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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DAL  26 al 31 marzo 2008      #TOP


Report "Euro-Dollaro"

Concia, dati in calo e pessimismo ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 26-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: non si prospettano miglioramenti sul tasso di cambio Euro/Dollaro. La situazione è diretta conseguenza dell'incertezza che si sta diffondendo a livello globale sia sul piano finanziario che in termini di economia reale, e gli USA sembrano, in questo contesto, l'area economica a maggior rischio recessivo.

GRANITIFIANDRE RISULTATI 2007: FATTURATO CONSOLIDATO A 229,4 MILIONI DI EURO (+15,2%) E RICAVI DELLE VENDITE A MARCHIO A 173,8 MILIONI (+22,2%) ( da "marketpress.info" del 26-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: in linea con le previsioni effettuate in sede di budget. I ricavi complessivi hanno raggiunto nel 2007 i 229,4 milioni di Euro, in crescita di oltre 30,3 milioni (+15,2%) rispetto al dato 2006. È da segnalare come, in un confronto a parità di tassi di cambio euro/dollaro, tale incremento sarebbe risultato ancora maggiore, +17,3%.

Dollaro prova a recuperare terreno, cede lo yen ( da "Bluinvest.com" del 27-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: 39 Dollaro prova a recuperare terreno, cede lo yen Il dollaro tenta di recuperare terreno nei confronti delle principali valute Il biglietto verde e' in ripresa nei confronti della moneta unica, il cambio euro/dollaro scende a 1,5775, in calo rispetto ai valori di meta' mattinata (1,5810).

Ratti, il 2007 frena a causa del dollaro ( da "MF Fashion" del 28-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: il 2007 frena a causa del dollaro Bilanci. Cresce lievemente (+2%) il fatturato del gruppo tessile che chiude l'anno con vendite per 112,4 milioni di euro. Ma il risultato netto scivola a -5,9 milioni di euro a causa del cambio euro-dollaro sfavorevole. Pagina a cura di Cristiana Cicuto Il gruppo Ratti frena.

PUNTO 1 - Bce, pressione prezzi è pericolosamente alta - Weber ( da "Websim" del 28-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: un rialzo dei prezzi del greggio e un ulteriore sfasamento nel cambio euro-dollaro . Ad ogni modo, Weber ha detto che non c'è ragione per essere pessimisti sulle prospettive di crescita della Germania, dato che l'industria è in forma e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbero avere un impatto positivo sulla domanda interna.

Cambi: euro su nuovo record contro sterlina, fermo cambio con dollaro ( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 28-03-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: il cambio euro/dollaro resta fermo a 1,576 usd, in attesa questo pomeriggio di alcuni importanti dati congiunturali Usa. In fase di deprezzamento lo yen, con il dollaro che scambia a 99,96 yen (+0,33%) e l'euro a 157,56 yen (+0,27%). Si indebolisce anche il franco svizzero, con un dollaro che scambia a 0,9981 chf (+0,

BCE, PRESSIONE PREZZI È PERICOLOSAMENTE ALTA - WEBER ( da "Wall Street Italia" del 28-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: un rialzo dei prezzi del greggio e un ulteriore sfasamento nel cambio euro-dollaro. Ad ogni modo, Weber ha detto che non c'è ragione per essere pessimisti sulle prospettive di crescita della Germania, dato che l'industria è in forma e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbero avere un impatto positivo sulla domanda interna.

LA BCE LANCIA L'ALLARME INFLAZIONE ALTA ( da "Wall Street Italia" del 28-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: un rialzo dei prezzi del greggio e un ulteriore sfasamento nel cambio euro-dollaro. Ad ogni modo, Weber ha detto che non c'è ragione per essere pessimisti sulle prospettive di crescita della Germania, dato che l'industria è in forma e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbero avere un impatto positivo sulla domanda interna.

EURO: TREMONTI, MONETA NON GOVERNATA POLITICAMENTE ( da "Agi" del 28-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Lo ha detto Giulio Tremonti, vicepresidente di Forza Italia e candidato del Pdl alla Camera, parlando di euro e di dollaro di fronte agli industriali delle Marche. Secondo l'ex ministro dell'Economia, "gli Usa, in quanto potenza imperiale, hanno usato il dollaro come moneta di riserva del mondo.

Euro ancora sui massimi ( da "Milano Finanza" del 29-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: ultima settimana il future sul cambio euro/dollaro ha trovato proprio nel supporto a 1,525 (minimo settimanale a 1,5273) un valido punto d'arresto alla correzione della precedente ottava. Il test di questo livello ha infatti favorito un deciso rimbalzo, che già nella giornata di mercoledì ha portato il derivato a ridosso dei massimi storici in area 1,

L'industria frena la crescita "pesa la crisi americana" ( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Ad alimentare le preoccupazioni è il solito terzetto dei crucci dell'economia globale: "La crisi finanziaria Usa, l'escalation del prezzo del petrolio e il cambio euro-dollaro", dice Tazzetti. E in questo quadro, a riservare delusioni potrebbe essere l'export: "Nel 2007 è cresciuto del 4,6%, ma dovremmo attenderci per il futuro una flessione degli ordini", spiega Zangola. (m.v.).

Fincantieri, record di ordini ma l'utile rallenta ( da "Gazzettino, Il" del 29-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Risultato netto di 45 milioni che risente del cambio euro/dollaro. Portafoglio commesse a 12 miliardi: lavoro per tre anni TriesteCon un risultato netto di 45 milioni si è chiuso il 2007 del gruppo Fincantieri che quest'anno celebra il secolo di vita. Una leggera flessione, ma sostanzialmente in linea con quello del 2006,

Europa sogno od incubo ( da "Napoli.com" del 31-03-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: oggi è noto che gli Stati Uniti vogliono un dollaro assai debole, che permetta loro di ridurre il notevole disavanzo pubblico, in parte provocato dalle varie guerre e missioni militari nel mondo e di rilanciare le esportazione delle loro industrie verso l'estero. Con un euro così forte e un dollaro così debole per le aziende europee è molto difficile vendere i propri prodotti all'


Articoli

Concia, dati in calo e pessimismo (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 26-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

L'INDUSTRIA CONCIARIA VENETA, CHE PRODUCE OLTRE IL 50% DEL FATTURATO ITALIANO, IN DIFFICOLTA' A CAUSA DELLA CRISI DELL'ARREDAMENTO IMBOTTITO MEDIO BASSO Concia, dati in calo e pessimismo LE STIME UNIC (NON DEFINITIVE) PARLANO DI UN -2.4% SUL FATTURATO 2007, IN CONTROTENDENZA RISPETTO AL DATO NAZIONALE Le stime (NON definitive) attualmente disponibili sui risultati ottenuti dal distretto veneto della concia segnano per il 2007 un calo del 2,4% del fatturato annuale. Nonostante la primaria importanza del distretto (oltre il 50% del fatturato italiano fa riferimento alle produzioni venete), il dato è in parziale contro tendenza rispetto al totale nazionale, in crescita (seppur inferiore al 2%) in virtù delle ottime performance stagionali delle aziende campane e lombarde. CIG. I dati delle ore CIG effettivamente erogate nel 2007 (-12,9% sull'anno precedente) risultano poco indicativi della relativa attività congiunturale, in quanto il rallentamento non sembra aver comunque provocato particolari problematiche occupazionali. Export. Le ultime statistiche relative all'export veneto di pelli (primi 3 trimestri 2007) evidenziano un decremento in valore simile a quanto sofferto sul fronte del fatturato totale (-2,3% rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente). Tra i Paesi di destinazione, vale sottolineare la frenata dell'area cinese, principale sbocco estero delle pelli venete (17,4% dell'export totale), che mostra un ribasso dell'8,3%, ed il forte calo degli Usa (-14,4%). L'Unione Europea, che pesa per il 47% delle esportazioni complessive, registra perdite considerevoli sul più importante Paese di delocalizzazione manifatturiera dell'area (Romania, -21,9%) e più contenute in Germania (-1,6%), ma confortanti recuperi sui rimanenti clienti comunitari (Polonia +7,9%, Spagna +4,7%, Francia +8,4%, Portogallo +3,4%). Dettaglio per prodotto. L'industria conciaria veneta ha incontrato difficoltà a causa delle forti problematiche che hanno colpito la principale destinazione d'uso delle pelli prodotte localmente, l'arredamento imbottito di fascia medio-bassa. Questa tipologia ha sofferto la sfavorevole evoluzione del tasso di cambio, che, oltre a ostacolare direttamente le esportazioni di pelli verso l'area dollaro, ha messo in crisi anche la clientela nazionale (concentrata nel distretto delle Murge, le cui produzioni sono principalmente dirette negli USA). A questo, va aggiunta anche una contrazione globale dei livelli di domanda. La situazione è risultata essere problematica soprattutto per le concerie venete che lavorano conto-terzi, mentre le aziende più organizzate hanno cercato, con fatica, di mutare contemporaneamente le strategie commerciali (meno USA e Asia, più Europa) e quelle produttive (più fascia media ed alta, con l'obiettivo di ridurre i volumi). Le difficoltà incontrate dalle produzioni per arredamento economico sono state comunque parzialmente compensate dai buoni risultati ottenuti sulle fasce medio-alte del segmento e sulle destinazioni alternative (calzatura e pelletteria). Congiuntura. L'anno nuovo è iniziato confermando il rallentamento delle attività che aveva caratterizzato la chiusura del 2007 ed il clima è diffusamente pessimistico. La situazione dell'arredamento è ancora stagnante per il basso di gamma e l'economico, su cui paradossalmente pesa a valle una sensazione di prezzi troppo elevati e una latente tendenza di ritorno al tessuto, oltre al fattore valutario. Il principale problema denunciato dalle concerie è la redditività degli ordinativi, su cui è al momento in atto una forte selezione. Previsioni. Le aspettative sull'anno da parte delle concerie continuano a rivelare un sentimento di forte cautela. Se a fine 2007 la maggior parte delle aziende confidava in un mantenimento delle posizioni, la situazione al momento appare ancora più incerta. All'orizzonte, dopo che negli ultimi due anni la moneta statunitense ha perso un quarto del proprio valore rispetto alla valuta europea, non si prospettano miglioramenti sul tasso di cambio Euro/Dollaro. La situazione è diretta conseguenza dell'incertezza che si sta diffondendo a livello globale sia sul piano finanziario che in termini di economia reale, e gli USA sembrano, in questo contesto, l'area economica a maggior rischio recessivo. Fino alle elezioni di novembre è difficile immaginare un cambio di rotta nel Paese nordamericano e, conseguentemente, nel panorama economico globale. L'altro grande dilemma riguarda la pronosticata contrazione dei consumi, che risente sia di fattori macroeconomici generali sia di questioni puramente settoriali. L'arredamento cede da un punto di vista congiunturale e, valutando i materiali alternativi, manda segnali di insofferenza per la pelle. La calzatura non attraversa una fase espansiva. Le aspettative sulla pelletteria non sono negative ma i volumi sono limitati. L'abbigliamento in pelle è ormai in crisi strutturale da diversi anni. Gli interni auto continuano ad essere una nicchia, in quanto presentano dinamiche particolari, mai conciliatesi in maniera massiccia con le caratteristiche produttive delle concerie locali. (Dati forniti dal Servizio Economico Unic).

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GRANITIFIANDRE RISULTATI 2007: FATTURATO CONSOLIDATO A 229,4 MILIONI DI EURO (+15,2%) E RICAVI DELLE VENDITE A MARCHIO A 173,8 MILIONI (+22,2%) (sezione: Euro-Dollaro)

( da "marketpress.info" del 26-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Castellarano, 26 marzo 2008 - Il Consiglio di Amministrazione di Granitifiandre, leader mondiale nella produzione e commercializzazione di lastre in grès porcellanato alternative ai marmi e graniti di cava e prima matricola quotata al segmento Star di Borsa Italiana, ha approvato il 21 marzo il Bilancio Consolidato e della Capogruppo relativi all'esercizio 2007. Grazie al sempre maggiore apprezzamento sui mercati internazionali di tutti i marchi del gruppo, alla costante attenzione rivolta all'efficienza produttiva, allo sviluppo tecnico dei prodotti e dei processi e all'ampliamento della rete distributiva, i dati al 31 dicembre 2007 presentano tutti una crescita a doppia cifra rispetto al precedente esercizio, in linea con le previsioni effettuate in sede di budget. I ricavi complessivi hanno raggiunto nel 2007 i 229,4 milioni di Euro, in crescita di oltre 30,3 milioni (+15,2%) rispetto al dato 2006. È da segnalare come, in un confronto a parità di tassi di cambio euro/dollaro, tale incremento sarebbe risultato ancora maggiore, +17,3%. Ancor più consistente lo sviluppo delle vendite di materiale a marchio, caratterizzato da maggior marginalità, passato dai 142,2 milioni di Euro del 2006 ai 173,8 milioni di Euro del 2007 (+22,2%). Si rafforza la posizione di leadership di Granitifiandre in Italia, con vendite di materiale a marchio sul mercato domestico aumentate del 9,6%. Ma è sui mercati internazionali che si è registrata nel corso del 2007 la più consistente crescita dei ricavi grazie alla sempre maggior diffusione dei marchi del gruppo e in particolare di Porcelaingres (Germania) e Stonepeak (Usa). Lo sviluppo più importante si è avuto sul mercato nord americano dove il brand Stonepeak è sempre più utilizzato da architetti, operatori della distribuzione e clienti finali e dove le vendite del gruppo nel 2007 sono aumentate del 49,7% a 43,6 milioni di Euro. Grazie allo sviluppo della controllata tedesca Porcelaingres anche i risultati sui mercati Europei sono in progresso, con una crescita complessiva dei ricavi a marchio del 12,6% e performance particolarmente significative in Germania, Francia e in tutti Paesi dell'est. In netta crescita tutti i principali indicatori di redditività con: - Margine Operativo Lordo (Ebitda) dell'esercizio a 40,2 milioni di Euro, +41,9% a fronte dei 28,3 milioni di Euro dell'anno precedente, e un'incidenza sul fatturato che è passata dal 14,2% del 2006 al 17,5% del 2007. Al suddetto incremento hanno contribuito positivamente, oltre alla capogruppo Granitifiandre Spa per 24,2 milioni di Euro, il gruppo americano Stonepeak per circa 5,9 milioni di Euro e la controllata tedesca Porcelaingres per oltre 5,4 milioni di Euro; - Risultato Operativo (Ebit) a 25,3 milioni di Euro, +79,5% rispetto ai 14 milioni di Euro del 2006 e un'incidenza sul fatturato che è passata dal 7,1% del 2006 all' 11% del 2007; - Il risultato ante imposte dell'esercizio 2007 è pari a 22,6 milioni di Euro contro 5,8 milioni di Euro dell'esercizio 2006 con un'incidenza dell'indice sul fatturato pari al 9,9% (2,9% nel 2006) mentre il risultato netto dell'esercizio 2007 è pari a 13,8 milioni di Euro contro i meno 0,5 milioni di Euro dell'esercizio 2006 (risultato 2006 influenzato da perdite su cambio pari a 6,8 milioni di Euro di cui 6,3 da valutazione). In miglioramento la posizione finanziaria netta, negativa per 46,4 milioni di Euro, contro i -47,8 milioni di Euro al 31 dicembre 2006; il dato è da considerarsi molto positivo perché ottenuto al netto di investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali per 16 milioni di Euro e del pagamento di 4,4 milioni relativi al dividendo 2006. I flussi di cassa generati dalla gestione corrente sono stati pari a 22,5 milioni di Euro. Si segnala che nel primo bimestre 2008 la posizione finanziaria è migliorata di 5,5 milioni di Euro, dopo investimenti per 1,5 milioni di Euro, raggiungendo i meno 40,9 milioni di Euro. Destinazione Utile L'utile netto dell'esercizio della capogruppo Granitifiandre S. P. A. È pari a 8,7 milioni di Euro (6,6 milioni nel 2006, +31,8%). Il Consiglio di Amministrazione proporrà all'Assemblea degli Azionisti del 23 Aprile p. V. , in prima convocazione e del 24 Aprile p. V. , in seconda convocazione, di destinare l'Utile per oltre 5,5 milioni di Euro a dividendo (il 39,9% dell'utile netto consolidato) e per 3,2 milioni di Euro a riserva straordinaria. Il dividendo, equivalente a 0,15 Euro per ogni singola azione, risulta superiore del 25% rispetto a quanto distribuito in sede di approvazione dei risultati 2006 (0,12 Euro per azione). Il dividendo verrà posto in pagamento il 29 maggio 2008 con stacco cedola il 26 maggio 2008. Si fa presente che lo stesso Consiglio di Amministrazione, in base a quanto previsto dall'art. 89 bis del R. E. , ha approvato la relazione annuale sulla "Corporate Goveranace" ed in base all' art. 6 del D. Lgs. 8 giugno 2001, n°231, ha approvato il modello di organizzazione, gestione e controllo previsto dal decreto sopracitato; entrambi i documenti sono disponibili sul sito web della società. Nuove iniziative e previsioni La costante azione di promozione effettuata e la ramificazione nonché differenziazione dei canali di distribuzione hanno consentito al gruppo Granitifiandre di siglare importanti accordi di fornitura di materiale a marchio: in Russia per Carrefour pari a 1 milione di Euro, in Francia per due centri Leclerc per un valore di circa 400 mila Euro oltre alla fornitura in Italia per una nuova casa automobilistica per oltre 400 mila Euro. Segnaliamo infine l'acquisizione di due importanti forniture per la pavimentazione di due centri direzionali in Russia ed Ungheria, per un valore complessivo che supera il milione di Euro. Relativamente al mercato oltremare si segnala l'accordo di franchising che porterà all'apertura di un geologica shop ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, accordo che prevede inoltre un impegno d'acquisto di 1,5 milioni di Euro da evadere nei prossimi quattro anni. Si segnalano infine, negli Stati Uniti, i primi due ordini relativi a una delle più importati catene americane del beverage, per oltre 500 mila Dollari. "Nonostante lo scenario macroeconomico si presenti oggi sfavorevole ? ha commentato il Presidente e Amministratore delegato di Granitifiandre Graziano Verdi ? confermiamo per i prossimi esercizi le previsioni di crescita contenute nel Piano Triennale presentato al mercato lo scorso anno". "Questo perché ? continua Verdi ? alla luce degli importanti accordi commerciali già siglati e del lancio dei nuovi marchi Xtra Granitifiandre e Dolce Italia negli Stati Uniti, riteniamo che il Gruppo potrà confermare anche nel 2008 il trend di crescita già espresso lo scorso anno". "Le attese ? conclude Verdi - tengono in considerazione un primo semestre in linea con gli ottimi risultati raggiunti nel 2007 ed un secondo semestre in crescita, supportato da importanti accordi commerciali stipulati, i quali saranno esecutivi nella seconda parte dell'anno". . <<BACK.

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Dollaro prova a recuperare terreno, cede lo yen (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Bluinvest.com" del 27-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

16.39 Dollaro prova a recuperare terreno, cede lo yen Il dollaro tenta di recuperare terreno nei confronti delle principali valute Il biglietto verde e' in ripresa nei confronti della moneta unica, il cambio euro/dollaro scende a 1,5775, in calo rispetto ai valori di meta' mattinata (1,5810). La valuta statunitense si apprezza anche nei confronti di quella nipponica, il cambio dollaro/yen sale a 99,60, poco sopra i valori di stamani (99,50). La divisa nipponica si indebolisce nei confronti di quella europea, il cambio euro/yen sale a 157,15, ma e' comunque in flessione rispetto ai valori rilevati intorno alle 11 (157,30). Sono stati i dati sostanzialmente positivi diffusi nel pomeriggio ad alimentare il recupero messo a segno dal biglietto verde. Il dato finale relativo alla crescita del Prodotto interno lordo nel quarto trimestre dell'anno si e' rivelato in linea con le previsioni degli analisti: e' stata infatti confermata una crescita dello 0,6%. Sono state dunque deluse le attese di quanti ipotizzavano una flessione del Pil statunitense gia' nell'ultimo trimestre dello scorso anno. Sono giunti segnali incoraggianti anche dal mercato del lavoro, con le richieste di sussidi alla disoccupazione in calo oltre il consensus.

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Ratti, il 2007 frena a causa del dollaro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "MF Fashion" del 28-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Mff Ratti, il 2007 frena a causa del dollaro Bilanci. Cresce lievemente (+2%) il fatturato del gruppo tessile che chiude l'anno con vendite per 112,4 milioni di euro. Ma il risultato netto scivola a -5,9 milioni di euro a causa del cambio euro-dollaro sfavorevole. Pagina a cura di Cristiana Cicuto Il gruppo Ratti frena. La società ha infatti comunicato ieri il bilancio dell'esercizio fiscale del 2007, chiuso al 31 dicembre scorso con un fatturato pari a 112,4 milioni di euro, in progressione del 2,1% rispetto ai 110,1 milioni del 2006 (la crescita sarebbe stata del 4,1% calcolata a cambi comparabili). La posizione finanziaria netta è rimasta sostanzialmente stabile, passando dai 29,45 milioni di euro del 2006 agli attuali 28,7 milioni di euro. Il peggioramento dei dati, come si legge in una nota divulgata dal gruppo comasco, è stato causato da un mix di vendite sfavorevoli, nelle quali hanno avuto maggior incidenza le vendite in stock e soprattutto dall'effetto del cambio, poco favorevole a causa della forza dell'euro su dollaro e yen piuttosto deboli. L'effetto negativo ha gravato infatti sul margine operativo per una cifra pari a 1,3 milioni di euro, portando l'ebit già negativo per 3,5 milioni nel 2006, fino a meno 4,5 milioni di euro. Il risultato netto del gruppo comasco fondato da Antonio Ratti ha quindi presentato una perdita netta di 5,9 milioni di euro (erano 5,5 milioni di euro nel 2006). Si sono evidenziati andamenti positivi dei ricavi nel comparto dei tessuti per la cravatteria, sia tinta in filo sia stampata. Allo stesso modo, in progressione sono state le vendite dei prodotti confezionati, mentre stabili si sono confermate le aree dell'abbigliamento e dell'arredamento. La società ammiraglia del gruppo, Ratti spa, ha invece chiuso il 2007 con un fatturato pari a 83,6 milioni di euro, in crescita rispetto ai 78,3 del 2006. Ma il conto economico della capogruppo ha evidenziato un ebit negativo per 1,5 milioni di euro, in miglioramento rispetto ai 2,1 milioni di negativo dell' esercizio precedente. Peggiora anche qui il risultato netto, scendendo da un negativo di 3,7 a un negativo di 7,1 milioni. Ratti, quotata dal 1989 alla Borsa di Milano, per l'esercizio corrente ha inoltre delineato un quadro di forte incertezza economica, data dall'andamento dei cambi, dei consumi e dal quadro macroeconomico internazionale. Nonostante si continui a confermare vivace il mercato delle vendite nell'area italiana, che pesano nel totale del fatturato per una percentuale pari al 43,3%. (riproduzione riservata) Mff  - MF fashion Numero 063, pag. 5 del 28/3/2008 Autore: Pagina a cura di Cristiana Cicuto.

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PUNTO 1 - Bce, pressione prezzi è pericolosamente alta - Weber (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Websim" del 28-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

NOTIZIE FLASH 28 Marzo 08 ora 12:50 PUNTO 1 - Bce, pressione prezzi è pericolosamente alta - Weber (aggiunge dettagli, nuove dichiarazioni e background) BERLINO, 28 marzo (Reuters) - Alex Weber, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, dice che la pressione inflazionistica nei Paesi della zona euro è pericolosamente alta e che è necessario fermare le aspettative di inflazione. Nel testo del discorso che pronuncerà in Lussemburgo, Weber afferma che l'attuale livello dei tassi della Bce al 4% serve ad ancorare le aspettative di inflazione. "Non solo i prezzi attuali sono pericolosamente alti ma, considerando la crescita economica modesta, sebbene sostanzialmente robusta, e la forte espansione dell'offerta di moneta, ci sono rischi al rialzo a medio termine per la stabilità dei prezzi" dice. Weber, che è anche a capo della Bundesbank tedesca, dice che lo scenario economico è caratterizzato da incertezza, parzialmente derivante dalle turbolenze dei mercati finanziari. "In uno scenario tanto volatile, è essenziale continuare a tenere basse le aspettative inflazionistiche". Obiettivo della Bce è tenere l'inflazione a medio termine sotto il 2%. Per questo ha mantenuto inalterati i tassi al 4% da giugno. L'inflazione della zona euro ha toccato un massimo record del 3,3% a febbraio, con i prezzi del greggio schizzati alle stelle. I dati sull'inflazione resi noti oggi dagli stati tedeschi mostrano che l'inflazione in Germania, la più importante economia dell'Ue, ha accelerato a marzo. Weber ha detto che l'andamento "sfavorevole" dei prezzi continua da inizio anno. Sull'economia tedesca, ha detto che i rischi indicati dalla Bundesbank a dicembre, quando aveva previsto una crescita 2008 aggiustata per i giorni lavorativi dell'1,6%, si sono parzialmente materializzati. "Sulla base di ciò, dobbiamo rivedere al ribasso le previsioni di dicembre", ha detto senza dare nuove stime per la crescita economica della Germania nel 2008. I rischi citati da Weber includono un raffreddamento dell'economia Usa, una crescente probabilità che la crisi finanziaria investa l'economia reale, un rialzo dei prezzi del greggio e un ulteriore sfasamento nel cambio euro-dollaro . Ad ogni modo, Weber ha detto che non c'è ragione per essere pessimisti sulle prospettive di crescita della Germania, dato che l'industria è in forma e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbero avere un impatto positivo sulla domanda interna. ((Redazione Milano, reuters messaging: alessandra.farina.reuters.com@reuters.net, +39 02 66129557, milan.newsroom@news.reuters.com)).

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Cambi: euro su nuovo record contro sterlina, fermo cambio con dollaro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Borsa(La Repubblica.it)" del 28-03-2008)
Pubblicato anche in: (KataWebFinanza)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

(Teleborsa) - Roma, 28 mar - Molto vivaci i movimenti sul mercato dei cambi, dove l'euro ha messo a segno oggi un nuovo record storico, non contro il dollaro ma nei confronti della sterlina. Infatti, la valuta britannica scambia contro euro a 1,2669 (-0,39%) raggiungendo un nuovo minimo storico. Intanto, il cambio euro/dollaro resta fermo a 1,576 usd, in attesa questo pomeriggio di alcuni importanti dati congiunturali Usa. In fase di deprezzamento lo yen, con il dollaro che scambia a 99,96 yen (+0,33%) e l'euro a 157,56 yen (+0,27%). Si indebolisce anche il franco svizzero, con un dollaro che scambia a 0,9981 chf (+0,46%) e l'euro a 1,5736 chf (+0,36%). 28/03/2008 - 09:44.

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BCE, PRESSIONE PREZZI È PERICOLOSAMENTE ALTA - WEBER (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Wall Street Italia" del 28-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Bce, pressione prezzi è pericolosamente alta - Weber -->BERLINO (Reuters) - Alex Weber, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, dice che la pressione inflazionistica nei Paesi della zona euro è pericolosamente alta e che è necessario fermare le aspettative di inflazione. Nel testo del discorso che pronuncerà in Lussemburgo, Weber afferma che l'attuale livello dei tassi della Bce al 4% serve ad ancorare le aspettative di inflazione. "Non solo i prezzi attuali sono pericolosamente alti ma, considerando la crescita economica modesta, sebbene sostanzialmente robusta, e la forte espansione dell'offerta di moneta, ci sono rischi al rialzo a medio termine per la stabilità dei prezzi" dice. Weber, che è anche a capo della Bundesbank tedesca, dice che lo scenario economico è caratterizzato da incertezza, parzialmente derivante dalle turbolenze dei mercati finanziari. "In uno scenario tanto volatile, è essenziale continuare a tenere basse le aspettative inflazionistiche". Obiettivo della Bce è tenere l'inflazione a medio termine sotto il 2%. Per questo ha mantenuto inalterati i tassi al 4% da giugno. L'inflazione della zona euro ha toccato un massimo record del 3,3% a febbraio, con i prezzi del greggio schizzati alle stelle. I dati sull'inflazione resi noti oggi dagli stati tedeschi mostrano che l'inflazione in Germania, la più importante economia dell'Ue, ha accelerato a marzo. Weber ha detto che l'andamento "sfavorevole" dei prezzi continua da inizio anno. Sull'economia tedesca, ha detto che i rischi indicati dalla Bundesbank a dicembre, quando aveva previsto una crescita 2008 aggiustata per i giorni lavorativi dell'1,6%, si sono parzialmente materializzati. "Sulla base di ciò, dobbiamo rivedere al ribasso le previsioni di dicembre", ha detto senza dare nuove stime per la crescita economica della Germania nel 2008. I rischi citati da Weber includono un raffreddamento dell'economia Usa, una crescente probabilità che la crisi finanziaria investa l'economia reale, un rialzo dei prezzi del greggio e un ulteriore sfasamento nel cambio euro-dollaro. Ad ogni modo, Weber ha detto che non c'è ragione per essere pessimisti sulle prospettive di crescita della Germania, dato che l'industria è in forma e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbero avere un impatto positivo sulla domanda interna.

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LA BCE LANCIA L'ALLARME INFLAZIONE ALTA (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Wall Street Italia" del 28-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Di WSI-REUTERS Alex Weber, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha detto che la pressione inflazionistica nei Paesi della zona euro è pericolosamente alta. -->Alex Weber, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, dice che la pressione inflazionistica nei Paesi della zona euro è pericolosamente alta e che è necessario fermare le aspettative di inflazione. Nel testo del discorso che pronuncerà in Lussemburgo, Weber afferma che l'attuale livello dei tassi della Bce al 4% serve ad ancorare le aspettative di inflazione. "Non solo i prezzi attuali sono pericolosamente alti ma, considerando la crescita economica modesta, sebbene sostanzialmente robusta, e la forte espansione dell'offerta di moneta, ci sono rischi al rialzo a medio termine per la stabilità dei prezzi" dice. Weber, che è anche a capo della Bundesbank tedesca, dice che lo scenario economico è caratterizzato da incertezza, parzialmente derivante dalle turbolenze dei mercati finanziari. "In uno scenario tanto volatile, è essenziale continuare a tenere basse le aspettative inflazionistiche". Obiettivo della Bce è tenere l'inflazione a medio termine sotto il 2%. Per questo ha mantenuto inalterati i tassi al 4% da giugno. L'inflazione della zona euro ha toccato un massimo record del 3,3% a febbraio, con i prezzi del greggio schizzati alle stelle. I dati sull'inflazione resi noti oggi dagli stati tedeschi mostrano che l'inflazione in Germania, la più importante economia dell'Ue, ha accelerato a marzo. Weber ha detto che l'andamento "sfavorevole" dei prezzi continua da inizio anno. Sull'economia tedesca, ha detto che i rischi indicati dalla Bundesbank a dicembre, quando aveva previsto una crescita 2008 aggiustata per i giorni lavorativi dell'1,6%, si sono parzialmente materializzati. "Sulla base di ciò, dobbiamo rivedere al ribasso le previsioni di dicembre", ha detto senza dare nuove stime per la crescita economica della Germania nel 2008. I rischi citati da Weber includono un raffreddamento dell'economia Usa, una crescente probabilità che la crisi finanziaria investa l'economia reale, un rialzo dei prezzi del greggio e un ulteriore sfasamento nel cambio euro-dollaro. Ad ogni modo, Weber ha detto che non c'è ragione per essere pessimisti sulle prospettive di crescita della Germania, dato che l'industria è in forma e il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro dovrebbero avere un impatto positivo sulla domanda interna. parla di questo articolo nel Forum di WSI.

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EURO: TREMONTI, MONETA NON GOVERNATA POLITICAMENTE (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Agi" del 28-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Ancona EURO: TREMONTI, MONETA NON GOVERNATA POLITICAMENTE (AGI) - Ancona, 28 mar. - "La moneta europea non e' governata politicamente, non esiste una repubblica europea, e la Bce deve selo tener conto dei segni di inflazione". Lo ha detto Giulio Tremonti, vicepresidente di Forza Italia e candidato del Pdl alla Camera, parlando di euro e di dollaro di fronte agli industriali delle Marche. Secondo l'ex ministro dell'Economia, "gli Usa, in quanto potenza imperiale, hanno usato il dollaro come moneta di riserva del mondo. Ed oggi - ha aggiunto - ci sono anche altre monete di riserva". Tremonti ha spiegato che, oggi, "non e' tanto forte l'euro, ma e' debole il dollaro", evidenziando pero' il diverso comportamento dell'amministrazione e della banca centrale americana rispetto a quanto accade in Europa. (AGI).

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Euro ancora sui massimi (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Milano Finanza" del 29-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Milano Finanza Euro ancora sui massimi La partita decisiva del future sul cambio con il dollaro si giocherà in area 1,58-1,582, con soglia psicologica a 1,60 Rispettando in pieno le previsioni della vigilia, nell'ultima settimana il future sul cambio euro/dollaro ha trovato proprio nel supporto a 1,525 (minimo settimanale a 1,5273) un valido punto d'arresto alla correzione della precedente ottava. Il test di questo livello ha infatti favorito un deciso rimbalzo, che già nella giornata di mercoledì ha portato il derivato a ridosso dei massimi storici in area 1,58-1,582 (massimo settimanale a 1,5797). Nelle ultime sedute il future ha poi consolidato sotto quota 1,58, creando le premesse per un ulteriore breakout rialzista. Settimana prossima la partita decisiva si giocherà proprio in area 1,58-1,582, con il superamento di quest'ultimo livello che aprirebbe la strada a una nuova cavalcata del cross verso la soglia psicologica a 1,60. Segnali strettamente positivi arrivano anche dall'analisi algoritmica, con i principali oscillatori di momentum che stanno accelerando verso le rispettive soglie d'ipercomprato, mentre gli indicatori di tendenza sono tornati in posizione long, dopo la brevissima parentesi short di inizio ottava. Un'eventuale, nuova correzione dai livelli attuali non dovrebbe invece estendersi oltre quota 1,55, con il supporto chiave a 1,525, che dovrebbe comunque preservare il trend positivo anche nel caso di una discesa più marcata. Come già segnalato nei precedenti approfondimenti, il ritorno sotto 1,50 potrebbe introdurre un primo elemento di discontinuità nell'attuale trend rialzista, ma solo un'eventuale discesa sotto 1,43 fornirebbe un concreto segnale d'inversione. In termini operativi non sembrano quindi esserci margini sufficienti per un ingresso short. (riproduzione riservata) Milano Finanza  - i vostri soldi Il Trader commenti & analisi Numero 064, pag. 55 del 29/3/2008 Autore: Alberto Micheli.

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L'industria frena la crescita "pesa la crisi americana" (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Repubblica, La" del 29-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Pagina XI - Torino Tazzetti: "Segnali di raffreddamento, ma teniamo" L'industria frena la crescita "Pesa la crisi americana" Scala la marcia la crescita dell'industria torinese, frenata dalle nubi che si addensano sul panorama economico internazionale, ma gli imprenditori restano fiduciosi che il secondo semestre del 2008 non riserverà scossoni. E se le previsioni sulla crescita di produzione e ordini relative all'export si indeboliscono e gli investimenti sono in frenata, il quadro generale è stabile. Sono questi i dati emersi dall'indagine congiunturale dell'Unione Industriale relativa al secondo trimestre 2008, che scandagliando 320 imprese di ogni settore e dimensione tasta il polso della fiducia degli imprenditori torinesi. "Ci sono segnali di raffreddamento del ciclo espansivo iniziato due anni fa, ma le indicazioni sono di tenuta. Si conferma un clima di aspettative non pessimistiche sull'evoluzione a breve della congiuntura", spiega Alberto Tazzetti, presidente dell'Ui. "Fino a metà anno la situazione dovrebbe tenere, ma sul futuro si addensano già le nubi, che inizieranno a produrre i loro effetti dalla seconda parte del 2008", dice Mauro Zangola, responsabile dell'ufficio studi economici. Ad alimentare le preoccupazioni è il solito terzetto dei crucci dell'economia globale: "La crisi finanziaria Usa, l'escalation del prezzo del petrolio e il cambio euro-dollaro", dice Tazzetti. E in questo quadro, a riservare delusioni potrebbe essere l'export: "Nel 2007 è cresciuto del 4,6%, ma dovremmo attenderci per il futuro una flessione degli ordini", spiega Zangola. (m.v.).

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Fincantieri, record di ordini ma l'utile rallenta (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Gazzettino, Il" del 29-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Risultato netto di 45 milioni che risente del cambio euro/dollaro. Portafoglio commesse a 12 miliardi: lavoro per tre anni TriesteCon un risultato netto di 45 milioni si è chiuso il 2007 del gruppo Fincantieri che quest'anno celebra il secolo di vita. Una leggera flessione, ma sostanzialmente in linea con quello del 2006, nonostante l'andamento del cambio euro/dollaro che -ha comunicato l'azienda guidata da Giuseppe Bono- ha impattato negativamente per circa 50 milioni di euro.È invece record per le nuove commesse che hanno raggiunto i 4,2 miliardi, portando il portafoglio ordini a 12 miliardi di euro "tale da garantire -scrive Fincantieri- la saturazione delle strutture produttive almeno per i prossimi tre anni".Il Valore della Produzione ammonta a 2,673 miliardi (+8,4\% rispetto il 2006) mentre il margine operativo lordo è stato pari a 182 milioni (+15,2\% rispetto il 2006).Gli investimenti del gruppo specializzato nelle costruzioni navali, ma che si è diversificato anche in settori ad alto valore aggiunto a 116 milioni (+ 63\% rispetto al 2006) superando ampiamente il valore degli ammortamenti del medesimo periodo, mentre quelli in Ricerca e Sviluppo, sono pari a 51 milioni di euro. Proprio la R&S è divenuta uno degli snodi decisivi per lo sviluppo di Fincantieri, come sottolineato anche dal numero uno del gruppo, Corrado Antonini, e da Bono in occasione della visita al sito produttivo di Monfalcone del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.E investire in tecnologia, nell'innovazione di prodotto e di processo è l'unica strada per mantenere il primato competitivo soprattutto davanti alla minaccia che viene dall'affacciarsi sulla scena europea dei concorrenti sudcoreani dell'Stx Group che hanno fatto shopping selvaggio in Francia.Tutti i bei discorsi dei politici sulla Borsa si sono arenati proprio grazie ai politici, mentre Fincantieri ha bisogno sempre più urgente di risorse per rafforzare la propria leadership. Con il 100\% del gruppo che resta inchiodato in mani pubbliche (attraverso Fintecna), appare remota anche la possibilità che l'azienda possa imbarcarsi nell'insidiosa operazione di "sfilare" agli asiatici, grazie a una partnership con Parigi, il controllo del gruppo norvegese Aker. C'è una "finestra" accordata da Bruxelles aperta fino al 15 maggio. Poi non ci sarà più possibilità di bloccare l'acquisizione. Forse per quella data, politici e sindacalisti italiani staranno ancora pensando a cordate più o meno trasversali con il risultato di avere perso il treno della Borsa e anche quello del polo europeo della grande cantieristica.Un rischio non ignorato da Fincatieri che è entrata nel segmento delle navi extralusso di piccole/medie dimensioni con nuovi ordini da Silversea e Oceania Cruises mentre nei traghetti è stata perfezionata la ridefinizione del contratto per due cruise ferry con il Gruppo Grimaldi-Napoli.Nel "militare" sono stati ordinati 4 pattugliatori per la Marina irachena. Oltre alla commessa per otto navi logistiche e un mega yacht da 80 metri, si segnala poi, nell'offshore, la commessa di Saipem per il completamento e l'allestimento di una piattaforma di perforazione, segnando il rientro del gruppo italiano in tale settore di attività. Vale 135 milioni il portafoglio ordini per componenti e sistemi meccanici. Per quanto riguarda gli ordini, nella crocieristica è confermata la leadership del Gruppo con cinque nuove navi acquisite.

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Europa sogno od incubo (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Napoli.com" del 31-03-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Di Achille della Ragione L'Europa è nata tra le rovine materiali e morali dell'ultima guerra mondiale ed ha cercato di creare un baluardo ai totalitarismi, neri o rossi che fossero. Il sogno di una nuova patria per tutti gli abitanti del vecchio continente è stato costellato da spiacevoli incubi, dal ricordo recente di Hitler alla presenza incombente di Stalin. La scelta verso la democrazia e l'esaltazione dei diritti è stata obbligata, non tanto per conquistare un illusorio paradiso in terra, quanto per sbarrare la strada agli inferi. L'Europa attraversa ora un momento particolarmente difficile, acuito dall'allargamento a nuovi membri e dalla prospettiva di accogliere a breve paesi come la Turchia, che non appartengono né storicamente, né culturalmente, né geograficamente al vecchio continente. Inoltre monta vigorosa una crisi politica, che ci fa dubitare sulla volontà dell'Europa di affrontare le grandiose sfide del XXI secolo dal terrorismo planetario alla coabitazione con un gigante dominato dalle trame del Kgb, mentre non si riesce ad ottenere da parte della nuova potenza cinese un minimo di rispetto delle regole economiche internazionali e dei diritti civili dei suoi cittadini. Siamo rimasti impassibili davanti al genocidio nel Darfur, abbiamo contemplato impassibili le rovine di Grozny, oggi non muoviamo un dito davanti al dramma del Tibet. Non siamo riusciti a definire una politica energetica e nucleare comune e siamo di conseguenza oggetto del ricatto dei dispensatori di gas e di petrolio, in primis la Russia di Putin, un vicino ingombrante e rissoso. E nel frattempo le quotazioni irragionevoli dell'euro non fanno presagire niente di buono. I cittadini dei vari Stati vedono giorno dopo giorno trasformarsi il sogno di una grande casa comune in un incubo che assume pericolosamente le sembianze di una catastrofe economica e finanziaria. Quando nel 2002  fu introdotto l'Euro esso ci fu presentato come la panacea di tutti i mali cronici della nostra nazione: la riduzione dell'inflazione, la stabilità dei cambi oltre all'eliminazione dei costi sulle transazioni valutarie tra i Paesi UE, con sicuri benefici all'economia e all'occupazione dell' Italia. Venne fatta anche pagare una tassa ai contribuenti, la "tassa sull'euro" e venne creata la Banca Centrale Europea con sede a Francoforte, per accontentare i tedeschi che in virtù della forza della loro valuta (marco) pretendevano di avere una certa predominanza all'interno del nuovo organismo; una nuova Banca con il compito di stabilire e pianificare la politica monetaria all'interno dei Paesi aderenti all'euro. Oggi nel 2008, a distanza di 6 anni dall'introduzione dell'euro, possiamo ritenere che l'Italia abbia risolto almeno una parte dei suoi problemi economici e sociali o dobbiamo pensare con nostalgia che gli Italiani stavano meglio quando stavano peggio. In particolare il costo reale della vita è aumentato di circa l'80 - 100%, nonostante le mendaci rilevazioni dell'Istat che parlano di pochi punti di inflazione, mentre stipendi e salari sono rimasti sostanzialmente invariati. Non solo i commercianti hanno approfittato della situazione per aumentare i prezzi, ma anche le tariffe dei pubblici servizi, dei trasporti ed ogni tipo di bolletta hanno cominciato a crescere senza sosta. I tassi d'interesse bancari sono ormai raddoppiati e tendono a crescere impetuosamente, portando come conseguenza un aumento dell'importo della rata del mutuo sulla casa o sul finanziamento di una piccola e media impresa locale. Stiamo registrando incrementi a livello di record di espropri immobiliari (più del doppio nell'arco dell'ultimo anno in Italia), dovuti al mancato pagamento dei mutui da parte dei cittadini e cessazioni di attività imprenditoriali di piccole e medie dimensioni, mentre quelle di grandi dimensioni ancora riescono a far fronte alla congiuntura negativa con licenziamenti in massa e trasferimento all'estero della produzione. Riguardo alla stabilità dei cambi, l'euro si è apprezzato notevolmente nei confronti di tutte le principali monete, penalizzando pesantemente le esportazioni delle aziende europee con gravi ripercussioni sulla produzione e sull'occupazione. Il prezzo di benzina, gasolio e delle principali materie prime sale per un notevole incremento della domanda da parte di paesi emergenti quali Cina ed India e per la debolezza della valuta americana. Molti si chiedono perché la BCE non si stia attivando per risolvere o tamponare la situazione, mentre i vari governi nazionali sembrano del tutto impotenti, spogliati di ogni potere di intervento economico. Paradossalmente la spiegazione è da ricercare nel fatto che  la Banca Centrale Europea si comporta come un organismo  indipendente ed autonomo, che non deve dar conto del suo comportamento al potere politico. Siamo tristemente cittadini di un'Europa dominata dai banchieri e non dai popoli. Le Banche Centrali delle singole nazioni europee, prima del Trattato di Maastricht, avevano un'indipendenza dal potere politico variabile tra il 40 e il 60%; attualmente, dopo l'introduzione dell'Euro, l'indipendenza supera il 90%. Dunque, mentre nessuna influenza può giungere dai parlamenti alla BCE, dai vertici monetari giungono invece ai nostri governanti continui dictat: parametri cui attenersi, rigidi vincoli che coinvolgono l'intera vita e l'economia delle nazioni. Essa può quindi fissare a suo arbitrio il livello del tasso ufficiale di sconto, la quantità di denaro da immettere sul mercato, decidere la disponibilità ed il costo del finanziamento del sistema bancario e qualsiasi altra decisione di sua competenza, in maniera del tutto indipendente. E per giunta nella più assoluta segretezza, infatti mentre i dibattiti e le sedute del Parlamento sono aperti al pubblico e le sentenze delle Corti di Giustizia devono essere dettagliatamente motivate e pubblicizzate, le riunioni del Consiglio Direttivo della BCE sono assolutamente secretate, ed è lo stesso Consiglio che, di volta in volta, decide se pubblicare le proprie delibere, se pubblicarne solo alcune parti, o se non pubblicarle affatto. Il Trattato di Maastricht ha trasformato i responsabili della Banca Centrale europea in una sorta di società segreta che condiziona la vita degli Stati ed il benessere delle popolazioni. Inoltre all'interno della stessa Banca Centrale prevalgono gli interessi tedeschi, i quali hanno come unico obiettivo quello della lotta all'inflazione, a costo di mandare sul lastrico famiglie ed aziende, mantenendo un alto livello di tassi d'interesse e facendo finta di non accorgersi che la maggioranza degli altri Paesi dell'area euro non ha un'economia sana come quella tedesca. Anche gli interessi americani (ben diversi dai nostri) sono ben garantiti nella Banca Centrale europea ed oggi è noto che gli Stati Uniti vogliono un dollaro assai debole, che permetta loro di ridurre il notevole disavanzo pubblico, in parte provocato dalle varie guerre e missioni militari nel mondo e di rilanciare le esportazione delle loro industrie verso l'estero. Con un euro così forte e un dollaro così debole per le aziende europee è molto difficile  vendere i propri prodotti all'estero. In tal modo i Paesi dell'area euro, compresa l'Italia, stanno pagando il "conto" degli amici americani con la compiacenza della nostra Banca Centrale, mentre i singoli Stati dell'Unione monetaria hanno perso la sovranità  in campo monetario, sovranità che è un aspetto fondamentale della sovranità nazionale. Se passiamo ad esaminare la congiuntura economica, che si sarebbe dovuta avvantaggiare  dall'utilizzo della nuova valuta, facendo leva sui bassi tassi.., sulla stabilità dei cambi, e sulla forza del sistema Europa, possiamo constatare che attualmente i Paesi dell'Unione, in primis l'Italia, si trovano in una  fase  di stagnazione  abbinata ad un'inflazione, molto pericolosa poiché provocata  dal rincaro delle fonti energetiche e non legata all'aumento dei consumi interni, i quali sono bloccati a causa delle difficoltà economiche della classe media italiana (molte famiglie ormai non arrivano a fine mese con il proprio stipendio, come ci ammoniscono i politici di destra e di sinistra senza proporre però valide soluzioni). Alla crisi economica si è poi aggiunta anche una crisi finanziaria, provocata dal comportamento poco ortodosso di alcune banche commerciali sulle quali il controllo da parte delle banche centrali è stato complice e lacunoso, assurdità comprensibile tenendo conto  che molte banche centrali sono di proprietà delle stesse banche "controllate". L'esempio eclatante è dato dalla nostra Banca d'Italia, il cui pacchetto azionario è detenuto per oltre il 90% da istituzioni private (i gruppi Intesa San Paolo e Unicredit Capitalia possiedono infatti oltre il 40% delle azioni). I politici schiavi  del potere finanziario, che sponsorizza le loro campagne elettorali ed i principali quotidiani (quasi tutti di proprietà, in misura più o meno ampia, di una o più Banche) pongono un pietoso velo di silenzio su questi argomenti.  L'Italia per non crollare economicamente avrebbe bisogno di un cambio euro dollaro a 1 e non agli attuali 1,56 e di un cambio euro yen a 100 e non certo all'attuale 155, e di tassi d'interesse tra i 2,5-3%. La Germania, che, come abbiamo visto,  influenza notevolmente le decisioni della BCE ha attualmente un surplus estero di 130 miliardi di euro nonostante l'euro a 1,50 e possiede inoltre un mercato immobiliare stabile da anni, per cui  è  contenta di avere un euro forte e  l'unica cosa che le interessa è quello di controllare l'inflazione, mantenendo alti i principali tassi d'interesse. Purtroppo la felice situazione della Germania non è paragonabile a quella della maggioranza degli altri Paesi dell'area euro. In Italia in particolare la crescita è ormai vicina allo zero, la spesa per i consumi sta registrando un valore negativo rispetto all'anno precedente e l'export, che ci dava qualche soddisfazione con ottimi saldi positivi,  si è ora contratto notevolmente a causa dell'euro forte. Se l'Italia rimarrà con questi valori all'inizio della recessione vera e propria, che è oramai alle porte, verrà inesorabilmente buttata fuori dall'euro, nonostante la volontà contraria di banchieri e politici. Si tratterà di un evento che accelererà la disintegrazione di un'Europa, che dopo aver negato le sue origini culturali ha creduto a lungo con protervia di potersi basare su valori misurabili in euro e di considerare i cittadini una misera scheggia del pil.

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