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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER


tARTICOLI DEL 7-4-2008       #TOP


IN EVIDENZA

Atm, affondo della Cgil : «Sinatra la smetta con i silenzi. Scandalosa la stipula di nuove consulenze» Sebastiano Caspanello  ( Da tempostretto.it 07/04/2008)

Il sindacato torna sull'azienda trasporti: «Con parte dei soldi spesi per consulenze si sarebbero potuti pagare stipendi e acquistare copertoni per far circolare gli autobus»

«Sinatra dica chiaro e tondo cosa vuole finalmente fare per l'Atm e la città». L'appello che oggi la Cgil fa al commissario del Comune di Messina è quasi disperato, sintomo di una situazione che ha ormai oltrepassato ogni soglia di sopportazione. Dell'Atm e dei suoi guai si parla ormai da mesi, ma nessuna luce si scorge in fondo al tunnel, nonostante il moderato ottimismo che sembrava essersi diffuso con l'insediamento della commissione speciale composta da Grasso, Calabrò e Chiofalo. Ma la vicende delle "ricche" consulenze legali da 50mila euro affidate proprio da Calabrò e Chiofalo all'insaputa di Grasso ha riportato il fuoco delle polemiche dentro gli uffici di via La Farina.

«Con solo una parte dei soldi spesi per consulenze - denuncia la Cgil - si sarebbero potuti acquistare copertoni per far circolare gli autobus e pagare stipendi. I commissari ne traggano le conseguenze e Sinatra dica chiaro e tondo lo stato dei conti e cosa vuole fare adesso. E’ puramente scandaloso che mentre con una mano si tagliava il bilancio dell’Atm e si lasciavano i cittadini senza autobus ed i lavoratori senza stipendio, con l’altra si procedeva a stipulare nuove consulenze, per una durata superiore allo stesso commissariamento, in barba al tanto decantato e necessario taglio dei costi».

«Dopo circa due mesi dalla nomina di Grasso, Calabrò e Chiofalo - prosegue la nota della Cgil - siamo invece costretti a constatare che l’Atm è nello stesso stato in cui l’ha lasciata Providenti, con un bilancio decurtato, con un parco mezzi sempre più ridotto, e con un aperto scontro tra i vertici che nulla ha purtroppo a che spartire con le sorti dell’azienda, e dunque con il mandato per il quale sono stati nominati. Quanto accaduto al di là delle eventuali responsabilità, getta purtroppo più di un ombra sull’assolvimento dello specifico e delicatissimo compito a cui gli stessi sono stati chiamati, e fa si che ogni loro atto si presti ormai ad inopportune ed interminabili strumentalizzazioni».

Dunque l'appello a Sinatra: «Il Commissario Straordinario, che non può continuare a far finta che la cosa non lo riguardi la smetta con i silenzi ed, anziché perdere tempo in inconcludenti confronti, dica chiaro e tondo lo stato dei conti dell’ATM, quali atti sono stati esitati dal momento del suo insediamento, quale è l’ammontare totale delle consulenze e delle altre spese, perché si ostina a non trasferire all’azienda le nuove attività, che fine hanno fatto i 16 milioni di euro che l’Atm avanza dal Comune di Messina per gli anni precedenti, quale accordi e soprattutto a quali condizioni sono stati siglati con gli istituti bancari per la copertura dei debiti contratti dall’azienda, e non ultimo cosa vuole finalmente fare per l’Atm e per la città».


Report "Costi dei politici"

Antonaz: la scuola va regionalizzata burocrazia, ridurre i costi del 20 % ( da "Piccolo di Trieste, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Altri impegni che secondo lei dovete prendervi con gli elettori? Ridurre ancor di più i costi della politica. In questi anni sono state tagliate le direzioni, molto è stato fatto ma si può lavorare ancora: tagliare del 20 per cento almeno i costi della macchina amministrativa. Martina Milia.

Gironcoli: sui costi della politica bene il pd ( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: quella che incide realmente sulle tasche dei contribuenti, cioè la riduzione dei costi e dei posti della politica. In piena campagna elettorale fa un po' sorridere parlare di risparmio quando si spendono tranquillamente migliaia di euro per riempire le cassette postali di dépliant che saranno immediatamente cestinati.

Le moto in centro, una <festa> assurda S crivo per esprimere la mia forte perplessità sulla manifestazione della benedizione delle moto che ieri si è ripetuta nel centro di Trento ( da "Adige, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Con la presente mi permetto quindi di proporne l'abolizione. Ne guadagneranno il soldo pubblico, per via dei gettoni di presenza così risparmiati, e anche la dignità personale dei commissari, non più esposti a imbarazzanti ribaltamenti. Le domande di autorizzazione paesaggistica dovrebbero invece essere rivolte, magari sotto forma di supplica,

L'Agno-Chiampo spera di schivare i tagli di bilancio ( da "Giornale di Vicenza, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: La Casta" di Stella e Rizzo, ma finisce per coinvolgere anche quelle che comprendono vasti territori montani. La "Agno-Chiampo", spiega Dalla Costa, secondo i nuovi parametri della Finanziaria dovrebbe sopravvivere, perdendo però Valdagno che conta più di 20 mila abitanti, limite ultimo per essere ammessi con le nuove regole,

Politici & galantuomini ( da "Nuova Ferrara, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: firmò un ordine del giorno per una riduzione dei costi della politica e per il recupero di rigore nella pratica della politica. Il documento fu presentato in un Consiglio Nazionale dei DS, nel luglio 2005. Non comprendo allora come il segretario del PD argentano, possa mostrare sorpresa e perfino irritazione se affermo che c'è anche chi fa politica per lo stipendio.

<Risorse per la sicurezza? Tagliamo i fondi ai partiti> ( da "Eco di Bergamo, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: La sicurezza è uno dei nostri cavalli di battaglia. Proponiamo un aumento del 30% delle risorse finanziarie a favore delle forze dell'ordine reperendo i fondi dal finanziamento ai partiti e ai giornali di partito; occorre aumentare del 30% il personale degli uffici giudiziari utilizzando il personale degli enti inutili.

Costi della politica: Libè replica alla Motta ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: onorevole Motta abbia così a cuore la riduzione dei costi della politica e dello stipendio dei parlamentari. Questo è un problema che dobbiamo tenere in considerazione e sul quale dobbiamo lavorare seriamente ". "Dovrebbe però chiedere - continua l'esponente del partito che candida Pier Ferdinando Casini a Presidente del Consiglio - ai suoi colleghi senatori come mai,

Province, un ente da sopprimere ( da "Centro, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Il punto è che le province sono un formidabile serbatoio di poltrone: 104 presidenti più 104 vicepresidenti più 894 assessori più 104 presidenti delle assemblee consiliari più 3000 consiglieri per un totale di 4206 persone". Guadagnano dai 36 euro a gettone di presenza per i consiglieri delle province più piccole alle 4.

Pensiamoci ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: si tratti di abbassare i costi delle Camere e dei ministeri. Si tratta di andare verso una repubblica presidenziale. Ci sono riforme e riforme: quando si sente la parola, bisogna chiedere: Scusi, precisiamo? 7 e finale. Ecco dunque altri sei punti, oltre quelli trattati finora dal povero gatto del lunedì - su cui ci sono state più oscurità che chiarezze nella campagna elettorale.

ANCORA bufera sugli incarichi del Comune. E' di nuovo il leader ( da "Nazione, La (Prato)" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: sarebbero anche una dozzina di incarichi assegnati a membri esterni dei consigli di quartiere, persone quindi non elette, ma chiamate a partecipare alle riunioni in qualità di esperti e quindi pagate dal Comune anche con il gettone di presenza (45 euro a seduta). Negli ultimi nove anni queste consulenze "anomale" avrebbero comportato una spesa compresa fra i 150 e i 200mila euro.

Mi gioco tutto in 4 regioni ( da "Panorama" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Noi abbiamo spiegato come finanzieremo i nostri provvedimenti e una tabella del Sole 24 Ore ha dimostrato che si può fare. Con una riduzione della spesa pubblica di un punto l'anno le risorse ci sono. Cosa taglierete? Penso ai costi della politica, alla spesa burocratica, all'abolizione delle province nelle aree metropolitane e degli enti inutili.

Pecoraro, dalle figurine ai veleni della Casta ( da "Corriere Adriatico" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: di Rizzo e Stella e indagato per corruzione Pecoraro, dalle figurine ai veleni della Casta ANCONA - La parabola di Marco Pecoraro Scanio è tutta colorata di verde, dall'erba dei campi di calcio alla "v" maiuscola del partito ambientalista. In posizione centrale e cruciale su entrambi i terreni, su tutte e due i fronti a ricucire con il fiato da centrocampista di quantità e con l'

Salerno: In Consiglio comunale si parla anche della localizzazione del termovalorizzatore ( da "Salerno notizie" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: per favorire la massima partecipazione politica saranno composte da 23 membri, ma resta inalterato l'ammontare del gettone di presenza. Infine, da sottolineare la modifica all'art. 69 dello Statuto, che riguarda le Circoscrizioni: i parlamentini di quartiere diventano facoltativi. Per un eventuale rinnovo, bisognerà pronunciarsi 180 giorni prima della scadenza elettorale.

"Casta stampata" con due direttori che hanno fatto tanto per Libertà ANNA PRATI ZANI ( da "Libertà" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: sotto una buona stella, perché una volta chiarite le situazioni societarie il giornale riprese una vita di normale quotidianità come dal 1883, anno della sua fondazione. Era l'anno 2000, quando arrivò come direttore un siciliano doc, Gaetano Rizzuto, con larga esperienza giornalistica e direzionale alle spalle e con propensione congenita e culturale a sentirsi cittadino del mondo.

Una scelta per dire no al riarmo e alla guerra ( da "Redattore sociale" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: I costi della politica, in questo periodo, sono passati al setaccio, ma non si capisce perché su questi si faccia lo stesso". La Campagna è attualmente promossa da Padre Alex Zanotelli, dall'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dal MIR Vicenza, dalla rete di Lilliput Vicenza e dal Comitato Pace Disarmo Napoli.

Sanità in Abruzzo a rischio commissariamento? Per Paolo Tancredi la soluzione c'è: spendere meglio ( da "Quotidiano.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: preparato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, con le prime indicazioni per spendere meglio, soprattutto in vista dei lavori per la Finanziaria 2008, la parola d'ordine è: spendere meglio, eliminando gli sprechi: ridurre i costi della politica, riorganizzazione gli uffici, adeguare le strutture ai nuovi bisogni e dare un taglio netto a tutto ciò che è superfluo.


Articoli

Antonaz: la scuola va regionalizzata burocrazia, ridurre i costi del 20 % (sezione: Costi dei politici)

( da "Piccolo di Trieste, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

L'assessore alla Cultura si ricandida. "Vorrei tornare in giunta e completare la legge sull'istruzione" Antonaz: la scuola va regionalizzata Burocrazia, ridurre i costi del 20 % TRIESTE Si candida per la Regione - contrariamente al 2003 - e punta al bis per completare l'attività dei primi cinque anni. Roberto Antonaz, assessore all'istruzione, cultura, sport e pace non teme le distanze tra sinistra Arcobaleno e presidente Illy, apre al presidente sulla regionalizzazione della scuola, non rinnega la legge sul friulano - semmai "è Tondo che si vergogna di essere friulano" - e per il prossimo quinquennio prende un impegno: "Dobbiamo ridurre ancor di più i costi della politica, tagliare del 20 per cento la spesa della macchina amministrativa". Assessore, come mai ha scelto di ricandidarsi? Tutte le persone che hanno una certa visibilità all'interno del centrosinistra avrebbero dovuto candidarsi per consentire a Intesa democratica di vincere. Ho scelto di correre per le regionali a Gorizia per favorire la vittoria del centro sinistra. Di cosa è più orgoglioso in questi cinque anni da assessore all'Istruzione, Cultura, sport e pace? Il mio è un assessorato complesso per cui le cose sono tante. Si va dalla ristrutturazione degli impianti sportivi - circa 70 milioni investiti -, al comodato d'uso gratuito per i libri di testo, alla legge sull'alfabetizzazione informatica, alla legge sui giovani. Per quel che riguarda l'istruzione i nostri ragazzi, secondo l'indagine Ocse Pisa sono primi in Italia nelle conoscenza delle materie scientifiche e letterarie. Non è merito della Regione ma sicuramente la Regione ha il merito di aver creato un rapporto sempre più stretto con la scuola, oltre che di finanziare tanti provvedimenti importanti. Scuola che il presidente Illy vorrebbe rendere regionale, cosa ne pensa? Condivido il percorso tracciato da Illy e già avviato in questo mandato: ordinamento statale e gestione regionale perché conosciamo il territorio meglio di Roma sappiamo dove aprire o chiudere una scuola, quale formazione aggiuntiva possa servire agli insegnanti. Tutto questo già lo stiamo facendo. Tra i provvedimenti che ha portato avanti alcuni sono stati duramente attaccati dal centro destra: la legge sul friulano e quella sull'immigrazione. Tondo sembra intenzionato a cambiarli. La legge sull'immigrazione è avanzata tanto che regioni come il Veneto e la Lombardia, non certo di centrosinistra, la stanno studiando. Molto poi è stato fatto - parliamo di cento progetti l'anno - in campo di cooperazione e sviluppo. Nella nostra regione pur essendoci un alto tasso di stranieri il livello di integrazione è buono e in parte credo anche grazie alla norma regionale. Il centro destra è solito far leva sulla paura dello straniero per prendere voti. Lo mostra l'idea del censimento, che è uno spot elettorale. E sul friulano? Una legge che è stata strumentalizzata in molte parti. Rientra nel pacchetto di leggi per favorire il plurilinguismo, come la legge sullo sloveno e quella sul tedesco che faremo nel prossimo mandato. Non è vero che spendiamo maggiori risorse - il friulano a scuola si insegna dal 2001 - né che imponiamo la lingua a chi risiede fuori dall'area friulanofona. E' singolare questo attacco di Tondo, evidentemente si vergogna di parlare friulano visto che dice che la marilenghe andrebbe parlata solo a casa. Spera di tornare in giunta? Se sì con le stesse deleghe? Non mi dispiacerebbe, vorrei completare alcune leggi che non siamo riusciti ad approvare, come la legge su istruzione e formazione. Non teme le divisioni rispetto a Illy specie in tema di infrastrutture e sanità? Le differenze ci sono sempre state eppure abbiamo governato. Non ho difficoltà a dire che il 90 per cento dei provvedimenti che abbiamo approvato in questi anni sono stati da me pienamente condivisi. Alcuni li ho subiti in altri casi ho votato contro, come altri assessori. Questa autonomia rimarrà e credo valga per tutti i partiti. Altri impegni che secondo lei dovete prendervi con gli elettori? Ridurre ancor di più i costi della politica. In questi anni sono state tagliate le direzioni, molto è stato fatto ma si può lavorare ancora: tagliare del 20 per cento almeno i costi della macchina amministrativa. Martina Milia.

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Gironcoli: sui costi della politica bene il pd (sezione: Costi dei politici)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Gorizia Gironcoli: sui costi della politica bene il Pd CITTADINI Donatella Gironcoli (Cittadini per il presidente) afferma di "aver letto con piacere" che anche altri candidati si sono impegnati in caso di elezione a rinunciare al 50% della indennità di consigliere, per devolverla a iniziative sociali e assistenziali. "È stato - rimarca - il fulcro della mia campagna elettorale come candidata sindaco alle comunali del 2007: impegno che ho poi mantenuto destinando tale somma al Comune in favore delle famiglie con minori in condizioni disagiate. Ma la battaglia vera è, non dimentichiamolo, quella che incide realmente sulle tasche dei contribuenti, cioè la riduzione dei costi e dei posti della politica. In piena campagna elettorale fa un po' sorridere parlare di risparmio quando si spendono tranquillamente migliaia di euro per riempire le cassette postali di dépliant che saranno immediatamente cestinati. E su questo tutti noi candidati dobbiamo recitare un "mea culpa"". "D'altronde - prosegue la Gironcoli - è la legge del mercato che impone l'autopromozione anche se a colpire più che la quantità dei messaggi sono, io credo, le idee e la qualità delle persone. Quindi tanto apprezzamento per questa promessa del Pd goriziano (tutto?), sperando di trovarli al nostro fianco, compatti, quando realizzeremo le iniziative di sostanziale riforma e contenimento dei costi della politica regionale. Ci auguriamo che allora la professoressa Bratina non sarà da sola a combattere per la riduzione dei consiglieri regionali da 60 a 40, per l'abolizione del collegamento automatico tra indennità regionali e parlamentari e del vitalizio, cioè della pensione, dei consiglieri regionali. Ma soprattutto avrà il coraggio di continuare quella che può tranquillamente definirsi una crociata all'insegna della trasparenza: il Libro bianco delle nomine in tutti gli enti della regione, aggiornando i nomi, i compensi e i gruppi politici di appartenenza. E allora ne scopriremo delle belle!".

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Le moto in centro, una <festa> assurda S crivo per esprimere la mia forte perplessità sulla manifestazione della benedizione delle moto che ieri si è ripetuta nel centro di Trento (sezione: Costi dei politici)

( da "Adige, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Le moto in centro, una "festa" assurda S crivo per esprimere la mia forte perplessità sulla manifestazione della benedizione delle moto che ieri si è ripetuta nel centro di Trento Le moto in centro, una "festa" assurda S crivo per esprimere la mia forte perplessità sulla manifestazione della benedizione delle moto che ieri si è ripetuta nel centro di Trento. Capisco l'iniziativa. Capisco il desiderio di partecipazione di tutti i motociclisti, ma, che necessità c'è di ospitarla nel centro della città? Chi non è passato per le vie del centro durante la precedente edizione non può rendersi conto del rumore, dello smog, del fastidio che centinaia di moto presenti nelle strade strette del centro provocano. Tutta la mattina fermi, ammassati, con le moto accese, con continue "sgasate" e accelerate "per farsi sentire". Mi chiedo: quante "Domeniche senz'auto" e giornate di "targhe alterne" si vanificano e si "recuperano" (in negativo) in una sola mattina? Di sicuro in questo modo non si fa amare né il mezzo né i piloti. Nella foto che allego, scattata l'anno scorso, penso sia eloquente la nuvola bianca che si vede contro le case (e la foto non rende bene quello che c'era, ci sono stati momenti ancora peggiori): non è nebbia, e neppure l'incenso della benedizione. Perché non svolgere queste "feste" all'interporto? O in altre sedi fuori dalla città? Raffaella Lunelli Mori, il volontariato alla casa di riposo I n risposta all'articolo de signor Gianni Pizzini, Presidente della Casa di Soggiorno Cesare Benedetti di Mori, dove si parlava del volontariato che frequenta la casa, intendo doverose alcune precisazioni. In qualità di volontaria e in particolare come presidente dell'Associazione Avulss (Associazione Volontariato Unità Locali Socio Sanitarie) della zona di Mori-Brentonico tengo a ricordare qualche dato: Oltre ai numerosi gruppi, associazioni e cori che si trovano ad allietare le ore dei nostri anziani ospiti, un'importante presenza è rappresentata dai volontari appartenenti alla nostra associazione. Importante perché è innanzitutto una presenza continua e quotidiana (ogni giorno della settimana è assicurato l'intervento di uno o due volontari) e inoltre, a differenza di quanto affermato dal signor Pizzini non si tratta di un volontario "Sporadico e spontaneo" (anch'esso prezioso) bensì strutturato, sia perché appartenente ad un'associazione con una storia e organizzazione consolidata e diffusa su tutto il territorio nazionale, sia perché costantemente collegata all'organizzazione del Soggiorno. A differenza delle presenze sporadiche di gruppi, cori e altre associazioni certamente portatrici di vivacità e freschezza e creatori di "eventi" nello scorrere delle mattine, la peculiarità del volontario Avulss è la costanza, la vicinanza e l'ascolto dell'ospite nella sua quotidianità che si traduce poi anche in alcune attività specifiche presso la Rsa di Mori, quali l'accompagnamento continuo a visite mediche, gite e uscite varie, l'animazione religiosa 2-3 volte la settimana, il "tutoraggio dei singoli ospiti". Ritengo infine interessante un'ultima precisazione: non solo la casa è frequentata quotidianamente da volontari (a differenza dell'isolamento della stessa di cui parlava il signor Pizzini), ma addirittura l'Avulss di Mori ha proprio avuto le sue origini esattamente 20 anni fa presso lo stesso soggiorno, proprio per venire incontro alle esigenze degli ospiti. Da allora la nostra presenza è stata costante negli anni ma ciò nonostante auspichiamo sempre che altre persone si avvicinino all'associazione o a qualche altra forma di volontariato. Argia Girardelli Juno insegna a non abortire E ' uscito anche nelle sale italiane il film Juno, la storia di una ragazza di 16 anni che vorrebbe abortire ma poi, dopo aver capito che il suo bambino è già perfettamente formato, che ha occhi, unghie, mani, esattamente come lei, decide di partorirlo e di darlo in adozione. Il film è una commedia, divertente ma anche pensierosa, profonda, che aprirà gli occhi a tante persone sulla realtà del concepito, di quello che in troppi continuano a definire un "grumo di cellule". Giampiero Mughini, su Libero del 4 aprile, ha raccontato di aver visto il film, ma di non essere riuscito a guardare la scena in cui viene mostrata l'ecografia e il feto si rivela per quello che è, "ossia una creatura piena". "Ho abbassato gli occhi - ha proseguito Mughini - perchè non reggevo quell'immagine, e nel frattempo la memoria mi correva a quel giorno in cui accompagnai la mia fiamma bionda da una mammana. Un ricordo devastante che non mi risparmia, a quasi quarant'anni di distanza". A Juno è andata meglio: vedere la realtà, incontrare attivisti del mondo pro life, le ha permesso di ripensare alla sua scelta, e di trasformarla in un atto d'amore. Non dovrà dire, come fece Emma Bonino ricordando il suo aborto, di aver provato "solitudine, umiliazione, rabbia e un gran bisogno che tutto finisse subito?". Andrea Tomasi - Trento Ma i violenti sono solo i leghisti? E gregio direttore, premetto che non ho mai votato Lega in vita mia anche se devo essere sincero la tentazione di farlo è fortissima visto che non se ne può piu di questa gentaglia che viene in Italia per delinquere, che si è impossesata dei parchi pubblici, che ha precedenza in tutte le graduatorie e che sempre piu spesso è implicata in fatti di cronaca nera. Ma il motivo per cui le scrivo è questo. Tempo fa ha pubblicato una lettera di un signore che dichiara che l'aggressione subita dai militanti leghisti alla panetteria è il frutto di una campagna violenta che la Lega attua. Ora ne avremmo anche le scatole piene di questi sinistroidi buonisti che accusano gli altri di essere violenti e poi guardando i fatti di cronaca si scopre che loro non sono certo delle educande. Chi è che occupa l'ex dogana? Chi è l'eroico spegnitore di sigari in faccia alla gente? Chi è che impedisce agli altri di parlare ai comizi? Chi si presenta in consiglio a Mattarello e impedisce lo svolgimento di una regolare aseemblea? Chi si può permettere di assaltare una caserma della polizia e essere impunito? Stiamo attenti perché uno Stato che non riesce a far rispettare le proprie forze dell'ordine che sono il suo simbolo è uno Stato da operetta. Uno Stato che non punisce severamente chi manca di rispetto in maniera violenta ai suoi rappresentati è uno Stato a rischio di golpe. Perché da sempre sono iniziati così. Con l'occupazione delle caserme. In qualsiasi altro posto del mondo se qualcuno si fosse permesso di fare una cosa simile sarebbe stato preso e buttato in cella. Solo da noi sono dei poverini che bisogna capire perché così esprimono il loro disagio. Povera italia. Mirco Nucida La collina devastata per volere politico U n brutto pesce di aprile mi arriva dai giornali i martedì 1° aprile, con la notizia dell'autorizzazione data "in deroga" dalla giunta provinciale alla ristrutturazione, cioè alla cancellazione, di uno degli ultimi bei complessi rurali rimasti in quel di Villazzano sulla collina di Trento. Due particolari saltano all'occhio in questa vicenda. In primo luogo, la licenza viene data contro il parere di ben due commissioni provinciali competenti in materia di paesaggio. In secondo luogo, beneficiario del provvedimento è il senatore Ivo Tarolli, esponente politico e quindi collega di Lorenzo Dellai e dei suoi compagni di giunta. Nella distruzione del paesaggio trentino, constatabile ictu oculi a Trento come in tutti gli altri centri della provincia, un ruolo importante spetta ai permessi sistematicamente rilasciati dalle varie giunte provinciali su ricorsi contro i dinieghi delle commissioni preposte alla tutela paessagistica. Si tratta di una prassi assolutamente normale, che si affianca alle deroghe e alle varianti in materia urbanistica. In questo modo tutti i paesi e le città del Trentino, dal primo all'ultimo, hanno completamente perso forma e misura. A questo punto la presenza e l'opera delle commissioni per il paesaggio risulta con ogni evidenza inutile e fastidiosa, o forse gradita solo ai preposti politici al fine di acquisire riconoscenza presso i ricorrenti di volta in volta beneficiati. Con la presente mi permetto quindi di proporne l'abolizione. Ne guadagneranno il soldo pubblico, per via dei gettoni di presenza così risparmiati, e anche la dignità personale dei commissari, non più esposti a imbarazzanti ribaltamenti. Le domande di autorizzazione paesaggistica dovrebbero invece essere rivolte, magari sotto forma di supplica, al presidente della giunta provinciale. Utile sarebbe forse accludere una tessera, un certificato di parentela o una raccomandazione. Certamente l'attuale tutela del paesaggio trentino non avrebbe a soffrire di questa riforma. Francesco Borzaga - Trento I pitbull cattivi? Colpa dei padroni L eggendo l'articolo sul vostro giornale di mercoledì 2 aprile nello spazio della cronaca, mi è caduto l'occhio sulla foto di un bellissimo pitbull, pertanto mi sono trovata a leggerne il contenuto. Stupita ancora una volta della superficialità con la quale la gente si propone davanti a tale razza, volevo solo portare all'attenzione di tutti il fatto che non è necessario abbinare una foto di un cane di questa razza a un articolo relativo a una denuncia verso un cane segugio. Credo che la nomea del pitbull sia già stata abbastanza rovinata grazie alle persone che ne sono in possesso, probabilmente nemmeno in grado di gestire se stesse. Perciò chiedo gentilmente di non alimentare certe leggende causando solo un aumento della diffidenza verso questi poveri cani che tendo a sottolineare, cani sì di indole più aggressiva, ma se, come ogni cane, educati in situazioni idonee, mostrano tutt'altro che cattiveria e ingestibilità. Approfitto anche per chiedere, a chiunque conoscesse il cane della foto utilizzata, informazioni per poter contattare il padrone di quel fantastico esemplare, in quanto anch'io in possesso di una splendida e buonissima cagnetta di questa razza così denigrata, ripeto, per colpa dei padroni. Contattatemi tramite questo quotidiano... ringrazio per l'attenzione. Martina e Selly Raccolta di fondi, grazie ai pinetani I n occasione di una raccolta fondi (per www.lamentorumeno.org) che ho fatto sabato 5 aprile a Baselga di Pinè, ringrazio quanti hanno dimostrato generosità contribuendo personalmente e in particolar modo il mio grazie più sentito va alle signore Giovanna Avi, Rita Boneccher, Albina Colombini, Rosanna Moser e al signor Marco Ioriatti (quando si dice beato tra le donne!). Roberta Papa 07/04/2008.

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L'Agno-Chiampo spera di schivare i tagli di bilancio (sezione: Costi dei politici)

( da "Giornale di Vicenza, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

ARZIGNANO. Comunità montana L'Agno-Chiampo spera di schivare i tagli di bilancio di Nicola Rezzara "Le Comunità montane servono, la nostra è l'unico collante fra le vallate del Chiampo e dell'Agno per sviluppare progetti comuni. Nella Finanziaria siamo diventati il capro espiatorio d'Italia per i tagli alle spese". Giampietro Dalla Costa, presidente della "Agno-Chiampo", è scettico sui tagli della manovra finanziaria per il 2008, elaborata dall'ormai ex-governo Prodi, imposti alle Regioni per le Comunità montane. Entro giugno la Regione Veneto dovrebbe riordinare le Comunità montane per ridurne il numero e, per quelle rimaste, decurtarne le spese almeno di un terzo. La Finanziaria intende colpire in particolare le Comunità montane sul livello del mare e quelle sprecone descritte da "La Casta" di Stella e Rizzo, ma finisce per coinvolgere anche quelle che comprendono vasti territori montani. La "Agno-Chiampo", spiega Dalla Costa, secondo i nuovi parametri della Finanziaria dovrebbe sopravvivere, perdendo però Valdagno che conta più di 20 mila abitanti, limite ultimo per essere ammessi con le nuove regole, e forse incorporando altri territori o Comuni limitrofi. "Aspettiamo la legge della Regione, ma credo che la nostra Comunità montana rimarrà" spiega Dalla Costa, che nelle varie versioni della Finanziaria elaborate prima del voto finale, più volte si era trovato ad un passo dalla chiusura. Il presidente dubita che la Regione riescarà a rispettare la scadenza: "Sei mesi passano in fretta e la discussione sulla legge di riordino non è ancora iniziata; la Regione avrà un bel da fare" ed auspica differenti criteri per le scelte: "Sarebbe meglio guardare alle zone prettamente montane e non ai confini comunali. Magari comprendendo solo alcune porzioni del territorio comunale ed escludendo quelle pianeggianti". Altro scoglio è la riduzione di oltre un terzo delle spese correnti, considerando che il bilancio della Comunità montana si aggira intorno al milione di euro, di cui il 70 per cento se ne va in stipendi. "I tagli ci metterebbero in grossa difficoltà, vedremo come fare" commenta Dalla Costa, che forse sarà costretto a rinunciare a parte degli otto impiegati. Proprio ora che dalla Regione dovrebbero arrivare 700 mila euro di finanziamenti in più per il 2008, grazie al trasferimento del tre per cento delle tariffe per l'acqua alle Comunità montane.

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Politici & galantuomini (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Ferrara, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

I COSTI DELLA CASTA Politici & galantuomini Esiste un intero filone letterario che ha fatto la fortuna di diversi editori e che è diventato estremamente popolare nel criticare gli eccessivi costi della politica. Archiviate sommariamente sotto la voce antipolitica, possiamo trovare pubblicazioni che vanno dal semplice sberleffo satirico al più serio giornalismo di denuncia. E anche nel perimetro della politica ufficiale vi è da tempo la consapevolezza della attualità e gravità del problema. Il sen. Cesare Salvi ha scritto nel 2005 un libro che ha addirittura anticipato il successo di clamorosi best-sellers antipolitici. E ancora lui, con Mussi e Napolitano, firmò un ordine del giorno per una riduzione dei costi della politica e per il recupero di rigore nella pratica della politica. Il documento fu presentato in un Consiglio Nazionale dei DS, nel luglio 2005. Non comprendo allora come il segretario del PD argentano, possa mostrare sorpresa e perfino irritazione se affermo che c'è anche chi fa politica per lo stipendio. Non si tratta di facile qualunquismo, né significa avere in spregio chi percepisce denaro dalla politica, ma di una fotografia di quella realtà che i commentatori più responsabili si preoccupano di denunciare senza pregiudizi. Perché un altro aspetto della questione, non meno grave, è che nessun schieramento è oggi completamente immune da questo fenomeno. La mia personale opinione è che un costo della democrazia sia inevitabile, se non altro per impedire che possano fare politica solo i ricchi, ma che occorra distinguere fra situazioni che sono molto diverse fra loro. E' certo, ad esempio, che i nostri parlamentari nazionali ed europei ed i nostri consiglieri regionali, sono i più costosi e numerosi d'Europa e non sono proprio i più efficienti. Così come è certo che tante indennità di nomina politica, in enti o aziende pubbliche, sono scandalosamente alte e non giustificate dai risultati. Al contrario, l'indennità riconosciuta ad un Sindaco (un Sindaco che lavori, beninteso) non è certo esagerata e i veri sprechi, in un Comune, si possono semmai nascondere in altri ambiti meno visibili (incarichi, assunzioni e così via). Sono in molti ad osservare che i partiti, costretti da Tangentopoli in poi a rigorose cure dimagranti, hanno progressivamente trasferito all'esterno il peso (e i costi) dei loro apparati. Destinazione più frequente di questa nuova figura di funzionario: il parastato, gli enti locali, le aziende, il sistema produttivo di riferimento. E proprio qui sta il punto: così come non si può dire che tutti coloro che percepiscono denaro dalla politica la fanno per interesse, neppure si può dire che tutti coloro che invece denaro non ne percepiscono, fanno politica per gli ideali. Perché si può vivere di politica restando galantuomini, ma può accadere che si faccia volontariato politico in cambio di una occupazione per sé o per altri. Può essere la moglie o il figlio, il compagno o l'amica (o anche tutti questi insieme). Ma di certo è difficile, in questi casi, invocare la passione politica per un malcostume che rischia di inquinare definitivamente il libero gioco democratico e di praticare una selezione del personale politico fondata più sull'obbedienza che sulle capacità. Credo che su questo pericolo varrebbe la pena di confrontarsi seriamente, senza alzare barricate, nell'interesse di tutti. Gabriella Azzalli Capogruppo di Argenta Rinnovamento.

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<Risorse per la sicurezza? Tagliamo i fondi ai partiti> (sezione: Costi dei politici)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

"Risorse per la sicurezza? Tagliamo i fondi ai partiti" Di Pietro: sarà uno dei cavalli di battaglia dell'Italia dei valori Molti bergamaschi per la Camera: serve un legame col territorio Ridurre gli sprechi, snellire la burocrazia, garantire sicurezza ai cittadini e certezza dei tempi per la realizzazione delle opere, prestare attenzione al territorio: Antonio di Pietro, ministro delle Infrastrutture ha colto l'occasione della visita di ieri all'Edil 2008, alla Fiera di Bergamo, per indicare le priorità dell'Italia dei valori. In mattinata, a margine di un incontro a Calolziocorte con gli amministratori locali, in merito al problema della scheda elettorale, ha rimarcato che questa così "come proposta quest'anno non dà ragione dell'esistenza di due coalizioni nette e chiare. In questa scheda elettorale non c'è corretta informazione". "Se è possibile ristampare le schede per garantire il diritto costituzionale di un cittadino ? ha rimarcato Di Pietro riferendosi alla riammissione della Dc di Pizza ? possibile che non lo sia per garantire i diritti costituzionali di tutti gli elettori?". Ministro, perché l'Italia dei valori, alleata con il Pd, ha preferito presentarsi con simbolo e liste proprie? "Pur riconoscendoci in modo leale e corretto nel candidato premier Veltroni, abbiamo specificità programmatiche. Crediamo di poter dare un contributo autonomo e importante in materia di sicurezza, legalità, funzionamento delle istituzioni, snellimento della burocrazia, lotta alla casta e riduzione degli sprechi. Abbiamo sottoscritto un programma che rispetteremo, ma all'interno del quale vogliamo dare priorità alle nostre proposte. Dopo le elezioni faremo un gruppo unico con il Pd secondo le forme che individueremo". Nei primi posti alla Camera presentate numerosi candidati bergamaschi. "Riteniamo necessario che nelle istituzioni ci siano rappresentanti che conoscono il territorio. Nei primi posti in lista ci sono molti bergamaschi: io come capolista, Silvana Mura, Sergio Piffari e Gabriele Cimadoro. Mi sembra un'attenzione forte al territorio per un partito che alla Camera eleggerà 15-18 parlamentari". Da più parti le viene riconosciuta la capacità di aver dialogato con le istituzioni locali. Criterio valido per il futuro? "I parlamentari dell'Italia dei valori dialogheranno con senso di responsabilità con tutti gli altri parlamentari bergamaschi per quella politica del fare che ho applicato in questi anni dialogando con gli amministratori locali a prescindere dal colore di appartenenza. L'interesse del territorio si tutelerà meglio se si farà fronte comune". Anche perché il tema delle infrastrutture rimane centrale per il Nord. "Siamo riusciti a ottenere risultati per l'alta velocità, la Brebemi, la Pedemontana: le infrastrutture sono un anello centrale per lo sviluppo; serviranno da contorno anche per l'Expo di Milano e per quella data saranno pronte importanti infrastrutture che collegheranno Bergamo con il capoluogo regionale. In Lombardia abbiamo sperimentato per la prima volta un modello di federalismo delle responsabilità: abbiamo sperimentato l'assegnazione a una società di scopo regionale della proprietà e del ruolo di concedente delle aree infrastrutturali a pedaggio. Questo permetterà di mantenere un flusso costante d'introiti che saranno utilizzati esclusivamente nella regione per ulteriori lavori infrastrutturali e per la tutela dell'ambiente". Le altre priorità? "Superare il dualismo tra impresa e lavoratori. Siamo a favore della riduzione delle aliquote fiscale e del costo del lavoro per le aziende. Occorre sostenere la piccola e media impresa. Abolire gli abusi del precariato, pur ritenendo necessaria una forma di flessibilità dinamica. La sicurezza è uno dei nostri cavalli di battaglia. Proponiamo un aumento del 30% delle risorse finanziarie a favore delle forze dell'ordine reperendo i fondi dal finanziamento ai partiti e ai giornali di partito; occorre aumentare del 30% il personale degli uffici giudiziari utilizzando il personale degli enti inutili. Proponiamo di ridurre da tre a due i gradi di giudizio". E il problema dell'informazione? "Deve essere riformulato e garantito il diritto dell'informazione con la legge sulle telecomunicazioni che l'Europa ha riconosciuto non più sufficiente e che proponiamo di risolvere. Il problema del conflitto d'interessi che riguarda Berlusconi è nell'attività istituzionale del nostro partito sin dal primo giorno. Ma sarebbe riduttivo parlarne pensando a una sola persona: è il sistema Italia che ha bisogno di una liberalizzazione maggiore. Il conflitto d'interessi deve essere risolto ai vari livelli a partire da quello che esiste tra sistema bancario e imprenditoriale sino a quello che riguarda la nomina dei controllori da parte dei controllati". Quale il senso della sua visita all'Edil 2008? "Rendere onore a una categoria che è uno dei volani principali dello sviluppo del Paese. L'impresa italiana è caratterizzata da grande professionalità nel progettare, realizzare, innovare. Soffre per regole farraginose e per i tempi lunghi. Abbiamo iniziato a introdurre modifiche per la certezza dei progetti, dei finanziamenti, del rispetto del cronoprogramma. Occorre intervenire anche per snellire il sistema burocratico e tempistica, evitare gli sprechi". Gianluigi Ravasio.

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Costi della politica: Libè replica alla Motta (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

CRONACA 07-04-2008 POLEMICA Costi della politica: Libè replica alla Motta II Il senatore Mauro Libè, candidato alla Camera dei Deputati per l'Unione di Centro, risponde all'intervento dell'onorevole Carmen Motta del Pd. "Sono davvero felice - dice Libè - che l'onorevole Motta abbia così a cuore la riduzione dei costi della politica e dello stipendio dei parlamentari. Questo è un problema che dobbiamo tenere in considerazione e sul quale dobbiamo lavorare seriamente ". "Dovrebbe però chiedere - continua l'esponente del partito che candida Pier Ferdinando Casini a Presidente del Consiglio - ai suoi colleghi senatori come mai, quando è stato proposto il blocco dell'aumento automatico degli stipendi dei parlamentari, solo in 40 (tra cui il sottoscritto) hanno votato a favore mentre loro si sono opposti". "I cittadini non si fanno prendere in giro: è tutto scritto, registrato e consultabile sul sito del Senato. E' troppo facile - conclude Libè - parlare bene e poi votare tutto il contrario in aula ".

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Province, un ente da sopprimere (sezione: Costi dei politici)

( da "Centro, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Di Ezio Pelino Province, un ente da sopprimere L'articolo di Fabio Melilli su Il Centro del 4 aprile, dal titolo "Province, l'utilità di un ente intermedio", riapre una questione sfiorata appena dalla campagna elettorale. L'autore, presidente dell'Unione Province Italiane, intervenendo per una difesa non petita delle province, dimostra di temere che qualche forza politica possa minacciarne la sopravvivenza. Lo vorremmo tranquillizzare. Ci risulta che solo Berlusconi ha parlato di soppressione, ma il suo è sembrato solo un passaggio del discorso teso ad accattivarsi quella parte dell'opinione pubblica ormai insofferente di costi, sprechi e privilegi della politica e della pubblica amministrazione. Tutti o quasi tutti i politici sono consapevoli della inutilità delle province. Le competenze di questo ente territoriale potrebbero essere affidate ai Comuni e alle Regioni. Sono, infatti, sostanzialmente limitate all'edilizia scolastica di alcuni istituti superiori e a quella viabilità che l'Anas reputa meno importante. I migliori politici ne vorrebbero la soppressione, ma solo in interiore homine. Nessuno ama suicidarsi sfidando l'insurrezione delle città capoluogo. Per la generalità dei politici le province sono più che utili, sono indispensabili: assicurano reddito e carriera a migliaia di loro nonchè a una schiera di portaborse, consulenti, assistenti e occupazione a circa 60.000 burocrati. La questione province è antica, comincia con l'unità d'Italia. Minghetti prefigurava uno Stato senza province, articolato per autonomie regionali. Ma, per timore che il potere rischiasse di tornare alle reazionarie classi dirigenti locali preunitarie, si preferì governare dal centro tramite i prefetti. De Gasperi, nel primo discorso alla Camera del giugno 1921, criticò, scandalizzato, la moltiplicazioni degli impiegati e la lievitazione delle spese nella sua provincia di Trento italiana rispetto alla Trento austriaca. Nel secondo dopoguerra, la soppressione fu decisa dalla Commissione dei 75, ma respinta dall'Assemblea Costituente. Nel '70, con l'istituzione dell'ordinamento regionale, un grande politico di un piccolo partito, Ugo La Malfa, si battè per l'abolizione delle province per ridurre le spese e non creare superfetazioni burocratiche. Con lui Enrico Berlinguer. Anche nella Bicamerale diretta da D'Alema si discusse seriamente dell'abolizione. Recentemente, Gianfranco Fini ha sostenuto che le province "servono solo al ceto politico, dovrebbero essere abolite". L'elenco di coloro che hanno avuto il coraggio di dichiararlo apertis verbis comprende il presidente del Friuli Riccardo Illy, il demoproletario Franco Russo, i diessini Augusto Barbera, Cesare Salvi, Massimo Villone, il presidente di Roma Metropolitane, Chicco Testa, i giornalisti Sergio Rizzo, Mario Cervi, Nicola Porro, Gian Antonio Stella. Quest'ultimo scrive, ironicamente:" Guai a dire che sono superflue, saltano su tutte le furie come le beate vergini a difesa dell'onore." Nessuno dei Paesi simili al nostro è articolato per province. In Francia, i Dipartimenti hanno una dimensione analoga alle province ma si collocano fra i Comuni e lo Stato. In Germania, le uniche realtà sotto lo Stato federale sono i Lander e i Comuni. In Gran Bretagna, le Contee hanno carattere tecnico-amministrativo e non politico. Analogamente negli Usa, dove le stesse hanno competenze giudiziarie o di polizia. In Italia, le province, invece di abolirle, si aumentano. E' tutta una corsa alla provincia: non c'è cittadina che non abbia il suo comitato di lotta e il suo parlamentare di riferimento. Erano 92 nel 1960, sono passate a 110 del 2005. Solo durante l'ultima legislatura le proposte presentate sono state 40 e, forse, solo la brevità della stessa ne ha impedito il varo di nuove. Nel 2002, in un solo colpo, la Sardegna ne ha istituite quattro. Regione a statuto speciale, non ha nemmeno chiesto l'autorizzazione al Governo e al Parlamento. A nulla è valso il ricorso di palazzo Chigi alla Corte Costituzionale. Scrivono Rizzo e Stella: "Il punto è che le province sono un formidabile serbatoio di poltrone: 104 presidenti più 104 vicepresidenti più 894 assessori più 104 presidenti delle assemblee consiliari più 3000 consiglieri per un totale di 4206 persone". Guadagnano dai 36 euro a gettone di presenza per i consiglieri delle province più piccole alle 4.531 per gli assessori e ai 7.000 per i presidenti delle più grandi. Solamente le cariche elettive ci costano 120 milioni annui. Gli stipendi dei dipendenti 2 miliardi di euro, senza contare le spese per uffici, telefoni, macchine. Per la Corte dei Conti, dal 2000 al 2005 la spesa totale gestita è passata da 10 miliardi a 17. In conclusione, la soppressione delle province comporterebbe un risparmio di 17 miliardi, il personale potrebbe essere utilizzato diversamente e si farebbe a meno di una classe politica del tutto superflua. Viene in mente l'ammonimento sempre attuale di Max Weber: "Un sistema democratico non regge se tutti vivono di politica e nessuno per la politica".

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Pensiamoci (sezione: Costi dei politici)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Rossana Rossanda A una settimana dal voto, tutto è stato detto dai leader. Dai microfoni su piazza e in tv. Tutto di basso profilo, qualche bugia, qualche furberia ma il quadro è chiaro. È il momento di pensare da soli, elettori maschi e femmine e giovani che avranno la scheda per la prima volta. Non affidiamoci agli umori, quelli che piacciono ai sondaggi. Come è successo al tempo del "Silvio facci sognare", lo slogan più scemo del secolo. Siamo alfabetizzati, abbiamo non solo speranze e delusioni ma comprendonio e memoria. Gli elementi per valutare a chi dare il voto ci sono tutti, nel presente e nel passato prossimo. Facciamo parlare i dati di fatto. 1. L'ultimo, arrivato fresco fresco dal Fondo Monetario Internazionale è che l'Italia è a crescita zero (0,3). E non è la crescita zero preconizzata dagli ecologisti, cioè una selezione degli investimenti che protegga e risani l'ambiente. È crescita zero nell'insieme caotico dell'attuale modello, crescita zero nell'occupazione, crescita zero del potere d'acquisto. Sarebbe utile che si incazzassero i candidati premier di fronte alle loro trovate, tipo: con me, mille euro mensili a ogni precario. Ottimo. Chi li paga? L'azienda che lo ha assunto per dodici giorni al mese? Gli intermediari, Adecco o Manpower? La cooperativa fasulla che lo costringe a essere socio-lavoratore o niente? Lo stato? E da dove fa entrare i soldi? Visto che nessuno propone di accrescere le tasse. Eppure si dovrebbe almeno redistribuirne i carichi, toglierli ai ceti più deboli, aggravare quelli più forti, bastonare un po' le operazioni finanziare - ma tutti sono contro. E poi la Banca centrale europea di una sola cosa ha paura - che il potere di acquisto aumenti e si riaffacci l'inflazione... chi mangia poco continui a digiunare, per favore. Nell'ultima settimana si sono ventilati ottocento o mille euro minimi di pensione al mese. Sette anni fa Berlusconi ne aveva promessi mille. Poi s'è visto che ne avevano diritto solo quelli in tardissima età e condizioni più disastrate. L'estate scorsa tutti salvo l'abominevole "sinistra radicale" hanno strillato che l'Inps era in deficit, e sulla parola di Epifani i pensionati hanno votato in massa come se fosse vero. E intanto né Berlusconi né Veltroni né Casini accennano a mettere un tetto alle pensioni superiori a una certa cifra - tipo Banca d'Italia e altre. Forse redistribuire non basta, ma sarebbe una misura di decenza. 2. La recessione è in arrivo. Già imperversa sugli Usa, la Fed riduce i tassi, tutti sono preoccupati salvo Repubblica, quotidiano di Veltroni, che ha pescato a Cernobbio quattro persone (per la verità tre e mezzo, Spaventa è più cauto) disposte all'ottimismo. Sta arrivando in Europa e che significherà per l'Italia? Berlusconi, in un sussulto di sincerità, ha promesso lacrime e sangue - a tutti, meno ai ricchi cui ridurrà le tasse. Ma che significa l'arrivo d'una recessione su un paese che è già a crescita 0,3? In un'Europa a crescita 1,3 se va bene? Fra poco nessuno sarà in grado di pagare quel che importa e di farsi pagare quel che esporta. Per quale altro motivo la Cina sostiene il dollaro? In questo quadro l'occupazione - che per salire avrebbe bisogno almeno d'una crescita del Pil attorno al 3% (dieci volte di più dell'attuale in Italia) - non crescerà. Già gli occupati dichiarati dalle statistiche erano per almeno un quarto fasulli, mezzi-posti o quarti di posto del precariato, forma di disoccupazione travestita. Ormai trentenni già diplomati, laureati o dottorati, (se non in qualche disciplina scientifica per la quale c'è sbocco fuori dall'Italia) , figurarsi i non diplomati, sono ancora in cerca dell'impiego per il quale hanno studiato, pesano sui genitori, e non pochi si accingono a montare un bar o un'impresina del genere, perlopiù in subappalto, per rendersi indipendenti, sposarsi, fare un figlio. E poi ci si duole che le intelligenze se ne vadano e la natalità resti bassa. 3. Dagli anni '90 tutti i partiti, eccentuata Rifondazione e pochi altri, hanno piegato la testa al vecchio diktat liberista: lo stato non metta il becco in economia. Capitali e lavoratori, vanno lasciati al mercato e al suo occhio invisibile. Ah sì? Oggi l'occhio del mercato ha come minimo la congiuntivite acuta. Se no non saremmo a questo punto (dovrei scrivere "nella merda"). Anche gli europei lo sono, appena un po' meno la Germania perché ha difeso la qualità del prodotto e la Francia perché al mercato sottrae ogni tanto qualcosa. Ma la Commissione Ue strilla subito al protezionismo (sottace soltanto l'uso degli Stati Uniti delle spese militari a mo' di enorme offerta). E infatti il miliardario indiano Mittal s'è mangiato l'acciaio francese, non perciò pagando i lavoratori indiani come in Francia, ma proprio perché li paga quattro volte di meno. Da noi, i liberisti si rallegrano che l'Italia debba lasciare l'Alitalia a Air France-Klm, i sindacati sembrano accorgersi solo ora della gestione sciagurata dell'azienda della quale sono i soli a pagare il prezzo, la destra sanguina per l'"italianità" perduta, Berlusconi tira fuori conigli dal cilindro per far voti, l'insieme fa pena. Non solo. Lo stato non ha da metter becco nell'economia, ma soldi nelle imprese sulla semplice fiducia che creeranno nuovi posti di lavoro. Così i furbetti prendono i soldi, alzano capannoni e se la filano senza aver assunto nessuno o licenziando subito. Non ci sono controlli. Ma non impossibile a sapersi: ce lo dice Report, cifre, nomi, luoghi, anni - ma anche noi telespettatori siamo strani, non so, non ho visto, se c'ero dormivo. L'Italia ha smesso di avere industria pubblica per dare i quattrini ai privati, che li prendono e scappano. Quanti? Vorrei saperlo, e anche perché, invece che spendere a destra e a sinistra senza controllo, lo stato non ha a suo tempo raddrizzato Alitalia. Non mi si dica che è colpa dei sindacati che non accettavano 2000 "esuberi". Se Air France la può comprare, come ha già fatto con la compagnia olandese, perché non lo ha fatto la nobile imprenditoria italiana? E magari, ahinoi, lo stato di cui sopra? Alla sottoscritta di una compagna di bandiera non importa niente, dei suoi lavoratori molto. Perché devono subire e pagare per le nefandezze di chi li ha gestiti? Il loro paese li deve difendere, e così i loro sindacati. Ma come possono farlo senza discutere la strategia dell'impresa? Se l'ideologia oggi in voga dice che proprio non si può, perché i leader della destra e del centro non dicono al microfono: "Lavoratori! Cavatevela! Noi sulle scelte delle imprese non siamo in grado di interferire! Né lo vogliamo!". Almeno così l'elettore lo sa. E' vero che potrebbe saperlo lo stesso, siamo nell'epoca della comunicazione totale, e rammentarlo al leader del Pd quando questi gli predica con voce commossa che padroni e dipendenti pari sono e hanno lo stesso identico interesse. 4. Ci dicono che bisogna tagliare la spesa pubblica. Dove? La teoria liberista dice che lo stato deve intervenire solo dove il privato non arriva. Ebbene, si diano ai privati scuole e sanità, e più o meno sottobanco i soldi per gestirseli da aggiungere ai costi che il cittadino deve pagare. Erano diritti? Ebbene, prendiamoli come semplici raccomandazioni. Non che in Italia sia enunciato così chiaro, ma largamente praticato. Due giorni fa il presidente francese Sarkozy ha deciso di "modernizzare" lo stato, cioè ridurne energicamente le spese, ogni due funzionari che se ne vanno, se ne prende uno solo. Peccato che la maggioranza dei funzionari siano nella scuola. Si dimezzino lo stesso. E poi a Lisbona hanno detto e sottoscritto che educazione e formazione sono l'asse della nuova Europa. Da quel che si capisce, soltanto le spese militari aumenteranno. L'Europa avrebbe finalmente il permesso degli Stati Uniti per fare la sua forza di difesa da aggiungere, si suppone, alle "missioni", parola con cui si nascondono le partecipazioni alle imprese belliche di Bush. Ecco un intervento statale ammesso: servono anche per dare impieghi, contratti detti condizioni di ingaggio, che stanno diventando sempre più strani. Vedi l'ammazzamento di Calipari. 5. Non dimentichiamo la sicurezza. Gli italiani sono buoni ma non amano essere assillati tutti i giorni dall'extracomunitario - pardon anche dal comunitario romeno - appena mettono il naso fuori di casa. Per la sicurezza sono disposti a spendere, gli elettori di nove decimi dell'arco politico, quel che non vogliono più spendere in beni pubblici o in solidiarietà - diciamo che la sicurezza è il solo bene pubblico da privilegiare. E i candidati premier di destra e di centro e democratici non se ne privano. A Milano si fanno i pogrom contro i campi nomadi, e quella illuminata città non fa una piega. Da Roma Veltroni ha ottenuto in 48 ore non solo una calata di polizia contro un insediamento romeno, ma una legge che facilita le espulsioni, e sarebbe peggiore se la sinistra "estremista" non l'avesse parzialmente corretta. La sicurezza è un tema imbroglione. Perché chi immigra è perlopiù un marginale e quindi malvisto. E come no? Chi viene senza un contratto di lavoro - ma come farebbe ad averlo da fuori, da lontano, senza appoggi perché si muovono i più disgraziati - si deve poter mandar via, perché se non ce la fa si muove sull'orlo della legalità, e magari ne esce, e alimenta la microcriminalità. Di chi sono piene per due terzi le italiche galere? Di immigrati. I quali servono, e come, alle imprese, anche se in nero, per cui il cavaliere ha pensato persino di dargli un voto amministrativo - arretrando subito davanti alla Lega su tutte le furie. L'attuale società afferma di essere per i diritti umani, ma produce marginalità, la sbatte in galera, produce crisi e bisogni crescenti nel resto del mondo e però tenta di bloccare l'immigrazione. Intanto l'occidente abbassa di anno in anno i già modesti aiuti che davano ai paesi di provenienza. 6. I costi della politica. Ecco un punto che unifica, a quanto sembra, gli italiani: la politica costa troppo, ma soprattutto gli addetti alla politica trovano il modo di compensarsi troppo. Falso? No,vero. Da quando? Dagli anni Settanta in poi, per salari da capogiro da una legislazione all'altra. Meno i politici sono stati apprezzati, più sono stati pagati. Facciamo l'esempio che conosco: il mio. Per essere stata cinque anni deputata (1963-1968) ricevo un vitalizio che oggi è di 2.162 euro netti. Si chiama vitalizio perché non si sommino due pensioni - la mia dell'Inps è 850 euro. Non so come sarei vissuta senza, ma ammetto che se me lo togliessero non oserei aprir bocca. Ma, negli anni Ottanta sono stati in molti a sostenere che se un deputato non veniva pagato bene, si sarebbero candidati solo i miserabili. No, la retribuzione per l'incarico politico, elettivo o no, ha da essere decente ma commisurata al tenore di vita medio del paese, non della sua parte privilegiata. Ma questa verità, che Salvi e Villone avevano scritto per primi, ma nessuno ha ascoltato finché non l'hanno ripetuta quelli del Corriere della Sera - non può servire da grimaldello per cambiare le Costituzione, perché diciamola tutta, quando Veltroni e Berlusconi litigano o si accordano per le riforme delle istituzioni, non intendono solo la legge elettorale né che si tratti di abbassare i costi delle Camere e dei ministeri. Si tratta di andare verso una repubblica presidenziale. Ci sono riforme e riforme: quando si sente la parola, bisogna chiedere: Scusi, precisiamo? 7 e finale. Ecco dunque altri sei punti, oltre quelli trattati finora dal povero gatto del lunedì - su cui ci sono state più oscurità che chiarezze nella campagna elettorale. O qualche chiarezza, se c'è stata, fa paura. Chi legge, ci pensi. Siamo a una svolta della storia italiana, vorrebbe esser la conclusione del 1989. Tabula rasa della sinistra. Per conto mio, tanto perché sia chiaro, voterò Bertinotti. So bene che la Sinistra Arcobaleno non ha dato tutte le risposte, ne ha date, siamo sinceri, solo alcune. Ma è la sola ad avere posto questi problemi. Ed è per questo che la si vuole cancellare dalla scena politica. Il più accanito sembra il Pd, come succede quando si ha che fare con il proprio passato, che non si riesce a elaborare e si vorrebbe liquidare. Bisogna essere ben obnubilati dalla passione, e forse da una certa angoscia, per accusare Bertinotti di aver "segato" l'albero di Prodi. Come fosse stato lui ad averlo fatto cadere, invece che Mastella, Dini e soci. Lasciamo andare. Io voto Bertinotti perché voglio che una sinistra seria e non pentita resti su piazza. E perché la Sinistra Arcobaleno intende rielaborare tutto quello di cui sopra, e prima, e altro. Non sarà semplice, non dovranno essere loro soli. Tutti portiamo qualche livido addosso. Ma non siamo morti, né staremo zitti.

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ANCORA bufera sugli incarichi del Comune. E' di nuovo il leader (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Prato)" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

PRATO pag. 23 ANCORA bufera sugli incarichi del Comune. E' di nuovo il leader ANCORA bufera sugli incarichi del Comune. E' di nuovo il leader provinciale di An Maurizio Bettazzi a sferrare il suo attacco alla giunta e in particolare all'assessore al personale Andrea Breschi. "E' passato più di un mese e mezzo - ha detto - da quando con una domanda di attualità ho chiesto la lista delle eventuali consulenze assegnate a eletti nei consigli di quartiere, quindi in modo illegittimo. Nessuno mi ha ancora risposto, nonostante il fatto che il consiglio comunale si sia riunito nel frattempo quasi ogni settimana. Il mio sospetto che ci sia qualcosa da nascondere è intanto diventato quasi una certezza". LE DOMANDE di attualità in genere vengono infatti iscritte all'ordine del giorno del consiglio comunale immediatamente successivo alla loro presentazione, invece nel caso di Bettazzi il question time è stato di fatto congelato, con ogni probabilità - a questo punto è lecito supporre - con l'intenzione di rinviarlo a dopo il voto. "L'assessore competente che mi dovrebbe rispondere - aggiunge Bettazzi - è il responsabile del personale Andrea Breschi: quando presentai la mia domanda di attualità si trovava in Libano, per una fondamentale missione di cooperazione internazionale... Da tempo è però tornato nella nostra Prato, quindi mi chiedo cosa stia aspettando a dare le risposte che mi deve. Io credo le elezioni, perché, anche senza risposte ufficiali, la verità in Comune circola ormai da tempo". SECONDO le indiscrezioni, infatti, ad almeno un paio di eletti nei quartieri sarebbero stati assegnati incarichi che non dovevano essere affidati, oltre al caso già emerso di un ex consigliere del quartiere Sud che, prima di dimettersi perché nel frattempo assunto proprio in Comune, aveva ricevuto una consulenza nell'ambito degli studi sul prg. Ma ci sarebbero anche una dozzina di incarichi assegnati a membri esterni dei consigli di quartiere, persone quindi non elette, ma chiamate a partecipare alle riunioni in qualità di esperti e quindi pagate dal Comune anche con il gettone di presenza (45 euro a seduta). Negli ultimi nove anni queste consulenze "anomale" avrebbero comportato una spesa compresa fra i 150 e i 200mila euro. SULL'UNICO caso di incompatibilità già ufficiale Bettazzi nelle scorse settimane ha già comunque presentato un esposto alla corte dei conti. "Fra consulenze e concorsi - aggiunge - in Comune stanno emergendo episodi gravi di mancanza di trasparenza e irregolarità, basti pensare all'aspirante funzionario amministrativo a cui è stato permesso di usare l'i-pod durante un esame scritto o alla gara per ingegneri con le domande preparate quasi su misura, episodi su cui non a caso la procura ha aperto un'inchiesta. A me pare una situazione indecente e per la seconda volta invito il sindaco non solo fare chiarezza, ma finalmente anche pretendere dai suoi uffici e dai suoi dirigenti comportamenti più rispettosi delle leggi e delle regole della buona amministrazione".

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Mi gioco tutto in 4 regioni (sezione: Costi dei politici)

( da "Panorama" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

WALTER VELTRONI Mi gioco tutto in 4 regioni MAURIZIO BELPIETRO intervista Combattere l'inflazione, gli sprechi della politica, la mafia, le inefficienze della giustizia: un libro dei sogni che Walter Veltroni ha fatto diventare programma elettorale. Con una convinzione: il Pd può vincere. Sempre che in Lazio, Sardegna... Walter Veltroni non ama gli strappi. Quelli che ha dovuto consumare in campagna elettorale con Rifondazione e con i socialisti gli bastano e avanzano per i prossimi anni. Ora ha bisogno del consenso di tutti. Dunque misura le parole, lima gli spigoli e a ogni domanda si fa rotondo e liscio, attento a non urtare la suscettibilità di nessuno degli alleati. A metà intervista gli scappa una frase sul Mose, la barriera che dovrebbe fermare l'acqua alta a Venezia. "Si deve fare" dice senza esitazioni. Ma poi, temendo di dispiacere a Massimo Cacciari, il sindaco lagunare esponente di spicco del Partito democratico, si corregge: "Si deve fare, ma cercando l'accordo con le comunità locali e sostenendo le altre misure per la salvaguardia di Venezia", che è un po' come volere la botte piena e la moglie ubriaca. Il candidato premier del Pd sa che corre su un campo minato, dove in qualche caso gli ordigni li hanno occultati proprio gli amici. Pierluigi Bersani dice che serve uno scatto di reni. Quando lo farà? No, Bersani non ha detto così, quella è una forzatura dei giornali. Lo scatto di reni è già in corso, lo stiamo facendo da settimane e i risultati si vedono. Quando abbiamo iniziato stavamo 22 punti sotto la destra, ora manca poco. Massimo D'Alema dice che lo slogan "Si può fare" è moscio. Che risponde? Sugli slogan ognuno ha la propria opinione: l'importante è il risultato. D'Alema e Bersani con quelle frasi si preparano al dopo voto. Lei rischia la testa se il Pd non tocca il 35 per cento? Guardi, la leadership non è in discussione. Non ne parla nessuno. Ma i giornali sì. Ecco, appunto: solo i giornali. Ho fatto anch'io questo mestiere. Sento aria di correnti. Non nel Pd. Certo, si discute, come in ogni partito democratico, ma è un partito unico, senza divisioni. Nelle piazze in cui vado c'è una bandiera, non due o tre come nelle manifestazioni del Popolo della libertà. Il Pdl non è un partito, ma un'alleanza elettorale. La miglior difesa è l'attacco. No, io non faccio campagna elettorale come Silvio Berlusconi. Ho ricevuto caterve di insulti, ma non rispondo. Mi limito a osservare che sembra di essere nel '94. Parla di stalinismo, brogli e dimentica di dire che ha governato per sei anni. Noi guardiamo al futuro. Abbiamo chiuso con la sinistra radicale dando un forte segnale di discontinuità. A proposito di discontinuità, avete dato un taglio anche a Romano Prodi. Prodi ha fatto molto. Ha trovato un paese con un debito e un deficit in crescita e una spesa pubblica aumentata di due punti e mezzo e ha fatto un'opera di risanamento finanziario. Ma la maggioranza che lo sorreggeva era eterogenea e confusa, non poteva essere la maggioranza per fare le riforme. Oggi ce n'è una nuova: è chiaro che c'è un forte elemento di discontinuità. Ma molti ministri del governo Prodi sono candidati col Pd. Sì, ma non ci sono quelli che andavano in piazza contro il governo. Non c'è più quella sinistra che affiggeva manifesti in cui si prometteva che anche i ricchi avrebbero pianto. Che cosa c'è nel Pd ora? C'è una forza democratica europea che ha come stella polare la crescita del Paese, che è contro la povertà, non contro la ricchezza. Una forza di centrosinistra che si ispira ai democratici americani, da Roosevelt a Clinton. Lei evoca gli Stati Uniti, intanto l'Italia fa i conti con un'inflazione mai così alta negli ultimi 12 anni. La crescita dipende da fattori internazionali: se sale il prezzo del grano e del petrolio, non si può dar la colpa a Prodi, come fa l'opposizione. Semmai Berlusconi si dovrebbe preoccupare di ciò che non fece per i prezzi quando era in carica e fu introdotto l'euro. Lei ha promesso di aumentare salari e pensioni a chi guadagna meno di 25 mila euro l'anno. Un vostro ex alleato, il socialista Enrico Boselli, vi chiede: chi paga? Noi abbiamo spiegato come finanzieremo i nostri provvedimenti e una tabella del Sole 24 Ore ha dimostrato che si può fare. Con una riduzione della spesa pubblica di un punto l'anno le risorse ci sono. Cosa taglierete? Penso ai costi della politica, alla spesa burocratica, all'abolizione delle province nelle aree metropolitane e degli enti inutili. Ridurre i costi della politica è molto popolare, ma poco produttivo: si recuperano alcuni milioni di euro, non i miliardi che servono per aumentare pensioni e salari. Sì, ma si può cominciare. Se si inizia a ridurre da 1.000 a 500 i parlamentari e a pagarli quanto quelli di altri paesi europei, si fa un primo passo che va oltre il risparmio e ci mette in sintonia con un Paese dove molte famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Poi si possono tagliare i finanziamenti ai giornali. Anche a quelli di partito, come "L'Unità"? Io finanzierei solo gli organi di partito. Ma uno solo per ogni partito: basta con le deroghe che consentivano a due parlamentari di ottenere soldi pubblici per un foglio stampato. Se dai 31 gruppi parlamentari scenderemo a sei, solo quei sei potranno avere i contributi per il loro giornale. Antonio Di Pietro vuole abolire anche le authority. Lei? Nel programma questo non c'è. Si possono ridurre di numero e qualificare, ma non abolirle. A proposito dell'ex pm: avete imbarcato i giustizialisti e lasciato fuori i socialisti. Vi siete giocati la possibilità di intervenire sulla giustizia italiana. Di Pietro ha sottoscritto il nostro programma, anche in materia di giustizia. E d'altra parte Berlusconi lo voleva ministro nel '94. Dunque non rinunciamo proprio a nulla. Prendiamo le intercettazioni. Noi diciamo che i magistrati possono intercettare chiunque, ma se poi finiscono sui giornali ne rispondono. Come? Con la carriera. È un meccanismo di responsabilità. I nomi e la privacy delle persone vanno tutelati, non è possibile che le intercettazioni finiscano in prima pagina. E gli altri problemi della giustizia come pensa di risolverli? Dobbiamo ridurre il numero di liti che approdano nei tribunali, trovare altre forme, ricorrere di più ai giudici di pace. E poi dobbiamo introdurre criteri manageriali. Serve un manager che razionalizzi costi e procedure dentro i palazzi di giustizia. Si occuperà anche dell'orario di lavoro dei magistrati? Certo. Un manager deve garantire l'efficienza. Ma servono anche norme meno complicate, leggi più chiare. Ha promesso di tagliare 5 mila norme entro l'anno. L'Italia ha decine di migliaia di leggi: un record. Ma ha anche il record del mancato rispetto di quegli stessi regolamenti. Bisogna semplificare. La pubblica amministrazione deve essere più efficiente, bisogna introdurre l'obbligo di una risposta in 30 giorni. E se non risponde? Bisogna sanzionarla. Berlusconi dice che serviranno misure impopolari. E lei? Faremo cose impopolari contro mafia, camorra e 'ndrangheta. Io voglio annientarle, perché succhiano energia al Sud e non possiamo pensare che il Nord continui a trascinare il Mezzogiorno. Opere pubbliche: la Tav si farà? Faremo un grande piano, perché vogliamo estendere l'alta velocità a tutto il Paese: i treni sono molto meno inquinanti delle macchine. Ma per far ripartire le opere pubbliche bisogna introdurre nuove norme, che prevedano tempi e semplicità delle pratiche. La procedura di impatto ambientale deve essere cambiata: la valutazione deve arrivare in tre mesi. È favorevole al nucleare? Bisogna fare grande attenzione alle tutele scientifiche, perché il nucleare ha un grande impatto sull'ambiente. Ma per abbassare le tariffe della bolletta energetica, penso alle liberalizzazioni e a risorse naturali come l'energia solare e quella eolica. Per l'Alitalia sta con i francesi? Non parteggio per nessuno, ma la compagnia franco-olandese è l'unico soggetto in campo: non c'è nessuna cordata italiana e dire che spunterà dopo le elezioni è una presa in giro. Lei promette meno precarietà ai giovani: abolirà la legge Biagi? Io sono tra quelli che hanno sostenuto Marco Biagi: ho scritto un articolo in cui spiegavo che la flessibilità è fisiologica, ma non va confusa con la precarietà. Non si può creare una generazione precaria a 40 anni. Ecco perché ho proposto un salario minimo. Il lavoro precario deve costare di più, non di meno. Gli incentivi semmai vanno dati a quelle aziende che trasformano i contratti a termine in posti fissi. Ha messo in lista Massimo Calearo e l'operaio della Thyssen, Pietro Ichino e Paolo Nerozzi. Ossia tutto e il suo contrario: ma qual è la linea del Pd sui temi economici? Innanzitutto, meglio Calearo e l'operaio della Thyssen che Ciarrapico, Dini e Alessandra Mussolini. E poi un grande partito ha bisogno di esperienze e culture diverse. Non devono pensarla tutti allo stesso modo. Quel tempo è finito. Per far crescere l'Italia serve un'alleanza di produttori, di imprenditori e lavoratori. Anni fa, in un'intervista, lei mi disse che avrebbe lasciato il posto di sindaco di Roma per dedicarsi all'Africa. Se vincerà le elezioni, quando finirà il mandato, si dedicherà al suo vecchio progetto? Quello è il mio progetto di vita, ma chi fa il mio mestiere deve tener conto anche di altro. Quando 3 milioni e mezzo di persone ti chiedono di fare una cosa e quella cosa è il tuo sogno di una vita, non puoi non tenerne conto. Dunque, non sarà il suo ultimo incarico? Perché lo chiede solo a me? E non lo chiede a Berlusconi? Il leader del Pdl fa politica da prima di me. Anzi, lui ha sempre fatto politica, se per politica si intende la vicinanza con chi ha il potere. Cosa invidia a Berlusconi? Pato e Kakà. Se vince, questa volta farà la legge sul conflitto di interessi? Certo, la faremo. Ma sarà una legge liberale, non contro qualcuno: una norma indispensabile. Non si è perso troppo tempo in questo Paese a parlare di tv e della loro regolamentazione? Confermo: ne abbiamo discusso troppo, ma abbiamo perso tempo anche a discutere di stalinismo, brogli e altro. In tema di droghe, lei è proibizionista oppure per la legalizzazione? Sono per contrastare il traffico della droga. Non si fa la guerra al punto terminale, ma a chi la distribuisce. Mai fumato spinelli? Mai. Ma non ho mai fumato neanche sigarette. Dica la verità: quante sono le regioni in bilico? Quattro: Lazio, Sardegna, Abruzzo e Marche. Continua a sognare di farcela il 13 e 14 aprile? Ormai, più che sognare comincio a vedere.

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Pecoraro, dalle figurine ai veleni della Casta (sezione: Costi dei politici)

( da "Corriere Adriatico" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

La parabola dell'ex assessore, citato sul pamphlet di Rizzo e Stella e indagato per corruzione Pecoraro, dalle figurine ai veleni della Casta ANCONA - La parabola di Marco Pecoraro Scanio è tutta colorata di verde, dall'erba dei campi di calcio alla "v" maiuscola del partito ambientalista. In posizione centrale e cruciale su entrambi i terreni, su tutte e due i fronti a ricucire con il fiato da centrocampista di quantità e con l'arte di mediatore che l'ha accompagnato fino a Palazzo Madama. Nei primi anni '90 prende per mano l'Ancona Calcio del patron Pieroni e la trascina nella scalata al Paradiso della serie A. Nel '97, appese le scarpette al chiodo e svestita la casacca biancorossa, indossa l'abito elegante per candidarsi alle amministrative. Subito un successo, subito assessore allo sport e al turismo, che con lui diventano un'accoppiata vincente sul palco degli eventi organizzati in città. Il sindaco Sturani emula il suo precedessore Galeazzi e lo conferma in giunta. Nel 2004 il salto, prima in consiglio provinciale fino al 2007, poi al Senato. Il mediano con i polmoni d'acciaio e le battaglie ecologiste al liceo nei primi passi del curriculum dà un'accelerata alla carriera con uno scatto micidiale. Ottimo profeta in patria a Salerno, arriva un'altra "v", quella di veleni. Viene citato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel best seller La Casta, che tratteggia il volto antipatico e impopolare della politica italiana. I picconatori infieriscono anche sui fratelli Pecoraro, in parlamento nel 2006 "tra tanti figli e cugini e nipoti". E rammentano la ribellione del "big" Alfonso, ricordando "come Marco, che faceva il calciatore e arrivò a giocare anche in serie A, fosse un tempo molto più famoso: Lui era sulle figurine Panini quando io non ero neppure consigliere regionale in Campania". "A candidare il fratello (stoppato allora da Ciriaco De Mita: Se lo facevamo noi succedeva un putiferio) - ci aveva già provato alle elezioni del 2001 - continuano gli autori del Pamphlet -. Fallito il primo blitz, gli riuscì il secondo nel 2006, blindando il caro congiunto in due circoscrizioni durissime per il Senato". Una vergogna, per la fazione dei Verdi dissidenti, addirittura schifati. "Il leader non fece una piega". E Marco? Nemmeno lui si scompose: "Sono contento di avere un fratello che sa farsi rispettare. Non vedo dov'è lo scandalo. Io nasco calciatore, da qualche anno c'è un leader del centrosinistra che mi stima e mi vuole candidare". Di più. Marco guardava il rapporto con il parente Vip rovesciando la prospettiva. "Alfonso riceve il sostegno di una persona che in fondo ha lasciato qualcosa, nello sport e nelle città in cui ha giocato. Sono io che lo sostengo nelle battaglie, non lui che appoggia me". Erano solo schizzi di fango, che sarebbe arrivato a manciate. Onori e oneri del legame di sangue con un ministro. A Marco tocca condividere con Alfonso il destino di indagato, e l'accusa di far parte di un comitato d'affari dove si distribuivano appalti a imprenditori che cercavano guadagni facili nel terreno inquinato dei rifiuti in cambio di viaggi di lusso, telefonini, e via ricevendo favori. Solo sospetti ancora tutti da dimostrare. Per Marco un'entrata a pié pari. EMANUELE COPPARI,.

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Salerno: In Consiglio comunale si parla anche della localizzazione del termovalorizzatore (sezione: Costi dei politici)

( da "Salerno notizie" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Spicca un nutrito pacchetto di punti urbanistici nel consiglio comunale tenutosi in mattinata a Palazzo di Città. Fondamentale il passaggio in assise relativo alla localizzazione a Cupa Siglia del termovalorizzatore. La votazione è stata preceduta da un dibattito che ha confermato gli assetti politici in seno al consiglio, con la maggioranza schierata a favore con la sola eccezione di Andria, che ha scelto l'astensione al pari di Celano di An. Favorevoli, invece, i consiglieri di Forza Italia. Novità anche sul fronte dell'edilizia economica e popolare: qui il consiglio ha votato la cessione delle aree con diritto di proprietà per i Piani Peep: si tratta di zone residuali nei quartieri Italia ed Europa dove sarà possibile costruire in futuro nuovi alloggi. Tra i provvedimenti di natura economica c'è la conferma del passaggio del servizio di riscossione dei tributi da Etr-Equitalia a Salerno Energia, per la quale l'assise ha dato il via libera anche per la ricapitalizzazione, mentre cambia la composizione delle commissioni consiliari: per favorire la massima partecipazione politica saranno composte da 23 membri, ma resta inalterato l'ammontare del gettone di presenza. Infine, da sottolineare la modifica all'art. 69 dello Statuto, che riguarda le Circoscrizioni: i parlamentini di quartiere diventano facoltativi. Per un eventuale rinnovo, bisognerà pronunciarsi 180 giorni prima della scadenza elettorale. 07/04/2008.

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"Casta stampata" con due direttori che hanno fatto tanto per Libertà ANNA PRATI ZANI (sezione: Costi dei politici)

( da "Libertà" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

39 IL GIORNALE DELLE OPINIONI lunedì 7 aprile 2008 Un bell'incontro e un libro "Casta stampata" con due direttori che hanno fatto tanto per Libertà ANNA PRATI ZANI Letta la notizia dell'incontro che sarebbe avvenuto alla libreria Ipercoop per la presentazione del libro "Casta Stampata" di Luigi Bacialli, con la partecipazione attiva del direttore di Libertà Gaetano Rizzuto e del capocronista Giorgio Lambri come moderatore e "punzecchiatore," subito mi è venuto di dire... questo non me lo posso proprio perdere? e così ho fatto, nonostante la distanza. Parlandone poi con amici ne è uscito un giudizio spontaneo? è un incontro storico e qui ne devo spiegare la ragione: quando Luigi Bacialli arrivò a "Libertà", primo direttore esterno dopo più di un secolo di gloriosa storia della famiglia Prati, si accorse che occorreva, per forza di cose, qualche aggiornamento, senza però sradicare, ma innestando sul prestigioso passato nuovi virgulti, come ci insegna madre natura, per avere frutti migliori. La sua capacità giornalistica ebbe subito grande successo (forse neppure sperato). Il nuovo impulso dato alla pagina delle lettere fu cosa molto gradita dai lettori, perché allargava la possibilità, anche ai semplici cittadini, di rivolgersi al direttore come punto di riferimento di sicuro ascolto, capace di dare voce ai loro bisogni, a volte anche gravi e quasi sempre inascoltati da chi di dovere. Purtroppo sappiamo chi sono questi ?chi di dovere? Le innovazioni si stavano allargando un po' a tutto l'impianto del giornale quando arrivò la notizia che per ragioni di cambi di proprietà il direttore Bacialli era stato sollevato dal suo incarico. Questo creò un po' di sconcerto in non pochi lettori. Negli ultimi anni si sentì parlare di lui, come direttore di giornali in altre città, ecco perché leggendo dell'incontro diversi pensarono , con vivo piacere ? ad un incontro storico. "Libertà" è sicuramente nata sotto una buona stella, perché una volta chiarite le situazioni societarie il giornale riprese una vita di normale quotidianità come dal 1883, anno della sua fondazione. Era l'anno 2000, quando arrivò come direttore un siciliano doc, Gaetano Rizzuto, con larga esperienza giornalistica e direzionale alle spalle e con propensione congenita e culturale a sentirsi cittadino del mondo. Conservo il primo splendido editoriale del tre settembre 2000, un programma dettagliato di come intendeva mettere "Libertà" al servizio di tutta la comunità piacentina. Programma non solo largamente realizzato, ma allargato con tante altre importanti iniziative (in continuo divenire) che hanno portato "Libertà", quindi Piacenza, ad essere conosciute oltre i confini provinciali, italiani e anche europei. Certo è che se i politici di turno si leggessero attentamente tutti gli editoriali che l'attuale direttore ha scritto lungo questi otto anni un po' più di sale in zucca c'entrerebbe, mi si passi la frase molto scolastica. Da siciliano doc (le proprie radici non si dimenticano mai) è diventato anche piacentino doc, dimostrando con tutta "Libertà" di amare il territorio piacentino, montagna compresa, più lui dei piacentini e dei politici in particolare. Tornando alla bella serata devo dire che il folto pubblico in sala stava a dimostrare che l'idea era piaciuta a molti. Non voglio e non posso dilungarmi troppo, perché la cronaca della serata è stata scritta con molta chiarezza dal bravo giornalista e scrittore Mauro Molinaroli su "Libertà" del 21 marzo. E' vero, ha fatto un certo effetto vedere seduti uno accanto all'altro Gigi Bacialli, il direttore della svolta del 1997 e Gaetano Rizzuto, il direttore della continuità, non certo statica, cosa resa possibile, detto da entrambi, grazie alla sensibilità e all'attenzione dell'editore puro: Donatella Ronconi. La presentazione del bel libro, in una amichevole complicità fra due direttori e un capocronista, è stata una felice occasione per fugare ogni piccolo dubbio di contrapposizioni fra il passato e il presente di una antica testata che non per niente continua a chiamarsi "Libertà", che significa libera da ogni condizionamento politico e tanto meno partitico. Questo succede quando gli editori si dedicano solo alla carta stampata e non a chissà quante altre attività. Gli elogi non sono mancati per la signora Donatella Ronconi. "Casta Stampata-Vizi, virtù e privilegi dei giornalisti", è un libro che mancava e che si legge con piacere, perché è scorrevole, con un linguaggio chiaro istruisce informando. E' un libro che andrebbe letto non solo da chi vuole avviarsi al giornalismo, professione molto importante non solo dal punto di vista divulgativo ma soprattutto educativo, perché a seconda di come viene esercitata può fare tanto bene, e altrettanto male, ma anche nelle scuole. Grazie, ai tre protagonisti Luigi Bacialli, Gaetano Rizzuto e Giorgio Lambri che, all'insegna di una cultura poco nota a parecchi di noi semplici cittadini, ci hanno regalato una bella serata, serena, rilassante e gioiosa. Grazie anche agli organizzatori. © LIBERTA' © 1996 - 2007 Libertà On Line - Tutti i diritti sono riservati Editoriale LIBERTA' S.p.A. - P.IVA 01447930338.

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Una scelta per dire no al riarmo e alla guerra (sezione: Costi dei politici)

( da "Redattore sociale" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

5 PER MILLE 16.0607/04/2008 Una scelta per dire no al riarmo e alla guerra Finanziare la pace nel mondo e opporsi alle spese militari devolvendo il 5 per mille alle associazioni che promuovono la nonviolenza ROMA - 1.200 miliardi di dollari spesi solo nel 2006 in tutto il mondo per le spese militari (SIPRI), oltre 23 miliardi di euro in Italia, destinati alla difesa nell'ultima finanziaria, un incremento del 23% delle spese militari negli ultimi due anni e la crescita dell"export di armi al 67% verso zone di conflitto come l'Iraq e la Nigeria. È la denuncia dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII in occasione della presentazione oggi a Roma presso la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) del "5 per mille di Pace", iniziativa promossa per destinare il 5 per mille alle Associazioni che promuovono interventi nonviolenti in aree di conflitto. La scintilla da cui ha preso il via la "Campagna di obiezione di coscienza al riarmo e alla guerra" è stata la crescente lontananza tra le scelte parlamentari in materia di spese militari e i cittadini, spesso ignari del peso effettivo e dell'impiego di tali risorse. "C'è un abisso - spiega padre Alex Zanotelli, missionario Comboniano - tra il mondo politico e il sentimento popolare che è molto sensibile al valore della pace, un divario che si è visto sin dalla guerra in Iraq. Sono due realtà che non si parlano e che vanno per conto proprio. Abbiamo reagito con le bandiere per la pace, abbiamo tentato con l'obiezione fiscale, ma non è servito. Per questo abbiamo pensato di trovare un modo per dichiararsi obiettori fiscali, per dire no alla militarizzazione avanzata e per pesare di più sul Governo: così abbiamo pensato al 5 per mille da destinare alle associazioni che lavorano nella nonviolenza in zone di conflitto". Per aderire alla Campagna basta inserire il numero 00310810221 (che corrisponde al codice fiscale intestato all'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII) nell'apposita casella della dichiarazione dei redditi. Con il 5 per mille, infatti, ogni contribuente può destinare una quota delle proprie tasse al di fuori delle decisioni in Parlamento e destinare la stessa alle Associazioni che promuovono interventi nonviolenti in aree di conflitto e nelle aree di crisi. Il progetto prevede un Fondo Comune, custodito dalle Associazioni che vorranno prendere parte all'iniziativa, destinato ad iniziative di pace. "Non si può promuovere la pace con un fucile ? afferma Alberto Capannini, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII -, né guarire dalle ferite con un fucile. Tante persone non sanno che ci sono diverse forme di difesa che funzionano. Con Operazione Colomba (www.operazionecolomba.it) siamo intervenuti in circa 15 conflitti, come in Kosovo e nel conflitto israelopalestinese, andando a vivere al fianco di chi subisce la guerra. Durante il conflitto cerchiamo di diminuire il livello di violenza come in Palestina, accompagnando i bambini a scuola e i contadini nei campi, mentre dopo il conflitto cerchiamo di far guarire la gente dalla ferita della violenza. La guerra è uno strumento inutilizzabile perché colpisce gli innocenti e per comprendere i suoi effetti bisogna leggere il conflitto dalla parte di chi lo subisce". Alla Campagna di obiezione di coscienza al riarmo e alla guerra si può aderire, inoltre, inviando una lettera ( da scaricare dal sito della Campagna www.5permilledipace.org) al Ministero della Solidarietà Sociale, per dichiararsi obiettore alla guerra e per la difesa popolare nonviolenta. Sul ruolo dell'informazione, spesso poco chiara in materia di spese militari, è intervenuto Roberto Natale, Presidente FNSI. "Oggi si tratta di un tema che, tranne alcune eccezioni lodevoli, non riesce a passare attraverso i mezzi di comunicazione. La tematica della spesa militare è rilevante, sia da un punto di vista economico che da quello etico. È inaccettabile che su questi temi ci sia il silenzio. Ognuno può prendere la posizione che vuole a riguardo, ma non è più tollerabile che non ci sia attenzione su queste cifre. I costi della politica, in questo periodo, sono passati al setaccio, ma non si capisce perché su questi si faccia lo stesso". La Campagna è attualmente promossa da Padre Alex Zanotelli, dall'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, dal MIR Vicenza, dalla rete di Lilliput Vicenza e dal Comitato Pace Disarmo Napoli. (Giovanni Augello).

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Sanità in Abruzzo a rischio commissariamento? Per Paolo Tancredi la soluzione c'è: spendere meglio (sezione: Costi dei politici)

( da "Quotidiano.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Costi della politica

Teramo | La ricetta del Popolo della Libertà per risanare gli ospedali pubblici teramani: più ricerca, investimenti e cervelli. Intervista al Consigliere Regionale Paolo Tancredi: "Ecco, vi presento i conti della sanità abruzzese governata dal centrosinistra". di Nicola Facciolini Paolo Tancredi La sanità pubblica in Abruzzo è a rischio commissariamento? Il presupposto di certi partiti politici è quello di presentare la situazione disastrata della sanità abruzzese da un punto di vista finanziario, addossando tutte le colpe sull'altra parte, dichiarandosi poi di essere i soli capaci di tamponare questa enorme falla creata, ovviamente, dal precedente governo regionale. Nel Libro verde sulla spesa pubblica", preparato dalla Commissione tecnica per la finanza pubblica, con le prime indicazioni per spendere meglio, soprattutto in vista dei lavori per la Finanziaria 2008, la parola d'ordine è: spendere meglio, eliminando gli sprechi: ridurre i costi della politica, riorganizzazione gli uffici, adeguare le strutture ai nuovi bisogni e dare un taglio netto a tutto ciò che è superfluo. Il "Libro Verde" si focalizza su alcuni fattori della spesa pubblica: giustizia, sanità, università e pubblico impiego, per offrire al Governo le indicazioni su come agire in vista della Finanziaria. Secondo il centrosinistra sembra resistere bene la sanità pubblica italiana che resta in linea con gli altri paesi europei: anche se pare essere buono il rapporto spesa pubblica e salute, potrebbe essere possibile ridurre gli sprechi, aumentando la prevenzione e riducendo i tempi di ricovero. Per capirne di più abbiamo intervistato il Consigliere Regionale Paolo Tancredi, candidato in Abruzzo al Senato della Repubblica per il Popolo della Libertà, alle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008. Consigliere Paolo Tancredi, come usciamo dall'abisso del debito per la spesa sanitaria abruzzese? "Quello che è prioritario, secondo tutti noi del Popolo della Libertà, è la riduzione del debito pubblico che va ridotto sotto il 100%, come chiede la Ue, ma per farlo è necessario orientare l'azione di bilancio alla crescita e all'equità sociale. Spendere meglio è possibile e vi è ampio spazio per riuscirci. Si tratta di eliminare gli sprechi ma anche di ridurre i costi della politica, incidere sull'organizzazione degli uffici, ripensare programmi obsoleti. Un'operazione a cui devono partecipare tutti i livelli dell'amministrazione dello Stato, attraverso un'azione congiunta di passione politica e di passione amministrativa. Solo attraverso una forte riqualificazione nell'uso delle risorse che i contribuenti conferiscono alla collettività, governi e amministrazioni possono sospingere la crescita, elevare il benessere, rinsaldare il loro rapporto di fiducia con la società, offrire una prospettiva ai giovani. La soluzione c'è: spendere meglio e tagliare gli sprechi, come annunciato dal ministro Padoa Schioppa nel suo Libro verde sulla spesa pubblica che, però, pare bocciare pesantemente la nostra Regione Abruzzo a rischio commissariamento". Può essere risolto il problema della spesa sanitaria abruzzese? "Il problema della spesa sanitaria può essere risolto, occorre la buona volontà e la capacità di farlo, con il contributo di tutti, a salvaguardia della sanità pubblica abruzzese. Bisogna reintrodurre nella sanità, come in tutta la Pubblica Amministrazione italiana, i concetti di risparmio, efficienza, merito, e investimenti in ricerca, formazione e sviluppo delle tecnologie al servizio della salute pubblica. Non è possibile che chi lavora di più e meglio, sia considerato come di lavora di meno o peggio. Bisogna premiare chi lavora di più e meglio. La meritocrazia all'interno della macchina pubblica italiana, è la sola in grado di farci risorgere. E non è più solo un problema di sanità, in quanto investe tutta la Pubblica Amministrazione; è un problema di approccio moderno, europeo, anche al mondo della produzione e del lavoro. Chi lavora di più, deve pagare meno tasse: è un concetto giusto. E' nel nostro programma liberale del Popolo della Libertà per gli Italiani: la detassazione sugli straordinari. Perché non possiamo essere per la crescita che finanzia il lavoro; è il contrario. La sinistra dice: dobbiamo ricominciare a crescere e poi creiamo posti di lavoro. Non è così". Come realizzare la crescita economica in Abruzzo? "E' il maggior lavoro in quantità e qualità che ci permette di avere una crescita e di avere maggiore ricchezza per pagare le tasse allo Stato per avere servizi pubblici efficienti. Noi, però, dobbiamo difendere le nostre strutture ospedaliere in provincia di Teramo, perché in questa Regione noi teramani siamo i più penalizzati in assoluto. Anche sulle strutture ricettive alberghiere e sul nostro grado di ospitalità. Dobbiamo indirizzare i prossimi investimenti sui cervelli, sulle nuove tecnologie, perché oggi chi qualifica la sanità pubblica teramana sono i buoni infermieri, i buoni medici, i buoni primari. Vogliamo la "Pet" che ci hanno tolto, all'ospedale di Teramo. Il nostro messaggio fortissimo lo rivolgiamo a chi oggi, speriamo ancora per poco, ci governa e che martedì 8 aprile 2008 è a Teramo e Giulianova, per celebrare i "successi" del centrosinistra in fatto di sanità pubblica! Non ci faremo prendere più in giro! I nostri ospedali non si toccano! Non crediamo alle "riverniciate" del centrosinistra alle sale operatorie degli ospedali di Giulianova e Teramo, senza aver dato alcun tipo di prospettiva, di sviluppo e di percorso a un settore così importante per la sanità abruzzese e teramana. Per questo chiedo il voto degli Eelettori, il 13-14 aprile 2008, non per lasciare l'Abruzzo ma per rappresentarlo degnamente al Senato della repubblica, in difesa della nostra sanità". Come Popolo della Libertà, vinte le elezioni politiche, cosa intendete fare? "Credo sia nostro obbligo dire cose serie ai cittadini: anche noi del centrodestra abbiamo fatto la nostra parte per cercare di mettere a posto i conti della sanità, perché lo dice il programma che presentiamo in queste elezioni politiche del 13-14 aprile 2008. Ma non possiamo più alimentare e sopportare l'irresponsabilità delle sinistre sulla cosa pubblica in generale, perché anche per la sanità occorre abbandonare la logica di "pantalone" che paga tutto, che costa al nostro Paese il triste primato del terzo posto nel mondo per debito pubblico, con 35 miliardi di euro di soli interessi sul debito pubblico. Dobbiamo introdurre meccanismi di efficienza anche nella sanità abruzzese che sul bilancio regionale incide in maniera preponderante". I dati del Ministero del Tesoro sono chiari: in Abruzzo si rischia il commissariamento? "Questi dati vengono presentati in tempi non sospetti anche in funzione del ruolo che spero con l'aiuto degli Elettori di andare a rivestire in Senato dopo il 15 aprile 2008, nella maggioranza di centrodestra che governerà il Paese. Dati che la dicono lunga sulle gravi condizioni in cui versa la sanità abruzzese governata dalle sinistre. Qui è mancata una gestione del rapporto tra Regione e Governo centrale. Questi numeri sono fondamentali perché il presupposto della politica fin qui seguita da Del Turco-Mazzocca è il problema del debito lasciato dal centrodestra abruzzese tra il 2000 e il 2005. Io sostengo che il debito che avevamo accumulato fino al 2005 era grande e preoccupante ma perfettamente in linea con i numeri della Regione Abruzzo, con la media nazionale, con il nostro Prodotto interno lordo (Pil). Un debito da poter affrontare con misure abbastanza semplici che la Regione poteva tranquillamente adottare. La fonte dei dati (qui riportati in euro, ma nel 1995 erano in lire) è il Ministero del Tesoro (Padoa Schioppa, Libro verde sulla spesa pubblica, pp. 140, febbraio 2007). Nel 1995 la spesa sanitaria abruzzese era di 775 euro ad abitante, la media italiana era di 842 euro ad abitante: c'erano regioni, soprattutto quelle da sempre amministrate dal centrosinistra (Toscana, Emilia Romagna, Lazio) con una spesa sanitaria di 200-250 euro superiori pro capite rispetto all'Abruzzo. La spesa sanitaria della Toscana era di 900 euro, quella del Lazio di 941 euro, nel 1995". E' d'accordo con Padoa Schioppa, secondo il quale il problema della sanità in Italia con la gestione regionale, è il mancato controllo sulle commissioni della spesa pubblica? "Certamente, è la verità. Si tratta di un vero cancro, un'autentica carie alimentata nelle nostre Regioni dalla gestione del potere da parte del centrosinistra. Non è il debito il problema principale della sanità, in effetti il debito è perfettamente affrontabile e risolvibile con politiche di gestione del gettito a lungo termine; ma il vero problema principale è il controllo e il contenimento della spesa sanitaria. Nel 1995 la nostra sanità teramana era considerata nel centro-sud all'avanguardia in Italia, una delle migliori nella nazione, nonostante scontavamo questa differenza di finanziamenti da parte del Governo centrale, ossia la spesa era molto inferiore a quella di molte regioni del centro e nord Italia. Allora, quella classe dirigente non era poi così male, e cose eccellenti venivano fuori. Dopodichè assistiamo all'evoluzione incontrollabile della spesa: in Italia la spesa sanitaria dal 1995 al 2004 è cresciuta dell'83 per cento! In questa situazione l'Abruzzo ha rappresentato la Regione in cui la spesa sanitaria è cresciuta di più. Fino al 2004 perché poi nella primavera 2005 va a casa il governo Pace". La Regione Abruzzo, a fronte di un tale aumento di spesa, cosa ha fatto? "Quando parliamo di politica sanitaria abruzzese, non possiamo fare come le sinistre che dicono che il problema sono i soldi e poi sbagliano tutto il resto, ossia la parte finanziaria del problema. Occorre spiegarlo bene ai cittadini. Nel 2005 assistiamo a un'evoluzione enorme della spesa: arriviamo a un aumento complessivo dell' 85% della spesa rispetto ai dieci anni precedenti. L'Abruzzo è la prima Regione in Italia per aumento di spesa sanitaria, dopo le Province autonome di Trento e Bolzano. In Abruzzo la spesa sanitaria aumenta del 101%. Nonostante tutto, ancora nel 2004 l'abruzzese ottiene per la sanità meno del cittadino medio italiano, perché è stato recuperato un gap (si spende 1.501 euro per ogni abruzzese, 1.510 euro per ogni italiano). La spesa sanitaria, ancora nel 2005, era in linea con la media italiana". La gestione della sanità deve cambiare in Abruzzo, gli errori del passato devono insegnarci a migliorare, non possiamo continuare a piangere su noi stessi. Con il governo Pace è stato fatto troppo poco? "Il debito sanitario in effetti era aumentato di 400 milioni di euro, ma il centrosinistra ci accusa: il debito è aumentato negli anni del vostro governo! E' cresciuto in tutta l'Italia il debito sanitario. Noi del centrodestra abbiamo governato la Regione dal 2000 al 2005. Nel Duemila sono stati tolti i "ripiani automatici" e tutte le regioni d'Italia hanno accumulato debito sanitario. In Abruzzo come altrove. L'aumento della spesa sanitaria, però, era giustificata in quanto ci siamo ripresi quello che non ci avevano ancora dato negli anni precedenti rispetto alle altre regioni. Nel 2005 la spesa sanitaria in Abruzzo passa da un miliardo e 900 milioni di euro a due miliardi e 400 milioni di euro: al deficit dobbiamo però aggiungere le tasse imposte dal centrosinistra per colmare la spesa sanitaria. Nel 2006 siamo a due miliardi e 750 milioni di euro per la spesa sanitaria. Credo, purtroppo, che il 2007 segni lo sfondamento del muro dei tre miliardi di euro di spesa sanitaria, un'enormità. In realtà mediamente il cittadino abruzzese comincia a spendere più del cittadino italiano soltanto alla fine dell'anno 2005. Le dobbiamo dire queste cose ai cittadini altrimenti non sappiamo in che direzione andare". Il centrosinistra in questi tre anni che cosa ha fatto per sanità pubblica abruzzese? "Loro oltre ad accusarci di tutti i mali della sanità abruzzese, non hanno fatto una norma di controllo sulla spesa sanitaria! Perché non è norma di controllo della spesa sanitaria né il riordino della rete ospedaliera pubblica ai danni dei teramani nè il piano sanitario regionale, come dimostrano i numeri di Padoa Schioppa. Infatti la spesa continua a crescere a dismisura, mentre approvano un piano sanitario regionale che penalizza Teramo. In realtà Mazzocca e Del Turco stanno portando carte false al governo regionale per ottenere chissà che cosa quando lo stesso Padoa Schioppa li coglie in fallo sulle imposte. Come ha fatto nel febbraio 2006 quando si è accorto che il gettito dell'aumento dell'Irpef e dell'Irap non era stato messo sulla sanità e ci ha imposto una variazione di bilancio di 100 milioni di euro che ha tolto soldi al bilancio regionale. Come ha fatto all'inizio del 2007 quando ancora 200 milioni di euro (la scoperta è di Padoa Schioppa) erano stati distratti dal bilancio della sanità ed abbiamo dovuto fare, in pochi giorni, una variazione alla finanziaria di 180 milioni di euro, altrimenti ci avrebbero commissariato senza contare l'aumento di Irpef e Irap". All'incidente del febbraio 2006 come si pose riparo? "Il centrosinistra ebbe la geniale idea di fare pagare l'incidente, alla sanità pubblica teramana: fece una delibera in cui si diceva ai manager che dovevano alienare immediatamente, entro la fine dell'anno, la maggior parte dei beni immobili della sanità abruzzese. Una delibera fasulla che non ha coperto in realtà nulla". Dove si trovano i principali beni immobili della sanità abruzzese? "Stanno a Giulianova e Teramo, i beni più preziosi della nostra sanità pubblica. E guardate che la delibera è ancora in vigore, anche se in realtà le procedure qualcuno le ha avviate solo sulla carta, perché poi vendere strutture come quelle di Giulianova e Teramo, non è uno scherzo. Eco svelata una politica assolutamente cieca del centrosinistra abruzzese. Il problema è che Mazzocca e Del Turco non ci hanno ancora detto dove ci stanno portando. Mancano gli interlocutori: quando vediamo manager arrivare a Teramo dall'Emilia Romagna e dalle Marche, allora è l'ora di fare gli scongiuri, perché vuol dire che la liquidazione è vicina. Così accade di solito nelle aziende quando chiamano manager esterni". Stanno liquidando i beni immobili della sanità abruzzese? "Effettivamente ci stiamo accorgendo che stanno lentamente liquidando la nostra sanità pubblica teramana. Il problema poi è ancor più grande se ci sono dei vincoli di spesa. Ringrazio il Consigliere Regionale Claudio Di Bartolomeo e tutto il Centrodestra che in Commissione hanno fatto un lavoro di alta competenza e di controllo. Come emendamento alla legge di presentazione del piano sanitario, questo non lo fa notare nessuno, c'è un piccolo provvedimento di legge del centrosinistra che stabilizza 500 precari delle Asl abruzzesi, la maggior parte con ruolo di amministrativi. Quando sappiamo benissimo che la sanità abruzzese ha bisogno di para-medici e medici, non certo di personale amministrativo. E qui che stiamo affondando, spendendo a più non posso. E abbiamo lievitato negli ultimi anni addirittura del 130%, nel periodo temporale di cui sopra, l'affitto delle sedi e di beni e servizi. Questi signori del centrosinistra non solo non stanno risparmiando, ma stanno spendendo molto di più. E cosa ancor più grave è che ci peggiorano il servizio sanitario pubblico, ci tolgono la sanità pubblica, i posti letto e gli strumenti diagnostici ad alta tecnologia come la Pet a Teramo. La legittima battaglia politica sul governo della Repubblica e della Regione Abruzzo, non può fare a meno di far notare agli Abruzzesi i fallimenti dei governi Prodi-Veltroni e Del Turco. Noi del centrodestra non nascondiamo le nostre responsabilità. Il centrosinistra è capace di fare altrettanto?". 07/04/2008.

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