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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE” |
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ARCHIVIO GEN. DEL DOSSIER |
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affondati
dalla stretta sul credito ( da "Tirreno, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
la stessa
banca e non è mai accaduto che una ricevuta bancaria sia stata respinta. Senza
il fido come posso far fronte ai pagamenti? Mi è necessario per far quadrare i
tempi di pagamento dei materiali rispetto a quelli di incasso alla consegna del
lavoro. Abbiamo bisogno di respiro. Il lavoro non manca e avrei anche delle
opportunità di crescita ma non ho la forza per coglierle»
Brevi
spunti di ottimismo ( da "Riformista, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
imprenditori
a mettere mano ai portafogli e patrimonializzare le imprese con mezzi propri,
condizione che agevolerebbe la concessione dei fidi bancari. Il Governo è in
campo, ma banche e imprenditori debbono agire simultaneamente per evitare che
uno aspetti l'altro o peggio ancora addebiti all'altro responsabilità comuni.
Solo la coesione di tutte le forze può bloccare la crisi.
Le
orgogliose reti corte del Nord-Est
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
solidarietà si
chiede la defiscalizzatone degli investimenti nelle imprese (a proposito di
scarsa patrimonializzazione), l'anticipo bancario della cassa integrazione che
verrà erogata dagli enti pubblici agli operai e si mobilitano i consorzi fidi
per ricreare fiducia tra imprese e banche e, udite udite, anche per aiutare
quelle che non ce la fanno a chiudere al meglio e senza farsi male.
IN
TOSCANA SEMPRE PIÙ IMPRESE SI LAMENTANO DELLA DIFFICOLTÀ AD OTTENERE PRESTITI
DALLE BANCHE DECISA L'ISTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO PERMANENTE SUL RISPETTO
DEL PROTOCOLLO ( da "marketpress.info"
del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
E attorno a
quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria,
Consorzi Fidi e Fidi Toscana» risponde l´assessore regionale al bilancio
Giuseppe Bertolucci rivolgendosi in particolare a Confesercenti, Confcommercio,
Cna e Confartigianato che oggi, anticipando alcuni dati che saranno presentati
domani da Unioncamere Toscana, hanno spiegato come il 77%
La
microfinanza parla ai giovani ( da "Miaeconomia"
del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fido
c/cEmissione assegni e iscrizione CaiObblighi dei cointestatari del c/cC/c per
deposito assegniFattura con pagamento di rimessa diretta Gli ultimi articoli
da: Esperto mutui casa Intestazione immobile e mutuo a minoreObblighi del
fideiussorePiano ammortamento americanoMutuo a Stato Avanzamento LavoriSurroga
mutuo cointestatoCuratore per immobile intestato a minoreSurroga mutuo
Nazionalizzare
non è più un tabù ( da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
la situazione
è riassumibile in poche parole: nessun nuovo fido e richieste pressanti di
rientro. I semplici richiami alle banche servono a nulla. Ciò che serve è la
combinazione di una diagnosi lucida del problema e la conseguente iniziativa di
chi, avendo responsabilità istituzionali, può attaccare quel problema.
tremonti
bond, banche in pista per sostenere 70 mila aziende - massimo minella aldo
lampani ( da "Repubblica, La"
del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
le regole di
merito per poter accedere all´agognato fido di breve termine (cassa, smobilizzo
di creditorie in generale) stabilite dal sistema bancario, e non solo quello
italiano, sono rigide. Declinate da un regolamento di rating, di valutazione,
di voto dettato dalle norme accettate dal mondo finanziario e che va sotto il
nome di Basilea II.
i
fondi di garanzia contro la crisi
( da "Tirreno,
Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ha infatti
recentemente sottoscritto col sistema bancario toscano uno specifico protocollo
di intesa "anti-crisi" che rende operative due nuove misure di
garanzia presso Fidi Toscana. In sostanza vengono accesi, per un ammontare
complessivo di 48 milioni di euro, specifici fondi di garanzia a copertura dei
finanziamenti che le imprese toscane chiederanno per nuovi investimenti (
consob
chiede più trasparenza su bond, polizze e derivati - vittoria puledda
( da "Repubblica,
La" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
a chi li
colloca più di quanto facciano altri prodotti, la Consob sottolinea che
"occorre orientare la costruzione dei meccanismi di incentivo della
struttura aziendale secondo criteri non contrapposti al miglior interesse del
cliente". Insomma, è giusto guadagnare ma non a scapito di chi si fida
della banca che gli sta vendendo polizze e obbligazioni.
Veneto
Sviluppo: nessun Monòpoli, solo finanza
( da "Corriere
del Veneto" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ma anche di
fiere e consorzi fidi — ha individuato la possibilità di costruire soggetti
economici forti, in grado di creare sistema e quindi masse critiche, economie
di scala ed efficienze e, in ultima analisi, di generare vantaggi sia per le
singole società coinvolte che per il territorio.
SI
TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini 14) il seminario
della Uip ... ( da "Nazione, La (Prato)"
del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Un incontro
che rientra nel quadro delle iniziative assunte dall'Unione per informare le
imprese sulle potenzialità dei fondi regionali di garanzia del credito. La
Regione ha sottoscritto col sistema bancario un protocollo di intesa
"anti-crisi" che rende operative due nuove misure di garanzia presso
Fidi Toscana.
Le
banche devono garantire più disponibilità alle aziende e ai clienti privati
alle ... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
impresa
poteva vantare un fido da centomila euro con una banca e un altro di pari
valore con un altro istituto, con la fusione fra le due banche è rimasto un
unico fido. Mi rendo conto che le banche sono sottoposte a parametri molto
rigidi di controllo imposti dalla Banca d'Italia, ma questo clima si ripercuote
negativamente sulle imprese.
"Pari
opportunità nella richiesta di fidi bancari"
( da "Stampa,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Pari
opportunità nella richiesta di fidi bancari" ALESSANDRIA Le donne manager
chiedono pari opportunità per l'accesso al credito. Perché in banca si sentono
discriminate. «Se a gestire l'impresa è una donna, il tasso di interesse
imposto dalle banche per l'accesso al credito, soprattutto per il fido in conto
corrente, ampiamente utilizzato dalle microimprese del commercio,
La
fortuna dell'Est si è esaurita L'Austria in bilico
( da "Stampa,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Gli analisti
non si fidano.Per salvarsi Vienna potrebbe essere costretta a rinunciare al
segreto bancario. Sarebbe un sacrifico politico grave per il cancelliere
socialdemocratico Werner Faymann. Ma per evitare la bancarotta e attirarsi i
consensi dei partner potrebbe essere un passo necessario.
mukki,
12 milioni per il rilancio "tra 3 anni l'ingresso in borsa"
( da "Repubblica,
La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
allungare gli
onerosi mutui bancari in parte legati agli investimenti sulla nuova sede a
Novoli. Fidi Toscana e la Camera di Commercio di Firenze sono pronte a sborsare
dodici milioni di euro (due li metterà l´ente camerale, altri due la Provincia,
il resto la Regione): il protocollo d´intesa è già pronto, mancano soltanto le
firme che verranno messe in calce il prossimo 11 o 12 marzo.
aziende
in crisi: intesa confidi-commercialisti
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
fidi bancari.
La finalità è quella di fornire i dati aziendali, economici e patrimoniali
dell'impresa in modo immediato, riducendo così i tempi di esecuzione delle
pratiche amministrative. Tale iniziativa non è obbligatoria per le imprese e
non si sostituisce all'istruttoria delle banche o del Confidi ma vuole essere
uno strumento in mano alle pmi che stanno vivendo gli effetti della
Galan,
pressing sulle banche <Credito più facile alle imprese>
( da "Corriere
del Veneto" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
ha approvato
in via definitiva il bando ordinario che metterà a disposizione di trenta
Consorzi fidi un tesoretto da 35 milioni di euro, destinati a operazioni di garanzia
per le imprese sui finanziamenti per investimenti innovativi e lo sviluppo
dell'imprenditorialità. Grazie all'effetto moltiplicatore delle garanzie,
potranno essere attivati oltre 220 milioni di finanziamenti.
Il
bilancio in chiaroscuro del Consorzio fidi che lavora nelle province di Lodi,
Brescia e Crema ( da "Cittadino, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
È questo il
quadro tracciato sulle imprese lodigiane da Artfidi Lombardia, il consorzio
fidi nato dalla fusione tra Lodi, Brescia e Crema che nel
artigianato,
riforma di settore e più fondi ai consorzi fidi
( da "Centro,
Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
anche se la
strada più probabile appare il contributo alla capitalizzazione dei consorzi
fidi, gli strumenti di garanzia necessari alle imprese per accedere al credito
attraverso il sistema bancario. Per Castiglione, tuttavia, occorre ridisegnare
la mappa di queste strutture: troppe, spesso sottocapitalizzate, incapaci di
assolvere la propria funzione di sostegno all'impresa.
fondi
per i prestiti alle aziende ( da "Tirreno, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
istituti
bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana. La
situazione richiede misure straordinarie e un monitoraggio costante, in modo
che se c'è da aggiustare la rotta lo si possa fare velocemente». L'osservatorio
sul credito affiancato dal tavolo permanente potrebbe servire anche a esaminare
le iniziative intraprese a livello locale con il sistema bancario,
I
risparmi? Sotto il materasso ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
poi Cairo
Montenotte e Finale Ligure con 9, Vado-Quiliano, Pietra Ligure e Varazze con 7
e a seguire tutte le altre località. D. Frec. 05/03/2009 ' 05/03/2009 una
provadi coraggioConcedere più finanziamenti è un segno di vitalità e coraggio
con i tempi che corrono gli esperti bancaridegli Uffici fidi 05/03/2009
<Avanti
con la politica dei giovani Ci iscriveremo al campionato>
( da "Nazione,
La (Pistoia)" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Meno male che
dalle trasferte raccogliamo qualcosa. Giocando in casa, ci rimettiamo sempre.
Tuttavia, posso assicurare che la Pistoiese, a parte i debiti ordinari, non ha
grosse esposizioni. Abbiamo un fido bancario di 100mila euro». e. cab.
Il
nodo sono le banche ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
di delibera
inferiori a quelli necessari per decidere la conferma di un piccolo fido a un
modesto artigiano! Se non vi sarà un reale intervento "motu proprio"
del sistema bancario italiano in favore delle richieste di affidamento delle
aziende medio piccole e delle famiglie, ci verrebbe da dire che la tanto
criticata nazionalizzazione, almeno temporanea, delle banche più esposte,
Superbonus
e iper-populismo ( da "Corriere della Sera"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
vertere
inevitabilmente sulle competenze di marketing dei manager bancari, che non
sanno investire nella promozione. In effetti la novità più interessante di
queste settimane sarebbe un'altra: a non fidarsi più dei manager non sono solo
gli azionisti, ma anche i contribuenti, che ora sono diventati indirettamente
azionisti delle banche, dopo che gli Stati sono intervenuti per salvarle.
UniCredit,
finanziate 22 mila pmi ( da "Italia Oggi"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
e dei
consorzi di garanzia dei fidi (CreditAgri, Fedart Fidi, Federascomfidi,
Federconfidi, Fincredit), che lo scorso 5 novembre hanno dato vita al progetto
«Impresa Italia». E sono incoraggianti anche i numeri relativi ai finanziamenti
erogati tramite la valorizzazione della garanzia dei Confidi: nei primi due
mesi del 2009, infatti,
COMUNICATO
STAMPA. BANCHE, CONTRIBUENTI.IT: SI FIDA SOLO UNA FAMIGLIA SU QUATTRO
( da "ContribuentiWeb"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
IT: SI FIDA
SOLO UNA FAMIGLIA SU QUATTRO ROMA - Peggiora la fiducia dei contribuenti
italiani nei confronti delle banche. Lo rileva Contribuenti.it - Associazione
Contribuenti Italiani che con lo Sportello Antiusura monitora costantemente la
fiducia dei nei confronti delle principali banche italiane.
Solo
una famiglia su quattro si fida delle banche
( da "KataWebFinanza"
del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Abstract:
Solo una
famiglia su quattro si fida delle banche (Teleborsa) - Roma, 5 mar - Peggiora
la fiducia dei contribuenti italiani nei confronti delle banche. Lo rileva
Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con lo Sportello
Antiusura monitora costantemente la fiducia dei nei confronti delle principali
banche italiane.
( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 13 - Pisa
Affondati dalla stretta sul credito Gli imprenditori denunciano: «Siamo sempre
di più a rischio usura» C'è chi ha chiesto un prestito di 10mila euro al
proprio istituto di fiducia e si è visto cancellare subito dalla lista dei
clienti PONTEDERA. Il giro di vite sul credito alle imprese anche in Valdera ha
l'effetto di una condanna. Una difficoltà che rispecchia la crisi e
paradossalmente contribuisce ad alimentarla. è quanto raccontano alcuni
imprenditori che con il velo dell'anonimato hanno accettato di raccontare la
loro odissea. Parole che hanno il tono di un appello al sistema bancario affinché allenti la stretta, che rischia di
affondarli nel pantano della crisi. Da settembre a oggi le domande di
finanziamento respinte sono cresciute del 20%. Una realtà con cui si sta
confrontando il 77% delle imprese secondo Unioncamere. Una vera odissea. è
quella che sta vivendo un autotrasportatore che dopo essere riuscito a risalire
dal pozzo di tenebra dell'usura, saldando il suo conto con gli aguzzini, non
riesce a ottenere dalla banca un certificato di capacità finanziaria necessario
per la sua attività. «Ho vissuto nel buio più assoluto - spiega il camionista -
Chiedo solo di poter lavorare ma è necessaria una fideiussione di 50mila euro.
Non ho debiti ma con il mio camion vecchio non sono ritenuto affidabile dalla
banca. Invece, se ne avessi uno nuovo preso con un finanziamento non avrei
difficoltà ad avere il certificato. Per essere affidabile devo avere un debito
con la banca o alzare la cornetta e mettermi di nuovo nelle mani dei miei ex
aguzzini. Per lor sono una persona affidabile, gli ho restituito otto volte
l'importo prestato». E il suo stesso problema, stando alle associazione di
categoria, lo stanno incontrando anche molte altre realtà dell'autotrasporto.
Alle strette ci sono anche aziende "normali". Specie nella zona del
Cuoio il termometro del credito segna rosso. Una febbre che è dovuta al calo
delle lavorazioni in conto terzi, in alcuni casi con punte del 50%. Un
imprenditore si è visto rifiutare un finanziamento nell'ordine dei 10mila euro,
dopo che la domanda era stata verbalmente accolta dalla sua banca. E a distanza
di qualche giorno ha ricevuto la richiesta di rientro da parte dell'istituto.
In pratica, la banca lo ha escluso dal portafoglio dei clienti. Più le realtà
sono piccole maggiore è la difficoltà a ottenere finanziamenti. Anche per
quelle che operano nel settore della metalmeccanica. «Alle scorte di magazzino
abbiamo sempre fatto fronte con un finanziamento - spiega un imprenditore - E
il debito lo abbiamo sempre onorato. Ma in un momento in cui la liquidità
dell'azienda è particolare, si fatica a riscuotere pur avendo un portafoglio
ordini importante, la banca mi ha negato l'affidamento richiesto». E aggiunge:
«Nell'istituto di cui sono da sempre cliente non c'è più l'autonomia
decisionale di una volta. Le banche guadagnano grazie anche a noi e se tutti ci
diamo una mano possiamo venire fuori dalle difficoltà». A inceppare il
meccanismo che permette da sempre alle imprese di lavorare è la difficoltà di
consolidare le esposizioni a breve termine con prestiti a medio e lungo termine
dietro controgaranzia. «Nonostante il Consorzio Fidi Toscana fosse disposto a
garantire per l'intero importo di cui avevo necessità la banca mi ha rifiutato
il finanziamento - dice un'imprenditore del comparto plastico - Mi hanno tenuto
in ballo per sei mesi prima di abbandonarmi al mio destino». Altra storia. «Da
decenni lavoro con la stessa banca e non è mai accaduto che
una ricevuta bancaria sia stata respinta. Senza il fido come posso far fronte
ai pagamenti? Mi è necessario per far quadrare i tempi di pagamento dei
materiali rispetto a quelli di incasso alla consegna del lavoro. Abbiamo
bisogno di respiro. Il lavoro non manca e avrei anche delle opportunità di
crescita ma non ho la forza per coglierle». Manolo Morandini
( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
L'intervento Brevi
spunti di ottimismo Il bollettino di guerra di economia e finanza continua ad
essere denso di peggioramenti, tanti, e miglioramenti, scarsi. Quella a cui
assistiamo è una dolorosa rappresentazione su un palcoscenico affollato di
crolli di Borsa, aumenti di disoccupazione e sfiducia, con il Pil che scivola
più in basso delle più pessimistiche previsioni. Solo in un angolino si nota
qualcosa di buono: il crollo dell'inflazione, sparute imprese che in
controtendenza aumentano i fatturati, l'occupazione e i profitti. Ikea docet.
Ma gli scenari sono .plumbei, la flessione nel quarto trimestre del Pil
americano del 6,2 per cento, contro l'atteso 3,8, ha affossato ulteriormente le
Borse mondiali che, anche nell'ultima settimana, hanno registrato forti perdite
con quella di Milano come lepre negativa. Eppure il nostro Pil, pur annunciato
in considerevole calo, terrebbe meglio di quelli degli altri partners del G8:
le previsioni più realistiche si attestano intorno al -2,6 per cento, quelle
ottimistiche al -2 per cento, ma il timore di un -3 per cento e oltre è
tutt'altro che da escludere. Il calo della produzione di febbraio secondo
Confindustria, sarà di oltre il 15 per cento, pur in presenza degli incentivi
per auto, elettrodomestici e arredi. Un dato che porta a prevedere un
peggioramento della crescita del Pil nel primo trimestre dell'anno. La bassa
inflazione ha sostenuto la domanda almeno nella grande distribuzione evitando
il crollo. Nel breve termine ci sono però altri problemi: l'introito erariale
in indubbio calo, i costi degli ammortizzatori sociali in continua espansione,
l'aumento esponenziale dei mancati pagamenti forniture e servizi, con i
protesti in lievitazione. Tre componenti che minano la stabilità dei conti e
aumentano il rischio default di tante partite Iva. I Tremonti bond possono
essere un parziale freno a fallimenti e disoccupazione e spingere le banche ad
abbassare i rating di accesso al credito e i tassi applicati. Oltre alla
disponibilità degli imprenditori a mettere mano ai
portafogli e patrimonializzare le imprese con mezzi propri, condizione che
agevolerebbe la concessione dei fidi bancari. Il Governo è in campo, ma banche
e imprenditori debbono agire simultaneamente per evitare che uno aspetti
l'altro o peggio ancora addebiti all'altro responsabilità comuni. Solo la
coesione di tutte le forze può bloccare la crisi. Abbiamo bisogno,
tutti,di un progetto - paese in cui ciascuno faccia la sua parte. Obama oltre
che sui numeri su quello punta, proviamoci anche noi. di Bruno Villois
01/03/2009
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-01 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE
TRACCE E I SOGGETTI ... Le orgogliose reti corte del Nord-Est di Aldo Bonomi u
Continua da pagina
( da "marketpress.info" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Lunedì 02 Marzo
( da "Miaeconomia" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Gli ultimi articoli
da: Esperto conti correnti Assegno protestatoLiquidare importo c/c del de
cuiusProtesto delegato in bancaGaranzia pubblica sui depositi di c/cEstratto
conto onlineIscrizione Sic per fido c/cEmissione assegni e
iscrizione CaiObblighi dei cointestatari del c/cC/c per deposito assegniFattura
con pagamento di rimessa diretta Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa
Intestazione immobile e mutuo a minoreObblighi del fideiussorePiano
ammortamento americanoMutuo a Stato Avanzamento LavoriSurroga mutuo
cointestatoCuratore per immobile intestato a minoreSurroga mutuo
cointestatoMutuo per protestatoRitiro garanzia affittoMutuo e certificato di
abitabilita? BANCA E MUTUI » Conti correnti La microfinanza parla ai giovani
(02/03/2009) La crisi e? in pieno atto. Il giro di vite sul credito alle
imprese e alle famiglie da parte delle banche italiane ormai e? certificato. Ma
in questa fase difficile per l?economia, qualcosa cresce e tanto: sono i
giovani che si rivolgono agli istituti bancari e che ora trovano le porte
aperte con tanto di servizi di micro finanza dedicati loro. Sono prodotti ad
hoc per tutti questi clienti che altrimenti non avrebbero accesso al mondo bancario perché senza garanzie, in piena precarieta? o
mobilita? lavorativa e con l?incertezza sempre in agguato. Una fetta di
cittadini sempre piu? numerosa che non e? passata inosservata alle banche e ai
gruppi creditizi italiani che hanno cosi? deciso di specializzarsi e dedicare
loro il maggior numero di servizi e prodotti: Bancomat, prepagate e conto
correnti a pacchetto sono quelli piu? richiesti, seguiti a una certa distanza
dall?accredito dello stipendio e dal servizio di Internet banking. A rivelarlo
e? la ricerca condotta dall?Associazione bancaria italiana su ?Banche e
inclusione finanziaria: indagine sul territorio italiano?, per la quale la
microfinanza va ora a braccetto con questa nuova categoria di clientela. La
crescente inclusione finanziaria di giovane, studenti, lavoratori precari e
immigrati e? attestata dal fatto che, secondo l?ultimo monitoraggio Abi sul
tasso di sviluppo per tipologia di clientela, in banca si rivolgono sempre piu?
gli under 30: i correntisti di eta? fino a 25 anni sono aumentati del 23% nel
2007, contro il +17% del 2006 e contro una media generale del +1,5%. I numeri
piu? delle parole. Secondo l?Abi, considerando il totale delle offerte dedicate
a questa nuova categoria di clienti, quasi il 24% e? rappresentata dai servizi
di risparmio, il 22% dai servizi di credito e il 26,2% dal comparto dei conti
correnti e dei servizi di pagamento. Nello specifico, agli studenti va il 13,5%
dei servizi di risparmio di microfinanza offerti dalle banche, il 9% nel caso
dei servizi di credito, oltre il 14,2% se si considera il comparto dei conti
correnti e dei servizi di pagamento. Mentre ai lavoratori con contratti
atipici, nella maggior parte giovani, va invece il 10% dei servizi di risparmio
offerti, oltre il 13% di quelli di credito, il 12% per conti correnti e servizi
di pagamento. Non va, tuttavia, sottovalutata l?altra fascia importante che
spinge le attivita? di microfinanza: gli immigrati. In particolare, i servizi
di risparmio offerti alla clientela straniera rappresentano il 17,9% del
totale, quelli inerenti ai servizi di credito sono il 20,1%, mentre circa il
26% e? dato dal comparto dei conti correnti e dei servizi di pagamento. Un vero
boom quello registrato che trova riscontro nell?elevato livello di
bancarizzazione degli immigrati: gli stranieri che si rivolgono alle banche e
utilizzano prodotti finanziari sono aumentati del 67,9%, un +
( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
economia pag. 27
Nazionalizzare «non è più un tabù» Per mesi si è discettato sulla possibilità
del ripetersi di un 1929; purtroppo, il nuovo 1929 era già avvenuto. Ora, si
discetta sulla possibilità di una recessione simile a quella del 1930-'32;
purtroppo, la caduta attuale della produzione è tanto rapida da poter portare
già in pochi mesi a un nuovo 1932. Dall'inizio della crisi sono stati attuati
colossali salvataggi bancari, interventi fiscali e monetari di intensità e
coordinamento internazionale senza precedenti; eppure, si va profilando un
nuovo 1932. Qual è il nodo irrisolto? È il credito bancario:
finché non tornerà a affluire a tassi ragionevoli e in quantità adeguata, le
imprese avranno problemi, sarà sempre più forte l'interazione tra difficoltà
delle banche e delle imprese. Recentemente, i tassi interbancari sono scesi
molto per una duplice spinta: l'attesa d'ulteriori tagli e l'avvio di un nuovo
mercato interbancario nel quale la stessa Bankitalia
fa da controparte e assicura sia la chiusura delle operazioni, sulla base di
garanzie pre-costituite, sia l'anonimato di chi prende liquidità a prestito.
Pertanto, abbassando i tassi ufficiali e recuperando il controllo dell'interbancario, le autorità monetarie hanno fatto molto per
consentire un abbassamento del costo del credito alle imprese. Che tuttavia
dipende anche dallo spread che gli istituti di credito e, purtroppo, lo spread
è salito in modo abnorme, anche di diversi punti percentuali su certe tipologie
di operazioni. Quanto alla quantità di credito a disposizione delle imprese, la situazione è riassumibile in poche parole: nessun nuovo fido e
richieste pressanti di rientro. I semplici richiami alle banche servono a
nulla. Ciò che serve è la combinazione di una diagnosi lucida del problema e la
conseguente iniziativa di chi, avendo responsabilità istituzionali, può
attaccare quel problema. Ebbene, la diagnosi rivela due fatti. Primo,
diversi gruppi bancari hanno una situazione di bilancio tale da non potere
assolvere adeguatamente ai propri compiti di sostegno alle imprese. Secondo, i
vertici di quei gruppi stanno prendendo consapevolezza di ciò troppo
lentamente, al punto che i loro interventi correttivi non fermano il continuo
appesantimento del problema. Lo stesso vale per i Tremonti bond. A fine
novembre si respingeva con sdegno l'idea del loro utilizzo: ora l'atteggiamento
è cambiato. Nel frattempo, però, c'è stato un ulteriore tracollo delle
quotazioni di Borsa e delle prospettive di conto economico, determinato, tra
l'altro, dall'evidenza di dicembre-febbraio di una più grave gelata produttiva
e di stallo dei mercati dell'Est. Per cui, il ripensamento potrebbe essere
tardivo, quindi non più risolutivo. Non possiamo permetterci la lunga agonia di
una banca perché una «moribonda» è strutturalmente incapace di assolvere alle
proprie responsabilità nei confronti delle imprese; in quel caso, le autorità
devono intervenire a risanarla rapidamente o ucciderla. In un contesto che
propone le quotazioni che sappiamo, i perduranti problemi di chiusura dei
bilanci 2008, la sospensione da parte di alcuni del mark-to-market e della
contabilizzazione - per diversi mesi ormai - delle grosse perdite su crediti, e
una grossa incertezza sulle prossime trimestrali, è fondamentale capire subito,
ora, quali banche hanno un futuro e quali no. Per questo, le autorità
dovrebbero condurre degli stress-test in grado di rivelare la possibilità di
alcune banche di superare il lungo stallo del 2009-10 della produzione e le
conseguenti perdite attese di fatturato e su crediti. Qualora una banca non
superasse la verifica, le autorità dovrebbero intervenire, se necessario anche
con la nazionalizzazione temporanea. Lo «stato banchiere» può non piacere, ma
l'opzione va valutata rispetto all'alternativa della nazionalizzazione delle
imprese. In ogni caso, come già avvenuto in Svezia, la nazionalizzazione
dovrebbe essere temporanea. In particolare, dopo essere stato risanato, il
gruppo bancario dovrebbe essere «spacchettato» in
banche territoriali da ricollocare sul mercato; con questo, lo Stato potrebbe
spuntare un prezzo più alto e molte aree industriali tornerebbero ad avere
istituti di credito di territorio che, come la crisi insegna, sono le uniche a
costituire per le aziende un affidabile punto di riferimento.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina XII - Genova
SEGGIOLE & POLTRONE CONFINDUSTRIA, IL TIGULLIO SI RINNOVA Tremonti bond,
banche in pista per sostenere 70 mila aziende Imprenditori, raffica di nomine
scelte in rosa e volti nuovi MASSIMO MINELLA ALDO LAMPANI L´accesso al futuro,
per le aziende genovesi, sarà questione di capitalizzazione, regolarità e
rating. Partiamo da ieri l´altro. Sono stati finalmente stabiliti i criteri per
l´assegnazione dei "Tremonti Bond", creati per sostenere (non
ricostituire, come accade altrove) l´attività delle banche italiane che ne
faranno richiesta. Serviranno soprattutto per aiutare il sistema bancario ad accompagnare l´erogazione del credito necessario
al rilancio di produzione, consumi ed occupazione. Ma lo sforzo pubblico non è
stato accompagnato dalla revisione delle "regole di ingaggio", che
creano i presupposti necessari alle aziende per aver merito ad ottenere, o
riottenere, nuove linee di credito. Si dichiara che l´operazione è stata messa
in atto per sostenere soprattutto le piccole e medie imprese, quelle che si
riassumono nell´acronimo Pmi, da sempre riconosciute come spina dorsale del
Paese. E soprattutto di Genova e della Liguria. Nella provincia di Genova,
quello che era uno dei vertici del triangolo industriale, i numeri
dell´incertezza sono evidenti. Su circa 75 mila imprese 43,4 mila hanno un solo
addetto, quasi 28 mila ne hanno da
( da "Tirreno, Il" del 03-03-2009)
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Seminario all'Unione
industriale I fondi di garanzia contro la crisi PRATO. Atteso appuntamento
all'Unione Industriale sul tema credito, di strettissima attualità. Il
seminario che si terrà oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria rientra nel
quadro delle iniziative assunte dall'Unione per informare le imprese associate
delle potenzialità dei fondi regionali di garanzia del credito. La Regione ha infatti recentemente sottoscritto col sistema bancario toscano uno specifico protocollo di intesa
"anti-crisi" che rende operative due nuove misure di garanzia presso
Fidi Toscana. In sostanza vengono accesi, per un ammontare complessivo di 48
milioni di euro, specifici fondi di garanzia a copertura dei finanziamenti che
le imprese toscane chiederanno per nuovi investimenti (anche nella forma
del leasing) oppure per il reintegro della liquidità. Si tratta di garanzie,
gratuite per le aziende, che possono coprire fino all' 80% dell'importo
finanziato dagli istituti di credito per gli investimenti e fino al 60% per il
reintegro della liquidità. Le condizioni di accesso prevedono la rispondenza a
parametri che si auspica possano essere alla portata di buona parte delle
aziende del distretto. Opportunità potenzialmente interessanti, quindi, che
l'Unione Industriale terrà strettamente monitorate per verificarne l'effettivo
utilizzo da parte delle banche: l'auspicio è che di questi strumenti venga
fatto un uso esteso ed appropriato, e che siano anche le stesse imprese a
proporre agli istituti di credito di ricorrervi. Interverrà al seminario anche
Pietro Bracci, responsabile dell'Area Garanzie di Fidi Toscana.
( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
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Pagina 23 - Economia
Consob chiede più trasparenza su bond, polizze e derivati I "titoli
illiquidi" avranno una scheda sintetica per far capire che cosa si sta
comperando, quanto si paga e quanto si rischia a venderli VITTORIA PULEDDA
MILANO - E´ stata una delle "consultazioni" più complesse e più
lunghe nella storia della Consob (il testo è stato fatto girare dal maggio
scorso ed ha ricevuto più risposte dello stesso Regolamento intermediari, che
pur era nuovo) ma alla fine le regole sui titoli illiquidi hanno visto la luce.
Il testo della Consob riguarda i bond bancari - strutturati e non - le
assicurazioni con alto contenuto finanziario (in particolare index e unit
linked, e polizze a capitalizzazioni) e i derivati non quotati (gli Otc). Per
questi, niente più vendite disinvolte, scarsa informazione, opacità sul prezzo:
tutti i passaggi saranno sottoposti a norme di trasparenza
("raccomandate" dalla Consob, ma la moral suasion di un´autorità di controllo
difficilmente può essere ignorata) e a precisi vincoli in fatto di
determinazione del prezzo (il cosiddetto pricing) e di valutazione
dell´adeguatezza dei vari strumenti al profilo del cliente-risparmiatore (in
questi secondi casi si tratta di norme vincolanti, perché rappresentano una
sorta di interpretazioni autentiche della Consob di norme già esistenti). Il
presupposto è che i titoli illiquidi, di diritto o di fatto, sono più rischiosi
per chi li sottoscrive e, specularmente, spesso più convenienti per chi li
vende. Quindi c´è un doppio ordine di ragioni per prescrivere la massima
trasparenza nel momento della vendita; il paragone - esplicito - con i
rendimenti offerti da strumenti analoghi per durata ma senza rischi (i titoli
di Stato); la rendicontazione periodica sul valore presumibile di questi
strumenti nei vari periodi e le modalità di smobilizzo degli investimenti prima
della scadenza (con le possibili penalizzazione in termini di costi e di tempi
di esecuzione della vendita); il tutto in una scheda che sintetizzi i termini
di cosa si sta comperando, tenendo presente che si tratta più di un
"servizio" offerto alla clientela che non di un semplice
"prodotto". L´obiettivo dichiarato è di agevolare un
"livellamento del campo di gioco" tra strumenti diretti alla
clientela e in competizione tra loro (come chiesto da tempo da Assogestioni)
affinché - per quanto possibile - siano "applicabili le stesse
regole" anche perché il risparmiatore tende a percepire come "a basso
rischio finanziario" e a "capitale garantito" i bond bancari e
le polizze. D´ora in poi, continua il testo della Consob, bisognerà spiegare ai
risparmiatori - per iscritto - quanti caricamenti e quanti costi occulti ci
sono su un prodotto, con una formula molto chiara: indicando nella scheda
quanto varrebbe la polizza o il bond se fosse rivenduto il giorno dopo (in
assenza di variazioni finanziarie). Per quanto riguarda i derivati, inoltre,
chi li vende deve accertarsi che siano congruenti con il profilo di rischio del
cliente e che servano davvero da copertura. E siccome alcuni strumenti
"rendono" (in termini di commissioni) a chi li
colloca più di quanto facciano altri prodotti, la Consob sottolinea che
"occorre orientare la costruzione dei meccanismi di incentivo della
struttura aziendale secondo criteri non contrapposti al miglior interesse del
cliente". Insomma, è giusto guadagnare ma non a scapito di chi si fida
della banca che gli sta vendendo polizze e obbligazioni.
( da "Corriere del Veneto" del 03-03-2009)
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Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: NOTTEEGIORNO - data: 2009-03-03 num: - pag: 14 categoria:
REDAZIONALE La replica Veneto Sviluppo: nessun Monòpoli, solo finanza di IRENE
GEMMO A lcuni giorni fa, sulle colonne di questo giornale, Massimo Malvestio si
è espresso in merito al ruolo che Veneto Sviluppo dovrebbe avere in questo
momento di crisi, mettendo in discussione l'operato e alcune scelte fatte dalla
Finanziaria Regionale. E' importante ricordare ai lettori che Veneto Sviluppo è
una società per azioni a capitale misto (51 per cento Regione, 49 istituti
bancari), sottoposta al controllo della Banca d'Italia, e che, come tale, essa
deve produrre profitti per adempiere alla propria missione, vale a dire
sostenere lo sviluppo del tessuto economico-produttivo veneto. Veneto Sviluppo
è una società sana che negli ultimi due anni fiscali ha prodotto i migliori risultati
di sempre in termini di utili. Dal gennaio 2008 ad oggi, assieme al sistema bancario ed imprenditoriale, la Finanziaria Regionale ha
attivato ben 421 milioni di euro di finanziamenti agevolati ad aziende del
comparto manifatturiero, dell'artigianato, del commercio, del turismo e del
settore agroalimentare, coprendo così ampia parte dello spettro di attività del
mondo produttivo regionale e con una copertura territoriale di tutte le
province venete. Il piano industriale approvato dal cda nel dicembre 2007,
sviluppato in piena integrazione con la politica economica della Regione, ha
segnato un'evoluzione del ruolo di Veneto Sviluppo che da mero intermediario
finanziario di fondi regionali si è posta l'obiettivo di diventare coordinatore
di processi evolutivi in atto sul territorio, per esprimere in modo più
completo la sua valenza di motore dello sviluppo di diversi comparti economici
strategici per il Veneto. Il progetto di aggregazione delle multiutility — ma
anche di fiere e consorzi fidi — ha individuato la possibilità di costruire
soggetti economici forti, in grado di creare sistema e quindi masse critiche,
economie di scala ed efficienze e, in ultima analisi, di generare vantaggi sia
per le singole società coinvolte che per il territorio. I numeri del piano
dicono che portare a sistema le multiutility della nostra Regione significa dar
vita ad un unicum organico e unitario, veneto per i veneti, che produce
vantaggi per tutti (vantaggi di tipo economico), dalle imprese coinvolte
all'utenza, e che allontana il rischio di diventare facile preda di interessi
extra regionali. Nessun Monòpoli dunque e nessun trastullo in operazioni
finanziare fini a se stesse, compreso l'acquisto del 2 per cento di azioni di
Ascopiave, soglia minima per una rappresentanza nella governance. Oggi Veneto
Sviluppo è strenuamente impegnata ad offrire al sistema produttivo veneto gli
strumenti più adeguati per fronteggiare questa condizione di crisi; prosegue il
lavoro sulle aggregazioni di multiutility, fiere e confidi (su questo ultimo
fronte è già stato presentato alla Regione Veneto il relativo progetto), mentre
sul versante delle iniziative per far fronte alla crisi è stato elaborato un
progetto di fondo di garanzia e contro garanzia con il quale affrontare la
difficile situazione finanziaria e con cui sopperire al credit crunch che le
aziende stanno vivendo. Veneto Sviluppo continua a lavorare in sinergia con le
istituzioni per offrire al mondo economico regionale risposte efficaci e
rapide. Ora è più che mai pronta a proseguire sulla strada intrapresa, dando
vita a nuovi strumenti finanziari utili a supportare le aziende a superare la
crisi e a progettare il rilancio economico del Veneto. presidente Veneto
Sviluppo Spa La spiegazione della Presidente mi lascia meno convinto di prima.
Per presentare una lista in Ascopiave serve il 2,5 per cento e all'ultima
assemblea per entrare in consiglio è servito più del 5. Con il 2 per cento
Veneto Sviluppo non può far nulla e ciò sempre che Ascopiave abbia bisogno di
avere Veneto Sviluppo nel suo consiglio di amministrazione dopo che è stata
invece l'unica società che spontaneamente si è prestata al disegno aggregatore
di Veneto Sviluppo. Forse è Veneto Sviluppo che ha sposato tardi il disegno già
da tempo noto di Ascopiave. Il supporto ai Confidi e al credito — ripeto — mi
pare essenziale in questo tempo di crisi: non ho invece mai detto che ciò debba
avvenire senza produrre utili. Ho detto solo che ad esso vanno riservate le
risorse che invece continuano ad essere spese per disegni — quali fiere e
multiutility — che non hanno prodotto nulla. La vigilanza della Banca d'Italia
non può essere invocata per spiegare che si sono comperate azioni Ascopiave ma
ad essa sarà bene sempre riferirsi così da fare meglio il proprio mestiere.
Quanto agli utili: la quasi totalità viene dalla plusvalenza in Save che fu
attribuita alla Regione nel 1986 da una legge (su questo rimando a quanto
scrissi su questo giornale l'11 luglio 2006). m.m.
( da "Nazione, La (Prato)" del 03-03-2009)
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CRONACA PRATO pag. 6
SI TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini 14) il seminario
della Uip ... SI TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini
14) il seminario della Uip (nella foto il presidente Marini) sull'accesso al credito
e i fondi di garanzia. Un incontro che rientra nel quadro
delle iniziative assunte dall'Unione per informare le imprese sulle
potenzialità dei fondi regionali di garanzia del credito. La Regione ha
sottoscritto col sistema bancario un protocollo di intesa "anti-crisi" che rende
operative due nuove misure di garanzia presso Fidi Toscana.
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 03-03-2009)
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Martedì 3 Marzo
2009, «Le banche devono garantire più disponibilità alle aziende e ai clienti
privati alle prese con la crisi. Finora non ho colto quel clima di collaborazione
sbandierato pubblicamente in questi giorni». Non ha peli sulla lingua Maurizio
Baratello, consigliere comunale del Pd che nella vita fa il commercialista ma
che è delegato dal sindaco Massimo Cacciari a seguire l'iter della riforma sul
federalismo ficale. L'apertura dimostrata nei giorni scorsi dai dirigenti dei
maggiori istituti presenti sul territorio, all'indomani dell'appello alle
banche lanciato dai sindaci della Riviera del Brenta e del Miranese, dai
sindacati e dagli industriali, non trova, a suo avviso, riscontro nei fatti:
«In questo periodo non ho visto nessuna banca che consenta di rimodulare un
debito o un contratto di leasing. Semmai tendono a consolidare le ipoteche e a
rendere più gravose le condizioni per la clientela. Non fanno riferimento al
costo del denaro indicato dalla Banca centrale europea, che in prospettiva sarà
sempre più tendente a zero. Al contrario, aumentano lo "spread" nei
confronti della clientela, affievolendo così i benefici del calo del costo del
denaro. Non mi sembra questo il modo per aiutare le piccole imprese ad
affrontare la crisi». Che per Baratello è grave e non promette nulla di buono,
almeno nel breve periodo: «La crisi deve ancora toccare il fondo - dice - ci
saranno ulteriori tagli all'occupazione che già oggi vede un precariato diffuso
e un massiccio ricorso alla cassa integrazione. Se non ci sarà disponibilità da
parte di chi gestisce il credito, prevedo la chiusura di numerose aziende e
piccole e medie imprese». Un'incognita - questa volta in positivo - è legata
allo sviluppo dei Tremonti-bond, le obbligazioni che saranno sottoscritte dal
Tesoro per sostenere il capitale delle grandi aziende di credito. «Ma senza una
riforma del sistema bancario - insiste Baratello - è difficile
che la situazione possa migliorare. Le banche detengono ancora titoli tossici,
hanno chiuso le linee di credito ai loro clienti. In questo momento di crisi
dovrebbero mettere a disposizione la loro credibilità e soprattutto il
patrimonio». Qualcosa, ammette il consigliere del Pd, è cambiato con il calo
dei mutui, ma non abbastanza per poter davvero incidere sulle condizioni di
pagamento di chi aveva sottoscritto il contratto in un diverso clima economico.
«Se c'è disponibilità da parte delle banche, dev'essere tangibile - insiste
Baratello - anche nel sostegno alle imprese che a loro volta fanno fatica a
concretizzare i loro crediti esigibili. Bisogna accompagnare le imprese
nell'azione di riscossione, senza tenerle sotto pressione». Anche perché gli
accorpamenti avvenuti negli ultimi tempi nel settore del credito hanno
penalizzato le aziende. «Se un'impresa poteva vantare un
fido da centomila euro con una banca e un altro di pari valore con un altro
istituto, con la fusione fra le due banche è rimasto un unico fido. Mi rendo
conto che le banche sono sottoposte a parametri molto rigidi di controllo
imposti dalla Banca d'Italia, ma questo clima si ripercuote negativamente sulle
imprese. Se non cambiano le cose, rischiamo di dover affrontare nei
prossimi mesi molte situazioni di crisi per le aziende e le piccole imprese a
corto di credito». A.Fr.
( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
il caso Le donne
imprenditrici dell'Ascom "Pari opportunità nella
richiesta di fidi bancari" ALESSANDRIA Le donne manager chiedono pari
opportunità per l'accesso al credito. Perché in banca si sentono discriminate.
«Se a gestire l'impresa è una donna, il tasso di interesse imposto dalle banche
per l'accesso al credito, soprattutto per il fido in conto corrente, ampiamente
utilizzato dalle microimprese del commercio, del turismo e dei servizi,
è più elevato rispetto a quello applicato alle imprese guidate da uomini». E'
quanto emerge da una ricerca del Sole 24 Ore, sottolineata da Vittoria Poggio,
presidente provinciale di Terziario Donna-Confcommecio. «Purtroppo - dice la
presidente Poggio -, a fronte di un incremento della presenza delle imprese
femminili nel panorama economico italiano, che nell'ultimo anno è stato del 9%
(dati Censis-Confcommercio), esistono ancora troppe disparità tra i ruoli di
donne e uomini nel mondo del lavoro». Aggiunge Vittoria Poggio: «Il fatto che
il credito, da sempre e sempre più elemento vitale per le piccole e medie
industrie, ''costi di più'' per le imprese in rosa (0,3%), non ha nessun
fondamento oggettivo». «Si potrebbe pensare - aggiungono da Terziario Donna -
che i tassi più elevati siano applicati alle imprese guidate da donne perché
considerate più rischiose, ma non è così. Le imprese femminili falliscono meno
di quelle maschili e hanno una qualità del credito completamente paragonabile,
se non addirittura migliore, a quelle gestiste dai maschi. Negli ultimi anni,
infatti, i tassi di fallimento erano rispettivamente dell' 1,9 e del 2,2%».
Terziario Donna-Confcommercio annuncia «interventi mirati per farsi portavoce
nelle giuste sedi delle istanze e dei diritti delle lavoratrici». «Stiamo
mettendo a punto - conclude Poggio -, in collaborazione con AscomFidi, una
linea di credito specifica per le esigenze dell'imprenditoria femminile».
( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
La fortuna dell'Est
si è esaurita L'Austria in bilico L'Est, da sempre la sua fortuna, adesso
rischia di essere la palla al collo che può farla naufragare. La caduta della
Cortina di ferro ha portato vent'anni di affari e ricchezza per l'Austria che,
dopo lungo tempo, sembrava aver ritrovato il suo tradizionale ruolo di ponte
per l'Oriente. Contratto su contratto le banche di Vienna sono diventate le
numero uno per l'esposizione nella regione, caricandosi quasi il 20% di tutti i
crediti delle nuovo democrazie dell'ex patto di Varsavia. Solo la Erste Bank e
Raiffeisen International si sono esposte per 230 miliardi di euro in
affidamenti concessi, ovvero circa il 70% del pil nazionale austriaco. Se si
conta anche la Bank Austria (gruppo Unicredit), la somma sale a 280 miliardi.
Quando s'è visto che arrivava la tempesta, le banche austriache hanno
cominciato a ritirare liquidità, aggravando la situazione dell'economia, mentre
i loro titoli in Borsa hanno fatto registrare forti cali. All'inizio della
crisi dei mutui, l'Austria ha adottato un piano da 100 miliardi per il settore bancario, ma nessuna banca vi ha però finora fatto ricorso e
i vertici di governo e le istituzioni bancarie ripetono che il sistema
austriaco è solido. In effetti le maggiori agenzie di rating non hanno
abbassato le loro valutazioni, confermando per il paese e il suo sistema
creditizio la tripla A. Gli analisti non si fidano.Per
salvarsi Vienna potrebbe essere costretta a rinunciare al segreto bancario. Sarebbe un sacrifico politico grave per il cancelliere
socialdemocratico Werner Faymann. Ma per evitare la bancarotta e attirarsi i
consensi dei partner potrebbe essere un passo necessario. \
( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
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Pagina VI - Firenze
Intesa tra Fidi Toscana, Camera di Commercio e Regione. Mantellassi: apriamo ai
privati Mukki, 12 milioni per il rilancio "Tra 3 anni l´ingresso in
borsa" Un´iniezione di denaro per la Centrale del Latte. La società verrà
ricapitalizzata per dare ossigeno alle casse e allungare
gli onerosi mutui bancari in parte legati agli investimenti sulla nuova sede a
Novoli. Fidi Toscana e la Camera di Commercio di Firenze sono pronte a sborsare
dodici milioni di euro (due li metterà l´ente camerale, altri due la Provincia,
il resto la Regione): il protocollo d´intesa è già pronto, mancano soltanto le
firme che verranno messe in calce il prossimo 11 o 12 marzo. «è
un´operazione importante e funzionale all´indebitamento di cui soffre in questo
momento la Mukki Latte» spiega il presidente della Camera di Commercio Luca
Mantellassi che poi allarga l´orizzonte verso il futuro della società che
produce fra l´altro il latte ad Alta Qualità del Mugello: «La Camera è
favorevole ad aprire il capitale a terzi, passato questo momento complicato,
fra due o tre anni, secondo noi, servirà un operatore locale e/o la quotazione
a un mercato regolamentato, penso a un debutto in borsa». Perché aspettare due
o tre anni? «Per consolidare la ristrutturazione del debito con le banche». Su
chi potrebbe essere l´operatore locale interessato a entrare nel capitale della
Mukki i giochi sono apertissimi, ma su una cosa la Camera di Commercio mette il
veto: «Non deve essere un grande marchio di altrove, noi pensiamo che sia importante
un operatore locale, va bene anche una merchand bank. L´importante è che si
tuteli l´alta qualità del prodotto che viene oggi realizzato attraverso una
filiera che è da salvaguardare». Soltanto poche settimane fa due consiglieri
comunali, uno di Forza Italia Marco Stella, l´altro di Alleanza nazionale
Stefano Alessandri, avevano attaccato proprio la gestione di Mukki Latte
definendola disastrosa assieme ad altre cinque partecipate: «Costano quindici
euro l´anno a ciascun fiorentino». Nel mirino c´erano anche Ataf, Casa Spa,
Centrale del Latte, Mercafir, Quadrifoglio e Sas. (l.m.)
( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-03-2009)
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Sono in arrivo nuovi
strumenti finanziari Aziende in crisi: intesa Confidi-commercialisti Nuovi
strumenti finanziari in arrivo per le piccole e medie aziende in difficoltà. E'
stato siglato infatti un nuovo accordo fra i commercialisti e il Confidi
Friuli. Le imprese potranno infatti utilizzare un nuovo documento integrativo
per il rinnovo o la richiesta di finanziamenti, in modo da agevolare tutte le
pratiche a livello di iter burocratico e non solo. Anche e soprattutto per
abbreviare le tempistiche di rinnovo o richiesta di finanziamenti agli istituti
di credito. «Siamo soddisfatti - spiega il presidente dell'Ordine Marco
Pezzetta - che Confidi abbia capito l'importanza di questa iniziativa e auspico
che questo sia solo il primo di una serie di progetti di collaborazione con
enti e istituzioni del territorio». Il documento rappresenta una modalità
chiara e standardizzata di presentazione della situazione economica e
finanziaria dell'impresa, attuale e prospettica, che può rendersi utile alla
valutazione effettuata dal Confidi in fase di istruttoria per il rinnovo o il
consolidamento dei fidi bancari. La finalità è quella di
fornire i dati aziendali, economici e patrimoniali dell'impresa in modo
immediato, riducendo così i tempi di esecuzione delle pratiche amministrative.
Tale iniziativa non è obbligatoria per le imprese e non si sostituisce
all'istruttoria delle banche o del Confidi ma vuole essere uno strumento in
mano alle pmi che stanno vivendo gli effetti della crisi dei mercati
finanziari e, in particolare, la contrazione del credito. «Abbiamo sposato
questo progetto - indica l'ad di Confidi Friuli, Michele Bortolussi - perché è
un aiuto diretto e concreto alle imprese e rappresenta un primo reale esempio
di collaborazione con i commercialisti per sviluppare sinergie volte a
promuovere la diffusione degli strumenti finanziari presso le imprese,
particolarmente importante in questo momento di crisi». I commercialisti
chiamati a redigere il documento assicureranno, con la sottoscrizione del
certificato, la coerenza tra i dati storici e le previsioni effettuate
dall'impresa che presenta il piano finanziario.
( da "Corriere del Veneto" del 04-03-2009)
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Corriere del Veneto
- PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-03-04 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE Galan, pressing sulle banche «Credito più facile alle imprese» La
Regione avvia un monitoraggio periodico con gli istituti veneti E l'assessore
Sartor: «Non guardate solo i bilanci, siate lungimiranti» A palazzo Balbi i
rappresentanti dell'Abi, della Federazione delle banche di credito cooperativo
e dei Confidi VENEZIA — Non volevano il solito osservatorio di monitoraggio, nè
l'ennesima cabina di regia anti-crisi. Volevano, i governanti del Veneto,
guardare in faccia i signori delle banche nostrane e dire loro: fate la vostra
parte, mettendoci non soltanto l'innata prudenza di chi deve, per mestiere, far
circolare il denaro, ma anche un po' di elasticità e di lungimiranza. Riassunto
in poche parole, quelle del governatore Giancarlo Galan: «è essenziale agire
sull'intero sistema e facilitare l'erogazione del credito». Parole magiche, di
questi tempi: facilitare il credito. Gli imprenditori, soprattutto quelli
medio-piccoli - che sono la stragrande maggioranza nel Veneto - si lamentano
esattamente del contrario. Fino ad alzare bandiera bianca ( vedi l'intervista a
destra) e denunciare il rischio di chiudere bottega. Il tavolo Ieri mattina, a
palazzo Balbi, si è riunito per la prima volta il «tavolo tecnico sul credito
alle imprese». Per la politica: il presidente della Regione, Giancarlo Galan, con
gli assessori al Bilancio, Isi Coppola, e all'Economia, Vendemiano Sartor. Per
le banche: i delegati dell'Abi (Alfredo Checchetto), della Federazione banche
di credito cooperativo (Andrea Bologna) e i rappresentanti dei Confidi e di
Veneto Sviluppo. Giudizio finale di Galan: «Io, che sono contrario in genere
alla moltiplicazione di tavoli e osservatori, devo ammettere che l'incontro si
è rivelato non soltanto strategico, ma direi quasi indispensabile: oggi più che
mai, la politica chiede di conoscere con esattezza e precisione lo scenario
economico generale e le ripercussioni sul nostro territorio». L'obiettivo,
dichiarato in modo esplicito da Isi Coppola, è operativo: «Per la fine di
marzo, quando ci incontreremo di nuovo - spiega la signora del bilancio
regionale - abbiamo chiesto di avere non soltanto i dati aggiornati sulla
quantità e qualità dei prestiti bancari, sulla raccolta e sui flussi di
sofferenze, ma anche un'analisi puntuale degli strumenti da mettere in campo
per sostenere le famiglie e le imprese. In tempi di difficoltà - sottolinea
Coppola chiediamo a banche e Confidi di imparare a valutare in modo diverso
l'erogazione del credito: se le aziende arriveranno soffocate al momento della
ripresa, non avranno la forza per ripartire». Un concetto ribadito con forza da
Vendemiano Sartor: «Alle banche diciamo - mette in chiaro l'assessore
all'Economia - di non pesare le imprese, soprattutto le Pmi, soltanto sulla
base di quelle quattro carte che contengono i dati di bilancio. Abbiano un po'
di lungimiranza, valutino i progetti di investimento. E ai Confidi chiediamo
uno sforzo: accompagnino le imprese nella presentazione alle banche, stiano
dalla loro parte ». Il bando Giusto ieri, la giunta regionale ha approvato in via definitiva il bando ordinario che metterà a
disposizione di trenta Consorzi fidi un tesoretto da 35 milioni di euro,
destinati a operazioni di garanzia per le imprese sui finanziamenti per
investimenti innovativi e lo sviluppo dell'imprenditorialità. Grazie
all'effetto moltiplicatore delle garanzie, potranno essere attivati oltre 220
milioni di finanziamenti. Un serbatoio di carburante disponibile
velocemente per le imprese in riserva. Il sistema moda Nelle stesse ora in cui
la giunta incontrava le banche, nell'altro palazzo della politica veneta,
quello del consiglio regionale, il presidente Marino Finozzi riceveva una
nutrita delegazione di industriali del «sistema moda», il secondo per
importanza del Veneto dopo quello metalmeccanico. Vedi la coincidenza, gli
imprenditori - guidati da Giulio Falasco (Onlyt-shirt di Padova) e dal
direttore di Confindustria Veneto Francesco Borga - hanno reclamato soprattutto
maggiore fiducia da parte del sistema bancario. Come
volevasi dimostrare. Alessandro Zuin
( da "Cittadino, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Undici milioni,
l'argine alla crisi In crescita le richieste di contributi dagli artigiani n
Più richieste d'aiuto, per importi più alti e per esigenze sempre meno legate
alla volontà di investire, quanto alla necessità di "reggersi sulle
gambe". È questo il quadro tracciato sulle imprese
lodigiane da Artfidi Lombardia, il consorzio fidi nato dalla fusione tra Lodi,
Brescia e Crema che nel
( da "Centro, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 11 - Regione
«Artigianato, riforma di settore e più fondi ai consorzi fidi» Castiglione
nella sede della Cna: 12 milioni per sostenere le piccole e medie imprese
PESCARA. Un fondo da 12-13 milioni di euro per sostenere la ripresa, e
consentire soprattutto alle piccole e medie imprese di superare la difficile
congiuntura economica. Il rapido riavvio della discussione sulla legge di
riforma dell'artigianato, ferma al palo dopo la traumatica interruzione della
passata legislatura regionale. La riduzione dei consorzi fidi, l'uso dei fondi
comunitari per sostenere la formazione attraverso le botteghe-scuola.
L'estensione degli ammortizzatori sociali al mondo delle Pmi. Sono gli impegni
assunti dall'assessore regionale alle Attività produttive, Alfredo Castiglione,
di fronte al presidente della Cna Abruzzo Franco Cambi e alla direzione regionale
dell'assessociazione artigiana nella sede di via Cetteo Ciglia, a Pescara.
Secondo il vice presidente della giunta Chiodi che ha risposto alle
sollecitazioni del direttore regionale Graziano Di Costanzo il fondo da 12-13
milioni dovrebbe essere reso disponibile con il bilancio di previsione 2009;
quanto al suo destino, saranno proprio le organizzazioni datoriali che
rappresentano il mondo dell'impresa abruzzese a concordarne con la Regione
l'utilizzo, anche se la strada più probabile appare il
contributo alla capitalizzazione dei consorzi fidi, gli strumenti di garanzia
necessari alle imprese per accedere al credito attraverso il sistema bancario. Per Castiglione, tuttavia, occorre ridisegnare la mappa di
queste strutture: troppe, spesso sottocapitalizzate, incapaci di assolvere la
propria funzione di sostegno all'impresa. Da qui, la volontà della
Regione di stabilire in futuro un sistema più ridigo per l'accesso al
finanziamento pubblico, offrendo una corsia preferenziale ai confidi con
maggiori garanzie di solidità. Quanto alla riforma del settore, per Castiglione
«si farà presto» sulla base del vecchio testo.
( da "Tirreno, Il" del 05-03-2009)
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Operativi, per
almeno 480 milioni, dopo l'intesa Regione-banche Fondi per i prestiti alle
aziende LUCCA. Ci sono due fondi, operativi dal 12 febbraio, per garantire i
prestiti alle imprese da parte delle banche per almeno 480milioni di euro. Lo
ricorda l'assessore regionale alle finanze, Giuseppe Bertolucci, pronto a fare
la sua parte per dare ulteriori risposte alle richieste dell'Associazione
Industriali che si rivolge direttamente alle banche e agli enti locali e alla
Regione con un appello per fronteggiare la crisi. Confartigianato. «La Regione
- dice Bertolucci - ha attivato due nuove misure di garanzia presso Fidi
Toscana, gratuite per l'impresa, che coprono fino all'80% dei finanziamenti che
le imprese chiederanno per nuovi investimenti (anche nella forma del leasing)
oppure per consolidare posizioni di debito a breve, reintegro liquidità per
investimenti già effettuati, acquisto di scorte». Con una sessantina tra le
banche più presenti in Toscana, è stato sottoscritto a dicembre un protocollo
d'intesa in cui le stesse si impegnano, a fronte di tale garanzia, a concedere
finanziamenti applicando più vantaggiosi spread massimi di tasso e a non
chiedere nessun altra garanzia. «Oltre a questo, come giunta regionale,
vigileremo attraverso l'osservatorio regionale sul credito, a cui abbiamo
deciso di affiancare - aggiunge Bertolucci - un tavolo di confronto permanente
tra domanda e offerta in Toscana. E attorno a quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e
Fidi Toscana. La situazione richiede misure straordinarie e un monitoraggio
costante, in modo che se c'è da aggiustare la rotta lo si possa fare
velocemente». L'osservatorio sul credito affiancato dal tavolo permanente
potrebbe servire anche a esaminare le iniziative intraprese a livello locale
con il sistema bancario, per coordinarle ma anche semplicemente per promuoverne
in modo migliore la conoscenza. Il tavolo servirà a verificare, nel tempo, la
risposta alle misure decise e proporre eventualmente nuovi strumenti
finanziari, se quelli operativi si dimostrassero insufficienti per aiutare
l'accesso al credito.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)
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I risparmi? Sotto il
materasso la fotografia della camera di commercio nel 2008 Cresce a Savona la
percentuale dei depositi bancari. In aumento i prestiti alle imprese Savona. I
dati registrano segni positivi ma l'andamento tutto sommato è più negativo.
Dietro la crescita di "depositi bancari" e "impieghi
bancari" della provincia di Savona, che nel 2008 hanno registrato
incrementi rispetto al 2007, c'è la fotografia di una stagnazione economica
preoccupante a Savona come in generale in Italia e in Europa (visti i tempi, si
potrebbe estendere al mondo intero). Ma si nascondono anche peculiarità: è una
provincia che sul fronte delle imprese sta "osando", cercando di rilanciarsi
e uscire dalla crisi. Lo dicono, per esempio, i tanti finanziamenti richiesti e
concessi. È quello che emerge dai dati statistici elaborati dalla Camera di
Commercio di Savona sulla base dei numeri forniti dal bollettino della Banca
d'Italia. La sostanza è che le famiglie savonesi, storicamente risparmiatrici e
con un portafogli mediamente ben fornito (basta guardare la costante crescita
del numero delle filiali bancarie), hanno aumentato i propri depositi
registrando nel 2008 quota 2.889.773 milioni di euro (quasi 3 miliardi di euro)
a fronte dei 2.762.712 dell'anno precedente. La provincia di Savona, insomma,
in termini di soldi in banca vale poco meno di 3 miliardi. Tanto? Poco?
Abbastanza a giudicare dal confronto con altre province con un numero di abitanti
simili alla nostra (ma in vetta, a livello nazionale, restano saldamente le
province lombarde e venete con numeri ben diversi). Percentualmente
l'incremento dei depositi tra il 2007 e il 2008 è stato del 4,6%, che grosso
modo è in linea con ciò che si è verificato a livello nazionale (4,8%) e
lievemente più indietro rispetto alla media registrata in Liguria (5,4%). Un
confronto con la popolazione residente può aiutare a decifrare meglio la
situazione. In soldoni su una popolazione provinciale oggi di 286 mila unità
(anche questo dato ha registrato un aumento: dello 0.5%, nel 2007 gli abitanti
erano 284 mila) la quota pro-capite di deposito bancario
è di poco più di 10mila euro (10.100) a testa. E tenendo presente che nella
popolazione ci sono anche fasce senza reddito, come i bambini, significa che la
quota reale pro-capite è più alta. Ma il vero dato economico sorprendente
emerso dalle statistiche dell'ente camerale è quello degli impieghi bancari,
ovvero i finanziamenti erogati dalle banche a famiglie e imprese. Questi in
provincia di Savona sono letteralmente esplosi facendo del savonese uno dei
territori più finanziati in assoluto. Complessivamente l'anno scorso sono stati
erogati qualcosa come 5.180.532 milioni di euro (oltre 5 miliardi di euro)
contro i 4.646.362 del 2007. «Per i tempi che corrono è moltissimo, segno di
vitalità o comunque di coraggio» sostengono gli esperti. L'incremento è stato
percentualmente altissimo, doppio rispetto alla media nazionale: dell'11.5%
contro la media italiana del 6,3% e quella ligure del 5.9%. Più nel dettaglio
ad essere maggiormente finanziate sono state ovviamente le società (non
finanziarie) con 2.642.358 milioni di euro erogati contro i 2.280.910 del 2007
(incremento del 15.8%); ma sono state parecchio finanziate anche le
"famiglie consumatrici" (da
( da "Nazione, La (Pistoia)" del 05-03-2009)
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CALCIO PISTOIA pag.
8 «Avanti con la politica dei giovani Ci iscriveremo al campionato» Il futuro
Il presidente: «E' regolare il pagamento degli stipendi entro tre mesi» LA
POLITICA dei giovani. «L'abbiamo scelta sin dall'inizio ha reso noto
Braccialini , perché è l'unica che permette alla Pistoiese di andare avanti.
Essa permette di avere tre fonti di entrata: i premi di valorizzazione, il
minutaggio dei giocatori in partita, la loro vendita». Braccialini ha detto che
l'errore è stato a luglio quando è stata allestita una rosa di 28 giocatori,
ridotta a 22 dopo la cessione di alcuni giocatori che avevano stipendi alti o
che non rientravano più nei piani tecnici dell'allenatore. «Si parla di
giovani, ma mi chiedo: si può considerare giovane uno di 22 anni?. La nostra
squadra è un mix di giocatori esperti e giovani». L'impiego degli under 21 è
strettamente legato al pagamento degli stipendi. «La Lega ha spiegato il
presidente paga i premi e i contributi a determinate scadenze. La regola è di
pagare gli stipendi mese-mese, ma la Federcalcio ammette una dilazione fino a
tre mesi. Noi, come tante società di Lega Pro e di serie A e B, sfruttiamo
questa possibilità. Se non facessimo così, faremmo la stessa fine di Lucchese,
Spezia, Massa e di altre società. Entro marzo pagheremo il mese di dicembre».
IL PRESIDENTE ha affrontato l'aspetto economico della società. «Rispetto allo
scorso anno le entrate sono notevolmente diminuite. Per più motivi: la media
spettatori scesa da
( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del
05-03-2009)
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REGGIO pag. 5 Il
nodo sono le banche L'INTERVENTO IN UN CONVEGNO sono emersi alcuni dati
allarmanti, sulla presenza di basi organizzate della 'ndrangheta. Queste
"filiali" delle organizzazioni criminali prosperavano per lo più con
i proventi del pizzo; oggi stanno prosperando anche la concessione di prestiti
usurai e il riciclaggio di denaro, approfittando di imprenditori in grave
difficoltà. Se mettiamo in conto le odierne difficoltà delle banche nella
erogazione di prestiti alle imprese ed alle famiglie, possiamo arrivare alla
facile conclusione che si sono create le condizioni "ottimali" per
una rapida crescita delle attività illegali. Occorre quindi porre la massima
attenzione al prestito affinché non si lasci l'imprenditore solo. Noi crediamo
che la riconversione del nostro tessuto economico e finanziario vada solo
perseguita con la ricerca instancabile della solidarietà sociale e della
moralizzazione di tutto il sistema: non potendolo pretendere dalle Istituzioni,
le associazioni di categoria e dei consumatori devono mantenere, anche
inasprendolo, il loro atteggiamento critico verso il sistema delle banche; è
fin troppo demagogico ricordare che il prestito in pool alla Fiat di 3 miliardi
è stato concesso con grande tempestività e forse ha comportato tempi di delibera inferiori a quelli necessari per decidere la conferma
di un piccolo fido a un modesto artigiano! Se non vi sarà un reale intervento
"motu proprio" del sistema bancario italiano
in favore delle richieste di affidamento delle aziende medio piccole e delle
famiglie, ci verrebbe da dire che la tanto criticata nazionalizzazione, almeno
temporanea, delle banche più esposte, possa essere il concreto contributo
alla riorganizzazione e moralizzazione dell'intero sistema bancario.
D'altra parte la storia si ripete: la nascita dell'Iri negli anni '
( da "Corriere della Sera" del 05-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-03-05 num: - pag: 38 autore: di
ROGER ABRAVANEL categoria: REDAZIONALE LA QUERELLE SUGLI STIPENDI DEI MANAGER
Superbonus e iper-populismo M a il vero problema sono davvero i bonus dei manager
delle banche? Qualche settimana fa ha fatto molto discutere un articolo del
Wall Street Journal, ripreso anche da alcuni media italiani. L'articolo
criticava duramente banche e gruppi finanziari come Citigroup, Capital One e
GMAC perché continuavano a sponsorizzare i costosi eventi sportivi del football
americano, mentre la Honda, all'insegna della frugalità, aveva abbandonato la
Formula 1. Il dibattito ha iniziato a vertere
inevitabilmente sulle competenze di marketing dei manager bancari, che non
sanno investire nella promozione. In effetti la novità più interessante di
queste settimane sarebbe un'altra: a non fidarsi più dei manager non sono solo
gli azionisti, ma anche i contribuenti, che ora sono diventati indirettamente
azionisti delle banche, dopo che gli Stati sono intervenuti per salvarle.
E i media sono a caccia di notizie come quella delle sponsorizzazioni sportive,
per poter accusare: «Ecco come spendono i vostri soldi »! In questo modo
innervosiscono i contribuenti, che iniziano a domandarsi se pratiche assai poco
francescane del mondo finanziario, come i bonus o i pranzi al lago con i
clienti, sono giustificate. E i politici reagiscono: Barack Obama ha messo un
tetto alle retribuzioni dei manager delle banche che ricevono il supporto
finanziario dello Stato. Il discorso si sta rapidamente allargando fuori dal
sistema bancario, e ora interessa anche il mondo delle
imprese industriali, dove azionisti furibondi leggono di stock options
milionarie incassate da amministratori delegati di aziende che hanno perso metà
del loro valore di Borsa. Il dibattito è arrivato perfino al mondo dello
spettacolo: la Rai è stata criticata per il compenso di un milione di euro a
Bonolis per condurre il Festival di Sanremo. Ma la crisi che stiamo
attraversando è davvero dovuta alle retribuzioni degli avidi manager di banche
e imprese? Ovviamente no: le retribuzioni dei manager sono solo «la punta
dell'iceberg». Innanzitutto è importante distinguere tra impresa e impresa. Se
un manager ben pagato di un'azienda privata che fabbrica cioccolato sbaglia e
l'azienda salta, il problema è circoscritto all'imprenditore che la guida, ai
lavoratori della azienda ed eventualmente ai suoi fornitori. Il discorso non è
molto diverso per una grande azienda industriale quotata in Borsa, solo che gli
azionisti e i lavoratori coinvolti sono molti di più. Quando è saltata la
Enron, il danno è stato immenso, ma comunque circoscritto. Quando però si parla
di grandi banche, soprattutto globali, il discorso è diverso: i disastri
combinati da chi le ha guidate coinvolgono il destino di milioni di persone. Da
qui l'attenzione dei politici alle retribuzioni dei manager, ufficialmente
giustificata dal fatto che molte banche stanno ormai utilizzando il denaro dei
contribuenti. Ma pensare che per evitare la prossima crisi gli Stati debbano
controllare le paghe dei manager è bieco populismo. Innanzitutto le
responsabilità di quanto è avvenuto nella finanza globale sono diffuse: la
colpa non è certo tutta dei manager trentenni che, potendo scegliere tra guadagnare
qualche milione di dollari, oppure essere licenziati, hanno scelto la prima
opzione e preso enormi rischi. La colpa è stata anche dei loro ammini-stratori
delegati (a loro volta con retribuzioni stratosferiche), che hanno approvato
questi diabolici incentivi retributivi. La colpa è anche di molti azionisti di
queste banche, soprattutto di quelli che hanno guadagnato somme enormi negli
ultimi quindici-vent'anni e che sono usciti indenni prima del crollo delle
Borse. La colpa maggiore è probabilmente dei consigli di amministrazione delle
banche e soprattutto dei loro comitati per la remunerazione, che dovevano
vigilare proprio sugli stipendi dei manager. Questi consigli (come peraltro
quelli di molte imprese industriali quotate) si sono concentrati unicamente
sulla compliance, ovvero il rispetto di regole e procedure, senza sapere
veramente cosa stava succedendo nella loro banca. Il problema è che nel mondo bancario i rischi si sono rivelati immensi e che è molto
difficile renderli trasparenti: era già accaduto in parte con la Enron, dove il
Cda era composto di persone di primissimo livello, comunque però non hanno
capito cosa stava veramente succedendo. La notizia grave su Citigroup non è che
sponsorizzi il Superbowl, ma che lo stesso giorno in cui l'amministratore
delegato Vikram Pandit discuteva del crollo del titolo con la Federal Reserve e
il Tesoro, il presidente di Citigroup, sir Winfried Bischoff, era al Golf
Resort Penha Longa in Portogallo, per assistere a una conferenza sulla
globalizzazione. Le soluzioni populistiche rischiano di portare alla totale
deresponsabilizzazione e demotivazione della leadership bancaria che nei
prossimi anni dovrà operare una profonda trasformazione delle proprie
organizzazioni: queste persone sono infatti le sole ad avere le competenze e le
informazioni necessarie per prendere le decisioni sia sulle spese di marketing
sia su scelte di gestione operativa, assai più complesse. Banche senza manager
eccellenti nella gestione del rischio e senza i giusti incentivi strangoleranno
le imprese, anche quelle che meritano di ricevere il credito. Lo Stato, che sta
diventando azionista di molte banche, deve resistere alla tentazione di entrare
nella gestione e nella governance attiva: deve invece assicurarsi che i
consigli di amministrazione entrino finalmente nel merito di ciò che avviene
all'interno delle banche e vigilino sull'operato del management. Il risanamento
delle banche e della finanza, oltre che da una nuova regulation del sistema,
dovrà partire dal merito di chi siede nei consigli di amministrazione.
http://meritocrazia.corriere.it/
( da "Italia Oggi" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
ItaliaOggi sezione:
Economia e Politica data: 05/03/2009 - pag: 9 autore: di Simona D'Alessio A
gennaio e febbraio erogati 1,9 mld. Profumo: se il pil non cresce, non
cresciamo neanche noi UniCredit, finanziate 22 mila pmi Malavasi (Cna):
allarmante il silenzio degli altri gruppi bancari A gennaio e febbraio 2009
UniCredit ha sovvenzionato oltre 22 mila piccole e medie imprese per un totale
di 1,9 miliardi di euro, accontentando tre aziende su quattro che avevano
presentato nuove richieste di liquidità. Un impegno finanziariamente
consistente, ma necessario perché, secondo l'amministratore delegato del gruppo
bancario Alessandro Profumo, «se chiudiamo i rubinetti
e il sistema imprenditoriale crolla, ci ritroviamo in un paese che non cresce
più. Se il pil non cresce, non cresciamo e andiamo male anche noi». Del
rapporto fra aziende e banche si è discusso ieri a Roma nel corso di un
convegno, all'indomani di una serie di incontri, in tutto il territorio
nazionale, fra rappresentanti dell'istituto di Piazza Cordusio e membri delle
associazioni di categoria (Cna, Casartigiani, Cia, Coldiretti, Compagnia delle
opere, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confindustria)
e dei consorzi di garanzia dei fidi (CreditAgri, Fedart
Fidi, Federascomfidi, Federconfidi, Fincredit), che lo scorso 5 novembre hanno
dato vita al progetto «Impresa Italia». E sono incoraggianti anche i numeri
relativi ai finanziamenti erogati tramite la valorizzazione della garanzia dei
Confidi: nei primi due mesi del 2009, infatti, sono stati distribuiti
circa 4.200 nuovi stanziamenti, per un totale di oltre 250 milioni, a riprova
del ruolo positivo che i consorzi hanno nell'intensificare e facilitare il
dialogo tra la banca e i territori in un momento delicato come questo. Lo scenario
economico globale sta subendo dei cambiamenti strutturali a causa della crisi e
il business creditizio è strettamente legato alle oscillazioni sui mercati
finanziari. Pertanto, ha proseguito Profumo, «è nel nostro interesse avere un
tessuto imprenditoriale che continua a crescere» ed è indispensabile sostenere
quei soggetti che «difficoltà ne hanno», ricordando che il 24% delle imprese
alle quali a gennaio «abbiamo dato credito sono in perdita, e il 39% ha un
ritorno sul capitale al di sotto del 2%». I dati parlano chiaro sulla
condizione di affanno in cui versano le aziende: a inizio 2009, UniCredit ha
registrato un calo di circa il 30% nella domanda di finanziamenti (
( da "ContribuentiWeb" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
05/03/2009
COMUNICATO STAMPA. BANCHE, CONTRIBUENTI.IT: SI FIDA SOLO
UNA FAMIGLIA SU QUATTRO ROMA - Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani
nei confronti delle banche. Lo rileva Contribuenti.it - Associazione
Contribuenti Italiani che con lo Sportello Antiusura monitora costantemente la
fiducia dei nei confronti delle principali banche italiane. Il sondaggio
effettuato su un campione di 5.880 famiglie rileva nel mese di febbraio un calo
di fiducia dei contribuenti italiani dell'3,7%: solo una famiglia su quattro si
fida della propria banca. Su 5.880 famiglie, 1.170 (pari al 19,89%) sono a
favore della propria banca, mentre 4.710 (pari a 80,11%) sono contrarie.
"E' il peggior dato registrato nel 2009 - ha sottolineato Vittorio
Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - Il risultato e' da attribuirsi alla
mancanza di trasparenza nei bilanci delle banche Trasparenza significa che
tutte le banche devono tirare fuori gli asset tossici dai loro bilanci. La cosa
piu' importante e' che si faccia luce sulla qualita' dei bilanci bancari.
Argomenti da trattare urgentemente con il ministro Tremonti e con Draghi".
"Siamo pronti al dialogo ed al confronto - ha proseguito Carlomagno - per
esporre la gravissima situazione in cui versano i contribuenti italiani.
Sarebbe opportuno aiutare le famiglie e concedere anche a loro una tregua per
almeno 12 mesi, per il rilancio dei consumi".
( da "KataWebFinanza" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi
Solo
una famiglia su quattro si fida delle banche (Teleborsa) - Roma, 5 mar -
Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani nei confronti delle banche. Lo
rileva Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con lo
Sportello Antiusura monitora costantemente la fiducia dei nei confronti delle
principali banche italiane. Il sondaggio effettuato su un campione di 5.880 famiglie
rileva nel mese di febbraio un calo di fiducia dei contribuenti italiani
dell'3,7%: solo una famiglia su quattro si fida della propria banca. Su 5.880
famiglie, 1.170 (pari al 19,89%) sono a favore della propria banca, mentre
4.710 (pari a 80,11%) sono contrarie. "E' il peggior dato registrato nel
2009 - ha sottolineato Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - Il
risultato e' da attribuirsi alla mancanza di trasparenza nei bilanci delle
banche Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori gli asset
tossici dai loro bilanci. La cosa pi importante e' che si faccia luce sulla
qualita' dei bilanci bancari. Argomenti da trattare urgentemente con il
ministro Tremonti e con Draghi". "Siamo pronti al dialogo ed al
confronto - ha proseguito Carlomagno - per esporre la gravissima situazione in
cui versano i contribuenti italiani. Sarebbe opportuno aiutare le famiglie e
concedere anche a loro una tregua per almeno 12 mesi, per il rilancio dei
consumi". 05/03/2009 - 19:24