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| di PAOLO GRISERI | |||
| "La Repubblica" del 27-07-2010 | Economia | Pagina: 9 | File originale |
Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Dagli allevatori guidati da Robusti alle cooperative di Rainieri: Credieuronord faceva da schermo.
Sottotitolo: L´istituto di credito fu salvato dal fallimento da Fazio in cambio del sostegno politico.
Abstract: Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: «Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega risolverà i vostri
| "larepubblica.it (Parma)" del 27-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: L' istituto di credito fu salvato dal fallimento da Fazio in cambio del sostegno politico Il fratello del relatore Azzollini, che ha introdotto lo stop alle sanzioni, era in Antonveneta.
Abstract: Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: "Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega risolverà i vostri problemi". Il
| "Dagospia" del 27-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: A cura di Minimo Riserbo e Falbalà (starring Pippo il Patriota) GABANELLI 1 - CHAPEAU! Milena Gabanelli scrive una lettera al Corriere sulla nomina del Mostro Sacro Veronesi alla guida dell' agenzia per la sicurezza nazionale. Con classe, lo fa a pezzi, ricordando che ha 85 anni e che vuole un incarico che ne dura altri sette. Che e' gia'
| "Dagospia" del 27-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Paolo Griseri per " la Repubblica " Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: "Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega
| "Dagospia" del 28-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Alberto Mattioli per "La Stampa" Renzo Bossi Per la Trota è la stagione degli amori. Informa il settimanale "Diva e donna" che è scoppiata la passione fra Renzo Bossi, figlio di Umberto, in arte Trota, ed Elena Morali, una procace bionda che di arte non ne ha alcuna ma una parte sì: Pupa nel teleshow "La pupa e il secchione".
| "Fidest" del 29-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: "In una situazione di decisa ripresa per l' agricoltura - i dati ISMEA registrano un aumento dell' 8,6% rispetto a maggio e del 7,3% rispetto a giugno 2009 - rattrista un governo che non ascolta chi rispetta la legge e se ne infischia delle istituzioni comunitarie appoggiando chi ha fatto fortune sull' illegalità". Lo dichiara Ernesto
| "Il Cittadino" del 29-07-2010 | Interni | Pagina: 2 | File originale |
Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Sentenza del tribunale di Milano contro l’ex ministro coinvolto nel caso Antonveneta.
Abstract: MILANO A meno di un mese dalle dimissioni da ministro "formalizzate" nell' aula della quinta sezione penale del tribunale di Milano, ieri, in quella stessa aula, Aldo Brancher è stato condannato a due anni di carcere e a quattro mila euro di multa per uno dei tanti capitoli della vicenda sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della
| "La Nazione" del 29-07-2010 | Primo piano | Pagina: 7 | File originale |
| Pubblicato anche in: "Il Resto del Carlino" "Il Giorno" | |||
Argomenti: Credieuronord
Occhiello: MILANO APPROPRIAZIONE INDEBITA E RICETTAZIONE PER LEX MINISTRO. A TIRARLO IN BALLO FU FIORANI.
Abstract: - MILANO - DUE ANNI di reclusione e 4 mila euro di multa. L' ex ministro Aldo Brancher è stato condannato nel processo con rito abbreviato nato da uno stralcio dell' inchiesta Antonveneta per due episodi di appropriazione indebita e altrettanti di ricettazione, mentre è stato assolto da altre due presunte ricettazioni. Diversa la
| di Corriere Della Sera | |||
| "Corriere della Sera" del 29-07-2010 | PRIMO PIANO | Pagina: 10 | File originale |
Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Accuse di ricettazione e appropriazione indebita.
Abstract: MILANO - Dopo il primato del dicastero durato meno (17 giorni), Aldo Brancher ottiene suo malgrado anche il record di primo ex ministro dell' attuale governo Berlusconi ad essere condannato. Due anni di reclusione e 4.000 euro di multa è la pena che gli ha inflitto il giudice Annamaria Gatto che, in un processo di primo grado per un filone
| di SIMONE SAVOIA | |||
| "Libero" del 29-07-2010 | Pagina: 8 | File originale |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Sentenza sul caso Antonveneta: l’ex ministro prende due anni. I difensori: «Uscirà pulito»
Abstract: ■■■ L' ex ministro per la sussidiarietà Aldo Brancher, PdL, è stato condannato ieri dal giudice milanese Annamaria Gatto in primo grado con rito abbreviato a due anni di reclusione e 4.000 euro di multa per appropriazione indebita e ricettazione nell' ambi to di un filone dell' inchiesta sulla mancata scalata della Banca Popolare
| "Il Riformista" del 29-07-2010 | Pagina: 3 | File originale |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: CONDANNA. Quand’era al governo (per 17 giorni) come primo atto chiese il legittimo impedimento.
Abstract: ■ Fosse stato per il legittimo impedimento, il ministro-lampo (17 giorni in carica) Aldo Brancher ieri non sarebbe stato condannato. Il giudice monocratico di Milano Annamaria Gatto, infatti, ha stabilito che l' ex ministro del Pdl, tanto caro anche alla Lega, dovrà scontare due anni di reclusione e pagare quattromila euro di multa,
| "La Tribuna di Treviso" del 01-08-2010 | Regione | Pagina: 11 | File originale |
| Pubblicato anche in: "La Nuova di Venezia e Mestre" "Il Mattino di Padova" | |||
Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: La fitta trama tra mondo agricolo e crac Credieuronord.
Abstract: La fitta trama tra mondo agricolo e crac Credieuronord.
| "Affari Italiani" del 02-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Commento di Fausto Lupetti all' editoriale di Luigi Esposito La Tirrenia consacra la deadline territoriale Egr. Luigi Esposito, mi sembra alquanto risibile riferirsi alla Lega Nord come best practise del lavoro sul campo in economia, forse lei non rammenta le vicende della Credieuronord o la più recente delle quote latte che non sono
| "Blogosfere" del 02-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: In Italia le banche non falliscono (basti pensare alla parabola della Credieuronord ), ma all' estero sì e la crisi economica continua a pesare sugli istituti di credito americani: dall' inizio del 2010 infatti, le banche fallite negli Stati Uniti, ammontano complessivamente a un totale di 108 , cinque delle quali sono state colpite proprio
| "Alice" del 18-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Politica
Sottotitolo: Silenzio da esecutivo e partito. Pd: "Lega difende truffatori"
Abstract: A due giorni di distanza dall' ultimo attacco il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi torna a sparare a zero sul ' collega' Giancarlo Galan. Le parole del ' senatur' sono affidate ai cronisti che lo incontrano a Calalzo di Cadore e non lasciano adito a dubbi: "Galan? Ma vi pare che stia facendo bene? Provate a chiedere agli
| "Wall Street Italia" del 18-08-2010 | Pagina web originale |
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| Pubblicato anche in: "APCOM" | |||
Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Silenzio da esecutivo e partito. Pd: "Lega difende truffatori"
Abstract: Roma, 18 ago. (Apcom) - A due giorni di distanza dall' ultimo attacco il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi torna a sparare a zero sul ' collega' Giancarlo Galan. Le parole del ' senatur' sono affidate ai cronisti che lo incontrano a Calalzo di Cadore e non lasciano adito a dubbi: "Galan? Ma vi pare che stia facendo bene?
| "Tiscali" del 18-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Roma, 18 ago. (Apcom) - A due giorni di distanza dall' ultimo attacco il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi torna a sparare a zero sul ' collega' Giancarlo Galan. Le parole del ' senatur' sono affidate ai cronisti che lo incontrano a Calalzo di Cadore e non lasciano adito a dubbi: "Galan? Ma vi pare che stia facendo bene?
| di PAOLO GRISERI | |||
| "La Repubblica" del 27-07-2010 | Economia | Pagina: 9 | File originale |
Argomenti: Credieuronord
Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: «Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega risolverà i vostri problemi». Il popolo dei trattori aveva elevato i suoi osanna, sicuro che ancora una volta si sarebbe rinnovato il patto segreto e indissolubile che unisce i furbetti delle quote latte al Senatur e ai vertici del suo movimento. Un patto che in questi anni ha tenuto in ostaggio il governo e il Cavaliere. Un patto inconfessabile, fatto di truffe, operazioni finanziarie spericolate, alleanze trasversali con i palazzi che contano a Roma Ladrona. Un patto rinnovato, non a caso, nel luogo simbolo della Lega: il Pratone di Pontida acquistato con i soldi della Banca Popolare di Lodi di Gian Piero Fiorani. Per i leghisti Fiorani, plurinquisito protagonista dell´estate dei furbetti del quartierino, amico di Antonio Fazio, con lui precipitato nel buco nero delle inchieste e degli scandali, è soprattutto l´uomo che ha salvato dal fallimento la Credieuronord, la Banca padana sponsorizzata da Bossi. Perché proprio Fiorani salva la banca di Bossi? Lo spiega lui stesso nell´interrogatorio del 5 gennaio 2006 di fronte ai pm milanesi Greco, Perrotti e Fusco: «A Fazio serviva l´appoggio della Lega in Parlamento. Giorgetti si era impegnato a sostenere il governatore in cambio del salvataggio della banca». Ai leghisti come Giancarlo Giorgetti (oggi presidente della commissione bilancio della Camera) serviva salvare Credieuronord dal fallimento per coprire le operazioni spericolate dei vertici del movimento e le intermediazioni fittizie con le cooperative di allevatori create per nascondere la truffa delle quote latte non pagate. Così non deve stupire se «il perché e il per come» cui alludeva Bossi parlando al popolo di Pontida meno di due mesi fa porta la firma di Antonio Azzollini, relatore dell´emendamento che rinvia ancora una volta il pagamento delle multe per gli splafonatori delle quote latte. Il fratello di Antonio Azzollini, Niccolò, era nel cda di Antonveneta, la banca che Fiorani aveva tentato di scalare nella primavera del 2005. E´ in questo intreccio che si trova la spiegazione del mistero delle quote latte: non una semplice battaglia ideale per salvare dalla multa un drappello sempre più esiguo di malgari e allevatori padani (meno di 1.000 su 40.000). Piuttosto la restituzione di antichi favori e il risarcimento per mancate promesse, quando nelle campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi risparmi a Credieuronord fidandosi della sponsorizzazione del Senatur: «Anche io sono socio fondatore di Credinord», era scritto sul manifesto pubblicitario con la faccia di Bossi. Per molti allevatori la Credinord (poi diventata Credieuronord) è la banca intermediaria che veniva utilizzata per non pagare le multe del latte. La storia si ritrova nelle motivazioni con cui un anno fa il tribunale di Saluzzo ha condannato per truffa una sessantina di allevatori cuneesi, tutti soci delle cooperative Savoia fondate da Giovanni Robusti, leader dei Cobas del latte piemontesi e successivamente europarlamentare del Carroccio. I giudici Fabrizio Pasi, Fabio Cavallo e Fabio Franconiero raccontano così il raggiro: «Dal momento in cui gli allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote loro assegnate, venivano effettuate (dalla cooperativa n. d. r.) tre registrazioni. La prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli organi competenti per il superprelievo (la multa n. d. r.). La seconda registrazione registrava lo spostamento del denaro dal conto della banca utilizzata dalle cooperative per incassi e pagamenti a un conto acceso presso la banca Credieuronord. La terza registrazione, che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva effettuata in corrispondenza dell´uscita del denaro dal conto della banca Credieuronord». Il denaro tornava così agli allevatori che non pagavano la multa. Credieuronord aveva fatto il miracolo. Nel corso degli anni Robusti e i soci delle sei cooperative costituite nel tempo (Savoia uno, Savoia due ecc.) avrebbero truffato in questo modo una somma compresa, a seconda dei calcoli, tra i 130 e i 200 milioni di euro. Una bazzecola di fronte alla truffa da un miliardo di euro contestata dal pm milanese Frank Di Maio al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Rainieri aveva messo in piedi, secondo il pm, un sistema di 28 cooperative a fare da schermo per evitare il pagamento delle multe. Funzionavano più o meno con lo stesso sistema delle Savoia: si chiamavano «Giuseppe Verdi 2001». Nella storia di Credieuronord e dei vertici leghisti coinvolti nelle truffe alla Ue non c´è solo latte. Ci sono anche ardite quanto fallimentari operazioni immobiliari in Croazia, concluse con l´immancabile bagno di sangue per i contadini padani illusi dal sogno della villetta vista mare. Al punto che lo stesso popolo dei fedelissimi aveva cominciato a mugugnare contro i vertici. «Non perderete una lira», aveva promesso Bossi e Calderoli aveva promosso l´autotassazione dei big di via Bellerio per rifondere i contadini di quel che avevano perso. «Anche noi - aveva aggiunto lo stesso Calderoli - siamo vittime del crac». Ma c´è un documento che lo smentisce. E´ il Rapporto dei Collegio dei revisori per l´anno 2006 sul bilancio dei partiti politici. A pagina 45 si legge: «Sulla base dei controlli di conformità e dei riscontri eseguiti sulla complessiva documentazione agli atti, il Rendiconto 2006 del partito politico Lega Nord non può essere considerato regolarmente redatto». Tra i motivi della bocciatura, scrivono i revisori, c´è una «insufficiente informativa sulla gestione». In particolare «dalla nota integrativa al bilancio della partecipata Pontida Fin srl si rileva l´esistenza di due società indirettamente partecipate dalla Lega Nord e precisamente: la Pontida Servizi srl in liquidazione e Credieuronord holding spa». Altroché vittime del fallimento. E´ proprio lo stretto rapporto tra queste speculazioni finanziarie e la fiducia accordata a suo tempo dai Cobas del latte agli gnomi padani di Credieuronord a spiegare perché da diversi anni le manifestazioni degli allevatori che hanno pagato non raggiungono lo scopo di far cessare i favori del governo ai furbetti del latticino. Si scontrano con la forza di ricatto chi conosce bene i peccati originali della Lega. Dodici mesi fa un esercito di trattori assediò Arcore chiedendo a Berlusconi di far cessare lo scandalo delle protezioni del governo a chi non paga le multe. Fu inutile. Come probabilmente sarà inutile quest´anno, nonostante le nuove proteste di tutte le associazioni di allevatori e l´opposizione dello stesso ministro dell´Agricoltura, Giancarlo Galan, giunto addirittura a minacciare le dimissioni. Più di tutto vale la promessa di Renzo Bossi, il «trota», figlio del Senatur. Il primo luglio, di fronte al gruppo degli irriducibili, al drappello di chi non vuole pagare (e spera di farla franca fino al 2015, quando verranno abolite le quote latte) il «trota» è stato chiarissimo: «Non vi preoccupate. Ci pensa mio padre».
| "larepubblica.it (Parma)" del 27-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: "Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega risolverà i vostri problemi". Il popolo dei trattori aveva elevato i suoi osanna, sicuro che ancora una volta si sarebbe rinnovato il patto segreto e indissolubile che unisce i furbetti delle quote latte al Senatur e ai vertici del suo movimento. Un patto che in questi anni ha tenuto in ostaggio il governo e il Cavaliere. Un patto inconfessabile, fatto di truffe, operazioni finanziarie spericolate, alleanze trasversali con i palazzi che contano a Roma Ladrona. Un patto rinnovato, non a caso, nel luogo simbolo della Lega: il Pratone di Pontida acquistato con i soldi della Banca Popolare di Lodi di Gian Piero Fiorani. Per i leghisti Fiorani, plurinquisito protagonista dell' estate dei furbetti del quartierino, amico di Antonio Fazio, con lui precipitato nel buco nero delle inchieste e degli scandali, è soprattutto l' uomo che ha salvato dal fallimento la Credieuronord, la Banca padana sponsorizzata da Bossi. Perché proprio Fiorani salva la banca di Bossi? Lo spiega lui stesso nell' interrogatorio del 5 gennaio 2006 di fronte ai pm milanesi Greco, Perrotti e Fusco: "A Fazio serviva l' appoggio della Lega in Parlamento. Giorgetti si era impegnato a sostenere il governatore in cambio del salvataggio della banca". Ai leghisti come Giancarlo Giorgetti (oggi presidente della commissione bilancio della Camera) serviva salvare Credieuronord dal fallimento per coprire le operazioni spericolate dei vertici del movimento e le intermediazioni fittizie con le cooperative di allevatori create per nascondere la truffa delle quote latte non pagate. Così non deve stupire se "il perché e il per come" cui alludeva Bossi parlando al popolo di Pontida meno di due mesi fa porta la firma di Antonio Azzollini, relatore dell' emendamento che rinvia ancora una volta il pagamento delle multe per gli splafonatori delle quote latte. Il fratello di Antonio Azzollini, Niccolò, era nel cda di Antonveneta, la banca che Fiorani aveva tentato di scalare nella primavera del 2005. E' in questo intreccio che si trova la spiegazione del mistero delle quote latte: non una semplice battaglia ideale per salvare dalla multa un drappello sempre più esiguo di malgari e allevatori padani (meno di 1.000 su 40.000). Piuttosto la restituzione di antichi favori e il risarcimento per mancate promesse, quando nelle campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi risparmi a Credieuronord fidandosi della sponsorizzazione del Senatur: "Anche io sono socio fondatore di Credinord", era scritto sul manifesto pubblicitario con la faccia di Bossi. Per molti allevatori la Credinord (poi diventata Credieuronord) è la banca intermediaria che veniva utilizzata per non pagare le multe del latte. La storia si ritrova nelle motivazioni con cui un anno fa il tribunale di Saluzzo ha condannato per truffa una sessantina di allevatori cuneesi, tutti soci delle cooperative Savoia fondate da Giovanni Robusti, leader dei Cobas del latte piemontesi e successivamente europarlamentare del Carroccio. I giudici Fabrizio Pasi, Fabio Cavallo e Fabio Franconiero raccontano così il raggiro: "Dal momento in cui gli allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote loro assegnate, venivano effettuate (dalla cooperativa n. d. r.) tre registrazioni. La prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli organi competenti per il superprelievo (la multa n. d. r.). La seconda registrazione registrava lo spostamento del denaro dal conto della banca utilizzata dalle cooperative per incassi e pagamenti a un conto acceso presso la banca Credieuronord. La terza registrazione, che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva effettuata in corrispondenza dell' uscita del denaro dal conto della banca Credieuronord". Il denaro tornava così agli allevatori che non pagavano la multa. Credieuronord aveva fatto il miracolo. Nel corso degli anni Robusti e i soci delle sei cooperative costituite nel tempo (Savoia uno, Savoia due ecc.) avrebbero truffato in questo modo una somma compresa, a seconda dei calcoli, tra i 130 e i 200 milioni di euro. Una bazzecola di fronte alla truffa da un miliardo di euro contestata dal pm milanese Frank Di Maio al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Rainieri aveva messo in piedi, secondo il pm, un sistema di 28 cooperative a fare da schermo per evitare il pagamento delle multe. Funzionavano più o meno con lo stesso sistema delle Savoia: si chiamavano "Giuseppe Verdi 2001". Nella storia di Credieuronord e dei vertici leghisti coinvolti nelle truffe alla Ue non c' è solo latte. Ci sono anche ardite quanto fallimentari operazioni immobiliari in Croazia, concluse con l' immancabile bagno di sangue per i contadini padani illusi dal sogno della villetta vista mare. Al punto che lo stesso popolo dei fedelissimi aveva cominciato a mugugnare contro i vertici. "Non perderete una lira", aveva promesso Bossi e Calderoli aveva promosso l' autotassazione dei big di via Bellerio per rifondere i contadini di quel che avevano perso. "Anche noi - aveva aggiunto lo stesso Calderoli - siamo vittime del crac". Ma c' è un documento che lo smentisce. E' il Rapporto dei Collegio dei revisori per l' anno 2006 sul bilancio dei partiti politici. A pagina 45 si legge: "Sulla base dei controlli di conformità e dei riscontri eseguiti sulla complessiva documentazione agli atti, il Rendiconto 2006 del partito politico Lega Nord non può essere considerato regolarmente redatto". Tra i motivi della bocciatura, scrivono i revisori, c' è una "insufficiente informativa sulla gestione". In particolare "dalla nota integrativa al bilancio della partecipata Pontida Fin srl si rileva l' esistenza di due società indirettamente partecipate dalla Lega Nord e precisamente: la Pontida Servizi srl in liquidazione e Credieuronord holding spa". Altroché vittime del fallimento. E' proprio lo stretto rapporto tra queste speculazioni finanziarie e la fiducia accordata a suo tempo dai Cobas del latte agli gnomi padani di Credieuronord a spiegare perché da diversi anni le manifestazioni degli allevatori che hanno pagato non raggiungono lo scopo di far cessare i favori del governo ai furbetti del latticino. Si scontrano con la forza di ricatto chi conosce bene i peccati originali della Lega. Dodici mesi fa un esercito di trattori assediò Arcore chiedendo a Berlusconi di far cessare lo scandalo delle protezioni del governo a chi non paga le multe. Fu inutile. Come probabilmente sarà inutile quest' anno, nonostante le nuove proteste di tutte le associazioni di allevatori e l' opposizione dello stesso ministro dell' Agricoltura, Giancarlo Galan, giunto addirittura a minacciare le dimissioni. Più di tutto vale la promessa di Renzo Bossi, il "trota", figlio del Senatur. Il primo luglio, di fronte al gruppo degli irriducibili, al drappello di chi non vuole pagare (e spera di farla franca fino al 2015, quando verranno abolite le quote latte) il "trota" è stato chiarissimo: "Non vi preoccupate. Ci pensa mio padre".
| "Dagospia" del 27-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
A cura di Minimo Riserbo e Falbalà (starring Pippo il Patriota) GABANELLI 1 - CHAPEAU! Milena Gabanelli scrive una lettera al Corriere sulla nomina del Mostro Sacro Veronesi alla guida dell' agenzia per la sicurezza nazionale. Con classe, lo fa a pezzi, ricordando che ha 85 anni e che vuole un incarico che ne dura altri sette. Che e' gia' senatore e "forse ha troppi impegni' per essere uno che accettò il laticlavio "a patto di non togliere troppo tempo ai suoi pazienti" (p. 10). VERONESI 2 - I PORCI COMODI... Stendersi a tappetino, con gente come Marpionne, non paga. Se ne rendono conto, a tempo scaduto, sindacati di governo e politici di ogni inclinazione (attorno ai 90 gradi, preferibilmente). "Fiat vuol lasciare Federmeccanica e dire addio al contratto nazionale. Marchionne punta a nuove regole sulla base del modello Pomigliano. Anche Cisl e Uil fanno quadrato contro l' affondo del Lingotto". Ma il pensionato spagnolo Salvatore Tropea ci tranquillizza: "Marchionne ha consultato fior di legali" (Repubblica, p. 20). Poi dicono che gli vogliono mettere il bavaglio. La realtà è che si comincia così: si cambia nome, si cambia residenza e associazione padronale, giusto per mutare intestazione dei contratti. E si finisce per non dormire due notti nello stesso albergo. La mossa finale della Misteriosa Entità Nomade Marpionnata? Pagare solo più in contanti (ma sempre a 180 giorni). Marchionne Poi, quando l' ultimo avrà spento la luce, qualcuno avvisi Saccon Sacconi e Campa Chiamparino che anche loro sono due "esuberi". Non servono più. 3 - HORROR VACUI... Quando il piatto si fa magro, è il momento di leader magri. Piero Fassino si sbenda da sé, profonde tutte le sue energie nella rimozione della pietra e chi t' incontra appena uscito dal sepolcro? Un giornalista della Stampa che passava lì per caso. Informato che gli operai italiani hanno un problemuccio con quei filantropi della Fiat, Fassino esala le sue ultime certezze: "Anche i lavoratori hanno bisogno di un' azienda sana. L' ad ha salvato il gruppo, bisogna riconoscerglielo. Quello che serve è far crescere la produttività" (p.24). C' è un posto da sindaco di Torino, oltre la bara? pomiglian o 4 - ULTIME DAL PDL, PARTITO DELLA LIBERTA' VIGILATA... "Verdini lascia la sua banca. I pm lo interrogano per 8 ore. Il coordinatore pdl: io estraneo, ma tutelo il Credito cooperativo", non i suoi elettori. Quanto alla sua cara banchetta, "commissariamento imminente di bankitalia per "gravi irregolarita' " nell' istituto" (Corriere delle banche sane, p. 8). Repubblica gufa giusto un po' : "E ora Denis teme che tutto precipiti con una richiesta di arresto in tempi brevi" (p.5) Intanto, l' Arconte di Arcore ha nuovamente fretta: "Legge-bavaglio, il centrodestra forza i tempi. Sette, otto giorni prima della chiusura di agosto. Voci su un no al voto segreto dei berlsconiani da addossare ai finiani" (Repubblica, p.3). "La gelida rassegnazione di Berlusconi: "Prepariamoci anche alle elezioni" (p. 3). Tutti i giornali sono pieni dei soliti virgolettati del Banana, alla faccia della ridicola smentita preventiva diffusa ieri sera dagli uffici di Paolino Bonaiuti. Nel giorno più lungo dell' Alto Macellaio Denis, Gianmenefrego Fini provoca: "Via gli indagati dal Pdl". Il presidente della Camera sfida Berlusconi e difende Granata: la legalità è una bandiera, non si espelle chi solleva la questione morale" (Repubblica, p.1). Specie in un partito che non ha espulso Nick Cosentino e neppure Gianfrancuzzo Miccichè, che in Sicilia ora sta con gli "altri" e nessuno ha il coraggio di dirgli nulla. MAURIZIO SACCONI PIERLUIGI PARAGONE SUSANNA CAMUSSO La vera verità è che chi custodisce segreti non rischia mai nulla. Non vale solo per il Pdl, ma per tutta la classe digerente. 5 - E HANNO ANCHE I PROBI VIRI! Intervista lunare al filosofo Vittorio Mathieu, sedicente presidente del collegio dei probiviri del Pdl. Il succo e' : nessuno ci ha mai cagato e ci hanno tolto anche il segretario. Comunque segue il caso Granata dai giornali e se un associato manda "una sollecitazione scritta", lui interviene (Corriere, p. 5). Minchia papà! Piero Fassino 6 - SCHIZZI DI LATTE SULLA LEGA PADRONA... Per fortuna che l' ala etica e benpensante del centrodestra, ormai rappresentata dalla Lega Nord (si ride), è pura e bianca come il latte. "Ecco le truffe per non pagare le quote latte. I pm: "Così la banca della Lega le copriva". Dagli allevatori guidati da Robusti alle cooperative di Rainieri: Credieuronord faceva da schermo". Bell' inchiesta di Paolo Griseri su Repubblica (p.9). 7 - COMPAGNE CHE SBAGLIANO... Il Giornale di Feltrusconi purga Bianca Berlinguer e le infligge un titolone-merolone: "Berlinguer, la zarina di Telekabul chiude la porta ai colleghi precari. Da quando dirige il Tg3 non ha regolarizzato i giornalisti con contratto a termine. Imbarazzo del sindacato: il "berlusconiano" Minzolini ne ha assunti già diciotto" (p. 8). Che santo quel Minzolini! Ma perché fargli l' affronto delle virgolette intorno all' aggettivo del cuore: "berlusconiano"? 8 - FREE MARCHETT... "Il made in Italy mette sul piatto un settembre pieno di sfilate. Tre settimane di passerelle si terranno negli storici palazzi di Milano. Il sindaco Moratti: "Vogliamo confermarci capitale mondiale della moda" (Giornale, p. 16). Attacco da brivido: "Tutti per uno, la moda per tutti con il preciso intento di farla diventare come il Salone del Mobile, l' evento che..." . Alla parola "evento" perfino noi smettiamo di essere non violenti. Berlusconi stringe la mano a Denis Verdini coordinatore del PDL 9 - ORA D' ARIA... Dev' essere un personaggio bellissimo il nomade australiano Julian Assange, l' inventore di Wikileaks. Lo racconta molto bene Massimo Gaggi sul Corriere (p. 3): hacker, matematico, fisico, crittografo "per spirito anarchico, per un moto di ribellione contro tutte le organizzazioni gerarchiche". Di fronte a un fenomeno del genere, in grado di ridicolizzare il Pentagono e qualunque altro presunto santuario del segreto, fa ancora più' tenerezza l' ansia etichettatrice dei cosiddetti esperti, quelli autorizzati a discettare della qualunque sui media ufficiali. la home page di wikileaks Scrive il Corriere che "gli esperti si dividono: e' l' alba di un nuovo giornalismo o siamo davanti a una forma di info-vandalismo?". Prima di dire "info-vandalismo" farsi un serio esame di coscienza. 10 - NOVANTA MINUTI D' ARIA... Notizia meravigliosa da una nazione meravigliosa: "Il latitante Messina Denaro allo stadio per Palermo-Samp". Confidenza in carcere ai Ros: a maggio in mezzo alla folla" (Repubblica, p.17). E ora? Sessantamila indagati per 416 bis, concorso esterno in associazione alla mafia? Con il metro del nostro codice penale, ci può perfino stare. BIANCA BERLINGUER MARISASTIRPE.
| "Dagospia" del 27-07-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Paolo Griseri per " la Repubblica " Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: "Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega risolverà i vostri problemi". bossi3_big Il popolo dei trattori aveva elevato i suoi osanna, sicuro che ancora una volta si sarebbe rinnovato il patto segreto e indissolubile che unisce i furbetti delle quote latte al Senatur e ai vertici del suo movimento. Un patto che in questi anni ha tenuto in ostaggio il governo e il Cavaliere. Un patto inconfessabile, fatto di truffe, operazioni finanziarie spericolate, alleanze trasversali con i palazzi che contano a Roma Ladrona. Un patto rinnovato, non a caso, nel luogo simbolo della Lega: il Pratone di Pontida acquistato con i soldi della Banca Popolare di Lodi di Gian Piero Fiorani. Per i leghisti Fiorani, plurinquisito protagonista dell' estate dei furbetti del quartierino, amico di Antonio Fazio, con lui precipitato nel buco nero delle inchieste e degli scandali, è soprattutto l' uomo che ha salvato dal fallimento la Credieuronord, la Banca padana sponsorizzata da Bossi. Perché proprio Fiorani salva la banca di Bossi? Lo spiega lui stesso nell' interrogatorio del 5 gennaio 2006 di fronte ai pm milanesi Greco, Perrotti e Fusco: "A Fazio serviva l' appoggio della Lega in Parlamento. Giorgetti si era impegnato a sostenere il governatore in cambio del salvataggio della banca". UMBERTO BOSSI Ai leghisti come Giancarlo Giorgetti (oggi presidente della commissione bilancio della Camera) serviva salvare Credieuronord dal fallimento per coprire le operazioni spericolate dei vertici del movimento e le intermediazioni fittizie con le cooperative di allevatori create per nascondere la truffa delle quote latte non pagate. Così non deve stupire se "il perché e il per come" cui alludeva Bossi parlando al popolo di Pontida meno di due mesi fa porta la firma di Antonio Azzollini, relatore dell' emendamento che rinvia ancora una volta il pagamento delle multe per gli splafonatori delle quote latte. Il fratello di Antonio Azzollini, Niccolò, era nel cda di Antonveneta, la banca che Fiorani aveva tentato di scalare nella primavera del 2005. E' in questo intreccio che si trova la spiegazione del mistero delle quote latte: non una semplice battaglia ideale per salvare dalla multa un drappello sempre più esiguo di malgari e allevatori padani (meno di 1.000 su 40.000). Piuttosto la restituzione di antichi favori e il risarcimento per mancate promesse, quando nelle campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi risparmi a Credieuronord fidandosi della sponsorizzazione del Senatur: "Anche io sono socio fondatore di Credinord", era scritto sul manifesto pubblicitario con la faccia di Bossi. Giorgetti Per molti allevatori la Credinord (poi diventata Credieuronord) è la banca intermediaria che veniva utilizzata per non pagare le multe del latte. La storia si ritrova nelle motivazioni con cui un anno fa il tribunale di Saluzzo ha condannato per truffa una sessantina di allevatori cuneesi, tutti soci delle cooperative Savoia fondate da Giovanni Robusti, leader dei Cobas del latte piemontesi e successivamente europarlamentare del Carroccio. I giudici Fabrizio Pasi, Fabio Cavallo e Fabio Franconiero raccontano così il raggiro: "Dal momento in cui gli allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote loro assegnate, venivano effettuate (dalla cooperativa n. d. r.) tre registrazioni. La prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli organi competenti per il superprelievo (la multa n. d. r.). lar44 giamp fiorani La seconda registrazione registrava lo spostamento del denaro dal conto della banca utilizzata dalle cooperative per incassi e pagamenti a un conto acceso presso la banca Credieuronord. La terza registrazione, che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva effettuata in corrispondenza dell' uscita del denaro dal conto della banca Credieuronord". Il denaro tornava così agli allevatori che non pagavano la multa. Credieuronord aveva fatto il miracolo. Nel corso degli anni Robusti e i soci delle sei cooperative costituite nel tempo (Savoia uno, Savoia due ecc.) avrebbero truffato in questo modo una somma compresa, a seconda dei calcoli, tra i 130 e i 200 milioni di euro. Una bazzecola di fronte alla truffa da un miliardo di euro contestata dal pm milanese Frank Di Maio al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Rainieri aveva messo in piedi, secondo il pm, un sistema di 28 cooperative a fare da schermo per evitare il pagamento delle multe. Funzionavano più o meno con lo stesso sistema delle Savoia: si chiamavano "Giuseppe Verdi 2001". Nella storia di Credieuronord e dei vertici leghisti coinvolti nelle truffe alla Ue non c' è solo latte. Ci sono anche ardite quanto fallimentari operazioni immobiliari in Croazia, concluse con l' immancabile bagno di sangue per i contadini padani illusi dal sogno della villetta vista mare. Al punto che lo stesso popolo dei fedelissimi aveva cominciato a mugugnare contro i vertici. "Non perderete una lira", aveva promesso Bossi e Calderoli aveva promosso l' autotassazione dei big di via Bellerio per rifondere i contadini di quel che avevano perso. luiss08 antonio fazio "Anche noi - aveva aggiunto lo stesso Calderoli - siamo vittime del crac". Ma c' è un documento che lo smentisce. E' il Rapporto dei Collegio dei revisori per l' anno 2006 sul bilancio dei partiti politici. A pagina 45 si legge: "Sulla base dei controlli di conformità e dei riscontri eseguiti sulla complessiva documentazione agli atti, il Rendiconto 2006 del partito politico Lega Nord non può essere considerato regolarmente redatto". Tra i motivi della bocciatura, scrivono i revisori, c' è una "insufficiente informativa sulla gestione". In particolare "dalla nota integrativa al bilancio della partecipata Pontida Fin srl si rileva l' esistenza di due società indirettamente partecipate dalla Lega Nord e precisamente: la Pontida Servizi srl in liquidazione e Credieuronord holding spa". Altroché vittime del fallimento. Renzo Bossi E' proprio lo stretto rapporto tra queste speculazioni finanziarie e la fiducia accordata a suo tempo dai Cobas del latte agli gnomi padani di Credieuronord a spiegare perché da diversi anni le manifestazioni degli allevatori che hanno pagato non raggiungono lo scopo di far cessare i favori del governo ai furbetti del latticino. Si scontrano con la forza di ricatto chi conosce bene i peccati originali della Lega. Dodici mesi fa un esercito di trattori assediò Arcore chiedendo a Berlusconi di far cessare lo scandalo delle protezioni del governo a chi non paga le multe. Fu inutile. Come probabilmente sarà inutile quest' anno, nonostante le nuove proteste di tutte le associazioni di allevatori e l' opposizione dello stesso ministro dell' Agricoltura, Giancarlo Galan, giunto addirittura a minacciare le dimissioni. Francesco Greco procuratore a Milano esperto in reati funzionari Più di tutto vale la promessa di Renzo Bossi, il "trota", figlio del Senatur. Il primo luglio, di fronte al gruppo degli irriducibili, al drappello di chi non vuole pagare (e spera di farla franca fino al 2015, quando verranno abolite le quote latte) il "trota" è stato chiarissimo: "Non vi preoccupate. Ci pensa mio padre". elena_morali_bossi-Jr.
| "Dagospia" del 28-07-2010 | Pagina web originale |
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Alberto Mattioli per "La Stampa" Renzo Bossi Per la Trota è la stagione degli amori. Informa il settimanale "Diva e donna" che è scoppiata la passione fra Renzo Bossi, figlio di Umberto, in arte Trota, ed Elena Morali, una procace bionda che di arte non ne ha alcuna ma una parte sì: Pupa nel teleshow "La pupa e il secchione". Una love story rigorosamente lombarda: i due sono stati sorpresi insieme nel Bresciano e insieme paparazzati a Bergamo, dove abita la Pupa. Che conferma cinguettando in inconfondibile stile pupesco: "Sì, siamo usciti insieme. Ci siamo conosciuti mesi fa al concorso di Miss Padania e siamo diventati amici. Renzo mi ha detto che gli piaccio come persona e non mi vede come Pupa: non gli importa quello che ho fatto in tivù. È tenero". elena_morali_bossi-Jr E qui occorre spiegare, se siete, beati voi, fra quelli che non hanno mai visto "La pupa e il secchione" (in ogni caso non preoccupatevi: non vi siete persi niente) che lo spettacolo, si fa per dire, consiste nell' accostare delle fanciulle dalle forme prosperose e dall' incerta sintassi a dei coetanei "nerd", cioè occhialuti, bruttini, imbranati e sfisicati ma insolitamente acculturati. La parte più divertente, ovvio, sono gli spropositi delle prime quando i secondi le informano dell' esistenza di Dante o della chimica. Ora, in quella memorabile occasione, la Pupa Morali proclamò imperiosa: "La cultura mi annoia" (che donna! E che diva!). Pare che con Bossi jr non rischi di sbadigliare: il Trota, se ricordate, è noto soprattutto per essere stato bocciato tre volte all' esame di maturità. UMBERTO BOSSI E tuttavia il tempo scorre e le trote maturano: ospite all' ultimo Salone del libro di Torino, baby Bossi non solo non chiese cos' erano tutti quei curiosi parallelepipedi di carta stampata, ma a domanda rispose che lui leggeva, eccome se leggeva: "Soprattutto saggi di politica e filosofia. In particolare, amo Popper". Peggio: sorpreso col papà Senatur, domenica, alla festa di Monate (toponimo lombardo che un po' più in là, nel pur padano Veneto, potrebbe acquisire significati catastrofici), l' ex Trota ha sfoggiato sulla "Provincia di Varese", oltre a un fisico palestrato, anche una t-shirt su cui campeggiava una celebre e impegnativa frase di Gandhi: "Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre". Popper, Gandhi: la cultura avanza. Quindi attenzione a non stancare la Pupa con dosi troppo forti di politica, filosofia e amministrazione. Altrimenti la promettente neocoppia potrebbe scoppiare, come le meningi della Pupa alle prese con un cruciverba. E il Trota ritrovarsi a nuotare solo nel fiume della vita come capitò dopo il fiasco con la fidanzata precedente, l' aspirante modella Eliana Carella che, pare, gli preferì il calciatore nero Mario Balotelli. E chissà cos' avrebbe detto Gandhi...
| "Fidest" del 29-07-2010 | Pagina web originale |
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"In una situazione di decisa ripresa per l' agricoltura - i dati ISMEA registrano un aumento dell' 8,6% rispetto a maggio e del 7,3% rispetto a giugno 2009 - rattrista un governo che non ascolta chi rispetta la legge e se ne infischia delle istituzioni comunitarie appoggiando chi ha fatto fortune sull' illegalità". Lo dichiara Ernesto Carbone, coordinatore del Forum Agricoltura del PD, commentando dal sito di TrecentoSessanta, l' Associazione che fa riferimento a Enrico Letta, la manifestazione di oggi di Confagricoltura."Proprio ieri, per la seconda volta in poche settimane - continua Carbone - la direzione generale dell' Agricoltura della Commissione europea in una lettera indirizzata al governo italiano alla vigilia del voto di fiducia sulla manovra (nella quale è prevista la proroga al 31 dicembre del pagamento delle multe per le quote latte che interessa 109 produttori su oltre 40 mila in regola con la normativa comunitaria) ricordava che ogni modifica alle regole fissate nel 2003 sulla rateizzazione del pagamento delle multe per le quote latte potrebbe violare le norme Ue sugli aiuti di Stato". Voglio ricordare che un deputato leghista della Repubblica che siede in Commissione Agricoltura ha accumulato oltre 1mn di euro di multa. Ci spieghi la Lega - conclude Carbone - la vicenda della Credieuronord: è vero o no che quell' istituto di credito è stato usato dalle cooperative del latte vicino alla Lega per riciclare i soldi provenienti dall' eccessiva produzione lattifera, vietata dall' Europa? Faccia chiarezza su questa vicenda che intreccia la "Banca Leghista" e la Popolare di Lodi di Fiorani".
| "Il Cittadino" del 29-07-2010 | Interni | Pagina: 2 | File originale |
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MILANO A meno di un mese dalle dimissioni da ministro "formalizzate" nell' aula della quinta sezione penale del tribunale di Milano, ieri, in quella stessa aula, Aldo Brancher è stato condannato a due anni di carcere e a quattro mila euro di multa per uno dei tanti capitoli della vicenda sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. E' arrivato, in un palazzo di giustizia ormai deserto, presidiato quasi solamente da giornalisti e cameramen, il verdetto di Anna Maria Gatto, il giudice che ha processato con rito abbreviato il parlamentare del Pdl, imputato per ricettazione e appropriazione indebita, reato quest' ultimo di cui è anche accusata la moglie Luana Maniezzo. La sua posizione é stata stralciata per incompetenza territoriale e per lei il dibattimento proseguirà (con rito ordinario) proprio a Lodi. Brancher è stato condannato per appropriazione indebita e ricettazione nell' ambito di uno dei filoni collaterali dell' inchiesta sulla scalata ad Antonveneta. L' ex ministro, dimessosi a inizio mese dopo le polemiche sul legittimo impedimento da lui invocato, non è accusato di aver avuto un ruolo diretto nella scalata del 2005, cioè con il concorso in aggiotaggio sui titoli della banca per il quale Gianpiero Fiorani ha patteggiato tre anni e tre mesi per associazione a delinquere, truffa, appropriazione indebita e tre anni e mezzo per falso in bilancio. Ma il suo nome è finito nella lista dei politici coinvolti nella lobby alla quale, ai tempi, Fiorani si rivolse per sostenere l' ex governatore della Banca d' Italia, Antonio Fazio. Una lobby che, nella discussione del ddl risparmio in Parlamento, sostenne le ragioni di Fazio e l' ipotesi di un' introduzione del mandato a vita per il governatore.A tirare in ballo Brancher era stato proprio Fiorani, che, nelle sue testimonianze, ha associato il nome dell' ex ministro a quello del leghista Roberto Calderoli. Nell' autunno 2004, ha raccontato Fiorani, «l' appoggio incondizionato della Lega alle posizioni di Fazio» fu barattato con il salvataggio dalla bancarotta della banca leghista Credieuronord (rilevata dalla Banca popolare di Lodi di Fiorani). In questo contesto, il deputato Pdl Brancher, da sempre vicino a Umberto Bossi, avrebbe ricevuto denaro da Fiorani. Ci sarebbe, innanzitutto, una busta che un funzionaro della Popolare di Lodi ha raccontato di aver consegnato a Brancher all' autogrill di San Donato milanese, nel 2000. Nel 2003, la contabilità di Fiorani, poi, registra «l' erogazione di una somma», circa 420mila euro, «sul conto di Luana Maniezzo», la moglie di Brancher, coimputata nel processo. Poi ci sono «100mila euro nel 2005 a Roma» e, sempre secondo Fiorani, i «200mila euro» alla coppia Brancher-Calderoli durante un comizio a Lodi. «Confermo che Calderoli fu destinatario di un pagamento da lui ricevuto attraverso Brancher e chiaramente finalizzato a ottenere l' appoggio della Lega alle posizioni di Bankitalia in sede parlamentare», ha raccontato l' ex banchiere, «ho consegnato la busta a Brancher, mi disse che la doveva dividere con Calderoli. Il ministro non mi ha mai ringraziato». La posizione del ministro della Semplicazione normativa è stata archiviata nel 2009, perché il pm, Eugenio Fusco, non ritenne di avere abbastanza elementi per sostenere l' accusa. «L' unico che poteva smentire Fiorani e fornire una versione diversa dalla sua era Brancher, ma non é venuto. Non ho il rimorso di non averlo convocato. Gli ho chiesto di venire nella fase delle indagini, e non l' ha fatto, e anche dopo la chiusura dell' inchiesta: Calderoli e Maniezzo sono venuti, lui no». Questo uno dei passaggi della requisitoria del pm Eugenio Fusco al processo. «Fiorani, comunque - ha agiunto Fusco - non era spinto da inimicizia e ha parlato solo perché costretto dal fatto che fosse indagato».R. C.
| "La Nazione" del 29-07-2010 | Primo piano | Pagina: 7 | File originale |
| Pubblicato anche in: "Il Resto del Carlino" "Il Giorno" | |||
Argomenti: Credieuronord
- MILANO - DUE ANNI di reclusione e 4 mila euro di multa. L' ex ministro Aldo Brancher è stato condannato nel processo con rito abbreviato nato da uno stralcio dell' inchiesta Antonveneta per due episodi di appropriazione indebita e altrettanti di ricettazione, mentre è stato assolto da altre due presunte ricettazioni. Diversa la sorte della moglie di Brancher, Luana Maniezzo, accusata di appropriazione indebita. Per lei il processo si farà con rito ordinario, non a Milano ma a Lodi, sede competente. La coppia era accusata di appropriazione indebita per 420 mila euro che i due coniugi avrebbero intascato tra novembre e dicembre 2003, una somma frutto delle plusavalenza effettuate su azioni Tim e Autostrade dalla Popolare di Lodi allora guidata da Giampiero Fiorani. La ricettazione, invece, riguarda, 600 mila euro che Brancher (ieri non in aula) avrebbe ricevuto in diversi versamenti su due dei quali, però, è intervenuta l' assoluzione. L' EX MINISTRO non era accusato di aver avuto un ruolo nella scalata del 2005 alla Antonveneta da parte di Fiorani. Il suo nome è finito però nella lista dei politici coinvolti nella lobby alla quale, ai tempi, Fiorani si rivolse per sostenere l' ex governatore della Banca d' Italia, Antonio Fazio. Una lobby che, nella discussione in Parlamento del ddl sul risparmio, sostenne le ragioni di Fazio e l' ipotesi di un' introduzione del mandato a vita per il governatore. A tirare in ballo Brancher è stato proprio Fiorani che, nelle sue testimonianze, ha associato il nome dell' ex ministro a quello del leghista Roberto Calderoli (posizione però archiviata). Nell' autunno 2004, ha raccontato Fiorani, «l' appoggio incondizionato della Lega alle posizioni di Fazio» fu barattato con il salvataggio dalla bancarotta della banca leghista Credieuronord (rilevata dalla Banca popolare di Lodi). In questo contesto, il deputato pdl Brancher, da sempre vicino a Umberto Bossi, avrebbe avuto ricevuto denaro da Fiorani. «Impugneremo la sentenza - dicono i suoi legali Dinacci e Corso -. L' onorevole Brancher vuole uscire pulito da questa vicenda».
| di Corriere Della Sera | |||
| "Corriere della Sera" del 29-07-2010 | PRIMO PIANO | Pagina: 10 | File originale |
Argomenti: Credieuronord
MILANO - Dopo il primato del dicastero durato meno (17 giorni), Aldo Brancher ottiene suo malgrado anche il record di primo ex ministro dell' attuale governo Berlusconi ad essere condannato. Due anni di reclusione e 4.000 euro di multa è la pena che gli ha inflitto il giudice Annamaria Gatto che, in un processo di primo grado per un filone dell' inchiesta Antonveneta, accoglie le richieste del pm e lo ritiene colpevole di essersi appropriato indebitamente di 427.596,03 euro della Popolare di Lodi e di aver ricettato altri 400 mila euro in contanti grazie alle manovre dell' ex patron della banca Gianpiero Fiorani. Per questo processo Brancher è stato costretto a dimettersi dalla carica, rinunciando al legittimo impedimento. Il 5 luglio, con una dichiarazione spontanea davanti al giudice, disse che lo faceva «per evitare strumentalizzazioni e speculazioni» legate alle accuse di essere stato fatto ministro solo per congelare il procedimento. Il sostituto procuratore milanese Eugenio Fusco ha delineato quattro ricettazioni (per due da 200 mila euro ciascuna Brancher è stato assolto) e due appropriazioni. Le appropriazioni: tra novembre e dicembre 2003, l' ex ministro avrebbe ricevuto sul conto della moglie Luana Maniezzo (stralciata e trasmessa a Lodi per competenza) 300 mila euro che Fiorani e il suo braccio destro Gianfranco Boni avevano sottratto alla Bpi da una plusvalenza di 3,4 milioni realizzata sul titolo Tim; 124 mila euro di una speculazione su Autostrade avevano fatto la stessa strada. Le due ricettazioni riguardano soldi che i vertici della banca avevano preso dalla cassa: nella primavera 2001 un emissario di Fiorani consegnò a Brancher una busta con 200 mila euro presso l' Autogril di San Donato Milanese; il 31 marzo 2005 altra busta, sempre con 200 mila euro venne consegnata negli uffici di Lodi. Fiorani ha confessato che queste manovre servivano a costituire una lobby di parlamentari favorevole al mandato a vita dell' allora Governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Ha anche dichiarato che nell' autunno 2004 «l' appoggio incondizionato della Lega alle posizioni di Fazio» sarebbe stato barattato con il salvataggio dalla bancarotta dell' allora banca leghista Credieuronord. Ed infatti, l' ultimo episodio per il quale Brancher è stato condannato originariamente coinvolgeva anche il ministro alla Semplificazione normativa Roberto Calderoli che, secondo Fiorani, doveva ricevere parte dei soldi dati a Brancher. Al pm Calderoli disse di non aver ricevuto niente e, non essendoci altri elementi, fu archiviato. «L' unica persona che avrebbe potuto fornire una versione diversa rispetto a quella di Fiorani è Brancher stesso, e io non ho il rimorso di non averlo convocato » , afferma Fusco in udienza per rimarcare che l' ex ministro non si è mai fatto interrogare. L' avvocato Filippo Dinacci parla di «accusa dimezzata» e in gran parte a rischio prescrizione, sicuro che «in appello le residue imputazioni saranno eliminante». «L' onorevole vuole uscirne pulito», assicura l' altro difensore, l' avvocato Piermaria Corso. L' ex ministro non rischia nulla. La pena, già ridotta di un terzo dal rito abbreviato e sospesa dalla condizionale, è comunque coperta dall' indulto.
| di SIMONE SAVOIA | |||
| "Libero" del 29-07-2010 | Pagina: 8 | File originale |
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■■■ L' ex ministro per la sussidiarietà Aldo Brancher, PdL, è stato condannato ieri dal giudice milanese Annamaria Gatto in primo grado con rito abbreviato a due anni di reclusione e 4.000 euro di multa per appropriazione indebita e ricettazione nell' ambi to di un filone dell' inchiesta sulla mancata scalata della Banca Popolare Italiana all' An tonveneta. Il politico del PdL è stato però assolto per due dei quattro episodi di ricettazione contestati. Luana Maniezzo, moglie di Branchèr, sarà invece processata a Lodi con rito ordinario per appropriazione indebita. In particolare l' accusa riguardava 420 mila euro che i coniugi avrebbero intascato tra novembre e dicembre 2003, somma frutto di plusvalenze su azioni Tim e Autostrade ottenute grazie alla Popolare di Lodi, allora guidata da Gianpiero Fiorani. La ricettazione, invece, riguarda 600 mila euro che Branchèr avrebbe ricevuto da Fiorani in diversi versamenti. A chiamarlo in causa era stato proprio il banchiere, dopo che nelle carte dell' inchiesta erano emersi i nomi di Branchèr ma anche di Roberto Calderoli, su cui c' è stata un' indagine poi archiviata. Dunque Fiorani, interrogato in passato dai magistrati milanesi, ha fatto mettere a verbale i versamenti in denaro fatti a Branchèr. La sentenza di ieri ha accolto la richiesta del pubblico ministero Eugenio Fusco per quanto riguarda gli anni di reclusione, due appunto, ma ha alleggerito la multa, che il pm voleva di 6.000 euro. «Rispetto la sentenza ma non la condivido. Ci sono ragioni per ritenere che in appello avremo piena soddisfazione»: così ha commentato il verdetto Filippo Dinacci, uno degli avvocati difensori di Aldo Branchèr. Il pm Fusco aveva detto durante la sua requisitoria dell' altroieri: «L' unica persona che poteva fornire una versione diversa da quella fattada Fiorani eraBranchèr, manon l' ha fatto». L' accusa ha proseguito ricordando che «il coinvolgimento del politico, come quello di Calderoli, era emerso dalle indagini. Ma io non ho il rimorso di non averlo convocato», ricordando come, invece, sia Calderoli che la moglie di Branchèr, LuanaManiezzo, sisianopresentatiperfornire la loro ricostruzione dei fatti. Branchèr invece non si è presentato all' udienza di ieri adducendo a giustificazione dell' assenza la necessità di tutelare la sua famiglia. Lo scorso 5 luglio Branchèr aveva annunciato le dimissioni da ministro proprio nell' aula di tribunale dove compariva come imputato. Il 18 giugno si era presentato al Quirinale per giurare davanti al Capo dello Stato Giorgio Napolitano accompagnato dai ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli. Il suo primo e unico atto di governo è stato usufruire il 24 giugno del legittimo impedimento per non presentarsi all' udienza del 26 giugno al processo che lo vedeva imputato. La decisione di Branchèr fu sepolta dalle critiche dei vertici istituzionali dello Stato e del mondo politico. La tempistica con cui il neoministro chiedeva per sèuno scudo (seppurlegale), inun momento in cui Tremonti chiedeva sacrifici economici ai cittadini, fu un clamoroso autogol per la maggioranza e per il governo. Come detto, Branchèr, "ufficiale di collegamento" tra PdL e Lega, è stato condannato per un filone secondario della cosiddetta La mancata scalata di Bpi ad Antonveneta è stata una delle partite finanziarie più controverse della storia recente. Era il 2005. Il banchiere lodigiano Fiorani aveva trasformato con spregiudicate operazioni contabili una piccola banca di provincia co me la Popolare di Lodi in Popolare Italiana e aveva tentato la scalata a un gigante come Banca Antonveneta. Erano intervenuti il governatore della Banca d' Italia Antonio Fazio, sponsor di Fiorani e convinto assertore dell' italianità delle banche, e la Lega Nord, desiderosa di far nascere un grande polo settentrionale del credito e di salvare Credieuronord, la banca del Carroccio che stava navigando in pessime acque finanziarie. Sull' altro fronte dello schieramento politico l' Unipol, gruppo assicurativo vicino ai Democratici di Sinistra, cercò invano di scalare la Banca Nazionale del Lavoro per creare un polo di "finanza rossa". Da Tangentopoli in poi ogni partito cerca un modo organico per finanziarsi con un proprio braccio bancario. «Abbiamo una banca» non è solo la frase che Piero Fassino da segretario Ds rivolse al presidente di Unipol Giovanni Consorte. Ma resta il sogno proibito di molta parte dello schieramento politico.
| "Il Riformista" del 29-07-2010 | Pagina: 3 | File originale |
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■ Fosse stato per il legittimo impedimento, il ministro-lampo (17 giorni in carica) Aldo Brancher ieri non sarebbe stato condannato. Il giudice monocratico di Milano Annamaria Gatto, infatti, ha stabilito che l' ex ministro del Pdl, tanto caro anche alla Lega, dovrà scontare due anni di reclusione e pagare quattromila euro di multa, perché riconosciuto responsabile di appropriazione indebita e ricettazione, nell' ambito di uno dei filoni dell' inchiesta sulla tentata scalata all' Antonveneta da parte della Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. Praticamente, è stata quasi del tutto accolta la richiesta del pm milanese Eugenio Fusco che per Brancher aveva chiesto due anni di carcere e seimila euro di multa. Il processo, che si è svolto con rito abbreviato, vedeva alla sbarra anche la moglie dell' ex ministro, Luana Magnezzo, la cui posizione è stata però stralciata e procederà con forma ordinaria davanti al tribunale di Lodi. I due imputati, però, non si sono fatti vedere in aula ieri e, attraverso i propri legali, Brancher ha fatto pervenire al giudice una lettera in cui ha spiegato la sua assenza «per tutelare la mia famiglia da indebite divulgazioni». Si conclude così, con una sentenza di cui i legali di Brancher ora attendono le motivazioni per valutare l' eventualità di un ricorso in appello, la vicenda che ha travolto l' ex dirigente Fininvest e che comincia da lontano. Di certo, secondo gli inquirenti, dal 2000 quando sarebbero cominciate le grandi manovre tra gli istituti di credito, andate avanti fino al 2005. Periodo in cui, sempre secondo le accuse che il tribunale ha verificato come fondate, Brancher si sarebbe appropriato indebitamente di 420mila euro, ricettandone altri 600mila ricevuti in contanti da Fiorani o da qualche suo collaboratore. Il nome di Brancher, infatti, era nella lista dei politici coinvolti nella lobby alla quale Fiorani si rivolse per sostenere le ragioni dell' ex governatore della Banca d' Italia, Antonio Fazio, nella discussione del ddl risparmio in Parlamento, e per l' ipotesi di un' introduzione del mandato a vita per il governatore. A incastrare l' ex ministro è stato proprio Fiorani che lo ha associato al leghista Roberto Calderoli: nell' autunno 2004, «l' appoggio incondizionato della Lega alle posizioni di Fazio» fu scambiato con il salvataggio dalla bancarotta della banca leghista Credieuronord, rilevata dalla Banca popolare di Lodi. E in questo contesto Brancher, da sempre vicino a Umberto Bossi, avrebbe avuto ricevuto denaro da Fiorani. In particolare, ci sono i «200mila euro» dati alla coppia Brancher-Calderoli durante un comizio a Lodi. «Confermo che Calderoli fu destinatario di un pagamento da lui ricevuto attraverso Brancher e chiaramente finalizzato a ottenere l' appoggio della Lega alle posizioni di Bankitalia in sede parlamentare - ha raccontato l' ex banchiere - ho consegnato la busta a Brancher, mi disse che la doveva dividere con Calderoli. Il ministro non mi ha mai ringraziato». Ma se la posizione del ministro leghista è stata archiviata nel 2009, perché il pm Fusco ritenne gli elementi in suo possesso insufficienti per sostenere l' accusa, a Brancher è rimasto il cerino acceso tra le dita. Cerino che qualcuno forse ha pensato di spegnere frettolosamente il 18 giugno scorso, garantendogli una poltrona da ministro e lo scudo del legittimo impedimento. Cui Brancher ha fatto ricorso prima ancora di ricevere le deleghe. Troppo per tutti, anche per Silvio Berlusconi che, oltre a ritrovarsi di nuovo sotto il fuoco incrociato degli scandali, ha dovuto fronteggiare l' opposizione interna ed esterna che gli chiedeva a gran voce di dimissionare Brancher. E il Cavaliere, per la prima volta, ha ceduto, "consigliando" al suo ministro le dimissioni. Arrivate 17 giorni dopo il suo insediamento e 32 giorni prima della sua condanna.
| "La Tribuna di Treviso" del 01-08-2010 | Regione | Pagina: 11 | File originale |
| Pubblicato anche in: "La Nuova di Venezia e Mestre" "Il Mattino di Padova" | |||
Argomenti: Credieuronord
La fitta trama tra mondo agricolo e crac Credieuronord.
| "Affari Italiani" del 02-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
Commento di Fausto Lupetti all' editoriale di Luigi Esposito La Tirrenia consacra la deadline territoriale Egr. Luigi Esposito, mi sembra alquanto risibile riferirsi alla Lega Nord come best practise del lavoro sul campo in economia, forse lei non rammenta le vicende della Credieuronord o la più recente delle quote latte che non sono né marginali né fulgidi esempi di innovazione. Mi creda i territori del nord non devono nulla alle idee della Lega in economia piegate a pure espressioni demagogiche. Secondo le ultime idee di Bossi sull' Iva, mi faccia capire, ma se io sono in Emilia e compero dei servizi di tecnici in Lombardia dipendenti di una azienda che ha la sede in Toscana, l' Iva a quale regione va? Ce lo facciamo spiegare dal dentista Calderoli non le pare? Saluti Replica di Luigi Esposito Nel mio commento sul dossier Tirrenia raffronto le tendenze emerse in Italia sia in campo politico che in quello economico. Contrarie alla spinta globalizzazione e favorevoli, viceversa, a forti radicalizzazioni sul territorio conosciuto. La best practise si riferisce solo al lavoro politico della Lega Nord, alla sua capacità di dare risposte concrete ai cittadini, alla sua forza di radicarsi tra la gente. Sulla banca Credieuronord e sulle quote latte sono pienamente d' accordo con lei. Sulle proposte del Carroccio che riguardano l' Iva e più in generale il federalismo fiscale attenderei il progetto organico di riforma per poter valutare.
| "Blogosfere" del 02-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
In Italia le banche non falliscono (basti pensare alla parabola della Credieuronord ), ma all' estero sì e la crisi economica continua a pesare sugli istituti di credito americani: dall' inizio del 2010 infatti, le banche fallite negli Stati Uniti, ammontano complessivamente a un totale di 108 , cinque delle quali sono state colpite proprio in questo fine settimana. Di queste la maggiore è la LibertyBank con 15 filiali che contava nel mese di marzo asset per circa 768 milioni di dollari e depositi per più di 718 milioni; la minore invece è la Bayside Savings che aveva solo due filiali, 66 milioni di asset e depositi per 52 milioni . Il crollo chiama sempre di più all' azione la società federale di assicurazioni dei depositi (Fdic), che da tre anni raccoglie asset dalle banche fallite garantendo i depositi e cercando una banca sana interessata a rilevare chi ha chiuso in tempi più brevi. Al momento la società sta, però tentando una nuova strategia, quella di entrare nel mercato dei titoli supportati dai prestiti delle banche fallite. Solo il crac di queste cinque banche è costato alla Fdic ben 334,7 milioni di dollari, la quale prevede una stima dei fallimenti che supererà la quota 140 per la fine dell' anno 2010. "A fronte della crisi economica ormai in corso da due anni, è necessario ponderare al meglio la scelta di un finanziamento - spiega Bruno Iambrenghi, Business Development Manager di Supermoney - Per questo è importante che gli Italiani si affidino a un sistema completo di confronto mutui casa , prima di decidere di stipularne uno". Il confronto infatti aiuta i consumatori a trovare l' offerta migliore disponibile sul mercato e la più adatta alle esigenze di ognuno. Nella ricerca ci si può affidare al servizio offerto dal sito Supermoney , che permette gratuitamente di effettuare una comparazione personalizzata tra le proposte di 40 diversi istituti di credito, in un solo click.
| "Alice" del 18-08-2010 | Pagina web originale |
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Argomenti: Credieuronord
A due giorni di distanza dall' ultimo attacco il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi torna a sparare a zero sul ' collega' Giancarlo Galan. Le parole del ' senatur' sono affidate ai cronisti che lo incontrano a Calalzo di Cadore e non lasciano adito a dubbi: "Galan? Ma vi pare che stia facendo bene? Provate a chiedere agli agricoltori" osserva Bossi spiegando che "adesso in Veneto c' è il sistema di Zaia, che è molto più pulito". Galan, da parte sua, sceglie la via del silenzio. Ma è un silenzio eloquente: chi lo conosce bene e ambienti del Pdl Veneto spiegano che ora il ministro "dopo giorni di attacchi sistematici e anche imbarazzanti si attende che siano il partito, il governo, il premier a difenderlo". Gli strali di Bossi, convinto che "l' agricoltura del popolo padano non si deve toccare", aprono la giornata: "Io non ho mai sentito un ministro che scrive al Commissario europeo per dare una multa al proprio governo perché sta aiutando gli agricoltori - dice il leader del Carroccio -. Non è mai successo". Insomma, ragiona il ministro per le Riforme, le quote latte "andavano bene quando si produceva troppo, come nel dopoguerra. Ma adesso non hanno senso", vanno ricontrattate, "si tratta di mettersi al tavolo in Europa. Ci vuole uno Zaia che va a negoziare" perché Galan "non ci va". Bossi racconta di nuovo di non aver consentito a Galan di prendere la parola in Consiglio dei ministri, circostanza smentita dal diretto interessato nei giorni scorsi come "non vera". Oggi il ministro dell' Agricoltura preferisce non replicare ma giunti a sera si fa notare, negli ambienti del Pdl Veneto che gli sono più vicini, quanto pesi il silenzio del partito e del governo davanti ad assalti "che si susseguono dai giorni dell' approvazione della manovra economica". Le reazioni arrivano, invece, da parte dell' opposizione. Secondo Ernesto Carbone, coordinatore del Forum agricoltura del Pd, "fa sorridere sentire che Zaia negoziava: in Europa non si é mai visto, preferiva occuparsi di altro. Per molto tempo al Consiglio dei Ministri Europei, l' Italia era rappresentata solo da funzionari ministeriali che non avevano certo forza negoziale". "Ha ' ragione' Bossi quando dice che non bisogna toccare l' agricoltura padana - aggiunge caustico Carbone -, soprattutto quando pochi disonesti ' padani' pesano sulle tasche di tutti gli italiani. Perchè la multa che sicuramente arriverà dall' Europa la pagheremo tutti noi. Bossi piuttosto faccia chiarezza su Credieuronord, la ' banca della Lega' creata proprio con i soldi delle truffe sul latte, così magari tutti capiremo perchè i leghisti difendono pochi truffatori".
| "Wall Street Italia" del 18-08-2010 | Pagina web originale |
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| Pubblicato anche in: "APCOM" | |||
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Roma, 18 ago. (Apcom) - A due giorni di distanza dall' ultimo attacco il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi torna a sparare a zero sul ' collega' Giancarlo Galan. Le parole del ' senatur' sono affidate ai cronisti che lo incontrano a Calalzo di Cadore e non lasciano adito a dubbi: "Galan? Ma vi pare che stia facendo bene? Provate a chiedere agli agricoltori" osserva Bossi spiegando che "adesso in Veneto c' è il sistema di Zaia, che è molto più pulito". Galan, da parte sua, sceglie la via del silenzio. Ma è un silenzio eloquente: chi lo conosce bene e ambienti del Pdl Veneto spiegano che ora il ministro "dopo giorni di attacchi sistematici e anche imbarazzanti si attende che siano il partito, il governo, il premier a difenderlo". Gli strali di Bossi, convinto che "l' agricoltura del popolo padano non si deve toccare", aprono la giornata: "Io non ho mai sentito un ministro che scrive al Commissario europeo per dare una multa al proprio governo perché sta aiutando gli agricoltori - dice il leader del Carroccio -. Non è mai successo". Insomma, ragiona il ministro per le Riforme, le quote latte "andavano bene quando si produceva troppo, come nel dopoguerra. Ma adesso non hanno senso", vanno ricontrattate, "si tratta di mettersi al tavolo in Europa. Ci vuole uno Zaia che va a negoziare" perché Galan "non ci va". Bossi racconta di nuovo di non aver consentito a Galan di prendere la parola in Consiglio dei ministri, circostanza smentita dal diretto interessato nei giorni scorsi come "non vera". Oggi il ministro dell' Agricoltura preferisce non replicare ma giunti a sera si fa notare, negli ambienti del Pdl Veneto che gli sono più vicini, quanto pesi il silenzio del partito e del governo davanti ad assalti "che si susseguono dai giorni dell' approvazione della manovra economica". Le reazioni arrivano, invece, da parte dell' opposizione. Secondo Ernesto Carbone, coordinatore del Forum agricoltura del Pd, "fa sorridere sentire che Zaia negoziava: in Europa non si é mai visto, preferiva occuparsi di altro. Per molto tempo al Consiglio dei Ministri Europei, l' Italia era rappresentata solo da funzionari ministeriali che non avevano certo forza negoziale". "Ha ' ragione' Bossi quando dice che non bisogna toccare l' agricoltura padana - aggiunge caustico Carbone -, soprattutto quando pochi disonesti ' padani' pesano sulle tasche di tutti gli italiani. Perchè la multa che sicuramente arriverà dall' Europa la pagheremo tutti noi. Bossi piuttosto faccia chiarezza su Credieuronord, la ' banca della Lega' creata proprio con i soldi delle truffe sul latte, così magari tutti capiremo perchè i leghisti difendono pochi truffatori".
| "Tiscali" del 18-08-2010 | Pagina web originale |
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Roma, 18 ago. (Apcom) - A due giorni di distanza dall' ultimo attacco il leader leghista e ministro per le Riforme Umberto Bossi torna a sparare a zero sul ' collega' Giancarlo Galan. Le parole del ' senatur' sono affidate ai cronisti che lo incontrano a Calalzo di Cadore e non lasciano adito a dubbi: "Galan? Ma vi pare che stia facendo bene? Provate a chiedere agli agricoltori" osserva Bossi spiegando che "adesso in Veneto c' è il sistema di Zaia, che è molto più pulito". Galan, da parte sua, sceglie la via del silenzio. Ma è un silenzio eloquente: chi lo conosce bene e ambienti del Pdl Veneto spiegano che ora il ministro "dopo giorni di attacchi sistematici e anche imbarazzanti si attende che siano il partito, il governo, il premier a difenderlo". Gli strali di Bossi, convinto che "l' agricoltura del popolo padano non si deve toccare", aprono la giornata: "Io non ho mai sentito un ministro che scrive al Commissario europeo per dare una multa al proprio governo perché sta aiutando gli agricoltori - dice il leader del Carroccio -. Non è mai successo". Insomma, ragiona il ministro per le Riforme, le quote latte "andavano bene quando si produceva troppo, come nel dopoguerra. Ma adesso non hanno senso", vanno ricontrattate, "si tratta di mettersi al tavolo in Europa. Ci vuole uno Zaia che va a negoziare" perché Galan "non ci va". Bossi racconta di nuovo di non aver consentito a Galan di prendere la parola in Consiglio dei ministri, circostanza smentita dal diretto interessato nei giorni scorsi come "non vera". Oggi il ministro dell' Agricoltura preferisce non replicare ma giunti a sera si fa notare, negli ambienti del Pdl Veneto che gli sono più vicini, quanto pesi il silenzio del partito e del governo davanti ad assalti "che si susseguono dai giorni dell' approvazione della manovra economica". Le reazioni arrivano, invece, da parte dell' opposizione. Secondo Ernesto Carbone, coordinatore del Forum agricoltura del Pd, "fa sorridere sentire che Zaia negoziava: in Europa non si é mai visto, preferiva occuparsi di altro. Per molto tempo al Consiglio dei Ministri Europei, l' Italia era rappresentata solo da funzionari ministeriali che non avevano certo forza negoziale". "Ha ' ragione' Bossi quando dice che non bisogna toccare l' agricoltura padana - aggiunge caustico Carbone -, soprattutto quando pochi disonesti ' padani' pesano sulle tasche di tutti gli italiani. Perchè la multa che sicuramente arriverà dall' Europa la pagheremo tutti noi. Bossi piuttosto faccia chiarezza su Credieuronord, la ' banca della Lega' creata proprio con i soldi delle truffe sul latte, così magari tutti capiremo perchè i leghisti difendono pochi truffatori".