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La
recessione colpisce i mercati mondiali L'economia americana arranca, euro e
petrolio vanno sempre di corsa ( da "Unita, L'"
del 04-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: dollari, il che ha fatto del
biglietto verde la moneta di riserva mondiale. L'Europa si trova, quindi, di
fronte a un bivio. La politica vorrebbe che si allentasse la pressione
riducendo il costo del denaro, la Banca centrale europea, custode della
politica valutaria, non molla di un metro convinta che
abbassare il costo del denaro possa scatenare un processo inflazionistico
difficilmente
Ecofin/
Junker: "Nessun danno dalla forza della moneta unica". Mifid, verso una modifica
( da "Affari
Italiani (Online)" del
04-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: economia reale europea ha detto Juncker aggiungendo di non essere favorevole a fissare un
target per il cambio euro/dollaro. ''Non credo sia saggio offrire obiettivi ai
mercati finanziari. I ministri delle finanze dell'area euro restano preoccupati
per il cambio euro/dollaro che non rilette i fondamentali dell'economia.
Cambio
euro/dollaro sotto la soglia di 1,52
( da "Trend-online"
del 05-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: il rapporto di cambio tra
dollaro/yen quota, infatti, in area 103,70 da 103,40 dell'ultima chiusura di Wall Street. Il cambio euro-dollaro si muove molto in mattinata. Prima dell'avvio delle negoziazioni in Europa
la moneta unica aveva perso punti nei confronti della divisa del paese a stelle
e strisce, scendendo fino ad un minimo di 1,
Quella
cinica battuta del 1971 sul dollaro
( da "KataWeb News"
del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi
sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le
due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla
da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma
procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali
detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
L'autunno
di re dollaro - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi
sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le
due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla
da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma
procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali
detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
L'autunno
di re dollaro ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del
07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi
sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le
due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla
da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma
procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali
detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
L'autunno
di re dollaro ( da "Repubblica.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi
sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le
due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla
da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma
procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali
detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
L'AUTUNNO
DI RE DOLLARO
( da "Wall Street Italia"
del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi
sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le
due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla
da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma
procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali
detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
MARCO
LO BASSO IL FASCINO DELLE BARCHE AMERICANE NON TRAMONTA MAI E IL CAMBIO
EURO-DOLLARO COS ( da "Mattino, Il (Benevento)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: americane non tramonta mai e il
cambio euro-dollaro così favorevole alla moneta europea aiuta a trasformare
sogni, piccoli e grandi, in realtà. Il Nauticsud
guarda con grande interesse al made in Usa. C'è tanto
da ammirare, in particolare nei settori cari agli statunitensi come i fisherman e i day cruiser di piccole
dimensioni, che negli Stati Uniti navigano in grandissima quantità (
( da "Unita, L'" del
04-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
Stai consultando
l'edizione del La recessione colpisce i mercati mondiali L'economia americana
arranca, euro e petrolio vanno sempre di corsa di Roberto Rossi/ Roma CRISI Il
petrolio corre, l'euro anche. L'economia americana arranca mentre la
speculazione impazza. Come una pandemia la malattia statunitense si sta
estendendo in tutto il mondo, Europa compresa. La
crisi dei mutui e quella del credito stanno spingendo l'America nella
recessione più nera. Non siamo ai livelli del 1973-74 (ai tempi della crisi petrolifera)
ma, secondo il guru della finanza Warren Buffet, non ne siamo neanche troppo
lontani. Gli Stati Uniti sono ormai fermi. Si produce sempre di meno, ieri
l'indice del settore menifatturiero è sceso ancora, e
si consuma meno. Neanche il mercato immobiliare riesce a compensare gli
squilibri come negli anni passati. Anzi, proprio il mattone è una delle cause
della pandemia. E con un'economia in stallo la corsa del petrolio, ieri a quota
103,40, suona come un sinistro avvertimento. Il fatto è che gli Stati Uniti,
secondo i dati dell'Eia (Energy information administration), consumano da soli un quarto della domanda
globale di greggio. E oggi quello che viene consumato lo si paga ancora di più.
La bassa attrazione economica unita alla speculazione valutaria sta portando il
dollaro a livelli sempre più bassi. Specie nei confronti della moneta europea.
Ieri l'euro ha raggiunto un altro storico record:
1,525 dollari. Con il biglietto verde ai minimi comprare petrolio costa di più.
E questo si scarica sui conti delle famiglie. È ormai un circolo vizioso. Per
uscirne la Federale Reserve sta pensando a un nuovo
taglio dei tassi, atteso per il 18 marzo, anche se non è detto che sia
risolutivo. Anzi, molti osservatori, e tra questi anche il premio Nobel Joseph Stiglitz, ritengono che una politica monetaria troppo
aperta non serva poi a tanto. E questo interrogativo sta circolando anche in Europa. Dove lo stallo economico americano e il caro greggio
stanno generando una bassa crescita e un'alta inflazione. Ieri le Borse europee
(anticipate da quelle asiatiche) hanno bruciato oltre 104 miliardi di euro. Il
fatto è che siamo legati agli americani con un cordone ombelicale. Questo
perché un buon 21% del prodotto lordo mondiale dipende dagli Stati Uniti. E poi
gran parte delle economie e delle loro istituzioni finanziarie sono collegate a
quella degli Stati Uniti. Gli Usa sono, infatti, il Paese più indebitato del
mondo (dai 5 ai 9 trilioni, secondo le diverse stime). Infine, cosa più
importante, il petrolio viene ancora prezzato in dollari,
il che ha fatto del biglietto verde la moneta di riserva mondiale.
L'Europa si trova, quindi, di fronte a un bivio. La politica vorrebbe
che si allentasse la pressione riducendo il costo del denaro, la Banca centrale
europea, custode della politica valutaria, non molla di un
metro convinta che abbassare il costo del denaro possa scatenare un
processo inflazionistico difficilmente gestibile. Per ora Jean-Claude Trichet, numero uno
della Bce, ha sempre resistito alle pressioni. Che però si fanno sempre più
pesanti. "Siamo sempre più preoccupati dal livello raggiunto dal cambio euro-dollaro", ha detto ieri il presidente della
Commissione Jean-Claude Junker. Che non è stato il
solo. Anche il commissario agli affari monetari Joaquin Almunia
ha sottolineato come "i tassi di cambio
dovrebbero sempre riflettere i fondamentali economici di un Paese". Tesi sposata anche dallo stesso Trichet:
"È interesse degli Stati Uniti avere un dollaro forte. Vista la situazione, è molto importante quello che è stato detto e
ribadito nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Usa Paulson
e dal presidente Bush", che hanno negato il rischio di recessione e si
sono detti favorevoli ad un dollaro che si attesti su livelli adeguati allo
stato dell'economia. Tradotto significa che Trichet
non ritiene che il costo del denaro debba essere abbassato. Questo perché il
pericolo dell'inflazione è sempre alto. Tra l'altro il greggio ai massimi non
aiuta. Potrebbe scatenare una rincorsa tra prezzi e salari.
( da "Affari Italiani (Online)" del 04-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
Martedí 04.03.2008 11:34 --> Super euro e paradisi fiscali all'ordine del giorno
dell'Ecofin a Bruxelles. Il presidente dell'Eurogruppo,
Jean-Claude Juncker,
afferma che l'economia reale non sarà danneggiata dalla forza dell'euro sul
dollaro. ''Non credo che l'euro sia dannoso per l'economia reale europea'' ha
detto Juncker aggiungendo di non essere favorevole a
fissare un target per il cambio euro/dollaro. ''Non
credo sia saggio offrire obiettivi ai mercati finanziari''. I ministri delle
finanze dell'area euro restano preoccupati per il cambio euro/dollaro
che non rilette i fondamentali dell'economia. ''E' normale che siamo
preoccupati'' ha detto il ministro belga Didier Reynders indicando che ''siamo contenti di vedere la
reazione degli Stati Uniti, anch'essi preoccupati. Questo potrebbe essere il
primo passo di una positiva collaborazione''.
( da "Trend-online"
del 05-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
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05.03.2008 12:09 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!!
Dopo qualche ora dall'apertura delle contrattazioni nelle piazze finanziarie del
Vecchio Continente la moneta unica viene scambiata a 1,5185 rispetto al
biglietto verde, in leggero calo sia rispetto alle ultime rilevazioni della
Banca Centrale Europea (1,5205) sia rispetto ai valori
registrati in tarda serata di ieri a New York (1,5215). Sale la divisa europea
rispetto alla moneta giapponese, l'euro vale 157,40 yen dai 156,80 yen delle
indicative della BCE della giornata scorsa. Il biglietto verde guadagna
lievemente terreno rispetto alla valuta nipponica, il
rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 103,70 da 103,40
dell'ultima chiusura di Wall Street. Il cambio euro-dollaro si muove molto in mattinata.
Prima dell'avvio delle negoziazioni in Europa la moneta
unica aveva perso punti nei confronti della divisa del paese a stelle e
strisce, scendendo fino ad un minimo di 1,5145 sulla scia dei timori dei
banchieri centrali europei sui rischi di un apprezzamento troppo rapido
dell'euro sull'economia del Vecchio Continente. La moneta di Eurolandia ha recuperato terreno in mattinata sul dollaro grazie anche ai positivi dati
macroeconomici pubblicati. L'indice PMI dei servizi ha evidenziato un rialzo,
nel mese di febbraio, in Germania da
( da "KataWeb News" del
07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
Alle 03:17 - Fonte: rampini.blogautore.repubblica.it - 0
commenti "Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro
problema". La battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally,
segretario al Tesoro Usa, quando l'Amministrazione Nixon decise di sganciare il
dollaro dalla parità con l'oro, precipitando il mondo in un decennio di
iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. Quella cinica
osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni
oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del
"sistema solare" del commercio e della finanza globale. Questa
sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra
economia. E' una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i
100 dollari, l'inflazione dei generi alimentari, l'impasse della Bce che non
riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto
ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da "sua maestà
decaduta" il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell'Opec
subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno
riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle
regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra. Eppure il declino
americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli
Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner
commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa
al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari
ai primi 20 posti quest'anno ci sono più indiani che americani. La centralità
del dollaro fu istituzionalizzata nel 1944 alla conferenza di Bretton Woods, quando l'economia americana era un gigante
solitario in mezzo alle macerie della seconda guerra mondiale. Il mondo di oggi
è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché
l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il
suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del
"sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più
volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione
della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva".
Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più
ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il
dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia;
ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane
sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche
centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono
in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in
favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche
centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini,
pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante-1999. Ancora più
impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a
cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani
hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi
agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi
non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio?
Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria - ha rilevato il Wall Street Journal - che vende agli Stati Uniti appena il
27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in
dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro
risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende
zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno
creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari.
Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno
simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva
cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli
scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il
parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni
Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono
ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le
nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in
tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro,
inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus
dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le
materie prime - metalli, derrate agricole - sono causate "due volte"
dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono
compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il
ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione,
i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime
sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine,
certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India.
Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures"
delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come
negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del
mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta
allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader
solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e
di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia - l'area che sta
diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale -
l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto
che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il
mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine
quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono
comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione
europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La
centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto
credibile. rampini.
( da "Repubblica, La" del
07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
Commenti L'AUTUNNO DI RE DOLLARO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il mondo di oggi è
irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l'America
è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo
ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del
"sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più
volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione
della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva".
Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più
ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il
dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia;
ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane
sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche
centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono
in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in
favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche
centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini,
pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante ? 1999. Ancora più
impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a
cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani
hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi
agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi
non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio?
Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria ? ha rilevato il Wall Street Journal ? che vende agli Stati Uniti appena il
27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in
dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro
risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende
zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno
creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari.
Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno
simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva
cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli
scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il
parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni
Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono
ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le
nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in
tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro,
inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus
dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le
materie prime ? metalli, derrate agricole ? sono causate "due volte"
dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono
compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il
ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione,
i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono
diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine,
certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India.
Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures"
delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come
negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del
mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta
allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader
solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e
di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia ? l'area che sta
diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale ? l'Unione
europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più
grossa piazza finanziaria d'Europa, il mercato più
liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi
sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le
banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino
acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del
dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile.
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
"Il dollaro è
la nostra moneta ma è il vostro problema". La battuta fu pronunciata nel
1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa,
quando l'Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con
l'oro, precipitando il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle
e tempeste finanziarie. Quella cinica osservazione è valida anche oggi.
Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto
all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del
commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo
valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è
alla radice di molti mali della nostra economia. E' una contraddizione che
paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l'inflazione dei
generi alimentari, l'impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del
denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli
squilibri propagati da "sua maestà decaduta" il biglietto verde.
Perfino la Cina e i paesi dell'Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per
la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di
una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche
colpa nostra. Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai
un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America
nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo,
dall'Europa al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari ai primi 20 posti quest'anno ci sono più
indiani che americani. La centralità del dollaro fu istituzionalizzata nel 1944
alla conferenza di Bretton Woods, quando l'economia
americana era un gigante solitario in mezzo alle macerie della seconda guerra
mondiale. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono
stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei
mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo
periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro
è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros
dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60
anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e
insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti,
due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno.
Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. L'86% delle
transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in
dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più
ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni
di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una
lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un
quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto
avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete
dell'eurozona ante-1999. Ancora più impressionante è l'egemonia del dollaro nel
commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più
volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al
signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in
euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come
l'Algeria - ha rilevato il Wall Street Journal - che
vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il
100% del suo commercio estero in dollari". La Malesia e l'Indonesia
forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno
pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran,
India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma
regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e
Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo
scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere
l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza
internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è
rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le
conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie
di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni
costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui
monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto
il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le
fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime - metalli, derrate
agricole - sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi
esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della
moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione:
proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali
cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate
l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio
grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve
termine vanno su perché gli hedge fund
accaparrano i "futures" delle materie prime
come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon,
l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a
sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a
essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E'
sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così
pochi euro. Visto dall'Asia - l'area che sta diventando il nuovo baricentro e
la massa critica dell'economia globale - l'Unione europea è un'entità
politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza
finanziaria d'Europa, il mercato più liquido ed
efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani
della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche
americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino
acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del
dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile.
07/03/2008 - 09:30.
( da "Repubblica.it"
del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
IL COMMENTO
L'autunno di re dollaro di FEDERICO RAMPINI "Il dollaro è la nostra moneta
ma è il vostro problema". La battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa, quando
l'Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con l'oro,
precipitando il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle e
tempeste finanziarie. Quella cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado
abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto
all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del
commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo
valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è
alla radice di molti mali della nostra economia. E' una contraddizione che
paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l'inflazione dei
generi alimentari, l'impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del
denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli
squilibri propagati da "sua maestà decaduta" il biglietto verde.
Perfino la Cina e i paesi dell'Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per
la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di
una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche
colpa nostra. Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai
un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America
nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo,
dall'Europa al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari ai primi 20 posti quest'anno ci sono
più indiani che americani. La centralità del dollaro fu istituzionalizzata nel
1944 alla conferenza di Bretton Woods, quando
l'economia americana era un gigante solitario in mezzo alle macerie della
seconda guerra mondiale. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di
forza sono stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata
dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza
di lungo periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro
al centro è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che
"è finita un'èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata
sul dollaro come moneta di riserva". Ma il
dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più
ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il
dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia;
ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane
sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche
centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono
in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in
favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche
centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini,
pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante-1999. Ancora più
impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a
cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani
hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi
agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi
non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio?
Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria - ha rilevato il Wall Street Journal - che vende agli Stati Uniti appena il
27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in
dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro
risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende
zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno
creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari.
Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno
simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva
cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli
scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo
non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le
conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie
di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni
costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui
monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto
il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le
fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime - metalli, derrate
agricole - sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi
esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della
moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione:
proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali
cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate
l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio
grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve
termine vanno su perché gli hedge fund
accaparrano i "futures" delle materie prime
come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon,
l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a
sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a
essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E'
sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così
pochi euro. Visto dall'Asia - l'area che sta diventando il nuovo baricentro e
la massa critica dell'economia globale - l'Unione europea è un'entità
politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria
d'Europa, il mercato più liquido ed efficiente è
Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di
Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono
accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino acquisizioni
franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà
vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile. (7
marzo 2008.
( da "Wall Street Italia" del
07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
Di Federico Rampini
Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto
all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del
commercio e della finanza globale. Una sfasatura alla radice di conseguenze
nefaste per l'economia. -->Il contenuto di questo scritto esprime il
pensiero dell' autore e non necessariamente
rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia,
che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Quella
cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei
anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro
del "sistema solare" del commercio e della finanza globale. Questa
sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra
economia. E' una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i
100 dollari, l'inflazione dei generi alimentari, l'impasse della Bce che non
riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto
ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da "sua maestà
decaduta" il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell'Opec
subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno
riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle
regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra. Eppure il declino
americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli
Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner
commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa
al Giappone. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono
stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei
mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo
periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro
è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros
dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60
anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e
insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti,
due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno.
Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. Mercato ricco
di insidie ma anche di opportunita'. E con news
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sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche
centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono
in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in
favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche
centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,
cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini,
pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante ? 1999. Ancora più
impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a
cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani
hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi
agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi
non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio?
Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria ? ha rilevato il Wall Street Journal ? che vende agli Stati Uniti appena il
27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in
dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro
risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende
zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno
creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari.
Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno
simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva
cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli
scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il
parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni
Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono
ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le
nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in
tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro,
inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus
dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le
materie prime ? metalli, derrate agricole ? sono causate "due volte"
dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono
compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il
ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione,
i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime
sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine,
certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India.
Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures"
delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come
negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del
mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta
allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader
solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e
di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia ? l'area che sta
diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale ?
l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto
che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il
mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine
quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono
comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione
europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La
centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto
credibile. Copyright © La Repubblica. Riproduzione vietata. All
rights reserved parla di
questo articolo nel Forum di WSI.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro
Dollaro
MARCO LO BASSO Il
fascino delle barche americane non tramonta mai e il cambio euro-dollaro così favorevole alla moneta europea aiuta a trasformare
sogni, piccoli e grandi, in realtà. Il Nauticsud
guarda con grande interesse al made in Usa. C'è tanto
da ammirare, in particolare nei settori cari agli statunitensi come i fisherman e i day cruiser di piccole
dimensioni, che negli Stati Uniti navigano in grandissima quantità (si
parla di 18 milioni di barche) non solo in mare ma anche attraverso percorsi
lacustri e fluviali, non adatti agli yacht da crociera, che invece regnano nel
Mediterraneo. Tra le aziende campane, Italia Mare dei fratelli Barra si propone
come importatore di spicco di cantieri americani come Chaparral,
Robalo e Angler. Le novità
non sono poche, anzi. Il Signature 820 è un cabinato
ideale per la famiglia, con qualità costruttiva elevata e innovazioni
tecnologiche. È uno dei pezzi forti di Chaparral, che
lancia anche il Sunesta 286, un open che in America
rappresenta lo scafo giusto per gite giornaliere, con allestimenti e angoli
cottura ad hoc. Le principali novità del cantiere Robalo,
marchio di prestigio nel settore dei fisherman con
motori fuoribordo dal 1969, sono invece rappresentate dalle due ammiraglie
della gamma: entrambe hanno una lunghezza di circa