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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO”

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Venezia Dollaro in crisi, sconti ai clienti Usa. L'iniziativa dell'Harry's bar per far fronte al calo dei turisti: riduzioni del 20 per cento agli americani Marisa Fumagalli (Il Corriere della Sera 7-4-2008)

 

La «voce amica» anche agli americani che varcano la soglia dell'Harry's Bar di Venezia. Detta così, sembra una boutade. Ma non scherza il patron, Arrigo Cipriani, mentre parla di sconti nella sua trattoria di lusso di calle Vallaresso, a pochi metri da piazza San Marco. «I cittadini che arrivano dagli States sono sempre stati i nostri migliori clienti», attacca. (Citazione obbligatoria: Hernest Hemingway era di casa all'Harry's quando regnava Giuseppe, il fondatore, e il figlio Arrigo aveva ancora i calzoni corti). Aggiunge: «Poiché quest'anno la stagione si prospetta, mettiamola così, un po' tranquilla, e il dollaro Usa sta andando a precipizio, ho pensato bene di favorire temporaneamente quella fascia di persone che ci apprezza e ci segue da tanti anni».

Certo, la moneta debole degli Usa non penalizza soltanto il mitico locale veneziano. Gli americani, infatti, rappresentano il 20 per cento del movimento turistico del centro storico della Serenissima. Fatto sta che, secondo i pronostici, questo e il prossimo saranno anni magri, soprattutto per gli hotel a 4 e 5 stelle. Ma Cipriani aggredisce la crisi con spirito d'iniziativa. Ed ecco spuntare il cartello, in lingua inglese, sulla porta del suo ristorante. Liberamente tradotto, l'avviso dice: «L'Harry's Bar, nei confronti degli americani, vittime dei "subprime" (mutui ad alto rischio, ndr), ha deciso di elargire uno sconto speciale del 20 per cento su tutti i menù, augurandosi che il periodo di recupero sia breve». In altre parole, passata la buriana, si torna come prima. Cioè alla tradizione, che nello storico locale di Venezia, funziona così: c'è la lista con i relativi prezzi (piuttosto salati ma qui si respira l'atmosfera d'antan, lasciata da scrittori, attori, principi, nobildonne) dei piatti; classici (uno per tutti, il «carpaccio») e quelli del giorno. Al momento del conto, i comuni avventori pagano la tariffa piena; i veneziani e i volti conosciuti, invece, usufruiscono della cosiddetta «voce amica» — espressamente indicata nella ricevuta — che si traduce nel 20 per cento di sconto.

E l'aggiunta del simpatico contorno di chiacchiere con Arrigo (spesso presente in sala), arguto conversatore. I ricordi, gli aneddoti, le nuove iniziative, la filosofia di Cipriani e perfino le schermaglie polemiche (attorno alla qualità della cucina, alle guide gastronomiche che danno bassi voti all'Harry's, ma, sia chiaro, il patron se ne infischia), fanno lievitare la serata. Con o senza americani. Ammessi, dall'altro ieri, nell'olimpo della «voce amica». Come stanno andando i ribassi? «L'idea ha molto divertito gli avventori del nostro bar — nota il patron —. E i primi sconti sono già stati applicati, tra la soddisfazione e lo spasso degli amici statunitensi». Per inciso, di solito si tratta di persone danarose, esenti dal complesso dei «subprime».

Ma c'è anche il turista medio che, inseguendo la leggenda («Nel 1936, un giorno — raccontava papà Giuseppe — c'erano quattro re che mangiavano a quattro tavoli diversi») almeno una volta vuole sedersi sul trespolo del bancone, sorseggiando un Bellini, e poi accomodarsi al tavolo, dove il cameriere, sollecito, gli versa il vino e lo tratta come un habitué. Insomma, Arrigo che non è nuovo alle sortite/spettacolo (tempo fa, vestito da cinese, offriva confezioni di pasta artigianale con il suo marchio, invocando i dazi), anche questa volta si è messo sulla cresta dell'onda. «Mi hanno chiesto — scherza — se chiedo la carta d'identità per distinguere gli americani dagli inglesi. Non esageriamo! Se ci si sbaglia, amen: avranno lo sconto anche i cittadini del Regno Unito».

07 aprile 2008


Report "Euro-Dollaro"

Banche centrali stampelle del dollaro ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: soprattutto alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26 per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve.

Dollaro, le banche centrali dettano l'equilibrio della paura ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: soprattutto alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26 per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve.


Articoli

Banche centrali stampelle del dollaro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Il Sole-24 Ore sezione: INPRIMO PIANO data: 2008-04-06 - pag: 5 autore: Banche centrali stampelle del dollaro Continuano gli acquisti nonostante il forte calo della domanda dei privati di Mario Margiocco I l momento della verità è arrivato il 12 marzo, quando all'asta delle Treasury notes americane gli acquirenti privati stranieri sono semiscomparsi. Troppo bassi i rendimenti sul dollaro. Troppo incerti i tempi della crisi. Troppo forte il rischio che gli Stati Uniti, con davanti due strade per risanare Wall Street, la nazionalizzazione delle perdite o l'inflazione cioè lo sgonfiamento del debito (e del dollaro), scelgano un mix delle due, come sta avvenendo. Tuttavia le banche centrali, soprattutto alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26 per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve. Nonostante la fuga degli acquirenti privati, i due miliardi e passa di dollari che gli Stati Uniti devono trovare sul mercato mondiale ogni giorno per finanziare un sistema che da oltre 20 anni spende e si indebita in eccesso hanno continuato e continuano ad arrivare. Il messaggio tuttavia è chiaro: in mesi di stretta creditizia anche il Grande debitore americano ha difficoltà a finanziarsi, come succede ai privati, e trova al momento spazio essenzialmente fra i creditori sovereign. Questi hanno interesse non solo a mantenere competitiva la loro moneta su quella degli Stati Uniti, cruciale mercato di sbocco dell'export. Ma anche ad evitare perdite sul capitale che deriverebbero da un ulteriore indebolimento del cambio del dollaro, valuta di cui sono pieni, e che quindi non vendono se non con cautela (per un caso estremo, si veda il box sul Golfo Persico). "In questo momento gli Stati Uniti si finanziano solo grazie alle banche centrali straniere ", osserva Brad Setser del Council on Foreign relations di New York. Partendo dagli ultimi International capital data rilasciati dal Tesoro americano il 17 marzo, Setser osserva come a gennaio le banche centrali e i Fondi sovrani abbiano acquistato 75,5 miliardi di dollari, il che fa un ritmo di 900 su base annua. La caduta degli afflussi privati netti dall'estero è invece netta: dai 466 miliardi del primo trimestre 2007 ai 238 del terzo trimestre (la crisi è esplosa sui mercati il 9 agosto) ai 195 miliardi del quarto trimestre, al tonfo di gennaio. Mentre è continuata decisa la marcia delle banche centrali, che avevano a fine 2007 riserve complessive per 6.400 miliardi di dollari (1.600 miliardi dieci anni fa, sono quadruplicate) e di questi il 64% cioè oltre 4000 in dollari, e l'equivalente di circa 1.660 in euro. Gli acquisti del gennaio 2008 hanno visto tuttavia notevoli spostamenti. La Cina ad esempio ha sottoscritto a gennaio 15 miliardi di dollari di titoli del Tesoro, più investimenti a breve, ma a differenza del recente passato nessuna obbligazione delle Agenzie, come sono chiamate Fannie Mae e Freddie Mack, le due mega finanziarie immobiliari semipubbliche cui Washington ha affidato il difficile (sono sottocapitalizzate e il compito è un'incognita) incarico di salvare il fronte mutui. L'accumulo di riserve globale è stato nel mondo equivalente a 1.330 miliardi di dollari in un anno, e di questi 960 miliardi sono stati dollari, calcolando 75 miliardi di assets sauditi non iscritti come riserve e 70 miliardi delle banche statali cinesi e della China investment corporation, il Fondo sovrano di Pechino. Le riserve cinesi sono al primo posto con circa 1.590 miliardi di dollari complessivi a fine gennaio contro i 1.530 di fine dicembre. Sui destini del dollaro esistono varie teorie, ma le più accreditate partono sempre dal principio che la fine del dollaro come moneta internazionale di riferimento è ed è stata anche in passato ingenuamente troppo anticipata. "Il ruolo del dollaro come unità di conto e mezzo di scambio è ben tutelato, ha perso e sta perdendo qualche posizione come riserva di valore, come store of value ", dice Stephen Jen, capo economista monetario di Morgan Stanley. Ed è questo indebolimento come riserva di ricchezza che probabilmente costerà al dollaro qualche posizione come valuta internazionale, a favore dell'euro, quando l'attuale crisi sarà superata e la Federal reserve, per bloccare l'inflazione, alzerà risolutamente i tassi. Impossibile anticipare quando, forse il tempo è vicino forse relativamente lontano, dipende dalle mine vaganti che la crisi di subprime, derivati e la fine del grande indebitamento hanno disseminato. E quindi dalla necessità di assicurare liquidità anche attraverso i tassi che la Fed, presieduta da Ben Bernanke, ha portato dal 5,25% a luglio all'attuale 2,25% nominale. Chi ha i forzieri pieni di dollari - non solo banche centrali, anche fondi pensione e altro - aspetta per ora che tutto questo passi. Un tempo, con i cambi di Bretton Woods, le banche centrali europee che di dollari si erano riempite a partire dagli ultimi anni 50 mettevano la valuta all'incasso e chiedevano oro. Poi nel '68 lo sportello fu chiuso e nel 71 saltò il sistema. Oggi non resta che attendere. Una corsa all'euro sarebbe per molti masochista, facendo crollare il dollaro. Il circuito del dollaro, per ora, è forzoso. Un equilibrio monetario della paura. Mario.Margiocco@ilsole24ore.com REUTERS LE RISERVE Resta stabile al 64% la componente denominata in divisa Usa degli istituti di emissione e dei fondi sovrani BOND All'ultima asta in marzo sono stati sottoscritti da acquirenti sovereign titoli del Tesoro americano per 75 miliardi Interventi a raffica. Dal luglio scorso il presidente della Fed Bernanke ha abbassato i tassi da 5,25% al 2,25%.

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Dollaro, le banche centrali dettano l'equilibrio della paura (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Di Mario Margiocco commenti - | | 6 aprile 2008 Il primato Usa fa i conti con la più affidabile Europa L'Europa potrebbe uscire dall'attuale congiuntura con danni sensibilmente minori rispetto agli Stati Uniti Il momento della verità è arrivato il 12 marzo, quando all'asta delle Treasury notes americane gli acquirenti privati stranieri sono semi-scomparsi. Troppo bassi i rendimenti sul dollaro. Troppo incerti i tempi della crisi. Troppo forte il rischio che gli Stati Uniti, con davanti due strade per risanare Wall Street, la nazionalizzazione delle perdite o l'inflazione cioè lo sgonfiamento del debito (e del dollaro), scelgano un mix delle due, come sta avvenendo. Tuttavia le banche centrali, soprattutto alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26 per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve. Nonostante la fuga degli acquirenti privati, i due miliardi e passa di dollari che gli Stati Uniti devono trovare sul mercato mondiale ogni giorno per finanziare un sistema che da oltre 20 anni spende e si indebita in eccesso hanno continuato e continuano ad arrivare. Il messaggio tuttavia è chiaro: in mesi di stretta creditizia anche il Grande debitore americano ha difficoltà a finanziarsi, come succede ai privati, e trova al momento spazio essenzialmente fra i creditori sovereign. Questi hanno interesse non solo a mantenere competitiva la loro moneta su quella degli Stati Uniti, cruciale mercato di sbocco del l'export. Ma anche ad evitare perdite sul capitale che deriverebbero da un ulteriore indebolimento del cambio del dollaro, valuta di cui sono pieni, e che quindi non vendono se non con cautela (per un caso estremo, si veda il box sul Golfo Persico). "In questo momento gli Stati Uniti si finanziano solo grazie alle banche centrali straniere", osserva Brad Setser del Council on Foreign relations di New York. Partendo dagli ultimi International capital data rilasciati dal Tesoro americano il 17 marzo, Setser osserva come a gennaio le banche centrali e i Fondi sovrani abbiano acquistato 75,5 miliardi di dollari, il che fa un ritmo di 900 su base annua. La caduta degli afflussi privati netti dall'estero è invece netta: dai 466 miliardi del primo trimestre 2007 ai 238 del terzo trimestre (la crisi è esplosa sui mercati il 9 agosto) ai 195 miliardi del quarto trimestre, al tonfo di gennaio. Mentre è continuata decisa la marcia delle banche centrali, che avevano a fine 2007 riserve complessive per 6.400 miliardi di dollari (1.600 miliardi dieci anni fa, sono quadruplicate) e di questi il 64% cioè oltre 4000 in dollari, e l'equivalente di circa 1.660 in euro. Gli acquisti del gennaio 2008 hanno visto tuttavia notevoli spostamenti. La Cina ad esempio ha sottoscritto a gennaio 15 miliardi di dollari di titoli del Tesoro, più investimenti a breve, ma a differenza del recente passato nessuna obbligazione delle Agenzie, come sono chiamate Fannie Mae e Freddie Mack, le due mega finanziarie immobiliari semipubbliche cui Washington ha affidato il difficile (sono sottocapitalizzate e il compito è un'incognita) incarico di salvare il fronte mutui. L'accumulo di riserve globale è stato nel mondo equivalente a 1.330 miliardi di dollari in un anno, e di questi 960 miliardi sono stati dollari, calcolando 75 miliardi di assets sauditi non iscritti come riserve e 70 miliardi delle banche statali cinesi e della China investment corporation, il Fondo sovrano di Pechino. Le riserve cinesi sono al primo posto con circa 1.590 miliardi di dollari complessivi a fine gennaio contro i 1.530 di fine dicembre. Sui destini del dollaro esistono varie teorie, ma le più accreditate partono sempre dal principio che la fine del dollaro come moneta internazionale di riferimento è ed è stata anche in passato ingenuamente troppo anticipata. "Il ruolo del dollaro come unità di conto e mezzo di scambio è ben tutelato, ha perso e sta perdendo qualche posizione come riserva di valore, come store of value", dice Stephen Jen, capo economista monetario di Morgan Stanley. Ed è questo indebolimento come riserva di ricchezza che probabilmente costerà al dollaro qualche posizione come valuta internazionale, a favore dell'euro, quando l'attuale crisi sarà superata e la Federal reserve, per bloccare l'inflazione, alzerà risolutamente i tassi. Impossibile anticipare quando, forse il tempo è vicino forse relativamente lontano, dipende dalle mine vaganti che la crisi di subprime, derivati e la fine del grande indebitamento hanno disseminato. E quindi dalla necessità di assicurare liquidità anche attraverso i tassi che la Fed, presieduta da Ben Bernanke, ha portato dal 5,25% a luglio all'attuale 2,25% nominale. Chi ha i forzieri pieni di dollari - non solo banche centrali, anche fondi pensione e altro - aspetta per ora che tutto questo passi. Un tempo, con i cambi di Bretton Woods, le banche centrali europee che di dollari si erano riempite a partire dagli ultimi anni 50 mettevano la valuta all'incasso e chiedevano oro. Poi nel '68 lo sportello fu chiuso e nel 71 saltò il sistema. Oggi non resta che attendere. Una corsa all'euro sarebbe per molti masochista, facendo crollare il dollaro. Il circuito del dollaro, per ora, è forzoso. Un equilibrio monetario della paura. Mario.Margiocco@ilsole24ore.com.

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