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Euro/dollaro a 1,4820 in apertura di settimana (
da "Bluinvest.com" del 04-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: 41 Euro/dollaro a
Euro dollaro al ribasso,ecco i
probabili motivi ( da "Trend-online" del 07-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: I cambi di euro contro
yen e franco sono fortemente scesi per poi rimbalzare intraday.
Lo stesso cambio euro dollaro australiano ha ritestato
i minimi di ieri dopo il recupero della moneta oceanica: il supporto in area
1,6215-1,6220 risulta determinante per valutare rialzista la struttura.
Euro/dollaro a 1,4630 in attesa della BCE (
da "Trend-online"
del 07-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: il rapporto di cambio tra
dollaro/yen quota, infatti, in area 106,35 da 106,45 degli ultimi valori
segnati alla chiusura di Wall Street. Il cambio
euro/dollaro non evidenzia variazioni significative rispetto ai livelli di
ieri. Gli investitori sembrano intenzionati ad attendere le decisioni della BCE
in politica monetaria.
Bancor 2 proposte per un nuovo ordine monetario globale (
da "Riformista, Il" del 08-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: E gli effetti si vedono
nel cambio euro/dollaro. E quando si guarda all'oro, nell'aumento incredibile
del suo prezzo. Da questo punto di vista la corsa all'oro non indica un
desiderio di ritornare al vecchio sistema monetario internazionale, ma semmai
indicando che la gestione della crisi attuale non è efficace e non dà ai
mercati fiducia sufficiente su ciò che accadrà,
Bancor 3 perché contavamo di più negli anni Settanta, quando non
c'era l'euro ( da "Riformista, Il"
del 08-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: i dollari erano la
moneta del paese che aveva vinto la guerra e supportato la ricostruzione. Bretton Woods, se la si rilegge da questo punto di vista, è
una sorta di rampa di lancio che prepara il decollo del mercato globale
contemporaneo. La compiuta realizzazione del quale ha
comunque dovuto scontare la stagione della guerra fredda e la implosione dell'
Euro dollaro consolida. G7 nel week end (
da "Trend-online"
del 08-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: mentre la sterlina
inglese ha guadagnato contro euro. Il cambio euro sterlina si è riportato nei
pressi del supporto 0,7420,il cui break ribassista
avrebbe come probabile conseguenza acquisti di moneta britannica,con obiettivo
grafico a 0,7350 e supporto intermedio a 0,7390. Il dollaro canadese,invece,è stata l'unica valuta che ha mosso il mercato:
contro euro sta recuperando da 1,
Lo Tsunami Finanziario parte 3 il colpo del dollaro del
1971 ( da "Voce d'Italia, La"
del 17-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: il ruolo del dollaro
come unica moneta di riserva al mondo – la base, assieme alla superiorità militare
americana, dell'impero postbellico del Secolo Americano – sarebbe finito
immediatamente. Per evitare tale pericolo, nell'agosto del 1971 il Presidente
Nixon si riunì con i suoi consiglieri più fedeli,
Lo Tsunami Finanziario parte 4 la crisi di fiducia del
dollaro di Carter ( da "Voce d'Italia, La"
del 18-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Abstract: salvare il dollaro
dalla caduta libera che minacciava il suo ruolo come moneta di riserva globale.
Il ruolo del dollaro come valuta di riserva era la chiave nascosta del potere
finanziario americano. Lasciando salire alle stelle i tassi d'interessi
americani, gli investitori stranieri si ammassarono nel mietere guadagni
comprando i bond USA.
( da "Bluinvest.com" del
04-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
14.41 Euro/dollaro a
( da "Trend-online" del 07-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
FOREX,
clicca qui per leggere la rassegna di Euroforex
www.euroforex.com, 07.02.2008 16:59 Scopri le migliori azioni per fare trading
questa settimana!! La giornata delle banche centrali
non ha riservato sorprese con tassi in calo in Gran
Bretagna e fermi in area euro. Nemmeno i commenti di Trichet
hanno stupito,mentre il cambio euro
dollaro scendeva impulsivamente. Resta da capire perché la reazione a tassi
fermi e parole ancora focalizzate sui prezzi ed inflazione è stata una chiara
prosecuzione del recupero della moneta americana. Il nostro sospetto è che il
mercato,o meglio i grossi players,siano
coalizzati nel forzare le autorità monetarie di Francoforte a seguire l'esempio
del collega americano e quindi tagliare almeno di 25 punti base al prossimo
meeting. A conferma di ciò abbiamo avuto piazze azionarie in forte calo;la forzatura è evidente: serve un taglio per scongiurare il
peggio. Non diamo giudizi su questa analisi,ma
rileviamo che sembra verosimile. Venendo al mercato e ai livelli di prezzo,il più volte citato supporto in area 1,45 e precisamente
1,4520 è stato raggiunto e,mentre scriviamo,il cross principale del forex staziona poco sopra. Il minimo odierno a 1,4480
probabilmente attrarrà il cambio con target 1,4375 anche se potremmo assistere ad un pull back grafico a
testare le medie mobili. Gli altri cross dell'euro hanno avuto ugual sorte,tutti hanno visto penalizzata la moneta unica. Il cambio euro sterlina,dopo una
iniziale reazione positiva al taglio di Londra,ha ritracciato riportandosi in
area 0,7465. I supporti sono 0,7440 e soprattutto 0,7420. I
cambi di euro contro yen e franco sono fortemente scesi per poi rimbalzare intraday. Lo stesso cambio euro
dollaro australiano ha ritestato i minimi di ieri
dopo il recupero della moneta oceanica: il supporto in area 1,6215-1,6220
risulta determinante per valutare rialzista la struttura. Prosegue il
laterale per il cambio dollaro americano contro yen
giapponese;il box ha resistenza a segue pagina
>>.
( da "Trend-online" del 07-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
FOREX,
clicca qui per leggere la rassegna di Fta , 07.02.2008 12:17 Scopri le migliori azioni per fare
trading questa settimana!! Dopo qualche ora dall'apertura delle contrattazioni
nelle piazze finanziarie del Vecchio Continente la moneta unica viene scambiata
a 1,4630 rispetto al biglietto verde, in linea sia rispetto con le ultime
rilevazioni della Banca Centrale Europea (1,4620) sia
con i valori registrati in tarda serata di ieri a New York (1,4630). Sale
leggermente la divisa europea rispetto alla moneta giapponese, l'euro vale
155,80 yen dai 155,60 yen delle indicative della BCE della giornata scorsa. Il
biglietto verde è stabile rispetto alla valuta nipponica, il
rapporto di cambio tra dollaro/yen quota, infatti, in area 106,35 da 106,45 degli
ultimi valori segnati alla chiusura di Wall Street.
Il cambio euro/dollaro non evidenzia variazioni significative rispetto ai
livelli di ieri. Gli investitori sembrano intenzionati ad attendere le
decisioni della BCE in politica monetaria. Fra poche ore si riunirà infatti il Consiglio Direttivo dell'istituto di Francoforte
per decidere in materia di tassi d'interesse. Secondo le aspettative degli
analisti, i banchieri europei dovrebbero mantenere il costo del denaro nel
Vecchio Continente al 4%. Nella conferenza stampa successiva alla scelta, il
suo presidente, Jean Claude Trichet, dovrebbe, pero', sottolineare la possibilità di un intervento della
BCE nei prossimi mesi per aiutare la ripresa economica europea, seguendo, cosi', le strategie monetarie della Federal
Reserve. La giornata odierna si presenta quindi
abbastanza ricca d'appuntamenti macroeconomici di particolare rilevanza. Gli
addetti ai lavori attendono in Europa alle 13,00 la
decisione della Bank of
England sui tassi, alle 13,45 la scelta della BCE sul costo del denaro, alle
14,30 la conferenza stampa di Trichet; dagli Stati
Uniti alle 14,30 le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, alle
( da "Riformista, Il" del
08-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Bancor 2 proposte per un nuovo ordine monetario globale L'età dell'oro è
tramontata per sempre Non ha senso tornare al gold
standard , ma occorre rafforzare il coordinamento tra
banche centrali. Che devono guardare anche ai prezzi delle attività finanziarie
Uno dei fenomeni ricorrenti nella economia
internazionale è l'aumento del prezzo dell'oro ogni qualvolta entrano per
qualche ragione in crisi i mercati finanziari. In queste prime settimane del
2008 il valore del metallo da sempre considerato prezioso è cresciuto fino a
superare la soglia dei 930 $ per oncia in data 29 gennaio
( da "Riformista, Il" del
08-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Bancor 3 perché contavamo di più negli anni Settanta, quando non c'era
l'euro Le ragioni (europee) per una nuova Bretton
Woods La debolezza del Vecchio continente ha radici antiche. Dimenticando il
Piano Marshall di Carli e facendo scelte
"introverse", ha perso sempre più peso In un passato non troppo
lontano gli Stati e le banche centrali europee avevano voce in capitolo nel
governo della crescita mondiale. Esse concorrevano nella formazione e negli
impieghi della base monetaria internazionale. La valuta in cui si esprimeva
quella base monetaria era il dollaro americano che, dalla scarsezza che ne
aveva accompagnato la nascita, negli anni immediatamente successivi agli
accordi di Bretton Woods (1944), era diventato
progressivamente abbondante e, forse, anche ridondante. Dal dollar
gap al dollar glut , come si diceva in gergo. Erano gli anni del progressivo
trapasso dal regime di dollar standard - il dollaro
che cambia convenzionalmente ad uno standard fisso con l'oro e le monete
mondiali che fissano il proprio cambio contro il
dollaro - ad un regime nel quale gli Stati Uniti rivendicano, nel 1971, la
disdetta di quegli accordi e la possibilità di far fluttuare il cambio della propria valuta. Una stagione che si conclude
con gli anni Ottanta, dopo aver attraversato un paio di crisi petrolifere.
Erano gli anni degli eurodollari, che diventano poi petrodollari
e xenodollari. Vari modi per dire la
medesima cosa: l'esistenza, nella circolazione bancaria internazionale, di una
grande quantità di dollari che, al di fuori dei confini degli Stati Uniti,
transitano nei conti delle banche internazionali: diventano depositi denominati
in dollari che possono essere trasferiti da quelle banche, per importi
assolutamente equivalenti, non dovendo esse accantonare riserve su quegli
impieghi, a finanziamenti in dollari. Determinando la nascita di una
base monetaria internazionale che è fatta di moneta fiduciaria, depositi che
diventano impieghi, ma che alimenta il ciclo degli investimenti e della
produzione internazionale. Alcuni banchieri centrali, tra tutti, e tra i più
lungimiranti, Guido Carli, propongono che quella
liquidità venga indirizzata verso i paesi in via di sviluppo, e, così facendo,
alimenti la crescita dei redditi e dei consumi privati. Questa nuova domanda
internazionale avrebbe rappresentato la forza trainante per le esportazioni
europee ed americane. Avviando una seconda grande stagione espansiva, dopo quella della ricostruzione, che aveva fatto seguito alla
seconda guerra mondiale nel quadro degli accordi siglati a Bretton
Woods. Non a caso Carli parlava di un piano Marshall
per i paesi in via di sviluppo. Un piano finanziato dai petrodollari,
che gli sceicchi depositavano sui conti bancari internazionali, avendo
incassato prezzi crescenti del petrolio, dopo le crisi dei primi anni settanta.
È uno scenario inedito ed imprevisto. Banche centrali che indicano come,
attraverso canali bancari, la liquidità internazionale possa alimentare un
ciclo di crescita reale e non solo aggiustamenti speculativi di breve respiro
nelle transazioni tra stock di moneta e stock di titoli. Si intravede un
potenziale ruolo attivo delle autorità europee nel governo della crescita
mondiale. E Carli diceva, infatti, che gli europei
potevano concorrere nel governo del pianeta producendo, ed imponendo alla
comunità internazionale, idee efficaci. Eppure, in quegli anni,
paradossalmente, dell'euro, della banca centrale europea, dell'Unione europea e
del suo repentino e tumultuoso allargamento, non c'era traccia alcuna. Gli anni
che separano quella stagione dalle dinamiche del ventunesimo secolo, sono
quelli del serpente monetario, prima, e della progressiva convergenza delle monete
europee. Per battere la instabilità dei cambi -
indotto strumentale delle guerre commerciali tra paesi europei - e la mancata
occasione del secondo piano Marshall, mai realizzato compiutamente. Da quelle
esperienze nascono l'euro e l'idea di chiudere in una sorta di noce, unificata
al suo interno dalla moneta e dalla speranza che l'unificazione politica ne
fosse la inevitabile conseguenza. Implodeva l'impero
sovietico ed esplodeva la stagione della information
and communication technology
negli Stati Uniti. L'Unione Europea nasceva come un
mercato unico, ed introverso rispetto al mondo che la circondava, mentre si
formava il mercato globale. Ed i paesi dell'ex impero sovietico si mettevano in
marcia verso il mercato e la democrazia. Il club monetario europeo, indicato
come l'orizzonte internazionale nel quale approdavano i paesi che avevano
adottato l'euro, doveva precipitosamente allargarsi, generando una corona
commerciale intorno al suo nocciolo monetario. Fuori dell'euro restava la
nazione europea che, per prima, aveva scelto la privatizzazione della sua
economia, il ritorno al mercato, e si era specializzata nell'international banking e non nella produzione di manufatti:
il Regno Unito. Il nuovo mercato globale, infine, trasformava, grazie alla
crescita che rendeva possibile, in paesi creditori del sistema i nuovi
protagonisti che, dal Sud dell'Asia e delle Americhe,
decollavano con straordinaria velocità. Questa nuova domanda aggregata generava
squilibri ambientali e squilibri nei prezzi, nei cambi e nella bilancia dei
pagamenti: per ogni paese del mondo. Ma questa è cronaca. Quali sono le
differenze, nella struttura monetaria e finanziaria del mercato mondiale, tra
gli anni dei petrodollari e quelli che stiamo vivendo?
Allora, i dollari erano la moneta del paese che aveva vinto
la guerra e supportato la ricostruzione. Bretton
Woods, se la si rilegge da questo punto di vista, è una sorta di rampa di
lancio che prepara il decollo del mercato globale contemporaneo. La compiuta
realizzazione del quale ha comunque dovuto scontare la
stagione della guerra fredda e la implosione dell'impero sovietico. C'è
un filo rosso tra quella conferenza monetaria internazionale, la nascita di
Banca Mondiale e Fondo Monetario, la caduta del muro a
Berlino. I dollari, emessi dal Tesoro americano a fronte delle proprie riserve
auree, alimentavano la moneta fiduciaria, gestita dalle grandi banche, e
rappresentavano una potenziale base monetaria, l'utilizzo della
quale poteva essere condiviso dai governi europei e da quello americano.
La scena contemporanea è molto diversa. Le grandi banche hanno ridotto sia la
dimensione patrimoniale che il proprio ruolo nella gestione della
intermediazione creditizia. Produce risk to distribute it , il nuovo standard di comportamento, comprime la
dimensione di crediti e depositi ed aumenta quelle dei titoli emessi e dei
portafogli delle famiglie, in cui essi vengono collocati. I mercati dei titoli
rappresentano volumi crescenti mentre il ruolo dei bilanci bancari, come
pilastri del trasferimento tra risparmi ed investimenti, attraverso il credito,
si riduce. Le banche sono brokers sui mercati
finanziari; non sono più dealer della crescita. L'euro viene emesso da un
consorzio di banche centrali e non è, in senso stretto, una banconota. Ad esso
si contrappongono le riserve auree, e valutarie, delle banche centrali che
aderiscono al sistema, al culmine del quale si colloca la Bce. Nelle banche
centrali di tutto il mondo alle riserve auree si affiancano quelle valutarie;
come contropartita delle passività rilasciate dalle medesime banche centrali.
L'euro non rappresenta né il debito di uno Stato, come il dollaro, né quello di
una banca centrale, come la sterlina. Le "carte", nel senso delle
monete legali in circolazione, non sono più nelle mani delle banche ma in
quelle delle banche centrali. I mercati finanziari, in cui la liquidità ed i
titoli si scambiano, quando i flussi della crescita ristagnano, sono il luogo
economico in cui si formano le condizioni per la crescita, dell'economia
privata come del debito degli Stati. Per questo una politica monetaria
efficace, come dice Michele Bagella nella pagina
adiacente, dovrebbe tenere conto non solo dell'indice dei prezzi, dei beni e
dei servizi, ma anche di quello del corso dei titoli. E, per tutte queste
ragioni, la capacità di governare la crescita mondiale si ripartisce oggi tra
Stati Uniti e paesi emergenti mentre l'Europa, che non
è uno stato sovrano, conta meno, su questo terreno, di quanto contassero negli
anni settanta gli Stati Europei. Per superare questo
stallo servirebbe davvero una seconda Bretton Woods.
08/02/2008.
( da "Trend-online"
del 08-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
FOREX,
clicca qui per leggere la rassegna di Euroforex
www.euroforex.com, 08.02.2008 15:40 Scopri le migliori azioni per fare trading
questa settimana!! La giornata di oggi ha visto prezzi
in sostanziale equilibrio nel mercato valutario, con un cross euro dollaro che
tiene area 1,4450,riavvicinandosi a 1,45 figura. A
Tokyo nel week end si riunirà il G7 che pone all'ordine del giorno i problemi
finanziari attuali;i commenti degli analisti sui tassi
in area euro cominciano focalizzarsi su un doppio taglio di 25 punti base.
Questa view pare allargarsi agli investitori
penalizzando la moneta unica. Venendo ai livelli tecnici,segnaliamo
brevemente la zona sopra 1,43 figura,come possibile target di breve. La prima
resistenza invece è collocata a 1,4520,la cui rottura
porterebbe probabilmente al test delle medie mobili rotte al ribasso.
Quest'ultime sul grafico giornaliero stazionano ora in area 1,4650. Un euro
dollaro al close daily
sopra le medie mobili citate vanificherebbe il recupero del dollaro americano,mettendo in dubbio le aspettative per un euro debole.
Nessun segnale interessante è arrivato oggi da yen e franco svizzero,mentre la sterlina inglese ha
guadagnato contro euro. Il cambio euro sterlina si è riportato
nei pressi del supporto 0,7420,il cui break ribassista
avrebbe come probabile conseguenza acquisti di moneta britannica,con obiettivo
grafico a 0,7350 e supporto intermedio a 0,7390. Il dollaro canadese,invece,è stata l'unica valuta che ha mosso il mercato:
contro euro sta recuperando da 1,52 portandosi sotto 1,45,con target a
1,44 e poi 1,4170;contro il cugino americano,invece,sembra diretto a 0,98
figura. Restiamo in attesa di segnali operativi più interessanti,magari a seguito del meeting G7. Fabio Caldato
Euroforex direct,Milano.
( da "Voce d'Italia, La" del 17-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Economia
Impariamo dalla storia Lo Tsunami Finanziario ? parte 3: il colpo del dollaro
del 1971 Traduzione integrale di un articolo di F. William Engdahl
(Global Research) a cura di Stimiato
tratto dal sito www.comedonchisciotte.org Milano, 17
feb. - Nonostante tutte le manipolazioni, nel 1971 tutte le riserve auree
monetarie americane avevano toccato pericolosamente il fondo poiché gli Stati
esteri, guidati dalla Francia, avevano richiesto alla Federal
Reserve Americana il pagamento in oro massiccio per i
loro surplus di dollari. La realtà non poteva essere manipolata così facilmente
come le statistiche di governo. Quelle europee erano emerse, assieme a quella
giapponese, come potenti economie moderne ed in espansione. Gli USA stavano
diventando una vasta zona di manifattura degradata ed obsoleta. Gli spin-doctors di Wall Street ed i
gruppi di ricerca come quelli delle fondazioni Ford e Rockefeller inventarono
un eufemismo linguistico detto la “società post-industriale”, ma questo non
cambiava i fatti. Alla fine degli anni '60, i centri industriali più produttivi
americani, da Detroit a Pittsburg a Chicago, erano
diventati degli estesi bassifondi caratterizzati da decadimento, criminalità e
disoccupazione crescente. Se gli USA avessero perso le loro ultime risorse
auree, il ruolo del dollaro come unica moneta di riserva al mondo – la base, assieme alla superiorità militare americana,
dell'impero postbellico del Secolo Americano – sarebbe finito immediatamente. Per
evitare tale pericolo, nell'agosto del 1971 il Presidente Nixon si riunì con i
suoi consiglieri più fedeli, fra cui un ufficiale del Tesoro americano
chiamato Paul Volcker, allora sotto-segretario del
Tesoro degli Affari Monetari Internazionali, ed
associato di lunga data di David Rockefeller e della famiglia Rockefeller. Il
loro compito fu quello di trovare una soluzione. La “soluzione” di Volcker alla incredibile richiesta
di compensare il dollaro americano con oro si sarebbe dimostrata tanto semplice
quanto distruttiva per il bene dell'economia mondiale. Il 15 agosto 1971 Nixon
annunciò ad un mondo allarmato che, da quel giorno, gli Stati Uniti non avrebbe
più rispettato i suoi obblighi del trattato internazionale dettato dal Patto Bretton Woods. Nixon aveva sospeso la convertibilità del
dollaro in oro. La Fed's Gold
Discount Window di New York venne chiusa a chiave. Le
valute del mondo entrarono in una libera circolazione contro un dollaro
incerto, una cosiddetta valuta piatta. Ora il dollaro non era appoggiato né
dall'oro né dall'argento ma “dalla totale fiducia e credito” del governo
americano, una comodità di cui si stava cominciando a dubitare il valore
commerciabile. Il debito diventa il veicolo Presto, con la minaccia implicita
di ritirare il loro scudo nucleare come persuasione principale, le successive
Amministrazioni americane capirono che piuttosto che dipendere sul suo ruolo di
creditore mondiale come aveva fatto fino al 1971, il Secolo Americano avrebbe
teoricamente tratto profitto dall'essere il più grande debitore del mondo, fin
tanto che la finanza americana ed il dollaro avessero dominato l'economia
mondiale. Fino a che le maggiori satrapie postbelliche USA (1) come il
Giappone, la Corea del Sud o la Germania, erano obbligate a stare sotto l'ala
protettiva degli USA, era relativamente semplice spingere le loro Tesorerie ad
usare il loro surplus di dollari americani commerciali per comprare il debito
del governo americano. Nel processo, i mercati azionari americani diventarono
di gran lunga i più grandi al mondo. I principali azionisti di Wall Street stavano rimpiazzando l'industria dell'acciaio
di Pittsburg e quella automobilistica di Detroit come
il “business americano”. Per parafrasare l'arguta battuta dell'ex Presidente
della GM Charles Wilson degli anni '50, il nuovo motto era, “Ciò che è buono
per Wall Street è buono per l'America.” Non era così.
Il nome “industria” finanziaria divenne anche di uso
comune, come se volesse indicare il denaro come il legittimo successore alla
produzione del bene fisico reale nell'economia. Il debito – il debito del
dollaro – sarebbe diventato il veicolo per un nuovo ruolo delle banche di New
York, guidate dalla Chase Manhattan di David
Rockefeller e dalla Citibank di Walter Wriston. La
loro idea era quella di estendere centinaia di miliardi di dollari nell'OPEC
appena acquistato ed altri petrodollari, “persuadendo”
il governo saudita ed altri governi dell'OPEC a depositare il
loro nuovi surplus petroliferi nelle banche di Londra o New York. Poi
quei depositi di dollari dall'OPEC, a quel tempo definiti “petrodollari”
da Henry Kissinger ed altri, mutarono in prestiti riciclati per economie
importatrici di petrolio e affamate di dollari (2). (continua
domani 18.02.2008) NOTE (1) Il termine "satrapia" per descrivere le
relazioni USA con Giappone, Germania e altri alleati del dopoguerra è usato da
Zbigniew Brzezinski nel suo libro The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives, New
York, Basic Books, 1997. (2) La migliore descrizione di questo nuovo ruolo di
creazione senza fine del debito, appoggiata dalla potenza militare USA, come
fondamento della dominazione americana vede un eccellente personale racconto
nel significativo lavoro di Michael Hudson, Super Imperialism:
The Economic Strategy of American Empire, London, Pluto Press, 2nd Ed.2003,
www.michael-hudson.com. p.289 ff. (fonte: www.comedonchisciotte.org)
F. William Engdahl è l'autore
di A Century of War: Anglo-American Oil Politics and
the New World Order,Pluto
Press. Il suo libro più recente
pubblicato da Global
Research è Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation,
www.GlobalResearch.ca.
( da "Voce d'Italia, La" del 18-02-2008)
Argomenti: Guerra Euro Dollaro
Economia
Impariamo dalla storia Lo Tsunami Finanziario ? parte 4: la crisi di fiducia
del dollaro di Carter Traduzione integrale di un articolo di F. William Engdahl (Global Research) a cura
di Stimiato tratto dal sito
www.comedonchisciotte.org Milano, 18 feb. - Questa seconda fase,
successiva al periodo d'oro, spinta dallo shock del petrolio manipolato del
1973 e dalla pressione degli USA sull'Arabia Saudita e sull'OPEC a far pagare
il petrolio esclusivamente in dollari (il “riciclaggio di petrodollari”
di Kissinger [1] ), andò avanti senza troppi problemi fino all'inizio del 1979,
quando il dollaro dovette affrontare una forte svalutazione estera durante la
fine della presidenza di Jimmy Carter. Il Secolo Americano affrontò una delle
sue sfide più grandi in questo periodo. Le banche centrali tedesche, giapponesi
e persino quelle arabe iniziarono ad abbandonare le holding del Tesoro
americano in ciò che venne definita una perdita di “fiducia” nel ruolo di capo
del mondo di Carter. Nell'agosto 1979, per ristabilire nel mondo la “fiducia”
nel dollaro, il Presidente Jimmy Carter, esso stesso un pupillo scelto
personalmente dalla Commissione Trilaterale di David Rockefeller, fu obbligato
dalle grandi banche newyorkesi, guidate dalla Chase
Manhattan di David Rockefeller, ad accettare Paul Volker,
uno degli uomini di Rockefeller dalla Chase Manhattan
Bank, come Ministro della Riserva Federale con un
mandato aperto per fare ciò che era necessario per salvare il dollaro come
valuta di riserva. Nel prendere l'incarico, Volker annunciò senza mezzi termini, “Lo standard di vita
dell'americano medio è in declino.” Era stato scelto direttamente da
Rockefeller per salvare i mercati finanziari di New York ed il dollaro a
discapito del benessere della nazione. La 'terapia shock' di Volker La terapia shock di Volker,
iniziata nell'ottobre 1979, durò fino all'agosto 1982. I tassi di interesse
andarono in doppia cifra, volando alle stelle. Le economie mondiali e quella
americana vennero lanciate in una recessione mostruosa, la peggiore dalla
Seconda Guerra Mondiale. In un anno, il tasso primario
era volato ad un livello mai visto prima del 21.5%, paragonato ad una media del
7.6% nei 14 anni precedenti, una crescita quasi triplice nel giro di settimane.
Il tasso ufficiale americano di disoccupazione salì all'11% mentre,
ufficiosamente, quando venne contato chi semplicemente aveva smesso di cercare
lavoro, era di gran lunga più alto. La Terapia Shock di Volker
raddoppiò la disoccupazione ufficiale americana La crisi di debiti
latino americana, un oscuro presagio della crisi subprime USA di oggi,
scoppiò come diretto risultato dello shock Volker.
Nell'agosto 1982, il Messico annunciò di non poter più pagare in dollari il
servizio di tassi d'interesse sui suoi enormi debiti. Esso, come la maggior
parte del Terzo Mondo dall'Argentina al Brasile, dalla Nigeria al Congo, dalla
Polonia alla Jugoslavia, era caduto nella trappola delle banche newyorkesi. La
trappola consisteva nel prestare l'ammontare dei petrodollari
riciclati dall'OPEC e investiti nelle principali banche di New York e Londra,
le banche Eurodollaro, che inizialmente prestavano i
dollari a Paesi del Terzo Mondo disperati a “tassi fluttuanti” legati ai tassi
LIBOR di Londra. Quando il LIBOR aumentò del 300% nel giro di mesi come
conseguenza della terapia shock di Volker, quei paesi
debitori non furono più in grado di continuare. Venne coinvolto il FMI e la più
grande rapina nella storia del mondo, definita erronamente
la Crisi di Debito del Terzo Mondo, iniziò. Come da previsione, la politica shock di Volker diede
il via alla crisi. Dopo sette anni di tassi di interesse incessantemente alti da
parte della FED di Volker, fatta passare al pubblico
credulone come “spremere l'inflazione fuori dall'economia americana”, nel 1986
lo stato interno dell'economia USA era disastroso. La maggior parte
dell'America iniziò ad assomigliare ad un Paese del Terzo Mondo, con quartieri
malfamati in espansione, disoccupazione a doppia cifra e problemi crescenti di
criminalità e tossicodipendenza. Uno studio della Federal
Reserve mostrò che il 55% delle famiglie americane
erano debitrici. I deficit del budget Federale erano a livelli inauditi di più
di 200 miliardi di dollari all'anno. In realtà, Volker
era stato mandato a Washington per fare una cosa sola – salvare
il dollaro dalla caduta libera che minacciava il suo ruolo come moneta di riserva globale. Il ruolo del dollaro come valuta di riserva era la chiave nascosta del potere finanziario americano.
Lasciando salire alle stelle i tassi d'interessi americani, gli investitori
stranieri si ammassarono nel mietere guadagni comprando i bond USA. I bond
erano e sono il cuore del sistema finanziario. La terapia shock di Volcker per l'economia significò crescenti profitti per la
comunità finanziaria newyorkese. Volcker ebbe anche
fin troppo successo nella sua missione. Il dollaro salì ai più alti livelli di
sempre contro le valute di Germania, Giappone, Canada ed altri paesi dal 1979
fino alla fine del 1985. Il super-valutato dollaro USA rese proibitivi i costi
delle esportazioni manifatturiere americane sui mercati mondiali e questo portò
ad un drammatico declino nelle esportazioni industriali americane. Già gli alti
tassi di interesse della FED di Volcker dall'ottobre
1979 avevano portato ad un forte declino nell'edilizia domestica, la rovina
finale dell'industria automobilistica americana, e con essa quella
dell'acciaio, dato che i produttori americani spostarono la produzione
all'estero, dove i vantaggi sui costi erano maggiori. Riferendosi a Paul Volcker ed ai suoi sostenitori del libero mercato
all'interno della Casa Bianca di Reagan, il Repubblicano Robert O. Andersen,
l'allora presidente della Atlantic Richfield
Oil Company, si lamentò che “hanno fatto di più loro per smantellare
l'industria americana che ogni altro gruppo nella storia. Nonostante ciò, vanno
in giro a dire che va tutto a gonfie vele. è come il
Mago di Oz” (2). All'inizio del 1987, le tradizionali
banche ipotecarie nazionali, le banche Savings & Loan, erano in una crisi di liquidità che alla fine sarebbe
costata al contribuente americano centinaia di miliardi in interventi
governativi. L'organo di controllo del Congresso, il GAO, dichiarò che la Federal Savings & Loan Insurance Corporation, che
garantiva per la banca S&L, era insolvente. Già
sotto la pressione delle S&L, fu permesso di
realizzare enormi perdite bancarie dato che alle istituzioni insolventi era
consentito rimanere aperte e crescere, rendendo possibile l'accumulazione di
perdite sempre maggiori. Il costo finale della debacle delle S&L negli anni 80 arrivò a oltre 160 miliardi di
dollari. Alcuni calcolarono che i costi reali per l'economia arrivarono fino a
900 miliardi. Tra il 1986 e il 1991, il numero di nuove abitazioni edificate
crollò da