HOME   PRIVILEGIA NE IRROGANTO   di  Mauro Novelli          www.mauronovelli.it


DOSSIER “Credito Fidi Aziende ”

Torna all’indice mensile 2008

 

ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL 25-31 gennaio 2009#TOP



Report "Revoca fidi"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Revoca fidi (31)


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

Piccoli negozi chiudono strangolati dalle difficoltà di un mercato in crisi ( da "Giorno, Il (Legnano)" del 25-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: A Saronno si contano in tutto seicento attività commerciali (comprendendo anche bar e ristoranti), mentre includendo anche l'hinterland si arriva al migliaio. «La crisi si fa sentire, tantissimi nostri soci che ci chiedono aiuto per ottenere prestiti e fidi bancari e per differire le scadenze fiscali, perchè non ce la fanno» ammette il presidente dell'Ascom. Ro.B.

friulia mette sul piatto 50 milioni a sostegno della piccola impresa ( da "Messaggero Veneto, Il" del 25-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il secondo sono gli interventi a favore di chi è in difficoltà con i fidi o di chi non trova gli stessi fidi a tassi sostenibili; a favore delle aziende in crisi per la diminuzione dei volumi produttivi o per ristrutturazione societaria. Altro aspetto è quello che riguarda la partecipazione a delle newco in quelle aziende in determinate situazioni fallimentari».

Tassi dimezzati per i conti on line E i clienti diventano "nomadi" ( da "KataWebFinanza" del 26-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Senza contare che sono scesi anche i tassi sui fidi, sui prestiti, sui mutui. ll valore aggiunto di una banca come la nostra va oltre il tasso: da noi non ci sono venditori che offrono prodotti della banca anche quando al cliente non convengono". Offerte differenziate per vecchi e nuovi clienti.

Sparisce il costo aggiuntivo per il massimo scoperto ( da "Metronews" del 26-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: oppure se il rosso sul conto corrente avvenga in assenza di fido. In questi due casi, le banche potranno applicare solo gli interessi. Per capire meglio la novità va detto che il massimo scoperto è un clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un?

Le azioni della compagnia saranno revocate oggi dalle contrattazioni ( da "Sicilia, La" del 26-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Le azioni della compagnia saranno revocate oggi dalle contrattazioni roberto jurghens Roma. Oggi, all'apertura dei listini, da Piazza Affari scomparirà il titolo Alitalia. Le azioni, rimaste legate alla vecchia società che il commissario straordinario Augusto Fantozzi sta liquidando e non alla nuova compagnia decollata lo scorso 13 gennaio,

green per uscire dalla crisi Feeling con Emma, perché donne" ">"Fiat più green per uscire dalla crisi Feeling con Emma, perché donne" pag.2 ( da "Affari Italiani (Online)" del 27-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Certo, ora è in atto una maggiore prudenza nel concedere il credito. Non dico che le nostre banche non stiano più concedendo fidi alle Pmi, ma si è sicuramente ristretta troppo la griglia per accedere ai finanziamenti bancari". < < pagina precedente pagina successiva >>

Misure straordinarie e condivise ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 28-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: adeguata risposta e disponibilità da parte del sistema bancario. Sebbene si riduca il tasso di sconto, non diminuisce il costo del denaro e, nonostante il ruolo insostituibile che continuano a svolgere i consorzi fidi, si accentuano le difficoltà di accesso al credito. Di fronte a questa straordinaria emergenza bisogna unire le forze e assumere decisioni rapide,

Bcc più veloci nei fondi alle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: importo coperta dalla garanzia del confidi evidenziano una minore probabilità di rifiuto, tempi di approvazione del fido più rapidi, tassi di interesse minori ed un numero maggiore di garanzie richieste. Sembra quindi che, se da un lato il consorzio fidi si impegna a garantire le imprese più solide, dall'altro è in grado di assicurare un miglior accesso al credito bancario.

Antimafia, confiscati i beni dei Casalesi ( da "Corriere del Veneto" del 28-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi bancari in rosso irrecuperabile intestati ad aziende svuotate la banda ha causato all'economia veneta un danno stimato in oltre dieci milioni di euro. Il valore dei beni confiscati dallo Stato ne copre a malapena la metà. Da capire a questo punto se i beni confiscati andranno a fare parte dei patrimoni relativi ai fallimenti giacenti nel tribunale di Vicenza o se saranno incamerati

confidimprese: in fvg c'è la stretta al credito ( da "Messaggero Veneto, Il" del 28-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Il presidente del più grande consorzio garanzia fidi della regione tira le somme dell'anno scorso e traccia un quadro della situazione attuale «Puntiamo a essere per i soci i progettisti del credito» Confidimprese: in Fvg c'è la stretta al credito Nonino: è diversificata, ma sarebbe ora che le banche avessero spirito imprenditoriale di PAOLO L.

le banche fanno più danni della crisi ( da "Nuova Venezia, La" del 28-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Così chi prima aveva un fido che gli assicurava liquidità a certe condizioni, ora se le trova maggiorate e se non vengono accettate il fido stesso viene cancellato». La situazione è talmente difficile e rischiosa per gli effetti che potrebbe produrre nei prossimi mesi - con un numero sempre maggiori di aziende in «sofferenza» - che Confidnsurtria veneziana ha attivato una sorta di «

green per uscire dalla crisi" ">Auto2/ "Fiat più green per uscire dalla crisi" pag.2 ( da "Affari Italiani (Online)" del 28-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Certo, ora è in atto una maggiore prudenza nel concedere il credito. Non dico che le nostre banche non stiano più concedendo fidi alle Pmi, ma si è sicuramente ristretta troppo la griglia per accedere ai finanziamenti bancari". < < pagina precedente pagina successiva >>

Le conseguenze della crisi globale avranno l'effetto di uno sciame sismico anche sulle struttur... ( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 29-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: incontri tecnici a partire da quello già fissato con i responsabili dei consorzi fidi delle varie associazioni e con lo staff tecnico dell'Abi. L'obiettivo è facilitare il più possibile l'accesso al credito per chi in questo momento si trova a dover affrontare i costi del personale, le spese già sostenute e gli eventuali investimenti intrapresi per rimanere competitivi sul mercato.

Aumentano nel Senigalliese le aziende finanziate tramite lo strumento dei Consorzi Fidi. I d... ( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 29-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: tramite lo strumento dei Consorzi Fidi. I dati sono della Cgia che segnala maggiori difficoltà in questo periodo per le piccole imprese nell'accesso al credito bancario, con pesanti conseguenze sull'occupazione. Lo scorso anno, infatti, 252 imprese artigiane delle valli Misa e Nevola sono state finanziate con la garanzia dei Consorzi Fidi per un totale di 13 milioni e 673mila euro,

Dalla Bcc anticipi a tasso zero ai lavoratori in cassa integrazione ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 29-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: i Consorzi fidi, Unioncamere Emilia-Romagna, per favorire e garantire la possibilità di accesso, da parte delle piccole e medie imprese, al credito bancario a breve e medio termine. L'accordo, che durerà sino a finre 2009, prevede che il sistema bancario metta a disposizione un plafond complessivo di un miliardo di euro,

Artigiancredito, ora anche Confidi 107 al fianco delle imprese toscane ( da "Sestopotere.com" del 29-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: è il primo consorzio fidi in Italia a essere iscritto da Banca d?Italia nell?Elenco Speciale degli Intermediari Finanziari, previsto dall?articolo 107 del TUB, e a ricevere l?autorizzazione ad operare nel mercato regolato del credito. Sorto dalla fusione dei diciotto confidi provinciali promossi in Toscana da CNA e Confartigianato,

Credito: una Pmi veneta su quattro alle prese con la stretta sui fidi ( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: perdurare della crisi dei rapporti tra Pmi e sistema bancario. Rispetto a tre mesi fa, è soprattutto l'ulteriore stretta sulla concessione di credito ad allarmare: il 25% delle imprese ha visto una riduzione dei fidi originari (contro il 14%) e il 16% il rifiuto di nuovo credito (10%). Inoltre ben il 59% delle imprese dichiara variazioni nei rapporti con i propri istituti di credito,

credito: una pmi veneta su quattro alle prese con la stretta sui fidi ( da "Nuova Venezia, La" del 30-01-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: perdurare della crisi dei rapporti tra Pmi e sistema bancario. Rispetto a tre mesi fa, è soprattutto l'ulteriore stretta sulla concessione di credito ad allarmare: il 25% delle imprese ha visto una riduzione dei fidi originari (contro il 14%) e il 16% il rifiuto di nuovo credito (10%). Inoltre ben il 59% delle imprese dichiara variazioni nei rapporti con i propri istituti di credito,

artigiancredito farà la banca: credito facile per le imprese ( da "Tirreno, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi in Italia a essere iscritto nell'Elenco Speciale degli Intermediari Finanziari, previsto dall'articolo 107 del Testo Unico Bancario, e gli permette di operare nel mercato regolato del credito». A dare l'annuncio è Daniele Giusti, presidente della Cna provinciale di Livorno, il cui settore credito in questi anni ha contribuito non poco a sostenere le aziende sia nei periodi di

<Credito, costi aumentati per sei aziende su 10> ( da "Corriere del Veneto" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: presidente di Apiveneto Fidi, sulla base di un'indagine su un campione di 320 imprese regionali. Secondo gli interpellati, in quasi sei casi su 10 il rapporto con il proprio istituto di credito ha subito una variazione rispetto ad appena tre mesi fa in termini di aumento delle condizioni praticate, soprattutto spese e spread.

Fidi Apiveneto: altra stretta sul credito a pmi ( da "Arena.it, L'" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il risultato della nuova indagine regionale realizzata da Apiveneto Fidi su un campione di oltre 320 piccole e medie imprese. Dal confronto con la ricerca precedente, che risale a novembre, arriva la conferma del perdurare della crisi dei rapporti tra Pmi e sistema bancario, che proprio con l'inizio del nuovo anno sembra avere raggiunto l'apice.

TOSCANA: CONFESERCENTI, IN 2008 HANNO CHIUSTO 7 MILA IMPRESE. ( da "Asca" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: che si chiami subito attorno ad un tavolo il sistema bancario, i Consorzi Fidi e le organizzazioni imprenditoriali per definire un quadro di interventi finanziari e di iniziative capaci di ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare l'economia turistica e salvaguardare il patrimonio occupazionale della Toscana''.

CdC Pisa: come reagire alla crisi globalizzata economico-finanziaria ( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Il mondo associativo si propone di promuovere fra le imprese una più capillare conoscenza del sistema dei Consorzi Fidi, creare una banca dati comune dell?andamento del credito, fornire alla Banche elementi aggiornati di conoscenza dei settori e delle attività. Il sistema bancario ha dichiarato che, nonostante la crisi, non esiste alcun imput alla restrizione del credito e che l?

La denuncia dell'Api del Veneto: le banche tagliano ancora di più sui crediti ( da "Gazzettino, Il" del 30-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e grandi gruppi bancari (43%) e in misura molto minore dai crediti cooperativi (8%). «Questi dati - sottolinea Gianni Tommasi, presidente di Apiveneto Fidi - dimostrano che a dispetto dei tanti proclami sentiti nell'ultimo periodo è stato fatto molto poco, in concreto, per sostenere le PMI e che addirittura la situazione si è aggravata rispetto allo scorso autunno»

un milione di credito alle piccole imprese ( da "Mattino di Padova, Il" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: nonché i vertici di ApiVeneto Fidi, Artigianfidi Padova, Confiditer, Eurofidi Veneto, Antenore, Terfidi Veneto, Unionfidi e Usarci Fidi. Se nella riunione precedente, nell'ambito di Unioncamere Veneto, tutte e sette le Camere regionali avevano assunto la decisione di intervenire, ciascuna secondo le sue capacità, per sostenere il sistema economico locale,

Napoli, minori a rischio: da 15 mesi il Comune non dà soldi alle comunità ( da "Unita, L'" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ma era sempre stato risolto con provvedimenti tampone quali il ricorso a fidi bancari garantiti. Adesso però Napoli è in prima linea sulle vicende immondizia e appalti, soldi per le politiche sociali non ne spuntano. «È come se i nostri bambini - commenta provocatorio il responsabile di una struttura - fossero anche loro dei rifiuti».

Commercianti e albergatori <Al collasso per la stretta del credito> ( da "Nazione, La (Firenze)" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: allarme del presidente regionale di Confesercenti Massimo Vivoli che chiede l'apertura di tavolo di confronto con «il sistema bancario, i Consorzi Fidi e le organizzazioni imprenditoriali per definire un quadro di interventi capaci di ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare l'economia turistica e salvaguardare il patrimonio occupazionale della Toscana».

CHIEDE aiuto al governo toscano il presidente regionale della Confesercenti Massi... ( da "Nazione, La (Livorno)" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Chiediamo alla Regione dice Vivoli che si chiami subito attorno ad un tavolo, il sistema bancario i consorzi Fidi e le organizzazioni imprenditoriali per definire un quadro di interventi finanziari e di iniziative capaci di ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare l'economia turistica e salvaguardare il patrimonio occupazionale della toscana».

"Basta slogan, subito un piano anti-crisi" ( da "Corriere Adriatico" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi, che il sistema bancario sta facendo rientrare". "E' prioritario - afferma - salvare le aziende, vero motore sociale ed economico capace di creare occupazione e sviluppo. Non è affatto condivisibile lo slogan forgiato dalla Regione che grida resistere per poi ricostruire, perchè le aziende possono resistere se anche la Regione attiva una serie di garanzie presso il sistema bancario.

BANCHE: CODACONS AVVIA AZIONE LEGALE CONTRO ISTITUTI CREDITO ( da "Wall Street Italia" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ogni correntista o azienda italiana titolare di una o piu' linee di fido o anticipo fatture, anche nel caso in cui il rapporto bancario di riferimento sia gia' estinto, purche' non siano trascorsi dieci anni dall'estinzione. 'Ovviamente - conclude la nota - solo nei casi in cui la banca abbia calcolato la commissione in maniera non corretta, come da prassi diffusa'.

Banche: Codacons avvia azione legale contro istituti credito ( da "Trend-online" del 31-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ogni correntista o azienda italiana titolare di una o piu' linee di fido o anticipo fatture, anche nel caso in cui il rapporto bancario di riferimento sia gia' estinto, purche' non siano trascorsi dieci anni dall'estinzione. 'Ovviamente - conclude la nota - solo nei casi in cui la banca abbia calcolato la commissione in maniera non corretta, come da prassi diffusa'.


Articoli

Piccoli negozi chiudono strangolati dalle difficoltà di un mercato in crisi (sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Legnano)" del 25-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

VETRINA pag. 13 Piccoli negozi chiudono strangolati dalle difficoltà di un mercato in crisi SARONNO L'ANNO SCORSO HANNO ABBASSATO DEFINITIVAMENTE LA SARACINESCA 27 ATTIVITÀ COMMERCIALI SARONNO VENTISETTE ATTIVITÀ commerciali hanno chiuso i battenti con la fine del 2008, fra Saronno e circondario: questi i preoccupanti dati resi noti dall'Ascom, l'Associazione saronnese dei commercianti. «Stanno scomparendo alcuni generi merceologici - precisa Antonio Renoldi, presidente dell'Ascom - Mi riferisco ai piccoli negozi di alimentari, quelli di quartiere. Così come le macellerie: non ce ne sono quasi più». Le nuove aperture (una ventina nell'ultimo anno) sono invece di genere circoscritto e spesso rivolte soprattutto agli immigrati: chioschi-gastronomia (kebab e pizza d'asporto) e telefonia (quasi sempre gestiti da stranieri), oltre a centri massaggi-estetica, ma c'è un grande turn-over perchè purtroppo molti aprono senza essersi fatti prima i conti in tasca e senza un approfondito studio del mercato... e così durano poco, trovandosi indebitati fino al collo» è l'amaro commento di Renoldi. A Saronno si contano in tutto seicento attività commerciali (comprendendo anche bar e ristoranti), mentre includendo anche l'hinterland si arriva al migliaio. «La crisi si fa sentire, tantissimi nostri soci che ci chiedono aiuto per ottenere prestiti e fidi bancari e per differire le scadenze fiscali, perchè non ce la fanno» ammette il presidente dell'Ascom. Ro.B.

Torna all'inizio


friulia mette sul piatto 50 milioni a sostegno della piccola impresa (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 25-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il presidente Antonucci: tra i vari obiettivi aiuti a chi è in difficoltà con i fidi «La nostra struttura è da sempre impegnata a sostenere le realtà» «Non sempre però troviamo terreno fertile nelle industrie» Friulia mette sul piatto 50 milioni a sostegno della piccola impresa di RENATO D'ARGENIO SAN VITO AL TAGLIAMENTO. Friulia, la finanziaria della Regione Friuli Vg, mette sul piatto 50 milioni per aiutare le piccole e medie industrie. Cinquanta milioni a disposizione del tessuto produttivo regionale per finanziamenti convertibili o partecipativi («per dare maggiore solidità all'azienda») e la partecipazione, della stessa finanziaria, al capitale sociale fino a una quota del 35%. E' il presidente del consiglio di sorveglianza di Friulia holding, Augusto Antonucci, a spiegare l'operazione e lo fa in un momento non facile fra i vertici della holding e la giunta regionale: Tondo ha chiesto un nuovo piano industriale fatto di meno «grande finanza e più aiuti alle piccole imprese». «In un contesto generale di crisi, non mancano i segnali di difficoltà anche in Friuli Venezia Giulia. Preferisco parlare di stato momentaneo dell'economia che dobbiamo e vogliamo contrastare. Nella nostra regione, fatta di realtà medio-piccole, c'è una percezione diversa del momento perché le nostre imprese sono poco capitalizzate; perchè sono mancate le aggregazioni. Dal punto di vista finanziario questo rappresenta un grosso pericolo, ma nello stesso tempo potrebbe trasformarsi in un'occasione per rafforzarsi, con acquisizioni e accorpamenti. Seguendo la volontà della giunta Tondo di essere più vicini alle piccole e medie imprese - continua Antonucci - abbiamo aumentato gli sforzi a conferma di come la struttura di Friulia sia fortemente impegnata sul mercato a supporto della crescita e dello sviluppo. Impegno che, di converso, non sempre trova terreno fertile nel mondo dell'impresa visto che dettiamo regole sulla capitalizzazione, regole trasparenti che spesso e volentieri non sono ben recepite». «A fronte di questi ragionamenti è stato deciso di mettere a disposizione del tessuto produttivo un budget iniziale di 50 milioni di euro. Il primo obiettivo sarà quello di salvaguardare - se ce ne fosse bisogno - le 130 aziende che abbiamo in portafoglio; il secondo sono gli interventi a favore di chi è in difficoltà con i fidi o di chi non trova gli stessi fidi a tassi sostenibili; a favore delle aziende in crisi per la diminuzione dei volumi produttivi o per ristrutturazione societaria. Altro aspetto è quello che riguarda la partecipazione a delle newco in quelle aziende in determinate situazioni fallimentari». «Un'operazione simile è possibile anche perchè disponiamo di mezzi finanziari determinati dalla creazione della holding - continua Antonucci, riaprendo, il dibattito sul ruolo e il futuro della finanziaria -. Uno dei benefici è stata l'alleanza con il mondo bancario e quello assicurativo che ci garantiscono una copertura non indifferente; fondi che possiamo destinare alla crescita delle imprese del Friuli Vg. Siamo stati accusati di fare i "bocconiani" in realtà il risultato economico di quest'anno di Friulia non è stato determinato da un'operazione straordinaria come quella di Friulia Lis, ma dai risultati di tutte le partecipate». «Il progetto di sviluppo della finanziaria nasce da un'oggettiva prospettiva di crescita e di mantenimento del tessuto produttivo e non è in rotta di collisione con la linea sostenuta dal presidente della Regione, Renzo Tondo; questo progetto non è lontano dal mondo delle piccole e medie imprese, ma è importante che tutti sappiano che i nostri interventi sono legati al capitale». «Voglio aggiungere un altro particolare: il piano da 50 milioni che stiamo lanciando ha trovato il parere favorevole dei soci di minoranza che, aprioristicamente, sanno che la redditività che realizzeranno sarà inferiore alle attese. In soldoni: ci assumiamo e si assumono dei rischi a difesa dell'occupazione e delle imprese.

Torna all'inizio


Tassi dimezzati per i conti on line E i clienti diventano "nomadi" (sezione: Revoca fidi)

( da "KataWebFinanza" del 26-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Tassi dimezzati per i conti on line E i clienti diventano "nomadi" ROMA - I tassi Bce scendono e i conti on line remunerati non danno pi gli stessi rendimenti? Solo sei mesi fa vi avevano promesso il 6% e adesso i vostri risparmi rendono a malappena l'1,75%? Nessun problema: si cambia banca. Sei mesi su Banca Barclays con il 5%, poi altri sei su Conto Arancio con il 4,25%, e poi di nuovo a caccia delle nuove offerte: CheBanca! o Rendimax? Al cliente "sedentario", sulla cui staticit da sempre hanno contato le banche italiane, si sta affiancando da diversi mesi il cliente "nomade", sempre a caccia del miglior conto remunerato, o meglio ancora della pi allettante offerta promozionale. Dal momento che i conti on line sono gratuiti e le spese di chiusura sono state abolite, stanno crescendo i clienti multiconto: un conto tradizionale perch c' lo sportello sotto casa, uno Internet movimentabile, un altro Internet di solo deposito, e magari un altro ancora per aderire a una promozione temporanea. Tanto le ultime offerte hanno abolito persino le spese di bollo: "Lo paghiamo noi!", garantiscono diversi spot pubblicitari. E quindi, non c' niente da perdere. Meglio avere tre o quattro conti correnti piuttosto che avventurarsi in improbabili acquisti in Borsa, fondi d'investimento o, se si vuole volare basso, Bot, il cui rendimento nell'ultima asta sceso sotto il 2%. L'Abi: "Cresciuta la multibancarizzazione". "La ricerca del conto che remunera meglio - conferma Romano Stasi dell'Associazione Bancaria Italiana, esperto di tecnologie - un trend molto forte da parte dei clienti, e questo sta facilitando la multibancarizzazione. Si affermata una logica concorrenziale positiva, che fa muovere di pi il cliente alla ricerca della banca in cui si trova meglio. Ci sono diverse strategie sul conto on line: a volte si integra in modo evoluto con lo sportello tradizionale, alcune banche danno solo alcuni servizi di home banking e poi proseguono il rapporto allo sportello. Al di l del momento specifico, il conto remunerato rimane un investimento a rischio zero per il cliente, anche se in questo momento ottiene forse una remunerazione non elevatissima". "Scade il tasso promozionale: sposto i soldi". "Ho richiesto l'attivazione del conto IwPower essendo in scadenza il mio tasso promozionale Conto Arancio. Attendo con ansia che mi arrivi il kit a casa. Siccome il tasso promozionale mi scade a fine novembre volevo aspettare un po' prima di passarli qui", si legge, curiosando sul forum di IWBank. "WebSella nato per contrastare C/Arancio. Poco sta facendo, il suo rendimento del 2,25 mentre Ing offre 3 base e Webank il 2,4. Cosa farete per non farci spostare i nostri soldi alla Ing?", chiede un cliente sul forum di WebSella. Insomma, l'aria cambiata. Soprattutto nelle ultime settimane, da quando cio la Banca Centrale Europea ha portato con successivi tagli il tasso d'interesse di riferimento al 2%. Le banche on line, titolari dei conti remunerati, si sono adeguate, e i tassi sono drammaticamente scesi, anche pi sotto del 2%. "Tassi pi bassi? Lo anche l'inflazione". "Al momento offriamo il 2%, sia ai vecchi che ai nuovi clienti - dice Vincenzo Tedeschi, responsabile Marketing e Prodotti di IWBank - E' un tasso basso? Dipende: nel periodo in cui l'inflazione era al 4% il nostro tasso era al 3%, adesso al 2% ma scesa anche l'inflazione, il nostro cliente guadagna comunque. Senza contare che sono scesi anche i tassi sui fidi, sui prestiti, sui mutui. ll valore aggiunto di una banca come la nostra va oltre il tasso: da noi non ci sono venditori che offrono prodotti della banca anche quando al cliente non convengono". Offerte differenziate per vecchi e nuovi clienti. Sar, ma non tutti i clienti ne sono convinti. Il tasso d'interesse alto rimane il migliore biglietto da visita per un conto on line, e infatti diverse banche adottano una doppia strategia: tassi ridotti per i vecchi clienti e remunerazioni molto cospicue, anche se limitate nel tempo, per i nuovi. E' il caso di WeBank, del Gruppo Bipiemme: 5% fino al 30 giugno 2009, dopo tasso base dell'1,90% per depositi fino a 50.000 euro, 0,25% per giacenze superiori. Oppure di WebSella: 5% per i primi cinque mesi, 1,75% a regime. "I tassi in promozione sono uno strumento potente per acquisire nuovi clienti - spiega Luca Ferrarese, responsabile Servizi Telematici del Gruppo Banca Sella - come un investimento pubblicitario. Ma la nostra offerta interessante anche per i vecchi clienti: lo dimostra il fatto che il 40% abbia deciso di canalizzare lo stipendio su WebSella, e quindi ha scelto il nostro come conto primario. Inoltre ai nostri clienti possiamo offrire anche la nostra rete di sportelli: comunque il nostro, pi che un conto on line, un conto multicanale". Ma c' anche chi rilancia con i vecchi. Anche i vecchi clienti, per, non sono da buttar via. Filosofia alla base della strategia di Ing Direct, pioniere in Italia del conto corrente remumerato con Conto Arancio: attualmente il tasso offerto ai nuovi clienti il 4,25% per sei mesi; a regime si passa al 3%. Tuttavia, caso forse unico nel panorama bancario, Ing Direct estende le offerte di lancio anche ai vecchi clienti. "Non possiamo solo concentrarci sui nuovi clienti - spiega Berns Geilen, Country manager di Ing Direct Italia - pertanto estendiamo le offerte anche ai vecchi, proponendo loro di effettuare un versamento entro un certo periodo. I nuovi versamenti vengono remunerati con lo stesso tasso d'interesse offerto ai nuovi clienti". Attenzione che permette a Ing Direct di non perdere i vecchi clienti, ma anche di averne di nuovi, magari in fuga da altri conti on line che nel giro delle ultime settimane hanno subito una imponente riduzione dei tassi. La corsa ai nuovi clienti. La caccia al nuovo cliente rimane comunque in cima agli interessi delle banche: da una ricerca condotta dalla School of Management della Bocconi per conto di Ing Direct emerge che i futuri clienti potenziali della banca on line nel giro dei prossimi 12 mesi siano 1.740.000, ai quali si aggiungono 3.900.000 "probabili" nuovi acquisti. Ed vero che, come emerge da dati Abi, attualmente gli utilizzatori della banca o del canale on line sono oltre 13,4 milioni, ma si tratta di un bacino decisamente limitato rispetto agli altri Paesi europei. Infatti da un'indagine pubblicata il 2 dicembre da Eurostat emerge che solo il 13% degli italiani usa la banca on line, contro il 61% dei danesi, il 69% degli olandesi, il 65% degli svedesi e il 72% dei finlandesi, ma anche il 40% dei "cugini" francesi. In arrivo nuovi competitor. Il mercato dei clienti disposti a spostare i propri risparmi su un conto on line dunque molto interessante anche adesso, a dispetto della crisi. E quindi, nonostante possa apparire un azzardo offrire tassi d'interesse tanto superiori rispetto all'attuale tasso Bce, c' chi non si tira indietro e rilancia anche oltre il 4%, fino al 5. Due prodotti, in particolare, in questi giorni sono in fase di campagna pubblicitaria: Rendimax di Banca Ifis, che offre una remunerazione del 4,75% su depositi liberi, e CheBanca! di Mediobanca, che per conti di deposito vincolati a 3, 6 o 12 mesi offre remunerazioni anticipate dal 4,30 al 4,70% e un tasso d'interesse base del 4%, con versamento anticipato degli interessi maturati. Si tratta di offerte non promozionali, non vincolate cio a un determinato periodo, anche se gi per marzo entrambe le banche hanno annunciato un ritocco al ribasso dei tassi. Anche le grandi banche si mettono in gioco. Il lancio e la diffusione dei conti correnti on line partito dalle banche pi piccole, affiancate dalle banche straniere, sbarcate in Italia con prodotti che rispondevano a una logica completamente diversa da quella tradizionale, come Conto Arancio. Ma la febbre dell'on line ha contagiato anche le banche tradizionali, comprese le maggiori. Le offerte veramente interessanti per stentano ad arrivare dai maggiori gruppi bancari italiani. Il massimo a cui si arriva il conto multicanale "zero spese" quando si opera on line: applicano questa formula per esempio Zerotondo di Intesa-SanPaolo e Genius One di Unicredit, ma di remunerazione attraverso il tasso d'interesse neanche a parlarne. Per qualcosa si sta muovendo anche tra i maggiori gruppi bancari italiani. Il Monte dei Paschi di Siena ha lanciato a dicembre Conto online, un conto corrente multicanale a zero spese che offre anche una remunerazione, un tasso dello 0,75%. "Il nostro intento - spiega Paolo Lombardi, di Mps - miscelare nel giusto modo il canale diretto e la filiale. Certo, la clientela che insegue il tasso pi alto del mercato non verr da noi, ma questa clientela non quella che seguiamo noi in primis. Quella che seguiamo noi interessata a zero spese e zero costi di gestione: abbiamo ritenuto per di poter fare questo tentativo di rendere pi accattivante il conto, grazie a una remunerazione minima, per stabile, tale che il cliente non si senta bruciare la sedia quando finisce la promozione. Se poi vuole valorizzare maggiormente il suo risparmio, pu venire da noi in filiale: troveremo insieme il prodotto pi adatto". Negli ultimi mesi migliorata la sicurezza. Accanto al tasso d'interesse, tuttavia, ci sono altri elementi che rendono attraente un conto pi di un altro. Gli utenti fanno molta attenzione alla sicurezza: l'utilizzo di tecnologie avanzate sicuramente un elemento di scelta nella valutazione del cliente. "Il cliente domanda sempre di pi quali siano le specifiche caratteristiche di sicurezza dei conti on line - spiega Romano Stasi, dell'Abi - Per esempio molto cresciuto negli ultimi mesi l'uso della 'one time password', che interessa il 70% dei conti on line. Dalle nostre rilevazioni inoltre decisamente scesa la percentuale dei clienti che hanno perso le credenziali (ai quali cio siano stati sottratti per esempio attraverso il phishing l'user ID o la password, ndr): siamo allo 0,03%; ancora pi bassa la percentuale di chi, in seguito a tale perdita, sia stato danneggiato". 26/01/2009 - 09:45

Torna all'inizio


Sparisce il costo aggiuntivo per il massimo scoperto (sezione: Revoca fidi)

( da "Metronews" del 26-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sparisce il costo aggiuntivo per il massimo scoperto uscito su Metro il 26/01/2009 Lascia il tuo commento! E' una novità non da poco. Entro la fine del mese le nuove regole sulle commissioni di massimo scoperto saranno legge. Inserite nel pacchetto anti-crisi, sono state infatti approvate dalla Camera e entro la prossima settimana otterranno il via libera anche dal Senato. Un passaggio importante che cambierà in positivo le sorti bancarie di migliaia di clienti italiani: la più grande novità della normativa prevede, infatti, che non venga applicata alcuna commissione se il cliente vada a debito in maniera continuativa per meno di 30 giorni, oppure se il rosso sul conto corrente avvenga in assenza di fido. In questi due casi, le banche potranno applicare solo gli interessi. Per capire meglio la novità va detto che il massimo scoperto è un clausola del contratto bancario di apertura di credito (detto anche fido o affidamento), in base alla quale ai normali interessi va aggiunta un?ulteriore percentuale calcolata sulla massima esposizione avuta sul proprio conto corrente nel trimestre di riferimento. è il caso, più semplicemente, in cui una famiglia o un?impresa vanno in rosso sul conto corrente perché hanno utilizzato tutta la cifra dello scoperto, concordata con la banca, facendo quindi scattare gli interessi a debito, parecchio salati. Ma le notizie positive non finiscono qui. Le regole prevedono anche un ampio capitolo dedicato alla trasparenza. Va, infatti, detto che fino ad oggi, i contratti che i clienti hanno sottoscritto riportavano il tasso applicato, ma quasi mai le indicazioni di calcolo per sapere esattamente a quanto ammontano le commissioni. Un cavillo che non è passato inosservato. Tanto che a luglio, l?Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva avviato un?istruttoria proprio sulle pratiche commerciali scorrette nell?applicare le commissioni di massimo scoperto da parte delle banche. (C.F.)

Torna all'inizio


Le azioni della compagnia saranno revocate oggi dalle contrattazioni (sezione: Revoca fidi)

( da "Sicilia, La" del 26-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Le azioni della compagnia saranno revocate oggi dalle contrattazioni roberto jurghens Roma. Oggi, all'apertura dei listini, da Piazza Affari scomparirà il titolo Alitalia. Le azioni, rimaste legate alla vecchia società che il commissario straordinario Augusto Fantozzi sta liquidando e non alla nuova compagnia decollata lo scorso 13 gennaio, saranno revocate dalle contrattazioni da Borsa Italiana. Il titolo era già congelato dal 4 giugno al valore di 0,445 euro, dopo le forti oscillazioni di prezzo che hanno accompagnato il lungo e difficile percorso per il salvataggio della ex compagnia di bandiera. L'ultimo prezzo delle azioni in Borsa era ormai lontano dal picco di 1,34 euro toccato il 30 gennaio 2007, quando il Tesoro aveva annunciato che undici concorrenti avevano presentato una manifestazione di interesse: eravamo alle prime battute di una gara per la privatizzazione poi fallita. E più tardi finirà male anche la trattativa diretta con Air France. La sospensione dalle contrattazioni arriverà in coincidenza con l'ultimo tentativo di salvataggio, presentato dal governo a fine maggio 2008 quando fu affidato all'advisor Intesa Sanpaolo di disegnare il progetto che ha portato - lo scorso 13 gennaio - al decollo di una nuova società nata dalle ceneri della vecchia Alitalia, di cui ha ereditato il nome. Dai listini di Borsa scompaiono anche le obbligazioni convertibili 2002-2010 emesse dalla vecchia compagnia per 715 milioni di euro: gli obbligazionisti sono ora nel bacino dei creditori che hanno presentato al tribunale Fallimentare domanda di «ammissione al passivo» di Alitalia. Il Tesoro ha in mano il 49,9% delle azioni. Quanto agli oltre 40mila piccoli azionisti della vecchia Alitalia dovranno attendere fino al 31 maggio per gli eventuali indennizzi previsti dal governo nel decreto varato lo scorso agosto per spianare spianare la strada al progetto di salvataggio della compagnia ormai in fin di vita. La misura del risarcimento dipenderà dalla ripartizione tra i diversi beneficiari previsti dalla legge del Fondo creato con i cosiddetti «conti dormienti»: azionisti Alitalia, ma anche risparmiatori vittime di frodi finanziarie, possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, ricerca scientifica, la social card. Solo il 31 maggio, infatti, sarà chiaro l'ammontare delle risorse che affluiranno al fondo da conti bancari «dimenticati», assegni circolari mai riscossi, depositi, anche postali e assicurativi, «dormienti» da oltre 10 anni. È scettico il Siti, il sindacato italiano per la tutela dell'investimento e del risparmio, che chiama a raccolta azionisti e obbligazionisti par eventuali azioni collettive. E avverte: «Solo coloro che eserciteranno rapidamente ed efficacemente i propri diritti riusciranno a vedere qualcosa più delle briciole di un piatto che piange». Chiuse definitivamente le contrattazioni dei titoli della vecchia compagnia ora si guarda al possibile debutto in Borsa delle azioni della nuova Alitalia: non è escluso che il titolo possa tornare a Piazza Affari, ma in tempi non brevi. Lo statuto della nuova Alitalia prevede che la quotazione non avverrà prima di tre anni.

Torna all'inizio


green per uscire dalla crisi Feeling con Emma, perché donne" ">"Fiat più green per uscire dalla crisi Feeling con Emma, perché donne" pag.2 (sezione: Revoca fidi)

( da "Affari Italiani (Online)" del 27-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Crisi/ Polverini (Ugl) ad Affari: "Fiat più green per uscire dalla crisi. Con Emma maggior feeling, perché donne" Martedí 27.01.2009 19:17 Parliamo della crisi. E' d'accordo con l'a.d. di Fiat Sergio Marchionne, nel settore auto, rischiano il posto oltre 60mila lavoratori? "Sì, è un comparto che va tutelato. La Fiat, in particolare, pesa il 14% nella composizione del Pil italiano. Dà lavoro a oltre un milione e mezzo di addetti, considerando tutto l'indotto. E' un comparto che, a maggior ragione va protetto, quando negli Stati Uniti, in Francia e in Germania vengono varati piani a sostegno dei concorrenti del Lingotto". Epifani ha chiesto al Governo di aprire gli occhi e di non varare solo misure tampone. Sono sufficienti i 300 milioni circa che, secondo voci, il Governo si appresta a stanziare per il settore auto da convertire in incentivi alle vendite? "No, servono interventi concreti: se non si darà anche un sostegno al reddito dei consumatori non si andrà da nessuna parte. C'è bisogno di un piano a 360°. Poi bisogna puntare sulla ricerca e sull'innovazione". E cioè? "La Fiat è un gruppo già all'avanguardia nella produzione di vetture ecocompatibili. Deve cavalcare questo filone, visto che esporta molto anche all'estero". Una svolta green totale, insomma. Proprio come ha fatto Obama negli Stati Uniti, facendo dell'attenzione all'ambiente un principio ispiratore di tutta la politica industriale. Un nuovo settore su cui puntare per trainare tutta l'economia di un Paese fuori dalla crisi... "Esatto e l'auto, comparto principe del nostro manifatturiero, può rappresentare la forza dell'Italia sui mercati. Dobbiamo ripartire da quello che sappiamo fare e tenere conto del nostro background. Dobbiamo, inoltre, approfittare della crisi anche per rimettere in moto il processo infrastrutturale che è un importante volano per l'economia del nostro Paese. Ci può aiutare anche a rimettere in moto il Mezzogiorno che è una priorità. Il Sud deve mettersi in linea con Nord e Centro. Le sofferenze bancarie sono aumentate proprio lì". A proposito di credito alle imprese, oggi Mediobanca ha adottato una gestione degli affidamenti più rigida e ha chiuso i rubinetti alla Ferretti, azienda marchigiana specializzata nella produzione degli yacht di lusso, finita in bancarotta. Quanto rischiano le nostre Pmi? C'è davvero un pericolo di credit crunch sui mercati? Oggi Tremonti ha convocato, proprio su questo, una riunione del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria... "E' un altro grande problema italiano. Fino ad oggi sembra che le nostre banche si trovino in una situazione migliore di quella in cui si trovano gli istituti americani, ma devono far chiarezza sullo stato di salute dei loro bilanci. Certo, ora è in atto una maggiore prudenza nel concedere il credito. Non dico che le nostre banche non stiano più concedendo fidi alle Pmi, ma si è sicuramente ristretta troppo la griglia per accedere ai finanziamenti bancari". < < pagina precedente pagina successiva >>

Torna all'inizio


Misure straordinarie e condivise (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 28-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

AGENDA CESENA pag. 6 Misure straordinarie e condivise SPORTELLO CNA Contro la crisi TUTTI GLI ESPERTI sono concordi nell'affermare che il 2009 sarà un anno denso di incognite. Gli ultimi dati Unioncamere segnalano un peggioramento dei principali indicatori economici, calano la produzione, il fatturato e le esportazioni. Questa tendenza, che coinvolge tutti i settori produttivi, trova conferma nell'andamento della cassa integrazione. Anche nel nostro territorio si stanno registrando crescenti difficoltà. Sulle imprese gli effetti della crisi si manifestano attraverso l'allungamento dei tempi di incasso delle fatture ed il ridimensionamento del portafoglio degli ordini che, nell'ultimo trimestre, si è ridotto di oltre il 4%. LE IMPRESE più esposte sono le più piccole: evidenziano un crescente fabbisogno di liquidità e non trovano, come avveniva in passato, un'adeguata risposta e disponibilità da parte del sistema bancario. Sebbene si riduca il tasso di sconto, non diminuisce il costo del denaro e, nonostante il ruolo insostituibile che continuano a svolgere i consorzi fidi, si accentuano le difficoltà di accesso al credito. Di fronte a questa straordinaria emergenza bisogna unire le forze e assumere decisioni rapide, condivise e di ampio respiro. Questa crisi può aiutarci a far tornare di "attualità" il mondo della piccola impresa e dell'artigianato, così come tornano di moda l'economia reale, il saper fare, le cose concrete e il senso del dovere. Il nostro mondo esprime questi valori, che sono fattori indispensabili di coesione sociale e di sviluppo della società italiana. Purtroppo, però, l'approvazione del decreto anticrisi introduce misure insufficienti, soprattutto se paragonate a quelle messe in campo dai nostri partners europei. Come Cna, abbiamo richiesto investimenti nel campo dell'innovazione, del risparmio energetico, abbiamo suggerito interventi strutturali di riforma della composizione e della qualità della spesa pubblica. A LIVELLO LOCALE, i diversi attori che animano il sistema territoriale devono saper "fare squadra". E' positivo che, nel bilancio 2009, la Regione Emilia Romagna abbia inserito misure per contrastare la crisi, rilanciando gli investimenti pubblici e mettendo a disposizione delle imprese 50 milioni di euro per favorire l'accesso al credito. La stessa Camera di commercio si è mossa tempestivamente destinando un plafond straordinario di 500mila euro a sostegno dell'operatività dei Confidi, a cui si aggiunge 1 milione di euro previsto nel bilancio 2009. In questi giorni, analoga disponibilità è giunta anche da parte di altre istituzioni, dal sistema bancario e dalle parti sociali, con la firma di un apposito protocollo. E' un segnale positivo, che va sostanziato stanziando le risorse necessarie. Roberto Sanulli responsabile Cna Cesena

Torna all'inizio


Bcc più veloci nei fondi alle Pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 28-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-01-28 - pag: 8 autore: INTERVENTO Bcc più veloci nei fondi alle Pmi di Andrea Presbitero* I l consolidamento del sistema bancario ha generato una riduzione di parte del patrimonio informativo relativo all'economia locale detenuto dalla banche, con conseguenze in termini di finanziamento alle piccole e medie imprese.L'incremento della distanza funzionale che separa i centri decisionali delle banche dal territorio ha reso più complessa e costosa la raccolta e la gestione delle informazioni qualitative sulle Pmi locali, determinando una minore propensione delle banche funzionalmente distanti a investire in relazioni stabili e durature con la clientela locale e in vincoli finanziari più stringenti per le imprese di dimensioni minore il cui merito di credito, per la loro scarsa trasparenza informativa, è difficile da valutare. I possibili vantaggi derivanti dall'appartenenza a un confidi sono differenti in funzione delle caratteristiche dell'impresa e delle banche con cui il consorzio opera. Uno studio condotto su dati relativi ai finanziamenti richiesti da oltre 800 imprese marchigiane consorziate – quasi 2mila pratiche di affidamento – ha messo in luce che il confidi si rivolge per lo più a piccole e microimprese e instaura rapporti con banche caratterizzate da uno stretto contatto con il territorio. I finanziamenti caratterizzati da un'elevata percentuale dell'importo coperta dalla garanzia del confidi evidenziano una minore probabilità di rifiuto, tempi di approvazione del fido più rapidi, tassi di interesse minori ed un numero maggiore di garanzie richieste. Sembra quindi che, se da un lato il consorzio fidi si impegna a garantire le imprese più solide, dall'altro è in grado di assicurare un miglior accesso al credito bancario. Si osservano inoltre performance peggiori in termini di accesso al credito, garanzie richieste e velocità di erogazione da parte delle banche commerciali rispetto alle 11 Bcc e alle due principali banche regionali (che da sole gestiscono i tre quarti dei finanziamenti). L'assenza di differenze sistematiche tra banche nei costi del finanziamento indica invece una scarsa competitività di prezzo nei mercati locali. Le recenti analisi confermano il ruolo positivo esercitato dai consorzi fidi nell'accesso al credito, sia in termini di minori tassi di interesse pagati dalle imprese consorziate che di una minore rischiosità degli aderenti al confidi, segnale di un effettivo peer monitoring. I confidi dimostrano infatti di saper sfruttare la loro conoscenza territoriale per ridurre le asimmetrie informative tra banche e imprese locali. Nei confronti delle banche funzionalmente distanti, i confidi godono di un vantaggio competitivo che permette loro di selezionare le imprese migliori da garantire, sfruttando un patrimonio di informazioni di tipo informale che la banca potrebbe ottenere dal cliente esclusivamente attraverso costosi rapporti, frequenti e prolungati. Per l'impresa,i confidi possono rivelarsi utili non solo per via dell'assistenza fornita nella gestione del rapporto di finanziamento, quanto soprattutto poiché possono migliorare la reputazione dell'imprenditore presso la banca. Alla luce di queste considerazioni, oltre che dell'entrata in vigore di Basilea II e della recente crisi finanziaria, è auspicabile una riorganizzazione dei confidi che persegua politiche di crescita dimensionale e una più accentuata articolazione delle loro attività. La trasformazione in Confidi 107 e la possibilità di trasformarsi in banche cooperative vanno in questa direzione, permettendo ai confidi di ottemperare al ruolo di presidio delle relazioni territoriali, che ha nella conoscenza diretta della realtà imprenditoriale uno dei tradizionali punti di forza. L'assoggettamento alla vigilanza prudenziale della Banca d'Italia e al rispetto dei requisiti patrimoniali minimi dovranno orientare i confidi verso politiche di rilascio delle garanzie il più possibile oggettive e slegate dalla funzione associativa. In quest'ottica, la capacitàdi implementare sistemi di credit scoring basati anche sul patrimonio di informazioni qualitative e che consentano di valutare in maniera efficiente il merito di credito può generare effetti positivi non solo per il consorzio fidi stesso, ma anche per le imprese consorziate e per le banche convenzionate. Affiancando a una buona attività di screening e di segnale anche un attento monitoraggio delle imprese consorziate, i confidi possono veicolare le informazioni raccolte localmente anche verso le banche grandi e funzionalmente distanti, superando la tradizionale segmentazione del mercato del credito che vede le Pmi ottenere più facilmente finanziamenti da parte di banche minori e locali. * ricercatore Università Politecnica delle Marche a.presbitero@univpm.it POCA CONCORRENZA Maggiore omogeneità sui costi del finanziamento tra sistema cooperativo e banche commerciali

Torna all'inizio


Antimafia, confiscati i beni dei Casalesi (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 28-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: VICENZA2A - data: 2009-01-28 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Operazione Nel Vicentino Antimafia, confiscati i beni dei Casalesi PADOVA - Duro colpo della Divisione investigativa antimafia di Padova al clan dei Casalesi che dalla Campania ha interessi criminali ramificati anche nelle provincie di Padova e Vicenza. Dopo la conclusione dell'operazione Titanic, che aveva stroncato l'organizzazione a cui partecipava Arturo Salvatore Di Carpio, 51enne «imprenditore» della Omnia srl ed altre società dichiarate fallite dal tribunale di Vicenza dopo che hanno generato buchi di bilancio spaventosi in aziende e filiali di banca a cavallo delle due province venete. Lo schema era sempre lo stesso: Di Caprio assieme ad i suoi collaboratori, di fatto dei prestanome, fondava le società attive nel settore del commercio di alimentari. All'inizio gli ordini fatti alle aziende fornitrici venivano pagati con regolarità, ma non appena si instaurava un minimo di fiducia tra venditore ed acquirente scattava il «pacco». Gli ordini non venivano più pagati e le aziende «scoppiavano». Con questo meccanismo la banda capeggiata da Di Caprio che prima di finire in carcere abitava a Grantorto (Padova), aveva frodato a banche ed aziende decine di milioni di euro. Grazie al lavoro della Dia oltre all'arresto di Di Caprio e di altri suoi complici in Campania ed Inghilterra, ora lo Stato potrà appropriati di parte dei beni frutto dell'attività illecita. E' di questi giorni infatti la notizia del via libera alla confisca di alcuni terreni e beni immobili, tra cui una villa con piscina, tra le provincie di Caserta e Frosinone. Confiscati anche quattro mezzi usati da Di Caprio e compagni per trasportare le merci non pagate verso clienti, molte volte ignari compratori, che acquistando la merce che la banda di campani si procurava con l'inganno rendevano al gruppo camorrista un introito extra. Tra frodi alle imprese fornitrici di alimenti mai pagati e fidi bancari in rosso irrecuperabile intestati ad aziende svuotate la banda ha causato all'economia veneta un danno stimato in oltre dieci milioni di euro. Il valore dei beni confiscati dallo Stato ne copre a malapena la metà. Da capire a questo punto se i beni confiscati andranno a fare parte dei patrimoni relativi ai fallimenti giacenti nel tribunale di Vicenza o se saranno incamerati al patrimonio dello Stato. Alberto Gottardo Padova La Dia ha presentato ieri l'operazione contro i Casalesi

Torna all'inizio


confidimprese: in fvg c'è la stretta al credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 28-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il presidente del più grande consorzio garanzia fidi della regione tira le somme dell'anno scorso e traccia un quadro della situazione attuale «Puntiamo a essere per i soci i progettisti del credito» Confidimprese: in Fvg c'è la stretta al credito Nonino: è diversificata, ma sarebbe ora che le banche avessero spirito imprenditoriale di PAOLO L. MEDEOSSI UDINE. Checché ne dicano le banche, singolarmente o in associazione (leggasi Abi, associazione bancaria italiana), una restrizione nell'erogazione del credito c'è, sia quantitativa sia qualitativa, e anche in Fvg con variazioni legate alla tipologia degli istituti: lo dice chiaramente Daniele Nonino, presidente di Confidimprese, il più grande consorzio di garanzia fidi della regione, a un passo ormai dai 10 mila soci. E se, poi, Nonino attenua il "giudizio" nei confronti delle banche locali, più in generale aggiunge un'altra critica erga omnes gli istituti di credito: «Dicono di essere un'impresa, quando poi in realtà c'è ben poco di rischio imprenditoriale in quello che fanno: è molto facile fare impresa erogando credito con a fronte garanzie di importo doppio rispetto all'erogato». Il tutto nel tirare le somme del 2008, un anno che ha visto gli affidamenti e i finanziamenti garantiti arrivare molto vicini ai 200 milioni, 189,031, dai 168,128 del 2007, con una crescita del 12,4 per cento, nel contempo le perdite sull'ammontare delle garanzie sono state pari allo 0,51% («da anni sono cifre - chiosa Nonino - da prefisso telefonico»). E come "rimedio" annuncia che l'operatività del consorzio da lui presieduto sarà sempre più quella della consulenza creditizia e per spiegarsi Nonino parla di «progettista del credito» e usa una paragone: «Quando un artigiano deve costruire un capannone, va da un tecnico (ingegnere o architetto che sia) e si fa preparare un progetto dettagliato, quindi contatta le imprese e vede con quale gli conviene, magari aiutato dal progettista. Ecco, oltre a continuare la nostra attività tradizionale di garanzia, noi faremo la stessa cosa sul fronte del credito: prepareremo un progetto sulla base delle esigenze e quindi diremo al socio di andare dalle banche con questo progetto verificando quella che gli conviene sempre contando sulla nostra assistenza». Del resto, sottolinea ancora il presidente di Confidimprese, «già ora siamo noi ad andare sul territorio con nostri funzionari, incontrando le aziende nelle sedi delle associazioni di categoria». Tornando alla segnalazione sulla stretta creditizia in atto in Fvg, Nonino non usa perifrasi pur sottolineando il buon rapporto con le banche del Confidimprese: «C'è una restrizione, peraltro abbastanza selettiva, che però con le banche non locali diventa non solo qualitativa, ma anche quantitativa. Sostanzialmente si notano due cose: gli istituti di credito sono più pronti a revocare i fidi, una volta avevano più pazienza, e crescono le richieste di garanzie». Questo, ovviamente, in una situazione come quella attuale diventa implementazione della criticità? «Sì - risponde Nonino -, perché ora praticamente tutti cercano di "tirare" sulla liquidità e così chi ci rimette è il più debole, chi ha meno forza contrattuale e meno capacità di far valere le proprie ragioni». «Certamente - ammette il presidente di Confidimprese -, le nostre aziende, che sono artigiane nella quasi totalità, hanno problemi di patrimonializzazione che vanno risolti e che stiamo già affrontando, ma per la cui soluzione ci vorrà del tempo». Per contro, Nonino come controcanto sottolinea che ci deve essere da parte delle banche una maggior soggettività, quindi valutare l'impresa, il comparto e l'affidabilità del Confidimprese, rimandando ai dati del Consorzio sui livelli di insolvenza. In ogni caso, sul nodo della patrimonializzazione delle aziende artigiane Nonino lancia una proposta alla Regione che «già agevola questo percorso per il commercio con un intervento sui tassi e potrebbe farlo anche con noi. Siamo pronti a presentare un progetto».

Torna all'inizio


le banche fanno più danni della crisi (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Venezia, La" del 28-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Allarme di Confindustria per la stretta creditizia in tutta la provincia «Le banche fanno più danni della crisi» Una task force per sostenere le piccole e medie industrie MASSIMO CODATO. «Ormai difficilissimo rinegoziare mutui ottenere un fido e tassi più bassi come chiede Draghi» La crisi c'è, ma più che il mercato e il calo dei consumi, sono le banche ad angosciare le imprese. A differenza della «grande industria», le piccole e medie le 1.180 piccole e medie industrie veneziane hanno registrato incrementi di fatturato anche negli ultimi mesi del 2008 e il 2009 è cominciato meno male del previsto, con qualche inattesa commessa di lavoro, anche se a fronte di pagamenti sempre più dilazionati. Il grande problema per le industrie manifatturiere resta quello del rapporto con le banche per assicurarsi finanziamenti e liquidità, oggi più necessari che mai. La situazione è talmente pesante che Confindustria veneziana ha deciso di creare una «task force» - diretta da Massimo Codato - per sostenere gli imprenditori nel difficile rapporto con le banche. «E' assurdo - spiega senza mezzi termini il vicepresidente di Confindustria per le Pmi (piccole e medie industrie) e amministratore delegato della società Abo Projet 2010 - in una fase di crisi in cui le aziende per riscuotere dai loro clienti debbono attendere il doppio di prima. Le banche invece di aiutarle le affossano, imponendo condizioni uguali o peggiori di prima, aumentando lo spread anche del 2 per cento, a fronte di valori che negli ultimi mesi del 2008 erano scesi fino allo 0,70 per cento». A Massimo Codato, Confindustria veneziana ha affidato una missione quasi «impossibile» di questi tempi: monitorare lo stato della situazione azienda per azienda e assistere gli imprenditori associati nel difficile rapporto con le banche. «Abbiamo effettuato un rapido monitoraggio tra i nostri associati - spiega Codato - e il quadro che ne è uscito è preoccupante. Pur in presenza, anche negli ultimi mesi del 2008, di un trend in aumento del fatturato aziendale, molti imprenditori fanno i conti con un pesante ritardo dei pagamenti da parte dei loro clienti. Da 60 o 90 giorni per riscuotere i pagamenti di fatture già emesse e merci consegnate, si è passati a 90 o addirittura 120 giorni, con la conseguenza che molte aziende vanno in sofferenza perché le banche oggi applicano condizioni di credito uguali a prima o, spesso, peggiori, mettendo in seria difficoltà anche le aziende che hanno commesse di lavoro ma sono a corto di liquidità». Per non parlare dei mutui, un fronte su cui le banche stanno aumentando i tassi, benché il tasso ufficiale di sconto bancario a livello europeo sia in forte diminuzione. «I tassi sui mutui concessi dalle banche alle aziende - spiega ancora Codato - dovrebbero scendere come auspicano la banca europea e il governatore Draghi, invece aumentano e molte banche impongono perfino una rinegoziazione, tutta a loro favore, di vecchi mutui». «Per le banche tutte le scuse sono buone per giustificare la stretta creditizia - aggiunge il vicepresidente di Confindustria -. Le banche, per garantirsi, hanno sempre dato importanza sopratutto alle proprietà immobiliare e ai beni dei titolari d'azienda o loro congiunti. Non hanno mai dato importanza all'entità del capitale sociale di un'azienda, tanto che l'80 per delle piccole e medie aziende veneziane e venete sono sottocapitalizzate. Ora, improvvisamente, hanno ricoperto la direttiva Basilea 2 e pretendono, in un solo colpo che le aziende aumentino dall'oggi al domani il loro capitale sociale per rientrare nei parametri europei. Così chi prima aveva un fido che gli assicurava liquidità a certe condizioni, ora se le trova maggiorate e se non vengono accettate il fido stesso viene cancellato». La situazione è talmente difficile e rischiosa per gli effetti che potrebbe produrre nei prossimi mesi - con un numero sempre maggiori di aziende in «sofferenza» - che Confidnsurtria veneziana ha attivato una sorta di «task force», diretta da Codato, che ha il compito di garantire tutto l'aiuto necessario alle aziende tartassate dalle banche proprio nel momento di maggior bisogno. «Premetto - conclude Codato - che le banche di carattere locale si stanno dimostrando più comprensive e disponibili, ciò non toglie che i singoli imprenditori hanno un rapporto di forza sfavorevole quando trattano un fido, rinegoziano un mutuo o chiedono soldi in prestito per investirli nella loro azienda. A questi imprenditori, lasciati soli dalle Istituzioni, siamo in grado di assicurare tutto il sostegno necessario per poter spuntare migliori trattamenti dalle banche».

Torna all'inizio


green per uscire dalla crisi" ">Auto2/ "Fiat più green per uscire dalla crisi" pag.2 (sezione: Revoca fidi)

( da "Affari Italiani (Online)" del 28-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Auto/ Polverini (Ugl) ad Affari: "Fiat più green per uscire dalla crisi. Con Emma maggior feeling, perché donne" Mercoledí 28.01.2009 11:00 Parliamo della crisi. E' d'accordo con l'a.d. di Fiat Sergio Marchionne, nel settore auto, rischiano il posto oltre 60mila lavoratori? "Sì, è un comparto che va tutelato. La Fiat, in particolare, pesa il 14% nella composizione del Pil italiano. Dà lavoro a oltre un milione e mezzo di addetti, considerando tutto l'indotto. E' un comparto che, a maggior ragione va protetto, quando negli Stati Uniti, in Francia e in Germania vengono varati piani a sostegno dei concorrenti del Lingotto". Epifani ha chiesto al Governo di aprire gli occhi e di non varare solo misure tampone. Sono sufficienti i 300 milioni circa che, secondo voci, il Governo si appresta a stanziare per il settore auto da convertire in incentivi alle vendite? "No, servono interventi concreti: se non si darà anche un sostegno al reddito dei consumatori non si andrà da nessuna parte. C'è bisogno di un piano a 360°. Poi bisogna puntare sulla ricerca e sull'innovazione". E cioè? "La Fiat è un gruppo già all'avanguardia nella produzione di vetture ecocompatibili. Deve cavalcare questo filone, visto che esporta molto anche all'estero". Una svolta green totale, insomma. Proprio come ha fatto Obama negli Stati Uniti, facendo dell'attenzione all'ambiente un principio ispiratore di tutta la politica industriale. Un nuovo settore su cui puntare per trainare tutta l'economia di un Paese fuori dalla crisi... "Esatto e l'auto, comparto principe del nostro manifatturiero, può rappresentare la forza dell'Italia sui mercati. Dobbiamo ripartire da quello che sappiamo fare e tenere conto del nostro background. Dobbiamo, inoltre, approfittare della crisi anche per rimettere in moto il processo infrastrutturale che è un importante volano per l'economia del nostro Paese. Ci può aiutare anche a rimettere in moto il Mezzogiorno che è una priorità. Il Sud deve mettersi in linea con Nord e Centro. Le sofferenze bancarie sono aumentate proprio lì". A proposito di credito alle imprese, oggi Mediobanca ha adottato una gestione degli affidamenti più rigida e ha chiuso i rubinetti alla Ferretti, azienda marchigiana specializzata nella produzione degli yacht di lusso, finita in bancarotta. Quanto rischiano le nostre Pmi? C'è davvero un pericolo di credit crunch sui mercati? Oggi Tremonti ha convocato, proprio su questo, una riunione del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria... "E' un altro grande problema italiano. Fino ad oggi sembra che le nostre banche si trovino in una situazione migliore di quella in cui si trovano gli istituti americani, ma devono far chiarezza sullo stato di salute dei loro bilanci. Certo, ora è in atto una maggiore prudenza nel concedere il credito. Non dico che le nostre banche non stiano più concedendo fidi alle Pmi, ma si è sicuramente ristretta troppo la griglia per accedere ai finanziamenti bancari". < < pagina precedente pagina successiva >>

Torna all'inizio


Le conseguenze della crisi globale avranno l'effetto di uno sciame sismico anche sulle struttur... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Umbria)" del 29-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 29 Gennaio 2009 Chiudi Le conseguenze della crisi globale avranno l'effetto di uno sciame sismico anche sulle strutture imprenditoriali locali. Per questo è necessario operare su diversi fronti. Primo tra tutti quello della liquidità. Di questo e di possibili rimedi su quali strategie adottare si è parlato nell'ultima riunione del Comitato Interassociativo di Terni. All'incontro ha partecipato anche il presidente dell'Abi regionale, Alfredo Pallini, al quale è stato fatto presente l'aggravarsi della crisi di liquidità «dovuta soprattutto al prolungarsi dei tempi di attesa dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, che in alcuni casi raggiungono un anno dalla fornitura dei beni o servizi». In una regione come l'Umbria gli enti pubblici sono in alcuni casi i principali clienti delle aziende. La richiesta arrivata dal sistema economico locale è quella di un'abbreviazione dei tempi di pagamento e di una maggiore efficienza. In questo modo si potrebbe far fronte alla crisi di contante di cui soffre la maggior parte delle piccole e medie imprese ternane. Pallini, in rappresentanza del sistema bancario regionale, ha condiviso le problematiche sollevate dai vari presidenti e si è reso disposibile ad intraprendere un percorso contrassegnato da un continuo confronto fra imprese e banche per poter superare le difficoltà emerse. Ciò avverrà attraverso una serie di incontri tecnici a partire da quello già fissato con i responsabili dei consorzi fidi delle varie associazioni e con lo staff tecnico dell'Abi. L'obiettivo è facilitare il più possibile l'accesso al credito per chi in questo momento si trova a dover affrontare i costi del personale, le spese già sostenute e gli eventuali investimenti intrapresi per rimanere competitivi sul mercato. Nella provincia di Terni sono molte le aziende di piccole dimensioni che ora sono a rischio chiusura o ridimensionamento. «La crescente esigenza di trasparenza e collaborazione tra le imprese e il sistema bancario locale - ha detto Adriano Padiglioni, coordinatore del Comitato - rappresenta l'elemento di piena condivisione». C. Pro.

Torna all'inizio


Aumentano nel Senigalliese le aziende finanziate tramite lo strumento dei Consorzi Fidi. I d... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Ancona)" del 29-01-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Pesaro))

Argomenti: Revoca fidi

Giovedì 29 Gennaio 2009 Chiudi Aumentano nel Senigalliese le aziende finanziate tramite lo strumento dei Consorzi Fidi. I dati sono della Cgia che segnala maggiori difficoltà in questo periodo per le piccole imprese nell'accesso al credito bancario, con pesanti conseguenze sull'occupazione. Lo scorso anno, infatti, 252 imprese artigiane delle valli Misa e Nevola sono state finanziate con la garanzia dei Consorzi Fidi per un totale di 13 milioni e 673mila euro, il 20% in più rispetto al 2007. Nel dettaglio, a godere dei finanziamenti sono state 85 aziende di Senigallia (3.485.000 euro), 69 di Ostra (5.178.000), 38 di Corinaldo (1.774.000), 37 di Ripe (2.147.000) e 23 di Ostra Vetere (1.089.000). Dati alla mano, la Cgia invita le istituzioni pubbliche e finanziarie a potenziare proprio il ruolo di questi strumenti mutualistici che consentono ai piccoli imprenditori di ottenere i finanziamenti. «Le imprese sono in difficoltà - spiega Marco Bazzucchi, presidente della Cgia di Senigallia - e chiediamo di valorizzare il ruolo dei consorzi e cooperative fidi dell'artigianato, strumento al quale si rivolge il 42% degli artigiani». Secondo l'Osservatorio della Cgia, gli artigiani nella provincia di Ancona fanno un uso accorto del credito: l'autofinanziamento fa la parte del leone (49,9%), seguito dal leasing (39,8%) e da forme di finanziamento agevolate (32,5%). Difficoltà di accesso al credito che spingerebbe molte aziende a ricorrere alla cassa integrazione e agli ammortizzatori sociali dell'Ebam (Ente bilaterale dell'artigianato). «I segnali persistenti della crisi economica - concludono alla Cgia - purtroppo sono presenti anche nel Senigalliese e in questi momenti tutti gli attori del territorio devono fare la loro parte».

Torna all'inizio


Dalla Bcc anticipi a tasso zero ai lavoratori in cassa integrazione (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 29-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

FAENZA pag. 8 Dalla Bcc anticipi a tasso zero ai lavoratori in cassa integrazione Francesco Scardovi, presidente della Bcc LA BANCA di Credito Cooperativo Ravennate e Imolese va incontro alle decine e decine di di lavoratori in Cassa integrazione guadagni. Le erogazioni da parte dell'Inps delle somme dovute ai lavoratori, nei casi in cui si ricorre alla cassa integrazione straordinaria, avvengono infatti con tempistiche che in alcuni casi non consentono ai lavoratori di disporre con regolarità del reddito necessario per sè e le proprie famiglie. Così la Bcc ha aderito alla convenzione stipulata dalla Federazione Bcc dell'Emilia Romagna con le organizzazioni sindacali, per offrire ai lavoratori di imprese in crisi, l'opportunità di poter disporre con rapidità, a titolo di anticipo, di una quota di ciò che riceveranno dall'Inps una volta definita la pratica di cig'. La Bcc concederà finanziamenti individuali fino ad un importo massimo di circa 9mila euro, con durata massima di 9 mesi, in rate mensili. Gli importi individuali e questo è importante saranno concessi a tasso zero. «Il vantaggio per la Bcc in questo particolare frangente non c'è spiegano in banca Noi siamo una banca di credito cooperativo e per Statuto dobbiamo stare vicino alle persone, alle imprese, per dare una mano al territorio. Non possiamo nemmeno definirla un'idea di marketing, perchè non lo è». L'iniziativa si affianca a quanto la Bcc aveva attuato in dicembre, a sostegno delle famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate dei mutui casa, prevedendo il pagamento, per un massimo di 12 mesi, della sola quota interessi con slittamento in avanti dell'ammortamento del mutuo e la sospensione, per un massimo di 12 mesi, delle rate, con slittamento dell'ammortamento del mutuo. Qualora il mutuatario richieda l'intervento per problemi occupazionali accertati, la nuova facilitazione accordata sarà a tasso zero. Infine, la Bcc ha sottoscritto l'accordo con la Regione, i Consorzi fidi, Unioncamere Emilia-Romagna, per favorire e garantire la possibilità di accesso, da parte delle piccole e medie imprese, al credito bancario a breve e medio termine. L'accordo, che durerà sino a finre 2009, prevede che il sistema bancario metta a disposizione un plafond complessivo di un miliardo di euro, a tassi di interesse di particolare favore, collegati all'Euribor, per finanziamenti a breve e medio termine. Image: 20090129/foto/8766.jpg

Torna all'inizio


Artigiancredito, ora anche Confidi 107 al fianco delle imprese toscane (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 29-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Artigiancredito, ora anche Confidi 107 al fianco delle imprese toscane (29/1/2009 11:35) | (Sesto Potere) - Firenze - 29 gennaio 2009 - Artigiancredito Toscano (ACT), è il primo consorzio fidi in Italia a essere iscritto da Banca d?Italia nell?Elenco Speciale degli Intermediari Finanziari, previsto dall?articolo 107 del TUB, e a ricevere l?autorizzazione ad operare nel mercato regolato del credito. Sorto dalla fusione dei diciotto confidi provinciali promossi in Toscana da CNA e Confartigianato, ACT è il primo confidi in Italia a ricevere questo prestigioso riconoscimento che consentirà alla società di rilasciare garanzie alle imprese associate equivalenti a quelle bancarie. Ciò si tradurrà per le imprese in migliori opportunità di accesso al credito in termini sia di finanziabilità delle operazioni sia di livello dei tassi, sensibilmente più vantaggiosi di quelli ordinari. ACT potrà inoltre operare anche in favore di altri soggetti, come ad esempio i dipendenti delle stesse imprese. La decisione di Banca d?Italia è giunta dopo una minuziosa istruttoria che ha verificato la sussistenza dei requisiti patrimoniali di ACT rispetto alle garanzie rilasciate e all?operatività programmata nel prossimo triennio e l?adeguatezza dell?organizzazione aziendale con particolare riferimento al sistema dei controlli interni. CNA e Confartigianato toscane, consapevoli delle difficoltà che la crisi mondiale ha riversato sulle piccole imprese anche per l?accesso al credito, evidenziano che ACT, in virtù dell?accresciuto valore delle garanzie, destinate a essere decisive per ottenere interventi di ristrutturazione finanziaria - così preziosi in tempi di recessione per contenere gli oneri finanziari - e affidamenti a breve necessari per sopperire alle esigenze del ciclo produttivo, potrà rappresentare un sostegno ancora più efficace che in passato. Questi interventi sono già stati sperimentati con successo nell?ultimo trimestre dell?anno, quando nel pieno della crisi che ha sconvolto i mercati finanziari il Consiglio di Amministrazione di ACT, in piena sintonia con le istanze del sistema imprenditoriale rappresentate da CNA e Confartigianato toscane, lanciò una campagna per sostenere le imprese che ha condotto a risultati molto positivi: tra ottobre e dicembre sono state infatti garantite operazioni per circa 200 milioni di euro, con un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo del 2007. ACT continuerà comunque a sostenere le imprese che, nonostante la crisi, porteranno avanti nuovi progetti, nella consapevolezza che il rilancio degli investimenti materiali e immateriali permetterà un più veloce superamento del ciclo negativo. Nel 2008 quasi il 41% delle garanzie rilasciate da ACT sono state finalizzate a finanziamenti richiesti per la realizzazione di investimenti aziendali. Per conseguire questo obiettivo ACT affiancherà la Regione Toscana, di cui costituisce strumento funzionale per le politiche in favore dell?artigianato, contribuendo al successo degli interventi decisi dalla Giunta Regionale nella seduta dello scorso 15 dicembre per sostenere le imprese toscane, con particolare riferimento alle contro-garanzie pubbliche gestite da Fidi Toscana. Inoltre, CNA e Confartigianato toscane hanno chiesto ad ACT, per soddisfare la domanda di quelle imprese che non dovessero accedere agli aiuti previsti dai provvedimenti regionali, di mettere a loro disposizione un plafond di dieci milioni di euro per l?accesso a prodotti già sperimentati con successo, proposti a tassi equivalenti a quelli previsti dall?accordo Regione - Banche. Tali prodotti, immediatamente disponibili e promossi anche dal sistema associativo, permetteranno di contrastare le tensioni che sempre più spesso le imprese riscontrano nella ricerca di finanziamenti. CNA e Confartigianato toscane si augurano che, nel condurre nella nuova dimensione di intermediario vigilato questa attività di sostegno delle imprese a fronte di una crisi che le potrebbe decimare, su ACT possano ora convergere anche contributi da parte di altri enti o istituti come ad esempio Camere di Commercio, dai Comuni e dalle Province.

Torna all'inizio


Credito: una Pmi veneta su quattro alle prese con la stretta sui fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Credito: una Pmi veneta su quattro alle prese con la stretta sui fidi PADOVA. è sempre più grave la crisi tra Pmi e banche. Questo, in sintesi, il risultato della nuova indagine regionale realizzata da Apiveneto Fidi su un campione di oltre 320 piccole e medie imprese. Il confidi regionale del sistema Confapi Veneto conta 1.500 piccole e medie imprese associate e opera in convenzione con oltre 20 istituti di credito. Dal confronto con la ricerca precedente arriva la conferma del perdurare della crisi dei rapporti tra Pmi e sistema bancario. Rispetto a tre mesi fa, è soprattutto l'ulteriore stretta sulla concessione di credito ad allarmare: il 25% delle imprese ha visto una riduzione dei fidi originari (contro il 14%) e il 16% il rifiuto di nuovo credito (10%). Inoltre ben il 59% delle imprese dichiara variazioni nei rapporti con i propri istituti di credito, contro il 56,5% della precedente rilevazione. Analizzando i singoli motivi di sofferenza, si scopre che il 53% ha registrato un aumento delle condizioni praticate: in particolare l'aumento medio di spese e commissioni è pari al 15%, con punte del 70%, mentre per quanto riguarda gli aumenti degli spread nel 46% dei casi è compreso tra lo 0,26% e lo 0,75% e in un significativo 37% oltre lo 0,76%. A richiedere maggiori rientri sono soprattutto i grandi gruppi (52%), seguiti dalle banche popolari (43%), crediti cooperativi solo per il 5%.

Torna all'inizio


credito: una pmi veneta su quattro alle prese con la stretta sui fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Venezia, La" del 30-01-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino di Padova, Il)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 13 - Economia Credito: una Pmi veneta su quattro alle prese con la stretta sui fidi PADOVA. è sempre più grave la crisi tra Pmi e banche. Questo, in sintesi, il risultato della nuova indagine regionale realizzata da Apiveneto Fidi su un campione di oltre 320 piccole e medie imprese. Il confidi regionale del sistema Confapi Veneto conta 1.500 piccole e medie imprese associate e opera in convenzione con oltre 20 istituti di credito. Dal confronto con la ricerca precedente arriva la conferma del perdurare della crisi dei rapporti tra Pmi e sistema bancario. Rispetto a tre mesi fa, è soprattutto l'ulteriore stretta sulla concessione di credito ad allarmare: il 25% delle imprese ha visto una riduzione dei fidi originari (contro il 14%) e il 16% il rifiuto di nuovo credito (10%). Inoltre ben il 59% delle imprese dichiara variazioni nei rapporti con i propri istituti di credito, contro il 56,5% della precedente rilevazione. Analizzando i singoli motivi di sofferenza, si scopre che il 53% ha registrato un aumento delle condizioni praticate: in particolare l'aumento medio di spese e commissioni è pari al 15%, con punte del 70%, mentre per quanto riguarda gli aumenti degli spread nel 46% dei casi è compreso tra lo 0,26% e lo 0,75% e in un significativo 37% oltre lo 0,76%. A richiedere maggiori rientri sono soprattutto i grandi gruppi (52%), seguiti dalle banche popolari (43%), crediti cooperativi solo per il 5%.

Torna all'inizio


artigiancredito farà la banca: credito facile per le imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 5 - Livorno Artigiancredito farà la banca: credito facile per le imprese Bankitalia dà l'ok, il consorzio rilascerà garanzie come un qualsiasi istituto di credito LIVORNO. «Ora la Cna ha uno strumento ancora più incisivo per aiutare le imprese in questa difficile congiuntura economica e finanziaria, che vede le aziende, anche le più strutturate, a corto di liquidità: la "promozione" ottenuta da Artigiancredito Toscano (Act) da parte della Banca d'Italia lo rende il primo consorzio fidi in Italia a essere iscritto nell'Elenco Speciale degli Intermediari Finanziari, previsto dall'articolo 107 del Testo Unico Bancario, e gli permette di operare nel mercato regolato del credito». A dare l'annuncio è Daniele Giusti, presidente della Cna provinciale di Livorno, il cui settore credito in questi anni ha contribuito non poco a sostenere le aziende sia nei periodi di difficoltà che negli investimenti. Nel 2008 la filiale provinciale di Livorno e gli uffici credito della Cna, hanno permesso l'accesso al credito agevolato a 480 aziende, per un controvalore di 34 milioni di euro di finanziamenti, con un'impennata sul finire d'anno. Artigiancredito Toscano (sorto dalla fusione dei diciotto confidi provinciali, tra cui anche quello di Livorno, promossi in Toscana da Cna e Confartigianato), potrà rilasciare garanzie alle imprese associate equivalenti a quelle bancarie. Ciò si tradurrà per le imprese in migliori opportunità di accesso al credito in termini sia di finanziabilità delle operazioni sia di livello dei tassi, sensibilmente più vantaggiosi di quelli ordinari. Le difficoltà che la crisi mondiale ha riversato sulle piccole imprese anche per l'accesso al credito, hanno reso le garanzie come quelle rilasciate da Act decisive per ottenere interventi di ristrutturazione finanziaria - così preziosi in tempi di recessione per contenere gli oneri finanziari - e affidamenti a breve necessari per sopperire alle esigenze del ciclo produttivo. Nei mesi scorsi il consiglio di amministrazione di Act, in piena sintonia con le istanze del sistema imprenditoriale rappresentate da Cna e Confartigianato toscane, ha lanciato una campagna per sostenere le imprese che ha condotto a risultati molto positivi: tra ottobre e dicembre sono state infatti garantite operazioni per circa 200 milioni di euro, con un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo del 2007.

Torna all'inizio


<Credito, costi aumentati per sei aziende su 10> (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: ECOVUOTA - data: 2009-01-30 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Ricerca Confapi «Credito, costi aumentati per sei aziende su 10» VENEZIA — «Non notiamo grande sforzo delle banche per aiutare il sistema produttivo. A dispetto dei tanti proclami è stato fatto molto poco, in concreto, per sostenere le Pmi e la situazione si è aggravata». Lo sostiene Gianni Tommasi, presidente di Apiveneto Fidi, sulla base di un'indagine su un campione di 320 imprese regionali. Secondo gli interpellati, in quasi sei casi su 10 il rapporto con il proprio istituto di credito ha subito una variazione rispetto ad appena tre mesi fa in termini di aumento delle condizioni praticate, soprattutto spese e spread. Nel 9% dei casi è stata registrata una richiesta improvvisa di rientro degli affidamenti. Il fenomeno, fa notare l'associazione, non riguarda in egual misura tutte le banche. A richiedere maggiori rientri sarebbero soprattutto i grandi gruppi bancari (52%), seguiti dalle popolari (43%), mentre il fenomeno tocca il credito cooperativo solo per il 5%. Il rifiuto di nuovo credito, invece, vede le banche popolari coinvolte nel 64% dei casi, i gruppi bancari nazionali con il 33%, il credito cooperativo per il 3%. «In questo contesto - prosegue Tommasi - preoccupano le dichiarazioni di alcuni amministratori delegati delle principali banche italiane a margine del recente incontro con il governatore Draghi, che appaiono in netta contrapposizione con i dati delle imprese. Non è vero, ad esempio, che l'erogazione del credito sia in calo per una diminuzione della domanda legata alla recessione: le imprese continuano a chiedere aiuto per investire, ma non ottengono le risorse».

Torna all'inizio


Fidi Apiveneto: altra stretta sul credito a pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Arena.it, L'" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Fidi Apiveneto: altra stretta sul credito a pmi FINANZA E IMPRESA. A distanza di tre mesi dall'ultima indagine, il consorzio lancia l'allarme Riduzione dei fidi per il 25% di aziende contro il 14% di novembre. Maggiori restrizioni da Popolari e grandi banche 30/01/2009 rss e-mail print Crisi della finanza: stretta sul credito alle pmi da parte delle banche È sempre più grave la crisi tra Pmi e banche. Questo, in sintesi, il risultato della nuova indagine regionale realizzata da Apiveneto Fidi su un campione di oltre 320 piccole e medie imprese. Dal confronto con la ricerca precedente, che risale a novembre, arriva la conferma del perdurare della crisi dei rapporti tra Pmi e sistema bancario, che proprio con l'inizio del nuovo anno sembra avere raggiunto l'apice. RIDUZIONE DEI FIDI. Rispetto a tre mesi fa, è soprattutto l'ulteriore stretta sulla concessione di credito a costituire un segnale allarmante: il 25% delle imprese ha visto una riduzione dei fidi originari (contro il 14%) e il 16% il rifiuto di nuovo credito (10%). Inoltre ben il 59% delle imprese dichiara variazioni nei rapporti con i propri istituti di credito, contro il 56,5% della precedente rilevazione. Analizzando i singoli motivi di sofferenza - che spesso risultano essere concomitanti - si scopre così cheil 53% ha registrato un aumento delle condizioni praticate (tre mesi fa erano il 45,5%): in particolare l'aumento medio di spese e commissioni è pari al 15%, ma si evidenziano anche punte del 70%, mentre per quanto riguarda gli aumenti degli spread nel 46% dei casi è compreso tra lo 0,26% e lo 0,75% e in un significativo 37% oltre lo 0,76%. CRUNCH DELLE BANCHE. Ancora una volta, però, i fenomeni evidenziati non coinvolgono tutti gli istituti di credito in uguale misura: a richiedere maggiori rientri sono soprattutto i grandi gruppi bancari (52%), seguiti dalle banche popolari (43%), mentre il fenomeno tocca i crediti cooperativi solo per il 5%. Il rifiuto di nuovo credito, invece, vede le banche popolari coinvolte nel 64% dei casi, i gruppi bancari nazionali con il 33%, i crediti cooperativi per il 3%. RINCARI SUI PRESTITI. Una classifica, questa, rispecchiata anche analizzando i rincari, praticati soprattutto da banche popolari (49%) e grandi gruppi bancari (43%) e in misura molto minore dai crediti cooperativi (8%). «Questi dati», sottolinea Gianni Tommasi, presidente di Apiveneto Fidi, «dimostrano che a dispetto dei tanti proclami sentiti nell'ultimo periodo è stato fatto molto poco, in concreto, per sostenere le Pmi e che addirittura la situazione si è aggravata rispetto allo scorso autunno. In altre parole non stiamo notando grande sforzo da parte delle banche per venire in aiuto del sistema produttivo travolte da problemi che certamente le imprese non hanno contribuito a creare ma che si trovano inevitabilmente a pagare». In questo contesto, dice Tommasi, «preoccupano per le dichiarazioni fatte da alcuni amministratori delegati delle principali banche italiane a margine del recente incontro con il governatore Draghi, che appaiono in netta contrapposizione con i dati riferitici dalle imprese. Non è vero, ad esempio, che l'erogazione del credito è in calo per una diminuzione della domanda legata alla recessione: i nostri dati e la nostra operatività dimostrano che le imprese continuano a chiedere aiuto per poter investire, ma non ottengono le risorse necessarie a sostenere il proprio sviluppo». Il confidi regionale del sistema Confapi Veneto conta 1.500 piccole e medie imprese associate appartenenti a tutti i settori produttivi (manifatturiero, commercio, servizi) ed opera in convenzione con oltre 20 istituti di credito a carattere sia locale che nazionale.

Torna all'inizio


TOSCANA: CONFESERCENTI, IN 2008 HANNO CHIUSTO 7 MILA IMPRESE. (sezione: Revoca fidi)

( da "Asca" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

TOSCANA: CONFESERCENTI, IN 2008 HANNO CHIUSTO 7 MILA IMPRESE (ASCA) - Firenze, 30 gen - In Toscana, nel 2008, hanno chiuso oltre settemila imprese nei settori del commercio, del turismo e dei servizi. A lanciare l'allarme e' la Confesercenti regionale, sulla base di dati di Unioncamere. Al 30 settembre il saldo tra chiusure (6.737) e nuove aperture (4.568) e' negativo di 2.169 imprese. ''Quando conosceremo ufficialmente i dati del 2008 - afferma Massimo Vivoli, presidente di Confesercenti Toscana - supereremo certamente 3.000 unita'. Tra titolari, collaboratori e dipendenti circa 10.000 persone hanno quindi gia' perso il posto di lavoro. Si tratta di settori, - precisa il presidente di Confesercenti - nei quali non esiste nessun paracadute tipo la Cassa Integrazione Guadagni. E' come se una grande azienda industriale chiudesse i battenti nel silenzio piu' generale del Paese''. Secondo stime dell'Ufficio studi di Confesercenti il 2009 non sara' certamente migliore. Su scala nazionale chiuderanno altre 60 mila imprese, ci saranno 120 mila nuovi disoccupati e la Toscana vi contribuira' con altre 4 mila imprese costrette a cedere il passo. ''La proposta che avanziamo - sostiene Vivoli - e' che si chiami subito attorno ad un tavolo il sistema bancario, i Consorzi Fidi e le organizzazioni imprenditoriali per definire un quadro di interventi finanziari e di iniziative capaci di ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare l'economia turistica e salvaguardare il patrimonio occupazionale della Toscana''. afe/res/rob (Asca)

Torna all'inizio


CdC Pisa: come reagire alla crisi globalizzata economico-finanziaria (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CdC Pisa: come reagire alla crisi globalizzata economico-finanziaria (30/1/2009 11:02) | (Sesto Potere) - Pisa - 30 gennaio 2009Si è riunito alla Camera di Commercio di Pisa il Tavolo che vede istituzioni, associazioni di categoria e banche della provincia insieme per affrontare il problema dell?accesso al credito nell?attuale situazione di crisi. L?iniziativa, promossa dal presidente Pierfrancesco Pacini, fa seguito ad un primo incontro del novembre 2008, nel quale la Camera si propose quale interlocutore privilegiato tra il mondo imprenditoriale e gli istituti di credito. Le cause della sofferenza creditizia sostanzialmente la riduzione dei volumi, e quindi del fatturato e la carenza di liquidità, aggravata da una contrazione dei margini per una politica di prezzi più contenuti. Ne consegue l?importanza sempre maggiore del ricorso al credito da parte delle imprese, soprattutto di piccole e piccolissime dimensioni, in difficoltà sia nel caso di una prima richiesta, sia rispetto ai fidi già concessi, per i quali viene riscontrata una eccessiva rigidità gestionale. Anche medie imprese molto solide della provincia segnalano gravi difficoltà per richieste di fidi importanti, in relazione ai grandi investimenti. In sostanza, alle banche è stato chiesto: - Autonomia decisionale delle sedi locali degli Istituti nazionali; - Trasparenza nel costo dei servizi e possibilità del cliente di selezionare tra i servizi addebitati; - Consentire un approccio al rientro del credito privilegiando modalità di consolidamento e rischedulazione del debito; - Adattare velocemente tassi attivi e passivi praticati all?andamento dei tassi di riferimento; - Adottare una politica di factoring più realisticamente riferita al rischio effettivo in modo da far utilizzare in modo più ampio lo strumento. Il mondo associativo si propone di promuovere fra le imprese una più capillare conoscenza del sistema dei Consorzi Fidi, creare una banca dati comune dell?andamento del credito, fornire alla Banche elementi aggiornati di conoscenza dei settori e delle attività. Il sistema bancario ha dichiarato che, nonostante la crisi, non esiste alcun imput alla restrizione del credito e che l?aumentato costo dei servizi fa parte di un rimodellamento fisiologico dopo l?andamento degli ultimi anni. Certamente non si è negata una maggiore prudenza “ma - hanno ricordato le banche - è fondamentale non tenere in vita imprese “decotte” per tutelare i progetti più seri e meritevoli”. Per rispondere ai tempi eccessivamente dilatati delle pratiche alcuni istituti intendono accorciare, già nei prossimi giorni, la filiera decisionale tra agenzia locale e direzione. Secondo altri la soluzione invece sta nelle nuove autonomie concesse dalla direzione generale alla rete delle filiali. Ma il problema in effetti esiste e – riconosciuto dall?unanimità dell?assemblea - solo una rinnovata capacità di dialogo e di reciproca fiducia può davvero traghettare il tessuto economico fuori dalla crisi.

Torna all'inizio


La denuncia dell'Api del Veneto: le banche tagliano ancora di più sui crediti (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 30-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La denuncia dell'Api del Veneto: le banche tagliano ancora di più sui crediti Venerdì 30 Gennaio 2009, Venezia Piccole e medie imprese venete sempre nel mirino delle banche. Il dati della nuova indagine regionale di Apiveneto Fidi evidenziano una maggiore criticità rispetto alla rilevazione dello scorso novembre: il 53% delle Pmi ha riscontrato un aumento delle condizioni praticate, il 25% una riduzione dei fidi ordinari, il 16% il rifiuto di nuovo credito. Continua dunque il momento difficile per i rapporti tra Pmi e sistema bancario, anzi a dispetto delle dichiarazioni di intenti registrate recentemente le difficoltà sembrano essersi acuite ulteriormente nell'ultimo periodo: è questo, in sintesi, il risultato della nuova indagine regionale realizzata da Apiveneto Fidi su un campione di oltre 320 piccole e medie imprese. La ricerca costituisce l'aggiornamento di un'analoga indagine realizzata lo scorso novembre, nell'ambito dell'attività costante di monitoraggio realizzata da Apiveneto Fidi, il confidi regionale del sistema Confapi Veneto che conta 1.500 imprese PMI associate appartenenti a tutti i settori produttivi (manifatturiero, commercio, servizi) ed opera in convenzione con oltre 20 istituti di credito a carattere sia locale che nazionale. Rispetto a tre mesi fa, infatti, ben il 59% delle imprese dichiara variazioni nei rapporti con i propri istituti di credito, contro il 56,5% della precedente rilevazione. Analizzando i singoli motivi di sofferenza - che spesso risultano essere concomitanti - si scopre così che ben il 53% ha registrato un aumento delle condizioni praticate (tre mesi fa erano il 45,5%): in particolare l'aumento medio di spese e commissioni è pari al 15%, ma si evidenziano anche punte del 70%, mentre per quanto riguarda gli aumenti degli spread nel 46% dei casi è compreso tra lo 0,26% e lo 0,75% e in un significativo 37% oltre lo 0,76%. Ma è soprattutto l'ulteriore stretta sulla concessione di credito a costituire un segnale allarmante: il 25% delle imprese ha visto una riduzione dei fidi originari (contro il 14%) e il 16% il rifiuto di nuovo credito (10%). Ancora una volta, però, i fenomeni evidenziati non coinvolgono tutti gli istituti di credito in uguale misura: a richiedere maggiori rientri sono soprattutto i grandi gruppi bancari (52%), seguiti dalle banche popolari (43%), mentre il fenomeno tocca i crediti cooperativi solo per il 5%. Il rifiuto di nuovo credito, invece, vede le banche popolari coinvolte nel 64% dei casi, i gruppi bancari nazionali con il 33%, i crediti cooperativi per il 3%. Una classifica, questa, rispecchiata anche analizzando i rincari, praticati soprattutto da banche popolari (49%) e grandi gruppi bancari (43%) e in misura molto minore dai crediti cooperativi (8%). «Questi dati - sottolinea Gianni Tommasi, presidente di Apiveneto Fidi - dimostrano che a dispetto dei tanti proclami sentiti nell'ultimo periodo è stato fatto molto poco, in concreto, per sostenere le PMI e che addirittura la situazione si è aggravata rispetto allo scorso autunno».

Torna all'inizio


un milione di credito alle piccole imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sì degli istituti bancari al piano straordinario ideato dalla Camera di Commercio per arginare la crisi di liquidità Un milione di credito alle piccole imprese Finanziamenti in due tranche, le domande a partire dal 10 febbraio Subito un milione di euro per arginare la crisi delle piccole imprese padovane. La Camera di Commercio vara il piano anti-crisi e, aderendo all'invito del suo presidente Roberto Furlan («Agire subito, senza perdere tempo»), traduce nei fatti l'intesa con banche e confidi del territorio: il 10 febbraio via alla prima tranche di 500 mila euro per agevolare l'accesso al credito delle aziende. L'accordo è stato raggiunto tra l'ente e i principali istituti del territorio, per accelerare e rendere immediatamente operativa l'operazione straordinaria che vede la Camera di Commercio impegnata a sostenere il circuito produttivo in questa delicata fase economica. Alla riunione decisiva hanno preso parte i rappresentanti di Cassa di Risparmio del Veneto, Antonveneta, Banca Popolare di Verona, Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Federazione veneta banche del credito cooperativo; nonché i vertici di ApiVeneto Fidi, Artigianfidi Padova, Confiditer, Eurofidi Veneto, Antenore, Terfidi Veneto, Unionfidi e Usarci Fidi. Se nella riunione precedente, nell'ambito di Unioncamere Veneto, tutte e sette le Camere regionali avevano assunto la decisione di intervenire, ciascuna secondo le sue capacità, per sostenere il sistema economico locale, quella padovana è una delle prime azioni che si concretizzano a Nordest. Il contributo straordinario, come detto, sarà operativo dal prossimo 10 febbraio: da quel giorno le imprese potranno inoltrare le domande di accesso al credito ai Confidi e nell'arco di 30 giorni, al massimo, riceveranno la risposta. Come evidenzia il presidente Furlan, «Fra i ruoli delle Camere di commercio c'è anche quello di intervenire sull'accesso al credito e i costi finanziari, soprattutto in un momento come l'attuale dove la redditività è in forte calo e la liquidità è scarsa. Con questa decisione noi raddoppiamo lo sforzo consueto, la giunta camerale ha deciso di agire subito con azioni concrete». Lo stanziamento è destinato ad accrescere la dotazione dei fondi di garanzia dei Confidi. «Con l'accordo raggiunto diamo il via alla prima tranche di fondi, intervenendo con tempestività attraverso meccanismi di erogazione semplici e di facile gestione per le imprese», conclude Furlan «a ciò si accompagnerà un costante monitoraggio per studiare eventuali interventi successivi sulla base delle domande presentate. Istituti di credito e quello dei Confidi hanno compreso quanto sia fondamentale, oggi, riuscire a contenere i costi e i tassi di interesse sui finanziamenti accesi».

Torna all'inizio


Napoli, minori a rischio: da 15 mesi il Comune non dà soldi alle comunità (sezione: Revoca fidi)

( da "Unita, L'" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Napoli, minori a rischio: da 15 mesi il Comune non dà soldi alle comunità L'allarme degli operatori sociali: 500 piccoli da zero a 14 anni stanno per essere dimessi dalle strutture protette e rimandati in situazioni di violenza, abusi e disagio. Ieri la fiaccolata delle comunità. Napoli si chiede chi protegge i suoi bambini. 500 piccoli abusati, maltrattati, vittime di famiglie con situazioni di alcolismo o tossicodipendenza o disagi psichiatrici, stanno per essere dimessi dalle comunità che li accolgono. Il motivo è solo economico: il Comune, alle prese con gli scandali e l'emergenza rifiuti, non paga più le rette né gli stipendi degli operatori dal novembre 2007. Il sistema è senza fondi da 15 mesi, gli operatori specializzati costretti ad andarsene e trovarsi un lavoro da commessi o segretarie. A lanciare l'allarme, con una lettera aperta al sindaco Iervolino e alla giunta partenopea, è il Cismai (Coordinamento Italiano Servizi contro Maltrattamento e Abuso all'Infanzia). Tre comunità hanno già chiuso, una dozzina di bimbi sono stati ricondotti nelle famiglie da cui provenivano (giudicate meno a rischio e comunque monitorate), decine di altri smistati in strutture diverse. «La dimissione precoce dei minori - scrive il Cismai - rappresenta in prospettiva un danno irreparabile per la loro evoluzione. La chiusura delle comunità rappresenta il fallimento della protezione attivata rigettandoli in bocca al lupo, in situazioni rischiose per l'integrità fisica e mentale». La Comunità Oikos, che ospita 7 bambini da 5 a 14 anni, ha organizzato ieri sera una fiaccolata sotto Palazzo San Giacomo e sta raccogliendo firme per una petizione. Il problema dei finanziamenti alle comunità a Napoli esiste da molti anni, ma era sempre stato risolto con provvedimenti tampone quali il ricorso a fidi bancari garantiti. Adesso però Napoli è in prima linea sulle vicende immondizia e appalti, soldi per le politiche sociali non ne spuntano. «È come se i nostri bambini - commenta provocatorio il responsabile di una struttura - fossero anche loro dei rifiuti». la fiaccolata A chi lavora nel settore le prospettive appaiono cupe. «C'è grande preoccupazione - ammette Marianna Giordano, psicologa e assistente sociale - le dimissioni degli operatori interrompono un rapporto di fiducia costruito negli anni. Ora chi si occuperà dei bambini? Ogni giorno ci chiedono che fine faranno. Trasferirli in altri comuni significa recidere legami, aggiungere un altro trauma». Dura l'analisi di Gianni Morelli, responsabile della comunità Oikos, che ieri ha guidato le fiaccole silenziose da piazza Matteotti al Municipio: «Quando hai convinto un bambino che vuoi proteggerlo e poi lo rimandi da dove viene, la tua credibilità si sgretola. Quando è che i nostri piccoli diventeranno, al di là delle parole, davvero un'emergenza?». E lancia un allarme persino più grave: «Comincia un effetto a catena: nessuna comunità vuole accogliere questi minori di cui non si sa chi pagherà la retta». FEDERICA FANTOZZI ROMA ffantozzi@unita.it

Torna all'inizio


Commercianti e albergatori <Al collasso per la stretta del credito> (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Firenze)" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CRONACHE pag. 16 Commercianti e albergatori «Al collasso per la stretta del credito» SCORTECCI: SUBITO UN ASSESSORATO AI SERVIZI IN REGIONE FIRENZE IL COMMERCIO toscano è a un passo dal collasso. I dati al 30 settembre del 2008 dicono che tra chiusure di vecchie attività e l'apertura di nuove c'è un saldo passivo di oltre duemila imprese. Che tradotto in occupazione, significa che tra titolari di negozi, dipendenti e collaboratori, circa 10mila persone hanno perso il posto di lavoro. A fronte di tutto questo, il 2009 si presenta per certi aspetti anche peggio. Da qui l'allarme del presidente regionale di Confesercenti Massimo Vivoli che chiede l'apertura di tavolo di confronto con «il sistema bancario, i Consorzi Fidi e le organizzazioni imprenditoriali per definire un quadro di interventi capaci di ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare l'economia turistica e salvaguardare il patrimonio occupazionale della Toscana». Secondo l'ufficio studi Confesercenti nell'anno in corso daranno forfait altre 4.000 imprese: «Se si vogliono evitare nuove chiusure e conseguente disoccupazione continua Vivoli è determinante che le banche non chiedano rientri immediati dei crediti ed agevolino quelle imprese che intendono investire e innovare». Meno pesante l'analisti di Confcommercio Toscana, che comunque non nasconde le preoccupazioni. Tanto che il presidente regionale Piero Scortecci chiede l'istituzione di uno specifico assessore per il settore: «Per numero di imprese, fatturato e dinamicità, il terziario toscano esige una risposta concreta, dice Scortecci che per Confcommercio Toscana non può che essere l'istituzione di un assessorato dedicato ai servizi. TROPPO SPESSO, infatti, i servizi sono stati considerati in una funzione subordinata e subalterna all'industria mentre ogni anno di più si conferma il loro ruolo di settore preminente dell'economia regionale e come tale esige una programmazione specifica». Si nota inoltre che il saldo tra natalità e mortalità delle imprese non è negativo in ogni settore. Gli alberghi e i ristoranti aumentano in modo consistente (2,53%), confermando il turismo una delle risorse strategiche per il futuro dell'economia toscana. E proprio dal mondo degli alberghi arrivano forti critiche alle istituzioni. Federalberghi Toscana, attraverso il presidente Paolo Corchia (nella foto a destra con il suo predecessore Bernabò Bocca) accusa la Regione di avere «la società regionale di promozione ancora 'senza testa'' e priva di un minimo di strategia, un sistema di sostegno alle imprese attraverso lo strumento del credito agevolato quantitativamente insufficiente, una legge sulla classificazione delle imprese scritta in 'grigio burocratese'' senza dare ascolto a chi rappresenta le imprese». Un atto d'accusa che è stato scritto a chiare lettere nell'ordine del giorno approvato all'unanimità dall'ultimo consiglio direttivo di Federalberghi Toscana. Olga Mugnaini

Torna all'inizio


CHIEDE aiuto al governo toscano il presidente regionale della Confesercenti Massi... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Livorno)" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

PRIMO PIANO pag. 3 CHIEDE aiuto al governo toscano il presidente regionale della Confesercenti Massi... CHIEDE aiuto al governo toscano il presidente regionale della Confesercenti Massimo Vivoli mentre annuncia che, nel 2008, 7mila imprese dei settori commercio, turismo e servizi, hanno chiuso l'attività. Al 30 settembre il saldo negativo regionale era di 2.169, di cui 171 per la provincia di Livorno. «Chiediamo alla Regione dice Vivoli che si chiami subito attorno ad un tavolo, il sistema bancario i consorzi Fidi e le organizzazioni imprenditoriali per definire un quadro di interventi finanziari e di iniziative capaci di ridare ossigeno alle piccole e medie imprese, rilanciare l'economia turistica e salvaguardare il patrimonio occupazionale della toscana». La situazione è davvero critica: un bilancio 2008 negativo, che già il presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi aveva anticipato,ed un 2009 che parla, addirittura, di collasso del settore che, da solo, produce gran parte del PIL regionale e locale. Fra titolari, collaboratori e dipendenti circa 10mila persone hanno già perso il lavoro. «Si tratta di settori precisa Vivoli nei quali non esiste nessun paracadute tipo la cassa integrazione. E' come se una grande azienda industriali chiudesse i battenti nel silenzio più generale del Paese». Durante quest'anno, secondo la Confesercenti, chiuderanno, su scala nazionale 60mila imprese, 120mila disoccupati e la Toscana perderà oltre 4 mila imprese. Vivoli chiama in causa le banche. «Il credito alle imprese è sempre più difficile e costoso continua il presidente ed il fatto che operatori alle prese con queste difficoltà si rivolgano a finanziatori senza scrupoli o peggio cedano a forme di usura è un rischio da scongiurare». m.b.

Torna all'inizio


"Basta slogan, subito un piano anti-crisi" (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere Adriatico" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

La replica decisa dell'assessore Badiali: "I nostrisono interventi forti e concreti. Stessaattenzione per tutto il territorio marchigiano"Santinelli: "Corsia preferenziale per gli interinali" Cesaroni attacca la Regione e chiede più tutele per le imprese della Vallesina. Cresce l'esercito dei precari "Basta slogan, subito un piano anti-crisi" JESI - Che è tempo di intervenire lo ripetono in molti, ma la crisi che sta investendo anche la Vallesina come una sorta di tsunami - i dati sulla disoccupazione hanno registrato un'autentica impennata - riesce pure ad aprire un nuovo fronte di polemica in consiglio regionale. Tuona Enrico Cesaroni secondo cui è tempo di finirla con la politica degli slogan per poi rivendicare la giusta attenzione per le imprese della Vallesina costrette a fare i conti con la stretta creditizia. L'assessore regionale al Lavoro, Fabio Badiali, gli replica a stretto giro di posta parlando di interventi concreti e decisi. Preoccupa lo stato di salute del tessuto produttivo jesino e della Vallesina. Le grandi realtà devono fronteggiare il calo degli ordinativi, mentre le piccole e medie imprese risentono a cascata gli effetti della congiuntura negativa. Una crisi che non risparmia nessuno, a cominciare dalla New Holland dove 986 operai sono stati collocati in cassa integrazione a rotazione, mentre 85 interinali sono stati licenziati per il mancato rinnovo del contratto. Cesare Santinelli, consigliere comunale di An, auspica che azienda e sindacati diano vita ad un tavolo di lavoro congiunto "per monitorare, mese dopo mese, l'evolversi della crisi". Ma a creare allarme e tensioni è soprattutto la crisi del manifatturiero. "Un intervento forte, deciso e celere perchè siano messe in atto azioni a sostegno delle diverse aziende, in gravissima difficoltà, del distretto della Vallesina", è quanto sollecita Cesaroni. L'esponente di Fi rileva la situazione delle piccole e medie imprese che lavorano nel settore del legno e della meccanica "le quali rischiano di chiudere a causa dell'impasse economica" e "della ristrettezza dei crediti e dei fidi, che il sistema bancario sta facendo rientrare". "E' prioritario - afferma - salvare le aziende, vero motore sociale ed economico capace di creare occupazione e sviluppo. Non è affatto condivisibile lo slogan forgiato dalla Regione che grida resistere per poi ricostruire, perchè le aziende possono resistere se anche la Regione attiva una serie di garanzie presso il sistema bancario. La giunta deve poi intervenire sugli ammortizzatori sociali, prolungando le casse integrazioni ordinarie". L'assessore parla di interventi forti, decisi e celeri: "Le risorse - rileva Badiali - sono già state individuate con il bilancio 2009, predisposto all'insegna dell'equità, della solidarietà e del contrasto alla crisi annunciata. Il governo regionale affronta come sempre le situazioni di crisi con lo stesso impegno, in tutte le realtà territoriali interessate. La Vallesina ha la medesima attenzione che viene riservata alle altre zone in difficoltà, perchè la Regione ha posto il lavoro e le piccole e medie imprese al centro della propria azione amministrativa". Tra i provvedimenti che l'esecutivo sta varando - continua l'assessore - figurano quelli per sostenere il credito delle imprese, l'innovazione e riconversione. "La Regione dunque - osserva Badiali - si è mossa tempestivamente. Stiamo invece ancora aspettando la convocazione del governo centrale per conoscere le modalità d'intervento dello Stato a sostegno delle iniziative intraprese dalle Regioni". LUCA ANIMOBONO,

Torna all'inizio


BANCHE: CODACONS AVVIA AZIONE LEGALE CONTRO ISTITUTI CREDITO (sezione: Revoca fidi)

( da "Wall Street Italia" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Banche: Codacons avvia azione legale contro istituti credito di ANSA Addebiti illegittimi con commissioni su massimo scoperto -->(ANSA) - BARI, 31 GEN -Il Codacons e l'associazione Comitas hanno avviato azione legale contro le banche chiedendo rimborsi per la commissione di massimo scoperto. Appellandosi a una sentenza della Cassazione (n.870/2006), il Codacons e il Coordinamento delle micro-piccole-medie imprese per la tutela e l'assistenza sostengono che per anni le banche hanno addebitato troppo spesso in modo illegittimo la commissione di massimo scoperto sui fidi concessi. L'addebito, secondo le associazioni dei consumatori, e' avvenuto in aggravio agli interessi sulle somme utilizzate, invece che sulle somme non utilizzate, incassando a danno dei correntisti introiti ingiusti pari mediamente al 4-5% annuo sui fidi concessi. Cosi' facendo - e' precisato in una nota - gli istituti di credito hanno incassato ogni anno una cifra che si aggira attorno ai 39,7 miliardi di euro. Puo' agire alla nuova azione legale - e' scritto nella nota - ogni correntista o azienda italiana titolare di una o piu' linee di fido o anticipo fatture, anche nel caso in cui il rapporto bancario di riferimento sia gia' estinto, purche' non siano trascorsi dieci anni dall'estinzione. 'Ovviamente - conclude la nota - solo nei casi in cui la banca abbia calcolato la commissione in maniera non corretta, come da prassi diffusa'. (ANSA).

Torna all'inizio


Banche: Codacons avvia azione legale contro istituti credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Trend-online" del 31-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Banche: Codacons avvia azione legale contro istituti credito ANSA NEWS, clicca qui per leggere la rassegna di Ansa , 31.01.2009 19:37 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! (ANSA) - BARI, 31 GEN -Il Codacons e l'associazione Comitas hanno avviato azione legale contro le banche chiedendo rimborsi per la commissione di massimo scoperto. Appellandosi a una sentenza della Cassazione (n.870/2006), il Codacons e il Coordinamento delle micro-piccole-medie imprese per la tutela e l'assistenza sostengono che per anni le banche hanno addebitato troppo spesso in modo illegittimo la commissione di massimo scoperto sui fidi concessi. L'addebito, secondo le associazioni dei consumatori, e' avvenuto in aggravio agli interessi sulle somme utilizzate, invece che sulle somme non utilizzate, incassando a danno dei correntisti introiti ingiusti pari mediamente al 4-5% annuo sui fidi concessi. Cosi' facendo - e' precisato in una nota - gli istituti di credito hanno incassato ogni anno una cifra che si aggira attorno ai 39,7 miliardi di euro. Puo' agire alla nuova azione legale - e' scritto nella nota - ogni correntista o azienda italiana titolare di una o piu' linee di fido o anticipo fatture, anche nel caso in cui il rapporto bancario di riferimento sia gia' estinto, purche' non siano trascorsi dieci anni dall'estinzione. 'Ovviamente - conclude la nota - solo nei casi in cui la banca abbia calcolato la commissione in maniera non corretta, come da prassi diffusa'. (ANSA).

Torna all'inizio