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Carte
dormienti, alle banche costano 160 mln all'anno
( da "ItaliaOggi Sette"
del 10-03-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
Abstract: emerge da una ricerca condotta per
la società CppItalia Carte dormienti, alle banche
costano 160 mln all'anno Su 31,2 milioni di carte di
credito emesse ogni anno dagli istituti bancari italiani, 16 milioni, pari al
52% del totale, restano inutilizzate, perse, danneggiate o comunque non
restituite alle banche, le quali, secondo una stima di
Walter Bruschi, amministratore CppItalia,
( da "ItaliaOggi Sette" del 10-03-2008)
Argomenti: Fondi dormienti
ItaliaOggi Sette
ItaliaOggi Sette - denaro
elettronico Numero 059, pag. 7 del 10/3/2008 Autore: di Ivan Cimmarusti Visualizza la pagina in PDF
Il dato emerge da una ricerca condotta per la società CppItalia Carte dormienti, alle
banche costano 160 mln all'anno Su 31,2 milioni di
carte di credito emesse ogni anno dagli istituti bancari italiani, 16 milioni,
pari al 52% del totale, restano inutilizzate, perse, danneggiate o comunque non
restituite alle banche, le quali, secondo una stima di Walter Bruschi,
amministratore CppItalia, ci rimettono ben 160
milioni di euro. Il dato è emerso nel corso di un incontro organizzato da CppItalia la scorsa settimana a Milano, in cui è stata
presentata la relazione "Il rapporto dei cittadini con le frodi
finanziarie". Come si evince chiaramente: il numero delle carte di credito
in circolazione è sempre più alto, ma sono sempre meno utilizzate. Le
rielaborazioni eseguite dalla società internazionale di controllo sicurezza,
basate su dati della Banca centrale europea, evidenziano un aumento
esponenziale di emissione di carte dal 2000 al 2006 ma con un costante crollo
di quelle effettivamente attive. Le percentuali parlano
chiaro (in base a un sondaggio): su 16.969 carte in circolazione nel 2000, solo
il 55% del totale erano utilizzate e, nel 2006, su 31.261 carte, sono risultate
operative meno della metà, il 47,85%. "è un dato preoccupante", ha
spiegato Walter Bruschi, "che deve far riflettere. Ci sono costi molto alti che le banche sostengono ed è evidente che
bisogna adottare strategie nuove per permettere una maggiore diffusione dei
sistemi di pagamento elettronici". Per il resto, gli italiani
rimangono affezionati ai mezzi di pagamento tradizionali: in testa alla classifica
carta moneta, bonifici, operazioni con carta di credito e infine alla
classifica gli assegni (secondo dati forniti dalla Banca d'Italia e rielaborati
da CppItalia). Una prima risposta al basso utilizzo
dei sistemi di pagamento elettronici è stata data da Mara Mignone,
criminologa del Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità di Torre di Quartesolo (Vicenza). Nel suo studio, emerge che il 90% del
campione intervistato (tra Roma, Milano, Padova e Napoli) teme di subire una
frode legata ai dati personali e alla clonazione delle carte di credito. Dunque
un timore che si traduce automaticamente in uno stato di
"vittimizzazione". E, infatti, la paura porta a un cambiamento delle
proprie abitudini, con il conseguente abbandono delle carte di credito e il
ritorno alla moneta sonante. Ma se da un lato c'è la "sindrome da
clonazione", dall'altro gli italiani mostrano uno scarso interessamento
agli effettivi mezzi di sicurezza messi a disposizione
dagli istituti bancari e dai fornitori di carte di credito. Dal rapporto emerge
che il titolare medio per proteggere la sua carta, nel 65,14% dei casi, firma
sul retro, nel 61,14% fa attenzione durante i pagamenti, il 58,29% la taglia
alla scadenza, il 30,86% attiva l'sms allert (un sistema che ti avvisa quando la tua carta è
operativa), il 18,29 controlla la ricezione e solo il 13,71% attiva il servizio
antifrode per gli acquisti via internet. Oltre a questo,
"uno dei dati più raccapriccianti", come spiega Mara Mignone, "riguarda la conoscenza dei propri dati relativi
alle carte di credito. Solo il 38%, infatti, conosce a memoria il codice
pin e solo il 16% conosce a memoria il codice blocco della carta. Ma cosa più grave", ha concluso, "hanno dichiarato di
tenere conservati entrambi i codici in posti “sicuri”: nei portafogli o su
post-it attaccati sulla carta". Ma quanto è alto il rischio
clonazione? Secondo dati forniti dalla guardia di finanza, pur essendoci un
aumento delle clonazioni di carte di credito dal 2005 al 2006, il fenomeno
resta comunque circoscritto. Nel 2005, infatti, questo tipo di frodi ha portato
nelle casse criminali ben 56 milioni di euro. Una
somma decisamente alta, ma bassa se letta sotto forma
di percentuale, trattandosi dello 0,19% delle transazioni complessive lecite.
Nel 2006, invece, i soldi frodati hanno raggiunto quota 64 milioni, pari allo
0,20% (fino a settembre 2007, invece, le clonazioni hanno portato alla frode di
55 milioni di euro). Attualmente è stato messo a punto un nuovo sistema
tecnologico che può arginare il rischio clonazioni. Si tratta del "Contactless Nfc". Con questo
nuovo strumento si risolve il problema alla radice, ossia, non viene più fatta
la classica "strisciata" della carta, ma da una breve distanza un
recettore capta le onde radio della banda magnetica. Al momento, comunque, è un
sistema ancora in via sperimentale.