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di FABIO POLETTI |
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"La Stampa" del 24-08-2010 |
ITALIA |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Credieuronord
MILANO «Io voglio portare a casa tutto
quello che possiamo in modo democratico. I padani non sono né banditi né
sbandati. Se poi c' è bisogno di spallate, le spalle dei bergamaschi sono
sempre buone». E loro, i bergamaschi di Verdello, a cui sta parlando alla
locale festa della Lega, dimostrano di averne davvero di energia nelle spalle,
con applausi continui. E' un Senatùr drastico quello che parla nella notte alla
fine di una giornata in cui è stato attaccato pesantemente dall' Udc.
«Casini?», taglia corto, «E' uno stronzo. Casini è come quelli che non potendo
avere meriti e qualità insultano gli altri. Berlusconi tentenna, speriamo che
tentenni meno. Un governo con un partito come quello di Casini sarebbe come
avallare un governo tecnico». E sulla proposta di larghe intese lanciata dai
finiani: «Finché lo dice Bocchino... Quando parla Bocchino è come se non
parlasse nessuno». L' Udc e la Lega se le erano date per tutto il giorno di
santa ragione. Dopo che Umberto Bossi aveva bollato domenica sera come deleteria
e per lui impossibile l' alleanza con l' Udc per tenere in piedi il governo -
«Mai con quei democristiani lì. Casini è un trafficone» - era arrivata la
reazione. Pier Ferdinando Casini se l' era cavata con una battuta: «Si
tranquillizzi Bossi, i suoi sono colpi di sole». Più dura la nota dell' Udc:
«Bossi è un noto trafficante in banche e quote latte». Accuse mica leggere. Si
parte dalle quote latte, con il partito di Bossi che incassa pure la reprimenda
europea per quei tentativi di agevolare i produttori che negli ultimi anni non
hanno pagato le multe sul surplus di produzione. Più o meno 1,7 miliardi di
euro a carico dello Stato. Più velenosa l' accusa sui «traffici» sulle banche.
Sembra di intuire che c' entra la speranza di Umberto Bossi
che da mesi insiste per estendere il potere leghista sulle «banche del Nord». E
anche le manovre del passato: Credieuronord, che doveva essere il
grimaldello del Carroccio nel sistema finanziario del Nord, è finita
come è finita. Molto vicina al tracollo, venne salvata all' ultimo momento da
Gianpiero Fiorani allora in sella alla Popolare di Lodi, prima di finire in
manette per gli affari spericolati del suo gruppo. E Rocco Buttiglione rivanga
pure le disavventure di Tangentopoli del leader della Lega: «Bossi è stato
condannato in via definitiva per le tangenti Enimont. Nel pantano della Prima
Repubblica ci sguazzava benissimo».
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di CLAUDIO RIZZA |
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"Il Messaggero" del 24-08-2010 |
PRIMOPIANO |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Credieuronord
Una vergogna nazionale. E chi copre i più
disonesti? Umberto Bossi. Casini e i centristi, in realtà, reagiscono ad un
attacco politico mirato, sapendo che da quando è nata questa legislatura hanno
inquadrato il Carroccio nel mirino, sostenendo che «Berlusconi ha le mani
legate da Bossi», «l' asse del centrodestra pende sempre più verso la Padania»,
«la Lega ricatta il premier» e via così. E adesso che l' unico vero alleato del
Cavaliere è rimasto Bossi, l' udc ha buon gioco a insistere: così come il Pd è succube
di Di Pietro, ora è la Lega che ha in mano le sorti del premier. Casini è
convinto che Bossi voglia fortemente le elezioni per un semplice motivo:
immagina una vittoria del centrodestra grazie al dominio leghista al Nord e ad
un arretramento del Pdl berlusconiano, sogna il sorpasso al Nord e un governo
tutto a trazione padana. «Trafficante in banche e quote latte», tuonano i
centristi. E evitano di andare troppo indietro, quando ai tempi di Tangentopoli
si scoprì che la purissima Lega del moralizzatore Bossi aveva intascato una
mazzetta da 200 milioni dal capo della Ferruzzi, Carlo
Sama, nell' ambito della maxi tangente Enimont. E senza ricordare il fallimento
della banca leghista Credieuronord, capitolo imbarazzante e pieno di buchi. A quei peccati originali,
finiti nell' oblio anche grazie alle maxi ruberie in casa Dc e Psi, non si fa
più riferimento. Bossi ha capito che il potere si conquista da dentro. Prima di
Ferragosto s' è vantato d' aver nominato Massimo Ponzellini alla Banca popolare
di Milano. Il presidente di Impregilo, ex allievo di Prodi, in realtà è stato
eletto dagli azionisti «e non dal potere politico», come hanno subito replicato
i sindacati, però, siccome condivide la pozione leghista sulla vicinanza e il
legame delle banche ai territori, eccolo arruolato. La sete di potere e
poltrone, Bossi l' ha pubblicamente e rozzamente rivendicata nell' aprile
scorso: «A noi le grandi banche del Nord», «abbiamo vinto tutto e fatalmente ci
toccherà una fetta delle banche». E pensare che, quando Fassino fece a Consorte
la famosa domanda, «allora abbiamo una banca?», alludendo alla scalata Bnl, è
scoppiato un casino e non si può dire che abbia portato bene ai Ds. Il Senatùr
fece la sua sparata da banchiere in pectore ricordano i centristi in coincidenza,
non casuale, con l' indicazione di Domenico Siniscalco per la presidenza del
consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, su spinta di Tremonti. Operazione che
venne bloccata da Guzzetti, leader dell' Acri e della Cariplo, con Bazoli e
Passera. Il partito dei "milanesi" contro quello dei
"torinesi", si disse, ma anche l' inizio delle grandi operazioni
leghiste dopo la conquista delle due regioni del Nord, Piemonte e Veneto, con i
governatori Cota e Zaia. L' assalto del Carroccio alle fondazioni bancarie, che
detengono pacchetti consistenti delle banche di riferimento, serve per poi
arrivare a scalare gli istituti di credito e spiega l' accusa di «trafficante
in banche», lanciata da Casini. Non a caso la Lega punta a piazzare i suoi
uomini nella fondazione Cariverona, importante azionista di Unicredit.
Scalando, scalando, Bossi potrebbe trovarsi davanti a Gheddafi, che ha
investito bei soldoni in Unicredit. Ma lì i rapporti li tiene Berlusconi. A
patto che Calderoli sparisca, che a Tripoli ancora se lo ricordano.
RIPRODUZIONE RISERVATA.
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di CLAUDIO RIZZA |
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"Il Messaggero (ed. Ostia)" del 24-08-2010 |
PRIMAPAGINA |
Pagina: 1 |
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Pubblicato
anche in:
"Il Messaggero (ed. Metropolitana)" "Il Messaggero" |
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Argomenti: Credieuronord
ROMA Lezioni di moralità da Bossi proprio
no, dicono in casa udc. Perché non si può sostenere impunemente che «i
democristiani sono quelli che hanno rovinato il Nord», sventolare «Roma
ladrona», dire sdegnosamente «mai un governo con Casini» e poi tramare per
entrare nelle banche, alla caccia di potere e poltrone, così come accade con l'
assalto della Lega alle fondazioni bancarie; oppure difendere gli allevatori
imbroglioni sulle quote latte, un manipolo che si rifiuta di pagare le multe
alle Ue, con l' Italia che rischia di pagare una maxi penale da 1,7 miliardi di
euro. Una vergogna nazionale. E chi copre i più disonesti? Umberto Bossi.
Casini e i centristi, in realtà, reagiscono ad un attacco politico mirato,
sapendo che da quando è nata questa legislatura hanno inquadrato il Carroccio
nel mirino, sostenendo che «Berlusconi ha le mani legate da Bossi», «l' asse
del centrodestra pende sempre più verso la Padania», «la Lega ricatta il
premier» e via così. E adesso che l' unico vero alleato del Cavaliere è rimasto
Bossi, l' udc ha buon gioco a insistere: così come il Pd è succube di Di
Pietro, ora è la Lega che ha in mano le sorti del premier. Casini è convinto
che Bossi voglia fortemente le elezioni per un semplice motivo: immagina una
vittoria del centrodestra grazie al dominio leghista al Nord e ad un
arretramento del Pdl berlusconiano, sogna il sorpasso al Nord e un governo
tutto a trazione padana. «Trafficante in banche e quote latte», tuonano i
centristi. E evitano di andare troppo indietro, quando ai tempi di Tangentopoli
si scoprì che la purissima Lega del moralizzatore Bossi aveva intascato una
mazzetta da 200 milioni dal capo della Ferruzzi, Carlo Sama, nell' ambito della maxi tangente Enimont. E senza ricordare il fallimento
della banca leghista Credieuronord, capitolo imbarazzante e pieno di buchi. A quei peccati
originali, finiti nell' oblio anche grazie alle maxi ruberie in casa Dc
e Psi, non si fa più riferimento. Bossi ha capito che il potere si conquista da
dentro. Prima di Ferragosto s' è vantato d' aver nominato Massimo Ponzellini
alla Banca popolare di Milano. Il presidente di Impregilo, ex allievo di Prodi,
in realtà è stato eletto dagli azionisti «e non dal potere politico», come
hanno subito replicato i sindacati, però, siccome condivide la pozione leghista
sulla vicinanza e il legame delle banche ai territori, eccolo arruolato. La
sete di potere e poltrone, Bossi l' ha pubblicamente e rozzamente rivendicata
nell' aprile scorso: «A noi le grandi banche del Nord», «abbiamo vinto tutto e
fatalmente ci toccherà una fetta delle banche». E pensare che, quando Fassino
fece a Consorte la famosa domanda, «allora abbiamo una banca?», alludendo alla
scalata Bnl, è scoppiato un casino e non si può dire che abbia portato bene ai
Ds. Il Senatùr fece la sua sparata da banchiere in pectore ricordano i
centristi in coincidenza, non casuale, con l' indicazione di Domenico
Siniscalco per la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, su
spinta di Tremonti. Operazione che venne bloccata da Guzzetti, leader dell'
Acri e della Cariplo, con Bazoli e Passera. Il partito dei "milanesi"
contro quello dei "torinesi", si disse, ma anche l' inizio delle
grandi operazioni leghiste dopo la conquista delle due regioni del Nord,
Piemonte e Veneto, con i governatori Cota e Zaia. L' assalto del Carroccio alle
fondazioni bancarie, che detengono pacchetti consistenti delle banche di
riferimento, serve per poi arrivare a scalare gli istituti di credito e spiega
l' accusa di «trafficante in banche», lanciata da Casini. Non a caso la Lega
punta a piazzare i suoi uomini nella fondazione Cariverona, importante
azionista di Unicredit. Scalando, scalando, Bossi potrebbe trovarsi davanti a
Gheddafi, che ha investito bei soldoni in Unicredit. Ma lì i rapporti li tiene
Berlusconi. A patto che Calderoli sparisca, che a Tripoli ancora se lo
ricordano. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"unita.it" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Credieuronord
Visto da Palazzo Grazioli l'
atteggiamento di Bossi rappresenta un enigma. Per dirla con un deputato Pdl di
lunga esperienza il senatur "da qualche giorno si è trasformato nel
peggior alleato di Berlusconi". Gli fa terra bruciata intorno rendendolo
inavvicinabile dall' Udc. Eppure Berlusconi, che vive nell' incubo di una
condanna in primo grado nel processo Mills, ne avrebbe bisogno per approvare il
ddl processo breve anche senza i finiani. Attacca, sempre Bossi, il presidente
della Camera chiedendone le dimissioni quale condizione, impossibile, per la
sopravvivenza della legislatura, per eliminare anche la più piccola e residua
possibilità di convivenza tra cofondatori. Chiede le elezioni a dicembre,
creando oltre modo imbarazzo nei rapporti con il Presidente della Repubblica
che ha già ricordato, proprio dalle colonne de l' Unità, come il potere di
scioglimento delle Camere sia una sua esclusiva prerogativa costituzionale.
Insomma, cosa è successo a Bossi? Perchè dallo scorso 19 agosto, cioè da quando
ha parlato con Tremonti e Calderoli di ritorno dall' incontro con Berlusconi, è
diventato il più acceso sponsor della fine anticipata della legislatura? Cosa
ha detto il premier ai suoi ambasciatori nel giorno della camera ardente del
Presidente Cossiga? Gli ha forse confessato i motivi per i quali proprio lui
teme il voto? E perchè da allora il capo della Lega sta progressivamente dando
ragione a tutti coloro che da mesi profetizzano la caduta del governo
Berlusconi per mano sua? Dopo 10 anni ha forse esaurito il suo effetto il patto
stipulato con il Cavaliere presso un notaio milanese, grazie all'
intermediazione di Tremonti e Brancher (molto cattiva, in proposito, l' accusa
di Casini a Bossi di essere un "trafficante di banche",
riferimento a Credieuronord, dal momento che Brancher è stato condannato in primo grado a 2
anni per la vicenda Antonveneta)? Difficile trovare una risposta condivisa in
quel che resta della maggioranza. Però le diverse letture hanno in
comune un unico nome: Giulio Tremonti. Sarà lui, dicono, a beneficiare della
strategia bossiana. In caso di elezioni anticipate, dall' esito incerto
soprattutto al Senato, come di prosecuzione della legislatura. Bossi starebbe
provocando la fine politica di Berlusconi, addossandone la colpa a Fini, per arrivare
ad un governo tecnico-leghista guidato dall' attuale ministro dell' Economia.
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"L'Unità" del 24-08-2010 |
Pagina: 3 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Lorsignori Il congiurato
(Filastrocche da La Melevisione) Filastrocca del futuro.
Visto da Palazzo Grazioli l'
atteggiamento di Bossi rappresenta un enigma. Per dirla con
undeputatoPdldilungaesperienzailsenatur «da qualche giorno si è trasformato nel
peggior alleato di Berlusconi». Gli fa terra bruciata intorno rendendolo
inavvicinabile dall' Udc. Eppure Berlusconi, che vive nell' incubo di una
condanna in primo grado nel processo Mills, ne avrebbe bisogno per approvare il
ddl processo breve anche senza i finiani. Attacca, sempre Bossi, il presidente
della Camera chiedendone le dimissioni quale condizione, impossibile, per la
sopravvivenza della legislatura, per eliminare anche la più piccola e residua
possibilità di convivenza tra cofondatori. Chiede le elezioni a dicembre,
creando oltre modo imbarazzo nei rapporti con il Presidente della Repubblica
che ha già ricordato, proprio dalle colonne de l' Unità, come il potere di
scioglimento delle Camere sia una sua esclusiva prerogativa costituzionale.
Insomma, cosa è successo a Bossi? Perchè dallo scorso 19 agosto, cioè da quando
ha parlato con Tremonti e Calderoli di ritorno dall' incontro con Berlusconi, è
diventato il più acceso sponsor della fine anticipata della legislatura? Cosa
ha detto il premier ai suoi ambasciatori nel giorno della camera ardente del
Presidente Cossiga? Gli ha forse confessato i motivi per i quali proprio lui
teme il voto? E perchè da allora il capo della Lega sta progressivamente dando
ragione a tutti coloro che da mesi profetizzano la caduta del governo
Berlusconi per mano sua? Dopo 10 anni ha forse esaurito il suo effetto il patto
stipulato con il Cavaliere presso un notaio milanese, grazie all'
intermediazione di Tremonti e Brancher (molto cattiva, in
proposito, l' accusa di Casini a Bossi di essere un «trafficante di banche»,
riferimento a Credieuronord, dal momento che Brancher è stato condannato in primo grado a 2
anni perla vicenda Antonveneta)? Difficile trovare una risposta
condivisa in quel che resta della maggioranza. Però le diverse letture hanno in
comune un unico nome: Giulio Tremonti. Sarà lui, dicono, a beneficiare della
strategia bossiana. In caso di elezioni anticipate, dall' esito incerto
soprattutto al Senato, come di prosecuzione della legislatura. Bossi starebbe
provocando la fine politica di Berlusconi, addossandone la colpa a Fini, per
arrivare ad un governo tecnico-leghista guidato dall' attuale ministro dell'
Economia.❖ E poi? E dopo di poi? Che cosa riserva il futuro? E
noi? E dopo di noi? Che cosa c' è dietro quel muro? Sapere non posso E' corto
il mio sguardo Ma fare io posso Con passo
gagliardo Perché nel futuro non vedo Però nel futuro ci vado.
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di Claudio Rizza |
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"Il Mattino" del 24-08-2010 |
Pagina: 5 |
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Argomenti: Credieuronord
Roma. Lezioni di moralità da Bossi
proprio no, dicono in casa Udc. Perché non si può sostenere impunemente che «i
democristiani sono quelli che hanno rovinato il Nord» dire sdegnosamente «mai
un governo con Casini» e poi tramare per entrare nelle banche, alla caccia di
potere e poltrone, come accade con l' assalto della Lega alle fondazioni
bancarie; o difendere gli allevatori imbroglioni sulle quote latte, un manipolo
che si rifiuta di pagare le multe alle Ue, con l' Italia che rischia di pagare
una maxi penale da 1,7 miliardi di euro. Una vergogna nazionale. E chi copre i
più disonesti? Umberto Bossi. Casini e i centristi, da quando è nata questa
legislatura, hanno il Carroccio nel mirino, sostengono che «Berlusconi ha le
mani legate da Bossi» e «la Lega ricatta il premier». E adesso che l' unico
vero alleato del Cavaliere è rimasto Bossi, l' Udc ha buon gioco a insistere:
la Lega ha in mano le sorti del premier. Casini è convinto che Bossi voglia
fortemente le elezioni: immagina una vittoria del centrodestra grazie al
dominio leghista al Nord e ad un arretramento del Pdl berlusconiano, sogna il
sorpasso al Nord e un governo tutto a trazione padana. «Trafficante in banche e
quote latte», tuonano i centristi. E evitano di andare troppo indietro, quando
ai tempi di Tangentopoli si scoprì che la purissima Lega del moralizzatore
Bossi aveva intascato una mazzetta da 200 milioni dal capo della Ferruzzi,
Carlo Sama, nell' ambito della maxi tangente Enimont. E
senza ricordare il fallimento della banca leghista Credieuronord,
capitolo imbarazzante e pieno di buchi. A quei peccati originali non si fa più
riferimento. Bossi ha capito che il potere si conquista da dentro. Prima
di Ferragosto s' è vantato d' aver nominato Massimo Ponzellini alla Banca
popolare di Milano. Il presidente di Impregilo, ex allievo di Prodi, in realtà
è stato eletto dagli azionisti «e non dal potere politico», come hanno
replicato i sindacati, ma, siccome condivide la pozione leghista sul legame
delle banche ai territori, eccolo arruolato. La sete di potere e poltrone,
Bossi l' ha rozzamente rivendicata nell' aprile scorso: «A noi le grandi banche
del Nord», «abbiamo vinto tutto e ci toccherà una fetta delle banche». E
pensare che, quando Fassino fece a Consorte la famosa domanda, «allora abbiamo
una banca?», alludendo alla scalata Bnl, è scoppiato un casino. Il Senatùr fece
la sua sparata da banchiere in pectore in coincidenza con l' indicazione di
Domenico Siniscalco alla presidenza del consiglio di gestione di Intesa
Sanpaolo, su spinta di Tremonti. Operazione che venne bloccata da Guzzetti,
leader dell' Acri e della Cariplo, con Bazoli e Passera. Il partito dei
"milanesi" contro quello dei "torinesi", si disse, ma anche
l' inizio delle grandi operazioni leghiste dopo la conquista di Piemonte e Veneto.
L' assalto del Carroccio alle fondazioni bancarie, che detengono pacchetti
consistenti delle banche di riferimento, serve per arrivare a scalare gli
istituti di credito e spiega l' accusa di «trafficante in banche», lanciata da
Casini. Non a caso la Lega punta a piazzare i suoi uomini nella fondazione
Cariverona, importante azionista di Unicredit. Scalando, scalando, Bossi
potrebbe trovarsi davanti a Gheddafi, che ha investito bei soldoni in
Unicredit. Ma lì i rapporti li tiene Berlusconi. A patto che Calderoli
sparisca, che a Tripoli ancora se lo ricordano. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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"Il Gazzettino" del 24-08-2010 |
Pagina: 4 |
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Argomenti: Credieuronord
Lezioni di moralità da Bossi proprio no,
dicono in casa Udc. Perché non si può sostenere impunemente che «i
democristiani sono quelli che hanno rovinato il Nord», sventolare «Roma
ladrona», dire sdegnosamente «mai un governo con Casini» e poi tramare per entrare
nelle banche, alla caccia di potere e poltrone, così come accade con l' assalto
della Lega alle fondazioni bancarie; oppure difendere gli allevatori
imbroglioni sulle quote latte, un manipolo che si rifiuta di pagare le multe
alle Ue, con l' Italia che rischia di pagare una maxi penale da 1,7 miliardi di
euro. Una vergogna nazionale. E chi copre i più disonesti? Umberto Bossi.
Casini e i centristi, in realtà, reagiscono ad un attacco politico mirato,
sapendo che da quando è nata questa legislatura hanno inquadrato il Carroccio
nel mirino, sostenendo che «Berlusconi ha le mani legate da Bossi», «l' asse
del centrodestra pende sempre più verso la Padania», «la Lega ricatta il
premier» e via così. E adesso che l' unico vero alleato del Cavaliere è rimasto
Bossi, l' Udc ha buon gioco a insistere: così come il Pd è succube di Di
Pietro, ora è la Lega che ha in mano le sorti del premier. Casini è convinto
che Bossi voglia fortemente le elezioni per un semplice motivo: immagina una
vittoria del centrodestra grazie al dominio leghista al Nord e ad un
arretramento del Pdl berlusconiano, sogna il sorpasso al Nord e un governo
tutto a trazione padana. «Trafficante in banche e quote latte», tuonano i
centristi. E evitano di andare troppo indietro, quando ai tempi di Tangentopoli
si scoprì che la purissima Lega del moralizzatore Bossi aveva intascato una
mazzetta da 200 milioni dal capo della Ferruzzi, Carlo Sama, nell' ambito della maxi tangente Enimont. E senza ricordare il fallimento
della banca leghista Credieuronord, capitolo imbarazzante e pieno di buchi. A quei peccati
originali, finiti nell' oblio anche grazie alle maxi ruberie in casa Dc
e Psi, non si fa più riferimento. Bossi ha capito che il potere si conquista da
dentro. Prima di Ferragosto s' è vantato d' aver nominato Massimo Ponzellini
alla Banca popolare di Milano. Il presidente di Impregilo, ex allievo di Prodi,
in realtà è stato eletto dagli azionisti «e non dal potere politico», come
hanno subito replicato i sindacati, però, siccome condivide la pozione leghista
sulla vicinanza e il legame delle banche ai territori, eccolo arruolato. La
sete di potere e poltrone, Bossi l' ha pubblicamente e rozzamente rivendicata
nell' aprile scorso: «A noi le grandi banche del Nord», «abbiamo vinto tutto e
fatalmente ci toccherà una fetta delle banche». E pensare che, quando Fassino
fece a Consorte la famosa domanda, «allora abbiamo una banca?», alludendo alla
scalata Bnl, è scoppiato un casino e non si può dire che abbia portato bene ai
Ds. Il Senatùr fece la sua sparata da banchiere in pectore - ricordano i
centristi - in coincidenza, non casuale, con l' indicazione di Domenico
Siniscalco per la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, su
spinta di Tremonti. Operazione che venne bloccata da Guzzetti, leader dell'
Acri e della Cariplo, con Bazoli e Passera. Il partito dei "milanesi"
contro quello dei "torinesi", si disse, ma anche l' inizio delle
grandi operazioni leghiste dopo la conquista delle due regioni del Nord,
Piemonte e Veneto, con i governatori Cota e Zaia. L' assalto del Carroccio alle
fondazioni bancarie, che detengono pacchetti consistenti delle banche di
riferimento, serve per poi arrivare a scalare gli istituti di credito e spiega
l' accusa di «trafficante in banche», lanciata da Casini. Non a caso la Lega
punta a piazzare i suoi uomini nella fondazione Cariverona, importante
azionista di Unicredit. Scalando, scalando, Bossi potrebbe trovarsi davanti a
Gheddafi, che ha investito bei soldoni in Unicredit. Ma lì i rapporti li tiene
Berlusconi. A patto che Calderoli sparisca, che a Tripoli ancora se lo
ricordano. © riproduzione riservata.
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"corriereadriatico.it" del 24-08-2010 |
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Argomenti: Credieuronord
ROMA (24 agosto) - Lezioni di moralità da
Bossi proprio no, dicono in casa udc. Perché non si può sostenere impunemente
che "i democristiani sono quelli che hanno rovinato il Nord",
sventolare "Roma ladrona", dire sdegnosamente "mai un governo
con Casini" e poi tramare per entrare nelle banche, alla caccia di potere
e poltrone, così come accade con l' assalto della Lega alle fondazioni
bancarie; oppure difendere gli allevatori imbroglioni sulle quote latte, un
manipolo che si rifiuta di pagare le multe alle Ue, con l' Italia che rischia
di pagare una maxi penale da 1,7 miliardi di euro. Una vergogna nazionale. E
chi copre i più disonesti? Umberto Bossi. Casini e i centristi, in realtà,
reagiscono ad un attacco politico mirato, sapendo che da quando è nata questa
legislatura hanno inquadrato il Carroccio nel mirino, sostenendo che
"Berlusconi ha le mani legate da Bossi", "l' asse del
centrodestra pende sempre più verso la Padania", "la Lega ricatta il
premier" e via così. E adesso che l' unico vero alleato del Cavaliere è
rimasto Bossi, l' udc ha buon gioco a insistere: così come il Pd è succube di
Di Pietro, ora è la Lega che ha in mano le sorti del premier. Casini è convinto
che Bossi voglia fortemente le elezioni per un semplice motivo: immagina una
vittoria del centrodestra grazie al dominio leghista al Nord e ad un
arretramento del Pdl berlusconiano, sogna il sorpasso al Nord e un governo
tutto a trazione padana. "Trafficante in banche e quote latte",
tuonano i centristi. E evitano di andare troppo indietro, quando ai tempi di
Tangentopoli si scoprì che la purissima Lega del moralizzatore Bossi aveva
intascato una mazzetta da 200 milioni dal capo della Ferruzzi, Carlo Sama,
nell' ambito della maxi tangente Enimont. E senza ricordare il fallimento della
banca leghista Credieuronord,
capitolo imbarazzante e pieno di buchi. A quei peccati originali, finiti nell'
oblio anche grazie alle maxi ruberie in casa Dc e Psi, non si fa più
riferimento. Bossi ha capito che il potere si conquista da dentro. Prima
di Ferragosto s' è vantato d' aver nominato Massimo Ponzellini alla Banca
popolare di Milano. Il presidente di Impregilo, ex allievo di Prodi, in realtà
è stato eletto dagli azionisti "e non dal potere politico", come
hanno subito replicato i sindacati, però, siccome condivide la pozione leghista
sulla vicinanza e il legame delle banche ai territori, eccolo arruolato. La
sete di potere e poltrone, Bossi l' ha pubblicamente e rozzamente rivendicata
nell' aprile scorso: "A noi le grandi banche del Nord", "abbiamo
vinto tutto e fatalmente ci toccherà una fetta delle banche". E pensare
che, quando Fassino fece a Consorte la famosa domanda, "allora abbiamo una
banca?", alludendo alla scalata Bnl, è scoppiato un casino e non si può
dire che abbia portato bene ai Ds. Il Senatùr fece la sua sparata da banchiere
in pectore ricordano i centristi in coincidenza, non casuale, con l'
indicazione di Domenico Siniscalco per la presidenza del consiglio di gestione
di Intesa Sanpaolo, su spinta di Tremonti. Operazione che venne bloccata da
Guzzetti, leader dell' Acri e della Cariplo, con Bazoli e Passera. Il partito
dei "milanesi" contro quello dei "torinesi", si disse, ma
anche l' inizio delle grandi operazioni leghiste dopo la conquista delle due
regioni del Nord, Piemonte e Veneto, con i governatori Cota e Zaia. L' assalto
del Carroccio alle fondazioni bancarie, che detengono pacchetti consistenti
delle banche di riferimento, serve per poi arrivare a scalare gli istituti di
credito e spiega l' accusa di "trafficante in banche", lanciata da
Casini. Non a caso la Lega punta a piazzare i suoi uomini nella fondazione
Cariverona, importante azionista di Unicredit. Scalando, scalando, Bossi
potrebbe trovarsi davanti a Gheddafi, che ha investito bei soldoni in
Unicredit. Ma lì i rapporti li tiene Berlusconi. A patto che Calderoli
sparisca, che a Tripoli ancora se lo ricordano.