HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
www.mauronovelli.it
|
DOSSIER “Credito Fidi Aziende ” Torna all’indice mensile 2008 |
ARCHIVIO GENERALE DEL
DOSSIER |
tARTICOLI DEL 20-24 NOVEMBRE 2008#TOP
·
Articoli
Revoca fidi
(22)
"Date credito alle imprese" ( da "Stampa, La" del
20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
I
Confidi uniscono le forze ( da "Stampa, La" del
20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
un
artigiano su cinque denuncia "stretta sul credito dalle banche" ( da "Repubblica, La" del
20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
usura,
carte sequestrate a bancari ( da "Tirreno, Il" del
20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
usura,
sequestrate carte in casa di bancari ( da "Tirreno, Il" del
20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Veneto
Sviluppo, andate a casa! ( da "Tribuna di Treviso, La" del
21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
le
banche hanno chiuso i rubinetti questa crisi è come uno tsunami ( da "Tirreno, Il" del
21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Venezia
Si fondono i sei consorzi Fidi della Cna veneta ... ( da "Gazzettino, Il" del
21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Dal
Comune di Cesena fondo di 163mila euro per le cooperative e i consorzi fidi di
garanzia ( da "Sestopotere.com" del
21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
nessuno
investe più nel commercio - francesco albonetti ( da "Tirreno, Il" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
La
sferzata alle banche <Non fanno più credito> ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
L'ente
camerale dà il via libera al fondo credito ( da "Eco di Bergamo, L'" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Regioni
in pista tra Confidi e fondi Ue ( da "Sole 24 Ore, Il" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
artigiani,
attenzione ai soldi facili ( da "Centro, Il" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
"Le
banche non fanno più credito alle imprese" ( da "Corriere Adriatico" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Unicredit,
un miliardo per le Pmi del Nordest ( da "Gazzettino, Il" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
CRISI
ECONOMIA: CONFIDI CL, STRETTA BANCHE CONSEGNA PMI A USURA ( da "Agi" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
TERNI
UN MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E' di... ( da "Nazione, La (Umbria)" del
23-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
PESARO
Leggiamo sulla stampa nazionale che, secondo il presidente dell'Abi
(Associazione... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del
23-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
La
forza dei Confidi va in soccorso dell'economia reale ( da "Sole 24 Ore, Il" del
24-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Stretta
sul credito per le Pmi, come combatterla ( da "01net" del
24-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
incontri,
film e dibattiti ( da "Tirreno, Il" del
25-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
( da "Stampa, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
CRISI
ECONOMICA.APPELLO ALLE BANCHE E AL GOVERNO Intervista Mosé Fagiani "Date
credito alle imprese" Tra le idee c'è anche il calo di percentuale di
acconti da versare entro il 30 novembre "Quando ci sono i presupposti i
soldi arrivano" CARLO BOLOGNA VERBANIA [FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA C'è
l'idraulico che si vede negare il fido da 10 mila euro perché la sua azienda è
«troppo giovane», anche se la società precedente era cliente della banca da
dieci anni. E poi c'è la falegnameria attiva da 20 anni che concorda in estate
la rinegoziazione del mutuo e ad ottobre si vede sfumare l'accordo sotto gli
occhi. Non solo: la banca gli chiede anche di rientrare dal fido da 50 mila
euro a 20 mila, come d'altronde sta succedendo ad altre piccole e medie
imprese. La denuncia - ma anche le proposte per superare la crisi - arriva
dalla Cna: «Siamo in una fase di forte crisi economica - spiega Elio Medina,
direttore Cgs Cna - e le imprese segnalano difficoltà crescenti ad ottenere
credito e a mantenere i fidi concordati con le banche. Di fatto rischiano di
restare senza liquidità e morire». Da cui l'appello alle banche popolari:
«Chiediamo a Intra e Novara di fare un passo avanti e dare un segnale al
territorio sul quale si sono costruite - dice Medina -. BpN ha annunciato che
si impegnerà a non diminuire la quantità di crediti alle imprese, ma vorremmo
che anche la BpI battesse un colpo». Secondo Lino Lomazzi, presidente Cna Vco, è necessario che «gli istituti bancari lascino lavorare le
aziende con la stessa fiducia di prima e non chiediano rientri dai fidi». Al
momento una mano agli artigiani arriva dai confidi, come Cogart Cna: «Al terzo
trimestre 2008 i finanziamenti erogati toccano quota 190 milioni di euro -
spiega Omar Bargiga, responsabile Cogart Vco -. In pratica garantiamo
per le imprese che chiedono fondi alle banche, perciò abbiamo chiesto alle
istituzioni provvedimenti che rafforzino i confidi. La prima risposta positiva
è arrivata: la Regione destinerà a tale scopo 70 milioni di euro». Alla
Regione, inoltre, è stato chiesto di continuare a sostenere i finanziamenti
agli investimenti. Per fermare la crisi, poi, Cna ha le idee chiare: «La
prossima settimana a Roma si riunirà l'associazione nazionale degli artigiani e
chiederemo al Governo provvedimenti urgenti - annuncia Medina -. In primis la
riduzione della percentuale di acconti da versare entro il 30 novembre, poiché
il 98% per le imprese è davvero troppo, poi la possibilità di rateizzare.
Proporremo anche il pagamento dell'Iva non più anticipato ma all'incasso e un
drastico intervento affinché, insieme alle Regioni, diminuiscano i tempi con
cui gli enti pubblici pagano le imprese, che normalmente arrivano a sei mesi».
Si chiede, insomma, di darsi una mossa per salvare l'economia delle piccole e
medie imprese, che altrimenti potrebbero chiudere i battenti: «Nel Vco ci sono
4 mila aziende, nel Novarese 11 mila e quasi tutte sono in sofferenza. Siamo
ottimisti, ma per superare le difficoltà di questo periodo servono interventi
immediati: credito dalle banche e azioni dal Governo». E Lomazzi conclude: «Si
può uscire dal circolo vizioso. Basta che le aziende tornino ad avere un po' di
liquidità per operare e i consumi ripartiranno».Fagiani, lei è il direttore
generale della Popolare di Intra. Gli artigiani lamentano «comportamenti
anomali» da parte delle banche: riduzione e revoca dei fidi, negazione di
finanziamenti. Accuse pesanti. «Guardi, anche quando incontro i rappresentanti
degli enti locali ripeto questo concetto che è quello del gruppo Veneto Banca:
oggi stiamo aprendo filiali ma vogliamo andare con i piedi di piombo. Perché
vogliamo destinare la liquidità dove siamo banca del territorio, come il Vco.
Quando ci sono i presupposti le operazioni vengono fatte». Però Cna denuncia
una serie di casi concreti che rimandano agli istituti presenti su questo
territorio. «La nostra politica non è quella di far mancare sostegno a chi ha
futuro e progetti validi . Certo che se vediamo che il debito del cliente
continua ad aumentare non gli forniamo anche la corda per impiccarsi». Nessun
ostacolo al credito? «No, soltanto una valutazione molto attenta, tenuto conto
del momento di crisi in cui viviamo». E la richiesta di rientri? Secondo Cna
sono all'ordine del giorno. «No, assolutamente. Soltanto se ci sono dei
presupposti validi. La banca non dice "non erogo più". Continua a
farlo, quando ci sono i presupposti. Ad un idraulico sono stati rifiutati 10
mila euro perché l'azienda era troppo giovane, anche se cliente della banca da
dieci anni. «Se l'idea imprenditoriale è buona mi rifiuto di pensare che una
banca non dia 10, 20 o 50 mila euro. Certo che se li chiedesse qualcuno che in
questo periodo vuole mettersi a vendere automobili...» Artigiani e piccole
imprese possono rivolgersi ancora con fiducia alle banche? «Noi vogliamo
sostenere soprattutto le medie e piccole imprese. Se ci sono difficoltà la mia
porta è aperta.
( da "Stampa, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
PROTOCOLLO D'INTESA.
COMMERCIANTI, AGRICOLTORI E ALBERGATORI I Confidi uniscono le forze I Confidi
valdostani che fanno capo al settore commercio, turismo e servizi (Cts), agli
agricoltori e agli albergatori hanno cominciato un percorso che porterà alla
fusione e alla creazione di un unico soggetto. I presidenti
dei tre consorzi di garanzia fidi hanno siglato un protocollo d'intesa. Le
sigle al documento sono state messe da Pierluigi Genta (Cts), Angelo Lanièce
(Agricoltori) e Pericle Calgaro (Albergatori). E' il primo passo formale per
arrivare a far nascere un nuovo soggetto che avrà un patrimonio di sedici
milioni e mezzo di euro. I Confidi sono organismi senza fine di lucro
che danno garanzie agli associati, in modo da rendere più semplice ed economico
accedere a prestiti e finanziamenti. «Puntiamo - dice Genta - a creare un
soggetto forte e robusto, soprattutto da un punto di vista della
capitalizzazione». Dell'ipotesi di unificare i confidi valdostani si parlava da
tempo. Oltre a quelli che fanno capo al turismo, commercio e servizi, agli
agricoltori e agli albergatori, in Valle sono attivi anche Valdifi e il fondo
di garanzia fidi degli industriali. «Abbiamo parlato anche con loro - dice
ancora Genta - così come continueremo a confrontarci in futuro». Il nuovo
soggetto che nascerà non raggiungerà comunque la soglia di 75 milioni di euro
di attività finanziaria. Un limite che, secondo le più recenti normative,
individua gli intermediari finanziari che diventano soggetti alla vigilanza
della Banca d'Italia, così come accade agli istituti bancari. «Dopo la firma
del protocollo d'intesa - dice Genta - abbiamo dato mandato a un professionista
di lavorare alla questione da un punto di vista tecnico». I passi successivi
saranno le convocazioni delle tre assemblee. «Vogliamo fare le cose per bene -
dice ancora Genta - non abbiamo fretta». Una volta che sarà nato il nuovo
soggetto, aggiunge il presidente del Confidi Cts, «potremo presentarci come un
interlocutore solido, sia nel dialogo con le banche, sia con la Regione». Da
tempo si parlava dell'ipotesi di fusione dei Confidi attivi in Valle d'Aosta. A
maggio, era stato proprio Genta a riportare l'attenzione sulla questione,
parlando durante l'assemblea del Confidi Cts. «Bisogna fare rete, mantenendo le
diverse identità e garantendo pari dignità» aveva detto Genta. «Una cosa
importante - dice ora - è che il governo dei confidi resti in mano
all'impresa».
( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina IV - Torino
Il presidente di Confartigianato Piemonte: "Non più
rinviabili i sostegni, a cominciare dai fidi" Un artigiano su cinque
denuncia "Stretta sul credito dalle banche" Il 21% degli imprenditori
artigiani piemontesi ha percepito azioni restrittive da parte delle banche,
soprattutto la richiesta di maggiori garanzie e l´incremento dello spread sui
tassi d´interesse. Il 53% è preoccupato per l´accesso al credito, il 73%
teme l´aumento dei tassi di interesse. Risulta da un sondaggio effettuato
dall´Ufficio Studi di Confartigianato Piemonte su un campione d´imprenditori
rappresentativo di tutti i settori produttivi. Il 58,5% delle imprese artigiane
piemontesi ritiene molto utile l´intervento dello Stato per affrontare la crisi
finanziaria, oltre il 58% vuole la diminuzione del carico fiscale. La provincia
più pessimista è Torino (65%), seguita da Vercelli (60%), Biella (59%),
Alessandria (57%), Asti (54%), Novara (46%), Verbania (43%) e Cuneo (40%).
Oltre la metà del campione (56%) pensa di far fronte a possibili future
esigenze di liquidità per la propria azienda tramite autofinanziamento e il 26%
tramite credito bancario. Emerge una percezione molto
netta, ma non ancora drammatica, delle difficoltà congiunturali: il 51,8% dei
piccoli imprenditori è convinto che nei prossimi mesi la situazione economica
italiana peggiorerà. Tra i problemi più gravi denunciati dagli imprenditori, i
ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Infatti le
piccole imprese devono aspettare, in media, tre mesi e mezzo per essere pagati.
Tuttavia soltanto un terzo degli imprenditori intervistati (34,1%) ritiene che
peggiorerà la situazione economica della propria azienda, mentre il 44,3% del
campione pensa che resterà invariata. Scende invece al 40,5% la percentuale
d´imprenditori preoccupati per la tenuta dei livelli occupazionali della
propria azienda. «In questo contesto - ha commentato il presidente di
Confartigianato Piemonte, Mario Giuliano - non sono più rinviabili interventi
di sostegno all´economia reale a partire dal credito partendo dal rafforzamento
del sistema dei Consorzi Fidi della piccola e media impresa. Ma per affrontare
una fase recessiva come quella che stiamo attraversando è anche molto
importante il clima psicologico in cui devono avvenire questi interventi. Ci
sono troppe cassandre in giro che alimentano paure rivelatesi storicamente solo
capaci di bloccare la propensione ai consumi ed agli investimenti». (e. v.)
( da "Tirreno, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
La Finanza a
Tassignano Usura, carte sequestrate a bancari TASSIGNANO. Sono state venti le
perquisizioni in banche e abitazioni di dirigenti, funzionari, capi area dei
cinque istituti di credito visitati dalla polizia tributaria della Finanza di
Udine. Il reato ipotizzato per i tre bancari indagati è concorso aggravato in
usura. Le Fiamme Gialle si sono presentate anche a Tassignano. Tra le carte
prelevate ai funzionari non iscritti sul registro degli indagati note interne e
pareri sui fidi all'imprenditore vittima degli usurai. Gli
strozzini sono usciti dal processo patteggiando. Parte offesa è Giuseppe Paoli,
50enne, di Segromigno in Piano, da un anno domiciliato a Udine. Per la Finanza
i bancari sapevano che era in mano agli strozzini, ma anziché segnalarlo alle
forze dell'ordine avevano continuato a concedergli soldi spingendolo a uno
stato di insolvenza: l'epilogo fu il fallimento dell'attività e la messa
all'asta di case e terreni.
( da "Tirreno, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 1 -
Montecatini Usura, sequestrate carte in casa di bancari Una ventina le
perquisizioni, tre indagati per concorso aggravato MONTECATINI. Sono state
venti le perquisizioni in banche e abitazioni di dirigenti, funzionari, capi
area dei cinque istituti di credito visitati martedì mattina dalla polizia
tributaria della Guardia di Finanza di Udine. Il reato ipotizzato per i tre
bancari indagati è quello di concorso aggravato in usura. Le Fiamme Gialle si
sono presentate nelle case dei dirigenti tra Montecatini, Pistoia, Tassignano,
Livorno, Firenze e Arezzo. Una corposa documentazione è stata acquisita dagli
investigatori coordinati dal sostituto procuratore friulano Lorenzo Del
Giudice. Tra le carte prelevate negli uffici e nelle dimore anche dei
funzionari non iscritti sul registro degli indagati i finanzieri hanno trovato
note interne, appunti personali e pareri sui fidi concessi
all'imprenditore di Montecatini vittima degli usurai. Gli strozzini, di Udine,
sono già usciti dal processo con un patteggiamento. Ma da quel procedimento gli
inquirenti hanno aperto il filone delle presunte responsabilità bancarie che ha
portato alle perquisizioni dell'altro giorno. Secondo l'accusa non si
sarebbe trattato di un comportamento censurabile del singolo dipendente.
L'ipotesi inquadra il contesto nell'ambito di un sistema che toccava tutta la
filiera del credito. Dal direttore della filiale fino al capo area che dava il
via libera al finanziamento. Parte offesa è Giuseppe Paoli, 50enne, originario
di Segromigno in Piano, a lungo residente a Montecatini e da circa un anno
domiciliato a Udine. Per la Guardia di Finanza i bancari sapevano che il loro
cliente era in mano agli strozzini, ma anziché segnalare la situazione alle
forze dell'ordine ne avevano compromesso il già pesante stato di dissesto
finanziario continuando a concedergli soldi spingendolo a uno stato di
insolvenza senza ritorno il cui epilogo fu il fallimento dell'attività e la
conseguente messa all'asta di immobili e terreni edificabili a Montecatini.
Quello che gli inquirenti vogliono appurare è l'eventuale collegamento tra i
bancari e chi prestava i soldi a usura all'imprenditore ormai prossimo al
fallimento. I dirigenti sapevano delle gravissime difficoltà del Paoli e dei
suoi rapporti con gli strozzini e nonostante ciò non ebbero remore a
finanziarlo. P.B.
( da "Tribuna di Treviso, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
«Veneto Sviluppo,
andate a casa!» Violento attacco del centrosinistra alla Finanziaria regionale
e alle grandi banche: «Avvoltoi!». Accuse di ritardo alla giunta Franco Frigo:
«Save ha perso il 70 per cento del valore, il presidente Marchi restituisca il
premio che si è dato» VENEZIA. Attorno al capezzale dell'economia veneta si
aggirano fior di medici indaffarati in un consulto che non accenna a quagliare:
quando scenderemo dalla diagnosi alla cura? Se lo stanno chiedendo i partiti
del centrosinistra che ieri avrebbero voluto incentrare la seduta del Consiglio
regionale su questo argomento. Impossibile: bisognava rispettare l'ordine dei
lavori, lasciati a metà sullo smembramento dell'Usl 14 (ma anche questo
argomento ha subìto un rinvio a lunedì 24 novembre). Così la ricetta anticrisi
è stata proposta in una conferenza stampa, piena di gente ma con poche
certezze. Questo non significa che manchino del tutto. Una, per esempio, è
condivisa dall'intero schieramento. Riguarda Veneto Sviluppo e, viste le ultime
performances della Finanziaria regionale, non sembra per niente infondata:
«Veneto Sviluppo va cancellata. Devono andare tutti a casa - grido lanciato
Pietrangelo Pettenò, Rc, ma nessuno ha fatto obiezioni; al contrario -. Questa
società che gioca a monopoli con le fiere e le multiutilities, che ha un
presidente che promette 500 milioni di pronto intervento per le imprese e un
direttore generale che viene in commissione a chiedere a noi dove sono questi
500 milioni. Se una società deve essere governata in questo modo è meglio
perderla. Affidare denaro a loro è come buttarlo». Affidare denaro alla
Finanziaria Veneto Sviluppo non era detto per caso. Gianni Gallo, capogruppo
del Pd, aveva appena finito di presentare per la coalizione un programma di
interventi (aiutare l'impresa, tutelare il lavoro, sostenere i redditi e le
famiglie) da concretizzare con un disegno di legge della giunta regionale, che
andrebbe approvato a tamburo battente. Ma come gestirli? Il braccio armato del
governo Galan resta la Finanziara regionale Veneto Sviluppo. Peccato, è stato
osservato, che il 49% della società appartenga alle banche, cioè agli operatori
più contestati del momento. Sono gli istituti bancari che
stanno chiedendo il rientro dagli extrafidi o addirittura revocano il credito già accordato.
Bisogna finanziare gli aguzzini? «Le grandi banche sono avvoltoio che si cibano
di quello che distruggono - è partito in quarta, lapidario, Carlo Covi -. Io
faccio un appello contro i grossi istituti di credito, a favore delle banche di
credito cooperativo». Appello a che pro? «Per togliere le esattorie alla
gestione di questi gruppi e affidarle alle banche minori», ha esemplificato
senza farsi pregare il Covi. Ancora più preciso, da chirurgico senza anestesia,
Franco Frigo: «Non è solo Veneto Sviluppo e la sua gestione che vanno messi in
contestazione. La Save di Enrico Marchi, sempre sostenuto dal presidente Galan,
ha perso il 70% del suo valore. Un crollo da 200 milioni a 50, questo vale
oggi. E Marchi si è dato il premio di produttività: lo restituisca!». Obiezione,
vostro onore: qui è un crollo generale, è il mercato globale responsabile della
situazione. Non possiamo infierire sui singoli. «Ah, sì, adesso è colpa del
mercato? - rilancia un Frigo scatenato -. Allora anche il premio era merito del
mercato. Come mai se l'è attribuito il presidente della Save? Qui la crisi è
drammatica, altro che balle: vi siete accorti che sulla tangenziale di Mestre
non si incontrano più code, il traffico è diminuito dell'8%». «C'è una grave
irresponsabilità nelle dichiarazioni che ho sentito poco fa di Marino Finozzi -
dice Andrea Causin - secondo il quale 5 mesi fa c'era la crisi e ci sarà anche
tra 5 mesi. La situazione non è uguale ma in peggioramento costante. Piemonte,
Lombardia e Friuli hanno già fatto sedute straordinarie dei loro consigli. Il
Friuli ha stanziato 15 milioni di controgaranzie per 87.000 aziende, il Veneto
che ne ha 500.000 si prepara ad aiutarle con un piano d'intervento annunciato
dall'assessore Vendemiano Sartor che stanzia la bellezza di 3,6 milioni di
euro. Fate voi». (Renzo Mazzaro)
( da "Tirreno, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 11 - Cecina
Le banche hanno chiuso i rubinetti «Questa crisi è come uno tsunami» Il credito
condiziona aziende già segnate dallo stop delle commesse Lucchini. «Possiamo
solo sperare che passi» PIOMBINO. La crisi morde in modo diverso a seconda del
settore. A raccontarla sono imprenditori in prima linea, tutti in cerca di
risposte alle difficoltà piovute all'improvviso sulle loro aziende. Commesse
che non arrivano, clienti che spariscono, banche che chiudono i rubinetti: sono
questi gli elementi di uno scenario a tinte fosche e dalla prospettiva
imprevedibile. Voci dal territorio che testimoniano un disagio comune a tutti.
«La crisi sta arrivando come uno tsunami - dice Clito Giuggioli, titolare
dell'omonima azienda piombinese di lavorazioni alle macchine utensili, 6
addetti - Da 15 giorni non abbiamo un chiodo da battere: per il 60% il nostro
lavoro dipende dalle commesse della Lucchini. A salvarci per adesso sono i
lavori che arrivano da fuori Toscana. La speranza è che siano confermati gli
impegni di pagamento per i lavori già consegnati. Ma se tra qualche mese il
lavoro non riparte ci troveremo in seria difficoltà e per la nostra categoria
non ci sono ammortizzatori sociali. Ho dei colleghi a cui le banche hanno già
chiesto di rientrare delle esposizioni concesse». E il credito è un fattore che
può condizionare le possibilità di un'azienda. «è prassi
che a fine mese si possa ricorrere per alcuni giorni al fido bancario - spiega Luca Carlo, titolare
di "Luca C", azienda sanvincenzina specializzata in allestimento
furgoni, 18 addetti - E' sufficiente il ritardo nella consegna di un lavoro per
far saltare di qualche giorno una fattura. Le aperture di credito da un po' di
tempo si sono molto ristrette». E l'impronta finanziaria, nel bene e nel
male, in questa crisi è determinante, sostiene Riccardo Incerti, titolare
dell'azienda venturinese di conglomerati in cemento I
( da "Gazzettino, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Venezia
Si fondono i sei consorzi Fidi della Cna veneta ... VeneziaSi fondono i sei
consorzi Fidi della Cna veneta e nasce Sviluppo Artigiano. Il disco verde
all'operazione è stato deciso nei giorni scorsi dai vertici della categoria.
Ora si attende il via libera della Banca d'Italia. «La molla che ha fatto scattare la
decisione di unire le nostre forze - ha detto Fiorentino Da Rold, presidente
del nuovo Confidi - è stata l'introduzione di Basilea 2 , la normativa che ha
imposto a tutto il sistema bancario regole molto più
stringenti nel rapporto tra capitale ed affidamenti».Ma quello che sta
succedendo nel panorama finanziario internazionale ha accelerato il processo.
«Oggi per poter aiutare le piccole imprese di fronte alla stretta creditizia
che gli istituti bancari stanno attuando - avverte Da Rold - occorre avere
spalle forti, massa critica adeguata, capacità gestionale ben più evoluta del
passato».Dunque gli artigiani si adeguano ai tempi di crisi mettendo assieme i
sei Confidi promossi dalla Cna nelle province che uniranno i loro capitali in
modo da dare una risposta più forte alle esigenze delle piccole imprese.Dopo la
fusione, Sviluppo Artigiano diventerà un Consorzio Fidi con numeri robusti.
Associa 19.300 imprese artigiane e piccole industrie. Avrà un patrimonio di
circa 30 milioni di euro e dall'inizio dell'anno al 30 settembre ha deliberato
finanziamenti per circa 109 milioni di euro.Si chiude così un processo di
ridefinizione degli strumenti di sostegno agli investimenti delle imprese
iniziato ancora nel novembre del 2004 che ha coinvolto Artigianfidi di Verona,
la Cooperativa artigiana di garanzia di Verona Santa Chiara, la Cooperativa
artigiana di garanzia bellunese Appia, Artigianfidi Serenissima società
cooperativa di garanzia Venezia, la Cooperativa artigiana di garanzia di
Rovigo, Antenore società di garanzia e consulenza finanziaria per l'artigianato
e PMI di Padova.
( da "Sestopotere.com" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Dal
Comune di Cesena fondo di 163mila euro per le cooperative e i consorzi fidi di
garanzia (21/11/2008 15:59) | (Sesto Potere) - Cesena - 21 novembre 2008
–Ammonta a 163mila euro la somma stanziata nel 2008 per il fondo istituito dal
Comune che dovrà servire per abbattere gli interessi sui prestiti bancari
richiesti dalle imprese cesenati per finanziare i loro investimenti. “Si tratta di uno strumento –
sottolinea l?assessore allo Sviluppo Economico Leonardo Belli – che mira a
fornire una risposta concreta alle esigenze del nostro tessuto produttivo,
contribuendo ad abbattere il costo del danaro. E abbiamo constatato che la
formula funziona: dal 2002 al 2006 sono state 615 le imprese che ne hanno
beneficiato, di cui 118 solo nell?ultimo anno”. “Proprio per questo – aggiunge
il sindaco Giordano Conti – nel bilancio preventivo 2009 abbiamo stabilito di
aumentare di 20mila euro la copertura di questo fondo, che così, il prossimo
anno, sarà di 183mila euro”. Come negli anni scorsi, il contributo passerà
attraverso le cooperative di garanzia e i consorzi fidi per il credito
all?artigianato, industria, commercio e agricoltura, che a loro volta
provvederanno a erogarlo alle aziende loro associate, purché esse abbiano sede
nel territorio di Cesena. E? questa una condizione fondamentale per ottenere il
contributo: l?intento dell?Amministrazione è infatti quella di sostenere le
attività produttive della nostra realtà. Così, per accedere al fondo le
cooperative e i consorzi di garanzia fidi devono avere fra i loro soci una
quota minima di imprese cesenati. Il numero è diverso a seconda dei settori di
attività: per commercio e artigianato devono essere almeno 100 le imprese
associate operanti nel territorio comunale, per l?agricoltura 20, per
l?industria 10. Per quanto riguarda la suddivisione del fondo, 18mila euro sono
destinati ai soggetti operanti in agricoltura, mentre i restanti 145mila euro
saranno ripartiti fra le cooperative e i consorzi operanti nei settori del
commercio, dell?industria e dell?artigianato, in proporzione diretta
dell?ammontare delle garanzie concesse nel corso dell?anno
( da "Tirreno, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 8 - Montecatini
Nessuno investe più nel commercio Comfidi: «Tante richieste, ma solo per
ripianamenti finanziari» «Non ci lamentiamo della correttezza delle banche, ma
ci preoccupa la lentezza delle risposte del credito» FRANCESCO ALBONETTI
PISTOIA. Fiducia delle banche diminuita e, soprattutto, gran ricorso ai
consorzi fidi. Dagli artigiani ai commercianti, la sostanza non cambia. Il
comparto commercio e turismo, che ingloba diverse tipologie di imprese nella
nostra provincia, soffre non solo della crisi dei consumi, che negli ultimi due
anni si è tradotta in chiusure e fallimenti, ma anche le maggiori difficoltà di
ottenere credito. E allora funziona il mutuo soccorso, cioé quel meccanisimo di solidarietà fra i soci che è alla base dei
consorzi fidi. Nell puntata pubblicata ieri c'eravamo occupati degli artigiani,
oggi tocca ai commercianti. A Pistoia i consorzi fidi di riferimento per il
mondo del commercio, sono l'Ascom Confommercio e la Comfidi Toscana della
Confesercenti. Quest'ultimo, come tiene a precisare il capoarea pistoiese
Claudio Bellari, è il secondo consorzio più importante d'Italia dopo
Eurofidi. «La tendenza che notiamo in questi ultimi mesi è esattamente quella
descritta dalle associazioni artigiane - dice Bellari - C'è un lieve aumento di
richiesta a Comfidi, ma soprattutto sono cambiate le richieste: rispetto agli
anni passati, quelle finalizzate ad investimenti per la nascita di nuove
imprese, per ingrandirle o migliorarle, oppure per acquistare beni strumentali,
sono in numero nettamente inferiore. Crescono invece di molto le richieste di
fidi per consolidamenti, ripianamenti e ristrutturazioni finanziarie». Bellari
non ritiene che le banche, nonostante le difficoltà dovute alla crisi
finanziaria, si stiano comportando particolarmente male col mondo del
commercio. «Devo dire che c'è una certa correttezza - continua Bellari - Semmai
quello che si riscontra è una lentezza di risposta: difficilmente si riesce a
restare nei tempi pattuiti a suo tempo con gli istituti di credito. Questo più
che dalla crisi, penso derivi da quel fenomeno di inglobamenti e accorpamenti
che sta investendo il mondo bancario, per cui basta un
funzionario che viene trasferito perché si creino impacci e lentezze
nell'erogare crediti». Rivolgersi ai consorzi è conveniente anche per le
banche, che non si assumono alcun rischio in quanto è il consorzio a garantire
tutte le restituzioni del credito. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare,
nel commercio non sono le piccolissime aziende a gestione familiare a risentire
maggiormente della crisi, ma quelle più grandi: «I microesercizi assorbono i
momenti difficili con l'aiuto della famiglia, mentre aziende più grandi, che
hanno diversi dipendenti, si trovano a dover far fronte ai pagamenti degli
stipendi, spesso non ce la fanno e ricorrono al credito».
( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del
22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
PESARO pag. 8 La
sferzata alle banche «Non fanno più credito» Pedinotti: «Accesso ridotto e tassi
più onerosi» «LEGGIAMO sulla stampa che, secondo il presidente nazionale
dell?Abi (Associazione bancaria italiana), le banche non effettuano nessuna
restrizione di credito e che, cioè, continuano ad erogare finanziamenti a
imprese e famiglie. Noi imprenditori abbiamo il dovere di essere ottimisti ma
francamente queste dichiarazioni non corrispondono minimamente a ciò che
succede quotidianamente ? afferma il presidente provinciale della Confcommercio
Giancarlo Pedinotti ? . La realtà, triste e incomprensibile, è che le banche
non fanno più credito alle imprese cessando di svolgere la funzione
indispensabile di sostegno delle aziende in questa difficile fase
congiunturale». E Pedinotti aggiunge: «Non è giusto né accettabile il
comportamento delle banche che rischiano di affossare l?economia reale non
aiutando le imprese e in modo particolare quelle più piccole. Ed anche il
Governo dovrebbe andare al di là delle dichiarazioni ottimistiche e fare
qualcosa di concreto per aiutare famiglie e imprese». IL
( da "Eco di Bergamo, L'" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
L'ente camerale dà
il via libera al fondo credito Ok del consiglio alla disponibilità di 6,5
milioni Approvato all'unanimità anche il bilancio 2009 Credito ancora
protagonista al consiglio camerale riunito ieri pomeriggio alla Borsa Merci. A
un mese dalla seduta di ottobre in cui era stata lanciata l'idea, è stata
approvata infatti la delibera, già varata dalla giunta, che accantona i 5
milioni del fondo «fiducia», che saranno utilizzati per incrementare le
fidejussioni concesse dai consorzi di garanzia sui prestiti bancari, in
particolare per le piccole e medie imprese. L'impegno complessivo sale a 6,5 milioni
con il milione e mezzo messo a bilancio preventivo già fra gli interventi
economici del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore sezione:
IN PRIMO PIANO data: 2008-11-22 - pag: 2 autore: Gli interventi locali. Già
attivati almeno 10 miliardi di euro Regioni in pista tra Confidi e fondi Ue
Roberto Turno Ossigeno ai Confidi e nascita dei Consorzi di garanzia. Accesso
ai fondi Ue e ai finanziamenti Bei. Patti locali, rimborsi rapidi ai fornitori,
promesse di tagliare i costi burocratici, infrastrutture, innovazione, servizi,
commercio. E accordi con banche e Fondazioni, Camere di commercio. Front office
della crisi che attanaglia l'economia, tra garanzie sui prestiti, finanziamenti
agevolati, strumenti innovativi non solo finanziari, le Regioni stanno cercando
di dare una risposta agli sos che arrivano dal sistema produttivo, anzitutto
dalle Pmi. La crisi ha sul territorio i suoi primi e pesanti riflessi. I
governatori, con misure operative o sul punto di esserlo, hanno messo in campo
un ventaglio di interventi che stimolerà l'economia per almeno una decina di
miliardi di euro. Ma sono interventi in ordine sparso e coinvolgono tutte le
Regioni tranne l'Abruzzo paralizzato per lo tsunami che ha travolto la giunta
di Ottaviano Del Turco. Ma per uscire dalla crisi, come hanno detto i
governatori a Berlusconi, serve «fare sistema ». E oltre alla partita del Fas,
dalle Regioni sono arrivate al Governo altre proposte. Come il rifinanziamento
del Fondo centrale di garanzia per le Pmi, la negoziazione di deroghe Ue su
aiuti di Stato e patto di stabilità interno, l'attivazione di un Fondo di
salvataggio e ristrutturazione delle imprese in crisi, l'utilizzo e la
valorizzazione della Cassa depositi e prestiti, le condizioni di maggior favore
per l'accesso al credito. Una sfida che ora va al tavolo col Governo. In
Lombardia è stato previsto un pacchetto di garanzie per il credito che
mobiliterà 3 miliardi e altri finanziamenti per 1 miliardo tra Fondo di
rotazione, Fondo «made in Lombardy » e Fondo agevolazioni artigianato, misure
su innovazione ( 40 mln), internazionalizzazione (6 mln), servizi e commercio (
33,5 mln che ne mobiliteranno 95). In Emilia Romagna, dopo i 100 mln di
contributi immessi nel 2008, si aggiungeranno 50 mln per sostenere gli
investimenti e l'export,mentre nuove soluzioni si attendono dal tavolo con Abi,
Consorzi fidi, associazioni imprenditoriali. Il Veneto ha
puntato 5 mln tra Consorzi fidi per Pmi e commercio e ha aumentato le garanzie
dei Confidi artigiani. Dal Comitato anti-crisi del Piemonte è arrivata
l'iniezione ai 21 Consorzi di garanzia fidi (20 mln di risorse fresche e 49 mln
per rafforzarne il patrimonio), l'impiego delle risorse Bei e del Fondo
europeo «Jeremie». E se la Liguria ha affidato all'assestamento di bilancio di
3 mln per potenziare il Confidi regionale, il Friuli ha costituito un Fondo di
co-garanzia per tutte le Pmi con dotazione iniziale di 10 e ha costituito un
Fondo (15 mln) per ricapitalizzare le Pmi con la holding «Friulia spa». Trento,
con la«Cassa del Trentino » (+5 mln di capitale) stimolerà col Mediocredito
interventi per 50 mln. Obiettivi nel mirino anche al Centro e Sud Italia. La
Toscana accelera la disponibilità di fondi Ue per attivare 4 mld di
investimenti, tratta con Fondazioni bancarie e banche per l'accesso al credito,
è pronta a stanziare 48 mln per nuovi Fondi di garanzia capaci di aprire canali
per 500 mln. L'Umbria ha costituito unFondo di garanzia per consolidare le
passività a breve delle Pmi con plafond di intervento delle banche di 100-150
mln. Nelle Marche è stato costituito un Fondo di garanzia (10 mln) con sistema bancario e Camere di commercio, il Molise muove tra Fondo di
garanzia (20 mln) per Pmi e semplificazioni. Ed ecco il Lazio, tra
patrimonializzazione dei Confidi (30 mln), consolidamento a breve delle
passività (180 mln in 3 anni), sostegno agli investimenti Pmi col Fondo
rotativo e alla capitalizzazione. Infine il Sud: la Basilicata sta per
modificare il Fondo di garanzia e punta su un documento di policy industriale;
la Campania va dall'istituzione del Confidi al Fondo di garanzia gestito da
Artigiancassa Bnl; la Calabria punta a un Fondo di rotazione per l'accesso al
credito a tutte le Pmi, la Puglia crea il Fondo di garanzia regionale (50 mln),
la Sardegna punta a una manovra per sostenere la liquidità delle imprese e
aumentare gli investimenti infrastrutture. Infine la Sicilia, che vuole varare
un credito d'imposta per nuovi investimenti e la crescita delle imprese:
serviranno 120 mln l'anno dal 2009 al 2013. Crisi permettendo. SUL TERRITORIO
In Lombardia pacchetto di garanzie da 3 miliardi, la Toscana tratta con le
Fondazioni, in Sicilia credito d'imposta per investimenti
( da "Centro, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il direttore
Lucente: «Pubblicità ingannevoli, nessuno fa prestiti a tasso zero» «Artigiani,
attenzione ai soldi facili» PESCARA. L'appello di Casartigiani è lo specchio
dei tempi: «Non bisogna fare ulteriori debiti per almeno 4, 5 mesi. Meglio
ottimizzare i costi, eliminando quelli che non sono strettamente necessari».
Dino Lucente, direttore di Casartigiani Abruzzo, interviene con vigore in
difesa di un'intera categoria, quella degli artigiani appunto, che rischia di
pagare a caro prezzo la crisi finanziaria. «E' un natale nuvoloso, quello che
sta per arrivare, e bisogna prenderne atto», aggiunge. «In molti, a causa della
crisi e delle restrizioni del credito all'interno dei circuiti bancari, non
riusciranno a far fronte agli imminenti impegni fiscali: gli acconti Irpef,
Ires, Irap, Inps e Ici. Non posso che mostrarmi fortemente allarmato davanti
alle offerte di soldi facili, magari a tasso zero, pubblicizzati dappertutto.
Bisogna diffidare. A tasso zero non c'è nulla. Occhio alle sorprese». Lucente
guarda con preoccupazione alla fine dell'anno. «Le aziende dovranno far fronte
anche ai pagamenti di stipendi, tredicesime, Iva e Inps. Per molti sarà una
mazzata. E' inaudito che le banche, di colpo, chiudano i fidi.
Il loro atteggiamento rischia di spingere gli artigiani verso sistemi di
finanziamento che si riveleranno stritolanti. Casartigiani, dopo lo sforzo con
le banche che sta profondendo la Camera di Commercio di Pescara, proverà a
intervenire anche a livello nazionale, ma soprattutto con i Confidi locali come
la Valle Tavo e Fino e la Cooperativa Artigiana di Garanzia affinché gli
istituti di credito recedano dai loro intenti di ridurre affidamenti bancari e
linee di credito dall'oggi al domani». (m.c.)
( da "Corriere Adriatico" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il presidente di
Confcommercio Pedinotti e il segretario Varotti ritengono che la situazione
èinsostenibile "Le banche non fanno più credito alle imprese" PESARO
- Giancarlo Pedinotti, presidente provinciale di Confcommercio, accusa le
banche: "Leggiamo che, secondo il Presidente dell'ABI (Associazione
Bancaria Italiana), le Banche non effettuano nessuna restrizione di credito e
cioè continuano ad erogare finanziamenti a imprese e famiglie. Noi imprenditori
abbiamo il dovere di essere ottimisti ma francamente queste dichiarazioni non
corrispondono minimamente a ciò che succede quotidianamente. La realtà, triste
e incomprensibile, è che le banche non fanno più credito alle imprese cessando
di svolgere la funzione indispensabile di sostegno delle aziende in questa
difficile fase congiunturale". Pedinotti è chiaro e aggiunge: "Non è
giusto né accettabile il comportamento delle banche che rischiano di affossare
l'economia reale non aiutando le imprese e in modo particolare quelle più
piccole. Ed anche il Governo dovrebbe andare al di là delle dichiarazioni
ottimistiche e fare qualcosa di concreto per aiutare famiglie e imprese".
Il direttore provinciale della Confcommercio, Amerigo Varotti, insiste
sull'argomento: "A fronte delle tante dichiarazioni di "buona
volontà" delle banche, di tanti spot pubblicitari e delle buone intenzioni
propagandistiche, la realtà è che tutti i giorni decine di imprenditori si
rivolgono ai nostri uffici per segnalare comportamenti inverosimili degli
Istituti di Credito: finanziamenti negati o erogati con il contagocce (anche ad
aziende sane con i bilanci in ordine), richieste di rientro
dai fidi o dai prestiti, diminuzione drastica dei castelletti per il
portafoglio, aumento degli spread e quindi dei tassi, revoche dei fidi già
concessi, richieste di maggiori garanzie. Ed anche alla nostra Cooperativa di
garanzia fidi Fidicom, proprio in queste ultime ore, sono arrivate le nuove
condizioni che traducono tassi d'interesse sempre più onerosi. Senza
contare che i tempi per le richieste di nuovi affidamenti si stanno allungando.
E' una situazione insostenibile".
( da "Gazzettino, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il gruppo vara la
riorganizzazione in tre società bancarie per Nord, Centro Sud e Sicilia, e
punta decisa sull?economia reale Unicredit, un miliardo per le Pmi del Nordest
Il responsabile retail Piccini: «Affiancheremo le imprese in questa crisi,
presto nuove iniziative anche per export e famiglie» BolognaNOSTRO
INVIATOCinque miliardi per le piccole e medie imprese italiane, uno da
destinare a quelle del Nordest, lo sportello internet per l'export nei Paesi
dell'Est e in Turchia dove il gruppo è ben presente, un intervento su misura
per le famiglie.Unicredit si divide in tre per il rilancio dopo l'ottobre rosso
che ha penalizzato il titolo e infilato il gruppo guidato da Alessandro Profumo
in un vortice di voci e spifferi che solo l'aumento di capitale da 3 miliardi
(unica banca italiana ad aver attuato una manovra di consolidamento così
concreta) varato la scorsa settimana ha fugato del tutto. Ora c'è da
riconquistare la fiducia della clientela. «Alla fine di settembre avevamo
conquistato 50mila nuovi clienti in tutt'Italia, oltre quattromila solo nel
Nordest, dopo il più 150mila del 2007 - spiega Gabriele Piccini, 52 anni,
responsabile della divisione retail del gruppo Unicredit (governa i 4.500
sportelli e gli oltre 40mila addetti che lavorano in prima linea) e
amministratore delegato di Unicredit Banca - e in ottobre non ne abbiamo persi
malgrado la campagna di stampa negativa che abbiamo subito: ci siamo sentiti
trincea, abbiamo dovuto indossare l'elmetto. Siamo l'unico gruppo che ha varato
un aumento di capitale per irrobustire la sua posizione e ora ci avviamo a una
decisa operazione di rilancio per far capire alla clientela che siamo e
rimaremo sempre al loro fianco».Piccini è un milanese tosto che arriva dal
Credito Italiano (una delle banche fondanti Unicredit con Cariverona,
Cassamarca e Cassa Trieste più Rolo) e si è fatto le ossa in prima linea, alla
metà degli anni '
( da "Agi" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
CRISI ECONOMIA:
CONFIDI CL, STRETTA BANCHE CONSEGNA PMI A USURA (
( da "Nazione, La (Umbria)" del 23-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
CRONACA TERNI pag.
18 ? TERNI ? UN MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E? di... ? TERNI ? UN
MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E? di 350mila euro la somma che la
Camera di Commercio ha destinato alle imprese della provincia per facilitare
l?accesso al credito, attraverso il finanziamento degli organismi di garanzia
fidi operanti sul territorio. La decisione di aumentare il fondo di oltre il
40% rispetto all?anno scorso è stata presa dalla giunta camerale dopo aver
esaminato il particolare momento di difficoltà delle pmi nell?ambito della
crisi internazionale. LO STANZIAMENTO è finalizzato esclusivamente
all?incremento del fondo rischi dei consorzi e cooperative fidi, si stima che
faciliterà finanziamenti bancari per circa 7 milioni di euro. «Il fondo ?
spiega il presidente della Camera di Commercio, Mario Ruozi Beretta (nella
foto) ? rappresenta non solo un valore sostanziale ma anche un messaggio forte
di fiducia che le istituzioni lanciano alle imprese. CON QUESTO intervento la
Camera di Commercio si mette a disposizione dell?economia del territorio con
uno strumento concreto. Sostenere le imprese in questo momento significa
supportare l?occupazione e, di conseguenza, le famiglie».
( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 23-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Domenica 23 Novembre
2008 Chiudi PESARO «Leggiamo sulla stampa nazionale che, secondo il presidente
dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana), le banche non effettuano nessuna
restrizione di credito e che, cioè, continuano ad erogare finanziamenti a
imprese e famiglie. Noi imprenditori abbiamo il dovere di essere ottimisti ma francamente
queste dichiarazioni non corrispondono minimamente a ciò che succede
quotidianamente. La realtà, triste e incomprensibile, è che le banche non fanno
più credito alle imprese cessando di svolgere la funzione indispensabile di
sostegno delle aziende in questa difficile fase congiunturale». Lo sostiene il
presidente provinciale della Confcommercio, Giancarlo Pedinotti. Che aggiunge:
«Non è giusto né accettabile il comportamento delle banche che rischiano di
affossare l'economia reale non aiutando le imprese e in modo particolare quelle
più piccole. Ed anche il Governo dovrebbe andare al di là delle dichiarazioni
ottimistiche e fare qualcosa di concreto per aiutare famiglie e imprese». Il
direttore provinciale della Confcommercio, Amerigo Varotti, insiste
sull'argomento: «A fronte delle tante dichiarazioni di "buona
volontà" delle banche, di tanti spot pubblicitari e delle buone intenzioni
propagandistiche, la realtà è che tutti i giorni decine di imprenditori si
rivolgono ai nostri uffici per segnalare comportamenti inverosimili degli
istituti di credito: finanziamenti negati o erogati con il contagocce (anche ad
aziende sane con i bilanci in ordine), richieste di rientro
dai fidi o dai prestiti, diminuzione drastica dei castelletti per il
portafoglio, aumento degli spread e quindi dei tassi, revoche dei fidi già
concessi, richieste di maggiori garanzie etc. E anche alla nostra Cooperativa
di garanzia fidi Fidicom, proprio in queste ultime ore, sono arrivate le nuove
condizioni che traducono tassi d'interesse sempre più onerosi. Senza
contare che i tempi per le richieste di nuovi affidamenti si stanno allungando.
E' una situazione insostenibile. Le banche continuano a fare la raccolta di
denaro ma hanno ridotto drasticamente gli impieghi. Non è questo il
comportamento etico e sociale e di sostegno all'economia che ci si dovrebbe
attendere in questo momento. Ci aspettiamo un maggior senso di responsabilità,
un aiuto reale alla ripresa economica e non la semplice difesa dei propri
"fortini"». «Noi vogliamo reagire a questa situazione di crisi - dice
il presidente Pedinotti -. Le imprese vogliono scommettere ed investire sul
futuro ma vanno sostenute, non abbandonate! Se insieme alla diminuzione dei
consumi, alla diminuzione della produzione industriale, all'aumentato ricorso
agli ammortizzatori sociali dovesse perdurare questo comportamento degli
istituti di credito, non si capisce come si potrà superare la crisi che
attanaglia il nostro Paese». E Varotti insiste: «Le banche devono investire con
le imprese, sostenere il mercato. Facciamo appello al buon senso. La
Cooperativa di garanzia Fidicom è vicina alle imprese, può essere un buon aiuto
per la richiesta di affidamenti bancari».
( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-23 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE
TRACCE E I SOGGETTI ... La forza dei Confidi va in soccorso dell'economia reale
di Aldo Bonomi O scilla forte il pendole delle retoriche di fronte alla crisi.
Prima, solo alcuni mesi fa,non c'era giorno che qualcuno non ci ricordasse il
nostro inevitabile declino, incapaci come eravamo di sollevarci dal territorio
e volare verso le quotazioni in Borsa e di utilizzare al meglio, con il nostro familista
e obsoleto sistema produttivo, i prodotti del mercato globale. La musica è
cambiata. Non più declino e nuvole ma tutti giù per terra in un'esaltazione
acritica dell'economia reale del Belpaese. Come se dalla retorica suadente del
denaro che produce denaro si potesse passare a quella tranquillizzante della
merce che produce merce. Dimenticando il realistico schema marxiano
denaro-mercedenaro. Era sbagliato allora enfatizzare la nostra difficoltà nella
modernizzazione, come non ha senso oggi rinserrarsi nel cortile delle nostre
piccole e medie imprese e nei nostri localismi produttivi. Piaccia o non
piaccia ne usciremo solo tenendo assieme merce e denaro, banche e imprese. La
crisi produce una mobilitazione di tutte le risorse della comunità verso le intemperie
che vengono da fuori. Altro non abbiamo fatto schierando e mobilitando le
fondazioni bancarie a difesa delle nostre banche e delle loro
ricapitalizzazioni. Mettendo assieme risorse che affondano le loro radici nel
Medioevo come strumenti della comunità locale per difendersi dall'usura con gli
investimenti della banca libica che rimanda agli ipermoderni fondi sovrani.
Questo per reggere la crisi delle banche. Stiamo facendo lo stesso sul terreno
dell'economia reale con i Consorzi fidi. Strumenti antichi che stiamo
finanziando mettendoli in mezzo tra banche e piccole imprese per reggere l'urto
della crisi. Per ripristinare il gioco virtuoso della fiducia.I Consorzi fidi
sono organismi profondamente segnati da una logica mutualistica, di associazione
e di auto organizzazione dal basso del nostro capitalismo di territorio.
Nascono come forme di mutuo soccorso orientate a facilitare l'accesso al mondo
del credito di quel mondo proliferante dell'artigianato di prima generazione
che si condensa nell'immagine dell'impresa del sottoscala e del sommerso che
emerge alla ricerca di credito una volta esaurite le risorse e gli investimenti
famigliari composti da eredità e beni agricoli. In quel passaggio senza
frattura dalla cascina al capannone tipico dei nostri distretti, la cui mappa
Giorgio Fuà ricostruiva seguendo la mezzadria più che il latifondo.Per fortuna
sono cresciuti nell'accompagnare la crescita del capitalismo molecolare. Li
ritroviamo oggi per tenere botta alle notizie non brillanti delle borse di Tokio,
New York, Londra, Milano. Quelli degli artigiani aderenti a Fedart, che vede
assieme Confartigianato e Cna, sono 251 diffusi a macchia di leopardo su tutto
il territorio. Associano quasi 700mila imprese con un grado di penetrazione del
42% nel tessuto dell'artigianato. Sono forti nel Centronord dell'economia
diffusa (
( da "01net" del 24-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Stretta sul credito
per le Pmi, come combatterla Le soluzioni per uscire dalla crisi:
ricapitalizzazione, rinegoziazione del debito e valorizzazione degli
intangibles di Carlo Morichini, Fidindustria S.c.ar.l.p.a. 24 Novembre 2008
Costo del denaro, Basilea 2, scarsa liquidità e contenimento del credito stanno
mettendo a dura prova le imprese italiane, specie quelle di piccole e medie
dimensioni. Le soluzioni per uscire dalla crisi: ricapitalizzazione,
rinegoziazione del debito e valorizzazione degli intangibles A livello
microeconomico la crisi finanziaria in atto sta aggiungendo nuovi problemi a
quelli già esistenti nel sistema delle piccole e medie imprese italiane.
Scorriamo brevemente le principali criticità e le relative misure per
combatterle. Tassi di interesse... L?andamento dell?Euribor (1, 3 e 6 mesi) da
parecchio tempo ormai non si avvicina al tasso ufficiale di sconto, indicato
dalla Banca Centrale Europea, ma viceversa diverge in maniera sostanziale.
L?ultima forzata manovra al ribasso condotta da Trichet non ha azzerato il gap,
anche se l?indicatore del tasso variabile si sta lentamente muovendo verso il
basso. La causa principale va imputata alla scarsa liquidità presente sul
sistema interbancario e alla crescente diffidenza che gli istituti di credito
nutrono l?uno per l?altro in questo momento di incertezza finanziaria ed
economica. Nonostante le iniezioni di liquidità delle banche centrali, dunque,
l?Euribor non scende, o almeno non scende quanto dovrebbe, con uno scollamento
di quasi un punto rispetto al Tus, attestatosi dopo l?ultimo taglio, al 3,75%.
L?immediato riflesso è sul costo dei mutui a tasso variabile contratti dalle
imprese (e ovviamente anche dai privati). Il costo del denaro non scende,
complicando una situazione già particolarmente difficile a causa del calo degli
ordinativi in atto e dei pagamenti che si fanno sempre più difficoltosi (con
un?impennata degli insoluti bancari). In aggiunta a tutto ciò le direzioni
delle banche nella stragrande maggioranza dei casi stanno provvedendo a
rivisitare al rialzo spread e commissioni, per racimolare qualche risorsa in
più in vista di un aumento delle sofferenze legate alla crisi economica.
L?unica difesa in questo senso è rappresentata dal sistema dei Confidi, che
servono proprio a calmierare il costo del denaro e scambiano la loro garanzia
con condizioni più vantaggiose per i loro associati. … e credit crunch è
palpabile la stretta sul mercato del credito, non per tutte le imprese certo,
ma sicuramente per molte, più precisamente per quelle a basso rating, “bollate”
da Basilea 2 come clientela non più interessante, ma anzi penalizzante in chiave
prospettica a causa degli elevati accantonamenti a patrimonio di vigilanza per
chi concede loro affidamenti, ovvero le banche. Parlando di rating, il livello
di soglia sembra essersi attestato intorno al rating B, o 6 per gli istituti
che utilizzano sistemi di valutazione numerici anziché alfabetici. Al di sotto,
la capacità di ottenere o mantenere credito si riduce notevolmente, o
quantomeno il costo del denaro si impenna vertiginosamente. Scivolare fino ad
un rating CCC (o 7) non è poi così difficile: basta essere sottocapitalizzati,
caratterizzati da margini operativi non entusiasmanti, appartenere a un settore
considerato in crisi e essere contraddistinti da andamentali negativi. Riguardo
al primo punto, il sistema delle Pmi nostrane si contraddistingue notoriamente
per la scarsa capitalizzazione. Considerando che livelli discreti di
patrimonializzazione ai sensi di Basilea sono quelli espressi da bilanci in cui
il patrimonio netto rappresenti circa un quarto del totale passivo e l?azienda
esprima un leverage minore o uguale a quattro, possiamo facilmente immaginare
che l?esercito dei sottocapitalizzati conti molte reclute. Quanto alla
redditività, un margine operativo lordo consono deve corrispondere almeno al
10% del fatturato. Anche qui il campo si restringe, lasciando al di fuori degli
eletti un buon numero di soggetti, a maggior ragione in un momento di crisi
economica, che facendo mancare agli imprenditori un arco temporale accettabile
in termini di ordini e di produzione, li costringe a produrre a singhiozzo, con
diseconomie continue a livello industriale e conseguente riduzione degli utili.
Riguardo al settore di appartenenza, in questo momento credo sia più facile
definire quali settori non siano in crisi, rispetto a quelli toccati da contrazione
di fatturato. Facilissimo quindi essere identificati come un?impresa che opera
in un comparto a rischio. In ultimo gli andamentali. Centrale rischi
sconfinante e elevata percentuale di insoluti sono gli elementi maggiormente
destabilizzanti per un rating. In un momento come l?attuale, dove i cattivi
pagatori si moltiplicano e i tempi di pagamento si allungano arricchendosi di
una dose di aleatorietà non trascurabile, non è poi così difficile incappare
negli insoluti malgrado una sana gestione aziendale. Si aggiunga che gli enti
pubblici sono tra i peggiori pagatori e che in generale stanno allungando i
pagamenti, a discapito delle imprese che forniscono loro servizi e prodotti.
Aziende che talvolta si vedono rifiutare dalle banche le richieste di smobilizzo
dei crediti verso enti pubblici proprio a causa del comportamento inaffidabile
di questi ultimi. Gli sconfini in Centrale Rischi, soprattutto quelli sulle
linee a revoca (conto corrente) e sulle linee a
scadenza (medio termine, leasing e “denaro caldo”) sono la diretta conseguenza
dei mancati incassi e della conseguente crisi di liquidità per le imprese,
crisi acuita anche dal calo degli ordinativi in atto, che sta investendo tutti
i settori, anche se con intensità diverse. Inanellare in rapida serie tutte e
tre le negatività (sottocapitalizzazione, scarsa redditività operativa e
pessimi andamentali) non è poi così difficile. E altrettanto facile è finire
tra i “cattivi”, quelli da tripla C. L'intervento dei Confidi può in qualche
misura limitare la stretta (credit crunch), sostituendo con la propria garanzia
la debolezza delle imprese, ma anche l'intervento dei consorzi di garanzia ha
un limite rappresentato dalla loro capitalizzazione. Anch'essi non possono
crescere all'infinito, subissati come sono dalle richieste di intervento del
sistema bancario e delle imprese stesse. Negli ultimi anni l?attenzione delle
banche nei loro confronti è cresciuta a dismisura, fino a farli diventare
partner indispensabili per ogni operazione di credito a medio termine e spesso
anche a breve. Della loro valenza, soprattutto in periodi di congiuntura
negativa si sono accorte anche le regioni, che con vari programmi e in maniera
diversificata a seconda delle aree geografiche tentano di sostenerli e di
ricapitalizzarli. Viceversa le Camere di commercio, tradizionalmente sostegno
finanziario per i Confidi, in molte aree d?Italia si stanno disimpegnando,
proprio nel momento in cui il loro apporto sarebbe più necessario. In mancanza
di adeguate garanzie, le banche ultimamente, sui rating deboli, si muovono
rapidamente verso il contenimento del rischio e in caso di elevati ritorni di insoluti procedono a revocare le linee, con problemi enormi per le imprese. Rispetto a
qualche anno fa, gli istituti bancari si sono fatti più drastici. Niente più
tentativi di ricomporre, niente più piani di rientro, ma la revoca degli affidamenti, come già
detto, demandando agli uffici centrali che si occupano di contenzioso il
compito di recuperare tutto il possibile. Peccato che poi gli uffici
centrali si intasino fino a non riuscire più a smaltire il pregresso e il
quotidiano, con danni per la banca stessa. Ciò avviene soprattutto per le
grandi banche, dove procedure ferree hanno legato le mani agli uomini di
filiale, costringendoli a passare le pratiche in alto, anziché cercare un
ricomposizione del conflitto in loco. Passaggio a contenzioso, segnalazione a
sofferenza in Centrale Rischi… Nel giro di qualche mese l?impresa non trova più
nessun soggetto sul mercato disposto a concedere linee di credito e, a causa
della carenza di liquidità, con potendo contare su ingenti capitali propri,
chiude i battenti. E magari a monte di tutto si era semplicemente verificato un
forte ritorno di insoluti non imputabili alla cattiva gestione
dell?imprenditore. Qualche anno fa l?impresa sarebbe comunque rimasta in piedi,
avrebbe consolidato i crediti inesigibili a medio termine con un piano di
rientro, adesso non più. Quali contromisure? La più scontata è anche quella
maggiormente auspicabile e contemporaneamente di difficile attuazione:
ricapitalizzare al più presto l?azienda, in modo da ridurre la propria
dipendenza dal sistema bancario. Utili a riserva, nuovi apporti, prestiti
partecipativi, tutti fungono allo stesso scopo, rendere l?impresa più salda e
indipendente in momenti di congiuntura negativa e di crisi economica. è
sicuramente il miglior sistema per affrontare una crisi di liquidità dovuta a
scarsi ordinativi ed è il miglior strumento per elevare rapidamente il proprio
rating. Occorrono purtroppo dei capitali che non sempre si hanno a disposizione
o, che pur avendo a disposizione, non è possibile utilizzare perché investiti
in strumenti finanziari attualmente sotto pressione (azioni, fondi
d?investimento…), che genererebbero forti perdite in caso di uscita. Un?altra
possibilità (di riserva) è quella di rinegoziare il debito, magari con
l?ausilio di un Confidi, spalmandolo su un arco temporale il più lungo
possibile. Diluendo il debito si diluisce la rata, con beneficio in termini di
flussi di cassa, nella speranza che il domani sia migliore del quotidiano e che
la crisi finisca. Consolidare le passività significa anche trasferire il debito
da linee a revoca (che per definizione possono essere revocate in qualsiasi momento) in linee a medio termine, che
godono del beneficio del termine e dalle quali non può essere chiesto il
rientro (a patto ovviamente che le rate vengano onorate a scadenza) se non in
caso di manifesto stato di insolvenza del debitore. Il beneficio è palese:
minor aleatorietà delle linee, minor dipendenza dalle bizze di un direttore,
maggior stabilità finanziaria. In tali ipotesi va valutata anche l?opzione di
agganciare il finanziamento a un tasso fisso anziché variabile, in modo da
definire a priori, al centesimo, il costo della linea e l?incidenza in termini
di flusso negativo in ogni periodo da qui alla scadenza del prestito. Se
possibile andrebbe inserito anche un periodo di preammortamento durante il
quale il debitore debba far fronte ai soli interessi limitando il rimborso del
capitale a un certo numero di mesi dopo l?erogazione. Ciò allo scopo di diluire
l?impegno finanziario, trasferendone la parte più gravosa (il rimborso del
capitale) a un periodo futuro in cui si spera che gli effetti della crisi
economica si siano mitigati. In ultimo non guasterebbe agire sugli
“intangibles”, sui qualitativi che rientrano anch?essi nella definizione del
rating aziendale. I gestori bancari, sulla base di questionari qualitativi
intervengono nella valutazione complessiva dell?azienda. Comunicare loro in maniera
chiara i propri progetti per il futuro, le strategie, i mercati da aggredire o
i prodotti da lanciare sul mercato, magari con una relazione scritta e qualche
numero sugli effetti nel bilancio aziendale delle proprie idee, può aiutare a
risalire la china e fare la differenza tra vedersi negata una linea o accolti
tra coloro a cui il denaro viene ancora prestato con fiducia. (per maggiori
approfondimenti vedi Finanziamenti&Credito, Novecento media)
( da "Tirreno, Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi
Pagina 5 - Empoli
Incontri, film e dibattiti Venerdì Livi Bacci presenterà "Avanti giovani
alla riscossa" DOMANI. Ore 17 auditorium La Tinaia "Strumenti per
affrontare la crisi finanziaria delle imprese". Tavola
rotonda tra gli operatori economici del territorio, amministratori locali,
istituti bancari, consorzi di garanzia fidi, associazioni datoriali, Regione
Toscana. Conduce: Tiziano Cini (Agenzia per lo sviluppo). Partecipano
Confindustria, Cna, Artigiancredito toscano, Comfidi, Fidi Toscana, Cassa
Risparmio S. Miniato, Regione Toscana. Sarà presente il vicepresidente
della Regione Gelli. Ore 19 aperitivo. VENERDì. Ore 9,30 auditorium La Tinaia:
"Circondati da talenti" - Italiani patria di geni? Perché il nostro
sistema non scopre e valorizza i talenti". Incontro con i ragazzi delle V
classi superiori. Conduce professor Bellandi (Università di Pisa).
Intervengono: Luigi di Marco (Feder managment), Giovanni Moriani
(imprenditore), Serenella Mattera (scrittrice), Evelina Dario (costumista),
Stefano Porro (operaio), Luigi Cardini (presidente nazionale Frates). Ore 9,30
sala consiliare Comune di Fucecchio: "Circondati da talenti" Incontro
con i ragazzi delle V classi superiori. Conduce: professore S. George (Scienze
della comunicazione - Università di Pisa). Intervengono: Fulvio Gini
(Università di Pisa), Alessandra Lucci (imprenditrice), Fabio Bagnoli
(musicista), Chiara Pratelli (educatrice), Arianna Terreni (impiegata), Matteo
Cantù (ingegnere), Profeta Brandimarte (perito navale). Ore 10 saletta
auditorium La Tinaia: "La scuola può appassionare alla vita e al
futuro?". Laboratorio rivolto agli insegnanti. Conduce: Gabriele Cantù.
Ore 13 pranzo. Ore 14 saletta auditorium La Tinaia: "Universis, I giovani
incontrano le università". Ore 15 Saletta La Tinaia: "Io non ho
paura: giovani alla riscossa", conduce: Luca Rasori (Il Grandevetro).
Presentazione dei libri: "Avanti giovani, alla riscossa" di Massimo
Livi Bacci ed. Il Mulino. "Homo instabilis: Sociologia della precarietà"
con Sofia Capuano a cura di Mario Aldo Toscano ed. Il Grandevetro/ Jaca Book.
CINEMA E MOSTRE. Mostra "Il lavoro uccide" nel Comune di Fucecchio,
Informagioni & Servizio per l'impiego, Auditorium La Tinaia. "Fiori di
plastica" installazione artistiaca sul tema delle morti sul lavoro a cura
di Francesco Cinelli, al Parco Corsini (col contributo di Irplast). Cinema
Fondazione I Care: giovedì "Il grande capo"; sabato "Tutta la
vita davanti" di Virzì; domenica "Lavorare con lentezza".
SABATO. Ore 11: "Un manifesto per il lavoro" premiazione dei
vincitori del concorso riservato ai ragazzi delle scuole superiori di
Fucecchio. DOMENICA. Ore 18, La Tinaia: "La bocca del ragno", di
Firenza Guidi.