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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL 1°-22 giugno 2008       #TOP



Report "Euro-Dollaro"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

·                     Articoli

Indice delle sezioni

Euro-Dollaro (10)


Indice degli articoli

Sezione principale: Euro-Dollaro

Bernanke scuote il mercato valutario. Quali prospettive? ( da "Trend-online" del 03-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Euro debole contro dollaro in attesa dei dati USA ( da "Trend-online" del 04-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Euro/dollaro in continuo rialzo a 1,5557 dopo intervento Trichet ( da "SpyStocks" del 05-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

ORSI & TORI ( da "Milano Finanza" del 07-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Effetto sorpresa Bce ( da "Milano Finanza" del 07-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Bernanke e Trichet sono i veri driver del mercato valutario ( da "Trend-online" del 10-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Dollaro in crescita contro la moneta unica in attesa dei dati macro USA ( da "Trend-online" del 12-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Dollaro in crescita contro la moneta unica ( da "Bluinvest.com" del 12-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

G8, Lagarde soddisfatta del rafforzamento del dollaro - media ( da "Websim" del 13-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Euro dollaro in area critica ( da "Trend-online" del 13-06-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro


Articoli

Bernanke scuote il mercato valutario. Quali prospettive? (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Trend-online" del 03-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

FOREX, clicca qui per leggere la rassegna di Euroforex www.euroforex.com, 03.06.2008 16:23 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! In una giornata in cui il cross euro dollaro aveva rotto al rialzo la resistenza statica di breve collocata in area 1,5570,fino a superare 1,56 figura,le parole del capo della FED hanno determinato un'inversione di rotta su tutti i cambi della moneta americana. Pur non rilevando nulla di veramente eclatante,Bernanke ha fatto capire che altri tagli sul fronte tassi saranno evitati,se non strettamente necessari. Ciò ha innescato un'ondata di acquisti di biglietto verde: il cambio euro dollaro è tornato in area 1,54 scendendo di due figure abbondanti,mentre scriviamo. Alle 16,00,inoltre,è uscito un dato positivo per l'economia USA che ha incrementato gli acquisti di dollaro: gli ordini industriali sono usciti sopra le attese. Da settimane indichiamo il livello 1,5340-1,54 figura come spartiacque tra fase rialzista e ribassista per il cross principale. Va detto però che una candela del genere,soprattutto a seguito di un intervento verbale di autorità monetarie ha una importante valenza,una volta confermata nel giorno seguente dal mercato. La conferma,infatti,sarebbe testimonianza concreta del fatto che i grossi investitori hanno raccolto il messaggio di Bernanke. Attendiamo,quindi,di valutare i prezzi del close odierno e di domani. Il cambio dollaro contro franco svizzero tiene la rialzista dinamica in zona 1,0270 e si riporta in prossimità delle resistenza statiche sopra 1,05. Anche il cambio dollaro yen torna in area di resistenza e 105,50 si rivela nuovamente ostacolo solido per la prosecuzione del rimbalzo con target 108. Il franco svizzero aveva approfondito il suo recupero contro euro segnalando l'avversione al rischio in forte aumento,anche a causa delle tensioni sul fronte bancario. Le parole rasserenanti di Bernanke hanno contribuito all'inversione netta :il cambio euro franco è rimbalzato segue pagina >>.

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Euro debole contro dollaro in attesa dei dati USA (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Trend-online" del 04-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

FOREX, clicca qui per leggere la rassegna di Fta , 04.06.2008 11:55 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Dopo qualche ora dall'apertura delle contrattazioni nelle piazze finanziarie del Vecchio Continente la moneta unica viene scambiata a 1,5465 rispetto al biglietto verde, in forte calo rispetto alle ultime rilevazioni della Banca Centrale Europea (1,5595) ma in linea con i valori registrati in tarda serata di ieri a New York (1,5460). Scende la divisa europea rispetto alla moneta giapponese, l'euro vale 161,95 yen dai 163 yen delle indicative della BCE della giornata scorsa. Il biglietto verde perde leggermente terreno rispetto alla valuta nipponica, il rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 104,80 da 105,15 dell'ultima chiusura di Wall Street. L'apprezzamento del dollaro sulla moneta unica evidenziato nella giornata di ieri è legato, in prevalenza, alle dichiarazioni rilasciate dal governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke. Il numero uno della banca centrale statunitense ha confermato nelle sue affermazioni la fine della politica monetaria caratterizzata dai tagli dei tassi d'interesse, sottolineando che il livello attuale del costo del denaro e' adeguato per un'economia che deve affrontare sia pressioni sui prezzi sia minacce alla crescita. I dati macroeconomici pubblicati nel Vecchio Continente non hanno particolarmente influenzato l'andamento del rapporto di cambio eur/usd. Nella Zona Euro e' stato reso noto che l'indice PMI dei servizi e' sceso nel mese di maggio da 52 a 50,6 punti, in linea con le aspettative degli economisti. Le vendite al dettaglio in aprile hanno registrato una flessione dello 0,6% su base mensile rispetto a quella dello 0,9% (dato rivisto) accusata a marzo. Il ribasso è risultato ben inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano un rialzo dello 0,2%. Su base annua il calo è stato del 2,9% a fronte di quello del 2,3% (dato rivisto) segnato nel mese precedente. La segue pagina >>.

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Euro/dollaro in continuo rialzo a 1,5557 dopo intervento Trichet (sezione: Euro-Dollaro)

( da "SpyStocks" del 05-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

(5 Giugno 2008 - 16:08) MILANO (Finanza.com) - Euro in deciso recupero sul dollaro dopo le parole del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Il cambio tra la moneta unica e il dollaro è in questo momento a quota 1,5557 in rialzo dello 0,75%, il livello più alto della giornata. (Riproduzione riservata).

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ORSI & TORI (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Milano Finanza" del 07-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Milano Finanza Numero 113  pag. 1 del 7/6/2008 | Indietro ORSI & TORI Di Paolo Panerai E dunque anche l'affabile Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea (Bce), dopo tre anni di vita a Francoforte, è diventato un duro, anzi un durissimo. E mentre molti si aspettavano che l'ex governatore della Banque de France inclinasse a un'interpretazione più flessibile del mandato della banca europea, voilà, ha annunciato che, al prossimo turno di revisione dell'andamento dei prezzi, i tassi di interesse ufficiali, invece di diminuire, aumenteranno. Doccia fredda per chi credeva che nonostante lo statuto imponga alla Bce di preoccuparsi in primo luogo, se non esclusivamente, dell'andamento dell'inflazione, questa volta, vista la caduta della crescita europea, con gli Stati Uniti in balletto permanente sul filo della recessione, a Francoforte avrebbero dato almeno un segnale di incoraggiamento a favore dello sviluppo e della crescita economica. Al peggio si sperava nel silenzio, invece Trichet ha parlato chiaro: a luglio i tassi europei risaliranno di almeno 1/4 di punto. Scenario quindi ribaltato, anche per il cambio euro-dollaro, con la moneta americana che sembrava aver preso la via del recupero, mentre il segnale di Francoforte, se non ha fatto invertire completamente la rotta, ha comunque rallentato di molto, fin quasi all'arresto, il tentativo di risalita del biglietto verde. Lo sconforto è ripiombato nei mercati azionari, poiché alle parole di Trichet si sono associate analisi di banche su altre banche che prevedono tempi duri per istituti europei come Crédit Suisse e Ubs. Il paradosso, casomai, è che queste analisi vengano da banche come SocGen, il colosso francese dai piedi d'argilla che ha già provato il morso della svalutazione degli asset per miliardi e miliardi di dollari. Sta di fatto che, così come l'anticiclone delle Azzorre non riesce a entrare nel bacino del Mediterraneo e quindi il brutto tempo è prevalente in tutto il Vecchio continente, anche il clima economico si è fatto pessimo. Ma la domanda importante da porsi è se si tratterà di una condizione passeggera, come il tempo meteorologico, oppure se l'autunno sarà molto freddo. La classifica delle principali società mondiali diffusa da Mediobanca indica che la mappa del potere economico è cambiata con lo spostamento a Est. Ai vertici non ci sono più i grandi colossi statunitensi ma la giapponese Toyota (per totale attivo) e poi una europea, Royal Dutch Shell, quindi la russa Gazprom, mentre per capitalizzazione in borsa il numero uno è Petrochina con ben 466 miliardi. Il segno che l'economia mondiale dipende sempre molto da quella statunitense, ma assai meno che nel passato. C'è anche chi quantifica: prima quasi il 30%, oggi intorno al 18%. Effetto della globalizzazione, dell'enorme crescita dell'Asia e in particolare dei colossi Cina e India, ma anche della politica attuata dall'amministrazione di George Bush, che puntando sulla guerra ha fatto salire alle stelle il deficit statale americano e quindi per cercare di rilanciare l'economia ha fatto scendere di molto il valore del dollaro, sì da accrescere l'export e limitare l'import. Peccato che in dollari sia denominata la principale materia prima che alimenta il sistema, cioè il petrolio, che anche per questo deprezzamento della moneta americana è salito alle stelle, a valori che non si erano mai visti e che se fossero stati presi in considerazione da un gruppo di saggi economisti solo alcuni anni fa, come ha acutamente notato l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, il crollo vero dell'economia mondiale sarebbe stato la previsione meno pessimistica. Invece, l'economia non va bene, la finanza è stata travolta ancora una volta dagli errori principalmente americani, delle grandi banche d'affari del paese seguite da alcune europee, in particolare svizzere, ma il sistema produttivo è tutt'altro che al crollo. Piuttosto, è in atto una vera rivoluzione degli equilibri di forza economica che finiranno, nel giro di pochi anni, per modificare ulteriormente la mappa del potere. Infatti, mentre tutti guardano agli Stati Uniti, all'Asia e infine all'Europa, c'è molta disinformazione su che cosa sta accadendo nel continente tuttora più ricco di materie prime e tuttora più sottosviluppato, il continente Africa. Strisciante, silenziosa e per questo subdola, nei più ricchi paesi africani è in atto una nuova forma di colonizzazione-occupazione da parte della Cina. Rivolgendosi a regimi che per anni hanno perseguito l'ideologia marxista, la Repubblica Popolare di Cina offre aiuti tecnologici e organizzativi, ma in cambio chiede contingenti di immigrazione di popolazione cinese che in alcuni casi sono pari a milioni e milioni. Con un risultato chiarissimo: l'occupazione del territorio, sistemando così gli eccessi di popolazione in patria, ma anche la presa delle leve principali di quei paesi. Emblematico il caso del Congo, ex Zaire, snervato da una dittatura più che ventennale di Mobutu, ma ricchissimo di minerali strategici per l'elettronica; di diamanti; di capacità produttiva di energia grazie all'immenso flusso di acqua del fiume Congo. La popolazione vive in miseria, ma ora è stato raggiunto un accordo appunto con la Cina, che si è impegnata a fornire tecnici qualificati e un esercito di lavoratori addestrati. L'ambasciatore cinese in Congo, parlando nella trasmissione Report, usava il tono del benefattore e in un certo senso lo è, ma con un fine preciso: far succedere nell'immenso continente africano quanto, per esempio, è avvenuto nell'Isola Mauritius, dove oggi tutte le leve economiche sono in mano a famiglie indiane, che hanno trasformato l'isola cara ai turisti anche nel paradiso delle holding di Mumbai o di Delhi. Di fronte a questa avanzata, il mondo occidentale, a cominciare dagli americani, sembra immobile, quasi inconsapevole. Ma non ci vuole molto a capire che nel giro di qualche quinquennio quei paesi oggi apparentemente alla fame diventeranno consumatori di tutti i prodotti che escono dalle fabbriche cinesi. Come dire che la nuova frontiera, in un certo senso, non è più né la Cina né l'India: chi ha la capacità di guardare lontano deve volgere lo sguardo verso l'Africa, avendo la capacità di integrarsi o di prevalere con i nuovi coloni cinesi. A parte gli slogan che escono dai periodici convegni sull'Italia come centro di riferimento nel Mediterraneo e quindi piattaforma per lo sviluppo dell'Africa, oggi il Bel Paese sta facendo ben poco per conquistare mercati che a breve potranno garantire la crescita non più asfittica del sistema economico nazionale. Un'intuizione che ha spinto la più criticata delle aziende italiane, la berlusconiana Mediaset, a investire, insieme al partner storico Tarak Ben Ammar, nella prima televisione privata tunisina. Il raggio d'azione è tutto il Maghreb, con oltre 90 milioni di telespettatori che finora hanno avuto come riferimento soprattutto la Francia, dove la pubblicità è agli esordi, e dove la fase dell'industrializzazione è molto vicina. Comunicare con programmi italiani vuol dire creare le premesse per vendere prodotti italiani. Ma il raggio d'azione di Mediaset e del tunisino Ben Ammar è per ora solo il Maghreb, cioè il Nordovest dell'Africa, e lo strumento solo un canale televisivo. L'opportunità è di rinvigorire lo spirito da conquistatori degli esportatori italiani perché si preparino a rastrellare quote di mercato in paesi che, di qui appunto a qualche quinquennio, saranno formidabili consumatori. Ma, oltre che consumatori, questi paesi saranno anche attrattori di turismo. Anche questo aspetto dovrebbe essere messo a frutto dal Bel Paese, che da solo possiede 43 bellezze giudicate patrimonio dell'intera umanità dall'Unesco e che se vuole uscire dalla morsa della Bce e tentare uno sviluppo superiore a quello del passato non ha che da coniugare appunto l'industria del turismo e il dialogo commerciale e industriale con i principali paesi dell'Africa, il cui sbocco naturale, come infaustamente dimostrano i continui sbarchi clandestini, è proprio il Mediterraneo, in cui la penisola costituisce il molo naturale di attracco. Queste prospettive valgono per tutti i tipi dell'industria italiana, anche quella delle infrastrutture e dei servizi. Si prenda Telecom Italia: durante la fase statale aveva attuato una forte espansione proprio nel Mediterraneo; le conseguenze di indebitamento dell'opa non hanno fatto altro che imporre l'uscita da tutti i mercati dove era stata conquistata una posizione importante. Alla ricerca di nuovi sviluppi, oltre il Sud America, l'Africa è il continente di più naturale espansione per l'azienda guidata con determinazione da Franco Bernabè. Ma per poter sfondare in Africa occorre una politica estera italiana forte; un'unione fra diplomazia politica e diplomazia commerciale: la famosa unione fra il ministero degli Esteri e il ministero del Commercio estero che invece, ancora una volta per questioni di potere e di equilibri, sono rimasti separati, e il commercio estero al livello di sottosegretariato all'interno del ministero dello Sviluppo economico. C'è da augurarsi che il sottosegretario Adolfo Urso voglia e sappia dialogare con il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, formando un fronte unico, per far vincere l'industria Italia. Come si vede, il tempo economico ha volto apparentemente al peggio, ma se solo si ha il coraggio di alzare lo sguardo, di recuperare la capacità di intraprendere, com'è nello slogan di Capital, il mensile di Class Editori, che controlla questo giornale, le possibilità di crescita sono infinite. Se lo hanno capito in Cina, perché non lo si deve capire in Italia? E poi c'è il Polo Nord, un'altra frontiera di conquista dove oggi dominano i russi di Vladimir Putin. Proprio alla conquista del Polo Nord, Capital ha dedicato la copertina del numero che sta per arrivare in edicola. Una boccata d'ossigeno, anche se gelato, per sperare e puntare sulla creazione di nuova ricchezza, dopo troppi anni in cui in Italia la ricchezza è stata sia consumata che distrutta. (riproduzione riservata) Paolo Panerai Mediobanca indica che la mappa del potere economico è cambiata con lo spostamento a Est. Ai vertici non ci sono più i grandi colossi statunitensi ma la giapponese Toyota (per totale attivo) e poi una europea, Royal Dutch Shell, quindi la russa Gazprom, mentre per capitalizzazione in borsa il numero uno è Petrochina con ben 466 miliardi. Il segno che l'economia mondiale dipende sempre molto da quella statunitense, ma assai meno che nel passato. C'è anche chi quantifica: prima quasi il 30%, oggi intorno al 18%. Effetto della globalizzazione, dell'enorme crescita dell'Asia e in particolare dei colossi Cina e India, ma anche della politica attuata dall'amministrazione di George Bush, che puntando sulla guerra ha fatto salire alle stelle il deficit statale americano e quindi per cercare di rilanciare l'economia ha fatto scendere di molto il valore del dollaro, sì da accrescere l'export e limitare l'import. Peccato che in dollari sia denominata la principale materia prima che alimenta il sistema, cioè il petrolio, che anche per questo deprezzamento della moneta americana è salito alle stelle, a valori che non si erano mai visti e che se fossero stati presi in considerazione da un gruppo di saggi economisti solo alcuni anni fa, come ha acutamente notato l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, il crollo vero dell'economia mondiale sarebbe stato la previsione meno pessimistica. Invece, l'economia non va bene, la finanza è stata travolta ancora una volta dagli errori principalmente americani, delle grandi banche d'affari del paese seguite da alcune europee, in particolare svizzere, ma il sistema produttivo è tutt'altro che al crollo. Piuttosto, è in atto una vera rivoluzione degli equilibri di forza economica che finiranno, nel giro di pochi anni, per modificare ulteriormente la mappa del potere. Infatti, mentre tutti guardano agli Stati Uniti, all'Asia e infine all'Europa, c'è molta disinformazione su che cosa sta accadendo nel continente tuttora più ricco di materie prime e tuttora più sottosviluppato, il continente Africa. Strisciante, silenziosa e per questo subdola, nei più ricchi paesi africani è in atto una nuova forma di colonizzazione-occupazione da parte della Cina. Rivolgendosi a regimi che per anni hanno perseguito l'ideologia marxista, la Repubblica Popolare di Cina offre aiuti tecnologici e organizzativi, ma in cambio chiede contingenti di immigrazione di popolazione cinese che in alcuni casi sono pari a milioni e milioni. Con un risultato chiarissimo: l'occupazione del territorio, sistemando così gli eccessi di popolazione in patria, ma anche la presa delle leve principali di quei paesi. Emblematico il caso del Congo, ex Zaire, snervato da una dittatura più che ventennale di Mobutu, ma ricchissimo di minerali strategici per l'elettronica; di diamanti; di capacità produttiva di energia grazie all'immenso flusso di acqua del fiume Congo. La popolazione vive in miseria, ma ora è stato raggiunto un accordo appunto con la Cina, che si è impegnata a fornire tecnici qualificati e un esercito di lavoratori addestrati. L'ambasciatore cinese in Congo, parlando nella trasmissione Report, usava il tono del benefattore e in un certo senso lo è, ma con un fine preciso: far succedere nell'immenso continente africano quanto, per esempio, è avvenuto nell'Isola Mauritius, dove oggi tutte le leve economiche sono in mano a famiglie indiane, che hanno trasformato l'isola cara ai turisti anche nel paradiso delle holding di Mumbai o di Delhi. Di fronte a questa avanzata, il mondo occidentale, a cominciare dagli americani, sembra immobile, quasi inconsapevole. Ma non ci vuole molto a capire che nel giro di qualche quinquennio quei paesi oggi apparentemente alla fame diventeranno consumatori di tutti i prodotti che escono dalle fabbriche cinesi. Come dire che la nuova frontiera, in un certo senso, non è più né la Cina né l'India: chi ha la capacità di guardare lontano deve volgere lo sguardo verso l'Africa, avendo la capacità di integrarsi o di prevalere con i nuovi coloni cinesi. A parte gli slogan che escono dai periodici convegni sull'Italia come centro di riferimento nel Mediterraneo e quindi piattaforma per lo sviluppo dell'Africa, oggi il Bel Paese sta facendo ben poco per conquistare mercati che a breve potranno garantire la crescita non più asfittica del sistema economico nazionale. Un'intuizione che ha spinto la più criticata delle aziende italiane, la berlusconiana Mediaset, a investire, insieme al partner storico Tarak Ben Ammar, nella prima televisione privata tunisina. Il raggio d'azione è tutto il Maghreb, con oltre 90 milioni di telespettatori che finora hanno avuto come riferimento soprattutto la Francia, dove la pubblicità è agli esordi, e dove la fase dell'industrializzazione è molto vicina. Comunicare con programmi italiani vuol dire creare le premesse per vendere prodotti italiani. Ma il raggio d'azione di Mediaset e del tunisino Ben Ammar è per ora solo il Maghreb, cioè il Nordovest dell'Africa, e lo strumento solo un canale televisivo. L'opportunità è di rinvigorire lo spirito da conquistatori degli esportatori italiani perché si preparino a rastrellare quote di mercato in paesi che, di qui appunto a qualche quinquennio, saranno formidabili consumatori. Ma, oltre che consumatori, questi paesi saranno anche attrattori di turismo. Anche questo aspetto dovrebbe essere messo a frutto dal Bel Paese, che da solo possiede 43 bellezze giudicate patrimonio dell'intera umanità dall'Unesco e che se vuole uscire dalla morsa della Bce e tentare uno sviluppo superiore a quello del passato non ha che da coniugare appunto l'industria del turismo e il dialogo commerciale e industriale con i principali paesi dell'Africa, il cui sbocco naturale, come infaustamente dimostrano i continui sbarchi clandestini, è proprio il Mediterraneo, in cui la penisola costituisce il molo naturale di attracco. Queste prospettive valgono per tutti i tipi dell'industria italiana, anche quella delle infrastrutture e dei servizi. Si prenda Telecom Italia: durante la fase statale aveva attuato una forte espansione proprio nel Mediterraneo; le conseguenze di indebitamento dell'opa non hanno fatto altro che imporre l'uscita da tutti i mercati dove era stata conquistata una posizione importante. Alla ricerca di nuovi sviluppi, oltre il Sud America, l'Africa è il continente di più naturale espansione per l'azienda guidata con determinazione da Franco Bernabè. Ma per poter sfondare in Africa occorre una politica estera italiana forte; un'unione fra diplomazia politica e diplomazia commerciale: la famosa unione fra il ministero degli Esteri e il ministero del Commercio estero che invece, ancora una volta per questioni di potere e di equilibri, sono rimasti separati, e il commercio estero al livello di sottosegretariato all'interno del ministero dello Sviluppo economico. C'è da augurarsi che il sottosegretario Adolfo Urso voglia e sappia dialogare con il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, formando un fronte unico, per far vincere l'industria Italia. Come si vede, il tempo economico ha volto apparentemente al peggio, ma se solo si ha il coraggio di alzare lo sguardo, di recuperare la capacità di intraprendere, com'è nello slogan di Capital, il mensile di Class Editori, che controlla questo giornale, le possibilità di crescita sono infinite. Se lo hanno capito in Cina, perché non lo si deve capire in Italia? E poi c'è il Polo Nord, un'altra frontiera di conquista dove oggi dominano i russi di Vladimir Putin. Proprio alla conquista del Polo Nord, Capital ha dedicato la copertina del numero che sta per arrivare in edicola. Una boccata d'ossigeno, anche se gelato, per sperare e puntare sulla creazione di nuova ricchezza, dopo troppi anni in cui in Italia la ricchezza è stata sia consumata che distrutta. (riproduzione riservata) Paolo Panerai  .

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Effetto sorpresa Bce (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Milano Finanza" del 07-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

Milano Finanza Numero 113  pag. 63 del 7/6/2008 | Indietro Effetto sorpresa Bce I VOstri Soldi Il Trader Commenti & Analisi Di Fausto Tenini Decisivo il supporto1,535. Al di sotto la valuta Usa può tentare un apprezzamento fino a 1,50 Le parole di Trichet hanno pesato come macigni sui corsi dell'obbligazionario (e ovviamente sui tassi a breve) nonché del cambio euro-dollaro. La netta apertura da parte della Bce a probabili imminenti rialzi dei tassi nell'area euro, ai fini di contrastare l'inflazione che continua a montare, ha innescato una pioggia di vendite sui bond e contestuali acquisti a favore dell'euro, che in una sola seduta ha guadagnato oltre l'1% rispetto alla valuta statunitense. I progressi dell'euro sono risultati evidenti anche rispetto ad altre valute primarie, come le sterline inglesi (+0,8%) e il franco svizzero (+0,7%). La logica è chiara, poiché nella Bce predomina tuttora lo stampo tedesco sempre preoccupato dal controllo dei prezzi (sin dal lontano periodo in cui si andava a fare la spesa con la cariola piena di marchi che non valevano nulla, a causa dell'iperinflazione) e non tanto dai possibili stimoli sul sistema economico. Un elemento da sottolineare, dal punto di vista tecnico, è la tempistica dell'affermazione di Trichet (con le ovvie conseguenze che tutti abbiamo potuto osservare) rispetto alla pressione ribassista che interessava l'euro-dollaro nelle precedenti sedute. Si osservava infatti una evidente dinamica di breve a sfavore della valuta europea, che sembrava in procinto di fornire un chiaro segnale short in particolare contro il dollaro. Il cambio stava infatti cercando di forzare in modo molto evidente i minimi degli ultimi tre mesi, fornendo una chiara indicazione di trading a sfavore dell'euro. Le dichiarazioni di Trichet hanno invece spiazzato tale dinamica, come tutti i trader che si erano posizionati al ribasso, innescando un improvviso strappo rialzista che va a disturbare in modo evidente la conformazione ribassista che si era delineata nelle precedenti settimane. Tecnicamente oggi la situazione è quindi di più difficile interpretazione rispetto alle precedenti sedute, anche se si continua a sottolineare l'importanza del supporto a ridosso di 1,535 dollari. Sotto tale soglia è infatti molto probabile che il dollaro tenti un apprezzamento anche sino a 1,50 dollari circa, ma come abbiamo osservato basta un'affermazione per vanificare qualsiasi livello tecnico. In merito al cambio euro-sterlina si suggerisce invece di porre attenzione alla resistenza a ridosso di 0,81 (i massimi storici da quando formalmente esiste la valuta comunitaria), oltre cui ci si potrebbe attendere con buona probabilità un ulteriore strappo a favore dell'euro. (riproduzione riservata)  .

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Bernanke e Trichet sono i veri driver del mercato valutario (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Trend-online" del 10-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

FOREX, clicca qui per leggere la rassegna di Euroforex www.euroforex.com, 10.06.2008 15:25 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Siamo qui a commentare l'ennesima brusca inversione per il cambio euro dollaro ed osserviamo brevemente cosa è accaduto negli ultimi giorni. Martedì scorso Bernanke,capo della FED,segnala che il tagli dei tassi USA è finito e supporta verbalmente la moneta americana come mai precedentemente aveva fatto: il cambio euro dollaro torna a lambire con forza area 1,54. Giovedì scorso Trichet dichiara che ,con tutta probabilità,nella prossima sessione BCE i tassi saranno alzati di un quarto di punto: il cambio euro dollaro s'impenna e in due sedute torna alla forte resistenza posta a 1,58. In entrambi i casi,graficamente,l'impostazione era tale da far presagire un trend più duraturo. Ieri,infine,sia Bernanke che Trichet ripetono le tesi espresse e il cambio nuovamente cambia rotta e i livelli di prezzo passano da 1,5840 a 1,55 figura. In sostanza,come abbiamo ripetuto nei precedenti report, i movimenti volatili necessitano di una conferma grafica successiva per avere valenza strutturale. Ad oggi,infatti,con sguardo al medio termine,non vi sono indicazioni chiare per quanto riguarda il cross euro dollaro;un'uscita dal range 1,54-1,58 sarà invece di ausilio. Il ritorno sopra 1,58 avrebbe target immediato a 1,60 e suo probabile break. Il ribasso sotto 1,5340-1,54 porterebbe ad acquisti e ritorno di fiducia sul dollaro americano con obiettivo a medio periodo in area 1,4950-1,50,vero livello psicologico. Sul fronte macroeconomico,la bilancia commerciale USA si conferma debole,mentre ieri quella tedesca ha stupito per forza. Il petrolio,infine,è tema scottante e comincia ad intimorire gli investitori;oltre ai consueti fattori che vanno a determinare la salita dei livelli di prezzo,segnaliamo una valutazione dell'impatto che avrebbe un conflitto militare in Iran,paventato da molti ormai. La potenza segue pagina >>.

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Dollaro in crescita contro la moneta unica in attesa dei dati macro USA (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Trend-online" del 12-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

FOREX, clicca qui per leggere la rassegna di Fta , 12.06.2008 11:57 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Dopo qualche ora dall'apertura delle contrattazioni nelle piazze finanziarie del Vecchio Continente la moneta unica viene scambiata a 1,5430 rispetto al biglietto verde, in forte calo rispetto alle ultime rilevazioni della Banca Centrale Europea (1,5515) ma in linea con i valori registrati in tarda serata di ieri a New York (1,5555). Scende la divisa europea rispetto alla moneta giapponese, l'euro vale 166 yen dai 166,35 yen delle indicative della BCE della giornata scorsa. Il biglietto verde guadagna terreno rispetto alla valuta nipponica, il rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 107,45 da 106,80 dell'ultima chiusura di Wall Street. L'apprezzamento del dollaro sulla moneta unica è legato, in prevalenza, al probabile cambiamento di atteggiamento della Federal Reserve per quanto concerne le strategie monetarie. Le attese positive degli analisti sui dati USA che verranno pubblicati in giornata (vendite al dettaglio +0,5% a maggio) hanno aumentato le possibilità che l'istituto centrale possa intervenire sul mercato con un rialzo dei tassi d'interesse in modo da tenere sotto controllo l'andamento dell'inflazione e risollevare le quotazioni della propria divisa nazionale rispetto alle altre valute. I dati macroeconomici pubblicati nel Vecchio Continente hanno leggermente influenzato positivamente l'andamento del rapporto di cambio eur/usd. Nella zona Euro la produzione industriale in aprile e' cresciuta dello 0,9% su base mensile rispetto al -0,5% (dato rivisto) registrato a marzo (attese degli economisti fissate su un rialzo dello 0,1%). Su base annuale l'incremento e' stato del 3,9% rispetto a quello dell'1,6% (dato rivisto) del mese precedente. La giornata odierna si presenta molto ricca di altri appuntamenti macroeconomici di particolare rilevanza. Gli addetti ai lavori attendono dagli segue pagina >>.

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Dollaro in crescita contro la moneta unica (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Bluinvest.com" del 12-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

12.14 Dollaro in crescita contro la moneta unica In attesa dei dati macro USA, la moneta americana recupera terreno sull'euro Dopo qualche ora dall'apertura delle contrattazioni nelle piazze finanziarie del Vecchio Continente la moneta unica viene scambiata a 1,5430 rispetto al biglietto verde, in forte calo rispetto alle ultime rilevazioni della Banca Centrale Europea (1,5515) ma in linea con i valori registrati in tarda serata di ieri a New York (1,5555). Scende la divisa europea rispetto alla moneta giapponese, l'euro vale 166 yen dai 166,35 yen delle indicative della BCE della giornata scorsa. Il biglietto verde guadagna terreno rispetto alla valuta nipponica, il rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 107,45 da 106,80 dell'ultima chiusura di Wall Street. L'apprezzamento del dollaro sulla moneta unica e' legato, in prevalenza, al probabile cambiamento di atteggiamento della Federal Reserve per quanto concerne le strategie monetarie. Le attese positive degli analisti sui dati USA che verranno pubblicati in giornata (vendite al dettaglio +0,5% a maggio) hanno aumentato le possibilita' che l'istituto centrale possa intervenire sul mercato con un rialzo dei tassi d'interesse in modo da tenere sotto controllo l'andamento dell'inflazione e risollevare le quotazioni della propria divisa nazionale rispetto alle altre valute. I dati macroeconomici pubblicati nel Vecchio Continente hanno leggermente influenzato positivamente l'andamento del rapporto di cambio eur/usd. Nella zona Euro la produzione industriale in aprile e' cresciuta dello 0,9% su base mensile rispetto al -0,5% (dato rivisto) registrato a marzo (attese degli economisti fissate su un rialzo dello 0,1%). Su base annuale l'incremento e' stato del 3,9% rispetto a quello dell'1,6% (dato rivisto) del mese precedente. La giornata odierna si presenta molto ricca di altri appuntamenti macroeconomici di particolare rilevanza. Gli addetti ai lavori attendono dagli Stati Uniti alle 14,30 italiane i prezzi alle importazioni di maggio, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e le vendite al dettaglio di maggio; alle 16,00 le scorte delle imprese di aprile.

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G8, Lagarde soddisfatta del rafforzamento del dollaro - media (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Websim" del 13-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

NOTIZIE FLASH 13 Giugno 08 ora 11:02 G8, Lagarde soddisfatta del rafforzamento del dollaro - media TOKYO, 13 giugno (Reuters) - Il ministro francese delle Finanze Christine Lagarde ha espresso soddisfazione per il recente rafforzamento del dollaro, aggiungendo che il tema dei tassi di cambio sarà al centro dei colloqui dei ministri finanziari del G8, secondo quanto riferito dai media. "Giudico soddisfacente il rafforzamento del dollaro", ha detto Lagarde a Osaka, in un intervento riportato da Dow Jones. "Tuttavia c'è una rapporto di causa/effetto tra la stabilità dei mercati finanziari, il cambio euro-dollaro e il rincaro dei prezzi dei prodotti petroliferi", ha continuato. Sulla scia dei commenti la moneta unica è temporaneamente scivolata a 1,5421 dollari dagli 1,5440 precedenti, prima di ridurre le perdite, segnalano i trader. Intorno alle 10,50 il cambio euro/dollaro quota 1,5399 da 1,545 della chiusura di ieri. Lagarde ha inflitto un duro colpo all'euro anche ieri, quando ha detto che la Banca centrale europea potrebbe riconsiderare la sua posizione sui tassi di interesse dopo la riunione dei ministri del Gruppo degli Otto paesi industrializzati ad Osaka. Nei giorni scorsi i funzionari Bce hanno fatto sapere che potrebbero alzare i tassi a luglio. ((Redazione Milano, reuters messaging: daniele.chicca.reuters.com@reuters.net, +390266129655, milan.newsroom@news.reuters.com)).

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Euro dollaro in area critica (sezione: Euro-Dollaro)

( da "Trend-online" del 13-06-2008)

Argomenti: Guerra Euro Dollaro

FOREX, clicca qui per leggere la rassegna di Fta , 13.06.2008 17:17 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! Un report sintetico e concentrato sul cross principale: siamo tornati in quell'area fondamentale per le posizioni di più largo respiro rispetto ai day trading. La fascia compresa tra 1,5340 e 1,5400 ha fermato ogni tentativo di allungo del dollaro. Il cambio euro dollaro torna sul supporto in una giornata,oggi,che precede un week end interessante visto il meeting in Giappone del G8,che per certo porrà l'attenzione sul tema valutario,oltre che sulle tensioni finanziarie. Un break ribassista darebbe il là ad acquisti massicci di moneta americana;il livello 1,5280 e 1,5150 sarebbero certo obiettivi grafici di breve,ma il target sarebbe probabilmente più ambizioso e collocato in area 1,4950-1,5000. Osserviamo anche il grafico del dollar index,che misura il dollaro contro un paniere di altre valute,ed osserviamo il tentativo di break rialzista della media a 20 settimane,che ferma da mesi ogni velleità di rimbalzo del biglietto verde. Ogni considerazione viene fatta col condizionale,perché riteniamo necessaria la rottura dei livelli citati. I dati sull'inflazione Usa in uscita oggi hanno confermato un pericolo ormai noto e la necessità di affrontarlo anche da parte della FED. Toni aggressivi sul fronte tassi sarebbero fattore determinante pro dollaro,visto che tale atteggiamento,da parte della BCE,è già prezzato. Attendiamo quindi di valutare le considerazioni post meeting G8 nella seduta di lunedì. Chiudiamo con una segnalazione operativa di breve termine relativa al cambio euro yen:il livello 165,65 è supporto statico evidente,la rottura avrebbe target minimo a 165 figura. Fabio Caldato Euroforex,Milano.

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