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DOSSIER “Credito Fidi Aziende ”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL 20-24 NOVEMBRE 2008#TOP



Report "Revoca fidi"

·                     Indice delle sezioni

·                     Indice degli articoli

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Indice delle sezioni

Revoca fidi (22)


Indice degli articoli

Sezione principale: Revoca fidi

"Date credito alle imprese" ( da "Stampa, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

I Confidi uniscono le forze ( da "Stampa, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

un artigiano su cinque denuncia "stretta sul credito dalle banche" ( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

usura, carte sequestrate a bancari ( da "Tirreno, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

usura, sequestrate carte in casa di bancari ( da "Tirreno, Il" del 20-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Veneto Sviluppo, andate a casa! ( da "Tribuna di Treviso, La" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

le banche hanno chiuso i rubinetti questa crisi è come uno tsunami ( da "Tirreno, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Venezia Si fondono i sei consorzi Fidi della Cna veneta ... ( da "Gazzettino, Il" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Dal Comune di Cesena fondo di 163mila euro per le cooperative e i consorzi fidi di garanzia ( da "Sestopotere.com" del 21-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

nessuno investe più nel commercio - francesco albonetti ( da "Tirreno, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

La sferzata alle banche <Non fanno più credito> ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

L'ente camerale dà il via libera al fondo credito ( da "Eco di Bergamo, L'" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Regioni in pista tra Confidi e fondi Ue ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

artigiani, attenzione ai soldi facili ( da "Centro, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

"Le banche non fanno più credito alle imprese" ( da "Corriere Adriatico" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Unicredit, un miliardo per le Pmi del Nordest ( da "Gazzettino, Il" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

CRISI ECONOMIA: CONFIDI CL, STRETTA BANCHE CONSEGNA PMI A USURA ( da "Agi" del 22-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

TERNI UN MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E' di... ( da "Nazione, La (Umbria)" del 23-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

PESARO Leggiamo sulla stampa nazionale che, secondo il presidente dell'Abi (Associazione... ( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 23-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

La forza dei Confidi va in soccorso dell'economia reale ( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

Stretta sul credito per le Pmi, come combatterla ( da "01net" del 24-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi

incontri, film e dibattiti ( da "Tirreno, Il" del 25-11-2008)
Argomenti: Revoca fidi


Articoli

"Date credito alle imprese" (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

CRISI ECONOMICA.APPELLO ALLE BANCHE E AL GOVERNO Intervista Mosé Fagiani "Date credito alle imprese" Tra le idee c'è anche il calo di percentuale di acconti da versare entro il 30 novembre "Quando ci sono i presupposti i soldi arrivano" CARLO BOLOGNA VERBANIA [FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA C'è l'idraulico che si vede negare il fido da 10 mila euro perché la sua azienda è «troppo giovane», anche se la società precedente era cliente della banca da dieci anni. E poi c'è la falegnameria attiva da 20 anni che concorda in estate la rinegoziazione del mutuo e ad ottobre si vede sfumare l'accordo sotto gli occhi. Non solo: la banca gli chiede anche di rientrare dal fido da 50 mila euro a 20 mila, come d'altronde sta succedendo ad altre piccole e medie imprese. La denuncia - ma anche le proposte per superare la crisi - arriva dalla Cna: «Siamo in una fase di forte crisi economica - spiega Elio Medina, direttore Cgs Cna - e le imprese segnalano difficoltà crescenti ad ottenere credito e a mantenere i fidi concordati con le banche. Di fatto rischiano di restare senza liquidità e morire». Da cui l'appello alle banche popolari: «Chiediamo a Intra e Novara di fare un passo avanti e dare un segnale al territorio sul quale si sono costruite - dice Medina -. BpN ha annunciato che si impegnerà a non diminuire la quantità di crediti alle imprese, ma vorremmo che anche la BpI battesse un colpo». Secondo Lino Lomazzi, presidente Cna Vco, è necessario che «gli istituti bancari lascino lavorare le aziende con la stessa fiducia di prima e non chiediano rientri dai fidi». Al momento una mano agli artigiani arriva dai confidi, come Cogart Cna: «Al terzo trimestre 2008 i finanziamenti erogati toccano quota 190 milioni di euro - spiega Omar Bargiga, responsabile Cogart Vco -. In pratica garantiamo per le imprese che chiedono fondi alle banche, perciò abbiamo chiesto alle istituzioni provvedimenti che rafforzino i confidi. La prima risposta positiva è arrivata: la Regione destinerà a tale scopo 70 milioni di euro». Alla Regione, inoltre, è stato chiesto di continuare a sostenere i finanziamenti agli investimenti. Per fermare la crisi, poi, Cna ha le idee chiare: «La prossima settimana a Roma si riunirà l'associazione nazionale degli artigiani e chiederemo al Governo provvedimenti urgenti - annuncia Medina -. In primis la riduzione della percentuale di acconti da versare entro il 30 novembre, poiché il 98% per le imprese è davvero troppo, poi la possibilità di rateizzare. Proporremo anche il pagamento dell'Iva non più anticipato ma all'incasso e un drastico intervento affinché, insieme alle Regioni, diminuiscano i tempi con cui gli enti pubblici pagano le imprese, che normalmente arrivano a sei mesi». Si chiede, insomma, di darsi una mossa per salvare l'economia delle piccole e medie imprese, che altrimenti potrebbero chiudere i battenti: «Nel Vco ci sono 4 mila aziende, nel Novarese 11 mila e quasi tutte sono in sofferenza. Siamo ottimisti, ma per superare le difficoltà di questo periodo servono interventi immediati: credito dalle banche e azioni dal Governo». E Lomazzi conclude: «Si può uscire dal circolo vizioso. Basta che le aziende tornino ad avere un po' di liquidità per operare e i consumi ripartiranno».Fagiani, lei è il direttore generale della Popolare di Intra. Gli artigiani lamentano «comportamenti anomali» da parte delle banche: riduzione e revoca dei fidi, negazione di finanziamenti. Accuse pesanti. «Guardi, anche quando incontro i rappresentanti degli enti locali ripeto questo concetto che è quello del gruppo Veneto Banca: oggi stiamo aprendo filiali ma vogliamo andare con i piedi di piombo. Perché vogliamo destinare la liquidità dove siamo banca del territorio, come il Vco. Quando ci sono i presupposti le operazioni vengono fatte». Però Cna denuncia una serie di casi concreti che rimandano agli istituti presenti su questo territorio. «La nostra politica non è quella di far mancare sostegno a chi ha futuro e progetti validi . Certo che se vediamo che il debito del cliente continua ad aumentare non gli forniamo anche la corda per impiccarsi». Nessun ostacolo al credito? «No, soltanto una valutazione molto attenta, tenuto conto del momento di crisi in cui viviamo». E la richiesta di rientri? Secondo Cna sono all'ordine del giorno. «No, assolutamente. Soltanto se ci sono dei presupposti validi. La banca non dice "non erogo più". Continua a farlo, quando ci sono i presupposti. Ad un idraulico sono stati rifiutati 10 mila euro perché l'azienda era troppo giovane, anche se cliente della banca da dieci anni. «Se l'idea imprenditoriale è buona mi rifiuto di pensare che una banca non dia 10, 20 o 50 mila euro. Certo che se li chiedesse qualcuno che in questo periodo vuole mettersi a vendere automobili...» Artigiani e piccole imprese possono rivolgersi ancora con fiducia alle banche? «Noi vogliamo sostenere soprattutto le medie e piccole imprese. Se ci sono difficoltà la mia porta è aperta.

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I Confidi uniscono le forze (sezione: Revoca fidi)

( da "Stampa, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

PROTOCOLLO D'INTESA. COMMERCIANTI, AGRICOLTORI E ALBERGATORI I Confidi uniscono le forze I Confidi valdostani che fanno capo al settore commercio, turismo e servizi (Cts), agli agricoltori e agli albergatori hanno cominciato un percorso che porterà alla fusione e alla creazione di un unico soggetto. I presidenti dei tre consorzi di garanzia fidi hanno siglato un protocollo d'intesa. Le sigle al documento sono state messe da Pierluigi Genta (Cts), Angelo Lanièce (Agricoltori) e Pericle Calgaro (Albergatori). E' il primo passo formale per arrivare a far nascere un nuovo soggetto che avrà un patrimonio di sedici milioni e mezzo di euro. I Confidi sono organismi senza fine di lucro che danno garanzie agli associati, in modo da rendere più semplice ed economico accedere a prestiti e finanziamenti. «Puntiamo - dice Genta - a creare un soggetto forte e robusto, soprattutto da un punto di vista della capitalizzazione». Dell'ipotesi di unificare i confidi valdostani si parlava da tempo. Oltre a quelli che fanno capo al turismo, commercio e servizi, agli agricoltori e agli albergatori, in Valle sono attivi anche Valdifi e il fondo di garanzia fidi degli industriali. «Abbiamo parlato anche con loro - dice ancora Genta - così come continueremo a confrontarci in futuro». Il nuovo soggetto che nascerà non raggiungerà comunque la soglia di 75 milioni di euro di attività finanziaria. Un limite che, secondo le più recenti normative, individua gli intermediari finanziari che diventano soggetti alla vigilanza della Banca d'Italia, così come accade agli istituti bancari. «Dopo la firma del protocollo d'intesa - dice Genta - abbiamo dato mandato a un professionista di lavorare alla questione da un punto di vista tecnico». I passi successivi saranno le convocazioni delle tre assemblee. «Vogliamo fare le cose per bene - dice ancora Genta - non abbiamo fretta». Una volta che sarà nato il nuovo soggetto, aggiunge il presidente del Confidi Cts, «potremo presentarci come un interlocutore solido, sia nel dialogo con le banche, sia con la Regione». Da tempo si parlava dell'ipotesi di fusione dei Confidi attivi in Valle d'Aosta. A maggio, era stato proprio Genta a riportare l'attenzione sulla questione, parlando durante l'assemblea del Confidi Cts. «Bisogna fare rete, mantenendo le diverse identità e garantendo pari dignità» aveva detto Genta. «Una cosa importante - dice ora - è che il governo dei confidi resti in mano all'impresa».

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un artigiano su cinque denuncia "stretta sul credito dalle banche" (sezione: Revoca fidi)

( da "Repubblica, La" del 20-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina IV - Torino Il presidente di Confartigianato Piemonte: "Non più rinviabili i sostegni, a cominciare dai fidi" Un artigiano su cinque denuncia "Stretta sul credito dalle banche" Il 21% degli imprenditori artigiani piemontesi ha percepito azioni restrittive da parte delle banche, soprattutto la richiesta di maggiori garanzie e l´incremento dello spread sui tassi d´interesse. Il 53% è preoccupato per l´accesso al credito, il 73% teme l´aumento dei tassi di interesse. Risulta da un sondaggio effettuato dall´Ufficio Studi di Confartigianato Piemonte su un campione d´imprenditori rappresentativo di tutti i settori produttivi. Il 58,5% delle imprese artigiane piemontesi ritiene molto utile l´intervento dello Stato per affrontare la crisi finanziaria, oltre il 58% vuole la diminuzione del carico fiscale. La provincia più pessimista è Torino (65%), seguita da Vercelli (60%), Biella (59%), Alessandria (57%), Asti (54%), Novara (46%), Verbania (43%) e Cuneo (40%). Oltre la metà del campione (56%) pensa di far fronte a possibili future esigenze di liquidità per la propria azienda tramite autofinanziamento e il 26% tramite credito bancario. Emerge una percezione molto netta, ma non ancora drammatica, delle difficoltà congiunturali: il 51,8% dei piccoli imprenditori è convinto che nei prossimi mesi la situazione economica italiana peggiorerà. Tra i problemi più gravi denunciati dagli imprenditori, i ritardi dei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Infatti le piccole imprese devono aspettare, in media, tre mesi e mezzo per essere pagati. Tuttavia soltanto un terzo degli imprenditori intervistati (34,1%) ritiene che peggiorerà la situazione economica della propria azienda, mentre il 44,3% del campione pensa che resterà invariata. Scende invece al 40,5% la percentuale d´imprenditori preoccupati per la tenuta dei livelli occupazionali della propria azienda. «In questo contesto - ha commentato il presidente di Confartigianato Piemonte, Mario Giuliano - non sono più rinviabili interventi di sostegno all´economia reale a partire dal credito partendo dal rafforzamento del sistema dei Consorzi Fidi della piccola e media impresa. Ma per affrontare una fase recessiva come quella che stiamo attraversando è anche molto importante il clima psicologico in cui devono avvenire questi interventi. Ci sono troppe cassandre in giro che alimentano paure rivelatesi storicamente solo capaci di bloccare la propensione ai consumi ed agli investimenti». (e. v.)

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usura, carte sequestrate a bancari (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

La Finanza a Tassignano Usura, carte sequestrate a bancari TASSIGNANO. Sono state venti le perquisizioni in banche e abitazioni di dirigenti, funzionari, capi area dei cinque istituti di credito visitati dalla polizia tributaria della Finanza di Udine. Il reato ipotizzato per i tre bancari indagati è concorso aggravato in usura. Le Fiamme Gialle si sono presentate anche a Tassignano. Tra le carte prelevate ai funzionari non iscritti sul registro degli indagati note interne e pareri sui fidi all'imprenditore vittima degli usurai. Gli strozzini sono usciti dal processo patteggiando. Parte offesa è Giuseppe Paoli, 50enne, di Segromigno in Piano, da un anno domiciliato a Udine. Per la Finanza i bancari sapevano che era in mano agli strozzini, ma anziché segnalarlo alle forze dell'ordine avevano continuato a concedergli soldi spingendolo a uno stato di insolvenza: l'epilogo fu il fallimento dell'attività e la messa all'asta di case e terreni.

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usura, sequestrate carte in casa di bancari (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 20-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 1 - Montecatini Usura, sequestrate carte in casa di bancari Una ventina le perquisizioni, tre indagati per concorso aggravato MONTECATINI. Sono state venti le perquisizioni in banche e abitazioni di dirigenti, funzionari, capi area dei cinque istituti di credito visitati martedì mattina dalla polizia tributaria della Guardia di Finanza di Udine. Il reato ipotizzato per i tre bancari indagati è quello di concorso aggravato in usura. Le Fiamme Gialle si sono presentate nelle case dei dirigenti tra Montecatini, Pistoia, Tassignano, Livorno, Firenze e Arezzo. Una corposa documentazione è stata acquisita dagli investigatori coordinati dal sostituto procuratore friulano Lorenzo Del Giudice. Tra le carte prelevate negli uffici e nelle dimore anche dei funzionari non iscritti sul registro degli indagati i finanzieri hanno trovato note interne, appunti personali e pareri sui fidi concessi all'imprenditore di Montecatini vittima degli usurai. Gli strozzini, di Udine, sono già usciti dal processo con un patteggiamento. Ma da quel procedimento gli inquirenti hanno aperto il filone delle presunte responsabilità bancarie che ha portato alle perquisizioni dell'altro giorno. Secondo l'accusa non si sarebbe trattato di un comportamento censurabile del singolo dipendente. L'ipotesi inquadra il contesto nell'ambito di un sistema che toccava tutta la filiera del credito. Dal direttore della filiale fino al capo area che dava il via libera al finanziamento. Parte offesa è Giuseppe Paoli, 50enne, originario di Segromigno in Piano, a lungo residente a Montecatini e da circa un anno domiciliato a Udine. Per la Guardia di Finanza i bancari sapevano che il loro cliente era in mano agli strozzini, ma anziché segnalare la situazione alle forze dell'ordine ne avevano compromesso il già pesante stato di dissesto finanziario continuando a concedergli soldi spingendolo a uno stato di insolvenza senza ritorno il cui epilogo fu il fallimento dell'attività e la conseguente messa all'asta di immobili e terreni edificabili a Montecatini. Quello che gli inquirenti vogliono appurare è l'eventuale collegamento tra i bancari e chi prestava i soldi a usura all'imprenditore ormai prossimo al fallimento. I dirigenti sapevano delle gravissime difficoltà del Paoli e dei suoi rapporti con gli strozzini e nonostante ciò non ebbero remore a finanziarlo. P.B.

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Veneto Sviluppo, andate a casa! (sezione: Revoca fidi)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 21-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

«Veneto Sviluppo, andate a casa!» Violento attacco del centrosinistra alla Finanziaria regionale e alle grandi banche: «Avvoltoi!». Accuse di ritardo alla giunta Franco Frigo: «Save ha perso il 70 per cento del valore, il presidente Marchi restituisca il premio che si è dato» VENEZIA. Attorno al capezzale dell'economia veneta si aggirano fior di medici indaffarati in un consulto che non accenna a quagliare: quando scenderemo dalla diagnosi alla cura? Se lo stanno chiedendo i partiti del centrosinistra che ieri avrebbero voluto incentrare la seduta del Consiglio regionale su questo argomento. Impossibile: bisognava rispettare l'ordine dei lavori, lasciati a metà sullo smembramento dell'Usl 14 (ma anche questo argomento ha subìto un rinvio a lunedì 24 novembre). Così la ricetta anticrisi è stata proposta in una conferenza stampa, piena di gente ma con poche certezze. Questo non significa che manchino del tutto. Una, per esempio, è condivisa dall'intero schieramento. Riguarda Veneto Sviluppo e, viste le ultime performances della Finanziaria regionale, non sembra per niente infondata: «Veneto Sviluppo va cancellata. Devono andare tutti a casa - grido lanciato Pietrangelo Pettenò, Rc, ma nessuno ha fatto obiezioni; al contrario -. Questa società che gioca a monopoli con le fiere e le multiutilities, che ha un presidente che promette 500 milioni di pronto intervento per le imprese e un direttore generale che viene in commissione a chiedere a noi dove sono questi 500 milioni. Se una società deve essere governata in questo modo è meglio perderla. Affidare denaro a loro è come buttarlo». Affidare denaro alla Finanziaria Veneto Sviluppo non era detto per caso. Gianni Gallo, capogruppo del Pd, aveva appena finito di presentare per la coalizione un programma di interventi (aiutare l'impresa, tutelare il lavoro, sostenere i redditi e le famiglie) da concretizzare con un disegno di legge della giunta regionale, che andrebbe approvato a tamburo battente. Ma come gestirli? Il braccio armato del governo Galan resta la Finanziara regionale Veneto Sviluppo. Peccato, è stato osservato, che il 49% della società appartenga alle banche, cioè agli operatori più contestati del momento. Sono gli istituti bancari che stanno chiedendo il rientro dagli extrafidi o addirittura revocano il credito già accordato. Bisogna finanziare gli aguzzini? «Le grandi banche sono avvoltoio che si cibano di quello che distruggono - è partito in quarta, lapidario, Carlo Covi -. Io faccio un appello contro i grossi istituti di credito, a favore delle banche di credito cooperativo». Appello a che pro? «Per togliere le esattorie alla gestione di questi gruppi e affidarle alle banche minori», ha esemplificato senza farsi pregare il Covi. Ancora più preciso, da chirurgico senza anestesia, Franco Frigo: «Non è solo Veneto Sviluppo e la sua gestione che vanno messi in contestazione. La Save di Enrico Marchi, sempre sostenuto dal presidente Galan, ha perso il 70% del suo valore. Un crollo da 200 milioni a 50, questo vale oggi. E Marchi si è dato il premio di produttività: lo restituisca!». Obiezione, vostro onore: qui è un crollo generale, è il mercato globale responsabile della situazione. Non possiamo infierire sui singoli. «Ah, sì, adesso è colpa del mercato? - rilancia un Frigo scatenato -. Allora anche il premio era merito del mercato. Come mai se l'è attribuito il presidente della Save? Qui la crisi è drammatica, altro che balle: vi siete accorti che sulla tangenziale di Mestre non si incontrano più code, il traffico è diminuito dell'8%». «C'è una grave irresponsabilità nelle dichiarazioni che ho sentito poco fa di Marino Finozzi - dice Andrea Causin - secondo il quale 5 mesi fa c'era la crisi e ci sarà anche tra 5 mesi. La situazione non è uguale ma in peggioramento costante. Piemonte, Lombardia e Friuli hanno già fatto sedute straordinarie dei loro consigli. Il Friuli ha stanziato 15 milioni di controgaranzie per 87.000 aziende, il Veneto che ne ha 500.000 si prepara ad aiutarle con un piano d'intervento annunciato dall'assessore Vendemiano Sartor che stanzia la bellezza di 3,6 milioni di euro. Fate voi». (Renzo Mazzaro)

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le banche hanno chiuso i rubinetti questa crisi è come uno tsunami (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 11 - Cecina Le banche hanno chiuso i rubinetti «Questa crisi è come uno tsunami» Il credito condiziona aziende già segnate dallo stop delle commesse Lucchini. «Possiamo solo sperare che passi» PIOMBINO. La crisi morde in modo diverso a seconda del settore. A raccontarla sono imprenditori in prima linea, tutti in cerca di risposte alle difficoltà piovute all'improvviso sulle loro aziende. Commesse che non arrivano, clienti che spariscono, banche che chiudono i rubinetti: sono questi gli elementi di uno scenario a tinte fosche e dalla prospettiva imprevedibile. Voci dal territorio che testimoniano un disagio comune a tutti. «La crisi sta arrivando come uno tsunami - dice Clito Giuggioli, titolare dell'omonima azienda piombinese di lavorazioni alle macchine utensili, 6 addetti - Da 15 giorni non abbiamo un chiodo da battere: per il 60% il nostro lavoro dipende dalle commesse della Lucchini. A salvarci per adesso sono i lavori che arrivano da fuori Toscana. La speranza è che siano confermati gli impegni di pagamento per i lavori già consegnati. Ma se tra qualche mese il lavoro non riparte ci troveremo in seria difficoltà e per la nostra categoria non ci sono ammortizzatori sociali. Ho dei colleghi a cui le banche hanno già chiesto di rientrare delle esposizioni concesse». E il credito è un fattore che può condizionare le possibilità di un'azienda. «è prassi che a fine mese si possa ricorrere per alcuni giorni al fido bancario - spiega Luca Carlo, titolare di "Luca C", azienda sanvincenzina specializzata in allestimento furgoni, 18 addetti - E' sufficiente il ritardo nella consegna di un lavoro per far saltare di qualche giorno una fattura. Le aperture di credito da un po' di tempo si sono molto ristrette». E l'impronta finanziaria, nel bene e nel male, in questa crisi è determinante, sostiene Riccardo Incerti, titolare dell'azienda venturinese di conglomerati in cemento Imc Srl. «Una crisi che incide sull'economia reale - spiega Incerti - Da cinque mesi si sono ridotti o in alcuni casi interrotti i flussi finanziari delle banche. Quando il castello finanziario cede chi è più piccolo e meno strutturato rischia di finire schiacciato». E aggiunge: «Ho una visione regionale dell'edilizia: nei grandi agglomerati urbani è tutto fermo, i nuovi interventi sono al palo perché nessuno ritira le concessioni. Cerchiamo di mantenere il livello occupazionale facendo di necessità virtù nella speranza di momenti migliori». E in Val di Cornia il sereno in buona parte dipende dalla marcia della locomotiva siderurgica: «Il 70% dei nostri trasporti è legato alla Lucchini, tra diretti e indiretti abbiamo già perso 70 viaggi alla settimana per la crisi», spiega Angelo Guarrasi dell'azienda di autotrasporto Arco Scarl, 14 soci per un totale di 55 dipendenti. «Col rallentamento dell'altoforno i viaggi settimanali in uscita di loppa sono passati da 40 a 3 - afferma - E da un mese abbiamo 5 macchine che lavorano a mezza giornata per il trasporto di calce viva e dolomite calcinata necessarie ai processi siderurgici. è diminuito anche il trasporto con le cave del comprensorio. è crisi totale, siamo sinceramente spaventati. E in una situazione di prezzi bassi e poco lavoro, con tariffe ferme da anni, c'è chi ci chiede lo sconto». «Chi fa trasporti ha per primo la percezione della crisi - sostiene Donatella Faralli, dell'azienda di logistica Ctt, 50 addetti tra padroncini e dipendenti - Il nostro lavoro per il 40% è legato alle aziende del territorio. Per esempio, per la Lucchini trasportiamo la loppa verso aziende cementiere e rientriamo con la calce cruda per la Sidercalce. L'obiettivo è arrivare alle festività di Natale per fare il punto sul 2009». Anche nel settore delle riparazioni la crisi morde. «L'80% sono di prodotti in garanzia - spiega Diego Nocenti, titolare Digitec - Per quelle di altri prodotti si cerca di spendere sempre meno, si contratta sulla riparazione ed è il segno che in giro ci sono pochi soldi». Un consiglio ai colleghi dall'idraulico Marcello Piccini: «Dopo 39 anni che sono sulla piazza posso permettermi di scegliere i lavori, ma per chi è all'inizio è un lusso - dice Piccini - In un periodo come questo è bene fare attenzione a chi ci chiama per un lavoro. Dobbiamo crearci delle garanzie sul pagamento. La mia regola è un 30% subito, il 50% a seguire e l'ultima tranche a collaudo dei lavori. Se qualcosa salta interrompo i lavori e corro ai ripari». Manolo Morandini

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Venezia Si fondono i sei consorzi Fidi della Cna veneta ... (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 21-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Venezia Si fondono i sei consorzi Fidi della Cna veneta ... VeneziaSi fondono i sei consorzi Fidi della Cna veneta e nasce Sviluppo Artigiano. Il disco verde all'operazione è stato deciso nei giorni scorsi dai vertici della categoria. Ora si attende il via libera della Banca d'Italia. «La molla che ha fatto scattare la decisione di unire le nostre forze - ha detto Fiorentino Da Rold, presidente del nuovo Confidi - è stata l'introduzione di Basilea 2 , la normativa che ha imposto a tutto il sistema bancario regole molto più stringenti nel rapporto tra capitale ed affidamenti».Ma quello che sta succedendo nel panorama finanziario internazionale ha accelerato il processo. «Oggi per poter aiutare le piccole imprese di fronte alla stretta creditizia che gli istituti bancari stanno attuando - avverte Da Rold - occorre avere spalle forti, massa critica adeguata, capacità gestionale ben più evoluta del passato».Dunque gli artigiani si adeguano ai tempi di crisi mettendo assieme i sei Confidi promossi dalla Cna nelle province che uniranno i loro capitali in modo da dare una risposta più forte alle esigenze delle piccole imprese.Dopo la fusione, Sviluppo Artigiano diventerà un Consorzio Fidi con numeri robusti. Associa 19.300 imprese artigiane e piccole industrie. Avrà un patrimonio di circa 30 milioni di euro e dall'inizio dell'anno al 30 settembre ha deliberato finanziamenti per circa 109 milioni di euro.Si chiude così un processo di ridefinizione degli strumenti di sostegno agli investimenti delle imprese iniziato ancora nel novembre del 2004 che ha coinvolto Artigianfidi di Verona, la Cooperativa artigiana di garanzia di Verona Santa Chiara, la Cooperativa artigiana di garanzia bellunese Appia, Artigianfidi Serenissima società cooperativa di garanzia Venezia, la Cooperativa artigiana di garanzia di Rovigo, Antenore società di garanzia e consulenza finanziaria per l'artigianato e PMI di Padova.

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Dal Comune di Cesena fondo di 163mila euro per le cooperative e i consorzi fidi di garanzia (sezione: Revoca fidi)

( da "Sestopotere.com" del 21-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Dal Comune di Cesena fondo di 163mila euro per le cooperative e i consorzi fidi di garanzia (21/11/2008 15:59) | (Sesto Potere) - Cesena - 21 novembre 2008 –Ammonta a 163mila euro la somma stanziata nel 2008 per il fondo istituito dal Comune che dovrà servire per abbattere gli interessi sui prestiti bancari richiesti dalle imprese cesenati per finanziare i loro investimenti. “Si tratta di uno strumento – sottolinea l?assessore allo Sviluppo Economico Leonardo Belli – che mira a fornire una risposta concreta alle esigenze del nostro tessuto produttivo, contribuendo ad abbattere il costo del danaro. E abbiamo constatato che la formula funziona: dal 2002 al 2006 sono state 615 le imprese che ne hanno beneficiato, di cui 118 solo nell?ultimo anno”. “Proprio per questo – aggiunge il sindaco Giordano Conti – nel bilancio preventivo 2009 abbiamo stabilito di aumentare di 20mila euro la copertura di questo fondo, che così, il prossimo anno, sarà di 183mila euro”. Come negli anni scorsi, il contributo passerà attraverso le cooperative di garanzia e i consorzi fidi per il credito all?artigianato, industria, commercio e agricoltura, che a loro volta provvederanno a erogarlo alle aziende loro associate, purché esse abbiano sede nel territorio di Cesena. E? questa una condizione fondamentale per ottenere il contributo: l?intento dell?Amministrazione è infatti quella di sostenere le attività produttive della nostra realtà. Così, per accedere al fondo le cooperative e i consorzi di garanzia fidi devono avere fra i loro soci una quota minima di imprese cesenati. Il numero è diverso a seconda dei settori di attività: per commercio e artigianato devono essere almeno 100 le imprese associate operanti nel territorio comunale, per l?agricoltura 20, per l?industria 10. Per quanto riguarda la suddivisione del fondo, 18mila euro sono destinati ai soggetti operanti in agricoltura, mentre i restanti 145mila euro saranno ripartiti fra le cooperative e i consorzi operanti nei settori del commercio, dell?industria e dell?artigianato, in proporzione diretta dell?ammontare delle garanzie concesse nel corso dell?anno 2007 a favore delle imprese associate. Il termine per le domande di contributo scade il 28 novembre.

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nessuno investe più nel commercio - francesco albonetti (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 8 - Montecatini Nessuno investe più nel commercio Comfidi: «Tante richieste, ma solo per ripianamenti finanziari» «Non ci lamentiamo della correttezza delle banche, ma ci preoccupa la lentezza delle risposte del credito» FRANCESCO ALBONETTI PISTOIA. Fiducia delle banche diminuita e, soprattutto, gran ricorso ai consorzi fidi. Dagli artigiani ai commercianti, la sostanza non cambia. Il comparto commercio e turismo, che ingloba diverse tipologie di imprese nella nostra provincia, soffre non solo della crisi dei consumi, che negli ultimi due anni si è tradotta in chiusure e fallimenti, ma anche le maggiori difficoltà di ottenere credito. E allora funziona il mutuo soccorso, cioé quel meccanisimo di solidarietà fra i soci che è alla base dei consorzi fidi. Nell puntata pubblicata ieri c'eravamo occupati degli artigiani, oggi tocca ai commercianti. A Pistoia i consorzi fidi di riferimento per il mondo del commercio, sono l'Ascom Confommercio e la Comfidi Toscana della Confesercenti. Quest'ultimo, come tiene a precisare il capoarea pistoiese Claudio Bellari, è il secondo consorzio più importante d'Italia dopo Eurofidi. «La tendenza che notiamo in questi ultimi mesi è esattamente quella descritta dalle associazioni artigiane - dice Bellari - C'è un lieve aumento di richiesta a Comfidi, ma soprattutto sono cambiate le richieste: rispetto agli anni passati, quelle finalizzate ad investimenti per la nascita di nuove imprese, per ingrandirle o migliorarle, oppure per acquistare beni strumentali, sono in numero nettamente inferiore. Crescono invece di molto le richieste di fidi per consolidamenti, ripianamenti e ristrutturazioni finanziarie». Bellari non ritiene che le banche, nonostante le difficoltà dovute alla crisi finanziaria, si stiano comportando particolarmente male col mondo del commercio. «Devo dire che c'è una certa correttezza - continua Bellari - Semmai quello che si riscontra è una lentezza di risposta: difficilmente si riesce a restare nei tempi pattuiti a suo tempo con gli istituti di credito. Questo più che dalla crisi, penso derivi da quel fenomeno di inglobamenti e accorpamenti che sta investendo il mondo bancario, per cui basta un funzionario che viene trasferito perché si creino impacci e lentezze nell'erogare crediti». Rivolgersi ai consorzi è conveniente anche per le banche, che non si assumono alcun rischio in quanto è il consorzio a garantire tutte le restituzioni del credito. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, nel commercio non sono le piccolissime aziende a gestione familiare a risentire maggiormente della crisi, ma quelle più grandi: «I microesercizi assorbono i momenti difficili con l'aiuto della famiglia, mentre aziende più grandi, che hanno diversi dipendenti, si trovano a dover far fronte ai pagamenti degli stipendi, spesso non ce la fanno e ricorrono al credito».

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La sferzata alle banche <Non fanno più credito> (sezione: Revoca fidi)

( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 22-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

PESARO pag. 8 La sferzata alle banche «Non fanno più credito» Pedinotti: «Accesso ridotto e tassi più onerosi» «LEGGIAMO sulla stampa che, secondo il presidente nazionale dell?Abi (Associazione bancaria italiana), le banche non effettuano nessuna restrizione di credito e che, cioè, continuano ad erogare finanziamenti a imprese e famiglie. Noi imprenditori abbiamo il dovere di essere ottimisti ma francamente queste dichiarazioni non corrispondono minimamente a ciò che succede quotidianamente ? afferma il presidente provinciale della Confcommercio Giancarlo Pedinotti ? . La realtà, triste e incomprensibile, è che le banche non fanno più credito alle imprese cessando di svolgere la funzione indispensabile di sostegno delle aziende in questa difficile fase congiunturale». E Pedinotti aggiunge: «Non è giusto né accettabile il comportamento delle banche che rischiano di affossare l?economia reale non aiutando le imprese e in modo particolare quelle più piccole. Ed anche il Governo dovrebbe andare al di là delle dichiarazioni ottimistiche e fare qualcosa di concreto per aiutare famiglie e imprese». IL DIRETTORE provinciale della Confcommercio, Amerigo Varotti, insiste sull?argomento: «A fronte delle tante dichiarazioni di ?buona volontà? delle banche, di tanti spot pubblicitari e delle buone intenzioni propagandistiche, la realtà è che tutti i giorni decine di imprenditori si rivolgono ai nostri uffici per segnalare comportamenti inverosimili degli Istituti di credito: finanziamenti negati o erogati con il contagocce (anche ad aziende sane con i bilanci in ordine), richieste di rientro dai fidi o dai prestiti, diminuzione drastica dei castelletti per il portafoglio, aumento degli spread e quindi dei tassi, revoche dei fidi già concessi, richieste di maggiori garanzie. Ed anche alla nostra cooperativa di garanzia fidi Fidicom, proprio in queste ultime ore, sono arrivate le nuove condizioni che traducono tassi d?interesse sempre più onerosi. Senza contare che i tempi per le richieste di nuovi affidamenti si stanno allungando. E? una situazione insostenibile. Le banche continuano a fare la raccolta di denaro ma hanno ridotto drasticamente gli impieghi. Non è questo il comportamento etico e sociale e di sostegno all?economia che ci si dovrebbe attendere in questo momento. Ci aspettiamo un maggior senso di responsabilità, un aiuto reale alla ripresa economica e non la semplice difesa dei propri ?fortini?». «NOI VOGLIAMO reagire a questa situazione di crisi ? precisa il presidente Pedinotti ? . Le imprese vogliono scommettere ed investire sul futuro ma vanno sostenute, non abbandonate! Se insieme alla diminuzione dei consumi, alla diminuzione della produzione industriale, all?aumentato ricorso agli ammortizzatori sociali dovesse perdurare questo comportamento degli Istituti di credito, non si capisce come si potrà superare la crisi che attanaglia il nostro Paese». «Le banche devono investire con le imprese, sostenere il mercato ? conclude infine Amerigo Varotti ?. Facciamo appello al buon senso. La Cooperativa di garanzia Fidicom è vicina alle imprese, può essere un buon aiuto per la richiesta di affidamenti bancari. Ma deve cambiare - e il Governo deve convincere i banchieri - l?atteggiamento eccessivamente prudente e penalizzante delle banche. Così come è ora che il governo attui iniziative concrete a sostegno dell?economia. E non a favore dei ?soliti noti?».

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L'ente camerale dà il via libera al fondo credito (sezione: Revoca fidi)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 22-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

L'ente camerale dà il via libera al fondo credito Ok del consiglio alla disponibilità di 6,5 milioni Approvato all'unanimità anche il bilancio 2009 Credito ancora protagonista al consiglio camerale riunito ieri pomeriggio alla Borsa Merci. A un mese dalla seduta di ottobre in cui era stata lanciata l'idea, è stata approvata infatti la delibera, già varata dalla giunta, che accantona i 5 milioni del fondo «fiducia», che saranno utilizzati per incrementare le fidejussioni concesse dai consorzi di garanzia sui prestiti bancari, in particolare per le piccole e medie imprese. L'impegno complessivo sale a 6,5 milioni con il milione e mezzo messo a bilancio preventivo già fra gli interventi economici del 2009. In tutto si stima che l'operazione potrebbe muovere su Bergamo linee di credito per mezzo miliardo. Le linee generali dell'operazione sono definite dal sistema camerale regionale. È previsto, ad esempio, che la garanzia concessa dai confidi, grazie al contributo, salga dal tradizionale 50% al 70%. A Bergamo la Camera di commercio ha avviato un confronto con le banche locali e i consorzi di garanzia per concordare alcuni aspetti migliorativi per le imprese e per definire l'accordo si è costituito un comitato ristretto, di cui fanno parte Banca Popolare di Bergamo, Credito Bergamasco, Banca di Bergamo e Cassa rurale di Treviglio e, per i consorzi di garanzia, Fogalco, Confidart, Agrifidi, Confapilombardia Fidi e Confidi. Sull'intesa è intervenuto ieri il presidente di «Imprese & Territorio», Giorgio Ambrosioni, per sollecitare la conclusione del percorso avviato. Ambrosioni ha espresso soddisfazione per «la rapidità e la tempestività» dell'iniziativa messa in campo, ma ha anche riproposto le criticità percepite dalle pmi sul fronte finanziario: «Emergono segnali significativi di difficoltà di accesso al credito, di richieste di rientri anticipati, di inasprimento dei tassi e delle condizioni generali applicati». Ambrosioni chiede «maggiore collaborazione tra le banche e le nostre imprese». «Il confronto avviato è più che positivo», ha aggiunto, riferendosi al dialogo aperto con gli istituti di credito per l'intervento straordinario promosso dalla Camera di commercio, «ma deve diventare più conclusivo» e ha ricordato che «mentre i confidi hanno già dato i loro pareri», fra le banche «solo la Bcc di Treviglio ha risposto alle proposte di intervento fatte». Ambrosioni ha sollecitato quindi la formalizzazione definitiva dell'intesa per non rischiare di «vanificare la tempestività dell'intervento camerale». Su richiesta del presidente della Camera di commercio Roberto Sestini, il rappresentante del credito in consiglio Gianfranco Bonacina, che è anche presidente della Cassa rurale, nei prossimi giorni incontrerà di nuovo gli altri istituti. «Posso sollecitare ad aderire», ha detto Bonacina, ribadendo comunque che «l'accordo di base» si è già trovato, con la condivisione emersa alla prima riunione del comitato, e che anche in base agli ultimi contatti avuti sono stati confermati sia «l'impegno per l'imprenditoria bergamasca» sulle linee di credito sia la disponibilità sull'operazione promossa dalla Camera di commercio. L'auspicio di «Imprese & Territorio», ripreso anche dal direttore dell'Ascom, Luigi Trigona, è che l'intervento si traduca non solo in un incremento delle garanzie per le banche, ma anche in un beneficio concreto per le piccole imprese. Ogni associazione del comitato istituirà «uno sportello di assistenza tecnica finanziaria alle imprese» che «verificherà la virtuosità delle banche sul territorio». Un «modello empirico» e capillare, ha sottolineato Trigona. Che potrebbe integrarsi con un'analisi quantitativa sul credito, sul modello di quella realizzata un mese fa da Confindustria Bergamo che, ha annunciato il presidente Alberto Barcella, ha avviato in questi giorni un secondo monitoraggio. Dalla prima indagine emerge che «solo il 6% del campione ha riscontrato una restrizione del credito, l'80% delle aziende che hanno chiesto maggiori affidamenti li hanno ottenuti e solo il 3-4% segnalano maggiori garanzie richieste», ha detto Barcella, richiamando le «necessità di essere prudenti» nell'osservare il quadro generale per «non ingigantire episodi magari circoscritti». Il presidente Sestini, che in chiusura ha ricordato come le banche abbiano «sempre dato supporto allo sviluppo del territorio», ha accolto l'invito a estendere lo studio: la Camera di commercio potrebbe realizzarlo anche per le altre categorie imprenditoriali. Chiuso il capitolo credito, il consiglio ha approvato all'unanimità anche il bilancio di previsione 2009 dell'azienda speciale Bergamo Formazione e della Camera di commercio: conti apprezzati che, è stato sottolineato a più voci, guardano oltre la crisi per disegnare prospettive e linee di reazione per nuove opportunità di sviluppo. Silvana Galizzi

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Regioni in pista tra Confidi e fondi Ue (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-11-2008)

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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-11-22 - pag: 2 autore: Gli interventi locali. Già attivati almeno 10 miliardi di euro Regioni in pista tra Confidi e fondi Ue Roberto Turno Ossigeno ai Confidi e nascita dei Consorzi di garanzia. Accesso ai fondi Ue e ai finanziamenti Bei. Patti locali, rimborsi rapidi ai fornitori, promesse di tagliare i costi burocratici, infrastrutture, innovazione, servizi, commercio. E accordi con banche e Fondazioni, Camere di commercio. Front office della crisi che attanaglia l'economia, tra garanzie sui prestiti, finanziamenti agevolati, strumenti innovativi non solo finanziari, le Regioni stanno cercando di dare una risposta agli sos che arrivano dal sistema produttivo, anzitutto dalle Pmi. La crisi ha sul territorio i suoi primi e pesanti riflessi. I governatori, con misure operative o sul punto di esserlo, hanno messo in campo un ventaglio di interventi che stimolerà l'economia per almeno una decina di miliardi di euro. Ma sono interventi in ordine sparso e coinvolgono tutte le Regioni tranne l'Abruzzo paralizzato per lo tsunami che ha travolto la giunta di Ottaviano Del Turco. Ma per uscire dalla crisi, come hanno detto i governatori a Berlusconi, serve «fare sistema ». E oltre alla partita del Fas, dalle Regioni sono arrivate al Governo altre proposte. Come il rifinanziamento del Fondo centrale di garanzia per le Pmi, la negoziazione di deroghe Ue su aiuti di Stato e patto di stabilità interno, l'attivazione di un Fondo di salvataggio e ristrutturazione delle imprese in crisi, l'utilizzo e la valorizzazione della Cassa depositi e prestiti, le condizioni di maggior favore per l'accesso al credito. Una sfida che ora va al tavolo col Governo. In Lombardia è stato previsto un pacchetto di garanzie per il credito che mobiliterà 3 miliardi e altri finanziamenti per 1 miliardo tra Fondo di rotazione, Fondo «made in Lombardy » e Fondo agevolazioni artigianato, misure su innovazione ( 40 mln), internazionalizzazione (6 mln), servizi e commercio ( 33,5 mln che ne mobiliteranno 95). In Emilia Romagna, dopo i 100 mln di contributi immessi nel 2008, si aggiungeranno 50 mln per sostenere gli investimenti e l'export,mentre nuove soluzioni si attendono dal tavolo con Abi, Consorzi fidi, associazioni imprenditoriali. Il Veneto ha puntato 5 mln tra Consorzi fidi per Pmi e commercio e ha aumentato le garanzie dei Confidi artigiani. Dal Comitato anti-crisi del Piemonte è arrivata l'iniezione ai 21 Consorzi di garanzia fidi (20 mln di risorse fresche e 49 mln per rafforzarne il patrimonio), l'impiego delle risorse Bei e del Fondo europeo «Jeremie». E se la Liguria ha affidato all'assestamento di bilancio di 3 mln per potenziare il Confidi regionale, il Friuli ha costituito un Fondo di co-garanzia per tutte le Pmi con dotazione iniziale di 10 e ha costituito un Fondo (15 mln) per ricapitalizzare le Pmi con la holding «Friulia spa». Trento, con la«Cassa del Trentino » (+5 mln di capitale) stimolerà col Mediocredito interventi per 50 mln. Obiettivi nel mirino anche al Centro e Sud Italia. La Toscana accelera la disponibilità di fondi Ue per attivare 4 mld di investimenti, tratta con Fondazioni bancarie e banche per l'accesso al credito, è pronta a stanziare 48 mln per nuovi Fondi di garanzia capaci di aprire canali per 500 mln. L'Umbria ha costituito unFondo di garanzia per consolidare le passività a breve delle Pmi con plafond di intervento delle banche di 100-150 mln. Nelle Marche è stato costituito un Fondo di garanzia (10 mln) con sistema bancario e Camere di commercio, il Molise muove tra Fondo di garanzia (20 mln) per Pmi e semplificazioni. Ed ecco il Lazio, tra patrimonializzazione dei Confidi (30 mln), consolidamento a breve delle passività (180 mln in 3 anni), sostegno agli investimenti Pmi col Fondo rotativo e alla capitalizzazione. Infine il Sud: la Basilicata sta per modificare il Fondo di garanzia e punta su un documento di policy industriale; la Campania va dall'istituzione del Confidi al Fondo di garanzia gestito da Artigiancassa Bnl; la Calabria punta a un Fondo di rotazione per l'accesso al credito a tutte le Pmi, la Puglia crea il Fondo di garanzia regionale (50 mln), la Sardegna punta a una manovra per sostenere la liquidità delle imprese e aumentare gli investimenti infrastrutture. Infine la Sicilia, che vuole varare un credito d'imposta per nuovi investimenti e la crescita delle imprese: serviranno 120 mln l'anno dal 2009 al 2013. Crisi permettendo. SUL TERRITORIO In Lombardia pacchetto di garanzie da 3 miliardi, la Toscana tratta con le Fondazioni, in Sicilia credito d'imposta per investimenti

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artigiani, attenzione ai soldi facili (sezione: Revoca fidi)

( da "Centro, Il" del 22-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Il direttore Lucente: «Pubblicità ingannevoli, nessuno fa prestiti a tasso zero» «Artigiani, attenzione ai soldi facili» PESCARA. L'appello di Casartigiani è lo specchio dei tempi: «Non bisogna fare ulteriori debiti per almeno 4, 5 mesi. Meglio ottimizzare i costi, eliminando quelli che non sono strettamente necessari». Dino Lucente, direttore di Casartigiani Abruzzo, interviene con vigore in difesa di un'intera categoria, quella degli artigiani appunto, che rischia di pagare a caro prezzo la crisi finanziaria. «E' un natale nuvoloso, quello che sta per arrivare, e bisogna prenderne atto», aggiunge. «In molti, a causa della crisi e delle restrizioni del credito all'interno dei circuiti bancari, non riusciranno a far fronte agli imminenti impegni fiscali: gli acconti Irpef, Ires, Irap, Inps e Ici. Non posso che mostrarmi fortemente allarmato davanti alle offerte di soldi facili, magari a tasso zero, pubblicizzati dappertutto. Bisogna diffidare. A tasso zero non c'è nulla. Occhio alle sorprese». Lucente guarda con preoccupazione alla fine dell'anno. «Le aziende dovranno far fronte anche ai pagamenti di stipendi, tredicesime, Iva e Inps. Per molti sarà una mazzata. E' inaudito che le banche, di colpo, chiudano i fidi. Il loro atteggiamento rischia di spingere gli artigiani verso sistemi di finanziamento che si riveleranno stritolanti. Casartigiani, dopo lo sforzo con le banche che sta profondendo la Camera di Commercio di Pescara, proverà a intervenire anche a livello nazionale, ma soprattutto con i Confidi locali come la Valle Tavo e Fino e la Cooperativa Artigiana di Garanzia affinché gli istituti di credito recedano dai loro intenti di ridurre affidamenti bancari e linee di credito dall'oggi al domani». (m.c.)

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"Le banche non fanno più credito alle imprese" (sezione: Revoca fidi)

( da "Corriere Adriatico" del 22-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Il presidente di Confcommercio Pedinotti e il segretario Varotti ritengono che la situazione èinsostenibile "Le banche non fanno più credito alle imprese" PESARO - Giancarlo Pedinotti, presidente provinciale di Confcommercio, accusa le banche: "Leggiamo che, secondo il Presidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana), le Banche non effettuano nessuna restrizione di credito e cioè continuano ad erogare finanziamenti a imprese e famiglie. Noi imprenditori abbiamo il dovere di essere ottimisti ma francamente queste dichiarazioni non corrispondono minimamente a ciò che succede quotidianamente. La realtà, triste e incomprensibile, è che le banche non fanno più credito alle imprese cessando di svolgere la funzione indispensabile di sostegno delle aziende in questa difficile fase congiunturale". Pedinotti è chiaro e aggiunge: "Non è giusto né accettabile il comportamento delle banche che rischiano di affossare l'economia reale non aiutando le imprese e in modo particolare quelle più piccole. Ed anche il Governo dovrebbe andare al di là delle dichiarazioni ottimistiche e fare qualcosa di concreto per aiutare famiglie e imprese". Il direttore provinciale della Confcommercio, Amerigo Varotti, insiste sull'argomento: "A fronte delle tante dichiarazioni di "buona volontà" delle banche, di tanti spot pubblicitari e delle buone intenzioni propagandistiche, la realtà è che tutti i giorni decine di imprenditori si rivolgono ai nostri uffici per segnalare comportamenti inverosimili degli Istituti di Credito: finanziamenti negati o erogati con il contagocce (anche ad aziende sane con i bilanci in ordine), richieste di rientro dai fidi o dai prestiti, diminuzione drastica dei castelletti per il portafoglio, aumento degli spread e quindi dei tassi, revoche dei fidi già concessi, richieste di maggiori garanzie. Ed anche alla nostra Cooperativa di garanzia fidi Fidicom, proprio in queste ultime ore, sono arrivate le nuove condizioni che traducono tassi d'interesse sempre più onerosi. Senza contare che i tempi per le richieste di nuovi affidamenti si stanno allungando. E' una situazione insostenibile".

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Unicredit, un miliardo per le Pmi del Nordest (sezione: Revoca fidi)

( da "Gazzettino, Il" del 22-11-2008)

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Il gruppo vara la riorganizzazione in tre società bancarie per Nord, Centro Sud e Sicilia, e punta decisa sull?economia reale Unicredit, un miliardo per le Pmi del Nordest Il responsabile retail Piccini: «Affiancheremo le imprese in questa crisi, presto nuove iniziative anche per export e famiglie» BolognaNOSTRO INVIATOCinque miliardi per le piccole e medie imprese italiane, uno da destinare a quelle del Nordest, lo sportello internet per l'export nei Paesi dell'Est e in Turchia dove il gruppo è ben presente, un intervento su misura per le famiglie.Unicredit si divide in tre per il rilancio dopo l'ottobre rosso che ha penalizzato il titolo e infilato il gruppo guidato da Alessandro Profumo in un vortice di voci e spifferi che solo l'aumento di capitale da 3 miliardi (unica banca italiana ad aver attuato una manovra di consolidamento così concreta) varato la scorsa settimana ha fugato del tutto. Ora c'è da riconquistare la fiducia della clientela. «Alla fine di settembre avevamo conquistato 50mila nuovi clienti in tutt'Italia, oltre quattromila solo nel Nordest, dopo il più 150mila del 2007 - spiega Gabriele Piccini, 52 anni, responsabile della divisione retail del gruppo Unicredit (governa i 4.500 sportelli e gli oltre 40mila addetti che lavorano in prima linea) e amministratore delegato di Unicredit Banca - e in ottobre non ne abbiamo persi malgrado la campagna di stampa negativa che abbiamo subito: ci siamo sentiti trincea, abbiamo dovuto indossare l'elmetto. Siamo l'unico gruppo che ha varato un aumento di capitale per irrobustire la sua posizione e ora ci avviamo a una decisa operazione di rilancio per far capire alla clientela che siamo e rimaremo sempre al loro fianco».Piccini è un milanese tosto che arriva dal Credito Italiano (una delle banche fondanti Unicredit con Cariverona, Cassamarca e Cassa Trieste più Rolo) e si è fatto le ossa in prima linea, alla metà degli anni '80 ha lavorato anche nella filiale di Rovigo (dove è stato anche vicedirettore). Ora è a Bologna, a gestire gli sportelli del gruppo che contende a Intesa la leadership in Italia e nel Nordest, e a curare il decollo della riorganizzazione post fusione con Capitalia decollata a inizio mese. «Da un gruppo unico abbiamo partorito tre banche gemelle: Unicredit Banca nel Nord, Unicredit Banca Roma nel Centro e Sud Italia e Banco di Sicilia, una suddivisione varata proprio per essere sempre più vicini alla clientela e al territorio, perché sono loro la nostra linfa vitale e il nostro primo referente - spiega con passione l'ad che siede anche nel management committee (cioè il comitato dei super direttori) del gruppo - per questo abbiamo lanciato il progetto Impresa Italia, cinque miliardi di finanziameni alle Pmi italiane, un miliardo solo per quelle del Nordest, con l'obiettivo di superare l'attuale crisi di liquidità del sistema e la congiuntura economica sicuramente non positiva. Sappiamo bene che la recesione attuale durerà ancora: gli ottimisti come noi pensano che in un anno, un anno e mezzo arriverà la ripresa, ma c'è chi parla anche di 2011 o 2012. Noi in ogni caso stiamo attrezzandoci per ogni evenienza e vogliamo sempre più stare a fianco delle aziende e anche delle famiglie, per le quali stiamo preparando un'iniziativa particolare che verrà lanciata tra qualche settimana».Potrebbe essere un aiuto sul fronte dei mutui, ma Piccini non si sbilancia: «Con la legge Bersani e la negoziabilità dei mutui e la loro trsferibilità ad altri istituti, le famiglie hanno sicuramente ottenuto maggiore spazio di negoziazione e di movimento, tanto che molti già due anni fa hanno rinegoziato i tassi portandoli sul fisso e quindi proteggendosi dal rialzo degli ultimi mesi - spiega il responsabile del retail Unicredit - in ottobre, dopo il fallimento della Lehman, l'euribor è salito ben oltre il 5\%, un tasso record. Ma oggi le tensioni si sono affievolite e ormai possiamo guardare con ottimismo al futuro, almeno su questo fronte». Il mercato infatti "beve" l'iniezione di liquidità e di sicurezza operata dalle banche centrali e dai governi. L'Euribor a 3 mesi, quello che le banche applicano per i prestiti trimestrali fra di loro sul mercato interbancario e fa da riferimento alle rate dei mutui, è sceso ieri al 4,02\%, ai minimi dallo scorso 30 aprile.Come funzionano i nuovi prestiti made in Unicredit? «Procedure snelle, grande attenzione al profilo dell'impresa, ai suoi rischi, ma anche alle sue strategie di sviluppo oggi e nei prossimi mesi - risponde Piccini - in questa fase il credito è sicuramente più selezionato, però non abbiamo intenzione di abbandonare le imprese, almeno quelle valide, che hanno possibilità di ripresa reale. Nel Nordest siamo pronti a erogare nuovi finanziamenti a vecchi (cioè oltre 200mila aziende) e nuovi clienti per un miliardo di euro a tassi dell'Euribor a 3 mesi più a partire da uno 0,9\% di costo ulteriore in collaborazione con i Consorzi Fidi».In gennaio partirà Imprendo Export: iniziativa che si sviluppa con un portale Internet che parte da una banca dati di 1,5 milioni di aziende potenziali clienti delle Pmi italiane e punta a facilitare rapporti di vendita e non solo con la realtà economica della Nuova Europa. «Sono mercati ancora in salute e con grandi potenzialità. Russia, Polonia, Turchia sono Paesi ancora molto da esplorare per le nostre Pmi - sottolinea Piccini - noi le vogliamo aiutare in quest'impresa e abbiamo già aperto un desk in ogni Paese straniero in cui siamo presenti con nostro personale che conosce l'italiano e farà da interfaccia con la realtà del posto».Maurizio Crema

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CRISI ECONOMIA: CONFIDI CL, STRETTA BANCHE CONSEGNA PMI A USURA (sezione: Revoca fidi)

( da "Agi" del 22-11-2008)

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CRISI ECONOMIA: CONFIDI CL, STRETTA BANCHE CONSEGNA PMI A USURA (AGI) - Caltanissetta, 22 nov. - La crisi economica internazionale, la stretta creditizia, le lungaggini burocratiche sono le cause di una crisi che rischia di mandare al tappeto molte imprese e di consegnarle agli usurai. Sono a rischio investimenti per le piccole e medie imprese a causa delle pesanti difficolta' nell'accesso al credito che ne ostacolano lo sviluppo. "Operare in condizioni di libero mercato e' un'utopia dalle nostre parti", afferma il direttore del Confidi Caltanissetta Nicola Pastorello, per il quale "i processi decisionali degli istituti di credito si sono sempre piu' allungati nei tempi e nello spazio, sono sempre piu' concentrati al di fuori dell'area territoriale locale in cui opera l'impresa". E si continua a registrare, afferma il presidente del Confidi Massimo Romano, un numero crescente "di casi di restrizione del credito messo in atto dal mondo bancario. Il sistema e' rimasto "imbrigliato" in processi di fusioni bancarie che hanno rallentato i tempi di delibera e concessione del credito alle imprese siciliane". Il Confidi Caltanissetta, insomma, chiede al sistema bancario di continuare a sostenere le aziende sane "a un costo equo non facendo mancare le risorse e, soprattutto, collaborare con il sistema Consorzio di garanzie al fine di aiutare le aziende in difficolta' evitando il ricorso agli usurai che segnerebbe ancora una volta una sconfitta per l'intero sistema economico-sociale provinciale". Numerose le segnalazioni giunte in questi giorni al Confidi da parte di aziende associate che hanno riscontrato serie difficolta' nell'ottenere affidamenti per l'avvio di nuovi processi produttivi. "Fino a un anno fa le banche erogavano i finanziamenti contestualmente alle delibere Confidi a garanzia dell'imprenditore - spiega il direttore Pastorello - adesso registriamo ritardi imbarazzanti da parte di tutte le banche, nessuna esclusa". Ci sono richieste di garanzia su nuovi affidamenti gia' deliberate favorevolmente dal consiglio di amministrazione che da cinque mesi restano in attesa della concessione del fido da parte della banca: "Questa battuta d'arresto sta creando seri problemi alle nostre aziende". "Cosi' si rischia di accompagnare le aziende dagli usurai - avverte il presidente Romano - e di creare nuove vittime in un territorio debole come quello nisseno. Chiedero' l'intervento del prefetto per costituire un tavolo tecnico con banche ed associazioni di categoria al fine di far fronte a questa crisi ed all'immobilismo del sistema creditizio locale".

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TERNI UN MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E' di... (sezione: Revoca fidi)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 23-11-2008)

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CRONACA TERNI pag. 18 ? TERNI ? UN MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E? di... ? TERNI ? UN MAXIFONDO per le imprese in difficoltà. E? di 350mila euro la somma che la Camera di Commercio ha destinato alle imprese della provincia per facilitare l?accesso al credito, attraverso il finanziamento degli organismi di garanzia fidi operanti sul territorio. La decisione di aumentare il fondo di oltre il 40% rispetto all?anno scorso è stata presa dalla giunta camerale dopo aver esaminato il particolare momento di difficoltà delle pmi nell?ambito della crisi internazionale. LO STANZIAMENTO è finalizzato esclusivamente all?incremento del fondo rischi dei consorzi e cooperative fidi, si stima che faciliterà finanziamenti bancari per circa 7 milioni di euro. «Il fondo ? spiega il presidente della Camera di Commercio, Mario Ruozi Beretta (nella foto) ? rappresenta non solo un valore sostanziale ma anche un messaggio forte di fiducia che le istituzioni lanciano alle imprese. CON QUESTO intervento la Camera di Commercio si mette a disposizione dell?economia del territorio con uno strumento concreto. Sostenere le imprese in questo momento significa supportare l?occupazione e, di conseguenza, le famiglie».

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PESARO Leggiamo sulla stampa nazionale che, secondo il presidente dell'Abi (Associazione... (sezione: Revoca fidi)

( da "Messaggero, Il (Pesaro)" del 23-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Domenica 23 Novembre 2008 Chiudi PESARO «Leggiamo sulla stampa nazionale che, secondo il presidente dell'Abi (Associazione Bancaria Italiana), le banche non effettuano nessuna restrizione di credito e che, cioè, continuano ad erogare finanziamenti a imprese e famiglie. Noi imprenditori abbiamo il dovere di essere ottimisti ma francamente queste dichiarazioni non corrispondono minimamente a ciò che succede quotidianamente. La realtà, triste e incomprensibile, è che le banche non fanno più credito alle imprese cessando di svolgere la funzione indispensabile di sostegno delle aziende in questa difficile fase congiunturale». Lo sostiene il presidente provinciale della Confcommercio, Giancarlo Pedinotti. Che aggiunge: «Non è giusto né accettabile il comportamento delle banche che rischiano di affossare l'economia reale non aiutando le imprese e in modo particolare quelle più piccole. Ed anche il Governo dovrebbe andare al di là delle dichiarazioni ottimistiche e fare qualcosa di concreto per aiutare famiglie e imprese». Il direttore provinciale della Confcommercio, Amerigo Varotti, insiste sull'argomento: «A fronte delle tante dichiarazioni di "buona volontà" delle banche, di tanti spot pubblicitari e delle buone intenzioni propagandistiche, la realtà è che tutti i giorni decine di imprenditori si rivolgono ai nostri uffici per segnalare comportamenti inverosimili degli istituti di credito: finanziamenti negati o erogati con il contagocce (anche ad aziende sane con i bilanci in ordine), richieste di rientro dai fidi o dai prestiti, diminuzione drastica dei castelletti per il portafoglio, aumento degli spread e quindi dei tassi, revoche dei fidi già concessi, richieste di maggiori garanzie etc. E anche alla nostra Cooperativa di garanzia fidi Fidicom, proprio in queste ultime ore, sono arrivate le nuove condizioni che traducono tassi d'interesse sempre più onerosi. Senza contare che i tempi per le richieste di nuovi affidamenti si stanno allungando. E' una situazione insostenibile. Le banche continuano a fare la raccolta di denaro ma hanno ridotto drasticamente gli impieghi. Non è questo il comportamento etico e sociale e di sostegno all'economia che ci si dovrebbe attendere in questo momento. Ci aspettiamo un maggior senso di responsabilità, un aiuto reale alla ripresa economica e non la semplice difesa dei propri "fortini"». «Noi vogliamo reagire a questa situazione di crisi - dice il presidente Pedinotti -. Le imprese vogliono scommettere ed investire sul futuro ma vanno sostenute, non abbandonate! Se insieme alla diminuzione dei consumi, alla diminuzione della produzione industriale, all'aumentato ricorso agli ammortizzatori sociali dovesse perdurare questo comportamento degli istituti di credito, non si capisce come si potrà superare la crisi che attanaglia il nostro Paese». E Varotti insiste: «Le banche devono investire con le imprese, sostenere il mercato. Facciamo appello al buon senso. La Cooperativa di garanzia Fidicom è vicina alle imprese, può essere un buon aiuto per la richiesta di affidamenti bancari».

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La forza dei Confidi va in soccorso dell'economia reale (sezione: Revoca fidi)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 24-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-11-23 - pag: 13 autore: MICROCOSMI LE TRACCE E I SOGGETTI ... La forza dei Confidi va in soccorso dell'economia reale di Aldo Bonomi O scilla forte il pendole delle retoriche di fronte alla crisi. Prima, solo alcuni mesi fa,non c'era giorno che qualcuno non ci ricordasse il nostro inevitabile declino, incapaci come eravamo di sollevarci dal territorio e volare verso le quotazioni in Borsa e di utilizzare al meglio, con il nostro familista e obsoleto sistema produttivo, i prodotti del mercato globale. La musica è cambiata. Non più declino e nuvole ma tutti giù per terra in un'esaltazione acritica dell'economia reale del Belpaese. Come se dalla retorica suadente del denaro che produce denaro si potesse passare a quella tranquillizzante della merce che produce merce. Dimenticando il realistico schema marxiano denaro-mercedenaro. Era sbagliato allora enfatizzare la nostra difficoltà nella modernizzazione, come non ha senso oggi rinserrarsi nel cortile delle nostre piccole e medie imprese e nei nostri localismi produttivi. Piaccia o non piaccia ne usciremo solo tenendo assieme merce e denaro, banche e imprese. La crisi produce una mobilitazione di tutte le risorse della comunità verso le intemperie che vengono da fuori. Altro non abbiamo fatto schierando e mobilitando le fondazioni bancarie a difesa delle nostre banche e delle loro ricapitalizzazioni. Mettendo assieme risorse che affondano le loro radici nel Medioevo come strumenti della comunità locale per difendersi dall'usura con gli investimenti della banca libica che rimanda agli ipermoderni fondi sovrani. Questo per reggere la crisi delle banche. Stiamo facendo lo stesso sul terreno dell'economia reale con i Consorzi fidi. Strumenti antichi che stiamo finanziando mettendoli in mezzo tra banche e piccole imprese per reggere l'urto della crisi. Per ripristinare il gioco virtuoso della fiducia.I Consorzi fidi sono organismi profondamente segnati da una logica mutualistica, di associazione e di auto organizzazione dal basso del nostro capitalismo di territorio. Nascono come forme di mutuo soccorso orientate a facilitare l'accesso al mondo del credito di quel mondo proliferante dell'artigianato di prima generazione che si condensa nell'immagine dell'impresa del sottoscala e del sommerso che emerge alla ricerca di credito una volta esaurite le risorse e gli investimenti famigliari composti da eredità e beni agricoli. In quel passaggio senza frattura dalla cascina al capannone tipico dei nostri distretti, la cui mappa Giorgio Fuà ricostruiva seguendo la mezzadria più che il latifondo.Per fortuna sono cresciuti nell'accompagnare la crescita del capitalismo molecolare. Li ritroviamo oggi per tenere botta alle notizie non brillanti delle borse di Tokio, New York, Londra, Milano. Quelli degli artigiani aderenti a Fedart, che vede assieme Confartigianato e Cna, sono 251 diffusi a macchia di leopardo su tutto il territorio. Associano quasi 700mila imprese con un grado di penetrazione del 42% nel tessuto dell'artigianato. Sono forti nel Centronord dell'economia diffusa (32 in Lombardia, 38 in Veneto, 20 in Emilia Romagna, 15 in Lazio e 14 nelle Marche), sono diffusi al sud, nella sola Puglia sono 42, ove spesso svolgono un ruolo supplente del sistema bancario. Non sono solo uno strumento delle associazioni dei piccoli. Ogni associazione ha i suoi Consorzi fidi, dalla Coldiretti alla Confcommercio. Sono sessanta i Consorzi fidi del sistema Confindustriale. Federconfidi associa circa 50mila piccole e medie imprese. Con otto miliardi di prestiti agevolati garanti, il 70% a medio e lungo termine e con un tasso d'insolvenza stabilmente inferiore all'uno per cento. Utilizzando questa rete territoriale Unindustria di Bologna è andata oltre. Varando con un pool di banche progetti per favorire il credito a basso costo per le imprese locali mobilitando un plafond di 55 milioni. Nel loro essere interfaccia fiduciario con le imprese territoriali i Consorzi sono, nella crisi, gli interlocutori naturali a sostegno delle imprese e veicoli privilegiati per le banche, anche delle grandi banche interessate a sostenere nell'attuale difficile condizione il nostro capitalismo di territorio. Nella loro storica azione di accompagnamento delle piccole imprese i Confidi hanno accumulato un capitale fiduciario di rilevanti dimensioni. Che cos'è nel profondo la crisi se non rottura della fiducia? Lavorando a contatto con le imprese questi soggetti mutualistici sono anche depositari di un patrimonio di conoscenza importante per il sistema bancario. Il terreno d'incontro tra Confidi e banche nella crisi avviene sul continuum fiducia-competenze. Entrambi sono interessati a scambiare qualcosa: fiducia in cambio di maggior tecnicalità e affidamenti, conoscenza delle imprese diffusee maggior fiducia per le banche.L'incontro di queste due fiducie permette ai Consorzi fidi di salvaguardare la loro identità mutualistica e al sistema bancario di porre su nuove basi il radicamento territoriale. Evitando così entrambi di fare la fine del capro espiatorio. Ai tempi della retorica del declino il pendolo oscillava verso l'idraulico polacco, oggi, nella crisi finanziaria oscilla verso i banchieri. IL NUMERO CHIAVE 700mila Sono le imprese artigiane associate al Fedart, il sistema di Consorzi fidi di settore che unisce le organizzazioni Cna e Confartigianato CORBIS

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Stretta sul credito per le Pmi, come combatterla (sezione: Revoca fidi)

( da "01net" del 24-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Stretta sul credito per le Pmi, come combatterla Le soluzioni per uscire dalla crisi: ricapitalizzazione, rinegoziazione del debito e valorizzazione degli intangibles di Carlo Morichini, Fidindustria S.c.ar.l.p.a. 24 Novembre 2008 Costo del denaro, Basilea 2, scarsa liquidità e contenimento del credito stanno mettendo a dura prova le imprese italiane, specie quelle di piccole e medie dimensioni. Le soluzioni per uscire dalla crisi: ricapitalizzazione, rinegoziazione del debito e valorizzazione degli intangibles A livello microeconomico la crisi finanziaria in atto sta aggiungendo nuovi problemi a quelli già esistenti nel sistema delle piccole e medie imprese italiane. Scorriamo brevemente le principali criticità e le relative misure per combatterle. Tassi di interesse... L?andamento dell?Euribor (1, 3 e 6 mesi) da parecchio tempo ormai non si avvicina al tasso ufficiale di sconto, indicato dalla Banca Centrale Europea, ma viceversa diverge in maniera sostanziale. L?ultima forzata manovra al ribasso condotta da Trichet non ha azzerato il gap, anche se l?indicatore del tasso variabile si sta lentamente muovendo verso il basso. La causa principale va imputata alla scarsa liquidità presente sul sistema interbancario e alla crescente diffidenza che gli istituti di credito nutrono l?uno per l?altro in questo momento di incertezza finanziaria ed economica. Nonostante le iniezioni di liquidità delle banche centrali, dunque, l?Euribor non scende, o almeno non scende quanto dovrebbe, con uno scollamento di quasi un punto rispetto al Tus, attestatosi dopo l?ultimo taglio, al 3,75%. L?immediato riflesso è sul costo dei mutui a tasso variabile contratti dalle imprese (e ovviamente anche dai privati). Il costo del denaro non scende, complicando una situazione già particolarmente difficile a causa del calo degli ordinativi in atto e dei pagamenti che si fanno sempre più difficoltosi (con un?impennata degli insoluti bancari). In aggiunta a tutto ciò le direzioni delle banche nella stragrande maggioranza dei casi stanno provvedendo a rivisitare al rialzo spread e commissioni, per racimolare qualche risorsa in più in vista di un aumento delle sofferenze legate alla crisi economica. L?unica difesa in questo senso è rappresentata dal sistema dei Confidi, che servono proprio a calmierare il costo del denaro e scambiano la loro garanzia con condizioni più vantaggiose per i loro associati. … e credit crunch è palpabile la stretta sul mercato del credito, non per tutte le imprese certo, ma sicuramente per molte, più precisamente per quelle a basso rating, “bollate” da Basilea 2 come clientela non più interessante, ma anzi penalizzante in chiave prospettica a causa degli elevati accantonamenti a patrimonio di vigilanza per chi concede loro affidamenti, ovvero le banche. Parlando di rating, il livello di soglia sembra essersi attestato intorno al rating B, o 6 per gli istituti che utilizzano sistemi di valutazione numerici anziché alfabetici. Al di sotto, la capacità di ottenere o mantenere credito si riduce notevolmente, o quantomeno il costo del denaro si impenna vertiginosamente. Scivolare fino ad un rating CCC (o 7) non è poi così difficile: basta essere sottocapitalizzati, caratterizzati da margini operativi non entusiasmanti, appartenere a un settore considerato in crisi e essere contraddistinti da andamentali negativi. Riguardo al primo punto, il sistema delle Pmi nostrane si contraddistingue notoriamente per la scarsa capitalizzazione. Considerando che livelli discreti di patrimonializzazione ai sensi di Basilea sono quelli espressi da bilanci in cui il patrimonio netto rappresenti circa un quarto del totale passivo e l?azienda esprima un leverage minore o uguale a quattro, possiamo facilmente immaginare che l?esercito dei sottocapitalizzati conti molte reclute. Quanto alla redditività, un margine operativo lordo consono deve corrispondere almeno al 10% del fatturato. Anche qui il campo si restringe, lasciando al di fuori degli eletti un buon numero di soggetti, a maggior ragione in un momento di crisi economica, che facendo mancare agli imprenditori un arco temporale accettabile in termini di ordini e di produzione, li costringe a produrre a singhiozzo, con diseconomie continue a livello industriale e conseguente riduzione degli utili. Riguardo al settore di appartenenza, in questo momento credo sia più facile definire quali settori non siano in crisi, rispetto a quelli toccati da contrazione di fatturato. Facilissimo quindi essere identificati come un?impresa che opera in un comparto a rischio. In ultimo gli andamentali. Centrale rischi sconfinante e elevata percentuale di insoluti sono gli elementi maggiormente destabilizzanti per un rating. In un momento come l?attuale, dove i cattivi pagatori si moltiplicano e i tempi di pagamento si allungano arricchendosi di una dose di aleatorietà non trascurabile, non è poi così difficile incappare negli insoluti malgrado una sana gestione aziendale. Si aggiunga che gli enti pubblici sono tra i peggiori pagatori e che in generale stanno allungando i pagamenti, a discapito delle imprese che forniscono loro servizi e prodotti. Aziende che talvolta si vedono rifiutare dalle banche le richieste di smobilizzo dei crediti verso enti pubblici proprio a causa del comportamento inaffidabile di questi ultimi. Gli sconfini in Centrale Rischi, soprattutto quelli sulle linee a revoca (conto corrente) e sulle linee a scadenza (medio termine, leasing e “denaro caldo”) sono la diretta conseguenza dei mancati incassi e della conseguente crisi di liquidità per le imprese, crisi acuita anche dal calo degli ordinativi in atto, che sta investendo tutti i settori, anche se con intensità diverse. Inanellare in rapida serie tutte e tre le negatività (sottocapitalizzazione, scarsa redditività operativa e pessimi andamentali) non è poi così difficile. E altrettanto facile è finire tra i “cattivi”, quelli da tripla C. L'intervento dei Confidi può in qualche misura limitare la stretta (credit crunch), sostituendo con la propria garanzia la debolezza delle imprese, ma anche l'intervento dei consorzi di garanzia ha un limite rappresentato dalla loro capitalizzazione. Anch'essi non possono crescere all'infinito, subissati come sono dalle richieste di intervento del sistema bancario e delle imprese stesse. Negli ultimi anni l?attenzione delle banche nei loro confronti è cresciuta a dismisura, fino a farli diventare partner indispensabili per ogni operazione di credito a medio termine e spesso anche a breve. Della loro valenza, soprattutto in periodi di congiuntura negativa si sono accorte anche le regioni, che con vari programmi e in maniera diversificata a seconda delle aree geografiche tentano di sostenerli e di ricapitalizzarli. Viceversa le Camere di commercio, tradizionalmente sostegno finanziario per i Confidi, in molte aree d?Italia si stanno disimpegnando, proprio nel momento in cui il loro apporto sarebbe più necessario. In mancanza di adeguate garanzie, le banche ultimamente, sui rating deboli, si muovono rapidamente verso il contenimento del rischio e in caso di elevati ritorni di insoluti procedono a revocare le linee, con problemi enormi per le imprese. Rispetto a qualche anno fa, gli istituti bancari si sono fatti più drastici. Niente più tentativi di ricomporre, niente più piani di rientro, ma la revoca degli affidamenti, come già detto, demandando agli uffici centrali che si occupano di contenzioso il compito di recuperare tutto il possibile. Peccato che poi gli uffici centrali si intasino fino a non riuscire più a smaltire il pregresso e il quotidiano, con danni per la banca stessa. Ciò avviene soprattutto per le grandi banche, dove procedure ferree hanno legato le mani agli uomini di filiale, costringendoli a passare le pratiche in alto, anziché cercare un ricomposizione del conflitto in loco. Passaggio a contenzioso, segnalazione a sofferenza in Centrale Rischi… Nel giro di qualche mese l?impresa non trova più nessun soggetto sul mercato disposto a concedere linee di credito e, a causa della carenza di liquidità, con potendo contare su ingenti capitali propri, chiude i battenti. E magari a monte di tutto si era semplicemente verificato un forte ritorno di insoluti non imputabili alla cattiva gestione dell?imprenditore. Qualche anno fa l?impresa sarebbe comunque rimasta in piedi, avrebbe consolidato i crediti inesigibili a medio termine con un piano di rientro, adesso non più. Quali contromisure? La più scontata è anche quella maggiormente auspicabile e contemporaneamente di difficile attuazione: ricapitalizzare al più presto l?azienda, in modo da ridurre la propria dipendenza dal sistema bancario. Utili a riserva, nuovi apporti, prestiti partecipativi, tutti fungono allo stesso scopo, rendere l?impresa più salda e indipendente in momenti di congiuntura negativa e di crisi economica. è sicuramente il miglior sistema per affrontare una crisi di liquidità dovuta a scarsi ordinativi ed è il miglior strumento per elevare rapidamente il proprio rating. Occorrono purtroppo dei capitali che non sempre si hanno a disposizione o, che pur avendo a disposizione, non è possibile utilizzare perché investiti in strumenti finanziari attualmente sotto pressione (azioni, fondi d?investimento…), che genererebbero forti perdite in caso di uscita. Un?altra possibilità (di riserva) è quella di rinegoziare il debito, magari con l?ausilio di un Confidi, spalmandolo su un arco temporale il più lungo possibile. Diluendo il debito si diluisce la rata, con beneficio in termini di flussi di cassa, nella speranza che il domani sia migliore del quotidiano e che la crisi finisca. Consolidare le passività significa anche trasferire il debito da linee a revoca (che per definizione possono essere revocate in qualsiasi momento) in linee a medio termine, che godono del beneficio del termine e dalle quali non può essere chiesto il rientro (a patto ovviamente che le rate vengano onorate a scadenza) se non in caso di manifesto stato di insolvenza del debitore. Il beneficio è palese: minor aleatorietà delle linee, minor dipendenza dalle bizze di un direttore, maggior stabilità finanziaria. In tali ipotesi va valutata anche l?opzione di agganciare il finanziamento a un tasso fisso anziché variabile, in modo da definire a priori, al centesimo, il costo della linea e l?incidenza in termini di flusso negativo in ogni periodo da qui alla scadenza del prestito. Se possibile andrebbe inserito anche un periodo di preammortamento durante il quale il debitore debba far fronte ai soli interessi limitando il rimborso del capitale a un certo numero di mesi dopo l?erogazione. Ciò allo scopo di diluire l?impegno finanziario, trasferendone la parte più gravosa (il rimborso del capitale) a un periodo futuro in cui si spera che gli effetti della crisi economica si siano mitigati. In ultimo non guasterebbe agire sugli “intangibles”, sui qualitativi che rientrano anch?essi nella definizione del rating aziendale. I gestori bancari, sulla base di questionari qualitativi intervengono nella valutazione complessiva dell?azienda. Comunicare loro in maniera chiara i propri progetti per il futuro, le strategie, i mercati da aggredire o i prodotti da lanciare sul mercato, magari con una relazione scritta e qualche numero sugli effetti nel bilancio aziendale delle proprie idee, può aiutare a risalire la china e fare la differenza tra vedersi negata una linea o accolti tra coloro a cui il denaro viene ancora prestato con fiducia. (per maggiori approfondimenti vedi Finanziamenti&Credito, Novecento media)

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incontri, film e dibattiti (sezione: Revoca fidi)

( da "Tirreno, Il" del 25-11-2008)

Argomenti: Revoca fidi

Pagina 5 - Empoli Incontri, film e dibattiti Venerdì Livi Bacci presenterà "Avanti giovani alla riscossa" DOMANI. Ore 17 auditorium La Tinaia "Strumenti per affrontare la crisi finanziaria delle imprese". Tavola rotonda tra gli operatori economici del territorio, amministratori locali, istituti bancari, consorzi di garanzia fidi, associazioni datoriali, Regione Toscana. Conduce: Tiziano Cini (Agenzia per lo sviluppo). Partecipano Confindustria, Cna, Artigiancredito toscano, Comfidi, Fidi Toscana, Cassa Risparmio S. Miniato, Regione Toscana. Sarà presente il vicepresidente della Regione Gelli. Ore 19 aperitivo. VENERDì. Ore 9,30 auditorium La Tinaia: "Circondati da talenti" - Italiani patria di geni? Perché il nostro sistema non scopre e valorizza i talenti". Incontro con i ragazzi delle V classi superiori. Conduce professor Bellandi (Università di Pisa). Intervengono: Luigi di Marco (Feder managment), Giovanni Moriani (imprenditore), Serenella Mattera (scrittrice), Evelina Dario (costumista), Stefano Porro (operaio), Luigi Cardini (presidente nazionale Frates). Ore 9,30 sala consiliare Comune di Fucecchio: "Circondati da talenti" Incontro con i ragazzi delle V classi superiori. Conduce: professore S. George (Scienze della comunicazione - Università di Pisa). Intervengono: Fulvio Gini (Università di Pisa), Alessandra Lucci (imprenditrice), Fabio Bagnoli (musicista), Chiara Pratelli (educatrice), Arianna Terreni (impiegata), Matteo Cantù (ingegnere), Profeta Brandimarte (perito navale). Ore 10 saletta auditorium La Tinaia: "La scuola può appassionare alla vita e al futuro?". Laboratorio rivolto agli insegnanti. Conduce: Gabriele Cantù. Ore 13 pranzo. Ore 14 saletta auditorium La Tinaia: "Universis, I giovani incontrano le università". Ore 15 Saletta La Tinaia: "Io non ho paura: giovani alla riscossa", conduce: Luca Rasori (Il Grandevetro). Presentazione dei libri: "Avanti giovani, alla riscossa" di Massimo Livi Bacci ed. Il Mulino. "Homo instabilis: Sociologia della precarietà" con Sofia Capuano a cura di Mario Aldo Toscano ed. Il Grandevetro/ Jaca Book. CINEMA E MOSTRE. Mostra "Il lavoro uccide" nel Comune di Fucecchio, Informagioni & Servizio per l'impiego, Auditorium La Tinaia. "Fiori di plastica" installazione artistiaca sul tema delle morti sul lavoro a cura di Francesco Cinelli, al Parco Corsini (col contributo di Irplast). Cinema Fondazione I Care: giovedì "Il grande capo"; sabato "Tutta la vita davanti" di Virzì; domenica "Lavorare con lentezza". SABATO. Ore 11: "Un manifesto per il lavoro" premiazione dei vincitori del concorso riservato ai ragazzi delle scuole superiori di Fucecchio. DOMENICA. Ore 18, La Tinaia: "La bocca del ragno", di Firenza Guidi.

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