HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “FONDI DORMIENTI” |
ARCHIVIO GENERALE DEL
DOSSIER |
tARTICOLI DEL 4-10 settembre
2008 #TOP
IN EVIDENZA
L’Opinione 10-9-2008 APPUNTAMENTO CONFERMATO CON I
VERTICI DI ABI E ANIA Tremonti conta quanto incasserà con conti dormienti e
polizze vita Appuntamento confermato. La settimana prossima, martedì 16, il
ministro dell'Economia Giulio Tremonti sarà ospite dell'Esecutivo dell'Abi.
L'andamento della convenzione sulla rinegoziazione dei mutui firmata dal
ministero del Tesoro e Palazzo Altieri e i conti dormienti, saranno temi
dell'agenda informale per la colazione di lavoro tra il Ministro e i
rappresentanti del sistema bancario. L'incontro giunge in una fase in cui il
barometro dei rapporti tra Tremonti e le banche indica bel tempo. I buoni
rapporti con Tremonti, d'altro canto, sono un buon viatico per l'avvio del secondo
mandato del presidente dell'associazione, Corrado Faissola. Dalle banche
Tremonti ha urgenza di sapere una stima delle risorse che arriveranno sul conto
del Ministero, a partire da dicembre, dai conti bancari dormienti. Risorse che
serviranno, secondo indiscrezioni, anche per consolare i possessori dei bond
Alitalia oltre che ai risparmiatori danneggiati dai casi del cosiddetto
"risparmio tradito" (Argentina, Cirio, Parmalat). Dallo stesso
serbatoio si dovrà attingere per finanziare la social card. L'incontro con
Tremonti coincide con la prima riunione del rinnovato Esecutivo di Palazzo
Altieri. All'incontro, come ormai da prassi dopo la costituzione della
Federazione Abi-Ania, parteciperà anche il presidente degli assicuratori
italiani Fabio Cerchiai. Un interlocutore in più per Tremonti che intende porre
rimedio all'errore della normativa sui conti dormienti che non è riuscita a
includere le polizze vita. Per farlo Tremonti, che ha già avuto contatti nel
week-end a Cernobbio con rappresentanti delle assicurazioni, dovrà proporre una
norma di legge per modificare il Codice Civile.
·
Articoli
Fondi dormienti (7)
SARANNO GLI OBBLIGAZIONISTI A PAGARE IL CONTO ALITALIA
( da "Wall
Street Italia" del 04-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: Conti dormienti. Dal governo è stato annunciato il ricorso al nascente fondo alimentato dai cosiddetti conti dormienti. Le norme relative sono state migliorate rispetto alla bozza iniziale e comunque il principio a monte è condivisibile. È meglio che sia lo Stato a disporre di soldi dimenticati, anziché finiscano a essere le banche ad appropriarsene.
Obbligazionisti
scomodi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 06-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: Il fondo alimentato dai conti dormienti aprirà la cassa ai "Tango bondholders" ma eviterà di prosciugarla per salvaguardare altro risparmio tradito. Il caso italiano rischia ora di intasare la lenta ma oliata macchina dell'arbitrato internazionale Icsid presso la Banca mondiale: sono scattati tre ricorsi paralleli dei nostri Tango-
Conti
dormienti, primi risvegli ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 06-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: ha previsto un sistema di indennizzi per i risparmiatori truffati, attraverso l'istituzione di un fondo del Tesoro alimentato appunto "dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all'interno del sistema bancario, nonché del comparto assicurativo e finanziario". L'operazione è partita il 17 febbraio scorso.
Corsa
per salvare i "conti dormienti"
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: Prima Pagina Pagina 2 Risparmi e banche Corsa per salvare i "conti dormienti" Risparmi e banche --> Per i conti correnti bancari "dormienti" nominativi c'è tempo fino al 16 settembre per evitare che i soldi finiscano in un fondo nazionale. Al Banco e alla Sassari sono 80 i conti non risvegliati. OLIVIERI A PAGINA 8.
<Un
fondo sovrano europeo contro la crisi>
( da "Corriere
della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: un gigante dormiente"), o che è una fabbrica di debito" ha aggiunto il ministro, appoggiato anche dal segretario del Pd, Walter Veltroni, sull'esigenza di sfruttare la leva europea. Una convergenza "positiva, anche se ancor più importante sarebbe il sostegno della sinistra in Europa" ha commentato Tremonti, tornato a Cernobbio per la seconda volta in veste di ministro.
Esuberi?
Più concorrenza ( da "EUROPA ON-LINE"
del 08-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: fuori la compensazione tramite il fondo anticrack alimentato dai conti correnti dormienti. Per i nuovi azionisti ha cambiato la normativa mettendoli al riparo da brutte sorprese, ha sospeso la disciplina antitrust e c'è il sospetto di altre garanzie su altri fronti. I clienti, che non sono in grado di protestare, per ora sono gli unici a perderci: avranno un servizio più costoso.
Conti
dormienti per il rimborso dei bond
( da "Corriere
della Sera" del 09-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: dormienti. Quel Fondo previsto dalla Finanziaria del 2006 da alimentare con i denari " dimenticati" dagli italiani, e che doveva servire a rimborsare i piccoli risparmiatori rimasti scottati da Cirio, Parmalat, Tango Bond argentini, ma anche a finanziare la "carta acquisti" per gli anziani indigenti (e all'inizio pure la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione,
( da "Wall Street Italia" del 04-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Di *Beppe Scienza Un
salvataggio sulla pelle dei risparmiatori? I possessori di bond rischiano di
rimpiangere l'offerta Air France. Serve un regolamento sui conti dormienti. Era meglio il metodo Parmalat? -->Beppe e'
professore dell' Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Matematica.
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell' autore e non
necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che
rimane autonoma e indipendente. (WSI) ? Un salvataggio sulla pelle dei
risparmiatori? I giochi non sono ancora tutti fatti, ma c'è qualcosa che stride
nel piano Fenice, a prescindere da ogni simpatia o antipatia politica. Sarà
anche vero che non è un fallimento, ma allora bisogna che qualcuno lo spieghi
agli obbligazionisti dell'Alitalia, che temono di fare la fine di quelli della
Parmalat. D'altronde a rigore di termini pure la Parmalat non è fallita.
Infatti ai creditori importa solo relativamente il tipo di procedura
concorsuale in cui incappano, che può essere un fallimento in senso stretto, la
Legge Marzano o una sua modifica. Quel che conta è quanto recuperano del loro
credito. Debt to equity. Per cominciare molti obbligazionisti si chiedono se
non era meglio proprio una procedura alla Parmalat, magari con qualche
adattamento della legge Marzano, ma conservandone l'impianto generale. Con essa
gli attivi e i passivi vengono separati e i secondi congelati. Intanto il
commissario manda avanti l'attività della società, procedendo a una riduzione
del personale, se è il caso (e per l'Alitalia questo nessuno lo nega). Ma poi
gli obbligazionisti diventano azionisti della società risanata: è il cosiddetto
debt to equity. Sarebbero quindi loro, al posto o insieme a Roberto Colaninno e
soci, ad attendersi un'altra redditività dai capitali che hanno messo, nolenti
o volenti, nella nuova Alitalia. Merita ricordare che i creditori della
Parmalat ricevettero azioni del valore nominale di un euro, il cui prezzo di
mercato si stabilizzò però presto sopra i 2 ?, anche a prescindere dalle
quotazioni molto più alte delle prime settimane, in qualche modo anomale.
L'exploit dei 3,02 ? in primissima battuta delle contrattazioni il 6 ottobre
2005 dipese anche dai ritardi nella consegna dei titoli. Ma ai possessori del
prestito Alitalia 7,5% 2010 è stato precluso di avvantaggiarsi del futuro
probabile buon andamento della società. Il trattamento che riceveranno
dipenderà soprattutto dal prezzo a cui il commissario Augusto Fantozzi venderà
le attività della società: aerei, slot, terreni, marchio, avviamento ecc.
Corrono però voci che il ricavato non sarebbe sufficiente, nel qual caso
dovrebbe intervere il fondo per i crac finanziari, su cui Libero Mercato ha riferito
accuratamente più volte, anche di recente. L'offerta di Air France. Alcuni
dicono che i risparmiatori abbiano una memoria da elefante, anche se sussiste
qualche dubbio sulla validità generale di tale regola. Non sono però richieste
particolari doti mnemoniche per rordarsi quanto offriva neanche sei mesi fa Air
France, cioè l'85 per cento del nominale delle obbligazioni e l'equivalente in
titoli Air France di 0,10 euro ogni azione. Tanto per completare il discorso la
tabellina che segue ???? riporta anche gli ultimi prezzi prima che la Borsa
Italiana sospendesse i titoli il 3-6-2008. Si può definire il piano Fenice la
meraviglie delle meraviglie, magari potrà anche esserlo per la compagnia aerea
in sé, ma come reagirà un risparmiatore? Se a conti fatti otterrà meno di 85
euro per cento di nominale, avrà fondati motivi per prendersela con chi ha
fatto saltare l'accordo coi cugini d'Oltralpe. Anzi, a ben vedere è il Tesoro
che avrebbe ceduto il suo credito ai francesi all'85%. Quasi tutti gli altri
possessori di obbligazioni se le sarebbero tenute per incassare il 100% a
scadenza, escludendo un fallimento di Air France nell'arco dei prossimi due
anni. Un affare per altri. Merita aggiungere en passant che molto probabilmente
una compagnia aerea straniera, Air France o un'altra, magari non acquisirà
subito il controllo, ma riuscirà a mettere non uno zampino ma un piede nella
nuova società, senza pagare lo scotto di accollarsi neppure una quota del suo
debito obbligazionario, che Air France si era offerta di rilevare in toto.
Inoltre, visti i toni patriottici dell'impresa, perché Banca Intesa non ha
pensato di permettere ai risparmiatori italiani di rischiare anche loro i
propri soldi sottoscrivendo azioni di assoluta minoranza della nuova Alitalia
che sta per nascere dal piano Fenice? Le azioni Alitalia. Più complesso il caso
degli azionisti. Per cominciare qui il prezzo previsto dall'offerta pubblica
d'acquisto (opa) annunciata da Air France è un termine di paragone non
significativo. L'offerta di scambio azionario, valutando 0,10 euro ogni azione
Alitalia, avrebbe permesso al Tesoro di acquisire un pacchetto azionario,
anziché nulla come adesso, ma era priva di interesse per un investitore di
minoranza. Infatti in quei frangenti in Borsa il titolo batteva sugli 0,40-0,50
euro. Chi lo comprava o comunque se lo teneva, anziché semmai venderlo e
comprare azioni Air France, non faceva conto di darlo all'opa. Pensava
piuttosto che le quotazioni sarebbero salite, una volta risanata la società. Un
caso a parte, su cui voglio muoversi associazioni di consumatori di matrice
sindacale, sono poi quei dipendenti diventati azionisti per aver sottoscritto
le azioni offertegli a condizioni relativamente vantaggiose. Come tutti quanti
hanno mantenuto in portafoglio azioni della compagnia italiana cosiddetta di
bandiera, anche loro ci hanno rimesso pesantemente. Sul fatto però che
(moralmente) gli spetti un indennizzo, le opinioni sono molto discordanti. È
infatti presumibile che le azioni della società siano scese così tanto anche
per il livello delle loro retribuzioni. Con una battuta trita e volgare viene
da dire che è difficile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Perdite
pubbliche. Il direttore di questo giornale, Oscar Giannino, ha giustamente
osservato riguardo al costo dei dipendenti in esubero da Alitalia che
"quando i debiti li ha fatti una compagnia di Stato, non si vede perché e
come non se li debba accollare chi li ha fatti. A spese di noi tutti"
(26-8-2008, pag. 5). Ciò vale anche e a maggior ragione per le obbligazioni.
Mentre infatti un dipendente non può cambiare senza problemi l'azienda dove
lavorare, un risparmiatore può farlo coi suoi investimenti. Se in particolare
ha scelto le obbligazioni Alitalia, con rendimenti alti ma non stratosferici, è
perché si sentiva garantito dall'azionista pubblico e soprattutto dalle
continue dichiarazioni dei suoi amministratori. Infatti costoro, nominati dal
Tesoro, hanno sempre fatto riferimento e indotto i risparmiatori a fare
affidamento sulla continuità aziendale. Né ora sono sufficienti dichiarazioni
d'intenti di esponenti del governo, quale per esempio il ministro delle
infrastrutture Altero Matteoli (AN) che riguardo agli obbligazionisti ha detto
il 27-8-2008 che esso "intende tutelarli, scongiurando un nuovo caso
Parmalat". In ogni caso distinguere gli obbligazionisti fra piccoli e meno
piccoli cozza col dettato dell'articolo 47 della Costituzione che afferma che
"la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue
forme", senza riferirsi solo al piccolo risparmio. Tale restrizione
sarebbe giustificata semmai per le azioni, interpretando in tal senso
l'aggettivo popolare del secondo comma che aggiunge che essa "favorisce
l'accesso del risparmio popolare a [...] l'investimento azionario nei grandi
complessi produttivi del Paese". Conti dormienti. Dal governo è stato annunciato il ricorso al nascente fondo
alimentato dai cosiddetti conti dormienti. Le
norme relative sono state migliorate rispetto alla bozza iniziale e comunque il
principio a monte è condivisibile. È meglio che sia lo Stato a disporre di
soldi dimenticati, anziché finiscano a essere le banche ad appropriarsene.
Per funzionare per l'Alitalia dovrà essere opportunamente formulato il
regolamento applicativo, cosa ovviamente possibile. Tale fondo era stato
pensato per le vittime di illeciti finanziari come nel caso di Cirio e
Parmalat, ma nulla vieta di estenderne l'utilizzo a una fattispecie diversa.
Certo che gli italiani si erano disabituati ai crac a danno degli
obbligazionisti. Sono passati oltre sei anni da quando andò a gambe all'aria la
Cirio di Sergio Cragnotti e poco meno di cinque dal default della Parmalat di
Calisto Tanzi. Vi sarà ora una nuova puntata con decine di migliaia di vittime
di un altro dissesto, per giunta di una società del settore pubblico e proprio
con Giulio Tremonti ministro dell'economia? Oppure, in un modo o nell'altro, i
loro risparmi verranno salvati e/o reintegrati? Copyright © Libero Mercato. All
rights reserved scrivi la tua opinione "live" sul Forum di WSI.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 06-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2008-09-06 - pag: 12 autore: ... I TANGO
BOND E IL CASO ITALIANO Obbligazionisti scomodi T u tti li cercano, ma in fondo
nessuno li vuole: sono i 250mila risparmiatori italiani colpiti dal crack
argentino del 2001 e detentori di vecchi Tango bond, che non hanno aderito
all'offerta-capestro di ristrutturazione chiusa da Buenos Aires nel
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Economia Pagina 208 Credito.
Entro il 16 di settembre dovranno essere movimentati i libretti nominativi. Il
maggior numero è alle Poste Conti dormienti, primi
risvegli Credito.. Entro il 16 di settembre dovranno essere movimentati i
libretti nominativi. Il maggior numero è alle Poste Al Banco e alla Sassari 80
depositi ancora dimenticati --> Al Banco e alla Sassari 80 depositi ancora
dimenticati Nuova scadenza per risvegliare i conti dormienti,
dimenticati nelle banche italiane: c'è tempo fino al 16. Per i conti correnti dormienti è tempo di bilanci. I proprietari di un deposito
al portatore, rimasto inutilizzato per almeno dieci anni, hanno avuto la
possibilità di effettuare, entro il 16 agosto, un'operazione bancaria ed
evitare così di perdere i soldi accantonati. Scaduto il termine, il denaro ha
iniziato a defluire verso un fondo ministeriale, nato per risarcire le vittime
dei crac finanziari (Parmalat e bond argentini in testa) ma che potrebbe essere
utilizzato anche per altri scopi. Per chi invece possiede un deposito nominativo
c'è ancora tempo fino al 16 di settembre: una proroga decisa per rispettare i
termini (30 giorni) di scadenza delle raccomandate inviate a inizio anno dalle
banche ai propri clienti. Il rinvio, però, non sarà applicabile ai libretti
postali in quanto le Poste, spiegano dall'Adiconsum, l'associazione dei
consumatori promossa dalla Cisl, "hanno potuto pubblicare on line e presso
gli uffici postali gli elenchi dei depositi dormienti,
sia al portatore che nominativi, con una deroga alla regola generale". LA
MANOVRA La manovra di bilancio del 2006, varata dal precedente esecutivo, ha previsto un sistema di indennizzi per i risparmiatori
truffati, attraverso l'istituzione di un fondo del Tesoro alimentato appunto
"dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all'interno del sistema bancario, nonché del comparto
assicurativo e finanziario". L'operazione è partita il 17 febbraio scorso.
Ma già oggi è possibile trarre le prime conclusioni. I NUMERI I dati forniti
finora dalle banche confermano che nell'isola numerosi conti sono stati rimessi
in moto. Al Banco di Sardegna risultano, al 20 agosto, solo 57 conti non
"risvegliati" contenenti, in tutto, 205 mila euro. E le cifre sono
simili per la Banca di Sassari: fino ad agosto sono 25 i rapporti ancora in
letargo, pari a 200 mila euro. Nessun problema, comunque, per chi ha
dimenticato la scadenza di agosto. Come ha evidenziato di recente l'Abi,
l'associazione bancaria italiana, gli istituti possono devolvere le somme al
fondo del ministero dell'Economia entro il 16 dicembre 2008. Fino al
trasferimento del denaro, dunque, i clienti potranno andare direttamente in
banca per rivendicare i propri risparmi. LE REGOLE Per riportare a galla un
conto addormentato, l'Abi ricorda che non è necessario fare un prelievo o un
versamento allo sportello. Basta comunicare alla banca la volontà di mantenere
attivo il rapporto, richiedere un carnet di assegni, un estratto conto o una
copia della documentazione bancaria o altrimenti fornire nuovi dati, come ad
esempio il cambio di residenza. In ogni caso, sottolinea l'Abi, i diritti sul
proprio conto non verranno persi: "I risparmiatori potranno reclamarne la
titolarità anche dopo che la somma sarà versata al fondo ministeriale: per
farlo avranno dieci anni di tempo". LE POSTE Resta invece incerta la sorte
dei depositi delle Poste italiane, il vero ago della bilancia per determinare
il successo o meno dell'iniziativa varata dal governo dell'ex premier Romano
Prodi. In Sardegna sono 33.689, la gran parte dei quali libretti di risparmio
nominativi. A Cagliari ce ne sono 15.165, mentre a Sassari raggiungono le 9.467
unità. Seguono Nuoro con 6.510 e Oristano con 2.547. In totale, si calcola che
ci siano oltre 3 milioni di euro depositati. Nonostante la mole di denaro
dimenticata dai correntisti, dall'ufficio stampa delle Poste spiegano che il
numero dei rapporti risvegliati non è stato ancora calcolato. IN ITALIA
Notevoli infine i dati a livello nazionale: soltanto nei Comuni capoluogo i
libretti dormienti delle Poste sono oltre 840 mila.
Più in generale, secondo le stime dei consumatori, sui conti dormienti
è depositato un tesoretto da 10 miliardi di euro, distribuito su circa 500 mila
posizioni nelle banche. Ovviamente, in prima fila si trovano i big nazionali del
credito. Tanto per dare un'idea, il gruppo Intesa SanPaolo segnalava a febbraio
quasi 27 mila conti nominativi e 54 mila rapporti anonimi, come libretti al
portatore e certificati di deposito. Il Banco Popolare ne contava 32.400,
Unicredit Banca altri 27 mila, Ubi 19.500. Chiude la classifica il Monte dei
Paschi di Siena con 14.000 posizioni. LANFRANCO OLIVIERI.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Prima Pagina Pagina
2 Risparmi e banche Corsa per salvare i "conti dormienti"
Risparmi e banche --> Per i conti correnti bancari "dormienti"
nominativi c'è tempo fino al 16 settembre per evitare che i soldi finiscano in
un fondo nazionale. Al Banco e alla Sassari sono 80 i conti non risvegliati.
OLIVIERI A PAGINA 8.
( da "Corriere della Sera" del 08-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-09-08 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE "Un fondo sovrano europeo contro la crisi" Tremonti: la
luna di miele con gli elettori? Spero nelle nozze d'argento. L'Ici non tornerà
"Nuovo ruolo per la Bei" "Lo sviluppo è anche il nucleare, non
solo le lenzuolate". "Tra 5 anni Italia più forte degli altri"
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO (Como)- Trasformare la Banca Europea per
gli Investimenti in un grande strumento per finanziare infrastrutture di
comunicazione ed energia, per stimolare la domanda e aiutare l'Europa a uscire
dalla crisi. Il governo italiano è pronto a rilanciare la carta dei grandi
investimenti continentali: non con debito pubblico nazionale, scomputando le
grandi opere dal deficit dei singoli paesi, o dell'Unione (con gli eurobonds),
ma con un vero e proprio fondo sovrano, trasformando la Bei in una grande Cassa
Depositi e Prestiti europea. "Chiederemo alla Ue uno studio sulla
possibilità di creare su scala europea uno strumento che esiste già in molti
paesi, ed è accettato, come la Cassa Depositi in Italia, la Caisse de Dépot in
Francia e la KFW tedesca" ha detto ieri il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, chiudendo il workshop Ambrosetti a Cernobbio. "L'economia è in
crisi e lo vediamo ovunque in Europa: solo un grande piano di investimenti
pubblici può far uscire l'Unione dalla crisi globale". "A questa non
possiamo rispondere con soluzioni nazionali" ha detto Tremonti,
aggiungendo che "un fondo sovrano avrebbe non solo un grande valore
economico, perché abbiamo la moneta più forte del mondo e non la usiamo, ma
anche politico. Sarebbe uno straordinario simbolo di reazione alla crisi da
parte dell'Europa unita ". La proposta di Tremonti, che punta anche un
passaggio politico del progetto al Parlamento Europeo, sarà presentata
"già al prossimo Ecofin straordinario di Nizza" del 12 settembre.
"E non ci vengano a dire che si tratta di uno strumento poco ortodosso
perché già esiste (anche se la Cdp italiana è ancora "un
gigante dormiente"), o che è una fabbrica di debito" ha aggiunto il
ministro, appoggiato anche dal segretario del Pd, Walter Veltroni,
sull'esigenza di sfruttare la leva europea. Una convergenza "positiva,
anche se ancor più importante sarebbe il sostegno della sinistra in
Europa" ha commentato Tremonti, tornato a Cernobbio per la seconda volta
in veste di ministro. "Nel '94 ero convinto di avere ragione assoluta,
ora di avere solo alcune buone ragioni" ha esordito, parlando a finanzieri
ed industriali. "Nel 2008 sono cambiate due cose. In quantità, per il
consenso fortunatamente rilevante che ha il nostro governo, e in qualità,
perché per la prima volta - ha detto - è caduto il pregiudizio
dell'establishment verso questo o altri governi. Non subiamo più il
pregiudizio, siamo sotto giudizio" ha aggiunto. "Non abbiamo
ideologie, ma idee. Nessuna ideologia del '900 è accettabile, neppure quelle
marginali, come il nullismo del '68, che non premiava il merito, o il
mercatismo. C'è più morale nell'automobile che in un derivato, e crediamo più
nella produzione industriale che nella finanza fine a se stessa" ha detto
il ministro. Sicurissimo che grazie alla Finanziaria di stabilizzazione e di
sviluppo, e il federalismo ("l'Ici sulla prima casa non tornerà" ha
garantito), "l'Italia che ha un pil non gonfiato da finanza e immobili,
tra cinque anni sarà più forte di prima e più forte degli altri ". Sicurissimo,
soprattutto, che "la luna di miele con gli italiani " non sia affatto
finita. "Noi - ha concluso - puntiamo a fare le nozze d'argento. Cinque
anni sono lunghi, e faremo di più di quello che ci siamo impegnati a
fare". Mario Sensini \\ E' caduto il pregiudizio dell'establishment verso
i governi La proposta Giulio Tremonti, ministro dell'Economia.
( da "EUROPA ON-LINE" del 08-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
EMILIO BARUCCI Con
la presentazione di una bozza di piano industriale alle rappresentanze
sindacali è partito l'ultimo atto del salvataggio Alitalia. Tra leggi ad hoc,
un odore intenso di conflitto di interessi e ingenti oneri per i cittadini
italiani, è emersa una novità importante: la nuova Alitalia sarà una compagnia
regionale concentrata sulle tratte interne più redditizie, dove avrà una
posizione quasi monopolistica, e su poche rotte internazionali. Gli esuberi di
personale sono tra 3 e 4000. Una brutta sorpresa per coloro che si aspettavano
un progetto più ambizioso. Ma veniamo all'ultimo atto: il confronto con le
forze sindacali. Scontando le corresponsabilità nella gestione della vecchia
Alitalia e il no ad AirFrance nello scorso febbraio, i sindacati vengono
additati pubblicamente come responsabili di un eventuale fallimento. Messe da
parte tutte le perplessità sull'operazione e sulla procedura adottata, cosa ci
aspettiamo da un sindacato responsabile? Ci si aspetta che faccia fino in fondo
la sua parte nel tutelare i vecchi e i nuovi lavoratori compatibilmente con una
situazione fallimentare e un progetto senza alternative e che lo faccia senza
partecipare in modo smaccato a questa girandola delle compensazioni con al
centro il governo che ha coinvolto altre parti in causa. È bene ricordare che
in questa operazione almeno cinque soggetti sono coinvolti: i vecchi azionisti,
i nuovi azionisti, i creditori, i clienti, i lavoratori. Il governo ha favorito
il progetto sui primi tre fronti. Ha disinnescato la mina dei piccoli azionisti
e possessori di obbligazioni tirando fuori la compensazione
tramite il fondo anticrack alimentato dai conti correnti dormienti. Per i nuovi azionisti ha cambiato la normativa mettendoli al
riparo da brutte sorprese, ha sospeso la disciplina antitrust e c'è il sospetto
di altre garanzie su altri fronti. I clienti, che non sono in grado di
protestare, per ora sono gli unici a perderci: avranno un servizio più costoso.
Cosa debbono attendersi i lavoratori? Tre sono le questioni aperte: piano
industriale, condizioni del nuovo contratto, ammortizzatori sociali. Anche in
presenza di una situazione fallimentare il sindacato ha titolo per mettere
bocca su tutti e tre gli aspetti. Lo deve fare affrontando i primi due punti
con i nuovi azionisti e il terzo con il governo. In questo tormentone nazionale
in un clima da ultima spiaggia i due interlocutori spesso si confondono. I
sindacati debbono "rendere la vita difficile" ai nuovi proprietari
che rischiano i loro soldi ma hanno avuto dal governo più di una garanzia. Lo
debbono fare ricordando che nella storia recente delle privatizzazioni italiane
in settori non concorrenziali, come in questo caso, il capitale è stato
remunerato assai bene mentre non sempre la stessa sorte è toccata al lavoro.
Questo discorso deve essere tenuto ben distinto da quello degli ammortizzatori
sociali, che riguarda il rapporto con il governo. Visto il grado di protezione
di cui godono gli imprenditori, è lecito che il sindacato invochi misure di welfare
ma occorre ricordare che queste sono a carico di tutta la comunità e rischiano
di diventare una forma di rendita a favore dei lavoratori in esubero. Da questo
punto di vista sette anni di tutela sembrano una enormità. I sindacati e il
governo si debbono assumere le loro responsabilità di fronte ai cittadini su
questo fronte in modo chiaro. Anche la strada della ricollocazione mascherata
nella pubblica amministrazione o in altre aziende statali non sembra
percorribile. Una strada potrebbe essere quella della concorrenza con la
vendita di slot da parte di Alitalia a competitor stranieri: le compagnie
entranti potrebbero assorbire parte del personale in esubero. Come nelle
telecomunicazioni, dove gli esuberi Telecom sono stati più che compensati dalle
assunzioni da parte delle nuove compagnie, un ammorbidimento delle rendite
concesse sul mercato domestico potrebbe essere la soluzione puntando su nuove
opportunità di lavoro nel trasporto aereo piuttosto che su tutele assai
costose. A fronte di tutte le polemiche sui conflitti di interesse, questa
potrebbe essere la sfida: più opportunità e meno tutele.
( da "Corriere della Sera" del 09-09-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-09-09 num: - pag: 26 categoria:
REDAZIONALE Il Tesoro Pressing su banche e assicurazioni. Alle Poste libretti
fermi per 700 milioni Conti dormienti per il rimborso
dei bond ROMA - Il pressing del Tesoro si è fatto stringente. A Cernobbio, al
Workshop Ambrosetti, lo stesso ministro dell' Economia, Giulio Tremonti, s'è
messo a marcare "a uomo" i direttori generali dell'Assobancaria,
Giuseppe Zadra, e dell'Associazione delle imprese assicurative, Gian Paolo
Galli. Infastidito dal tempo perso dal momento del varo della legge fino ad
ora, Tremonti vuole a tutti i costi, e prima possibile, i dati sui conti e le
polizze dormienti. Quel Fondo previsto dalla Finanziaria del 2006 da alimentare
con i denari " dimenticati" dagli italiani, e che doveva servire a
rimborsare i piccoli risparmiatori rimasti scottati da Cirio, Parmalat, Tango
Bond argentini, ma anche a finanziare la "carta acquisti" per gli anziani
indigenti (e all'inizio pure la stabilizzazione dei precari della pubblica
amministrazione, poi saltata), è rimasto sulla carta. E al Tesoro, dove
lamentano l'inerzia del governo Prodi, hanno a che fare con almeno due problemi
urgenti: il finanziamento della carta acquisti per il 2009, ma soprattutto il
rimborso ai sottoscrittori dei titoli Alitalia. Il pressing ha avuto effetto
sulle banche, che proprio in queste ore stanno trasmettendo al Tesoro i primi
parzialissimi dati sui conti correnti attivi che non vengono movimentati da
almeno dieci anni e che dovranno essere acquisiti dal Fondo. Difficile
azzardare una previsione, ma la stima delle associazioni dei consumatori, che
parlavano di un tesoro nascosto tra i 5 e i 15 miliardi di euro, sembrano lontane
dalla realtà. Alle Poste, secondo alcune indicazioni già trasmesse
informalmente al Tesoro, sempre in questi giorni, sarebbero saltati fuori conti
e libretti "dormienti" per un importo pari a
6-700 milioni di euro. Un bel gruzzoletto, ma probabilmente più piccolo di
quanto si attendesse. Ancora peggio va con le assicurazioni: la legge e i
regolamenti sui conti dormienti si sono dimostrate in
questo caso inapplicabili. Per cui le polizze assicurative dimenticate vanno in
prescrizione e dopo un anno, invece che al Fondo, finiscono a patrimonio delle
compagnie. Tremonti, invece, ha fretta. Sta lavorando a una modifica della
legge per "catturare" il risparmio assicurativo dormiente. E continua
il pressing perché tutti gli intermediari concludano le procedure e versino,
entro metà dicembre, questi benedetti soldi al Fondo. Solo allora si capirà che
uso farne. A meno che i titolari non abbiano in cambio warrant per
sottoscrivere titoli della nuova compagnia, il Fondo servirà, oltre a Parmalat,
Cirio e Argentina, anche a rimborsare i "Mengozzi Bond", cioè le
obbligazioni Alitalia in mano ai privati (300 milioni al valore nominale). Più
difficilmente le azioni, che per definizione sono "capitale di
rischio". Mario Sensini.