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tARTICOLI DEL 23-27 dicembre 2008 # TOP
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Articoli
Revoca fidi (13)
Carlo Alberto Panigo è soddisfatto: <Positivo il
lavoro svolto in questi mesi> ( da "Cittadino, Il"
del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: la Cooperativa di Garanzia Fidi che opera con l'obiettivo di favorire l'accesso al credito bancario per gli operatori del Commercio, del Turismo e dei Servizi delle province di Milano e Lodi. Il nuovo servizio è allocato presso gli uffici dell'Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi della provincia di Lodi in via Haussmann 1.
Aggiriamo
il credit crunch con i fondi di garanzia
( da "Milano
Finanza (MF)" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: garanzia utilizzati dai Consorzi di Garanzia Fidi (Confidi) per circa 450 milioni di euro, ma si tratta di una misura tattica, che non potrà avere effetti sistemici. Sarebbe più efficace un incremento di queste risorse fino ad almeno 2 miliardi, unito al sostegno, guidato dallo Stato, degli enti locali e delle camere di commercio nella ripatrimonializzazione degli stessi Confidi.
"care
imprese, i tempi sono cambiati" - stefano parola
( da "Repubblica,
La" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: La differenza è che facciamo crediti piccoli e medi e non grandi fidi, che spesso finiscono per essere più dei debiti per le banche che per le imprese». La Bcc di Pianfei ha da poco messo a disposizione un fondo per finanziare alle imprese artigiane il pagamento delle tredicesime ai dipendenti. Una mossa audace?
Credito
e Pmi: Così la banca mi ha preso in giro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: qualche dubbio se siano sufficienti a garantire 50mila euro di fido. Di fronte alle nostra indignazione ci viene erogato un fido di cassa al tasso fisso del 5,5%, prendere o lasciare». Brambilla, con rabbia, riassume così la vicenda: della "capitalizzazione di fatto” non vi sarà traccia nei bilanci della società, e il rating bancario resterà uguale se non peggiorato.
Antiriciclaggio,
la verifica ignora l'origine del denaro
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: aggiornamento del fido, la scadenza di documenti prodotti in precedenza, le eventuali rinegoziazioni contrattuali, modifiche del profilo di rischio del cliente anche per la Mifid, eccetera. In sostanza, approfittando del «primo contatto utile», dato che l'articolo 22 del decreto 231/07 non fissa un termine di prescrizione al riguardo.
L'ATTUALE
SITUAZIONE SUGGERISCE UN CONFRONTO COSTANTE TRA I SOGGETTI IMPEGNATI PER LO
SVI... ( da "Mattino, Il (Caserta)"
del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: il consorzio di garanzia fidi del sistema confindustriale casertano, introducendo il consueto incontro annuale con i partner bancari. Un momento, questo, che va ben oltre, ormai, il tradizionale scambio di auguri con i rappresentanti del sistema creditizio territoriale, per assumere sempre più la veste di un vero e proprio meeting di lavoro,
GENERALE
BARDI, COSA CARATTERIZZA L'ATTIVITà SVOLTA DALLA GUARDIA DI FINANZA IN
CAMPANIA? &#... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: azienda piuttosto che accedere ad un fido bancario, fino a negoziare un assegno in banca. In quale settore il Corpo ha profuso maggiore impegno? «Sicuramente, oltre al tradizionale comparto del contrasto all'evasione fiscale, molto impegnativa è stata la lotta alla criminalità organizzata, sotto il profilo patrimoniale, con risultati sicuramente considerevoli.
Everel:
informazioni finanziarie al 30 novembre 2008 pag.1
( da "Trend-online"
del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Si informa che Banca Antoveneta ha comunicato che i fidi commerciali, pari ad euro 3,5 milioni, in scadenza al 1° gennaio 2009 non verranno rinnovati. Si segnala peraltro che l?ammontare dei fidi concessi dagli altri istituti di credito, al netto di quelli di Banca Antoveneta, sono comunque idonei per le esigenze del Gruppo.
Bilancio
2008, Fida-Confcommercio: Si chiuderà in pareggio
( da "Velino.it,
Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: ECO - Bilancio 2008, Fida-Confcommercio: Si chiuderà in pareggio Roma, 23 dic (Velino) - “Avevamo pronosticato un calo di vendite del 10 per cento per il 2008, e invece gli acquisti dell?ultima ora ci stanno salvando in zona Cesarini. Sembrerebbe che si finisca in pareggio rispetto all?
il
paravento legale dei lo piccolo - salvo palazzolo
( da "Repubblica,
La" del 24-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: fidato dei Lo Piccolo, tanto da finire poi in carcere. La compravendita aveva davvero tutti i crismi della trasparenza apparente: «Così doveva essere - dice ancora il questore - la tabaccheria doveva servire non solo a immettere somme di denaro all´interno del circuito legale, ma anche a guadagnare canali di credito con istituti bancari e finanziari»
Credito
e imprese: più sinergie ( da "Gazzetta di Reggio"
del 27-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Confidi Terziario Emilia Romagna società cooperativa) svolge l'attività di garanzia collettiva dei fidi contratti dai soci: è una cooperativa unitaria, in quanto nata per decisione comune delle associazioni imprenditoriali del terziario, ha come principale missione quella di agire a favore delle imprese socie, dei confidi soci e delle imprese loro aderenti.
SI
È TENUTA l'assemblea straordinaria di Artigiancredito Toscano Consorzio Fidi
delle picc... ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)"
del 27-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: straordinaria di Artigiancredito Toscano Consorzio Fidi delle picc... SI È TENUTA l?assemblea straordinaria di Artigiancredito Toscano Consorzio Fidi delle piccole e medie imprese, uno dei più rappresentativi consorzi italiani di garanzia per l?accesso al credito, promosso dalle associazioni regionali della piccola e media impresa di Cna e Confartigianato e dalla Regione Toscana.
Sopravvivere
alla crisi: Pmi, come finanziare l'operatività
( da "01net"
del 27-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Banche molto importanti mi hanno detto non solo di aver revocato i fidi alle aziende nelle due categorie di rating peggiore, ma di averle ?poste al rientro? (che, nel gergo bancario, vuol dire che tali imprese devono immediatamente restituire i fidi utilizzati, senza neanche un piano di ammortamento concordato con la banca).
( da "Cittadino, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Carlo Alberto Panigo
è soddisfatto: «Positivo il lavoro svolto in questi mesi» Carlo Alberto Panigo
è ottimista e soddisfatto. Il suo lavoro di commissario, designato da
Confcommercio con il compito di traghettare l'Unione del Commercio di Lodi
verso una riorganizzazione che ha affidato la gestione finanziaria all'Unione
di Milano, restituendo in via esclusiva il nuovo direttivo provinciale alla più
strategica funzione politico-sindacale è evidente e mostra chiaramente i suoi
frutti. In attesa di assistere nel nuovo anno all'elezione delle cariche
sociali, Panigo, 60 anni, presidente del mandamento di Rho (il più grande del
Milanese con i suoi 1800 associati), consigliere delegato del presidente
Sangalli per tutta la provincia di Milano-Monza, componente della giunta della
Camera di commercio di Milano, consigliere della Fondazione Fiera Milano-Rho e
consigliere del consorzio Fidicomet, in questa intervista fornisce la sua
lettura di questo anno di impegno sul territorio lodigiano. Dr. Panigo,
ricapitoliamo in via preliminare la vicenda dell'Unione del Commercio di Lodi.
Perché è stata commissariata l'anno scorso?Il commissariamento è stato
richiesto dalla giunta dell'Unione lodigiana e costituisce un passaggio tecnico
necessario per rafforzarne l'autonomia, sgravandola dalle incombenze
amministrative e attribuendo sistematicità ai rapporti con il
"sistema" metropolitano. Un percorso che ha richiesto diversi mesi. A
commissariamento concluso, verranno indette nuove elezioni che garantiranno al
futuro presidente provinciale un posto in seno al consiglio dell'Unione di
Milano.Il commissariamento è stata una mossa che porterà benefici all'Unione di
Lodi?L'attribuzione dei compiti amministrativi all'Unione di Milano oltre a
renderne disponibili i qualificati servizi anche in sede locale, ha permesso
sin da ora alle rappresentanze lodigiane di potersi dedicare a tempo pieno ai
rapporti con i circa 1.000 commercianti associati, ascoltandone le esigenze e
pianificando le strategie di crescita del comparto. Dobbiamo peraltro
sottolineare l'alta qualità dei servizi che vengono erogati e l'alta
professionalità dei nostri impiegati nella struttura lodigiana, che in questi
anni hanno sempre lavorato con impegno, serietà e senso di responsabilità.E il binomio
con Codogno?Le due associazioni territoriali, Lodi e Codogno, stanno portando
avanti in maniera sinergica ed efficace l'attività sindacale. Tale sforzo deve
essere indirizzato verso un rafforzamento delle strutture che dovranno in
futuro arrivare a pensare e a ragionare come un unico organismo
provinciale.Come sarà l'Unione del commercio che uscirà da questo periodo di
commissariamento?Sarà una struttura più vicina ai propri associati, un
organismo attento a coglierne tempestivamente i bisogni e assecondarne le
necessità. L'alleanza strategica con i grandi cugini della metropoli, sarà
capace di portare in dote al Lodigiano l'eccellenza dei servizi e un migliore
accesso al credito. Con un sogno, nel cassetto, da trasformare in realtà:
rilanciare il commercio nei centri cittadini, in un connubio che assieme agli
esercenti finisca per far beneficiare la qualità della vita degli stessi
comuniFacciamo un bilancio di quanto realizzato in questi mesi. Cosa si è fatto
nel corso di quest'anno?Nel corso dell'anno si è lavorato molto sul fronte
degli associati. Abbiamo aperto la nostra struttura a nuovi soci e con ciò
abbiamo voluto dare maggior peso all'associazione. Contemporaneamente abbiamo
portato avanti l'attività istituzionale, implementando i rapporti con le
amministrazioni comunali del territorio, in particolar modo con le città
principali Lodi e Sant'Angelo Lodigiano, e ovviamente con l'ente
provinciale.Per fronteggiare i venti di crisi, si è consolidata la presenza sul
territorio di Fidicomet, la Cooperativa di Garanzia Fidi
che opera con l'obiettivo di favorire l'accesso al credito bancario per gli operatori del Commercio, del Turismo e dei Servizi delle
province di Milano e Lodi. Il nuovo servizio è allocato presso gli uffici
dell'Unione del Commercio, del Turismo e dei Servizi della provincia di Lodi in
via Haussmann 1. Attraverso Fidicomet le imprese possono ottenere
credito a tasso agevolato, con la possibilità di ulteriori abbattimenti
derivanti dalla cooperazione con le principali Istituzioni locali. Cosa propone
l'Unione ai commercianti un po' frastornati dalla situazione attuale? L'Unione
da sempre porta avanti un discorso di formazione e di aggiornamento. Non
possiamo tacere a questo proposito l'impegno e l'attività della Scuola
Superiore del Commercio e del Capac, da sempre al servizio delle piccole e
grandi imprese commerciali sul fronte dell'aggiornamento tecnico, economico e
amministrativo dei titolari e degli addetti.Le categorie come hanno risposto
alle sue sollecitazioni?Direi molto bene, tutte hanno lavorato con impegno e
professionalità portando a casa risultati significativi. Cito ad esempio il
caso della FIMAA, federazione mediatori immobiliari, che hanno predisposto
contratti "certificati" con le massime garanzie a coloro che intendono
acquistare o vendere immobili di qualsiasi genere. A Lodi e a Sant'Angelo i
nostri delegati cittadini hanno operato con impegno e abnegazione. A
Sant'Angelo gli operatori commerciali di via Madre Cabrini e di Piazza Caduti
hanno recentemente realizzato una festa indimenticabile. A Lodi è stato
organizzato un "autunno" degno di nota e predisposte una serie di
presenze in occasione del Natale con le luminarie, le casette tirolesi, il
mercatino e la pista del ghiaccio. Tutto ciò ha contribuito a creare nel centro
di Lodi un'atmosfera di festa e di allegria.Il 2009 sarà un anno importante e
impegnativo per Lodi: sono in calendario le elezioni provinciali e quelle della
Camera di Commercio di Lodi. Come si porrà l'Unione del Commercio davanti a
questi due eventi?Per quanto concerne le elezioni politiche, l'Unione sarà
molto attenta ai programmi che verranno presentati da entrambi gli schieramenti
politici in lizza, con un occhio di riguardo ai temi del commercio e delle
attività produttive. Le elezioni per il rinnovo del Presidente e della Giunta
della Camera di Commercio sono molto importanti per la valenza che riveste
questo organismo nel panorama produttivo della nostra provincia. E' nostro
auspicio riuscire a costruire una squadra composta da persone preparate, di
alto livello che sappia fornire un contributo rilevante per la gestione della
struttura, che è il punto di riferimento istituzionale di tutte le categorie
produttive, commerciali e industriali. Per concludere, come sarà il 2009?Credo
che sarà un anno difficile per l'economia lodigiana, ma al tempo stesso mi
auguro che gli imprenditori del terziario tornino ad essere protagonisti e
riescano a portare a termine, con tutte le altre associazioni territoriali, un
rilancio dell'economia del territorio.Daniele Acconci
( da "Milano Finanza (MF)" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
MF Numero 254
pag. 8 del 23/12/2008 | Indietro Aggiriamo il credit
crunch con i fondi di garanzia COMMENTI & ANALISI Di Gabor Friedenthal e
Paolo Marizza* Al primo manifestarsi della crisi finanziaria ed economica, le
politiche di intervento di governi e authority nei confronti delle banche
(liquidità a fronte di titoli anche di bassa qualità, prestiti di ultima
istanza etc) si sono rivelate inefficaci e potenzialmente generatrici di
processi inflattivi. Oggi si tende a privilegiare interventi di
ripatrimonializzazione e finanziamento con iniezioni di capitali durevolmente
impegnati. Queste politiche si adattano alle banche italiane? Potrebbero
davvero facilitare il credito alle imprese? Le banche italiane hanno il miglior
equilibrio tra debito e capitale proprio, contano su modelli di business meno
rischiosi, il che non significa arretrati, e sono focalizzate sul business
creditizio. In confronto a quelle europee, che hanno scelto modelli di business
più rischiosi come investment banking e brokeraggio, presentano un minor grado
di leva, con una minore rischiosità degli attivi: circa il 70% degli attivi
sono concentrati nell'attività creditizia tradizionale contro una media europea
del 40%, dove l'utilizzo dell'indebitamento finanziario è da due a quattro
volte superiore. Inoltre sotto il profilo della liquidità, le banche italiane
sono meno esposte a situazioni di crisi, essendo meno dipendenti dai mercati
interbancari e più orientate al retail da cui traggono la maggior parte della
raccolta. Anche considerando gli scenari deflattivi previsti dai principali
centri di ricerca, le banche italiane, in virtù di quanto detto, certo ne
soffrirebbero, ma solo per alcune componenti, in particolare la redditività.
Nei prossimi due anni le maggiori perdite attese, che potranno anche
raddoppiare di fronte al deteriorarsi del ciclo economico reale e ai maggiori
rischi di credito, potrebbero richiedere incrementi del Core Tier 1 ratio
nell'ordine dello 0,5-1,5 %, anche riducendo ulteriormente l'attivo ponderato
per il rischio che ne costituisce il denominatore, senza però raggiungere i
livelli di alcune istituzioni estere potenzialmente più rischiose. Va dato atto
anche alle banche italiane che la consapevolezza della natura dei rischi
sistemici e la loro prevalente connotazione commerciale ha risparmiato al paese
le débacle di altri mercati e quindi presuppone, a nostro avviso, altri tipi di
intervento rispetto a una ripatrimonializzazione generalizzata. Per quanto
riguarda gli oneri, dovrebbero essere ripartiti tra detentori di debito,
azionisti e Stato, ovvero i contribuenti. Il recente provvedimento governativo
punta a far assumere direttamente allo Stato questo onere. Si potrebbe però
distribuire l'onere anche ai portatori di titoli di debito, per esempio
scambiando obbligazioni con azioni, in modo da liberare le poche risorse
pubbliche che potrebbero essere meglio impiegate. Un'altra possibilità è la
riduzione dell'Ires, assimilabile a una minore «distribuzione del dividendo
fiscale» allo Stato, da destinare al rafforzamento patrimoniale delle banche.
Questa misura dovrebbe valere per un tempo limitato ed essere correlata al
reale andamento della congiuntura e dei relativi aumenti di rischiosità delle
banche. Ma se una delle politiche più efficaci per uscire dalla crisi consiste
nello stimolo della domanda, si dovrebbe considerare che essa proviene anche
dalle imprese nella forma di investimenti, con ricadute virtuose sui
cittadini-clienti e dipendenti delle aziende stesse e dell'indotto. Perché
allora non stimolare una nuova stagione di investimenti, che oltre a rispondere
alle esigenze di breve periodo metta il sistema produttivo in una posizione
privilegiata in vista dell'uscita della crisi? A nostro avviso una parte delle
risorse risparmiate, non destinate direttamente alle banche, potrebbero
aumentare le dotazioni dei fondi a garanzia del credito alle imprese e delle
emissioni di debito da parte delle stesse. La destinazione di queste risorse,
insieme al sostegno diretto al credito verso il sistema produttivo,
mitigherebbe, in questi tempi di recessione, la rischiosità del sistema
industriale, riducendo indirettamente il fabbisogno di capitale delle banche.
Si tratterebbe quindi di sostenere direttamente le imprese e indirettamente le
banche. La destinazione di fondi alla garanzia degli impieghi, organizzati in
modo sistemico e non frammentario e temporaneo com'è oggi, rappresenterebbe un
potente incentivo a una mobilizzazione del credito a favore delle imprese più
efficienti. I provvedimenti finora varati o in corso di perfezionamento
prevedono un potenziamento dei fondi centrali di garanzia
utilizzati dai Consorzi di Garanzia Fidi (Confidi) per circa 450 milioni di
euro, ma si tratta di una misura tattica, che non potrà avere effetti
sistemici. Sarebbe più efficace un incremento di queste risorse fino ad almeno
2 miliardi, unito al sostegno, guidato dallo Stato, degli enti locali e delle
camere di commercio nella ripatrimonializzazione degli stessi Confidi.
Si genererebbe così un effetto leva virtuoso, in quanto ogni euro di patrimonio
in più allocato ai Confidi ne mobilita circa 20 di credito alle imprese, e la
dotazione di credito garantito, attualmente di circa 22 miliardi di euro,
raddoppierebbe. Questa proposta presuppone l'irrobustimento organizzativo e il
consolidamento del sistema dei Confidi nella direzione indicata anche dalla
normativa. Infatti dal prossimo marzo i Consorzi di maggiori dimensioni, con
più di 75 milioni di garanzie erogate, diventeranno veri e propri intermediari
finanziari vigilati da Banca d'Italia. In questo modo la loro affidabilità come
controparti delle banche aumenterebbe significativamente. All'inizio dell'anno
i Confidi erano
( da "Repubblica, La" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina IX - Torino
La costante Il futuro Gli istituti devono avere certezze: il momento è troppo
particolare, serve prudenza. Le Bcc non hanno problemi di liquidità, ma per i
big potrebbe essere diverso C´è bisogno che anche gli imprenditori corrano il
rischio: ultimamente non si facevano neppure più le fidejussioni perché la
banca era in imbarazzo "Care imprese, i tempi sono cambiati" Il direttore
delle ex casse rurali: non ci si può più indebitare di tutto il capitale
STEFANO PAROLA «Il problema fondamentale è che sono finiti i tempi in cui la
leva finanziaria era massima. Ora non ci si può più indebitare di tutto il
capitale. Per questo è fondamentale che nei confronti delle banche le imprese
siano trasparenti sulle proprie strategie». Tempo di crisi, tempo di
cambiamenti. Anche nel rapporto tra istituti bancari e industria, come spiega
Fulvio Bernabino, direttore generale della Federazione delle Banche di credito
cooperativo di Piemonte, Liguria e Valle d´Aosta. A Bernabino va riconosciuto
il merito di aver rotto l´assordante silenzio che si era creato attorno al
mondo del credito in Piemonte. Direttore Bernabino, cosa cambierà dopo il crac
finanziario? «Basilea 2 e i suoi parametri ci chiedono una gestione diversa del
credito, ma anche l´industria deve fare il suo. L´imprenditore deve
patrimonializzare, anche attraverso crediti agevolati che scadano nel lungo
periodo. Li restituirà un po´ alla volta, come se fosse un mutuo, e pagherà uno
spread alla banca. Questo perché è giusto così: deve cadere il luogo comune che
se la Fiat fa cento milioni di utile è una grande impresa, mentre se a farli
sono gli istituti di credito allora sono dei ladri». Quindi meno prestiti a
stretto giro, che servono solo a risolvere problemi di liquidità, e più crediti
mirati alla crescita. Giusto? «Abbiamo bisogno che anche gli imprenditori
corrano il rischio. Ultimamente non si facevano neppure più le fidejussioni
perché la banca era in imbarazzo: se la chiedeva era come se dimostrasse di non
avere fiducia nell´imprenditore. Questo tipo di atteggiamenti non saranno più
possibili, perché ora i rischi che gli istituti dovranno prendere saranno
strettamente legati a quelli che correranno le aziende nello svolgere le
proprie attività. Ma sono loro prima di tutti a dover credere nei propri
progetti». Perché alcuni istituti stanno chiedendo alle imprese il rientro dei
crediti? «è una cosa normale: quando l´azienda va male le banche chiedono
indietro i soldi perché il rischio è troppo alto. Per fortuna le nostre Bcc non
hanno problemi di liquidità, ma lo scenario dei grandi soggetti bancari
potrebbe essere diverso». I sindacati denunciano che le richieste di rientro
non consentono alle imprese di anticipare la cassa integrazione ai dipendenti,
che invece devono aspettare diversi mesi prima che l´Inps effettui i
versamenti. Non è un paradosso? «Noi lavoriamo quasi sempre con aziende
piccole, con meno di dieci dipendenti, e se sono in difficoltà cerchiamo di
intervenire in loro aiuto. Forse per aziende grandi servono pool composti da
più istituti. Ma la costante rimane una sola: le banche devono avere certezze.
Questo è un momento troppo particolare per gli investimenti delle persone e non
possiamo permettere che la gente corra rischi anche sui semplici depositi». In
Piemonte esiste un problema di "credit crunch", di restrizione del
credito nei confronti delle imprese? «Come banche di credito cooperativo
chiudiamo l´anno in crescita, ma in alcune zone il problema c´è. In generale,
però, abbiamo liquidità. Nella zona in cui i nostri istituti sono più presenti,
nel Cuneese e nell´Albese, non abbiamo particolari ripercussioni negative. Il
2009 sarà difficile non tanto per le piccole e medie imprese, che sono il
nostro cliente tipico, quanto per le grandi imprese e per le grandi banche che
le supportano». Come vi preparate all´anno venturo? «Siamo banche locali,
quindi cercheremo di andare avanti e di aiutare chi deve essere aiutato. La
situazione cambierà, ma continueremo a lavorare gomito a gomito con certi
imprenditori, come sempre. E lo faremo anche con i tassi bassi. Il 70 per cento
degli utili generati da ciascuna Bcc è destinato al rafforzamento del proprio
patrimonio, quindi siamo pronti anche a investire. Per esempio acquisendo nuovi
software di gestione». Cosa vi distingue dalle grandi banche? «Forse era già
così prima, ma sicuramente in questo momento non siamo inferiori alle grandi. La differenza è che facciamo crediti piccoli e medi e non grandi
fidi, che spesso finiscono per essere più dei debiti per le banche che per le
imprese». La Bcc di Pianfei ha da poco messo a disposizione un fondo per
finanziare alle imprese artigiane il pagamento delle tredicesime ai dipendenti.
Una mossa audace? «No anzi, è un´operazione che in periodi normali è
abbastanza frequente, ma che diventa importante in un momento delicato come
questo. è fondamentale far sentire al territorio che ci siamo». Si dice che il
crac finanziario sia stato un toccasana per le banche minori, perché tanti
piccoli investitori hanno tolto il gruzzolo dai grandi istituti e lo hanno
affidato a voi. è andata così? «Se le dicessero di sottoscrivere
un´obbligazione non garantita di una grande banca o un´obbligazione di una
piccola che ha alle spalle un fondo di garanzia lei cosa sceglierebbe? Le
persone vengono da noi perché, oggi come oggi, trasmettiamo maggiore
sicurezza».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-12-23 - pag: 23 autore: Il caso. La
Agisco di Monza Credito e Pmi: «Così la banca mi ha preso in giro» MILANO
Rapporti difficili tra banche e piccole imprese. Dopo la lettera-denuncia
dell'industriale veneto Paolo Bastianello (si veda Il Sole 24 Ore del 19
dicembre) e le segnalazioni arrivate al sito internet del Sole 24 Ore, un altro
caso arriva da Monza, una delle aree industriali più importanti della
Lombardia. La storia la racconta direttamente l'interessato, Gian Luca
Brambilla, 46 anni e titolare della Agisco Srl, specializzata in consulenza
nelle tecnologie di negoziazione, una laurea alla Bocconi conquistata «mentre
vendevo macchine usate». Il giro d'affari raggiunge i 400mila euro l'anno.
«Chiedo alla banca – racconta Brambilla – di cui siamo clienti da oltre 25 anni
e per la quale abbiamo un rating "più che ottimo" un fido di 50mila
euro. E questo perché i ritardi dei pagamenti di aziende del calibro di A2A ci
hanno creato qualche problema di liquidità ». Per tutta risposta la banca «si
dichiara stupita» della richiesta e temporeggia tra settembre e ottobre.
«Comprendiamo il momento difficile per il sistema bancario,
ma la mancanza totale di risposte non è altrettanto comprensibile», aggiunge
l'imprenditore monzese. Alla fine ci si accorda seguendo una specie di vecchio
sistema che parecchi anni fa un docente della Sda Bocconi, Claudio Demattè, aveva
teorizzato come "Impresa povera e famiglia ricca". Nel senso che
Brambilla, pur di chiudere la questione con la banca, raggiunge questo
compromesso: «Offriamo noi, spontaneamente, 50mila euro di titoli, Cct con
rendimenti al 3,3% a garanzia come collaterale del debito». Nonostante tutto,
la banca manifesta «qualche dubbio se siano sufficienti a
garantire 50mila euro di fido. Di fronte alle nostra indignazione ci viene
erogato un fido di cassa al tasso fisso del 5,5%, prendere o lasciare».
Brambilla, con rabbia, riassume così la vicenda: della "capitalizzazione
di fatto” non vi sarà traccia nei bilanci della società, e il rating bancario resterà uguale se non peggiorato. Inoltre, se lo «Stato garantisce
le banche, tutto bene; se un'azienda si fa garantire dallo Stato, non serve a
nulla»; l'azienda pagherà «le tasse sui tassi attivi dei titoli, ma non potrà
detrarre parte degli oneri passivi». Ma la questione che fa irritare di più
Brambilla è forse un'altra: «Se avessimo fatto un aumento di capitale per
50mila euro, tra notaio, commercialista e Camera di commercio non sarebbero
stati sufficienti 5mila euro di spese». Quest'ultima avventura, dice Brambilla,
fa capire una cosa: «I numeri formali dimostrano forse che, sulla carta, non ci
sarebbe "stretta creditizia" delle banche verso le Pmi. Ma in effetti
io insisto che, nella realtà, sono tutte operazioni di rientro, attuate
attraverso proposte tecnicamente "strane", ma tutte più care per
noi». Esasperato da quest'ultima avventura, Brambilla lancia anche una proposta
che dice di aver già fatto inoltrare anche al presidente del consiglio, Silvio
Berlusconi. Si tratta, detto in parole povere, di una specie di «Bot speciali
per gli imprenditori delle Pmi, cioè gli stakeholder (portatori di interessi e
non solo azionisti) emessi dal Tesoro, che gli istituti bancari, a loro volta,
potrebbero utilizzare come collaterali». F. V. franco.vergnano@ilsole24ore.com
IL PROGETTO BOT Il piccolo imprenditore propone categorie speciali di Buoni
ordinari del Tesoro per i portatori di interesse legati alle piccole aziende
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: NORME E TRIBUTI PROFESSIONISTI data: 2008-12-23 - pag: 39 autore:
Lotta alla criminalità. I chiarimenti per gli operatori Antiriciclaggio, la
verifica ignora l'origine del denaro Ranieri Razzante I controlli
antiriciclaggio non si estendono alla verifica della provenienza del denaro. è
il messaggio che viene dal ministero dell'Economia nella circolare (concordata
con Uif, Gdf e Bankitalia) del 17 dicembre, che interviene su alcuni profili
applicativi che avevano alimentato le richieste di chiarimento delle
associazioni di categoria. Il ministero ricorda poi che l'adeguata verifica
introdotta dal decreto legislativo 231/07 si articola (come prevede l'articolo
18) in "quattro operazioni": identificazione del cliente, del
titolare effettivo, acquisizione di informazioni su scopo e natura del
rapporto, controllo costante sul rapporto medesimo. E chiarisce che non è
coerente con lo spirito della norma (perchè non ne soddisfa la ratio), la mera
acquisizione, da parte del cliente, di una dichiarazione, da lui sottoscritta,
con la quale «quest'ultimo dichiari la provenienza lecita delle disponibilità
oggetto dell'operazione o della prestazione professionale». Una precisazione opportuna
perché si stava facendo strada, tra gli operatori, l'opinione che l'adempimento
fosse previsto dalla legge o comunque che la dichiarazione avrebbe potuto
esaurire l'obbligo di adeguata verifica del cliente. Molti moduli in uso tra
gli intermediari finanziari includono richieste circa l'origine dei fondi che –
è bene ricordare – possono riguardare solo i «Peps», le persone politicamente
esposte. Altro chiarimento atteso dai soggetti obbligati è quello
sull'applicazone di nuove norme alla clientela esistente,alla quale l'adeguata
verifica andrà comunque richiesta. Il buon senso pratico, oltre che giuridico,
pare essere la risposta, nel senso che il dicastero suggerisce siano gli
intermediari stessi a stabilire tempi e modalità per acquisire i dati dal
"vecchio" cliente, secondo proprie procedure di valutazione del
rischio. A ogni modo, si dovrà approfittare dei casi classici di revisione del
rapporto, come l'aggiornamento del fido, la scadenza di
documenti prodotti in precedenza, le eventuali rinegoziazioni contrattuali,
modifiche del profilo di rischio del cliente anche per la Mifid, eccetera. In
sostanza, approfittando del «primo contatto utile», dato che l'articolo 22 del
decreto 231/07 non fissa un termine di prescrizione al riguardo. La
circolare conferma poi che restano escluse dagli obblighi antiriciclaggio le
holding di partecipazione (gli intermediari indicati dall'articolo 113 del
Testo unico bancario). Il ministero ricorda loro che
devono conservare per dieci anni i dati che sono stati registrati nell'Archivio
unico informatico fino al 29 dicembre 2007 (data di entrata in vigore del
decreto 231). Le precisazioni dell'Economia investono anche la semplificazione
degli obblighi di registrazione nell'Aui, che fa seguito all'adeguata verifica
"semplificata": quella cioè effettuata nei confronti dei soggetti
(come enti della Pa, Poste italiane e istituti di moneta elettronica,
Confidi,enti creditizi finanziari comunitari) indicati all'articolo 25 del
decreto 231. Per chi li identifica, niente registrazione in Aui, poiché mancano
i dati per procedervi. Ma l'intermediario identificante è sempre tenuto a
dimostrare di aver raccolto informazioni sufficienti per stabilire che il
cliente potesse essere escluso dagli obblighi. Viene anche eliminato l'onere di
verificare il codice di corrispondente bancario estero
per gli intermediari che hanno sede nei Paesi inseriti nella white list del Dm
del 12 agosto. Da ultimo, il rilievo dell'Economia sugli obblighi degli agenti
in attività finanziaria, che attuano l'adeguata verifica trasmettendo poi i
dati raccolti all'intermediario per cui lavorano. Ciò non solo per i rapporti
in-staurati, ma anche per le operazioni occasionali di importo inferiore alla
soglia fissata dall'articolo 15 del decreto 231 (15mila euro). Basta
trasmetterli (per esempio, attraverso la scheda compilata dal cliente), mentre
i documenti probatori dell'adeguata verifica ( come copie di do-cumenti di
identità, visure camerali) andranno inviati all'intermediario solo su sua
richiesta. www.ilsole24ore.com/norme La circolare dell'Economia
( da "Mattino, Il (Caserta)" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
«L'attuale
situazione suggerisce un confronto costante tra i soggetti impegnati per lo
sviluppo del territorio e scelte condivise per realizzare la loro missione». Lo
ha detto Rosario Caputo, presidente di Gafi Sud, il
consorzio di garanzia fidi del sistema confindustriale casertano, introducendo
il consueto incontro annuale con i partner bancari. Un momento, questo, che va
ben oltre, ormai, il tradizionale scambio di auguri con i rappresentanti del
sistema creditizio territoriale, per assumere sempre più la veste di un vero e
proprio meeting di lavoro, nel corso del quale il Confidi presenta il
consuntivo dell'attività svolta e le linee strategiche per il nuovo anno. Ai
partner bancari Caputo in estrema sintesi ha chiesto: una settimana al massimo
per l'esame di fattibilità e non più di altre tre settimane per la delibera di
concessione creditizia; informazione preventiva sulle eventuali anomalie
relative alle pratiche dei soci; un monitoraggio mensile sulle criticità dei
rapporti e soluzioni condivise. Di contro il presidente di Gafi Sud ha messo
sul piatto della bilancia il peso acquisito dal Confidi nell'ambito del sistema
economico-creditizio campano: oltre mille soci (nell'ultimo anno un incremento
del 20,1%), con una presenza sempre più significativa in ambito regionale
(circa il 25% in provincia di Napoli, il 63% a Caserta la restante quota divisa
nelle altre province).
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Generale Bardi, cosa
caratterizza l'attività svolta dalla Guardia di finanza in Campania? «In
Campania la nostra missione istituzionale nell'ambito della sicurezza
economico-finanziaria è orientata, più che altrove, ad affermare la cultura
della legalità e a contrastare l'impatto negativo delle associazioni
camorristiche sul sistema produttivo, sulla crescita e sullo sviluppo del
paese». Comandante, cosa si intende quando si parla di sicurezza
economico-finanziaria? «Si fa riferimento ad un insieme di diritti
irrinunciabili per il modello di società occidentale: concorrenza leale,
libertà di impresa e tutela del risparmio. Concetti che possono sembrare
astratti ma che si traducono nella possibilità per i cittadini di compiere, con
"sicurezza e tranquillità", taluni atti della vita di tutti i giorni.
È sicurezza economico-finanziaria poter avviare un'azienda
piuttosto che accedere ad un fido bancario, fino a
negoziare un assegno in banca. In quale settore il Corpo ha profuso maggiore
impegno? «Sicuramente, oltre al tradizionale comparto del contrasto
all'evasione fiscale, molto impegnativa è stata la lotta alla criminalità
organizzata, sotto il profilo patrimoniale, con risultati sicuramente
considerevoli. Abbiamo operato sequestri di patrimoni, ai sensi della
legislazione antimafia, per un valore di 442 milioni di euro, cui si aggiungono
i sequestri di beni costituenti frutto di riciclaggio e usura per 22 milioni di
euro. Si tratta di un risultato storico atteso che rappresenta il doppio
rispetto alla media degli ultimi due anni. Anche per quanto riguarda l'attività
di contrasto all'evasione ed elusione fiscale le cifre sono considerevoli:
circa 1.400 milioni di euro di materia imponibile sottratta a tassazione ai
fini delle imposte sui redditi, 445 milioni di euro di Iva evasa e 35 milioni
di euro di Irap. Al riguardo, però, il maggior risultato è costituito
dall'effetto deterrenza dei controlli che scaturisce dalla qualità e fondatezza
delle contestazioni nonché dalla maggiore efficacia dei processi di
constatazione e di riscossione delle imposte. Ciò grazie alla stretta sinergia
con le Agenzie fiscali e alla collaborazione con gli agenti di Equitalia, per
la riscossione coattiva dei ruoli di importi più consistenti». E l'economia
sommersa? «Il peso del sommerso, sia d'azienda che da lavoro, si può rilevare
dal numero degli evasori totali scoperti, oltre 500, che hanno sottratto alla
tassazione ben 475 milioni di euro, e da quello dei lavoratori completamente in
nero o irregolari, 2.261 per i quali non sono state operate ritenute fiscali
per 8 milioni di euro». Come vi siete mossi per la contraffazione? «Vi è un
continuo monitoraggio delle merci provenienti dal Sud-est asiatico unitamente
ad un'intensa attività di intelligence volta ad individuare opifici abusivi,
soprattutto gestiti da soggetti di etnia cinese, per la produzione di capi di
abbigliamento in nero o contraffatti, come avviene nel comprensorio dei comuni
vesuviani. Abbiamo sequestrato oltre 13 milioni di articoli merceologici con
marchi contraffatti, usurpativi del "made in Italy" o, sovente,
nocivi per la salute». Ma c'è più spazio, in Campania, per la legalità? «Io
credo in Napoli e nei napoletani, nella loro proverbiale attitudine a superare
momenti di forte crisi. Serve però un maggiore impegno e una maggiore
collaborazione con le Istituzioni. La Guardia di finanza dà il proprio importante
contributo, con una forte azione sia di prevenzione che di contrasto». v.l.
( da "Trend-online" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Everel: informazioni
finanziarie al 30 novembre 2008 NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di
Pierpaolo Molinengo , 23.12.2008 16:19 Scopri le migliori azioni per fare
trading questa settimana!! Hopa. Con riferimento alla posizione finanziaria
verso il sistema bancario, si segnala che: - euro 8,5
milioni rappresentano l?indebitamento netto di conto corrente, determinato
dalla differenza tra saldi attivi di conto corrente per euro 2,1 milioni e
saldi passivi di conto corrente per euro 10,6 milioni; - euro 5 milioni
rappresentano i finanziamenti concessi da istituti bancari di cui euro 3,5
milioni con scadenza oltre l?anno; - gli affidamenti bancari del gruppo al 31
novembre 2008 erano pari ad euro 21,5 milioni ed utilizzati per euro 13,9
milioni, pari a circa il 64,8% (al 31 ottobre 2008 erano pari ad euro 22
milioni ed utilizzati per euro 16,5 milioni, pari a circa il 74,8%). L?utilizzo
medio degli affidamenti nel 2008 è stato pari al 72,3%. Si informa che Banca Antoveneta
ha comunicato che i fidi commerciali, pari ad euro 3,5 milioni, in scadenza al
1° gennaio 2009 non verranno rinnovati. Si segnala peraltro che l?ammontare dei
fidi concessi dagli altri istituti di credito, al netto di quelli di Banca
Antoveneta, sono comunque idonei per le esigenze del Gruppo. I debiti verso
altri finanziatori, pari a circa euro 1,4 milioni sono relativi: - per euro 0,2
milioni ad un finanziamento erogato dal Ministero dell?Industria alla
controllata Signal Lux Italia, oggi fusa in Everel Group, di cui euro 0,1
milioni con scadenza oltre l?esercizio; - per euro 0,2 milioni ad altri debiti
di natura finanziaria; - per euro 1 milione a debiti finanziari iscritti nel
bilancio consolidato secondo quanto disposto dal principio contabile
internazionale IAS 17 relativamente alla contabilizzazione dei contratti di
leasing, di cui euro 0,8 milioni con scadenza oltre l?esercizio. Con
riferimento ai debiti tributari, previdenziali e verso i dipendenti non si ha
evidenza, al 30 novembre 2008, tanto per la Capogruppo segue pagina >>
( da "Velino.it, Il" del 23-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il Velino presenta,
in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO -
Bilancio 2008, Fida-Confcommercio: Si chiuderà in pareggio Roma, 23 dic
(Velino) - “Avevamo pronosticato un calo di vendite del 10 per cento per il
2008, e invece gli acquisti dell?ultima ora ci stanno salvando in zona
Cesarini. Sembrerebbe che si finisca in pareggio rispetto all?anno
( da "Repubblica, La" del 24-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina IX - Palermo
Il paravento legale dei Lo Piccolo Sigilli a una tabaccheria: serviva a
riciclare denaro sporco SALVO PALAZZOLO Il clan Lo Piccolo aveva acquistato una
tabaccheria in via Tommaso Natale 87 per riciclare i soldi del racket e degli
altri affari sporchi: era intestata a Maria Grazia Di Maggio, la moglie di
Claudio Lo Piccolo, l´unico dei figli del padrino di Tommaso Natale non
coinvolto in indagini giudiziarie. «Era stata architettata un´operazione di
compravendita del tutto lecita, con tanto di mutuo da 300 mila euro», spiega il
questore Alessandro Marangoni. Ma le indagini dell´ufficio Misure di
prevenzione della polizia, diretta da Lisa Iovanna, sono riuscite comunque a
svelare il mistero di quella tabaccheria. Così, il tribunale ha fatto scattare
il sequestro per l´esercizio, e anche per alcuni conti bancari. Importo totale
600 mila euro, di cui 50 trovati in alcuni depositi. Doveva sembrare
un´operazione trasparente fino in fondo. Prima la scelta di una attività
commerciale in vendita, poi la stipula di un mutuo da 15 anni al Banco di
Sicilia (con tanto di garanzia offerta attraverso tre appartamenti di proprietà
di due zii di Claudio, incensurati anche loro). Ma come faceva Lo Piccolo
junior a sostenere un impegno economico di quel tipo guadagnando circa 12 mila
euro all´anno con il suo lavaggio di via Besta? La moglie, invece, non ha mai
presentato alcuna dichiarazione dei redditi. «è emersa presto una grande
discrasia - spiega il questore nel corso di una conferenza stampa - ulteriori
accertamenti effettuati dai nostri specialisti della sezione misure di
prevenzione hanno consentito di dimostrare a cosa serviva davvero quella
tabaccheria». Gli investigatori erano già stati messi in allerta da alcun
intercettazioni in carcere, fra i fratelli Calogero e Claudio Lo Piccolo.
Discutevano proprio di come investire i soldi della famiglia, attraverso
un´attività lecita. Scelta la tabaccheria in vendita, tutta l´operazione
commerciale fu curata dall´avvocato Marcello Trapani, fidato
dei Lo Piccolo, tanto da finire poi in carcere. La compravendita aveva davvero
tutti i crismi della trasparenza apparente: «Così doveva essere - dice ancora
il questore - la tabaccheria doveva servire non solo a immettere somme di
denaro all´interno del circuito legale, ma anche a guadagnare canali di credito
con istituti bancari e finanziari». Adesso, la posizione di Claudio Lo
Piccolo è al vaglio della magistratura. La conferenza di ieri mattina è stata
l´occasione per il bilancio di fine anno della questura. Sono 252 i sequestri
scattati nel 2008, per un valore di oltre 160 milioni di euro. Gli arresti per
mafia sono stati 73: le indagini della sezione Criminalità organizzata della
squadra mobile hanno smantellato l´esercito di Salvatore Lo Piccolo, che
attraverso il sistema delle estorsioni terrorizzava i commercianti della città.
Le indagini hanno soprattutto individuato le nuove tendenze di Cosa nostra:
l´operazione "Old Bridge", del febbraio 2008, è scattata in
contemporanea fra Palermo e New York, in collaborazione con l´Fbi. Accanto
all´antimafia, nel bilancio della polizia di Palermo, c´è anche l´impegno
contro la microcriminalità. «Ho trovato in questa terra una gran voglia di
riscatto - dice Alessandro Marangoni, questore a Palermo da quattro mesi - una
rinnovata coscienza civile è diventata il valore aggiunto per vincere la
battaglia contro la mafia».
( da "Gazzetta di Reggio" del 27-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
«Finanziamenti
ancora limitati per lo sviluppo delle ditte commerciali e del turismo» «Credito
e imprese: più sinergie» L'analisi di Becchetti (Ascom) sulla Val d'Enza
MONTECCHIO. Qual è lo stato di salute di credito e imprese in Val d'Enza? «La
competizione economica - ci dice il direttore della Confcommercio di
Montecchio, Paolo Becchetti - non è più solo competizione fra imprese, ma è
competizione fra sistemi economici, nei quali gli elementi infrastrutturali
(sistemi dell'energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni, del credito e
della finanza) assumono un ruolo determinante. Contestualmente il ciclo di
sviluppo che caratterizza molte aree territoriali del nostro Paese, ha
valorizzato fattori quali la flessibilità, la creatività e l'adattabilità delle
piccole e medie imprese del commercio e del turismo. Ne deriva - sottolinea -
che nell'immediato futuro, piccolo sarà bello se integrato in rete». «Ciò
impone, anche a livello locale - prosegue Becchetti - un nuovo rapporto fra i
vari sistemi: produzione e distribuzione, pubblica amministrazione e sistema bancario. Negli ultimi anni si sono realizzate, con
l'intervento di soggetti istituzionali pubblici, diverse iniziative
significative a sostegno del rinnovamento e dello sviluppo delle imprese
commerciali e del turismo. Esistono però ancora dei limiti che riguardano i
tempi di finanziamento e la limitatezza dei fondi che vanno superati nel medio
periodo. Per questo riteniamo sia necessario un rafforzamento di Confidi». La
Cofiter (Confidi Terziario Emilia Romagna società
cooperativa) svolge l'attività di garanzia collettiva dei fidi contratti dai
soci: è una cooperativa unitaria, in quanto nata per decisione comune delle
associazioni imprenditoriali del terziario, ha come principale missione quella
di agire a favore delle imprese socie, dei confidi soci e delle imprese loro
aderenti. Cofiter in sostanza, rappresenta, nella nostra regione,
l'unico canale di accesso al credito agevolato per gli imprenditori commerciali
e turistici, per gli agenti di commercio e, soprattutto, per i giovani che
spesso «debuttano» come imprenditori senza aver le garanzie necessarie per
ottenere un finanziamento dalle banche. La Cofiter fornisce alle proprie
aziende associate una garanzia che va dal 30 al 50 per cento dell'importo del
finanziamento richiesto ed interviene ad abbattere il tasso di interesse
praticato dalle banche convenzionate per una percentuale che va dallo 0,50 al
2,50. «Il nostro sistema bancario - prosegue Becchetti
- è stato caratterizzato, nel recente passato, da significativi processi di
concentrazione che hanno in parte svilito il rapporto con il territorio.
Conseguenza immediata è il rischio di vedere annullati una serie di legami
storici ed economici tra comunità e banche locali e di vanificare quel rapporto
di conoscenza e di fiducia che, tradizionalmente, ha caratterizzato le
relazioni fra le banche locali ed il mondo della piccola e media impresa
commerciale e turistica. In questo contesto - sottolinea - il ruolo
tradizionalmente giocato dalla banca locale, non solo non deve essere
cancellato, ma valorizzato nell'interesse dell'intera economia del territorio.
Una banca è tanto più locale quanto più il suo attivo di bilancio è
caratterizzato e contraddistinto dalle vicende proprie del cosiddetto localismo
economico, sia nell'ambito degli impieghi, che in quello degli investimenti a
medio e lungo termine. Oggi le banche locali sono sempre più impegnate a
passare da una logica di intermediazione ad una logica di servizi progettati ed
erogati tenendo conto della loro strutturale vicinanza al tessuto delle piccole
e medie imprese commerciali e turistiche. Si deve fare di più - conclude - ma
la strada giusta è stata imboccata.
( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del
27-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
CARRARA pag. 7 SI È TENUTA
l?assemblea straordinaria di Artigiancredito Toscano Consorzio Fidi delle
picc... SI È TENUTA l?assemblea straordinaria di Artigiancredito Toscano
Consorzio Fidi delle piccole e medie imprese, uno dei più rappresentativi
consorzi italiani di garanzia per l?accesso al credito, promosso dalle
associazioni regionali della piccola e media impresa di Cna e Confartigianato e
dalla Regione Toscana. L?assemblea ha provveduto ad eleggere il nuovo consiglio
di amministrazione composto da undici rappresentanti del sistema
imprenditoriale della Toscana e da due componenti designati dalla Regione
toscana. Gianfranco Oligeri, segretario generale della Confartigianato di Massa
Carrara, su designazione della Federazione regionale,è stato confermato
nell?importante incarico di consigliere di amministrazione. Ad Artigiancredito
Toscano aderiscono oltre 55mila imprese, che attraverso le prestazioni di Act
beneficiano di facilitazioni sui finanziamenti concessi dal sistema bancario e usufruiscono di altri prodotti e servizi
finanziari. ADERIRE ad Act significa partecipare, senza alcuna responsabilità
patrimoniale successiva, alla costituzione di un fondo destinato a garanzia dei
finanziamenti erogati, riducendo così il rischio creditizio a carico della
banca. Questo il nuovo consiglio di amministrazione di Artigiancredito toscano:
Roberto Nunziatini, presidente (Arezzo), Fabio Petri, vice presidente (Siena),
Stefano Betti (Prato), Simonetta Baldi (Regione Toscana), Federica
Buoncristiani (RegioneToscana), Paolo Selvolini (Arezzo), Massimo Donnini
(Pistoia), Gianfranco Oligeri (Massa Carrara), Fabrizio Donzelli (Firenze),
Costante Martinucci (Lucca), Danilo Marzini (Livorno), Lido Lascialfari
(Prato), Paolo Ercolini (Pistoia).
( da "01net" del 27-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Sopravvivere alla
crisi: Pmi, come finanziare l?operatività L'analisi della situazione e qualche
consiglio per resistere alla recessione Giampietro Garioni 23 Dicembre 2008
Quali sono i fattori che hanno scatenato la più grave crisi degli ultimi
decenni?Quali sono i suoi principali effetti e come difendersi? Ecco, in 10
punti, regole e suggerimenti per le nostre Pmi per "sopravvivere"
alla crisi La crisi è arrivata da lontano, partendo dalla tarda primavera del
2007, con le prime avvisaglie delle difficoltà di alcune banche americane e
inglesi sui mutui sub prime, ed è diventata una terribile tempesta nell'estate
del 2008, con il fallimento di Lehman Brothers in quell'ormai fatidico 15
settembre. Quello che è successo dopo è ancora sotto gli occhi di tutti: i
ripetuti tracolli delle Borse, il vacillare di grandi e fino allora
insospettabili colossi bancari, i tentativi di molti governi di inventare
qualche rimedio, il contagio che sembra inarrestabile all'economia reale e
molto altro. Soprattutto, l'incertezza nei confronti del futuro: del resto,
come diceva Seneca, il grande filosofo stoico, ?se un uomo non sa verso quale
porto è diretto, nessun vento gli è favorevole?. E la preoccupazione, delle
famiglie e delle imprese. Tutti gli osservatori economici sono ormai convinti
che la recessione, nei paesi industriali avanzati, continuerà per buona parte
del 2009, se non per tutto l'anno. La crisi è dunque un fenomeno con il quale
dovremo convivere abbastanza a lungo, dunque occorre attrezzarsi per
sopravvivere. Cercando innanzitutto di capire qualcosa in più su cause e
fenomeni di questa crisi, inizia in questo numero una serie di articoli dal
titolo ?Sopravvivere alla crisi? in cui si esamineranno alcuni aspetti
particolari che riguardano direttamente l'operare quotidiano di molte nostre
aziende: come possono comportarsi le imprese, e in particolare le Pmi, per
finanziare la propria operatività in un mercato domestico sempre più asfittico
e, soprattutto, nei mercati internazionali; qual è l'evoluzione del rischio di
alcuni tra i più importanti paesi esteri di riferimento per le nostre
esportazioni e i nostri investimenti, al di là dei paesi europei e occidentali:
in particolare i Bric (Brasile, Russia, India e Cina), Romania e Turchia; come
orientarsi in un mercato dei rischi finanziari, cioè del rischio relativo a
cambi e tassi d'interesse, che sembrano impazziti nell'ultimo anno: fino a metà
2008 sembravano andare in un'unica direzione, in seguito hanno preso la strada
diametralmente opposta. Le cause della crisi Analizzare un fenomeno complesso
come la crisi in atto, e tentare di individuarne le cause scatenanti, è
senz'altro un impegno lungo e difficile, perché è sempre arduo esaminare la
storia economica che si sta vivendo in maniera obiettiva. Gli economisti danno
ancora risposte diverse sul great crash del 1929, figuriamoci su una crisi
ancora in piena evoluzione. Tuttavia qualche spiegazione dobbiamo cercarla, non
per un puro esercizio accademico, ma per capire meglio quali sono e saranno i
possibili sviluppi sulla finanza e l'economia reale, e per decidere come, in
pratica, chi ha la responsabilità di un'impresa si debba muovere sui mercati
della moneta e delle merci. Una cosa che è subito emersa chiaramente è che il
violento precipitare della situazione, nel settembre scorso, in seguito al
fallimento di Lehman Brothers ha fatto piazza pulita delle teorie monetariste e
liberistiche, purtroppo fatte proprie dall'amministrazione americana e dalla
Federal Reserve, secondo le quali i mercati trovano comunque in sé la risposta
alle turbolenze, e quindi c'è limitato bisogno di intervento da parte degli Stati.
Dal 15 settembre c'è stato un susseguirsi di interventi attuati o proclamati, a
livello di singoli governi, di Ue, di G7, G20 e così via. Il che è un'implicita
ammissione che, quando la situazione è così grave, c'è bisogno degli interventi
degli Stati e delle organizzazioni multilaterali. Molti continuano a dare in
realtà una spiegazione riduttiva della crisi, per convenienza o per incapacità
di analisi, dando la colpa a meccanismi finanziari inadeguati e pericolosi, o
all'avidità di alcuni banchieri di pochi scrupoli: tuttavia, se non si guarda
lontano nel passato, non si riesce a vedere più in là del proprio naso nel
futuro. Fra gli infiniti interventi sulle cause della crisi, molti assai
interessanti, se ne citano due, che sembrano avere questa capacità di visuale
retrospettiva e prospettica. Il problema derivati. Del consiglio del primo di
questi due esperti è meglio tener conto perché si tratta non di un economista o
di un teorico ma dell'uomo che, grazie alla propria filosofia della finanza e
al proprio stile d'investimento, è diventato il più ricco al mondo: si tratta
di Warren Buffett. Per inciso, pur essendo ricchissimo (il suo patrimonio
personale è stimato essere, nel 2008, di 62 miliardi di dollari), Buffett non
ha niente del finanziere spocchioso e avido: basti pensare che nel