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DOSSIER “GUERRA EURO/DOLLARO”” |
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IN EVIDENZA
La
crisi del dollaro? Potrebbe essere prossima al termine. Lo sostengono gli
esperti dei mercati valutari delle principali banche d'affari italiane ed
estere intervistati da Plus24 in edicola sabato 22 marzo. Difficilmente però la
risalita del biglietto verde sarà rapida quanto la caduta (questa settimana
l'euro ha raggiunto quota 1,59) e non sono da escludere ulteriori turbolenze,
almeno fino a giugno. Sul settimanale anche un approfondimento sulle valute
alternative al dollaro e un'analisi dei nuovi strumenti di
maggiore efficacia e facile utilizzo, come ad esempio i certificati di investimento.
Incertezza a breve termine
«Viste le diverse impostazioni di politica monetaria negli Usa e in Europa e
l'ampliamento del gap di crescita atteso nel primo trimestre, penso che il
processo di deprezzamento del dollaro possa proseguire ancora scaricandosi
principalmente nei confronti dell'euro», sostiene Cosimo Musiello
di Prometeia Advisor Sim,
che prevede per fine giugno un euro/dollaro compreso fra 1,60
e 1,70. Come lui la pensa però l'11% degli intervistati (il 4% addirittura
"prospetta" a breve valori superiori a 1,70), mentre la grande
maggioranza (64%) ritiene che da qui ai prossimi tre mesi si continuerà a
oscillare attorno agli attuali livelli (fra 1,50 e 1,60).
Svolta nel secondo semestre
Gli analisti appaiono ancora più possibilisti quando si sposta in avanti
l'orizzonte temporale: per il 79% del panel
l'euro/dollaro chiuderà il 2008 tra 1,40 e 1,50 e per il 7% addirittura sotto
questa quota. Soltanto il 14% indica un livello compreso fra
1,50 e 1,60, mentre nessuno si spinge oltre. «Adesso l'euro è
sopravvalutato di quasi il 25% nei confronti del dollaro in termini di parità
del potere di acquisto», sottolinea Didier Borowski di Société Générale Am.
Ma a convincere gli esperti sono anche le capacità di recupero degli Stati
Uniti: «Credo che un dollaro debole sia oggi una buona valvola di sfogo per
l'economia Usa, che ne dovrebbe beneficiare con un ulteriore miglioramento
della bilancia commerciale», osserva Marco Pelissero
di Banca Patrimoni Sella & C. e pure Giorgio Giovannini di Henderson Global Investors è
convinto che «oggi l'America è in crisi, ma sarà anche il primo mercato a
riprendersi in termini di crescita economica».
Ricadute sull'Europa
Per capire dove andranno i mercati valutari nei prossimi mesi sarà dunque
fondamentale osservare la risposta dell'economia americana alle difficoltà di
questi giorni. Ma sarà altrettanto importante valutare l'impatto che le
disavventure finanziarie avranno sugli altri Paesi, anche perché, come aggiunge
Mauro Toldo di DekaBank, «se la crisi mette in
difficoltà l'economia europea è possibile che ci sia pressione sull'euro».
E uno sguardo attento, sotto questo aspetto, se lo meriterà anche la Banca
centrale europea (Bce): finora a Francoforte non si è andati oltre a
esternazioni generiche sul «disordinato aggiustamento del mercato dei cambi».
Difficilmente però si potrà continuare ad assistere inermi a un apprezzamento
della valuta che rappresenta anche un serio freno alla crescita del Vecchio
Continente.
«Nella seconda parte dell'anno – osserva Corrado Caironi
di BlackRock – assisteremo a una convergenza in
termini di tassi fra Usa ed Europa e la Bce si indirizzerà verso una maggiore
flessibilità, con possibili tagli del costo del denaro». In questo modo anche
gli effetti dell'allargamento del differenziale tassi Bce-Fed, uno fra i fattori chiave della caduta del
dollaro, sarebbero destinati ad affievolirsi
m.cellino@ilsole24ore.com