioggia", una onlus che, al... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 29-05-2009)
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Abstract: Contando sulla convenzione aveva chiesto e ottenuto un fido bancario per sostenere la propria attività scientifica e di ricerca, che finora ha comportato una spesa di circa 60 mila euro. «Noi - precisa Mescalchin - abbiamo prestato la nostra attività e competenza in modo assolutamente gratuito. Risulta ora che la partita è stata affidata a un consulente, che ritengo verrà pagato.

Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate ( da "Arena.it, L'" del 29-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese.

S.Marino, centrosinistra all'attacco di Mularoni-Gatti ( da "Dire" del 29-05-2009)
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Abstract: Economia italiano Tremonti del senatore sponda Pd Walter Vitali, Delta ha già perso 300 milioni di euro per revoche di fidi e depositi. Insomma il tempo stringe e se "il governo non si muove e non ha ribattuto con forza alle accuse di riciclaggio mosse alla Cassa di Risparmio", l'opposizione non intende più stare con le mani in mano. 29 maggio 2009

- leonardo coen ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Dmitri Peskov che del premier Putin è non solo il fidato portavoce ma anche uno dei più ascoltati consiglieri. Ufficialmente, il governo russo non ha mai interferito nella vicenda Opel. Però, la lobby russa non è stata a guardare. Komsomolska Pravda, il quotidiano russo più letto, si vanta di avere lanciato l´idea di acquistare l´Opel e di avere così influenzato l´opinione pubblica.

Confcooperative, dialogo con le banche ( da "Eco di Bergamo, L'" del 30-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: attraverso la cooperativa di garanzia fidi regionale Confcooperfidi regionale, punta a una fusione fra tutti i Confcooperfidi regionali per costituirne uno a livello nazionale. «Con l'obiettivo di migliorare i requisiti di garanzia per dare alle cooperative degli strumenti efficaci per ottenere credito», ha spiegato il segretario generale di Confcooperative orobica Giuseppe Guerini.

Mattioli, Cuccia e quell'Italia del boom ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: analisi dei fidi basato su una profonda conoscenza dei settori che, utilizzato dalla sezione credito industriale, si rivelò particolarmente utile nei rapporti con le piccole e medie imprese. Anche il Credito italiano di Giovanni Stringher, l'altra ex banca universale tradizionalmente legata alla grande impresa, elaborò un proprio metodo di analisi settoriale e aziendale che la rese co-

Le banche: ( da "Corriere del Veneto" del 30-05-2009)
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Abstract: occupazione e interessi troppo alti sui fidi. Molta la carne al fuoco ieri mattina sul tavolo della prefettura, dove enti pubblici, banche, sindacati, associazioni di categoria e di consumatori si sono confrontati. «Le banche italiane hanno stretto i cordoni della borsa - afferma il presidente degli industriali trevigiani Alessandro Vardanega - ,

Firma falsa, ora indaga l'Antimafia ( da "Provincia Pavese, La" del 31-05-2009)
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Abstract: O forse ciò che importava a chi ha messo la firma falsa era solo accelerare i tempi per ottenere un fido bancario e avviare le pratiche burocratiche? «Spero si faccia presto chiarezza» commenta Giancarlo Mazza che insieme agli altri sarà sentito come testimone.

DPOSSIEDO una Carta Aura da diversi anni. Attualmente pago un interesse mensil... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 31-05-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: In questo caso sarebbe preferibile ricorrere ad altre forme di prestiti (fido bancario, prestito personale) che hanno costi in alcuni casi anche inferiori della metà. Ma sul mercato esistono anche carte revolving con tassi meno onerosi di quelli di Carta Aura (può informarsi sul sito di Altroconsumo, www.altroconsumo.

Da Draghi a Tremonti la lunga catena di allarmi inascoltati ( da "Giornale.it, Il" del 31-05-2009)
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Abstract: Secondo l'analisi, le aggregazioni bancarie hanno portato il numero di istituti per affidato da una media di 1,6 a 1,3. Ciò significa che ormai ci si appoggia a un solo interlocutore, tant'è vero che la quota di fido accordato dalla prima banca per chi chiede tra 250 e 500mila euro è passata dal 76% all'84.

edicolanti in assemblea e sul piede di guerra ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-06-2009)
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Abstract: Personalmente anticipo oltre quarantamila euro ai distributori e poi sono costretto a utilizzare i fidi bancari. Quando ci sono da pagare le tasse i problemi aumentano. Spesso i distributori non ci consegnano i giornali quando non riusciamo a pagare per tempo. Lavoriamo 15 ore al giorno, senza ferie e senza riposi, e quanto guadagniamo non è proporzionato all'impegno quotidiano».

La stretta al credito Altre due testimonianze ( da "Giornale di Brescia" del 02-06-2009)
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Abstract: fidejussione bancaria di questi tempi equivalga all'utilizzo di fido di cassa per lo stesso importo». Il vecchio «trucco» dello spread E adesso veniamo alle due storie delle banche. Entrambe hanno a che fare con lo spread, ovvero la percentuale di aumento che le banche applicano al mutuo rispetto al costo del denaro e che rappresenta per loro il cosiddetto margine di intermediazione (

l'idea? un centro convegni ( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)
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Abstract: Consorzio Fidi, istituti bancari e categorie economiche, in modo da sostenere con forme di contributi in conto interessi o fondi perduti le piccole e medie imprese, le famiglie in difficoltà e i giovani che intendono avviare una propria attività. 2. Il servizio gestito da Acque Spa, dove in passato i Comuni hanno scaricato i loro debiti,

curiosavano tra i conti correnti vip ( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)
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Abstract: Fonti interne agli istituti bancari spiegano «qualsiasi sportellista di quella banca in qualsiasi agenzia può verificare quali e quanti conti correnti possieda un cliente», conoscendone il saldo e l'eventuale concessione di fidi. E per ogni conto corrente in molti hanno accesso ai dati completi: tutti i dipendenti dell'agenzia presso la quale è stato aperto,

spiavano i conti bancari dei dirigenti ( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)
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Abstract: Fonti interne agli istituti bancari spiegano «qualsiasi sportellista di quella banca in qualsiasi agenzia può verificare quali e quanti conti correnti possieda un cliente», conoscendone il saldo e l'eventuale concessione di fidi. E per ogni conto corrente in molti hanno accesso ai dati completi: tutti i dipendenti dell'agenzia presso la quale è stato aperto,

Rubò 23 milioni ai clienti arrestati cinque complici ( da "Giorno, Il (Milano)" del 02-06-2009)
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Abstract: indagine contro un bancario infedele MILANO IL REGISTA del megafurto di 23 milioni di euro era già finito in galera, con due suoi fidati scudieri; adesso è arrivato il turno di altri complici. Su disposizione del Gip Caterina Interlandi, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare,

BancoPosta Click e l'addebito del bonifico ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 02-06-2009)
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Abstract: Fidandomi di quanto letto e da quanto asserito dalla funzionaria di Citibank (tutto gratis) e non potendo consultare al momento il sito della banca (l'Outlet è in aperta campagna) abbiamo firmato il contratto e dopo il primo acquisto ci è arrivato il voucher per il biglietto aereo: bene, tutto gratuito escluse: e tasse aeroportuali;

Paypal raggiunge 3 milioni di conti in Italia ( da "Data Manager" del 03-06-2009)
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Abstract: più della metà degli utenti internet intervistati, il 52%, ha indicato di non fidarsi a trasmettere via internet i numeri della propria carta di credito. Il conto PayPal permette agli utenti di effettuare acquisti online in assoluta fiducia, con pochi clic e senza digitare i dati della propria carta di credito o prepagata.

Il credito locale c'è ( da "Giorno, Il (Sondrio)" del 03-06-2009)
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Abstract: delle aziende non ha subito riduzioni dei propri fidi bancari nell'ultimo trimestre e solo il 40% ha chiesto un ampliamento degli stessi, ottenuto con pieno successo in più della metà dei casi. Riguardo il calo del costo del denaro, il 60% delle imprese lo ha percepito, ma circa il 40% ha registrato un aumento di spread e spese.

Futuro nero per l'economia Senigalliese. La crisi economica che ha colpito anche il sistema ... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 03-06-2009) + 1 altra fonte
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Abstract: termini di interessi bancari che sono costrette a pagare per far fronte ai ritardi di pagamento da parte delle grandi aziende committenti. «È quindi ancora più urgente - conclude Bazzucchi - potenziare il ruolo dei Consorzi Fidi, valorizzando la loro funzione fondamentale che consiste nel fornire garanzie per consentire ai piccoli imprenditori di ottenere i finanziamenti necessari»

PERUGIA- Le banche non potevano più soddisfare le richieste economiche, così un artigiano ... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 03-06-2009)
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Abstract: Come non fidarsi di uno che ti porta 1.500 euro in contanti il giorno dopo? Certo, la cosa dovrebbe "puzzare" quando ti chiedono un assegno da 2.300 euro, come garanzia. Bisognerebbe poi diffidare quando la seconda metà della somma te la porta l'amico, in compagnia di due amici napoletani.

c'è chi non si fida dell'esito dei controlli e cerca di uscire con la slot in braccio ( da "Messaggero Veneto, Il" del 03-06-2009)
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Abstract: è chi non si fida dell'esito dei controlli e cerca di uscire con la slot in braccio Il precedente C'è chi gioca molto, a volte troppo, e di fronte alla mancata vincita della cifra da sogno sperata si lascia andare a gesti inconsulti o di disperazione. In pochissime occasioni, come dimostrato dall'indagine della guardia di finanza di Pordenone,

NCA, UN TAVOLO TECNICO PER AFFRONTARE I PROBLEMI FINANZIARI L'HA PROPOSTO STAMANI LA REGIONE, CHE SARÀ RAPPRESENTATA DA FIDI TOSCANA DUECENTO ADDETTI, MILLE CON L'INDOTTO, E LAVORO ( da "marketpress.info" del 03-06-2009)
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Abstract: CHE SARÀ RAPPRESENTATA DA FIDI TOSCANA DUECENTO ADDETTI, MILLE CON L´INDOTTO, E LAVORO FINO ALLA PROSSIMA PRIMAVERA Firenze, 3 giugno 2009 - Per i Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara si aprirà a livello regionale un tavolo tecnico, per affrontare le questioni finanziarie relative anche ai problemi di liquidità che potrebbero verificarsi di qui a primavera,

L'esperto Paolo Rabitti l'aveva già detto al Corriere del Mezzogiorno: ( da "Campaniapress" del 03-06-2009)
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Abstract: Il governatore dirà di non aver letto il contratto e di essersi fidato dei tecnici. «Quel documento non ha la firma dei dirigenti che lo propongono, solo di Bassolino. Il quale, peraltro, fruiva della consulenza di un noto professionista, per 400.000 euro». Altro capitolo spinoso: i collaudi degli impianti di Cdr.

37 milioni di euro per le piccole e medie imprese della Liguria ( da "Stampa, La" del 04-06-2009)
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Abstract: utilizzo del fido, ripristinando la disponibilità per eventuali ulteriori fabbisogni. Alla fine dei tre mesi, gli importi dei crediti non saldati verranno trasferiti sul conto ordinario, mantenendo il fido. I nuovi finanziamenti, che verranno erogati con un iter accelerato al massimo, possono arrivare a un massimo di 250 mila euro per ogni azienda e saranno garantiti al 50%

L'AQUILA - Le imprese con le casse a secco: chi aveva mercato all'Aquila non lo ha... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 04-06-2009)
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Abstract: ristrutturazione del sistema dei consorzi fidi, certificazione dei crediti delle pubbliche amministrazioni, ruolo della regione nel finanziamento delle imprese, rigidità del sistema di garanzie. Sono molti e complessi i meccanismi da tarare prima dell'avvio della ricostruzione. Nei prossimi mesi sul capoluogo abruzzese si concentrerà una domanda di credito di proporzioni enormi,

LATTE: CIA, SUBITO INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO DEGLI ALLEVATORI. ( da "Asca" del 04-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Consorzi Fidi e Ismea) e di credito agevolato che permettano agli operatori di contrattare la ristrutturazione del credito e ulteriori agevolazioni creditizie con gli istituti bancari. Secondo la Cia, vanno anche previsti interventi straordinari per la riduzione dei costi di produzione delle aziende zootecniche da latte.

Reggio Calabria, la Confcommercio: "Troppi vincoli tra banche e imprese" ( da "Giornale di Calabria, Il" del 04-06-2009)
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Abstract: improvvisi solleciti al rientro nei fidi, anche quando gli stessi non hanno sforato il tetto massimo concesso, spesso giustificati con analisi ragionieristiche sull?andamento del conto negli ultimi mesi, senza tenere conto non solo delle scadenze fiscali, quanto di un mercato delle vendite che, specie nei settori tradizionali, è ancora oggi stagnante e non vede spiragli di ripresa&

17:11 LATTE: CIA, SUBITO INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO ALLEVATORI (2) ( da "Agi" del 05-06-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Consorzi Fidi e Ismea) e di credito agevolato che permettano agli operatori di contrattare la ristrutturazione del credito e ulteriori agevolazioni creditizie con gli istituti bancari. Secondo la Cia, vanno anche previsti interventi straordinari per la riduzione dei costi di produzione delle aziende zootecniche da latte.

BANCHE. Abi, 10 mln di euro da Fondir nel 2009 per formazione dei dirigenti del credito ( da "HelpConsumatori" del 05-06-2009)
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Abstract: 700 dirigenti bancari costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia. "Fondir" fornisce alle imprese creditizie i finanziamenti per i piani formativi e per tutto il mese di giugno si svolgeranno 4 seminari, coordinati dall'Abi, per scoprire come accedere e gestire efficacemente le risorse del Fondo.


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Sbagliare non era obbligatorio (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-24 - pag: 2 autore: Sbagliare non era obbligatorio Molti avevano intuito la crisi - Ora le banche tornino a fare le banche di Marco Vitale «A bbiamo evitato un grande blow up e ora ci troviamo nel mezzo di un grande tentativo di cover up ». Così riassume l'attuale momento un lucido finanziere svizzero con il quale concordo. Abbiamo evitato una grossa esplosione e questa è un'ottima notizia. Ma non l'abbiamo evitata come qualche anima bella del partito dei talebani del mercato si ostina pateticamente e, contro ogni evidenza, a ripetere, grazie alla capacità di autoregolamentazione dei mercati. L'abbiamo evitata perché i governi hanno buttato nel fuoco trilioni di dollari, a debito dei contribuenti presenti e futuri (per molti anni), scardinando gli equilibri di finanza pubblica di tutti i principali paesi, sacrificando qualunque logica di mercato e di giustizia all'esigenza del "too big to fail", nazionalizzando di fatto gran parte del sistema bancario, sacrificando gli investimenti di cui il mondo ha bisogno, ponendo, quasi sicuramente, le premesse per una prossima severa inflazione. Penso che i governi abbiano fatto bene a fare ciò, ma che dobbiamo essere consapevoli di quanto è realmente successo e incominciare a porci delle domande sulle conseguenze (tipo: resterà la politica fuori dalla gestione delle banche dopo averci messo tanto capitale?) anziché continuare a raccontare fiabe. Oggi è partita a livello internazionale una grande azione di cover up, per evitare sia una corretta resa di conti dei responsabili, sia una seria correzione del sistema. Ho sempre considerato come uno dei sintomi più inequivocabili dell'estrema gravità della crisi il fatto che, questa volta, l'America non abbia, per ora, attaccato i responsabili. L'America,in materia finanziaria,è sempre stata disinvolta e tollerante, salvo poi, in caso di sviluppi infausti, chiamare i responsabili a una dura resa di conto. L'ultima volta è stata con gli scandali societari dal 2001-2003,per i quali l'America usò,nei confronti dei responsabili, il pugno di ferro. In questa crisi, invece, che è tante cose ma nella quale c'è anche certamente il più colossale schema Ponzi di tutti i tempi, di fronte al quale il povero Madoff appare un'educanda,non vi è per ora nessuna seria chiamata al tavolo delle responsabilità. Non esiste segnale più evidente della grande paura che ha attanagliato l'America ufficiale di questa non consueta inerzia. Sarà necessario aspettare le liti furibonde che si scateneranno tra banche, assicurazioni, hedge fund, fondi pensione, gestori di patrimoni, portatori di obbligazioni bidone (tipo Rembs, Residential mortgage backed securities), famiglie mutuatarie che rientrano nei criteri dell'Helping families save their homes act ( circa 4 milioni di famiglie), per sentire parlare seriamente di responsabilità. Ma vi è un altro cover up, più grave e insidioso, che interessa non solo l'America ma tutti noi e che attiene alla natura stessa della crisi. è il cover up intellettuale che tende a descrivere la crisi come un imprevedibile incidente tecnico di percorso. Questa lettura serve per poi poter concludere: e quindi non vi è nulla da fare e nulla da cambiare, ma solo aspettare che la congiuntura passi per riprendere tutto come prima. Su questa linea si pone uno dei maggiori responsabili, l'ex governatore della Fed Alan Greenspan: «Ma prevedere l'insorgere di una crisi è qualcosa che appare al di là delle nostre capacità di previsione». Sulla stessa linea il premio Nobel Vernon L. Smith in una delle più futili, superficiali ancorché, come si dice, eleganti, letture della crisi che mi è capitato di ascoltare in una conferenza a Milano presso l'istituto Bruno Leoni: «I fenomeni di cui stiamo indagando sono intrinsecamente imprevedibili». Su una linea analoga si pone il professor Guido Tabellini: «In molti si aspettavano che la bolla immobiliare americana prima o poi sarebbe scoppiata. Ma ben pochi immaginavano che ciò avrebbe travolto i mercati finanziari di tutto il mondo». E invece la crisi era prevedibile ed è stata prevista dai soliti grilli parlanti che hanno detto, più o meno, quello che il grillo parlante disse a Pinocchio: «Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito o sono matti o sono imbroglioni ». Ma, come capita sempre ai grilli parlanti, non furono ascoltati. è più eccitante ascoltare e seguire il gatto e la volpe, cioè i banchieri d'affari, che promettono raccolti mirabolanti nel Campo dei miracoli ben concimato dai funamboli alla Greenspan. Fu prevista, solo per fare qualche veloce esempio, da Claude Bébéar ( Uccideranno il capitalismo, 2003); da John R. Talbott ( The coming crash in the Housing Market, 2003; e Sell Now! The End of the Housing Bubble, 2006); Jean Peyrelevade ( Capitalismo totale, 2005); Robert J. Shiller ( Irrational Exuberance, 2000); Marco Vitale ( America. Punto e a capo, 2002) e da tutti coloro che sapevano, anche su basi teoriche e storiche ben solide, che: la corsa al gigantismo bancario (come aveva già bene analizzato il rapporto Ferguson nel 1999-2000, tenuto ben nascosto sotto strati di silenzio); l'uso sfrenato del leverage a tutti i livelli: bancario, conti pubblici, private equity, famiglie; la concentrazione spinta della ricchezza legittimata dalla demenziale teoria della trickle down economy con la crescente polarizzazione tra ricchi e poveri che uno studioso americano serio, profondo, documentatissimo, conservatore, repubblicano, consulente di presidenti repubblicani da Nixon a Bush padre ha, in termini molto preoccupati, chiamato senza esitazione: plutocrazia; che l'abnorme, inaccettabile e non contestata posizione di potere e di denaro assunta dai Ceo, veri e propri neofeudatari; che tutto questo non poteva non portare, prima o poi, a un disastro anche se restava incerto il quando e quale sarebbe stato il detonatore. Tabellini attribuisce questo disastro mondiale a un «banale errore di valutazioni tecniche... La crisi è scoppiata per via di alcuni specifici problemi tecnici riguardanti il funzionamento e la regolamentazione dei mercati finanziari ed è stata acuita da una serie di errori commessi durante la gestione della crisi... Parlare di crisi del capitalismo, di fine della globalizzazione, di crisi di un sistema e di un modo di pensare, sarebbe una solenne stupidaggine». Per trovare queste solenni stupidaggini il lettore non deve fare difficili ricerche bibliografiche. è sufficiente che legga i discorsi di Barack Obama nel corso della campagna elettorale, con la quale, il neo-presidente, ha riacceso la speranza nel cuore degli americani, ben riassunti e commentati da John R. Talbott nell'importante libro Obamanomics ( 2008). All'inizio dello scoppio della crisi (Il Sole 24 Ore del 28 settembre 2008) scrissi: «Questa non è la fine o la crisi del capitalismo, ma la fine di una degenerazione del capitalismo e di una concezione che lo ha retto negli ultimi vent'anni..., questa non è la crisi del mercato ma della degenerazione del mercato...; è profondamente errato dire (come allora molti economisti dicevano) che questa è una crisi finanziaria che non tocca l'economia reale, anche se l'impatto sull'economia reale non avrà niente a che fare con quello che ebbe la crisi del '29; la natura della crisi è tale che essa non solo avrà effetti importanti sull'economia reale, ma avrà effetti geopolitici; dalla crisi si sta consolidando l'immagine di un mondo più articolato e con molteplici motori di sviluppo». Questi cinque punti d'orientamento restano a mio avviso più che mai validi dopo quasi un anno di crisi e sugli stessi bisogna esercitare un grande sforzo di pensiero, serio, profondo, indipendente. Altro che «stupidaggini». Per fortuna ci sono studiosi e operatori che, non rientrando tra i menestrelli del supercapitalismo, hanno iniziato una riflessione molto seria sulle reali cause di fondo della crisi ( altro che errori di valutazione tecnica!) come Zamagni, Soros, Attali, Stiglitz, Fitoussi. Questi sono buoni compagni di strada per andare a fondo delle cose e per sforzarci di uscire migliori e quindi profondamente cambiati da prima della crisi. Sono i menestrelli del tutto come primae i talebani del mercato i veri nemici del capitalismo, se vogliamo continuare ad usare questa parola che grandi storicidell'economia come Braudel e Cipolla (ma prima di loro Einaudi) ci hanno insegnato essere molto ambigua e da dismettere. Qualcosa, sia pure lentamente, sta cambiando, come il seguente test può dimostrare. «Le banche non sono fatte per pagare stipendi ai loro impiegati o per chiudere il loro bilancio con un saldo utile; ma devono raggiungere questi giusti fini soltanto con il servire meglio il pubblico». Queste parole furono pronunciate da Luigi Einaudi nella Relazione del Governatore della Banca d'Italia per l'esercizio 1943 letta nell'aprile 1945. Se Luigi Einaudi avesse pronunciato queste parole nell'America di quattro anni fa sarebbe stato, probabilmente, internato al neurodeliri. Oggi rimarrebbe a piede libero, anche se sarebbe irriso a mezza bocca dai Summers, Geithner, Rubin e dai cantori e maggiordomi del supercapitalismo. Ma sarebbe difeso da Barack Obama e da Volcker, forse l'unico personaggio rispettabile del vecchio establishment finanziario americano. www.marcovitale.it © RIPRODUZIONE RISERVATA ESAME DI COSCIENZA Stupiscono due cose: che gli Stati Uniti non abbiano ancora individuato e colpito i responsabili e il movimento intellettuale autogiustificatorio LE PROSPETTIVE è necessario uno sforzo di comprensione sulle cause profonde della bolla: solo così si può tornare a una crescita spinta dai fondamentali

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere Economia" del 25-05-2009)

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Corriere Economia sezione: Economia data: 25/05/2009 - pag: 5 L'intervista L'ex presidente di Bnl traccia il bilancio di un anno difficile alla vigilia dell'Assemblea di venerdì 29 maggio «Da Draghi un segnale sul credito difficile» L'analisi di Nesi: «Il Governatore ha garantito la stabilità. Ora mi aspetto un impulso alle imprese» DI STEFANIA TAMBURELLO A ttacchi e sollecitazioni. Soprattutto attacchi. Le banche italiane sono da mesi sotto tiro, anche se, a detta di tutti, sono quelle che sembrano essere uscite meglio dall'Apocalisse della crisi, come la chiama il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il quale ha anche sollecitato «i banchieri a fare bene il loro mestiere». Così come ha fatto in più occasioni il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, entrando però nel dettaglio: i banchieri, ha detto, devono valutare con attenzione il merito del credito e stando attenti a non fare mancare i finanziamenti all'economia. Venerdì 29, due giorni in anticipo sulla tradizione del 31 maggio per evitare la cadenza domenicale, Draghi tornerà a svolgere le sue Considerazioni finali all'assemblea annuale della Banca d'Italia. E tornerà a puntare il faro sul sistema del credito. Sui chiaroscuri delle banche il Corriere Economia ha chiesto un giudizio a Nerio Nesi, consigliere della Società finanziaria regionale del Piemonte e presidente dell'Associazione dei piccoli azionisti delle banche con un passato di ministro, parlamentare per i Comunisti italiani e soprattutto di manager industriale e creditizio come ex presidente della Bnl. Quanto colpiscono nel giusto gli attacchi alle banche? «Il punto dolente sta nel fatto che le banche danno ai risparmiatori per i loro depositi un tasso dell'1% lordo mentre chiedono per i prestiti anche tassi del 13% o del 15%. Abbiamo predicato per anni che le banche sono aziende come le altre e che quindi hanno l'obiettivo di fare profitti. Ma non è così, non sono come le altre perché svolgono un'attività, cioè la raccolta del risparmio, che, unica, è tutelata dalla Costituzione ». La banca dovrebbe dare soldi a chi li chiede senza stare troppo a guardare alla qualità del cliente? «No. Si è visto negli Stati Uniti dove le banche si sono comportate in modo indecente dando prestiti a chi non avrebbe potuto chiederli, nell'illusione che si potesse fare denaro solo col denaro. Indipendentemente dall'attività reale sottostante. Il problema è...». Quale? «Il banchiere, o meglio il manager o dirigente bancario, è un personaggio complesso che ha più compiti da svolgere. In quest'ottica di complessità io sono tra quelli che non ha mai gradito la completa privatizzazione del sistema. Fra l'altro ancora non si sa veramente di chi siano le banche: ci sono le Popolari che sono banche cooperative e hanno il voto capitario, quelle partecipate da Fondazioni che a loro volte sono in comproprietà e sono intrecciate tra loro. Insomma tutto ciò non aiuta». Resta il fatto che gli imprenditori si lamentano. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha parlato di fidi revocati e finanziamenti negati. La gravità della crisi può giustificare un tale comportamento? «È fuor di dubbio che le banche abbiano inasprito le condizioni per concedere credito. È un atteggiamento giustificato? Difficile dirlo in modo netto. Posso però osservare, tenendo conto dell'esperienza si pensi alla crisi degli istituti meridionali che è difficile che una banca vada bene in un'economia che va male». Infatti a guardare i conti il peggioramento è evidente. Non crede? «Non mi stupisce che i bilanci delle banche siano meno belli. Ciò che mi meraviglia è che non lo siano abbastanza. Il sistema bancario insomma va troppo bene per come va l'economia. Il che vuol dire che agiscono sullo spread, si rivalgono sui tassi applicati. E questo non va bene». Dovrebbero allora applicare tassi più bassi ed essere meno severi con i clienti. E se poi i bilanci andassero a capofitto? «La crisi del '29 fu risolta con l'intervento dello Stato. Ed anche nell'attuale crisi lo Stato è intervenuto in molti Paesi. In Italia no. E non solo nelle banche. Guardiamo all'industria: all'estero la Fiat per le intese che ha in corso ha parlato innanzitutto coi governi. Ma da noi?». E i Tremonti-bond? Sono uno strumento di rafforzamento patrimoniale che è stato accolto, come accusa Tremonti, con distacco dalle banche. Perché? «I tassi chiesti sono molto alti e le banche non li vogliono ». In conclusione? «Gli imprenditori, soprattutto quelli piccoli, potrebbero consorziarsi per offrire maggiori garanzie nel chiedere prestiti. I banchieri devono trovare il giusto equilibrio tra il guadagno e il corretto esercizio dell' attività. Evitando di finire per fare gli esattori dei propri clienti». In definitiva gli attacchi sono giustificati o no? «Le banche, come ho detto, hanno i loro torti ma attaccarle è comunque un esercizio popolarissimo soprattutto a due settimane dalle elezioni. Qual è, se c'è, l'elemento positivo, senza ombre dell'atteggiamento delle banche nella crisi? «È fondamentale ed è la stabilità del sistema. Che è stata preservata e assicurata grazie anche all'azione della Banca d'Italia e del Governatore Draghi». Il punto dolente sta nel fatto che le banche danno ai risparmiatori un tasso lordo dell'1% mentre chiedono il 13 o il 15% Emblema

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'Addio alla banca, non ci fidiamo più Uniamo le forze e compriamo la terra' (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

di Gabriele De Stefani 'Addio alla banca, non ci fidiamo più Uniamo le forze e compriamo la terra' Cara banca, ti sistemo io. Parte dal cuore di Mantova - dallo studio legale Montecchi di via Corridoni - la sfida agli istituti di credito lanciata con la costituzione del primo gruppo di acquisto terreni (Gat). Paura di vedere altri risparmi volatilizzarsi, dopo il crollo dell'ottobre scorso e quelli tutti italiani sotto i loghi Parmalat e Cirio? Sì, il motivo principale è questo. E la risposta al problema è nuova, creativa: unire 50 medi risparmiatori, chiedendo loro di investire 20mila euro ciascuno e comprare un terreno agricolo. Per poi gestirlo insieme e farne una sede di produzione biologica. L'obiettivo diventa duplice: garantire il mantenimento del proprio capitale poggiando sul bene rifugio per eccellenza (la terra) e darsi ad un'attività economica pulita sul piano ecologico ed etico. La madre del progetto è Rosanna Montecchi. Avvocato di città, dopo una carriera come legale delle banche ha deciso di saltare dall'altra parte della barricata. Prima nella sua attività professionale, assistendo i consumatori in causa contro gli istituti di credito. E poi con l'idea di fondare un gruppo di acquisto di terreni. L'ispirazione arriva dai gruppi di acquisto solidale (i Gas), reti di acquirenti che si uniscono per evitare i canali tradizionali del commercio, aggirando la grande distribuzione organizzata. Qui invece chi decide di aderire deve unire i propri risparmi con quelli degli altri associati. La quota richiesta è di 20mila euro. L'obiettivo, per partire con il primo esperimento, è raggiungere 50 adesioni. Già individuato il terreno adatto: si punta all'acquisto di una cascina ad Ospitaletto. Il tutto costituendo una società a responsabilità limitata che affiderebbe ad un contadino la gestione del terreno ma manterrebbe il potere di decidere lungo quali direttrici far muovere la produzione. Una sorta di cooperativa in cui tutti i soci siano allo stesso livello e siano coinvolti nella gestione aziendale. é quella che Serge Latouche, teorico della decrescita, chiama la rilocalizzazione della produzione: a due passi da casa e con la partecipazione diretta di chi, magari residente in zona, ci mette il capitale. Un sano ritorno al passato, nelle intenzioni dei promotori, caratterizzato da una bella dose di trasparenza nella gestione del denaro investito. Ben altra cosa rispetto ai criptici fondi comuni di investimento, dove il controllo finisce fatalmente per disperdersi. Per diffidenza, se non per paura, con il gruppo di acquisto di terreni si offre un'alternativa al deposito bancario. «Ma non vogliamo fare concorrenza agli istituti di credito - chiarisce Montecchi - Il nostro obiettivo è solo dare ai piccoli risparmiatori una chance di acquistare un bene reale senza indebitarsi e potendolo gestire di persona». E allora, se non è fuga dalla banca, è anche qualcosa di più, perché è corsa al bene rifugio, alla riserva di valore per eccellenza. Per intenderci: se si vuole rischiare meno, si può passare solo al deposito sotto al cuscino. E per questo agli investitori è richiesto un impegno di medio-lungo periodo: siccome l'obiettivo è tutelare il valore dei risparmi, non c'è spazio per manovre speculative. E nel Gat si deve rimanere per almeno 15 anni, salvo casi eccezionali. Quel che è certo è che nei progetti di Rosanna Montecchi, affiancata dal commercialista Gianluca Marocci, c'è anche un'idea ben precisa su come condurre l'azienda agricola che nascerà. La parola d'ordine è una sola: biologico. Niente organismi geneticamente modificati, niente legami con la grande distribuzione. I canali di vendita diventano due: le cinquanta famiglie azioniste e, soprattutto, la crescente rete dei gruppi di acquisto solidale. E proprio da chi frequenta questi gruppi - una vera e propria nicchia ideologica ed economica - stanno arrivando le adesioni per il primo Gat: sul tavolo ci sono già un centinaio di potenziali investitori (solo in parte mantovani: arrivano e-mail da tutto il nord Italia). Tant'è che la mente inizia subito a correre a possibili sviluppi futuri: «Il sogno è costruire una rete di Gat - conclude Montecchi - con un'associazione-satellite attorno alla quale farli ruotare. Ma per questo ci sarà tempo».

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Imprese, sempre difficili i rapporti con le banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Provincia Pavese, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Imprese, sempre difficili i rapporti con le banche Ornati (Confartigianato Lomellina): «Stanno diminuendo i fidi alle imprese del 70 per cento» Maccarini (Industriali): «La contrazione del credito pesa sul 90% delle aziende della provincia» PAVIA. Davanti alle misure anticrisi promosse da Regione e Provincia, industriali e artigiani denunciano che, senza un vero accesso al credito, non se ne esce. E i sindacati confederali lamentano che senza l'accordo con le banche per gli anticipi sugli importi della cassa integrazione in deroga, troppi lavoratori restano senza stipendio. Gli argomenti del tavolo sulle linee di impegno del sistema socio economico pavese di fronte alla crisi tenuto ieri sono gli stessi del primo tavolo provinciale. Problemi di credito e ritardi - fisiologici - dell'Inps nell'erogare i contributi di cassa integrazione tengono in scacco imprese e lavoratori. Dopo la relazione dell'assessore regionale Domenico Zambetti sui 357 milioni di euro e le 13 misure anticrisi della Regione, il segretario generale Confartigianato Lomellina Carlo Ornati ha preso la parola sulle banche: «Il rapporto con le banche peggiora sempre più: ora ci hanno chiesto i bilanci delle aziende, peggiori rispetto al 2007 e stanno diminuendo i fidi del 70%. Le strutture associative danno credito e garanzie fino a dove possono arrivare, ma a giugno non avremo più garanzie per nessuno». Ornati ha proseguito sul tema dei pagamenti, facendo un appello alla regione perché recepisca la direttiva europea sulla possibilità di pagamento a 30 giorni. Piero Maccarini, direttore Unione Industriali, conferma: «La contrazione del credito tocca la piccola-media impresa, che coincide con il 90% dei nostri associati, mentre le aziende più grandi hanno un rapporto più scorrevole con il credito». Sulla cassa integrazione ha spiegato come «situazioni delicate di bilancio e contrazione dei consumi mettono in difficoltà anche le aziende che avrebbero margini di espansione». Il presidente della provincia Vittorio Poma ha snocciolato i dati occupazionali del primo trimestre 2009: il saldo tra contratti cessati e nuovi, è tornato positivo ma «il numero di ore di cassa integrazione nei primi tre mesi del 2009 ha superato l'ammontare dell'intero 2008» (oltre 2 milioni e 600mila ore). Come interpretare i dati? L'economista Antonella Zucchella spiega: «La crisi è a macchia di leopardo: il dato record della cassa integrazione riguarda l'industria dove la crisi persevera, in altri settori meno». Abbiamo toccato il fondo? «Probabilmente sì riprende Zucchella, «Ma non sappiamo per quanto ci rimarremo. Per alcuni settori ci sono segnali confortanti a livello nazionale, non sappiamo se riguarderanno anche Pavia». Cosa fare? Per l'economista occorre prima di tutto sostenere le aziende non tanto con incentivi «che incidono per l'1% sul risultato aziendale», ma creando un clima più favorevole: oggi l'Italia fiancheggia il Mozambico nella classifica DoingBusiness sull facilità di fare impresa. Mario Santini (Cgil), Carlo Gerla (Cisl) e Gianfranco Urrata (Uil) hanno sottolineato la necessità che i fondi vengano erogati secondo priorità definite e in tempi brevi, mentre «è fondamentale che la provincia dia una risposta sull'accordo con gli istituti bancari sull'anticipo della cassa integrazione in deroga: troppi lavoratori sono senza stipendio». Anna Ghezzi

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Conto scoperto. E costoso (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Giustizia e Società data: 26/05/2009 - pag: 26 autore: di Valerio Stroppa BANCHE/ Allarme dell'Aduc: neutralizzati gli effetti della legge n. 2/2009 Conto scoperto. E costoso La commissione ritorna (sotto mentite spoglie) Nonostante la stretta sulla commissione di massimo scoperto disposta dalla legge di conversione del decreto anticrisi, i correntisti bancari si ritrovano a dover sopportare altri costi che annullano i benefici della modifica normativa. La sostanza, quindi, prevale sulla forma e il risparmio auspicato dal legislatore non troverebbe applicazione concreta. È quanto afferma l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc), che in un comunicato lancia l'allarme su come in alcuni casi le limitazioni che la legge prevede sulla commissione di massimo scoperto non hanno alcun effetto.La norma. L'art. 2-bis della legge n. 2/2009, introdotto in sede di conversione del dl n. 185/2008, in tema di contratti bancari prevede la nullità delle «clausole contrattuali aventi a oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore a trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido». Ai sensi della nuova disciplina, quindi, la commissione di massimo scoperto potrà applicarsi soltanto laddove il saldo negativo del conto perduri per più di 30 giorni. E se la novità è operativa fin dall'origine per i conti correnti aperti successivamente all'entrata in vigore della legge (29 gennaio 2009), per la modifica di quelli già esistenti a tale data è stato fissato un termine di 150 giorni. Entro fine giugno, quindi, gli istituti di credito dovranno perfezionare gli adeguamenti dei contratti in essere.Il caso. In questi giorni, segnala l'Aduc, molti correntisti stanno ricevendo le lettere con le quali le rispettive banche avvisano la clientela della modifica di alcune condizioni contrattuali nella gestione e nella tenuta del conto corrente, in ottemperanza alle disposizioni della legge n. 2/2009. Ma in alcuni casi, si legge nella nota Aduc, «per non applicare la legge e continuare a fare ciò che vogliono, hanno solo cambiato nome: da commissione di massimo scoperto (cms) a commissione di scoperto di conto (csc). Per cui le limitazioni che la legge prevede per il cms non hanno effetto». Nel comunicato viene riportato il caso di un istituto di credito che, oltre alla disapplicazione della commissione di massimo scoperto trimestrale, introduce a decorrere dal terzo trimestre una commissione di scoperto di conto da calcolare moltiplicando un importo fisso per ogni giorno di «rosso» sul conto corrente e per ogni mille euro (o frazione) di saldo debitore, fino a un massimo prestabilito. L'Aduc conclude sollecitando un pronto intervento da parte del ministero dell'economia.

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il risiko finanziario punta i riflettori su torino e trieste (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 25 - Economia Il risiko finanziario punta i riflettori su Torino e Trieste MILANO - Saranno dieci mesi caldi quelli che si prospettano per i grandi giochi della finanza italiana. Tra il rinnovo del patto di sindacato Mediobanca, entro fine anno, e quelli dei consigli di amministrazione di Generali e Intesa Sanpaolo, previsti per l´aprile 2010, la carne al fuoco è parecchia. Qualcuno giura che tra dieci mesi il sistema di potere sarà completamente diverso dall´attuale. Per il momento, i punti fermi sono pochi. C´è sicuramente una volontà della Compagnia San Paolo, attraverso la nuova guida forte di Angelo Benessia, per tornare a essere protagonista nelle banche, in primis Intesa. E poi c´è il nodo Generali, un crocevia dove le diversità di vedute stanno già venendo alla luce complice il contorto patto con l´Agricole sul capitale Intesa. E proprio le mosse su Trieste e sul suo management potrebbero dare il via ai fuochi d´artificio. Giovanni Pons [rischio cinese] PECHINO - Si moltiplicano le preoccupazioni sullo stato di salute del settore creditizio cinese. L´agenzia Fitch avverte che le banche della Repubblica Popolare, finanziati i progetti di investimento voluti dal governo, hanno visto aumentare la rischiosità dei propri portafogli-fidi. Da gennaio ad aprile le banche hanno erogato nuovi finanziamenti per 757 miliardi di dollari, superando il volume dello stesso periodo del 2008. Le autorità cinesi hanno qualche timore sulla "qualità" di questo boom del credito. Si teme che le banche abbiano aperto troppo i rubinetti, concedendo prestiti per investimenti speculativi diretti alla Borsa e al mercato immobiliare. La Commissione di vigilanza sulle banche ha segnalato alcuni fidi bancari "dirottati" verso progetti ben diversi da quelli indicati nel piano di rilancio economico del governo. Federico Rampini

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Marcegaglia in pressing: più credito alle imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Brescia Oggi" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Marcegaglia in pressing: più credito alle imprese LA PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA. Dalla Camera di commercio di Brescia, intervenendo all'assemblea Aib, rilanciate le priorità anticrisi a partire dalla liquidità La richiesta al presidente dei banchieri Faissola: «Non lasciateci da soli» La replica: stiamo facendo il possibile per sostenere chi ha progetti e investe 26/05/2009 rss e-mail print Emma Marcegaglia è intervenuta per il secondo anno da presidente nazionale all'assemblea Aib FOTOLIVE Liquidità, credito e rapporti banca impresa ad un nodo cruciale. La crisi è iniziata nel mondo bancario internazionale, ha investito l'economia reale, ma ha toccato soprattutto un nodo scoperto che lega i due mondi: la liquidità, che una volta venuta meno sul mercato interbancario è stata «tagliata» anche alle aziende che necessitavano di finanziamenti per lo sviluppo. Per questo la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, intervenendo ieri all'assemblea annuale Aib, è andata alle radici della crisi per alzare un appello forte al mondo bancario, approfittando della presenza in platea del presidente Abi Corrado Faissola. «CORRADO - ha detto Marcegaglia rivolgendosi al numero uno dell'Associazione bancaria - ti chiedo di fare tutto il possibile per fare in modo che le aziende che hanno difficoltà momentanee ma che sono sane e hanno capacità di fare impresa non siano lasciate sole». La replica, a margine dell'assemblea, è stata di ampia disponibilità: «Io - ha detto Faissola - non conosco la situazione dei casi di ogni singola banca, ma garantisco che nell'insieme il sistema bancario sta reagendo in modo molto positivo alla crisi e mi auguro che nei prossimi mesi possa farlo in misura ancora più accentuata e migliore». LA PRESIDENTE di Confindustria ha ammesso che i dati aggregati forniti dall'Abi dicono che «complessivamente i crediti alle imprese crescono» e tuttavia, ha aggiunto, «noi abbiamo troppi casi di aziende che si vedono ritirare i fidi, che non riescono a scontare le fatture, che hanno tassi troppo alti». Secondo Marcegaglia del resto il paradosso di questa situazione è che sono le imprese virtuose ad essere colpite: «perchè i migliori sono coloro che hanno investito, spesso puntando sull'estero, elaborando piani di medio periodo, che ora si trovano in mezzo al guado». Nella fase attuale di emergenza, ha spiegato la Marcegaglia «la prima cosa essenziale, che è tuttora la nostra preoccupazione maggiore, è il tema della liquidità e del credito. In un momento in cui le aziende vivono contemporaneamente -30, -40, -50% di ordini e di fatturato e dall'altra parte si trovano in una grande difficoltà nell'incassare i propri pagamenti, - ha proseguito - noi dobbiamo fare in modo che l'ossigeno del credito ci sia, perchè se manca quello noi soffochiamo e non riusciamo ad arrivare all'appuntamento con la ripresa». Una emergenza che tocca anche lo scottante tema delle regole: «Dobbiamo aprire un dibattito sulla finanza: bisognerà rivedere le regole per evitare ulteriori disastri, ma non con trattati prociclici come è successo per Basilea2 che ha creato soltanto problemi». FRA LE PRIORITÀ di Emma Marcegaglia ci sono anche le questioni legate ai crediti nei confronti della Pubblica amministrazione: un doppio affondo fra critica e autocritica. Da una parte la presidente considera «inaccettabile la situazione che si è venuta a creare, con uno Stato che non paga i propri debiti nei confronti delle aziende. Possiamo accettare - continua precisando il tema - il problema del debito pubblico ma soltanto se vediamo che dall'altra parte ci siano risposte concrete». Dall'altra arriva l'ammonimento per le grandi aziende. «Le considero al pari della pubblica amministrazione quando dilatano eccessivamente i tempi dei pagamenti» attacca la presidente. «Ci deve essere una nuova etica alla base dei rapporti di tutti» sottolinea in conclusione la presidente, riprendendo e riconoscendo così la bontà dei temi che il nuovo presidente Aib Giancarlo Dallera ha detto di voler mettere al centro del suo programma. Giovanni Armanini Giovanni Armanini

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BORSE GIù (MiBTEL -0.58%) Guttenberg: OPEL, nessuna bocciatura GABETTI: NON SCONTATA DILUIZIONE EXOR IN NUOVA SOCIETà AUTO Facebook: spunta investitore russo VW TRATTA AUTO (sezione: Revoca fidi)

( da "Dagospia.com" del 26-05-2009)

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HomePage | Segnala articolo --> BORSE GIù (MiBTEL -0.58%) – Guttenberg: OPEL, nessuna bocciatura – GABETTI: NON SCONTATA DILUIZIONE EXOR IN NUOVA SOCIETà AUTO – Facebook: spunta investitore russo – VW TRATTA AUTO IBRIDA CON I CINESI DI BYD - Tatò milionario (IPI) - rischio cinese… 1 - Borsa, piazze europee in calo. Milano debole con i bancari... Da "ilsole24ore.com" - Apertura in calo per le Borse europee sulla scia di Tokyo, all'indomani di una giornata senza spunti a causa della chiusura di Londra e Wall Street. Gli indici aspettano una direzione dall'apertura dei listini Usa e dalla pubblicazione di alcuni dati macro. Parigi cede lo 0,81%, Francoforte lo 0,95% e Londra lo 0,27 per cento. A Milano il Mibtel arretra dello 0,58% e l'S&P/Mib dello 0,79 per cento. KARL-THEODOR ZU GUTTENBERG (MIN. ECONOMIA TEDESCO) Gli indici sono indeboliti soprattutto dal settore bancario e assicurativo: Monte dei Paschi cede l'1,55%, Unicredit l'1,31%, Generali l'1,25%, Alleanza l'1,06 per cento. In negativo anche Mediobanca e Intesa SanPaolo, che perdono rispettivamente lo 0,88% e lo 0,77 per cento. In controtendenza in avvio la sola Banca popolare di Milano (+0,16%), molto pesante nella seduta di ieri. Nelle ore che appaiono decisive per la soluzione dell'affare Opel, Fiat è partita attorno alla parità, per poi cedere qualcosa e quindi recuperare lo 0,45% a 7,77 euro. Debole Mediaset: in partenza della Borsa di Milano il titolo della società televisiva cede l'1,91% a un prezzo di 4,11 euro. A Londra sono deboli i finanziari con Prudential (-1,8%), Rbs (-1,3%) e Lloyds Banking (-1,1%), mentre sono in controtendenza le materie prime con Xstrata (+4%) ed Eurasian (+3,4%). A Francoforte soffrono i tecnologici con Infineon (-2%), le auto con Volkswagen (-1,6%) e Daimler (-1,2%) e i finanziari con Allianz (-1,4%). A Parigi crolla Danone (-6,4%) dopo l'annuncio dell'aumento di capitale da tre miliardi di euro, in controtendenza Michelin (+3%). 2 - Opel: Guttenberg, nessuna bocciatura... (ANSA) - Il portavoce del ministro dell'Economia tedesco nega che Guttenberg abbia bocciato le tre offerte presentate per Opel. Secondo la Bild, che citava una 'nota interna' del ministro, Guttenberg aveva definito le tre proposte 'non economicamente sostenibili'. 'Il documento proviene da una societa' di consulenza esterna', ha detto il portavoce, quindi non puo' essere attribuito al ministro. Gianluigi Gabetti 3 - GABETTI, NON SCONTATA DILUIZIONE EXOR IN NUOVA SOCIETA' AUTO... (Adnkronos) - La diluizione di Exor nella nuova societa' che potrebbe nascere tra Fiat, Chrysler e Opel "non e' scontata". Lo ha affermato Gianluigi Gabetti, presidente d'onore di Exor, societa' che controlla il 30% di Fiat, che a margine della commemorazione dell'ex presidente della compagnia di SanPaolo Gianni Merlini ha aggiunto: "Molto dipendera' dalle modalita' di spin off dell'auto e dalla futura composizione della nuova societa'". 4 - BERLUSCONI, MERKEL FARA' QUELLO CHE E' PIU' GIUSTO PER LA OPEL... (Adnkronos) - La Germania e' sfavorevole alla Fiat? "No", replica con sicurezza Silvio Berlusconi in una intervista alla Cnn. "Anche per i rapporti che abbiamo con il governo tedesco, credo che saranno esaminate oggettivamente le varie offerte, poi sara' scelta quella che a loro sembrera' migliore. Certamente escludo che possano esservi motivazioni di antipatia nei confronti di un'azienda piuttosto che un'altra. Penso che faranno quello che a loro sembrera' piu' giusto per la Opel", dice il premier che alla domanda se ha parlato con la Merkel replica: "No, non ho parlato con la Merkel, non voglio interferire, ma la conosco e so che si comportera' cosi'". Angela Merkel 5 - Fiat- Opel: Merkel, valutare aspetti... (ANSA) - 'Bisogna valutare la trattativa in tutti i suoi aspetti', ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel. Al previsto incontro di domani fra Marchionne e il ministro dell'Economia tedesco Guttenberg, partecipera' anche il vice presidente della Fiat, John Elkann. E' la prima volta che Elkann incontra Guttenberg nell'ambito delle trattative per la Opel. Il governo tedesco conta di prendere una decisione preliminare entro meta' settimana, ha detto Merkel. 6 - Fiat: stop produzione Punto a Melfi... (ANSA) - Uno sciopero ad un'azienda di componenti - ha bloccato la produzione della Grande Punto nella fabbrica Fiat di Melfi. Lo sciopero e' stato deciso dopo che a 25 lavoratori non e' stato rinnovato il contratto e sono stati sostituiti con operai provenienti da Pomigliano D'Arco. Secondo i sindacati, che paventano altre proteste, la responsabilita' di quanto e' avvenuto e' della Fiat, in quanto l'aumento di produzione a Melfi doveva tradursi in aumento dell'occupazione locale. 7 - Facebook, spunta un investitore russo... Da "Il Sole 24 Ore" - Un investitore russo per Facebook. Secondo il Wall Street Journal online, il gruppo Digital Sky Technologies si è fatto avanti per investire 200 milioni di dollari in azioni privilegiate del sito di social network fondato da Mark Zuckerberg. 8 - Per Abn Amro perdita da 886 milioni nel primo trimestre dell'anno... Da "Il Sole 24 Ore" - La banca olandese Abn Amro ( nella foto il Ceo Gerrit Zalm), ora controllata dal governo dei Paesi Bassi, ha riportato una perdita prima delle tasse di 886 milioni di euro nel primo trimestre. La maggior parte delle perdite è legata alle attività acquisite da Royal Bank of Scotland (Rbs), laddove gli asset in mano allo stato olandese hanno fruttato un utile di 87 milioni di euro. Abn Amro ha inoltre comunicato che lo scorporo degli asset nazionalizzati da quelli controllati da Rbs sarà completato entro la fine dell'anno. Groenink Abn-amro 9 - Toyota si lucida il motore ibrido... Da "Il Sole 24 Ore" - L' approccio della cessione di tecnologia come strada per una stretta alleanza, seguito da Fiat con Chrysler, potrebbe fare scuola. Toyota ha lasciato filtrare al quotidiano «Yomiuri» - per poi smentire debolmente- che è pronta ad aiutare la General Motors cedendole la sua tecnologia per auto ibride, anche se la casa di Detroit dovesse finire in Chapter 11. L'idea ufficiosa sarebbe quella di far diventare la sua tecnologia lo standard mondiale di fatto per gli ibridi, oltre a sostenere il mercato Usa ed evitare potenziali future frizioni commerciali tra Stati Uniti e Giappone. Toyota sembra lanciare un messaggio a creditori e governo Usa: se tutti saranno d'accordo, Toyota potrà scendere in campo per agevolare la ristrutturazione Gm. Ma come potrebbe pagare Gm, se non con una quota azionaria post-amministrazione controllata? Una prospettiva finora mai affiorata. (S.Car.) 10 - VOLKSWAGEN, TRATTA CON CINESE BYD SVILUPPO AUTO IBRIDA... (AGI/REUTERS) - Volkswagen tratta con la cinese Byd (Build Your Dreams) per lo sviluppo di auto ibride. La Casa tedesca studia varia opzioni di collaborazione nel settore delle auto ibride ed elettriche con batterie a ioni di litio. 11 - Tnk-Bp in cerca di un leader russo... Da "Il Sole 24 Ore" - Tnk Bp è in cerca del suo amministratore delegato da settembre. All'epoca le due anime della compagnia petrolifera, BritishPetroleum e quattro imprenditori russi raccolti nel gruppo Alfa- Access-Renova, misero fine a una disputa di mesi mettendo alla porta Robert Dudley e stabilendo che il futuro Ceo avrebbe dovuto essere indipendente, ma «con esperienza e conoscenza del russo». Gli equilibri nella jointventure sono cambiati, malgrado la nomina spetti a Bp. E la compagnia britannica ha fatto la sua scelta: Pavel Skitovich, 44 anni, nato a Mosca. È stato dirigente nel gruppo Interros dell'oligarca Vladimir Potanin, e chief executive per cinque mesi a Polyus Gold. Sembra avere le carte in regola, ma ora la parola spetta al board di Tnk-Bp. I russi avrebbero sollevato dubbi sulla mancanza di esperienza di Skitovich, e intendono proporre un Ceo ad interim, Viktor Vekselberg. Non proprio indipendente: Vekselberg è uno dei quattro grandi azionisti russi. (A.S.) franco tato 12 - Abn prepara il bilancio delle «folies merger»... Da "Il Sole 24 Ore" - Scorpora, vendi, salva e assembla, il sistema bancario olandese inizia a fare i conti delle stagioni folli di M&A e nazionalizzazioni: Abn Amro, ora controllata dal governo dei Paesi Bassi, ha annunciato ieri una perdita prima delle tasse di 886 milioni di euro nel primo trimestre del 2009. La maggior parte delle perdite è legata alle attività acquisite da Royal Bank of Scotland (Rbs), laddove gli asset in mano allo stato olandese hanno fruttato un utile di 87 milioni di euro. Amsterdam ha preso il controllo di Abn Amro attraverso la nazionalizzazione delle attività olandesi di Fortis Bank la quale, consorziata con Rbs e la spagnola Santander, aveva rilevato la società nel 2007 per 70 miliardi di euro. Abn Amro ha comunicato che lo scorporo degli asset nazionalizzati da quelli controllati da Rbs sarà completato entro la fine dell'anno. (R.Fi.) 13 - Perdite sugli hedge? Colpa dei clienti... Da "Il Sole 24 Ore" - La crisi degli hedge fund? Un effetto ad imbuto provocato dall'ondata di riscatti forzati delle banche d'investimento ma soprattutto dai clienti «finali avidi di liquidità». Un'analisi sofisticata della svizzera Union Bancaire Privée (Ubp) non risparmia nessuno per spiegare che i fondi specultaivi in realtà «sono stati molto più vittime» che non i carnefici della crisi finanziaria. Si ricorda l'obbligo per le banche d'investimento di ridurre drasticamente la leva a causa delle perdite subìte per i subprime, uno scenario ben lontano da quando si imputava la responsabilità dello scoppio della crisi proprio sugli hedge. Peccato che tra i sottoscrittori di prodotti sofisticati ci fosse la stessa Ubp caduta nelle maglie della truffa Madoff con un'esposizione per conto dei «clienti», pari a circa l'1% degli asset gestiti. (R.Fi.) 14 - Tatò milionario con l'Ipi... Da "Il Sole 24 Ore" - Franco Tatò torna nella classifica dei manager più pagati delle società quotate italiane. Grazie al milione lordo di euro ricevuto nel 2008, come presidente e amministratore delegato dell'Ipi, l'ex immobiliare Fiat passata per le mani di Luigi Zunino e poi di Danilo Coppola, «Kaiser Franz» è 158mo nella graduatoria 2008, tra Alberto Pirelli (1,007 milioni) e Piero Gnudi (997mila). Tatò è stato a metà 2007 da Coppola, ma adesso è di nuovo cambiato l'azionista di controllo dell'Ipi, società che pochi mesi fa ha avuto bisogno di una ricapitalizzazione di 30 milioni. Il 30 marzo la Banca Intermobiliare (Bim) ha escusso quasi 12 milioni di azioni Ipi che deteneva per il contratto di pegno a garanzia di crediti verso Coppola. Bim possiede il 45,33% dell'Ipi. A questo pacchetto si aggiunge un 5,46% posseduto da tre amministratori e azionisti di controllo della banca, Mario Scanferlin, Pietro D'Aguì e Gianclaudio Giovannone. In seguito all'acquisizione del controllo, la banca torinese ha dovuto lanciare un'Opa totalitaria sull'Ipi, in corso fino al 9 giugno, a 1,3 euro per azione. Nato a Lodi nel 1932, laureato in filosofia a Pavia, Tatò ha un curriculum di incarichi prestigiosi. Ha guidato varie società dell'Olivetti, è stato amministratore delegato di Mondadori e Fininvest, infine dell'Enel. È apparso nella «hit parade» degli stipendi l'ultima volta nel 2002, quando ha lasciato l'Enel (il governo Berlusconi gli preferì Paolo Scaroni) con 2,078 milioni lordi, tra stipendio di cinque mesi, liquidazione e bonus di 650mila euro per i risultati del 2001. Attualmente è anche amministratore delegato dell'Enciclopedia Treccani e siede nel cda di Prada Spa. Toyota Nel 2008 l'Ipi è tornata in attivo, con un utile netto di 10,1 milioni su 50,47 milioni di ricavi, dopo il rosso di 19 milioni nel 2007, ma non ha pagato dividendo. Kpmg ha certificato il bilancio, con un «richiamo di informativa» per «incertezze» sulla continuità aziendale. Il direttore generale è Fosco Ferrato, 263.567 euro lordi di compenso nel 2008. La Bim ha perso 61,8 milioni nel bilancio consolidato 2008. È presieduta da Franca Bruna Segre, compenso lordo di 323mila euro nel 2008, identico all'a.d. Pietro d'Aguì. (G.D.) 15 - L´ETERNO RITORNO... Vittoria Puledda per "la Repubblica" - La notizia è passata un po´ in sordina ma è ufficiale: Fideuram avrà di nuovo la sua compagnia di assicurazioni. Nei prossimi due-tre mesi verranno risolti gli ultimi aspetti gestionali e organizzativi; entro la fine dell´anno, ragionevolmente, sarà completato l´iter autorizzativo. Ma già da ora sono chiari i paletti: la compagnia sarà di Fideuram, avrà i suoi clienti e il suo portafoglio; più o meno come era prima del delisting. E Eurizon vita? Come si muoverà il gruppo - che poi è sempre lo stesso, Intesa Sanpaolo - alle prese con gli ultimi atti (il pagamento) prima del divorzio con Generali proprio sull´accordo di bancassurance? Del futur non v´è certezza ma, per quanto riguarda Fideuram, siamo all´eterno ritorno. Meglio di così non l´avrebbe pensata nemmeno Nietzsche. 16 - Il risiko finanziario punta i riflettori su Torino e Trieste... Giovanni Pons per "la Repubblica" - Saranno dieci mesi caldi quelli che si prospettano per i grandi giochi della finanza italiana. Tra il rinnovo del patto di sindacato Mediobanca, entro fine anno, e quelli dei consigli di amministrazione di Generali e Intesa Sanpaolo, previsti per l´aprile 2010, la carne al fuoco è parecchia. Qualcuno giura che tra dieci mesi il sistema di potere sarà completamente diverso dall´attuale. Per il momento, i punti fermi sono pochi. C´è sicuramente una volontà della Compagnia San Paolo, attraverso la nuova guida forte di Angelo Benessia, per tornare a essere protagonista nelle banche, in primis Intesa. E poi c´è il nodo Generali, un crocevia dove le diversità di vedute stanno già venendo alla luce complice il contorto patto con l´Agricole sul capitale Intesa. E proprio le mosse su Trieste e sul suo management potrebbero dare il via ai fuochi d´artificio. 17 - rischio cinese... Federico Rampini per "la Repubblica" - Si moltiplicano le preoccupazioni sullo stato di salute del settore creditizio cinese. L´agenzia Fitch avverte che le banche della Repubblica Popolare, finanziati i progetti di investimento voluti dal governo, hanno visto aumentare la rischiosità dei propri portafogli-fidi. Da gennaio ad aprile le banche hanno erogato nuovi finanziamenti per 757 miliardi di dollari, superando il volume dello stesso periodo del 2008. Le autorità cinesi hanno qualche timore sulla "qualità" di questo boom del credito. Si teme che le banche abbiano aperto troppo i rubinetti, concedendo prestiti per investimenti speculativi diretti alla Borsa e al mercato immobiliare. La Commissione di vigilanza sulle banche ha segnalato alcuni fidi bancari "dirottati" verso progetti ben diversi da quelli indicati nel piano di rilancio economico del governo. 18 - Antitrust multa Telecom e Vodafone... (ANSA) - L'Antitrust multa ancora Telecom Italia e Vodafone per pratiche commerciali scorrette. L'Autorita' garante ha sanzionato Telecom per 200mila euro in merito alla campagna pubblicitaria relativa all'offerta 'Alice senza canone' e Vodafone per 260mila euro in relazione alla promozione di servizi di telefonia fissa in modalita' Adsl con l'offerta 'Vodafone Casa'. In totale si tratta dunque di sanzioni per 460mila euro. 19 - Coin: utile a 38, 2 mln, calo vendite... (ANSA) - Vendite sotto insegna a 1.173,4 mln di euro (meno 0,7% rispetto all'esercizio precedente) per il gruppo Coin. E vendite nette a 1.145,4 mln di euro in flessione del 2,3%, margine operativo a 133,7 milioni di euro (11,7%) sulle vendite. Sono i risultati dell'esercizio 2008 (da febbraio a gennaio 2009) resi noti oggi dall'ad Stefano Beraldo, prima della riunione del Cda. 20 - Ucraina: crollo pil 23%... (ANSA) - Il prodotto interno lordo dell'Ucraina potrebbe segnare un tracollo del 23% nel primo trimestre dell'anno a causa della crisi economica. Lo ha detto oggi il presidente Viktor Yushchenko. 'Prevediamo una contrazione del Pil tra il 20% e il 23% nei primi tre mesi dell'anno', ha detto Yushchenko in un comunicato diramato sul sito presidenziale. Nel quarto quarto trimestre Kiev aveva gia' registrato una contrazione dell'8% del Pil. 21 - Philips: accordo acquisizione Saeco... (ANSA) - E' stato raggiunto l'accordo vincolante per il passaggio di Saeco International (950 dipendenti) alla Philips. La Pai, gruppo finanziario proprietario della Saeco, ha ritenuto la proposta del gruppo olandese la migliore ed ha pertanto ceduto il 100% della controllata. Lo conferma in una nota la Fim Cisl di Bologna, precisando che ora si attende il parere dell'Antitrust e degli istituti finanziari creditori. [26-05-2009]

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CRISI: TASSI BASSI IN ITALIA? TREMONTI, NON MI FIDO STATISTICHE BANCHE. (sezione: Revoca fidi)

( da "Asca" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRISI: TASSI BASSI IN ITALIA? TREMONTI, NON MI FIDO STATISTICHE BANCHE (ASCA) - Roma, 26 mag - Le statistiche dell'Abi dicono che i tassi di interesse praticati dalle banche italiane sono piu' bassi della media europea? ''Dipende da come fai le statistiche. Io ritengo piu' attendibili le statistiche degli Artigiani di Mestre''. Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, nel suo intervento all'assemblea delle Confcooperative. Secondo la tabella diffusa dall'Associazione bancaria in occasione dell'ultimo Liquidity Day, i tassi delle banche italiane sui prestiti alle imprese risultavano inferiori di 20 punti base a quelli della media dell'area euro, mentre i prestiti alle famiglie risultavano piu' bassi del 2%. E ancora riferendosi alle banche: ''Ci dicono che il cavallo non beve - ha aggiunto Tremonti - puo' essere, ma forse qualcuno ha chiuso il rubinetto''. Da qui l'ennesima sollecitazione al sistema bancario a richiedere i bond per non far mancare il credito all'economia reale. ''Forse - ha concluso il ministro - non c'e' sufficiente considerazione da parte del sistema finanziario per questi strumenti''. lsa/cam/bra

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(AGR) AGRICOLTURA, FONDO DI GARANZIA E FONDI RISCHI - 2 (sezione: Revoca fidi)

( da "Basilicanet.it" del 26-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

AGRICOLTURA, FONDO DI GARANZIA E FONDI RISCHI - 2 26/05/2009 15.59.43 [Basilicata] (AGR) - L’Amministrazione regionale intende sottoscrivere con Ismea una convenzione per utilizzare il Fondo di Garanzia previsto nel PSR e per regolarne il funzionamento. Detto Fondo di Garanzia affiancherà  le operazioni di investimento ammissibili al PSR ed avrà  come ultimo fine la facilitazione dell’accesso al credito da parte delle aziende agricole. Le misure del presente PSR che potranno erogare aiuti anche sotto forma di garanzia sono: -Misura 112 “Insediamento di giovani agricoltori†-Misura 121 “Ammodernamento delle aziende agricole†-Misura 123 “Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali†-Misura 311 “Diversificazione in attività  non agricoleâ€. Il finanziamento bancario per la realizzazione di investimenti cofinanziati nell’ambito del PSR conformemente a quanto previsto nelle schede di misura del PSR, può² fruire della garanzia concessa da un fondo di garanzia che operi in conformità  agli articoli 50, 51 e 52 del regolamento (CE) n. 1974/2006. Le risorse finanziarie individuate nell’ambito delle misure del PSR necessarie per la concessione delle garanzie, saranno utilizzate, nell’ambito di un Accordo di programma che consente, d’intesa con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’avvalimento dello specifico Fondo rientrante nelle attribuzioni istituzionali di ISMEA, Organismo pubblico individuato nel rispetto delle disposizioni comunitarie. Ciò², allo scopo di costituire un capitale dedicato al rilascio di garanzie a fronte di operazioni bancarie finalizzate ad interventi sul territorio regionale per operazioni cofinanziate nell’ambito del PSR, tale da consentire una mitigazione del rischio ed un aumento dell’efficacia dello strumento finanziario. Il Fondo può² rilasciare garanzie alle imprese agricole singole e/o associate e alle imprese di trasformazione di prodotti agricoli, al momento della loro fondazione, durante le prime fasi della loro attività  o in caso di espansione e soltanto in attività  che gli amministratori del fondo valutino redditizie, entro il limite massimo del 70% dell’importo dei finanziamenti bancari erogati alle imprese beneficiarie - elevato all’80% per i giovani agricoltori come definiti dal regolamento (CE) n. 1698/2005. Fondi Rischi. L’Amministrazione regionale, attraverso l’adozione di un bando per la presentazione delle domande di contributo ai Fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi FIDI nel settore agricolo ai sensi della cogente normativa nazionale e comunitaria, intende perseguire il fine generale di concedere contributi ai fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi Fidi operanti con imprese del settore agricolo nella Regione Basilicata. Le risorse a tal fine dedicate ammontano a circa un milione di euro a valere su fondi regionali. L’amministrazione regionale contribuisce all’integrazione dei fondi di garanzia o dei fondi rischi dei Cofidi nella misura massima del triplo delle risorse proprie apportate dai soci. Tali contributi , nonché© gli eventuali profitti realizzati su tali risorse, devono essere utilizzati esclusivamente per la fornitura di garanzie a favore delle PMI agricole attive in Basilicata socie dei Cofidi. Le tipologie di intervento sono relative al consolidamento delle passività  di imprese agricole ed imprese di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli che presentano un’accentuata esposizione debitoria ma che non siano in difficoltà  secondo la definizione comunitaria. Sono ammissibili a garanzia i mutui bancari di durata non inferiore a 18 mesi e non superiore a 15 anni. (continua) (bas - 04)

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Reggio, è ancora forte crisi per imprese e lavoratori (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 26-05-2009)

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Reggio, è ancora forte crisi per imprese e lavoratori (26/5/2009 16:42) | (Sesto Potere) - Reggio Emilia - 26 maggio 2009 - Dall'ultimo incontro dell'Osservatorio Anteverto del distretto di Reggio Emilia, è emerso chiaramente come, nonostante alcuni contesti dimostrino di aver risentito meno della crisi, la situazione sul versante occupazionale continui comunque a peggiorare. Sabrina Bondavalli, responsabile del Centro per l'impiego di via Premuda, ha evidenziato come il dato sugli iscritti alle liste di disoccupazione, pur aumentando del 41 per cento nel 2009 rispetto all'anno precedente, ha avuto un rallentamento nel mese di aprile. Gli avviamenti al lavoro continuano però a calare, attestandosi a meno 29 per cento nel primo quadrimestre del 2009, rispetto al medesimo periodo del 2008. I comparti che soffrono maggiormente risultano essere quello metalmeccanico - dato peraltro comune a livello provinciale -, quello del facchinaggio e della logistica, i servizi per le famiglie quindi colf e badanti. Le tipologie contrattuali crollate vertiginosamente sono in particolare le missioni di lavoro somministrato, i cosiddetti interinali, seguite dai contratti a tempo indeterminato, mentre al contrario aumentano i contratti precari. Alcuni settori produttivi sembrano invece risentire meno della crisi, come quello agroalimentare, il tessile, soprattutto trainato da alcune produzioni di qualità che si sono consolidate nel comparto, e alcune produzioni particolarmente innovative. Le imprese dopo il trauma iniziale stanno ora cercando di riorganizzarsi. Le associazioni imprenditoriali presenti (Api, Assindustria e Cna) hanno ribadito la crescita costante, anche se leggermente rallentata nell'ultimo mese, come segnala in particolare Mirco Pisi della Cna, delle aziende con lavoratori in cassa integrazione o in sospensione lavorativa e la necessità di riceracre nuovi mercati: Africa e Emirati Arabi, per i quali è fondamentale il ruolo di supporto delle associazioni. Riccardo Bedeschi della Cgil ha sottolineato invece la preoccupazione, oltre che per i lavoratori maggiormente precari e privi di qualsiasi ammortizzatore sociale, per coloro che a breve potrebbero esaurire ogni forma di sostegno al reddito di fronte ad una situazione che non dà segni di ripresa. Pertanto, dopo la pausa estiva, a settembre potrebbero presentarsi situazioni di forte tensione sociale. All'incontro erano presenti anche diversi istituti di credito che hanno sottoscritto il Protocollo per l'anticipazione sociale della Cassa integrazione straordinaria. In particolare Marco Bonezzi della Banca Popolare dell'Emilia-Romagna, ha segnalato una certa ripresa di accesso al credito da parte delle imprese, sostenuta anche dai Consorzi fidi, soprattutto in alcune attività particolarmente innovative nel settore del risparmio energetico (fotovoltaico) o nelle produzioni agricole ecocompatibili e a basso impatto energetico. Le altre banche presenti, Banca Popolare di Verona-Sgsp, Cariparma e Unicredit hanno segnalato l'impegno ormai a regime in materia di anticipazione sociale della Cassa integrazione, mentre sul versante degli aiuti alle imprese segnalano i diversi accordi sottoscritti con le associazioni d'impresa e quindi la volontà del sistema bancario di favorire l'accesso al credito, soprattutto per investimenti innovativi, ma anche per permettere una maggiore liquidità immediata. L'assessore al Lavoro della Provincia Gianluca Ferrari ha sottolineato positivamente queste ultime informazioni provenienti dal mondo bancario e delle imprese: "Si tratta di risultati concreti dell'Unità provinciale anticrisi, voluta da da Palazzo Allende per far fronte alla situazione che, come previsto, purtroppo si sta manifestando per intensità e durata più lunga e pesante di altre. Per questo la Provincia, attraverso anche i tavoli distrettuali Anteverto, tiene costantemente monitorata la situazione, favorendo la soluzione dei principali problemi che si manifestano a livello anche locale, attraverso l'impegno e il dialogo dei diversi attori che agiscono sui vari territori provinciali. Al contempo la Provincia continua ad investire risorse soprattutto per politiche attive, come la formazione professionale e l'aiuto alla creazione di nuove imprese, in particolare nei settori più avanzati che servano anche da punto di riferimento e di traino per la futura ripresa economica dell'intero territorio provinciale". Al termine dei lavori si è deciso di convocare tutti gli istituti di credito che hanno sottoscritto il Protocollo per l'anticipazione della Cigs nella giornata di giovedì 28 maggio, per fare il punto e predisporsi alla seconda parte dell'anno.

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CRISI/ TREMONTI: NON CREDO A STATISTICHE ABI,MI FIDO DI DATI CGIA (sezione: Revoca fidi)

( da "Wall Street Italia" del 26-05-2009)

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Crisi/ Tremonti: Non credo a statistiche Abi,mi fido di dati Cgia di Apcom Nei giorni scorsi querelle con banche su livello tassi interesse -->Roma, 26 mag. (Apcom) - Nuova frecciata al sistema bancario da parte del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che questa volta ha messo in dubbio l'attendibilità delle statistiche dell'Abi sui mercati creditizi. "Non credo alle statistiche fatte dall'Abi - ha detto Tremonti nel corso della trasmissione 'Porta a porta' - e credo di più a quelle degli artigiani di Mestre" (la Cgia, ndr). "L'economia - ha aggiunto il ministro rivolto agli istituti di credito - si ferma se non c'è liquidità: il governo ha fatto la sua parte, mettendo decine e decine di miliardi, e adesso anche le signore banche devono fare il loro mestiere". Nei giorni scorsi Tremonti ha accusato le banche italiane di applicare tassi d'interesse più alti rispetto ai livelli europei; in risposta, l'Abi ha diffuso dei dati con cui dimostrava che i tassi italiani sono inferiori rispetto alla media europea.

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CdC Monza e Brianza, contributi PMI: programmi di crescita aziendali (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 26-05-2009)

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CdC Monza e Brianza, contributi PMI: programmi di crescita aziendali (26/5/2009 17:23) | (Sesto Potere) - Monza e Brianza - 26 maggio 2009 - La Camera di commercio di Monza e Brianza elargisce contributi a sostegno delle PMI della Brianza per programmi di crescita aziendali. L’inizativa è rivolta alle micro, piccole e medie imprese di tutti i settori con sede legale e/o operativa nella provincia di Monza e Brianza che realizzano operazioni di investimento nell'ambito del medesimo territorio provinciale. Lo stanziamento è pari a 450.000,00 euro. Gli investimenti ammissibili sono: 1. acquisto, ristrutturazione di immobili e/o fabbricati se strumentali all'attività; 2. acquisto, rinnovo, adeguamento di impianti, macchinari, attrezzature industriali e commerciali; 3. acquisto di sistemi informatici di gestione (hardware e software), e per le applicazioni internet; 4. spese per la realizzazione di siti e sistemi web propri dell'azienda, all'erogazione di propri servizi web su Internet, all'attivazione di procedure di commercio elettronico; 5. acquisizione di marchi e brevetti; 6. acquisizioni di aziende o di rami d'azienda documentate da contratti di cessione, acquisizione di almeno il 70% di partecipazioni in aziende con attività connessa a quella dell'acquirente, avviamento se acquisito a titolo oneroso; 7. acquisti di automezzi per un importo pari al costo deducibile ai fini della determinazione del reddito d'impresa; 8. acquisto di scorte entro il limite massimo del 40% dell'ammontare complessivo dell'investimento agevolato; 9. spese per consulenze specialistiche riferiti ai programmi di investimenti oggetto dell'agevolazione nel limite del 30% dei costi dei servizi stessi. Caratteristiche del contributo Il contributo è pari all'abbattimento di 1,5 punti del costo del finanziamento o del leasing stipulato al fine di realizzare gli investimenti. Per le imprese iscritte al Registro delle Impreseentro 12 mesi dalla richiesta, per le imprese a prevalente partecipazione femminile e/o giovanile l'abbattimento è di 2 punti. Il contributo verrà assegnato seguendo l'ordine di protocollo delle istanze e fino ad esaurimento fondi ed erogato dopo 6 mesi dalla data di ricezione della domanda in un'unica rata attualizzata. La domanda va presentata tramite Consorzi/Cooperative di Garanzia Collettiva Fidi aderenti all'iniziativa che garantiscono il finanziamento bancario. L'elenco dei Consorzi/Cooperative è pubblicato nel regolamento.

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Artigiani, è rivolta contro la banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 27-05-2009)

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Sondaggio della Confartigianato fra 300 aziende: il 71% denuncia un aumento dei tassi, il 48% una stretta nei finanziamenti. Nasce il Club del Credito Artigiani, è rivolta contro la banche La minaccia di Pozza: «Abbandoneremo gli istituti più rigidi con le Pmi» Gli imprenditori lamentano tempi lunghi nella concessione dei fidi 24 aziende avvicinate dagli usurai Gli imprenditori fanno sistema contro le banche. Artigiani, industriali, commercianti e agricoltori fondano il Club del Credito. Da un sondaggio Confartigianato, emerge una situazione drammatica: su 300 artigiani il 71% lamenta un aumento dei tassi. Mario Pozza: «I nostri associati diminuiranno subito del 30% le operazioni nelle banche più sorde alle nostre richieste. Dopo tre mesi, se le cose non cambieranno, le abbandoneremo». Nonostante i continui richiami ai problemi del credito, le banche continuano a fare orecchie da mercante. Lo denuncia una ricerca di Confartigianato della Marca su un campione di 300 imprese nel corso degli ultimi tre mesi. Le carenze dei sistema bancario sono riprodotte nelle risposte delle aziende: oltre la metà accusa difficoltà di incasso ed è proprio l'appoggio da parte delle banche che manca per il 56% degli intervistati. Il 48% ha rilevato una stretta nella concessione dei finanziamenti con tassi rialzati per il 71% e 24 imprese dichiarano di essere state contattatte da moderni «cravattari». «Gli artigiani ci hanno addirittura chiesto di creare corsi di formazione in materia di relazioni con le banche - ha dichiarato il presidente di Confartigianato Mario Pozza - segno delle difficoltà ormai all'ordine del giorno. I nostri consorzi fidi deliberano i prestiti in pochi giorni ma la strozzatura è a valle. Nonostante la nostra garanzia e le sofferenze 2008 ferme allo 0,8%, le banche ci mettono da 59 a oltre 70 giorni per dare una risposta alle richieste di chi, secondo noi, è perfettamente affidabile». E c'è ora una risposta: entro agosto i consorzi di garanzia delle quattro categorie economiche faranno confluire in un'unica struttura tutti i dati relativi al sistema creditizio della Marca: dalle condizioni applicate ai finanziamenti a quelle sulla valuta, dalle spese di conto corrente fino ai consigli per non perdersi nella marea di offerte presenti sul mercato. Ma anche i reclami che, dopo essere stati raccolti, verranno presentati alle banche. Un fronte unico che presenterà ogni tre mesi un bollettino ufficiale. Il lavoro non servirà solo per fare statistica, ma vuole creare una base negoziale più forte e strutturata per scardinare i complicati meccanismi del credito e aumentare il numero dei prestiti. Più forza e più voce, quindi, aspettando che dalle parole si passi ai fatti. «Arriveremo presto al dunque - dichiara Paolo Salviato, coordinatore pro-tempore del Club - finora abbiamo sempre vagliato e discusso le condizioni in ordine sparso. Alla fine siamo tutti imprenditori e vogliamo una cosa sola: lavorare al meglio, anche con le banche». Se si tratta di prove di aggregazione tra consorzi di garanzia, non è dato ancora sapere: le bocche sono cucite. Obiettivo primario dell'operazione rimane la trasparenza, invocata a più ripresa dalle imprese e finita contro l'alzata di scudi degli istituti di credito. «A breve redigeremo uno statuto interno che regolerà le attività del Club. - conclude Salviato -. Una volta firmato da parte dei confidi e delle associazioni di categoria, partiremo con tanto di logo e carta intestata, accumulando forza ed efficacia nell'azione di consulenza». (Enrico Lorenzo Tidona)

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tremonti: le pensioni vanno bene così (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 2 - Attualità Tremonti: «Le pensioni vanno bene così» «Riforma solo perché la vita si allunga, non per fare soldi». Poi bacchetta le banche ROMA. Il sistema pensionistico italiano è «ottimo» e se deve essere migliorato è solo in un'ottica generazionale «non per fare soldi». E se dunque verrà valutata la necessità di un «aggiornamento» sull'età pensionabile lo si farà «con calma e con il sindacato». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sgombra il campo da equivoci: se mai si dovesse mettere mano a una riforma delle pensioni sarà solo per «adeguarla ai tempi che cambiano e alla vita media che sale». E sui conti pubblici assicura: l'Italia è l'unico Paese con un deficit, corretto per il ciclo economico, sotto il 3%. Il problema, semmai, «è che altri ci stanno raggiungendo sul debito e ci faranno concorrenza nell'emissione di titoli». Poi torna a criticare le banche: «Sui tassi mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre». Dall'assemblea di Confcooperative a "Porta a Porta", il ministro affronta tutti i principali questioni d'attualità. Faro innanzitutto sulle pensioni: «Gli italiani possono stare sicuri, il sistema non è a rischio, sta in piedi. In Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili. Se vogliamo renderle ancora più sostenibili e ancora più adatte ai tempi che cambiano occorre con calma e con i sindacati ragionare sui grandi numeri dell'invecchiamento della popolazione». In ogni caso nessuna riforma verrà fatta con la Finanziaria perchè «non la puoi fare sulla pelle della gente» e «le pensioni non sono neanche come l'Rc Auto che te la cambi se cambi l'automobile». Le parole di Tremonti trovano d'accordo anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. «Tremonti ha ragione a dire che il sistema è in equilibrio», ha detto il sindacalista. Ma oltre alla questione pensioni, ieri il ministro è tornato a invitare «le signore banche a fare il loro dovere. Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinchè aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei, sono di fonte Bce e Banca d'Italia». Ma Tremonti parla anche di riforme istituzionali: se la soppressione delle Province sembra un argomento che non lo appassiona particolarmente («a conti fatti il risparmio è di 200-300 milioni di euro»), sul Parlamento fa presente non solo che è utile la riduzione del numero dei parlamentari, ma il cambio di funzione delle due Camere perchè il bicameralismo perfetto «non esiste in nessun Paese europeo e non ha più ragion d'essere neanche in Italia». E se ci saranno «umani ostacoli», ovvero resistenze dei parlamentari al cambiamento, perchè «i capponi non votano per l'anticipo del Natale, una spinta può arrivare da una legge di iniziativa popolare». Infine sulla crisi: «È giusta la preoccupazione del cardinal Bagnasco - ha detto commentando l'appello della Cei a salvaguardare l'occupazione - ma finora il sistema Italia ha tenuto» e anzi «ci sono segnali di rallentamento nelle richieste di prenotazione per la cassa integrazione».

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Tremonti, banche ancora troppo care Per il titolare dell'Economia il credito alle imprese è il più salato d'Europa. E denuncia: i banchieri sono tornati a fare finanza piuttosto ch (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza (MF)" del 27-05-2009)

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MF sezione: Denaro & Politica data: 27/05/2009 - pag: 4 autore: di Roberto Sommella il ministro accusa gli istituti di non avere capito la lezione della crisi d'ottobre Tremonti, banche ancora troppo care Per il titolare dell'Economia il credito alle imprese è il più salato d'Europa. E denuncia: i banchieri sono tornati a fare finanza piuttosto che fornire i finanziamenti alle industrie in difficoltà Il grido d'allarme è giunto da un bel po' e la stessa casella di posta elettronica personale del ministro pare sia da tempo intasata di missive di imprenditori alla canna del gas. Gli scrivono da tutt'Italia, piccoli e medi industriali, per denunciare la cancellazione di un fido, l'eliminazione di una linea di credito, il rischio chiusura di uno stabilimento. Questa situazione di disagio crescente, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ha già spinto l'esecutivo a varare la tanto criticata norma sui prefetti-controllori dei flussi di credito delle banche alle aziende. Ma il dato cresce con la recessione e preoccupa sempre più. Così, viste le premesse, non stupisce che Giulio Tremonti sia tornato a battere, con decisione, su questo tasto. Con un'aggiunta, spiattellata ieri davanti alla platea della Confcooperative: i tassi praticati dagli istituti di credito sono i più alti d'Europa. Nonostante il costo del denaro sia sceso a livelli infinitesimali e il governo abbia varato i Tremonti-bond, strumento che i banchieri adottano con evidente riluttanza. Dopo la reprimenda del presidente del consiglio nel giorno dell'assemblea annuale di Confidustria, il titolare del ministero dell'Economia è andato giù dritto. «Sul settore bancario c'è ancora molto da fare», ha detto. «Molti dati indicano che gli istituti fanno finanza fine a se stessa. Aumenta la raccolta ma non aumentano gli impieghi verso le imprese, aumentano gli impieghi finanziari. E questo deve essere fatto oggetto di ulteriore considerazione e attenzione da parte di tutti noi». Insomma quanto va dicendo il mondo bancario, che il credito è ripreso, non risulterebbe affatto negli austeri palazzi di Via XX Settembre. Anzi. Secondo Tremonti, i dati sui finanziamenti forniti dalla Cgia di Mestre (organizzazione che rilevare la tassazione su migliaia di pmi, ndr) sarebbero addirittura più veritieri di quelli ufficiali. «Ti dicono che il cavallo non beve ma forse qualcuno ha chiuso i rubinetti al cavallo. Ti dicono che i nostri tassi sono i più bassi della media europea ma dipende da come fai la media. Io mi fido di più degli artigiani di Mestre», ha sottolineato il ministro. E forse qualcosa deve essere già arrivato sulla scrivania di Tremonti, se è vero che da qualche giorno circolano alcune analisi che dimostrano come a fronte di una riduzione dei tassi d'interesse Bce il costo del denaro alle imprese sia ancora intorno all'8,5%, lo stesso livello di fine 2008. Ma che cosa hanno rilevato gli artigiani di Mestre? Come riportano le due tabelle in pagina, secondo la Cgia, i tassi di interesse a breve termine applicati alle aziende sono i più alti d'Europa: da agosto del 2008 a marzo di quest'anno, per prestiti inferiori a un anno hanno toccato la soglia del 4,84%, contro il 4,42 % della media dell'Europa dei 15. Ma, soprattutto, contro il 3,73 % della Francia, il 4,36 % della Spagna e il 4,51 % della Germania. Invece, i tassi a lungo termine superiori ai 5 anni vedono le banche italiane tra le più virtuose in Europa. Ma quello che serve oggi è ossigeno immediato, a breve, brevissimo termine.

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Caro Tremonti, anche l'autonomia delle banche è un bene prezioso (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza (MF)" del 27-05-2009)

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MF sezione: Commenti & Analisi data: 27/05/2009 - pag: 7 autore: di Angelo de Mattia Caro Tremonti, anche l'autonomia delle banche è un bene prezioso Le già famose elaborazioni degli artigiani di Mestre hanno ottenuto, ieri, dal ministro dell'Economia, per la parte che riguarda i tassi bancari, la primazia su quelle dell'Abi. Il ministro ha detto che si fida delle medie calcolate dai primi piuttosto che di quelle prodotte dai banchieri. È tornato, così, nel dibattito politico-economico, il tema del credito alle imprese e dei relativi oneri, a proposito dei quali Giulio Tremonti, nei giorni scorsi, aveva invitato le banche a uniformarsi alla media europea, dopo l'abbassamento dei tassi ufficiali da parte della Bce e l'ammissione degli istituti di credito ai bond che portano, nella vulgata corrente, il suo nome. Anche perché l'argomento ha un forte richiamo elettoralistico, sarebbe ragionevole chiudere la discussione su questo tema, affermando che sarebbe più conveniente fidarsi, prima di tutto, delle elaborazioni della Banca d'Italia, rinviando ai dati che potrebbero essere forniti anche dalla sua Relazione e dalle Considerazioni finali del governatore, venerdì prossimo. Sarebbe il modo più corretto per sottrarre alle tentazioni elettorali e del consenso, soprattutto in determinate aree del corpo degli elettori, una materia che dovrebbe essere affrontata innanzitutto in maniera serena ed oggettiva.Intanto, ci sarebbe da chiedersi per quale ragione aumenterebbe la raccolta bancaria – come si segnala – ma non anche gli impieghi alle imprese industriali (in precedenza, ci si era concentrati solo sulle imprese minori). In sostanza, non appare così scontato che ciò accada perché si intenda, da parte dei banchieri, dare impulso – come si dice – solo agli impieghi finanziari, con un ritorno di fiamma per la finanziarizzazione. Se, infatti, si considera, da ultimo, ciò che dice Prometeia, che segnala un forte aumento delle sofferenze - le quali crescerebbero del 20%in due anni, con una forte contrazione degli utili – ci si deve domandare se il problema stia solo dal lato dell'offerta o se non stia anche da quello della domanda. Prima di Prometeia, il Bollettino economico della Banca d'Italia aveva segnalato il significativo deterioramento in atto della qualità del credito. Si è detto e ripetuto che la crisi finanziaria è sfociata nel contagio dell'economia reale, la quale ora, pure essa, è in crisi, a prescindere dal sostegno o no del sistema bancario. O, meglio, vi è una fascia di iniziative imprenditoriali in difficoltà, per le quali anche un intervento bancario in perdita, alle più favorevoli condizioni, non farebbe altro che ritardare il momento dell'espulsione dal mercato. Altre iniziative, invece, sono recuperabili con un apporto bancario meno cauto, meno legato alla panoplia delle garanzie, in specie reali, e più concentrato su validità e prospettive del progetto, che sappia puntare su politiche dei tassi e condizioni di veduta lunga. Poi, naturalmente, vi sono tutte le altre iniziative che godono pienamente del merito di credito. C'è un problema, dunque, di quantità e di trattamenti complessivi, dunque di tassi, ma non uguale per tutti. Il prius è chiarire se anche iniziative fatalmente destinate all'insuccesso debbano ugualmente essere sostenute dalle banche e conseguentemente spiegare come, nel caso di risposta positiva, trovino applicazione i principi della sana e prudente gestione e della tutela del risparmio, null'altro essendo il denaro dato in prestito che i fondi depositati dalla clientela. Qual è il limite dell'intervento delle banche? Qual è il discrimine tra dirigismo e autonomia del banchiere? Dicono qualcosa i rischi, per gli istituti di credito, di essere coinvolti in vicende fallimentari quando vengono erogati finanziamenti in particolari circostanze? E che fare se è la domanda di credito a contrarsi? Costringere con la forza il cavallo a bere?Sulla base di queste premesse, è comunque necessaria un'analisi differenziale che tenga anche conto dell'apporto dei Tremonti bond, l'ammissione ai quali se non è richiesta da diverse banche, evidentemente è valutata non conveniente o non necessaria. Non si può insistere molto su una visione della banca/passa-finanziamenti, come se essa rappresentasse il mero transito dai Tremonti bond alle imprese (allora, sarebbe stato preferibile ricorrere a qualche altro sistema per far affluire i fondi alle aziende, al limite resuscitando i meccanismi di un tempo del Mediocredito Centrale). Ma, poi, occorre anche mettersi d'accordo sull'elaborazione dei dati: non può esserci una continua querelle sulla loro affidabilità a seconda di chi li produce. La via maestra è quella di fare riferimento ad un'autorità super partes, la Banca d'Italia. In ogni caso, l'Abi potrebbe rendere noti criteri e metodi dei suoi calcoli e delle fonti alle quali fa riferimento. Così, almeno, verrebbe meno il motivo del contendere sui profili tecnici.Ciò non significa - tutt'altro - che non vi sia la necessità di progressi nell'operare degli istituti di credito, sui piani del sostegno alle imprese e alle famiglie e della tutela del risparmio. Le norme secondarie, l'opera e gli impulsi della Vigilanza, gli stimoli concorrenziali muovono nel senso di far progredire trasparenza, competitività, condizioni contrattuali e tassi. Occorre, dunque, proseguire nella linea della moral suasion, elevando anche il livello degli interventi. Dopo la lezione della crisi, le banche devono dimostrarsi più compenetrate negli interessi generali, con una migliore visione di sistema, più capace di selezionare l'effettivo merito di credito, di innovare e di sostenere l'impresa, non solo con i tradizionali finanziamenti. È una linea sostenuta dalle Autorità monetarie. Ma sarebbe singolare trascurare i problemi propri dell'economia reale e lasciare intendere che con un credito più lasco si possono superare quelle difficoltà delle imprese, che, invece, esigono interventi di politica economica e di politica fiscale. Le banche diverrebbero, così, un comodo alibi. È illusorio ritenere che, per contrastare la crisi e promuovere il rilancio, esse possano surrogare altre leve che devono funzionare e dar conto del proprio operato. I banchieri tornino a fare i banchieri: ben detto. Ma fondamento dell'arte del banchiere è la selezione. C'è un'enorme distanza tra il dovere di fare di più, che oggi gli incombe, e la pretesa di considerarlo parte di un sistema nelle sembianze di Atlante che regge il mondo dell'economia. Servirebbe solo, quest'ultima rappresentazione, a épater les bourgeois.

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Draghi striglia le banche sull'usura (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza (MF)" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

MF sezione: Mercati Globali data: 27/05/2009 - pag: 8 autore: LA BANCA CENTRALE PIZZICA ALCUNI ISTITUTI CHE NEGANO CREDITO ALLE VITTIME DEL RACKET Draghi striglia le banche sull'usura Per Palazzo Koch, a un anno dalla stipula dell'Accordo sul sostegno alle Pmi in difficoltà, ci sono ancora sportelli bancari che negano finanziamenti a chi è finito in mano agli strozzini di Roberto Sommella Per una volta Giulio Tremonti e Mario Draghi marciano uniti contro le banche. Sarà un caso ma, nello stesso giorno in cui il ministro dell'Economia (vedi altro articolo a pagina 4) ha nuovamente attaccato i banchieri che lesinano i finanziamenti alle imprese in difficoltà, praticando tassi troppo alti, è giunta una comunicazione della Banca d'Italia che farà discutere. Tema: l'usura e le metodologie messe in campo dal mondo del credito per combatterla. Il nodo è semplice. Secondo un accordo-quadro del 2007, gli istituti di credito avrebbero dovuto rendere «più proficuo il rapporto di collaborazione tra le istituzioni e i soggetti impegnati nella prevenzione dell'usura e del racket», utilizzando, si legge nella comunicazione di due pagine di Palazzo Koch, rilanciata da alcune agenzie, «il Fondo di prevenzione». L'accordo mira a promuovere iniziative volte a incrementare gli strumenti di sostegno delle piccole e medie imprese e dei soggetti «in momentanea difficoltà attraverso il contributo del sistema bancario, dei Confidi e delle Fondazioni e associazioni antiracket e usura». Insomma, un po' di sollievo ai tanti imprenditori che, rimasti a secco, sono finiti nelle mani di mafia e malavita organizzata. Che cosa è successo? Lo spiega la stessa Via Nazionale. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo», denuncia la Banca d'Italia, «sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». E ciò avrebbe «in parte vanificato l'efficacia dell'azione di prevenzione dei ripetuti fenomeni criminali incentrata proprio sul meccanismo del Fondo». La paura è che, oltre ai noti problemi di sostegno alle imprese, si accavalli anche un eccesso di zelo da parte delle banche nell'aiutare chi è messo peggio: le vittime dell'usura. E infatti, Palazzo Koch nota che, «ferma restando la necessità di preservare criteri di sana e prudente gestione nell'erogazione dei prestiti nell'ambito dell'attività istruttoria delle pratiche di fido, la circostanza che il richiedente abbia subito atti estorsivi o di usura non può costituire un elemento ostativo alla concessione del finanziamento». E, in aggiunta, qualora nell'applicazione degli standard di valutazione del merito di credito si decida di «non accettare una richiesta di finanziamento», la banca centrale ritiene che sia necessario «fornire un sollecito riscontro al cliente», spiegando per filo e per segno i motivi che hanno indotto la banca a non accogliere la richiesta di credito. «Grazie alla concessione di piccoli prestiti e al finanziamento di microattività produttive si fornisce un contributo di assoluto rilievo alla riduzione di richieste di prestiti illegali», chiosa la comunicazione.

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massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano - barbara ardu (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 27 - Economia Euribor in rialzo Massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano E il Tesoro le incalza. Passera: ci impegniamo L´Abi al ministro: i nostri dati sono quelli della Bce e della Banca d´Italia BARBARA ARDU BARBARA ARDù ROMA - Torna sotto mentite spoglie la commissione di massimo scoperto. Un meccanismo che per anni ha garantito alle banche incassi miliardari. Un balzello pagato ogni volta che il fido concesso sul conto veniva intaccato (anche solo per 24 ore) e calcolata sul debito massimo raggiunto nel trimestre. Consumatori, Antitrust e lo stesso governatore della Banca d´Italia, Mario Draghi, sono riusciti a ridimensionare una clausola che spesso sconfinava in tassi d´usura. Poi il Parlamento ha fatto il suo (legge n.2 del 28.1. 2009), che ha cambiato gli "usi" bancari. E che parla chiaro: la commissione può essere applicata solo se il cliente supera l´importo del fido concesso per più di trenta giorni. E non può essere applicata se non c´è fido. Regole che le banche hanno inserito nei nuovi contratti, mentre hanno atteso giugno per adeguare i vecchi. E ora le prime lettere stanno arrivando e recitano tutte più o meno allo stesso modo: sul massimo scoperto vanno bene le nuove regole, ma attenzione a chi va in rosso senza avere un fido. La banca è lì che è pronta a colpire. Il Credito bergamasco introduce l´indennità per lo sconfinamento, la Cassa di risparmio di Firenze lo scoperto di conto, Intesa SanPaolo, una commissione per scoperto. E così via. «Tutti si stanno adeguando - denuncia l´Aduc, associazione di consumatori cui si stanno rivolgendo alcuni clienti - certo il nome è diverso, ma la sostanza non cambia. Così le limitazioni previste dalla legge non contano più, perché non si parla di massimo scoperto, ma di altre voci. Non solo, si tratta di cifre che a conti fatti in alcuni casi superano quelli della commissione di massimo scoperto». Ma quanto può costare andare in rosso? Ecco alcuni esempi: dai 5 euro ai 9 euro, fino a un massimo di 40 ogni tre mesi. O ancora: 2 euro al dì per un massimo di 100 euro a trimestre. Che fare? «Un bancario consiglia di farsi aprire un fido se si va sempre in rosso. Così concepito - aggiunge - il meccanismo è più trasparente: era l´obiettivo della legge». Vincenzo Donvito, presidente dell´Aduc, vuole invece spingere per un´interrogazione parlamentare e spera in un intervento di Tremonti. Che delle banche e dell´Abi in particolare, si fida ben poco. «Ti dicono che il cavallo non beve - ha dichiarato ieri - ma forse qualcuno ha chiuso i rubinetti. Ti dicono - ha aggiunto - che i nostri tassi sono più bassi della media europea, ma dipende da come fai le medie. Io mi fido di più di come le fanno gli artigiani di Mestre», che non all´Abi. Inflessibile la risposta dei banchieri. «Noi non elaboriamo nessun dato, come invece fanno altri. Prendiamo le informazioni dalla Banca d´Italia e il dato medio Bce dell´area euro. Poi li mettiamo insieme. Lo fanno Isae, Prometea, Eurostat». Sarà, ma Tremonti è scettico e alle «signore banche», così le definisce, suggerisce «di fare il loro mestiere», concedere credito. «Nessuna polemica con il ministro - ha replicato Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo - noi ci impegniamo al massimo».

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Credito, gli interventi del prefetto (sezione: Revoca fidi)

( da "Provincia Pavese, La" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Credito, gli interventi del prefetto Le banche chiedono più garanzie e concedono di meno DONATELLA ZORZETTO PAVIA. Commesse che calano a vista d'occhio e crisi di rapporti con le banche. Su questo filone, per sanare un'economia provinciale che boccheggia, si muoverà la prefettura insieme ad altri partner attraverso l'Osservatorio sul credito, che ieri si è riunito per la prima volta. Le aziende in conflitto con le banche sono il 30% di quelle operanti complessivamente in provincia di Pavia. «Gli obiettivi che impegnano l'Osservatorio sono tre - spiega il prefetto Ferdinando Buffoni -. Si tratta di avviare un monitoraggio sul territorio; creare una mappa delle iniziative da mettere in atto per aiutare imprenditori e famiglie che accusano i colpi della crisi; mediare con le banche per garantire l'accesso al credito». L'iniziativa di aiuto è partita da una decina di giorni, ma ancora in pochi si sono rivolti alla prefettura per ottenere il credito che, presentandosi da soli alle banche, si erano visti negare. L'Osservatorio è formato, oltre che dai rappresentanti del sistema bancario pavese, da sindacati, associazioni di categoria e dei consumatori, istituzioni, e da tre professori dell'Università esperti in materia. Compito loro sarà quello di esaminare le richieste di credito che saranno presentate dalle aziende e dai privati. L'Osservatorio ha già avviato una prima indagine sulla situazione locale. Da quanto è risultato il rapporto tra il sistema bancario e quello industriale ha registrato nell'ultimo trimestre un peggioramento rispetto al 2008. Il 30% delle aziende soffre rapporti di criticità di diversa natura: il 25% lamenta scarsa disponibilità nella concessione degli affidamenti a breve termine; il 20% nei finanziamenti a medio-lungo termine; il 20% nella richiesta di maggiori garanzie reali e personali; il 20% nei tempi di istruttoria più lunghi; il 15% nella richiesta di rientro e riduzione dei fidi concessi». «Dove ci sono situazioni che meritano particolare attenzione cerchiamo di organizzare un tavolo di mediazione - spiega il prefetto -. In questa circostanza l'Osservatorio si propone di approfondire le situazioni che ci vengono sottoposte. Nel contempo ci proponiamo di offrire un servizio alla banca affiancando un tutor all'azienda. A istituzioni, banche e Università ho chiesto di mettere in comune le energie per fare di più». Il prossimo appuntamento dell'Osservatorio è per il 5 giugno: l'incontro con le associazioni dei consumatori per l'analisi del credito alle famiglie. Intanto chi vuole inoltrare istanze e reclami alla prefettura può farlo utilizzando il sito on-line.

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Dal Confiab interesse per l'aggregazione (sezione: Revoca fidi)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Dal Confiab interesse per l'aggregazione --> Mercoledì 27 Maggio 2009 ECONOMIA, pagina 38 e-mail print Un maggiore coinvolgimento nell'aggregazione in atto da parte di Federfidi Lombarda, la società consortile a responsabilità limitata di garanzia collettiva dei fidi, è uno degli obiettivi di Confiab, il consorzio fidi dell'Associazione artigiani di Bergamo. In attesa di capire se la crisi si avvia a finire o meno, «è fondamentale ribadire che la priorità e il dovere del consorzio sono quelli di salvaguardare il criterio della mutualità senza scaricare costi aggiuntivi sui nostri associati». Lo ha detto il presidente del Confiab, Angelo Ondei, durante l'assemblea annuale svoltasi ieri alla sede dell'Associazione artigiani di via Torretta in città. Ondei ha richiamato in primo piano il ruolo delle banche, che insieme ai Confidi «devono perseguire l'obiettivo di rapporti di partnership veri, trasparenti, leali, forti, come quelli che riscontriamo nel nostro comune operare», mettendo da parte «l'obsoleta definizione dei Confidi come stampella delle banche». Guardando indietro, invece, la gestione 2008 di Confiab presenta un avanzo di gestione di oltre 43 mila euro (precisamente 43.302): le insolvenze, pari a 238.804 euro, sono state coperte grazie ad un accantonamento di 240 mila euro al fondo rischi indisponibili già dotato di circa 2,5 milioni. Andando a guardare, poi, gli importi richiesti, si nota che se nel 2007 ammontavano a circa 87 milioni (87.164.173 per l'esattezza), nel 2008 hanno toccato quota 146.801.304, segnando un incremento del 68,38%. Lo stesso vale per gli importi deliberati, che da 84 milioni sono passati a 141.801.304, con una crescita del 67,64%. «L'operatività è sensibilmente aumentata - ha sottolineato Ondei - infatti nei primi sei mesi del 2008 la situazione era simile a quella degli anni precedenti, mentre nella seconda metà dell'anno scorso abbiamo cominciato a percepire la mancanza di liquidità delle aziende». E i motivi, secondo Ondei, sono un mix fra la mancanza di lavoro, i ritardi nei pagamenti e le insolvenze sui crediti esigibili che «hanno portato a richiedere sempre più la nostra garanzia». Passando alle domande esaminate dal Confiab, nel 2008 sono state 1.230 contro le 1.070 dell'anno precedente. Di queste 28, contro le 15 del 2007, sono state respinte dal Confiab, 60 dalle banche (47 nel 2007), con 13 rinunce da parte delle imprese stesse, contro le 24 del 2007. I finanziamenti deliberati sono stati 1.202 contro i 1.055 del 2007, e complessivamente alle varie categorie sono stati erogati 141.801.304 euro, appunto, destinati per più del 12% al settore dei servizi, per quasi l'11% alla meccanica e per il 9,70% all'impiantistica. Prova che «i Confidi sono uno strumento molto importante per le imprese, soprattutto in un periodo di crisi economica», ha affermato il vicepresidente di Confiab Italo Calegari. Per il presidente dell'Associazione artigiani Angelo Carrara «bisogna chiedere al sistema bancario lo stesso impegno che stanno mettendo le nostre imprese per superare questa difficile fase economica». Francesca Belotti 27/05/2009 nascosto-->

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Sfida Tremonti: (sezione: Revoca fidi)

( da "Cittadino, Il" del 27-05-2009)

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Sfida Tremonti: «Il sistema delle pensioni funziona bene» ROMA Il sistema pensionistico italiano è «ottimo» e se deve essere migliorato è solo in un'ottica generazionale «non per fare soldi». E se dunque verrà valutata la necessità di un «aggiornamento» sull'età pensionabile lo si farà «con calma e con il sindacato». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sgombra il campo da equivoci: se mai si dovesse mettere mano a una riforma delle pensioni sarà solo per «adeguarla ai tempi che cambiano e alla vita media che sale». E sui conti pubblici assicura: l'Italia è l'unico Paese con un deficit, corretto per il ciclo economico, sotto il 3%. Il problema, semmai, «è che altri ci stanno raggiungendo sul debito e ci faranno concorrenza nell'emissione di titoli». Poi torna a criticare le banche: «Sui tassi mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre».Dall'assemblea di Confcooperative a "Porta a Porta", il ministro affronta tutti i principali questioni d'attualità. Faro innanzitutto sulle pensioni: «Gli italiani possono stare sicuri, il sistema non è a rischio, sta in piedi. In Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili. Se vogliamo renderle ancora più sostenibili e ancora più adatte ai tempi che cambiano occorre con calma e con i sindacati ragionare sui grandi numeri dell'invecchiamento della popolazione». In ogni caso nessuna riforma verrà fatta con la Finanziaria perché «non la puoi fare sulla pelle della gente» e «le pensioni non sono neanche come l'Rc Auto che te la cambi se cambi l'automobile». Le parole di Tremonti trovano d'accordo anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. «Tremonti ha ragione a dire che il sistema è in equilibrio», ha detto il sindacalista.Ma oltre alla questione pensioni, il ministro è tornato ad invitare «le signore banche a fare il loro dovere. Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinché aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei, sono di fonte Bce e Banca d'Italia». Ma Tremonti parla anche di riforme istituzionali: se la soppressione delle province sembra un argomento che non lo appassiona particolarmente («a conti fatti il risparmio è di 200-300 milioni di euro»), sul Parlamento fa presente non solo che è utile la riduzione del numero dei parlamentari ma il cambio di funzione delle due Camere perché il bicameralismo perfetto «non esiste in nessun Paese europeo e non ha più ragion d'essere neanche in Italia».manuela.tulli@ansa.it

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MONZA E BRIANZA - CONTRIBUTI PMI: PROGRAMMI DI CRESCITA AZIENDALI (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 27-05-2009)

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Mercoledì 27 Maggio 2009 MONZA E BRIANZA - CONTRIBUTI PMI: PROGRAMMI DI CRESCITA AZIENDALI Monza, 27 maggio 2009 - La Camera di commercio di Monza e Brianza elargisce contributi a sostegno delle Pmi della Brianza per programmi di crescita aziendali. L’inizativa è rivolta alle micro, piccole e medie imprese di tutti i settori con sede legale e/o operativa nella provincia di Monza e Brianza che realizzano operazioni di investimento nell´ambito del medesimo territorio provinciale. Lo stanziamento è pari a 450. 000,00 euro. Gli investimenti ammissibili sono: 1. Acquisto, ristrutturazione di immobili e/o fabbricati se strumentali all´attività; 2. Acquisto, rinnovo, adeguamento di impianti, macchinari, attrezzature industriali e commerciali; 3. Acquisto di sistemi informatici di gestione (hardware e software), e per le applicazioni internet; 4. Spese per la realizzazione di siti e sistemi web propri dell´azienda, all´erogazione di propri servizi web su Internet, all´attivazione di procedure di commercio elettronico; 5. Acquisizione di marchi e brevetti; 6. Acquisizioni di aziende o di rami d´azienda documentate da contratti di cessione, acquisizione di almeno il 70% di partecipazioni in aziende con attività connessa a quella dell´acquirente, avviamento se acquisito a titolo oneroso; 7. Acquisti di automezzi per un importo pari al costo deducibile ai fini della determinazione del reddito d´impresa; 8. Acquisto di scorte entro il limite massimo del 40% dell´ammontare complessivo dell´investimento agevolato; 9. Spese per consulenze specialistiche riferiti ai programmi di investimenti oggetto dell´agevolazione nel limite del 30% dei costi dei servizi stessi. Caratteristiche del contributo Il contributo è pari all´abbattimento di 1,5 punti del costo del finanziamento o del leasing stipulato al fine di realizzare gli investimenti. Per le imprese iscritte al Registro delle Impreseentro 12 mesi dalla richiesta, per le imprese a prevalente partecipazione femminile e/o giovanile l´abbattimento è di 2 punti. Il contributo verrà assegnato seguendo l´ordine di protocollo delle istanze e fino ad esaurimento fondi ed erogato dopo 6 mesi dalla data di ricezione della domanda in un´unica rata attualizzata. La domanda va presentata tramite Consorzi/cooperative di Garanzia Collettiva Fidi aderenti all´iniziativa che garantiscono il finanziamento bancario. L´elenco dei Consorzi/cooperative è pubblicato nel regolamento. . . . <<BACK

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La recessione pesa sulle banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Adige, L'" del 27-05-2009)

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Credito La recessione pesa sulle banche TRENTO - «La contrazione della liquidità nel sistema bancario produce inevitabilmente una riduzione delle attività creditizie e una dilatazione dei tempi di concessione dei mutui. Per questo, bene ha fatto la Provincia a sostenere i consorzi fidi a garanzia della solvibilità delle aziende». Lo hanno detto Graziella Rogolino, della segreteria nazionale della Fisac Cgil, e il segretario trentino Romano Vicentini, al direttivo provinciale della categoria. «Il problema più grave sta diventando però un altro. La recessione comincia a far sentire i propri effetti anche sul sistema bancario, aumentando i problemi di liquidità del mercato creditizio». 27/05/2009

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AGRICOLTURA, GIUNTA BASILICATA APPROVA BANDI FESR 2007/2013 (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 27-05-2009)

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Mercoledì 27 Maggio 2009 AGRICOLTURA, GIUNTA BASILICATA APPROVA BANDI FESR 2007/2013 La Giunta regionale ha approvato il 26 maggio quattro bandi, il fondo di garanzia e i Fondi rischi nell’ambito del programma di sviluppo rurale per il periodo 2007 – 2013. I provvedimenti sono stati illustrati oggi, dal presidente della Regione, Vito De Filippo, e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Vincenzo Viti, nel corso di una conferenza stampa alla quale ha preso parte tutta la Giunta regionale. “Con questi provvedimenti – ha detto il presidente De Filippo – la Regione Basilicata avvia in modo massiccio il piano di sviluppo rurale rivolto a rafforzare ulteriormente il settore agricolo. In particolare, con queste misure mettiamo a disposizione delle imprese del comparto primario una sorta di cassetta degli attrezzi da cui poter scegliere le risposte più adeguate ai bisogni sempre più complessi dell’agricoltura e alle sfide del mercato globale”. De Filippo ha sottolineato, inoltre, che i provvedimenti si muovono nella direzione di favorire un ricambio generazionale in questo comparto produttivo ed a sostenere investimenti attraverso finanziamenti diretti e indiretti come, ad esempio, la convenzione con l’Ismea per la gestione del fondo di garanzia. Un fondo che affiancherà le operazioni di investimento ammissibili e che faciliterà l’accesso al credito. “Insomma – ha concluso De Filippo – si tratta di una grande opportunità per lo sviluppo del comparto agricolo e dell’economia regionale”. L’assessore regionale all’Agricoltura, Vincenzo Viti, ha spiegato che “questi provvedimenti sono integrati in modo coerente al disegno di legge approvato nei giorni scorsi dalla Giunta regionale in materia di “Razionalizzazione delle strutture amministrative regionali a servizio dello sviluppo agricolo e rurale lucano”. Diversi – ha aggiunto Viti – i punti di forza di questi provvedimenti che passano dall’indispensabile ricambio generazionale ai sostegni agli investimenti per migliorare la qualità delle produzioni. Inoltre, abbiamo inteso privilegiare le filiere produttive che rappresentano una straordinaria opportunità per i territori. Altrettanto importante il bando riguardante la incentivazione degli investimenti per la produzione, utilizzazione e vendita di energia da fonti rinnovabili che consentirà alle imprese agricole di abbattere la bolletta energetica. L’investimento per tutti i bandi è di circa 40 milioni di euro”. Viti, infine, si è soffermato sull’Arbea: “Stiamo monitorando i pagamenti settore per settore. E se non assolverà appieno il suo compito la Giunta regionale adotterà le misure più opportune”. L’amministrazione regionale intende sottoscrivere con Ismea una convenzione per utilizzare il Fondo di Garanzia previsto nel Psr e per regolarne il funzionamento. Detto Fondo di Garanzia affiancherà le operazioni di investimento ammissibili al Psr ed avrà come ultimo fine la facilitazione dell’accesso al credito da parte delle aziende agricole. Le misure del presente Psr che potranno erogare aiuti anche sotto forma di garanzia sono: Misura 112 “Insediamento di giovani agricoltori” -Misura 121 “Ammodernamento delle aziende agricole” -Misura 123 “Accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali” -Misura 311 “Diversificazione in attività non agricole”. Il finanziamento bancario per la realizzazione di investimenti cofinanziati nell’ambito del Psr conformemente a quanto previsto nelle schede di misura del Psr, può fruire della garanzia concessa da un fondo di garanzia che operi in conformità agli articoli 50, 51 e 52 del regolamento (Ce) n. 1974/2006. Le risorse finanziarie individuate nell’ambito delle misure del Psr necessarie per la concessione delle garanzie, saranno utilizzate, nell’ambito di un Accordo di programma che consente, d’intesa con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’avvalimento dello specifico Fondo rientrante nelle attribuzioni istituzionali di Ismea, Organismo pubblico individuato nel rispetto delle disposizioni comunitarie. Ciò, allo scopo di costituire un capitale dedicato al rilascio di garanzie a fronte di operazioni bancarie finalizzate ad interventi sul territorio regionale per operazioni cofinanziate nell’ambito del Psr, tale da consentire una mitigazione del rischio ed un aumento dell’efficacia dello strumento finanziario. Il Fondo può rilasciare garanzie alle imprese agricole singole e/o associate e alle imprese di trasformazione di prodotti agricoli, al momento della loro fondazione, durante le prime fasi della loro attività o in caso di espansione e soltanto in attività che gli amministratori del fondo valutino redditizie, entro il limite massimo del 70% dell’importo dei finanziamenti bancari erogati alle imprese beneficiarie - elevato all’80% per i giovani agricoltori come definiti dal regolamento (Ce) n. 1698/2005. Fondi Rischi. L’amministrazione regionale, attraverso l’adozione di un bando per la presentazione delle domande di contributo ai Fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi Fidi nel settore agricolo ai sensi della cogente normativa nazionale e comunitaria, intende perseguire il fine generale di concedere contributi ai fondi rischi delle Cooperative e dei Consorzi Fidi operanti con imprese del settore agricolo nella Regione Basilicata. Le risorse a tal fine dedicate ammontano a circa un milione di euro a valere su fondi regionali. L’amministrazione regionale contribuisce all’integrazione dei fondi di garanzia o dei fondi rischi dei Cofidi nella misura massima del triplo delle risorse proprie apportate dai soci. Tali contributi , nonché gli eventuali profitti realizzati su tali risorse, devono essere utilizzati esclusivamente per la fornitura di garanzie a favore delle Pmi agricole attive in Basilicata socie dei Cofidi. Le tipologie di intervento sono relative al consolidamento delle passività di imprese agricole ed imprese di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli che presentano un’accentuata esposizione debitoria ma che non siano in difficoltà secondo la definizione comunitaria. Sono ammissibili a garanzia i mutui bancari di durata non inferiore a 18 mesi e non superiore a 15 anni. Tale bando prevede erogazione di un premio per il primo insediamento a giovani agricoltori , maggiorenni con età inferiore ai 40 anni al momento della domanda che, si insediano in una azienda agricola come titolare di essa e che risultano in possesso dei requisiti di ammissibilità previsti dal Psr. Il premio ammonta ad un massimo di 55000 euro con una componente sino a 40. 000 euro per incentivare il giovane agricoltore ad insediarsi in azienda, ed una ulteriore componente per abbuono di interessi sino ad un massimo di 15. 000 euro in relazione all’esigenza di realizzazione degli investimenti previsti nel Piano di Sviluppo aziendale. Bando misura 121. Il bando in questione prevede erogazione di contributi per il miglioramento della competitività delle aziende agricole regionali attraverso la riduzione dei costi di produzione mediante l’introduzione di processo e di prodotto; migliorare la qualità dei prodotti agricoli; diversificare le attività agricole verso il “no food” e le biomasse agroforestali; promuovere il risparmio energetico e l’autoproduzione di energia per i fabbisogni aziendali; promuovere l’uso sostenibile delle risorse naturali (risparmio idrico e mantenimento della fertilità del suolo); favorire l’adattamento strutturale delle aziende per la partecipazione a sistemi di qualità. L’investimento proposto, per cui sarà concesso un contributo pari al 50% mentre per i giovani al primo insediamento potrà raggiungere il 60%, avrà un importo minimo di spesa ammissibile pari a 180. 000 euro ed un importo massimo pari a 900. 000 e dovrà essere realizzato entro 30 mesi dal provvedimento di concessione. Attraverso l’emanazione di questo bando, viene incentivata la partecipazione degli agricoltori a sistemi di qualità per favorire la differenziazione e la qualificazione delle produzioni. L’aiuto concesso, per un importo annuale massimo di 3. 000 euro, sarà erogato sottoforma di contributo in conto capitale nella misura del 70% delle spese ammissibili ed è concesso solo nel caso in cui la partecipazione ai sistemi di qualità sia assicurata per almeno tre anni consecutivi. La spesa ammissibile equivale all’importo dei costi di certificazione sostenuti dall’impresa agricola, nei confronti delle strutture di controllo, per l’accesso e la partecipazione al sistema di qualità individuato. Bando misura 311 azione c. Il bando mira all’incentivazione di investimenti per la produzione, utilizzazione e vendita di energia da fonti rinnovabili da parte di imprenditori agricoli e/o membri della famigli agricola. L’aiuto consiste in un contributo in conto capitale fino ad un massimo del 50% della spesa massima ammissibile, nell’ambito degli aiuti “de minimis”. L’investimento dovrà essere realizzato, a seconda della sua tipologia entro 24 o 30 mesi dal provvedimento di concessione. . <<BACK

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Tremonti non tocca le pensioni: sistema ottimo (sezione: Revoca fidi)

( da "Secolo XIX, Il" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Tremonti non tocca le pensioni: sistema ottimo «un aggiornamento? con calma...» Il ministro dell'Economia promuove l'attuale regime: «Bene così. E se dovessimo migliorarlo non sarà certo per fare soldi» 27/05/2009 ROMA. Il sistema pensionistico italiano è«ottimo» e se deve essere migliorato è solo in un'ottica generazionale «non per fare soldi». E se dunque verrà valutata la necessità di un «aggiornamento» sull'età pensionabile lo si farà«con calma e con il sindacato». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sgombra il campo da equivoci: se mai si dovesse mettere mano ad una riforma delle pensioni sarà solo per «adeguarla ai tempi che cambiano e alla vita media che sale». E sui conti pubblici assicura: l'Italia è l'unico Paese con un deficit, corretto per il ciclo economico, sotto il 3%. Il problema, semmai, «è che altri ci stanno raggiungendo sul debito e ci faranno concorrenza nell'emissione di titoli». Poi torna a criticare le banche: «Sui tassi mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre». Dall'assemblea di Confcooperative a "Porta a Porta", il ministro affronta tutti i principali questioni d'attualità. Faro innanzitutto sulle pensioni: «Gli italiani possono stare sicuri, il sistema non è a rischio, sta in piedi. In Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili. Se vogliamo renderle ancora più sostenibili e ancora più adatte ai tempi che cambiano occorre con calma e con i sindacati ragionare sui grandi numeri dell'invecchiamento della popolazione». In ogni caso nessuna riforma verrà fatta con la Finanziaria perché«non la puoi fare sulla pelle della gente» e «le pensioni non sono neanche come l'Rc Auto che te la cambi se cambi l'automobile». Le parole di Tremonti trovano d'accordo anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. «Tremonti ha ragione a dire che il sistema è in equilibrio», ha detto il sindacalista. Ma oltre alla questione pensioni, ieri il ministro è tornato ad invitare «le signore banche a fare il loro dovere. Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinché aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei, sono di fonte Bce e Banca d'Italia». Ma Tremonti parla anche di riforme istituzionali: se la soppressione delle province sembra un argomento che non lo appassiona particolarmente («a conti fatti il risparmio è di 200-300 milioni di euro»), sul Parlamento fa presente non solo che è utile la riduzione del numero dei parlamentari ma il cambio di funzione delle due Camere perché il bicameralismo perfetto «non esiste in nessun Paese europeo e non ha più ragion d'essere neanche in Italia». E se ci saranno «umani ostacoli», ovvero resistenze dei parlamentari al cambiamento, perché«i capponi non votano per l'anticipo del Natale, una spinta può arrivare da una legge di iniziativa popolare». Infine sulla crisi: «È giusta la preoccupazione del cardinal Bagnasco - ha detto commentando l'appello della Cei a salvaguardare l'occupazione - ma finora il sistema Italia ha tenuto«e anzi «ci sono segnali di rallentamento nelle richieste di prenotazione per la cassa integrazione». manuela tulli (Ansa) 27/05/2009

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere della Sera sezione: Economia data: 27/05/2009 - pag: 26 Crisi e credito Il ministro: non toccheremo le pensioni per fare cassa. Addio alla Finanziaria, arriva la legge di stabilità «Le banche? Sono tornate alla finanza» Tremonti: non mi fido dei loro dati sui tassi. La replica: le fonti sono Bce e Bankitalia ROMA «L'economia si ferma se non c'è liquidità. Il Governo ha fatto la sua parte, ora le signore banche devono fare il loro mestiere». Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, torna a sollecitare le banche perché «garantiscano il credito all'economia». Intervenuto all'assemblea della Confcooperative, poi a «Porta a porta», su RaiUno, il ministro ha criticato il ritorno alla finanza e i pochi sforzi per la riduzione dei tassi sui prestiti. Poi ha tranquillizzato i sindacati sulla riforma del sistema previdenziale, e sottolineato le condizioni relativamente buone della finanza pubblica. «Depurato dall'effetto della congiuntura il nostro deficit è l'unico nella zona euro sotto il 3%» ha detto il ministro, proprio nel giorno in cui al Senato la riforma della Finanziaria, che potrebbe chiamarsi «Legge di Stabilità», accelera verso il voto dell'Aula con un sostegno bipartisan. «Il dovere maggiore delle banche, come diceva Einaudi, è quello di pagare gli stipendi agli impiegati, di fare utili, ma anche e soprattutto di garantire il credito all'economia» ha detto Tremonti, mentre Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, chiede che «le banche forniscano ossigeno» ed il presidente della Confcooperative, Luigi Marino, sottolinea come un associato su tre lamenti un aumento dei tassi. «In alcuni casi non ci sono i presupposti per l'erogazione del credito, ma in molti altri le banche non fanno più le banche, ma stanno tornando a fare investimenti finanziari», ha detto Tremonti. Che, sul livello dei tassi, ha detto di fidarsi di più «degli Artigiani di Mestre che dell'Associazione Bancaria ». Che replica, sottolineando come siano «i dati della Banca Centrale Europea e della Banca d'Italia ad indicare un tasso medio in Italia, sui prestiti fino a un milione di euro, del 3,94%, inferiore a quello medio europeo, che sta al 4,15%». E ricorda come le attività finanziarie rappresentassero per le banche italiane il 18%, a fine 2008, contro il 22% di giugno 2007, ed un livello medio della Ue di ben il 47%». «Non per polemizzare con Tremonti, ma noi facciamo il massimo» ha aggiunto l'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera. Quanto alle pensioni, Tremonti ha ricordato che il sistema italiano «è stabile, ma si può migliorare, parlando con il sindacato, non per fare cassa, ma in funzione dell'allungamento dell'età media di vita». Soddisfatto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: «Conferma quello che noi abbiamo sempre detto e che tanti Soloni negano ». Mario Sensini

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Un anno e mezzo per i 300mila euro giocati al Lotto (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto sezione: ROVIGO data: 27/05/2009 - pag: 10 Truffa alla banca Un anno e mezzo per i 300mila euro giocati al Lotto ROVIGO Ieri ha patteggiato 18 mesi Alessandro Valle, ex direttore della filiale di Badia Polesine della Banca di credito cooperativo del Basso Veronese. Le accuse sono truffa, falso e violazione delle leggi bancarie. Valle aveva guidato la filiale dal 2003 a fine 2005, quando fu sospeso per colpa della passione per il gioco. È stato accusato di essersi appropriato di quasi mezzo milione di euro, per poi giocarne circa 300mila al Lotto. Nel corso delle indagini le giocate sono state scoperte in una ricevitoria di Badia, senza possibilità di equivoco. Per soddisfare la sua passione, stando alle indagini della Procura, Valle aveva creato 17 fascicoli bancari intestati ad altrettanti clienti fittizi. Libretti, fidi, assegni: sembra non sia stata lasciata intentata alcuna strada per ricavare indebitamente soldi. I conteggi della procura parlano di 339mila euro movimentati da assegni, il resto da fidi e prestiti. Sui quasi 200mila euro restanti c'è il forte dubbio che abbiano preso la stessa direzione del Lotto. A sollevare la vicenda era stato lo stesso istituto, affidatosi all'avvocato Anna Gotti. La banca, costituita parte civile, si è riservata per l'eventuale causa civile di risarcimento.

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Pmi, crollati gli investimenti (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto sezione: VICENZA data: 27/05/2009 - pag: 9 Pmi, crollati gli investimenti Indagine congiunturale Api nera. «Ma si fa di tutto per non licenziare» VICENZA Investimenti del tutto assenti e ricorso al credito dalle banche stazionario o, per un'azienda su tre, in diminuzione. E' in estrema sintesi la situazione che vivono in questi mesi le piccole imprese vicentine, quelle fra i 10 e i 50 dipendenti, secondo il presidente di Apindustria Vicenza Filippo De Marchi, che ieri ha presentato l'indagine congiunturale del primo trimestre dell'anno, desunto da un'inchiesta fra 250 aziende, di tutti i comparti produttivi. «L'unica nota positiva del quadro è l'occupazione commenta De Marchi - le imprese stanno facendo tutto quel che possono per non licenziare». Per il 51% degli intervistati i livelli occupazionali sono stabili, nel 29% dei casi c'è stata contrazione e nel 2% un aumento. «Tuttavia queste sono misure tampone, che non possono reggere e anzi sono già in esaurimento continua il presidente di categoria se la ripresa giungerà a inizio 2010, come sembra, non si potrà continuare in queste condizioni. Si rischiano gravi ripercussioni, anche sociali ». Sul fronte degli ordinativi il 66 per cento degli intervistati segnala una contrazione, stazionario il 18 per cento e in aumento il 7 per cento. Simili i numeri del fatturato: il 56 per cento lamenta riduzione, il 31 per cento una situazione stabile e solo il 5 per cento un aumento. «Più di tutto avverte De Marchi - la crisi si vede dagli investimenti». Nessuno infatti, fra i 250 intervistati, afferma di essere intenzionato ad effettuare un investimento nel futuro prossimo. Il 92 per cento risponde con un secco «no», l'8 per cento con un «non so». Se la propensione ad investire è pari allo zero per cento, non molto meglio va per il credito: nessuna delle aziende dichiara di aver incrementato il ricorso alle banche, nonostante la crisi, per il 31 per cento il ricorso agli istituti di credito è diminuito, per il 61 per cento la situazione è stabile. «C'è una fortissima difficoltà nell'accesso al credito commenta il presidente Api da un'attenta analisi dei dati di Bankitalia si vede un crollo nell'impiego di fidi bancari nel quarto trimestre 2008, in particolare per piccole imprese e famiglie. Il 2009 non sarà dissimile. Alle banche del resto viene indicato di applicare alla lettera le regole di Basilea 2 nel concedere credito, cioè si valuta il 'rating positivo' dell'azienda. Ma sono in pochi a poter vantare un rating positivo, di questi tempi». Oltre a richiamare gli istituti bancari a una maggiore propensione a dare credito, quindi, il presidente Apindustria chiede alle istituzioni tre azioni: «Vanno ricapitalizzati i Confidi, che tanto bene hanno operato per le piccole e medie aziende; vanno aboliti per davvero gli studi di settore; va rimesso mano al patto di stabilità. E gli enti, locali e superiori, devono mantenere gli impegni presi». Andrea Alba E i giovani imparano a far squadra Saper lavorare in gruppo, rispettando i ruoli e le regole condivise ma allo stesso tempo rimanendo pronti a sopperire alle difficoltà momentanee dei compagni: questi gli nsegnamenti, preziosi nella gestione d'impresa, che sabato scorso sono stati al centro di una giornata molto particolare di formazione per il consiglio direttivo del Gruppo giovani di Apindustria Vicenza. L'«aula» era una barca

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La stampa del 27 maggio (sezione: Revoca fidi)

( da "Soldionline" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La stampa del 27 maggio Le tags: rassegna stampa Commenta l'articolo Edoardo Fagnani mercoledì, 27 maggio 2009 - 09:36 "Tremonti: in banca torna la raccolta ma non gli impieghi" (Il Sole 24 Ore) Il Sole 24 Ore riporta alcune dichiarazioni del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti. Il numero uno del Tesoro ha spronato le banche a tornare a fare il loro mestiere, evidenziando che gli istituti hanno aumento la raccolta ma non hanno fatto altrettanto con gli impieghi alle imprese. Secondo Tremonti c’è il rischio di un ritorno della finanza fine a se stessa. Infine, il ministro ha precisato che non è in agenda la riforma del sistema pensionistico italiano, che resta solido. "Lotteria rionale Opel & Affini" (MF) MF dedica ampio spazio alla vicenda Fiat-Opel. Il quotidiano finanziario ricorda che in giornata è attesa la decisione non vincolante del governo tedesco sul futuro di Opel. Secondo il numero uno di Fiat, Sergio Marchionne, tutte le soluzioni sono possibili e paragona la gara per rilevare il controllo dell’azienda tedesca a una lotteria. Intanto, il governo tedesco ha dichiarato che l’offerta dell’azienda italiana è buona ma è anche migliorabile e ha rivelato l’esistenza di una quarta offerta proveniente dalla Cina. "Massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano" (La Repubblica) La Repubblica riporta un’inchiesta sulla commissione di massimo scoperto adottata fino ad alcuni mesi fa dagli istituti di credito. Secondo il quotidiano questo “balzello” starebbe tornato sotto mentite spoglie andando a colpire colore che vanno in rosso senza avere un fido bancario. La denuncia è arrivata anche da alcune associazioni dei consumatori, in particolare dall’Aduc, secondo cui il nome sarebbe diverso ma la sostanza non cambierebbe. "GM al capolinea. Il 70% a Obama. Sindacati nel board" (Corriere della Sera) Il Corriere della Sera ha riportato le ultime indicazioni relative ai futuri assetti societari di General Motors, nel caso in cui il gruppo automobilistico dovesse ricorrere all’amministrazione controllata. Nell’eventualità del Chapter11 il Tesoro degli Stati Uniti potrebbe sborsare altri 50 miliardi di dollari per il rilancio dell’azienda, ottenendo il 70% del capitale della nuova General Motors. A sua volta l’UAW, il sindacato dei lavoratori, otterrà il 17,5% del capitale dell’azienda ristrutturata e potrà esprimere un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione. -->

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"Massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano" (La Repubblica) (sezione: Revoca fidi)

( da "Soldionline" del 27-05-2009)

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"Massimo scoperto addio ma le banche lo reinventano" (La Repubblica) Le tags: risparmio tradito Commenta l'articolo Edoardo Fagnani mercoledì, 27 maggio 2009 - 08:47 La Repubblica riporta un’inchiesta sulla commissione di massimo scoperto adottata fino ad alcuni mesi fa dagli istituti di credito. Secondo il quotidiano questo “balzello” starebbe tornato sotto mentite spoglie andando a colpire colore che vanno in rosso senza avere un fido bancario. La denuncia è arrivata anche da alcune associazioni dei consumatori, in particolare dall’Aduc, secondo cui il nome sarebbe diverso ma la sostanza non cambierebbe. -->

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PROMOSSO. A PIENI VOTI. PER IL MINISTRO DELL'ECONOMIA, GIULIO TREMONTI IL SISTEMA PENSIONISTICO... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 27-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Promosso. A pieni voti. Per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti il sistema pensionistico italiano è «ottimo». E se deve essere migliorato è solo in un'ottica generazionale «non per fare soldi». Così, se dunque sarà valutata la necessità di un «aggiornamento» sull'età pensionabile lo si farà «con calma e con il sindacato». Il numero uno del Tesoro sgombra il campo da equivoci: se mai si dovesse mettere mano ad una riforma previdenziale sarà solo per «adeguarla ai tempi che cambiano e alla vita media che sale». E sui conti pubblici assicura: l'Italia è l'unico Paese con un deficit, corretto per il ciclo economico, sotto il 3%. Il problema, semmai, «è che altri ci stanno raggiungendo sul debito e ci faranno concorrenza nell'emissione di titoli». Poi torna a criticare le banche: «Sui tassi mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre» ma la replica dell'Abi non si fa attendere, a riprova che sul tema lo scontro è pressoché inevitabile. Dall'assemblea di Confcooperative a «Porta a Porta», il ministro affronta tutti i principali questioni d'attualità. Faro innanzitutto sulle pensioni: «Gli italiani possono stare sicuri, il sistema non è a rischio, sta in piedi. In Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili. Se vogliamo renderle ancora più sostenibili e ancora più adatte ai tempi che cambiano occorre con calma e con i sindacati ragionare sui grandi numeri dell'invecchiamento della popolazione». In ogni caso nessuna riforma verrà fatta con la Finanziaria perchè «non la puoi fare sulla pelle della gente» e «le pensioni non sono neanche come il settore dell'rc auto che te la cambi se cambi l'automobile». Le parole di Giulio Tremonti trovano d'accordo anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. «Tremonti ha ragione a dire che il sistema è in equilibrio», ha detto il sindacalista. Ma oltre alla questione pensioni, ieri il ministro è tornato ad invitare «le signore banche a fare il loro dovere. Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinchè aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei, sono di fonte Bce e Banca d'Italia». Ma Tremonti parla anche di riforme istituzionali: se la soppressione delle province sembra un argomento che non lo appassiona particolarmente («a conti fatti il risparmio è di 200-300 milioni di euro»), sul Parlamento fa presente non solo che è utile la riduzione del numero dei parlamentari ma il cambio di funzione delle due Camere perchè il bicameralismo perfetto «non esiste in nessun Paese europeo e non ha più ragion d'essere neanche in Italia». E se ci saranno «umani ostacoli», ovvero resistenze dei parlamentari al cambiamento, perchè «i capponi non votano per l'anticipo del Natale, una spinta può arrivare da una legge di iniziativa popolare». Infine sulla crisi: «È giusta la preoccupazione del cardinal Bagnasco - ha detto commentando l'appello della Cei a salvaguardare l'occupazione - ma finora il sistema Italia ha tenuto» e anzi «ci sono segnali di rallentamento nelle richieste di prenotazione per la cassa integrazione». al.ch.

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Tremonti: il sistema pensionistico è ottimo (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 27-05-2009)

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Tremonti: il sistema pensionistico è ottimo «Gli italiani stiano tranquilli, nessuna riforma per fare soldi. In futuro possibili aggiornamenti dell'età» Mercoledì 27 Maggio 2009, Roma Il sistema pensionistico italiano è «ottimo» e se deve essere migliorato è solo in un'ottica generazionale «non per fare soldi». E se dunque verrà valutata la necessità di un «aggiornamento» sull'età pensionabile lo si farà «con calma e con il sindacato». Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sgombra il campo da equivoci: se mai si dovesse mettere mano ad una riforma delle pensioni sarà solo per «adeguarla ai tempi che cambiano e alla vita media che sale». E sui conti pubblici assicura: l'Italia è l'unico Paese con un deficit, corretto per il ciclo economico, sotto il 3%. Il problema, semmai, «è che altri ci stanno raggiungendo sul debito e ci faranno concorrenza nell'emissione di titoli». Poi torna a criticare le banche: «Sui tassi mi fido di più delle statistiche degli artigiani di Mestre». Dall'assemblea di Confcooperative a "Porta a Porta", il ministro affronta tutti i principali questioni d'attualità. Attensione innanzitutto alle pensioni: «Gli italiani possono stare sicuri, il sistema non è a rischio, sta in piedi. In Europa le pensioni italiane sono considerate nella media forti e stabili. Se vogliamo renderle ancora più sostenibili e ancora più adatte ai tempi che cambiano occorre con calma e con i sindacati ragionare sui grandi numeri dell'invecchiamento della popolazione». In ogni caso nessuna riforma verrà fatta con la Finanziaria perché «non la puoi fare sulla pelle della gente» e «le pensioni non sono neanche come l'Rc Auto che te la cambi se cambi l'automobile». Le parole di Tremonti trovano d'accordo anche il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani. «Tremonti ha ragione a dire che il sistema è in equilibrio», ha detto il sindacalista. Ma oltre alla questione pensioni, ieri il ministro è tornato ad invitare «le signore banche a fare il loro dovere. Credo che nel sistema bancario ci sia molto da fare», affinché aumentino il sostegno alle imprese. Sui tassi d'interesse che secondo l'Abi sono tra i più bassi d'Europa, Tremonti critica: «Mi fido di più delle statistiche degli Artigiani di Mestre». E l'Abi replica: «I dati sul livello dei tassi attivi in Italia, più bassi di quelli medi europei, sono di fonte Bce e Banca d'Italia». Ma Tremonti parla anche di riforme istituzionali: se la soppressione delle province sembra un argomento che non lo appassiona particolarmente («a conti fatti il risparmio è di 200-300 milioni di euro»), sul Parlamento fa presente non solo che è utile la riduzione del numero dei parlamentari ma il cambio di funzione delle due Camere perché il bicameralismo perfetto «non esiste in nessun Paese europeo e non ha più ragion d'essere neanche in Italia». E se ci saranno «umani ostacoli», ovvero resistenze dei parlamentari al cambiamento, perché «i capponi non votano per l'anticipo del Natale, una spinta può arrivare da una legge di iniziativa popolare». Infine sulla crisi: «È giusta la preoccupazione del cardinal Bagnasco - ha detto commentando l'appello della Cei a salvaguardare l'occupazione - ma finora il sistema Italia ha tenuto» e anzi «ci sono segnali di rallentamento nelle richieste di prenotazione per la cassa integrazione».

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Protocollo d'intesa con Federfidi Lombarda per favorire l'accesso al credito delle piccole e medie imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 27-05-2009)

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Protocollo d’intesa con Federfidi Lombarda per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese (27/5/2009 19:10) | (Sesto Potere) - Milano - 27 maggio 2009 -Sostenere il tessuto economico locale per permettere alle piccole e medie imprese di reagire, facendo fronte ad una crisi che rischia oggi di travolgerle. Questo l’impegno della Provincia di Milano che sigla oggi un protocollo d’intesa con Federfidi Lombarda per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese. Dopo aver approvato nei mesi scorsi aiuti concreti alle famiglie e alle aziende con il piano “Alziamo la testa” (19 milioni di euro alle famiglie, 1 milione alle associazioni del volontariato e 5 milioni di euro alle imprese per la stabilizzazione dei lavoratori precari e per favorire nuova occupazione), si pensa oggi a facilitare le concessioni di credito. “Grazie a questo accordo la Provincia di Milano – dichiara Filippo Penati, Presidente della Provincia di Milano - investe 1 milione di euro per creare un “Fondo di Garanzia” destinato al rilascio di controgaranzie per il riequilibrio finanziario delle microimprese che hanno sede legale ed operativa nell’area metropolitana milanese”. L’intesa firmata con Federfidi Lombarda, oltre ad incentivare l’azione dei Consorzi Fidi che si occupano di concedere apposite garanzie per facilitare l’accesso al credito nel sistema bancario, permetterà di incrementare il volume dei finanziamenti concessi dal sistema bancario alle pmi. Si prevede di facilitare finanziamenti pari a 22 milioni di euro, che andranno a sostenere almeno 560 imprese. “La Provincia è l’unica istituzione che sta affrontando la crisi con proposte concrete – continua Penati – sostenendo le imprese in difficoltà. Compito delle istituzioni è mettere in campo una politica di interventi che sia in grado di invertire questo circolo vizioso che si è venuto a creare, ridando ossigeno al mondo del lavoro, rilanciando l’economia del nostro territorio, favorendo non solo il sostegno alle aziende in difficoltà ma anche la creazione di nuove imprese che puntino all’innovazione”. “In questo contesto di crisi finanziaria ed economica - spiega Ezio Casati, Assessore alle Attività economiche della Provincia di Milano - sono proprio le piccole e piccolissime imprese a subire il colpo più duro, in preda a difficoltà crescenti che si ripercuotono sull’intero tessuto sociale ed economico, vanno agevolate nella concessione del credito. Il protocollo d’Intesa, siglato dalla Provincia e da Federfidi, parte da un dato di fatto: oggi è sempre più difficile per le pmi ottenere crediti dalle banche, con conseguente incapacità di investire. Sempre più aziende rischiano di uscire dal mercato, con gravi ripercussioni a livello occupazionale, licenziamenti e corse agli ammortizzatori sociali”.

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Pmi, storia della ritirata del credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-05-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-28 - pag: 15 autore: Pmi, storia della ritirata del credito Dall'aprile del 2006 si apre la forbice negli affidamenti fra grandi e piccoli imprenditori di Marco Alfieri e Paolo Bricco A te, sì. A te, no. Non ci sono soltanto le parole pronunciate martedì dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti: «Molti dati indicano nelle banche un ritorno alla finanza fine a se stessa: cresce la raccolta, ma non aumentano gli impieghi per le imprese ». Da un grafico della Banca d'Italia spunta infatti la pistola fumante che dimostra il diverso flusso di denaro dalle banche alle aziende, a seconda della dimensione. Un fenomeno che, nelle sue cause più profonde, risalirebbe al Big Bang delle aggregazioni fra colossi, nel biennio 2006-2007. Anche se, oggi, il magmatico mondo dei piccoli è arrivato alla prova della restrizione del credito più robusto e solido finanziariamente di quanto non ci si aspettasse. Depositata la polvere sulle macerie del credito internazionale, il complicato rapporto fra banca e impresa produce anche in Italia una contrapposizione fra i grandi e i piccoli.Un antagonismo spesso silenzioso, ogni tanto esplicito, qualche volta espresso in modi vivaci, se non bruschi. Da una analisi di Via Nazionale su questo tema, così scabroso per il mondo della rappresentanza e della politica, emerge finalmente una certezza. In un contesto generale di notevole liquidità, dall'aprile del 2006i destini di quelli che si recano allo sportello divergono, a seconda della dimensione della loro azienda: smette di crescere la disponibilità a sostenere l'attività di chi ha meno di 20 dipendenti, mentre viene finanziata a piene mani quella delle aziende più strutturate. Il grafico è abbastanza impressionante: dal gennaio 2004 all'aprile 2006, tutto si svolge normalmente, senza una grande differenza fra piccoli e grandi. Perfino nell'estate del 2005,quella dell'assalto al cielo delle cooperative, degli immobiliaristi e dei new comers in-teressati a Bnl, ad Antonveneta e a Rcs, il sismografo di Via Nazionale non rileva alcuna divaricazione nel credito bancario concesso agli uni e agli altri: il tasso di crescita sui 12 mesi procede senza scossoni variando fra il 5 e l'8 per cento. Ancora nell'aprile di tre anni fa,il valore per tutte le aziende si attesta intorno al 7 per cento. Il tasso di crescita per i piccoli resta costante iniziando poi, alla fine del 2007, una lenta discesa che, a gennaio di quest'anno, in piena crisi finanziaria internazionale, si sarebbe trasformata in un vera e propria restrizione del credito: un +1% nominale che l'inflazione reale si mangia senza troppi problemi, ponendo le basi per un vero credit crunch. «Tuttavia puntualizza Pietro Modiano, ex direttore generale della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo- fra 2006 e 2008 nessuno ha mai negato i fidi ai piccoli. Piuttosto, molti di loro si sono autofinanziati. Non dimentichiamoci che quella è stata la stagione in cui le aziende hanno raccolto i frutti della ristrutturazione post-euro: nei casi migliori, hanno potuto anche evitare di venire in banca ». Nel grafico della Banca d'Italia, emerge plasticamente nella curva superiore la bolla composta dall'immobiliare,dal private equity e dalle operazioni a debito dei grandi gruppi: «Nella linea inferiore, quasi piatta, c'è invece la persistenza della virtù italiana dei piccoli », chiosa Modiano. Secondo una elaborazione della Banca d'Italia sui dati della Centrale dei bilanci, per quanto limitata al manifatturiero, fra 1999 e 2006 il leverage è non a caso calato per le aziende a bassa intensità tecnologica dal 56,5 al 51,6%, in quelle a medio- bassa dal 52,2 al 49,5%, in quelle a medioalta dal 51,8 al 44,7%, in quelle ad alta intensità tecnologica da 49,6 al 43,2 per cento. Il debito così si è ridotto. Proprio mentre di denaro, nelle banche, ce n'era molto. «Dunque - ragiona il banchiere, oggi alla guida della Carlo Tassara- le imprese piccole sono arrivate al 2006 con una fisiologia finanziaria sana e migliorata rispetto agli anni prima. Non tutte, ma molte hanno guadagnato bene: per questo non hanno avuto bisogno di chiedere più soldi in una stagione in cui l'offerta di credito è stata abbondante e a spread molto bassi. Cosa diversa è quello che succederà adesso, con la crisi economica che congela gli affari. Difficile prevedere quanto capiterà nei prossimi 12- 24 mesi». Qualunque sia la spiegazione per le piccole aziende, per quelle medio-grandi, invece, è stata indubbiamente tutta un'altra cosa.Da un tasso di crescita del 7% registrato nell'aprile 2006 si sale rapidamente fino al picco, toccato nel novembre del 2007, del 15 per cento. Da quel momento,inizia una graduale diminuzione della velocità della crescita che, comunque, per tutti i mesi successivi resta abbondantemente al di sopra del 10 per cento. Per poi tramutarsi in una sorta di atterraggio morbido: a gennaio di quest'anno, mentre le imprese con meno di 20 dipendenti sperimentano una vera e propria restrizione del credito, le altre possono comunque disporre di un tasso di crescita del 7 per cento. Niente male. Nei tre anni che hanno radicalmente cambiato gli equilibri nel rapporto fra banca e impresa, è la stessa industria del credito che ha sperimentato una profonda metamorfosi, atto conclusivo di una modernizzazione iniziata con la riforma della "foresta pietrificata" congegnata da Giuliano Amato nel 1992 e attuata da Antonio Fazio. Dopo l'uscita di scena di quest'ultimo e l'insediamento a Palazzo Koch di Mario Draghi, la moral suasion del nuovo governatore si è indirizzata soprattutto verso le aggregazioni. Il primo invito - «le banche devono concentrarsi» - è formulato da Draghi il 23 febbraio del 2006. è l'inizio: a maggio, salta la fusione Intesa-Capitalia; il 26 agosto è annunciata quella fra Sanpaolo e Intesa e, fra novembre e dicembre, si registra l'aggregazione fra la Banca Lombarda e la Bpu che porta a Ubi. è la stagione del mercato in movimento, che avrà il suo apice nella fusione fra Unicredit e Capitalia, il 17 maggio del 2007, concludendosi l'1 luglio di quell'anno con le nozze fra il Banco Popolare di Verona e Novara e la Banca Popolare Italiana. «Alla fine, la diminuzione della concorrenza - dice l'economista Giovanni Ferri, ex Banca Mondiale ed ex Banca d'Italia - ha comportato una riduzione del potere negoziale delle piccole imprese. Chi prima poteva rivolgersi a due banche, all'improvviso si è ritrovato un solo interlocutore ». Tutto questo lo si capisce analizzando i bollettini statistici della Banca d'Italia, dove si scopre che, dal 2001 al 2008, in media le banche per ogni affidato sono scese da 1,58 a 1,34. Per le imprese che hanno un accordato in banca compreso fra i 250mila e i 500mila euro, si cala da 1,75 a 1,46: «Il che - chiosa Ferri - significa che prima quasi tutte avevano due istituti, adesso molte ne hanno soltanto uno. In futuro, questo potrebbe comportare vantaggi con una relazione più stabile. Oggi ha accresciuto i costi delle imprese». La quota di fido accordata dalla prima banca è in media salita dal 53 al 60 per cento; per le imprese con un accordato fra i 250mila e i 500mila euro, è cresciuta da un già consistente 76 all'84%: i piccoli, dunque, sono tenuti per la collottola dalla banca di riferimento. Per loro, dal 2005 al 2008, l'accordato è cresciuto del 5%, mentre l'utilizzato è aumentato dell' 8%:gli istituti,che sull'accordato non incassano alcuna commissione, con loro si rivelano abbastanza parsimoniosi e tengono la mano chiusa. Tutto questo, peraltro, non ha comportato particolari miglioramenti negli assetti interni: «Le ultime aggregazioni, quelle verificatesi fra 2005 e 2008, non sembrano avere prodotto particolari guadagni di efficienza», afferma Ferri. Eros Compagnoni, 48 anni di Treviglio, ha un'azienda di 14 dipendenti che fa mobili d'arte dal 1954. Aveva cominciato suo padre. La tipica azienda familiare lombarda a tutto export (che vale il 70% su 2 milioni di fatturato), tra Russia, Ucraina e Paesi arabi. Una impresa sana e conosciuta sul territorio. Eppure i problemi con le banche non mancano. «Qualcosa si è rotto in coincidenza con la stagione delle grandi fusioni - sottolinea Compagnoni -. Agli Zunino e ai Coppola davano 10 in cambio di garanzia 1; per noi la proporzione era 6-7 a 10». Poi, certo, con la crisi i problemi sono deflagrati. «Fino a pagare il 9,75% di interessi sul fido di conto corrente, quasi da usura, nonostante abbia 250mila euro di titoli a garanzia ». Inoltre, «avevo chiesto un'estensione sul fido per 60mila euro per penetrare il mercato cinese dopo i contatti stretti al Salone del mobile, ma niente, anche qui. E lo stesso mi è successo per rifare i cataloghi». Per questo la moral suasion del governo, che spinge le banche a immettere liquidità nel sistema, a Eros Compagnoni sembra più che altro un deside-rata sterile. «L'impressione-dice-è che usino i Tremonti bond per tappare le loro falle, sistemare i ratios e ripatrimonializzarsi. O per prestare i soldi ai soliti grandi gruppi. Noi piccoli, di certo, continuamo a non vederli». Ricapitolando. è come se fossimo nel pieno della terza ondata. La prima è stata quella delle grandi fusioni del credito. Il gigantismo che fagocita i territori, portando le prime fughe dei tanti Eros Compagnoni d'Italia dai grandi istituti. La seconda ondata, invece, è più strategica. La dimensionalità non è indifferente al business, perché spinge a misurarti sui grandi numeri e sui grandi deal.L'introduzione di Basilea- 2 ha poi fatto il resto: «In questo modo le Pmi diventano sempre più interlocutori marginali »,conferma Compagnoni.La terza ondata scoppia con la crisi dei mutui subprime, estate 2007. La crisi di liquidità, le sofferenze sui mutui, lo sboom dei derivati, i crac di Borsa, insomma la cronaca di questi mesi.C'è poi, in questa dinamica, una questione regolamentare in apparenza formale, ma non irrilevante per la sostanza delle cose.Secondo la normativadella Banca d'Italia sui limiti alla concentrazione dei rischi, ciascuna posizione di rischio espressa da una singola impresa affidata va contenuta entro il limite del 25% del patrimonio di vigilanza del gruppo bancario, a livello consolidato. Il risultato è che, nel momento in cui dalla fusione di due banche ne nasce una con un patrimonio di vigilanza più robusto, la grande impresa che prima era cliente soltanto di una vedrà aumentare l'ammontare massimo teorico delle sue linee di credito. Nelle bolla dei grandi, in concreto, si trova di tutto:l'espansione di quanto resta del capitalismo privato novecentesco e delle imprese post- pubbliche,l'edilizia,gli operatori istituzionali. Nell'ultima relazione annuale di Draghi, che cita rilevazioni di Thomson Financial, si evidenzia come le società italiane, nel 2007, l'anno della forbice fra i grandi e i piccoli, abbiano annunciato 634 operazioni di concentrazione per un valore di 114 miliardi, 30 dei quali connessi all'acquisizione di Endesa da parte di Enel. Per citare alcune operazioni, la galassia Zaleski ha assorbito risorse per 5,4 miliardi, Gemina su Aeroporti ha impegnato 1,4 miliardi, Telco ha movimentato 4,1 miliardi. Se invece si consulta il Private Equity Monitor dell'Università di Castellanza (Pem), si constata come, tra il 2006 e il 2008, gli affari siano stati 17. Fra i più significativi, quelli su Grandi Navi Veloci, Fiat Avio, Valentino Fashion Group, Mps Asset Management, Ducati e Marazzi. Il valore complessivo delle transazioni è stato di 16,6 miliardi: 10,5 miliardi di debito, 6,1 miliardi di capitale proprio. Dunque,su 100 euro messi nell'operazione,63 sono state presi a prestito dalle banche. «In un momento di grande liquidità - ammette Roberto Del Giudice, direttore del Pem e capoeconomista dell'Aifi,l'associazione che raduna gli investitori di private equity e di venture capital - per le banche è stato obiettivamente più facile finanziare i grandi gruppi e gli operatori istituzionali che non gli artigiani e i piccoli imprenditori». © RIPRODUZIONE RISERVATA EFFETTI INDESIDERATI Ferri, ex Banca mondiale: «Le aggregazioni avvenute tra il 2005 e il 2008 non hanno portato particolari guadagni di efficienza» PASSATO E PRESENTE Pietro Modiano, presidente della Carlo Tassara: «Nessuno ha mai negato i fidi, molti si sono autofinanziati fino al 2006 ma ora la crisi congela gli affari»

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Cna, confronto con i candidati (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 28-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Cna, confronto con i candidati Giovedì 28 Maggio 2009, I giovani imprenditori di Cna Rovigo si confronteranno domani alle ore 20 al locale Tempi Moderni, in viale Porta Po 94 (Area Tosi) a Rovigo, con i candidati alla presidenza della Provincia nel corso dell'iniziativa "Giovani imprese al voto". Lo afferma il neo Presidente dei Giovani Imprenditori Cna Filippo Dalla Villa il quale sottolinea il fatto che «le nostre imprese devono diventare laboratori di produzione di know-how, centri dove l'output principale dei processi produttivi sia la conoscenza, il sapere professionale e tecnologico, in un ambiente in cui le Istituzioni, il sistema bancario, quello scolastico si integrino con il sistema delle imprese per far fare al nostro territorio un salto di qualità, in cui accanto alle vocazioni produttive storiche si allarghi il raggio d'azione e ci mettiamo alla prova in settori innovativi, anche per offrire opportunità a quei giovani che oggi sono costretti ad emigrare per poter dare continuità ai loro percorsi professionali». I giovani imprenditori di Cna ritengono che tra le priorità della Provincia vi debba essere un'infrastruttura territoriale adeguata, che non è solamente quella viaria. I cittadini, le imprese polesane registrano un gap enorme nella competizione fra territori, commenta Dalla Villa, ed è la mancanza in molte parti del territorio dell'infrastruttura della banda larga, strumento necessario per promuovere la società dell'informazione e della conoscenza, elemento fondamentale per l'introduzione d'innovazione a livello di sistema al fine di incrementare non solo la competitività delle nostre aziende ma il modo di essere dei cittadini nella società del terzo millennio. I giovani imprenditori di Cna evidenziano che il rapporto con il mondo del credito rappresenta un'ulteriore difficoltà soprattutto per quanto riguarda lo spread, i costi bancari troppo elevati, l'incremento delle garanzie, la richiesta di rientro del credito, i tempi lunghi nelle procedure; ai Candidati alla Presidenza della Provincia propongono di intervenire attraverso la dotazione di risorse ai fondi rischi del Consorzi di Garanzia Fidi che affiancano le imprese nel rapporto con il sistema bancario. «Altro aspetto importante - evidenzia Dalla Villa - riguarda la necessità di colmare la distanza che oggi divide il sapere dal sapere fare, la conoscenza teorica dalle competenze tecniche e pratiche, per questo riteniamo necessario implementare e dare continuità alle azioni con il mondo della scuola prevedendo efficaci forme di alternanza scuola-lavoro».

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Sparita dai contratti stipulati dalla fine di gennaio 2009, mentre per quelli in essere le banche ha... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 28-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 28 Maggio 2009, Sparita dai contratti stipulati dalla fine di gennaio 2009, mentre per quelli in essere le banche hanno tempo fino al 28 giugno per provvedere all'adeguamento delle commissioni. Parliamo della commissione di massimo scoperto, una delle più odiate da chi utilizza i fidi bancari. Un balzello pagato ogni volta che il fido concesso sul conto veniva intaccato. Odiata perché applicata sulla punta massima trimestrale dello scoperto di conto, anche se si realizza per sole 24 ore e anche se il debito è contenuto nel limite del fido. Proprio invocando una maggior trasparenza, consumatori, Antitrust e la stessa Bankitalia, ne avevano chiesto da tempo l'abolizione. Ora la legge 2 del 28.1.2009 stabilisce la nullità delle Cms se il saldo del conto corrente resta a debito per un periodo inferiore a 30 giorni consecutivi, o se il cliente non ha un'apertura di credito, e in genere vieta tutte le clausole che prevedono una remunerazione per la messa a disposizione da parte della banca di una linea di credito indipendentemente dal suo utilizzo. Detto ancora più semplicemente: la commissione può essere applicata solo se il cliente supera l'importo del fido concesso per più di 30 giorni. E non può essere applicata se non c'è fido. A meno che . simili clausole non siano fissate per iscritto e prevedano un tasso debitore per le somme effettivamente utilizzate in misura onnicomprensiva proporzionale all'importo e alla durata dell'affidamento. Come si intuisce, quest'ultima indicazione permette un certo margine di manovra. In genere, una clausola scritta prevede, da parte di chi chiede una linea di credito, il versamento di un corrispettivo in percentuale sulle somme effettivamente utilizzate del fido, oppure si agisce sul tasso extrafido; mentre ai clienti privati (che non hanno richiesto l'attivazione di una apertura di credito) viene di solito addebitata una generica commissione "per scoperto di conto" (o un'"indennità per lo sconfinamento", o voci simili) commisurata al saldo debitore, senza però chiamare in causa (formalmente) la vecchia voce "commissione di massimo scoperto" appena abolita. Si tratta per lo più di pochi euro che però, sommati ogni trimestre, possono rappresentare una cifra importante. In pratica una azienda ha un fido di 100 mila euro, per cui pagherà una commissione pari ad una certa percentuale. Se, tuttavia, utilizzerà 10 mila euro in più, pagherà una ulteriore commissione detta di "utilizzo oltre la disponibilità" pari a 2 euro per ogni 1000 euro, al giorno, sull'eccedenza del fido. Quindi 20 euro di commissione in più per ciascun giorno di utilizzo. D.L.M.

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[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Quindicimila imprese chiuse nel 2008 perché sovraind... (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Quindicimila imprese chiuse nel 2008 «perché sovraindebitate o strozzate», tremila in più dell'anno precedente. Almeno 350mila rapporti finanziari con tassi a due cifre, quattro chiamate al giorno al numero di «sos impresa». La crisi alimenta il fenomeno «ed espone le piccole aziende». I primi dati del 2009 «confermano la tendenza negativa, anzi, la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle aziende di media dimensione». Dal palco dell'assemblea annuale di Confesercenti il presidente Marco Venturi lancia l'allarme: la crisi di liquidità «espone commercianti e imprenditori alla morsa della criminalità comune e di quella organizzata». Ad ascoltarlo nella prima fila della platea c'è un pezzo di governo: Gianni Letta, i ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Vittoria Brambilla e Silvio Berlusconi, che annuisce e lo invita «dopo le europee» a discutere del problema a Palazzo Chigi. L'obiettivo di Venturi sono però soprattutto le banche, a suo dire colpevoli di aver stretto troppo le maglie del credito: «Gli istituti devono svolgere un ruolo diverso, più funzionale alle strategie di sviluppo del Paese. Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità delle imprese più piccole. Dobbiamo evitare di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». Anche la Banca d'Italia, in una comunicazione di vigilanza resa pubblica ieri, denuncia lo scarso impegno delle banche contro l'usura: «Hanno assicurato di assumere le decisioni sulle proposte di affidamento con rapidità, erogando con sollecitudine le somme relative». E «si sono impegnate, in occasione della valutazione dei fidi esistenti o di eventuali nuove richieste di fido, a porre la massima attenzione alle vittime che abbiano denunciato fatti estorsivi o di usura». Il governatore Mario Draghi ricorda l'accordo quadro firmato due anni fa dall'Abi con lui e l'allora ministro degli Interni Giuliano Amato: «L'usura rientra nel novero dei reati presupposto del delitto di riciclaggio», e di conseguenza «gli intermediari devono segnalare all'unità di informazione finanziaria come sospette le operazioni che presentino un fumus di usura». «La criminalità organizzata - spiega Venturi - gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese, che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» alle vittime degli strozzini, «sta invece nel sostegno ai consorzi fidi con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese». Il mondo dei piccoli commercianti si sente assediato. Da un lato la crisi, che taglia i fatturati e raziona il credito, dall'altra l'avanzare inesorabile della grande distribuzione. Secondo Confesercenti almeno 53.000 imprese avrebbero già abbassato le saracinesche per sempre. Oltre al sostegno per avere di più dalle banche, Venturi chiede «un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato, per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi».

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15mila chiusure: i commercianti vittime dell'usura (sezione: Revoca fidi)

( da "Cittadino, Il" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

15mila chiusure: i commercianti vittime dell'usura n La crisi e la stretta del credito colpiscono duro le imprese, soprattutto quelle più piccole, e «le rendono più esposte all'azione predatoria degli usurai. Nel 2008 - è la denuncia di Marco Venturi, presidente della Confesercenti - sono state ben 15mila quelle che hanno chiuso i battenti perché sovraindebitate e spesso strozzate». E il 2009 sarà peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle imprese di media dimensione» è l'allarme lanciato da Venturi nel suo intervento all'Assemblea. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata dunque «i piccoli imprenditori hanno paura. Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi. Dobbiamo evitare - dice Venturi - di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». E a proposito della stretta dei cordoni bancari alle imprese in tempo di crisi sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del paese». Tutto questo mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi - indica Venturi - arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese». Ma il presidente dei commercianti ha in serbo anche un'altra proposta e a premier e governo chiede di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. (paola.barbetti@ansa.it)

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usura, 15 mila aziende strozzate (sezione: Revoca fidi)

( da "Centro, Il" del 29-05-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino di Padova, Il)

Argomenti: Revoca fidi

di Monica Viviani Usura, 15 mila aziende strozzate La Confesercenti denuncia l'aumento esponenziale delle vittime Bankitalia ricorda agli istituti gli impegni firmati e disattesi Il ministro Scajola: «Le banche tornino al loro mestiere, eroghino denaro a interessi europei» ROMA. L'usura «cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito». Così nel 2008 «ben 15 mila imprese hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». L'allarme-denuncia arriva dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel suo intervento all'assemblea della Confederazione. «I primi dati del 2009 confermano questa tendenza negativa. Anzi - avverte Venturi - la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle imprese di media dimensione». Insomma «la crisi rende le piccole imprese più esposte all'azione predatoria degli usurai» e se «fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi». «Dobbiamo però evitare di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». Per questo Venturi auspica «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di svilupo del Paese». I piccoli imprenditori «hanno paura», stretti nella morsa della criminalità organizzata che gestisce un volume di affari di 130 miliardi di euro. «E buona parte di questi - spiega Venturi - arrivano proprio dal taglieggiamento e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito. Se l'unica chanche che ci rimane è quella del ricorso all'usura allora è meglio chiudere prima». La richiesta è chiara: «Solo sostenendo i consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. E' ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Sulla stessa linea l'intervento del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «E' giunto il momento che anche le banche facciano la propria parte - sottolinea - devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione e tornare ad erogare il credito alle imprese in misura adeguata, a tassi sostenibili, allineati a quelli del resto d'Europa». Intanto proprio ieri è arrivato un forte richiamo della Banca d'Italia al sistema bancario sul contrasto all'usura. L'istituto guidato da Mario Draghi, in una comunicazione di vigilanza, rileva il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, dal Governatore Draghi, dai rappresentanti dell'Abi e di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione. Le banche si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». E oggi nelle «Considerazioni finali» che pronuncerà in occasione dell'assemblea annuale dell'istituto centrale, Draghi chiederà agli istituti di credito di continuare a sostenere le imprese.

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usura, 15 mila aziende strozzate (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

di Monica Viviani Usura, 15 mila aziende strozzate La Confesercenti denuncia l'aumento esponenziale delle vittime Bankitalia ricorda alle banche gli impegni firmati e disattesi Il ministro Scajola: «Le banche tornino al loro mestiere, eroghino denaro a interessi europei» ROMA. L'usura «cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito». Così nel 2008 «ben 15 mila imprese hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». L'allarme-denuncia arriva dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel suo intervento all'assemblea della Confederazione. «I primi dati del 2009 confermano questa tendenza negativa. Anzi - avverte Venturi - la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle imprese di media dimensione». Insomma «la crisi rende le piccole imprese più esposte all'azione predatoria degli usurai» e se «fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi». «Dobbiamo però evitare di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». Per questo Venturi auspica «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di svilupo del Paese». I piccoli imprenditori «hanno paura», stretti nella morsa della criminalità organizzata che gestisce un volume di affari di 130 miliardi di euro. «E buona parte di questi - spiega Venturi - arrivano proprio dal taglieggiamento e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito. Se l'unica chanche che ci rimane è quella del ricorso all'usura allora è meglio chiudere prima». La richiesta è chiara: «Solo sostenendo i consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. E' ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Sulla stessa linea l'intervento del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «E' giunto il momento che anche le banche facciano la propria parte - sottolinea - devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione e tornare ad erogare il credito alle imprese in misura adeguata, a tassi sostenibili, allineati a quelli del resto d'Europa». Intanto proprio ieri è arrivato un forte richiamo della Banca d'Italia al sistema bancario sul contrasto all'usura. L'istituto guidato da Mario Draghi, in una comunicazione di vigilanza, rileva il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, dal Governatore Draghi, dai rappresentanti dell'Abi e di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione. Le banche si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». E oggi nelle «Considerazioni finali» che pronuncerà in occasione dell'assemblea annuale dell'istituto centrale, Draghi chiederà agli istituti di credito di continuare a sostenere le imprese.

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale.it, Il" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

n. 129 del 2009-05-29 pagina 26 «Troppe aziende strozzate dall'usura Colpa di banche che negano credito» di Laura Verlicchi L'allarme del presidente Venturi: « Nel 2009 sarà anche peggio, occorre un piano del governo a favore di negozi e piccole imprese» La stretta creditizia fa delle piccole imprese la preda degli usurai. «Nel 2008 - denuncia Marco Venturi, presidente della Confesercenti - sono state ben 15mila quelle che hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». E il 2009 sarà peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle imprese di media dimensione» ha detto Venturi all'assemblea confederale, davanti a una fetta importante del governo, dal premier Silvio Berlusconi, a Gianni Letta, ai ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta e Vittoria Brambilla. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata, dunque, «i piccoli imprenditori hanno paura. Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi. Dobbiamo evitare - dice Venturi - di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». E a proposito della stretta creditizia alle imprese in tempo di crisi sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del Paese». Un allarme che trova eco in Bankitalia. L'istituto guidato da Mario Draghi rileva infatti il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dallo stesso governatore con l'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato e i rappresentanti dell'Abi, che si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza della Banca d'Italia - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». Un comportamento «che avrebbe in parte vanificato l'efficacia dell'azione di prevenzione dei ripetuti fenomeni criminali». In ogni caso al cliente cui venga rifiutato il finanziamento «deve essere fornito un sollecito riscontro» e andrà verificata la possibilità di «fornire indicazioni sui motivi del rifiuto», conclude la comunicazione. E proprio un grafico della Banca d'Italia, pubblicato dal Sole 24Ore, mostra la «forbice» del credito fra grandi e piccole imprese, soprattutto a partire dall'aprile del 2006, quando è iniziata la stagione delle aggregazioni bancarie, che ha avuto come conseguenza la riduzione della concorrenza e un inevitabile calo del potere negoziale delle aziende. Così, mentre tre anni fa il tasso di crescita del credito bancario si attestava intorno al 7% per tutte le imprese, dalla fine del 2007 è iniziata invece la lenta ma inesorabile discesa per le Pmi che, a gennaio di quest'anno, nel pieno della crisi, si trasforma in una vera e propria restrizione del credito (+1%, praticamente annullato dall'inflazione reale), in contrasto con l'ampiezza dei finanziamenti concessi alle aziende più strutturate. Ecco perchè il presidente dei commercianti chiede a premier e governo di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. Venturi, confermato ieri per il quarto mandato alla guida della Confesercenti, sottolinea «il valore aggiunto» che piccoli negozi e attività dei servizi forniscono alle nostre città, dai centri storici alle zone di periferia. Eppure, la loro sparizione è inarrestabile: 53mila hanno già chiuso i battenti, mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di "affari" di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi - indica Venturi - arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» sta nel sostegno ai consorzi fidi, «con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le Pmi», conclude Venturi. E proprio ieri il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, e l'ad di Cdp Massimo Varazzani, hanno firmato la convenzione che consentirà di attivare fino a 8 miliardi di fondi della cassa spa per finanziamenti alle Pmi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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edicolanti sul piede di guerra (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 18 - Cagliari Edicolanti sul piede di guerra Protestano contro distributori ed editori per le condizioni in cui sono costretti a operare. Vertenza sostenuta dalla Cisl IL CASO Non si esclude una serrata ORISTANO. Gli oltre 200 edicolanti dell'Oristanese hanno proclamato lo stato di agitazione. Protestano in particolare nei confronti dei distributori locali e del sistema editoriale nazionale che, a loro dire, gli impone condizioni contrattuali ed economiche oramai insopportabili. La battaglia in favore della categoria dei titolari di edicole è stata promossa dall'Unione sindacale territoriale della Cisl di Oristano. Secondo il segretario provinciale Antioco Patta il settore è attraversato da un elevato disagio economico che sta creando non pochi malumori tra i gestori al punto che si stanno preparando nei prossimi giorni delle forme di protesta eclatanti. Secondo i dati forniti dalla Cisl la grave crisi economica ha colpito in modo preoccupante anche il mondo dell'informazione, ed in particolare della carta stampata al punto che a livello regionale il calo delle vendite, e quindi del fatturato, sarebbe attestato tra il 30 e, addirittura del 40 per cento in provincia di Oristano. "Non è solo il calo delle vendite a determinare le difficoltà economiche dei giornalai oristanesi - ha denunciato Antioco Patta -. Le lamentele sono indirizzate verso i distributori e gli editori. Tra queste due categoria vige una sorta di "patto leonino" dove lo strapotere contrattuale stritola le piccole attività degli edicolanti, che svolgono un compito importantissimo e che comporta grandi sacrifici, niente ferie, orari massacranti, niente riposo festivo, guai ad ammalarsi, con margini di guadagni esigui. Ma soprattutto devono garantire le entrate finanziarie alle case editrici - ha aggiunto il segretario della Cisl - con forme di pagamento che sembrano anticipazioni di cassa a favore di editori e distributori, quasi sempre attraverso l'accensione di fidi bancari o prestiti personali con aggravio enorme di costi". Secondo la Cisl la situazione è diventata insostenibile e rischia di mettere per strada centinaia di famiglie a livello regionale. "La rivendicazione che il nostro sindacato appoggia con le federazioni dei lavoratori autonomi ed atipici del commercio e dei servizi "Ciacs-Alai" - ha aggiunto Antioco Patta - verte attorno alla rivisitazione del sistema di pagamento dei giornali che oggi obbliga gli edicolanti a forme di anticipazioni che non sono più in grado di garantire. I 40 mila edicolanti italiani sono costretti ad "immobilizzazioni" in materiale editoriale di 10,15 e persino 20 mila euro per attività: una massa enorme di liquidità il cui costo grava sui tanti piccoli giornalai. Il settore perciò ha proclamato lo stato di agitazione - ha concluso Antioco Patta - e per i prossimi giorni non si escludono iniziative di protesta marcate e decise. Come sindacato ci stiamo attivando per avviare con rapidità degli incontri con le Commissioni previste dall'accordo nazionale del settore, ma anche per costruire una organizzazione degli edicolanti più efficace e che oggi non esiste". Elia Sanna

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ROMA - Per le piccole e medie imprese in generale e quelle del commercio in particolare, ,la crisi h... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Venerdì 29 Maggio 2009 Chiudi ROMA - Per le piccole e medie imprese in generale e quelle del commercio in particolare, ,la crisi ha portato un intuibile acuirsi del bisogno di credito ma, parallelamente, anche un esasperarsi dell'allarme usura. «La crisi rende - ha detto nella sua relazione all'Assemblea elettivadella Confesercentiil presidente Marco Venturi, confermato ieri per la quinta volta - ancora più esposte all'azione predatoria degli usurai». Secondo Venturi, lo scorso anno «ben 15 mila imprese hanno chiuso i battenti perché sovraindebitate e spesso strozzate. E i primi dati del 2009 confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle imprese di media dimensione». Venturi ha detto di apprezzare l'azione dei ministri Claudio Scajola e Giulio Tremonti nei riguardi degli istituti bancari, ma chiede «più liquidità ai Confidi come maggiori finanziamenti alle imprese, in innovazione, formazione e crescita dell'occupazione». E il richiamo di Venturi ha trovato una sponda estremamente significativa in quello lanciato nella stessa gionata da Bankitalia al sistema bancario. L'Istituto centrale in una comunicazione di vigilanza ha infatti rimarcato, proprio a proposito del contrasto all'usura, il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, dal Governatore Draghi, dai rappresentanti dell'Abi e di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione. Le banche si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura, e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di Bankitalia - sono segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti», comportamento «che avrebbe in parte vanificato l'efficacia dell'azione di prevenzione dei ripetuti fenomeni criminali». La Banca d'Italia ricorda dunque alle banche «gli obblighi di collaborazione attiva» e rammenta che l'usura «rientra tra i reati presupposto del delitto di riciclaggio». Dal canto suo Venturi ha sollecitato dal governo «e miliardi in tre anni per innovazione, tutoraggio, credito agevolato, progetti di filiera, sostegno a occupazione e avvio di nuove imprese», insistendo anche sulla necessità di un bonus fiscale per le pmi che non tagliano occupati e uno sgravio aggiuntivo a chi aumenta i posti di lavoro. «E non ci si venga a dire - ha detto il presidente rieletto - che non ci sono i soldi, perché si possono tagliare le Province, le Comunità montane, le troppe poltrone». Un messaggio sull'importanza di Confesercenti, insieme alle altre organizzazioni imprenditoriali e alle istituzioni, nell'elaborazione di «strategie efficaci» anticrisi è stato inviato ieri a Venturi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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roma. l'usura cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 29-05-2009)

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di Monica Viviani ROMA. L'usura «cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica ... Il ministro Scajola: «Le banche tornino al loro mestiere, eroghino denaro a interessi europei» ROMA. L'usura «cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito». Così nel 2008 «ben 15 mila imprese hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». L'allarme-denuncia arriva dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel suo intervento all'assemblea della Confederazione. «I primi dati del 2009 confermano questa tendenza negativa. Anzi - avverte Venturi - la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle imprese di media dimensione». Insomma «la crisi rende le piccole imprese più esposte all'azione predatoria degli usurai» e se «fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi». «Dobbiamo però evitare di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». Per questo Venturi auspica «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di svilupo del Paese». I piccoli imprenditori «hanno paura», stretti nella morsa della criminalità organizzata che gestisce un volume di affari di 130 miliardi di euro. «E buona parte di questi - spiega Venturi - arrivano proprio dal taglieggiamento e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito. Se l'unica chanche che ci rimane è quella del ricorso all'usura allora è meglio chiudere prima». La richiesta è chiara: «Solo sostenendo i consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. E' ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Sulla stessa linea l'intervento del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «E' giunto il momento che anche le banche facciano la propria parte - sottolinea - devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione e tornare ad erogare il credito alle imprese in misura adeguata, a tassi sostenibili, allineati a quelli del resto d'Europa». Intanto proprio ieri è arrivato un forte richiamo della Banca d'Italia al sistema bancario sul contrasto all'usura. L'istituto guidato da Mario Draghi, in una comunicazione di vigilanza, rileva il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, dal Governatore Draghi, dai rappresentanti dell'Abi e di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione. Le banche si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». E oggi nelle «Considerazioni finali» che pronuncerà in occasione dell'assemblea annuale dell'istituto centrale, Draghi chiederà agli istituti di credito di continuare a sostenere le imprese.

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L'allarme di Confesercenti: per l'usura chiuse 15 mila Pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Economia data: 29/05/2009 - pag: 35 Stretta al credito Venturi: piccoli imprenditori taglieggiati L'allarme di Confesercenti: per l'usura chiuse 15 mila Pmi ROMA «La crisi economica amplifica il fenomeno dell'usura e nel 2008 15 mila imprese hanno chiuso perché indebitate e strozzate». Marco Venturi, presidente della Confesercenti, lancia un allarme non nuovo ma ora ingigantito dalle difficoltà da parte degli imprenditori di reperire liquidità dal sistema bancario. «I piccoli imprenditori hanno paura continua Venturi stretti tra la violenza della criminalità comune e la morsa di quella organizzata che gestisce un volume d'affari di oltre 130 miliardi di euro buona parte dei quali arriva dal taglieggiamento delle imprese». L'emergenza usura coinvolge direttamente le banche. Dopo la bacchettata data dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti al sistema creditizio colpevole di «aumentare la raccolta ma non gli impieghi » arriva quella della Banca d'Italia contenuta in una comunicazione di vigilanza. L'istituto guidato dal Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, in pratica, invita il sistema bancario a rispettare un accordo stipulato due anni fa con l'allora ministro degli Interni Giuliano Amato con il quale si impegnava a erogare prestiti con la massima rapidità a soggetti vittime di usura. Purtroppo, segnala con amarezza la vigilanza di Palazzo Koch, «sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». In particolare sottolinea come «il fatto che il richiedente di un fido abbia subito atti estorsivi o di usura non può costituire un elemento ostativo alla concessione del finanziamento». La Banca d'Italia inoltre chiede agli istituti di credito un ruolo proattivo nel segnalare ai soggetti deboli la possibilità di ricorrere alle associazioni impegnate nella prevenzione all'usura. E chiede altresì «di non peggiorare la situazione di chi ha già chiesto un aiuto al Fondo di solidarietà per le vittime dell'usura ed ha ottenuto il beneficio della sospensione dei termini secondo legge». In questi casi le «banche dovranno evitare» di accanirsi «inoltrando la segnalazione in centrale rischi». Bankitalia «Segnalati casi in cui le banche non avrebbero rispettato gli impegni di sostegno assunti» Roberto Bagnoli

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Addio al massimo scoperto Ma il rosso costa fino a 100 euro (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Economia data: 29/05/2009 - pag: 35 Addio al massimo scoperto Ma il rosso costa fino a 100 euro Per UniCredit, Mps e Bnl il fido si pagherà anche senza utilizzo MILANO Addio alle commissioni di massimo scoperto, sì. Ma la vera domanda è: cosa succede con le nuove regole che entrano definitivamente in vigore dal prossimo 28 giugno per tutti i clienti retail affidati o senza fido? Perché chi si aspettava che andare in rosso o scoprirsi diventi una passeggiata rimarrà deluso. Difficile capire se le cose siano migliorate o in qualche caso addirittura peggiorate. Qualche esempio: tra le principali banche interrogate dal Corriere, Unicredit, Mps e Bnl-Bnp Paribas hanno cancellato tutte le altre voci di costo ma, in compenso, hanno introdotto una commissione sul fido che si paga comunque anche senza un utilizzo effettivo. Un po' meno dell'1% a trimestre sull'entità del fido richiesto (percentuale peraltro molto vicina alla media della vecchia gabella sul massimo scoperto). In pratica bisognerà pagare per la sola disponibilità massima richiesta salvo poi coprire anche gli interessi passivi sulla quota usata effettivamente durante il periodo: è come se si pagasse a priori sul picco e per tutti e tre i mesi. Va controcorrente Intesa Sanpaolo che ha preferito mettere un tasso di interesse omnicomprensivo che verrà pagato solo sull'uso effettivo dei fondi e che avrà come soglia massima il 12,5% nel caso in cui si vada extrafido (cioè oltre al limite richiesto di affidamento). Tempi grami anche per chi andrà in rosso senza avere chiesto un affidamento: si va dai 100 euro massimi richiesti da Mps a trimestre (c'è una franchigia sui primi 100 euro di sconfino e la cifra è richiesta indipendentemente dal numero degli sconfini) ai 2 euro al giorno su ogni 1.000 euro o frazione richiesti dalle due banche principali, Intesa Sanpaolo e Unicredit. Con l'unica differenza che anche Intesa ha introdotto una franchigia salva-famiglie sui primi 100 euro. Bnl-Bnp Paribas ha preferito invece una quota fissa ad episodio pari a 12,5 euro con una franchigia a 20 euro. Il tutto, è chiaro, al netto dei salati tassi passivi che in ogni caso sono dovuti sul rosso. Il tentativo degli istituti è quello di «ordinare» tra clienti affidati e non. Anche se il tutto potrebbe trasformarsi in un ulteriore credit crunch per le piccole imprese che erano abituate a chiedere il fido anche a 4-5 banche diverse, una strategia che ora diventerà molto più onerosa. Nonostante la scadenza alle porte e le lettere che per legge dovevano arrivare entro ieri ai clienti il Banco Popolare non ha fornito risposte alle domande del «Corriere » sulle nuove commissioni. Con l'entrata in vigore della legge numero 2 del 28 gennaio 2009, che in sostanza conclude una battaglia iniziata con l'ex ministro Pier Luigi Bersani e portata a compimento dall'attuale governo Berlusconi con la sponda di Bankitalia e dell'Antitrust, sono stati raggiunti senz'altro due obiettivi: il primo è quello della trasparenza. Cara o meno ora la commissione sarà chiara e confrontabile. Il secondo è quello del taeg, il tasso effettivo annuo, che prima non doveva comprendere la commissione di massimo scoperto (in pratica non concorreva allo sforamento della soglia di usura). Almeno questo, ora, non sarà più possibile. Fido bancario Dal 28 giugno cambiano le regole sulle commissioni di scoperto Massimo Sideri msideri@corriere.it

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Uno sportello per aiutare le piccole e medie imprese di Pomezia ad accedere a finanziamenti bancari.... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Ostia)" del 29-05-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Civitavecchia))

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Venerdì 29 Maggio 2009 Chiudi Uno sportello per aiutare le piccole e medie imprese di Pomezia ad accedere a finanziamenti bancari. Lo prevede l'accordo di garanzia e cogaranzia firmato dal Comune e dalla Union Fidi e fortemente voluto dall'assessore alle Finanze, David Tintinago. In un momento di crisi in cui le piccole e medie imprese non riescono ad ottenere pesatiti dagli istituti di credito, l'ente di piazza Indipendenza ha deciso di intervenire e fare da garante. «Tutte le aziende sane - ha spiegato l'assessore Tintinago - potranno rivolgersi all'ufficio, che a breve entrerà in funzione, per essere aiutate a presentare la richiesta di finanziamento. Istanza che lo stesso ufficio trasmetterà alla Union Fidi per il nulla osta definitivo». L'eventuale finanziamento (da un minimo di diecimila euro a un massimo di dieci milioni di euro) non verrà erogato dalla Union Fidi, bensì dalle banche che hanno già aderito all'iniziativa «e con le altre che vorranno fare parte dell'accordo», ha concluso Tintinago. M.D.M.

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(sezione: Revoca fidi)

( da "Libertà" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

«Per la crisi cresce il rischio-usura» L'allarme di Confesercenti: 15mila aziende hanno chiuso perché sovraindebitate ROMA - L'usura «cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito». Così nel 2008 «ben 15mila imprese hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». L'allarme-denuncia arriva dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel suo intervento all'assemblea della Confederazione. «I primi dati del 2009 confermano questa tendenza negativa. Anzi - avverte Venturi - la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle imprese di media dimensione». Insomma «la crisi rende le piccole imprese più esposte all'azione predatoria degli usurai» e se «fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi», «dobbiamo però evitare di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». Per questo Venturi auspica «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di svilupo del Paese». I piccoli imprenditori «hanno paura», stretti nella morsa della criminalità organizzata che gestisce un volume di affari di 130 miliardi di euro. «E buona parte di questi - spiega Venturi - arrivano proprio dal taglieggiamento e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito. Se l'unica chanche che ci rimane è quella del ricorso all'usura allora è meglio chiudere prima». La richiesta è chiara: «Solo sostenendo i consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. E' ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Sulla stessa linea l'intervento del ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola: «E' giunto il momento che anche le banche facciano la propria parte - sottolinea - devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione e tornare ad erogare il credito alle imprese in misura adeguata, a tassi sostenibili, allineati a quelli del resto d'Europa». Intanto proprio ieri è arrivato un forte richiamo della Banca d'Italia al sistema bancario sul contrasto all'usura. L'istituto guidato da Mario Draghi, in una comunicazione di vigilanza, rileva il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dall'allora ministro dell'interno Giuliano Amato, dal governatore Draghi, dai rappresentanti dell'Abi e di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione. Le banche si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». E oggi nelle «considerazioni finali» che pronuncerà in occasione dell'assemblea annuale dell'istituto centrale, Draghi chiederà agli istituti di credito di continuare a sostenere le imprese. Monica Viviani 29/05/2009

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Usura, 15 mila aziende strozzate (sezione: Revoca fidi)

( da "Provincia Pavese, La" del 29-05-2009)
Pubblicato anche in: (Trentino) (Tribuna di Treviso, La) (Gazzetta di Modena,La) (Gazzetta di Mantova, La) (Corriere delle Alpi) (Gazzetta di Reggio)

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di Monica Viviani Usura, 15 mila aziende strozzate La Confesercenti denuncia l'aumento esponenziale delle vittime Bankitalia ricorda agli istituti gli impegni firmati e disattesi Il ministro Scajola: «Le banche tornino al loro mestiere, eroghino denaro a interessi europei» ROMA. L'usura «cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito». Così nel 2008 «ben 15 mila imprese hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». L'allarme-denuncia arriva dal presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel suo intervento all'assemblea della Confederazione. «I primi dati del 2009 confermano questa tendenza negativa. Anzi - avverte Venturi - la mannaia dell'usura sembra allargarsi alle imprese di media dimensione». Insomma «la crisi rende le piccole imprese più esposte all'azione predatoria degli usurai» e se «fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi». «Dobbiamo però evitare di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». Per questo Venturi auspica «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di svilupo del Paese». I piccoli imprenditori «hanno paura», stretti nella morsa della criminalità organizzata che gestisce un volume di affari di 130 miliardi di euro. «E buona parte di questi - spiega Venturi - arrivano proprio dal taglieggiamento e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori di accedere al credito. Se l'unica chanche che ci rimane è quella del ricorso all'usura allora è meglio chiudere prima». La richiesta è chiara: «Solo sostenendo i consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti». Non solo: le piccole e medie imprese «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. E' ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Sulla stessa linea l'intervento del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «E' giunto il momento che anche le banche facciano la propria parte - sottolinea - devono utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione e tornare ad erogare il credito alle imprese in misura adeguata, a tassi sostenibili, allineati a quelli del resto d'Europa». Intanto proprio ieri è arrivato un forte richiamo della Banca d'Italia al sistema bancario sul contrasto all'usura. L'istituto guidato da Mario Draghi, in una comunicazione di vigilanza, rileva il mancato rispetto di un accordo quadro siglato nell'estate di due anni fa al Viminale dall'allora ministro dell'Interno Giuliano Amato, dal Governatore Draghi, dai rappresentanti dell'Abi e di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione. Le banche si impegnarono a porre massima attenzione nella valutazione dei fidi a soggetti vittime di usura e massima rapidità nelle decisioni sulle proposte di affidamento. «Dopo oltre un anno dalla stipula dell'accordo - si legge nella comunicazione di vigilanza - sono stati segnalati casi nei quali le banche aderenti non avrebbero rispettato gli impegni assunti». E oggi nelle «Considerazioni finali» che pronuncerà in occasione dell'assemblea annuale dell'istituto centrale, Draghi chiederà agli istituti di credito di continuare a sostenere le imprese.

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Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena, L'" del 29-05-2009)

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Venerdì 29 Maggio 2009 NAZIONALE Pagina 4 CRISI. All'assemblea della confederazione la denuncia di Marco Venturi, di fronte a Silvio Berlusconi e a vari ministri Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate Il presidente di Confesercenti: chiuse 53.000 aziende «Urge un piano da 2 miliardi di euro e più aiuto al credito» ROMA La crisi e la stretta del credito colpiscono duro le imprese, soprattutto quelle più piccole, e «le rendono più esposte all'azione predatoria degli usurai». «Nel 2008», è la denuncia di Marco Venturi, presidente della Confesercenti, «sono state ben 15.000 quelle che hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». E il 2009 sarà peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle imprese di media dimensione» è l'allarme lanciato da Venturi nel suo intervento all'Assemblea elettiva della confederazione, davanti a una fetta importante del governo: dal presidente Silvio Berlusconi, a Gianni Letta, ai ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Vittoria Brambilla. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata, dunque, «i piccoli imprenditori hanno paura». Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi. E a proposito della stretta dei cordoni bancari alle imprese in tempo di crisi Venturi sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del paese». Tutto questo mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese. Ma il presidente dei commercianti ha in serbo anche un'altra proposta e a premier e governo chiede di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. La sparizione dei piccoli esercizi è infatti inarrestabile: 53.000 hanno già chiuso i battenti incalzati dai costi eccessivi e al dilagare della grande distribuzione. E poi le Pmi «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. È ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Venturi ricorda che «se negli ultimi 10 anni si fosse adottata una gestione efficiente e trasparente», vi sarebbero stati ulteriori 150 miliardi di euro da destinare allo sviluppo. Berlusconi ascolta e annuisce: sposa «completamente» la relazione di Venturi per la «sua completezza e le tante indicazioni da realizzare, concrete, pragmatiche soddisfacenti». Il premier invita il presidente della Confesercenti «a palazzo Chigi dopo le elezioni europee», per verificare «relazione alla mano i tempi, le cose fatte, quelle ancora da fare».  

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Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate (sezione: Revoca fidi)

( da "Brescia Oggi" del 29-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate CRISI. All'assemblea della confederazione la denuncia di Marco Venturi, di fronte a Silvio Berlusconi e a vari ministri Il presidente di Confesercenti: chiuse 53.000 aziende «Urge un piano da 2 miliardi di euro e più aiuto al credito» 29/05/2009 rss e-mail print Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate ROMA La crisi e la stretta del credito colpiscono duro le imprese, soprattutto quelle più piccole, e «le rendono più esposte all'azione predatoria degli usurai». «Nel 2008», è la denuncia di Marco Venturi, presidente della Confesercenti, «sono state ben 15.000 quelle che hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». E il 2009 sarà peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle imprese di media dimensione» è l'allarme lanciato da Venturi nel suo intervento all'Assemblea elettiva della confederazione, davanti a una fetta importante del governo: dal presidente Silvio Berlusconi, a Gianni Letta, ai ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Vittoria Brambilla. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata, dunque, «i piccoli imprenditori hanno paura». Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi. E a proposito della stretta dei cordoni bancari alle imprese in tempo di crisi Venturi sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del paese». Tutto questo mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese. Ma il presidente dei commercianti ha in serbo anche un'altra proposta e a premier e governo chiede di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. La sparizione dei piccoli esercizi è infatti inarrestabile: 53.000 hanno già chiuso i battenti incalzati dai costi eccessivi e al dilagare della grande distribuzione. E poi le Pmi «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. È ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Venturi ricorda che «se negli ultimi 10 anni si fosse adottata una gestione efficiente e trasparente», vi sarebbero stati ulteriori 150 miliardi di euro da destinare allo sviluppo. Berlusconi ascolta e annuisce: sposa «completamente» la relazione di Venturi per la «sua completezza e le tante indicazioni da realizzare, concrete, pragmatiche soddisfacenti». Il premier invita il presidente della Confesercenti «a palazzo Chigi dopo le elezioni europee», per verificare «relazione alla mano i tempi, le cose fatte, quelle ancora da fare».

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Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 29-05-2009)

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CRISI. All'assemblea della confederazione la denuncia di Marco Venturi, di fronte a Silvio Berlusconi e a vari ministri Il presidente di Confesercenti: chiuse 53.000 aziende «Urge un piano da 2 miliardi di euro e più aiuto al credito» 29/05/2009 rss e-mail print Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate ROMA La crisi e la stretta del credito colpiscono duro le imprese, soprattutto quelle più piccole, e «le rendono più esposte all'azione predatoria degli usurai». «Nel 2008», è la denuncia di Marco Venturi, presidente della Confesercenti, «sono state ben 15.000 quelle che hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». E il 2009 sarà peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle imprese di media dimensione» è l'allarme lanciato da Venturi nel suo intervento all'Assemblea elettiva della confederazione, davanti a una fetta importante del governo: dal presidente Silvio Berlusconi, a Gianni Letta, ai ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Vittoria Brambilla. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata, dunque, «i piccoli imprenditori hanno paura». Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi. E a proposito della stretta dei cordoni bancari alle imprese in tempo di crisi Venturi sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del paese». Tutto questo mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese. Ma il presidente dei commercianti ha in serbo anche un'altra proposta e a premier e governo chiede di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. La sparizione dei piccoli esercizi è infatti inarrestabile: 53.000 hanno già chiuso i battenti incalzati dai costi eccessivi e al dilagare della grande distribuzione. E poi le Pmi «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. È ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Venturi ricorda che «se negli ultimi 10 anni si fosse adottata una gestione efficiente e trasparente», vi sarebbero stati ulteriori 150 miliardi di euro da destinare allo sviluppo. Berlusconi ascolta e annuisce: sposa «completamente» la relazione di Venturi per la «sua completezza e le tante indicazioni da realizzare, concrete, pragmatiche soddisfacenti». Il premier invita il presidente della Confesercenti «a palazzo Chigi dopo le elezioni europee», per verificare «relazione alla mano i tempi, le cose fatte, quelle ancora da fare».

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ALESSANDRA CHELLO PICCOLE. FRAGILI. VULNERABILI. HANNO L'ACQUA ALLA GOLA PER LA DERIVA DELLA... (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 29-05-2009)

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ALESSANDRA CHELLO Piccole. Fragili. Vulnerabili. Hanno l'acqua alla gola per la deriva della crisi. E finiscono in un batter d'occhio tra le spire degli usurai. Cronaca di una morte annunciata. Le vittime: 15mila micro imprese. Tante nel 2008 sono state fagocitate dal cappio dei debiti degli strozzini. E hanno chiuso i battenti. La denuncia è di Marco Venturi, presidente riconfermato alla guida della Confesercenti. E il 2009 andrà anche peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle aziende di media dimensione» rivela Venturi all'assemblea elettiva della confederazione, davanti a una fetta importante del governo, dal presidente Silvio Berlusconi, a Gianni Letta, ai ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Vittoria Brambilla. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata, dunque, i piccoli imprenditori hanno paura. Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle aziende. «Dobbiamo evitare - ha detto il numero uno di Confesercenti - di rispondere alle loro difficoltà dandogli l'ombrello quando splende il sole e togliendoglielo quando comincia a piovere». E, a proposito della stretta dei cordoni bancari alle imprese in tempo di crisi, sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del Paese». Tutto questo mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi - spiega Venturi - arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese. Ma il presidente dei commercianti ha in serbo anche un'altra proposta e al premier e al governo chiede di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. «Sono necessari almeno due miliardi per innovazione, tutoraggio, credito agevolato, progetti di filiera, sostegno all'occupazione e per l'avvio di nuove imprese», sollecita Venturi. Ricordando «il valore aggiunto» che piccoli negozi e attività dei servizi, forniscono alle nostre città, ai nostri centri urbani, alle zone di periferia. Eppure, la loro sparizione è inarrestabile: 53.000 hanno già chiuso i battenti incalzati dai costi eccessivi e al dilagare della grande distribuzione. Non solo. Le piccole imprese devono essere liberate anche da quell'economia «sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. È ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro».

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Chioggia Comune di Chioggia ed associazione "Le tegnue di Chioggia", una onlus che, al... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 29-05-2009)

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Venerdì 29 Maggio 2009, Chioggia Comune di Chioggia ed associazione "Le tegnue di Chioggia", una onlus che, almeno sulla carta, ha la gestione dell'oasi marina, vivono ormai da separati in casa. Il presidente dell'associazione naturalistica Piero Mescalchin nel corso dell'annuale assemblea dei propri associati ha denunciato, non senza evidente imbarazzo, il logorarsi di una rapporto che sembrava destinato a tutt'altro traguardo. «Mi è impossibile contattare gli amministratori - ha fatto presente Mescalchin agli associati - per avere spiegazioni di una situazione che è da un lato assurda e dall'altro ci sta provocando particolari sofferenze e danni materiali». Mescalchin sostiene di essersi prestato per ottenere, oltretutto proprio a favore del Comune di Chioggia, un consistente finanziamento delle legge regionale 15, quella cosiddetta "delle barriere sommerse", invocata e ottenuta dal presidente della regione Giancarlo Galan, per un importo complessivo di 1 milione e 100 mila euro erogati in tre anni, dei quali fin qui sono stati concessi 350 mila euro. «Una convenzione sottoscritta alla fine del 2008 - ricorda Mescalchin - mi assicurava la gestione di una parte del finanziamento». Fin qui sono stati erogati 350 mila euro, ma l'associazione "Le tegnue di Chioggia" non ne ha visto ancora uno. Contando sulla convenzione aveva chiesto e ottenuto un fido bancario per sostenere la propria attività scientifica e di ricerca, che finora ha comportato una spesa di circa 60 mila euro. «Noi - precisa Mescalchin - abbiamo prestato la nostra attività e competenza in modo assolutamente gratuito. Risulta ora che la partita è stata affidata a un consulente, che ritengo verrà pagato. Che fine si riserva all'associazione? Difficile dirlo - è costretto ad ammettere il presidente - Ormai ci evitano sistematicamente, tanto da non dirci neppure che tipo di programma si intende presentare per ottenere il restante finanziamento di 750 mila euro». G.B.

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Allarme usura: 15.000 le imprese strangolate (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena.it, L'" del 29-05-2009)

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ROMA La crisi e la stretta del credito colpiscono duro le imprese, soprattutto quelle più piccole, e «le rendono più esposte all'azione predatoria degli usurai». «Nel 2008», è la denuncia di Marco Venturi, presidente della Confesercenti, «sono state ben 15.000 quelle che hanno chiuso i battenti perchè sovraindebitate e spesso strozzate». E il 2009 sarà peggio: «I primi dati dell'anno in corso confermano questa tendenza negativa, anzi la mannaia dell'usura sembra allargarsi anche alle imprese di media dimensione» è l'allarme lanciato da Venturi nel suo intervento all'Assemblea elettiva della confederazione, davanti a una fetta importante del governo: dal presidente Silvio Berlusconi, a Gianni Letta, ai ministri Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Vittoria Brambilla. Stretti tra la morsa della criminalità comune e di quella organizzata, dunque, «i piccoli imprenditori hanno paura». Fallimenti e protesti segnalano l'urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle Pmi. E a proposito della stretta dei cordoni bancari alle imprese in tempo di crisi Venturi sollecita «un diverso ruolo delle banche, più funzionale alle strategie di sviluppo del paese». Tutto questo mentre volano i profitti della criminalità organizzata che «gestisce un volume di affari di oltre 130 miliardi di euro. E buona parte di questi arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall'usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l'unica chance che ci rimane è quella del ricorso all'usuraio, allora è meglio chiudere prima». La soluzione per evitare «sofferenze, minacce e ricatti» come accade alle vittime degli strozzini, sta nel sostegno ai consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese. Ma il presidente dei commercianti ha in serbo anche un'altra proposta e a premier e governo chiede di sostenere un piano straordinario da due miliardi in tre anni per il sostegno dei negozi di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. La sparizione dei piccoli esercizi è infatti inarrestabile: 53.000 hanno già chiuso i battenti incalzati dai costi eccessivi e al dilagare della grande distribuzione. E poi le Pmi «devono essere liberate anche da quell'economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. È ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese». Venturi ricorda che «se negli ultimi 10 anni si fosse adottata una gestione efficiente e trasparente», vi sarebbero stati ulteriori 150 miliardi di euro da destinare allo sviluppo. Berlusconi ascolta e annuisce: sposa «completamente» la relazione di Venturi per la «sua completezza e le tante indicazioni da realizzare, concrete, pragmatiche soddisfacenti». Il premier invita il presidente della Confesercenti «a palazzo Chigi dopo le elezioni europee», per verificare «relazione alla mano i tempi, le cose fatte, quelle ancora da fare».

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S.Marino, centrosinistra all'attacco di Mularoni-Gatti (sezione: Revoca fidi)

( da "Dire" del 29-05-2009)

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S.Marino, centrosinistra all'attacco di Mularoni-Gatti Stolfi: sono collegati, silenzio colpevole dal segretario agli Esteri da sin Mularoni, Macina, Stolfi e Foschi SAN MARINO Sarà una seduta infuocata la prossima del Parlamento sammarinese. L'opposizione, dopo l'arresto dei vertici della Cassa di Risparmio di San Marino, la pubblicazione del memoriale attribuito all'ex presidente dell'istituto bancario, Gilberto Ghiotti, e le successive conferme a quanto vi è scritto da parte dei protagonisti di parte Sopaf, Paolo Dal Pino e Vittorio Farina, è sul piede di guerra, pronta a chiedere la testa dei segretari di Stato Gabriele Gatti (Finanze) e Antonella Mularoni (Esteri). Nulla di ufficiale sulle strategie della prossima seduta consiliare, ma, come conferma il consigliere del Psd Fiorenzo Stolfi, il predecessore di Mularoni alla segreteria agli Esteri, "la situazione ha ormai dei contorni che rendono tutto evidente". "Il memoriale da fantomatico diventa sempre più reale gli fa eco il capogruppo Claudio Felici e le percentuali di Gatti falliscono". Il segretario alle Finanze aveva infatti sostenuto, durante la seduta parlamentare in cui è stato letto dall'opposizione il memoriale, che la verità corrispondesse solo al 20% di quanto vi era scritto. Insomma la caccia pare aperta per due prede, i due coinquilini di Palazzo Begni. Non è solo il segretario Gatti sulla graticola, c'è anche Mularoni che è stata "molto zitta in questo periodo- stigmatizza Stolfi- ma è un silenzio colpevole, dato che in altre occasioni si era affrettata a smentire. Lei ha partecipato, non è fuori da ogni valutazione, i due si muovono sempre collegati l'uno all'altro". Come a dire che il gatto ha trovato la sua volpe. Di un "forte binomio e intesa con il segretario Gatti" parla anche una nota di Riforme e Libertà, che "rimanda al mittente il segretario Mularoni- le accuse di lavorare contro gli interessi della Repubblica" e definisce "arrogante" il comportamento del titolare degli Esteri. Fiorenzo Stolfi La strategia di attacco dell'opposizione, però, pare non essere ancora stata definita, con i partiti di Riforme e Libertà continuamente al lavoro. Respinta più volte dalla maggioranza l'ipotesi di un governissimo, "un modo di uscire da una fase di emergenza con responsabilità", argomenta Felici, prende corpo l'idea di una commissione d'inchiesta, già ventilata nell'ultima seduta di Consiglio Grande e Generale. Mentre pare più difficoltosa la strada della mozione di sfiducia che richiederebbe il voto palese in Aula. "Non abbiamo preso nessuna decisione", commenta il consigliere dei Ddc, Pier Marino Mularoni, sottolineando l'importanza di "trovare la verità e conoscere il ruolo del governo e di alcuni suoi esponenti in questa vicenda". Qualsiasi iniziativa, aggiunge, l'opposizione la prenderà pensando in primis agli interessi del Paese e di Crrsm, che "credo coincidano". L'esponente dei Ddc difende l'istituto bancario, "è una realtà solida e in grado di reggere agli urti", però occorre anche sbloccare la situazione e "fare chiarezza su Delta: perché se lo stallo va avanti le difficoltà potrebbero esserci". E qualche preoccupazione probabilmente già c'è se, come si legge nell'interrogazione al ministro dell'Economia italiano Tremonti del senatore sponda Pd Walter Vitali, Delta ha già perso 300 milioni di euro per revoche di fidi e depositi. Insomma il tempo stringe e se "il governo non si muove e non ha ribattuto con forza alle accuse di riciclaggio mosse alla Cassa di Risparmio", l'opposizione non intende più stare con le mani in mano. 29 maggio 2009

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- leonardo coen (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

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Pagina 4 - Economia LEONARDO COEN DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - «Come governo, nella vicenda Opel abbiamo mantenuto un low profile. Non siamo la Sberbank, non siamo la Magma, ma ovviamente abbiamo seguito con grande interesse l´aspetto economico della vicenda»: lo dice Dmitri Peskov che del premier Putin è non solo il fidato portavoce ma anche uno dei più ascoltati consiglieri. Ufficialmente, il governo russo non ha mai interferito nella vicenda Opel. Però, la lobby russa non è stata a guardare. Komsomolska Pravda, il quotidiano russo più letto, si vanta di avere lanciato l´idea di acquistare l´Opel e di avere così influenzato l´opinione pubblica. Due giorni dopo, infatti, la società austro-canadese Magna presentava la sua offerta, assieme alla principale banca russa - la semistatale Sberbank - alla Gaz dell´oligarca Oleg Deripaska: in realtà, a cominciare dalla sortita del giornale, tutti hanno visto dietro questa audace operazione l´ombra del Cremlino. Cioè il potere del gas e del petrolio, l´asse Berlino-Mosca nato sotto l´egida dell´ex cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder, il consorzio NorthStream lanciato dalla Gazprom (guarda caso, presieduto da Schroeder), e l´immensa prospettiva del mercato russo automobilistico, oggi in profondo rosso (crollato del 50% a causa della crisi) ma pur sempre un proficuo Eldorado. Ma quanto vale questo consorzio? E, soprattutto, quali sono le reali potenzialità? In teoria, senza limiti finanziari, se pensiamo alla capitalizzazione della Sberbank, alla sua solidità. E´ lo strumento di credito più articolato della Russia, al cui vertice siede l´ex ministro dello Sviluppo Economico German Gref, uomo vicino a Putin. La Sberbank è il maggior creditore, inoltre, della Gaz di Nizhnij Novgorod che è il più grosso produttore russo di veicoli commerciali, mentre sul fronte automobilistico è disgraziatamente moribonda. Di recente, Putin ha dichiarato di voler darle ossigeno finanziariamente: l´acquisto della Opel porterebbe indubbi vantaggi tecnologici a questa azienda decotta, a cominciare dalle catene di montaggio, e tutta l´elettronica. Però, restano le incognite legate a Oleg Deripaska, l´oligarca che Putin negli ultimi tempi ha beneficiato di qualche provvidenziale iniezione di liquidi: detiene tramite la società Russkie Masciny, il 61% della Gaz e sino a qualche mese fa aveva pure il 20% della Magna. Gli intrecci e le sinergie sono più che evidenti. Perché Deripaska ha ceduto la sua quota di Magna? Per sanare parte dei debiti. Ieri, il presidente dell´associazione bancaria russa, ha messo in guardia il governo, chiedendo un´azione più severa nei confronti dei grossi debitori, anche a livello penale: costoro debbono al sistema bancario russo qualcosa come 20 miliardi di dollari. Tra di essi, Deripaska è fra i più esposti.

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Confcooperative, dialogo con le banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 30-05-2009)

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Confcooperative, dialogo con le banche --> Sabato 30 Maggio 2009 ECONOMIA, pagina 39 e-mail print Uno sportello per aiutare le cooperative a «dialogare» con il sistema bancario. È il progetto di Confcooperative Bergamo, che, entro fine giugno, nella sede di via Serassi in città, attiverà uno sportello che «vedrà la collaborazione delle Banche di credito cooperativo della nostra provincia per sostenere l'accesso al credito delle imprese associate e, eventualmente, anche la nascita di nuove cooperative o di aggregazioni». Lo ha annunciato ieri il presidente di Confcooperative Bergamo Sergio Bonetti, durante l'assemblea annuale dell'associazione, che guarda a «un sistema bancario più vicino alle imprese e alle famiglie», ha detto Bonetti. Sempre a sostegno dell'accesso al credito dei propri associati, si inserisce il progetto promosso da Confcooperative Lombardia, che, attraverso la cooperativa di garanzia fidi regionale Confcooperfidi regionale, punta a una fusione fra tutti i Confcooperfidi regionali per costituirne uno a livello nazionale. «Con l'obiettivo di migliorare i requisiti di garanzia per dare alle cooperative degli strumenti efficaci per ottenere credito», ha spiegato il segretario generale di Confcooperative orobica Giuseppe Guerini. Le cooperative associate sul nostro territorio toccano quota 340, con un fatturato che nel 2008 è stato di 617 milioni di euro, con 10.257 occupati fra soci lavoratori, dipendenti e collaboratori, mentre i soci sono complessivamente 65 mila a cui si aggiungono i 37 mila delle Banche di credito cooperativo. Il sostegno alle imprese passa anche per il turismo, con tre progetti in particolare. Il primo riguarda la valorizzazione delle piste ciclabili della Val Seriana e della Valle Brembana, mettendo a punto dei servizi di noleggio biciclette, piuttosto che di ristorazione coinvolgendo le cooperative turistiche e sportive. Il secondo invece riguarda dei collegamenti giornalieri tramite dei bus navetta fra l'aeroporto di Orio al Serio e le strutture ricettive delle valli Seriana e Brembana e dei laghi d'Iseo e Garda. «Si tratta di un'iniziativa che stiamo portando avanti con Confcooperative Lombardia e la Regione per offrire un servizio ai turisti che visitano la nostra provincia», ha precisato a margine dell'assemblea Maurizio Forchini, responsabile del settore Cultura e Turismo di Confcooperative Bergamo. E da ultimo c'è la volontà di coinvolgere i soci proprietari di seconde case in Valle Seriana (si tratta di un centinaio di appartamenti), perché le mettano a disposizione dei turisti quando non le utilizzano, affidando la gestione ad una cooperativa apposita. La parola d'ordine quindi è «reinvestire l'utile nel territorio», come ha detto il responsabile della Cooperazione sociale delle Acli di Bergamo Giovanni Frigeni. E il responsabile dell'Ufficio per la pastorale del lavoro della diocesi di Bergamo, don Francesco Poli, ha evidenziato «l'importanza di fare delle riforme che consentano di costruire una comunità». Perché «la famiglia è la risorsa più colpita in questo periodo di crisi ed è necessario guardare ai bisogni del territorio», ha aggiunto Gianfranco Bonacina, presidente della Banca di credito cooperativo di Treviglio. E Ferdinando Piccinini, segretario generale della Cisl provinciale, ha rimarcato il ruolo che le relazioni sindacali possono giocare nel far emergere «una vera ed effettiva cooperazione, in cui la bilateralità si lega al principio di mutualità». Rilanciando così «un nuovo protagonismo delle parti sociali sul territorio, perché democrazia non si esaurisce con il voto, ma si attua quando viene valorizzata la funzione dei soggetti sociali». Francesca Belotti 30/05/2009 nascosto-->

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Mattioli, Cuccia e quell'Italia del boom (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 4 autore: L'esempio dei banchieri degli anni 50 e 60 Mattioli, Cuccia e quell'Italia del boom di Gianni Toniolo R affaele Mattioli – uno dei «banchieri che finanziarono la crescita degli anni Cinquanta e Sessanta», citati ieri a esempio dal Governatore Mario Draghi – rifiutò sempre l'etichetta di «miracolo economico» per il quindicennio postbellico. Per il presidente della Banca commerciale italiana il boom era frutto di un impegno corale dei poteri pubblici, delle imprese e del sistema finanziario: un impegno che aveva radici lontane. Mattioli stesso aveva gestito fin dagli anni Trenta la riconversione della Comit da banca mista in crisi a istituto di deposito e credito ordinario. E nel suo quarantennale cursus di banchiere – al di là del guado tra guerra e ricostruzione e tra fascismo e democrazia – la vera sfida strategica fu posta proprio dalla regulation bancaria post-crisi varata nel 1936. Fu allora che il legislatore, preoccupato di ridare stabilità del sistema, alzò uno steccato tra credito ordinario e credito industriale. E già prima che la guerra finisse, il capo della Comit cominciò a pensare come offrire all'Italia una "finanza d'impresa" all'altezza del nuovo sviluppo. Mattioli lo fece d'intesa con le altre due Bin dell'Iri (Credito italiano e Banco di Roma), promuovendo Mediobanca e affidandone la guida a Enrico Cuccia. Per il lancio di una «banca di credito finanziario » modellata sulle case internazionali, gli fu d'ausilio il rapporto di fiducia con il Governatore Donato Menichella. Il successore di Luigi Einaudi in Banca d'Italia consentì alla stessa Commerciale – pur nei limiti operativi imposti dalla legge –una notevole elasticità nei rapporti con le imprese, soprattutto le grandi. Con molti di questi gruppi Piazza della Scala ricreò rapporti diretti e costanti, anche accompagnandoli nel finanziamento a medio termine presso Mediobanca, al collocamento di obbligazioni, alla quotazione in Borsa, alla ricapitalizzazione strategica, talora finalizzata alla crescita estera. La Commerciale si concepiva come erogatrice di un complesso sistema di servizi piuttosto che come mera fornitrice di credito. Non tutti i banchieri italiani furono del calibro di Mattioli ma la banca milanese non fu certo la sola a «finanziare la ricostruzione e la crescita». Ad aiutare il sistemapaese in uno dei molti periodi difficili, classicamente caratterizzati – ha ricordato ieri Draghi parlando degli ultimi vent'anni – da debolezze come produttività stagnante, bassi investimenti, bassi salari, bassi consumi. La Banca nazionale del lavoro, sotto la guida di Imbriano Longo, operava con un sistema di analisi dei fidi basato su una profonda conoscenza dei settori che, utilizzato dalla sezione credito industriale, si rivelò particolarmente utile nei rapporti con le piccole e medie imprese. Anche il Credito italiano di Giovanni Stringher, l'altra ex banca universale tradizionalmente legata alla grande impresa, elaborò un proprio metodo di analisi settoriale e aziendale che la rese co-protagonista con la Comit nel "multi-affidamento" che diversificava il rischio. E tra quei clienti figuravano Fiat, Montecatini, Edison, Agip e altre imprese legate alle due banche sin dagli anni Trenta. A queste si aggiunsero numerosissime imprese familiari di medie dimensioni che avvertivano il bisogno di essere sostenute da istituti di credito di ampie dimensioni, esperienze, vedute. Fu ancora negli anni 50 e 60 che l'Istituto San Paolo di Torino e il Monte dei Paschi di Siena assunsero dimensioni e ambizioni decisamente nazionali mentre alcune Casse di risparmio divennero più forti e concorrenziali: e tra queste primeggiava la Cariplo di Giordano Dell'Amore, che nel '53 creò il pionieristico Mediocredito lombardo. Lo sviluppo del boom ( che ormai tradizionalmente si colloca tra il 1948 e il 1963) fu assistito da un'offerta di credito elastica e, in alcuni casi importanti, adattata in modo raffinato e complesso alle esigenze del cliente. Non va tuttaviadimenticato che non era tutto oro ciò che luccicava in quel sistema creditizio. Il cartello bancario limitava la concorrenza di prezzo anche se non impediva altre forme di competizione tra gli istituti di credito, in particolare quella fondamentale nella gamma e qualità dei servizi offerti. La proprietà pubblica non fu di ostacolo all'autonomia e alla creatività delle banche ai cui vertici sedevano personalità forti, competenti, indipendenti. I problemi sorsero quando, soprattutto a partire dagli anni 70, gli incarichi ai vertici delle banche pubbliche e delle casse di risparmio divennero oggetto sempre più ambito di spartizione per aree di influenza tra partiti e correnti all'interno dei partiti stessi. Questi appetiti divennero patologici con il ridimensionamento dell'onda lunga dello sviluppo e portarono, nel decennio successivo, alla necessità di rivedere radicalmente, anche sulla spinta della forte concorrenza internazionale, l'organizzazione del sistema bancario che – in circostanze diverse – aveva contribuito a sostenere la più importante fase di sviluppo realizzata nella storia economica italiana. © RIPRODUZIONE RISERVATA DOPO LA CRISI E LA GUERRA Il presidente della Comit promosse Mediobanca per sostenere le imprese nella ricostruzione anche nei vincoli della legge del '36

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Le banche: (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 30-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto sezione: TREVISO data: 30/05/2009 - pag: 8 Le banche: «Non rianimiamo cadaveri» Credito, replica alle imprese. Intanto Ggp chiede la cassa integrazione per 533, anche impiegati TREVISO Credito sì, ma a chi se lo merita. Imprese e sindacati incalzano, le banche si difendono e parlano chiaro: «Non possiamo fare la respirazione bocca bocca a un cadavere». Queste le parole pronunciate da Armando Bressani, vicedirettore generale di Veneto Banca Holding e presidente della delegazione provinciale dell'Associazione Bancaria Italiana, a margine dell'osservatorio sul credito convocato ieri mattina in prefettura a Treviso. Gli imprenditori reclamano il credito, gli artigiani propongono di boicottare le banche troppo rigide, i sindacati lanciano l'allarme sul doppio fronte: occupazione e interessi troppo alti sui fidi. Molta la carne al fuoco ieri mattina sul tavolo della prefettura, dove enti pubblici, banche, sindacati, associazioni di categoria e di consumatori si sono confrontati. «Le banche italiane hanno stretto i cordoni della borsa - afferma il presidente degli industriali trevigiani Alessandro Vardanega - , rimane un atteggiamento eccessivamente prudente». «Basilea 2 dev'essere rivisto prosegue il leader di Unindustria Treviso e la Cassa depositi e prestiti maggiormente utilizzata per finanziare anche le imprese tramite le banche». Gli istituti bancari ieri erano sulla difensiva. Il più duro è stato Bressani, a margine del confronto. «Le banche sono il parafulmine dice attaccate da tutti, eppure la colpa di questa crisi non è del sistema bancario italiano, ma di quello internazionale. Noi non abbiamo mai chiuso i rubinetti, siamo sempre disposti a valutare il credito ed erogarlo a chi lo merita: non possiamo fare la respirazione bocca bocca a un cadavere ». «Anche noi spiega Nicola Di Santo di Credito cooperativo trevigiano - , come i Comuni che hanno il patto di stabilità, abbiamo dei vincoli, a partire da Basilea 2. Il problema è quello di individuare tutti assieme degli indicatori per decidere a chi dare il credito ». «Vanno riscritte le regole gli fa eco Domenico Dal Mas, direttore generale di Banca Treviso e tutti devono fare la loro parte ». Nel frattempo, alla Ggp è partita la richiesta di cinque settimane di cassa integrazione ordinaria da qui a settembre. Il gruppo di Castelfranco leader nella produzione di trattorini e rasaerba prevede una flessione di produzione tale da rendere necessaria la sospensione dal lavoro di tutti i 533 dipendenti, fra cui, per la prima volta, anche impiegati. La previsione di contrazione del business per il 2009, secondo quanto riferito da fonti sindacali, dovrebbe essere notevole e scendere dai 561 milioni del 2008 a circa 400. Alcune settimane fa Ggp balzò all'attenzione della cronaca per una contrapposizione, non superata, fra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall'altra. Alla base c'è la scelta di applicare contratti a termine anche a lavoratori precari che hanno già raggiunto i 36 mesi di rapporti a tempo determinato, soglia indicata dalla legge come massima prima di un'assunzione definitiva. Un referendum per il via libera alla «deroga» fu approvato dal 68% dei lavoratori, molti dei quali extracomunitari. «Non confondiamo le due questioni - è l'invito della Cisl - perchè una è strutturale mentre la cassa integrazione deriva da una debolezza congiunturale, legata cioè al momento e comune a molti ». La Cgil, da parte sua, che non condivide questa lettura, chiede comunque all'azienda di riconoscere i ratei in termine di ferie e tredicesima mensilità anche per i periodi di sospensione condizione che però i vertici aziendali non paiono disposti ad accogliere contrariamente a quanto avvenuto in analoghe circostanze in passato. Federica Baretti Gianni Favero Fermati Sopra, uno sportello bancario. A lato, lavoratori della Ggp: l'azienda ha chiesto la cassa integrazione per 533

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Firma falsa, ora indaga l'Antimafia (sezione: Revoca fidi)

( da "Provincia Pavese, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

San Matteo, la Procura milanese ascolterà come testimoni gli amministratori della fondazione e i sindaci di Costa de' Nobili e Pinarolo Po Firma falsa, ora indaga l'Antimafia Nel mirino degli inquirenti una società che faceva da intermediario Il progetto "ritoccato" proponeva la creazione di un centro per malati PAVIA. Una firma falsa su tre paginette: la proposta di realizzare una struttura residenziale a Costa de' Nobili per i bambini malati di leucemia che vengono a Pavia dal resto di Italia per curarsi. Il caso, scoppiato lo scorso marzo, venne liquidato come «una sciocchezza». Il presidente Alberto Guglielmo, che ritrovò la sua firma sul foglio senza averla mai fatta, fece denuncia e la cosa finì lì. Ora, invece, sulla vicenda si allunga il sospetto che la criminalità organizzata possa aver messo gli occhi su quel progetto. Tanto che la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha avviato un'indagine. Ha ricomposto tutti i pezzi del puzzle e nei prossimi giorni il sostituto procuratore Mario Venditti ascolterà una per una tutte le persone a conoscenza dei fatti. Saranno convocati in Procura a Milano come semplici testimoni. Il primo, il 3 giugno, sarà proprio il presidente del San Matteo. Nell'arco della prossima settimana saranno sentiti anche il direttore generale Pietro Caltagirone, i consiglieri d'amministrazione Lorenzo Callegari e Giancarlo Mazza, il primario dell'Oncoematologia Franco Locatelli, l'avvocato del policlinico Lionello Oleotti al quale fu anche commissionata un'inchiesta interna, e due amministratori pubblici: il sindaco di Costa de' Nobili Piera Malinverno e quello di Pinarolo Po Giuseppe Villani. Oltre al geometra Luigi Cucchi. Tutto ha inizio a marzo quando il consigliere Callegari si imbatte casualmente nel documento. «Non immaginavo potesse essere falsificato, ma penso di aver fatto bene a segnalarlo» dice ora. Lo porta al direttore generale che a sua volta non ne sa nulla e lo mostra al presidente. Quella firma è falsa, è evidente. Caltagirone avverte i carabinieri. Guglielmo presenta denuncia. E partono le indagini. Pian piano i pezzi si ricompongono. Ma dalla caserma provinciale dell'Arma il fascicolo si sposta negli uffici della Direzione distrettuale antimafia, a Milano, perché c'è il sospetto che il "giochetto" della firma possa essere servito a qualcuno. La Procura ha acceso i riflettori sull'attività di una società milanese che avrebbe fatto da intermediario tra alcune amministrazioni comunali e le imprese che avrebbero poi dovuto realizzare gli interventi, a Costa de' Nobili come a Pinarolo (dove il progetto riguardava una struttura per anziani). Il San Matteo, è una delle ipotesi, sarebbe stato coinvolto solo per motivare la necessità di creare una residenza per pazienti oncoematologici a pochi chilometri da Pavia. Non si impegnava infatti in alcun modo. Un fine nobile quello del progetto. Chi ci fosse dietro all'operazione è quasi certo che i medici non potessero saperlo. Forse nemmeno gli amministratori. Eppure qualcuno ha messo quella firma. Si racconta nei corridoi dell'ospedale - e a quanto pare emerge anche dall'indagine interna - che tre persone la mattina del 2 gennaio entrarono nella sala riunioni del San Matteo, accanto alla Presidenza, e ne uscirono con il documento firmato. Il presidente quel giorno era ancora negli Stati Uniti. Chi erano quelle persone? Il racconto corrisponde al vero? Anche questo dovrà chiarire il magistrato. Insieme a un altro dettaglio: quel documento era destinato a passare in consiglio di amministrazione? O forse ciò che importava a chi ha messo la firma falsa era solo accelerare i tempi per ottenere un fido bancario e avviare le pratiche burocratiche? «Spero si faccia presto chiarezza» commenta Giancarlo Mazza che insieme agli altri sarà sentito come testimone.

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DPOSSIEDO una Carta Aura da diversi anni. Attualmente pago un interesse mensil... (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 31-05-2009)
Pubblicato anche in: (Giorno, Il (Milano))

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FAMIGLIA SPA pag. 27 DPOSSIEDO una Carta Aura da diversi anni. Attualmente pago un interesse mensil... DPOSSIEDO una Carta Aura da diversi anni. Attualmente pago un interesse mensile dell'1,56% (Tan 19,68% - Taeg 21,56%). Visto che il costo del denaro è sceso, non dovrebbero scendere anche i miei interessi? Aura, nel momento in cui scrivo, pubblicizza un Taeg all'8,16%: ho qualche diritto? Posso avvalermi di qualche legge per chiedere un ribasso o rischio che siano loro a richiedere la risoluzione del contratto? Mesi fa hanno alzato i tassi dicendomi che se non ero d'accordo potevo saldare l'intero debito (5mila euro che non sono in grado di pagare). La mia rata mensile è di 200 euro di cui 78 per interessi. Lettera firmata S. Felice sul Panaro (Mo) R LA SUA DOMANDA è legittima, perchè sembra davvero assurdo pagare un interesse di quasi il 22% all'anno con i tassi di riferimento europei precipati all'1%. Purtroppo, il tasso è inserito nel contratto che lei ha stipulato con carta Aura. E se al Taeg del 21,56% aggiunge le spese per l'estratto conto mensile (1,03 euro) e quelle di bollo (1,81) si accorgerà che il suo tasso è ancora più alto. Il problema è che le carte di credito revolving possono essere utili per fare la spesa e pagare a rate, ma hanno costi elevatissimi che possono sfuggire su piccole somme. E' uno strumento quindi poco conveniente che sarebbe meglio non utilizzare. C'è chi però ha bisogno di rateizzare le spese e non può farne a meno. In questo caso sarebbe preferibile ricorrere ad altre forme di prestiti (fido bancario, prestito personale) che hanno costi in alcuni casi anche inferiori della metà. Ma sul mercato esistono anche carte revolving con tassi meno onerosi di quelli di Carta Aura (può informarsi sul sito di Altroconsumo, www.altroconsumo.it). Ma come cambiare e pagare un tasso inferiore? La prima via può essere quella di ricontrattare il tasso con la stessa Carta Aura che oggi offre un taeg al 20,41% mentre quello che cita lei si riferisce alle promozioni per i nuovi clienti (sul sito della Carta oggi la promozione risulta al 12,54%). E' vero che secondo la legge per chiudere il contratto lei deve restituire il debito ancora in essere con gli interessi, ma c'è anche la possibilità della surroga, ovvero trasferire la sua posizione presso un'altra società di finanziamento. Il mio consiglio quindi, perchè credo che lei difficilmente spunterà condizioni migliori con Carta Aura, è di cercare sul mercato una carta più conveniente e aprire (se per lei è indispensabile l'uso di una carta revolving) un nuovo rapporto di credito, eventualmente utilizzando la nuova somma iniziale per chiudere il vecchio debito. Meglio ancora sarebbe il ricorso allo strumento della surroga, di cui ha diritto, senza dover pagare nè penali, nè spese.

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Da Draghi a Tremonti la lunga catena di allarmi inascoltati (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale.it, Il" del 31-05-2009)

Argomenti: Revoca fidi

n. 131 del 2009-05-31 pagina 24 Da Draghi a Tremonti la lunga catena di allarmi inascoltati di Gian Maria De Francesco RomaIl governatore di Bankitalia, Mario Draghi, nelle Considerazioni finali ha ammesso che la crisi ha deteriorato il rapporto tra imprese e istituti di credito. «Una mortalità eccessiva che colpisca per asfissia finanziaria anche aziende con potenziale di crescita è un grave rischio», ha detto. Draghi, però, non si è limitato alle osservazioni ma ha elencato i dati raccolti da via Nazionale. Ad aprile il tasso di crescita trimestrale del credito alle imprese si è annullato; era del 12% un anno prima. «L'8% delle aziende - ha aggiunto - ha ricevuto un diniego a una richiesta di finanziamento; è il valore più elevato dalla metà degli anni '90; era meno del 3 un anno fa». Ovviamente il governatore non ha mosso accuse perché «non si può chiedere alle banche di allentare la prudenza». Ma le difficoltà esistono e, per questo motivo, Draghi ha chiesto garanzie statali per le cartolarizzazioni di crediti bancari in modo da ampliare la massa degli impieghi. Analizzando i fatti da questa prospettiva, si rivelano nella loro essenza critica i richiami del premier Silvio Berlusconi e del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Il sistema bancario è stato salvato dalla garanzia dello Stato, il sistema delle imprese - disse il presidente a dicembre riferendosi agli osservatori delle Prefetture - dovrebbe non soffrire carenze di liquidità, e invece...». Analogamente il titolare del Tesoro ha spiegato come sul tema banche «ci sia ancora molto da fare» perché «aumenta la raccolta ma non aumentano gli impieghi per l'industria e le imprese» ricordando che i Tremonti-bond pronti da dicembre sono ancora in fase di richiesta a maggio. Ma quali sono le vere cifre? Un'inchiesta recentemente pubblicata dal Sole 24 Ore ha scandagliato il solco creatosi fra aziende grandi e piccole (con meno di 20 addetti) dal 2006 a oggi. Per i big il tasso di crescita annuo dei finanziamenti è sceso dal massimo del 15% di metà 2007 al 6-7% di oggi, per i piccoli dal 7% ci si è avvicinati a zero. E poco importa che quasi tutti abbiano approfittato del ciclo recessivo 2000-2003 per ridurre il proprio indebitamento. Secondo l'analisi, le aggregazioni bancarie hanno portato il numero di istituti per affidato da una media di 1,6 a 1,3. Ciò significa che ormai ci si appoggia a un solo interlocutore, tant'è vero che la quota di fido accordato dalla prima banca per chi chiede tra 250 e 500mila euro è passata dal 76% all'84. Non sorprende perciò che si giunga ai casi limite degli imprenditori che denunciano la richiesta di garanzie superiori in valore agli affidamenti. Ma che cosa produce il circolo maxifusioni-controllo del patrimonio-crisi? Secondo Confcooperative, nel Sud il 42% degli associati ha ricevuto richieste di rientro e il 25% si è visto respingere la domanda di credito. A livello nazionale questo si traduce con un aumento dei tassi di interesse applicati per il 29% del campione. Non è un caso che il presidente di Confesercenti Marco Venturi abbia chiesto di allargare i cordoni denunciando la morte di 15mila imprese nel 2008 visto che la latitanza dei finanziamenti espone le imprese «all'azione predatoria degli usurai». E non è un caso che Confcommercio abbia denunciato che nel primo trimestre 2009 il 14,5% (9,7% a fine 2008) delle imprese abbia ricevuto un finanziamento di importo inferiore a quello richiesto. Ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Troppi sono i casi di aziende cui vengono ritirati i fidi, che si vedono rifiutare le anticipazioni sulle fatture emesse e a cui vengono applicati tassi esorbitanti. Chiedo a tutte le banche di non abbandonare le imprese». Il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, ha sempre risposto che «le banche stanno facendo il proprio mestiere». Eppure non tutti i conti tornano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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edicolanti in assemblea e sul piede di guerra (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Contestano il cartello tra editori e distributori Edicolanti in assemblea e sul piede di guerra ORISTANO. Dopo l'annuncio dello stato di agitazione passano alle vie di fatto i titolari delle duecento edicole dell'Oristanese. Tra qualche giorno, su iniziativa della Cisl, i venditori di giornali si riuniranno in assemblea per individuare una linea comune d'azione per arginare lo strapotere di editori e distributori che stanno mettendo a rischio l'intera categoria. Proprio da Oristano potrebbe partire quella che viene definita una vera crociata contro il sistema editoriale nazionale, che impone condizioni contrattuali ed economiche oramai insopportabili. La situazione aggravata anche dalla crisi economica rischia di travolgere l'intero comparto che in Italia conta quarantamila associati. Secondo un'anticipazione fatta dalla Cisl, in provincia sono a rischio di chiusura il 40 per cento delle edicole, la maggior parte delle quali sono a conduzione familiare. «Siamo in una situazione tale che rischiamo di sparire a causa di queste assurde imposizioni - ha denunciato il decano degli edicolanti, Giampaolo Cadoni -. Il problema maggiore è legato alle pubblicazioni in conto deposito che noi dobbiamo anticipare ai fornitori. Cifre che spesso superano i trentamila euro e che dobbiamo anticipare attraverso le banche. Spesso siamo costretti a trattenere pubblicazioni e riviste che non venderemo mai». Il contratto in vigore scade proprio il 31 dicembre ed è sicuro che sarà impugnato dalla maggior parte degli edicolanti. «Siamo in una situazione disastrosa che sta mettendo a dura prova le nostre finanze - ha aggiunto il titolare di un'altra storica edicola del capoluogo -. Personalmente anticipo oltre quarantamila euro ai distributori e poi sono costretto a utilizzare i fidi bancari. Quando ci sono da pagare le tasse i problemi aumentano. Spesso i distributori non ci consegnano i giornali quando non riusciamo a pagare per tempo. Lavoriamo 15 ore al giorno, senza ferie e senza riposi, e quanto guadagniamo non è proporzionato all'impegno quotidiano». Secondo la Cisl tra gli editori e i distributori si è cerato in questi anni una sorta di cartello: «Lo strapotere contrattuale stritola le piccole attività degli edicolanti che devono garantire le entrate finanziarie alle case editrici - ha spiegato il segretario della Cisl Antioco Patta -, con forme di pagamento che sembrano anticipazioni di cassa a favore di editori e distributori, quasi sempre attraverso l'accensione di fidi bancari o prestiti con aggravio di costi. Nei prossimi giorni convocheremo un'assemblea provinciale e come sindacato ho già portato l'argomento ai vertici nazionali della Cisl». Elia Sanna

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La stretta al credito Altre due testimonianze (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Brescia" del 02-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Edizione: 02/06/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:economia La stretta al credito Altre due testimonianze E Asmea adesso vuole una fidejussione BRESCIA«Il singolare mistero del credito alle imprese» continua. Il 15 maggio così titolavamo un servizio che faceva un po' il punto su quel che è un cruccio (e in qualche caso un dramma) per molte imprese: la stretta al credito, il cosiddetto credit crunch. E si raccontava, in quel servizio, cinque storie di aziende che - in forma anonima - ci avevano scritto raccontando la loro tribolata storia con le banche dall'autunno scorso, da quando, cioè, la crisi finanziaria già presente era esplosa con il crac della Lehman Brothers (15 settembre) e da lì avviandosi in una spirale che ha portato alla rarefazione della liquidità. Il risultato è vicenda di questi mesi con molte polemiche e batti e ribatti fra banche ed imprese che continua. All'indomani di quel servizio - ripetiamo: che riportava storie in forma anonima - si incaricò Franco Tamburini, recentissimo ex presidente dell'Aib, a mettere un suo «timbro»: è tutto vero - disse Tamburini - le storie che avete riportato sono uno spaccato vero ed attendibile e drammatico di molte imprese. E, sempre in questi giorni, al giornale sono arrivate altre due (anzi tre) testimonianze che avvalorano le storie raccontate qualche giorno fa. Una mail da Concesio Partirei dalla terza, perché coinvolge non direttamente una banca, ma l'Asmea, la società commerciale ex Asm oggi A2A. È una vicenda che ci manda un commercialista di Concesio: «Sono titolare di uno studio di servizi alle imprese ed in tale contesto seguo tutti i rapporti bancari intercorrenti tra le aziende nostre clienti e le banche. Il problema che avete evidenziato è reale e diventa sempre più rilevante con il passare delle settimane in diretta relazione con il peggioramento dei conti che tutte le aziende stanno subendo. Lo scopo di questa mail - dice il nostro lettore-commercialista - è di sottoporle una ulteriore testimonianza circa il malessere quotidiano che le nostre aziende stanno vivendo sotto il profilo finanziario. In allegato le trasmetto la lettera che l'Asmea sta inviando a numerosi propri clienti, ovviamente di modeste dimensioni e quindi con scarse possibilità di difesa, per richiedere fidejussioni bancarie o polizze assicurative a garanzia del puntuale pagamento delle proprie forniture. Sottolineo - continua il commercialista di Concesio - che il rilascio di polizze assicurative presenta notevoli difficoltà e che il rilascio di fidejussione bancaria di questi tempi equivalga all'utilizzo di fido di cassa per lo stesso importo». Il vecchio «trucco» dello spread E adesso veniamo alle due storie delle banche. Entrambe hanno a che fare con lo spread, ovvero la percentuale di aumento che le banche applicano al mutuo rispetto al costo del denaro e che rappresenta per loro il cosiddetto margine di intermediazione (il guadagno in poche parole). Le due nuove storie ricalcano vecchie storie. Dice la prima: «Sono titolare di una piccola società di ristorazione. Nel 2008 abbiamo deciso di ampliare l'attività investendo in un nuovo punto vendita. Prima dell'estate scorsa abbiamo quindi presentato il nostro progetto alle due banche con le quali lavoravamo chiedendo circa il 40% dell'investimento (20% ad ognuna). Entrambi gli istituti ci avevano garantito la disponibilità al finanziamento con lo spread allo 0,80%. Per vari motivi - scrive sempre il nostro lettore - l'apertura del locale è slittata a dicembre e un mese prima sono passato nelle due banche che mi confermavano i fidi ma dicendomi che lo spread adesso era del 2% e del 2,5%. Fortunatamente - conclude l'imprenditore-ristoratore - con mezzi propri e un altro istituto siamo riusciti ad avviare il locale dando lavoro a una ventina di addetti». «Andremo dal Prefetto» Ultima piccola storia. La lettera la firma una signora che ci ringrazia per esserci fatti «portavoce di una situazione reale, ma purtroppo tenuta in gran segreto». «Anche la nostra aziende - scrive l'imprenditrice - è caduta nel giochetto dello spread e va ad aggiungersi all'elenco delle imprese da voi citato. Però - avverte la signora - siamo risoluti a non lasciare intentata nessuna strada pur di riottenere la restituzione dei maggiori oneri ingiustamente pagati. Nei prossimi giorni - conclude la mail - segnaleremo la cosa alla Prefettura dove è stato istituito un osservatorio specifico e dove si può inoltrare una segnalazione». L'aggiornamento - per ora - finisce qui. Otto testimonianze dirette possono apparire poca cosa rispetto alla platea di migliaia di imprese bresciane. Anche se l'impressione è che chi ci ha scritto sia la classica punta dell'iceberg. Gianni Bonfadini g.bonfadini@giornaledibrescia.it

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l'idea? un centro convegni (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

DI GIANNI L'idea? Un centro convegni Michele Di Gianni 1. Istituirei un fondo di garanzia tra Comune, Consorzio Fidi, istituti bancari e categorie economiche, in modo da sostenere con forme di contributi in conto interessi o fondi perduti le piccole e medie imprese, le famiglie in difficoltà e i giovani che intendono avviare una propria attività. 2. Il servizio gestito da Acque Spa, dove in passato i Comuni hanno scaricato i loro debiti, non funziona: occorre spingere affinché questa finta privatizzazione diventi concreta attraverso un bando, secondo le direttive europee. Mentre per i rifiuti è necessario promuovere mirate campagne di educazione ambientale nelle scuole e dotare il territorio di adeguati contenitori per la raccolta differenziata. 3. Un centro storico così prestigioso, con istituzioni importanti, deve diventare una sorta di salotto comprensoriale; a questo proposito propongo di realizzare un centro convegni di eccellenza. Occorrono anche una riqualificazione edilizia, un nuovo arredo urbano e una nuova pavimentazione. Questo sarà possibile attraverso l'impegno del Comune e dei privati, che dovranno essere incentivati con agevolazioni per i loro interventi. 4. Attraverso la realizzazione di un portale internet di valenza comunale e comprensoriale, che permetta al nostro territorio, assieme ad adeguate politiche di marketing, di essere inserito nei circuiti del turismo mondiale, così da sostenere concretamente gli operatori del settore con conseguenti benefici per l'economia e l'occupazione. 5. Metterei subito in cantiere l'istituzione dell'assessorato all'ordine territoriale e al decoro, con la creazione di una cooperativa per cittadini disoccupati che si occupi della manutenzione e valorizzazione di tutto il territorio comunale. Una condizione essenziale per migliorare la qualità della vita, potenziare il turismo e attrarre nuovi investimenti. (G.P.)

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curiosavano tra i conti correnti vip (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 7 - Empoli Curiosavano tra i conti correnti vip Scatta l'inchiesta interna alla Cassa di Risparmio di San Miniato Coinvolti una trentina di dipendenti. A loro è arrivata una lettera con la richiesta di spiegazioni SAN MINIATO. Spiati i conti correnti dei vertici della Cassa di risparmio di San Miniato. A violare la sfera della riservatezza alcune decine di dipendenti dell'istituto, almeno trenta, che avrebbero messo da parte la discrezione con cui si chiede loro di garantire gli affari dei clienti per cedere alla curiosità. Forse, a far scatenare l'assedio al segreto bancario, tra gli altri del direttore generale Piergiorgio Giuliani come della presidente Lucia Calvosa - che hanno il pregio di essere correntisti dell'istituto che dirigono - deve essere stato il passaparola tra addetti ai lavori di informazioni strettamente confidenziali. Ancora i provvedimenti disciplinari verso i dipendenti "spioni" non sono scattati ma l'iter è avviato e l'episodio dalla Cassa non è stato certo accolto con favore. A chi è finito nell'occhio del ciclone è già stata recapitata la lettera con cui si contesta loro l'addebito. Adesso dovranno giustificare quegli accessi ai conti come operazioni funzionali alla loro attività lavorativa altrimenti scatteranno le sanzioni, dal semplice ammonimento verbale alla sospensione dal servizio. Sulla vicenda i sindacati sono prudenti. «Domani incontreremo la direzione e potremo capire qualcosa di più sull'accaduto - afferma Marco Lippi di Fisac Cgil - A oggi viene fatto riferimento a comportamenti non corretti rispetto all'utilizzo degli strumenti informatici aziendali. Ciascun lavoratore dovrà dare una giustificazione personale al suo operato e dimostrare che quanto contestato fa parte del proprio lavoro». «Ci sono voci non confermate si tratta di capire i reali contorni della vicenda» sostiene Roberto Orsini di Fiba Cisl. E sulla stessa linea Marco Seroni della Fabi: «Domani prenderemo atto dell'ufficialità della cosa e come sindacati ci pronunceremo in modo unitario. In linea generale, però se un dipendente ha libero accesso a dei dati vuol dire che può prenderne conoscenza». Fonti interne agli istituti bancari spiegano «qualsiasi sportellista di quella banca in qualsiasi agenzia può verificare quali e quanti conti correnti possieda un cliente», conoscendone il saldo e l'eventuale concessione di fidi. E per ogni conto corrente in molti hanno accesso ai dati completi: tutti i dipendenti dell'agenzia presso la quale è stato aperto, ma anche quelli del centro elaborazione dati dicui dispone ogni banca, gli ispettori, la direzione e tutti i dirigenti autorizzati. E se il conto è «on line» hanno accesso anche tutti coloro che gestiscono tecnicamente questa funzione. Violare il segreto bancario, insommma, è una questione di rispetto della legge più che di abilità tecnica. Basta essere disposti a rischiare e inserire la propria password per accedere all'anagrafica della banca. Anche se probabilmente, in questo caso, a tradire i dipendenti curiosi devono essere stati i troppi accessi a quei conti. Tutte le visure dei conti correnti sono registrate e perciò risalire a chi le abbia effettuate è semplice. è così che gli accessi si sono trasformati in un passo falso per cui adesso rischiano di pagare lo scotto. Dalla direzione della Cari San Miniato si conferma l'episodio e niente di più. Nessun accenno ai termini della vicenda e al numero delle persone coinvolte. A trapelare è invece il fastidio per l'accaduto. Manolo Morandini

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spiavano i conti bancari dei dirigenti (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 14 - Grosseto Spiavano i conti bancari dei dirigenti La Cdr di San Miniato apre un'inchiesta su trenta dipendenti Inviata agli impiegati una lettera con richiesta di spiegazioni SAN MINIATO. Spiati i conti correnti dei vertici della Cassa di risparmio di San Miniato. A violare la sfera della riservatezza alcune decine di dipendenti dell'istituto, almeno trenta, che avrebbero messo da parte la discrezione con cui si chiede loro di garantire gli affari dei clienti per cedere alla curiosità. Forse, a far scatenare l'assedio al segreto bancario, tra gli altri del direttore generale Piergiorgio Giuliani come della presidente Lucia Calvosa - che hanno il pregio di essere correntisti dell'istituto che dirigono - deve essere stato il passaparola tra addetti ai lavori di informazioni strettamente confidenziali. Ancora i provvedimenti disciplinari verso i dipendenti "spioni" non sono scattati ma l'iter è avviato e l'episodio dalla Cassa non è stato certo accolto con favore. A chi è finito nell'occhio del ciclone è già stata recapitata la lettera con cui si contesta loro l'addebito. Adesso dovranno giustificare quegli accessi ai conti come operazioni funzionali alla loro attività lavorativa altrimenti scatteranno le sanzioni, dal semplice ammonimento verbale alla sospensione dal servizio. Sulla vicenda i sindacati sono prudenti. «Domani incontreremo la direzione e potremo capire qualcosa di più sull'accaduto - afferma Marco Lippi di Fisac Cgil - A oggi viene fatto riferimento a comportamenti non corretti rispetto all'utilizzo degli strumenti informatici aziendali. Ciascun lavoratore dovrà dare una giustificazione personale al suo operato e dimostrare che quanto contestato fa parte del proprio lavoro». Fonti interne agli istituti bancari spiegano «qualsiasi sportellista di quella banca in qualsiasi agenzia può verificare quali e quanti conti correnti possieda un cliente», conoscendone il saldo e l'eventuale concessione di fidi. E per ogni conto corrente in molti hanno accesso ai dati completi: tutti i dipendenti dell'agenzia presso la quale è stato aperto, ma anche quelli del centro elaborazione dati dicui dispone ogni banca, gli ispettori, la direzione e tutti i dirigenti autorizzati. E se il conto è «on line» hanno accesso anche tutti coloro che gestiscono tecnicamente questa funzione. Violare il segreto bancario, insommma, è una questione di rispetto della legge più che di abilità tecnica. Basta essere disposti a rischiare e inserire la propria password per accedere all'anagrafica della banca. Anche se probabilmente, in questo caso, a tradire i dipendenti curiosi devono essere stati i troppi accessi a quei conti. Tutte le visure dei conti correnti sono registrate e perciò risalire a chi le abbia effettuate è semplice. è così che gli accessi si sono trasformati in un passo falso per cui adesso rischiano di pagare lo scotto. M. M.

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Rubò 23 milioni ai clienti arrestati cinque complici (sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 02-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

24 ORE MILANO pag. 14 Rubò 23 milioni ai clienti arrestati cinque complici L'indagine contro un bancario infedele MILANO IL REGISTA del megafurto di 23 milioni di euro era già finito in galera, con due suoi fidati scudieri; adesso è arrivato il turno di altri complici. Su disposizione del Gip Caterina Interlandi, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare, quattro in carcere e una agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettante persone accusate di «ricettazione di somme provenienti dal delitto di furto aggravato». I PROVVEDIMENTI rientrano nelle indagini condotte dalle Fiamme Gialle, coordinate dai Pm Stefano Civardi, Mauro Clerici e Roberto Pellicano, che il 3 marzo scorso avevano portato all'arresto di un funzionario della Banca Bsi «che aveva distratto fondi per oltre 23 milioni di euro da facoltosi clienti dell'istituto di credito» e di due suoi complici, che ora si trovano in carcere in Svizzera. I cinque destinatari del provvedimento firmato dal Gip Interlandi sono accusati di «avere trasferito le somme in Svizzera, sui conti di società insospettabili, attraverso false transazioni finanziarie, quali la finta vendita di un appartamento o l'acquisto di esercizi commerciali intestati a prestanome». I finanzieri hanno eseguito anche diverse perquisizioni che hanno portato al sequestro preventivo di centinaia di migliaia di euro. I SOLDI DISTRATTI dal manager bancario Luca Z. - nei confronti del quale era stata sporta denuncia dalla stessa Banca Bsi - venivano poi convogliati dai due complici in società italiane e estere . Con la collaborazione delle autorità elvetiche, sono stati ricostruiti i flussi finanziari e sottoposti a sequestro somme e titoli per un valore di oltre 12 milioni. E' stata la stessa banca ad accorgersi del tentativo di truffa e a denunciare immediatamente l'accaduto alla Gdf. Grazie a questo intervento tempestivo e alle azioni intraprese dalla banca è stato possibile neutralizzare danni economici, sia per i clienti sia per l'istituto. Image: 20090602/foto/4877.jpg

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BancoPosta Click e l'addebito del bonifico (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 02-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Plus sezione: ATTUALITA data: 2009-05-30 - pag: 19 autore: BancoPosta Click e l'addebito del bonifico S ono titolare di conto corrente BancoPosta Click. Tralascio le lungaggini burocratiche alle quali ho dovuto sottostare per l'apertura del conto che si sono dilatate di circa due mesi. Il 21 marzo 2009, per motivi di comodità, ho effettuato un bonifico bancario via Internet di 469 euro con valuta 13 aprile 2009 e il sistema operativo ha consentito l'operazione senza dare nessun avviso sul destino della valuta; il successivo controllo dell'estratto conto dello stesso 21 marzo 2009 ha evidenziato una decurtazione immediata della valuta (quindi non più nella mia disponibilità) e un accredito al beneficiario l'11 aprile 2009. Dopo aver parlato per circa 30 minuti con il personale del call center di Poste Italiane – molto gentile ma totalmente inesperto e senza aver avuto chiarimenti sull'operazione –, mi ha consigliato di effettuare un reclamo scritto; anche qui tralascio la macchinosità per effettuare un reclamo via Internet per il quale bisogna avere una laurea in "economia-informatica". Ho optato quindi per un semplice reclamo via fax senza sapere se verrà accettato o meno. Vorrei comunque sapere da Poste Italiane: in quei 20 giorni, i 469 euro dove sono finiti? Spero sia stato un semplice disguido, in caso contrario bisogna che gli utenti BancoPosta Click siano avvisati che la comodità di poter fare operazioni in anticipo viene vanificata da una sottrazione immediata di valuta che vaga nell'etere Internet senza spazio e senza tempo ma che in realtà è nelle tasche di Bancoposta. Mi chiedo comunque se sono effettivamente affidabili questi conti correnti online oppure sono l'ennesima trovata per spillare soldi agli ignari utenti. F.M. (Provincia di Varese) Risponde Poste Italiane • Nello scusarci con il nostro cliente, vorremmo specificare che non vi è stata alcuna irregolarità nell'addebito del bonifico. La somma di 469 euro non è stata più disponibile sul conto corrente dal momento in cui ha effettuato il bonifico (il 31 marzo 2009), ma gli interessi su quella cifra hanno continuato a maturare fino all'11 aprile 2009, ovvero fino a due giorni prima della valuta da lui indicata nell'ordine di bonifico. L'importo del bonifico è stato correttamente accreditato sul conto corrente del beneficiario il 14 aprile 2009, primo giorno lavorativo bancario utile (il 13 aprile era Pasquetta). Tutte le operazioni sono avvenute nel rispetto delle condizioni previste dal conto BancoPosta Click. Citi Cards irretisce coi voli aerei «fantasma» I o e mia moglie abbiamo sottoscritto in un Outlet di Castelromano (Roma) una carta di credito a pagamento TravelPass con la Citibank che prometteva «Vola gratis! Alla prima transazione con la carta di credito riceverai due biglietti aerei a/r in omaggio» e, in piccolo, scritto in verticale «Vedi le condizioni nel sito della Citibank». Fidandomi di quanto letto e da quanto asserito dalla funzionaria di Citibank (tutto gratis) e non potendo consultare al momento il sito della banca (l'Outlet è in aperta campagna) abbiamo firmato il contratto e dopo il primo acquisto ci è arrivato il voucher per il biglietto aereo: bene, tutto gratuito escluse: e tasse aeroportuali; r tasse di gestione della pratica; t tasse per il bagaglio; u supplementi carburanti; i costi di assicurazione; o tasse supplementi locali che devono essere pagate dal titolare. Inoltre, all'atto della prenotazione devono essere forniti i dettagli di una valida e adeguata assicurazione di viaggio. Che Citibank fornisca anche l'assicurazione richiesta a pagamento? Non sapendo l'entità dei costi nascosti, abbiamo comunque spedito i due voucher compilati con la località prescelta, riservandomi, una volta visti i costi supplementari da pagare, di accettare o meno; ma dopo un mese né io né mia moglie abbiamo avuto riscontri. Non volendo credere a quanto la realtà dei fatti stava rivelando, ho telefonato alla Citibank che mi ha detto di non potermi confermare l'arrivo o meno dei voucher in quanto erano notizie proprie dell'amministrazione che, tuttavia, non poteva essere interpellata in quanto non aveva un numero fisso. Veniva aperta una pratica a mio nome con assicurazione che sarei stato contattato dall'«ufficio per la soddisfazione del cliente» o qualcosa di simile, ma non ho mai sentito nessuno. Rassegnato, e leggermente contrariato da simili mezzucci, sentendomi beffato ho rinunciato alla carta di credito, al viaggio e non crederò più ai regali della Befana. Mi è rimasto un solo interrogativo: come si fa ad avere fiducia delle banche in queste condizioni? Luigi Piga - (via e-mail) Risponde Citi Cards • Nel ringraziare «Plus24» per la segnalazione, comunichiamo di aver già preso diretto contatto con il signor Luigi Piga per verificare l'accaduto.

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Paypal raggiunge 3 milioni di conti in Italia (sezione: Revoca fidi)

( da "Data Manager" del 03-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

" Dai dati della ricerca Netcomm-Gfk Eurisko emerge che la sicurezza è ancora una delle preoccupazioni maggiori per i consumatori e quindi uno dei nodi chiave per lo sviluppo dell’eCommerce - commenta Giulio Montemagno, Country Manager di PayPal Italia - più della metà degli utenti internet intervistati, il 52%, ha indicato di non fidarsi a trasmettere via internet i numeri della propria carta di credito. Il conto PayPal permette agli utenti di effettuare acquisti online in assoluta fiducia, con pochi clic e senza digitare i dati della propria carta di credito o prepagata. Inoltre è anche possibile ricaricare il conto PayPal con bonifico bancario, quindi senza usare la carta e senza preoccuparsi dei relativi limiti di spesa mensili. Così facendo PayPal contribuisce a sostenere la crescita e la diffusione dell’eCommerce anche nel nostro Paese". I dati Netcomm-Gfk Eurisko evidenziano inoltre come un processo d’acquisto chiaro e semplice e uno strumento di pagamento facile e completamente sicuro contribuiscano ad aumentare la propensione all’acquisto online degli utenti internet rispettivamente del 13% e del 14%, dove ogni punto percentuale in più di probabilità di acquisto, vale – a seconda dei settori – tra il 2% e il 5% in più di fatturato. Dai risultati della ricerca effettuata da Northstar per PayPal nel mese di Aprile 2009 è emerso inoltre che i siti che offrono PayPal fra gli strumenti di pagamento beneficiano di un aumento delle vendite fino al 39% . “I dati delle diverse ricerche confermano l’efficacia della value proposition di PayPal - continua Montemagno – che offre semplicità e sicurezza ai consumatori negli acquisti online e una opportunità in più di sviluppo alle aziende, poiché porta ad una più alta percentuale di acquisti finalizzati ed ad una maggiore fidelizzazione del cliente e costituisce un ulteriore canale commerciale anche verso l’estero. Un fattore che acquisisce ulteriore importanza soprattutto nella difficile situazione economica attuale”. L’eCommerce in Italia sta crescendo, anche se più lentamente rispetto al Nord America e ad altri Paesi europei come Gran Bretagna, Germania e Francia: il 2008 ha visto una nuova crescita nel valore commercio online nel nostro Paese, che ha raggiunto 5.914 milioni di euro, in aumento del 18% rispetto al 2007. I dati del primo trimestre 2009 mostrano un andamento stabile: se da un lato per l’anno in corso è prevista una diminuzione dello scontrino medio, questa sarà compensata da un aumento nel numero degli ordini, stimato intorno al 10% . I dati Gfk Eurisko mostrano inoltre come gli acquirenti online in Italia siano in costante crescita, quasi 5,4 milioni a novembre 2008 con un ampio potenziale dato dagli utenti internet anch’essi in aumento: 20 milioni tra settembre e novembre 2008. Inoltre, l’85% degli acquirenti online ha manifestato l’intenzione di continuare ad utilizzare internet in futuro per i propri acquisti . L’eCommerce Forum è stato inoltre la sede prescelta da PayPal per annunciare un’importante partnership strategica: PayPal e Banca Sella hanno infatti siglato un accordo che prevede l’inserimento di PayPal tra i metodi di pagamento abilitati su GestPay, il servizio di payment gateway del Gruppo Banca Sella. I clienti GestPay possono facilmente aggiungere PayPal ai sistemi di pagamento già abilitati, in pochi minuti e senza costi aggiuntivi di integrazione. Si tratta di un accordo che porterà grandi benefici all’eCommerce, grazie a cui gli utenti potranno fare acquisti online pagando in sicurezza con PayPal su un numero maggiore di siti, e PayPal e Banca Sella potranno allargare il proprio business, attraverso l’accesso alle rispettive basi clienti. PayPal costituisce la risposta concreta a ciò che le persone chiedono per effettuare acquisti online: semplicità e sicurezza. Per pagare in modo protetto sul web è sufficiente aprire un conto PayPal attraverso una semplice registrazione sul sito www.paypal.it, e associare quindi al conto una carta di credito o prepagata, oppure caricarlo attraverso un bonifico bancario. Da questo momento per pagare su internet sono sufficienti pochi clic, digitando unicamente username e password del proprio conto PayPal. 1Rapporto Netcomm – Politecnico di Milano “L’eCommerce B2c in Italia”: consuntivo 2008 vendite effettuate via internet da siti italiani verso consumatori finali sia italiani che stranieri. 2Ricerca online effettuata da Northstar nel mese di Aprile 2009 fra gli acquirenti online di siti che offrono PayPal. " /> --> Paypal raggiunge 3 milioni di conti in Italia A cura di Redazione DMO Pubblicato il 03-06-2009 0:00 . --> Presente In Italia dal 2005 PayPal è cresciuta rapidamente: i conti PayPal in Italia sono oggi 3 milioni, che corrisponde al 60% degli acquirenti online nel nostro Paese. Anche i dati consuntivi del 2008 sull’eCommerce in Italia, rilevati dal Politecnico di Milano e presentati all’eCommerce Forum, confermano PayPal al secondo posto fra gli strumenti di pagamento, con una quota che si attesta al 13% delle transazioni effettuate online nel 2008 in crescita rispetto al 10% del 2007 . " Dai dati della ricerca Netcomm-Gfk Eurisko emerge che la sicurezza è ancora una delle preoccupazioni maggiori per i consumatori e quindi uno dei nodi chiave per lo sviluppo dell’eCommerce - commenta Giulio Montemagno, Country Manager di PayPal Italia - più della metà degli utenti internet intervistati, il 52%, ha indicato di non fidarsi a trasmettere via internet i numeri della propria carta di credito. Il conto PayPal permette agli utenti di effettuare acquisti online in assoluta fiducia, con pochi clic e senza digitare i dati della propria carta di credito o prepagata. Inoltre è anche possibile ricaricare il conto PayPal con bonifico bancario, quindi senza usare la carta e senza preoccuparsi dei relativi limiti di spesa mensili. Così facendo PayPal contribuisce a sostenere la crescita e la diffusione dell’eCommerce anche nel nostro Paese". I dati Netcomm-Gfk Eurisko evidenziano inoltre come un processo d’acquisto chiaro e semplice e uno strumento di pagamento facile e completamente sicuro contribuiscano ad aumentare la propensione all’acquisto online degli utenti internet rispettivamente del 13% e del 14%, dove ogni punto percentuale in più di probabilità di acquisto, vale – a seconda dei settori – tra il 2% e il 5% in più di fatturato. Dai risultati della ricerca effettuata da Northstar per PayPal nel mese di Aprile 2009 è emerso inoltre che i siti che offrono PayPal fra gli strumenti di pagamento beneficiano di un aumento delle vendite fino al 39% . “I dati delle diverse ricerche confermano l’efficacia della value proposition di PayPal - continua Montemagno – che offre semplicità e sicurezza ai consumatori negli acquisti online e una opportunità in più di sviluppo alle aziende, poiché porta ad una più alta percentuale di acquisti finalizzati ed ad una maggiore fidelizzazione del cliente e costituisce un ulteriore canale commerciale anche verso l’estero. Un fattore che acquisisce ulteriore importanza soprattutto nella difficile situazione economica attuale”. L’eCommerce in Italia sta crescendo, anche se più lentamente rispetto al Nord America e ad altri Paesi europei come Gran Bretagna, Germania e Francia: il 2008 ha visto una nuova crescita nel valore commercio online nel nostro Paese, che ha raggiunto 5.914 milioni di euro, in aumento del 18% rispetto al 2007. I dati del primo trimestre 2009 mostrano un andamento stabile: se da un lato per l’anno in corso è prevista una diminuzione dello scontrino medio, questa sarà compensata da un aumento nel numero degli ordini, stimato intorno al 10% . I dati Gfk Eurisko mostrano inoltre come gli acquirenti online in Italia siano in costante crescita, quasi 5,4 milioni a novembre 2008 con un ampio potenziale dato dagli utenti internet anch’essi in aumento: 20 milioni tra settembre e novembre 2008. Inoltre, l’85% degli acquirenti online ha manifestato l’intenzione di continuare ad utilizzare internet in futuro per i propri acquisti . L’eCommerce Forum è stato inoltre la sede prescelta da PayPal per annunciare un’importante partnership strategica: PayPal e Banca Sella hanno infatti siglato un accordo che prevede l’inserimento di PayPal tra i metodi di pagamento abilitati su GestPay, il servizio di payment gateway del Gruppo Banca Sella. I clienti GestPay possono facilmente aggiungere PayPal ai sistemi di pagamento già abilitati, in pochi minuti e senza costi aggiuntivi di integrazione. Si tratta di un accordo che porterà grandi benefici all’eCommerce, grazie a cui gli utenti potranno fare acquisti online pagando in sicurezza con PayPal su un numero maggiore di siti, e PayPal e Banca Sella potranno allargare il proprio business, attraverso l’accesso alle rispettive basi clienti. PayPal costituisce la risposta concreta a ciò che le persone chiedono per effettuare acquisti online: semplicità e sicurezza. Per pagare in modo protetto sul web è sufficiente aprire un conto PayPal attraverso una semplice registrazione sul sito www.paypal.it, e associare quindi al conto una carta di credito o prepagata, oppure caricarlo attraverso un bonifico bancario. Da questo momento per pagare su internet sono sufficienti pochi clic, digitando unicamente username e password del proprio conto PayPal. 1Rapporto Netcomm – Politecnico di Milano “L’eCommerce B2c in Italia”: consuntivo 2008 vendite effettuate via internet da siti italiani verso consumatori finali sia italiani che stranieri. 2Ricerca online effettuata da Northstar nel mese di Aprile 2009 fra gli acquirenti online di siti che offrono PayPal.

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Il credito locale c'è (sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Sondrio)" del 03-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

TIRANO BORMIO pag. 6 Il credito locale c'è I dati da un'indagine promossa da Confindustria IMPRESE E CRISI di CARLALBERTO BIASINI SONDRIO IMPRESE E CREDITO. La Valtellina soffre meno di altre zone d'Italia. Oltre 50 imprese associate hanno infatti risposto al questionario diffuso da Confindustria Sondrio per indagare un aspetto particolarmente delicato in questa fase di crisi. Gli ottimi rapporti esistenti tra il mondo delle imprese e il credito locale, gestiti all'insegna della collaborazione e cementati dalla convergenza di interessi, hanno ora anche l'avallo dei numeri che confermano appieno una realtà evidente: il problema dell'accesso al credito in provincia di Sondrio è meno forte che altrove. Così, mentre nel resto della Lombardia e d'Italia la stragrande maggioranza delle imprese si trova a dover fare i conti con riduzioni di fidi, richieste di ulteriori garanzie e aumenti di spese, il mondo produttivo locale - sottolineano gli industriali - gode i privilegi di una realtà completamente anomala per la presenza di due istituti di credito fortemente radicati che per tradizione non fanno mancare il loro sostegno e ai quali sembrano ispirarsi anche le filiali di grandi gruppi che «generalmente hanno qui atteggiamenti più collaborativi rispetto ad altre zone d'Italia». Un quadro complessivo peraltro già emerso nel gennaio scorso durante la riedizione provinciale del tavolo promosso a livello nazionale da Confindustria e Abi. «Il problema del credito si stava aggravando in Italia e nel mondo, così a fine marzo abbiamo voluto indagare la nostra realtà facendo parlare direttamente gli associati sui vari aspetti del rapporto banca-impresa» ha dichiarato il presidente di Confindustria Sondrio, Corrado Fabi. «Abbiamo raccolto oltre 50 risposte, un campione ampiamente rappresentativo del territorio, e siamo stati confortati nelle nostre convinzioni. La maggioranza delle imprese non si è vista ridurre i fidi, solo il 15% delle aziende che hanno chiesto maggiori affidamenti ha avuto riscontro negativo da parte delle banche, e meno di un'azienda su quattro si è vista richiedere maggiori garanzie: risultati molto interessanti per le imprese, per le banche e per l'intero territorio, come ho avuto modo di sottolineare alla recente riunione della Conferenza permanente area sviluppo economico e attività produttive presieduta dal prefetto Chiara Marolla» ha commentato Fabi. In dettaglio, l'86% delle aziende non ha subito riduzioni dei propri fidi bancari nell'ultimo trimestre e solo il 40% ha chiesto un ampliamento degli stessi, ottenuto con pieno successo in più della metà dei casi. Riguardo il calo del costo del denaro, il 60% delle imprese lo ha percepito, ma circa il 40% ha registrato un aumento di spread e spese. Solo il 22% delle imprese si è visto richiedere maggiori garanzie dalla propria banca e, quando ciò è avvenuto, è stato generalmente in relazione a nuovi affidamenti con un notevole ricorso allo strumento dei Confidi. Image: 20090603/foto/6591.jpg

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Futuro nero per l'economia Senigalliese. La crisi economica che ha colpito anche il sistema ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 03-06-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Ancona))

Argomenti: Revoca fidi

Mercoledì 03 Giugno 2009 Chiudi di MASSIMO MORICI Futuro nero per l'economia Senigalliese. La crisi economica che ha colpito anche il sistema produttivo delle valli Misa e Nevola dallo scorso settembre ha avuto pesanti ripercussioni nei primi quattro mesi del 2009: secondo gli ultimi dati dei sindacati, sono oltre 70 le aziende della zona che hanno chiesto o rinnovato la cassa integrazione e circa 1300 i dipendenti lasciati a casa, mentre le assunzioni sono diminuite rispetto al primo quadrimestre dello scorso anno del 23% e il ricorso alla mobilità è invece triplicato (dati Ciof di Senigallia). E ancora non è finita. L'analisi di Cgil, Cisl e Uil per i prossimi mesi non lascia spazio a dubbi: la ripresa è lontana. Tutti i settori sono stati colpiti, soprattutto il metalmeccanico. «Non avvertiamo segnali di ripresa - sottolinea Giordano Mancinelli, segretario cittadino della Cgil - e anzi ci risulta un peggioramento della situazione nel Senigalliese e un'estensione del ricorso alla cassa integrazione, tra cui nuove aziende che non avevano fatto ricorso negli scorsi mesi e che ora stanno beneficiando degli ammortizzatori sociali». Una crisi che colpisce anche l'occupazione nel territorio: a rischio nei prossimi mesi ci sono centinai di posti di lavoro. «Analizzando i dati del centro per l'impiego, constatiamo un peggioramento dei primi quattro mesi del 2009 rispetto allo scorso anno: aumentano i licenziamenti - prosegue Mancinelli - e se non ci sarà un prolungamento della cassa integrazione da 52 a 104 settimane, come ha chiesto la Cgil, assisteremo a un aumento delle aziende che avvieranno le procedure di mobilità con gravi conseguenze sull'occupazione nel territorio». Una crisi produttiva, aggravata dalla mancanza di liquidità, che mette in difficoltà anche le piccole e medie imprese. Negli ultimi mesi infatti si è acuito il fenomeno degli insoluti e, in misura molto più significativa, i ritardi nel pagamento alle imprese da parte della clientela e delle fatture emesse per la prestazione di beni e servizi. Lo segnala la segreteria cittadina della Confartigianato. «Gli imprenditori del Senigalliese - spiega Marco Bazzucchi, presidente della Cgia cittadina - lamentano i ritardati nei pagamenti da parte dei loro clienti. Un circolo vizioso che sta mettendo in ginocchio l'economia del territorio. Le linee di finanziamento sono diminuite, mentre sono cresciute le risposte negative a nuove richieste di fidi». Sono molti i settori ad aver subito una contrazione sensibile di mercato, con cali anche oltre il 50% del fatturato nei primi tre mesi del 2009 rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. Tale situazione sta sempre più creando difficoltà alle piccole imprese che subiscono un costo in termini di interessi bancari che sono costrette a pagare per far fronte ai ritardi di pagamento da parte delle grandi aziende committenti. «È quindi ancora più urgente - conclude Bazzucchi - potenziare il ruolo dei Consorzi Fidi, valorizzando la loro funzione fondamentale che consiste nel fornire garanzie per consentire ai piccoli imprenditori di ottenere i finanziamenti necessari».

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PERUGIA- Le banche non potevano più soddisfare le richieste economiche, così un artigiano ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 03-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Mercoledì 03 Giugno 2009 Chiudi PERUGIA- Le banche non potevano più soddisfare le richieste economiche, così un artigiano perugino si era rivolto ad un amico. Il quale non era quello che credeva. Ma in genere nelle storie di usura è sempre così: il volto che si presenta è quello amichevole, di chi può aiutarti senza chiederti nulla in cambio. Poi si finisce nell'incubo dell'usura. Ed è quello che ha denunciato l'artigiano perugino, costretto a firmare assegni con importi ben più alti della cifra che aveva ottenuto in prestito, a sentirsi minacciato e a subire un furto sotto gli occhi, senza poter fare nulla. Tranne poi costituirsi parte civile in tribunale, assistito dall'avvocato Vincenzo Rossi, nel procedimento a carico di tre persone, un perugino e due napoletani. Per i giudici del collegio, però, i tre sarebbero responsabili solo della rapina e della minacce (per questo sono stati condannati a 4 anni e 6 mesi ciascuno, all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, 1.200 euro di multa e al pagamento di una provvisionale di 3 mila euro come risarcimento danni). Per quanto riguarda l'usura, invece, i giudici hanno ritenuto che mancassero i presupposti per procedere, in mancanza di riscontri bancari che attestassero il passaggio di denaro da una mano all'altra. L'artigiano, secondo la ricostruzione in denuncia, aveva bisogno di soldi e si era rivolto a più di un istituto bancario; ma aveva sempre ricevuto un rifiuto in conseguenza di alcune finanziamenti già aperti e con qualche problema nella restituzione della somma. Nel momento del bisogno, quindi, era apparso un amico che si era offerto di prestargli quanto gli serviva. Neanche una somma eccezionale, d'altronde: appena 3 mila euro. Come non fidarsi di uno che ti porta 1.500 euro in contanti il giorno dopo? Certo, la cosa dovrebbe "puzzare" quando ti chiedono un assegno da 2.300 euro, come garanzia. Bisognerebbe poi diffidare quando la seconda metà della somma te la porta l'amico, in compagnia di due amici napoletani. Anche in questo caso con la richiesta di un titolo bancario da 2.300 euro, salvo poi non corrispondere i 1.500 in contanti (servono per pagare gli interessi sulla prima rata che corrono). Il conto corrente dell'artigiano, però, era in rosso e gli assegni sono stati protestati. I tre si sono presentati in officina: se non paghi ti spezziamo le gambe. E visto che non pagava gli hanno portato via un'automobile in riparazione, lasciata da un cliente. Sono stati condannati solo per questo reato.

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c'è chi non si fida dell'esito dei controlli e cerca di uscire con la slot in braccio (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 03-06-2009)

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Pagina 1 - Pordenone C'è chi non si fida dell'esito dei controlli e cerca di uscire con la slot in braccio Il precedente C'è chi gioca molto, a volte troppo, e di fronte alla mancata vincita della cifra da sogno sperata si lascia andare a gesti inconsulti o di disperazione. In pochissime occasioni, come dimostrato dall'indagine della guardia di finanza di Pordenone, la colpa può essere di un meccanismo truffaldino che non collega la macchina prescelta per giocare al sistema che telematicamente regola le vincite (in un numero prestabilito ogni tot di giocate). Molto più spesso, tuttavia, le emorragie nei conti correnti bancari dei giocatori sono dovute alla propensione, da parte di questi utlimi, a giocarsi troppe risorse e a farlo in modo incoerente o privo di una precisa strategia, sia di metodo, sia quantitativa. L'ultimo esempio risale a sole tre settimane fa. A Pordenone, in quell'occasione, un operaio residente in città, dopo aver perso diverse centinaia di euro in una slot machine e averla fatta controllare dai tecnici in cerca di (inesistenti in quel caso) trucchi o inghippi, aveva tentato di portarsi a casa tutto l'apparecchio. Non tutti sanno che le macchine sono programmate, secondo le norme di legge, per erogare il 75% dell'importo guadagnato durante un "ciclo", che corrisponde all'introduzione di diverse migliaia di euro nella slot. La giocata di un euro ha una durata media di 7 secondi, che comporta una spesa paradossalmente più alta della giocata minima in una vera slot machine di un casinò. Questo sistema di gioco comporta una spesa veloce e, se non si verifica una vincita immediata, stimola il giocatore cronico ad aumentare il volume delle giocate, nel tentativo di recuperare il denaro perduto. Era entrato in questo circolo vizioso anche il giovane pordenonese, che aveva iniziato a giocare con una slot machine presso il punto Snai di viale Marconi. Sostenendo di aver perso oltre mille euro senza riscuotere alcuna vincita, il cliente era uscito dall'agenzia trascinando la macchina, con l'intenzione di portarla a casa e svuotarla per recuperare il denaro perduto. Il tempestivo intervento del tecnico aveva impedito il furto della slot da parte dell'uomo, raggiunto successivamente dalla polizia e accompagnato in Questura.

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NCA, UN TAVOLO TECNICO PER AFFRONTARE I PROBLEMI FINANZIARI L'HA PROPOSTO STAMANI LA REGIONE, CHE SARÀ RAPPRESENTATA DA FIDI TOSCANA DUECENTO ADDETTI, MILLE CON L'INDOTTO, E LAVORO (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 03-06-2009)

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Mercoledì 03 Giugno 2009 NCA, UN TAVOLO TECNICO PER AFFRONTARE I PROBLEMI FINANZIARI L´HA PROPOSTO STAMANI LA REGIONE, CHE SARÀ RAPPRESENTATA DA FIDI TOSCANA DUECENTO ADDETTI, MILLE CON L´INDOTTO, E LAVORO FINO ALLA PROSSIMA PRIMAVERA Firenze, 3 giugno 2009 - Per i Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara si aprirà a livello regionale un tavolo tecnico, per affrontare le questioni finanziarie relative anche ai problemi di liquidità che potrebbero verificarsi di qui a primavera, durante il periodo di realizzazione delle due navi commissionate da Grimaldi. La proposta, avanzata dall’assessore regionale al bilancio e alle politiche del mare, è stata accolta favorevolmente dai lavoratori e dalle istituzioni (Comune e Provincia) durante l’assemblea convocata stamani in palazzo comunale dalle rappresentanze sindacali dei Nuovi Cantieri. Al t avolo sarà invitata anche la proprietà e potranno essere esplorate tutte le possibili soluzioni, anche con il concorso del sistema bancario, idonee a favorire la fase di realizzazione delle navi. Il tavolo inoltre sarà occasione per mantenere costante l’attenzione verso il governo, vero interlocutore sia dei lavoratori sia delle istituzioni. La presenza della Navalmeccanica è per la Regione strategica, sottolinea l’assessore: strategica per le politiche dei trasporti marittimi e l’incentivazione delle autostrade del mare e per il mantenimento, in sede locale, degli attuali livelli occupazionali. Al riguardo per l´assessore è essenziale che la nuova proprietà dell´azienda rimanga interamente in mani pubbliche. I Nuovi Cantieri Apuania occupano in questo momento circa 200 addetti all´interno ed altri 800 nella filiera dell´indotto. Le due navi in costruzione commissionate da Grimaldi garantiscono lavoro fino alla prossima primavera. La giunta regionale ha già proposto come proprio rappresentante al tavolo tecnico Fidi Toscana, la finanziaria di cui la Regione è socio di maggioranza e che, per lavoro, già presta consulenza finanziaria a diverse aziende. . <<BACK

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L'esperto Paolo Rabitti l'aveva già detto al Corriere del Mezzogiorno: (sezione: Revoca fidi)

( da "Campaniapress" del 03-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giugno 3rd, 2009 L'esperto Paolo Rabitti l'aveva già detto al Corriere del Mezzogiorno: «Ecoballe, una clausola sparì» (Corriere del Mezzogiorno) - «I responsabili della crisi dei rifiuti in Campania sono Impregilo, che non ha fatto quel che avrebbe dovuto, e la pubblica amministrazione, che non ha esercitato i controlli». Parole di Paolo Rabitti, 58 anni, mantovano, una laurea in Ingegneria ed una in Pianificazione, consulente della Procura di Napoli nel processo che coinvolge anche Bassolino, Facchi e Romiti. Ha scritto Ecoballe, editore Aliberti. Partiamo dall'inizio. «Il 31 marzo 1998 Napolitano, ministro degli Interni, incarica il commissario ai rifiuti, Rastrelli, di appaltare il sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania. L'ordinanza di Napolitano prevede due disposizioni. La prima: il combustibile da rifiuto prodotto deve immediatamente essere bruciato, nelle more della costruzione del termovalorizzatore. Non può essere stoccato. La seconda: il contributo economico pubblico alla produzione di energia tramite incenerimento (Cip 6)può essere applicato solo al Cdr ricavato dalla metà dei rifiuti campani. Un modo per non disincentivare la differenziata». Cosa accade invece? «L'ordinanza Napolitano è disattesa. Il 12 giugno 1998 i decreti Rastrelli 58 e 59 approvano il bando di gara Si richiedono 7 impianti di combustibile da rifiuto per smaltire l'intera produzione campana, stravolgendo l'impostazione originaria del progetto, volta a favorire la differenziata. Non basta. Il 13 ottobre il direttore generale dell'Associazione Bancaria Italiana scrive a Rastrelli una lettera in merito alle problematiche di finanziamento degli impianti per lo smaltimento dei rifiuti in Campania e chiede che sia prevista una penale per i Comuni che non conferiscano la quantità totale della spazzatura prodotta. In sostanza, se anche un'amministrazione avesse effettuato il 50% di differenziata, avrebbe dovuto pagare il 100% di conferimento agli impianti». Il 23 dicembre 1998 Fisia - Impregilo vince la gara di appalto. «Eppure l'offerta non avrebbe dovuto essere considerata valida, perché vincolata alla lettera dell'Abi». Il 7 giugno 2000 Bassolino firma il contratto con Impregilo. «Salta la frase dell'ordinanza Napolitano che avrebbe costretto Fisia a smaltire all'esterno il Cdr prodotto prima dell'entrata in funzione dell'inceneritore. Nascono mostri come Taverna del Re. Salta anche la clausola che limita l'erogazione del Cip 6 al Cdr prodotto con al massimo metà dei rifiuti conferiti prima dell'inizio della differenziata». Il governatore dirà di non aver letto il contratto e di essersi fidato dei tecnici. «Quel documento non ha la firma dei dirigenti che lo propongono, solo di Bassolino. Il quale, peraltro, fruiva della consulenza di un noto professionista, per 400.000 euro». Altro capitolo spinoso: i collaudi degli impianti di Cdr. «Fior di docenti universitari delle commissioni di collaudo non vedono le modifiche che sono state apportate rispetto al progetto iniziale e che il bando non avrebbe consentito» La camorra che ruolo gioca in questa storia? «Il bando delega la localizzazione delle discariche a Impregilo e crea il presupposto di una contrattazione tra quest'ultima e i proprietari delle cave, di rado galantuomini». Fabrizio Geremicca Posted in rassegna stampa | This entry was posted on Mercoledì, Giugno 3rd, 2009 and is filed under rassegna stampa. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

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37 milioni di euro per le piccole e medie imprese della Liguria (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ACCORDO CONFINDUSTRIA INTESA SANPAOLO 37 milioni di euro per le piccole e medie imprese della Liguria Una cifra di 37 milioni di euro sarà messa a disposizione delle piccole e medie imprese liguri in difficoltà grazie a un accordo tra Confindustria (ieri la presentazione nella sede genovese) e Intesa Sanpaolo, con la collaborazione di Fidimpresa Liguria. I nuovi finanziamenti garantiscono una liquidità immediata, andando a sostenere il capitale circolante per affrontare le sfasature di cassa collegate ai flussi dei pagamenti della clientela. Grazie all'iniziativa «Capitale circolante», infatti, Intesa Sanpaolo erogherà alle imprese nuovi finanziamenti in un apposito conto affidamento temporaneo, della durata di 12 mesi, per dilazionare l'addebito di eventuali pagamenti insoluti ricevuti dalla propria clientela. Gli insoluti giunti nel trimestre verranno addebitati su un conto dedicato. L'azienda avrà tre mesi per incassare il credito e ridurre l'utilizzo del fido, ripristinando la disponibilità per eventuali ulteriori fabbisogni. Alla fine dei tre mesi, gli importi dei crediti non saldati verranno trasferiti sul conto ordinario, mantenendo il fido. I nuovi finanziamenti, che verranno erogati con un iter accelerato al massimo, possono arrivare a un massimo di 250 mila euro per ogni azienda e saranno garantiti al 50% da Fidimpresa Liguria. Potranno usufruire dell'iniziativa Capitale circolante tutte le imprese associate al sistema confindustriale ligure (400 circa). «Ritengo che l'iniziativa di Intesa Sanpaolo costituisca un interessante strumento per le pmi che sono particolarmente fragili sotto l'aspetto patrimoniale e finanziario e che, per questo motivo, hanno difficoltà di accesso al credito bancario e non riescono ad affrontare i lunghi tempi di pagamento operati dalla pubblica amministrazione e, talvolta, anche dalle grandi aziende» ha dichiarato Giovanni Calvini, presidente di Confindustria Genova, che ha presentato l'accordo insieme con Adriano Maestri, direttore regionale di Piemonte, Val d'Aosta e Liguria di Intesa Sanpaolo, e Paolo Parini, amministratore delegato di Fidimpresa Liguria. «A favore del sistema imprenditoriale, con particolare riguardo alla piccola e media impresa, il nostro gruppo creditizio ha messo a punto tante iniziative. Fra esse - ha concluso - ricordo quella rivolta ad oltre 30 mila pmi , di cui un migliaio in Liguria: la possibilità di rinviare di un anno il pagamento delle rate su mutui e leasing». \

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L'AQUILA - Le imprese con le casse a secco: chi aveva mercato all'Aquila non lo ha... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Abruzzo)" del 04-06-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 04 Giugno 2009 Chiudi di PAOLO MASTRI L'AQUILA - Le imprese con le casse a secco: chi aveva mercato all'Aquila non lo ha più, chi esportava dal capoluogo ha difficoltà a riprendere quota. I Comuni sulla via del dissesto: l'Ici sulla prima casa eliminata dal governo, quella sulle seconde abitazioni cancellata dal terremoto, così come le entrate per acqua, rifiuti, utenze varie. Le famiglie pericolosamente proiettate verso l'area del sovraindebitamento, alla vigilia di spese straordinarie per far fronte ai danni del sisma. E' il perimetro dell'emergenza credito che, dal cratere aquilano, contamina l'intera economia regionale. Nel momento peggiore. Da ieri, a occuparsene è l'osservatorio istituito presso la prefettura dell'Aquila, con la partecipazione delle altre tre prefetture provinciali, Bankitalia, sindacati, associazioni imprenditoriali, strutture territoriali dell'Associazione bancaria italiana, Anci. Presente al battesimo anche il direttore generale del ministero dell'Economia, Andrea Montanino, uno dei padri della legge Tremonti per il sostegno del sistema bancario italiano. Gli osservatori del credito sono il naturale contrappeso dei sostegni pubblici concessi agli istituti: il loro principale compito è verificare che l'iniezione di denaro serva a sostenere imprese e famiglie più che le alchimie finanziarie. E doppio è il motivo della scelta dell'Aquila come sede dell'osservatorio abruzzese: la preferenza espressa dalla legge Tremonti e la particolare congiuntura economica del capoluogo. Una situazione delicatissima che colpisce simultaneamente il sistema produttivo, i bilanci delle famiglie e i conti degli enti locali. Su richiesta del prefetto Gabrielli, esaurite le formalità, l'osservatorio è entrato subito nella fase operativa con l'individuazione di quattro priorità: ristrutturazione del sistema dei consorzi fidi, certificazione dei crediti delle pubbliche amministrazioni, ruolo della regione nel finanziamento delle imprese, rigidità del sistema di garanzie. Sono molti e complessi i meccanismi da tarare prima dell'avvio della ricostruzione. Nei prossimi mesi sul capoluogo abruzzese si concentrerà una domanda di credito di proporzioni enormi, le attuali fragilità rischiano di tagliare fuori dalla partita l'intero sistema economico del territorio. Insomma, anche su questo versante i problemi non mancano. Di ristrutturazione dei cosiddetti "Cofidi" si parla da mesi, soprattutto per impulso delle organizzazioni di industria, commercio e artigianato: l'obiettivo, adesso, è disboscare una selva di 78 diverse sigle che per struttura e dimensioni non sono più in grado di fronteggiare la stretta creditizia. Ma anche la pubblica amministrazione rischia di portare presto i libri in tribunale, se alla paralisi di cassa determinata dal terremoto si sommerà la rigidità attuale del meccanismo di certificazione dei crediti. Un passaggio che, al pari del finanziamento straordinario alle imprese, chiama in causa il ruolo della Regione, ieri però assente al tavolo aquilano. Da Bankitalia e Cresa è arrivata la disponibilità ad aggiornare periodicamente i dati sull'andamento del credito, mentre dal mondo bancario arriva una prima risposta concreta. Il gruppo Banco popolare, che controlla fra le altre la pescarese Banca Caripe, mette duecento milioni nel piano governativo da 1,6 miliardi per il rilancio del turismo italiano. Il senso dell'investimento è favorire la ripresa del settore, soprattutto nell'Aquilano e nel resto della regione.

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LATTE: CIA, SUBITO INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO DEGLI ALLEVATORI. (sezione: Revoca fidi)

( da "Asca" del 04-06-2009)

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LATTE: CIA, SUBITO INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO DEGLI ALLEVATORI (ASCA) - Roma, 4 giu - Un programma di impegni urgenti anticipatore del Piano di settore lattiero-caseario; un accordo della filiera per rilanciarne la competitivita' e per garantire, anche attraverso prezzi adeguati, una equa ripartizione del valore aggiunto; interventi a sostegno degli allevatori, che vivono una situazione drammatica con il prezzo del latte alla stalla (pari a 0,31-0,34 euro al litro) e dei formaggi addirittura inferiore a quello del 1995, mentre i costi di produzione per le imprese zootecniche sono cresciuti di oltre il 70 per cento. E' quanto sollecita la Cia-Confederazione italiana agricoltori in un documento inviato a ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Un documento articolato nel quale la Cia ribadisce l'esigenza di interventi nei confronti del mercato per il rialzo delle quotazioni del latte. Per questa ragione, la Commissione Ue, superando gli errori di lettura della situazione di mercato, oltre ad attivare gli aiuti previsti dall'art. 4 del regolamento 72/09, deve riattivare le possibilita' di ammasso dei formaggi, stoccaggio del burro, le restituzioni all'export ed i premi per la stagionatura per i formaggi, quali ammortizzatori utili a promuovere equilibrio nelle quotazioni sui mercati mondiali. Da parte loro, le istituzioni nazionali devono monitorare i flussi di importazioni per la verifica delle caratteristiche merceologiche e le corrette destinazioni del latte e dei prelavorati. Inoltre, e' indispensabile sostenere le esportazioni di produzioni lattiero-casearie, promuovendo la capacita' delle imprese a confrontarsi sui mercati mondiali e promuovendo la qualita' e la sicurezza delle nostre produzioni tipiche e di qualita'. In particolare e' necessario coordinare l'attivita' degli enti che si occupano di promozione integrata sull'export dei prodotti Dop. A sua volta, il ministero si deve attivare per consentire l'autogoverno da parte dei Consorzi di tutela delle Dop, anche introducendo modifiche normative quali l'obbligatorieta' dell'adesione ai Consorzi stessi. Per la Cia e' anche fondamentale garantire una liquidita' finanziaria alle strutture cooperative produttrici di formaggio (proprio per evitare in questa fase l'immissione nel circuito commerciale di forme in esubero) e aprire un tavolo di confronto della filiera con il settore della distribuzione commerciale (Gdo) per definire una strategia comune per la difesa delle produzioni di qualita' italiane (latte fresco di alta qualita' e formaggi Dop) e per l'indicazione in etichetta della provenienza della materia prima. In tale contesto, va prevista una regolamentazione per evitare che le promozioni e le vendite sottocosto determinino fittiziamente e stabilmente il valore del prodotto. Un altro fronte sul quale operare - si legge nel documento della Cia - e' quello relativo agli interventi a favore degli allevatori. La crisi del comparto lattiero-caseario impone, pertanto, un'azione congiunta delle istituzioni a livello nazionale, regionale e comunitario per concentrare sulle imprese le risorse gia' destinate al settore e quelle nuove necessarie, a fronte dell'aggravamento della crisi. Nello stesso tempo e' necessario facilitare l'accesso al credito per gli allevatori, riconfermando la fiducia al comparto da parte delle banche, tramite l'attivazione di interventi di garanzia sussidiaria (Consorzi Fidi e Ismea) e di credito agevolato che permettano agli operatori di contrattare la ristrutturazione del credito e ulteriori agevolazioni creditizie con gli istituti bancari. Secondo la Cia, vanno anche previsti interventi straordinari per la riduzione dei costi di produzione delle aziende zootecniche da latte. Interventi che possono garantire la dilazione del pagamento dei contributi assistenziali, previdenziali e dell'Iva a favore delle aziende del settore, prevedendo anche strumenti di rateizzazione, l'attivazione di ammortizzatori sociali e l'attenuazione degli oneri legati agli adeguamenti alle normative ambientali ed igienico-sanitarie Nel documento la Cia sottolinea l'esigenza di dare regole ad un mercato penalizzante per gli allevatori, ma anche fonte di concorrenza tra le aziende industriali che hanno relazioni corrette con la produzione nazionale e gli altri. Per questa ragione viene auspicato che dal confronto in atto possano nascere occasioni per giungere a concreti accordi sul prezzo del latte alla stalla, a partire dalla rapida definizione di un prezzo ''condiviso'' per un periodo definito in grado di dare un quadro minimo di riferimento per il comparto. Infine, la Cia propone una revisione del sistema di rilevamento dei prezzi di mercato (commissioni prezzi presso le Camere di commercio) e la costruzione di sinergie con gli accordi interprofessionali. res-rus/cam/alf (Asca)

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Reggio Calabria, la Confcommercio: "Troppi vincoli tra banche e imprese" (sezione: Revoca fidi)

( da "Giornale di Calabria, Il" del 04-06-2009)

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Primo piano Reggio Calabria, la Confcommercio: “Troppi vincoli tra banche e imprese” 4 giugno 2009 REGGIO CALABRIA. “Il rapporto credito-aziende è giunto a un punto critico che, per molte imprese, si può rappresentare anche come quello del non ritorno”. È quanto afferma in una nota la Confcommercio di Reggio Calabria. L’associazione parla di “cordoni tirati dal credito bancario che, malgrado tante rassicurazioni, addirittura a un intervento finanziario dello Stato a sostegno delle criticità delle banche, appaiono decisamente più tirati di quanto, già tradizionalmente, lo siano nei confronti delle aziende”. La Confcommercio di Reggio Calabria sottolinea nella nota come “alle arcinote difficoltà concessorie si aggiungono improvvisi solleciti al rientro nei fidi, anche quando gli stessi non hanno sforato il tetto massimo concesso, spesso giustificati con analisi ragionieristiche sull’andamento del conto negli ultimi mesi, senza tenere conto non solo delle scadenze fiscali, quanto di un mercato delle vendite che, specie nei settori tradizionali, è ancora oggi stagnante e non vede spiragli di ripresa”. Per l’associazione di categoria si tratta di “una situazione a cui al danno si è aggiunta anche la beffa, vista la facilità con cui l’azienda si ritrova iscritta in quella famigerata gogna che è la centrale rischi del sistema bancario, con tutti i relativi effetti”. “Vediamo - prosegue la nota - i nostri imprenditori demoralizzati e disperati nella ricerca di energia vitale agli affari. Mai abbiamo dovuto affrontare tante azioni di messa in mobilità, di conciliazione e di licenziamento come in questi mesi. E mentre le aziende chiudono c’è chi, non avendo bisogno di credito, prestiti o finanziamenti, in questa situazione ci sguazza e prospera”. “Così - conclude la nota - mentre le aziende chiudono, la ‘ndrangheta ricicla se stessa e si arricchisce ancora di più.

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17:11 LATTE: CIA, SUBITO INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO ALLEVATORI (2) (sezione: Revoca fidi)

( da "Agi" del 05-06-2009)

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LATTE: CIA, SUBITO INTERVENTI URGENTI A SOSTEGNO ALLEVATORI (2) Stampa Invia questo articolo to lattiero-caseario impone, pertanto, un'azione congiunta delle istituzioni a livello nazionale, regionale e comunitario per concentrare sulle imprese le risorse gia' destinate al settore e quelle nuove necessarie, a fronte dell'aggravamento della crisi. Nello stesso tempo e' necessario facilitare l'accesso al credito per gli allevatori, riconfermando la fiducia al comparto da parte delle banche, tramite l'attivazione di interventi di garanzia sussidiaria (Consorzi Fidi e Ismea) e di credito agevolato che permettano agli operatori di contrattare la ristrutturazione del credito e ulteriori agevolazioni creditizie con gli istituti bancari. Secondo la Cia, vanno anche previsti interventi straordinari per la riduzione dei costi di produzione delle aziende zootecniche da latte. Interventi che possono garantire la dilazione del pagamento dei contributi assistenziali, previdenziali e dell'Iva a favore delle aziende del settore, prevedendo anche strumenti di rateizzazione, l'attivazione di ammortizzatori sociali e l'attenuazione degli oneri legati agli adeguamenti alle normative ambientali ed igienico-sanitarie Nel documento la Cia sottolinea l'esigenza di dare regole ad un mercato penalizzante per gli allevatori, ma anche fonte di concorrenza tra le aziende industriali che hanno relazioni corrette con la produzione nazionale e gli altri. Per questa ragione viene auspicato che dal confronto in atto possano nascere occasioni per giungere a concreti accordi sul prezzo del latte alla stalla, a partire dalla rapida definizione di un prezzo "condiviso" per un periodo definito in grado di dare un quadro minimo di riferimento per il comparto. Infine, la Cia propone una revisione del sistema di rilevamento dei prezzi di mercato (commissioni prezzi presso le Camere di commercio) e la costruzione di sinergie con gli accordi interprofessionali.

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BANCHE. Abi, 10 mln di euro da Fondir nel 2009 per formazione dei dirigenti del credito (sezione: Revoca fidi)

( da "HelpConsumatori" del 05-06-2009)

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News BANCHE. Abi, 10 mln di euro da Fondir nel 2009 per formazione dei dirigenti del credito 05/06/2009 - 13:30 Ammonta a circa 10 milioni di euro nel 2009 lo stanziamento di "Fondir", il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione degli oltre 7.700 dirigenti bancari costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenti, Sinfub, Fidia. "Fondir" fornisce alle imprese creditizie i finanziamenti per i piani formativi e per tutto il mese di giugno si svolgeranno 4 seminari, coordinati dall'Abi, per scoprire come accedere e gestire efficacemente le risorse del Fondo. Gli incontri si terranno a Torino, Milano, Roma e Bari. Un tour da Nord a Sud rivolto a Direttori del Personale, Responsabili Formazione e HR Manager di tutte le aziende bancarie, assicurative e finanziarie. L'iniziativa risponde all'esigenza di valorizzare al meglio i finanziamenti per la formazione e si propone come una occasione per sviluppare modelli innovativi di formazione manageriale e per utilizzare nel modo migliore quest'importante risorsa a disposizione delle aziende. I seminari si basano su una formula che integra teoria e pratica, e sono pensati per fornire tutte le informazioni necessarie a realizzare concretamente un percorso formativo finanziato, dall'ideazione all'iter burocratico/amministrativo, dall'uso dei voucher alla rendicontazione finale. Questa iniziativa, oltre ai suoi obiettivi didattici, evidenzia che sono sempre più rilevanti le risorse a disposizione della formazione dei dirigenti. "Sono importanti opportunità da cogliere e utilizzare pienamente a favore delle imprese e della dirigenza bancaria - ha dichiarato Giancarlo Durante, Direttore Centrale Abi dell'Area Sindacale e del Lavoro - In tale ottica Abi è sempre più impegnata in attività finalizzate a sostenere la diffusione della formazione finanziata nel settore bancario, con l'obiettivo di migliorare costantemente i livelli di qualità e di efficienza del sistema formativo". 2009 - redattore: GA

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