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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO” |
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IN
EVIDENZA
La «voce amica» anche agli americani che varcano la
soglia dell'Harry's Bar di Venezia. Detta così, sembra una boutade. Ma non
scherza il patron, Arrigo Cipriani, mentre parla di sconti nella sua trattoria
di lusso di calle Vallaresso, a pochi metri da piazza San Marco. «I cittadini
che arrivano dagli States sono sempre stati i nostri migliori clienti»,
attacca. (Citazione obbligatoria: Hernest Hemingway era di casa all'Harry's
quando regnava Giuseppe, il fondatore, e il figlio Arrigo aveva ancora i
calzoni corti). Aggiunge: «Poiché quest'anno la stagione si prospetta,
mettiamola così, un po' tranquilla, e il dollaro Usa sta andando a precipizio,
ho pensato bene di favorire temporaneamente quella fascia di persone che ci apprezza
e ci segue da tanti anni».
Certo, la moneta debole degli Usa non penalizza soltanto il mitico locale
veneziano. Gli americani, infatti, rappresentano il 20 per cento del movimento
turistico del centro storico della Serenissima. Fatto sta che, secondo i
pronostici, questo e il prossimo saranno anni magri, soprattutto per gli hotel
a 4 e 5 stelle. Ma Cipriani aggredisce la crisi con spirito d'iniziativa. Ed
ecco spuntare il cartello, in lingua inglese, sulla porta del suo ristorante.
Liberamente tradotto, l'avviso dice: «L'Harry's Bar, nei confronti degli
americani, vittime dei "subprime" (mutui ad alto rischio, ndr), ha
deciso di elargire uno sconto speciale del 20 per cento su tutti i menù,
augurandosi che il periodo di recupero sia breve». In altre parole, passata la
buriana, si torna come prima. Cioè alla tradizione, che nello storico locale di
Venezia, funziona così: c'è la lista con i relativi prezzi (piuttosto salati ma
qui si respira l'atmosfera d'antan, lasciata da scrittori, attori, principi, nobildonne)
dei piatti; classici (uno per tutti, il «carpaccio») e quelli del giorno. Al
momento del conto, i comuni avventori pagano la tariffa piena; i veneziani e i
volti conosciuti, invece, usufruiscono della cosiddetta «voce amica» —
espressamente indicata nella ricevuta — che si traduce nel 20 per cento di
sconto.
E l'aggiunta del simpatico contorno di chiacchiere con Arrigo (spesso presente
in sala), arguto conversatore. I ricordi, gli aneddoti, le nuove iniziative, la
filosofia di Cipriani e perfino le schermaglie polemiche (attorno alla qualità
della cucina, alle guide gastronomiche che danno bassi voti all'Harry's, ma,
sia chiaro, il patron se ne infischia), fanno lievitare la serata. Con o senza
americani. Ammessi, dall'altro ieri, nell'olimpo della «voce amica». Come
stanno andando i ribassi? «L'idea ha molto divertito gli avventori del nostro
bar — nota il patron —. E i primi sconti sono già stati applicati, tra la
soddisfazione e lo spasso degli amici statunitensi». Per inciso, di solito si tratta
di persone danarose, esenti dal complesso dei «subprime».
Ma c'è anche il turista medio che, inseguendo la
leggenda («Nel
1936, un giorno — raccontava papà Giuseppe — c'erano quattro re che mangiavano
a quattro tavoli diversi») almeno una volta vuole sedersi sul trespolo del
bancone, sorseggiando un Bellini, e poi accomodarsi al tavolo, dove il
cameriere, sollecito, gli versa il vino e lo tratta come un habitué. Insomma,
Arrigo che non è nuovo alle sortite/spettacolo (tempo fa, vestito da cinese,
offriva confezioni di pasta artigianale con il suo marchio, invocando i dazi),
anche questa volta si è messo sulla cresta dell'onda. «Mi hanno chiesto —
scherza — se chiedo la carta d'identità per distinguere gli americani dagli
inglesi. Non esageriamo! Se ci si sbaglia, amen: avranno lo sconto anche i
cittadini del Regno Unito».
07 aprile 2008
Banche
centrali stampelle del dollaro ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract:
soprattutto
alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno
continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il
livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26
per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle
riserve.
Dollaro,
le banche centrali dettano l'equilibrio della paura
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract:
soprattutto
alcune banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno
continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il
livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26
per cento. Malgrado la debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle
riserve.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Il Sole-24 Ore
sezione: INPRIMO PIANO data: 2008-04-06 - pag: 5 autore: Banche centrali
stampelle del dollaro Continuano gli acquisti nonostante il forte calo della
domanda dei privati di Mario Margiocco I l momento della verità è arrivato il
12 marzo, quando all'asta delle Treasury notes americane gli acquirenti privati
stranieri sono semiscomparsi. Troppo bassi i rendimenti sul dollaro. Troppo
incerti i tempi della crisi. Troppo forte il rischio che gli Stati Uniti, con
davanti due strade per risanare Wall Street, la nazionalizzazione delle perdite
o l'inflazione cioè lo sgonfiamento del debito (e del dollaro), scelgano un mix
delle due, come sta avvenendo. Tuttavia le banche centrali, soprattutto alcune banche centrali di Paesi emergenti già
strapiene di dollari, hanno continuato ad acquistare, mantenendo al dollaro con
una quota del 64% il livello di un anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26 per cento. Malgrado la debolezza
del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve. Nonostante la
fuga degli acquirenti privati, i due miliardi e passa di dollari che gli Stati
Uniti devono trovare sul mercato mondiale ogni giorno per finanziare un sistema
che da oltre 20 anni spende e si indebita in eccesso hanno continuato e
continuano ad arrivare. Il messaggio tuttavia è chiaro: in mesi di stretta
creditizia anche il Grande debitore americano ha difficoltà a finanziarsi, come
succede ai privati, e trova al momento spazio essenzialmente fra i creditori
sovereign. Questi hanno interesse non solo a mantenere competitiva la loro
moneta su quella degli Stati Uniti, cruciale mercato di sbocco dell'export. Ma
anche ad evitare perdite sul capitale che deriverebbero da un ulteriore indebolimento
del cambio del dollaro, valuta di cui sono pieni, e
che quindi non vendono se non con cautela (per un caso estremo, si veda il box
sul Golfo Persico). "In questo momento gli Stati Uniti si finanziano solo
grazie alle banche centrali straniere ", osserva Brad Setser del Council
on Foreign relations di New York. Partendo dagli ultimi International capital
data rilasciati dal Tesoro americano il 17 marzo, Setser osserva come a gennaio
le banche centrali e i Fondi sovrani abbiano acquistato 75,5 miliardi di
dollari, il che fa un ritmo di 900 su base annua. La caduta degli afflussi
privati netti dall'estero è invece netta: dai 466 miliardi del primo trimestre
2007 ai 238 del terzo trimestre (la crisi è esplosa sui mercati il 9 agosto) ai
195 miliardi del quarto trimestre, al tonfo di gennaio. Mentre è continuata
decisa la marcia delle banche centrali, che avevano a fine 2007 riserve
complessive per 6.400 miliardi di dollari (1.600 miliardi dieci anni fa, sono
quadruplicate) e di questi il 64% cioè oltre
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Di Mario Margiocco
commenti - | | 6 aprile 2008 Il primato Usa fa i conti con la più affidabile Europa L'Europa potrebbe uscire
dall'attuale congiuntura con danni sensibilmente minori rispetto agli Stati
Uniti Il momento della verità è arrivato il 12 marzo, quando all'asta delle
Treasury notes americane gli acquirenti privati stranieri sono semi-scomparsi.
Troppo bassi i rendimenti sul dollaro. Troppo incerti i tempi della crisi.
Troppo forte il rischio che gli Stati Uniti, con davanti due strade per risanare
Wall Street, la nazionalizzazione delle perdite o l'inflazione cioè lo
sgonfiamento del debito (e del dollaro), scelgano un mix delle due, come sta
avvenendo. Tuttavia le banche centrali, soprattutto alcune
banche centrali di Paesi emergenti già strapiene di dollari, hanno continuato
ad acquistare, mantenendo al dollaro con una quota del 64% il livello di un
anno fa come moneta di riserva globale, con l'euro stabile al 26 per cento. Malgrado la
debolezza del cambio, il dollaro resta il perno delle riserve. Nonostante la
fuga degli acquirenti privati, i due miliardi e passa di dollari che gli Stati
Uniti devono trovare sul mercato mondiale ogni giorno per finanziare un sistema
che da oltre 20 anni spende e si indebita in eccesso hanno continuato e
continuano ad arrivare. Il messaggio tuttavia è chiaro: in mesi di stretta
creditizia anche il Grande debitore americano ha difficoltà a finanziarsi, come
succede ai privati, e trova al momento spazio essenzialmente fra i creditori
sovereign. Questi hanno interesse non solo a mantenere competitiva la loro
moneta su quella degli Stati Uniti, cruciale mercato di sbocco del l'export. Ma
anche ad evitare perdite sul capitale che deriverebbero da un ulteriore
indebolimento del cambio del dollaro, valuta di cui
sono pieni, e che quindi non vendono se non con cautela (per un caso estremo,
si veda il box sul Golfo Persico). "In questo momento gli Stati Uniti si
finanziano solo grazie alle banche centrali straniere", osserva Brad
Setser del Council on Foreign relations di New York. Partendo dagli ultimi
International capital data rilasciati dal Tesoro americano il 17 marzo, Setser
osserva come a gennaio le banche centrali e i Fondi sovrani abbiano acquistato
75,5 miliardi di dollari, il che fa un ritmo di 900 su base annua. La caduta
degli afflussi privati netti dall'estero è invece netta: dai 466 miliardi del
primo trimestre 2007 ai 238 del terzo trimestre (la crisi è esplosa sui mercati
il 9 agosto) ai 195 miliardi del quarto trimestre, al tonfo di gennaio. Mentre
è continuata decisa la marcia delle banche centrali, che avevano a fine 2007
riserve complessive per 6.400 miliardi di dollari (1.600 miliardi dieci anni
fa, sono quadruplicate) e di questi il 64% cioè oltre