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tARTICOLI DEL 22-24 gennaio 2009#TOP
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Articoli
Revoca fidi (12)
ruzza: le banche tornino a finanziare le piccole
imprese ( da "Mattino di Padova, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: «Nonostante l'aiuto dei consorzi fidi - afferma Ruzza - hanno cominciato a scontrarsi con un comparto creditizio meno propenso a concedere finanziamenti. In altre parole: alla generosità dello Stato verso le banche non ha fatto riscontro un altrettanto generoso comportamento da parte loro nei confronti delle imprese».
Un
milione e 300mila euro a garanzia del credito
( da "Resto
del Carlino, Il (Ferrara)" del
22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Ascom Fidi, Confartigianato Fidi, Confidi Romagna e Ferrara, Coop.er. fidi, Cofiter Confidi Terziario, Eurofidi, Unifidi), portando, in alcuni casi, fino all'80% la copertura dei rischi di insolvenza. Le segnalazioni dei Confidi stessi, è stato stabilito, saranno sottoposte all'attenzione di un Comitato tecnico composto da cinque persone.
Investimenti,
crollano i prestiti ( da "Denaro, Il"
del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: i tassi di interesse pagati in Campania sui fidi fino a 5 milioni di euro, quelli cioè richiesti dalle Pmi, continuano ad aumentare e restano i più elevati d'Italia. falconio guidoni A fine settembre 2008 crollano in Campania i finanziamenti bancari di medio-lungo periodo dedicati agli investimenti per le costruzioni e per macchinari e attrezzature industriali.
Sugli
aiuti alle imprese Friulia mette i "paletti"
( da "Gazzettino,
Il (Udine)" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: Penso a imprese in crisi per la riduzione dei fidi, ad aziende in crescita che non trovano fidi o tassi sostenibili, oppure a imprese in difficoltà per la diminuzione dei volumi con conseguente necessità di ristrutturazione, purchè non siano state attivate procedure. Anche le modalità di intervento possono essere differenziate.
il
governo: stop ai pignoramenti in agricoltura
( da "Nuova
Sardegna, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: allevatori che a loro tempo si erano fidati della bontà della legge regionale 44 del 1988. Che sarebbe stato un ottimo strumento se qualcuno, poi, si fosse ricordato di notificarlo all'Unione europea». Quindi c'è la speranza che arrivi questo benedetto emendamento governativo al decreto «milleproroghe», ma gli operatori agricoli del Campidano - e probabilmente della Sardegna intera -
Imprese
col mal di banca ( da "Giorno, Il (Milano)"
del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: ha attualmente un utilizzo dei fidi bancari pari o superiore al 70% dell'autorizzato. Insomma, va in rosso per finanziare l'attività ordinaria. Una su tre, poi, segnala un rapido peggioramento del suo rapporto con le banche, soprattutto quando si tratta di filiali di grandi gruppi nazionali, i più rapidi, pare, a stringere i cordoni della borsa.
Mutui
facili, il bancario infedele torna
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: a Bartarelli era stato concesso un fido cospicuo. Cortesi, oltre ai benefici alla carriera per i buoni affari della sua filiale, percepiva premi in denaro o benefit, come un viaggio in Brasile. Per tutti e tre, il pm ha chiesto la sospensione dagli albi dei mediatori creditizi e dei promotori finanziari.
Bce:
l'alto debito peserà sulle generazioni future
( da "Sole
24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: istituto monetario anziché prestarli alle controparti di cui non si fidavano. La recente riduzione è quindi incoraggiante. Vi ha contribuito il taglio del tasso sui depositi all'1% in vigore dal 21 gennaio, ma anche probabilmente un altro elemento, più temporaneo questa volta: l'inizio proprio questa settimana del nuovo periodo di riserva obbligatoria.
Il
fascino della garanzia ( da "Milano Finanza"
del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: E se non ci si fida della tripla A dell'Irlanda, si può guardare a quella degli Usa e propendere per un bond a tre anni di Goldman Sachs o di Jp Morgan che pagano il 3,3% cioè 43 punti base sopra swap; meno del Btp di corrispondente scadenza, però, che paga uno spread di 78 pb.
Il
Confidi Cna diventa una "banca"
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: il consorzio fidi aderente alla Cna, a chiedere l'inserimento nell'albo speciale previsto dall'articolo 107 del testo unico bancario. Risultato ottenuto il 15 gennaio e che permette al confidi di essere il primo in Italia a poter concedere una garanzia a prima richiesta alle circa tremila aziende aderenti nei rapporti con le banche.
Nasce
l'Osservatorio antiusura ( da "Denaro, Il"
del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: censimento dei consorzi fidi provinciali che utilizzano i fondi antiusura. Sono i temi affrontati dal neonato Osservatorio antiracket e antiusura, costituito dalla Prefettura di Napoli e previsto dall'accordo quadro siglato ad aprile scorso con la Banca d'Italia, l'Abi, la Camera di commercio, l'Anci, l'Upi, le associazioni di categoria,
CALABRIA:
CONFARTIGIANATO, DIFFICILE ACCESSO CREDITO PER PMI.
( da "Asca"
del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract: ma tramite i consorzi fidi e quant'altro bisogna trovare la soluzione ad un problema che da qui a poco potrebbe mettere in seria difficolta' lo stesso sistema bancario che, sicuramente per quanto ci' riguarda, con molta miopia cosi' come la politica, non crede veramente in questo tessuto economico che e' molto piu' virtuoso di quella rete di grandi imprenditori-
( da "Mattino di Padova, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 23 - Cronaca
Ruzza: «Le banche tornino a finanziare le piccole imprese» L'intervento. Il
presidente di Artigianfidi paventa il rischio di un blocco generale dell'economia
Le banche non si tengano in cassaforte i soldi dello Stato, ma li rigirino
piuttosto alle imprese per rimettere in moto l'economia. Prima ancora che alle
famiglie. E' il messaggio lanciato ieri da Carlo Ruzza, presidente di
Artigianfidi. «Lo Stato, se crede, allarghi pure il portafogli per le banche,
ma le obblighi, come ha detto il governatore Draghi, ad allargarle alle
aziende». «Come uscire da quella crisi nella quale un fallimento bancario americano ci ha fatto precipitare nel bel mezzo dell'estate?
Il governo è corso ai ripari mettendo «in sicurezza», il sistema bancario, lasciando a quest'ultimo il compito di vedersela
con le imprese», afferma Ruzza. Ma dopo le prime assicurazioni ha fatto seguito
invece una «stretta selezionata» del sistema che ha finito per condizionare
l'attività soprattutto delle piccole imprese. «Nonostante
l'aiuto dei consorzi fidi - afferma Ruzza - hanno cominciato a scontrarsi con
un comparto creditizio meno propenso a concedere finanziamenti. In altre
parole: alla generosità dello Stato verso le banche non ha fatto riscontro un
altrettanto generoso comportamento da parte loro nei confronti delle imprese».
Più ancora che alle famiglie - aggiunge Ruzza - i sostegni dovrebbero andare
alle imprese. Solo se continuano a produrre ci sarà lavoro e quindi reddito per
tutti»
( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del
22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
FERRARA ECONOMIA E
POLITICA pag. 10 Un milione e 300mila euro a garanzia del credito Da Camera di
Commercio, Provincia e Comuni di ISABELLA CATTANIA CAMERA DI COMMERCIO,
Provincia e Comuni (tutti, tranne, rivela Pier Giorgio Dall'Acqua, quello di
Cento che non ha ancora aderito all'iniziativa) arrivano in soccorso delle
piccole e medie imprese sempre più soffocate da una crisi finanziaria e,
sottolinea Carlo Alberto Roncarati, anche da una crisi di fiducia che induce
alla prudenza e porta dunque alla paralisi degli investimenti. Lo fanno
togliendo in totale dalle rispettive casse ben un milione e 300mila euro
500mila la Camera di Commercio, 300mila la Provincia, 250mila il Comune di
Ferrara e 250 tutti gli altri Comuni che andranno ad aumentare il livello di
garanzie oggi sostenuto dai sistemi dei Confidi. E se la firma del relativo
accordo è avvenuta ieri nella sede dell'ente camerale, i presidenti Roncarati e
Dall'Acqua hanno tenuto a precisare che il fondo straordinario di garanzia per il
credito a breve voluto dalla Camera di Commercio e dalla Provincia è comunque
già operativo dal 5 gennaio scorso. L'intervento, volto a favorire la liquidità
alle imprese, «si sviluppa è stato detto con il pieno coinvolgimento dei
Confidi che per l'esperienza e la vicinanza alle imprese sono in grado di
offrire un professionale ed adeguato supporto al sistema bancario
nel processo di erogazione dei finanziamenti. dal canto suo il sistema bancario assicurerà poi finanziamenti a tassi e condizioni
di favore». Tale fondo di un milione e 300mila euro, hanno poi ricordato
Roncarati e Dall'Acqua, si aggiunge alle garanzie già offerte dai Confidi (che
per la nostra Provincia sono Agrifidi, Ascom Fidi,
Confartigianato Fidi, Confidi Romagna e Ferrara, Coop.er. fidi, Cofiter Confidi
Terziario, Eurofidi, Unifidi), portando, in alcuni casi, fino all'80% la
copertura dei rischi di insolvenza. Le segnalazioni dei Confidi stessi, è stato
stabilito, saranno sottoposte all'attenzione di un Comitato tecnico composto da
cinque persone. Agricoltura, industria, commercio, turismo e servizi,
artigianato e cooperazione i settori cui è destinato il fondo straordinario.
Tra questi una maggior ripartizione è stata attuata, sulla base delle esigenze
finora manifestate, per commercio e artigianato. Il presidente della Camera di
Commercio Carlo Alberto Roncarati ha poi annunciato che l'ente camerale,
qualora ce ne fosse l'esigenza, sarà disponibile a intervenire con ulteriori
stanziamenti. A questa risposta immediata del Sistema Ferrara' di fronte
all'aggravarsi della crisi finanziaria dovrebbe seguirne un'altra sul fronte
regionale: domani, infatti, il presidente dell'Emilia-Romagna ha convocato un
incontro per comunicare quali iniziative saranno messe in campo. Image:
20090122/foto/4003.jpg
( da "Denaro, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Campania Credito Investimenti,
crollano i prestiti Banca d'Italia: In forte calo i finanziamenti nel terzo
trimestre 2008 Investimenti all'edilizia e all'industria: crollano i
finanziamenti bancari in Campania nel terzo trimestre del 2008, all'apice della
crisi finanziaria internazionale. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo
Bollettino statistico pubblicato ieri, all'indomani della strigliata del
governatore Mario Draghi ai vertici dei sei maggiori istituti di credito
nazionali, chiedendo "un particolare impegno sul piano del credito"
alle imprese. In regione i prestiti alle aziende per l'acquisto di macchinari e
attrezzature diminuiscono di quasi il 58 per cento nel periodo considerato
rispetto ai tre mesi precedenti, del 74,3 per cento le erogazioni agli
investimenti per le costruzioni. Alla fine dello scorso mese di settembre i
finanziamenti al settore edile calano di circa il 14 per cento rispetto al
terzo trimestre del 2007. Il costo del denaro si conferma a livelli record: i tassi di interesse pagati in Campania sui fidi fino a 5 milioni
di euro, quelli cioè richiesti dalle Pmi, continuano ad aumentare e restano i
più elevati d'Italia. falconio guidoni A fine settembre 2008 crollano in
Campania i finanziamenti bancari di medio-lungo periodo dedicati agli
investimenti per le costruzioni e per macchinari e attrezzature industriali.
Lo si legge nell'ultimo Bollettino statitistico della Banca d'Italia pubblicato
ieri, che fornisce i dati del terzo trimestre dell'anno scorso, all'apice della
crisi finanziaria internazionale, culminata con il fallimento della banca
d'affari statunitense Lehman Brothers. I?dati arrivano all'indomani della
richiesta del governatore Mario Draghi ai responsabili dei sei maggiori
istituti di credito nazionali (Corrado Passera di Intesa Sanpaolo, Alessandro
Profumo di Unicredit, Antonio Vigni di Mps, Alberto Nagel di Mediobanca,
Pierfrancesco Saviotti di Banco Popolare, Victor Massiah di Ubi, oltre ai
vertici dell'Abi che ieri si sono riuniti nel comitato esecutivo) di non
chiudere i rubinetti del credito a imprese e famiglie. I?dati di Via Nazionale
si riferiscono a un periodo, quello estivo, magro solitamente per gli
investimenti. Confrontando però i valori di fine settembre 2008 con quelli
dello stesso periodo dell'anno precedente si evince che la situazione non
migliora per quanto riguarda il comparto delle costruzioni. Le relative
erogazioni, infatti, diminuiscono di quasi il 14 per cento, segnale che
qualcosa nei rubinetti del credito la scorsa estate non è andato nel verso
giusto. E la crisi finanziaria, la peggiore da decenni, è la conseguente
giustificazione. In ogni caso i dati sembrano picchi negativi che nei mesi
successivi dovrebbero essere rientrati. Ieri, infatti, il presidente dell'Abi,
Corrado Faissola, ha annunciato una lieve crescita degli impieghi a dicembre a
livello nazionale rispetto a novembre e ha spiegato che le banche italiane
stanno riscontrando un incremento dei crediti "non performing", a
causa della crisi economica, ma aiuteranno le imprese a superare il momento difficile
se avranno merito di credito e se le difficoltà sono temporanee. "Le
banche stanno rilevando un incremento sostanziale dei crediti non
performing", dice Faissola. Vista la crisi attuale, "ci saranno
imprese che non saranno in grado di adempiere ai propri obblighi",
aggiunge il banchiere. "Le accompagneremo per uscire dalla posizione di
difficoltà se hanno merito di credito e se la situazione è temporanea",
prosegue Faissola. Il banchiere ricorda poi che lunedì scorso c'è stato un
meeting con i rappresentanti di Confindustria e i rappresentanti delle
principali banche italiane. Nel meeting "in un clima disteso e
consapevole" è proseguito l'esame delle problematiche comuni nella
consapevolezza che "la cooperazione tra imprese e banche è l'unica via
percorribile" in questa fase difficile. "Qualche risultato importante
è stato già raggiunto, tra i temi importanti ci sono la ricapitalizzazione
delle piccole e medie imprese e l'esigenza di addivenire a maggiori
concentrazioni e fusioni tra le imprese stesse", afferma Faissola,
precisando che "il mondo creditizio si attiverà per dare il proprio
contributo, auspicando che un contributo aggiuntivo venga dal Governo. Siamo
assolutamente convinti e consapevoli - conclude - che il compito del 2009 degli
istituti di credito sarà particolarmente impegnativo, perché da un lato non
dobbiamo far mancare il credito all'economia, dall'altro bisogna erogare con
prudenza adeguata per evitare spiacevoli sorprese". Nel frattempo, però,
la Banca d'Italia comunica che le sofferenze in Campania nel terzo trimestre
2008, pari a 2.931 milioni di euro, diminuiscono rispetto ai tre mesi
precedenti (3.083 milioni). Nel Bollettino, infine, si legge che in Campania il
costo del denaro resta il più elevato d'Italia. Secondo la Banca d'Italia, a risentirne
di più sono le Pmi, visto che i tassi record si registrano per i prestiti fino
a 5 milioni di euro. del 22-01-2009 num.
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Sugli aiuti alle
imprese Friulia mette i "paletti" Giovedì 22 Gennaio 2009, Trieste
L'impegno finanziario messo a disposizione è di 50 milioni di euro. I destinatari
sono le piccole e medie imprese manufattiere del territorio regionale e ad
aprire il portafoglio è Friulia Holding con un piano di rafforzamento legato in
particolare al momento di crisi che non risparmia il Friuli Venezia Giulia. A
mettere le mani avanti sul fatto che la Spa non può essere considerata però
come la Croce Rossa dell'intero tessuto economico friulano è il presidente del
Consiglio di sorveglianza di Friulia, Augusto Antonucci. «La situazione
economica attuale - spiega - presenta per diverse aziende una difficoltà
oggettiva a stare sul mercato, soprattutto in un tessuto come quello regionale
dove le piccole e medie imprese sono la spina dorsale dell'intero sistema. Il
piano di Friulia ha un obiettivo preciso: non depauperare a causa delle
difficoltà le aziende che per varie ragioni palesano in questo frangente una
impossibilità allo sviluppo o al mantenimento delle quote di mercato. Friulia è
pronta a collaborare e a intervenire con soldi freschi proprio per mantenere
sano il tessuto economico». Ma il presidente del Consiglio di sorveglianza
indica anche i confini di questo impegno. «Con un esempio concreto è più facile
capirci. Se c'è un ammalato allo stadio terminale l'unica cosa da fare sono le
cure palliative. Se invece la malattia, pur seria, si può debellare, allora
deve intervenire la cura adatta. Lo stesso esempio è esportabile alle imprese
regionali. Se oramai siamo alla fine del percorso Friulia Holding - ricordo che
ha partner privati ed è una Spa - non può fare nulla, perchè quello non è il
suo compito. Non è contemplata l'assistenza. Se invece il quadro è diverso,
ossia una impresa si trova in un momento di difficoltà temporaneo, ma ha
prospettive, progettualità e mercato, pur in stasi a causa della crisi, allora
l'intervento non solo è possibile, ma può diventare un trampolino di lancio.
Sono necessarie progettualità e prospettive, fattori indispensabili per
guardare al futuro. Anzi - va avanti Antonucci - attrezzarsi nel momento della
bufera significa essere pronti a ripartire appena all'orizzonte si rivedrà la
luce del sole». Un messaggio il presidente lo lancia anche alla Regione. «Non
esiste più la Friulia di una volta, dove erano possibili iniezioni di
assistenza alle imprese senza prospettive. Oggi la Spa è un'altra cosa che
risponde a norme e leggi che vanno oltre la politica. Friulia non può ricevere
imposizioni da parte della Regione perchè questo significherebbe mettere a
rischio i patti parasociali. Se invece la politica vuole riportare Friulia a
vecchie logiche allora deve smontare quanto costruito e riposizionarla secondo
quanto ritiene opportuno». Resta da capire quali imprese possono disporre della
cassaforte Friulia Holding e in particolare con quali strumenti. «Posso
ipotizzare tre situazioni tipo nelle quali le aziende oggi possono trovarsi in
difficoltà. Penso a imprese in crisi per la riduzione dei
fidi, ad aziende in crescita che non trovano fidi o tassi sostenibili, oppure a
imprese in difficoltà per la diminuzione dei volumi con conseguente necessità
di ristrutturazione, purchè non siano state attivate procedure. Anche le
modalità di intervento possono essere differenziate. Si va dalla
partecipazione al 35% del capitale netto sino al finanziamento con
preammortamento allungato e modulazione degli interessi per arrivare al
finanziamento convertibile per poter praticare tassi a condizioni più
favorevoli. Ci sono, insomma, diverse modalità e Friulia può diventare un
partner che con la sua presenza può favorire l'appoggio degli istituti bancari.
Oggi come oggi - conclude Antonucci - non sono tante le società capaci di
investire 50 milioni di euro nelle imprese regionali». Loris Del Frate
( da "Nuova Sardegna, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
di Luciano Onnis Il
governo: stop ai pignoramenti in agricoltura Ma senza conferme ufficiali
proseguono l'occupazione e lo sciopero della fame DECIMOPUTZU. Una speranza per
gli agricoltori assediati dalle banche per i mutui-beffa di vent'anni fa, poi
bocciati a distanza di tanto tempo dall'Ue perché nessuno lo aveva mai
notificato a Bruxelles. Da Roma, palazzo Chigi, è giunta ieri la notizia che
sarebbe stato depositato in Senato un emendamento del governo al decreto
«milleproroghe» che toglierebbe dai guai gli agricoltori e gli allevatori:
sarebbe prorogata al 31 luglio 2009 ogni azione delle banche che, essendo
scaduta la precedente proroga, stanno riorganizzando pignoramenti e aste per i
beni delle aziende protestate. Intanto, però, la sala consiliare del municipio
di Decimoputzu rimane occupata dai contadini e il presidente nazionale di
Altragricoltura, Tano Malannino, prosegue lo sciopero della fame iniziato
mercoledì dopo l'assemblea con gli agricoltori. Per tutto il pomeriggio e la
serata di ieri lo stesso Malannino e il coordinatore nazionale Gianni Fabbris
hanno atteso che da Roma arrivasse una telefonata di conferma dell'emendamento,
seguita possibilmente da un fax con il testo del provvedimento. Ci sono stati
contatti telefonici con il sottosegretario all'Agricoltura Antonio Buonfiglio,
che ha confermato l'intervento del governo, ma poi niente di scritto. «Vogliamo
vedere il testo dell'emendamento - ha spiegato Gianni Fabbris - perché non è
detto che sia realmente migliorativo della pesantissima situazione in cui sono
incappati, e non per colpa loro, gli agricoltori e gli allevatori
che a loro tempo si erano fidati della bontà della legge regionale 44 del 1988.
Che sarebbe stato un ottimo strumento se qualcuno, poi, si fosse ricordato di
notificarlo all'Unione europea». Quindi c'è la speranza che arrivi questo
benedetto emendamento governativo al decreto «milleproroghe», ma gli operatori
agricoli del Campidano - e probabilmente della Sardegna intera - non si
fidano più delle parole e delle promesse dei politici. «E tanto meno delle
pacche sulle spalle», ha precisato Gianni Fabbris. A far arricciare il naso
agli agricoltori e ai loro rappresentanti sindacali c'è anche un altro aspetto
in cui non tutti i conti tornano alla perfezione. Tutt'altro. E' quello della
commissione di esperti (tre) che era stata annunciata dal governo nazionale lo
scorso ottobre quando la rivolta del mondo agricolo sardo era in pieno svolgimento,
con decine di municipi occupati. Di quella commissione si sono perse le tracce,
anzi non esiste proprio. Il ministero delle Politiche agricole aveva designato
l'esperto Giuseppe Pennucci e la Regione Sardegna Riccardo De Lisa. Mancava, e
manca, il rappresentante del ministero dell'Economia. Una dimenticanza,
trascuratezza o un più semplicistico «prendiamo tempo, tanto gli agricoltori
hanno smesso di protestare»? «In tutta questa vicenda gli aspetti che meritano
un po' di luce sono diversi - ha proseguito Fabbris - ci risulta ad esempio che
prima c'erano tre milioni di euro disponibili per gri interessi legali legati
ai debiti dei mutui-beffa contratti dagli agricoltori a seguito della legge
regionale 44/88. Nell'emendamento non sappiamo se quello stanziamento è stato
previsto di nuovo». Tagliati dal ministro Tremonti quando ha fatto incetta di
fondi nei vari capitoli di spesa o magari deviati altrove? Domanda maliziosa,
quella che agricoltori e allevatori si stanno ponendo in questi giorni e che rimbalza
continuamente nell'aula consiliare di Decimoputzu occupata. «Ci aspettiamo di
tutto - aveva detto mercoledì pomeriggio Riccardo Piras, coordinatore sardo di
Altragricoltura - sappiamo di trovarci di fronte ad azioni di banditismo bancario, ma anche politico. Il problema nato sulla legge 44
bocciata dall'Ue l'ha creato la politica ed essa deve risolverlo. Noi
agricoltori siamo solo vittime e non intendiamo perdere i frutti del nostro
lavoro in tutti questi anni». Oggi a mezzogiorno nell'aula consiliare sarà
fatto in conferenza stampa il punto sulla situazione e saranno illustrate le
proposte del movimento degli agricoltori.
( da "Giorno, Il (Milano)" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ECONOMIA &
FINANZA pag. 25 Imprese col mal di banca Meno soldi e più cari: «Così finiremo
per chiudere» VIAGGIO FRA CRISI E OPPORTUNITA' di MASSIMO DEGLI ESPOSTI MILANO
NON SONO SERVITI nè gli scongiuri, nè gli appelli, nè le misure prese in fretta
e furia da governo, Regione ed enti locali. Tutt'al più, la grande
mobilitazione d'autunno per arginare gli effetti della stretta creditizia ne ha
attenutato gli effetti; ma alla fine, cioè oggi, la crisi della finanza si è
riversata sulle imprese. NELLA MORSA sono intrappolate migliaia di aziende
piccole e medie che hanno visto peggiorare rapidamente il proprio rapporto con
le banche. Arrivano meno finanziamenti, a tassi più alti e solo a fronte di
garanzie più consistenti. E chi è pencolante si vede subito recapitare la
richiesta di rientro immediato. Che in molti casi è l'anticamera del
fallimento. Una china pericolosa che potrebbe coinvolgere per prime la filiera
della subfornitura come fa notare Marco Accornero, leader degli artigiani
milanesi: «I committenti stanno scaricando sulle spalle degli artigiani
fornitori il peso della crisi. Quindi, blocco degli ordini e allungamento fino
a 120 giorni dei tempi di pagamento. In queste condizioni le nostre aziende si
sono trovate a chiedere un aumento dal 10 al 15% dei finanziamenti a breve per
liquidità, come risulta dai primi dati di gennaio del nostro consorzio di
garanzia sul credito. E' un segno grave di sofferenza». TENDENZA puntualmente
confermata dall'indagine dell'ufficio studi Confapi Milano. Oltre la metà delle
imprese interpellate, infatti, ha attualmente un utilizzo
dei fidi bancari pari o superiore al 70% dell'autorizzato. Insomma, va in rosso
per finanziare l'attività ordinaria. Una su tre, poi, segnala un rapido
peggioramento del suo rapporto con le banche, soprattutto quando si tratta di
filiali di grandi gruppi nazionali, i più rapidi, pare, a stringere i cordoni
della borsa. E sempre un terzo degli interpellati è convinto che la
situazione possa peggiorare ancora. COSA STRANGOLA le imprese? L'eccessivo
costo del denaro, dicono i più, forse non avendo ancora percepito le ricadute
positive degli ultimi tagli della Bce. Ma subito dopo citano le richieste di
rientro a breve, le difficoltà e lentezze nel concedere l'ampliamento dei fidi,
l'aumento dei costi accessori e delle garanzie richieste. Soprattutto, oltre
due terzi del campione Confapi è convinto che la stretta creditizia finirà per
compromettere in tempi brevi lo sviluppo e le prospettive della propria
impresa. Ecco perchè il presidente Confapi Paolo Galassi, proprio ieri, ha
liquidato con una battuta il pacchetto di misure presentate al tavolo con il
governo: «Ho calcolato che gli stanziamenti ammontano a 500 euro per azienda.
Così non va: se queste sono le risorse, vanno spese meglio, in modo mirato»
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
BOLOGNA PRIMO PIANO
pag. 8 Mutui facili, il bancario infedele torna
Coinvolto in un caso analogo nel 2007, ora è indagato con altri 30 per un buco
L'INCHIESTA ANCORA guai per Pierluigi Cortesi, 40 anni, il direttore di banca
finito agli arresti domiciliari un anno fa per una presunta truffa da 10
milioni compiuta insieme a complici ferraresi e rodigini tramite una serie di
mutui falsi. Allora, era l'autunno 2007, Cortesi lavorava alla Bipop Carire
(gruppo Capitalia) di viale Masini e, dopo lo scandalo, si licenziò. Per quella
storia è in corso il processo a Ferrara, ma ora il bancario
è di nuovo accusato di truffa aggravata e falso. Sempre con il solito sistema,
avrebbe fatto accendere alla propria banca 20 mutui fasulli per un valore di 4
milioni di euro. Con lui, sono indagate 30 persone, cioè i beneficiari dei
mutui, un promotore finanziario e un procacciatore d'affari. I FATTI risalgono
al 2006, ma sono stati scoperti dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza
nel settembre scorso, dopo la segnalazione di Unicredit, che ha incrementato i
controlli a seguito della crisi mondiale dei subprime. E' così venuto alla luce
il presunto raggiro di Cortesi & company: il procacciatore, Pasquale
Iavarone, 38 anni, e il mediatore, Sergio Bartarelli, 54, indirizzavano alla
Bipop i clienti che volevano un mutuo pur non possedendo le garanzie. Tramite
documentazione falsa, Cortesi riusciva a concedere i finanziamenti (molti
clienti, nel tempo, non sono riusciti a pagare le rate). Iavarone percepiva una
provvigione dell'1,6% (in totale, 64mila euro), a
Bartarelli era stato concesso un fido cospicuo. Cortesi, oltre ai benefici alla
carriera per i buoni affari della sua filiale, percepiva premi in denaro o
benefit, come un viaggio in Brasile. Per tutti e tre, il pm ha chiesto la
sospensione dagli albi dei mediatori creditizi e dei promotori finanziari.
«Si tratta di una truffa di cui la banca è stata vittima», dice Unicredit in
una nota. FIN QUI l'accusa. Ma Cortesi, assistito dall'avvocato Guido Clausi Schettini,
non ci sta: «Sono una vittima. Se truffa c'è stata, il primo a essere truffato
sono stato io. I mutui pensavo fossero regolari e i procacciatori erano
convenzionati con la banca. Inoltre, l'istituto non mi ha mai pagato un viaggio
in Brasile, ma solo una volta sono andato a Vienna a sue spese». «Il mio
assistito aggiunge il legale non ha mai percepito compensi per queste
aattività». Oggi Cortesi lavora in una banca diversa in un paese della
provincia. g. d.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore sezione:
SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 10 autore: Il bollettino. «Sì agli aiuti,
ridurre i deficit appena possibile» Bce: l'alto debito peserà sulle generazioni
future Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Non solo la
situazione economica rimane fragilissima nella zona euro, ma lo stesso settore bancario mostra nuove crepe in alcuni Paesi. In questo
contesto di recessione «grave e sincronizzata» la Banca centrale europea ha
lasciato intendere ieri che è pronta a ridurre nuovamente il costo del denaro,
pur preoccupata dall'andamento dei conti pubblici. «La debolezza dell'economia
mondiale e una domanda fragile dovrebbero persistere nel corso dei prossimi
trimestri »,ha detto l'istituto monetario nel bollettino mensile di gennaio. Il
timore dei banchieri centrali è che un inasprimento delle tensioni finanziarie
indebolisca ancor di più l'economia nella zona euro, in recessione da tre
trimestri. Nel corso della conferenza stampa della settimana scorsa, il
presidente della Bce JeanClaude Trichet ha annunciato il quarto ribasso del
costo del denaro in quattro mesi, al 2%, aprendo le porte a un nuovo
allentamento monetario in marzo. Per ora non vi sono indicazioni di
un'accelerazione su questo fronte,anche se l'economia peggiora rapidamente.
Riferendosi al calo degli ordini in novembre, del 26,2% annuo, Fabio Pammolli,
direttore dell'ente di ricerca Cerm, nota che «contrazioni così forti fanno
ritenere che le previsioni sull'andamento della disoccupazione, contenute
nell'Interim Forecast Report della Commissione Europea, possano rivelarsi
ottimistiche, e che l'impatto sul mercato del lavoro possa essere ancor più
forte». In molti Stati membri della zona euro le aziende hanno tagliato la
produzione e accorciato la settimana lavorativa, mentre i governi hanno
introdotto misure per aiutare l'economia e stimolare la domanda interna. I
Paesi più in difficoltà sono quelli alle prese con lo scoppio di una bolla
speculativa nell'immobiliare: la Spagna e l'Irlanda, in particolare (si veda il
grafico sul rapporto tra indebitamento per l'acquisto di una casa e Pil). Per
ora, spiega la Bce, i rischi sul fronte dei prezzi al consumo sono bilanciati.
Ma è evidente che i banchieri centrali vogliono evitare un calo eccessivo
dell'inflazione, oggi all'1,6% annuo. Ieri il governatore della Banca di
Francia Christian Noyer ha ribadito che la Bce farà «il necessario per
garantire la stabilità dei prezzi». La situazione impone difficili
equilibrismi. Sul fronte dei conti pubblici, la Bce sostiene che aiuti alle
banche sono necessari per evitare drammatici fallimenti creditizi. Ma ieri ha
anche chiesto agli Stati membri di ritornare sui propri passi appena possibile
per evitare che il nuovo indebitamento pesi sulle «generazioni più giovani e su
quelle future». Anche la situazione sul mercato monetario è incerta. Da un lato
i tassi d'interesse,grazie anche alla riduzione del costo del denaro ufficiale,
sono in progressivo calo e si segnala una timida ripresa degli scambi.
Dall'altro, le tensioni sul fronte bancario sono
tornate d'attualità, soprattutto in Gran Bretagna ma anche in Belgio e
Germania. Sono sostenibili i progressi ottenuti sul mercato interbancario? L'incognita rimane. è ancora presto, tra le altre
cose, per fare una valutazione definitiva degli ultimi dati positivi sui
depositi presso la Bce. Mercoledì le banche hanno depositato overnight 111
miliardi, in forte calo rispetto ai 184 miliardi di euro del giorno precedente,
e ai minimi da metà dicembre. Negli ultimi mesi gli istituti di credito hanno
parcheggiato fondi presso l'istituto monetario anziché
prestarli alle controparti di cui non si fidavano. La recente riduzione è
quindi incoraggiante. Vi ha contribuito il taglio del tasso sui depositi all'1%
in vigore dal 21 gennaio, ma anche probabilmente un altro elemento, più
temporaneo questa volta: l'inizio proprio questa settimana del nuovo periodo di
riserva obbligatoria. SEGNALI POSITIVI In forte diminuzione i depositi
overnight «parcheggiati» a Francoforte dopo il taglio dei tassi all'1% scattato
il 21 gennaio
( da "Milano Finanza" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Milano Finanza
Numero 017 pag. 14 del 24/1/2009 | Indietro Il fascino
della garanzia COPERTINA Di Stefania Peveraro beni rifugio/2 Le difficoltà
degli istituti di credito hanno trasformato paradossalmente le loro
obbligazioni in una sorta di porto sicuro e ben remunerato grazie al supporto
degli Stati. Intanto in Italia ... I titoli azionari delle banche non hanno
certo vissuto una grande settimana. E come poteva essere altrimenti, visto che
è iniziata con l'annuncio di nuove svalutazioni per 28 miliardi di sterline da
parte di Royal Bank of Scotland e con il governo britannico che per questo ha
annuncaito che salirà al 70% nel capitale dell'istituto? D'altra parte,
paradossalmente, proprio perché sono in difficoltà le banche possono
rappresentare oggi una sorta di porto sicuro per gli investitori, soprattutto
per quelli europei. Già perchè ormai sono parecchie le emissioni
obbligazionarie di banche europee e Usa in euro garantite dai governi. Secondo
i calcoli di Société Générale, oggi sul mercato ci sono l'equivalente di un
totale di 78 miliardi di euro di bond bancari garantiti, dei quali ben 69 sono
denominati in euro. Tutte emissioni, quindi, che hanno rating molto elevati, in
linea con quelli dei rispettivi governi, ma che pagano un premio rispetto ai
titoli governativi. «Si tratta di un settore già piuttosto liquido, ma certo meno
liquido dei titoli di stato. è per questo che viene pagato un rendimento più
alto», spiega a Milano Finanza Alberto Zaffignani, managing director head of
Capital markets per l'Italia e il Sud Europa di Natixis: «Per un investitore
che non intende movimentare troppo il portafoglio questi bond possono essere un
ottimo strumento di diversificazione». E i rendimenti pagati da alcuni di
questi bond, come evidenziato dalle due tabelle in pagina, sono certamente
interessanti. A pagare di più sono ovviamente le banche irlandesi e quelle
portoghesi, le cui economie e i cui governi sono più nell'occhio del ciclone in
questo momento, insieme a Grecia, Spagna e Italia. Così si possono trovare
emissioni irlandesi a due anni con rating tripla A che pagano il 3,6% cioè 140
punti base sopra il tasso swap quando il nostro Btp paga uno spread di soli 36
pb con un rating più basso. E se non ci si fida della
tripla A dell'Irlanda, si può guardare a quella degli Usa e propendere per un
bond a tre anni di Goldman Sachs o di Jp Morgan che pagano il 3,3% cioè 43
punti base sopra swap; meno del Btp di corrispondente scadenza, però, che paga
uno spread di 78 pb. «Certo, se le nostre banche dovessero entrare su
questo mercato, allora quelle obbligazioni sarebbero particolarmente interessanti,
perché secondo i nostri calcoli pagherebbero spread piuttosto ampi rispetto
allo swap, superiori a quelli pagati dai corrispondenti Btp», spiega Massimo
Bianchi, head of Italian Dcm financial institutions di Société Générale
Corporate & Investment Banking. «Secondo noi a due anni potrebbero pagare
uno spread di circa 100 punti base sopra swap, contro i circa 30 del Btp,
quindi un premio di 70 punti base in più, che si ridurrebbe gradualmente con
l'allungarsi delle scadenze: 50 punti base in più per i tre anni e poco meno di
40 per i cinque anni». Già, ma visto che la garanzia statale in Italia
costerebbe molto di più per le emissioni oltre i due anni, è difficile
immaginare che, se ci saranno emissioni di bond garantiti, queste saranno per
scadenze oltre i due anni. «In ogni caso le banche italiane hanno dimostrato di
essere molto più solide di parecchie loro colleghe europee», continua Bianchi.
«Il fatto di aver investito a leva molto meno di quanto avevano fatto le grandi
banche internazionali le ha salvate dai disastri, tanto che in questi ultimi
mesi Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca sono riuscite ad andare sul
mercato per finanziarsi senza garanzia dello Stato raccogliendo
complessivamente 3 miliardi su un totale di 14 miliardi di emissioni non
garantite arrivate sul mercato dopo il crack Lehman. Il sistema bancario italiano, quindi, è stato considerato dal mercato
alla stessa stregua di Rabobank che da sola ha emesso 5 miliardi e del sistema bancario francesce, che a sua volta ha emesso 4 miliardi non
garantiti, anche se la Francia è un po' un caso a parte visto che le emissioni
garantite vengono fatte da un veicolo ad hoc, lo Sfef». A questo punto, quindi,
se è vero che il bond bancario garantito ha un certo
appeal, quello non garantito ne ha molto di più. Perchè l'emittente è una banca
considerata solida dal cosiddetto smart money, che però a causa della crisi di
fiducia è costretta a pagare rendimenti parecchio elevati. Tanto per fare un
esempio, Michelangelo Rovagnati del team di Bianchi in SocGen ricorda che «il
bond di Mediobanca che ha rating AA- e scadenza gennaio 2012 è stato collocato
lo scorso 12 gennaio con uno spread di rendimento di 180 punti base sopra swap.
Mentre il bond Unicredit, che ha rating A+, a scadenza gennaio 2014 è stato
collocato lo scorso 7 gennaio conuno spread di 210 pb». (riproduzione
riservata) garanzia Unicredit Btp Mediobanca Italia
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( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Economia Pagina 211
Finsardegna fa da apripista in Italia: può concedere garanzie a prima richiesta
Il Confidi Cna diventa una ?banca? Finsardegna fa da apripista in Italia: può
concedere garanzie a prima richiesta --> Più garanzie e maggiore trasparenza
per avere accesso al credito. Questo il motivo fondamentale che nel
( da "Denaro, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Napoli credito Nasce
l'Osservatorio antiusura L'intento del prefetto: tutelare le Pmi dalle aggressioni
criminali e dal racket Ribancarizzazione dei soggetti vittime dell'usura e
sostegno alle attività imprenditoriali vittime del racket; controllo del
credito al consumo, principale responsabile dello strozzinaggio; sottoscrizione
di convenzioni tra le banche e le associazioni antiracket; censimento
dei consorzi fidi provinciali che utilizzano i fondi antiusura. Sono i temi
affrontati dal neonato Osservatorio antiracket e antiusura, costituito dalla
Prefettura di Napoli e previsto dall'accordo quadro siglato ad aprile scorso
con la Banca d'Italia, l'Abi, la Camera di commercio, l'Anci, l'Upi, le
associazioni di categoria, i Confidi e le banche operanti sul
territorio. sergio governale Si rafforzano i rapporti di collaborazione tra
istituzioni, società civile e sistema bancario
italiano per sostenere le attività produttive e commerciali vittime delle
aggressioni criminali. Con questo obiettivo nasce a Napoli l'Osservatorio
antiusura e antiracket. Lo costituisce il prefetto Alessandro Pansa, secondo quanto
previsto dall'accordo quadro sottoscritto ad aprile scorso con la Banca
d'Italia, l'Abi, la Camera di commercio, l'Anci, l'Upi, l'Unione Industriali,
le associazioni di categoria, i Confidi e gli istituti operanti sul territorio.
Alla prima riunione, tenutasi di recente a Napoli, sono stati toccati diversi
argomenti collegati al problema. Innanzitutto la ribancarizzazione delle
vittime dell'usura. In questo campo le banche risultano deficitarie, poiché non
hanno provveduto alla nomina dei loro referenti antiracket, pur essendosi
impegnate in tal senso con la firma dell'accordo quadro. L'Osservatorio invita
pertanto gli istituti a effettuare quanto prima le designazioni. Silvana
Fucito, della Federazione delle associazioni antiracket, spiega inoltre che "spesso
le banche emarginano gli imprenditori loro malgrado vittime del racket,
negandogli credito e accesso ai loro istituti proprio nel momento in cui sono
più vulnerabili e avrebbero necessità di supporto, non necessariamente
economico". Per cercare di superare l'empasse Angelo Menichini, segretario
della Commissione regionale Abi-Campania presieduta da Luigi Gorga, propone
l'attivazione di una convenzione tra le banche e le associazioni antiracket e
antiusura, previo monitoraggio delle associazioni da parte della Prefettura e
comunicazione alla Banca d'Italia. Il credito al consumo viene ritenuto il
principale responsabile dello strozzinaggio. Le finanziarie, concedendo
prestiti ai privati senza idonee garanzie e applicando interessi vicini al 20
per cento annuo, ingenerano di fatto un meccanismo di acquisto di beni,
singolarmente anche di lieve entità ma che sfugge nel corso del breve-medio
periodo al controllo degli interessati, aprendo loro le porte all'usura. Per
questo motivo la Prefettura si accinge a monitorare il comparto. Proposto poi
un censimento dei Confidi che utilizzano i fondi previsti dalle normative in
materia, i cui risultati saranno diffusi a cura del presidente del Confidi Pmi
Campania, Lucio Donadio, indicato dalla Prefettura come rappresentante del
settore. L'Osservatorio antiusura è un tavolo aperto, si apprende, nel senso
che potranno partecipare alle prossime riunioni anche esponenti di altri enti.
La Regione Campania ha richiesto di poter inserire un suo rappresentante
nell'organismo, richiesta subito accolta dai partecipanti. L'Osservatorio ha
firmato infine, di concerto con la Direzione territoriale del Tesoro, quattro
protocolli per la tutela del sistema commerciale e dell'imprenditoria edile
dalle aggressioni criminali con Confesercenti, AscomConfcommercio,
Confartigianato, Acen e Anci Campania. I membri della prima riunione Prefettura
Vincenzo Panico, vice presidente vicario Antonio Cilento, vice prefetto Banca
d'Italia Sergio Cagnazzo, direttore della sede di Napoli Abi regionale Angelo
Menichini, segretario della Commissione Unione Industriali Maurizio Ramirez e
Paolo Dal Monte Casoni Confidi Pmi Campania Lucio Donadio Fed. ass. antiracket
Silvana Fucito Coord. napoletano ass. antiracket Domenico Di Pietro I membri
delle istituzioni, della società civile e del sistema bancario
che hanno partecipato alla prima riunione dell'Osservatorio antiusura del
24-01-2009 num.
( da "Asca" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi
CALABRIA:
CONFARTIGIANATO, DIFFICILE ACCESSO CREDITO PER PMI (ASCA) - Crotone, 24 gen -
La crisi fa sentire i suoi effetti, specialmente sulle piccole imprese ,con un
peggioramento delle condizioni dell'accesso al credito bancario,
che negli ultimi mesi e' negato quasi totalmente, specialmente nella provincia
di Crotone. ''Lo rileva un'indagine dell'osservatorio di Confartigianato
Giovane di Roma e dalle rilevazioni effettuate in questi mesi dalla nostra
struttura - dice Salvatore Luca', Presidente di Confartigianato Crotone - che
registra un vero e proprio impasse tra mondo imprenditoriale e sistema bancario, che nella pratica sta ignorando totalmente una
economia, che poi e' quella reale e la sola che crea nuova occupazione. Le
restrizioni nel mondo creditizio stanno mettendo in ginocchio specialmente le
nuove imprese, quelle nate per intenderci con gli incentivi statali degli
ultimi anni, vedasi prestito d'onore, microimpresa etc.''. ''Queste piccole
aziende, che in fase di avvio sono state accolte dal sistema finanziario per
accaparrarsi evidentemente i fondi statali assegnati, nella fase operativa lo
stesso mondo bancario nega addirittura - dice Luca' -
qualsiasi approccio all'accesso al credito, causando ed accentuando di fatto
una crisi che potrebbe essere superata proprio da questa rete di imprese che
nel concreto e' il reale tessuto economico calabrese. Una situazione a dir poco
allarmante che puo' causare entro il 2009 una vero e proprio tracollo di queste
piccole aziende, invece se sostenute adeguatamente potrebbero rivelarsi la
carta vincente per far uscire la nostra regione e la provincia di Crotone da
questa preoccupante recessione''. ''I timori per la crisi e queste restrizioni
del sistema creditizio sicuramente non scoraggiano i nostri imprenditori - dice
Luca' - perche' comunque registriamo una gran voglia di fare impresa e la
volonta' di espandersi. La politica ed il sistema bancario
devono fare la loro parte, i nostri ''capitani'' di queste piccole imprese sono
pronti a fare la loro con impegno e serieta'. Altro dato significativo,
rilevato da questa indagine, e' che tantissimi stanno utilizzando mezzi propri,
ma tramite i consorzi fidi e quant'altro bisogna trovare la
soluzione ad un problema che da qui a poco potrebbe mettere in seria
difficolta' lo stesso sistema bancario che, sicuramente per quanto
ci' riguarda, con molta miopia cosi' come la politica, non crede veramente in questo
tessuto economico che e' molto piu' virtuoso di quella rete di grandi
imprenditori-prenditori che nell'ultimo decennio hanno infestato la
nostra provincia, usufruendo di fonti pubblici a iosa, per poi sparire e
mettere sulla strada tanti cittadini che pensavano di aver trovato una
sistemazione lavorativa certa e definitiva. In conclusione e' necessario
sostenere questa economia e rimuovere costi e vincoli che soffocano le
potenzialita' di sviluppo della nostra terra''. red/mar/ss (Asca)