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DOSSIER “Credito Fidi Aziende ”

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tARTICOLI DEL 22-24 gennaio 2009#TOP



Report "Revoca fidi"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Revoca fidi (12)


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

ruzza: le banche tornino a finanziare le piccole imprese ( da "Mattino di Padova, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: «Nonostante l'aiuto dei consorzi fidi - afferma Ruzza - hanno cominciato a scontrarsi con un comparto creditizio meno propenso a concedere finanziamenti. In altre parole: alla generosità dello Stato verso le banche non ha fatto riscontro un altrettanto generoso comportamento da parte loro nei confronti delle imprese».

Un milione e 300mila euro a garanzia del credito ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Ascom Fidi, Confartigianato Fidi, Confidi Romagna e Ferrara, Coop.er. fidi, Cofiter Confidi Terziario, Eurofidi, Unifidi), portando, in alcuni casi, fino all'80% la copertura dei rischi di insolvenza. Le segnalazioni dei Confidi stessi, è stato stabilito, saranno sottoposte all'attenzione di un Comitato tecnico composto da cinque persone.

Investimenti, crollano i prestiti ( da "Denaro, Il" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: i tassi di interesse pagati in Campania sui fidi fino a 5 milioni di euro, quelli cioè richiesti dalle Pmi, continuano ad aumentare e restano i più elevati d'Italia. falconio guidoni A fine settembre 2008 crollano in Campania i finanziamenti bancari di medio-lungo periodo dedicati agli investimenti per le costruzioni e per macchinari e attrezzature industriali.

Sugli aiuti alle imprese Friulia mette i "paletti" ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Penso a imprese in crisi per la riduzione dei fidi, ad aziende in crescita che non trovano fidi o tassi sostenibili, oppure a imprese in difficoltà per la diminuzione dei volumi con conseguente necessità di ristrutturazione, purchè non siano state attivate procedure. Anche le modalità di intervento possono essere differenziate.

il governo: stop ai pignoramenti in agricoltura ( da "Nuova Sardegna, La" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: allevatori che a loro tempo si erano fidati della bontà della legge regionale 44 del 1988. Che sarebbe stato un ottimo strumento se qualcuno, poi, si fosse ricordato di notificarlo all'Unione europea». Quindi c'è la speranza che arrivi questo benedetto emendamento governativo al decreto «milleproroghe», ma gli operatori agricoli del Campidano - e probabilmente della Sardegna intera -

Imprese col mal di banca ( da "Giorno, Il (Milano)" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ha attualmente un utilizzo dei fidi bancari pari o superiore al 70% dell'autorizzato. Insomma, va in rosso per finanziare l'attività ordinaria. Una su tre, poi, segnala un rapido peggioramento del suo rapporto con le banche, soprattutto quando si tratta di filiali di grandi gruppi nazionali, i più rapidi, pare, a stringere i cordoni della borsa.

Mutui facili, il bancario infedele torna ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: a Bartarelli era stato concesso un fido cospicuo. Cortesi, oltre ai benefici alla carriera per i buoni affari della sua filiale, percepiva premi in denaro o benefit, come un viaggio in Brasile. Per tutti e tre, il pm ha chiesto la sospensione dagli albi dei mediatori creditizi e dei promotori finanziari.

Bce: l'alto debito peserà sulle generazioni future ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: istituto monetario anziché prestarli alle controparti di cui non si fidavano. La recente riduzione è quindi incoraggiante. Vi ha contribuito il taglio del tasso sui depositi all'1% in vigore dal 21 gennaio, ma anche probabilmente un altro elemento, più temporaneo questa volta: l'inizio proprio questa settimana del nuovo periodo di riserva obbligatoria.

Il fascino della garanzia ( da "Milano Finanza" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: E se non ci si fida della tripla A dell'Irlanda, si può guardare a quella degli Usa e propendere per un bond a tre anni di Goldman Sachs o di Jp Morgan che pagano il 3,3% cioè 43 punti base sopra swap; meno del Btp di corrispondente scadenza, però, che paga uno spread di 78 pb.

Il Confidi Cna diventa una "banca" ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: il consorzio fidi aderente alla Cna, a chiedere l'inserimento nell'albo speciale previsto dall'articolo 107 del testo unico bancario. Risultato ottenuto il 15 gennaio e che permette al confidi di essere il primo in Italia a poter concedere una garanzia a prima richiesta alle circa tremila aziende aderenti nei rapporti con le banche.

Nasce l'Osservatorio antiusura ( da "Denaro, Il" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: censimento dei consorzi fidi provinciali che utilizzano i fondi antiusura. Sono i temi affrontati dal neonato Osservatorio antiracket e antiusura, costituito dalla Prefettura di Napoli e previsto dall'accordo quadro siglato ad aprile scorso con la Banca d'Italia, l'Abi, la Camera di commercio, l'Anci, l'Upi, le associazioni di categoria,

CALABRIA: CONFARTIGIANATO, DIFFICILE ACCESSO CREDITO PER PMI. ( da "Asca" del 24-01-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ma tramite i consorzi fidi e quant'altro bisogna trovare la soluzione ad un problema che da qui a poco potrebbe mettere in seria difficolta' lo stesso sistema bancario che, sicuramente per quanto ci' riguarda, con molta miopia cosi' come la politica, non crede veramente in questo tessuto economico che e' molto piu' virtuoso di quella rete di grandi imprenditori-


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ruzza: le banche tornino a finanziare le piccole imprese (sezione: Revoca fidi)

( da "Mattino di Padova, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 23 - Cronaca Ruzza: «Le banche tornino a finanziare le piccole imprese» L'intervento. Il presidente di Artigianfidi paventa il rischio di un blocco generale dell'economia Le banche non si tengano in cassaforte i soldi dello Stato, ma li rigirino piuttosto alle imprese per rimettere in moto l'economia. Prima ancora che alle famiglie. E' il messaggio lanciato ieri da Carlo Ruzza, presidente di Artigianfidi. «Lo Stato, se crede, allarghi pure il portafogli per le banche, ma le obblighi, come ha detto il governatore Draghi, ad allargarle alle aziende». «Come uscire da quella crisi nella quale un fallimento bancario americano ci ha fatto precipitare nel bel mezzo dell'estate? Il governo è corso ai ripari mettendo «in sicurezza», il sistema bancario, lasciando a quest'ultimo il compito di vedersela con le imprese», afferma Ruzza. Ma dopo le prime assicurazioni ha fatto seguito invece una «stretta selezionata» del sistema che ha finito per condizionare l'attività soprattutto delle piccole imprese. «Nonostante l'aiuto dei consorzi fidi - afferma Ruzza - hanno cominciato a scontrarsi con un comparto creditizio meno propenso a concedere finanziamenti. In altre parole: alla generosità dello Stato verso le banche non ha fatto riscontro un altrettanto generoso comportamento da parte loro nei confronti delle imprese». Più ancora che alle famiglie - aggiunge Ruzza - i sostegni dovrebbero andare alle imprese. Solo se continuano a produrre ci sarà lavoro e quindi reddito per tutti»

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Un milione e 300mila euro a garanzia del credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 22-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

FERRARA ECONOMIA E POLITICA pag. 10 Un milione e 300mila euro a garanzia del credito Da Camera di Commercio, Provincia e Comuni di ISABELLA CATTANIA CAMERA DI COMMERCIO, Provincia e Comuni (tutti, tranne, rivela Pier Giorgio Dall'Acqua, quello di Cento che non ha ancora aderito all'iniziativa) arrivano in soccorso delle piccole e medie imprese sempre più soffocate da una crisi finanziaria e, sottolinea Carlo Alberto Roncarati, anche da una crisi di fiducia che induce alla prudenza e porta dunque alla paralisi degli investimenti. Lo fanno togliendo in totale dalle rispettive casse ben un milione e 300mila euro 500mila la Camera di Commercio, 300mila la Provincia, 250mila il Comune di Ferrara e 250 tutti gli altri Comuni che andranno ad aumentare il livello di garanzie oggi sostenuto dai sistemi dei Confidi. E se la firma del relativo accordo è avvenuta ieri nella sede dell'ente camerale, i presidenti Roncarati e Dall'Acqua hanno tenuto a precisare che il fondo straordinario di garanzia per il credito a breve voluto dalla Camera di Commercio e dalla Provincia è comunque già operativo dal 5 gennaio scorso. L'intervento, volto a favorire la liquidità alle imprese, «si sviluppa è stato detto con il pieno coinvolgimento dei Confidi che per l'esperienza e la vicinanza alle imprese sono in grado di offrire un professionale ed adeguato supporto al sistema bancario nel processo di erogazione dei finanziamenti. dal canto suo il sistema bancario assicurerà poi finanziamenti a tassi e condizioni di favore». Tale fondo di un milione e 300mila euro, hanno poi ricordato Roncarati e Dall'Acqua, si aggiunge alle garanzie già offerte dai Confidi (che per la nostra Provincia sono Agrifidi, Ascom Fidi, Confartigianato Fidi, Confidi Romagna e Ferrara, Coop.er. fidi, Cofiter Confidi Terziario, Eurofidi, Unifidi), portando, in alcuni casi, fino all'80% la copertura dei rischi di insolvenza. Le segnalazioni dei Confidi stessi, è stato stabilito, saranno sottoposte all'attenzione di un Comitato tecnico composto da cinque persone. Agricoltura, industria, commercio, turismo e servizi, artigianato e cooperazione i settori cui è destinato il fondo straordinario. Tra questi una maggior ripartizione è stata attuata, sulla base delle esigenze finora manifestate, per commercio e artigianato. Il presidente della Camera di Commercio Carlo Alberto Roncarati ha poi annunciato che l'ente camerale, qualora ce ne fosse l'esigenza, sarà disponibile a intervenire con ulteriori stanziamenti. A questa risposta immediata del Sistema Ferrara' di fronte all'aggravarsi della crisi finanziaria dovrebbe seguirne un'altra sul fronte regionale: domani, infatti, il presidente dell'Emilia-Romagna ha convocato un incontro per comunicare quali iniziative saranno messe in campo. Image: 20090122/foto/4003.jpg

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Investimenti, crollano i prestiti (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 22-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Campania Credito Investimenti, crollano i prestiti Banca d'Italia: In forte calo i finanziamenti nel terzo trimestre 2008 Investimenti all'edilizia e all'industria: crollano i finanziamenti bancari in Campania nel terzo trimestre del 2008, all'apice della crisi finanziaria internazionale. Lo comunica la Banca d'Italia nel suo Bollettino statistico pubblicato ieri, all'indomani della strigliata del governatore Mario Draghi ai vertici dei sei maggiori istituti di credito nazionali, chiedendo "un particolare impegno sul piano del credito" alle imprese. In regione i prestiti alle aziende per l'acquisto di macchinari e attrezzature diminuiscono di quasi il 58 per cento nel periodo considerato rispetto ai tre mesi precedenti, del 74,3 per cento le erogazioni agli investimenti per le costruzioni. Alla fine dello scorso mese di settembre i finanziamenti al settore edile calano di circa il 14 per cento rispetto al terzo trimestre del 2007. Il costo del denaro si conferma a livelli record: i tassi di interesse pagati in Campania sui fidi fino a 5 milioni di euro, quelli cioè richiesti dalle Pmi, continuano ad aumentare e restano i più elevati d'Italia. falconio guidoni A fine settembre 2008 crollano in Campania i finanziamenti bancari di medio-lungo periodo dedicati agli investimenti per le costruzioni e per macchinari e attrezzature industriali. Lo si legge nell'ultimo Bollettino statitistico della Banca d'Italia pubblicato ieri, che fornisce i dati del terzo trimestre dell'anno scorso, all'apice della crisi finanziaria internazionale, culminata con il fallimento della banca d'affari statunitense Lehman Brothers. I?dati arrivano all'indomani della richiesta del governatore Mario Draghi ai responsabili dei sei maggiori istituti di credito nazionali (Corrado Passera di Intesa Sanpaolo, Alessandro Profumo di Unicredit, Antonio Vigni di Mps, Alberto Nagel di Mediobanca, Pierfrancesco Saviotti di Banco Popolare, Victor Massiah di Ubi, oltre ai vertici dell'Abi che ieri si sono riuniti nel comitato esecutivo) di non chiudere i rubinetti del credito a imprese e famiglie. I?dati di Via Nazionale si riferiscono a un periodo, quello estivo, magro solitamente per gli investimenti. Confrontando però i valori di fine settembre 2008 con quelli dello stesso periodo dell'anno precedente si evince che la situazione non migliora per quanto riguarda il comparto delle costruzioni. Le relative erogazioni, infatti, diminuiscono di quasi il 14 per cento, segnale che qualcosa nei rubinetti del credito la scorsa estate non è andato nel verso giusto. E la crisi finanziaria, la peggiore da decenni, è la conseguente giustificazione. In ogni caso i dati sembrano picchi negativi che nei mesi successivi dovrebbero essere rientrati. Ieri, infatti, il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, ha annunciato una lieve crescita degli impieghi a dicembre a livello nazionale rispetto a novembre e ha spiegato che le banche italiane stanno riscontrando un incremento dei crediti "non performing", a causa della crisi economica, ma aiuteranno le imprese a superare il momento difficile se avranno merito di credito e se le difficoltà sono temporanee. "Le banche stanno rilevando un incremento sostanziale dei crediti non performing", dice Faissola. Vista la crisi attuale, "ci saranno imprese che non saranno in grado di adempiere ai propri obblighi", aggiunge il banchiere. "Le accompagneremo per uscire dalla posizione di difficoltà se hanno merito di credito e se la situazione è temporanea", prosegue Faissola. Il banchiere ricorda poi che lunedì scorso c'è stato un meeting con i rappresentanti di Confindustria e i rappresentanti delle principali banche italiane. Nel meeting "in un clima disteso e consapevole" è proseguito l'esame delle problematiche comuni nella consapevolezza che "la cooperazione tra imprese e banche è l'unica via percorribile" in questa fase difficile. "Qualche risultato importante è stato già raggiunto, tra i temi importanti ci sono la ricapitalizzazione delle piccole e medie imprese e l'esigenza di addivenire a maggiori concentrazioni e fusioni tra le imprese stesse", afferma Faissola, precisando che "il mondo creditizio si attiverà per dare il proprio contributo, auspicando che un contributo aggiuntivo venga dal Governo. Siamo assolutamente convinti e consapevoli - conclude - che il compito del 2009 degli istituti di credito sarà particolarmente impegnativo, perché da un lato non dobbiamo far mancare il credito all'economia, dall'altro bisogna erogare con prudenza adeguata per evitare spiacevoli sorprese". Nel frattempo, però, la Banca d'Italia comunica che le sofferenze in Campania nel terzo trimestre 2008, pari a 2.931 milioni di euro, diminuiscono rispetto ai tre mesi precedenti (3.083 milioni). Nel Bollettino, infine, si legge che in Campania il costo del denaro resta il più elevato d'Italia. Secondo la Banca d'Italia, a risentirne di più sono le Pmi, visto che i tassi record si registrano per i prestiti fino a 5 milioni di euro. del 22-01-2009 num.

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Sugli aiuti alle imprese Friulia mette i "paletti" (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sugli aiuti alle imprese Friulia mette i "paletti" Giovedì 22 Gennaio 2009, Trieste L'impegno finanziario messo a disposizione è di 50 milioni di euro. I destinatari sono le piccole e medie imprese manufattiere del territorio regionale e ad aprire il portafoglio è Friulia Holding con un piano di rafforzamento legato in particolare al momento di crisi che non risparmia il Friuli Venezia Giulia. A mettere le mani avanti sul fatto che la Spa non può essere considerata però come la Croce Rossa dell'intero tessuto economico friulano è il presidente del Consiglio di sorveglianza di Friulia, Augusto Antonucci. «La situazione economica attuale - spiega - presenta per diverse aziende una difficoltà oggettiva a stare sul mercato, soprattutto in un tessuto come quello regionale dove le piccole e medie imprese sono la spina dorsale dell'intero sistema. Il piano di Friulia ha un obiettivo preciso: non depauperare a causa delle difficoltà le aziende che per varie ragioni palesano in questo frangente una impossibilità allo sviluppo o al mantenimento delle quote di mercato. Friulia è pronta a collaborare e a intervenire con soldi freschi proprio per mantenere sano il tessuto economico». Ma il presidente del Consiglio di sorveglianza indica anche i confini di questo impegno. «Con un esempio concreto è più facile capirci. Se c'è un ammalato allo stadio terminale l'unica cosa da fare sono le cure palliative. Se invece la malattia, pur seria, si può debellare, allora deve intervenire la cura adatta. Lo stesso esempio è esportabile alle imprese regionali. Se oramai siamo alla fine del percorso Friulia Holding - ricordo che ha partner privati ed è una Spa - non può fare nulla, perchè quello non è il suo compito. Non è contemplata l'assistenza. Se invece il quadro è diverso, ossia una impresa si trova in un momento di difficoltà temporaneo, ma ha prospettive, progettualità e mercato, pur in stasi a causa della crisi, allora l'intervento non solo è possibile, ma può diventare un trampolino di lancio. Sono necessarie progettualità e prospettive, fattori indispensabili per guardare al futuro. Anzi - va avanti Antonucci - attrezzarsi nel momento della bufera significa essere pronti a ripartire appena all'orizzonte si rivedrà la luce del sole». Un messaggio il presidente lo lancia anche alla Regione. «Non esiste più la Friulia di una volta, dove erano possibili iniezioni di assistenza alle imprese senza prospettive. Oggi la Spa è un'altra cosa che risponde a norme e leggi che vanno oltre la politica. Friulia non può ricevere imposizioni da parte della Regione perchè questo significherebbe mettere a rischio i patti parasociali. Se invece la politica vuole riportare Friulia a vecchie logiche allora deve smontare quanto costruito e riposizionarla secondo quanto ritiene opportuno». Resta da capire quali imprese possono disporre della cassaforte Friulia Holding e in particolare con quali strumenti. «Posso ipotizzare tre situazioni tipo nelle quali le aziende oggi possono trovarsi in difficoltà. Penso a imprese in crisi per la riduzione dei fidi, ad aziende in crescita che non trovano fidi o tassi sostenibili, oppure a imprese in difficoltà per la diminuzione dei volumi con conseguente necessità di ristrutturazione, purchè non siano state attivate procedure. Anche le modalità di intervento possono essere differenziate. Si va dalla partecipazione al 35% del capitale netto sino al finanziamento con preammortamento allungato e modulazione degli interessi per arrivare al finanziamento convertibile per poter praticare tassi a condizioni più favorevoli. Ci sono, insomma, diverse modalità e Friulia può diventare un partner che con la sua presenza può favorire l'appoggio degli istituti bancari. Oggi come oggi - conclude Antonucci - non sono tante le società capaci di investire 50 milioni di euro nelle imprese regionali». Loris Del Frate

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il governo: stop ai pignoramenti in agricoltura (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 23-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

di Luciano Onnis Il governo: stop ai pignoramenti in agricoltura Ma senza conferme ufficiali proseguono l'occupazione e lo sciopero della fame DECIMOPUTZU. Una speranza per gli agricoltori assediati dalle banche per i mutui-beffa di vent'anni fa, poi bocciati a distanza di tanto tempo dall'Ue perché nessuno lo aveva mai notificato a Bruxelles. Da Roma, palazzo Chigi, è giunta ieri la notizia che sarebbe stato depositato in Senato un emendamento del governo al decreto «milleproroghe» che toglierebbe dai guai gli agricoltori e gli allevatori: sarebbe prorogata al 31 luglio 2009 ogni azione delle banche che, essendo scaduta la precedente proroga, stanno riorganizzando pignoramenti e aste per i beni delle aziende protestate. Intanto, però, la sala consiliare del municipio di Decimoputzu rimane occupata dai contadini e il presidente nazionale di Altragricoltura, Tano Malannino, prosegue lo sciopero della fame iniziato mercoledì dopo l'assemblea con gli agricoltori. Per tutto il pomeriggio e la serata di ieri lo stesso Malannino e il coordinatore nazionale Gianni Fabbris hanno atteso che da Roma arrivasse una telefonata di conferma dell'emendamento, seguita possibilmente da un fax con il testo del provvedimento. Ci sono stati contatti telefonici con il sottosegretario all'Agricoltura Antonio Buonfiglio, che ha confermato l'intervento del governo, ma poi niente di scritto. «Vogliamo vedere il testo dell'emendamento - ha spiegato Gianni Fabbris - perché non è detto che sia realmente migliorativo della pesantissima situazione in cui sono incappati, e non per colpa loro, gli agricoltori e gli allevatori che a loro tempo si erano fidati della bontà della legge regionale 44 del 1988. Che sarebbe stato un ottimo strumento se qualcuno, poi, si fosse ricordato di notificarlo all'Unione europea». Quindi c'è la speranza che arrivi questo benedetto emendamento governativo al decreto «milleproroghe», ma gli operatori agricoli del Campidano - e probabilmente della Sardegna intera - non si fidano più delle parole e delle promesse dei politici. «E tanto meno delle pacche sulle spalle», ha precisato Gianni Fabbris. A far arricciare il naso agli agricoltori e ai loro rappresentanti sindacali c'è anche un altro aspetto in cui non tutti i conti tornano alla perfezione. Tutt'altro. E' quello della commissione di esperti (tre) che era stata annunciata dal governo nazionale lo scorso ottobre quando la rivolta del mondo agricolo sardo era in pieno svolgimento, con decine di municipi occupati. Di quella commissione si sono perse le tracce, anzi non esiste proprio. Il ministero delle Politiche agricole aveva designato l'esperto Giuseppe Pennucci e la Regione Sardegna Riccardo De Lisa. Mancava, e manca, il rappresentante del ministero dell'Economia. Una dimenticanza, trascuratezza o un più semplicistico «prendiamo tempo, tanto gli agricoltori hanno smesso di protestare»? «In tutta questa vicenda gli aspetti che meritano un po' di luce sono diversi - ha proseguito Fabbris - ci risulta ad esempio che prima c'erano tre milioni di euro disponibili per gri interessi legali legati ai debiti dei mutui-beffa contratti dagli agricoltori a seguito della legge regionale 44/88. Nell'emendamento non sappiamo se quello stanziamento è stato previsto di nuovo». Tagliati dal ministro Tremonti quando ha fatto incetta di fondi nei vari capitoli di spesa o magari deviati altrove? Domanda maliziosa, quella che agricoltori e allevatori si stanno ponendo in questi giorni e che rimbalza continuamente nell'aula consiliare di Decimoputzu occupata. «Ci aspettiamo di tutto - aveva detto mercoledì pomeriggio Riccardo Piras, coordinatore sardo di Altragricoltura - sappiamo di trovarci di fronte ad azioni di banditismo bancario, ma anche politico. Il problema nato sulla legge 44 bocciata dall'Ue l'ha creato la politica ed essa deve risolverlo. Noi agricoltori siamo solo vittime e non intendiamo perdere i frutti del nostro lavoro in tutti questi anni». Oggi a mezzogiorno nell'aula consiliare sarà fatto in conferenza stampa il punto sulla situazione e saranno illustrate le proposte del movimento degli agricoltori.

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Imprese col mal di banca (sezione: Revoca fidi)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 23-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ECONOMIA & FINANZA pag. 25 Imprese col mal di banca Meno soldi e più cari: «Così finiremo per chiudere» VIAGGIO FRA CRISI E OPPORTUNITA' di MASSIMO DEGLI ESPOSTI MILANO NON SONO SERVITI nè gli scongiuri, nè gli appelli, nè le misure prese in fretta e furia da governo, Regione ed enti locali. Tutt'al più, la grande mobilitazione d'autunno per arginare gli effetti della stretta creditizia ne ha attenutato gli effetti; ma alla fine, cioè oggi, la crisi della finanza si è riversata sulle imprese. NELLA MORSA sono intrappolate migliaia di aziende piccole e medie che hanno visto peggiorare rapidamente il proprio rapporto con le banche. Arrivano meno finanziamenti, a tassi più alti e solo a fronte di garanzie più consistenti. E chi è pencolante si vede subito recapitare la richiesta di rientro immediato. Che in molti casi è l'anticamera del fallimento. Una china pericolosa che potrebbe coinvolgere per prime la filiera della subfornitura come fa notare Marco Accornero, leader degli artigiani milanesi: «I committenti stanno scaricando sulle spalle degli artigiani fornitori il peso della crisi. Quindi, blocco degli ordini e allungamento fino a 120 giorni dei tempi di pagamento. In queste condizioni le nostre aziende si sono trovate a chiedere un aumento dal 10 al 15% dei finanziamenti a breve per liquidità, come risulta dai primi dati di gennaio del nostro consorzio di garanzia sul credito. E' un segno grave di sofferenza». TENDENZA puntualmente confermata dall'indagine dell'ufficio studi Confapi Milano. Oltre la metà delle imprese interpellate, infatti, ha attualmente un utilizzo dei fidi bancari pari o superiore al 70% dell'autorizzato. Insomma, va in rosso per finanziare l'attività ordinaria. Una su tre, poi, segnala un rapido peggioramento del suo rapporto con le banche, soprattutto quando si tratta di filiali di grandi gruppi nazionali, i più rapidi, pare, a stringere i cordoni della borsa. E sempre un terzo degli interpellati è convinto che la situazione possa peggiorare ancora. COSA STRANGOLA le imprese? L'eccessivo costo del denaro, dicono i più, forse non avendo ancora percepito le ricadute positive degli ultimi tagli della Bce. Ma subito dopo citano le richieste di rientro a breve, le difficoltà e lentezze nel concedere l'ampliamento dei fidi, l'aumento dei costi accessori e delle garanzie richieste. Soprattutto, oltre due terzi del campione Confapi è convinto che la stretta creditizia finirà per compromettere in tempi brevi lo sviluppo e le prospettive della propria impresa. Ecco perchè il presidente Confapi Paolo Galassi, proprio ieri, ha liquidato con una battuta il pacchetto di misure presentate al tavolo con il governo: «Ho calcolato che gli stanziamenti ammontano a 500 euro per azienda. Così non va: se queste sono le risorse, vanno spese meglio, in modo mirato»

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Mutui facili, il bancario infedele torna (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 23-01-2009)

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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 8 Mutui facili, il bancario infedele torna Coinvolto in un caso analogo nel 2007, ora è indagato con altri 30 per un buco L'INCHIESTA ANCORA guai per Pierluigi Cortesi, 40 anni, il direttore di banca finito agli arresti domiciliari un anno fa per una presunta truffa da 10 milioni compiuta insieme a complici ferraresi e rodigini tramite una serie di mutui falsi. Allora, era l'autunno 2007, Cortesi lavorava alla Bipop Carire (gruppo Capitalia) di viale Masini e, dopo lo scandalo, si licenziò. Per quella storia è in corso il processo a Ferrara, ma ora il bancario è di nuovo accusato di truffa aggravata e falso. Sempre con il solito sistema, avrebbe fatto accendere alla propria banca 20 mutui fasulli per un valore di 4 milioni di euro. Con lui, sono indagate 30 persone, cioè i beneficiari dei mutui, un promotore finanziario e un procacciatore d'affari. I FATTI risalgono al 2006, ma sono stati scoperti dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza nel settembre scorso, dopo la segnalazione di Unicredit, che ha incrementato i controlli a seguito della crisi mondiale dei subprime. E' così venuto alla luce il presunto raggiro di Cortesi & company: il procacciatore, Pasquale Iavarone, 38 anni, e il mediatore, Sergio Bartarelli, 54, indirizzavano alla Bipop i clienti che volevano un mutuo pur non possedendo le garanzie. Tramite documentazione falsa, Cortesi riusciva a concedere i finanziamenti (molti clienti, nel tempo, non sono riusciti a pagare le rate). Iavarone percepiva una provvigione dell'1,6% (in totale, 64mila euro), a Bartarelli era stato concesso un fido cospicuo. Cortesi, oltre ai benefici alla carriera per i buoni affari della sua filiale, percepiva premi in denaro o benefit, come un viaggio in Brasile. Per tutti e tre, il pm ha chiesto la sospensione dagli albi dei mediatori creditizi e dei promotori finanziari. «Si tratta di una truffa di cui la banca è stata vittima», dice Unicredit in una nota. FIN QUI l'accusa. Ma Cortesi, assistito dall'avvocato Guido Clausi Schettini, non ci sta: «Sono una vittima. Se truffa c'è stata, il primo a essere truffato sono stato io. I mutui pensavo fossero regolari e i procacciatori erano convenzionati con la banca. Inoltre, l'istituto non mi ha mai pagato un viaggio in Brasile, ma solo una volta sono andato a Vienna a sue spese». «Il mio assistito aggiunge il legale non ha mai percepito compensi per queste aattività». Oggi Cortesi lavora in una banca diversa in un paese della provincia. g. d.

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Bce: l'alto debito peserà sulle generazioni future (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-01-2009)

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Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM data: 2009-01-23 - pag: 10 autore: Il bollettino. «Sì agli aiuti, ridurre i deficit appena possibile» Bce: l'alto debito peserà sulle generazioni future Beda Romano FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente Non solo la situazione economica rimane fragilissima nella zona euro, ma lo stesso settore bancario mostra nuove crepe in alcuni Paesi. In questo contesto di recessione «grave e sincronizzata» la Banca centrale europea ha lasciato intendere ieri che è pronta a ridurre nuovamente il costo del denaro, pur preoccupata dall'andamento dei conti pubblici. «La debolezza dell'economia mondiale e una domanda fragile dovrebbero persistere nel corso dei prossimi trimestri »,ha detto l'istituto monetario nel bollettino mensile di gennaio. Il timore dei banchieri centrali è che un inasprimento delle tensioni finanziarie indebolisca ancor di più l'economia nella zona euro, in recessione da tre trimestri. Nel corso della conferenza stampa della settimana scorsa, il presidente della Bce JeanClaude Trichet ha annunciato il quarto ribasso del costo del denaro in quattro mesi, al 2%, aprendo le porte a un nuovo allentamento monetario in marzo. Per ora non vi sono indicazioni di un'accelerazione su questo fronte,anche se l'economia peggiora rapidamente. Riferendosi al calo degli ordini in novembre, del 26,2% annuo, Fabio Pammolli, direttore dell'ente di ricerca Cerm, nota che «contrazioni così forti fanno ritenere che le previsioni sull'andamento della disoccupazione, contenute nell'Interim Forecast Report della Commissione Europea, possano rivelarsi ottimistiche, e che l'impatto sul mercato del lavoro possa essere ancor più forte». In molti Stati membri della zona euro le aziende hanno tagliato la produzione e accorciato la settimana lavorativa, mentre i governi hanno introdotto misure per aiutare l'economia e stimolare la domanda interna. I Paesi più in difficoltà sono quelli alle prese con lo scoppio di una bolla speculativa nell'immobiliare: la Spagna e l'Irlanda, in particolare (si veda il grafico sul rapporto tra indebitamento per l'acquisto di una casa e Pil). Per ora, spiega la Bce, i rischi sul fronte dei prezzi al consumo sono bilanciati. Ma è evidente che i banchieri centrali vogliono evitare un calo eccessivo dell'inflazione, oggi all'1,6% annuo. Ieri il governatore della Banca di Francia Christian Noyer ha ribadito che la Bce farà «il necessario per garantire la stabilità dei prezzi». La situazione impone difficili equilibrismi. Sul fronte dei conti pubblici, la Bce sostiene che aiuti alle banche sono necessari per evitare drammatici fallimenti creditizi. Ma ieri ha anche chiesto agli Stati membri di ritornare sui propri passi appena possibile per evitare che il nuovo indebitamento pesi sulle «generazioni più giovani e su quelle future». Anche la situazione sul mercato monetario è incerta. Da un lato i tassi d'interesse,grazie anche alla riduzione del costo del denaro ufficiale, sono in progressivo calo e si segnala una timida ripresa degli scambi. Dall'altro, le tensioni sul fronte bancario sono tornate d'attualità, soprattutto in Gran Bretagna ma anche in Belgio e Germania. Sono sostenibili i progressi ottenuti sul mercato interbancario? L'incognita rimane. è ancora presto, tra le altre cose, per fare una valutazione definitiva degli ultimi dati positivi sui depositi presso la Bce. Mercoledì le banche hanno depositato overnight 111 miliardi, in forte calo rispetto ai 184 miliardi di euro del giorno precedente, e ai minimi da metà dicembre. Negli ultimi mesi gli istituti di credito hanno parcheggiato fondi presso l'istituto monetario anziché prestarli alle controparti di cui non si fidavano. La recente riduzione è quindi incoraggiante. Vi ha contribuito il taglio del tasso sui depositi all'1% in vigore dal 21 gennaio, ma anche probabilmente un altro elemento, più temporaneo questa volta: l'inizio proprio questa settimana del nuovo periodo di riserva obbligatoria. SEGNALI POSITIVI In forte diminuzione i depositi overnight «parcheggiati» a Francoforte dopo il taglio dei tassi all'1% scattato il 21 gennaio

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Il fascino della garanzia (sezione: Revoca fidi)

( da "Milano Finanza" del 24-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Milano Finanza Numero 017  pag. 14 del 24/1/2009 | Indietro Il fascino della garanzia COPERTINA Di Stefania Peveraro beni rifugio/2 Le difficoltà degli istituti di credito hanno trasformato paradossalmente le loro obbligazioni in una sorta di porto sicuro e ben remunerato grazie al supporto degli Stati. Intanto in Italia ... I titoli azionari delle banche non hanno certo vissuto una grande settimana. E come poteva essere altrimenti, visto che è iniziata con l'annuncio di nuove svalutazioni per 28 miliardi di sterline da parte di Royal Bank of Scotland e con il governo britannico che per questo ha annuncaito che salirà al 70% nel capitale dell'istituto? D'altra parte, paradossalmente, proprio perché sono in difficoltà le banche possono rappresentare oggi una sorta di porto sicuro per gli investitori, soprattutto per quelli europei. Già perchè ormai sono parecchie le emissioni obbligazionarie di banche europee e Usa in euro garantite dai governi. Secondo i calcoli di Société Générale, oggi sul mercato ci sono l'equivalente di un totale di 78 miliardi di euro di bond bancari garantiti, dei quali ben 69 sono denominati in euro. Tutte emissioni, quindi, che hanno rating molto elevati, in linea con quelli dei rispettivi governi, ma che pagano un premio rispetto ai titoli governativi. «Si tratta di un settore già piuttosto liquido, ma certo meno liquido dei titoli di stato. è per questo che viene pagato un rendimento più alto», spiega a Milano Finanza Alberto Zaffignani, managing director head of Capital markets per l'Italia e il Sud Europa di Natixis: «Per un investitore che non intende movimentare troppo il portafoglio questi bond possono essere un ottimo strumento di diversificazione». E i rendimenti pagati da alcuni di questi bond, come evidenziato dalle due tabelle in pagina, sono certamente interessanti. A pagare di più sono ovviamente le banche irlandesi e quelle portoghesi, le cui economie e i cui governi sono più nell'occhio del ciclone in questo momento, insieme a Grecia, Spagna e Italia. Così si possono trovare emissioni irlandesi a due anni con rating tripla A che pagano il 3,6% cioè 140 punti base sopra il tasso swap quando il nostro Btp paga uno spread di soli 36 pb con un rating più basso. E se non ci si fida della tripla A dell'Irlanda, si può guardare a quella degli Usa e propendere per un bond a tre anni di Goldman Sachs o di Jp Morgan che pagano il 3,3% cioè 43 punti base sopra swap; meno del Btp di corrispondente scadenza, però, che paga uno spread di 78 pb. «Certo, se le nostre banche dovessero entrare su questo mercato, allora quelle obbligazioni sarebbero particolarmente interessanti, perché secondo i nostri calcoli pagherebbero spread piuttosto ampi rispetto allo swap, superiori a quelli pagati dai corrispondenti Btp», spiega Massimo Bianchi, head of Italian Dcm financial institutions di Société Générale Corporate & Investment Banking. «Secondo noi a due anni potrebbero pagare uno spread di circa 100 punti base sopra swap, contro i circa 30 del Btp, quindi un premio di 70 punti base in più, che si ridurrebbe gradualmente con l'allungarsi delle scadenze: 50 punti base in più per i tre anni e poco meno di 40 per i cinque anni». Già, ma visto che la garanzia statale in Italia costerebbe molto di più per le emissioni oltre i due anni, è difficile immaginare che, se ci saranno emissioni di bond garantiti, queste saranno per scadenze oltre i due anni. «In ogni caso le banche italiane hanno dimostrato di essere molto più solide di parecchie loro colleghe europee», continua Bianchi. «Il fatto di aver investito a leva molto meno di quanto avevano fatto le grandi banche internazionali le ha salvate dai disastri, tanto che in questi ultimi mesi Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca sono riuscite ad andare sul mercato per finanziarsi senza garanzia dello Stato raccogliendo complessivamente 3 miliardi su un totale di 14 miliardi di emissioni non garantite arrivate sul mercato dopo il crack Lehman. Il sistema bancario italiano, quindi, è stato considerato dal mercato alla stessa stregua di Rabobank che da sola ha emesso 5 miliardi e del sistema bancario francesce, che a sua volta ha emesso 4 miliardi non garantiti, anche se la Francia è un po' un caso a parte visto che le emissioni garantite vengono fatte da un veicolo ad hoc, lo Sfef». A questo punto, quindi, se è vero che il bond bancario garantito ha un certo appeal, quello non garantito ne ha molto di più. Perchè l'emittente è una banca considerata solida dal cosiddetto smart money, che però a causa della crisi di fiducia è costretta a pagare rendimenti parecchio elevati. Tanto per fare un esempio, Michelangelo Rovagnati del team di Bianchi in SocGen ricorda che «il bond di Mediobanca che ha rating AA- e scadenza gennaio 2012 è stato collocato lo scorso 12 gennaio con uno spread di rendimento di 180 punti base sopra swap. Mentre il bond Unicredit, che ha rating A+, a scadenza gennaio 2014 è stato collocato lo scorso 7 gennaio conuno spread di 210 pb». (riproduzione riservata) garanzia  Unicredit  Btp  Mediobanca  Italia  Bianchi   Alias Prima di lasciare un commento e' necessario scegliere un alias Inserisci Alias* Strumenti Invia il tuo commento  |   Leggi i commenti        Ricevi RSS    |  

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Il Confidi Cna diventa una "banca" (sezione: Revoca fidi)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-01-2009)

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Economia Pagina 211 Finsardegna fa da apripista in Italia: può concedere garanzie a prima richiesta Il Confidi Cna diventa una ?banca? Finsardegna fa da apripista in Italia: può concedere garanzie a prima richiesta --> Più garanzie e maggiore trasparenza per avere accesso al credito. Questo il motivo fondamentale che nel 2008 ha spinto il direttivo di Finsardegna, il consorzio fidi aderente alla Cna, a chiedere l'inserimento nell'albo speciale previsto dall'articolo 107 del testo unico bancario. Risultato ottenuto il 15 gennaio e che permette al confidi di essere il primo in Italia a poter concedere una garanzia a prima richiesta alle circa tremila aziende aderenti nei rapporti con le banche. OBIETTIVO Traguardo giudicato importante in un momento di crisi finanziaria e che consente la mitigazione del rischio di credito grazie a un controllo puntale della Banca d'Italia sull'andamento del consorzio. «Un risultato che ha richiesto un grosso impegno», commenta il presidente di Finsardegna, Mario Cavada, «ma che risponde a un'esigenza fondamentale delle imprese». MERCATO Traguardo che il consorzio fidi aveva anticipato rilasciando già dal primo gennaio 2007 una garanzia simile a quella offerta dall'articolo 107 e ancora più importante in un momento difficile del mercato economico. «Da qualche mese gli istituti di credito hanno un atteggiamento più rigido e prudente nell'erogare i finanziamenti», sottolinea il presidente regionale della Cna sarda, Bruno Marras. «Con la crisi in atto, invece, servirebbe più flessibilità e attenzione per le imprese in difficoltà». Giudizio condiviso dal segretario regionale della confederazione artigiana, Francesco Porcu, che aggiunge come per contenere il credito le banche «sottopongano sempre più spesso il finanziamento a revisioni straordinarie anticipando così i tempi di restituzione nei casi di maggiore difficoltà». Per questo, secondo Porcu, l'iscrizione del confidi Finsardegna nel 107 si rivelerà uno strumento più che utile e ricorda come ancora sia atteso l'integrazione del fondo di garanzia per i confidi: richiesta fatta alla precedente giunta regionale e che attende di essere approvata con la legge finanziaria. MICRO IMPRESE Il ruolo di garante del confidi, inoltre, sarà ancora più importante per le micro imprese «quelle realtà più piccole che non sono in grado sostenersi autonomamente e per le quali è nato Finsardegna», conclude Dino Barranu, direttore di Finsardegna, «e che adesso avranno uno strumento in più per crescere». ANNALISA BERNARDINI

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Nasce l'Osservatorio antiusura (sezione: Revoca fidi)

( da "Denaro, Il" del 24-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Napoli credito Nasce l'Osservatorio antiusura L'intento del prefetto: tutelare le Pmi dalle aggressioni criminali e dal racket Ribancarizzazione dei soggetti vittime dell'usura e sostegno alle attività imprenditoriali vittime del racket; controllo del credito al consumo, principale responsabile dello strozzinaggio; sottoscrizione di convenzioni tra le banche e le associazioni antiracket; censimento dei consorzi fidi provinciali che utilizzano i fondi antiusura. Sono i temi affrontati dal neonato Osservatorio antiracket e antiusura, costituito dalla Prefettura di Napoli e previsto dall'accordo quadro siglato ad aprile scorso con la Banca d'Italia, l'Abi, la Camera di commercio, l'Anci, l'Upi, le associazioni di categoria, i Confidi e le banche operanti sul territorio. sergio governale Si rafforzano i rapporti di collaborazione tra istituzioni, società civile e sistema bancario italiano per sostenere le attività produttive e commerciali vittime delle aggressioni criminali. Con questo obiettivo nasce a Napoli l'Osservatorio antiusura e antiracket. Lo costituisce il prefetto Alessandro Pansa, secondo quanto previsto dall'accordo quadro sottoscritto ad aprile scorso con la Banca d'Italia, l'Abi, la Camera di commercio, l'Anci, l'Upi, l'Unione Industriali, le associazioni di categoria, i Confidi e gli istituti operanti sul territorio. Alla prima riunione, tenutasi di recente a Napoli, sono stati toccati diversi argomenti collegati al problema. Innanzitutto la ribancarizzazione delle vittime dell'usura. In questo campo le banche risultano deficitarie, poiché non hanno provveduto alla nomina dei loro referenti antiracket, pur essendosi impegnate in tal senso con la firma dell'accordo quadro. L'Osservatorio invita pertanto gli istituti a effettuare quanto prima le designazioni. Silvana Fucito, della Federazione delle associazioni antiracket, spiega inoltre che "spesso le banche emarginano gli imprenditori loro malgrado vittime del racket, negandogli credito e accesso ai loro istituti proprio nel momento in cui sono più vulnerabili e avrebbero necessità di supporto, non necessariamente economico". Per cercare di superare l'empasse Angelo Menichini, segretario della Commissione regionale Abi-Campania presieduta da Luigi Gorga, propone l'attivazione di una convenzione tra le banche e le associazioni antiracket e antiusura, previo monitoraggio delle associazioni da parte della Prefettura e comunicazione alla Banca d'Italia. Il credito al consumo viene ritenuto il principale responsabile dello strozzinaggio. Le finanziarie, concedendo prestiti ai privati senza idonee garanzie e applicando interessi vicini al 20 per cento annuo, ingenerano di fatto un meccanismo di acquisto di beni, singolarmente anche di lieve entità ma che sfugge nel corso del breve-medio periodo al controllo degli interessati, aprendo loro le porte all'usura. Per questo motivo la Prefettura si accinge a monitorare il comparto. Proposto poi un censimento dei Confidi che utilizzano i fondi previsti dalle normative in materia, i cui risultati saranno diffusi a cura del presidente del Confidi Pmi Campania, Lucio Donadio, indicato dalla Prefettura come rappresentante del settore. L'Osservatorio antiusura è un tavolo aperto, si apprende, nel senso che potranno partecipare alle prossime riunioni anche esponenti di altri enti. La Regione Campania ha richiesto di poter inserire un suo rappresentante nell'organismo, richiesta subito accolta dai partecipanti. L'Osservatorio ha firmato infine, di concerto con la Direzione territoriale del Tesoro, quattro protocolli per la tutela del sistema commerciale e dell'imprenditoria edile dalle aggressioni criminali con Confesercenti, AscomConfcommercio, Confartigianato, Acen e Anci Campania. I membri della prima riunione Prefettura Vincenzo Panico, vice presidente vicario Antonio Cilento, vice prefetto Banca d'Italia Sergio Cagnazzo, direttore della sede di Napoli Abi regionale Angelo Menichini, segretario della Commissione Unione Industriali Maurizio Ramirez e Paolo Dal Monte Casoni Confidi Pmi Campania Lucio Donadio Fed. ass. antiracket Silvana Fucito Coord. napoletano ass. antiracket Domenico Di Pietro I membri delle istituzioni, della società civile e del sistema bancario che hanno partecipato alla prima riunione dell'Osservatorio antiusura del 24-01-2009 num.

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CALABRIA: CONFARTIGIANATO, DIFFICILE ACCESSO CREDITO PER PMI. (sezione: Revoca fidi)

( da "Asca" del 24-01-2009)

Argomenti: Revoca fidi

CALABRIA: CONFARTIGIANATO, DIFFICILE ACCESSO CREDITO PER PMI (ASCA) - Crotone, 24 gen - La crisi fa sentire i suoi effetti, specialmente sulle piccole imprese ,con un peggioramento delle condizioni dell'accesso al credito bancario, che negli ultimi mesi e' negato quasi totalmente, specialmente nella provincia di Crotone. ''Lo rileva un'indagine dell'osservatorio di Confartigianato Giovane di Roma e dalle rilevazioni effettuate in questi mesi dalla nostra struttura - dice Salvatore Luca', Presidente di Confartigianato Crotone - che registra un vero e proprio impasse tra mondo imprenditoriale e sistema bancario, che nella pratica sta ignorando totalmente una economia, che poi e' quella reale e la sola che crea nuova occupazione. Le restrizioni nel mondo creditizio stanno mettendo in ginocchio specialmente le nuove imprese, quelle nate per intenderci con gli incentivi statali degli ultimi anni, vedasi prestito d'onore, microimpresa etc.''. ''Queste piccole aziende, che in fase di avvio sono state accolte dal sistema finanziario per accaparrarsi evidentemente i fondi statali assegnati, nella fase operativa lo stesso mondo bancario nega addirittura - dice Luca' - qualsiasi approccio all'accesso al credito, causando ed accentuando di fatto una crisi che potrebbe essere superata proprio da questa rete di imprese che nel concreto e' il reale tessuto economico calabrese. Una situazione a dir poco allarmante che puo' causare entro il 2009 una vero e proprio tracollo di queste piccole aziende, invece se sostenute adeguatamente potrebbero rivelarsi la carta vincente per far uscire la nostra regione e la provincia di Crotone da questa preoccupante recessione''. ''I timori per la crisi e queste restrizioni del sistema creditizio sicuramente non scoraggiano i nostri imprenditori - dice Luca' - perche' comunque registriamo una gran voglia di fare impresa e la volonta' di espandersi. La politica ed il sistema bancario devono fare la loro parte, i nostri ''capitani'' di queste piccole imprese sono pronti a fare la loro con impegno e serieta'. Altro dato significativo, rilevato da questa indagine, e' che tantissimi stanno utilizzando mezzi propri, ma tramite i consorzi fidi e quant'altro bisogna trovare la soluzione ad un problema che da qui a poco potrebbe mettere in seria difficolta' lo stesso sistema bancario che, sicuramente per quanto ci' riguarda, con molta miopia cosi' come la politica, non crede veramente in questo tessuto economico che e' molto piu' virtuoso di quella rete di grandi imprenditori-prenditori che nell'ultimo decennio hanno infestato la nostra provincia, usufruendo di fonti pubblici a iosa, per poi sparire e mettere sulla strada tanti cittadini che pensavano di aver trovato una sistemazione lavorativa certa e definitiva. In conclusione e' necessario sostenere questa economia e rimuovere costi e vincoli che soffocano le potenzialita' di sviluppo della nostra terra''. red/mar/ss (Asca)

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