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DOSSIER “CREDIEURONORD” |
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ARTICOLI DAL 1°-9-2011 AL
6-10-2011 #TOP
1- IL
PATONZA NON FARÀ LA FINE DI BETTINO, ANCHE PERCHÉ S'
È COMPRATO LE
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"Dagospia" del
30-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: a cura di Minimo Riserbo e
Pippo il Patriota 1 - L' INGRATO TRAMONTO DEL CAVALIER POMPETTA... Fedeli al
motto "no money no love", i cumènda italioti voltano (tardivamente) le spalle al Cavalier Pompetta. "Industriali, schiaffo al governo.
I giovani imprenditori: al convegno di Capri non parleranno i politici, troppe
promesse non mantenute.
Latte e
sindaci base in rivolta
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"Il Riformista" del
30-09-2011 |
Pagina:
3 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: LEGA
NORD. Cresce il malessere sul territorio.
Abstract: ¦ Da un lato gli allevatori
del latte padano che vengono condannati dalla magistratura per lo sforamento
delle quote e che avevano chiesto (invano) al leader della Lega Nord, Umberto
Bossi, di essere salvati. Dall' altra il malumore dei sindaci sempre più
strisciante per la situazione economica, stoppato dal bavaglio sovietico
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di Marlowe. |
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"iltempo.com" del
29-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: DI MARLOWE Di tutte le motivazioni che potevano spingere
Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di palazzo Koch, siamo alla più
ridicola: "Per Bankitalia preferisco Grilli, non fosse perché è di
Milano".
Abstract: «Per Bankitalia preferisco
Grilli, non fosse perché è di Milano». Di tutte le motivazioni che potevano
spingere Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di palazzo Koch, siamo alla
più ridicola. E crediamo che il destinatario di simili attenzioni, Vittorio
Grilli appunto, vorrà sottrarsi a una
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"Il Tempo" del 29-09-2011 |
Cronaca |
Pagina:
4 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: segue dalla prima di MARLOWE
«Per Bankitalia preferisco Grilli, non fosse perché è di Milano». Di tutte le
motivazioni che potevano spingere Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di
palazzo Koch, siamo alla più ridicola. E crediamo che il destinatario di simili
attenzioni, Vittorio Grilli appunto, vorrà
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"iltempo.com" del
29-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Notizie
- Politica 29/09/2011, 05:30.
Sottotitolo: segue
dalla prima di MARLOWE "Per Bankitalia preferisco Grilli, non fosse perché
è di Milano".
Abstract: Di tutte le motivazioni che
potevano spingere Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di palazzo Koch,
siamo alla più ridicola. E crediamo che il destinatario di simili attenzioni,
Vittorio Grilli appunto, vorrà sottrarsi a una sponsorizzazione che potrebbe
risultare imbarazzante. Che dire per esempio del salvataggio di
1- IL
"GRAN TRADITORE" DI TREMENDINO, MIMMO
SINISCALCO, POTREBBE ESSERE LA CARTA COPERTA PER
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"Dagospia" del
28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: 1 - MIMMO SINISCALCO POTREBBE
ESSERE LA CARTA COPERTA PER SPARIGLIARE IL CONFLITTO TRA SACCOMANNI E IL
PALLIDO GRILLI La moglie siciliana di Bossi ha fatto un sogno meraviglioso.
Manuela Marrone, la signora che il leader del Carroccio ha sposato nel '94 in
seconde nozze e che a metà settembre è stata beffeggiata da
"Panorama" come
D'
Ambrosio: se c' è affarismo, vado via dal Pd
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"Avvenire" del 28-09-2011 |
CRONACA |
Pagina:
11 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: CASO PENATI D' Ambrosio: se
c' è affarismo, vado via dal Pd DA ROMA « S e ci sono state logiche
affaristiche lascerei il Pd» dice, a proposito del caso di Filippo Penati,
Gerardo D' Ambrosio, senatore Pd e procuratore di Milano ai tempi di Mani
Pulite. «Se Penati fosse rinviato a giudizio, dice l' ex pm - leggerei con
Caso Sesto,
la Lega attacca "Un sistema sinistra-coop"
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di RODOLFO SALA. |
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"La Repubblica (ed. Milano)" del
28-09-2011 |
Milano |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: La
difesa L´accusa.
Sottotitolo: Scontro
al Pirellone. Penati: umiliata la mia città L´ex vicepresidente "Pensino
alla loro banca L´inchiesta? Risponderò a tutte le domande" Galli,
capogruppo del Carroccio: "La Regione valuti se costituirsi parte civile
per danni"
Abstract: Al Pirellone la Lega attacca
il Pd sul «sistema Sesto, groviglio inestricabile di politica, imprese e
cooperative rosse», urla in aula il capogruppo Stefano Galli. E Filippo Penati,
che si è dimesso dalla vicepresidenza, ma non dal consiglio regionale dopo
l´inchiesta della Procura di Monza che lo vede coinvolto, abbandona
Penati,
guerra in Regione sulla questione morale
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"Il Riformista" del
28-09-2011 |
Pagina:
5 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: LOMBARDIA.
La Lega in Consiglio chiede alla giunta Formigoni di costituirsi parte civile
sulla vicenda delle aree ex Falck. Penati ribatte: «Ricordatevi la Credieuronord». Indagato il sindaco di Sesto, Oldrini.
Abstract: ¦ «Ricordatevi la Banca Credieuronord». Filippo Penati, da ex sceriffo rosso, tira
fuori l' artiglieria pesante nell' aula del consiglio regionale lombardo, per
ribattere alle accuse della Lega Nord sul caso Sesto San Giovanni. È stato uno
scontro da mezzogiorno di fuoco quello andato in scena ieri nell' emiciclo di
via
Penati
scappa se si parla di lui
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"Libero" del 28-09-2011 |
Pagina:
9 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: della LegaNord
Stefano Galliha attaccato il cosiddetto sistema Sestoe le coop rosse e il Pd, arrivando a chiedere chela
giunta regionale si costituiscaparte civile alprocesso contro Penati nel caso siano accertate
«malversazioni» che abbiano danneggiato anche la Regione. Penati ha ascoltato
prendendo appunti, poi è uscito dall'
Falck,
scontro Lega-Penati «Bossi pensi a CrediNord»
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"L'Unità" del 28-09-2011 |
Pagina:
14 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: L'
ex vicepresidente della Provincia: «Il crack della Credinord,
quella sì che è commistione affari-politica» Milano Scambio di accuse all'
Assemblea regionale lombarda. Il Carroccio: «Basta col sistema Sesto»
Abstract: I padani in Consiglio
regionale chiedono che la giunta si costituisca parte civile nel processo a
carico di Penati. Che abbandona l' aula indignato: «La vostra è bassa
strumentalizzazione di carattere politico». PINO STOPPON La Lega che attacca,
Filippo Penati che contrattacca e lascia indignato l' aula: uno scontro
durissimo,
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di di Redazione Il Fatto Quotidiano. |
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"Il Fatto Quotidiano" del
28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Milano "Ho la coscienza
tranquilla". Il sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini,
reagisce così alla richiesta di proroga delle indagini ricevuta venerdì dalla
procura di Monza. È il documento che svela ciò che molti intuivano, e cioè che
anche Oldrini è da tempo indagato nell' inchiesta sul
"sistema
La Lega
attacca il «sistema Sesto» e Penati se ne va
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"Il Giorno" del 28-09-2011 |
MILANO
ATTUALITA' |
Pagina:
10 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Lite
in consiglio regionale, l' ex vicepresidente rintuzza: pensate a Credieuronord. Polemica con Albertini.
Abstract: di ROSSELLA MINOTTI ? MILANO
? ARRABBIATO e amareggiato. Filippo Penati da mesi brucia sul rogo delle
polemiche sull' inchiesta che lo vede al centro dello scandalo sulle aree ex
Falck. E ieri è crollato. Di fronte all' attacco del capogruppo della Lega Nord
Stefano Galli, ha abbandonato il Consiglio regionale. Il discorso di replica
che l'
La Lega:
basta col sistema Sesto E Penati lascia l' aula per protesta
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"Corriere della Sera" del
28-09-2011 |
Cronaca
di Milano |
Pagina:
2 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Regione
Il Carroccio: Pirellone parte civile in un possibile processo. La replica:
pensino a Euronord.
Sottotitolo: D'
Ambrosio: se ci sono state logiche d' affari, via dal Pd.
Abstract: La questione morale, le
cooperative rosse, il sistema Sesto. Il caso Penati: al Pirellone è il giorno
delle liti e delle polemiche, delle accuse e delle ripicche. Era stata la Lega
a chiedere che si discutesse in aula «dei rischi dovuti alla commistione e alla
degenerazione del sistema di rapporti fra politica, imprese e mondo
Si parla di
tangenti e Penati fugge dall' aula
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"Il Giornale" del
28-09-2011 |
Pagina:
11 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: I
GUAI DEI DEMOCRATICI.
Abstract: Nel consiglio regionale
lombardo la Lega denuncia il sistema Sesto, l' ex sindaco invece di rispondere
scappa Giannino della Frattina Milano La Lega
denuncia la tangentopoli rossa di Sesto San Giovanni, l' ex Stalingrado d'
Italia travolta dalle indagini della procura di Monza. E Filippo Penati, il
principale indagato ed ex braccio destro di Pier
Tangenti
Falck, la Lega attacca: scontro al Pirellone, Penati abbandona l' aula
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"corriereadriatico.it" del
27-09-2011 |
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Pubblicato anche in:
"ilgazzettino.it" |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: ROMA - L' inchiesta della
procura di Monza sulle tangenti per l' area Falck che coinvolge anche Filippo
Penati, ex braccio destro del segretario del Pd Pier Luigi Bersasni,
infiamma il dibattito al Consiglio regionale della Lombardia. La Lega Nord, per
bocca del capogruppo Stefano Galli, ha attaccato e accusato il Pd di essere in
"evidente
PER
TREMONTI L' INCONTRO COL CAVALIER PATONZA "È STATO MOLTO POSITIVO"
(DOMANI CON LETTA GIULIETTO
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"Dagospia" del
27-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: 1. FONTI TESORO,BENE INCONTRO
TREMONTI-PREMIER... (ANSA) - E' stato un ottimo incontro. Il lavoro è stato
molto positivo. Così fonti del Tesoro sintetizzano l' esito delle due ore di
colloquio tra il premier e Tremonti. Da domani, viene riferito, parte il 'cantiere'
per produrre in tempi rapidi due provvedimenti: uno sulle
Tangenti/
Aula Lombardia discute su sistema Sesto, Penati esce
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"Wall Street Italia" del
27-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Milano, 27 set. (TMNews) - Filippo Penati, l' ex vice presidente del
Consiglio regionale della Lombardia indagato dalla Procura di Monza per un
presunto giro di tengenti legato alle aree ex Falck
di Sesto San Giovanni, ha abbandonato il suo posto nell' assemblea lombarda
all' inizio del dibattito concernente sull' analisi "dei rischi dovuti
alla
Tangenti/
Aula Lombardia discute su sistema Sesto, Penati esce
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"Alice" del 27-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Politica.
Sottotitolo: Ex
vicepresidente: "Dibattito inutile, bassa strumentalizzazione"
Abstract: Filippo Penati, l' ex vice
presidente del Consiglio regionale della Lombardia indagato dalla Procura di
Monza per un presunto giro di tengenti legato alle
aree ex Falck di Sesto San Giovanni , ha abbandonato il suo posto nell'
assemblea lombarda all' inizio del dibattito concernente sull' analisi
"dei rischi dovuti alla commistione e alla
Bravo,
Umberto, ne hai fatta di strada
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"Il Manifesto" del
25-09-2011 |
0
PRIMA PAGINA |
Pagina:
1 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: VOI
SIETE QUI.
Abstract: In una vecchia barzelletta
sovietica, Stalin mostra alla madre i segni del suo potere. La potente macchina
nera, la guardia in alta uniforme, le meravigliose stanze del Cremlino. E lei,
l' anziana madre, lo benedice con affetto: «Bravo, Josif,
ne hai fatta di strada... Ma attento, che se arrivano i comunisti...». Chissà
se il
Umberto e
le tre vite sul filo del rasoio
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di GIOVANNI CERRUTI. |
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"La Stampa" del 19-09-2011 |
Italia |
Pagina:
4-5 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Compie
70 anni il segretario più longevo della storia italiana.
Abstract: Chitarra e politica Nel 1961,
a Pontida nel 1990 e oggi Un anno fa, quando le risposte non erano solo
pernacchie, aveva maltrattato un leghista di Forlì con il dito all' insù: «Il
mio compleanno? E chi se ne frega degli anni!». Forse è vero. Forse ad Umberto
Bossi compiere 70 anni non mette più allegria, o
Scalata
Unipol, vero affresco della kasta bipartisan
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"Affari Italiani" del
15-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Abstract: Con l' odierno ingresso
ufficiale di Silvio Berlusconi come imputato in uno dei suoi diversi rivoli
processuali, la grande scalata Unipol, di cinque anni fa, diventa davvero il
processo al regime partitocratico. O se si preferisce alla casta. C' è la
finanza di destra dei Fiorani, quella di sinistra dei Consorte e delle
cooperative. C' era
Bpm corre verso
il sistema duale
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"Il Riformista" del
14-09-2011 |
Pagina:
8 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: POTERI
FORTI.
Abstract: DI GIUSEPPE MILANO ¦ La nuova governance
- probabilmente il sistema duale - della Banca Popolare di Milano sarà
approvata entro fine mese. È questo l' obiettivo fissato dal consiglio d'
amministrazione della Bpm. Per il momento si esclude
l' ingresso di nuovi soci e la ricapitalizzazione avverrà entro quest' anno. L'
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"Il Riformista" del
30-09-2011 |
Pagina:
3 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: LEGA
NORD. Cresce il malessere sul territorio.
¦ Da un lato gli allevatori del latte
padano che vengono condannati dalla magistratura per lo sforamento delle quote
e che avevano chiesto (invano) al leader della Lega Nord, Umberto Bossi, di
essere salvati. Dall' altra il malumore dei sindaci sempre più strisciante per
la situazione economica, stoppato dal bavaglio sovietico imposto proprio da via
Bellerio, con tanto di delibera interna, per
scongiurare sortite di possibili dissidenti. All' indomani del no alla mozione
di sfiducia nei confronti del ministro dell' Agricoltura, Saverio Romano, in
quel di Roma, il Carroccio inizia a fare i conti con un malessere sempre più
pesante sul proprio territorio. Nel nord che produce, tra Lombardia, Veneto e
Piemonte rischia di esplodere una bolla di contestazione che sarà difficile da
arginare nei prossimi mesi. Il popolo del nord è pronto a marciare contro l'
unico partito del nord. Ieri a Milano è stato condannato a 5 anni e mezzo di
reclusione Alessio Crippa, storico rappresentante della cooperativa Lombarda
del latte e definito il "Robin Hood dei produttori". La condanna è
per truffa e peculato in relazione a una maxi-truffa da 100 milioni di euro
che, secondo l' accusa, sarebbe stata portata avanti aggirando le normative
sulle quote latte. Una vicenda molto delicata per i vertici del Carroccio,
anche perché intrecciata con altre inchieste che riguardano il movimento, in
particolare il fallimento della banca Credieuronord del 2005. «L' appoggio politico non serve a niente, se poi ci
sono i tribunali che condannano», ha detto Crippa, rivolgendosi evidentemente
proprio a Bossi, che in questi mesi le ha provate tutte per tranquillizzare gli
allevatori che ogni volta seguono i suoi comizi con tanto di bandiere,
da Pontida fino a Venezia. E negli ultimi tempi pareva che le acque si fossero
calmate, anche perché all' Agea, agenzia addetta al
controllo delle quote, era stato rimosso il presidente leghista Dario Fruscio,
solo perché - come ha detto lui stesso - «volevo che venissero pagate le
multe». La storia, secondo l' opposizione, s' intreccia persino con il no alla
sfiducia per Romano, che aveva proprio commissariato l' Agea.
Insomma, un pastrocchio che in Padania sta già facendo tremare diverse sezioni
leghisti, anche perché oltre alla Lombardia, le inchieste sulle quote toccano
appunto pure il Veneto e il Piemonte. Forse il Senatùr
ha intuito il clima da guerra intestina. E proprio per questo motivo, insieme
ai suoi, ha deciso di incominciare a impedire ai primi cittadini o ai semplici
amministratori più rampanti uscite in pubblico. L' imputato per eccellenza,
oltre al sindaco di Varese Attilio Fontana, è Flavio Tosi, primo cittadino di
Verona, a cui è stato impedito di partecipare a un festival a Piacenza sabato
scorso e che secondo indiscrezioni di ieri sarebbe stato persino minacciato di
espulsione o commissariamento per le sue dichiarazioni contro il premier Silvio
Berlusconi. Ma l' amministratore scaligero ha smentito, dicendo di non aver
ricevuto dai vertici del partito «nessun cartellino giallo», per le sue prese
di posizione autonome rispetto alla linea della Lega. «Non sono stato affatto
convocato, né lunedì scorso né in altri giorni della settimana, nella sede
della Lega di via Bellerio a Milano - ha scritto Tosi
in un comunicato - né ho ricevuto in tale sede alcun cartellino giallo». La
linea dei primi cittadini del Carroccio è infatti quella di ammorbidire le
polemiche. Dopo la lettera in prima pagina sul Macherio,
Giancarlo Porta, dove viene accusato direttamente il ministro per la
Semplificazione, Roberto Calderoli, per i suoi attacchi ai sindaci dal palco di
Venezia, in pochi hanno voglio di parlare a microfoni aperti. «Meglio tacere»,
chiosano in tanti, «Aspettiamo tempi migliori». E sono circa in 400, tra
presidenti della provincia e sindaci, che stanno masticando amaro per i
rimproveri dentro il movimento e i tagli ai servizi comunali. Altri, invece,
sostengono apertamente le direttive impartite da via Bellerio.
Ma sembra un fuoco di paglia. Una mossa preventiva, in attesa che si chiuda la
stagione dei congressi con il ministro dell' Interno Roberto Maroni pronto a
fare man bassa insieme ai suoi di segreterie cittadine, provinciali e regionali
in chiave anti cerchio magico.
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di Marlowe. |
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"iltempo.com" del
29-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: DI MARLOWE Di tutte le motivazioni che potevano spingere
Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di palazzo Koch, siamo alla più
ridicola: "Per Bankitalia preferisco Grilli, non fosse perché è di
Milano".
«Per Bankitalia preferisco Grilli, non
fosse perché è di Milano». Di tutte le motivazioni che potevano spingere
Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di palazzo Koch, siamo alla più
ridicola. E crediamo che il destinatario di simili attenzioni, Vittorio Grilli
appunto, vorrà sottrarsi a una sponsorizzazione che
potrebbe risultare imbarazzante. Che dire per esempio del salvataggio di Credieuronord, la banca leghista, tentato anni fa da Gianpiero Fiorani e
benedetto da Antonio Fazio, l' ex governatore nato per giunta ad Alvito, provincia di Frosinone? O delle manovre bossiane del 2010, per difendere attraverso le
fondazioni «nordiche» l' Unicredit dalle «mire dei tedeschi»? Come sono andate
le cose lo sappiamo. La banca del Carroccio è fallita. L' Unicredit
probabilmente avrà bisogno di una terza ricapitalizzazione. Un altro istituto
di simpatie tremontiano-leghiste, la Bpm guidata finora da Massimo Ponzellini,
è attraversato da gravi problemi di governance e di
capitali. È con queste credenziali che Bossi dice la sua sulla scelta del
successore di Mario Draghi, una decisione ormai urgente, con i fari dei mercati
e della Bce puntati sull' Italia? Ricapitoliamo. Con la riforma del 2005,
voluta proprio da Berlusconi e Giulio Tremonti dopo le rovinose dimissioni di
Fazio, la nomina del governatore spetta al capo dello Stato su proposta del
capo del governo, «previa deliberazione del consiglio dei ministri che può
arrivare solo dopo il parere del consiglio superiore della Banca d' Italia».
Gli attori sono dunque principalmente due: Silvio Berlusconi, e con una sorta
di moral suasion Giorgio Napolitano. Naturalmente l'
opinione del ministro dell' Economia è anch' essa importante; come l'
orientamento di via Nazionale: ma è in sostanza il premier che indica il capo
di Bankitalia. Così fu scelto (da Berlusconi) Mario Draghi, alla vigilia di
Natale di sei anni fa, contro le perplessità di Tremonti ed anche del
Quirinale, dove sedeva Carlo Azeglio Ciampi. Nessuno può dire che non fu la
decisione migliore. Draghi ha ridato credibilità al sistema bancario italiano,
è un interlocutore influente in Europa, a novembre prenderà il posto di Jean-Claude Trichet come
presidente dalla Bce. Anche Grilli è un civil servant di assoluto valore e prestigio. Come direttore
generale del Tesoro è stato il principale collaboratore di Tremonti nel
vigilare sui conti e sulla spesa; un ruolo che non dovrà venire meno, con vuoti
di potere, neppure adesso che (giustamente) tutti predicano assieme al rigore
anche la crescita. Però da tempo Tremonti ha personalmente e impropriamente
promesso a Grilli di andare in Bankitalia. Lo ha fatto scavalcando lo stesso
Cavaliere, in un periodo nel quale il ministro era ancora Super-Giulio,
mentre in Europa il ruolo della Bce non svolgeva opera di supplenza rispetto ai
governi, e soprattutto l' Eurotower non era corsa in
soccorso dei nostri Btp. Ma ad agosto l' Italia ha dovuto riscrivere di sana
pianta la manovra, con una strettissima triangolazione fra Berlusconi, Draghi, Trichet e Napolitano. Questi, e non altri, hanno evitato il
baratro. Questi, e non altri, hanno adesso indicato per il Paese una fase due
di tagli mirati (e non più tremontianamente lineari)
e soprattutto di misure per lo sviluppo. È quanto Draghi predica da anni, e Trichet lo ha ripetuto ieri dalle colonne del Corriere
della Sera . In tutto ciò ovviamente l' ottimo Grilli non c' entra nulla, non
vede sminuita la propria competenza, e non si capisce né perché Tremonti si
incaponisca sul suo nome - arrivando a decrivere
Draghi come una sorta di galeuter di Berlino - né
come mai Bossi voglia gettarne il nome nel tritacarne delle nomine politiche.
L' idea di Tremonti è che Grilli debba andare in Bankitalia per non creare
rogne del governo, quasi che il governo se la passasse splendidamente; mentre
in Europa si cerca di separare le scelte delle banche centrali da quelle dei
politici. L' idea di Bossi, probabilmente, è di utilizzare questa vicenda nella
guerra leghista tra lui e Roberto Maroni. Bankitalia ha da tempo espresso la
preferenza per la successione interna, del direttore generale Fabrizio Saccomanni, che per Bossi ha il grave torto di essere nato
a Roma. In passato via Nazionale ha fatto dell' autoreferenza una sorta di
dogma, ma non è questa la situazione attuale. C' è invece da proseguire un
doppio lavoro e da farlo sul filo dell' emergenza: sul sistema bancario
italiano che come ovunque è esposto ai mercati e alle necessità di rafforzarsi;
e di raccordo con la Bce. Per questi motivi il Cavaliere sembrava aver accolto
la scelta. Ma ora a palazzo Chigi si moltiplica il tourbillon di visite. Ieri
sono tornati sia Draghi sia Tremonti, il primo è salito anche al Quirinale,
mentre il consiglio di Bankitalia ha logicamente fatto sapere di voler
difendere la propria autonomia. Si rischia un pasticcio, l' ennesimo. Dal quale
Berlusconi deve tirarsi fuori al più presto. Con o senza Tremonti. Con o senza
Umberto Bossi nell' improbabile ruolo di advisor.
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"Il Tempo" del 29-09-2011 |
Cronaca |
Pagina:
4 |
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Argomenti: Credieuronord
segue dalla prima di MARLOWE «Per
Bankitalia preferisco Grilli, non fosse perché è di Milano». Di tutte le
motivazioni che potevano spingere Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di
palazzo Koch, siamo alla più ridicola. E crediamo che il
destinatario di simili attenzioni, Vittorio Grilli appunto, vorrà sottrarsi a
una sponsorizzazione che potrebbe risultare imbarazzante. Che dire per esempio
del salvataggio di Credieuronord, la banca leghista, tentato anni fa da Gianpiero Fiorani e
benedetto da Antonio Fazio, l' ex governatore nato per giunta ad Alvito, provincia di Frosinone? O delle manovre bossiane del 2010, per difendere attraverso le fondazioni
«nordiche» l' Unicredit dalle «mire dei tedeschi»? Come sono andate le cose lo
sappiamo. La banca del Carroccio è fallita. L' Unicredit probabilmente avrà
bisogno di una terza ricapitalizzazione. Un altro istituto di simpatie tremontiano-leghiste, la Bpm
guidata finora da Massimo Ponzellini, è attraversato
da gravi problemi di governance e di capitali. È con
queste credenziali che Bossi dice la sua sulla scelta del successore di Mario
Draghi, una decisione ormai urgente, con i fari dei mercati e della Bce puntati
sull' Italia? Ricapitoliamo. Con la riforma del 2005, voluta proprio da
Berlusconi e Giulio Tremonti dopo le rovinose dimissioni di Fazio, la nomina
del governatore spetta al capo dello Stato su proposta del capo del governo,
«previa deliberazione del consiglio dei ministri che può arrivare solo dopo il
parere del consiglio superiore della Banca d' Italia». Gli attori sono dunque
principalmente due: Silvio Berlusconi, e con una sorta di moral
suasion Giorgio Napolitano. Naturalmente l' opinione del ministro dell'
Economia è anch' essa importante; come l' orientamento di via Nazionale: ma è
in sostanza il premier che indica il capo di Bankitalia. Così fu scelto (da
Berlusconi) Mario Draghi, alla vigilia di Natale di sei anni fa, contro le
perplessità di Tremonti ed anche del Quirinale, dove sedeva Carlo Azeglio
Ciampi. Nessuno può dire che non fu la decisione migliore. Draghi ha ridato
credibilità al sistema bancario italiano, è un interlocutore influente in
Europa, a novembre prenderà il posto di Jean-Claude Trichet come presidente dalla Bce. Anche Grilli è un civil servant di assoluto valore
e prestigio. Come direttore generale del Tesoro è stato il principale
collaboratore di Tremonti nel vigilare sui conti e sulla spesa; un ruolo che
non dovrà venire meno, con vuoti di potere, neppure adesso che (giustamente)
tutti predicano assieme al rigore anche la crescita. Però da tempo Tremonti ha
personalmente e impropriamente promesso a Grilli di andare in Bankitalia. Lo ha
fatto scavalcando lo stesso Cavaliere, in un periodo nel quale il ministro era
ancora Super-Giulio, mentre in Europa il ruolo della
Bce non svolgeva opera di supplenza rispetto ai governi, e soprattutto l' Eurotower non era corsa in soccorso dei nostri Btp. Ma ad
agosto l' Italia ha dovuto riscrivere di sana pianta la manovra, con una
strettissima triangolazione fra Berlusconi, Draghi, Trichet
e Napolitano. Questi, e non altri, hanno evitato il baratro. Questi, e non
altri, hanno adesso indicato per il Paese una fase due di tagli mirati (e non
più tremontianamente lineari) e soprattutto di misure
per lo sviluppo. È quanto Draghi predica da anni, e Trichet
lo ha ripetuto ieri dalle colonne del Corriere della Sera . In tutto ciò
ovviamente l' ottimo Grilli non c' entra nulla, non vede sminuita la propria
competenza, e non si capisce né perché Tremonti si incaponisca sul suo nome -
arrivando a decrivere Draghi come una sorta di galeuter di Berlino - né come mai Bossi voglia gettarne il
nome nel tritacarne delle nomine politiche. L' idea di Tremonti è che Grilli
debba andare in Bankitalia per non creare rogne del governo, quasi che il
governo se la passasse splendidamente; mentre in Europa si cerca di separare le
scelte delle banche centrali da quelle dei politici. L' idea di Bossi,
probabilmente, è di utilizzare questa vicenda nella guerra leghista tra lui e
Roberto Maroni. Bankitalia ha da tempo espresso la preferenza per la
successione interna, del direttore generale Fabrizio Saccomanni,
che per Bossi ha il grave torto di essere nato a Roma. In passato via Nazionale
ha fatto dell' autoreferenza una sorta di dogma, ma non è questa la situazione
attuale. C' è invece da proseguire un doppio lavoro e da farlo sul filo dell'
emergenza: sul sistema bancario italiano che come ovunque è esposto ai mercati
e alle necessità di rafforzarsi; e di raccordo con la Bce. Per questi motivi il
Cavaliere sembrava aver accolto la scelta. Ma ora a palazzo Chigi si moltiplica
il tourbillon di visite. Ieri sono tornati sia Draghi sia Tremonti, il primo è
salito anche al Quirinale, mentre il consiglio di Bankitalia ha logicamente
fatto sapere di voler difendere la propria autonomia. Si rischia un pasticcio,
l' ennesimo. Dal quale Berlusconi deve tirarsi fuori al più presto. Con o senza
Tremonti. Con o senza Umberto Bossi nell' improbabile ruolo di advisor.
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"iltempo.com" del
29-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Notizie
- Politica 29/09/2011, 05:30.
Sottotitolo: segue
dalla prima di MARLOWE "Per Bankitalia preferisco Grilli, non fosse perché
è di Milano".
Di tutte le motivazioni che potevano
spingere Umberto Bossi ad infilarsi nella partita di palazzo Koch, siamo alla
più ridicola. E crediamo che il destinatario di simili attenzioni, Vittorio
Grilli appunto, vorrà sottrarsi a una sponsorizzazione che
potrebbe risultare imbarazzante. Che dire per esempio del salvataggio di Credieuronord, la banca leghista, tentato anni fa da Gianpiero Fiorani e
benedetto da Antonio Fazio, l' ex governatore nato per giunta ad Alvito, provincia di Frosinone? O delle manovre bossiane del 2010, per difendere attraverso le
fondazioni "nordiche" l' Unicredit dalle "mire dei
tedeschi"? Come sono andate le cose lo sappiamo. La banca del Carroccio è
fallita. L' Unicredit probabilmente avrà bisogno di una terza
ricapitalizzazione. Un altro istituto di simpatie tremontiano-leghiste,
la Bpm guidata finora da Massimo Ponzellini,
è attraversato da gravi problemi di governance e di
capitali. È con queste credenziali che Bossi dice la sua sulla scelta del
successore di Mario Draghi, una decisione ormai urgente, con i fari dei mercati
e della Bce puntati sull' Italia? Ricapitoliamo. Con la riforma del 2005,
voluta proprio da Berlusconi e Giulio Tremonti dopo le rovinose dimissioni di
Fazio, la nomina del governatore spetta al capo dello Stato su proposta del
capo del governo, "previa deliberazione del consiglio dei ministri che può
arrivare solo dopo il parere del consiglio superiore della Banca d' Italia".
Gli attori sono dunque principalmente due: Silvio Berlusconi, e con una sorta
di moral suasion Giorgio Napolitano. Naturalmente l'
opinione del ministro dell' Economia è anch' essa importante; come l'
orientamento di via Nazionale: ma è in sostanza il premier che indica il capo
di Bankitalia. Così fu scelto (da Berlusconi) Mario Draghi, alla vigilia di
Natale di sei anni fa, contro le perplessità di Tremonti ed anche del
Quirinale, dove sedeva Carlo Azeglio Ciampi. Nessuno può dire che non fu la
decisione migliore. Draghi ha ridato credibilità al sistema bancario italiano,
è un interlocutore influente in Europa, a novembre prenderà il posto di Jean-Claude Trichet come
presidente dalla Bce. Anche Grilli è un civil servant di assoluto valore e prestigio. Come direttore
generale del Tesoro è stato il principale collaboratore di Tremonti nel
vigilare sui conti e sulla spesa; un ruolo che non dovrà venire meno, con vuoti
di potere, neppure adesso che (giustamente) tutti predicano assieme al rigore
anche la crescita. Però da tempo Tremonti ha personalmente e impropriamente
promesso a Grilli di andare in Bankitalia. Lo ha fatto scavalcando lo stesso
Cavaliere, in un periodo nel quale il ministro era ancora Super-Giulio,
mentre in Europa il ruolo della Bce non svolgeva opera di supplenza rispetto ai
governi, e soprattutto l' Eurotower non era corsa in
soccorso dei nostri Btp. Ma ad agosto l' Italia ha dovuto riscrivere di sana
pianta la manovra, con una strettissima triangolazione fra Berlusconi, Draghi, Trichet e Napolitano. Questi, e non altri, hanno evitato il
baratro. Questi, e non altri, hanno adesso indicato per il Paese una fase due
di tagli mirati (e non più tremontianamente lineari)
e soprattutto di misure per lo sviluppo. È quanto Draghi predica da anni, e Trichet lo ha ripetuto ieri dalle colonne del Corriere
della Sera . In tutto ciò ovviamente l' ottimo Grilli non c' entra nulla, non
vede sminuita la propria competenza, e non si capisce né perché Tremonti si
incaponisca sul suo nome - arrivando a decrivere
Draghi come una sorta di galeuter di Berlino - né
come mai Bossi voglia gettarne il nome nel tritacarne delle nomine politiche.
L' idea di Tremonti è che Grilli debba andare in Bankitalia per non creare
rogne del governo, quasi che il governo se la passasse splendidamente; mentre
in Europa si cerca di separare le scelte delle banche centrali da quelle dei
politici. L' idea di Bossi, probabilmente, è di utilizzare questa vicenda nella
guerra leghista tra lui e Roberto Maroni. Bankitalia ha da tempo espresso la
preferenza per la successione interna, del direttore generale Fabrizio Saccomanni, che per Bossi ha il grave torto di essere nato
a Roma. In passato via Nazionale ha fatto dell' autoreferenza una sorta di
dogma, ma non è questa la situazione attuale. C' è invece da proseguire un
doppio lavoro e da farlo sul filo dell' emergenza: sul sistema bancario
italiano che come ovunque è esposto ai mercati e alle necessità di rafforzarsi;
e di raccordo con la Bce. Per questi motivi il Cavaliere sembrava aver accolto
la scelta. Ma ora a palazzo Chigi si moltiplica il tourbillon di visite. Ieri
sono tornati sia Draghi sia Tremonti, il primo è salito anche al Quirinale,
mentre il consiglio di Bankitalia ha logicamente fatto sapere di voler
difendere la propria autonomia. Si rischia un pasticcio, l' ennesimo. Dal quale
Berlusconi deve tirarsi fuori al più presto. Con o senza Tremonti. Con o senza
Umberto Bossi nell' improbabile ruolo di advisor.
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"Dagospia" del
28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
1 - MIMMO SINISCALCO POTREBBE ESSERE LA
CARTA COPERTA PER SPARIGLIARE IL CONFLITTO TRA SACCOMANNI E IL PALLIDO GRILLI
La moglie siciliana di Bossi ha fatto un sogno meraviglioso. Manuela Marrone,
la signora che il leader del Carroccio ha sposato nel '94 in seconde nozze e
che a metà settembre è stata beffeggiata da "Panorama" come
"imperatrice della Padania", questa volta non ha sognato che il
"Trota" prenda il posto del padre, ma che addirittura i
"barbari" della Lega possano mettere le mani sulla Banca d' Italia.
Ed è forse questa la ragione che spiega l' irrigidimento improvviso dell' amico
Tremonti sulla designazione di Fabrizio Saccomanni
alla poltrona di via Nazionale. È dal 1998 che gli uomini della
Lega sperano di poter gridare al telefono: "finalmente abbiamo una
banca". Qualcosa di simile fu mormorato in quell' anno quando l' Umberto
invitò i seguaci a sottoscrivere le quote di Credieuronord, ma il progetto saltò sei anni dopo a seguito delle ispezioni di
Bankitalia che provocarono una multa ai vertici aziendali proprio da
parte di Giulietto Tremonti, l' uomo che ieri sera ha
puntato i piedi per rimettere al centro la candidatura del pallido Vittorio
Grilli. Si sa come è finita la storia: nemmeno l' intraprendente Fiorani con la
Popolare di Lodi riuscì a salvare il piccolo istituto dei leghisti, e da allora
le speranze di occupare una roccaforte finanziaria sono state riposte nella
Popolare di Milano e nel corpulento Ponzellini che
tra poche ore potrebbe saltare dal suo incarico. Che qualcosa non filasse nel
verso giusto l' avevano capito già nel fine settimana i giornalisti che si sono
fiondati a Washington per l' Assemblea del Fondo Monetario. Innanzitutto era
parsa davvero strana l' assenza di Saccomanni,
preannunciata anche da quel sito disgraziato di Dagospia
che aveva saputo con certezza delle prenotazioni aeree fatte dalle segreterie
del Governatore e del direttore generale di Palazzo Koch. Poi si è visto che
nella capitale americana di Saccomanni non c' era
traccia e le chiacchiere si sono spese nei due ricevimenti organizzati da
Unicredit e IntesaSanPaolo nei saloni del museo Corcoran e presso la sede dell' ambasciata italiana. Qui
tra le sedie vuote e montagne di tramezzini che hanno fatto la gioia dei
giornalisti, i vari Passera, Beltratti, Ghizzoni, Rampl e Nicastro hanno cercato di decifrare il forfait improvviso
di Saccomanni, ma nessuno, nemmeno l' ex-ambasciatore
Castellaneta e Maurizio Beretta (che assicurava i
giornalisti sulle sue imminenti dimissioni da presidente della Lega Calcio), è
riuscito a trovare una spiegazione. Inutile è stata anche la rincorsa di
Tremonti che le inviate Stefania Tamburello e Elena Polidori
hanno fatto per strappare dalla bocca di Giulietto
qualche indiscrezione, e durante la conferenza stampa del ministro con accanto
il pallido Grilli, ha preferito troncare sul nascere qualsiasi giudizio sulla
situazione italiana. C' è però un personaggio che ha saltellato con grande
visibilità nei due appuntamenti-flop organizzati da piazza Cordusio
e BancaIntesa. È il "traditore" Mimmo
Siniscalco, l' economista torinese che dopo aver ricoperto la carica di
direttore generale del Tesoro nel primo governo del Presidente Patonza nel luglio 2004 è diventato ministro dell' Economia
prendendo il posto di Giulietto Tremonti. In quell'
epoca conservò anche la carica di direttore generale del ministero dove fu
riconfermato nel terzo governo Berlusconi. Le dimissioni arrivarono nel
settembre 2005 per il conflitto che lo vide contrapposto al pio-Governatore
Antonio Fazio. Da allora Siniscalco, che appartiene alla vecchia guardia dei Reviglio-boys di marca socialista, ha imboccato la strada
della finanza internazionale dentro Morgan Stanley e adesso è al vertice di Assogestioni. Chi è stato a Washington per assistere al
noioso concerto di Unicredit pensa che Mimmo potrebbe essere la carta coperta
per sparigliare il conflitto tra Saccomanni e il
pallido Grilli. Ai piani alti di via Nazionale continuano a pensare invece che
il buon Saccomanni abbia le chances
più forti e che non vi sia spazio per le ambizioni di personaggi estranei come
Siniscalco oppure Bini Smaghi che gronda sangue per la sua uscita dalla BCE. E
la stessa cosa pensano i corazzieri del Quirinale che dopo aver tentato la
carta di Ignazio Visco ieri sera avevano il pennacchio scompigliato per la
mossa improvvisa di Tremonti. Nel meraviglioso sogno notturno la moglie di
Bossi che all' età di 39 anni già godeva di una baby-pensione, non ha visto la
sagoma di Siniscalco, ma l' idea di scombinare la partita le ha suggerito di
buttare sul piatto la carta della Banca d' Italia per allungare la protezione
del marito Umberto su Giulietto Tremonti. 2 - LO
SFOTTÒ DI MONTEZEMOLO ALLA MARCEGAGLIA COLPEVOLE DI ESSERE A SUO TEMPO CADUTA PRIGIONIERA DEL FASCINO DEL
BERLUSCONISMO Manca un pugno di giorni allo scadere dell' ultimatum della
Marcegaglia al governo. La settimana scorsa parlando a Bologna la signora di
Mantova ha lanciato il suo anatema: "o riforme entro la settimana prossima
o a casa", e l' ha fatto con parole durissime mettendo fuori attributi d'
acciaio. L' anatema è caduto nel silenzio del mondo politico e a dire il vero
anche di quello imprenditoriale. A parte la battuta del ministro La Russa che
ha definito "irritante" la reprimenda, nessun imprenditore di rilievo
si è buttato nel fuoco suggerendo alla Marcegaglia di organizzare una marcia
dei 40mila su Palazzo Chigi. E oggi arriva lo sfottò di Luchino di Montezemolo
che attraverso la sua Associazione "Italia Futura" sembra prendersi
gioco di quella Confindustria colpevole di essere a suo tempo caduta
prigioniera del fascino del berlusconismo. L'
ex-presidente di Confindustria parla per bocca di Andrea Romano e di Carlo Calenda, una figura minore che ha condiviso l' esperienza
di viale dell' Astronomia e che oggi denuncia "quella corsa ad infierire
sul cadavere, quel mostrarsi forti con i deboli dopo essere stati deboli con i
forti, quel precipitarsi ad occupare un posto in prima fila davanti al
patibolo". C' è quanto basta in queste parole per fare incazzare la Marcegaglia
che nelle ultime settimane pensava di aver ritrovato in Luchino un alleato. Ma
evidentemente il "ragazzo dei Parioli" non
riesce a digerire l' idea che la signora di Mantova possa scavalcare le sue
ambizioni di leadership. E questo avviene nel momento in cui i giornali del
Cavaliere cominciano a mandare avvisi minacciosi sfruculiando
nelle attività industriali della Marcegaglia e della sua azienda. Qui va detto
peraltro che alla fine del suo mandato la "rivoluzionaria" di
Confindustria troverà uno spazio molto ristretto perché il timone del Gruppo
mantovano dell' acciaio è nelle mani del fratello Antonio, mentre alla Emma non
resterebbe che giocherellare con le iniziative turistiche, dai bilanci
zoppicanti. Ma non è questo che può preoccuparla quanto piuttosto la strategia
da portare avanti nei prossimi mesi se il Presidente Patonza
e la sua corte non andranno a casa. Un timido segnale di marcia indietro è
arrivato ieri sera proprio dal più falco dei falchi di Confindustria, quel Bombassei che come vicepresidente per le Relazioni
Industriali ha sempre menato botte in testa ai sindacati. Nel salotto stantio
di "Ballarò" l' imprenditore vicentino che
è legato alla Ferrari di Montezemolo da interessi industriali, ha fatto una
piccola "frenata" nella polemica contro il governo spendendo parole
di apprezzamento nei confronti del ministro dell' Economia. Ai piani alti di
Confindustria ritengono che Bombassei non abbia
parlato a caso e che sia rimasto irritato dalla decisione della Marcegaglia di
sollevare dall' organigramma Giorgio Usai, il 62enne supertecnico delle
relazioni industriali che per molti anni ha lavorato accanto ai presidenti di
Confindustria facendo la parte del cattivo. L' uscita di Usai ha portato alla
nomina nello stesso incarico di Pierangelo Albini, un 46enne varesino docente
all' università Cattaneo di Castellanza, che a
partire da lunedì si occuperà di gestire in maniera più morbida i rapporti con
i sindacati che hanno stretto un patto con la Marcegaglia. 3 - LE PORTE DEL
CONVENTO DI TODI RESTERANNO CHIUSE AI POLITICI CHE
SARANNO INVITATI A UNA SUCCESSIVA CONVENTION NEL MESE DI
NOVEMBRE. SOLO ALLORA SI CAPIRÀ CHI SARÀ L' UOMO SU CUI IL VATICANO VUOLE
APPOGGIARE LA "COSA" CHE BAGNASCO TIENE NASCOSTA NELLE SUE MANI
GELIDE Quando Gianni Letta ieri ha preso la mano del cardinal Bagnasco per
brucare l' anello durante la cerimonia a Villa Borromeo, ha provato un brivido.
Mai come in questa occasione il bracciodestro del
Cavaliere ha provato tanta freddezza, una sensazione del tutto simile a quella
sperimentata da chi ha avuto l' occasione di stringere le mani gelide e
marmoree di Giulio Andreotti. E qualcuno tra i politici cattolici presenti per
celebrare il 150° anniversario dell' Unità d' Italia ha visto nel profilo dell'
arcivescovo l' immagine di un uomo sottile e determinato come era il divino
Giulio. Ma Bagnasco non sembra avere intenzione di ripercorrere la strada dell'
uomo politico che nel '42 ha contribuito in modo determinante alla nascita
della Democrazia Cristiana. Appare quindi inutile e sciocco pensare che il
Presidente della Cei voglia creare un nuovo partito. Il progetto è quello di
una "cosa" che sappia raccogliere le attese degli "indignados" cattolici, un blocco sociale per il quale
non è ancora stato scelto un leader. Tutto gioca in favore di Pierfurby Casini, il giovane-vecchio democristiano che può
garantire una svolta moderata e dialogare con un arco di partiti molto ampio.
Per adesso comunque si tratta di fantasie e di buone intenzioni. Qualcosa di
più si capirà il 17 ottobre nel conclave di Todi dove a porte chiuse si
ritroverà un gruppo scelto di economisti, banchieri e rappresentanti delle
associazioni cattoliche. Come ha rivelato ieri Dagospia
ci sarà anche Corradino Passera, ma a quanto scrive
oggi "Panorama Economy" dovrebbero arrivare anche il massiccio Palenzona, Giuseppe Guzzetti e
Stefano Zamagni, un uomo vicino a Romano Prodi. Le
porte del convento resteranno chiuse ai politici che saranno invitati a una
successiva convention nel mese di novembre. Solo allora si capirà chi sarà l'
uomo su cui il Vaticano vuole appoggiare la "cosa" che Bagnasco tiene
nascosta nelle sue mani gelide. 4 - BERNABÈ NEL FINE SETTIMANA VOLERÀ A DUBAI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Franchino
Bernabè nel fine settimana volerà a Dubai dove parteciperà al Telecoms World Middle East, l' evento che riunisce i più
grandi operatori telefonici del mondo. Agli incontri, sponsorizzati anche da
Telecom e che si terranno nell' hotel Towers, Franchino sarà accompagnato dal
manager Fabrizio Nanni che dentro l' azienda è capo del Global Network".
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"Avvenire" del 28-09-2011 |
CRONACA |
Pagina:
11 |
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Argomenti: Credieuronord
CASO PENATI D' Ambrosio: se c' è
affarismo, vado via dal Pd DA ROMA « S e ci sono state logiche affaristiche
lascerei il Pd» dice, a proposito del caso di Filippo Penati, Gerardo D'
Ambrosio, senatore Pd e procuratore di Milano ai tempi di Mani Pulite. «Se
Penati fosse rinviato a giudizio, dice l' ex pm - leggerei con attenzione le
carte, poi prenderei le mie decisioni». L' ex magistrato ricorda quando suggerì
all' ex sindaco Albertini di presentare denuncia sull' operazione Milano-Serravalle. «C' erano meccanismi strani - commenta -
che mi ricordavano quelli su cui avevo indagato nel caso Calvi». Intanto, ieri
al Consiglio regionale della Lombardia duro attacco della Lega Nord all' ex
sindaco di Sesto San Giovanni e presidente della Provincia - oggi al Pirellone
- , che ha abbandonato l' aula. Nel dibattito sul caso dell' ex area Falck -
per cui Penati è indagato - il capogruppo del Carroccio, Stefano Galli, ha
criticato il «sistema Sesto» e la commistione tra «cooperative rosse» e l'
allora Pci poi Ds e Pd. Dopo aver abbandonato la seduta, Penati ha fatto sapere
che nel suo intervento avrebbe ricordato il caso della
banca popolare Credieuronord, «una cooperativa a responsabilità limitata, la banca padana,
che finì in un mare di debiti ed ebbe relazioni pericolose al proprio interno».
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di RODOLFO SALA. |
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"La Repubblica (ed. Milano)" del
28-09-2011 |
Milano |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: La
difesa L´accusa.
Sottotitolo: Scontro
al Pirellone. Penati: umiliata la mia città L´ex vicepresidente "Pensino
alla loro banca L´inchiesta? Risponderò a tutte le domande" Galli,
capogruppo del Carroccio: "La Regione valuti se costituirsi parte civile
per danni"
Al Pirellone la Lega attacca il Pd sul
«sistema Sesto, groviglio inestricabile di politica, imprese e cooperative
rosse», urla in aula il capogruppo Stefano Galli. E Filippo Penati, che si è
dimesso dalla vicepresidenza, ma non dal consiglio regionale dopo l´inchiesta
della Procura di Monza che lo vede coinvolto, abbandona i lavori indignato.
Consegnando il suo intervento scritto al presidente dell´Assemblea. Nel testo,
un´accusa pesante, che vale come replica agli affondi del Carroccio, al quale
l´ex sindaco di Sesto ricorda la vicenda della cooperativa Credieuronord, «la banca padana che finì in un mare di debiti ed ebbe
relazioni pericolose al proprio interno». Lo scontro è al calor bianco, qualche
consigliere del Pdl scuote la testa e si dissocia dai
leghisti, pur non risparmiando al Pd critiche che possono essere sintetizzate
così: chi la fa l´aspetti. Ed è il pidiellino
Sante Zuffada a chiedere ai leghisti di ritirare il
loro ordine del giorno: richiesta accettata. La bagarre scoppia nel pomeriggio
dopo la seduta mattutina dedicata agli effetti della manovra sulla Lombardia.
Penati, che il 9 ottobre sarà sentito dai pm di Monza, parla con i cronisti:
«Risponderò a tutte le domande, mi voglio difendere nel processo». Poi ci pensa
il leghista Galli - che aveva vivamente sconsigliato il Pd dal chiedere un
Consiglio urgente sui tagli - ad accendere la miccia. A Sesto, dice c´è stata
«commistione tra le cooperative rosse e l´allora Pci, poi Ds, poi Pd», partito
oggi «in evidente imbarazzo perché abituato a comportarsi come se fosse l´unico
depositario della moralità in politica». Poi chiede alla giunta di «valutare la
possibilità di costituirsi parte civile nel processo qualora fossero accertate
malversazioni, indebite sottrazioni di risorse pubbliche erogate dalla
Regione». È a questo punto che Penati si alza: «Lascio l´aula, quello che si
sta svolgendo è un dibattito totalmente inutile; non devo rispondere a Galli
che ha umiliato la città di Sesto». «Inaccettabile criminalizzazione di una
storia di buon governo, del mondo delle cooperative e di un grande partito
della sinistra», replica il pd Franco Mirabelli. Si fa sentire anche il segretario provinciale
dei Democratici, Roberto Cornelli: «Il Carroccio ha
confuso il Pirellone con un´aula di tribunale, farebbe bene a spiegare ai propri
elettori come si fa a sostenere un premier che qualche problema con la
giustizia ce l´ha da tempo». Il consigliere del Pdl Zuffada prende le distanze dalla Lega: «I processi non si
fanno in aula, siamo garantisti, anche con Penati». Ma rimprovera al Pd di
comportarsi nello stesso modo in cui i leghisti si stanno comportando con l´ex
vicepresidente del consiglio regionale. Il padano Jari
Colla chiede le dimissioni del sindaco di Sesto Giorgio Oldrini,
anche lui indagato nell´inchiesta sulle aree Falck. E i dipietristi
puntano il dito sul pidiellino Massimo Ponzoni: «È indagato come Penati, ma non si è dimesso
dall´ufficio di presidenza». Commento amaro, e fuori dal coro, del leghista
Fabrizio Cecchetti: «Per quanto mi riguarda, non è
stata una giornata edificante: non abbiamo deciso nulla sulla manovra e nel
pomeriggio abbiamo solo perso tempo: così si alimenta l´antipolitica».
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"Il Riformista" del
28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: LOMBARDIA.
La Lega in Consiglio chiede alla giunta Formigoni di costituirsi parte civile
sulla vicenda delle aree ex Falck. Penati ribatte: «Ricordatevi la Credieuronord». Indagato il sindaco di Sesto, Oldrini.
¦ «Ricordatevi la Banca Credieuronord». Filippo Penati, da
ex sceriffo rosso, tira fuori l' artiglieria pesante nell' aula del consiglio
regionale lombardo, per ribattere alle accuse della Lega Nord sul caso Sesto
San Giovanni. È stato uno scontro da mezzogiorno di fuoco quello andato in
scena ieri nell' emiciclo di via Fabio Filzi a
Milano. Da una parte il capogruppo del Carroccio, Stefano Galli, che durante un
intervento in aula, ha ripercorso tutta la vicenda che vede indagato Penati per
corruzione, tirando in ballo le cooperative rosse e chiedendo alla giunta
Formigoni di costituirsi parte civile nel processo, qualora fossero «accertate
sottrazioni di risorse pubbliche erogate dalla Regione». Dall' altra il Pd, ma
soprattutto l' Idv, che allo stesso tempo hanno
chiesto ai leghisti conto del «sistema della Compagnia delle Opere e delle
indagini sul sottosegretario Massimo Ponzoni (Pdl)». Un delirio di accuse e controaccuse che ha convinto
alcuni pidiellini a uscire dall' aula per il «clima
troppo teso», mentre nemmeno pochi minuti prima Nicole Minetti,
consigliere, nonchè ex igienista dentale del premier,
pure lei indagata nel caso Ruby, veniva incalzata sulle dichiarazioni del
sindaco di Roma, Gianni Alemanno. La discussione ha mandato su tutte le furie
l' ex presidente della provincia di Milano, che prima di andarsene seccato ha
lasciato al presidente del Consiglio regionale, Davide Boni
(Lega), il discorso che avrebbe voluto leggere in consiglio. È qui che Penati
ha ripercorso la vicenda della banca voluta dal leader Umberto Bossi all'
inizio del nuovo millennio. Un progetto poi fallito nel 2005, tra mille
polemiche interne al Carroccio e con lo strascico pesante, spiegato da una
parte di dissidenti leghisti tra cui Leonardo Facco e
Rosanna Sapori, che a saldare i debiti sarebbe stato il presidente Berlusconi:
da qui l' insinuazione che il patto del nord tra il Cavaliere e il Senatùr, architrave dell' esecutivo di centrodestra, si
fondi soprattutto su questo accordo economico. Del resto, che la giornata di
Penati sarebbe stata infuocata lo si era capito sin da subito. Galli è passato
al contrattacco, forte anche delle ultime notizie di giornata sull' indagine a
carico del sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini, e per
le ultime dichiarazioni dell' imprenditore Piero Di Caterina, deus ex machina dell' inchiesta di Monza. Galli non è un tipo che
passa inosservato dentro la Lega. Nel dicembre dello scorso anno denunciò un
tentativo di corruzione: gli avevano offerto dei soldi per un progetto di
comunicazione che doveva andare in onda negli ospedali lombardi. Vicenda che
aveva coinvolto pure il capo di gabinetto dell' assessore leghista alla Salute,
Luciano Bresciani, e in modo indiretto persino l' ex ministro Roberto Castelli.
In ogni caso, la sensazione è che la Lega abbia deciso di cavalcare la vicenda
Sesto San Giovanni, anche per risollevarsi dalle continue accuse che piovono
dall' opposizione per l' alleanza con il Pdl. Ma
Galli ha deciso di attaccare soprattutto il Pd, anche se Penati è nel Gruppo
misto, sostenendo che i democratici sono in «evidente imbarazzo, perché
abituati a comportarsi come fosse l' unico depositario della moralità in
politica». Galli ha ricordato che il cosiddetto sistema Sesto «non è isolato» e
ne ha parlato come di «un groviglio inestricabile di politica, imprese e
cooperative». Ha ripercorso la storia delle cooperative rosse, indicandole come
un sistema che ha «generato gravi distorsioni di mercato», facendo quindi
riferimento alla città di Sesto San Giovanni come esempio di «urbanizzazione
selvaggia e dimostrazione visibile che al sacco urbanistico di Milano e
provincia abbiano partecipato tutti i partiti storici». Secca la replica di
Penati: «Un dibattito inutile, nel senso che non devo rispondere al capogruppo
della Lega che ha umiliato la città di Sesto». Non solo. Penati ha parlato di
una discussione che getta «un' ombra su tutto il consiglio regionale». L' ex
primo cittadino di Sesto avrebbe voluto spiegare all' Aula che «mentre a Sesto
il rapporto fra le cooperative era comunque una relazione tra privati», nella
vicenda Credieuronord «c' é
una commistione, una cooperativa della banca popolare Credinord
che sembra essere la stessa cosa rispetto alla Lega». Nei prossimi giorni
Penati sarà sentito dai pm brianzoli. Nel frattempo, Oldrini, indagato anche lui, ha detto di essere «tranquillo»,
anche lui finito in un fuoco di fila da parte dell' opposizione sestese. Strana
casualità. Oldrini e Penati, tra i pochi sindaci di
sinistra vittoriosi negli ultimi anni su questi territori, storicamente ai
ferri corti, ora si ritrovano a difendere insieme il centrosinistra nel nord
Italia.
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"Libero" del 28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
della LegaNord
Stefano Galliha attaccato il cosiddetto sistema Sestoe le coop rosse e il Pd, arrivando a chiedere chela
giunta regionale si costituiscaparte civile alprocesso contro Penati nel caso siano accertate
«malversazioni» che abbiano danneggiato anche la Regione. Penati ha ascoltato
prendendo appunti, poi è uscito dall' aula. «Un dibattito inutile - ha spiegato
- nel senso che non devo rispondere a Galli, che ha umiliato la città di Sesto
per bassi fini di strumentalizzazione politica». E però vien fuori che lo
stesso Penati aveva pronta una risposta, nel suo intervento
poi evitato, che verteva sulla vicenda della banca Credieuronord. Quella che veniva definita "banca padana" e naufragò
in un mare di debiti. Penati avrebbe voluto spiegare che «mentre a Sesto il
rapporto fra le cooperative era una relazione tra privati, qui invece c'
è una commistione, unacooperativa dellabanca
popolare Credinord che sembra essere la stessa cosa
rispetto alla Lega». E insomma, è sempre la stessa recita che in Italia
caratterizza.
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"L'Unità" del 28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: L'
ex vicepresidente della Provincia: «Il crack della Credinord,
quella sì che è commistione affari-politica» Milano Scambio di accuse all'
Assemblea regionale lombarda. Il Carroccio: «Basta col sistema Sesto»
I padani in Consiglio regionale chiedono
che la giunta si costituisca parte civile nel processo a carico di Penati. Che
abbandona l' aula indignato: «La vostra è bassa strumentalizzazione di
carattere politico». PINO STOPPON La Lega che attacca, Filippo Penati che
contrattacca e lascia indignato l' aula: uno scontro durissimo, quello che si è
consumato ieri nel Consiglioregionale lombardo tra
gli esponenti del Carroccio e l' ex sindaco di Sesto, vicepresidente dell'
assemblea lombarda e indagato dalla Procura di Monza per un presunto giro di tengenti legato alle aree ex Falck di Sesto San Giovanni e
sospeso dal Pd, ha abbandonato il suo posto all' inizio di un dibattito
concernente l' analisi «dei rischi dovuti alla commistione e alla degenerazione
del sistema di rapporti fra politica, imprese e mondo cooperativistico». Una
discussione iniziata con l' intervento del capogruppo della Lega Nord, Stefano
Galli, secondo il quale l' inchiesta monzese ha rivelato che «la cosiddetta
superiorità etica e morale della sinistra è un luogo comune autoreferenziale costruito
ad arte. Il velo è finalmente caduto». Non solo: dice Galli che a giunta
regionale dovrebbe valutare la possibilità di costituirsi parte civile nell'
eventuale processo che prenderà il via a carico di Penati. L' esponente del
carroccio ha puntato il dito contro il «sistema Sesto» e i presunti contatti
tra sistema delle cooperative rosse e Pd, sottolineando che se nell' inchiesta
avviata a monza nei confronti di Penati dovessero
emergere «malversazioni» nei confronti della Regione Lombardia, allora la
giunta guidata da Formigoni dovrebbe costituirsi parte civile del processo per
ottenere così un adeguato risarcimento in caso di condanna. Ad ascoltarlo tra ibanchi dell' opposizione lo stesso Penati. Immediata la
sua reazione: «È un dibattito totalmente inutile - ha replicato lasciando l'
Aula -nel senso che non devorispondere a Galli, che
ha umiliato la città di Sesto e che non merita di essere trattata in questo
modo per bassi fini di strumentalizzazione di carattere politico. È un
dibattito che getta un' ombra sul ruolo del Consiglio regionale. Io non me ne
rendo partecipe». Andandosene, l' ex presidente della Provincia ha lasciato al presidentedel consiglio regionale, il leghista Davide Boni, il testo dell' intervento che voleva leggere in Aula,
a sua volta un contrattacco altrettando duro nei
confronti del Carroccio, incentrato sul crack della
cosiddetta "banca della Lega" Credieuronord: «Una cooperativa importante come la Credinord
- scrive Penati - una cooperativa a responsabilità limitata, la 'banca padana',
che finì in un mare di debiti e ebbe relazioni pericolose al proprio interno.
Mentre però a Sesto il rapporto tra le cooperative era un relazione tra
privati, perché volevano acquistare le aree con Pasini
che poi le prese da solo. Qui invece non c' è una commistione, ma una
cooperativa che sembra essere la stessa cosa rispetto alla Lega Nord. Bossi
scrive una lettera a tutti i suoi aderenti di sottoscrivere e nell' arco di tre
anni, record mondiale, la cooperativa si mangia l' intero capitale sociale dei
risparmiatori e dei suoi soci». «È indubbio - ribadisce Penati - che l'
intreccio tra cooperativa e politica qui sia così Filippo Penati, in una
immagine di repertorio forteda far apparire
addirittura il partito politico e la cooperativa un' unica cosa, mentre nel
caso delle ex aree Falck il ruolo delle coop cosiddette 'rosse' è
esclusivamente all' interno di rapporti tra soggetti privati». «Per mia fortuna
- ha detto lasciando il Pirellone - non sarà il presidente Galli a giudicare,
ma una persona più competenteepreparata suifatti. L' iniziativa è veramente faziosa e rischia di
svilire il ruolo del Consiglio regionale». Neldiscorso
consegnato a Boni,Penati afferma che non avrebbe
rilasciato dichiarazioni sulle vicende relative all' inchiesta in corso presso
la Procura di Monza. «Ho deciso di difendermi nel processo e non rilascerò
alcuna dichiarazione se non ai giudici e nelle sedi processuali».?
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di di Redazione Il Fatto Quotidiano. |
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"Il Fatto Quotidiano" del
28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Milano "Ho la coscienza
tranquilla". Il sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini,
reagisce così alla richiesta di proroga delle indagini ricevuta venerdì dalla
procura di Monza. È il documento che svela ciò che molti intuivano, e cioè che
anche Oldrini è da tempo indagato nell' inchiesta sul
"sistema Penati". Indagini riservate, per le quali non ha mai
ricevuto un avviso di garanzia, che è obbligatorio soltanto nel caso i
magistrati debbano compiere un atto (perquisizione, interrogatorio…)
che coinvolga l' indagato. Ora i pm, Walter Mapelli e
Franca Macchia, chiedono altri sei mesi d' indagine e dunque lo comunicano
anche all' interessato. "Coscienza tranquilla", spiega Oldrini, "anche se nello stesso tempo sono
preoccupato, perché non è bello ricevere un avviso che ti dice che stanno
indagando su di te e che lo faranno ancora per sei mesi". I reati
contestati al sindaco di Sesto sono concussione e finanziamento illecito al
partito. A chiamarlo in causa sono i due grandi accusatori anche di Filippo
Penati, gli imprenditori Giuseppe Pasini e Piero Di
Caterina. Il primo racconta di aver dato un consistente aiuto per la
ristrutturazione del Palaghiaccio di Sesto. "Io
ho pagato 3 milioni di euro fino al 2008", racconta l' imprenditore,
"perché mi fu chiesto prima da Penati e poi da Oldrini
come condizione essenziale per ottenere l' approvazione del piano sull' area ex
Ercole Marelli". Di Caterina sostiene di aver finanziato il primo
cittadino di Sesto con almeno 60 mila euro. Il pagamento più consistente è del
2007: il compenso per un sondaggio realizzato dall' Ispo,
la società di sondaggi di Renato Mannheimer. Il 2007 è un anno di campagna
elettorale: nel maggio Oldrini viene eletto per la
seconda volta sindaco. La ricerca, "ordinata" a Di Caterina dal
direttore generale del Comune Marco Bertoli, deve preparare il terreno alla
vittoria. A pagare il conto, però, è una società di Di
Caterina, la Miramondo Network. Il 20 dicembre 2006
parte la lettera a Ispo che chiede i costi dell'
operazione. La risposta arriva il 4 gennaio 2007: sono 40 mila euro più Iva. La
prima fattura (numero 3/2007, per 20 mila euro più iva) è del 15 gennaio. Il 30
arrivano i primi risultati della "ricerca sugli atteggiamenti dei
cittadini del Comune di Sesto San Giovanni". Ma in realtà si tratta di un
sondaggio elettorale, che quantifica, per esempio, il grado di soddisfazione
degli elettori nei confronti del sindaco Oldrini:
molto soddisfatto l' 11,7 per cento, abbastanza il 50, poco soddisfatto il 33,
non sa/non risponde il 5. La seconda tornata del sondaggio, nel maggio 2007 (a
ridosso del voto), vede migliorare, ma di poco, il gradimento di Oldrini: si dice molto soddisfatto il 12 per cento del
campione intervistato. Il 10 maggio arriva la seconda fattura a Miramondo (numero 40/2007, altri 20 mila più 4 mila di
iva). Altri finanziamenti, secondo i racconti di Di
Caterina, riguardano una società sportiva di Sesto, la Geas
Basket (alcune decine di migliaia di euro), e le spese condominiali (circa 6
mila euro) di un appartamento: "Era di una signora in difficoltà, così mi
aveva detto Oldrini. Ma quale signora in difficoltà!
Ho poi scoperto che l' appartamento, fornito in uso gratuito dall' imprenditore
Diego Cotti, ospitava un archivio". Ieri, intanto, si è svolta una seduta
infuocata del Consiglio regionale lombardo. Il capogruppo della Lega, Stefano
Galli, ha duramente attaccato Filippo Penati, le cooperative rosse e il Partito
democratico, arrivando a chiedere che la Giunta regionale valuti di costituirsi
parte civile al processo di Monza. "Il Pd è in evidente imbarazzo",
ha sostenuto Galli, "perchè abituato a
comportarsi come fosse l' unico depositario della moralità in politica. Ma il
sistema Sesto non è isolato, è invece un groviglio inestricabile di politica,
imprese e cooperative, con gravi distorsioni di mercato. Sesto è un esempio di
urbanizzazione selvaggia, dimostrazione visibile che al sacco urbanistico di
Milano e provincia hanno partecipato tutti i partiti storici". Al termine
dell' intervento di Galli, Penati è uscito per protesta dall' aula. "Il
capogruppo della Lega ha umiliato la città di Sesto San Giovanni, che non
merita di essere trattata in questo modo per bassi fini di
strumentalizzazione di carattere politico", ha reagito Penati, ricordando
l' esempio di Credieuronord, la banca padana "che finì in un mare di debiti ed ebbe
relazioni pericolose al suo interno".
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"Il Giorno" del 28-09-2011 |
MILANO
ATTUALITA' |
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10 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Lite
in consiglio regionale, l' ex vicepresidente rintuzza: pensate a Credieuronord. Polemica con Albertini.
di ROSSELLA MINOTTI ? MILANO ? ARRABBIATO
e amareggiato. Filippo Penati da mesi brucia sul rogo delle polemiche sull'
inchiesta che lo vede al centro dello scandalo sulle aree ex Falck. E ieri è
crollato. Di fronte all' attacco del capogruppo della Lega Nord Stefano Galli,
ha abbandonato il Consiglio regionale. Il discorso di replica che l' ex
vicepresidente aveva preparato finisce nelle mani del presidente Davide Boni. Ma il dibattito che verteva sull' inchiesta della
Procura di Monza infiamma l' aula. Comincia la Lega, che per bocca del
capogruppo Stefano Galli, attacca e accusa il Pd di essere in «evidente
imbarazzo, perché abituato a comportarsi come fosse l' unico depositario della
moralità in politica». Galli insinua che il cosiddetto Sistema Sesto «non sia
un caso isolato», e ne parla come di «un groviglio inestricabile» di politica,
imprese e cooperative. Il capogruppo della Lega poi chiede alla Giunta di
valutare misure più incisive per il controllo della trasparenza degli appalti
pubblici e di «valutare la possibilità di costituirsi parte civile nel
processo, qualora fossero accertate malversazioni e indebite sottrazioni di
risorse pubbliche erogate dalla Regione, a tutela prima di tutto dei cittadini
della Lombardia». È a questo punto che Penati, che ieri sedeva al gruppo Misto,
abbandona l' Aula del Pirellone. Aula che si è presto trasformata in un' arena
di accuse incrociate, con l' indignazione del Pd per le accuse della Lega. L'
IDV cita il caso del consigliere Massimo Ponzoni (Pdl) indagato - che «a differenza di Penati non si è
dimesso dall' Ufficio di presidenza» e chiede alla Lega perché, parlando di
appalti, «non abbia parlato di Comunione e Liberazione e Compagnia delle
Opere». Anche il consigliere Pdl, Rienzo Azzi, in polemica col centrosinistra abbandona l' Aula,
parlando di un clima troppo teso. «Lascio l' aula - spiega Penati prima di
salire le scale per abbandonare il Pirellone - perché quello che si sta
svolgendo è un dibattito totalmente inutile. Non devo certo rispondere a Galli
che ha umiliato la citta di Sesto, che non meritava
di essere trattata in questo modo per bassi fini di strumentalizzazione di
carattere politico». Poi riassume i temi principali del suo intervento, che
sulla questione morale chiama in causa proprio il Carroccio citando il caso
della «Banca Popolare Credinord (poi Euronord), la banca padana che finì in un mare di debiti.
Mentre a Sesto ? ha sottolineato ? il rapporto tra le cooperative era comunque
una relazione fra privati, qui invece c' è una cooperativa della banca Credinord che sembra essere la stessa cosa rispetto alla
Lega Nord». Da registrare poi l' ennesimo scambio di accuse con l' ex sindaco
Gabriele Albertini. Penati lo indica come «unico responsabile della mancata
vendita del Comune di Milano della Serravalle, visto
che aveva rifiutato non solo i 270 milioni che gli offrimmo noi prima dell'
acquisto da Gavio, ma rifiutò ben prima l' offerta da
parte della Colli su suggerimento di Berlusconi». Albertini ribatte dicendo che
«non esistono limiti alla spudoratezza e alla supponenza di Penati».
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"Corriere della Sera" del
28-09-2011 |
Cronaca
di Milano |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Regione
Il Carroccio: Pirellone parte civile in un possibile processo. La replica:
pensino a Euronord.
Sottotitolo: D'
Ambrosio: se ci sono state logiche d' affari, via dal Pd.
La questione morale, le cooperative
rosse, il sistema Sesto. Il caso Penati: al Pirellone è il giorno delle liti e
delle polemiche, delle accuse e delle ripicche. Era stata la Lega a chiedere
che si discutesse in aula «dei rischi dovuti alla commistione e alla
degenerazione del sistema di rapporti fra politica, imprese e mondo cooperativistico».
Il capogruppo lumbard Stefano Galli è passato subito
all' attacco: «Dobbiamo rimarcare la necessità di un impegno concreto, come la
stazione unica appaltante e il monitoraggio della filiera degli appalti. Siamo
del parere che la giunta regionale, in ordine all' inchiesta sul cosiddetto
"sistema Sesto", debba valutare la possibilità di costituirsi parte
civile nel processo penale qualora fossero accertate malversazioni, indebite
sottrazioni di risorse pubbliche erogate dalla Regione a tutela soprattutto dei
contribuenti lombardi». La costituzione del Pirellone come parte civile in caso
di processo: questo chiede in pratica il Carroccio. L' aula ribolle.
E nella bolgia il diretto interessato, Filippo Penati, prende e saluta tutti:
«La Lega ha umiliato la città di Sesto, inutile rimanere». Prima di congedarsi
il consigliere regionale del Gruppo Misto trova però il
tempo di ricostruire, a beneficio dei cronisti, «il vero abbraccio mortale tra
cooperative e partiti». Il caso è quello della Lega e di Credieuronord, «la banca padana che finì in un mare di debiti». Clima
tesissimo. L' ordine del giorno del Carroccio viene ritirato, vista
anche la titubanza degli alleati del Pdl. Il
centrosinistra chiede a sua volta le dimissioni di Ponzoni
(consigliere del Pdl indagato per bancarotta) dall'
ufficio di presidenza. È il caos. Poche ore prima Penati s' era invece difeso
dal fronte Serravalle. All' arrivo in aula aveva
spiegato che «c' è un unico responsabile della mancata vendita della quota del
Comune di Milano della Serravalle: l' ex sindaco
Albertini. Fu il presidente Berlusconi a consigliare a Ombretta Colli di
acquistare la Serravalle, ma l' affare non andò in
porto nemmeno allora perché anche con la Colli, Albertini faceva i capricci».
Il caso Penati rischia in ogni caso di provocare un terremoto all' interno
dello stesso Partito democratico. «Se ci sono state logiche affaristiche
lascerei il partito», ha detto ieri Gerardo D' Ambrosio, ora senatore Pd ma
procuratore di Milano ai tempi di Mani Pulite. «Da ex magistrato - ha spiegato
in un' intervista a Radio 24 - non potrei restare se risultasse che sono
prevalse logiche affaristiche. Se Penati fosse rinviato giudizio leggerei con
attenzione le carte e poi prenderei le mie decisioni». Filippo Penati sarà sentito
dai magistrati di Monza il prossimo 9 ottobre. Rinuncerà alla prescrizione come
annunciato? «Non è un problema che devo dire al pm», ha tagliato corto ieri
prima d' infilarsi nell' aula di cui fino a poche settimane fa era
vicepresidente. Andrea Senesi asenesi@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVA.
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"Il Giornale" del
28-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: I
GUAI DEI DEMOCRATICI.
Nel consiglio regionale lombardo la Lega
denuncia il sistema Sesto, l' ex sindaco invece di rispondere scappa Giannino
della Frattina Milano La Lega denuncia la
tangentopoli rossa di Sesto San Giovanni, l' ex Stalingrado d' Italia travolta
dalle indagini della procura di Monza. E Filippo Penati, il principale indagato
ed ex braccio destro di Pier Luigi Bersani, scappa dall' aula del consiglio
regionale. «Il sistema Sesto in Lombardia - le parole del capogruppo del
Carroccio Stefano Galli - e l' intreccio di cooperative rosse e municipalizzate
che hanno monopolizzato interi settori produttivi, non fanno altro che palesare
un conflitto d' interessi di dimensioni eccezionali ». Perché commistioni e
collusioni che stanno emergendo dalla riqualificazione dell' ex area Falck,
rischiano di essere solo uno dei tanti esempi di malaffare calce e martello. La
punta di un iceberg rosso su cui finalmente i magistrati si son decisi a far
luce. «In Italia - le parole di Galli - siamo abituati a sentir parlare di
altri tipi di conflitto d' interessi, ma questo sistema costituisce una delle
più gravi storture economiche e politiche. Ed è in questo quadro che la
cosiddetta "superiorità etica e morale", di cui la sinistra non ha
mai smesso di vantarsi da tangentopoli ad oggi, si rivela per quello che è
realmente: solo un luogo comune». Parole dure. Venti minuti di arringa che
Penati segue dai banchi del gruppo misto dopo essersi dimesso dalla
vicepresidenza del consiglio ed essere stato sospeso dal Pd. Gli appunti e poi
la decisione di andarsene. «Un dibattito totalmente inutile dice lasciando la
Regione - non devo rispondere a Galli. Ha umiliato Sesto che non merita di
essere trattata così per bassi fini di strumentalizzazione politica. Un
dibattito che getta un' ombra sul ruolo del consiglio regionale. Non mi rendo
partecipe».Ma Galli chiede che la giunta regionale si costituisca parte civile
al processo contro Penati. E il segretario regionale del Pd Maurizio Martina
questa volta che a essere accusati sono i suoi compagni di partito, scopre
che«l' aula consiliare si trasforma in tribunale». Ben più duro l' ex
procuratore e oggi senatore del Pd Gerardo D' Ambrosio: «Se ci sono state
logiche affaristiche, lascerei il Pd». Penati non replica, ma affida al
presidente del consiglio regionale, il leghista Davide Boni, il testo che avrebbe dovuto leggere in aula e in cui
attacca la Lega per la vicenda del «Credieuronord», la banca del Carroccio. «Una cooperativa importante, una
cooperativa a responsabilità limitata, la banca padana che finì in un mare di
debiti ed ebbe relazioni pericolose al proprio interno». Il «sacco » di
Sesto? «Nel caso delle ex aree Falck- tenta di
difendersi Penati- il ruolo delle cooperative cosiddette "rosse" è
esclusivamente all' interno di rapporti tra soggetti privati». Uno scambio al
veleno. Come quello già avuto in mattinata con l' ex sindaco Gabriele Albertini
sulla vicenda della Serravalle. Altro affare in cui i
magistrati sospettano siano circolate tangenti a favore del partito di cui
Penati, allora presidente della Provincia di Milano, era uno degli uomini
forti. «C' è un unico responsabile per la mancata vendita del Comune di Milano
di Serravalle - attacca ed è l' ex sindaco Albertini.
È lui che ha rifiutato non solo i 270 milioni che gli offrimmo noi prima dell'
acquisto da Gavio,ma rifiutò ben prima l' offerta
della Colli che voleva comprare su suggerimento di Berlusconi». Albertini nega
la proposta d' acquisto.E rifiuta lezioni da Penati
«sospeso dal suo partito per gravi infrazioni del codice etico, su cui pende
una richiesta di arresto per corruzione ed altri gravissimi reati la
sussistenza della quale è stata già confermata dallo stesso giudice per le
indagini preliminari, che come Presidente della Provincia di Milano è ritenuto
corresponsabile dal lodo arbitrale dei professori Salanitro,
Schlesinger, Trimarchi
della condanna al pagamento di 400mila euro al Comune di Milano quale
risarcimento per la illegittima rottura degli accordi societari esistenti tra
le due istituzioni e che è stato ritenuto corresponsabile dalla procura
generale della Corte dei conti di danni erariali per 76,4 milioni di euro».
CASO SERRAVALLE Polemica a distanza con Albertini sulla vendita delle quote
della società L' EX DI MANI PULITE Il senatore D'
Ambrosio: se ci sono state logiche affaristiche lascio il Pd NEI GUAI Penati
ieri mentre lascia il Consiglio Regionale [Salmoirago]
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"corriereadriatico.it" del
27-09-2011 |
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Pubblicato anche in:
"ilgazzettino.it" |
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Argomenti: Credieuronord
ROMA - L' inchiesta della procura di
Monza sulle tangenti per l' area Falck che coinvolge anche Filippo Penati, ex
braccio destro del segretario del Pd Pier Luigi Bersasni,
infiamma il dibattito al Consiglio regionale della Lombardia. La Lega Nord, per
bocca del capogruppo Stefano Galli, ha attaccato e accusato il Pd di essere in
"evidente imbarazzo, perché abituato a comportarsi come fosse l' unico
depositario della moralità in politica". Galli ha insinuato che il cosiddetto
Sistema Sesto "non sia isolato" e ne ha parlato come di "un
groviglio inestricabile" di politica, imprese e cooperative. Ha ripercorso
la storia delle cooperative rosse, indicandole come un sistema che ha
"generato gravi distorsioni di mercato", facendo quindi riferimento
alla città di Sesto San Giovanni come esempio di "urbanizzazione
selvaggia" e "dimostrazione visibile che al sacco urbanistico di
Milano e provincia abbiano partecipato tutti i partiti storici". Il
capogruppo della Lega ha dunque chiesto alla Giunta di valutare misure più
incisive per il controllo della trasparenza degli appalti pubblici e, inoltre,
di "valutare la possibilità di costituirsi parte civile nel processo,
qualora fossero accertate malversazioni, indebite sottrazioni di risorse pubbliche
erogate dalla Regione, a tutela prima di tutti dei cittadini della
Lombardia". È a questo punto che Penati, passato dal gruppo Pd al Misto,
ha abbandonato l' Aula del Pirellone. La sala del Consiglio si è presto
trasformata in una "arena" di accuse incrociate, con l' indignazione
del Pd per le accuse della Lega. L' Idv ha citato il
caso del consigliere Massimo Ponzoni (Pdl) indagato - che "a differenza di Penati" non
si è dimesso dall' Ufficio di presidenza - e ha chiesto alla Lega perché
"non abbia parlato di Comunione e Liberazione e Compagnia delle
Opere", a proposito di appalti. Il leghista Colla si è quindi alzato per
elencare esponenti del centrosinistra indagati e ha concluso chiedendo le
dimissioni della giunta comunale di Sesto San Giovanni e dello stesso Penati.
Il Pd ha risposto con altrettanta durezza all' intervento della Lega. "È
inaccettabile - ha detto in aula Franco Mirabelli -
che si criminalizzi una storia di buon governo della città di Sesto San
Giovanni, che i cittadini hanno più volte premiato con il voto, che si
criminalizzi il mondo delle cooperative e un grande partito di sinistra che è
stato il Pci, poi il Pds e i Ds". "Il Consiglio regionale - ha
aggiunto il capogruppo Pd, Luca Gaffuri - oggi
avrebbe potuto discutere serenamente e produttivamente della degenerazione dei
rapporti tra politica e imprese, ma l' atteggiamento del tutto strumentale
della Lega lo ha impedito". La discussione si è del resto conclusa senza
votare alcun documento. La Lega, su richiesta del Pdl,
ha infatti deciso di ritirare il suo ordine del giorno sulla commistione tra
politica e cooperative. "È contro la nostra filosofia garantista
trasformare quest' aula in un tribunale, siamo garantisti e lo siamo anche con
Penati", aveva detto in aula il consigliere Sante Zuffada
(Pdl). Di "uno spettacolo a tratti penoso, che
non porta da nessuna parte e che non ha contribuito ad affrontare in maniera
seria questo argomento" ha parlato l' Udc Marco Quadrini. "Siamo stufi di questo gioco, per cui se
tutti sono ladri nessuno è ladro", ha chiosato Giulio Cavalli di Sel. Nel suo intervento nell' aula del Consiglio regionale,
Penati avrebbe voluto parlare della vicenda di Credieuronord, la banca promossa dalla Lega finita schiacciata dal peso
dei debiti. Lo ha spiegato lo stesso ex capo della segreteria politica di
Pierluigi Bersani. "Il mio intervento - ha detto Penati, dopo aver
consegnato il testo alla presidenza - vuole essere un contributo di conoscenza
che riguarda una cooperativa importante, la banca popolare Credieuronord, una cooperativa a responsabilità
limitata, la banca padana che finì in un mare di debiti ed ebbe relazioni
pericolose al proprio interno". Penati avrebbe voluto spiegare all' Aula
che "mentre a Sesto il rapporto fra le cooperative era comunque una relazione
tra privati, qui invece c' è una commistione, una cooperativa della banca
popolare Credinord che sembra essere la stessa cosa
rispetto alla Lega Nord". L' ex presidente della Provincia di Milano ha
ricordato ai giornalisti che allora "Bossi scrisse una lettera a tutti i
suoi aderenti per dire di sottoscrivere le azioni e nell' arco di tre anni
(record mondiale) la cooperativa si è mangiata l' intero capitale sociale dei
risparmiatori e dei suoi soci". "Nel caso delle ex aree Falck - si legge
nel breve intervento non pronunciato in polemica coi toni della Lega - il ruolo
delle cooperative cosiddette rosse è esclusivamente all' interno di rapporti
tra soggetti privati".
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"Dagospia" del
27-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
1. FONTI TESORO,BENE INCONTRO
TREMONTI-PREMIER... (ANSA) - E' stato un ottimo incontro. Il lavoro è stato
molto positivo. Così fonti del Tesoro sintetizzano l' esito delle due ore di
colloquio tra il premier e Tremonti. Da domani, viene riferito, parte il 'cantiere'
per produrre in tempi rapidi due provvedimenti: uno sulle infrastrutture e uno
sulla semplificazione. Tremonti SILVIO BERLUSCONI 2. DOMANI TREMONTI-LETTA A
INCONTRO CON PARTI SOCIALI... (ANSA) - Domani al terzo incontro tra il governo
e le parti sociali per discutere delle misure sullo sviluppo prenderà parte,
oltre al ministro dell' Economia, Giulio Tremonti e ai ministri interessati,
anche il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta. La riunione è prevista
alle 9 al dicastero di via XX Settembre. 3. INCONTRO BERLUSCONI-BOSSI QUESTA
SERA... (ANSA) - - Dovrebbe tenersi questa sera, molto probabilmente all' ora
di cena, un incontro a Palazzo Grazioli tra il premier Silvio Berlusconi e il
leader della Lega nord Umberto Bossi. Lo si apprende in ambienti della
maggioranza. 4. ROMANI E ALFANO A PALAZZO GRAZIOLI... (ANSA) - Il ministro per
lo Sviluppo economico, Paolo Romani, e il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, hanno
raggiunto da pochi minuti palazzo Grazioli, dove si trova il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi. Poco prima, era uscito dalla residenza del
premier il ministro dell' Economia al termine di un colloquio durato circa due
ore. 5. PD, PREMIER-TREMONTI OK? TEMIAMO PER FUTURO ITALIA... (ANSA) - "Se
Berlusconi e Tremonti ritrovano l' accordo sul serio, l' unico cantiere che
riaprirà è quello che non ha mai chiuso: il cantiere che riporta indietro l'
Italia, la umilia in tutto il mondo e le fa perdere competitività e
autorevolezza. Il tutto condito dai soliti epocali comunicati che tra un po'
annunceranno anche la realizzazione del tunnel per i neutrini della
Gelmini". Così il deputato Pd Ettore Rosato commenta le indiscrezioni
sull' esito del faccia a faccia a Palazzo Grazioli. UMBERTO BOSSI 6. CAMERA,
GOVERNO BATTUTO SU EMENDAMENTO PD... (ANSA) - Governo battuto nell' Aula della
Camera su un emendamento del Pd alla legge delega sulle professioni sanitarie.
L' emendamento, approvato con 273 voti a favore e 259 contrari malgrado il no
di commissione e governo, sopprime dal testo l' istituzione dell' ordine dei
dentisti ANGELINO ALFANO 7. PENNACCHI, CC DOVREBBERO ANDARE A PRENDERE
BERLUSCONI. ARMA E' UNICA IN GRADO DI FARE
RIVOLUZIONE DEMOCRATICA... (ANSA) - "Se non lo vanno a prendere i
Carabinieri, l' unica istituzione che rappresenta il senso nazionale italiano,
Berlusconi non se ne va da Palazzo Chigi". Lo ha detto Antonio Pennacchi,
ospite del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora'. Lo scrittore ha aggiunto
che "essendo mancato il ruolo dei partiti, delle avanguardie politiche,
degli intellettuali, gli unici in grado di fare la rivoluzione democratica sono
i carabinieri". "Ogni giorno che (Berlusconi, ndr) rimane a Palazzo
Chigi succede l' ira di Dio sui mercati monetari", ha argomentato
Pennacchi. PAOLO ROMANI 8. D' AMBROSIO (PD) A RADIO 24: "POTREI LASCIARE
IL PD"... "Se ci sono state logiche affaristiche, lascerei il
Pd". A parlare così del caso Penati è Gerardo D' Ambrosio, senatore Pd,
già procuratore di Milano su Radio 24 in Italia in Controluce che andrà in
onda, con tutta l' intervista integrale, domani alle 13.30. "Da ex
magistrato, non potrei restare se risultasse che sono prevalse logiche
affaristiche. Se Penati fosse rinviato a giudizio - dice D' Ambrosio
intervistato da Raffaella Calandra per "Italia in Controluce" su
Radio 24 - leggerei con attenzione le carte e poi prenderei le mie
decisioni". D' Ambrosio ricorda di quando "suggerì all' ex sindaco
Albertini di presentare denuncia sull' operazione Milano-Serravalle:
c' erano meccanismi strani - commenta - che mi ricordavano quelli su cui avevo
indagato nel caso Calvi". PENATI 9. PENATI, LEGA PENSI A BANCA BOSSI...
(ANSA) - Nel suo intervento nell' aula del Consiglio regionale, Filippo Penati
avrebbe parlato della vicenda di 'Credieuronord', la banca promossa dalla Lega Nord. Lo ha spiegato lo stesso ex
capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani. "Il mio intervento -
ha detto Penati, dopo aver consegnato il testo alla presidenza - vuole essere
un contributo di conoscenza che riguarda una cooperativa importante, la
banca popolare Credieuronord,
una cooperativa a responsabilità limitata, la banca padana che finì in un mare
di debiti ed ebbe relazioni pericolose al proprio interno". ANTONIO
PENNACCHI Penati avrebbe voluto spiegare all' Aula che "mentre a Sesto il
rapporto fra le cooperative era comunque una relazione tra privati, qui invece
c' é una commistione, una cooperativa della banca popolare Credinord
che sembra essere la stessa cosa rispetto alla Lega Nord". L' ex
presidente della Provincia di Milano, indagato dalla Procura di Monza per un
presunto di giro di tangenti e per questo oggi al centro di un dibattito al
Consiglio regionale della Lombardia, ha ricordato ai giornalisti che allora
"Bossi scrisse una lettera a tutti i suoi aderenti per dire di sottoscrivere
le azioni, e nell' arco di tre anni (record mondiale) la cooperativa si è
mangiata l' intero capitale sociale dei risparmiatori e dei suoi soci".
GERARDO DAMBROSIO CI PENSA "Nel caso delle ex
aree Falck - si legge nel breve intervento non pronunciato in polemica coi toni
della Lega - il ruolo delle cooperative cosiddette 'rosse' è esclusivamente
all' interno di rapporti tra soggetti privati" 10. VENERDI' ALFANO VARA
NUOVE REGOLE PDL... (ANSA) - Le nuove regole interne al Pdl
saranno varate venerdì prossimo durante la riunione del Consiglio di
Presidenza. L' annuncio, secondo quanto si è appreso, è stato dato dal
segretario Angelino Alfano nel corso dell' incontro
con i coordinatori regionali del partito. Nelle nuove regole rientrano tutte le
questioni che riguardano l' organizzazione, il tesseramento e la
rappresentatività delle cariche interne. A questo proposito è stato ribadito
che i congressi provinciali e comunali si terranno a fine 2011. HOLLANDE:
"SU BATTISTI ABBIAMO SBAGLIATO, NON SAPEVAMO ABBASTANZA" Alberto Mattioli per "la Stampa" - Qualcuno che ci
ripensa, a Parigi, c' è. E non è uno qualsiasi. François Hollande
è il favorito numero uno per diventare, l' anno prossimo, il nuovo inquilino
dell' Eliseo: i sondaggi lo danno in netto vantaggio su Martine
Aubry per le primarie del partito socialista e su
Nicolas Sarkozy nelle intenzioni di voto per le
presidenziali. Quand' era primo segretario del Ps, Hollande fece, peraltro in buona compagnia, tutta la
campagna a favore di Cesare Battisti, andando perfino a trovarlo in carcere.
Oggi dice: "Lo rimpiango? Francamente non so, e mi sembra che il seguito
della vicenda giudiziaria di Battisti, con il no del Brasile all' estradizione,
dimostri che non eravamo gli unici ad avere delle perplessità. Però è vero che
non avevamo tutte le informazioni necessarie. Noi volevamo subordinare la
consegna di Battisti alla possibilità che avesse un nuovo processo in Italia.
Ma su questo ci sbagliavamo, perché la giustizia italiana aveva già fatto su
Battisti tutto il lavoro che doveva". Monsieur Hollande,
lei sa che l' opinione pubblica italiana è molto irritata, per usare un
eufemismo, dall' atteggiamento francese? "Sì, lo so. E del resto i nostri
compagni del Pd ce l' hanno sempre detto e ripetuto". Quindi, quando sarà
Presidente della Repubblica ripenserà la dottrina Mitterrand? Da buon politico,
la risposta è una non risposta: "Ma in Francia la dottrina Mitterrand è
stata approvata e applicata da tutti, dalla sinistra come dalla
destra...". TAG: Silvio Berlusconi , Giulio Tremonti , Paolo Romani ,
Umberto Bossi , Gianni Letta , Angelino Alfano ,
Gerardo D Ambrosio , Raffaella Calandra , Filippo Penati , Pierluigi Bersani.
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"Wall Street Italia" del
27-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Milano, 27 set. (TMNews)
- Filippo Penati, l' ex vice presidente del Consiglio regionale della Lombardia
indagato dalla Procura di Monza per un presunto giro di tengenti
legato alle aree ex Falck di Sesto San Giovanni, ha abbandonato il suo posto
nell' assemblea lombarda all' inizio del dibattito concernente sull' analisi
"dei rischi dovuti alla commistione e alla degenerazione del sistema di
rapporti fra politica, imprese e mondo cooperativistico". Una discussione
iniziata con l' intervento del capogruppo della Lega Nord, Stefano Galli,
secondo il quale l' inchiesta monzese ha rivelato che "la cosiddetta
superiorità etica e morale della sinistra è un luogo comune autoreferenziale
costruito ad arte. Il velo è finalemnte caduto".
"E' un dibattito totalmente inutile - ha replicato stizzito Penati
lasciando l' Aula - nel senso che non devo rispondere a Galli che ha umiliato
la città di Sesto che non merita di essere trattata in questo modo per bassi
fini di strumentalizzazione di carattere politico. E' un dibattito che getta
un' ombra sul ruolo del Consiglio regionale e non me ne
rendo pasrtecipe". L' ex presidente della
Provincia ha lasciato il testo dell' intervento che voleva leggere in Aula,
incentrato sul crack della cosiddetta 'banca della Lega' Credieuronord alla presidenza dell' Assemblea. (segue)
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"Alice" del 27-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: Politica.
Sottotitolo: Ex
vicepresidente: "Dibattito inutile, bassa strumentalizzazione"
Filippo Penati, l' ex vice presidente del
Consiglio regionale della Lombardia indagato dalla Procura di Monza per un
presunto giro di tengenti legato alle aree ex Falck
di Sesto San Giovanni , ha abbandonato il suo posto nell' assemblea lombarda
all' inizio del dibattito concernente sull' analisi "dei rischi dovuti
alla commistione e alla degenerazione del sistema di rapporti fra politica,
imprese e mondo cooperativistico". Una discussione iniziata con l'
intervento del capogruppo della Lega Nord, Stefano Galli, secondo il quale l'
inchiesta monzese ha rivelato che "la cosiddetta superiorità etica e
morale della sinistra è un luogo comune autoreferenziale costruito ad arte. Il
velo è finalemnte caduto". "E' un dibattito
totalmente inutile - ha replicato stizzito Penati lasciando l' Aula - nel senso
che non devo rispondere a Galli che ha umiliato la città di Sesto che non
merita di essere trattata in questo modo per bassi fini di strumentalizzazione
di carattere politico. E' un dibattito che getta un' ombra
sul ruolo del Consiglio regionale e non me ne rendo pasrtecipe".
L' ex presidente della Provincia ha lasciato il testo dell' intervento che
voleva leggere in Aula, incentrato sul crack della cosiddetta 'banca della
Lega' Credieuronord alla presidenza dell' Assemblea. (segue)
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"Il Manifesto" del
25-09-2011 |
0
PRIMA PAGINA |
Pagina:
1 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: VOI
SIETE QUI.
In una vecchia barzelletta sovietica,
Stalin mostra alla madre i segni del suo potere. La potente macchina nera, la
guardia in alta uniforme, le meravigliose stanze del Cremlino. E lei, l'
anziana madre, lo benedice con affetto: «Bravo, Josif,
ne hai fatta di strada... Ma attento, che se arrivano i comunisti...». Chissà
se il popolo leghista conosce quella vecchia storiella. Davanti a esso viene
periodicamente mostrato un capo-caricatura che si esprime ormai solo a gesti,
pugni tirati all' aria, pernacchie e parolacce. Di Bossi conosciamo ormai solo
le patetiche ostensioni organizzate per mascherare la sorda lotta tra
colonnelli che avviene alle sue spalle, poi la reliquia viene ripiegata e
portata via dagli addetti del cosiddetto «cerchio magico». «Vergognosi attacchi
alla mia famiglia», ha biascicato dal palco di Venezia. Eh, sì, la famiglia,
croce e delizia. Un figlio piazzato alla regione Lombardia a incassare un
grosso assegno, capo delle nazionali di calcio padane alla maniera dei pargoli
Gheddafi. Una moglie, Manuela Marrone, baby pensionata dall' età di 39 anni -
una cosa che al leghista medio fa salire il sangue agli occhi - e fondatrice di
una scuola dove si insegnano ai bambini le tradizioni padane. Tradizioni
padane, sì, ma soldi di tutti gli altri, visti gli 800.000 euro munificamente
concessi alla struttura da una legge del 2010, opportunamente chiamata «legge
mancia» (tenga il resto, buon uomo). E, di contorno,
seggiole, cariche, poltrone, nomine, stipendi pubblici, consulenze, affari e affarucci, perlopiù andati male e malissimo, come quella
famosa banca CrediEuroNord che costò bel po' di soldi proprio ai più gonzi tra i padani. Ce
ne sarebbe abbastanza per farsi cadere le braccia, o almeno le spesse
fette di salame padanamente piazzate sugli occhi.
Ora, il salvataggio in aula di un bel pezzo di Roma ladrona
(Marco Milanese) e, prossimamente, anche un voto a protezione di interessi
mafiosi (il ministro Saverio Romano). Che dire? Bravo Umberto, ne hai fatta di
strada. Ma occhio, che se arrivano i leghisti...
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di GIOVANNI CERRUTI. |
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"La Stampa" del 19-09-2011 |
Italia |
Pagina:
4-5 |
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Argomenti: Credieuronord
Sottotitolo: Compie
70 anni il segretario più longevo della storia italiana.
Chitarra e politica Nel 1961, a Pontida
nel 1990 e oggi Un anno fa, quando le risposte non erano solo pernacchie, aveva
maltrattato un leghista di Forlì con il dito all' insù: «Il mio compleanno? E
chi se ne frega degli anni!». Forse è vero. Forse ad Umberto Bossi compiere 70
anni non mette più allegria, o forse non sa quale Umberto festeggiare. Se
quello che fino a quarant' anni è stato un "perdiballe",
come si dice dalle sue parti, cantante senza successo, impiegato all' Aci,
studente fuori corso, e per la prima moglie Gigliola anche finto medico. O
quello che da vent' anni è padrone della Lega Nord. O il Bossi che sette anni
fa si è salvato da un ictus. Auguri, comunque. E pronti a registrare le
dichiarazioni d' affetto, rispetto, adorazione, magari di nostalgia dai suoi
leghisti. Anche quelli che lo riconoscono sempre meno, che chiamano i cronisti
per sapere qual è l' ultima e cercano conforto: «Davvero ha detto così? Ma come
sta?». Poi, in tv o sulle agenzie, esalteranno l' ultima dichiarazione, sempre
fedeli alla linea, come l' altro giorno in cima al Monviso: «In quindici anni
abbiamo portato a casa il federalismo e i contratti territoriali». Non è così,
anche se ogni leghista che non vuol rischiare il posto e stipendio lo dovrà
ripetere. Da parlamentari, sindaci, notabili, lottizzati e lottizzandi
della Lega, auguri a Umberto: perchè il lunga vita a
Bossi vale anche per la loro. Lo vedono sempre meno, più stanco e affaticato.
Ogni tanto sparisce, e se cade dalle scale di casa pazienza, «una banale
scivolata». Succede, come due mesi fa a Roma, che riunisca i suoi deputati e si
metta a parlare con Giancarlo Giorgetti di faccende
lombarde: e invece era Gian Carlo Di Vizia, ligure di La Spezia. Gli stessi
leghisti che l' hanno raccontato avranno già la smentita pronta. «Un momento di
stanchezza». Come il fedelissimo veneto che lo chiama «Breznev».
Per i cinquant' anni mamma Ida gli aveva preparato la torta ed era stata una
festa allegra. Per i sessanta, tre cronisti che quasi convivevano con lui e il
suo fuso orario balordo si erano presentati con una tromba. «La so suonare,
adesso vi faccio sentire». "Pffiit...", una
tragedia. «E' che ho il labbro secco». Ma questo era un altro Bossi, il
Presidente, Amministratore Delegato e Capo del Personale di una Ditta con un
prodotto di successo, «la Lega di Lotta&Governo».
Quello di adesso, con i suoi affanni, sembra solo il testimonial di una Lega
che non c' è più. Ma non c' è segretario di partito che abbia compiuto vent'
anni, come Bossi. E non c' è segretario di partito che abbia resistito sette
anni, dopo un ictus. Una notte di fine aprile, all' Autogrill di Besnate, tappa comandata quando rientra a Gemonio, ha incontrato un vecchio amico, non c' era il
solito codazzo di tutori e sorveglianti: «Non è più come prima, faccio sempre
più fatica. Non posso più muovermi da solo, ma non posso mollare...». Gli
capita da sette anni. E siccome Bossi non è più quello di prima nemmeno la sua
Lega lo è. Una volta sapeva tutto di tutti, ora sa appena quel che gli
raccontano. E le sbandate non si contano. Non legge i giornali da quand' era un
"perdiballe", figurarsi adesso. Per i suoi
70 anni «Panorama» gli ha regalato un ritratto della «Lega di Famiglia», la
moglie Manuela e il figlio Renzo Trota, e meno male che non ha infierito su
Roberto Libertà, altro pesce d' acqua dolce pronto a nuotare nella politica.
Più o meno quel che si è detto e letto negli ultimi tempi: i leghisti sapevano
e sanno, Bossi no. Ha preteso le scuse immediate dal Cavaliere e il giorno
dopo, sul Monviso, ecco la sbandata. «Dopo di me verrà qui mio figlio». L'
investitura, come ieri sul palco di Venezia. Come se la Lega fosse diventata
Ditta di Famiglia. Stava per compiere 55 anni quand' era salito la prima volta
a Pian del Re, a riempir l' ampolla. Anno '96, quello della secessione
annunciata. Per la verità era atterrato con l' elicottero di Angelo Borra,
fondatore di "Radio Milano International", uno dei soci della leghista
CrediEuronord poi arrestato
per riciclaggio (scivolate bossiane di altro genere).
Per la prima volta, a chi l' ha visto nel fine settimana tra Po e Venezia, è
sembrato pensasse ai suoi anni e alle sue vite. Bossi che parla del dopo, dell'
eredità e del figlio. Come chi si sente i 70 anni addosso, età da nonni e
pensione, altro che secessione. Il giorno dei 60 anni Bossi era «Ministro per
le Riforme Istituzionali e la Devoluzione», l' ictus tre anni più lontano.
«Stiamo con Berlusconi per avere la "Devolution" - diceva - Ci darà quallo che vogliamo perchè senza
di noi perde tutto». Con un timore vero che aveva nascosto in una delle sue
frasi colorate, e ancora senza pernacchia. «Se non portiamo a casa niente
finirà che la nostra gente ci tirerà i cachi». Si sa come (non) è andata, con
la Devolution. Non è che adesso vada meglio. I cachi sono già lì tra le foglie,
anche a Gemonio. Un paio di settimane e maturano.
Auguri.
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"Affari Italiani" del
15-09-2011 |
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Argomenti: Credieuronord
Con l' odierno ingresso ufficiale di
Silvio Berlusconi come imputato in uno dei suoi diversi rivoli processuali, la
grande scalata Unipol, di cinque anni fa, diventa davvero il processo al regime
partitocratico. O se si preferisce alla casta. C' è la finanza di destra dei
Fiorani, quella di sinistra dei Consorte e delle cooperative. C' era il
Centrosinistra, con Fassino ("abbiamo una banca"), D' Alema e Latorre, cui si aggiunge ora la famiglia Berlusconi e il
giornalista amico Maurizio Belpietro (ma già era stata tirata in ballo la Lega con Calderoli e Credieuronord e il Pdl con Aldo Brancher e Luigi
Grillo). C' è un giudice istruttore milanese saltato per il suo eccesso di zelo
inquirente (Clementina Forleo, sbattuta da Milano a
Crema perché non voleva gettare le intercettazioni) c' è il Csm che la
trasferì brutalmente, ma ci sono i giudici del Tar che l' hanno recentemente
riabilitata. Ci sono le grandi banche, le grandi imprese di costruzione (Gavio) addirittura la Banca d' Italia, con il
coinvolgimento diretto e sconvolgente del governatore Fazio. E ora c' è anche
il cotè milanese di Filippo Penati e, indirettamente e di striscio, di
Pierluigi Bersani, la provincia e il Comune di Milano... E ci sono i
versamenti, i conti correnti, le intercettazioni telefoniche, le grandi manovre
disvelate e confessate, le lobby pro e contro la
scalata, che si era spinta, sul versante Ricucci, ad
assaltare i poteri forti asserragliati nel Corriere della Sera . Abbiamo visto
bei processi al potere e alla casta, dal caso ambrosiano-P2, alla tangente Enimont, al caso Parmalat. Ma come affresco della
degenerazione affaristica della politica, questo della scalata alla Unipol, con
annessi e connessi, è davvero il tuorlo, l' essenza, il cuore dell' Italia
malandata del terzo millennio.
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"Il Riformista" del
14-09-2011 |
Pagina:
8 |
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Argomenti: Credieuronord
Occhiello: POTERI
FORTI.
DI GIUSEPPE MILANO ¦ La nuova governance
- probabilmente il sistema duale - della Banca Popolare di Milano sarà
approvata entro fine mese. È questo l' obiettivo fissato dal consiglio d'
amministrazione della Bpm. Per il momento si esclude
l' ingresso di nuovi soci e la ricapitalizzazione avverrà entro quest' anno. L'
umore dei consiglieri all' ingresso del cda della
Popolare di Milano era, racconta chi li ha potuti osservare, particolarmente
teso. Nessuno nega che la strada per la messa in sicurezza della banca sia
stretta e che Bankitalia e il momento orribile dei mercati l' abbiano resa
anche estremamente disagiata. Tra quanti sostengono la necessità della
permanenza del presidente, Massimo Ponzellini, al
vertice dell' istituto di credito, al di là delle dichiarazioni di facciata,
serpeggia da tempo un' inquietudine non certo velata riguardo al duo Arpe-Nagel. La sensazione che molti osservatori interni
alla banca hanno manifestato in alcune riunioni interne, è che Arpe e Nagel giochino sullo stesso lato del tavolo. Questa
convinzione ha attecchito fra molti degli interni dopo le prime indiscrezioni
di un interessamento di Arpe per un intervento nel capitale della banca,
interessamento che sarebbe stato portato, secondo la lettura che viene data da
alcuni sindacalisti Bpm, solo all' advisor e non per vie ufficiali alla banca. Al di là di una
certa paranoia che ormai circola nei corridoi di Piazza Meda, che porta alcuni
ad ostentare ottimismo eccessivo e eccessiva fiducia nel voto capitario come scudo infallibile contro ogni attacco
esterno e altri a preconizzare fini orribili, sono molti a non avere chiara la
situazione nella sua complessità. Raccogliere circa un miliardo sui mercati è
impresa titanica, e che quindi deve essere legittimamente retribuita. E questo
è quello che devono comprendere quanto credono che Mediobanca sia
eccessivamente interessata. Dall' altro lato è altrettanto evidente che, sempre
in un contesto di mercato come quello attuale con l' interbancario irrigidito
al limite del blocco, chi in un sol colpo è pronto a mettere sul piatto un
quinto dell' aumento non solo non può essere contestato ma deve essere
incentivato all' ingresso con ogni mezzo. Primo fra tutti con una governance adeguata che consenta a chi mete i soldi di
pesare per ciò che versa. Bankitalia, tra l' altro. è stata chiara. Senza
cambio di governance la strada porta dritta al
commissariamento. Come spesso accade, nelle partite entrano anche in gioco dei
personalismi. in questo ad essere accreditato di non voler lasciare la poltrona,
costi quel che costi, è il presidente Ponzellini. La
logica perversa che regola il funzionamento medievale della banca fa si che
anche alcuni dei suoi fieri avversari potrebbero essere interessati alla sua
permanenza, come ultimo argine, insieme a quella del dg
Enrico Chiesa, dello status quo prima della rivoluzione. A favore di Ponzellini gioca sicuramente la Lega che con la sua
presidenza ha recuperato quella presenza costante in ambito
bancario che aveva sperato di avere con la fondazione di Credieuronord, poi fatta confluire nell' allora Popolare Italiana dopo un'
avventura miseranda. Quella disavventura e i passi falsi fatti dai politici
leghisti ogni volta che si sono travati a potere o pensare di potere
avere influenza in ambito bancario. La Popolare di Milano ha un radicamento sul
territorio troppo interessante però perchè la Lega,
soprattutto in una fase politica turbolenta come quella attuale, che vede un
distacco dei vertici dalla base come mai si era visto nella storia del partito
di Umberto Bossi, possa rinunciarvi a cuor leggero. Ieri il titolo Bpm, dopo essere finita in asta di volatilità, ha chiuso a
+8,35%. ~ Matteo Arpe.