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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO”

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tARTICOLI DAL 13 AL 18 aprile 2008      #TOP



Report "Euro-Dollaro"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Euro-Dollaro (13)


Indice degli articoli

Sezione principale: Euro-Dollaro

Le imprese si spostano in Messico ( da "ItaliaOggi Sette" del 14-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Ma non si può imputare tutta la colpa soltanto al tasso di cambio. Tra il 2006 e il 2008, infatti, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro calcolato da Kpmg si è attestato a +23,7%. Nonostante questo, il cost index ovvero l'indice di costo calcolato dalla società di consulenza, si è mosso in maniera uniforme nell'area monetaria.

Perché gli Stati Uniti non pagano mai dazio ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 14-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Il dollaro è diventato moneta di riserva, cioè di denominazione dei crediti sull'estero accolti nei bilanci delle banche centrali di tutti i Paesi alla fine della Seconda guerra mondiale per tre motivi. Il dollaro era l'unica moneta in cui venivano denominati tutti i beni, servizi, materie prime e manufatti,

Il dollaro non finirà come lo yen ( da "MF Trading Online" del 15-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: ha spiegato Saverio Berlinzani di Salex. Una moneta con queste caratteristiche si presta quindi poco al carry trade, che ha bisogno di prospettive di debolezza di medio e lungo periodo. Per Berlinzani poi un euro e dollaro sui livelli attuali è già irrazionale rispetto alla forza delle due economie.

Dollaro sulle posizioni in Asia, cautela in attesa dati ( da "Reuters Italia" del 16-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: piazza asiatica il biglietto verde si mantiene poco lontano dai valori della chiusura precedente, tra scambi all'insegna della cautela di fronte alla ricca agenda macro che comprende i numeri di inflazione. Gli operatori spiegano che sul dollaro pesano anche vendite da parte di esportatori giapponesi, mentre il cambio euro/yen è oggetto delle vendite degli istituzionali nipponici.

Caro-carburanti ( da "Gazzetta del Sud" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.

Made in Brescia in affanno. Super- abbatte l'export ( da "Giornale di Brescia" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: anche se la stessa tabella fornisce qualche elemento di speranza perchè dice che, dopo un primo momento di disadattamento, le aziende hanno preso le misure e hanno, almeno in parte, cercato di porre rimedio alla situazione. Vediamo i dati. Nel 2001 - con un cambio euro/dollaro di 0,89, il nostro export negli Usa era stato di quasi seicento milioni di euro.

Impennata del petrolio, benzina sopra quota 1,4 euro ( da "Libertà" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record,

Con il petrolio volano verde e diesel ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. EFFETTO EURO Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.

Il petrolio sfonda quota 115 ( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Livello su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.

Barile verso i 116 dollari, la verde oltre 1,4 euro ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.

CARO ENERGIA. Il greggio tocca un nuovo massimo a 115,5 dollari: è l'effetto super euro ( da "Arena.it, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: altissimo per chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-

I listini dei carburanti vanno alle stelle: verde oltre 1,40 e il diesel tocca nuovi massimi a 1,389 al litro ( da "Arena.it, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: altissimo per chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-

Benzina sempre più cara ( da "Corriere Adriatico" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.


Articoli

Le imprese si spostano in Messico (sezione: Euro-Dollaro)

( da "ItaliaOggi Sette" del 14-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

ItaliaOggi Sette     ItaliaOggi Sette  - Internazionale Numero 089, pag. 27 del 14/4/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       La relazione degli ambienti finanziari Competitive alternatives condotta da Kpmg Le imprese si spostano in Messico Negli investimenti risparmi fino al 28% rispetto all'Italia Non solo spiagge, mare e tequila. Il Messico rappresenta la location ideale per aprire una nuova società o esternalizzare una parte delle attività d'impresa. A rivelarlo, l'ultima edizione dell'analisi "Competitive alternatives" condotta da Kpmg attraverso l'analisi dell'ambiente economico presente in cento città distribuite su dieci paesi a forte industrializzazione: Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone, Germania, Messico, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti. "Lo studio analizza l'impatto combinato di 27 voci di costo che variano sensibilmente a seconda dell'agglomerato urbano o del paese in cui l'azienda si trova a operare", hanno spiegato gli esperti di Kpmg che hanno redatto lo studio. "Si tratta di una comparazione delle componenti di costo after-tax in un'ottica di investimento della durata minima di dieci anni. Si va dal prezzo di affitto o acquisto di una proprietà immobiliare, al costo del lavoro, a quello dei trasporti, delle utilities e del capitale. Fino ad arrivare ai costi paralleli sostenuti dal personale come quello delle case, delle scuole, dell'assistenza sanitaria e delle tasse personali". Secondo i dati raccolti dagli esperti, chi volesse aprire un'attività economica in Messico potrebbe beneficiare di un vantaggio di costo pari al 20% in meno rispetto agli Stati Uniti, che arriva a superare il 28% nel raffronto con l'Italia. Ma ci sono anche paesi che hanno fatto registrare performance di costo ancora più negative di quelle della Penisola. è il caso del Giappone o della Germania che presentano un livello di costi superiore rispettivamente del 14, e del 16,8% nei confronti degli Stati Uniti. Buona parte del differenziale di costi registrato dagli analisti di Kpmg affonda le sue radici nel costante deprezzamento del dollaro nei confronti di euro, yen e sterlina britannica registrato da qualche anno a questa parte. Nel caso in cui il cambio euro-dollaro diminuisse del 20% rispetto ai valori attuali, per esempio, l'Italia si troverebbe magicamente traghettata in una posizione di costo privilegiata rispetto agli Stati Uniti con un cost index pari a 99,2, ben al si sotto dei rivali concorrenti del Vecchio continente come Francia (95,9 punti), Germania (105,7) e Olanda (97,9). Ma non si può imputare tutta la colpa soltanto al tasso di cambio. Tra il 2006 e il 2008, infatti, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro calcolato da Kpmg si è attestato a +23,7%. Nonostante questo, il cost index ovvero l'indice di costo calcolato dalla società di consulenza, si è mosso in maniera uniforme nell'area monetaria. In Europa negli ultimi 2 anni la Francia ha registrato un incremento del cost index pari a +8 punti rispetto agli Usa, la Gran Bretagna 9, la Germania 9,4 punti, l'Italia 10,1 mentre l'Olanda ha messo a segno la performance più deludente incrementando il proprio divario in termini di costi rispetto agli Stati Uniti di ben 11,4 punti in appena 24 mesi. L'analisi di Kpmg è andata oltre stilando una classifica delle location più attrattive a seconda del comparto di appartenenza delle imprese. Ferma restando la netta supremazia del Messico su tutti i versanti, lo studio ha messo in luce un buon posizionamento dell'Italia nel settore manifatturiero legato alla componentistica per aeroplani, alla chimica, all'elettronica, alla realizzazione di componenti metallici, strumenti di precisione e infrastrutture per telecomunicazioni. Nicchie di mercato in cui l'Italia ha conquistato la sesta posizione a livello mondiale con un livello medio di costi superiore del 4,8% rispetto a quelli presenti negli Usa. Meno conveniente l'apertura di una branch italiana per gli imprenditori che operano nel comparto dei prodotti plastici, componentistica per automobili e alimentare. In questi casi i livelli di costi presenti nel Belapese hanno consegnato all'Italia la terzultima posizione. Meglio puntare sulla Francia o sul Regno Unito, rimanendo in Europa, altrimenti attraversare l'oceano per arrivare in Canada o in Australia che rappresentano la soluzione di second best subito dopo il Messico. Ma è quello dei software il terreno più minato dell'industria italiana. Complice la scarsa disponibilità di personale qualificato, in questo caso il Belpaese si è attestato in penultima posizione registrando un livello di costi superiore del 14% rispetto agli Usa, e posizionandosi alle spalle soltanto della Germania che chiude la classifica con una percentuale di convenienza economica pari a -27%. Più contenuto il divario che separa l'Italia dagli Usa sul versante della ricerca e sviluppo (-9,1%), mentre i servizi alle imprese costituiscono il tallone d'Achille di quasi tutti i paesi industrializzati. In questo caso, infatti, è soltanto il Messico a presentare un livello di convenienza (- 30%) rispetto ai costi presenti negli Stati Uniti. In tutti gli altri paesi, il differenziale di convenienza gioca sempre a favore degli Usa con percentuali che variano dal -5,8% del Canada, fino ad arrivare al -60% del Giappone, passando per il -29,8% del Belpaese. (riproduzione riservata).

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Perché gli Stati Uniti non pagano mai dazio (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 14-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

SUPPLEMENTO AFFARI E FINANZA ultimo aggiornamento 14 Aprile 2008 Affari & Finanza > RAPPORTO/IMMOBILI E MUTUI Affari & Finanza > RAPPORTO/ARREDAMENTO Affari & Finanza > RAPPORTO/ENERGIA Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE E MEDIE IMPRESE --> FINANZA pag. 24 Perché gli Stati Uniti non pagano mai dazio la lettera FRANCESCO ARCUCCI La definizione di Impero ottenuta sulla base di un'inchiesta fra studiosi a livello internazionale è quella di uno statonazione che domina altri statinazione presentando quasi tutte le seguenti caratteristiche: 1. sfrutta le risorse delle terre su cui esercita il suo potere; 2. la sua popolazione consuma una quantità di risorse in proporzione molto maggiore di quella delle altre popolazioni; 3. mantiene un esercito in molti altri Paesi per fare accettare la sua politica nel caso altre misure più morbide non siano sufficienti; 4. è capace di diffondere la sua lingua, letteratura, arte, cultura, modelli di vita in tutta la sua sfera di influenza; 5. esercita una tassazione, non solo sui suoi cittadini, ma anche in qualche modo sugli abitanti di altri paesi; 6. impone il primato della sua moneta nei territori sotto il suo controllo. Poiché gli Stati Uniti rappresentano circa il 5% della popolazione mondiale, ma consumano grosso modo il 25% delle risorse di cibo, di acqua, di energia, etc. ovviamente a spese di minore consumo altrui, essi corrispondono ai requisiti 1 e 2. Gli Usa non solo dispongono del più grande e avanzato esercito del mondo, ma le loro basi militari sono dislocate in circa 130 paesi: il punto 3 è quindi soddisfatto. L'inglese è la lingua più importante del mondo e la cultura americana è diffusa ovunque: gli esempi sono innumerevoli: dalla CocaCola, alla discomusic, alla CNN, al cinema, alle scienze, alla ricerca, alla corsa allo spazio, etc. (punto 4). I punti 5 e 6 richiedono invece un'analisi più sottile. Il dollaro è diventato moneta di riserva, cioè di denominazione dei crediti sull'estero accolti nei bilanci delle banche centrali di tutti i Paesi alla fine della Seconda guerra mondiale per tre motivi. Il dollaro era l'unica moneta in cui venivano denominati tutti i beni, servizi, materie prime e manufatti, perché gli Usa alla fine della guerra erano l'unico grande Paese con un sistema economico intatto e capace di produrre ogni cosa. Gli Usa, inoltre, godevano di una capacità esportativa illimitata e disponevano allora di un grande avanzo nella bilancia dei pagamenti correnti. Il dollaro, nel caso in cui le banche centrali degli altri Paesi detentori di quei dollari allora lo desiderassero era convertibile, in ultima istanza, in oro. Queste tre caratteristiche, che hanno determinato allora l'acquisizione dello status del dollaro come moneta di riserva internazionale, non ci sono più. Anzi, la terza caratteristica è stata eliminata da un decreto del Presidente degli Stati Uniti, il 15 agosto del 1971, e la seconda è stata capovolta: gli Stati Uniti sono il Paese avente il più grande deficit della bilancia dei pagamenti del mondo. Non solo, ma questo deficit è intrattabile. Si ritiene intrattabile un deficit che non migliora nel medio termine, nemmeno a fronte di una netta svalutazione del cambio contro le altre principali monete. Questo è uno dei grandi incubi dei banchieri centrali: svalutare il cambio della propria moneta e non vedere migliorare il deficit dei conti con l'estero. Negli ultimi sette anni, mentre il dollaro si fletteva di prezzo, passando da 0,83 a 1,58 dollari per acquistare 1 euro e lo stesso avveniva, più o meno, contro molte altre monete come la sterlina, il dollaro canadese, il franco svizzero e in parte lo yen e lo yuan, la bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti non ha dato segni di miglioramento, ma, seppur con qualche oscillazione, è peggiorata. Per qualsiasi altro Paese questo fatto avrebbe costituito una tragedia nazionale. Ma non per gli Stati Uniti. Come mai? Perché il sistema monetario internazionale adottato agli inizi degli anni 1970 sulle macerie del gold exchange standard è basato sul dollaro inconvertibile: esso prevede meccanismi di riaggiustamento (spesso molto dolorosi, imposti con modi spicci dal Fondo Monetario Internazionale) degli squilibri delle bilance dei pagamenti di tutti Paesi, ma non per gli Stati Uniti che possono finanziare automaticamente il loro deficit per il fatto che gli altri Paesi detengono il dollaro come moneta di pagamento internazionale. Ma tale fatto non è null'altro che un modo di catturare risorse altrui non pagandole e cioè di esercitare una tassazione sugli altri Paesi. In questo modo si dimostra che gli Stati Uniti sono un Impero: ne hanno tutte e sei le caratteristiche.

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Il dollaro non finirà come lo yen (sezione: Euro-Dollaro)

( da "MF Trading Online" del 15-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

MFT Il dollaro non finirà come lo yen Per gli esperti non ci sono i presupposti per fare carry trade vendendo la valuta usa contro euro. Nonostante la crisi attuale, l'economia americana ha grandi possibilità di recupero con immediati riflessi sui cambi. Ecco i broker che offrono l'operatività sul future Ribaltone in vista per il dollaro che da investimento principe potrebbe trasformarsi in valuta ideale per finanziarsi? O meglio, potrebbe replicarsi, ma con segno opposto, quanto avvenuto per il dollaro-yen? è quanto si domandano in questo momento i trader a fronte della prolungata debolezza del biglietto verde, anche se gli esperti del Forex raccomandano prudenza. In effetti i presupposti ci sono tutti: i tassi ufficiali Usa viaggiano al 2,25% contro il 4% di quelli della Bce, le probabilità di nuovi tagli da parte della Fed fino all'1,50% sono molto alte, e le passate crisi immobiliari verificatesi nei paesi scandinavi e in Giappone hanno avuto come conseguenza una crescita del pil inferiore al 3% per almeno otto anni. Perché allora non vendere dollari e puntare sull'euro o su altre valute più remunerative? Del resto l'operazione è molto semplice: basta prendere una posizione sul cash euro-dollaro, e ogni sera il broker sul Forex ci accrediterà sul conto il differenziale fra i tassi, una cifra che può diventare consistente se si opera con leva. Come accennato la strategia prevede un ribaltamento dei ruoli rispetto al recente carry trade tra dollaro e yen: qui il biglietto verde, che ha avuto fino a poco tempo fa un ruolo di moneta di investimento, si trova adesso dalla parte opposta. Ed è un cambiamento che può avere effetti anche sul breve periodo facendo ulteriormente indebolire il biglietto verde e guadagnare l'euro. Sul breve periodo infatti l'euro/dollaro si trova in prossimità di importanti resistenze e, ancora più importante, il cross arriva da una fase di congestione partita all'inizio di marzo. Quando il trading range fra 1,54 e 1,59 verrà abbandonato, il boom rialzista sarà inevitabile, con i target a 1,60-1,62 e magari a 1,65 a portata di mano. Al contrario lo scenario cambia se si va sotto 1,54. In ogni caso, qualsiasi target per essere raggiunto deve essere sostenuto da un tema forte, e secondo alcuni trader on-line il carry potrebbe essere uno di questi. Positivi solo sul breve. Come accennato però gli esperti del Forex consigliano prudenza: pur credendo alla possibilità di raggiungimento dei target enunciati nel breve periodo, non ritengono che la debolezza del dollaro possa protrarsi a lungo. "L'economia americana ha una capacità di reazione superiore a quella degli altri paesi e dunque tempi di uscita dalle difficoltà più rapidi", ha spiegato Saverio Berlinzani di Salex. Una moneta con queste caratteristiche si presta quindi poco al carry trade, che ha bisogno di prospettive di debolezza di medio e lungo periodo. Per Berlinzani poi un euro e dollaro sui livelli attuali è già irrazionale rispetto alla forza delle due economie.Fabio Caldato di Euroforex pone invece l'accento sul tema del rischio. "Il carry trade è un'operazione tipica dei mercati con bassa volatilità. Nell'attuale fase di avversione al rischio un po' in tutto il mondo è difficile montare posizioni di questo genere", ha spiegato. Secondo il gestore in valute Gianni Carbotti invece l'idea è magari buona ma tardiva. "Arriviamo da un movimento di sei anni al rialzo di euro, con una situazione tecnica di forte ipervenduto sul dollaro: qualche figura al rialzo ci sta, ma 1,70 è un traguardo con scarsissime probabilità di successo a questo stadio delle politiche monetarie", ha profetizzato. Tutti gli operatori mettono in guardia poi dal rischio opposto, e cioè la rivalutazione del dollaro. "Quando il mercato percepirà che l'America è fuori pericolo il recupero del biglietto verde sarà violento, anche di qualche figura al giorno", è l'opinione unanime. L'offerta on-line. La situazione rimane quindi interessante per il cross euro/dollaro sia in termini di movimento sia di liquidità, con possibili colpi di scena nei giorni a venire. Per questo molti sono i broker che consentono di fare trading sul future: Twice, Iwbank, Sella, Directa, Fineco, Intesatrade, Nuovi Investimenti, Activetrades, Ig Markets. I margini vanno da 1.400 euro a 2.565 dollari per il future standard, mentre per il mini si sta tra 700 e 900 euro. Intesatrade, Nuovi Investimenti e Activetrades offrono margini più contenuti se si opera intraday. Le commissioni partono invece da 10 dollari per scendere fino a 3 euro, e per Activetrades addirittura 3 dollari, in caso di operatività intensiva. Il tick è la quarta cifra decimale del cross, con valore di 12,50 dollari (6,25 per il mini). (riproduzione riservata) MFT  - Trading Online Numero 075, pag. 1 del 15/4/2008 Autore: Giuseppe Di Vittorio Visualizza la pagina in PDF    .

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Dollaro sulle posizioni in Asia, cautela in attesa dati (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Reuters Italia" del 16-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

TOKYO (Reuters) - Nelle battute finali sulla piazza asiatica il biglietto verde si mantiene poco lontano dai valori della chiusura precedente, tra scambi all'insegna della cautela di fronte alla ricca agenda macro che comprende i numeri di inflazione. Gli operatori spiegano che sul dollaro pesano anche vendite da parte di esportatori giapponesi, mentre il cambio euro/yen è oggetto delle vendite degli istituzionali nipponici. Perde intanto slancio il recupero della divisa Usa contro euro innescato ieri dalla lettura superiore alle attese di prezzi alla produzione e indice manifatturiero statunitense. Il quadro macro emerso ieri tende infatti ad allontanare la prospettiva di nuovi aggressivi tagli dei tassi da parte di Federal Reserve. "E' prematuro pensare che il declino del dollaro avrà termine unicamente sulla base dei dati di ieri" avverte Masafumi Yamamoto di Royal Bank of Scotland. Intorno alle 7,50 euro/dollaro a 1,5820/23 da 1,5790 ieri sera a New York, dollaro/yen 101,65/67 da 101,82 ed euro/yen 160,82/87 da 160,78.

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Caro-carburanti (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Gazzetta del Sud" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Nuovo record del petrolio, benzina alle stelle ROMAI listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a ieri l'altro, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi.(d.f.).

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Made in Brescia in affanno. Super- abbatte l'export (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Giornale di Brescia" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Edizione: 18/04/2008 testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA Made in Brescia in affanno. Super- abbatte l'export BRESCIA - Più di ogni altra considerazione valgono i numeri, ma anche qualche considerazione aggiuntiva. Il grafico qui sotto riporta i dati dell'import-export Brescia-Stati Uniti. È una elaborazione che dobbiamo all'Ufficio Studi dell'Aib e che ha un pregio: accanto al dato di quanto si è esportato ed importato, il grafico fornisce la quotazione media dell'anno fra dollaro ed euro. E quando si dice che il dollaro debole è un freno all'export la tabella lo dichiara chiaramente, anche se la stessa tabella fornisce qualche elemento di speranza perchè dice che, dopo un primo momento di disadattamento, le aziende hanno preso le misure e hanno, almeno in parte, cercato di porre rimedio alla situazione. Vediamo i dati. Nel 2001 - con un cambio euro/dollaro di 0,89, il nostro export negli Usa era stato di quasi seicento milioni di euro. Due anni dopo, nel 2003, il rapporto era già diventato di 1,13 e l'export era diminuito (leggermente). Presenta un qualche elemento di singolare ripresa il dato del 2006 nel quale - pur in presenza di un cambio ancor più sfavorevole - l'export toccò i 722 milioni. Quanto al 2007, il dato disponibile è quello dei primi sei mesi con 350 milioni di euro di esportazioni da Brescia verso gli States e con un rapporto di cambio di 1,32. Rapporto di cambio che è ulteriormente peggiorato nella seconda parte dell'anno che, quindi, potrebbe, ben che vada, confermare i 350 milioni del primo semestre: eventualità, fa osservare un imprenditore, piuttosto improbabile visto che la crisi americana è scoppiata con la vicenda dei mutui subprime nella seconda parte dell'anno. Ancor più difficile poi, come ricordiamo qui accanto, la prima parte del nuovo anno. C'è però una sorta di speranza. Ed è quella che dice che, pur in presenza di un cambio progressivamente sfavorevole all'export, il made in Brescia non è crollato. Anzi: in molte situazione è cresciuto per ragioni diverse. La prima dice che, almeno fino al 2003, i rapporti euro/dollaro erano equilibrati. la seconda è che l'acquisto di merci, ancorchè sfavorita dal cambio, si può incrementare: dipende dalla capacità di acquisto dell'acquirente (gli americani) e dal tipo di merce che viene esportato.

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Impennata del petrolio, benzina sopra quota 1,4 euro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Libertà" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

2 IN ITALIA venerdì 18 aprile 2008 La crescita dei carburanti spinge al rialzo l'agroalimentare. Vaciago: rischio speculazioni Impennata del petrolio, benzina sopra quota 1,4 euro ROMA - I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento odierno delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a mercoledì, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso la grande distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione del sell-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio accise a 8 centesimi. Intanto è da registrare l'ennesimo rialzo per i prezzi del riso, che seguono a ruota il record segnato dall'oro nero. Secondo la Bce, sono appunto petrolio, prodotti alimentari, prezzi amministrati e salari, i fattori di rischio di futuri e ulteriori rialzi del tasso di inflazione dell'area dell'euro. Di qui l'appello di Bernard Kouchner, ministro degli esteri francese, perchè si intervenga per impedire speculazioni su alimenti vitali per le popolazioni più deboli. Intanto, in Italia sono già in allarme le associazioni di consumatori, ma anche le organizzazioni delle imprese agricole, dove oltretutto i costi di produzione mettono a rischio i prosciutti Dop del made in Italy. Parla di speculazioni l'economista Giacomo Vaciago: "Quando un grafico indica una retta verticale, indica che i prezzi raddoppiano ogni anno, non è che la gente mangia di più, è speculazione". "Da quando usiamo il mais per produrre etanolo, cioè coltiviamo energia - afferma l'economista - si è creata una complementarietà da domanda finale e quindi una sostituibilità nella produzione". In pratica, conclude Vaciago, "non conviene dare da mangiare alle persone, conviene coltivare a fini energetici: al salire del prezzo del petrolio, questo rischia di affamare il mondo". È ingiustificato l'allarme sul prezzo degli alimentari in Europa per Massimo Cantarelli, presidente del Consorzio agrario di Parma, secondo cui nel Vecchio Continente "i consumi alimentari rappresentano una quota pari al 10%-20%, irrisoria rispetto al 60%-80% dei Paesi sottosviluppati". © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Con il petrolio volano verde e diesel (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Economia Pagina 214 Caro-vita. Nuova fiammata: il greggio sfiora 116 dollari, le compagnie ritoccano i listini Con il petrolio volano verde e diesel Caro-vita.. Nuova fiammata: il greggio sfiora 116 dollari, le compagnie ritoccano i listini L'altalena dell'euro (ieri nuovo record) condiziona il barile --> L'altalena dell'euro (ieri nuovo record) condiziona il barile Il barile brucia un nuovo record, sfiorando quota 116 dollari. Immediato l'aumento dei listini di benzina e gasolio. Vola anche l'euro (nuovo massimo a 1,5984), la cui altalena condiziona il greggio. I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e diesel. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. LA FIAMMATA Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta (a 114,78). Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. EFFETTO EURO Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. I PREZZI CONSIGLIATI Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a mercoledì, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del Cane a sei zampe è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri marchi. I CONSUMATORI Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso la grande distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione del self-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio delle accise a 8 centesimi.

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Il petrolio sfonda quota 115 (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

ROMA I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque a un livello altissimo (114,78 alla chiusura). Livello su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a ieri, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri marchi.

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Barile verso i 116 dollari, la verde oltre 1,4 euro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

ECONOMIA 18-04-2008 Caro carburanti Barile verso i 116 dollari, la verde oltre 1,4 euro I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno. Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi.

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CARO ENERGIA. Il greggio tocca un nuovo massimo a 115,5 dollari: è l'effetto super euro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Arena.it, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Il petrolio sale ancora: benzina e gasolio record I listini dei carburanti vanno alle stelle: verde oltre 1,40 e il diesel tocca nuovi massimi a 1,389 al litro   ROMA I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo per chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a mercoledì, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso la grande distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione del sell-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio accise a 8 centesimi. Intanto la Coldiretti lancia l'allarme sui cibi stranieri che "inquinano" per effetto del loro trasporto da posti molto lontani. Sul banco degli accusati, solo per fare qualche sempio, vino australiano, prugne cilene, carne argentina. Sono loro i primi tre classificati nella top ten per i consumi di petrolio ed emissioni di anidride carbonica. Basti pensare alle distanze che 1 kg di queste delizie enogastronomiche percorrono in aereo prima di toccare l'Italia: oltre 10mila km, con relativi 20 kg di emissioni di anidride carbonica.  .

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I listini dei carburanti vanno alle stelle: verde oltre 1,40 e il diesel tocca nuovi massimi a 1,389 al litro (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Arena.it, L'" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

CARO ENERGIA. Il greggio tocca un nuovo massimo a 115,5 dollari: è l'effetto super euro Il petrolio sale ancora: benzina e gasolio record I listini dei carburanti vanno alle stelle: verde oltre 1,40 e il diesel tocca nuovi massimi a 1,389 al litro   ROMA I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo per chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a mercoledì, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso la grande distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione del sell-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio accise a 8 centesimi. Intanto la Coldiretti lancia l'allarme sui cibi stranieri che "inquinano" per effetto del loro trasporto da posti molto lontani. Sul banco degli accusati, solo per fare qualche sempio, vino australiano, prugne cilene, carne argentina. Sono loro i primi tre classificati nella top ten per i consumi di petrolio ed emissioni di anidride carbonica. Basti pensare alle distanze che 1 kg di queste delizie enogastronomiche percorrono in aereo prima di toccare l'Italia: oltre 10mila km, con relativi 20 kg di emissioni di anidride carbonica.  .

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Benzina sempre più cara (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Corriere Adriatico" del 18-04-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Con il petrolio alle stelle anche il gasolio ne risente Benzina sempre più cara ROMA - I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,78, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione.

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