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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO””

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Report "Euro-Dollaro"

La recessione colpisce i mercati mondiali L'economia americana arranca, euro e petrolio vanno sempre di corsa ( da "Unita, L'" del 04-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: dollari, il che ha fatto del biglietto verde la moneta di riserva mondiale. L'Europa si trova, quindi, di fronte a un bivio. La politica vorrebbe che si allentasse la pressione riducendo il costo del denaro, la Banca centrale europea, custode della politica valutaria, non molla di un metro convinta che abbassare il costo del denaro possa scatenare un processo inflazionistico difficilmente

Ecofin/ Junker: "Nessun danno dalla forza della moneta unica". Mifid, verso una modifica ( da "Affari Italiani (Online)" del 04-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: economia reale europea ha detto Juncker aggiungendo di non essere favorevole a fissare un target per il cambio euro/dollaro. ''Non credo sia saggio offrire obiettivi ai mercati finanziari. I ministri delle finanze dell'area euro restano preoccupati per il cambio euro/dollaro che non rilette i fondamentali dell'economia.

Cambio euro/dollaro sotto la soglia di 1,52 ( da "Trend-online" del 05-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: il rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 103,70 da 103,40 dell'ultima chiusura di Wall Street. Il cambio euro-dollaro si muove molto in mattinata. Prima dell'avvio delle negoziazioni in Europa la moneta unica aveva perso punti nei confronti della divisa del paese a stelle e strisce, scendendo fino ad un minimo di 1,

Quella cinica battuta del 1971 sul dollaro ( da "KataWeb News" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,

L'autunno di re dollaro - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,

L'autunno di re dollaro ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,

L'autunno di re dollaro ( da "Repubblica.it" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,

L'AUTUNNO DI RE DOLLARO ( da "Wall Street Italia" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro,

MARCO LO BASSO IL FASCINO DELLE BARCHE AMERICANE NON TRAMONTA MAI E IL CAMBIO EURO-DOLLARO COS ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 07-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: americane non tramonta mai e il cambio euro-dollaro così favorevole alla moneta europea aiuta a trasformare sogni, piccoli e grandi, in realtà. Il Nauticsud guarda con grande interesse al made in Usa. C'è tanto da ammirare, in particolare nei settori cari agli statunitensi come i fisherman e i day cruiser di piccole dimensioni, che negli Stati Uniti navigano in grandissima quantità (


Articoli

La recessione colpisce i mercati mondiali L'economia americana arranca, euro e petrolio vanno sempre di corsa (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Unita, L'" del 04-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Stai consultando l'edizione del La recessione colpisce i mercati mondiali L'economia americana arranca, euro e petrolio vanno sempre di corsa di Roberto Rossi/ Roma CRISI Il petrolio corre, l'euro anche. L'economia americana arranca mentre la speculazione impazza. Come una pandemia la malattia statunitense si sta estendendo in tutto il mondo, Europa compresa. La crisi dei mutui e quella del credito stanno spingendo l'America nella recessione più nera. Non siamo ai livelli del 1973-74 (ai tempi della crisi petrolifera) ma, secondo il guru della finanza Warren Buffet, non ne siamo neanche troppo lontani. Gli Stati Uniti sono ormai fermi. Si produce sempre di meno, ieri l'indice del settore menifatturiero è sceso ancora, e si consuma meno. Neanche il mercato immobiliare riesce a compensare gli squilibri come negli anni passati. Anzi, proprio il mattone è una delle cause della pandemia. E con un'economia in stallo la corsa del petrolio, ieri a quota 103,40, suona come un sinistro avvertimento. Il fatto è che gli Stati Uniti, secondo i dati dell'Eia (Energy information administration), consumano da soli un quarto della domanda globale di greggio. E oggi quello che viene consumato lo si paga ancora di più. La bassa attrazione economica unita alla speculazione valutaria sta portando il dollaro a livelli sempre più bassi. Specie nei confronti della moneta europea. Ieri l'euro ha raggiunto un altro storico record: 1,525 dollari. Con il biglietto verde ai minimi comprare petrolio costa di più. E questo si scarica sui conti delle famiglie. È ormai un circolo vizioso. Per uscirne la Federale Reserve sta pensando a un nuovo taglio dei tassi, atteso per il 18 marzo, anche se non è detto che sia risolutivo. Anzi, molti osservatori, e tra questi anche il premio Nobel Joseph Stiglitz, ritengono che una politica monetaria troppo aperta non serva poi a tanto. E questo interrogativo sta circolando anche in Europa. Dove lo stallo economico americano e il caro greggio stanno generando una bassa crescita e un'alta inflazione. Ieri le Borse europee (anticipate da quelle asiatiche) hanno bruciato oltre 104 miliardi di euro. Il fatto è che siamo legati agli americani con un cordone ombelicale. Questo perché un buon 21% del prodotto lordo mondiale dipende dagli Stati Uniti. E poi gran parte delle economie e delle loro istituzioni finanziarie sono collegate a quella degli Stati Uniti. Gli Usa sono, infatti, il Paese più indebitato del mondo (dai 5 ai 9 trilioni, secondo le diverse stime). Infine, cosa più importante, il petrolio viene ancora prezzato in dollari, il che ha fatto del biglietto verde la moneta di riserva mondiale. L'Europa si trova, quindi, di fronte a un bivio. La politica vorrebbe che si allentasse la pressione riducendo il costo del denaro, la Banca centrale europea, custode della politica valutaria, non molla di un metro convinta che abbassare il costo del denaro possa scatenare un processo inflazionistico difficilmente gestibile. Per ora Jean-Claude Trichet, numero uno della Bce, ha sempre resistito alle pressioni. Che però si fanno sempre più pesanti. "Siamo sempre più preoccupati dal livello raggiunto dal cambio euro-dollaro", ha detto ieri il presidente della Commissione Jean-Claude Junker. Che non è stato il solo. Anche il commissario agli affari monetari Joaquin Almunia ha sottolineato come "i tassi di cambio dovrebbero sempre riflettere i fondamentali economici di un Paese". Tesi sposata anche dallo stesso Trichet: "È interesse degli Stati Uniti avere un dollaro forte. Vista la situazione, è molto importante quello che è stato detto e ribadito nei giorni scorsi dal segretario al Tesoro Usa Paulson e dal presidente Bush", che hanno negato il rischio di recessione e si sono detti favorevoli ad un dollaro che si attesti su livelli adeguati allo stato dell'economia. Tradotto significa che Trichet non ritiene che il costo del denaro debba essere abbassato. Questo perché il pericolo dell'inflazione è sempre alto. Tra l'altro il greggio ai massimi non aiuta. Potrebbe scatenare una rincorsa tra prezzi e salari.

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Ecofin/ Junker: "Nessun danno dalla forza della moneta unica". Mifid, verso una modifica (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Affari Italiani (Online)" del 04-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Martedí 04.03.2008 11:34 --> Super euro e paradisi fiscali all'ordine del giorno dell'Ecofin a Bruxelles. Il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, afferma che l'economia reale non sarà danneggiata dalla forza dell'euro sul dollaro. ''Non credo che l'euro sia dannoso per l'economia reale europea'' ha detto Juncker aggiungendo di non essere favorevole a fissare un target per il cambio euro/dollaro. ''Non credo sia saggio offrire obiettivi ai mercati finanziari''. I ministri delle finanze dell'area euro restano preoccupati per il cambio euro/dollaro che non rilette i fondamentali dell'economia. ''E' normale che siamo preoccupati'' ha detto il ministro belga Didier Reynders indicando che ''siamo contenti di vedere la reazione degli Stati Uniti, anch'essi preoccupati. Questo potrebbe essere il primo passo di una positiva collaborazione''.

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Cambio euro/dollaro sotto la soglia di 1,52 (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Trend-online" del 05-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

FOREX, clicca qui per leggere la rassegna di Fta , 05.03.2008 12:09 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Dopo qualche ora dall'apertura delle contrattazioni nelle piazze finanziarie del Vecchio Continente la moneta unica viene scambiata a 1,5185 rispetto al biglietto verde, in leggero calo sia rispetto alle ultime rilevazioni della Banca Centrale Europea (1,5205) sia rispetto ai valori registrati in tarda serata di ieri a New York (1,5215). Sale la divisa europea rispetto alla moneta giapponese, l'euro vale 157,40 yen dai 156,80 yen delle indicative della BCE della giornata scorsa. Il biglietto verde guadagna lievemente terreno rispetto alla valuta nipponica, il rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 103,70 da 103,40 dell'ultima chiusura di Wall Street. Il cambio euro-dollaro si muove molto in mattinata. Prima dell'avvio delle negoziazioni in Europa la moneta unica aveva perso punti nei confronti della divisa del paese a stelle e strisce, scendendo fino ad un minimo di 1,5145 sulla scia dei timori dei banchieri centrali europei sui rischi di un apprezzamento troppo rapido dell'euro sull'economia del Vecchio Continente. La moneta di Eurolandia ha recuperato terreno in mattinata sul dollaro grazie anche ai positivi dati macroeconomici pubblicati. L'indice PMI dei servizi ha evidenziato un rialzo, nel mese di febbraio, in Germania da 49,2 a 52,2 punti e nella zona Euro da 50,6 a 52,3 punti. In progresso pure le vendite al dettaglio, che, nel mese di gennaio, registrano una crescita dello 0,4%. La giornata odierna si presenta molto ricca d'appuntamenti macroeconomici di particolare rilevanza. Gli addetti ai lavori attendono dagli Stati Uniti alle 14,15 italiane la stima ADP sui nuovi occupati di febbraio, alle 14,30 il costo unitario del lavoro e l'indice di produttivita' del quarto trimestre, alle 16,00 gli ordini industriali di gennaio, l'indice ISM non manifatturiero di febbraio, alle 16,30 segue pagina >>.

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Quella cinica battuta del 1971 sul dollaro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "KataWeb News" del 07-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Alle 03:17 - Fonte: rampini.blogautore.repubblica.it - 0 commenti "Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema". La battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa, quando l'Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con l'oro, precipitando il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. Quella cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra economia. E' una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l'inflazione dei generi alimentari, l'impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da "sua maestà decaduta" il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell'Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra. Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari ai primi 20 posti quest'anno ci sono più indiani che americani. La centralità del dollaro fu istituzionalizzata nel 1944 alla conferenza di Bretton Woods, quando l'economia americana era un gigante solitario in mezzo alle macerie della seconda guerra mondiale. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante-1999. Ancora più impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria - ha rilevato il Wall Street Journal - che vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime - metalli, derrate agricole - sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures" delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia - l'area che sta diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale - l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile. rampini.

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L'autunno di re dollaro - (segue dalla prima pagina) (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Repubblica, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Commenti L'AUTUNNO DI RE DOLLARO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante ? 1999. Ancora più impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria ? ha rilevato il Wall Street Journal ? che vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime ? metalli, derrate agricole ? sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures" delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia ? l'area che sta diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale ? l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile.

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L'autunno di re dollaro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 07-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

"Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema". La battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa, quando l'Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con l'oro, precipitando il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. Quella cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra economia. E' una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l'inflazione dei generi alimentari, l'impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da "sua maestà decaduta" il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell'Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra. Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari ai primi 20 posti quest'anno ci sono più indiani che americani. La centralità del dollaro fu istituzionalizzata nel 1944 alla conferenza di Bretton Woods, quando l'economia americana era un gigante solitario in mezzo alle macerie della seconda guerra mondiale. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante-1999. Ancora più impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria - ha rilevato il Wall Street Journal - che vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime - metalli, derrate agricole - sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures" delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia - l'area che sta diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale - l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile. 07/03/2008 - 09:30.

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L'autunno di re dollaro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Repubblica.it" del 07-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

IL COMMENTO L'autunno di re dollaro di FEDERICO RAMPINI "Il dollaro è la nostra moneta ma è il vostro problema". La battuta fu pronunciata nel 1971 da John Connally, segretario al Tesoro Usa, quando l'Amministrazione Nixon decise di sganciare il dollaro dalla parità con l'oro, precipitando il mondo in un decennio di iperinflazione, tassi alle stelle e tempeste finanziarie. Quella cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra economia. E' una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l'inflazione dei generi alimentari, l'impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da "sua maestà decaduta" il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell'Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra. Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa al Giappone. Nella classifica Forbes dei miliardari ai primi 20 posti quest'anno ci sono più indiani che americani. La centralità del dollaro fu istituzionalizzata nel 1944 alla conferenza di Bretton Woods, quando l'economia americana era un gigante solitario in mezzo alle macerie della seconda guerra mondiale. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. L'86% delle transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante-1999. Ancora più impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria - ha rilevato il Wall Street Journal - che vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime - metalli, derrate agricole - sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures" delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia - l'area che sta diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale - l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile. (7 marzo 2008.

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L'AUTUNNO DI RE DOLLARO (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Wall Street Italia" del 07-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Di Federico Rampini Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del commercio e della finanza globale. Una sfasatura alla radice di conseguenze nefaste per l'economia. -->Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Quella cinica osservazione è valida anche oggi. Malgrado abbia perso negli ultimi sei anni oltre il 40% del suo valore rispetto all'euro, il dollaro resta il centro del "sistema solare" del commercio e della finanza globale. Questa sfasatura tra il crollo del suo valore e la persistenza del suo ruolo egemonico, è alla radice di molti mali della nostra economia. E' una contraddizione che paghiamo in tanti modi: il petrolio oltre i 100 dollari, l'inflazione dei generi alimentari, l'impasse della Bce che non riesce a tagliare il costo del denaro per colpa di un carovita importato; tutto ciò si può ricondurre agli squilibri propagati da "sua maestà decaduta" il biglietto verde. Perfino la Cina e i paesi dell'Opec subiscono pesanti ripercussioni interne per la débacle del dollaro, nessuno riesce a difendersi. Siamo tutti in attesa di una rivoluzione copernicana nelle regole monetarie. Se non arriva, è anche colpa nostra. Eppure il declino americano è evidente. L'Unione europea ha ormai un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. La Cina ha sostituito l'America nel ruolo di principale partner commerciale di quasi tutte le aree del mondo, dall'Europa al Giappone. Il mondo di oggi è irriconoscibile, i rapporti di forza sono stravolti, non solo perché l'America è in recessione e stremata dalla crisi dei mutui, ma anche perché il suo ridimensionamento è una tendenza di lungo periodo. Il superamento del "sistema solare" con il dollaro al centro è stato profetizzato più volte. Ancora un mese fa George Soros dichiarava a Davos che "è finita un'èra di 60 anni di espansione della finanza mondiale basata sul dollaro come moneta di riserva". Ma il dollaro è ancora lì, malconcio e insostituibile. Warren Buffett, il più ascoltato investitore degli Stati Uniti, due giorni fa ha sentenziato che il dollaro non potrà che valere sempre meno. Di questo passo sarà carta straccia; ma l'unica carta universale. Mercato ricco di insidie ma anche di opportunita'. E con news gratis, non vai da nessuna parte. Hai mai provato ad abbonarti a INSIDER? Scopri i privilegi delle informazioni riservate, clicca sul link INSIDER L'86% delle transazioni quotidiane sui mercati dei cambi sono in dollari. I due terzi delle riserve delle banche centrali (comprese le due più ricche del mondo, la cinese e la giapponese) sono in dollari. Si parla da anni di una diversificazione di queste riserve in favore dell'euro, ma procede a una lentezza esasperante: per ora le banche centrali mondiali detengono solo un quarto delle loro riserve in euro, cioè addirittura meno di quanto avevano in marchi, franchi, lire, fiorini, pesete e tutte le altre ex-monete dell'eurozona ante ? 1999. Ancora più impressionante è l'egemonia del dollaro nel commercio internazionale, a cominciare dai mercati delle materie prime. Più volte dei leader antiamericani hanno cercato di sottrarre il petrolio al signoraggio del dollaro. Da Gheddafi agli iraniani, da Saddam Hussein a Hugo Chavez, chi non ricorda le loro proposte di convertire in euro le quotazioni del greggio? Tutte chiacchiere. "Perfino un paese come l'Algeria ? ha rilevato il Wall Street Journal ? che vende agli Stati Uniti appena il 27% delle sue risorse energetiche, gestisce il 100% del suo commercio estero in dollari". La Malesia e l'Indonesia forniscono la maggioranza delle loro risorse naturali alla Cina: si fanno pagare in dollari. Il Brasile vende zucchero a tutta l'Asia: in dollari. Iran, India, Pakistan e Bangladesh hanno creato una sorta di mercato comune ma regolano le loro transazioni in dollari. Idem nel commercio tra Cina e Giappone, tra Cina e Corea del Sud. Un fenomeno simile accadde nel secolo scorso. Molto tempo dopo che la Gran Bretagna aveva cessato di essere l'economia più ricca, la sterlina rimase la moneta degli scambi e della finanza internazionale: fino alla seconda guerra mondiale. Il parallelo non è rassicurante, visti i disastri finanziari avvenuti negli anni Trenta. Le conseguenze nefaste che ha su di noi il tracollo del dollaro sono ben più ampie di quanto si crede. E' noto che siamo penalizzati perché le nostre esportazioni costano sempre più care, non solo sul mercato Usa ma in tutti quei paesi le cui monete sono agganciate o influenzate dal dollaro, inclusa la Cina. E' meno noto il modo in cui il dollaro debole diffonde i virus dell'inflazione mondiale. Le fiammate dei prezzi del petrolio e di tutte le materie prime ? metalli, derrate agricole ? sono causate "due volte" dal dollaro. Anzitutto i paesi esportatori di energia e risorse naturali devono compensare la caduta della moneta con cui vengono pagati. Ma vi si aggiunge il ruolo della speculazione: proprio perché l'America esporta debiti e inflazione, i capitali mondiali cercano rifugio in investimenti sicuri. Le materie prime sono diventate l'ultima spiaggia per ripararsi dalla crisi. Nel lungo termine, certo, petrolio grano e riso rincarano per il boom dei consumi di Cina e India. Nel breve termine vanno su perché gli hedge fund accaparrano i "futures" delle materie prime come protezione dal collasso del dollaro. Proprio come negli anni 70 di Nixon, l'America esporta la sua crisi in ogni angolo del mondo. Perché non riusciamo a sganciarci dal ruolo ingombrante di una moneta allo sbando? L'euro continua a essere una promessa mancata, una moneta-leader solo allo stato potenziale. E' sintomatico che le banche centrali di Pechino e di Tokyo possiedano ancora così pochi euro. Visto dall'Asia ? l'area che sta diventando il nuovo baricentro e la massa critica dell'economia globale ? l'Unione europea è un'entità politicamente inafferrabile. Pesa anche il fatto che la più grossa piazza finanziaria d'Europa, il mercato più liquido ed efficiente è Londra, che sta fuori dall'euro. Infine quando i fondi sovrani della Cina, di Singapore e degli emirati arabi vogliono comprarsi le banche americane vengono accolti a braccia aperte. Nell'Unione europea perfino acquisizioni franco-italiane, o viceversa, sono ostacolate. La centralità del dollaro avrà vita lunga finché non si fa avanti un sostituto credibile. Copyright © La Repubblica. Riproduzione vietata. All rights reserved parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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MARCO LO BASSO IL FASCINO DELLE BARCHE AMERICANE NON TRAMONTA MAI E IL CAMBIO EURO-DOLLARO COS (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 07-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

MARCO LO BASSO Il fascino delle barche americane non tramonta mai e il cambio euro-dollaro così favorevole alla moneta europea aiuta a trasformare sogni, piccoli e grandi, in realtà. Il Nauticsud guarda con grande interesse al made in Usa. C'è tanto da ammirare, in particolare nei settori cari agli statunitensi come i fisherman e i day cruiser di piccole dimensioni, che negli Stati Uniti navigano in grandissima quantità (si parla di 18 milioni di barche) non solo in mare ma anche attraverso percorsi lacustri e fluviali, non adatti agli yacht da crociera, che invece regnano nel Mediterraneo. Tra le aziende campane, Italia Mare dei fratelli Barra si propone come importatore di spicco di cantieri americani come Chaparral, Robalo e Angler. Le novità non sono poche, anzi. Il Signature 820 è un cabinato ideale per la famiglia, con qualità costruttiva elevata e innovazioni tecnologiche. È uno dei pezzi forti di Chaparral, che lancia anche il Sunesta 286, un open che in America rappresenta lo scafo giusto per gite giornaliere, con allestimenti e angoli cottura ad hoc. Le principali novità del cantiere Robalo, marchio di prestigio nel settore dei fisherman con motori fuoribordo dal 1969, sono invece rappresentate dalle due ammiraglie della gamma: entrambe hanno una lunghezza di circa 9 metri e montano due fuoribordo con potenza massima di 600 hp. Si tratta del Robalo 300 e del Robalo 305, il primo open elegante, veloce e soprattutto versatile, il secondo che punta a vivere il mare senza limiti. Italia Mare, che propone anche i nuovi fisherman della Angler, esporrà soltanto nei padiglioni della Mostra d'Oltremare. Al molo di Mergellina invece l'International Boat Service presenterà una serie di imbarcazioni di brand importanti in esclusiva dagli Usa, tutte da provare. Si tratta della Viking Yachts con il 64 Convertible, della Tiara Yachts con i modelli di successo 3600 Open e 3900 Convertible e della Pursuit Fishing Boats con il C340. Come già nel 2007, una delle attrazioni del Nauticsud sarà l'esposizione di Cigarette, il marchio americano più famoso nel mondo. Seahorse International torna a Napoli mettendo in mostra il Cigarette 39 TG Unlimited, con cui è stato stabilito il primato mondiale sulla rotta Montecarlo-Calvì, dal principato monegasco alla Corsica (2h36' andata e ritorno). In esposizione anche il Cigarette 30 Vice, modello d'ingresso del cantiere americano.

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