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PRIVILEGIA NE IRROGANTO     di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “CREDITO FIDI AZIENDE”

 

 

 

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Report "Revoca fidi"  1-5 mar 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

affondati dalla stretta sul credito ( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: la stessa banca e non è mai accaduto che una ricevuta bancaria sia stata respinta. Senza il fido come posso far fronte ai pagamenti? Mi è necessario per far quadrare i tempi di pagamento dei materiali rispetto a quelli di incasso alla consegna del lavoro. Abbiamo bisogno di respiro. Il lavoro non manca e avrei anche delle opportunità di crescita ma non ho la forza per coglierle»

Brevi spunti di ottimismo ( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: imprenditori a mettere mano ai portafogli e patrimonializzare le imprese con mezzi propri, condizione che agevolerebbe la concessione dei fidi bancari. Il Governo è in campo, ma banche e imprenditori debbono agire simultaneamente per evitare che uno aspetti l'altro o peggio ancora addebiti all'altro responsabilità comuni. Solo la coesione di tutte le forze può bloccare la crisi.

Le orgogliose reti corte del Nord-Est ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: solidarietà si chiede la defiscalizzatone degli investimenti nelle imprese (a proposito di scarsa patrimonializzazione), l'anticipo bancario della cassa integrazione che verrà erogata dagli enti pubblici agli operai e si mobilitano i consorzi fidi per ricreare fiducia tra imprese e banche e, udite udite, anche per aiutare quelle che non ce la fanno a chiudere al meglio e senza farsi male.

IN TOSCANA SEMPRE PIÙ IMPRESE SI LAMENTANO DELLA DIFFICOLTÀ AD OTTENERE PRESTITI DALLE BANCHE DECISA L'ISTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO PERMANENTE SUL RISPETTO DEL PROTOCOLLO ( da "marketpress.info" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: E attorno a quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana» risponde l´assessore regionale al bilancio Giuseppe Bertolucci rivolgendosi in particolare a Confesercenti, Confcommercio, Cna e Confartigianato che oggi, anticipando alcuni dati che saranno presentati domani da Unioncamere Toscana, hanno spiegato come il 77%

La microfinanza parla ai giovani ( da "Miaeconomia" del 02-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fido c/cEmissione assegni e iscrizione CaiObblighi dei cointestatari del c/cC/c per deposito assegniFattura con pagamento di rimessa diretta Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Intestazione immobile e mutuo a minoreObblighi del fideiussorePiano ammortamento americanoMutuo a Stato Avanzamento LavoriSurroga mutuo cointestatoCuratore per immobile intestato a minoreSurroga mutuo

Nazionalizzare non è più un tabù ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: la situazione è riassumibile in poche parole: nessun nuovo fido e richieste pressanti di rientro. I semplici richiami alle banche servono a nulla. Ciò che serve è la combinazione di una diagnosi lucida del problema e la conseguente iniziativa di chi, avendo responsabilità istituzionali, può attaccare quel problema.

tremonti bond, banche in pista per sostenere 70 mila aziende - massimo minella aldo lampani ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: le regole di merito per poter accedere all´agognato fido di breve termine (cassa, smobilizzo di creditorie in generale) stabilite dal sistema bancario, e non solo quello italiano, sono rigide. Declinate da un regolamento di rating, di valutazione, di voto dettato dalle norme accettate dal mondo finanziario e che va sotto il nome di Basilea II.

i fondi di garanzia contro la crisi ( da "Tirreno, Il" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ha infatti recentemente sottoscritto col sistema bancario toscano uno specifico protocollo di intesa "anti-crisi" che rende operative due nuove misure di garanzia presso Fidi Toscana. In sostanza vengono accesi, per un ammontare complessivo di 48 milioni di euro, specifici fondi di garanzia a copertura dei finanziamenti che le imprese toscane chiederanno per nuovi investimenti (

consob chiede più trasparenza su bond, polizze e derivati - vittoria puledda ( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: a chi li colloca più di quanto facciano altri prodotti, la Consob sottolinea che "occorre orientare la costruzione dei meccanismi di incentivo della struttura aziendale secondo criteri non contrapposti al miglior interesse del cliente". Insomma, è giusto guadagnare ma non a scapito di chi si fida della banca che gli sta vendendo polizze e obbligazioni.

Veneto Sviluppo: nessun Monòpoli, solo finanza ( da "Corriere del Veneto" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ma anche di fiere e consorzi fidi — ha individuato la possibilità di costruire soggetti economici forti, in grado di creare sistema e quindi masse critiche, economie di scala ed efficienze e, in ultima analisi, di generare vantaggi sia per le singole società coinvolte che per il territorio.

SI TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini 14) il seminario della Uip ... ( da "Nazione, La (Prato)" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Un incontro che rientra nel quadro delle iniziative assunte dall'Unione per informare le imprese sulle potenzialità dei fondi regionali di garanzia del credito. La Regione ha sottoscritto col sistema bancario un protocollo di intesa "anti-crisi" che rende operative due nuove misure di garanzia presso Fidi Toscana.

Le banche devono garantire più disponibilità alle aziende e ai clienti privati alle ... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 03-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: impresa poteva vantare un fido da centomila euro con una banca e un altro di pari valore con un altro istituto, con la fusione fra le due banche è rimasto un unico fido. Mi rendo conto che le banche sono sottoposte a parametri molto rigidi di controllo imposti dalla Banca d'Italia, ma questo clima si ripercuote negativamente sulle imprese.

"Pari opportunità nella richiesta di fidi bancari" ( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Pari opportunità nella richiesta di fidi bancari" ALESSANDRIA Le donne manager chiedono pari opportunità per l'accesso al credito. Perché in banca si sentono discriminate. «Se a gestire l'impresa è una donna, il tasso di interesse imposto dalle banche per l'accesso al credito, soprattutto per il fido in conto corrente, ampiamente utilizzato dalle microimprese del commercio,

La fortuna dell'Est si è esaurita L'Austria in bilico ( da "Stampa, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Gli analisti non si fidano.Per salvarsi Vienna potrebbe essere costretta a rinunciare al segreto bancario. Sarebbe un sacrifico politico grave per il cancelliere socialdemocratico Werner Faymann. Ma per evitare la bancarotta e attirarsi i consensi dei partner potrebbe essere un passo necessario.

mukki, 12 milioni per il rilancio "tra 3 anni l'ingresso in borsa" ( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: allungare gli onerosi mutui bancari in parte legati agli investimenti sulla nuova sede a Novoli. Fidi Toscana e la Camera di Commercio di Firenze sono pronte a sborsare dodici milioni di euro (due li metterà l´ente camerale, altri due la Provincia, il resto la Regione): il protocollo d´intesa è già pronto, mancano soltanto le firme che verranno messe in calce il prossimo 11 o 12 marzo.

aziende in crisi: intesa confidi-commercialisti ( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: fidi bancari. La finalità è quella di fornire i dati aziendali, economici e patrimoniali dell'impresa in modo immediato, riducendo così i tempi di esecuzione delle pratiche amministrative. Tale iniziativa non è obbligatoria per le imprese e non si sostituisce all'istruttoria delle banche o del Confidi ma vuole essere uno strumento in mano alle pmi che stanno vivendo gli effetti della

Galan, pressing sulle banche <Credito più facile alle imprese> ( da "Corriere del Veneto" del 04-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: ha approvato in via definitiva il bando ordinario che metterà a disposizione di trenta Consorzi fidi un tesoretto da 35 milioni di euro, destinati a operazioni di garanzia per le imprese sui finanziamenti per investimenti innovativi e lo sviluppo dell'imprenditorialità. Grazie all'effetto moltiplicatore delle garanzie, potranno essere attivati oltre 220 milioni di finanziamenti.

Il bilancio in chiaroscuro del Consorzio fidi che lavora nelle province di Lodi, Brescia e Crema ( da "Cittadino, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: È questo il quadro tracciato sulle imprese lodigiane da Artfidi Lombardia, il consorzio fidi nato dalla fusione tra Lodi, Brescia e Crema che nel 2008 ha visto moltiplicarsi i suoi sforzi (11 milioni di finanziamenti approvati, il 38 per cento in più rispetto al 2007) per sostenere artigiani e imprenditori contro le con le prime "ondate" della crisi economica.

artigianato, riforma di settore e più fondi ai consorzi fidi ( da "Centro, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: anche se la strada più probabile appare il contributo alla capitalizzazione dei consorzi fidi, gli strumenti di garanzia necessari alle imprese per accedere al credito attraverso il sistema bancario. Per Castiglione, tuttavia, occorre ridisegnare la mappa di queste strutture: troppe, spesso sottocapitalizzate, incapaci di assolvere la propria funzione di sostegno all'impresa.

fondi per i prestiti alle aziende ( da "Tirreno, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana. La situazione richiede misure straordinarie e un monitoraggio costante, in modo che se c'è da aggiustare la rotta lo si possa fare velocemente». L'osservatorio sul credito affiancato dal tavolo permanente potrebbe servire anche a esaminare le iniziative intraprese a livello locale con il sistema bancario,

I risparmi? Sotto il materasso ( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: poi Cairo Montenotte e Finale Ligure con 9, Vado-Quiliano, Pietra Ligure e Varazze con 7 e a seguire tutte le altre località. D. Frec. 05/03/2009 ' 05/03/2009 una provadi coraggioConcedere più finanziamenti è un segno di vitalità e coraggio con i tempi che corrono gli esperti bancaridegli Uffici fidi 05/03/2009

<Avanti con la politica dei giovani Ci iscriveremo al campionato> ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Meno male che dalle trasferte raccogliamo qualcosa. Giocando in casa, ci rimettiamo sempre. Tuttavia, posso assicurare che la Pistoiese, a parte i debiti ordinari, non ha grosse esposizioni. Abbiamo un fido bancario di 100mila euro». e. cab.

Il nodo sono le banche ( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: di delibera inferiori a quelli necessari per decidere la conferma di un piccolo fido a un modesto artigiano! Se non vi sarà un reale intervento "motu proprio" del sistema bancario italiano in favore delle richieste di affidamento delle aziende medio piccole e delle famiglie, ci verrebbe da dire che la tanto criticata nazionalizzazione, almeno temporanea, delle banche più esposte,

Superbonus e iper-populismo ( da "Corriere della Sera" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: vertere inevitabilmente sulle competenze di marketing dei manager bancari, che non sanno investire nella promozione. In effetti la novità più interessante di queste settimane sarebbe un'altra: a non fidarsi più dei manager non sono solo gli azionisti, ma anche i contribuenti, che ora sono diventati indirettamente azionisti delle banche, dopo che gli Stati sono intervenuti per salvarle.

UniCredit, finanziate 22 mila pmi ( da "Italia Oggi" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: e dei consorzi di garanzia dei fidi (CreditAgri, Fedart Fidi, Federascomfidi, Federconfidi, Fincredit), che lo scorso 5 novembre hanno dato vita al progetto «Impresa Italia». E sono incoraggianti anche i numeri relativi ai finanziamenti erogati tramite la valorizzazione della garanzia dei Confidi: nei primi due mesi del 2009, infatti,

COMUNICATO STAMPA. BANCHE, CONTRIBUENTI.IT: SI FIDA SOLO UNA FAMIGLIA SU QUATTRO ( da "ContribuentiWeb" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: IT: SI FIDA SOLO UNA FAMIGLIA SU QUATTRO ROMA - Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani nei confronti delle banche. Lo rileva Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con lo Sportello Antiusura monitora costantemente la fiducia dei nei confronti delle principali banche italiane.

Solo una famiglia su quattro si fida delle banche ( da "KataWebFinanza" del 05-03-2009)
Argomenti: Revoca fidi

Abstract: Solo una famiglia su quattro si fida delle banche (Teleborsa) - Roma, 5 mar - Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani nei confronti delle banche. Lo rileva Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con lo Sportello Antiusura monitora costantemente la fiducia dei nei confronti delle principali banche italiane.


Articoli

affondati dalla stretta sul credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 13 - Pisa Affondati dalla stretta sul credito Gli imprenditori denunciano: «Siamo sempre di più a rischio usura» C'è chi ha chiesto un prestito di 10mila euro al proprio istituto di fiducia e si è visto cancellare subito dalla lista dei clienti PONTEDERA. Il giro di vite sul credito alle imprese anche in Valdera ha l'effetto di una condanna. Una difficoltà che rispecchia la crisi e paradossalmente contribuisce ad alimentarla. è quanto raccontano alcuni imprenditori che con il velo dell'anonimato hanno accettato di raccontare la loro odissea. Parole che hanno il tono di un appello al sistema bancario affinché allenti la stretta, che rischia di affondarli nel pantano della crisi. Da settembre a oggi le domande di finanziamento respinte sono cresciute del 20%. Una realtà con cui si sta confrontando il 77% delle imprese secondo Unioncamere. Una vera odissea. è quella che sta vivendo un autotrasportatore che dopo essere riuscito a risalire dal pozzo di tenebra dell'usura, saldando il suo conto con gli aguzzini, non riesce a ottenere dalla banca un certificato di capacità finanziaria necessario per la sua attività. «Ho vissuto nel buio più assoluto - spiega il camionista - Chiedo solo di poter lavorare ma è necessaria una fideiussione di 50mila euro. Non ho debiti ma con il mio camion vecchio non sono ritenuto affidabile dalla banca. Invece, se ne avessi uno nuovo preso con un finanziamento non avrei difficoltà ad avere il certificato. Per essere affidabile devo avere un debito con la banca o alzare la cornetta e mettermi di nuovo nelle mani dei miei ex aguzzini. Per lor sono una persona affidabile, gli ho restituito otto volte l'importo prestato». E il suo stesso problema, stando alle associazione di categoria, lo stanno incontrando anche molte altre realtà dell'autotrasporto. Alle strette ci sono anche aziende "normali". Specie nella zona del Cuoio il termometro del credito segna rosso. Una febbre che è dovuta al calo delle lavorazioni in conto terzi, in alcuni casi con punte del 50%. Un imprenditore si è visto rifiutare un finanziamento nell'ordine dei 10mila euro, dopo che la domanda era stata verbalmente accolta dalla sua banca. E a distanza di qualche giorno ha ricevuto la richiesta di rientro da parte dell'istituto. In pratica, la banca lo ha escluso dal portafoglio dei clienti. Più le realtà sono piccole maggiore è la difficoltà a ottenere finanziamenti. Anche per quelle che operano nel settore della metalmeccanica. «Alle scorte di magazzino abbiamo sempre fatto fronte con un finanziamento - spiega un imprenditore - E il debito lo abbiamo sempre onorato. Ma in un momento in cui la liquidità dell'azienda è particolare, si fatica a riscuotere pur avendo un portafoglio ordini importante, la banca mi ha negato l'affidamento richiesto». E aggiunge: «Nell'istituto di cui sono da sempre cliente non c'è più l'autonomia decisionale di una volta. Le banche guadagnano grazie anche a noi e se tutti ci diamo una mano possiamo venire fuori dalle difficoltà». A inceppare il meccanismo che permette da sempre alle imprese di lavorare è la difficoltà di consolidare le esposizioni a breve termine con prestiti a medio e lungo termine dietro controgaranzia. «Nonostante il Consorzio Fidi Toscana fosse disposto a garantire per l'intero importo di cui avevo necessità la banca mi ha rifiutato il finanziamento - dice un'imprenditore del comparto plastico - Mi hanno tenuto in ballo per sei mesi prima di abbandonarmi al mio destino». Altra storia. «Da decenni lavoro con la stessa banca e non è mai accaduto che una ricevuta bancaria sia stata respinta. Senza il fido come posso far fronte ai pagamenti? Mi è necessario per far quadrare i tempi di pagamento dei materiali rispetto a quelli di incasso alla consegna del lavoro. Abbiamo bisogno di respiro. Il lavoro non manca e avrei anche delle opportunità di crescita ma non ho la forza per coglierle». Manolo Morandini

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Brevi spunti di ottimismo (sezione: Revoca fidi)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

L'intervento Brevi spunti di ottimismo Il bollettino di guerra di economia e finanza continua ad essere denso di peggioramenti, tanti, e miglioramenti, scarsi. Quella a cui assistiamo è una dolorosa rappresentazione su un palcoscenico affollato di crolli di Borsa, aumenti di disoccupazione e sfiducia, con il Pil che scivola più in basso delle più pessimistiche previsioni. Solo in un angolino si nota qualcosa di buono: il crollo dell'inflazione, sparute imprese che in controtendenza aumentano i fatturati, l'occupazione e i profitti. Ikea docet. Ma gli scenari sono .plumbei, la flessione nel quarto trimestre del Pil americano del 6,2 per cento, contro l'atteso 3,8, ha affossato ulteriormente le Borse mondiali che, anche nell'ultima settimana, hanno registrato forti perdite con quella di Milano come lepre negativa. Eppure il nostro Pil, pur annunciato in considerevole calo, terrebbe meglio di quelli degli altri partners del G8: le previsioni più realistiche si attestano intorno al -2,6 per cento, quelle ottimistiche al -2 per cento, ma il timore di un -3 per cento e oltre è tutt'altro che da escludere. Il calo della produzione di febbraio secondo Confindustria, sarà di oltre il 15 per cento, pur in presenza degli incentivi per auto, elettrodomestici e arredi. Un dato che porta a prevedere un peggioramento della crescita del Pil nel primo trimestre dell'anno. La bassa inflazione ha sostenuto la domanda almeno nella grande distribuzione evitando il crollo. Nel breve termine ci sono però altri problemi: l'introito erariale in indubbio calo, i costi degli ammortizzatori sociali in continua espansione, l'aumento esponenziale dei mancati pagamenti forniture e servizi, con i protesti in lievitazione. Tre componenti che minano la stabilità dei conti e aumentano il rischio default di tante partite Iva. I Tremonti bond possono essere un parziale freno a fallimenti e disoccupazione e spingere le banche ad abbassare i rating di accesso al credito e i tassi applicati. Oltre alla disponibilità degli imprenditori a mettere mano ai portafogli e patrimonializzare le imprese con mezzi propri, condizione che agevolerebbe la concessione dei fidi bancari. Il Governo è in campo, ma banche e imprenditori debbono agire simultaneamente per evitare che uno aspetti l'altro o peggio ancora addebiti all'altro responsabilità comuni. Solo la coesione di tutte le forze può bloccare la crisi. Abbiamo bisogno, tutti,di un progetto - paese in cui ciascuno faccia la sua parte. Obama oltre che sui numeri su quello punta, proviamoci anche noi. di Bruno Villois 01/03/2009

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Le orgogliose reti corte del Nord-Est (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-03-01 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE TRACCE E I SOGGETTI ... Le orgogliose reti corte del Nord-Est di Aldo Bonomi u Continua da pagina 1 M a sono tutti orgogliosi nel dire «noi ce la faremo ». Tornando ai nostri fondamentali; al trittico famiglia- impresa-campanile. Anche se vorresti obiettare che ti pare un po' poco in tempi di globalizzazione, di crisi globale, rimani senza parole. Perché ti rendi conto che questo orgoglioso fondamentalismo, pur privo di analisi puntuali sulla crisi e sul capitalismo, altro non è che una rivendicazione che qui è la società locale che fa economia, che fa impresa. Se prima era la società messa al lavoro adesso tocca alla società locale tutta trovare gli anticorpi necessari in questo nuovo esodo. Se osservate e raccontate in superficie le tre province appaiono come piattaforme produttive che, prese le misure della crisi, paiono tenere. Regge l'orizzontalità operosa del Trentino. Perla di quella corona alpina sempre prima nelle classifiche del Sole 24 Ore. C'è stata una neve mai vista dalla fine del secolo. Tiene e tira il distretto della neve. In questa terra di frontiera tanti fanno turismo, un po' gli impiegati pubblici e bancari nelle casse rurali, sono tutti cooperatori in agricoltura , metalmezzadri e ricercatori nelle imprese del fondo valle. Ci si prepara ai tempi difficili, fortunati loro, con strumenti della Provincia autonoma che ha stanziato dai 640 agli 800 milioni di euro (il 5% del Pil provinciale) per misure anticrisi e per quei 14mila lavoratori precari risolvendo quello che nel resto del paese fa problema. Si capisce perché sul margine dei confini provinciali alcuni comuni vorrebbero farsi trentini più che nordestini. Al di là dell'invidia territoriale, a proposito di campanili, anche Verona si racconta con orgoglio. Non siamo come Brescia che ha preso la sbandata per la finanza e che ha visto la crisi verticale delle famiglie della siderurgia salvate dai russi. Qui l'agricoltura tiene,l'agroalimentare è di qua-lità, e nella crisi, si sa, i beni primari tengono più di quelli voluttuari. L'ossaturadel sistema locale, 92mila famiglie per 60mila impresine tiene. Reti corte che si avvantaggiano delle reti lunghe della logistica che fa di Verona una porta tra Nord-Ovest e Nord-Est, tra Nord e Sud Europa con una fiera e un aeroporto in grado di competere con Milano e Malpensa. Parrà strano ma dove va peggio è nella Vicenza leader nell'export manifatturiero (che toccava il 60% quasi superando quello della Grecia). Forse proprio per questo. Si è spenta la luce dei mercati esteri per quelle medie imprese che più di altre avevano innovato prodotti e mercati. Qui sono localizzate una buona parte di quelle 400 imprese della meccatronica del Nord-Est in filiera con l'automotive tedesco. E nell'Europa di oggi,come insegna il caso inglese, ognuno tende a pensare all'impresa e agli operai suoi. Non c'è orgoglio nel raccontare la crisi dell'orafo e della concia vicentina. In tutte e tre le province sono trasversalmente presenti le difficoltà di un settore immobiliare che tirava, e le modernizzazioni incompiute delle reti infrastrutturali. Il passante di Mestre è stato finalmente aperto ma le autostrade finiscono spesso in strade vicinali di campagna. Rimane l'annoso problema della patrimonializzazione delle imprese e Basilea 2 è vista, in tempi di crisi del credito, come una norma vessatoria. Si pone al sistema bancario una domanda da dilemma del prigioniero: accompagnare tutti con politiche di credito orizzontali o privilegiare con verticalità solo quelli che ce la fanno? A differenza che nel Nord Ovest ai primi segnali di difficoltà si è guardato più alla famiglia che alla cassa integrazione. Ma oggi con l'approvazione della cassa integrazione in deroga sostenuta dalle regioni, la domanda per il sistema del capitalismo molecolare degli artigiani si è fatta pressante. Già, non basta il trittico famiglia- impresa-campanile. Né l'orgogliosa retorica di una società che lavora se la società tutta del Nord-Est non alzerà il suo baricentro. Segnali di un vitalismo, di una società che si alza nella crisi ci sono. Gli enti locali, dalle regioni ai comuni, si mobilitano. Come un tempo accompagnavano il proliferare delle imprese oggi accompagnano le loro difficoltà. Le rappresentanze danno senso a quella retorica del fare sistema che paradossalmente era una parola vuota ai tempi delle vacche grasse e diventa un fare società di mezzo in tempo di crisi. Il presidente degli industriali Andrea Tomat propone una coalizione allargata alle banche e ai mediatori sociali dell'impresa, come i commercialisti, e tutti rispondono. Dal presidente degli artigiani di Vicenza, 80mila, quindi più degli addetti della Fiat, alla segretaria della Cisl del Veneto. In nome di una società in grado di reggere nella solidarietà si chiede la defiscalizzatone degli investimenti nelle imprese (a proposito di scarsa patrimonializzazione), l'anticipo bancario della cassa integrazione che verrà erogata dagli enti pubblici agli operai e si mobilitano i consorzi fidi per ricreare fiducia tra imprese e banche e, udite udite, anche per aiutare quelle che non ce la fanno a chiudere al meglio e senza farsi male. Ci si prepara quindi con orgoglio a reggere l'urto con il risentimento che alimenta i cahier de doleance che, per chi l'avesse dimenticato, prima della rivoluzione francese erano i lamenti e la voce del popolo contro il re Sole. Quelli che hanno in mano oggi potere, regole e strumenti per accompagnare territori e popolo minuto nella crisi, le leggano e ne tengano conto. bonomi@aaster.it UN SENTIRE DIFFUSO Da Trento a Vicenza e a Verona si coglie un certo risentimento ma anche la sicurezza di dire: noi ce la faremo

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IN TOSCANA SEMPRE PIÙ IMPRESE SI LAMENTANO DELLA DIFFICOLTÀ AD OTTENERE PRESTITI DALLE BANCHE DECISA L'ISTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO PERMANENTE SUL RISPETTO DEL PROTOCOLLO (sezione: Revoca fidi)

( da "marketpress.info" del 02-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Lunedì 02 Marzo 2009 IN TOSCANA SEMPRE PIÙ IMPRESE SI LAMENTANO DELLA DIFFICOLTÀ AD OTTENERE PRESTITI DALLE BANCHE DECISA L?ISTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO PERMANENTE SUL RISPETTO DEL PROTOCOLLO Firenze 2 marzo 2009 - Le imprese si lamentano della stretta creditizia, degli spread in aumento che vanno sommarsi ai tassi di interesse fortunatamente in discesa, dei tempi di istruttoria più lunghi e di rating attribuiti dalle banche, a loro giudizio, opachi nelle motivazioni. «Vigileremo attraverso l´osservatorio regionale sul credito, a cui abbiamo deciso di affiancare un tavolo di di confronto permanente tra domanda e offerta in Toscana. E attorno a quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana» risponde l´assessore regionale al bilancio Giuseppe Bertolucci rivolgendosi in particolare a Confesercenti, Confcommercio, Cna e Confartigianato che oggi, anticipando alcuni dati che saranno presentati domani da Unioncamere Toscana, hanno spiegato come il 77% delle imprese toscane del commercio, del turismo e dell´agricoltura lamentino una stretta del credito reale e che da settembre a oggi le domande di finanziamento respinte dalle banche sono cresciute del 20 per cento. «La situazione ? ribadisce l´assessore ? richiede misure straordinarie e un monitoraggio costante, in modo che se c´è da aggiustare la rotta lo si possa fare velocemente». La Regione ha attivato due fondi da 48 milioni operativi dal 12 febbraio, creati con lo scopo di garantire prestiti alle imprese da parte delle banche per almeno 480 milioni. Con gli istituti bancari, una sessantina tra le banche più presenti in Toscana, è stato sottoscritto a dicembre anche un accordo in cui si fissano gli spread massimi applicabili. «L´osservatorio sul credito affiancato dal tavolo permanente ? conclude Bertolucci ? potrebbe utilmente servire anche a esaminare le iniziative intraprese a livello locale con il sistema bancario, per coordinarle ma anche semplicemente per promuoverne in modo migliore la conoscenza. Il tavolo potrebbe verificare, nel tempo, la risposta alle misure decise e proporre eventualmente nuovi strumenti finanziari, se quelli operativi si dimostrassero insufficienti per aiutare l´accesso al credito. Le riunioni del tavolo potrebbero aiutare anche a migliorare il rapporto tra banche e imprese, oltre che a capire le reciproche esigenze. E naturalmente sarà utile per monitorare l´applicazione del protocollo che con le banche abbiamo sottoscritto». . <<BACK

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La microfinanza parla ai giovani (sezione: Revoca fidi)

( da "Miaeconomia" del 02-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Gli ultimi articoli da: Esperto conti correnti Assegno protestatoLiquidare importo c/c del de cuiusProtesto delegato in bancaGaranzia pubblica sui depositi di c/cEstratto conto onlineIscrizione Sic per fido c/cEmissione assegni e iscrizione CaiObblighi dei cointestatari del c/cC/c per deposito assegniFattura con pagamento di rimessa diretta Gli ultimi articoli da: Esperto mutui casa Intestazione immobile e mutuo a minoreObblighi del fideiussorePiano ammortamento americanoMutuo a Stato Avanzamento LavoriSurroga mutuo cointestatoCuratore per immobile intestato a minoreSurroga mutuo cointestatoMutuo per protestatoRitiro garanzia affittoMutuo e certificato di abitabilita? BANCA E MUTUI » Conti correnti La microfinanza parla ai giovani (02/03/2009) La crisi e? in pieno atto. Il giro di vite sul credito alle imprese e alle famiglie da parte delle banche italiane ormai e? certificato. Ma in questa fase difficile per l?economia, qualcosa cresce e tanto: sono i giovani che si rivolgono agli istituti bancari e che ora trovano le porte aperte con tanto di servizi di micro finanza dedicati loro. Sono prodotti ad hoc per tutti questi clienti che altrimenti non avrebbero accesso al mondo bancario perché senza garanzie, in piena precarieta? o mobilita? lavorativa e con l?incertezza sempre in agguato. Una fetta di cittadini sempre piu? numerosa che non e? passata inosservata alle banche e ai gruppi creditizi italiani che hanno cosi? deciso di specializzarsi e dedicare loro il maggior numero di servizi e prodotti: Bancomat, prepagate e conto correnti a pacchetto sono quelli piu? richiesti, seguiti a una certa distanza dall?accredito dello stipendio e dal servizio di Internet banking. A rivelarlo e? la ricerca condotta dall?Associazione bancaria italiana su ?Banche e inclusione finanziaria: indagine sul territorio italiano?, per la quale la microfinanza va ora a braccetto con questa nuova categoria di clientela. La crescente inclusione finanziaria di giovane, studenti, lavoratori precari e immigrati e? attestata dal fatto che, secondo l?ultimo monitoraggio Abi sul tasso di sviluppo per tipologia di clientela, in banca si rivolgono sempre piu? gli under 30: i correntisti di eta? fino a 25 anni sono aumentati del 23% nel 2007, contro il +17% del 2006 e contro una media generale del +1,5%. I numeri piu? delle parole. Secondo l?Abi, considerando il totale delle offerte dedicate a questa nuova categoria di clienti, quasi il 24% e? rappresentata dai servizi di risparmio, il 22% dai servizi di credito e il 26,2% dal comparto dei conti correnti e dei servizi di pagamento. Nello specifico, agli studenti va il 13,5% dei servizi di risparmio di microfinanza offerti dalle banche, il 9% nel caso dei servizi di credito, oltre il 14,2% se si considera il comparto dei conti correnti e dei servizi di pagamento. Mentre ai lavoratori con contratti atipici, nella maggior parte giovani, va invece il 10% dei servizi di risparmio offerti, oltre il 13% di quelli di credito, il 12% per conti correnti e servizi di pagamento. Non va, tuttavia, sottovalutata l?altra fascia importante che spinge le attivita? di microfinanza: gli immigrati. In particolare, i servizi di risparmio offerti alla clientela straniera rappresentano il 17,9% del totale, quelli inerenti ai servizi di credito sono il 20,1%, mentre circa il 26% e? dato dal comparto dei conti correnti e dei servizi di pagamento. Un vero boom quello registrato che trova riscontro nell?elevato livello di bancarizzazione degli immigrati: gli stranieri che si rivolgono alle banche e utilizzano prodotti finanziari sono aumentati del 67,9%, un +12 in soli due anni. Sono molti i servizi dedicato loro: oltre ai conti correnti con costi agevolati, nel pacchetto servizi compaiono quelli di trasferimento delle rimesse, servizi assicurativi, prodotti di risparmio, carte di credito e di debito revolving e ricaricabili e, in alcuni casi, specifici prodotti di credito immobiliare. Infine, un 37% dei servizi di credito e? rivolto alle attivita? imprenditoriali promosse da donne, immigrati, terzo settore o insediate in aree depresse. 3 voti - » Vota questa notizia »

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Nazionalizzare non è più un tabù (sezione: Revoca fidi)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 03-03-2009)

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economia pag. 27 Nazionalizzare «non è più un tabù» Per mesi si è discettato sulla possibilità del ripetersi di un 1929; purtroppo, il nuovo 1929 era già avvenuto. Ora, si discetta sulla possibilità di una recessione simile a quella del 1930-'32; purtroppo, la caduta attuale della produzione è tanto rapida da poter portare già in pochi mesi a un nuovo 1932. Dall'inizio della crisi sono stati attuati colossali salvataggi bancari, interventi fiscali e monetari di intensità e coordinamento internazionale senza precedenti; eppure, si va profilando un nuovo 1932. Qual è il nodo irrisolto? È il credito bancario: finché non tornerà a affluire a tassi ragionevoli e in quantità adeguata, le imprese avranno problemi, sarà sempre più forte l'interazione tra difficoltà delle banche e delle imprese. Recentemente, i tassi interbancari sono scesi molto per una duplice spinta: l'attesa d'ulteriori tagli e l'avvio di un nuovo mercato interbancario nel quale la stessa Bankitalia fa da controparte e assicura sia la chiusura delle operazioni, sulla base di garanzie pre-costituite, sia l'anonimato di chi prende liquidità a prestito. Pertanto, abbassando i tassi ufficiali e recuperando il controllo dell'interbancario, le autorità monetarie hanno fatto molto per consentire un abbassamento del costo del credito alle imprese. Che tuttavia dipende anche dallo spread che gli istituti di credito e, purtroppo, lo spread è salito in modo abnorme, anche di diversi punti percentuali su certe tipologie di operazioni. Quanto alla quantità di credito a disposizione delle imprese, la situazione è riassumibile in poche parole: nessun nuovo fido e richieste pressanti di rientro. I semplici richiami alle banche servono a nulla. Ciò che serve è la combinazione di una diagnosi lucida del problema e la conseguente iniziativa di chi, avendo responsabilità istituzionali, può attaccare quel problema. Ebbene, la diagnosi rivela due fatti. Primo, diversi gruppi bancari hanno una situazione di bilancio tale da non potere assolvere adeguatamente ai propri compiti di sostegno alle imprese. Secondo, i vertici di quei gruppi stanno prendendo consapevolezza di ciò troppo lentamente, al punto che i loro interventi correttivi non fermano il continuo appesantimento del problema. Lo stesso vale per i Tremonti bond. A fine novembre si respingeva con sdegno l'idea del loro utilizzo: ora l'atteggiamento è cambiato. Nel frattempo, però, c'è stato un ulteriore tracollo delle quotazioni di Borsa e delle prospettive di conto economico, determinato, tra l'altro, dall'evidenza di dicembre-febbraio di una più grave gelata produttiva e di stallo dei mercati dell'Est. Per cui, il ripensamento potrebbe essere tardivo, quindi non più risolutivo. Non possiamo permetterci la lunga agonia di una banca perché una «moribonda» è strutturalmente incapace di assolvere alle proprie responsabilità nei confronti delle imprese; in quel caso, le autorità devono intervenire a risanarla rapidamente o ucciderla. In un contesto che propone le quotazioni che sappiamo, i perduranti problemi di chiusura dei bilanci 2008, la sospensione da parte di alcuni del mark-to-market e della contabilizzazione - per diversi mesi ormai - delle grosse perdite su crediti, e una grossa incertezza sulle prossime trimestrali, è fondamentale capire subito, ora, quali banche hanno un futuro e quali no. Per questo, le autorità dovrebbero condurre degli stress-test in grado di rivelare la possibilità di alcune banche di superare il lungo stallo del 2009-10 della produzione e le conseguenti perdite attese di fatturato e su crediti. Qualora una banca non superasse la verifica, le autorità dovrebbero intervenire, se necessario anche con la nazionalizzazione temporanea. Lo «stato banchiere» può non piacere, ma l'opzione va valutata rispetto all'alternativa della nazionalizzazione delle imprese. In ogni caso, come già avvenuto in Svezia, la nazionalizzazione dovrebbe essere temporanea. In particolare, dopo essere stato risanato, il gruppo bancario dovrebbe essere «spacchettato» in banche territoriali da ricollocare sul mercato; con questo, lo Stato potrebbe spuntare un prezzo più alto e molte aree industriali tornerebbero ad avere istituti di credito di territorio che, come la crisi insegna, sono le uniche a costituire per le aziende un affidabile punto di riferimento.

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tremonti bond, banche in pista per sostenere 70 mila aziende - massimo minella aldo lampani (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

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Pagina XII - Genova SEGGIOLE & POLTRONE CONFINDUSTRIA, IL TIGULLIO SI RINNOVA Tremonti bond, banche in pista per sostenere 70 mila aziende Imprenditori, raffica di nomine scelte in rosa e volti nuovi MASSIMO MINELLA ALDO LAMPANI L´accesso al futuro, per le aziende genovesi, sarà questione di capitalizzazione, regolarità e rating. Partiamo da ieri l´altro. Sono stati finalmente stabiliti i criteri per l´assegnazione dei "Tremonti Bond", creati per sostenere (non ricostituire, come accade altrove) l´attività delle banche italiane che ne faranno richiesta. Serviranno soprattutto per aiutare il sistema bancario ad accompagnare l´erogazione del credito necessario al rilancio di produzione, consumi ed occupazione. Ma lo sforzo pubblico non è stato accompagnato dalla revisione delle "regole di ingaggio", che creano i presupposti necessari alle aziende per aver merito ad ottenere, o riottenere, nuove linee di credito. Si dichiara che l´operazione è stata messa in atto per sostenere soprattutto le piccole e medie imprese, quelle che si riassumono nell´acronimo Pmi, da sempre riconosciute come spina dorsale del Paese. E soprattutto di Genova e della Liguria. Nella provincia di Genova, quello che era uno dei vertici del triangolo industriale, i numeri dell´incertezza sono evidenti. Su circa 75 mila imprese 43,4 mila hanno un solo addetto, quasi 28 mila ne hanno da 2 a 9 e 2100 occupano dai 10 ai 19 addetti. Solo 884 imprese dispongono di un numero di dipendenti tra le 20 e le 49 unità. A svettare oltre i 50 addetti sono solo 401 aziende. E sono gli ultimi numeri disponibili, riferiti cioè più o meno alla metà dello scorso anno. Di certo non comprendono gli aggiornamenti successivi a settembre 2008, cioè il momento in cui la crisi finanziaria ha aggredito l´economia reale. Resta il fatto che per la microimpresa, quella che rappresenta a spanne il 90% delle aziende genovesi ed almeno il 50% dell´occupazione privata, il grande piano pubblico non prende posizione. Almeno niente di diverso da generiche richieste di sussidio indiscriminato a tutti i licenziati. Inattuabili. Per una logica che purtroppo capiscono tutti. E poi, si diceva, le regole di merito per poter accedere all´agognato fido di breve termine (cassa, smobilizzo di creditorie in generale) stabilite dal sistema bancario, e non solo quello italiano, sono rigide. Declinate da un regolamento di rating, di valutazione, di voto dettato dalle norme accettate dal mondo finanziario e che va sotto il nome di Basilea II. Sono regole severe, rigide, codificate. Impongono, ed invero assecondano, nella sostanza, esclusivamente il puro "miglioramento" dei dati di bilancio anno dopo anno, la regolarità dell´utilizzo dei fidi già in disponibilità, il mantenimento del patrimonio rispondente da parte delle aziende. In un circolo virtuoso senza soluzione di continuità. Siccome non si è letto da nessuna parte che tali regole siano state variate, e dunque alleggerite, sarà interessante vedere come - sulle basi di Basilea II - si potranno concedere le linee di credito, visto che sarà dura che esistano società che abbiano chiuso un 2008 meglio del 2007.

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i fondi di garanzia contro la crisi (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 03-03-2009)

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Seminario all'Unione industriale I fondi di garanzia contro la crisi PRATO. Atteso appuntamento all'Unione Industriale sul tema credito, di strettissima attualità. Il seminario che si terrà oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria rientra nel quadro delle iniziative assunte dall'Unione per informare le imprese associate delle potenzialità dei fondi regionali di garanzia del credito. La Regione ha infatti recentemente sottoscritto col sistema bancario toscano uno specifico protocollo di intesa "anti-crisi" che rende operative due nuove misure di garanzia presso Fidi Toscana. In sostanza vengono accesi, per un ammontare complessivo di 48 milioni di euro, specifici fondi di garanzia a copertura dei finanziamenti che le imprese toscane chiederanno per nuovi investimenti (anche nella forma del leasing) oppure per il reintegro della liquidità. Si tratta di garanzie, gratuite per le aziende, che possono coprire fino all' 80% dell'importo finanziato dagli istituti di credito per gli investimenti e fino al 60% per il reintegro della liquidità. Le condizioni di accesso prevedono la rispondenza a parametri che si auspica possano essere alla portata di buona parte delle aziende del distretto. Opportunità potenzialmente interessanti, quindi, che l'Unione Industriale terrà strettamente monitorate per verificarne l'effettivo utilizzo da parte delle banche: l'auspicio è che di questi strumenti venga fatto un uso esteso ed appropriato, e che siano anche le stesse imprese a proporre agli istituti di credito di ricorrervi. Interverrà al seminario anche Pietro Bracci, responsabile dell'Area Garanzie di Fidi Toscana.

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consob chiede più trasparenza su bond, polizze e derivati - vittoria puledda (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 03-03-2009)

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Pagina 23 - Economia Consob chiede più trasparenza su bond, polizze e derivati I "titoli illiquidi" avranno una scheda sintetica per far capire che cosa si sta comperando, quanto si paga e quanto si rischia a venderli VITTORIA PULEDDA MILANO - E´ stata una delle "consultazioni" più complesse e più lunghe nella storia della Consob (il testo è stato fatto girare dal maggio scorso ed ha ricevuto più risposte dello stesso Regolamento intermediari, che pur era nuovo) ma alla fine le regole sui titoli illiquidi hanno visto la luce. Il testo della Consob riguarda i bond bancari - strutturati e non - le assicurazioni con alto contenuto finanziario (in particolare index e unit linked, e polizze a capitalizzazioni) e i derivati non quotati (gli Otc). Per questi, niente più vendite disinvolte, scarsa informazione, opacità sul prezzo: tutti i passaggi saranno sottoposti a norme di trasparenza ("raccomandate" dalla Consob, ma la moral suasion di un´autorità di controllo difficilmente può essere ignorata) e a precisi vincoli in fatto di determinazione del prezzo (il cosiddetto pricing) e di valutazione dell´adeguatezza dei vari strumenti al profilo del cliente-risparmiatore (in questi secondi casi si tratta di norme vincolanti, perché rappresentano una sorta di interpretazioni autentiche della Consob di norme già esistenti). Il presupposto è che i titoli illiquidi, di diritto o di fatto, sono più rischiosi per chi li sottoscrive e, specularmente, spesso più convenienti per chi li vende. Quindi c´è un doppio ordine di ragioni per prescrivere la massima trasparenza nel momento della vendita; il paragone - esplicito - con i rendimenti offerti da strumenti analoghi per durata ma senza rischi (i titoli di Stato); la rendicontazione periodica sul valore presumibile di questi strumenti nei vari periodi e le modalità di smobilizzo degli investimenti prima della scadenza (con le possibili penalizzazione in termini di costi e di tempi di esecuzione della vendita); il tutto in una scheda che sintetizzi i termini di cosa si sta comperando, tenendo presente che si tratta più di un "servizio" offerto alla clientela che non di un semplice "prodotto". L´obiettivo dichiarato è di agevolare un "livellamento del campo di gioco" tra strumenti diretti alla clientela e in competizione tra loro (come chiesto da tempo da Assogestioni) affinché - per quanto possibile - siano "applicabili le stesse regole" anche perché il risparmiatore tende a percepire come "a basso rischio finanziario" e a "capitale garantito" i bond bancari e le polizze. D´ora in poi, continua il testo della Consob, bisognerà spiegare ai risparmiatori - per iscritto - quanti caricamenti e quanti costi occulti ci sono su un prodotto, con una formula molto chiara: indicando nella scheda quanto varrebbe la polizza o il bond se fosse rivenduto il giorno dopo (in assenza di variazioni finanziarie). Per quanto riguarda i derivati, inoltre, chi li vende deve accertarsi che siano congruenti con il profilo di rischio del cliente e che servano davvero da copertura. E siccome alcuni strumenti "rendono" (in termini di commissioni) a chi li colloca più di quanto facciano altri prodotti, la Consob sottolinea che "occorre orientare la costruzione dei meccanismi di incentivo della struttura aziendale secondo criteri non contrapposti al miglior interesse del cliente". Insomma, è giusto guadagnare ma non a scapito di chi si fida della banca che gli sta vendendo polizze e obbligazioni.

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Veneto Sviluppo: nessun Monòpoli, solo finanza (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 03-03-2009)

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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: NOTTEEGIORNO - data: 2009-03-03 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE La replica Veneto Sviluppo: nessun Monòpoli, solo finanza di IRENE GEMMO A lcuni giorni fa, sulle colonne di questo giornale, Massimo Malvestio si è espresso in merito al ruolo che Veneto Sviluppo dovrebbe avere in questo momento di crisi, mettendo in discussione l'operato e alcune scelte fatte dalla Finanziaria Regionale. E' importante ricordare ai lettori che Veneto Sviluppo è una società per azioni a capitale misto (51 per cento Regione, 49 istituti bancari), sottoposta al controllo della Banca d'Italia, e che, come tale, essa deve produrre profitti per adempiere alla propria missione, vale a dire sostenere lo sviluppo del tessuto economico-produttivo veneto. Veneto Sviluppo è una società sana che negli ultimi due anni fiscali ha prodotto i migliori risultati di sempre in termini di utili. Dal gennaio 2008 ad oggi, assieme al sistema bancario ed imprenditoriale, la Finanziaria Regionale ha attivato ben 421 milioni di euro di finanziamenti agevolati ad aziende del comparto manifatturiero, dell'artigianato, del commercio, del turismo e del settore agroalimentare, coprendo così ampia parte dello spettro di attività del mondo produttivo regionale e con una copertura territoriale di tutte le province venete. Il piano industriale approvato dal cda nel dicembre 2007, sviluppato in piena integrazione con la politica economica della Regione, ha segnato un'evoluzione del ruolo di Veneto Sviluppo che da mero intermediario finanziario di fondi regionali si è posta l'obiettivo di diventare coordinatore di processi evolutivi in atto sul territorio, per esprimere in modo più completo la sua valenza di motore dello sviluppo di diversi comparti economici strategici per il Veneto. Il progetto di aggregazione delle multiutility — ma anche di fiere e consorzi fidi — ha individuato la possibilità di costruire soggetti economici forti, in grado di creare sistema e quindi masse critiche, economie di scala ed efficienze e, in ultima analisi, di generare vantaggi sia per le singole società coinvolte che per il territorio. I numeri del piano dicono che portare a sistema le multiutility della nostra Regione significa dar vita ad un unicum organico e unitario, veneto per i veneti, che produce vantaggi per tutti (vantaggi di tipo economico), dalle imprese coinvolte all'utenza, e che allontana il rischio di diventare facile preda di interessi extra regionali. Nessun Monòpoli dunque e nessun trastullo in operazioni finanziare fini a se stesse, compreso l'acquisto del 2 per cento di azioni di Ascopiave, soglia minima per una rappresentanza nella governance. Oggi Veneto Sviluppo è strenuamente impegnata ad offrire al sistema produttivo veneto gli strumenti più adeguati per fronteggiare questa condizione di crisi; prosegue il lavoro sulle aggregazioni di multiutility, fiere e confidi (su questo ultimo fronte è già stato presentato alla Regione Veneto il relativo progetto), mentre sul versante delle iniziative per far fronte alla crisi è stato elaborato un progetto di fondo di garanzia e contro garanzia con il quale affrontare la difficile situazione finanziaria e con cui sopperire al credit crunch che le aziende stanno vivendo. Veneto Sviluppo continua a lavorare in sinergia con le istituzioni per offrire al mondo economico regionale risposte efficaci e rapide. Ora è più che mai pronta a proseguire sulla strada intrapresa, dando vita a nuovi strumenti finanziari utili a supportare le aziende a superare la crisi e a progettare il rilancio economico del Veneto. presidente Veneto Sviluppo Spa La spiegazione della Presidente mi lascia meno convinto di prima. Per presentare una lista in Ascopiave serve il 2,5 per cento e all'ultima assemblea per entrare in consiglio è servito più del 5. Con il 2 per cento Veneto Sviluppo non può far nulla e ciò sempre che Ascopiave abbia bisogno di avere Veneto Sviluppo nel suo consiglio di amministrazione dopo che è stata invece l'unica società che spontaneamente si è prestata al disegno aggregatore di Veneto Sviluppo. Forse è Veneto Sviluppo che ha sposato tardi il disegno già da tempo noto di Ascopiave. Il supporto ai Confidi e al credito — ripeto — mi pare essenziale in questo tempo di crisi: non ho invece mai detto che ciò debba avvenire senza produrre utili. Ho detto solo che ad esso vanno riservate le risorse che invece continuano ad essere spese per disegni — quali fiere e multiutility — che non hanno prodotto nulla. La vigilanza della Banca d'Italia non può essere invocata per spiegare che si sono comperate azioni Ascopiave ma ad essa sarà bene sempre riferirsi così da fare meglio il proprio mestiere. Quanto agli utili: la quasi totalità viene dalla plusvalenza in Save che fu attribuita alla Regione nel 1986 da una legge (su questo rimando a quanto scrissi su questo giornale l'11 luglio 2006). m.m.

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SI TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini 14) il seminario della Uip ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Prato)" del 03-03-2009)

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CRONACA PRATO pag. 6 SI TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini 14) il seminario della Uip ... SI TERRÀ oggi alle 15 al Palazzo dell'Industria (via Valentini 14) il seminario della Uip (nella foto il presidente Marini) sull'accesso al credito e i fondi di garanzia. Un incontro che rientra nel quadro delle iniziative assunte dall'Unione per informare le imprese sulle potenzialità dei fondi regionali di garanzia del credito. La Regione ha sottoscritto col sistema bancario un protocollo di intesa "anti-crisi" che rende operative due nuove misure di garanzia presso Fidi Toscana.

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Le banche devono garantire più disponibilità alle aziende e ai clienti privati alle ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 03-03-2009)

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Martedì 3 Marzo 2009, «Le banche devono garantire più disponibilità alle aziende e ai clienti privati alle prese con la crisi. Finora non ho colto quel clima di collaborazione sbandierato pubblicamente in questi giorni». Non ha peli sulla lingua Maurizio Baratello, consigliere comunale del Pd che nella vita fa il commercialista ma che è delegato dal sindaco Massimo Cacciari a seguire l'iter della riforma sul federalismo ficale. L'apertura dimostrata nei giorni scorsi dai dirigenti dei maggiori istituti presenti sul territorio, all'indomani dell'appello alle banche lanciato dai sindaci della Riviera del Brenta e del Miranese, dai sindacati e dagli industriali, non trova, a suo avviso, riscontro nei fatti: «In questo periodo non ho visto nessuna banca che consenta di rimodulare un debito o un contratto di leasing. Semmai tendono a consolidare le ipoteche e a rendere più gravose le condizioni per la clientela. Non fanno riferimento al costo del denaro indicato dalla Banca centrale europea, che in prospettiva sarà sempre più tendente a zero. Al contrario, aumentano lo "spread" nei confronti della clientela, affievolendo così i benefici del calo del costo del denaro. Non mi sembra questo il modo per aiutare le piccole imprese ad affrontare la crisi». Che per Baratello è grave e non promette nulla di buono, almeno nel breve periodo: «La crisi deve ancora toccare il fondo - dice - ci saranno ulteriori tagli all'occupazione che già oggi vede un precariato diffuso e un massiccio ricorso alla cassa integrazione. Se non ci sarà disponibilità da parte di chi gestisce il credito, prevedo la chiusura di numerose aziende e piccole e medie imprese». Un'incognita - questa volta in positivo - è legata allo sviluppo dei Tremonti-bond, le obbligazioni che saranno sottoscritte dal Tesoro per sostenere il capitale delle grandi aziende di credito. «Ma senza una riforma del sistema bancario - insiste Baratello - è difficile che la situazione possa migliorare. Le banche detengono ancora titoli tossici, hanno chiuso le linee di credito ai loro clienti. In questo momento di crisi dovrebbero mettere a disposizione la loro credibilità e soprattutto il patrimonio». Qualcosa, ammette il consigliere del Pd, è cambiato con il calo dei mutui, ma non abbastanza per poter davvero incidere sulle condizioni di pagamento di chi aveva sottoscritto il contratto in un diverso clima economico. «Se c'è disponibilità da parte delle banche, dev'essere tangibile - insiste Baratello - anche nel sostegno alle imprese che a loro volta fanno fatica a concretizzare i loro crediti esigibili. Bisogna accompagnare le imprese nell'azione di riscossione, senza tenerle sotto pressione». Anche perché gli accorpamenti avvenuti negli ultimi tempi nel settore del credito hanno penalizzato le aziende. «Se un'impresa poteva vantare un fido da centomila euro con una banca e un altro di pari valore con un altro istituto, con la fusione fra le due banche è rimasto un unico fido. Mi rendo conto che le banche sono sottoposte a parametri molto rigidi di controllo imposti dalla Banca d'Italia, ma questo clima si ripercuote negativamente sulle imprese. Se non cambiano le cose, rischiamo di dover affrontare nei prossimi mesi molte situazioni di crisi per le aziende e le piccole imprese a corto di credito». A.Fr.

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"Pari opportunità nella richiesta di fidi bancari" (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 04-03-2009)

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il caso Le donne imprenditrici dell'Ascom "Pari opportunità nella richiesta di fidi bancari" ALESSANDRIA Le donne manager chiedono pari opportunità per l'accesso al credito. Perché in banca si sentono discriminate. «Se a gestire l'impresa è una donna, il tasso di interesse imposto dalle banche per l'accesso al credito, soprattutto per il fido in conto corrente, ampiamente utilizzato dalle microimprese del commercio, del turismo e dei servizi, è più elevato rispetto a quello applicato alle imprese guidate da uomini». E' quanto emerge da una ricerca del Sole 24 Ore, sottolineata da Vittoria Poggio, presidente provinciale di Terziario Donna-Confcommecio. «Purtroppo - dice la presidente Poggio -, a fronte di un incremento della presenza delle imprese femminili nel panorama economico italiano, che nell'ultimo anno è stato del 9% (dati Censis-Confcommercio), esistono ancora troppe disparità tra i ruoli di donne e uomini nel mondo del lavoro». Aggiunge Vittoria Poggio: «Il fatto che il credito, da sempre e sempre più elemento vitale per le piccole e medie industrie, ''costi di più'' per le imprese in rosa (0,3%), non ha nessun fondamento oggettivo». «Si potrebbe pensare - aggiungono da Terziario Donna - che i tassi più elevati siano applicati alle imprese guidate da donne perché considerate più rischiose, ma non è così. Le imprese femminili falliscono meno di quelle maschili e hanno una qualità del credito completamente paragonabile, se non addirittura migliore, a quelle gestiste dai maschi. Negli ultimi anni, infatti, i tassi di fallimento erano rispettivamente dell' 1,9 e del 2,2%». Terziario Donna-Confcommercio annuncia «interventi mirati per farsi portavoce nelle giuste sedi delle istanze e dei diritti delle lavoratrici». «Stiamo mettendo a punto - conclude Poggio -, in collaborazione con AscomFidi, una linea di credito specifica per le esigenze dell'imprenditoria femminile».

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La fortuna dell'Est si è esaurita L'Austria in bilico (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 04-03-2009)

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La fortuna dell'Est si è esaurita L'Austria in bilico L'Est, da sempre la sua fortuna, adesso rischia di essere la palla al collo che può farla naufragare. La caduta della Cortina di ferro ha portato vent'anni di affari e ricchezza per l'Austria che, dopo lungo tempo, sembrava aver ritrovato il suo tradizionale ruolo di ponte per l'Oriente. Contratto su contratto le banche di Vienna sono diventate le numero uno per l'esposizione nella regione, caricandosi quasi il 20% di tutti i crediti delle nuovo democrazie dell'ex patto di Varsavia. Solo la Erste Bank e Raiffeisen International si sono esposte per 230 miliardi di euro in affidamenti concessi, ovvero circa il 70% del pil nazionale austriaco. Se si conta anche la Bank Austria (gruppo Unicredit), la somma sale a 280 miliardi. Quando s'è visto che arrivava la tempesta, le banche austriache hanno cominciato a ritirare liquidità, aggravando la situazione dell'economia, mentre i loro titoli in Borsa hanno fatto registrare forti cali. All'inizio della crisi dei mutui, l'Austria ha adottato un piano da 100 miliardi per il settore bancario, ma nessuna banca vi ha però finora fatto ricorso e i vertici di governo e le istituzioni bancarie ripetono che il sistema austriaco è solido. In effetti le maggiori agenzie di rating non hanno abbassato le loro valutazioni, confermando per il paese e il suo sistema creditizio la tripla A. Gli analisti non si fidano.Per salvarsi Vienna potrebbe essere costretta a rinunciare al segreto bancario. Sarebbe un sacrifico politico grave per il cancelliere socialdemocratico Werner Faymann. Ma per evitare la bancarotta e attirarsi i consensi dei partner potrebbe essere un passo necessario. \

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mukki, 12 milioni per il rilancio "tra 3 anni l'ingresso in borsa" (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 04-03-2009)

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Pagina VI - Firenze Intesa tra Fidi Toscana, Camera di Commercio e Regione. Mantellassi: apriamo ai privati Mukki, 12 milioni per il rilancio "Tra 3 anni l´ingresso in borsa" Un´iniezione di denaro per la Centrale del Latte. La società verrà ricapitalizzata per dare ossigeno alle casse e allungare gli onerosi mutui bancari in parte legati agli investimenti sulla nuova sede a Novoli. Fidi Toscana e la Camera di Commercio di Firenze sono pronte a sborsare dodici milioni di euro (due li metterà l´ente camerale, altri due la Provincia, il resto la Regione): il protocollo d´intesa è già pronto, mancano soltanto le firme che verranno messe in calce il prossimo 11 o 12 marzo. «è un´operazione importante e funzionale all´indebitamento di cui soffre in questo momento la Mukki Latte» spiega il presidente della Camera di Commercio Luca Mantellassi che poi allarga l´orizzonte verso il futuro della società che produce fra l´altro il latte ad Alta Qualità del Mugello: «La Camera è favorevole ad aprire il capitale a terzi, passato questo momento complicato, fra due o tre anni, secondo noi, servirà un operatore locale e/o la quotazione a un mercato regolamentato, penso a un debutto in borsa». Perché aspettare due o tre anni? «Per consolidare la ristrutturazione del debito con le banche». Su chi potrebbe essere l´operatore locale interessato a entrare nel capitale della Mukki i giochi sono apertissimi, ma su una cosa la Camera di Commercio mette il veto: «Non deve essere un grande marchio di altrove, noi pensiamo che sia importante un operatore locale, va bene anche una merchand bank. L´importante è che si tuteli l´alta qualità del prodotto che viene oggi realizzato attraverso una filiera che è da salvaguardare». Soltanto poche settimane fa due consiglieri comunali, uno di Forza Italia Marco Stella, l´altro di Alleanza nazionale Stefano Alessandri, avevano attaccato proprio la gestione di Mukki Latte definendola disastrosa assieme ad altre cinque partecipate: «Costano quindici euro l´anno a ciascun fiorentino». Nel mirino c´erano anche Ataf, Casa Spa, Centrale del Latte, Mercafir, Quadrifoglio e Sas. (l.m.)

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aziende in crisi: intesa confidi-commercialisti (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 04-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Sono in arrivo nuovi strumenti finanziari Aziende in crisi: intesa Confidi-commercialisti Nuovi strumenti finanziari in arrivo per le piccole e medie aziende in difficoltà. E' stato siglato infatti un nuovo accordo fra i commercialisti e il Confidi Friuli. Le imprese potranno infatti utilizzare un nuovo documento integrativo per il rinnovo o la richiesta di finanziamenti, in modo da agevolare tutte le pratiche a livello di iter burocratico e non solo. Anche e soprattutto per abbreviare le tempistiche di rinnovo o richiesta di finanziamenti agli istituti di credito. «Siamo soddisfatti - spiega il presidente dell'Ordine Marco Pezzetta - che Confidi abbia capito l'importanza di questa iniziativa e auspico che questo sia solo il primo di una serie di progetti di collaborazione con enti e istituzioni del territorio». Il documento rappresenta una modalità chiara e standardizzata di presentazione della situazione economica e finanziaria dell'impresa, attuale e prospettica, che può rendersi utile alla valutazione effettuata dal Confidi in fase di istruttoria per il rinnovo o il consolidamento dei fidi bancari. La finalità è quella di fornire i dati aziendali, economici e patrimoniali dell'impresa in modo immediato, riducendo così i tempi di esecuzione delle pratiche amministrative. Tale iniziativa non è obbligatoria per le imprese e non si sostituisce all'istruttoria delle banche o del Confidi ma vuole essere uno strumento in mano alle pmi che stanno vivendo gli effetti della crisi dei mercati finanziari e, in particolare, la contrazione del credito. «Abbiamo sposato questo progetto - indica l'ad di Confidi Friuli, Michele Bortolussi - perché è un aiuto diretto e concreto alle imprese e rappresenta un primo reale esempio di collaborazione con i commercialisti per sviluppare sinergie volte a promuovere la diffusione degli strumenti finanziari presso le imprese, particolarmente importante in questo momento di crisi». I commercialisti chiamati a redigere il documento assicureranno, con la sottoscrizione del certificato, la coerenza tra i dati storici e le previsioni effettuate dall'impresa che presenta il piano finanziario.

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Galan, pressing sulle banche <Credito più facile alle imprese> (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere del Veneto" del 04-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2009-03-04 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Galan, pressing sulle banche «Credito più facile alle imprese» La Regione avvia un monitoraggio periodico con gli istituti veneti E l'assessore Sartor: «Non guardate solo i bilanci, siate lungimiranti» A palazzo Balbi i rappresentanti dell'Abi, della Federazione delle banche di credito cooperativo e dei Confidi VENEZIA — Non volevano il solito osservatorio di monitoraggio, nè l'ennesima cabina di regia anti-crisi. Volevano, i governanti del Veneto, guardare in faccia i signori delle banche nostrane e dire loro: fate la vostra parte, mettendoci non soltanto l'innata prudenza di chi deve, per mestiere, far circolare il denaro, ma anche un po' di elasticità e di lungimiranza. Riassunto in poche parole, quelle del governatore Giancarlo Galan: «è essenziale agire sull'intero sistema e facilitare l'erogazione del credito». Parole magiche, di questi tempi: facilitare il credito. Gli imprenditori, soprattutto quelli medio-piccoli - che sono la stragrande maggioranza nel Veneto - si lamentano esattamente del contrario. Fino ad alzare bandiera bianca ( vedi l'intervista a destra) e denunciare il rischio di chiudere bottega. Il tavolo Ieri mattina, a palazzo Balbi, si è riunito per la prima volta il «tavolo tecnico sul credito alle imprese». Per la politica: il presidente della Regione, Giancarlo Galan, con gli assessori al Bilancio, Isi Coppola, e all'Economia, Vendemiano Sartor. Per le banche: i delegati dell'Abi (Alfredo Checchetto), della Federazione banche di credito cooperativo (Andrea Bologna) e i rappresentanti dei Confidi e di Veneto Sviluppo. Giudizio finale di Galan: «Io, che sono contrario in genere alla moltiplicazione di tavoli e osservatori, devo ammettere che l'incontro si è rivelato non soltanto strategico, ma direi quasi indispensabile: oggi più che mai, la politica chiede di conoscere con esattezza e precisione lo scenario economico generale e le ripercussioni sul nostro territorio». L'obiettivo, dichiarato in modo esplicito da Isi Coppola, è operativo: «Per la fine di marzo, quando ci incontreremo di nuovo - spiega la signora del bilancio regionale - abbiamo chiesto di avere non soltanto i dati aggiornati sulla quantità e qualità dei prestiti bancari, sulla raccolta e sui flussi di sofferenze, ma anche un'analisi puntuale degli strumenti da mettere in campo per sostenere le famiglie e le imprese. In tempi di difficoltà - sottolinea Coppola chiediamo a banche e Confidi di imparare a valutare in modo diverso l'erogazione del credito: se le aziende arriveranno soffocate al momento della ripresa, non avranno la forza per ripartire». Un concetto ribadito con forza da Vendemiano Sartor: «Alle banche diciamo - mette in chiaro l'assessore all'Economia - di non pesare le imprese, soprattutto le Pmi, soltanto sulla base di quelle quattro carte che contengono i dati di bilancio. Abbiano un po' di lungimiranza, valutino i progetti di investimento. E ai Confidi chiediamo uno sforzo: accompagnino le imprese nella presentazione alle banche, stiano dalla loro parte ». Il bando Giusto ieri, la giunta regionale ha approvato in via definitiva il bando ordinario che metterà a disposizione di trenta Consorzi fidi un tesoretto da 35 milioni di euro, destinati a operazioni di garanzia per le imprese sui finanziamenti per investimenti innovativi e lo sviluppo dell'imprenditorialità. Grazie all'effetto moltiplicatore delle garanzie, potranno essere attivati oltre 220 milioni di finanziamenti. Un serbatoio di carburante disponibile velocemente per le imprese in riserva. Il sistema moda Nelle stesse ora in cui la giunta incontrava le banche, nell'altro palazzo della politica veneta, quello del consiglio regionale, il presidente Marino Finozzi riceveva una nutrita delegazione di industriali del «sistema moda», il secondo per importanza del Veneto dopo quello metalmeccanico. Vedi la coincidenza, gli imprenditori - guidati da Giulio Falasco (Onlyt-shirt di Padova) e dal direttore di Confindustria Veneto Francesco Borga - hanno reclamato soprattutto maggiore fiducia da parte del sistema bancario. Come volevasi dimostrare. Alessandro Zuin

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Il bilancio in chiaroscuro del Consorzio fidi che lavora nelle province di Lodi, Brescia e Crema (sezione: Revoca fidi)

( da "Cittadino, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Undici milioni, l'argine alla crisi In crescita le richieste di contributi dagli artigiani n Più richieste d'aiuto, per importi più alti e per esigenze sempre meno legate alla volontà di investire, quanto alla necessità di "reggersi sulle gambe". È questo il quadro tracciato sulle imprese lodigiane da Artfidi Lombardia, il consorzio fidi nato dalla fusione tra Lodi, Brescia e Crema che nel 2008 ha visto moltiplicarsi i suoi sforzi (11 milioni di finanziamenti approvati, il 38 per cento in più rispetto al 2007) per sostenere artigiani e imprenditori contro le con le prime "ondate" della crisi economica. La pesantezza della situazione trova nei dati diffusi a Artfidi tanto una boccata d'ossigeno quanto un'ennesima conferma. Solo nel Lodigiano, gli associati al consorzio sono cresciuti dal 2007 al febbraio scorso da 803 a 934, per la stragrande maggioranza artigiani dell'edile dei servizi e con un'alta percentuale (il 30,2 per cento) di imprese femminili. Ma a cosa sono serviti i 74mila e 500 euro di importo medio concessi? «A cercare di riequilibrare i propri indebitamenti», spiega il direttore del punto Lodi, Mario Bellocchio. Le richieste per liquidità, sottolinea Bellocchio, sono passate dall'8,6 per cento del primo semestre 2007 al 33 per cento dello stesso periodo 2008, e hanno caratterizzato ben l'80 per cento delle 43 pratiche istruite nel solo febbraio del 2009 (quasi il 300 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2008): «Prima le pratiche per gli investimenti erano maggiori», conferma Luigi Milano, vicepresidente vicario di Artfidi Lombardia . E il futuro? Per aiutare le pmi locali, Artfidi di suo ha già deciso di eliminare i depositi cauzionali e abbassare le commissione dal 4 al 2 per cento. Ma il consorzio guarda anche alle istituzioni, dal comune di Lodi (con il quale cercherà di valorizzare il Credito giovani e il Credito Rosa) alla provincia (ringraziata assieme ad Artigiancredit per 150mila euro di contributi messi a disposizione), passando per la Camera di commercio (i cui 600mila euro di garanzia presso le banche verranno utili all'emergere di insolvenze, nel 2008 ancora a quota zero ma purtroppo previste in crescita). E il mondo bancario? «Le banche devono tornare a fare le banche», chiosa Milano; sperando che anche i grandi gruppi tornino a prestare la medesima attenzione che Artfidi sta riscontrando dalla Banca Popolare di Lodi e dalle tre Bcc del territorio. «Si può dire - riflette il segretario dell'Unione artigiani, Mauro Sangalli - che la crisi ha riconosciuto il ruolo dei Confidi, che in questo periodo nel quale approcciarsi direttamente alle banche presenta molte difficoltà diventano un elemento determinante». Legate alla sopravvivenza delle imprese aleggiano peraltro inquietanti spettri, ancora poco visibili, quali l'indebitamento nei confronti di "privati" e l'usura. Ed è anche per questo, oltre che per un rispetto dei ruoli e dei patti con le banche, che artigiani e confidi puntano a garantirsi una copertura istituzionale di spessore: «Abbiamo mandato una lettera al prefetto per chiedere la costituzione di un osservatorio sul credito - conferma Sangalli -: in una situazione così particolare, sarebbe strumento fondamentale».Alberto Belloni

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artigianato, riforma di settore e più fondi ai consorzi fidi (sezione: Revoca fidi)

( da "Centro, Il" del 05-03-2009)

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Pagina 11 - Regione «Artigianato, riforma di settore e più fondi ai consorzi fidi» Castiglione nella sede della Cna: 12 milioni per sostenere le piccole e medie imprese PESCARA. Un fondo da 12-13 milioni di euro per sostenere la ripresa, e consentire soprattutto alle piccole e medie imprese di superare la difficile congiuntura economica. Il rapido riavvio della discussione sulla legge di riforma dell'artigianato, ferma al palo dopo la traumatica interruzione della passata legislatura regionale. La riduzione dei consorzi fidi, l'uso dei fondi comunitari per sostenere la formazione attraverso le botteghe-scuola. L'estensione degli ammortizzatori sociali al mondo delle Pmi. Sono gli impegni assunti dall'assessore regionale alle Attività produttive, Alfredo Castiglione, di fronte al presidente della Cna Abruzzo Franco Cambi e alla direzione regionale dell'assessociazione artigiana nella sede di via Cetteo Ciglia, a Pescara. Secondo il vice presidente della giunta Chiodi che ha risposto alle sollecitazioni del direttore regionale Graziano Di Costanzo il fondo da 12-13 milioni dovrebbe essere reso disponibile con il bilancio di previsione 2009; quanto al suo destino, saranno proprio le organizzazioni datoriali che rappresentano il mondo dell'impresa abruzzese a concordarne con la Regione l'utilizzo, anche se la strada più probabile appare il contributo alla capitalizzazione dei consorzi fidi, gli strumenti di garanzia necessari alle imprese per accedere al credito attraverso il sistema bancario. Per Castiglione, tuttavia, occorre ridisegnare la mappa di queste strutture: troppe, spesso sottocapitalizzate, incapaci di assolvere la propria funzione di sostegno all'impresa. Da qui, la volontà della Regione di stabilire in futuro un sistema più ridigo per l'accesso al finanziamento pubblico, offrendo una corsia preferenziale ai confidi con maggiori garanzie di solidità. Quanto alla riforma del settore, per Castiglione «si farà presto» sulla base del vecchio testo.

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fondi per i prestiti alle aziende (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Operativi, per almeno 480 milioni, dopo l'intesa Regione-banche Fondi per i prestiti alle aziende LUCCA. Ci sono due fondi, operativi dal 12 febbraio, per garantire i prestiti alle imprese da parte delle banche per almeno 480milioni di euro. Lo ricorda l'assessore regionale alle finanze, Giuseppe Bertolucci, pronto a fare la sua parte per dare ulteriori risposte alle richieste dell'Associazione Industriali che si rivolge direttamente alle banche e agli enti locali e alla Regione con un appello per fronteggiare la crisi. Confartigianato. «La Regione - dice Bertolucci - ha attivato due nuove misure di garanzia presso Fidi Toscana, gratuite per l'impresa, che coprono fino all'80% dei finanziamenti che le imprese chiederanno per nuovi investimenti (anche nella forma del leasing) oppure per consolidare posizioni di debito a breve, reintegro liquidità per investimenti già effettuati, acquisto di scorte». Con una sessantina tra le banche più presenti in Toscana, è stato sottoscritto a dicembre un protocollo d'intesa in cui le stesse si impegnano, a fronte di tale garanzia, a concedere finanziamenti applicando più vantaggiosi spread massimi di tasso e a non chiedere nessun altra garanzia. «Oltre a questo, come giunta regionale, vigileremo attraverso l'osservatorio regionale sul credito, a cui abbiamo deciso di affiancare - aggiunge Bertolucci - un tavolo di confronto permanente tra domanda e offerta in Toscana. E attorno a quel tavolo faremo sedere istituti bancari e associazioni di categoria, Consorzi Fidi e Fidi Toscana. La situazione richiede misure straordinarie e un monitoraggio costante, in modo che se c'è da aggiustare la rotta lo si possa fare velocemente». L'osservatorio sul credito affiancato dal tavolo permanente potrebbe servire anche a esaminare le iniziative intraprese a livello locale con il sistema bancario, per coordinarle ma anche semplicemente per promuoverne in modo migliore la conoscenza. Il tavolo servirà a verificare, nel tempo, la risposta alle misure decise e proporre eventualmente nuovi strumenti finanziari, se quelli operativi si dimostrassero insufficienti per aiutare l'accesso al credito.

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I risparmi? Sotto il materasso (sezione: Revoca fidi)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

I risparmi? Sotto il materasso la fotografia della camera di commercio nel 2008 Cresce a Savona la percentuale dei depositi bancari. In aumento i prestiti alle imprese Savona. I dati registrano segni positivi ma l'andamento tutto sommato è più negativo. Dietro la crescita di "depositi bancari" e "impieghi bancari" della provincia di Savona, che nel 2008 hanno registrato incrementi rispetto al 2007, c'è la fotografia di una stagnazione economica preoccupante a Savona come in generale in Italia e in Europa (visti i tempi, si potrebbe estendere al mondo intero). Ma si nascondono anche peculiarità: è una provincia che sul fronte delle imprese sta "osando", cercando di rilanciarsi e uscire dalla crisi. Lo dicono, per esempio, i tanti finanziamenti richiesti e concessi. È quello che emerge dai dati statistici elaborati dalla Camera di Commercio di Savona sulla base dei numeri forniti dal bollettino della Banca d'Italia. La sostanza è che le famiglie savonesi, storicamente risparmiatrici e con un portafogli mediamente ben fornito (basta guardare la costante crescita del numero delle filiali bancarie), hanno aumentato i propri depositi registrando nel 2008 quota 2.889.773 milioni di euro (quasi 3 miliardi di euro) a fronte dei 2.762.712 dell'anno precedente. La provincia di Savona, insomma, in termini di soldi in banca vale poco meno di 3 miliardi. Tanto? Poco? Abbastanza a giudicare dal confronto con altre province con un numero di abitanti simili alla nostra (ma in vetta, a livello nazionale, restano saldamente le province lombarde e venete con numeri ben diversi). Percentualmente l'incremento dei depositi tra il 2007 e il 2008 è stato del 4,6%, che grosso modo è in linea con ciò che si è verificato a livello nazionale (4,8%) e lievemente più indietro rispetto alla media registrata in Liguria (5,4%). Un confronto con la popolazione residente può aiutare a decifrare meglio la situazione. In soldoni su una popolazione provinciale oggi di 286 mila unità (anche questo dato ha registrato un aumento: dello 0.5%, nel 2007 gli abitanti erano 284 mila) la quota pro-capite di deposito bancario è di poco più di 10mila euro (10.100) a testa. E tenendo presente che nella popolazione ci sono anche fasce senza reddito, come i bambini, significa che la quota reale pro-capite è più alta. Ma il vero dato economico sorprendente emerso dalle statistiche dell'ente camerale è quello degli impieghi bancari, ovvero i finanziamenti erogati dalle banche a famiglie e imprese. Questi in provincia di Savona sono letteralmente esplosi facendo del savonese uno dei territori più finanziati in assoluto. Complessivamente l'anno scorso sono stati erogati qualcosa come 5.180.532 milioni di euro (oltre 5 miliardi di euro) contro i 4.646.362 del 2007. «Per i tempi che corrono è moltissimo, segno di vitalità o comunque di coraggio» sostengono gli esperti. L'incremento è stato percentualmente altissimo, doppio rispetto alla media nazionale: dell'11.5% contro la media italiana del 6,3% e quella ligure del 5.9%. Più nel dettaglio ad essere maggiormente finanziate sono state ovviamente le società (non finanziarie) con 2.642.358 milioni di euro erogati contro i 2.280.910 del 2007 (incremento del 15.8%); ma sono state parecchio finanziate anche le "famiglie consumatrici" (da 1.754.829 a 1.828.064 milioni di euro: più 4,2%) e le "famiglie produttrici" (da 525.016 a 555.011 milioni di euro: 5,7%). E non è un caso che il numero degli sportelli bancari continui a registrare una crescita costante e per certi versi inspiegabile. Oggi in provincia di Savona le filiali sono complessivamente 178, ovvero una media di una banca ogni 1625 abitanti. Moltissime e con pochi eguali. In vetta c'è ovviamente il capoluogo di Savona con 38 sportelli seguito dalla città di Albenga con 19 mentre il terzo posto è occupato da Loano con 11, quindi Alassio 10, poi Cairo Montenotte e Finale Ligure con 9, Vado-Quiliano, Pietra Ligure e Varazze con 7 e a seguire tutte le altre località. D. Frec. 05/03/2009 ' 05/03/2009 una provadi coraggioConcedere più finanziamenti è un segno di vitalità e coraggio con i tempi che corrono gli esperti bancaridegli Uffici fidi 05/03/2009

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<Avanti con la politica dei giovani Ci iscriveremo al campionato> (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 05-03-2009)

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CALCIO PISTOIA pag. 8 «Avanti con la politica dei giovani Ci iscriveremo al campionato» Il futuro Il presidente: «E' regolare il pagamento degli stipendi entro tre mesi» LA POLITICA dei giovani. «L'abbiamo scelta sin dall'inizio ha reso noto Braccialini , perché è l'unica che permette alla Pistoiese di andare avanti. Essa permette di avere tre fonti di entrata: i premi di valorizzazione, il minutaggio dei giocatori in partita, la loro vendita». Braccialini ha detto che l'errore è stato a luglio quando è stata allestita una rosa di 28 giocatori, ridotta a 22 dopo la cessione di alcuni giocatori che avevano stipendi alti o che non rientravano più nei piani tecnici dell'allenatore. «Si parla di giovani, ma mi chiedo: si può considerare giovane uno di 22 anni?. La nostra squadra è un mix di giocatori esperti e giovani». L'impiego degli under 21 è strettamente legato al pagamento degli stipendi. «La Lega ha spiegato il presidente paga i premi e i contributi a determinate scadenze. La regola è di pagare gli stipendi mese-mese, ma la Federcalcio ammette una dilazione fino a tre mesi. Noi, come tante società di Lega Pro e di serie A e B, sfruttiamo questa possibilità. Se non facessimo così, faremmo la stessa fine di Lucchese, Spezia, Massa e di altre società. Entro marzo pagheremo il mese di dicembre». IL PRESIDENTE ha affrontato l'aspetto economico della società. «Rispetto allo scorso anno le entrate sono notevolmente diminuite. Per più motivi: la media spettatori scesa da 1800 a 800; la vendita dei biglietti fino alle 12 del sabato e in due soli punti vendita; i controlli all'entrata dello stadio e, causa la crisi economica, la ridotta raccolta pubblicitaria. Tutti aspetti che hanno frenato l'afflusso degli spettatori e comportato una minor entrata di circa 350mila euro. Per fortuna ci sono gli sponsor, che ringrazio, in particolare l'azienda Vannucci Piante. Sono poi aumentati i costi: 100mila per gli stewards e 60mila (da 75 a 135) per l'affitto al Comune dello stadio. «Sommando tutto, penso che a fine campionato avremo minori ricavi di circa 600mila euro. Meno male che dalle trasferte raccogliamo qualcosa. Giocando in casa, ci rimettiamo sempre. Tuttavia, posso assicurare che la Pistoiese, a parte i debiti ordinari, non ha grosse esposizioni. Abbiamo un fido bancario di 100mila euro». e. cab.

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Il nodo sono le banche (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del 05-03-2009)

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REGGIO pag. 5 Il nodo sono le banche L'INTERVENTO IN UN CONVEGNO sono emersi alcuni dati allarmanti, sulla presenza di basi organizzate della 'ndrangheta. Queste "filiali" delle organizzazioni criminali prosperavano per lo più con i proventi del pizzo; oggi stanno prosperando anche la concessione di prestiti usurai e il riciclaggio di denaro, approfittando di imprenditori in grave difficoltà. Se mettiamo in conto le odierne difficoltà delle banche nella erogazione di prestiti alle imprese ed alle famiglie, possiamo arrivare alla facile conclusione che si sono create le condizioni "ottimali" per una rapida crescita delle attività illegali. Occorre quindi porre la massima attenzione al prestito affinché non si lasci l'imprenditore solo. Noi crediamo che la riconversione del nostro tessuto economico e finanziario vada solo perseguita con la ricerca instancabile della solidarietà sociale e della moralizzazione di tutto il sistema: non potendolo pretendere dalle Istituzioni, le associazioni di categoria e dei consumatori devono mantenere, anche inasprendolo, il loro atteggiamento critico verso il sistema delle banche; è fin troppo demagogico ricordare che il prestito in pool alla Fiat di 3 miliardi è stato concesso con grande tempestività e forse ha comportato tempi di delibera inferiori a quelli necessari per decidere la conferma di un piccolo fido a un modesto artigiano! Se non vi sarà un reale intervento "motu proprio" del sistema bancario italiano in favore delle richieste di affidamento delle aziende medio piccole e delle famiglie, ci verrebbe da dire che la tanto criticata nazionalizzazione, almeno temporanea, delle banche più esposte, possa essere il concreto contributo alla riorganizzazione e moralizzazione dell'intero sistema bancario. D'altra parte la storia si ripete: la nascita dell'Iri negli anni '30 ha segnato un passaggio fondamentale fra i trust bancario-industriali di natura strettamente privatistica e le forme di intervento diretto nell'economia, ponendo in stretto rapporto lo Stato con l'economia. Pur con discutibili acquisizioni le tre grandi banche nazionali (Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma) vennero salvate. Fulvio Chiari, Associazione nazionale antiusura e antiracket Onlus

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Superbonus e iper-populismo (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere della Sera" del 05-03-2009)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2009-03-05 num: - pag: 38 autore: di ROGER ABRAVANEL categoria: REDAZIONALE LA QUERELLE SUGLI STIPENDI DEI MANAGER Superbonus e iper-populismo M a il vero problema sono davvero i bonus dei manager delle banche? Qualche settimana fa ha fatto molto discutere un articolo del Wall Street Journal, ripreso anche da alcuni media italiani. L'articolo criticava duramente banche e gruppi finanziari come Citigroup, Capital One e GMAC perché continuavano a sponsorizzare i costosi eventi sportivi del football americano, mentre la Honda, all'insegna della frugalità, aveva abbandonato la Formula 1. Il dibattito ha iniziato a vertere inevitabilmente sulle competenze di marketing dei manager bancari, che non sanno investire nella promozione. In effetti la novità più interessante di queste settimane sarebbe un'altra: a non fidarsi più dei manager non sono solo gli azionisti, ma anche i contribuenti, che ora sono diventati indirettamente azionisti delle banche, dopo che gli Stati sono intervenuti per salvarle. E i media sono a caccia di notizie come quella delle sponsorizzazioni sportive, per poter accusare: «Ecco come spendono i vostri soldi »! In questo modo innervosiscono i contribuenti, che iniziano a domandarsi se pratiche assai poco francescane del mondo finanziario, come i bonus o i pranzi al lago con i clienti, sono giustificate. E i politici reagiscono: Barack Obama ha messo un tetto alle retribuzioni dei manager delle banche che ricevono il supporto finanziario dello Stato. Il discorso si sta rapidamente allargando fuori dal sistema bancario, e ora interessa anche il mondo delle imprese industriali, dove azionisti furibondi leggono di stock options milionarie incassate da amministratori delegati di aziende che hanno perso metà del loro valore di Borsa. Il dibattito è arrivato perfino al mondo dello spettacolo: la Rai è stata criticata per il compenso di un milione di euro a Bonolis per condurre il Festival di Sanremo. Ma la crisi che stiamo attraversando è davvero dovuta alle retribuzioni degli avidi manager di banche e imprese? Ovviamente no: le retribuzioni dei manager sono solo «la punta dell'iceberg». Innanzitutto è importante distinguere tra impresa e impresa. Se un manager ben pagato di un'azienda privata che fabbrica cioccolato sbaglia e l'azienda salta, il problema è circoscritto all'imprenditore che la guida, ai lavoratori della azienda ed eventualmente ai suoi fornitori. Il discorso non è molto diverso per una grande azienda industriale quotata in Borsa, solo che gli azionisti e i lavoratori coinvolti sono molti di più. Quando è saltata la Enron, il danno è stato immenso, ma comunque circoscritto. Quando però si parla di grandi banche, soprattutto globali, il discorso è diverso: i disastri combinati da chi le ha guidate coinvolgono il destino di milioni di persone. Da qui l'attenzione dei politici alle retribuzioni dei manager, ufficialmente giustificata dal fatto che molte banche stanno ormai utilizzando il denaro dei contribuenti. Ma pensare che per evitare la prossima crisi gli Stati debbano controllare le paghe dei manager è bieco populismo. Innanzitutto le responsabilità di quanto è avvenuto nella finanza globale sono diffuse: la colpa non è certo tutta dei manager trentenni che, potendo scegliere tra guadagnare qualche milione di dollari, oppure essere licenziati, hanno scelto la prima opzione e preso enormi rischi. La colpa è stata anche dei loro ammini-stratori delegati (a loro volta con retribuzioni stratosferiche), che hanno approvato questi diabolici incentivi retributivi. La colpa è anche di molti azionisti di queste banche, soprattutto di quelli che hanno guadagnato somme enormi negli ultimi quindici-vent'anni e che sono usciti indenni prima del crollo delle Borse. La colpa maggiore è probabilmente dei consigli di amministrazione delle banche e soprattutto dei loro comitati per la remunerazione, che dovevano vigilare proprio sugli stipendi dei manager. Questi consigli (come peraltro quelli di molte imprese industriali quotate) si sono concentrati unicamente sulla compliance, ovvero il rispetto di regole e procedure, senza sapere veramente cosa stava succedendo nella loro banca. Il problema è che nel mondo bancario i rischi si sono rivelati immensi e che è molto difficile renderli trasparenti: era già accaduto in parte con la Enron, dove il Cda era composto di persone di primissimo livello, comunque però non hanno capito cosa stava veramente succedendo. La notizia grave su Citigroup non è che sponsorizzi il Superbowl, ma che lo stesso giorno in cui l'amministratore delegato Vikram Pandit discuteva del crollo del titolo con la Federal Reserve e il Tesoro, il presidente di Citigroup, sir Winfried Bischoff, era al Golf Resort Penha Longa in Portogallo, per assistere a una conferenza sulla globalizzazione. Le soluzioni populistiche rischiano di portare alla totale deresponsabilizzazione e demotivazione della leadership bancaria che nei prossimi anni dovrà operare una profonda trasformazione delle proprie organizzazioni: queste persone sono infatti le sole ad avere le competenze e le informazioni necessarie per prendere le decisioni sia sulle spese di marketing sia su scelte di gestione operativa, assai più complesse. Banche senza manager eccellenti nella gestione del rischio e senza i giusti incentivi strangoleranno le imprese, anche quelle che meritano di ricevere il credito. Lo Stato, che sta diventando azionista di molte banche, deve resistere alla tentazione di entrare nella gestione e nella governance attiva: deve invece assicurarsi che i consigli di amministrazione entrino finalmente nel merito di ciò che avviene all'interno delle banche e vigilino sull'operato del management. Il risanamento delle banche e della finanza, oltre che da una nuova regulation del sistema, dovrà partire dal merito di chi siede nei consigli di amministrazione. http://meritocrazia.corriere.it/

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UniCredit, finanziate 22 mila pmi (sezione: Revoca fidi)

( da "Italia Oggi" del 05-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

ItaliaOggi sezione: Economia e Politica data: 05/03/2009 - pag: 9 autore: di Simona D'Alessio A gennaio e febbraio erogati 1,9 mld. Profumo: se il pil non cresce, non cresciamo neanche noi UniCredit, finanziate 22 mila pmi Malavasi (Cna): allarmante il silenzio degli altri gruppi bancari A gennaio e febbraio 2009 UniCredit ha sovvenzionato oltre 22 mila piccole e medie imprese per un totale di 1,9 miliardi di euro, accontentando tre aziende su quattro che avevano presentato nuove richieste di liquidità. Un impegno finanziariamente consistente, ma necessario perché, secondo l'amministratore delegato del gruppo bancario Alessandro Profumo, «se chiudiamo i rubinetti e il sistema imprenditoriale crolla, ci ritroviamo in un paese che non cresce più. Se il pil non cresce, non cresciamo e andiamo male anche noi». Del rapporto fra aziende e banche si è discusso ieri a Roma nel corso di un convegno, all'indomani di una serie di incontri, in tutto il territorio nazionale, fra rappresentanti dell'istituto di Piazza Cordusio e membri delle associazioni di categoria (Cna, Casartigiani, Cia, Coldiretti, Compagnia delle opere, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confindustria) e dei consorzi di garanzia dei fidi (CreditAgri, Fedart Fidi, Federascomfidi, Federconfidi, Fincredit), che lo scorso 5 novembre hanno dato vita al progetto «Impresa Italia». E sono incoraggianti anche i numeri relativi ai finanziamenti erogati tramite la valorizzazione della garanzia dei Confidi: nei primi due mesi del 2009, infatti, sono stati distribuiti circa 4.200 nuovi stanziamenti, per un totale di oltre 250 milioni, a riprova del ruolo positivo che i consorzi hanno nell'intensificare e facilitare il dialogo tra la banca e i territori in un momento delicato come questo. Lo scenario economico globale sta subendo dei cambiamenti strutturali a causa della crisi e il business creditizio è strettamente legato alle oscillazioni sui mercati finanziari. Pertanto, ha proseguito Profumo, «è nel nostro interesse avere un tessuto imprenditoriale che continua a crescere» ed è indispensabile sostenere quei soggetti che «difficoltà ne hanno», ricordando che il 24% delle imprese alle quali a gennaio «abbiamo dato credito sono in perdita, e il 39% ha un ritorno sul capitale al di sotto del 2%». I dati parlano chiaro sulla condizione di affanno in cui versano le aziende: a inizio 2009, UniCredit ha registrato un calo di circa il 30% nella domanda di finanziamenti (16.319 a gennaio rispetto ai 24.426 di dicembre) in linea con un trend di diminuzione di richieste al sistema creditizio, avviatosi nel corso del terzo trimestre 2008. A lamentare la «mancanza di credito alle imprese» è stato Ivan Malavasi, presidente della Cna, Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa, il quale, pur vedendo con favore la decisione di UniCredit di stanziare un plafond per sostenere le esigenze di credito delle piccole e piccolissime realtà imprenditoriali, ha sostenuto che adesso bisogna «intervenire con urgenza per rendere veramente fruibili queste risorse». Per il numero uno della Cna, infatti, supera il 40% la minore disponibilità creditizia e, sullo sfondo, c'è soltanto «l'allarmante e preoccupante silenzio quasi assoluto degli altri gruppi bancari». Il progetto Impresa Italia, al di là dell'iniziale, cospicuo stanziamento di 5 miliardi di euro a sostegno dell'economia, a giudizio di Malavasi ha rivelato l'intenzione virtuosa dell'istituto di Piazza Cordusio di «costruire un nuovo, più moderno, sistema di relazioni, una maggiore propensione alla collaborazione, all'interscambio di conoscenze ed esperienze» e, se questi sono gli obiettivi, «la nostra confederazione saprà fare la sua parte». Inevitabili e costanti i riferimenti alla crisi che per il presidente del Banco di Sicilia (gruppo UniCredit) Ivanhoe Lo Bello è «profonda, ha toccato la carne viva delle aziende» e per il sistema bancario e quello imprenditoriale rappresenta un «nemico comune».

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COMUNICATO STAMPA. BANCHE, CONTRIBUENTI.IT: SI FIDA SOLO UNA FAMIGLIA SU QUATTRO (sezione: Revoca fidi)

( da "ContribuentiWeb" del 05-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

05/03/2009 COMUNICATO STAMPA. BANCHE, CONTRIBUENTI.IT: SI FIDA SOLO UNA FAMIGLIA SU QUATTRO ROMA - Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani nei confronti delle banche. Lo rileva Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con lo Sportello Antiusura monitora costantemente la fiducia dei nei confronti delle principali banche italiane. Il sondaggio effettuato su un campione di 5.880 famiglie rileva nel mese di febbraio un calo di fiducia dei contribuenti italiani dell'3,7%: solo una famiglia su quattro si fida della propria banca. Su 5.880 famiglie, 1.170 (pari al 19,89%) sono a favore della propria banca, mentre 4.710 (pari a 80,11%) sono contrarie. "E' il peggior dato registrato nel 2009 - ha sottolineato Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - Il risultato e' da attribuirsi alla mancanza di trasparenza nei bilanci delle banche Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori gli asset tossici dai loro bilanci. La cosa piu' importante e' che si faccia luce sulla qualita' dei bilanci bancari. Argomenti da trattare urgentemente con il ministro Tremonti e con Draghi". "Siamo pronti al dialogo ed al confronto - ha proseguito Carlomagno - per esporre la gravissima situazione in cui versano i contribuenti italiani. Sarebbe opportuno aiutare le famiglie e concedere anche a loro una tregua per almeno 12 mesi, per il rilancio dei consumi".

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Solo una famiglia su quattro si fida delle banche (sezione: Revoca fidi)

( da "KataWebFinanza" del 05-03-2009)

Argomenti: Revoca fidi

Solo una famiglia su quattro si fida delle banche (Teleborsa) - Roma, 5 mar - Peggiora la fiducia dei contribuenti italiani nei confronti delle banche. Lo rileva Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani che con lo Sportello Antiusura monitora costantemente la fiducia dei nei confronti delle principali banche italiane. Il sondaggio effettuato su un campione di 5.880 famiglie rileva nel mese di febbraio un calo di fiducia dei contribuenti italiani dell'3,7%: solo una famiglia su quattro si fida della propria banca. Su 5.880 famiglie, 1.170 (pari al 19,89%) sono a favore della propria banca, mentre 4.710 (pari a 80,11%) sono contrarie. "E' il peggior dato registrato nel 2009 - ha sottolineato Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - Il risultato e' da attribuirsi alla mancanza di trasparenza nei bilanci delle banche Trasparenza significa che tutte le banche devono tirare fuori gli asset tossici dai loro bilanci. La cosa pi importante e' che si faccia luce sulla qualita' dei bilanci bancari. Argomenti da trattare urgentemente con il ministro Tremonti e con Draghi". "Siamo pronti al dialogo ed al confronto - ha proseguito Carlomagno - per esporre la gravissima situazione in cui versano i contribuenti italiani. Sarebbe opportuno aiutare le famiglie e concedere anche a loro una tregua per almeno 12 mesi, per il rilancio dei consumi". 05/03/2009 - 19:24

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