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tARTICOLI DAL 13 AL 18 aprile 2008
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Articoli
Euro-Dollaro (13)
Le imprese si spostano in Messico
( da "ItaliaOggi
Sette" del 14-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Ma non si può imputare tutta la colpa soltanto al tasso di cambio. Tra il 2006 e il 2008, infatti, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro calcolato da Kpmg si è attestato a +23,7%. Nonostante questo, il cost index ovvero l'indice di costo calcolato dalla società di consulenza, si è mosso in maniera uniforme nell'area monetaria.
Perché
gli Stati Uniti non pagano mai dazio
( da "Affari
e Finanza (La Repubblica)" del
14-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Il dollaro è diventato moneta di riserva, cioè di denominazione dei crediti sull'estero accolti nei bilanci delle banche centrali di tutti i Paesi alla fine della Seconda guerra mondiale per tre motivi. Il dollaro era l'unica moneta in cui venivano denominati tutti i beni, servizi, materie prime e manufatti,
Il
dollaro non finirà come lo yen ( da "MF Trading Online"
del 15-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: ha spiegato Saverio Berlinzani di Salex. Una moneta con queste caratteristiche si presta quindi poco al carry trade, che ha bisogno di prospettive di debolezza di medio e lungo periodo. Per Berlinzani poi un euro e dollaro sui livelli attuali è già irrazionale rispetto alla forza delle due economie.
Dollaro
sulle posizioni in Asia, cautela in attesa dati
( da "Reuters
Italia" del 16-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: piazza asiatica il biglietto verde si mantiene poco lontano dai valori della chiusura precedente, tra scambi all'insegna della cautela di fronte alla ricca agenda macro che comprende i numeri di inflazione. Gli operatori spiegano che sul dollaro pesano anche vendite da parte di esportatori giapponesi, mentre il cambio euro/yen è oggetto delle vendite degli istituzionali nipponici.
Caro-carburanti
( da "Gazzetta
del Sud" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.
Made
in Brescia in affanno. Super- abbatte l'export
( da "Giornale
di Brescia" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: anche se la stessa tabella fornisce qualche elemento di speranza perchè dice che, dopo un primo momento di disadattamento, le aziende hanno preso le misure e hanno, almeno in parte, cercato di porre rimedio alla situazione. Vediamo i dati. Nel 2001 - con un cambio euro/dollaro di 0,89, il nostro export negli Usa era stato di quasi seicento milioni di euro.
Impennata
del petrolio, benzina sopra quota 1,4 euro
( da "Libertà"
del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record,
Con
il petrolio volano verde e diesel
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. EFFETTO EURO Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.
Il
petrolio sfonda quota 115 ( da "Eco di Bergamo, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Livello su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.
Barile
verso i 116 dollari, la verde oltre 1,4 euro
( da "Gazzetta
di Parma (abbonati)" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.
CARO
ENERGIA. Il greggio tocca un nuovo massimo a 115,5 dollari: è l'effetto super
euro ( da "Arena.it, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: altissimo per chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-
I
listini dei carburanti vanno alle stelle: verde oltre 1,40 e il diesel tocca
nuovi massimi a 1,389 al litro ( da "Arena.it, L'"
del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: altissimo per chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-
Benzina
sempre più cara ( da "Corriere Adriatico"
del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.
( da "ItaliaOggi Sette" del 14-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
ItaliaOggi Sette
ItaliaOggi Sette - Internazionale Numero 089, pag. 27
del 14/4/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF La
relazione degli ambienti finanziari Competitive alternatives condotta da Kpmg
Le imprese si spostano in Messico Negli investimenti risparmi fino al 28%
rispetto all'Italia Non solo spiagge, mare e tequila. Il Messico rappresenta la
location ideale per aprire una nuova società o esternalizzare una parte delle
attività d'impresa. A rivelarlo, l'ultima edizione dell'analisi
"Competitive alternatives" condotta da Kpmg attraverso l'analisi
dell'ambiente economico presente in cento città distribuite su dieci paesi a
forte industrializzazione: Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone,
Germania, Messico, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti. "Lo studio
analizza l'impatto combinato di 27 voci di costo che variano sensibilmente a
seconda dell'agglomerato urbano o del paese in cui l'azienda si trova a
operare", hanno spiegato gli esperti di Kpmg che hanno redatto lo studio.
"Si tratta di una comparazione delle componenti di costo after-tax in
un'ottica di investimento della durata minima di dieci anni. Si va dal prezzo
di affitto o acquisto di una proprietà immobiliare, al costo del lavoro, a
quello dei trasporti, delle utilities e del capitale. Fino ad arrivare ai costi
paralleli sostenuti dal personale come quello delle case, delle scuole,
dell'assistenza sanitaria e delle tasse personali". Secondo i dati
raccolti dagli esperti, chi volesse aprire un'attività economica in Messico
potrebbe beneficiare di un vantaggio di costo pari al 20% in meno rispetto agli
Stati Uniti, che arriva a superare il 28% nel raffronto con l'Italia. Ma ci
sono anche paesi che hanno fatto registrare performance di costo ancora più
negative di quelle della Penisola. è il caso del Giappone o della Germania che
presentano un livello di costi superiore rispettivamente del 14, e del 16,8%
nei confronti degli Stati Uniti. Buona parte del differenziale di costi
registrato dagli analisti di Kpmg affonda le sue radici nel costante deprezzamento
del dollaro nei confronti di euro, yen e sterlina britannica registrato da
qualche anno a questa parte. Nel caso in cui il cambio euro-dollaro
diminuisse del 20% rispetto ai valori attuali, per esempio, l'Italia si
troverebbe magicamente traghettata in una posizione di costo privilegiata
rispetto agli Stati Uniti con un cost index pari a 99,2, ben al si sotto dei
rivali concorrenti del Vecchio continente come Francia (95,9 punti), Germania
(105,7) e Olanda (97,9). Ma non si può imputare tutta la
colpa soltanto al tasso di cambio. Tra il 2006 e il 2008,
infatti, l'apprezzamento dell'euro sul dollaro calcolato da Kpmg si è attestato
a +23,7%. Nonostante questo, il cost index ovvero l'indice di costo calcolato
dalla società di consulenza, si è mosso in maniera uniforme nell'area
monetaria. In Europa negli ultimi 2 anni la
Francia ha registrato un incremento del cost index pari a +8 punti rispetto
agli Usa, la Gran Bretagna 9, la Germania 9,4 punti, l'Italia 10,1 mentre
l'Olanda ha messo a segno la performance più deludente incrementando il proprio
divario in termini di costi rispetto agli Stati Uniti di ben 11,4 punti in
appena 24 mesi. L'analisi di Kpmg è andata oltre stilando una classifica delle
location più attrattive a seconda del comparto di appartenenza delle imprese.
Ferma restando la netta supremazia del Messico su tutti i versanti, lo studio
ha messo in luce un buon posizionamento dell'Italia nel settore manifatturiero
legato alla componentistica per aeroplani, alla chimica, all'elettronica, alla
realizzazione di componenti metallici, strumenti di precisione e infrastrutture
per telecomunicazioni. Nicchie di mercato in cui l'Italia ha conquistato la
sesta posizione a livello mondiale con un livello medio di costi superiore del
4,8% rispetto a quelli presenti negli Usa. Meno conveniente l'apertura di una
branch italiana per gli imprenditori che operano nel comparto dei prodotti
plastici, componentistica per automobili e alimentare. In questi casi i livelli
di costi presenti nel Belapese hanno consegnato all'Italia la terzultima
posizione. Meglio puntare sulla Francia o sul Regno Unito, rimanendo in Europa, altrimenti attraversare l'oceano per arrivare in
Canada o in Australia che rappresentano la soluzione di second best subito dopo
il Messico. Ma è quello dei software il terreno più minato dell'industria
italiana. Complice la scarsa disponibilità di personale qualificato, in questo
caso il Belpaese si è attestato in penultima posizione registrando un livello
di costi superiore del 14% rispetto agli Usa, e posizionandosi alle spalle
soltanto della Germania che chiude la classifica con una percentuale di
convenienza economica pari a -27%. Più contenuto il divario che separa l'Italia
dagli Usa sul versante della ricerca e sviluppo (-9,1%), mentre i servizi alle
imprese costituiscono il tallone d'Achille di quasi tutti i paesi
industrializzati. In questo caso, infatti, è soltanto il Messico a presentare
un livello di convenienza (- 30%) rispetto ai costi presenti negli Stati Uniti.
In tutti gli altri paesi, il differenziale di convenienza gioca sempre a favore
degli Usa con percentuali che variano dal -5,8% del Canada, fino ad arrivare al
-60% del Giappone, passando per il -29,8% del Belpaese. (riproduzione riservata).
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
14-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
SUPPLEMENTO AFFARI E
FINANZA ultimo aggiornamento 14 Aprile 2008 Affari & Finanza >
RAPPORTO/IMMOBILI E MUTUI Affari & Finanza > RAPPORTO/ARREDAMENTO Affari
& Finanza > RAPPORTO/ENERGIA Affari & Finanza > RAPPORTO/PICCOLE
E MEDIE IMPRESE --> FINANZA pag. 24 Perché gli Stati Uniti non pagano mai
dazio la lettera FRANCESCO ARCUCCI La definizione di Impero ottenuta sulla base
di un'inchiesta fra studiosi a livello internazionale è quella di uno
statonazione che domina altri statinazione presentando quasi tutte le seguenti
caratteristiche: 1. sfrutta le risorse delle terre su cui esercita il suo
potere; 2. la sua popolazione consuma una quantità di risorse in proporzione
molto maggiore di quella delle altre popolazioni; 3. mantiene un esercito in
molti altri Paesi per fare accettare la sua politica nel caso altre misure più
morbide non siano sufficienti; 4. è capace di diffondere la sua lingua,
letteratura, arte, cultura, modelli di vita in tutta la sua sfera di influenza;
5. esercita una tassazione, non solo sui suoi cittadini, ma anche in qualche
modo sugli abitanti di altri paesi; 6. impone il primato della sua moneta nei
territori sotto il suo controllo. Poiché gli Stati Uniti rappresentano circa il
5% della popolazione mondiale, ma consumano grosso modo il 25% delle risorse di
cibo, di acqua, di energia, etc. ovviamente a spese di minore consumo altrui,
essi corrispondono ai requisiti 1 e 2. Gli Usa non solo dispongono del più
grande e avanzato esercito del mondo, ma le loro basi militari sono dislocate
in circa 130 paesi: il punto 3 è quindi soddisfatto. L'inglese è la lingua più
importante del mondo e la cultura americana è diffusa ovunque: gli esempi sono
innumerevoli: dalla CocaCola, alla discomusic, alla CNN, al cinema, alle
scienze, alla ricerca, alla corsa allo spazio, etc. (punto 4). I punti 5 e 6
richiedono invece un'analisi più sottile. Il dollaro è
diventato moneta di riserva, cioè di denominazione dei crediti sull'estero accolti nei
bilanci delle banche centrali di tutti i Paesi alla fine della Seconda guerra
mondiale per tre motivi. Il dollaro era l'unica moneta in cui venivano
denominati tutti i beni, servizi, materie prime e manufatti, perché gli
Usa alla fine della guerra erano l'unico grande Paese con un sistema economico
intatto e capace di produrre ogni cosa. Gli Usa, inoltre, godevano di una
capacità esportativa illimitata e disponevano allora di un grande avanzo nella
bilancia dei pagamenti correnti. Il dollaro, nel caso in cui le banche centrali
degli altri Paesi detentori di quei dollari allora lo desiderassero era
convertibile, in ultima istanza, in oro. Queste tre caratteristiche, che hanno
determinato allora l'acquisizione dello status del dollaro come moneta di riserva internazionale, non ci sono più. Anzi, la terza
caratteristica è stata eliminata da un decreto del Presidente degli Stati
Uniti, il 15 agosto del 1971, e la seconda è stata capovolta: gli Stati Uniti
sono il Paese avente il più grande deficit della bilancia dei pagamenti del
mondo. Non solo, ma questo deficit è intrattabile. Si ritiene intrattabile un
deficit che non migliora nel medio termine, nemmeno a fronte di una netta
svalutazione del cambio contro le altre principali
monete. Questo è uno dei grandi incubi dei banchieri centrali: svalutare il cambio della propria moneta e non vedere migliorare il
deficit dei conti con l'estero. Negli ultimi sette anni, mentre il dollaro si
fletteva di prezzo, passando da
( da "MF Trading Online" del 15-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
MFT Il dollaro non
finirà come lo yen Per gli esperti non ci sono i presupposti per fare carry
trade vendendo la valuta usa contro euro. Nonostante la crisi attuale,
l'economia americana ha grandi possibilità di recupero con immediati riflessi
sui cambi. Ecco i broker che offrono l'operatività sul future Ribaltone in
vista per il dollaro che da investimento principe potrebbe trasformarsi in
valuta ideale per finanziarsi? O meglio, potrebbe replicarsi, ma con segno
opposto, quanto avvenuto per il dollaro-yen? è quanto si domandano in questo
momento i trader a fronte della prolungata debolezza del biglietto verde, anche
se gli esperti del Forex raccomandano prudenza. In effetti i presupposti ci
sono tutti: i tassi ufficiali Usa viaggiano al 2,25% contro il 4% di quelli della
Bce, le probabilità di nuovi tagli da parte della Fed fino all'1,50% sono molto
alte, e le passate crisi immobiliari verificatesi nei paesi scandinavi e in
Giappone hanno avuto come conseguenza una crescita del pil inferiore al 3% per
almeno otto anni. Perché allora non vendere dollari e puntare sull'euro o su
altre valute più remunerative? Del resto l'operazione è molto semplice: basta
prendere una posizione sul cash euro-dollaro, e ogni sera il broker sul Forex
ci accrediterà sul conto il differenziale fra i tassi, una cifra che può
diventare consistente se si opera con leva. Come accennato la strategia prevede
un ribaltamento dei ruoli rispetto al recente carry trade tra dollaro e yen:
qui il biglietto verde, che ha avuto fino a poco tempo fa un ruolo di moneta di
investimento, si trova adesso dalla parte opposta. Ed è un cambiamento che può
avere effetti anche sul breve periodo facendo ulteriormente indebolire il
biglietto verde e guadagnare l'euro. Sul breve periodo infatti l'euro/dollaro
si trova in prossimità di importanti resistenze e, ancora più importante, il
cross arriva da una fase di congestione partita all'inizio di marzo. Quando il
trading range fra 1,54 e 1,59 verrà abbandonato, il boom rialzista sarà
inevitabile, con i target a 1,60-1,62 e magari a
( da "Reuters Italia" del 16-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
TOKYO (Reuters) -
Nelle battute finali sulla piazza asiatica il biglietto
verde si mantiene poco lontano dai valori della chiusura precedente, tra scambi
all'insegna della cautela di fronte alla ricca agenda macro che comprende i
numeri di inflazione. Gli operatori spiegano che sul dollaro pesano anche
vendite da parte di esportatori giapponesi, mentre il cambio euro/yen è
oggetto delle vendite degli istituzionali nipponici. Perde intanto
slancio il recupero della divisa Usa contro euro innescato ieri dalla lettura
superiore alle attese di prezzi alla produzione e indice manifatturiero
statunitense. Il quadro macro emerso ieri tende infatti ad allontanare la
prospettiva di nuovi aggressivi tagli dei tassi da parte di Federal Reserve.
"E' prematuro pensare che il declino del dollaro avrà termine unicamente sulla
base dei dati di ieri" avverte Masafumi Yamamoto di Royal Bank of
Scotland. Intorno alle 7,50 euro/dollaro a 1,5820/23 da 1,5790 ieri sera a New
York, dollaro/yen 101,65/67 da 101,82 ed euro/yen 160,82/87 da 160,78.
( da "Gazzetta del Sud" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Nuovo record del
petrolio, benzina alle stelle ROMAI listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata
del petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i
prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro
al litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al
litro. Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore
lo sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro,
salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile,
inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul
centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima
un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York,
fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare
in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto
la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo. Su
cui tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo,
che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui
pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato
infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La
moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo
sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi
dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi
livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di
riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al
litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a
ieri l'altro, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a
1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a
sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si
registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate
per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo
Berlusconi una serie di interventi.(d.f.).
( da "Giornale di Brescia" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Edizione: 18/04/2008
testata: Giornale di Brescia sezione:ECONOMIA Made in Brescia in affanno.
Super- abbatte l'export BRESCIA - Più di ogni altra considerazione valgono i
numeri, ma anche qualche considerazione aggiuntiva. Il grafico qui sotto
riporta i dati dell'import-export Brescia-Stati Uniti. È una elaborazione che
dobbiamo all'Ufficio Studi dell'Aib e che ha un pregio: accanto al dato di
quanto si è esportato ed importato, il grafico fornisce la quotazione media
dell'anno fra dollaro ed euro. E quando si dice che il dollaro debole è un
freno all'export la tabella lo dichiara chiaramente, anche
se la stessa tabella fornisce qualche elemento di speranza perchè dice che,
dopo un primo momento di disadattamento, le aziende hanno preso le misure e
hanno, almeno in parte, cercato di porre rimedio alla situazione. Vediamo i
dati. Nel 2001 - con un cambio
euro/dollaro di 0,89, il nostro export negli
Usa era stato di quasi seicento milioni di euro. Due anni dopo, nel
2003, il rapporto era già diventato di 1,13 e l'export era diminuito
(leggermente). Presenta un qualche elemento di singolare ripresa il dato del
2006 nel quale - pur in presenza di un cambio ancor
più sfavorevole - l'export toccò i 722 milioni. Quanto al 2007, il dato
disponibile è quello dei primi sei mesi con 350 milioni di euro di esportazioni
da Brescia verso gli States e con un rapporto di cambio
di 1,32. Rapporto di cambio che è ulteriormente
peggiorato nella seconda parte dell'anno che, quindi, potrebbe, ben che vada,
confermare i 350 milioni del primo semestre: eventualità, fa osservare un
imprenditore, piuttosto improbabile visto che la crisi americana è scoppiata
con la vicenda dei mutui subprime nella seconda parte dell'anno. Ancor più
difficile poi, come ricordiamo qui accanto, la prima parte del nuovo anno. C'è
però una sorta di speranza. Ed è quella che dice che, pur in presenza di un cambio progressivamente sfavorevole all'export, il made in
Brescia non è crollato. Anzi: in molte situazione è cresciuto per ragioni
diverse. La prima dice che, almeno fino al 2003, i rapporti euro/dollaro erano
equilibrati. la seconda è che l'acquisto di merci, ancorchè sfavorita dal cambio, si può incrementare: dipende dalla capacità di
acquisto dell'acquirente (gli americani) e dal tipo di merce che viene
esportato.
( da "Libertà" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Economia Pagina 214
Caro-vita. Nuova fiammata: il greggio sfiora 116 dollari, le compagnie
ritoccano i listini Con il petrolio volano verde e diesel Caro-vita.. Nuova fiammata:
il greggio sfiora 116 dollari, le compagnie ritoccano i listini L'altalena
dell'euro (ieri nuovo record) condiziona il barile --> L'altalena dell'euro
(ieri nuovo record) condiziona il barile Il barile brucia un nuovo record,
sfiorando quota 116 dollari. Immediato l'aumento dei listini di benzina e
gasolio. Vola anche l'euro (nuovo massimo a 1,5984), la cui altalena condiziona
il greggio. I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del
petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi
di benzina e diesel. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al
litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro.
Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo
sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro,
salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile,
inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul
centesimo di euro. LA FIAMMATA Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare
prima un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New
York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi
decelerare in corso di seduta (a 114,78). Dopo un'apertura a 114,79, le
quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un livello
altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il Brent,
il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari,
per poi scendere. EFFETTO EURO Un trend su cui pesa anche l'effetto euro.
L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente
proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita
fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per
poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno
imboccato la stessa direzione. I PREZZI CONSIGLIATI Con il greggio a questi
livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di riferimento
consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al litro. Agip ha
invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a mercoledì,
portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per cui
la differenza di prezzo tra i due carburanti del Cane a sei zampe è inferiore
al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si registrano anche per altri
marchi. I CONSUMATORI Le associazioni dei consumatori, preoccupate per la
stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una
serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso la grande
distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione del
self-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio delle
accise a 8 centesimi.
( da "Eco di Bergamo, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
ROMA I listini dei carburanti
accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai a 116
dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio ha
toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato quota
1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui massimi
storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle ultime
settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai
registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e la
verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del
greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici
pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al
barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a
114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque a un
livello altissimo (114,78 alla chiusura). Livello su cui
tra l'altro si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che
a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa
anche l'effetto euro. L'andamento di ieri delle quotazioni petrolifere è stato
infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La
moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo
sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi
dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi
livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di
riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al
litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a
ieri, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a 1,398, per
cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a sei
zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si
registrano anche per altri marchi.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
ECONOMIA 18-04-2008 Caro
carburanti Barile verso i 116 dollari, la verde oltre 1,4 euro I listini dei
carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai
a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio
ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato
quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui
massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle
ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto
mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e
la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. ieri la corsa del
greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici
pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al
barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a
114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un
livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il
Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38
dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro.
L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente
proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita
fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per
poi perdere leggermente terreno. Le associazioni dei consumatori, preoccupate
per la stangata sulle famiglie, chiedono al futuro governo Berlusconi una serie
di interventi.
( da "Arena.it, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Il petrolio sale
ancora: benzina e gasolio record I listini dei carburanti vanno alle stelle:
verde oltre 1,40 e il diesel tocca nuovi massimi a 1,389 al litro ROMA I
listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si
avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e
gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la
benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un
livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto
fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a
1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la
forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di
euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione
negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere
i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta.
Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record,
ma comunque ad un livello altissimo per chiudere in serata
a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su livelli altissimi si è
spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha
raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche
l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti
inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta
unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul
biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi
dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi
livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di
riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al
litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a
mercoledì, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a
1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a
sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si
registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate
per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo
Berlusconi una serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso
la grande distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione
del sell-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio accise
a 8 centesimi. Intanto la Coldiretti lancia l'allarme sui cibi stranieri che
"inquinano" per effetto del loro trasporto da posti molto lontani.
Sul banco degli accusati, solo per fare qualche sempio, vino australiano,
prugne cilene, carne argentina. Sono loro i primi tre classificati nella top
ten per i consumi di petrolio ed emissioni di anidride carbonica. Basti pensare
alle distanze che
( da "Arena.it, L'" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
CARO ENERGIA. Il
greggio tocca un nuovo massimo a 115,5 dollari: è l'effetto super euro Il
petrolio sale ancora: benzina e gasolio record I listini dei carburanti vanno
alle stelle: verde oltre 1,40 e il diesel tocca nuovi massimi a 1,389 al litro
ROMA I listini dei carburanti accusano il colpo dell'impennata del
petrolio, che si avvicina ormai a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi
di benzina e gasolio. Il gasolio ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al
litro, la benzina ha oltrepassato quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro.
Un livello che si attesta sui massimi storici e che, non fosse in vigore lo
sconto fiscale scattato nelle ultime settimane e pari a 2 cent al litro,
salirebbe a 1,422 euro, il più alto mai registrato. Si fa sempre più sottile,
inoltre, la forbice tra il diesel e la verde, che in certi casi si aggira sul
centesimo di euro. Ieri la corsa del greggio ha fatto registrare prima
un'accelerazione negli scambi elettronici pre-apertura del mercato di New York,
fino a raggiungere i 115,54 dollari al barile, nuovo picco, per poi decelerare
in corso di seduta. Dopo un'apertura a 114,79, le quotazioni sono rimaste sotto
la soglia record, ma comunque ad un livello altissimo per
chiudere in serata a New York in flessione di 14 cents a 114,78 dollari. Su
livelli altissimi si è spinto anche il Brent, il petrolio di riferimento
europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38 dollari, per poi scendere. Un trend
su cui pesa anche l'effetto euro. L'andamento delle quotazioni petrolifere è
stato infatti inversamente proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro.
La moneta unica è salita fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo
sul biglietto verde, per poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi
dell'oro nero, che hanno imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi
livelli, i prezzi dei carburanti resteranno in tensione. Il prezzo di
riferimento consigliato da Shell ai gestori si è alzato ieri a 1,402 euro al
litro. Agip ha invece rialzato i prezzi del diesel di 2,2 centesimi rispetto a
mercoledì, portandolo a 1,389 euro, mentre ha lasciato ferma la benzina a
1,398, per cui la differenza di prezzo tra i due carburanti del "Cane a
sei zampe" è inferiore al centesimo di euro. Aggiustamenti al rialzo si
registrano anche per altri marchi. Le associazioni dei consumatori, preoccupate
per la stangata sulle tasche delle famiglie, chiedono al futuro governo
Berlusconi una serie di interventi: apertura della vendita di carburanti presso
la grande distribuzione, riorganizzazione della rete distributiva, diffusione
del sell-service, riduzione della pressione fiscale, portando il taglio accise
a 8 centesimi. Intanto la Coldiretti lancia l'allarme sui cibi stranieri che
"inquinano" per effetto del loro trasporto da posti molto lontani.
Sul banco degli accusati, solo per fare qualche sempio, vino australiano, prugne
cilene, carne argentina. Sono loro i primi tre classificati nella top ten per i
consumi di petrolio ed emissioni di anidride carbonica. Basti pensare alle
distanze che
( da "Corriere Adriatico" del 18-04-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Con il petrolio alle
stelle anche il gasolio ne risente Benzina sempre più cara ROMA - I listini dei
carburanti accusano il colpo dell'impennata del petrolio, che si avvicina ormai
a 116 dollari al barile, trascinando i prezzi di benzina e gasolio. Il gasolio
ha toccato un nuovo record a 1,389 euro al litro, la benzina ha oltrepassato
quota 1,40, portandosi a 1,402 euro al litro. Un livello che si attesta sui
massimi storici e che, non fosse in vigore lo sconto fiscale scattato nelle
ultime settimane e pari a 2 cent al litro, salirebbe a 1,422 euro, il più alto
mai registrato. Si fa sempre più sottile, inoltre, la forbice tra il diesel e
la verde, che in certi casi si aggira sul centesimo di euro. Ieri la corsa del
greggio ha fatto registrare prima un'accelerazione negli scambi elettronici
pre-apertura del mercato di New York, fino a raggiungere i 115,54 dollari al
barile, nuovo picco, per poi decelerare in corso di seduta. Dopo un'apertura a
114,78, le quotazioni sono rimaste sotto la soglia record, ma comunque ad un
livello altissimo. Su cui tra l'altro si è spinto anche il
Brent, il petrolio di riferimento europeo, che a Londra ha raggiunto i 113,38
dollari, per poi scendere. Un trend su cui pesa anche l'effetto euro.
L'andamento delle quotazioni petrolifere è stato infatti inversamente
proporzionale alla fluttuazione euro-dollaro. La moneta unica è salita
fino a 1,5984 dollari e toccando così un nuovo massimo sul biglietto verde, per
poi perdere leggermente terreno, influenzando i prezzi dell'oro nero, che hanno
imboccato la stessa direzione. Con il greggio a questi livelli, i prezzi dei
carburanti resteranno in tensione.