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DOSSIER “Credito Fidi Aziende ”

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Report "Revoca fidi"

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Indice delle sezioni

Revoca fidi (5)


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Sezione principale: Revoca fidi

SICILIA: LOMBARDO INCONTRA ABI PER CONCORDARE INTERVENTI ANTICRISI ( da "marketpress.info" del 01-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: (Associazione Bancaria Italiana), capeggiata da Roberto Bertola. Nel corso dell?incontro si è convenuto sulla necessità di potenziare i Consorzi Fidi, sia in termini patrimoniali sia per incoraggiare le aggregazioni dei fidi stessi. Altro punto di convergenza è stata l?

contro la crisi un'alleanza coi consumatori - roberto paracchini ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: «Come Camera di commercio stiamo precisando la programmazione per il 2009 che, tra le altre cose, prevede più risorse per i consorzi Fidi. Stiamo facendo una serie di accordi con le banche per mettere a disposizione delle risorse importanti e aiutare le aziende e gli operatori ad avere più crediti dalle banche».

Così le banche soffocano l'impresa ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 01-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: subprime o la scarsa liquidità del sistema bancario, ma anche l?entrata in vigore di Basilea 2 che pesa soprattutto sulle piccole imprese. Un quarto delle aziende non ha ottenuto i fidi richiesti, uno su dieci ci ha rinunciato perché le condizioni proposte erano troppo onerose, nonostante i ribassi recenti dei tassi, mentre al 15% delle aziende è stato chiesto di rientrare sui prestiti.

Licenziamenti: per la Cisl ligure i dati usciti in questi giorni sono inattendibili ( da "Sestopotere.com" del 01-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: hanno tagliato drasticamente la concessione di fidi bancari.La Cisl ritiene assolutamente inutile e dannoso voler instaurare un clima di sconcerto e paura o "abbaiare alla luna", magari per far crescere un clima favorevole alla mobilitazione unilaterale di parte del sindacato. Occorre invece un confronto tra Istituzioni, forze sociali ed imprenditoriali,

Crisi mercati: Zadra (Abi), la paura sta scemando ( da "Radiocor" del 01-12-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: la paura sta scemando 'Nessun anomalia se banche ritirano fidi a qualche impresa' (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 01 dic - La crisi finanziaria? "La paura sta scemando". Giuseppe Zadra, direttore generale dell'Abi inizia a vedere qualche segnale positivo dai mercati. "I capitali iniziano a rifluire, perlomeno sui mercati interni.


Articoli

SICILIA: LOMBARDO INCONTRA ABI PER CONCORDARE INTERVENTI ANTICRISI (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 01-12-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Lunedì 01 Dicembre 2008 SICILIA: LOMBARDO INCONTRA ABI PER CONCORDARE INTERVENTI ANTICRISI Palermo, 1 dicembre 2008 ? ?Tra ieri ed oggi abbiamo compiuto un proficuo lavoro con tutte le parti sociali per condividere un percorso comune attraverso cui individuare tutte le possibili forme di intervento per sostenere famiglie e imprese nel difficile momento in cui si trova la Sicilia, a causa della crisi internazionale?. Così il presidente della regione Raffaele Lombardo a conclusione dell?incontro, il 27 novembre, con la commissione regionale dell?A. B. I. (Associazione Bancaria Italiana), capeggiata da Roberto Bertola. Nel corso dell?incontro si è convenuto sulla necessità di potenziare i Consorzi Fidi, sia in termini patrimoniali sia per incoraggiare le aggregazioni dei fidi stessi. Altro punto di convergenza è stata l?opportunità di favorire la cessione dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione, a partire da Regione. ?Si consentirà ? ha aggiunto Lombardo ? così alle banche di anticipare i crediti che le aziende vantano nei confronti di Regione ed enti locali. Le banche, inoltre, manterranno per il prossimo anno i livelli di impieghi del 2008 nei confronti delle aziende?. Si è convenuto, inoltre, sulla necessità di rifinanziare il fondo a favore del commercio della legge regionale 32/2000. In tema di agricoltura Lombardo ha chiesto che, a seguito dell?accordo firmato con l?Ismea, che prevede la ristrutturazione dei prestiti agrari, anche i singoli istituti bancari provvedano a loro volta a sottoscrivere le convenzioni operative con l?Ismea. ?Con oggi si è completata la costituzione di un tavolo permanente con tutte le parti sociali ? ha concluso Lombardo ? una sorta di cabina di regia in grado di monitorare l?andamento della difficile situazione che stiamo attraversando e sappia dare le indicazioni più efficaci e condivise con cui procedere. Metodo analogo seguiremo con le banche siciliane, dando vita ad un osservatorio sulle dinamiche economico- finanziarie, in grado di dare uno specifico contributo di merito?. . <<BACK

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contro la crisi un'alleanza coi consumatori - roberto paracchini (sezione: Revoca fidi)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-12-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Giancarlo Deidda, riconfermato alla guida dell'Ascom provinciale, chiede più regole «Contro la crisi un'alleanza coi consumatori» Bisogna puntare anche sulla formazione per aumentare sensibilmente la qualità «Il turismo è il settore che ha tenuto di più grazie anche ai voli low cost» ROBERTO PARACCHINI CAGLIARI. «Bisogna che tutti rispettino le norme, ma per fare questo le regole devono essere certe», spiega Giancarlo Deidda, confermato per altri quattro anni alla guida della Confcommercio della provincia. Poi «occorrono interventi per la formazione e supporti per la realizzazione di consorzi distributivi». Sono queste le richieste principali «che saranno fatte alla Regione, chiunque sia il prossimo presidente». L'altro ieri l'assemblea generale dell'Ascom ha riconfermato Giancarlo Deidda alla guida dell'organizzazione maggiormente rappresentativa delle imprese del commercio e del terziario della provincia. Lei è al suo secondo mandato e ha ricevuto un consenso pressochè unanime dalla base associativa. Ma se gli anni passati non sono stati facili, quelli futuri sembrano molto critici, come pensa di arginare la crisi annunciata? «Direi che ancora, nei grandi numeri, la depressione non si vede. Anche se vi sono dei segnali che interessano tutti: si parla, infatti, di chiusure a Portovesme e nell'area cagliaritana. E questo significherà meno stipendi e meno spese». E il commercio? «Innanzi tutto stiamo predisponendo un manifesto col mondo del consumo per cercare di ridurre l'onda della crisi al minimo». In che modo? «Penso che oggi più che mai sia indispensabile agire sulle regole. Mi spiego: il consumatore deve essere certo che il cibo che compra, o mangia al ristorante, è sano e deve anche sapere da dove viene, e chi lo ha distribuito. Ma per fare questo occorrono delle regole. Inoltre è necessario chiarire gli orari di apertura e chiusura dei negozi. E anche per questo occorrono regole». Quindi alleanza con le associazioni dei consumatori. E poi? «I costi dei servizi pubblici vanno controllati». Si spieghi... «La Tarsu, la tassa sui rifiuti, a Cagliari è una delle più alte d'Italia. Ma se è così vuol dire che c'è qualche cosa che non va: che non tutti partecipano allo stesso modo pagandola adeguatamente». Siamo vicini al Natale: ottimista? «Non pessimista nè, tanto meno, catastrofista. Il Natale è per noi il periodo più importante dell'anno e non solo per il commercio e i servizi, ma anche per gli aspetti conviviali che vi si consumano. Non credo che vi sarà una sensibile flessione, semmai spese e acquisti oculati e mirati. Ricordo nel 1982, quando c'era una crisi pesante come questa e, in più, un'inflazione al 25 per cento, che il Natale ha retto. E sarà così anche quest'anno». Parliamo del turismo, quest'anno ha tenuto... «Sì, è stato l'unico comparto che ha fatto una performance di tutto rispetto, con numeri in salita. Forse perchè sono aumentati i voli low cost (Deidda, tramite la Camera di commercio di cui è presidente, controlla anche l'aeroporto di Elmas - ndr), di certo le presenze dei turisti sono aumentate. E questo significa una domanda aggiuntiva anche per il commercio». Sì, ma se è sensibilmente cresciuto il numero degli arrivi, è molto lieve l'incremento delle presenze nelle strutture turistiche. Il che significa che le persone si fermano meno. E questo implica meno entrate...». «Non necessariamente in quanto c'è comunque un consumo sul territorio e questo è importante in quanto rappresenta l'elemento centrale per muovere l'economia e, per il commercio, vuol dire domanda aggiuntiva quando diminuisce quella locale. In questa direzione stiamo facendo anche un lavoro con la Federalberghi per presentare offerte differenziate anche nelle stessa settimana. Ma l'aumento delle presenze è, in ogni caso, un fatto che rimette in circolo risorse importanti». Lei sostiene che la crisi è, per il momento, annunciata e che i grossi numeri negativi non ci sono: in che modo, in città e in provincia, la si potrà controllare? «Oggi credo che il nostro motto sia "dobbiamo tutti correre per ritrovarci qua, tra un anno, allo stesso punto". E questo è possibile. Ma per farlo dobbiamo curare al massimo il consumatore. Ovvero offrirgli qualità sia nei prodotti che nei servizi: sia per i locali che per i turisti». Come raggiungere questo obiettivo visto che in altri luoghi a noi concorrenti, come Barcellona ad esempio, il rapporto qualità-prezzo è migliore? «Soprattutto con la formazione. Come associazione svilupperemo accordi col mondo universitario per offrire possibilità di qualificazione per tutti gli operatori e soprattutto per i giovani». La crisi proviene dal sistema bancario internazionale, nello stesso tempo la mancanza di liquidità sta interessando sempre più gli operatori economici. Che fare per Cagliari e provincia? «Come Camera di commercio stiamo precisando la programmazione per il 2009 che, tra le altre cose, prevede più risorse per i consorzi Fidi. Stiamo facendo una serie di accordi con le banche per mettere a disposizione delle risorse importanti e aiutare le aziende e gli operatori ad avere più crediti dalle banche».

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Così le banche soffocano l'impresa (sezione: Revoca fidi)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 01-12-2008)

Argomenti: Revoca fidi

COPERTINA pag. 1 Così le banche soffocano l?impresa ALESSANDRA CARINI In altri tempi si chiamava stretta creditizia. Ma in realtà, a stare alle definizioni, il "credit crunch" è qualcosa di più drastico: un improvviso crollo nella disponibilità del credito dovuta a fattori straordinari e alla necessità degli istituti di credito di salvare se stessi. L?ultimo e più importante credit crunch che la storia economica ricordi fu proprio alla vigilia del crollo di Borsa del 1929, quando, all?improvviso, le banche ritirarono dal mercato 18 mila milioni di dollari, cancellando aperture di credito e chiedendo rientri dei fidi, innescando un?altra mina nel disastro incombente sull?economia mondiale.A settembre scorso, quando il mercato del credito sembrava essersi paralizzato sull?onda della crisi dei subprime, la Banca d?Italia, attraverso le sue sedi regionali sparse in tutta Italia, ha avviato un?indagine tra le piccole aziende (non piccolissime) per sapere se davvero fosse in atto un credit crunch e chiedendo se stessero cambiando le condizioni del credito. Dal ricco Nordest fino alla Campania, la risposta è stata univoca. Più che un razionamento, è in atto uno strisciante peggioramento della situazione che non si trasforma, per ora, in dramma, solo perché gli investimenti e quindi una potenziale domanda di credito, sono sparita dal mercato. E se si vanno a sentire le aziende il risultato è lo stesso: da Nord a Sud un lungo e lento serpentone fatto di concessioni del credito più restrittive, inasprimento delle garanzie a copertura del rischio, rifiuto di nuovi affidamenti, soprattutto a lungo termine, aumento degli spread e del costo, sta strisciando nell?economia italiana minacciando di avvelenare con i suoi morsi la già provata situazione dell?industria. Un?indagine condotta pochi giorni fa dalla Confindustria di Padova su 305 aziende dice che secondo l?opinione di due terzi degli imprenditori è in atto una stretta, e un terzo fra loro la hanno avvertita nelle loro imprese. Sotto accusa, non c?è, per gli imprenditori solo la crisi dei subprime o la scarsa liquidità del sistema bancario, ma anche l?entrata in vigore di Basilea 2 che pesa soprattutto sulle piccole imprese. Un quarto delle aziende non ha ottenuto i fidi richiesti, uno su dieci ci ha rinunciato perché le condizioni proposte erano troppo onerose, nonostante i ribassi recenti dei tassi, mentre al 15% delle aziende è stato chiesto di rientrare sui prestiti. "Va bene dare liquidità alle banche e salvarle, basta però che ridiano credito alle imprese e non ci tocchi scoprire salvataggi di finanzieri alla Zaleski" sbotta Francesco Peghin, presidente dei padovani. "Ci eravamo abituati a pagare poco con l?Euribor basso perché le banche facevano i risultati in altro modo, adesso gli spread sono aumentati e le istruttorie sono più lunghe. Può essere che gli investimenti siano in calo, ma le imprese non possono bloccarsi né sotto questo punto di vista né possono fare a meno del sostegno delle banche in un momento in cui i margini solo in calo e i fabbisogni finanziari aumentano" dice Alessandro Vardanega, presidente dei trevigiani che per primo ha lanciato l?allarme e da allora ha tenuto un vertice dietro l?altro con banchieri. Ma la situazione è molto diversa tra Nord e Sud, tra grandimedi e piccoli, perfino da azienda a azienda. Le medie in realtà soffrono ma contrattano. "Più che il credito in assoluto, manca il credito per lo sviluppo" dice Mario Carraro, presidente della Carraro, un miliardo di fatturato. E Andrea Tomat, presidente di Stonefly sostiene che al desiderio di riposizionarsi delle banche si è anche aggiunto l?effetto delle fusioni che ha costretto le imprese a rinegoziare le linee di credito. "Certo è una trattativa continua". Ma la stretta colpisce soprattutto le piccole sia in maniera diretta, sia come effetto della stretta sui più grandi. Al telefono verde anticrisi della Cna fiorentina, 11.000 aziende associate, sono arrivate all?inizio 1314 richieste di aiuto al giorno, e gli artigiani dicono che un imprenditore su cinque ha ricevuto rifiuti di affidamenti. La Confidi della Lombardia è tempestata dalle richieste di intervento che si sono m moltiplicate negli ultimi mesi. E tutti lamentano un rallentamento delle istruttorie, anche se assistite da garanzie reali, allungamento dei tempi per avere i mutui perché la firma è stata avocata dalle direzione centrali, irrigidimenti sul leasing. Nel Piemonte dove " non possiamo parlare di una vera e propria emergenza generalizzata, ma solo di qualche difficoltà" come dice il Gianfranco Carbonato, presidente dell?Unione industriali torinesi, per i piccoli, invece, la situazione è diversa: secondo un?indagine dell?Api, il 39% degli imprenditori denuncia il rifiuto di nuovi affidamenti, e uno su cinque dice che quando si riescono ad ottenere vengono in realtà dati con un ammontare ridotto rispetto alle aspettative. Un mondo industriale, fatto per lo più di piccole aziende, legate spesso a gruppi, grandi e medi, in una rete che cementa terzisti, fornitori in filiere che nel tempo si sono strutturate per produrre, teme che la catena si rompa se troppi anelli vanno in difficoltà. La scomparsa di qualcuno, alla fine, danneggia tutti. "Ormai dice Antonio Favrin, presidente degli industriali veneziani e del Consorzio Neafidi, che opera in cinque provincie venete non si può fare più distinzioni, siamo tutti nella stessa barca". E nella barca si deve fare i conti non solo con le banche che lesinano il credito ma con tutti coloro, a partire soprattutto dalla pubblica amministrazione, allungano all?infinito i tempi di pagamento che ormai toccano i 135 giorni contro una media europea di 65. Nel settore privato i pagamenti ritardati o non trovano finanziamenti o costano carissimi "se il cliente non paga entro la data fissata ormai bastano 24 ore e ti ritrovi la fattura sul conto corrente con il rischio di andare fuori fido e di pagare commissioni enormi", dice Erasmo Antro presidente dell?Api di Bari. Se il Nord piange, il Sud non ride, se non con amarezza. "Mi fa sorridere leggere che le aziende del Nord temono la stretta quando noi la combattiamo da anni", dice Antonietta Majellaro presidente della Federlegno pugliese, una Regione dove la scarsità di credito ha accentuato la crisi nell?area del triangolo del salotto. Ed è nella tempestività della risposta alla crisi che si sta scavando un nuovo solco tra il Nord industriale, più evoluto da un punto di vista bancario e industriale e più organizzato, e il Sud più debole e con un potere contrattuale delle sue imprese più fragile. Nei territori dove le grandi banche, da Intesa a Unicredit, più colpite dalla crisi, fino al MontepaschiAntonveneta, facevano a gara per contendersi clienti, quando è arrivata la stretta, molti piccoli industriali, artigiani, commercianti hanno trovato un modo per uscirne rivolgendosi alla fitta rete di banche territoriali, a partire da quelle di Credito cooperativo per arrivare a Casse di risparmio e Popolari, che hanno visto un vero e proprio boom di impieghi e depositi. In alcuni casi la migrazione ha coinvolto anche i quadri che, spaventati dalle possibili conseguenze della crisi dei grandi, sono trasmigrati verso banche più piccole portandosi via i clienti. Un'altra frontiera si è aperta per gli istituti più piccoli per i quali i guadagni in questi anni sono continuati ad arrivare dalla gestione del credito piuttosto che dalla finanza. Le associazioni territoriali degli imprenditori e le Regioni più industrializzate hanno fatto a gara per promuovere incontri con i banchieri e trovare soluzioni negli stanziamenti e nel potenziamento dei Consorzi fidi. A Bologna Unindustria ha approvato quattro progetti che mettono a disposizione delle imprese 55 milioni, investendo anche direttamente le rendite finanziarie per abbattere il costo del denaro. A Padova Confindustria e Banca Popolare di garanzia firmeranno un accordo operativo con sette istituti del Veneto per dare ossigeno alle piccole e medie imprese e smobilitare le erogazioni bloccate. A Verona l?associazione guidata da Gianluca Rana ha assunto il ruolo di intermediario con le banche. E le Regioni sono andate dietro stanziando fondi per far fronte all?emergenza per i piccoli. Le associazioni di Venezia e Treviso, che da qualche mese hanno deciso di mettere insieme le loro organizzazioni territoriali, stanno cercando una via per superare i campanilismi e arrivare a un?unione del mondo dei Confidi. "E? il momento che richiede di mettersi intorno ad un tavolo senza se e senza ma" dice Favrin. Il presidente dei veneziani si spinge più in là, a sostenere una sorta di federalismo creditizio che lasci sul territorio le risorse da questo create. "Bisogna mettere in moto un circuito virtuoso che crei consenso su questi obbiettivi sia a livello politico che bancario. Altrimenti si dovranno trovare canali finanziari alternativi che bypassino quelli tradizionali. Il futuro di quest?area lombardoveneta è troppo importante non solo per l?Italia ma anche per il suo posto in Europa". Hanno collaborato: Davide Carlucci (Milano), Roberto Orlando (Torino), Luciano Nigro (Bologna), Maurizio Bologni (Firenze), Patrizia Capua (Napoli), Domenico Castellaneta (Bari). 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Licenziamenti: per la Cisl ligure i dati usciti in questi giorni sono inattendibili (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 01-12-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Licenziamenti: per la Cisl ligure i dati usciti in questi giorni sono inattendibili (1/12/2008 13:20) | (Sesto Potere) - Genova - 1 dicembre 2008 – "I dati pubblicati in questi giorni dagli organi di informazione sui possibili licenziamenti in Liguria sono del tutto inattendibili e aleatori. Nessuno ad oggi è in grado, ad esempio, di sapere dei 60.000 lavoratori a tempo determinato in regione, quanti sono in scadenza di contratto". Lo spiega il Segretario generale della Cisl Liguria, Sergio Migliorini: «I riflessi occupazionali della crisi riguardano tutti i lavoratori, quelli assunti a tempo indeterminato, i precari, gli atipici, per questo la CISL ha richiesto ed ottenuto nella manovra del Governo un maggiore finanziamento degli ammortizzatori sociali ed un loro ampliamento a tutte queste tipologie di lavoratori In questa fase congiunturale il futuro di un lavoratore dipende non solo dal suo contratto, ma soprattutto dal settore e dalle dimensioni dell'azienda in cui lavora». Prosegue Migliorini - «Le aziende liguri devono affrontare due problemi sostanziali: il primo deriva dalla caduta della domanda di beni e servizi e, fatto ancor più grave, ciò è seguito della crisi finanziaria per cui le banche non erogano più finanziamenti alle aziende e comunque, in generale, hanno tagliato drasticamente la concessione di fidi bancari.La Cisl ritiene assolutamente inutile e dannoso voler instaurare un clima di sconcerto e paura o "abbaiare alla luna", magari per far crescere un clima favorevole alla mobilitazione unilaterale di parte del sindacato. Occorre invece un confronto tra Istituzioni, forze sociali ed imprenditoriali, banche, così come il sindacato ha già richiesto attraverso la costituzione di un tavolo di monitoraggio regionale sugli effetti della crisi, per aprire un confronto nel merito dei problemi e per una assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti».

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Crisi mercati: Zadra (Abi), la paura sta scemando (sezione: Revoca fidi)

( da "Radiocor" del 01-12-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Crisi mercati: Zadra (Abi), la paura sta scemando 'Nessun anomalia se banche ritirano fidi a qualche impresa' (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 01 dic - La crisi finanziaria? "La paura sta scemando". Giuseppe Zadra, direttore generale dell'Abi inizia a vedere qualche segnale positivo dai mercati. "I capitali iniziano a rifluire, perlomeno sui mercati interni. Il mercato italiano E-Mid e' tornato su un livello di scambi di due anni fa con un controvalore giornaliero di 12 miliardi; sull'interbancario si sta sciogliendo il nodo e le banche tornano a prestarsi i soldi". Zadra coglie l'occasione della presentazione di una raccolta di scritti di grandi economisti pubblicati in un trentennio da Bancaria, rivista economico-finanziaria dell'Abi, per ribadire che dai numeri delle statistiche non emerge in Italia una situazione di credit crunch. "Forme di restrizione creditizia a livello statistico non ci sono. Che poi ci siano imprenditori ai quali le banche ritirano i fidi non e' nulla di straordinario, non e' anomalo". Ggz (RADIOCOR) 01-12-08 14:58:45 (0220) 5 NNNN

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