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Acer conferma le
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Alcatel-Lucent in ribasso dopo
le perdite inattese e la rinuncia al dividendo
Petrochina regina delle
Borse
Più che un'azienda pubblica di trasporti assomiglia
a una banca, o meglio a un fondo d'investimento. Quei 392 milioni di euro
detenuti nel portafoglio titoli fanno del l'Atm di
Milano, partecipata al 100% dal Comune, una sorta di piccolo grande forziere
della città.
Peccato che non sia quello il suo ruolo e che così tanta liquidità rischi di
dare alla testa. Non solo quei denari sono una quantità esorbitante per
un'azienda che di milioni ne fattura direttamente ogni anno non più di 300,
ricavandone altri 400 da contributi pubblici e che, tolti i costi di
produzione, finisce da almeno due anni in rosso già a livello di gestione
ordinaria.
Finanza con denari pubblici
E così quei soldi usati per fare finanza sono la risorsa che in buona parte
permette al l'azienda di chiudere i bilanci in attivo.
Il bello è che quel tesoretto non è frutto dell'abilità degli amministratori
che si sono succeduti alla guida dell'azienda negli ultimi anni, ma una
prebenda dello Stato. Sono soldi, come rileva l'Ufficio Studi di Mediobanca in
un rapporto sulle società municipalizzate per conto della Fondazione Civicum, che derivano dal ripianamento dei disavanzi
pregressi a partire dal lontano '97.
Quindi l'Atm come un fondo chiuso con i soldi della collettività. A che pro?
Fare profitti evidentemente. Solo nel 2004 e nel 2005 il «tesoretto» ha reso
rispettivamente 17,7 e 14,7 milioni che sono serviti a lenire in parte le
perdite a livello di gestione industriale per 40 e 12 milioni. Nel 2006 i 392
milioni investiti hanno reso 11 milioni e mezzo. Tutto sommato hanno fatto il
loro dovere. Ma tanta finanza ha prodotto anche qualche spregiudicatezza.
I bond in default
La stessa Atm ha sempre detto che i soldi sono investiti in titoli di Stato e
obbligazioni corporate. E in quest'ultima categoria qualche scivolone è
avvenuto. Mezzo milione di euro è su obbligazioni Finmek,
la società finita in amministrazione straordinaria e in passato la gestione
dell'ex direttore generale Bruno Soresina pare avesse
investito anche in bond Cirio e in titoli della Ford che certo sul piano
finanziario non versa in buona salute. Insomma, il rischio era di casa in Atm e
ora il nuovo presidente Elio Catania ha promesso una gestione più accorta della
liquidità. Si vedrà. Sta di fatto che nel biennio 2005-
Forzieri napoletani
Ma se Milano lavora da anni alacremente con il suo fondo, anche l'Arin di Napoli può contare su buone disponibilità di cassa.
La società che gestisce l'erogazione dell'acqua a Napoli è l'eccezione positiva
nel contesto del degrado finanziario che affligge quasi tutte le
municipalizzate del Comune di Napoli. L'Arin è ben
gestita, ha una redditività industriale di tutto rispetto e in crescita anno su
anno. A fine del 2006 il margine operativo lordo è stato di 25 milioni su 120
milioni di ricavi. In più a dar man forte ai profitti finali c'è la gestione
finanziaria che può contare tra portafoglio titoli e liquidità su un centinaio
di milioni di risorse, la metà dell'intero capitale netto del gruppo. Nel 2004
e 2005 (dati riclassificati dall'Ufficio Studi di Mediobanca) i proventi
finanziari hanno apportato complessivamente 7 milioni di euro al bilancio. E
altri 2,7 milioni sono il frutto del portafoglio titoli e degli interessi
attivi sui conti correnti maturati nel 2006.
Tutto bene quindi, anche se forse fare finanza non è proprio il mestiere
dell'azienda pubblica dell'acqua della capitale campana. (Il
Sole 24 Ore - Plus 24)
Subito
la giusta convinzione ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: ieri assente per un risentimento muscolare, che lo precede con undici reti nella speciale classifica dei marcatori neroverdi. Alle loro spalle con sei centri Gasparato, in rete anche ieri dal dischetto, mentre Benedini ha siglato il suo secondo gol stagionale nonostante pochi gettoni di presenza collezionati nell'attuale campionato. (p.r.).
Segretario,
tensioni in maggioranza ( da "Alto Adige"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: funzionario ma forse arriverà dalla Provincia MARCO RIZZA LAIVES. Per il concorso di segretario comunale il sindaco è sempre più orientato verso una soluzione salomonica: né tedesco e né italiano, ma aperto a candidati di entrambi i gruppi. C'è però uno scoglio tecnico che ancora ieri Polonioli non era riuscito a superare ed è quello della firma da parte di un responsabile dell'
E'
UN ACCORDO innovativo quello siglato dalla Puliumbria
(azienda che conta ( da "Nazione, La (Umbria)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: accordo prevede l'impegno dell'azienda ad affiggere nei magazzini schede tecniche sulla pericolosità delle sostanze utilizzate come saponi, acidi e solventi. Sul fronte dell'organizzazione del lavoro e della turnazione, il riconsocimento di un gettone di presenza per i lavoratori che saranno impegnati nella giornate prefestive. - -->.
Demolita
la casa santi angeli ( da "Nuova Sardegna, La"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: fatto appello alla coscienza dei consiglieri comunali perchè donassero i loro gettoni di presenza in favore del proseguimento dell'attività. L'istituto aveva necessità urgente di una profonda ristrutturazione: in sostanza stava cadendo a pezzi e non era più in grado di ospitare i bambini e i ragazzi fragili. In più non era a norma e non avrebbe potuto godere dei contributi regionali.
Tagliare
i costi della politica Convegno al Filodrammatici
( da "Provincia
di Cremona, La" del
07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: Review srl Tagliare i costi della politica Convegno al Filodrammatici Ci sarà un tema di grande attualità come i costi della politica al centro del convegno "Controllo dei cittadini e ruolo delle assemblee elettive", in programma oggi, dalle 9,30 alle 13, al Filodrammatici, organizzato da Provincia e Comune.
Berlusconi
e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco federale
( da "Italia
Oggi" del
07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: La cancellazione dell'imposta, come nel caso dell'Irap, sarà finanziata con i risparmi di spesa che deriveranno dal taglio dei costi nel funzionamento della macchina burocratica della pubblica amministrazione. 4. Sul federalismo fiscale proporremo una ricetta che coniughi il soddisfacimento delle legittime aspirazioni di autonomia impositiva dei territori con l'
Difensore
civico, Scialfa pronto a votare Orsini
( da "Secolo
XIX, Il" del
07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: eventualità di aumentare il gettone di presenza mi avete fatto nero, ho seguito l'imperativo a risparmiare". Poi, però, di fronte allo stallo sulla nomina del difensore civico, il pragmatismo di Scialfa ha prevalso. Non solo il suo. "Dateci una rosa di tre nomi e noi ci impegniamo ad appoggiarne almeno uno", ha detto ieri il presidente della commissione Affari costituzionali,
La
spesa cala solo se si riducono gli addetti pubblici
( da "Sole
24 Ore, Il" del
07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: consulenti che vivono attorno a questo mondo e che costituiscono una parte non piccola del costo della politica e anche una fonte in servizio permanente effettivo di spese pubbliche aggiuntive. Si tratta di un progetto che il governo di centro-sinistra non ha consentito di perseguire (i lettori del Sole conoscono bene le vicende parlamentari del DDL Lanzillotta su questa materia).
<Circoscrizioni:
mai pensato di fare senza> ( da "Settegiorni (Bollate)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: gettone" di presenza, e i presidenti non percepiscono l'indennità di funzione. Il ruolo di "filtro" con la cittadinanza e di iniziativa rispetto alla realizzazione di alcuni eventi, ormai consolidati e ritenuti pertanto una tradizione, ha fatto sìi che l'amministrazione non abbia mai avuto intenzione di prestare il fianco a una politica di annientamento dell'
Responsabilità
degli amministratori: disciplina civile e tributaria dei loro compensi
( da "AltaLex" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: diritto al risarcimento in caso di revoca senza giusta causa. Il compenso può essere stabilito in misura fissa, solitamente con il riconoscimento di gettoni di presenza per le riunioni ? nel caso di consiglio di amministrazione. Può anche essere commisurato in tutto o in parte al raggiungimento di determinati obiettivi societari e/o anche rappresentato da una partecipazione agli utili.
<Non
aboliamo le Circoscrizioni> ( da "Settegiorni (Rho)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: che non sono di natura solo consultiva, a condizione che non comportino spese per l'ente comunale. Nessun problema per i presidenti e i consiglieri circoscrizionali che non ricevono gettoni di presenza o altre indennità. Sarà invece congelato il budget destinato a eventi e iniziative organizzati dai quartieri: le Circoscrizioni potranno però,
Anci e Upi: Un patto per ridurre i costi politici
( da "Denaro,
Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: presidente dell'Unione delle province italiane (in sigla Upi) - noi crediamo che i cittadini italiani si aspettino risposte concrete alla loro richiesta di riduzione dei costi della politica. L'unico modo per evitare di cadere nella demagogia propagandistica, tipica della campagna elettorale, è sottoscrivere un Patto tra tutte le istituzioni,
Honsell,
un tetto alle spese ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: contenimento dei costi della politica - ha spiegato Honsell - bisogna anche fare le cose. Noi cercheremo di non superare la somma stanziata da Sergio Cecotti cinque anni fa, anche se i costi di allora sono inevitabilmente aumentati".Incontrando gli esponenti di "Convergenza" e della "Colomba" nella sede di via Sarpi che il rettore ha adottato come base della propria campagna elettorale,
(di
Giuseppe Ceretti)
( da "Sole
24 Ore Online, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: dopo il successo del libro di Stella e Rizzo sulla nomenklatura politica, ma la bella inchiesta proposta dalla Gazzetta sui privilegi dei calciatori non poteva sfuggire all'efficace ripetizione. Il riferimento è al fronte della serie A e ai suoi protagonisti di maggiore spicco e quindi la generalizzazione sarebbe una banalità.
Laglio
Grazie ai 3mila euro dei gettoni di presenza ai quali hanno rinunciato i
consiglieri Con il tesoretto adottati due bimbi a distanza
( da "Provincia
di Como, La" del
07-03-2008)
Argomenti: Costi della politica
Abstract: rappresentato dalla rinuncia ai gettoni di presenza ai consigli comunali da parte di un largo numero di componenti". Martinelli ha aggiunto che il ragioniere del comune nell'evidenziare l'accantonamento ha lasciato intendere come soluzione non certo soddisfacente il versamento della somma nel calderone dell'avanzo di amministrazione.
( da "Gazzetta di Mantova, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
E il presidente Bisagni dedica la vittoria: a mia figlia Elisa che si è
laureata "Subito la giusta convinzione" L'allenatore: così è arrivato
l'iniziale doppio vantaggio MARMIROLO. Archiviata la sconfitta di Chiari, il Marmirolo riprende a suon di gol a fare punti.
"Abbiamo ricominciato ad incrementare la nostra classifica - ha detto al
termine del match contro il Sancolombano mister Panizza - entrando in campo subito con la giusta
convinzione e realizzando un pesante doppio vantaggio nei primi minuti di
gioco". Nel primo tempo si è visto l'ottimo Marmirolo
di questo girone di ritorno. "Il momento è indubbiamente buono - continua Panizza - e fisicamente stiamo bene. Nella prima frazione
abbiamo anche mostrato buone cose andando a segno ancora, mentre la ripresa è
stata condotta a ritmi più bassi, a risultato ormai acquisito". E il Marmirolo si tiene stretto il suo prestigioso piazzamento
in zona playoff off. "Era importante tornare ai tre punti per la posizione
- conclude Panizza - bene così". Soddisfazione,
naturalmente anche nelle parole di Corrado Bisagni,
presidente del Marmirolo: "Siamo partiti subito
col piede giusto - ha commentato dopo il triplice fischio - e in quarto d'ora
abbiamo chiuso la gara, rendendo poi una formalità il secondo tempo". Un
ulteriore motivo di gioia il presidente l'ha da esprimere. "Per la prima
volta in otto anni di presidenza - afferma Bisagni -
vorrei spendere una dedica per questo successo: è per mia figlia Elisa che
martedì scorso si è laureata in psicologia". Alle congratulazioni si
uniscono tutti i giocatori neroverdi, e specialmente
gli autori dei gol del poker marmirolese. Con la
seconda doppietta stagionale Paghera si è portato a
quota dieci reti e insegue Jadid, ieri assente per un risentimento muscolare, che lo precede con
undici reti nella speciale classifica dei marcatori neroverdi.
Alle loro spalle con sei centri Gasparato, in rete
anche ieri dal dischetto, mentre Benedini ha siglato
il suo secondo gol stagionale nonostante pochi gettoni di presenza collezionati nell'attuale campionato. (p.r.).
( da "Alto Adige" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Il sindaco vuole un
concorso "aperto" ma la Svp sale sulle
barricate Problemi anche per la delibera: serve la firma di un funzionario ma forse arriverà dalla Provincia MARCO RIZZA LAIVES.
Per il concorso di segretario comunale il sindaco è sempre più orientato verso
una soluzione salomonica: né tedesco e né italiano, ma aperto a candidati di
entrambi i gruppi. C'è però uno scoglio tecnico che ancora ieri Polonioli non era riuscito a superare ed è quello della
firma da parte di un responsabile dell'ufficio sotto questa decisione. E
sul lato politico la Svp promette battaglia. Per
indire il concorso, spiega il sindaco, serve la firma di un funzionario della
segreteria comunale. Teoricamente l'incarico spetterebbe alla vicesegretaria
Claudia Casazza "che però è tra i possibili
candidati al posto - spiega Polonioli - e quindi non
è il caso che firmi. Dovrebbe farlo qualcun altro dell'ufficio ma se proprio
non si riuscirà a trovarlo, chiederò alla Provincia di procedere". La
vicenda del segretario intanto si sta sempre più complicando, anche perché,
oltre alle difficoltà tecniche, si sono aggiunte quelle politiche. Non è un
mistero infatti che la Svp pretende che il posto di
segretario comunale venga riservato a candidati del gruppo linguistico tedesco.
Questo è stato ribadito più volte e da ultimo anche durante la riunione che i
rappresentanti della coalizione di maggioranza hanno tenuto all'inizio di
questa settimana. Lì, anzi, proprio i rappresentanti Svp
- vicesindaco Forti in testa - hanno puntato i piedi e di fronte all'ipotesi
avanzata dal sindaco di indire un concorso aperto a tutti due i gruppi, hanno
dato l'out out dicendo in sostanza che se si farà questo genere di concorso, oppure
uno per candidati del gruppo linguistico italiano, Polonioli
può scordarsi il voto della Stella Alpina. A rigor di
numeri in consiglio, la proposta potrebbe anche passare senza la Svp, ma è evidente che sarebbe uno strappo pericoloso nei
rapporti già oggi delicati all'interno della coalizione. Quanto poi ai
possibili ricorsi da parte di candidati esclusi, ormai si danno per scontati
qualsiasi opzione Polonioli scelga. La Svp rivendica il posto al candidato del gruppo tedesco sia
perché lo era Hubert Andergassen
- l'ex segretario oggi in pensione - sia perché in pianta organica comunale
oggi i posti dirigenziali sono tutti in mano al gruppo italiano. La Regione
invece sostiene che il posto debba andare a un italiano. Quanto all'ipotesi
"salomonica" di Polonioli ci sarebbe un
precedente ed è proprio quello del concorso con il quale venne assunto l'ex
segretario Hubert Andergassen.
Chi c'era allora ricorda che si trattò proprio di un concorso per candidati di
entrambi i gruppi linguistici.
( da "Nazione, La (Umbria)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Circa 90 dipendenti
ed è responsabile anche delle pulizie alla Perugina, all'Inps, alla Camera di
Commercio di Perugia, al Globo e al Gherlinda) con la
Rsa aziendale coadiuvata dalla Filcams-Cgil
di Perugia e in collaborazione con la Flai-Cgil
dell'Umbria. Un accordo che mette al centro questioni di grande importanza ed
attualità come la sicurezza sul lavoro e il riconoscimento della flessibilità
come un disagio, che deve quindi comportare un "compenso
risarcitorio". Tra gli elementi più innovativi dell'accordo, l' istituzione
di un registro dei dati biostatici dei lavoratori in
cui saranno annotate le visite periodiche, le assenze per infortunio, le
malattie professionali e quelle comuni. Sempre sul fronte della sicurezza,
l'accordo prevede l'impegno dell'azienda ad affiggere nei magazzini schede
tecniche sulla pericolosità delle sostanze utilizzate come saponi, acidi e
solventi. Sul fronte dell'organizzazione del lavoro e della turnazione, il riconsocimento di un gettone di presenza
per i lavoratori che saranno impegnati nella giornate prefestive. - -->.
( da "Nuova Sardegna, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
EDIFICI STORICI Demolita
la casa Santi Angeli Sarà ricostruita identica all'originale grazie a una
permuta SASSARI. Sollevando un gran polverone, fra mercoledì e ieri la ruspa ha
raso al suolo la storica casa Santi Angeli all'angolo fra viale Umberto e viale
Trento, sul fosso della Noce. Al posto dell'edificio abitato per cinquant'anni
dalle suore che amministravano dapprima l'orfanotrofio e poi una casa di
accoglienza, ieri c'era un cumulo di pietroni gialli. Sulle macerie sorgerà una
casa "identica" all'originale dove l'ente morale proprietario
continuerà a svolgere la medesima attività. è la fine di una storia lunga e
travagliata che ha visto le due battagliere suore di Gesù Crocefisso che negli
ultimi decenni hanno retto l'attività sociale, in prima linea per salvare un'impresa
nata ai primi del Novecento con lo scopo di aiutare i più deboli. Ci sono stati
momenti in cui suor Virginia ha fatto appello alla
coscienza dei consiglieri comunali perchè donassero i
loro gettoni di
presenza in favore del proseguimento
dell'attività. L'istituto aveva necessità urgente di una profonda
ristrutturazione: in sostanza stava cadendo a pezzi e non era più in grado di
ospitare i bambini e i ragazzi fragili. In più non era a norma e non avrebbe
potuto godere dei contributi regionali. Ci volevano i soldi, e tanti,
per ristrutturare l'imponente edificio, risorse che l'ente proprietario non
aveva a disposizione neppure lontanamente. Poi, nel 2004, è arrivata
l'approvazione del progetto di ampliamento e ristrutturazione da parte del
Comune e si è trovata anche la soluzione economica. Perchè
il Santi Angeli non aveva liquidi ma terreni edificabili in zone molto
prestigiose della città. Così, grazie a una sorta di "scambio" il
costruttore si è accollato i costi della ristrutturazione ma ha in permuta la
vecchia falegnameria che sorge ancora sull'altra sponda del Fosso della Noce,
oltre i parcheggi a pagamento. Lì, dopo un'altra demolizione, sorgerà un
palazzo di quattro piani che sul mercato immobiliare cittadino può valere oro.
Forse a suor Virginia e suor Natalia il vuoto che si è creato in mezzo
all'ampio giardino fa un po' impressione, ma prevale il sollievo di una nuova
storia che comincia: "Siamo contente perchè
nelle condizioni in cui eravamo non saremmo potute andare avanti - dice suor
Virginia -. Abbiamo aspettato tanto ma tra qualche tempo grazie a Dio avremo la
casa nuova con tutte le caratteristiche necessarie per ospitare chi ha
bisogno". Il cantiere era in piedi da diversi anni e si sapeva che era in
corso un'opera di ristrutturazione ma quando nei giorni scorsi la ruspa ha
"attaccato" i vecchi muri a colpi di benna i passanti e chi vive e
lavora nei dintorni si è molto preoccupato. La paura era che si stesse
verificando l'ennesimo scempio di edifici di pregio a cui la città ha dovuto assistere
impotente negli anni scorsi. "Niente di tutto questo - assicura il
costruttore Enzo Gavini che con la sua impresa sta
portando avanti i lavori -. Durante le opere di demolizione ci siamo resi conto
che le fondazioni erano marce: l'ampliamento, cioè la sopraelevazione di un
piano, in quelle condizioni sarebbe stata troppo rischiosa. Ci siamo rivolti
alla Soprintendenza, visto che l'edificio aveva più di cinquant'anni, per avere
l'autorizzazione a demolire. I lavori sono stati immediatamente bloccati e gli
enti di protezione dei beni architettonici di Sassari e Nuoro e poi quello di
Cagliari hanno proceduto alle verifiche e ai sopralluoghi. Alla fine abbiamo
ottenuto l'autorizzazione perchè è stato accertato
che l'edificio non era di pregio e quindi poteva essere abbattuto". La
condizione posta dalla Soprintendenza è stata però che, sotto il profilo
architettonico, l'ex orfanotrofio mantenesse le sue caratteristiche. "La
costruzione sarà perfettamente uguale all'originale - aggiunge Gavini - sia nelle forme che nei colori". Una volta
che l'edificio sarà ultimato, si prevede tra un anno circa, le suore, che
adesso stanno abitando in una sorta di dependance già ristrutturata
dall'impresa e che in futuro sarà adibita a scuola materna, potranno trasferirsi
nella casa nuova. Lì sono previsti ampi spazi: la sala di rappresentanza, la
cappella, le cucine, il refettorio, la sala giochi, la sala studio,
l'infermeria e le camere per i ragazzi (quattro più una per gli educatori). La
casa Santi Angeli, dunque, tornerà a vivere nel cuore della città.
( da "Provincia di Cremona, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Edizione di Venerdì
7 marzo 2008 Benvenuto P.Review srl Tagliare i costi della politica Convegno
al Filodrammatici Ci sarà un tema di grande attualità come i costi della politica al centro del convegno "Controllo dei cittadini e ruolo
delle assemblee elettive", in programma oggi, dalle 9,30 alle 13, al
Filodrammatici, organizzato da Provincia e Comune. I lavori saranno
chiusi, alle 11.30, da una tavola rotonda coordinata dal presidente del
Consiglio provinciale Roberto Mariani (nella foto).
( da "Italia Oggi" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
ItaliaOggi ItaliaOggi
- Enti Locali Numero 057, pag. 18 del 7/3/2008 Autore: Visualizza la
pagina in PDF ItaliaOggi ha
messo a confronto i programmi elettorali dei due maggiori partiti.
Con dieci domande ai responsabili enti locali Mario Valducci e Andrea Causin Berlusconi e Veltroni divisi sulle tasse e il fisco
federale Il Pdl vuole abolire subito l'Irap. Per il
Pd prima è necessario completare il federalismo fiscale 1.L'abolizione
dell'IRAP è un obiettivo auspicabile anche se oggi, soprattutto nelle regioni a
statuto ordinario, è l'unica imposta che consente di agire sulla spesa
corrente. Pur essendo stata l'Irap uno strumento impartante, si configura come
una imposta iniqua, poiché è una tassa parametrata
sul costo del lavoro e in parte sul reddito. Tende perciò a penalizzare
maggiormente le attività d'impresa che si avvalgono molto del fattore persona.
L'abolizione dell'Irap è vincolata all'applicazione del titolo V della Costituzione Italiana, ovvero alla realizzazione del
federalismo fiscale attraverso la negoziazione di competenze specifiche da
parte delle regioni e il conseguente riparto dell'Irpef e dell'IVA finalizzato
alla definizione delle risorse necessarie alla gestione delle competenze. 2Il
ddl Lanzillotta era e rimane una buona proposta.
Stabilisce che l'obiettivo della liberalizzazioni è l'incremento della qualità
dei servizi e la riduzione dei costi, partendo dalle centralità del cittadino –
utente, stabilendo i livelli essenziali delle prestazioni. Acqua, energia, gas,
trasporti pubblici locali e altri servizi possono essere qualitativamente
migliori e con tariffe più vantaggiose per i cittadini solo se ci sarà un vero
processo di liberalizzazione. Vi sono invece altri settori dei servizi pubblici
locali, che per la delicatezza dell'ambito di intervento devono prevedere una
forte presenza del “pubblico” 3. La finanziaria 2008 prevede per i comuni la
perequazione delle minori entrate derivanti dall'ICI attraverso una diversa
modalità di trasferimenti sull'Irpef. Il provvedimento è a beneficio dei
cittadini, che pagheranno meno di ICI e, allo stesso tempo, a costo zero per i
Comuni, che potranno contare sulla compensazione delle minori entrate dirette
da parte dello Stato. 4Il ddl sul federalismo ficale
è una delle prime misure da approvare. Tuttavia alcuni strumenti già rendono
possibile il percorso di realizzazione del federalismo fiscale. Immediatamente
infatti apriremo un tavolo, in particolare con le regioni del Nord, che
maggiormente sono penalizzate sul piano dei trasferimenti, per definire una
differente negoziazione di competenze e risorse da assegnare. E' chiaro che ciò
non può essere fatto se non attraverso una diversa e migliore modalità della
spesa pubblica complessiva, che passa attraverso l'eliminazione degli sprechi e il contenimento dei privilegi. A nostro avviso, la
definizione dei nuovi riparti IVA e IRPEF e altre eventuali imposte statali può
essere negoziata da subito, anche in assenza di leggi regionali. A questo
riguardo vanno aperti dei tavoli negoziali immediati con Lombardia e Veneto,
pur essendo regioni governate dal centro destra. Dalla sanità alla scuola,
dalle infrastrutture alla sicurezza, dalla coesione sociale allo sviluppo,
queste regioni presentano emergenze di carattere straordinario, che necessitano
autonomia di intervento e di risorse. Onestà vuole che ci sia la consapevolezza
della coperta corta. Nel momento in cui si decide di attuare il federalismo
fiscale, ovvero di concedere ad alcune regioni più competenze e più risorse,
non ci si può esimere da un'azione importante di risanamento e di contenimento
deciso della spesa pubblica. E' un'azione responsabile e necessaria, senza la
quale si condanna il Paese al declino. 5 Assolutamente no. Il fatto che si
debba ricorrere alle dismissioni patrimoniali, per far funzionare gli enti
locali è una anomalia che è propria di un Paese schiacciato da un debito
pubblico immenso. Le risorse per la realizzazione dei servizi e dei beni
pubblici, devono essere individuate prima di tutto attraverso la capacità di
spendere meno e meglio in tutti i settori della pubblica amministrazione. Si
può dismettere un bene solo quando non è più necessario e strategico, oppure
quando è opportuno realizzare un investimento di tipo differente. Quando una
famiglia vende la casa perché non si arriva a fine mese, vuol dire che c'è
qualcosa che non va, che ci si sta impoverendo. 6. Nei prossimi anni sarà
necessario alleggerire i vincoli che i comuni hanno sugli investimenti e sulla
spesa corrente negli ambiti di maggiore emergenza. Per fare ciò bisogna
contenere la spesa pubblica attraverso il rimpiazzo selettivo e parziale del
(50%) turn – over, centralizzare l'acquisto di beni e
servizi, sopprimere gli enti inutili, ridurre gli sprechi,
ridurre del 50% le società e gli Enti Partecipati, attraverso processi di
aggregazione, eliminare le province laddove sono coincidenti con grandi città
(realizzare le città Metropolitane), responsabilizzare politici e dirigenti, in
tutti i settori della spesa pubblica (sanità, giustizia,..).
( da "Secolo XIX, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
NESSUN ACCORDO, SI
TORNA IN CONSIGLIO Nessun candidato al momento può contare sulla maggioranza dei
due terzi. Spunta l'ipotesi di un nuovo bando 07/03/2008 "BRUNO ORSINI è
il candidato più autorevole alla carica di difensore civico del Comune. Tra le
quattro candidature sul tappeto, la sua è la più titolata per questo ruolo
super partes. È lui che sceglierò alla prossima
votazione in aula". Con un'uscita a sorpresa, Nicolò Scialfa
prova a sbloccare l'impasse sulla nomina dell' "ombudsman" di Tursi. Ieri, in commissione Affari istituzionali, il
consigliere di Rifondazione ha apertamente sostenuto il candidato gradito al
centro destra. Gli altri sono l'ottantenne Fulvio Cerofolini,
ex sindaco socialista e difensore civico uscente, Stefano Vignolo,
35 anni, e Bernardina Ranieri, 32 anni, entrambi
avvocati. Nessuno di questi nomi, però, gode della maggioranza dei due terzi
necessaria per la nomina del difensore civico da parte del consiglio comunale.
Nella seduta del 26 febbraio si sono tenute, invano, tre votazioni, tutte a
scrutinio segreto. Orsini è risultato il più votato con 22 sì, tra cui quattro
sarebbero di componenti della maggioranza. Ma una larga intesa su uno dei
quattro candidati sembra lontana, se non impossibile. La pratica tornerà di
nuovo in consiglio comunale. A complicare il quadro c'è la proposta, avanzata
proprio da Rifondazione, di "utilizzare" per il Comune il difensore
civico regionale, Annamaria Faganelli, ex presidente
del Tribunale dei minori. La minoranza è contraria. Il centro sinistra
tentenna. Scialfa taglia la testa al toro:
"Voterò sicuramente Orsini e lo voterò pubblicamente, perché non mi
piacciono le manovre sottobanco. Ma voi, colleghi, mettetevi d'accordo: servono
almeno 34 voti a favore, altrimenti siamo daccapo". Perché Scialfa ha cambiato idea dopo aver condiviso l'ipotesi del
difensore civico? "Perché sull'eventualità di
aumentare il gettone di presenza mi avete fatto nero, ho seguito l'imperativo a
risparmiare". Poi, però, di fronte allo stallo sulla nomina del difensore
civico, il pragmatismo di Scialfa ha prevalso. Non
solo il suo. "Dateci una rosa di tre nomi e noi ci impegniamo ad
appoggiarne almeno uno", ha detto ieri il presidente della commissione
Affari costituzionali, Giuseppe Murolo (An), parlando a nome della
minoranza agli unici due rappresentanti del Pd presenti nella sala rossa:
Enrico Ivaldi e Salvatore Lecce. "Nulla vieta di
lanciare un nuovo bando per trovare altri candidati", aggiunge Murolo. Ivaldi, invece, invita prima a ripensare il ruolo del
difensore civico: "Oggi questa figura non offre alcuna garanzia di
risposte concrete e rapide sui problemi posti dai cittadini". No,
comunque, al difensore unico: "Non è che il difensore civico regionale
brilli per operosità e non vedo neppure una grande prospettiva di risparmio. E
poi Genova sarebbe l'unica grande città a non avere un proprio difensore
civico". Gianni Bernabò Brea
(La destra) si scaglia contro "l'ostruzionismo della maggioranza" ed
elogia l'impegno di Cerofolini: "Forse tale da
darvi fastidio". Mentre per Bruno Delpino
(Comunisti italiani) "una figura terza non deve avere alcuna rapporto
fiduciario con la maggioranza". "Orsini non è di nessuno e il fatto
che abbia 78 anni è garanzia di imparzialità", dice Alberto Gagliardi
(Forza Italia). Parla di "grande pasticcio", Valter Centanaro, capogruppo della Lista Biasotti:
"Non vorrei che tutto questo fosse preludio alla costituzione
dell'Authority per i servizi, costosa e inutile". "Una vera
pagliacciata", rincara la dose il capogruppo di An, Aldo Praticò:
"Questa maggioranza è completamente divisa". "Un nuovo bando
sarebbe illegittimo e una convenzione con la Regione sarebbe anche
inopportuna", è il parere di Giuseppe Costa (Forza Italia): "Meglio
sarebbe, dopo un certo numero di votazioni, procedere alla nomina del candidato
che prende più voti. Ma forse semplicemente non si vuole che i cittadini abbiano
accesso a questo istituto". V. G. 07/03/2008.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-03-07 - pag: 18 autore: Lettera. Il dodecalogo dell'Istituto Leoni La spesa cala solo se si
riducono gli addetti pubblici di Lamberto Dini* C aro Direttore, ho letto con
grande interesse sul Sole 24 Ore di ieri, il dodecalogo
presentato dall'Istituto " Bruno Leoni". Come liberaldemocratico,
concordo su buona parte dei 12 punti. Ritengo però utile offrire alcune
riflessioni su singoli temi trattati. Come già ho avuto modo di sostenere,
convengo sull'abolizione della legge finanziaria e sulla concentrazione della
manovra annuale nella sola legge di bilancio, così come concordo che i saldi di
finanza pubblica siano definitivamente fissati già nel Dpef.
Mi sembrerebbe però una forzatura, in una forma di governo parlamentare quale è
la nostra, sancire la totale inemendabilità della
legge di bilancio. Basterebbe fissare paletti precisi al diritto di
emendamento, da concentrare nella sola Commissione bilancio. Quanto alla
manovra fiscale proposta, osservo che essa non può non essere accompagnata a
una manovra strutturale sulla spesa. A questo proposito nel mio programma
propongo una significativa limitazione del turnover nella Pubblica
amministrazione e una riduzione permanente del numero dei dipendenti pubblici,
utilizzando strumenti di incentivazione per il personale più prossimo al
pensionamento. Una riduzione del 5% comporterebbe dal terzo anno un risparmio
di circa 6 miliardi annui a regime. Per quanto riguarda l'estensione della "legge
Biagi" nella Pubblica amministrazione, posso comprendere le esigenze di
introdurre (forse con qualche cautela) la flessibilità del lavoro anche in
questo settore, sempre però che la selezione avvenga tramite concorso pubblico,
a tutela del principio costituzionale dell'imparzialità dell'Amministrazione.
Non posso che concordare sul no al valore legale delle lauree e sull'esigenza
di nuove forme di concorrenza nella sanità. Per quanto invece riguarda le
privatizzazioni, queste dovrebbero riguardare anche la vendita di tanti cespiti
del demanio pubblico, così come prevista nel programma del Popolo della
Libertà. Ma di tutte le misure comprese nel "dodecalogo
Leoni" quella che sottoscrivo appieno (essendo stata tra l'altrooggetto di una dura battaglia parlamentare dei
liberaldemocratici nel corso di tutta la legislatura) è la liberalizzazione dei
servizi locali di cui al punto 11. Anch'io, pur senza avere alle spalle un think tank del tipo dell'istituto Leoni, ho presentato, a
chiusura di un mio agile libretto dal titolo " Oltre la partitocrazia-
liberare la crescita", un dodecalogo per larga
parte concentrato a smontare i meccanismi partitocratico- lottizzatori che
pesano a tutti i livelli sulla società italiana. E lo spunto fondamentale per
questa mia scelta programmatica mi è venuto proprio da ciò che avviene, oltre
che nel sistema sanitario, soprattutto in quella miriade di municipalizzate e
società miste che formano una sorta di "socialismo reale
all'italiana". Solo una piena e seria liberalizzazione può sradicare
quella nomenklatura fatta di decine di migliaia di
consiglieri di amministrazione e consulenti che vivono
attorno a questo mondo e che costituiscono una parte non piccola del costo
della politica e anche una fonte in servizio permanente effettivo di spese
pubbliche aggiuntive. Si tratta di un progetto che il governo di
centro-sinistra non ha consentito di perseguire (i lettori del Sole conoscono
bene le vicende parlamentari del DDL Lanzillotta su
questa materia). Noto invece con soddisfazione che il Popolo della
Libertà, formazione a impronta più liberale, che ha collocato la
liberalizzazione dei servizi locali fra i punti programmatici prioritari, potrà
ottenere migliori risultati. *leader Liberaldemocratici LE PROPOSTEGiusto
cambiare la legge di bilancio ma senza arrivare all'inemendabilità
Basta fissare confini precisi da gestire in commissione SERVIZI LOCALI La
liberalizzazione piena e completa può sradicare la nomeklatura
di decine di migliaia di consiglieri e consulenti.
( da "Settegiorni (Bollate)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
DECENTRAMENTO
"Fondamentale il loro ruolo di "filtro" con i cittadini"
'CIRCOSCRIZIONI: MAI PENSATO DI FARE SENZA' Bollate -
Nessuna smobilitazione per i Consigli di circoscrizione, perché il decreto
"Milleproroghe" è diventato legge,
scrivevamo sullo scorso numero. Nessuna smobilitazione, precisa l'assessore al
Decentramento Antonio Castiglia, perché è troppo importante il loro ruolo di
filtro con la cittadinanza e di iniziativa rispetto alla realizzazione di
alcuni eventi. Nel dare notizia dell'entrata in vigore della legge di
conversione del decreto "Milleproroghe"
(che all'articolo 42 bis spiega che le nuove norme della Finanziaria che
vietano ai Comuni con popolazione inferiore a 100mila abitanti di istituire i
Consigli di circoscrizione si applicano a partire dalle prossime consultazioni
amministrative), l'assessore Castiglia spiega: "La ratio
della norma che aboliva da subito questi organi aveva come fondamento
l'abbattimento dei costi e degli sprechi della politica. In alcuni casi ciò è
vero, ma non a Bollate. I consiglieri circoscrizionali, infatti, non
percepiscono più da un anno il pur modesto "gettone"
di presenza, e i presidenti non percepiscono l'indennità di funzione. Il
ruolo di "filtro" con la cittadinanza e di iniziativa rispetto alla
realizzazione di alcuni eventi, ormai consolidati e ritenuti pertanto una
tradizione, ha fatto sìi che l'amministrazione non
abbia mai avuto intenzione di prestare il fianco a una politica di
annientamento dell'esperienza delle circoscrizioni. Si è infatti
proposto di continuarla con gli strumenti delle Consulte che sono stati messi a
disposizione da subito, riconfermando la "dignità" politica a questi
organismi che hanno avuto un mandato elettivo direttamente dai cittadini".
Articolo pubblicato il 07/03/08.
( da "AltaLex"
del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Articolo di Gabriele
Turelli 29.02.2008 Stampa Le responsabilità degli
amministratori e la disciplina civile e tributaria dei loro compensi di
Gabriele Turelli (si ringrazia LaPrevidenza.it)
Sommario: La responsabilità civile - Gli obblighi specifici dell'amministratore
- Il generale dovere di diligenza - Il conflitto di interessi - Esempio di
scelta gestionale che determina responsabilità dell'amm.re - L'amm.re procede
per la nuova linea di prodotto - L'azione di responsabilità - Il fallimento -
Considerazione sulle spa - Cooptazione - Compensi agli amministratori La
responsabilità civile La responsabilità civile è un istituto giuridico,
complementare a quello dell'obbligazione, consistente nel sopportare gli
effetti negativi dell'inadempimento dell'obbligazione stessa. L'obbligo, ad
esempio di fare, può scaturire per contratto nei confronti di un soggetto o più
soggetti determinati (responsabilità contrattuale), oppure per un dovere
stabilito dalla legge nei confronti della collettività o di soggetti non
determinati (responsabilità extracontrattuale) Esempio di responsabilità
contrattuale è quella che incombe sul compratore che non adempie al pagamento
verso il venditore. La responsabilità derivante dalla guida di un auto incombe
in tutti i casi in cui venga provocato un danno a qualcuno o qualcosa, per violazione
del codice della strada. Nel caso della responsabilità contrattuale è il
soggetto inadempiente che deve provare che l'inadempimento è stato determinato
da cause a lui non imputabili (art. 1218 c.c. relativo alla responsabilità del
debitore). Nella responsabilità extracontrattuale (o aquilana) l'onere della
prova spetta, invece, a chi invoca la responsabilità dell'inadempiente. Spetta
a questi la dimostrazione del fatto, del danno e del nesso tra fatto e danno
subito. La responsabilità degli amministratori e dunque dell'amm.re unico può
essere composita, in quanto ritenuta pacificamente, anche dalla giurisprudenza
della Cassazione, contrattuale quella nei confronti della società: gli atti
degli amministratori sono espressione delle specifiche attribuzioni stabilite
nel contratto sociale. La natura contrattuale della responsabilità nei
confronti della società è evidente, se si pensa che all'atto della nomina per
l'amministratore sorgono obblighi specifici di natura legale o appunto previsti
dal contratto di società. Non può configurarsi responsabilità verso la società
se trattasi di atti compiuti in esecuzione di deliberazione dell'assemblea dei
soci. Tuttavia se atti contrari alla legge costituiscono motivo di
responsabilità verso i terzi. La responsabilità che gli amministratori hanno
nei confronti dei soci e dei creditori sociali, derivante dagli articoli 2393
bis, 2394 e 2395 c.c., viene considerata dalla maggior parte della
giurisprudenza responsabilità extracontrattuale. L'articolo 2392 c.c. stabilisce
che l'amministratore eserciti le proprie funzioni secondo la diligenza
richiesta dalla natura dell'incarico. La violazione degli obblighi, sia
specifici (stabiliti dalla legge e dallo statuto, quali la convocazione
dell'assemblea, la predisposizione del bilancio, il divieto di intraprendere
nuove operazioni in casi particolari), sia generali (derivanti appunto dal
dovere di diligenza) determina responsabilità contrattuale nei confronti della
società e responsabilità extracontrattuale nei confronti di terzi e soci.
Dunque, per la responsabilità nei confronti della società dovranno essere gli
amministratori a provare i fatti che escludono o attenuano la loro colpa, per
quella nei confronti dei soci o dei terzi, l'onere della prova si inverte
(oltre a provare l'inadempimento, il danno conseguente e il nesso il terzo
dovrà provare anche la colpa). La responsabilità degli amministratori verso i
terzi creditori sociali o verso i soci è sussidiaria, nel senso che gli stessi
interverranno quando il patrimonio della società non soddisfa il danneggiato.
Ciò avviene nella maggior parte dei casi a seguito di procedure concorsuali,
ovvero quando la società ha manifestato la propria insolvenza. Dunque la
responsabilità si configura quando sia omesso un comportamento prescritto dal
contratto o dalla legge, ma anche quando l'esito negativo derivante
dall'espletamento di un'attività prestabilita sia dovuto a negligenza. Al
concetto di diligenza nello svolgimento dell'incarico si associano quelli di
prudenza e perizia: il primo comporta che l'amministratore si astenga dal
compiere operazioni che nessun avveduto imprenditore avrebbe posto in essere,
tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche della società. Il secondo
implica che l'amministratore sia dotato di capacità e conoscenze tecniche
adatte allo svolgimento dell'incarico: nel caso di incapacità tuttavia bisogna
distinguere se l'amministratore ha o meno omesso di render noto all'assemblea
le sue lacune. Nel secondo caso è dubbio che la società possa agire vittoriosamente
nei confronti dello stesso. I terzi danneggiati, invece, potranno sempre far
valere la responsabilità extracontrattuale nei confronti dell'amministratore
che abbia accettato un incarico per il quale non ha le conoscenze necessarie.
In generale la responsabilità degli amministratori è solidale ? non il nostro
caso in quanto si tratta di amministratore unico ? ed è stabilita dall'articolo
2381 c.c. La nuova disciplina civilistica non fa derivare la responsabilità
dalla semplice appartenenza al Consiglio, ma dalla partecipazione al compimento
del fatto dannoso. Resta certo che il consigliere che non abbia preso parte, ma
non abbia nemmeno impedito o provato ad impedire il comportamento dannoso
risulti responsabile secondo il generale dovere di vigilanza sull'andamento
della gestione previsto dall'articolo 2381, terzo comma. Non risulta
applicabile all'amm.re unico l'art. 2392 c.c. terzo comma, valido per l'amm.re,
facente parte di un Consiglio, il quale abbia fatto annotare senza ritardo il
suo dissenso nel libro adunanze dandone immediata notizia scritta al Presidente
del Collegio Sindacale. Il danno è risarcibile se è conseguenza immediata e
diretta dell'inadempimento dei doveri dell'amministratore. Risarcibile è sia il
danno emergente che il lucro cessante. Danno emergente è ad esempio costituito
dalla sanzione derivante dalla mancata presentazione di una dichiarazione
fiscale. Lucro cessante è quello che deriva dallo storno a favore del cliente;
storno che a sua volta comporterà una riduzione delle vendite. Nel caso un
amministratore si dimetta prima del termine del mandato, il danno emergente
sarà certamente costituito dai costi della riunione necessari per la
cooptazione di un nuovo amministratore. Distinguiamo le responsabilità che
nascono dalla violazione di obblighi specifici da quelle che scaturiscono dalla
violazione del dovere di diligenza. Gli obblighi specifici dell'amministratore
Convocazione dell'assemblea in caso di perdite statuito agli articoli 2446
c.c., nel caso di perdite che riducano il capitale sociale di oltre un terzo e
2447 nel caso di riduzione al di sotto del minimo legale. La responsabilità
dell'amministratore per i danni derivati alla società scaturisce dall'art. 2486
c.c. allorquando lo stesso abbia proseguito la gestione nonostante il
verificarsi delle condizioni di cui agli artt. 2446 e 2447. Interessante
stabilire il momento in cui sorge in capo all'amministratore l'obbligo di
convocare senza indugio l'assemblea: individuato nel momento in cui
l'amministratore è in grado di conoscere le risultanze del bilancio ? non
soltanto annualmente, ma ad esempio anche semestralmente se nella prassi
dell'azienda amministrata, seppur non obbligatoriamente previsto per legge,
esiste l'uso della presentazione di un rendiconto periodico. Difficile nel caso
di riduzione del capitale per perdite poter sostenere da parte
dell'amministratore di non aver convocato l'assemblea perché non era a
conoscenza dei risultati negativi. Abbastanza difficile è individuare una netta
demarcazione tra i danni conseguenti alla mancata convocazione rispetto a
quelli che comunque si sarebbero verificati. Il danno risarcibile non è infatti
la mancata convocazione dell'assemblea in sé, ma l'aggravamento della perdita
di capitale che deriva dalla prosecuzione dell'attività di gestione. Difficile
perciò per società e creditori provare il nesso tra questo inadempimento
dell'amministratore ed eventuale danno: l'assemblea avrebbe potuto approvare le
stesse scelte effettuate nella prosecuzione dall'amministratore. La legge però
prevede un esplicito divieto di prosecuzione se le perdite hanno ridotto il
capitale al di sotto del minimo legale. L'art. 2484 c.c. stabilisce inoltre
l'obbligo di sciogliere la società nel caso di riduzione al di sotto del limite
legale e il 2449 il divieto per l'amm.re di compiere azioni che non siano
dirette a conservare l'integrità e il valore del patrimonio. Il nesso tra
inadempimento e danno è individuabile dall'aggravarsi della situazione
economico ? patrimoniale per la società e dalla perdita del credito per il
terzo creditore sociale. Altro obbligo specifico è previsto dall'art. 2423
c.c., il quale pone a carico dell'amm.re la redazione del bilancio secondo
criteri di chiarezza, verità e correttezza al fine di rappresentare la reale
situazione patrimoniale e finanziaria della società, nonché il risultato
economico dell'esercizio. Il danneggiato dovrà comunque essere in grado di
provare il danno ed il nesso di causalità tra inadempimento e danno. Il
bilancio è evidentemente l'unico strumento, reso pubblico, che fornisce
garanzie per il credito e per gli stessi soci che hanno dato fiducia alla
società con l'acquisto di parte del capitale. Tra coloro che fanno credito alla
società si può pensare agli istituti di credito, ma anche ai fornitori ed ai
dipendenti (tfr). L'inadempimento si verifica se
viene meno la redazione o il deposito del bilancio nei modi stabiliti dalla
legge, se si verifica un ritardo nella presentazione dello stesso, se vi sono
irregolarità nella formazione del documento ? si pensi alla rappresentazione
non veritiera della situazione economica, reddituale, finanziaria o
patrimoniale della società. Il danno per il socio, ad esempio, può essere
individuato nell'acquisto e nella cessione di una partecipazione, operazione
che non sarebbe avvenuta nel caso in cui il bilancio avesse rappresentato la
reale situazione della società. Per il terzo si concretizza nella concessione
di un credito che altrimenti non avrebbe concesso. La società raramente
evidenzia un danno dalla non correttezza della rappresentazione sociale: è
viceversa più facile che ne scaturisca un vantaggio fiscale. Per la società il
danno è evidente in caso di distrazione di patrimonio, operazione favorita
dall'omissione contabile. La violazione delle norme di legge sul bilancio può
comportare anche il reato penale dell'amm.re, se il falso in bilancio è
accompagnato dal dolo ed ovviamente evidenzia una responsabilità risarcitoria
per il socio e/o il creditore che abbia dato affidamento. Il dolo è
indispensabile per poter parlare di reato penale, ma la semplice colpa
dell'amm.re non esclude la responsabilità e la risarcibilità del danno
provocato. La responsabilità per una rappresentazione non veritiera sulle
condizioni della società coinvolge anche l'amministratore che assuma la carica
successivamente a colui che abbia commesso il fatto dannoso in un bilancio, se
omette di evidenziare nelle scritture contabili e di relazionare all'assemblea.
Sempre sulla violazione relativa al bilancio è da sottolineare che sono la
esposizione di fatti non veritieri o l'occultamento di essi a costituire
responsabilità, mentre non è così per le semplici valutazioni effettuate
comunque secondo le norme di legge. Una valutazione di immobilizzazione al
presumibile valore di realizzo, piuttosto che al costo, se ritenuto criterio
maggiormente significativo ed esposto in nota integrativa, non è causa di
responsabilità dell'amm.re. Il reato di falso in
bilancio è stato rinnovato dal d.lgs. n. 61/2002. Precedentemente la norma
prevedeva il reato in caso di false comunicazioni sociali effettuate con
l'intento di determinare un errore nei soci o nei terzi allo scopo di indurli a
comportarsi in modo diverso rispetto a quello che avrebbero tenuto se a
conoscenza della realtà. Il reato sussisteva per esempio per illegittime
rivalutazioni di poste attive, non giustificate da reali condizioni, o per
mancata svalutazione di attività. Il reato sussisteva anche se i soci erano al
corrente del comportamento fraudolento tenuto dall'amm.re e avessero approvato
il bilancio. La giurisprudenza riteneva dunque che la norma punitiva tutelasse
anche la fede pubblica e non soltanto la società, i soci e i terzi creditori.
Il d.lgs. n. 61/2002 ha previsto due diverse figure di reato penale. All'art.
2621 c.c. si stabilisce che si ha reato quando l'amm.re esponga, con
l'intenzione di ingannare i soci o il pubblico, fatti materiali non rispondenti
al vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero ometta informazioni la cui
comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale e
finanziaria della società o del gruppo. Tuttavia la punibilità viene esclusa se
le falsità o omissioni non alterano in modo sensibile la realtà della società.
E' esclusa inoltre se determinano una variazione del risultato d'esercizio, al
lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del
patrimonio netto non superiore all'1. Non è punibile poi l'amm.re che abbia
adottato valutazioni che differiscono da quelle corrette singolarmente in
misura non superiore al 10 per cento. Il reato dunque prevede non la semplice
colpa, ma l'intenzione di ingannare il socio o il pubblico ed il fine di
conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto. La mancanza di uno dei due
requisiti esclude la punibilità. Se il falso non è accompagnato dal danno il
reato è di natura contravvenzionale e soggetto a
prescrizione breve di tre anni. L'art. 2622 c.c. stabilisce che se il falso o
l'omissione causano danno patrimoniale ai soci o ai creditori la sanzione è da
sei mesi a tre anni di reclusione e se si tratta di società quotate in borsa si
eleva alla reclusione da un anno a quattro. Il danno è delittuoso e non contravvenzionale e dunque deve essere l'attore a provarlo
in giudizio. Può essere ad esempio provocato da una distribuzione dei dividendi
inferiore rispetto a quella cui il socio avrebbe partecipato se il bilancio
fosse stato veritiero. Per il creditore può esser rappresentato da un
affidamento maggiore concesso e comunque si verificherà soltanto in caso di
dissesto della società ? quando cioè il patrimonio sociale non potrà più
soddisfare il credito. Altri reati a carico dell'amm.re sono previsti agli
articoli 2626 per indebita restituzione dei conferimenti, 2627 per illegale
distribuzione delle riserve o degli utili, 2628 per le illecite operazioni
sulle azioni o quote sociali o della controllante, 2629 e 2632 per operazioni
che rechino pregiudizio ai creditori sociali a seguito di trasformazione,
scissione o fusione. Tornando alla normativa civilistica ? non penale ? la non
corretta rappresentazione della realtà societaria in bilancio può comportare
ulteriori conseguenze. Tra di esse le già citate: illegale distribuzione di
dividendi o acconti su essi contro il divieto di distribuire utili non
effettivi; inosservanza dell'obbligo di convocare l'assemblea in caso di
riduzione del capitale di oltre un terzo oppure al di sotto del minimo legale;
violazione del divieto di proseguire l'attività al verificarsi di una causa di
scioglimento: in tal caso l'amm.re oltre a rispondere dell'aggravamento del
dissesto eventuale, risponde in proprio dei danni provocati dalle nuove
operazioni poste in essere. Ancora: i fatti di evasione o elusione fiscale
accertati dall'amministrazione finanziaria: in questo caso l'amm.re può essere
chiamato a risarcire la società di eventuali sanzioni e interessi richiesti dal
fisco; la scorretta valutazione del patrimonio della società in operazioni
straordinarie; operazioni irregolari sul capitale sociale, come nel caso di
aumento senza che il precedente capitale sia stato interamente versato. Sempre
in relazione alla violazione degli obblighi specifici imposti dalla legge
all'amm.re si deve ricordare che anche norme fiscali e previdenziali possono
essere causa di sanzioni ed interessi imputati alla società: se l'inadempimento
delle norme è imputabile all'amm.re, sarà quest'ultimo a doverne rispondere. Il
generale dovere di diligenza La diligenza, come detto, è quella richiesta dalla
natura dell'incarico e deve essere presente in ogni attività dell'amm.re, sia
essa richiesta da norme di legge, prevista da norme statutarie, da
deliberazioni assembleari o generica. E' la diligenza che avrebbe utilizzato un
amm.re normalmente diligente che si fosse trovato in quella circostanza. E'
un'attenzione che richiede prudenza maggiore e maggiori capacità rispetto a
quelle che sarebbero state applicate da un uomo medio. Ai sensi dell'art. 2392
c.c. la diligenza deve essere applicata: alla vigilanza sul generale andamento
della gestione: nel caso dell'amm.re unico non è possibile che vi siano
operazioni delegate ad altri amministratori e dunque la responsabilità ricadrà
interamente su di lui; a compiere tutte le operazioni necessarie ad impedire
fatti pregiudizievoli o ad eliminare o ridurne le conseguenze dannose. Nel caso
dell'amm.re unico risulta impossibile invocare la sua non partecipazione alle
decisioni o alla commissione dei fatti, come pe
l'amministratore di un Consiglio che abbia fatto rilevare il suo dissenso nel
libro verbali del CdA, dandone immediata
comunicazione al Presidente del Collegio Sindacale. Il difetto di diligenza
deve essere provato dall'attore che dovrà anche provare il danno subito. Il
conflitto di interessi L'articolo 2391 c.c. stabilisce l'obbligo di dare
notizia agli altri amm.ri ? non nel caso di amm.re
unico ? e al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o
altrui, abbia in una determinata operazione societaria. L'amm.re, in caso di
inosservanza, risponde delle perdite derivate alla società se si dimostra il
danno e l'interesse per conto proprio o altrui. In casi specifici le legge
presume l'interesse configgente dell'amm.re: è il caso in cui lo stesso assuma
la qualifica di socio illimitatamente responsabile in società concorrente,
oppure quando eserciti attività concorrente in proprio o per conto terzi, o
ancora quando assuma l'incarico di amm.re o direttore in società concorrente
(art. 2390). L'amm.re ed in generale gli amministratori non sono responsabili
di scelte gestionali che risultino a posteriori sbagliate, non sono cioè
responsabili dell'insuccesso economico della società. Non sussiste violazione
dell'obbligo di amministrare con diligenza se l'amm.re abbia compiuto atti dai
quali sia scaturito un pregiudizio non prevedibile ex ante. Secondo ripetuta
giurisprudenza il giudice non può sindacare il merito degli atti compiuti e non
può giudicare l'opportunità o la convenienza. La valutazione circa
l'opportunità delle scelte dell'amm.re può portare alla revoca dello stesso, ma
non può essere considerata quale fonte di responsabilità contrattuale nei
confronti della società. Esempio di scelta gestionale che determina
responsabilità dell'amm.re Si ipotizza che l'amm.re incarichi una agenzia di
effettuare uno studio di mercato circa la commerciabilità di una nuova linea di
prodotto. Lo studio commissionato e seguito direttamente dall'amm.re accerta la
fattibilità con nuovi modesti investimenti, la capacità del mercato di
assorbire la nuova linea di prodotto in virtù di appropriati investimenti
pubblicitari, un margine di profitto elevato. Il budget prevede inoltre un
sostanziale pareggio per il primo anno ed un rendimento di circa il 20% per gli
anni successivi. L'amm.re procede per la nuova linea di prodotto Al secondo
anno tuttavia la società si trova in stato di insolvenza e viene dichiarata fallita.
Il curatore del fallimento deve accertare le cause cha hanno portato allo stato
di insolvenza ed esamina innanzitutto l'andamento del nuovo prodotto lanciato,
confrontando i budget stilati dalla società con i risultati a consuntivo. Si
suppone che il nuovo prodotto abbia retto le aspettative ed abbia dato buoni
risultati economici e di rendimento. Tuttavia il curatore si accorge di uno
sbilanciamento tra l'incremento del capitale investito necessario per lo
sviluppo del nuovo prodotto e la mancata provvista finanziaria per farvi
fronte. A fronte di un incremento di crediti vs clienti e di magazzino non si è
registrato un incremento della provvista, né in termini di aumento di capitale,
né in termini di credito ottenuto da terzi. Questo è il motivo del dissesto,
ovvero la mancanza di disponibilità liquide che possano coprire, ad esempio,
l'investimento in merci in magazzino necessario per commercializzare il nuovo
prodotto. A questo punto la responsabilità dell'amm.re è accertata se la
necessità dell'incremento degli investimenti e la conseguente copertura
finanziaria fosse determinabile al momento del lancio del nuovo prodotto. La
risposta è affermativa in quanto i piani di budget e le proiezioni al momento
del lancio sicuramente offrivano le informazioni di cui l'amm.re aveva bisogno.
La colpa dell'amm.re ha rilevanza non perché non si producono risultati
positivi, quanto perché, gli atti contestati, nel rispetto dell'ordinaria
diligenza professionale, non avrebbero dovuto essere eseguiti in quanto avrebbe
dovuto prevedere che sarebbero stati dannosi. Secondo giurisprudenza sono stati
considerati responsabili gli amm.ri che abbiano
tenuti i libri contabili in modo sommario e non intelligibile (cass. 19/12/85 in Giurisprudenza commerciale 1986), che
abbiano redatto il bilancio senza evidenziare la reale situazione societaria
(tribunale Napoli 9/01/2002), che non abbiano vigilato sul rispetto di
regolarità amministrative (trib. Roma 19/11/1984), che abbiano omesso di
evidenziare irregolarità preesistenti al loro incarico (Trib. Genova
05/07/1986), che abbiano speso fondi occulti all'insaputa della società (cass. 22/06/1990), che abbiano distratto a proprio favore
somme della società (cass. 28/04/1997), che a
conoscenza di atti pregiudizievoli non abbiano fatto quanto potevano per
impedirli o per attenuarne le conseguenze dannose (trib. Milano 24/01/1994).
Esempio: responsabile sarebbe l'amministratore che decidesse di aumentare il
prezzo di un prodotto soggetto a regime di prezzi controllati. La normale diligenza
da esplicare nell'incarico certamente non sarebbe stata rispettata. Altro
esempio: concessione di fido a cliente in stato di dissesto, senza
preventivamente aver effettuato ricerca di mercato/informazioni sul soggetto
interessato. In tutti i casi la responsabilità non è costituita dai singoli
fatti compiuti, ma dalla modalità di comportamento, ovvero dall'ignoranza
colpevole dell'amm.re in materie di sua competenza, dalla mancanza della
necessaria diligenza richiesta dalla carica. L'azione di responsabilità
L'azione sociale di responsabilità - art. 2393 c.c. - è promossa dall'assemblea
dei soci. Il fatto che potesse essere la stessa maggioranza che aveva nominato
l'amm.re ha posto problemi relativi alla tutela delle minoranze, risolti con la
riforma prevista dal d.lgs. n. 6/2003. La deliberazione dell'azione di
responsabilità importa la revoca dell'amm.re se assunta con il voto favorevole
di almeno un quinto del capitale sociale. L'azione può essere promossa dal
collegio sindacale che abbia deciso con maggioranza dei due terzi. Nel caso
dell'assemblea di approvazione del bilancio la deliberazione circa la
responsabilità dell'amm.re può essere presa anche se la materia non è stata
inserita all'o.d.g.. L'azione sociale può essere
promossa anche da parte dei soci che rappresentano il quinto del capitale
sociale ex art. 2393 bis c.c., oppure nel caso di società quotate da un
quarantesimo o nelle diverse misure stabilite nello statuto. L'art. 2394 c.c.
stabilisce anche la responsabilità dell'amm.re nei confronti dei creditori
sociali per inosservanza degli obblighi inerenti la conservazione
dell'integrità del patrimonio sociale. L'azione può essere promossa soltanto
quando il patrimonio non soddisfa il proprio credito dunque è necessario che
l'atto dell'amm.re comporti un pregiudizio patrimoniale, che l'insufficienza
del patrimonio renda impossibile il soddisfacimento del creditore che agisce e
che la condotta illegittima sia causa del danno subito. L'amm.re è chiamato a
rispondere nella misura del credito non soddisfatto. La rinuncia all'azione da
parte della società non comporta vincolo per il creditore. L'art. 2395 c.c.
dispone che le disposizioni degli articoli precedenti non pregiudicano il
diritto al risarcimento del danno spettante al singolo socio o terzo che sia
stato danneggiato direttamente da atti colposi o dolosi dell'amm.re. Per l'azione del singolo socio o terzo creditore si
rientra nello schema della responsabilità extra contrattuale e fa fede il
principio generale ex art. 2043 c.c. con cui viene riconosciuto a chiunque
subisca un danno ingiusto il diritto ad essere risarcito da chi ha provocato
quel danno. Si richiede però che l'amm.re abbia commesso un fatto illecito con
dolo o colpa e che abbia avuto incidenza diretta sul patrimonio personale del
socio o del terzo. La prova è a carico dell'attore sia per l'evidenza del danno
diretto subito che per il fatto doloso o colposo commesso dall'amm.re e per il
nesso di causalità. Esempio: il danno da affidamento che ha spinto il socio a
sottoscrivere la partecipazione sulla base di false comunicazioni rilasciate
dall'amm.re. e' chiaro che in questo caso anche la
società potrà esperire l'azione sociale nei confronti dell'amm.re.
L'avverbio direttamente sta a significare che il singolo non potrà agire per esempio
se il danno è il depauperamento del patrimonio sociale che indirettamente
colpisce anche il valore del patrimonio del socio. Il fallimento In caso di
fallimento o procedure concorsuali le azioni di responsabilità sociale sono
esperite dal curatore del fallimento, dal commissario liquidatore e dal
commissario straordinario secondo il disposto dell'art. 2394 bis c.c. Le azioni
di responsabilità riservate a tali soggetti in caso di procedure concorsuali
sono quella sociale ex art. 2392 c.c. e quella relativa alla responsabilità nei
confronti dei creditori sociali di cui all'art. 2394 c.c..
Le azioni sopra ricordate, esperibili in via esclusiva dal curatore in caso di
fallimento, confluiscono in un'unica azione, la quale cumula i presupposti e
gli scopi di entrambe ed è finalizzata al risultato di acquisire alla massa
attiva fallimentare quello che è stato sottratto al patrimonio dall'operato
dell'amm.re, oppure all'ottenimento del danno arrecato sottoforma di somma di
denaro ? anche in questo caso volto a soddisfare, seppur parzialmente, i
creditori sociali. Il curatore avrà l'onere di provare l'inadempimento
dell'amm.re per mancanza del rispetto della normativa vigente o dello statuto
ed il danno consequenziale subito dalla società. L'amm.re chiamato in causa
avrà l'onere di dimostrare che l'inadempimento è dovuto a causa a lui non
imputabile e comunque che ha agito senza colpa. Nella procedura concorsuale
l'azione sociale ex art. 2393 c.c., rivolta a tutte le violazioni commesse
dall'amm.re, colpisce anche quelle inerenti la riduzione del patrimonio. Il
curatore agisce con il fine di gestire il patrimonio della società fallita per
poter realizzare il soddisfacimento dei creditori in regime di par condicio:
tutti i creditori, intervenuta la sentenza dichiarativa di fallimento, non
hanno la possibilità di soddisfare il proprio credito individualmente, ma
parteciperanno alla ripartizione dell'eventuale attivo realizzato dal curatore
in misura proporzionale, fatti salvi i diritti di prelazione preesistenti al fallimento
(ipoteche, privilegi speciali, pegni). L'azione si prescrive in cinque anni dal
momento in cui si è manifestata l'insufficienza del patrimonio sociale anche se
antecedente alla dichiarazione di fallimento. L'amm.re ex art.
( da "Settegiorni (Rho)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
DECENTRAMENTO
L'assessore Gaspare Rizzo: "Come si può parlare di democrazia?" 'NON
ABOLIAMO LE CIRCOSCRIZIONI' Cancellate dalla Finanziaria, l'Amministrazione le
terrà in vita "senza oneri economici" richiedi la foto Gaspare Rizzo
(Forza Italia) richiedi la foto Dario Re (Udc) Le Circoscrizioni nei Comuni con
un numero di abitanti inferiore a 100mila devono essere abolite: lo afferma
l'ultima Finanziaria approvata lo scorso dicembre. Questa novità, se presa alla
lettera, comporterebbe la chiusura anche delle cinque circoscrizioni del Comune
di Rho, i cui abitanti sono poco più della metà di quanto prevede la legge per
l'attivazione delle circoscrizioni stesse. La legge finanziaria non risponde
però chiaramente a un importante quesito: questa norma deve essere adottata
subito o va presa in considerazione per le prossime elezioni amministrative? In
altri termini, nei Comuni dove le Circoscrizioni sono già attive, come il caso
di Rho, possono continuare a funzionare sino alla naturale scadenza o no? L'Anci , l'Associazione nazionale dei comuni italiani,
ritiene che la norma abbia effetti immediati, la Commissione affari
costituzionali e Bilancio del Parlamento invece ritiene si debba attendere la
scadenza elettorale in ogni Comune. Sulla questione è intervenuta anche la
Commissione affari istituzionali e organizzazione del Comune di Rho, presieduta
da Dario Re, che nell'ultima seduta ha proposto di mantenere nell'ambito delle
funzioni previste dallo Statuto comunale tutte quelle attività che non
comportino spese e oneri per il Comune. Le Circoscrizioni di Rho quindi
manterranno le loro funzioni, che non sono di natura solo
consultiva, a condizione che non comportino spese per l'ente comunale. Nessun
problema per i presidenti e i consiglieri circoscrizionali che non ricevono gettoni di presenza o altre indennità. Sarà invece congelato il budget destinato a
eventi e iniziative organizzati dai quartieri: le Circoscrizioni potranno però,
come avviene per le altre associazioni cittadine, richiedere contributi
all'amministrazione comunale. Ironia della sorte, proprio nelle scorse
settimane era stato avviato presso tre Circoscrizioni un servizio di anagrafe
decentrato, ma a parere della Commissione consiliare, visto che il personale
investito di tali incarichi è già in servizio per il Comune, esso non comporta
spese aggiuntive da sostenere e quindi può continuare .Sulla questione è
intervenuto anche l'assessore al Decentramento Gaspare Rizzo che afferma: "Noi
terremo in piedi le Circoscrizioni perché hanno una funzione consultiva e non
comportano spese per il Comune. Mi chiedo però come si possa parlare di
democrazia, partecipazione e coinvolgimento della città quando vengono abolite
le Circoscrizioni?". Articolo pubblicato il 07/03/08 Giancarlo Ghimenton.
( da "Denaro, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
Enti Locali &
Cittadini Enti Locali & Cittadini Anci e Upi: Un patto per ridurre i costi politici Rinnovare le
istituzioni, per arrivare ad una semplificazione del sistema che consenta di
ridurre i costi della politica, è il primo degli
obiettivi indicati dall'Anci e dall'Upi, che chiedono un riordino complessivo con il
trasferimento di tutte le funzioni amministrative a Comuni e Province e
l'eliminazione di tutte le sovrastrutture (Ato,
Consorzi, enti strumentali, agenzie). E' quanto chiedono in un documento
condiviso e approvato ieri dai rispettivi organismi nazionali, Anci, associazione dei comuni italiani, e Upi, l'Unione delle Province Italiane, e che verrà
presentato a tutti i candidati premier. Ruggero Rugliaro
--> Comuni e Province d'Italia vogliono contribuire a dare slancio e fiducia
al Paese, vogliono "concorrere - come si legge in una nota - ad assicurare
le condizioni perchè le imprese si sviluppino e
creino ricchezza, perchè il lavoro cresca in quantità
e qualità, perchè l'ambiente sia rispettato e la
salute tutelata, perchè i cittadini si sentano più
sicuri e le persone più fragili non siano lasciate ai margini". Da queste
premesse scaturisce un documento condiviso da Anci e Upi, e approvato ieri dai rispettivi organismi direttivi nazionali,
con le proposte e le priorità che le due associazioni presenteranno ai
candidati premier. Le sovrastrutture Rinnovare le istituzioni, per arrivare ad
una semplificazione del sistema che consenta di ridurre i costi della politica, è il primo degli obiettivi indicati dalle
associazioni, che chiedono un riordino complessivo con il trasferimento di
tutte le funzioni amministrative a Comuni e Province e l'eliminazione di tutte
le sovrastrutture (so fa l'esempio di Ato, Consorzi,
enti strumentali, agenzie). Attuare il federalismo Perchè
questa razionalizzazione delle istituzioni possa concretizzarsi - si avverte -
è necessario assicurare la piena attuazione del federalismo fiscale, in modo da
garantire a Regioni, Comuni e Province la certezza delle risorse necessarie per
l'utilizzo delle funzioni. Impulso allo sviluppo Dare impulso allo sviluppo è
la seconda grande priorità avanzata da Anci e Upi: uno sviluppo sostenibile, che si concentri sulla
promozione di nuove politiche energetiche, che si ponga l'obiettivo di fare
muovere il Paese in modo sicuro, efficiente e pulito, e che investa non solo
sulle infrastrutture materiali, ma anche su quelle immateriali. Una attenzione
determinante è riservata alla scuola - per cui si chiede un piano straordinario
di ammodernamento delle infrastrutture che metta in condizione gli enti locali
di investire sul futuro del Paese e alle politiche per il lavoro che secondo Anci e Upi devono essere
strettamente legate alle politiche dell'istruzione e della formazione
professionale, integrando gli strumenti per l'orientamento, l'emersione e i il
reimpiego. Welfare locale Il documento si chiude con la richiesta di una
ristrutturazione del welfare locale che riconosca in capo ai Comuni un ruolo
unico di regia e di coordinamento che consenta di razionalizzare le risorse e
migliorare i servizi e le prestazioni. A partire da oggi il documento varato
ieri sarà inviato a tutti i partiti politici, con la
richiesta di un incontro tra Anci , Upi e i candidati premier. "Nonostante qualche candidato
Premier si ostini a volere individuare nelle Province un ente inutile
responsabile degli sprechi del Paese - sottolinea Fabio Melilli,
presidente dell'Unione delle province italiane (in sigla Upi) - noi crediamo che i cittadini italiani si aspettino
risposte concrete alla loro richiesta di riduzione dei costi della politica. L'unico modo per evitare di cadere nella demagogia
propagandistica, tipica della campagna elettorale, è sottoscrivere un Patto tra
tutte le istituzioni, Stato, Regioni, Province e Comuni, con il quale
ognuno si impegni per la propria parte. Un patto - come quello da noi proposto
con il documento licenziato d'intesa con l'Anci - che
si prefigga obiettivi realistici, evitando di parlare dell'impossibile, magari
per poi non fare nulla". --> del 07-03-2008 num.
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
COSTI DELLA POLITICA
Honsell, un tetto alle spese Furio Honsell mette un tetto alle spese per la campagna
elettorale: non vuole superare la somma stanziata da Sergio Cecotti
cinque anni fa, e preferisce chiedere aiuto ai cittadini, lanciando una
pubblica sottoscrizione per finanziare la campagna elettorale.Del
tema dei soldi, delicato ma importante, si è parlato mercoledì sera in una
riunione aperta ai rappresentanti delle diverse liste a sostegno del rettore:
Pd, Sinistra Arcobaleno, Italia dei Valori, Citatdini
per il sindaco e Innovare con Honsell. "Non si
può soltanto parlare di contenimento dei costi della politica - ha spiegato Honsell - bisogna anche
fare le cose. Noi cercheremo di non superare la somma stanziata da Sergio Cecotti cinque anni fa, anche se i costi di allora sono
inevitabilmente aumentati".Incontrando gli esponenti di
"Convergenza" e della "Colomba" nella sede di via Sarpi che il rettore ha adottato come base della propria
campagna elettorale, Honsell ha spiegato le
ragioni della sua candidatura allontanando l'idea che il suo nome rappresenti
una scelta del solo Partito Democratico: "La mia non è una candidatura di
partito - ha spiegato il rettore - La decisione di impegnarmi nasce dalla crisi
evidente della politica e soprattutto a livello nazionale:
è stata questa la molla, mista a un po' di indignazione per la fragilità delle
coalizioni, che mi ha spinto ad impegnarmi per cercare di dare un mio
contributo".Nel corso del dibattito sono poi intervenuti PierPaolo Zanchetta, Renzo Pascolat, Enrico D'Este, Francesco Piani, Emilio Gottardo,
Massimo Brianese, Michele Florit,
Adalberto Burelli, l'ex assessore al bilancio Paolo
Bordon (che, a scanso di equivoci, non si candiderà ma sostiene il progetto Honsell) e il presidente dell'Amga
Antonio Nonino.
( da "Sole 24 Ore Online, Il" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
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- | | 7 marzo 2008 Razzismo allo stadio: dopo i proclami il silenzio colpevole
di Giuseppe Ceretti L'Italia è un Paese che produce
un numero di leggi elevatissimo, purtroppo assai poco applicate. L'antico
adagio, fatta la legge trovato l'inganno, richiede se non altro l'invenzione di
uno stratagemma. Ora bastano silenzio e generale disinteresse e tutto passa in
cavalleria. Il calcio (perché dovrebbe?) non fa eccezione. È il caso del
razzismo, dei giocatori di colore che sono bersaglio settimanale di invettive,
degli ululati dalle tribune che escono dalle bocche come rantoli della ragione
in sonno, degli insulti di colleghi. Nulla: alle promesse - la sospensione
delle partite - non sono seguiti i fatti. Perché ne se n'è riparlato? Perché un
giocatore s'è ribellato e sta pagando di tasca propria. Akeem
Omolade, non è un campione come i suoi illustri
colleghi Tierry Henry o Marcel Desailly,
per citare due giocatori impegnati e attivi nelle denuncia del razzismo. Il
nigeriano Omolade è un onesto pedatore
che gioca in C2, con il Gela. Che fa Akeem? Al
termine di un incontro con il Celano, altra compagine siciliana, all'ennesimo
"negro di merda" non regge. Rissa e conseguente espulsione.
L'attaccante non nasconde le sue responsabilità: "Ho reagito, non ne potevo
più. Su tutti i campi ogni domenica sento la stessa frase. Un'ossessione".
E aggiunge sconsolato: "Inutile protestare, non c'è tutela, soprattutto
sui campi minori. Ora anche al Sud è la stessa cosa". Gli avversari, va da
sé, negano. L'unico sotto inchiesta e punito per ora è Omolade:
avrà detto il vero? L'amarezza del giocatore è palese: "Tanto è inutile
denunciare, non gliene frega niente a nessuno". Qualsiasi verità si
accerti, è il segno di una sconfitta che riguarda tutti noi. Da quel campo
della Sicilia, dai mille campi saturi di beceri cori, usciamo con le ossa
rotte. Conosciamo l'obiezione: così fan tutti, dalle Alpi alle Piramidi, i
fondamenti del vivere civile non si insegnano sugli spalti, nelle curve si
sfogano tensioni che nascono nella società. Tutto vero, come è vero che la vis
agonistica consente gesti e parole altrove non lecite. Ma messe in fila tutte
le giustificazioni, resta il valore dei gesti che si compiono, al di là della
loro efficacia. L'ultrà può certo urlare la propria frustrazione e sfoderare il
repertorio razzista, ma l'esempio conta, eccome, se non si vuole che
l'infezione si propaghi oltre il lecito. Il silenzio genera abitudine, si educa
al paradosso che l'insulto è la normalità. Al contrario, sapere che vengo
ammonito o espulso se apostrofo il mio avversario perché è di colore, se fare
"buuu" dalla tribuna quando tocca la palla
costa lo stop alle partite, questo sì è un deterrente. Non si possono
pretendere gesti isolati. Gli arbitri fanno come le tre scimmiette, non parlano,
non vedono, non sentono, perché non sono tutelati. Tocca a loro uscire dagli
spogliatoi di tutte le Gela e Celano d'Italia. Il ricatto dell'impunità è una
mala pianta, ha portato alla sospensione di partite (ricordate la Roma?). È una
vergogna, come i nostri volti che si girano di fronte all'evidenza. Proviamo
per un attimo a immaginarci sul prato di uno stadio dove qualcuno non ci
provoca con un "dai, fatti sotto", ma che null'altro ha da ripeterci
se non "bianco di merda". I privilegi degli dei del pallone La casta
è un titolo forse abusato di questi tempi, dopo il successo
del libro di Stella e Rizzo sulla nomenklatura politica, ma la
bella inchiesta proposta dalla Gazzetta sui privilegi dei calciatori non poteva
sfuggire all'efficace ripetizione. Il riferimento è al fronte della serie A e
ai suoi protagonisti di maggiore spicco e quindi la generalizzazione sarebbe
una banalità. Scendendo per i rami dell'albo calcistico, se in B si vive
bene o discretamente, dalla C1 in poi la professione pedatoria,
in sé breve, non consente grandi voli. È dunque la casta dei calciatori vip
alla quale si fa riferimento, vere icone- simbolo e oggetto del desiderio di
emulazione per milioni di appassionati. L'esempio non viene dall'alto. Come
mette in luce l'inchiesta, oltre agli stipendi milionari, ci sono gli introiti
pubblicitari, auto e moda sopra tutto, e un nugolo di micro-privilegi che a
questi giovanotti dai portafogli gonfi non servirebbero. Sconti da capogiro su
vetture, abiti, giù giù sino all'ingresso gratis nei
locali, i cui proprietari accorrono con il bicchiere colmo: "Offrono da
bere, siamo ospiti". A noi comuni mortali e appassionati della palla e
quindi delle loro gesta sportive, interessa o no ciò che fanno questo signori?
Proviamo a dire sì, ingenuamente, sfidando le accuse di demagogia. Interessa
non tanto la vita privata in toto, ma solo se si incrocia con quella dei comuni
mortali. CONTINUA ..." Pagina: 1 2 di 2.
( da "Provincia di Como, La" del 07-03-2008)
Argomenti: Costi della
politica
LAGLIO Il cittadino
onorario George Clooney con il costante attaccamento alle sorti delle più
povere popolazioni del Darfur, regione montuosa
annessa al Sudan, ha dato un significativo indirizzo di buon comportamento,
tanto che i consiglieri comunali appartenenti alla maggioranza e a uno dei
gruppi di opposizione hanno accolto con entusiasmo il messaggio. Seppur su un
fronte diverso da quello che vede protagonista la star hollywoodiana, hanno
deciso di operare sulla stessa lunghezza d'onda nel segno dell'aiuto ai più
deboli e dell'umana solidarietà. La storia è stata resa pubblica in consiglio
comunale nel momento della presentazione dell'ultimo bilancio di previsione
dell'attuale amministrazione a guida di Giuseppe Mantero.
Nell'illustrare le linee programmatiche per il