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DOSSIER “I COSTI DELLA POLITICA.”

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IN EVIDENZA

Finanza innovativa: l'Atm e quell'hedge da 400 milioni di Fabio Pavesi ( Il Sole 24 Ore PLUS  del 1° marzo 2008)

 

 

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Più che un'azienda pubblica di trasporti assomiglia a una banca, o meglio a un fondo d'investimento. Quei 392 milioni di euro detenuti nel portafoglio titoli fanno del l'Atm di Milano, partecipata al 100% dal Comune, una sorta di piccolo grande forziere della città.
Peccato che non sia quello il suo ruolo e che così tanta liquidità rischi di dare alla testa. Non solo quei denari sono una quantità esorbitante per un'azienda che di milioni ne fattura direttamente ogni anno non più di 300, ricavandone altri 400 da contributi pubblici e che, tolti i costi di produzione, finisce da almeno due anni in rosso già a livello di gestione ordinaria.

Finanza con denari pubblici
E così quei soldi usati per fare finanza sono la risorsa che in buona parte permette al l'azienda di chiudere i bilanci in attivo. Il bello è che quel tesoretto non è frutto dell'abilità degli amministratori che si sono succeduti alla guida dell'azienda negli ultimi anni, ma una prebenda dello Stato. Sono soldi, come rileva l'Ufficio Studi di Mediobanca in un rapporto sulle società municipalizzate per conto della Fondazione Civicum, che derivano dal ripianamento dei disavanzi pregressi a partire dal lontano '97.
Quindi l'Atm come un fondo chiuso con i soldi della collettività. A che pro? Fare profitti evidentemente. Solo nel 2004 e nel 2005 il «tesoretto» ha reso rispettivamente 17,7 e 14,7 milioni che sono serviti a lenire in parte le perdite a livello di gestione industriale per 40 e 12 milioni. Nel 2006 i 392 milioni investiti hanno reso 11 milioni e mezzo. Tutto sommato hanno fatto il loro dovere. Ma tanta finanza ha prodotto anche qualche spregiudicatezza.

I bond in default
La stessa Atm ha sempre detto che i soldi sono investiti in titoli di Stato e obbligazioni corporate. E in quest'ultima categoria qualche scivolone è avvenuto. Mezzo milione di euro è su obbligazioni Finmek, la società finita in amministrazione straordinaria e in passato la gestione dell'ex direttore generale Bruno Soresina pare avesse investito anche in bond Cirio e in titoli della Ford che certo sul piano finanziario non versa in buona salute. Insomma, il rischio era di casa in Atm e ora il nuovo presidente Elio Catania ha promesso una gestione più accorta della liquidità. Si vedrà. Sta di fatto che nel biennio 2005-2006 l'azienda ha cumulato 5,9 milioni di svalutazioni su quel portafoglio, riducendo di fatto quei rendimenti che parevano così allettanti. E verrebbe da chiedersi a questo punto perché l'azienda abbia acceso nel 2006 nuovi debiti con le banche per 80 milioni (su cui paga ovviamente gli interessi) quando può contare tra riserve e tesoretto investito sulla bellezza di 640 milioni. A meno che quel tesoretto sia difficilmente smobilizzabile pena ulteriori minusvalenze.

Forzieri napoletani
Ma se Milano lavora da anni alacremente con il suo fondo, anche l'Arin di Napoli può contare su buone disponibilità di cassa. La società che gestisce l'erogazione dell'acqua a Napoli è l'eccezione positiva nel contesto del degrado finanziario che affligge quasi tutte le municipalizzate del Comune di Napoli. L'Arin è ben gestita, ha una redditività industriale di tutto rispetto e in crescita anno su anno. A fine del 2006 il margine operativo lordo è stato di 25 milioni su 120 milioni di ricavi. In più a dar man forte ai profitti finali c'è la gestione finanziaria che può contare tra portafoglio titoli e liquidità su un centinaio di milioni di risorse, la metà dell'intero capitale netto del gruppo. Nel 2004 e 2005 (dati riclassificati dall'Ufficio Studi di Mediobanca) i proventi finanziari hanno apportato complessivamente 7 milioni di euro al bilancio. E altri 2,7 milioni sono il frutto del portafoglio titoli e degli interessi attivi sui conti correnti maturati nel 2006.
Tutto bene quindi, anche se forse fare finanza non è proprio il mestiere dell'azienda pubblica dell'acqua della capitale campana. (Il Sole 24 Ore - Plus 24)


Report "Costi dei politici"

Subito la giusta convinzione ( da "Gazzetta di Mantova, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: ieri assente per un risentimento muscolare, che lo precede con undici reti nella speciale classifica dei marcatori neroverdi. Alle loro spalle con sei centri Gasparato, in rete anche ieri dal dischetto, mentre Benedini ha siglato il suo secondo gol stagionale nonostante pochi gettoni di presenza collezionati nell'attuale campionato. (p.r.).

Segretario, tensioni in maggioranza ( da "Alto Adige" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: funzionario ma forse arriverà dalla Provincia MARCO RIZZA LAIVES. Per il concorso di segretario comunale il sindaco è sempre più orientato verso una soluzione salomonica: né tedesco e né italiano, ma aperto a candidati di entrambi i gruppi. C'è però uno scoglio tecnico che ancora ieri Polonioli non era riuscito a superare ed è quello della firma da parte di un responsabile dell'

E' UN ACCORDO innovativo quello siglato dalla Puliumbria (azienda che conta ( da "Nazione, La (Umbria)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: accordo prevede l'impegno dell'azienda ad affiggere nei magazzini schede tecniche sulla pericolosità delle sostanze utilizzate come saponi, acidi e solventi. Sul fronte dell'organizzazione del lavoro e della turnazione, il riconsocimento di un gettone di presenza per i lavoratori che saranno impegnati nella giornate prefestive. - -->.

Demolita la casa santi angeli ( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: fatto appello alla coscienza dei consiglieri comunali perchè donassero i loro gettoni di presenza in favore del proseguimento dell'attività. L'istituto aveva necessità urgente di una profonda ristrutturazione: in sostanza stava cadendo a pezzi e non era più in grado di ospitare i bambini e i ragazzi fragili. In più non era a norma e non avrebbe potuto godere dei contributi regionali.

Tagliare i costi della politica Convegno al Filodrammatici ( da "Provincia di Cremona, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: Review srl Tagliare i costi della politica Convegno al Filodrammatici Ci sarà un tema di grande attualità come i costi della politica al centro del convegno "Controllo dei cittadini e ruolo delle assemblee elettive", in programma oggi, dalle 9,30 alle 13, al Filodrammatici, organizzato da Provincia e Comune.

Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale ( da "Italia Oggi" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: La cancellazione dell'imposta, come nel caso dell'Irap, sarà finanziata con i risparmi di spesa che deriveranno dal taglio dei costi nel funzionamento della macchina burocratica della pubblica amministrazione. 4. Sul federalismo fiscale proporremo una ricetta che coniughi il soddisfacimento delle legittime aspirazioni di autonomia impositiva dei territori con l'

Difensore civico, Scialfa pronto a votare Orsini ( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: eventualità di aumentare il gettone di presenza mi avete fatto nero, ho seguito l'imperativo a risparmiare". Poi, però, di fronte allo stallo sulla nomina del difensore civico, il pragmatismo di Scialfa ha prevalso. Non solo il suo. "Dateci una rosa di tre nomi e noi ci impegniamo ad appoggiarne almeno uno", ha detto ieri il presidente della commissione Affari costituzionali,

La spesa cala solo se si riducono gli addetti pubblici ( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: consulenti che vivono attorno a questo mondo e che costituiscono una parte non piccola del costo della politica e anche una fonte in servizio permanente effettivo di spese pubbliche aggiuntive. Si tratta di un progetto che il governo di centro-sinistra non ha consentito di perseguire (i lettori del Sole conoscono bene le vicende parlamentari del DDL Lanzillotta su questa materia).

<Circoscrizioni: mai pensato di fare senza> ( da "Settegiorni (Bollate)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: gettone" di presenza, e i presidenti non percepiscono l'indennità di funzione. Il ruolo di "filtro" con la cittadinanza e di iniziativa rispetto alla realizzazione di alcuni eventi, ormai consolidati e ritenuti pertanto una tradizione, ha fatto sìi che l'amministrazione non abbia mai avuto intenzione di prestare il fianco a una politica di annientamento dell'

Responsabilità degli amministratori: disciplina civile e tributaria dei loro compensi ( da "AltaLex" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: diritto al risarcimento in caso di revoca senza giusta causa. Il compenso può essere stabilito in misura fissa, solitamente con il riconoscimento di gettoni di presenza per le riunioni ? nel caso di consiglio di amministrazione. Può anche essere commisurato in tutto o in parte al raggiungimento di determinati obiettivi societari e/o anche rappresentato da una partecipazione agli utili.

<Non aboliamo le Circoscrizioni> ( da "Settegiorni (Rho)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: che non sono di natura solo consultiva, a condizione che non comportino spese per l'ente comunale. Nessun problema per i presidenti e i consiglieri circoscrizionali che non ricevono gettoni di presenza o altre indennità. Sarà invece congelato il budget destinato a eventi e iniziative organizzati dai quartieri: le Circoscrizioni potranno però,

Anci e Upi: Un patto per ridurre i costi politici ( da "Denaro, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: presidente dell'Unione delle province italiane (in sigla Upi) - noi crediamo che i cittadini italiani si aspettino risposte concrete alla loro richiesta di riduzione dei costi della politica. L'unico modo per evitare di cadere nella demagogia propagandistica, tipica della campagna elettorale, è sottoscrivere un Patto tra tutte le istituzioni,

Honsell, un tetto alle spese ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: contenimento dei costi della politica - ha spiegato Honsell - bisogna anche fare le cose. Noi cercheremo di non superare la somma stanziata da Sergio Cecotti cinque anni fa, anche se i costi di allora sono inevitabilmente aumentati".Incontrando gli esponenti di "Convergenza" e della "Colomba" nella sede di via Sarpi che il rettore ha adottato come base della propria campagna elettorale,

(di Giuseppe Ceretti) ( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: dopo il successo del libro di Stella e Rizzo sulla nomenklatura politica, ma la bella inchiesta proposta dalla Gazzetta sui privilegi dei calciatori non poteva sfuggire all'efficace ripetizione. Il riferimento è al fronte della serie A e ai suoi protagonisti di maggiore spicco e quindi la generalizzazione sarebbe una banalità.

Laglio Grazie ai 3mila euro dei gettoni di presenza ai quali hanno rinunciato i consiglieri Con il tesoretto adottati due bimbi a distanza ( da "Provincia di Como, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica

Abstract: rappresentato dalla rinuncia ai gettoni di presenza ai consigli comunali da parte di un largo numero di componenti". Martinelli ha aggiunto che il ragioniere del comune nell'evidenziare l'accantonamento ha lasciato intendere come soluzione non certo soddisfacente il versamento della somma nel calderone dell'avanzo di amministrazione.


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Subito la giusta convinzione (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzetta di Mantova, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

E il presidente Bisagni dedica la vittoria: a mia figlia Elisa che si è laureata "Subito la giusta convinzione" L'allenatore: così è arrivato l'iniziale doppio vantaggio MARMIROLO. Archiviata la sconfitta di Chiari, il Marmirolo riprende a suon di gol a fare punti. "Abbiamo ricominciato ad incrementare la nostra classifica - ha detto al termine del match contro il Sancolombano mister Panizza - entrando in campo subito con la giusta convinzione e realizzando un pesante doppio vantaggio nei primi minuti di gioco". Nel primo tempo si è visto l'ottimo Marmirolo di questo girone di ritorno. "Il momento è indubbiamente buono - continua Panizza - e fisicamente stiamo bene. Nella prima frazione abbiamo anche mostrato buone cose andando a segno ancora, mentre la ripresa è stata condotta a ritmi più bassi, a risultato ormai acquisito". E il Marmirolo si tiene stretto il suo prestigioso piazzamento in zona playoff off. "Era importante tornare ai tre punti per la posizione - conclude Panizza - bene così". Soddisfazione, naturalmente anche nelle parole di Corrado Bisagni, presidente del Marmirolo: "Siamo partiti subito col piede giusto - ha commentato dopo il triplice fischio - e in quarto d'ora abbiamo chiuso la gara, rendendo poi una formalità il secondo tempo". Un ulteriore motivo di gioia il presidente l'ha da esprimere. "Per la prima volta in otto anni di presidenza - afferma Bisagni - vorrei spendere una dedica per questo successo: è per mia figlia Elisa che martedì scorso si è laureata in psicologia". Alle congratulazioni si uniscono tutti i giocatori neroverdi, e specialmente gli autori dei gol del poker marmirolese. Con la seconda doppietta stagionale Paghera si è portato a quota dieci reti e insegue Jadid, ieri assente per un risentimento muscolare, che lo precede con undici reti nella speciale classifica dei marcatori neroverdi. Alle loro spalle con sei centri Gasparato, in rete anche ieri dal dischetto, mentre Benedini ha siglato il suo secondo gol stagionale nonostante pochi gettoni di presenza collezionati nell'attuale campionato. (p.r.).

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Segretario, tensioni in maggioranza (sezione: Costi dei politici)

( da "Alto Adige" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il sindaco vuole un concorso "aperto" ma la Svp sale sulle barricate Problemi anche per la delibera: serve la firma di un funzionario ma forse arriverà dalla Provincia MARCO RIZZA LAIVES. Per il concorso di segretario comunale il sindaco è sempre più orientato verso una soluzione salomonica: né tedesco e né italiano, ma aperto a candidati di entrambi i gruppi. C'è però uno scoglio tecnico che ancora ieri Polonioli non era riuscito a superare ed è quello della firma da parte di un responsabile dell'ufficio sotto questa decisione. E sul lato politico la Svp promette battaglia. Per indire il concorso, spiega il sindaco, serve la firma di un funzionario della segreteria comunale. Teoricamente l'incarico spetterebbe alla vicesegretaria Claudia Casazza "che però è tra i possibili candidati al posto - spiega Polonioli - e quindi non è il caso che firmi. Dovrebbe farlo qualcun altro dell'ufficio ma se proprio non si riuscirà a trovarlo, chiederò alla Provincia di procedere". La vicenda del segretario intanto si sta sempre più complicando, anche perché, oltre alle difficoltà tecniche, si sono aggiunte quelle politiche. Non è un mistero infatti che la Svp pretende che il posto di segretario comunale venga riservato a candidati del gruppo linguistico tedesco. Questo è stato ribadito più volte e da ultimo anche durante la riunione che i rappresentanti della coalizione di maggioranza hanno tenuto all'inizio di questa settimana. Lì, anzi, proprio i rappresentanti Svp - vicesindaco Forti in testa - hanno puntato i piedi e di fronte all'ipotesi avanzata dal sindaco di indire un concorso aperto a tutti due i gruppi, hanno dato l'out out dicendo in sostanza che se si farà questo genere di concorso, oppure uno per candidati del gruppo linguistico italiano, Polonioli può scordarsi il voto della Stella Alpina. A rigor di numeri in consiglio, la proposta potrebbe anche passare senza la Svp, ma è evidente che sarebbe uno strappo pericoloso nei rapporti già oggi delicati all'interno della coalizione. Quanto poi ai possibili ricorsi da parte di candidati esclusi, ormai si danno per scontati qualsiasi opzione Polonioli scelga. La Svp rivendica il posto al candidato del gruppo tedesco sia perché lo era Hubert Andergassen - l'ex segretario oggi in pensione - sia perché in pianta organica comunale oggi i posti dirigenziali sono tutti in mano al gruppo italiano. La Regione invece sostiene che il posto debba andare a un italiano. Quanto all'ipotesi "salomonica" di Polonioli ci sarebbe un precedente ed è proprio quello del concorso con il quale venne assunto l'ex segretario Hubert Andergassen. Chi c'era allora ricorda che si trattò proprio di un concorso per candidati di entrambi i gruppi linguistici.

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E' UN ACCORDO innovativo quello siglato dalla Puliumbria (azienda che conta (sezione: Costi dei politici)

( da "Nazione, La (Umbria)" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Circa 90 dipendenti ed è responsabile anche delle pulizie alla Perugina, all'Inps, alla Camera di Commercio di Perugia, al Globo e al Gherlinda) con la Rsa aziendale coadiuvata dalla Filcams-Cgil di Perugia e in collaborazione con la Flai-Cgil dell'Umbria. Un accordo che mette al centro questioni di grande importanza ed attualità come la sicurezza sul lavoro e il riconoscimento della flessibilità come un disagio, che deve quindi comportare un "compenso risarcitorio". Tra gli elementi più innovativi dell'accordo, l' istituzione di un registro dei dati biostatici dei lavoratori in cui saranno annotate le visite periodiche, le assenze per infortunio, le malattie professionali e quelle comuni. Sempre sul fronte della sicurezza, l'accordo prevede l'impegno dell'azienda ad affiggere nei magazzini schede tecniche sulla pericolosità delle sostanze utilizzate come saponi, acidi e solventi. Sul fronte dell'organizzazione del lavoro e della turnazione, il riconsocimento di un gettone di presenza per i lavoratori che saranno impegnati nella giornate prefestive. - -->.

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Demolita la casa santi angeli (sezione: Costi dei politici)

( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

EDIFICI STORICI Demolita la casa Santi Angeli Sarà ricostruita identica all'originale grazie a una permuta SASSARI. Sollevando un gran polverone, fra mercoledì e ieri la ruspa ha raso al suolo la storica casa Santi Angeli all'angolo fra viale Umberto e viale Trento, sul fosso della Noce. Al posto dell'edificio abitato per cinquant'anni dalle suore che amministravano dapprima l'orfanotrofio e poi una casa di accoglienza, ieri c'era un cumulo di pietroni gialli. Sulle macerie sorgerà una casa "identica" all'originale dove l'ente morale proprietario continuerà a svolgere la medesima attività. è la fine di una storia lunga e travagliata che ha visto le due battagliere suore di Gesù Crocefisso che negli ultimi decenni hanno retto l'attività sociale, in prima linea per salvare un'impresa nata ai primi del Novecento con lo scopo di aiutare i più deboli. Ci sono stati momenti in cui suor Virginia ha fatto appello alla coscienza dei consiglieri comunali perchè donassero i loro gettoni di presenza in favore del proseguimento dell'attività. L'istituto aveva necessità urgente di una profonda ristrutturazione: in sostanza stava cadendo a pezzi e non era più in grado di ospitare i bambini e i ragazzi fragili. In più non era a norma e non avrebbe potuto godere dei contributi regionali. Ci volevano i soldi, e tanti, per ristrutturare l'imponente edificio, risorse che l'ente proprietario non aveva a disposizione neppure lontanamente. Poi, nel 2004, è arrivata l'approvazione del progetto di ampliamento e ristrutturazione da parte del Comune e si è trovata anche la soluzione economica. Perchè il Santi Angeli non aveva liquidi ma terreni edificabili in zone molto prestigiose della città. Così, grazie a una sorta di "scambio" il costruttore si è accollato i costi della ristrutturazione ma ha in permuta la vecchia falegnameria che sorge ancora sull'altra sponda del Fosso della Noce, oltre i parcheggi a pagamento. Lì, dopo un'altra demolizione, sorgerà un palazzo di quattro piani che sul mercato immobiliare cittadino può valere oro. Forse a suor Virginia e suor Natalia il vuoto che si è creato in mezzo all'ampio giardino fa un po' impressione, ma prevale il sollievo di una nuova storia che comincia: "Siamo contente perchè nelle condizioni in cui eravamo non saremmo potute andare avanti - dice suor Virginia -. Abbiamo aspettato tanto ma tra qualche tempo grazie a Dio avremo la casa nuova con tutte le caratteristiche necessarie per ospitare chi ha bisogno". Il cantiere era in piedi da diversi anni e si sapeva che era in corso un'opera di ristrutturazione ma quando nei giorni scorsi la ruspa ha "attaccato" i vecchi muri a colpi di benna i passanti e chi vive e lavora nei dintorni si è molto preoccupato. La paura era che si stesse verificando l'ennesimo scempio di edifici di pregio a cui la città ha dovuto assistere impotente negli anni scorsi. "Niente di tutto questo - assicura il costruttore Enzo Gavini che con la sua impresa sta portando avanti i lavori -. Durante le opere di demolizione ci siamo resi conto che le fondazioni erano marce: l'ampliamento, cioè la sopraelevazione di un piano, in quelle condizioni sarebbe stata troppo rischiosa. Ci siamo rivolti alla Soprintendenza, visto che l'edificio aveva più di cinquant'anni, per avere l'autorizzazione a demolire. I lavori sono stati immediatamente bloccati e gli enti di protezione dei beni architettonici di Sassari e Nuoro e poi quello di Cagliari hanno proceduto alle verifiche e ai sopralluoghi. Alla fine abbiamo ottenuto l'autorizzazione perchè è stato accertato che l'edificio non era di pregio e quindi poteva essere abbattuto". La condizione posta dalla Soprintendenza è stata però che, sotto il profilo architettonico, l'ex orfanotrofio mantenesse le sue caratteristiche. "La costruzione sarà perfettamente uguale all'originale - aggiunge Gavini - sia nelle forme che nei colori". Una volta che l'edificio sarà ultimato, si prevede tra un anno circa, le suore, che adesso stanno abitando in una sorta di dependance già ristrutturata dall'impresa e che in futuro sarà adibita a scuola materna, potranno trasferirsi nella casa nuova. Lì sono previsti ampi spazi: la sala di rappresentanza, la cappella, le cucine, il refettorio, la sala giochi, la sala studio, l'infermeria e le camere per i ragazzi (quattro più una per gli educatori). La casa Santi Angeli, dunque, tornerà a vivere nel cuore della città.

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Tagliare i costi della politica Convegno al Filodrammatici (sezione: Costi dei politici)

( da "Provincia di Cremona, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Edizione di Venerdì 7 marzo 2008 Benvenuto P.Review srl Tagliare i costi della politica Convegno al Filodrammatici Ci sarà un tema di grande attualità come i costi della politica al centro del convegno "Controllo dei cittadini e ruolo delle assemblee elettive", in programma oggi, dalle 9,30 alle 13, al Filodrammatici, organizzato da Provincia e Comune. I lavori saranno chiusi, alle 11.30, da una tavola rotonda coordinata dal presidente del Consiglio provinciale Roberto Mariani (nella foto).

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Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale (sezione: Costi dei politici)

( da "Italia Oggi" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

ItaliaOggi     ItaliaOggi  - Enti Locali Numero 057, pag. 18 del 7/3/2008 Autore: Visualizza la pagina in PDF       ItaliaOggi ha messo a confronto i programmi elettorali dei due maggiori partiti. Con dieci domande ai responsabili enti locali Mario Valducci e Andrea Causin Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale Il Pdl vuole abolire subito l'Irap. Per il Pd prima è necessario completare il federalismo fiscale 1.L'abolizione dell'IRAP è un obiettivo auspicabile anche se oggi, soprattutto nelle regioni a statuto ordinario, è l'unica imposta che consente di agire sulla spesa corrente. Pur essendo stata l'Irap uno strumento impartante, si configura come una imposta iniqua, poiché è una tassa parametrata sul costo del lavoro e in parte sul reddito. Tende perciò a penalizzare maggiormente le attività d'impresa che si avvalgono molto del fattore persona. L'abolizione dell'Irap è vincolata all'applicazione del titolo V della Costituzione Italiana, ovvero alla realizzazione del federalismo fiscale attraverso la negoziazione di competenze specifiche da parte delle regioni e il conseguente riparto dell'Irpef e dell'IVA finalizzato alla definizione delle risorse necessarie alla gestione delle competenze. 2Il ddl Lanzillotta era e rimane una buona proposta. Stabilisce che l'obiettivo della liberalizzazioni è l'incremento della qualità dei servizi e la riduzione dei costi, partendo dalle centralità del cittadino – utente, stabilendo i livelli essenziali delle prestazioni. Acqua, energia, gas, trasporti pubblici locali e altri servizi possono essere qualitativamente migliori e con tariffe più vantaggiose per i cittadini solo se ci sarà un vero processo di liberalizzazione. Vi sono invece altri settori dei servizi pubblici locali, che per la delicatezza dell'ambito di intervento devono prevedere una forte presenza del “pubblico” 3. La finanziaria 2008 prevede per i comuni la perequazione delle minori entrate derivanti dall'ICI attraverso una diversa modalità di trasferimenti sull'Irpef. Il provvedimento è a beneficio dei cittadini, che pagheranno meno di ICI e, allo stesso tempo, a costo zero per i Comuni, che potranno contare sulla compensazione delle minori entrate dirette da parte dello Stato. 4Il ddl sul federalismo ficale è una delle prime misure da approvare. Tuttavia alcuni strumenti già rendono possibile il percorso di realizzazione del federalismo fiscale. Immediatamente infatti apriremo un tavolo, in particolare con le regioni del Nord, che maggiormente sono penalizzate sul piano dei trasferimenti, per definire una differente negoziazione di competenze e risorse da assegnare. E' chiaro che ciò non può essere fatto se non attraverso una diversa e migliore modalità della spesa pubblica complessiva, che passa attraverso l'eliminazione degli sprechi e il contenimento dei privilegi. A nostro avviso, la definizione dei nuovi riparti IVA e IRPEF e altre eventuali imposte statali può essere negoziata da subito, anche in assenza di leggi regionali. A questo riguardo vanno aperti dei tavoli negoziali immediati con Lombardia e Veneto, pur essendo regioni governate dal centro destra. Dalla sanità alla scuola, dalle infrastrutture alla sicurezza, dalla coesione sociale allo sviluppo, queste regioni presentano emergenze di carattere straordinario, che necessitano autonomia di intervento e di risorse. Onestà vuole che ci sia la consapevolezza della coperta corta. Nel momento in cui si decide di attuare il federalismo fiscale, ovvero di concedere ad alcune regioni più competenze e più risorse, non ci si può esimere da un'azione importante di risanamento e di contenimento deciso della spesa pubblica. E' un'azione responsabile e necessaria, senza la quale si condanna il Paese al declino. 5 Assolutamente no. Il fatto che si debba ricorrere alle dismissioni patrimoniali, per far funzionare gli enti locali è una anomalia che è propria di un Paese schiacciato da un debito pubblico immenso. Le risorse per la realizzazione dei servizi e dei beni pubblici, devono essere individuate prima di tutto attraverso la capacità di spendere meno e meglio in tutti i settori della pubblica amministrazione. Si può dismettere un bene solo quando non è più necessario e strategico, oppure quando è opportuno realizzare un investimento di tipo differente. Quando una famiglia vende la casa perché non si arriva a fine mese, vuol dire che c'è qualcosa che non va, che ci si sta impoverendo. 6. Nei prossimi anni sarà necessario alleggerire i vincoli che i comuni hanno sugli investimenti e sulla spesa corrente negli ambiti di maggiore emergenza. Per fare ciò bisogna contenere la spesa pubblica attraverso il rimpiazzo selettivo e parziale del (50%) turn – over, centralizzare l'acquisto di beni e servizi, sopprimere gli enti inutili, ridurre gli sprechi, ridurre del 50% le società e gli Enti Partecipati, attraverso processi di aggregazione, eliminare le province laddove sono coincidenti con grandi città (realizzare le città Metropolitane), responsabilizzare politici e dirigenti, in tutti i settori della spesa pubblica (sanità, giustizia,..). 7. L'efficienza della pubblica amministrazione deve essere legata all'individuazione di criteri di merito nell'accesso e nell'esercizio delle funzioni assegnate. E' per questo che nel programma del PD proponiamo rigidi criteri di trasparenza e merito per l'individuazione dei decisori, criteri di valutazione da parte dei cittadini delle funzioni e degli uffici pubblici, riforma del contratto di lavoro e dei criteri retributivi nella Pubblica Amministrazione, vincolati al raggiungimento di obiettivi trasparenti e monitorabili dall'esterno. Il sindacato è lecito faccia il proprio mestiere di tutelare i lavoratori, ma l'affermazione di una logica egualitaria e non meritoria, rischia di sciupare lo straordinario capitale umano di relazioni, capacità e competenza che oggi è presente in tutta la pubblicamministrazione Italiana. 8. Le province vanno eliminate dove esiste di fatto una sovrapposizione con grandi città. 15 – 20 province possono essere sostituite dalle Città Metropolitane e si possono così semplificare e ottimizzare i livelli amministrativi eliminando inutili sovrapposizioni di competenze. Dall'urbanistica, ai trasporti pubblici locali, fino ai servizi pubblici locali i cittadini potranno godere di vantaggi enormi sul piano dei costi e della qualità. Tuttavia sarebbe demagogico dire che le province sono degli enti inutili. Laddove ci sia un capoluogo di 70/80.000 abitanti in un ambito territoriale di 1.000.000, come accade nella maggior parte dei casi, le province svolgono ruoli importanti nei settori della tutela del territorio, dei lavori pubblici, del sostegno al turismo e alle attività produttive, del sostegno ai settori deboli del mercato del lavoro. L'abolizione delle province è demagogica e rischiosa. Già oggi le regioni, nella maggior parte dei casi, vengono meno al compito costituzionale che le vedrebbe essere enti di programmazione e coordinamento, assumendo un ruolo di gestione diretta che spesso penalizza in termini di trasferimenti i Comuni. L'abolizione delle province consacrerebbe questa anomalia a scapito dei servizi ai cittadini. Per quanto riguarda i comuni con popolazione inferiore, secondo noi, si devono aggregare per arrivare a 15 mila abitanti. In questo modo sul territorio nazionale si avrebbero circa 700 centri (Unioni di Comuni) con responsabilità amministrativa contro gli 8102 di adesso, pur mantenendo l'identità delle comunità locali. Si realizzerà così maggiore efficienza nei servizi e spesa inferiore. 9. Attraverso l'immediata approvazione del “pacchetto sicurezza”, che era già stato approvato dal consiglio dei Ministri il 30 ottobre 2007. Il pacchetto sicurezza prevedeva una dotazione finanziaria in grado di garantire più uomini, mezzi e tecnologie a servizio della sicurezza nelle nostre città. A questo riguardo, nel programma prevediamo di trasferire ai comuni e agli uffici territoriali dello stato alcune competenze amministrative che oggi impediscono alle forze dell'ordine di concentrarsi nel lavoro investigativo, di prevenzione e di controllo del territorio. Nei comuni e nei consorzi\aggrgazioni di comuni verranno rafforzate le risorse economiche per il pattugliamento notturno. 10. Il diritto di voto agli immigrati nelle elezioni amministrative è un riconoscimento dovuto e necessario per tutte quelle persone che hanno deciso che l'Italia è il luogo dove vivere, lavorare e crescere i figli. 1. Fin dalla sua istituzione abbiamo sempre ritenuto l'Irap un'imposta iniqua, ribattezzandola non a caso “imposta rapina”. E' un balzello che va contro la logica dello sviluppo e per questo nel nostro programma figura come punto irrinunciabile l'abolizione dell'imposta regionale sulle attività produttive. Dovrà trattarsi però di un'abolizione graduale in modo da individuare gli opportuni meccanismi per compensare le regioni del mancato gettito. L'abolizione dell'Irap sarà coperta grazie ai risparmi che si otterranno dai tagli ai costi della politica. Su questo punto non faremo sconti: il futuro governo Berlusconi avrà tra le sue priorità la lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione. La parola d'ordine deve essere: più efficienza e modernità, meno sprechi. 2. Non ho difficoltà ad ammetterlo: il disegno di legge Lanzillotta sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali era un buon testo. Almeno nelle intenzioni iniziali. Peccato che poi nel corso dell'iter parlamentare sia stato snaturato per assecondare le richieste della sinistra radicale da sempre arroccata a difesa dei monopoli municipali. Il ddl Lanzillotta può sicuramente rappresentare un testo da cui ripartire per realizzare finalmente una riforma attesa da tempo. Noi riteniamo che i sindaci debbano fare i sindaci e non gli imprenditori. I giuristi la chiamano sussidiarietà orizzontale e per noi deve essere una specie di stella polare. Le istituzioni devono occuparsi solo di ciò che il privato non può fare. Via libera dunque alle liberalizzazioni, che noi come Popolo della libertà auspichiamo. 3. Abbiamo promesso la totale abolizione dell'Ici sulla prima casa e lo faremo subito. L'abolizione che vale circa due miliardi di euro sarà senza oneri per i comuni. Anche questo è un impegno preciso che prendiamo ora con i municipi e rispetteremo. La cancellazione dell'imposta, come nel caso dell'Irap, sarà finanziata con i risparmi di spesa che deriveranno dal taglio dei costi nel funzionamento della macchina burocratica della pubblica amministrazione. 4. Sul federalismo fiscale proporremo una ricetta che coniughi il soddisfacimento delle legittime aspirazioni di autonomia impositiva dei territori con l'esigenza di mantenere un livello di perequazione su tutto il territorio nazionale. Nel nostro programma figura l'approvazione da parte del parlamento della proposta di legge sul federalismo fiscale adottata nello scorso mese di giugno dal consiglio regionale lombardo La proposta prevede di trattenere l'80% dell'Iva, il 15% dell'Irpef statale e l'intero gettito delle accise sulla benzina, dell'imposta sui tabacchi e quella sui giochi. Un “pacchetto” di risorse aggiuntive per regione Lombardia stimabile, per quanto riguarda solo Iva e i Irpef, in quasi 15 miliardi di euro. Secondo noi questa legge deve fungere da “apripista”, da modello per le altre regioni, senza però creare eccessi di regionalismo. Sulla perequazione, che trovo un'esigenza irrinunciabile perchè non si possono negare le differenze economiche, produttive e culturali delle regioni italiane, voglio però precisare una cosa. E' ora che chi sbaglia paghi, anche a livello locale. La meritocrazia non deve improntare di solo le amministrazioni centrali dello stato, ma va trasferita anche nelle amministrazioni locali. E faccio un esempio. Ci sono delle regioni, come la Campania, che in anni di mal governo hanno accumulato un deficit sanitario spaventoso: 52 miliardi di euro. La perequazione in un modello di federalismo fiscale non deve venire in soccorso per ripianare gestioni sciagurate. Chi sbaglia deve pagare. 5. Siamo favorevoli, per il principio della sussidiarietà orizzontale a cui accennavo prima. Non è scandaloso pensare che l'abbattimento del debito pubblico passi attraverso la dismissione del patrimonio pubblico. E questo vale per lo stato centrale come per gli enti locali. Lo ripeto: le istituzioni devono occuparsi di ciò che il privato non può fare. 6. Proporremo un grande patto alle regioni, alle province e ai comuni per ridurre il debito pubblico. Tutti i livelli di governo, nessuno escluso, dovranno contribuire al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. Ma non imporremo dall'alto alle autonomie le regole del gioco. La parola d'ordine dovrà essere concertazione. Quando eravamo al governo le associazioni delle autonomie non smettevano di lamentarsi contro Berlusconi e Tremonti. Poi sono arrivati Prodi e Padoa Schioppa e le cose per gli enti locali sono peggiorate. Tanto che ormai è diffusa negli amministratori locali la convinzione, espressa dal vecchio adagio, che “si stava meglio quando si stava peggio”. I rapporti con i comuni sono stati tesi, è vero, durante i cinque anni di governo Berlusconi, ma mai l'Anci è arrivata al punto, come ha fatto invece con il governo Prodi, di interrompere le relazioni istituzionali disertando la Conferenza unificata. Con il centrosinistra, che gli enti locali pensavano amico, c'è stata una riduzione dei traferimenti erariali senza precedenti. Si pensi, al pasticcio del decreto Visco che ha tagliato 609 milioni di euro ai comuni con la promessa che questiu soldi sarebbero stati compensati da un extragettito Ici, tutto da verificare e quantificare. E che alla prova dei fatti si è rivelato molto lontano dalle rosee previsioni di Visco. I comuni hanno addirittura promosso un ricorso collettivo al Tar contro quel decreto. Con il governo Berlusconi situazioni come queste di scontro istituzionale non si sono mai verificate. 7. Io ho un'idea tutta personale su come motivare i dipendenti pubblici per evitare che si strasformino in fannulloni: la turnazione all'interno delle carriere del pubblico impiego. Si dovrà consentire, per esempio, al dipendente comunale che viene assunto all'anagrafe di passare dopo un periodo di tempo (5 anni) a occuparsi di un altro settore dell'amministrazione. In questo modo si otterranno tre benefici risultati. Innanzitutto si eviterà la demotivazione che coglie necessariamente chi fa lo stesso lavoro per tutta la vita. Poi sarà più facile per i lavoratori della p.a. sottrarsi agli atti di mobbing. E soprattutto si eviteranno situazioni di consolidamento di potere che possono poi sfociare in atti di corruzione o concussione. 8. Le province sono un livello di governo necessario. Chi parla di abolizione delle province lo fa per demagogia. Non sono le province l'origine degli sprechi nella p.a., ma per esempio tutta quella serie di enti di aria vasta come gli ambiti territoriali ottimali o gli enti parco. Questi sì che andrebbero eliminati assegnando le competenze alle province. Nelle metropoli, invece, il discorso è diverso: la provincia dovrebbe lasciare il posto all'area metropolitana. Diversamente ci sarebbe una duplicazione di funzioni. Sull'associazionismo intercomunale e sugli incentivi alla gestione associata di funzioni siamo dell'idea che vada lasciata ampia autonomia ai sindaci. Siamo contrari ad imposizioni dall'alto. 9. Su questo punto non temiamo rivali. Il nostro nuovo soggetto politico, il Popolo della libertà è quello che storicamente si è sempre impegnato per garantire la sicurezza ai cittadini. Porteremo avanti il nostro programma degli anni di governo (2001-2005), rilanciando i comitati provinciali per la sicurezza e rafforzando la presenza della polizia sul territorio con i poliziotti, i carabinieri e i vigili di quartiere. 10. Questo argomento, secondo noi, deve essere oggetto di una riflessione profonda. Siamo contrari a un'estensione generalizzata, così come alla proposta del ministro Amato di ridurre a cinque anni il tempo necessario per ottenere la cittadinanza. Dopo un congruo periodo di tempo (10 anni), divenuto cittadino italiano lo straniero potrà votare alle elezioni amministrative così come a quelle politiche.

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Difensore civico, Scialfa pronto a votare Orsini (sezione: Costi dei politici)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

NESSUN ACCORDO, SI TORNA IN CONSIGLIO Nessun candidato al momento può contare sulla maggioranza dei due terzi. Spunta l'ipotesi di un nuovo bando 07/03/2008 "BRUNO ORSINI è il candidato più autorevole alla carica di difensore civico del Comune. Tra le quattro candidature sul tappeto, la sua è la più titolata per questo ruolo super partes. È lui che sceglierò alla prossima votazione in aula". Con un'uscita a sorpresa, Nicolò Scialfa prova a sbloccare l'impasse sulla nomina dell' "ombudsman" di Tursi. Ieri, in commissione Affari istituzionali, il consigliere di Rifondazione ha apertamente sostenuto il candidato gradito al centro destra. Gli altri sono l'ottantenne Fulvio Cerofolini, ex sindaco socialista e difensore civico uscente, Stefano Vignolo, 35 anni, e Bernardina Ranieri, 32 anni, entrambi avvocati. Nessuno di questi nomi, però, gode della maggioranza dei due terzi necessaria per la nomina del difensore civico da parte del consiglio comunale. Nella seduta del 26 febbraio si sono tenute, invano, tre votazioni, tutte a scrutinio segreto. Orsini è risultato il più votato con 22 sì, tra cui quattro sarebbero di componenti della maggioranza. Ma una larga intesa su uno dei quattro candidati sembra lontana, se non impossibile. La pratica tornerà di nuovo in consiglio comunale. A complicare il quadro c'è la proposta, avanzata proprio da Rifondazione, di "utilizzare" per il Comune il difensore civico regionale, Annamaria Faganelli, ex presidente del Tribunale dei minori. La minoranza è contraria. Il centro sinistra tentenna. Scialfa taglia la testa al toro: "Voterò sicuramente Orsini e lo voterò pubblicamente, perché non mi piacciono le manovre sottobanco. Ma voi, colleghi, mettetevi d'accordo: servono almeno 34 voti a favore, altrimenti siamo daccapo". Perché Scialfa ha cambiato idea dopo aver condiviso l'ipotesi del difensore civico? "Perché sull'eventualità di aumentare il gettone di presenza mi avete fatto nero, ho seguito l'imperativo a risparmiare". Poi, però, di fronte allo stallo sulla nomina del difensore civico, il pragmatismo di Scialfa ha prevalso. Non solo il suo. "Dateci una rosa di tre nomi e noi ci impegniamo ad appoggiarne almeno uno", ha detto ieri il presidente della commissione Affari costituzionali, Giuseppe Murolo (An), parlando a nome della minoranza agli unici due rappresentanti del Pd presenti nella sala rossa: Enrico Ivaldi e Salvatore Lecce. "Nulla vieta di lanciare un nuovo bando per trovare altri candidati", aggiunge Murolo. Ivaldi, invece, invita prima a ripensare il ruolo del difensore civico: "Oggi questa figura non offre alcuna garanzia di risposte concrete e rapide sui problemi posti dai cittadini". No, comunque, al difensore unico: "Non è che il difensore civico regionale brilli per operosità e non vedo neppure una grande prospettiva di risparmio. E poi Genova sarebbe l'unica grande città a non avere un proprio difensore civico". Gianni Bernabò Brea (La destra) si scaglia contro "l'ostruzionismo della maggioranza" ed elogia l'impegno di Cerofolini: "Forse tale da darvi fastidio". Mentre per Bruno Delpino (Comunisti italiani) "una figura terza non deve avere alcuna rapporto fiduciario con la maggioranza". "Orsini non è di nessuno e il fatto che abbia 78 anni è garanzia di imparzialità", dice Alberto Gagliardi (Forza Italia). Parla di "grande pasticcio", Valter Centanaro, capogruppo della Lista Biasotti: "Non vorrei che tutto questo fosse preludio alla costituzione dell'Authority per i servizi, costosa e inutile". "Una vera pagliacciata", rincara la dose il capogruppo di An, Aldo Praticò: "Questa maggioranza è completamente divisa". "Un nuovo bando sarebbe illegittimo e una convenzione con la Regione sarebbe anche inopportuna", è il parere di Giuseppe Costa (Forza Italia): "Meglio sarebbe, dopo un certo numero di votazioni, procedere alla nomina del candidato che prende più voti. Ma forse semplicemente non si vuole che i cittadini abbiano accesso a questo istituto". V. G. 07/03/2008.

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La spesa cala solo se si riducono gli addetti pubblici (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-07 - pag: 18 autore: Lettera. Il dodecalogo dell'Istituto Leoni La spesa cala solo se si riducono gli addetti pubblici di Lamberto Dini* C aro Direttore, ho letto con grande interesse sul Sole 24 Ore di ieri, il dodecalogo presentato dall'Istituto " Bruno Leoni". Come liberaldemocratico, concordo su buona parte dei 12 punti. Ritengo però utile offrire alcune riflessioni su singoli temi trattati. Come già ho avuto modo di sostenere, convengo sull'abolizione della legge finanziaria e sulla concentrazione della manovra annuale nella sola legge di bilancio, così come concordo che i saldi di finanza pubblica siano definitivamente fissati già nel Dpef. Mi sembrerebbe però una forzatura, in una forma di governo parlamentare quale è la nostra, sancire la totale inemendabilità della legge di bilancio. Basterebbe fissare paletti precisi al diritto di emendamento, da concentrare nella sola Commissione bilancio. Quanto alla manovra fiscale proposta, osservo che essa non può non essere accompagnata a una manovra strutturale sulla spesa. A questo proposito nel mio programma propongo una significativa limitazione del turnover nella Pubblica amministrazione e una riduzione permanente del numero dei dipendenti pubblici, utilizzando strumenti di incentivazione per il personale più prossimo al pensionamento. Una riduzione del 5% comporterebbe dal terzo anno un risparmio di circa 6 miliardi annui a regime. Per quanto riguarda l'estensione della "legge Biagi" nella Pubblica amministrazione, posso comprendere le esigenze di introdurre (forse con qualche cautela) la flessibilità del lavoro anche in questo settore, sempre però che la selezione avvenga tramite concorso pubblico, a tutela del principio costituzionale dell'imparzialità dell'Amministrazione. Non posso che concordare sul no al valore legale delle lauree e sull'esigenza di nuove forme di concorrenza nella sanità. Per quanto invece riguarda le privatizzazioni, queste dovrebbero riguardare anche la vendita di tanti cespiti del demanio pubblico, così come prevista nel programma del Popolo della Libertà. Ma di tutte le misure comprese nel "dodecalogo Leoni" quella che sottoscrivo appieno (essendo stata tra l'altrooggetto di una dura battaglia parlamentare dei liberaldemocratici nel corso di tutta la legislatura) è la liberalizzazione dei servizi locali di cui al punto 11. Anch'io, pur senza avere alle spalle un think tank del tipo dell'istituto Leoni, ho presentato, a chiusura di un mio agile libretto dal titolo " Oltre la partitocrazia- liberare la crescita", un dodecalogo per larga parte concentrato a smontare i meccanismi partitocratico- lottizzatori che pesano a tutti i livelli sulla società italiana. E lo spunto fondamentale per questa mia scelta programmatica mi è venuto proprio da ciò che avviene, oltre che nel sistema sanitario, soprattutto in quella miriade di municipalizzate e società miste che formano una sorta di "socialismo reale all'italiana". Solo una piena e seria liberalizzazione può sradicare quella nomenklatura fatta di decine di migliaia di consiglieri di amministrazione e consulenti che vivono attorno a questo mondo e che costituiscono una parte non piccola del costo della politica e anche una fonte in servizio permanente effettivo di spese pubbliche aggiuntive. Si tratta di un progetto che il governo di centro-sinistra non ha consentito di perseguire (i lettori del Sole conoscono bene le vicende parlamentari del DDL Lanzillotta su questa materia). Noto invece con soddisfazione che il Popolo della Libertà, formazione a impronta più liberale, che ha collocato la liberalizzazione dei servizi locali fra i punti programmatici prioritari, potrà ottenere migliori risultati. *leader Liberaldemocratici LE PROPOSTEGiusto cambiare la legge di bilancio ma senza arrivare all'inemendabilità Basta fissare confini precisi da gestire in commissione SERVIZI LOCALI La liberalizzazione piena e completa può sradicare la nomeklatura di decine di migliaia di consiglieri e consulenti.

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<Circoscrizioni: mai pensato di fare senza> (sezione: Costi dei politici)

( da "Settegiorni (Bollate)" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

DECENTRAMENTO "Fondamentale il loro ruolo di "filtro" con i cittadini" 'CIRCOSCRIZIONI: MAI PENSATO DI FARE SENZA' Bollate - Nessuna smobilitazione per i Consigli di circoscrizione, perché il decreto "Milleproroghe" è diventato legge, scrivevamo sullo scorso numero. Nessuna smobilitazione, precisa l'assessore al Decentramento Antonio Castiglia, perché è troppo importante il loro ruolo di filtro con la cittadinanza e di iniziativa rispetto alla realizzazione di alcuni eventi. Nel dare notizia dell'entrata in vigore della legge di conversione del decreto "Milleproroghe" (che all'articolo 42 bis spiega che le nuove norme della Finanziaria che vietano ai Comuni con popolazione inferiore a 100mila abitanti di istituire i Consigli di circoscrizione si applicano a partire dalle prossime consultazioni amministrative), l'assessore Castiglia spiega: "La ratio della norma che aboliva da subito questi organi aveva come fondamento l'abbattimento dei costi e degli sprechi della politica. In alcuni casi ciò è vero, ma non a Bollate. I consiglieri circoscrizionali, infatti, non percepiscono più da un anno il pur modesto "gettone" di presenza, e i presidenti non percepiscono l'indennità di funzione. Il ruolo di "filtro" con la cittadinanza e di iniziativa rispetto alla realizzazione di alcuni eventi, ormai consolidati e ritenuti pertanto una tradizione, ha fatto sìi che l'amministrazione non abbia mai avuto intenzione di prestare il fianco a una politica di annientamento dell'esperienza delle circoscrizioni. Si è infatti proposto di continuarla con gli strumenti delle Consulte che sono stati messi a disposizione da subito, riconfermando la "dignità" politica a questi organismi che hanno avuto un mandato elettivo direttamente dai cittadini". Articolo pubblicato il 07/03/08.

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Responsabilità degli amministratori: disciplina civile e tributaria dei loro compensi (sezione: Costi dei politici)

( da "AltaLex" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Articolo di Gabriele Turelli 29.02.2008 Stampa Le responsabilità degli amministratori e la disciplina civile e tributaria dei loro compensi di Gabriele Turelli (si ringrazia LaPrevidenza.it) Sommario: La responsabilità civile - Gli obblighi specifici dell'amministratore - Il generale dovere di diligenza - Il conflitto di interessi - Esempio di scelta gestionale che determina responsabilità dell'amm.re - L'amm.re procede per la nuova linea di prodotto - L'azione di responsabilità - Il fallimento - Considerazione sulle spa - Cooptazione - Compensi agli amministratori La responsabilità civile La responsabilità civile è un istituto giuridico, complementare a quello dell'obbligazione, consistente nel sopportare gli effetti negativi dell'inadempimento dell'obbligazione stessa. L'obbligo, ad esempio di fare, può scaturire per contratto nei confronti di un soggetto o più soggetti determinati (responsabilità contrattuale), oppure per un dovere stabilito dalla legge nei confronti della collettività o di soggetti non determinati (responsabilità extracontrattuale) Esempio di responsabilità contrattuale è quella che incombe sul compratore che non adempie al pagamento verso il venditore. La responsabilità derivante dalla guida di un auto incombe in tutti i casi in cui venga provocato un danno a qualcuno o qualcosa, per violazione del codice della strada. Nel caso della responsabilità contrattuale è il soggetto inadempiente che deve provare che l'inadempimento è stato determinato da cause a lui non imputabili (art. 1218 c.c. relativo alla responsabilità del debitore). Nella responsabilità extracontrattuale (o aquilana) l'onere della prova spetta, invece, a chi invoca la responsabilità dell'inadempiente. Spetta a questi la dimostrazione del fatto, del danno e del nesso tra fatto e danno subito. La responsabilità degli amministratori e dunque dell'amm.re unico può essere composita, in quanto ritenuta pacificamente, anche dalla giurisprudenza della Cassazione, contrattuale quella nei confronti della società: gli atti degli amministratori sono espressione delle specifiche attribuzioni stabilite nel contratto sociale. La natura contrattuale della responsabilità nei confronti della società è evidente, se si pensa che all'atto della nomina per l'amministratore sorgono obblighi specifici di natura legale o appunto previsti dal contratto di società. Non può configurarsi responsabilità verso la società se trattasi di atti compiuti in esecuzione di deliberazione dell'assemblea dei soci. Tuttavia se atti contrari alla legge costituiscono motivo di responsabilità verso i terzi. La responsabilità che gli amministratori hanno nei confronti dei soci e dei creditori sociali, derivante dagli articoli 2393 bis, 2394 e 2395 c.c., viene considerata dalla maggior parte della giurisprudenza responsabilità extracontrattuale. L'articolo 2392 c.c. stabilisce che l'amministratore eserciti le proprie funzioni secondo la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico. La violazione degli obblighi, sia specifici (stabiliti dalla legge e dallo statuto, quali la convocazione dell'assemblea, la predisposizione del bilancio, il divieto di intraprendere nuove operazioni in casi particolari), sia generali (derivanti appunto dal dovere di diligenza) determina responsabilità contrattuale nei confronti della società e responsabilità extracontrattuale nei confronti di terzi e soci. Dunque, per la responsabilità nei confronti della società dovranno essere gli amministratori a provare i fatti che escludono o attenuano la loro colpa, per quella nei confronti dei soci o dei terzi, l'onere della prova si inverte (oltre a provare l'inadempimento, il danno conseguente e il nesso il terzo dovrà provare anche la colpa). La responsabilità degli amministratori verso i terzi creditori sociali o verso i soci è sussidiaria, nel senso che gli stessi interverranno quando il patrimonio della società non soddisfa il danneggiato. Ciò avviene nella maggior parte dei casi a seguito di procedure concorsuali, ovvero quando la società ha manifestato la propria insolvenza. Dunque la responsabilità si configura quando sia omesso un comportamento prescritto dal contratto o dalla legge, ma anche quando l'esito negativo derivante dall'espletamento di un'attività prestabilita sia dovuto a negligenza. Al concetto di diligenza nello svolgimento dell'incarico si associano quelli di prudenza e perizia: il primo comporta che l'amministratore si astenga dal compiere operazioni che nessun avveduto imprenditore avrebbe posto in essere, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche della società. Il secondo implica che l'amministratore sia dotato di capacità e conoscenze tecniche adatte allo svolgimento dell'incarico: nel caso di incapacità tuttavia bisogna distinguere se l'amministratore ha o meno omesso di render noto all'assemblea le sue lacune. Nel secondo caso è dubbio che la società possa agire vittoriosamente nei confronti dello stesso. I terzi danneggiati, invece, potranno sempre far valere la responsabilità extracontrattuale nei confronti dell'amministratore che abbia accettato un incarico per il quale non ha le conoscenze necessarie. In generale la responsabilità degli amministratori è solidale ? non il nostro caso in quanto si tratta di amministratore unico ? ed è stabilita dall'articolo 2381 c.c. La nuova disciplina civilistica non fa derivare la responsabilità dalla semplice appartenenza al Consiglio, ma dalla partecipazione al compimento del fatto dannoso. Resta certo che il consigliere che non abbia preso parte, ma non abbia nemmeno impedito o provato ad impedire il comportamento dannoso risulti responsabile secondo il generale dovere di vigilanza sull'andamento della gestione previsto dall'articolo 2381, terzo comma. Non risulta applicabile all'amm.re unico l'art. 2392 c.c. terzo comma, valido per l'amm.re, facente parte di un Consiglio, il quale abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel libro adunanze dandone immediata notizia scritta al Presidente del Collegio Sindacale. Il danno è risarcibile se è conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento dei doveri dell'amministratore. Risarcibile è sia il danno emergente che il lucro cessante. Danno emergente è ad esempio costituito dalla sanzione derivante dalla mancata presentazione di una dichiarazione fiscale. Lucro cessante è quello che deriva dallo storno a favore del cliente; storno che a sua volta comporterà una riduzione delle vendite. Nel caso un amministratore si dimetta prima del termine del mandato, il danno emergente sarà certamente costituito dai costi della riunione necessari per la cooptazione di un nuovo amministratore. Distinguiamo le responsabilità che nascono dalla violazione di obblighi specifici da quelle che scaturiscono dalla violazione del dovere di diligenza. Gli obblighi specifici dell'amministratore Convocazione dell'assemblea in caso di perdite statuito agli articoli 2446 c.c., nel caso di perdite che riducano il capitale sociale di oltre un terzo e 2447 nel caso di riduzione al di sotto del minimo legale. La responsabilità dell'amministratore per i danni derivati alla società scaturisce dall'art. 2486 c.c. allorquando lo stesso abbia proseguito la gestione nonostante il verificarsi delle condizioni di cui agli artt. 2446 e 2447. Interessante stabilire il momento in cui sorge in capo all'amministratore l'obbligo di convocare senza indugio l'assemblea: individuato nel momento in cui l'amministratore è in grado di conoscere le risultanze del bilancio ? non soltanto annualmente, ma ad esempio anche semestralmente se nella prassi dell'azienda amministrata, seppur non obbligatoriamente previsto per legge, esiste l'uso della presentazione di un rendiconto periodico. Difficile nel caso di riduzione del capitale per perdite poter sostenere da parte dell'amministratore di non aver convocato l'assemblea perché non era a conoscenza dei risultati negativi. Abbastanza difficile è individuare una netta demarcazione tra i danni conseguenti alla mancata convocazione rispetto a quelli che comunque si sarebbero verificati. Il danno risarcibile non è infatti la mancata convocazione dell'assemblea in sé, ma l'aggravamento della perdita di capitale che deriva dalla prosecuzione dell'attività di gestione. Difficile perciò per società e creditori provare il nesso tra questo inadempimento dell'amministratore ed eventuale danno: l'assemblea avrebbe potuto approvare le stesse scelte effettuate nella prosecuzione dall'amministratore. La legge però prevede un esplicito divieto di prosecuzione se le perdite hanno ridotto il capitale al di sotto del minimo legale. L'art. 2484 c.c. stabilisce inoltre l'obbligo di sciogliere la società nel caso di riduzione al di sotto del limite legale e il 2449 il divieto per l'amm.re di compiere azioni che non siano dirette a conservare l'integrità e il valore del patrimonio. Il nesso tra inadempimento e danno è individuabile dall'aggravarsi della situazione economico ? patrimoniale per la società e dalla perdita del credito per il terzo creditore sociale. Altro obbligo specifico è previsto dall'art. 2423 c.c., il quale pone a carico dell'amm.re la redazione del bilancio secondo criteri di chiarezza, verità e correttezza al fine di rappresentare la reale situazione patrimoniale e finanziaria della società, nonché il risultato economico dell'esercizio. Il danneggiato dovrà comunque essere in grado di provare il danno ed il nesso di causalità tra inadempimento e danno. Il bilancio è evidentemente l'unico strumento, reso pubblico, che fornisce garanzie per il credito e per gli stessi soci che hanno dato fiducia alla società con l'acquisto di parte del capitale. Tra coloro che fanno credito alla società si può pensare agli istituti di credito, ma anche ai fornitori ed ai dipendenti (tfr). L'inadempimento si verifica se viene meno la redazione o il deposito del bilancio nei modi stabiliti dalla legge, se si verifica un ritardo nella presentazione dello stesso, se vi sono irregolarità nella formazione del documento ? si pensi alla rappresentazione non veritiera della situazione economica, reddituale, finanziaria o patrimoniale della società. Il danno per il socio, ad esempio, può essere individuato nell'acquisto e nella cessione di una partecipazione, operazione che non sarebbe avvenuta nel caso in cui il bilancio avesse rappresentato la reale situazione della società. Per il terzo si concretizza nella concessione di un credito che altrimenti non avrebbe concesso. La società raramente evidenzia un danno dalla non correttezza della rappresentazione sociale: è viceversa più facile che ne scaturisca un vantaggio fiscale. Per la società il danno è evidente in caso di distrazione di patrimonio, operazione favorita dall'omissione contabile. La violazione delle norme di legge sul bilancio può comportare anche il reato penale dell'amm.re, se il falso in bilancio è accompagnato dal dolo ed ovviamente evidenzia una responsabilità risarcitoria per il socio e/o il creditore che abbia dato affidamento. Il dolo è indispensabile per poter parlare di reato penale, ma la semplice colpa dell'amm.re non esclude la responsabilità e la risarcibilità del danno provocato. La responsabilità per una rappresentazione non veritiera sulle condizioni della società coinvolge anche l'amministratore che assuma la carica successivamente a colui che abbia commesso il fatto dannoso in un bilancio, se omette di evidenziare nelle scritture contabili e di relazionare all'assemblea. Sempre sulla violazione relativa al bilancio è da sottolineare che sono la esposizione di fatti non veritieri o l'occultamento di essi a costituire responsabilità, mentre non è così per le semplici valutazioni effettuate comunque secondo le norme di legge. Una valutazione di immobilizzazione al presumibile valore di realizzo, piuttosto che al costo, se ritenuto criterio maggiormente significativo ed esposto in nota integrativa, non è causa di responsabilità dell'amm.re. Il reato di falso in bilancio è stato rinnovato dal d.lgs. n. 61/2002. Precedentemente la norma prevedeva il reato in caso di false comunicazioni sociali effettuate con l'intento di determinare un errore nei soci o nei terzi allo scopo di indurli a comportarsi in modo diverso rispetto a quello che avrebbero tenuto se a conoscenza della realtà. Il reato sussisteva per esempio per illegittime rivalutazioni di poste attive, non giustificate da reali condizioni, o per mancata svalutazione di attività. Il reato sussisteva anche se i soci erano al corrente del comportamento fraudolento tenuto dall'amm.re e avessero approvato il bilancio. La giurisprudenza riteneva dunque che la norma punitiva tutelasse anche la fede pubblica e non soltanto la società, i soci e i terzi creditori. Il d.lgs. n. 61/2002 ha previsto due diverse figure di reato penale. All'art. 2621 c.c. si stabilisce che si ha reato quando l'amm.re esponga, con l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico, fatti materiali non rispondenti al vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero ometta informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società o del gruppo. Tuttavia la punibilità viene esclusa se le falsità o omissioni non alterano in modo sensibile la realtà della società. E' esclusa inoltre se determinano una variazione del risultato d'esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all'1. Non è punibile poi l'amm.re che abbia adottato valutazioni che differiscono da quelle corrette singolarmente in misura non superiore al 10 per cento. Il reato dunque prevede non la semplice colpa, ma l'intenzione di ingannare il socio o il pubblico ed il fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto. La mancanza di uno dei due requisiti esclude la punibilità. Se il falso non è accompagnato dal danno il reato è di natura contravvenzionale e soggetto a prescrizione breve di tre anni. L'art. 2622 c.c. stabilisce che se il falso o l'omissione causano danno patrimoniale ai soci o ai creditori la sanzione è da sei mesi a tre anni di reclusione e se si tratta di società quotate in borsa si eleva alla reclusione da un anno a quattro. Il danno è delittuoso e non contravvenzionale e dunque deve essere l'attore a provarlo in giudizio. Può essere ad esempio provocato da una distribuzione dei dividendi inferiore rispetto a quella cui il socio avrebbe partecipato se il bilancio fosse stato veritiero. Per il creditore può esser rappresentato da un affidamento maggiore concesso e comunque si verificherà soltanto in caso di dissesto della società ? quando cioè il patrimonio sociale non potrà più soddisfare il credito. Altri reati a carico dell'amm.re sono previsti agli articoli 2626 per indebita restituzione dei conferimenti, 2627 per illegale distribuzione delle riserve o degli utili, 2628 per le illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della controllante, 2629 e 2632 per operazioni che rechino pregiudizio ai creditori sociali a seguito di trasformazione, scissione o fusione. Tornando alla normativa civilistica ? non penale ? la non corretta rappresentazione della realtà societaria in bilancio può comportare ulteriori conseguenze. Tra di esse le già citate: illegale distribuzione di dividendi o acconti su essi contro il divieto di distribuire utili non effettivi; inosservanza dell'obbligo di convocare l'assemblea in caso di riduzione del capitale di oltre un terzo oppure al di sotto del minimo legale; violazione del divieto di proseguire l'attività al verificarsi di una causa di scioglimento: in tal caso l'amm.re oltre a rispondere dell'aggravamento del dissesto eventuale, risponde in proprio dei danni provocati dalle nuove operazioni poste in essere. Ancora: i fatti di evasione o elusione fiscale accertati dall'amministrazione finanziaria: in questo caso l'amm.re può essere chiamato a risarcire la società di eventuali sanzioni e interessi richiesti dal fisco; la scorretta valutazione del patrimonio della società in operazioni straordinarie; operazioni irregolari sul capitale sociale, come nel caso di aumento senza che il precedente capitale sia stato interamente versato. Sempre in relazione alla violazione degli obblighi specifici imposti dalla legge all'amm.re si deve ricordare che anche norme fiscali e previdenziali possono essere causa di sanzioni ed interessi imputati alla società: se l'inadempimento delle norme è imputabile all'amm.re, sarà quest'ultimo a doverne rispondere. Il generale dovere di diligenza La diligenza, come detto, è quella richiesta dalla natura dell'incarico e deve essere presente in ogni attività dell'amm.re, sia essa richiesta da norme di legge, prevista da norme statutarie, da deliberazioni assembleari o generica. E' la diligenza che avrebbe utilizzato un amm.re normalmente diligente che si fosse trovato in quella circostanza. E' un'attenzione che richiede prudenza maggiore e maggiori capacità rispetto a quelle che sarebbero state applicate da un uomo medio. Ai sensi dell'art. 2392 c.c. la diligenza deve essere applicata: alla vigilanza sul generale andamento della gestione: nel caso dell'amm.re unico non è possibile che vi siano operazioni delegate ad altri amministratori e dunque la responsabilità ricadrà interamente su di lui; a compiere tutte le operazioni necessarie ad impedire fatti pregiudizievoli o ad eliminare o ridurne le conseguenze dannose. Nel caso dell'amm.re unico risulta impossibile invocare la sua non partecipazione alle decisioni o alla commissione dei fatti, come pe l'amministratore di un Consiglio che abbia fatto rilevare il suo dissenso nel libro verbali del CdA, dandone immediata comunicazione al Presidente del Collegio Sindacale. Il difetto di diligenza deve essere provato dall'attore che dovrà anche provare il danno subito. Il conflitto di interessi L'articolo 2391 c.c. stabilisce l'obbligo di dare notizia agli altri amm.ri ? non nel caso di amm.re unico ? e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o altrui, abbia in una determinata operazione societaria. L'amm.re, in caso di inosservanza, risponde delle perdite derivate alla società se si dimostra il danno e l'interesse per conto proprio o altrui. In casi specifici le legge presume l'interesse configgente dell'amm.re: è il caso in cui lo stesso assuma la qualifica di socio illimitatamente responsabile in società concorrente, oppure quando eserciti attività concorrente in proprio o per conto terzi, o ancora quando assuma l'incarico di amm.re o direttore in società concorrente (art. 2390). L'amm.re ed in generale gli amministratori non sono responsabili di scelte gestionali che risultino a posteriori sbagliate, non sono cioè responsabili dell'insuccesso economico della società. Non sussiste violazione dell'obbligo di amministrare con diligenza se l'amm.re abbia compiuto atti dai quali sia scaturito un pregiudizio non prevedibile ex ante. Secondo ripetuta giurisprudenza il giudice non può sindacare il merito degli atti compiuti e non può giudicare l'opportunità o la convenienza. La valutazione circa l'opportunità delle scelte dell'amm.re può portare alla revoca dello stesso, ma non può essere considerata quale fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società. Esempio di scelta gestionale che determina responsabilità dell'amm.re Si ipotizza che l'amm.re incarichi una agenzia di effettuare uno studio di mercato circa la commerciabilità di una nuova linea di prodotto. Lo studio commissionato e seguito direttamente dall'amm.re accerta la fattibilità con nuovi modesti investimenti, la capacità del mercato di assorbire la nuova linea di prodotto in virtù di appropriati investimenti pubblicitari, un margine di profitto elevato. Il budget prevede inoltre un sostanziale pareggio per il primo anno ed un rendimento di circa il 20% per gli anni successivi. L'amm.re procede per la nuova linea di prodotto Al secondo anno tuttavia la società si trova in stato di insolvenza e viene dichiarata fallita. Il curatore del fallimento deve accertare le cause cha hanno portato allo stato di insolvenza ed esamina innanzitutto l'andamento del nuovo prodotto lanciato, confrontando i budget stilati dalla società con i risultati a consuntivo. Si suppone che il nuovo prodotto abbia retto le aspettative ed abbia dato buoni risultati economici e di rendimento. Tuttavia il curatore si accorge di uno sbilanciamento tra l'incremento del capitale investito necessario per lo sviluppo del nuovo prodotto e la mancata provvista finanziaria per farvi fronte. A fronte di un incremento di crediti vs clienti e di magazzino non si è registrato un incremento della provvista, né in termini di aumento di capitale, né in termini di credito ottenuto da terzi. Questo è il motivo del dissesto, ovvero la mancanza di disponibilità liquide che possano coprire, ad esempio, l'investimento in merci in magazzino necessario per commercializzare il nuovo prodotto. A questo punto la responsabilità dell'amm.re è accertata se la necessità dell'incremento degli investimenti e la conseguente copertura finanziaria fosse determinabile al momento del lancio del nuovo prodotto. La risposta è affermativa in quanto i piani di budget e le proiezioni al momento del lancio sicuramente offrivano le informazioni di cui l'amm.re aveva bisogno. La colpa dell'amm.re ha rilevanza non perché non si producono risultati positivi, quanto perché, gli atti contestati, nel rispetto dell'ordinaria diligenza professionale, non avrebbero dovuto essere eseguiti in quanto avrebbe dovuto prevedere che sarebbero stati dannosi. Secondo giurisprudenza sono stati considerati responsabili gli amm.ri che abbiano tenuti i libri contabili in modo sommario e non intelligibile (cass. 19/12/85 in Giurisprudenza commerciale 1986), che abbiano redatto il bilancio senza evidenziare la reale situazione societaria (tribunale Napoli 9/01/2002), che non abbiano vigilato sul rispetto di regolarità amministrative (trib. Roma 19/11/1984), che abbiano omesso di evidenziare irregolarità preesistenti al loro incarico (Trib. Genova 05/07/1986), che abbiano speso fondi occulti all'insaputa della società (cass. 22/06/1990), che abbiano distratto a proprio favore somme della società (cass. 28/04/1997), che a conoscenza di atti pregiudizievoli non abbiano fatto quanto potevano per impedirli o per attenuarne le conseguenze dannose (trib. Milano 24/01/1994). Esempio: responsabile sarebbe l'amministratore che decidesse di aumentare il prezzo di un prodotto soggetto a regime di prezzi controllati. La normale diligenza da esplicare nell'incarico certamente non sarebbe stata rispettata. Altro esempio: concessione di fido a cliente in stato di dissesto, senza preventivamente aver effettuato ricerca di mercato/informazioni sul soggetto interessato. In tutti i casi la responsabilità non è costituita dai singoli fatti compiuti, ma dalla modalità di comportamento, ovvero dall'ignoranza colpevole dell'amm.re in materie di sua competenza, dalla mancanza della necessaria diligenza richiesta dalla carica. L'azione di responsabilità L'azione sociale di responsabilità - art. 2393 c.c. - è promossa dall'assemblea dei soci. Il fatto che potesse essere la stessa maggioranza che aveva nominato l'amm.re ha posto problemi relativi alla tutela delle minoranze, risolti con la riforma prevista dal d.lgs. n. 6/2003. La deliberazione dell'azione di responsabilità importa la revoca dell'amm.re se assunta con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale. L'azione può essere promossa dal collegio sindacale che abbia deciso con maggioranza dei due terzi. Nel caso dell'assemblea di approvazione del bilancio la deliberazione circa la responsabilità dell'amm.re può essere presa anche se la materia non è stata inserita all'o.d.g.. L'azione sociale può essere promossa anche da parte dei soci che rappresentano il quinto del capitale sociale ex art. 2393 bis c.c., oppure nel caso di società quotate da un quarantesimo o nelle diverse misure stabilite nello statuto. L'art. 2394 c.c. stabilisce anche la responsabilità dell'amm.re nei confronti dei creditori sociali per inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione dell'integrità del patrimonio sociale. L'azione può essere promossa soltanto quando il patrimonio non soddisfa il proprio credito dunque è necessario che l'atto dell'amm.re comporti un pregiudizio patrimoniale, che l'insufficienza del patrimonio renda impossibile il soddisfacimento del creditore che agisce e che la condotta illegittima sia causa del danno subito. L'amm.re è chiamato a rispondere nella misura del credito non soddisfatto. La rinuncia all'azione da parte della società non comporta vincolo per il creditore. L'art. 2395 c.c. dispone che le disposizioni degli articoli precedenti non pregiudicano il diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o terzo che sia stato danneggiato direttamente da atti colposi o dolosi dell'amm.re. Per l'azione del singolo socio o terzo creditore si rientra nello schema della responsabilità extra contrattuale e fa fede il principio generale ex art. 2043 c.c. con cui viene riconosciuto a chiunque subisca un danno ingiusto il diritto ad essere risarcito da chi ha provocato quel danno. Si richiede però che l'amm.re abbia commesso un fatto illecito con dolo o colpa e che abbia avuto incidenza diretta sul patrimonio personale del socio o del terzo. La prova è a carico dell'attore sia per l'evidenza del danno diretto subito che per il fatto doloso o colposo commesso dall'amm.re e per il nesso di causalità. Esempio: il danno da affidamento che ha spinto il socio a sottoscrivere la partecipazione sulla base di false comunicazioni rilasciate dall'amm.re. e' chiaro che in questo caso anche la società potrà esperire l'azione sociale nei confronti dell'amm.re. L'avverbio direttamente sta a significare che il singolo non potrà agire per esempio se il danno è il depauperamento del patrimonio sociale che indirettamente colpisce anche il valore del patrimonio del socio. Il fallimento In caso di fallimento o procedure concorsuali le azioni di responsabilità sociale sono esperite dal curatore del fallimento, dal commissario liquidatore e dal commissario straordinario secondo il disposto dell'art. 2394 bis c.c. Le azioni di responsabilità riservate a tali soggetti in caso di procedure concorsuali sono quella sociale ex art. 2392 c.c. e quella relativa alla responsabilità nei confronti dei creditori sociali di cui all'art. 2394 c.c.. Le azioni sopra ricordate, esperibili in via esclusiva dal curatore in caso di fallimento, confluiscono in un'unica azione, la quale cumula i presupposti e gli scopi di entrambe ed è finalizzata al risultato di acquisire alla massa attiva fallimentare quello che è stato sottratto al patrimonio dall'operato dell'amm.re, oppure all'ottenimento del danno arrecato sottoforma di somma di denaro ? anche in questo caso volto a soddisfare, seppur parzialmente, i creditori sociali. Il curatore avrà l'onere di provare l'inadempimento dell'amm.re per mancanza del rispetto della normativa vigente o dello statuto ed il danno consequenziale subito dalla società. L'amm.re chiamato in causa avrà l'onere di dimostrare che l'inadempimento è dovuto a causa a lui non imputabile e comunque che ha agito senza colpa. Nella procedura concorsuale l'azione sociale ex art. 2393 c.c., rivolta a tutte le violazioni commesse dall'amm.re, colpisce anche quelle inerenti la riduzione del patrimonio. Il curatore agisce con il fine di gestire il patrimonio della società fallita per poter realizzare il soddisfacimento dei creditori in regime di par condicio: tutti i creditori, intervenuta la sentenza dichiarativa di fallimento, non hanno la possibilità di soddisfare il proprio credito individualmente, ma parteciperanno alla ripartizione dell'eventuale attivo realizzato dal curatore in misura proporzionale, fatti salvi i diritti di prelazione preesistenti al fallimento (ipoteche, privilegi speciali, pegni). L'azione si prescrive in cinque anni dal momento in cui si è manifestata l'insufficienza del patrimonio sociale anche se antecedente alla dichiarazione di fallimento. L'amm.re ex art. 146 l.f. è tenuto agli obblighi imposti al fallito dall'art. 49 l.f.. E' tenuto a comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del domicilio, a presentarsi al curatore ogni volta che questi lo convochi al fine di ottenere informazioni e chiarimenti per la gestione della procedura, a consegnare al curatore stesso la corrispondenza anche elettronica riguardante rapporti intrattenuti dalla società. L'amm.re sarà inoltre tenuto a consegnare presso il curatore, se ancora non lo ha fatto presso il tribunale, i libri sociali, contabili e fiscali della società, nonché elenco nominativo dei creditori e l'indicazione dei rispettivi crediti, l'elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose nel possesso della società, l'elenco degli eventuali debitori e dei debiti relativi. Incorre nel reato di bancarotta fraudolenta l'amm.re che distragga, occulti, dissimuli, distrugga o dissipi in tutto o in parte i beni della società, allo scopo di recar pregiudizio ai creditori, oppure, sottragga, distrugga o falsifichi libri e scritture contabili con lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto o di recare danno ai creditori, oppure abbia esposto o riconosciuto passività inesistenti o abbia commesso fatti che hanno costituito causa del dissesto della società con dolo art. 223 l.f. con espresso richiamo art. 216 l.f.. Incorre nel reato di bancarotta semplice l'amm.re di società dichiarata fallita che abbia effettuato spese personali o per la famiglia eccessive rispetto alla sua condizione economica, abbia consumato parte del patrimonio sociale in operazioni di pura sorte o manifestamente imprudenti, abbi compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, abbia aggravato il dissesto ritardando la dichiarazione del fallimento della società, non ha soddisfatto un precedente concordato preventivo o fallimentare. Art. 224 l.f. con espresso richiamo art. 217 stessa legge. Incorre nel reato di ricorso abusivo al credito l'amm.re che dissimula lo stato di dissesto o di insolvenza continuando a ricorrere al credito. Art. 225 con espresso richiamo art. 218 l.f. Incorre nel reato di denuncia di crediti inesistenti l'amm.re che ex art. 225 ? espresso richiamo art. 220 l.f. denuncia l'esistenza di creditori inesistenti della società fallita od omette di dichiarare beni da comprendere nell'inventario dell'attivo societario. Esempio: distrazione patrimonio ? mancanza di valori in cassa, invece indicati in contabilità, oppure utilizzo denari o beni per uso personale o familiare non giustificati da pezze contabili (fogli paga compensi amm.re) Esempio: sopravvalutazione delle rimanenze finali al fine di mascherare la perdita. Considerazione sulle spa Per le società per azioni la nomina dell'amm.re unico risulta possibile esclusivamente se viene scelto il sistema ordinario di organizzazione societaria. E' possibile scegliere altrimenti un modello tra quello monistico o dualistico. Il primo (art. 2409 sexiesdecies c.c.) può essere adottato con indicazione nello statuto da tutte le società, quotate e non: la gestione è affidata ad un consiglio di amministrazione nominato dall'assemblea, il quale al suo interno nomina il comitato di controllo sulla gestione. Il controllo contabile deve essere affidato ad organo distinto ed esterno, sia revisore o società di revisione. Il secondo (art. 2409 octies c.c.), adottato con espresso indicazione in statuto da tutte le società, prevede l'affidamento della gestione ad un consiglio di gestione, il controllo di gestione ad un consiglio di sorveglianza ed il controllo contabile ad un organo esterno. Il modello dualistico attribuisce al consiglio di sorveglianza alcune funzioni che nel modello ordinario o monistico sono di competenza assembleare, o meglio all'assemblea vengono riservate soltanto le decisioni sulle linee programmatiche e le decisioni più rilevanti quali operazioni straordinarie o sul capitale. Cooptazione Quando uno o più consiglieri cessa dall'incarico causa decadenza (cause di incompatibilità quali ad esempio impiego civile dello Stato, professore universitario di ruolo, notaio, avvocato, parlamentare, sindaco della stessa società, socio illim.nte responsabile in società concorrenti, esercizio attività concorrente, amm.re in società concorrenti), dimissioni o morte e resta in carica la maggioranza degli altri amm.ri, questi ultimi possono sostituirli. La maggioranza degli amm.ri, necessaria per la procedura di cooptazione, deve essere composta da soggetti nominati dall'assemblea. La cooptazione non è ammessa quando l'amm.re cessa per naturale scadenza del mandato o per revoca, l'amm.re già cooptato non venga confermato dall'assemblea, l'assemblea abbia nominato un numero inferiore di consiglieri rispetto a quello massimo stabilito in atto costitutivo e il consiglio voglia autocompletarsi. La delibera del consiglio di amministrazione con la quale si nomina per cooptazione un nuovo consigliere deve esser successivamente approvata dal collegio sindacale. L'amm.re cooptato resta in carica fino alla prima assemblea dei soci (art. 2386 c.c.), la quale può confermare o nominare altra persona. Il meccanismo della cooptazione può essere derogato dall'atto costitutivo, il quale può prevedere la convocazione dell'assemblea per il reintegro del consiglio oppure l'applicazione della clausola simul stabunt, simul cadent (con il venir meno della maggioranza o della minoranza o anche di un solo consigliere l'intero consiglio si considera dimissionario). Compensi agli amministratori I compensi dell'amm.re vengono stabiliti in sede di prima nomina e cioè all'atto del rogito notarile per la costituzione della società, e successivamente è lasciata dallo statuto la possibilità di nomina e determinazione del compenso da parte dell'assemblea (art. 2389 c.c.). Può esser lasciata al consiglio di amministrazione la delibera per il compenso di alcuni di essi che siano investiti di particolari cariche (non è il caso dell'organo amministrativo costituito dal solo amm.re unico). La delibera assembleare per il compenso è necessaria in quanto altrimenti si ritengono percepiti illegittimamente, anche se l'assemblea ha successivamente approvato il bilancio nel quale sono stati esposti. Esiste un vero e proprio diritto a percepire il compenso e dunque la mancata determinazione nell'atto costitutivo o da parte dell'assemblea non esonera la società dalla corresponsione di un compenso che verrà determinato, su richiesta dell'interessato, dall'autorità giudiziaria. Il diritto al compenso si deduce dall'art. 2389, ma anche dall'art. 2364 che stabilisce che l'assemblea lo deve determinare e dall'art. 2383 che riconosce all'amm.re il diritto al risarcimento in caso di revoca senza giusta causa. Il compenso può essere stabilito in misura fissa, solitamente con il riconoscimento di gettoni di presenza per le riunioni ? nel caso di consiglio di amministrazione. Può anche essere commisurato in tutto o in parte al raggiungimento di determinati obiettivi societari e/o anche rappresentato da una partecipazione agli utili. Circa la congruità del compenso la società dovrà riferirsi a quello di società operanti nello stesso settore di mercato in condizioni analoghe e nel rispetto delle proprie disponibilità. La natura del rapporto di collaborazione tra l'amm.re e la società è quella di un'opera coordinata e continuativa, non a carattere subordinato. La Cassazione ha emesso sentenze contrastanti circa la competenza a giudicare su controversie economiche relative alla congruità del compenso riconosciuto all'amm.re. Sembra comunque maggiormente condivisa la tesi di chi assimila il rapporto a quello dipendente e riconosce la competenza al giudice del lavoro. Si può affermare questo anche in considerazione dell'orientamento dell'agenzia delle entrate che definisce il reddito percepito dall'amministratore un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, richiedendo che per lo stesso si faccia predisporre al consulente del lavoro un foglio paga e lo si sottoponga dunque a trattenute previdenziali e ai fini dell'imposta sulle persone fisiche. Trattenute che la società sarà tenuta a versare entro il 16 del secondo mese successivo rispetto al momento del pagamento. A tal proposito si ricorda che a fini fiscali la deducibilità del compenso all'amm.re è riconosciuta anche se non esiste delibera assembleare che ne stabilisce l'importo, poichè l'iscrizione delle spese in bilancio e la successiva approvazione dello stesso da parte dei soci sana l'assenza della delibera. Deducibilità riconosciuta secondo il criterio di cassa: l'importo cioè risulta deducibile dal reddito societario se nell'esercizio considerato c'è stata la corrispondente uscita dalle casse sociali. Il criterio si definisce di cassa allargato poiché è riconosciuta la deducibilità nell'esercizio antecedente se l'uscita dalle casse sociali avviene entro il 12 gennaio dell'esercizio successivo. Come accennato il compenso dell'amm.re è soggetto a trattenute previdenziali in quanto è richiesta l'iscrizione alla gestione separata INPS nelle misure stabilite dalla normativa previdenziale vigente: ovvero nella misura del 24,72% se è il solo reddito percepito. Se invece l'amm.re fosse iscritto anche ad altra gestione (ad esempio gestione commercianti o artigiani socio operante) l'aliquota sarebbe ridotta a 17%. La fattispecie della retribuzione sottoforma di partecipazione agli utili è disciplinata dall'art 95 del tuir che ne stabilisce la deducibilità per cassa. Da segnalare che la giurisprudenza ha più volte negato la possibilità per l'erario di sindacare l'entità del compenso riconosciuto all'amm.re. La società può prevedere nello statuto e concordare di conseguenza con l'amm.re un trattamento di fine mandato. Per tale fattispecie, anziché la partecipazione alla determinazione del reddito complessivo che sottopone alla progressività dell'aliquota prevista dalla normativa irpef come nel caso del normale emolumento, è previsto il beneficio della tassazione separata qualora il diritto al tfm derivi da atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto. (A tal fine è necessario che lo statuto lo preveda: tale atto è di data certa poiché atto pubblico notarile e anteriore o contestuale alla costituzione del rapporto con l'amm.re ? nomina assembleare o in atto costitutivo). La società potrà dedurre l'accantonamento annualmente come previsto per il trattamento di fine rapporto dei dipendenti. Anche per il tfm circa la quantificazione si discute sulla possibilità dell'erario di sindacarne l'entità. Un parametro di riferimento prudenziale a tal fine è quello di determinarlo in un rapporto simile a quello tra lo stipendio annuo e l'accantonamento a tfr per il dipendente. Resta inteso comunque che un diverso ammontare per l'amm.re non sia sindacabile con successo da parte dell'amministrazione finanziaria. Può essere infine interessante la disciplina fiscale dei rimborsi spese all'amm.re della società. A tal fine si distingue se l'incarico è attribuito ad un dottore commercialista o esperto contabile, il quale deve includere il compenso percepito nel reddito di lavoro autonomo, soggetto ad iva e ritenuta d'acconto, oppure se è attribuito ad altro soggetto. Le spese di trasferta sostenute dal dottore commercialista o esperto contabile per conto della società sono oggetto di deduzione dal reddito di lavoro autonomo nella misura del 2% dei compensi percepiti. Con il d.l. 223/2006 (manovra d'estate 2006) si è stabilito che se le spese di vitto e alloggio sono sostenute direttamente dalla società committente si applica la stessa procedura di deduzione senza il limite del 2% e del riaddebito. Nel caso in cui l'amm.re sia un collaboratore coordinato e continuativo e dunque percepisca un reddito assimilato a quello del lavoratore dipendente in relazione ai compensi attribuitigli, i rimborsi spese, entro certi limiti, hanno contenuto risarcitorio se riguardano le trasferte fuori dal comune sede di lavoro (cass. n. 5081 del 1996). In particolare, secondo il metodo analitico non concorrono alla formazione del reddito dell'amm.re i rimborsi per spese di viaggio, vitto, alloggio e indennità chilometrica, documentate, oltre a spese non documentate nel limite massimo di ? 15,49 giornalieri - trasferte in Italia ? o di ? 25,82 ? trasferte all'estero. Secondo il metodo forfetario non sono tassabili i rimborsi analitici delle spese di viaggio o indennità chilometriche, oltre ad un rimborso forfetario (indipendente dall'ammontare delle spese effettive) fino ad un massimo di ? 46,48 giornalieri per trasferte in Italia e di ? 77,47 per trasferte all'estero. Il metodo misto prevede la non tassabilità delle spese di viaggio come sopra, mentre per le altre spese è stabilita una riduzione degli importi fissati per il metodo forfetario di 1/3 o 2/3 a seconda che la società provveda a rimborsare alternativamente vitto o alloggio oppure entrambi.

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<Non aboliamo le Circoscrizioni> (sezione: Costi dei politici)

( da "Settegiorni (Rho)" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

DECENTRAMENTO L'assessore Gaspare Rizzo: "Come si può parlare di democrazia?" 'NON ABOLIAMO LE CIRCOSCRIZIONI' Cancellate dalla Finanziaria, l'Amministrazione le terrà in vita "senza oneri economici" richiedi la foto Gaspare Rizzo (Forza Italia) richiedi la foto Dario Re (Udc) Le Circoscrizioni nei Comuni con un numero di abitanti inferiore a 100mila devono essere abolite: lo afferma l'ultima Finanziaria approvata lo scorso dicembre. Questa novità, se presa alla lettera, comporterebbe la chiusura anche delle cinque circoscrizioni del Comune di Rho, i cui abitanti sono poco più della metà di quanto prevede la legge per l'attivazione delle circoscrizioni stesse. La legge finanziaria non risponde però chiaramente a un importante quesito: questa norma deve essere adottata subito o va presa in considerazione per le prossime elezioni amministrative? In altri termini, nei Comuni dove le Circoscrizioni sono già attive, come il caso di Rho, possono continuare a funzionare sino alla naturale scadenza o no? L'Anci , l'Associazione nazionale dei comuni italiani, ritiene che la norma abbia effetti immediati, la Commissione affari costituzionali e Bilancio del Parlamento invece ritiene si debba attendere la scadenza elettorale in ogni Comune. Sulla questione è intervenuta anche la Commissione affari istituzionali e organizzazione del Comune di Rho, presieduta da Dario Re, che nell'ultima seduta ha proposto di mantenere nell'ambito delle funzioni previste dallo Statuto comunale tutte quelle attività che non comportino spese e oneri per il Comune. Le Circoscrizioni di Rho quindi manterranno le loro funzioni, che non sono di natura solo consultiva, a condizione che non comportino spese per l'ente comunale. Nessun problema per i presidenti e i consiglieri circoscrizionali che non ricevono gettoni di presenza o altre indennità. Sarà invece congelato il budget destinato a eventi e iniziative organizzati dai quartieri: le Circoscrizioni potranno però, come avviene per le altre associazioni cittadine, richiedere contributi all'amministrazione comunale. Ironia della sorte, proprio nelle scorse settimane era stato avviato presso tre Circoscrizioni un servizio di anagrafe decentrato, ma a parere della Commissione consiliare, visto che il personale investito di tali incarichi è già in servizio per il Comune, esso non comporta spese aggiuntive da sostenere e quindi può continuare .Sulla questione è intervenuto anche l'assessore al Decentramento Gaspare Rizzo che afferma: "Noi terremo in piedi le Circoscrizioni perché hanno una funzione consultiva e non comportano spese per il Comune. Mi chiedo però come si possa parlare di democrazia, partecipazione e coinvolgimento della città quando vengono abolite le Circoscrizioni?". Articolo pubblicato il 07/03/08 Giancarlo Ghimenton.

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Anci e Upi: Un patto per ridurre i costi politici (sezione: Costi dei politici)

( da "Denaro, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Enti Locali & Cittadini Enti Locali & Cittadini Anci e Upi: Un patto per ridurre i costi politici Rinnovare le istituzioni, per arrivare ad una semplificazione del sistema che consenta di ridurre i costi della politica, è il primo degli obiettivi indicati dall'Anci e dall'Upi, che chiedono un riordino complessivo con il trasferimento di tutte le funzioni amministrative a Comuni e Province e l'eliminazione di tutte le sovrastrutture (Ato, Consorzi, enti strumentali, agenzie). E' quanto chiedono in un documento condiviso e approvato ieri dai rispettivi organismi nazionali, Anci, associazione dei comuni italiani, e Upi, l'Unione delle Province Italiane, e che verrà presentato a tutti i candidati premier. Ruggero Rugliaro --> Comuni e Province d'Italia vogliono contribuire a dare slancio e fiducia al Paese, vogliono "concorrere - come si legge in una nota - ad assicurare le condizioni perchè le imprese si sviluppino e creino ricchezza, perchè il lavoro cresca in quantità e qualità, perchè l'ambiente sia rispettato e la salute tutelata, perchè i cittadini si sentano più sicuri e le persone più fragili non siano lasciate ai margini". Da queste premesse scaturisce un documento condiviso da Anci e Upi, e approvato ieri dai rispettivi organismi direttivi nazionali, con le proposte e le priorità che le due associazioni presenteranno ai candidati premier. Le sovrastrutture Rinnovare le istituzioni, per arrivare ad una semplificazione del sistema che consenta di ridurre i costi della politica, è il primo degli obiettivi indicati dalle associazioni, che chiedono un riordino complessivo con il trasferimento di tutte le funzioni amministrative a Comuni e Province e l'eliminazione di tutte le sovrastrutture (so fa l'esempio di Ato, Consorzi, enti strumentali, agenzie). Attuare il federalismo Perchè questa razionalizzazione delle istituzioni possa concretizzarsi - si avverte - è necessario assicurare la piena attuazione del federalismo fiscale, in modo da garantire a Regioni, Comuni e Province la certezza delle risorse necessarie per l'utilizzo delle funzioni. Impulso allo sviluppo Dare impulso allo sviluppo è la seconda grande priorità avanzata da Anci e Upi: uno sviluppo sostenibile, che si concentri sulla promozione di nuove politiche energetiche, che si ponga l'obiettivo di fare muovere il Paese in modo sicuro, efficiente e pulito, e che investa non solo sulle infrastrutture materiali, ma anche su quelle immateriali. Una attenzione determinante è riservata alla scuola - per cui si chiede un piano straordinario di ammodernamento delle infrastrutture che metta in condizione gli enti locali di investire sul futuro del Paese e alle politiche per il lavoro che secondo Anci e Upi devono essere strettamente legate alle politiche dell'istruzione e della formazione professionale, integrando gli strumenti per l'orientamento, l'emersione e i il reimpiego. Welfare locale Il documento si chiude con la richiesta di una ristrutturazione del welfare locale che riconosca in capo ai Comuni un ruolo unico di regia e di coordinamento che consenta di razionalizzare le risorse e migliorare i servizi e le prestazioni. A partire da oggi il documento varato ieri sarà inviato a tutti i partiti politici, con la richiesta di un incontro tra Anci , Upi e i candidati premier. "Nonostante qualche candidato Premier si ostini a volere individuare nelle Province un ente inutile responsabile degli sprechi del Paese - sottolinea Fabio Melilli, presidente dell'Unione delle province italiane (in sigla Upi) - noi crediamo che i cittadini italiani si aspettino risposte concrete alla loro richiesta di riduzione dei costi della politica. L'unico modo per evitare di cadere nella demagogia propagandistica, tipica della campagna elettorale, è sottoscrivere un Patto tra tutte le istituzioni, Stato, Regioni, Province e Comuni, con il quale ognuno si impegni per la propria parte. Un patto - come quello da noi proposto con il documento licenziato d'intesa con l'Anci - che si prefigga obiettivi realistici, evitando di parlare dell'impossibile, magari per poi non fare nulla". --> del 07-03-2008 num.

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Honsell, un tetto alle spese (sezione: Costi dei politici)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

COSTI DELLA POLITICA Honsell, un tetto alle spese Furio Honsell mette un tetto alle spese per la campagna elettorale: non vuole superare la somma stanziata da Sergio Cecotti cinque anni fa, e preferisce chiedere aiuto ai cittadini, lanciando una pubblica sottoscrizione per finanziare la campagna elettorale.Del tema dei soldi, delicato ma importante, si è parlato mercoledì sera in una riunione aperta ai rappresentanti delle diverse liste a sostegno del rettore: Pd, Sinistra Arcobaleno, Italia dei Valori, Citatdini per il sindaco e Innovare con Honsell. "Non si può soltanto parlare di contenimento dei costi della politica - ha spiegato Honsell - bisogna anche fare le cose. Noi cercheremo di non superare la somma stanziata da Sergio Cecotti cinque anni fa, anche se i costi di allora sono inevitabilmente aumentati".Incontrando gli esponenti di "Convergenza" e della "Colomba" nella sede di via Sarpi che il rettore ha adottato come base della propria campagna elettorale, Honsell ha spiegato le ragioni della sua candidatura allontanando l'idea che il suo nome rappresenti una scelta del solo Partito Democratico: "La mia non è una candidatura di partito - ha spiegato il rettore - La decisione di impegnarmi nasce dalla crisi evidente della politica e soprattutto a livello nazionale: è stata questa la molla, mista a un po' di indignazione per la fragilità delle coalizioni, che mi ha spinto ad impegnarmi per cercare di dare un mio contributo".Nel corso del dibattito sono poi intervenuti PierPaolo Zanchetta, Renzo Pascolat, Enrico D'Este, Francesco Piani, Emilio Gottardo, Massimo Brianese, Michele Florit, Adalberto Burelli, l'ex assessore al bilancio Paolo Bordon (che, a scanso di equivoci, non si candiderà ma sostiene il progetto Honsell) e il presidente dell'Amga Antonio Nonino.

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(di Giuseppe Ceretti) (sezione: Costi dei politici)

( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

Pagina: 1 2 di 2 commenti - | | 7 marzo 2008 Razzismo allo stadio: dopo i proclami il silenzio colpevole di Giuseppe Ceretti L'Italia è un Paese che produce un numero di leggi elevatissimo, purtroppo assai poco applicate. L'antico adagio, fatta la legge trovato l'inganno, richiede se non altro l'invenzione di uno stratagemma. Ora bastano silenzio e generale disinteresse e tutto passa in cavalleria. Il calcio (perché dovrebbe?) non fa eccezione. È il caso del razzismo, dei giocatori di colore che sono bersaglio settimanale di invettive, degli ululati dalle tribune che escono dalle bocche come rantoli della ragione in sonno, degli insulti di colleghi. Nulla: alle promesse - la sospensione delle partite - non sono seguiti i fatti. Perché ne se n'è riparlato? Perché un giocatore s'è ribellato e sta pagando di tasca propria. Akeem Omolade, non è un campione come i suoi illustri colleghi Tierry Henry o Marcel Desailly, per citare due giocatori impegnati e attivi nelle denuncia del razzismo. Il nigeriano Omolade è un onesto pedatore che gioca in C2, con il Gela. Che fa Akeem? Al termine di un incontro con il Celano, altra compagine siciliana, all'ennesimo "negro di merda" non regge. Rissa e conseguente espulsione. L'attaccante non nasconde le sue responsabilità: "Ho reagito, non ne potevo più. Su tutti i campi ogni domenica sento la stessa frase. Un'ossessione". E aggiunge sconsolato: "Inutile protestare, non c'è tutela, soprattutto sui campi minori. Ora anche al Sud è la stessa cosa". Gli avversari, va da sé, negano. L'unico sotto inchiesta e punito per ora è Omolade: avrà detto il vero? L'amarezza del giocatore è palese: "Tanto è inutile denunciare, non gliene frega niente a nessuno". Qualsiasi verità si accerti, è il segno di una sconfitta che riguarda tutti noi. Da quel campo della Sicilia, dai mille campi saturi di beceri cori, usciamo con le ossa rotte. Conosciamo l'obiezione: così fan tutti, dalle Alpi alle Piramidi, i fondamenti del vivere civile non si insegnano sugli spalti, nelle curve si sfogano tensioni che nascono nella società. Tutto vero, come è vero che la vis agonistica consente gesti e parole altrove non lecite. Ma messe in fila tutte le giustificazioni, resta il valore dei gesti che si compiono, al di là della loro efficacia. L'ultrà può certo urlare la propria frustrazione e sfoderare il repertorio razzista, ma l'esempio conta, eccome, se non si vuole che l'infezione si propaghi oltre il lecito. Il silenzio genera abitudine, si educa al paradosso che l'insulto è la normalità. Al contrario, sapere che vengo ammonito o espulso se apostrofo il mio avversario perché è di colore, se fare "buuu" dalla tribuna quando tocca la palla costa lo stop alle partite, questo sì è un deterrente. Non si possono pretendere gesti isolati. Gli arbitri fanno come le tre scimmiette, non parlano, non vedono, non sentono, perché non sono tutelati. Tocca a loro uscire dagli spogliatoi di tutte le Gela e Celano d'Italia. Il ricatto dell'impunità è una mala pianta, ha portato alla sospensione di partite (ricordate la Roma?). È una vergogna, come i nostri volti che si girano di fronte all'evidenza. Proviamo per un attimo a immaginarci sul prato di uno stadio dove qualcuno non ci provoca con un "dai, fatti sotto", ma che null'altro ha da ripeterci se non "bianco di merda". I privilegi degli dei del pallone La casta è un titolo forse abusato di questi tempi, dopo il successo del libro di Stella e Rizzo sulla nomenklatura politica, ma la bella inchiesta proposta dalla Gazzetta sui privilegi dei calciatori non poteva sfuggire all'efficace ripetizione. Il riferimento è al fronte della serie A e ai suoi protagonisti di maggiore spicco e quindi la generalizzazione sarebbe una banalità. Scendendo per i rami dell'albo calcistico, se in B si vive bene o discretamente, dalla C1 in poi la professione pedatoria, in sé breve, non consente grandi voli. È dunque la casta dei calciatori vip alla quale si fa riferimento, vere icone- simbolo e oggetto del desiderio di emulazione per milioni di appassionati. L'esempio non viene dall'alto. Come mette in luce l'inchiesta, oltre agli stipendi milionari, ci sono gli introiti pubblicitari, auto e moda sopra tutto, e un nugolo di micro-privilegi che a questi giovanotti dai portafogli gonfi non servirebbero. Sconti da capogiro su vetture, abiti, giù giù sino all'ingresso gratis nei locali, i cui proprietari accorrono con il bicchiere colmo: "Offrono da bere, siamo ospiti". A noi comuni mortali e appassionati della palla e quindi delle loro gesta sportive, interessa o no ciò che fanno questo signori? Proviamo a dire sì, ingenuamente, sfidando le accuse di demagogia. Interessa non tanto la vita privata in toto, ma solo se si incrocia con quella dei comuni mortali. CONTINUA ..." Pagina: 1 2 di 2.

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Laglio Grazie ai 3mila euro dei gettoni di presenza ai quali hanno rinunciato i consiglieri Con il tesoretto adottati due bimbi a distanza (sezione: Costi dei politici)

( da "Provincia di Como, La" del 07-03-2008)

Argomenti: Costi della politica

LAGLIO Il cittadino onorario George Clooney con il costante attaccamento alle sorti delle più povere popolazioni del Darfur, regione montuosa annessa al Sudan, ha dato un significativo indirizzo di buon comportamento, tanto che i consiglieri comunali appartenenti alla maggioranza e a uno dei gruppi di opposizione hanno accolto con entusiasmo il messaggio. Seppur su un fronte diverso da quello che vede protagonista la star hollywoodiana, hanno deciso di operare sulla stessa lunghezza d'onda nel segno dell'aiuto ai più deboli e dell'umana solidarietà. La storia è stata resa pubblica in consiglio comunale nel momento della presentazione dell'ultimo bilancio di previsione dell'attuale amministrazione a guida di Giuseppe Mantero. Nell'illustrare le linee programmatiche per il 2008, l'assessore al bilancio, Flavio Martinelli ha fatto cenno alla presenza tra le pieghe del documento politico-contabile di una sorta di tesoretto di 3000 euro "rappresentato dalla rinuncia ai gettoni di presenza ai consigli comunali da parte di un largo numero di componenti". Martinelli ha aggiunto che il ragioniere del comune nell'evidenziare l'accantonamento ha lasciato intendere come soluzione non certo soddisfacente il versamento della somma nel calderone dell'avanzo di amministrazione. A questo punto, di comune accordo, è stato deciso di destinare l'intero importo per attuare due nuove adozioni a distanza in aggiunta alla tre sottoscritte dal comune, in questo caso con fondi di bilancio, un paio di anni fa. "Le adozioni finora perfezionale tramite l'istituto di cooperazione internazionale Coopi hanno avuto per riferimento tre bambini della Sierra Leone - dice il sindaco Giuseppe Mantero - mentre per le nuove adozioni dobbiamo ancora decidere. Intendiamo mantenere i contatti con lo stesso istituto che ha dato seri riscontri di affidabilità e stabiliremo a quale paese riservare attenzione. Tutto avverrà senza aggravio per le finanze comunali, grazie alla generosità e alla disponibilità di quei consiglieri che nel trascorso quinquennio hanno rinunciato ai gettoni e anche ai rimborsi spese". Marco Luppi.

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