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IRROGANTO di Mauro Novelli www.mauronovelli.it
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TOKYO
Il presidente americano George W. Bush è giunto in Giappone per partecipare al
summit del G8. Il colloquio con il premier giapponese è stato incentrato sul
dossier del nucleare nordcoreano. Dopo la consegna da parte di Pyongyang della
dichiarazione sulle sue attività nucleari, Bush spera di risolvere presto la
questione dei giapponesi rapiti anni fa da agenti del regime nordcoreano, prima
di togliere il Paese asiatico dalla lista di Stati sponsor del terrorismo. Gli
Stati Uniti - ha assicurato a Fukuda - «non lasceranno cadere» la questione.
Sul tavolo del G8 anche il probelma dei cambiamenti climatici. Il presidente
Usa promette un «ruolo costruttivo» nella lotta alle emissioni di gas serra, ma
sottolinea che qualsiasi sforzo risulterà vano, se non affiancato da un
concreto impegno di Cina e India contro il surriscaldamento.
«Il mio sarà un approccio costruttivo - ha detto il presidente statunitense -
ma non risolveremo i problemi» se i due giganti asiatici non si impegneranno
per fare la loro parte nella riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente.
Bush ha detto che continua a credere «in una politica del dollaro forte». L’inquilino
della Casa Bianca ha aggiunto che «per quanto riguarda il dollaro, gli Stati
Uniti credono in una politica di dollaro forte e riteniamo che la forza della
nostra economia sarà riflessa nel dollaro».
ROMA - Robin Hood "chiama" l'Europa. Dopo aver costruito a
Roma una manovra fondata sulla tassa contro petrolieri e banchieri, ora Giulio Tremonti
ha un obiettivo più ambizioso: portare a Bruxelles una proposta per introdurre
una "stangata europea contro gli speculatori".
Dal petrolio alle borse, dai beni alimentari alle commodities, la speculazione
globale sta minando gli equilibri dell'economia globale. Secondo l'ideologo del
nuovo centrodestra, è ora di colpire al cuore "la peste del ventunesimo
secolo". Il dossier del ministro dell'Economia è quasi pronto. Ci sta
lavorando in queste ore, più occupato nella stesura del piano che preoccupato
dell'aumento del costo del denaro deciso dalla Banca centrale europea. Finché
lo spread tra il Btp italiano e il Bund tedesco resta intorno ai 67 basis
point, come gli segnala il computer nel suo ufficio di Via XX Settembre,
Tremonti non si allarma. E continua a perfezionare il suo dossier. Lo
completerà nel weekend. E lunedì prossimo, all'Ecofin nella capitale belga, lo
sottoporrà ai suoi colleghi europei.
L'analisi di Tremonti, che aveva accennato al suo progetto l'altro ieri alla
Camera, ruota intorno a una certezza: "Oggi viviamo la crisi più grave del
dopoguerra, con effetti estesi all'economia reale". Il Big Crash non è
solo un "turbamento finanziario", come avevano immaginato i banchieri
centrali ad agosto 2007, quando deflagrava la bolla dei mutui subprime. Sarà
una tormenta passeggera, prevedevano i tecnocrati. È l'inizio della
"tempesta perfetta", denunciava Tremonti. Adesso che i fatti gli
danno ragione (e persino il presidente della Bce pronuncia la "parola
maledetta", parlando di "speculazione" sul greggio) lui vuole
andare fino in fondo. "Chiederemo l'applicazione dell'articolo 81 del
Trattato di Roma, che riguarda la manipolazione del mercato e che secondo noi
si deve cominciare ad applicare anche ad operatori che sono fuori dal perimetro
europeo", aveva promesso giovedì scorso a Montecitorio.
Sembrava una delle rituali sparate da Transatlantico, tipiche soprattutto di
certa nostra politica estera, sempre sospesa tra provincialismo e
velleitarismo. Oggi si scopre che, dietro al fumo, potrebbe esserci anche
l'arrosto. E si scopre soprattutto che l'idea tremontiana, prima ancora di
essere formalizzata all'Ecofin, trova già una sponda a palazzo Justus Lipsius.
L'utilizzo dell'articolo 81 del Trattato contro la speculazione mondiale
"è plausibile" e "può essere utilizzato se ci sono prove di
collusione tra gli operatori", ha osservato Jonathan Todd, portavoce del
commissario Ue alla concorrenza Neelie Kroes. Questa apertura preventiva di
Bruxelles, a Via XX Settembre, viene salutata come una "svolta
rivoluzionaria". Al di là dei facili trionfalismi, Tremonti sembra avere
filo da tessere.
La sua strategia è ispirata a una convinzione, teorica ed empirica. L'Europa ha
molti mali: crescita in costante flessione, inflazione in rapida ascesa,
reddito delle famiglie in paurosa erosione. Ma il male più grave, che genera o
amplifica i precedenti, è l'ondata speculativa che travolge nazioni e mercati.
Un sintomo tipico dell'epidemia in corso è quello raccontato da lui stesso alla
Camera: "Se una banca d'affari dice che il petrolio va a 200 dollari, c'è
il rischio che a quel livello poi si arrivi davvero, magari proprio perché
quella stessa banca ha acquistato future a quel prezzo". Per questo,
secondo la lettura del ministro dell'Economia, l'Europa ha soprattutto un
"nemico esterno": sceicchi, fondi sovrani, speculatori d'oltreoceano.
Per questo, oggi, l'Europa deve difendersi. Più che da se stessa, dalle
"minacce mercatiste" che scardinano i suoi deboli confini.
La richiesta alla Ue di attivare l'articolo 81 del Trattato del '56 nasce da
qui. La norma definisce "incompatibili con il mercato comune e vietati
tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di associazioni di imprese e
tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati
membri e che abbiano per oggetto e per effetto di impedire, restringere o
falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato comune". Finora
ha funzionato solo in Europa. La proposta che il ministro italiano formulerà
lunedì prossimo a Bruxelles prevede che si applichi anche agli operatori
extra-europei. Il piano non è privo di qualche fascino. È coerente con la
Weltanschaung apertamente dirigista e tendenzialmente protezionista del
"nuovo Tremonti", ormai più colbertiano dello stesso Controleur
Générale di Luigi XIV, cui pure si devono massime proto-friedmaniane come
"la libertà è l'anima dei commerci", e "tutto ciò che restringe
questa libertà non può valere niente".
Tremonti, un tempo studioso modernizzatore che esaltava "la forza alata
delle valute", è stato a sua volta costretto a cambiare opinione. Oggi è
fermamente persuaso che la speculazione finanziaria senza limiti e confini non
sia la soluzione, ma il problema. Per questo, affidandosi alla visione non
molto dissimile di un colbertista più radicale di lui (Sarkozy) conta sul turno
di presidenza francese della Ue per far camminare la sua proposta. "Domare
la peste". Cercare di imbrigliare i grandi speculatori internazionali,
seminando sul loro cammino, con lo strumento del Trattato, nuovi paletti e
nuovi divieti. Può sembrare la pia illusione di chi prova a svuotare il mare
col secchiello. Ma gli spiragli aperti dal portavoce della Kroes alimentano le
speranze del Tesoro. Suffragate anche da una consapevolezza: la Commissione Ue,
nel momento di massima fragilità strutturale della costruzione europea appena
picconata dal referendum irlandese, sta cercando appigli per una
rilegittimazione politica di fronte a popoli sempre meno convinti che l'Unione
sia la loro salvezza, piuttosto che la loro maledizione.
Ma è un fatto che l'apertura di credito c'è. E magari stavolta può portare a
qualche risultato pratico, al contrario dell'altra proposta che lo stesso
ministro dell'Economia aveva lanciato all'ultimo G8: aumentare i margini
versati alle casse di compensazione e garanzia delle Borse dei future da parte
di chi non partecipa direttamente all'acquisto o alla vendita effettiva dei
titoli. Una Robin Hood Tax sugli speculatori, insomma, che per ora il G8 ha
esaminato ma non adottato. La procedura di attivazione dell'articolo 81, negli
obiettivi del Tesoro, dovrebbe avere la stessa "filosofia": colpire
gli speculatori globali. Ma c'è un limite, oggettivo, che condizionerà il
dibattito dell'Ecofin: posto che sia accertata la "collusione", come
dice il portavoce del commissario alla concorrenza, chi decide come
intervenire? E quali strumenti sanzionatori si possono immaginare?
La tela tremontiana, ancorché raffinata, sarà di difficile tessitura. Ma lui
non ha dubbi: il tentativo va fatto. Sembra agito da un dogma: contro il
carovita puoi anche fare tutti gli scioperi che vuoi, ma non sono i governi che
ammazzano i popoli, è la "nuova peste". E allora niente serve, se non
si debella questa. Lo stesso dibattito sull'aumento dei tassi deciso dalla Bce,
nella chiave ermeneutica che impera a via XX Settembre, non ha molto senso: a
regole date, Trichet agisce sulla base di un adempimento meccanico. Criticare
Francoforte è una risposta polemica, mentre il ministro italiano punta a una
risposta politica. La sua aspirazione è un'altra: cambiare le regole in Europa.
"Vaste programme". Un tempo lo diceva De Gaulle, oggi lo ripeterebbe
anche Colbert.
(4 luglio 2008)
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monoline per banche e assicurazioni
Ecofin: sì al piano
di stabilità dell'Italia. Ma Almunia precisa: «A rischio i conti del 2008»
Sembra incredibile ma dopo undici mesi dallo
scoppio della crisi subprime i ministri finanziari non sanno ancora qual è la
situazione esatta in cui versano le banche europee. Va inteso così il nuovo
appello che l'Ecofin lancerà martedì prossimo. In un documento, i cui contenuti
Il Sole 24 Ore Radiocor è in grado di anticipare, si chiede che banche e
società finanziarie "divulghino rapidamente e integralmente svalutazioni e
perdite subite".
L'Ecofin chiede chiaramente a banche e società
finanziarie che i prossimi risultati semestrali "devono essere il più
possibile completi, chiari e comparabili". L'obiettivo dei ministri
dell'economia è "restaurare le fiducia nei mercati". Nel documento
preparato dagli sherpa non ci sono né quantificazioni sulle perdite note finora
in Europa né riferimenti a paesi o a gruppi finanziari in particolare.
Per quanto riguarda la supervisione finanziaria, l'Ecofin indica che "è
necessario migliorare la coerenza delle pratiche bancarie in materia di
informazione, di valutazione e di contabilizzazione" e invita le banche a
rispettare gli orientamenti del comitato europeo dei controllori bancari sulla
trasparenza sulle attivita' e sui prodotti toccati dalla turbolenza subprime e
sulla valutazione degli strumenti finanziari complessi e non liquidi.
Sui risultati semestrali sara' necessaria una analisi specifica delle autorità
di sorveglianza che poi dovranno esprimere la loro valutazione ai comitati
Ecofin in novembre.
Per quanto riguarda le agenzie di rating e' confermato che i ministri ritengono
l'autoriforma "non risponde pienamente alle sfide che si presenta per cui
si rendono necessarie delle misure complementari" e delle modifiche
regolamentari.
Via libera, dunque, alla Commissione che entro autunno presentera' delle
proposte sulla governance interna, sulla supervisione esterna e sulla
registrazione delle agenzie di rating.
Euro
prosegue flessione, yen in rialzo
( da "Bluinvest.com"
del 04-07-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: 39 Euro prosegue flessione, yen in rialzo L'euro prosegue la sua flessione nei confronti delle principali valute La moneta unica continua a perdere terreno nei confronti del biglietto verde, il cambio euro/dollaro scende a 1,5690, ma e' comunque in linea con i valori di meta' mattinata.
Dollaro
in recupero ( da "Milano Finanza"
del 05-07-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: Indietro Dollaro in recupero I VOstri Soldi Il Trader Commenti & Analisi Di Alberto Micheli La decisione della Bce, già scontata dal mercato, ha frenato l'euro. Occhio alla tenuta di quota 1,56 Sul fronte del cambio euro/dollaro, l'ultima settimana di contrattazioni è stata prevedibilmente condizionata dall'appuntamento di giovedì con l'
( da "Bluinvest.com" del 04-07-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
16.39 Euro prosegue flessione, yen in rialzo L'euro prosegue la sua
flessione nei confronti delle principali valute La moneta unica continua a
perdere terreno nei confronti del biglietto verde, il cambio euro/dollaro
scende a 1,5690, ma e' comunque in linea con i valori di meta' mattinata.
La valuta europea si indebolisce anche nei confronti di quella nipponica, il cambio euro/yen scivola a 167,300, in calo rispetto ai
valori di stamani (167,55). La divisa giapponese si apprezza nei confronti di
quella statunitense, il cambio dollaro/yen scende a
106,65, in leggera flessione rispetto ai valori rilevati intorno alle 11
(106,75). Orfani degli operatori statunitensi, che oggi festeggiano il giorno
dell'Indipendenza, i mercati valutari vedono l'euro ancora in calo sulla scia
delle dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della Bce Jean-Claude
Trichet che hanno allontanato di fatto nuovi rialzi del costo del denaro,
almeno nel breve. A pesare sulla moneta unica sono stati anche i dati diffusi
in mattinata che hanno evidenziato un' inattesa flessione degli ordinativi
all'industria manifatturiera nel mese di maggio.
( da "Milano Finanza" del 05-07-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Milano Finanza
Numero 133 pag. 62 del 5/7/2008 | Indietro
Dollaro in recupero I VOstri Soldi Il Trader Commenti & Analisi Di
Alberto Micheli La decisione della Bce, già scontata dal mercato, ha frenato
l'euro. Occhio alla tenuta di quota 1,56 Sul fronte del cambio euro/dollaro, l'ultima settimana di contrattazioni è stata
prevedibilmente condizionata dall'appuntamento di giovedì con l'attesa decisione
sui tassi da parte della Banca Centrale europea. Proprio perché tanto atteso,
il rialzo finale di 25 punti base ha però indebolito la moneta unica, che già
scontava un'operazione ampiamente annunciata e che forse incorporava anche il
rischio di un intervento più severo. Le stesse parole di Trichet, dichiaratosi
neutrale sulla possibilità di un ulteriore rialzo, hanno smorzato alcune
speculazioni della vigilia, regalando al biglietto verde una giornata di piena
rivalsa. Graficamente, il future sull'euro/dollaro ha frenato la sua corsa
proprio sulla resistenza chiave a 1,585 scivolando rapidamente fino a quota
1,56 e prospettando un ulteriore pull-back verso il bordo inferiore dell'ampio
trading in vigore da oltre due mesi e posto a quota 1,525. Nel complesso, il
quadro tecnico del cross non ha subito sostanziali modifiche, anche se
l'ennesimo fallimento del test a 1,585 sembra allontanare l'ipotesi di un
imminente ritorno verso i massimi storici a 1,60. L'analisi quantitativa ha
puntualmente registrato la brusca correzione del cambio,
anche se gli indicatori di tendenza si sono confermati in posizione long, così
come gli oscillatori di momentum non hanno ceduto le rispettive soglie di
equilibrio. Per la prossima settimana, la partita decisiva potrebbe giocarsi
attorno a quota 1,56. La tenuta di questo livello intermedio potrebbe infatti
creare le condizioni per la costruzione di una solida base accumulativa,
favorendo un nuovo test di 1,585. Al contrario, il rapido cedimento del
precedente sostegno convaliderebbe la recente inversione, spingendo il future
verso i minimi degli ultimi mesi. Rimane invece saldamente positivo il quadro
tecnico dell'euro nei confronti dello yen: anche in questo caso la decisione
della Bce ha determinato un'improvvisa correzione del derivato, ma non ha
compromesso la solida trendline rialzista in vigore da metà marzo. Il future ha
comunque fallito il primo attacco a quota 168, rinviando così l'appuntamento
con i nuovi massimi. Per le prossime sedute si può mettere in preventivo una
breve pausa di assestamento, che difficilmente chiamerà però in causa il
supporto chiave a 164: solo il cedimento di questo livello fornirà un primo
segnale di debolezza, favorendo un'accelerazione della valuta giapponese fino a
quota 161. (riproduzione riservata) .