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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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L'Iran
apre a Obama (anche per timore dei talebani).
( da "Giornale.it,
Il" del 12-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Obama fa bene
a fidarsi degli iraniani? E che cosa farà Israele? Rispetterà la volontà della
Casa Bianca o seguirà i propri istinti bombardando i siti nucleari anche a
costo di rovinare i rapporti con Washington? Scritto in iran, scenari,
geostrategia, sicurezza, era obama, medio oriente, israele, gli usa e il mondo
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Stress-test
truccato dalla Fed e da Geithner, ecco la prova
( da "Giornale.it,
Il" del 12-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Obama fa bene
a fidarsi degli iraniani? E che cosa farà Israele? Rispetterà la volontà della
Casa Bianca o seguirà i propri istinti bombardando i siti nucleari anche a
costo di rovinare i rapporti con Washington? Scritto in iran, scenari,
geostrategia, sicurezza, era obama, medio oriente, israele, gli usa e il mondo
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Pochi
nell'elenco speciale ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
I vantaggi
sia per le imprese che per gli istituti bancari – sottolinea Francesco Pela,
direttore generale di Centro fidi terziario – sono evidenti. Le aziende hanno
benefici sia in termini qualitativi (un miglior prezzo), sia quantitativi ( più
credito). E questo deriva dal risparmio in termini di patrimonio di vigilanza,
bene sempre più prezioso,
Lettieri:
Fonti rinnovabili ancora snobbate dagli istituti di credito
( da "Denaro,
Il" del 13-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
importanza
del ruolo svolto dalle banche e sulla necessità di instaurare un clima di
fiducia tra istituti di credito e imprese attraverso progetti validi e
consulenze altamente professionali si sono soffermati: il responsabile Project
Finance, Lorenzo Fidato, e il consigliere di Centrobanca, Andrea Pisani
Massamormile. del 13-05-2009 num.
Tassi,
gli artigiani contro le banche ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Fid.I.
Polesine, organismo di garanzia promossa dalla Confartigianato Imprese Rovigo
sul rapporto con gli istituti di credito nel trimestre gennaio-marzo. Si tratta
del secondo monitoraggio, dopo il primo relativo ai mesi da ottobre a dicembre.
Maxi
buco, il Covar batte cassa ( da "Stampa, La"
del 14-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
O si chiedono
i prestiti o si sfora utilizzando il fido bancario che abbiamo acceso», spiega
Di Crescenzo. Gli interessi cosiddetti passivi si aggirano attorno al 3,5% che
su 22 milioni di euro fa la modica - si far per dire - cifra di 787 mila euro
in più che gravano sulle tariffe dei virtuosi e sui bilanci in generale.
OSSERVATORIO
SUL CREDITO 1 TRIMESTRE 2009: MENO S
( da "WindPress.it"
del 14-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido o di
rinegoziare un fido esistente. Tale percentuale di imprese era pari al 35,9%
nel quarto trimestre 2008 ed 'e risultata pari al 27,7% nel primo trimestre
2009. Tra le imprese che hanno fatto domanda di un fido (o domanda di
rinegoziare un fido esistente) nel primo trimestre 2009: il 58,4% ha visto
accogliere la propria richiesta con un ammontare pari o superiore a quello
Osservatorio
sul credito 1 trimestre 2009: meno soldi alle imprese che chiedono un prestito
( da "Sestopotere.com"
del 14-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido o di
rinegoziare un fido esistente. Tale percentuale di imprese era pari al 35,9%
nel quarto trimestre 2008 ed è risultata pari al 27,7% nel primo trimestre
2009. Tra le imprese che hanno fatto domanda di un fido (o domanda di
rinegoziare un fido esistente) nel primo trimestre 2009: il 58,4% ha visto
accogliere la propria richiesta con un ammontare pari o superiore a quello
Un
sostegno alle imprese ( da "Nuova Ferrara, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Provincia e 4
consorzi fidi «Un sostegno alle imprese» Due milioni di euro per favorire
credito e investimenti Il bando è pronto già dalla prossima settimana Due
milioni di euro alle piccole e medie imprese ferraresi, una boccata d'ossigeno
che favorirà credito e investimenti per una quota almeno cinque volte
superiore.
Serve
un osservatorio per controllare le banche
( da "Gazzettino,
Il (Venezia)" del 15-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Confindustria
Venezia un mese fa ha raggiunto un accordo con un istituto di
"factoring". L'istituto si accolla il credito e la garanzia sulla
solvibilità del cliente. Si tratta di una risposta valida per la gestione
aziendale con l'accordo in essere che lascia intatti i fidi bancari esistenti.
Davide De Bortoli
Il
credito all'edilizia non si ferma
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
18-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Dall'inizio
dell'anno i fidi concessi all'intero settore delle costruzioni sono aumentati
di un miliardo di euro Il credito all'edilizia non si ferma Bene anche
agricoltura e meccanica mentre cala lo stock per energia e commercio Emanuele
Scarci Credito bancario indietro tutta e nuove sofferenze in crescita.
La
Cassa rurale di Treviglio si prepara per il
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
mantenendo
una politica di diversificazione del fido che si esprime anche con il rinnovo
da parte dall'assemblea del limite dei 4 milioni come fido per singolo cliente.
C'è stato però l'anno scorso, in particolare negli ultimi mesi, anche un
aumento dei prestiti «deteriorati», saliti del 24,4% a 54,2 milioni: tra queste
le sofferenze sono cresciute del 47,
Mansi:
Apriamo subito i cantieri già finanziati
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
che è
esaurito e di fatto blocca l'attività dei consorzi fidi. Speriamo possa
avvenire in tempi brevi e auspichiamo anche un'armonizzazione dell'intero
sistema di garanzia, che metta in sinergia la finanziaria regionale Fidi
Toscana e i consorzi fidi delle categorie che, nel caso degli industriali, sono
stati unificati in un unico soggetto.
Fogalco,
in vista l'aggregazione a livello regionale
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidi del
sistema Confcommercio. «Il processo di aggregazione porterà alla costituzione,
entro quest'anno, di un nuovo "intermediario finanziario 107" (dal
numero dell'articolo del testo unico bancario, ndr) - ha detto ancora
Martinelli - sarà un organismo fidi di secondo grado in regola con i parametri
previsti dalla normativa di settore e che eserciterà attività di garanzia
collettiva
VITE
DA BANCHIERI DI IERI E DI OGGI ( da "Lavoce.info"
del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
completo di
ampie possibilità di scoperto su fido. Ed Edoardo faceva largo ricorso al fido,
con scoperti in genere tra le 10mila e le 20mila sterline. IL SISTEMA RICCIARDI
Il rapporto d'affari era vantaggioso per entrambe le parti. Il re otteneva
anticipi sulle entrate reali e poteva così far fronte alle fluttuazioni
stagionali del suo reddito.
TOSCANA/
FONDO REGIONALE INNOVAZIONE, QUATTRO NUOVI INVESTIMENTI
( da "Wall
Street Italia" del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e
sottoscritto da Regione Toscana, da tutte le fondazioni bancarie toscane, da
Fidi Toscana e dal Sistema Camerale. Sono stati esaminati circa 60 progetti
proposti da imprese innovative toscane appartenenti ai seguenti settori:
Energie Rinnovabili (5 progetti), Meccanica (6), Life Sciences (20), Ict (16).
La
crisi tra facile pessimismo e infondato ottimismo pag.3
( da "Trend-online"
del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
oltre a non
fidarsi dei propri clienti, non si fidano una dell?altra. Il che sarebbe
normale in una banda di disonesti, ma non lo è tra gente perbene tra cui
prevale la fiducia, non si teme di essere ingannati. Dato il ruolo nevralgico
delle banche, la trasparenza del sistema bancario è fondamentale e su questo i
governi farebbero bene a intervenire decisamente,
ecco
"capitale circolante" un aiuto per le pmi in crisi
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ripristinando
la disponibilità del fido. L´iniziativa è rivolta alle circa 2 mila aziende
piemontesi clienti di Intesa Sanpaolo, ma la presidente di Confindustria
Piemonte, Mariella Enoc, si augura che «altri istituti bancari la copino, perché
si tratta di un´idea che forse non è risolutiva ma è di certo uno strumento
importante».
E'
TOCCATO alle banche del territorio rispondere alle preoccupazioni delle a...
( da "Nazione,
La (Umbria)" del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Perché si fa
scarso uso dei consorzi fidi? Queste le domande rivolte ai dirigenti bancari da
Sergio Bova, presidente regionale umbro della Confartigianato. I rappresentanti
delle banche spengono l'allarmismo. La Banca di Perugia: «Aumenteremo i fidi
per il credito cooperativo». la Bps: «La nostra banca sta erogando credito e
incrementando gli impieghi».
Soldi
dai Fidi Ma poi le banche chiedono il rientro dei vecchi scoperti
( da "Nazione,
La (Firenze)" del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
23 Soldi dai
Fidi Ma poi le banche chiedono il rientro dei vecchi scoperti PICCOLE IMPRESE
FIRENZE L'ALLARME arriva da alcuni piccoli imprenditori: hanno ottenuto
finanziamenti attraverso le garanzie di Fidi Toscana varate col contributo e le
garanzie della Regione, ma si sono sentiti chiedere dalle banche il rientro
delle cifre erogate a titolo diretto.
In
aumento il ricorso a linee di credito
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Est)" del
20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
rappresentato
dal rinnovo dei fidi in presenza dei bilanci 2008, «dai quali cominceranno a
emergere le conseguenze delle difficoltà produttive dell'ultimo semestre ».
Negli ultimi mesi, continua il confindustriale, «registriamo un notevole
aumento di ricorso delle aziende alle linee di credito per il sostegno della
liquidità garantite dal consorzio di garanzia Neafidi.
Nuova
Sace, decreto al via con debiti Pa e incentivi auto
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
quelle che
hanno già un fido con le banche (e utilizzano la linea messa a disposizione
dalla Cdp) e quelle che non lo hanno: sarà valutata l'affidabilità creditizia
dell'impresa che richiede la garanzia Sace, se è meritevole del credito e a
quali condizioni. Sarà tracciata una linea di distinzione tra crediti pro
soluto e pro solvendo,
Le
banche sostengono la liquidità ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
dei fidi
attivati, acquisto dei crediti vantati dalle imprese nei confronti delle
pubbliche amministrazioni. Sono diversi gli strumenti messi in campo dal
sistema bancario per sostenere le aziende a fronte della crisi di liquidità. Il
gruppo Monte dei Paschi di Siena sta negoziando con la Regione Toscana
l'applicazione del "
L'alta
sartoria riporta gli utili ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ha svolto
anche il sistema bancario – sottolinea Invitti – in particolare voglio citare
Fidi Toscana, la finanziaria regionale che ha dato la propria disponibilità a
entrare nell'azionariato di Movies, con una quota di minoranza». L'operazione
si realizzerà attraverso un aumento di capitale della società che fa capo alla
famiglia Di Pietrantonio.
Tremonti
avverte le banche: ora giù i tassi
( da "Corriere
della Sera" del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Passando alle
famiglie i tassi applicati sugli scoperti e fidi di conto corrente sono stati
pari al 7,69% contro il 9,93% della media di Eurolandia. In aprile c'è stata,
dice l'Abi, un'ulteriore discesa. In particolare, il tasso sulla media dei
mutui fissi e variabili, è sceso al 4,07% contro il 4,28% di marzo e il 5,95%
di febbraio.
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
GLI ISTITUTI
NON CONCEDONO FIDI ALLE PMI» «Tremonti dice due bugie, le banche invece mezza
verità». Così, in maniera tranchant, il parlamentare del Pd, Francesco Boccia,
commenta l'ennesimo botta e risposta fra il mondo bancario e il ministro
dell'economia. Durante il terzo Credit and liquidity day a via Venti settembre,
il titolare dell'economia non ha perso l'
TREMONTI
SARà TREMENDINO MA è L'UNICO CHE BASTONA I FURBETTI DELLe banche -
"allineare i tassi italiani con quelli europei" - "troppo timidi
e "distaccati, in posizione di "relax"
( da "Dagospia.com"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Passando alle
famiglie i tassi applicati sugli scoperti e fidi di conto corrente sono stati
pari al 7,69% contro il 9,93% della media di Eurolandia. In aprile c'è stata,
dice l'Abi, un'ulteriore discesa. In particolare, il tasso sulla media dei
mutui fissi e variabili, è sceso al 4,07% contro il 4,28% di marzo e il 5,95%
di febbraio.
La
stangata sui tassi: aumento di 200 milioni
( da "Adige,
L'" del 21-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
cioè i fidi
in conto corrente, e quelli autoliquidanti, cioè lo sconto sul portafoglio e
altre forme di anticipo, sono poco significativi per le famiglie, molto di più
per le imprese. Le aziende trentine hanno pagato in un trimestre 26,5 milioni
di interessi sui fidi, ad un tasso medio del 7,12%, e 16,3 milioni di interessi
sugli anticipi,
Da
Cariparma sostegno alle Pmi ( da "Denaro, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
consorzio di
garanzia fidi presieduto da Luigi Savarese, un accordo che prevede lo
stanzionamento di 7,5 milioni di euro. I finanziamenti inseriti nell'intesa
hanno una durata fino a 180 mesi e un importo massimo di 400 mila euro. In
particolare, il plafond mette a disposizione delle aziende la liquidità
necessaria per sostenere investimenti generici a uso aziendale,
UniCredit
Banca a Modena inaugurata la nuova Agenzia tu
( da "Sestopotere.com"
del 21-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Inoltre è
prevista la possibilità di finanziare anche le piccole attività imprenditoriali
con un finanziamento, Fido tu, fino a 30mila euro rimborsabile da
Da
Kaspersky una guida gratuita per fermare il cybercrime
( da "Data
Manager" del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidato, ad
esempio, piuttosto che su un link presente in un?email casuale di spam.
Kaspersky Lab ha recentemente registrato un massiccio aumento degli attacchi di
phishing sulla pagina di login di Facebook. I cybercriminali stanno usando
sistemi di messaggeria interna ai siti per inviare brevi messaggi direttamente
ai visitatori di un sito web appositamente progettato per clonare
Va
bene dare ossigeno al credito. Ma si faccia attenzione anche ai fidi pericolosi
( da "Milano
Finanza (MF)" del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Ma si faccia
attenzione anche ai fidi pericolosi Una relazione di consolidamento quella
della presidente Marcegaglia dopo il primo anno di attività. Nel valutarla, si
potrebbe adottare il metro della maggiore o minore vicinanza alle posizioni del
governo e delle diverse forze politiche.
Impegno
dei banchieri: garantire il credito
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Faissola non
entra nel dettaglio dei numeri: «Il presidente dell'Abi conosce l'intero
sistema bancario italiano, non conosce le pochissime situazioni (di mancanza di
fido, ndr) che possono esserci. Noi dobbiamo impegnarci nell'interesse delle
banche, delle imprese e del Paese a dare credito a chi lo merita». «In futuro –
aggiunge –
il
robot entra in casa ( da "Tirreno, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e da tutte le
fondazioni bancarie toscane, da Fidi Toscana e dal sistema Camerale, con una
dotazione di oltre 44 milioni di euro. «La nostra azienda avrà modo di crescere
ulteriormente e confrontarsi con realtà di mercato più ampie e diversificate»
afferma Nicola Tinucci, amministratore delegato di Digitart Spa.
CRISI/
CONFCOMMERCIO, DIMINUISCE DOMANDA CREDITO PMI NEL I TRIM.
( da "Wall
Street Italia" del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
con esiti
diversi, al sistema bancario per una richiesta di fido (per un nuovo fido o per
rinegoziare un fido esistente) nel primo trimestre 2009. Il 58,4% delle imprese
che hanno fatto richiesta di credito hanno visto accogliere la propria
richiesta con un ammontare pari o superiore a quello desiderato.
Crisi,
alto il numero di imprese in difficoltà finanziarie
( da "KataWebFinanza"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
bancari, il
22,9% ricorre ad "altri canali" di finanziamento. Relativamente
all'andamento dle credito nel primo trimestre, diminuiscono sia la domanda di
credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun
fido nel primo trimestre e non lo far nemmeno nel secondo), sia la percentuale
di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido;
draghi
dichiara guerra aLLA 'LAVATRICE' DI SAN MARINO - ALLA BUONORA BANKITALIA SCOPRE
IL PARADISO FISCALE DE NOANTRI - i soldi SPORCHI affluivano e da qui
rimbalzavano su conti ba ( da "Dagospia.com"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
i soldi
SPORCHI affluivano e da qui rimbalzavano su conti bancari italiani per tornare
a San Marino ripuliti e pronti per essere incassati... Vittorio Malagutti per
"L'espresso" San Marino Dopo tre mesi di verifiche tra libri
contabili e pratiche di fido, gli uomini della Banca d'Italia se ne sono andati
a metà marzo elargendo un consiglio che suonava come un ordine.
Imprese,
3 su 4 sono contente per l'accesso al credito bancario
( da "Corriere
delle Alpi" del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo),
sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di
fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono
sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare
inferiore a quello richiesto (dal 9,
imprese,
3 su 4 contente delle banche ( da "Nuova Sardegna, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha richiesto
alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia la
percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido,
rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono sempre
più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a
quello richiesto (dal 9,
imprese,
3 su 4 contente delle banche ( da "Centro, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo),
sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di
fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono
sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare
inferiore a quello richiesto (dal 9,
CARRARA
SONO UNA CARTINA tornasole della s...
( da "Nazione,
La (Massa - Carrara)" del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Norberto
Ricci stiamo predisponendo dei consorzi-fidi, per garantire i prestiti alle
imprese fino all'80%. La banca, dunque, avrebbe un rischio ridotto al 20%.
Speriamo basti». IN QUESTA situazione critica, soprattutto per le imprese, c'è
però un punto a favore della provincia, relativo alla cosiddetta «qualità del
credito».
imprese,
3 su 4 contente delle banche ( da "Nuova Venezia, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo),
sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di
fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono
sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare
inferiore a quello richiesto (dal 9,
imprese,
3 su 4 contente delle banche ( da "Mattino di Padova, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo),
sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di
fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono
sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare
inferiore a quello richiesto (dal 9,
Toscana
Innovaz. comincia a investire ( da "Borsa e Finanza"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
da tutte le
fondazioni bancarie toscane, da Fidi Toscana e dal Sistema camerale. Con una
dotazione di oltre 44 milioni di euro, il fondo è stato creato per investire in
Pmi innovative ancora in fase di ideazione o in imprese ad alta tecnologia già
esistenti. Toscana Innovazione ha terminato la raccolta.
Piccole
aziende a corto di credito ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non chiedo
fidi, perché intanto non me li concedono». Secondo questo monitoraggio, il
73,7% delle aziende avverte un peggioramento della situazione economica del
Paese nel primo trimestre del 2009, rispetto al trimestre precedente, mentre il
30,9% ritiene che questa situazione si aggraverà ulteriormente nel secondo
trimestre dell'anno.
BoT
avari, alternative cercansi ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
«Chi si
rivolge al tradizionale sportello bancario e si fida dei suoi consigli –
aggiunge Brozzi – verrà con tutta probabilità dirottato verso pronti contro
termine, certificati di deposito o obbligazioni "della casa" e
difficilmente finirà per acquistare strumenti più innovativi quali Etf e
certificate ».
Imprese,
3 su 4 contente delle banche ( da "Nuova Ferrara, La"
del 23-05-2009) + 4 altre fonti
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo),
sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di
fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono
sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare
inferiore a quello richiesto (dal 9,
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Confiducia» -
protagonisti consorzi fidi -, ma a distanza di sette mesi, «con 2 miliardi di
euro per le aziende - ha detto il leader Cdc di Brescia, Francesco Bettoni - lo
strumento non è decollato». La causa principale è che «il sistema bancario non
ci crede, non vuole affrontare la collaborazione con i consorzi fidi».
pratosardo,
prove tecniche di dialogo ( da "Nuova Sardegna, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
INCONTRO SUL
CREDITO BANCARIO Pratosardo, prove tecniche di dialogo NUORO. All'incontro per
discutere sul tema del credito tra i funzionari del Banco di Sardegna, della
Sardaleasing, l'Ascom Fidi di Nuoro e gli operatori dell'area industriale di
Pratosardo è venuto fuori che c'è una certa incomprensione tra le parti.
crisi
del sughero: scendiamo in piazza - pietro zannoni
( da "Nuova
Sardegna, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
aumento dei
fidi bancari». In Gallura invece «succede l'esatto opposto: il rientro in tempi
impossibili dei fidi, chiusura ermetica al credito, tassi vicino all'usura
contornati da operazioni più esose». Ai consiglieri regionali galluresi
Biancareddu e Sanna il compito di districare la voluminosa matassa di problemi
del nostro territorio.
( da "Giornale.it, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
In questo articolo
analizzo la notizia della liberazione della giornalista iraniano-americana,
Roxana Saberi, condannata qualche settimana fa per spionaggio. La mia tesi è
che Teheran abbia usato questa vicenda per mettere alla prova Obama, che, come
noto, vuole la pace ad ogni costo e ha teso la mano all'Iran, rinunciando
persino a pretendere la sospensione del programma nucleare in coincidenza con
l'avvio di un negoziato. Ma per cento giorni Ahmadinejahd ha risposto con
apparente disprezzo. Ed è in questo ambito che ha deciso di strumentalizzare il
caso della Saberi. Condannare per spionaggio una cittadina americana significa
provocare una crisi diplomatica; eppure Washington tiene il tono della polemica
basso. Non solo. Quando gli israeliani fanno filtrare indiscrezioni su un
possibile raid contro le installazioni nucleari, Washington risponde
pubblicamente e a voce alta. Con un altolà. Il messaggio è chiaro: noi vogliamo
la pace al punto da tenere a freno Gerusalemme, voi iraniani cosa intendete
fare? La risposta è giunta ieri, con la liberazione della giornalista, e
rappresenta un primo segnale di disponibilità da parte di Teheran, con un
retroscena legato alla situazione in Pakistan. Gli iraniani sono
fondamentalisti sciiti, i talebani fondamentalisti sunniti. E si odiano tra
loro. L'avanzata verso Islamabad rende plausibile uno scenario inverosimile
fino a poco tempo fa: quello dell'espansionismo talebano nella regione; che
spaventa l'Iran. Improvvisamente l'America appare un po' meno satanica agli
ayatollah, anche perché in gioco c'è anche il controllo dell'arsenale nucleare
pakistano. Che cosa accadrebbe se cadesse in mano ai talebani? E in presenza di
un nemico comune è più facile scordare le inimicizie del passato. Da qui alcune
domande: Obama fa bene a fidarsi degli iraniani? E che cosa
farà Israele? Rispetterà la volontà della Casa Bianca o seguirà i propri
istinti bombardando i siti nucleari anche a costo di rovinare i rapporti con
Washington? Scritto in iran, scenari, geostrategia, sicurezza, era obama, medio
oriente, israele, gli usa e il mondo 1 Commento » (Nessun voto) Loading
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questo articolo a un amico 10May 09 Stress-test truccato dalla Fed e da
Geithner, ecco la prova Il Wall Street Journal in questo articolo conferma
l'inattendibilità dello stress-test. I parametri adottati da Fed e Tesoro erano
molto accomodanti appure hanno prodotto inizialmente risultati sconfortanti. Ad
esempio Citigroup avrebbe dovuto ricapitalizzare per 35 miliardi, non per 5,5;
Bank ofAmerica per 50 non per 33,9, e così via. Non appena conosciuti i
risultati, le banche hanno esercitato pressioni furiose su Geithner (il loro
uomo) e il capo della Fed Bernanke e miracolosamente sono riusciti a
convincerli ad ammorbidire il rapporto. Tutto questo mentre gli spin doctor
preparavano sapientemente i media e ovviamente la Borsa, passando dritte
rassicuranti. Tra l'altro: il Financial Times ha scoperto una clausola,
ovviamente segreta, secondo cui se fra tre mesi i mercati saranno migliorati,
le banche saranno esonerate dall'obbligo di aumentare il capitale. Dunque
saranno libere di speculare di nuovo senza coperture adeguate. Una
manipolazione e un inganno: sì, c'è proprio da festeggiare. Scritto in crisi,
capitalismo, comunicazione, borsa, casta, banchieri, banche, spin, economia,
democrazia, società, era obama, manipolazione, notizie nascoste Commenti ( 20 )
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un amico 07May 09 E la sinistra continua a non capire. Sono in Turchia per un
viaggio di studio organizzato dalla delegazione ad Ankara della Commissione
europea e riservato a un ristretto pool di giornalisti europei. Uno dei
ricercatori incontrati oggi, Can Paker, ha fornito una spiegazione originale
del successo del partito islamico moderato Akp. A suo giudizio il premier
Erdogan vince perchè è l'unico a rappresentare gli interessi della nascente
classe media, che si sviluppa grazie alle riforme e al libero mercato. L'Islam,
secondo Paker, sarebbe un elemento secondario. Il Partito kemalista di
opposizione continua a declinare, non perchè la società rifiuta il secolarismo,
ma perchè quel partito rappresenta la vecchia classe media, basata
sull'establishmenti burocratico-militare, che tende a ridursi. Secondo me il
quadro è più complesso, ma il metodo di analisi di Paker è comunque
interessante e in sintesi può essere riassunto così: i partiti si affermano non
tanto per la loro ideologia, quanto per la loro capacità di rispecchiare le convinzioni
e le aspirazioni di una classe sociale. Applicando questo metodo all'Italia si
capiscono le ragioni del successo e del fallimento di molti partiti. Vediamo: -
Il Pdl e Berlusconi sono sempre più popolari perchè rappresentano la piccola e
la media borghesia, sia dei grandi sia nei piccoli centri, che oggi è
maggioritaria nel Paese. E non basta il clamore per il divorzio da Veronica per
cambiare il giudizio sul leader, perchè nelle società moderne - dopo la vicenda
Clinton - la valutazione della moralità privata è sempre meno importante
politicamente. - La Lega Nord riflette la paura, il disagio, l'attaccamento
identitario di ampie zone del nord, soprattutto in Provincia. E' vista come il
baluardo contro l'immigrazione clandestina e la vicenda della nave respinta
farà salire i consensi. - L'Udc interpreta un certo mondo cattolico, comunque
borghese, che, come accadeva ai tempi della Dc, è molto sensibile al messaggio
della Chiesa e predilige una certa sobrietà; dunque non si riconosce in
Berlusconi. I problemi sorgono a sinistra. Perchè il Pd non sfonda? Perchè
rappresenta gran parte del mondo della scuola, una parte dei funzionari
pubblici, il mondo intellettuale e perchè anzichè una a due identità: quella
post comunista e quella cristianosociale. Troppo poco per vincere. E la mia
impressione è che l'ultimo governo Prodi abbia contribuito a recidere il legame
con la piccola e media borghesia produttiva, che non si fida più della
sinistra. E non basta cambiare leader : finchè le facce continuano a essere
quelle note (Veltroni, Franceschini.), gli elettori volteranno le spalle al Pd.
o meglio: il partito è destintato a galleggiare attorno al 20%. E oltre il Pd?
La galassia comunista ha perso il contatto sia con la base operaia che con i
residenti delle periferie delle città, dove almeno il 50% degli elettori vota
Lega. I Verdi vengono associati a personaggi come Pecoraro Scanio e dunque non
hanno chance. I progressisti sono così rigidi da non capire che le battaglie in
difesa degli immigrati clandestini e dei rom (vedi polemiche sul pacchetto
sicurezza e sui barconi rispediti a Tripoli) non fanno altro che rendere ancora
più profonda la diffidenza della piccola e della media borghesia nei loro
confronti. Insomma, fanno il gioco del centrodestra. O no? Scritto in pdl,
crisi, politica, lega, criminalità, clandestini, partito democratico,
progressisti, Italia, immigrazione, democrazia, sindacati, sicurezza, società,
turchia Commenti ( 59 ) » (3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 05May 09 Una crisi a "L" con la
gobba? Continuo a credere che il recente rialzo di Borsa non sia l'inizio di
una fase di crescita; bensì la conseguenza delle manovre messe in atto lo
scorso mese (vedi il post del 14 aprile). Tuttavia non posso non chiedermi -
come, immagino, molti di voi - se non sia io a sbagliarmi; ma più leggo
articoli e più non riesco a capire le ragioni dell'ottimismo, che a tratti
sfocia nell'euforia. Su dieci notizie otto sono pesantemente negative. Ci
dicono che il sistema bancario è sulla via del
risanamento, ma si dimentica di dire che l'evaporazione (apparente) dei debiti
è dovuta solo alle nuove, truffaldine regole contabili, che permettono alle
banche di valutare a proprio piacimento - anzichè a valori di mercato - gli
asset tossici. I numeri indicano una realtà diversa: i debiti tossici
ammonterebbero a oltre 4mila miliardi di dollari, di cui circa duemila solo
negli Stati Uniti, dove sono già fallite 32 banche di piccole e medie
dimensioni. E lo stress test, i cui risultati sono attesi a ore, dovrebbe
indicare, nonostante sia scarsamente attendibile perchè falsato all'origine,
che almeno dieci banche vanno ricapitalizzate. La situazione reale pertanto è
molto peggiore. Ogni settimana la Federal Reserve annuncia l'acquisto di Buoni
del Tesoro per centinaia di miliardi di dollari, segno che la domanda è
insufficiente a coprire l'offerta, e ciò conferma che i cinesi stanno riducendo
i propri investimenti in valuta Usa. E con quali soldi li paga la Fed? Con i
propri ovvero stampando moneta: ma la storia insegna che un'economia in queste
condizioni è tutt'altro che sana e prima o poi il conto va pagato. Inoltre: le
previsioni per il 2009 indicano un crollo del Pil (in Europa di circa il 4%,
molto peggio del previsto) e per il 2010 una crescita del 0,10% (molto
inferiore rispetto a quella preventivata); e cifre analoghe sono annunciate per
gli Stati Uniti. Sono pronto a ricredermi e chiedo ai lettori di questo blog:
c'è qualcuno che sa dirmi dove sono i segnali di ripresa di cui tutti parlano?
Analizzando i dati ho l'impressione che lo scenario più probabile sia quello di
una L con la gobba ovvero caduta verticale, economia piatta con un breve periodo
di crescita azionaria provocato non da uno sviluppo reale (e sano), dati reali
ma da aspettative irrealistiche (alimentate ad arte), che si esaurirà
riportando il barometro della crescita attorno allo zero. Sbaglio? Ditemi di
sì, vi prego.. Scritto in capitalismo, crisi, comunicazione, borsa, banche,
spin, cina, economia, era obama, manipolazione, gli usa e il mondo Commenti (
93 ) » (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di
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un amico 03May 09 Le creme anticellulite? Inutili (ma nessuno lo dice) Questo è
un tipico esempio di notizia nascosa. L'Aduc ovvero l'Associazione per i
diritti degli utenti e consumatori ha diffuso un comunicato stampa, in cui
riprende i risultati di un'indagine dalla fondazione tedesca Warentest, su un
tema in apparenza frivolo: quello delle creme, degli oli e dei vibratori
anticellulite. Ebbene, gli esperti tedeschi hanno testato otto prodotti
cosmetici e due apparecchi. Risultato? "Hanno ottenuto tutti un voto
"insufficiente". Dopo quattro settimane di prova fra 300 donne,
nessuno di questi ha potuto dimostrare un miglioramento visibile, ne' le creme
ne' i vibratori. Promesse non rispettate, insomma". La Warentest è la
maggiore associazione di consumatori tedesca e si suoi studi vengono ripresi
soventi dai media tedeschi, anche dalle tv. In Italia, invece, nessuno ha
ripreso la nota dell'Aduc, benchè tv e settimanali femminili dedichino molto
spazio al benessere e all'estetica personale. Ma una notizia del genere è
troppo controcorrente, smentisce tutto quel che gli espert ripetono da anni e
potrebbe irritare alcuni inserzionisti pubblicitari. E allora meglio sorvolare,
tacendo un'altra notizia importante. L'Aduc tra l'altro scrive:
"Recentemente e' stata lanciato un nuovo metodo contro la cellulite: la
crioelettroforesi, con principi medicamentosi (limogene e caffeina, associate a
furosemide) che verrebbero fatti passare al di la' dell'epidermide attraverso
il freddo. I costi? 150 euro a seduta, per un ciclo di 3-8 sedute. La
furosemide e' un farmaco contro l'edema e puo' avere controindicazioni quali
l'ipersensibilita' al prodotto, l'anuria (soppressione della secrezione renale)
iposodiemia e/o ipopotassiemia. Sarebbe interessante sapere se queste
controindicazioni sono valide per la crioelettroforesi. E' una domanda che
rivolgiamo al ministero della Salute". Una domanda doverosa, come doverosa
dovrebbe essere un'informazione autenticamente al servizio del cittadino, anche
su argomenti come questi. In Germania i giornalisti riescono, almeno in parte,
a sottrarsi ai condizionamenti dell'industria della cosmetica. In Italia i
giornalisti dovrebbero trovare un coraggio analogo, sempre che il pubblico lo
richieda e li sostenga. Temo infatti che la sensibilità dei consumatori
italiani sia diversa, più frivola. E che, in fondo, alla verità preferiscano
l'illusione in nome del look, dell'apparire . Sbaglio? Scritto in crisi, blog,
comunicazione, salute, spin, manipolazione, Italia, notizie nascoste, società,
giornalismo Commenti ( 45 ) » (4 voti, il voto medio è: 4.5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 30Apr 09 Stipendi record, la casta dei banchieri
Usa vince ancora Il mondo continua a lottare contro la recessione, il Pil
americano sprofonda a -6%, ma c'è qualcuno che ha già vinto. I soliti noti, sì,
proprio loro, la casta dei banchieri Usa che, come spiego in questo articolo
nel 2009 si appresta ad incassare stipendi e bonus strepitosi, quasi allo
stesso livello del fantastico (per loro) 2007: nei primi tre mesi dell'anno le
sei principali banche americane hanno accantonato la bellezza di 36 miliardi di
dollari per il prorio management. Chi lavora nel dipartimento trading e
investimenti bancari di JPMorgan Chase, ad esempio, assapora già, per l'anno in
corso, un reddito medio pro capite di 509mila dollari, mentre nell'ultima
annata senza eccessi, il 2006, era stato di 345mila dollari. Intanto, però, le
banche continuano a licenziare e a delocalizzare gli impieghi più modesti in
India e nelle Filippine. E' il loro modo di ringraziare il contribuente
americano. Intanto, grazie al New York Times, sappiamo con certezza che l'uomo
scelto da Obama per risanare l'economia statunitense, il ministro del Tesoro
Timothy Geithner quando era alla guida della Federal Reserve aveva rapporti
scandalosamente stretti con i banchieri (per i dettagli leggere qui). Insomma,
era e resta il loro uomo. Intanto i banchieri festeggiano anche in Gran
Bretagna (bonus per 7 miliardi) , mentre il numero uno di Societé Générale
Daniel Bouton dopo aver fatto disastri se ne va con una pensione da 730 mila
euro. E tutto torna come prima: la casta dei banchieri continua a comandare.
Scritto in giustizia, banche, capitalismo, crisi, manipolazione, era obama,
notizie nascoste, globalizzazione, economia, società, gli usa e il mondo
Commenti ( 53 ) » (10 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 28Apr 09 Influenza suina. Panico nel mondo per 7
morti Non mi piace scrivere più post sullo stesso argomento a distanza di poche
ore. Ma non posso esimermi dal farlo. L'Oms ha dichiarato oggi che i morti
provocati dall'influenza suina sono sette. Tutti gli altri sono solo sospetti.
Ciò nonostante la California proclama lo stato d'emergenza, Obama chiede fondi
straordinari per 1,5 miliardi di dollari e, come previsto, spuntano casi inquietanti
in tutta Europa. Un panico mondiale per 7 morti, mentre la Novartis ci fa
sapere che entro due mesi sarà pronto il vaccino e gli infettologi raccomandano
"farmaci specifici per il trattamento-prevenzione dell'influenza umana da
virus suino come l'Oseltamivir (ovvero l'immancabile Tamiflu della Roche, già
prescritto contro l'aviaria) e lo Zanimivir" (fonte: dieci domane e
risposte pubblicate oggi dal Giornale a firma di Manila Alfano e Matthias
Pfaender). Se non è spin questo. AGGIORNAMENTO: In questo articolo spiego come
si costruisce ad arte il panico globale e paragono l'aviaria alla suina.
Inoltre: la conferenza stampa di ieri di Obama rafforza i miei sospetti. Barack
l'ha aperta parlando dell'influenza suina e la prima domanda è stata su questo
tema. Ieri è stato annunciato il crollo del 6% del Pil americano e tra 4 giorni
verranno resi noti i risultati dello stress-test sulle banche, eppure su 13
domande neanche una era riferita alla crisi finanziaria, che così viene
dimenticata da tutti e Wall Street può salire del 2%. Complimenti agli spin
doctor di Mr. President: l'influenza suina era un'occasione strepitosa e loro
non se la sono lasciata scappare. Scritto in crisi, comunicazione, influenza
suina, psicosi, spin, manipolazione, notizie nascoste, globalizzazione,
società, era obama, gli usa e il mondo Commenti ( 80 ) » (10 voti, il voto
medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Apr 09 E
la Cina diventa sempre più influente nel mondo Il mondo è angosciato dalla
crisi economica, ma c'è chi approfitta di questa situazione - e del declino
degli Stati Uniti - per ampliare le propria influenza nel mondo. Chi? La Cina,
ovviamente, che stringe accordi commerciali e finanziari in Asia, in Africa e
persino nell'America Latina. Concede prestiti non più solo in dollari, ma anche
in yuan e propone un modello di sviluppo alternativo a quello anglosassone,
come spiego in questo articolo . Il tutto con discrezione ed efficacia, mentre
l'America si dimostra incapace di reagire. Pechino potrebbe diventare una
superpotenza molto prima del previsto, secondo l'economista Nouriel Roubini
addirittura entro dieci anni. Scritto in capitalismo, crisi, era obama, globalizzazione,
cina, notizie nascoste, gli usa e il mondo Commenti ( 58 ) » (8 voti, il voto
medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Apr 09
Influenza suina, una psicosi molto sospetta. Nelle ultime 24 ore è scattato
l'allarme in Messico per l'influenza suina e i media di tutto il mondo hanno
ripreso la notizia con toni drammatici evocando il rischio di un contagio
planetario. Sarà, ma gli studi sullo spin mi hanno insegnato a diffidare degli
allarmi su improvvise epidemie provocate da malattie misteriose. Ricordate la
Mucca pazza? E quelle immagini angoscianti dei bovini tremanti? All'epoca ci
dissero che l'encefalopatia spongiforme bovina, variante del morbo di
Creutzfeldt-Jakob, avrebbe provocato la morte di migliaia di persone,
nonostante l'abbattimento di decine di migliaia di capi. Ma a oggi sono stati
registrati 183 casi in tutto il mondo. Le autorità fecero bene a mettere al
bando le farine di origine animale, che costringevano degli erbivori a
trasformarsi in carnivori; ma l'allarme fu eccessivo. E la Sars? Vi ricordate
le immagini dei condimini sigillati, con i medici che vi entravano indossando
degli scafandri simili a quelli degli astronauti? Furono pochissime le vittime,
ma ci fu panico in tutto il mondo. Oggi il virus pare sia scomparso. Ancora:
l'influenza aviaria, Esiste dal 1878 e i casi di trasmissione all'uomo sono
rarissimi. Eppure il mondo nel 2005 non parlava d'altro; i governi decisero di rendere
obbligatorie stock di riserva del Tamiflu, un farmaco in realtà poco efficiente
contro la malattia; per la gioia della Roche ( su quella vicenda segnalo la
splendida inchiesta di Sabrina Giannini, trasmessa nel 2006 da report) Ora
improvvisamente tutto il mondo parla dell'influenza suina e da Città del
Messico arrivano, come da copione, notizie molto allarmanti. Gli Usa sostengono
che sia troppo tardi per arignare il virus, l'Europa è in allarme. Si stanno
creando tutte le premesse per diffondere una piscosi mondiale. Sarà
ingiustificata come le altre? Io dico di sì, con una conseguenza facilmente
prevedibile: per un po' ci si scorderà della crisi economica. Scritto in crisi,
comunicazione, influenza suina, psicosi, spin, manipolazione, globalizzazione,
economia, società, notizie nascoste Commenti ( 102 ) » (8 voti, il voto medio
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Apr 09 La Casa
Bianca e la Fed truccano i conti? Navigando su Internet ho trovato alcune
notizie assai interessanti. Il suicidio del top manager Kellermann ha fatto
emergere un retroscena sconcertante sul modo in cui l'Amministrazione Obama
gestisce gli interventi di risanamento. Il mese scorso ha tentato ripetutamente
(ed energicamente) di convincere il management di Freddie Mac di nascondere il
costo reale del programma varato per arginare la confisca degli immobili dei
mutuatari insolventi. E che costo: 30 miliardi di dollari a carico della
società. Il management (Kellermann incluso) si è opposto strenuamente e i
rappresentanti del Tesoro hanno dovuto rinunciare. Alla fine la cifra è uscita,
ma è stata subito relativizzata dalle rassicurazioni del presidente Barack
Obama e del ministro del Tesoro Timothy Geithner. Ieri sera il numero uno di
Bank of America, Kennet Lewis, ha rivelato che lo scorso settembre il
presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, e l'allora ministro del Tesoro
Paulson fecero forti pressioni affinchè lo stesso Lewis non rivelasse le gravi
difficoltà finanziarie di Merril Lynch, scoperte nell'ambito delle trattative
per la fusione tra i due istituti. E se si considera che il governo ha
autorizzato le banche a cambiare le regole contabili - e dunque ad annacquare
le perdite sui debiti tossici - il quadro non è affatto rassicurante. Nessuno
parla più del debito complessivo americano (pari al 35o% del Pil); pochi
rilevano che la Cina da tre mesi sta riducendo l'acquisto di Buoni del tesoro
americani o che il gettito fiscale sarà inferiore alle attese con inevitabili
ripercussioni sul defiti pubblico. L'impressione è che le autorità Usa stiano
tentando di mascherare i problemi o addirittura di indurre l'opinione pubblica
a ignorarli. Ma basta truccare le carte per spingere il mondo fuori dalla
crisi? Io dico di no: l'ipnosi aiuta ma non risolve. AGGIORNAMENTO: Una società
di consulenza privata, la PNC Financial Services Group Inc, ha pubblicato ieri
le stime sui debiti tossici delle banche americane. I risultati sono disastrosi:
gli asset che non danno interessi sono aumentati del 169% nel primo trimestre
( da "Giornale.it, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
In questo articolo
analizzo la notizia della liberazione della giornalista iraniano-americana,
Roxana Saberi, condannata qualche settimana fa per spionaggio. La mia tesi è
che Teheran abbia usato questa vicenda per mettere alla prova Obama, che, come
noto, vuole la pace ad ogni costo e ha teso la mano all'Iran, rinunciando
persino a pretendere la sospensione del programma nucleare in coincidenza con
l'avvio di un negoziato. Ma per cento giorni Ahmadinejahd ha risposto con
apparente disprezzo. Ed è in questo ambito che ha deciso di strumentalizzare il
caso della Saberi. Condannare per spionaggio una cittadina americana significa
provocare una crisi diplomatica; eppure Washington tiene il tono della polemica
basso. Non solo. Quando gli israeliani fanno filtrare indiscrezioni su un
possibile raid contro le installazioni nucleari, Washington risponde
pubblicamente e a voce alta. Con un altolà. Il messaggio è chiaro: noi vogliamo
la pace al punto da tenere a freno Gerusalemme, voi iraniani cosa intendete
fare? La risposta è giunta ieri, con la liberazione della giornalista, e
rappresenta un primo segnale di disponibilità da parte di Teheran, con un
retroscena legato alla situazione in Pakistan. Gli iraniani sono
fondamentalisti sciiti, i talebani fondamentalisti sunniti. E si odiano tra
loro. L'avanzata verso Islamabad rende plausibile uno scenario inverosimile
fino a poco tempo fa: quello dell'espansionismo talebano nella regione; che
spaventa l'Iran. Improvvisamente l'America appare un po' meno satanica agli ayatollah,
anche perché in gioco c'è anche il controllo dell'arsenale nucleare pakistano.
Che cosa accadrebbe se cadesse in mano ai talebani? E in presenza di un nemico
comune è più facile scordare le inimicizie del passato. Da qui alcune domande: Obama fa bene a fidarsi degli iraniani? E che cosa farà Israele?
Rispetterà la volontà della Casa Bianca o seguirà i propri istinti bombardando
i siti nucleari anche a costo di rovinare i rapporti con Washington? Scritto in
iran, scenari, geostrategia, sicurezza, era obama, medio oriente, israele, gli
usa e il mondo Commenti ( 5 ) » (1 voti, il voto medio è: 5 su un
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Fed e da Geithner, ecco la prova Il Wall Street Journal in questo articolo
conferma l'inattendibilità dello stress-test. I parametri adottati da Fed e
Tesoro erano molto accomodanti appure hanno prodotto inizialmente risultati
sconfortanti. Ad esempio Citigroup avrebbe dovuto ricapitalizzare per 35
miliardi, non per 5,5; Bank ofAmerica per 50 non per 33,9, e così via. Non
appena conosciuti i risultati, le banche hanno esercitato pressioni furiose su
Geithner (il loro uomo) e il capo della Fed Bernanke e miracolosamente sono
riusciti a convincerli ad ammorbidire il rapporto. Tutto questo mentre gli spin
doctor preparavano sapientemente i media e ovviamente la Borsa, passando dritte
rassicuranti. Tra l'altro: il Financial Times ha scoperto una clausola, ovviamente
segreta, secondo cui se fra tre mesi i mercati saranno migliorati, le banche
saranno esonerate dall'obbligo di aumentare il capitale. Dunque saranno libere
di speculare di nuovo senza coperture adeguate. Una manipolazione e un inganno:
sì, c'è proprio da festeggiare. Scritto in crisi, capitalismo, comunicazione,
borsa, casta, banchieri, banche, spin, economia, democrazia, società, era
obama, manipolazione, notizie nascoste Commenti ( 24 ) » (6 voti, il voto medio
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sinistra continua a non capire. Sono in Turchia per un viaggio di studio
organizzato dalla delegazione ad Ankara della Commissione europea e riservato a
un ristretto pool di giornalisti europei. Uno dei ricercatori incontrati oggi,
Can Paker, ha fornito una spiegazione originale del successo del partito
islamico moderato Akp. A suo giudizio il premier Erdogan vince perchè è l'unico
a rappresentare gli interessi della nascente classe media, che si sviluppa
grazie alle riforme e al libero mercato. L'Islam, secondo Paker, sarebbe un
elemento secondario. Il Partito kemalista di opposizione continua a declinare,
non perchè la società rifiuta il secolarismo, ma perchè quel partito
rappresenta la vecchia classe media, basata sull'establishmenti
burocratico-militare, che tende a ridursi. Secondo me il quadro è più
complesso, ma il metodo di analisi di Paker è comunque interessante e in
sintesi può essere riassunto così: i partiti si affermano non tanto per la loro
ideologia, quanto per la loro capacità di rispecchiare le convinzioni e le
aspirazioni di una classe sociale. Applicando questo metodo all'Italia si
capiscono le ragioni del successo e del fallimento di molti partiti. Vediamo: -
Il Pdl e Berlusconi sono sempre più popolari perchè rappresentano la piccola e
la media borghesia, sia dei grandi sia nei piccoli centri, che oggi è
maggioritaria nel Paese. E non basta il clamore per il divorzio da Veronica per
cambiare il giudizio sul leader, perchè nelle società moderne - dopo la vicenda
Clinton - la valutazione della moralità privata è sempre meno importante
politicamente. - La Lega Nord riflette la paura, il disagio, l'attaccamento
identitario di ampie zone del nord, soprattutto in Provincia. E' vista come il
baluardo contro l'immigrazione clandestina e la vicenda della nave respinta
farà salire i consensi. - L'Udc interpreta un certo mondo cattolico, comunque
borghese, che, come accadeva ai tempi della Dc, è molto sensibile al messaggio
della Chiesa e predilige una certa sobrietà; dunque non si riconosce in
Berlusconi. I problemi sorgono a sinistra. Perchè il Pd non sfonda? Perchè
rappresenta gran parte del mondo della scuola, una parte dei funzionari
pubblici, il mondo intellettuale e perchè anzichè una a due identità: quella
post comunista e quella cristianosociale. Troppo poco per vincere. E la mia
impressione è che l'ultimo governo Prodi abbia contribuito a recidere il legame
con la piccola e media borghesia produttiva, che non si fida più della
sinistra. E non basta cambiare leader : finchè le facce continuano a essere
quelle note (Veltroni, Franceschini.), gli elettori volteranno le spalle al Pd.
o meglio: il partito è destintato a galleggiare attorno al 20%. E oltre il Pd?
La galassia comunista ha perso il contatto sia con la base operaia che con i
residenti delle periferie delle città, dove almeno il 50% degli elettori vota
Lega. I Verdi vengono associati a personaggi come Pecoraro Scanio e dunque non
hanno chance. I progressisti sono così rigidi da non capire che le battaglie in
difesa degli immigrati clandestini e dei rom (vedi polemiche sul pacchetto
sicurezza e sui barconi rispediti a Tripoli) non fanno altro che rendere ancora
più profonda la diffidenza della piccola e della media borghesia nei loro
confronti. Insomma, fanno il gioco del centrodestra. O no? Scritto in pdl,
crisi, politica, lega, criminalità, clandestini, partito democratico,
progressisti, Italia, immigrazione, democrazia, sindacati, sicurezza, società,
turchia Commenti ( 59 ) » (3 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5)
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gobba? Continuo a credere che il recente rialzo di Borsa non sia l'inizio di
una fase di crescita; bensì la conseguenza delle manovre messe in atto lo
scorso mese (vedi il post del 14 aprile). Tuttavia non posso non chiedermi -
come, immagino, molti di voi - se non sia io a sbagliarmi; ma più leggo
articoli e più non riesco a capire le ragioni dell'ottimismo, che a tratti
sfocia nell'euforia. Su dieci notizie otto sono pesantemente negative. Ci
dicono che il sistema bancario è sulla via del
risanamento, ma si dimentica di dire che l'evaporazione (apparente) dei debiti
è dovuta solo alle nuove, truffaldine regole contabili, che permettono alle
banche di valutare a proprio piacimento - anzichè a valori di mercato - gli
asset tossici. I numeri indicano una realtà diversa: i debiti tossici
ammonterebbero a oltre 4mila miliardi di dollari, di cui circa duemila solo
negli Stati Uniti, dove sono già fallite 32 banche di piccole e medie
dimensioni. E lo stress test, i cui risultati sono attesi a ore, dovrebbe
indicare, nonostante sia scarsamente attendibile perchè falsato all'origine,
che almeno dieci banche vanno ricapitalizzate. La situazione reale pertanto è
molto peggiore. Ogni settimana la Federal Reserve annuncia l'acquisto di Buoni
del Tesoro per centinaia di miliardi di dollari, segno che la domanda è
insufficiente a coprire l'offerta, e ciò conferma che i cinesi stanno riducendo
i propri investimenti in valuta Usa. E con quali soldi li paga la Fed? Con i
propri ovvero stampando moneta: ma la storia insegna che un'economia in queste
condizioni è tutt'altro che sana e prima o poi il conto va pagato. Inoltre: le
previsioni per il 2009 indicano un crollo del Pil (in Europa di circa il 4%,
molto peggio del previsto) e per il 2010 una crescita del 0,10% (molto
inferiore rispetto a quella preventivata); e cifre analoghe sono annunciate per
gli Stati Uniti. Sono pronto a ricredermi e chiedo ai lettori di questo blog:
c'è qualcuno che sa dirmi dove sono i segnali di ripresa di cui tutti parlano?
Analizzando i dati ho l'impressione che lo scenario più probabile sia quello di
una L con la gobba ovvero caduta verticale, economia piatta con un breve
periodo di crescita azionaria provocato non da uno sviluppo reale (e sano),
dati reali ma da aspettative irrealistiche (alimentate ad arte), che si
esaurirà riportando il barometro della crescita attorno allo zero. Sbaglio?
Ditemi di sì, vi prego.. Scritto in capitalismo, crisi, comunicazione, borsa,
banche, spin, cina, economia, era obama, manipolazione, gli usa e il mondo
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articolo a un amico 03May 09 Le creme anticellulite? Inutili (ma nessuno lo
dice) Questo è un tipico esempio di notizia nascosa. L'Aduc ovvero
l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori ha diffuso un
comunicato stampa, in cui riprende i risultati di un'indagine dalla fondazione
tedesca Warentest, su un tema in apparenza frivolo: quello delle creme, degli
oli e dei vibratori anticellulite. Ebbene, gli esperti tedeschi hanno testato
otto prodotti cosmetici e due apparecchi. Risultato? "Hanno ottenuto tutti
un voto "insufficiente". Dopo quattro settimane di prova fra 300
donne, nessuno di questi ha potuto dimostrare un miglioramento visibile, ne' le
creme ne' i vibratori. Promesse non rispettate, insomma". La Warentest è
la maggiore associazione di consumatori tedesca e si suoi studi vengono ripresi
soventi dai media tedeschi, anche dalle tv. In Italia, invece, nessuno ha
ripreso la nota dell'Aduc, benchè tv e settimanali femminili dedichino molto
spazio al benessere e all'estetica personale. Ma una notizia del genere è
troppo controcorrente, smentisce tutto quel che gli espert ripetono da anni e
potrebbe irritare alcuni inserzionisti pubblicitari. E allora meglio sorvolare,
tacendo un'altra notizia importante. L'Aduc tra l'altro scrive:
"Recentemente e' stata lanciato un nuovo metodo contro la cellulite: la
crioelettroforesi, con principi medicamentosi (limogene e caffeina, associate a
furosemide) che verrebbero fatti passare al di la' dell'epidermide attraverso
il freddo. I costi? 150 euro a seduta, per un ciclo di 3-8 sedute. La
furosemide e' un farmaco contro l'edema e puo' avere controindicazioni quali l'ipersensibilita'
al prodotto, l'anuria (soppressione della secrezione renale) iposodiemia e/o
ipopotassiemia. Sarebbe interessante sapere se queste controindicazioni sono
valide per la crioelettroforesi. E' una domanda che rivolgiamo al ministero
della Salute". Una domanda doverosa, come doverosa dovrebbe essere
un'informazione autenticamente al servizio del cittadino, anche su argomenti
come questi. In Germania i giornalisti riescono, almeno in parte, a sottrarsi
ai condizionamenti dell'industria della cosmetica. In Italia i giornalisti
dovrebbero trovare un coraggio analogo, sempre che il pubblico lo richieda e li
sostenga. Temo infatti che la sensibilità dei consumatori italiani sia diversa,
più frivola. E che, in fondo, alla verità preferiscano l'illusione in nome del
look, dell'apparire . Sbaglio? Scritto in crisi, blog, comunicazione, salute,
spin, manipolazione, Italia, notizie nascoste, società, giornalismo Commenti (
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Marcello Foa © 2009 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a
un amico 30Apr 09 Stipendi record, la casta dei banchieri Usa vince ancora Il
mondo continua a lottare contro la recessione, il Pil americano sprofonda a
-6%, ma c'è qualcuno che ha già vinto. I soliti noti, sì, proprio loro, la
casta dei banchieri Usa che, come spiego in questo articolo nel 2009 si
appresta ad incassare stipendi e bonus strepitosi, quasi allo stesso livello
del fantastico (per loro) 2007: nei primi tre mesi dell'anno le sei principali
banche americane hanno accantonato la bellezza di 36 miliardi di dollari per il
prorio management. Chi lavora nel dipartimento trading e investimenti bancari
di JPMorgan Chase, ad esempio, assapora già, per l'anno in corso, un reddito medio
pro capite di 509mila dollari, mentre nell'ultima annata senza eccessi, il
2006, era stato di 345mila dollari. Intanto, però, le banche continuano a
licenziare e a delocalizzare gli impieghi più modesti in India e nelle
Filippine. E' il loro modo di ringraziare il contribuente americano. Intanto,
grazie al New York Times, sappiamo con certezza che l'uomo scelto da Obama per
risanare l'economia statunitense, il ministro del Tesoro Timothy Geithner
quando era alla guida della Federal Reserve aveva rapporti scandalosamente
stretti con i banchieri (per i dettagli leggere qui). Insomma, era e resta il
loro uomo. Intanto i banchieri festeggiano anche in Gran Bretagna (bonus per 7
miliardi) , mentre il numero uno di Societé Générale Daniel Bouton dopo aver fatto
disastri se ne va con una pensione da 730 mila euro. E tutto torna come prima:
la casta dei banchieri continua a comandare. Scritto in giustizia, banche,
capitalismo, crisi, manipolazione, era obama, notizie nascoste,
globalizzazione, economia, società, gli usa e il mondo Commenti ( 53 ) » (10
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28Apr 09 Influenza suina. Panico nel mondo per 7 morti Non mi piace scrivere
più post sullo stesso argomento a distanza di poche ore. Ma non posso esimermi
dal farlo. L'Oms ha dichiarato oggi che i morti provocati dall'influenza suina
sono sette. Tutti gli altri sono solo sospetti. Ciò nonostante la California
proclama lo stato d'emergenza, Obama chiede fondi straordinari per 1,5 miliardi
di dollari e, come previsto, spuntano casi inquietanti in tutta Europa. Un
panico mondiale per 7 morti, mentre la Novartis ci fa sapere che entro due mesi
sarà pronto il vaccino e gli infettologi raccomandano "farmaci specifici
per il trattamento-prevenzione dell'influenza umana da virus suino come
l'Oseltamivir (ovvero l'immancabile Tamiflu della Roche, già prescritto contro
l'aviaria) e lo Zanimivir" (fonte: dieci domane e risposte pubblicate oggi
dal Giornale a firma di Manila Alfano e Matthias Pfaender). Se non è spin
questo. AGGIORNAMENTO: In questo articolo spiego come si costruisce ad arte il
panico globale e paragono l'aviaria alla suina. Inoltre: la conferenza stampa di
ieri di Obama rafforza i miei sospetti. Barack l'ha aperta parlando
dell'influenza suina e la prima domanda è stata su questo tema. Ieri è stato
annunciato il crollo del 6% del Pil americano e tra 4 giorni verranno resi noti
i risultati dello stress-test sulle banche, eppure su 13 domande neanche una
era riferita alla crisi finanziaria, che così viene dimenticata da tutti e Wall
Street può salire del 2%. Complimenti agli spin doctor di Mr. President:
l'influenza suina era un'occasione strepitosa e loro non se la sono lasciata
scappare. Scritto in crisi, comunicazione, influenza suina, psicosi, spin,
manipolazione, notizie nascoste, globalizzazione, società, era obama, gli usa e
il mondo Commenti ( 80 ) » (10 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading
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questo articolo a un amico 27Apr 09 E la Cina diventa sempre più influente nel
mondo Il mondo è angosciato dalla crisi economica, ma c'è chi approfitta di
questa situazione - e del declino degli Stati Uniti - per ampliare le propria
influenza nel mondo. Chi? La Cina, ovviamente, che stringe accordi commerciali
e finanziari in Asia, in Africa e persino nell'America Latina. Concede prestiti
non più solo in dollari, ma anche in yuan e propone un modello di sviluppo
alternativo a quello anglosassone, come spiego in questo articolo . Il tutto
con discrezione ed efficacia, mentre l'America si dimostra incapace di reagire.
Pechino potrebbe diventare una superpotenza molto prima del previsto, secondo
l'economista Nouriel Roubini addirittura entro dieci anni. Scritto in
capitalismo, crisi, era obama, globalizzazione, cina, notizie nascoste, gli usa
e il mondo Commenti ( 58 ) » (8 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 25Apr 09 Influenza suina, una psicosi molto
sospetta. Nelle ultime 24 ore è scattato l'allarme in Messico per l'influenza
suina e i media di tutto il mondo hanno ripreso la notizia con toni drammatici
evocando il rischio di un contagio planetario. Sarà, ma gli studi sullo spin mi
hanno insegnato a diffidare degli allarmi su improvvise epidemie provocate da
malattie misteriose. Ricordate la Mucca pazza? E quelle immagini angoscianti
dei bovini tremanti? All'epoca ci dissero che l'encefalopatia spongiforme
bovina, variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob, avrebbe provocato la morte di
migliaia di persone, nonostante l'abbattimento di decine di migliaia di capi. Ma
a oggi sono stati registrati 183 casi in tutto il mondo. Le autorità fecero
bene a mettere al bando le farine di origine animale, che costringevano degli
erbivori a trasformarsi in carnivori; ma l'allarme fu eccessivo. E la Sars? Vi
ricordate le immagini dei condimini sigillati, con i medici che vi entravano
indossando degli scafandri simili a quelli degli astronauti? Furono pochissime
le vittime, ma ci fu panico in tutto il mondo. Oggi il virus pare sia
scomparso. Ancora: l'influenza aviaria, Esiste dal 1878 e i casi di
trasmissione all'uomo sono rarissimi. Eppure il mondo nel 2005 non parlava
d'altro; i governi decisero di rendere obbligatorie stock di riserva del
Tamiflu, un farmaco in realtà poco efficiente contro la malattia; per la gioia
della Roche ( su quella vicenda segnalo la splendida inchiesta di Sabrina
Giannini, trasmessa nel 2006 da report) Ora improvvisamente tutto il mondo
parla dell'influenza suina e da Città del Messico arrivano, come da copione,
notizie molto allarmanti. Gli Usa sostengono che sia troppo tardi per arignare
il virus, l'Europa è in allarme. Si stanno creando tutte le premesse per
diffondere una piscosi mondiale. Sarà ingiustificata come le altre? Io dico di
sì, con una conseguenza facilmente prevedibile: per un po' ci si scorderà della
crisi economica. Scritto in crisi, comunicazione, influenza suina, psicosi,
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articolo a un amico 23Apr 09 La Casa Bianca e la Fed truccano i conti?
Navigando su Internet ho trovato alcune notizie assai interessanti. Il suicidio
del top manager Kellermann ha fatto emergere un retroscena sconcertante sul
modo in cui l'Amministrazione Obama gestisce gli interventi di risanamento. Il
mese scorso ha tentato ripetutamente (ed energicamente) di convincere il
management di Freddie Mac di nascondere il costo reale del programma varato per
arginare la confisca degli immobili dei mutuatari insolventi. E che costo: 30
miliardi di dollari a carico della società. Il management (Kellermann incluso)
si è opposto strenuamente e i rappresentanti del Tesoro hanno dovuto
rinunciare. Alla fine la cifra è uscita, ma è stata subito relativizzata dalle
rassicurazioni del presidente Barack Obama e del ministro del Tesoro Timothy
Geithner. Ieri sera il numero uno di Bank of America, Kennet Lewis, ha rivelato
che lo scorso settembre il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, e
l'allora ministro del Tesoro Paulson fecero forti pressioni affinchè lo stesso
Lewis non rivelasse le gravi difficoltà finanziarie di Merril Lynch, scoperte
nell'ambito delle trattative per la fusione tra i due istituti. E se si
considera che il governo ha autorizzato le banche a cambiare le regole
contabili - e dunque ad annacquare le perdite sui debiti tossici - il quadro
non è affatto rassicurante. Nessuno parla più del debito complessivo americano
(pari al 35o% del Pil); pochi rilevano che la Cina da tre mesi sta riducendo
l'acquisto di Buoni del tesoro americani o che il gettito fiscale sarà
inferiore alle attese con inevitabili ripercussioni sul defiti pubblico.
L'impressione è che le autorità Usa stiano tentando di mascherare i problemi o
addirittura di indurre l'opinione pubblica a ignorarli. Ma basta truccare le
carte per spingere il mondo fuori dalla crisi? Io dico di no: l'ipnosi aiuta ma
non risolve. AGGIORNAMENTO: Una società di consulenza privata, la PNC Financial
Services Group Inc, ha pubblicato ieri le stime sui debiti tossici delle banche
americane. I risultati sono disastrosi: gli asset che non danno interessi sono
aumentati del 169% nel primo trimestre
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Centro-Nord sezione:
IN PRIMO PIANO Confidi data: 2009-05-13 - pag: 4 autore: Non decolla la
trasformazione sotto l'egida di Bankitalia Pochi nell'elenco speciale Spetta
alla Toscana il primato della massima concentrazione di consorzi fidi ex
articolo 107, cioè quelli che si sono trasformati finendo sotto la lente di
Bankitalia. Un'evoluzione dei consorzi che ancora non sembra essere
perfettamente valorizzata, come riconosce Lorenzo Gai, professore ordinario a
Firenze di Economia degli intermediari finanziari. «Si ravvisa – spiega - una
certa schizofrenia legislativa, perché se da un lato si spingonoi confidi verso
un processo di consolidamento e un conseguente passaggio tra gli intermediari
finanziari vigilati, da un altro lato si registrano ancora disposizioni che non
tengono conto a dovere del loro nuovo status. Mi riferisco sia al rinnovato
ruolo del Fondo centrale di garanzia che parifica nei confronti della banca
controgarantita i diversi soggetti garanti, sia al valore associato alla
garanzia Confidi dalle banche che utilizzano i rating interni avanzati». In
Toscana accanto a Fidi Toscana, l'agenzia regionale pubblica, lo status di
confidi ex articolo 107 va ad Artigiancredito e Centro Fidi Terziario. «Vi
renderete conto nei prossimi mesi- conclude Gai - cosa vuol dire aver avuto
tempestivamente questo riconoscimento in termini di attenzione dalle banche e
di consenso dalle imprese. I consorzi 106 (quelli attuali, ndr) sono destinati
a vedere progressivamente marginalizzato il loro ruolo nel mercato delle
garanzie». L'iscrizione nell'elenco speciale (ex articolo 107 del Testo unico bancario) ha significato per i confidi un cambio di passo:
«Abbiamo sviluppato un'attività di controllo molto più puntale rispetto al
passato. Ha prodotto- spiega Ferruccio Vannucci, direttore di Artigiancredito
Toscano, consorzio di garanzia che opera sotto la vigilanza di Bankitalia da
gennaio una serie di oneri che hanno appesantito il nostro conto economico e
che dovranno essere recuperati». I confidi vigilati mettono sul piatto della
bilancia costi e benefici dell'iscrizione nell'elenco speciale: «In prima
battuta – soppesa Vannucci – i limiti possono superare gli aspetti positivi, ma
nel breve medio periodo si recupera il vantaggio. Alla fine l'evoluzione
produce benefici anche dal punto di vista commerciale tant'è che contiamo di
chiudere il 2009 con un incremento del 10-15% rispetto ai volumi dello scorso
anno». Come Artigiancredito Toscano e Fidi Toscana, anche Centro fidi terziario
risponde ai controlli di Via Nazionale. La società consortile per azioni,
emanazione di Confcommercio, si avvicina al secondo giro di boa, avendo
ottenuto l'iscrizione nell'agosto 2007. è tempo di bilanci: «I vantaggi sia per
le imprese che per gli istituti bancari – sottolinea Francesco Pela, direttore
generale di Centro fidi terziario – sono evidenti. Le aziende hanno benefici
sia in termini qualitativi (un miglior prezzo), sia quantitativi ( più
credito). E questo deriva dal risparmio in termini di patrimonio di vigilanza,
bene sempre più prezioso, che ottengono le banche». Pela porta un esempio: per
concedere 100 euro di finanziamento le banche devono avere 8 euro di
patrimonio, valore che scende a 4,8 euro se l'operazione avviene attraverso le
garanzie di un 107. Gio. M. © RIPRODUZIONE RISERVATA +10% Obiettivi. Per
Artigiancredito il 2009 dovrebbe registrare un andamento positivo 2007 Il
riconoscimento. Centro Fidi terziario è stato il primo ad avviare le procedure
( da "Denaro, Il" del
13-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Napoli energia
Lettieri: Fonti rinnovabili ancora snobbate dagli istituti di credito Daniela
Russo La finanza di progetto sostiene le energie rinnovabili. Il sistema di
incentivi attuato dalle autorità italiane per raggiungere gli obiettivi di
Kyoto (elevare al 20 per cento entro il 2020 la quota di energia da fonti
rinnovabili) rende il settore attraente per gli istituti bancari. E' quanto
emerge dalla ricerca promossa da Centrobanca, Corporate e Investment Bank del
Gruppo Ubi, sulle possibilità di realizzare investimenti capaci di garantire
ritorni soddisfacenti, realizzata in collaborazione con l'Università Bocconi di
Milano e presentata ieri a Palazzo Partanna, presso l'Unione industriali di
Napoli. "Quello delle energie rinnovabili dice Giovanni Lettieri, numero
uno di Palazzo Partanna è un mercato in crescita, eppure molte banche sono
ancora prevenute nei confronti di chi sceglie di investire nel settore".
Dalla ricerca, presentata da Alessandro Nova, docente della Bocconi, emerge la
necessità da parte delle imprese di selezionare il modello energetico più
adeguato alle proprie esigenze produttive per ottimizzare i risultati e, nel
comtempo, favorire lo sviluppo di progetti capaci di attrarre nuovi
investimenti. "E' necessario fare chiarezza sulla geografia dei corridoi
europei dell'energia spiega Nicola Mazzocca, assessore regionale all'Università
e alla Ricerca - prima di implementare, migliorare e costruire reti energetiche
rinnovabili, al fine di ottimizzare il loro ruolo". Sull'importanza del ruolo svolto dalle banche e sulla necessità di
instaurare un clima di fiducia tra istituti di credito e imprese attraverso
progetti validi e consulenze altamente professionali si sono soffermati: il
responsabile Project Finance, Lorenzo Fidato, e il consigliere di Centrobanca,
Andrea Pisani Massamormile. del 13-05-2009 num.
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Tassi, gli artigiani
contro le banche Mercoledì 13 Maggio 2009, Tra imprese artigiane polesane e le
banche presenti sul territorio affiora qualche segnale positivo, rispetto alla
stretta che si paventava e si stava delineando qualche mese fa, ma gli istituti
di credito possono e debbono fare molto di più, specie per quel che riguarda
l'applicazione di tassi di interesse meno onerosi. È l'opinione generalizzata
di 200 imprese polesane monitorate da un'indagine di Co.Fid.I.
Polesine, organismo di garanzia promossa dalla Confartigianato Imprese Rovigo
sul rapporto con gli istituti di credito nel trimestre gennaio-marzo. Si tratta
del secondo monitoraggio, dopo il primo relativo ai mesi da ottobre a dicembre.
«Partiamo dai dati positivi: il 24% delle imprese interpellate - informa il
presidente Loretta Zago - lamenta azioni restrittive da parte delle banche con
cui operano, ma si tratta di un dato migliorato di 8 punti percentuali rispetto
al precedente monitoraggio. L'74% degli intervistati ha dichiarato di non aver
subito chiusure dei canali creditizi». «Ma persistono delle ombre - sottolinea
Loretta Zago - per quel che riguarda il ribasso dei tassi di interesse minore
rispetto a quello di riferimento della Bce: nella nostra Provincia, a fronte di
quasi 3.160 milioni di euro di impieghi, i maggiori costi per le imprese
derivati da questo trend ammontano a 46,3 milioni di euro. Inoltre tra ottobre
2008 e febbraio 2009 il divario tra i tassi sui prestiti pagati dalle imprese e
l'Euribor a tre mesi è più che raddoppiato. Ecco, in questo senso ci aspettiamo
una inversione di tendenza». Preoccupa inoltre il dato emerso sulla classe di
merito: nel 65% dei casi le banche non hanno comunicato a quale classe
appartengano le aziende e addirittura il 9% del campione ignora cosa questa
significhi e quali implicazioni abbia. «La maggior parte degli intervistati -
chiude il presidente Zago - è invece consapevole del fatto che esistono delle
convenzioni stipulata dalla Cofidi Polesine con il sistema bancario,
consapevolezza acquisita nel 82% dei casi direttamente in associazione, mentre
il 12% è stato informato dalle banche».
( da "Stampa, La" del
14-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
RACCOLTA RIFIUTI IL
CONSORZIO DEL BACINO TORINO SUD PASSA AL CONTRATTACCO E CERCA DI INCASSARE 22
MILIONI La proposta choc di rendere pubblici gli evasori è sostenuta anche dai
sindaci Maxi buco, il Covar batte cassa [FIRMA]GIUSEPPE LEGATO MONCALIERI La
storia è questa: il Covar 14 (consorzio rifiuti della cintura sud di Torino) ha
deciso che è ora di rendere pubblici gli evasori della tariffa rifiuti. Non i
privati e le famiglie, ma le aziende - quelle sì - che non pagano le bollette
dal 2004. Lo ha fatto dopo aver analizzato i dati sul mancato gettito fiscale
degli ultimi cinque anni. Il credito non riscosso - e quindi il totale evaso -
ammonta a 22 milioni di euro. Un'enormità per un consorzio senza discariche che
quindi deve appoggiarsi a Basse di Stura a prezzi non proprio concorrenziali.
Risalta il fatto che oltre il l'80% del capitale non incassato è relativo alle
fatture giacenti delle aziende del territorio che sono molto più indisciplinate
delle famiglie. Il neo presidente del consorzio Leo Di Crescenzo, cosi, ha cosi
deciso: «A breve on-line ci saranno tutti i nomi di chi non paga le utenze non
domestiche (le aziende ndr). Siamo stufi di questa situazione». La proposta è
stata avanzata dal sindaco di Trofarello Maurizio Tomeo nell'ultima riunione
dei sindaci del consorzio: «È giusto che chi evade le tasse venga smascherato -
ha detto Tomeo - altrimenti il messaggio che passa - nessun danno di immagine -
ci porterà alla rovina». Detto, fatto. Il via libera alle cosiddette liste di
proscrizione è stato dato. Adesso ci sono da chiarire i tempi. Per intanto il
Covar si è affidato a Equitalia per intascare gli arretrati dopo aver mollato
la società di recupero crediti Gec che - a detta del presidente Di Crescenzo -
non aveva la possibilità di procedere al recupero coattivo. Equitalia ha già
provveduto nei giorni scorsi a recapitare centinaia di fatture nelle case degli
evasori che vivono nei comuni del consorzio. Il totale contestato è 2,2 milioni
di euro. Ma 22 milioni - il dato complessivo come detto prima - è alto. Troppo
alto. Il Covar deve fare ricorso alle banche. Si aprono due strade, entrambe
gravate da interessi onerosi: «O si chiedono i prestiti o
si sfora utilizzando il fido bancario che abbiamo acceso», spiega Di Crescenzo. Gli interessi
cosiddetti passivi si aggirano attorno al 3,5% che su 22 milioni di euro fa la
modica - si far per dire - cifra di 787 mila euro in più che gravano sulle
tariffe dei virtuosi e sui bilanci in generale. Da qui la scelta del
recupero coattivo con ganasce alle auto e interventi diretti sui conti correnti
dei cattivi contribuenti. Prima di ciò arriverà la classica bolletta con
scadenza breve, poi la cartella esattoriale sarà immessa a ruolo e la pratica
trasferita a Equitalia. Con la manovra poi di pubblicazione dei nomi degli
evasori il Covar si aspetta di rientrare più velocemente dal credito. Per
alleggerire definitivamente un bilancio sempre difficile toccherà poi sistemare
le tre discariche in post conduzione (oggi chiuse e inutilizzabili) di Vinovo,
Beinasco e La Loggia. La loro manutenzione ordinaria e straordinaria costa ai
cittadini 1,5 milioni di euro all'anno: «Ma - dice il sindaco di Nichelino
Giuseppe Catizone - dovrebbero essere prese in carico dall'Autorità d'ambito».
Proprio ieri Covar ha approvato il bilancio preventivo. Nel 2009 i ribassi
della tariffa per i cittadini dovrebbero aggirarsi attorno al 10% che diventa
il 14% a Trofarello.
( da "WindPress.it"
del 14-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
14-05-2009
51/09Roma, 14.05.09 Le maggiori difficolt`a per le microimprese del Mezzogiorno
OSSERVATORIO SUL CREDITO I TRIMESTRE 2009:MENO SOLDI ALLE IMPRESE CHE CHIEDONO
UN PRESTITO Diminuiscono sia la domanda di credito in generale da parte delle
imprese (dal 35,9% dell'ultimo trimestre 2008 al 27,7% del primo trimestre 2009
la percentuale di imprese che hanno chiesto un finanziamento), sia la
percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido; e
sono sempre pi`u numerose le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore
a quello richiesto (dal 9,7% al 14,5%) e quelle ancora in attesa di conoscere
la risposta della banca riguardo la propria richiesta di finanziamento
(dall'8,6% al 14,2%); insomma, sembrerebbe esserci un comportamento
"selettivo" da parte degli istituti di credito nei confronti delle
imprese. Non si registrano, invece, particolari problemi n quanto riguarda la
quantit`a e la durata temporale del credito, n i costi di finanziamento e di
istruttoria; unica eccezione, un inasprimento delle garanzie richieste dalle
banche. Nel primo trimestre 2009 aumenta, comunque, la percentuale di imprese
in grado di far fronte al proprio fabbisogno finanziario rispetto al trimestre
precedente (dal 9,3% al 21,8%), ed aumenta la percentuale di imprese che
prevede un andamento analogo anche nel secondo trimestre
( da "Sestopotere.com"
del 14-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Osservatorio sul
credito 1° trimestre 2009: meno soldi alle imprese che chiedono un prestito
(14/5/2009 15:18) | (Sesto Potere) - Roma - 14 maggio 2009 - Diminuiscono sia
la domanda di credito in generale da parte delle imprese (dal 35,9% dellultimo
trimestre 2008 al 27,7% del primo trimestre 2009 la percentuale di imprese che
hanno chiesto un finanziamento), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria
richiesta di fido; e sono sempre più numerose le imprese che hanno ricevuto un
ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% al 14,5%) e quelle ancora in
attesa di conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di
finanziamento (dall8,6% al 14,2%); insomma, sembrerebbe
esserci un comportamento “selettivo” da parte degli istituti di credito nei
confronti delle imprese. Non si registrano, invece, particolari problemi né per
quanto riguarda la
quantità e la durata temporale del credito, né per i costi di finanziamento e
di istruttoria; unica eccezione, un inasprimento delle garanzie richieste dalle
banche. Nel primo trimestre 2009 aumenta, comunque, la percentuale di imprese
in grado di far fronte al proprio fabbisogno finanziario rispetto al trimestre
precedente (dal 9,3% al 21,8%), ed aumenta la percentuale di imprese che
prevede un andamento analogo anche nel secondo trimestre
( da "Nuova Ferrara, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il fondo di
rotazione presentato dalla Sipro con Carife, Provincia e 4
consorzi fidi «Un sostegno alle imprese» Due milioni di euro per favorire
credito e investimenti Il bando è pronto già dalla prossima settimana Due
milioni di euro alle piccole e medie imprese ferraresi, una boccata d'ossigeno
che favorirà credito e investimenti per una quota almeno cinque volte
superiore. E' l'effetto moltiplicatore che ci si attende dal fondo di
rotazione a cui da tempo lavorano Sipro, Carife, Provincia e quattro consorzi
fidi. Ieri la presentazione di un bando che sarà disponibile entro la fine
della prossima settimana. Necessità di denaro fresco, si sa, ce n'è: «L'accesso
al credito è essenziale in questa grave fase di crisi economica - spiega
Gabriele Ghetti, presidente di Sipro -, dobbiamo evitare il restringimento
della base produttiva e occupazionale». Ecco allora l'idea. Sul finire degli
anni '90 all'agenzia per lo sviluppo venne affidata la gestione di un fondo di
rotazione dedicato ai territori in Obiettivo 2. Funzionò per parecchie imprese
e venne ricostituito con i crediti tornati alla base. Oggi viene riattivato,
dopo la riformulazione della convenzione con Carife e i consorzi Unifidi
Emilia-Romagna, Confartigianato Fidi Ferrara, Confidi Romagna e Ferrara,
Cooperfidi. Operazione a cui ha contribuito a anche la Provincia. La somma è
sono destinata in parte (1 milione e 200mila euro) all'erogazione di
finanziamenti alle imprese a fronte di investimenti in progetti innovativi e
per il consolidamento delle passività di conto corrente bancario;
i restanti 800mila euro andranno ai Confidi ai fini del rilascio di garanzie
sussidiarie a fronte di mutui bancari concessi alle imprese. «La dotazione è
molto significativa - commenta l'assessore provinciale alle attività produttive
Diego Carrara - e c'è stato l'impegno a creare condizioni di prestito migliori
a quelle che si trovano sul mercato». Vediamole. La durata del finanziamento è
di massimo 72 mesi con un preammortamento (il periodo in cui il mutuo rimborsa
gli interessi bancari e non il capitale) di non oltre 12 mesi a tasso dello
0,50% e pagamento posticipato. Il rimborso è in rate mensili o trimestrali
posticipate. Il tasso di ammortamento è agganciato all'Euribor a 3 e 6 mesi,
con uno spread massimo di 150 punti base. Le iniziative sono finanziabili
all'80% dell'importo ammesso, che varia da
( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 15-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
«Serve un
osservatorio per controllare le banche» Venerdì 15 Maggio 2009, San Donà di
Piave «È giusto costituire un osservatorio sul comportamento delle banche». A
sostenerlo è "Sos Italia libera" l'associazione nazionale antiracket
e antiusura. Si tratta della proposta lanciata dal presidente di
Confartigianato Antonio Sartorello nei giorni scorsi al park hotel Continental
affrontando il tema delle difficoltà di accesso al credito e le iniziative di
sostegno per lo sviluppo delle imprese. L'altra faccia del problema, infatti,
sono le aziende che anche per il mancato sostegno di istituti di credito cadono
nella rete dell'usura. Il monitoraggio delle banche è un'iniziativa già
suggerita dall'associazione antiusura da un anno attiva nel Sandonatese. Nella
zona il gruppo ha rilevato dei comportamenti di alcune banche che meritano
approfondimenti. Quindici le opposizioni ai decreti ingiuntivi contro istituti
di credito depositate nel 2009 dall'avvocato Luca Pavanetto che tutela il
gruppo, riguardanti somme che in alcuni casi superano i 100mila euro. «I reati
più diffusi - ha spiegato il legale - sono l'anatocismo, ossia la capitalizzazione
degli interessi sugli interessi, interessi usurari o la dubbia legittimità
della "commissione di massimo scoperto", remunerazione accordata alla
banca per aver messo a disposizione i fondi al correntista indipendente dal
prelevamento". Sul tema Gianfranco Moro, presidente dell'Ascom di Jesolo è
stato il primo a lanciare la proposta di una tavola rotonda, sottolineando la
necessità di fare fronte comune in un dialogo aperto a imprese commerciali,
artigiane e industriali. «Un circolo vizioso - ha commentato Mirco Viotto di
Confindustria - poter contare sulla garanzia delle banche è importantissimo». Confindustria Venezia un mese fa ha raggiunto un accordo con un
istituto di "factoring". L'istituto si accolla il credito e la
garanzia sulla solvibilità del cliente. Si tratta di una risposta valida per la
gestione aziendale con l'accordo in essere che lascia intatti i fidi bancari
esistenti. Davide De Bortoli
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-18 - pag: 15 autore:
Imprese/1. Dall'inizio dell'anno i fidi concessi all'intero
settore delle costruzioni sono aumentati di un miliardo di euro Il credito
all'edilizia non si ferma Bene anche agricoltura e meccanica mentre cala lo
stock per energia e commercio Emanuele Scarci Credito bancario indietro tutta e nuove sofferenze in crescita. Ma il calo
dello stock dei prestiti risparmia agricoltura, edilizia e
meccanica.L'impennata delle insolvenze, però, non fa distinzione: colpisce
tutte le classi dei finanziamenti e per quelli oltre i 500mila euro lascia il
segno, anche se dall'inizio dell'anno il trend sembra stabilizzarsi. Nel primo
trimestre del 2009 scivolano i prestiti a raffinerie e distributori di energia
ma anche ai commercianti, crescono invece i fidi utilizzati dalle aziende agricole
(+4 miliardi), dall'edilizia (+1 miliardo) e dalle imprese meccaniche (+800
milioni). Preoccupanti i dati sull'incidenza delle nuove sofferenze sul totale
dei finanziamenti, in grande crescita nel quarto trimestre del 2008 da
( da "Eco di Bergamo, L'"
del 18-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La Cassa rurale di
Treviglio si prepara per il «dopo crisi» --> Presentato il piano triennale.
Attività ancora in crescita a inizio anno Affluenza record all'assemblea: 1.801
soci e tutte le votazioni all'unanimità Lunedì 18 Maggio 2009 PROVINCIA, pagina
22 e-mail print Da destra, Gianfranco Bonacina, il presidente onorario Alfredo
Ferri e il direttore generale ... Al presidente della Cassa rurale di Treviglio
Gianfranco Bonacina piace attribuire uno slogan al tema dell'assemblea. Quello
per il 2009 è il «coraggio della lungimiranza» per riassumere lo sguardo sul
lungo periodo tipico delle banche di credito cooperativo dove - è stato
ricordato in assemblea - «il vero utile è la crescita del territorio» e lo
spirito controcorrente nel lancio del nuovo piano strategico triennale. Gli
obiettivi sono ambiziosi, nonostante la crisi. «Parlare di crescita di questi
tempi è difficile - ha detto Bonacina -. Mi auguro che presto possiamo lasciare
alle spalle la crisi e l'avvio dei cantieri per le infrastrutture sul
territorio può dare una mano. Ma intanto dobbiamo comunque guardare avanti». Il
piano prevede così nel triennio una crescita della raccolta diretta del 40% a
1,9 miliardi, della raccolta indiretta del 20% a 592 milioni e degli impieghi,
ovvero dei prestiti, del 40% a 1,8 miliardi, arrivando a un patrimonio di
vigilanza di 205 milioni e a 20 mila soci (dai 16.141, più 17,89% in un anno,
di fine 2008). Completato il piano sportelli arrivando alle attuali 40 filiali
(con quella di «Dalmine centro» aperta recentemente), l'obiettivo adesso
sarebbe di arrivare entro tre anni a quota cinquanta. «Confidiamo che la Banca
d'Italia ci dia l'autorizzazione - ha sottolineato Bonacina -. Vogliamo aprire
filiali in particolare nelle frazioni e nelle piccole comunità dove non ci sono
sportelli bancari, secondo lo spirito del credito cooperativo vicino alle
famiglie e ai piccoli operatori economici». Passando ai temi dell'assemblea,
l'intero ordine del giorno, incluso quello dell'assemblea straordinaria per l'adeguamento
dello statuto alle ultime normative, è stato approvato all'unanimità senza
neanche un astenuto, dai 1.801 soci (
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-19 - pag: 20 autore: TERRITORIO
Strategie per la ripresa La Toscana Mansi: «Apriamo subito i cantieri già
finanziati» Cesare Peruzzi FIRENZE «Nonostante la crisi, gli imprenditori sono
pronti a rimettersi in gioco, a investire nelle aziende. Ma il fattore tempo
sarà determinante: in questo momento il sistema industriale è in forte
difficoltà, e se la fase negativa si protrarrà troppo rischiamo davvero di
perdere pezzi importanti della nostra produzione». Antonella Mansi è
preoccupata. La presidente di Confindustria Toscana, 35 anni, imprenditrice del
settore chimico (è ai vertici del gruppo Solmar di Scarlino, in provincia di
Grosseto), aveva lanciato l'allarme già lo scorso ottobre,quando la tempesta che
siera abbattuta sulla finanza internazionale cominciava a minacciare anche
l'economia. Ma nessuno ancora poteva immaginarne gli effetti reali. Poi sono
arrivati i dati di fine 2008 e le previsioni 2009, che per la Toscana indicano
un calo del Pil rispettivamente dell'1,6% e del 3,9%. «E i numeri sulla
produzione industriale dei primi tre mesi dell'anno, che stiamo esaminando in
questi giorni, sono pesanti », sottolinea. A quanto ammonta la caduta e che
idea si è fatta leggendo questi dati? Un numero definitivo ancora non c'è, però
stiamo parlando di una contrazione che oscilla tra il 15% e il 20% rispetto
allo stesso periodo del 2008. La Toscana è in linea con le altre regioni del
Centro-Nord del paese. Ma questo non ci consola. Guardando le statistiche elaborate
dal nostro ufficio studi mi sono detta: accidenti, dobbiamo davvero rimboccarci
tutti le maniche, smetterla di parlare e passare ai fatti il più rapidamente
possibile. Che cosa teme? La Toscana rischia d'imboccare la strada della
deindustrializzazione. Non per scelta, ma come conseguenza di una serie di
fattori negativi. Perdere pezzi della nostra filiera produttiva, in questa fase
congiunturale difficile, significherebbe impoverire l'economia della regione e
di conseguenza mettere a repentaglio la tenuta sociale del territorio. è un
pericolo che dobbiamo scongiurare a ogni costo. Salvare i posti di lavoro e le
imprese in grado di stare sul mercato rappresenta la priorità. Come giudica
l'azione del governo regionale? Su molti fronti abbiamo avuto risposte
coerenti, dalla semplificazione burocratica ai fondi per garantire il credito.
Altre le aspettiamo.Per quanto riguarda il credito, adesso serve il
rifinanziamento del fondo di controgaranzia, che è esaurito
e di fatto blocca l'attività dei consorzi fidi. Speriamo possa avvenire in
tempi brevi e auspichiamo anche un'armonizzazione dell'intero sistema di
garanzia, che metta in sinergia la finanziaria regionale Fidi Toscana e i
consorzi fidi delle categorie che, nel caso degli industriali, sono stati unificati
in un unico soggetto. La chiave del problema però è nel ruolo delle
banche. Cosa chiedete al sistema bancario? Che ritrovi
quella prossimità con il territorio che sembra avere smarrito.Oggi un po' tutti
i gruppi bancari appaiono ingessati rispetto al loro core business
tradizionale. Devono tornare a valutare i progetti delle imprese, di tutte, a
cominciare dalle Pmi, per il contenuto e le potenzialità, e devono aiutare il
territorio a fare quel cambiamento che la crisi rende ineludibile. L'Osservatorio
sul credito sta funzionando? è un po' presto per fare delle valutazioni. Però
penso che potrà aiutare il dialogo tra banche e imprese. Quali sono le
debolezze della Toscana? Al primo posto metto la scarsa attrattività del
territorio. Per investire in questa regione bisogna superare vincoli come i
tempi di rilascio delle concessioni, la carenza di infrastrutture, costi fissi
come energia-acqua- rifiuti,piuttosto che l'incertezza e la lunghezza del
diritto. Dobbiamo puntare ad attrarre più capitali e dobbiamo
internazionalizzare maggiormente le nostre imprese. Tra le cose da fare, e su
cui stiamo lavorando con la Regione, c'è uno strumento automatico
d'incentivazione degli investimenti. Compresa la ricapitalizzazione delle
aziende da parte degli imprenditori, per favorire il passaggio da una logica di
pure rendita alla scelta di mettersi in gioco. Tra le debolezze della Toscana
metto anche un mercato dei servizi ancora poco liberalizzato, che invece
potrebbe rappresentare un volano di sviluppo. E i punti di forza? L'unico
settore in controtendenza è l'agroalimentare. Ma la solidità della nostra
economia si basa su un'imprenditorialità diffusa, una marcata diversificazione
e un'eccellente qualità delle risorse umane. Per aiutare la ripresa, più che le
grandi opere che comunque hanno i loro tempi, servirebbe far partire subito i
piccoli cantieri già finanziati. Il resto penso che potrà arrivare dalle cose
che ho detto e dalla ripresa internazionale, magari a partire dalla seconda
parte dell'anno. I primi segnali di rallentamento della caduta hanno cominciato
a manifestarsi in aprile, ma è presto per abbassare la guardia. © RIPRODUZIONE
RISERVATA Primo di una serie di cinque articoli «Il sistema produttivo è in
forte difficoltà, le banche devono essere vicine alle imprese» Confindustria.
Antonella Mansi
( da "Eco di Bergamo, L'"
del 19-05-2009)
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Fogalco, in vista
l'aggregazione a livello regionale --> Martedì 19 Maggio 2009 ECONOMIA,
pagina 35 e-mail print Il presidente Ascom Paolo Malvestiti (a destra) si
congratula con Riccardo Martinelli, ... Una maggior attenzione all'accesso al
credito delle piccole e medie imprese del terziario e un percorso aggregativo
tra le Ascomfidi regionali del sistema Confcommercio. Sono queste le due
priorità per Riccardo Martinelli che ieri è stato eletto nuovo presidente di
Fogalco, la cooperativa di garanzia dell'Ascom di Bergamo, subentrando al
presidente «storico» Cesare Dolci, che ha lasciato la guida della cooperativa
dopo 27 anni. «In questo momento i Confidi stanno giocando un ruolo
importantissimo - ha spiegato il neo presidente - basti pensare che nei primi
mesi del 2009 Fogalco ha deliberato e garantito poco meno di 13 milioni di euro
con un incremento del 135% rispetto allo stesso periodo del 2008». E ha
aggiunto: «Proprio per qualificare maggiormente le nostre garanzie fidejussorie
secondo i parametri previsti dalla Banca d'Italia stiamo cercando, insieme ai
Confidi delle Ascom lombarde, di creare un ente intermediario finanziario
vigilato dalla Banca d'Italia». Con questi obiettivi è stato costituito, nel
gennaio 2008, il «Comitato 107» promosso, tra gli altri, dalle Camere di
Commercio di Bergamo e Milano e dalla Unione del Commercio di Milano e al quale
Fogalco ha aderito unitamente ad alcune cooperative fidi
del sistema Confcommercio. «Il processo di aggregazione porterà alla
costituzione, entro quest'anno, di un nuovo "intermediario finanziario
107" (dal numero dell'articolo del testo unico bancario, ndr) - ha detto ancora Martinelli - sarà un organismo fidi di
secondo grado in regola con i parametri previsti dalla normativa di settore e
che eserciterà attività di garanzia collettiva e servizi ad essa
connessi o strumentali. Questa aggregazione rafforzerà ulteriormente i confidi
presenti sul territorio, che continueranno a svolgere un fondamentale ruolo di
presidio e di collegamento con le realtà imprenditoriali esistenti, mantenendo
l'indipendenza e l'autonomia operativa nelle funzioni di raccolta documenti e
di pre-istruttoria oltre che di valutazione delle posizioni garantite». Ed ecco
le conclusioni di Martinelli: «Questa "garanzia 107" permetterà, in
base ai disposti di Basilea 2, di ridurre al minimo la percentuale di
accantonamenti che le banche devono depositare per ogni operazione di
finanziamento; quindi ci sarà una riduzione dei costi di operazione a beneficio
dell'associato con un minor tasso di interesse». Nella Fogalco, al nuovo
presidente si affianca Paolo Malvestiti, presidente Ascom, che è stato
riconfermato vicepresidente della cooperativa. Il cda di Fogalco risulta così
composto: Riccardo Martinelli, presidente, Paolo Malvestiti, vicepresidente;
consiglieri: Giorgio Beltrami, Roberto Capello, Mauro Dolci, Luciano Patelli e
Giovanni Zambonelli. I sindaci del Collegio sindacale sono: Piergiorgio Butti
(presidente), Massimiliano Serra e Giorgio Gozzoli (effettivi), Gerardo Ferrari
e Piergiuseppe Locatelli (supplenti). Nel 2008 la Fogalco, che conta 5.094 soci
effettivi, ha deliberato garanzie a favore di 566 imprese per un totale di
24.809.100 euro. Nei primi tre mesi del 2009 sono stati deliberati e garantiti
poco meno di 13 milioni di euro con un incremento del 135% rispetto allo stesso
periodo del 2008. 19/05/2009 nascosto-->
( da "Lavoce.info"
del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
>VITE DA
BANCHIERI DI IERI E DI OGGI di Adrian R. Bell , Chris Brooks e Tony Moore
19.05.2009 Correva l'anno 1272 ed Edoardo I d'Inghilterra intratteneva
eccellenti rapporti d'affari con alcuni banchieri italiani. In un sistema che
potremmo descrivere come una variante antica del modello Northern Rock, i
Ricciardi si affidavano ai prestiti interbancari per finanziare il credito
concesso al re. Ma a partire dal 1290 si verificò una crisi di liquidità simile
a quella innescata negli Stati Uniti dai subprime nel 2007. Con esiti
disastrosi. E un monito della storia per i governi di oggi, che iniziano a
chiedersi come pagare gli obblighi che continuano ad assumersi. Fino al
1272 i re inglesi mantenevano solo occasionali relazioni d'affari con le
società mercantili italiane, in genere per l'acquisto di beni di lusso per la
corte o per trasferimenti di denaro sul continente. È Edoardo I (1272-1307) che
stabilisce una stretta relazione finanziaria con una particolare società
mercantile, i Ricciardi di Lucca. Già nel 1275, i Ricciardi erano gli esattori
dei neonati diritti di dogana sulle esportazioni di lana, pellame e velli, per
un valore di circa 10mila sterline l'anno, ma ricavavano denaro anche da altre
fonti di entrata reali. In cambio, anticipavano al re significative somme
oppure eseguivano pagamenti in suo nome a parti terze, nella misura e nei tempi
ordinati da lettere del re. In totale, tra il 1272 e il 1294 i Ricciardi furono
coinvolti nella raccolta e nell'esborso di circa 20mila sterline l'anno, equivalenti
a più o meno alla metà del normale reddito annuale del re. Potremmo forse
paragonare questo sistema a un moderno conto corrente, completo
di ampie possibilità di scoperto su fido. Ed Edoardo faceva largo ricorso al
fido, con scoperti in genere tra le 10mila e le 20mila sterline. IL SISTEMA
RICCIARDI Il rapporto d'affari era vantaggioso per entrambe le parti. Il re
otteneva anticipi sulle entrate reali e poteva così far fronte alle
fluttuazioni stagionali del suo reddito. Il generoso accesso al credito
gli permetteva di affrontare spese impreviste o di intraprendere progetti
costosi, senza il peso di detenere sostanziose riserve di cassa. Per parte
loro, i Ricciardi ottenevano un ritorno finanziario sull'anticipo di denaro,
anche se ciò generalmente non traspare dalle fonti per il divieto di usura
imposto dalle autorità religiose. Ma secondo i nostri calcoli, prima del 1294,
Edoardo otteneva prestiti a tassi di circa il 15 per cento annuo. Inoltre, i
Ricciardi traevano vantaggio dal favore del re anche nella conduzione degli
affari che non lo coinvolgevano direttamente. Ma com'è che i Ricciardi e le
altre società mercantili erano nella condizione di fare simili prestiti e
investimenti? I fondi iniziali provenivano dai soci della società che mettevano
in comune i loro capitali e ne ricevevano i profitti secondo le quote di
partecipazione. Era un'attività rischiosa perché ogni socio poteva essere
ritenuto personalmente responsabile di ogni debito contratto dalla società.
Ricevevano anche depositi, in genere da facoltosi cittadini delle città-stato
italiane. In più, i mercanti italiani traevano profitto dalla gestione delle
imposte papali raccolte in Inghilterra, un'attività che secondo noi ha giocato
un ruolo cruciale nella formazione del capitale. Nel 1274, per finanziare una
nuova crociata, il papa aveva imposto una tassa sul clero in tutta Europa:
nella sola Inghilterra furono raccolte 150mila sterline. I Ricciardi erano una
delle tante società mercantili italiane che agivano come banchieri papali e a
loro era affidata una parte (circa 10mila sterline) del denaro riscosso in
Inghilterra. Somme che potevano coprire i fidi concessi al re. La maggior parte
del capitale era sempre impegnata in varie operazioni, compresi prestiti a
governi e privati e investimenti in beni commerciabili. Tutto ciò era
vantaggioso perché queste attività garantivano guadagni, ma significava anche
che i mercanti detenevano soltanto una piccola riserva di capitale liquido.
Normalmente non era un problema: le transazioni potevano essere condotte a
credito o attraverso compensazioni. E anche quando era necessaria una quantità
di denaro liquido che eccedeva le riserve, si poteva fare affidamento su altri
mercanti, per prestiti o per la vendita di alcune attività. Per esempio, i
Ricciardi agivano spesso da broker, raccogliendo prestiti per il re da un
cartello di loro colleghi mercanti. Potremmo descriverlo come una variante
antica del modello Northern Rock: i Ricciardi si affidavano ai prestiti
interbancari per finanziare le loro aperture di credito al re. LA CRISI (...) A
partire dal 1290 ebbe inizio una crisi di liquidità simile a quella innescata
negli Stati Uniti dai subprime nel
( da "Wall Street Italia"
del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Toscana/ Fondo
regionale Innovazione, quattro nuovi investimenti di Apcom Digitart, Siena
Solar Nanotech, Protera, Toscana Biomarkers -->Firenze, 19 mag. (Apcom) -
Nuovi investimenti per Toscana Innovazione, il fondo di venture capital con una
dotazione di oltre 44 milioni di euro lanciato e gestito da Sici, e sottoscritto da Regione Toscana, da tutte le fondazioni
bancarie toscane, da Fidi Toscana e dal Sistema Camerale. Sono stati esaminati
circa 60 progetti proposti da imprese innovative toscane appartenenti ai
seguenti settori: Energie Rinnovabili (5 progetti), Meccanica (6), Life
Sciences (20), Ict (16). Dei 60 progetti proposti, 12 sono stati
valutati positivamente dal Comitato Scientifico e 4 sono stati approvati dal
Comitato Tecnico e dal Cda; presumibilmente entro la fine di giugno, saranno
perfezionati gli investimenti in 4 società presenti in Toscana: Digitart
(domotica), Siena Solar Nanotech (energia solare), Protera e Toscana Biomarkers
(biotecnologie).
( da "Trend-online"
del 19-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La crisi tra facile
pessimismo e infondato ottimismo PRIMO PIANO, clicca qui per leggere la
rassegna di ilsussidiario.net , 19.05.2009 17:49 Scopri le migliori azioni per
fare trading questa settimana!! moglie di Cesare. Una componente rilevante di
questa crisi è senza dubbio la caduta della fiducia. Il punto è che la fiducia
non si instaura nascondendo la realtà, indorando in continuazione pillole il
cui gusto amaro riemerge con il rapido sparire della indoratura. Ad esempio, si
dice che la crisi di fiducia sia altissima tra le banche stesse che, oltre a
non fidarsi dei propri clienti, non si fidano una dellaltra.
Il che sarebbe normale in una banda di disonesti, ma non lo è tra gente perbene
tra cui prevale la fiducia, non si teme di essere ingannati. Dato il ruolo
nevralgico delle banche, la trasparenza del sistema bancario
è fondamentale e su questo i governi farebbero bene a intervenire decisamente,
prima di investirvi masse enormi di denaro pubblico. Altrimenti rischiano di
fornire un concreto argomento a chi accusa la classe politica di connivenza con
il mondo bancario e finanziario. Gli intrecci tra
questo mondo e la politica non sono certo una novità, né sono unesclusiva
del mondo anglosassone: basta guardare a casa nostra, con Cirio, Parmalat,
Unipol e via dicendo. Ma proprio in una crisi della portata di quella attuale
la classe politica
dovrebbe esibire trasparenza e pretendere trasparenza dagli altri attori. E non
ridurre lanalisi della crisi a slogan elettorali, pratica in cui si
stanno esercitando sia il capo dellopposizione che il primo ministro.
Visto che la moglie di Cesare non deve più essere al di sopra di ogni sospetto, che lo comincino
a diventare i mariti. Per gentile concessione de ilsussidiario.net - ®Tutti i
diritti riservati
( da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina V - Torino
Patto tra Confindustria e Intesa contro i problemi di liquidità Ecco
"Capitale circolante" un aiuto per le Pmi in crisi Per le casse delle
imprese piemontesi arriva un´iniezione che potrà arrivare fino a 230 milioni di
nuovi finanziamenti da parte di Intesa Sanpaolo. Il colosso bancario
ha infatti siglato un accordo con Confindustria Piemonte per dare il via a
un´iniziativa chiamata Capitale circolante. Consiste nell´apertura di un conto
affidamento temporaneo, della durata di 12 mesi, che servirà alle aziende per
tamponare i problemi di liquidità. Gli insoluti del trimestre verranno
addebitati su un conto separato e l´azienda avrà tre mesi di tempo per
incassare il debito e ridurre l´utilizzo del fido, che arriverà a un massimo di
250 mila euro per azienda e non oltre il 25% del castelletto già attivato. Alla
fine dei tre mesi gli importi dei crediti non saldati verranno trasferiti sul
conto ordinario, ripristinando la disponibilità del fido.
L´iniziativa è rivolta alle circa 2 mila aziende piemontesi clienti di Intesa
Sanpaolo, ma la presidente di Confindustria Piemonte, Mariella Enoc, si augura
che «altri istituti bancari la copino, perché si tratta di un´idea che forse
non è risolutiva ma è di certo uno strumento importante». Spiega la
Enoc: «Oggi avere risorse per il circolante non è cosa da poco. E poi
quest´iniziativa dimostra come non ci siano contrasti tra imprese e banche». Il
direttore regionale della banca, Adriano Maestri, concorda: «Questo aiuto
finanziario sarà volano di ripresa e conferma di una parthership fra il nostro
istituto e le aziende che non è mai venuta meno». (ste.p.)
( da "Nazione, La (Umbria)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ASSISI / TODI /
BASTIA pag. 10 E' TOCCATO alle banche del territorio rispondere alle
preoccupazioni delle a... E' TOCCATO alle banche del territorio rispondere alle
preoccupazioni delle aziende artigiane che chiedono di avere un futuro dopo la recessione.
Promotore dell'iniziativa è stata la Confartigianato Assisi-Bastia che, dopo il
successo delle Mani in pasta' proposto ai candidati sindaci, ora ha coinvolto
gli istituti di credito. Come superare le restrizioni al credito? Il «Rating» è
uno strumento a tutela delle pmi o delle banche? Perché si
fa scarso uso dei consorzi fidi? Queste le domande rivolte ai dirigenti bancari
da Sergio Bova, presidente regionale umbro della Confartigianato. I
rappresentanti delle banche spengono l'allarmismo. La Banca di Perugia:
«Aumenteremo i fidi per il credito cooperativo». la Bps: «La nostra banca sta
erogando credito e incrementando gli impieghi». Il Monte dei Paschi di
Siena: «Del Rating' non si può fare a meno, quale espressione del costo e
misura del rischio». Unicredit Banca Roma: «Abbiamo un atteggiamento
comprensivo nei confronti delle aziende». Cassa di Risparmio di Fabriano: «Da
parte nostra non c'è maggiore rigidità, ma solo più attenzione». La Bcc di
Spello e Bettona: «In momenti come questi dobbiamo essere prudenti». E Bova in
conclusione: «Le imprese hanno già fatto ricorso allo strumento dell'ipoteca,
chiediamo alle banche un ulteriore atto di fede». M.S.
( da "Nazione, La (Firenze)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ECONOMIA &
FINANZA pag. 23 Soldi dai Fidi Ma poi le banche chiedono il
rientro dei vecchi scoperti PICCOLE IMPRESE FIRENZE L'ALLARME arriva da alcuni
piccoli imprenditori: hanno ottenuto finanziamenti attraverso le garanzie di
Fidi Toscana varate col contributo e le garanzie della Regione, ma si sono
sentiti chiedere dalle banche il rientro delle cifre erogate a titolo diretto.
Un esempio? Mettiamo che l'imprenditore abbia ottenuto attraverso Fidi Toscana
500mila euro, ma avesse uno scoperto di 300 mila. La banca (si parla di alcune,
senza generalizare) ha preteso che una parte della nuova erogazione andasse a
coprire la vecchia. Perchè il rischio sul nuovo credito è coperto all'80% dalle
garanzie regionali, mentre quello precedente solo da quelle del cliente
imprenditore. Ma il comportamento di queste banche (ripetiamo, solo alcune) va
fuori dalla convenzione stipulata con la Regione. Ambrogio Brenna, assessore
alle attività produttive e protagonista degli accordi anticrisi, ha spiegato:
«Nella convenzione è scritto chiaro il divieto, da parte delle banche, di
acquisire garanzie, reali, bancarie o assicurative. I finanziamenti già erogati
sono oltre 1.600 e non mi risulta che siano molti i casi di questo tipo.
Tuttavia, quando è stata chiamata in causa, la Regione è intervenuta per
invitare le banche al rispetto degli accordi». Per alcune medie e piccole
imprese, il finanziamento regionale attraverso la Fidi è determinante per
superare il momento di difficoltà economica e finanziaria. Ma se da una parte
si dà e dall'altra si prende il vantaggio svanisce. Sandro Bennucci
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Nord-Est sezione:
EST data: 2009-05-20 - pag: 2 autore: Per mancanza di liquidità - A Vicenza il
69% delle Pmi lamenta incassi procrastinati In aumento il ricorso a linee di
credito Nel generale scenario di recessione economica i ritardi dei pagamenti
sono un elemento aggravante di notevole peso per il sistema delle imprese.
Soprattutto vista la situazione generale di razionamento del credito, che,
seppur in miglioramento, permane. Confindustria Vicenza, anticipando i dati
della prima nota congiunturale 2009, evidenzia una situazione finanziaria tesa
nel 39% delle imprese, con il 69% dei casi che denuncia incassi in ritardo.
«Questo fenomeno è abbastanza diffuso – spiega il presidente di Confindustria
Vicenza, Roberto Zuccato – pur con intensità leggermente differenti, in tutti i
settori ». Diverse imprese vicentine confermano che le richieste di aumento nei
termini di pagamento sono state decisamente consistenti, per esempio da
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-20 - pag: 4 autore: Nuova Sace, decreto
al via con debiti Pa e incentivi auto Isabella Bufacchi ROMA Per la prima volta
nella sua storia la Sace potrà assicurare il credito senza essere vincolata dai
criteri dell'export e dell'internazionalizzazione delle imprese: a condizioni
di mercato agevolerà la riscossione dei crediti vantati verso la pubblica
amministrazione e sosterrà il finanziamento per l'acquisto di auto, moto e
veicoli commerciali ecologici. Inoltre garantirà fino al 50% i finanziamenti
erogati dalle banche che utilizzeranno gli 8 miliardi di fondi a cinque anni
messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti per le Pmi. Questa svolta
rivoluzionaria è contenuta nel decreto firmato ieri dal ministero dell'Economia
Giulio Tremonti in occasione della giornata del credito. La Sace opererà in
questa doppia veste per tutta la durata di questa crisi e fors'anche oltre: la
nuova attività tuttavia dovrà rispettare e riaffermare l'esigenza di assicurare
il pieno supporto all'esportazione delle imprese italiane. Il plafond messo a
disposizione annualmente dalla legge di bilancio, in termini di garanzia di
Stato, solo in parte potrà essere utilizzato per agevolare la riscossione dei
crediti vantati verso la pa e il finanziamento per mezzi di trasporto
ecologici. Il decreto firmato ieri non contiene cifre: corre voce che
l'operazione Sace possa valere dai 2 miliardi di euro in sù. La «massima
flessibilità» accordata dal decreto all'istituto, nel contesto delle misure di
sostegno all'economia varate dal Governo Berlusconi in risposta alla crisi
economico finanziaria, è stata valutata positivamente dall'amministratore
delegato dell'istituto Alessandro Castellano, secondo il quale l'assetto normativo
attuale è «farraginoso». Due le modalità, una diretta e l'altra indiretta,
attraverso le quali la Sace interverrà sui crediti vantati dai fornitori di
beni e servizi nei confronti delle amministrazioni pubbliche e sui
finanziamenti per l'acquisto di autoveicoli, motoveicoli e veicoli commerciali
ecologici: assicurare e garantire i rischi connessi a finanziamenti accordati
alle banche o riassicurare e co-assicurare le polizze assicurative rilasciate
da compagnie di assicurazione. Dopo l'entrata in vigore di questo decreto, che
in tre articoli ha fissato le linee generali della nuova attività, la Sace deve
ora stabilire le modalità operative. Castellano ha fatto sapere ieri di aver
già avviato i primi contatti con il mondo bancario e
l'Associazione bancaria italiana. Il nuovo campo di azione, anche collegato
alla garanzia accordata sui finanziamenti Cdp alle piccole e medie imprese
tramite le banche, si presenta complesso. L'a.d. della Sace ha già messo in
chiaro che i crediti vantati verso l'amministrazione centrale risultano tra
tutti i più semplici: perché il collegamento tra creditore e pa è diretto e
anche le forme di contratto, come il factoring, sono lineari, standardizzate.
Il mondo dei crediti vantati dai fornitori e le Pmi verso le amministrazioni locali
si presenta invece meno trasparente, anche sotto il profilo della
contrattualistica, e conseguentemente il processo di concessione delle garanzie
sarà più complicato. In prospettiva, la Sace suddividerà le imprese in due
categorie, quelle che hanno già un fido con le banche (e
utilizzano la linea messa a disposizione dalla Cdp) e quelle che non lo hanno:
sarà valutata l'affidabilità creditizia dell'impresa che richiede la garanzia
Sace, se è meritevole del credito e a quali condizioni. Sarà tracciata una
linea di distinzione tra crediti pro soluto e pro solvendo, tra crediti
vantati presso le amministrazioni centrali e quelle locali. Un altro problema è
destinato a sorgere in presenza di "arbitraggi eccessivi",
relativamente a crediti con alti costi ingiustificati e prezzi eccessivi di
fatturazione. è già pronta la bozza del decreto sulla certificazione dei
crediti delle amministrazioni locali: stando a quanto emerso ieri, i crediti
verso le Asl dovrebbero rimanere esclusi da questa certificazione. isabella.bufacchi@ilsole24ore.com
SINERGIA CON LA CDP Garantirà fino al 50% anche i finanziamenti erogati dalle
banche che utilizzeranno le risorse per le Pmi della Cassa depositi e prestiti
RIVOLUZIONE L'ad Castellano: flessibilità positiva, il regime attuale è troppo
farraginoso L'operazione dovrebbe valere dai 2 miliardi in su
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-05-20 - pag: 2 autore: In Toscana Mps spinge sul
factoring - Fondo di garanzia da 5 milioni in Umbria Le banche sostengono la
liquidità Rinegoziazione dei mutui, incremento degli affidamenti fino al 25% dei fidi attivati, acquisto dei crediti vantati dalle imprese nei
confronti delle pubbliche amministrazioni. Sono diversi gli strumenti messi in
campo dal sistema bancario
per sostenere le aziende a fronte della crisi di liquidità. Il gruppo Monte dei
Paschi di Siena sta negoziando con la Regione Toscana l'applicazione del "Revers
factoring" –strumento di intervento già sperimentato l'anno scorso con la
Regione Lazio per far fronte al debito accumulato dalle Asl (con un volume
delle intermediazioni che ha superato 1 miliardo di euro e ha coinvolto oltre
900 imprese) – che prevede l'acquisto del credito accumulato dalle aziende nei
confronti della Pa con l'erogazione alle imprese cedenti, alla scadenza delle
fatture, del 100% del valore del credito stesso: l'istituto bancario
si rivale successivamente sull'ente pubblico entro il periodo stabilito dalla
convenzione. «Nonostante molti enti pubblici siano restii ad applicare
questostrumento a causa del patto di stabilità – spiega Enzo Nicoli,
responsabile area Corporate di Mps –il meccanismo si è rivelato efficace. Per
superare i timori degli enti, lo schema proposto prevede una soluzione: una
proroga di 365 giorni dei termini di pagamento del debito». In Emilia-Romagna
una boccata d'ossigeno arriva dall'iniziativa varata da Carisbo e Cariromagna,
in collaborazione con Confindustria, con un plafond di 200 milioni per far
fronte alle esigenze di un panel potenziale di 2mila aziende. L'accordo
prevede, per un anno, un incremento degli affidamenti fino al 25% dei fidi già
attivati e fino a un massimo di 250mila euro per azienda, con l'addebito delle
fatture insolute in un conto dedicato: l'azienda ha tre mesi di tempo per
incassare il credito e ridurre l'utilizzo del fido. «Non siamo una banca che ha
tirato il freno. Oggi – dice il direttore generale di Carisbo Giuseppe
Feliziani – siamo in grado di mettere a disposizione il plafond nell'arco di
dieci giorni. Tra un anno, in base all'andamento del mercato, verificheremo se
ripetere l'operazione». Con un investimento di 1,5 miliardi Banca popolare di
Ancona ha invece avviato le procedure di rinegoziazione dei mutui, unitamente
al processo di ricapitalizzazione delle imprese attraverso la formula dei
prestiti partecipativi e alla trasformazione delle passività dal breve al medio
e lungo periodo. «Tutti questi interventi – spiega il direttore generale della
Banca popolare di Ancona, Luciano Goffi – vengono realizzati in collaborazione
con i Confidi e con le associazioni di categoria. Con queste ultime attiviamo
anche check-up per verificare gli eventuali squilibri finanziari delle
imprese». Il gruppo Casse del Centro, in Umbria, ha infine sottoscritto un
accordo con Gepafin – società a capitale misto cui la Regione ha affidato il
compito di costituire un fondo di garanzia da 5 milioni a sostegno delle
imprese – che prevede finanziamenti per la concessione di fidi bancari a breve
termine e finanziamenti a medio e lungo termine destinati al consolidamento
delle passività: le garanzie sul rischio di insolvenza sono pari al 66% del
credito. «Abbiamo sottoscritto convenzioni con i Confidi e con società
finanziarie regionali – dice l'ad Aldo Dante – che producono significativi
volumi di credito garantito alle aziende». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-05-20 - pag: 13 autore: STORIE D'IMPRESA Mabro Rilancio
in pochi mesi dopo la cessione L'alta sartoria riporta gli utili GROSSETO di
Cesare Peruzzi L o show room di Milano, inaugurato a marzo, è stata la prima
apertura diretta. Nel corso dell'anno,poi,toccherà a Roma. Dai bilanci in
perdita al rilancio nel giro di pochi mesi: Mabro, azienda storica toscana (ha
sede a Grosseto) operativa dal 1957 nel settore dell'abbigliamento sartoriale
maschile di fascia alta, dopo quattro anni di crisi e l'ingresso nel gruppo
romano Movies (marchio Antichi Telai 1894), ha chiuso l'esercizio breve
relativo all'ultimo quadrimestre del 2008 con un margine operativo lordo di
oltre 219mila euro e 38mila di risultato netto su 3,4 milioni di ricavi. Il
turnaround è iniziato e, nonostante le difficoltà del mercato, promette di andare
avanti nel corso del 2009, grazie alla strategia commerciale varata dal nuovo
management, alla riqualificazione del personale (già aumentato da
( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 20/05/2009 - pag: 6 Tremonti avverte le banche: ora
giù i tassi «Troppo timide sui bond del Tesoro: servono alle imprese». Faissola
(Abi): siamo sotto la media Ue ROMA Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, lo
definisce un «suggerimento» per «migliorare il gradimento dell'industria
bancaria». Il tono però con cui si rivolge al presidente dell'Abi, Corrado
Faissola è quasi perentorio. Le banche, dice, «dovrebbero allineare i tassi
italiani con quelli europei». Tremonti parla al termine del «Credit e Liquidity
day», il terzo incontro con banche e industrie dedicato ad individuare
meccanismi e strumenti per facilitare il credito al mondo imprenditoriale. Come
quello, l'ultimo in ordine di tempo offerto dall'accordo siglato proprio ieri
tra Abi, Confindustria e Bei per sostenere gli investimenti in ricerca e
sviluppo e quelli per la realizzazione delle grandi opere strategiche. O come
il decreto, firmato sempre ieri, sulle garanzie Sace ai prestiti concessi alle
aziende creditrici della Pubblica Amministrazione. La risposta di Faissola non
si fa comunque attendere: i tassi italiani sono inferiori alla media Ue, dice
dati alla mano. E poi, intervenendo a sua volta, non si lascia sfuggire l'occasione
di uno scambio di battute col ministro. «Sono soddisfatto delle misure che sono
state prese oggi ...» esordisce Faissola subito interrotto da Tremonti. «Non
essere troppo soddisfatto, se lo sei mi preoccupo...» interloquisce il
ministro. «Ti stai preoccupando per la campagna elettorale... » ribatte il
presidente dell'Abi. Quella sui tassi del resto non è stata l'unica frecciata
lanciata da Tremonti contro gli istituti di credito, che a suo dire sono anche
troppo timidi e «distaccati, quasi in posizione di «relax» sui Tremonti bond.
«Serve l'assunzione di maggiore responsabilità perché finora c'è stato un
utilizzo piuttosto progressivo: solo ieri è arrivata la richiesta da parte di
una grande banca », cioè Unicredit. «Gli strumenti di patrimonializzazione
servono per aiutare le imprese e non per migliorare il look dei bilanci delle
banche» ha aggiunto il ministro, che ha quindi fatto il bilancio delle
richieste di Tremonti Bond. Sono quattro - Banco Popolare, Popolare di Milano,
Mps e Unicredit - per un valore complessivo di 6 miliardi di euro. Per
fronteggiare la crisi economica, ha proseguito, sono stati finora «movimentati»
27-28 miliardi di euro. In particolare «20 miliardi tra Sace e Cassa depositi e
prestiti più circa 8 miliardi di strumenti ibridi» che sono poi Tremonti bond.
L'effetto per le imprese, «è tra i 100 e i 200 miliardi di euro» «Le banche
italiane stanno facendo quanto di meglio possono per aiutare la ripresa
economica », ha insistito Faissola illustrando i dati sul confronto europeo. In
particolare, i tassi di interesse bancari sui prestiti fino a un milione di
euro destinati soprattutto alle piccole imprese sono calati in marzo al 3,94% a
fronte del 4,15% dell'area euro. Per quanto riguarda i prestiti oltre un
milione di euro, destinati sempre alle imprese, i tassi sono scesi, sempre in
marzo, al 2,68% rispetto al 2,88% dell' area euro. Passando
alle famiglie i tassi applicati sugli scoperti e fidi di conto corrente sono
stati pari al 7,69% contro il 9,93% della media di Eurolandia. In aprile c'è
stata, dice l'Abi, un'ulteriore discesa. In particolare, il tasso sulla media
dei mutui fissi e variabili, è sceso al 4,07% contro il 4,28% di marzo e il
5,95% di febbraio. Infine i Tremonti bond. Faissola risponde così alle
critiche di Tremonti: tali strumenti «sono finalizzati a mettere il sistema nel
suo complesso in situazioni di tranquillità sui ratio patrimoniali. Negli altri
Paesi sono stati utilizzati per i salvataggi». Il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti Stefania Tamburello
( da "EUROPA ON-LINE"
del 20-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Articolo Sei in
Interni 20 maggio 2009 «Ministro bugiardo, banche troppo avare» INTERVISTA
PER IL DEM FRANCESCO BOCCIA «GLI ISTITUTI NON
CONCEDONO FIDI ALLE PMI» «Tremonti dice due bugie, le banche invece mezza
verità». Così, in maniera tranchant, il parlamentare del Pd, Francesco Boccia,
commenta l'ennesimo botta e risposta fra il mondo bancario e il ministro dell'economia. Durante il terzo Credit and
liquidity day a via Venti settembre, il titolare dell'economia non ha perso l'occasione
per tirare le orecchie alle banche, ree di avere dei tassi d'interesse più alti
di quelli europei e soprattutto di concedere poco credito alle imprese,
nonostante la possibilità di accedere ai Tremonti bond. Dal canto suo il
presidente dell'Abi, Corrado Faissola, difende l'operato dei suoi associati,
sottolineando come i tassi italiani siano sotto la media europea di venti punti
base e come gli istituti stiano facendo il possibile per aiutare la ripresa
economica. Chi ha ragione fra i due litiganti? Sicuramente non Tremonti, che da
giorni va dicendo due menzogne. La prima riguarda l'efficacia dei Tremonti
bond, secondo il ministro necessari per immettere più liquidità nell'economia
italiana e quindi agevolare il credito alle imprese. Ebbene, non è così. Così
come sono strutturati i Tremonti bond non funzionano. Servono solamente al
governo per aumentare il proprio potere nei confronti del mondo bancario. In altri termini, chi prende i bond è obbligato a
scendere a patti con l'esecutivo, motivo per cui tutti quegli istituti che ce
la fanno a resistere preferiscono declinare. Ecco perché l'operazione non è un
successo. E la seconda bugia? Il ministro continua a sostenere che la crisi
economica è ormai passata. Niente di più falso. Siamo invece nel momento più
difficile della recessione: l'estate e l'autunno saranno caldissimi. Col
rischio concreto che a ottobre ci possa essere una vera e propria esplosione
del conflitto sociale. Noi del Pd abbiamo provato a convincere il governo a
riformare gli ammortizzatori sociali, eliminare l'attuale abisso fra lavoratori
di serie A ipergarantiti (quelli con contratto a tempo indeterminato e che
possono andare in cassa integrazione) e lavoratori di serie B (i precari che
non hanno nessuna tutela sindacale). Ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta.
Per quanto riguarda le banche? Hanno anche loro delle responsabilità per
l'attuale stretta creditizia? Gli istituti, come ho detto prima, dicono una
mezza verità. Nel senso che è vero che stanno mettendo a disposizione prestiti
per le imprese ma solo per eventuali investimenti. Invece quello che adesso più
serve alle aziende, in particolar modo a quelle più piccole, sono soldi cash
per poter pagare gli stipendi, per la gestione ordinaria. Poi, una volta
passato il momento più nero della crisi, potranno pensare a fare investimenti.
Quindi le banche dovrebbero essere più disponibili a concedere fidi, pena la
sopravvivenze delle aziende stesse. Gianni Del Vecchio
( da "Dagospia.com"
del 20-05-2009)
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articolo --> TREMONTI SARà TREMENDINO MA è L'UNICO CHE BASTONA I FURBETTI
DELLe banche - "allineare i tassi italiani con quelli europei" -
"troppo timidi e "distaccati, in posizione di "relax" sui
Tre-bond (solo ieri è arrivata la richiesta DI Unicredit)"... Stefania
Tamburello per il "Corriere della Sera" Giulio Tremonti, ministro
dell'Economia, lo definisce un «suggerimento» per «migliorare il gradimento
dell'industria bancaria». Il tono però con cui si rivolge al presidente dell'Abi,
Corrado Faissola è quasi perentorio. Le banche, dice, «dovrebbero allineare i
tassi italiani con quelli europei». Tremonti parla al termine del «Credit e
Liquidity day», il terzo incontro con banche e industrie dedicato ad
individuare meccanismi e strumenti per facilitare il credito al mondo
imprenditoriale. Giulio Tremonti Come quello, l'ultimo in ordine di tempo
offerto dall'accordo siglato proprio ieri tra Abi, Confindustria e Bei per
sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo e quelli per la realizzazione
delle grandi opere strategiche. O come il decreto, firmato sempre ieri, sulle
garanzie Sace ai prestiti concessi alle aziende creditrici della Pubblica
Amministrazione. La risposta di Faissola non si fa comunque attendere: i tassi
italiani sono inferiori alla media Ue, dice dati alla mano. E poi, intervenendo
a sua volta, non si lascia sfuggire l'occasione di uno scambio di battute col
ministro. «Sono soddisfatto delle misure che sono state prese oggi ...»
esordisce Faissola subito interrotto da Tremonti. «Non essere troppo
soddisfatto, se lo sei mi preoccupo...» interloquisce il ministro. «Ti stai
preoccupando per la campagna elettorale... » ribatte il presidente dell'Abi.
Quella sui tassi del resto non è stata l'unica frecciata lanciata da Tremonti
contro gli istituti di credito, che a suo dire sono anche troppo timidi e
«distaccati, quasi in posizione di «relax» sui Tremonti bond. «Serve
l'assunzione di maggiore responsabilità perché finora c'è stato un utilizzo
piuttosto progressivo: solo ieri è arrivata la richiesta da parte di una grande
banca », cioè Unicredit. Alessandro Profumo «Gli strumenti di
patrimonializzazione servono per aiutare le imprese e non per migliorare il
look dei bilanci delle banche» ha aggiunto il ministro, che ha quindi fatto il
bilancio delle richieste di Tremonti Bond. Sono quattro - Banco Popolare,
Popolare di Milano, Mps e Unicredit - per un valore complessivo di 6 miliardi
di euro. Per fronteggiare la crisi economica, ha proseguito, sono stati finora
«movimentati» 27-28 miliardi di euro. In particolare «20 miliardi tra Sace e
Cassa depositi e prestiti più circa 8 miliardi di strumenti ibridi» che sono
poi Tremonti bond. L'effetto per le imprese, «è tra i 100 e i 200 miliardi di
euro» «Le banche italiane stanno facendo quanto di meglio possono per aiutare
la ripresa economica », ha insistito Faissola illustrando i dati sul confronto
europeo. Corrado Faissola In particolare, i tassi di interesse bancari sui
prestiti fino a un milione di euro destinati soprattutto alle piccole imprese sono
calati in marzo al 3,94% a fronte del 4,15% dell'area euro. Per quanto riguarda
i prestiti oltre un milione di euro, destinati sempre alle imprese, i tassi
sono scesi, sempre in marzo, al 2,68% rispetto al 2,88% dell' area euro. Passando alle famiglie i tassi applicati sugli scoperti e fidi di
conto corrente sono stati pari al 7,69% contro il 9,93% della media di
Eurolandia. In aprile c'è stata, dice l'Abi, un'ulteriore discesa. In
particolare, il tasso sulla media dei mutui fissi e variabili, è sceso al 4,07%
contro il 4,28% di marzo e il 5,95% di febbraio. Infine i Tremonti bond.
Faissola risponde così alle critiche di Tremonti: tali strumenti «sono
finalizzati a mettere il sistema nel suo complesso in situazioni di
tranquillità sui ratio patrimoniali. Negli altri Paesi sono stati utilizzati
per i salvataggi». [20-05-2009]
( da "Adige, L'" del
21-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La stangata sui
tassi: aumento di 200 milioni A famiglia 900 euro. Imprese: più 170 milioni
Francesco Terreri TRENTO - L'anno scorso le imprese trentine hanno pagato alle
banche 449 milioni di euro di interessi sui crediti ottenuti. La cifra è
superiore al doppio di quanto era stato versato tre anni fa: nel 2005 gli
interessi pagati ammontavano a 210 milioni. Analoga l'impennata per i mutui
casa delle famiglie. L'anno scorso la componente interessi delle rate è stata
pari a 80 milioni, tre anni prima era a quota 37 milioni. Considerando solo il
2007 e il 2008, da quanto cioè è scoppiata la crisi dei mutui subprime,
l'aggravio complessivo ha superato i 200 milioni, di cui 130, i due terzi
circa, dovuti all'aumento dei tassi e 70 all'incremento dei volumi. La Banca
d'Italia, a cui si devono questi dati, ha pubblicato per la prima volta le
cifre dei tassi e degli interessi per provincia. Finora i dati erano regionali
e dovevano essere elaborati per distinguere Trento da Bolzano. Nel quarto
trimestre 2008, per quanto riguarda i cosiddetti rischi a scadenza, cioè i
mutui, le imprese hanno pagato 71,5 milioni, con un tasso medio effettivo del
6%. Le famiglie invece hanno versato 20,1 milioni e il tasso medio si è
attestato al 5,80%. A Bolzano i tassi sono leggermente superiori al 6%. A
differenza del solito, quando risultano più bassi, la crisi ha portato i tassi
trentini ad allinearsi alle medie nazionali. Le altre due categorie di crediti,
i rischi a revoca, cioè i fidi in conto corrente, e quelli
autoliquidanti, cioè lo sconto sul portafoglio e altre forme di anticipo, sono
poco significativi per le famiglie, molto di più per le imprese. Le aziende
trentine hanno pagato in un trimestre 26,5 milioni di interessi sui fidi, ad un
tasso medio del 7,12%, e 16,3 milioni di interessi sugli anticipi, ad un
tasso medio del 5,91%. Anche in questo caso Bolzano risulta di poco più cara.
Tra il 2007 e il 2008, gli anni della crisi, le famiglie trentine hanno pagato
30 milioni di interessi in più, corrispondenti a 877 euro a famiglia. Se si
calcola la sola componente dovuta all'incremento dell'Euribor e dei tassi
bancari, l'aggravio è stato di 20 milioni, quasi 600 euro in più a famiglia. La
media, peraltro, sottostima l'aumento perché è calcolata su tutti i mutui in
corso, anche quelli a tasso fisso o giunti alle rate finali. Per le imprese,
invece, il conto della crisi è stato di 171 milioni di interessi in più, di cui
109 milioni derivanti dal caro tassi e il resto dall'incremento dei crediti,
che però è nettamente rallentato nel secondo semestre 2008. Nei primi mesi del
2009 i tassi sono scesi ma, secondo l'Unione commercio, non tanto quanto
avrebbero potuto ai nuovi livelli dell'Euribor. Gli interventi della Provincia
hanno un po' mitigato il caro interessi. Tuttavia alle imprese non basta, tanto
che l'Associazione albergatori ha chiesto l'altro giorno una moratoria sulle
rate dei mutui. 21/05/2009
( da "Denaro, Il" del
21-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Campania credito Da
Cariparma sostegno alle Pmi Napoli e Caserta: accordo con Italconfidi, in
arrivo 7,5 milioni di euro Da Cariparma sostegno alle piccole e medie imprese
che operano nelle province di Napoli e Caserta. L'istituto di credito sigla con
Italconfidi, consorzio di garanzia fidi presieduto da Luigi
Savarese, un accordo che prevede lo stanzionamento di 7,5 milioni di euro. I
finanziamenti inseriti nell'intesa hanno una durata fino a 180 mesi e un
importo massimo di 400 mila euro. In particolare, il plafond mette a
disposizione delle aziende la liquidità necessaria per sostenere investimenti
generici a uso aziendale, accantonamento imposte, acquisto di macchinari
e attrezzature. falconio guidoni In un momento di forte tensione dei mercati
finanziari, Cariparma decide di intervenire a sostegno delle Pmi associate a
Italconfidi con la predisposizione di un plafond creditizio di 7,5 milioni di
euro destinato a supportare i fabbisogni finanziari originati dalle dinamiche
della gestione corrente e dagli investimenti produttivi a medio-lungo termine.
Con questa iniziativa, si legge in una nota, l'istituto di credito intende
consolidare e rafforzare il proprio legame con il territorio delle province di
Napoli e Caserta, intensificando il dialogo e la collaborazione con consorzi di
garanzia fidi, in una logica di vicinanza e prossimità al tessuto economico
locale. Il plafond mette a disposizione delle aziende la liquidità necessaria per
sostenere investimenti generici a uso aziendale, accantonamento imposte,
acquisto di macchinari e attrezzature. I finanziamenti inseriti nell'accordo
hanno una durata fino a 180 mesi e un importo massimo di 400 mila euro e
condizioni differenziate per classe di rating e durata. "La presenza di
Cariparma sul nostro territorio dichiara Luigi Savarese, presidente di
Italconfidi ci permette di affrontare le problematiche del credito con un
interlocutore affidabile e veramente interessato allo sviluppo del territorio e
delle Pmi". "Il ruolo del sistema territoriale fatto da associazioni
e Confidi - afferma Massimo Cerbai, responsabile Regione Centro Sud Cariparma -
può risultare decisivo per fronteggiare la crisi reale attraverso risposte
sistemiche e di lungo periodo. Di fondamentale importanza è la collaborazione
della banca con i Confidi, intermediari affidabili nel rapporto con le imprese,
attraverso iniziative come questa". Intanto Cariparma, come già anticipato
dal Denaro, supera quota un milione di clienti privati, facendo registrare nel
2008 e nei primi mesi del 2009, rispettivamente, 66 mila e oltre 25 mila nuove
adesioni. "Si tratta di un dato importante - spiega Nicola Generani,
responsabile Servizio Marketing Retail Cariparma - specialmente in un contesto
di mercato attraversato da una forte crisi di fiducia della clientela nei
confronti degli istituti finanziari. Nel
( da "Sestopotere.com"
del 21-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
UniCredit Banca a
Modena inaugurata la nuova Agenzia tu (21/5/2009 18:10) | (Sesto Potere) -
Modena - 21 maggio 2009 - E stata inaugurata a Modena, in Via
Piave 15, la nuova agenzia, Agenzia tu, la prima banca dedicata esclusivamente
ai cittadini stranieri
e ai lavoratori atipici, realtà sempre più presenti
nel tessuto economico e sociale italiano, ma che trovano ancora difficoltà a
costruire un rapporto duraturo con il mondo bancario, percepito come troppo
distante e complicato. E questo il mondo a cui si rivolge Agenzia tu, liniziativa
di UniCredit Banca dedicata ai nuovi protagonisti del mercato economico e del
lavoro. A Modena la presenza di cittadini stranieri al 1° gennaio 2008 pesa per
oltre l11%, mentre la media regionale è dell8,6% e quella provinciale del 9,9%; una realtà che
è ormai una risorsa cruciale per la società, sia dal punto di vista demografico
che per le occupazioni professionali svolte e per la dinamicità della
popolazione. Anche per quanto riguarda il mercato del lavoro gli immigrati
rappresentano un importante sostegno al sistema economico regionale. Il numero
di occupati nati allestero, in provincia di Modena, è cresciuto
dell1,75% circa rispetto al 2006, passando da
( da "Data Manager"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il 15 maggio
Facebook è stato colpito da un caso di phishing (una tattica dei cybercriminali
progettata per appropriarsi dell'identità di una persona, raccogliere dati
personali e truffare soldi alla vittima). Un membro del Global Research and
Analysis Team di Kaspersky Lab, David Emm, spiega: "Dato il fenomenale
successo di Facebook, Twitter e altri popolari siti di social networking, non è
una sorpresa per nessuno che questi abbiano attirato l'attenzione dei
cybercriminali e che le minacce non diano segno a diminuire". Emm
aggiunge: "il successo del phishing sta nel tentare le proprie vittime con
il pretesto di fare qualcosa che solo apparentemente sembra legittimo. Rimanere
vigili e adottare le precauzioni giuste è la chiave per non cadere nella loro
trappola". I programmi dannosi trasmessi attraverso i siti di social
networking sono 10 volte più efficaci, nel riuscire a infettare e a diffondere
il malware via e-mail. Ci sono maggiori possibilità che gli utenti di internet
clicchino su un link ricevuto da un amico fidato, ad esempio, piuttosto che su
un link presente in unemail casuale di spam. Kaspersky Lab ha recentemente registrato un
massiccio aumento degli attacchi di phishing sulla pagina di login di Facebook.
I cybercriminali stanno usando sistemi di messaggeria interna ai siti per
inviare brevi messaggi direttamente ai visitatori di un sito web appositamente
progettato per clonare la pagina login di Facebook. I consigli di Kaspersky Lab
per proteggersi dal phishing • Per i siti come Facebook creare un segnalibro
per la pagina di login, o digitare l'URL direttamente nella barra degli
indirizzi del browser • Non cliccare sui link presenti nelle e-mail • Inserire
dati personali solo su un sito sicuro • Controllare il proprio conto bancario regolarmente e riferire qualsiasi sospetto alla
propria banca • Cercare nellemail possibili segnali di
phishing: - Se non è
indirizzata a te personalmente - Se non si è l'unico destinatario - Se ci sono
errori di ortografia, di grammatica o di sintassi o altri errori nelluso
del linguaggio • Installare il software di protezione Internet e mantenere
lantivirus aggiornato • Installare le patch dei sistemi di sicurezza • Diffidare di e-mail
o chat inaspettate • Fare attenzione ai login con i diritti di Amministratore •
Fare copie di back up dei propri dati Emm esprime un ultimo avvertimento:
"truffe di alto livello come l'ultimo attentato Facebook aumentano la
consapevolezza del rischio del cybercrime, ma è importante chiarire che non si
tratta di un episodio a sé ma che vengono individuate oltre 17.000 nuove
minacce internet ogni giorno". Una copia gratuita della guida integrabile
è scaricabile a questo link " /> --> Da Kaspersky una guida gratuita
per fermare il cybercrime A cura di Redazione DMO Pubblicato il 22-05-2009 0:00
. --> Kaspersky Lab ha risposto agli ultimi attacchi di phishing su Facebook
fornendo agli utenti di Internet delle indicazioni utili su come proteggersi
dalle minacce del cybercrime. Lazienda di sicurezza informatica
conferma che i programmi dannosi trasmessi attraverso i siti di social
networking sono 10 volte più efficaci nel riuscire a infettare e a diffondere il malware via e-mail.
Il 15 maggio Facebook è stato colpito da un caso di phishing (una tattica dei
cybercriminali progettata per appropriarsi dell'identità di una persona,
raccogliere dati personali e truffare soldi alla vittima). Un membro del Global
Research and Analysis Team di Kaspersky Lab, David Emm, spiega: "Dato il
fenomenale successo di Facebook, Twitter e altri popolari siti di social
networking, non è una sorpresa per nessuno che questi abbiano attirato
l'attenzione dei cybercriminali e che le minacce non diano segno a
diminuire". Emm aggiunge: "il successo del phishing sta nel tentare
le proprie vittime con il pretesto di fare qualcosa che solo apparentemente
sembra legittimo. Rimanere vigili e adottare le precauzioni giuste è la chiave
per non cadere nella loro trappola". I programmi dannosi trasmessi
attraverso i siti di social networking sono 10 volte più efficaci, nel riuscire
a infettare e a diffondere il malware via e-mail. Ci sono maggiori possibilità
che gli utenti di internet clicchino su un link ricevuto da un amico fidato, ad
esempio, piuttosto che su un link presente in unemail casuale di
spam. Kaspersky Lab ha recentemente registrato un massiccio aumento degli
attacchi di phishing sulla pagina di login di Facebook. I cybercriminali stanno usando sistemi
di messaggeria interna ai siti per inviare brevi messaggi direttamente ai
visitatori di un sito web appositamente progettato per clonare la pagina login
di Facebook. I consigli di Kaspersky Lab per proteggersi dal phishing • Per i
siti come Facebook creare un segnalibro per la pagina di login, o digitare
l'URL direttamente nella barra degli indirizzi del browser • Non cliccare sui
link presenti nelle e-mail • Inserire dati personali solo su un sito sicuro •
Controllare il proprio conto bancario regolarmente e
riferire qualsiasi sospetto alla propria banca • Cercare nellemail
possibili segnali di phishing: - Se non è indirizzata a te personalmente - Se non si è
l'unico destinatario - Se ci sono errori di ortografia, di grammatica o di
sintassi o altri errori nelluso del linguaggio • Installare il
software di protezione Internet e mantenere lantivirus aggiornato •
Installare le patch dei sistemi di sicurezza • Diffidare di e-mail o chat
inaspettate • Fare attenzione ai login con i diritti di Amministratore • Fare copie di back up
dei propri dati Emm esprime un ultimo avvertimento: "truffe di alto
livello come l'ultimo attentato Facebook aumentano la consapevolezza del
rischio del cybercrime, ma è importante chiarire che non si tratta di un
episodio a sé ma che vengono individuate oltre 17.000 nuove minacce internet
ogni giorno". Una copia gratuita della guida integrabile è scaricabile a
questo link
( da "Milano Finanza (MF)"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
MF sezione: Primo
Piano data: 22/05/2009 - pag: 2 autore: Va bene dare ossigeno al credito. Ma si faccia attenzione anche ai fidi pericolosi Una relazione di
consolidamento quella della presidente Marcegaglia dopo il primo anno di
attività. Nel valutarla, si potrebbe adottare il metro della maggiore o minore
vicinanza alle posizioni del governo e delle diverse forze politiche. Potrebbe,
tuttavia, risultare un'analisi incompleta, perché la Presidente copre tutte le
possibili aree di convergenza e di dissenso, nella politica e fra le forze
imprenditoriali, senza tuttavia rinunciare ai punti classici della strategia
confindustriale. Non è cerchiobottista. E tuttavia non trae tutti i necessari
sequitur da alcune valutazioni fondamentali, come quelle sulle riforme. Non
bisogna abbassare la guardia, esordisce. La crisi non è finita. Essa non può
costituire un alibi per l'inazione. È già un punto di differenziazione
dall'Esecutivo. Svolta nei comportamenti delle banche
priorità assoluta - e urgenza delle riforme di struttura con un invito al
premier perché metta a frutto il consenso conquistato per realizzarle subito,
adesso costituiscono in grado diverso i punti tra i più enfatizzati del
rapporto letto ieri. Che i banchieri debbano tornare a fare i banchieri è cosa giustissima. Naturalmente,
l'appello-richiamo della presidente della Confindustria vale per quegli
esponenti della professione bancaria che sono incorsi nella trahison des
clercs: vale a dire, hanno trasferito il rischio, anziché gestirlo, attraverso
i «castelli di carta». Le cose, però, sono un po' più complicate, soprattutto
se non ci si vuole limitare a una pura rivendicazione tra categorie
economico-finanziarie, dimenticando l'apologo di Menenio Agrippa. Le banche non
debbono far mancare l'ossigeno alle imprese, strette tra la riduzione degli
ordini e le difficoltà di incasso dei pagamenti. L'analisi del merito di
credito deve decisamente migliorare. Atteggiamenti di cautelosa restrizione, da
parte degli istituti di credito, slegati da una visione di sistema e dalle
prospettive di uscita dalla crisi vanno banditi. Emma Marcegaglia sottolinea i
casi, numerosi, di ritiro dei fidi ai concessi a imprese, di applicazione di
tassi esorbitanti, di rifiuto di anticipazioni su fatture. Il banchiere
occorre convenire -
non può essere un occhiuto gestore, che si libera del rischio di impresa e che
la crisi ha reso ancora più esigente nella richiesta di garanzie, spesso
reali.Ma, detto ciò, bisogna tener presente anche che le banche amministrano il
danaro dei depositanti e che ciò esige una sana e prudente gestione. Oggi i
problemi stanno, certamente, nel rallentamento del credito e in politiche
aziendali dei tassi che devono meglio armonizzarsi con i comportamenti a
livello europeo; ma stanno anche nel deterioramento della qualità dei
finanziamenti, nell'aumento delle sofferenze. Fin dove è compito del solo
banchiere impedire la fuoriuscita di imprese dal mercato? Non bisogna
dimenticare la crisi anche dell'economia reale. Si deve distinguere, sia pure
con criteri rivisti in seguito alla crisi stessa, tra attività che hanno un
futuro e iniziative che purtroppo non possono più averlo se non con
provvedimenti dirigistici? Quale concorso deve sussistere tra azione dei poteri
pubblici e compiti delle banche? Ciò non toglie che sia sicuramente giusto
chiedere, come viene fatto nel rapporto, una revisione di Basilea 2, peraltro
già avviata, così come sollecitare un deciso sostegno delle banche alla
ripatrimonializzazione delle imprese. Marcegaglia non ha indugiato sulla
formula del global legal standard. Si è mossa su di un terreno concreto e ha
escluso la futuribile nuova Bretton Woods. Che non basti far leva, comunque, su
di un pur necessario miglioramento della selezione del credito è dimostrato da
tutta un'altra serie di punti trattati nella relazione che vanno dalla
«vergogna» dei ritardi nel rimborso dei crediti vantati dalle imprese nei
confronti della Pubblica amministrazione alle liberalizzazioni sparite
dall'agenda governativa, alla concorrenza, alla necessità di fare ripartire gli
investimenti pubblici, di aprire finalmente i cantieri nonché di procedere allo
stanziamento di risorse per rilanciare, in ogni caso, l'economia, agli
investimenti nella ricerca e nell'istruzione. Ma se si guarda al modo in cui è
stata trattata l'esigenza di procedere alle riforme si osserva che questo tema
occupa un ruolo strategico dal quale sarebbero dovute discendere più articolate
e nette conseguenze, anche perché questa non è, innanzitutto, la posizione
tenuta dal governo. E unendo tale argomento alle prospettive di uscita dalla
crisi sarebbe stato necessario chiarire più efficacemente la visione che si ha
del sistema industriale, del rapporto tra grande e minore impresa, tra fondi
propri e finanziamento esterno. Insomma, bisognava delineare in concreto quali
riforme sono necessarie per l'asfittico capitalismo italiano caratterizzato
anche da un debole mercato finanziario, e per uscire dalla crisi.
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-22 - pag: 3 autore: Faissola (Abi): è nostro
interesse coprire la domanda che ci viene dalle aziende Impegno dei banchieri:
garantire il credito Rossella Bocciarelli ROMA Alle imprese italiane non
mancherà l'ossigeno da parte del sistema creditizio. è la risposta di Corrado
Faissola, presidente dell'Associazione delle aziende di credito, alle
sollecitazioni della presidente di Confindustria (riprese nei loro interventi
sia dal ministro dell'Industria, Claudio Scajola, sia dal presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi). Nel suo discorso, Emma Marcegalia ha chiesto più
volte al sistema creditizio italiano che non dimentichi di esercitare un ruolo
di sostegno al sistema economico e ha lamentato sprattutto la difficoltà di
accesso al credito da parte delle imprese: «Troppi – ha sottolineato – sono i
casi di aziende cui vengono ritirati i fidi, che si vedono rifiutare le
anticipazioni sulle fatture emesse e a cui vengono applicati tassi
esorbitanti». I dati della Banca d'Italia che hanno fornito la base di
discussione negli Osservatori regionali costituiti presso le prefetture, del
resto, evidenziano che alla fine dello scorso anno si è verificata, in
particolare, una forte contrazione dei prestiti alle imprese con meno di 20
dipendenti. E mostrano che in buona parte delle regioni più produttive (Veneto,
Lombardia, Piemonte) questo tasso è sceso sotto il 2 per cento, vale a dire che
è stato pari a un terzo della media nazionale dell'incremento dei prestiti a
tutte le imprese verificatosi nel mese di dicembre 2008. Faissola non entra nel
dettaglio dei numeri: «Il presidente dell'Abi conosce l'intero sistema bancario italiano, non conosce le pochissime situazioni (di
mancanza di fido, ndr) che possono esserci. Noi dobbiamo impegnarci
nell'interesse delle banche, delle imprese e del Paese a dare credito a chi lo
merita». «In futuro – aggiunge – ci sarà spazio per maggiori risorse per
finanziare e irrobustire il sistema produttivo ». Poi, il banchiere lascia
intendere che in questo momento il problema del rallentamento dei prestiti
dipende essenzialmente da una domanda che si è rarefatta per effetto della
recessione: «Siamo in attesa che ci arrivi tanta domanda di credito, che
potremo soddisfare con i finanziamenti dei fondi della Cassa depositi e
prestiti. è forte, ripeto, l'interesse da parte del sistema bancario
che ci sia una forte domanda di credito per investimenti innovativi e
produttivi». Gli altri banchieri si allineano sulle parole del leader
dell'Associazione: «Ha ragione Faissola: mi sembra veramente che le banche
stiano facendo la loro parte al meglio» dice Corrado Passera, consigliere
delegato di Intesa Sanpaolo. E a chi chiede un commento sui richiami del
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, Passera risponde che non c'è «nessuna
polemica: oggi la priorità per tutti è rimettere in moto l'economia e questo
non si fa con le polemiche». Dal canto suo, l'ad di Unicredit group, Alessandro
Profumo, sottolinea che attualmente «di credito ne stiamo erogando tanto »;
poi, lasciando l'assemblea annuale della Confindustria, giudica «ottima» la
relazione. Chi, infine, dichiara una sintonia completa con la presidente di
Confindustria, anche per la sua doppia veste di banchiere e presidente di una
delle maggiori imprese italiane, è Massimo Ponzellini, numero uno della Banca
Popolare di Milano e di Impregilo. Secondo Ponzellini «la Marcegaglia ha
ragione: le banche devono aiutare le imprese». PASSERA (INTESA SANPAOLO)
«Nessuna polemica con il Tesoro: oggi l'interesse di tutti è far ripartire
l'economia e questo non si fa con le polemiche»
( da "Tirreno, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 8 - Pisa Il
robot entra in casa La domotica di Digitart reinventa l'abitare Frigo, porte e
luci comandate a distanza le soluzioni di lusso anche per gli yacht CASCINA: A
bordo delle grandi imbarcazioni o all'interno delle abitazioni. Sono i confini
nel segno del lusso in cui opera Digitart Spa, azienda di Cascina specializzata
in domotica. Confini che cominciano ad andare stretti all'azienda che ha un
ambizioso programma: lo sviluppo e il brevetto di 4 nuovi prodotti e l'apertura
di nuove sedi commerciali in Europa e in altri continenti, oltre alla creazione
di nuovi mercati di applicazione per la domotica. A sostenere le ambizioni di
Digitart sarà Toscana Innovazione, il nuovo fondo di venture capital lanciato e
gestito da Sici e sottoscritto da Regione Toscana, e da
tutte le fondazioni bancarie toscane, da Fidi Toscana e dal sistema Camerale,
con una dotazione di oltre 44 milioni di euro. «La nostra azienda avrà modo di
crescere ulteriormente e confrontarsi con realtà di mercato più ampie e
diversificate» afferma Nicola Tinucci, amministratore delegato di Digitart Spa.
In prospettiva, il prossimo anno, c'è anche l'addio alla storica sede di Cascina
per altri lidi: Pisa o Viareggio sono le possibili mete. L'azienda conferma ma
lascia qualche margine di incertezza: «Resteremo nel triangolo tra Cascina,
Pisa e Viareggio» Che aggiunge: «La domotica è un nuovo concetto secondo cui
tutti gli spazi in cui viviamo, non importa se a bordo di uno yacht o a terra,
rispondono naturalmente ai nostri impulsi con un'intelligenza cui la nostra
azienda fornisce il cervello o meglio il cuore pulsante, digitale e fatto su
misura». Digitart, che conta 23 addetti super specializzati, età media
trent'anni, a fronte di un fatturato nell'ordine dei 3 milioni di euro per il
70% da commesse estere, si occupa dello studio, la progettazione e la
realizzazione dei sistemi domotici rendendo possibile, per esempio, fare in modo
che una freccia "virtuale" sul ponte di uno yacht indichi la
direzione della Mecca nell'ora della preghiera. è ciò che ha chiesto il sultano
del Bahrain per il suo Jameel, un super panfilo di
( da "Wall Street Italia"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Crisi/
Confcommercio, diminuisce domanda credito pmi nel I trim. di Apcom Risultati
indagine presentato al Roadshow milanese -->Milano, 22 mag. (Apcom) -
Diminuisce la domanda di credito delle pmi verso le banche italiane nel primo
trimestre 2009. E' quanto emerge dal rapporto su credito e Pmi realizzato da
Confcommercio in collaborazione con Format Ricerche di Mercato e presentata
nelal tappa milanese del Roadshow della confederazioen guidata da Carlo
Sangalli. Il 72,3% delle imprese del commercio, dei servizi e del turismo non
ha fatto alcuna richiesta di fido nel primo trimestre 2009, né è intenzionata a
fare richieste in tal senso nel trimestre successivo. Diminuisce quindi la
percentuale delle imprese che hanno fatto richiesta di finanziamento al sistema
bancario, essendo pari la medesima percentuale nel
quarto trimestre 2008 al 64,1%. Il 27,7% delle imprese del commercio, dei
servizi e del turismo si è rivolta, con esiti diversi, al
sistema bancario per una
richiesta di fido (per un nuovo fido o per rinegoziare un fido esistente) nel
primo trimestre 2009. Il 58,4% delle imprese che hanno fatto richiesta di
credito hanno visto accogliere la propria richiesta con un ammontare pari o
superiore a quello desiderato. Erano il 62,0% nel corso del trimestre
precedente. Il 21,5% delle imprese che hanno fatto richiesta di credito hanno
ricevuto una risposta negativa (7,0%), oppure hanno ricevuto il credito con un
ammontare inferiore rispetto a quello richiesto (14,5%). Nel corso del
trimestre precedente l'area della "rigidità" era pari al 23,4% con il
13,8% di richieste non accolte e il 9,7% di richieste accolte con un ammontare
inferiore rispetto a quello richiesto. Il 14,2% delle imprese deve ancora
ricevere una risposta alla richiesta di credito fatta al sistema bancario. Il 6,0% delle imprese non ha fatto richiesta di
credito nel primo trimestre 2009, ma è intenzionata a farla nel trimestre
successivo. Le imprese che più delle altre hanno manifestato un qualche genere
di criticità nell'accesso al credito, essendogli stato negato il finanziamento
richiesto, o essendogli stato accordato con un ammontare inferiore rispetto a
quello richiesto, sono state le imprese del commercio; le microimprese (1-9
addetti); le imprese residenti nel Meridione.
( da "KataWebFinanza"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Crisi, alto il
numero di imprese in difficolt finanziarie (Teleborsa) - Roma, 22 mag - Poco
meno del 40% delle imprese italiane manifesta un qualche genere di difficolt
nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009.
Questi i risultati di una ricerca su "Credito e PMI" realizzata dal
Centro Studi di Confcommercio, in collaborazione con Format Ricerche di
Mercato, e presentata oggi a Milano. Il 6% circa delle imprese non stata in
grado di fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del
2009. Le imprese che pi delle altre hanno manifestato un qualche genere di
difficolt nel riuscire a fare fronte al proprio fabbisogno finanziario sono
state quelle del commercio, le microimprese, residenti nelle regioni del Meridione.
L'analisi in previsione del fabbisogno finanziario delle imprese del commercio,
dei servizi e del turismo evidenzia un leggero miglioramento della situazione:
l'indice del fabbisogno finanziario per il secondo trimestre 2009 pari infatti
a -1,0% rispetto al primo trimestre 2009. La previsione rilevata nel corso del
quarto trimestre 2008 sul primo trimestre 2009 era pari al -8,2%. Solo il 15%
delle imprese prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Le imprese pi
pessimiste per il prossimo trimestre sono risultate quelle del commercio e dei
servizi, le piccole imprese, medie e grandi imprese, sia delle regioni del
Centro Italia sia di quelle del Meridione. Le cause principali delle difficolt
legate al fabbisogno finanziario sono costituite dai ricavi insufficienti
(48,6% delle imprese che hanno avuto un qualche genere di difficolt), dalle
entrate irregolari e/o in ritardo (42,1% delle imprese che hanno avuto un
qualche genere di difficolt) e dalle entrate "sicure" ma in ritardo
(24,5% delle imprese che hanno avuto un qualche genere di difficolt). Quanto
alle politiche adottate dalle imprese in difficolt, il 48,1% costretta a pagare
in ritardo i fornitori, il 29,7% ricorre allo scoperto di conto corrente presso
le banche o altri operatori finanziari non-bancari, il
22,9% ricorre ad "altri canali" di finanziamento. Relativamente
all'andamento dle credito nel primo trimestre, diminuiscono sia la domanda di
credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun
fido nel primo trimestre e non lo far nemmeno nel secondo), sia la percentuale
di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido; e sono
sempre pi numerose le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a
quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo
trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere la risposta della banca
riguardo la propria richiesta di finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Non si
registrano, invece, particolari problemi n per quanto riguarda la quantit e la durata
temporale del credito, n per i costi di finanziamento e di istruttoria; unica
eccezione, un inasprimento delle garanzie richieste dalle banche. Le maggiori
difficolt, sia per quanto riguarda la capacit di far fronte al proprio
fabbisogno finanziario sia per l'accesso al credito, sono avvertite, in
particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno.
22/05/2009 - 11:28
( da "Dagospia.com"
del 22-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
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articolo --> draghi dichiara guerra aLLA 'LAVATRICE' DI SAN MARINO - ALLA
BUONORA BANKITALIA SCOPRE IL PARADISO FISCALE DE NOANTRI - i
soldi SPORCHI affluivano e da qui rimbalzavano su conti bancari italiani per
tornare a San Marino ripuliti e pronti per essere incassati... Vittorio
Malagutti per "L'espresso" San Marino Dopo tre mesi di verifiche tra
libri contabili e pratiche di fido, gli uomini della Banca d'Italia se ne sono
andati a metà marzo elargendo un consiglio che suonava come un ordine.
"Sarebbe opportuno ridurre l'esposizione verso le banche di San
Marino", hanno detto senza mezzi termini gli ispettori della Vigilanza,
anticipando in via informale le conclusioni ufficiali della loro relazione.
Già, perché mai un piccolo istituto milanese come la Banca MB ospita sui suoi
conti decine di milioni di denaro cash provenienti dalla Repubblica del monte
Titano? E per quale motivo quei depositi vengono remunerati a tassi che, a
prima vista, appaiono meno generosi di quelli correnti sul mercato? Di questi
tempi, con le banche sanmarinesi descritte come santuari off shore del
riciclaggio, i rilievi degli ispettori di Bankitalia rischiano di alimentare
nuove polemiche. san marino Giusto pochi giorni fa un'inchiesta della procura
di Forlì ha alzato il velo su un gioco di sponda miliardario gestito, secondo
le accuse, dai vertici della Cassa di Risparmio di San Marino. Funzionava così:
i soldi di origine sospetta, proventi dell'evasione fiscale o di altri reati,
affluivano nella minuscola Repubblica romagnola e da qui rimbalzavano su conti
bancari italiani per tornare a San Marino finalmente ripuliti e pronti per
essere incassati dai legittimi (si fa per dire) proprietari. La Banca d'Italia,
da più parti accusata di scarsa vigilanza su questi movimenti miliardari, ora
sembra aver deciso di alzare il tiro. Per il momento non c'è nessuna prova che
il denaro proveniente dal monte Titano e approdato alla Banca MB sia il frutto
di attività illecite. A scanso di equivoci e sospetti, però, gli ispettori
inviati dal governatore Mario Draghi hanno dato indicazioni precise. I depositi
targati San Marino vanno ridotti drasticamente. Chiaro? Chiarissimo: i manager
dell'istituto milanese guidati dal presidente Mario Aramini non potranno fare
altro che seguire alla lettera le disposizioni della Vigilanza. san marino Poco
male, se non fosse che questo episodio rappresenta l'ultimo guaio di un
percorso piuttosto accidentato. Nata nel novembre 2006 dalla fusione con la
finanziaria Novagest, la Banca MB offre crediti e gestioni patrimoniali a una
clientela di piccoli e medi imprenditori. Tra i soci, insieme a una cinquantina
di professionisti e industriali dell'area lombardo-veneta, spuntano alcuni nomi
noti alle cronache. Per esempio il manager di lungo corso (e targato Opus Dei)
Giuseppe (Pippo) Garofano, che è anche consigliere d'amministrazione, il gruppo
Burani quotato in Borsa, la Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti, la svizzera
Banca Arner e il Credito Sanmarinese. Già nel
( da "Corriere delle Alpi"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Imprese, 3 su 4 sono
contente per l'accesso al credito bancario MILANO. Tre
imprese su quattro ritengono «soddisfacenti» i rapporti con le banche, ma
«alcune condizioni andrebbero migliorate». Lo sostiene la ricerca Confcommercio-Format,
presentata ieri dal presidente Carlo Sangalli. Secondo la ricerca occorre
migliorare i tassi, indicazione fornita dal 48,5% delle imprese, i costi
(39,3%) e le richieste di garanzie (24,9%). Quasi la metà delle imprese -
rispettivamente il 48,5% e il 47,6% del campione esaminato dalla ricerca -
ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il livello delle garanzie
reali e personali richieste. Poco meno del 40% delle imprese - prosegue la
ricerca Confcommercio-Format - ha manifestato difficoltà nel fare fronte al
proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il 15%
prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Quasi la metà (48,6%) delle
imprese ha indicato ricavi insufficienti, mentre per il 42% hanno pesato le
entrate irregolari o in ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono diminuite sia
la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà
nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la
propria richiesta di fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto
trimestre 2008. Sono sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno
ricevuto un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del quarto
trimestre 2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di
conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di
finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Quantità e durata del credito non hanno
fatto registrare problemi particolari, così come i costi di finanziamento e di
istruttoria. L'unica eccezione è stato l'inasprimento delle garanzie richieste
dalle banche. Le maggiori difficoltà, sia per quanto riguarda la capacità di
far fronte al fabbisogno finanziario, sia per l'accesso al credito, sono state
avvertite, in particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel
Mezzogiorno. In Italia non c'è una stretta del credito delle banche alle
imprese. Lo ha ribadito il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra,
rispondendo ai richiami di Confindustria e Governo.
( da "Nuova Sardegna, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 11 -
Attualità Imprese, 3 su 4 contente delle banche Sondaggio-sorpresa: il credito
non manca, migliorabili i tassi MILANO. Tre imprese su quattro ritengono
«soddisfacenti» i rapporti con le banche, ma «alcune condizioni andrebbero
migliorate». Lo sostiene la ricerca Confcommercio-Format, presentata ieri dal
presidente Carlo Sangalli. Secondo la ricerca occorre migliorare i tassi,
indicazione fornita dal 48,5% delle imprese, i costi (39,3%) e le richieste di
garanzie (24,9%). Quasi la metà delle imprese - rispettivamente il 48,5% e il
47,6% del campione esaminato dalla ricerca - ritiene elevato sia il costo del
finanziamento sia il livello delle garanzie reali e personali richieste. Poco
meno del 40% delle imprese - prosegue la ricerca Confcommercio-Format - ha
manifestato difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel
primo trimestre del 2009 e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo
trimestre. Quasi la metà (48,6%) delle imprese ha indicato ricavi
insufficienti, mentre per il 42% hanno pesato le entrate irregolari o in
ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono diminuite sia la domanda di credito
in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia
la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido,
rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono sempre
più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a
quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo
trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere la risposta della banca
riguardo la propria richiesta di finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Quantità e
durata del credito non hanno fatto registrare problemi particolari, così come i
costi di finanziamento e di istruttoria. L'unica eccezione è stato
l'inasprimento delle garanzie richieste dalle banche. Le maggiori difficoltà,
sia per quanto riguarda la capacità di far fronte al fabbisogno finanziario,
sia per l'accesso al credito, sono state avvertite, in particolare, dalle
microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno. In Italia non c'è una
stretta del credito delle banche alle imprese. Lo ha ribadito il direttore
generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, rispondendo ai richiami di Confindustria e
Governo, alla presentazione del rapporto sui bilanci 2008, ricordando come nei
primi mesi del 2009 i finanziamenti alle imprese, pur in calo, mostrano sempre
una crescita a fronte di una produzione industriale in caduta di oltre il 20%.
Secondo l'Abi, peraltro, il dato risente del calo più consistente dei
finanziamenti alle famiglie, vista la contrazione delle contrattazioni
immobiliari che ha portato a una decelerazione dei mutui. Zadra ha poi
ricordato come in Italia «le banche hanno avuto meno effetti dalla crisi perchè
il sistema ha fatto quello che devono fare le banche: impiegare la raccolta per
finanziare le imprese». Il 63% dell'attività degli istituti bancari italiani
infatti nel 2008 è rappresentato da impieghi ai clienti e solo il 18% da
attività finanziarie.
( da "Centro, Il" del
23-05-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 15 -
Attualità Imprese, 3 su 4 contente delle banche Sondaggio-sorpresa: il credito
non manca, migliorabili i tassi MILANO. Tre imprese su quattro ritengono
«soddisfacenti» i rapporti con le banche, ma «alcune condizioni andrebbero
migliorate». Lo sostiene la ricerca Confcommercio-Format, presentata ieri dal
presidente Carlo Sangalli. Secondo la ricerca occorre migliorare i tassi,
indicazione fornita dal 48,5% delle imprese, i costi (39,3%) e le richieste di
garanzie (24,9%). Quasi la metà delle imprese - rispettivamente il 48,5% e il
47,6% del campione esaminato dalla ricerca - ritiene elevato sia il costo del
finanziamento sia il livello delle garanzie reali e personali richieste. Poco
meno del 40% delle imprese - prosegue la ricerca Confcommercio-Format - ha
manifestato difficoltà nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel
primo trimestre del 2009 e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo
trimestre. Quasi la metà (48,6%) delle imprese ha indicato ricavi
insufficienti, mentre per il 42% hanno pesato le entrate irregolari o in
ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono diminuite sia la domanda di credito
in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha
richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà nemmeno nel secondo), sia
la percentuale di imprese che ha visto accogliere la propria richiesta di fido,
rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto trimestre 2008. Sono sempre
più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto un ammontare inferiore a
quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo
trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere la risposta della banca
riguardo la propria richiesta di finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Quantità e
durata del credito non hanno fatto registrare problemi particolari, così come i
costi di finanziamento e di istruttoria. L'unica eccezione è stato
l'inasprimento delle garanzie richieste dalle banche. Le maggiori difficoltà,
sia per quanto riguarda la capacità di far fronte al fabbisogno finanziario,
sia per l'accesso al credito, sono state avvertite, in particolare, dalle
microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno. In Italia non c'è una
stretta del credito delle banche alle imprese. Lo ha ribadito il direttore
generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, rispondendo ai richiami di Confindustria e
Governo, alla presentazione del rapporto sui bilanci 2008, ricordando come nei
primi mesi del 2009 i finanziamenti alle imprese, pur in calo, mostrano sempre
una crescita a fronte di una produzione industriale in caduta di oltre il 20%.
Secondo l'Abi, peraltro, il dato risente del calo più consistente dei
finanziamenti alle famiglie, vista la contrazione delle contrattazioni
immobiliari che ha portato a una decelerazione dei mutui. Zadra ha poi
ricordato come in Italia «le banche hanno avuto meno effetti dalla crisi perchè
il sistema ha fatto quello che devono fare le banche: impiegare la raccolta per
finanziare le imprese». Il 63% dell'attività degli istituti bancari italiani
infatti nel 2008 è rappresentato da impieghi ai clienti e solo il 18% da
attività finanziarie.
( da "Nazione, La (Massa - Carrara)"
del 23-05-2009)
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PRIMA CARRARA pag. 7
CARRARA SONO UNA CARTINA tornasole della s... CARRARA SONO UNA CARTINA
tornasole della situazione economica: per capire quanto male o quanto bene
vadano le cose, basta fare «i conti in tasca» alle banche. Vediamo il rapporto
della Camera di Commercio realizzato in collaborazione con l'Istituto di Studi
e Ricerche. Primo dato: nel 2008 è rallentata sia la crescita dei depositi
(solo +2,2%, mentre nel 2007 era stata del +3,6%) che degli impieghi bancari
rispetto all'anno precedente. Ottobre è stato il mese-spartiacque. Mentre da
tutto il mondo rimbalza l'eco del collasso finanziario internazionale, ecco,
anche nella nostra Provincia, due fenomeni contrapposti ma prevedibili: da un
lato, le famiglie smobilizzano i loro investimenti finanziari, mosse dalla
paura di perdere i risparmi, facendo così aumentare i depositi, a dicembre
2008, del +5,8%; al contrario, i depositi delle imprese pubbliche e private
registrano un clamoroso -14,4%: mai visto! Di pari passo al rallentamento dei
depositi la diminuzione degli impieghi bancari (+3,3% nel 2008, media regionale
di +3,9%): ovvero, lo scorso anno le banche hanno «investito» meno. Afarne le
spese le famiglie che si sono viste rallentare i mutui (0,9% contro il +7,4%
del 2007) ma anche le imprese con un incremento che è stato solo del +3,9% su
un 2007 al +13,4%. E' stata soprattutto l'ultima parte dell'anno a registrare
la decelerazione più marcata, in linea con quanto si è verificato sulla
raccolta bancaria. Sono calati (-6,3%, prima volta in negativo nell'ultimo
decennio) sia i «finanziamenti per cassa» una delle formule più importanti per
un'impresa per fronteggiare le necessità correnti di liquidità sia i
finanziamenti per costruire case residenziali (-14,4%) e di fabbricati
commerciali (-11%). Hanno retto invece quelli dedicati alla produzione, come
l'acquisto di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (+12,1%). «Per far
fronte a questa situazione drammatica dice il presidente della Camera di
Commercio, Norberto Ricci stiamo predisponendo dei
consorzi-fidi, per garantire i prestiti alle imprese fino all'80%. La banca,
dunque, avrebbe un rischio ridotto al 20%. Speriamo basti». IN QUESTA
situazione critica, soprattutto per le imprese, c'è però un punto a favore della
provincia, relativo alla cosiddetta «qualità del credito». Abbiamo in
pratica conquistato una buona affidabilità creditizia con un tasso di
rischiosità (3,3%) che si sta avvicinando a quello medio toscano (2,7%). Però
il tasso d'interesse sui prestiti (7,8%) rimane ancora il secondo più alto in
Toscana e tra i più elevati del Centro Nord. Un altro aspetto da sottolineare è
poi l'apertura, nel 2008, di altri tre sportelli bancari: ora a Massa Carrara
sono 111. «Speriamo dice il direttore dell'«Isr», Alberto Ravecca che la
maggiore concorrenza migliori l'offerta creditizia». Agnese Pini
( da "Nuova Venezia, La"
del 23-05-2009)
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Pagina 5 - Attualità
Imprese, 3 su 4 contente delle banche Sondaggio-sorpresa: il credito non manca,
migliorabili i tassi MILANO. Tre imprese su quattro ritengono «soddisfacenti» i
rapporti con le banche, ma «alcune condizioni andrebbero migliorate». Lo
sostiene la ricerca Confcommercio-Format, presentata ieri dal presidente Carlo
Sangalli. Secondo la ricerca occorre migliorare i tassi, indicazione fornita
dal 48,5% delle imprese, i costi (39,3%) e le richieste di garanzie (24,9%). Quasi
la metà delle imprese - rispettivamente il 48,5% e il 47,6% del campione
esaminato dalla ricerca - ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il
livello delle garanzie reali e personali richieste. Poco meno del 40% delle
imprese - prosegue la ricerca Confcommercio-Format - ha manifestato difficoltà
nel fare fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009
e solo il 15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Quasi la metà
(48,6%) delle imprese ha indicato ricavi insufficienti, mentre per il 42% hanno
pesato le entrate irregolari o in ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono
diminuite sia la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il
72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non
lo farà nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto
accogliere la propria richiesta di fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli
del quarto trimestre 2008. Sono sempre più numerose, inoltre, le imprese che
hanno ricevuto un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del
quarto trimestre 2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in
attesa di conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di
finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Quantità e durata del credito non hanno
fatto registrare problemi particolari, così come i costi di finanziamento e di
istruttoria. L'unica eccezione è stato l'inasprimento delle garanzie richieste
dalle banche. Le maggiori difficoltà, sia per quanto riguarda la capacità di
far fronte al fabbisogno finanziario, sia per l'accesso al credito, sono state
avvertite, in particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel
Mezzogiorno. In Italia non c'è una stretta del credito delle banche alle
imprese. Lo ha ribadito il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra,
rispondendo ai richiami di Confindustria e Governo, alla presentazione del
rapporto sui bilanci 2008, ricordando come nei primi mesi del 2009 i
finanziamenti alle imprese, pur in calo, mostrano sempre una crescita a fronte
di una produzione industriale in caduta di oltre il 20%. Secondo l'Abi,
peraltro, il dato risente del calo più consistente dei finanziamenti alle
famiglie, vista la contrazione delle contrattazioni immobiliari che ha portato
a una decelerazione dei mutui. Zadra ha poi ricordato come in Italia «le banche
hanno avuto meno effetti dalla crisi perchè il sistema ha fatto quello che
devono fare le banche: impiegare la raccolta per finanziare le imprese». Il 63%
dell'attività degli istituti bancari italiani infatti nel 2008 è rappresentato
da impieghi ai clienti e solo il 18% da attività finanziarie.
( da "Mattino di Padova, Il"
del 23-05-2009)
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Pagina 7 - Attualità
Imprese, 3 su 4 contente delle banche Sondaggio-sorpresa: il credito non manca,
migliorabili i tassi MILANO. Tre imprese su quattro ritengono «soddisfacenti» i
rapporti con le banche, ma «alcune condizioni andrebbero migliorate». Lo
sostiene la ricerca Confcommercio-Format, presentata ieri dal presidente Carlo
Sangalli. Secondo la ricerca occorre migliorare i tassi, indicazione fornita
dal 48,5% delle imprese, i costi (39,3%) e le richieste di garanzie (24,9%).
Quasi la metà delle imprese - rispettivamente il 48,5% e il 47,6% del campione
esaminato dalla ricerca - ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il
livello delle garanzie reali e personali richieste. Poco meno del 40% delle imprese
- prosegue la ricerca Confcommercio-Format - ha manifestato difficoltà nel fare
fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il
15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Quasi la metà (48,6%) delle
imprese ha indicato ricavi insufficienti, mentre per il 42% hanno pesato le
entrate irregolari o in ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono diminuite sia
la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà
nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la
propria richiesta di fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto
trimestre 2008. Sono sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno
ricevuto un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del quarto
trimestre 2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di
conoscere la risposta della banca riguardo la propria richiesta di
finanziamento (dall'8,6% al 14,2%). Quantità e durata del credito non hanno
fatto registrare problemi particolari, così come i costi di finanziamento e di
istruttoria. L'unica eccezione è stato l'inasprimento delle garanzie richieste
dalle banche. Le maggiori difficoltà, sia per quanto riguarda la capacità di
far fronte al fabbisogno finanziario, sia per l'accesso al credito, sono state
avvertite, in particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel
Mezzogiorno. In Italia non c'è una stretta del credito delle banche alle
imprese. Lo ha ribadito il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra,
rispondendo ai richiami di Confindustria e Governo, alla presentazione del
rapporto sui bilanci 2008, ricordando come nei primi mesi del 2009 i
finanziamenti alle imprese, pur in calo, mostrano sempre una crescita a fronte
di una produzione industriale in caduta di oltre il 20%. Secondo l'Abi,
peraltro, il dato risente del calo più consistente dei finanziamenti alle
famiglie, vista la contrazione delle contrattazioni immobiliari che ha portato
a una decelerazione dei mutui. Zadra ha poi ricordato come in Italia «le banche
hanno avuto meno effetti dalla crisi perchè il sistema ha fatto quello che
devono fare le banche: impiegare la raccolta per finanziare le imprese». Il 63%
dell'attività degli istituti bancari italiani infatti nel 2008 è rappresentato
da impieghi ai clienti e solo il 18% da attività finanziarie.
( da "Borsa e Finanza"
del 23-05-2009)
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ANALISI TECNICA
Toscana Innovaz. comincia a investire di Redazione - 23-05-2009 Sono stati
presentati i primi investimenti di Toscana Innovazione, nuovo fondo di venture
capital lanciato e gestito da Sici-Sviluppo Imprese Centro Italia e
sottoscritto da Regione Toscana, da tutte le fondazioni
bancarie toscane, da Fidi Toscana e dal Sistema camerale. Con una dotazione di
oltre 44 milioni di euro, il fondo è stato creato per investire in Pmi
innovative ancora in fase di ideazione o in imprese ad alta tecnologia già
esistenti. Toscana Innovazione ha terminato la raccolta. Sono stati
esaminati circa 60 progetti proposti da imprese toscane appartenenti ai
seguenti settori: energie rinnovabili, meccanica, life sciences e Ict.
Presumibilmente entro la fine di giugno saranno perfezionati gli investimenti
in quattro società: DigitArt, Siena Solar Nanotech, Protera e Toscana
Biomarkers.
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-05-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-23 - pag: 17 autore: Allarme di
Confcommercio: in flessione le richieste per ottenere un prestito Piccole
aziende a corto di credito Paolo Bricco MILANO Allarme credito. «Non facciamo
giocare le piccole e le medie imprese in panchina. Costituiscono il 95% del
sistema produttivo italiano. Rappresentano il 70% dell'occupazione e il 60% del
prodotto interno lordo ».è questo l'appello formulato ieri da Carlo Sangalli,
presidente della Confcommercio, alla prima settimana europea delle Pmi.
Piccole, ma non necessariamente marginali. Anzi: centrali. Ma, oggi, con un
problema non da poco: quello che succede allo sportello. Ieri Corrado Faissola,
presidente dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, ha giocato sulla
difensiva negando che «le banche diano i soldi solo alle grandi imprese e non
alla piccole. Il rapporto tra la capitalizzazione delle piccole imprese e il
credito erogato dimostra che non è così. Quanto alle garanzie, è vero che le
chiediamo spesso agli imprenditori. Ma questo succede perché spesso le imprese
sono deboli patrimonialmente, mentre gli imprenditori sono più forti». Una
posizione che ha provocato la reazione di Sangalli che, di fronte a una platea
degli aderenti alla Confcommercio percorsa da più di un malumore, è stato
ironico: «Oggi il Santo del giorno è Santa Rita da Cascia, la santa delle cose
impossibili. Non fate sì che, per avere credito, ci si debba rivolgere a lei.
Le banche devono tornare a fare il loro mestiere, il credito è l'ossigeno per
sopravvivere ». Secondo una analisi compiuta dall'ufficio studi di
Confcommercio, nel primo trimestre il 27,7% delle imprese ha chiesto credito
alle banche, contro il 35,9%dell'ultimo trimestre del 2008:
nell'interpretazione dell'ufficio studi, la flessione è dovuta al pensiero «non chiedo fidi, perché intanto non me li concedono». Secondo
questo monitoraggio, il 73,7% delle aziende avverte un peggioramento della
situazione economica del Paese nel primo trimestre del 2009, rispetto al
trimestre precedente, mentre il 30,9% ritiene che questa situazione si
aggraverà ulteriormente nel secondo trimestre dell'anno. L'andamento
economico delle imprese risulta peggiorato, nei primi tre mesi del 2009, nel
53,5% dei casi. Un'analoga previsione, anche per il secondo trimestre
dell'anno, riguarda il 23,4% delle Pmi. Ma, al di là della congiuntura
difficile, il vero nodo resta il credito. Paolo Galimberti, presidente dei
giovani imprenditori di Confcommercio, ha suscitato il plauso degli altri
piccoli, quando ha ricordato il diverso trattamento subito allo sportello a
seconda della dimensione: per fidi fino a 250mila euro, la quota equivalente
chiesta in garanzia ammonterebbe al 90% dell'importo. Sopra i 25 milioni di
euro (una cifra vista col binocolo praticamente dal 100% dei piccoli presenti
in sala), le banche si accontenterebbero del 20 per cento.
paolo.bricco@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA LA MOTIVAZIONE Molti
imprenditori rinunciano a presentare alle banche le domande per il fido perché
sono sicuri di ricevere una risposta negativa
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 23-05-2009)
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Plus sezione: ATTUALITA
data: 2009-05-23 - pag: 8 autore: Portafogli protetti. Il titolo di Stato a 12
mesi rende ormai soltanto lo 0,69% BoT avari, alternative cercansi Conti
deposito, Etf e corporate Ecco i fattori da considerare nella scelta B oT anno
zero, inteso come rendimento. Il tasso di interesse del titolo di Stato
tradizionalmente più amato dagli italiani si misura ormai con i decimali. Tanto
per fare un esempio, il «buono» con scadenza annuale aggiudicato nell'asta di
10 giorni fa offre lo 0,69% al netto di ritenuta fiscale e commissioni di
acquisto, un valore che – da qualsiasi parte lo si guardi – difficilmente può
risultare allettante perfino per i risparmiatori più affezionati o per chi
prima di tutto cerca di mettere al sicuro il denaro. Cosa può fare, dunque, il
risparmiatore al quale scadono proprio in questo periodo dei BoT? Le
alternative, in fondo, non mancano: si può svariare dai conti deposito ai
pronti contro termine, dai BTp ai corporate bond fino agli strumenti più
complessi e innovativi come Etf e certificate. Scegliere il prodotto giusto,
quello che si adatta alle proprie esigenze, non è tuttavia semplice e per
evitare dolorose scottature è bene porsi prima una serie di domande. Il primo
elemento da considerare è il motivo per cui parte del «tesoretto» è impiegato
in titoli di Stato a breve scadenza. La situazione cambia infatti radicalmente
se il risparmiatore ha sempre investito per tradizione su questi strumenti o se
invece la sua posizione nasce da una precipitosa ritirata dalle Borse nei turbolenti
mesi appena trascorsi. «Il cliente "abitudinario" – spiega infatti
Marco Brozzi, consulente indipendente della Brozzi & Partner –
difficilmente si allontanerà da strumenti tradizionali e potrà cercare qualche
centesimo di rendimento in più fra i buoni postali, i certificati di deposito o
i pronti contro termine. Chi invece ha cercato rifugio temporaneo dalla
tempesta ed è convinto che il portafoglio deve sempre essere liquido per dare
la caccia all'affare della vita si affiderà al deposito su conto corrente in
attesa dell'occasione migliore». Quest'ultimo, visto l'allentarsi delle
tensioni in queste ultime settimane potrà anche valutare se aumentare di nuovo
il profilo di rischio del portafoglio includendovi obbligazioni corporate a
breve termine oppure – perché no? – titoli azionari. Nel prendere una decisione
simile è però più che mai opportuno capire quale sia la propria propensione al
rischio, concetto tanto facile da esprimere in teoria quanto difficile da
rilevare nella realtà. Proprio per questo qualche riflessione su come ciascuno
di noi vive le oscillazioni dei prezzi degli strumenti che si hanno in
portafoglio può essere utile: se il grado d'ansia è particolarmente elevato è
forse meglio lasciar perdere la Borsa e accontentarsi di quel poco che offre il
mercato, anche dei BoT se serve a dormire meglio la notte. Di pari passo alla
propensione al rischio vanno anche le considerazioni sull'orizzonte temporale
di investimento: se il denaro da impiegare può servire da un momento all'altro,
anche avventurarsi in un titolo di Stato a medio-lungo termine come il BTp può
essere pericoloso, perché a venderlo prima della scadenza si può incorrere in
pericolose perdite in conto capitale nel caso in cui (come è probabile) i tassi
di interesse dovessero risalire dai minimi attuali. L'analisi finale dovrebbe
poi essere dedicata al canale che abitualmente si utilizza per effettuare gli
acquisti. «Chi si rivolge al tradizionale sportello bancario
e si fida dei suoi consigli – aggiunge Brozzi – verrà con tutta probabilità
dirottato verso pronti contro termine, certificati di deposito o obbligazioni
"della casa" e difficilmente finirà per acquistare strumenti più
innovativi quali Etf e certificate ». Ma non si tratta soltanto di una
questione di consigli da parte del consulente o dell'impiegato bancario. Strumenti e piattaforme differenti implicano
infatti anche diverse strutture commissionali e i conti vanno sempre fatti al
netto di costi di transazione e ritenuta fiscale (12,5% per titoli di Stato,
Etf, certificati di investimento e pronti contro termine, 27% per conti bancari
e certificati di deposito). A maggior ragione quando, come nella gestione della
liquidità, i guadagni si giocano sul filo dei centesimi. pagina a cura di
Maximilian Cellino m.cellino@ilsole24ore.com
( da "Nuova Ferrara, La"
del 23-05-2009)
Pubblicato anche in: (Tribuna
di Treviso, La) (Gazzetta di Modena,La) (Gazzetta di Reggio) (Gazzetta di
Mantova, La)
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Imprese, 3 su 4
contente delle banche Sondaggio-sorpresa: il credito non manca, migliorabili i
tassi MILANO. Tre imprese su quattro ritengono «soddisfacenti» i rapporti con
le banche, ma «alcune condizioni andrebbero migliorate». Lo sostiene la ricerca
Confcommercio-Format, presentata ieri dal presidente Carlo Sangalli. Secondo la
ricerca occorre migliorare i tassi, indicazione fornita dal 48,5% delle
imprese, i costi (39,3%) e le richieste di garanzie (24,9%). Quasi la metà
delle imprese - rispettivamente il 48,5% e il 47,6% del campione esaminato
dalla ricerca - ritiene elevato sia il costo del finanziamento sia il livello
delle garanzie reali e personali richieste. Poco meno del 40% delle imprese -
prosegue la ricerca Confcommercio-Format - ha manifestato difficoltà nel fare
fronte al proprio fabbisogno finanziario nel primo trimestre del 2009 e solo il
15% prevede un miglioramento nel secondo trimestre. Quasi la metà (48,6%) delle
imprese ha indicato ricavi insufficienti, mentre per il 42% hanno pesato le
entrate irregolari o in ritardo. Secondo Confcommercio, poi, sono diminuite sia
la domanda di credito in generale da parte delle imprese (il 72,3% non ha richiesto alcun fido nel primo trimestre e non lo farà
nemmeno nel secondo), sia la percentuale di imprese che ha visto accogliere la
propria richiesta di fido, rimasta invariata al 64,1%, ai livelli del quarto
trimestre 2008. Sono sempre più numerose, inoltre, le imprese che hanno ricevuto
un ammontare inferiore a quello richiesto (dal 9,7% del quarto trimestre
2008 al 14,5% del primo trimestre 2009) e quelle ancora in attesa di conoscere
la risposta della banca riguardo la propria richiesta di finanziamento
(dall'8,6% al 14,2%). Quantità e durata del credito non hanno fatto registrare
problemi particolari, così come i costi di finanziamento e di istruttoria.
L'unica eccezione è stato l'inasprimento delle garanzie richieste dalle banche.
Le maggiori difficoltà, sia per quanto riguarda la capacità di far fronte al
fabbisogno finanziario, sia per l'accesso al credito, sono state avvertite, in
particolare, dalle microimprese del commercio residenti nel Mezzogiorno. In
Italia non c'è una stretta del credito delle banche alle imprese. Lo ha ribadito
il direttore generale dell'Abi, Giuseppe Zadra, rispondendo ai richiami di
Confindustria e Governo, alla presentazione del rapporto sui bilanci 2008,
ricordando come nei primi mesi del 2009 i finanziamenti alle imprese, pur in
calo, mostrano sempre una crescita a fronte di una produzione industriale in
caduta di oltre il 20%. Secondo l'Abi, peraltro, il dato risente del calo più
consistente dei finanziamenti alle famiglie, vista la contrazione delle
contrattazioni immobiliari che ha portato a una decelerazione dei mutui. Zadra
ha poi ricordato come in Italia «le banche hanno avuto meno effetti dalla crisi
perchè il sistema ha fatto quello che devono fare le banche: impiegare la
raccolta per finanziare le imprese». Il 63% dell'attività degli istituti bancari
italiani infatti nel 2008 è rappresentato da impieghi ai clienti e solo il 18%
da attività finanziarie.
( da "Brescia Oggi"
del 23-05-2009)
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«Il sistema bancario sostenga le imprese» CONVEGNI/1. In Cdc obiettivo
su credito e aziende con un «richiamo» 23/05/2009 rss e-mail print Il tavolo
dei relatori al convegno organizzato in Camera di commercio Un traguardo
importante, uno sguardo al futuro. L'Associazione dottori commercialisti,
presieduta da Luigi Billone, celebra 80 anni di attività e punta su un tema di
grande attualità, al centro ieri del convegno «Imprese, banche, finanza,
interessi, tutele e opportunità anche alla luce dell'odierna fase recessiva»
organizzato nella sala della Cdc. Le aziende hanno bisogno di ordini e credito,
ma la teoria non è supportata dalla pratica. Una soluzione potrebbe arrivare da
«Confiducia» - protagonisti consorzi fidi -, ma a distanza
di sette mesi, «con 2 miliardi di euro per le aziende - ha detto il leader Cdc
di Brescia, Francesco Bettoni - lo strumento non è decollato». La causa
principale è che «il sistema bancario non ci crede, non vuole affrontare la collaborazione con i
consorzi fidi». Da qui il richiamo a un «maggiore senso di
responsabilità da parte degli istituti di credito - ha detto il presidente
Confidustria Metalli, Giuseppe Pasini, tra i protagonisti ai lavori -. Gli
imprenditori devono investire, le banche devono supportare questi sforzi».
AL.FA.
( da "Nuova Sardegna, La"
del 24-05-2009)
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INCONTRO
SUL CREDITO BANCARIO Pratosardo, prove tecniche di dialogo NUORO. All'incontro
per discutere sul tema del credito tra i funzionari del Banco di Sardegna,
della Sardaleasing, l'Ascom Fidi di Nuoro e gli operatori dell'area industriale
di Pratosardo è venuto fuori che c'è una certa incomprensione tra le parti. I funzionari della Banca Martino
Mulas e Renato Dimaria per la Sardaleasing, hanno tenuto a chiarire che c'è la
disponibilità per andare incontro e soddisfare le varie richieste di
"aiuto" della clientela sarda e di quella della provincia di Nuoro in
particolare. Si tratta solamente di accedere al credito dopo un chiaro
confronto tra le parti, in modo da conoscere con precisione le offerte e i
prodotti proposti dai due istituti di credito. «Non abbiamo nessuna restrizione
per le linee di credito con le aziende e le famiglie - hanno dichiarato i due
funzionari di banca -, anche perché siamo in grado di superare, anche in questo
delicato momento, tutte le difficoltà offrendo tutta una serie di proposte,
anche perchè rispetto al 2008 sia il Banco di Sardegna che la Sardaleasing sono
in netta crescita. Il che dimostra che le imprese stanno lavorando con i tassi
attuali, considerato che videntemente si stanno portando avanti programmi
sostenibili e non astratti rispetto alle tipologie delle aziende. Nonostante la
crisi economica, insomma, esiste il trend del recupero del rilancio. Dunque,
non bisogna farsi suggestionare e avere paura». Mulas e Dimaria hanno
dimostrato che nell'area del Nuorese si registra una crescita del oltre il 40%
rispetto allo scorso anno, per cui l'accesso al finanziamento è sempre aperto.
è sufficiente saperselo contrattare. Il consigliere della Camra di commercio e
dell'Ascom Giampietro Secchi ha posto la necessità che da parte del Banco di
Sardegna acceleri soprattutto l'iter delle pratiche, soprattutto ora che le
imprese sono in difficoltà e il tasso è ancora basso. Si tratta, per gli
imprenditori, di vincere la paura e di accedere alle varie forme di credito con
fiducia, altrimenti non si riuscirà ad uscirne, subendo le varie forme di
penalizzazione. Gli operatori di Pratosardo, purtroppo, hanno in gran parte
snobbato l'incontro, per cui il dialogo tra le parti è valso solo a pochi. I
presenti hanno sollecitato l'Ascom-Confcomercio a promuovere una nuova riunione,
giudicando di grande interesse le nuove proposte del Banco di Sardegna e della
Sardaleasing. (antonio bassu)
( da "Nuova Sardegna, La"
del 24-05-2009)
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Pagina 5 - Gallura
«Crisi del sughero: scendiamo in piazza» Calangianus, sinistra democratica
accusa la Regione di immobilismo PIETRO ZANNONI CALANGIANUS. Una protesta in
piazza col sindaco Antonio Scano e con tutti i galluresi: è la sintesi di un
lungo documento sulla crisi del sughero, scritto dal circolo La Sinistra
attraverso Masino Molinas e Stefano Cugini. Forte la denuncia sull'immobilismo
della Regione: «Le previsioni sul comparto si sono rivelate peggiori del
previsto. Si è sulla via del non-ritorno. Il malessere è generale, è noto a
tutte le categorie: dalle banche alle istituzioni, operai compresi». Sui
recenti incontri recenti con gli assessori La Spisa e Farris, sinistra
democratica: "Il promesso rifinanziamento al settore artigianale della
piccola e media impresa mai realizzato, magari giace chissà dove. Insomma, le
promesse dispensate a Cagliari dalla giunta Cappellacci faranno la fine
ingloriosa del summit del G8 alla Maddalena e dei relativi cantieri, della
quattro corsie Olbia-Sassari, dell'allungamento della pista dell'aeroporto di
Olbia. Sono numerosi - si legge nel documento - i gradini mancanti ai nostri
imprenditori per salire in cima alla tranquillità finanziaria». La Sinistra sa
bene dei provvedimenti che i governi spagnoli e portoghesi in difesa del loro
comparto mentre gli imprenditori galluresi «hanno depositi stracolmi di merce
invenduta, scadenze fiscali inderogabili, prossima stagione di acquisti della
materia prima a rischio». Si registra «un effetto domino inevitabile, iniziato con
la caduta dei primi salariati, i più fortunati con minima retribuzione, altri
licenziati a zero ore, altri ancora senza speranza in compagnia della poco
invidiabile disperazione». Ma dove sono le erogatrici del credito, le banche?
Il Governo si è fatto garante e promotore con i Tremonti Bond a salvaguardare i
risparmiatori e le aziende con problemi. «Ma, ahimè, qui a Calangianus è il
contrario: il coro generale degli imprenditori è da denuncia». La Sinistra
chiede «che agli imprenditori meritevoli pervenga l'erogazione di crediti, la
ricapitalizzazione, la posticipazione dei mutui, l'aumento
dei fidi bancari». In Gallura invece «succede l'esatto opposto: il rientro in
tempi impossibili dei fidi, chiusura ermetica al credito, tassi vicino
all'usura contornati da operazioni più esose». Ai consiglieri regionali
galluresi Biancareddu e Sanna il compito di districare la voluminosa matassa di
problemi del nostro territorio.